INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI RIVISTA Ili CIIIRUIIGIA GENEIIALI<:. VJg llani ~ Zaffiro. - Sul •'Olore detJa sterilizzazione della cui.o con tintura d1 iodio. Ricerche istologiche, 1>,1tteriolo;iiche o chimiche
Pr1g.
150
llfVISTA BIOI.IOGJUF!CA. Celll. - )fanu,'lle jetrigìeolsta CO:'iFEBENZE SClENTIFlCHE DEGl,I OSPEDALI MIUTAfll MOVI MENTI AVVENUTI NEL COlll'O SANITARIO E ,,;EL PERSONA l, E FARMACRt:TlCO
15) 153
156
Pubblicazioni vendibili presso I'Amministraz, del " Giornale di medicina militare 11 VtA
xx SBTT~NIJIIS, l'HAZ7.0 OKr. MiNl<Ttrnu D8LLA GUKRIIA
Antropometria militare. - Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle cl888i 1859-1863; due volumi in 4° con atlante: Voi. l (Datì antropologici ed etnologici) con Atlante della geografia antropologica dell'Italia. - Roma 1896. . L . 18 Voi. 11 (Dati demografici e biologici) . - Roma, l 905 . . . • 6 8AJ<01'FI0. e S1tORZA. Compendio di chl.r urgia di guerra compilato sulla etoria medico-chirurgica della guerra di secessione d'America. - Roma, 1888 4 volumi, prezzo ridotto . . . • 6 50 BBBNARDO e Ba:Ezzr. - Lo sgombero degli ammal11ti e foriti in guerTa. Memoria premiati\ al concorso &iberi. Un volume di pag. 276 con molte figure e t.a.vole gm6che. - Romn, 1906 . . . . . .~ • 3 ISO 0.A.BAJUNl. La fatica nella vita militare. ilfemoria premiata nel concorso Riberi 1904-1906. Un volume di pag. 330 con 65 figure. - Roma, 1908. ,, 6 ID. - Lo malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria premiata al concorso Riberi 1905-1906. Un volume di pllg. 402 con tavole grafiche e statistiche.- Roma, 1908 . . • 8 Cue.a.m. - Espoeiz.ione sommaria dell'ordinamento e funzione.mento del ser vizio sanitario in campagna pres•o l'esercito italiano. - Roma. 1906 . • I 60 D11: CE&AllE. - Studio sullé mediastinit i (rnediastiniti euppurative, IIJ!CeSBO mediaatinico). - Roma, 1900. On voi. di pag. l « . • • L. 2 HYBTL. - Unornatologia anatomica. Storia e 01-itica del moderno linguaggio anatomico. Traduzione libera italiana dei dottori C. P&ETTJ e C. Sroa:u. Roma, 1884. (Edizione rara) . . • . . • 9 Le feriù cauaate dalle arnli da guerra. Sintesi della relaz.i one sanitaria sugli eserciti tedeschi durante la guerra franco-germanica 1870-71. - Roma, 1889. Un volume d i pag. 348, prezzo ridotto. . . . . • 2 MAN.&.YnA. Studii storico-critici eulla meningite cerebro-spinale epidemica in Italia e pal'ticolarmente nell'El8orcito. - Roma, 1883. Un volume di png. 262 con 2· tavole grafiche. Prezzo ridotto . • 60 SA.LINAJU, - Le lesioni t1tmmatiche dei centri nervosi. Mornoria onorata del premi.1 Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pai,. 320. Prezzo ridotto. • 3 60 BroBZA e GJGLIA.llELLt. Ln rue.lnria in Italia. Opera onorata del 1° premio al concorso Riberi. On volume con 7 grandi tavole cromolitografiche. Roma, 1885; prezzo ridotto. . 3 TOlltBLLI.Nl. Delle malattie pii) frequentemente simulate o provocate rlagli insnritti. - llorna, 1875 . . . . . • 3 60 ~. H . - Per t'acqui sto delle opere sopr aindicate tn,lare commissioni e vaglia all"Amminlstraztone del Glorpalo di medicina mllllaro via XX Settembre Roma.I
A. lt1·e 1mbb llca::iortl nieclico-mtlit a,·i,:
A. Se:nroe,r. capitano medico. liboro doeonto di patologia s pocialo ol.Jirurgica n ella P.. Univensità di Pisa. ·- Contril,uto nllo atndio de l rinofima o ricerche istologicho sui tro.pianti di cute secondo Wolfe (con 18 tavole) - Livorno 1911, Officino grafìcho Chiappini. (Vendibile presso l'Auhoro, Ospedale )lilitare di Livorno). . L.
6 -
•
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE Giornale di medicina militare: 1851-18841
Giornale modico del Regio EHrcilo e dolla Regia Mar:na 1885-1895 Giornale medico del Regio Esercito. 1896 1907
À:'\'W LX -
l!l 12
no )I A TIPOG B \ FL\ E~RICO YOGRERà 191i
M E MORI E
OR I G I NA LI
IL TREMORE DELLE NEVROSI TRAUMATICHE (Diag n osi del tremore s imulat o) rei d o tt. C. Gualdi, roa.gi;iore metlico, libero d oconto in pntologia modica (1 )
I. È sempre piuttosto grande il numero delle persone c he accolgono la diagnosi di neurosi traumatica con sceUicismq più o meno manif esto. Esse dicono che questa malattia, oggi così frequente, era quasi ignorata prima che fosse promulgata la legge sull'assicurazione obbligatoria degli operai contro g li infortnni sul lavoro. Affermano che a loro sembra molto strana una infermità. che, gra,issima prima della sentenza del magistrato, ha spesso la proprietà. di scomparire del tutto dopo i l conseguito risarcimento dei danni. I nfine avvalorano i loro dubbi dimostrando colle statistiche alla mano, che la durata media della cura delle lesioni riportate sul lavor o è molto aumentata in Germania, in Italia ed altro,e dopo l'a ppl ieazione della legge suddetta. A queste ragioni è stato r isposto obbiettando che esse costit,niscono una presu nzione di simulazioe.e piuttosto che una vera dimostrazione di essa; e che in questo argomento la patologia e l'esperienza clinica devono avere maggior valore dei convincimenti morali. Principalmente fu fatto poi osservare che sono numerosi gli esem pi di nevrosi traumatiohe che sono sorte in persone cl1e sapevano di non avere alcun diritto ad indennità ; e che si vanno moltip1icando i casi in cui infer mità diagnosticate in primo tempo come nevrosi trauma• tiche, non solo non manifestarono alcun miglioramento dall'ottenuto compenso dei danni sofferti, ma .andarono progressivamente aggravandosi fino ad uscire dal quadro delle lesioni funziQUali per entrare in qnello delle lesioni sistematiche del sistema nervoso centrale. Se malgrado ciò la diffidenza permane, è da pensare che a sostenere i dubbi hanno contribuito in primo luogo certi errori ùi dia( l ) L 'autore aveva proparato, a corredo d e lla presente momoriR, sci figure di tracciati; le quali disgro.ziatamento si sono smarrite. Poichè l'nuto,-o si t rova Rt t ua.1m ente in Cironaica, non h a pot uto mandarci, in sost.ituzione di quolli s m111..-iti, nit ri traccia ti egualmente dimo3trotivi che egli poss iedo. Pt1hblic hiarno pertanto l'i11teressnnto lavoro così co m'è, riservandoci cli pnbblicf\1'e in seguito le 6g11ro illuijtmtive. (N,c/.R.)
9110Z1
4
IL TREMORE DEI.LE );E\'ROSC THAt:)!ATll'llE
gnosi, pei quali è stato confuso l'isterismo puro o la semplice uevrastenia colla vera nevrosi traumatica i ed in secondo 1nogo quel I a speciale tendenza mentale per la quale è così facile essere trascinati ad eccessive generalizzazioni da esperienze limitate. È incontrastato il fatto eh;:,, mentre per il passato si era portati con una certa fa.ci lità a sospettare la simulazione di certe malattie, ora si è molto più circospetti, anzi prevale la tendenza opposta in virtit dei continui progressi che vanno facendo l'esperienza clinica e la. semiologia fisica e funzionale dei diversi organi ed apparecchi. Difatti, per le nevrosi traumat.iche, mentre Hoffmann e Schultze daYano una percentuale d el 31\ p . 100 di simulazioni, Seeligmi.i.ller più tardi dava quella del 2i'> p. 100, Bruns quella <lell'8 p. 100 e l'l:!Centemen te Oppenbeim ca lcola i l 4 p. 100, mentre il Sa.ud asserisce ohe si tratta di cif're q uasi insignifi canti. Ciò dimostra quanto poco fondamento abbiano i timori di alcuni soeiologi i quali prevedono un.a demoralizzazion'3 generale della classe operaia por opera della. legge sugli infort uui del lavoro. fo non nego che, per le necessità stesse del la legge biologica, dove è vita i vi non ~ia lotta, e che questa troppo spesso non si sv,J!ga· o colla. violenza o colla frode, a seconda della mentalità del!' iodi,iduo, dei mPzzi di cui dispone e dell'ambiente in cui vive. Pemo anch'io coli' I11gPgnieros, che per l!\. moltitudine anonima che combatte per l'esistenza, la si mulazi one sia uu prezioso mezzo lli difesa e d i offesa; e che soventi per essa snper vivere n on equivalga a saper lavornre ma a i::apel" in· gannare. :\fa bisogna tuttavia riconoscere che sono pure numerosi gli individui i quali rifuggono (la questi mezzi di lotta o per debolezza o per tenace Ìllgenui tà o per cu11sapevole alto senso morale ragg·innto attraverso g l i errori e le sofferenze. A costoro può accadere di venire confusi cogli altri e di essere tacciati di simulazione, per infermità r ealmente esistenti. Di qui n asce la. necessità che il medico sappia e possa entrare in queste lotte oscure, porta.udo serenamente e senza preconcetti il contributo della scienza per il trionfo della giustizia e della morale.
II. :-:fotto il nome di nevrosi traumatiche si 0omprenclono quelle forme morbose che sono conseguenza di una commozione psichica, che ha agito tn,lora isolatamente, ma più spesso in unione ad un trauma fisico, il qua le ha. colpito in modo diretto il sistema n ervoso centrale o si è propagato fiuo al cervello lungo la via tlei nervi se11siti ~-i (Oppenheim).
I L TREMORE DELLE NEYROSI TRAUMATICHE
6
Il concetto stesso di nevrosi indica che sono ancora f-conosciute le lesioni anatomiche dalle quali queste forme morbose dipendono. Si crede tuttavia che nella maggioranza . dei casi si tratti di alternzioni molecolari avvenute in quelle parti del sistema nervoso che presiedono alle più alte funzioni psichiche od a quelle motorie, sensitive e sensoria.li che stanno in relazione con esse. Queste alterazwni molecolari pare che consistano in un eccessivo impoverimento della celi ula nervosa, specialmente della sostanza cromatica, in modo che nei casi più gravi si determinà un vero stato di cachessia degli elementi cellulari, con la morte più o meno rapida dei medesimi. Questi stati morbosi presentano una sindrome che è stata paragonata e da alcuni identifica1ia con quella dell1 isteria, della nevrastenia e dell'ipocondria, di raro isolate, più spesse combinate insieme con prevalenza dell'una. o dell'altra, e con l'aggiunta abbastanza frequente tli altri disturbi funzionali, quali l'epilessia tipica o riflessa, le psicosi, i crampi muscolari localizzati, ecc. Ne consegue una certa complessità di sintomi, che ili talune circostanze può tenere dubbioso anche chi è familia1izzato con le malattie nervose. Le ditncoltà poi crescono a dismisura quando si deve giudicare se si è di fronte ad una infermità o ad una s imulazione total e o parziale di essa, con la coscienza dell'inganno da parte dell'interessato. Allora., come sempre, la guida più sinura è certamente quella di esaminare il pazie11te accortamente e ripetutamente, senza prevenzione alcuna, fondando per quanto _è possibile le proprie deduzioni diagnostiche sui segni obbiettivi, i quali vanno cercati con estrema diligenza. L'Oppenheim consiglia di fondare il giudizio sulla esagerazione permanente dei riflessi tendinei e dell'eccitabilità meccanica dei muscoli e dei nervi, sulle contrazioni fibrillari, sugli scatti clonici dei singoli muscoli, sulle atrofie, sui fenomeni vasomotori, sulle anomalie di secrezione. .l\Ia è da obbiettare che è ben difficile trovare raccolti in un solo infermo tutti questi sintomi morbosi, mentre es,;i, presi isolatamente, possono essere la espressione di altre infermit.à. Charcot, Konig, Peters dànno importanza ai piccoli gradi di restringimento del campo visivo che si trova nelle nevrosi traumatiche; e che, secondo loro, non sono simulabili; Trombetta invece ha dimostrato che l'inganno è possibile. Più sicuro è l'esame campimetrico eseguito a diverse distanze (Schmidt·Rimpler) o va.ri1mdo il t.ipo di spostamento (Forster) ; ma ripetute esperienze (Voges) hanno chiarito <:he a questo esame non si può attribuire sempre una importanza de<:isiva, Forse maggiore assegnamento è da fare sul segno di Wilbrand, cioè sulla misura della rapidità con la quale si ottiene l' ingrandì-
IL T REMORE DELLE ~t:::YRO~l TRAU)IAT I CHE
mento di riposo cui va soggetto il campo visivo nell'oscurità; ma ess.:> richiede un procedimento troppo complicato perchè possa diventaredi uso comune. In uu altro ordine di ricerche, vennero consigliati quei procedimenti che tendono a mettere in evideuza la nevrastenia cardiaca; q uali il fen omeno di Thomayer e Vaujsek, q uello di Bnxbaum, quello di E rben; che consistono nell'accerta.re un ra.lleutamento pit1 o menodurevole del polso, rispetti va men te d mante l 'espirazione, o dopo profonde :inspirazioni, o nel tempo in cui l'infermo tiene il t ronco piegato in a van ti . .Ma per vero dire l'esperienza mia e quella di alcuni maestri che ho consultati, consigliano di non fare molto affidameuto~u questi me;i;zi <liagnostici. Probative, ma non assolutamente sicure, sono la ricerca della glicosm·ia alimeuttne, quella della fatica rapida manifestata collo erg ografo del :;.\fosso, q nella della fatica mentale precoce d imostrata. cnl procedimento di J~riipelin (serie di calcoli semplici ) ; l'ipereccitabilità galvan ica delracustico 1Pollack l; il nistagno ch e appare quando l ' infermo si arresta bruscamente dopo avere girato sopra sè stesso per due o t re volte (Purkìnya): l a reazione traumatica di Rumpf; la d iminuzione clell11. resistenza dei tessuti del capo alla corrente galvanica (11Iann), eec. Che d ire poi dei risultati forniti ùall'esame delle seusil>ilità e dei rifie::;si? A tutti SùùO note le di ffieoltà che bisogna s u perare eseguendo queste ricerche; e come: malgrado tutte l e cau tele e tutti gli accorgimenti, non si po:-sa mai essf}re sicuri di non essere tratti iu iugauno dal paziente. Possono ben-;ì far sospettare della sua poca sincerità le contraddizioni evidenti; ma con ,;,iene ricordare che es"e <ii possono trovare anche in incli,;,idui che soffrono di lesioni organiche del sistema nen·oso. Bisogna quind i essere molto cauti nell'ammet· tPre la simnh,zione pel solo fatto di a.lcuue risposte con t r11,rie date dall' infermo durante l'esame della sensibilità. Anch~ la dimostrazione della finzione del d,Jlore è un punto del,ole della medicina legale. Generalmente si dà un grande peso a l segno d i L ombroso,)lannkopf 1a1.:celerazione del polso alla pres:-ione snl Juogo doloroso) e d ifatt i. è stato dimo~trato che, ossen-ando cert i accorgimen t i nel porlo in pratic:a, questo metodo può rendere ottimi servigi. ::.Ua jntanto è utile sapere che quando q uesto segno man~a non si è in d iritto d i ammettere nna simulazione del dolore; e che quanclo è poco e\·idente, 11011 ha. significato. perchè il paziente, trattt:nenùo il respiro o muo,;,endosi leggermente, imi'., modificare l'azione t1el cuore.
IL TREMORE DELLE :S E \"ROSI TRAU)lATICH E
7
Il segno di Bechterew che, come è noto, consiste nella dilatazione della pupilla, nell'arrossamento del viso, e nell'accelerazione del respiro, provocate dalla pressione sulla zona dolorosa, va soggetto alle stesse restrizioni. Inoltre è stato dimostrato che q nesto riflesso ha origine puramente psichica, in modo che molte volte basta avvertire un soggetto sano dell'imminente stimolo doloroso per ottenere una dilat azione pupillare. I nfine Raymond giustamente ha fatto osserva.re che i segni di Lombroso-Mannkopf e di ·nechterew permettono d'i differenziare le anestesie organiche da quelle isteriche, ma non i dolori r eali da quelli simulati. Il procedimento di Miiller per svelare la simulazione del dolore ha un'importanza molto minore dei precedenti, perchè incerto e poco pratico. Il Saud ed il Trombetta non co11sigliano al perito di fondare su questo seguo un giudizio medico legale. Rimane a dirt' delJa reazione miastenica,, al la quale è stata data un'importanza decisivtl. per la diagnosi delle nevrosi traumatiche. Come è noto, la reazione miastenica pennette di esaminare il g.-ado di esauribilità di un dato gruppo muscolare ec<.:itato da u1H1. corrente famdica. o galvanica. Questa reazione può essere cercata col metodo dello Joly, cioè mediante ritmiche deboli eecitazioni che possono salire a mezzo di un interruttore fino a 50-GO per minuto secondo; oppure col metodo del Flora, cioè mediante una forte corrente che pro,oca il cosidetto tetano faradico. l\fentre nell"uomo sauo, applicando il procedimento di J olly, non si ottengono segni evidenti di stancheua, se non dopo 200 e più contrazioni; in determinati stati morbosi in,ece, e particolarmente nelle nevrosi trauma1 iche, il muscolo può apparire affaticato dopo 5-10 contrazioni e non rispondere pit'.1 allo stimolo elettrico. Col metodo del Flora, mentre nei soggetti normali la contrazione tetanica dura 15-20 minuti ed anche un'ora e più, in condizione patologiche invece, essa h a una durata minima, salvo a riapparire momentaneamente dopo periodi più o meno lunghi di riposo. L'osservazione clinica però ha dimostrato che, comm1'lne ottennta, la reazione miastenica non ha un significato particolare per le nevrosi traumatiche. Essa non è un loro sintomo speciale, ma si trorn, principalmente nel morbo di Erb-Golcltlam, nei tumori cerebrali, nelln. sclerosi in placche, nella tabe dorsale, nella isteria e nella uenasteniii ed anche durante la. convalescenza di sv~triate malattie. Il Grncco inoltre ha constatato che la re,1.zione del Flora ha fatto di fotto iu casi del morbo di Flaiani-Basedow c<;n gravissimi indi;i;i cli astenia muscolare, mentre comparve in altri nei quali alla prova ergografka risultò molto_a.lta la. resistenza del mnscolo allo stimolo volontario. X elle n evrosi traumatiche egli ha trovato l'assoluta mancanza d i essa in cas;i
IL TIIE~IOl/lè 1)~~1.1.F. XE\' ROS[ T RAllMA1'WIIJ.:
gra,i, e la su,1 pre:,,enza in nito grado Ìll forme lieYissime. Non resta quindi 1;he da conc·lndrre usando le stes~e parole df'l Grocco; ,ale a dire cl1e ciò che è stato detto dellf\ reazionP mir.stenica « se può e~sere improntato a finissjrua C'rit.ica - come è ciò che espose il hlurri - non aut orizza per a ltro a conclusioni definitive>. Riassumendo, si può dire che sono numerosi i segni obbiettivi che si possono cercare per mettersi al riparo da una possibile sim u lazic>11e <li ue,rosi traumatiche; ma c-he nessuno di essi ha in tutti i casi u11a i mportanza decisiYa in inodo da potervi fare sicnro assegnamento. È ben vero che il De Renzi Ja tempo insegna che nessuna malattia ha un sintomo patoguonomic.:o nel senso stretto della parola e che sempre la diagnosi de\·e essere fondata sull'acuto esame e sulla sapiente critica dei complessi sintomatic-i. Su ciò non ca.de dubbio : ma è parimenti fnori questione che è sempre cosa preziosa il conoscere qualche s"gno il qnale, se non dà la diagnosi sicura, fa però ii,vYiciuare ad essa con la maggiore approssim:izione. P er le nenosi traumatiche u110 di questi segni si tro,a certamente coll'e;;ame dP!la grnfica del tremore.
III. Fu nel XYI Oungresso di Medicina Interna che il Boeri per prilllo pa rlò d i questo argom~nto. Tutti sanno che il trt>more è un disturbo della motilità, consistente in o~cil lazioni che tutto il corpo o una rnrte desrriye intorno a lla posizi one d'eqnilibrio (Dejerioe). E\isO può troYarsi in un grande numero di circo,-tanze: vi è il cosidetto tremore fisiologico, quello da freddo, quel lo cbe è l'espressione di uno stato emoti,o dell'animo. Ma quando il tremore èsi;;te in modo costante, allora. diventa un fenomeno morboso, e come tale si trova negli stati di debolezza. congenita od acquisita. tlel si,.tcma 1wr,oso, in alcune malattie organiche di esso, nella muggior partf· delle neurosi, in molte malattie infettive, in alcnue in to~sicaz:on i, ecc. L a sua patogenesi è ancorn a,volta ,fa molta oscurità, e snrebbe interessante esporre le varie teorie che sono state proposte per spiegarla; ma ciò condurrebbe troppo lontano. È sufficiente dire che in generale si ritiene essert> il trPmore un fenomeno ora esclnsi,amente, ora prernlenteme11te paralitico (Pirera); per modo che il :Jnstelliuo e D'Ancona hanno potuto affermare che in ogni caso eulrn in una deIJe t.re seguenti categorie : l ' Tremore per 11lterata nntrizio11e della. cellula. im pnlsi ,a.:
IL TREMORE DELLE NEVROSI TRAO!ATIGIIE
9
2a 'l're:more per alterata nutrizione della cellula muscolare; 3n 'l'remore per alterata nutrizione del cordone nerYoso di conduzione. Caratteri costanti del tremore sono: Il ritmo speciale, la limitata influenza che su di esso esercita la volontà, la varia ampiezza delle -oscillazioni, il manifestarsi ora nel riposo ed ora nPi movimenti intenzionali, lo scomparire nel !'Onno, e r.-socia.rsi in generale ad accentuazione dei riflessi tendinei ed a diminuzione clel tono muscolare. Merito speciale del Boeri è stato quello cl'àvere Jimostrato che in ogni infermità. c'be si accompagna a tremorn, questo ha una frequenza fino ad nn certo punto determinata ed identica per tutt.i gli infermi -che ne sono colpiti. Ne consegue che a.bhastanza spesso è possibile fare con molta approssimazione la diagnosi della malattia col solo 0 8servare la gmfica del tremore. Per ciò che riguarda poi le nevrosi traumatiche, il Boeri ha trorn to che esso è un loro sintomo costante; che lo sforzo muscolare, la stanchezza, il dolore possono svelare la sua, esiste11za quando sia n1eno manifesto; cbe esso è generalizzato, ossia che esiste anche nelle parti o negli arti dichiarati sani; che è di tipo vibratorio ed intenzionale. Qnesto tremore è costituito da scariche successive, rappresentate da fusi che da principio interrompono appena di tratto in traUo la linea retta o !ie,emente ondulata d el tracc iato, ma che in seguito si fanno piii frequenti e più ampi fino a costituire una serie quasi continua. Insomma tale tremore somiglia molto a quelli psichici od. emotivi, distinguendosi da essi solamente per l'accennata tendenza ad aumentare progressivamente. Acutamente osserva il Boeri che la rassomiglianza di questo tremore con quelli emotivi, corri,;ponde all'origine psichica del fenomeno, e che la tendenz.a progressi,a alla frequenza ecl all'ampiezza delle oscillazioni corrisponde alJ11, facile esauribilità degli ammalati di neuosi traumatica. Emotività e facile. stanchezza sono infatti le note fondamentali di questa malattia. Io ho voluto riprendere questi studi e questi esperimenti, non peréhè 1'opern del Boeri abbia bisogno di controllo; ma semplicemente per portare un nuovo contrihuto alla conoscenza di questo fenomeno, ehe per molti rispetti è degno di i11teresse. L e mie ricerche han1w dato risultati che non differiscono sostanzialmente da quelli espost.i da,l Boeri; è inutile quindi che ne ripeta le conclusion i. Fra i molt i trao-<:iati che ho presi ne riproduco uno lfig. P ) che mi pa.re contenga tutti i caratteri speciali del tremore delle ne,rosi tranmatiche. (1) S i tratta (1) V. la nota a pag. !L
10
IL TRl':MURE DELLE :s' E VROSI 'fRAmlATICHE
infatti d i un tremore fino, rapido, con 8-10 oscillazioni al minuto secondo, fusiforme, sempre eguale, generalizzato, invariato nel riposo e n ei movimenti. È di scmma impor tanza i l notare che q uesto tremore, come risulta dal tracciato, è completa!llente differenziabile da quello oscillatorio dei parkinsoniani ; da quello del t utto intenzionale degli infermi affetti da sclerosi a placl'he; da quello disuguale, a scatti, e con scosse quasi convulsive dei paralitici; da '}Uello dei basedowia ni, d Ai nevroticj, delle clorotiche, ecc. .È quindi g iustificata l'affermazione che nel sintomo del Boeri la semeiotica delle malattie nervo,:e e professionali ha acquistato nu mezzo oggettivo, facile, elegante, sicuro per sye)ai·e l'esisten%a di questa speciale malattia. Nè è da obbiettare che per prendere i tromogrammi si debll,ino superare speciali difficoltà. Anzi la. tecnica è delle più sem plici; essendo sufficieut,i un cilindro girante, un foglio di carta affumicata, un cronografo, ed un comune tromografo da far tenere impngnato o da adattarsi ad un dito mediante apposito anello, secondo il metodo del De R euzi. }[a, come medico del R. esercito, io ho voluto estendere le mie ricerche, pur non abbandonanclo il campo delle nen·osi traumatiche, e particolarmente ho voluto !:tncliare la questione del tremore in rapporto alle sue applicazioni allei medicina legale militare. Perciò mi sono proposto i seguenti quesiti: É frequente la simulazione d el tremore:' Quali mezzi possediamo per s~-elare l'ar tificio? Può il metodo gr11fico aiutare in questa ricerca? E sistono speciali accorgimenti coll'aiuto dei qual i possa r iuscire ancora pii1 facile s,elare la simulazi one? Ognuno vede l' importan za di queote d omande. IV.
È frequente la simulazione del tremore: A tale clomand,\ non si può dare una risposta assolutamente esatbi, perl'hè le statistiljhe son,) mnl e a tale riguardo; e ciò si com prende facilmente quando si consiJeri che il tremore è un sintomo e non una malattia. A.uche il cosidetto tremore essenziale ereditario non à clie il segno predomi11ante cli Ulla la.be ueuropaiica congenita. }li sembra tuttavia di potere affermare che i casi dì simula7.ione di q nesto sin tomo non si <lebbano ascri,ere nella categoria dei fatti eljcezionali . .f: fuori dubbio che ,·a diffondendosi la conoscenza del tremore, se 11011 altro come segno necessario di tntte le nevrosi e di qnt::lla 11enastenica iu ispecie. D,i. tale conoscenza al tentati,o d i simulazione è brevissimo il pa ,~o; ed io Cl'edo che siano ben pochi i a). -
IL TREMORE DELLE :-.EVROSI TftAUMATIC'HE
11
medici i quali non debbano riconoscere per esperienza persona.le che il tremore delle mani è un sintomo d ivenuto così comune che nou manca. ma.i nei pazienti che allegano una. qualunque sofferenza. nervosa. consecutiva o meno a traumatismo. Vi sono poi i casi non del tutto rari in cui viene rappresentato un tremore locale o geHera.le che, a detta dei pazienti, è consecutivo ad un forte spavento o ad una grave malattia superata. Si tratta in generale di cou tad ini, i quali non conoscono i1 grande dispendio di forza e di attenzione che esige la simulazione del tremore, e che quindi con facilità cadono n elle contraddizioni più evidenti. Vi sono infine coloro che presentano un t remore ora lento ed ora rapido, di va.ria ampiezza, constetabile durante la ricerca d'una posizione d'equilibrio, o nell'attitudine fissa di una parte del corpo, o durante uno sforzo leggiero; non influen zabile dal freddo o dall'azione di speciali so::itanze medicame11tose; vario secondo i · di versi segmenti del corpo in cui esso viene studiato. È que;;to il cosidetto tremore .fisiologico, la. cui esistenza importa conoscere per non essere fuorviati nella diagnosi. Si vedrà p.iù avanti che il tremore volontario si differenzia così completamente per caratteri propri da qnaluuqne altro fisi ologico o patologico che non è possibile nè confonderlo con esso, nè dubitare a lungo sulla sua natura. Inoltre il tremore :fisiologico, a differenza di quello simulato, in generale non può esssore svelato coi comuni mezzi r egistratori, ma soltanto con espedi~11ti molto ingegnosi destinati ad aumentare artificialmente l'ampiezza delle escursioni dell'asta scrivente sul cilindro girante. È du11que da ritenere che l'esistenza di un tale tremore non può port.are alcnua diJlicoltà nella ricerca e nella dimostrazione di quello eventualmente simulato. b). - · Quali sono i mezzi che sono stati proposti pe1· S-'elare h, situazione del t remore? R. Sand ricorda i~ procedimento di SeeligmLiller che consiste 1wl m ,)ttere il soggetto coricato sul ventre, colle gambe llesse snlle cosce;
e nell'osservare se in tale posizione persiste il tremore degli arti infr. riori; concludendo per la sua rea.le esiste11za in caso affermativo, ed escludendola in caso negativo. Fuchs insegna che il tremore simulato di una mano può essere riconoscinto come tale osservando la scomparsa di e.;so o l'esist0nza di movimenti associati delle dita quando si facciano eseguire all"altra mano movimenti diversi, come tracciare delle curve, delle croci, delle lettere ecc. Ma Oppenheim fa osservare che q nesto seguo non pnò a"ere molto valore perchè l'eser cizio può por tare all'indipendenza tlei movimenti delle due mani; e perchè in molte nevrosi si ottiene sn l
12
IL TREMORE EELL I, NE\·Ro;:;r TRAUMATICHE
tremore un effetto sedati,o, sebbene transitorio, guidando l'attenzi one del paziente sn qualche cosa che sia molto interessan te, o facendogli fi ssare con grande attenzione un punto determinato. La stessa obhiezione è da fare al procedimento consigliato da Sand, che si fonda sull'osservazione se il tremore cPssa o permane quando si applica al malato una corrente fii,radica o q uanclo in altro modo lo si impn'.ssiona. Egli ritiene inoltre che la simulazione del tremore possa essPre riconoscinta quando le oscillazio~i dopo qualche tempo si fanno più estese, quando la respirazione diventa più profonda od irrr golare, quando il po1.~o si 11.ccelera, la pressione sangui~na, si eleva, ere. Ma è facile obbiettare che questi sono i sintomi della fatica, e che nelle posizioni obbligate essi possono manifestarsi tanto nel tremore vero, qnanio in quello simnlato; anzi più presto in questo che in quello. Con maggiore rag ione lo Cha,igny ritiene che il tracciato grafico del tremore preso con un appan,cchio registratore, oppure una pagina di scrittura, :-:iauo eccellent.i e r igorosi mezzi di osser,azione. 1\1a è stat,o il Boeri il primo che ha studiato il tremore simulato a mezzo del procedimento grafi co. E gli ha dimostrato che il tremore simulato si di,:tingne da tutti quelli di natura. patologica per caratteri speciali che sono bene <',identi; e che fra qnesti spicca in modo particolare la grossolanità dclrimitazione. I miei esperimenti mi hanno portato a conclusioni che nelle loro li11eo generali concordano con quelle del Boeri, ma che ne sono discordi per alcune particolarità. Io non posso con,enire con lui circa il carattere generale grossolano e spettacoloso di tutti i tremori simulati. A,endo preso molti traeciati successivi per ciascuna persona in esperimento, ed avendo sempre usata l'avvertenza di i:::tmirle precedentemente su ciò che \'ole,o ottenere da loro, ho dovuto constatare che, mentre in realtà le prime pro-e da-ano tracciati gro;;solani, le successi.e riuscivano sempre migliori fino a perdere quasi del tutto quella. rozzezza che prima era tanto visibile. Sarei tentato di dividere i simulatori del tremore in due categorie; nella prima metterei quelle persone che si sono d edicate a mestieri fa ticosi cou mentalità molto bassa; nel secondo clas.~ificherei gli int.elletLuali, gli indi,idui colti, quelli che esercitano professioni per le quali è necessaria una lunga ahitucline di mo\·imenti del icati e precisi delle dita dt?lle mani. Le prime dànno veramente iu generale tracciati spettacolosi, nei quali a prima vist.a mostrasi evidente l'ingenuo tentativo dell'imitazione. Se con costoro s'insiste per ottenere grafiche meno gros:;;olane non si riesce afI'atto, o si ottengono tratti a grandi escursioni che si alternano con altri doYe es;,e ;:c,no così lieYi da essere appena percet t ibili , (1uando
IL 'fRt::MOHE ;>,;ELU'; XEVIW:,.l TRAl_"M.\ rrr-ui::
13-
n on si passa addirittura alla linea retta. In,ece l'altra categoria di persone fornisce tracciati più fini, pii'.1 eleganti, più verosimili; e le prove successive sono sempre migliori delle precedenti fino a divenire tali da rendere perplesso un osservatore alquanto superficiale. Le .figure 2 e 3 rappresentano tipi di queste due varietà d i tremori. Io cre:lo che questo fatto spieghi la sfiducia che H,. Sand esprime per il procedimento grafico come metodo atto a svelare la frode nel tremore. A prova di essa egli ha riprodot.to due tracciati fornitigli dal dott. Glibert, medico ispettore principale all'ufficio del lavoro belga, in uno dei quali è rappresentat,o il tremore della paralisi agitante e nell'altro quello di un simulatore che, a scopo scientifico, ha. procurato di riprodurlo. È innegabile che le due prove sono molto simili fra loro ; però è facile provare che la rassomiglianza è del tu ttosuperficiale; e che, approfondendo l'esame si tro,an,) subito tali differenze da far riconoscere agevolmente il tracciato del tremore vero da quello simulato. lnvero, come ebbi già a dire, nelle 11evrosi traumatiche, el1 in tutti gli altri stati morbosi che si accompag nano a tremori, questo conserva una rapidità. di osciila½ioni che nell"nnità di tempo è sempre uguale a sè stesso per ciascuna malatt ia, qualunque sia l' infermo, che si esamina. Così il tremore della paralisi agitante è sempre lento, oscillatorio; quello delle nevro;;i traumatiche è semp re rapido, -vibratorio. Orbene, in caso di simulazione, è cosa molto frequen te osservare un tremore lento invece che rapido come dovrebbe essere quello della nevrosi traumatici\, e ciò perchè il tremore lento è più faci le ad essere imitato. Oppure può accadere di no tare in uno stesso tracciato dei tratti in cui il tremore è oscillatorio cd altri in cui ò vibratorio. Ciò accade perchè è sommamente difficile, anzi impossibile conserv,trd artificialmente per un certo tempo la stessa frequenza. di oscillazione in un arto, quando manca ogni punto di riferimento. Questa variabilità nella frequenza del -numero delle oscillazioni può essere dimost rata in modo anche migliore moltiplicando le grafiche e confrontand,) fra, loro quelle prese in tempi diversi. La figura 4 dii un esempio di questo carattere. Dal Boeri è stato iu<licA.to un altro segno differenziale moltv importante fra tremore vero e simulato. Egli ha dimostrR.to che è appJj cabile alla meccanica del tremore la legge pe ndolare di Galileo, ossia llel-
(t = V 1);
l'isocronismo degli archi 1t coll'avvertenza che alla g ra. 9 Vltà che determiua il moto del pendolo sono tla sostitui1·e da una parte
14
Il, TRr. MORE NRLLE NE\'IWSI TIIAUMATICIIR
la contrazione mnscolare e dall'altra la reazione dei muscoli antagonisti. Viene cioò ad essere applicato il principio, che è una generalizzazione della Jpgge pendolare, che un mobile, spostato dalla sua posizione di equilibrio, tende a ritornarvi sotto l'azione di una forza proporzionale alJa distanza. Il ritmo poi, col quale vengono determinate le contrazioni muscolari rla cui il tremore dipende, è dato, non da una speciale proprietà degli stimoli patologici, perchè non è ammissibile che essi si ripetano con frequenza e con int.ervrdlo costante, ma dalla periodicità dello stato refrattario ad ogni ecci tazione che è peculjare delle cellul11 del mantello cerPbrale. Hichet infatti ha dimostrato c he l'attività del cen-ello dei cani si esplica sotto forma di una vibrazione ritmica che àura un 1 10 di secondo, di guisa che non si può avere, ad esempio, dissociazione di un fatto cor<·brale qualunque discontinuo se gli intervalli che separano fra loro le singole reazioui elementari non corrisponda almeno ad un 1. l.0 di srcondo. Se esse sono più avvicinate i fatti discontinui divengono apparentemen te contiirni. Da questa premessa il Boeri acuta.mente ha sapnto trarre una prova di più da agginng0re alle altre che depongono per la proba.bile sede . centrale di ogni tremore. Dall'applicazio11e poi della legge pend olare egli è arrivato ad tma notevole conclusione pratica., cio~ ha potuto st.abilire che n el tremore -..-ero la frequenza delle oscillazioni è indipenr1ente daila loro ampiezza. Ad P.sempio : se un tremore ha la frequenza cli 5 oscil lazioni al l", si conteranno sempre 5 oscillazioni sia nei tratti del tracciato doYe f'SSe sono così piccole tfa essere appena percettibili, sia in quelli a ltri dove sono co ·ì gra.ndi ila salire magari fi no all'altezza di 50 o di 100 mi llimetri. Orbene, nel tremore simulato è impossibile che venga conservata. questa indipendenza della fr<'quenza delle oscillazioni dalla loro ampir :r.za; difatti in pratica si osserva sempre che clove le oscillazioni sono ampie la freq nenza è minore, e che dove sono piccole Pssa è magg10re. Dunque variabilità della fr0'lnenza delle oscillazioni nello stesso tromogramma e dipendenza di essa dalla loro ampiezza costituiscono due s1 ·gni che r;i completano a ,iceuda e che, quando si trovano insieme, hanno a lti ·simo ,alore per la diag nosi del tremore simulat.o. Se Glibert avesse potuto tener conto di C'sgi ln:n·bbe trovato d elle grandi cliffnenze fra il trac,:i&lo d el tremore parkinsoniano e quèllo d el tremore i111itatn, ùa lui inviato al San<l; e q nest i probabilmente si sarebbe ricred uto 1h•lla sfiducia che nutre :-ui risultati che il met odo gndìco è cbiamat.o a fornire.
IL TREMORE NELLE NE\"ROSI TRAUMATICHE
15
Procedendo nella investigazione dei tratti caratteristici del tremore simulato osser~abili colla grafica, è da menzionare que:;to che è pure molto probativo. Esaminando il tracciato di qualsiasi tremore patologico, è agevole notare che le ondulazioni non si seguono le une alle altre con uniforme ampiezza., come avviene. ad esempio, nella sfigmografia del polso o del cuore allo stato normale. Qui si nota invece un succedersi di oscillazioni prima brevi, poi progressi,amente maggiori, poi gradatamente minori, in modo da formare tanti fusi che 1:li seguono gli uni agli altri, e che sono dovuti a vere scariche parossistiche del tremore. La figura 5 dà un esempio di questo fatto. Nel tremore simulato in generale i fusi mancano; e1 se ne vien tentata la imitazione, essi non sono mai regolari, ma appena accennati, interrotti, ripresi. I n somma il tracciato col suo disordine Llà. una prova evidente della natura artificiosa. Infine un altro criterio differenziale si trova nella localizzazionn del tremore. Boeri ha enunciata la legge che nelle nevrosi traumatiche il tremore è generalizzato, ossia che esso deve esistere anch~ nelle parti o negli arti dichiarati sani. In caso di simulazione non accade mai di trovare .-;he questa generalizzazio1w dt>l sintomo vengn. conservata, sia perchè la cosa è per sè stessa difficile, sia 1 sopratut,to, perchè il simulatore tende a circoscrivere la f<>oomenologia all"arto od alla parte che egli dichiara ammalata. Questo criter10 diagnostico però, secondo il mio parere, va applìcttto con molta prudenza affiuchè non accada che sia dichiarato simulatore chi non lo è. Invero può avvenire che in seguito ad un trauma non si sviluppi una. nevrosi ma una affezione locale per lesione cli un pri11cipale tronco nervoso. In tale caso evidentemente manca il tremore generalizzato e ne esiste invece uno parziale; ma. ognuno in tende che sarebbe un grave errore dubitare della simulazione. È da aggiungere però che in tale evenienza all'attento :osservatore si presenterebbero tanti altri segui da soddisfare ogni legittima esigenza. e). - Esistono speciali accorgimenti con ]'aiuto dei quali possa riuscire più facile svelare la simulazione del tremore, sempre adope· rando il metodo grafico? Il Bòeri si è occupato anche della soluzione del presente quesito. Difatti egli ba. osservato che nel tremore simulato, con la sta.nclwzza d'ordina.rio diminuiscono la frequenza e l'ampiezza delle oscillazioni mentre nel tremore vero la prima non si muta mai, e la seconda ha tendenze ad ai.1ment,are. Questi risultati sono in perfetta relazione colle esperienze del Bruche1 Patrizi, Binet e Vaschide e del n ostro Casarini, i quali con diversi me~zi sono vennti alJa conclnsione che
1G
IL TREMORE N ELLE XE\"RO,.:J TIUU)lATICHE
n ella fatica e uella stauchezza si avvera una notevole dimin:i:lioue della capacita motrice e della destrezza dei movimenti coscienti della mano. Sono molto lontano tlal voler confutare o diminuire il valore di q1:esto seguo; però mi sembra che quando si ·rnglia ricorrere ad esso sia da tener gran ~onto del tremore da stauchezza, per non cadere in qualche confnsione. Difatti quando ho ripetuti gli esperimenti del Bor>ri col fare tenere il braccio disteso per un certo tempo o coll'aggiungere un peso di almeno o chilogrammi alla mano del paziente, ho constatato che, indipendentemente dalla volontà, si è manifestato sempre il tremore bene conosciuto dovuto all a stanchezza. Ho osservatu che esso è ,nrio perchè ha 4-8 oscilla?.io1ù al secondo, e che la sua ampiezza va man mano aumentando fÌl10 a diventare così considere\~ole da riuscire impossibile la sua completa registrazione. Dunque i caratteri del tremore da stan chezza sono molto simili a quelli che in iùentiche condizioui può daro un simulatore; e ciò giustifica le mie nserve. Io mi sono giovato invece di un altro esped iente, il quale mi ha dato ri sulta.ti così sicuri che non esito a raccomandarlo. ~i sa che lo stato ordinario della vita mentale di un uomo adulto, sa,1.10 e di media intelligenza, consiste in un ondeggiamento continuo cli avvenimenti interni, in una sfilata di sensazioni, di srmimenti, di idee e di immagini che si chiamano o si respingono secondo certe leggi . Tale diffusione, tale disseminato lavorio cerebrale viene arrestato e trova, il sno contrapposto in quello speciale stato di coscienza t;}ie è l'attenzione Yolontaria. Non è qni il luogo di discutere il meccanismo di essa, tanto più che diverse scuole (Hibot, Bastian, "\\"aller, .Jarnes, Hichet) se ne disputano la spiegazione. E' fuori dubbio invece che, qualunque sia il suo movente, l'attenzione provoca una concentnizione dell'attività dello spirito su uu oi;getto ad esclusione <li tutti gli altri. l\Iariller la defiuis(;e infaUi uuo stato di coscienza che risulta dal predominio temporaneo d'una rappresentazione su tutte le altre clie coesistono con essa ad un dato momento; e Ribot la considera un monoideismo intellett.ua.le debrmiua.to da un adattamento sponta11eo o proYocato dell' inclividno. Ne consegne che l'attenzione, come forma elementare di adattazione della. mente, cessa di esistere o diminuisce d'int,ensit~ì. quando il soggetto é sollecitato nello stesso tempo da uno o più occupazioni d'un genere del tutto differente e che esigono molta applicazione. E" stato trovato, ad esempio, che l'adattamen to dell'occhio per la visione cli n::i dato oggetto viene a mancare quando il soggetto è as·
IL 'l'RÈYORE ::(ELLE N E\.R0$ 1 'l'RAl:MA'rICRE
17
sorbito cla una occupazione che esige per suo conto grande attenzione. Possono bensì avverarsi dei ca.si in cui l'atteuzione è diretta contemporaneamente su parecchi oggetti senza nulla. perdere della sua energia.; ma trattasi allora di oggetti che riguardano un solo ed identico fine, specialmente se viene sollecitato an solo organo s:ensoriale, ad esempio la vista nella percezione dei colori di un quadro, o l'udito nella percezione dei suoni. Oppure può trattarsi di individui di genio, i quali appunto perchè tali, posseggono eccezionalmente la facoltà di dirigere volontariamente l'attenzione su parecchi oggetti ad una volta. Questa facoltà. distributiva forma allora il grado superiore di sviluppo dell'attenzione, in quanto essa conserva un alto esponente di volizione, e cerca per ciascun oggetto una conoscen½a appropriata. Ma per la grande maggioran½a degli uomini l'intensità dell'attenzione decresce in proporzione della sua dispersione. Io a.dunque mi sono fondato su queste premesse per cercare di svelare col metodo grafico la simulazione del tremore; vale a dire ho cercato di distrarre l'attenzion e del soggetto in esame nel momento in cu; prendevo il tracciato del suo tremore. Come « test » mi sono valso dell'addizione rapida di più cifre di seguito che facevo fare all'individuo in esame, cd ho tenuto conto soltanto cli quei tracciati durante i quali il paziente ave,·a commesso il minor numero di errori. I risultati ottenuti non potevano essere più probativi. Infatti nei casi di tremore vero, non ho rilevato alcuna mocl ificazione cli esso, e se ma.i, ho notato una certa tendenza ad un aument o dell'ampiezza delle sue oscillazioni. Nei casi di tremore simulato invece, anche in quegli individui che presentavano la maggiore attitudiue, ho consta tato le più profonde modificazioni. Talora il soggetto dimenticava completamente d~ tremare e le oscillazioni venivano sostituite da una lineR. retta; appunto perchè l'attenzione non si può esplicare che colla imm obilità. Talora la linea retta veniva interrotta da brevi e scarse oscilln.zioni che si seguivano saltuariamente senza ritmo alcuno. Sempre ho ottenuto dei. tracciati cosi irregolari, così frammentari, così fondamentalmente diversi da quelli veri da non lasciare dubitare al primo sguardo sulla loro artificiosità.. La figura 6° riproduce un esemplare di questo tremore. Risultati meno evidenti li ho avuti quando ho cercato di associlll"ela fatica fisica all'occupazione mentale; quando ci0è oltre che tenere tesa l'attenzione ho cercato di affaticare il paziente facendogl i reggere un peso coll'arto che simulava il tremore. Ho dovuto notare che allora con estrema facilità si hanno le oscillazioni dovute alla fatica, e ciò si spiega facilmente pensando alla somma di energia nervosa cho 'i -
Gior11ale di medicina 1111/ilare. -
Fase. 1-11.
18
li. 'rHEll() I.~; XE LLE XE \ · 1ws1 TI/AUMA'l' Jc.;FlE
...-a. perd uta q uaudo sòno associato la fatica fisica e quella mentale. E ' in conseguenza di ciò che io consiglio di attenersi al prim o me· t odo, il quale mi sembra che risponda pienamente allo scopo. In cdnclusione : Riconosco che, nel campo del tremore nelle nevros i . traumatiche e della ma simulazione, non bo fatto che spigolare scarsamente do,e il B oeri ha largamente mietuto; q uesta è d'altronde la sorte di chi viene dopo. Sono tutta,ia soddisfatto, se - a par te il lieve contributo che ho portato -· ho a,uto la fortu na di fare meglio conoscere l' impor tanza dello studio del tremore in questa nenosi, i vantaggi che si possono ottenere mediante il procedimento grafico, ed i segni che s\·elano la simulazione rli q uesto sintomo così interessante. BIBLIUGRAFIA. L. Br Ul('HI. -
Trullato di p.ichiatrùr.. Il tremore ({!Ila nc,•rosi trrwm,IIÌf'n (XV1 f'on!.!res~o :\ledi<'o. int. , Ul06). H. H usQvET. - '1.'rr1nble111enl phyAiologiq1,r. A. CAs Mnsr. - L,1 fatica nella d ia militnrr. CHAnGNY. Dirrgnostic dn ·1 naladit·o xillluli ,•.•. I. D E ,!EH ! N E . - S ,miologia drl .•i,itr·11ur nrr,·1i,,o. P. (:1<occo. - L ezioni rli clinica 111,·dico. L. L o c t AN l. - Fisioloaia drll'uomo. H. 0PPENREIM. - TraUa/,Q delle tnalullic n en:08C. A. Pwe1u. - La P atol ogia del /r~11,ore. Tu. RrnOT. - P ~ydwlr>gie dc l 'allrn /il))~. C:. R osS!. - Trrmo,·e dri vecchi e grnesi d r/ tr,morc. R. S.,Nn. - Le, Aùni,latùm e/ l'interpri:tation drs uccidN1t.• du 1,0,.ail. F.. T RO)tn1·:T1.'A. - J\fcdirina lr!1ale milit"rr. G. Bot:n r. -
19
'
Osservazioni sopra 243 casi di alienazione mentale in militari, con consideraiioni medico-legali .Per il dott. Placido Consiglio, capitano medico
1. Nell'anno 1897 un laureando medico dell'Università di Roma, per suggerimento del prof. Mingazzini, presentava una tesi dal tit0lo: L e p:sicosi dei soldati, compilata essenzialmente sullo studio delle storie cliniche di mi li tari ricoverati nel Manicomio dal 1° marzo 1801 al P marzo 1895. Il la,oro, veramente interessante, sopratutto per il tempo in cui fu scritto, meritava bene d'essere conosciuto, e, specialmente, completato: per suggerimento del detto professore, io ho ripreso questa parte dell'argomentazione, e, prima di tutto, ho spigolato tutte le storie cliniche dal marzo 1895 a tutto il settembre 1910. Premetto che, mentre io ho potuto - per il modo migliore col quale l'archivio manicomiale da alcuni anni è ordinato - catalogare le varie storie a secondo del mese d'entrata nel Manicomio, il detto laureando, ora dott. Giuseppe Lòglio, non potè farlo per il primo periodo della sua raccolta; e oiò perchè l'archivio fu ordinato soltanto da quell'epoca, e, prima del 1891, non si compilavano storie cliniche, cosicchè nel 1891 si trovano le storie di tutti i militari che, già ricoverati nel manicomio, vi erano stati internati anche nei periodi precedenti, e vi si trovavano ancora quando l'archivio cominciò a funzionare, non essendo allora ordinati i trasferimenti da un manicomio all'altro, in ragione di provincie di nascita. Con tutto ciò, una prima cosa che s'impone chia.ramente all'attenzione si è il fatto che il Lòglio, in 4 anni, trovò 83 storie cliniche di militari pazzi; io in. 1G anni ne ho trovate 159, cioè appena il doppio, in un tempo 4 volte maggiore, intanto che fortemente sono cresciute, ad ogni anno, le riforme di militari alienati, o neuropatici. Inoltre: se, pur face1tdo la tara opportuna per quelli entrati anteriormente al 1 ° marzo 1!)01, il L òglio avrà potuto incontrare circa 1G militari pazzi per anno, secondo le mie indagini gli ammessi nel1' Asilo, per anno, sono stati circa 10, e soltanto in due anni - biennio 1!)04-05 - hanno superato i 20.
20
Q,<:f; E.R\'AZIOXI ,-;Q PR,I 2J 3 (',1,-;J DI A l.IENA?: IOXE \I EXT ALF:1 E C'C.
I.
T ABELLA
Militari entrati In l'nra nel manicomio proyiueiale 111 Roma Sl'l'Ondo l'anno ed Il m <'~e e secondo l'arma <>tl il grado. Numero lieglì entrali per anno .~11111)
1896 J S96
I
1'iumero
Numero
:'>umero
Je;:lì entrali p~r mese
degli entra ti per armn
cle;.,li entra!, per gr~do
N.
.\lese
7
Gennaio .
11
Arma
16 t Allie vi c1-1rubiuicri 11
F .,b b raio
I 1
Cnrnbin ieri
I
Grado
1'i,
17
22
I~.
Allic rn
IO
So ldato
70
J
9
~fano
8
G u llrdie di città .
11
G 11a rd ia
19
6
.\ prilo
)4
0 11llrdio di fin llnza
!)
( 'ornb iniere .
17
1S!Hl
li
.\lnggin
I 21
Gradua to
5
1!)110
i
l !111 l
4
18!)7
I(
:ius;no
Luglio
1
:F'ant erin .\rt ig lie rio. .
15
34
' Il> I S" t t,11Jh1·ia le
I 24
Cluardio r nrcer ,H'ie
4
11
H\'rsu glie ri .
7 .; I
ii
I,\ gòato
lfl03
i
I
:5e Ue 111bro
12
G e nio
191)4
23 1Otw bre .
L:J
Allil', ·i ullìc iali
1905
20
8
Hcc:ia ~IHrin11 .
3
G rnnf\tif't'i
Il
Xo\'c1nbre
17
I
I !)OG
I
I Oicemb-rc_· - - - ,- (ì- : ('1walle riu
I
190 7
: 1
1908
13
Pri mavem
,;11
Dis~r l.'t t o
7
190()
11
Esta t e
-17
Sus;sis ic nrn
.,
1!110
7
Autu nno .
2i
Inverno .
35 ,
1
'J .. ta le 159
Brip-ad i e re e Viceb d t; Atl ic re
Curr-1'r<' 111ilitnre .
OSSERVAZIONI SOPRA ~43 CASI DI ALH:NAZIONE :U:ENTALE, ECO.
21
Questi due fatti dipendono, indubbiamente, da una maggiore sele-zione preventiva, da una indagine diagnostica più accurata, e dal sostituirsi che fa, a poco per volta, il medico militare al medico dol manicomio, in quanto molte volte si preferisce trattenere l'infermo in un apposito reparto dell'ospedale militare, siasi per esservi studiato, o trattenuto in cura, o sottoposto ad indagine psichiatrica a.i fini di ·t,na perizia. Il numero alto del biennio 1904-05 può dipendere dal forte aumento del contingente di pubblica sicurezza, e delle truppe del presidio, per la vennta delPim peratore Guglielmo e del re Edoardo VII, e poi per lo sciopero generale; il fatto si è ripetuto nel 1907, e gran parte di tale contingente, oltre alle fatiche eccessive, era disagiato nello alloggio e nel vit~o e nsi turni di servizio; ricordo di interi reparti di truppe a cavallo che dormivano semisdraiati sulla paglia, cou le redini del cavallo avvolte nel braccio, pronti a montare in sella al primo squillo di tromba. Vi fu, allora, un'epidemia grave d i influenza, ed anche di morbillo e sopratutto di parotite i nell'ospedale di Roma - costretto a sgombrare più volte su Perugia, Caserta e Cava - si giunse quasi a un centinaio di parotitici degenti, in piìt...-k-,.~ della. metà dei quali si ebbero fatti bronchiali o bronco-polmonitici influenza; ed indubbiamente tale infezione, cumulatasi sopratutto alle ,arie ragioni di sunnénage, provocò ed accelerò, o favorì le espressioui morbose dei psicopatici o nevrotici latenti, in equilibrio instabile del/...~'/ 't!{;-ÉJ • (::'~' ,·, ;),, , I ~-~,-' sistema. ... '~:.~.{ ·- , ~ ...i-<...' ~ •' / ;, . "'~ Riguardo alle stagioni, rimane la più alta quota alla primavè~~·-·· \~i-/ e subito dopo all'estate, come molti autori hanno osservato, a comin1 ciare dal Lombroso, oosì per i pazzi come per gli episodi di eccita~ mento dei criminali (in « Pensiero e Meteore »); l'autunno rima.ne alla: -0oda : 50 - 47 - 27 - 35. Gli spostamenti sono piccoli se, come è logico per i nostri climi, si mette il giugno nell'estate, il settembre nell'autunno, il dicembre nell'inverno, ove vogliasi realmente a.vtire un <:riterio più approssimativo dell'influenza del caldo o del freddo sulle manifestazioni morbose della. mentalità: 40 - 50 - 33 - 33. Riguardo ai mesi, viene in prima linea il luglio col 24, poi maggio col 21, e giugno con 15; stanno in basso novembre e dicembre. Però è opportuno notare che molte cause influiscono su tali differenze mensili: indubbiamente il caldo, anzi, forse sopratutto, i primi <:alori come i primi freddi, che turbano l'organismo più fortemente, sorprendendolo quando ancora non è avvenuto il suo adattamento alle -condizioni esterne; ciò va.16 anche di più per le reclute dell'alta Italia -0he vanno al sud, e viceversa. Ma vi influisce anche: l'abuso degli alcoolici nei climi e nei periodi freddi i le circostanze di servizio (fatiche
aCJ{-:~~'f ·ç;/ /~""S
!fç,
22
0$.~ERVAZIOXI SOPRA 243 CASI DI ALIE:SAZJO:NE :\IEXTALE, ECC.
estive, manovre, campi di combattimento); il richiamo di classi da~ congedo, che non hanno più l'all,mamento necessario; ma, molto ancora, la 1·ipercussione dell'epoca in cui è chiamata la classe di leva, epoua che è oscillata. dall'ottobre all'aprile, e che naturalmente comprende molti soggetti instabili o latenti, che ai primi urti del nuovo ambiente o alle fatiche morali e fisiche del servizio, ced,~ nellé varie mani fe. stazioni morbose. Ma vi influisce anche la diversa attitudine morbo:;a, che io ho messo di già in luce in altri la.voti statistici, dei nevrotici e dei psicopatici; cosicchè, mentre la media annuale di riformati (proporzionata alla forza media dell'esercito) è ,lei 7,6 p. 1000 nelle psir'Mi, e sopravanzano alla media i mesi di marzo, giugno, agosto e settembre, e specialmente il luglio col 10,2 p. 1000 - ed il minimo corrisponde al novembre, febbraio e !0pri-.t~tt0 · al gennaio con 5,2 - invece sulla media annuale delle nevrflsi, che è del 7,7 p. 1000, sopravanzano luglio ed agosto, e piit ancora giugno, e sopratutto maggio, con 11,7, quota più elevata del massimo delle psicosi, mentre il minimo si ha ,ji febbrai o col o,6: in complesso, penso che sulla rivelazione delle psicosi agiscano di più le circostanze del servizio e le fatiche estive, nelle nevrosi in,ece tutto ciò che costituisce violenza emozionale, urti morali, contrasti adattativi, e che perciò più fortemente valgono nei primi periodi d i servizio. Riguardo alle Armi, se consideriamo che i granatieri si trovano 11ella guarnigione di Roma soltanto dalla seconda metà del periodo, e che nella prima metà vi erano 4 r eggimenti di fant.eria; che del reggimento artiglieria da fort,ezza, per quasi tnUo il periodo, un battaglione, e cio.'l poco più di 1/3 era distaccato, non troviamo differenze notevoli: reggimenti fanteria quota wedia di 6, g ranatieri di o, ber;;aglieri di 7, artiglieri d i 9; differenze che possono dipendere sopratntto dalla varia circoscrizione mili tare d'arrolamento l nell'artiglieria da campagna distretto di Napoli, nei granatieri distretti dPll'Al ta Italia ecc,). Sono invece più al te le quote delle guardie, di citr,à specialmente; qui si fa notare il valore dell'el emento volo11ta1·io, t11ute volte rappresentato da soggetti instabili, o disoccupati, o disagiati social i, e quindi fondamentalmente anomali. La qual cosa specialmente - data l'ntà. minore - si fa sentire nell'alta cifra degli allievi carabinieri, la cui forza n on è <li molto superiore a quella di un regg imento della capitale; quota che, in proporzione alla forza, è alquanto superiore a quella dei carabinieri effettivi, i quitli, pur essendo elemento scelto, trovano nella specialità stessa della loro vita, nei modi d i attidtà e di servizio, nel senso conti nuo cli responsabilità e di autovigilanza che debbono esercitare, canse molteplici L1i dissol vimento, o di perturbazione della per-
os:,;ERVAZIO!,I SOPRA 243 l·ASI DI ALIE:-IAZIO~E )IE~TALE, ECC.
21
sonalità, più d'ordine psichico che nevrotico, così come tendono molto di più al suicidio, a gomiglia.nza. dei sott'ufficiali. 1'ale predominio si rileva pure dal confronto che fa il Lòglio per le sue cifre: 2.13 per 1000 di forza annua per i caral;>inieri, 1.93 per le altre armi, 5.6 per 1000 in blocco per le guardie, facendo notare però che fra d i queste molte nou ai riscontrarono pazze, ciò che ora meno di frequente avviene, per il maggior rigore nell'arrolamento, e sopratutto perchè meglio studiate, e giudicate, nei nostri ospedali, senza che occorra, per molte di esse, l'accertamento del Manicomio. Per le riforme in tutto l'esercito perma11e questa al ta quota dei carabinieri, nelle psicosi più ancora che nelle nevrosi, con l ,'.! di suicirli d i tntto l'esercito, mentre la loro forza complessiva"corrisponde a cir,'a l '0. Alta Ia cifra. degli ufficiali, ,,;oprat utto in rapporto all'effe tti vo; di essi, i 2/3 circa. sono costituiti dalla demen;,.a paralitic[l,, 1/3 dalla panmoia cronica tardiva. sistematizzata. 2. E veniamo ora alle ,·arie forme morbose riscontrate : _J) Abbiamo trovato 13 casi cti demenza parali tica, cifra es:igua in sè stessa, ed in raffronto al periodo sturliato, ma che diventa notevole se si pensi che, relativamente all 'effettivo d i forza, rnppres.enta una qnota elevata, essendovi compresi soltanto ,3 sott'utliciali (2 di carabinieri, 1 delle guardie di città), ment.re i 10 rimanenti sono t utti ufficia.li; ma ancora più notevole appare se consideriamo che parecchi ufficiali ammalatisi, che io ricordo per averli studiati e giudicati n<'i 10 anni di servizio nell'ospedale militare cli Roma, non fi gurano fra le storie cliniche del Manicomio: essi fnrono messi iu aspet tati s;a, e poi a riposo, ritirati dalle famiglie, posti in case di salute o condotti ai paesi natii. Così pure si trova.no, nei 1:1, 2 soli casi di taboparnli.:;i, mentre in 10 anni io solo ho visto nna d ozzina a lmeno di tabetici, dei quali non si conosce l'esito ulteriore, e ;;e complicati:a:i a fenomen i demenziali; mentre di tre o qnatt.ro taboparalitici curati nell'o<;pedale, il nome non figura fra i manicomiati . Dunque quota. asse.i eJ1, vata fra gli ufficiali · espressione sol tau to della sifilide contratta nell'età giovauile? dobbiamo m<'ttere in ciLm po l'altro fattore, o complesso cli fattori bio -mesologici che i fran cesi riassumono nella parola civi:li.sation? L'argomento è ancoril. assai d iscnsso, e le nuove prove e reazioni biologi che l'hanno ancor cli più co m plicato, ed agitato, senza risolverlo. È certo che molti militnri prendono la sifilide, ma di essi pochi divengono clementi paralitici: negli ufficiali la proporzione è assai pit'.1 elevata che nou fra i soU' nfficiali, i carabinieri e gli impiegati d'ordine che dai primi pro\·en1;ono : ma. è indubitato, altresi, che nell'anamnesi <li molt i parali tic i, aHch0 rii
2±
O'-,<ER\'AZ!O:S:I :-!11'1/A 21:I <'A"{ DC .\LIE:,.'AZlO:,.'E ME~T.\LE, E 1~c.
condizione mentale non ele,ata, si t,ro,a una si l-ìlide aequ isita sotto le armi, e, spe~so, una infezione sifilitica in apparenza as;;ai mite 1Fournier), con poc·his-;ime e fugal·i manifesta7.it,ni visibili, od ancl1e ignorat.a! .:\fa è anche da tener conto dei fattori esaurienti del la viLa ui ilitare: la fatica fisica, la disciplina, i contrasti emotivi, il snn11é11(1ge mentale e morale, il senso acuito della propria responsabilitù moltiplicato diii tanti controlli superiori, ecc. oltre alla influenza dell'ah:oolismo e delle disposizioni neuopsicopati che. Comunque, rimane l'obbligo scic>ntific:o ell umanitario di sottoporre a cura razionalmente rig<1rosa i militari sifilitici, ripetendo la cura periodicamente, e d'autorità., come il :\lancini brillantemente e"poneva, sul fondamento degli ammaestramenti pratici chd Fournier. Il 60Cì, di cui buoni risultati si hanno di già nelrospedale di Roma, pot1·à forse - distrnggendo lo spirochoete - scemare molto la frequenza di q neste manifestazioni metasifil itiche la. di cui freq ne11za si ripete in tutti gli eserciti, come insegnano le ,arie statistich<:' sanitarie milit.ari . Infi ne, allato a q nesti casi di paralisi progressi rn, ved iamo no minato l ca,;o di lue.,; cerebl-i o .~ifìlide ce>·eln·ale diffusa: nella statii:tica del L ògliono è comprnso rure 1 caso al lato a 4 di paralisi. Il Ladame specialmente in,;iste sulle differenze tra questa forma e la paralisi, e sui casi che egli avrebbe osservato - veramente pochi - egli fonda le differenze cliniche per il fatto che, nella lues cereb1·i, si hanno:« attacchi epilettiformi con lesioni residuali permanenti, lesioni a focolaio rnriamente localizzate, s,ilnppo della malattia a p o111Jsées e stabi lirsi definitivo del processo, conservazione delle funzioni intellettuali, della no11ione <lellH- propria persoualita, positivi tà ddla cura :specifica ; - anatomicamente, lesioni molto simili alle paralitiche, oltre alla endoart,nite obliterante ». Altri però negano tali diifferenze (Fis1:her nel detto Congresso), e l'avyicinano alla parali si a focolaio 11el Lissauer, che può anche essere, io penso, una associazione delle rlue forme, di cui nna cede alla cura, mentre l'altra se ne danneggiii; il caso che sopra ho citttto mi dava tutta la impressione clinica della lues cerebri, e, per i fatti ipomaniaci, e nei perioLli euforici, sembrava n on avesse l'impronta di un gra,e decadimento; ma ciù per povo, perc:hè, dopo, la demenza era chiara ad un esame p,-icologi1:o minuto e il decesso tolse le ~peranz~ del fatto sifilitico, con frrmando il primo sospetto diagnostico. S'intende, la dillicoltà differenziale si trova dal punto di vista clinico; isto-patologicame11te, secondo la relazione CerletLi al xr,· Congresso freniatri co cli Perugia (maggio 1911 ). in segnito alle indagini profonde, seriali e sistematiche, dell 'Alzheimer e della sua :=;cuola, le d ifferenze sarehhern chiare "' ~peC'itìche.
OSSF.RVAzro::,;1 SOPRA 24/l CA:-I DI AI.U::XAZI0.'i ll: MJ.;:XT.U,E, E C'f'.
25
TABELLA.
Jl,
Militari <'ntratl 1101 1111111le-0111lo provlnclalr di Roma dl~tlntl sPcoud'o la forma morhosa .
FOll ~l.\ Monno,u
OlAG:\OtiTIC.\T A
;'\lllll
Paranoia alluciuatorio acuta (su hnse di JdiciC'n7.n ?)
(I
o de lirio / P a ranoia \ . . allucin11torio (su l,ase alcooliC'a) I o ps1cos1 1
I()
Confusione allucinatoria (e de111en1.a 1:oniuso) o 11mcn1.ia o rn,mio confusa
li
E pilessia.
1;
Paranoia ipocondriaca (s u bose ini beeillesca o Slttto dtipr<'ssivo con delirio pnrano ide) Convulsioni isteriche -
I s terismo.
P3icosi transi1 o ri11 (equin,lent e e,nicra nico su bnso isterica ecc.. equ ivalente istnico, ccc·.).
-1
)lanìa ed eccitamento maniaco (degonomzione p sichica ) o demenza con 111anìa, e<'c.
s
Demenza paralitica prog ressiva (o tubo-paralisi). Disirenia cefolalgica (e su base i~torica)
.:;
Stato maniacale (e con nllucinazio ni)
l
EcC'itarnento da alcool su del,olez7.a mentale, ed ebhrez,,a patologi~a
3
Intossicazione cloromorfìniea Stnti di eccitamento patologico ~u l>nse d\·~enerntiva o di defìcieuw Stato st11poro~o (rin a llucinazioni ? o post-infotti,·o) Delirio allucinatorio in dcgonornto, o p11.rano idl'.
2
Cvrea ister i<.'a . F renMi sensoria Parnnoia persocuto rin
Il
Paranoia originaria o stati d'C1ccihrn10nto sn cnratLe re paranoicalo
.,
Pazzia ed imbecillità morale (o dolinqoem.n natn Sll base ~pilettica ?1 . St11ti so,:-nanti e crepuscolari i:,pile tt.i<'i protrntti. coniusiom1li (psicosi epilettica )
1:s
S on constata ta psicosi o simulazione di pnz1.ia.
17
l steroepilc.ssia con equivalenti psil'hici .
\)
P sicosi isterico, od allucinatoria su bnf<e is t erica
4
Psicosi alcoo!i<.'a . Demenzn parunoide o con stnti d \~cciul,-.-,ento L u!'~ c,erehri
!J
26
O~~ERVAZJONI SOPRA 243 CASI DI ALIEXAZIO:'>E ME:',TALE, E CC.
B ) PARAXOIE. -Sotto questo nome sono considerati un forte numero di casi : nella mia !ltatistica ben -13, in q nella del Lòglio 18; ma, una. prima distinzione ne separa 18 delle mie, 11 del Lòglio, di forme acute, e fra le croniche altre divisioni riducono il numero dei miei casi a 9 della così detta paranoia persecutoria. Invero, le significazioni sintomatiche riguardano l'una o l'altradelle parvenze ed aspetti clinici che nei singoli casi più si affermavano, o si imponevano all'osservazione. Così, nella mia statistica, troviamo : a ) 6 casi di pa1·anoia allucinatoria acuta, di cui alcuni su brue di deficienza; b) 11 casi promiscuamente appellati ,·onf1isione allucinatoria, o amenza allucina toria, o de111e11za 1·on(usa, o manìa confusa ; c) 4 casi di -~·tato depres.,~h:o con delfrio paranoide o di paranoia ipocondriaca sn base i m/Jecillesca ; d) 2 casi di delirio allucinatorio o paranoide in degenei·ato; e) 3 casi di parcinn-ia oriqinaria o stati di ectita111er1to sn cm·atte1·e panrnoicale; {) 9 casi di demenza., p aranoide o con .~foti di eccitamento - (in 2 di q uesti casi la diagnosi era d i .gtato dep1·essi1Jo, ipocondricico, con tenclenze pm·anoidi, in 2 a lt.ri vi erano atf(,qgù,menti catatonic1). Soltan to è da osservare che probabilmente qualche caso della categoria h ) nE:ppure apparbene al quadro della demenza precoce, ma a quello della psicosi maniaco-depressiva, o rappresen ta uu equivalente psico-ep-ilettico (stat.o crepuscolare); e cl1e forse si potrebbe tonere staccato uno almeno dei casi della cat egoria d), se verameote, come alcuni pensano, gli episodì p;:icopatici dei degenerati hanno un posto a. sè, e non siano invece formo particolari d i equivalen ze psico-epilettiche.
Riguardo al la for ma cli nica, diHìcilmenLe si può fare un confronto fra questi casi e quelli raccolti dal Lòglio, tanta confu~ione terminologica esisteva prima delle innovazioni Kraepeliniane. Egli, seguendo Schlile, distingue le para11oie in acute, croniche ed originarie; a quest"nlt ime due categorie, raggruppate illsieme, appartengono 7 militari ; l"ggendo le r elative storie clinicho, a me pare che il 1° caso lparanoia originaria) entri nella demenza parl'.l,noide; il 2, nella paranoia. cronica sistematizzata ; il 3' pure nel la clemenza paranoide; il 4° è un ebefrenico vero, con stati d i eccitamento (forma ebefrenica della demenza precoce); il 5" è nu paranoico cronico sistematizzato ; il 6 ' nn demente precoce ; il 7°, infine, sembra pure un paranoico sistematizzato. Per g li 11 casi rlelle forme acute, n n osarne accurato sulle storie cliniche mi fa pensare che: il 1° caso appar tenga alla demenza precoce con stati di eccitamento; il 2 ' pure ,.forma catatonica) ; il 3 ' potrebbe essersi iniziato con una psico-;i cefalalgi,'a, che ha accelerato
OSSERVAZIO:SI SOPRA 243 OASI DI ALJE:NAZIOXE llE'.'-T.-\LE, ECO.
27
lo scoppio dei fatti demenziali; il 4° forma ebefrenica della demenza (paranoia originaria di alcuni) ; il 5° è un caso di demenza precoce frenastenica secondo Tamburini ; il 6u è un caso di allucinosi alcoolica su ba.se isterica. degener ativa; il 7, credo sia, come è detto nella storia, nn et.SO di psicosi allucinatoria acuta post.infettiva; l' s~forma ebefrenica. della demenza precoce; il 9° rientra nella forma segnata dal Tamburini; il 1~ è pure una forma ebefrenica; infine l' 11° pare un psico·epilettico, su fondo degenerativo. Anche qui si ripete l'o,iservazione elle noi ora possiamo trarre come risultato degli studii psichiatrici nei soldati: in essi prevale grande mente da una. parte, la degenerazion~ e l'epilessia, strettamente congiunte nel valore d'arresto e di deviazione evoluti va, e la demenza precoce nelle sue varie forme, dall'altra, come espr<;ssione di involuzione bio-psichica della personalità, discretamente sviluppata all'inizio, ma in taluni casi anche di valore frenastenico. C) ErIL:E:SSIA. -
E questo, come dicevo, il grande problema della
psichiatria militare, che strettamente si riannoda a quello vastissimo. della degenerazione. La profilassi morale, in molteplici modi esercitata, oggidì è del tutto insufficiente, se è possibile che parecchi individui ammalino persino di forme vesaniche vere e proprie, cli natu~·a comiziale, al di là del tipico attacco motorio, che hl'I. valore sociale e medico-legale assai più scarso. l\Ia, seuza rientrare nella discussione generale dclPe.rgomeuto, una corsa rapida attraveJ·so tutte le sto1 ie cliniche, cou brevissime considerazioni sintetiche, varrà assai meglio per prospettare luminosamente tutti i lati di questo formidabile problema della degenerazione umana. Il Lòglio ha 23 casi, che opportunamente distingue a seconda che l'epilessia. fosse stata dichiarata, oppur no, in antecedenza ; questi ultimi sono 12, vale a dire che per una metà i medici militari non avevano sospetto del morbo nasco-;to nella tessit nrn, del sistema nervoso di questi soggetti. Però, stndiaudo le storie, ben fa il Lòglio a rilevare tre serie di fatti c he, con una organizzazione psichiatrica preventiva razionalmente ordinata come noi la proponiamo, non potrebbero a meno che interessare fortemente l'attenzione del medico reggimentale, almeno q nanto basta per un invio iu osservazione del presunto nevrotico; e cioè a dire: 1° In 8 casi è notevole l'ereditari età. morbosa, p icopatica, nenropatica. od alcoolica. (madre, fratello e sorella epilettici; madre epi lettica e zio paterno alcoolista.; nonno materno alcoolista, due zii materni epilettici; padre pellagroso, madre con vn lsionaria; padre alcoo-
23
o~:-;ERVAZLONI SOP!l.\ 243 CA-i[ 01 ALIEXAZIO:--f: MEXTALE 1 ECC.
lista. madre e sorelle connt!sionarie; nonno paterno e padre pazzi cla alcoolismo, madre impetuosa ed irascibile; ayolo, a·rnle, prozii, nonni, zii, genitori, con qualche alterazione psichica o nervosa, frat elli bevitori e rachitici; padre alcoolista, madre nevropatica, asce tica, epilettica, uno zio, una zia ed un fratello morti pazzi, una ,;orella rico..-erata n el mauico1uio); - in altri 8 casi 't'i è pure qualche cosa di ereditario (padre alcoolista ; genitori alcoolisti, madre cefalalgica; vari i parenti morti di emorragia cerebrale, altre tre ,;uicidi; maclre irri tabile, padre ,iolPnto e strano; padre emc,ti,o, zio paterno dehnqnente, fratello alcoolista; madre convnlsionaria e cefalalgica; zio paterno pazzo e poi suicida, un cugino ha tentato il snicill io; zio paterno pazxo: padre alcoolista,) - soltanto 7 hanno eredità ncgati,a. 2" P arecchi di essi aYeYa110 precedenti nenotici, o nenropatici in gE1nere, prima di ...-enire alle armi, e precisamente, tlei primi 8 a gra...-e eredità: uno anva, dai lG ai 18 anni, accessi di petif ma.!; il 2' dai 12 anni andarn soggetto a convulsioni dichiarate epilettiche; idem il 8° sin dai 7 anni: il 4' soffriva di convulsioni e Yertigi1ù con caduta e perdita di coscienza sino ai 14 anni; il 5' era riconosciuto epilettico prima di arrolarsi guardia di città; il 6' andava incontro ad accessi di piccolo m ale: il 7°, di car, ttere strano, soffri ,a di accessi epilettici genuini: infine l'S' era epilettico vero sin da piccolo. Degli altri 8 ad eredità m eno grave: il 1 ' era ritenuto epilettico siu d a piccolo; il 2" Na interrniUentemPnte cefalalgico; il 3° epilettico sin dai 7 anni; il 4n soffrirn di piccolo male; il 5° avern, talora accessi con~nlsivi; il 6·• da ultimo andava soggetto ad eccessi di petit mal; il 7, a vertigini con perdite fugaci di coscienza; l' 8° fu altre volte ricoverato in case cli salute per disturbi nervosi accessionali. Infine, tra i 7 ad eredità ne~ati,a, nno da,i 4 anni soffriva di convulsioni epileUiche, un al tro dai 7 a1111i, un altro era vertiginoso, e così pure un quarto in seguito a grM·e trauma del capo, ed un quinto - dopo una gra...-e malattia febbrile <·on clelirio - più volte andò incontro ad i mprovvisi impulsi a commettere stranezze, con amnesia cousecutiYa; 8~ Quasi tutt.i preseutavauo note somatiche degenerative, benchè alcune non molto noteYoli, possibilmente note ant iestetiche, dismorfìche più t he di significato morboso (Sommer) (naso camuso ed obliq no, gonion e zigomi spnrgenti, disfatnia o progeueismo, orecchie piccç,le, differenze trn la grnnd~ .apertnra e la statura); prernlente però Lu plagi,>prosopia, accompaguata, o non, da plagiocefalia; 4° Per i precedent,i sociali si ritrova.: in u no, ferimento ad uu cc,mpagno; in un secondo, n.l,n.~o d i ,ini, tabacco e piaceri sessuali, ed
OSSElffAZIONI so.PRA 243 CA$I 01 ..\LIEX.\ZTu ;,,E M EX T A.Lls, E CC.
2!}
accessi sonnambolici in seguito a forte spavento; un terzo, docile e mite, verso i 17 ~nni divenne strano, irritabile, ,iolento; un quarto era dedito all'onanismo ed alla lettura vorace di roman;,.i, misantropo, fantastico, volubilissimo; un quinto ave-va provato due forti spavent i, ed era impressionabilissimo; un sesto iclem; un settimo , feroce mastur· bat01·e dall'età di 7 anni; altri 4 ebbero gravi traumi cranici; un altro era bevitore forte, onanista, violento e prepotente; un tredicesimo fu in carcere per tentata violem:a carnale, da ebbro; un altro discolo e irrequieto; altri due erano misantropi, ipocondriaci. Notevole, cioè, è la importanza del trauma grave alla testa, o di una forte emozione, per provocare od accelerare ed aggravare lo scoppio dei fenomeni nevrotici. D'altra parte, oltre ad una certa· stra.nezza di carattere in ta luno, alle tendenze misantropiche d i altri, e ad accessi venerei - specie dell'onanismo - per altri ancora, in genere non si sono riscontrati gravi precedenti familiari e sociali. È però notevole il fatto che, dei 2H soggetti, ben 16 si sono arrolati spontaneamente e per lo più prima dei 20 a.uni, 11 quali guardie d i città o di finanza o carceraria, 3 carabinieri (dei quali 2 di leva), un volontario ordinario, ed 1 alliern sergente, giungendo fino al grado di furiere: probabilmente la tendenza alla vita militare avrà potuto aver una spinta dalla anomalia, o morbosità, del carattere, insieme alla condizione di disri.gio econQmico in cui spesso gli anomali si trovano, perchè meno capaci di attività metodica, precoce, proficua, e quindi meno atti ad una professione o mestiere sociale per cui si richiede una particolare preparazione sin della adolescenza. 5° Infine sono interessanti una serie di r:onstatazioni che noi possiamo fare scorrendo quelle storie cliniche, in rignardo alla attività sociale dei soggetti ed ai loro rapporti disciplinari, per la loro importanza nella. medicina legale militare: uno, d'indole mite, si fece di carattere irascibile· dopo poco tempo dal servi,.io, e tentò a riprese di suicidarsi; punito più volte, si allontanò 4 giorni dalla caserma,
trascorrendoli in un albergo con una amante; condotto in carcere, ebbe nn periodo clastico e di agitazione psiconervosa; dopo, trovata l'amante con altro uomo, li prese a rasoiate (volontario, guardia di città); - un secondo tentò più volte di suicidarsi (soldato); - nn terzo, carabiniere, già condannato a 30 giorni di sala di rigore per avere, ubbriaco, risposto male al brigadiere, 4 mesi clopo, a bbastanza ebbro, eccitato dal sole e cefalalgico, si mise a correre, e d'improvviso si sparò in bocca, cadendo a terra delirante; - un quarto (soldato) alle ore due dopo la mezzanotte, essendo di sen tinella, credette vedere due persone che, armate, si avvici11avano a lni per ucciderlo, e
30
OSSERVAZIO XI :-Ol'RA 2J;} CAST DI ALU::NAZIOXE MEh"TALE 1 ECO.
sparò un colpo a mitraglia in quella direzione, colpendo il muro dirimpetto presso l'ombra di un fanale; - un quinto, finanziere, bevitore forte, ed autore di varii piccoli furti tutti in un giorno, in cui era as-;ai cefalalgil'o, alla sera fu culto da intenso accesso epilettico: - un sesto, in ossern\zione nell'ospedale militar0, ebbe un accesso dastico 10aniacale ((111·or epilepticus); - un settimo, carabiniere, dopo un servizio notturno, si sYegliò di soprassalto, angoscioso e lagrimando, con sub-delirio di autoacc usa, e poi se ne fuggì per le vie in istato di sonuambulism<> epilettico; - un ottavo, guardia di città, d'improvviso gettò dalla finestra tutti gli oggetti della. sua stanza, con discor..,i incoe;,·enti; - un nono, a, 18 a~ni, poco dopo arrolatosi, onanista dai 7 anni, commise per futili motivi grave insubordinazione, schiaffeg· gia_ndo vari graduati, e minacciando di uccidere un sergente i dopo i 4 anni di reclusione, pii1 volte tentò snici,la.rsi; - un decimo, guardia di città., più volte punito per ebbrezza. alcoolica, in un accesso vertiginoso cadde da nn secondo piano, frntturandosi un braccio i dopo, ancora punito, ebbe accesso furioso, con alluci11azioni visi~·e terrifiche e zoopsiche; - un undecimo, finanziere, di piantone, d'improvviso 8parò un colpo di mosuhetto, dopo di che si mise a correre, esaltato, gridando« ai ladri>: - un altro, a gra,e eredità morbosa, pit1 volte traumatizzato al capo, be,·itore, subì 5 an111 di rt>clusione per avere ;;chiaffeggiato un ufficiale, per futili motivi; uscito dal carcere, ebbe accessi epilettici, ed un periodo di con fnsione mentale (29 anni di età) : - una guardia di città, cli pessima condotta (con periodi di a.~senza im pulsivi 1), appena notagli l'espul:iione dal Corpo, ebbe un pe· riodo protratto d i frenasi epilettica.; - un altro ancora, finanziere, tre volte tentò suicidarsi per avvelenamento e per precipitazione; linalmente un quindicesimo, soldato, mite ma misantropo, d'improv,iso commise atti gravi di Yioleuza contro i compagni ed i graduati (mancato misdeismo). Un'altra constatazione as,ai importante è questa: il manifestarsi della psicosi epilettica non accadE.'I sempre ai primi urti del nuovo ambiente, come per i soggetti La cui condizione ne vrotica è appena sopita, ed instabilmente latente; per altri invece passa del tempo più o meno lungo, talvol ta dopo un cer to periodo di relativo adattamento alle nuove condizioni di e:-istenza, oppure dnpo delle intertezze adatti\·e1 manifestando i soggetti in vari e espre!$si,ini di condotta la l0ro d eficiente plasticiLà accnmodativa. Vale a dire che, per alcuni, in cui è av,enuto il ristabilirsi ,li equilibrio psiconervoso od una reintegrazione d e i lega.mi intercellulari, occorre un certo periodo di ruminazione mentale, nell'oscuro dell'ineosciente, e cioè nella tessitura stessa del si-
OSSER\'AZIONI SO PRA 243 OASI DI ALIE:NAZIONE ME NTALE, E CO.
31
stema, per a,ere di poi lo scoppio delle forze tensive lenta.mente cumula.te, ed arrestate nel loro ampio fluire lungo le vaste reti anastomotiche del tessuto nervoso; oppure, in certe condizioni particolari, auto ed etero-tossiche, defaticanti, emotive e simili, per cui il sistema si degrada, speciali contingenze occasionali (col po di sole, éontrasti discipliue.1·i, punizioni ecc.) dànno lo stimolo per lo scoppio di un accesso nevrotico, o psico-nevrotico). Così vediamo che le prime manifestazioni francamente morbose, nei 23 casi del Lòglio, avvennero : per 2 dopo pochi giorni; per 6 tra i due ed i cinque mesi; per 1 d opo 22 mesi; per 11 dai due ai cinque anni dopo l'arrolament,o; infine per 4 tra i sei ed i dieci anni (cli quest,1 ultimi dne avevano sofferto 3 anni l'uno, 4 anni l'altro, di reclusione militare). Ma dobbiamo anche riflettere che ciò non dimostra quale sia il tempo occorrente, in media, perchè avvenga lo scoppio di disturbi epilettici nei soldati: qui noi parliamo di pgicosi epilettica, non delle forme convulsive, le quali esplodono assai prima, in genere nel 1° anno del servizio, e sopratutto nel l'l semestre, come altrove ho dimostrato. Certamente occorre d i più e qualche cosa di diYerso per aversi invece ]'esplosione psicopi lettica, in cui certamente sono maggiormente interessate le funzioni superiori della mente, che dall'episodio acuto restano di più indebo lite e turbate. a dunque, molti, per lo meno, di questi 23 soggetti, potevano essere selezionati, sia preventivamente mediante acci..rate e documentate informazioni anamnestiche, sia durante i primissimi tempi del ser-
,izio, e per mezzo delle dette notizie, e con l'osservazione ed il rilievo - a.I loro giusto valore - delle mancanze ed anomalie di contegno e di condotta: in ogni caso tntto ciò sarebbe bastato a mettere il dubbio, e lo scrupolo, nell'animo del medico reggimentale, per il pronto e doveroso invio dei sospetti all'ospedale, iu os,,.ervazione. Pnr troppo qui vi è ancora molto da fa.re, per la razionale organizzazione di un buon servizio psichiatrico nell'esercito, q uale io ho traccia.t.o in altro lavoro. Tuttavia. qualche cosa si è fatto, e, per riflesso sopratutto dell'enorme lievito intellettuale seminato dalle dottrine del Lombroso, sia. da parte di taluni ufficia.li medici specialisti, sia perd1è, ormai, la atmosfera è impregnata degli affluvii delle nuove idee positive, la eliminazione si va facendo sempre più attiva, e con più larga concezione delle forme anormali delle att.ività umane. I nvero, di fronte a. 23 casì raccolti dal Lòglio nei 4 anni di ricerche, stanno i miei casi, del periodo di 16 anni, ammontanti appena a 33 : le d ue cifre sono così eloquenti, che non occorre spendervi parola.
32
OS!-ERVAZJO~I SOPRA 243 f'A.-;I DI .A LIE);AZJONE ~IE.'-TALE, E CC .
Non solo: ma le notizie anamnestiche, sempre utili per richiamare particolarmente l'attenzione del medico, (lavano minori insegnamenti, perchè, in genere, i casi non elim inati sin dalle prime visite sono meno accentuati, meno voyants direbber o i francesi. Difatti, dei B3 casi, soltanto 14 {42 °~,) avevano precedenti morbosi ereditari, dei quali 6 (18 %) di media importanza, ed appena 8 (24 %) gravi, evidentemente selezionabili sin dal principio in seguito ad osservazione ospedaliera - (fra i 23 del Lòglio 35 % con media eredità morbosa, 35 % con eredità grave, totale 70 %). In secondo _luogo dei 33 soltanto 3 ebber o convulsioni da giovani (9 % - del Lòglio 54 °.,); 8 avevano carattere discclo, irrequieto, nervoso, ecci tabi le (24 °~ - rispPttivamente 66 <\,), O uel totalo avevano ca ttivi precedenti familiari e soeiali, essendo pregiudicati o della mala vita, di carattere violento 127 °~ - risp. 70 °;,) i 1 ebbe gravissimo trauma cranico in tenera. età. P er tali individui, dal punto éli vista medicolegale, soltanto per i 3 potevasi provvedere; per i pregiudicati ed anomali, nou co11vu lsio11ari, ocrorre invece tutta una trasformazione nel sistema del reclutamento, nei riguardi della selezione morale degli anomali, che fa. parte d i una necPssaria uovella organizzazione psi chiatrica dell'esercito, in quanto si tratta di individui degenerati, imbecilli morali, in cui per cause varie, dal fondo di epilettoi.Jismo, sorgono gli episodì acuti pazzeschi, cosi poricolosi ali a vita coll ett.i va. Ancora: dei 33, soltanto 8 avevano delle stigmate degenerative somatiche di una certa importanza, tali da richiamare l' a ttenzione dell'osservatore (24 °~ - risp. 82 °;,) ; 8 ebbero gravi e numerose punizioni disciplinari ; 7 durante gli accessi avevano tendeuze itlle fughe e ad evadere (forme procursive, subconscie alcune, incoscienti altre); 2 tentarono il suicidio; 11) presentarono fenomeni clastici e fatti impulsivi gravi ; fra tutti costoro, 8 commisero insubordinazioni p iù o meno gra,i, con vie di fat-to, durante una fose psicoepilettica, od in una impulsione violenta rabbiosa; 4 presentava.no analgesia cutanea totale nel periodo interaccessionale. Ma il fatto più grave si è che ben 6 di essi, cioè q uasi 115 del totale, spararono d'improvviso, col fucile o col revolver, all'impazzata, o contro visioni, o contro persone (mi.c;deismi mancati per fortuna) : ed è tanto pitt grave la cosa in quanto ben tre di essi in nessnn modo faceva no sospettal"0 un simile episodio morboso, perchà d'indole mite, di buoni preced enti penali e sociali, e di cui due carabinieri, ben disciplinati, i q uali, eviden temente, furono turbati d'improvviso da allucina;,;ioni visive di persone, aggressive orl in fuga, ed essi spararono con tro le ombre proiettate nel!' ambiente dal cervello sconvolto, con gravissimo pericolo altrui!
0S:-ERV.~ZIONI SOPf<A 243 CMJ 1H ALIE:-IAZIO:,iE ME~TALE1 EC'C.
33
Ed ecco ora, brevemente, questi 33 casi: 1° soldato artiglieria, di Foggia, anni 22; padre bevitore, madre epi lettico. dai S5 anni, 3 sorelle epilettiche, ottima coudottii e socievole da borghese, non convulsionari(I da milito.re; dopo una emozione, obnubi lato, sognante, incoerente per molti giol'Di; presenta note degenerative (rimane il dubbio, dalla lettura del1a storia, c he possa essere un demente precoce). 2° soldato bersagliere, di Pemgia, anni 2 1, padre demente pnrnlitico, zio pate rno idiota, un fratello riforma to per idiotism.>, bevitore, iras..-:ibile; insuliordinazionc, nel carcere preventivo si iniziò confusione, con agitazione e clastìe; nell'ospedale stato di eccitamento furiot;o con tendenze violente e clastomani; al Manicomio s i mostrò pericoloso, sprezzante, violento, minacciando <li uccidere; 3° soldato fanteria, di Voghera, anni 27 (reniten te), laliorioso, mite, dopo essere caduto in un pozzo, rimanendovi per 8 ore, prima di venir s alvato, accessi di delirio furioso, preceduti da anrn cranica. con tendenze a fughe, con verbigerazior:,e confusa, e recita di versi; accessi 1-2 volte a.I mese. 4° soldato t'anteria, volontario, di Perugia, anni 20, istruzione superiore, irritabile, indisciplinato, squi librato; qualche idPa grandiosa, facilità di carpire denari agl i a.Itri, o di far debiti, in pl'iµ;ione stato ipomaniaco, poi stato crepuscolare, semicoufuro, con idee delirnnti monotone, forte ipoalgesia cutane11., tendenze si mlllatrici, ana.ff'ettività, acredine verso la famiglia, spunti paranoidi. 5° carabiniere di Perugia, 2:3 anni, volontario, modesto bevitore, enuresi sino a Hl anni, assai vivace da giovane, ,3:3 mesi di buon servizio, ma. da qualche mese facilmente cefalalgico, e t·on fugac i vertigini oirni 7 giorni; 6 giorni dopo una lotta. con un pregiudicato, cominciò ud e~,;er serio, taciturno, a passeggiare auto1DatiC'amente, poi, d'imp1·ovviso, inforcato un cavallo, si lancia a corsa impetuosa per la. campagna, gridando che lo JHendeYa e sparando revolverate, dopo, piangente; sconnesso, allucinato (vedo il ladro che fogge, lo insegue, non corre abbastanza, lo vuole s parare). (psicosi isterica, iperall11ci11osi ?). 6° solda1o, di Aversa, 2:t Rnni, da ragaizo eccitabilissimo ai ri mproveri, asimetr ia cran iofacciale, negli ultimi mesi coHvul~ioni notturne (?); d'improvviso allucinazioni e tendenze clt,stiche. 7° allievo carabiniere volonta rio, 1S an ni, di Urbino, buona conrlotta. in 7 mesi, 8 g iorni dopo la parotite, d'improvviso stato di eccitam<)nto, allucinazioni visive terrifiche, spunti ipocondriaci pnrnnoi<li, violenze impulsive; 8° !<O]dato fanteria, 21 anni, di Ca tanirt, epilettico da giovane (?), pessima condotta sociale e militare, varie condanne per furti e pregi uLlizì peunli, per incendio doloso, porto d'armi, poco laborioso, gi:~ in c11.se di conezione, donde una volto. evase; soldato irrequieto e turbolento, talora taciturno; uc g iorno s'armò d'improvviso col fucile e spal'ò 8 colpi, senza cl a uno ; note degenerativo varie (fronte bassa e rugosa, diastemi dentali, faccia larga. asimetrica, orecchie ad ,rn~a); dopo aver sparato, sta to confusionale con impul;ai, 9° soldato fante• ia, detenuto. di :\li Inno, 23 anni, di cn.rnUero oscillante, con periodi di eccitabilità; per rancore ag~redi un caporale, proditoriamente; f\ anni di reclusione militare con la semiresponsabilità; forte impress ione de lla. condanna donde S tentativi di suicidio per stningolamenlo e per precipitazione, ed arcessi di cardiopalmo (si no a 160 battiti a l l', con ansia respiratoria ed emotiva (equivalenti); poi per 6 giorni siw t'oho, cont'nso, incoerente, stereotipo, scoppi d i r iso e di pianto rumoroso senza ca.usa apparente, goffaggine di atti, propos iti di venJ -
Giaruale di med i ; ì11<i m.illl<11·e -
fase. 1-11 ,
34
o;:;::,:ER\'AZlO:NI SOPRA 24-3 CA$I DI ALIE:S:AZIONP.: MEXTALt, ECC,
detta assur,la i ipoa.l~esia. diffusa., notevole i abol izione del r iflesso iridoalgesico; poi attacchi convuls ivi isterici (stato depresf<ivo ed attacchi d'impulsività su fondo epilettico, caratte1·e isterico). 10° solda to bersagliere, di Napoli, della mala vita, pad re alcoolista, morto di emorrRgia cerebrale, da ragazzo discolo, turbolento, mutevole, tardo; io casa di correzione, p i ÌI volte condannato per reati di violenze; precoce nell'alcool e nel coito, 3 anni prima sifiloma; al Corpo indisciplinato e svogliato, con escandescenze facili; un giorno in un vero accesso maniaco e pnntocle.stico stava per colpire un ufficiale; nel Mnnicomio stati maniacnli. o depressivi epilettici, o di sempl ici irr itA.bili tà in cui inveisce per cause minime, 11\inaccia, insulta : faciliti\ al 1·ancore, Yertigini con arrossament o dol volto. 11° soldato ber~agliere, d i RomR, non i Z2; due ann i primn si6loma, svogliato, scorretto, facile a litigare, impuls ivo, talvolta manesco, molte volle punito; una condanna bot·ghese per reato di v iolenza, io licenza su di una piazza g r ida, s manie Pcbiaroazzi; f'i spogliò nud9, allucinazioni visiYe, acustiche, mutismo, d'improvviso impetuoso, violento, ch1sti,·o; temperamento crin,imde, propositi d i vendetta contro di u n capitano (allucinosi acuta da a lrool su base epi lettica, all'ingres!'o, diagnosi provvisoria: delirio paranoide a tinte persecutorio d a a llucina zioni, stati con fusi o delirnnti 1tll ncinatorii su base di deficienza m entRle e di ister ia, ak,ool ismo pregresso). 12° allie\·o carnbiniere, anni 2::?, di Chieti, pad re 11lcoolista; fumatore, dopo lJ mesi di servizio, Cf<sendo stato punito, (·bbe vertigine e caduta, rinvenne all'ospedale, tornato 1,\ Co,·po, si r ipeterono le vertigini, con insonnie., timore di veleno, v i~ioni; d'improvviso s i mise a coJTer e all'i mpazzata per la scale. gridando, bestemmiando, in cerrn della seio.boln o del furile. 13° guardia citti,, 21.1 a nn i, di Nupoli, zio paterno pazzo, una sorellit convul.~ ionaria, un'al t ra m elan ronica. padre alcoolista e sregolato, bevitore, poco disciplina to, varie punizioni, in 6 mesi cambiato G volte di brigata, legge ro111anzi, è intelligente, s postat-0 socia le arrolato~i per vivere; vertiginoso, sen za caduta; da ultimo 4 assenze del Corpo; eccitabilissimo, talora con sc11,tti improvvisi di collem, furore, clastie: lacune rnnestir.be, t nlo1·a ;;tati nnsiosi i spesso cade dal letto di notte, tah·olta si trova lahbro e lingua morsiMti, s,)gno. scen e di sangue, uomini rossi , iuccnd ii (C,J Ui\·rdcnti). 14° soldato di fan te ria, di T orino, anni ~:2: padre alcool ista, madre id ropica; emigrò e. 14 anni e visse solo, lo ,·olte vertigini, 1 volta con cadut11.; incosciente, ounnista forte sino ai lti anni; tifo da fauciullo, bevitore ~trenuo da i 14 anni, 12 m esi <li r1ircere per insubordinazione, eva se in seguito alle. visione del padre mor ibo111.lo, poco dopo vertigine, ed amnesia anteroretrograda; anestesia a zon e, ri)-.tretto C. '\., forte dermografismo; allucinazioni visive; più volte bava sanguinosa sul rusci110. 1:1° solda t.o fanteriit, anni 211, di Napoli, padre 1dcoolistu1 mor to di emorragia cerebrale, cugino emicranico, dai 12 Rnni lontano di casa; va.rii traumi al ce.po, feroco onanista, a. 12 anni coiva, s ifilitico, forte bevitore, poco tollerante, spesso ubbriaco; Pclampsia cd enuresi notturna. da fanciu llo; violento ed impulsivo, 5 con1illnne; dal rarcerc 2 anni prima del servizio mili tare al manicomio di Aversa perchè bastonò il Direttore; soldato indisciplinato e violento; insubordinazione, in prigione cris i d i furore e tentativo di stnmgolamento, confusione grnve. delirio persecutorio, nnalgcsia, a ~senze, tendenzu alla fuga. vertigini, paure di veleni; conn1l1<ioni epilettiche, note <legenerntivc, analgesia pe rm anen te.
OSSERVAZION[ ~OPRA 243 CAS[ 0[ ALIE NAZlOXE MENTALE, ECC.
35
llì0 guardia finanza, di Benevento, a n ni 20; pndre e zio alcoolisti ; pndre e 2 zii c11rcer11.ti per ferimenti; bevitore, gioviale, d'improvviso un accesso di tristezza, paure persecutorie, stato semiconfuso, ten tato suicidio, nllucinnzioni visive; dopo guaiito si mostrò ozio!:!o, poco volenteroso, cupo. 17° soldato fanteria, di Alessandria, anni 23, zio epilettico, buon" condotta sociale, non usò con donne, non be,e, intollerante dell'alcool; da soldato capogiri e cndute, con scosse convulsive, bnvn e perdita di urina, rimanendo stordito . spesso enuretico; un giomo prese un fuci le, puntò coutro i compagni, ma cadde per terra, rimnnendo in sonno; condannato a 4 mesi di carcere per lettere ano· nime a compagni ed a s uperior i; nel carcere d'un tratto melanconico, diffidente, taciturno, più volte tentò suicidnrsi, note degenerative, asimetria; a sinistra risrretto C. V., anestesia cutanea, discromatops ie, nssenza dei riflessi cutanei (eq uivalenti epilettici su base isterica). 18°. Soldato granatiere, Aquila, 23 anni, padre nevrotico, bevitore, apoplettico; cugino e zio paterno epilettici; dn borghese convulsionnrio, vertiginoso, con cadute, enuretico sino ai ti anni, spesso a l mattino bava.sanguinolenta sul cu. scino; forte fumatore, bevitore ed amatore; molte condan ne per violenze e ferimt:nti; indisciplinato e riottoso, impulsivo, quasi tutto il suo servizio in prigione; un>< volta armo il fucile pel' !=tpn.,·aro al capitano, un'altra volta al sergente, impedito dai compagni che occultarono la cosa; in osservazione all'ospedale, ebbe un accesso isterico; poco dopo, nel d ividere due ammalnti che litigavano, di,enne furioso, strappò e contorse la sciabola al sergente, entrò in fase maniaco-confusa. Cn anno dopo riforma to, pugnalò un amico, in osteria. 19° Caporale nrtiglieria, Napoli, a. 22; plldre impuls ivo, a ko,;,lista; frntello e cugino epilettici; convulsioni infantili; sifilitico; buon servizio per 2 anni: rubò in caserma; nell'ospedale, facendo cura mercuriale, 2 a ccessi convulsivi epilettici; il giorno dopo l'arrivo al carcere altro accesso simi le, e poi confuso, ebete, smt:· morato, allucinato ( psicosi allucinatoria confusa post convulsiva s u base e pilettica). 20° Soldato fanteria, di Milano; padre morto con allucinazioni visive sonnamboliche, madre morta di spavento in un incendio, durante il qua.le egli, di 1 anno, fn gettato dalla finestrn; camminò a. 7 a nni, educato da solo; sensuale, pervertito, più volte venereo; tnrdo alla. scuola; commise una. aggressione a mano armata, e dn allora soggetto ad oscuramenti improvvisi: pochi mesi di soldato, mite, discipli nato, volenteroso, mn facile ad eccitarsi; d'improvviso furioso, insubordinazione: nel carcere tre a ccessi di furore, escandescenze, stranezze, volto a cceso, occhi iniettati, allucinazioni di ombre terrifiche, e di un uomo assassi nato dli a ltri per amore, con verbigerazioni scounesse s u tale episodio, clast.ie e furore cieco, e poi atteggiamento pauroso, rannicchiato in un angolo (equivalenti e pilett ici io isterico). 21°, 22', 23°, 24°, 25° sono casi simili, in soggetti d'indole mite, disciplinati, con improvvisi periodi di impulsioni e di furore, o con episodi clastici e confusi in prigione, con forme di delirio Cl\l'cern.rio, stati confusi verbigeranti, o tendenze suicide, e stati ansiosi con incoerenze e allucinazioni varie ecc. 26°, 27°, 269 , 29° e 309 sono casi invece di soldati (qualcuno d i gua.rd ie) indisciplina.ti, riottosi, di pessimi precedenti, più volte puniti, degenerati, con crisi psicoepilettiche, con violenze improvvise, od anche con fughe, con tenta tivi di fucilare o con spari all'impazzatn, od inveendo con lR sciabola io istato di furore cieco, e di cui qtrn lcuno con g ra,e insubordinazione; talnni hanno fapunti para-
36
OS'if:R\"AZIO:-: J SOl'H A 2{3 OASI VI ALIEXAZ IONI:: ) I E:NTALt, ECC.
noidi: intere,,~ante uno, carabir.iere, di a. 21, masturbatore for te, tentato misdea di notte, in sogno, con tendenze sospettose, che, quando era rimproverato, aveva. turbe alla testa, con idee violenti, omicide, che egli reprimeva, ma lo sforzo lo spossa va fisicamente; più volte sogna va di aver ucciso, e, negli sta ti vertiginosi,
a,eva visione ingrandita e moltiplica ta. delle cose. Taluni, adunque, hanno grave eredità degenerativa, o nenropsicopatica; altri, pochi precedenti, taluno lui quasi ten·ore della donna; spesso dissoluti e forti mast:ur batori; parecchi sono appena semi-incoscienti nello stato di furore confuso e mantengono un certo rapporto con l'an1biente, rispondono se si chiamano a. nome, ma con fort.e distraibilità; talora. hanno qualche cosa del simulatore, 0111, presto sopraggiungono dei sintomi pazzeschi veri ; molti alcoolisti, ma gli accessi po.~sono esserne indipendenti, per lo pitì dopo esser messi in prigione, od anche semm moti,i adeguat i; parecch i, infine, hanuo sospettosità, paure, contegno ostile, ed anche qualche stereotipia, e l~ allucin11zioni banno p11.rvenz11 paranoide.
In quesLi 33 casi ho compreso i 18 di stati crepuscolari o di equivalenti epilettici, i 6 cli epilessia (psicosi epilettica), ed i 9 di isteroepilessia con equivalenti p;;ichic i epilettici, nei quali cioè l'equivalente e molt.i note del carattere hanno il ti pv epilettico, mentre nella forma di alcune itllur,inazioui, e nel tempernmento, come nelle note nevrol,)gico si rivela la 11evro;;i isterica. Del re~to si tratta d i modalità diverse, indil"iduali, variabili nell'apparenza clin icll. per le mille forme nelle quali può esprimersi un'alterazione d i un sistema così complesso : sempre però manifestazioni morbose di un'anomala costituzione, di una irregolare ed asim etrica evoluzione, e quindi di uu arresto o deviazione dell'Essere : la degenerazione primeggia in tutte queste forme, che, d'altronde, dal punto di vista medicolegale militare, in fondo si equivalgono per la dannosità potenziale alla disciplina, alla vi ta collettiva, all'integrità personale. Ma, se basta quel po' che bo detto - e ben altro potrebbe dirsi dal punto di vista scientifico su tale argomento - in quanto riguarda gli epilettici e le psicosi epilettiche, occorre fermarci brevemente ;;u altri tre punti del complesso problema medicolegale1 che hanno affinità strette con l'argomento : occorre cioè accomnnare a questa categoria di anormali altre tre classi di ammalati , e cioè i psicoisterici, i degenerati, i pazzi morali e delinquenti nati . D) l,;'rERLL - Il L oglio ha potuto raccogliere 8 casi di nevrastenia, ipocondri a ed isterismo; di essi il 1° (psicosi nevrastenica) presenta molte note di demenza precoce; il 2° è un nevrotico da trauma; il 3° (ipocondria) è veramente un isterO·J1evrastenico1 in seguito a forte spavento, e con tentativo di suicidio per precipitazione (note ereditarie e qualche nota cranica degenerativa); il 4" è un isterico, volontario a 18 anni, di cni uno :lÌO paterno ed una sorella pazzi, ma-
OSSER\.AZIOXI SOPRA 243 CA SI DI ALIENAZIOXE MEX1'ALE 1 ECC.
37
-sturbatore sfrenato, e dal punto di vista medicolegale assai interessante perchè non riconosciuto ammalato, die' di piglio ad un fucile, e ad un pacco di cartucce, manifestando l' intenzione di uccidere sè ed altri; il 5° equin1.le11te emicranico, pare un psicoepilettico, con accesso furioso e clastico, e consecutiva semiconfnsione accompagnata da aua.rtria sillabare; jl 6° un nevrastenico cerebro-sessuale, tinta ipocoudriacn. ; il 7n, cefalalgico, ha costituzione nevrastenicn. originaria i r S" è un cefalalgico puro, con eccitamento ed allucinazioni. Nella mia. raccolta invece figurano: 3 casi di isterismo convulsi,o, l di corea isterica, 4 di psicosi isterica, o allucinatori.a su base iste1·1ca, e 4 di psicosi transitoria. (equivalente isterico, od equi,alent.e -emicranico su base isterica ecc.) : cioè 12 casi in cui l'isterismo è tutto. o costituisce lo sfondo del quadro morboso e ne orienta gli episodii, n on considerando che in 9 casi si fece diagnosi di isteroepilessia con e quivalenti psichici, e chf' fra di essi in 2 almeno l'isterismo rappresenta.n, l'elemento preponderante. 1° soldato, illegittimo, non convulsionario, più volte punito ; un giorno, consegnato, si fece di triste umore, ebbe convulsioni e poi, \lii episodio furioso con l c:l clastie. 2° soldato, dopo un lungo viaggio durante il quale aYeva pianto a lungo, ebbe un'aura trascorrente dai piedi allo. testa, c1·edette che i compagni lo ,·olessero danneggiare e si scagliò contro di essi; ebbe accesso furioso, con minacce ed insulti, ma a tratti rispondeva adeguatamente; cnlmatosi, dopo un po', d'improvYiso, attraversando come un fulmine la camerata, aggredi il furie re che pas,;a,a, -e poi di nuovo i soldati, percuotendoli; conserva, benchè un po' frammentario, i 1 ricordo di tutto l'episodio psicopatico. 8° allievo carabiniere, una cui sorella è epilettica; a 18 anni un accesso c:on'\"ulsivo; ebbe disturbi gastrici, e fu ipocondriaco, taciturno; dopo, alla fine d'ogni mese aveva grave cefalea: maucat,1 nel luglio, il mese dopo s'accompagnò a stato confusionale. • 4° allievo carabiniere di anni 19; irruento, deficiente, egoista; sta udo in ca rcere sotto l'accusa di furto, ebbe un >'ccesso conntls ivo, poi, due sere dopo, nist .. gmo, indi corea alla mano, in seguito diffu,11 a tutti gli arti, per ultimi gli inferiori ; infine "gitazione psicomotrice e subdelirio. 5° sottoc11po cannoniere, volontario, 11nni 22; pad1·e pnzio, fratello conntlsiouario, egli pure da borghese ; carattere impulsivo; tentnti,o di suicidio. 6° soldato, volontario; madre demente p,1ralitica, padre e fratello alcoolisti, sorella convulsionaria; sofferente dai 13 anni di emicrania oftalmica <"On II llucin azioni visive nell'accesso; 2 mesi dopo l'flrrolamento, insubordinazione contro c,apornle, condannato ad 1 anno di reclusione; nel carcere tornarono, più gravi, gli accessi cefalalgici; nell'ospedale, a:gitazione psico motrice; nel manicomio un a ccesso cefalalgico durò 32 giorni, con ipoestesia sensitivo-sensoriale sinistra; d,opo 45 giorni di tregua, altre cefalee graYi con scosse convu!si,·e. 7° dopo 18 mesi di allievo carabiniere, in seguito ,1 testata di cava llo al naso, tras ferito alla sussistenza; c,1rattere eccitabile, cresciuto in ambiente poco
38
OSSER\"A:GI0:'>I .:;OPRA 243 CASI DI dLIENAZIONE ME:'>TALJ.:1 ECC.
morale; presentò accessi improvvisi, n1a brevi, di collern, furiosa, (con emicrania destra?), seguiti da depressioni e talor11 da pianto; analgesico totale; commis& insuboi·dinazione con vie di fatt-0; dall'ospedale evase, fuori ebbe pure una cris i di furore morboso. 8° carabiniere, anni 2!; un mese prillla aveva già avttto un accesso de]j. rante persecutorio, con alluciimzioni terrifiche, grida, furore; padre alcoolist,1; lattante, riportò una sassata in fronte, a 6 anni un calcio di cavallo pure in
fronte; onanista. sfrenato; messo in prigione per debiti, dopo il 1° accesso (essendo apparso sano all'ospeda le) ebbe breve periodo convulsivo, poi agitazione, con morsi, grida, arco di cerchio; nell'ospedale, varii accessi convulsivi, a tipo epilettoide; nel manicomio affermò aver simulato, pe1·ò poco tempo dopo ebbe \lU accesso convulsivo, sospettato epilettico, con stupore consecuti\'o. 9° carabiniere, anni 20; già ricoverato per 2 mesi nel manicomio, per psicosi isterica, e ritenuto simulatore; (messo in prigione in attesa di giudizio per i nsubordinazione, diede in escandesceuze, con grida, eia.s tie, battere della testa contro il muro; poi vomito, perdita delle urine nel letto, insonnia, convulsioni, seguite da periodo confuso ; nel 111anicomio disse di averlo fatto apposta). ::\Iesflo poi in cMcere per furto, di notte agitazione psicomotrice, con amnesia (?) ; due notti dopo aggredì a pugni e morsi i compagni; nell'ospedale militare ingoiò ca.Ice viva e teste di cerini (simulatore ?). :Xel manicomio disse che aveva s imulato; ebbe vari attacch i, di cui alcuni s imulati, altri termina.ti co11 episodi ister ici od isteroepilettici; note isteriche, e degenerati,e. 10° carabi11icire, 21 anni; ,,oJontario a 19 anni; padre a!.:ool ist~, zia suicida, nitra pazza; punito, pianse, si agitò, si fece ans io::;o, più volte, e con tentato suicidio per strnngolame nto; aveva ~ anni di buon sen •izio, aveva presentato 2 accessi convul$ivi (da disturbi ga~t rici ?) non coutrollati; una volta rinvenuto, dopo lunghe ric:erce, in un angolo di sotterrnneo; nell'os pedale 3 11.ttacchi convulsivi, coll ipoestesia sensiti vo.sen;;ori.11.le destra. 11° soldato; da poco vt>nuto 11.lle armi, svogliato, solitario, emotivo; inviato al manicomio perchè piangente ed ansioso, spesso si rn.nnicch iava. in un angolo, con alluci nazioni visive ed uditive, c risi isteroidi (sgratli, mòrsi ecc.), ambulatorie, conn1lsive; allucinazioni ipnagogiche ; emianeste;;ia destra; segui s t11to confuso. Dime;;so, poco dopo presentò, n.ell"o~pedale, una breve crisi di furore, con clastie; ne l manicomio disse di averla simulRta perchè tardavano a riformal'lo ; perch~ trattenuto, si fece petulante, scorretto, indisciplin11to; dopo, inviato ai Pini (sezione di lavoro nei campi), divenne calmo e rispettoso. 12° soldato; famiglia d i psico e neuropa tici ; pad re alcoolista e squilibrato, madre degenerata; da pircolo, a nomalie di caratte re, eccitabile, disarmonico, impulsi,o, 0111.lvagio, amorale; due volte coln1lsionar io e con crisi ambubttorie, mastur batore forte, timido con le donne; nella pubertà peggiorato ne l morale ; assai intollerante dell'alcool; una sern. in osteria, dopo 2 bicchieri di ,·ino, Stato d i inte n:;a 11git1tzione nervosa, con clastie e furore cieco; nell'osped11le insonnia, poi altra crisi di furore cieco e clastico, con accesso cefalalgico; poi spesso cefalee forti, con impulsioni (da borghese durante una cefulea percosse forte una ragazza)~ smarrimento di coscienza e srordirnento consecut ivo; note degenerative varie. emianestesi" sinistra. 13° capornl nrnggiorn; nel m;,nicomio per stato crepuscolare su be.se isterica. con emiipoestesill destra, più forte nei segmenti distali : madre isterica; bevitore e fomatore, religioso assai, molto intollerante dell'alcool. Commise appropriazione,
OSSERVAZIONI SOPRA 243 CA.SI DI ALIE~AZIO:.iE MF.:!•l'rALE, KCC.
39
indebita ; forte impressione momle della condanna, subito dopo nell'ospedale per infezione par>1tifìca., dur1mte l a quale convulsioni, con confusione mentnli ; dopo un mese, guarito, al c11rcere, donde tornò presto per gastricismo e tnciturnità, idee suicide, seguite da tentato strozzamento; stato confusionale per 15 giorni, terminato con un attacco convulsivo isterico; restringimento del C. V. D. Tornato nell'ospedale, dopo 1 mese altro st,tto di agitm1ione, con escandescenze, clnstie, sfrontatezza, arroganza, atti stralunati, e t endenze a fuggire (,wspetto di simulazione?). 14° allievo guardia di città: nessun precedente; divenuto triste, emotivo, taciturno; poi insubordinazione con vie di fatto; fattosi confuso, è portat o all'ospedale, ove presentasi la grimoso, ansioso, poi muto e riconcentrato, con inte rcorrenti allucinazioni terrifiche, visive ed a custiche, ed atteggiamenti estatici, e re1tziou i ostili ; tale per circa. un mese nel Manicomio. 15° guardia di città ; padre alcoolista, madre convulsionaria, nonno paterno pazzo; da bambino eclampsico; un anno artigliere, poi passato nelle guardie; s i fece cupo, eccitabile, impressionabilissimo, poco disciplin,,to; ricevuta un,, piccola onorificenza p er un a tto di coraggio, pensò ave rne una maggiore ed architettò u na storiella di furto, rissa, bombe contro il Parlamento, colluttazione con anarchici ecc., che però, nppe m, sorto il sospetto d ella loro simulazione, egli stesso svelò; a nalgesico, temperamento isterico, periodi di .i peremotività. suggestionabile. 16° soldato; dopo una infezione intes tinale cominciò stato deJJressivo forte, subdelirante e subcoaciente, con episodi di eccit.amento imp1·ovviso e sitofobia; poi, crisi di ngit,azione furiosa ed ansiosa, con t en tativi <li fug a sub-cosciente più volte ripetuti; a llucinnzioni visive emozionali (stati lossici cli esaurimento-Kn.:\PELI:-). 17° guardia, 30 a.; a 21 nnni convulsioni isteriche, poi sano; 4 anni prima lue; dopo una punizione s i fece violento, clastico, con escandescenze ed agit azione ansiosa, sitofobia., allucinazioni, ntteggiameu ti estatifor111i (eqiiit'alente ister ico
protratto in luetico). 18° soldnto; a 13 anni tifo e meningite; per futili motivi en trò in agitazione, commettendo insubord inazione ,·on vie di fatto; do po, st,1to confu;;ionale. allucin utori-oterrifico, pose estatiche, verbigeraziona emotiva, crisi di pianto; a d intervalli convuls ioni isteriche; infine prot ratta r il,;el'ie allucinator ia (allucino:,;i ~u base isterica).
Da q uesti casi si traggono, sopratutto, questi rilievi importanti per la nostra medicina legale : a) parecchi presentavano note morbose ereditarie o per sona.li, più volte nel senso di convulsioni; b) parecchi ebbero cattiva condotta, e non manifestavano soltrbnto il temperamento emotivo e suggestionabile dell' isterico, ma un carattere violento, scontroso, scorretto, poco disciplinato, cioè degenerat ivo i e) parecchi tentarono il suicidio (i pii1 ~motivi depressi), più numerosi quelli a r eazioni eccentriche (clastìe, tentativi di v iolenza, insubordinazioni con vie di fatto, ecc.), o con tendenze allo foghe sub-conscie; d) taluni d i questi soggetti cadono in una fase allucinatoria :protratta, in cui però più volte fa capolino qualche spunto d i reazione a.ll'ambiente, od alle persone, che rivela.no le note degenerative del carattere, specialmente negli episodi di furore morboso; e) iu taluni lo scoppio dei fa.tti psi·
40
Q.'t<:;[,:U. YAZIO~l ,t;OPRA.
2.J:3 CASI Di ALIENAZIONE MEK1'ALE, E CC,
copatici su5::;egue ad una punizione. o ad una condanna, o dopo una, infezione, s pecie la sifilide, essendo ben nota. la facilità con la qua.le questa, scemando il tòno bionen·oso, dispone alle manifestazioni isteriche; f ) molti nei primi tempi del servizio si comportano bene, per la novità dell'ambiente, e della ,iLa collettiva, sino a che suoppia acuto il disadattamento, e spesso per ragioni futili, che meglio disvelano la Jabilita dell' equilibrio; g) ma quello che sopratutto s i nota, specialmente dopo le attuali conoscenze s ulhi patogenesi e natura dell'isterismo, si è che la più p,~rte dei sogget ti sono dei degenerati inferiori, che i distm;bi presentati in modo acuto somigliano molto agli epi sodi psicopatici dei dr generati, ed hanno spesso le note dell'epilettoidismo, magari intramezzate da con,ulsioni così dette isteriche (riproduzione subconscia, e 1l infedele, di accessi motorii osservati nltre volte dai pazienti, in altri), o con un certo orientamento emotivo, elle è per lo 11iù un epife nomeno. Insomma l'isterico, o almeno questo tipo di isterico, in cui si troYano note di dismorfia antropologica e funzionale, ner,osa e psichica, ed in cui solo talora si tro,a analg<>sia cutanea come nei forti degenera ti morali, è un vero rl ege nerato, a note epilettoidi, con episodi psi c.: opatici c·he della classica nevrosi bauno soltanto qualche nota, me11 tre tutto il resto è riproduzione di fatti di già visti in altri pazienti, o provocati dall'osservatore, involontariamente, o dal!' interesse mo mentaneo del sogge Uo. ]ien si fa, perciò, n el Manicomio - da taluni almeno - a parlare di base isterica, non di fenome ni m orbosi isterici, inte ndendo per base isterica quelle note particolar i di suggestionabilità, d i emotività, di distraibilità e di oscillazioni d'umore e <li tòno psico-em0ti\-o, che sono, del re:;to, manifestazioni di una ineompletezza della perso11alit.à, 11el senso lato e comprensiYo dello Ianet. Ed i casi più tipici sono appunto - p er la cosi detta isteria - i meno classificabili, come nel seguente in cui la diagnosi, sintomatica, parla di Matu maniacale in r;og{fetto degenerato, iste1·ico (od ùle1'0·PJJilettoùJe ?), mentre piit e,:Mtamente potremmo dire episodio psù-ozwtico, a tinta i8te1·0-epileffoide, in degenerato : 19• soldato, granatiere, a. 23; madre conntlsiouat·ia, cugino e nonno materno psicopatici; sano fi110 a 10 anni, poi ml!\ grarn malattia febbrile, dopo di che strano, bisbetico, discolo, e poi convulsio11ario; da militare, come da borghese, carnttere stra· vagante, talora litigi oso e violento, in genere però affezionato e morale; p<)t:0 disciplinato, indol ('nte, disorrlinato, aggressi,c, o prOYO· caute; punito per u11 alter co, eùbe una cri si di furore. t:0 11 esaltamento maniaco, clastìe, tentati,i di \·iolenze e di fughe, nllnci11azioni terrifiche o cou reazioni all'ambiente, Yociferazione minacciosa, ecc.
OSSERYAZIONI SOPRA 243 OASI Dl ALIENAZIONE MENTALE, ECC.
41
E ) Tra i casi precedenti, a base esattamente epilettica od isterica, ,ed i seguenti in cui più spicca la nota degenerativa morale, molte sono le attinenze, ed il trapasso è agevole, sino alle forme, dirò tera tologiche, della delinquenza nata od imbecillità morale con istinti aggressivi spontanei. Si tratta, nel complesso, di tutta una categoria. unica dì a.normali, insufficientemente od anche morbosamente evoluti nel sistema nervoso1 disarmonici e squilibrati nel meccanismo fisio •psichico, e qnindi con manifestazioni inferiori di attività mentale, a va.rii aspetti a :se.:,mdo che la nota individuale accent.ui la deficienza etica, o la reatti vitit. impulsiva, o l'automatismo emozionale, ecc. A secondo i vitrii punti di vista dell'osservatore, e le teorie dominanti nelle varie epoche, le diagnosi variano dalla manìa degenerativa a1la 11ia-nìa, confusa impu,lsiva che ha tutto l'aspetto di equivalente epilettico pi·otratto o di un episodio di eccitamento maniacale in degenerato, dagli tqnirnlenti epilettici sn base di delinquenza nata alla ùnbecillità moM.le s1, bast epilettica, ecc.
1° soldato, di Salerno; pessinrn condotta borghese, pessima <la militar;i: ul· cera sospettu un anno prima, accusa dolori osteocopi; dopo u1.1 alterco divr nne disorientato, maniacale, clastico più volte: molti segni degenerativi, per i quali, e per le note amorali del car11ttere, lo si propose a riforwa, ma egl i intanto ripres e l'esaltazione maniaca, evidente simulatore di p:,zzia. benchè sia finita col presentare realmente fatti morbosi confusionali, con impulsioni automatiche (manìa confusa impulsiva). 2° soldat.o, di Roma, c11ne ttiere ; p,1dre bevitore, cu~ino mn,terno pazzo; la!"ciò presto le scuole, espulso perchè spesso aveva tff(i di nervi, con bestem mie, violenze, clastie; a l.l anni in C11sa di correzione a Pisa, ivi semprti discolo e turbo· lento; dopo un anno passato a Firellze, ove stette 18 mesi be11e; tornato a c11sa, 1,n·orò per due anni regolnrmen te sino alla morte della madre; a,·endo ereditato, dn allora non lavorò p iù, sciupò in 8 mesi 6000 li1·e i11 b,ddode ed orgie; più volte condann11to per ferimenti, oltraggi, borseggio; bevitore e sfruttatore di donne, da 4 anni sofferente di vertigini, con perditn di coscienza.; annrchico; d" sol<lato, in sulle prime buona ,;oudottn, mn poi due volte pare si s ia addormentato per istrnda, ris,egliandosi tutto bagn;,to (caduto in vasca?), <·d unn voltii. rin,·enne nella cai::erma dei pompieri, donde, per eccitamento maniacale s u b:ise alcoolica. fu porb\ to 111 Manicomio; segni degenerntivi marcnti (fronte sfnggente, orecchio di \\'ildermu t h, sopracciglia folte ed unite, arcate robu,-te, occhiaie incavate e piccole, di11.ste111i, tatuaggi, sguardo torvo); note di sifilide secondari;\. Presenta.spic:cnta de· generazione del carattere, con mnnit'esb1zion i epilettoidi, ma anche cpi letliche; atti clelinquenziali, non di sola -yiolenza, 0111 cli periodica malvagiti1 brut>olee crudele, premeditata, fred,ln, con spavalderia, arroganza e prepotenza, godimeut o del male, assolut.. analgesin eticn e fisica; automatismo ambulatorio. B0 pt1re di Romn, i::oldato del distretto, as~ai a.n1tlogo >1! precedeute; con in piu un mancato omicidio. e pretesE> di apostolato anarchico, fatto tutto di violenzll, di distruzione, di odio alle autorità, di esaltazione del In forza e dell'egnismo, ne lla soddisfazione dei desiderii individuali prepotenti ed immorali. 4° nllie,o carabiniere (t) di Campobasso; padre akoolist11 e :<regolato, il fra· tello, di 18 anni, precoci,,:,imo delinqueute, avendo riportate 18 rondanne pe1· ,·io-
4~
OSSERVAZIONI 80JJHA :243 CASI Dl ALlENAZlO.NF. MENTALE, ECO,
lenze vn.rie (lesioni, oltra~gi, ecc) ; in casn d i correzione dagli 8 ai 12 anni; non avvicinò donne; avendo commesse varie mancanze, d'indole violenta e m agari feroce, fu invinto in osser vazione all'ospedale, ove si rivelò mentitore, spavaldo~ insocievole, vendicativo, ben capace di r a ncore, del tutto anaffettivo, con esplosioni d i prepotenza impulsiva. Dopo un episodio clastico man iacale . subcosciente, pas.~ato al Manicomio: carattere degenerati vo, amorale. epilettoide, iracondo; pi-esenta molte note dcgenerntive (fronte bassa, enorme sviluppo della sezion e facciale, d is.simetrie zigomatich e, pJ,,g ioproso-cefa lia, t i<-s della fronte, della gota e labbro verso s inistra. 5° soldato, di Bari; g enitori mor ti di lisi ; a 15 anni ;:1;ra,·e trauma a l capo, ritenuto nel pae.~e come uno squilibrato ; episodio ma11i1wde impuls ivo; fuggi nudo dal Manicom io; dopo, accusò aggress ione; men titore, sfrontato. prepotente, violento~ assai intollerante del vino; a tratti, periodi fugaci di eccitamento, con con vulsioni furiose (ma nìa su de9e11ernzio11c psichica/). 6° soldato, d i Ascoli P iceno; emotivo e test ardo, for te bevito re; concett o esa , gerato d i sè, sospettos i ti\: in lolleran t e della d isci pi i na, bugiardo, arrogante; stnndo al Cn.rnpo, si ecci tò foriosn.mente per fu til i motivi, la sera. di nuovo ; dopo due g iorni ancora, correndo al fuc ile, e fac·enùosi appena in t empo ad afferrarlo quando di già aYe va rotto un pacchet to d i CHrtucce es tratto dallo zaino; in prit:;ioneaccesso clnstico (-'ccita m ento maniacale pregrPSSo in clefidente m orale). 7° sold:l to, d i R o ma; padre e madre pa zzi, fratello anomalo e m ortoda m i• lita re per s ifil ide cerebrale ; be vitore, ozioso, v11 g;ibondo, con molti re:1ti; portato all'oR pedale, dopo episodio confuso m anie.cale, per sospetta simulazione di pazzia, eb be accesso clastico e ten tò ev:idore; nel man icomio rivel ò lit g rave degenerazione morale, con impuls io11i premedi tate, brut ale m alvagitt\, e s frenata pass ione per il r osso ; .~adista; fo rti 11ot e de~enernt ive. 8° soldato, di L ecce ; balbuz iente a .; ann i do po scarlattina, trauma del capo ad 8 1111ni; for te bevitore, v11gabon do, preg iud icato ; eccitabi!is.,imo, indisciplinnto, dopo una grave punizione preiocntò fase maniaca le, clastica, allucinatoria, agitata ( delirio all1tci11atm·io in degn11•r ato >oorn le). 9° soldnto delln 2• com pa g nia. di disciplina, di pun iiione, di I\Dni 29, prove ui entc d :.i.l carcero milita re per insnbordinai io ne grave; pregi udi cato grave, po i 2 vo lte disertore se nza scopo, va~abondo pe1· la città e con altre condanne mil itari ; taciturno, muto, ébetc. poi con fort-e eccitalllent o, clas tie, delirio allucinatorio, furore, bulimia; in6ne, simulatore di altri disturbi m eutali, amorale (manla all11ci11atoria in d Pgenera lo m or ale, con si m ulazioni). l ()o soldllto, di Cati.ni"; da g iovane, epilettico?. pessi ma. condotta familiare e ,;ociale, var ie concln nne d'cgui s pecie (an che per inoendio dol oso), p iu volte in case di correzione, do~·e tu1·bolen t o ed incorreggibile, ed una volt a 11tl evase; Yagabondo ed ozioc:o ; da sol<lnto irrequieto, ed indisciplinato, impuls ivo, ma a volte taciturno e dep resso; un g iorno. d'improvviso, esa ltamen to furi oso, prese il fucile, lo armò n,pidamentc, e spa rò tre colpi all'im pazzata, per fo rtuna non colpendo alcuno; forti note degeni,rnt i ,·e (a melllia acHta su base ep i /Ptlica drr;ruernlh·a). 11° altro soldato, di M ilano, cons imi le al pre,:edente, con manifeste note 11.rno · mli e de linq11enzi:1li (tlPlinqw,nza naia,). 12° so!tla to, del d 1s tretlo tl i Roma, di anni 27, proven ient e dal ca 1·r ere m il itare per t'ur to ; eclamptico, m olte volte !."on<lamrnto pe r furto e per h.•sioni violente commes,.;e in raptus ,m bconscio : a lcoolista: con tu t t e le note p:;;icoeti che del pazzo mornle; crisi d i foror e cieco con ~on no con secutivo imlJPl'Ìlfifo momle su base ep ifo/fi ca).
OSSERVAZIONI SOPRA 243 CASl DI ALIE:-IAZIONE ME~TALE1 ECC.
43
Ebbene, in questi 12 casi lo studio anamnestico, e persona.le del soggetto avrebbe dovuto far procedere prei!to alla. sua. eliminazione· dalle file dell'esercito, ove è sempre dannoso, in atto o potenzialmente, e per il fermento contagiatore; oltre a. che rappresentano essi dei non valori sociali, e militari sopratutto, e ragione di attrito e di deviazione nel corso norma.le della vita e delle funzioni collettive. Fortuna, del resto, che, o l'episodio psicopatico, o l'avvedutezza di qualche medicO' reggimentale fece inviare tali degenerati nel manicomio, anzichè nel carcere; e che il caso avventuroso fece evitare quei tristi drammi dellecaserme che taluni tentarono o si proposero appena di operare; drammi che divengono fatali per la presenza di questi soggetti profondamente e costituzionalmente anormali, benchè al certo meno numerosi degli anni passati, perchè maggiore e più accurata la selezione; la qualeha. avuto anche la sua fatale e logica ripercussione sulla popolazione degli stabilimenti militari di pena, notevolmente decresciuta, ed in modo costante:nente progressivo. Ma ciò, ad ogni modo, non basta, se ancora oggidì tali drammi fatalmente si ripetono (carab. Tamburrinoa. Roma, soldato Misei a Civitavecchia., soldato Materassi a. Forlì, ecc., in questi ultimi mesi) ; e nonostante le lodi larga.mente tributate ai medici militari nel Parlamento, e nell'ottobre scorso in una magnifica. conferenza al vn Oongresso internazionale di Antropologia criminale in Colonia da E. Ferri, per la profilassi fisica e morale degli inscritti e dei militari, sulle orme delle dottrine granitiche della Scuola. Positiva. antropologico-criminale, molto vi è ancor da fare, e specialmente nel campo legislativo. Ho altrove, assai largamente, discusso questi problemi, di cui si occupa. una Commissione Sanitaria. Speciale di cui faccio parte ; ma qui mi preme sopra.tutto accennare alla grande insufficienza del dossier individuale, sin da.i Consigli di leva, che permettono l' rngresso ad una folla di anormali, o di delinquenti nati ed abituali : e se la legge è monca, il medico, messo sull'avviso, può senz'altro coltivare in sè il grave dubbio sulle condizioni neuropsichiche di taluni, e farli passare attraverso il filtro dell'osservazione ospedaliera., maga~·i riservaudola ad un periodo posteriore : e ciò a.Ilo scopo di {are sfollare gli ospedali del contingente di altri osservandi che derivano dalle visite d'arrolamento, e di tenere un breve periodo di tempo, in osservazione al distretto od al corpo, i soggett.i tara.ti, onde averne a.Itri elementi di studio. Comunque sia, e qualunque cosa. debba farsi, attualmente l'opera nostra è insufficiente ed il vaglio non funziona bene, dal momento che nelle carceri troviamo ancora molti anomali gra-·i, squilibrati, frenastenici od epilettici, degenerati inferiori i mpulsivi e delinquenti più
44
'?,;SER\'AZlùNI !sOl'RA 213 OA"I DI ALlENAZIO~E MEN'TAl,E, 1,:cc.
,olte e precocemente con<lan.nati, che non hanno mai avuto e mfl-i anaunò attitudine alla vita. m ilitare e possibilità di adattamento, e di cui taluni sono dei veri pazzi morali. La maggior parte di q uelli studiati dal Saporito nel Manicomio criminale di A versa, vengono dal Carcere di Napoli o dal Reclusorio di Gaeta, ove noi stessi abbiamo potuto osservare dei casi veramente tipici d i imbecilli morali su fondo epilettoide, e con gra,e labe morbosa ereditaria. Va.lga fra tutti, a dimostrare la importanza dj informazioni anamnestiche (doMier sanitario) il caso seguente, da me osservato, e per il quale le notizie fur ono racL:olte con diligenza straordinaria e veramente ammirt>vole dal Brigadiere dei Hl{. CC. Sezza (Stazione di Serratl ile). Si tr11tt11 di un frenastenico ylobate (1nor,.Je ed intellettuale), su base epilettoide, 11lco0Iist11, erotomane; il cc;;pite p11terno (Z1nu), ed il mnteruo ( 1\la:;cia), cou altri due sussidiarii, p iù , olte commisti fr11. loro in molt1Jplir.i cons:tnguineit,\ di connnbii, su d i 10 p11 ren1 i, a:<cendenti e collnterali, presentano: 2 ,rnpcrbi, irai,cibili; 1 alcoolista omicida; 8 11.lcoolisti delinquenti; 7 violenti, impulsivi; 6 tu bercolosi; 2 paz:>.i (1 1110.ui:i, 1 parauoin); 2 bi?.zani, dissol uti; 2 del inquenti nati; 10 isteriche; 2 deme nti; 1 pa7,zo epilettico; 1 sordomuto pazzo mora.le, qu11si t utti gr:\\'emente tarati nelle ultime tre genera?.ioni I Ed intanto il mili tnrc per la 3' , oltn er:t recidivo di grn,·e iusubordioazione, e stava nel Rèclusorio pur avendo a nito per 2 volte la semi-respon,;nbilità per ottusità rne11talc ! .I!'), DEME:('ft P l!l;L'.Ol'I:
1° anoi -27. graduato di minin", GenovA.; masturbatore, naolto sessuale; CRSO bellissimo di delirio ipocondriaco par11.noide, e di eminegazione si11i,;tra (si 11drome isrerifonnc che, per sè svia. può mentire uno st.. to prodromico demenziale, e trarre in ingan no (d eli1·io ,,ara 11oide ipoco11driaco). 2° sold. bersagl., a. :!l, Genova: debilità 111cutalc, condotta buoun prima di scoppi11.re la rnalnrt ia: poi mesto, eupo, depres,;o; indi illusioni ed allucinazioni 1,:uanoidi; poi sitofouo, con delirio ipocond riaco, depresso molto, ma con altern ali ve d i ugitazione; note isteriche; crisi di pnum irragionevole, di in1pul~h-ità; disinteressamento completo dell'amuiente; spunti paranoidi (<leli?·io paranoide
ipocon<lrial'o).
U0 gra duato dei !Hl. (X'., a. 25, Potenza ; licenza ginnn:sia le; s0ggetto ner; oso, nssai impressi,,uabile. noso fo bic0; parenti nevrastenici, e tnluno auche ri conrato nel manicomio per recidi,·,. nelle man ifostazioui n evrRsteniche; por due auui iutenuppe gli studi a causa d i grave esaurimento nervoso: in vinto in lic~n,,n di con'l'nlesceuza per disturbi nevn,stenici, tornò con idee fisse, eccitamento, sifilodofobin (nella famiglia il san,que è to.1·,qico), e fobie diverse (del dubb io, del cont11.tto ecc.); poi ossessioni, illusioni sensoriali, disorientamento, insonni;, ; infine ecopras.,;ia, intoppo psichico, atti impulsivi incoercibili, idee d eliranti paranoiùi sconnesse, disordinate; anaffottività ed anaemotività. (cleme11Ua pai·a1wicles). .J 0 solù. genio, n. 21, Catania; dn. 3 mesi soldato, poco attiYo e intelligente, spesso errava; s t ando all'infermcri11 presidiaria per m:ili 6~ici, una sern scappò, e si recò 11.lla stnzioue; ferinato par via da un teuente, rispo,e m:i.le e scappò di uuo,·o; ripreso, per episodio emoti,o fu inviati) in licenzn di 1 anno. e pass:~xa, 1,ccompugm\ to. d:t Iloma (,·enendo d" P:ffi11); durante il ,·iag~io. dnppri111n tran·
OSSERVAZIONI SOPRA 2·13 C.A.8I DI ALIENAZlllNE ME~T,\Lr. 1 E CC.
4o
quillo, poi eccitato ed agitato, cerc,iva fuggire dnl finestrino, piangeva, be:<temmiava, dava calci allo sportello, sconnetteva clamoroso, dava del ladro al sergente ribellandosi ad esso; interrotto il vi,iggio, presenta.vasi muto, inaccessibile, stereotipo, manierato, smorfioso, ma talora inveiva, rideva o bestemmiava; le incoerenze da riferire a disturbi allucinatorii, deliranti od Rmenziali (stati di eccitamento, de,nenza precoce). 5° guardia carceraria, a. 22, Torino; padre neuropatico ecl alcoolista, pa renti
nervosi: egli bevitore, non luetico, sposo a 17 anni; accessi facili di collera, t urbe emotive violente, durante le quali sente l'impulso di uccidere; poi, discorsi sconnessi, allucinazioni di persone che lo inseguono e minacciano, grida insensate, insonnia, minacce, ..;putare contro gli altri, spunti parnnoidi (clelfrio paranoide,
rn fondo isterico ?J. 6° guardia di città, a. 30, Perugia ; d'indole vagabonda; da pochi mesi nrrolato, strano ed eccentrico; poi s i m ise a difendere la memorie, e l'etlìge, del re, baciando i frt1.ncobolli, bruciando tutto cio in cui parla.vas i del re, perchè non se ne nomina. il nome invano ecc.; appartato, taciturno, cupo, solo intervenendo, a tratti, per redarguire ~li altri; poi d'improvviso violenie contro i compagni per reazioni a. supposti discors i offensivi :i.I re ; sconnes;ao, stereotipo, inac<"essibile, intoppo psichico (delirio paranoide cronico su debolezza inentalP.; de11um;.a 1,ara11,oicle).
7• ca.rab, a. 97, Fet·t·a.t·a; da ,t an11i lllilite, buono remissivo disciplinato socievole volenteroi<o timido, però poco e~pansivo e spesso taciturno : da borghese considerato un mattoide perchè diceva s pes:io che lo si avvelenava, od aveva episodi elastici, o piromani, o di eccitamento: più volte con affezioni veneree, rua con grnnde paura di tali malattie, pur usando spesso; poi sifilidofobo, con crisi di pianto, preoccupozioni ipocondriache, tristezza perchè credesi disis timRto, e vuole essere perciò trn~locato; poi corre a l telefono, pa rla incoerentemente dicendo che ha bisogno di coire, ma c he l'ab uso l'aveva rovinato; periodo di rernissione lungo, indi ri,·aduta in forllla ans iosa, con delirio di colpo., di autoaccusa angosc iosa e lncrimosa, ed ipocondriache; delirio parn.noide, esn,gerat.a interpretazione degli eveuti, osr illnzioni re1t~tive; (slalo de111·es.~fro con clelit'io paranoide ; carattere paranoicale ol'ifjinario).
8° sold. fanteria, anni 23, Palermo: da più di 2 anni nel manicomio ~enza modificazioni; note degenerati ve somatiche Val'ie; preseuta intoppo psichico, stato semistuporoso, anaffettività, innccessibiliti\, episodii di ngitazione, feroce masturbazione ripetuta, ed anche cora111, pop1rli; (d emenza co11(11.~a: dapprima : stato confusirmale).
So sold. d'artiglieria, a. 27, T nipani; da 7 anni, immutato, nel manicomio; entrato per manìa senza furore; presenta stato demenziale, con periodi brevi di agitazione, e stereotipie classiche (manla, cle1ne11za sel'ondci ria), 100 carab., Perugia, da 11 anni nel manicomio; idem., idem. 11° soldato, Como; da 10 anni nel manicomio; stato demenziale paranoico; (pa1·anoia cronica). 12° soldato, Piacenza; da 7 anni nel manicomio; era testardo capriccioso
discolo; poi, a tratti, aveva urti nervosi ed allucina.-,ioni; poi confuso, stuporoso, indi demenziale (entrato per stati confusi, epilettoidi?). 13° carabiniere, 29 a., Teramo; da un pò di tempo stordito, distratto, depresso, poi spunti paranoidi e stati confusi; forma demenzialll paranoide (para noia c1·onica).
46
OSSERVAZIO).l SOPRA ~4.3 CASI DI ALIENAZION E MEN TALE, E CC.
14° soldato artiglieria, Piacenza, a. 21; bevitore forte, episodio alcoolico con zoopsie; passato il pel'iodo di eccitamento da a lcool, s i fa chiara la decaden za mentale, con risa e pianti, goffa gine, stereot ipie ecc (mcinla confm a allucinatoria, rettificH ta poi in demenza precoce con fa.ve d'eccitamento). 16° allievo carabiniere, a. 21, Pisa; pe r sei mesi soldato, di buona condotta; da allievo, poco volenteroso, depresso, talora cupo e taciturno, tardo; accentuatisi quest i fatti, passò all'ospedale, ove rimase a letto, muto, inaccessibile, o piangente e c lamoroso, confuso; poi, meno stuporoso. ma con smorfie e stereotipie e manierismi ; in Sel,{uito, migliorato, si pensò piuttosto ad equivn.len ti epilettici p rotrat ti; rimase però la disnsso<'ia.zione psichica e l'anafl'ettività {psicosi epilettica ? clemen~a p recoce ?) 1G0 soldato. 22 a., Cuneo ; non fatti ered iitarii, poco intelligente nella scuola. ma volen teroso : lo stesso da soldato, per pochi mes i; discreto bevitore ; d' improvviso fatti di eccitamento, con stereot ipie e catatonie, pii;t manifeste nel periodo successivo d i depressione, semistuporo:<o in apparenza.; però in seguito si sono alternate, circa ogni 4 giorui, per alcune volte, i sintomi depressivi ed i maniacali (demenzn precoce o (renosi maniaco-dPpressira consinfo111i catatonici!). 17°, 18° d ue iscri tti, dal dist retto militare, presentanti fanciullngine e goffagi ne, qualche s morfia e manierismo, un cel'to grado di intoppo psichico, stereotipie nelle tarde risposte, anaffettività e di ~i nteressnmento; ambedut< mastur1,atol'i e be vitori, uno fumatore sfrenato i prec~dentemente avevano an1to periodi di eccitamento improv\·iso, per cui uno era stato di già un'altra volta nel manicomio; vi tornarono in seiruito ad un episodio simile, forse su base a koolica. 19" soldato bersagl., Roma, a. 22; _soggetto s vogliato, fncile a litigare, impuls ivo; da militare tnlvolta mnnesco, più volte punito; da borghese 1 r.ondanna per lt;;ioni; trovandosi io licenza. in piazza Colouna, diè in ismanie, cominciò a gridare, si spogliò, si mise a correre; presentava alluc inazioni visive, di c ui al· cune estatiche; poi mutismo, talora con impeti, scatti di violenza, clastie; vertigerazione sconnessa, ma in cui si rivelava un temperamento criminale, e lam pegg iavano propositi di vendetta contro il suo ca.pitano; intoppo, manieris mo, stereotipie ver bali (stati c:onfusi o delimoti a lluci natorii su base cli deficienze. mentale e di isteria, con prop;resso alcoolismo ? Alluc inosi acuta paranoide su base 11lcool ica? Delirio pnrnnoide su base alcoolica? Delirio pa.ranoide a tinte persecutorie da allucinazioni?) 20° ali. carab, 19 n.., :Massa; non preceden t i, condotta buon11; d'improvviso cambiamento di cn.rat tere e di abitudini, stato di e1·cit:unento confuso, all ucinazioni con .1icordo succe~sivo; stato d'intoppo psichico, con intercorrenti e piso<1i agitati. 2 l 0 sold. artigl., Caserta, a. 21; un anno di b uon servizio, poi, d'improv viso, sconnesso, crede la madre morta; indi agitazione e tentativo di fuga, allucina:doni visive, invoca con tono monotono, e con s tereotipia ver bale, i parenti, varie note degenerative craniofnccinli (delirio paranoide allucinR.torio su fondo imhecillesco. 22° ali. carab. 21 a. P erugia : stato depressivo, ipocondr iaco; poi, d'improv· viso, idee persecutorie, a ll ucin:1.zioni vis ive ed uditive senza rea.zioui emotive, minacciose ed ingiuranti s tercotipamentc (stato confo1-ion11le allucinatorio paranoide?). 23° <:a ra b., a. 29, Perugia; da un pò di tempo depresso. misantropo. assai religioso : poi delirio rel igioso sconnesso (presentava le armi alle can ozze dov'era
OSSERVAZIONI SOPBA 243 CASI DI ALIENAZIONE MENTALE, ECC.
47
la madonna vestita di bianco, sparò dinanzi ad un tabernacolo in segno di omaggio, s'inginocchiò pregando col rosario) ; atteggialllenti stereotipi, stato semistuporoso;
a tratti pianto e spunti sospettos i perseeutorii (fatta diagno!1i di paranoia nlhLcinatoria acutn; però dopo quasi due anni di degenza era sempre nello stesso stato). 24° Idem (sold. artigl., 21 a., R oma); soltanto vi erano allucinazioni delle ·m ci dei compagni che gli volevano far male eon tossici (idem). 1/6° Idem (all. carab., 20 a., Bari), in più ,·i erano periodi d i impulsi e di a gitazione psicomotoria, atteggia.menti fuga'!i di ri:;o e d'ira, oppure scoppii di riso iiTefrenabile senza motivo (idem). 26° Idem (sold., a. 21, Forlì); allucinazioni uditive di scherno (pai·auoia ipocondriaca su basa im becillesca ). 27° alJ. carab., t9 a., Belluno; s tato confusionale, però presentava intoppo psichico, rigidità catatonica, negativismo, stereotipie. 28° s old., Palermo, a. 23 ; idem, in più allucinazion i acustiche ed appercezioni osti li. 29° ali. carab., 19 a., Aquila; idem. 30° I dem, 2J a., Milano; idem, in più, talorn, reazioni violente ali' appercezione ost i le. 31° sold. granat., 21 a , Massa; non p recedenti ereditari; sempre stra,·a.· gante. non socievole. poco vino, non donne; spesso sogni incubic i (te1,·or, c11dute), o cefalalgico: laborioso, di buona condotta sociale ; da militara ottimo, snupoloso, concentrico; d'improvviso appercezione ostile, voci che lo sparlavano. iu,li contegno infantile e goffo, incoerenze. ttutomatismo e s tereotipie ; d'un trntto, sentendo voci di compagni che gli dicevano insolenze, ebbe reazione violentissima con tentativi di lesioni e poi clnstie. 82" all. carab , 20 a., Perugia: da due 11.1esi allievo, dopo l ieve puni1.ionc, ta.citumo, muto, solitario, poi sitifoùo, indi pel'iodo agitato con g rida : attegg ia.mento statuario, stereotipie, manierismi; a volte parla sennato (stato stuporo.<o da
allucinazioni 11. 33• sold., Tmpani, 11. 21, padre alcool ista; tardo, apatico, indifferente; poi appercezione ostile, d'un tratto s i rivoltò contro un graduato a pugni; a bulia, giuochi infantili, note demenziali (/l(ll"anoia dc1,ressiva su fondo imbecillesco). 34° s oldato, Cosenza. a. 20; stato depre-;sivo, poi agitato, con allur.inzioni : nel manicom io automatis mo ed intoppo con s tereotipie, ma, d'un tratto, eccitamento co11 fuga, saltando un muro; dopo 2 anni era immutato (paranoia acuta allucinatoria). 85° ali. carab., Treviso, a. 20; impulsi attraverso uno stato depressivo; tA.lora incoerenze nel discorso, risa. e pianto senza. motivo, goffagine e stereotipie negli E<tati allegri (eccitam ento maniaco ?). 36° soldato genio, Palermo, a. 22; i dem (pa ranoia all11cinatoria Clcuta). CASI DEL LOGLIO :
1° guardia, 29 a., buon serv1z10, pare erotomanti; una notte cominc iò con discorsi incoerenti, si fece arresta.re a forza; s tato confusionale agitato con spunti paranoidi (da allucinazioni ?); dopo 4 anni stava. nelle medesime condizioni (paranoia allucinatoria?) 2" carab., 21 a.; da 7 mesi milite; d'improvviso insonne, a gitato, discorsi disordinati ; poi cupo, in mutismo, isolato, sitofobo; In notte si al zava e s i met-
J8
oS,-;Ell\".\ZJ«>:NI :-oJ>Jl \
2.J:3 CA"l DI ALJE:-.\ZWNE )IE~'f.\ LE 1 ECC.
teva in ~inocchio a pregare, res tando i111111obile per dtdle ore; in 2 anni nessuo cambiamen to (lrcno11i sensoria del Biaitchi). n• furiere, a. 30; fratello pazzo ; am11.nte dello studio, mite ma sospettoso e diffidente, solitario per paura d'esser dt?riso; ma.s turbatore semp re, lavoratore assiduo, a ncho bevitore pe r darsi forza: poi insonn.ia pe r varie notti, allucina• zioni visirn ùi uomini illus tri, grande pro~trazione ps icofì~icn ; una notte s i a lzò e si mise a pi-edi{'are, sentiva in sè il dono della evangeli zzazione, poi tentò il s uicidio: d a tre anni immutato (para noia origina ria). 4• soldato fanteria, a. 2:1; sorella isterica, sfren:tto masturbatore; ebbe rap· porti prima con an in,nli (galline, pecore), poi con la madre e la sorella; ladro, iracondo, litigioso ; dopo d1;1e nnni di servizio d'impro,·viso stato di eccitamento a contenuto erotico. cnnt11ndo, schiamazzando, dando a tutti il nome della sua nmnnte (stereotipin verbnle), sitofobo, sempre clasti co; imm utnto in due anni; (pa ra noh-i (·erebro-.,pi,1r1lP) ccc.
Scorrendo questi casi, che qui ho riassunto nelle caratteriscbe loro principali, e di cui parecchi, per il passato, mancano di una analisi completa dei sintomi psiohici che gli infermi potevano presentare, in quanto tutto si riJ uce~a allo esame :,em iologico puro, mentre altri elementi si trascuravano cui oggi si dà tanto valore tgoffagine, stereo· ti pia, ecc.), - si possono trarne alcune dednzioni importanti anche per la psichiatria milita.re : a) La clingnosi in genere è sintomatologica; ciò è bene in gran parte, perchè lascia impregiudicata la diag110si vera della forma morbosa, - per cui giova tanto il criterio eYolu tivo, - e lo studio rimane più obbiet.ti,o, nella r accolta dei fatti; ma ciò rnle ancor d i più ad affermare la grande conqnista che Ja psichiatria }rn, fatto con la. concezione del Kriipelin, che sintetizza e fonde elementi morbosi i quali apparivauo cosi distanti fra d i loro, mentro di altri simiglianti (stati di eccitamento) dimostra la natura assai diversa pur sotto una analoga a ppare11za sintoma tica. (fondo epilettico, od i demenza precoce, ecc. J. Il fatto morboso consiste nella dissoluzione involuti\' a. della personalitiL, in uno scadimeuto di potenziale come accade in un sistem11. cli enngie infeòori, a rendimento scarso, facile ad usurarsi e degn1.· darsi per costruzione deficiente o per materiale di l1ualità peggiore; le espressioni varie di qnesto fal.to morboso, dipendono dalle caratteristiche individua.li, etnicoa11tropologiche, e soltauto in questo hà grande valore l'osservazione di Del Greco, che cioè il ciclo morboso si avvicina e si confonde con il ciclo antropologico individua.le. Così jo intendo, e credo che questo essenzialmente abbia voluto fare il Kritpelin, sebbene siasi arrestato, con la distinzione di un'altra. forma., la maniaco-depressiva. Comunque, tornando alla geniale int uizione di un'unica forma fondamentale di deviazione evoluti va della personalità umana, che fece il Morselli, noi possiamo ritenere essere g rande merito
OS~ERVAZIONI SOPRA 243 CASI DI ALJEN.\Z.ION~: MEXTALE, ECC'.
49
del Kriipelin quello di avere posto una sìnte8i a linee nette là dove regnava. un caos di pure espressioni sintomatiche, variabili con il criterio de.ll'osserva.tore, o con le teorie dominanti in ciascun anno. Applicanrlo il criterio storico-genetico nella ùiagnosi, come sin dal 1881 insegnava il Morselli (metodo sincreticof!volutivo), nella demenza pt·ecvce il K rapelin congloba razionalmente tntte le forme ebefreniche, ca te.toniche, allucinatorie e deliranti dell 'aclolescenza e della giovinezza; il nome può anche non essere del tutto felice, ora almeno non rispondendo ai nuovi concetti che ne abbiamo, per cui si è proposto quello di pa1·ademenza, di scllizof1·enia, di demenza originaria, intendendo demenza quale sinonimo di indebolimento mentale, ed originaria (quasi come il termine di phrenasthenica del Tamburini) per significare l'originaria condizione di deficit, di tara costituzionale nella mentalità di questi ma.la.ti. E con essa abbiamo la dimostrazione della grande frequenza con la quale la demenza precoce si trova fra i soldati; pensiamo che il demente precoce è un predisposto, spesso uu frenastenico, o a tendenze pa.ra.noicali (sospettosità, diffdenza); che i prodromi molte volte, trascurati nel loro valore, si protraggono per del tempo (carattere chiuso, tardo, testardaggine, tempo di reazione psichica allungata, ipobulia ed apatia, ecc. ), per comprendere come spesso noi, punendo, rimproverando o mal notando un militare che non soddisfi beue nel sexvizio, possiamo trovarci di fronte ad un futuro demente precoce. b) Molte volte, infatti, lo scoppio della malattia si ha dopo un rimprovero, od una puuizione, per un contrasto in servizio1 per interruzione d'una. relazione a.morosa. (nei carabi nieri), per un trasloco, od anche per una fatica, per una libazione, ecc.; spesso nei precellenti si nota la tendenza. ad isolarsi, a parlar poco, la misantropia, la grande mitezza dell'indole, la. remissività forte del carattere. e) Sono frequenti nei militari gli stati di eccitamento psichico come primo scoppio dei disturbi mentali, quasi una forma di reazione psico-organica., illogica. e vesa.ni.ca, alle costrizioni esteriori, che compressero l'attività endogena. tanto più per quanto più malleabile l'indole del soggetto, a causa del tono ipobulico, dell'indifferentismo, della ipoa.ffettività che esistono nei prodromi della malattia, quale segnacolo dell'iniziata tlisassociazione psichica. d) Tali stati di eccitamento, per lo pii'.t senza scopo e direttiva., a forma illogica, tal'a.ltra invece acquistano la forma di reazione contro l'ambiente, qua.si reazione di difesa contro eventuali nemici; e dalle forme clastiche si passa spesso a.i tentati.vi di violenza contro altri, in vari.i modi espressi, sino all'uso dell'arma milita1·e per ecc~llenza, il fucile. 4 - <iiornale di medicina militar e. -
Fase. 1-11,
50
0S:,ERVA7.l0NI SOPRA 243 CASI Dl ALrENAZIONE MENTALE, ECC.
e) Ciò si ha sopratutto (o forse quasi esclusivamente) quaudo esistono allucinazioni, sopratutto uditive, le quali dànno spesso un colorito di minaccia, di derisione, di beffeggio, di villania., di rimproYero, di ingiuria, cioè a. dire un tono persecutorio ; gli ammala.t i sentono le voci di compagni che li deridono o li insultano, o li scherniscono, e d'improvviso esplodono nella fase d'eccitamento e con atti di violenza: tale doveva essere il soldato Magri, per fortuna non fucilato, e che dopo poco tempo dall'ergastolo passò al manicomio nella fase demenziale, in cui immutato persiste. (! Il Pighini ha bene studiato le forme criminose nei dementi precoci, ed il Majauo ha fatto una interessante perizia sul famoso De Sanctis, assassino del prete di villa Pampbili ; ma, anche qui, i:;correndo le varie storie cliniche, noi rileviamo che le attitudini delinquenziali noH sono attributo della demenza precoce, ma traggono le scaturigini dall'elemento individ uale, dalla costituzione biopsichica originaria del soggetto, che orienta e plasma di sè, anche nel morbo, l'attività singola degli umani, per cui le manifestazioni demenziali in essa si rin frangono, e ne traggono una risultante specifica. E ciò ha valore nella psichiatria forense, poiuhè nel fondo di va.rii criminali si scorge la. orditura demenziale che si avanza inesorabile, e contribuisce for temente ad appannare la visione mentale del valore dell'atto che si compie e dello sue conseguenze, morali e sociali. g) Varii dei nostri dementi prococi avrebbero potuto incorrere nelle sanzioni penali, per rivolta, per violenze, od anche per diserzione, essendo piuttosto frequente la ternlenza a fuggire in essi; per fortuna, nella patria del L ombroso, l'atmosfera intellettua le è così pregna degli efflu vii posi ti vi che riguardano natura e tendenze dei criminali, in rapporto alla. loro responsabilità morale, che anche non rilevando la specie della forma morbosa, o della semplice disposizione vesanica, noi largamente selezioniamo tali soggetti, direttamente o con l'invio al manicomio, non appena un lontano dubbio si affaccia. Ond'è che nei condannati militari, mentre ho trovato un solo demente precoce, fra le storie cli essi ,:oltanto una volta mi sono imbattuto in uu ca:-o tipico ehefreni co, che però fu riformato dal reclusorio per deficienza mentale con spunti impulsi vi: 11011 importa la diffeTenza diagnostica, quando l'effetto è uguale. Ed invece le statistiche francesi danno un certo numero di ta li infermi t ra i reclusi ed i diRciplinari, effetto uou solo della meno attiva selezione morale, ma anche della limitatissima sel ezione fisica rispetto a quella da noi praticata nei del)oli di costituzione, oligoemici e deficienti di torace, fra i quali di certo si troveranno parecchi disposti alla dAcadenza men-
OSSERVAZIONI SOPRA 243 CASI DI ALIENAZIONE MENTALE, ECC.
51
tale, come un lato del miuo1· tono biologico della personalità. Inoltre, nel gran numero di volontari la. Francia arrola parecchi disposti o prodromici demenziali che sono attratti puerilmente dalla divisa, sopra.tutto nella legione straniera, formata di tutti gli irregolari ed anomali delle varie nazioni, tra i quali non pochi eboidi del Kahlbaum, che sono i predestinati a quella malattia, se non già. nella fase iniziale di essa. Come controprova, noi ne troviamo, relativamente di pit'.t negli allievi carabinieri, per arrnolamento volontario. lt) Come si vede dalle succinte storie, questi casi dapprima erano -classificati tra. le paranoie acute, confusionali od allucinatorie, perchè i soggetti presentavano, da una parte spunti paranoidi, dall'altra allu,cinazioni, spesso, e stati di eccitamento iniziali; così si confuse straordinaria.mente il concetto della paranoia, sino a che taluni la fecero quasi analoga a quello di p11.zzia, nel pretto significato etimologico di allontanamento dalla normale attività mentale. 1\forselli ne affermò decisamente il valore di dei;iazione morbosa di una personalità menta.le costituita, e la sua. forma 01·onica; con ciò si oppose energicamente alla abitudine invalsa, per cui, come nella storia 4n. del Lòglio, si parla anche di paranoia cerebro-spina le, per gli st ati di eccitamento di ,alcuni centri, quale il genitale (masturbazione sfrenata). In altre storie la diagnosi è di demenza primaria o di stupore primario; e questi sono indubbiamente forme di demenza precoce; per altri la diagnosi, apparentemente non ben fondata perchè incompleta la raccolta dei sintomi nel valore che oggi diamo ad alcuni di essi, è cerziorata da ll 'esito, poichè gli sta ti depressivi paranoìcali, ipocondriaci, con eccitamento, ecc. dì cui si parla., permangono immutati per anni. i ) Ma la quistione si fa più grossa quando troviamo la diagnosi di pm·anoia originaria; benchè in taluno non manchino J'egistrate delle note demenziali, per tal'altro il dubbio rimane assai forte, e, benchè ridottone il campo, non si può negare che la concezione del Morselli presentasi ancora granitica: si tratta di tutto un atteggiamento, di una orientazione paranoicale della. personalità psichica, immanente a.ttr!lverso la evoluzione vitale dell'individuo, con spunti grandeggianti, ma. per lo più riformatorii. Tipico, fra gli altri pochi, a me sembra il caso seguente : Caporale fanteria, anni 20, volontario, romano; madre e fratello tubercoloso, nonno materno pazzo e suicida, zio materno n el manicomio; carattere strano, eccentrico, mutabile; diffidente e sospettoso; <lurante una bronchite di dubbia natura presentò facile eccitabilità, però fugace, spunti accentuati di delirio persecutorio e di grandezza., ~ poi delirio inventivo e riformatorio sistematizzato per tutta la dlu•
52
0 SSERVA7.IONI S0 PRA 2.J:3 OASI Dl ALI ENAZJ0 :'1~; )l E NTAU: , E C'C.
rata del lungo episodio psi<:opa.tico (disegni di dirigibili nel 1907, di palloni frenati, di congegni va.rii per volare e di motori, con domand& a.l Ministero per il brevetto e per un forte sussidio a.Ilo scopo di fabbricare quelle macchine di grande valore economico e sociale; idee di riforme politiche ed economiche, una. nuova fede sociale e religiosa., ecc. ) ; dopo, queste i dee perdettero la sistemazione, e rimasero languide, allo stato di spunti intercorrenti, più accentuati gli inv~nti vi, così come era.no per lo innanzi. l) Alcuni hanno precedenti morbosi ereditari, di alcoolismo, di neuro o psicopatie; altri no; - parte dei futuri dementi presentarono da giovani disturbi nervosi, <'arattere eccitabile, o scontroso, o tendenz.e irregolari, vizio di bere, eccessi sessuali o masturba.torii, od anche' inclinazioni prave, mentre altri furono bravi ragazzi, e tali si mantennero durante il servizio; - alcuni cedettero nei primi episodi morbosi dopo pochissimo tempo dall'arruolamento, altri dopo molti mesi, uno o due anni od anche più; - in questi lo scoppio dei sintomi fu tumultuoso, il decorso rapido; in quegli il trapasso appena avvertito, l'evoluzione lenta, pressochè uniforme; - dove si nota lo eccita.mento, la reazione illogica, su base allucinatoria. o di un forte spanto paranoico, e dove invece il quadro si esaurisce nello stato d,epressivo, ipocondriaco, predominando l'intoppo psichico sino allo stupore; - in vari ca.si predomina, e forma lo sfondo della malattia, la. sindrome confusionalEi, nelle sue diverse modalità: amenziale, stuporosa, agitata, alJucinatoria, delirante; qualche segno speciale, le note di una dissociazione mentale più che di una amenzia1 il contenuto ed il varia.re delle allucinazioni o degli spunti deliranti, i l modo loro di associarsi con altri disturbi, il decorso ulteriore sopratutto rischiareranno il giudizio diagnostico. In tutto ciò, come si vede, è l'elemento individuale ohe sempre prepondera, dando questo aspetto, o quello, alla sindrome psicopatica, anche là ove sembra. esservi notevole differenza sintomatologica., che dapprima ci conduceva. a.lle più opposte diagnosi, e quindi al molti plica.rsi delle forme ta.ssinomiche. m) Lo stesso a.cc~de per le va.rie forme della demenza precoce, dalla pura ehefrenica alla catatonica. alla. paranoi;:le: mentre (io credo almeno) - quella sembra. la forma. classica, quale pura espressione della decadenza mentale per degradazione di energia nel sistema psiconervoso, nella seconda. si aggiungono fat ti di 1pereooitabilità nea· romuscolare (la catatonia. del Kalbhaum), orma.i non più ritenuti ~pecifìci, ma epifenomeni di varie forme morbose (dalla psicosi epilettica od isterica alle psicosi alcooliche, o di natura organica cerebrale, ecc.): la. terza. forma. acquista il suo significato e la sua. espres-
OSSER\"AZIOXI SOPRA 243 CASI DI ALJF.N,\ZIO:,;i,; MENTALI>, ECC.
53
,sione dalla tra.ma. della personalità, raccogliendo ed ingrandendo gli incerti germogli di diffidenza, di sospettosità, di appercezione ostile, e di reazione all'ambiente, che formano l'attributo del carattere paranoica.le. nì Infine, ci impor~a notare che in parecchi casi, della forma pura, ed in alcuni della catatonica, la diagnosi può lasciar dubbii, ed ingannare la goffagine, la tardità esecutiva, il manierismo, le smorfie mimiche, o la teatralità degli atteggiamenti muscolari, ed essere ritenuti fatti di simulazione, magari su di un fondo di degenerazione, specialmente se dopo una mancanza. disciplinare, od in conseguenza di una punizione ; o tutt'al più far pensa.re ad espressioni isteriche, ~ ciò sopra.tutto nei periodi prodromici, che, appunto perciò, come nella paralisi progressiva, acquistano tanto interesse medico-lega.le. G ) Sgombrato il te1Teno da tutti i casi di epilessia ed isterismo, degenerazione morale, demenza precoce e paranoia, vediamo che cosa rimane del totRle dei militari pazzi ricovera.ti nel manicomio di Roma. Il Lòglio ha: a ) 5 casi di mania, i qua.li però - a parte l'attua.le conc·ezione della franosi maniaco- depressiva del Krapelin - somigliano grandemente ai casi precedenti messi nel capitolo degli equivalenti epilet· tici o degli episodi di eccitamento clastico, impulsivo o furioso, in degenerati, che avevano già biz zarria di carattere, tendenze prave o violenti, irritabilità., indisciplinatezza, ecc., e presentavano frequenti note degenerative o precedenti morbosi ereditari; questi casi, dopo, sono per lo più diagnosticati come mania degenerativa, o confusa, ma della classica mania hanno soltanto l'apparenza agitata ed iperprassica. b) 8 casi di melancolìa, che però, ad un esame anche somma.rio, ~ppaiono oggidì, a noi, forme di demen;:a precoce, con tinte paran oidi, o ipocondriache, o addirittura. con idee persecutorie o di illusioni cenestesiche, o con allucinazioni, ecc.; hanno spesso precedenti psicopatici o mattoidi, ipotonicità mentale, cadono in istato depr essivo senza cause, sono incoerenti e bizzarri, hanno impulsioni alle fughe (1 disertò) o di reazioni all'ambiente, spesso masturba.tori sfrenati, molti sitofohi, muta.cisti, negati visti. Nulla della classica melancolia; tutt'al più in due si può dul>itare di uno stato depressivo da esaurimento, post-infettivo o tossico, con le apparenze subdemenziali; tre avevano note psicopatiche ereditarie: tutti truevano occasione allo acuirsi dei sintomi latenti da una punizione, da uno strapazzo o dalla influenza del mutamento d 'ambiente. e) 3 casi di stu,po1·e e demenza primaria, dei q nali 1 è una psicosi <la esaurimento post-infettivo, in forma m11.niacale; 1 è una netta
O±
OSSERYAZIO:SI S OPR,1 2-13 C'ASI DI ALIF."<AZIOXE MENT:ILF:1 E CC.
forma ebefrenica; il terzo - guardia di città trentaseenne, di ot,timì precedenti per 16 anni di servizio - in seguito a grave spavento (assaltato da molte persone armata di pugnale) ebbe un periodo semistuporoso, durato pochi giorni, durante i quali disertò (psicosi traumatica, equivalente isteroide). d ) 2 casi di imbecillità, ùi cui il primo, imbecille morale e squilibrato, presentò un periodo parademenziale da precoce alcoolismo cronico; il secondo veramente frenastenico, con impulsioni, che lo condussero ad insubordinazione con vie di fatto. e) 1 ca.so di chorea minor (isteroide), in un soggetto che aveva. delle note somatiche degenerative, manifestatesi dopo non grave patèma d'animo. () un caso di lttes cerebri, manifestatasi 17 mesi dopo il sifìloma, in soggetto di 22 anni immune da mali ereditarì o personali (liev& asimetria facciale). g ) 10 casi di psicosi non con.~tatate (simulate per lo più) e sulle q uali tornerò. Nella mia statistica trovo, fra i rimasti: a') 4 psicosi cef'alalgiche, di cui 2 in carabinieri, dopo vari anni di servizio: in un caso alcoolismo paterno, in un altro precedenti nevrotici ed enuretici; tre di carattere buono, uno rivoltoso, poco disciplinato, presuntuoso; - quali cause: in uno patèmi familiari, in altro un rimprovero, nel 3,, e 11:° fatica fisica; - due prese11tavano stati depressivi e mutacismo durante l'accesso, con reazioni, manifestatesi in uno contro gli altri (una volta ferì un compagno), nel secondo contro sè stesso (tentativo di suic idio con arma da fuoco, e consecutivo stato a11imoso); il 3° una. volta ebbe un accesso grave, con sub-coscienza, agitazione furiosa e allucinazioni visive minacciosa. In qnest'ult,imo caso non si può escludere l'eq ui \·al ente isterico od epilettico, in a11alogia a quegli altri casi che, con la diagnosi di disfrenia cefalalgica su fondo isterico ed epilettico, abbiamo posto nelle nevrosi relative. Del resto questa forma cli nica, descritta dal Mingazzini, è stata constatata, specialmente dr-d Mobius; alcuni casi pnò sono caratteristici, specie nei militari in seguito ad esposizione protratta. al sole o dopo una fati ca fisica, ed io stesso ne ho raccolto alcuni casi, in parte dei q nali però s'intravvede la nevrosi, almeno come terreno necessario per lo scoppio della cefalea, cui susseguono i fatti distimici od alluci natorL b') 8 casi di mania (forma confusa o <legenel'ativa, o di eccitamento maniarale o di confnsione allucinatoria con eccitamento, ecc. i: ma in un caso l'ostilità all'ambiente, la grafomania, le idee paranoidi
OSSERVAZIONI SOPRA 243 OASI DI ALIENAZIONE ME)<TALF:, ECC.
5o
persecutorie e di grandezza., le allucinazioni visive ipnagogiche, a contenuto ora. erotico ora mistico, lo stato confusionale apparente, lo scoppio dei disturbi al primo arrivo del soggetto al corpo, fa.nno pensa.re a.gli sta.ti di eccita.mento post•allucinatorio dei dementi p?"ecoci paranoidi; - in un 2°, con numerose stigmati degenerative, alcoolista, lo stato di scadimento mentale e le allucinazioni visive micro e macrozoopsiohe fanno pensare a.lle ebbrezze patologiche ripetute, aggrava.te dalla fatica delle manovre, con cardiopalmo tossico ( così pure in un 5° ca.so); - in un terzo, buon soldato per 8 mesi, affettuoso e la.borioso, benchè con note somatiche degenerative, lo scoppio improvviso di un accesso di agitazione psicomotrice, con iperemotività, ed incoerenza, fa pensare, anzichè alla mania degenerativa, ad un eccitamento psicoisterico o psicoepilettico (d'origine tossica?); - cosi pure in un 4° (capora.l maggiore), ed in un 6°, giudicato amentia di Meynert, ma nel quale allo stato confuso si aggiungeva l'agitazione maniacale, con ideorrea. e logorrea, a fondo gaio (stato d'eccitamento della franosi maniaco-depressiva?); - simile è il caso 7°, di uno stato maniacale, incoerente, scoppiato d'improvviso in soggetto intelligente e volenteroso, mentre in un 8°, carabiniere (manìa confu.ça), l'accesso maniaca.le, durato circa 20 giorni con enorme agitazione ed escandescenze, scoppiò dopo una fatic'l. protratta ed una lunga esposizione al sole (di agosto stette 15 ore a sorvegliare uu'aja di grano - meningite sierosa? delirio maniacale to,;sico e da iperemia cerebrale ?J. In un caso come questo il problema medico-legale si complica per le dipendenze da cause di servizio; qui era evidentfl per lo mono la concausa e l'occasione adiuvante, mentre in un caso da me studiato nell'ospedale, e che da un primo medico sopraggiunto era stato ritenuto nn delirio da insolazione (e su tale diagnosi si erano fondate tutte le successive pratiche medico -legali)1 potei invece rilevare come si trattasse di un soldato fortemente predisposto che, nei primi di maggio, verso le ore 8 di mattina, dopo appena tre o quattro chilometri di marcia isolata, sedutosi vicino ad una casetta, era stato colpito da fatti isterici classici (franosi isterica), con estasi, allucinazioni erotiche, visioni estatiche, atteggiamenti plastici, i·ét-e1'ie sub-delirante, con eccitamento, terminati .:!On stat.o ansioso e crisi di lagrimo; dopo 15 giorni era ancora classica la emianestesia sensitivo-sensoriale. e') 1 cat<O di delirio pat'anoico in 01·iginario: ufficiale d'ordine, di anni 31, corretto e buono d'indole, con eredità neuropsicopatica, fumatore e bevitore, che però, per lo stato depressivo con idee deliranti paranoica.li, persecutorie, non sistematiche, faceva dubitare Ri trattasse
5G
0SSEHVAZJnXl SOPRA 2,13 OASI DI ALIEXAZIONE lllEXTALE, ECO.
di uu demeute precoce; - in un caso di sttipore mela11co11ico, agitato, con note d,,mcn:i:iali, csiste,auo contemporaneamente alcuni disturbi I ie,i di nervi cranici, !<Ì da far dubitare di un tu 11101· ce1·ebri; sfortunatamente il soggetto - una guardia di finan~a di anni 25 - fu trasferito al mauicomio della sua provincia, e y_uindi il caso, assai interessante anche dal punto di vista curativo, non fu potuto seguire nel sno de.corso; - in un altro caso fu fatta diagnosi di (1·erwsi isensM·ia, ma, per la. periotlicità e ripetizione degli episodi psicopatici con accesso di furore, allucinazioni, o tendenze clastiche, è da. pensare piuttosto ad una allucinos i psico-isterica od epilettica. d') alcnui casi di psicosi alcooliche o su base alcoolica, in cui cioè l'alcool pare sia l'unico agen le del la pazzia o una causa prevalente, c:he 1w orienta le manifestazioni, mentre esso molte vòlte ha agito come concausa o come preLlisJ)011ente nei casi di già esposti, specialmenlt~ nei deg<'nerati e negli e pilettici: in un 111 caso amentia su fondo alcoolico, in un brigadiere dei RR. CO., di anni 37 (eclamptico, be,it ore e fumatore forte, ptir 2 giorui stravaganze e discorsi scoune,;si nella sta,zioue che comanda \'a; di notte si affacciava alla finestra e gridava i11solPnzt·; poi pt\rossismo d'ira impro,vìso, indi logorrea, eccitamento psicomotorio, euforia notevole, stato confuso con iperfont asia dissociata, i<leorrea a contenuto sessuale, zoopsie, a llucinazioni mlitiYe insultanti con tentati,i d i r eazione - durò 20 giorn i); - lo stesso quadro in uu 2~ caso, di un buon soldato, bevi tore ed ereditario, dopo essere stato punito di prigione (psicosi acuta allucinatoria su base alcoolica): - in un s· caso inYece, di una guardia di fina11za di H2 anni, che d'impro,viso disertò girando per le campagne, senza scopo, si trattaYa ùi stai i di disorientameuto, p.~eudo-pa.ralisi generale alcoolira; - in un 4° caso - guardia di città di anni 25 - si ebbe uJLo stato d'eccitamento da, accesso cefalalgico, su base alcoolict\; cosi pure in 5· caso, nel quale, per raffac1~iarsi di spunti paranoici durante la fase d'eccil,amcnto si parlò (novembre 189:>) di paranoia aculH a./l11ci11atu1·ia 11u base alcoolica,, mentre si tratta di pum psicosi alcoo lica in predisposto, para.noicale, in quanto l'al cool, come tutti i tossici e gli stimoli ectogeni perturba tori della psiehe, mett,e in rilieyo le rnodalita dell'essere e Je manche,olezze della personalità, (onde la, maggior parte riYelano note epilettoidi, deri,anti da una condizione di disarmonia psiconervosa, non bene appariscente allo stato ordinario); - co;;:ì in un fi• ca,so, di un carabiuiere ventiquattrenne, forte bevitore: dopo un breve periodo di taciturnità, scoppiò u11 ,iolento accesso di agitazione, con grida, smanie furiose, clastie 1 stato confuso, tenlati,i di suicidio, ,erhigerazioue, alluci1rnzioni ,isive
OSSERYAZIO:-II SOPRA 243 CASI DI ALIENAZIONE :MENTALE, ECO.
67
ed acustiche, sopratutto zoopsie i - similmente, nell'll O caso, di un carabiniere di 38 anni, con ottimo servizio, bevitore, si manifestarono episodi di eccitamento sub-cosciente, a contenuto persecutorio,
e poi reazioni pericolose suscitate dalla visione di ombre armate e mi11acciose, alterna.te con zoopsie; infine agitazione grave, sul fondo di un delirio sognante. - Invece in un 7~ caso, degenerato ed ereditario, la psicosi alcoolica. si cominciò a manifestare con vagabondaggio (girava per le osterie, beveva e non pagava, e poi commetteva disordini), violenze, inseguimento delle parvenze zoopsiche e coprolalia; in.fine, nel 10° caso, di un maresciallo di anni 41, con note di alcoolismo cronico, la psicosi -- di poi svoltasi con le zoopsie e il delirio, si iniziò, - e tale si mantenne per una ventina di giorni, - - con stato depressivo, spunti paranoidi persecutori, idee di colpa e ùi rovina, fase ansiosa angosciante, confusione intramezzata da crisi psicoemotive; il soggetto guad bene dell'episodio acuto. - Assai interessante, dal punto di vista medicolegale, l'S" caso, di un soldato strenoo bevitore, che, esposto a.I sole, dopo u.aa marC'-ia, avendo bevuto d el vino a digiuno, cominciò ad avere appercezione ostile dell'ambiente, con tendenze reattive, per cui rispose male e minacciò un ufficiale, poi si scagliò contro alcuni compagni, infine prese ntò un delirio furioso, con tremori ed allucinazioni zoopsiche terrifiche; invece in un altro caso, 9°, di nna guardia di finanza di 27 anni, la diagnosi di psicosi allucinatoria su base alcoolica, che in apparenzt1. era giustificata da alcuni dei sintomi del periodo di esaltazione, dopo, nel decorso, mi sembra. inesatta, in quanto, oltre a varie note della demenza precoce, il soggetto dopo 7 anni era immutato, (fu tra~ferito nel 1902 a Tera,mo), e presentava. periodi di eccitamento allucinatorio con catatonie, proprie di quella forma morbosa allora poco co11osciuta: donde la grande difficoltà diagnostica di alcuni casi, e la necessità di una scrupolosa indagine clinica, per i casi che si sono voluti trattare con provvedimenti medicolegali temporanei, addebita.udo tutto ai trascorsi alcoolici; e viceversa.. Come si vede, parecchi casi hanno grande importanza medico-legale, perchè possono anch~ coinvolgere problemi di responsabilità disciplinare od anche penale; ebbene, in parecchi casi per l'appunto noi dobbiamo parlare di ebbrezza patologica, in quanto l'alcool mette in valore e disvela le attitudini nevrotiche, o addirittura morbose, della personalità, sonnecchianti nella intima tessitura psiconervosa.; ed in tal caso, anche col presente codice dannosamente ecle.ttico, la responsabilità si giudica più o meno grandemente scemata. Io ho pot uto studiare parecchi casi in cui, nell'apparenza di una media. normalità psichica, lo
58
OSSER\"AZIO.Nl SOPRA 2.J:3 CASI DI ALIE.NAZIOXE MENTALE, ECO.
stato di ebbrezza induce a commettere dei furti, ed in due casi anche rapina a mano armata; in altri casi i militari, ubbria.chi, aveva.no tendenza. irresistibile a. vagabonda.re, girando per la. città o per la. ca.mpagna1 o addirittura disertando oltre il confine; in altri ancora avvennero atti di violenza sessuale (congiungimenti carnali, stupro di minorenne, pederastia. atti va) ; infine per molti altri - e sono la. maggioranza - si ebbero tendenze violenti, impulsioni, clastìe, ferimenti, atti più o meno brutali e malvagi, che hanno la massima espressione negli episodi di furore cieco dell'epilessia alcoolica, e di brutalità. feroce dell'amorale (1) . Di tali stati di ebbrezza patologica vera nella mia. raccolta manicomiale esistono 2 casi, di cui l'uno comune, l'altro assai interessante : 11 ca.so, soldato, senza precedenti morbosi; condotta sociale e militare cattiva. (ozioso, vagabondo, soidenem·, alcoolista, collerico e litigioso, condannato per reati di furto e di violenze); va soggetto, appena bevuto un paio di bicchieri di vino, a stati semi-confusionali, con spiccate tendenze ad atti impulsivi e violenti, ola.stie, furore contro le persone, per lo spazio di 2-3 giornj, rimanendo dopo alquanto stordito (della stoffa dei Misdea !) - 12' cai:;o, carabiniere, senza precedenti noti convulsionari o di petit mal, che, dopo bevuto circa mezzo litro di vino, o poco più, è soggetto talora ad episoai psicopatici acuti (dromomania, impulsioni gravi), con amnesia consecutiva; in uno di tali episodi spare> contro una donna, quasi senza motivi - conoscendola appena - e la. uccis.e ; fu prosciolto in Ca.mera di consiglio, e lasciato al Manicomio, d onde dOfO 1 anno fu dimesso, con vantaggio sociale! Infine l'alcoolismo esercita un'azione adiuvante, di concausa - in alcun i C;asi nei quali l'esaurimento nervoso post'infettivo, o una infezione in atto (specie tubercolosi o sifiJide), o uno strapazzo fisico, o lo stato di digiuno, hanno reso instabile l'equilibrio psiconervoso, e facili, le détentes di esso. In parecchi casi studiati nell'ospedale o nelle ca.se di pena, reati gravi d'insubordinazione, o di deterioramento di edifici militari, furono commessi da soldati dopo che, usciti dalla prigione cli rigore, poterono bere uu po' di vino o di liquori (:;opratutto la perniciosa grappa); altri di tali reati avvennero durante le fatiche dei campi, d opo una marcia al sole, quando poco alcool basta a rompere il mi nato equilibrio d'un cervello intossicato. e per metà insolato. Nel caso 13°, un soldato, già co11vulsionario neU'infanzia, convalescen te di grave reumatismo articolare, bevendo dose un po' forte
°
(1) Vocii il m io lavoro sull'Alcoolismo tu{l'Esercito, in Rii:ista M ilitare Italiana, aprile e m ng:;io 1911.
OSSEHVAZIO:SI SOPBA 243 CAS I DI ALI E::.lA7.JONE MENTALE, 1sec.
59'
di marsala, comin-Oiò ad essere agitato, loquace, tentava graffiarsi o mordersi, poi di inferirsi una ferita in faccia con la forchetta; dopo. si affacciarono idee· persecutorie, instabili e poco coerenti, infram-
mezza.te a. preghiere ginocchioni sul letto, con allucinazioni estatiche fugaci; infine stato stuporoso, da. esaurimento, per parecchi giorni. Nel caso 14°, caporale di guardia. di finanza., d'anni 34, da due· anni sifilitico, ed assai mercurializzato, cominciarono tendenze alcooliche, stato di depressione mentale, svogliatezza, una certa riottosità disciplina.re, per cui ebbe - da ultimo - gmvi punizioni che lo lasciavano indifferente, così come i rimproveri; pure indifferente al suo stato, al suo avvenire; infine, dopo aver bevuto mezzo litro di vjno, divenne eccitato, rifiutò obbedire, diede in escandescenze ; poi si fece confuso, con spunti statua.rii e catatonici, con fugaci zoopsie, ma sopratutto con allucinazioni acustiche antagonistiche (contrastanti cioè, nel significato, dai due la.ti); dopo un paio di mesi si era riordinato. /') Finalmente nn certo numero di ca.si appartiene alle p.~ico.~i non constatate, per lo più - cioè - psicosi simulate. L'argomento è di enorme importanza medico-legale, militare e sociale, ma non è qui il luogo per occuparcene; però due rilievi mi interessa di fare, di grande valore per la nostra pratica, e cioè: 1° non si deve essere corrivi a ritenere un militare simulatore, sopratutto di pazzia, pe:rchè molte volt&si ha a. che fare con forme fruste epilettiche od isteriche, con spunti psicopatici di degenerati o di squilibrat.i, con manifest azioni fobiche od ossessive di nevrastenici costituzionali, od, infi ne, con sindromi va.rie di demenza precoce; 2° quasi sempre - ed io direi sempre dal nostro punto di vista dell'attitudine a.l servizio militare, i simu· latori di pazzia. sono degenerati, nevrotici o squilibrati, e lo stesse fo rme psicopatiche, artificiose, spesso finiscono col perturbare realmeutA una mentalità. di già. instabile e disarmonica., e dar luogo a varii episodii morbosi: la psiche normale, per legge biologica, non può per sistere in una idea, in u~1 proposito, in un atteggiamento morboso che, e~atta· mente e durevolmente, orienti e devii, le normali correnti nerveo-psichiche, senza notevoli sofferenze, e senza cedere - dopo poco t empo allo sforzo tensivo anormale, antibiologico. Della 1" categoria, a parte vari casi interessantissi mi studiati nell'ospedale (ad esempio varii nevrotici da trauma, un caso tipico di akinesia algera su fondo isterico che era finito alla Compagnia di disciplina, ma che l'Ispettorato riconobbe ammalato, ecc.), ricordo soltanto un ca.so bellissimo, di detenuto, tipico dement e precoce della forme. ebefrenica., presentante tutti i sintomi classici, veramente schematici della malattia, già. condannato per violenza carnale su di u na.
liU
OSSEil\' AZIO.Nl "\lPRA ~.1:3 c,1-.;J or ALU::XAZ!ON~~ Ml·:XTALE, E CC.
,eccbia. di 85 anni, commessa di certo in un raptus epilettoide (impulso automatico del demente precoce), poi detenuto per disobbedienza, e che a molti era sembrato simulatore per l'apparente artificiosa. gof. faggine e le g1·i111aces tipiche che pre.sentava. Alla 2 1 categoria appartengono va.rii casi, il cui riassunto fa nota.re il valore della predisposizione individuale 6 dello stato anomalo che stava a fondamento della personalità. Di questi casi, 9 avevano precedenti ereditarii, e taluni assai gravi nella pazzia (padre alcoolista e sifilitico; padre alcoolista, neuropatie parentali; padre morto pazzo, figlio i11egittimo; neuropatie nei geni tori; fratello vertiginoso e dipsomane; padre morto di emorragia cerebrale, cugino materno suicida da r ecente; padre epilettico, fratello omicida, zio materno convulsionario: padl'e alcoolico e criminale, nonno patemo suicida); q-uindi alcuDi di essi potevano gi,i dirsi erPditm·ii nel senso psichiatrico. luoltre 12 ave,auo precedenti morbosi personali [ tifo due volte; alcoolismo e sifilide; -ertigi ne transitoria ad 11 inrni, offuscamenti fugaci(?), trauma grave alla fronte, forte masturbatore; alcoolismo e sifilide; sifilide grave; enuresi notturna sino ad 11 anni, talorn bava sanguinolenta sul cuscino allo svegliarsi, caduta da un asino, con forte trauma alla fronte, in seguito a vertigine, forte alcoolista; alcoolismo forte; da 3 nuni accessi cefalalgici, per delle ore, con impulsioni gravi ed offuscamento menta.le specie dopo un'emozione : con,ulsioni infantili, crisi improvvise di pianto da giovane - isteriche r; - alcoolista e sessualmente esaurito dall'abuso; da gio,ane Yarie , olte andò soggetto a disorientamenti acuti con furore clastico e violenze impulsive contro tutti, oppure ad improv,ise fughe sub-coscienti per le campagne; dai 1B anni episodi cefalalgici con eccitamento, violenze, ed anche ,ertigiui con caduta(?)] - ; di essi taluno può ben dirsi epilettico, al tri due deli11quenti uati per imbecillità morale! Riguardo alla condotta sociale e militare, 12 erano pregiudicati piii o meno gra,emente, Ò inYeCe erano stati buoni giovani, O al pÌtl, taluni, un po' discoli ed irrequieti, od emoti\'i ed impressionabili, oppure frivoli ed instabi li . Di essi uno arnva. commesso una insubordinazione grave ed era in attesa. di giudizio; un 2°, insofferente alla vita militare, ma non violento, bensì instabile, si assentava spesso ed infine disertò, e per tale reato dove,a essere giudicato; altri tre di pessima condotta, riottosi, impulsivi; altri due emotivi, impressionabili, reattivi per eccitabili1,à emozionale; altri ben disciplinati, ma tardi, timidi di caratt&re, od ipobulici d'ordinario e suggestionabili. Riguardo alle forme presentate, 1Ué:ntre taluni si mostravano co:nfnsi, o amenziali, talora con d i,scorsi incoerenti o ,erbigerazioui, altri
OSSERVAZIONI SOPRA 243 CASI Dl AL.I EN ,\ZIOXE Y ENT.\LE. F.CC.
61
invece depressi, muti, inaccessibili; altri ancora,, agitati, con eseandescenze, contegno ostile; alcuni in apparenza automatici, con occhi sbarrati e fissi o con atteggia.mento grossolanamento statuario, ed invece dne preser:.ta.rono delirio furioso che pot eva anche essere delirio reale, o tale divenuto dopo un prodromo volontario, per il facile squilibrio ohe per piccoli motivi accade nella psich·e dei degenerati; uno riproduceva. i disturbi presentati da una sorella demente precoce con catatonie, e poi confessò la simulazione, così come fecero altri due, bnoni soggetti, mentre i veri degenera.ti mai confessarono, un. altro presentò uno stato di m elancolia. ansiosa, con pianti e lamenti anche di notte, appena. venuto al corpo, volontario (base isterica, probabile for ma nostalgica., di poi esagerata. volontariamente); tre fecero tentativi falsi di suicidio, e poi presentarono eccitamento emotivo, o depressione affettiva; un altro fuggì dall'ospedale stranamente vestito, e dopo sembrava confuso, con allucinazioni incongrue ed agitazione; un altro simulò (?) amenzia allucinatoria. Di essi uno fu giudicato affetto da frenast enia lieve con attitudini impulsive ; un altro di tem paramento isterico; uno nevrastenico a base isteroide; uno era un imbecille morale a fort,i note delinquenziali (Rtigmate morali, e con i precedent i - dall'infanzia - di nn delinquente nato a base di violenza); un altro degenera.to e deficiente sopratutto per primitività educativa (favoreggiatore di Musolino); in un 6° lieve defioiellza mentale; in un 7° carattere epilettico degenerativo; in un 8° e in un 12° nevrastenia costituzionale con ipomoralità; un 9° p ure degell erato morale grave a tipo epilettoiLle, assai furbo e costante per molto tempo nella simulazione di uno stato stuporoso; un altro invece, dopo d ue tentativi di eva!'l ione, simulò confusione con eccitamento, ma era auche affetto da li~es cerebi·i precoce. Altri tre invece, di già ricoverati nel Manicomio per psicosi transitorie vere su basi epilettiche (episodì di clege,nerati), vi tornarono simulando i disturbi di prima, stanchi di attendere l'esito delle prat iche di riforma; in un altro infine, mentre il primario pensava ad una vera confusione mentale, Mingazzini propendeva per nn episodio falso di agitazione confusionale in degenerato epilettoide; ed in uu ultimo caso un'analoga diagnosi primitiva fu poi rettificata in demenza precoce ebefrenica ! In altri due casi si r imase in dubbio per una psicosi cefalalgica su base isterica, o per un episodio simulato, da isterici, in uno dei due anzi istero-epilettico, presentando pure gravi note degenerative.
·62
OSSF.ll\.AUONl SOPRA 243 CASI 01 ALIENAZIONE MENTALE,
~;cc.
Dicevo, pertanto, che da.Ila siutesi di questi casi clinici, si può realmente ammettere che tutti coloro i quali simula.no per q ua.lche tempo, ed an('he con premeditazione o con determinati fini, forme Yarie di pazzia, sono degenerati morali, squilibrati, frenastenici od .a11che veri alienati .
*** Con queste mie osservazioni - che sono una parte di tutto il rie, .chissimo materiale clinico che ho potuto studiare in un decennio di servizio nell'ospedale militare di Roma. e nel Manicomio, - non ho certo prete30 di esaurire il vasto capitolo della pazzia e della delinquenza nei militari, sul quale argomento dovrò presenta.re ·_ insieme al col · lega Bucciante - una relazione al XV Congresso freniatrico italiano cli Palermo (Hl13). Mi s0no limitato a lumeggiare varie questioni cliniche e sopra· tutto medico-legali, le presenti considerazioni completando ed illustrando le idee generali di già esposte nello studio precedente; (1) altri lati di questi importa~tissimi argomenti vado trattando in varii lavori in corso di pubblicar.ione nella Rivi.sta spe1·imentale di freniafria. A me basta aver messo bene in evidenza: 1° quali forme psicopa.· t.iche si riscontrano nella pratica quotidiana del servizio milita.re, oltre a quelle conclamate che conducono al Manicomio; 2' la grande importanza dell'anamnesi individua.le, anzi del metodo di ricercR. storico· genetico, che può d esigna.re, e segnalare, anomali e degenera.ti che altrimenti sfuggono, sinchè gravi mancanze o disturbi imponenti non li rivelano; 3° la frequente nota. d elinquenziale trovata nei psicopatici e nei nevrotici , e la sua importanza medico-legale e disciplinare; 4° la necessità di una perizia psichiatrica. preventiva., ed, anzi, di tutta una completa. organizzazione psichiatrica dell'esercito, per difenderlo dall'ingresso pernicioso degli anomali e dei degenerati (2). Anche noi, quindi, come la più grande collettività umana, dob· biamo svolgere una. indefessa. opera di rinnovamento, e di risanamento morale, e mettere in valore tu:;ti i mezz i scientifici e raziona.li di lotta (l) Pubblicato in quosto steaso Giornalo in 110 fascicolo procodente. (2) Su questo com plesso problema psi<'o-so ciologico In Commissione Snnitaria Milirnre Speciale (colonnollo m e<lieo De Furi11, m aggiore medico Ciaccio, capitani medici Funa joli e Consiglio) ha s t udiat.u per pa recchi me~i, visit,mdo tut ti i militari degli S tabilimen t i di pena e co mpagnie di d isciplina, e pre,;entnndo tma comple ta relnzione nlJ' I s pettornt;Q di S ,mi t..\, che d o vrà. fare al Ministero le propos te relative c he crederà opportun e por la profì lttssi mora le dell'Ese rcito.
OSSERVAZIONI SOPRA 243 CASI DI ALIENAZIONE MENTALE, EOC.
63
<:ontro l'anorm.ale, che inquina le fonti stesse della vita collettiva, ne perturba il ritmo funziona.le e ne degrada le energie: con questa vera forma di sperimentalismo sociale noi - migliorando di molto la struttura stessa dell'esercito - avremo potuto svolgere una funzione sociale -e morale di enorme importanza, e tracciata la grande via luminosa. per la. qua.le deve inalvearsi la Nazione, se vorrà pur essa combattere una battaglia. feconda cont ro la degenerazione umana, e la fatale selezione regressiva della razza.
64
o,-sER\ "AZJ0:--1 S•-.PRA 2.J3 CA$) DI A T.H:X.\ ZJ()XE )llè:\TA LE, ECC.
llilitari pazzi d Anno
~.
,
F.t:i.
ncgione
'.\lese
25
) li Inno
Luglio
Arm:i.
C11nr<lin
Carceraria
2
:-lolclato
Rersoglie1·i
20
Cosenza
Aprile
3
li
Genio
22
Palermo
C:inc:no
F a ntorio
2:J
P ale rmo
L u:rlio
"
:17
YogherEL
Ottobre
!? l
F orlì
Lu~lio
I 8!JG
• •
I
Gra~o
I
Eredità
Sorella suicida.
»
·I
•
!)
))
6
))
7
..
•
:H
J:'erugiR
Settembre
8
•
•
30
B el luno
»
!)
•
Artiglieria
20
Rari
Gennaio
Tisi
10
Allievo
Carabiniere
20
Bonovonto
SettemhrP
Sorella e pile ttici
11
Uffil'iale
~
•
.. l S97
Capitano
)O
2
Allievo
3 I
Solclato
•
4 1 Voi. sottoc11po
Lugl io 3S
Catnnzaro
)[aggio
Cnrubiniero
20
1'reviso
Aprile
Fanteria
21
l\Iessina
Scttembrn
K enros i
.:\ ~osto
P si<'osi e nevros
Fante rin
R . .\!orina
cnnnouiero
•
5
V oi. allievo
Carabiniere
6
)laresciallo
•
7
Allievo
8
18!)8
I llegittimo
I
22 1 Roma 19
Belluno
Luglio
30
Pesaro
Novembre
19
Aquila
Giugno
21
~filano
)forzo
1
C.apitano
Fanteria
38
2
Alliovo
Caro.biniere
20
Settembre Perugia
Novembre
Pad re strav11gnn1
1)S>,ER\"A7.IOXI $0Pl!i\ ~4-3 CAS J or Al.IENAZ! t1XE 11 E XTA LF., F.C C.
65
.llanieomio di Roma. Pre~ed>nr
A tt, morh,i,i
Acress o fnrio;,o con a ll t1cina z io ni.
Fren os1 sensoria (d o po 3 anni si mantenc \'ll ) (be ,·e ..
Fuga improYvis a.
Paranoia acuta allucinatoria,
Intensa ag itazio n e psicomotrice.
Parano ia a c uta a llucinatcria (alcool).
Sin tom i di dernf'nza precoce.
P arano i1t allucinntorin (beve).
Delirio furioso, fug he , aure era · niche.
Epiless ia ps ic hica.
Allucinf\zioni mlilive di sc he rno.
Para n o ia ipocondrif\ca su bru;e inibecillesca (dr m. p r. ).
Convulsioni, delirio furioso.
Convuls ioni is te ric he
Acce~so furioso, minacce , a g gressione a superio re, pianto dirot,to.
P s icosi tra n s itoria. i!t. !
Trauma capitis, squil ibrato
Accesso furio~o, f uga chil manicon1io, SÌlnula.ta ag gressione.
D cgen e m7.ion "l ps ichica (vino ).
Disturbi gas trici.
I poco ndria. c o nfn~io ne .
Equfra le nte em icronico ~" b ns·~ is t erira.
Trauma <'apitis.
L"a<luto in un pozzo.
Puni1.ione di prigione.
D emenza pnra lit ica progressin,, P nronoin persec utoria . .-\llegro, ,uutevole, impulsi"·o.
Incoere nza, ris n e pia nto se nza n10th-o.
E ccitaIT'ant o mani1tco.
P oco profitto nelle scuole, rlll?ioniore; molte punizioni.
Tendenze olle fughe, anomalie gravi in s en·izio.
Parano ia o6 ginurin .
· Tent .. tosuiridio, impulsivo, convulsioni.
Ag itazio ne ps i,·orno tri,·e
H ystPrin.
Sintomi d i (iPgen e rnzio nc pro· coce.
i'l tato confusiono l., (be ,·e ). De menza paralitic a iniziale. Confusione mentale (sinto mi di d em. prec. ).
Taciturno, irascibile, reazioni violente, appercezioni ostili.
Stato coniuso, a ~itazio no.
Confusion e acu ta , alluC'inazioni (be \'e) . Pnral ii..i pro:,!rC'ssiva.
Da _ 2 mes! _allievo; dopo lieve pumz,ono taciturno
Perio :l i di og itazio nr, atteL?gia 111enti statuari.
Stflto stuporoso (dn 11llurin n1i,, · Di ?).
.... 66
O!'l~lmVAZIONI SOPRA 243 0,\$1 D I ALIENAZION E Mt.;NTALE, EOO.
" Anno
I\.
Grado
Arma
Età
Regione
1898
3
Carabiniere
-
24
"
4
Allievo
Carabiniere
5
Guardia
6
)I
Mese
Eredità
I Ve1·ona
Maggio
-
21
Perugia
Luglio
Città
25
Torino
,.
-
Capitano
Contabile
-
-
Giugno
-
7
Carobiniere
-
24
Bologna
Luglio
-
1800
1
Soldato
Fonteria
21
Palermo
Settembre
-
,
2
"
•
20
Romll
Maggio
Psicosi e alcoolismo
,,
3
•
1°granatieri
20
Ale5il and rie.
Luglio
-
,
4
I
BorsAglieri
21
Per ugia
~
Psicosi e alcoolismo
t
5
,, .
Fanteria
22
Lecce
Marzo
-
•
6
Voi. allievo
Carabiniere
10
Torino
-
-
1900
l
Guardia
Cit tà
24
Mantova
Dicembre
-
,,
2
Carabiniere
-
21
Aquila
,,
Alcoolismo, nevros
l'
3
Capitano
Fanteria
42
-
Maggio
-
'
4
Soldato
Granatieri
22
A.acoli P.
Luglio
-
"
6
Capitano
Fantoria
33
-
Aprile
6
Tenente
jj
35
Maggiore
•
40
-
Agosto
7
p
"
.
..
'
I
'
Luglio
-
'
I
li
OS~ERVAZlONI S OPRA 243 CASI DI ALIE!sAZJONI': MENTALE, ECC.
Prece<l~ntl
A ttl m orho• i
Poco disciplinato, presentuoso. lntcllif?onte, ,·iolonto.
(ì7
Diag nosi
Disfrenia CAfalalgica (beve). Incoerenze e g rande e<:ci tnmento
Accessi di refalen, de bole mentale.
S t,ato mnnincnle. E ccita.me nto dn alcool (nccossi <'efalalgici). Intos.~icazione cloromorfinn (re <'i· (divo).
Moho note degen., feri 2 ed u~cise l mii.; RCCCS9i di cefalea.
(Al manicomioc1·im inolo di ifont elupo).
Lieve deficiem..a m entale ) degene razione mo rale, a lcool).
Xote degener a ti\·e (dopo due anni persisteva).
Con fus ione o s t ati di agitazione, con masturbozio ne feroce.
Stato con fusionale (demenza confusa) (beve).
, ·agnboudo, ozioso, piò vo lte condann a to, segni degenernti vi, sadista.
Sos petta. simulozione di pazzia, eia.st ie, tentn ta e vasio ne. passio ne per il rosso.
Pazzia morale (epilessia ?) (alcool).
Stra,·ag,l nte, i n s o c ievole. S<'rupoloso, ott imo sol dato.
Allucinazioni Otitili. con impro vvisa , .,azio ne e c ln~tie.
Paranoia allucin6toria acut a (in un defic.).
\ "iolenlo, irascibilo ; insuoordinarione da giudi,
In ca rcere opisod io furioso.
E piless io (sta.ti cre pusc1,lal'i protratti/ (a lcool).
ln seg uito a p unizio ne, stnto d i grave agitazio n(:,,
Delirio nllocina torio in degenerato (a lcool).
Irruento, deficie nte, egois ta; accusato di furto, sor/!e la corea.
Agit azio ne ps irom,,tl'iCf', delirio nottlirno.
Cui'<'!\ ist-Orica (Le,·e).
'.\lediO<'re. punizioni.
rmp11lsioni. es('undesccnze.
È<'citnmento coolista).
Mancat<, misdeismo, accessi di ferocia, allucinazio ni.
Js te roepilessia con equ ivalent i psichici (beve e fuma).
care
T rauma capit is. note degenerntivt'. balbuzie, eccitabiliasimo.
r. Onanista, sensua le; se rimproverato, crisi di fu. rore.
psico mo to rio (al-
Demenza pal'al itica. Indisciplina to, sos p"ttoso, Sta ti d i ec·citamento grave. impulsivo, deficiente mo, · mie,
E ccita mento maniacole pregresso in deficiente (alcool.}.
2 aoni dopo la lues, ptosi sin.
De menza paralitica pos t-tabe m.
R ecid ivo del 1877.
Para no ia crunicn. De menza p aralitica .
•
68
o,.:,.:1mv,1%H1).J ,-OPJLI 2JB C ,1:':l J)I .ILIE).",\%]\l)<J.: ME:!(TALJ<:, ECC.
I
Erelllla
Mese
An110
N.
Grad
Arma
Elà
Regione
1900
8
~oldnto
Artip:Jierit,
22
Foggia
Gennaio
Csmhiniere
-
24
Catanzaro
Ot.tobro
-
T e nente
Cflrabinieri
35
,. Marzo
-
1'lagµ:io
Alcoolismo e 1ue,
1901 I 1
I
Alcoolismo ed epi lessia
I
•
3
Capillrno
ContAbile
38
-
4
)far08C inllo
Carabinieri
40
Avell ino
2
• •
I 1
Brigadiere
•
37
Ro1110
Aprile
-
•
2
Guardia
('ittà
23
Benevento
Non,mhre
Alcoolismo e psi conoq·o~i
• •
3
Ca pitano
Fanteria
38
Girgent i
Ottobre
-
4
Caporal maggiore
l O g ronatieri
22
)<ovarn
(:pnnaio
-
•
5
Soldnto
Fanteria
22
Udine
I s,,ttoml,re
--
•
6
Carahini,.re
-
2,3
)Jnntova
•
7
Vicebrigocl iPre
G uai·<lie c ittù
26
Roma
I
1903
I
Carahiniere
-
29
Teramo
I Gennaio
-
I
2
Sol,lnto
Fnnteria.
20
Xapo li
Gingno
Alcooli~rno e c ri mina liti,
•
3
C'arabinic,re
-
22
Udine
Agosto
-
•
4
Guardia
Finanza
I 20
Benevento
Dicembre
Alcooli~mo e cri minalità
•
5
..\llievo
Carn.biniere
22
Chieti
Giuwio
Pndro alcoolista
•
6
C:nnrdio
Città
:rn
Nnpoli
•
Alcooli!<mo e pazzi
•
7
Soldato
Genio
21
Milano
D icembre
A lcoo I i smo, ne, vrosi ,~ psicosi
1902 I
I
I J''ohbraio I
-
I l)
-
OSSERYAZIOXI SOPRA 243 CA~I D} ..\LI 1·:S .\ZltJ X E M J.:X'J'.\ LE, l':00.
6!l
Precedenti
Atti morho;i
Di~gnosi
Ottimo rsocievole, non oon'""l$ivo : note degenerat in,.
Dopo emozione stato sognante.
Stati s o g no n ti epilettic i protratti.
(. 'ri~i di cefalee, con mu-
In una c risi ferì un soldat o.
1 is rno o reo.zioni.
l rritabilo, violento, alcooli-
sta negli ultimi anni.
Esl'andescenza, furore, delirio di g randezza, reazioni ostili.
17 nnui servizio, beve e fu. mo, cefalee, eclampsia.
Improvviso parossismo d'ira e poi confusione, zoopsie.
Psic<Jsi cefululi.dca nlluc. ( beve).
I
I I
Para noia c rnnica. Paranoia crooieo. Pregre!'fln intt,ssica zione a lcoolica, ps. non const.
(su fondo alcoolista), I D emenza (fumatore). I
Eclampsia, eccitabile, indi- Pensò svelnre furto. o intervento Psicosi isterica (beve). sciplins oo. in rissa od esplodere bomba. Parnlisi progressiva. O u nno. qualche nota degenerativa.
Grave eccitamento motorio ( per 10 mesi).
Confusione mentale allucinatoria.
Fmicn, ~ola e vino; rimosso dal g rndo per furto.
D elirio furio30, con ,·ie di fatto su uffic iale.
P,.;icosi allucinato ria (alcoo l).
C111t;va condotta. riottoso, indi~ciplinato, insubordinato, note d egenerativo.
Delirio furioso mentre era in a ttesa di giudizio.
Frnnast e nia lieve, ps. non cnnst. (al coo l).
Lue~ ed nlcool.
1 e t u s epilettiforme, 11llucina2.ioni.
D e menza parnlitica (beve).
E ccitam:mto, allucinazioni.
Parano ia cronicn.
~la~turb.. bevitore, sensuale. convulsivo, enuresi de11l'n .. d e linquente abitu11le.
Insubord.. poi cdsi di furore cieco, confus., d e l. porsec.
Equivalen ti epilettici ? (alcool).
Inso lazio ne e fat ica protratta, enorme agitazione.
~lan ia coniusa (assai protratta).
Accesso òi tristezza. idee per· secutorie. allu cina-;:ioni.
De6c. mentale lieve, eq uivalen te epil.. p etit mal (be,·e).
Mancato misdeismo. dopo punizione, e vertigini.
E qn iv. epilett. (picco lo malecon stati allncin. transit.).
Poco disciplinato, varie punizioni : s postato sociale, mutevole.
Stat.i di collera, o a nsiosi, con claetie, l\l!Senze ripetute.
Equivalen ti epilt.>ttici (alr ool).
('risi d i cefalee, insubordinazione ed l anno recl. , ronvul~ivo.
Allucinazioni, a ,zitaz i o ni nell'acme cefalalgico.
Psicosi oefaln lgicl\ su base isterica (beYe).
I ell1.oso, s ,·og 1·iato. 1
I Buon soldato, da 7 mesi alliev<>.
I
70
0$!:'ER\ ' ,\lJll:-.l :':OPR.\
2.J3 CASI Dl ALIF:NA7.IONE MENTALE, ECC.
Rrg:one_
Mese
~:redi là
21
Venezia
Dicombre
.Nonna materna 'I paranoica
Fanteria
22
Torino
Ag9s to
Alcoolismo
.\lli.ivo
Guardie cittì1
22
)lacerat.a
Gennaio
-
11
"
Carabinieri
20 Campobasso
Foburni•)
Alroolismo. pazzia I o crimim,lit,à
"
12
Guardia
Finanza
22
Girge nt.i
Gennaio
Alcoolismo e f'ri minalità I
1904
l
Allie\'O
Guardie <'ittit
20
Catania
Xove,nLre
-
»
2
Soldato
Artig lie ria
21
Pia,·enza
..\gosto
Alcool i$mo
I
3
"
F nnlel'ia
22
l ' ùine
)farzo
-
•
4
»
( 'orcere mi· litaro
2!)
Genova
.-\gosto
-
•
o
,
Funtor ia
23
A lcssnndria
•
-
•
6
•
2° ;;ranatieri
23
:\q11ila
Luglio
Bpile.<~ia c,l alcooli:51110
"
7
Guardia
Finnnza
2I
Teramo
)lng,;:io
-
"
8
Soldato
Artigl ioria
21
Roma
L11i;lio
-
•
9 Vnl. l'nra.binie re
-
:!O
Pe r ugia
A,:;osto
•
JO
)lagg io ro
FantNia
;;7
Pale rmo
S0ttc111hrc
~
lJ
Capo rale
.- \rtiglieria
:22
X11poli
»
•
12
T e ne nto
Co ntabile
44
Bolognn
Otlo ure
•
13
So ldato
FRntt ria
!!Il
R. ('alnbria
SNtembrc
Anno
N.
r.raclo
Arma
1003
8
Soldato
Ca,·alleria
»
9
,,
•
IO
•
f"'
I
I t
-
I
I
I I
I
-
I
I
I
I
OSSERVAZIONI SOPRA 243 <;ASI DI ALIEXAZIONE ?tIBNTA LC, E CC.
71
Alti morbosi
Di.,gnosi
B uono, laborioso.
A ltro episodio 3 anni prima dopo un a lterco con l'amante.
Psicusi acuta. alluci n ator i a lzoopsio) (alcoo l).
Onanista. vagabon do nel la· ,·oro. vortigini, tifo, alcool.
Insubordinazione, evasione, con amnesia anteroretRogada.
Psiconeu ros i istero-epilet tica (Alcool).
Sotto giudizio per insubordinazione co n vie d i fatto.
Confusione, allucinazioni e re a zione ostile.
Psicosi allucine.to ria acu t a sn base isterica.
Xnmero~e punizion i perviolenze, mentitore, epilettoide, a ssai note dege n e rative.
Violenze ciec he, ferocia, a naffottivitè..
In,L,oc illità. m,,ral.i (alcool).
O nani s ta, :n disciplinato, irascibile.
Stranezze, g ir1.Lr1> por le ost erio sempre b evendo.
Ps iMsi alcoolica.
Appe na a Roma, eccitamento, ostilità, allucinazioni.
i\JoniA. cnnfusA {idee di gran,1,,z. za)?
Zoopsie, periodo d'eccitamen to c onfuso.
D e menza precoce cc,n allucinozio ni (alcool).
Stato confuso, llgitato, <'on a lluc irulzioni.
.\ rne n tia.
)fo lte volte condannato, degenera to morale , violento.
Stati c repuscolari ? furore, clR.stia.
Simulazione pazzia ( ?) (conìesso), {ulco{)i).
Condannato per anonimi pet it mal ?, degenerato.
Misdeismo mancato?
Deficiente, mentitore su base opii. isterico , {equ i,·aleute e pil.) {intolle ranto alcool ì .
Pessimi, petit mal? convnl s ioni n o ttnrne ?
C'risi fu.riosa, con insubordinazione v iolen ta.
F.quivaJt,nti e p ilettici in is terici {alcool).
.-\mora le, indisciplinato,tentata evasione.
Ag itazione, confusione.
Lucs cerebralis pruecox {be ve ),
Noto d e~n., rurto, petit mal? d e fic ie nte.
Equivalenu,. e pilettico strada.
i-
Psicoi!i tra ns it.oria su base epile t t ica {beve).
Finto. convu lsioni vere e si mulate.
Stati clii furore, confessa s imulazione.
Psicosi isterica e simula zione {alcool).
Precedenti
por
D ern -nza pnralìtica. Convulsio n i infa ntili, sifili<le, fur~o.
Attacco e pilet t.ico, confusione.
Psic{)s i allucinatoria confusa post. co nvu lsivo (opil.). Paranoia cron ica a lluc.
furt i continuati, tentato suic idir,, degenerato.
Escand!lscenze, agitazione.
Con fusione mentale (in d egeu. e pi lottoi<le, hev•).
72
O$SE ll\'.\Z l 1JNI s n PRA 218 C.\ ';J DI A LTE:-.'AZ]O:,.'g lllENTALE, ECC.
Ai.no
x.
Grado
.\ rrna
Kta
He,..1vue
~kse
Er« li1a
J4
Voi. Solda t o
Fa n t eria
21
:'llilano
A g•>sto
P sicosi in r..wiglia
15
)I
JJ
20
Cat u niu.
JJ
-
n
-
II
I I I • I ,,
1or14
I
I
l li
"
( D el>òn 1110)
23
<.:u.:)t""•r tn
•
li
.\l lie,·o
Carab inie ri
21
P i~u
"
•
18
Soldato
Sussistenza.
23
Napoli
:Febbraio
-
"
I()
l'n rabi!ll('re
-
24
L ecct>
G ennaio
Padre ulooolico
20
F u r ic r~ 111n;:-
Gon io
36
Cosenza
•
-
l ·11 r11biniere
-
26
R oma
F eubra io
l's icosi pare ntali
Snlt.lutn
l ' ' grunat i(•ri
22
P alermo
G onnaio
E p ilc.-,sia (\ orimi· nalità
(:11Mdi11
F'inan,:a
21
Cnt 11111.o ro
:'llo,·zo
Alcoo lis rno e cri· minalità
).
)!iorc
,, ),
:! l
22
I I
II
-
"
:!3
l !l(\;j
l
Jl r ig11dion,
l'nrn hinicri
37
Ve ne zia
~faggio
-
•
2
.Sol,lnto
f a nte ria
21
K Rpo li
N o, ·embr e
-
>,
:3
),
2° g mnatio ri
22
Vicenz.r,
L uglio
Zii pazzi
l•
4
Soldato ( rich.)
-
I 27
R omn
.Xo vombre
,.
:;
Cunrilfu
Città
23
801t.crnbre
),
' (l
I
7
\ 'o l. .\ lli,,, o
C!lr o.binic,ri
20
Locco
Cw1 rdit1.
Città
24
).' a poli
~oldn to
F a n reria
23
L l'CCO
I
»
~
I I
L uglio )I
i\fn~gio
I t:
fl
,.
10
I
GuarcliH
C it ti1
:?G
f'iiro<'IIS8
..
-
~4
)l
»
I Gi11cno
I
I I
Pre ced.' c riminali e a lcool. ne i porent i
-
I
-
I
-
I I
-
.
OSSER\"AZIONI SOPRA 24:3 CAS ( DI ALH::S-.IZf• INE ~I E\"TA LE, ECC.
PrPcedenli
Atti mnrhnsi
73
Oiag no ,i
:\llll'ediscipli~ato,condannl!. burghe$ per a ggressione.
II Escandescenze, furor<•, c lastie , Equivalenti opilllttici iu isterico. e.llucinazioni, subconscio.
1:wm soldato, insubordinauone e a~itazione
I
Delirio acuto furioso.
F urto. bnuu ~oldato, t e n- Stati confusi, o agitati. cefnlaltato suicidio, conv. j gici. S,·ol.llioto, Ìllsocievole, torùo, triste.
I Clamore. pianti, poi stereo tipie
Eq11 ivi;lenti epil~ttici.
I Equivalenti <.> p ilettici (etalu protratr.o ?). Psicosi ,:pilelt ic,i (d. pr. !).
e smorfie.
lus uh<>rdinato,eva.sio n e, ec:C':tal,ile, iporuorale.
Accessi di collern furiusa, co n fusione. pianti.
Equivnle nti isterici prngressi-omìcrnnin d est ra.
Onnnista. com•ulsivo ?, dehit i. sco rretl.o.
Delirio pnmnoico acuto, allu('inazio ni, g rida, furore.
f'dicosi nllncinatoria transitor!a (is teric,i?) (alcoul). DuprPs~io no ne11ropnticu ? P111·e.noia?
Huono, mite, depresso.
Triste, senso di sconfor.o e di impoten7.a da mesi.
Xevrastè nia (ps. n u n cunst.)(temper. is t,,rico).
\"ert ic:ini ! ona11ista, violento, parecchio punizioni.
Agii.azio ne in pri~ione, te11t.at-0 s uicidio, c risi cefal. ?
Epiles~ia . s imulnz. o ps ic. cefa . liLlgit:a ~ (p•JCO tollor. alcool).
tue:!., be vitore. ins ubordinato.
Tentati suicidi.
Sirn11lnziouo in is terico ( nlcool).
Confusione e allucina7.iono.
D,,rnenzn pnralitic a a fo rrna defJressivn.
In C'11rccrc per insubordina1.ione <.-on vie di fatto.
Allucinazioni, convulsioni.
,\llncinusi subncuta su base ister ica (1,eve).
15 mesi buon soldato.
Ide e di colpa e di autoaccusa.
Grave st,1tu d epressivo (amenti a?).
Eclarnptico, violento, più volt., condannato.
Violenze, stranozze impulsività, critJi di furore.
Jn,he,:illiti, murnlu su utll!e opiluttica, a lcoo lista..
C'om·ul:!.ioni?
Allucinnzioni, confusione. agiti\ zione.
Psicosi epilettica. 111n niac·ale. beue.
Conv1rlsioni \
Appena a Roma, ans ia, nostalgia ncuta.
L'sicosi nvn constatata.
Ci<t tivo sorv1z10, indisci plinato, molte punizioni.
Crisi isteroidi, simulati sui cidi.
:)/euro.stenia, psi cosi n on constatata (a lcooliHta).
Indisci plinato, riottoso, pes~imn eondotta, punito
Abbandono di posto, cris i di furore. atti di terrore, 11llucinazioni.
P s ic·osi epilottiea (alc-ool).
C'arattne violento, indiaciplinKto, spesao punito.
Furori,, 8pari, c lastio, confuso dopo (dege nerato).
Psicosi epiil't tic1\ (l'q11iv1.tl.) (t1lcoo l).
n..~~•wmto morale, v io lento
Accesso p.sicoepìluttico.
l'sicnsi epilett ica (oquiva l.) (alco,•I).
~ Jl<.::l.~U.
E cdtarnento
74:
ll:,SEHV.IZlOXl $1\PJ!.\
Anno
N.
I
))
I
I I
Gra<to
Armi\
Eia
Regione
Mese
Eredita
R enitente di Jova
-
23
R oma
Giug no
-
Soldnto
F a nte ria
21
R <'l!A'i o L'al
)lnggio
I
19(),; I ll
12
243 C.1~1 Dl ..\LlEXAZIUXt ME:-ITALE , ~:cc.
I
1, 11i1"ri it~1,1i l~11Ìi· mr,n.. I bo'.1 1.i•lrt ;,k.,(
I
,,_j,,~ ,
-
13
l ·arnbiniere
-
21
R oma
Aprile
•
14
Solda to
.-\rtiç:Lie ria
21
:'lrapoli
)fagg io
l)
1.;
Il
13orsng liori
21
Caserta
"
»
\()
Cnrnhinioro
-
2-1
Pndoq1
t:iugno
-
17
Solda to
F,rntoria.
20
Venezia
April e
Pare n t i p~icopatic, alcolis t.i
»
I I
I
"
I
I
I
•
18
Allie vo
))
J!)
C,1p<1ral llltl gg.
190()
l
Sottoc apo cnn-
I
e 'arnhiniore
2!
Ge nio
2-1
R eggio Col.
R )fa rina
27 '
noni(~re
Vit e rbo
I
)forzo
Padre alcool isto
Alcoolismo nei g e nito ri
(~onova
Gi11 gno
Tutti nev ropat ic
V. Bril!'.ndiere
C:a1·A.hininl'i
25
J'otoi:zo.
Lui;lio
:l
S0ltln1o
Fnnte ria
21
Cogen zn
Otto bre
»
-l
Guardia
C'arcernl'ia
30
Mes.s inn
Giug no
•
5
Capitano
Artig lie ria
3()
Treviso
G onm1io
I)
o
Soltloto
F ante ria
22
Ve nezia
F olJbrnio
))
7
Tenen te
Com111i~~1uio
3-1
R oma
.-\prile
•
8
Sqldnto
Sussis tenza
22
Snlorno
L11 i:l io
~
()
Carabinie re
38
l
F e bbrnio
I
2
))
I
-
OltobM
Sorella pazza
OSSERYAZIONI SOPRA 2'13 CASI DI ALIEN,\ZIO~E M ENTALE, ECC.
Prdcedentl
75.
Uiagoosi
Alll morbosi
,·agabondo, condannato,petit mal! da marinaio molte punizioni,
Agitazione furiosa.
Psicosi no n constatata (tleg. m orale, alcool).
l'otit mal! condannato.
Fuga dall'ospedale, confuso, agitato. degenerato.
Psicosi no n constatata.
Convulsioni?
Atti di terrore, allucinazione, tentato s uic idio, pianto ed ao.~ia.
Ist.eroepilesaia (alcool).
Convulsioni Y p.itit mal?
Stati d'occitamenlo, furore, in subordinazione, cla~tie.
E"pile~~ia (recidivo) beve.
~vogliato,. emotivo, scorretto, puruto.
Crisi isteroidi 11mbulatorie, al lucina·Lioni, stato confuso.
Psicosi isttrrica (beve).
IBc\'itore, taciturno.
Violenta agitaz.ione, clMtio, disoriontumento.
Psicosi allucinatoria acuta da alcool.
Convuls ioni, crisi ambulatorie, furore cieco.
Psico;;i
Cefalea intensa, confusione, allucinaz.ione, agitaz.ione.
Allucinosi a cuta !'U base cefalatg ica.
Stati crepuscolAri, fttrto, convulsioni.
Stato <'onfuso su base i,;t. (al cool.).
I
I i>quilibrato,
disarmonico,
degenerato.
1
I Tre anni di soldato.
cefalalgica
in
isterico
(/Jeve).
I~last11rbatore e sensuale Tipico delirio ipocondriaco e di Delirio paranoide ipocondriaco: molto. ~•irvoso, eccitabile, noso-
ìol>ico, grave nevrastenia.
I
eminegazione sinistra. Idee fiflSe, fobie, s tati di eccitamento, ossessioni.
Dementia praecox parano idcs.
C'risi furiosa, impulsioni a fughe, ans ia.
Psicosi is terica.
I anni prima convulsivo, Punito, agitazione furiosa e cla- Equivale nte isteri,·o protratto in \ !l
luetico. ' Luetico! alcoolista. 13 mesi buon serviz.io.
stie.
luetico, bevitore.
Allucinazioni, fughe, ecc itamento. Allucino~i confusa (s u base alcoolica, in lueti(-o? ). Depresso, intoppo, stereotipie, negativismo; è UJtl{ù8ò.
Simula7.ione in ano malo ( ?), beve. Paranoia cro nic·a (c•>mbinatoria).
'ulhll'inntoria
IPe,simo borghese, condan- Simulatore, e poi con fatti reali Mania co nfusa (dogenerati,·a, nato, luetico, degenedi eccitamento morbo,o.
be-
·u itore).
I
rato.
Buon serviz.io.
Episodi di eccitame nto subco scie nte a contenuto persecutorio.
Delirio ,:illuc·ina t orio n,·uto (su base a lc-ooli,·a ?).
71>
0Sc-EH\.AZ1t1N 1 SO PRA 2.J3 C'ASl JJ I A L Jl•: :SAZH>NE MENT ALE , E CC.
· Anno
:'i.
1907
1
t; ratlo
Ar111a
Eta
Rel!ione
~l esi'
I
Soltln to
,\ r tig lie ri,-
I :21
Cascrto
S ettc mhr e
•
2 ''
:\ IIÌl'\"O
('nrabinie re
I
P e r11)!i11
G i ugno
D
:3
•
I
I
I
"
I
I
Ercdila
I
22
-
i
Kullu
I
~.. ldn to
F a n toria
I 21
8 111110
I )i1·e1nhrB
4
'1\·nen te
Genio
38
T,•rnmo
Ottobr e
-
o
)htZ!.!ÌOr e
Fiuanz<,,,
,l\)
P nlt•r1 111,
•
:!O
I.cece
Set t<.-111 bre
-
I
-
I
•
o
•
-;
Roldutu
1,
h c·,·in o
Il
I
•
IO
~oh lt1 to
F a nl crill
• • •
Gnunlio
Cirtù
I B ersaglieri I 21 I
2ù
Distrt·t t o
I
-
Puviu
J{on1n
K o ve mbre
-
20
•
23
i\liln no
F ul, braio
Kullu
22
K n po li
i\Iag1.do
P adre 11lcoo list n
I
•
Il
Benmgl ier e
I
I l :!
C'fficin l<' d 'onl.
A r tig lforia
I 32
Aqu ila
f .,b braio
13
:'-oit!H lf•
B.,r,,aglic•r i
I 2 :2
P adre p$ico -e pil,'t tico. m :,cl re nerv fra te llo pazz<•
H o rna
•
-
14
( 'upora lc
F a nte r ia
22
I>
G on n aio
P a zzi e t uber col!l in forn ig lia
•
1:,
S0 l1\ u1r,
:! 0 grnnaticr i
23
Fire uzc
A pril o
Convul$ion i e l'" <·osi ne i pllront i
•
10
)
Hc rsnglieri
21
G l'IIO \ "I\
Gennaio
-
1
Mnn•,ciallo
.-1.rtig l ie r i11
41
\' iccm:n
D icernbr e
Padre b e vit ore
• • •
JOIIS
I I
I I
I I I
I I
(),-:$E l?\",\ZTtlXT ~<>PTU 2,1.3 C .\$1 D I AJ.JE:S- IZJ1J:-; F. M EXTAI.I•:, El"C',
'i7
.& lii morhos1
Pingnosi
Scon nesso, agitRlo, te ntò fughe.
DPlirio pa ranoid e allucinatorio su fondo i11,be,>1·illeseo (Demenza precoce~ )
Allucinazioni. idee persecutorie, stato dep1•essivo.
fltnto <·onf11sionnle oll ncinatorio (Demùn><a precoce?)
Agituzione, clast iC'.
D olinquonzn noto (nlcool).
Lues 11 armi prima, curata inco mpletamente.
Stato depressivo, sitofobia.
Dornenzn pnrolitico.
Lues 11 anni prima, mal cnrata .
Oblii, onde accusa di furto: stati ansiosi e di agitazione.
D<'rnenzn poralit ico ( (orma clossico).
.\lut,i,·ole nei mestieri, simulatore.
Eccitamento: omn<'sie( f1tt (o iùo noo da mo).
Pi.s~osi non <'Onst ntotn.
);evropatico, convulsionarro. sonnambulo da ragoz,.o.
Cofnlae con allucinnzion i e t entato s11i<)idio.
l'si~osi ceinl11lgic;:i (?).
Pr,c, ·•~ntl
1<nno servizio buono, note degenerative c raniche.
Xot.e degenerative, condl\n no varie.
Dementin prttecox.
Tardo, cattiva condotta.
Do111<1nt io pmecox (alcool•.
..\lcool e fumo. lu~ubord ina,.ione con \'ie di iatto (3 a. rt1clusione). C1trdiopalmo parossistico.
Tre rnlte te ntati su icidi.
Stnto d e pressivo e attncch i di imp11lsivita su iondo epjlet t ico
In prigione acce.sso mo niocale. clastico, con mancnrn ago/eSsiont' ad uflìc-inlt1.
E q 11ivalellti epilettici (de[!'.enera ziolle morttlo, alcool) .
Frigidità, polluzione, a lcool ., lnmo.
Dolirio pe rsecutorio.
D11lirio paranoico in originario (tdc•ool).
Litil(ioso, impulsivo, più volt.e punito per violenze ed l volta condannato.
Furore, clnstie, ;:illucinuzioni: propoqiti di vendetta. contro ufficiale. temperamento criminolo.
Allu,·inozione acuto s u hase alcoolico.
Carnttere mattol)irie.
Delirio in venti,·o. per~ecutorio e d i grandeim.
Stat-0 di eccitomen to trnnsitorio su base di 1·1irntlere parnnoicul,, e defiC'icn te.
~trano, bisbetico, convulsionario. indisciplinato.
Punito per alterco, cris i cli fu. rore e clastie.
Stato m on ia<'nle in soi;r~etw dei:tonerato Ì$terico (sintomi epilotwi<.li).
Cupo. muto, depresso, ipococdriaco.
Crisi d ' impulsività e di pAura, agitazione, all11cinazioni.
DC'lirio parano ide ipocondrinco, doticionza znentBlo.
Alcoolista cronico.
Idee di colpa !'I di rovi1la, stati ansiosi angosci,mti.
Stato d,:-pressivo con delirio paranoide, allucinazioni da alcool
l'~ssim i, casa correzione, lul'S. più volte conclan· nato per violenze. Nute derrnnorntive vark.
I 1
I
78
(lSSEH \ "A l.W:-J ."( >PHA 2-J-3 C'A~I DJ A LJE:-;,\l.JO?\E MJ-:NTAL.J~, E <'C.
Anno
r;.
rnos
2
•
3
Grnll•)
Eta
llc~ione
MPS6
Er, dita
,·. briga- 1 Carabinie ri :33
('arr8rl\
Luglio
Padre apoplet tit'c
rm 1
Voi. die re.
l'arabini,,rc
Dicembre
24
4
27
Fe rrara
Oiul!lt0
Il
5
C1tpo rale
G. Finanza
34
:'l[ilnno
Ottuure
»
G
\'o l. Allie,·o
Carabinie ri
19
Massa
:'llag!(io
7
\' o l. Soldnto
Fankrilt
20
P e rugia
Ottobrn
8
\'ol. Carabiniere
!'I
Soldf\to
Fant.oria
21
R oma
Luglio
10
Vo i. Allie vo
Carnhinie ri
18
l"rhinc,
?Il aggio
li.
So ldRto
Fanteria
21
Catania
Aprile
12
Capitnno
.Fanteria
3!)
Ho, ,e,·en t<•
Luglio
Soldato
1° Genio
21
Catania
Ge nnaio
Artiglieria
21
R oma
.»
eadro aleool.; cug. na materna pa.zzf Psicosi, nevrosi., Y ~ gauond. nei parent
•
.d!)09
2
"
.,
Agost o
23
3
»
J 0 Grnnf\tieri
23
Broscia
:\forzo
4
Guardia
Car<"erarin
22
T o rino
I!
3J
X npoli
Aprile
• 6
Soldato
.<\rtig lic ri,,
21
Nulla
Xulla
Padre alcool.. n, vr<>patici i paren t
N'on precedenti, r ~ dre alroolista.
OSSER\"AZI()~f SOPRA 2.J.3 CA,.:J D I ,\l.rEXAZIONE Mls:'\TALJ:: 1 ECO.
79
Attì morl11 s,
llia~nos,
.\lcoolist11, luetico .
Stato demenziale con periodi di eccitamento.
Lucs ce rebri (Dislessia) (ed alcoolismo) ' Pseudopnrn liai sifilitici\ Yj
Ftl<·ile l\Ubrezza patologica con dromomania, fughe, ccc.
In istato d'obbrezza apnrò ed
Ebbrezza p>lt,.l0gica cnn atti im, pulsivi epileti,oidi.
~lattoide, paranoide.
Sifilofobia, erolo111nnie., snb-delirii, sr ranezz.e.
Stato deprei<s i,·o con d(•lirio paranoide (cnrnttero par,m. orig.).
Svn::liato, indisciplinato, indel,ohto. Punizioni varie.
Rifiut.o d'ol,bedienze.. stato confusionolP.
Delirio, allucinazioni su incipiente dlc'holez1.11 mentl\lo (1>,,se alcoolica).
l'ondoua buona.
Stato di eccitamento confuso. episodi di agitazione.
De mtlnza precoce.
l'oco ùi:1Ciplinato, debiti, irritabile, ragioniere.
Stat.i di occitament.o epilettoid i che egli confes sò s imulati
Anormalità 1:ostituzionale. Simulazione.
EnurPsi s ino a 12 anni; vertigini e CPfalee.
Dopo emozione nllucinato, insop;ue a cavnllo uo'ornbrn, sparando.
!\lluc inosi al'11ta (t,qu ival1,nte epile~~ ia, piccolo male).
Irritabile, asimmetrico nel cranio e faccia.
Convulsion i epilt•t,tiche. AlluC'i· nazioni.
Epilessia (da infezione, intestinale.
Huonn condotta.
Stati d'eccitamento. timore di a.,·volename nto, ali 11cinazioni.
Stato c onfu s ionale. allu,·,nazioni (tt menziu ) pORl. infot,tivo su bnse opilettoiùo.
(.: pilN<sia g iovan·ile, pessima condutta, condanne va rie. note d cgenerntive.
)laocato miscleis 11t0.
Amentia RU ba.~11 epill'tticn.
Ultimo di condotta, lues ign()rata.
Agitazione ed ansia dopo forte
De m c n·La pnrAlitit:a.
Abuli~o. tardo.
Stati di eccitamento ed insubordinazione.
Domenz,1 precoce.
i l'essimi, criminale più volt.e,
Diserzione ( in istato crepuscolare'!).
Equivalenti epilettiei. Delinquenza nnt,a . (,\lcool).
Rivedibile per d ebolezze..
Mancato misd eismo ( l,).
Equivale nti epilottici (,deool).
Eccitabilissimo, più volte punito.
Acces.~i di collera, 11g itationo furiose., allucinato.
Delirio paranoide ' Ru fondo isterico) (?) (alcool).
Nevrastenia grave.
Eccitamento maniacale con t1lJucinm,;ioni e idee persecutorie.
l~pilessia.
Collorico, litigioso, assenze opilettiche.
AJlucinazioni inC'oerenti dopo uni\ forte emozione.
P s i,•osi conf11<1ionnli con lieve d ofic ir nzn mont,110 (of'\uivalont.c !) 111lcool.
Precedenti
I I I
casa correzione.le.
uccise una donna,
e n1ozione.
1);..,-E ll\1 .\ Zll!NI Slli'R,\ 2~B CAS I nI ALIE-"AZ!tl :SF. )!E.'\TAI.E, ECC',
, ()
I Anno
N.
1000
i
• "
<,rn,lo
Arma
Eia
Soldato
F a nteria
20
1 8
»
..\rt ig lieria
20
I
G uardia
I
I
)faggio
-
I
Giug no
Kullo
l'orug:a
"
-
I O G ranatie ri 2 1
Pnten1.a
Ottohro
-
24
Ye ronn
F e bhr/\io
X ulla
30
Città
I
l'uneo
I
Xnpoli
I
I
I
•
JO
Solduto
l !l}O
1
•
l
EmlllA
I
I
9 '
~lese
RPgione
I •
2
•
3 I
•
I
41
•
6
•
6
7
Fnnte ria
' 2()
( 'osenw
G en naio
•
Artiglieria
21
R oma
:>[aggio
Guardia
Fin anza
32
Ancona
G iu gno
Soldato
Fanteria
Cosen za
)faggio
•
I
22
Artiglieria
21
Xapol i
Fnn tor i&
22
Cun"o
•
X11lla
X u llo
Pre(edrnti
Atti morl,osi
Diagnosi
Conval~ioni infantili. R eumatismo .
Tentato s uicidio. Stupore.
Stato l\menzinle post infe ttivo s u foodo epiletto ide.
. \ ~serrata illegale, poi diser-
Confusione, ma incoere n te.
Sim11lnzione d i pazzia.
Strano, eccentrico, vagabondo, paranoide.
Delirio p a rano id e c ronico, vio lenz.e, d ebolezza mentale.
D emem<I\ puranoido.
Stigmati d egenero.tive mol· to, cardiopalmo, fatic a dell e manovre.
Allucina zion i zoopsic he.
Ecc it a mento mania cale (Amentin) da ,ilcool.
Ladro, vagabondo, 80ute.""'r, violen to, litigioso.
Stati confusionali brev i. brezze p atologiche.
Stnti vertiginosi ed equiva lenti, trauma capitis.
Stato 1tnsioso, a g itRzioni, allucinazioni terrìfì che , violenze cie· che.
Stato cre pu~col1we epilet tico ( bev itore 1.
Ottimi, socievole, buono, nffottuoso.
F.ccitnme n to manincnle improvviso.
~!anin d ogonorativa (c pilctt ica.J.
~!dato e poi g uardin per 8 anni.
D iserzione, riformato.
St11ti d i diso riontamento ( pseu cloparolii!i a lcool ica).
Dcgener., cnsa d icorrezion e, hove e diviene co nfuso, carcerato pili volto.
Violenze, clo.stie, ngitazio n e grave, a llucinnzioni '!
Ca.ra.ttore epilottico. nmcntia, a llu<'inaziono s imu lata, al cool.
Impiegato, insto.bile , nervoso, brutale.
Agitazione , v iohm1.e: confuso ed allucinnto?
Sirnulnzioue di pazzia ( bc vito ro).
Poco intelligente, svogliato. Sintomi depressivi e man iucali
De rne ntia prae~ox (o fronoai rnaninco-depressivo con ooto.tonin ), beve.
zione.
Eb-
alternati per 4 giorni c irc·a.
,; -
Giornale d i 11,,,Jici11,i 111ilil11,·, . -
Fase. J-11.
Et.brezzo. pntologir n sn epi le ttico .
fondo
82
JL PIGME~TO EMATICO NELLE ORINE DE! MALAR!Cl PPI do tt. Domenico Salvatore, cnpitano med ico, ns~istente onorario nel R . Istituto di clinica medica d i Roma
Molto si è scritto e si continua a scrivere intorno alla malaria, a questa potenza notiva, JJiù sentita l'lte intesa, come dice il Baccelli, che costit uisce sempre un vasto campo di analisi e di sintesi. l\fa in ogni tempo le menti degli studiosi si sono affaticate nella ricerca di un qualche segno patognomonico, che potesse guida.re alla diagnosi sicura in quei casi appunto in cui l'infez io11e ei prepara dei qttad1·i no.~ogra(ici fra11d1Jli-nti, per dirla col Capozz i, mentre nulla ci vien rivelato dall'esame microscopico del sangue. Que:<to ten tarono, or non è molto, frn tanti nitri, il L o Monaco, il Pauichi ed il P len. Il Lo ~Ionaco e il Panichi anebbero provato che il siero dei malarici possiede un potere agglutinante sopra le emazie cl i altri malarici o di individui sani; e1l il PJen avrebbe accertato Jn, presenza costante d i urobilina nelle orine: ma il primo di questi segn i fu ricono:ciciuto incostant·.e, il secondo riscontrato anche in altri stati morbosi (1). Anche recentemente il dottor Ciro L . Urriola, medico nell'ospedt1.le di R Tomma~o di Panama, nella Semai11e .lfédicale del 4 gennaio 1911, in un articolo dal titolo Sopra un nuoco s,,ynn pcit,>gno111011ico dell'i111palucli.~11w, afferma di aver osservato costantemente nelle orine dei malaTici un pigmento ematico caratteristico, pr oprio ed esclusivo della malattia, qualunque ne sili. la forma, che nell'orina stessa, come nel plasma sanguigno, si presenterebbe sotto quattro aspetti diversi; cioè, o <li granuli assai fini, quasi sempre raggrup· pa.ti in numero più o meno considere,ole, o di granuli un po' pii'.1 gru.udi ed egualmente raggruppati, o di grandi masse polimorfe, od i11fine, d i granuli inclusi in placche ialine od entro leucociti: e soggiunge 0he si rist"ontrerebbero pure rosi nel pla::;ma. sanguigno come nell'orina, doi granuli assai rari di pigmento bleu, sia liberi, sia inclusi iu placche ialine od entro cellule di epitelio ves<·ieale: ed in fì11e, qualche ,olta delle ma,;se o dei granuli di pigmrnto color 0cra (2). ( I) (.;fr., Sur 1m ..011rr,m «ig11c prtth,;,g;nm'miq,,e .J,1 pa/111:ii~me. in L,~ P rrssc ,lfédic«lc, on. l\JI I , Il. ·IG, sa1m•cli, IO juin, p. 402. f :!.) Cfr., lTanlOL,~ dot.t. Cino L ., modico ncll'ospoch\lO ùi $. To111rnn.so d i Pano.ma. - Sur un 11011vea11 si111~c pathogivm101~iq1~ d1t paflldi.sme, in Da Sr11wi"t Jl Jdic<1le, nn. X X X I ( l!lll , n. I (4 g,,nnaio), pp. ;{.5.
IL 1'IGM.P.1'TO F.MATICO NlsLLE ORINF: DEI MALARICI
83
Egli scrive precisamente così: « A debut de mes recherches je me « bornais à constatar· dans le plasma sanguin les grains ou !es masses
de pigment noir, libre, en recuillant quelques gouttes du sang de dans un petit tube long de 6 centimètres et de 8 ruillimèc tres de diamètre, rempli au tiers ou à moitié de solution conserva« trice des globules. On centrifugeait pendant cinq minutes et l'on -< portait sous le microscope una goutte prise au fond du petit tube; e mais, depuis le 18 septembre 1909, jour où je découvris pour la e première fois que tout paludéen élimine avec ses urines une énorme « quantité de pigment hémat,ique, mes recherches ont porté presque « exclusivement sur ce dernier liquide. L'urina recueillie dans nn tube e prope est agitée et soumise à la centrifugation pendant cinq mi-<. nutes; on examine ensuite à un fort grossissement une goutte puisée e à la. partie inférieure du récipient. L'examen de l'urina offre de « nombreux avantages snr celui du sang; on dispose d'abord d'une « plus grande quantité de liquide et l'on recueille ce dernier sans « technique spécia.Ie; en second lieu, le pigment est plus al>ondant e dans !'urine que dans le plasma sanguin et il ne peut y etre con• fondu avec aucune autre substa.nce . . . . . . . ». « Celui-ci se présente dans l'urine et dans le plasma sanguin des e paludéens sous qua.tre aspects: des grains trés fìns presque tonjours e groupés en nombre plus ou moins considérable, des grains un peu « plus gro~ q ue les précédents et group1~s de mC,me, de grosses masses -e polymorphes plus ou moius considérables, enfin des grains inclus « rlans des plaques hyaliues ou dans des leucocytes. Ce sont tantot les « grains fins, t~ntòt les grains moyens nssociés aux grandes masses • de pigment qui prédominent dans les préparations >. e Outre les grains de pigment noir, on rencontre ancore, aussi ~ bien dans le plasma sanguin que dans l'nrine, des grains de pig< ment bleu, soit libres, soit inclus dans des plaqnes hyalines ou < dans des cellules d'épithélium vésical. Ces grains sont assez rares « (de un à trois par préparation ), mais en cberchant avec persévé4. rance .on en trouve toujours. Enfin, on recontre quelquefois des « masses et des grains de pigment couleur ocre, qui sont déjà bien « conuus. La formule pigmenta.ire. d'une urine d'impaludé, quelle qne « soit la forme de la maladie, se r esume donc a.insi qu'il suit: pig<t ment hématiq_ue noir trés abondant, pigment bleu constant mais en « petite quantité, pigment ocre occasione! (1) > . In vero l'idea. che nelle orine dei malarici si trovasse qualche car atteristica, che potesse guidare, nei casi dubbì, alla diagnosi esatta, e
-c. l'oreille
(l) Oan1ot.1. dott. Crno L. -
Loc. ci~.
84
JL PIG~IENTO Dl ,11'1CO Xl::LLE ORl:'iE DEI )IALARlCI
non è nuova, nè recentej in quanto che il Baglivi, prnfessort, di medicina a Roma, già fin dal secolo xvn, scriveva: « In febribus inter· « mittentibus urina est intense rubra, et colorem lateritiam remulatur; e estque urina taliter colorata signuw fere pathognomonicum, et e maxime familiare tali bus febri bus : si urina profunda rubedine tincta « sit, et aeri exposita sedimentum lateritit1m depouit, pro certo ha« beas, morbum illum sub quacumque demn m specie appareat, a fer· " mento febrium 1ntermittentium originem suam deducere, ut pluries « atquò pluries observavimus (1) >. E che l'Urriola poi sia sta.Lo proprio il primo a discoprire che tt1tti i malarici eliminano con Le proprie orine pigmento ematico, a noi non sembra; in quanto che il De Bonis riporta l'opinione del Basch, il quale riteneva già, che il pigmento malarico si potesse riscontr&.re nell'orina di questi ammalati (2). Ad ogni modo la scoperta dell'Urriola appa,risce, se11za dubbio, della maggior importanza, qualora si pensi alle difficoltà. non lievi, che tal voi ta s'incontrano nella diagnosi dell'infezione malarica, specialmente in quei casi di perniciosità, in cui, U1e11tre si impone il bisogno di un interveuto immediato, energico, tace ogni reperto microscopico del sangue, relativo alla ricerca del parassita. Ed io, non appena ebbi letto il lavoro dell'Urriola, pensai di controll11,rne obbiettivamente, con nnovi e più numerosi casi, le importi.tntissime conc!u:a:ioni. Ed a\-evo, già da un pezzo, cominciato le mie indagini, 'l. uando vidi, nel Policlhiico del 16 aprile 1!)11, una breve nota del dott. Carlo ì\Ia1·s, che, con maggior prestezza, aveva messo in atto 4uell'idea, che, come a me, anche a lui era sorta nella mente (8). Sicchè poteva sembrare che i miei studi nou avessero ormai più a lcnna importanza; ed io stesso, per ciò, mi proponevo gia di abbandonarli senz'altro. Ma nel rileggere più attentamente lo scritto del niars, che, a dir il vero, mi parve forse un po' t roppo affrettato, e nel considerarne meglio le conclusioni, in buona parte discordi dai risultati già da me ottenuti, ripresi con maggior lena le mie os::;arvazioni, di cui mi propongo di dar un resoconto pa,rticolareggiato ed esatto. Avanti, però>di venir a questo, non sembrami inutile dar qualche cenno sulla storia della melanemia. (I) B.•c:Ltvr Ga:oRolI, Opera vnmia m t•dico-practic<i, etc., edit. tertin, etc., Venetiis, )!DCCXX VII, opud l acobum To1111,sinum. lil.,er primus, cap. ): Ilf, p. 85. (2) Cfr. DE Boms dott. 'l'Eonus10. z .~1ituzioni di Patologia Gen erale e Speri11ie.11ale. Nnpo li, Cosa Editrice dott. V. Pasqualo, p. 172. (3) Cfr . l\L.ns dott. C.,Rl-0. - Sopra un preteso seg,w prttognowmico dell'inf,zio»e ma!flrica, in Il P,,liclinico, sezione pratici\. Roma, ann. XVIII (Ulll ), fàsc. 16 (16 aprile), pp. 485-<!87 .
IL l'fGME.'-TU F:MATICV :-iELI.E 0111.'-I·: 0 1::1 MALARlCI
8ò
Già prima dell'applicazione del microscopio agli studi medici, il L ancisi, nel 1718, osservava il colorito nerastro del fegato in individui morti di febbre biliosa palustre: << Primum in iis, qui ·ob ter« tiauas perniciosas occiderunt, inge11s malornm sedes sub aspectum e venit in abdomine ubi exta pene omnia livida, ~t potissimum hepar -< subfusci ac bilis cystica [l.tri coloris passim occurrernnt"' (1). Ed il Folchi, nel 1845, scriveva che < se si tragga sangue dalla vena di un .. malato di perniciosa, e di certa specie di porniciose, si offre un sangue « nerastro carbonioso, che forma un crassamento debole, tenero, cir« condato da un siero torbido » (2). Er1i11 così due italiani, che riconoscevano la colorazione bruna degli organi interni e del sangue circolante in certe forme d'infezione malarica. E se con lealtà bisogna confessare che la dottrina del pigmento nelle febbri intermittenti trovò il suo svolgimento in Germania, non è, però, men vero che essa ebbe in Jtalia i suoi precursori. Che la colorazione bruna di certi organi fos:se dovuta ad a ccumulo di pigmento nel sangue, venne stabilito nel 1847 dal Meckel : ed il Virchow, nel 1848, sostenne che il pigmento si origina nella milza, donde penetra nel sangue contenuto per massima parte in cellule assia simili a.i globuli bianchi. Ma Pimportanza del pigmento fu meglio compresa dal Frerichs t18o5), il quale, studiandone la gennsi, hl. d~stribuzione e gli effetti, potè giungere a conclusioni, dalle q nali può dirsi discenda ad un tratto, direttamente, la storia odierna della melanemia. Egli ammise < che il pigmento si originasse per la rea« zioue acida del succo splenico sulla sostanza colorante del sangue « ristagnante nelle lacune spleniche; vide che esso 13ra rara.mente lie bero, ma per lo più contenuto in leucociti o corpi ialini, e si depo-« sita va seconda.ria.mente negli altri organi: comprese la funzione im« portante che esso aveva, se ristagnava in certi distretti circolatorii « :specialmente cerebrali ~ (3). Questa descrizione anatomica del Frerichs fu riconosciuta esatta; ma Pinterpretazioue ch'egli volle dare con essa dei fenomeni perniciosi trovò, invece, oppositori viv,1ci. E l'opposizione cominciò dalla clinica, specialmente per opera del Baccelli in Italia, dello Chn!'cot lll Francia, del Niemeyer, in Germania: i quali obiettarono che nou ( l ) LAxc1s 10 Io: MARIA, auctore. - De noxiis 1)(1ll/d11m eOluviis. Romoo, anno MDCCXVII, Typi11 Jo. .Mariae Salvioni, cap. VI, p. 207. (2) FoLCIII GrACO)iO. Sulla ori(Jine delle febb ri 71eriodichc in Ronw e sua ca111pcig1w. Roma, Tip . Contesini, 1845, p. 64. (3) Ascou d ott. Vcnonro. - Sull'utilità, del/'e.9r1m,e del sanuue nelln clia[inosi di m (llllrici, in Rttllellùi? della Societ,i Lcmdni,11n e/egli O.,pedr,li di Roma, anno XI ( IS91).
86
Il, PJG~!l::XTc) EMATIC•> :SELLE ()RI:XE DE I M.\LARlCt
sempre si riscon t rano embolie pigmentarie all'autopsia d'indiv idui morti di perniciose coma.tose, soporose, bulbari, apoplettich e, meningitiche, mentre invece, si trovano, a volte, in oasi, in cui non erano· mai esistiti sintomi cerebrali: che queste embolie non sono proporzionate all'intensità dei sintomi; che fenomeni t ran sitorì mal si potevano conciliare con una lesione permanente; che sostanze ridut ti vem al si potevano ritener capt1.ci di generare sintomi d'infezione. Essi però eran pronti a riconoscere un certo valore alle embolie dei distretti terminali nella sostanza nervosa (1). Un autore americano, il dott. Forsyth-Meigs (citato d allo Sternberg), ci dette, in seguito, nel 1868, una nuova descrizione della melanemia: egli trovò n ella pol pa. splenica g lob uli rossi in differenti stadii dì disintegrazione e di metamorfosi i n pigmento nero; per cui ammise, col Frerichs, l'origine del pigmento nero dall'emoglobi na (2). Da l Colin (1870) fu ritenuto che la formazione del pigmento non fosse affatto spPcifica della malaria, perchè si verificherebbe anche in 11.lt re forme morbose, come nel tifo, nella dissenteria, ecc.; se non che nell'infezione malarica il fatto sarebbe pili saliente, avvenendovi in modo pi ù rapido e più notevolmente la distruzione dei globuli r0ssi (3). Anche il Mosler (1874), come il Virchow ed il F'rerichs, tende ad ammettere la formaz ione primiti va del pigmento nella milza. Egli ritiene che la particolare struttura di questo organo disponga a tale formazione, n el senso cioè che il sangue, fluendo dalle arteriole nelle vie sanguigne intermedie, non raramente ristagni, cosi che si originino delle conglomerazioni di globuli rossi, i quali gradatamente si convertano i n pigmento (4). Contemporaneamente, nel 18 74, l 'Ar nstein, dallo studio della ri· partizione del pigmento fu indotto a ritenere ch'esso si generasse invece nel saHgue circolante, durante l'accesso febbrile, e si depone:;set soltanto dopo, in quegli organi, specialmente, ove la ciruolazione è più lenta e.d è più fa cile la diapedesi; (5) e quasi nello stesso tempo (1875-1876) anche il Kelsch g iunse ad analoghi resnltat i, ammettendo (l) Cfr. A SCOLI dott. V. - Loc . cit. ( 2) FoRSYT R-M F: ros, in PetmRyfrrmi'.a H o1pi1al R eports, voi. T. 1864, citato da 8-ri-:nNBErm. JI11lari« ami Jlalorial l)i,•eascs, Xcw-Yo rc k, 18, 4, \\'. \\·ood e t C. (3) Cfr. CoLIN. - Truité tles /1hrPs -intamittenles, l'nris. I Si O. (.J.) C!r. l\InSLER p r of. FR . Ziemssm'a Hamlbuclt: M ilz Kronkh,iten. 11<74; ~ Ud>Pr •la-~ das Vo rkonum.n der .1/eltmiimie - Vircl10.,. A rch., Bnnd LXTX, p. 3(l!l. (5) Cfr. AIL'JESTEDI proì. C. - Bemerk.1mr1en iiber J.[r/ flw'imie •1wl .\Je/(111ose, i1~ V ircho•o'8 arei,., Band. LXI, p. 4!14, ed iincho Z111· Fcr,•t•1w/i,1•111•1 iib,,. dir l'iq111e,.tl.,il(/1mq l,.•im S11mpffìr1>er.
ivi. B1md LXXI. p. :!51i.
I L PIGME:-TO EMATICO NF.LJ.E O RINE DEI MAI, ARICI
87
però che si generasse nel sangue anche fuori dell'accesso febbrile (l }. Me, nA l'uno nè l'altro, riusci a provare Ìll moùo inoppugnabile come avvenisse la riduzione dell'emoglobina. in pigmento. Il Klebs e il Tommasi-Crudeli, nel 1879, quando gli studi batteriologici eran ancora imperfetti dalle loro ricerche furono indotti a ritenere che la trasformazione si compisse per uno schizomiceta bacillare (bacillus mala,·iae), che fn rinvenuto abbondantissimo in t utti i fanghi delle paludi, nella polpa splenica, e nel midollo delle ossa in cadaveri di individui morti di perniciosa, e costantemente, giusta le osservazioni del Marchiafava, del Cn boni, del F erraresi e dello Scia.manna, anche nel sangue circolante degli ammalai.i nello stadio d'invasione dell'accesso febbrile. Ecco precisamente come il famoso anatomo-fìsiologo di Roma descriveva tale trasformazione: « Il pigmento nero dà col ferro-cianuro e di potassio e coll'acido idroclorico la reazione turchina: la forma< zione di esso si può seguire passo passo nell' intnno dei globuli e rossi del sangue, i quali prima divC'n gono color di nicke l, mantee nendo però la loro forma di lente biconcava; poi si conYer tono in .. sferule completamente nere, che po~sono fondersi fra loro, dopo ese Rere state incluse nelle cellule bianche ciel sangue, e forma.re delle « zolle irregolari di pigmento nero > (2). E che nell'infezione malarica, la lesione sanguigna., donde la formazione del pigmento, costituisce la nota patogenotica fonda mentale, già riconosceva il Baccelli, fin dal 18G6, quando con piena coscienza di verità. affermava che « nella malaria, procPsso pirogeno, ma non e fl.ogogeno, era colpito direttamente il globulo rosso del sang ue» . Però egli, in e un esame scrupoloso ed impar?.ialu », · fa tto, nel 1880, nella sua. scnola, e con duecento os3ervazioni sul sangue di ammalati, e prima di febbri intermittenti, poi di qual~iasi altr a infermità, in « prosieguo nei convalescenti, e n ei sani, si avvide che le forme in• criminate r invenute in tutti, forme che si ripetevano anche a vo· e lontà dell'osservatore, non ernno se non framm ent i di globuli do« ta.ti ancora di movimento » (3). Accanto a questi studi sull'agente infet tivo della malaria, il Marchia.fava ed il Celli elaboravano, con maggior fortuna, quelli sulle ( 1) Cfr, K11:LSCR. A, - Oontri lm tion à l'Anflt. 'f)(l/hol. dea ma/ad. pal11strrR, in A rcli . de P hyaiol.o(Jie, 18 75, p. !l90. (2) To:utA8I-CRUDELI prof. Con nAoo. Jstituzioni di a nntomic, patologica. Torino, E. Loescher, 1882, vol. I, pp. 158 s~. (3) Cfr. BAOCZLLI prof. Gu100. - L a malaria (J.o,zione cl i11ica), estratto dal Po· l iclinico, voi. III fnsc. 5, anno 1896.
b8
IT, l'J!; MJ-:N'l'11 EllATJCO Xl~Ll,l•: UH IN~; DEI :.t,\LAl1J C,I
alt erazioni ùel globulo rosso, dimostrando, fin ùal 1881, che il pigmento m l:l.inico, cou h cons,·cnti,a melanosi dei Yisceri, si forma dentro i ,as i sangu igni e nel sangne circolante; che dipende dalla e;o1wer.sioue dell'ernog lobi11a in melanina per opern dell'attivit.à del parassita doutro il globulo rosso; e che questa melanemin era propria ed t'sclusiva della malaria. noto che circa la stessa epoca il Laveran fece in AJg.,ria le prime fondamentali scoperte dei parassiti della malaria, conformate poi dal Hichard, il quale aggiunse che i corpi pigmentati, dal Laveran creduti aderenti fl.i corpnscoli ro;;si dnl sangue, si trovano i1wece dentro di questi, vi percorrono diversi stadi di sviluppo, e ne escono muniti t alo ra di filamen t i mobilis,.;ìmi. 'l'ali scoperte, però, non furono accolte n el mondo scie n tifico se nou quamlo il hlarchiafava ed il Ce!Ji (1) di mostrarono la genP.,;Ì della melanPmia, cioè della caratteristica anatomiea di t.ate infezione, proprio dentro i supposti parnssiti, ii' mo,·im,•nto ameboide di q uesti in una fase della loro vita, la loro struttura ceJlulare come di protozoi, e la moltipìicazioue per sci!:'sione, In com,egnenza il conc,~ho etiologico della malaria al quale si ar-ri, ò era qne;;Lo, che le amebe penetrano entro globu li rossi, si ingrn11di:;cono a spesP di essi, p er lo più r·o1we1·te11do l'emoglobina in rnelani1,a, e sporulando onde preparare un nuovo attacco. E accennerò qui, solo di s fugg ita, c he al compiersi di ogni sporulazione segna lo s coppio della, febbre: cosi che, come ben dice il Baccelli, la legge dei <:icli biologici ha feli cl,m(·nte :--piegato quella del periodo negli nccessi fd1brili. Acutamente, adunqne, egli osservava che « tutto il meuca• « nismo de!J' infezione malarica si Je,a su due ful cri Ìlllmutabili, la << emoJiscrasia morfol ogica e la emo<liscrasia chimica, l'una addu•· l"ente per s.:, lo st.alo cachettico, l'rdtra tutti i danni dell'infezione «acuta• (~ ). 'l'alo è il progresso delle cognizioni intorno al pigmento, compiuLo"i in circa qnarant'anni ùi ricerche, dal 1847 in poi, che si può r inssnme rc n el conc;eLto ili non e,-,;er questo altro che m elanina elabon1 ta dal pw·11.~.<ila 111(1/arico a spese ciel globulo ro.<so. Da al lora in poi i rie:er catori si occuparono esclns intmente del parn...;:ita 1 ed abLaudouarono lo studio del pigmento, che pure arnva gnidato alla scoperta. del parassita ste..;so, e che ern stato il fil o conduttore per giungere alla trnsformazione tl ell' intera paf.ologia della malnria.
t
(I) C'fr. '.\!.,•tCIII .H ,H'.\ e C'ELLI, -
( 2 C1r. B.wc~:LLI prof. C:rmn. ntfu rma mrdù:a. l J mA~!.d(1 18!:U.
La ma(oria. La /IJfllario (Lo1.ione clinica) p. !1 : et! anche io
IL PIG~U:~TO F.M,I T ICO XELT,E ORI~E DEI MA!,.IIII(" I
89
Però osservazioni e si.udi posteriori, del Carbone prima, e poi del prof. Vittorio Ascoli, si indirizzarono per nuove vie. Il Carbone, esaminando con metodi chimici il pigmento di una milza. melanotica di un malarico cronico, ,enne alla considerazione che quasi certamente il pigmento melanico fosse costituito per la. maggior parte da ematina, ma non Asclusc però con sicurezza che, insieme all'ematina, vi potessero essere altri pigmenti, pnr ritenendo ciò assai poco probabile (1). Ed in proposito il Bignami, ritenendo l'ematina. del Carbone pressochè identica. alla melanina del Marchiafava e del Celli, scriveva: « Questa natura chimica della melanina " si accorderebbe perfettamente con le nozioni che possediamo intorno « alla sua. origine: è noto infatti che l'ematina è un prodotto della e digestione, cosi gastrica, come pancreatica, d8ll'emoglobina; perciò • è naturale che i parassiti della malaria, assor bt:indo l'emoglobina « del globulo rosso, diano parimenti l'ematina come prodotto della « digestione intracellulare; i11 altre parole possiamo supporre che il « parassita si nutra, sottraendo alla molecola complessa dell'emoglo« bina la. parte albuminoide, mentre lascia inutili,1zala la parte pig,. mentaria, cioè l'ematina. Stando dunque a q neste ricerche, la me« lanina sarebbe un prodotto di trasformazione dell'emoglobina con« tenente ferro, ma non in una di quelle combinazioni in cui il ferro « è dimostrabile con le r eazioni microcbimiche » (2). L'Ascoli poi, recentissimamente, riprendendo con metodo più rigoroso ed accurato gli studi del Carbone, torna ,a. sull'argomento, ed in un articolo che riassume una, nota presentata al Congresso internazionale di Budapest, uel 1909, pubblicato lo scorso anno nel periodico Il PoUclinico (3), viene a que::;te conclusioni: « 1° È possibile ra.ccogliere dalla milza dei perniciosi una certa. « quantità di pigmento. Non si ottiene dn milza di anim a li avvele« nati con pirodina. e La natura chimica della sostanza colorante è dimostrata da 1<< l'esame spettroscopico e dalla. RUe proprietà chimiche; è ematina e che il parassita endoglobula.re trae dall'emoglobina. « W Le proprietà del pigmento sono legate alle fasi vitali del e parassita. È bene quindi non ident ifica.rio cou la nnatina, ma chi~« marlo complessi·.,amente pigmento malarico. ( l ) C'ft. CAnBON!l. - Sulla t1alttra chimicl.l d!'L 71ir,ilien/n malaricò. in (;ioma/,• d el/.a R. Accademia d i M ediriua di T o,·ino. 18!)1. (2) :\(ARCHIÀFAVA e RIG!'fA:1:11. - La injr,zionr malarù·a. -· :\I ilano, Cusa editrice dott. F. Vallardi, p. 186. (3) Cfr. ASCOLI prof. VrTrOnro. - Sul p igmt'nlo 111ctlarico. I l Policlinfro. sezione medica, 1mno X\"ll, l!llO, fase. 6; pp. 2:H- 25.:i.
!)0
IL P I G~IEXTO EM.\TJCO XELLt:: ORI:SE DEI M.\LARICI
« 4° Il contenuto
in emoglobina. d 'un emazia. parassitifera clic pende dalla specie di ematozoo che essa alberga; non dalla quantità. « d i pigmento prodotto. « 5° Il pigmento origina nel letto vasale, ma si forma special« mente nella milza (e nel midollo osseo), dove il parassita compie « le ultime fasi della vita asessuale e gran parte delle fasi della vita « sessuale. Nel fegato e nella milza resiste a lungo, provocando in« torno a sè con p1'obabilitèi delle flogosi croniche. e G' ) Dal circolo generale scompare a,bbastanza presto : la parte che e per questa via arriva alla milza e al fegato può ritenersi non rilevante>. P assate cosi in rassegna le opinion i di tanti autorevoli osservatori sullit genesi e sulla natura del pigm en to ematico, intorno alle quali non regna, bisogna pur confessarlo, la maggiore concordia, sia perm esso anche a noi esprimere il nostro parere, derivato da osserva zioni rec1->nti, condotte con scrupolo e'diligem;a m assima, sopra casi numerosi, dai quali potemmo raccogliere ed esa minare il pigmento. E poi che fummo spinti allo stud io di tale ricer ca dallo scritto dell'Urriola, ci proponiamo il compito di rispondere, in maniera chiara e completa, alle seguenti domande, di cui alcune si affacciano spontanee alla me11te alla semplice lettura dello scritto citato, me11tre le altre ci si imposero come corollari diretti ed inevitabHi delle prime: a ) questo pigmeuto si trova co:;tantemente nell'orina dei malarici? b) si può considerare come patcgnomonico della infezione'? e) di che natura è'? Nel corso di quflst'anno, abbiamo potuto studi.tre ben cinquan ta malarici con le manifest,azioni più varie, ed esaminarne le orine per la ricerca in esse del pigmen to di cui ci occupiamo. Dirò subito intanto, p rimo che la diagnosi di médaria venne posta ed accettata so!t;"Lnto dopo che l'esame m icroscopico ave'"a rivelato nel sangue la presenza del parassita specifico; secondo, che le orine, in ogni singolo ammalato, venivano raccolte ed esaminate, non solo durante il periodo febbrile ed in quello d' invasione, ma anche negli int er valli più o meno lunghi di apiressia, e, successivamente, per vari giorni consecutivi, quando, i n seguito alla somministrazione della chinina, per la scomparsa della febbre, l'infermo poteva già ritenersi come guarito del tutto. I cinquanta casi di malaria pos!-0110 essere cla,sificati cosi: F ebbri prodotte clal pw·a,;sifa della qnartana: Amoeba m alariae, F ehris quartanae. [ Golgi I od Haem amoeba mal8Jriae I Gras;;i] 9.
lL PlGllEN'J'O tMATlCO NELl,E ò llJ XI!: DEI MALAl!IC.:l
Ul
F ebbri prodotte dal parassita della terzana: A.moeba mala.ria.e Febris tertianae [Go1giJ , od Haemamoeba v1vax [Grassi e Faletti] . . 25. Febbri prodotte dal pa,·assita della e.<ttho-autunnale: Haema.moeba pra.ecox .
. llì.
Nelle orine a.dunque di ciascuno di tali ammalati potei ritrovare costantemente un pigmento nero, che nei ripetuti esami microscopici mi si presentò sempre sotto uno dei quattro aspetti seguenti: o di granuli minuti, quasi sempre raggruppati in numero più o meuo considerevole; o di granuli un po' più grandi, talora isolati, ma più sovent,eraggruppa.ti a.nch)essi; o di grandi mas:3e angolose, e tii.lvolta cilindriche, riproducenti la forma del lume di finissimi vasi capillari (come ebbero già ad osservare il Virchow ed il Frerichs), con ispozz1tture di lucentezza metallica. e di un colorito nero-azzurro intenso; od, infine, di granuli inclusi in placche ialine o grigiastre. Ed anche potei riscontrare nel maggior numero dei casi, un altro pigmento costituito da granuli e da ammassi ocracei, q uest,'ultimi anch'essi, talora, di forma cilindrica, ed includenti alla lor volta, ma non sempre, granuli di pigmento nero. Soltanto in uno dei 50 casi ebbi a riscontrare granuli contenuti entro leucociti. Vedremo poi, in seguito, quale differenza passi tra queste due specie di pigmento. Non ebbi a constatare, in vero, differenze apprezz,~bili relative a ll'aspetto ed alla·qua.ntità del pigmento, nei vari momenti e nelle cliverse forme dell'infezione; ma potei osservare che esso non scom parisce così presto da.Ile orine in cui lo ritrovai, ed in copia spesso notevole, fino a 20-30 giorni dall'ultimo accesso febbrile, fino a quando cioè mi fu dato di poter seguire gli ammalati, per cui ho ragione di ritonere che vi debba permanere per un tempo ancora pii\ lungo. Un fat.to però degno di nota, che mi :iembrò di poter stabilire con una certa esattezza, è che il pigmento è tanto più abbondante, quanto più l'infezione dnra da tempo nell'organismo. In un terzianario, i11fatti, il quale restò in clinica per dieci giorni soltanto, ma. c he da più tempo nndava soggetto ad attacchi malarici, e così pm:e i II un quartanario recidivo, ed in due ca.si di febbre estivo-autunnale, in forma subèontinna, di vecchia dat.1 , perchè ribelli al chinino somministrato per via orale, mi fu dato perfino raccogliere dalle orine, non però allo stato di purezza, uu pigmento dall'aspetto nero e come rugginoso, che mi servì utilmente per le ricerche chimiche, cli cui terrò parola più oltrn. Ed eccomi ora alla descrizione del procerlimento seguito per la ricerca microscopica e per la raccolta del pigmento dalle orine.
J L l'!Gl!t:STO EM,\ T!{'O :SEl,LE Ofll:SE DEI MA L.\RH'l
Con una pipetta aspirava la porzione ultima dell'orina contenuta in un calice di vetro e centrifugarn per cinque minuti: Qualora il sedimonto otteuuto mi fosse ::;ambrato scarso, clPcantavo, aggiungevo altra orina, e cent,rifugavo nuovamente per ottenere una quantità mag-giore. Con un t ubetto capillare ne deponevo quindi una goccia su cl i un v etrino porta-oggetti, coprivo con un ·rntrino copri oggetti, ed e.,;aminavo al microscopio con l'obbiettivo 1 1 2 immersic,ne omogenea I~oristka, oculare 4. Con un po' di co;:tanza e movendo in ogni senso il preparato, riuscii sempre a trovare i granuli di pigmento de·scritt i, spC>cie ,erso i margini del vetrino, dove essi a preferenza sogliono raggrupparsi. Per raccoglier(' poi tnlt> pigmento, adunavo in un grosso bicchiere a calice le orine delle Yentiquattr'ore, e lasciavo seJimeuta1·e; il giorno dopo decanta,o ed aggiunge,o le urine dtllle yeatit1uattr'ore successive, e, cosi di seguito ogni giorno, fino a quando in esse, con l'esame microscopico non si rist·omra va pit:t traccia cl i pigmento nero, e per tutto il t,-mpo che l'arnma lato: dopo la scomparsa della febbre, veniva trattenuto in cura. D e<:!lllta,· o qui11di nucora nna volta, ed aggiungevo, inYece di orina, acqua d istillata, e ciò per vari g iorni consecutivi, fino a che, con lanlggi ripetuti, non rimaneva al fondo del bicchiere a ltro che uno strato di ,;edimento, in massima parte bruniccio, pressochè uniforme, il qua.le, agitando, , si sospendeva nel liqui,lo, per tornare poi ben presto a prrcipitare. Riuscii con tal procedimento a raccogliere dalle orine dei quattro ma larici, ed anche da quelle di dne polmonitici o di due tisici, nna discreta copia di pigmento, non allo stato però di pur,.,zza, e q uindi non in Quantità. esattamente dosabile, non ostante che avessi potuto eliminare per mezze, del calore a 100' C, in stufa a secco, e per più ore, Jc sosta.nze organiche, appunto perchè ri· maneva sempre commisto a sostanze di natura inorganica, come calcio, magnesio, potassio, sodio, che, come è noto, sogliono trovarsi presenti nelle orine. Dunque non soltanto nelle orine dei malarici mi fu dato di rinYen ire tale pigmento; e1 l)er conseguenza, esso1 come chiaramente apparisce a prima Yista, uon può essere ritenuto quale sintomo pat,ognomonico di tale infezione. Ed io, in fatti, lo ritrovai, oltre che in quelle sopraeib,te, anche in altre forme morbose, ed in genere, in tutte quelle che producono dissoluzione più o meno intensa dei glo buli rossi, e un c:onseguente grado di anemia. E di tutte le malattie nelle quali bo ri,-conlrnto tale pigmento non credo inutile dar qui un r·lenro :
Ulcera duodenale, con anemia secondaria Colemia . Kala azar Febbre infettiva. intestinale Polmonite fibrinosa acnta Febbre suppura.ti va Pleurite essudativa. . Reumatismo articolare Carcinoma epatico Pleurite essudativa dei.tra specifica Ileotifo . Tubercolosi polmonare, con grave anemia secoudaria Cloroanemia Dissenteria con anemia secondaria
1 1 1 ;~
2 1
1 ~
1 1 1 3 1 1
È debito notare però che lo stesso ùoU. Urriola riconosve <li avei· trovato in altre malattie un pigmento ematico somigliante a quello malarico; ma egli cerca dare dei caratteri differenziali, perchè i due pigmenti, secondo lai, completamente diversi, non abbiano ad essere fra loro confusi. « On voit - egli dice - il est vrai, dans beaucoup « de fìévres symptomatiques de différentes mala.dies, le champ micros« copique de l'nrìne ou d n plnsma sanguin presentar des masses trans« lucides plus on moins volumineuses, de cou lenr jaun<". semPes de « grains ou de bloc.;s noirs, rouges ou couleur sépia : quelque,;-uns de « ces grains on blocs se dégageut. des inasses qui les renferment et « flottent librement dans le liquide de la préparahon on i ls pourr,iient « ètre confond us avec le pigment bématique pathognomon iqne du palu« disme, mais ìls n'ont pas la teinte charbon on encre de Chine, d'un < noir intense, qui caractérise le véritable pìgment palustre; de plus, < en deplaçant légèrement le foyer de l'objed.if, on voit apparaìtre « une teinte jauuittre sur leurs bords, qui portent <l'ailleurs presque « toujours quelq ues fragments de la masse transparenLe jauue restés « e.dbérentes; enfin ils ne sont p11.s aussi abondants qnd !es vérit.ables < masses de pigment hématique (1) ». È evidente però che tali caratteri differenziali, del tutto relativi, perchè basati soltanto sopra o:;ser vazioni e giudizi meramente perso· nali, e per conseguenza peccan ti di soggetti,ità, che, come si f;a, ,:pe· cialmente nella. scienza, erra spesso, non possano meritare affatto da soli quell'attendibilita che vuol affidar loro l'Uniola. ?Ifa che cosa op· porre poi contro il fatto, sperimentalmente dimostrato. cl1e t.it1i p 1g(l) URmou DOTI'. Cmo L. -
Loc. cit., pp. 3-5.
IL T'IGMEXTO EMATICO KELLE O RINE DEI MALAR I CI
menti resulta.rono sempre identici nelle varie prove chimiche da noi eseguite? Ebbene noi esaminammo separatamente t anto il pigmento trovato nelle orine dei malarici, quanto quello rinvenuto nelle orine degli iufermi delle altre malattie citate sopra, ed, oltre a.i caratteri e~teriori, che a noi non apparvero mai fondamentalmente diversi e per forma, e per dimensione, e per c:olore, e per quantità, potemmo sempre, in ogni ca.so, accertarne la eguale natura e la identica. composizione chimica. I n tali esami, dunque: giungemmo a constatare che il pigmento, anche nei non malarici, rimane insolubile nell'b.cqua, nell'alcool, nell'etere, nel cloroformio, ed anche negli acidi diluiti e nelle soluzioni saline; che è solubile, in vece, a caldo in a.ciclo acetico glaciale, e a. freddo in acido nitrico, ed nuche in alcool ed etere acidificati, comunicando alla soluzione un leggiero colore bruno-rossiccio. E continuando nel nostro esame, lavammo e disseccammo a.Ila. stufa per più di dne ore, a. 100" C. il pigmento; risciog liemmo in alcool acetico a.I 20 p. 100; fìltrnmmo; evaporammo a bagnomaria; incenerimmo; riprendemmo le ceneri con acido cloridrico allungato; fil. trammo di nuovo, e trattammo separatamente con ferrocianuro e solfocia.nuro di potassio, ottenendo nel primo caso un colore azzurro intenso, e uel secondo un bel rosso sangue. Le ceneri ottenute calcina.udo il residuo dell'evaporazione sono costituite da una polvere impalpabile che contiene molto ferro. In causa della quantità esigua di materiale da esame che ci fu dato raccogliere, e per le sostanze inorganiche, che vi sono commiste, dalle quali non è facile poterlo separare, ci fu impossibile esAguire il dosaggio del ferro; nè ci TiGscì, alresame spettroscopico delln soluzione, cli osservare alcuna striscia cli assorbimento in nessun punto dello spettroSicchè, lo ripetiamo, quel che fino ad ora possiamo affermare con certezza. è che tale pigmento non costituisca affatto un segno patognomonico dell'impaludismo. J\Ia di che nat11ra è esso? L'Urrida non si pronunzia affatto intorno a qnest' argomento, certo non facile, mentre il l\Iars non esita ad affermare che esso sia costituito da emo· ~derin& . Ed, in vero, anche noi, stando rigorosamente ai r esultati ottenuti nelle ripetute analisi chimiche, ed alle cogni7.ioni scientifiche che fino ad oggi si posseggono intorno alla genesi ed alla specificità della melanina od emo?.oina, come la cl1iama. il J.Ianson, nell'infezione malarica, dobbia,mo concludere che i due pigmenti, nero-azzurro ed ocraceo, non s iano altro se non emosiderina, ed, in conseguenza, ammettere che il
IT, PIGMENTO EMATICO Xl, LLE Oll!XE DE I )1,\ L.\RICI
95
primo non sia che una trasformazione dell'altro, come pensano lo Schmidt e il Bignami. Ed, in tal caso, non ci sareube neppure difficile spiegarne l'origine, per effetto di un veleno emolitico, o, :secondo il Rummo, per opera. dei fagociti, anche in tutte quelle altre malattie, diverse dalla malaria., in cui, all'esame microscopico del sedimento orina.rio, potemm,o riscontrarlo. E con queste conclusioni noi potremmo dire di avere posto fine al nostro assunto. Ma dobbiamo però confessare che, nel corso delle nostre non brevi indagini, ci si è affacciata alla mente una nuova. idea, che, qualunque possa essere i l conto che se ne voglia tenere, non esitiamo a. manifestare. Non ostante, dunque, le conclusi.oni suddet~e, e pur non essendoci riuscito di osservare, all'esame spettroscopico, alcuna striscia di assorbimento nel campo dello spettro, cosa del resto che crediamo doversi attribuire assai probabilmente alla quantità di materia colorante straordinariamente tenue ed alla sua difficile solubilità, d è sorto il dubbio che questi due pigmenti possano essere di na.tura diversa, e ciò per i loro caratteri speciali ed essenzialmente dis,,imili, e per le ragioni che meglio diremo più appresso. Ciò premesso, vediamo come, e nella malaria, e nelle altre malattie ,citate, potrebbe spiegarsi l'origine del pigmento in parola. Ormai, dopo gli studi del Marchiafa-rn, del Celli, del Bignami, le alterazioni che subisce il globulo rosso invaso dal parassita malarico, nelle varie fasi della malattia, sono a tutti troppe note, perchè io debba. ancora ricordarle. Ma per intelligenza maggiore di quanto sono per dire, non credo del tutto inutile accennare al fatto che, già da ,qualche tempo, oltre alla melanina si ammette nel sangue malarico la presenza di un altro pigmento, a cui noi abbiamo di già accennato, cioè dell'emosiderina., che si distinguerebhe da.l primo, perchè, a differenza di quello, contiene ferro. E perciò si pensa che il parassita. malarico agisca sui globuli rossi producendo altre trasformazioni dell'emoglobina, oltre quella in melanina. L'anemia che segue alle febbri malariche sarebbe dunque dovuta a. trasformazione dell'emoglobina in melanina ed in emosiderina. Ebbene, nelle orine così dei malarici come di tutti quegli altri inferm i con affezioni emolitiche diverse, e, conseguentemente, in preda ad uno stato di anemia più o meno int<'nsa., noi r,otemmo riscoutrare appunto, e costantemente, queste due different i specie di pigmento, di cui l'una, cioè quella rappresentata dalle masse ocracee, se nza forma definita, così varie per intensit~t e gradazioni di tinta non solo, ma anche per volume, sarebbe dovuta ad emosidei·ina, mentre l'altra, qu<'lla cioè
JL l'H,MEX'('O E)I.\TJC!I X!".1,LE ORINE DEl . .11.IL,\RlCI
in forma di granuli amorfi di varia grandezza, più o meno raggruppati, o di grossi blocchi, amorfi anch'essi, di un bel nero-azzurro, cou riflessi metallici, con contorni ben netti, senza sfumature, sarebbe costituita, invece, da ematina. Ed a ragione ho detto da ematina, perchè, a rigor d i termine, pur ritenendosi ormai generalmente che la melanina, per la sua natura chimica, sia simile alla ematina., oggi non è più lecito scambiare fra loro queste due ~o:,tanze, che sono in vero completamente diverse e geneticamente e chimicamente. · É noto infatti che le melanine e i melanoidi propriamente detti non sono pigmenti emo,qlobinici, ma deri vati in vece, dallo. scomposizione çli sostanze proteit-1, e incolori: e, sebbene l'Roppe-Seyler, parlando delle rnelanine, scrive t:lte « l'origine di q uesti pigmenti non può essere a.ttribnita se« non all'ematina o all'emoglobina >, non è men vero, però che egli si affretta a soggiungere che « Les raisons que peuvent fa.ire « valoir lcs anatomistes pour ex pliq uer la transformation de ces sub« stances sont pent-etre suffisantes, mais elles sont loin de satisfaire les « chimi stes, puisqu'elles ne sont basées sur aucune donnée expérimen« tal e {I ) ». Sicchè se per nn certo tempo furono raggruppate setto il nome di 111elanine sostauze poco conosciuto, e di origine e di natura diversR, non dobbiamo noi perciò dopo gli studi più recenti continuare ancora oggi a chiamare eon tal nome il pig ment0 nero che si riscontra nei parassiti malarici e nel sangue di tali infermi, e che uon è altro che l"emoglobina trasformata dai parassiti malti.rici stessi. Ciò premes30, non è d ifficile, in vero, specialmente dopo gli studi n>ceuti d el prof. Ascoli, spiegarci la genesi d el più importante di q nesti pigmenti, e cioè dell'ematina, nel sangue dei malarici. Egli, snive a.dunque così : « La constatazione della natura del pigmeuto « lo dimostra derinito da ll'emoglobina, come del resto era stato sempre « 1t11animamente ritenuto. L'ematina per l 'azione dei succhi digestivi « si forma nei vert,ebrati dalPemoglobina. Non altriilienti avviene con e probabilità nell'emat,ozoo » . « Gli studi recenti sugli esseri unicellulari, sui protozoi, hanuo ri« conosciuto che essi possiedono raccol te in breve spazio, e sia pure « in forma alqnan to rudimentale, tutte le funzioni degli organismi su« periori. Sono molto più complica ti che non si creda. Sono forniti di « uno o pi ù vacuoli nutrit,ivi, c he, dopo la presa del cibo, presentano (I'. reazione fortemente acida ». ( l) HOPPE-SEYL.En. - Traité d'cmalyse chimiquc appli.quéc à la Physfologie età la P att.oloyie, ere. Paris, Librairie F . Savy, 1877, p. 240.
IJ, PIGMENTO EMAT(CO NELLE ORINE DEI ?,ULARICl
97
che vivono parassiti, e tale è l'ematozoo della manutrimento in forma liquida. Nei vac..:uoli nutritivi « avviene probabilmente la trasformazione della emoglobina in ema« tina. (1) i. . · .Ma. non è egualmente facil e il poter intendere come ciò avvenga. in tutte quelle altre forme morbose, in cui ci fu dato di l'invenire nelle orine il pigmento di cui parliamo. Ed allora. io sarei indotto a. pensare alla possibilità che tale trasformazione dell'emoglobina. in ematina potesse avvenire con un altro mecca nismo, che mi accingo a spiegare. È noto come, nello studio della fagocitosi e del suo decor.:;o, la colorazione uitale col 1·osso 1ieut1·0, costituisca uno dei mezzi migliori, che ha perm6!!S0 di osservare e di seguire, in ogni singola fase, i fenomeni più minuti della digestione cellulare, operata dai fagociti. Ed è. noto pure come il Metschnicoff spieghi tale colorazione rossa ammettendo che i leucociti form i no, di,rcmte l'atto dige1·ente un fermento acido, per cui il rosso neutro possa dare questa reazione colorante. Ora non si potrebbe spiegare anche nel nostro caso, con un meccanismo eguale la trasformazione dell'emoglobina in ematina, in vec~ che in emos1derina? (2). I globuli rossi alterati gia prima di essere invasi dai parassiti od in dissoluzione per opera delle emolisine speciali., ormai già dimostrate nel sangue dei malarici dal De Bl asi 1 e già rinveunte nel siero di massima parte di quegli altri ammalati nelle cui orine si riscontrano questi pigmenti, verrebbero dunque inglobati dai. leucociti, e prevalentemente da.i macrociti; e, nell'interno di questi, per l'azione del fermento acido or ora ricordato, l'emoglobina delle emazie verrebbe trasformata in enwtina. Seguirebbe poi lo spezzettamento ed il disfacimento per metamorfosi adiposa, secondo il OoLnheim, di una parte di tali fagociti, ed, in conseguenza, l'eliminazione dei loro detriti con le urine e con le feci (3). Che se, in ,ece, poi · il pigmento »i formi primitiva.mente nella milza e nel fegato, giusta l'opinione del Virchow e del Frerichs, da questi organi allora, insieme a quella parte che ·vi potè giungere see Gli sporozoi
e laria, assumono jl
( l) AsooLI prof. VI'TTOR!O. - Sut p1:gmc1lto, ecc., in Il P o/iclillico, anno XVII, 1910, fa.se. 6, p. 2[.0. (2) Cfr. Ru1.uro p:rof. GAETANO. Jlalaria, let.iom,. in La Riforma m edica anno XXVI, 1910, 11 luglio, n. 28, p. 766. (3) Cfr. CoHNHEUI dott. OIULto, Lezioae di P(l/ologia grnerale, tradotto dal dott. V. NAPOLITANI, Napoli, Iovene e C., 1883, p. 285; e LANORA S, in Vircltow's Arch., Band. XLIX, p. 66, cit. anche dal CoHN.HEl!II. 7 -
(;111,·,1«te lii med1ci11a m1/1tore -
f'a$1', 1-11.
98
IL PICIMl~NTO EMATIOO NELLE Ol~L,~: DEI MALARIOI
condariamente dal circolo, dovrebbe spargersi nel sangue refl uo, e quindi nel circolo stesso, pe1· esser eliminato come l'altro. e I corpuscoli del sangue distrutto, i granuli pigmenta.Li neHa me« lanem ia, ed in genere tutti i prodotti della distruzione del sangue « stesso, sono per il sangue impurità. che debbono essere eliminate. « Può riguardarsi come una vern legge fondamentale, che nessun corpo « straniero resta durevolmente nel sangue circolante, ma che ciascuno « di essi dopo un certo tempo è depositato o distrutto o eliminato « dal corpo > (1 ). E che la nostra ipotesi non sia poi priva di ogni e qualsiasi fondamento vien dimostrato dal fatto che anche in questi organi tale pigmento si trova contenuto appunto in alcune di quelle cellule del mesodf'rma, simili ai fagocit i macrofagi, che hanno conservato la poprietà della fagocitosi, e che il Metschnicoff chiama fagociti ses.çili o fissi, cioè nelle cellule immobili <lei tessuti, come gli endotelii vasali, certe grosse cellule della polpa splenica e delle glandole linfatiche ecc. Siccbè riguardo all'origine del pigmento nel torre nte sa.nguigno si potrebhe forse invocare anch~ quest'altra i potesi, che abbiamo qui soltanto accenuato, e cioè che le emolisine operino la dissoluzione del sangne, mentre i fagociti, ingloba.udone i prodott.i, determinino nel loro interno la trasformazione dell'emoglobina in ematina. Nè ci sembra poi, per ragioni facili arl in tendersi (infezioni acute e leggiere, malattie di natur&. di venm, reazione del ferro, ecc), che nei casi di malaria da noi ricordt\ti, specie in quelli acuti e recenti o primitivi come in tntt.e quelle altre m alattie citate, si possa pensare alla ge nesi del pigmento nero come effetto e della trasformazione lenta dei « bll)cchi di pigmento ocraceo che si depo,itano o si forma.no n ella « milza e negli a ltri Yisceri dai globuli rossi alterati, i quali nelle in« fe,1 ioni gra-i muoiono prima che l'azi one direLta ùei parassiti ab« bi a trasformato la loro emop;lobinn. in r igmento nero (:l). E ciò an che perch,~ questa tra,;fonnazione de.Ila c,mosiderina, dimostrata sperimentalmente nel coniglio dallo Schmi<lt, darebbe luogo a qu anto pare, ad un pigmento 1wro « il quale non dà le r eazioni microcbimiche del c ferro • (H). R iguardo poi alla genesi ed alla natura del pigmento ocracf'o, di cui fino ad oggi niente si sa cli pre,:iso, se non che esso si suol ( I) RoK IT,\ N si- 1· C \ n r.o, Tra/lato ,li A w,lomi<& l ',,tologica 11r11crale. t.rnd. ùol d o! t.
ll.
e O RH'HE:Trl, \ ·onerin, (l. F.hhnrdt odit.. 18';'0. (2) Cfr. )l,;mnr.\,.wa e Bw~.on. Op cit., p. SJ. P) Cfr. S1·m11DT. ci tnt ùnl :\'r.u\l.\:S-N. in Virr.ltou/8 A rch. . 13"nd CXYL
FANO
IL PIGMENTO EMATICO NELLE ORJNE DEI MA LAHIC'l
99
trovare « in vecchi stravasi sanguigni » (1), che dà la reazione microchimica del ferro, e che è identico alla emosi:ìerìna del Nenmann (2), la interpretazione più verosìmile, come scrive lo stesso Bignami (3) è che << esso proceda nel fegato dalla deposizione nelle e cellule epatiche di fntnunenti della sostanza colorante derivata dai e globuli rossi precedentemente necrosati (ottonati)> . Ma occorrono al certo ulteriori studi e nuove e più numerose indagini prima che la difficile questione possa dirsi abbastanza chiarita : noi crediamo però, od almeno ce lo auguriamo, di essere riesciti a reP-are, col. nostro lavoro, m1 modesto contributo per giungere forse alla soluzione dell'arduo problema. E, ritornando al nostro assunto, diremo per concludere: l. Nelle orine dei malarici si trova costantemente un pigmento ematico di un colore nero-azzurro intenso, abbondante, ed un'altra specie di pigmento ocraceo occasionale. 2. Questi due pigmenti, probabilmente diversi, esistono anche nelle orine di altri infermi in preda ad affezioni, in cui, come nella malaria, sono state già riscontrate emolisine nel sangue, o dove è presumibile la loro presenza. 3. Di essi l'uno, cioè quello di color nero-azznrro intenso, con riflessi meta}Jjci, a noi sembra non poter esser costituito se non da eml'l.tina, mentre l'altro di color ocraceo, come dice il Bigna.mi, sarebbe « identico alla. emosiderina. del Neumauu ». 4. In conseguenza di quanto precerle, contrariamente a quel che aflerma l'Urriola, non si possono considerare come patognomonici della infezione palustre. · Ed allora nei casi ardui, in cui. non si riesca a dimostrare nel saugne la presenza dei parassiti specifici, la diagnosi d i malaria riposerà sempre sui vari sintomi propri èlella mala.tLia, clte, secondo la frase feli ce del più grande clinico d'Italia « ser,ono tutti in un'abile con« siderazione clinica sintetica alla diagnosi, nessn1to essendo per sè « patognomonico > \4). Ed ove qualche sintomo gnwe o l'entità. dell'infezione miuacciano Ja vita dell'infermo, ed il pericolo risieda nC'Jl"indugio, si ricorra con rapidità ed energia ai preparati chinacei, senza troppo aspettare il re· snltato dell'analisi microscopic:a : si inietti il chinino per ,ia ipo( l) Cfr. BOTTAZ7.t dott. F1uPl'O, Chimica J!'isioloy ica. ~[i!nn<> Soci\.'tù. Edit. Libr. 189S, voi 1°, parto I", p. 308. ('..!) Cfr. lllARCHIAFAVA e BroNAm, Op. cit.. p. !Ri. (3) Cfr. 11ARCRlAPAVA e BrONAMI, Op. cit.. p . :!.iS. (4) Cfr. BACCE LLI G. S,ibcctitùwa lifoidcn, p .•Li.
100
I L PJ GME:,,To E MATICO '.l:ELLE ORINE DEI MALARIOl
dermica od Endovenosa. Questi i savi suggeri menti p ratici, che ci vengono da lla lunga ed illumi nnta esperienza del nostro bene amato maestro, l'i llustre professor Baceelli. F acendo altrimenti gli inf ermi ve rrebbero ipe1·scienti(icamente accom• p agnati al .~ep olci·o (1) .
IH BLlUGl-tA F'l A . l. A RN ST Ern Plt0~·- G. - B e11,crb m ye ,, iibcr i' 1cian<imie uwl M elanose ( Virchow' 8 Arch., B a nd LX.I. p. 494 ; od nn c he : Z 11r V cr11/1fa<li!l1mg iiber d ie P iymr11tbil d 1rng /,ei,n 8111111,flìeb, r, iv i, B n nd LXXI , p. 2513).
2. ASCOLI DO'I"t. V1·r-ro n10. S11ll' 11 /ilità d el/' f8(1/tle d r / 801t!/11/'. n rllti d ia!/ 1lORi di mnla.ria. no te c rit.iche e cli n iche, (B11//cttinn dl'/la Soci f/à Lancisiana d<'gli 0 1.<prda/i cli R oma, au. X T, 1S9 ! , sed u tu d e ll' l L aprile J 8 9J ). 3. AsCOLT PROF. V1n o n10. - 8111 pi,J llit'n to ma lar ico, nota pre lirnina ro p resenta ta a l Co n gresso i n tern11zionale modico di Buds pest, s gos to J 00 9, (Il P l'>l-icl inico , se zio no m o Ji ,•a an , X \ '[(. l !J l :). ii< :. G. pp. 246 255). 4 . Av1mst~CK D . Arldi11on'8c he [(ran H1eìt, L8G9. 5. lhcOELLI G o mo. - L a pcn ,iciosit,ì, lezio ne c linica. (A rch fri di m ,·dicina chir11 r11ica erl iyi,•nr, J 8 G9). G. B.\COEr, u G IJ !DO. - L <•nwill ria , le~iono c linica . (Il Policlinico, a u . H l, 1896, fasC'. 5). 7. B,~ccEt, Ll G. - S11bcontin11a ti/oirlP,1. p. 45. 8. B AOLl\"I GEOHOH. - Oµa a omnici Jll 1·dico practicù , et an atomica. editio tatia Y cnrw , po., t Gallicam octai·ant. Vc notiis, !IIDCCXX \'[ [, npud Jacobu m T om as inum. 9. BoTIAZZI OO'IT, F 1r.1PPO, libe ro d oce11 t.o d i fìsiologin in F irom..e. - C Mmica [ìeio• lo!lica p Pr 11so dei medici P. cle11li et w lenti. :.\lilano, ::ioc ietà Edit. Librar., 1898, v o i. I. p a r ta I . 10. CARBONE. S11/la w 1t11 ra chimica del piymrnto malarico. (Giorrialr cl<i/a R. A ccadcmi(I tli mrdiciw, di T orin ?, J X!l l ). lJ. C ARO. \ U P.U ,I l'RO F , A:s-'l'O NIO. - Jh /wt"mia ric11tn ÌIL 11rg11 ito <id u n a CCl/880 ,li /el1bre pa/1111/rt•. - L ,izione r AccolLa dal dott. E. F ossat s ro, Na poli l S8 7. 1 •1 CA RP ,Rt: L r.r P ROF. A. Lc;io11i di p ,,10Lur1ia e clinica >/U'dicu. - ~ spali, C:ssa edit. cnv. dott. \ ", Pssqua le. Hl 07. L3. C,, S,\ O R AN n r P ROF. O . A ni i, mn/isinc rd r11>Qli11i11e coctodl<w ili nella i nhzione ,w,luriw rfr//';i.,mo. (A/li (ip/fo Società per gli at,u/i <frlla mala ria, vo i. a n . J!)11(ì, p p , I l fi- 124\
,·rr,
14 . CELLJ A. La mala, ;,, Rr•co1lJO le 1Pt0t·e ric•rchr ctioloyiche, eµid cm ioloyir he, profilattiche. - 4 " cd iz. r ifatta, Torino, l!JI O. 15. CET,Ll A., C ASACRA :SDI o. e C ARDU CCI A. ·- Ulteriori tMIMi,•i per la riet rea di uu.a e11101ixi1>'l e primi trnlati1·i per la ricercc, di 1111a glo/mlù, a 11e/la infr::io,~c dn malarici, (Att i dPlla Societ<l 7ier gli 8/ uc/i della malaria, v oi. I V, a n. 19113, r P· 59-71 ).
( I) R.,cCF.LLI O. La malaria , conferenza occ.
[L P[(Hd.ENTO l!:MATICù NELL E ORI:SE DE I lllA L,\RICI
101
16. ComiBEnr DOTT. G1uuo. - Lezioni di patologi'<, !}rnerale, mannalE> per i modici • e s tudenti, versione ital;ana del dott. Vincenzo Napolitano. -· Napoli, presso ~- Jovine e C., lilbrai-edit,ori, 1883. 17. COLIN. - Traité dea /ìèvre11 intcrmittmtes. - Paria, 18 70. l R. Coaou.i. H. - U eber d. R esorptions-MPchanism11s v. BluJergfo>sni. -Berlin, I SS7. 19. DE Busi DANTE. - Intorno alla presctiza di rmoliRi11e n ella 111alc1rù,. umana, (Atti della Soc. 1ur yli studi della malaria, voi. VII, an. Hl06, pp. 125-135.) 20. ·DE BLASI norr. D. - Emolisine e HOBtanze con azionr antùrwlarica n el eiero dei malarici, (Annali di. medù:in<i 1.avulc e coloniale a.n. XIV, 1008, voi. Il, fase. II, agosto, pp. 201-225). 21. DI'! Busi DOTT. D. - Modificazioni 7irodotte dal chinino nell'emolisi da siero di m alarici • in vitro •, (Ann. di mecl. n<iv. e colon. . an. XIV, UJOS, voi. II, fase. II, pp. 226- 232). 22. DE BLASI D. Su/l<i presenza cl-i sostanze emolitiche nel siero di clt,e malarici emo(llobinurici, (A tti dflla Soc. JJer (lii st udi della mularia, voi. X, an. 1909. pp. 213-224). 23. DE B 0N1S DOT'l'. 'l'Eooos10. Istituzioni di patologia 11e1ierulc o sperimentale, seconda edizio ne. Na poli, Casa editrice dott. V. Pasquale, R. Università, p. 172. 24. FoLCHl GLI.COMO, medico collogiato, P. P rofessore nell' Univof'!Jità, primario nell'ospedale di S. Spirito. - Sulla or-iyinr delfe febbri periodiche in Roma e sua campagna, memoria seconda. - In Roma, tip. Contadini, 1845, p. 64. 25. F'onsYTH-l\1E1os D., in Pennsylvania Hospital Reports, voi. I , 1868 (citnto da STENBERG, Malariu <:md Malarial Dù1eases, New-York, 1884, \ V. Wood et C.). 26. FRERICBS. - Cti,nic<, d rl/e malaltie del fegato, versione italiana . - Napoli· 188i. 27. 0ROKE PROF. 1'' . -- Z ur Urschichte d er M claniimia 11ebst Bemerk1mgen iwer dm normalm Bau der M ilz 1md L ymphdriiBe", in Vfrcliow's Arch. , Band XX, p. 306. 28. HESOHL. - Oesterreich. Z eitschrij. f. pract. H eilkumle, 1862, n. 40-42. 29. BoL)f ooTr. F . Untersuchung iiber das fl{imutoidin, (Joùrnal f. praktische Chemie 1867, Band 100. p. 142; ed anche Uebff' dir chemi~chen Bestandtluile der N euemlieren, ivi, p . 160). 30. HOPPl-~-SBYLER. - Traité d'analyJte chimique appliq11ée cl la Physiologie et 1} le, Pathologie ecc., trnduit de l'allemand sur la quntrième edition et annot.é par F . ScHLAGDENHAUl'FEN. - Paris, Librairie F. Savy, 1887. 31. KELSCB A. - Contribution à l'anatomie pathologique dn maladirs palustrrs mdtmigue8, ob11er11ati on1J 811r l'anémie, la 111élanémie et fa mélcmo.se, (A.rchfrea de Phyaiologie t1ol'111<1le et patlwlogique, 1875, p. 690). 32. fU:LSCH A. e KlENER P. L., Trc,ité dea maladiea dlUI 1}<JYII chm,ds, Ate. 33. KiilfNE, in Phyeiol. Cl.etnie, pp. 370 e 41 5. 34 . KtrLENKAatPF. - l ntom-0 alla riccrcu clcl / erro nei divrrsi pigmenti. l nag. Diss. -
Wiirzbnrg, 1868.
35. KUNl'-EL A. Ueber das Au/lretfn i·erschicdener FarbatoUe im Ham, (Virchow's Arch., Band LXXIX, p. 4 55). 36. LL'<CISIO Jo. :\!ARIA, ab intimo Cubiculo et Archiatro S. P. Clementis XI, .Pont. :\Iax. Auctore. - De noxi:is valudum e/flui;iis, eorumque remediis. - Romae, anno MDCCXVII, Typis Jo. Ma riae Salvioni, in Archigymoasio Sa.pientiae, Cap. VI, pp. 207-208.
37. L A..'fGRAN B DOT'r. T1t. - Beobachtimgen iiber ReBorption der Extmi;asa.te 1md. Pi(lmentbild.1my in de:nselben, (Virchow's Arch., Daod XLIX, 1870, p. 66).
102
IL l'll;.\I E); TO EM ,\TlCO 1'1·:LLE Orll?>E Dl!l M,\l,.Al!ICI
38. LIEI.IBRKLÌIIK. - Schrifte,~ der Ocs. etc., :r.u :llarburg, voi. I X . l SiO. 39 LORIOA DOTr. G t OVANNI, - Co11tributo alla storia dellé malattfo c1,tan~e, osservazioni fatte nol l'ospone.le d i S. Spirito in R oma. e con~iderazioni, (Lo Spal lrm:ani, giorn ~I., <li acio1uo medich e e naturali, dirotto dal PROF, ANTO~LO CAR· nuoc10 <lolla R. UniversiLà di R o111a , an. XV[[[ d ella $Urio II (an. XXVII c·olla serie I), fosc. l. 188ft). 40. .\L\ROHIAl"AVA PROF. E . e Ce:LLl DOTI'. A. Sulle a/terazio1•i dei ylobuli rosdi n rl/n infc.zio1te da malaria e Rulla !lr ne.•i della mclan!:mia, me moria (Atti <f.. //a R. A ,·wdemin. dei Linc,•i., an. CCLXXX, vo i. XVIIT d e lle Memorie d ell a c lnsse di scien w fìsicho, nrnt1>111ntic ho e n atural i). 4 1. ~l.i.HCfUAFAVA e CELLI. - O"stna:ioni uw1tc11no-pttfolo!1ichc 8 1tlfo infe:;io11e di malaria ( Alli <l••//r, Soc. L ancisicrnct, 1881). 4" MAR CIIIAFAVA e B1c~AN L - La i n fnionc malar;r,a, manua le p e r medici e stud enti - l\!dnno , Casa odit. dott. F. Vallordi. 4:l. ~fans OOTT. C.<HLO, assistente no i R i~titnto di Clinica merlica de lla. R. Università di R oma.. - Sopra 1m prrtc110 8C(lll'J p11l1Jt/"?monico d ella infezio1•e mala· r foa . (TI P oliclinico, sez. pra.tit·a, R oma, an. XVIII. fosc. 10, 16 aprilo 1011, pp. 48:3..JSi). 44. ~fECKEL H. Virchow·11 Arei,., II, p. 587. 45. M E RKE.t.. - Ltt lft1nat11m d el morbo di AddiROth rif. in }llmrnale di p ato/09ia e tempia apei:irile dolio Zn:MSS EN, voi. V Hl, p a rte II, voraione ital.. 1800. 46. )foSLEI\ r110~·. Fn. - M ili Krrm t.:heitr.,,, rif. in Man. d i P a t. e T erap. spec. d ello Z1Eitssi,;N, voi. III, parte 11. 47. l\IOS LER PROF. Fr,. - U cber das Vorkom111r1, der ,1 Ielancimie, (T'irchow'8 Arch. ) Band LXIX, p. 360). 48. N.<RDELLJ ooTT. GmL10. 811ll<- emolisinr 11rl Riero dei malflrici, (Au,; della Soc. p er yli sturli della malaria, voi. X.I o n. 1()10, pp 680-607). 49. N EO)IANN PRO!!', E. - Arch. d. H cilkimd, X.V, p. 441; ed nuche, ivi, X, p. 68 ; od unche B erli,.er klfoiBche IV or,/wuchrift, l 87S, o . 6 o sg. 60. N EU~!Ai!'<N PROF. E. - Noti~rn a11r Path'Jlo[/tr ,lra lJlule-•, Da11 111clcmàm.i1$ch e P ir1mrnt, ( T'irclww'a Arch., I3and CX VI, lllR!J, p. 3 18). /H. OR'tJJ 1•0 T1'. J. Z u r K en,.•1,i8,• dl'T /,ram,~,. l nd1trfltion der L 1m!7e, ( Virch1>w'., Arr/1., Bnnd. L Vlll, p. 12C.). . 52. PERL~ ool' r. :V[ - - M •111•,1&lr di p ...1,,1011ir1 r1n1era.lP, p r-r 9li Bludenti e m edici vratici trn I. it,\I Ì,rn'I d dl o)·rr. 01ov,1....-~1 A:-.rJ.'lELLI, p r->f. di ana tomia umana n 9lla R Uniwr~itii di Nap ili, ·Mc?n fo edi1,ion9, - N a p o li, Enrico D etken ed., J 885, p>trte I, sez. U . p,ir, 7, cnp. I. pp. 106-203. 53 P E RL\! oo-rr. ;\l . - N a~h,veis vo,1 Eisew:,:,;y,t in gcwis8en P igm clllen, ( V irchow's Arch ., B and XXXlX, 1867, p. 42). 64. PE111, s unTT. J\f. - Jlitt. fa J ownal fiir pmct. Chc1nie, ( V irchow's Arei,., Band
XXI, 1~r;S). 55. PREYe R Ul,er amuboide B t,11korperchC11, ( Virclww'., .4rrh , Bnnd XXX, 1804). 66. R OK ITA.......-SKV C ARLO. - T mu,uo di pal1JIO(IÙi ger,cralP, trnd. doi DOTT. B. FA.NO e O. R1 00RE'ITI, terzi\ edizio ne. - Vonozia, (~iusto Ebhnr<lt, edit., 18i0. 5 7. R o m,10 l'ROF. GAETANO. Jfoln.ria, lezione, (L a Riforma medica, an. XXVI , l!ll O, li lug lio, n . 28, p. 7tì6). 58. Srm11 0 T J\I. B. - H ti1MsitleriJ, 1mrl 1\ldanin, (Virchow' s Arch., Uand. CLXIII, p. I fil). 69. SELMI PROF. F. - F:nciclopcrlia <li chimica arirnlifica td ù11;fostrialr. 0
IL PJGMENTO EMATICO NELLE O RDm OEI MALAIUCI
l<J3
60. Sun.ELER G. -
Notiz iilier de•• FarùstoO des Eiy~lbs, (J oumal / . prakt. Ohcmir, Band. C, 1867, p. 148).
01 S,.r "" no,wca u siy11r pathoynomoniq11c du 710fodisme, (La P rt/lde ,llé.clica.le, a n. 1911, n . U4 (sn,ned i, 15 juinl, p. 492). 62. TOl!MASI·CRUDELI PROF. CORRAIIO. - l8tituzioni di anatomia patoloyica. T orino, E. Loescher, 1882, vo i. I; ed onche Ku:os e ToMMASt · CRUDELI, 1l!emoria, neg li Atti della R. A.ccademfo dei Lincei, 1870 63. UnntOLA DOTT. Crno L., 111Nlico nell' oRpcdalc di S . T om mASo di Panamn. - Sur w 1 no1t1·ca11 si gne pathoynomo»ique du pn[,,di~m,, (L a Srmoin,P, ftléd ù;ale. an. X XX f , 1911, n. 1 (4 gen1111io) rr- 3,li). 04. VrncHOW RuooLF. Die vatholo!fische,, P i!pnento. ( Vi rchow's Arei,, Bund I, 184.7, p. 37!1, e Band IV. p . 5 15) ed u nche J,7i,, Fall ,·o,, al/y1mri11Jr Ochro· nose cler kfliirpcl ,md knorpeliilwlichen 'L'h1•ile, ivi, R,rnd XXXV[!', l81H1, p. 2 12. 65. VULPIAN, ofr. in Oomple8 re nd'18 de l'Amd des scirncrs, 18::iG, n I :J. G6 \'ho:sim. - Patol oyia gen erale : cfr UHLE UND \VAO N ERE , Handlm ch der allgemnne PC1thologie (I• çd. 13n. 7" ed. 18ì6). 67. ZIEOLE.R. DOT'I\ E RNESTO. - - 'l'm ltato cli mv,1omi<1 potoloyica. e putogenesi ecc., ulti ma edizione tedesc·n rinnovntn, trnd. dal no·rr. Lucu,No ARMANNI. - No· poli, dott. Vincenzo Pasquale, edi~ore, ll!S4.
==
104 1STL'JTTO DJ i\lEOll'l:-A LEGALE DELLA R. u~l\'EHS1TA Dl RO::\L\ Diretto dal Prof. s. ÙTTOLENCUI
C011l1·il1ulo alle 1Nc1'l'azioni uri ca1 aUc1 i anno110-11sieulogil'i 1
1
oei 111ilita1 i 1IPlim1uen!i 1·011 s11eciale iiig·11a1·1lo al uelinr111entc orrnsiunale 1
Per il dott. Gaetano Funaioli, capitano mt!tliro
1Coulinua-;. -
\'rd1 fn,c. Xl :-ili, .,nn, 1~111
13. P. }i. Aglio di N. e 1\1., nato a Catania n ell'ottohre 188G, i;n IPggere e ~c ri,·ere, mursttore. CoNDl¼IONJ Dr F.\ltIGI, IA.- Afferma che hn pstcl re e mad re sani e che il ,mo unir.o frate llo gode buona salute. A:-.A)INE,;1 r•i::RSONAI.E Rhl)tOTA. - Ri'!ulta che a (i nani cominciò a frequentare le scuole. H a fatto anche la prima scuoln. ginnasiale : non è dedito al vino, né hn nddimostrato (a suo di re) soverchia t endenza per la donna. NoTIZ.IE l>ESl'. N'J'E DA J,1.A VJ'l'A ~(Jl,I'rAitE - F u ILJ'l'UOlato nell'ottobre 1908 [e non nel 1HOG) perchè p er dcficicmm toracica fu fatto rh·edihile due :ci.ani e fu ascritto al UG0 reggimento fant!!ria. Punizioni di priyionP: febbraio 190!); consegnalo usciva a diporto, - Marzo 19011, r ientrò io cf\,:enna due ore dopo 1st rit irnta sernle. - Agosto 1909: ben chè consegnato, s i assentò dalla casernw arhitrnriaruente per 5 ore. - Nel settemine l!ll)9: condanuat.o dal tribunnle m il itnre di Palermo, per diserzione, a un anno di reclusione. - Nel no\'e111\Jre Ll/09 : trasferto n el recl usorio militare cli G-. - Da informa,r,iooi assunto al reclu.<:orio !<ul di lui conto risulta che egli fu sempre obbediente e rispettoso ,,erso i s uperiori, e attese con impegno al Ja,oro. SKùNALA~llt~TO DESCRIT'l'J VO A1'A'J'UMICO. - Statura media. m11scolatu ra suflicientemente svil uppstta. Pelle n11 po' pstllid11,. 'l'e;;tl\ proporzionnt11 alla statu ra. Sezione crstnicii: lungn (doli,cocefala) di mrdia nhezza, a forma ovoide, simmetrica, cnpelli nerissimi e molto folti, fcgmenti cranici proporzionati. SezionP fnciale : prt'por ziooaln alla crani ca, lar~a: l'asse medinno di ritto, forma ovoide, simmetr ica. Segm<'nto fronto-orbitario : bor.za frontale destra pilÌ rilevala della sini:;;tra, so pracciglia riunite ~u lla l ioest medin.na da alcuni peli corti, pupille castagne di cu i la de~tra è un po' più 111opi,1 della srnistra Segmento
CO:STRIBUTO ALI.E OSSERV,IZIONI, ECO.
105
intermedio: naso rettil ineo a base abbassatR. Segmento nrnscelhire: all'an· golo man dibolare sinist ro si 11alpa l'apofisi Jeruurinica. Tipo cranico- fncinle comune. Collo : Ghiandola tiroide impalpabile.'forace: Visceri nei rapporti normali. Addome: V isceri in situazione regolare. 9acino: di forma maschile, peli del pube ad inserzione normale, organi gPnitali esterni normali. M1s1:nE ED 1is01cr. - Statur a m. l ,67, peso kg. 6G. Indice ponderal e 2-12. Circonferenza cranica mm. 570. Semicurva anteriore mm. 285. Se micurva pos ter iore mm. 285. Cuna longitudiuale mm. 3-17. Curva trasversale mm. 312· Diametro antero-posteriore mm. ltJ8 Diamet ro t rasversale masi;imo mm. H O. Indice cefalico 71 Cn pacità cranica probal,ile c. c. 1561!. Diametr o frontale minimo mm. 110. Diametro frontale massimo mm. 120. Altez-:a della faccia mm. 185. Al tezza del segmento frolltal e mm. H3. Altez7,a del segmento intermedio mm. 61. Altezza del segmento mascellare mm. 61. Lnrgh~zza del la faccia mm. lòO Indice facìal e totale 81,35. Di'ltimzR bim11ndibolare mm. 114. Altezza. del crnnio mm. lGO a desti·a. A lte1.za del cranio mni. lfiO a sinistrn. Indice di altezza 81.6 Distanza vertice-manùibola mm 224. Collo; distanza trago- gi ugolo mm. l(lf> a destra. Distanza trngo -giugolo mm. 1G5 a sinistrn. Altezza d el collo mm . 1 L5. P erimetro del collo cm. 80,7 . To,·aee: perimetrocm.84. Ind ice toracico mm. 50,29. Altezza dello sterno mm. 1G5. Indice sternale mm. 9,tl9. Altezza del torneo mm. 275 n. des tro. Altezza del torace mm. 275 a sinistra. Diametro antero-posteriore mm. 195. D iametro trasversale massimo mm. 2b5. Cuore : misura alla base cm. 10,!, al ven trirolo sinistro cm. J 1,x i a l ventricolo destro cm. 12,9. Addo11te: Altezza addominaJ,e mm. 3-15 ( indice nddominale mm. 20,65: di c ui mm. 183 è la d istanza fra. l'apofisi ensiforme e l'ombelico (indice xifo,ombe licale mm. 10195) e mm. 162 è la distanza fra l'ombelico ed il p ube (indice ombelico-pubico mm. U,70). Diametro antero poster iore ipocond. mm 205. Diametro t rasversale ipocond. mm. 255. · Bacino: Diametro bi iliaco mm. 2-18. Indice bi iliaco mm H ,85. Diametro bitroc. mm. 2'..!7. Altezza del bacino mm. 191. S taturi. seduta mm. 61,0.:Indice altezza del tronco mm. 51,55. Ado superiore d~stro : L ungheua totale mm 680. Indice arto suiier iore destro 40,71. Lunghe1,za del braccio mm. 298. Lunghezza dell'avambracoio m illimetri 212. Iodice antibrachiale 71,42. Lunghezza della mano mm 170. Larghezza della mano mm. 7G. Circon ferenza metà braccio cm. 2G,7. Dis tanza giug. acromiale mm. 160. .A.rto superiore sinistro: Lu n ghezza t otale mm. 680. Le s ingo le se1,ioni identiche alle destre. Circonferenze. metà braccio cm. 25,1. Di~tanza giugolo-acromiale
mm. 150. Grande apertura delle braccia cm. lG6. Indice grnnde nperturu braccia. cm. 9!.1,40.
Arto inferiore destro : L unghezza totale mm. 810. Indice arto inferiore destro 48,50. Lu nghezza della coscia m m · 410. Lunghez7,n della gamba mm. 360. Indice tibio-femorale 86,86. Altezza del piede mm. 50. Lung hezza. de l piede mm. 239. Larghezze. del piede mm. 78. Circonferenz,1 coscia cm. 58. Arto in(ei·iore sinistro : L unghezza totnle mm. 8LO. L e singole sezioni identiche a lle destre. Circonf. coscia cm. 62. SEGNA LAMENTO DESCR ITTJVO· t'UNZIONAJ..0. Esame fisiologico : Reazione vasale cutanee. normale. Organi toracici ed addominali integri in funzione. Pulsa-
106
CO'.'\TIUIIUTO ALLE 0SSERV,IZIONJ 1 ECC,
zioui 70 a l minuto. Polso valido. Rilles,ii : pupillare, fiu-iugeo, cremast erico, rotuleo, regoln.ri. Jloli/ilì:. : )lovimcuti passivi cd attivi d egli arti iutl'gri Amlnturn. normale È destrìnrnne: mano destrn kg 4i, mn.nosioi ~tra kg. 40. Seasib ilità: a ) tallite; sul polpast..ollo medio destro estosiometrin. a 2 mm. di distanza. 2° prova risultato ideutico; sul polpastrello medio siai,tro estesion,etria a 3 mm. d i di~to,n:,;a 2° p l'ova : risuitato identico; b) tlettri ca: mano destra a 70 mm. della slitta ; mano sinistra a 65 mm. della slitt'.l; e) dol?rifica : a destra a 60 mm. della slitta, a sinistl'n. a oS mm. della slitta. Funaioli S . G. D . .'II O D :\l S
= 8~ slitta.. = 80 id. = =
G3 id. A S 59 id. Visus nor male. Senso cromatico normale. Udito llOl'malo. S
D. D
A D.
1!:s.1~tE l'Stt'll!CO : Collle ti chinmi? - P. N Dove sei nato~ - A Catauin. In che anuo sei matto? - Nel 18S6. Che professione fnced a casa tua? - Muratore. Sei ,ind11to a acuol:,i.? - Si. Che cosa hai imp:u·1ttof - A leggere, scl'ivere e f11r d i conto. Vuoi leggero questo brnuo de!l t1 D,nnenit;a clel CorrierP. in 'data 27 febbraio, che fa cenno della vitR di o.lcuni grandi musicisti~ - L~gge correutemente il brano senza errori. Vuoi sc r ivere p iù r apidamente che puoi, sotto ai numeri 30, 60, 84 i numeri successivi ? - Scri \·e la serie nnmer icR molto rapidamc11te e senzR errori. Hai n ozioni di geugrnfia? - Si. <Jaaute sono le p~rti del m on,l.>? - Ciu'lue: Guropa, A5ia, Africa. el}C. 0Jve si trova L'Italia? - Iu Eur0pa . Qual'è la capito.le d'Italia? - Roma. Quali altre città importnuti si tro\·ano in Italia '!-Torino, Mil11no, Geno,a ecc Hai detto che s ai fare di c0nto : è vero? - Si.
Domauda : 7 X S Jd . !J X 8 hl !J X 9 Id . 1000 - 800 l d.
Id. Id. Id.
24 -
8
+ 9 18 + LS 72 + 72 9
Ri:-posca: 5G Id . 72 Id. 81 Id 20ù Id . 1G
Id.
18
IJ.
3G
Jd .
lH
Tempo impiegato : pronta I d. id. l d. id . Id. id. Id id Id. id. Id. id. Id. 2"
Hai sempre avuto desiderio di studiare? - Ho sempre avuto vogl ia. È n ece::;-;11rio lo studio secoudo t e? - Si, lo studio è molto n,·ceSSRrio perchè educa, istruisre e ci attira le simpatie degli altri. Hai sempre lavomto come muratore? - Si, sempre. Quanto bai gnad11gnato al giom o? - Quattro lire e 25 cen tesimi. Cosa ne facevi? - Le passavo a mia madre per aiutarla i n quello che vi era di b.isogno in casR. Sei s tato sempre in buona nrmonin coi tuoi? - Sicuro, è dovere del buon fì. gliuolo di st:i.rc in nrrnonia e di soccorrel'e i geni tori.
CONTRIBUTO ALLE OSSER\' AZIO:n, ECC.
107
Ha.i avuto litigi con donne? - Sono stat.o lontano sinora dalle donne, perchò guastano la salute. Hai fatto reati prima elci servizio militare? - No, mi vergognerei (r osso in faccia). Ci s tavi volentieri sotto le armi ? - Si. È necessaria la disciplina ne ll'ambien te militare? - SI, è necessaria ed io ho cercato quan to mi era. possibile <.li fare il buon soldato. A.vevi rispetto ai superiori? - Sì. perchè il primo dovere del soldato è quello di rispettare chi sta più i u alto Ji lui. Hai mai rubato sotto le a rmi? - No, mai (rossore in faccia). Come commettesti il reato di diserzione? - Avevo ,·.hieslo dopo le mf..non-e reggimentali e in un periodo di poco servbiio una piccola lircuzn per recarmi a vedere la sorella ammalata: io allora mi trovavo temporaneamente in un reggimento che non era il mio : la. licenza mi fu negata., ed io per la pre mura d i vedere la sorella scappai, stetti fuori tre giorni e po; mi prese,ntai spontanea.mente al comando del 76° fan teria, cui ero aggregato Rllorn. Era veramente malata tua sorella 'I - Si, ave va una bronchite (è vero). Non ca.pi vi che disertando, mancavi a un tuo preciso dovere? - Capivo, m a le preoccupazioni fanno shagliare. Ti sei pentit o di avere commesso questo atto che ti hn messo in cattiva luce presso i superiori militari? - Si, me ne saono molto pentito e riconosco di avere mancato come militare. Da quanto tempo sei a l reclusorio di G . ? - Dal novembre 1909. Che la vori fai? - A.ttendo alla leg,i.tor ia-lih ri. Lavo ri volentieri? - Molto Quanto guadagni al g iorno ? - Dieci centesimi. Come l'impieghi? - Prendo qualche sigaro e penso a seri vere a casa.. Ti ricordi spesso dei tuoi? - .\fe n e ricordo e scrivo a casa spesso. Qu,mdo finirai la pena della detenzione? - Se mi da nno il sofferto terminerò il 2 giugno prossimo venturo Dove andrai? - Ritornerò in famigli" a Cataui,~. Che ti proponi di fare? - D1 l!w\lrn1·e e di fare il galantuomo. come ho fatto finorn. Il P. secondo emerge dall'esa1ue. ha normali m nnifestazioni intellettive, ha linguaggio accu rato, temperamento calmo, e ne ll'espressione fìsionom ica, che subisce variazioni, qua ndo gli si domanda se ha commesso ne lla vita bo1·ghese reati. si ris pecchia I· integrità del suo senso morale: corretto n el por tnmento, dis posto al la,oro, rivela, anch e nelle parole, attitudini p;:ico-rnornli non abnor mi. S1s-rss.1: - Il P, nou ereditario, di tipo cranico- faciale ,:omune, ascrivibile alla seconda combinazione morfologica De Giovanni; hrachi;;cCIA, s i presen ta integro nel meccanismo intellettivo e mornle, salvo una lie,e i pe rmorn litit d,l incompletezza educativa: quindi il s uo ,atto criminoso, di fronte al s uo temperamento calmo, 11! suo cnrRttere buono (atto assolutamente i1<ol11to ne l cor;;o d i sua vita.) costituisce una manifestazione incom preo;;1bi le, se n on si deve ammetter~ in lui perturharuento transitorio di natur11 emotiva, che 11.bbin in• terrotto l'equil ibr io psichico, che è impron tato n ella cli lui cot1dott-a ordinnria quindi egli appo.re un delinquente d'occas ione.
108
CONTR lllUTO ALLI~ O~SE HVA7.I0Nf1 !,CC.
14 C. L . tiglio di 8 . 'r. nnto a Bana ri (pro\· incia cli !:iassar i) uel maggio 1&32, sa leggere e scrive re, contadiuo. Cc.,::-01z10NL 01 ~·AMIGLIA. - R isulta che il pad re e !11 mad resono!sanissimi, e che i tre: frntt ll i, le sue due sorelle g odono sal ute ottima. A l>,Ut:S- J,:SJ l'EHSu:-.\LU: B~;)tuT.A . E' stato S>ILIO: IlOll a busò, I\ suo dire, di donne; fu sempre modcrn to bevitore. A 7 ,umi frequen to l e scu ole elemeutari del paese; h a fatto tulte le scuult: elementa r i con profitto. )lv'llZ I I,; DESU K'J'E DALLA VITA )11 1. IT.\l(I,;, Nel ma rzo 1903 fu ll.rl"UOlato nel UJ 0 r eggi1111mto fante r ia. Pu11iz io11i di priyio11e. Ago~to 1UU4: aveva poc1i cura pe r l'arredo. Settembre 190,1 : essE:mlo caporale di giornata, usciva d i ca<,ermo.senza pern1esso. Alcongedo r eggimentale nd sette111bre l::J0.1 , chie~e cd ottenne di essere arruolato nel co rpo delle guardie di firnmza. R isulta che liuo all'agosto 1909 tenne condotta irre preu ,i bile. Kell'agm;to HJU~ ; condannuto I\ uu auuo d i reclus ione militare p er insubordi nazione ve1·so uu sott.obrigft.diere di l:inanza d al t ribunale militare d i Torino. Nel sett embre lttO!J trasferito nel r ecl usorio militare di G. Kei pochi m usi d i soggio1no al reclusorio (secondo emerge da informazionj avute) fu sempre ri s pettoso, obbedie11te e amante del lavoro. SF.ONAJ,AME;o;T!, IJk:SCHJ"l"rJVv - ANA'l'UMJl:o. - :::;tatura 1.iassa, muscolatura soda, pelle s p iccaw.1ue nte rnsoa e a sulliciem:a fornita di adipe. Te~ta; proporzionata alla statu ra . ~ezione cranica : lunga, Ji media a ltezza, Ji forma ovoide, simmetrica, capelli p iutto~Lo rad i, ueri, ondulati. segmenti crnn ici proporzionati. Sezione faciale; proporziona la alla cranica, di la rghezza,asse mediano diritto, di forma ovoide, ~iwmetrica. ;,egmento fronto-orbit a r io : prevalente-arcata sopraccigliare destra p iù r i,dzata e più ar cu ata dell a si uis tra, pupille castagu e. !:iegmento jntermcd io; orecch io destro ad usa nel solo segmento s uperiore. Segmento mastellare : uu po' d eficiente, fossettH. 11wnton iera s 11iccata aseai. '.l'ipo cranicofac iale : comune cou 11,Jcuni connotati di 11.nti-euritmia. l'ollo : g h iandola tiroide impalpn.bi le. Torace; 11isceri in situazione norma le. Addome . viscer i in posizio ne normale. Baci no: di for ma mascolina. Peli del pube ad inserzione n or· male. 01·g ani geni tali normali. )Ji,_u,n~ ~:u D101c 1. - St atura 1u. l,oS, pesù kg. 68. Indice ponJera.lto 258. Circonfereu za crani ca 111111. 560. 8ero icurva anter iore 111m. 200. Semicurva posterio re 111111. 2'i0. Cu rva long itud inale mm. 330. Curva t rasversale mm. 2!!9. D iametro antero-po~teriore rn111. 18(). Diametro tras versale m11s~imo mm. HlS. Indice cefalico 111111. 7H. Capaciti1 cranica probabi le c. c. l otti. Dia metro fron· tn.le m in imo m m 117. Diametro frontal e massimo 111m. 12\:l. Altezza della faccia mm. 160. Altezza del segll'lento fronta le 111m. 59. Altezza del seg111e11to intermedio 111 m. 50. Altezza dol segmen to mai;cellare mm. 51. Larghezza dell.t t'acci11. m m. l H-L Indice facia le totale m m. 83,'i5. Distanza. bimandibolare mru. 118. A ltez7,a del cr anio 111m. 162 a destra. Altezza del cr11n io lllm. li.d a sioi,trn.. Indice di altezza mm. 80,1, D istA.n z!\ vertice mandibol a mm. ~:W. Collo : O,st,o mrn trago-giugulo mm. l Gl a destra Distirnz1l trago gi ugulo m illin,etri Hil a si n ist1 a. Al tezza del collo rnm. lLG. Perimetro del collo cm.36.~
COX1'RIRUTO AT,T,E css~:H\",1%Jtl~T. F.CC: .
109
Tomce : Perimetro cm. US. Indice tor>1rico mm. 60.75. Altezza d ello sterno mm. 178. Indice ;.:ternale mm. 11,2G AltP,.za del tornce mm. 252 n de,-tra Al tezzn del t orace 111 1n. 25:.l a ~in is tra. D iametro ante ro -p.. ~terior e mm. :2(}2. Diametl'o trnsver.;nlei mm. ~(ìo. Cuore : Mis ura 111!11 base om . 10,3; 111 ventricolo sinistro cm. 11,6 ; ;il ventricolo destro cm. 12,9. Addome : Altezza addominale mm. 297. Ind ice addominale m m . 18,79 di cui m illimetri loo è In distanzn fr(I l'apofisi ensiforme e l'om helico. Indice x ifoombelicale m m. 9.81 e mm. 142 è 111 distanr.H fra l'ombelico rd il pul,o Indice ombelico-pubico mm. 8,98 fJiametro nuter o- posteriore ipocond. 111m. 231. Di11metro t rasversale mnssimo ipoco nd. mm. 2o9. .Bacino : Diametro biilinco mm.2-!7. [udice bii liaco mm. 15,113. Di11111et ro bitrocant. mm. 28L. Al te,.z,, del b11cino mm. 20-1. Statuni seduta mm 6:20. Indice alte,.z:t tronco 51,89. Arto sup eriore desfro. L unghezz n t otale mm. Gti:.l. Indice arto super iore des tro mm. -11,89. Lungh1>zza del braccio 111m 282 L u nghe7.ila dc ll'nYambra~cìo niill irnetl'Ì 210. lnLlice ,1ntibrachiale 7,3,91. Lun ~ hc7.za della ma110 mm. 170. L ar gbez,.a delln rnaoo mm. 7-!. Ci rconfer enza m età brnrcio cm. 28,2. Distanz,i giugulo 11cromiale mm. 151. Arto superiore 11inistro ; Lunghezz,L tot,ile mm. c;,,:.:i. Le singole se7.ioni ideutiche a lle desti-e. Circo11 t'e reuza nH~UL braccio c111 . llG,l. Oi!-ta nza giugolo aètO· mia le mm. 161. Grande npertu ra delle braccia cm. l li:?,6. Indice grande aperturn braccia 101,6+. Arto inferiore dPsfro ; Lunghezza to tale rn111. 7GI). I nd ice arto inferiore d11;;tro mm. -18,10. Lunghezza della ooscia mm. 38}1. Lunghezza della gam ba mm. 3:20. I nd ice tihio-femom le mm. B:2.'?fi. Altezza del piede mm. òl. Lunghezy;n. del piode mm. 224. LarghE>zza del piede mm. 82. C irconferenr.a metà coscia cm. 62,1 ..llrto inferiore sinfat,-o : Lunghtzza totale 1,1111. 7HO. L e s ingo le ;;~zìoni identiche alle dest re. Circonferen,.a cos,· ia cm. 50,7. SEG:-iA LAllENTO DESC RITTIVO FUNZ IO NA I.E. - 1-:.~ame /ì,sio!og CO: Rea7. ione v,1.~ale cutaoea nornrnle. Organi del torace ed addomin ali ìuteg1 i in funzione. Pul,:nzìoni ì 8a.l mi n uto. Pulso valido. Riflessi : pupillare, faringeo, rotu ltio, regolari. .Motilità: Movimenti p;,ssi vi ed attiv i degli 1uti i n qigri. ~\ t1d;i tura normale. E destrimane, mano dest ra kg. 39, ma no ;;iuistrn kg. 31. S ensibilità: e.) tatlile : ,atl polpastrello medio destro estesio111etria. a 2 mni. dì distanza: 2" prova : identico r is ultato; s ul pol pa~trello llledio s iu istro estesiometria a distanza di S mm; 2' prova: ugua le risulta to. bì qenerale dorso mano destra n 80 mm d 0 1la s litta, dorso mano si nistra a 70 mm. de ll:o s lit ta (media dì 3 oss.) e) dolorifica : d orso mano destra a. 61 mm. dell:o s lit ta (media d i B oss.1 dorso mano sinistra a uO mm . della sl itta (media ùi 3 oss.). Funaioli S. G. D. M. D . 83 D. M. S . 78 S. D. D. M. D. = G2 D. M S Gl. Visus n ormnle. Senso cromatico normale. Ud i to normale. E SA)IE PSICIIJCO, Come ti chiami? - C. L. Dove sei nato? - A Banari. In che a nno sei nato? - Nel 188:.l Che professione facevi? - Il contad in o .
=
=
=
110
(YJ X'l"HHIU TO ALT,!<: o.;;sr-:RVAZTO XI , i,;('c.
A che et ,\ cominciasti ad an dare a scu ola ? - A 6 a nni. Sei audato sem pre regolRrmeute ,1 scuola~ - Si ho sempre avuto vivo desiderio d ' impa rare, Vuoi leggere questo brano del g iorna le d'Italia del 6 mar zo, riferentf'si ai funerali i11 Reggio Calabria clell'oo. Tl'ipepi? - Legge corre1itemen te e senr.a errori il bn,no destina togli: dietro inv ito ri fe risce esattamente J., lettura fatta. P uoi cancel lare in d iec i m inu t i le lettere a ed i de l br1rno del giornaled'It.alia 16 m arzo corr, relat ivo a l s oggiorno della 11ignor,1 R.oosewelt a f, artum? Ha can cellato n el t em po prestabi lito e con esattezza tutte le lettere a, ed ha. cancella to con esattezza le let tere i , a ll'infuori di due. Yuoi scriYe:re sot to detta t o q uest'altro brano del g iornale d 'Italin relativo alla cronaca di vi t a e di arte ? - Ha scritto il brano con s ufficiente sve ltezza e con ortografia. Sai fare di conto? -- Si DomRnda: 7 X 8 Risposta: 56 Tem po impiegato: pronta. Id. I d. 8 X 8 Id. 6! id . Id. I d. 70 id. Id :35 35 Id. l 10 I d. id. Id. SO+ SO Id . 45 - :20 I d. Id . 25 id. 1·.:>•. I d . 250 - 70 I d. 180 Id. Dove s i t roYa Gaeta ? - NellJtrdin ì\l eridionale. Gneta è cit t 1L nrn ri t ti111a o t en-estre? - ., E ' città m arittima. Ci sci Yen n to volent iei-i n G.? - Nossignore, n on c i sono v enuto volentieri. P ercb è non ci sei venuto volent ieri 'I - Perchè m i !.rovo n e l reclusorio per un rea to c he m i fa di sonore , ruentre non h o nrn i commessi reati da borghese nè d uran te il ser vizio mili t are. Collle facesti il rea to? - Ero nel corpo delle gua1·d ie di finam.a, a vevo sempre ten ut o bu ona con dott a : una sera, essendo un po' Rvvina zza to, ebbi un:i questione col soUobr igndiere delle gua rdi e di finan za.. o::ide foi t acciato d i poca s ubordi n n,done e condnnn nto per insu bordi nazion e dnl Tr ib11n>1 le militare di Tor ino. Eri solito bere vino? - Ho ben,to sempre moderata mente, m a quella sera bev,i trop po. Quanto bevesti ? - Qunlrl1e l itro (risultRno due e mezzo). C<ipivi nel rnoll!ento della quc-~tione d' ay pre che fAre con n n su per iore ? - Cnpivo, ma eccedetti per il \"ino be,·uto. Primn d'allora a\"evi avuto mai ch e dire col br igadiere? - ~! ai ; anzi ho sem pn' avuto r i;;peUo per i superio1·i. Hni an1to litigi <'Oi tuoi C(llllpngn i del corpo delle gm1rdio di fina nza~ - ~ a i ; sono stato selllpre in buono I\CC"0rdo e la min mRtrirola non ,-egna p un izion i. H11i sempre lR,·ornto con zelo? - S i : ho sempre fatto il mio dovere. E ' Ul·ce;;sario il 1.. voro? - 1-ii~signore, pcrr·hè il lavoro fa l' u omo ooe«to. Che ro~R fa l'uomo di 0 01l>'slo? - L'uomo disone.4o 1,on l:worn. A clt~ coi::a conduce il 1lisn111ore al la\·oro? - Ai v izii. Che fa resti tu a chi rnhR? - Gli Llinei la punizione che si meritr•. secondo
+
i] CfL:'iO.
Rono nect~sarie le prigioni? - :Si, sono necc,;<;ario per p11ni re chi mRnr a. Chi manca J1iu, colui cho rul,a o qu,.,gli c.he amm:i,.ut? - Sono, per 111e, due rclLti gravi.
CO:-'l'RIUUTO ALL~ OSSERV,\ZI0:-I1 ECC.
111
Che differenza es iste tra furto e l"iusubordinazione? - Per me il furto è un reato premeditato e fatto c:on calcolo, l'insubordinazioue può essere fatta come I II mia, a snngue caldo ed è una mancanz::t di eccitazione, una. mnnc,.nza fatta in un momento di turbamento d'animo. Hai avuto mai punizioni nel reclu~orio di G.? - Mai: ho sempre f,itto il mio dovere, e c i tengo a farlo per riabilitarmi. Stai d'accordo coi compngni :' - Sempre d'accordo. Che lavori fai ora? - Sono addetto alln mensa-capon,li. Sei sempre stato comandato a questo servizio fino dal primo giorno di soggiorno nel reclusorio?- Sempre. !:scrivi mai ai tuoi?- Ogni quindici giorni scrivo a mia madre. Che cosa mandi a dire? _ Dico che anelo il momento, in cui sm·ò li bero e potrò rivederln. cogli i.Itri. Quando sarai liberato? - Fra qualr.be mese. Che cosa fa.mi quando sarai in libertà? - Ho ferma in tenzione di la vorare al mio paese. l.'e~ame a cui il C. è stato sottoposto, orientato a i fini della psichiatria e della psicologia, mette in evidenza in lui una perfetta integ r iti, s ia d~lle nttitudini mentali inferiori e superiori, sia anche di tutte le mRnifesta.zioni relative alla vita morale : il C., inoltre, é di contegno correttissimo, di tono sentimentale comuue. S1:,1Ti:;sr. - Individuo di ottimi preceden ti farnilial'i, a t ipo crnuico-faciale comune, classificabile nella seconc!R combinazione morfologica De-Giovanni, b rnchiscele, presenta uno stato neuro-p~ ichico normal i: il suo crimine, an·enuto in circostanze speciali di saturnzione alcoolica, non s i r icollega a fenomeni di ubbrinchezza p;,tologica, ma è il por tato di d ifetto temporaneo di inibizione, prodotto da un'intossicnzione a lcoolica causalP. (Juind i il caso attuale di d el inquenz,1 l'ientra ne ll11 categoria delle forme di delinqirnnza occn<'ionale, e può servire n rilevme •rncora una YO!ta i rapporti t rn c riminal ità e alcoolismo.
1 5. C. G. fig lio di G. e C. n ato nell'ago~to 1886 a :\[elito (prov. di R eggio-Calabria, 11n11lfaueta, contadino. CoNorzro:-11 nt F.1)1101.tA. - Padre e madre snoissirni. Hn tre frate.lii sani. ANA 11:-ESI PERSO:-.AJ. E R~~.\IOTA Afferma di non es,;ere stato eccessi~·o beYitore, uè fumatore. A 1G anni P.hbe i primi impulsi del ;;esso ; e a\·rt>hbe :i.lrn~ato d i donne ; ri:;ulta e~sere qua~i astemio. Xo..-1z1E oi::su:s'l'F:: DA 1.1.A VITA )tll, l 'l'AIIE . - Es::.cndo nll' estero ali' epo<'a della chiamata alle n.rmi, fu arruolato (11cl ,W fanterirl) il gennai<> 1!!08. Kon ha avuto pun izioni disc· iplinnri. Ncll'"~osto l!)Ofl, concl;innato da l 'Jr ibunalc militare di Bari per diserzione a un anno di reclusione. Nel novembre UIO!/ tra~ferto nel rec lusorio milita re di G . Da infornrnzioni a\-ute sulla sua condotta nel reclusorio risulto, ch e il C. è pieno di ri,;petto per i Sl1Jl(1riori, non si mett e in urto coi compagni ed è laborioso. SEC:SAl, A)IENTO 1)1,;SCHl'l..f!\'O .\.~ATO.\ lll"O, Statnramcdia. :\Iuscolaturn. r obusta. P el le rosea Testa proporzionata alla sta lu r:i.. Se;,;ione craui<'a di dimcn,:;ioni
112
l'O:s'TRlllt:TO ALLE 0SSER\'AZIO:s'J, ECC.
medie (mesaticefolo di media altezza), a forma ovoide, si mmetrica, capelli castagni, molto folti , segmenti cranici proporzionati. Sezione faciale propor1\ionata allli cranica, un po.;o larga, asse medi1rno diritto a forma ovoide, simmetrica. Segmen to fronto orbitario, sopraccig lia riunite da alcuni peli s uJJa linea mediana, pupille castagne Segmento intermedio: orecchio s inis tro ha l'antelice più spor gente del destro. Segmento mascellare: lieve prognat ismo n asale· T ipo crnnico,facialt>, comun e Collo: gliiaudola tiroide impalpabile Torace: visceri nei r uppor ti normali Addome: visceri in loro s ituazione regolare. Baci no : di forma mRschile. Peli Rd inserzione nor male. Organi genitali n ormal i. M r:-u10,; i,;o lND1C1. - Staturn cm. lGl, peso kg. 60. Indice ponderale 243. Circonferenza crnnica mm. oGO. Semicurrn ant. mm. 280. Semicurva post. inm. 280. Curva longitudin11le mm. 82!. Curva trasversale mm 315. Diametro antero-postci-iorc mm. 182. Diametro trnsversale massimo mm. 144. Indice cefalico 79. Cap..cità cr anica. e.e. to:25. Diametro frontale minimo mm. l:?2 Diametro front ale massimo mm. UH Al tezza del la faccia mm. 17G. A lte;r,za del segmento frontale mm. cm. Altezza del segmento i nterm edio mm. 59. Altezza de l segmento mascella re mm. 54. Larg hezza della faccia mm. 141. Indice faciRle tota:e millimetri :30.11. D istanza bi mandibolare mm. 117. Altezza del cranio mm. 15.5 R destrn. AltezzR del cranio mm. 15,5 a si nistrn. Jndi ce d i Rltezza mm. S2,1. Distanza vertice-mRndibola mm. 230. Collo : Distanza. tr.,go-gi 11gulo mm. lfi2 a destrn. Distan za trago-giugulo rnillim~tri lfl3 a sinistra. Altezza del collo mm . 105. Perimet10 del collo cm. 35,6. 'l'fll·ace: Perimetro cm. 86. I ndice toracico cm, 53.91. Alter.za dello sterno mm. lGO. Iudice sternale mm. H,9fl. Altez;r,a del tornce mm. 242 a si nis tra. Altezza del torace mm. 24:? a destra. Diametro antcro posteri or e mm. l!lS. Diametro trasversale ma~simo m m. 2òS. Cllore: '.\lisu ra alla bRse cm. 10,t, a l v eutricolo sinis1ro cm. 11,U: al ventricolo destro cm. 12,9. A<ldome: Altezza addominale mm. fl l 5 (indice a ddomi nale mm. 19,1iG) di cui millimetri 160 è la dis tanzi\ fra l'apolisi e1:siforme e l'ombelico (indice xifo-om· belicale mm. 10,24) e mm. 150 è la distanza fra l'ombelico ed il pube (indice o ,ubelico-pubico mm 9,82). Diametro autero-postct·iore ipocood. mm. Ul7. Diametro trasver~ale-posteriore ipocond. mm. 252. Bru·ilto : Diametro bi iliaco mm. :!31. Indice bi iliaco mm . l.J,!}4. Diametro bitro.:. mm. 269. Altezz11. del bacino mm. 200. Statura sedutu mm. 810. Iudice altezza tronco mm. f>0,3 1. Arto s11pel'iore dPslro : Lunghezza to ta le mm. GGO. I nd ice arto-superiore destro mm. 40,!)~1. Lu ng11ezzn. del bni.ccio mm. 2!!•). L u nghezza de ll'avambrnccio millimetri 2:30 lnùice nn tibrachiale mm. 75,:?5. Lunghezza delln mano mm. 150. L arghezza della 111nno mm. GS. Gi rconforenza melà braccio cm. 2o,4. Dis tan za g iugnlo-acromiale m111. 150 · A do superiore sinisfro: Lunghezza totale 111111. G/;O. Le si ugole sezioni identiche alle destre. Ci r conferenza metìi, braccio crn. 25,1. Distanza g iugulo-acromia.le m111. 150. Grande aperturl\ braccia cm. 162. Indice g rande a pertura braccia m11l . 100,H:2. Arto i11/r•ril)r~ de.</1'1): L unghezza tot.ai e mrn. 800. Indico tnto inferiore destro 111111 . Jl/.!i8 Lunghezza del In co~cia m11,. 40.'l. Lunghezz,, della gamba 111111. 310. I 11,lice tilJio-t'e11101·nle rnm. il:3,!15. A I tezz1~ del piede mm i":>5. Lunghèr.z!\ rlèl piede m111. 2:H. Lnrghezza del picrle 111111. 74 Circonfer(>n7.a coscia cm 51,2.
CC)XTRIHl'TO ALT.li:
o,-.:;,mv AZlO XI, ECC.
113
Arto inferiore sinistro: L unghezza totale mm. 800. L e s ingole sezioni identiche alle dest,·e. Cir confetenza metà coscia cm. oO. SEGNALAUt;Nl'O DB!iCRIT'l'Jvo I-"U~i.10:-ALE, E:,1i,11,· (i,iiioloyico: Reazione vasale cutimea. normale. Organi toracici ed addomi nali integri in funzione. Pulsazioni cardiache 72 al rn iuu to. P olso valido. Riflessi: pupillare, faringeo, cremMterico, rot u leo regolari . .llotililà : Movimenti passivi ed attivi degli arti integri. Andatura normale. E' des trimane: mano destra k g . 4S, mano sinistra kg. •11. oensibilità : a) tattile: s ul polpa,;trello medio destro estf'siometrin alla dist a n za di 2 mm.; 2" prova : identico risultato; sul polpastrello medio sinistro estesiometria alla distanza di 3 mm.; 2" prova: identico risultnto; b) ge11erale: mt1,110 destrn a 70 mm. della s li tta (med ia 3 os~.; 111ano si11istra a GG rnm. della slitta (media 3 oss.): c) clolo1·ifica: dorso mano desu-a a 6l mm. della slitta (media 3 oss.) dorso mano sinisLrn a o8 mm. della s litta (media 3 oss.). Funaioli S. G. D. M. D. 82.
=
D. M. S.
=81. =
S . D. D. ~I. D. G3. D. M. S. 6l. \'isus n or male. Senso cromatico normale. Udito normale. Esu1i:: r ,;ic1111;(1). Come ti chiami? - G. S. lfai v ivi i cuoi g enitori? - Sis,;igoore. Dovo sei nato? - A 1\Celito. lo che anno sei n:lto? - Nel 188G. Che profes~ione fai? - Il con ti.di no. Sri.i leggere ? - No. Perche non hai cercato di istrui r ti? - Perché ho dov u to :tt.tendere a l lavoro delln. terro. per glladagnare il pn.ne a me e alla fam iglia. f;ei stato ma i carcerll.to prima del servi7.io milit!\,re? - Nossignore. :3otto lo armi però hai avuto un a condanna per diserz ione? - Sì. (Ros~ore). Come andò il fatto della diserzione? - Ern. In prima volta che oro slato p un ito di prigione da un cl\porale perché facevo del chiasso dopo il segnale del silenzio: io riuscii ad evndere parche egli mi insultò tè ver·o), e da Pi,icenzn, dove era il m io reggime11to1 mi recai in abiti borghesi a Parma do\'e poi mi vresentni a l comHndo dei cambiuieri dopo un mese di soggiorn o coli\. Che facesti in qu el mese di di><er~ioue a P,, rma? - .Mi occupavo di cose di campagna. Avevi r ela zioni con donne? - No. R ubasti mai? - Nossignore, perché, se rubavo, and,wo in carcere con condon11>1 pit) grave e d isouornnte. Che é più gnn·e, il furto o ln diserzione? - Il furto è grave ed è fatto dai disonesti: la diser zione pnò essere commessa da oµ;nnno. Perchè, essendo p unito di prigione, fuggisti dal reggimento? - Percht1 ero arrabbiato in animo per la punizione avnta, sembrandomi poco giusta. Riconosci di nvere fatto male'? - Si, lo r iconosco e m i pento, non solo perché ho fatto del male a me e alla fam iglia, ma anche perché }10 dovuto prolungare il serviz io mili t ar e, .à vevi avuto da dir e in precedenza col graduato che ti b a punito ? - Si. Che C{)sa è il car cere? - È un luogo di penitenza. Chi vn in carcere? - Chi co1nmette mancan ze gravissime.
=
8 - Giornale d i mtdid11a m1lilure - Fase. Hl.
114
CU);Tflllll"fO ALL,F: OSSl,l?VAZJONI , E CO.
Quali sono tali mancunze? - Tl furto, l'omicidio. ecc. Ci è differenza tra omicidio e furto? - Sono due mancanze gravissime: m11 per me ammazzare unn persona è peggiore cosa che rubare. Che r irord i h11i dèl reggin1ento? - É un luogo dove si educn il soldato, s i isLruis<'e nelle armi l'd attende all11 difo,a della patria. Che cosa è 111 patria? - L a patrii\ è il luogo dove si nasce. Quale è In tua patria '.J - È l"ftalin Ami tu l'Italia? - Si. Qunlc parte d'I talia ami di più? - Qt1clla do\·e sono nato, c ioè la provincia di R eggio Calabria, dove ho i ge11itori. Vuoi bene ni tuoi g"nitori? - Si. Scrivi mai al la tua t'amip;lia? - Faccio scrivere og ni 15 giorni. Co;;a dici uelle tue lcUere? - Li conforto ed ico di sperare di usrire presto di quì. Come ti trov i nel reclu.;;orio? - Sono contento del trattamento, ma desidererei non l'SSCT\'i v enu to per la ('(Jndrrnna a vu ta . Hl\i mai avuto che dire con nitri condPtenuti? - Mai. Hn1 avuto mRi attriti ron capomli 'I - Nossigooi·e : bo sempre avuto rispetto per i SU!)ll!'iori. Che lavori fai rientro il reclusorio? - A tlendo alla legatoria del magazzino stampati. Hai 1111\i <'angialo sel'\'i.r.io qui de ntro? - Nossignore:sonostatoaddetto a tale senizio fin1J dul primo giorno. Ti sci dato mai :unmn.la.to per inezie? - ì\lai: non conosco informoria; quando sono sano, mi pia<·e lavorare. {.Jun11tlo finir1,i la tua pena? - Kel giugno l!llO. Dove >1nùrai allora? - A ca,a o. forse, andrò coi miei fratelli in America por lavorare di più e guadagnare sette od otto lire 1tl giorno. liai altri conoscenti in A mei·ica? - Si, ho molte conoscenzo, che sono andate coli\. dopo il terremoto del '.!8 deeèmbre lD08. Clie lrwo ri forni in America? - Lavoro col pulire la stradu forrnta. !'-periamo che tu farai il galnntuomo in America? - Ass iruro di fare il galan· tuomo e cercherò di ouorare la mia Calabria. Dall'esame p-ieologic·o praticato sul C. emerge, che le di lui mauifest azioni iotellclti\'C e morali non si discostano dalla norma: in lui il contegno è -;i: spèttoso, l'umore comune, il carattere franco e sincero. S1N'I'F:,;1. - I l C., sen:m precedenti ereditarii, di tipo cranico faciale co~~ asseguabile nl ~ccou clo tipo morfologico De-G iovm1ni, quasi mesosccle nonba abnorme sintomatologia n<;i('a o psicologica; è però un 'ipomorale da difetto cducati\'o: delinque11te solo sotto le armi, p er diserzione dovutn a offese, offr e tutta la figurn del del inquente orc!l«ionnle anche per la confessione espli cita e St'bietta di proti mento del crin1iue, in cui è incorso, confessione fatta dura nte l'i11tenogntoi-io.
16. S . D. figlio di C. e R. nRto uell'ottobre 1888 a I sernia (analfabeta) contadino. Co:,;mi10;,;1 DI }'A)IIU I.JA. Padre vi,·ente ma iufenno pti1· indebol imento m en• tale su n.rlerio- sclero'1i, ~Jnùre sana. Tl'e sorelle e due fratelli godono buona salute.
CONTRIDUTO ALLE 0S!:'ER\'AZIONr, r,CC .
115
Non fu eccessivo bevitore; afferma di non ayere avvicinato donne ( per t imo re d i malattin); non freq ue!:tÒ scuole, per chè (Sl)condo asserisce) dovette attenderA ai lavori ngrieoli per coadiuvare la famiglia. N or1 Z!E DESUNTE DALl,A VITA Mll, l'l'AltE. J,'u !ll'l'UOlato l'o ttobre l!JOS nell'8° r eggimento bers aglieri. Punizioni di pdgione: Agosto 1901:1: 1<:ssendo stato v ietnto dal pianto ne di attingere acqua d i r iser va, contenuta. in una botte, tenne contegno scorretto \·erso di lui, suscitando cosi le proteste di altri milit11.ri. Il lO d icembre 1909: condan t ato dal t ribun ale milita re di P a lermo ad un anno di r eclusione per il reato di furto di un paio di ptLntaloni in d11.1mo d ell'an1111i11ist raz ione militare. Il 30 d ecembrn 1U09 trasferito nel r er.lusorio militare di G. Punizioni di prigio1ie nel reclitsorio: Marzo 1910: Mezz'ora dopo il silenzio rimaue\·a con altri sullR. branda d i uu comp,tgno sebbene fossA twvertito ripetutamente dal p ersonale d i servizio d'andare a letto: rnggiunse però il suo posto di letto, quando il maresciallo, entrato in camerata, si era n lui avv icinato. Dalle infor mazioni sul suo conto emerge, ch e il P. è di regola o\;l,edicnte e attende alle occupazioni con sufficien te zelo. SEG ~ALAMbNTO DESCJ(l'l"f'IVO-AN.\'l'Oll l C:O. Statura media. Muscolatura sodaPelle rosea. T esta proporzionata alla staturn. /:lezione cranica : di dimensioni m,;die (mesaticefalo) di media nltezza, forma di OYoide simnu,trica, capelli cn.st agni. Seg menti cranici proporzionati. Sezione fncinle : proporzionata alla cranica, pre vale In larghezza, asse mediano d ri tto. d i forma eli-;doidale-simrnetrica . Segmento fron t o-orbitnrio : soprncciglie riun ite sulla l inea mediann da peluria: pupille castngue Segmc11to intermedio : orecchie leggerm ente divaricate (specialmente il s in istro) n el segment o superiore. ,':iegmc11to mascellare: labbro superiore corto in modo da lnsciar sroperta unn piccola parte dri denti corr ispondenti. Tipo crnnico-facinle co111u 11e. Collo: g biandoln tiroide impalpabile. Torneo: visceri in situazio1Je normale. Addome : ori;ani in situazione regolare. BRcino : di forma mnscoli ua. l'eli del pube ad inserzione normale. Organi genitali normali. :\Lr..;t:HE ~;D 1xo rc1. Statura m. 1,68. P fso kg. lì6. Iudice '.por1dcrale mm. 241. Circonfer enza crauica mm. 551. Semicurvn anter ior e mm. -2HO. Semicur va pos-teriore mm. 271. Curva longitudinale mm. 822. Curva trasversale mm. BOG. Diitmetro antero,posteriore mm. U:l7. Dinmrtro trnsversale masf!imo mm. 117. Indice cefalico mm. 79. Capacita c rnnica l)t·obahile c. c. 15 13. Dinmetro frontale minimo mm. 105. Diamet r o frontale 11111ssimo mm. 1H9. Altezza della f11ccia mm. 181. .Altezza del srgmento frontale mm . 5S. Altezzn del segmen to intermedio mm. 61. Altezza del segmento mnscelhtre mm. r;2, Larghezza della faccia mm. 135. Indice ifaciale to tale mm. 78,58. Distanza birnandiuolnre mm. 10 7. Altezza del cranio mm. 157 a destra. Altez;m del crauio mm. 15·/ a sinistra. Indice di a ltezza mm. 87,4. Distanza vertice-mandibola mm. 238. Collo : Dis tanza trsgo-giug. rum. JG2 a dei;tJa. Dist Anza lra go- giug. mm. lli2 a sinistra. Altezza. d el collo cm. 12 e ~ mm. Perimetro del collo cm. !36 e 8 mm. Torace: Perimetro cm. 89. Indice toracico c111. 52,97. A ltezza dello sterno m illi metri 178. Indice sternale mm. JO,f:.S. Altezza del t orace mm. 271. Altezza de l torace mm. 271 Diametro antere-posteriore mm. 185. Diametro tt·as, ersnle massimo mm. 259. Cuore: mis ura alla base cm. 9,9; al ventricolo s inistro cm. 10,tl, al ,entricolo destro cm. 11,9. A:sA.\DiEill J>EIISO::SALEl REMOTA . -
116
cnX'!'IHDUTO AI.l ,E Q;..SE l :\",1Zrn~1, ECC.
Addome; Altez,:a addominale mm. 335 (indice addorniunle mm. 18,91) di cui
mro. 17B è la distanza fra. l'apotisi ens iforme e l'ombelico (indice xifo-ombelicll.le mm. 10,:W) e mm. lli2 la distflU7.a fr11. l'ombelico ed il pube (indice om belico-pubico mm. 9,G-1. D iametro a11tero-postenore ipoc. m m. 207. Diametro antero posteriore ipoc. mm. 258. Bacino: Diametro biiliaco mm. 239. Indice biiliaco mm 14.22. Diametro h itroc. mm. 272. .Altezza d el bll.cino mm. UlS. Statura serluta mm. 850. Indice a ltezza del t1·onco mm. 50,65. ••11·lo superiore desf?·o: Lnrghezza totale 111111. G:JO. Ind i~e arto superior e destro mm. H ,07. Lunghezza del braccio mm. 27ò. L unghezza dell'avambraccio mi llimetri 220. Indice 11.utihrachiale mm. 80,00. Lunghezza d ella m ano mm. 205. Larghezza del la mauo mm, 78. Circonferen1.a metà braccio cm. 28,l. Distanza giugulo acroaiale mm. l -b5. , frto s11periore sinisll'o: L arghezza lot11.le mm. 6$10. L e singole sezioni iden tiche alle destre. Circonferenza metà braccio cm 27. Distanz11. giugulo acro miale mm. H 5. Grande npertura delle bracciR cm. 167. Jndicegmnd eapert ln·a. brnccia mm. 9!'!,40. Arfo in(eriore destro: Lunghezza totale mm. 8'30. Indice a r to inferiore destro mm. ~~). W. L unghe1.za della cosci11. mm . .Ul. A ltezza della gam ba millim etri 3'19. Indice tibio-femo ral e mm. 17,110. A ltezza del piede mm. 6/l. Lunghezza del piede mm. 2-10. Larg hezza del piede m rn. 87. Circonfereuz:1. d1:lla. coscia cm. 51. Arto inferiore sini,,tro. - Lun g hezza totale mm. 830. Le si ngole sezio n i identi che alle destre. Circonferenza coscia c:m. ,l!l.7. 81;:o:,;,\1,A)JE:-:T•> DK~<:IIITTl \'O ~·i;:-:z10:,;..\J,~;. - - l,';rww fisiologico: Reazione vasale cuta11ea norm alf'. Organi del torace e dell'addome integri in funzione . Pulsazioni 75 al minuto. Polso valido. Motililà: )[o,·imenti atti vi e pa~~ivi degli arti integ ri. A nùatura normale. E' Je. stri mane, m1tno de~tra kg. 5ll, mano sinistri\ kg. -is. .H.ifle:;si: pupilla r11, faringeo, rotule ecc. normale. s~nsibililh : a ) l (Ltlile: s ul polpas t rello 1neciio destro estesiometria alla distunza di 3 mm. 2• prov11.: identico ri sultato : sul polpa;:trello med io si11istro este3i01netria. a-! m m. cli distan1.a, 2• prova: iden tico risultato ; b) generale: dorso mano destr a a 71 m111. della slitta, dorso mano sinistra a i O mm. della slitta (media di 3 oss.); e) dolorifica : dor~o mano destra a 68 mm . della slitta, dorso mano si11istrn a i\G millimetri della slitta media d i 3 oss.l. 82. F un aioli S. G. D. ~f. D. D. )l. S. 79. S. D. D. M D. - IB .
=
=
D. )L S. :-:: oS Visus ridotto a :!/3 nell'occhio clestro, uguale a 1 nell'occhio sinistro. Senso cromati(·o normale. Udito più fino a sinist,ra. E,.;A)tE p,;1011,cn. Come ti chiami? - S . D. Dove sei unto? - Ad l1<ernia. Quanti anni hai~ - ,·entidue. Conosci le monete? - Si. Cl,e monete sono que~te che ti presento? - Sono m o11ete italia ne di una l ir a , cinque lire, dieci lire, ecc. Sai cosa è il concime? - E' una so.«tanz:a che si butta n ei campi. A che cosa serve? - SerYe per far fruttare la campagna.
CONTRIBUTO ALLE OSSEIH.AZI0 '.\11 ECC,
117
In che mese si semina il grano? - Nel mese di novembre. Quando si raccolgono le spighe ? - Nel mese di luglio. In quale modo si raccoglie il chicco del grano? - Coll11 battitura fatta coi pali, o con la battitura c:on cavalli; oppure con le macchine. Come si for ma il pane dal grano? - Il grano si macina. e col la farina che si ha dalla macinatura con l'acqua e col lievito, si forma il pane. Quali sono gli altri alimenti necessari pel contadino? - Il granturco, il fa. giuolo. i ceci, le patate. Sapresti dirmi quale malattia è proJotta dal granturco guasto? - Non lo so. Sapresti dirmi cosa sono i cinematografi? - Sono una specie di teatri, che servono per divertire. A che servono i treni? - Servono per arri,·are più presto da una cittil ad un'altra. Che cosa sono i piroscafi? - Sono grandi na,.i più o meno vel oci. Sei stato mai in piroscafo? - Sì, c i sono f'tato da Napoli a P alermo durante il servizio miljtare Quanto tempo hai impiegato in questo trngitto? - Dodi ci ore. H 11.i nozioni di geografia? - No. Sai fare di conto?- So fare ln somma . Domanda: 2 2 .Risposta .1 Tempo impiegato: pronta. Id. id. Id. 6 6 Id. 12 Id. Id. 8 + 8 Id. 16 id. :~ Id. id. Id. 9 9 Id. 18 Id. id. Id. 20 20 Id. 40 Id. 46 + 40 Id. non lo so Id. id. SRpresti dirmi che cos11. s'intende per mnlva.gità? - Questo non lo so. S a p resti dirmi che cosa vuol dire virtù? - Non lo so . .,i Cos n. è il furto? - È l'appropriazione delle cose altrui. Il furto è azione buona o cattivn.? - Cattiva. Pel'chè è 11.zione cattiva? - Perchè è contrario alle regole dell'onestà. Che deve fare l'uomo onesto? - Deve lttvorare e pen sare ai fatti suoi. Che cosa ti ricordi delle cose del r eggimento ~ - Mi ri cordo delle istruzioni, delle marce, della cur11, dell'arredo, del giuramento, ecc. Sei !'tato alla prigione del reggimento? - Sono s tato una volta nell'agosto 1909. Quale contegno devono tenere i soldati verso i s uperiori? - li contegno deve essere di rispetto e di obbedienza. Sei stato sempre rispettoso ed obbed iente tn verso i graduati di trnppa?-Si. L eggo però nel foglio matricolare che n el marzo di quest'anno hai avuto in questo reclusorio una punizione di prigione per essere stato poco pronto ad ubbidire un caporale di vigilanza che ti intimava mezz'ora dopo il silenzio di andarA a letto? - Io s tavo distante molto dal graduato e non intesi s ubito l'ordine. QuR.li rapporti devono correre fra soldato e soldnto? - I soldati si debbono voler bene tra loro ed amarsi come fratell i. Come commettesti il reato di furto nel dice mbre 190\)? - Ln sera che commis i i l furt-0 avevo bevuto tlll po' troppo, (d ue li tri) ero allegro per il vino, mi coricai e dopo una mezz'ora mi venne l'ide11, di prendere l\d uu mio compng no nntivo di Firenze. un paio di pant11.loni di p11,nno e di metterli nelln. mia branda: il capitano la mattina passò la rivis ta a tutta la compagnin e li ha pres i.
+ + + +
118
CO:STR!Ilt;T O ALLE O ' SGRVAZIOXI, ECC.
Come mai hai preso al tuo compagno i pantilloni? - Fu il vino che mi an· n cb biò la testa, il mattino infat.ti volevo restituirli, ma feci tardi. Chi era questo compa~no? - Era un mio amico, col quale solavo scherza.re di più. Perchè non li restituisti subito 'l - Non feci in tllmpo essendo giunto l'ordine della rivista improvvi~a. Credo che tu ave:;si l'intenzione d i prendere realmente i pantaloni? - No, no dnvv ('ro (ro~sore in faccia). P erchè il trihunnle allora ti Ili\ condannato~ - Percbè non mi riesci a far provare, cbe io intondevo di non ruhare, ma d i f,1re uno scher zo a un mio compagno. Ti duoli di quel che hai fatto? - Me ne pento amarnmente perchè ho fatto unn cosa cattivR, ed ho dato nn g rnn dispiacere alla mia famiglia: Lo r ifaresti un altro furto? - Nossignore, per chè la passerei male e allora mi disonorerei davv ero. V noi bene ai tuoi? - Si. Ogni quanti giorni s crivi loro? - Ogni quindici giorni. Che cosa di ci nelle tue t~ttere? - Prometto loro di far buoni\ condotta e spero di vederli presto. Sei r eligioso tu? - Sissignore, rnrio sempre nlla messa. Come ti trovi dentro i 1 r eclusorio? - Bene. ,l eh& sezione sei? - alla 3• sezione. Che lavori fai? - Lnvori di ltigatoria. Quanto ~uaclngui? Un soldo al giorno. Come lo spendi? - l)er scr ivere 11 casn e bere un po' di vino. Tolleri bene il vino? - Ben issimo. Che cosa de~ideri più d'ogni cosa? - Di essere J ibero. Che co;,a. farai quando s11ra.i libero? - Ritornerò a ca.sa per J,1vorare e sta.re iusieme co u la famiglia. L 'esame psicologico fa costatar e che le facoltà mentali meno elevate ed nuche quelle più elevate, (l'ideazione, la volontà, ecc.) hanno nel S uno svolgimento regolare: egli è poi di contegno un po' rozzo ma franco, di espressione fisionomica buona, non è dedito al cambiamPnto di professione ma. lavora assi duamente, non è attaccabrighe, ha contegno di ossequio colle autorità. 81NTESJ. I l S. non eredita1·io, a tipo crnnico-faeiale comune, cl.i;;sificabile nella secondi\ co111binnzione morfologica De -Giova1ini, mesoscele, ha un t emperamento calmo, uniforme. sufficientemente equilibrato: la sua normai ità di atti non fu interrotta, che in una circostanza singolare del servizio militare, in cui egli, in condizioni psicbicl,e alquanto alteraLe dal vino, si r iYelò una volta dedito al furto. È accer tato nnche n ei documenti ufficiali che egli era un po' a llegro per il vino la sera della perpetrazione del reato: dall'interrogatorio poi risulta, che egli nou en, certo in istato di ubbriachezia patologica, ma in una fase lieve di ebbrezza fìs iologicn. Tale ebbrezza ri le"t"ò in lui una tendenza psicologica anormille, rimasta fino a quell'epoca latente; oppure 111 tendenza, che si esplicò in quella sera, può interpretarsi come una manifestazione puramente occasionale, origin1tta da diminuzione de l potere critico a causa di un'etero-iutoss icazione 1 Non esiste in S. ereditRrietà morbosa; i prc~edenti personali, I,\ vita trascor~ a l reggime nto, il tenore di condotta nel reclusorio, la sua. costituzione orgau ic111 la vita psichico-ideativa, sentimentaleemorale, non si discostano dalle
CON'l'RIBU'l'O ALLE ossr.:RVAZIO~l, ECC.
119
condizioni nsiologiche: quindi il suo reato non può che essure legato a un fattore puramente mesologico e, come tale, non rende l'individuo affatto pericoloso, essendo classiucil bile tra i delinquenti ocrnsionn.Ji.
17. S. G. figlio di E . e O,, nn to nel m nr1.o 1887 a Caporcin.no (AquilR), sa l eggere e scrivere, bracciante. Co;,,io1z10N1 DI FAmG1, 1A. - Pn.dre morto di 111nl11ttia gastrica (non precisata ). Madre san a. Una sorella e qunt tro fratelli sani. ANAMNESI n:nSO:-IA I.E REll'OTA. Risulta che non ha a,·uto mai conntl;;ioni: fu parco bevitore e fumatore: a 18 Anni ebbe i primi i:ontatti !':essuali : non ho. avuto con tagi venerei. Frequentò le tre prime scuole elemen tari. NOTIZIE DESUNTE DALLA VITA )!lr.L'l'ARI<:, - Nel dicembre 1003 fu arruolato nel 34° reggimento fanteria. Nel giugno lDOD fu condannato dal tribunale militare di Palerm o ad anni tre di reclusion", per il r1:1ato d'insubordinazione verso un caporale. Nel l uglio HJ09 trasferto nel i·ecl usorio militaTe <'l i G. P 11nizio1ti di prigione: Agosto 1009. Datosi ammalAto non veniva riconosc iuto. Risu lto. da informaz ioni del reclusorio, che e;.{li ha t enu t o buona condotta, e fu a m a nte del lavoro . SEGNALAl!ENTO DESCIHTT!VO AN;\TO)t JCO. - StAtUl'II mediA. lluscol11 t nra robusta. Pelle ro.;es. Testa propornionata alla statura Sezione crauica larga p i utto~to alta di forma ovoide simmetr ica, capelli ca;,tagni foltissimi, sc1;mouti cranici proporzionati. Sezione faciale: proporzionata alla cranica, vi prevalgono le dimension i m edie. Segmento fronto-orbitario: asse mediano diritto, simmetrico, sopracciglio destro p iu mobile del sinistro. Segmento intermedio: orecchio destro!div11rica.to nel solo segmento superiore. Segmcuto rn11scellarn: mento bi!olio. Tipo cranico-faciA le comune. Col lo: ghiandola tiroide impalpabile. 'I'omf'e: visceri nei rapporti normali. Addome: organi in situn1.ione normale. "Bacino: di forma mascolin a. 'Peli del pube ad inserzione normale. Organi genitali esterni normali. M1suHE ED fa otct. - Statura m . 1,60. Peso kg. Hl. Indice ponderal e mm. 2-l6. Circonferenza cranica mm. 665. Semicurva anteriore mm. 286 Semicurva posteriore m m. 280. Curva longitudinale mm. 32!:I. Curva trasversale mm. 327. D iametro antero-posteriore mm. ln2. Diametro trasversale_maQs imo mm. 160. Indice cefalico mm. 83.1. Capacità cranica. prohabile c. c. 15i3. Diametro frontale minimo mro. 119. Diametro frontale massimo mm. 129. Altezza nella faccia mm. 174. Altezza del segmento fron t ale mm. 6l. Altcz1.11 del segmento intermedio mm. 59. Altezza. del segmento mi1~cellare mm. éi-l. Larghezza della faccia m m . 1!7 I ndice facia le totale mm. 85. Distanzi\ bimandibola.re mm. 117. Altezza del cranio mm. 164 a destr11. Altezza del cranio mm. lG.t a si nistra. I ndice di a ltezza m m. 79,4. Dist anza vertice-mandibola. mm 2H. Collo: D istanza trago-giugulo mm. 159 a destra. Distanza trAgo-giugulo mm 159 a. sin ist r a . A ltezza del collo mm. 100. P erimetro d el collo cm. 37,1. Torace : P erimetro cm. 89. I ndice toracico cm. 55,62- Altezza dello sterno mrn. 169. Indice sternale m m. 10,66. Altez1.a del torace mm. 261 a destra. Altezza del torace mm. 261 a sinistra.. Diametro antero-posterioi-e mm. 20-2. D iametro trasversale m assimo mm. 268.
120
C())\TRfllG ro A 1,1.E ()5,;1-;n \' AZlO)\l , R CC.
C1111re: Misura alle base cm 10,7; a l ventricolo sinistro cm. 11,7 ; al ventricolo destro cm. UJ,2. Addome : Altezza addominale mm. 310 (Tudice a,ldominnle mm. 21,25) di cui mm. l'id è la di,;tanza fra l'n.potisi en~iforme e l'ombelico (indice xifo-ombelic1de mm. 11,13) e mm. 1G2 é la distanza fr11. l'ombelico f!d il pube (indice omhelico-pnhico m111. 10,1:2). Dinmetro Rnt<>ro-posteriore ipoc. mm. 2-12. Diametro trns,:ersale ma~sim. i poc. mm. 2113. Bacino : Diamet ro biiliaco mm. 2W. Indice lii iliaco mm. 15,6. Dii\metro l.Jit rornnt. mm. 281. Altezzn. del bacino mm. 2m1. l:ita.turn seduta mm. 85(1. Indire a ltezza del tronco mm. 5:\t2. At"/o sHperiore d estro: Lnnghezza totale mm. 675. I ndice arto superior e destro mm. 421:2. Lunghe7,7.n del brnccio mm. 2!19. Lun::;hezza dell'avambi·accio mm. 203. Indire antibrachiale mm. r',1,GO. Lunghezza de llo. mnno mm. 171. Lar~hezza. della mano mm. 7:J. Circonferenza mf!tà braccio cm. 29 Distan za giugulo-acromialc mm. 151. Ai·lo "" perio1·e sinistro: Lunghezza. tota le mm. G71. Le si ugole sezioni identiche alle destre. Circon ferenza meti1 braccio cm 22.3. Distanza giugulo-acrom iale mm. 151. Grnude apertura de lle braccia cm. 1G5. Indice grande aper t ura braccia cm. 103,J2. .Arto in(eriore d e:1lro: Lunghezza totale mm. 750. Indice arto inferiore destro mm. 4G,87 Luughezza <lei la coscia rom. 377 Lunghezza tiella gamba mm. 321. Indice tihio-femorn le mm. 8f.>,H. Altezzl\ del piede mm. 52. Lunghezza del piede mm. 21\1. Larghezza del piede mm. 18,5. Circonferem:a ~oscia cm. 52.6. Arto inferiore sinistro: Lun~hezza totale mm. 760. Le singole sezion i identiche alle de,;trA. Circonterenza coscia cm. 51,2. S EONA l,,l~ll'::ST(/ l)E>!CHITTl\"O ~'U:SZl<JNAI.E. E.,aine fisiolO.IJtCO: Reazione vasomotoria cutanea nor male. Orgillli del tornce e dell'addome in tegri io funzione. P ulsazioni 78 al minnto, polso v11lido. Rifl c;;~i : p11pi llare, faringeo, crcmasferfro, rotul eo, normali• .lfotilifo: )[ovimcnti attivi e passivi dPg li arti intatti. An datura normale. È destri mane, mano destrn kg. 5 1, mano sinistr a kg. 45. Sensibilith: a , tattile : sul polpa,;trello medio de~tro estesiometri I\ alht d istanza di 2 mm. 2' prova : risu lta t o identico; sul polpastrel lo med io siui;;tro estesiomet. ia a distanza di 3 mm. 2• prova: risultato identico b) .(Jenerafl>: do rso: mano destra a 80 m m. della s l itta (media 3 oss ), dorso mano sin istra n 78 mm. della slitta (media 3 oss.). e) dolorifica, dorso mauo destrR a 58 mm. della slittn, dorso mano sinistra a 58 (media di S o;;,;). Funaiol i S. G. D. M. D. _ 82. D. ~I.. S . =: 78. S. D. D. ::\J. D. _ fi:2. D. ~I. S. - 61. \" isus norma!t,. Senso cromatico normale. Udito norninle. E.-;A)m 1·.~11:1111·11. C0me ti chìa111i? - S . G. Do"t'e sci nato? - A Caporciano. Quanti ann i hai? - ,·entidue. 1-Ini vivi i tuoi geni tori? - i\fia mad re è vi va. mio pMlrn è morto ~re anni fa. \'uoi leggere que.,;to brano dl'll°istruiioue per l'igiene dt·i militar i del R. esercito r ,·lativo alln mnliuia? - L egge, con tl iscreta correutezza, ince~picaudo solo in a lcu ne frasi di rnr:i.ttt?re tecnico cl1e si ri111·r11gono n<>I brano.
.:ONTRIHUTO ALI.E: OSSE!l.VAZ!O:-;"I1 ECO.
121
\'noi copiare quest'altro brano della medesima istruzione relo.tivo al le morsica.ture di animali velen osi? - Copia lent:i.rueute con caratteri gros.,;i ma con disc reta ortografia. Sai far di conto? - U n poco. Domanda: 4 X 2 Risposta. : 8 Tempo impiegato : prout11. Id. 3 X 3 Id. ld. id. Id. 9 X 2 Id. Id. id. non lo so Id. 18 X a Id. l d. Id. 5 6 I d. 10 Id. id. 28 Id. 14 14 Id. Id. id. Id. 2~ 28 Id. non lo so Id, Id. 8 4 Id. 4 Id. id. Id. 12 S Id. G Id. id. Id. 18 - 9 I d. Id. id. Id. 27 !:J Id. 18 id. Id. Id. 60 - 15 Id. 45 Id. id. Che cosa fa l'uomo onesto? - Non rnba, non molesta i compagni, non ùà coltel late, ecc. Che cosa fa l'uomo disonesto? - Insulta, minaccia gli a.Itri, ruba, non lavora , ecc. Che cosa accade all'individuo cattivo? - Accade di andare in galern. È necessaria la galel"a? - SI, perchè, chi manca, deve esstlre punito e messo in carcere. Che differenza c'è tra furto e ferimento? - Sono due cose cattive, ma. il furto è peggiore, perchè il ladro lo fa per ·non lavor are e per furberia, chi fer isce può ferire in u u momento di collera. A quale dei duo von·estì rassomigli are tu'> - A nessuno. È n ecessario il lavoro? - Si è necessario perché l'uomo campa la sua vita e si difende dai vizi. Come mai hai commesso il reato d'insubordinazione con un caporale? - Mi trovavo u n poco avvinazznto perché avevo bevuto quella tale sera insieme col cnpora le T: alla fine del la cena io gettai avanti al superiore un an\ncio, da cui spruzzò un po' di succo in faccia: egli !'6 ne offese, denunz iò il fatto e così sono andato in carcere. Ti dispiace d i essere incorso in r eato? - Si, sono dispiacente perchè volevo bene al caporale e non intendevo reca rgli offesa, m:i. essendo avvinazzato trascEl,;i. QL111nto vino bevesti ? - Parecchi bicchieri. Tolltori bene il vino? - Si. Ti se i mai ubriacato al reggimento? - No. Eri ubriaco o avvinazzato quella sera che eri in compagnia de l T? - Ero avvinazzato. Ti se i sempre condot t o bene al reggimento? - Si, ho sempre portato r is petto ai superiori, né bo mai litigato con i miei compngui. È necessario il ri,,petto pe1· i superiori? - Secondo me é neces.~ario, per mantenere la disciplina nel reggimento. A. che sczione!sei addetto nel rP.clusorio d i G .? - A quel la dei calzolai. Dove hai. appreso a fare il calzolaio? - Nel reclusorio Quante ore lavori al giomo? - Otto oi·e. Lavori volentieri? - Si.
+ +
+
122
C<)XTIHRUTO ALI.E o,:sE1n·.1.zro:n, E CO.
Quanto guadagni? - Tre soldi al gi"rno. Come impieghi il denn1·ot - Scri,·o a ca~n, ed il riman ente lo spendo nel comprare frut ta. Vuoi bene a tua madre? - Si . Ogni quanti giorni scrivi a lei? - Ogni quindici giorni. Cosa mandi 11, dir11 nelle tue lettere? - Dò n otizie di me e chiedo notizie di lei e dei miei fratelli Co~a desideri p iù d'ogni altrn cosa? - La libertà. Che cosa conti d i fare quando sarai libero'? - D i tornare a casa, di la\"orare e di sostenere la t'itmiglia. L'esame psicologico non r ivela in S. alt.erazione nè psichica, nè psico-morale: dotato di buona attitudine mnemonica, di pronLa percezione. sta a ttento alle varie fas i doll'interrogatorio, e rispond e prontamente e CQll coerenza, n on solo alle domande ,:he rigunnlano i fatti più recenti della sua vita, ma anche a quelle ritie ttenti i fatti p iù lontan i : di espro-:sione fisionomica franca, di contegno educato, ha la mMsi ma deferenza per il principio autoritario, ha vivo l'amore per la fami g lia, prova simpatia per i suoi compagni di arme, lavora assiduamente ed ha il sentimento vivo della necessità. d el la\"oro. S1NT1,;:,;1. - Il S. non ertld it1Lrio, a tipo c ranico-faciale comune, asc rivibile l\lla 2• combinazione morfologica De-Giovnuni, brachi,cele, presenti\ nn temperamento psicologico normale; per quanto sia iuco..so in reato, il suo c r imine unico emerge come il porta to di un fattore occasionale, n on tanto per la cir· cost11.nza in cui si è verific:ito (ebbrezza alcoololica), quanto anche p er il contegno da lui tenuto consecutivamente a l r eato stes-,o: onde è che egli, integro nella costituzione ana tomica e nella funzionalità organica, appartiene alla serie dei delinquenti occasiona.li.
18. A. E. tiglio di N. e J<,. ua to nel marzo 18HO a Catania -
- meccan i~o. C0:-:01z10:-:1 DI l·'A ,1101 ,JA. r elle e tre frarelli sani
sa leggere e scrivere
Plldrc morto di antrn.ce al collo. Madre sana. Due SO·
Ris ulta che 11011 ha avuto mai con\"ul ~ioui. - fu parco bevitore di vino e parco fumatore - ebbe, a suo dire, a 16 ann i i primi contatt i sessuali - e. 12 a.noi frequentò le scuole elementari. )/Q'l'I ZIE D8:;UNn,: DAl,LA Vl'l'A Mll,lTAltE. - Nel 011\l'ZO 1908 si arruolò nel corpo delle guardie di finanza. Nel febbraio 11!09 condannato dal Tribunale )[ilitare d i 11ilano per il reato di di;;erziono ad un anno di r eclusione milit are. Nell'ottobre lHOV fu trasferito nel Reclusorio militare di G. Risulta da informa· :doni prese nel Reclusorio, che egli mostra ~pi ri to di socievolezza, è molto obbidiente ad ordiui dtli graduati, e lavora con impegno. SEUNAI.AMJ';XTO DJ;;S<.:ll!TTIVO AN/\TOMll'O. Sta.tura media. Muscolatura soda. Pelle rosea. •resta propo rzionata alla statura. Sezione cranica: nè lunga, uè larga, piu ttosta alta, di fornrn ovoide simmetrica; capelli castagni e di media foltezza. Segmenti c,·nnici proporzionRti. Se1.ione facciale proporzionata e.Ila cranica, piuttosto larg a, di forma clii,;soi1.bi.le Asse mediano d iritto simmetrica. Segmento fronto-orbitario alquanto prevalen te - sopracciglia riunite ANA~I XE:ll P~:1tSUNALE 11E,1u1'A. -
00:"<TRI BUTO ALLE OSSJJ:ll.VAZJO~I, F:C'O.
123
sulla linèa media na da lieve peluria - iridi cast.agne, un po' asimmetriche. Segmento intermedio : orecchio destro a lobulo sessi le .. Segmento mnscel!nre: tipo cra.nico-faciale: leggermente an ti,e uri tmico. Collo : ghiandola tiroìdP impalpabile. Torace: visceri in s iturizione norma le. Addome: erp;ani 10 situazione regolare. Baci no : di forma masroliun. Peli ciel pu\.1E1 nd inserzione normale. Organi g enitali es tern i normali. MISURE ED INDICI. - Statura cm. 170. Peso kg. 70. Indico ponderalo mm. 242. Circonferenza cranica mrn. 571. Sem icurva anteriore mm. 2!11. Semicurva posteriore mm 280. Curva longitudinale mm 35:3. Curva trasversale mm 30&. Diametro antera posteriore mm W5. Diametro trasversale massimo 111m . 144. Indice cefalico 24. Capacità cranica probabile c. c. 1671. Diametro fron tale minimo mm. 119. Diametro frontale massimo mm 129 .àltezza della faccia mm l B. Altezza del segmeuto froutnle mm. 65. Alte1.1.a del ~egmento interme,lio mm 55. Altezza del segmento mascellare mm. 62. Larghezza della faccia mm. 1-10: indice faciale totale 8 1.GS DistanM1. bi mandibola re mm. 121 Alte1.zn del cranio mm. 166 a destra Altezza del cranio mm Hi6 a s inistra. Indice di altezza mm. 86.4. Distan za vertice-mandibola mm :H2. Collo: Distanza trago-giug ulo mm. 176 a destra. Distanzn trago-giugulo millimetri 17.5 a sinistra Altezza del collo mm. 101 P erimetro del collo cm. 38,l 7'Qr<ice: Perimetro cm Vl: indice toracico 65,0 Altezza dello i.terno mm l nG: indice sternale 9,9 Altezza d0! torace mm. 2H8 a destra Altezza del t orace mru. 2118 a sinistra Diametro an tera-posteriore mm :Jl2 Diametro t ra;;versale massimo m m. 262. Cuore: misura a lla base cm . 10,l; al ventricolo sinistro cm.11,3; al ventricolo destro cm. 13. .Addome: Altezza addominale rom 2!.12 (indice addominale 17,1) cli c ui mm. Hi7 è la distanza fra l'apofis i ensiforme e l'ombelico (indice xifo-on.belicale 9,1) e mm. Hl è la dis tanza fra l'ombollico ed il pube (indice ombelico-pubico 6.0). Diametro antero-posteriore ipocond mm. 216. Di:1.metro tras versale ipoc. millimetri 261. Baci110: Diametro biiliaco mm. 253 i nd ice bi i liaco 1-1, 8. Dinmetro bitroc. mm. 27t. Altezza del bacino mm. 203 Statura seduta mm. 600 - indice a ltezza del tronco 47.1 .Arto superiore desfro·: Lunghezza totale mm. 720, indicea rto superiore destro mm. 42,3. Lunghezza d e l braccio mm. 295 Lunghe1.1.a dell'avamb t·accio mm 220, indice antibrachiale mm. 74.17. Lunghezza della mano mm 20G Larghe1.za della mano mm. 81. Circonferenza metà. braccio cm 27,8. Distanzn ugulo· acromiale mm 156. .Arto supe?'iore sinistro: Lunghezza totale mm. 720. Le singole sezioni identiche alle destre. Circonferenza metà braccio c m. 26.2 Distanza giugulo-acromiale mm. lo5 Grande apertura braccia cm. 176: indice grande aJJertura braccia cm. 103,S · .Arto inferi-Ore d&tro: Lunghezza totale mm 900 Ind ice arto inferiore destro 62.9. Lunghezza della coscia mm. 452. Altezza della gamha mm. 307. Indice tihiofomorale mm. 78,46. Altezza del piede mm. 61. Lunghezza <lei piede mm 2o0. Larghezza del piede mm. 82. Circonferenza coscia c m. 05.1 . .Arto inferiore sinistro: Lunghezza totale mru . DOO. L e s ingole sezioni identiche alle destre. Circonferenza coscia cm. 53,2 S&GNALAMENTO DESORITTIVO FUNZIONAI, li:. E.~aine fisiologico: Reazione vasale cutanea vivace in faccia. Organi del torace e di>ll'adclome integri in funzione.
12.J:
CONTRIBUTO A l,I.E OSSERV AZI0 :--1, ECO,
Pulsazioni 'i3 al minuto - polso valido. Riflessi: pu p illare, far in geo, rotuleo, ecc. nor m11li Jfolilitil : mov imenti atLivi e passivi degli arti integr i. Andat ura 11or male. t d estrimane - mano destra kg. JO - ma no sinistra kg. 34. .Sensi/Jilità: a) tattile : sul polpa:;tre llo medio destro e,;;tesiometria a lla distan za di 2 mm. 2' prova : identico ,·isultnto sul polpas t re llo medio sinistrn estesiometria alla <li'<tam:n di 3 mm. 2" p r ova : 1·isultato identico; b) ,qenel'ale: dorso mano destrn a t:H mm. <lolla slitta (media 3 oss.) dorso m ano sinist ra. a 78 mm. della ,-litta (mcd i" 3 oss.); e) dolorifica : dorso ma no destra a 59 mm. della !.litt.a ( m~d ia U o,;s.) dorso mauo s ini,-tra a 08 mm. dt;lla sl itta (media a os,-.). Fun a ioli S. G. D. M. D. 81. IJ. M. :-. 78.
= = S. D. D. ?II. D. = ml D. :'IL S.
= Gl.
Visus normale a destra - 2 3 della visione normale a sini~tra. Senso c romatico normale. Udito normale. EsA~t E P.~1c111co. Come ti chiami? - .A. E. Dove sei nato ! - A Catania· Quanti anni hai? - \'enti anni. Sai legge1e e scrivere? - Si, Leggi questo brn110 dclii\ 7.'tilntna 15 11111rzo 1910 relativo al disserv izio ferroviario in Calabria? - l.egge discretameute i l brauo e r ipete a memoria. la lettura fattane. Puoi cancellare in 6 minuti le lettere o ed e ch e trovi nel bra no d ella. 1'rilnma ridetta, r ell1tivo al cong1·esso sicil iRno deg li in~eguanti med ii? - Cancella esattamente, nel tempo pr esc r itto, tutte le tettere e, m a ha om esso di canee!· la re due volte la lettera o. Scrivi sotto dettato queHo brano della Tribuna r idetta relativo a un derag liamento ferroviar io sulla line(I. 1'iapoli-A.vellino? - Scrive sotto dettl\to discretamente. Quale è la città più grande della Sicilia? - Palermo Dov'è l'E tna? - P1·esso Catania. Cbe cosa. è un vulcano? - È una montagna .:he butta fuoco. Sapresti di r mi il significato de lla parola. malvagit i\ ? - Malvngità s ignifica fare cattive azio ni. Sapresti di rmi che cosa vuol dire fare e lemosina? - Significa dare del da naro od a ltre cose ai povtri. Che cosa signific1L furto? - Vuol dire pt'e11dere ad altri le r..,be lor o. Uhe faresti a chi ruba? - L o metterei i n carce1·e. ~ono ne<'e,~arie, secondo te, le citrceri ? - Si, per Jifondere i buoni dai catt.iYi. Hai fotto mai tu cAtti,,e azioni? - Si, ho fatto una. sola volta uua. cattiva azione quando f..:ci il reato di diserzione essendo nel corpo delle guardie di 6n a11:-.a ( rossore i II fac,·ia). Uome corn mettcst.i questo r eato '? - Mi trovavo a Como : amoreggiavo con una ra g:tzziua di Bollinzoua; non Ho stato mai a Bellin.r,ona, ella m i scrisse d i li\ una se1·a in modo pietoso per una malattia di sua mndre, dicendo di an· dnre L't; chiesi il permesso, mi fo negato, e io sotto l'imprc~sione della lettera anù'.li lil a Hellinzoua; dopo qua lche ti;111po, peutito amaramente, m i pre-
CO:,iTfUDUTO ALLI•: OSSI,HVAU0:-11 1 ECC.
125
sentai alla caserma delle guardie di tinanzn di Intra presso Novara e fui rimpatriato. Eri solo nella diserzione? - Ero solo. Eri ubriaco? - No: sono quasi astemio. Da quanto tempo amoreggiavi colla rnga,.za? - Da pochi mesi, ma le volevo un gran bene. Conoscevi di fare ma le ad evadere? - Quando si è giovani e si ha una passione, non s i rifiette tanto. Te ne sei pentito? - Assai; ho dato dispiacere t.l!a mia famiglia ed ho nociuto a me stesso. Sposerai la ragazza per cui hai tanto affetto? - Si, di certo, perché ue sono proprio perduto. Stai volentieri nel reclusorio? - Sì. Rispetti la disciplina militare? - Sì, perchè la disciplina è necessaria . Che mestiere fai dent ro il reclusorio? - Il sarto. Lavori volentieri? - l\Iolto. Come impieghi il danaro che ricavi dal luvoro? - Furuo un poco e scrivo a casa. A chi scrivi T - A casa, specie a mia madre. Che dici a tua madre? - Vorrei rivederla presto. S-:rivi alla tua ragazza? - L e faccio scrivere dai miei. Sei stato sempre amante di donne? - Non vi ho avuto, a dir v~.ro, grnnde inclinazione; ma la ragazza di Bellinzona ern. buona, onesta, lavoratrice, mi piacque, e le portai affetto. Ami il tuo luogo natio? - A Catania voglio bene quanto ai m1e1. Sei tu religioso f - SI: mia madre mi diceva di e;;sere buon cittadino e di ri· spettare la religione. Vai a messa T - Ogni domenica. Quando tinirai la pena? - Nel giug110 il.HO. Dove anderaì al termine del tuo servizio di leva! A case. mia, a lavorare coi miei. Dall'esame psicologico risulta che l'A. h,l normali la percezione, l'attenzione, la memoria; anche l'ideazione e l'a,.,sociazione delle idee hanno uno svolgimento non difettoso: la sua istruzione è proporzion!l.ta allo stato sociale ; egli è di linguaggio discretamente a ccurato, di contegno educato, di espressioue fisionomica buona e tranquilla, di temperamento forse un po' emozionabile. rivelato dalla mi1nica: ha certo ùn sentim<1nto morale non de6ciente, come lo dimostrano anche la sua disposizione al lavoro, le sue dichiarazioni sul significato del fnrto e sulla n ecessità della segre~azione dei buoni dai disonesti, sulla neces;;ità della disc iplina; ha vivo il sentimento affettivo, il patrio, i l religioso. Sl~'l'ES1. - L'A. n on ereditario, n. tipo cranico-fnciale leggermellte anti-euritmico, classificabile n ella seconda combinazione motfologicn. De-Giovanni, un po' macroscele, non offre costituzione antropologica sens ibilmente abnorme: ha intelligenza. adeguata al suo stato sociale, e \Hl sufficiente sviluppo di senso mora.le e del sentimento di affettività. Però egli ha disertato. Se si considera il movente passionale del reato, movente da lui cte:<critto in modo conforme o.I mpporto dei docume nti ufficiali; se si considera il pentimento da lui manifestato dopo l'esecuz ione del rea to e le altre impressioni dolorose
126
co:-TRTl!UTO Al.LI<: O~SERY,\ ZI0 :-1, ECC',
dn lui e.~t ernate per il reato in cui è incorso, la sua criminal iLà appare legiita a eon diziou i esseuzi11lmente d 'ambiente, e quiudi s i prospetta come un atto rii aberrazione trnusitorio ne lla successione degl i atti regolari di sua vita : onde è cbe egli dovril es•er e ascritto ai delinquenti d'ocrnsiooe.
19. H S. Hgl io di L. e '.i'., nato a ì'ittoria (circomlurio di MoJica) nel febbr11io 1885, aualfabota, di professione fo.hbro. Coim1zwK1 DI FAMWJ .!A. Affermi, di avere il padre sn110 e che sua madre è soffer en te d'isterismo (è ve ro). .-\:SA)INES I J> 1ms<1~A r.li: HEMU'J' A . - Consta che egli fu f,.cile alla collera; non fu passi\·o di conn1lsioni. Non a bu;:ò d i d onne. A venLi auni ebhe quatt ro mesi di car cere pc:r o ltrnggio alla forza pubblica. :'\O'l'Il'.11,; UEI.ATi n: ALLA \"l'fA ~lii.I l'Ali~:. S i 11rruolò nell'ottobre UJ06 nel 2~0 reggimento 11rtigl ierin. {Ju;vi manifestò una certi\ impulsività con tro i com pago i d i arme. sei volte pu n it o per questioni con soldati: nel luglio 1907 subi la ra,,scgna per uevrasle11ia e fu inviato al deposito di couvalescenzn di S. P olo {Paler mo), per passarvi dodic i u,esi di licenza. C.ilà dopo qualche mese di d ..genza, fu impu t a to (settembre) di insubord inazion e verso un ufficiale e successivame11te condnnuato dal t ribunale militare di Palermo a 3 11nni di r eclusio11e m ili ta re, da scont11r,;i nel reclusorio di G. ì-.e l reclusorio ebbe sei p unizic,ni, per con tt·gn o scorret to dinrin;,,i a superiori. L e u olizie sulla sun condotta, attinte a fonte competente. ass icurnn<1 che egli ò poco costan te ;\l lavoro, e fo, 6 11 0 d" i primi mesi d i df'gt>uza nello stabil imen to, nssni proclive a lla violenza ron t ro i comp:tgni por le cause più futi li ed ebbe assai scarsa deferenza ve1·so i gradua t i d i truppa, contro cui s i rivo ltava per i motivi più insigniGcnu t i. ESA)!E D&:Sl'RIT"I'1\"0 A~ATu~lICO, Stntura a lla. l\!uscolaturn, r obw•tl\. P elle 1·o!"e1t e soppann11 t11 di adipe a anllidcnza . Test1t : proporzionata a lla statura. Sezione cran ica : Jn nga (subdoliro<"cf'alo) di media altezza, forma ov0ide; dei tre segmenti è u n po' dcfìriente il frontale; capelli folti, n eri. Sezione f'aciale: u n po' prevalente sulla crnoic:t, larga, a forma ovoidale, s immetrie-o. Segmento fronto-orbitario : alquanto deficiente, arcate soprncciliini p rominenti, gh\bella spor ge11tf', pupille ce.stngi1e. Regmento intermedio : orecchie coll 'antélice sporgon!t>, l'ororcliio destro lrn lobulo n trofico. Segmento magccllare: un po' prevalente, mento un po' sfuggen te. 'l'i!Jo (')"llllico-faciale : ,.]qua nto anti-euritmico. Collo : g hiandola tiroide impn lpalJile. 'l'ornce : Polmoni e cuore n orm nli uelle condizioni 11n11tomichc. Acldome: visceri integri. Bn.c iuo: a forma mascolina. Peli dul puhe ad inserzione nornn\le. Organi geuitali normali. ]1[1SUHE ED 1:-;DICI. Stnturn m. 1,7G P eso kg. 75. Ind ice pon derale mm. 2-10. Circonferenza tot,de del capo mm. 656. Seinicurva unteriore mm. 270. Semicurva pos t eriore mm 280. Cu rYa lougituclinale mm. ;)20. Curva trasversale mm. 300. D iaoaetro r, ntero-poste rior e mm. H)O Diametro t rasversale ma-ssin10 mm. 1°10. Indice cefalico mm. 7!3,G8. Capnci t:\ cranica probabile c. c 1600. Diametro frontale 111ini1uo mm. 107. D iam etro frontale massimo mm. 113. Altezza della faccia mm. 175. Altezza del segmento frontale mm. 54. Altezza del segmento inter medio mm. 61. Altezza d.il segmento mnsccllare mm. GO.
CO :S-1'RIBUTO ALLE 0Si,,ERV AZIOX1 1 ECC.
127
Lnrghezza della faccia mm. 135 : indice facinle totale mm. 77 1! Dist anza bimandibolare mm. 113. Altezza del cranio rum. 160 a destra. Altezza del cranio m m. 160 R. sinistra. Indice di alte.1zR. mm 89,9. Altezza ver t ice-mandibola mro. 230. Collo: Distanza trago-giu~ulo mm 201 a destri\. Distanr.a trngo-giugulo mm. 200 a s inistri\. Altezza del cc,llo mm 100. Perimetro del collo cm 36,4. 1'orace: Circonferen7.a cm. 92; ind ice toracico mm. 62,27. Altezza dello sterno m m . 180; indice sternale mm. 10,22. Altezza del tornea mm 21i0 a destra. Altez7,a del torace mm 250 a s inistra. Diametro an tero- post mm J !)2. Diametro trasv. mass. mm. 2!1. Cuore: :Misura al la Lnse cru. 9,9; al vent ricolo s iuistro cm 10,6; al ventricolo destro cm. 11,9. A ddome : .AltP?-1/.l\ addominale mm fl70 (indice addominale mm. 2 1,02) Distan1/.I\ xifo-ombel icale mm 2tJO (indice xifo-orubelicale mm. 1V1f;) Di~tanzn ombelico-pulica mm. 170 (indice ombelico-pubico mm. 0,66 Diametro antern posteriore ipoc. mm . 210 Diametro trasversale mass ipoc. mm. 250. Bacino: Diametro biilinco mm. :2:20, indite hiilir.co mm. 12,6 Diinnetro bitroc. mm. 270. Altezza del bacino mm llH. Statura seduta mm 880, indice altezza del tronco mm. 50. Arto supel'io1·e d••$trO: Lun gliczzn totale mm. 7ù0, indice a rto superiore destro mtu. 43,17. L unghezza del braccio mm . BIO. L unghe1-za d cll',.rnmbrnccio mm. 270. indice l\ntibrachiale mm SO. Lunghezza della mauo mm. LBO. Larghezza delln mano mm. 00. Circon fere11za metà l>rnccio c m. 30,5. Distanza giugulo-ac ro· miale mm. L40. A..to s11perior1> sinistro : Lunghezza totale mm. 7UO, indice -13, LS. Le singole sezioni identi(l.h e l\lle de.s tre Circouforenza. meLi1 lm\ccio crn. ;!7,9 Dist1rn7.a gi ugulo-acromia le mm. 1-10. Grande ape rturn delle braccin cm. 180, io dice L0:?,27.
.
A rto inferi01·e de~lro: Lunghezza totl\le m111 8!:SO, indiee 50 Altezza della cosciIl mm. 4-10. Altezza della gl\mba mm, 391. Indire til,io-femora le mm. 7!:J,95. Altezza del piede mm. 4V. L llngheu .a del piede mm. 261. Larghezza del piede mm 87. Circonferenza coscia cm. 49,G. A.do inferiore si11i11tro: Lunghezza totale mm 880, ind ice 50 Le singole sezion i identiche alle destre Circonferenza coscia cm. -18.2. S1,;u~ALA.llEN'fO DF.:~<.;HITTIVU F'U1'ZIO:>ALE. Jisa111e fisiolO!JieO : Denuogrnlismo assente. Polmoni e cuore integri iu l'unzione. Pulsazioni G9 al minuto : polso rnlido. Ri tlessi: pupillare, faringeo, rotule i assai vini.ci . •,fotili là : andatura normale. E' destrimane, mano destra kg. 48, mano sinistra kg. 38. .Sensibilità : a) tattile : sul polpastrello medio destro estesiometria a 2 mm. sul polpastrello medio sinistro estesiomet ria R 3 mm.; b) elettrica : dorso ma,uo destra a 83 mm. della slitta (media 3 oss.) ; dorso mano sinistra a 82 mm. della slitta {media 3 oss.); e) dolorifica : dorso mano destra Il 6-! mm. della s litta, dorso mano sinis tra a 62 mm. de lla slitta Funaioli S. O. D. M . D. 81.
D. M. S.
= = so. · =
S. D. D. M. D. G5. D. M. S. Gl. Visus normale: campo visivo normale. Udito normitle.
=
128
s.
ESA)IB PSIL'IIICU. Come ti chiau,i ? B. Qun.nci llnai hai? - Yentici1que 11.oni. Quale me~tiere focevi a casa tua? - U fabbro. So che tu, ;1ncho primn. di venire sotto le anni, eri facile a irritar ti! - Si, è vero; sono nato così. ·H a i mai battuto alcuuo, anr-he dei tuoi? - No. Ai vcnt'n.nni commettesti un oltnigg io a lle guardie? - F u il mio ci\rnttere che mi portò in colluttazione colla forza (rossore i11 faccia). Avevi bevuto? - Ko; io bevo poco vino. •rolleri bene il vino? - Si, non mi fa male, ma bevo poco. Sei stato dedito ai piaceri venerei? - Con donne ho sempre avuto che fare po<'o, perchè vogliono troppi soldi. Ti ricord i della vita del reggimento? - :Me n o ricordn, porchò ho nvnto prigione per litigi; con compagni Sai che cosa di ce il rcgolamenLo disciplinare sul contegno che il soldato deve ceuere col suo comp11gno di arme? - Ho avuto insegnamen t i, ma la mia t est11. uon mi dice sempre bene. P erchè non ti dice be11e? - Perchè sono forioso. Freul\ti negli 11tti di furia. - B fa<:ile dirlo, m11. farlo è dillicile; ho avu to anche prigione; orn ho cominciato a quictRrmi. Come ti trovi nel reclu.-o rio militare d i G. ? - Nel febbraio HIUB feci un'insubordinRzione ,erso un ufficiRle del depo~ito d1 convalescenzn ,.J i S. Polo. Come incorre,;ti nel renio? - Ero u r rvoso quel giorno, fui comandato n un servizio di pulizia eù io non intendevo farlo, n è lo feci . Facesti bene o male? - :\fate. Ti sei pentito de l r entu:' - Ora nae ne pento, percbè ho <lato dispiact>re anche ai miei. E' n ecessario il rispet to verso i super ior i? - Sì, specie n ell ·ese rcito. Fai scrivere ai tuoi di casa? - Si, faccio scrivere ogui quindici giorni. Che cosa mn11ùi a dire? - Che desidero rivPderli presto. Sei re ligioso tu? - Sl, io sono credente. (~\lalldo lìDirai la detenzione? - Presto. Dove andrai, appena sar,,i libero? - A casa mia. Eri legato ad a,socia;,;ioni politich e? - ~o, uo; io nou mi lascio traviare da sette. Con riuu li propoi.iti ritornerai al tuo paese? - Lavorerol e a iu t erò i miei. Dall'esame psicologico ris uìta cho il B ha memoria fedele de i fatti ·personali recenti e d i data antica, ha assoriazione ideativa norma le e comp1·ende a sufticeuza gli n.Yve1,i ,ueoti dell'ambien te dove vi ve. Di contegno alJh:istanza corretto, di tono sentimenta le tenden te al gnio. mostra una mimica vivace e uno i"t;,to di ipereccitabilità psichica, per cui arros,isce e impallidi,;ce secondo il co11tenuto delle domand,, c he gli s i rivolgono. S1::-;T1·:s1. - ~on ecces~ivn,mente au t i -euritmico n~i connotati cranio-facia.li, clnssilicabile nella secondi\ combinaz ione morfologica De-Giovanni, spettante al gruppo dei mesf\sccli, nlJbasta1rna inteli ii;ent e-ipobulico, confe1·mò nell'ambiente militare il suo temperamento eccitaliile cl1e1 avilnti la leva . lo aveva messo in urto coll'autorità di pubblica sicurezza e che non fu potuto con eggere du rante i mesi •ii ser vizio militare; anzi, per un tale scalo di eccitabilità legato, ad una formn nevrastenica, egli commise un reato d'insubordinazione auche sotto le nrm i.
CO'.\'J'RHIL'TO ALLE ()i-$fèRVAZ TO'.\r 1 El"C".
120
Per quanto le cure fa tte al reclusorio, la vita m etodica ne avesser o attenuata alquant-0 la sua impulsività, pure egli non affida sull'educabili tll piena ai fin i militari, essendo egli un criminuloide su base nevrastenica-cost,ituzionale Perciò venne logicamente eliminato per opera del medico d ello stal,iliment ~ d i pena.
20. Di O. R. figlio di F e F. nl\to a X a poli nell'Aprile JSB7, sa leggere e ,;cri vere, comn1t1SS0-far1uacista. · Co:so1zI0N1 or FAlUGLJ.\. Pad re sano . .llaù re sana. Un fratello sano. A:sAMN"ESI P E RSONAL E HE.110'1'A. I!is ulta che fu molto in quieto, ma non fu pass ivo di convulsioni, non beve ~ino, è parco fomatorc. - Ebbe i primi impulsi sessua li a 16 anni, ha avuto due volte In blenorrag ia. A t redici anni fu convittore in un collegio di Napoli, ma vi app rofittò poco ])er svogliatezza , tanto clie, dopo tre anni ne fu tolto: s i ,1pplicò nllora, in qualità di commesso, in unn farmacia di Napoli. A 19 anni condannato dal T ribunale Civ ile t!i Napoli per furto a 30 g iorni di carcere. A 20 an ni. condanna t o, pe r ferimeuto contro un condut tore d i un tram, a i5 mesi di carcere. NOT IZIE DES UNTE DALLA VITA MILl'l'Al!R. - Nell'ottobre U.!08 fu arruola to n el 6° reggimento Lancieri Aosta, dopo avere scontMo i cinque mes i d i car cere. Punizioni di prigione. Febbraio HJ09: Dn1·asi nm111alato per esimersi didla pulizia d cli 'armi e del corredo, m a n on era ri.:on osciuto. 4 marzo 1!109, RimproverRto da un caporale, per chè ora t rnsn1rnto nella n ettt>zza personale, rispondeva con arroganza e parole oltraggiose. 2:J .llarzo l9U!/: Non volev11. fare il go\'erno al cavallo proprio; r ip reso da un sergente te rgiversava an cora a d u b· bidire. 7 Maggio rnOO: Al ritorno dall'istruzione est"11111a, all'ordine del sorgente r apo-plotoue di pulire il proprio cavallo, lasciato sporco, fa.cevn osservazioni indebite: intimatogli la prigione risponrleYa " no. 11011 ci vado » : e n on obbed i va che all'ingiunzione di uu utÌiciale SUJ)erior e. 18 Maggio l!lU:J: F uori servizio, rivolge.~·a frasi di scherno a un sergen te: r edarguito, i·ispomlern. frasi molto sconvenienti. 30 Maggio H>09 : D iscut e1·a vi v:rn1ente un o rdi uc ricevuto da un caporal maggiore e vi u l,bidiva solo dietro l'intervento d i u n serg ente, ma con molta es it azione, dimosira.ndo spi rito di ribellione agli ordini, ai r ichiami, ai ri mproveri. a i consigli di tu tti gli ufficiali e malgrndo di tutto le punizioni. Giugno 18!!9: R icevuto l'ordin e di sm ettere di mangiare e di r iporre un pezzetto di pnne che aveva in mano, dovendo passare i n riga, n on obbediva che d ietro molti richiami e con atti d i vivn impazienza. Ottobre i!J:JU: Condiinnato dai T ri bunale m ilitare di Firenze a un auno di reclusion e per i reati di rifiut o di obbedienza. e d' insu bordi na zione presso un g raduato di trn ppa. Nove1nbre 1909 · fu tras ferito n el r eclusor io militare d i G. (;eunaio 1~10: Dopo il sil,rnzio in camemta accende1Ta una sigaretL1\ con un finmm ifero che rius..:l a nascondere dmante la perquisizione passatagli. 1:3 febbraio 1910: Es itava a ubbidire n un ordine ùi un sergent e che g li comandava di porta re con un altro compagno u a mas t ello di ncq ua in cam era ta. 20 febbrio 1910; Aveva poca cura dell'arredo milita re. Da notizie a ssunte sul suo conto elllerge, che egli s i è fotto rimarcar e per la sua, scarsa la.boriosità e per il suo fare eccitato specie contro i graduati di truppa. 9 -
Giornale di 111ed1ci,ia militare -
fa<c. Hf.
mo
('O:S'"l'RlUl'1'0 ALLE USSF.RVAZION1 1 Jo:C'C,
Statura media. Muscolattl rn rob usta Pelle pallida e scarsa di adipe. Te;;ta un po' piccola di fronte alla statura.. Sezione cran ica: nè Juuga nè larga mesaticefalo piuttosto alto (a form a penta.gonoide) seg• menti proporzionati, contorno cr anico a. l inea spez:i;ata, capelli di color castagno e di media foltezza. Se:;,;ione facinle: p roporzionatn alla. cr anica., vi p revale il diametro trasversale, forma. ovoide simmetrica. Segmento f'ronto-orbita,. rio: Fronte un po' sfuggente, lie\'e strabismo all',occbio sinistro, pup ille castagne. Segmento intermedio: Naso deviato a sinistra in corrispondenza della sua base, oreccl1ie spiccat1u11e11te 11d nnsn., specialmente l'orecchio sinistro, il q11ule /., più basso ,lei destro. Segmento mascellare: P alato molto elevato e stretto, mento sporgente. Tipo cranico faciale: Comune, con caratteri di inferiorità. Collo: Ghin1Ldola t :roi,le pnlpabile e p iù ,:onsistentc nella sua m eti\ dostra. Torf\ce: Un po' asimmetrico, organi toracici nei loro rapporti o.natomici . Addome: Visceri integri. Bacino: A forma maschile, peli pubici ad inser1.ione r egolare, organi genitali estorni normali. Mnn: 1rn E 1:-011;1. - 8taturn. m. 1,GS. pe,;o kg. GB. Indice ponde rf\le mm. 24.~. Circonferenza cranica mm. IH3. Semicnrva anterior e mm. 268. Semicurva po· s te riore mm. 280. Cun·a lon~itu<lina.le mm. 314. Curva trasversale mm. 812. D iametro anteto-posteriore mm. 18!. Diametro trnsversale massimo mm. 114. Indice cefaliro mm. 78. Capacità cranica probabile c. c. 1-!lJ?. Dia.metro frontale minimo mm. 102. Difuu etro fron t-aie massimo mm. 12fl. Altezza della fac. eia mm. 181. Altezza. del segmento frontale mm. 51. Altez.a. del segmento intennedio mm. Gl. Altezza. del segmento ma«celln1·e mm. 69. Larghezza della faccia mm. 12H. Distanza. bimaudibolare mm. 108. Indice fa.ciale totale 70,71. Altezza del cranio mm. lfli a destrn. Altezza del crnnio mm. IG9 a sinistra. Indice di altezza mm. SU.1-!JO. Distnuza vertice-mandibolare mm. 230. CoUo: Distanza t rago-giugulo mm. 171 a de1-tra. Distanza trago-giugulo mm. 167 f\ sinistra. àltezza del collo mm. !JO. P erimetro del collo cm. 86,7. Torace: Perimetro cm. 86. Jndice toracico rm. f> l ,13: metà destra cm. 4i, metà asinistra cm. 42. Altezza dello sterno mill imetri 170. Indice sternale millimetri 10,11 Altezza. del torace 111m. 246 n destm. Altez:;,;a del torace mm. 246 a sinistra. Cuol'e : Misuni alla base cm . 10.J; al ventricolo sini!'.tro cm. LJ ,2 ; al ventricolo destro cm. 12,L Diametro antero-posteriorc mm. 20J. Diametro trasver snle massimo mm. 250. Addome : Altez7.a addominale mm. 8'30 (indice addominale mm. rn,65) di cui mm. 170 è la distanza fra l'apofisi e ns iforme o l'ombelico (indice xifo-ombelicale mm. Hl,11) e mm. lGù è la distanza. fra l'ombelico ed il pube ( indice ombelico-pubico mm. 9,54). Diametro a.ntero-posteriore ipoc. mm. 189. Dia, metro trasversale ipoc. Ulm. 251. Bariuo: Diametro biiliaco mm. :!01. l ndice biiliaco mm. 11,fJf:. Diiimetro bitroc. mm. 27:?. Altezza del bacino Ulm. 1H2. ~taturn seduta mrn. 870. Indice altezza del tronco mm. 50. Arto s11p1>1·iore dP,<tro: Lunghe,,zn. totale mm. 710. Iudice arto ~upctiore destro mm. •1:2.:.!G. Lunghezza del braccio mm. :?8.'-l. Luughezza dell'avambraccio milli111etri 210. I nel ire autibrachiale mm. 8:1,Gts. Lunghezza della mn.no mm. 182. L11rghe7.1.a della mano mm. 83. Circouferenza metà brnccio cm. 2G,S. Distanza gin~ulo,acromir,le mm. Hi6. ..tJ.rlo ,;11pe1·iore si11islro: Lungìiez1.a totale mm. 710. Le singole sezioni identiche ali,• ctr,lre. Circonferenza rn1·til brnccio cm. 2f\5. Di:itnrn\a gingulo-acromiale
S ienxA L A MF.XTO o~:.'\rnHTTl\' O AI\A'l'OMrco.-
CON'.rRIBUTù ALLE: OSSERVAZIONI, ECC,
131
mm. 166. Grande ap~rtura. delle braccia cm. 167. Indice grande apertura braccia cm. 104,16. .,frfo inferiore destro : Lunghezza totale mm. 870. Indice arto inferiore millimetri 61. L unghezza della coscia mm. 4.10. Altezza della gamba millimetri 380. I nd ice tibìo-femorale mm. 86,3G. Altezza del piede mm. 60. L un, ghezza del piede mm. 220. Larghezza del piede mm. 78. Cir conferenza della. coscia cm. 49,7. .,fr/o inferiore sinist,,o: Lunghezza totale mm. 870. Le singole sezioni identiche nlle destrEi. Circonferenza coscia cm. -17,0. SEONA l,A.IIENTO DESCRITTl\'O F ll NZIO:SALE. }:;:;ame fisiologico. - Dermogmfismo spiccatissimo. Organi del torace e dell'addome integri in fun7,ioue. Pul~azioni 78 al minuto. Polso piuttosto compressibile. !Riflessi: pupillare, faringeo, rot uleo, achilleo, molto vivac i ed uguali ai due lati: il cremasterico è pi(1 vivace a d estrn c he a sinistra dove si rileva l'epididimo ingrossato. Motilità: Movimenti attivi e passiv.i degli arti integri. An'datura normale. E mancino, mano destra kg. 71, mano sinistrn kg .. 87. Sensibilità.a) tattile: sul polpastrello medio destro estesiom etria a 1 mm di distanza 2" prova: risultato identico; polpastrello medio estesiometria alla distanza di 2 mm. 2n prova: r isultato identici b) Elettrica, dot·so mano destra a SO, dorso mano sinistra a 91 (media di 3 oss.); e) dolorifica: mano destra a 62, mano sinistra a 67 (medie. di 3 oss.). Funaioli S. F. D . .M. D. 78. D. M. S. -= 7 ·. S. D. D . .M. O. 08. D. M. S. 57. Yis us normale a destra lt3 a s inistra. Senso cromatico e campo visi \"O n orme.le. Udito normale. EsA,tE PS1cu1co. - Corue ti chiami? - G. R. 1fai sempre vivi i tuoi genitori? - Si. Che pr ofessione fa tuo padre? - Farmacista. D o,e sei nato? - A Napoli. In che mese ed anno sei nato? - n 27 aprile 1887. Che scuole ha.i fatto? - •.r utte le scuole elementari in un collegio di Napoli. 'ìuoi leggere questo brano del J[,,ssag!/P,l'O del 6 marzo cor. r elativo rtl culto che si ha dei Sori nel Giapponese i' - Legge speditamente il brano. Puoi cancellare in sei minuti tutte le lettere a, o, u, che trovi in questo brnno del Messaggero suddet to, rnlati vo alla nuova legge sul tiro a segno nazionale? - Cancella nel tempo proscritto tutte le lettere a ed o del brano, tralascia però di cane 'are una volta la lettera 1i. Scrivi piu ra.pidnment che 'puoi, so tto i numeri '. 100, 120, 150, i numeri sucsivi. - Eseguisce il compito rapidamente ed esattamente. Scrivi sotto dettato questo passo del .lfessnggero suddetto riferentesi al suicidio di un cantoniere a. Terni. - Scrivo con ortogrnfia il pRsso dettRto. .cSai far cli conto? - Si Dou,a nda: 4 X s Tempo i mpiegalo : pronta. Risposta: f32 Id. id. Id. Id. G4 sX s id. I d. Id. 18 I d. O+ 9 id. I d. Id. 1J Id. 7 7 W' Id. Id. Id. 8 40 - 32
= =
=
+
132
,n:-TRl[H'TO Al . L~: O:< Env,1z1nx1, E('('.
Quale è la capitale d'Italia? - Roma. Quale è il fiume più grande d'Ita lia? - Il Po. Quale è la città più popolata d'Italia? - Napoli. Chi è i l Re attuale? - S. M. Vittorio Emanuele III. Prima del servizio militare hai commesso reati? - Sissignore: ho commesse> un furto e un ferimento. Come facesti il furto? - Rubai a un droghiere dello bottiglie di liquori per la farmacia di mio padre. Perchè ti appropriasti la roba altrui? - Non sapevo di fare male. Che faresti tu a chi ruba? - Lo lascerei libero. Sono necessarie le carceri? - No. Perché non sono necessarie? - Perchò ci si sta male in carcere. Come difenderesti la proprietà e la vita delle persone oneste? - Non so, ma le carceri non D.li piacciono. Che differenza passa tra il furto e la lesione personale? - Sono due cose chesi fanno quando si è nella necessità. Tu hai fatto un forim11nto contro un conduttore del tram? - Si lo feci, p!lrchè mi r iprese ingiustamente durnnte una passeggiati\ che feci un g iorno a Napoli. Con quale mez;,:o lo feristi? - Con un sasso che mi capitò tra mano. Eri solito portare il coltello? - )fai ho portato il coltello. Hai avuto amanti? - Poche, pe rchè non sono grande amico di donne, da cui ebbi uno scolo. Quali ricordi b,ii del tuo reggimento? - Ho buoni rico rdi, ma io non sono nato per fare il militare. Perchè credi di non essere nato per il servi,-io militare? - P errhè c i vuole troppa fatica e ci è troppa disciplina. Bo veduto che le tue mancan,.e disciplinari sono consistite specialmente in mancanze per poca subordinazione militare e per svogliatez;,:a in i<ervizio. - E vero; rna io non sono nato per la disciplina, per pulir" i cavalli, per fare le guardie: il mio carattere è troppo nervo~o per sottomettermi Hai no,.ione dei regolamenti militari che prc,scrivono l 'obbedienza pronta ,lell'inferiore verso il super iore? - Li conosco e li conosco bene, ma una cosa è i l conosce1·e, un'altra è potervisi adattare. Non sentivi i tuoi doveri verso il superiore? - Fino >\ un certo punto, perd1è io non posso ,tssoggettarmi all'ordine altrui. Ti pentivi, quando eri in punizione, delle mancanze fatte? - Io non cono, cevo il pentimento: dormivo sul pancaccio e tiravo avanti. Ti ricordi degli esercizi del soldato di oa,,alleria? - t:n poco percbè io bo a,uto poca passiooe anche a cotesto. Quali e,sercilli facevi più volentieri?- Le finte sciabolate. Quali compiti militari er11no per te più grnvosi? - La pnlizia dei cavalli, le marcie a crwnllo. gli esercizi di piazza d'armi . Hai mai percosso ca valli o i tuoi com pagu i ? - Ma i. Come mai hai commesso il reato mil itare del settembre 1!)09 ? - Un superiore sot.tufficiale mi ave,·a ordinRto di puli re un cRvallo nel q unrtiere delld. Zecca in Firenze: io per tutta risposta lo minacciai colla frase « Se non se ne va gli :rompo la tosta colla striglia: domani sera stia attento di non fai·si tro· vare fuori, perchè altrimenti sono pasticci •· È gn\\'e questo rifiut.o di obbcdicu1.a. e d'insubordinazione. Noo ti pare? - È
('OYTR IBGTO ALLI:: o:;:::1•:RV AZ.lON[,
i,:uc,
133
grnve, tanto è vero che il Pubblico Jilinistero mi aveva dato quatt ro anni, ma la Corte poi mi ha condannato a un nono par il mio camttere furioso. E giusta la condanna: - N), perche io non ho fatto nulla, tranne che ho detto qualche parola vivace. Le , pat·ole, dette al gt·aduato, .s ono Ji prepotenza e di minn.ccia, non ti pare? - Non lo credo, credo di aver fatto bene. Anche dentro il reclusorio hai commesse mancanie? - Si, ma poche. Quali sono queste nrnncanze? - Ho mancato per por,,i obbedienza a un sergente e per poc11 cura al corredo. Quali lavori fai dentro il reclusorio? - Faccio il sarto. Lavori volentieri? - A giorni sì, a giorni n o. Quali sono più numeros i, i giol'Oi di buona volontà, o di cattiva ,·oloutà '! Forse questi secondi. Scrivi ma i a casa . tua t - Ogni 15 giorni seri vo a mio padre, raccontando l,1 vita che faccio denti-o il reclusorio e manifestando la speranza di non ri tornare al reggimeuto. Perchè manifesti tale sperama ~ - P erchè, se ritorno al reggimento, dopo 16 giorni sono qua un'altra volta per rifiuto d'obbedienza. E perché credi di ric,Ldere in nuovo reato? Perchè io sono troppo· impetuoso; credo una cosa ingius ta, non l'tfietto e di nuovo v11do in carcere Tu hai poca simpatia colle autorità? - Xon , edo di mal'occhio le Rutorità, ma il mio carattere subitl\neo mi porta a scatti, che non so frenare e che mi portano a mancl\.nze. -Che cosa farai appena sarai i11 libertà? - Farò qualche lavoro t:,uto che mi dia il pane. Potrai lavora.re metodicamente ? - Spero di poter la.,orare. Stai attento a non oodere di nuovo nelle mani della giustizia! - Spero di no. Risulta dall'esame psicologico che il D. G. ha buona percezione e attenzione, fedelissimn memoria., ottimo orienta mento personale; egli però s i riveli\ un abulico tipico, ciò che spiega il s uo carattere impetuoso e la sua incos ta nza al lavoro; ha contegno corretto, espressione fisionomica piuttosto allegra ma ha un attendimento di senso morale rappresentato più specialmente da dife~tosa attitudine al lavoro .Sintesi. - Soggetto non ereditario mesoschele, ha una cos tituzione morfologica coerente con l'estrinsecazione funzionale: t ipo inferiore nell'organizzRzione cranio-fa.ciale, spettaute alla seconda combinazione De GioYanni, mancino per le motilità e le sensibilità. Fu già recidivo in reato prima della leva e dieJe poi durante il servizio m ilitare ripetuti segnalamenti. del suo carattere intollerante ed inquieto sia colle numerose e sva1·iate infrazioni alla disciplina, s ia col reato abbastanza precoce di r ibellione alle 11utorità.
Il suo vero deficit pisichico è doppio, da un lato consiste di una deficienza n el senso morale, dall'altro consiste, in una debolezza della volontà, che, causando un'eccitabilità esagerata, determina in modo s peciale reati contro persone e più specialmente contro quelle ohe rappresentano il principio a utoritario e, ingenerando instabilità di umore, influenza. in modo vario la di lui capaci tà all'occupazione sistematic11. E un criminaloide su bas e degenerntiva, che a bbisogna di sorveglianza e non dà affidamento di emendabilità. Perciò è stato giustamente riformnto, essendo la sua 11ttitudine a delinquere in diretta dipendenza di uno sta.to nevrastenico-costituzionale.
134
COXTRIDl'TO
ALL!s OS~EHVAZJ0 ::-.11
EC'C'.
21. I. P. figlio di S. e A. nato a Pietra.perzia (provincia di Caltanissetta) nel settembre1888, sa. leggere e scrivere, ha esercitato varii mestieri. Ooso1z10is1 01 E'A.'IHOLIA. -
Consta che il padre, dedito al vino, subi varie condanne per les ioni personali e mori al manicomio per frenosi alcoolica, cht: la madre esercita la prostituzione, e che il nonno materno è dedito al vino e che cinque zie ma.terne esercitano la prost ituzione. ANAMNESI PERSONALE REMOTA. - Il P. afferma che nell'età. infantile ebbe il tifo e pare che avesse in seguito eccessi convulsivi di natura epilettiforme, i quali sono scomparsi verso il 16° anno. Consta poi che fu assai volubile, intolleran te verso la· fa.miglia e gli amici; non a t tese a un lavoro regolare e tenne condotta riprovevole fino a vendere i propri indumenti per pochi centesimi, allo scopo di soddisfare i propri vizi. A 11 anni frequentò le scuole elementari, che ha percorso intierarnente; ha inoltre fatto la primo e la seconda scuola tecnica con discreto profitto; smise di suo cnpriccio gli studi, facendo il fabbro, il musicante, il falegname, eco. ebbe p1·ecoce l'is tinto sessun le. NOTizn; DESUNTE DALLA VlTA MILITARE. - A 19 lllllli ~li venne va.ghezza di fare il militare: fu accolto nel 2,1° reggimento fanteria in qualità d i volontario ordinario. Nel periodo di tempo che restò a l 1·eggimento (un anno) ebbe quattordi ~i punizioni di prigione, sette volte per atti di poca subordinazione milita re, cinque volte per evasione per 24-48 ore dalla caserma, due volte per percosse a. compagni d'arme per cause qu;isi ins ignificanti (1° anno di ser· vizio). Nell'aprile 1908 fu condannato per un g raviss imo reato di insubordinazione ve rso ufficiali e sottufficiali a 10 anni di reclusione. Nel luglio 190S fu traslocato ne l reclusorio militare di G., do \'e ha avuto 4 punizioni di prigione di rigore a causa di poca subordinazione mili ta re. Nel gennaio 1909 il suo carattere prepotente, indisciplinato e viole nto si accentuò s empre più fino a. prendere parvenze morbose di natura epilettica, specie per la sua estrema so· vreccitabilità ai minimi stimoli esterni e l'assoluta incapacità. a !issarsi al lavoro, sicchè nell'aprile successivo fu iu,, iato in osservazione presso l'ospedale milita.re di Caserta e poi quas i s ubi to trnsferto al manicomio di Aversa, dove per gli eccessi intons i di periodica eccitazione e d 'impuls i\"ità, per l'in· coscienza dimostrata in essi, per h1 lesione grnvissima del senso morale fu conf,mnata la diagnosi d i epiless ia con accessi di mania intercorrenti. Il 20 ftb. bmio 1010, essendo migliorato noi frat tempo. fu dimesso dal manicomio e restituito a l reclusorio con pro posta di riforma, la quale fu subito attuata. Da notizie indirette, avute sulla sua condotta, nel breve tempo che fu al reclusori o, risult:i. che il P. si segnalò per la s ua riottosità all'esecuzione d i ordini, per il suo spirito d i insocievolezza, per la sua svogliatezza a l lavoro, specinlmente quando s i tratt.avn di un lavoro richied ente uu certo sforzo e una cer ta contiouitiL; ba mostrato poca afl'e ttivitiì. per i suoi. Si,:o:sALA)!E:,i'J'O DES(;Hl1'Tl\'O ANATOMICO. - Stat ura media. Muscolatura robus111. P elle rosea e fornita di arlipe suliiciente. Testa : proporzionata alla stotura. Sezione cranica : larga (brach icefalo) piuttos to alto. forma ovide-asimmt.trica, un po' deficiente il segmento frontale, capelli onduLiti, folti, neri. Sezione faciale: p revale nte sulla cranica, faccia larga, asse mediano della faccia deviato a sinistra poligona le, metiL destra delle fa,•cia più rilevata della sinistra. (as im-
CONTR!Bt:TO ALLE 0SSEHVAZIOXI, EC'C'.
135
metria destra). Segmento fronto- orbital'io : un po' deficiente, fronte sfuggente, bozza frontale destra più rialzata della sinistra, arcate sopracciliari evidenti e ri unite sulla linea mediana da peli foltissimi. Segmento intermedio : naso un po' schia cciato alla r adice, zigomo destro più rialzato, orecchie ad a nsa completa e bilaterale. Segmento mascellare: un po' prevalonte, labbra carnose e spo1·genti, specie il superiore, bocca storta (de viata a sinistra) corpo mandibolare prevalente s ulle br ache, mento s fuggente. Tipo c ranico facia le : misto (asimmetrico anti- euritmico. Collo : ghiandolu. tiroide normale. '.rorace : a simmetrico. P ol moni e cuore integri anatomicamente. Addome: visceri nei loro rapporti anatomici. Bacino di forma maschile. Peli de l pube inseriti regolarmente. Organi genitali normali nella r egione lombare ipertricosa. A1·ti inferiori hanno ricchissima peluria. ÀIISU RE F.D INDI CI. Statura m. 1,63. P eso kg. 66. lnd"ice ponderale mm. 2-17. Circonferenza totale del capo mm. 560. Semicurva anteriore mm. 270. Semicurva posteriore mm. 280. Curva longit udinale mm. 320. Curva trasversale mm. 310. Diametro antel'o-posteriore mm. 180. Diametro transverso massimo m m. 145. Ind ice cefalico mm. 81. C.i.pacib\ cranica presunta c. c. 1510. Diametro frontale minimo mm. 106. Diamet1·0 frontale ma,;sinio lllm. 115. Altezza della faccia mm. 173. Altezza del segmento frontale mm. 51. Al tezza del segmento intermedio mm. GO. Altezza del segmento m11.scellare mm. 62. J,R r· ghezza della fa.c cia mm. 135. Indice faciale totale mm. 78,08. Dist11n1,11 bimandi bolare mm. 116. Altezza del c ranio mm. 161 a destra. Altezza del cranio mm. 161 a sinistra. Ind ice rli alteua mm. 80,8. Dis ta1wa vert ice-mandibola mm. 230. Collo : Distanza trago-giug ulo mm. 18:3 a destra. Distanza trngo- g iugulo mm. 182 a s inis tra. Altezza del collo mm. 120. P erimetro clel collo cm. 85,U. Torace : P erimetro cm. 86. Indice t oracico 62,14. Metà de~tra del t orace cm -U. )!età s inistra del torace cm. 41. Altezza de llo st.erno mm. l ì O. Ind ice sternale 10,12. Altezza del torace mm. 272 a destra. Al tezza del torace mm. 2i0 a sinistra. Diametro antero-posteriore mm. 179. Diametro transverso mm. 2G:3 Cuore misura alla base cm. 9,9, al lato sinistro cm. 10.!i, lato destro cm. 11.9. Addome : Altezza addominale mm. B:20. Inclice addominale mm. 19,GG. Dist11117,a xifo-om belicale mm. 190. Indico ~.ifo-ombelicnle mm. ll.6:3. Distanza omhel ico- pubica m m. 130. Indice omùelico-pubico mm. 8,11. Diametro antero-poster iore ipocond. mm. 191. Diametro transverso ipocond. mm. :23:2. Bacino : D iametro biiliaco mm. 2-15. Indice biil iaco mm. H ,U. Diametro bitrocant. mm. 291. Altezza òel bacino mm. 205 a destrn. Altezza d el bncino mm. 205 a sinistra. Statura seduta mm. 8l1J. Ind ice a ltezza del tronco mm. 5 1,23. Arlo supel'iore desfro: Lunghezza totale m u1. 710. Indice arto s uperiore destro mm. -l3,56. Lung hezza del braccio m m. 280. Lung hezza dell'avambraccio mm. 235. Indice a ntibrachiale mm. 83,9. Lunghezza della mano mm. l Uo. Larghezza della mano mm. 85. Circonferenza metà braccio cm. 27,7. Distanza g iugulo-nero· minle mm. 146. Al'to s upe,·iore ,Yinistro: Lunghezza totale mm. 710. Le sinl,(ole sezioui identiche alle destre. Circonferenza metà brnccio cm. 27,1'. Distanza giugulo-a crom inle mrn. 145. Grande apertura delle braccia cm. 1 il. Indice grande a pertu m braccia mm. 104,9. A rto in fe,·io re clestr?: Lunghezza t otale mm. 790. I nd ice arto inferiore destro mm. 48,27. Lunghezza della coscia mm. 40 ~. Lunghezza dell>t gamba mm. 348 .
136
CO:STRU3 t,;TO Al ,U: 0SS ERVAZTO:Sl 1 ECC.
Indice t ibio-femorale mm. 85, L5. Alt<,zza de l piede mm. 35. L unghezza del p iede mm. 240. L ughezza del piede mm. 92. Circonferen:,:a coscia cm. 51,3. A rto inferiore si nistro : Lunghezza t otale mm. WO. Le s ingole sezioni identiche nlle dest re. C irconferenza coscia cm. 50,3. SBGXAl, A)ll, NTO DESCrtl'l'TJVO ~'li iSZlO:SA J."E . - E,;am e fisiologico : Der mografismo as$ni evidente. Organi del torace e nddome integr i in fun zione. Pulsa zioni 78 al mi n uto. P olso valido. Rifless i: pupillari normali, faringeo torpido, crema sterici e tendinei vi,aci. M otilità : ì\fovimenti a ttid e pass ivi deg li arti integ ri. Andatura normale. Am bides t ris mo, dinamometro ma no d estra kg 61, mano s in istrn kg. 60. Sensibilità : a) tallite. Sul polpastre llo medio destro es tesiometria a 6 m m . Sul polpastrello medio s inist ro estesiometria a 6 m m.; b) generale : dorso mano destra a 50 mm. della s litta (media 3 oss ) ; dorso mano sinis t ra a 60 mm. della s litta (media 3 oss.); e) dolorifica : dorso mano destra a 25 m m. de lla s lit ta (media 3 oss.); dorso mano si nisti-a n 26 mm. della slitta (media 3 oss.). F unaio li S. G. D. M. D. 8:3. D. i\I. 8. 80. S. D. D. :\l. D. Gl. D. hl. S. b8. Visus norm ale. Udito nor ma le. E.~A)IE l'S ICII JCO. Come ti chiami ? - I. P. Do,e sei n11,to ? - ?.!a nco lo saccio, io ora ! Non sei n"to a P iet ra perzia ? - Sì, sono m1to a P ietrnperzia. I n q uale a n110 sei nato '! - Nel 1888. Q uanti a n n i hai orn : - :2:2 ann i. 'l'i ricordi d i Hve re udito, che dn bambino h ai soffer Lo convulsioni ? - Cosi si d ice in fa miglia . Eri q uieto o inquieto in casa t ua? - Io saccio che mio padre mi lega va a letto s pesso ; parche a lcune volte rompevo t utto. F ug g ivi 111;,i di casa t ua? - ~cnp pnvo spesso, secondo mi d iceva la testa. Quale era la tua passione princ ipa le~ - ChP. sa ccio io! ho avuto t u tte le passioni : donna , fu mo, Yino. H a i av uto molto aman ti tu ? - :\folte ; dopo il fumo, il mio a more è s tato la d on na. Sui leggere? - S i. L eg gi q ue:sto brnuo del!' istru zione s ull'igiene pur i mili ta ri, relativo a l ve· s tinri o. - Legge tu tto il brano correntemen te e dietro in,·ito ne ripete il con te nuto Sai cose di s toria e di ~eog rn.fia? - Sì. Quale è il l:iume pr inc ipale d'h nlia ? - 11 Po. Do,·e shocca il P o ? - I u ma re v icino a Ferrara. Ch e cosa è il mare? - È una g rande nrnssa d 'acqua; l' ho veduto a nche ieri r itornando i\a l M1lnicoru io d i Aversa. Chi fu i l R e che ricostituì l' Ital ia a Nazione ? - S . M. Yi t torio E manuele I I. Perchè sei ve nu to In nn ticipazione a l reggimento? - Perchè avevo fatto t utti i mestieri e nessuno mi piacque ; ten ta i a llora il mestiere del militare. A quale compag nia fosti a ddetto nel 2J 0 reg g imento fan te ria? - Ero allie,o musican te. Qual i ricordi hai del rc·ggill1en to? - BruLti rirordi : prigione e p ri gione.
=
= = =
CONTRIBUTO ALLE 0ss1m \r àZlON r, E CC.
137
Hai avuto molte punizion i? - Tante che no11 ricordo n emmeno. Quali mancanze ricordi di avere commesso più s pesso? - Le mancanze, cont ro graduati di truppa. Stavi d'accordo coi compagni d'arme? - Poco anche con loro. E perchè non cercavi di fare il buon militare come tanti a ltri? - Ho una testa a mio modo: sono troppo fu r ioso. Leggo nel foglio matricolare, che tu hai fatto a lcune evasioni di un g iorno o due dal reggimento. - Si, è vero; ogni t a n t o dovevo scappa r e, perch è la dis ciplina mi pesava. Do,·e andavi ? - Qua e là, a giro. Ti è mai avvenuto, durante quest e e ,·nsioui, di essere in un dato luogo e di provare in te stesso meraviglia a trovarti li? - Io s ent ivo spesso il bisogno di scappare e di girare. Come successe il reato del 1908? - Io non ho commesso r eati. Eppure vi sono documenti, che provano che tu hai commesso un reato d ' insubordinazione? - Si, è v ero, ma l'incar tnme;uto è irubrogliato. Ti pare im possibile ili\hrog liare un docu mento ulticiale: - E ppure cr edo di non aver commesso reati. T i ricordi che una sera d i a prile 1908, mentre tu e ri un po' alterato dal vino (a veva bevuto pochi bicchieri) e foce vi schiamazzo in camerata, ti fu im· posto da un caporale di tacere e tu n ou solo r is pondestì male, ma corres t i a prende re il fucile, minacciando il ca porale ~tesso, un sergen re e anche un ufficiale di sparare contro di loro, ;;o si fossero oppos ti a t e'! - Io n on so nulla, n on ricordo nulla. :!'\on ricordi nulla ! pensaci bene. - Non ricord o nulla di pl'eciso, il Yino mi ha fa tto male semp re e p uò essere che mi a vesse reso più furioso del solito. Ti ricordi di essere etato condotto al Tribunale militare d i Torino per ris pon· dere del reato com messo? - Si, di questo mi ricordo discretam ente. Stai volentieri nel reclusor io di G.? - No : non sono l ibero, non ci sto volentieri. Quale condot ta hai t enut o dentro il r ecl usorio? - Brutta, lo so d a m e, e Lei lo s a meglio di me, perchè lo legge nei fogli matricolari. Quali mancanze più specialmente hai commesso n el reclusorio '! - L e mie solite; cioè quelle di poco contegno ,,i grad uati. Perch è non cerchi di essere più r ispettoso, specie dopo la conda un a an1ta? Lei p.il'la ben e; ma s e ,\Vesse la mia testa, farebbe corno me. H >1 i mai cercat o di fuggire dal Reclusorio? - .Ma i, perc hè è difficile fuggir" e poi io sono tro ppo guardato. Dove fosti condotto nell'aprile 1909 ? - Prima all'osp edale militare di Ca,-er ti~ e poi al Manicomio di A ver,a. Stavi volentieri al Manicomio'? - Sui primi tempi ci st1wo volen tieri, ma sull'ultimo ci stavo tanto malvolent ieri, che se rimane vo un po' di p iù, avrei ucciso qualcuno. In qu,lle 1·epnrto del Manicomio eri ? - F ra i furi osi. Dormivi al Manico1uio? - P oco : sognavo, g ridavo, vedevo fucili, soldu ti, e ro pazzo. Ed or a co me ti senti? - U n po' meglio; ora posso dormire, m11ngi:1 re. Continueres ti le. vite. militare? - Ri torno furioso nn'11,ltra volta! l'ion posso vedere graduati, loro n on mi possono vedere perchè non ohhedisco.
138
CONTRIBl:TO ALLE OSSBRVA7.I0NJ1 ECC.
Sei religioso tu? - Sono religioso a giorni. Vuoi bene ai tuoi di casa? - Cbe posso dire I Ora voglio bene, ora ba tterei anche loro. Dall'esame psi<'-ologico risulta che il P. è sufficientemente orientato circa la propria personalità, presta bastante attenzione alle domande che gli si rivolgono, e vi risponde il più spesso con coerenza; è molto animato però nella conversazione e qualche volta assume uu'a.ria trasognata. nel dar conto di alcuni fatti della. sua vi ta; i fa,tti che più emergono ed impressionia no sono la sua insensibilità morale (pet la q u11le egli è assolutamente deficiente di rispetto alle autorità e di amore per ogni occupazion e metodic11), il cinismo, che ri• vela nllorr bè yuol gius Lifìca re le mancanze disciplina ri commesse nl reggi• me nto, la deficienza di ,dfettivitA sia riguardo alla famiglia, si11 riguardo 11i suoi compagni d'arme, l a vnni tositA nel segn,,lare le sue a bitudini nl vino, ,d .forno, a i piaceri sessuali. 81::sTE:;1. Il P . presenta una gra ve ereditarietà di tipo crnnico-fociale misto, classi ìic;,bile nella se,·ond11 combinuzione De Giovanni, brachiscele, 11bbnstan:rn intelligente: prosegui nell'arnl,iente militare il carattere di violenta renziooe psico-motoria, giil rivel ato ne ll'ambiente borghese, per il quale cnrnttere si mise pii.i volte in conti·addizione, non solo colle condizioni d'ambiente, na anche colle finalità del!' interes~e personale, in modo da dimos trarsi un vero deficiente di senso morale e un pazr.o insieme. Il suo temper11mento amornle e folle, presto sospett11to al reclusorio, fu accertato nel manicomio, dove fu fat ti\ la di:ognosi di epilessia, forma morbosa che è pure corroborata. dal tipo nanico-fncinle , nonchè d,.Jl' nccentua bt eredi tarietà famigliare. Fu quindi cosA- s aggia l'avere presto int uito il suo carnttere morboso e l'averlo sottratto a ll'ambiente militare p rima che si potesse rea lizzare un qualche gravissimo rea to, per il quale egli aveva la massima inclinazione nat urale.
139
CASUISTICA CLINICA REUMATISMO TUBERCOLARE (contrib11to clinico), pel' il dott. D. llalesfra, capitano medico. Il concetto di reumatismo tubercoline non è al 1·erto recentissimo, poiché molteplici osservazioni di vari i autori, gii\ nella seconda metà del secolo scorso, avevano per lo meno messo in evidenza il fatto della non rara coincidenza d i reumatismi con la. tubercolosi polmonare, senza peraltro pensare a relazioni patogeniche intime. La individualizzazione però e la nozione veramente scientifica di siffatta manifestazione morbose. sono di conoscenze. nssai recente, solo cioè di questi ultimi anni; e devons i principl\lmente al Poncet, il quale, sulla guida sovr attutto di f11,tti clinic i, ha fatto di questo argomento u no studio assai dettagliato e completo, di guisa che il reum,,tis mo tubercolare ha acquistato attualmente una individualità propria rientrando nella grande classe dei cosi detti pscudoreuma tismi infettivi, quali quell i del morbillo, della scarlattina, dell'eresipela, delJa. setticemi,l puerpera.le. Dopo gli studii d el Poncet le osservn.zioni si sono moltiplicate; e il White, lo Spitzy, il Frankel, lo Scbweitzer e molti A.Itri vi lll\nno portn.to il loro largo e autorevole contributo. L 'anatomia patologica. aveva creato al rig uardo una burriera che sembrava insormoutabile, poichè, ponendo come assioma che ogni manifestazione di natura tnbercolnre dovesse avere per base anatomica il tubercolo, veniva implicitamente e inevitabilmente a neg:i,re la possibilità di un reumatismo tubercolare secondo la nozione del Poncet ( 1), di una manifestnzione cioà di na tura puramente infiammatoria senz11, s ustrato anatomico specifico. Ma la clin ica si impose all'anatomia patologica d imostrnndo in m odo chiaro e preciso la fre11uenza di manifestazioni reumatism;tli di natura evidentemente t ubercolare, che nulla tut ta.via hanno di anatomicamente tubercolare nel senso classico della parola. Si era infatti riusciti a stabilire che la tubercolosi non è una malattia a manifestazioni univoche, ma presenta invece una grandic;sima varillbilità di forme, nn vero e proprio polimorfismo in rapporto colla virulenza dei microrganis mi, cou la. resistenza dei tessuti, con la molte plicità delle reaziou i biologiche n base rli processi inti mi cellulari e molecolari no11 sempre conosciuti. Si poteva quindi avere una gamma estesissima di manifestiizioni tubercolari che dalla assoluta integrità dei tessuti, pur con prrsenza dei bacilli di Koch in seno ad. essi, s i andava gradata.mente alle ip1.:rnmie, alle reazioni infiammatorie e poi alle vere forme ulcerative e distrntti,·e con degèneraz ione ca~eosa. Il reumnti~mo tubercolare è costituito essenzialmente da rea;doni infiammator ie senza les ioni anatomo-patologic he caratteristiche, ed ba una s pec iale predilA?.ione per le siero!le a rt icolari, ma eziandio per le sinoviali dei tendini. per l'endocardio, la plenra a le meningi, come pure per i nervi periferi<'i e per l'org ano visivo: esso non \"a (l) Po~CE"r. - Rlwmatisme t uf,er cu/P11x et 111/J. inffomma/l)ire. YI° Con gr. int. por la tubercolosi 1908.
HO
('ASIJISTIC:A CLtN I CA
confuso con le cosidette tubercolosi a ttenua te in cui la benig nità del decorso nou esclude però, dal punto d i vista auatomopatologico, la presenza d i le':lioui s pecifiche. li reunrnti~mo tubercol:ue è :issai più frequente di qu:,nto comu nemen te si crede: certameote le forme primitive non sono le più comuni, o, per essere pi u esatti, oon sempre facile ne è la diagnosi, perchè esse possono avere tutte le appar enze d'un reumatismo ordinnrio; seuonchti però s pesso l'anamnesi, l'ul teriore de corso, l'a pparire ad un certo momento di lc~ioni speci fiche in qualche al t ro organo, ed inoltre la nessun:, eflicacia ùei preparnti ,alicilici e iodici possono met tere sulla via de lla diagnosi esatta. L e forme s econdarie per contro, oltrcchè d i gran lunga le più freq uenti, s i pres tano anche ad una più facile diagno,;i. Per mia personale esperieuza, dovura ad u11 lungo servizio p restato i n sale di tubercolosi nell'Ospizio Umberto J, souo in grado d i affe r ma re che le manifesta7.ioni reumatisrnali nel d ecorso del la tube rcolosi polmonare so110 straordinariamente frequen t i, e nrin bi lissime pe r forma, durat11 e sede. E tutte le varietà sono poss ibili, in nualogio. con qua11to a vviene nel reumatismo comune, s ia di ma n ifestazion i abarticolari che a~ti ro ln.ri, sia di forme a ,·ute che cron iche; Yi r itrv,·iamo qu i.od i le for 111e di reumatismo 11cuto tipo Bouilla ud. il reumatismo nodoso, il deforman te, il plastico, l'nuchilos,mre, senza che mai si osservino s uppurAzioni o fungosità. Non mi int rattengo in pa r t i<'olare sullo man ifest.aziou i almrticola ri, per quanto presentino nnc h'e,;se un note,·ole interesse : solo r icorderò che non di rado i di· sturbi cardiaci cosi freq uenti nel corso della tubercolosi polmoua re, e cbe sono generalmente ritenuti di natura funziona le, hanno invece uu vero sustrato a1rntomopatologico costituito da endoca rditi valvola r i di natnrn certamen te tubercolari'. nulla essendo,·i nell'anamnesi che potesse far pensn.re a fatti rapportabili n un reumatis rno comnne. In questi casi il reperto dell'aut.opsia è uguale a quello delle endocarditi comuui; iua l'..uamnesi e l'insorgeuza duran te il corso d'un a tubercolosi polmonare depongono s icuramente per la naLurn tubercolare dell'affezione. Il dott. Charobelln.ud ( L) ba fatto uuo studio particohueggiato d i questo a rgomento illustrandone Ya r ii casi; ed è noto colite il Ttiissier mettes8e in rappor to la steno~i mitralica pura con la tuber colosi. Annl <>gamente 11. queste endocai·diti dobbiamo con,-iderare qu1tli manifestazioni di reumalistuo t ubercolare abarticol11.re certe sindromi men ingee, cLe ho riscoutn,to tutt'altro c he rare nel corso della tube rcolosi polmonare; per la sintomatologia simulano una vera e propr ia meningite nelle prime fas i, 0011 cot':olee intense e vomito, le qtrnli però po i a poco a poco si attenuano fino alla totale s comparsa di tutti i sin tomi: i reperti delle au topsie, e,·e ntualmente fatte ùopo qualche tempo, uon dimostrarono nessuna le· s ione caratteristica, il che de,·e fare ritenere che si trattò verosimilmente di for me sernpliccmenlc congtistive o di for me inliamumtorie con essudati facilmeu te riassorbibili. Ma di gran lungi\ piu frequenti e più caratteristiche sono le manifesta zion i articolnri del reumatismo tubercola re: dalle semplici artralgie mono o poliarticolari con dolore spontaneo o provocato, dalle osteoartralgie con local izzazione d el dolore nella porzione justaepifisaria delle ossa lung he, frequen ti sovraLutto nei rn::;azzi e nei giovani al di sotto dei ,·c uti anni, alle sinovi.ti, alle art riti e artrosinoviti, alle periartriti, po;,sono aversi tutte le g radazioni intermedie. li ( l ) Cn.urnELL.\:-o. -
T ltè~1, dr L yor, 10112.
CASUISTICA CLI~ICA
1-H
Poncet (1) be. descritto e illustre.to una forma primitiva acuta diffusa con gene• r alizze.zione alla pleura, al peritoneo, all'endocard io segu.ita genernlmente da morte; e una forma primitiva acuta poliar ticolare, in tutto uguale al reumatismo articolare acuto, da cui può differenziarsi per il criterio terapeutico e per l'ulteriore decorso, poicbè volge facilmente a guarigione, ma. non tarda ad essere seguita da lesioni tubercola ri in qualche organo come il testicolo, i l polmone, ecc. Tra lt1 forme acute secondarie bo notato a preferenza le localizzazioni monoarticolari nelle grandi articolazioni: cosi ho visto in un vecchio di 57 anni, con lesioni apice.i l bilnterali e. lentissimo decorso ti con tendenze sclerosanti, insorgere improvvisamente un dolore gra ve nel ginocchio destro, n cui segui prestamen te un enorme gonfiore per abbondante raccolta liqu ida endoarti~oln.re, impotenza ìnnzionale quas i assoluta; i preparati sitlicilici si dimostrarono del tutto inefficaci; l'affezione cedette invece abbastanza rapidamen te e con completa reintegrazione dopo alcune iniezioni alle. Durante e frizioni ripetute localmente: con pomata iodoiodur11t11. Un altro c11so in tutto analogo ho osservato anc he nel gi.nocchio sin istro d'un giovnne di 22 anni con tubercolosi ulcerosa del lobo superiore del polmone sinistro: in esso l'inizio fu identico, ma il decorso ass a i più protrntto con alternat ive di peggioramenti e miglioramenti; però anche in quest o caso s i ebbe una. completa guarigione anatomica e funzionale dopo una cura iodica di iniezioni alla Durante. P otrei moltiplicnre gli esempi sin. per le forme acute, pili o meno trans ito rio e facilmente recidivanti, sia. per le forme crnnicbe che iusorgono d'emblé tali, o che lo divengono dopo un attacco acuto; le sinoviti croniche con versarnen ti t ransitorii e con alternative di migl ioramenti cd esaC'et·bazioni, le forme secche, le idropi articolari sono frequentissime nel corso della t ubercolosi polmonare. :\li limito a riferire brevemente su tré cas i i quali presentano qualche particolare forse non privo d'interesse. CASO 1°. - S. B. di anni 24; un fratello morì di tubercolosi polmonare; ma nessuno in famiglia soffri mai artri tismi; e parimenti dal lato personale non risulta avere egli mai sofferto reum:1tis mi prima dell'inizio dell'affezione polmonare attua le. Questa cominciò circa sei a nni fa con tosse, catar ro bronchiale, malessere generale, ed inoltre con dolori reumatoidi in amhedue i piedi, dolori così molesti che g li impedivano persino di cammin1ne; egli esclude assolutamente d.i essersi esposto in quell'epoca a cause reumatizzanti. Rico\·erato all'ospediile del P oliclinico fu poco dopo trasferito all'ospizio Umbe1·to I, pe rchè riconosciuto nt'fetto da tubercolosi polmonare. Dopo poco tempo dal suo ingresso eLbe un'emottisi grave; inoltre oltrechè a i pied i comparve il dolore nuche nl ginocchio sinistro, e tanto ques to come que lli si erano considerevolmeute tumet'n tti. ::\lercè il riposo, un opportuno trattamento dello stato generale e quaranta applica zioni locali di raggi X, migliorò notevolmente ; i fatti articolari scompar,ero quasi totalmente al punto che potè esser dimesso dall'ospedale. Senonchè, t rnscorsi alcuni me&i, si dovette ricovemre nuovamente nall'ospizio; e non tanto per i f11tti polmomi.ri, i quali non presentavano ness un sensibile agg ravamento, quanto pe1· i disturbi articolari e11sendo ricomparso il gonfiore in corrispondenza del collo e del dorso di ambedue i piedi e in corris pondenza del ginocchio sinistro con ballottamento rotuleo, dolore e impotenza funzionnle gravi. 1:iegui 11ucbe questa volta, a breve distanza, una abbondante emottis i: ciò nonostan te iniziai subito una energica Clira iodica per via ipodermica, e localmente fr izioni con pomata iodoioclurato.; le emot( 1)
PoNOET et MAlLLAND, -
Rhumatisme tt1b~rc11le11x.
14~
CA~U'ISTICA CLINICA
tisi n on si rinnovarono, e i disturbi nnatomofunzionali in conisponden za delle articolazioni gradatamente si attenuar on o fino quasi alla totale scompa rsa. L'infermo, a sua richiesta, fu nuovamen t e dimesso da.ll'os pedale, e potè trascon·ere alcuni m esi in st.1,to di relativo benessere; dopo i quali però si riesacerbarono nuo· vamente i fatti articolari con alterazioni obbiettive assai cospicue; e cioè notevolissimo gonfiore edematoso al collo e al dorso di ambedue i piedi, con arrossamento cianotico della cute corrispondente, dolore grave alla pressione digitale al disotto dei malleoli e in corrispondenza delle interlinee art icolar i tiuio-tarsiche e tarso·tarsiche, tumefazione del ginocchio sinistro con evidente flultna;,,ione e bai· lot tamento rotuleo. I fatti polmonari, per quanto b ilaterali e con tendenza a di !fondersi ai lobi inferiori, n on avevano su blto alcun notevole aggr avamento : però poco dopo la sun r iammissione al sanatorio l'infermo presentò un'altr a. emot· t isi, che, pur essendo di l ieve grndo, si protrasse tu ttavia per vari i giorni. I niziate seu:-i'altro dt,lle cure ugual i alle precedenti, ho potuto assistere ad un progressivo, per quanto assai lento miglioramimto; ed attualmente, dopo mol ti mesi di cura, i fatti articolari sono quasi totalmente reintegrati, poichè è scomparso il gonfiore edematoso; anzi i tes~uti sono asciutti e qua.si ipotrofici, e l' infermo inoltre ò in grado di camminare, senza soffrir dolore, col semplice aiuto d'un bastone; la. deambulazione è un po' difficoltata per le inevitabili r igidita articoh1ri. P er con,erso, in questi ul timi t empi ho rilevato un sensibile aggravamen to dei fatti broncopolmonari, con diffusione del processo e aumento della tosse e del catarro. CASO 2°. Cesare B . di anni 30; 11011 ba nulla di importante nel gentilizio; undici fratelli morirono in e tà giovanile, o da bambini, di malattie non precisabili; isemhra p ei·ò certo che nessuno in famiglia soffri mai affezioni reumatisrui,Ji. Dal lato personale nega malattie veneree e sifilitiche, e parimenti ev<,ntuali affe. zioni r eumatiche prima della malatti1, attuale, la quale è costi tuta da broncopolIllOnite cronica tubercolare del lobo super iore destro e da infiltrazione del lobo superiore sinistro. E ssa rimonb1 a circa due anni fo, e si iniziò con una emottisi a bbondante insorta improvvisamente u el p:eno benessere. In seguito l'infermo ha rnostrnto unii. grandissim!t t endenza alle emottisi, ora p i'.'.; orn meno abbondanti. Circa sette mesi ndd ietro dopo una di queste emottisi, piu abbondante e piu g,·:ive delle "ltre, perchè con alternative di migl ioramenti e peggioramenti si p rotrasse per qualche settimana, ma nifestò artralgie gravissime alle ,irticola zioni tihio-t,ir.~iche e tarsometatarsiche di ambedue i piedi, cosi fort i da. richiedere delle iniezionj tl morfinH per mirigade. Sul pi}ncipio non riscontrai n essuna alterazione obbiettiva; solo i movi menti passivi anche leggerissimi a livello delle dette articolazioni suscit.aYano fierissimi dolori. Dopo due o tre g iorni comparve un edemn moderato che d,il dorso di ambedue i p iedi si estendeva fino verso il terzo medio delle gambe. Intanto il dolore era d iventato meno grave, e andò poi grntlatamente scomparendo insieme con l'edema; allorquando comparve improvl"i· samente un'artralgia gravis.sima in corrispondenza dell'articolazione sc;ipolo-omernle destra, con impo;;,,ibilità funzionale quasi 11ssoluta e senza r ilevabili altera· zioni ol,uiettive. Que<;ta artrn lgia si protrasse per molte settimane, r ibelle ad ogni rimedio sia loca.le che per via interna, sino n che anch·essa gradatamente scomparve. Dopo di ciò però i f,Hti broncopolino1111ri si sono andati sensibilmente a.ggrnv11ndo, al punto che 1Lttunlmcute si può pre,·e,.lcre una assai prossima lìue dell'infermo. CASO 3°. - A. :M di anni 31; è malato di tubercolosi polmonare da più di quattro ~uni; le lo~ioni polmonari sono però 1ioco estese e poco profonde, con poca ten ·
OASOISTICA CLINICA
143
denza a.ll'ulcerazione; lo s t ato generale dell'infe1·mo è ubbasta.nza. soddisfacente; la tosse e l'escreato sono scarsi e poco molesti, Anch'egli però, come il caso 2°, ha una ma.rcntissima tendenza. alle emottisi, le quali si ripetono spesso senza alcuna causa apprezzabile, e, senza essere abbondanti, si p rotraggono talvolta. giorni e settimane Dopo una di queste emottisi più persistente e 'più grave delle altre, manifestatasi circa tre mesi addietro, insorsero dolori articolari piuttosto grn.vi in tutte le principali articolazioni ed an ch e n elle p iccole articolazion i delle m ani e dei piedi, i quali durarono immutati per qualch e settimana, s enza che per alt ro si manifestassero alterazioni obbiettive apprezrnbili. Scomparsi i dolori articolari altri nnaloghi ne compar vero in conispondenza d ei muscoli degli arti, i quali pure essendo di lieve grado, durano tuttora con alteTnative di migliora.menti e pcggior,,menti. In complesso a.dunque al>biamo un \'er o attllcco di r eumatismo poliarticolare acuto, seguito da r eumatismo muscolare. Questi tre casi, che ho riferito a preferenza di a ltri molti consimili, offrono, come ognuno av rà facilmente rilevato, uu part icolare clinico curioso: in tutti e tre cioè. presentanti una manifesta cospicua tendenza alle emottisi, g li attacchi reumatismali articolari andarono sempre strettamente collegati con emottisi più o meuo gravi che o li precedettero, o li accompagnnrouo, o li seguirono immediatamente. Se vi s ia una colleganza patogenica fra i due fatti, oppure se si tratti invece di una semplice coincidenza, n on è foci]e :stabilirlo; ad ogui modo il fatto merita. di essere rilevato. Un particolar e clinico d'una certa importanza, e che ho riscontrato quasi costantemente, r iguarda un certo parallelismo in senso inverso esis tente fra i fatti polmonari e le manifestazioni articolari : in altre p1uole col manifestarsi o con l'aggrava rsi dei fatti articolari si n ota generalmente un attenuarsi dei disturbi broncopolmonari; questi passano q nasi in seconda linea, mentre l'attenzione e la preoccupazione dell'infermo si polarizzano, pe1· cosi dire, ver.so i n uovi disturbi articolar i. A.ltro rilievo particolarmente importante si riferisce alla terapia: i preparati salicil ici, cosi efficaci nel reumRtismo comune, sono addiritturn senza effetto alcuno n el 1·eumatismo tubercolare; verso il quale ho trovato spesso efficat·issimo lo iodio, specialmente sotto forma di iniezioni ipodermiche alla Dura11te. Questo speciale criterio terapeutico potrebbe avere, secondo i l Poncet, un notevole viilore diagnostico specialmente nelle forme primitive di reunmtismo tubercolare.
14-!
RI VISTE GENERALI
LA VACCl ~AZIO:-;E A~TICOLERICA E LA VACCINAZ IO:'\fE A:\'TI T IFICA, per il dott. G. !\1,•11111101 cnpitan o medico. Il capitolo delle vaccin azioni umane è ancora ben lungi dall'essere r igorosam1:ute determinato nelle sue norme e nella sua. p rntica efficacia, ed è un capitolo ch e nell'igiene militnre as-mme unn s peciale importanza, q uando si trntti di spe· dizioni coloniali, per le qua.li le truppe debbano reca rs i in luoghi ove sia il pericolo di epidemie d i origine idrica, come il colera e il tifo. P er ciò che riguarda il colera, nelle ultime epidemie nelle I ndie, nel Giappone, n ella Persia e nella. Hussin, le vnccinazioni anticoleriche sono state eseguite su larga scala, e la mnggior part e dei medici che le hanno praticate, h!lnno ad es~e attribuito una grande importnu,:a. profilattica: tuttavia non manca no avversnri, elio com,iderano le va<'cinazioni anticoler iche con un certo scetticismo, sia pe1· i dati sperimentali, sia per i dati stessi delle statistiche: e tra questi è il prof. Met· c hnikoff. Crediamo utile riassumere brpvemente lo stato attuale della questione. Lo studio sperimentale int anto sembra stabilire che le vaccinazioni a n tkolericbe sono piuttosto contrarie che f'avore"c.li allo scopo che si p ropongono, almt1no nel modo com;i sono attualmente praticate. Il dott. Ch oukevitch r iassu me cosi i dati sperimentali : 1° Con l'inoculazione sottocutanea di colture viventi o morte di vibrioni dd colera si possono preservare gli animal i dalla setticemia o dalla peritonite cole, rica, n,a uon si pos.~ono preservare dall'intossicazione colerica; 2° L sieri di 1\Uimali immunizzati con quosto procedimen to non conten gono afliHto antitossine o anti-endotoss ine, Rncbe quando è possihile di prosen·an: gli animali dalla setticemia o dFlila pel'itonite colerica; 3° Nei casi nei quRli si sono ottenuti dei sieri anticolerici con proprietit au· t ilossicl1e o anti-endotossid,e, è RtRto nerf',sario immunizzare gli animali durante un lungo periodo di t empo con dosi progressive di vibrioni coler ici e delle loro tossine. in modo che é evidentemente impossi bile trovn,re un'analogia t ra questi casi e il caso delle ,·aecinazioni anticoleriche. Il colera umano è sopratutto una malattia tO$sica, e le vaccinazioni anticoleriche potrebbero rnggiungero il loro scopo, solo se oltre l'immunità antii)atterica poLcs.<ero conferire una immunità antitossica o anti-eudotossica : ciò che non può essere 11.mmL'sso per quanto abbiamo sopra riferito l'ìoi diciamo che il Yac,·ino anti<'olerico è efficace a preserviu-e l'uomo dall'infezione per la v ia <ligerentl', perchè eg;;o pr,,serva le cavie dall'inoculazione sottocntunea o perìtonenle del vibrione del colera. Ora il dott. Choukevitch nell'Istituto Pas teur ba voluto sperimentalmente vederu so le vaccinazioni anticoleriche valgono a preservare gli animali da esperimento contro il colern intestinale, come dovr el,be avvenire nell'uomo. Le ca,ie
RIVIS'J'E GE)l'J,;R,U,r
Ho
non si prestano a queste ricerche, per la difficol tà. di infettarle per la via iottistinale e di riprodurre in esse una malattia n.n.aloga al colera muano : meg lio si prestano i piccoli conigli appena nati, nell'epoca in cui si nntrono esclusivamente del latte della madre Orbene gli esperimenti del Chonkevitch hanno dimostrato che con le vaccinazioni anticoleriche si preservano i conigli dalla setticemia colerica, consecutiva alla iniezione sottocutanea o peritoneale di vibrioni, ma non si possono preservare dall'intossicazione intestinale, conseguenza della moltiplic«zione dei vibrioni nell'intes ti no, dopo l'infezione per la bocca. Coma si possono conciliare questi risultati contradditorii dell'e,perimento con le statistiche molto favorevoli date dal Ferran, dall'Haffkin e affermate nelle vaccinazioni fatte su larga scala in questi ultimi anni n6lle Indie, nel Giappone, nella Persia e nella Russia? Il :Metchnikoti' ha voluto esaminare attentamente questa questione, e trovandosi a Pietroburgo ha eseguito anche delle indagini. Intanto dalla stessa relazione del dott. Zlatogoroff, incaricato delle vaccinazioni anticoleriche nell'epidemia di Tabriz nel IVO-i, si rileva come figli faces., e una selezione particolare tra la gente che vaccinava, praticando le vaccinazioni, nel periodo massimo dell'epidemia, solo alle persone colte o in ottime condizioni di salute, e rifiutandole alle persone, che si trovavano in case colpite dal colera. Su 1600 vllccinati 818 erano europei, e si SI\ che la .popolazione europea in una citc1\ incolta vive sempre in condizioni migliori dlll punto di vista igienico. Lo stesso si può dire per le vacciuazioni eseguite dal Zabolostny in R ussia. L e vaccinazioni sono state praticate negli studenti di medicina, nel personale di assistenza ai malati, e in persone che rappresentavano la parte più c ivile e intellettuale della capitale russa, mentre si è presa come contrapposto tutta lA. grande ma!'sa della popolazione, nelle più miserevoli condizioni igieniche di alloggio, di vestiario, di vitto. Eppure anche tra i vaccinati si sono verificati parecchi casi di colera con esito letale. tanto che i l prof. T..:histowitch dell'Accademia di Medicina ebbe a dire che I~ vaccinazioni non avevano raggiunto il loro scopo, a giudicare dai risultati ottenuti nel personale sanitRrio. Ed auche nella recente epidemia in Italia, se il personale di assi~tenza e le persone più colte e più agiate si fossero sottoposte alla vaccinazione anticolericn., che solo i,1 loro si sarebbe potuta fare, date le ditl:icoltà di ambiente, di pregiudizi e di superstizioni, si sarebbe ottenu tR nna s tatistica brillantissima per l'etlicacia delle vaccinazioni, messa in ratfronto con i poveri colpiti, appartenenti tutti alle classi meno agiate e in condizioni igieniche miserevoli. Quindi nello stato attuale delle cose noi riteniamo che per le truppe in campagna non s'imponga affatto la vaccinazione anticole1·ica, la quale, a parte le difficoltà e gli inconvenienti legati alla vaccinai.ione stessa, potrebbe creare delle pericolose illusioni e fare rallentare la sorv~gl ianza accurata sull'igiene delle truppe e sull'approvvigionamento delle acque potabili, con il pericolo di potersi davvero trov11re di fronte allo scoppio di una epidemia colerica di origine idrica o di malattie intestina.li per acque infette.
•
** Ben differente è la questione della vaccinazione contro il tifo, malattia nella quale non s i tratta più di una intossicazione proveniente dal tubo digerente, ma di una vern infezione generale. IO - Giol'nale di 11iedieina militare - Fas,•. 1-11.
Brvrs·r1~ GEXJ':RALI
La lotta contro il tifo, anche con i pw rigorosi provvedimenti di profilassi e di igiene, è una lotta che urta in pratica contro difficoltà serie, data la diffusione delln. malattia e le vie infinite, per I.e quali il bacillo del tifo può raggiungere l'uomo. Quindi, anche sotto questo punto di vista, poter rendere l'organismo umano più resistente all'infezione è un problema, che merita alta considerazione per le truppe in campagna. Le vaccinazioni antitifiche sono state praticate finora quasi esclusivamente nell'ambiente militare. L'Inghilterra gia da tempo le ha adottate per le sue truppe nelle colonie, la Germania nel corpo di spedizione contro gli Ilerreros, l'America nella sua annata in pace e in paesi civili, la Franc ia per l'esercito coloniale. Dalle relazioni e dalle statistiche, le quali. trattandosi di militari , hanno ben altro valore, risulta che le vacc·i nazioni antitificlte hanno sempre corrisposto con fa,orevoli risultati. La bontà del metodo si può ritenere oramai assirurata, poiehe si può calcol are che le esperienze sieno stnte estese a oltre 200 mila uomini. Il prof. Sacqu,'·p&e, insegnante nella Scuola d i Yal de Griì.ce, in una brillante rivista sull'argomento, nel e Paris M,;dical » d el 2tJ genuaio 912 esamina tutti i vaccini fiuota proposti contro il tifo. Una prima questione è la SC"elta del bac illo eia impiegare come vaccino, perchè non sappiamo a11cora esattamente quali particolarità sono desiderabili per un bacillo tiffoo, che corri;,ponda poi bene nella vaccinazione. \1/rig ht, Leisbmann ed altri utilizzano un bacillo poco virulento; Bassenge e Mayer impiegano invece stipiti molto virul<,nti; Wn.;,~ermann e i tedeschi dilnno la preferenza n. bacilli, che pn·sentino in grado niolto elc,vato le proprieb\ di lcgt1me con le sostam-:e battericide, co11tenute in un siero antitiffoo. È una que,;tione di principio non ancora risoluta. I processi f:ìnora impiegati per le vaccinazioni si possono riunire in quattro gruppi: I. Va1·cinazio11e con bacilli del tifo vit'enti. - Si praticn l'inoculazione di cc. 0,6-1 di una coltura di 24 ore in acqua peptonizznta, riscaldatA. durante un'ora a 6()0, p~r attenuare h~ drulcuza del g erme. Questo metodo del Castellani, capace certo di dare una immunitfl molto vnlido., non può es~ere raccomandato, perché in soggetti sensibili potrebbe provocare il tifo o una manifestazione elJerthiana, e in ogni caso potrebbe detel'minare Il\ f:issaz1oue del bacillo nelle vie biliari con il pericolo di una di~seminazione della malattia. II. Vaccinazione con colture sf Prilizza/e. Nel processo ,\'right-Lei,;hmr.na si impiegano colture di 24-48 ore in brodo pcptonizzato, 1·igorosa10ente neutro, e largo.mente nereate dura1Jte lo sviluppo. Le colture sono poi Rte1·ilizzate n. 63° durnnte un'ora, e quindi addizionate con il 2.6 p. 100 di lisolo. La vacciuazione si fa in dl!e tempi : le dosi ottime sonorli 500 milioni di b11.tteri (circa cc. 0,5) per la l" inoculazione, e di 1000 milioni per la 2•, fatta dopo l:J.10 giorni. Il vaccino non si può impiegare prima di tre settim:ine, nè dopo tre mesi, per evitare reazioni troppo marcate nel l' c11so e per conservarne l'efliracia nel 2°. Le dosi ùi inoculazione devono essere rigorosnmente r ispettate. Kel processo Pfeiffer-Kolle, invece di colture in brodo, le quali contengono molte sostanze tossiche, si impiegano colture su .. gar di 24 ore. Si emulsionnuo in ncq ua fisiologica (45 ~mc. per 10 tubi), e !·emulsione si r iscnldn I\ 60• per 1,112· 2 ore : si aggiunge il 3 p 100 di acido fenico, si ripnrtisce in fiale e si riscalda di nuovo a 6ù0 per 112 ora.
147
RIVIS1' 1•, GEN~:n .1Lr
Sebbene sieno raccomandabili tre inoculazioni, specie se le due prime non hanno dato una reazione sensibile, tuttavia in pratica si fanno solo due inoculazioni a dosi crescenti, a intervalli di 8--10 giorni, i11iettando nella l" cc. 0,3 e nella seconda cc. 0,8. Nel processo Cbnntemease l'emulsione con ucqua fisiologica di colture su agar di 18-24 ore viene dosata in modo che 1 cc. contenga un miliardo di germi. Si r iscalda a 66° per 46 minuti e si distribuisce in fiale dopo l'aggiunta del 2,5 per 1000 di cresolo. Per la vaccinazione occorrou o quattro inocul11zion i a intervalli d i 8-14 giorni, con dos i succei'sive di cc. 0,26 - cc. 0,60 - cc. 0,76 - cc. 1. Tnì gli altri processi fondati sullo stesso principio, ricord eremo solo quello del Freidberger e Moreschi con l'inoculazione intravenosa di colture sterilizzllte a 120°. e quello del Renaud con la ste1·il izz11zione mediante l'espos izione delle colture alle irradiazioni di una lampaùa d i quarzo. In tntti questi processi però insieme con i corpi dei batteri si inocul11no a nche i prodotti tossici delle colture, prodotti che non sembrano necessari alla immunizzazione. III. - Vaccinazione con i prodotti di estrazione dei bacilli morti. - Wassermann utilizza delle emulsioni in acqua distillata (6 cc. per tubo) di colture di tifo di 24 ore su agar: l'emulsione è riscaldata a 60° per un giorno e quindi abbandonata all'autolisi a S7° per cinque giorn i. Si filtra per candela e si essic·cll. n el vuoto, in modo dR ottenere u111L polvere che si dihisce in siero 6siolc,gico feni<'nto nel momento de ll'uso I\7. - Vaccinazione con i prodotti cli e.,tmzione. dei bacilli i;frenti. - Bassenge e ~ayer utilizzano i fil t ra ti d i colture viventi: colture su agar di bac illi virulenti sono emulsionRte in acqua distiHata e sottomesse allo s battimento continuo per t re giorni, poi filtrate. Si prntica Ul,i:1 sola iniezione del filtrnto di 2 cc., che corrisponderebbe ai prodotti solubili di un tubo di coltur,l. R iassumiamo alcuni dati stinistici dei risultati ottelluti in pratic:1.
I ,\11,rhu..;•t a O/" n,•l
ne,
111111 vac·
"ri
n,1 1 ,·neri·
n·1t1
,·it1at1
uall
nn11 ,ar· ,nrri·
e 1nl1
Vaccinazione con il processo
, Dati d i Wright .
2,6
1,4
0,43
0,21
Nolle I ndie (de.ti di Wright)
10,05
9, ~,I
4,44
1,61
Statistica dell' Arme.ta Inglese .
13.3
6,6
3,66
0,61
I In Ladysmit,h
141,4
20,5 I 31,2
4,7
2,6
I
Wrigh>L,;•h=
Mortat1ta ' /"
.
13,9
4,7
In 24 ,oggim,nU noli, Jndi, (904-909)
5,30
I 16,9
0,6
30,4
Nelle Indie 1911
li,3
1,7
0,4
0,009
21.5
7,2
4,6
l.2
34
3
2,6
o
6
0,4
0,5
o
Armata Inglose nelle Indie ,
.
.
.
.
.
,
.
.
.
\ Nelle truppe Inglesi (Vincent). In uo battaglione a Southampton Ve.ccinazion& con il precesso Pfeiffer-Kolle: nell'armata Americana 1910 . I
8,9
'
14:8
RTV!~TE GENEIULI
Malgrado che da questi dati risulti evidente che la vaccinazione an titifìcn porti un reale beneficio, perchè diminuisce in una maniern molto sensibile la morbosità e la mortalità, tutt1win alcuni inconve nienti hanno r itardato multo la diffusione di questi metodi. Ricorderemo le reazioni locali e genera.li un po' vivaci determinate dalla vaccinazione, specie con il primitivo vaccino di Wright, la possibile riacutizzazione di accessi febbrili negli antichi malarici, e sopratutto i pericoli della fase negativa., per In quale si riteneva finora che i vaccinati fossero nei primi tempi p iù facilmente e~po,sti ali' infezione tifici\, che sarebbe poi
rlecorsa in loro molto più grn.ve che aei sapi. Per il timore dii questa. fase negntiva la vaccinazione antitifìca non 1,ra stata apJilicata in tempo di epi<lernia, e per le truppe desti nate a spedizioni coloniali era consiglhita la varci11111done solo in patria, p1'ima dell'imbarco. .\fa nella Uet·ue d'Hygiène del 20 dicembre 1911, il prof. Vincent rife.risce i r isultati delle vaccinazioni antitific he fatte nel Marocco con il vaccino di ~ -rightL eishmann e con i vaccini polivalenti preparati d1d Viucent stesso. 11 Vincent adorera. autolizzati di bn.cilli viventi. Il prodotto di una coltura di :H,48 ore su agar è emulsionn.to in 6 cc. di acqua fi:;iologica, ove si la,;cia m11cerare per 2-4 giorni a 37°. Si centrifug11. e il liquido chiaro sovrastante si rnccoglie e si addiziona con etere, che si tiene a contatto durante 24 ore per la sterilizzazione e quindi si elimina in pochi minuti a 37°-88°. La preparazione del vaccino polivalente è fatta dal Vincent con stipiti multipli di bacilli del tifo (tra i qmdi entrano i bacilli del t ifo, provenienti dRlla regione ove si devono far,? le vacci rrnzioni) e con i baci lli parntifo A e paratifo B . Le iniezioni del vaccino sono state praticll.te sottocute nella regione deltoidea del braccio sinistro e non hanno dato n otevole re11,zione, uè Rlcun serio inconve niente: gli autolizzati in genere sembrano meglio sopr,ortati. L'immunità conferita all'uomo è in rngione del numero delle inoculazioni vaccinali fatte, e il \'incent ha fatto in m edia 4 o 5 inoculazioni, a inten·alli di 7-8 giorni. La vaccin;1zione antitifìcii n el Marocco è stata eseguita in circostanze molto sfavorevoli, in uom ini affaticati e anemizznti da una ca.mpagua., resa ancora piu penosa dnll"ecce,si va. temperatura, in una regione nella quale si do,,eva lottare contro l'ostiliti\ tleJ clima, contro l'igiene deplorevole degli indigeui, cont1·0 l'inquina1uento permanente delle a .:q ue e del suolo, contro sciami prodigiosi di mosche. Tuttavia il Viucent nou ba mai osservato una « fase nega t iva >, nè aggravamento del proce~so infettivo in individui, i quali al momento della vaccinazione, avessero già in incubazione l' iufezione eberthiana. Gli uomini da "l"accinRre non sono stati affatto selezionati: sono sta.ti invece elim inati quelli che già avevnno an1to il tifo : vaccinati e non vaccinati sono stati tenuti nelle identiche condi-1ioni di vitto, di be,:inda, di ricovero e di sen·izio I I numero dei vaccinati è stato di 283 e di fronte si è avuto un gruppo di 2G3Z militari non vaccinati. Dopo quattro mesi i ri,nltati sono stati i seguenti: '.rra i non vacc inati (ZG3Z) si sono verificati l'il cnsi di tifo 64,97 p. 1000. con i! _vaccino ~'~:·ight (l:?9) si sono verificati casi di . . . '>S t1to 1 1.10 p. 1000. Tra I vacclllati (:.., 3) . . po1·1vaIenti· (l"') con I. vaccrn1 .,.., s1· sono veri·acat"I casi· d"1
=
I
=
tifo o= o.
R IVISTE GF:XC:RALf
14U
Interessante anche a notare è la frequenza degli imbarazzi gastrici febbrili, che banno richiesto una certa. permanenza negli ospedali : Tra. i non vaccinati si sono avuti 134 casi 60.95 p. 1000. 'fra. i vaccinati si sono avuti O casi. Nei militari immunizzati non s i è Yerificato alcun csiso di morte, mentre nei non vaccinati la mortalità per tifo è stata dell'S.35 p. 1000. I ris ultati sono veramente notevoli: e che l'etf!cacia della vaccinazione si,i riuscita manifesta è stato di mostrato dall'impressione nei soldati stessi e negli uf6cinli, i quali domandavano poi spontaneamente di essere sottoposti alla vac• cinazione. Lll vaccinazione quindi contro la febbre t ifoide non ~ solo importante per i risultati che ha dato finora, ma lo è anche per quello che promette per l'avvenire. Nella discussione del 19 dicembre Ulll all'accade mia di medic ina di Parig i, Chantemesse invocava che il beneficio dell11. vaccinnzìone antitifica fosse esteso anche alla popolazione civile nella Francia, la quale ogni anno vede colpiti da l tifo beo 80,000 individui e mietute migliaia di vittime.
=
150
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE R. Vror.1A:-11 ed A. ZA.FFlRO. - Sul valore della aterlltzzastone della ouh oon tlntur& dl lodlo. Rtoerohe htologlohe, b&ttertologlohe e ohlmtohe . (Rivista veneta di scienze mediche, aauo XXVIII, fase. VI, llHl). Gli A. A. si sono proposti colle presenti ricerche di dare in primo luogo, se possibile, una dimostrazione istochimica del grado d i peuetraziooe della tintura di iodio nella cute, controllando nel tempo stesso l'as~erto intuitivo, pe r quan to logico, del Grossich dell'ost acolo opposto alla penetrazione stessa dni lavaggi preventivi dei metodi c lllSsici, e d i controllare secondariamente con r icerche batteriologiche l'azione sterilizzante del metodo in parola per sè, ed in confronto a q uello tra i metodi classici più correntemente in u,o (metodo del F i.irbriager). Dopo d'aver a ccennato alte esperienze fatte dalla, Trnube-~eogarini, da \ Valther e Touraine, dal Duse e dal Loia.cono per dimostrare in modo sicuro In penetrazione dell'iodio negli strnti dell11, cute, senza però riuscire a mette re in e,idenza mediante un.a reazione chimica fino a quale strato si approfondisse il me1.zo di disinfezione, gli A. A. r iferiscouo di avere rnccolto il materiale di studio d11. vn.rie regioni del corpo (cervicale, ascellare, marnmarin, addominale, prepuziale e plantat·e), durante gli atti operali vi eseguiti uella clinica eh irurg ica di Padova ed hanno anzitutto trattato i pezzetti di cute asportati con una soluzioue a l 10 p. 100 di idrato sodico, e quindi su di es~i hanno esperimentato la caratter istica reazione d ella salda d'amido, ma all'estimo microscopico delle sezion i di cute, meno che per una volta. le prove risultarono negative. Allora f'i r icorse ad una soluzione acquosa di nitrnto potnssico acidificata con ncido acetico per libernre !'iod io d ai suoi composti organici:: dopo quakhe minuto. con carta bibula, si porta,·a via l'eccesso di liquido e si aggiungevano alcune gocoe di clol'oformio, SOl'vegliando al microscopio se incominciava I\ rendersi manifesta la reazione e continuando ad aggiungere cloroformio fino a che quesbi. appari,a evidente. In caso di ritardo si tn1ttl\vano le sezioni nuovamente con la soluzione di nitrito potassico acidificato e poi ancora con cloroformio: infine tolto l'eccesso d i liquido con carta bibula si roont11vano in glicerina. Esaminate le sezioni di cute così trattate al microscopio, si notavn. subito in corrisponden1.a della superficie epidermoidale una bella colorazione dal roseo all'ametista, che n.ndava aumentando d'intensità per raggiungere il suo massimo circa mezz'ora dopo dell'ini7.io della reazione. I n bllse a tali ricerche gli A. A. hanno constatato che nella cute asciutta la. tintura di iodio ha. uo forte potere di penetrabilità, proprietà che è posta bene in evidenza dalla citata reazione, la qun.le è sensibile an.:he a minime qunntità di iodio, e cl1e la la.vatnra preliminare della pelle con acqun e Rapone ostacola la
RIVISTA DI CHIRCRGIA Gl,NF.RALE
151
penetrabilità dell' iodio, nel senso che il metalloide oltre ad arrivare e. minore profondità imbeve, gli strat i epidermoidali in quantità molto più scarsa. Per la dimostrazione del potere steri l izzante della tintura d i iodio sulla. flora batter ica cntanea, le esperienze batteriologiche furono condotte tanto sulla cute umana, quanto su quella di animali da laborator io (conigli, cavie, ratti ). In una. prilua serie di ri cerche gli A. A. hanno controllato il valore batteriologico del metodo di Grossich di fronte a quello classico, prnticaudo dopo 10-12 minuti dalla pennellatura 26 semine di lembetti di cute prelevati col taglio iniziale dell'atto opeta.tivo: in una. seconda serie hanno fatto se111 ine di confronto fra leml,elti di cute trattata col metodo cl i Gros!'ic h e <'OI metodo classi,·o alla fine dell'inte1·vento open\tivo, prima d'iniziare la sutura cutanea; finalmente in una terza serie hanno studiato il comportamento batteriologico dei liii di sutura, ed in tutte que$te esperienze gl i A. A. hanno ri tenuto !'lterili le broùocolture che in ottnva giornata dalla semina, tenute sempTe in termostrato a 37<>, riml\uevano perfettamente litupide, meotro negativa rimaneva l'osservazione in goccia pendente Come ebbe già a rilevare il Dusc·, gli A. A. hanno coni=:tatato da queste ricerche che il metodo del Grossich non assicura costantemente la steril ità della cute nel senso batteriologico della parola, nè può purngonnrsi all'efficacia data dai processi di asepsi fisica applicabile agli strumenti, alle fasciatu re, alle garze, ecc; ma la percentuale dei casi in cui q uesta sterilizzazione potè essere raggiunta e dimostrata è incontestabilmente s uperiore usando il metodo suddett o, in coufront-0 di quello c1assico, snperiorità cbo si rende più sensibile quando si paragonino i ri;,ultati oLtenuLi colle semine di lembi di cu to prele ati nlla fine degli interventi operntlvi. D',dt ra parte la tintura di iodio esplica un'azione più dura, tura di quella meccanica e chimica, o, so s i vuole, datersiva ed anti,,ettica dei metodi cosi detti classici. Ottenuto lo sviluppo d ei getmi nelle brodoculture, gli A. A. hanno proceduto a ll'isolame11to ed alla i<lcntiticazione dei germi wedesimi, ooncl,i, alla determinazione della loro viru\enzn, merc,i la iuoculazione nel peritoneo delle cavie e n oi sottocutaneo dei conigli, ecl hauno constl\~IIW l(L pre~enza della co1u1,111e i-lora, bntterica saprofi tica cutanea, alla quale si aggiungono variet,\ patogene che nella cute vi,·ono e si moltiplicano saprofiticamente, ed hanno a ccntato a ltresi una de, bole virulenza spiegata da specio verameuta patogèue per gli noimali da esperimento. In un'ultima serie di r icerche con i piogeni sui coni~li e col tetano e c1u·bonchio sulle cavie gli A. A. hani,o dimostrato che la tintura di iodio adoperata in cute int~gra colle modalità suggerite dal Gro~sich per ogni intervento asettico è capace di agire efficaceme nte su germi patogeni anchll vinzlentis,imi che si trovassero per caso sulla cute medesima. Dalle suddette dimo~trnzioni batteriologiche gli A. A. vengono alla conclusione che il metodo del Oro«sicb, quantunque non garantisca un'assoluta sterilizzazione della cute, pure rimane indiscutibilmente superiore ai metodi classici o a quanti a.Itri sono apparsi in questi ulti mi tempi in lo ro sostituzione. Tale azione efficace è dovuta escl usivamente alla penatrazione nei vari strati dell'epidermide nei dotti escretori delle ghiandole cutRnee e nei bollicali piliferi del la tintura di iodio, la. quale agisce direttamente sia sul numero dei germ i, s ia sulla loro virn lenza. Gli A. A. riportano infine una s tatistica di 184 operazioni chirur g iche praticate previa disinfezione della cute col metodo GrO$Sich, fra cui 104 per ernia inguinale, nella quale si ebbe indistintamente la guarigione diretta per p r ima inten-
1r,2
IHV['-1'A nr CIHRL"fWIA c;~:NER,\ LE
zione, senza c he si ;;iano veriticati inconvenienti imputnbili al metodo : non assorbimento, ed intos~icazion i, n è eczemi estesi, n è dis turbi della viabilità intestinale per gli interventi n ella cavità peritoneale. Sicchè nuche per le osservazioni cliniche sono indotti a ritenere ch e il metodo Grossic h è super iore agli altri metod i di disinfezione d e l campo operativo attualmente i n uso· C ASA lll1' 1.
RIVISrrA BIBLIOGRAFICA Manuale dell'lglenlata, per cura del pro f. A:>1rrni.o C 1t1.1, 1. editrice torine;;e, 1911.
Unione tipografico-
In bre ve volger di tempo il ;\{annate dell' igienista, pubblicato per cltra del prof. A Celli, è alla q uarta edizione, ciò che dimostrn. come il libro corrisponda perfettamente a llo scopo di e.•sere veramente prntico e u t ile. D'altra parte io ogni nuova edizione appare evidente l'amore e la cura, con la quale il prof. Celli tiene id correute del movimento scientifico un li bro, che de,,e riu><cire uti le e g1·adi to compagno e preziosa guida per ~bi ha il dovere di difender e il gen ere umano dalle degenerazioni e dalle malattie, che lo insidiano. P iù che una quarta edizione, s i può ri tener e che ques ta in corso di Ham pa ,;ia una e iizione del tutto nuova, e più che un manuale, il libro del Celli è diventato una vera e propr ia eucic loped in di igiene. L a prima parte ora pubblicata d in due volumi. Nel primo volume il prof. Scala svolge largamente la fisica e la chimica appl icata all'igiene con g li esami dell'aria, del terreno e della luce e con g li esami dell'acqua e degli ,dimeni.i di orig rne animale e vegetale. Il p rof. Bertolini svolge il capitolo delle ispezioni delle carni, trattenendosi sui mattatoi e macelli, sulla visita s anitaria Agli animali, sui motivi d i sequestro e ,mi caratteri de lle carni nltern.te e malate. Nel secondo volume il compianto prof. Raseri trn.tta della demografia e delle stati~tiche sirnitarie, e il prof. Rost er studiit l'«ria., il suolo e le acque n ei ra pport i con il clima. Jl prof. Spataro espone l'igiene del suolo, delle a cque, della casa e delle citt à. Il prof Calli svolge i due impor tanti capitoli de ll'igie ne generale, quello dell'alimenta.zione e quello del lavoro, in ispeciale r i~uardo alle cnuse di insalubrità dell'am biente induqtriale e al modo di ovviarle : e si in trattiene s ull'educazione, cons iderata o come educazion e fisica nel senso più lato della parola o come educa,done igienica propria.men te detta, la quale dovreiJbe cominciare nelle scuole elementari e proseguire por tu tti g li a ltri gradi dell'istruzione, in modo da p oter,;i veramente avere, e di ffu,a, n el popolo la " coscienza i~ienica ~Attendiamo con vero int.ere!l,;e la seconda pRrte del .llamialt, nella quale la B att er iologia s arà trattata dal prof. De Bh1si e la Pamssitologia, capitolo del tutto n uovo, clnl prof. Ale~snnd r ini : la competenza dei due valorosi collPghi dli nllidamento, ch e quosta seconda pnrle riuscin\ non meno istrnttiva ed utile della prima, ot·a pubblicata. O. M E)l~O.
153
CONFERENlE ~CH:NTH1ICIIE DEGU ij~PEDAU MILITARI IOWR.10- DEGLI ARGOMENTI TRA'l'l'ATI
(DAI PROCBSSI VERBALI PERVENUTI ALL'ISPETTORATO DI SAN1TA ~flLJTARE DAL
1° AL 31 DTCEMB'RE 1911).
ANCO~A (novembre). - Capitano medico GAETANO FuNAJOLt: Relazione sul 7° congresso internazionale di antropologia criminale in Colonia. L'O, che fu delegato a rappresentare il Ministero dellR guerra ed il Corpo sanitario militare in detta riunione, riassume le più importanti comunicazioni che furono portate alla discussione. Segnala anzi tu tlo la comunicazione Ferri s ugli 11vamprogetti del codice penale Tedesco-Svizzero, nella quale si viene a dimostra1·e come la innovazionl:l di detti avamprogetti sia un chiaro esempio di arditezza legislativa rispondente al111 conclusioni della sociologia criminille. Accenna quindi alla relazione del ~aus sulla necessità di prnteidone dei fanciulli criminali, a quella del Carrnra relativa al valore delle abnormità morfologiche rispetto all'indice di mentalih\ e di moralità individuale, alla relazione del Sommer riferentesi allo stato attuale della. psicologia criminale e del Saporito sui migliori mezzi di dife$a della società do.i criminali e dagli a lienati. Infine, dopo di aver riassunta altrecomunic11zioni di LRttes e di Tarnlli, ecc. l'O riassume un !iiUO lavoro sui caratteri antro-psicok,gici sui mil itari delinquenti con speciale riguardo al delinquente occasionale, lavoro che fu letto al Congresso. ID. (dicembre). - Capitano medico GAETANO FUNAIOLI: Sul l'epilessia. L'O., si propone in que!Sta conferenza di rievocare tutte le nozioni più sicure che si banno su tale forma morbosa, considerata dal punto di vista neuropatico, frenopatico e medico-legale. Accenna al valore del co~i detto carattere epilettico, specialmente qun.ndo esso è accompagnato da abnormità. morfologiche cranico -faciali e del tronco, nonché da 1dterazioni funz ionali (del campo visivo, dei riflessi, ecc.) e ricorda le caratteristiche più salienti degli accessi motori insistendo specie sulla loro s istematizzazione e sui perturbamenti della coscienz,1. Parla delle forme psicopatiche più frequenti, st11 bilendo un confronto tra i caratteri dell'accesso convulsivo e quelli degli a ccessi psichici e criticn. 111 cla~silicazione di Samt, di Palret, di Kraft Efings, rilevando invece i pregi della c lassificazione del Bianchi. Discute successivamente se le manie transitoril:l debbano o no rientrare tra le forme epilettiche. Dopo ,tver parlato delle lesioni anfttomo-pntologiche e delle patogeneri della malattia. viene RI problema medico-legale, considerando le varie situazioni mentali degli epilettici in rnpporto ai rea.ti, e conclude dimostrando come la. scuola lombro.«i11.nn., la qunle oggi è trionfatrice in scienze
154
CON'FERE:SZE SClEXTIFICRJ,~ O.EGLI OSPEDALI MILITARI
per ciò che spetta al lato morfologico e a quello ps icopatico degli epilettici, tenga anche il campo r iguardo a l problema medico-legalo della neurosi. CASER'L'A (dicembre). - Dimostra1.ione speri mentale sul ri ~ulta to di due autopsie; l'una riguardante un caso di tube rcolosi intestinale con diffusione miliarica nell'apparecchio respiratorio in un turco prigioniero di guerra, l'altro un caso d i tubercolosi solitario aderente al pavimento del ter zo ventricolo verificatos i in un soldato della 10• compagnia di sanità. CHIET I (dicembre). - Capitirno medico AL,f'REDO ANDRE rN1: Sopra un caso di anchilostomiasi. L'O. prc~onta un soldi~to, ricoverato nel l"iparto medicina di professione min11.tore nel le solfare ài Caltanissetta, che fu già in cura all'infermeria del corpo ripetutruueute per oligoemia. Entrato all'ospedale_il 14 settembre u. s., si rilevò 6n da lle prime visite un notevole stato di oligoemia. non accom pagnato da tremore splenico, nè da altre malattie genernli o degli organi emopatici. Il sospetto d'un par!lssita'intestin11le venne confermntodall'e:'!nme microscopico delle feci che dimostrò la presem1a di numerose uova di anchilosto111,a duodenalis in fn~e prolifica. Lfl curn 11r1tielmiutica consistette n ~lla sommini• strn1.ione di qualche dose di timolo e nell'uso prolungll.to di infuso di scorza di melogrnna to con essenza d i trementina., coadiuvata da purganti somministrati ad intervalli ed intercalati con uso di as~a fetida e santonina. Fu pr at icata contemporaneamente una cura ricostituente a base di inie1.ioni giornaliere a bflse di ca.codilnto di sodio e citrato ferroso sodico. L'O. rifori'>ce che la r icerc11 delle uova di nnchilostom:t dopo il suddetto trattamento terapeutico e per la duratll di un mese successivo è costnnte1:nente ris ultata negativa, e che le cond izioni gene rali dell'informo, allorchè fu dimesso d1tll'o;;pedale erano uotevolmeute migliorate, essendo altresl ~comparso un soffio anemico rilevato nel pri,no pe r iodo di degenza. Tenente eolonnello Ù)Rli:NZO l~oxo.,10. Riferisce sommariamente sopra un a ltro infermo ricovernto nel riparto chirurgico per accesso perpotroso olitico con trombofl~!ite della porzione sigmoidea 9el seno laterale destro, nel quale è S!tRta praticata in tu tempo la trnpa.nn.zioo o d olio. mnstoidc ed in :Jn tclllpO l'a t. ticotomia e la ciamectomin temporale: cnso di speciale interesse sin dal lato clinico che dal lato chirurgico. Io. (dicembre). - CA.pitnno medico A1,rn1rno AND1rn11s1: Un caso di morbo del Banti. L'O presenta un infermo ricoverato nel riparto medici 1rn con colorito itterico della cute e delle coo~iuntive bulbari. L'esame obbiettivo ha fatto r ilevare un ing ra11dimento notevole della milza che mi~ura 20 cm. nel diametro Jongitudirntle e 15 ne l trasver;:o, e si presentll dum alla pressione, ma indolente. Il bordo epatico è duro più del norm,de. senza essere doloroso nlln pressione ed arriva fino alln linea ombellicale verticnle in 11v11nti ed in basso sulln parnsteroale destra fin oltre tre dita in fuori dell'arcata costale. Non si riscontra presenza di liquido nel covo poritonenle, nè si hanno edemi ma lleolari o palpabicali. L'e~nme delle feci ha accertato In preseo7.f\ rl.i ~cibale sottili ci lindriche. di colo,-iti aema-chiaro nella massima parto della loro massa, con porzioni decisamente aetn.cee e di odo1·e fortemente sgrn.rlevole; quello delle urine presenza di biliruhinn, sem:a biliperdina L'e~n.me del ~angue a fresco ha rilevato emagie pallide e facilmente alterabili, nessun parn~sitn nel plasma e nei globuli. i::carsi e normali i leucociti.
CONFERE)IZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI
155
L' O. nelln sindrome esposta conclude trattarsi di un caso di morbo del Bnnti allo stadio intermedio, peascitico . Per la prevalenza sugli altri fenomeni dell'alterazione della milza esclude possa trattarsi di cirrosi epatica ipertiofico od atrofica, degene razione amiloide, fegato luatico, tuiuori, ecc. Il trattamento curativo che potrebbe ancora dare speranza di successo, mancando l',,scite e quindi la retrazione cirrotica del fegnto, sa.rebbe la splenectomia, ma 1 'infermo ha rifiutato l'operazione; mentre la terapia. sintomatica con preparnti ferruginosi ed arseniacali ha valore unicamente palliativo e potrà solo indurre un sintomatico miglicramento nelle condizioni generali del soggetto. UDINE (novembre). - Maggiore medico Prn·r1w Loscm: Eziologia, pMogenesi e classificazione delle aritmie cardiache. L'O. premette che lo studio delle 11ritmie si collega intimamente con le recenti ricerche sul ritmo cardiaco e con la dottrina miogenica sull'automatismo del cuore. Mentre la teoria neuroge1m subordin11. la funzione cardiaca esclusivamente all'azione dai gangli e dei nervi iTJ.trac1trdiaci, q nella miogenica, sorte per opera speciulmente dell'Engelmann, del Goskel, dell'His, l'attribuisce in special modo alle libre muscolari. I suddetti autori hanno dimostrato, oltre la continuità delle fibre muscolari degli atri con quelle dei ventricoli, anche la differente origine embriologica, In strut· tura e le proprietà biologiche distinte del co~l detto fascio primitivo (fascio di His) in confronto del foscio secondario costituito da 11ltre fibre non diflerenziate e destinate a produrre !11. contrnzione ùelle cavità c11.rdi>Lche. I risultati sperimentali hanno avuto anche la sanzione 11.011.tomo-chimica, come lo dimost.rano alcuni casi di bradicitrdia dipendenti da lesioni del fascio di His. L'O. illustra quindi le proprietà fondamentali del muscolo cardiaco: capncità di pr.odurre gli stimoli, trasmissibilità, eccitabilità e contrattilità, che sono in gran parte indipendenti l'una dall'altra e possono essere alterate da influenze specialmente d'origine nervosa Accenna inoltre 11.lla carattei·ist.ica particolari ti\ del muscolo cardiaco che 4.uando esso si contrae, esercitando le sue proprietà cardinali, queste temporaneRmente si esnut:iscono per restnura rsi poi gradata, mente nel periodo di riposo o fase refrattaria del ì\Iar&y, durante la quale il ventricolo è ineccitabile agli stimol i fi~iologici . Si trattiene infine sull'extrasistole, la quale non è che una cootrnzio11e abnorme delle cn vità cardiache per uno stimolo non fisiologico, e cui segue necessariamente una diastole o pausa più lunga del normale corrispondente al doppio delle prerede11ti ri~oluzioni cardiache e ciò in bnse alla legge dell 11!:11gelmim11 sulla con,ervazione dei periodi fisiologici degli stimoli. Io. (dicembre). - Mo.ggiore medico P1ETRO Losc1-11: L'O. contiuua ln trnttnzione del tema della confe.renz11. del mese preceJeote, enumerando e classificando le varie aritmie a secondo. della loro etiologia e patogenesi ,\ccen11a dapprima a.Ile aritmie di origine fisiologica e cioè la respi1·atoria e lll ortostatica che talora. assumono aspetto e forma patologica, e quindi alle aritmie patologiche, per le quali segue la classificazione del \Veuckebnch e del Makenzie, avendosi tipi diversi ,di aritmie o. seconda della varin alter11.zione delle funzioni fondamentali del miocardio. Parla quindi delle aritmie dovute ad alternto. conducibilità dello s timolo od a lesa proprietà contrattale del muscolo cardiaco, e dell'aritmia. perpetua (delirium sordis) determinata da una com plHta distruzione del ritmo fonda· mentale, e si trattiene in particolar modo sull'adtmia dell'cxtra.siscole, che è la forma più frequente nellR nostra pratica. Circa la sun patogenesi accenna
156
CO~FEHENZF: SCJEXTJFICJBE DEGLI OSPEDALI MILITARI
all'azione di sostanze tossiche od eudogeue atte a moltiplicare il numero degli stimoli cardit,ci ed alla maggiore eccitabilità. ritlessa cllrdiaca accumulati"i nelle fibre-cellule per inffuenia di dette sostanze. L'O. discute infine sulla proguosi, la quale è favorevo le, non rilevandosi in queste aritmie turbe circolatorie per la conservata energia ventricolare. Quanto a lla terapia giova l a soppressione delle cause (disturbi dispeptici, tabacco, caffè, ecc. ', nonchè l'uso della valeriana., della belladonna, del bromuro di potassio, ecr. YE~EZI A (dicembre). - Farmacista di II classe Ai.:n u;;oo PAGJSJ&LLO; L'acido cianidrico e parti<-ol,trmente la sua funzione nelle sintesi organiche naturali ed artificiali. Premesso alcuni cenni s ui metodi d i sintesi delle sostanze organiche come vengono prnt,icati nei laliorntori e su quelli che segue la natura negli organismi viventi, l'O. espone i vari processi che si verificano nella cellula con speciale riguardo a quelli inerenti alla nutrizione, e tratta dello sviluppo e della funzione ch'è chiamato a compiere il protoplasma nell'organ ismo per tutta la sua evoluzione. Parla quindi dell'acido cianidrico e dei composti delle serie cianiche, iutrattenendo~i s pecialmente sulla loro formula di costituzione. Si occupa inol tre dell'as~imilazione del carbone e dell'azoto da parte delle piante, mettendo spe-
ciahnente in rilievo i l fatto che l'acido cianidrico, ormai così diffuso nel regno vE>getale, più che avere un ufficio protettivo per la pianta. contro gli animali fitofa,?i, rnppresente. il primo termine della formazione degli a lbuminoidi, cosi come la formaldeide serve da primo anello nella sintesi degli idrati di carbonio nel regno vegetale. L'O. illustra infine i metod i coi quali nei laboratori, partendo dall'acido cianidrico o da altri composti cianici, si ottengono nume rosi composti organici, e conclude augurandosi che colle ardite conquiste della eh imica fisiologica e della biologia si pos.'la giungere a penetrare il grande segreto della natura cioè la sorgente della vita nella sun essenza, sebbene nelle forme più rudimentali.
Movimenti a\fVenuti nel Cor~o ~anilario e nel Personale Farmaceutico (Ualla ,1 ,s .,1·11sa t• alla 5• •li-I /Jul/ellwo 11/fieiale d ..tle 11omt11P)
Ufdolall ln servizio permanente. Il. decreto 2U ottob,·e 1911. Dante, tenente medico R. truppe coloniali della Somalia (a disposizioue Ministero e.:teri). - Cessa di essere a disposizione come sopra dal 7 novembre U/11 e tra,:ferito ospedale v .,rona.
C.\~E l.l ,A
R . cucrelo Sl dicembre l !Jll. I seguenti uHiciali medici sono promossi al grado superiore con anzianità 31 dicemhre 1911, con decorreuza per gli assegni did 1° gennaio 191~ e con la. dtJstinazione per ciacsuna imiicnto:
YOVDIENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E è\EL PERS. FABllACEUTICO
157
lfaggiori medici promossi tenenti colonnelli medici; BERNUC-:1 cav. Giovanni, ospedale succursille ~antova. FAitALLI cav.
Celestirw, ospedale Firenze. -
-
Continua come contro.
Id. id.
Capitani medici promossi maggiori medici ;
Enrico, reggimento cavalleggeri di Caserta. - Destinato os pedale Bologna. NAHDINl cav Gii,lio, artiglieria compagna. Id. id . Livorno. CABIBA cav. Felice, 27 fanteria. - Id. id. Bologna PASSARELL>. cav. Ugo, 2 granatieri Id. id Roma (a scelta). MA1STO cav. Pa11quale, ospedale !:fapoli - Continua come contro (dichiarato promovibile a scelta). P ALTR!Ni01H Umberto, 92 fanteria.- Destinato ospedale Ravenna (id id.}. COTTAFAVA cav.
Tenenti medici promossi capitani medici ; Po1rnu Pietro, 46 fanteria. - Continua come contrn (dichiarato promovibile a s celta). lANN!ZZOTTO cav. Carmelo, o~pedale Milano. - Dest inato GS fanteria. BEVACQUA '1lfredo, id. Napoli (comandato ospedale R oma). - Continua come co ntro (dichiarato promovibile a scelta). ALFONzo Luigi, scuola applicazione sanità militare. - Destina to 61 fanteria (a scelta} e comandato scuola applicazione sanità militare. GAr, LIA Amelio, id. id. - Id. 65 iii. (dichiarato promovibile a scelta). P AZZ I Ermanno, ospedale Roma. - Id. 82 id. (id. id.). PALUMBO Luigi, id. Napoli. Id. ospedale Ca va dei Tirreni (Sa lerno) (id. id.). M ODES "l'!Nt Paolo, 1° artiglieria campagna. - Id. id. Perugia (a scelta). Dete1•1nirta'l'.fone ministeriale 4 gen,iaio 1912. MESDES ca.v. Guido, capitano medico reggimento cavallegger i
di Udine (comandato Ministero guerra). - Trasferito 2 granatieri. Foc E Edgardo, id. 61 fanteria. - Id. 7 artigl ieria campagna. TEltPESTA Francesco, id. 23 artiglieria campagna (a d ispos izione Ministero interni ) - Id. 15 fanteria, cessando di essere a disposizione come sopra dal 21 d icem · bre 1911. B O LTIER! R oberto, id. 68 fanteria. I d. ospedale Milano. ll1PERIAU Gitilio, id. ospedale Perugia. -- Id. id. Roma. DE MA RZO Vincenzo, tenente medico R. corpo di truppe coloniali dell'Eritrea. (comandato scuola applicazione sanità. - I d. id. Firenze dall'S g eunaio 1912 (continuando comandato come sopra}. R. d ecreto :M dicembre 1911.
Egidio, tenente medico ospedale Piacenza. per sospensione dall'impiego.
CASASCO
Collocato in as pettativa
R. d ecreto 23 n o"Vembre 1911. R oSANtGO cav. Albel'to, colonnello
medico diret tore sanità militare V corpo ar• m ata. - Collocat o in pos izione ausiliaria, per ragione di età , dal 15 dicembre 1 91 1.
168
MOVJME:,;TJ A\.V J~NUTl :,;i;:1, CORPO SA:,;I T. E NEL PEBS. F ARMACE UTI CO
R . dec,·eto 4 dicembre 19ll, di molo proprio cli S. M. il R e. ~i;;:,;:;i,;ttoT'l'I
litare. -
BEN\·&:-;uT1 Git1seppe, c11pit11no UJedico scuola applicazione sanità m iNominato cavalier e nell'Or dine della Corona d'Ital ia.
R . decreto 7 dicembre 1911. BAHBATELLI cav. Ellore, colonnello medico diret t ore ospedale Bari. - Esonorato dalla carica di cui sopra e nominat o dirett ore sanità mili t a re V corpo armat a dal 15 dicembre 1911. TALLAmco cav. Bonifacio, tenente colonnello medico d irettore o~pedale L ivorno. - Promosso colonnello medico e nominato direttor e ospedale Bari dal 15 id. TESTI cav. Fancesco, id. vice di rettore scuola npplicazione sanità. militare. - Esonerato dall11 carica di cui sopra, nomina t-0 direttore ospedale m i lit a re Livorno dal 15 dicembre 1911 e comandato scuola applicazione sanità militar e.
R. decreto 28 dice-111.b1·e l!Jll. PE1,L1WR11>1 Pellegrino, tenente med i,·o io a,:pettativa per motivi di famigla, per quattro mesi. (R. decreto 18 a gosto 1911. - L'aspettativudi cui sopra è proroga ta di otto mt>s i d a l 1° gennaio 1912. D<Jcreta 111inisteriafo 27 1licemlJre /91 l,
Lo stipen<lio annuo d ei cnpitani medici inscritti nell'ammario militare con l'anzianitll. 19 dicembre l!JOl e lt; dicembre 1906, è portato ri!>pettivamente a lire 1800 e 4i00 dal 1° gennaio rn12. D Pfermlnazione ministeriale 18 gennaio ,l!!l:?.
Paolo, tenente med i,;o Il. corpo di truppe colon iali dell' Eiitrea. - T rasferito o;,pedrile Cagliari dal 2 feblm,io ll:IL:!.
IlANDAL'CIO
l l. d ecreto 1-.1, dice1nbre 19ll. BALDANZA cav . .J11drea, colonnello medico direzione sanità X corpo d'annata. , .:._ Collocato a riposo a suR domRuda, per infermità non dipendenti dal ser,izio con decorrenza da l 1G dicembre Hlll ed i ascritto n ella i+,en 'a.
H. decreto l:l gennaio HJ12.
D'ACoS1'1NO Fra,ic(sco, tenente medico io aspettativa per motivi di famiglia, per sei mosi (ll. decreto 6 luglio Wll). - L'irnpettativa di cui sopra è prorogata di sei mesi. dal 15 genmiio IVlZ .
•Detei·minazione mini,deriale)
Z5 gennaio 191Z.
'.\fv:,ACO Arforo, ca pitano medico ospeùale~Napoli (comnndato'ospedale Torino). -
Si consideri come -, non a,,venuta la sua tleslin1L1.ionc alla cl inica chi rurgica dell'università di T orino e cessa perc iò di essere comandato come sopra. Farmacis ti millt&rl. R . decrPfo 16 11ot·~mb1·e l:.Jll.
Bu·u1,co ,h1relio, farmacista di 1" clas~e, ospedale Genova. -
A)tA'J'URO J 11fonio id. 1" id., id. Cava dei T irre ni (Salerno). - Lo .stipendio dei sopr a notati farmacisti, con due scs;,ennj, è. elevato da lire 3bUII a lire 3GOO do.I 1• g ennaio 1911 .
MOVIMENTI A \" YENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FA 11MAOEUT100
159
Dec1·eto m inisteriale 2-l dicembre 1911. NATA LE cav. Luiyi, farmacista
capo di 2° classe, ospedale Chieti. - Promosso farmacis ta capo di l" classe, dal 1° ottobre Ulll. Col.TI (Jal"lo, farmacista di 2° id., id. Firenze. - I d. farmacista di l' id., dal 1° id.
R. decreto 3 1 d icembre 1911. Carlo, farmacista di 1" classe ospedale Milano. - Collocato in aspettativa per infermità comprovata, per un anno, con l'annuo l\Sscgno di lirè l'i50 dal 1° gennaio l!ll2.
L AC!ll);I
Uftlolall lo poalzlone di servizio aualltarlo. R. decreto 8L dicemb1·e Wll.
I seguenti uffidn li in posizione di servizio ausil iario ~ono promossi al grado superiore! Tenente colonnello medico p romo,,so colonnello medico: M1rn1t:LI cav. l;nigi, distretto Verona.
Capitan i medici promossi nrn ggiori medici: Ct:v.1scm cav. Catullo, clistretto Pa rma -
VA1.1,~; cwl'. A11gelo, distretto Firenze.
Ufficiali di rl.a erv a . R. dccrelo 3 L diceml.,1·e lfJl l.
l seguenti ufl:ìciali di r iserva sono promossi al grado !5'uper iore :
Tenenti colonnelli medici pr omossi colonnelli medici: REVE1.1.1
cav . Samuele, distretto ì'ilonctO\"Ì - Onnt c11v. Raffaele, distretto F i-
renze. Maggiore medico promosso t enente colonnello medico ; PERo:,.1 cav.
Felice, distre tto Venezia.
C,ipitani m edici promossi rnagi;iori tlledici: ;\IEOt:G xo c«v. F rnncesco, distretto Napoli -
DE F11.1PP1:s cav. Adiut.ore, distretto
Firenze. Tenenti medici promossi c,1pitaui medici : D ELLO STR01.ooo Dario distretto
L ivomo - FERIU Raffaele, id. Catanzaro Fmm.1. Domenico, id. B enevento - SABHADJNI .,frnaldo, id. Frosinone - SEGA V irginio, id. Forll - M o nOANTJNI CamiUo id. Novarn - MAHZ ULLO Mfrhele, id. Avellin n - Rossr Giuseppe, id. Rom:.\ AL01xo Giuseppe, id. P otenza - Conn1 1° Antonio, id. Sulmon11 DJ Gru-
SERA
Egidio. id. Casa le -
160
MOVDl'E.)lTl A \"VE:,;UTI NEI, CORPO SA:-1'1'. E :-;EL PERS. F.AR:IIAOEUTIOO SEPl'E Pier Camillo, id. 1'hpoli -
L1i;:·ro Salvat<Y1·e, id. Avellino - F ON'l'ANA Nicolò, id. Trapani - M o1u.MAHCO Giacinto, id. Bari - 0TTO"ELLO Enrico, id. Cagliari - R1cc1 Vincenzo, id. Cosenza - M1LETT! Michele, id. Avellino IAN NIJ:S1 Ce.,ai·e, id. C,tta nzaro.
Sottotenente medico p romosso tenen te medico : Pr.:S'fAG :SA
Ruggiero, distretto C11mpngn11.
OJJOBIFIOERZE
nell'Ordine dei Sa. Maurizio e Lazzaro concesse per la ricorrenza della festa di S. Maurizio 1912 (15 gennaio). Il. decreto 11 gmnaio 1912 In considerazione di lunghi e buoni servizi.
Caraliere. V1ti;:oo., 1L"I Cl\v . •'\,Jatti>n,
colounE-llo medico direttore o!:pedale Alessandrin.
In cansiderazione di speciali benemerenze.
Cat:alicri. C1Acc10
c;,v. Andrea; maggiore med ico direzione s anità IX corpo armata.
1'0TIF1CAZI01' I.
Anivl e parteuze da. e per l'Afrloa. Paolo, tenente medico. - Ri tornr1to in ltalin d alla colonin Eritrea. pe1· rimpatrio definitivo, il 2 gennaio l!H:?.
RANDACCIO
Cor.AJAN:-.:1 Federico, capitano
9 dicembre 1911.
Oomm. CLAUDIO SFORZA, maggior generale medico. T1 !'l e da t.t.o rc~ RIDOLFO L1v1 1 tenente colonnello medico.
(!:Ila ) -
Romn, 1912 -
T,p. ~:. \"oghera.
LrJGJ PALMIElll , gt.-e,ile
.J.lNDOLO CosTANTrNO, colonnello medico. - Oftalmoscopia ed ottica oculistica. Manurue teorico-pratico. Un voi. in S<> con 82 figure e 12 tavole. - Napoli, stabilimento tipografico Ferrante, I 905.' (Vondibilo presso l'Autore, Roma, via Principe Amedeo 47 ) . . . . L. 8 MAllOlANTI Ezio, colonnello medico Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po (1889, 1898, 1905). Testo e progetto con illustrazioni, premiati con diplol'Jla d'onore ali' Esposizione interoazionale di Milano 1906. (Vendibile presso ·l'Autore, dir'¼zione sanità milite.re) • 4 ID. ID. - Esercito e tubercolosi. (Notizie. Profilassi attuale. - Età della chiamate.. - Ferma biennale. - Abbassamento della statura). Rele.zione al congresso nazionale d'igiene Ul06 Milano. (Id. id. id.) . · • 2 8.lUN.\.nI SALVATORE, muggiore medico. -- L'anatomia e la chirurgia operatorie. deUe. màniibola e delle parti molli cho la rivestono. - Ne.poli, 1906. Un voi. in s• di pa.g. 130, con 68 figure intercalate nel testo. (Vendibile presso 1 l'Autore. Corso Vittorio Eme.nue!e 386. Napoli) . . . . . . . . . • 3 ID. 10. - La chirurgia delle vie biliari. Memoria onorata di un atte~tato di lode della Società medico·chirurgico. di Bolovna. - Bologna, 1903. Un voi. in 16° di pag, 198, (Vendibile presso l'Autore, Co:rso Vittorio Emanuele 386, Ne.poli). • I 8L'<TUco1 STEB'ANO, maggiore medico, libero docente di ofte.lmologia e di clinica. oculistica nella Regia Università. d i Torino. Studio scientifico pratico sui traumatismi oculari. Voi. di 242 pagine con Hl tavolo contenenti 63 mi· crofotografìe e con prefazione del professor C. REYMOND. direttore della Regia clinica ooulistica di Torino. - Roma, Enrico Voghera 1006. (Vendibile proa.so la tipogmfia Enrico Voghera, via Po 3, Roma) . 4 R. RrVALTA, ca.pjtano medico. - Molattia professionali od infortuni del lavoro nella vita civìlo o nella vita milita.re. Rocca S. Casciano 1908. (Vendibile presso l'autore, ll O reggimento fanteria, Forlì). . . . . . . . . . • 5 C.lBALl PtBTno, tenente medico. - La chirurgia conservatrice nei Buoi rapporti con la traumatologia e la logge concernente gli infortuni sul lavoro. Tra.ttat.o di esegesi clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgico. generale e alta legisla1icoe sociale italiana. - Roma, 1901. Società editrice Dante Alighieri. (Vendibile presso l'antore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) . » 3 lD. m. - L'ipotesi dell'evoluùone. Studi e ricerche. - Milano, Associazione ~ip. priv. 21 ediz., 1900. (Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, 89 p. 1°) • 2 DP. FALco ANDREA, tenente colonnello medioo. - Patogenesi unica delle ma.la.tue -V118Colari. secretive e nodulo.ti degli occhi e degli organi vicini Un v?L in 8° di pag. 240 con 8 tavole fuori testo. - Napoli. Società corrvuerClalo libra.ria, 1905 . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . • 8 S.lB1::tuco URBANO, capitano medico. - Fasciature ed apparecchi, fratture " lussazioni. - Firenze, tip. Barbèra. . . . . . . . . . . . . . . • 'l'tsn FRAN01:sco, tenente colonnello medico. - Ricordi di microbiologia. pura ~ applicatll.. - Un voi. in 16° di pag. 408. Firenze, 1906. (Vendibile preB&O I Autore, ecuo)a d'applicMjone di sanità militare, Firenze). . . . . . " 6 ID. T?· - Le malattie infettive diffusibili più frequenti nel soldato italiano. Nozioni di epidemiologia militare. Un voi. in S0 grande di pag. 298. - Firenze, 1907. I (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applica.zionè di sanità milito.re, Firenze). • 7 0 Le grandi epid.imio esotiche. Colera. peste e febbre giallo., - l\Iile.no, • V ico Hoepli editore, (Maoua!ì Hoepli) . . . . . . . . . . . . » 2 taou TOM?.Uso, m·a-ggiore medico. - Il consulente Sanitario, Guida pratica per conoscere e curaro le malattie in assenza del medico. Ili Edizione. Un ~ol. di . pag. 410; elogantèrn~nte rilegato in tela. Rocca San Casciano. L. Da :ppelh 1899. (Vendibile presso l'Autqre, via :Napoleone I1I n. 70, Roma). • 3 d A~LO EuOEN10, capitano medico. - Le ferito prodotto dalle moderne armi ; u~c? da guerra, escluse le artiglierie. - Ruvenna, 1911, Tip. Ravegnana. Fna e nd1 b 1le presso l'Autore, ospeùale militare di Livorno . . . . . . • 10 dt'!'-1 i:,~L~ FaA.~OESCO, capitano medico. - Manuale di bromatologia. pei mel' :•h~rl. -:- Firenze, 1906. Un voi. in 16° di pa.g. 484. (Vendibile presso hsaau~ re m · Firenze, acuola. d'applicazione di sanità militare) . . . • . • o gu PfE'l:'Ro, tenente generalo medico. - Sull'azione degli l\ttuali' fucili da di Bpec~o.!mente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello pro(! _cahbro.. /Studi sperimenta.li, con 15 tav. di' fotografie e radiografie riIo. ID, ~ fototi~ograf}a).-Roma, 1903. (Vendibile presso la 'l'ip Voghera).• • intere te operazioni più frequenti nella chirurgia. di guerra con 1 J 2 figure I &ebe: ~. nel teato. Firenze 1898. (Vendibilo presso la Lib. Bernardo irenze) s_
~t- -
l'
::i~
t:::C.:
1il/j(a/, ,--
GIORNALE DI
MEDICINA MILITA-RE Direzione e Ammlnistraz : Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI ABBONAMEN'l'O. t• Il Giomale di medicina miliiare !li pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli dì 5 fogli di stampa. 2" L'abbonamento é annuo e <lecorre dal 1° gennaio. 3• Il prezzo dell'abbonamento è: Per I' 11.alia e la Colonia Eritrea . . - . . l.. :12,Per l'Es~ro . . . . . . . • . , . . ~ 1 5,U t . 1 i in llalia . · . -. t,2."> n asc1co o separalo costa I ali' Estero . :. , , 50 ll supplemento contenente l'Annuario ) in Hali1 :. 2,50 del corpo sanitario militare costa . / all'Estero. ,. 2,75 4° L'abbonamento non disdelto prima del 1° dicembre s'intende rinnovalo per ranno successivo. 5° I signori abbonati militari in effettività di servizio possopo pagare l'im· porto dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). ' 6° Pe r i soli ufficiAli medici (drll'Esercito o della Marina} è ammesso un; abbonamento 11umnla.tlvo al Giornale di medicina militare ed agli Annali di medicina navale e coloniale al prezzo di L. 18 annue. Per ottenere tale ab~onamento gli abbonati del g iornale di medicina militare devono far pervenire direttamente L. 6. all"ammiois tra;i;ione degli Annali (presso il minTstero della Marina).
°,
7° Ai, 1ibrai si fa lo sconto del 10 0 • ma soltanto per gli abbonamenti delle perPone e1 degli enti non militari, che non possono fruire della Cacilitazion& di cui al n. '6 e 6. 8° Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche , fotograr.cbe, ecc., che accompagnassero le memorie, sono a carico degli autori. !)o Gli autori delle memorie potranno averne gli estratti faceoclone richiesta all'alto tiell'invio delle bozze corrette. Gli estratti !>Ono di due tipi: T1Po ..t . ...:... Con copertina in bianco, senza frontespizio, e colla impagina· tura e numerazione del fascicolo. TIPO B . - Con copertina s tampata, fronte spizio, impaginatura e numera· zione speciale. Il prezzo é regolato dalla seguente tariffa, : Prezzo cl.i ota.eou.n. ~og1i.o cl.i - ~ ~ p a .
25
50
100
200
Per ogni oeutlulo oltre IOO
!,6,60
6,-
8,60
10,-
S,80
7,60
9,-
lS,60
4,SO
NUMERO D&LLB COPIB
TIPI DI ESTRATTI
- - - - - -- - - -Tipo J . . . . . Tipo B .
. . .
.
--1
Gli estratti minori di un foglio si contano come foglio intero per le ordi• nazioni di iOO estratti o meno. Per quelli cbe superano un foglio, le frazioni in più, che non superano i1 ~ezzo f~glio, ~i contano come meta, purchA però l'ordinazione non sia infe· r1ore a 50 copie. Potranno aversi estratti in carta e formato diversi, previi accordi personali tra gli Autori e la Tipografia 10• I manoscritti non si r~tiluiscono.
l!~iU
GIOR DI
MEDICINA MI.LITARE GiomJ>I• di m41dlolna mllltare : 1861-1884 Glomale medico del R•1lo E10<cllo • derlo R•1la Marina 1 18811-180& Giomaf• medloo del Ro1lo e..rcllo I t811CI-III07
ANNO LX - 1912
:rASCICOLO I II.
31 :MARZO
SO:i\-IMARIO ... t:•oalE OB.IGI :,.'A LI.
~ · - Herpes zoster h1later11lP, nei temlort del primo e <ecopdo l'llmo tlel n~r,·o ,.!!_em'no • • . • • . . . • . • • . •• . • • . • • • • . • . • . Png. 18! 11._..., 1s, - Albuminure.~tlone •fel!o spul.o n•lla tuhew1IM1 1•nlm,,nue • . • • • . F~U. - Contnhuto ~lit: o•SPrvazionl dei carallert an1~oj)o·p~1cufogici d, I m1lilart U3 Ftaat~\tiuenU C•>n apoc,aie riguardo al deli11•111eot~ occ:is1onak ( Conlhrnatlo1tt) . . •
- Sai;i?I di pe,fa;iui;,a emendat11 a militare • • • . . • . . • • • . .
tll
c.,SUISTICA cu:-1cA
""'::i,; a . . . . . • . . • . . . . . . . • . . . . . . . . • .
J~iuri<ma rl~il'ar·eri~ 11r.nde amstomot,ca <lnl:!tra, ronseculiw1 a traumi
tli
RIVISTE GK'.'igR1LI •-... - li !Ho esan!Rm~tleo. • • • • • . • . . . • • . . . • . . •
f!I
atl'l"'l'.1. DI GIO&.'W.~1.1 1'1'6LU'WI EU 1-;•TEDI. ( I'. l'Indice nrU' falerno de/I,, ,optrUM)
--·ti-•-1• DIE\EZJONE ED AMMINISTRAZIONE ROMA· Palauo del Minb;tero della Gaerra, Via XX Set~tnbro- ROMA
Per le inserzioni a pagamento rivolgerai esclusivamente alla SOCIETÀ ROMANA DI PUBBLICITA - BOJIIA, Corso Umberto I, 160,
.r
..... .. , . .
INDI C E DELLA RlVIS'tA DI GIORNA.LI l:TALIA.Nl..ED: ESTEBI RIVISTA DI OCÙLIST!CA.
Vacher e De nit. - Procejiwento pratico per e, li.are che l'iride venga sezionata dal ta· Pog. n; gliente del coltello durante l'operuione della ~tara ti.a ffi Y• dlne. - L'esenterazlone dell'orbita . , m· PaglllÌsttcber i - Sulla 'ealaratta conglmlta e !sullo mal!ormazionl dell'occhio ti9 . . · f:abrl6tldè1. r La dfagnoii dl!Terenziale delle fliriasi patpebraU · ,. • H9 liree}f. '.... Lo stato attuale della questione riel corpuscoli del tracoma . '.130 Maddox. - Un mezzo per esser sJcuri nelle estrazioni pericoloS6 dJ cataratta • RIVISTA DI ANATO.\IIA E FISIOLOGIA NORYALE E P.ITOLOGICA
Tarablnl e Bertololll. - Il volume del cuore Snno nt lla fatica e nello sforzo.
131
COXGRESSI.
VII Gongress\) internazionale contro la tubercolosi •, , ·CO.'.\FElteN2~ :SCIENl'IFICllE llEGLI OSPEDALI MILITARI / . ·.1ovtMjtNTI Av:VENUTI l'iEL CORPO SANITAlllO E l'iEI. PERSONA I.E FAR.\f.\CIWTICO ,, : .
:!33 !33 tl8
Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz, del " Giornale di medicina militare ,. VtA
xx SKTTR.IIORI!, PALAZZO DIL M1NUTERO DELLA GUl!RRA
Antropometria militare. - Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli IIRnitari deHe olBSBi 1859-1863; due volumi in 4° con e.tlnnte : VoL I (De.ti antropologici ed etnologici) con Atlante della geografie. IID· tropologica deU' Italia. - Roma 1896. • L. 18 Vol. II (Dati demografici e biologici). - Romà, 1905 • ,6 BABOJ'J'IO e Sroazt.. Compendio di chirurgia di guerra compilato sulla s toria medico-chirurgica della guerra di seceesione d'America. - Roma, 1888 4 volumi, prezzo ridotto 1 6 60 BBllNA.BO_o e BnEzzr. Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra. Memoria premiata al concorso Riberi. Un volume di pag. 27 6 con molte figure e tavole grnfiohe. - Roma, 1905 . . . . . . . . . • . • 3 60 C.o1.e.a..a1N1. La fatica nella vita militare. Memoria premiata nel concorso Riberi 1904-1905. Un volume di pag. 330 con 65 figure. - Roma, 1908. . . • & ID. - Le malnttie _e gli infortuni nella vita militare. Memoria premiata al ooncor:so Riberi 1905-1006. Un volume di pag. 402 con tavole grafiche e statietlcbe.- Roma, 1908 • 8CuBANL Esposizione sommaria dell'ordinamento e funzionamento del servizio sanitario in campagna presso l'esercito italiano. - Rom11. 1906 • , l 60 Dx CESARE, - Studio sulle mediaatiniti (mediasLinit>i auppurative, aaceaso mediastinlco) - Roma, 1900. Un voi. di pag. 144 • • . • • . • • , L. 2 HYBTI.. Onomatologia anatomica. Storia e critica del moderno linguaggio anatomico. iraduzione libera italiana dei dottori C. Pa=i e C. Sroa:u. Roma, 1884. (Edi,Jone rMa) , g Le ferite caiisate dalle armi da guerra. Sint.osi d ella relaziono sanitaria sugli eserciti tedesc hi durante la guerra franco-germanica 1870-'l l. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348. prezzo ridotto. . . . . • • , 2 MaN.&.YnA. Stud ii storico-critici eulla roeni.ogite cerobro-spinale epidemica in Italia e particolarmente noll'esoroito. - R oma, 1883. U n volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto . • , I 50 8.&LINARL = L-0 lesioni ti .tumatiche dei contri norvosL Memoria onol'ata del prerni.1 Riberi. - Romn, 1900. Un volume di pag. 320. ProZZo ridotto . • 3 60 SroRu o 0IOUAREU.t. La ma laria in Italia.. Ope ra onorata del 1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavolo cromolitog rafiche. Roma, 1885; prezzo ridotto . • , 3 ToMELLINI. Delle malattie piil fraquentemonte simulate o provocate dagli insr.rittL - Homa, 18 75 . . . • 3 60 JW. n - Per l'acqui5to delle opera sopraind icate ln•lara co nm155lonl e vaglia 1111'Ammlnlstraz1one del Giornal e dl medicina militare via XX Settembre Roma
MEMORIE ORIGINALI
OSPEDALE MILITARE PRI~CIPALE DELLA DIVISIO~ DI NOVARA
HERPES ZOSTER BILATERALE, NEI TERRITORI DEL PRIMO E SECONDO RAMO DEL
NERVO TRIGENIINO Studio clinico
Con 1111a figiira nel testo Per il dottore Ercole Panera, capite.no medico
L'he1'Pes zoster è una malattia che si presenta con una relativa fre~uenza nella pratica medica dell'Esercito. in persona, non solo dei militari di media età. o avanzati negli anni, ma anche dei giovani, quali sono appunto quelli chiamati alle armi per il servizio di leva. È questa ~na nozione che formu parte dell'esperienza di ogni ufficiale medico, 11 ~uale eserciti da un certo numero di anni, ma che tuttavia non si puo ~radurre in cifre, poichè, com'è naturale, l'herpes zoster non figura. speci~catainente nella nomenclatura della statistica sanitaria del nostro E serc1to. Ricordo appena che questa affezione. conosciuta dai vecchi medici · · · a·1 f uoco sacro (1g'llls ·. · sa.cer) , a·1 f uoco d'1 S . A ntsotto . le d enomrnaz1om O ?nio di S. Andrea, di cintnra di fuoco, è oggi comunemente de;ig~ata con quelle di hm-pes zoste·r e di zona, appellativo, questo, pree~ito dagli autori francesi, per meglio segnare la differenza con l'erpel~ comune. Alfredo Hardy (1 ) aveva proposto il termine d'emizona, ne ; considerazione ch'es,;a è, a rigore di termini, un'emipatia. p enza. soffermarmi ad enumera.re le s\·ariate regioni del corpo che ii°~~~o essere sede di questa peculiare affezione, ricordo che, secondo 1 pett 10,n, lo zoster colpisce, in ordine decrescente di frequenza, il o, 1 addome,- le estremità, il volto ed il collo. L'Hardy (2 ), dopo J B(l ~ ~- B:ARDy, - Traité pratique et descripti/ dea maladies de la pcau. · (2 ) ~l~ère. et file, 1886. "-'UCO citato. Il -
Gio1·
nafe d i mtdlwta militare. - faic, lii.
Pe.ris,
1 162
ZOSTER BILATERALE DEL l° E 2 ° RAMO DEL TRIGEMINO
le localizzazioni sul torace e sull'addome, 0he sono le più comuni, pone lo zona cervico-brachiale, quello del braccio, che talvolta. si estende fino alla mano, quello sacro-ischiatico, il genitale (nervo pudendo), il crurale, lo sciatico e, infine, quello del trigemino. Invece l'Osterroth (1907) colloca quest'ultimo al secondo o terzo posto. Lo zona che si presenta nei territori di distribuzione dei nervi del V paio è infatti una malattia. tutt'altro che rara. Basta, a comprovarcelo, l 'abbondante letteratura su questo argomento. Peraltro i tre rami di esso vengono colpiti con ben diversa. frequenza. Lo zoster della prima d ivisione del trigemino è di gran lunga il più frequente: viene, dopo, quello della seconda e, per ultimo, assai rara.mente, quello della terza. È necessaria q ualche osservazione s ulle denominazioni che si sono date a queste speciali ~edi dello zona. Nella terminologia clinica esistono le seguenti designazioni : he1·pes zoste1· opltthalmicus o zona ophthalmica; hei·pes zoste1· o zona frontalis, f acia.lù~ e 1na:1.,illa1·is, nomi che tro· vano, in parte, la loro ragioue d 'essere n el fatto che le manifestazioni morbose non hanno per lo più sede, contemporaneameI.1te, sui territori di tutti i varì nervi di ciascun ramo del trigemino colpito. La forma più comune, infatti, è qu ella che interessa. il nervo frontale ed il nervo sottotroclear e. .M:a spesso sono anche colpiti l'etmoidale, o alt ri rami del naso-ciliare, ed il lag rimale. Taluno poi danomina frontale lo zona del solo nervo fronta le, altri fronto-nasale quello che int eressa anche, in t u tto o in parte, il nervo naso-ciliare, il quale, dall'Haltenboff ( 1893), fu v isto ammalare anche da solo. Si a.ggiunga che qualche filetto del primo ramo del V può essere col pito durante lo zoster del secondo o reciprocamente. Sembrerebbe log ico, a prima g iunta, che per herpes zoste1· ophthalmicus si dovesse intendere solo q uello che erompe sulle provincie innervate dal primo ramo del trigE>mino, che reca appunto il nome d i 1·amus ophtltatmicus o del Willis. Invece q uella denominazione venne ed è tutt'ora usata per indicare l'erpete zoster il quale, a qualunque ramo appartenga, si sviluppi nelle vicinanze dell'occh io. Così il Fuchs, nel sno notissimo trattato d'oftalmoiatria, c'insegna che l'er1wte n el dominio del t rigemino, per il fatto che le efflor~scenze ,engono a trovarsi nelle vicinanze dell'occhio, è designato col nome di he1·pes zoste1· ophthalmicus. Il ch e è vero per lo zona del primo (oftal mico) e del secondo ramo (sopramascellare), i q uali innervano o concorrono a provvedere provincie cutanee e mucose delle regioni oculari e parti stesse del globo visivo, e lo è in parte per quello che può colpire il terzo ramo (inframascellare), il quale, con il suo nerrn auricolo-temporale, innen·a anche la ente della tempia,
ZOSTER BILATERALE DEL 1° E 2° RAMO DEL TRIGEMINO
163
in unione al filamento temporale del zigomatico, emissario del secondo ramo. Tuttavia mi sembra più esatto e meno suscettibile di confusione il designare ciascuno di questi zona col numero o col nome del rispettivo ramo del trigemino. Per Cohn e De Wecker lo zoster del V si mostra una volta ogni 6000 ammalati d'occhi; Hebra e von Baeresprung l'han ,isto rappresentare dall'l al 6 p. 100, altri il 7 p. 100, di tutti gli zona del corpo: Osterroth (1907), infine, afferma. che esso costituisce circa l'un p. 100 delle altre affezioni cutanee. Vedremo altrove la frequenza a seconda dell'età.. Più sovente si osser,;a. nel sesso maschile che nel femminile: il Jacksch (1870) ha trovato che gli uomini rappresenta.no il 65,5 d'ogni 100 casi, il Laqueur (1871) pone fra i maschi e le femmjne la proporzione di 32 a. 17. Come lo zona in genere, colpisce più spesso il lato destro. Sembra infine che alcune regioni d'Europa ne siano più soggette d'altra: secondo il Laqueur verrebbe assai più spesso osservato in Inghilterra che in Germania. ed in Francia.
I territori di distribuzione dei tre rami del V paio sono colpiti con ben diversa frequenza. Infatti è di gran lunga più solito lo zoster del primo di essi; viene, dopo, quello del secondo, e, per ultimo, assai raramente, quello del terzo. Queste tre provincie nervose nella gran maggioranza dei casi si ammalano isolatamente. Ma si sono verificati casi in cui due di esse, o tutte e tre, si coper,;ero contemporaneamente d'un'eruzione di zona. Il Fucbs e lo Schweigger, nei loro trattati, accennano all'eccezionale contemporaneità di un erpete zoster sui territori del primo e secondo ramo. Così il Les,-er, nE1l suo manuale delle malattie della pelle, annesso all'opera di patologia speciale medica dello Struempell. Il De Wecker rimarca come possa accadere che tutte le ramificazioni nervose del primo e secondo ramo e magari tutte 1e provincie di distribuzione del V, d'uno o d'ambo i lati, vengano contemporaneamente colpite, riferendosi in ciò al Laillier (1 ), citato nella tesi dell'Hybord, ed a.l Moers (2), che ne hanno descritti e, quest'ultimo, raffigurati anche, dei casi. Piit recentemente il La.uber (3) riferisce d'nno zona. che aveva colpito il primo e il secondo ramo di destra, in un uomo di 64 anni, di cui si potè fare l'autopsia. Anche più rari sono, a. quanto sembra, nel dominio del trigemino, i casi di zoster doppio, ossia bilaterale. Infatti la malattia suole arrestarsi in genere bruscamente alla linea mediana., che di rado oltrepassa di poco. L 'Hutchinson, che già, fin da' suoi tempi, aveva osser( l), (2), (3) Vedert bibliogr"fl,;,, in fondo al 7Jre.•rnte lavoro.
164
ZOSTER BILATERALE DEL 1 ° E 2'>RAMO DEL TRIGEMINO
vati dei casi doppì, li credeva in proba.bile rapporto con un'infezione sifilitica, cosa che del resto egli sospettava anche per molti casi puramente unilaterali. L'Hardy (1), parlando dello zona in genere, ricorda come ne venga cit ato 1ualche caso doppio, ch'egli però non ha mai riscoutrato. Occorre qui notare come talnui intendano, per doppio, lo zona alterno, quello cioè che si svilu ppa, da un lato del corpo a. carico di un dato nervo e dal lato opposto su altro nervo non simmetrico al precedente. Così il Daulos (2) ha osservato un giovane con eruzione di zona, occupante, a sinistra, la regione cervicale e, a destra, la parete toracica, disposizione d i cui, allora, si contava.no solo tre casi, ma che non corrisponde al nostro argomento. Il L esser afferma che gli zoster bilaterali sono tra i reper ti più rari e ciò tanto più, egli dice,· quando si consideri che, per quelli della faccia, che sarebbero stati osservati con maggior frequenza, non si può del tutto eliminare l'ipotesi che trattisi d'un'eruzione d'erpete eccezionalmente diffusa. A ,remo agio fra poco di stabilire, come innegabile, l'esiste11za di zona del V, indubbiamente bilaterali. Oltre ai casi del Laillier e del Moers, or ora men zionati, e a quello del Letulle (3), citato nel manuale di De Lapersonne e Canton net, non mi è stato possibile ritrovare uella letteratura a ltri esempi di zoster bilaterale del V paio. Mi è perciò sembrata. cosa non priva d'interesse e di utilità il pubblicarne un caso, che, d'ambo i lati e simmetricamflnte, aveva colpito il dominio del primo e del secondo ramo del trigemino, in un giovane militare.
•** Un soldato di C.'1.\7 alleri11., nativo della pt·ovincia di Trapani, ricovera il 14 maggio 1911 nell'ospedale mili tare di Novara, pn essere curato d'un'affezione cutanea al vol ro. È figlio di ge ui t:>ri viventi, sani e che mai ebbero, a sua conoscenza, a soffrire di malr1ttie. Lo stesso dicasi di clne s uoi frntelli e d i una sorella.. P er suo conto, egli stesso, non ricorda an tecedenti morbosi di rilievo. Esclude di aver mai contratto infezione malarica, nè malattie vene ree, nù sifil ide. Non ha mai sofferto d'O(:Chi. Ri corda che la presente infermità del volto è stata preceduta, per un giorno o due, da anoressia, da senso di stanchezza alle gamùe e di abbattimento gene· (1) Loco citato.
(2) DA.NLOS. pag. 252).
ìSociété m~d. des h6pil. , 15 mai HlOS; e La semaine méclicale, rnos,
(3) V. biòlio(Jrc,(W, in fondo.
ZOSTER BILATERALE DEL 1 o E 2° RAMO DEL TRIGEMINO
166
rale, da leggera cefalea : non ebbe però brividi, nausee o neVl·algie. S'accorse di poi che sull!\ fronte e sulla faccia, d'ambo i lati, si andavano manifestando delle chiazze rosse. che, in seguito, si ricoprirono di vescicolette ripiene di liquido. Q11esta eruzione, che esordi, a sua memoria, esattnmente cinque giorni prima del suo ingresso, ebbe a richiamare l'attenzione dell'infHmo, per un particolare senso di bruciore, come di cuocimento, della cute colpita, ciò che lo indusse a presentarsi per consulto all'ufficiale medico del proprio corpo.
Soldato M. D. - A,;potto del 1111,lnto e rfo lrìbuzione dell~ eOlore<ccnlC ~111le rr:;[loni rk l _volto
L'ammalato è un giovfl.ne assai robusto, ben costituito e d'aspetto, d'altronde, simo. Di mestiere contadino, egli è ora in età di 21 anni ed ha già prestato quattro mesi di servizio sotto le arm i. L'affezione cutanea del ~iso consiste in chiazze di un rosso non eccessivamente accentuato, un poco rilevate sul livello della cute normale. a margini abbastanza precisi, di forma per lo più tondeggiante, ma anche irregolare, di grandezza va• riabile da un diametro di tre millimetri fino a quello di due o tre centimetri. Bulla cute del naso e delle region_i del mascelhne superiore le chiazze stesse sono piu piccole e più regolarmente tondeggianti che non sulla fronte, ove se ne riscon· trano di quelle pit\ grandi e più irregolari. Ogni chiazza. è separata da quelle vi-
166
ZOSTER BILATERA.LE D EL 1° E 2° RAMO DEL TRIGEMI:-i'O
cine per mezzo di sentieri di cute apparentemente norma.le, larghi in media due o tre millimetri. La superficie d'oguuna di queste placche iperemiche è coperta da vescicole, di grandezza variabile, da un granello di miglio ad uno di canapa, ripiene di liquido sieroso, citrino, ravvicinate tra di loro, ma quasi in nessun luogo riunite insieme in vescicole più grandi. Ogni chiazza ne porta un nume!'o variabile, a seconda dell'.ampiezza della sua sup1::1rficie. L'eff:lorescenze ora descritte erano distribuite come segue, d'ambo i lati, con una simmetria pressochè perfetta. Esse occupavano, con intensa eruzione, tutta la fronte, senza :acune apprezzabili, spingendosi ancbA un poco al disopra del limite d'impianto dei capelli; h~ cute dei sopl'accigli, della glabella, de,lle palpebre superiori, quasi per intero, meno il terzo inwrno; la pelle della regione prossimn, d'ambo i la.ti, alla commessura. palpebrale esterna; quella delle provincie zigomatiche; le regioni delle palpebre inferiori e dei mascellari superiori, o sottorbitali, invadendo in parte anche quelle buccinatorie, e tut te le regioni del naso (dorso, la.ti, aie e punta), e::cezion fatta della. radice di esso, ove la cute rima.neve. intatta, in un'area a. forma di sella. Poche eftJorescenze gunrnivnno il labbro superiore, anche tra i baffi. Qualche chiazza con vescicole si scorgeva. subito all'innanzi della linea anteriore d'inserzione dei padiglioni degli orecchi.Qualche rara ve~cicola isolata, senza basamento di chiazza, trovavasi poi sulla Cllte delle regioni parotidee, a circa un centimetro e mezzo al di sotto del lobulo dell'orecchio, dietro la brauca montaotti del mascellare inferiore, e, qualcuna, anche più soarsa, sulla pelle della metà. inferiore delle regioni mnssetericl,e, verso l'angolo della mandiboln. Libe1·i il labbro inferiore, il lllento, la maggior parte delle regioni dei muscoli buccinatori, i padiglioni auricolari, i con• dotti auditivi es terni e le tempie. Ne.ssuna vescicola, del pari, o altro genere Ili enantema, sulle mucose no.sali. con particolare riguardo a quella della parte anteriore del setto e del cornetto etmoidale inferiore, sulla superficie interna delle pinne, sulle gengive s uperiori e inferiori, sulla superficie interna. de lle gnancie quella posteriore delle labbra e la lingua.. Sulle regioni ammalate, specie negli s pazi liberi tra chiazza e chiaz:za, esisteva un certo grado d'ipoestesi11. tattile: integre invece la sensibilità dolorifica e quella termica. Med iocremeute ingorgate le glandule linfatic he preauricolari e retromascellari. La sensibilità delle cornee, d'altronde perfettamente normali, si mantenne sempre integra: non cosi que lla delle congiuntive bulbn.ri, che, dal secondo giorno di osservazione presentavano un'ane,-tesia tattile netta.mente delimitata al quadrante sclerale infero-interno, d'ambo i lati, vicino alla cornea, disturbo che dnrò una settimana. Sulla congiuntiva bulbare di sinistra erauo presenti anche tre vescicolette, tonde, ciascuna. del diametro di un millimetro e mezzo circa, ripiene di liquido incolore e trnspa rente, rnggrnppa te in una figura n forrna di t rifoglio, sul meridiano orizzontale, immediata111ente all'interno dell'estrem ità. di una. ping·.1ecol11 abbastanza pronunc iata. L'infermo preseutnva un certo grndo di lagriurnzione. Pure a sinistra esisteva leggera ipotonia del globo visivo. Integri i vari riflessi pupillari. Xormali erano, e si manteirnero, l'iride e le varie me111brane e parti profonde degli occhi. Negativo l'esame dei mezzi diottrici e del f?ndo. Acuità visiva normale,
ZOSTER BILATERALE D EL 1° E 2' R.UIO DEL 'l'RJGEMlKO
167
d'ambo i le.ti. Integre. pure la motilità degli occhi, in qualunque direzione, e tutti gli annessi. Nei primi giorni le temperature oscillarono, da.I mattino alla sera, fra 37° e 37°,8: in seguito fra 36°,6 e 87°,2. La lingua, in rapporto all'inappetenza, presen•
tava.si bianca.stra, ma ritornò d'aspetto normale dopo l'uso di un purgante. Così, parimenti, lo stato generale. Perfettamente negativi l'esame dei vari organi e sistemi e quello delle urine. Nessuna traccia d'infezione sifilitica. La malattia decorse assai benignamente e diciotto giorni dopo l'inizio, sotto l'uso di semplici polveri prosciuganti (ossido di zinco, amido), già volgeva sicuramente sulle. via della guarigione. Infatti, le vescicole, dopo aver rnggiunto l'acme, cominciarono nd intorbidarsi nel loro cont enuto, r.he si fece leggermente purisimile e si essiccò poi in croste grigiastre, non spesse. Queste poi si staccarono, agevolate dall'uso di pomate, lasciando una quantità di chi11zzette piu scure, contrastanti con la cute circonvicina, ed in qualche punto anche delle vere cicatrici, non marcate. • ~on s'ebbero, nè durante il corso della malattie., nè dopo, fatti nevralgici. Persist.ette invece, per qualche tempo, un'ipoestesia tattile delle regioni colpite.
*
** Prima di formulare alcune considerazioni sul caso or ora illustrato, vediamo brevemente quali nervi mostra.vansi affetti dal processo morboso. Nel dominio del p1·imo 1·amo (ramus ophthalmieits o branca oftalmica del Willis), il nervo lagrimale risultava ammalato specialmente in quei filamenti che innervano la cute della porzione esterna della palpebra. superiore e quella della piccola zona adiacente, in corrispondenza dell'apofisi orbitaria esterna, come pure nei ramoscelli ch'esso provvede alla. glandola lacrimale stessa (lagrimazione). Il neri:o frontale era. colpito nel ramo sopraorbitale, per quel che si riferisce alla pelle della palpebra superiore e della fronte (era pre:-sochè immune, i11vece, il tratto di cuoio capelluto compreso tra la fronte ed il ver· tice del capo), ed anche nel ramo sopra.troclea.re, inuerviinte la zona mediale della fronte, lungo la linea sagittale. Il nen:o naso-ciliare, od oculo-nasale, era invece solo parzialmente coinvolto nel processo. L'anestesia del settore di congiuntiva bullbare pericheratica era da mettersi in conto, o ai nervi ciliari hmghi, mmi del nervo di cui stiamo parlando o cli quelli brevi, emanazioni del ganglio ciliare, alla cui formazione, però, il naso-ciliare contri bnisce con l'invio della sua radice lunga o sensitiva. Non risultavano note patologiche, del resto assai difficili a rilevarsi in vita, a carico del nervo sfeno-etmoidale del Luschka, al cui dominio è sottoposta la mucosa del seno sfenoidale e delle cellule etmoidali posteriori. Era preso invece, in parte, il nervo etmoidale, o nasale interno, ma unicamente in quei filament i (naso-lobari)
168
ZOSl'ER BlLAn:RALE DEL 1° E 2' RAMO DEL TRlQEMINO
che provvedono alla cute della punta del naso, non già in quegli altri ~he si distribuiscono alla parte anteriore del setto e del cornetto etmoidale inferiore, poiehè, come vedemmo, mancayauo vescicole sulla mucosa nasale. Anche immune era il nervo sottotrocleare, ramificazione terminale del naso-ciliare stesso, poichè esso si sfiocca nella cute delln radice del naso, del lato interno delle palpe,bre superiori e delle regioni del sacco lagrimale, zone tutte che vedemmo libere da eftlorescenze nel nostro infermo. Il nervo ricorrente di L1n10ld di questo pr imo ramo del trigemino, come pure quello omonimo che emana dal secondo (meno probabilmente quello del terzo), i quali tutti si recano ad innervarò la dura meninge, possono spiegare i dolori di capo, nel nostro caso leggeri e solo present i nel periodo prodromico, m11. il pii1 spesso, in alt.ri casi, assai ,iolenti e duratuÌ'i. Del territorio del secondo ,·amo (1·a1nus supramacillaris) era evidentemente affetto il ne1"'vo zigomatico o suòwtaneus malae, poichè, d'ambo i lati, la cute della regione più anteriore della tempia (ramoscello temporale) e quella del lo zigomo (ramoscello malare) erano r iccamente forni te di vescicole erpetiche. Nulla, invece, sul conto del nervo alveolare 8tipe1·io1·e, o dentario superiore posteriore, poichè nè i denti superiori, nè le gengive erano alterati. Non cosi pel nervo infraorbitale, giacohè la ente della palpebra inferiore, della regione sottorbitale, del dorso del nP.so ed un poco anche quella del labbro superiore, innervate dai fila,menti del p es anse;·ìnw; min01·, erano fittamente cosparse di esantema. Peraltro il suo ramo dentale superiore anteriore, che, col nervo alveolare superiore forma l'ansa sopramascellare e innerva anche esso denti e geng ive superiori, non risultava ammalato.
Per quanto concerne il teno rnmo (1·amus inframa:cillaris ), solo poche vescicol e, quasi sporadiche, si trovavano sul territorio cutaneo del nervo buccinatorio, all'esterno della commessura labiale e su quello dell'au· 1·icolo-te111po1'C1le (cute preauricolare). Assolutamente immuni erano le gengive e i denti inferiori (ne1To alt-eola1·e i11fe1·iore, ramo del mandibolare), la, cu te del men to e del labbro inferiore (nervo mentale dello stesso ramo) e la mucosa della guancia (buccinatorio). Qualc he manifestazione, sporadica ed assai scarsa, interessava infine la cute della porzione inferiore de lla regione masseteri ca e di quella phrotidea, sul t erritorio del nervo grande auricnlare, emanazione del plesso cervicale. Questi focolai, per cosi dire, aberranti, si spiegano facilmen te con lo scambio di qualche fi bra che avviene tra i diversi nervi e plessi, attraverso i gangli e le anastomosi. T rattavasi dunq ue d' un herpes zoster che, d'ambo i lati, aveva. int eressato ampiamente i due primi rami del trigemino, 1 quali sono
°
ZOSTER BILATER ALE DEL 1 E 2° RAMO DEL T RIGEMINO
169
esclusivamente sensitivi, mentre il terzo è di natura mista. Non è facile, in vita, trovare di ciò una. ragione sufficientemente sicura. L'anatomia patologica dello zona oftalmico ha dimostrato, con certezza, delle lesioni ben evidenti n el ganglio del Gasser e nei tronchi nervosi che ne emanano. Nel caso pl'esente occorrel'.ebbe dunque ammettere che i gangli ora. detti si siano ammalati, fortuitame11te, con assolttta contemporaueità, d'ambo i lati, cosa che sembra meno probabile ài un attacco in sezioni più a monte <lei gangli ora detti, forse all'emergenza delle radici sensitive, o posteriori, dai peduncoli cerebellari. al ponte. Ma si tratta di una semplice ipotesi, che non può trovll.re dimostrazione su fatti, quali solo l'esame anatomico ci potrebbe fornire. E ssa r iceve però un certo appoggio da alcuni studi e reperti che in seguito vedremo. Si è detto da qualche autore ébe, quando lo zona è doppio, i due territori simmetrici colpiti, benchè si confondano sulla linea mediana, si possano talvolta ancom distinguere t ra di loro per un'intensità differen t e, o per un'evoluzione un po' diversa dell'eruzione cutanea cli ciascuno. Così gli stadi d'efflorescenza. e di essiccazione, quando non siano esattamente contemporanei dai due lati, possono dare a ciascuno di essi una fisionomia differente. Nel caso presente, invece, la manifestazione cutanea d'un lato era perfottamente identica a quella dell'altro, senza che la linea mediana formasse il ter mine di separazione tra due aspetti diversi o non perfettamente uguali. Il che sta a dimostrare che l'eruzione dell'esantema dovet te essere del tutto contemporanea dai due lati. L a. cliagnosi non poteva essere dubbia, per l'esordio ed il decorso dell'affezione, per la distribuzione caratteristica di esso, limitata a . territori nervosi e simmetrica, per la tipica eruzione di placche rosse e di vescicole, per l'anestesia e l'eruzione congiuntiva.le. Del resto non era possibile una confusione cou l'eresipela, in cui si ha tumefazione sottocutanea assai IJÌÙ rnggunrdevole e in cui il rossore è diffuso, limitato da una linea di confine ben marr:ata, con vescicole, quando esistono, assai meno distinte tra di loro e più fa. cilmente trapassanti in bolle. L'affezione eresìpelatosa, d'altronde, s'estende progressivamente alle parti vicine, Ìll vadenc1ole senza regolarità o simmetria, e s'accompagna a febbre ben più elevata., con fe . nomeni generali gravi. D'altronde era presente un'i poestesia tattile, specie sugli spazi liberi di cute, tra placea e placca e Danlos (189G) ci riferisce un caso, in cui la _diagnosi restò per parecchi giorni dubbia, tra uno zona. oftalmico ed un'eresipela e si potè accertare solo basandosi sull'aspetto della manifestazione cutanea e sull'esistenza di punti anestetici inframmessi alle aree d'eruzione vescicolare.
170
ZOSTER BILATf~RALE D EL 1° E 2 'l RAMO DEL TRIGB)U~O
Non era possibile pensare ad un eczema acuto. Nemmeno era da. discutere l'eventualità d'un erpete semplice o febbrile, ca.usa. la. troppo grande abbondanza. cli vescicole. Non poteva parlarsi di una. di quelle eruzioni zosteriformi sintomatiche, nel senso del Landouzy (1883\, che si manifesta.no nel corso di malattie del sistema nervoso, come la tabe, o di lesioni traumatiche di un nervo e simili. Il criterio dell'età, tutt'or~ giovane, del nostro malato, non ha importanza contro la diagnosi d'herpes zoster. A prescindere dal fatto, ben assodato, cui già ho accennato, che lo zona. del torace e d'altre regioni non è raro tra i soldati di leva, sta il fatto che quello oftalmico fu osservato a tutte le età possibili. Esso è, senza dubbio, malattia più frequente nell'età matura. e in quella senile: in questo sono concordi tutti gli uu tori ed i trattatisti. Il massimo di frequenza fu infatti osservato fra i 60 e i 70 anni: ricordo il caso del Sattler (1889) in età di 85. Da questo periorlo della. vita, dice il De Wecker, esso diminuisce in frequenza fino all'adolescenza e, si può aggiungere, fino alla fanciullezza ed anche alla. più tenera infanzia. Difatti mentre il Fuchs riporta., a pagina 622 del suo trattato (3a edizione francf::se), il ritratto d'una giovaue di 20 anni con erpete zoster del primo ramo del trigemino destro1 ed io stesso ehbi occasione di vederne nn caso in una signorina di 19 anni, nell'ospedale oftalmico di Torino, il Gevaert (1903) riferisce di una fanciulla dj 10 anni, che ne soffrì senza. complicazioni all'occhio; il Ginestous (1907) ne ha descritto un caso in un bambino di 8 anni, il :i\Iac Nab (1907 ) in un altro di G 1:1,::mi, senza dolore alcuno, il R.achmaninow (1907) in un bambino di 4 anni e mezzo, dichiarando anch'egli che la malattia decorse senza violenti dolori prodromici. Il Comby (1885) ne ha pure osservato dei casi be- . nigni e senza fatt i irritativi, in bambini, in cui, anzi, sarebbe relati va.mente freq ue n ~e, poichè, su 33 malati d' herpe<! zoste1·, due era.no al di sotto dei due anni. Lo zona oftalmico non è dunque raro nell'età giovanile e neanche nell'infanzia, mentre tutti s'accordano nel riconoscerne, in questi periodi della vita, il decorso benevolo, con dolori nulli o poco intensi, con rare e miti complicazioni all'occhio, con esito felice, tntt~ cose che appunto si verifi carono nel ca-so che ci occupa
Stuùia.mo ora brevemente la r-infmnatologia ed il decorso di questo raro caso di zona, comparat ivamente al quadro nosologico, quale risulta dai trattati e dalla lettenitura.
ZOSTER BILATERALE DEL 1° E 2° RAMO DEL TRIGEMI~O
171
Ordina.ria.mente l'eruzione è preceduta per qualche g iorno, od ora, da. violente nevralgie nel dominio del trigemino, che qui mancavano,
o erano presenti sotto forma di tollera.bile cefalea. Vero è che i dolori locali possono manca.re del tutto od essere di più o meno lunga durata. e variabili per moda.lita ed intensità. Talora essi sono a. forma di nette emicranie. Talvolta. furon visti precedere di uno, fino a due o tre mesi, l'eruzione, la. quale, però, pnò darsi fosse, in tali casi, sintomatica d'altra. affezione e non idiopatica. Altri prodromi., spesso notati, ma non costanti, sono il malessere, l'abbattimento, le nausee, i brividi, la febbre, l'anoressia, di cui taluni esistevano nel ca.so nostro. P er quel che riguarda l'e1·uzione, nel caso presente le chiazze e le vescicole avevano l'aspetto consueto. In taluni casi, invece, le chiazze possono essere o assai distanziate o molto ravvicinate e perfino riunite in una sola. e vasta placca, con vescicole assai fitte, così da farsi denominare erpete fl.ittenulare, Nulla possiamo dire circa il modo pit'.t o meno brusco di esordire dell'eruzione, poichè l'infermo entrò in cura con l'esantema già in atto. Qualche autore ha notato che le vescicole, sulla fronte, si dispongono in serie verticali, a guisa di ventaglio aperto in alto, mentre nel caso attuale ciò non risulta. Furon descritti anche degli zoster bollosi, per riunione di p iù vescicole in bolle, grandi fino come un uovo di colombo: si son viste vescicole contenenti sangue, per piccole emorragie, cui seguivano perciò croste nerastre; furono osservate suppurazioni ed escare gangrenose, scure, succedere alle vescicole stesse, cose tutte chf' qui non si ,erifìcarono. Si ebbe perfino gangrena estesa della cute della fronte, per distruzione suppurativa del derma sotto le croste {Ba.zin e\Veyss). L 'eruzione, Recondo gli autori, s' inizia con noduletti rossi, che poi si cambiano in vescicole. Di tali noduli ne esistevano, qua e là, scarsamente, alcuni, ohe non si tramutarono in vescicole (zoster abortivo ).
Furon visti casi di eruzioni vescicolari d'erpete anche sulla m ucosa del naso, della. bocca, del palato e della. lingua (stomatiti ed emiglossiti erpetiche) come pure casi con disturbi a caric.:o dei denti. Qui non ne esisteva traccia. L 'eruzione s'accompagnò, come al solito, con senso di bruciore e con cefalea, non già con veri dolori nevralgici intensi, come sovente accade in persone d'età matura. Come d'ordina.rio, l'eruzione si manifestò con febbre leggera. Molti zoster, è notato, non hanno febbre. Non si ebbe, salvo in qualche punto isolato, tendenza a formazione di cicatrici.Infatti, per lo più nei casi gravi e specie nelle per-
172
ZOSTER BILATERALE DEL I° E 2~ RAMO DEL TRIGEMI~O
sene di età, lo zona la.scia cicatrici bis.ne astre, indelebili, caratteristiche, che permettono, come pel vaiolo, la diagnosi retrospettiva. anche dopo anni. Invece, sono descritti anche casi miti, come il nostro, in cui l'es11.ntema e le ulceri che ne conseguono, non a.vendo interessato profonda.mente il derma, guariscono con cicatrici appena apprezza. bi) i o sotto un'intensa formazione di squame epidermiche. Eccezionalmente, in un caso, l' Emmert (1870) osservò, qua.le esito dell'eruzione, ipertrofia. cheloidiforme delle cicatrici. L'eruzione compì il sno ciclo in circa tre settima.ne, come appunto d'ordinario. Si è osservato che negli zona unilaterali la temperatura locale può aumentare d'un grado rispetto al lato sano (Charcot, nello zoster àel cubitale; Jacksch, 1870). Qui la pelle malata era, al tatto, infatti, più calda che la rimanente, ancor sana., del capo e del collo. Nell'infermo qui illustrato si aveva leggero ingo1·go dei gangli JJreauricolari e retromascellari, cosa spesso notata dagli autori. Ben<.; hè esista.no zona caratteristici senza dolo1'i e ciò specialmente nei fanciulli e nei giovani (Hardy), appunto come nel caso nostro, sono invece presenti, in genere, delle algesie, per lo più lancinanti, talvolta a forma emicranica, ricorrenti per crisi, frequentemente intollerabili . Generalmente però la. cute, benchè dolente, è ipoestetica. od ane>1tetica (anestesia dolorosa). Questi dolori e distu,·bi nervosi, q nasi sempre la continuazione di quelli prodromici, persistono per tutta la durata dell'11.ffezione e si prolungano sovente per settimane, mesi ed a nche per anni, specie nei vecchi, e sono influenzati dai mutamenti di temperatura, come, per esempio, il calore del letto. Nell'età. senile la loro gravezza può essere tale da arrecare la morte per la priva7.ione del sonno, come accadde in un malato del Joy Jeffries, in età. di SO anni. Hutchinson e De Wecker ebbero ad osservare che i casi complicati a lesioui corneali sono più facile terreno per le nevralgie persistenti. L 'anestesia., di cui si è parlato, può venire surrogata da i pet'estesia, sempre accoro pagnata da dolori nevralgici (Bowman). A !tre voJte quella si accompagna a sensazione subbiettiva d'intirizzimento, di freddo, sulle regioni malate, il quale esito, meno grave, sembra anche meno ribelle. Da alterazioni dell'inflnsso nervoso vengono fatti dipendere anche la leggera diminuzione della tensione oculare, che esisteva nel caso mio, e l'aumento clella temperatura della cute malata, aumento che può persi..;tere per lungo tempo, dopo la risoluzione dei fatti flogistici. ~ elio zoua cli altre parti del corpo tu anche OS!,ervata termoaue-
°
ZOSTER. BILATERALE DEL 1 E 2' RAMO DEL TRIOlrnINo
173
stesia. Così il Chiray (1), il quale, avendola osservata in uno zona della terza e quarta radice cervicale, crede che essa parli per la partecipazione funzionale dell'asse grigio d el midollo spinale. Così il Ramond (2), che, in 43 zona, oltre agli altri disturbi di sensibilità, ha t.rovato alterazioni termo-anE:>stetiche quasi costanti, talora per mesi. In materia di disturbi nervosi nello zona, taluno è andato fino ad
ammettere nevralgie, senza., o con minima, eruzione erpetica (3). Nell' infermo osservato si ebbero leggere elevazioni di temperatura ed un complesso, del resto mite, di fatti generali. Questi, infatti, son registrati frequentissimamente nella letteratura, ta lvolta con gravità eccezionale, come nel caso del Joy Jeflries (1869), ove si ebbe grave prostrazione di forze, che condusse ad esito fatale e dell'Hiibsch (1871), in cu i si verificò perfino delirio furioso. Invece esistono casi di zona costituiti dalla sola eruzione, senza fenomeni subbietti vi locali o generali. Sotto il nome di complicazioni dello zoster oftalmico si sono raccolti nella letteratura molti fenomeni morbosi, a carico di va ri or· gani innervati dal trigemino, o limitrofi all 'ocohio, o ad esso in qualche modo congi unti. Resta però a vedere, per molti d i essi, fin dove debba no considerarsi per vere complicanze, anzichè local izzazioni dello stesso processo. Tengono fra. esse il primo luogo quelle a carico del globo onilare, per le qua.li già l'Hutchinson aveva emessa una legge che porta il suo nome e che è così formulata : le complicazioni a carico del g lobo visivo, specie della cornea e dell'iride, si avverano o, almeno, sono assai più da. temere, solo quando è interessato il dominio cutaneo del nervo etmoidale, ramo del naso-cilia re, ossia quando si manifestano vescicole sulla punta del naso. Infatti dal naso,ciliare pervengono all'occhio fila.menti nervosi attraverso i nervi ciliari lunghi ed il gan glio ciliare. Questa veduta, con traria a quella del Bowman, soffre certamente di molte eccezioni, clinicamente ben accertate. Così il De Wecker,' il Bowman, l' Horner e tanti altri hanno visto casi di zona limitati solo a.Ila fronte e alla palpebra superiore, in cui, ciò ( l) ClURAY. S11r un caa dc zo1w cen·ical atrictwi,c,it radiculaire, ayarit détcrminé une thcrmo-anesthésiP.. - (Société méd. rle;i h6pita11x, 18 o o v. 19 10; e La semaiil& mid., :uno, pag. 5(j2). ( 2) F . RAltOND. -La thermo-aneathésie d<tn8 le ~ona. - (Société méd. dea hopitaux, 9 d éc. 1910; e La semaine médicale, 1910, p Ag. 593). ( 3) M Ile R, Zoto:rOREFF. - La n évralgie « zoster • ; les umas saM éruption ou a vec é r uption minime. - Tli~se de Paria, 1910- 11.
174
ZOSTER BILATERALE Dl':L l ' E 2' RAMO DEL TRIGEMINO
non ostante, eranvi complicazioni oculari, anche gravi, e, reciprocamente; l'Ahlstrom (1904), fra gli altri, ha osservato due casi in cui la. cornea. era colpita dall'erpete al solito modo, mentre nel d ominio cutaneo del naso-ciliare non si trovava neppure una vescicola. L' Hybord (1872), su 98 casi, ne ha trovati 63 in cui il naso era stato colpito a grado variabile, ma di essi solo 35 ebbero fatti oculari. Oosicchè egli ha modificato la legge in questo senso, che l'iride e la cornea soffrono raramente quando l'eruzione non risiede sui territori cutanei del nervo naso-ciliare, soffrono invece abitualmente quando il naso è colpito. Nel nostro caso, oltrechè sulla cute nasale, compresa quella della punta, eranTi localizzazioni erpetiche all'occhio sinistro, giusta la legge di Hutchinson. Le manifesta:,:ioni oculari, durante lo zona, furono trovate, dal K ocks (1871), 4G volte su 80 casi o, nel manuale del De La.personne e Cantounet,, sollo valuta.te al 60 p. 100. Tra queste manifestazioni oculari assai frequenti sono le complicanze a carico della conr;iitntiva. P er lo più trattasi d'un'infiammazione ooi caratteri ordinari. accompagnata. da lagrimazione, &pecialmente per l'irritazione dei rami del nervo lagrima.le alla glandola. Si può avere la formazione, su d i essa, di vescicole, di fa'\"orevole prognosi, come nel caso descritto in questo lavoro. Frequente del pari l'anestesia, pure osservata nello stesso malato. La con1ea partecipa molto frequentemente al processo, ma con conseguenze bene spesso assai più gravi. Quanto alla frequenza di tale complicamrn, l'Hybord l'ha rin tracciata 44 volte su 98 casi. Altri parla clel 35 e del 50 p. 100. L'Heydemann (1904), che ha raccolti i casi di erpete zoster e d'altro genere, osservati, in tre anni, nella clinica di Rostock, su 0500 oftalmici ha trovato 63 casi d'herpes corneae, di cui 10 do,uti a zostE'r. V'e chi afferma d'aver visto malati di zona oftalmico corneale senza eruzione cutanea, ma non saprei su quale base sia stata posta la diagnosi di zoster in questi casi, che vengono qualificati per forme fruste. L'affezione corneale pnò precedere, ma di rado, l'eruzione cutanea: per lo più appare so]tanto quamlo questa è in piena evoluzione (Hutchinson) o sul declinare; al sesto o settimo giorno. Rara dopo il distacco delle croste. La cornea può presentare vari quadri nosologici. Generalmente trattasi di piccole vescicole sulla superficie anteriore, più spesso verso il margine che al centro, per lo più a gruppi, vescicole che è difficile osservare integre, in quanto che hanno durata effimera, si rompono
ZOSTER BILATERALE DEL 1° E 2° RAMO DEL TBIGEMll'-0
175
assai presto e residua.no erosioni: a. contorni policiclici, assai beue di· mostrabili con la fl.uoresceina, ed ulcere, spesso molto gravi e perforative e ciò a differenza dell'herpes febrilis con1eae. Infatti le ulcere possono accompagnarsi a sintomi irritativi: si verifica forte infiltrazione flogistica del parenchima, corneale, talora ipopion e, spe8so, irite. Si manifesta insensibilità corneale, sovente ipotonia, alle volte iper· tonia. Non sempre, a processo finito, si ha la. risoluzione dell'intorbidamento corneale, che può persistere assai a lungo e la.sciare opacità. permanenti. Lo stesso dicasi dell'anestesia corneale, che talora. esordisce precocemente, ma più spesso dopo breve tempo, e che può, persistendo dopo la guarigione dell'erpete, essere cagione di cheratite neuro-paralitica. di cui osservarono casi il Kroll (1882), il Terson (1893), nel cui infermo lo zoster era unilaterale e la cheratite bila.tende, ed il Mansilla (1904). Accanto a questo quadro clinico si sono osservate molte altre varietà di localizzazioni corneali. Cosi il Sattler (1889), ad esempio, h!I. visto un puro e semplice distacco d'epitelio corneale durante uno zona. Altre volte la cornea si ammala d'una infiltrazione parenchimatosa. profonda, simile all'intersti?:iale classica da eredo-sifìlide, ma generalmente centra.le (Sulzer, 1898; Koster, 1899; Terrien, 1901 : Strzeminski, 1904; Ahlstrom, rn04; Rollet, ed L. Grandclément, 1910). Furono osservate anche la suppurazione e la. formazione di ascessi, con o senza perforazione (Galezowski, Gir11.nd-Teulon, \Vey:;s, Hybord, Horner): la cheratite punteggiata, talora però con irite sierosa (Pacton, 1878; Goldzieher 1897); infiltrazioni calcaree della cornea (Vnl pian) e perfino lesione (piccoli punti bianchi) degli stra.ti posteriori, specie dell'endotelio. con consecutiva acta.sia degli strati anteriori sotto la pressione enùoculare, in un infermo che otto mesi prima aveva sofferto d'un probabile attacco di zona oftalmico dallo st.e~so lato l::Uarq nez, 1905). La sclerotica (Hutchinson e Giraud-Teulon) fn vista eccezionalmente partecipare con piccole protuberanze. Invece non raro è un attacco all'fride, al co1·po cilia1·e ed alla co· roide. Naturalmente le lesioni cornea.li, specie quelle ulcerose già accennate, spesso ingenerano irite e irido-ciclite. Ma accanto a queste foron viste, raramente, anche delle iriti primitive, senza lesioni della. cornea, cioè un vero erpete dell'iride. De \.Vecker le calcola al 5 p. 100. Può trattarsi di semplice iperemia dell'iride (Sattler, 1889), o d'irite sierosa, d'irite plastica, eccezionalmente di quella parenchimatosa, o d ' una forma. somigliante alla· gommosa (Hutchinson). Generalmente queste forme primitive sono leggere, durano poco e guariscono quasi senza esiti o residuando scarse sinechie o nn certo grado di torpore della
176
ZOSTER BILATERALE DEL 1° E 2° RA)JO DEL TRIGE~IJ:.O
pupilla. Due casi d'irido·ciclit.e, con aumento di pressione, so110 rife riti recentemente dal Fage (1909). Furono osservati anche casi d'iridocoroidite (Ooppez)1 o di semplice iperemia. della coroid~ (Sattler). In un caso di H orner e \Veyss si è parlato di panoftalmite: in altri di oftalmia simpatica, rarissima, a seguito d 'un 'iridcciclite, come nel caso del Coppez ed in quello del Noyes (1873)1 iu cui un zoster oftalmico tli sinistra cagionò la perdita dell'occhio dello stesso lato e, di poi, quella dell'altro. Oltre a leggeri intorbidament i del i·itreo, si videro anche attacchi alla i·elina, perfino ·con gravi emorragie, quasi come per trombosi della. vena centrale lllaltenhoff, 18\J3). Già si è tenuto parola dell'ipotonia, presente nel caso che ci occ npa e sintomo non raro .. Insolita invece la tenonite lGalezowski e Beauvois, 1907>. Quanto all'apparecchio di protezione dell'occhio, merita d'essere ri· cordato il caso del Clarke (1910 ), in uomo di 80 anni, in cui una .-escicola d'erpete zoster sulla metà del margine palpebrale superiore si cangiò in ulcera profonda, a tutto spessore Si ebbe così un foro rotondo, attraverso cui si scorgeva la cornea, la quale, così scoperta, si ulcerò gravemente. Abbastanza frequenti si riscontrano nella letteratura le co111plicazioni rt carico di nervi che hanno rapporti con l'organo della vista.. Esse ::.i calcolano a circa il 7 p. 100: compaiono generalmente nei primi giorni dell'eruzione e si dileguano spesso rapidamente. De La· personne e Cantonnet pensano che le lesioni del nervo ottico, della retina e dei nervi o muscoli oculomotori, siano da attribuirsi non già allo zona, ma al le lesioni causali di esso (zona sintomatico): altri pensa. i o vece che siano lucalizzazioni o trasmissioni dello stesso processo, dal V al nervo colpito, attraverso le anastomosi. Jl Fage (1909) crede che le complicazioni da parte d'altri nervi, compreso l'ottico, si possano spiegare con la linfocito.si del liquido cerebro-spina.le, che fu assodata con punture lombari sistematiche. Essa d imostrerebbe un'infiammazione delle meningi e quindi la possibilità della diffusione a1 gangli e nervi periferici. Il nerrn ottico n on raramen te fu vi,:to coinvolto nel decorso di uno zoster . Casi. d i nevrite ottica, spesso con esito in atrofia della papilla, sono ri portati dal Bowman, dall']fobsch l1871 ), dal Dague11et1 dal Sulzer 118981, dall"Antonelli , 1003 ), n el cui infermo la malattia. r idusse ! fl. funzi one ottica alla semplice visione quantitativa., e dall"Ahlstriim ll!l0±), in cui una nevrite ottica s'ebbe in un erpete frontale dello stesso lato, senza. alcun'altra localizzazione oculare, forse
ZOSTER BILATERALE DEL l° E 2° R.UlO D EL TIUGElUNO
177
per trasmissione del processo infiammatorio dal trigemi110, attraverso le fibre nervose vasomotrici, o, pel ganglio ciliare, o, cosa più probabile, quale prodotto dello stesso meccanismo per cui neuriti ottiche si manifestano in altre mabttie infettive. Lo Strzeminski (1904) vide un'atrofia dell'ottico tre settimane dopo la guarigione di un zoster oftalmico. Altro caso è riportato dal Fage (1909). Il nervo oculomoto1·e può essere colpito nella sua totalità, con oftalmoplegia.. interna ed esterna (Hutchinson), o parzialmente, ma in questo ca.so generalmente con partecipazione dell'elevatore della p~l -
pebra superiore e ptosi. Questo può essere colpito anche da solo (Ilutchinson, Jacksch, Osterroth, 1907). Generalmente queste paralisi scompaiono con facilità, ma possono anche essere irreparabili. Oltre al Rutter (1899) erl al Mu!es (1901), che studiarono paralisi del III paio, il Reynaud e il Dufour (1906) hanno visto la. paralisi isolata dello sfinctere, il Vernon quella dell'elevatore della palpebra. con il retto interno, l'Howard (1894) la sola ptosi, lo ~entrnayer (1902) la paralisi totale del muscolo elevatore e del retto interno con quella parziale dei 1·etti superiore e inferiore, ed Hall e Cantab (1903) la paralisi del III di destra legata a zoster del primo ramo del V di sinistra, in diabetico. Più rara (Osterroth, H)O'i) è la para.lisi del neno t-roclea1·e. Caspar (1903) stndiò un infermo in cui, ad una paralisi del IV di destra, seguì, a quattro settimane di distanza., uno zoster pure a destra e poi, dopo al tre tre · ~etti mane, la paralisi del VII di ~in istra, con partecipazione erpetica. del secondo ramo del V di destra. Altro caso è riferito dal Lepla.t (1910). La paralisi dell'abducente fu descritta dal Bowman, Wiedner, Ebstein (1895), Galezowski e Beauvois (1907) e dal Langenhan (HllO). Abbasta,nza frequente, invece, la partecipazione del faciale. Fuchs accenna a due casi, in cui, perciò, si ebbe lagoftalmo e cheratite, ma. <iccorre citare anche l'Ebstein (1895), il Cassé (1!)02), che la vide in uno zoster del terzo ramo del V, il Fraser (190-!), il Sarai (1904), che de,crisse uno zoster del padiglione dell'orecchio nel territorio dell'auricolo-temporale (terzo ramo del V) assocìat,o a paralisi del VII dello stesso lato; il Casassus (1908), il quale suppone che la malattia possa trasmettersi al facie.le per mezzo delle vene, linfatici o tessuti cellulari. R icordo anche la comunicazione di 17 casi di paralisi del faciale, di Klippel e Agnaud (1), consecl1tivi a zoster, sia sulla faccia che altrove. ( 1 ) Kul'PEr. e AONAUD. -
La paralyBie faciale zostériwne. -
taux, 1899, n. 57).
n - Giornale di medicina mili/art. -
F:is~. 111.
(Gazr/tc dea h6p i-
178
ZOSTER BILATERALE DEL 1° E 2° RAMO DEL TRIGEMINO
l\[olto raramente, secondo l'Osterroth (1907), è preso il simpatico cervicale. Possono infine essere colpiti insieme più d'uno dei nervi suddetti. Così l'Heydemann (1904) parla di zoster complicato a paralisi del VI, del VII e del gusto, per paresi della cltorda tympani. Il Galezowski (1907) ha visto una paralisi della muscolatura intrinseca dell'occhio, associata a quella del muscolo retto esterno. Oltre alle precedenti furon viste complicazioni cerebrali e spinali. Jl Brissaud (1896) riferisce un caso che si associò, oltre che a paralisi totale del III dello stesso lato, anche a disartria ; un secondo in cui si ebbe, dopo una settimana dall'erpete a sinistra, un'emiplegia destra, con afasia e deviazione coniugata degli occhi verso sinistra E.I infine morte, e, in ultimo, un terzo caso, pure con emiplegi_a incrociata.. Questi fatti starebbero a prova d'una sede centrale della lesione. Cbauffard e Rendu (1907) osservarono un'inferma in cui esistevano fenomeni meningitici, interpretati come infezione ascendente, poichè la puntura lombare diede una ricca linfocitosi, ch'essi reputano non appartenere veramente allo zona, ma in rapporto con una complicazione meningea, ossia con una meningo-radiculite, iJ più spesso episodica ed effimera, del nervo che è sede dello zona. E su questo argomento dei rapporti tra zona, in genere, e fat,ti meningei o cerebrospinali, cito ancora Brissaud e Sicard (1901), Ohauffard e Froin (1902), l'Averuier (1908), il Margarot (1910) e l'Arent de Basche (1910). Accanto alle numerose complicanze dello zoster oftalmico sull'organo della vista, debbonsi porre le complicanze che su di esso manifestano degli zona con sede estranea ai territori del V. Lo Stein (1902), in un caso d'erpete accampatosi sul territorio del settimo ed otta,o segmento cervicale e del primo, secondo e terzo dorsale, osservò paralisi delle fibre oculo-pupillari del simpatico cervicale, ch'egli pensa dovuta a degenerazioni nel midollo spinale, specie in quei punti onde traggono origine tali fibre. L' Ahlstrom (1904) studiò una ti pica eruzione d'erpete sulla cornea, mentre non ne esisteva traccia nel dominio cutaneo del V paio. Era presente invece un intenso zoster nel territorio del plesso lombare dello stesso lato, ciò ch'egli spiega considerando lo zoster come un'infezione c-he variamente si localizza sui gangli, colpendo in questo caso, oltre al l)lesso lombare, solo il ganglio ciliare. * ** L'P,tiologia e la patogenesi dello zoster non sono ancora ben chiare, malgradoJ'abbondante materiale clinico ed i reperti anatomo-patologici. Quttli presunte cause si sono annoverati parecchi fattori, che si possono distinguere in varie categorie. È sembrato che talvolta lo zona
ZOSTER BILATERALE DEL 1° E 2° RAMO DF.L TRlOEMit,;0
179
possa. dipendere da. agenti meccanici, specie da. tra.umi sulla. regione o addirittura sal nervo. Questa nozione non è di data recente, tuttavia è stata. recentemente ripresa. Di fronte al Rachmaninow (1907), che assistette a.Ila comparsa. d'uno zoster oftalmico, poche ore dopo un leggero trauma. sulle regioni posteriori del cranio d'un fanciullo, ma ritenne troppo breve il tempo decorso fra l'urto e l'eruzione per poter accettare, come fondata.1 l'importanza. etiologica della lesione, troviamo il Raecke (1910), il qua.le ci racconta d'un individuo che, sul lavoro, ebbe un forte urto all'occhio destro, vivo dolore e arrossimento della parte, e che, q ue.lche giorno dopo, venne preso de. zona ofta.lmico di quel lato. Questo ed i suoi esiti . vennero ammessi come dipendenti da. infortunio, da parte del competente ufficio di assicurazione, il quale amn;ise la verosimiglianza d'una relazione causale tra i due fatti. Altro caso di erpete dopo un traumatismo viene recentissimamente pubblicato dal Landtau (1911), ma la maggioranza degli autori attribuisce e.I traume. un valore puramente occasionale. Lo stesso dicasi degli atti operativi: lo Snell (1896) ha osservato uno zona oftalmico sullo stesso lato in cui, sette giorni prima, era stata eseguita un'estrazione di cataratta. senza iridectomia. e nel caso dell'Ha.en l'eruzione, nel territorio del primo e secondo ramo del V, seguì all'estrazione d'un dente. In un malato dell'Horner un tumore dell'orbita si a ccompagnò a zona del nervo sopra.orbitale, forse per compressione ed irritazione di questo. Si sono annovera.ti anche alcuni fatto1·i d'indole tossica, quali i medicinali e le autointossicazioni. Dopo l'uso prolungato d'arsenico (Hutchinson), dopo una iniezione intravenosa. di grammi 0,30 di diossidiamidoa.rsenobenzol (L. Meyer) (1), dopo avvelenamenti con ossido di carbonio (Leudet, Sattler)., dopo l'uso di mitili o d'altri molluschi, dopo quello prolungato di joduro di potassio (Jacquet, 1~98), si è vista infatti talvolta la manifestazione di questa. malattia. :Kon è raro vederla anche durante malattie generali od infezioni. Abbiamo così l'osservazione del Bruas (1907), a seguito d'infezione malarica., dell'Hervé (1897) in un tubercoloso, del Westphal (1897), in un tabetico. Altri ha pensato alla sifilide (H utchinson), al diabete, all01 diatesi gottosa. Le emozioni, il sovraffatica.mento, i disturbi gastrici, furono anche citati in causa. Così i raffreddamenti: in un caso del Sattler (188fl), per far rinven1re l'infermo, . intossicato da ossido di carbonio, lo si era abbondantemente, spruzzato con acqua. frerl. da. Cl) L. MEYsn. -
àimnidoaraet1obe,1Zol. -
Zona arsenicale, a seguito d'1m'it1iezione intraretiosa di dioasi· (Med. Kl in., 15 genu. 1911).
180
zosrER fil LATER ALE DEL 1° E 2' RAMO DEL TRIGEmxo
Tutti questi vari agenti sono considerati, al più, come semplici cause occasionali.Nessuno d i essi risulta dalla storia del nostro infermo. Per non entrare nella etiologia dell'herpes zoster in genere, accennerò soltanto che parecchi accarezzano l'ipotesi ch'esso sia. una. malattia infettiva acuta speciale, una tossi-infezione, dovuta a un germe specifico, conferente immunità (Laudouzy, 1883), o, forse, a parecchie specie d i germi, tra cui primeggia il pneumococco. Così il Fernet (1) ammette che lo zona ed i vari erpeti, così detti sintomatici o febbrili , come quello naso-labiale, della faccia, degli organi genitali esterni, siano, dal punto di vista causale, della stessa natura e crede poi che t utti siano, non solo infettivi, ma contagiosi ed inoculabili. Eg li, anzi, va fino ad omologare gli er peti cutanei e mucosi con la polmonite fìbrinosa., che definisce per un erpete o zona pneumococcico del polmone, cosicchè, dal pllnto di vista patogenetico, la pneumonite sarebbe una t ossi-infezione pneumococcica del nervo vago e della superficie interna del polmone. Egli trova che la teoria attuale, la q uale spiega gli erpeti come un distur bo trofico subordinato ad una lesione del Ristema nervoso, sia insufficiente e pensa invece che eru~ionecutaneae lesione nervo,m. siano effetti d ipendenti entrambi dall'infezione. La puntura lombare ha dimostrato oggi che per molti zona l'ori· gine è centrale : infatti l'infezione del liquido cefalo-rachidiano: in coincidenza con uno zona, dimostra. una lesione infettiva degli organi nervosi vicini, qua.li i nuclei cen trali, i gangli, le radici e fors'anche i tronchi nervosi. Nello zona pare che, più spesso, siano colpiti i ganglì spinali, ma foron visti anche casi per lesioni d i molte altre parti del sistema nervoso. .A. sostegno della natura infettiva e contagiosa dello zona si portano esempi di endemie e vere epidemie, di casi sviluppatisi in pa.· recchi membri d' una stessa famigl ia (Erb) · e:i il fatto che esso, conferendo imm~nità, come molti processi infettivi, solo ecceziona1mente recidiverebbe. Quest'ultimo argomento è frattanto impugnato daaltri,:che sostengono es,sere assai meno rare di quanto si creda le recidivedizona. Così il Carry (1874) ha veduto recidive multiple d' uno zoster oftalmico, l'Hill (1!)04) un caso recidi vante ed il Voerner (1904) ha ossen·ato, qualche tempo dopo d'uno zona bolloso snl territorio del nervo sopra· orbitale e sopratrocleare di sinistra, una recidiva sullo stesso luogo, sotto forma di erpete eritematoso. Lo stesso si è visto in altre parti del corpo dal Ka.posi, dal :i\Iatiguon (18\H,) e da Hirtz e Salomon (1902). (I) CK, FJ!;RXET. - Sur l'hcrpèB de la peau et clea membrati.es nwg1<wBe11. srn,aine m•1rlicale, 1910, pag. 517-6'.?3).
(La
ZO~TEB BILATERALE DEL 1" E 2° RAMO DEL TRIGEMINO
181
A.d ogni modo tutta una serie di ricercatori, quali Achard e Loeper, Dopter, Achard, Loeper e Laubry, Widal e Lesourd, ha in questi ultimi anni scoperto, nel liquido cefalo-rachidiano di malati d'erpete, differenti specie di microrganismi, come pneumococchi, meningococchi, streptococchi, stafilococchi e simili. Col Charcot si era creduto, da tempo, di stabilire che lo zona oftalmico fosse l'espressione cutanea d'una nevrite del primo ramo del V, che può originarsi nel ganglio del Gasser o nei rami periferici. Prova di ciò sarebbero le nevralgie, l'anestesia, ]a limitazione dell'esantema ai territori nervosi. Il fatto si potè del resto controllare con qualche necroscopia. Restava a sapersi se l'eruzione fosse dovuta ad un'alterazione delle fibre trofiche, cosa ammessa dai più, o di quelle vasomotorie, o a.d un'irritazione trasmessa. da.Ile estremità periferiche delle fibre nervose sensitive agli elementi anatomici, per alterazione della influenza diretta di esse sul parenchima dei tessuti, verificandosi così microscopiche necrosi multiple di elementi istologici della cute e da queste, per reazione, le vescicole. Malgrado l'anestesia che accompagna lo zo-,ter oftalmico, questo deve ritenersi per un'alterazione irritativa del t rigemino. Le recenti ricerche sembrano dimostrare che lo zona vero dipenda da una lesione infettiva, talvolta mielomerica, dell'asse cerebro-spinale, più spesso rizomerica, ossia radicu lo-ganglionare. Non entrerò nei dettagli, ben noti, dei reperti anatomo-patologici, a cui, nel campo dello zoster in genere, sono legati, tra gli altri, i ne,mi del von. Baeresprung, del Recklinghausen, del Wagner, di Charcot e Cotard, dell'Haigt, del Weidner, di V. Magnus, dell'A.rent de Besche, ed, in quello dello zona oftalmico, i nomi del vVeyss, del Sattler e del Lauber. Ricordo solo che quest'ultimo (1), in un caso di zoster del p1·imo e secondo ramo del trigemino di destra, in un uomo di 64 anni, ohe venne a . morte per grave affezione cardio-vascolare, trovò, nel ganglio del Gasser, piccole emorragie, oltre a focolai infiammatori e ad un punto necrotico. Gran parte delle fibre nervose del tronco del trigemino era degenerata, con sfacelo di quelle del primo ramo. Anche le fibre clel secondo ramo erano in degenerazione. E sisteva pure notevole infiltrazione cellulare del peri-ed endonervio. Le manifestazioni neuritiche si lasciavano seguire fin dentro l'orbita e si propagavano anche ad alcuni nervi ciliari. *** Il nostro infermo guarì, si può dire, s pontaueamente. S'impiegarono soltanto semplici polveri assorbenti e pomate indifferenti. ( l) V. biblt'ografì.c,, i,i fondo.
182
ZOSTER BILATERALE DEL 1° E ~ o RAMO DEL TRIGEMINO
Il trattamento dello zona oftalmico, infatti, non può essere, nelle attuali condizioni della. scienza, che puramente sintomatico. In genere, a.Ilo scopo d'agevola.re l'essiccazione delle vescicole e la. loro conversione in croste, si usano delle polveri, qua.li quelle d'a.n1ido, di ossido di zinco, di alsolo, di jodolo. Vennero anche impiegati l'a.ristolo e l'acido picrico . Contro i forti dolori, naturalmente, si ricorre agli analgesici ed ai narcotici. Così troviamo usati, per bocca, il cloralio e i composti valerianici e chinici, e, per via ipodermica, la morfina, o nel l uogo dolente, la cocaina. Da lungo tempo, uel trattamento di quest'affezione e particolarmente contro i fatti nevralgici, si è usata l'elettricità, specie sotto forma di correnti continue (Belkley, 1874; Ma.thewson, 1874; Fa.ge, 1909, e tanti altri). Si sono anche usate le correnti ad alta frequenza e l'idroterapia. 11 von Arlt (1909) ha proposto l'uso d' una maschera di celluloide rosso-gialla, snl ti po di quelle usate in fotografia, e ciò per proteggere la parte ammalata. dai raggi luminosi di corta. onda. Ebbe così decorso favorevole, senza dolori, nè cicatrici residue. Contro certe nevralgie ribelli, da lungo tempo (Bowma.n, Hutchinson), viene consigliato il trattamento operativo, ossia. la resezione del nervo interessato. Le complicanze irido-cornea.li vanno curate al modo solito. Novara, settembre 19 11.
BIBLI OGRAFIA. Non credo conveniente riport are qui l'intera letteratura aull'herpe8 w ster ophthalmic us. Per lo studioso che desideri avere qualche indicazione in prl)poeito, cito qui appresso, in ord ine cronologico, eolto.nto i nomi di quegli autori, delle cui pubblicazioni ho avuto notiida occupandomi dell'argomento, e ciò senza pretesa d i fare opera completa. In ultimo ho cit ato i lavori, a mia conoscenza, che trattano dell'herpea 2oster oph· thalmic us del primo e secondo ramo del trigemino, contemporaneamente, e di quello bilaterale. 1866. - Hutchinson. 1867. - Hutchinson - Bowman - ì\Iougeot . 1808. - Steffan - Johnen. 1S69. -Traube - Hu tchinson - F. ì\I. Mackouzio - Joy J offries - Hutchinson Vernon - Scriven - Steffan. l 'liO. - Joy Jeffries - Coppez - Wiedner - Jacksch - Emruert - Johnen. 187 1. - Arlt - A. Siche ! - Laqueur - Weyse - Hiibsch - K ocks. 1872. - 1'arùy - Gosetti - Gil\ette - Auché - Hybord.
ZOSTER BILATE RAL I,; DEL 1° E 2' RAMO DEL TRIGE)fI)lO
183
1873. - Delens - J oy Jeffries - Coppe~ - Bouchut - Noyes. 1874. - Lagarde - Belkley - Carry - Jaclard - Mathewson - Joy J effries - Mc. Crea - Kosminski - Wadsworth. 1875. - Coffer - Sattler - J orisienne - We.rdworth. 18 76. - Coppez. 1878. - Pacton. 1882. - Kroll. 1885. - M. Miche! - Comby. 1886. - J essop - Jorisienne - Binde. 1887. - Wbeelock - Dun·uty - 8ellers Mittendorf. 1888. - Gould. 1S8 9. - Sattler - Schiiffer. 1891. - Duplay. 1892. - Buller. 1893. - Terson - Goldschmid - Haltenhoff. 1894. - Howard 1895. - Ebstein. IS96 - Duméry - Snell - Danlos - Brissaud. 1897. - Westphal - Hervé - Goldzieher - Tikanadze. 189S. - Machek - Sulzer - Jacquet. 1899. - Koster ·- Rutter. 1901. - Salva - r.Iulee - Terrien - Be.ne. 1902. - S tein - Caseé - Zentmayer. 1903. - Gevaert - Mene.cho - Le.uber - Ha.Il e Cantab - Antonell i - Dure.nd Ce.spar. 1904. - Maneilla - Sarai - Bill - Voerner - Fraser - Heydemann - Ahlstrom. Strzemineki. 1905. - :Mé.rquez. 1906. - Dufour. 1907. - Chauff.e.rd e Rendu - Galezoweki - )Iac ~ab - Rachmaninow - Ginestous. Osterroth - Bruas - Galezowski e Beauvois. 1908. - Casassus 1909. - Ch. A. Oliver - Fage - von Arlt 1910. - Coover - Leplat - R,icke - Cle.rke - Langenhan - Rollot ed L. G rondclé· ment - W einstein. 1911. - Walloee - Landtau.
( I ) LAILLIER; c itato, secondo De Wocker, nel lavoro dj Alb. H ybord:Du zona ophtlwl-
miquc et des lésiona q11,i s' y rattachene. - Thèse de Paria, 1872. (Archiv /ilr klin. M edizin, III Band, S. 162, tavola II, fig. l ì; ci tato nel Traité com.ptet d'oph.tlu,lmoloyie, di L. De Wecker ed E. Landolt, tome I, pag. 52. Paris, A. Delahaye et E. Lecrosnier, 1886. (3) Ùt'BER. ·- Ei u Fall uo" llerpeJJ zoster ophthalmicus. - ( A lbreclit ~on Grae/e' 8 Archi·u /iir Ophthalmologie, LV Band, 1903, S. 564. (4) LETOLLE; citato nel M a,wel dr nP11roloyie oc1,laire di F. De Lnpersonne ed A. Cantonnet. - Paria, 1910, lllasson et C1• , a pe.g. 243.
(2) Moena. -
184
Albuminoreazione dello sputo nella tubercolosi polmonare Per il dottor Duilio Balestra, ca.pitsno medico
Nell'adunanza ordinaria del 27 novembre 1910 del R. I stituto veneto di scienze il prof. R. Massalongo, in una sua comunicazione sulla salicilato-reazione e l'albuminoreazione, avanzava l'idea che nuovi orizzonti si sarebbero aperti per la diagnostica e la fisiopatologia dei processi morbosi broncopolmonari con lo studio accurato della. chimica degli sputi. Ed egli intese dimostrare che la salicilato-re.azione e l'albnminoreazione devono occupare un posto importante fra i moderni processi di diagnostica medica. A giud icare infatti dalle numerose ricerche fatte in ogni parte in questi ultimissimi tempi, sovrattutto (a riguardo della albuminoreazione dello sputo, se ne deve inferire che questo genere di ricerche ha suscitato un vivo e speciale interesse da parte dei clinici . Parò se studii siffatti si sono notevol· mente intensificati solo da pochissimo tempo, essi non so110 peraltro del t utto nuovi. E già. il Biermer, più di mezzo secolo addietro, studiando le reazioni chimiche degli sputi in varie affezioni, aveva riscontrato un'albumina disciolta diversa. dalla. mt!cina; analoga costatazione fu fatta anche dal B enk nelle bronchiti acute, nella tubercolosi polmo1Ìare, non così invece nelle bronchiti croniche. Fu però il Wanner che segnalò per primo l' importanztt dell'albuminoreazione nella tubercolosi polmonare, ed egli affermò categoricamente che in detta malattia l'albuminoreazione non era mai assente. Studii più minuziosi furono in seguito fatti sull'argomento dal prof. Roger (1), il quale venne alla conclusione che nella tubercolosi polmonare quando la reazione è positiva non ha importanza patognomonica assoluta; allorquando invece è negativa e~clude la tubercolosi ; oltrechè in q nest a malatt.ia la reazione sar ebbe positiva anche in casi di polmonite, di pleurite, di edema polmonare, di enfisema con dilatazione del cuore, ecc. Ad ani:tloghe conclusioni giunsero do po il R oger moltissimi altri osservatori, i quali tutti si acconl ano nell'ammettere che l'albnmiuoreazione nello sputo tubercol are è posifrrn ogniqualvolta è positivo ( l) Pre8se médicale, 23 luglio l 909.
ALBUMINOREAZIONE OELLO SPUTO NELLA TUBERCOLOSI POLMONARE
185
il reperto microscopico. Così tra gli altri il L esieur e il Privey (1) affe-rmano di aver riscontrato albuminoreazione positiva nel 100 % dei casi di tubercolosi polmontt.re con sputo positivo, e reciprocamente reazione negat iva ogni volta che vi era assenza di bacilli nello sputo. E ssi inoltre misero anche in rapporto diretto la quantità dell'albumina con la g ravità della lesione e con l'abbondanza dei bacilli. Il Gaeraerdt, che ha fatto circa 150 esami ed ha studiato l'albnminoreazione comparativamente con la cutireazione, ba tratto anch'egli conclusioni molto assiomatiche, che collimano in complesso con quelle del Roger ; e il Smolizansky, che si è occupato dell'argomento sovrattutto dal punto di vista prognostico, non solo ammeUe che la quantità di a lbumina è proporzionale alla eetensione e alla profondità delle lesioni, mc1. che le variazioni nella quantità di essa. indica.no anche parallelamente le variazioni nel decorso della malattia; inoltre, ammettendo con altri che l'albumina dello sputo risulta di una me· scolanze. di serina e globulina, egli afferma che se predomina la serina, la prognosi è più grave, mentre se predomina la globulina, si ha tendenza al miglioramento. E non dissimili da quelle sinora ricordate sono le conclusioni dei dottori Hermann, Dascotte e Ghysen (2), i quali con una tecnica speciale e assai minuziosa banno pratica.to 152 esami, facendo al tempo stesso la cutireazione, e doeando la. quantità di albumina sia col metodo ponderale che con quello volumetrico; ed essi avrebbero tt.ppunto trovato che l'albuminoreazione è positiva in tutti i casi di t,nbercolosi polmonare, e che esiste inoltre un certo parallelismo tra la quantità. di albumina e la gravità della l esione. Non tutti però gli autori sono giunti a risultati di un assolutismo così rigoroso; ed il Goggia, ad esempio, afferma che la reazione non è positiva in tutti i casi di tubercolosi polmonare indistintamente; il Dieudonné, Oddo e Ga.chet non attribuiscono impor tanza prognostica alla quantità di albumina considerata in rapporto alla gravità della lesione, a.nalogamente Fishberg e Felberbaum, le cui importanti r icerche sono recentissime (3), non trovarono alcun rapporto manifesto tra la. quantità dei bacilli dello sputo e l'intensita della. reazione Stimolato da queste incertezze e contraddizioni ho voluto studiare a.nch'io un così importante argomento pratic.ando all'uopo un notevole numero di esami in casi bene accertati di tubercolosi pol monare nel(l) Dell'albumopti,,i (Parie m édical, 29 aprile 191lj. (2) B t<ll. de l'Aa. Roy. cle m édeaine dtt B elgique, sé11nc•e du 30 sept. 1911.
(3) Medical Record, 28 ottobre 1911, p . 870.
18\>
ALBUMINOREA ZIONE DELLO SPUTO SELLA TUBERCOLOSI POLMONARE
l'Ospizio Umberto I. Ho così raccolto 81 osservazioni, di cui 57 in uomini, e 24: in donne, individui compresi tutti entro limiti assai vast i di età tra i 15 e i 70 anni, e con lesioni polmonari di svariatissimo grado e durata. La tecnica per la ricerca. dell'albumina nello sputo è semplice e facile, e non differisce essenzialmente dalle analoghe ricerche che si fanno nell'urina. Occorre all'uopo una certa quantità. di sputo, almeno quattro o cinque centimetri cubici, e che questo sia inoltre piuttosto recente e privo di sangue. Il Rogar allungava l' espet• torato con acqua e vi aggiungeva qualche goccia di acido acetico; filtrava. quindi il miscuglio, e sul filtrato limpido faceva agire qualche goccia di nna soluzione satura di ferrocianuro di potassio, per effetto del quale si det.ermina un precipitato biancastro di albumina. Il Lei;ieur e il Privey aggiungevano invece ad una certa quantità di sputo una quantità uguale di soluzione di cloruro sodico al 7 °/00 ; agitava.no quindi il miscuglio e filtravano per carta; a.I filtrato aggiungevano quattro o cinque gocce di acido acetico, e in esso ricerca.va.no poi l'albumina a mezzo della reazione coll'acido nitrico come per la ricerca dell'albumina nelle urine. Io ho seguito il metodo adoprato anche dai dottori Fishberg e Felberbaum, che è molto semplice e abbastanza rapido. Raccolta in una provetta da saggio una quantità sufficiente di sputo, si allunga con una sufficiente quantità di una soluzione di acido acetico al 3 %, e poi si agita fortemente per precipitare la mucina. Dopo una decina di minuti si agita nuovamente, e quindi si filtra per carta; il filtrato limpido si scalda alla fiamma fino alla. ebullizione, e ad esso si aggiungono, immediatamente dopo, alcune gocce di una soluzione di cloruro di sodio. Se vi è albumina si forma subito un bel p1·ecipitato bianco, che dopo qualche tempo si deposita. al fondo della provetta. Allo scopo di poter fare rapidamente un raffronto relativamente alla intensità della reazione, basta far costantemente l'esame con quantità uguali di sputo. Negli individui da me e:<a.minati ho creduto opportuno dover prendere in considerazione la natura e l'estensione della lesione polmonare, come pure l'epoca a cui la malattia rimontava: essi presentavano tutti bacilli nello sputo, eccetto due in cui lo sputo era negativo (caso 68 e caso 80). I risultati delle mie ricerche sono elencati nelle seguenti tabelle :
187
..ALBUMINOREAZI ONE DELLO SPCTO NELLA TUBERCOLOSI POLMONARE
~
!i!
"',5
OEGENT!
"i
NATURA E SEDE
Inizio
Albumino-
del!~ lesione
della malattia
reazione
I 1
B. Fortunato
Broncopolmonite cronica tuborcolare lobo superiore sinistro. Infiltrazione lobo superiore destro.
1900
Intensamente positiva
2
C. P ietro
Broncopolmonite cronica tu bercolare lobo superiore sinistro. Infiltrazioni! apice destro.
Da molti anni
Id.
3
M. RicCMdo
Broncopolmonite cronica diffnsa di tutto il polmone dostro. Infiltrazione apice sinistro.
Autunno 1909
Id.
4
I. Augusto
Broncopolmonite cronica lobo superiore sinistro. Broncoolveolite apice destro.
1910
Id.
li
P.Filippo
Broncopolmonite cronica lobo superiore destro. Broncoalveolite apice sinistro.
1906
Id.
6
L. Domenico
Broncopolmonite cronica sclorosante lobo superiore destro.
Estate 1911
Id.
7
:u. Emilio
Broncopol1noni te cronicn bilateraie dei lobi superiori. Larin, gite cronica tubercolare.
Inverno 1011
'J
:.
I
i
Id.
I I
8
F. Carlo
Broncopolmonite ulcorosa con caverne del polmono sinistro.
Id.
Id.
9
I
P. Emidio
Infiltrazione lobo superiore ùestro. Broncopolmonite lobo superiore sinistro.
1910
I
Id.
o
P. N. Arduino
Broncoalveolite apice sinistro.
Estate l!)l l
I
A. Bartolomeo
Broncopolmonite cronica bilateraie dPi lobi superiori.
1908
.
Id. Id.
I
12
G. Olindo I nfilt razione biopicole Primavoro J9ll I 13 D. L. Francesco Broncopolmonite cronica. lobo su- Autunno 1910 periore sinistro.
I
15
16
Id. Id.
G. Giovanni
Broncopolmonite cronica lobo superiore destro a forma sclerosante.
E state 1910
Id.
M. Gennaro
Broncopolmonite cronica sinietra sclerotica del lobo superiore. Broncoo.lveolito o.pica destro.
Inverno 1911
Id.
N. Ferdinando
I Broncopolmonite cronica siniRtra ulcerose. del lobo auperiore.
1910
I I
Id.
188
ALDU MINOREA ZIONE DEL LO S PUTO NELLA Tl.:BERC'OL0Sl P OLMONARE
e:.
.:
-;:
N AT URA E S EDE
Inizio
Al bumino·
della lesione
della malaltl~
reaziune
.o
OEGE~rE
17
M. G. Battista
Broncopolmonite cronica lobo superiore d estro. Infilt razione apice s inis tro.
18
G. Guido
B ro n<:opolmonito cronica sclerotica lobo superiore d oRtro.
1902
Id.
19
F. Folico
Broncopolmo nite c ronica sclerot ica bi laterale d e l lobo superiore.
1903
Id.
20
P . llfoddalena
Broncopolmonite cronica lobo s up eriore destro. Infiltrazione a pice s inistro. Lues.
In"erno 1910
Id
21
B . Bianca
Broncoalveoliw lobo s uperiore des tro. Hro n copolmonito lobo superiore s inistro.
Id.
Id.
22
llf. Clulia
B ron copolmonite cronica lobo superiote destro e einist.ro.
I Primavera 1910
Id.
23 I
A. Adele
Infìltrazione biapica le
Inverno 1911
Id.
2-i '
)1. Lo renza
Broncopolmonite lobo superio re sinistro. Broncoalveolito apice destro.
25
D. B. Emma
lnfì lt.razione apice ù cstro. Bro ncopolmo uite u lcoroaa lobo sup eriore sinistro.
Inve rno 1910
Id.
26 1 G. Giueoppé
Solorosi e r.averne lobo superiore
1906
Positiva
-=
IPrimavera 1911 !Intensamente positiva
Id.
destro . lnfiltraziono apice s inii<tro .
27
D G. Stefano
I nfìltraziune lob6 supNiore s inistro .
Pri,novora 19 11
I d.
28
F . Giovanni
Tubercolosf polmonara cro nica sclorosnn t<- biapicale.
Da molti anni
I d.
29
S. Biagio
Broncop ohnonito c ronica lobo s11periore bilateralo.
1906
Id.
30
D. C. Cesare
B ro ncopolmonito c:ronicn diffu sa polmone Rinistro. :F ocolni co nflnonti apico d estro
I d.
Id.
31
C. D omenico
Broucopolu,ouite C'ronica sclerosante lobo superiore hilaternle.
1\108
I d.
32
.?Il. Pac ifko
Broncopolmonite c ro nica sc lerosante lobo superiore bilaterale.
1909
I d.
33
S b. G ino
I nflltrnzione binpicale; tonÙ('nze alll\ sclerosi.
Autunno 1909
I d.
189
ALBUY!XOREAZIO~E DELLO S Pt.:TO XELLA TuBF.:RCOLOSI POLMONARE ~
'È
:·-!
.., .o
NATURA
Inizio
Albumino-
della malattia
reuio11e
Broncopolmonite cronico ulceroso lobo superiore tlestro. Infiltrozione apice sinistro.
Inve rno 19 10
Positiva
Broncopolmonite cronica sclcrosant-e lobo supl'rio re destro. I Infiltrazione apice sin istro.
1009
Id.
Broncopolmonite cronica ulcerosa lobo superio re destro. Infiltrazione apice sinistro.
Inverno 1911
Id.
Estate 1908
Id.
Inverno 1911
Id.
1() 10
lei.
Inverno 19 11
Id.
I Inverno Hl08
Id.
i
34 1 S. Ernesto I!
35
F. Nicola
SEDE
d,·lla ltsione
DEGENTE
E
I
I! 36
G. Luig i
I 37
R.. Enrico
38
C. Demetrio
\~
li
li ii
1~
1
nist ro.
C. Andrea
Infiltrazione biapicale
40
C. Umb e rto
Bro ncopolmonite lobo superiore destro. Sclerosi apice sinistro
41
M. Arm&ndo
42
R. Alberto
Broncopolmonite ulcerosa lobo I superiore destro.
Estate 10 11
Id.
43
C. Felice
Broncopolmonite c ronica lobo superiore bilaterale.
Im·erno 1911
Id.
44
F. Luigi
Broncopolmonite cronica ulcerosa lobo superiore bilaterale.
Id.
Id.
45
F. F erruccio
19 10
Id.
ì
i8
50
51
I nfiltrazione apice s inistro.
Infiltrazione bilaterale
I
I
Broncopolmonito cronica lobo superiore bilaterale.
Primavera 1910
I d.
D'E. Giovanni
Broncopolmonite c ronic" lobo superiore sinistro. Infiltrazione a.pico d estro.
1909
Id,
N. Auguato
Broncopolmo nite cronica diffusa polmone destro. Noduli dparsi lobo s u periore sinistro. Laringite tubercolare.
Da molti anni
Id.
M. Angelina
Infiltra.zione bilate rale lobi superiori.
1910
G. Elvira
Broncopolmonite c ronica biopicale.
Inverno 1909
G. ~le.ria
Bro?coalvoolite lobo superiore si, n1stro.
Estnte 1911
l:
•o
I
C. Giulio
!.
J;
I
I Infiltrazione lobo superiore s i-
39
46
l!
Broncopolmonite cronica sclerosante lobo superiore destro. Infiltrazione apice sinistro
I
I
II
I d. Id. Id,
190
ALBUM.INOB EAZIONE DE L LO SPt:TO NE LLA TU.BERCOLOSI POLMONARE
"' e
'E
.<>
DEGENTB:
'C
NAT URA E s &os
Inizio
Albumino-
ilella lesione
della malattia
reazione
B roncopol monite c ronica lobo s uperiore destro. I n fi lt razione apice sinistro,
E state 19 11
z:
I 52
53
B. Ginevra
C. Concett a
P ositiva
)
Broncopolmonite lo bo s upe riore P rimavere. 1908 bilate rale .
Id.
I
5,
A . Agnese
B roncopolmonite cronica lob o s u- P rimavera 1910 perior e sinis tro. InJ iltrnzione a pice destro.
60
B. PRsquR
Broncopolmonit<J cronica lo bo àu- Da molti anni perio re einistro. Infì ltrnzio ne apice dest ru. I
56
B Me.rie.
Hron<'opo lm on it e c ronica nlcflrosa lobo superiore dest ro. B roncoa lveolite npice sinis tro.
57
S. Luigia
Broncoal" eolite Rpice de s tro. B roncopo lmonite lobo eu poriore sinistro.
68
C. F.ilomena
Broncopol monito c ronica lobo super iore sinistro.
59
A . Maria
B roncopolmonite c ro nica ulreroRn lobo s uperiore dest ro.
(l0
V. Assunta
B ronco poi monite c ronica ulcerosa lobo s uperi ore bi la t<:r ale.
61
C. Maddalena
Id.
I
Id.
I
Id.
E state 1910
IP rimavera 19 08
Id.
I I d.
Inverno 1909
I Estate 1910
Id.
I I nverno 1911
Id.
B roncopalmo nite c ron ica diffusa polmone d ostro. Infili trazione apice si11iRtro.
Autunno 1908
Id.
Inverno 1909
62
L. Olga
B roncopolrnonite a focolni sparsi nei lobi s u pe riori destro e sinis t ro.
63
) I. Lu igia
Infìltmzione biRpi<'o lc
04
E . Olgn
Bronco polmonite cronica di ffuso polmone s inistro. B r onco polmo nito u keruija lobo 1<11poriore d Pst ro.
65
C. Clotilde
B ronc·opolmonite c ronir,a adorot ico lo bo s uperiore d;astro.
66
F.Nella
Bron coalveo lite bilRt orale.
67
s. Angelo
I Id.
I I n,·erno l!ll l I I
I
Id.
Estote 1905
Id .
I D a molti nnni
Id.
I I Id. Inverno 1909 ILeggerme nte Broncopo lmonite c ronico ulce rosa manifesta lo bi superiore e medio d estro. lobo !'luperiore
Infìltrazione apice sir1istro.
Inverno 19 10
191
ALBUXINOREAZIONE DELLO SPGTO NELLA Tt7B~:RC'OL0SI POLMONARE
DEGENfE
NATllRA E SEOE
Inizio
Albu01ir10•
rlella l•sione
<!ella malattia
rfazione
68 1
1. Angelo
Broncopolmonite cronica lobo superiore ainist.ro. Infiltrazione apice destro.
1905
Leggermente manifesta
69
li. Giovanni
Infiltrazione lobo superiore bilaterale.
Inverno 1911
I d.
70 1
S. G iovanni
Broncopolmonite cronica lobo su• periore bilaterale.
190~
Id.
71
P. Ubaldo
Broncopolmonite cronica ulcerosa polmone destro.
Inverno 19 10
Id.
72
R. Voncieelao
Infiltrazione apice destro ,
1905
Kegativa
73
St. Giovanni
Bron<'opolmonite cronica lobo superiore destro Infiltrazione apice sinistro.
Inverno 1907
Id.
Broncopolmonite cronica sclerotica. lobo aupElriore t,ilaterale.
Da 18 anni
Id.
l 74
I B. Serafino
75
C. Pietro
Broncopolmonite cronica sclero. tico lobo auper:ore sinistro.
1905
Id.
76
D. Pietro
B roncopolmonite cronico lobo superiore destro.
1909
Id.
77
Se. Luciano
78
L . Anselmo
79
B. Felice
Broncopolmonite cronica lobo superiore destro. Infiltrazione apice sinistro.
Estate I 9L18
Id.
80
Fr. Ferruccio
Broncopolmonite cronico sclerotica. polmone destro. Infiltrazione apice sinistro.
l!l06
Id
81
F. Foriunato
Broncoolveolite apice destro. Infìltrazione lobo superiore sinistro.
Autunno 1911
Id.
Broncopolmonite cronic!l biapi- , Primavera l!HO cale. 1 1 1 Broncopolmonite cromca scleroInverno lllOO tica lobo superiore destro.
Id.
Td
D a ll'esame dei risultati soprariferiti troviamo adunque in complesso che, su un totale di 81 osservazioni, si ebbero 66 albuminorea.zioni nettamente positive, 5 appena manifeste, e 10 nettamente negative; inoltre che il reperto microscopico dello sputo risultò negativo solamente in un caso di albuminoreazione appena manifesta e in un ca.so in cui f u negati va. Pertanto, tenuto anche oot1to della natura e
1Q2
AUIC.\ll~OREAZIO:i!E DELLO S Pl"TO XELLA '.r t"HF:flCOLOSI l'OLl,lONAR E
della estensione della lesione polmonare, come pure della durata dell'affezione, a me sembra poterne dedurre le conclusioni s~guenti: 1. L'albuminoreazione dello sputo nella tubercolosi polmonare è posi ti va nella grandissima maggioranza dei casi, ma non in tutti. 2. Essa può mancare anche in casi in cui il reperto microscopico dello sputo è positivo. 3. In linea generale non si può stabilire un rapporto diretto fra la natnra e il grado della lesione polmonare e l' intensità della. reazione, poichè, pur ri conoscendo che in m olti casi il detto rapporto esiste, in molti altri notasi per contro reazione intensa con lesioni poco profonde o di non lunga durata, oppure viceversa. Pertanto dalla. quantità di a lbumina non si possono trarre deduzioni prognostiche assolute. 4. In conseguenza si può ritenere come molto probabile l'opinione di alcuni, secondo i quali la genesi dell' albumina sarebbe da. rapportare ad essudazione per congestione, e non, come altri opinano, ad ulceraxione dei bronchi e del parenchima polmonare. 5. L'albumiuore'l.zione allorchè è mi\.nifesta in casi dubbi di tubercolosi polmonare può essere di grandissimo sussidio diagnostico. S ono assR.i importanti al 1·ignardo le osservazioni del dottor Levy, medico milita.re. il qua.le in G2 casi di soldati clinicamente sospetti di tubercolosi, ma con reperto mi croscopico negativo, trovò in 45 albuminoreazione positiva, e l'ulteriore decorso della malattia cònfenuò la di::ignosi di tubercolosi ; e parimenti importanti sono i quattro casi riferiti dai dottori Fishberg e F~lberbaum in cui analogamente il re-
perto microscopico dello sputo era negativo e l'albuminorea.zione positi va. Gennaio 1912.
r
193 ISTITUTO DI MEDICINA LEGALE DELLA R. UNIVERSITÀ DI ROMA Diretto dal Prof. S. O=OLENOHI
Contriouto alle osservazioni ~ei caratteri antro~O-JJsicologici oei militari oelin~uenti ron s~eriala riguaroo al oelinr111cnte orcasionale Per il dott. Gaetano Funaloll, capitano medico
,co11ti11uazio,.,· - Vedi rase. I· 11, anno 1913)
Identificazione .specifica.
I soggetti, di cui si è redatta la storia clinica e di cui si è praticato l'esame obiettivo, si possono dividere in due categorie, prendendo a. base la diagnosi individuale. La prima categoria. è costituita dal gruppo di individui (18) nei quali i caratteri bio-psichici sono normali o quasi normali: dico quasi normali, poichè abbastanza frequençtlmente si osserva, quale substrato psichico preparatore del crimine (come del resto si" vedrà in seguito) ora un'ipomora.lità da difetto educativo, ora un'evoluzione volitiva ancora incompleta., indipendente però da stato morboso, ora una lieve condizione emotiva. In tutti, però, l'azione a.noma.la. momentanea, costituita dall'unico
reato, ha causa proporzionata., dipendente essenzialmente da circostanze esterne (abuso transitorio di alcool, offese ricevute, passionalità amorosa, ecc.). Questi diciotto dunque appartengono alla categoria dei delinquenti di occasione. E, per meglio farne risalta.re i caratteri antropo-psicologici, porrò a loro lato alcnni individui, i quali fanno parte di altra categoria. (che presenterò più tardi completa nella SArie) della. categoria. cioè degli endogeni. In questi ultimi esistono tendenze anomale a carattere morboso, collegate in due di essi (19, 21) a ereditarietà e in cui il reato e le mancanze disciplinari sono l'emanazione del loro temperamento neuropatico, talchò sono stati a ragione allontanat i dal servizio. IS - Giornale di medlci>1a mtl1tare- Fase. Il f.
194
CONTRIBUTO ALLE OSSERVAZIONI, ECC.
Osi;ervazioni siti cm·atteri antropologici nei militar,i in stiidio.
Come ho più sopra detto, ho esegnito il segna.la.mento descrittivoanatomico della. testa, servendomi del metodo d'indagine Ottolenghi, metodo, che, come è noto, dà un'analisi molto minuziosa dei caratteri di dimensioni, di forma., di proporzione, di simmetria, ecc., delle va.rie parti del segmento cerebrale e del facie.le e dà agio di raccogliere nel « tipo antropologico ,, i caratteri più emergenti cranio-facie.li individuali. Osservazioni morfologiche sui delinquenti occasiona,li.
Statura: alta in due (5, 10) ; media in dodici (1, 2, 3, 6, 9, 11, 12, 13, 16, 16, 17, 18); bassa in quattro (4, 7, 8, 14). Testa proporzionata a. statura in tutti i rei delle. classe. Sezione cranica proporzionata alla facia.le in tutti i rei della classe. Sezione cranica : brachicefala in cinque (2, 6, 7, 8, 17); mesaticefe.la in otto (1, 3, 4, 5, 10, 15, 16, 18) ; dolicocefala. in cinque (9: 11, 12, 13, 14) ; tendente all'acrocefa.lia in quattro (3, 9, 17, 18) ; di media altezza in quattordici (1, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 10, 11, 12, 13, 14, 15, Hì); di forma ovoidale in tutti i rei dAlla classe; simmetrica in tutti i rei della classe. Segmenti proporzionati in sedici (1, 2, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18). per eccesso del frontale (10); Segmenti proporz10nat1 . m due per eccesso d e 11,occ1· p1·ta le (3) . Capelli castagni assai folti iu sette (1 O, 11, 12, 13, 15, 16, li). Capelli castagni e di media foltezza in sette (2, 4, 6, 6, 7, 9, 18). Capelli castagni e radi in quattro (1, 3, 8, 14) Sezione faciale : cameprosopa in tredi.:i (1, 2, 3, 6, 7, 8, 9, 10, 13, 14, 15, 16, 18)i mesoprosopa in cinque (4, 6, 11, 12, 17J; ad asse mediano diritt o in diciassette tl, 2, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 16, 16, 17, 18) ; ad asse mediano obliq uo in uno (3) ; ovoidale in otto (5, 7, 8, 10, 13, 14, 16, 17); elissoidale in. otto (1, 2, 3, 4, 11, 12, 16, 18); esagonale in due (6, 9) ;
.
. .. !
CONTRIBUTO ALLE OSSEBVAZIONI1 EOC.
195
simmetrica. in diciassette (1, 2, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18) ; asimmetrica. (lievemente) in uno (3) ; Segmenti fa.eia.li: proporziona.ti in quattordici. Segmenti fa.eia.li sproporzionati in quattro : m uno (3) l per deficit del frontale; ( per prevalenza. del nasale ; in tre (lO 14, l8) ~ per prev~le~za lieve frontale; ' / per deficit lieve del masce llare. A questi connota.ti della. sezione cranica. e della faciale si devono aggiungere le seguenti tmoma.lie dei tre segmenti. faciali: Segmento fronto orbitario:
bozze frontali a.simmetriche in due (1, 18); sopracciglia. asimmetriche per mobilità. o lunghezza in uno (2) ; sopraccigHa riunite sulla linea mediana in tre l2, lu, 15); pupille lievemente asimmetriche in due (4, 13). Segmento naso-zigomo auricolare: naso a radice alquanto schiacciata in uno (5) ; prognatismo nasale sensibile in u no (15); orecchie ad ansa completa in ambedue i lati in uno (16) ; orecchio sinistro a.d ansa. nel solo segmento superiore in uno (12); ore-0chio sinistro con a.ntelice sporgente in uno (15); orecchio destro a lobulo sessile in due (C>, 18); orecchio sinistro a. lobulo sessile in uno (10); orecchio con tubercolo di Darwin a sinistra ID uno (7). Segmento mascellare : labbro superiore grosso in due (3, 6) ; profatnia Sergi in tre (1, 7, 12); diastema inter-incisivo in uno (3); progenesmo (lieve) in uno (8); apofisi lemurinica a sinistra. in due (9, 13) ; apofisi lemurinica. a. dest,ra. in uno (11). Rispetto al tipo cranico,faciale, risulta che sui diciotto casi presi in considerazione, sediui appartengono a.l tipo comune ,(94.8 °~) sebbene alcuni di essi non siano scevri da lievissime anti•euritmie; laddove due (3, 18) 5.2 % sono da aggrupparsi, pi uttosto, nella classe dei tipi anti-euritmici di grado, però, non accentuato. In ba.se a questa analisi, i caratteri abnormi somatici si possono classifi<:a.re n~lle seguenti categorie: a) caratteri di di°mensioni 27.7 % rappresenta.ti da caratteri di dimensioni in eccesso (acrocefalia, naso g rosso, ecc.);
196
CO;'iT RIBUTO ALLE 0SSERVAZIO.NI1 E OO.
b) caratteri di deviazione di forma 27.1 %, rappresentati da forma. poligonale del viso, da lieve prognatismo, du. lieve progeneismc,, de. profi lo nasale depresso, ecc.; e) caratteri di sproporzione 28.8 % : in eccesso, ~1 6 (fra cui emergono il predominio del segmento frontale, del nasale) ; in difetto 7.2 (defioit del segmento mascellare, dell' occipitalei ecc.); d) caratteri di asimmetria 22.1 % (plagioprosopia lieve, bozze frontali asimmetriche) arcate sopracciliari asimmetriche, ecc. ; e) caratteri d'inserzione abnorme 11 %, rappresenta.ti da orecchie ad ansa, il più spesso incompleta. Se, poi, dal rilievo delle a.bnormità. cranio-facie.li classificate secondo i gruppi anzidetti, si passa alla valutazione del loro significato filosofico in relazione all'atavismo alla patologia, all'atipia., si deduce, avendo a guida la classifica Ottolenghi relativa alle principali anomalie somatiche: a ) che tra i caratteri di dimensione fig urano unicamente carat· teri a. significa to di atipia; b) che tra quelli di forma alterata. vi sono dei caratteri di significato atavistico, i quali però sono appena abbozzati; e) che t ra i caratteri di sproporzione vi sono, soltanto, caratteri atipici; <l) che tra i caratteri di asimmetria figurano solo a.ti pie; e) che tra i caratteri di inserzione ahnorme vi è uno solo di nat ura atavistica, che, però, si presenta completo e bilaterale in un unico CA.SO. Dalle osservazioni morfologiche, riflettenti il collo, ove ho portato una speciale attenzione, come già dissì, alla. ghiandola. tiroide, da.Ile osservazioni morfologiche sul tronco e sugli arti, non ho rilevato, in questa classe di delinquenti, a lcuna particolarità. degaa di nota. Passo ora. alle indagini antropologiche sui soggetti della categoria. dei delinquenti da causa endogena : statura alta in uno (191; statura media iu due (20, 21) ; testa. proporzionata a statura in due (19, 21) ; testa sproporzionata per deficit in uno (20) ; sezione cranica proporzionata alla faciale in uno (20); sezione cranica sproporzionata per deficit di fronte a.Ila facie.le m dne (19: 21).
CONTRIBUTO ALLE OSSl!:llVAZIONI, ECO.
f::-..1
! ;i.
-· ·;·
::.i.:
197
Sezione cranica: brachicefala. in uno (21 ) ; mesa.ticefala. in uno (20) ; dolicocefala in uno (19) ; acrocefala in due (20, 21); di media altezza in uno (19); ovoidale in due (19, 21); pentagonoide in uno (20) ; simmetrica in due (19, 20) ; asimmetrica in uno (21). 8egmenti cranici proporzionati in uno (20). Segmenti cranici proporzionati in due (19, 21) per deficit frontale. Capelli castagni e assai folti in due (19, 21). Oapelll ca.stagni di media foltezza. in uno (~OJ. Sezione facie.le: ca.meprosopa in tutti i soggetti ; ovoidale in due (19, 20) ; esagonale in uno (21) ; simmetrica in due (19, 20) ; asimmetrica in uno (21). Segmenti faciali proporziona.ti in uno (20). Segmenti facie.li sproporzionati per deficit del frontale m due (19, 21). Segmento fronto-orbitario: fronte bassa. in uno (19) ; fronte sfuggente in due (20, 21) ; bozze frontali asimmetriche per sviluppo in uno (21) ; arcate sopracciliari prominenti in uno (19): sopracciglia. riunite da. peli foltissimi in uno (21) ; glabella sporgente in uno (19) ; strabismo occhio sinistro in uno (20). Segmento naso-zigomo auricolare: na.Jo schiacciato alla radice in uno (21) ; naso deviato a. sinistra in uno (20) ; zigomi aJimmetrici per posizione in uno (21 ); orecchie ad ansa. completa e asimmetriche per posizione iu uno (21); orecchie ad ansa completa in uno (20) ; orecchie con a.ntelice sporgente in uno (19). Segmento mascella.re: bocca. storta. in uno (21) ; palata. ogivale in uno 120) ;
198
OONTRIBUTO ALLE OSSERV AZIONI 1 ECC.
mento fuggente in due (19, 21); mento sporgente in uno (20). In questi soggetti il ti po cr&.nico-faciale si presenta ora anti-euri tmico (ID) ora comune (20) ora misto (asimmetrioo·anti-euritmico (21). Dal punto di vista del significato filosofico rapporto all'atavismo, alla patologia, all'atipia, noto: a) che tra. i caratteri di dimensioni modificate vi sono dei caratteri di natura soltanto a.ti pica; b) che t ra i caratteri di forma alterata vi sono dei caratteri di mitura sJlo a tavistica; · e) che anche nel quadro dei caratteri di sproporzione figurano forme a significato uuicamente atavistico; d) che tra i caratteri d i asimmetria emergono forme a significato at.i pico-patologico; e) che fra i caratteri d'inserzione abnorme vi sono dei caratteri d'indole soltanto atavistica. Dalle osservazioni morfologiche, rignardanti il collo, il tronco e le estremità, si nota nei soggetti della classe : a) che nel N. 20 la ghiandola tiroide è be n palpa.bile e più consistente nella metà destra che nella sinistra; b) che il torace è asimmetrico in due (20, 21 ), il che è un carattere atipico ; e) che in uno (2 1) è visibile l'ipertricos i lombare, ciò che è carattere atavistico. Riunirò nelle seguenti tabelle n. 1 e n. 2 (v. pag. 200-201) ciò che si riferisce alle misure sulla capacita. cra nica e agli indici delle misure della testa, del torace, dell'addome, del bacino, degli arti ecc. Bi deduce dalla tabella 1: a ) l'indice pouderale medio corrisponde, con qualche oscillazione, ai rapporti normali tra statnra ed il peso nel complesso dei soggetti in istudio ; b) l'indice cefalico medio r ientra nel gruppo mesaticefalo con maggiore tendenza verso il gruppo dolicocefalo che verso il brachicefalo, il che si accorda del resto colla provenienza regionale dei soggetti studi ati (provenienza prevalentemente meridionale) ; e ) l'indice di altezza cranica è piut,tosto alto, ma non eccessivamente; d) l'indice facia,le totale è piuttosto la rgo, senza. cadere nel l'eccesso; e) l'indi ce t oracico denota ampiezza cavitaria.; quind i ottimo sviluppo ,iscerale.
CONTRIBUTO ALLE 0SSERVAZIONI1 EOC.
199
Gli individui di tale classe spettano alla 2a combinazione morfologica De-Giovanni ; {) l'indice di altezza del tronco, messo a raffronto con quello degli arti inferiori, significa. prevalenza lieve di bra.chischelia, il qual fatto si spiega c9lla giovane età degli individui, il cui tronco è più lungo, di regola, degli arti inferiori, suscettibili di sviluppo coll'evoluzione ulteriore; g) l'indice della grande apertura. delle braccia misura, quasi, quanto quello della sta.tura fatta uguale a 100; h) la. capacità.. cranica media rientra nella normalità. Si deduce dalla tabella 2•: a) l' indice pondera.le medio risponde, anche nei soggetti di questa categoria., ai rapporti normali tra la statura. ed il peso; b) l'indice cefalico medio rientra. nel gruppo mesaticefalo, con tendenza. ad avvicinarsi verso l'estremo bradicefalo; e} l'indice di altezza. cranica indica elevata i psicefalia; d) l'indice facie.le totale depone per una marcat11. cameprosopia; e) l'indice toracico denota. ottimo sviluppo viscerale e tende a fare ascrivere anche questi soggetti alla 2a combinazione morfologica De-Giovanni; /) l'indice di altezza del tronco, raffrontata coll'indice dell'arto inferiore, parla per bra.chischelia; g) l'indice dalla grande apert.ura braccia misura tre centimetri e mezzo più di quello della statc1ra fatta ugnale a 100; h) la capacità cranica. media è normale, ma si avvicina più all'estremo num~l·ico minimo che all'estremo massimo di det.ta capacità.
,,
200
CONTRIBUTO ALLE OSSERVAZIONl, ECO.
Ossenazioni sui caratteri antro,
Individui
lad1ce
Indice
Capacita
ponde rale
celallco
c r anica
Indico di altezza cranica
242
74.3
2
244
81.2
3
238
78.l
1568
4
243
76.3
1530
5
238
75 9
1511
.I
Indice
IDdlet
loraeic11
stero,11
-
I l
Indice faciale totale
-
1524
79.40
71.17
52.11
lOJ
1592
86.3 1
78.13
55.05
I
82.11
80.83
51.20
11.3 9.9a
81.10
88.10
52.00
9.1
82.41
86.52
49.13
9.82
o
250
80.l
1556
82.40
80.14
56.45
10.5
7
245
83.3
1534
85.41
71UO
55.41
8.91
8
245
78.9
1535
85.53
77.77
57.32
9.55
9
243
73.2
1554
84.39
77.09
51.82
10.36
10
241
11
2t0
I 78.4
12
243
13
242
14
258
15
243
9.65
1515
83.12
83.04
50.56
72.6
1502
81.02
88.32
50.60
I 74.1 70.7
1518
75.50
87.8
52.79
1569
!10.34
81.35
50.29
9.89
83.75
60.75
11.26
80. 11
53.91
9.93
7458
52.97
10.58
85.00
55.62
10.56
I I
73.0
I
79.l
I
16
241
i7
246
83. l
18
242
73.8
1516
80.07
1525
82.11
11H3
I 87 21
I
1573
79.14
1571
82.20
I
1538
78.6
I
243
70.94
I I
I
10.&4 I
9.93
-
9.9 I 82.21 I 84.14 I 53.38 I 9.6S 8 1.68
53.9
Osservazioni sui caratteri antropometrlt I
Indice Individui
pundaale
Indice
I
c e fa l i co
CapacflA I
I
c rani c a
Indice di alteua cranica
Indice
Indice
rodkt
faciale tot>le
t Qra.!lco
s1m1ilt
-
19
240
73.7
1500
89.91
77.14
52.27
IO.!!
20
243
78.3
1497
89.52
70.71
51.13
IO.Il
247
80.6
1510
89.85
78.03
52.14,
I 150 2
8 7.78
75.29
51.84
21
1-
- - ---243
77.56
-
10.42 10.2~
201
CONTRIBUTO ALLE 0SSERVAZTOXI, ECC.
Te. belle. N. 1.
,ri metrlci nei delinquenti d'oceasione. .
Indice
I Indice
Indice
14.71
50.18
42.51
78.21
104.3
14.10
50.11
43.52
78.15
104.9
I 49.82 I 48.99
83.02
16.60
15.12
50.30
41.26
75.15
101.8
49.64
81.71
21.31
15.31
51.33
41.50
73. 19
101.l
48.67
70.3
17.37
14.50
52.61
41.61
76.60
102.8
47.39
81.39
18.81
15.00
51.78
41.31
74.22
101.3
49.22
68.43
21.59
9.58
60.31
40.76
70.00
101.9
49.68
86.97
21.01
16.60
50.95
40.74
70.00
100 O
49.40
77. Hl
18.90
12.80
50.00
41.44
77.27
100.6
50.00
78.12
60.66
40.91
74.20
100.0
49.43
80.00
I 13.25 14.84
51.08
42.16
73.38
102.4
40 92
80.40
50.86
40.68
71.42
100.0
49 14
75.34
I
51.56
40.71
83.91
99.4
48.56
85.36
Indice
Indice
addominale
bi I I la CO
18.61 18.11
Indica Indire ln,tice grande apertlblo-r. moarlo Inferiore altezu troneoi3r10 superiore nntìbrachiale tura ralt
-
20.45 19.27 19.ll7 20.65 18.79 19.56 19.94
I 14.10 14.85
21.25
I
17.10
I
41.89
75.25
101.6
48.10
82.26
60.31
40.99
73.38
100.6
49.68
83.95
50.65 I 15.61 53.12
41.07
80.00
99.4
49.40
77 00
42.12
04.60
103.l
46:87
85.14
14.88
47.10
42.30
74.17
103.3
52.90
73.46
50.86 .
41.52
73.95
100.06
49. 14
80.32
14.34
I
I I
14.22
19.39
I
79.12
51.89
15.63
I
I
I
13.04
!
Tabelle. N. 2.
). nei delinquenti da causa endogena. Indice
Indice
addominale
bi 11 i a CO
21.02
12.52
19.65 19.63
'
Indice itrande aper· alle1.za tronco arlo suprrior~ antlbrnrhlal e tura Indice
Indice
Indice
Indice ~ rto loferlc,re
Indico tibio-re,110· ral,
/
20.10
I
49 71
43.18
80.01
102.27
50.29
11.91
49.82
42.26
83.67
104.15
60.18
86.36
14.11
5 1.23
104.02
48.27
85.Io
12.80
I 50.25
43.55
83.90
----
- - -- - - - - - 42.99
83.19
70.95
103. 77
49.58
I
83.82
202
CO:STRIBuTO ALLE OSSERVAZIONI, E C'C.
US1$e1'vazioni >mi caratteri fwnzionali nei diciotto delinqiienti d'occasione. Dall'osservazione dei caratteri funzionali dei delinquenti di occasione, si deduce: a) le funzioni d i motilità sono integre in tutti, si nota in tutti il destrismo: quindi nel per 0 ~ dei casi non si hanno, da. questo punto di vista, anomalie; b) il riflesso vascolo-cutaneo è normale in quindici (1, 2, 3, 4, 6 1 7, 8, 9 1 10, 12, 13, 14, 151 16, 17), perciò è norma.le in 83.6 °~ dei casi; è però vivace in tre (10, 14, 18), e però in 16.3 %: i riflessi superficiali eprofondi sono in quattordici intatti (77.1 %), fanno eccezione quattro : il n. ~ e il n. 3 con il riflesso cremasterico vivace, il n . 5 con il faringeo vivo; il n. 9 con il creroasterico spiccato. Quindi si ha. l'eccezione in 22.9 °0 ; e) l' estesiometria strumentale (Weber} è fisiologica; quindi la percentualità è neg ativa: la sensibilità. generale elettrica oscilla tra i 70-81 mm. della slitta a destra e tra i 67-80 mm. 11. sinistra; perciò il percento è negativo, coincidendo i dati elettrici degli esaminati con i dati normali: la sensibilità dolorifica oscilla a destra tra i 52-61 mm. della slitta ed a sinistra tra i 52-58. Però nel n. 7 la sensibilità. al dolore è un po' ridotta (50 a destra, 4S a sinistra) : in conseguenza tal forma di sensibilità risulta norma.le in 94.4 °{, e diminuita in 5 .6 °0 • Rispetto al visus si nota che questo è regolare in quattordici (77.7 °~) : fanno eccezione il n. 5, che ba l'occhio sinistro con visus : ; il n. 8 che ha il vis us bilaterale ridotto a:; il ·n. 16 con visus nell 'occhio destro ug uale a ~ ; il n. 18 con visus a. sinistra uguale a: ; quindi l'ecceztone compare nel 22.9 %. R iguardo al campo visivo, al senso crom atico, a.Ila sensibilità uditiva ecc., r:.on riscontrai alter azioni. o.~.,e1·wzùmi sni caratte1·i f unzionali ,lei delinqiMnti da causa endogena.
Dalla. rassegna dei loro caratteri fu n zionali si r ileva.: a) notai il mancin ismo motorio nel n. 20 ; nota.i l'ambidestrismo n el n. 21 ; b) il riflesso va.scolo-cu taneo è vivace in due (20-21), è norma.le n el n. 19 ; anche i riflessi s11perfìci ali e pTofondi sono ".'Ìvaci in due (Hl 20), laddove in uno (21) il compor tamento riflesso è vario, essendo
CONTRIBUTO ALLE OSSERVAZIONI, ECC.
203
norma.le il pupillare, tor pido il faringeo, v ivaci il cremasterico e il tendineo; e) l'est esiometria. W eber è uguale a i d ue la.ti nel n. 19, è nor· male nel n. 20 mentre è più sviluppata. a. sinistra ohe a destra (mancinismo sensorio) nel n. 21: l'estesiometria generale elettrica è normalmente svilu ppata nel n . 19 (33.3 ~0 ) mentre è più accentuata al lato sinistro (mancinismo sensorio) nel n. 20, è ugualmento llviluppa.ta a.i due lati nel n. 21: la sensibilità.. dolorifica è fisiologica nel n. 19, laddove è più viva.ce a sinistra. che a destra (mancinismo sen sorio) nel n. 20: è assai attutita ai due lati nel n. 21. In relazione al visus, è in due (19 21) normale; ma nell'occhio sinistro del n. 20 il visus è uguale a ~ . Nessuna abnormità rilevasi nel campo visivo, nel senso cromatico e nell'udito. Osser11azioni sni ca,·atteri p sicologici nei delinqnenti di occasione.
Rispetto ai caratteri psicologici della classe dei delinquenti di occasione (caratteri indi prnden ti dai reati) si rileva: a l le varie attitudini intellettive (l'attt1nzione saggiat11, negli undici delinquenti istruiti anche coi reattivi Bourdon, Ebbinghaus, la percezione e l'appercezione, la memoria sperimentata pure coi testi Binet varia.ti secondo la mentalità dei soggetti, l'ideazione e l'associazione ideativa., la capacità di astrazione e di più l'attitudine al cal colo valutata negli i ndividui istruiti) si svolgono conforme alla norm a ; b) relati va.mente alle manifestazioni intellettive, si nota che il modo d i presentarsi fu in tutti ordinato; la mimica fu composta e costante in 94.8 %, vivace nel n. 5 (5.1 %), il lingua,ggio fu normalmente rapido in tutti, con note di accuratez,10. in 17.2 °;, ; la scrittura (dettato) fn ordinata nei numeri 5, 6, 9, 13, 14 (27.1 ~0 ): e) l'i ntelligenza, pronta in tutti i rei della classe, ebbe uno sviluppo med io ; d) la volontà fu comune in diciassette (94.8 %); fu invece un po' difettosa nel n . 1 (5.1 °0 ) ; e) il tono sentimentale fu comune in 94.8 °0 , gaio nel n. o (6.1 •>0 ) ; il Sentimen to della personalità fu comune in 7l ~oj UD po' esagerato in 29 % ; g) l'emotività. fu alquanto vivace in 11 °~ (numeri 11, 13) ; h) l'affettività verso la famiglia. fu intensa in lG 0 0 (numeri 10, 18, 17);
n
204
CO!I.TRIBUTO ALLE OSSERVAZIONI, ECC.
i) il sentimento morale, de.sunto non tanto dal tenore della condotta quanto anche da lle risposte ai testi morali debitamente composti, fu normale in 61.12 °~; un po' difettoso in 38.88 % (numeri 2, 3, 6, 7, 9, 10, 18) ; k ) il sentimento sessuale e il religioso apparve in tutti norma.le. E rispetto ai loro reati nonchè ai caratteri in relazione a.l reato emerge: a) che i reati d'insubordinazione e di rifiuto di obbedienza furono 55.54 % ; i reati di diserzione furono 27.77 %; i reati comuni (commessi durante la vita militare) furono 16 66 %; b) che la causa dei rea.ti fu in 38 °10 rappresentata da offese gravi ricevute da compagni o da. caporali, in 33.6 % da. ebbrezza alcoolica. a cci dentale (numeri 2, 6, 9, 14, 16, 17); in 11.2 % da passionalità a.morosa (numeri 10, 18 ); in 11.~ % da negato permesso in circost anze di malattie di persone care di famiglia (numeri 11, 13); in 5 % (n. 1) per azione suggestiva : quindi gli stimoli risultano proporzionati all'effetto; e) che in 22.2 °., (numeri 10, 11, 13, 18) vi fu probabilmente u no stato di agitazione di animo prima. del reato; d) che in tu tti si osserv~ il pentimento vivo del reato, la consegna spontanea ed abbastanza pronta. all'autorità da parte dei disert ori, il dolore arrecato coi loro trascorsi alle famiglie, il fermo proposi to di non ricadere. Tali connotati psicologici risaltano maggiormete a contatto dei ciiratteri degli e ndogeni. I n que~ti emerge: a) nel campo intellettivo instabilità di attenzione in uno (21), <lifetto di m emoria in uno (21), poca chiarezza ideativa in due (20, ~l) ; viva nità di m imica in due (20, 21); atteggiamento eccitato nei tre; ling uaggio piuttosto rapido, a contenuto volgare e sconcio in due (20, 21); intelligenza comune in uno (19), deviata per imprevidenza, vanità, paranoidismo, umorismo in due (20, 21); b) nel campo dell'azione, la volontà fu assai scarsa nei tre: cloude la so\'reccitabilità e l'incapacità al lavoro m etodico; e) nel campo della sentimentalità gaiezza del tono sentimentale ne i tr e, esagerato sen timento della personalità propria nei tre, difetto <li emotività, difetto di affettività in àue (20, 21) precocità ed esagerazione del sentimento sessuale in uno (21), cecità morale nei tre. Relati va men Le ai rea ti, desumesi: a) che essi furono esdusivamente d'indole militare e si rivolsero in due (19, 21) anche contro ufficiali; b) che la causa dei reati fu costituita ora dall'ordine di pulire una camerata (Hl) ora dall'ordine di pulire il cavallo (20) ora dal-
205
OON'TRIBUTO ALLE OSSERVAZIONI, ECO.
l 'ordine di non far chiasso in camerata: ordini che risultano dati con garbo e con tono normale di voce; e) che i reati furono accompagnati da evidente e grave sovreccitazione psichica, da. impulsività nel n. 21 e seguiti da uno stato di animo di indifferenza., di apatia, d'insensibilità per la. condanna.. Osservazioni sui caratteri anamnestici clei delinquenti di occasione. Considererò prima. l'anamnesi di derivazione e poi quella persona.le remota e prossima, colle notizie delle manca.ni,:e disciplinari nel reggimento e nel luogo di pena. ~ di alcuni altri particolari rispetto ai reati. Intanto farò precedere a questa. esposizione tre tabelle, rell\tive alla condotta. militare : dei 18 delinquenti di occasione cinque (4, 9, 15, 17, 18) non commisero mancanze di sorta. Tabelhl N. 8. MAl'lCANZE FATTE DAI DELINQUENTI DI OCCASIONI!: AL HEOGJMENTO E PUNITE
DI CONSEGNA.
lndol,e e nwnero delle mancanze coi lo ro auto1·i. Disattenzione all'istruzione. - ~. 1 una volta = 7.9 °lo, Ritardo a eseguire ordini. - N. 8 cinque volte·= 38.46 ¼ , Incontegno con graduati di trnppa. - N. 7 una volta - N. 12 tre volte = 61.54 °I.Ritardo a rientrare in cnserma per un'ora. - N. 28 tre volte = 28.07 °lo• Alterco con compagni. - N. 1l una volta = 7.H5 ¼,
Autori delle mancanze in relazione ai mesi in cui la mancanza fu commessa. GAnnaio. - 1, 2, 11 = 16.l ¼· Febbraio. - 2, 8 = 11.2 °lo• Marzo. - 8, 12 = 11.2 ¼, Maggi o. - 2, 8 = 11.2 °lo Giugno. - 2 = 6.1 °lo, Agosto. - 2, 10 = 1 l.'J o/o· Settembre. - 10 = 6.1 ¼· Novembre. - 7 = 6.1 ¼. Dicembre. - 10, 12 = 11.2 ¼,
Individui che mancarono per aimi di servizio. 1° annQ. 2° anno. 30 anno. -
1, 2, 7, 8, 12 = 27.1 °fo, 10, 11 = 11.2 ¼10 = 6.1 ¼,
206
co:-TRIBUTO ALLE OSSERVAZIONI, ECC.
Tabella N. 4. MANCANZE FAT1'E DAI DELINQUENTI OCCASIONALI AL REOGIMB.N TO lil PUNITE DI PRIGIONE.
Indole clelle mancanze coi l-Oro autori. Poca cura dell'arredo. - N. 1 una volta - N. 14 due volte = 28.07 °lo, Ritardo u eseguire ordini. - N. S una volta - N. 16 una volta = 16.88 °lo, Uscite abusive dalla caserma. - N. 6 due volte = 16.88 ¼, Contegno poco buono con altri soldati. - N. 6 due volte = 16.88 °lo· Ritardo a rientrare in caserma. - N. 18 tre volte = 28.07 ¼,
.dutori delle mancanze in relazione ai mesi i11 cui la mancanza {tt commessa. Gennaio. - 1 = 6.1 ¼Febbraio. - B, 6, 1B = 16.l °Jo. ~arzo. - 1B = 6.1 °lo· ~aggio. - 6 = 6.1 ¾ , Giugno. - 6, 6 = 11.2 °lo, Ago;,to. - 13, 1-!, 16, 17 = 21.4 ° /0 •
Individui che 11umcar01io per anni di servizio. 1° anno. 2° anno. -
1, 6, 6, 13, 16' 17 = 38 6 °lo, 8, 14 = 11.2 °lo·
Tabella N. 5. REA'fl DEI DEUNQUEN'l'I DI OCCAS10:,;e: COMMESSI AL REGGI.MENTO.
Indole dei reati coi loro auto1·i. Insubordinazione verso caporali. - 2, 4, 6, 7, 9, 14, 17 = 38.88 ¼, Rifiuto di obbedienza verso caporali. - 6, 8, 12 = lH.66 ¼· Diserzione. - IO, 11, 18, 16, 18 = 27.77 °f. Correità in appropri101ione di 1mutaloni e furto di pantaloni. - 1, 16 = 11.11 ¼ , Lesioni personali contro altro soldato. - 8 = o.66 ¼ .
Autori dei reati in relazione ai mesi in cui fu fallo il 1·eato. Gennaio. - 10 = 5.1 ¼, Febbraio. - 18 = 6.l "lo, :.\faggio. - 19 = 5.1 ¼ , Giugno. - 6, 17 = 11.2 ¼ , Luglio. - 1 = 6.1 "lo, Agosto. - 4, 7, 8, U, 16 = 27.1 "fo. Settembre. - 13 = 6.1 °lo· :Novembre, - 2, 11 = 11.2 °lo Dicembre. - 3, 6, 9, 16 = 2-2.4 ¼ ,
Epoca dei reati rispetto agli anni di servizio 1° anno. 2° anno. 8° anno. -
4, 6, 7, 13, 17, 18 = ,33.3 "lo, 1, 2, 8, 12, 16, lf\ = 33.8 °lo· 8, 6, 9, 10, 11, 14 = 38.3 ¼ -
CONTRIBUTO ALLE OSSERVAZIONI, ECO.
207
L'anamnesi familiare fu negativa nei numeri 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 11, 12, 13, 14, 15, 17, 18, cioè in 88.1 %, e positiva. in senso neuropatico e da. parte del padre in due (10.16), cioè in 11.9 °{i. Rispetto all'a.na.mnesi persona.le remota f~ notato: . a) assenza di convulsioni o malattie gravi in tutti (anamnesi negativa); b) istruzione discreta. nei numeri 1, 4, 5, 6, 7, 9, 11, 13, 14, 17, 18, cioè in 61.2 % ; istruzione mancante nei numeri 2, 3, 8, 10, 12, 15, J6, cioè in 38.7 % ; e) tendenze a donna e al fumo ordinarie nei numeri 1, 2, 3, 4, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14-, 11, 17, 18, cioè in 88.1 °~ ; tendenze a donna. spiccate nei numeri 5, 15, cioè i n 11.9 o.~ ; d ) tendenze al vino ordinarie nei numeri 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 9, 10, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, cioè in 94.9 % ; è astemio il numero 11 (5 1) % ; e) nessuno dei diciotto era incorso in reato avanti la leva. Riguardo alle notizie desunte dalla vita militare, costituenti l'anamnesi personale prossima, risulta dalle tabelle 3, 4, 5 : a) che le punizioni di consegna furono prodotte, il più spesso, · da. incontegno verso graduati, poi da disattenzione all'istruzione, da. ritardo a. rientrare in casema., etc. ; che le punizioni furono più numerose nel mese di gennaio ed anche in dicembre e in febbraio, per decrescere e divenire poi più frequenti nei mesi di maggio, agosto ; che, infine, esse si verificarono in numero prevalente il primo anno di servizio, diminuirono il secondo anno, diminuirono ancora il terzo anno; b) le punizioni di prigione più abituali consisterono in poca prontezza a eseguire ordini, in uscite abusive dal quartiere, in poca cura del corredo; che le dette punizioni furono più numerose nel mese di febbraio, poi ebbero una. discesa, per farsi più frequenti nei mesi di giugno e di agosto; che, infine, il maggior numero di punizioni si verificò il primo anno di servizio, poi il secondo, mentre non si ebbero punizioni di tal genere il terzo anno ; e) che i reati di gran lunga più frequenti furono quelli d'insubordinazione e rifiuto d'obbedienza, poi quelli di diserzione, infine quelli di furto e lesioni personali; che i mesi di maggior frequenza dei rea.ti furono quelli di giugno, luglio, agosto; che i reati si verificarono in uguali proporzioni nei tre anni di sen·izio ; d) che (ad eccezione del numeri 1, 16 di cui le infrazioni disciplinari dimostrano una certa vivacità di reazione motoria e una li e,e
s,.
208
CONTRIBUTO A LLE OSSB RVAZIONI, E CC .
ipoestesia mor ale da difetto educativo e di cui i rea.ti stanno, invece, a rilevar e tendenze al furto) esiste una certa relazione tra. l'indole delle mancanze disciplinari e quella dei reati in tut ti gli a.Itri individui, dappoichè le tend.enze di poca scrupolosit,à. di senso morale, di vi-vacit.à di temperamen to, stampate n elle loro mancanze, si riprodncono, in maniera. pit1 evidente nei loro rispettivi rea.ti . .Riglllardo al contegno e alla condotta, da. questi delinquenti ten uta nel luogo di pena., risulta essere stata ottima. in tutti: di essi, il solo n. lo ebbe, tre mesi dopo l'entrat.a al reclusorio, una. punizione cl i prigio ne, perchè tarda va a coricarsi. Os.serrnzioni sni cm·atteri ana mnesti ci dei delinquenti da ca.u.sa endogena.
Farò anche qm precedere tre tabelle r ipr od ucenti i caratteri della condotta mi litare : Tabella N. 6. MA:SCA:-IZE D 1SC1r1.1N..\lll c o m1 E SSE Al. REGG!;\!ENT O DAI DELINQUENTI D A CAu SA E NDOGENA E P U NITE 0 1 PflJOIONE .
Indole cleUe 1nancanze coi loro au tcri. Questioni e pe rcosse con compagni. - rn, 2 1. Poca subordinazione militare verso serg en t i, ca pora li e ufficiali. Disamore al lavoro. - 20. Assenze da l qua r t iere per 2 giorni. - 21,
20. 21.
,lfesi delle mancanze. Fe bb raio. - 20. Mn,g g io. - 20. Giugno. - 20. Non posso registrare i mesi delle mancanze dei numeri 19, 21, non risultan do dal foglio matricola re. I11dirid 1ii che m a11caro1w secondo gli an ni <li servizio.
1° anno. 2° an no. 8° anno. -
Hl, 2/l, 21. E rauo assent i dal reggimento. E rano assenti dal reggimento.
T a bella N. 7. R EA ' TJ DE I D El,l :,,'Qu&N'l'l DA CAUSA E :-1 DOG E:-IA COlD!ESSI AL REGGIMENTO.
Insubordi nazione verso ulliciali o grad uati di t ru ppa. R ifiuto d i obbedienza. verso graduR.t i d i tru ppa. - 20. J!ese d ei 1·e ali. A prile. - 20. Settembre. - 19. Ot tobre. - 20.
19, 20.
209
CONTRIBUTO ALLE OSSERVAZIONI, ECC.
Epoca dei reati rispetto agli anni di servizio. l• anno. 2° anno. -
19, 20, 21. Assenti dal reggimento.
3° anno. - Assenti dal reggimento. Tabella N. 8. MA~CANZE k'ATTE AL RECLUSOR10 MILITARE DI GAETA.
Indole delle mancanze coi loro autori. Contegno scorretto con superiori. - 19, 21. Ritardo all'obbedienza. - 20, 21. Poca cura dell'arredo. - 21. Disamore al lavoro. - ~O, 21. Condotta al reclusorio. - Cattiva. Il n. 19 per intolleranza. di osservazioni per parte di superiori e per litigi con altri soldati per cause le più lievi. Il n. 20 per il disamore al lavoro e per i suoi atti di arroganza verso i superiori per le cause minime. Il n. 21 pe1· il disamore al lavoro, per l'insocievolezza e per le reazioni immediate verso sottufficiali e ufficiali a stimoli i più piccoli.
In questa classe d i delinquenti l'anamnesi di derivazione è pura in uno (n. 20); ed è impura in due (Hl, 21). In questi ultimi due l'ere· dità. è in linea patern1:1 e in forma neuropatica nel n. 19, è in vece bilaterale (alcoolista-criminale in linea paterna e criminale in linea materna) nel n. 21. Rispetto all'anamnesi personale remota, risulta : a) presenza di malat.tie gravi 1tifo) e di accessi convulsivi in uno (21) o (in assenza di questi e di quelle) presenza di temperamento inquieto ed eccitabile (19, 20) ; b) istruzione mancante in uno (Hl); istruzione discreta in dtte (20, 21) ; e) tendenze verso la donna ordinarie in due (19, 20); tendenze verso la donna precoci e vivaci in uno (21) ; d) tendenze non eccessive per il vino in due {10, 21): inoltre il n. 21 è pochissimo toJlerante per il vino: il n. 20 è astemio: e) dei tre in studio, due furono delinquenti, anche avanti la leva; cioè il n. 19 fece (a 20 anni) un oltraggio contro gli agenti. dell'ordine; il u. 20 fu reo, a.i 19 anni, di furto e ai 20 anni di ferimento contro privati: il n. 21 volontario ordinario non aveva fatto rea.ti, ma si era rivelato molto vizioso, trascurante in massimo grado del lavoro, volubile nel mestiere, anafettivo, insocievole, eccentrico. u-
Giomale di medid!la mi/ilare -
Fase. 111,
210
OONTRIBU·ro ALLE OSSERVAZIONI, EOO.
Riguardo alle notizie desunte da.Ha. vita. militare risulta dalle tabelle 6, 7, 8: a ) che le mancanze disciplinari al reggimE>nto furono gravi (essendo state represse colla prigione), numerose, per quanto il loro soggiorno al corpo non abbia. oltrepassato i dodici mesi, e consistettero in percosse a compagni, in poca subordinazione non solo verso caporali ma pure verso sergenti, in disamore al lavoro, in assenze dal quartiere per qualche giornata., etc. b) che i reati furono d'insubordinazione e di rifiuto di obbedienza verso graduati di truppa e an1;he verso ufficiali e si verificarono entro il primo anno di servizio ; e) che le mancanze disciplinari si ripeterono anche nel luogo di pena per le cause più lievi e più insignificanti, dimodochè la condotta al reclusorio fu qualificata cattiva, specie per trascuratezza di lavoro metodico, per questioni ed atti di arroganza verso graduat i di truppa ed anche ufficiali, per litigi con altri soldati, per poca cura di a1Tedo; d) che tra mancanze disciplinari e i reati vi è un nesso psicologico, perchè le prime come i secondi ebbero il loro movente prinpa.le nella profonda anestesia. morale e nell'intensità delle reazioni motorie, dovute a scarso potere d'inibizione.
211 ISTITUTO DI MEDICINA LEGALE DELLA R. UNIVERSITÀ DI ROMA
Diretto dal Prof. S. 0TrOLJDmlll
SAGGI DI PEDAGOGIA EMENDATIVA MILITARE Per il dott. Gaetano Funaloli, capitano medico
bi ii ,;. 11m1 :
1:;;~:
Oli ,::
":·f.· 111 ~
:it::,·
Fra i molti individui, che ogni anno si arruola.no nelle .file dell'esercito, vi sono vari (dopo l'eliminazione sollecita dei più gravi auomali) i quali presenta.no manchevolezze psichiche per difetti educativi, manchevolezze rappresentate sopratutto da. scarsa evoluzione etica, da torpore volitivo, da qualche manifestazione di irritabilità: questi individui dunque hanno un certo grado di deficienza psichica nella sfera morale e non in ·quella intellettiva; ma int.anto il loro diverso modo di sentire e di volere li mette in stato di inferiorità di fronte alla. massa. dei com pletameute idonei e.I servizio, di quelli cioè che hanno una complete. sufficienza di attitudini cerebrali. Essi perciò, cosi differenziati, abbisogna.no di una educazione tutta particolare affine di mettere le loro tendenze, le abitudini, le reazioni in armonia con quelle della collettività e affine di dare all'organismo militare, di cui fanno parte, un impulso omogeneo e rispondente allo scopo. In tal modo si rende n ecessario trasformarne in modo razionale e graduale le disposizioni di animo, nel che si riassume il còmpito della pedagogia emenda.tive., còmpito gravoso e nobile, gravoso perchè l'arte di educare è difficile e piena di responsabilità, nobile perchè mediante la preparazione del soldato si dirozza e si evolve il cittadino nell'interesse della cosoiPnza nazionale.
*** Qua.li classi di e.normali sono capaci di educabilità a.i fini militari? Evidentemente gli a,normali gravi non sono suscettibili di adatta.mento a un metodo di vite., che richiede eforzi di volontà, costanza di sacrificio, laddove essi sono anzitutto abulici ed egoisti in massimo grado, incapaci di azioni generose, e sovente pure difettosi mentalmente nel senso di scarso vigore del potere ideativo-associat.ivo e di
212
$ AGGI DI PEDAGOGIA EME:-D.\TIVA lULITARE
impossibilità formativa di quelle sintesi mentali, da cui dipendono essenzialmente le determinazioni pratiche. Quindi a priori emerge che gli anomali gravi (i quali in sostanza non sono che idioti morali) non si attagliano alla convivenza militare, come del resto osservazioni cliniche di molti medici hanno già da tempo e ripetutamente segnalato. Quali sono dunque gli anomali, adattabili al regime disciplinare? Sono quelli che commisero atti di delinquenza per pura occasionalità, sono quelli le cui t endenze anormali dipendono da viziosa educazione familiare e sociale e non da costituzione morbosa, specie poi se questa costituzione è frutto di eredità, diretta. bilaterale. In un mio lavoro fatto su la scorta di osservazioni dei fogli matricolari di due centurie di delinquenti, lavoro che porta il titolo Il contl'r;no del delinquente horghe.~e nell'e~ercito, misi in rilievo il fatto di valore per l'Mruolamento, cioè che gli adattabili alla vita militare erano di massima i criminali nou preco,ci nè recidivi, vale a dire quelli che presumibilmente non spettano ai r ei costituzionali ma ai r ei di occasione o ai rei per abitudini scorrette. E questo fatto, la c ui entità scientifica e pratica. non può sfuggire all'osservatore, trova conferma in altro mio lavoro più recente Contributo alle osservazioni d ei caralte1·i antropo·pi;icologici i;ni militm·i delinq_nenti con speciale rigtta1'do al delinqnente occasion<ile: da qnesto lavoro r isulta che colui che si è rivelato precocemente reo, trova serii inciampi nella vita milita.re in modo che, se non è prn!ito riformato, fini sce al carcere o a.I manicomio, mentre molti abnormi per abitudini di mala educazione possono bensì incorrere in qualche reato per cause proporzionali ma poi si ri abilitR.no e si acconciR.no alle regole e alle prescrizioni della vita militare, e ciò perchè questi ultimi banno sufficiente potenziale neuro·psicliico per costituirsi nuove abitudini mentali, per plasmarsi di nuovi sen timFJnti e di nuove idee e per mettersi in condizione per s,ilu ppare quell'azione volitiva, la quale (come si esprime il Bianclii l è l"ulti mo fatto di una quantità di alt ri , da cui scaturisce ed emana come la risultante di forze convenienti e divergenti. :;\[a. per conseguire q nesto intento, c he inte ressa esercito e nazione, occorrono mezzi aòcgnati e proporziona ti alle mentalità. dei singoli educandi. E, come il maestro raccoglie buoni frutt.i quando sia riuscito ad impartire l'istruzione in relazione alle facoltà di percezione e di appercezione dei siugoli allievi, così il precettore militar~ raggiungerà lo scopo, quando avrà conosciuto la natura e il grado di deficienza psichica cli ciascun iscritto anormale.
;-,AGGI DI PEDAGOGIA EMEXDATIVA MlLITARE
213
:i'
**
L'arte pedagogica, quell"arte c10e che si propone di modificare gradatamente le tendenze e le attitudini indi vi duali per farle armonizzare con quelle della collettività, si serve (come è noto) di tre serie di mezzi, mezzi fisici, mora.li e intellettuali, coi quali, appropriati alle singole individualità, si conseguiranno le due doti precipue del militare, la disciplina e il cora.ggio. Fra i metodi pedagogici di ordine fisico vanno segnalati i giuochi ginnastici: è noto come vantaggiosà sia per gli infanti anormali la ginnastica, che influisce non solo col dare energia e sveltezza al loro sistema muscolare, ma anche coll'addestrare le giovani menti all'ordine e all'esecuzione metodica di una serie di operazioni, per le quali lo stimolo della sfera cerebrale sensoria eccita la funzionalità. della sfera cerebrale motoria: così la sensazione serve di base al movimento e gli atti individua.li si compiono, dietro cause adeguate, in maniera conforme alle leggi fisiologiche. Giuochi ginnastici, eseguiti con le stesse norme, possono avvantaggiare i nostri anomali; graduando le loro esercitazioni, cointeressan· doli agli sports col farne balenare alla mente l'idea della ricompensa, si potrà ottenere una preparazione psicologie~ all'esecuzione pronta e regolare delle prescrizioni e dei comandi, che costituisce il cardine del regime in milizia. E questo è certo, dal punto di vista militare, il lato ottimo dell'azione ginnastica., il che spiega fvrse il culto, che ne ebbero gli antichi romani, ammiratori della robustezza corporea e della subordinazione. È in questo senso che il dott. Mathieur in una conferenza., tenuta a Parigi nel novembre 1908 sui rapporti tra medicina e pedagogia, disse che l'educazione fisica degli allievi di scuola era la sussidiaria della loro educazione morale, e assurgeva. a ll'alte?.za di fattore etico valido. Per queste ragioni gli Inglesi considerarono e considerano l'educacione fisica, specie la ginnastica all'aria aperia, come un mezzo atto a giuocare una par te importante non solo nella formazione del carattere ma anche nell'acquisizione del sentimento di solidarietà. Fra gli anomali, che possono trarre profitto dai giuochi g innastici, credo che , primeggino gli individui con lievi estrinsecazioni di irritabi lità; lo stimolo cronico e metodico della sfera psichica sensoriale in soggetti non abnormi per malattia, mentre stabilisce più estesi contatti coi centri motorii, favorisce lo sviluppo di centri a evoluzione
214
SAGGI DI PEDAGOGIA EMENDATIVA ){ILITARE
più lenta, che hanno il còmpito della coordinazione dei movimenti e dell'inibizione di certi atti, mettendo così l'individuo in condizioni di avere mnggiore dominio di se stesso. Ora quelle tendenze di irritabilità, presentate da certi anomali, dovranno col rafforzamento dell'inibizione attenuarsi fino a scomparire colla continuazione graduale di esercizi giuuastici, dosati a scopo terapeutico, regolati secondo norme mediche e volti al fine di elevamento mentale. La stessa istruzione professionale del soldato quando sia individualizzata più che è possibile, e quindi acconciata all'indice intellettivo dei singoli soggetti, serve (oltrechè allo scopo fisico di dare vigore al corpo} anche a quello morale di abituare al complesso delle doti disciplinari, coordinando alle molteplici sensazioni i movimenti in modo da sviluppare quella rete di funzioni nervose, per cui si rende più viYa e più salda la personalità. È noto ormai, come col lavoro appropriato si possa riuscire a determinare il senso della personalità.; valgano a tal fine le buone prove già fatte dalla professoressa Francia, la quale ha attuato, in Imola, un utile esperimento di psicoterapia pratica contro le tendenze anormali e criminali cli deficienti gravi; valgano pure gli esperimenti di ergopedagogia, che si sono ist.ituiti su alcune categorie di alienati e di cui si fece eco l' ultimo congres;10 internazionale per la cura dei pazzi, tenuto in Berlino nell'ottobre 1909. Nell'ordine dei mezzi pedagogici occupano il primo posto i metodi di trattamento morale, i quali, perchè riescano efficaci, don·anno essere, dirò cosi viventi, tali cioè dia agire per suggei>tione e per persuasione. Un corso di morale astratta e fatta oralmente sarà quindi di scarso effetto e perciò poco consigliabile per il fine pedagogico di questi normali, i quali si impressionano di ciò che parla a i sensi, specie alla vista, che è il senso pit1 adatto a suscitare eccitazioni durevoli. Fa d'uopo, dunque, che essi ricevano, <li continuo, dall'ambiente sensazioni concrete, idonee a lasciare traccie mnemoniche persistenti. A ciò tendono gli esempi di nettezza, di proprietà, di ordine, cui i preposti agli stabi limenti di questi anormali dovranno in modo speciale ispirarsi e che i detti stabilimenti dovranno sempre offrire per provocare reazioni utili. Con l'applica11ione di questi criteri l'individuo a tendenze (ad esempio) ipersteniche dovrà abituarsi ad una regola, a un metodo, per mettersi al liYello deìle esigenze della vita collettiva. Coll'esaltare il valore degli esempi pratici, non intendo però esclu<lere in modo assoluto la buona influenza possibile dell'insegnamento
SAGGI DI PEDAGOGIA EME~DATIVA 1-lILITARE
216
ora.le pedagogico, ma questo insegnamento darsì. buoni frutti, quando sie. impartito secondo le esigenze dello psichismo individua.le e specie qne.ndo il precettore siasi cattivate. le. confidenza dell'allievo: allora l'educatore potrà. parlare con buon effetto della necessità della. pulizia., della temperanza, dei doveri verso gli altri, del rispetto alla proprietà e potrà intrattenersi sugli altri doveri morali, la cui nozione farà breccia sulle giovani menti, avviandole a un tenore di vita pi11 elevato e più umano. Alla questione dell'educazione morale si riannoda quella delle punizioni: è evidente che lo scopo della punizione è quello di fissare, nella mente dell'individuo che travia, una traccia, dalla. rievocazione della. quale egli tragga norma. educativa per l'avvenire. Quindi prime. attenzione da. porre sarà. quella di non partire, nelle repressioni, da. preconcetti o da sentimenti di vendetta, o di antipatia, o di altro simile, poichè questi sentimenti e preconcetti irritano l 'animo dHll'educando, turbando e svegliando nello spirito di lui una reazione, che costituisce le. più salda. barriera all'inoculazione di quei germi emendativi, che si vuole radicare, reazione che è più facile in ragione diretta. della natura. rozza delle persone, con cui si ha da combattere. Dunque occorre punire senza spirito di rancore, neppure apparente; inoltre il precettore si dovrà ispira.re, nelle repressioni, al carattere dell'individuo, perchè è ovvio il pensare che v i sarà chi trarrà n ntaggio da un semplice richiamo e chi avrà bisogno, per correggersi, di una punizione rigorosa. (quale ad esempio l'isolamento). E qui dovranno procedere d'accordo il precettore e il medico, poichè il medico è in grado di meglio apprezzare la suscettibili tà individua.le, in modo particola.re, quando il sauitario siasi specializzato in materia. di psichiatria.: e credo che l'isolamento (ad esempio) non dovrebbe essere deciso se non dopo l'avviso del medico. Infine anche i mezzi intellettuali, che si risolvono nell'istruz.ione, sia pure, di cose elementari, hanno uu valore corretti vo; essi sono diretti sopratutto a influenzare le sensazioni, ora rendendole pronte, ora smorzandone l'eccessività sempre abituandole alla precisione, sono pure diretti a. moderare la. mobilità accentuata del potere a.ttentivo e a svegliare la. memoria. per gettare le basi anatomiche di quell'associazione menta le attiva, che è il fondamento ddll'educabilit à anche per i fini militari, specie oggi giorno, poicbè oggidì si richiede una certa inizia tiva. individuale anche al militare di truppa e la vita militare (per dirla col colonnello medico Nimier) si è spiritualizzata e quindi si attiuge all'energia cerebrale assai più di vari a.n11i addietro, in cui per l'estrin-
21!5
SAGGI DI PEDAGOGIA EME::-.DATI\"A MILITARE
secazione delle funzioni militari si faceva (in prevalenza.) appflllo alla attività del midollo spina.le. E all'educazione intellettiva si può arrivare assai bene, eccitando il lato sentimentale, buono della personalità, tentando cioè ora di su scitare l'amor proprio, ora cercando di utilizzare le tendenze di simpatia per il precettore, talchè l'interesse, che si riesce a destare nell'educando, agisca sull'intellettualità attraverso la sfera. del sentimento; il che ha. il massimo valore in pedagogia. in genere e in specie nella pedagogia. di anomali a tinte anche non gravi. In ta.l modo, valendosi cioè del complesso di tutti questi mezzi di pedagogia., si raggiungerà anche nell'ambiente militare l'intento dell'educazione razionale, di certi defirienti psichici, ai principii di ordine, di disciplint1,, di subordinazione, deficienti che ora., dispersi nella massa degli idonei, sono sovente o derisi o motteggiati e nuocciono, più che giovare, alla compagiue e al fine dell'esercito.
** • Ma per soddisfare a questo nobile e gravoso còmpito, per cui la missione dell'ufficit\le si è fatta e si farà sempre più educati,a, -in relazione al Ie nuove grandi correnti del pensiero moderno, occorre istituire, senza i11ùugio, nelle scuole militari (come anche Lanza afferma) una cattedra di pedagogia scientifica, di una pedagogia cioè che prenda. ispirazione dalle scienze biologiche e sociologic he, perchè la scienza pedagogica è (per dirla. con le pn,role di Pizzoli) scienza naturale e morale; quindi accanto all'educatore dovrà trovare in dette scuole il suo pos to il modico, specie lo psi{'.hiatra e l'antropologo. E con la istituzione di una cattedra, che abbia per fine un'arte educativa basata su la biologia, si conseguirà lo scopo di elevare sempre più !"ambiente militare, smorzando vari di quelli stimoli occasionali period ici
che possono essere respousabili delle reazioni antidisciplinari e dei reati: in tal maniera si concorrerà potentemente alla conservazione dell"igiene psichica del soldato e alla lotta contro la criminalità nell'esercito .
217
CASUISTIC A CLINICA
ANEURI SMA DELL'ARTERIA GRAKDE AN.ASTO:UOTICA SINISTRA, CON· SECUTIVO A TRAUMA D'ANTICA DATA, per il t enente colonnello medico Gio,·anni He l'nuccl. .
Il giorno 4 dello scorso novembre, entrava nell'ospedale militare di Mautovi. il vicebr igadiere dei R.R. carabinieri D. G., con diagnosi di contusione al l ato inferiore interno della coscia sinistra. Il D. G. dell'età d'anni 39, dotato d'originaria robusta costituzione fisica, immune da sifilide (1), ma strenuo bevitore e ri petutamente affetto da infezione malarica, presentava mr.rcati segni di precoCl'I arterosc!erosi, resa sovratutto mani· festa nelle arterie periferiche superficiali. Egli narrava che durante le grandi manovre del settembre 1909, svoltesi sugli storici campi di battuglia di Solferino, essendo accidentalmente caduto con la biciclett.a, riportava una contusione alla regione inferiore interni, della coscia sinistra, contusione limit11tn e tanto poco dolente che neppur ricorse al consiglio di un medico, continuando, s enza interruzione di sor ta, nel prop rio servizio. Fu soltanto dopo circa un 11nno che, scorgendo persistere una tumefazione alla regione predetta., causa di vago senso di stanchezza e di peso, soprattutto nella stazione eretta e dopo deambului;ione alquanto protratta, ricorse al consiglio di parecchi sanitnrii, che non dettero alcun peso al fatto, ritenendo sempre trattarsi di semplice contusione. Soltanto ultimamente, essendosi aggiunto a simil i disturbi on molesto senso di formicolio al ginocchio sinistro, decidevasi ad entrare in quest'o:;pedale. All'esame fisico della pnrte, in corrispondenza della regione laterale intern,, della coscill sinistra, rilevavnsi una bozza, simuh1nte n prima vista il prodotto di unn semplice contusione, bozza con contorni benissimo delimitati, di forma ovoidale, con un rilievo massimo di circa due centimetri. della lunghezza di circa otto, della la.rghezi1n di cinque, estendentesi in direzione obli'lm1 dall'alto 111 basso e di dentro in fuori, da sotto l'anello degli aduttori, fino a circa un dito trasverso dal margine superiore interno della rotula corrispondente. Simile sporgenza, ricoperta di cute normale, resa soltanto alquanto 11rros•a.ta e lucida da:Ie innumeri precedenti pennellazioni di tintura di iodio, alla pal pnzione mostrava consistenza molle elastica a.l centro, duro elastic11 alln periferia; contemporaneamente la mano avverti va un leggiero urto sollevante espHnsivo in rHpporto con la sis tole cardiacn, sincrono cou fa pulsazione femorale corrispondente, che si affievoliva e quasi si sospendeva esercitando una forte compressione sull'arteria stessa. All'ascoltazione percepivasi un lieve soffio sincrono con l'itto cnrdiaco e col polso della femorale, (l) Simile circostanza venne scient.ifìcamente dimostrata con la prova di Wassermann riuscite. negativa.
~18
CASGISTICA CLI!slOA
soffio localizzato a qu el punto, che cessava completomentto ascoltando fuori de llo stesso. Data simile sintomatologia, e la sede anatomica. corrispondente in tutto a.I decorso dell',tr teria grande ana.stomotica, sorgeva spontanea la. diagnosi di aneurisma dell'arteria 9enu suprema del ginocch io si n istro ( l ). A vendo l'informo riconosciuta la necessità. di sottoporsi ad un intervento chirurgico, quest o venne praticato quattro g iorni dopo il suo ingresso in questo luogo d i cura. Previa emostasia pre\·entiva.. pratica ta con la fascia di E s march, si procedette a ll'allacciatura dellll grande anastomotica. La. ricer ca del111 stessa in corrispondenzR dell'anello degli adultori riuscì nlqua.n to indn~inosa; trovata.la in condizioni discrete di nutrizione, venn e allacciat a alla. distanza d i c irca due centimetri dal la sua origine, applicando il laccio in modo che le pareti del vnso r estassero raggrin zate e non strozz/\te (legRtura dell'Anelio incom pleta), bas1mdosi s ul noto processo ch e pur esset1do lim itata n elle arterie a teroroR.siche l'attività. dell'intima, la floµ;osi reattiva dei tes:<ut i perivo.<;colari giunge con i suoi elementi di immigr1tz ione, ad in vndere le pareti del vaso legato ed a determinare il col\gulo del sangue c he ristagna nel suo lume, con l'adesione dell'inti ma. Prolu ngnndo quind i il taglio lungo il diametro massimo de lla bozza 1tneurismatica, interessa ndo cute, con nettivo sottocutaneo e fascia, s i mise allo seoperto il s1tcco f,neu rismatico. Questo p r esentavasi di for ma ov1tlnre-fusiforme, grande come un uovo d i g:, llina, posto fra il vasto interno cd il grande a.du t t ore. L'esposizione del sacco venne limitata allo spnzio sufficiente per poterlo libernmen te incidere evitando di de nudarlo eccessivamen te per non turbarne l a n utrizione; quindi 11pertolo, vennero evacuati i coaguli non aderenti, 1·is pettando le pseudo-membr>1 ne aderenti. U n'nccurata. esplorazione intern11 fece rilevare la presen ze. di due ori6cii collaterali di poca impor tan?.a, aventi sbocco ne l sacco stesso, orificii chi. ,·ennero obliterRti con sutura al pari dell·orificio inferiore del sacco. Da ultimo s i procedette a ll'ohlitcrazionc della cavi tà sa ccua le, affrontando con s uturll 1 praticata con catgut iod1tto, le pareti del sacco. Queste, com'è ben noto, dotate di proprietà ,ma logbe 1tlle sierose. poste a m utuo contatto, tendono ad unirsi in modo cosi saldo come se si fossero affron tate due superficie ricoperte di peri toneo (2). (1) Com'ò noto l'orteria gra nde anastomotica nasco dalla Cernornle nal punto in cui questa dh·ieno poplitea : esce dal cnnale d i Hunter per un orificio spesso comu ne al nervo grande sa.Ceno interno. dividendosi tosto in due branche l'una superficiale. l'altra profonda. La branca suporficiole obliqua in hasso ed in dentro discendo fra il vasto intorno od il gronda acluttore. e si ramifico. sul lato int-erno del ginocchio dovo si onRstomi.,,·l a con le diverse branche articolari della poplitea e con la ricorrente t ibiale antorioro brancn tlulla tibiale, anteriore: invece la profonda dirigesi all' inte rno fra. il vasto interno ed il femore, fornendo rami muscolari al vasto interno e perios tei ed ossei all'estromitè. inforioro dol femore (TE:STUT. - 'l'mttnto d'a11atoniia ducriÙim, volume Ir. ps~. 157). (2) Simile processo. tondante od ottenere la trasformazione del segmento aneurismatico in un semplice co,·done pieno, entrerebbe noi cam po d ell'endocrnri11111ora/ìa, preconizzato dal ;\fotns d i 1'"ew-Orleons circa vent.'nnni or sono, e soltanto recentemente tornnta in onoru. Rappresenterebbe precisamente un'endoauri1111wm/ia obliterativc1, mentre l'ondoauri-
OASUISTICA CLINICA
219
Tolto il laccio emostatico ed avendo rilevato come J'emostasi11 fosse perfetta, vennero sutur&ti a. strati fascia e comuni tegumenti. Ottimo fu il decorso postoperatorio, ed il nostro operato, dopo ventidue giorni di degenzn, lasciavn questo luogo di cura per recarsi in licenza di convalescenza di sessanta giorni. Visitato allo scader della stessa, ebbesi a. rilevare esito d i perfetta guarigione, con integrità anatomica e funzionale della parte, me.o tre del vecchio aneurisma non rilevavasi alcuna tra.ccin, trnnne la presenza di un sottile cordone sottostante alla cicatrice cutanea. Il caso clinico da me esposto sembrami si presti ad utili considerazioni e richiami, sovratutto per la rarità dell'osservazione e quale modesto cont r ibuto alla cura degli aneurismi. La grande anastomotica per la sua pos iiiooe topografica non è certamente molto esposta a traumi. Occorse proprio una !>peciale caduta da bicicletta nella quKle l'arteria venne cont usa fra le parti metalliche delh, m acchina ed il femore per determinare una primitiva iniziale les ione del vaso che dovette poi cedere mano mano e molto lentamente alla pressione collaterale della corrente sanguigna. La letteratura. regis tra pochi cas i di aneurismi della grande anastomotica, mentre t11tti gli .autori fanno rilevare la difficoltà di diagnos i di simili lesioni, che vengono spesso ti per lungo tempo misconosciute e d iagnosticate soltanto a processo molto avanzato (TEST UT-,lACOB. - Trattalo di anatomia topografica, pag. 920). Nel n ostro operato l'aneurisma i11 parola ebbe mano ma110 a sviluppa rsi ed evolvere sovrn.tutto perchè a favorirne l'inizio e lo sviluppo concorse, in modo speciale, la coincidenz11, di alteriizioni anntomo- pato logiche delle pareti vasali, essendo ben noto come sperimentnJm .. nte, sopra di verse specie di ani mali con arterie fisiologiche, mai gli spe rimentatori sieno riusciti a riprodurre un'aueurisma. D'altronde, gli aneurismi cos id11tti spontanei, dice il Durante, originariamente non sono tali che per l'in11ppre1.zabile causa trauma tica che ne fa \'Orisce almeno lo sviluppo; la stessa tensione endovasale, accresciuta quando l'nr,teria b,t perduta In sua elasticità e la sua integl"ità anatomica, deve riguarda rsi come un fa ttore idraulico, somigliante a lieve e ripe t uta azioue trauma t ica. S imile concetto ,1ttaglie.si perfettamente al cMo nostro, dove un trauma quas i insignificante, ageudo su di un'arteria di medio calibro, d'altronde abbas tanza ben protetta dalla naturale sua posizione, d iede luogo ad un aneuri,;;ma s viluppatosi in modo lentissimo, raggiungendo proporzioni abbas tanza. rilevanti, soltanto pel fatto che il colpito era un'arterosclerotico. Circa la cura degli aneurismi dtivesi osservare come oggidl ai class ici vecchi metodi di Antillo, di Anelio, di Brasdo,·, alt.ri :;t, ue siauo ug giuut.i, cou teudeuzt' i;pesso tanto seducenti ed ideali n ella concezione quanto s pesso in sos tanza poco pratici. A.Ilo stato attuale della. tecnica chirurgica possono esser cos i raggruppati: 1° asportazione del sacco, 2" asportazione del sacco e sutura de i due caµi dell'arteria , 3° a sportazione del sacco e trapiantazione di un trat to di arter ia o vena, smorafia ricostruttrice (altrimenti detta anaurismoplMtice.) t endtirobbo ad una ricostruzione vera e proprie. dell'arteria. ~neurismatica, apHccando il sacco e suturando le pareti dello stesso al di sopra di un conduttore cavo, mettendone a mm uo contatto le due superficie vascolari.
220
CAS UISTICA CL lNICA
4° legat.ura d ell'arteria all'Anelio incompleta, 6° resezione del sacco e sutura dell'arteria, I)• aue urismornfia restaurativa. Ora di questi metodi taluni non uscirono fino ad ora da.Ila fase puramente sperimentale, altri mostraronsi inattuabili, altri pericolosi come la resezione del sacco e l'anastomos i artero-venosa.; lii stessa a sportazione e r esezione del sacco, anche praticata da esperti c hirurghi, diede rare volte risultato d'esi to completo, sicchè m olti si limitano a con s ig liarla soltanto quando il sacco~è in preda a suppurazione. L'endoo.urismorafia se limitata all'obliteraz ione del sacco (endoaurismorafia. obliter ati va), se questo, come nel caso nostro, non è molto voluminoso, sembrami possa dar e dei buoni risultati, g arantendo l'operato da qualsiasi recidiva, ma qualora voglia assurgere a vero e proprio processo ricostru t tore del vaso (aneurismoplastica), la s ua apJ)licazione dovrà necessariamente limitarsi a quei rari casi n ei quali riscontrinsi speciali favorevoli circostanze anatomiche, e la ricostruzione del v aso rappresenti soltanto una misura temporanea, destinata a mantenere la. circolazione a rteriosa tinche s i s viluppi un sufficiente circolo collaterale, obliterandos i secondariamen te il vaso cosi ottenuto. Ed a tale concetto si informa l'autor e stesso del metodo (il Matas), che pel nuovo tragitto suggerisce un calibro più piccolo di quello dell'arteria principale, presso a. poco la metà di quello che appare all'orificio d'ingresso. Qualora mancasse simile secondaria obliterazione, rimarre bbe sempre immane,,te il pericolo di una recidiva. mentre di per sè stesso non sarà mai nè troppo s emplice nè troppo facile. Così, di fronte all'in attuab ilit à, a ll'incer t ezza, alle difficoltà ed a.i pericoli che pre,;entano i vari metodi, il vecchio di Anelio (secondo i casi completo od i11completo), il tratto.mento cioè degli a neurismi con allacciatura pra.t ic11-ta cen tralmente, r imane tuttor n sovrano, perchè semplice, breve, e quasi sempre corrispondente allo 'lCOJ)O.
Mu nton1,1 febbraio 1912.
G. BERNUccr.
BIBLIOGRAFIA. J° F. DolUNTe:. -
Traila/o di patologfo chirurgica. TraltMo di anatomia descrittfra. 3° TESTOT·JACOO. - Tral/ato di cmatomia topoymficc,. +° F. G,1.ao:-nm. - De//'E,1doanris111om fìa Gaulle dee Hupitcmx. 15 ott.obre 1910). .i'' G. Ecao r. - D ell'Ewlo,w rismora/ìa (Il P oliclinico, sezione pratica, fase. 9, 19 11). rì° F . :'.I ATAS. The pr<tctition.er, maggio 1909. 7° G. :\[:SNI. - Ane11risma dcll'asr1/larc Riflistra i n seguito a lussazione traumatica del l'omero - (Atti della R. A ccacluwia mrd. cliir. di Nc17,ol i, 8 maggio 1910). go r:. Som:uo::<TI:SO. - S11 di 11•1 ca8o di aneuri8111a della 811cc/avia. - ( Atti della B. A ccademia m cd. chir. di N c,poli, 24 aprile 19 10). !) 0 E . CA.LCA'tE RRA. Aneurùma dclrnrtcria celiara. - ( Il Policlinico, sezione pratica, n. l7, 190!)). 10° G. ì\foHF:STt~. - Grnndr aneurisma ,fr//a 81<ccla1"ia e drfl'aPcrllare estirpato con s11c:c~sso. - Società d i chirurgia di Parigi, 17 maggio 1911). !!0 L. TESTOT . -
221
RIVISTE GENERALI IL TIFO ESANTK\fATICO. -
Rivista per il capitano medico G. l\lcmmo.
È ben noto il pericolo che il tifo.J esantematico rappresenta per gli eserciti in campagna: percbè la storia delle grandi epidemie di tifo dul secolo xv al secolo xix è quasi sempre intimamente associata con quella delle grandi operazioni militari. Vero è che nell'epoca in cui l 'osservazione clinica sola era la base di ogni clnssificazione, il tifo esantematico era compreso nel caos delle malattie pestilenziali, e confuso molto spesso con il tifo addominale d11. uua parte e con le febòri eruttive dall'altra, tanto che è stato descritto sotto le più svariate denominazioni, delle quali ben cento ne ha raccolt e il Murchinson, cui dobbiamo la più accurata e completa. storia della malattia.. Crediamo opportuno di riassumere brevemente i recenti studi sul tifo esantematico, perchè è malattia ancora oggi largamente diffusa fra le popol:izioni indigene dell'Africa settentrionale e mediterranea, e perchè la nuova regione italiana, la Tripolitania, ne è stata frequentemente colpita. (epidemin violenta del 18B:?). L'incubazione del tifo esantematico è in media di 12 giorni, con limiti variabili fr11, 6 e 20 giorni. Vi può essere uu periodo prodromico con lieve malessere, senso di stanchezza, cefalea, anorresia: ma l'inizio della malnttia è generalmente brusco. La t emperatura. sale l'!lpidamente con b r ivido intenso a 4.00-400, 5: si ha una debole remissione nel mattino successivo, poi la febore rise.le e si mantiene elevata i, stazionaria fino al termine della malattia, presenta.udo a l 7°-8° giorno una re· missione di 1-2 gradi: e nei casi favorevoli verso il 12"-VJ.0 giorno cade brusC/\• mente, e.oche sotto alla normale. Fra il 4° e il 6° giorno si manifesta l'esante1na, che ben raramente manca, sotto forma di macchie rosee o r05se, di forma irregolare, lievemente prominenti nella par ete anteriore delle ascelle o ni lati dell'addome: le macchie divengono sempre più oscure e ver~o la 2° settimana si osservano piccoli stravasi sanguigni, delle vere petecchie. Il malato ha i l vero aspetto tifoso: il volto fio dnll' inizio della malattia si congestiona e assume un colorito rosso o rosso oscui·o, con iperemia delle con· giutive, Ja.bb1·a e gengive fuligginose, lingua secca, arida. I fenomeni ner,osi sono molto gravi: non manca mai il delirio, che si appalesa sotto forma di agitllzione estrema e con tei1tativi di suicidio. Vi è una iperestesia generale molto viva: la semplice pressione sur un punto qualunque della cute, il contatto e il peso stesso delle coperte sono estremamente p enose per il malato. Qunsi sempre vi è stit ichezza, e sono frequenti le complicazioni d11. parte dell'apparecchio respiratorio con fatti bronchiali e polmounri. Sono queste le note più caratteristiche dellll. malattia, potendosi poi manifestare tutti i sintomi e tutte le complicazioni, comuni in genere a ogni forma infettiva grave. Il tifo esantematico, nei casi favorevoli, ri&ol,e per lo pii"1 tra il 12°-1·1° giorno, e la convalescenza è abbastanza rapida.
222
RIVISTE GENERALI
*** Il tifo esantema tico è malattia tipicamente contagiosa: quando appare in una casa o in u nn località s i diffonde rapidamente, e il numero dei colpiti è in ragione diretta dei rapporti e dei contatti tra sani e malati. Il contagio diretto è dimostrato dalla proporzione, purtroppo dolorosamente alta, di cnsi di tifo tra i medic i e il \lersonale d i assistenza: ricorderemo solo che nell'armata di Crimea ben 68 medici militari sono morti su 400 che prestavano servizio, e che nella guerra russo-turca nell'ospedale di Jassy sono s tati colpiti 7 medici su 8, tutte le suore e il 79 p. 100 degli infermieri. Il contagio diretto deve essere però intimo e prolungato, perchè l'aria non sembra un veicolo molto attivo del germe Il contagio indiretto è rappresentato dagli indumenti e dalle biancherie personali e dei malati. Come cause predisponenti alla malattia sono tutte quelle che indeboliscono l'organismo e ne paralizzano i mezzi di difesa: ma più evidentemente per il tifo lo sembrano la fame, la mistiria e l'a ffollamento, ciò che darebbe ragione anche del perchè la malattia si manifesti più facilmente nella stagione fredda, dal novembre all'aprile. L e recenti ricerche batteriologiche sulla etiologia del tifo esantemat ico verrebbero a confermare tali osservazioni. Non ricorderemo i microrgauismi riscontrati da vari autori e ritenuti come ageuti s pecifici della malattia (streptobacillo di Riava, diplococco d i Balfour e Porter, di Dubief e Briibl, microcco di Prieto, ecc): tali repert i, probabilmente accidentali, non sono sta t i confermati, nè hanno avuto il conforto dell'es perimento negli animali, perchè nessun animale sembrava suscettibile ali' infezione. Un primo passo importante è s tato fa.tto colla. trasmissione della malattia alle scimmie, e in questo campo sono notevoli i lavori di Nicolle, Conor e Conseil, che br evemente riassumeremo. Il tifo esantema t ico è inoculabile dall'uomo allo chimpanze e ai macachi, e anche a scimmie dell'America centrale della specie Atel e/i. Lo ,;bimpanzi; è più sensibile del macaco, percbè mentre nello chimpanzè si riproduce sicuramente la malattia con l' inoculazione sottocutanea di un centimetro cubo di sangue umano, occorre invece nel macaco ricorrere a dosi più elevate e per via peritoneale. La delicatezza del le scimmie in catti vità obbliga i ri cercatori a grandi precauzioni per l'accertamento dei risultati: tuttavia è risul tato evidente che i sintomi e la evoluzione del tifo esantematico speri1uentale sono gli stessi nelle diverse s pecie di scimm ie, e la malnttia a<isume un quadro clinico analogo molto a quello àell 'uomo e quasi identico a. quello del bambino. L'incubazione è generalmente silenziosa e dura circa una settimana: la tempen1t ura sale bruscamente, <'ade alquanto l'indomani e r isale prog ressivamente nei giorni successivi per rimanere stazionarin per 6-10 giorni : scende quindi rapidamente al normale e anche al di sotto. L'eruz ione cutanea ha quasi sempre per sede la faccia. Nei casi gravi la morte sopravviene nel periodo febbrile o nel periodo di ipot ermia, quando si dovrebbe iniziare lo. convalescenza. Sono state osserva te nelle scimmie forme lievi o a bortive, e anche forme silenziose senza alcuna reazione da parte dell'organismo.
RIVISTE GE!>ERA.LI
223
Nè gli esa.mi microscop1c1, nè le ri<-erche ultramicroscopiche banno potuto dimostra.re nel sangue degli animali infetti la presenza di forme microbiche. Il siero non filtrato dei malati o degli anima.li infetti è virulento per la scimmia in modo costante, quando proviene dalla centrifugazione di sangue defibrinato, mentre non lo è che eccezionalmente, se è ottenuto per coagulazione spontanea. D'altro parte alle candele Berkefeld il siero derivato dalla centrifugazione di sangue defibrinato non si dimostra nè virulento, nè immunizzante, mentre il siero da coagulazione si è dimostrato immunizzante e forse anche virulento. Tali risultati si spiegano, secondo Nicolle, ammettendo che il virus esantematico sia fUlrabile e intracellulare. Infatti nella defibrinazione il contenuto delle cellule sanguigne, e anche un certo numero di cellule intere, passerebbe nel siero mentre ciò solo raramente avverrebbe nella coagulnzione spontanea. A spiegare il diverso comportamento alle candele di Berkefeld, il Nicolle a mmette che i detriti cellulari e le sostanze colloidi, che rimangono nel siero dopo la defibrinazione, vengano ad insinuarsi nei pori della candela, ostacolando il passaggio dei germi. Tale spiegazione non sembra a noi convincente : tutto.via le esperienze del Nicolle sono state eseguite con tale rigorosità e larghezza di ,::ontrolli, che possiamo ritenere fUtrabile il germe del tifo esantematico, e molto probabilmente ùi sede intracellulare. Jl sangue delle scimmie è virulento fin dalle p1·ime ore della febbre, e tale si mantiene anche all'inizio della convalescenza. Un primo attacco dà nelle scimie una immunità valida, quando la malattia sia stata grave, perchè l'immunità può mancare quando In malattia sia. stata lieve o abortiva. Il siero del sangue dei convalescenti e d&lle scimmie guarì te presenta proprietà preventive e curative molto nette contro l'infezione sperimentale delle scimmie e la malattia naturale dell'uomo: queste proprietà manifeste nel 10°-12° giorno, che segue lo. defervescenza, scompaiono pitt tardi e già dopo 15-20 giorni il siero sembra avere perduto ogni attività. Fatto importante per la profilassi è che il virns esantematico è distrutto a liQo-56°.
*** La possibilità di impiega.re le scimmie come a nimali da esperimento ha permesso di rischiara.re il modo di trasmissione della malattia. Già dallo studio di una epidemia a. Tunisi nel 1006, il Nicolle dice che si era convinto che l'agente di disseminazione e di trasmissione del tifo esantematico non poteva essere che un parassita del corpo o degli abiti, il quale accompagnava l'uomo nei suoi s postamenti e si arrestava sul la soglia dell'ospedale o là dove l'uomo trova acqua, sapone e biancheria pulitR. D'altra parte in due casi aveva osservato un certo rapporto tra lo sviluppo del1a malattia e l'inva,iione di pidocchi. Ora il Nicolle ha potuto sperimentalmente trasmettere la malattia a quattro sci mmie mediante la puntura di pidocchi, in precedeuzR infettati sv scimmie malate. Dall'insieme delle esperienze risulta che i pidocchi trasmettono la malattia dal 6° al 7° giorno dopo che sono s tati infettati, mentre non la possono comunicare né prima, nè dopo. Ciò dimostra. che il germe .sconosciuto del tifo esantem11.tico dovrebbe subire una fase di evoluzione nell'organismo del pidocchio, come avviene per le zanzare nella malaria e nella febbre gialla. Che l'agente di propagazione principale del tifo esantematico sia il pedic11lus vestimenti, il Conseil lo desume da. quanto ha potuto osservare nelle due epidemie
224
flIVISTF: GEXEHALI
del 1909 e del 910 in Tunisill, nelle quali si ebbero in ci fra grossolana rispettivamen te 3000 e 1000 casi. Infatti il contagio famigliare è stato la regola nei fondnc, nei rifugii degli operai e dei disoccupa t i invasi da. parassiti, mentre in T u nisi il con tagio famigliare è stato rarissimo (t re soli casi), e ciò per il fatto che la presenza di parassiti è eccezionale fra la popolaz ione cittadina1 la quale ha l'abitudine della p u lizia personale, e che ne lle c lassi a giate e borghesi solo qualche cai<o di tifo si è ver ificato in persona d i merca nti, che avevano avu t o contatto con mussulmllni della campagna. D11. quant() abbiamo esposto, nell'etiologia e nella profilassi del tifo esantematico si deve tener conto del fattore pedfoulus, m11. si deve tener con to a nche del fattord uomo. perchè essendo il sangue del malato vir ulento già p r ima del!' insorgere della febbre e conservand osi tale fino al 2° ~iorno di defervescenza, i pi docchi si possono infet tare non so lo sull'uomo malato, ma anche su q uello che è per di venirlo e sul con valescente : e ancora più temibile sorgente d i infezione possono essere i cal'i d i tifo lievis5imo e che possono passare anche inosservati, specialmente nei fa nei ulli.
*** Nella pro61o.ssi contro il tifo esantematico s 'impo ne il pronto riconoscimento dei primi ca~i : ma, come accade in tutte le epidemie, sono appunto i p rimi casi quelli, che difficilmente richiamano l'attenzione del medico e che pi>il faci l mente c;fuggono alla diagnosi. 11 Thoinot d ice che un caso isolato di tifo esantematico non san\ mai riconosciuto: e non lieve certo è la difficoltà della di11gnosi neg li indigeni, nei quali l'esantema s pesso manca o è difficile a rilevare i11 u na pe llP. pigmentata e cnperta di lesioni per una ftiriasi inveterata. Il tifo esantematico si può confondere con il tifo a ddominale, con il tifo ricorrente, con il morbillo, con il vaiuolo, con la malnria, con la meningite, con l'endocardite ulcerosa. L'andamento della curva termica e l'esantema forniscono dati preziosi per la diagnosi differenziale. Il tifo esantematico e il tifo 11.ddominale hanno comune i l car11ttere delln, febbre continua e lo stato tifoso, ma non ba.ano di comune che l'apparen1.a esterna. L' inizio brusco dtilla malattia, la curva termometrica, il decor.o:o rapido, l'eruzione cutauea. la costipazione con assenza di gorgoglio addomina le e di meteorismo, l'assenza del tumore splenico e la sierotliugnosi positiva per il bacillo di Euerth, permetteranno facilmente la diagnosi differenziale. Nel tifo ricorrente la malattia inizia anche in modo brusco con brividi e feb-
bre, ma manc1l l'emzione cutanea e lo stato tifoso grave: la lingun, si mantiene nmidn: sono frequenti il vomito e l'ittero : il fegato e la milza sono aumentati di volume : la r'.,l, bre diviene intermittente: l'esame microscopico del sangue togli r rit ogni dubl,io. Per distinguere il tifo esnutemn.tico dalla mnlnria. con manifestazion i cutanee sa.rii anche l'esame det ~angne che fornirà ele mento alla diagnosi. come pure l' azione specifica del chi10ino. L ll malattia pottebbe confondersi con il morbillo, ma le manifestazioni oculari e bronchial i, g li enauterui sopratntto e l'abbas~arnento della temperatura dopo la comparsa dell'e%nte ma dilegueranno ogni dubbio. :ì\011 ins isteremo s ul le diag nosi differeuzii~li con la meningite (cefalea, contratture, auisor·oria, Kernig. reperto mi r ros copico do! liquido cefalornchidìiano), con il v,tinolo, con l'endocnrd 1te ulcerosa.
RIVISTE GE~ERALI
225
Accertata la. dillgnosi di tifo esantematico si impone naturalmente l'isolamento e le disinfezioni. L'importanza dei parassiti nella propagazione della malattia rièhiede che nei locali di isolamento i malati sieno sottoposti a bagni di pulizia generale con sapone, e si provveda al taglio dei capelli e della barba, per allonta.nllre tutti gli insetti. Tale provvedimento si è mostrato utile, secondo Nicolle, nell'epidemia di Tunisi, perchè i mala.ti non si sono dimostrati più pericolosi, dopo essere stati sottoposti" ad una accurata. pulizia persona.le. I medici e gli infermieri, cosi gravemente colpiti nelle epidemie di tifo esantematico, devono usare speciali m isure di profilassi : indossare vestiti serrati a.I collo e ai polsi, adoperare i guanti, proteggere i capelli e la barba e fare frequenti bagni generali e locali. Se tali misure valgono per la difesa contro i parassiti, si comprende come nella. profilassi non si possa essere schinvi di una patogenesi r,sclusiva, e come non si debba trascurare anche la disinfozione accurata delle materio fecali, delle urine, degli espettora.ti degli infermi, come per ogni malattia infettiva. Infine negli Annali di Medicina navale e coloni1tle del gennaio scorso troviamo riportati nei risultati veramente confortevoli ottenuti con la cura iodica nel tifo esantematico. Lo Jaworowski in 41 casi di tifo non avrebbe avuto alcun decesso in seguito all'uso interno della soluzione di Lugol o all'illlpiego di clisteri di ioduro di amido: e l'Uftugeaninoff in 14 casi ha somministrato con egu1tle benefico effetto la tintura di iodio nella dose di 3.4 gocce in 80 grammi di vino rosso, tre o qunttro volte al giorno. "Nella terapia attuale·sempliccmente sintomatica del tifo esantematico, tale metodo di cura offre un potente a.iulo, sperando che ulteriori ricerche sperimentali confermino e rendano attuabile una sieroterapia ed anche una sieroprofilassi. Roma, 20 marzo 1912.
15 - Giornale d' 11ttdicitta mi/Ilare -
Fasr. Ili.
RlVISTA or GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
L. v .~uu1rn e M. J)E~rs. - Procedimento pratloo per evitare ohe rtr14e venga
aez:tonata dal tagliente del ooltello durante l'operazione della oataratta. -
( Amwlrs d'oc1llistique, tomo 145, maggio 1911, pag. 350-363).
Chi unque abbia compiuto o presenziato un c11rto numero di operazioni di catarattit.1 conosce il non raro accidente operatorio contro cui è diretto il procedimento degli autori. Ecco in che cosa consiste. L'operatore, praticata le. puntura e la contropuntura della cornea, a mezzo del coltellino da cataratte., nel procedere, con movimenti di va e vieni di questo, n,Jla formazione del lemb0 cornee.le o corneo·congiuntivale, nota come l'iride venga e. porsi davanti al filo del tagliente. Il ch irurgo trovasi allora nell'alternativa di ritirare il coltello e sospendere l'operazione per ris pettare l'ir ide, ovyero, cosa generalmente ammessa, di continu.are .agual nnente il taglio, senza darsi pensiero dell'iride, la quale, pel fatto di trovarsi sul cammino che la lama deve per~orrere, subiri\ una mutilazione pili o meno irregolare. Questa complicRzione operatorie. rende l e ulteriori manovre pili le.boriose e pili dit:licilf, a ca usa sia de i dolori iridei che il malato, per lo p iù, viene e. risentire e che lo s pingono a contrarre le palpeba-e, sia dell'emorr11gia abbondante. Inoltre la sezione dell'iride è tal volta troppo larga, talvolta allungata, tal'a.ltra periferica, ossia con integrità della pon:ione sficterica, che deve perciò essere recisa con una seco11da iridectomia, 111 quale, d'altronde, è quasi sempre richiesta a scopo regolarizzntore, ma con esito bene s pesso 11011 perfetto. Il chirurgo, quando già in precedenza aveva stabilito di operare la cataratta col metodo d i estrazione combinata aJl'iridectomiR, si viene cosi a t rovare davan ti ,,d una mutil11zione dell'iride, spi11cevole, non voluta, ma che può tuttavia tener luog o del progettato coloboma. Invece quando si v uol oper..re, come molti consigliano. con integrità dell'iride, salvo, s'intende, se duran te l'operazione se ne impone la necessità, ad irìdectomizzarla, q uesta i mprevista sezione dell'organo costi· tuisce cer to una gmve contrarietà. L'accidente orn descritto può dipendere da ipertonia d&l globo oculare; d a u u
difetto della punta del coltello, che cbbliga la mano operatrice ad una. pressione esagerata noll'attraversnre la coi noa; da t roppa lentezza nell'esecuzione del taglio di questa; fattori ai quali mi sembra s i debba aggiungere anche la scarsa profondità della camera anteriore, abbastanza frequente ad avers i in un'operazione di cataratta, specie nello stadio d'intumescenza di questa. Allorquando, fatta la punturn e la con tro- punturn, gl! AA. si accorgono che l'iride ba p1·eso posto innanzi al filo del tagliente, essi r itirano quest'ultimo con dolcezza e lo rim piazzano con una spatolina strettn e smussa, che viene infilate. prima nella bottoniera col'Deale di contro-puntura e poi in quella di pun t ura, le
RIVISTA DI OCULI~'l'ICA
227
quali, perciò debbono, ave1·e entra!llbe un'ampiezza ai due o tre millimetri. La spatola viene spinta con delicatezza in camera antedore, tra la cornea e l'iride, in !l1odo da respingere del tutto questa verso il cristallino. L'occhio rimane così attraversato dallo strumento, che funziona come un vero e per fetto mezzo di fissazione del globo, invece della solita pin;1;etta. Allora gli AA, al dinanzi della s11atola e sulla guida di essa, come s u quella di una sonda scanalata, introducono di nuovo il coltellino per le già dette aperture" compiono il lembo corneale, o corneo-congiunti vale, o ben anche il vantaggioso ponte sclerocongiuntivale, mentre la spatola tiene fisso il globo visivo e al tempo stesso respinge l'iride, in guisa da impedirne la ruutilazione. Gli AA. assicurano la perfetta riuscita della manovra, da loro esperimentata in piu casi. Ma essa, a mio avYiso, non può ovviare alla mutilazione dell'iride, in quei casi, non infrequenti, in cui la medesima non protrude già ir. avanti, collocandosi sul cammino del tagliente, solo dopo che questo ba compiuto la puntura e la contro-puntura ed hà provocato la fuoriuscita dell'umor acqueo, ma, per troppo scarsa profondità della camera anteriore, dovuta per lo più ad intumescenza della cataratta, si trova di già. così vicin a alla cornea. da rimanere ineYitabilmente trafitta dalla punta. del coltellino. E. P ASSERA.
K . A. YVDlNE, - L'eH nteraztone dell'orbtt". niche. - (Tesi di Odessa, 1910).
Ricerche sperimentali e cli-
Per incarico del Golovine, professore d'oftalmologia all'Universiti\ di Odes::a, l'autore, con uno studio molto diffuso, ha voluto approfondire le nostre conoscenze su alcuni punti riguardanti l'esenterazione d ell'orbita, specialmente per ciò che concerne il processo di guarigione postoperatorio e le modi fìcazioni che, loc1;Jmente, accadono col tempo. Fatta la storia dei vari metodi operatori, egli espone i risultati delle sue ri· cerche sperilllentali, eseguite su due scimmie, trentacinque cani adulti e sedici cuccioli, pr11ticando esenterazioni con o senza rimozione del periostio orbitale. Questi studi, insieme all'analisi dei casi, fin'orll. publ,licnti, d'esenternzione dell'or bitn umana, permettono all'autore di recare un notevole contributo all'argomento. Anzitutto resta confermato che all'esenterazione dell'orbita, in tutti i casi che furono seguiti per un tempo sufficientemente lungo, è sempre succeduta una di-
minuzione di volnme della cavit;\ orbitaria, specie nel suo diametro verticale. Il grado di questa diminuzione è tanto più forte, quantt, più giovane è il soggetto operato ed inversamente. I l processo di diminuzione della cavità orbitaria esenterata è, anatomicamente, dovuto non solo all'avvicinamen to reciproco delle pareti dell'orbita, ma anche all'inspessimento delle ossa che queste pareti costituiscono. Quando il processo operativo abbia rispettato il periostio delle vareti orbitali, il restringimento della cavità. è dovuto prec ipuamente al ria vvicinarsi delle pareti stesse, in minor grado, invece, all'ispessimento delle ossa delle medesime. Per contro, ove, durante l'operazione e.senterativa, sinsi eseguito anche lo scollamento e l'ablaz:ione del periostio parietale, il processo di restringimento del cavo orbitario è specialmente dovuto all'ius pessiruento proliferativo delle ossn.
E. PAS::!ERA .
228
RI\'ISTA DI OOOLISTICA
Bulla cataratta oongenlta e 1ulle malformaslont 4ell'oochio - (Bericht ·i,ber die XXXVII Ve1·sammlu11g del' ophthalmologischen
PAOE~STECllER E. -
Gesellschaft iii Heidelbel'g, 3-5 agosto lfJI 1). Il Pagenstecher, d i Strasburgo, per mez1.o d'intossicazione naftalinica di coniglie in stato gravidico, ha potuto provocare, in tre pnrti, la formazione dj catarntte congenite nei figli vitali. Egli ottenne cosi, sperimentalme.n te, le. C11.taratta centrale, la zonulare, quella pola re anteriore e posteriore e le opacità fusiformi. Per mezzo di queste ricerche viene anzitutto accertata l'esistenza delle. cataratta tossica congen ita. In s econdo luogo è messo in sodo che la cataratta tossica congenita si s viluppa indipendentemen te dallo strozzamento della vescicola cristallinica, poicbe l'alimentazione con naftalina venne sempre iniziata in un'epoca. embriologica posteriore a quella in cui accade detto strozzamento. Dopo l'ingestione di naftalina la catnratta venne riscontrata nel 100 per 100 delle figliate, con piccoli viventi. · Inoltre il P agenstecher, a mezzo di tale alimentazione, potè ottenere d ieci divel'Se malformazioui oculari n ei conigli e nei porcellini d'India. I porta tori di es;:e erano vitali e poterono, in pa rte, essere conservati in vita per parecchi mes i. Per mezzo dell'azione toss ica, impiegata nel periodo di strozzamento della vescicola cristallinica, si sviluppò, in due animali, una malformazione della lente, coloboma ir id eo e coroideo, a causa dell'ostacolata chius ura della fenditura fetale dell'occhio, pers istenza dell'arteria jaloidea e lenticono posteriore. In tre filiazioni dì coniglie potè essere ostacolato lo sviluppo delle palpebre e cosi ottenersi coloboma palpebrale, microblefaria e rima palpebrale congenitamente semi aperta o del t utto aperta. Intervenendo ad uno stadio più avanzato della gravidanza delle cavie, si svi luppò. io un pA.rto, m icrocornea, in un secondo microblefarla ed aderenza totale de lla cornea a lla congiun tiva. Queste esperienze confu tano la teoria dominante, la quale a mmette cbe ogni malformazione oculare consista in un'anomal ia germinativa e debba essere ere· ditaria. Il metodo io questione provocò malformazioni nel 50 per 100 dei parti d i conig lie con piccoli viventi e nel 33 per 100 delle cavie. Il Pagenstecher non potè mai osservare delle malformazioni nella seconda generazione di questi animali. Queste ricerche sperimentali fa.uno riscontro a quanto si osserva nel campo clinico. Cosi in una bambina da me osservata (La cataratta piramidale. - Studio clinico ed a)1atomo-patoloyico. - Novarn, Gaddi, 1911), nella quale era evidente l'ered it1\Tietà sifilitica, in uno s tesso O<"chio esistevauo leggero microftalmo, ipotrofia dell'iride, coloboma parziale incompleto d i questa, opacità piramidale e zonu lari del cristallino, lesioni congenite per le quali si poteva supporre la dipendenza da sostanze chimiche d'azione to~sica, provenienti da u n processo infiam · matorio uveale intrauterino di natu~a luet ica. Lo studio di queste malformazioni oculari ha la sua importanza in medicina legale militare, poichè a noi tutti è accaduto, e non raramente, di dover giudicare dell'attitudine al servizio di inscritti di leva con opacità zonulari o polari, arrest i di sviluppo dell'i r ide e de lla <'Ol'oide, della cornea, del globo oculare intiero e del suo apparecchio di protezione. E. P ASSERA .
RIVISTA Dl OCULISTIOA
229
La dlagno1l dUferenzlale delle f1:lrla11 palpebrali. (.&nnales d'oculistiq1u, tome CXLVf, 1911, juillet, pag. 34-40, con 3 figure).
A. GABR1ÉLlDÈS
Com'è noto, oltre allo phthirius inguinalis, anche il pedicul·us capiti:;, benchè piu raramente, può accamparsi tra le ciglia o sulle regioni periocnlari. Una volta sospettata la natura dell'affezione, che ci si presenta, all'esame clinico, con l'as petto, per lo più, d'una blefarite, è generalmente facile la diagnosi della specie di ftiriasi, sottoponendo al microscopio materiali tolti alle palpebre. I l reperto del piattone o del pidocchio non permetterà in tal caso a lcun dubbio. ~ella letteratura, peraltro, sono riporta.ti es.empi in cui, sulle regioni oculari esistevano soltanto le lendini dei parassiti, mentre questi ultimi vi facevano di· fetto. L'indagine microscopica può allora accertare, abbastanza agevolmente, che i corpiccioli ovoidali, aderenti alle ciglia come gemmula ad un virgulto, sono delle lendini d'insetti. R esta però a st11.bilire se queste appartengano allo ftirio del pube o al pidocchio del capo. E qui notisi che, per gli autori, assai numerosi, che bo.uno scritto s ull'argomento, ftiriasi oculare, o palpebrale, vuol dire non soltanto l'invasione da parte dello phthirius pubis, ma a nche quella del pedic·ulus capitis. Il Gabriélidès ha. voluto ricercare se sia poss ibile stabilire a quale di tali esapodi ap partengano le lendini, quando queste ra.ppresentino l' unico documento che sulle regioni oculari ha lasciato il parassita prima di allont.anarsene. I ris ultati de' suoi s tudi comparativi tra le lendini di pidocchio e quelle di ftirio, confermano la. grande rassomiglianza eh.e avvicina le une alle altre. E gli non ha trovato altre differenze all'infuori delle dimensioni, dell'altezza npparente e del numero delle cellule dell'opercolo delle lendini. Quanto alle dimensioni, la lunghezza del sn.cco della lendine, senza l'opercolo, è da 1000 a 1460 µ, per il pidocchio, e da 800 a 1000 per lo ftirio; la sua. larghezza, a metà altezza, li di 450 a 650 µ pel primo e di 450 a 500 pel secondo e la larghezza, a. livello dell'apertura antedore, è rispettivamente di 320 a 420 e di 300 a 400. L'altezza dell'ope1·colo è, per l'uno, di 80 a 140 e per l'altro di 100 a 160 µ. Debbo qui notare che, per la. lendine dello ftirio, in due casi, riportati in un mio lavoro pubblicato in questo pe riodico (Ftiriasi oculare, Gi ornale di m ed i ci na militare, anno 1910, fascicolo X-XI , pag. 803), ho trovato cifro più piccole di q uelle dell'autore. Infatti, la. media lunghezza da me constatata era di 640 a 660 µ e la larghezza fra 330 e 360. Quanto alle cellule da cui è costituito l'opercolo, il Gabriélidès ne ha trovate non più di 9 in quello del pidocchio e 17 in quello dello ftirio del pube.
E. P ASSERA. R. GREE~'P. - Lo 1tato attuale della q aeatloue del oorpuaooll del tracoma. - (l{ericht iiber die X XX V II Ver$a11imltmg _der ophlhalmolo9ischen Gesellschaft in Beidelberg, 3-6 agosto 1911). Il chiaro direttore della clinica ofta.lmologica. della Charitè di Berlino crede che la questione dei corpuscoli del t racoma poggi attualmente sopra i t1·e punt i essenziali che seguono. Anzitutto non si può oggi affermare che i cosidet ti clamidozoi, o corpuscoli del tracoma, siano entità morfolog ica mente ben definite. Infatti, nella letterntura. vengono, come tali, descritte dall'Heymann, dn.l Junius, da l Flemm ing e dal Gi·eeff
R1'ISTA nI OCuLI STJ CA
delle cose trn loro assai diverse. Mentre noi conosciamo qualche forma tipica, specialmente quella a cappuccio, entro le cellule epiteliali, a ridosso del nucleo, d'altro lato andiamo incont ro alle più _grandi difficoltà allorquando vogliamo ricercare, al di fuori delle cellule, e studiare le forme iniziai i. Forse un per fezion 111nento dei mezzi di tecnica potrà metterci in grndo di definire con precisione scientifica queste formazioni. I corpuscoli in p11.roln. vennero ri ntracciati con sicurezza nel tracoma, raramente nella congiuntiva normale, invece spesso in unione al gonococco, e.I bac illo della di t"terite, nl pneumococco e allo stafilococco; inollre nell'occhio suppurante dei m1ii11.li amma lati di pe~te suina; mancn.110 invece nel cimurro. :N'on v'è ragione di ammettere un trnco11111. del neonato e dell'uretrn, nè del pari, lo speciale quadro no,ologico della co~idetta blenorrea da inclusione. J l1tvori dell'Rer zog, n•ou possono essere considerati come una pro"n di ciò Cosi il tracoma e la gonor rea deh• bono tuttora es-ere riguardati come due processi infetth·i totalmente di!:tinti: Qunnto al s ignificato dei corpnsroli del tracoma, nultn oggi s i può ancora atl'ermare. È 'ìerosimile r.he s i tratt.i di microrganismi che posseggano una grande ed estesa, ma a n a i tuttora sronosriutll importa111.a. E. PAS-~E:HA.
E. )!Aooox. - Un 111ezzo per ea:11er 11iourl nelle estraztonl pertcolo11e 41 O&· taratta. - (The Ophthalmic Heview, gennnio 1912). Il mezzo escogitato e già messo in pratica diverse volte dall'A. pe1· operare con sicurezza la catarntta nei casi in cui è a prevedere In. facile fuoriuscita del vitreo, come quando, lld esempio, il pn-.iente p resen ta dtJlle contrazioni spasmodiche delle pnlpebre, è il seguente: Passa un'ansa d i sete. robusta , m a m or bida, verticalmente davan t i ed in mezzo della cornea. Il fi lo passa successivamente sotto uu piccolo ponte verticale di congiuntiva al di sotto del li mbus in feriore, poi per un piccolo ponte parallelo al limbus ed in corrispondenza della parte SU · periore di esso, quin,li di nuovo per un piccolo ponte paralle lo e v idno al primo. Assicura i due est.remi dell'ansa ad un .~er,·a-fiNe, la sposta verso il cant o esterno e procede all'opP,razione di cataratta col metodo comune, con l'anrertenza però d i fare uscire il bi~turi lentamente qnando fa il lembo, per m orlo d,~ non t11gliare i fili, e di fare stirare da. un assistente, prima di completare il lembo stesso e quando il bisturi comincia a girare in avnnti, l'ansa, in maniera ch'es,;!\ >'Cgua il lato dorsale del bisturi e si trovi tesa 11:\van t i alla cornea nel moment critico dell'emergeuza dol coltellino. Mentre l'ao~a viene ancorn tenuta cosi stirata., pratica la cisrotomia : q Lindt l'ii.nsa viene leg~ermente r i lasciata pt>ir modo che in un momento d i co.lmii. pos;;a v enire espul~o il cristallin o mentre si sorVf)gli11 acciorchè eRso non sia sel-{oit o dtl vitreo. Annoda allora i du e cn pi e ro-;I l'incisione può venire pulita e m\>dicaLn, anche nei giorni succe-;sivi, con comodo e con perfottl\ sicure1.z,i. L'A. ha in seguito modificato alqua n to questo pror.esso formando un piccolo \emi.o di rou~iunti,a in alto, lrmbo che dn)\'ansa viene stirato in hasso .::ulln incisione corneale, ill quale cosi n on si trova :1, contatto dPll'ansa L'A. as..;icun.1, ch e la cornea si adatta a mcnn-iglia e Don ri,1»1te dei fili che pa~,ano dinanzi ad essa, purchi! riucsli shno lisci. n on troppo srirll.ti cd abhast1tnza grossi. 8olnmf'nte unn volta ha notato sulla cornea, nella parte in foriore, il giorno dopo pralicatii. l'operazione, una macchia oscura. eh<'. <'011 lente d'ingran-
•
RIVISTA DI OCULISTICA
·r e t'
:·::
231
dimento, appariva formata da tante lineette verticali ad estremita supei-iore rigonfiata; questa macchia però scompariva completamente il giorno appresso. 'Tale il metodo proposto da.ll'A. Ora, put· non volendo mettere in dubbio l 'innocuità di esso, è ad ogni modo certo preferibile ricorrere, nei cennati casi perirolosi, all'estrazione dE'lla cataratta col metodo sottocongiuutivale, che meriterebbe una maggiore diffusione. Es~o è generalmente usato e con ottimi ris ultati nella Clinica oculistica di Torino. S. C.\ 1,E:-.DuL1.
1·
,. 1!.:
RIVrnTA DI ANATmIIA E Fr~rnWG[A N~RMALE EPArnWGICA Il volume del cuore aano nella fatto& e nello (Atti del 8° C1mgresso nazionale delle malattie profes.~ionali, Torino, ottobre 1911).
T,1RAB1N1
e BERTOLOTTl. -
afono -
Il Ta.rabini, assistente alla clinica medica di Modena, si è proposto di studiare come si comporta il volume del cuore sano nell'affaticamento fisico e durante uno sforzo m\1scolare, intendendo per affatir.amento quella serie di esercizi del corpo che sono superiori per qualità, quantità e durata alle resisten?.e orgn.· niche medie del lavoratore sano, e per sforzo una contrazione generalizzata e violenta della m usculatura sch.eletricn a ssociata ad un teutat.ivo di espirazione a glottide chiusa. ,:
,.
..... ',
1l
·~.~·
O eneralmente pe1· l'addietr o si l'i teneva che il cuore, anche nello ,;tnto nor-
male, subisse una dilatazione acuta, tanto nell'affaticamento che nello sforzo, ma tale opinione finora n()n infirmata con prove tangibili nei riguardi dello sforzo lo è invece sotto il punto di vista de ll'affaticamen to. Infatti da circa dieci anni numerose osservazioni ortodiagraficbe hanno dimostrato mia riùuzioue in superficie dell'ima.gioe cardiaca in individui sani subito dopo l avori muscolari ed hffa. ticamenti. L o Schott però ha criticato questo metodo, come improprio pe1· simili indagini, ed ha insistito sull'antica teoria della dilatazione acuta dtl cuore nell'affaticamento. , L'A., e.ilo scopo di portare un contributo alla soluzione di detta questione ancora controversa, ha fatto una. serie di esperienze s u 10 allievi della scuola militare di Mod"na., tanto nel riposo, quanto dopo una gara di marcia assai faticosa, servendosi, per il primo, della teleradiografia, mediante lit quale si riesce a fissare l'imagine cardiaca. reale in pochi is tanti ed in modo ri gorosn.mente olibiettivo, e per ottenere imagini del cuore tra loro paragonabili l'A. ha mantenuto nelle singole pose gl i identici rapporti del paziente col1'1ippa.recchio rontgeniano. Ora i n tutti i teleradiogrammi presi s ubito dopo la marcia la figuro. del cuore si presen tò più piccola della corrispondente ott,muta nel riposo, con notevoli differenze oscil lanti t ra un mass imo di 21,6J p. 100 e di un minimo di J,23 p. 100.
232
RIVISTA DI ANATOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA.
La riduzione in superficie dcll'imagiue cardiaca fu più rimarchevole negli allievi sottopos ti ad alle namento che nei non allenati, e la metà. destra del cuore tbbe una diminuzione maggiore del\11. sinistra.. L ' A. ha inol tre constatato in giovani robusti con torace largo e corto, dopo l'affatica.meuto, la scomparsa di una distinta oscillazione epigastrica di c,rigine cardiaca, manifesta in essi duran te il riposo, ed ha confermato le mod ific11.1.ioni funzionali del circolo, già rilevate dai precedenti osservatori, ossia l'aumento nella fatica della frequenza del polso e della velocità del sangue e la diminuzione della pressione. Per quanto riguarda lo sforzo fis ico il Tare.bini colla stessa hicnica ba preso il tele radiogramma cardiaco nel riposo e durante uno sforzo muscolare energico di 6 giovani sani, ed ha constatato un impicciolimento della negativa del cuore durnn te lo s forzo, mnggiore negli individui allenati agli esercizi fisici che nei non allenati. In conclusione l' A. ba oss ervnto tanto nel la fatica come nello sforzo muscolare nna temporn.nea diminuzione del volume del cuore sano, cb1i, secondo l'A., sta a rappresentare una reazione funzionale del miocardio coordinata a condizioni circolatorie s peciali ed anche proprie del l'affaticamento e dello sforzo fisico. II Bertolotti, della cli11ica di Torino, ha pure istituito una serie di ricerche radiologiche su soggetti sani, ed ha osservato che durante lo sforzo il cuore va sog getto ad una 11otevole riduzione di volume, variabile secondo i soggetti, più grande negli individui sani e robus ti che non in quelli debilitati e ma~sima nelle pe rsone allenate. Nella grande mag gioranza dei casi la fatica prolungata produce, come lo sforzo, una riduzione del volume del cuore, mn in modo meno accentuato, sempre però più notevole negli individui in cui il tono neuro-muscolare è più elevato che non in quelli adinamici e debilitati da gravi malattie infettive,lcome il tifo e la polmoni te. Anzi nella convalesceuza questa mancanza del fenomeno di riduzione del \·olume del cuore, accertate. col sussidio della radiologia, assume u n importante valore pronostico, poichè tr11.di ~ce la stanchezza del miocardio in questi soggetti e dt\ una prova d ella )ora incapacità. funzionale al lavoro. L'A. inoltre ha potuto constl\tare che es iste realmente un'ipertrofia. pa rziale o totale del cuore consecutiva 11lle lunghe fatiche periodiche professional i, la quale sta a dimostrare la mag giore attività. funzionale cardiaca duran te il lavoro e che la riduz ione d el volume del cuore nella fatica non è u n fatto pura mente meccanico. L'A. conclude rilevando il grande progresso compiuto nello studio della cardiodinamica colle ricerche radiologiche. Allo stato attuale di queste osservaz ion i però non si può fnr getti to del pat rimonio clinico d i tutto un secolo e negare a prio1·i l'esistenza della dilatazione acuta del cuore. È presumibile anzi che ques to fenom eno, pur essendo s tato finora raramen te controllato dai radiologi, tuttavia possa nv veaire in certe condizioni. CASAR1:,;:1,
233
CON'GRESSI VII Congreuo interna.zlonale contro l a tuberoolo•l. - Crediamo sia superfluo il rammentare ai nostri lettori che dal H al 20 del prossimo aprile si terrà in Roma il VII Congresso interna:donale contro la tubercolosi sotto la presidenza del prof. Guido Baccelli; Rl quale Co11gresso vogliamo sperare che accorreranno num.. rosi i medici roilit1tri, i quali. nella lotta aspra e continua contro le malattie contagiose in genere e rontro h1 tubercolosi in specie, furono sempre in primissima linea, dimostraudo che la loro funzione nell'esercito è eminentemente umanitaria e sociale. Questo Congresso s'annunzia singolnrmente in1portaote, sia per le numerose comunicazioni sia pe r il nom11 dei relatori, che prenderanno parte diretta a lle discussioni, dalle q uali non dubitiamo sorgerà un nuovo e benefico raggio di luce, che riscb'iare rà i punti a ncora oscuri dei complicati problemi della diagnosi precoce, dell'immunità applicata alla clinica, delle cure fisiche, dei rapporti delle forme cliniche colle localizzazioni e colle alterazioni fisiche, e soprattutto della terapia coi s ieri e coi vaccini, a cui tendono gli sforzi di tutti gli sperimentatori e son rivolte le speranze di tutti gl'infermi. Non agg h1ugiamo altre varole di sollecitazione, persuasi come siamo che i medici italiani, animati anche dal potente soffio di patriottismo che oggi corre come un fremito da un capo all'altro d' I talia, vorranno dimostrare che in nessun campo, in nessuna. attività, in nessuna esplicazione d'energia, la patri::i. nostra ò secondn a lle altre nazioni.
1
CONFERENLE ~CrnNTH lCHE DEGLI OSPhDAU MILITARI IOWB.IO DEGLI !R®WTI TR!Tl'ATI (DAI PR00ES8I VERBALI PERVENUTI ALL'ISPETTORATO DI SANI TÀ :r.tILITARE DAL
1° OESNAIO AL 2!) FEBBRAIO 1912).
ALESSANDRIA (gennaio). - Sottoteuen te medico di complemento ALF:SSA:SDRO P 1c:c1_:s1 : Sulle malattie congiuntiva.li c he più frequentemente si manifestano nei soldati. Accennato a l gran numero di batteri esistenti nel la congiunti va normale ed al loro favorevole attecchimento e sviluppo, l'O. dimostra l'inr.ima essenza n:1icrobica delle congiuntiviti, esponendo le cause dalle quali più comuoemente 81 determinerebbero. Accertato che in condizioni normali la congiuntiva oculare ~ sede di una vera tlorn. batterica, si comprende come questa debba aumenta re •n condizioni morbose.
234
co:-;FERJ,;:,;z~; SCIENTIFl CHls DEGLI 0:SPEOALl MILITARI
L'O. s i trattiene quindi sulla congiu ntivite catarrale, che più di frequente si osserva nei soldati, s ulla congiuntivite primaverile, e sulla forma follicolare. dimostrandone la iufettivitll. T r:;.tt,a poi a lungo del lit congiuntirile grn• nulosa o tracoma, m ettendone in e\·idenzn. le gravi alterazioni che essa produce. Fa la cronolog in, delle pi u gravi epidemie tracomatose e conclude augurandosi che i nostri uftici n,li medici, che ora si trovano nella Libia, possa.no sempre riuscire vittoriosi nella lotta contro questa infezione, cosi diffus11 in quelle region i. l o. (fcbbra.io). - Capitano medico E-r·rnRF. CASTOLDT: U n caso di paralisi dei nervi circonHesso e muscolo-cutaneo di origine inceda. L'O. illustrn u n caso di paralis i dei nervi circonffesso e muscolo-cutaneo verificH.tos i in un ufficiale di fanteri11. Dopo aver riferito la stor ia anamnestica. dallfl. quale l'i sulta che l'infermo si contagiò di sifilide. or s ono dieci anni, l'O. espone l'esame obiettivo quale pre,ontavnsi in principio della cura. con ipotrofia e rilassatezza dei muscoli della s palla sinistra e degli an teriori del braccio corrispondente, dolenti e meno contrattili allo stimolo elettrico, rilevando anche la presenza. di p leiadi gland olari e cer vicali, se-nza però notevoli carntteri di durezza. Ricorda quindi le teorie dei vari autori cir ca 111. natura dei processi neuritici e prospetta il concetto cli un'origine luetica ciel morbo, n on come affezione s i61itica primitiva delle fibre nervose, ma come compres~ione di queste per localizzazione d i qualche produzione gommosa. :;mila 5" e 6" rad ice cen·icale, donòe traggono origine i nervi c incon!iesso e m uscolo-cu t aneo e :-ulla 1" dorsale da cui deriva il brachiale cut aneo intemo. Accenna anche ai giudizi dati sul caso attuale dai docenti delle clin iche di Pavia (propendenti per un processo luetico) e di Torino, tendenti ad ammettere un'ori gine r eumatica, sem:a escludere la causa sifilitica. ' Ispirata a tnle concetto, la cu1·n. instituita fu a b11se di mercuriali (iniezioni intra-muscolari di calomelano) e iodici (prima per via gastrica, indi per inie~ zioni di iodoglutina e iodopepti<le), associata ad i mpacchi caldi di soluzioni nnti reumatiche e anestetiche. ed a correnti elettriche faradiche e galYAnicbe. Detta cura, iniziata nel dicembre !!)O!J, cominciò a ditre risultati apprezzabili nel febbra io successivo, e ne l mn.rzo si ebbe un rnpido ritorno della funzionalità dell'arto, la cu i ipotrofia e diminuzione di forzn andarono poi gradatam ente scompn.rendo, in ispe<'ie dopo i I trattamento balneo-termale e chinesitcrn.pico. L'O. co1wlude d ichin.rnndo ch e ha creduto intere~san te il caso attuale per il medico prntico, sebbene non si creda autorizz11.to a t rarne scieutifiche deduzioni, d,ne le incertezze etiologic he del medei'!irno. ~ella stessn riunione il dir ettor e di sanità, colonnello med ico EuG1-;xro B o na10 ha letto una dettaglin ta monografia sugl i enti e .~tabili men ti sanitari, che in caso d i guerra s i i,;:tituiscono pel se rvizio di tRppa, e~poneudo p rima l'organizzazion e del servizio d ei trasporti e tappe, cd enulllera.ndo le attdl>u zioni degli eHti direttivi ed esecutivi. Descrive infine minutamente la formazione, il fuu ziou<trnen to e còmpito di t utte l e uni tà s anitarie di seconda linea inerenti al servi.do d i tappa. B.\.RI (~P.n n >1io). - Capitano medico L t:101 DJ G1AC0.uo : Prcsent;1 un soldato in Yinto in <·ur11 con di:ognòsi di coxite tubercolar e di probabile origine trai11n;\tica. Dopo :wer fatto un cenno sulle artriti t ul,orcolari post-trnum,,tiche, l'O. e,:;pone le difficoltà ehe offre le diagnosi di u nn coxite incipiente, s in per la
CONFEHENZE SClENTIFICirn DF:GLl OSPEDALI MIT,TTARI ;; :~:-:.•
,:a:..
,;:.r.:-~. 1.: ·,:.• :itc --::•
i::.::
1m::; , tt C!,:.
'Jt::l'
F;~·1. :u:.. ~..
·.3-~, ,::,.1, l,,:.r.•·
il~:,:,,
l·J.f<?: :· ÌI ~.;::
..;,,:~J:,.. i;it::'
Jl; I~>cÌ:-1:,:i
' e c:c··
:;ùr'4 :,i1 :-·: :,:1i.•F;!. c:i~ .: ;. , ··~:i:7 :;,. .Y':•
...
{'~t. ....
., 'n(":"·"
235
sc11rsezw dei sintomi ohe essn presenta n ell'inizio, sia per il numero nou esiguo delle mnlattie con le quali può r.onfondersi, e passa quindi in rassegna 1 s mtomi principali, frn i qmtli assume una speciale importanza In limitazione llei movimenti articolari nei loro gri1di estremi. Dnll'ann.mnesi risulta che l 'infermo, senza precedenti morbosi ereditari, cinque mesi prima del suo arruolamento cndde da una s cala, alta circa 4 metri, b,,ttendo al suolo coll'anca destno, per la quale lesione fu obbligato al letto per un mese e per altret.tanto tempo fo costretto n. camminare col bastone. Venuto alle armi, dopo i primi esercizi ginnasti.ii r.omi nciò nd avvertire nuornmente dolori nell'anc,i con diHicoltò. nella deambulazione, per cui venne in vinto a\1 111spedn le. All'esame obbiettivo si riscontrò un'inclinazione laterale del bacino. c>on flaccidezza delle ma<;se gluteo di destra ed un atteggiamento speciale dC'll'arto destro, con abduzione, flessione e rotnziooe all'esterno ed ingross:i mento del grande trocantere, ma n essuna. limitazione dèi moYiment,i dell'>1l'ticolazione coxo- femorale nei loro gradi estremi. L'esf\me della fnccia interna dPlla ca,iti\ dell'acetabulo con l'esplorazione rettale è riuscito negntivo. In base a questi ri·rnltati \'O. esc lude ·che l'individuo si" affotto da coxite tubercolare ed ,immette che si trntti di reliquati di co11tusione del grande tNcnntere, consistenti io un ispessimento di questo ed in uua ipotrofia dei muscoli dell'anca. CASE RTA. (gannaio). - Dimostr.R,:ione del risultato di quattro autopsie e praticate su tm·cbi, prigionieri di guerra, nei quali fu a ccertata l'infezione t nhNcolnro in vn.ri organi, non sempre diagnosticata in vita. Il direttore dell'ospedale prende occasione da tali constat azioni, in armoni-i coi risultati ottenuti nelle preceden ti autopsie di prigionieri turchi. per richiam:ire l'attenzione degli uificia.li medici sulle forme diarroiche, att ribui te talora a dis,enteria, mentre sono state sempre dimo~trate dipendenti da lesioni tubercolari, <:he localizzate prima nelle glandole peribronchiali o retroperitoneali, si sono poi in secondo tempo diffuse sul tubo gastro-intestinale o sull'apparato respiratorio. Id (febbraio). - Dimostn1.:r.ione del risultato di quattro autopsie: una fu pratic11.ta su un soldato del 15° fnnteria deceduto I er leptomeningi te cronil':t e tubercolosi miliare acuta; le altre s u turchi prigionieri di guerra n.ffetti da tubercolosi polmonare e da enterite tubercolare. CHIETI (gennaio). - Tenente colonnello medico LonENZO BoNOHO ; Riferi,-,ce sopra un caso di otite media purulenta acuta, con mast,oidite suppurata, ascesso endocranico extmdurale retro-petro~o, trombo-llehite e necrosi totale del seno sigmoideo, c he fu già oggetto di studio in una precedente riunion e. La malattia si iniziò con i caratteri di una comune otite media puruleuta. primitiva a destra, rapidamente seguita da fenomeni mastoidei con vera piorrea otitica, marcato pallore del volto e sintomi di una oligoemia acuta a carattere tossicoemico. Secondo l'O. questa setticem ia otitica-mastoidea. quawlo insorge bruscamen te ir1 coincidem1a cogli altri sintomi clinici genen\li e Iocnli co;;tituirebbe un carattere patognomonico delle mastoi<liti settiche e stabilirebbe una precisa indicazione d'intervento. Fatta diagnosi di infezione purulenta mastoidea e tlacisa la trapaoniiooe col solito metodo, nei limiti topografici della emise7,ione anteriore, ;;otto In. linea zigomato-iniena si scopri un focoln.io settico Il contenuto necroticopurulento fetidissimo: l'antro e la parete ossea del seno erano coperti di de-
23U
<.:O::-:k't,:lll~:,17,r,: sc-m:-TrFICRE DlsGLI OSPEDALI MILlTARI
triti necrotici fungosi, in diretto contatto con la parete del seno corrispondente, indizio della osteo-t rombos ì tota.le della mastoide. Si ebbe un lieve miglioram~nto nell'intensit à dei fenomeni tossico-emici, 11m per$is tettero la cefalea pe· riauri<:olare e front3Je, la febbre, l'insonnia, la suppurazione fetida. e si osservò verso il t egmen un punto di pulsazione cerebrale. Apparve allora evidente l'indicazione della craniectomia tcmporo-mas toidea, che fu subito eseguita tre giorni dopo il pri mo intervento con un'operazione l"adicale (a t ticotomia, trapanazione cr a nica t rausma.stoidea), colla quale s i accertò che tutta la porzione s ig moide de l seno lnterale era completamente n ecrosa ta. li deco rso post-operatorio del secondo intervento fu dei più favorevoli : scomparvero i dolori, la febbre e la suppurazione e la profonda breccia si colmò con una cicatrice regolare. L'infermo fu dimesso dall'os pedale ron perfetta integrità delle funzio ni cerebrali e de l senso statico e con parziale ricuper o dell'ud ito dal lato leso. L e gravi alterazioni endoc1"11oicbe riscontra.t e inducono l'A. a ritenere che l'infezione mastoidea otit ica al.,bia. avuto un periodo di lat e nza subdola e che i germi de ll'infezione timpanica abbiano potuto esaltarsi nell'an tro mastoideo e la mastoidite precedere l'otite media: da ciò l'e fficacia della trapanazione precoce dell11. mastoide come mezzo profila ttico contro le infezioni endocraniche e d i di fesa dell'apparecchio uditivo. L'O. pe rciò è un sostenitore convinto d elln rnastoidot omiii, la quale si dovrebbe eseguire con maggiore fiducia ancht1 come mezzo radicale di cura delle otiti medie croniche, senza attendere i segni obbiettivi di certezza della suppurazione mn.stoidea e -peggio ancora dell'infezione endocranica. UDINE (~eonaioì. - Tenente medico LIBORIO PROt' &'rA: Riferisce sopr11. un caso di epitelioma del la coruea da lui osservato n ella clinica oculistica della R. Univers it a di Messi11a. Accennato alla rari t à d egli epiteliomi primiLivi della cornea, fa la stori1i clinica del caso ed espone minutamente il reperto obbiettivo. Passa quindi a.Ila discussione dell11. diagnos i, escludendo anzitutto che possa t rattarsi d i u11 a d i q uelle forme di panno eczematoso, frequente nei giovani scrofolosi, o d i panno degenerativo. che si osserva in occhi degenerati per ciclite, glaucoma, ecc. Per analoghe r agioni elimina le manifestazioni corneali del tracoma e della congiuuLivite primave r ile, nonché le gomme si6litiche, il tube rcolo e e a.Jt era~ioni lebbrose della cornea. Espone quiurli le varie considerazioni pH cui s i devono escludere dalla presente neoplasia le placche callose, le degenerazioni ial.ine, colloidi, amiloidi, le cisti e le vari e for me di sLafiloma. Dopo d'essers i intrattenuto diffusamente s ulla diagnosi differenziale coi t umori, escludendo i papillomi, i corotiomi, i fibromi, i mixomi, i tumori dermoidi e i teratoidi, i sar comi della cornea. l'O. è indotto ad. ammettere c he si tratti di un tumore di natura epi teliale, tAnto più che tisso s i è sviluppato len tamente n ella cornea di aspe tto sano, in soggetto perfottameutc sano, senza. sintomi subbiet t ivi e con lieYissimi distur bi fun ;,:ionali. Il fotto poi che la neoplasia si è svi! uppata tln da prinr.ipio in una parte del la cornea a distanza dal li mbus, parla io favore di uo epitelioma vemmente primitivo della cornea. Il conferenziere nggiuuge i tifino ch e l'i n formo fu opC'rato d i exenteratio bulbi. I d. (febbrniJ). - Capitano medico Pu1.\lo ZA:- UTTIX!: R iferisce alcuue ricerche purso11ali sul f,·nomeu o d el B a!,inski. dire tte a cousta t are se sia possib ile, per quanto rara, la sua presenza in individui san i. Pr~messi a lcuni ricord i
I
CONF ERKNZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI
237
sulla struttura. e funzioni del midollo spinale, l'O. viene a. parlare dei riflessi fisiologici e patologici della pianta. del piede: esiste nella maggior parte degli individui un riflesso in flessione delle diti~ del piede, me ntre patologico.mente si ba l'estensione del dito grosso e successivamente delle altre dita, in seguito alln stimolazione dell'arcata plantare Espone quindi le varie opinioni sullo. origine e sul modo di prodursi del fenomeno di Babinski, che, secondo i più, sarebbe un riflesso spinale che si provoca diretta.mente per la stimolazione del neurone periferico, essendo interrotta la via dalle piramidi, secondo altri un riflesso cutaneo extra.piramidale e secondo altri infine non sarebbe dovuto a lesione materia le del fascio piramidale, ma ad alterazione funzionale di esso, causata da tossine circolanti. Riferisce successivamente sulle ricerche dell'Audenino fatte su 319 alienati, senza particolari altera zioni motorie, e su 120 bersaglieri sanissimi, nei quali avrebbe accertato i l fenomeno del Babinski nella proporzione del 16-20 p. 100. Pa rtendo da queste indagini, 1'0. ha fotto delle e,perienze su circo. 250 individui, ed ha riscontrato che su ' /. si ottent-va il r itlesso normale in flessione, in un discreto numero vi era insens ibilità, in parecchi diversità od incostimza di reazione allo stimolo ed in quattro casi estensione del pollice e poi delle altre dita. Dn queste limitate ricerche 1'0. crede che non si possano trarre conclusioni sicure, tanto piu che oggi il fenomeno del Babinski è orrnn.i per opinione genera le acquisito o.Ila scienza fra. i fatti patologici, e si propone perciò di continuare su più vasta scala le ricerche in proposito. ,·,·'\
.t.:~
il ,l,.
ERR,ATA- CORRIGE
:,r.[:
::t:~i
:r,. Pt, m,~
Nel fascicolo I-Il, 1912, nella rubrica delle Conferenze scie,itifiche degli ospe-
;i::::
da/i militari si t rovano parecchi errori tipografici. Lasciando alla. benevolenza. de l
:it1./l"
lettore di correggere gli altri, riportiamo quelli più importanti.
1
J;!i-';:,
Pag. 154 riga 6"
,. ,.
,.
13a
• 14"
»
29"
• 32" 4 !"
j)
•>
43"
"
46" 46"
))
»
P&g. 155
•
.. •
4711
I)
•
•
2" 4:, 22a 34a 593 6()a
E1-rata
Corrige
tubercolosi tremore emopatici perpetroso olitico ciamectomia covo palpabicali aema-chiaro o.etacee biliperd.i na peascitico luatico chimica. risoluzioni sordis extrasiscole
tubercolo tumore emopoietici peripetroso otitico craniectomia cavo palpe brali crema-chiaro cretacee biliverdina preasci tico luetico clinicii rivolu1.ioni cordis extrasistole
2;)8
Movimenti avvenuti nel Cor~o ~anitario e nel Personale Farmacentice (!lalla ,1,~:,ensa 6' ,dia 11• ,lei /lu ll,•llì110 u (lici,r le d Plle 11omi 11t).
Ufflotali lo servJzlo att~vo permanente. Determinazione 11,i11i.~terialc 1° fel,/.Jraio 1912. T11i.;n•1 Ettore, capitano 111edièo 1° g enio. Trasferitù ospedale Verona. 11AU HI c11v. L11igi , id. 19 artiglieria campagna (a disposizione Ministero interni) . - Cessa di es,;ere comnndato come sopra d:,I 16 gennaio 1912. T•Hll A cav. Art11ro, id. l3 id. id, ( id, id,), - ]d, id, id, dal 16 id, G1m~11:,o Alfredo, t ene nte metlico 2-1 artiglie ria campagna (id. id.). - I d. id. id. dal 16 id.
ll. decreto ~8 d ici'mbre 1911. cav. Vincenzo, maggiore medico osp~dale R oma. Collocato a di;;;pos izio11e Ministero finanze, da l quale pc rc-epiru g li assegni e le indennità spetta n tigli dal 1° dicemb re 1911.
81'1~A
Deler11tinazio11e 11iini~leriale S f ebbraio ll:112. Si.;r,1.101"!'1 cav. Efi,io, maggiore medico o~pednle T or ino. - Comandato ospedale Casert.a da l 2:J novern bre 191 l. ~Af'F'l Giusep11e, tenente medico id . R oma (comandato Mi ni,-,ero guerra). - I d. id. Caserta, dal 17 id., cessando di essere coma ndato come sopra. '.\fo1.1NO Carlo, id. 2 alpini. - Trasferito, d'autorità, R. corpo di t ruppe coloniali dell'Eritrea . Prendcril irnùarco a N apoli il 18 febl,rnio HJ12. ~ Al'II LI'l'A:SI Jl[elcliiorn, capitano medico re~gimen to ~lancier i di Montebello. T rasfer ito 28 artiglieria campngua d a l 1° marzo 19 1:J, n el qua l g iorno si pr esenterà alla sede del r eggimento stes~o.
H. decreto :.28 gennaio 191:?. cav. F'eti,·e. colonnello medico direttore sanità XI corpo armatn . - E sonerato dal la soprn11otat1t cnrica e nominato direttore sanità X X cor po armata. CAHHAT(· cav. fJelesthl(), id. direttore ospedale Genova. - - Id. iid. id. XI id. hl<J!il'HJ~ r cav. Enrico. tenente C'olonnello medico ospedale Firenze. - Nominato vice di rettore scuola applkazione sanità 1t1ilita re.
P.\RJSI
R . dec1·eto 4 febbraio 1912. CAt•on., so ca v. Luigi, colonnello medico segretario ispettor1t.t o s anità militai e. Collocato in posizione ausiliaria, per ragi one d i età, dal 12 febbraio 1912. CA ,·1rc111 i. ,;a v. P rancesco, ten ente colonnello medico di rettore ospedale Caserta. - P romosso colonnello medico e nominato di r ettore ospeclalc Genova.
MOVrnENTI AV\'ENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FAIHtACEUTlCO
239
R. decreto 18 febbraio 1912. Nicolò, colonnello medico direttore sanità VII corpo armata. Collocato in posizione ausiliaria, per ragione di età, dal 4 m a rzo UH:?.
BARLET'rA cav.
B. decreto 26 febbraio 1912.
M11,1c1 cav. Eugenio, colonnello medico direttore ospedale Napoli. - Esonerato dalla carica sopraindicata e nominato direttore sanità VII corpo armata, dal 4 marzo 1912
Tommasina, tenente colonnello medico direttore ospedale Perugia. - 'Promosso colonuello medico e n ominato direttore ospedale Napoli, dal 4 id. L1n cav. Ridolfo, id. ispettorato sanità militare. - Id. id. e nominato segretario ispett orato sanitiL militare, dal 4 id. PRESS.\CCO cav. Pasquale, id. diret tor e ospedale Catanzaro. E sonerato df\lla sopraindicata carica e nominato direttore ospedale Perugia, dal 4 id. TR0111l&'l"TA cav. Edmondo, id. id. id. Padova. Id. id. e tras ferito ispettorato sanità militare, dal 4 id. PETTI!'I.I.RI ca.v. Adriano, id. ospednle Mi.Inno. - Nominato direttore ospedale P a· dova, dal 4 id. MAOGETTA cav. Edmondo, id. id. Alessandria. Id. id. id. Cntnnznro, dal 4 id. TROVA~ELLI cav. Edoardo, id. id. Yeroua. Id id. id. Ga$erta, dal 4 id. ÙARINO cav.
Detenninm:ione m.inìsteriale 2() febbraio UH2. P1&1wcc1 cav. Goffredo capitano medico 3 be1·saglieri (a disposizione Ministero interno). - Trasferito 32 artiglieria campagna, cessando di esser e Il disposizione come sopra. GRERARDD!I Giovanni Batti1Jtà, id. 10 id. Id. 27 id. id. ScoTO lt'ilippo, id. 80 fanteria. - Id. 8G id id. CASAPISTA Gioi·anni, id. leg onc carabinieri Palermo (a disposizione Ministero in-
terno) -
Cessa di essern a disposizione come soprn. dal 29 fobhrnio 1919.
Felice, id. reggimento cavalleggeri di Piacenza (id. id ) dn l 31 marzo 1912.
BAR!I.E
Id. id. id.
Farmaot1t1 mllltad. R. decreto l G novembre 1911. PARROZZ.I.Nl Giulio, farmacista di 2° classe, ospedale Chieti. missione dall'impiego dal 1° dicembre 1911.
Accettnta la di-
R. dec1·eto 21 dìcemb,·e Hlll.
Vittorio, farmacista di l' classe in aspett:ttiva. - Collocato a riposo, n sua domanda, per infermita comprovata, con de<·orrenza dal 1° gennaio 19l2.
GERRINO
R. decreto 21 gennaio 1912. ENRICO cav. lt'rancesco. farmacista di l" classe, in aspettativa per infermiti,, com-
provata dal 1° agosto 1911 (R. decreto lS luglio 1~11). - L'aspettativa di cui contro è prorogata di quattro mesi dal 1° febbraio 1n:?, con l'annuo assegno di lire millesettecentocin'luantn.
, 240
MOVDIE:-ITI AVVENUTI NEL CORPO S A:S:IT. E NBL PER:,, FARMACEUTICO
R. decreto 11 febbraio 1912.
·.
I seguenti farmacisti militari di 2• classe in soprannumero alla classe stess11, rientra.no in organico delln data per c iascuno indicata: 8A1.VATURI dott. Giuseppe. - Dal 1° ottobre 1911. AN-ro t.1NI) Alberto. - Dal 3 novembre 1911. AccossATO dott. Ermenegildo - Dal 1° dicembre 1911.
Uffiolall 41 rlNrva.
R. dec1·eto 11 gennaio 1912. SEVERJ cav.
Pl'ospero, maggiore medico distretto Arezzo. - Cessa di appartenere alla riserva, per ragione di età, conservando il grado con la relativa uniforme R. decreto 18 gennaio 1912.
LF.ONE Ralda11sarre, capitano medico distretto Ivrea. - Promosso maggiore me· di co con anzianità 31 dicembre 1911. Seguirà nel ruolo il maggiore medico MEOUONO cav. Francesco.
lfOTIFiCAZIOlU Arrivi e partenze da. e per l'Afrloa. Mot,INO Carlo. tenente medico 2 alpini braio Hll2.
Part ito per la colonia. Eritrea il 18 feb·
Detanit. DE V1011.11s cav
R a ffaele, tenente colonnello medico ospedale Bologna. - Morto a Bologna, il 13 gennaio 1912. CANT(· Antonio, tenente medico riserva, distretto t;omo. - Id. a Bellagio (Como), il 15 id. , SonoE L1BERAU Tibel'io, tenente medico rii:;erva, distretto R oma - Id. a Rieti [Roma), il 27 id. RAOAz.zr Gio. Battista, tenente medico riserva, diBtretto Novara. - Id a No va.ra, il 5 febbraio 1012. AnTO:.I ca.v. Abraino, maggiore medico riserva, distretto Torino. - Id. a Torino, il 2! id. CARACE cn.v. F1·anc ~.~co, maggiore medico riserva, distretto Noie. - I d. a Meta, (Nola), il 17 dirembre 19Il. D'ETTORRE cav. Alfredo, maggiore medii:o ospedale Chieti. - I d. a Chieti, il 7 febbraio 1912.
B ettllloulonl. Dispensa 5', png. si::. - BALDANZA cav. .Arulrea. dopo le parole: inscritto nella. riserva, a9yiw1gasi: e nominato uffiziale nell'Ordine della Corona d'Italia . Il Direttore
Comm. Cuomo SFORZA, maggior genera.le medico. 11 Rc>Llfl ttor<': EDM0:-100 TRO)IBETTA,
113% ) -
R" mn. 1912 -
Tip. f:. Vn~hera.
tenente colonnello medico, Luim PALIIIERt, ger,111•
À.l-'1.re pttbblicazlÌ>~ medi'co-mll,"iariy: · j
.
A. SEB.'rOL:X. capitano medico. libero docente di petologia s/,eci~le chirurgica nella B. Università di Pisa. - Contributo allo studio del rinofima e ricerche istologiche sui trapianti di cute secondo WoUe (con 18 tavole) - Livorno 1911, Off\ci'qé grafiche Ohiappini, (Vendibile presso l' Autor~ Ospedp.le Militare di 1.ivorno). .' . ; . . . . . . . . . . . . . •. . .. . .; : ~ : I L 'O .jAKDÒLO CoBTÀN'l'lNO, colonnello medico. - OftaJmoscopià ed ottièa oÒulisticà. Manuale teorico-pratico. Un voi. in 8° con 82 figure e 12 tavole. - Napoli, llt~qi.l~~n~ tipogra.fi:c,si .F:t>tTante, 1905. (Vend,ibile preaso .J:Autor!', Roina. .. vià Principe Amedeo 47} • . . • . • . : . . : ; : : · . ;· ! " 8 M.oroXANTX EZIO, colonnello medico - Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po (1889, 1898, 1005). Teeto e progetto con illustrazioni, prelllia.ti con diploma. 1 li' ònore ·au• Eàpos'izionè inte~nadò!i.alé cli Milano 1906. (Vendibile preeso l'Autore, direzione sanità militare) • , ID: fi>. -· - Esercito e tubercolosi: (Notizie. - Profilaasi .attuale. - Età della chiamata. - Ferma biennale. - Abbassamento della staLuia). Relazione al congresso nazionale ò'.igiene 1906 Milano. (Id. id. id.} : . . ; . .. 2 8.1.LIN AB..1: SALvATOBE, maggiore medico. - L'anatomia e la chirurgia operatoria della :rnan:libola e delle parti molli che la rivestono. - Napoli., 1906. Un vor. in S• di pag. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile preSBO I' Auto,:e, Corso Vittorio Emanuele 380, Napoli} • 3 ID. m. La chirurgia delle vio biliari. Memoria onorata di un attestato di lode della EIOcietà medico-chirurgica di Boloroa., - Bologna, 1903. Un voi. in 16° di pag. 198, (Vendibile pr8890 l'Autore, Corso Vittorio Emanuole 386, Napoli}. • 1 8.uruccx. ~TlrlFANO, maggiore medico, libero docente di oftalmologia e dì clinica. oculistica nella Regia Univ-,rsità di Torino. Studio ecientifico pratico sui traumatismi oculari Voi. di 242 pagine con 16 tavolo contenenti 63 mi-· crofot.ografie .e con prefazione del professor C. REY~OND, direttore della ~egia clinica oculistica di Torino. Roma, Enrico Voghera 1006. (Vendibile preeao la tipografia Énrico Voghera, via Po 3, Romaj . • , R. RtV-ALTA, capitano medico. - Malattie profeseionali ed infortuni del lavoro nella vita civile e nella vita militare. Rocca S. Casciano 190S. (Vendibile presao l'autore, 11° reggimento fanteria, Forlì}. • 5 ·CABALI PtETRO, tone.n te medico. - La chirurgia conservatrice nei euoi rapporti con la traumatologia e la leggo concernente gli infortuni sul lavoro. Trat~~ di esegesi clinica in rapporto alla Propedeutica cbirurgioo generale e alla .egrala7ione eociale italiana. - Roma, 1901, Società editrice Dante Alighieri. (Vendibile preseo l'autore, via X.X Settembre 89 p. 1°, Roma) . . . . » 3 ID. ~D. L' ipotesi dell'evoluzione. Studi o ricerche. - Mila.no, Associazione tip.,pri.,. . 2a. odiz., 1900. (Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, 89 p. 1°) • 2 DE FALco ANDREA, ten1mte colonnello medico. - Patogenesi unica delle malattie vascolari, secretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini. Un voi. in 8° di pag. 240 con 8 tavole fuori testo. - Napoli, Società. commercialo libraria, 1905 . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . » 8 BABELuc o URBANO, capitano medico. - Fasciature ed apparecchi, fratture e lulllll\zioni. - Fironzo, tip. l3arbèra . .· . . . . . . . . . . · · • TESTI ~CEsco, ten_ente colonnello medico. Ricordi di microbiologia pura applicata.. - Un vol in 16° di po.g. 408. Firenze, I 006. (Vendibile proBBo Autore, scuola d'applicazione di sanità. militare, Firenze). . . . . . » 6 1D.~~- - : Le malattie infettive diffusibili più frequenti nel soldato itali.ano. Nozioni 1 epi~~miologia militare. Un voi. in 8° grande di pBg. 208. - Firenze, 1907. ID (Vondibile preseo l'Autore, scuola d'a.pplicRzione di sanità militare, Firenze). • '1 Le grandi epidtimie esotiche. Colera, pesto e febbre gialla, - Milano, V ico Hoepli editore, ()Canuali Hol'pii) . . . . . . . . . . . . » 2 IBDIA ToMMAso, maggiore medico. Il consulonte Sanitario, Guida pratica. conosce.r e e curare le malattie in assenza del medico. 11! Edi2iono. Un ~o· di . pag. 410; eloglllltemonte rilegato in tela. Rocca San Casciano. L. DE appelh 1899. (Vendibile presso l'Autore, via Xapoleone Il! o. 70. R oma). • 3 d8 AllLO EtrGEN10, capitano medico. - Lo ferite prodotto dalle moderno armi fu~c~ da guerra, escluso lo artiglierie. - Ravenna, l 911, Tip. Ran,gnana. Pita:a 0nd1 bile presso l'Autore, ospedale militare di Livorno . . . . . . • 10 d-~ ~7t.U FnA~CESOO, capitano medico. - Mo.nualo di bromatologia pci me/ ; miht~ri. ~ Firenze, 1906. Un voi. in 100 di pag. 484. (Vendibile prOS3CI utore m Fl?enze, scuola d'applicaiiono di sanità militare) . . . • · • 6 -
··1
·-Jt- pei
r:
- -- . . .:'.'Ot.. <(,O -'-',--- - -
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE DlrezJone e A11111l1l1traz: Via Venti Settembre (Palauo del Mioletaro della 1111erra)
CONDIZIONI DI .A.BBONillENTO. t• Il Giornale di medicina militare ~i pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese io fascicoli di 5 fogli di stampa. 2- L'abbonamento è a nnuo e decorre dal 1• gennaio. a- Il prezzo dell'abbonamento è: Per l'Italia e la Colonia Eritrea . . Pel!' l'Estero • . • • • • . • • • . U t . 1 in 11.alia • n a~c1co o separato costa ! ali' Estero
f
L.12,>
>
>
tS,t,25 t,50
Il supplemento contenente l'Annuario S in Italia . > 2,50 del cot'po sanitario militare costa . j all'Estero. > 2,'75 4" L'abbonamento non disdetto prima del 1' dicembre s'int.ende rinnovato per l'anno successivo. . 5° I signori abbonati militari in effettività di servizio possono pagare l'importo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche e rate mensili). 6• Per i soli ufficiali medici (dell'Esercito e della Marina) è ammesso un &llbonamento cumulativo al Giornale di medicina militare ed agli Annali di medicina na1Jale e coloniale al prezzo di L. 18 annue. Per ottenere tale abbo· namento gli abbonati del g iornale di medicina militare devono far pervenire direttamente L. 6. all'amministrazione degli Annali (presso il ministero della Marina). 7° Ai librai si ra lo sconto del 10 •,0 , ma soltanto per gli abbonamenti delle perPone e dtigli enti non militari, che non possono fruire della facilitazione di cui al n. 5 e 6. 8° Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche , fotografl- · che, ecc., che accompagnassero le m emorie, sono a carico degli autori. 90 Gli autori delle memorie potranno aver ne gli estratti facendone richie• sta all'alto riell'invio delle bozze corrette. Gli estralli sono di due tipi : T1Po ..f. - Con copertina in bianco, senza frontespizio, e colla impagina• tura e numerazione del fascicolo. TIPO B. - Con copertina stampata, frontespizio, impaginatura .e numera• zione speciale. Il prezzo é regolato della seguente tariffai: Prezzo cl.i. oJ.a.•ou.r:a. :fog1J.o cl.i. at:a.mpa. _ _ _T_IP __ 1 _0_1_E_s_T_ R_A._T _ T1 _ _ _ 1_ --2-5_N_U_M_E_:-:-D-E_L_L_E_10-:_o_P...,I,-E_2_0_0__ ,
• Tipo A • Tipo B. .
4,-
,
•
I 6,60
6,-
6,60
7,60
9,-
10,18,60
og::1~:~aio S,80
4,80
Gli eslralti minori di un foglio si conteno come foglio intero per le ordi• nazioni di 100 estratti o meno. P er quelli che superano un foglio, le frazioni in più, che non superano il °:1ezzo f~glio, ~i contano come metà, purchA però l'ordinazione non sia inferiore a nO copie. Potranno aversi estratti in carta e formato diversi, previi accordi personali tra gli Autori e la Ti pog-l'alìa. 10' I man')scrilti non si r estituiscono.
INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI RIVISTA DI CHIRURGIA GENEI\ALE.
Banzai. - Indicazioni dell'estrazione tarJi,·a jei proietllli lnlracerebrali
Pog.
w
RIVISTA Dl OCULISTICA.
Pamra . -
La cataratta piramidale
199
RIVISTA D' IGIE!\E GENERALE E BATTERIOLOGfA. ClìmAto logia di Tripoli e Bengasi. .
301
CONGflESSI. lii congresso medico Internazionale per gl 'inrortnnl sul lavoro dal ~ al 10 3gosto 490
301
n1v1sh BI81.10GllAFICA. Cusanl. - l,truzione speciale teo rico-pratica sul senizio delle infermiere voloòtaric della Croce flossn . Melograni. - Codice sanitario. CONFEIIENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEUALI MILITARI MOVIMENTI AVVENUTI ML CORPO SANITAfllO F. NEL PERSONALE FAR~IACEUTICO
309 311 313 31i
Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz. de_ l II Giornale di medicina militare " l'JA
xx S&TTK,ions, PALAZ7.0 DIL /JlNl.iT€AO DKLLA GOEKHA
Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle claaei 1859-1863; due volumi in 4° con a.tla.nte: VoL I (Dati antropologici ed etnologici) con Atlante della geografia an• . L. 18 tropologica. dell' Ita.lia. - Roma 1896. Voi. Il (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 . . . • 68.A.Bon·10 e S.rORZA.. Corupendio di chirurgio di guerra compilato sulla 'storia. medico-chirurgica della guerra di secessione d'America. - Roma, 1888 4 volumi, prezzo ridotto . • 6 60 BllllNA.ll.DO e BREZz.t. Lo sgombero degli ammalati e feriti in gueITa. M&moria premiata al co~coreo Riberi. Un volume di pag. 276 con molte figure e tavole grafiche. - Romn, 1905 . . . . . . . . • 3 50 . C.AeARlNI. La fatica nella. vita militare. Memoria piemiata nef concorso Riberi 1904-1005. Un volume di pag. 330 con 6G figure. - Roma, 1908 . • 6ID. - Le malattie e gli infort,uni nella vita militare. Memoria premiata al concorso Riberi 1905-1906. Un volume di pag. 402 cpn tavole grafìohe e &tetisticbe.- Roma., 1908 • . . . • . , . • 8 CusANL - Esposizione somma.ria dell'ordinamento e funr.ionamento del aerviùo aanitario in campagna presso l'esercito italiano. - Roma. 1906 • • l 50 Da CEIIA.P.E, - Studio ,sulle mediaatiniti (mediostìniti suppurative, aaoeeeo medialltinioo} - Roma, 1900. Un voi. di pag. 144 . • . • • . io 2 HYBTL. Onomatologia anatomica.. Storia e critica del moderno linguaggio anatomico. Traduzione Ubera italiana dei dottori C. PBSl'TI e C. Sroa:u. Roma, 1884. (Edizione ro.ra) . . . . . . . • •· 9 Li ferite eau.,are dalle anni da guerra. Sintesi della rela.zione sanitaria sugli eserciti tedeschi durante lo guerra franoo-genna.nica 1870-71. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo Tidotto. . . • • . • i M...t.N.a.Yn.L. - Studii storico-critici sulla meningite cerebro-spinale epidemioa ÌIII Italia e particola.rmonte n ell'esercito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 ta.vole grafiche. Proz.zo ridotto . ~ l 50 SA.LJNARL Le lesioni t1 ,\llmatiche de i centri nervosi. Memoria onorata del premi.> Riberi. - Roma, 1900. On volume di pag. 320. Prezzo ridotto. , 3 50 8 ro11u. e GroLIA.B&t.LT. - La malaria. in ItaliB. Opera onorata del 1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 g randi tavole cromolitografiohe. Roma, 1885; p rezzo ridotto. • 3TOMELLINL Dolle malattie più frequentemente simulate o provocate daglii inscritti. - Hoona, 1875 , . • . . • 3 60 JW. H - Per l'acquisto della opere sopraindicate fn,lare commissioni e vaglia all'Aramlnl~trazlone del GlornRle di medicina militare Yia XX Settembre Roma, Ank<>pomw-ia militare. -
..
~ 2,: /?. . \ ~ \
MEMORIE
Ql \
... -! ( :.. 0 ')V /}.t ORIGINALI :<';., ........ .•...-:;-
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- ------l.,·~ :(.:.. '(·~ ''----.. ;.. '" :_;·.·('\ ISTITUTO DI MEDICINA LEGALE DELLA R. UNIVERSITÀ DI ROMA Diretto dal Prof. s. 0Tl'OLENOBI
Contri bnto alle osservazioni oei caratteri antro~o-~sicologici oei mmtari delin~uenti con s~eciale riguaroo al oelin~uen~ occasionale Per il dott. Gaetano Fu11aloll, capitano medico
(Conlfnua •. t {it1e -
Vedi rase. Ili, aono 1912)
Comparazione tra le osservazion·i dei cm·atteri dei deli11q1'enti occasionali e quelle dei delinquenti da cat"8a endogena. Si possono, ora, valuta.re dal punto di vista. a.ntropo-psicologico i car~tteri dei delinquenti occasionali, mettendo a loro lato quelli dei delinquenti endogeni, affine di rilevare se esista.no o no differenze morf~logiche, antropometriche, funzionali, psicologiche, e.ne.mnestiche. Riguardo alla morfologie. dei delinquenti occasione.li esaminat i in massa, abbia.mo visto che i loro caratteri cranio-facie.li abnormi si possono dividere in cinque categorie; d" a~ Ct..ratteri dimensionali 27,7 %, rappresentati da caratteri di imensioni in eccesso ed a.venti il significato di e.tipie; .. b) 0 a.ratteti non accentuati di deviazione di forma 27,1 %, di 1 cut. ~na pa11;8 ha. il significato di caratteri atavistici ed ~n'altra. di
a 1p1e;
.
c? caratteri non marca.ti di sproporzione 28,8 %, a.venti significat o d l atipie. . d) caratteri di asimmetria. non grave 22 % con significato parunente d · . . . -i at1p1e; e) :aratte~i di inseri.ione abnorme 11 % a significato atavistico ; m· f_) 11 tipo cranico-faciale fu comune in 94.8 %, fu a.nti-eurit1co in ò 2 o / • l6 -
e,
l
/O I
OT-tlqfc df 111ccfkina 111i1Ua,·e. - Fase. l V.
242
C'ON'l'B!B t,;1'0 ALL~: O::;:,ER\' AZIOXr, ECC.
g) la morfologia del tronco, del!' addome, degli arti, ecc. è normale. Si desume da queste osservazioni che la predisposizione antropologica al delitto fu, nel complesso dei delinquenti occasionali, quasi nulla dal punto di vista mvrfologico predominando il tipo cranico, faciale comune, presentandosi qualche abnormità d'indole atavistica in pochi casi e sempre in forma non accentuata ed essendo assente ogni r,ota di significato palologico. Questi dati di fatto morfologici prendono anche maggiore rilie,..o qun.ndo sieno comparati coi dati morfologici dei delinquenti da cansa endogenll.. Emerge infatti a proposito della costituzione morfologica di questi: a) che tra le note crnnio-faciali di forma modificata, di sprO· porzione e di inserzione abnorme vi sono dei caratteri di natura unicamente atavisti ca mentre tra le note spiccate di asimmetria e di modificate dimensioni sono dei caratteri a significato atipico-patologico; b) che, quale tipo cranico-faciale, figura in media il tipo misto o l'anti euritm ico esagerato ; e) si trova poi ingrossamento della gb iandola tiroide, asimmetria toracica (carattere patologico), ipertricosi lombare (carattere atavico,. Risalta quindi, come nei de.linquenti endogeni, contrariamente agli occMionali, spicchi il carattere atavistico cli rado scompagnantesi da quello patologico in m o<lo che ,iene a imprimersi al tipo cranico -faciale individuale la figura di tipo spiccatamente abnorme: qnindi negli endogeni è la massima p1·disposizio11e antropologica alle r<'azioni, in con(1·onfo dellci minimri 71redisposizione segnalata negli 1,cca.sionali. Se, poi, si vogliono considerare partitamente i delinquenti occasionali in relazione alle esigue abnormità riscontrate nel comple,;so 11el hi. loro categoria, risnl ta: et) che nei delinquenti occasional i per passionalità, per offese avute si osservano note di leggiera. anti-euritmia (sopracciglio di t\n lato più elevato da una parte c be dal\'altrai; b) che nei delinquenti di occasione per abuso accidentale di vino si riscontra la nota dell'orecchio ad a1J:,a (completo od incompleto) e della riunione delle !!Opracciglia su la. linea mediana (nota ata,isLica', ; e) che n ei delinquenti da passionalità amorosa si hanno alc une note di anti- euritmia a ,autaggio dello s,iluppo del segmento froutoQrbitario e a s<:ap ito d i quello del segmento mandibola.re j
COXTRIBUTO ALLi:: 0SSERVAZ10Xl 1 ECC.
2-:!3
d) che nei delinquenti in seguito a. permesso negato si osserva qualche carattere atavistico (tubercolo darviniano evidente) e qualche asimmetria parziale (bozza frontale di un lato più evidente di quella dell'altro); e) che nel delinquente per suggestione è visibile qualche tratto asimmetrico parziale (bozza fronbde di un lato più evideute di quella dell'altro). In relazione alle misure antropometriche dei delinquenti di occa• sioue presi in blocco e merge a proposito degl'indici più importanti, che l'indice cefalico medio è 76,!.14, l'indice faciale -me<lio è 84-14, l'indice della grande apertura delle braccia è 100.6, l'indice di aHezza del tronco è di 50.51 meni.re l'indice dell'arto inferiore è di 49, -J.8; l'indice antibrachiale è di 73.05 (normale 73 Topinard-Morselli) !"indice tibio-femorale è 80.32, (normale 80.2): inoltre la capacità cranica media probabile è c. c. 1538. P erciò questi indici non si discostano sensibilmente dagli indici normali: gli indici del peso, del torace, dell'altezza. del tronco, e dell'arto inferiore dimostra no poi nel loro complesso l'ottima costituzione fisi ca individuale permettendo di classificare i soggetti nella seconda combinazione morfologica De Gio"\'"anni e tra i brach ischeli. Questi caratteri antropometrici, relativi all'indice cefalico, nll'indice di alte;;,;za, all' indice faciale totale, agli indici della grande apertura clelle braccia, all'antibrachiale e al tibio-femorale assumono maggior significato, quando vi si pongano a lato i corrispondent i indici dei delinquenti da causa endogena.: in questi si nota che l'indice cefalico è 77.56, cioè tende ad elevarsi a.vvicina.ndosi a.Ila brachicefalia per quanto la provenienza dei soggetti sia dall' Italia meridionale : si nota che l'indice facie.le-medio è 75.29, cioè la faccia è spiccatamente larga, si nota che l'indice della grande apertura delle brac· e ia è 103.77, cioè 111. grande apertura supera sensibilmente la staturn fatta uguale a 100; si nota che l'indice antibrachiale è 82.Hl, cioè supera l'indice antibrachiale dei negri (indice di 82); si nota che l 'indice tibio-femorale si eleva fino a 83.38 per uguagliare quello del negro (83.4.0; la capacità cranica. media è c. c. 1502, e però, sebbene non esca dalla norma, ha. tendenza ad avvicinarsi più all'estremo inferior e che al superiore dell'oscillazione numerica normale. Invece gli indici del peso, del torace, dell'altezza del tronco e q uello dell'arto inferiore non si differenziano per entità anche nei delinquenti en<logeni, dai rispondenti indici degli occasionali. Adunque a parte questi ultimi particolari, anche dal punto di vis.ta antropometrico, risalta negli endogeni miii. costituzione molto
244
CONTRIBUTO ALLE OSSERVAZIONI, E CC.
analoga a quella degli esseri meno evoluti (negri), risalta cioè la tendenza delle variazioni morfologiche estreme, all'opposto di ciò che si osserva. negli occasionali. È superfluo analizzare i vari delinquenti occasionali rispetto a.gli indici più importanti, poichè le oscillazioni numeriche degli indici sono così esigue da non destare alcun interesse scientifico. Rispetto ai caratteri funzionali dei delinquenti di occasione emerge: le funzioni motorie sono in tutti integre, tra. i riflessi il riflesso va.scolo-cutaneo è normale in 83.6 %, viva.ce in 16.3 ~~ , i riflessi profondi sono normali in 77.1 %, esagerati in 22.4 %; la sensibilità tattile è in tutti norma.le; anche quella generale elettrica. è fisiologica. in tutti; quella. al dolore invece è norma.le in 94.4 % e diminuita in 6.6 %; riguardo ai sensi specifici, il vi.su.~ è regolare in 77.7 % ; ed è ridotto a '/ 3 in 21.3 °0, gli altri sensi specifici non si discostano da.Ile condizioni fisiologiche. Per quanto tali caratteri funzionali sieuo per se stessi significativi tanto da non abbisogna.re di alcun termine di paragone, pure essi acquista.no un rilievo anche più evidente, quando sieno comparati coi caratteri funzionali degli altri delinquenti. Negli endogeni compaiono il mancinismo motorio, l'ambidestrismo; la vivacità o l'ottusità del riflesso vascolare cutaneo e dei riflessi profondi, che nei delinquenti occasionali costituiva. l'eccezione, negli endogeni forma la regola. : compare in questi anche il mancinismo sensorio; la. sensibilità dolorifica è il più spesso modificata in eccesso o in difetto. Qitindi esi~te mta sostanziale dilfe1·e11za nel campo dl,lla motilità, nel campo dei rifie.~si e della sensibilità tra le. dtte ,qpecie di delinquenti, il elle cont1·ibttisce a .çpiega1·e il differente com.p ortamento pratico. Qualora, poi, si voglia anche indagare la qualità delle reazioni riflesse nei singoli delinquenti occasionali, si vedrà, che i delinquenti pel· reato da. passionalità a.morosa. presentano vivacità evidente del riflesso vascolare; si vedrà pure che due dei delinquenti per passionalità da offese avute presentino vivacità del riflesso faringeo e che anche due delinquenti per abuso di alcool ha.nno alcuni riflessi accentuat i (addominale).
Rapporto alle funzioni organiche, non ho d~ segnala.re alterazioni di sorta sia nel gruppo dei rei occasionali, sia nei delinquenti endogeni. In relazione a.i caratteri psicologici della classe dei delinquenti occasiona.li, rilevasi: a) nel campo dell'intellettività, le varie a t titudini mentali si svolgono conforme a.Ha norma: il modo di presentarsi fu in tutti ordinato: la mimica composta. e costante in 94.8 %, vivace nel 5.1 % ; il linguaggio fu normalmente rapido in tutti, con note di accuratezza in
CONTRIBUTO ALLE OSSERVAZI0:!111 ECC,
245
17.2 %; la scrittura (dettato) fu ordinata in 27.1 % ; quindi l'intelligenza fu pronta. in tutti i rei della classe ed ebbe uno sviluppo medio; b) nel campo dell'attività, la volontà fu comune in 94:.8 % ; un po' debole in 6.1 %. e) nel campo dell'affettività il tono sentimentale fu comune in 84. 2 % ; tendente al gaio in 15.8 % ; il sentimento della personalità fu comune in 71 % ; un po' esagerato in 29 % ; l'emotività fu alquanto vivace in 11 % ; l'affettività verso la famiglia si presentò alquanto intensa in 16 %; il sentimento sessuale emerse uu po' vivo in 5.2 % ; il sentimento morale fu normale in 61.12 % ; un po' difettoso in 38.88 %, Si deduce quindi (facendo la sintesi dei caratteri psicologici dei delinquenti occasionali) : a) che il carattere fu in essi discretamente forte e buono; b) che il t emperamento fu abbastanza uniforme. · E rispetto ai reati ed ai caratteri in relazione ai reati desumesi: a) che i reati d'insubordinazione e di rifiuto di obbedienza fu. rono 55.54 % rivolti unicamente contro graduati di truppa, quelli di diserzione furono 27.77; i reati comuni commessi durante il servizio (furto, lesioni personali) furono 16.66 % ; b) che la causa del reato fu in 38.1 % rappresentat a da gravità di offese; in 33.6 % da ebbrezza alcoolica accident.ale; in 11.2 % da passionalità amorosa, in 11.2 % da passionalità i;er negato permesso• in circostanze di malattia di persone familiari, in 5.1 % da azione suggestiva: quindi gli stimoli delittuosi risultano abbastanza potenti e proporzionati; e) che in 22.4 % si ebbe, probabilmente, uno stato di agitazione di animo, avanti l'effettuazione del reato; d) che in tutti i rei della. classe spicca. il pentimento vivo del crimine, il sentimento del ,dolore arrecato a.lle famiglie, il fermo proposito di non ricadere; inoltre da parte dei disertori devesi rilevare il fatto della spontanea. consegna alle autorita dopo pochi giorni di assenza dal reggimento. 'l'uttì questi caratteri risaltano maggiormente a contatto di quei dei delinquenti endogeni: in essi emerge: aì nel campo intellettivo instabilità di attenzione in uno (21), difetto di memoria. in uno (21), ideazione poco c:hia.ra. in due (19.21), atteggia.mento eccitato in due (20.21); mimica vivacissima in due (20.21); linguaggio rapido, a contenuto volgare e sconcio in due (20.21 ), l'intelligenza è comune in uno (19), è deviata. in due (20.21) per imprevidenza.. per vanita, per umorismo, per spunti paranoidi;
246
co:-.TJ.UBl::1'0 ALLE OSSERV AZIO;-i"I, E CC.
b) nel campo della azione scarsezza grave di volontà, dal ohe si origina la sovreccitabilità nonchò l'incapacità al lavoro metodico e continuativo; e} nel campo affettivo gaiezza del tono sentimentale, esagerazione del sentimento della propria persoualità, donde la spavalderia e l'arroganza, il difetto di emotività, e in due (20.21) anche di affetti vi tà, 111. precocità e l'esagerazione del sentimento sessuale in uno (21) ; la mancanza assoluta di sentimento morale nei tre. Relativamente ai reati dei delinquenti e11dogeni 1 si nota che fo1·ono esclusivamente di indole militare (insubordinazione), rivolti a preferenza contro ufficiali; la cauga etiologica dei reati consiste 01·a in un 01·di11e di pulizia della camerata (19 ) ora nell101·dine di pu,lire il ca,;allo (:!O) ora n el comando di non fare chias.~o in cameMta (21), ordini espressi in forma recisa sì, ma garbata, in modo da non do,ere desta.re risentimenti, quindi la causa fu evidentemente troppo sproporzionata; inoltre i reati furono accompagnati da grave sovraeccitazionep sichica specie nel n. 21 ; per la condanna non si esternò alcun mo'ìimento di dolore, ma vi fu indifferenza, apatia, vanitosità. Quindi anche nel campo clelle fw1zùmi nervose JJiù ele1:ate, anzi i'n q1te.~fn campo ,qp<'cialmenfe, e111e1·ge, qna.~i a co1·onamento delle segnalate abnormità mo1·folo9iclie, la profoncla clifferenza tra le attit1tdi ni p.çicologit:lie cl1,9li eudogeni e degli occa8ionali, differenza con~i.qfe,tfe in ORcillazio11i .e:pecificafamenfe accenl1tate 'Ilei primi d el lfrello m entale, delt'a!{ettico, dell'mnore ed in turbamento grave del sen.qo morale. Volendo studiare partitamente i deli11quenti d'occasione in relazione alle tenui deviazioni psicologiche notate, risalta che i lievi di· fetti di senso morale si riscontrano sopratutto nei rei per diserzione al seguito di permesso negato o in seguito a passionalità amorosa; che il sentimento alq uanto esagerato della personalità. osservasi specie nei r ei d' insubordinazione da offese ricevute; che il lieve difetto volitivo ri scontrasi nei rei di appropriazione indebita. R ig uardo ai dati anamnestici dei delinquenti d i occasione emerge che in 88.1 % non esiste ereditarietà mentre in 11.9 % esiste ereditarietà. neuropatica in linea paterna, c lie non si notano fenomeni di cot'vulsioni o postumi di mala.ttie pre e post-natali, che 61.2 % erano sufficiantemente istruiti mentre 38.7 % erano analfabeti; che nessuno nutrì basse passioni e nessuno, avanti l a leva, era incorso in reato: per ciò che ha attinenza alla vita militare, si rileva che furono più numerose le mancanze represse con consegna (137.72 %) che quelle rep resse con prigione (32 28 ~~) ; le mancanze più frequenti furono per i ncontegno con graduati di truppa (Gl.54 °~) ; furono poi più numerosi
CONTRIBUTO ALLE OSSERVAZIO:'>I 1 ECC.
~-..' ..
l •.•
r. ,·J
,I'
j.
,,)
•.
....,·.
,, 'l
';:.
...-.• ,r
247
gli individui che mancarono nel primo anno di servizio (27.1 33.6 ~0 ) e assai meno numerosi quelli che mancarono col progredire della ferma, (5.1 % nel 3° anno); i reati pit1 frequenti furono (come si è visto) quelli d'i11subordinazione e di rifiuto di obbedienza (55.54 °;,) rivolti unicamente contro graduati di truppa, meno frequenti quelli di diserzione (27.77 %), di fnrto (11.11 %\ e si contennero in uguali proporzioni nel primo, nel secondo e nel terzo anno di ferma: infine nel 94.8 % non si ebbe nel luogo di pena la ripetizione di mancanze nè tanto meno di reato e che i n 5.2 ~o si ebbe una punizione sola per mancanza. non grave. Tali da.ti acquistano significai.o anche più rilevante di fronte al reperto anamnestico dei delinquenti da causa endogena; in essi infatt i compare con frequenza l'eredità. diretta e similare o l'eredità alcoo lica.; figura la presenza di infezioni gravi (il tifo), di accessi convnlsi,i o presenza di temperamento inquieto ed eccitabile, di tendenze precoci e vivaci per la. donna e anche per il vino e il fumo; vi compare già prima della coscrizione, il reato con recidiva gfmerica: e la vita al reggimento è coutrasseguata da atti di poca su bordi nazione anch e contro ufficial i, da manifestazioni di poca socievolezza e di trascuratezza del lavoro, che motivarono punizioni g ravi: infatti le loro mancanze furono represse unicamente con prigione di rigore: i loro reat i poi furono d'indole unicamente militare, si riYol,:;ero a preferenza coutro ~fficiali e furono commessi entro il primo anno di servizio; inoltre nel luogo di pena le mancanze si rinnovarono per le cause più lievi. Adunque, anche dal punto di vista anamnestico familiare, esiste un profondo divario tra. la derivazione degli occasionali edegliendogeni, predominando nelle famiglie di questi ultimi il fa ttore ereditario. Consiclerazioni ~ui rnilitm·i delinquenti.
..f~
:.: :: e
::'; ~!·;
/· :, .
Dalla. esposta comparazione scaturisce pertanto la profonda dilferenza di origine, di struttura. morfologica, di funzional ità, di psichismo dei delinquenti occasionali rispetto agli endogeni : il che rende ragione della profonda. loro differenza di contegno e di condotta a contatto diretto dell'ambiente, ove vissero. Nei delinquenti occasionali predomina di gran lunga (com e si è visto) l'assenza. di ogni fattore ereditar io, nel delinquente endogeno succede il fatto opposto. L'importanza di questo fenomeno biologico non può sfuggire quando si pensi a.l valore dell'ereditarietà nello sviluppo e nella evoluzione delle psie:opatie e della delinquenza, valore giìt segnalato e dimostrato
248
CONTRlllUTO ALLE OSSERVAZI0~1, ECC .
da numerosi e competenti autori (tra cui Morel, Griésinger, Magnan, Lombroso, Morselli, ecc.) e di recente confermato da. Da.neo e da. Lagriffe: queste mie osservazioni recano all'argomento nuovo contributo di conferma. In relazione colle co ndizioni ereditarie sta sovente la costituzione antropologica individuale : naturalmente accanto alla legge della degenerazione esiste quella della. rigenerazione, nè da progenitori anomali nascono sempre figli degeneri. Noi oggi non conosciamo nei part icolari le leggi de ll'ereditarietà, il loro determinismo, e quindi siamo nel mistero di molteplici fenomeni inerenti all'anamnesi derivativa., sui quali por teranno luce specialmente le ulteriori osservazioni embriologiche : anche nei 18 delinquenti occasiona.li risulta. che, sebbene unq, parte di essi si origini da genitori neurologicamente non integri, essi sortirono, come gli altri a ereditarietà pura, (lana costituzione antropologica. Di questa io ne ho dato I.a dimostrazione scientifica, anatomizzando i rei occasionali secondo i varii punti di vista dell'antropologia., della clinica, dell'antropometria: e ne è r isultato che essi per t ipo cranico- faciale, per conforma.zione del tronco e degli arti, per gli jndici derivanti dalle diverse misure, prese secondo i detta.mi dell'antropometria, sono classificabili nel tipo morfologico normale, ciò che del resto gli studii di autori di a ntropologia criminale avevano già rilevato, senza però dare dei caratteri dei rei una completa. ed esauriente dimostrazione come mi lusingo di avere dato io stesso. La normalità del tipo antropologico dei rei occasionali poi è tanto più evidente quando si vede predominare nei delinquenti endogeni a. loro messi accanto, delle varietà. morfologiche ataviche o atipico-patologiche o indici che si allontanano dal tipo medio della regione cui apparten ·gono o indici proprii di popolazioni meno evolute. Un fatto mi piace qui mettere in rilievo, che questi rei endogeni per costituzione fisica sono ottimi, il che risulta in modo speciale dal!' indice ponderale Livi, da.I tipo morfologico De-Giovanni e dalla. brachischelia prevalente : anzi da questo punto di vista non vi è differenza alcuna tra i militari delinquenti occasionali e quelli endogeni, presi ora in esame. Questa ossen:azio11e è preziosa clal punto di vi.sta del 1·eclidamento e suggerisce con11iderazio11i che mi p ropongo fare in segtiito in altro laroro, se l'osservazione verrà confermata dalle ulteriori indagini. A.I tipo antropologico normale risponde la. regolarità. o la quasi r egolarità delle funzioni nervose nei rei occasionali, dato anche questo che si accorda col r eperto degli autori: il modo di comportarsi della
CONTRIBUTO ALLE OSSERVAZIO~r, EOC.
249
motilità, delle azioni riflesse e della sensibilità esclude infatti ogni più lontana. reazione morbosa del sistema uerv0so la quale sintomatologia differisce da quella degli endogeni dei quali il mancinismo motorio è espressione o di asimmetria cerebrale invertita, oppure espressione di una lesione cerebrale sinistra, mentre l'ambidestrismo è espressione atavica. Osavva affermò infatti che le scimmie sono ora ambidestre ora destre: i selvaggi sono ambidestri (Carrara.·Lombroso): la vivacità dei riflessi o l'ottusità dimostrano una particolare maniera di reazione che è patologica e che fu trovato negli a.noma.li assai frequentemente specie da. Lombroso e scuola, da Agostini, da Pailhas, ecc. : le vR.riazioni nel campo della sensibilità sono altra prova dell'abnor• mità di una. funzione capitale organica, da cui si sprigiona l'impulso per i movimenti. Quindi non ·vi ha dubbio che tra i rei occasionali e gli endogeni continua anche nel campo funzionale quella grande differenza . che emerge nel campo anamnestico, morfologico e antropometrico. Dalla diversa costituzione organica dei rei d'occasione di fronte agli endogeni deriva uno speciale psichismo; noi ne abbiamo le prove nel loro tenore di condotta sia nella vita borghese sia nella vita mi· litare: i primi avanti la coscrizione non si erano trovati mai in urto colle leggi e coi regolamenti della convivenza civile, mentre gli altri erano, in maggic,ranza, già noti a Ha questura: e sebbene uno non fosse incorso in reato, pure l'intolleranza da lui addimostrata verso la famiglia, l'indifferenza al lavoro, la volubilità nel mestiere, le abitudini estremamente viziose, il contegno irregolare in scuola, erano tali sintomi da destare serio sospetto su le di lui condizioni mentali, poichè questi sintomi, presi insieme, formano tali abnormità da costituire l'equivalente psicologico del reato. Durante la vita militare poi, i primi fecero bensì mancanze disciplinari, ma in prevalenza nei primi mesi di servizio e poi si adattarono alle norme del nuovo regime; laddove gli altri mancarono sempre gravemente contro la disciplina e sovente anche contro ufficiali, rivelando così impossibiliti\ di plasticità a ccomodativa alle regole del nuovo ambiente. Anche, riguardo al reato, si osserva grande differenza specie nella causa determinante: i delinquenti occasiouali si possono (come si è veduto) distinguere secondo il genere di reato in rei d' insubordinazione o in rei di rifiuto di obbedienza, in disertori, in correi di ap· propriazione indebita, in impulsivi; mentre i delinquenti endogeni perpetrarono, tuUi, reati contro le persone della gerarchia militare, specie contro ufficiali: di fronte poi agli stimoli del reato balza fuori più chiaramente la differenza.
250
CO~TRIBUTO ALLE OSSERVAZIONI, ECC.
Negli occasionali entra in campo ora l'alcool bevuto accidentalmente in dose generosa, il qnale, offoscando la. mentalità e in specie attenuando il potere inibitoro, provocò reazione criminosa. senza. però dar luogo a sin tomi d i ebbrezza patologica, ora vi è in azione un momento offensivo grave, che induce naturalmente a contro-difesa, ora un elemento serio di affettività, ora un elemento di forte passionalità amorosa: perciò gli stimoli delittuosi sono proporzionati e dipendenti pit1 dalle circostanze di ambiente che dalla natura individuale. Kei delinquenti endogeni invece non si riscontra, a vero dire, una causa che possa spiegare a.nche lontanamente il reato: ciò che produsse in essi il crimine, non ha serio valor~ causale, essendo costituito da ordini banal i, ordina.rii, emanati senza ombra di offesa, ordini che si dànno nella. vita comune cl i quartiere : quindi in essi il fattore per· l'lonale, che noi abbiamo nell'analisi antropo-psicologica riscontrato, ba massima prevalenza, ed è esso soltanto che può darci la spiegazione genuina delle loro reazioni. E un'altra prova della loro differenza, noi trovi amo nel contegno e nella condotta durante la pena, contegno remissivo e condotta corretta nE>gli occasionali , contegno indisciplinato e condotta disordinata negli endogeni; quindi non vi è dubbio che dall'ereditarietà, dalla particolare struttura morfologica, dalla varia proporzionalità antropometrica, gli occasionali attinsero caratteri sensitivi, emotivi, reatti-çi, intellettivi e morali tali che im pressero alla loro condotta. u n indirizzo sì profondamente diverso da quello degli endogeni. Ed ora alcune considerazioni comparative tra gli occasionali. Si è veduto come essi si dividano, secondo i.I genere del reato, iu insubordinati, o in rei di rifiuto di obbedien7.a, in disertori, in rei di appropriazione indebita, in impulsivi; e, rispetto a.gl i stimol i delittuosi, si è visto come gli insubordinati furono tali al seguito di abuso transitorio <li vino il p iù spesso, meno soven te al seguito di offese gravi, i colpevoli cli rifiuto di obbed ienza hanno (quale causa) offese gravi ri cevute da chi impartirn l'ordine, i disertori furono tali o al seguito di passionaliU~ amorosa oppure al seguito di negato permesso in circostanze di malattia di persone familiari, oppure in seguito a offese; i colpevoli di appropriazione indebita commisero il reato o per azione suggestiva o per ebbrezza alcoolica; gli impulsivi furono tali al seguito di offt:ise. Queste diYersità di reazione, in individui a struttura antropologica un po1 variata nella normalità, deve necessariamente trovare la sua ragione di essere in speciali condi;-;ioni organiche. Si è rilevato, infatti, come diversi di questi occasionali non siano
CONTRIBUTO ALLE OSSF:RY AZIONI, ECC,
251
immuni da qualche abnonnità, vuoi nel campo morfologico, vuoi m quello funzionale. Che gli atti d'insubordinazione possano essere provocati dall'alcool bevuto in dose generosa, anche in colui che è anatomicamente integro o quasi integro, è un fatto concepibile quando si rifletta all'azione che ha l'alcool sul sistema. nervoso: la scuola di Kriipelin ha dimostrato, specialmente, come questo tossico s ia capace di attenuare la facoltà inibitrice e di facilitare invece le reazioni riflesse : la scuola italiana di criminologia ha portato validi contributi clinici a q ueste vedute di Kriipelin; d'altronde io ho a bella posta messo in evidenza, co,me diversi di questi rei occasionali abbiano ~ualche anomalia costituzionale, che può in piccola partfl esagurare gli effetti alcoolici : co:::ì si è visto come i nn. 2 e 9 abbiano alcuni riflessi superficiali vivaci; si è visto come i nn. 14 e 17 abbia.no qun.lche indice ant.ropomet.rico proprio di ra½ze inferiori: quindi tali anomalie, benchè tenui, ma rappresentanti sempre gli esiti e le forme di un disturbo evolutivo, possa no costituire la spinta preparatoria a eventuali reaz joni cri minose. Che, poi, i reati d'insubordinazione e di rifiuto di obbedienza sieno determinati da parole offensi ve, è un fatto provato dall'esperienza giornaliera; le parole offensive agiscono come tanti traumi psichici, iuducenti uno squilibrio nel potere moderatore dei cen tri nervosi più elevati e provocanti un'eccitazione nella potenzialità dinamica dei centri nervosi inferiori; dato questo squilibrio è facile una reazione di "aria intensità e di diversa portata ma non troppo eccessiva in soggetti della classe degli occasionali: se si considera poi, che queste paro!~ di offesa colpiscono alcuni soggetti di ipomoralità per rozzezza educativa, oppure alcuni soggetti con reazioni riflesse un po' accentuate (n. 3) e alt ri (n. 7) con diminuzione di sensibilità c utanea. si com prende ancora meglio il meccanismo patogenetico del r eato. In questi ultimi anni, anche alcuni medici militari francesi (Haurj ccc.) si sono dati cure speciali per studiare gli indisciplinati da causa morbosa., portando Jarga messe di osservazioni all'argomento assai int eressante di medicina legale militare e riflettente i possibili nessi tra reati e predisposizione patologica. Anche alcuni tedeschi (Becker) e gli italiani (Da11eo ecc.) si souo decisamente orientati nei loro studii verso il medesimo punto di vista, di grande valore pratico-forense. Negli individui, colpevoli d'insubordinazione e di rifiuto di obbedienza per ebbrezza. acuta o per offese avute, stndiati da. me, non è il caso di !!Ollevare la questione se il loro reato possa costituire l'inizio di una malattia psicopatica evolventesi; poichè la loro fenomenologia
252
CONl'RIBGl'O ALLE OSSERVAZIONI, E OC,
nervosa e psichica, le circostanze precedenti il reato, la proporzionalità tra causa ed effetto, escludono in moùo assoluto ogni eventuale dubbio; d'altronde il contegno consecut ivo al reato coopera efficacemente alla conferma. di questa recisa esclusione. I disertori costituiscono un aggruppamento di individui, il cui reato occasionale si presta, forse più, a discussione, esprimendo il reato di diserzione uno stato di intolleranza all'ambiente piuttosto impressionante. Se si fa un'analisi un po' minuta della causa etiologica e delle qualità psicologiche individuali, ci si può però render conto della. patogenesi del reato. Due dei diser tori (11-13) avevano a,ut.o notizia di una. malattia. gra,e di una cara persona. di famiglia; per circostanze di servizio non fu potuto concedere il permesso: essi disertano, conoscono di fare male, si rendono conto dell'itinerario seguito nella. _fuga, comprendono che sbagliano dal punto di vista disciplinare e che incon-eranno in gravissima punizione; eppure cedono all'impulso affettivo, al desiderio J i rivedere i loro cari. Questa causa di intenso affetto (per quanto potente sull'animo loro, come su di ogni animo ben nato) non agì da sola; essi erano alquanto emotivi, e la loro emotività, influendo m unione alla corda sentimentale, li fece deviare da quella. retta condotta, che avevano fino allora serbata; essi però si pentirono ben presto dei loro atti e si restituirono alle rispettive sedi. Due altri disertori (10-18) cedettero invece a un sentimento di passione forte; amoreggiP,vano da tempo con una ragazza per cui avevano viva simpatia e a loro nota da un pezzo, e si lai.ciarono sedurre dal suo fascino; per essa abbandonarono per pochi giorni il reggimento e poi vi si restituirono. . Questa ,ieduzione operò come causa determinante, ma lù studio psicologico dei due ha tatto risaltare in loro un'ipomoralità da rozzezza educativa, che senza dubbio ne ha facilitato il reato. Un po' meno agevole è dare la spiega,.ione della diserzione del n. lo: al seguito di offese ricevute da uu graduato, col quale già altre volte aveva questionato, egli diserta. La causa forse non parrà. tanto proporzionata all'effetto, ma si deve riflettere che egli pure è alquanto rozzo di sentimento morale, quindi il substrato di ipomora.lità accoppiandosi all'elemento « offesa > può avere determinato il reato, d'altronde anche egli presenta tutti i caratteri psicologici dei rei occasionali ed è di condotta buona. Non credo sia opportuno sollevare la q uestioue, se cotali diserzioni sieno state in relazione con alcune delle vEo.rie cause patologiche a tutti
CO:STRIB'CJTO ALLE OSSERVAZIONI, ECC.
253
note e accenna.te n uovamente, tra gli altri, da Pitres, da Haurj, Parant, da Ba.tier, da Rajneau, da Cottu, Meltyer, da Antheaume, RogerMignot, ecc.; l'esame antro-psicologico fa. scartare qualunque sintomo allusivo a neurosi epilettica, isterica, psicastenica, ad o.lcoolismo e tanto meno poi a fenomeni di psicosi: inclino invece ad ammettere che i crimini derivino essenzialmente da ipoestesia morale congiunta a quella. scarsezza. di giudizio e di potere volitivo, la qua.le non si corregge che con un'educazione protratta. e raffinata.. Due di questi occasiona.li incorsero in reato· di furto l'uno per in· flt1enza suggestiva, l'altro per effetto di abuso alcoolicoi l'influenza psichica esercitnta. da un soldato più intelligente su di un altro (n. 1), buono in fondo, ma. un po' primitivo e col quale esistevano vincoli di simpatia regionale, potè essere causa di reato non solo per effetto di debolezza volitiva ma anche per quella scarsa vivezza di senso etico, che è naturale in individui di basso stato sociale: questa suggestione non è legata. a fenomeni di neuropatia, che è esclusa da tutto l'esame psichico, neurologico e somatico, ma è una di quelle manifestazioni fa~ili a verificarsi negli ambienti collettivi, specie nei primi mesi di servizio come è successo nel ca.so presente quando le mentalità. dei nuovi giunti non sono state ancora rafforzate e imbevute appieno di quelle massime morali che ne dirozzano i sentimenti. Nell'altro individuo il furto si verificò nella circostanza di ebbrezza alcoolica: qui potrebbe venire in discussione la parte che l'alcool ebbe nella produzione del fenomeno criminoso. Non credo però che l'alcool abbia messo in rilievo in lui tendenze lat'3nti di a.bnormità. criminosa., poichè, se egli avesse avute queste latenze morbose, lega.te a. uno stato costituzionale abnorme, l'esame somatico e l'esame psichico avrebbe messo avanti i sintomi di degenerazione, che in realtà non esistono: d'altronde, in assenza di sintomi neuropatico-degenerativi, credo assai più proba.bile, che l'alcool, bevuto in dose generosa, agì indebolendo momentaneamente il potere critico del soggetto (il che lo indusse e. prendere la. sera dell'ebbrezza. a un compagno un paio di pantaloni) e causandogli anche la. dimenticanza del fatto, commesso in stato di ubriachezza, senzachè in realtà sia stata in lui l'intenzione ,era, la vera tendenza. cosciente all'atto criminoso: d'altronde egli riconosce il fallo e ne mo~tra .vivo rincrescimento ; quindi rivela. una fenomenologia. che lo fa classifica.re tra i rei d'occasione, ancora imperfettamente educa.ti. Il reato del n. 3 (impulsivo) è poi in relazione non solo coll'offesa. grave ricevuta da a ltro soldato ma anche con un temperamento originariamente un po' vivace temperamento reso manifesto anche
254
C'O:-iTRlBCTO ALl,E OSSERVAZIOYI, ECC,
da facile reattività riflessa. : questo tempera.mento un po' v1 vace non si connette con sintomi di neuropatia, nè con fenomeni di psi copatia anche inizi ale; d'altronde il contegno manifestato dopo il reat,'i il contegno tenuto nel luogo di pena. depone per collocarlo tra. i <lelinq uenti d i occasione, capaci di emendamento o di correzione.
B1·eci cenni di .~ociologia e di pedagogia militm·e. Le osse~vazioni e le considerazioni sopraesposte, relati ve a.i r ei occasionali, sono feconde d i utili insegna.menti dal punto di vista di alcnni momenti etiologici del reato nell'ambiente militare e dal punto di vista dell'ed Ul'abili tà di questa categoria di rei militari. Fra i momenti etiologici figura. in proporzioni piuttosto elevate l'abuso accidentale tli vino : l'osservazione, che l'alcool ha azione criminosa, è ,ecch ia, ma non perde perciò del suo valore, poichè a ogni piè sospinto si incontra « l'alcool quale agente d i almormità, essendo esso uno dei più grandi elementi seduttori del consorzio umano >: e la sua seduzione permane ad onta che sia diffusa la sua influenza criminosa; anche in questi ultimissimi mesi sono comparse buone me· morie su questo tema e nell'agosto 1910 il tema. dei rapporti tra alcool e criminalità fu svolto abliastanza a lungo n el congresso degli a lienisti e neurologi a B ruxelles; questa osser,azione dà ragione della necessità di una pii'.l iut&usa. propaganda anti-alcoolica an~he nell'esercito, come del resto valorosi medici hanno raccomandato Monkom0ller, Haurj, Simo11in, Test i, ecc., essendo l'alcool il più grande avversario dello. disci plina. Del resto sui r appor ti tra alcool e reati o mancanze disciplinari insisterò in altro lavoro. Un altro elemento frequente di reato è costituito da parole ed atti offensivi ora tra soldati e soldati, ora tra caporale e soldato, par ole eL1 atti, che intaccando l'amor proprio individuale, danuo luogo ad eccessi di condotta a scapito del prestigio e del decoro mi lit.are; il che rende ragione della necessità di una più estesa ed intensa educazione e mette in rilie-o quanto nobile sia Ja missione dell'esercito il quale (per quanto non abbia per obietto pr ecip uo l'educazione ci,ile) de...-e assumersi il compito di im partirla in modo costante per rallìnare, la mentalità dei gio-ani soldati e crea.re in essi un contenuto morale, che loro permetta di acconciarsi alle condizioni di un regime ordinato e disciplinato. Del resto, quando la scelta d,,l soldato è stata eseguita co1n-e· nientemente, l'adattabilità al servizio si compie abbastanza bene. Infatti questi 18 soggetti scelti eccellentemente dal p unto di ,ista della costituzione fisica, e psicologicamente normali, si sono condotti
CONTRIBu T O AI.LF.: 0$SERVAZI0Xl 1 Ef'O.
255
(se si toglie il reato occasionale) bene sia. al reggimento, sia. nel luogo di pena., incorrendo in poche mancanze disciplinari oppure non commettendone alcuna ; in tal modo dimostrarono di avere appreso e utilizzato abbastanza le norme educative militari. Quello che nella maggior parte di loro si è rilevato più difettoso, è i l sentim ento di moralità considerato non nella sua manifestazione di propensione al lavoro metodico, dappoichè tutti attesero con zelo alle occu· pazioni· profe$sioniJ.li, non nella sua manifestazione di sen timento di rispetto ad alte autorità, ma piuttosto nelle sue manifestazioni d i rispetto e d i contegno a persone della. bassa gerarchia militare : e poichè si è visto che l'attitudine all'edncabilità è diversa, così nasce la necessità di individualizzare l'educazione e di insegnare anche in scuole militari il modo migliore col qµale si possa raggiungere il fine di una adatta pedagogia emendati va secondo i criterii scientifici positivi. Vedi a tal riguardo il mio opuscdo : Saggi di pedagogici eme11dat1·ice militare • Giornale di medicina militare marzo 1912.
Applicazione alla medicina legale militare di alcuni mezzi moderni di diagnosi psicologica. I dati raccolti ci offrono il mezzo di affrontare e, for se anche di risol vere in parte, la spinosa questione del recl~tamento dal punto di vista psicologico: ma io tralascio per ora tale oneroso problema anche perchè non ho completato lo studio della serie degli endogeni e mi soffermo su qualche questione di carattere assolutamente scientifico come quella. sulla possibilità. di u tilizzazione da parte della. m edicina legale milita.re di alcuni mezzi diagnostici da me usati nelle indagini obiettive individuali. L 'estesiometria elettrica può servire ai fini mec.1ico-militari in relazione alla diagnosi psicologico-individuale? L 'esame fatto sui 18 soggetti occasionali ha rivelato, che il loro stato di sensitività, messo in rilievo col doppio elettrode Ot tolenghi, risponde alle condizioni di n ormalita : invece lo stes.,o esame prati· cato sui delinquenti endoge ui ha messo in rilievo, che essi banno di r egola sensibilità abnorme: quindi da questi dati eloquenti si de-e dedurre che il saggio dello stato sensitivo individuale è impor tante per avere indizii su lo stato psichico dell'esaminando : più importante è la v11.lutazione della sensibilità dolor ifica provocata con m ezzi scien· tifici; si è rilevato come dei 18 delinquenti occasionali, dicinssetle avessero una resistenza al d olore, pari a quello che si ba i n isUi.to fisi o logico, uno solo di essi (n. 7) presenta uua sensibilità. alquanto ottusa: perciò anche questo mezzo diagnostico può dare indicazion i
256
CO::STRlllUTO ALLE O~SERVAZIONI, ECO,
sullo stato mentale del soggetto. Che tra. stato psichico e sensibilità individuale vi debba essere una correlazione (a.Imeno entro certi li, miti) è un fatto già. noto da un pezzo: e gli studii di Lombroso e sua. scuola si orientarono in gran parte a. dilucida.re anche una. tale questione di grande interesse per la diagnosi di degenerazione, e molti altri dopo (Agostini, ecc.) ne diedero largo contributo. Queste mie osservazioni vengono quindi a. convalidare i dati e le conclusioni degli autori: intanto peròemerge da queste, come sia utile l'esame della sensibilità coll'elettrode Ottolenghi anche in medicina. legale-militare per la constatazione delle modalità sensitive individuali a contributo della diagnosi psicologica. L'uso dei testi psico-morali può essere utile in medicina. legale militare? Il far tesoro di risposte date a certe parole stimoli (nel che si riassume il metodo dell'uso dei testi pi<ico-morali) può sembrare a. priori un metodo azzardato e quindÌ condannabile dal punto di vista. medico-legale in genere, specie poi dal punto di vista della. medicina. legale-milita1·e, essendo un metodo troppo soggettivo: l'esperienza. però tende a dimostrare, come i va.rii delinquenti dieno risposte in so, stanza consone alle qualità mentali e si presentino all'esaminatore in una veste che (a parte le ricama.ture, gli_ artifìcii, gli orpelli, le reticenze ecc.) ha dei legami col loro modo speciale di sentire, di comprendere, di volere, legami che alla visita. del tecnico risalta.no e si delineano e conferiscono elementi per il loro segnalamento mentale. Poichè in sostanza il delinquente, il quale si lascia t rascinare dal suo egoismo, dalla sna va11ità, dalle sue passioni, non può dare altro che quello di cui è capace, ed è in fondo logico come lo è il pazzo nelle sue tendenze e nelle sue aberrazioni, essendo esse il portato naturale di tntta la sua costit:.izione organica. Questi rilievi psicologici risaltano anche dall'esame dei delinquenti che si hanno tra mano : gli occasionali rispondono infatti ai testi psico-mora.li in modo regolare e in tal guisa da rivelare una sentimentalità. e un modo di indirizzare pratica.mente la loro condotta. come ogni uomo di discernimento; gli endogeni, in genere, tengono fronte alle parole-stimoli dei testi con risposte denotanti deviazioni dei loro sentimenti e della loro volontà, o deviazioni del loro processo intellettuale, talchè ne emerge (specie in esami diversi) o ipersensibilità. psichica, o un seutire esagerato cli loro. o difetto di azione, o imprevidenza, o puerilità, o subdelirio di persecuzione. Quindi credo, che sull'uso di questi testi si debba fare qualche assegnamento, e che ad ogni modo si debba essere ugualmente lon· tani dal soverchio ottimismo, come de.I soverchio pessimismo; e però
CONTRIBUTO ALLB 0SSERVAZI0)l'l 1 ECC.
257
ritengo che la. loro applicazione debba esser sempre fatta, costituendo un'utile integrazione degli altri esami psichici ed antropo-funzionali. Su a.Itri problemi dovrei soffermarmi; ma perchè questi potranno essere meglio svolti dopo Jo studio completo del delinquente endogeno, li ometto per ora, pago di avere dato un contributo alle osservazioni sui caratteri a.ntropo-psicologici del delimquente occasiona.le nell'eser• cito, segnalando in modo speciale qua.li atteggiamenti egli assuma nella vita militare sotto i vari stimoli dell'ambiente.
BIBLIOGRAFIA. Xo!la gran mole di lavoro bibliografico che ha attinenzn col tema, mi limiterò a segnalare le opere da m e più epocialmento consultate. 0TTOLEN01lI, I sensi apeci(ìci ed il se,~so morale. R. Accademia m edica, Torino, 1890. ToPINARD, - L'Homme dana la Nature. - Paris, F elix Alcan, Juni 1891. MoRSELLT. - Semiotica delle malattie nervoae e m entali. - Milano, Valtardi, 1895. R.\J){ONI> -- L éa clelirea ambrilatoirca et les /11gue11. - Gazeae dea Hopitaux, Juille t 1895). PITRES. - L'automatisme ambulatoire et ses rapports cwec l'epilep,'lie - Bordeaux, 1896. FErtRU. - La aensibilitc} dei sordomuti in rapporto all'età e al genere di sordomutismo. - (Rivùta di Freniatria, fascicoli III e IV, 1899). A scnAr.r.ENBURO, Alkohol-gcmus u nd V erbrechen - (Zeitschrift /iir das Strafrcch t.<wesen, 1899). \"JCKRL, Fafmen flucht tmà Geistes1<t6r11ng. - (Girichtlichc M edizin, Heft 3, 1899). Lrvr. - Antropometria. - Hoepli, l\Iilano, 1900. · PAOLO FUNAJOJ.I. - Cause e profilassi della pazzia. - Siena, 1900. ::\lANOUVRIER. - Rappor/.8 antropométriques en générale et s11r les priw:,ipales propor, tion, du corps. (Me moires d o la Société d ' anthropologie de Paris, Ill sé rie t . II, 1902). PrTRES et REGIS. - L ea dégénérés dans l'armée. - (Le Oaducée, 20 décom bre 1902). DEr..AOE. L'éredité et le8 grarnis problèmcs de la biologie yénérale. - Poris, R einovald, 2& adizione, 1903. GIU.rrntoA Ruoonrat. - L'·indi.ce tibio-fcmorale e l'indice radio omerale. - (Archivio di anatomia, voi. III, fase. 3, Firenze, 1904). CERLETTI e Puusuu. Sopra a/rnni caratteri morfolog iri, descrittù:i 11ci soggetti colpii-i da endemia gozz?-creti1iica. - Roma, tipografia operaia cooporntiva, 1905). STrER. - Falmcn/tucht 1111d 1mer/a11btc ente.fcrmmg 1,·on Carl Afarhold. - Halle, 1005. Box1011. - Oontributu allo stud-io morfolog ico, clinico e a11trovologico dei d<'linq1unti. - (Atti della Società romana di ai,tropoloaia, ,·ol. Xl, fase. II e JTI, R omo, 1905,'. VtoLA. - Tecnica antropometrica a scopo clinico. - Padova, 1905. D ocosTÉ: - Lea /ugues ciana la démence précoce. - (Encépltale, no vembre 1900). 17 - Giomau di mtdldna miltlare -
Fase, IV,
258
CO~TRIBUTO ALLE O~SERVAZIONI, ECC.
La 9/tiandola tiroide nei fanciulli delle scuole di Roma e dei paesi a endemica gozzo cretù1ica . - Roma, t ipografia della R. Accademia dei Lincei, 1906. HOPPI':. A.Ucohol und Kri1ninalitiit. - Yerlag von B ergmann, W ieebaden, 1906. STIEB. Die al,ule Tr1m/,;e,;heit 1md ihre atrafrechtli,che Begutachtun g m i i beacmderer B eriick/lcht·i y,m g der mi litariachen Verhiiltniaae. - Fischer, Jena, 1907. :\NTUEAIHJE et ?,h oNoT. La p ériode m edico-léga le p rodromique de la démence pré· coce. - (Encéphale, febbraio 1007). PISTuLESE. A lcoolismo e delinquenza. - Unione t ipografica editrice, Torino, 1907. KRAPELJN. Trattalo di vsichiatria. - \"II edizione tedesca tradotta dal dott. Guidi sottc la direz.ione del prof. Tamburini. Vallardi, Mila no, 1007-908. TENCFU:s-I. M orfologia della ghiandola tiroide n -.i 11azzi. - (Rivista di freniatrio, dicemhre 1908). B AER. - L'alcoolismo. - (C'ti11ica L ejden Klcmperer, vo i. VI, Società editrice libraria 1908). TESTI. L'esercito e l'alcoolismo. - F irenze, tipografia Claudiana, 1908). BALSER. - Der Alkoholi~m u~-seine strafrechtliche 1md sozialr B e:iehung-aeinr l'c· kiimp/tmg. - l\fa rhold. Rallc, 1908. BINET et SrMON. L e développemrnt dc l'intell igence. - (Ann /e Psicologique, quAtorzième annèe, Paria, 1908). )loNKEMOLLEn. Contributo alla casuiBtitci di psichiatria forense. - (Mcmalschriit /iir Kri minal-Psicologie, ottobre 1009). Rtcr.s. - Le /ug11ea militairea ai< point de ime m edico-legale, Juin 1909. A o r>ENINO. I l M ancinism~. - ( Rirista di / rm iatria, apr ile 1909). PARAr.'T. - L ea /1<gueB. - Relazione al 19° congresso dei medici alienisti franc•si. Nantes, 1909. RAJNEAU. Alié11Mion me>itale dan, l'armée. - Nantes, 1009. 0TTOLRNOB'.t e DE SANCTIS. 7'rattalo di psichiatria forense. Società ed itrice li, braria, l 909. Co=o. - Contrib11tio1i à l'étude dcs /uguea. (Anna/es cle la Société de M édednt L egme de B e/gique, n. 4. Bruxelles 1909). C',1.tLLARD. J/cce11seu,•1II des en /ants anormrwi; de, écolt:a publiqt1ea de Saint-Omcr. (Le Progrés i\ii:d ical, l:'aris, febbraio 1910). ~Lrnrn et MAc A uLtFFE. L cs ,\lal/ orm-itio1,s de l'orrille. - (Lea Progrè., llfédica/, febbraio 1910). HOUOINO\'ITOH. La criminr,/ ité clcme la pcirali.•e génfrale d'aprè$ i70 experliacs mi· dico-légalc~. - (.-trcl,fres intcmationalcB de iY eurologie, maggio 1010). è\l E LTZER. .4b,;orme Ut'iatesyust,i,dr bei S o!driten . ì\Iiinchen, 19 10). LACRt f'Fr::. - Ricerche s11//"crrdità n elle malattie 111entali. - ( Archivcs cl' A.nthropologit G'ri mi11ellc, luglio l!HOJ. Or.rou:sc; Rr, Trat/Cl/o d i p•Jli: ia scfr n!i/ica. \'oluma I. - ldt n'i{icr,zione fì,• fra. CARRARA. - A ntrop?fo(; fo criminale. - Tr.ittato di m ed icina sociale, Yallardi, )lilano , 19 10. D .,:scEO. ~ Psicopatie e p articolari inruf,,ttibi/ ità n ei m ilitari. - (Ridsta di psiehiatrfo, Pi,saro, ottobre dice mbre 1910). D R ASTICR . Drmm:a 1>rrroce e serui:io mi!itarf. - (Der mi/itùrar:t, N. S, 19 10). HAURJ . Lrs /1<g110 da11s l" .-lrm •e. - Dug ns, :>:ant(•S, 191 0. I nE) l. L'lndii1cip lil•e m vrl,idr. - Xantes. 1()10. l u E'I. - L tl dépi•r119c d• 8 A.11orma11x Psich i'jtte8 e l e bo11s abarnts. - Rej, Lion, H•lO C ERLETTJ e PEBUSINI.
CONTRIBUTO ALLE OSSERVAZIONI1 ·ECC.
259
V ALLON. - Lea rapporta de l'alcooli ame et de fa criminalité. (Archives de N e11rologie, Parie, febbraio 191O). 0AT1!lR. L ea /uyut:11 des d eùile~ me71tuu;,; 1idtJw). LEJ et CHABPXNTER. Ra·pport sur l'alcooli.sme et la criminalité. - 20° congresl'lo francese, Bru.x elles, 1910. S11110mN. Epilepsie vsichique et dé/1:ts militaires. - (Archivf.11 de Nettrologie, maggio 1010. Sn!ONlN. La crise ucito-motrice de l'alcoolisme aigu devant la iustice mili taire. 200 congresso 1\1\zide~to. CON9Iouo. L'alcoolt"amo n ell'esercito. - (Rii-ista m ilitare italiana, Voghera, 1011). RouarNOVlTOR et BocQUILLON. - Cours normal d'anti-alco-olisme. - Bolin, Parie, 1911. ;\ooSTJNI. Alcooli8mo e vsicosi alcooliche nella provinci a dell'Umbria. - (Armal i del Manicomio provi1u:iale di Perugia, 1911). S .\IU'ATTI. Alcune osservazioni di psi cologia m ilitare. - (Rivista di psicologia applicata di Ferrari, Bologna, s tabilimento poligrafico emiliano, N . l, 1911). llAJRAC. De la santé psiohique du soldat. - (Archives d'anthropologie crimùiellc febbraio 1911).
260
NOTE CHIRURGICHE SULLE FERITE OSSERVATE A DERNA DURANTE LA GUERRA ITALO-TURCA Per il capitano medico De S1rlo Eugenio, Jiboro do(·ente di patologia speciale chirurgica nella R. Università di Pisa.
La guerra italo-turca bene a ragione può considerarsi, da.I punto di vista chirurgico, come un vero studio sperimenta.le intorno alt' infl nenza. che hanno le qualità fisiche e dinamiche dei proiettili sulla natura e gravità delle ferite, poichè le armi portatili, impiegate in Libia. dai turco-arabi, sono, com'è noto, di calibro e di sistemi diversi. Sul nostro tavolo chirurgico è passata come in una interessante cinematografia, tutta una serie multiforme di lesioni, da quelle minusco1e, scolpite dalle pallottole incamiciate di piccolo calibro, a quelle più o meno ampie ed irregolari prodotte dai proiettili di piombo di calibro maggiore. Credo quindi di far cosa non del tutto inutile riferendo, dopo cinque mesi di servizio chirurgico di guerra, le impressioni :;nlle ferite da me osservate, quale dirigente il reparto chirurgia e quello ufficiali dell'ospedale da campo da 100 letti n. 2, il quale, giunto a DerM il 25 ottobre u, s. insieme colle prime truppe e rimasto per qualche tempo unico stabilimento sanitario, ebbe l'opportunità di ricoverare il maggior numero di feriti. ***
Come dicevamo a.dunque, le armi da fuoco portatili, adoperate dai turco-arabi, appartengono ai modelli più svariati. Quelle, che ho avuto agio di osservare a Derna, sono le seguenti: fucile Martini -Henry di mm. 11,43; fucile Mauser di 11 mm.; fu cile Ma user mod. 1890 di mm. 7,65. I primi due hanno ca.rtucce con pallottole di piombo uon incamiciate, mentre nell'ultimo la pallottola è rivestita d'acciaio niehelato e '\'i sono caricatori con cinque cartucce ciascuno. Ho osservato inoltre delle cartucce da pistola mont,meg1·ina, aventi pallottole di grosso calibro ed infine dei proi,e ttili conici, per fucili ad avancarica, che vengono introdotti con forzamento nella. canne. e che hanno alla base un calibro di mm. 13. Nella figura n. 1 son riportate le car · tucce delle varie armi testè accennate, nonchè una. delle pallottole coniche usa.te pei fucili a.d avancarica.
NOTE CHIR URGIOHE SUl,LE FF.RITE OSSERVATg A DERNA1 ECC,
261
Inoltre sarebbero dai turco-arabi usati altri modelli ancora, quali: il Gras, un Mauser di mm. 9,5 ed infine un fucile di mm. 14,4, tutti con proiettili di piombo; di tali armi però non ho avuto occasione di osservare degli esemplari. ••*
Un fatto importante, ohe risalta subito nell'osservazione di tutte le ferite, prodotte dai proiettili di piombo delle armi suddette, è la graYità. e l'estensione delle varie lesioni anatomo-patologiche, in modo d<i giustificare a prima giunta il dubbio che si usassero nel campo avversario dei proiettili deformati ad arte. Se non che le osservazioni ulteriori e ripetute sia sulle pallottole estratte dalle ferite a canale cieco, sia su quelle catturate al nemico durante i comb11ttimenti, mi hanno convinto che il dubbio non era giustificato. D'altra parte, le nostre conoscenze sull'azione vulnerante dei proiettili in rapporto alle loro qualità statiche e dinamiche spiegano a sufficienza i caratteri delle ferite. Infatti, come ben si sa, il maggior calibro e la facile deformità di una pa1lottola costituiscono altrettanti fattori tutt'altro che umanitarii, che ne aggrava.no potentemente l'azione vulnerante. Per conseguenza, i proiettili di piombo non incamiciati, come quelli del Martini e del Ma.user di 11 mm., sia per il loro calibro, sia ancora per le facili deformazioni e fragmentazioni, alle quali vanno soggetti, spiegano bene quelle ferite ampie, irregolari e frastagliate che abbiamo osservato sui nostri combattenti. È bensì vero che la fa. cile deformabilità di una pallottola. costituisce una qualità svantag giosa. dal punto di vista balistico, diminuendone la forza. di penetrazione; però bisogna tener conto che i turco- arabi, per le condizioni del terreno oltremodo insidioso e sopl'atutto per la loro audacia addirittura inverosimile, giungono n volte, strisciando a terra, fin sotto i nostri reticolati. Quindi, assai spesso, i col pi partono a brevi distanze, dondè l'efficacia delle pallottole di piombo non incamiciate, malgrado ,le loro deficienti qualità. balistiche. Grandezza del p1·oiettile, fcicile defonnabilità, tfro p,·aticato a brevi distanze, ecco, a parer mio, i fattori che spiega.no perfettamente la gravità e l'estensione delle fe. r ite osservate in Libia. Riportiamo nella figura n. 2 le deformazioni più importanti dei proiettili estratti dalle ferite; a destra ed in basso s i osserva. un frammento cli pallottola di Ma.user mod. 1890, che colpì al gomito sinistro un nostro soldato, evidentemente dopo un rimbalzo esterno, arrestandosi contro l'omero. Le qualità antiumanitarie dei proiettili di piombo appaiono manifeste perfino nelle ferite più semplici delle parti molli, quali sono
262
NOTE CBIR(;RGICHE ~t:LLE FERITE OSSERVATE A DER NA 1 ECO.
quelle tangenziali stri.scianti. Infatti esse sono eminentemente Ia.cerocontuse, mostrando nel fondo i tessuti pegt.i e divisi in bra.!ldelli. P er conseguenza, il processo di riparazione non può iniziarsi se non dopo la eliminazione di tutta l'estesa zona necrotica, il che prolunga sensibilmente la guarigione. Inoltre, come si comprende di leggieri, non è possibile la riunione immediata, la. quale al viso avrebbe la più grande importanza da.I punto di vista estetico, poichè la suLura. r ichiederebbe un'asportazione estesa di tutta la parte necrotica con grave difficoltà nell'avvicinamento dei mt1.rgiui della vasta soluzione di continuo e con mi11ima probabilità di successo. B reve: guarigioni pii'.1 lunghe e cicatrici piuttosto estese e poco regolari , ecco i risultati delle ferite tangenziali st.riscianti, prodotte dalle pallottole di piombo. Nelle ferite a canale completo interessanti le sole parti molli, il forarne di entrata, di forma circolare od ovalare a seconda. dell' incidenza del proiettile, presenta una grandezza poco inferiore al calibro della pallottola, con margini cont usi e ci rcondati da un distinto a.Ione brunastro. Tutt'attorno ai margini ho notato sempre quello i>collament.o sottocutaneo piuttosto esteso, r ilevato già. da Pirogoff e da. l\Iinkewitz. Il forarne di usc ita ha forma irregolare e margini :::frangiati ed estrnfiessi . Il tragitto presenta una zona necrotica. piuttosto a,mpia e per conseguenza dà. luogo ad un tralcio cicatriziale abbastanza esteso che, per eventuali aderenze con muscoli e tendini o per imbrigliamento di rami nervosi, pnò ~ssere più facilmente causa d i disturbi consecutivi. Inoltre le pallottole di piombo mobilizzano nella ferita dei brandelli di stoffa abbastanza grandi, come attestano i fori che si osservano sugl' indument i dei colpiti (giubba, pantaloni, farsetto a mRglia, ecc.). È più facile, quindi, e molto più freq uente l'infezione piogena, che cessa. solo colla eliminazione del corpo estraneo infetto. In un caso di ferita del bacino, prodotta da un proiettile di Martini, si stabilì un processo di suppurazione che resisteva a tutte le cure; il pus fetido poteva far pensare ad una lesione del cieco, essendo lu. ferita a destra. Se lJOn che l'assen za di fuoruscita di contenuto intesti o aie e sopra tutto la. mancanza di qualsivoglia. sintomo loca.le o gene rale che potesse far pensare ad una flogosi del peri toneo pelvico, fecero escludere· una tale i potesi, facendo piuttosto ammet· tere la. permanenza di un pezzo cli stoffa. Il decorso successivo con · fermò tale idea: dopo qualche giorno ancora, insieme colla str iscia di garza iodoformizzata, con cui drenavo il tragitto, venne fuori un gro:;so brandello di pantaloni, la cui el iminazione segnò pure la scomparsa rapida dell'essuclato purulento. In caso di concomitan ti lesioni osee, prodotte da.i proiettili di
NOTE OHJRUll.GICRE SULLE J'·E RI1'E OS:òERVATE A DER:'U, ECC. .,_,.
..
... .. .,.._
1.: t-
I,
·,. ·-· ).
... ,
,.
263
piombo, a. volt.e ho veduto orificii cutanei addirittura enormi, specie da.1111. pa.rte del forame di uscita. A causa. delle dimensioni degli orificii este rni, se è interessato un vaso di una certa grandezza, sopraggiunge il più delle volte un'emorragia rapida.mente mortale, poichè non è possibile la formazione di quegli ematomi provvidenziali, osservati abbastanza. frequentemente nella guerra russo-giapponese. In questa, com'è noto, ambedue le parti avversa.rie erano arma.te di fucili di piccolo calibro e quindi, a. causa degli orifici esterni addirittura puntiformi, il sangue era costretto a raccogliersi fra i tessuti profondi, dando luogo a quelle raccolte ematiche le quali, comprimendo il vaso ferito, realizzavano una vera e propria emostasi spontanea. Accanto alle ferite, testè descritte, ho avuto agio di osservare, sebbene in numero molto minore, quelle prodotte dalla pallottola incamiuia.ta del Ma.user mod. 1890, le cui qualità umanitarie spiccano in modo manifesto. Infatti le ferite sfriscfonti, prodotte dal piccolo calibro, sono limitate e presentano una minima contusione dei margini e del fondo, in modo che il più delle volte è possibile praticare l'affronta.mento e la. riunione dei margini, previa un'economica regolarizzazione della ferita. Le lesioni perforanti presentano degli orificì e dei tragitti minuscoli, che hanno una spiccata ten<lenza a guarire colla. massima. rapidità., seguendo in generale un decorso assolutamente asettico. In alcuni feriti, pur avendo la, piccola pallottola attraversato delle masse muscolari (deltoide, quadricipite femorale, ecc.), la guarigione non oltrepassò, jn generale, i dieci giorni. È davvero stupefa.ciente veùere i piccoli orificii ricoprirsi in breve Lem po di una. ero · sticina brunastra, di,,ndo luogo ad una caratteristica gua1·igione sotto crosta. Il tralcio cicatriziale residuo è inappi-ezzabile e quindi manca. di solito qualsivoglia disturbo consecutivo. Infine ho osservato spesso delle ferite, nelle quali la direzione del tragitto dimostrava come la piccola pallottola. aveva. quasi sfiorato il fascio nerveo-vascolare senza lederlo; evidentemente in condizioni identiche i grossi proiettili di piombo lo avrebbero quasi certamente intere3sato.
Le lesioni ossee, prodotte da.Ile pallottole non incamiciate del l\Iartini e de l Ma.user di 11 mm., si presentano estese ed oltremodo gravi. Un marinaio, colpito alla gamba sinistra da un proiettile di millimetri 11,4 3, presentava una. vasta ferita. con forami enormi ed irregolari, specie dalla. parte dell'uscita del proiettile; gli orificii sembravano
264
NOTE ORIRURGIOHF. SULLE FERITE OSSERVATE A DE&NA, EOO,
addirittura. dei crateri, dal cui fondo pendeva.no brandelli muscolo-aponevrotici e tendinei, nonchè schegge ossee mobilizza.te in tutte le direzioni. Trattavasi, insomma, di veri e propri fenome.ni esplosivi. Il ferito presentava. uno spiccato stupore locale ed un discreto shock generale, per cui si lasciò fare la medicatura, senza mostra.re grandi sofferenw. · Invece nelle ferite prodotte dal piccolo calibro, ho osservato quasi sempre delle lesioni molto più limitate sia nelle parti molli, sia nelle ossa. Il focolaio di frattura mostra una minore comminuzione, sal vo bene inteso, nei colpi tira.ti a brevissima distanza, nei quali la diminuzione dalla massa è compensata. abbastanza bene dalla elevata. velocità di tra.sla.zioue, la quale., com'è noto, costituisce uno dei fattori della forza viva (1). Di ciò ho avuto una. riconferma. nelle ferite accidentali, capitate a.Ila mia. osservazione. Così ad es. un sergente, colpito all'a.ntibraccio sinistro dal nostro fucile mod. 1891 esploso casualmente, presentava. una ferita. gravissima, con estesa comunicazione del radio e dell'ulna, tutt'altro che deg na dell'1tmanita1·ietà del piccolo calibro. Una lesione, pressochè identica per gravità ed estensione, osserva i anche in un soldato délla sezione di sanità, colpito a. breve distanza ed accidentalmente alla. gamba sinistr a dalla nostra. pallottola di mm. 6,5. Ho osservato infine delle lesioni gravi a.Ile mani in se, guit.o n. ferite accidentali, riportate mentre l'individuo teneva applicata la palma della mano sulla bocca del fucile. Ma, ripeto, all'infuori di questi casi, le lesioni ossee, prodotte dal piccolo calibro a.Ile distanze medie di combattimento, mostrarono sempre una gravità. molto più limitata. * * "'
Le ferite cranico-encefaliche, prodotte dalle pallottole non incamiciate del Martiui e del Mauser di 11 mm., presentano dei veri e proprii fenomen i esplosivi, con fratture multiple raggiate e circolari, con proiezione di schegge e fuoruscita di sostanza encefalica; tali feriti sono giunti all'ospedale quasi sempre mor.e nti. Jn q uell!, nei quali la morte non era i mmediata, sopraggiungP.va uu processo di meningo-en· cefalite più o meno rapidamente mortale. L'infezione evidentemente è dovuta alla mobilizzazione di un gran numero di bacteri trascinati coi capelli e col sudiciume cranico dai proiettili di piombo di medio calibro. Invece le ferite cranico,encefaliche, prodotte dalle pallottole (l )F = "'v'. 2
NOTE CBIBCRGICHE SULLE FERITE OSSERYATE A DER~A, ECC.
2G5
incamiciate di mm. 7,65 quando non presentii.vano lesioni incompatibili colla vita, specie se il proiettile aveva attraversato dei diametri brevi, hanno avuto in generale un decorso piuttosto benigno, in modo che, dileguandosi i fatti commozionali e mancando dei sintomi di fo . colaio, l'infermo ef'uggiva spesso all'infezione meningo-encefalica e si avviava abbastanza rapidamente verso la guarigione. Di tali casi fort unati ne ho osservato tre, dei quali due per ferite prodotte dalla pallottola. del Mauser mod. 1890 ed uno da quella del nostro fncile. Nei due primi trattavasi di ferite cranio-eucefaliche aventi un tragitto piuttosto breve, situate rispettivamente nella re· gione occipitale ed in quella parietale destra. In quest 'ultimo caso il ferito presentava, sin dal suo ingresso all'ospedale, dei disturbi motorii all'arto superiore sinistro, cioè dal lato opposto alla regione colpita. L'esame obbiettivo pose in evidenza una paralisi della porzione distale del nervo radiale; infatti il ferito mostrava una flessione permanente della mano sull'avambraccio e delle dita sulla mano, con abolizione del movimento di estensione; invece l'antibraccio roteva estendt1rs i perfettamente sul braccio. Come si comprende di leggieri, doveva scartarsi assolutamente l'ipotesi di una lesione centra le, sostenuta cioè da emorragia intracra.nica o da. eventuale infossamento di schegge, non essendo verosimile una lesione corticale così limitata, da produrre disturbi n el territorio di distribuzione di alcuni rami soltanto di un tronco nervoso. Ritenni pertanto trattarsi di una lesione periferif'a del tutto indipendente, di probabile origine reumatica; e il decorso confermò la. mia idea., poichè la. paralisi scomparve totalmente in seguito alle cure mediche. La ferita cranio-encefalica., prodotta da una pallottola del nostro fucile mod. 1891, fu riportata in combattimento dallo sceik Isa ben Gi· bril della tribù degli l-la.Ysa, il quale venne fatto prigioniero .nel combattimento notturno dell'll febbraio u. s. Presentava. una ferita nell'estremo posteriore della. regione parietale sinistra con permanenza del proiettile nella cavità cranica. Sulla parete ossea si notava una soluzione di continuo circolare, associata a fratture multiple raggiate e circolari, con infossamento di schegge; non esisteva emiplegia.. Previa estesa rasura. dei capelli ed antisepsi alla Grossich, allargai con taglio in croce il fora.me esterno, asportai qualche scheggia completamen te libera, rialzai quelle infossate e riunii parzialmente la ferita operatoria. con sutura a punti staccati. Il decorso fu assolutamente asettico. Durante la. convalescenza il paz iente presentò una evidente atassia, che fece pensa.re ad una probabile lesione cerebellare; essa però andò gradatamente migliorando ed infine scomparve del tutto, in modo che
266
XOTE OHJRUflGICHE SU LLE FEJl.l'l'E OSSERVATE A DERXA 1 ECC'.
il ferit,o il 24 marzo fu dimesso completamente guarito, non presentando più alcun disturbo. *
"'* Le ferite toraciche, associate a. lesione -polmonare e -prodotte dai proiettili di piombo, presentarono con una. certa. frequenza, quale complicanza primaria, pnenmotrn·ace tanto più accentu&to, quanto maggiore era i l caLbro della pallottola feritrice. In un ferito, che presenta.va a11a regione sopraclavicolare destra un forarne di entrata piutt0;:;to ampio, con frattura del terzo esterno della. clavicola e con permanenza del proiettile, rileva.vasi anche un manifesto enfisema ,qottocutaneo. L'e· mottisi fu osservata quasi costantemente, ma sempre di breve durata. Non ebbi mai a rilevare dei gravi emotoraci, ma sibbene, qttale com plicanza secondaria, dei versamenti pleurici non molt.o estesi. Nessun ferito presentò pleurite purulenta. Nelle lesioni toraciche, prodotte dai proiettili di piccolo ca.libro del Mauser mod. 18~0, non ebbi ad osservare ma.i pnewnoto1·ace e tanto meno enfisema 1wttor1ttaneo, ma soltanto un leggiero versamento pl eurico. *
** Le ferite addominali, prodotte da.Ile pallottole di piombo, si a ssociarono spesso a lesioni viscerali gravissime, seguite più o meno rapidamente dalla morte. In un caso veni va fuori dalla ferita addominale un'ansa dell'intestino tenue divisa in toto; ed anche nelle ferite parziali le lesioni anatomiche, in generale, si mostrarono sempre ampie ed irregolari. Invece le lesioni intestinali scolpite dai proiettili di piccolo calibro, sono molto più limitate; inoltre lo shock, a differenza di quello gravissimo provocato dalle pallottole di piombo, è sempre meno accentm~to, Sl'l,lvo, ben s'intende, in caso di colpi tirati a brevis:;ima dis,tanza. Ciò confermerebbe quanto avevo notato in alcune mie esperienze sull'azione ,ulnerante dei proiettili di medio e piccolo calibro delle pistol~ da guerra. Tira.udo sui cani colla nostra pistola a rotazione e con quella Mauser mod. 188!), pur producendo ferite pressochè uguali per importanza dell'organo leso, notavo sempre che l'animale cadeva giù come fulminato, quando era colpi to dal proiettile di mm . 10,35, mentre ciò non accade,·a in pari grado, quando veniva raggiunto dalla pallottola di mm. 7,G3. Ciò, per altro, non infirma affatto l'efficacia del piccolo calibro, come del resto ha dimostrato luminosamente la guerra combattuta in Manciuria. Il nostro fucile è e
NOTE CHlRUROICHE SULLE FERITE OSSKR VATE A OERNA, ECC.
!'.
::.:r:
...
;•
:.~
.:.
.... ., /
267
rimarrà un'ottima arme; però, quando si ha di fronte un nemico dotato di una straordinaria resistenza, com'è quello che noi si combatte in Libia, forse la pallottola di mm. 6,6 sarebbe assai opportunamente sostituita da quella di mm. 10,35 del nostro Wetterli. Ed infatti in t utte le guerre coloniali si ebbe a constatare la minore efficacia dei calibri ridotti, qualificandoli addirittura fu.cili che non u,ccidono, per cui gl'iuglesi, com'è noto, furono costretti ad adottare proiettili facilmente deformabili (pallottole d1im-dum, pallottole con apice cai;o, ecC'.). P er dare un'idea della grande re!',istPnza cli <!ni 1;on dotnt.i gli ara bi e sopratutto 1 bednini, racconterò il seguente fatto: fn trasportato d'urgenza nel riparto chirurgico un indigeno il quale, colpito da u na granata, presentava una vasta ferita addominale con fooruscita di omento E'< di buona parte del pacchet.to intestinale, leso in varii punti, e con asportazione completa della mnno destra. Malgrado tutte queste lesioni, il ferito era in discrete condizioni genernli. Lo sottoposi senza indugio alla laparotomia., pur essendo convinto dell'inutilità. di qualsi'"oglia. intervento; eseguii suture intestinali mul tiple laternlì ed uua circolare. Rìunita parzialmente la ferita la parotomìca, applicai il dre naggio capillare di Mikulicz; indi praticai un'amputazione regolarizzatrice al terzo distale dell'antibraccio. Ebbene il forito seguiva le varie manovre chirurgiche senza emettere un lamento, anzi di tanto in tanto mi ringrazia.va. Dopo la medicatura egli volle assolutamente essere trasportato al proprio alloggio, dove, a quanto mi fu riferito, cominciò a mangiare dei datteri, dei qnali gl'ì11digeni sono ghiottissimi. Uno dei nostri sarebbe morto sul tal'olo operatorio.
**• Le feri te, prodotte dalle art iglierie, furono csservate ben di rado, poichè i t urco.arabi a Derna erano scarsamente provvisti di cannoni, i qnali del resto erano subito messi a tacere. Ho cnri,to q uindi pochissime ferite prodotte da pallette di shrapnel e quasi tntto a canale cieco con permanenza del proiettile. Osserva.i un solo caso d i ferita grave al piede sinistro per scoppio di shrapnel: tratta,asi di un'ampia soluzione di continuo situata. nellt1. reg ione plantare ed associata a frattura del tarso. Le lesioni però non erano tali da ginstifìcare in primo tempo un'ampu tazione, e quindi fu tentata la cu ra. conservat iva. Il ferito intanto veniva trasferito su d i una naveospedale . Nel trattamento delle ferite potei constatare la grande efficacia. della medicatura. con tintura di iodìo. Non ebbi ad osservarfl, in ge-
268
NOTE ORIRt""RG I CHE SULLE FERITE OSSER\.ATE A DERNA1 ECC.
nerale1 i fatti irritativi e tanto meno le lesioni eczematose deploratE; dal Fischer nella guerra russo-giapponese. Te.li inconvenienti, oltre che colla forte concentrazione delle soluzioni iodiche di antica data, vanno spiegati, a parer mio, coll'uso della garza al sublim.a.to. Infatti la tintura di iodio a contatto del bicloruro di mercurio forma un composto che riesce oltremodo irritante. Ed invero in pochi feriti, nei quali per mancanza di garza semplice fu usate. quali.a al sublimato, osservai realmente degli eritemi che si complicarono ad inq uin amenti delle ferite, per cui la guarigione fu sensibilmente ritardata. Sarebbe quindi opportuno abolire completa.mente nel materiale di mobilitazione la medicatura al sublimato, sostituendola con altra semplicemente sterile. Grazie alla congrua medicatura occlusiva, non ai ebbero a deplorare gravi complicanze infettive (erisipela, tetano, ecc.), il che conferma. ancora una. , olta la grande impor tanza, che ha la prima medicatura sull'avvenire di una ferita. L'esperienza, desunta dalla presente campagna, mi ha convinto sempre più che l'attività operatoria in chirurgia. di guerra dev'essere necessar iamente molto limitata. Non è possibile parlare di la.pm·otomie q uale cura sistematica di tutte le ferite addominali penetranti in cavità. Dopo ciascun combattimento è tale il numero di feriti, i quali r eclamano cure meno laboriose e più sicure nei risultati, che assolutamente mancherebbe il tempo per dedicarsi in primo tempo agl' inte rventi lunghi ed indaginosi quali sono quelli addominali per ferite d·arme da. fuoco. A ciò si aggiungano le difficolti\. dovute a ll'ambiente, tutt'altro che adatto per simili interventi, sia l'ospedale attendato od accantonato. Non s'improvvisa facilmente una sala operatoria che sia con ,•enientemente riscaldata ed offra tutto ciò che è indispensabile per la buona riuscita delle operazioni cavitarie. Ma, pur non volendo tener conto delle d ifficoltà accennate, rimane, nella maggioranza dei casi, una se ria controindicazione d'intervento nAllo stato generale dei feri ti a.<ldominali, i quali, sopratutto a causa del lungo trasporto, giung ono alrospedale quasi sempre in preda a gravissimo shock. Il traumatismo operatorio non farebbe che aggra.vare maggiormente il ferito, affrettandone la morte. Senza dubbio, l'ideale consisterebbe nell'ogpitalizzazione .~ul campo stesso lli batta.glia,· ma ciò è irrealizzabile nelle guerre coloniali. L'unica indicazione d'intervento è rappresentata. dall'ei,wrnigia interna. Riposo a. soluto, ipoclennoclisi, iniezioni sottocutanee cli mo1·(i11a, vescica cli ghiaccio snll'acldome, digiuno completo per direr~i giorni: ecco riassunto il trattamento seguito. in generale, da noi nelle
269
NOTE CHIRt.:RGICHE SULLE FERITE OSSE RYATE A DER:-u, ECO.
::,
-:
:
.,-
I.,
ferite addominali penetranti, ottenendo il 55 °._. di guarigioni (1). 1'ale cifra è davvero confortante, se si pensi ai risultati addirittura disastrosi delle laparotomie ed alla gravità delle lesioni anatomiche scolpite dalle pallottole non incamiciate. li grande pote1·e adesi?:o della sierosa. peritoneale, che tende a circoscri vel'e con barriere natura.li il punto leso, la ben nota azione difensiw dell'epiploon, l'ectropion dellci urncoui, che nelle ferite poco estese dell'intestino basta spesso ad occludere gli orifici, sono altrettante condizioni che spiegano bene i casi di guarigione spontane~ delle ferite penetrati dell'addome prodotte dalle armi da fuoco portatili. Nelle ferite cranio-encefaliche, non associate ad emorragia interna, mi limitai, in generale, a fare un'accurata antisepsi locale e ad applica.re una medicatura. asettica, salvo in qualche caso nel qua.le procedetti al sollevamento di schegge infossate ed alla rimozione di qualcuna completam,mte libera. Ottenni così una percentuale di guarigioni del 30 p. cento. Nelle ferite degli arti, complicate a lesioni ossee, fu eseguita col massimo rigore la cura conservativa., rimo\"endo il mmor numero di schegge dal focolaio di frattura. L 'estrazione di proiettili fu praticata qualche giorno dopo !' ingresso dei feriti. In tale opera riuscì di sommo aiuto l'appm·ecchio tra.~po1·tabile pe1· raggi X, tipo militare, ideato dal generale medico Ferrero di Cavallerleone, ispettore capo di sanità militare, apparecchio che ba corrisposto in modo meraviglioso.
** * Riportiamo un quadro dal quale rileva.si la frequenza di tutte le ferite per armi da fuoco da noi osservate nelle varie regioni. RE G 10 :-; I
Cranio: ferite interessanti le parti molli esterne ferite cranio-encefaliche Faccia .. Collo . 'Torace: ferite non penetranti ferite penetranti .
Fr e1plCn1.a
2,2 p. 100 6,1 >
3,9
>
1,6
>
o,o
>
8,9
>
(l) Giove. notare che tra i casi letali si ebbero due feriti addominali, che presentavano anche lesioni della colonne. vertebra-l e.
270
lW 1' E CHIRURGICHE S ULLE FERITE OSSERVATE A DERNA, ECC.
Addom"': ferite non· penetranti ferite penetranti . Bacino : ferite non penetranti ferite penetranti . Arti superiori : ferite interessanti le parti molli ferite articolari ferite asso,~iate a lesioni oss~e diafìsarie Arti inferiori : ferite interessanti le parti molli ferite articolari ferite associate a lesioni ossee diafisarie.
1,6 p. 100 10,6 > 6,02
>
3,9
>
8,3
>
2,2 4,4
>
26,2 2,2 6,7
>
>
> >
,,. "' *
Riassumendo quanto finora abbiamo detto, crediamo di poter venire alle seguenti conclusioni: 1° La guerra. italo-turca ha confermato ancora una volta l'influenza. del ca.libro e della deformabilità dei proiettili sulla. estensione e gravità delle ferite; 2° Le estese lesioni anatomiche, prodotte da.Ile pallottole di piombo, impediscono, in caso di concomitante ferita vasale, la formazione di ematomi e quindi l'emostasi spontanea è quasi sempre irrealizzabile; 3° Malgrado le qualità tutt'aJt.ro che umanitarie dei proiettili di piombo, impiegati dai turco-arabi, il decorso delle ferite in generale non fn turbato da gravi complicanze infettive, grazie alla congrua medicatura occlusi,,a ; 4° L'esperienza , desunta. dall'att uale campagna. di Libia, mette in evidenza ancora una volta tutte le difficoltà relative agl'interventi cavitarii e l'impor tan za della chirurgia conservativa nelle lesioni ossee.
e
-
- -- -
-·-- - = - - - - - -
I
6r:
IJ
I
11]
I
9
'
j
'
.I
! ' ! I
! I
1 I
d Flg. l'.
.,' ~:
•• Pig. i •.
j
272 3° OSPEDALETTO DA CAMPO
f{EL~ZIO~E CIRCAGLI EPFETTI DEI NOSTRI PROIETTILI seL CORPO ~\L\NO (l )
Le mie con~ideraziooi riguardano esclusivamente i nostri proiet tili di mm. 6,5, modello lS!Jl. Per poter dare un'idea sull'enti tà delle mie conclusioni credo op· portuno premettere il numero e la. qualitù delle osservazioni fat te. Queste riguardano : 1° I ferì ti ara.bo-t urchi del 19 e :!O ottobre, accorsi in numero piuttosto rilevante all'ambulatorio da me istituito subito dopo lo sbarco. 2' l feriti ind_igeni raccolti sul campo di battaglia ovvero feriti dai 110:-tri carabinieri, che ammontano a 5. 3' I feriti nostri, accidentalmente colpiti dai nostri proiettili 1891, che ammontano a 4. 4:0 L'esame di 37 cadaveri, ri masti sul campo nei fatti d 1 armi del 2~ dicembre alla. ridotta n. 3, dal 17 al 18 gennaio a.I Blokhaus B, e del 31 gennaio alla ridotta Fajat. 1° I (e1·iti del 19 e :!O ottobre si presentarono dopo parecchi giorni al nostro ambulatorio, trattenuti naturalmente da.I t imore di essere puniti. Con tutto ciò le ferite prodotte dal nostro fucile erano poco gravi e non complicate, non ostante fossero rimaste senza cur a e coperte da luridi cenci. Avevano forami di entrata e di uscita. piccoli, netti, regolari, senza alterazione rilevante dei tessuti. ( 1) Le colonne del Cliom,,le di 11iedici11a militare sono a perte a tutti quei nostri collrghi, che prestano in Libin la lo ro opera coraggiosa e sapiente presso le truppe <'Om· battcmi: e saremo so111pre Jioti di pubblicare i risultati delle loro osser~·a zioni, le quali fl(•quis tnno tanto m nggiore importnm.a inqunntoc-hè esso son rnccolto sul terreno si.esso d ell 'aziono. Come i let tori vedono, in questo foscicolo d inmo pos to allo studio del Capita no med ico prof. De Snrlo s ulle ferito osservate n Derun, o vi fn<'<'iamo seguire la p resente relnzionc dt•l capitano m edico Filippo Caccia, 111 quale ha per o ra il carattere n'una semplice nota preven tiva; g int·r hè, c·onoscendo l'operosità e il vnlore dcll'egreizio collega, siamo certi d1e eg li ei darò, a tempo oppor ! uno, uno studio più esteso e comple to intorno nll' intcrC'SSUnt issimo arg<>mcnto.
(:\7. d. R.).
T!ELAZIO~E CIRCA GLI EFFlsTTl DEI N O:;TRl PROIETTILI, E CC.
273
Le lesioni agli arti, non interessanti le ossa, non impedivano la. funzionalità dei medesimi; quelle al torace, penetranti in cavità, non avevano provocato seri disturbi circolatori e re;;piratori; i feriti si recarono soli all'ambulatorio. 2' Feriti indigeni 1·imasti sulca-nipo cli battaglùi. - Sono pochissimi in genere i feriti dai nostri fucili che non sono riusciti a scappare. Io ne ho osservato solo due nel Blokhaus u. 3, feriti uno alla gamba e l'altro alla coscia a brevissima distanza (30-40 metri), con fenomeni di scoppio. Gli altri feriti osservati ernno da proiettili d'artiglieria. Inoltre ho osservato tre contrabbandieri feriti, uno a l collo, uno al torace, uno all'addome ed al torace, i quali descriverò brevemente, riuscendo di particolare interesso . a) Ha.li Bén Hamed, di anni 38, da Mi,mrata, è stato trasportato al nostro ospedaletto la sera del 23 novembre dai carabinieri. Egli, colpito a circa 150 metri, presentava una ferita al collo con foro di entrata nella regione cervicale posteriore, a circa 3 centimetri dall'apofisi spinosa e foro di uscita nella regione mentoniera con spappolamento di tutto il labbro inferio1·e e frattura comminuta del mascellare inferiore. Ebbene egli ha fatto un chil ometro a piedi, poscia ha sopportato bene l'intervento di circa mezz'ora senza anestesia e poi a piedi è andato in un locale adiacente all' ospedaletto, facendo par~cchi scalini senza alcun sostegno. b) Hamed Habsulem, di anni 50, e.la Slieteu, fu ferito dai nostri carabinieri il 22 febbraio 1912 a pochi metri di distanza (meno di 10 metri). Presentava ferita d'arma da fuoco all'addome con lesione della vescica e del retto, e due ferite d'arma da fuoco al toracfl. Nonostante il grave intervento, dopo sei giorni il ferito si è potuto trasferire al carcere a piedi, facendo circa trecento metri. Si pensi che tutti i feriti nostri all' addome da proiettile .llauser sono morti dopo due o tre giorni al massimo, sia con l'intervento, sia lasciati al ri-
poso completo senza alcun intervento. e) Ha.med Cin Mohamed, di anni 30 da Slieten. Ferite multiple d'arma da fuoco alla regione posteriore del torace, cinque a destra, e quattro a sinistra., penetrant i in cavità, prodo~te dal proiettile 1801 a mitraglia. Emotorace consecutivo. - È stato ferito il 22 febbraio ed ora, guarito, è stato il 16 marzo trasferito al carcere. Ho voluto riferire alquanto dettagliatamente questi casi come esempi tipici, per dimostra.re cla una parte la relativa grasihi delle lesioni dei nostri proiettili anche nel!e region i più doh ute, e dall'altra la grande resistenza di questa razza primi t i va semi- bnrbara. Due tS - r;iornale di medicina mi/ilare. -
..
F:1sc, IV•
274
R ELAZIOXE CIRCA GLI E FJ,' è:,TL DEL NOSTRI PROIETTILI, ECC.
fattori che sommati insieme hanno provocato la. credenza. popolare, ira gl'indigeni, dell'innocuità dei nostri fucili. 3° I feriti 11oxtri da proiettile 1891 sono 4, uno nelle parti molli della gamba, uno nel ginocchio a canale completo, con interessamento dei capi a.1·ticolari, a canale completo della faccia con interessamento dei due mascellari su periore e del vomere ed uno con foro di entrata nella regione glutea di un lat o e con il proiettile arrestatosi nella r egione glu.tea del lato opposto. Queste lesioni sono ;,tate di pochissima entità; i movimenti dei feriti agli a rti erano tutti possibili con lieve dolorabilità, ed il ferito alla faccia camminava, risentendo solo il disturbo dell'emorragia. Qu1:1.le enorme differenza in ferite identiche da proiettili :Mauser (vecchio modello) a grossi fori di en trata ed uscita, con vaste lacerazioni e profonde contusioni dei tessuti molli, con ampie lesioni delle ossa (fratture comminutive), e con lunghe ed ostinate guarigioni, anche delle ferite più lievi. 4° Esame dei cadaveri. - Le ferite erano ripartite nelle regioni seguenti : Ferite al cranio n. 12, di cui 8 con fenomeni di scoppio. Collo. - N. 4-, tutte dei grossi vasi. Torace. - N. 8 1 interessan t i quasi tutte il c1t01·e. Uno con ferita trasver;,ale del torace a cana le completo, tentava minacciare e fu ucciso da un colpe di Browning al capo. Adclome. - N. 11, di cui 4 interessavano il fegato, 3 anche il midollo. Tutt i questi cadaveri giacevano a poca distanza dalla. linea di tiro, non oltre i 50 metri. Adunque tutti questi morti erano colpiti in organi vitalissimi ed a piccolissima distanza. Quelli che riportano ferite del torace semplici, penetranti in cavità, senza lesione cardiaca o dei g ro:;si vasi non restano neppure sul posto del combattimento. Dalle osserva?.ioni fatte mi credo autorizzato alle seguenti conrlusioni: 1° Il proiettile 1891, sia per il suo piccolo cal ibro, sia perchè rivestito, produce in generale alle medie distanze di combattiment<\ lesioni cosi poco distruttive da non meLtere fuori combattimento indiv idui forniti di forte indice di resistenza e sprezzanti del dolore come sono i nemici che dobbiamo combattere. 2° A piccolissima distanza (50-200 metri) i col pi sul cervello, cuore e grossi vasi uccidono l 'indi ,,iduo; i colpi sulla diafisi delle ossa Jnnghe danno azione di scoppio e quindi producono irreparabilmente
RELAZIONE CIRCA GLI F.FFETT! DEI NOSTRI PROIETTILI, ECC.
275
,quasi sempre la. perdita. dell'arto; i colpi degli altri organi, compresi l'addome ed il torace, probabilmente non mettono subito fuori combattimento ; quelli sulle epifisi delle ossa, sulle articolazioni, sulle ossa <lella faccia., sulle parti molli, dove non vi sono condizioni per lo scoppio, non mettono affatto fuori combattimento gli arabi, essendo rapidissima la guarigione. 3° Quindi si può concludere che il proiettile 1891 o uccide o non mette fuori combattimento: perciò, anti-umanitario ne.I primo caso, troppo umanitario nel secondo. E siccome a piccolissima distanza, con questo genere di nemici forniti di proiettili micidiali, non conviene esporsi ai loro colpi, ma ricorrere all'attacco alla baionetta, come si è luminosa.mente dimostrato a Bengasi il giorno della presa (19 ottobre) -e speciR.lmente il 12 marzo, cosi, a mio parere, il fucile 1891 serve poco o nulla in q nesta guerra coloniale. Donde la persuasione che venga. sostituito da un fucile a calibro superiore (circa 10 mm.). Sidi Da.ud, 22 m~rzo 191~. Il capitano medico dfretto1·e FILIPPO CAccù.
27H
DELLA MIOSITE OSSIFICANTE DA TRAUMA CHIMICO Por il dott. Oddi Oddone. capitano med ico
Non è certo mia intenzione di fare un'ampia disser tazione sulle miositi ossificanti t raumatiche già conosciute da tempo e molto accuratamente studiate in questi ultimi anni anche in Italia specie per opera del Oalamida. e d i altri, sia per riguardo al loro sviluppo che alla. loro patogenesi, solo ho creduto opportuno illustrare il caso clinico oc corsomi per la singolarità dell'agen te che diede origine all'entità morbosa ed anche perche dall'esame macroscopico e microscopico del tnmore e dei suoi limitrofi tessuti mi parve di poter dedurre la non dnhbia origine connetti vale e la natura flogistic!', del processo, unendo co'>i il mio caso ai molti altri già descritti.
** • P . S., soldato di anni ,entnno si presenta nel novembre u. s. allo seri ,·ente adducendo di provare dolore piuttosto v ivo alla regione glu tea ùestra e più propriamente nella sua porzione mediana. Interrogato il giovane sulle cause alle quali egli attribuiva l'allegl\to dolore poco o nulla sa precisare solo mi notifica che una lieve d olenzia gli si era già. manifestata da oltre un anno ; ma tale da non im pedirgli di accudire alle eomuni occupazioni di contadino; mentre ora a·,,vorte dolore più intenso e gli si è reso quasi intolleran te la posizione cl i seduto sul la regione glutea de:;tra ove già dalla sua mano profana è stata a,vertita una durezza che a suo d ire è comparsa da poco perche ila poco forse e stata richiamata in loco la maggiore sua attenzione. Nega di a\'er sofferto tranma alcuno. Dall'esame generale de l soggetto appare sano, è stato però malarico e sottoposto alla cura chiuinica per iniezioni alle r egioni g lutee, che si protrasse con i dovuti inten·alli per l ungo peri odo di tempo, dall'età cioè di anni diciotto ai ,enti, dopo di che, non ebbe più a soffrire access i malarici e colla guarigione clinica dell'infermo cessò pure la cura delle iniezioni. :N"ulln. risuHa ali' ispezione della r egione inferma . Pelle normale, nessun sintomo tli reazione fl ogistica locale superficiale, ponendo la mano a piatto sul punto pit'.1 sporgente si ha la sensazione che fra 1~
DELLA lllOSl TE OSSIFICANTE DA TR AUMA CHIMICO
~77
masse molli muscolari sottostanti sia racchiuso un corpo duro che mal si delimita, i suoi contorni sono indeterminati, è poco o nulla. spo stabile, dflsta dolore allorquando si comprime e sembra abbia la forma allungata. Detta durezza è certo localizzata negli strati sottostanti alla pelle e resta il dubbio se sia intramuscolare o subito al disotto del tessuto sottocutaneo. Qua.le ne sarà la natura specifica? È stato questo il quesito che m i mossi fin da.Il' inizio dell'esame dell'ammalato e certo di grande interesse mi parve l'asserto dell' infermo di essere stato sottoposto ad iniezioni di preparati chinici in sito. Si trattava forse di un processo di calcificazione o di una neo formazione ossea da stimolo chimico locale portato in loco dell'instillazione del preparato medicamentoso? Per quanto il soggetto non molto intelligente e rozzo abbia portata poca attenzione quotidiana sullo S\"Olgersi della sua infermità.; pure dal fatto che egli prima eseguiva lavori campestri e la deambulazione, nè ebbe a lagnarsi de lla esistenza di una massa dura localizzata in detta 1·egione, è logico presupporre che la neoformazione debba fin dall'inizio aver avuto anda.meHto lentamente progressivo ed allora mi indussi a ritenerlo di natura osteogena. Non mi è stato possibile praticare il controllo radiografico per l'ubicazione del tumore nè molto ho insistito nelle ricerche cliniche, avendomi il soggetto chiesto di essere sottoposto ad intervento operativo dopo che la cura medica locale (impacchi caldo umidi e revulsivi) praticata a. solo scopo di soddisfare il .pa ziente; aYen come di leggeri si comprende sortito ad e~ito negat ivo. *** Da tutti i sintomi su esposti mi convinsi si trattasse di una form a di miosite ossificante, ed infatt i sotto questo titolo viene definita quella entità morbosa che ha quale caratteristica la neoformazione di tessuto osseo che si sviluppa nelle masse muscolari alle volte in seguito allo stimolo per grave ed unico trauma., ed altra volta. in seguito a. piccoli e ripetuti stirr.oli traumatici e chimici che possono eser citarsi su una o più masse muscolari e che sono stati descritti a. carico del deltoide nei miìitari, del retto interno nei cavallerizzi ecc. ecc. Interessa. a mio parere subito stabilire una netta distinzione fra le neoformazioni ossee libere nelle masse muscolari da quelle che pur trovandosi a. volte spinte fra i muscoli e fra le sue fibbre conservano tutta.via. una. continuità coll'osso dello scheletro, giacchè in questo ultimo ca.so non tratta.si che di una eccessiva e rapida proliferazione del
278
DELLA MIOSITE OSSIFICANTE DA TRAUMA CHIMICO
tessuto periostale stimolato o lesionato da.l tra.urna. e di questa ultima forma non intendo di parlare. Scorrendo la letteratura che si riferisce alle miositi ossificanti varie sono le teorie che troviamo enunciate e coll'ausilio delle quali si tenta di spiegare la formazione di questo tessuto in fra. le maase muscolari. E così che è stata emessa la. teoria ematica, la tumorale, la periostale, la flogistica. ed altre che anderò enumerando. Il Bard partendo dalla. constatazione fatta dagli studi anatomici che le ossa. sesamoidi siano più frequenti nel nostro organismo di quanto comunemente non si creda ascrive a questa notevole importanza per lo !!viluppo delle miositi ossificanti che non sarebbero a suo modo di vedere altro se non sesamoidi ipertrofizzate in seguito a rapida proliferazione per stimolo traumatico. Se nulla di meno, è pur Vflro debba.si riconoscere che le ossa sesamoidi siano di solito più frequenti di quanto comunemente non si crede, è d'altro canto da tener presente che le sesamoidi sono sempre d'' appresso alle inserzioni tendinee ed allora come potrebbero essere spiegate le libere neo formazioni cssee che alle volte, e sono forse le più frequenti, si riscontrano nella parte mediana del ventre di una. massa muscolare? 1 possibili di.stacchi di piccole masse periostali, le quali attratte da fibbre muscolari o tendinee siano portate nelle masse muscolari e Ji giunti favoriti dallo stravaso sanguigno e dal processo flogistico proliferino e generino osso, è la teoria sostenuta dal l'Orlow. È certo però che tali lezioni periostali sono poco attendibili specie allorquando il muscolo prende aderenza all'osso per mezzo di solido tendine. Il Sappey infatti asserisce che è ben raro il caso che un tendine si dista.echi cl.al suo attacco osseo, più spesso si spezza, nè d'altro canto è facile con traumi sperimentali riprodurre il distacco periostale invocato. A vendo il Zimmermann ed altri osservato asportando e sezionando tumori ossei che il nucleo di essi era in vari casi costituito da un coaugulo sanguigno, il Seydeler nè dedusse che con tutta probabilità. per effetto del trauma debba prodursi una circoscritta emorragia e che il sangue infiltrato nei tessuti si organizzi e col depositarsi dei sali alcalino terrosi termini coll'ossificazione. Non manca.no però le obiezioni mosse a questa teoria. Il L augier infatti pur ammettendo la trasformazione di un ematoma in tessuto fibroso ; non sa rendersi esatto conto del come possa avvenire la vera trasformazione ossea e d'altro canto di fronte alla grande quantità di ematomi che continuamente si producono nel nostro organismo rare sono le produzioni ossifi.::anti e quasi solo quegli ematomi che si ma-
DELLA lUOSITE OSSIFICANTE DA TRAUMA CHIMICO
279
nifesta.no fra. le fibbre muscolari, con prevalenza, hanno esito in ossificazione. A tale proposito il Capma.s si domanda se fibbre muscolari o lacinie tendinee non concorra.no alla. costituzione delle neo formazioni ossee. Il Mariotti Bianchi è di avviso che debbasi riconoscere importanza dello stravaso sanguigno solo sotto il punto di vista. che esso può aver influenza. indiretta nella produzione dell'osso provocando colla sua presenza un'irritazione del tessuto veramente produttore dell'osso, o servendo quale centro di e,rieutamento alla neoformazione. Non certo priva di sostenitori e contradittori è la teoria emessa dall'Orion. È per la reazione flogistica. al trauma che in genere a suo parere si genererebbe osso; ossificazione che secondo Corni! ed altri inizierebbe dal connetti,o intestiziale. Devesi però riconoscere che di fronte a tale processo non tro;-eremo più un vero e proprio esteoma: ma una flogosi (miosite ad esito di ossificazione). Riportando la nostra mente alla miosite ossificante progressiva non è certo a noi possibile invocare l'agente traumatico come causa determinante delle molteplici sue esplicazioni ed è pure logico presupporre che l'ossificazione del muscolo che potrà iniziarsi dal connettivo interstiziale o dalle fibbre mnscolari non certo potrà aver quale punto di partenza il tessuto periostale come da taluno si vorrebbe sempre, avvalorandosi così la ipotesi della possibile ossificazione del muscolo o del connettivo anche per processo irritativo meccanico o fk1gistico senza necessità di inter.ento di periostio. Grande favore accolse pure la teoria della diatesi speciale che si voleva riconoscere nel connettivo per la formazione dell'osso (Virchow) che sotto l'azione stimolante di un trauma avrebbe assunta la pro, prietà del periostio. Per altri la miosite ossificante è a considerarsi quale vero e proprio osteoma originato da germi osteogeni aberranti e che già nella. vita intrauterina sono per una causa ignota trasportati nelle guaine dei muscoli. Il trauma agirebbe qua.le stimolante e la proliferazione originerebbe il tumore. Caratteristica dei tumori però è il continuo e costante per quanto lento sviluppo del tumore; mentre le miosi ti ossificanti di solito raggiungono solo date diDlensioni oltre le quali si determina un arresto se pure non si riscontra una regressione del vo1ume, mentre è poi a tenersi presente cbe la miosite si addice alla. forma flogistica più che alla tumorale e non è certo ultima caratteristica di ciò la infiltrazione parvicellulare che quasi costantemente si riscontra nei tessuti limitrofi alla. neoformazione ossea.
280
DELLA MIOSITE OS~ IFIC'A:STE DA TRA t · MA CHIMICO
*** Prima di dilungarmi ancora sulla discussione della. entità morbo"a e delle probabili sue origini, richiamerò il caso caduto sotto la mia osservazione, ed il reperto anatomico e microscopico riscontrato. Sottoposto il soggetto ad intervento operativo incisi con taglio obliquo la regione glutea e non provando 'il coltello resistenza. alcuna; a tutto spessore incisi la pelle il tessuto sottocutaneo, l'aponeurosi ed il muscolo grande gluteo. Tra le fibbre superficiali di questo avvertii c<>l dito l'esistenza di un corpo cluro ricoperto di tessuto di aspetto connettivale, tessuto che a,eva intimi rapporti colle fibbre muscolari delle quali alcune sono state asportate col tumore. Esaminato il corpo asportato esso era della forma allungata, irregolare con superficie liscia e ricoperto in ogni sua parte da un tes· suto molle elastico con una lunghezza di 4 centimetri ed un massimo spessore di 3. Sezionato nella sua metà ave va l'apparenza dell'osso spongioso abbastanza vascolarizzato senza alcun nucleo apparente di orientamento molecolare e ricoperto in ogni sua parte periferica e prossima al tessuto osseo da conne ttiN. L'esame istologico è stato da me praticato nel tessuto corticale all'osso giacchè era mia intenzione di esaminare e poter constatare se sostanza muscolare si trovasse a contatto della neoformazione ossea, tanto da poter stabilire che questa avesse origine per diretto passaggio da quella ovvero se unico tessuto di passaggio fra il tessuto muscolare e l'osso fosse il connettivo. Già a priori era da presupporre che la miosite ossificante, consecutiva all'iniezione di chinino, abbia fatto seguito alla necrosi del tessuto, all'infiltrazione flogistica ed alla neoformazione di tessuto cicatriziale connettivale; ed il reperto microscopico confermò pienament e tale interpretazione dando il seguente risultato. Nei tagli fatti nella porzione più distale del tumore osseo si sono riscontrate numerose fibbre muscolari abbastanza ben conservate anche nella loro striatura. Man mano però che ci si accosta al tessuto osseo neoformato il tessuto connettivo da prima scarso prende il sopravvento avvolge le fibbre muscolari le quali ,anno soggette ad un processo di degene· razione, perdono l'aspetto striato, si colorano poco coll'eosina. fino a che si arriva alla loro completa scomparsa per compressione forse del conneUivo neoformato (fig. A). Le piccole arterie che percorrono questo tessuto sono a pareti inspessite ed infiltrate con piccoli elementi localizzati intorno.
Fi; . A.
Fig. B,
282
DELLA :'tlIOSITE OSSIFICANTE DA TIUU~lA CHIMI CO
Accostandosi alla. neoformazione scompare ogni traccia di tessutomuscolare e residua solo tessuto connettivale ricco di fibroblasti che invade in ogni punto il campo di osservazione. Si nota di poi una infiltrazione parvicellulare che in alcuni punti appare sensibilissima (fig. B ). Non ho praticato esame istologico dell'osso non cadendo alcun dubbio sulla sua natura anche dal semplice esame macroscopico fatto mediante tagli trasversali. Non ho all'esame microscopico rilevato esistenza di tessuto di apparenze cartilaginee; non essendo però da me stata fatta la sezione della porzione ossea, non posso con sicurezza scientifica stabilire che fra t essuto connettivo ed osso non esistesse uno strato cartilagineo, il quale per alcuni autori verrebbe a costituire il terzo stadio delle neoformazioni ossee miositiche e che d'altro canto altri non riscontrarono mentre banno potuto seguire coi preparati istologici la trasformazione dei fibroblasti in osteoblasti e quindi la diretta. formazione dell'osso per opera di quelli (Mariotti). Il fatto dell'assenza nel caso in esame di qualsiasi traccia di tessuto muscolare negli strat.i limitrofi alla masi,!a tumorale e la presenza invece di tessuto puramente connettivo parmi che debba senz'altro far pensare allo sviluppo dell'osso per parte dell'elemento connettivale e forse per opera diretta degli stessi fibroblasti. Esiste è vero l'asserto che nessun elemento cellula.re possa generarsi da elementi di altra natura; e quindi nnn sarebbe a priori concepibile la. formazione di osso, se non per opera di proliferazione di tessuto periostale; ma altri autori anzichè mantenere tali princi pii in sì ristretti limiti estendono la possibilità della riproduzione dei tesisuti in rapporto alle origini dei foglietti blastodermici ed allora: il connettivo, il tessuto muscolare che altro non sono se non tessuti mesodermici come il tessuto osseo potrebbero a.vere la proprietà. osteogenetica. sotto l'azione speciale di stimolo traumatico o flogistico generando tessuto osseo. Lasciando quindi in disparte la teoria tumorale, quella. del connettivo anomalo, quella del trapianto periosteo, quella delle ossa. sesamoidi oberranti, ecc., potrebbe ancora sotto il punto di vista dei fo. glietti prendersi in considerazione la. teoria ematica per quanto è ben vero che di fronte all'innumerevole quantità. di ematomi che si producono nel nostro organismo, solo pochi ed in genere gli intramuscolari generino osso senza che però non sia. molte volte da prendersi in considerazione l'ematoma quale elemento stimolante e punto di orientamento per la neoformazione ossea.
DELLA lJIOStTE 0SS1.F1CANTI': DA TRAUMA CHIMICO
283
Dall'osgervazione del caso in esame sono quindi inclinato a ritenere, le neoformazioni ossee libere intramuscolari, quali vera e proprie miositi ossificanti originantesi dal tessuto connettivo ed aventi quale momento di formazione, lo stimolo meccanico o chimico esercitato sulla parte. Che il connettivo possa generare osso è cosa ammessa da quasi tutti i patologi ed anche riprodotta sperimentalmente. Nel caso studiato l'azione stimolante va ricercata nella instillazione del preparato cbininico fatta nella regione glutea.. Quali speciali ragioni poi abbiano potuto influire a che la miosite ossificante siasi sviluppata a carico della regione glutea destra anzicbè in entrambi allorchè identico stimolo è stato portato nelle due regioni non siamo certo in grado di
stabilire. Si deve forse con,enire ohe alla formazione clella miosite ossificante debbono concorrere anche fattori speciali che ancora non sono caduti sotto la nostra osservazione e-quindi tuttora a noi ignoti.
BIBLIOGRAFIA. .Manuel de am,t. path. A.rchit-io di ortopedia, 1905. 3° CA.IUEB, - Sopra le miositi lrawnatiche (Revue de Chirurgie, 1004). 4° CoRNIL e CoNDRAY, - Revuc de Chirurgie, 1007). 5° DEL.LA VEDOVA, - Pòlicli»o, S. C., 1905. o• DELLA VEDOVA, - Arch1'.vio di Ortopedia, anno 1911. 7° DURANTE. - Archit:io di PolMciano, 1874. 8° FABBRI. - .dccademia delle sciwze Bologna, l8<ì9. 0° HERBEAT. Bull. e mem. de la soo. anat. de Paris, 190! (Osleomi dei. muscoli otturatori ·i ntemo e pio,nidole del bacino). 10° KoNtG. - Arch. /. Klin. Chir., voi. 8". H 0 MARlOTT1 BIA1'0HI. - Oiomale m edico del R . E3ercito, 1007. 12° MARCH.ET'l'l. - La clinica moderna, 1905. 13° ÙRLOW. - Vien. med. Wochen, 1888. 14° ÙRION. - Arch. med. mil., 1895. 15• S1EUR. - Congresso francose di Chirurgia, 1894. 16° SAPPEY. - Trattato di Anatomia. 17° SE,DELB1<. - Deutsche milit. Zeitsch, 1879. 18° VACOAnt. - Annali d·i medicina nai·alc, 1897. 19° ZtMNERMANN. - Dull!chr milit. arzl., 1899. 1° B~no. -
2° C.'lt.AIIIDA, -
2&! CLIXJCA CHIRURGICA DELLA R. UNIVE RSITA DI GENOVA Direflore : prof. Senatore G. F. NovARo.
~ontri~uto allo stuaioaellacosì detta "òlenosi i~ertrofica ~eni~na delPiloro" P er il dott. Arturo Balliano, capitano medico assistente onorario
Sotto il nome di Steno8i ipe;·t1·ofica benigna del Piloro si comprendevano un tempo tutte q uelle affezioni che essenzialmente preseu ta.,ano il carattere cl inico di fenomeni di stenosi pilorica progressivi, ma con decorso lanto, e nelle quali il processo non aveva nessuna tendenza a diffondersi nelle parti vicine, ma invece per anni rimane-a un'affezione locale. Dal lato anatomo-patologico presenta.va. la formazione di un tumore più o meno duro, con uno spiccato aumento di spessore delle pareti del Piloro, ora della mucosa, ora della sot tomucosa o della muscolare, e pit'.1 soventi, delle tre tonache ad un tem-po; le quali subivano un indurimento più o meno spiccato, e al taglio si presentavano piì1 o meno alterate con aspetto lardaceo e sclerc,tico, ecc. a seconda dello stadio dei singoli casi. Il criterio clinico, insieme al criter io anatomo·patologico fondato quasi esclusivamente sull'esame macroscopico, era insufficiente a distinguere la vera ipertrofia benigna del Piloro, altrimenti detta. da vari autori stenosi pilorica da pura ipet t rofia muscolare, stenosi pilorica ipertrofica, stenosi pilorica benigna, indurimento benigno del piloro, ecc., dai processi epiteliali scirrosi, i quali souo più frequenti di quanto genera.lmen te si crede. Tanto che vediamo sotto tale denominaziono classificato an che lo scrirro; il quale formava come una gradazione del processo in questione. Gli anatomo-patologi distinguevano poi le varie forme dell'ipertrofia stenosante benigna prendendo per base principalmente caratteri macr oscopici. Così Cruveilhier (1829) (3) suddivide la ipertofia del piloro benigna (detta poi appunto .« ipertrofia di Cruveilhier ;.) in varie categorie a seconda che l'inspessimento è a carico prevalentemente della
CONTRIBUTO ALLO STUDIO, ECC.
285
mucosa, o della sot.tomucosa, o della muscolore propria. Andral (1837) descrive anch'egli come caratteristiche delle diverse forme dell'affezione l ' inspessimento della sottomucosa, l'aumento del connettivo, che si sviluppa in strie in mezzo ai fasci muscolari: descrive casi di ipertrofia pura. della muscolare, e distingue queste dalle ipertrofie dello strato sottomucoso, e queste dallo scirro: tutta la differenza tra lo scirro e l'ipertrofia o indurazione dello strato sottomucoso lo fa consistere nel grado di tale ipertrofia: cioè nello scirro è più spiccata e acquista maggiore spessore, ma la natura. del tessuto è la medesima: « lo scirro è semplicemente il risultato di un'ipertrofia del tessuto cellulare sottomucoso... :.. Donde la incertezza ed erroneità del concetto di scirro, tanto diverso del concetto odierno di tale affezione. Tali vedute scientifiche sono state· però grandemente modificate in seguito al" perfezionamento della tecnica microi1copica, e all'accuratezt:a. delle ricerche istituite in tale campo: e numerosi casi, che era1,o stati elencati sotto la denominR-7.ÌOnA di ipe1·trofìa steno~ante benigna, si dimostrarono invece, ad un accurato esame istologico, quali tumori di origine epiteliale, e prevalentemente della categoria dei cancri scirrosi. Ed in vero in tali forme si osserva che l'elemento muscolare può prendere uno sviluppo notevole, poicbè il processo cancerOSl• scirroso, anche qui come in altri organi, presenta una grande lentezza di sviluppo, poca tendenza a distruggere i tessuti e devastare gli organi in rmi arriva, e dà tempo invece all'organismo di reagire, nel campo istologico creando barriere connetti vali che circoscrivono il processo, e funzionalmente cercando di vincere la stenosi progressi va, mediante la ipertrofia della muscolare della zona interessata. In tali cancri scirrosi succede spesso che i nidi epiteliali sono pochi e piccoli, per cui è facile che ad un esame sommario sfuggano alle ricerche, e cadano nelle sezioni istologiche soltanto zone prive di qual· siasi formazione epiteliale atipica. Di qui la facile spiegazione di possibili erronee diagnosi di processo benigno in casi che una nuova indagine più accurata avrebbe rivelati per cancri scirrosi. Le scarse pubblicazioni che si trovano su tale argo!'lento sono generalmente relazioni cliniche della malattia; ma la par te anatomo-pa· tologica è meno estesamente trattata. Nella. seconda metà del secolo scorso era generalmente ammessa la stenosi benigna sostenuta dalla sem plica i pertrofìa muscolare con aumento del connettivo, in base a numerose relazioni in tal senso. Cruveilhier, già citato, dice che egli non potè mai riscontrare alcuna traccia di malignità in tali tumori. Anche Schoch (1), Lebert (14), Nauwerck (2), Mejer (4), sono della stessa opinione.
2E6
CO::,;'TRlllUTO ALLO STt;D101 ECC.
Il Tilger (6) è uno dei primi a trattare minutamente la parte istologica di tali affezioni. Il suo caso, riportato però come ipertrofia ste . nosante benigna. del piloro, riguarda un individuo che da due anni a'ìeva manifestato fenomeni progressivi di stenosi pilorica. Alla laparatomia si trova una forte stenosi pilorica. Aperto lo stomaco non si rilevano traccie di cancro nè d i ulcerazioni : Je pareti sono dure e inspessite (circa 14 mm, di cui 8 a carico della muscolare). La sottomucosa è giallo-pallida., sclerosata, lardacea, irregolarmente inspessita. Essa. manda prolungamenti biancastri, zaffi più o meno ricchi d i cellule, tra i fasci della muscolare, fino alla sierosa. La mucosa ha ghiandole con epitelio per lo più regolare, ma. in alcuni punti si osservano cumuli, nidi epiteliali atipici; connetti'ìo abbondante ovunque; muscolare propria molto spessa: in essa si trovano non abbondanti catene di cellule epiteliali. Si tratta dunque e,identemente di un cancro scir0so, e non d i ipertrofia benigna stenosante. Nèl 1902 il Meinel (15-lG) riprende tale intere5sante argomento, e anch'egli riferisce diversi casi della. così detta ipertrofia benigna i;teno.~ante del piloro, nei quali, in seguito al l'accurato esame di numerose sezioni, riusci a dimostrare la presenza di elem~nti epiteliali, dei quali alcuni in forma di catene si jnfìltra.vano tra i fasci della muscolare, fino alla sierosa. Alla fine del suo lavoro egli dichiara che, dai suoi studi e dall'e:;ame della. letteratura, si è fatta la convinzione cht) il concetto della. esistenza di una così detta stenosi benigna del piloro « ... poggia .~it ba.~i così deboli che ha bisogno di nuovi appoggi per non cadere del llltto >. Dello stesso parere è pure il Durante (26), il quale si esprime su tale questione in questi termini: « I restringimenti del piloro so110 per lo più causati da carcinoma: i tumori benigni si riscontrano di rado. La e stenosi per ipertro(ì.a pilvrica ~ è :;tata rilevata da Lebert. Se questa fonna di iperlro(ì.a e.~i.~te, de1:e e.~sere 1111 fatto eccezionali.,•1Ji·1110, poichè volenclo analizzare i 25 casi esistenti nella lettaratura nessuno resisterebbe ad una rigorosa critica ana.tomo-patologica ... >. Il Ziegler (28) dice che l'iperti-o/ia della pm·etc muscolare dello sto maco è consecutiva generalmente a stenosi pilorica, e rigua,·da per lo pfo la p orzione pilorica, e che pu6 anche svi Iu pparsi in co11s1'g"e11za. di afl'ezione canceri,r11ui o infiammatoria dello 1:1tomaco. e Se la sottomuco.~a, la nw.~colare, la sierosa non sono aicl<>ntemente infiltrate da ,2idi c1rncerigni, 11,a solo indurite da una 11.;erpla.,ir, conn<'ltivale, tutta l'aifezioue fa l'impl'essio111> di un t'?ulm·imento beniguo fib1·0.~o: 1:i sono ca.~i in cui pe1-fino l'esame micl'oscopico non può scoiTire in nt>ssun punto
CO~TRl BUTO ALLO STUDIO, ECO.
287
<J.ttalche focolaio di cellule cancerose, di modo che solo dalla presenza di metastasi per avventura esistenti può giudica.rsi trattarsi di un processo cancerigno •. Nel 1903 il Ma.gnus-Alsleben (17) in un suo importante lavoro combatte tali idee. Egli esaminò istologicamente alcuni casi, e vi trovò .accanto a un notevole aumento del la muscolatura del piloro, alcuni gruppi ghiandola1·i ingranditi, che egli ritiene per semplici adenomi, i qua.li qualche volta erano insinuati tra i fitsci muscolari: ma in 11essun punto il quadro di epitelio atipico, canceroso, nessun zaffo, o -catena o nidi epiteliali, ma soltanto ghiandole e eondotti escretorii di forma normale. Inoltre dice di non aver rilevato i sintomi di disfacimento delle cellule e le devastazioni dei tessuti vicini, ma invece un s.umento della muscolatura. Ma è da osservare che non sempre si hanno tali fenomeni distruttivi, specie nei cancri a sviluppo lento, nei scirri. Egli esclude che si tratti di cancri scirrosi, e li ritiene tumori benigni, e più propriamente adenomiomi (la benignità degli adenomi però è molto relati va). Veramente dalla sua descrizione non risulta.no gli elementi istologici sufficienti per poter ammettere un tumore muscolare (mioma) quale generalmente t>Ì intende con tale denominazione, ma pare piuttosto che si tratti di una semplice ipertrofia della muscolare; la cui etiologia è veramente oscura, causata forse da contrazioni abnormi ecuitate nella muscolare dalla presenza delle formazioni abnormi di ghiandole suaccennate. .A.l più si può parlare a.dunque di adenoma con ipertrofia della muscolare. È però da tener presente con quanta facilità e per cause ignote gli adenomi possano ad un dato periodo della loro esistenza degenerare in cancro. Un passo più in là, e i casi su detti diventano veri cancri. Il Torkel (21) discute l'opinione di Magnus-.A.lsleben, che i gruppi ghiandolari ingro3sati siano veri adenomi: egli crede che si tratti in realtà di ghiandole del Brlinner ectopiche, per i l loro aspetto, la costituzione, la vicinanza alla sede normale, e le frequent i anomalie di distribuzione. Da queste ghiandole del Briinner ectopiche, atipiche, si pnò sviluppare un adenoma, come fu osservato da Cohen (8) nel piloro, accanto a nodi di pancreas aberranti, e da Ribbert nelle pareti dell'intestino tenue: e ancora, da tali formazioni è frequente lo sviluppo d i tumori epiteliali maligni, veri e proprii. La ipertrofia steuosante congenita non sarà presa in considerazione in qt1esto lavoro. Essa forma un'affezione particolare, con forte il:pessimento dei fasci muscolari del piloro, probabilmente per anomalie di sviluppo del tubo gastro-intestinale. Sebbene incompatibile con la ,ita (non sempre però), tutta,ia non si può classificare tra le affezioni ma-
288
CONTRIBUTO ALLO STUDIO, E CO.
ligne in senso istologico. Landerer (da Torkel) e Mejer (4), riferiscono ca~i di iperplasie stenosanti congenite in adulti, i quali avevano presPntati fatti di stenosi cominciati molti anni addietro; vi riscontrarono pnra ipertrofia e iperplasia della muscolare. Dunque abbiamo 1e sogaenti forme : 1° i perplasia muscolare congenita stenosant?, do\·uta a riifetto di conformazione; 2' ipertrofia stenosante uenigna del piloro, messa in duhbio da. ...-a ri autori; 3° una forma di cancro scirroso duro, che non dà diffusione agli organi vicini, o soltanto molto tardivamente, e che per il decorso cronico e i caratter i macroscopici simula la seconda forma, ma se ne distingue per le. pre::;enza di elementi epiteliali ati pici, in forma di zaffi, catene di cellule epiteliali che invadono la sotlomncosa, si infiltrano tra i fasci della muscolare, fino alla sierosa, e che talora sono in cosi scarso numero e in zone così limitate da richiedere un lungo e paziente esame. e sezioni in serie <li gran parte del pezzo per essere rivela.te. II campo delle stenosi benigne si ,a ogni dì più restriugendo, a favore del dominio delle forme epi te!iali scirrose, che appaiono sempre più frequenti, iu ragione diretta della accuratezza delle ricerche istologiche. *
** Il caso che and iamo ad illustrare si presenta degno di nota, per di \cer,::i riguard i. :.\I. Nicola, di anni 53, contadino, entrato il 30 marzo 1910; letto 2;). Gentilizio immune. Aronesi personale remota uegativa. Non è bevitore, nè fumatore. Circa 6 mesi fa comi nciò ad aVYer tire, subito dopo il pasto, un senso di peso allo stomaco, che durava circa due ore. I n quel tempo sofferse pure qualche volta di vomito, specie dopo pasti più copiosi del solito: esclude che vi fossero traccie di sangue nelle sostanze vomitate. Dopo qualche settimana cominciò anche a so:tfrire di rigurgiti liquidi, di sapore aeido, specie a digiuno. Non sofferse mai di Yeri dolori o bruciori all'epigastrio: non ebbe mai itterizia.. Per tali fatti cominciò a dimin uire di peso abbastanza rapidamente (circa 10 chilogrammi in 5 mesi), nonostante che l'a ppetito sia stato sempre buono, e anzi sia andato anu1entan<lo noteYolmente. In questi tempi sofferse anche di stitichezza. Sempre epiretlico. E;;. Ob. - Costituzione scheletrica regolare, masse muscolari e pannicolo adiposo deficienti. ;folla di notevole agli organi del torace. F eg11.to, milu, reni in limiti normali. Nnlla si rileva con l'ispeziono dell'area gastrica : la palpazione è iuJuleole, e non fa pl!rcepire nulla d i anormale: le pareti addominali
CONTRIBUTO ALLO S1'UDI01 ECO.
289
sono a.lqua.nto tese. Il limite inferiore dello stomaco giunge alla. linea. ombehcale trasverso: con l'insufflazione di aria nello stoma.c:o giunge a 2 dita. sotto la linee ombelicale; e introducendo a.equa nello stomaco il limite sudetto scende a. 4 dita sotto l'ombelicale. A digiuno rumore di guazzo: nei ripetuti esami si estraggono a.I mattino a digiuno con la sonda circa. 500 centimetri cubi in media di contenuto, di colore giallo scuro, in cui si nota.no residui alimentari non completamente digeriti, con poco muco aereato alla superficie; Reazione acida; H Cl libero presente; Acido lattico assente; Peptone presente; Glucosio assente. Occorrono in media nei vari esami c. c. 4,5 di soluzione ~ di N a OH 1 per neutralizzare 10 c. c. di contenuto gastrico filtrato. Previa lavatura dello stomaco si somministrano in due giorni diversi, due piccoli parti di prova, con il seguente risultato medio: Pane gr. 70 / 420 Infuso di the gr. 350 i gr. · Dopo un'ora. si estraggono c. c. 560 di liquido poltiglioso; assenza di sangue, Reazione acida: H Cl libero presente (c. c. 4,5 di soluzione ~ di Na OH per neutralizza.re 10 c. c. di filtrato): Acido lattico 1 assente; Peptone presente; Glucosio assente. Si dànno anche due grandi pasti di prova, previa lavatura gastrica, con il seguente risultato medio: Pane gr. 70 Filetto di bue gr. 200 620. Acqua gr. 350 Quantità estratta. dopo 5 ore: c. c. 700; liquido uniforme, torbido, che dà sedimento poltiglioso, colore giallo chiaro, Reazione acida (c. c. 1,6
!
di soluzione ~ di Na OH per renderE' neutri c. c. 10 del filtrato ); H Cl. 1 libero assente; Acido lattico assente; Peptone presente in gran copia.; Glucosio assente. Dunque risulta che le. funzione motrice è insufficiente; al mattino si trova costantemente un ristagno di 350-900 c. c. di con.tenuto gastrico. Pure insufficiente e ritardato è la secrezione cloridrica. Atto operati~o (prof. Nova.ro). - Lapa.ratomia mediana. xifo-ombelicale. Alla palpazione diretta. in corrispondenza. del piloro si rileva che questo è trasformato in una intumescenza. della forma e del volume di un piccolo uovo di gallina, dura, mobile. Essa. è ricoperta. da. sierosa lucente, di aspetto norma.le. Non vi sono aderenze pa.tologich~ con gli organi vicini, salvo che in corrispondenza. della testa del pant9 -
Giornale di medlei,10 mtlllart -
Fa,c. IV.
290
OONTRIBO'J'O ALLO STUDI01 ECC,
creas, la quale è strettamente unita con il margine inferiore poste• riore del t.umore. Isolata la tumefazione da.Ile connessioni omentali; si recide parzialmente il lega.mento epato-duodenale, e si pratica. la sezione dello stoma00 a. monte del piloro, su tessuti sani. Sutura com• pleta. dello stomaco. Poi si isola. il piloro e la. prima. porzione del duodeno, e si escide tutta la porzione alterata. Sutura completa e inca· puccia.mento del moncone duodenale. Siccome il tumore, come si disse, era stretta.mente aderente a lla. testa del pancreas, si reseca. una. porzione di questa, e si sutura la superficie cruenta.te.. Infine si fa una. digiuno-gastro-stomia tra.nsmeso~olica posteriore. Su tura parziale della. parete addominale. con applicazione di un drenaggio che arriva. fino a.Ila testa del pancreas e al moncone duodenale . Decorso post operatorio normale. Nelle successive medicazioni si rinnova. il drenaggio. I contorni della ferita mostrano una lieva irritazione per causa di una. scarsa secrezione sier o-purulenta., mista con un po' di succo pancreatico. Apiressia.. Dopo 35 giorni il ma.lato lascia la clinica completa.mente guarito, e in ottime condizioni generali. Prima di licenziarlo gli si dà un piccolo pasto di prova, da cui si rileva che la funzione gastrica motrice e secretoria: è tornata. .quasi del tutto normale. Aumento del peso del corpo da. kg. 50 a kg. 64. E S AME DEL nzzo. Comprende la. parte pilorica. dello stomaco, il piloro e il primo tratto del duodeno: unita a questa. si osserva. una porzione della. testa del pancreas, nell'angolo del margine inferiore del piloro con il duodeno. Il piloro si presenta della. for ma. e del volume di un piccolo uovo di gallina, ed è duro e consistente alla. palpazione. La sierosa è liscia e lucente, specialmente nel tratto che riP-opre la porzione dello stomaco e del duodeno, un po' meno sul piloro, dove appare alquanto inspessita e presenta alcune piccole rilevatezze, e colori to più biancastro. Lungo la. grande curva.tura si nota il mon-
cone dell'omento resecato, in cui si palpano piccoli ganglii linfatici, duri, elastici. La. porzione di pancreas resecata. si presenta. pallida., un po' in durita. li lume del pil oro è molto ridotto, e ammette una bacchetta. di vetro d el d iametro d i un lapis comune, più facilmen te da.Ilo stomaco verso il duodeno che non viceversa, poichè in questa. seconda. direzione la m ucosa. si accumula. facilmente e fa. osta.colo, a guisa di val· vola. Guardando d all'interno del duodeno si osserva. che il lume di qnesto a. un d ato p unto si restringe bruscamente, ed è quasi chiuso come da un sepime nt o trasversal e, nel cui centro esiste l' apertura pilorica resid ua: d allo stomaco invece si osserva una gradua.le dimi-
CONTRIBUTO ALLO STUDIO, ECC.
~91
nazione del calibro, che termina a imbuto nel canale pilorico. Si pratica. una sezione a tutto spP.ssore nella parete anteriore superiore del tumore, secondo l'asse del piloro. Strisciando con il coltello sulla superficie di taglio si asporta scarso succo. La superficie di taglio mostra un grande aumento dello spe;isore delle pareti del piloro, dovute spe· cialmente alla tonaca muscolare propria, che raggiunge uno spessore superiore a.i 10 mm. Si distinguono a occhio nudo i fa.scetti muscolari nettamente separati dalla sottomucosa e mucosa, le quali invece si presentano con limiti non ben distinti, e come fuse tra di loro in alcuni punti, e di uno spessore molto superiore al normale. La mucosa dello stomaco è liscia, regolare, pallida; verso il piloro si notano due piccole zone emorragiche puntiformi, non ulcerate. Essa è facilmente spostabile sulle parti sottostanti. L a mucosa del du0deno è normale. La mucosa del piloro è inspessita, vellutata, quasi viJlosa. in alcuni punti, altrove invece appare più sottile e atrofica; essa è, aderente alle parti sottostnnti per tutto il piloro. Non si riscontrano -z;one di necrosi nè di rammollimento, nè alterazioni macroscopiche di altra specie nè nella mucosa nè nella muscolare. Il quadro macroscopico dunque non ha nulla di caratteristico: l'aspetto della mucosa, della sottomucosa e della muscolare è simile a quello che si ha. nella. gastrite cronica., e villosa, nella stenosi ipertrofica consecutiva. a fatti cicatriziali ecc., e può presentarsi anche nel ca.nero duro, nel scirro. Per l'esame istologico furono allestiti otto pezzi presi in diversi punti del tumore, specialmente al piloro e nelle vicinanze, e comprendenti tutti l'intero spessore della parete, dalla mucosa l\lla. sierosa.: due di essi comprendevauo il punto di passaggio tra il piloro e il duodeno, e tra il piloro e lo stomaco sa.no; si prese a.nche un pezzo della testa del pancreas, nel punto in cui aderisce a.I piloro, e infine alcuni ga.nglii linfatici. Fissati in liquido di Miiller, induriti in serie di alcoli a. 60°, 75°, 90°, assoluto; cloroformio, parafh1a a 55°. Da ognuno dei blocchi furono da prima tratte alcune sezioni a titolo di saggio. Colorazione con ematossilina-eosina; von Gieson; Ramon y Cajal (bleu di met ilene 0,05 °~ per 5' ==lava.rea lungo, poi 10'-30' in Picrofucsina cioè Fucsina acida gr. 0,10 == soluzione acquosa saturo di acido picrico 100 == lavaggio breve in acqua; alcool == x1lolo == balsamo). E SAME 1uc11osc0Proo. La mucosa si presenta. notevolmente in-spessita: i tubuli ghiandolari hanno una altezza enorme, di circa tre volte il normale; in. alcuni punti il loro decorso non è più rettilin eo, ma ondulato, e altrove ripiegato ad arco irregolarmente. Però l'epi-
292
CONTRIBUTO ALLO STUDIO, ECO.
telio si mantiene regolare per forma e assetto; i nuclei sono ben colorati e ben distinti, il protop)asma. granuloso, i limiti tra. le diverse cellule ben distinti. I tubuli presentano un rivestimento di un solo strato di cellule epiteliali. I fondi ciechi ghiandolan sono limitati da una membrana propria ben evidente, che li separa dalle parti sottostanti. La. muscolaris mucosae è normale, in forma di nn nastrino di fibre muscolari delicate e ben distinte, e delimita la. base delle ghiandole da.Ba sottomucosa. Questa presenta abbondante connettivo lasso, cou vacuoli e fibrille, e nuclei connettivali ben distinti, ricca di vasi sanguigni sezionati in diverse direzioni. In a.Jcuni punti essa presenta abbondante connettivo denso, spesso, povero di nuclei, con aspetto cicatriziale: la mucosa corrispondente a tali zone è sottile, e l'elemento ghiandolare meno abbondante. La sottomucosa è ben limitata dalla muscolare propria.. In alcune sezioni di altri blocchi invece la mucosa si presenta di spessore minore del normale, i tubuli ghiandolari sono separati da connettivo lasso relativa.mente abbondante. La muscolaris mucosa.e si presenta in alcuni punti spezzata, e appare in forma di frammenti disorientati, costituiti da fascetti mus~olari atrofici, isolati. Al disotto di esso si osservano alcuni accumuli ghiandolari a forma di gomitolo a grappolo, con lume ghiandolare piccolo, membrana propria ben netta, connettivo interstiziale scarso: l'epitelio è a un solo strato, con protoplasma chiaro, omogeneo, abbondante; le cellule hanno la forma di triangolo allungato, con la base alla periferia, sulla membrana propria del tnbo, e l' apice nel lume: i loro apici vengono qua.si & contatto con quelli delle cellule della parete opposta., sì che il lume del tubulo è grandemente ridotto, e di forma stellata.: i nuclei sono spinti alla periferia, verso la. membrana basa.le, sono grossi e ben co· lorati. Da tali gomitoli ghiandolari partono dei dotti escretori che passa.no a traverso alle interruzioni sopra.descritte della muscolaris mucosa.e, e si insinuano tra i tubuli ghiandolari rettilinei proprii della mucosa. Tali aggruppamenti ghiandolari sono molti somiglianti per la forma e costituzione alle ghiandole del Briìnner. Sono da tener presenti le frequenti ectopie di tali ghiandole, in questo tratto del tubo digerente, e la vicinanza delle formazioni osservate a.Ila sede normale delle ghiandole del Briinner. In alcuni punti si osservano propaggini di tali gomitoli ghiandolari che spostano, divaricano i fa. scatti dello strato muscolare circolare interno della. muscolaris propria; manca però ogni traccia di infiltrazione a cellule sparse, a catene, ~affi , mantenendosi sempre la forma di ghiandola normale, limitata. da sepimenti connettivi dalle parti confinanti.
CONTRIBUTO ALLO STUDIO, ECC.
293
La. muscolare propria. si presenta dello spessore di circa. 10 mm. -con fasci muscolari ben evidenti e robnsti, separati da. sepimenti connettivi spessi. Le fibre muscolari non presentano nulla di patologico; solo sono .aumentate di numero. Quanto più si va verso la sierosa, tanto più si fa spiccato il tessuto connettivo, e più compatto e povero di nuclei, in alcuni punti in degenerazione jalina, omogeneo, con scarse connessioni fibrillari, scarsi nuclei mal colorati, tessuto fondamentale colorato in modo diffuso. All'esterno della. muscolare RÌ osserva lo strato sieroso e sottosieroso sottile, in forma di tessuto connettivo senza speciali note patologiche. Il pancreas presenta gli acini ghiandolari normali, ed è limitato dai tessuti del piloro per mezzo di una densa barriera _di tessuto connet tivo, che manda alcuni sepimenti tra gli acini ghiandolari e in mezzo alle fibre muscolari del piloro. I gangli linfatici non mostrano alcuna alterazione, nè infiltrazionì epiteliali. Dall'esame di tali preparati si diagnostica una ipertrofia muscolare be1iigna, probabilmente causata da stenosi cicatriziale. • ** Avendo presente gli studii citati qui sopra, e la relativa facilità con cui piccole zone cancerose circoscritte possono sfuggire all'osservazione, continuai a sezionare i diversi blocchi in serie, conservando monta.te sui vetrini portaoggetti tutte le sezioni, per così dire greggie, e facendo aggetto di ulteriore lavorazione e osservazione soltanto una sezione ogni cinque, onde alleggerire il lavoro, e nel tempo stesso conservare e aver modo di studiare a piacere le sezioni precedenti o susseguenti a quella che per avventura avesse mostrato delle formazioni sospette. Così facendo arrivai in breve ad a.vere in sezioni la quasi totalità dei blocchi. Dalle ricerche esplorative, dagli assaggi condotti come si disse, riuscii con relativa facilità e poca fatica a scoprire Ja presenza di forme cellulari atipiche in mezzo ai fasci muscolari delle sezioni ricavate dal blocco N. 6, e precisamente dalla. 183 sezione. Perciò a.ppre~tai le sezioni di detto blocco, dalla 10 3 alla 30° e trovai il seguente quadro : La mucosa presenta il solito aumento di spessore, i t uboli sono ripiega.ti, ondulati, irregolari, separati da. abbondante connettivo, ma -conservano un rivestimento epiteliale a un solo strato; sulla super-
294
CONTRIBUTO ALLO STUDI01 ECO.
ficie libera, v1cmo agli sbocchi ghiandolari vi sono accumoli di cellule necrotiche, con nuclei frammentati e mal colorati, membrana cellula.re sovente rotta, protoplasma scarso: sono cellule desquamate, distaccate dalla loro sede normale. In altri punti però si osserva.no inframezzo a tubuli regolari, ancora ben conservati, cellule epiteliali disordinate, a cumuli, stipate le une alle altre, con nuclei ben conservati, alcuni in cariocinesi, protoplasma chiaro, granuloso, abbon-
dante; esse non formano più tubi ghiandolari, ma catene.di una., due o più serie di cellule; le quali spesso mostrano un assottigliamento e fusione delle membrane cellulari che vengono in contatto tra di loro, e che talora. scompaiono, dando così origine a.i fasci coli protoplasmatici seminati di mtclei, secondo l'espressione di Billroth. Esse presentano anche strozzature in cui si riducono a una. sola serie di cellule, e rigonfia.menti iu cui si osservano più serie di cellule, e vari a.ccumoli epiteliali. In c0rrispondenza. di ta.li formazioni la rnuscularis mucosae è rotta e scomparsa, e le cellule epiteliali si avanza.no e dilaga.no nella sot• tomucosa, ma a zoi;:ie ristrette, a strie circoscritte da. connettivo stipato, il quale presenta i nuclei disposti in direzione generalmente parallela al decorso del zaffo epiteliale, specie in vicinanza di questo. In corrispondenza dolla muscolare propria gli zaffi epiteliali si fanno più sottili, in forma di strie di u ua. o due serie di cellule, e si insinuano tra i va.rii fascetti muscolari dello st.rato interno, i quali non si presenta.no però molto divaricati, ma quasi si mantengono in posto• Nel punto di passag!;iO fra la sottomucosa e la muscolare, là dove i fa.scatti muscolari per la loro forma rotondeggiante vengono a formare spazii approssimativamente t riangolari con la base verso la sottomucosa e l'apice nell'interstizio tra. due fa.scatti muscolari, spazio normalmente occupato da. connettivo lasso, vasetti sanguigni e linfatici, iv i le cellule epiteliali sono più numerose. Anche qui come dovunque si osserva. una. forte formazione connettivale, la quale circoscrive l' infiltrazione epiteliale, e oppone una barriera al suo avan· zarsi. L'organismo reagisca con la formazione di barriere connettive, e ne consegue che tali processi epitel iali hanno un decorso molto lento e poco invadente. In altre sezioni l' involucro del fascicolo muscolare si presenta. perforato, e vi si insinuano cellule epiteliali, le quali sostituiscono veramente l'elemento muscolare, spingendosi tra le fibrille in parte distrutte e scompagina te. Tali catene epiteliali che hanno origine dalla mucosa. traversano la sottomucosa, t utta la muscolare propria, e arrivano fino sotto la.
CON'rRIBUTO ALLO STUDJ01 ECO.
295
sierosa. e 1v1 forma.no rari e piccoli nidi, gruppi di poche cellule epiteliali: in nessun punto si rileva.no perforazioni della sierosa., la quale anzi appare inspessita. al disopra. di tali nidi sottosierosi. Andando dalla mucosa verso la. sierosa le formazioni epiteliali abnormi di fa.nnu progressiva.mente più piccole e sottili, i cumuli cellulari più esigui, il connettivo che li circonda. sempre più. abbondante. Tale quadro, con alcune piccole varianti senza importanza si ripete per tutte le sezioni osservate del blocco N. 6 e per buona parte del blocco N. 7, i quali erano stati tagliati vicini uno all'altro, dalla. parete posteriore inferiore del piloro: nulla negli altri blocchi. Per quanto riguarda il punto di partenza del processo epiteliale lo si deve ammettere evidentemente dalle cellule cilindriche delle ghiandole tubolari della mucosa pilorica, come appare dal quadro descritto. Siamo dunque in presenza. di uu cancro sieroso del piloro. Concludendo brevemente diremo che in presenza ::li un tumore del
piloro che abbia i caratteri macroscopici descritti sopra, bisogna andare molto guardinghi a diagnosticare istologicamente una iperplasia stenosante benigna, anche quando il decorso clinico e la mancanza di diffusioni a.gli organi vicini depongono in tal senso, e non bisogna accontentarsi dell'esame di poche sezioni microscopiche: poichè nella grande maggioranza di simili casi si tratta effettivamente di cancri scirrosi, i quali presentano infiltrazioni epiteliali talora circoscritte in zone limitatissime, le qua.li possono sfuggire con tutta facilità ad un esame superficiale, e richiedono talora ricerche lunghissime, e la sezione 1n serie di una gran parte del pezzo per essere messe in evidenza. Genova, novembre 1911.
BIBLIOGRAFIA. ( l ) SOHOOB. - Ueber hypertrophùche Stenose des Pylorw1. - In Disa. Zurich, 1887. (Citato da Mo.gnus-Alsleben). ( 2 ) NAUWEROK. Fall von hypertrophùcher Stenose des Pylorus, mit hochgradiger Magenerweiterung. (Archiv. fiir klin. Med., 1878, Voi. 21). ( 3) CBUVBILKrEa. - Anatomia patologica, Voi. III, p. 25. ( 4 ) MEJER. - Bcitràge zur angeborme Pylorusstenose . - ( Virchow's Arch-iv, 1R88). ( 6 ) 8TEINE11.-Myome dea Magendarmkanals. - ( Beitriige zu.r A:lin. Ohirt1rgie, 1898) 122). ( 6 ) Tn.on. - Ueber die atenoinrende Pylon.u1hypertropMe. - (Virohow's Arch., 1593). ( 7) CALZ.\V..I.BA. Ueber Adenome dea Verdatmngsktmals. - (Virclww's Archiv, Voi. 141, 1895). ( 8 ) ConeN. - Beitràge zur Histologie 1md Histogmese der Myome des Uterus und dea Mtsgens. - (Virchow'a Archiv, Voi. 158, 1899).
296
CONTRIUL"'rO ALLO STUDIO, ECC.
( O ) CAPELLO. - Un caao di mioma del Piloro. - (Policlin ico, Sezione Chir ., 1900). [10) c ~11::<1T1. - Un caBo di mioma d el P iforo. - (Polidinico, Sezio ne Ch ir., 1901). ( Il ) DEVIO. - Oontributioti à l'étmk d i, leiomyome malin a vec r,énéraliaation viscéraLe. - (Rerne de Olifrt1ryfr, 1901). (12) GALLA VERDIN. - Mioma riel/o Blomaco, r.ori metastasi al peri/onro ed <1ll'epiplon. (Dfl Cernozzi).
(13) CERNe:zzt. - Sui leiom.iomi d ello stomaco. - (Il M orgagni, 1002). (14) LEBERT. - Kra11kheiten dea M ngwd . - Ueber l, y 1>ertrophiach e S tenose du Pylorua. (Da )fagnuR·Alsle ben). (1 6) ) 1EJN1': L Unters11ch1m gPn iiber Bnge ..at1111e g11tartige P ylcriuhypertro7>hiP. mid den Srirrlr11f de~ J.fagcnB. - (Z frt1ler·R B eitrùge zur P a th ologie tmd pMh Anatomie, l \l02 ). (16) Io. - Zur Frctfle der g1llartir,e1, Pylorushypertrophie Cnweilltier'a. - (Virchow'• A rchiv , Yol. 174). (17) iliAGNUS· ALSLia:n~:N. - Ade11omyomc de'9 P!Jlorua. - (Virchou·'s Archiv, 1903, 3, p. 137). ( 18) PERNICE. - S te,1osi del /'i/oro per leiomioma. - (Sicilia medica, Anno II, f. VII, p . 455). ( 19) SA~TER. - M yoma Pylori. - (D eutsche mr.d . ll'ochcnsch rift , 1904. n. 9 ). (20) H ERHOLD. - Zur K aB«istik d er .M yome d~ M agena. - ( Deutsche med. Wochtn·
schn:/1. 1904). ( 21) T onKEL. -- Dic sogrna11t1/P ko11g<nit11/e P!J/orushypcrplasie eine Entwickl im g• · 1tòr1111g. - ( Vi rrhow'3 Archit•, 1005, 2, p. 316). (22 ) F ,s c He:n. - F il,ro/ipomo tld/o Rtomaro. - (Zentratb . fiir 0111'.r., 1906, 1 ). (23) D ELORE ET L1mtf 'RE, - Lriomyome m<tli,~ de l'eatomac. IZ entm lli /iir Ohir., l\J06, p. 205). (24) BnECl!OT. R évu e de Chirur1iie, 1907, I. (26 ) KRA~IER. - l3•itriige :11r Pathologie ,md Thrrnpi, der gt,lartigen Pylcruastenosen. - (llcitriif1c zur kli11. Chirurr,ic, Vo i. 5 1, p. 289. Z e11tr. f Chir., 1907, p. 583). (20) D uJtANTF:. - Trullwo di Chiri,r(lia. Sten osi del Piloro, p 490 e sog. (27) Tu&LE~t.un,r. l'ebrr azcssorisches Pa11kreas in d cr Magen wand. (Deut.sche Z eitsch. /. Cltir., LXXXV, p. 692. D nl Zmtr. fiir Chirurgie, 1907, p. 700 ,. (28) Z11::0LE R. - An,11omiti Pr,to/ogic0c. - S trnosi pilorich e. (2!l ) Sn10N. Beilrr, g zur K11mtnis der abgcsprrnr,tn1 Punkrcaskeim.,. - Diss. Erlangen l!JO.j, - 1Dal JahrMbericht /iìr gc.,. M cd ., 1907, p. 333). ( 3 0) MAYLARO. rougmitul narrownrss of tltc piloric ori/ice a cause o/ e/ironie diseaae in the 1ulut1 (11rit. mcd. fo11rn, 1()08. R ecen sio n e d e l Zmtra lb. fur Oliir., HJOS, n. r,O). (31) R E ,NH:R ET l\1ASS0 N . - S1enode pylorique due à 11n /obuie pa.ncriatìque aberrant. - (811/l. dc l'acad. de m éd. , 190\1. n . 30. R ec<'nsione del Z m trli. f. Ohir , 1\110, p . 487).
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE 8. BANZET. -
bralt. -
Inclloazlonl dell'estrazione tardiva c1el proiettili lntraoere(Révue de Chinirgie, mars 1912, n. 3).
L'argomento è tanto interessante, specie nell'ora attunle, pel chirurgo milite.re, che si ritiene utile riassumere le regole esposte dall'A. nella sua dotta ed esaurien te pubblicazione; r egole cbo sono stabilite dalle lunghe e molteplici discussioni avvenute in questi ultimi anni in seno alla Società dì chirurgia di Parigi e che sono d'altronde seguite dalla maggiornnza dei chirurgi. In presenza. di un ferito d'arma da fuoco penetrante nella cavità cranica, la pluralità dei chirurgi si attiene a.Ile seguen ti norme: 1. Praticare subito un'apertura ampia del focolaio traumatico in corrispondenza del forarne d'entra ta del proiettile; ingrandire, se occorre, Je. perdita. di sostanza ossea, ed asportare diligentemente i frammenti ossei, corpi estranei di diversa. natura, sostanza cerebrale in poltiglia, che possono trovarsi nella regione sottostante della cavità. cranica. 2. Se vi è un fora.me di uscita del proiettile, comportarsi nello stesso modo. 3. In caso di penetrazione dimostrata, se non vi è fornme d'usc ita., astenersi dal ricercare a distanze. il proiettile per l'orifizio d'entrata ingrandito. Se vi è un t ragitto intracerebrale, non esplorarlo nè col dito nè con strumenti e nemmeno fare dei tentativi di estrnzione a. distanza del proiettile. Quando In radiografia permette di determinare subito in modo preciso la sede del proiettile intracranico, se esso è molto vicino al forarne d'entrata, dovrà essere asportato; ma, se è lontano, non bisogna lasciarsi trascinare, in un ferito già gravemen te tr11.uma.tìzzato da un accidente recente e dalle pratiche di disinfezione del forame d'entrata, ad un secondo intervento immediato allo scopo di estrarre il prciettile. Riassumendo : in caso di ferita d'arma da fuoco pen e trante nel cra.n io, l'intervento deve quindi a,·ere per scopo principale di prevenire l'insorgenze di complica.zioni infettive con l'apertura ampia, la toletta ed il drenaggio del focolaio traumatico. Un intervento i m mediato e a distanza dal punto di entrata e di uscita del proiettile può essere indicato solo n e l caso che soprnvvengano accidenti localizzati, i quali richiedano imperiosamente questo intervento; cosl, per esempio, unii compressione emorragica per lf1sione della meningea, può cre>ire un'indicazione operatoria subito o poco dopo il trauma. Nel corso di questo int ervento precoce può dars i che si trovi il proiettile, ma questo può a n che non trovarsi in corri· spondenza del focolaio traumatico, se è rimbal?.a.to dopo aver prodotto la lesione meningea. Se il chirurgo, in presenza di un ferito d'arma da fuoco al capo penet rante in cavità, può i;egnire le r egole ben definite innanzi esposte, non è i nvece guidato
298
RIVISTA Dl CHIRURGIA GENERALE
da regole fisse quando ha presente un soggetto che è scampato dal pericolo dell& complicanze infettive primitive meningo-encefaliche e che è portatore di un proiettile intracranico. In tal taso bisogaa estrarre il proiettile o astenersi dal ricercarlo ? Dal punto di vista delle indicazioni operatorie bisogna stabilire due ordini di fatti: L Il proiettile determina colla sua presenza accidentj più o meno seri ~ l'intervento s'impone evidentemente, se non vi sono controindicazioni alla sua asportazione. 2. Il proiettile sembra beu tollerato, non determina accidenti o non cagiona che disturbi di poca importanza: l'iuten·ento è discutibile, poichè bisogna wner presenti i rischi che corre il malato pel fatto della presenza del proiettile, e quelli di un'operazione cl1e ha por scopo l'estrazione del proiettile. Le statistiche non possono dMci la soluzione del difficile problema che si presenta al chirurgo per un caso di questo genere, sia perchè i fatti pubblicati di proiettili IJen tollerati non sono molto numerosi, sia perchè dopo un periodo di lunga tolleranza possono sopravvenire degli a ccidenti, sia p&rcbè le osservazioni di Ulalati operati non s ono pubblicate che allorquando l'intervento è stato coronato da successo, e sia finalmen te perchè esse sono pubblicate subito dopo l'interven to e non c'i11formaao che ins ullicientemente degli esiti ta1·divi. Bisogna pertan t o l imita rs i allo studio delle indicazioni e controindicazioni genernli e di quelle c he potrebbero essere applicate ni casi particolari, poggiandosi su ]l'es ame critico d elle opinioni .so:'tenute e dei fatti pubblicati. È un fat to generalm~nte ammesso che un proiet t ile può soggiornare indefinitamente nella cavità crnnica semrn. detei·minare accidenti, come pure che un proiettile può essere tolle rato, anche mesi ed ann i, in piena sostanza cerebrale e ad un da to mo111e11to. dopo un per iodo di latenza as soluta, provocare degli a ccidenti tatdivi va.ri. Tra questi, alcuni sono riferi bili ad alterazioni a natomiche, come ematomi int r ncrnnici, ascessi cerebrali, meningo-encefalite localizzata o d iffusa, paralis i, epilessia jaksonit,na o generale ecc.; altri, che costituiscono la categoria for::;e più importante, sono pure legati alla presenza de l corpo estraneo, ma non banno una base :ina.tomica, come cefalee violente e tona1,i, disturbi psichici, tra i quali bisogna segnalare la perdita della memoria (amnesia retrograda o ante· ro~ rnda), la modifica:-.ione de l carattere, l'indebolimento delle facoltà intellettive, de l potere di rifless ione o di atte nzione, dell'attitudine a l lavoro, le manie, gli stati melancouiri, le folli e addirittura. L'event ualità di qnesti accidenti imprevisti innanzi c itati, deve essere sempre JJresente allR me nte del chirurgo. Secondo l' A. perrta nto ogni p1·oiellile intracerebrale deve essere asportato se
non esìsto110 controindicazioni for111ali alla s·u a e~tmzione, sap,·attutto nei sog9etti :;i/ilitid.
Quali possono e.ssere ques te controindicazioni? A presc.indere da quelle rig uardanti l'e tà. del soggetto, il suo stato generale, il funzionnmen to dei suoi a pparat i organici, ci sono controindicazioni locali le quali dipendono da un corto nume ro di condizioni realizzate dnl proiettile stesso, c he possono rendere l'o perazione più difficile, più dannosn. ed anche impossibile. '.ra l i sono: la fr11.m ment11zione del proiettile, la disaeminazione cioè dei frammenti n ella cavità cranica, e la loca lizzazione del proiettile ptofondnmente situato nelle rc-gioni mediane dell'encefalo.
RIVISTA DI C8IRORGIA GENERALE
Per la ricerca dei proiettili intracranici è indispensabile la radiografia, la quale ne indica esattamente In, sede. Tra i processi e gli npparecchi di ricerca dei proiettili intracranici il più semplice e più noto è quello di Tuffier, il quale è basato sul seguente principio: se si pra tica la radioscopia del cranio contenente un proiettile in una determinata posizione, è facile notare sul cuoio capelluto i punti di entrata e di uscita del raggio che traversa il proiettile visto sul cranio. Perciò non si ha che cercare sul cuoio capelluto, dal la to corrispondente a.I
cranio, il punto ove bisogna piazzare un corpo metallico perchè la sua ombrll si confonda con quella del proiettile; si fa la stessa determinaiione dal lato opposto, e c,i segnano sulla pelle i due punti: il proiettile si trova sulla retta. che li riunisce. Se si fo cambia1·e la posizione della testa. per rapporto al cranio, si possono nello stesso modo determinare due altri punti per i quali passa ugu1tlmente una. linea retta, su cui si trova il proiettile. Il punto d'incrocio di queste due re tte indica la sede del proiettilt1. A. 8EHTOLI.
La cataratta piramidale. - Studio clinico ed anatomo-patologico. - (Novara, G. Gaddi, 1911, png. 36, con 1 tav. di 6 figure; ed: Atti del XX congresso Associazione oftalmologica italia,w, Palermo, 20-23 aprile 1911).
PASSERA E., capitano medico. -
Intorno all'etiologia ed alla patogenesi della cataratta piramidale esistono tutt'ora parecchie e profonde divergenze. Ciascuna deJle varie teorie che fnronovolta a volta intessute e messe innanzi, a chia rimento delle forme acquisite e, ancor più, di quelle congenite, se può, dal canto suo, valere per alcuni casi, è spesso insufficiente a s piegarne tutta una serie. Queste le ragioni che muovono l'A.., allievo del Raymond, a pubblicl\re, in questo diffuso studio, un caso di cataratta piramidale occorso nella clinica di Torino, caso che egli esamina allume delle varie teorie fin'ora emesse. Una bambina di 8 anni, di evicientissima ereditarietà. sifilitica paterna, nell'occhio des tro presentava una cataratta piramidale assai protuberante, quas i fino a toccare la superficie posteriore della cornea. Coesistevano opacità. zonulari della lente, l'iride aveva un aspetto ipotrofico ed era munita di un coloboma parzinle incompleto, il globo iutiero mostra.vasi alquanto microftalmico ed in strabismo convergente di circa 260. Due punteggiature brunastre aderiva no alla faccia posteriore della cornea, in direzione dell'asse della piramide. L'intiero cristallino con la sua protuberanza piramidale, \'enne estratto con adatta operazione chirurgica ed esaminato in tagli seriali. La c ristalloide anteriore, dopo aver ricope1·ta. la superficie anteriore della lente, passava a rivestire q uella della piramide, senza distaccare, come in a ltri casi, una propagine tra la
300
RIVIS'l'A DI OCULTS'l'IOA
base di questa e la. sostanza propria. del cristallino. Tra queste due, invece, esisteni. un rango di cellule provenienti dall'epitelio sottocapsulare. La. cataratta piramidale stessa era costituita de. un tessuto fondamenta.le a. struttura lllmellare e non già fibrillare, nè ja.lino, come t rovarono parecchi autori, tessuto nel quale, in t\ppositi spazi, stretti ed allunga.ti, in senso trasversale, erano raccolti, in teche ben delimitate, numerosi elementi cellulari, a gruppi. Tra la sostanza corticale ed nucleo della lente numerosi vacuoli, indice nna.tomico d111le opacità zonulari cli· nicamente constatate. La cataratta piramidale e quella polare anteriore, 1:1e clinicamente sono abbastam-.a bene distinte fra di loro, banno invece molti punti in comune nell'etiologia, patogenesi e struttura., tanto che non è quasi poss ibile, sotto tali aspetti, parlare dell'una e de:J'altra separatamente. Esse tutte si disti nguono in acquisite ed in congenite. Le prime sono dalla mo.ggioranza riportate ad una perforazione ed anche ad una semplice affezione corneale, per lo più dovute all'oftalmoblenorrea dei neonati, talvolta nd un processo vaiuoloso od eczematoso. La lesione corneale può anche non e5sere centrale. Quella congenite furono attribuite ad un arresto di sviluppo del aistallino, ad nscessi ed infiammazioni fetali della cornea, a interruzioni nello strato epiteliale sottocapsulare, a proliferazione spontanea di questo, a sdoppiamento della capsula, ad aderenze anormalmente persistenti tra. cornea. e cristal-
lino ed infine ad un arresto di sviluppo, probabilmente quale conseguenza d'un irido-coroidi te intrauteri na, o ad una perivascolite intrauterina della porzione an· teriore defa capsula vascolare del cristallino. Molte sono poi le teorie emesse per spiegare il meccanismo patogenico, ma ci basterà. citare l'opinione del Nucl, per cui la cataratta polare, cosi detta congenita, sarebbe spesso, invece, acquisita e da attribuirsi a sostanze flogogene segregate dai microbi intraco,·neali, durante un'oftalmia blenorroica, anche senza perforazione corneale, le quali si diffondono nell'umor acqueo, provocano irite, e;iungono sulla cristalloide anteriore del campo pupillare, penetrano fino all'epitelio retrostante e ne irritano le cellule, ancori\ in piena attività formativa, obbligandole a proliferare e a produrre il te5suto dcll'opacitt1. L'A., sulla base dei fatti osservati, ritiene che, nel suo caso, si tratti di una forma congenita, provocata da un processo patologico intrauterino.Questo processo. molto veros imilmente sifilitico, consistette in un'irite, forse in un'irido-ciclite. Ad esso sarebbe dovuta la cataratta piramidale, per azione di sostanze chimiche di azione tossica, circolanti in camera anteriore, provenienti dall'iride infiammata, le quali nvrebbero ngito sulla. porzione pupillare dell'epitelio cristallinico, forae necrosandolo dnpprima e poi eccitando all'ipergenesi le limitrofe, superstiti, regioni di esso. Alle stes,e cause sarebbero da riportnrsi le a.ltre malformazioni congenite in quest'occhio osservate e sopra descritte, senza che occorra pensare ad una lesione, ulcerativa o no, della cornea. La memor ia è corredata da un'abbondante letteratura e da. una tavola di 6 figure in autotipia. R. L.
:..
301
RIVISTAD'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA OJlm&tologl& dl Trlpoll e Bengui. - Studio eseguito nell'ufficio centrale di meteorologia e geodinamica da F. EREou., con prefazione di L. PAL&zzo. (Pubblicazione d11l .Ministero degli affari esteri, - Monografie e rapporti coloniali, n. 4, Roma, Bertero 1912). T ra gli obblighi scientifici che l'Italia. ha. nssunto coll'annessione della Libia, certamente uno dei più importanti è quello dello studio climatologico e meteoro, logico delle nuove provincie. Un11, buona conoscenzn degli elementi climatici di quei paesi sarà senza dubbio giovevole per dedurne utili norme tanto per riguardo allo. cultura del suolo come in riguardo all'igiene, alla profilassi, alla demografia. Opportunissima è adunque questa pubblicazione del Ministero degli esteri, nella quale sono intanto largamente esposti i risultati delle osservazioni che si hanno già raccolte per Tripoli e Bengasi. A Tripoli esiste già un osservatorio meteorologico, impiantato fino dal 1892 nei locali delle RR. scuole italiane. A Bengasi fu già in funzione un osservatorio italiano, sorto fino dal 1882 in seguito ad accordi fra la società, milanese di esplorazioni commerciali e l'ufficio centrale n,eteorologico di Roma. U suo funzionamento ebbe però parecchie interruzioni ed irregolarità, a cui fortunatamente si può rimediare con le osservazioni registrn.te al Consolato francese. Lo zelo scientifico del benemerito direttore dell'ufficio centrale di meteorologia, prof. Palazzo, ci affida che ben presto non solo nelle città principali della costa, ma an<'he in varie oasi dell'interno, il servizio meteorologico assumerà lo sviluppo necessario. Intanto a Derna, dietro richiesta del direttore dell'8° spedale da. campo, l'ufficio centrale stesso ha gia spedito gli strumenti per l'impianto di una. stazione termoudometrica nello spedale stesso, mentre il capitano Elia, del comando della 4• divisione speciale, sta impiantando, pure a Derna, un osservatorio completo. Diamo intanto delle osservazioni contenute in questa prezios;i memoria un riassunto possibilmente esteso, credendo di far cosa grata specialmente ai nostri numerosi colleghi che stanno ora. appunto sperimentando di persona il clima delle nuove provincie. TRIPOLI. - Posizione geografica. - Latitudine 82°, 53', 53". Longitudine E da Roma 0°, 42', 3"; da Greenwich 13°, 10', 53". Pressione barometrica. - Le osservazioni di 19 anni (dal 1893 a.I 1911) dànno le seguenti medie mensili: 762.4 Gennaio 761.7 Febbraio 759.7 Marzo . 759.1 Aprile. 758.8 Maggio <.,iugno. 7.5\J.8 760.0 luglio. 7(i0.3 Agosto. 760.5 Settembre 760.6 Ottobre 761.4 Novembre 761.7 Dicembre. 760.5 .Anno
302
R IVISTA D 1JG1ENE OBNER ALE E BATTERIOLOGIA
I mesi centmli presentano dunque poca varietà. tra loro, men tre la più inteosa vari abiliti\ si verifica nt i mesi inverna li. Questo a ndamento è dovuto essenzialmente a.ll'influenzo. del Mediterraneo. Esso, conservando nell'inverno una certa quantità di calore, ed essendo per contro nell'estate meno caldo del continente, fa sì che 1~ basse pressioni si verificano generalmente durant.e le alte temperature.
Temperatura. - Riuniamo nello speccbiètto seguente i dati medii più importanti su questo capitalissimo fattore dell'ambiente climatico:
M F.SI
li
Febbraio
..
--,--
I
15.48
Gennaio .
-
-
-
Media E,tremi assoluti de•le Semi temperature diurno DilTerenza somma nel periodo t89t ·91I col.a+ b mas~imi m oimi Mass me Minime I)
e
ll.62
6.86
I
r
r
12.05
26.3
1.4
16.58
9.59
6.99
13.08
32.0
3.6
Marzo
19.01
11.60
7.41
15.30
35.2
4.6
Aprile
21.88
14.15
7.73
18.02
40.2
7.0
Maggio
24.10
16.71
7.39
20.40
39.8
9.5
Giugno
27.16
19.85
7.31
23.50
43.0
13.8
Luglio
29.29
22.21
7.08
25.75
42.8
16.8
Agosto
29.98
22.74
7.24
26.36
4 1.0
18.0
Settembre
29.34
21.76
7.58
25.55
43.0
15.9
Ottobre
26.81
19.50
7.31
23.16
39.0
11.5
No,·embre
22.42
14.72
7.70
18.57
34.9
5.8
Dicembre
17.75
10.44
7.31
14.10
26.()
3.9
Le colonne a e b dànoo ris pettivo.mente la media dei massimi e dei m1n1m1 di ciascun giorno. È notevole nella colonna e (che d,\ la differenza fra l a col. a e la col b) non solo il poco sbilancio che vi è tra massimo e minimo giornaliero, ma anche In quasi assoluta uniformità d i questa differenza in tutta la durata di,JJ anno (l\'lo.ssi ma differenza 7°,7fl; m inima 6°,86). Ln. colonna d dà la semisornma della mnsgima e della minima giornaliera, la quale è ammessa dai meteorologi come corrispondente con molta approssima• zione itlla temperatura media deJle 2-! ore. La media più a ltn è quella dell'agosto, la più bassa quella del gennaio : d ifferenza fra le due roe<iie 14°,31. Le due colonne e ed f sono meno importanti per la indicazione esatta dolla vera temperatura di Tripoli, gio.cchè rappresentano il massimo ed il m inimo assoluto, che ogni mese dell'anno ha raggiunto in una lw1g11 serie di anni. Ne cons egue che la diffe1·cnza fra il massimo e il minimo dipende dalla gro.ndezza del periodo di anni; quanto più questo è lungo, tanto maggiore potrà essere lo scarto. Più istruttiva, per riguardo ai massimi ed a.i minimi è la tabella seguente,
303
RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA
nella quale è indicato in quanti anni, sul totale dei 19 che costituiscono il periodo di osserva zione si verificarono i singoli valori estremi:
-
--=-=--=-
.Eo
o ·;;
-
da 40" l a 43° O
-
<
.;! ,.
""
-
1
-
•
37° 6 • 400 o
- - -
•
36° 1 • 37° 5
-
•
32° 6 • 36° o
-
•
30° l • 32° 5
-
• 27° 6 • 30° o
3
6
4
6
6
1
13
4
3
5
6
l
7
-
2
1
2
2
1
2
4 -
2
- -
• 20° 1 » 22° 5
8
17° 6 • 20° o
8
3
)) 12°6 )) 15°0
5° 1 ))
7° 5
206 »
6° 0
l
E
.! .;
.,
1l 1o
.e ,,Q"' s., s .. ~
zo
Q
- - 6 1 2 7 - 2
2
2
o -
I l
3
2
-
7
l
-
- - - - - - 2 - - 4 u 3 - -
2
- - - -
13
-
4
11
8
-
6
5
=1 -
-
- -
7
4
11
l
8 7
-
3
2° 5
5
5
=I
~I
100 1 )) 12° 5
))
- 3
-
-
.o
- 12 l 1 7 - 4 12 - - I1 8 14 9 4 - - - - ·6 10 8 l - - - - - l 11 11 7 3 - - - - - - 4 2 - - - - - - - - - 2
15° 1 • 17" 5
))
3
5
2
•
l
7
6
•
2
I
• 22° 6 • 25° o
•
7
::,
4
2
27" 5
rn
.l:1
1
-
4
n
""'
e
6
l
» 25° l
è3
~
·..,
li
C.:)
....,
o
~
o
.e
e
t .,e ,g ; c..
- -., o -:;; o <
o
I
Questa tavola è molto jstruttiva, indicando appros!<imativamente quanta pr0babilità si ha in ciascun mese di nvere delle temperature e;,treme. Sj vede p!lr esempio che i maggiori eccessi di caldo sono in giugno e in settembre, benchè la temperatura media di questi due mesi sia naturalmente inferiore :1 quella riel lug !io e dell'agosto. Si vede ancora come i massim i di freddo abbiano meno vari abilità. dei massimi di caldo. Utili sono ancora le seguenti cifre, che diurno, per i sei mesi più cal<li, il 11umero medio annuo di volte in cui vennero osservate temperature massime assolute comprese fra 3C)<> e 35° ed oltre 85°.
Da 30° " 35°. Oltre 35° .
2.5
8.8
0.9
lt7
Luglio
~go,tv
~ellrmbrt'
Ollo hre
7.3 1.2
9,G
8}1
1.1
1.7
3.!: 0.8
UmntTÀ. Tensione del vapore. - L 'uro idità relativa pres(:nta pochissime oscillazioni secondo i mesi; mentre )11, tensione del vapore offre unn curva rego-
304
RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA
larissirna avente il suo massimo in estate e il minimo in inverno. Ecco le cifre medie dei 19 anni. Umidità . . . Tensione . . .
G.
F.
M.
!\ .
M.
r..
L.
A.
S.
O.
N.
O.
Anno
6G
66
64
65
67
67
66
65
64
63
63
60
65
7.4 7.9 8.6 10.0 12.0 u .7 11.0 17.4 16.2 a .o 10.s s.2 12.0
Neb11losità. - Come è n oto, il grado di n ebulosità è dato dal rapporto tra la superficie del cielo coperto da nub i e la. superficie totale del cielo, calcolato in decimi. Le cifre seguenti rappresent ano i decimi di cielo coperto osservati in media giornal mente, nei 19 anni di osservazioni. Vi aggiungiamo la media dei g iorni completamente sereni, e quella dei giorni con n ebbia. r.. I.. ~- $. o. G. F. M. A. M. o. Ann<> 4.0 3.1 2.8 2.8 2.7 1.3 0.6 0.7 1.3 2.6 S.2 4.1 2.6 Nebulos itil Giorni sereni 10 10 12 12 1!:l !JO 20 24 18 12 10 9 175 2 2 4 2 Nebbia. 4 4 4 2 2 2 2 1 31
~-
Precipitazioni. - La quantità annua di acqua piovuta variò da mm. 214,2 nel 1895, anno di mas1;ima sicciti1, a 726.4 nel 1894. La m edia di tutto il periodo di osservazione fu di mm. 420.4, i quali si ripartiscono secondo i mesi nel modo ind icato dalle cifre segnate qui sotto, alle quali aggiungiamo pure il numero medio di giorni piovosi notati per ciascun mese, avvertendo che si considerano come piovosi quei giorni nei quali fu misurata una precipitazione di almeno un decimo di millimetro. G.
Millimetri . . Giorni piovosi.
F.
M.
A.
e:.
~(,
. 93.G 52.9 24.6 14.G 7.1 . 11.l 6.2 4.9 3.0 2.3
L.
s.
A,
o.
N.
o.
Anno
1.4 0.6 1.7 12.0 ::39.1 69.2 118.7 420.4 0.3 0.3 0.2 1.-! 4.2 (;.1 11.1 61.l
D'onde s i vede una rapidissima ascens ione dalla siccità estiva alle pioggia in\"eroali, mentre la r idiscesa da ques te a quella è più lenta. Le singole precipitazioni più intense sogliono verificarsi da settembre a febbraio. Ma le precipitazioni superiori a 40 mm. non sono molto freq uenti, tanto che, n el periodo di 19 anni, se no sono ve rificate soltanto 22 volte, mentre nelle città. italian e tale quantiti, cli pioggia ha molto maggiore frequen..,a. La ma,;sima precipit azione os;,ervata fu il 20 novembre 1906 con 130 millimetri. I cento miili metri furono s uperati un'altra volla soltanto, n el febbraio 1910, con 126. La. grandine è rara, ha luogo nel periodo più piovoso, ed essendo mista ad a cqua, apporta minimi d anni. Le manifestazion i temporalesche u on sono neppure molto frequenti. Furono no tati in tutto il periodo 168 temporali cosi dis tribuiti pe r m esi. G.
F.
M.
A.
M.
G.
I..
A.
S.
O.
N.
D.
G
10
rn
11
20
9
o
6
2r,
oo
10
11
Vi,::-'1'1. - Direzione. - La seguente tabella dà il nume ro di volte in cui le v.arie direzioni furono osservate in ciascun mese. P er pe rmettere però un confronto esatto fra i varii mesi'1 elimina ndo la. cli~·e renza del numero dei giorni, il totale delle osservazioni fatte in ogni mese è supposto eguale a 100. Così nel gennaio la direzione N fu osservata 10 volte su 100, la direzione NE 11 volte su 100 e vin discorrendo.
/30u
RIVISTA D'IGIENE GENERAI.1' E BATTERIOLOGIA
MF.SI
l
N
I
~E - ,F.
SE
[ s l l -~ SW
Gennaio .
10
11
5
12
10
20
16
16
Febbraio
13
12
6
10
8
15
16
20
Man:o
13
17
12
13
8
11
9
17
Aprile
14
22
11
11
6
8
10
18
Maggi9
12
28
15
li
5
8
9
12
Giugno
14
31
16
12
4
4
6
13
Luglio
17
29
17
11
3
5
o
12
Agosto
15
31
15
12
4
7
4
12
12
6
12
Settembre
13
24
17
11
5
Ottobre
9
19
14
12
9
11
lii.
14
Novembre
8
12
9
15
9
17
13
17
Dicembre
8
7
4
13
12
25
18
13
Anno.
146
243
141
143
83
143
125
176
Ne risulta cbe il vento sopra tutti predominante è quello di NE, mentre quello di S è il meno frequen te. Le correnti di SE sono quelle che v11rinno meno di fre quenza a seconda dei mesi .. I venti di NE, E e N sono predominanti nei mesi da aprile a ottobre, mentre S, SW e \\' predominano nei mesi invernali. Sulla velocità i dati non sono molto completi per la mancanza di apparecchi 1·egistr11tori. La maggiore velocità delle correnti si osserva in aprile; seguono maggio, gen. naio e dicembre. Novembre e luglio sono i mesi con venti meno veloci. 1:itato del mare. - Questo fenomeno sta molto in rapporto col regime dei venti. Infatti il mese più ventoso, l'aprile, è quello che ha il minor numero medio di giorni con mare calmo o leggermente m.osso, come si vede da.Ile cifre qui sotto: G.
F.
M.
A.
Id.
G.
L.
A.
S.
O
N
LI.
17
17
19
16
20
22
24
24
24
24
28
16
BE:.-GAsr. -
Pressione barometrica.
Gennaio Febbraio Marzo . Aprile. Maggio Giugno. Luglio. Agosto. Settembre. Ottobre X oveml>re. Dicembre. Anno . .
Media di cinque anni di osservazioni: 757.5 76G.l 76-.1.5 76,U 763.8 763.3 76-1.l 75Ll 7iJG.l
!O - Giornale di medlcìna militare - F3, c. IV.
75G. l 7i'iri.e, 7-Jli.i 7òt·.O
30G
RI VI STA 0' 11., JE~l·'. G 1·:>.rm.AI.P. E DATTERIOLOCHA
L'andamen to a seconda dei mesi è quindi ruolto somigliante a. quello che si verifica per Tripoli. sebbene le cifre s iano molto più basse. '.l'emperatura. Ri u niamo i dati più i mportant i nel seguente specchietto: M edi a delle 1e1111erature fi iurne
II
M ~:S I
M~»ime
I
.,
a
b
15.76
10.60
Fe bbraio
"17.50
Il 38
:.Uarzo
19.93
13.40
Aprilo
22.55
)faggio
I 1.elE,Lze~i assol.1111 pe11otlo t ~6-91
1- -.,--l
r.l i11 ime
Gennaio .
!'emi
~ 0111 111:i
•
01fTerenza col 11 + 1, d
I
111a;1, imi
I
mi11imi
I'
I
13.18
20.0
8.0
6.12
14.44 I 24.0
6.53
16.67
31.4
9.0
15.62
0.93
19.08
:U.4
10.9
25.50
18.62
6.88
22.06
38.5
13.2
Giugno
26.93
20.78
6.15
23.86
40.0
17.0
Luglio
28.30
22.01
5.39
25.60
33.0
19.3
5.10
6.6
Agosto
28.82
23.51
5.31
26.17
36.8
21.1
Settombro
28.90
22.33
6.57
25.63
34.5
17.3
Otto bri,
27.25
20.18
7.07
23.72
37.3
16. 1
X ovembre
22.06
15.67
6.39
18.87
27.3
7.0
Dicembre
17.96
12.61
5.35
15.28
24.6
7.8
Anno.
23.37
17.28
6.09
20 33
Confrontiamo questa tnbella, con q uelln s imile, che abbiamo g ià data per '.l.'ripoli, tenendo però conto che le due ultime colonne hanno in questa minor grado <li attendibil ità perché basate sulle osservazioni di soli cinque a nni, mentre le colonne corrispondenti delln t,1bella di Tripoli sono bllsate sulle osserva zioni di 1l) anni. È evidente che la temperntura d i Beng1\si è meno oscillante di quella di Tripoli. La col. e dti. per Tripoli in 10 mes i un ii differenzn fra massimo e mi uimo d i 7 gradi o più, mentre i 7 gradi sono nella corrispondente colonnn di Bengasi st1perati, e d i pochissimo, una volta sola. Di più la media mensile (col. d) è I\ Heugasi sempre superiore che a Tripoli, eccetto nei due mesi piti caldi (loglio e ;igosto) in cui è di poco inferiore. Quindi a Bengas i non solo gll s bilanci giornalieri sono minori, m11 anche q uelli mensili, sicchè l'esta te è tutt'al più eg Ltalme n te calda come a Tripoli, meni re p iù calde sono le nitre st(lgioni.
Umidità, nebulosità, p 1·e1;ipitaz io11i. seguenti cifre: L'rniditì\ relativa :-;ebulositit. Giorni sereni. Pioggia : millimetri ù:omi piovosi
R i un iamo i dati più significativi 11elle
.Il. A. M. s. o. N. lt. G. L. A 74 6G 71 73 84 so 74 73 76 77 4.3 3.0 2.5 2.9 1.3 0.8 0.9 1.3 2.1 l3.l 4.t 1 2 5 7 7 17 18 lG 11 8 4 2 . 77.4 37.3 18.6 R.6 :?.6 0.5 Q-J .... o.o 3.1 12.9 53.7 1113.4 . 11.8 7.8 6.6 1.9 1.5 0.7 o.o o.o 2.~ 3.8 7.3 1.:?5
G. 78
F.
74 3.4
RI VI STA o'IGrn:-IE O E:-IER AL E
J;;
:307
BATTEnIO f,OGIA
L'umidità è dunque assa i mag giore a Bengasi che n Tripoli. L n. n ebulosità, se misurata colla media delle porzioni di cielo scoperto, è press'a poco eguale a quella di Tripoli; ma è molto s uperiore se s i cons idera il n umero medio dei g iorni sereni. Quanto alle. pioggia. mentre la quantità d'acqua in millimetri è molto minore a Bengasi che a Tripoli, il numero dei giorni piovosi è press'a poco eg unle. Venti. - Per le cor renti aeree vi è fra Tripoli e Bengasi una notevol is~i ma diffe renza. L a t abella seguen te, analoga a quella che abbiamo già da to per Tripoli, parla abbastanza di per sè : ME51
N
Gennaio .
16
I
l\~;
I
I E
SE
s
SW ·1
\V
I
i'i \\"
4
7
7
30
6
23
7
Febbraio
)9
G
6
10
24
6
20
9
)larzo
27
4
6
7
23
4
19
10
Aprile
39
4
4
6
20
3
13
11
) !aggio
42
6
3
3
20
3
13
10
Giugno
60
4
3
3
9
3
6
12
L uglio
80
3
l
1
1
1
12
Agoato
70
3
3
l
3
o
7
13
4
4
14
4
9
o
11
9
Settembre
52
4
Ottobre
36
3
o
10
21
4
::-.:ovembre
21
4
7
10
30
6
16
o
Dicembre
13
l
7
13
20
9
21
7
Anno .
475
46
57
75
224
49
159
115
L a direzione sopra tu t te predomi11ante 1 in media, a Bengasi è il N, e questa predominanza è massima nei mesi centrali. Nei mes i estremi, pur rimanendo ancora una buona parte a l N, predominano invece le correnti di S. A Tripoli invece, negli s tessi periodi, si ban no rispettivamente predominanti, nei mesi centrali la d ir ezione NE e nei mesi estremi le d irezioni SW e N W. Predominano a Bengas i 11el l'esta te e nella. primavern i venti boreali, che rendono meno sens ibili i for ti calori est i\•i ; nell'inverno i venti aus tral i, che contribuiscono a man tenere una temperatura meno rigid11.
Confronto fra il clima di 1'ripoli e Bengasi e quello dell'Italia 1neridio11ale e d ella Sicilia. - E cco inta nto la temperatura media ann uale di alcune cittil ita1ianc in confronto con T ripoli e Bengasi : 15.8 Foggia . 16.G Lecce. . 17.fl Palermo. 17.0 Catania. 17.r; Siracusa. rn.1 Tripoli . 20.S Bengasi .
308
RIVISTA D'IGIENE GENERALE E HATTERIOLOOJA
Ma piu interessante è lo specchietto seguente, nel quale è datn per ogni cit tà In differenza fra la temperatura media di ciascun mese e la temperatura media annuale.
I .. I ., .."'" ........ I .....
C I TTÀ
.2
.2
e e
.c .c
o
<!)
e,,.
::;;
o
.::?
~
C><
;;;
I
I
F oggia
-9.5 -8.2 -.5.8,-2.1 +2.2
.2
·=
....
l:4'
;f
c.
e
o
.,., ::,
o
~
o
...,
f
D
I I o'.9 f
.,E
..,t.c I ;;., "'
e
.e
.e
.,...E o
z
e
11 '
+6.8 +10.:1 +9.91+~.2 + 1.2, -4.5 - 8. 1
Lecce
- 7.9 - 7.2 - 5.4-2.3 +1.5 +5.9 f 8.7 +8.5-to.8+1.7 -3.2 -6.4
P nlermo
-7.0 - 6.3 - 4.71-2.4 +o.8 + u +7.3 +1.6+5.6 +2.2 - 2.2 -5.4
Catania
- 7.5 -7.0
Siracusa
.
-5.21-'1
+o.9 +5.3 t8.o +8.7 +6.2
+2.0 - 2.1 - 6.o
-6.9 - 6.6 - .5.1 - 3.0 +o.6 +4.7 +7.9 +8.3 +s.9 +2.1 -2.3 - 5.4
Tripoli .
- 7.7 -6.6 -4.4[- l.7 +o.7 f3.8 +o.o +o.7 +5.8 f3.5 - 1.1 -s.o
Bengasi
-7. l - 5.9 - 3.6 - 1.2 +1.8 +3.6 +5.3 +s.o +u.3 +3.4 --1.4 - s.o 1
È evidente la m inore estensjone di variazioni che esiste a Tripoli e Bengasi. Quivi tanto l'inverno che l'estnte, sopratutto l'estate, si differenziano meno dalla media annuale che nelle cittil italiane. Questa caratteristica è anche confermata dallo specchietto che segue, il quale dà la. temperntma media delle quattro s tagioni: STA G I O !'i I
Inverno .
I
I
F~g~ b
tecre
7.2
9.4
11. l
Pale rmo
I
Cntania : SirncuM
10.2
I
Tripoli
I
Oen::n,i
11.3
13.1
14.3
17.0
19.3
Primn,·era
13.9
14.5
15.2
14.7
15.0
E ~tato
24.8
24.3
23.7
24.5
24.6
25.2
25.2
Autunno
17.1
18.0
19.2
18.8
19.5
22.4
22.7
Temperatura es tiva, dunque, superiore appena di 00 G, 0° 7 e 1° 6 a quella di Siracusa, Catania e Palermo; temperatura. invernale superiore di 2 a 8 gradi a quella delle dette città p er Tripoli, di 8 a 4 per Bengasi. La nebulosità media annuale, che abbiamo gi,\ visto essere tanto per Tripoli che pe1· Bengasi di 2.o, è n Foggia di 4.9, a Lecce 4.8, a Pnlermo 4.6, a Catan ia 3.8, a Siracusn 4.8. Analtlga differenza si riscontra pel numero medio annuale dei giorni piovosi: a Foggi:, 79, a Lecce OD, a Palermo 112, a Cntnnin 62, a Siracusa 79, a Tripoli 61, a. Bengasi 55. Da questi dati è bene ovvia la deduzione che il clima di T ripoli e Bengasi ba. s u quello dell'Italia meridio nale e della S icilia il vantaggio di una maggiore mi· t ezza e di una maggiore un iform iti,, e quello di una temperatura affatto primaverile nell'inverno. Quando la rinnovata civiltà latina avrà portato in quei paesi le comodi tà ed i con forti della vit a moderna, non è i llusione il credere che suJle rovine dello ville e delle terme degli ant ichi Rom,1ni sorg eranno presto alberghi, giard ini e col on ie, dove trarranno a frotte i valetudinarii di tutta Europa come ora traggono nd altre p iagge mediterranee nuche meno favorite dal clima. R. L.
309
CONGRESSI Informiamo i nostri lettori, riservandoci di parlarne più diffusamente un'altra volta, che dal 6 al 10 agosto del corrente anno sarà tenuto in Diisseldorff il III congresso medico internazionale per gl' infortuni del lavoro. Il comitato per l'Italia è cosi composto: dott. L. Bernacchi, docente di medicina degl' in fortuni del lavoro a Perugia; dott. L. Borri, professore di medicine. legale a Firenze; dott. L . Ferrero di Cnva.llerleone, tenente ge nerale medico ispettore capo di sanità. militare, Roma; comm. V. Magoldi, direttore generale del credito e della previdenza al Ministero d'agricoltura, industria e commercio, Roma; dott. S. Ottolenghi, professore di medicina legale, Roma. L a quota d'iscrizione, che è di L. 15, dovrà. essere inviata, insieme col tito!o della relazione o della comunicazione, al segretario generale del congresso prof. dott. Liniger in Dusseldorf (Le.ncleshaus).
H,IVISrrA BIBLIOGRAF[CA Dott. MARTD,o CusANr, maggiore medico. - Istruzione speciale teortoo-prattoa •a.l servizio delle infermiere volontarie 4ella Crooe BoHa. - To· r ino, tip. Baravalle e Falconieri, 1912. Il medico che si propone di trattare dinanzi ai pro>fani un'argomento reltlti,·o alla scienza e all'arte salutare, si trova a dover superare una difficoltà. graYiSsime.: quella, cioè, d'esprimere con chiarezza, con precisione e con termini facilmente comprensibili un gran numero di pensieri che, ùi solito, gli s'atfa~ciano alla mente sotto una forma molto complessa, vale a dire nella loro veste scientifica; essendo essi il prodotto d'una lunga serie d'operazioni intellettuali esclusivamente proprie del medico e assolutamente estranee agli altri. E questa difficoltà è cosi raramente supera ta, che si possono contare s ulle dita d'una mano quei libri di scienza popolare, in cui l'autore abbia. saputo s pogliarsi dignitosamente (mi s i passi l'avverbio) della toga. accademica, senza tuttavia r imanere <li fronte al pubblico in abito d'eccessiva confidenza: la qnal cosa lo esporrebbe all'alt ro pericolo non meno grave di urtare la suscettibiliti1 dei profani col dar loro l'impressione d'esser trattati all" stessa stregua dei ragazzi delle scuole elementari Poicbè il pubblico desidera bensi à'esser iniziato alla conoscenza delle più importanti q ue• s tioni scientifiche, in specie di quelle mediche ; ma penetrando - sia. pure di strafo ro - nel tempio d'Esculapio o d'lgea, vuol essere preso a braccetto da un amico, e non condotto a. mano da un pedagogo, che tenga la sferza sot to l'ascella. Orbene - e lo dico chiiiro e forte con grnn soddisfazione, t anto pii\ ch'ti cosa poco nota, o almeno poco a pprezzata - i medici militari san vincere con
310
R1V1STA nIOLIOGRAFIOA
di sin voltura, con garbo, con eleganza, _q uesta d iftìcoltll. didattica; e, ogni volta cbe essi debbono trnttare argomenti scientifici in veste popolare, rasentano o raggiug ono addirittura la. pedezione, dcst11,ndo la. memviglin dei lettori o degli ascolt11,tor i, i quali non possono supporre che de' medici cosi modesti, cosi schivi di clamore, cosi legati a.I servizio di caserma e d'ospedale. posseggano il segreto di penetrare tanto addentro negl'intelletti e nei cuori, e sian cosl fini psicologi da saper ndattn rsi s ubito e senz'alcu.no sforzo alle di ,·erse mentalità dei discepoli. Gli esempi abbondano; ed io pot rei 1:itare qui molti nomi di colleghi, che per parecchi di noi riusci rebbero u1111, vera sorpresa, se si siipesse chi si nasconde sotto il ,·elo di certi ps eudonim i : ma pe r non d ilungarmi troppo, mi restringerò a ricordare l'aureo libro del magg iore medico Giuseppe Cigli utti « l consigli del dottor .4 nionio ,._del quale si può d ir davvero c he o,nne tulit punctwn, e!<sendo stato accolto con plauso u nanime dagli scienziati, cl11lla stampa e dal p ubblico, e premiato al concoroo Grocco indetto :lidl11, ~ocieb\ toscana d' igiene. Benchè in tutt'altro campo, sott'nlt ra formn. e con al t ro indirizzo, i l maggiore metlico Martino Cusaoi ha dato ora una novella prova della s ingolare attitudine dei medici m ilitari a popolariz,mre la scienza, e a µ11.l'lare ai profani un ling:ui,ggio che istru isca e diletti nel medesimo tempo, colla recente pubblicazione di questa sua 4. l stnizione ,ml st nizio delle in/enniere volontarie della Croce Ro:,sa ~, nella quale eg li svolge un corso completo d'assistenr.a ai malati e ai feriti. È ben , ero che il còmpito ne l Cusani e ra reso più fncile dii.Ila q ualit;\ del suo uditorio, composto d'un'olett:, schieri\ di dnme colte e g entili. le quali dcdic,rno tuttesè slcsse rii conforto dell'umanità sofferen te e che, per il solo fatto d'esser donne, portano nel campo d ell'istrnzione e dell'azione quel finissimo intu ito che precorre ogni dimostrazione, e quella p1,rceziono rapid issima che agevola immensamente l'ufticio dell'insegnante; ma è anche vero che rimaneva pur sempre la d i1lìcol th del linguaggio scientifico o della trattazione di certe quP.stioni di tecnica ospitaliera, a cui bisognava saper togliere coll'ar tifizio della frase tutto quel che contengono e non è poco - d i astruso, d i s;iiacevole, di r ipugnante, in specie per orecch ie av vt ;,:ze a ben a ltre pMole. Orbene, dico subito che il Cusani riuscì a supe rare questa difficoltà in nn modo che non si potrebbe desiderar migl iore, e a darci un man ualetto ben pensato, ben ordinato e bene scritto, in cni non manca proprio null11, d i ciò che un'infermiera deve conoscere: e ogni cosa vi è esposta con una limpid ità. d'e!<pre~sione ch'è veramente esemplare. Dalle generalità sul !<ervi,.io di infermiera, l'autore passa a djscorrere dell'ordina.mento d' un ospedale e dell'assistenza. in g enere degl'inferroi, intrattenendo3i un po' più a lungo s ui servizi dt:1 reparto di chirnrgia, do,e ha campo di descrive re le fasciature e gli a pparecchi chirurgici più usati. Fa poi segu ire alcune nozioni semplici di farmacologia, di sen·izio farmnceutico nelle varie fommzioni sanitarie, delle prescr izioni dei medicinali, della s toril izzazione dei recipienti, per ch iudere la sua trnttazione ( la. cui vastità ~eppe restringere in piccolo volume) con opportuni cenni sull'amm inistrazione sanita ria militare, sul servizio siinitario in campagna, sulla convenzione d i Ginevra e sull'Associazione della Croce Ross a. Ma v'è un cnpitolo che me rita un cenIJo a parte e che sarà senz'a lcun dubb io il più apprezzato dalle dame infermiere, perché r iYolto diretta.mente a lla soave bontit della donna; ed è quello che 1,a per titolo« L'anima del malato-.. Son poche pagine, ma dense di pensieri e di scotimenti g"n til i, di considerazioni interessanti sull'emotività dell'infermo, sui" fattori dello s tato di gaiezza o di raccoglimento, sulla psicologia d i chi soffre, s ulla missione di p ietà e d i conforto delle infermiere:
RIVISTA BJnLIOGRAFICA
311
e tntto ciò esj}osto con grazia. con delicatezza e con abbondanza d'aneddoti storici, che contr ibuiscono a. rendei· piacevole un argomento, il quale parrebbe dover essere d'unn tristezzA. desolante. Per concludere: chiunque leggerà il libro de l Ctisnni potrà far fede ch'io non esagero punto dicendo ch'esso è riuscito un'opera molto vicina alla perfezione, e s'unirà a me nell'esprimere il ùesideri0 che l'interessante volumetto, mod i6cato e ritoccato in quelle pnrti che trattano più specialmente di cose relative al sen·izio medico-militare, sia diffuso nalln numerosa cla~sedelle infermiere di tutti gli ospodali, e penetri anche nelle famiglie, dove le nozioni circa l'ass i$tenza dei malati sono tuttora molto scarse e - (Jllel ch'è peggio - non esC'nti da pregiudizi volgnri. Tno~lflETTA.
Avv. C. MELOGHANr. - Codice sanitario - Napol i 1D12. - Casa editrice E. Pietrocoln, un voi. di png. 964, legato in tela L. 11. Questo lihro è già alln sua quarta edizione, cd in questa lrn subito. tanto r,er pnrte dell'autore che dell'editor(', note, o\issimi mi~liorament i ed ampliamenti. L n prima parte, che vn 6no alln png. lluO, riproduco il testo unico delle leggi sanitarie approvato con R. decreto del 1° agosto 1007, intercal11ndo,i quasi ad ogni a rticolo un nmpissimo commento, a sua volt" corredato di frequenti r;chiami, note e citazioni. La seconda parte, di più che milleseicento pagine, comprende, sistematicamente ordinata, la collezione completa di tutte le dispo>'izioni relative alla pubblica snnità. Essa è divisa in undici titoli. liìel titolo I (disposizioni generali), sono raccolti tutti i regolamenti, le circo)a~i per In esecuzione del testo unico : le leggi. decreti e regolamenti pPi mani· comi e gli alienati; quelle sull'ord ine dei .'>rtnitari, pel colle~ io degli orfani dei sanitarii, sul bollettino sanitnrio, sull'ufficio internazionale d'igiene e sopra altri nrgomenti. Nel titolo II (pe rsonale) trovasi tutto civ che riguarda l'amm inistra· zione centrale (consiglio superiore, direzione genern le della sanitil pubbl i<·a e Ja. boratorii dipendenti) i ruoli organici degli impiegati; i medici e veterinari i provinciali, di confine e cli porto; loro mansioni, carriera, diritti cd obblighi; i consigli sanitari i provinciali; lo stato giuridico ed economico del personale sanitario dei munici pii, e specialmente dei medici condotti. Il titolo III raccoglie tutte le d is posizioni concernenti gli istituti d 'insegnamento sanitar io, e quindi un estratto delle leggi e regolamenti universitarii per quanto l'iguarda le facoltà di medicina e le scuole di veterinaria e di ostetricia, più Je disposizioni speciali s ull'uso dei cndaveri per scopo d'insegnamento, sulle 11utopsie ecc. Il titolo IV tratt9. dell'esercizio delle profe, sioni sanitarie cd nffini; cont iene quindi tutte le disposizioni relative all'esercizio abusivo dell'arte salutare, all'autorizzazione di esercitarla in Itali:~ od all'estero; ed unn serie numerosa di disposizioni generali a tutto il regno, e locali a talune regioni, molte delle quali antichissime e tutt'om in vigore, relative alle farmacie. Il titolo V, dedicato all'esercizio delle industrie ccl alla tuteln degli oper:ii, riporti\ tutte le disposizioni relotive n.gli infortunii sul lavoro, al riposo settiman ale, al lavoro delle donne e dei fanciu lli, all'esercizio delle industrie insalub1·i
312
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
o pe ricolose (cave, mm1ere, industrie su materiali esplodenti, trasporti, pnnifìcazione, costruzioni, caldaie a vapore ecc.). Il titolo VI tratta della fabbricazione e vendita dei medicinali, dell'nrmadio farmaceutico, dei rimedii e s pecifici segreti ; della fabbrica ...ione del chinino, della importazione e venditn della saccarina, delle acque minerali, dei vaccini, vi rus, s ieri, ecc. ecc. Nel titolo VII sono raccolte tutte le disposizioni concernenti la profilassi e c ura delle malattie infettive degli uomini e degli animali. Oltre alle dis pos izioni generali, vi sono tutte le leggi e decreti c.oncernenti le malattie celtiche, il coleru, la peste, la difterite, la malaria, la pellagra, la t ubercolosi, il ve.iuolo, ecc. (nelle dis posizioni generali comprende anche la Conve nzione di Ginevra). Il titolo VII1 tratta della sanità. mari ttima; e quindi delle disposizioni relat ive al tra!<porto di passeggeri in genere e degli emigranti in specie, ai ]al',· za retti ecc. Il titolo IX è dedicato all'igiene del suolo e dell'abitato (Acque e ncquedotti. Legge speciale pel risanamento di Napoli. Case popolari e rurali, carceri, ospedali, ed i fizì scolastici). Il titolo X trntta della igiene degli ulimenti, bevande e oggetti d'uso domestico: contiene quindi tutte le disposizioni concernenti l'analisi delle acque, le carni, i grassi, il latte, il burro e I,, margarina, l'uso dei colori nocivi, la pre· venzione delle frodi nei vini, negli olii ecc. ecc. Il titolo XI tmtta infine della polizia mortuaria: e il XII delle disposizioni pe · nali e d i pubblicn. sicurezza. L'uso del libro è reso poi pratieo e s pedito de. un copioso indice alfabetico-nua1itico, che permette al let.tore di 1·itrovare qunlsi11si più minuto argomento. Da q uanto ab biamo detto il lettore ti-arrà da sè la conclusione che questo codice sanitario, costituisce pul medico pratico, e specialmente per quello che ha più frequentemente ad occuparsi di medicina pubblica, un risparmio g randissimo di tempo e di fatica. Possiamo anche aggiungere che il lucid11s ardo con cui sono disposti gli argomenti, l'ampiezza dei commentari, la completezza con cui il dotto compilatore ha cercato di sviscera1·c ogni singolo nrgomento rendono questo libro is truttivo al pari di un tra tt;oto. L'editore ha poi il merito di a ver fatto di quest'opera. una edizione elegante Il. L . e comoda e relativamente economica.
313
CONFERENlE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDAU MILITARI IOIIARIO D"IJ ARGOMIMTI TR!'l'l!Tl
(DAI PROOESSI VEI.IRAt.I PERVENOT[ ALL'ISrETTORATO DI BANIT1 MlLITÀRE DAL
1° MARZO AL 30 Al' IULE 1912).
CASERTA (marzo). - Dimostrazione del risultato di due autopsie praticate l'una sopra un turco, prigioniero di guerra, deceduto per tubercolosi polmonare bilnterale ed ascesso del polmone des tro, l'altra s u un soldllto d'artiglieria, deceduto in seguito a contusione addominale per calcio di cavallo, riportato dopo copiosa ingestione di cibo e che produsse ampia lacerazione, come da scoppio, di un'ansa intestinnle del tenue, &ituata in prossimità del duodeno, risultan· done spandimento immediato in tutto il cavo addominale del contenuto fe. caloide. In vita non si era riscontrato fuoruscita di gas, nii timpanismo, nè modificazioni dell'aia di ottusità epatica: la lesione fu seguita da peritonite acutissima. CATANZARO (febbraio). - ·Tenente colonnello medico N1cu1,A C1TANNA: Presenta un soldato del 48° reggimento fanteria, il quale nel novembre u. s. nel discendere in frett.. le scale cadde, sostenendosi con grande sforzo sull'arto inferiore destro in semi-flessione, e quantunque non avesse riportato urto diretto, risenti forte dolore con senso di strappamento al ginocchio corrispondente. Ricoverato d'urgenza all'ospedale, si riscontrò che il ginocchio destro era notevolmente tumefatto per versamento endoarticolare e che la rotula era fratturata trasversalmente con sensibile distacco dei fram1ne nti. Applicato in primo tempo un apparecchio contentivo immobilizzante, due giorni dopo fu pratieato l'intervento chirurgico : scoperto il focolnio di frattura, si osservò una vnsta lacerazione capsulo-leg11mentos11. e la rotula divisa in tre frammenti: uno s uperiore 1•iù gr11nde e due inferiori, dei quali l'interno solo in parte ancora aderente. Fu regolarizzata cosi la superficie di frattura, e fatta la tenorrafia alln. Berger e poscia suturata tutta la scontinuita c11psulolegamentosa. Il decorso post-operatorio fu dei più favorevoli: al decimo giorno la ferita era completamente cicatrizzata per primam, al ventesimo fu levata la fas~iatura immobilizzante e dopo un mese l'infermo cominciò a camminare. Attualmente l'esame obbiettivo fa rileva1·e la cicatrice ben consolidata e non aderente, la rotula con caJlo osseo regolare di forma e spostabile in tutti i sensi: la deambulazione si compie spedita e quasi normale. L'O. conclude dimostrando che anche per causa indiretta siano possibili fratture comminute di rotula, con estese lacerazioni capsulari e notevole versamento ematico, e che la tenorrafia alla Berger, associata alla sutura dei legamenti prerotulei e perirotulei lacerati, possa ritenersi veramente il metodo di elezione nel trattamento di tali fratture.
314
CONF1':RE~ ZE SCIE::-1TIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI
CHIETI (febb rflio) . - Tenente colonnello medico L-OnE~zo B vNOXO: Della cum radicale dell'ernia inguinale con metodo proprio. Accennato al principio fou · <lamen tale anatomico sul q,mle si bas a uu buon metodo di cura radicnJe delle ernie addominali, e cioè la soppressione completa dell'infundibolo peritoneale e il consolidamento dP.lla pareto n,ddominale e degli anelli erniari, l'O. si donrnnda se la ricerca di nuovi metodi per la cura radicale dell'ernia inguinale possa sembrare fo rse superflua, se non inutile, quando la chirurgia per m erito del Bas.~ini n e possiede uno che è onorato dell>1. maggior popolarità e del più largo successo p ratico frn tmti i metod i fiuora pubblicati. DA. uno studio anatomico eseguito per molti anni s ui cadaveri di individui di età diverse, portatori o n on di ernie antiche, e dalle osservazioni cliniche operath·e sul vivo l 'A. ba trntto la convinzione che i tess uti profondi -del canale inguinale, muscoli piccolo obliquo e t rnsvorso e fascia di Cooper, n on di rado presentano un' assai d ebole r esistenza per deficienza di sviluppo o per atrolla patologica, e perciò ln. ri cos tituzione del piano profondo del cannle inguinale col metodo Bassini non gar antisce il ris ultato radicale della plastica inguinale. Per contro )'aponeu rosi ten dinea del g rande obliquo per la sua ro · bu~tezza e struttura, per la s ua sedo, por la sua tensione attiva è il più Ya· lido mezzo di ricostituzione delìe pitreti d el canale ing uin ale, e s u questo concetto anatomico l' A. ha basato il proprio metodo di cura delle ernie inguinali. Salvo qun.khe m odalità sp eciale, questo metodo non differisce dagli altri fino alla legatura alt.a ed alla e.;cissione del sacco e rniario: l'incisione dell'aponeuros i del grande obliquo è diretta dal marg i.ne li bero del pilas tro interno in fuori fi no ad un dito trnsverso dalla spina ilil\Ca, in modo da formare un lembetto aponeurotico con ln base all'arcata crurale, a ,;peso di tutta h\ parete anteriore del canale ingu inale. I solato, legato e reciso il sacco, l' A.. abbassa il f'unicello al di sotto e al davanti del lembetto inferiore teso in giù con due pinze, in ~uisn da m et tere bene in luce il margine posteriore del Jigamento 1U Falloppio, lascio.udo intatta l'inserzione de lla fascia di Cooper e con tre punti ad ansa di roLusto catgut s utura il mn rg ine s uperiore dell' incis ione aponeur otica del g rande obliquo nl margine posteriore del legamento falloppiano. La prima ansa compren de l'aponeuros i del grande obliquo, il tendine congiunto e da dietro in avanti il legamento falloppiano ; il secondo capo dell'ansa compren de il margine libero del piccolo obliquo e d el trasverso. A rlist:mza. di 1 centimetro viene applicata u na seconda ansa e cosi una terza, la quale ultima copre i vasi epigastrici v isibili a trasparenza attrnverso la fascia di Cooper. Tn tal modo ri-.ulta una solida parete profonda costituita dall'aponeu ros i del grande obliquo, dal tenìine congiunto e dai fasc i marginali inferiori dei muscoli p rofondi, mentre l 'aponeur osi d i Cooper conserva la sua normale inserzione falloppiana. All'est er no d el pnnto d'emergenza de l cordone l'A. applica un'altra ansa, serrando la quale si c hiude con salda barriera l'a nello ernia rio profondo, posci11. riportato il fonirello contro la nuova parete posterioru del canale inguinale, rialza il lombetto inferiore dell'aponeurosi dell'obliquo, il cui margine libero viene suturato con punti s taccati sull'aponeurosi stessa, tino a riformare l'anello esterno. Il nuovo canale inguinale risulta così cli dtte pareti aponeurotiche assai più resistenti del normale, più lungo e più obliquo, con anello profondo solidamente chiuso ed il cordone rimane più libero da aderenze cicatriziali che non fra muscoli ed a pone uros i.
CONFERENZE SClE~TIFICHE DEGLI OSPED,\LI MILITARI
315
L'A.. non pretende che il suo metodo sostituisca genemlm&nte quello deI Bassini, ma ritiene che esso per la sua semplicità e rapiditit di esecuzione abbia. le sue speciali ind:cazioni nelle ernie antiche ad ampi i>nelli, specie nelle scrotali, o in quelle dirette a pareti muscolari deboli, o complicate con diverticoli vescicali e particolarmente nei laparoceli inguinali a pareti prolassate: in tutti quei casi insomma nei quali si riconosce la necessità di una più solida resistenza della parete profonda del canale inguinale ed una maggiore obliquità del tragitto, senza nuocere alla nutrizione e funzione della glandola seminale. MESSINA. (gennaio:·.-:- Capitano medico Grov,1N:s1 ALESSA:-IDREr,LO : L'O. prende in esame lo stato attuale sulle conoscenze del vaiolo e la questione, ora dibattuta più che mai, circa la vaccinazione preve11tiva, combattuta strenuamente dal prnf. RuR.ta. Fatta una critica seren!l. delle a rgomer1tazioni addotte contro la vaccinazione, l'O. dimostra come le statistiche servono spesso a dimostrare due tesi opposte, secondo l'nspetto sotto cui sono considerate, e conclude che pu1·e atumettendo essel'e l'isolamento rigoroso del vaioloso e le disinfezion i accurate provvedimenti efficaci contro la diffusione del terribile morbo, non si può disconoscere l'efficacia della vaccinazione preventiva. come immunizzante artificiale. Sui da.ti pubblica.ti dal prof. Pollacci riguardanti i ricoverati pel vaiolo nelle case d'isolamento di Palermo, in quest'ultima epide01ie, l'O. sostiene che la vaccinazione non è una. pratica empirica, semplicemente pericolosa, e mai utile, ma una pratica invece rispondent6 n. beu consolidate teorie scientifiche sulla. immunità, spessissimo utile e solo talvolta pericolosa, ed esprime l'augurio che colla migliorata coscienza igien:ca delle popolazioni e colle miglior11te condizioni economiche possa per l'avvenire scomparire la tenibile infezio11e. ID. (febbraio). - Capitano medico G1ovA:sNc ALESSANDRF.Ll.O: L' O. riferisc~ su di un caso impor.tante di emboliA. dell'arteria centrale della retina, con conservazione d'un torritorio retinico peripapillare e con ripristino della visione centrale. Trattasi di un individuo che scodellando della farinata bolle nte, rimase colpito all'occhio destro da uno spruzzo di essa, riportando lieve ustione congiuntivale, che non gli iropecli di continuare a lavorare: dopo 12 ore però notò rnpida e progre::isiva diminuzione della funzione visiva in detto occhio, tanto da ridursi alla sola percezione luminosa. L'O. riferisce sugli esami oftalmoscopici, ripetuti gioroalment~, i quali misero in eviò.enza lesioni retiniche del periodo ischemico e del periodo atrofico nel territorio delle branche superiore e inferiore dell'arteria retinka, rimanendo i nta.tte le arterie ciliari retiniche. Colla esistenza non costante delle arterie ciliari retiniche e colla loro varia estensione spiega la integriti1 più o meno grande degli elementi nervos i della fissazione centrale. Dopo avere esposto i risultati ottenuti dalla determinazione del campo vi. sivo, l'O. dis,mte la questione medico-legale riguardante l'indenniz:i:o eventuale spettante all'infortunato e prende in esame le varie interpretazioni dell'ostruzione (embolia) dell'a rteria centrale retinica, venendo alla conclusione che,scartata la ipotesi dell'embolo cardiaco per la mancata cecità istantanea ed ammessa quella della chiusura graduale dell'arteria. centrale per collasso del cuore e rallentamento del circolo sanguigno, prodotti dallo spavento provato dal soggetto per paura di perdere la vista, l'infermo ha diritto ad indennizzo qmde vero e proprio infortunato dal lavoro. Questo caso interessante è il trentesimo della lettere.tura oftalmologico..
316
CONF ERENZE SCIENTIFIOHE DEGLI OSPEDALI IULITARI
UDINE (mano). -
Capitano medico Pac~tO Z ANUTTINI : U n caso di prohabile istero-epilessia seguito da morte. L'O. riferisce il ca.so di un laureando in me• dicina, che present11tosi alla visita al distretto per la proroga del servizio militare fu colto da improvvis o malessere e fatto ricoverare d'urgenza all'ospedale. Le sue condizioni si aggravarono per il sopravvenire di convulsioni violentissime, succedeutisi a brevi intervalli, rimanendo sempre integra la coscienza, e, dopo poche ore, sotto un accesso più forte e più prolungato, attaccan te i muscoli respiratori e del collo. che li manteneva in una continua con trazione, l 'individuo mori\·a per ,osfìssia, nonostante le cure del cuso. All'autopsia non fu riscontrato che lcggie ro eniisema s ubaracnoideo e segni di iperemia in vari organi, e.~cl usi il cervello: l'esame dell'urina eliminò altrcsl il sospetto di avvelenamento da stricnina. L 'O. passa in rnssegna le varie forme di tetar,01 uremia, tetania isterica, epilessia, ed espone le considerazioni che lo h11nno indotto ad escluderle nella diagnosi del caso a ttuale : ritiene inY&ce presumibilmente possa trattarsi di istero epilessia, e per i precedenti ereditari, e per il quadro clinico delle convuls ion i disordinate e precedute da una specie di aurn. Aggiunge che in una numerosa letteratura consultata non ha constatatp casi consimili : solo in un caso si ebbe esito letale per a ccessi istero-epilettici, susseguit.i a brevi intervalli, ma p er il corso di varie settimane. L'O. conclude rilevando come gli accessi istero-epilettici, considerati di solito gravi come manifestazioni di una 11enosi, ma non pericolosi per la vita, poss ono invece costituire in talune circostanze una grave ed imminente minaccia.
:.'sei corr,•ute anno. il cor110 sanitario militnre fece molte dolorose perdite di ufficiali mec!ici in effettivo servi1.io e in congedo, ai quali pensiamo di r e11dere nei successivi fascicoli, un mesto tr ibu to d'affetto colla pubblicazione di alcuni cenni necrologici. Àfirndinmo frattanto l'estremo t•ale ai carissimi e compianti colleghi: tenente colonnello medico Raffaele de Vigiliis; maggiori medic i Alfredo D"Ettorre e Abramo Artom; cnpi tn.ui medici Federico Colajannl, Nicola Damiano e Ur· bano Sabellico: questi due ultimi, morti nell'arle,npimento del loro dovere di medici e di soldati. Del t enente medico Amerigo De Murtas, a ddetto all'e roico 11° reggimen to bersaglieri, apprendiamo all'ultimo momento che, stirnte il difetto di elementi positivi, egli dev'essere cons i,lernto aDcorn come di~perso: e noi, insieme colla. sua famiglia, serbiamo in cuore questa debole speranzn, a~pettando trepidanti il conforto d'ulteriori notizie.
31.7
Movimenti avvonuti nel Cor~o ~ani tarioe nel Personale Farmaceutico (Dalla dispensa n• alla t6• del Bollellino u/fìii11le delle nomine).
Utaolall lD aervlzlo attivo permanente. Determinazione ministeriale 7 marzo 1912. TESTI cav. F rancesco, tenente colonnello medico direttore ospedale Livorno (comandato scuola applicazione sanità militare). - Cessa di essere coma ndato come sopra. Boccu. cav. Sa'1:atore, maggiore medico ospedale Napol i. - 'Ira.sferito infermeria presidia.ria .Reggio Calabria, dal 1° aprile 1912. ALF'Olil'zO Luigi, oapitano medico 61 fanteria (comandato scuola applicazione di sanità militare). - Id. 2 artiglierie. pesante campale, dal 1° aprile 1912, nel qu.ale giorno si presentarli. a l reggimento s tesso, cessaudo di essere comandato come sopra. 0 ,UOTTrNO Carlo, tenente medico 1° arti glieria montagna. - Id. 1° id. id, dal 1° id., id. id. R. decreto 18 febbraio 1912. Gu,ARDONI Em·ico, capitano medico 56 fanteria. - Collocato in aspettativa per motivi di famiglia, per quattro mesi. Detennfaazione ministeriale 14 inarzo 1912. PAZZI Ermanno, capitano medico 82 fanteria. - T rasferito ospedale Roma. PELLEOROn Oreste, tonento medico 39 id. Id. id. Roma. R. decreto 21 gennaio 1912 ClJTRi cav. J?erdinando, maggiore medico ospedale Caserh•. Collocato in posizione ausiliaria, per ragione di età, de.l 23 gennaio 1912. R. dec;·eto 4 f ebbraio 1912 GnAZIOLA Gei·a?'do, tenente medico in nspett ntiva per motivi di famiglia, per quattro mesi. (R decreto 18 agosto H/11). - L'aspetta.ti va di cui sopra è prorogata di quattro mesi, dal 1° gennaio 1912. R. decreto 3 marzo rn12. MASSARO Gio,:ambaftista, tenente medico in aspettativa per motivi di famiglia, per otto mesi. (R. decreto 6 luglio 1911) . - L'as pettativa. di cui sopra. è prorogata di quattro mesi, da.I 15 marzo 1912. R. decreto 10 marzo 1912. M.uzE'l'TI Carlo, tenente medico in aspettativa per motivi di famiglia, per mesi sei. (R. decreto 1° settembre 1911). - Ammesso, a da.tare da.I 1" marzo 1912, a concorrere per occupare i due terzi degli impieghi che si facciano va.canti nei quadri del suo grado e corpo, come gli ufficia.li contemplati dall'art. 11 della legge 26 maggio 1852. MAZZETTI Carlo, id. in aspettativa a Firenze. - Richiamato in servizio dal 1° marzo 1912 e destinato.3 genio. R. decreto 24 marzo 1!)12. NOCE Gio1:anni, tenen te medico in aspettativa per motivi d i famigli a, 11cr un anno, a Chiavari. (R decreto 16 novembre H!ll). - Ammess.o, a datare dal 16 aprile 1912, a concorrere per occupare i due t eni deg li impieghi che si facciano vacanti nei quadri del suo grado e corpo, rome gli uJticiali contemplati dall'art. 11 della legge 25 maggio 1852.
i:318
MOVIME'.'iTI AYVE!WTI :s;EL COR PO SA:s;JT. E NEL PERS. 1''ARMACEUTICO
NOCE Gioranni, te nente medico in Mpettativa a Chiavari. - Richiamato in servizio, a sua domanda, dal l G aprile 1912 e dest inato 1° artig lieria fortezza (costa). R. dec1·eto 28 marzo 1912
C1m1t0LA cnv. Giuseppe, tenente colonnello medico direttore ospedale No'\"ara. E sonerato dn Ila carica sopraindicata e nominato direttore ospedale Messiua. DE0 1, 1 UuERTI cav. Gennal'o, id. id. id. Messina. - Id. id. id. id. Novara. D ete1·111ina7.io11e 111i11 isteriale 28 1,1arzo 1912.
GuoTTI C!lv. Carlo, maggio re medico os pedale Novara. - Tras ferito ospede.le succurs ale Manto va Gnosso Vittorio, tenente medico reggimento lancieri Vittorie Emanuele Il (comandato scuola applic11zione sanità militare) - Id 26 artiglieria can:> pagna, continuando comandat o come sopr&
R. d ecreto 2o f ebbraio 1912. CARBONE cav. Bruno, t enente colonnello m edico direttor e ospedale Brescia. Collocato in posizione a usiliaria, per ragione di età, dal 17 marzo L912.
R. dec1·eto 21 ma,·zo 1912. BELLIA c&\·. Emilio, tenente colonnello m edico osped&le T orino. rettore ospedale militare Bres<:ia, dal 17 marzo 1912.
Nominato di·
R. decreto 31 m arzo 1912.
I seguenti ufficiali medici sono 11romossi al ~rado superiore, con anziani tà 31 m arzo 1912, con decorrenza. per gli assegni dal io aprile 1912 e con 111 d estinazione p er ciascuno indicata; Maggiori medici promossi teMnti colonnelli medici: Rt NA LDI cav. Scipione, os pedale Piacenza. - 1;ontinua come contro SAxGUINETI cav. Gioranni Ca rlo, id . Firenze. - Id id. R O)IANO cav. Francesco, id. Caserta. - Destinato ospedale CM·a dei T irreni (Sa· lerno). A t.:SJELl,O cav. Pasquale, id. Genova. - Continua come contro. Capitani medici promos~i maggiori medici: D 1 G1Aco:110 cav. Luigi, os pedale Bari. - Continua come contro C!1E1..E:ic111 cav Ca111illo, a <lis posi:>:ione Minis t ero atfari es t eri. - Destinato ospe· date Ve ro11n (a scelta), r:essando di P.s:;ere a disposizione come sopra dal 3 1 marzo UJ12. PAStllETTO cav. P erdina nclo, 92 fanteri a - Id. id. Novara (dichiarato promo'"i · bilo a scelta ). SAXTOl,1 cav. }~milio, ospedale Cava dei Tirreni (Salerno). - Continu11. come co ntro. F~:o~:mc1 ca v. Pietro, id. Alessandr ia. - I d . id. (dich iarato promo vi bile a scelta). hlA VIU cav. L 11iyi, 19 artiglier ia campagna. Destinato ospedale Firenze (a scelta). T enenti medici promossi capitani medici: 1'!Axcuso Roberto, ospedale Milano. - De~tinato 8 11rtiglieria campagna (dichiar;:to promovibi le a scelta). SECC111 J.,'ra11cesco, 77 fanteria - Conti nua come contro (1d id.). Bn., cco Eduardo, reggimento covalleggeri Umberto I. - Dtstinato 82 fant eria. MATt,cC1 Giuseppe, 6 artiglieria campagna - Continua come contro (a scelta).
~IOVnt tXTI AVVENUTI ~EL CORPO S AXIT. E NEL. l'ERS. FARl!A CEUTICO
319
DR
BE1tARD1s1s Luigi, os ped,tle GenoYa. Continua come contro (dichiarato promovibile a scelta). Lo:rno Orazio, id. Torino. - Destinato 26 artigherin campagna (id. id.). Gaosso Vittorio, 25 artiglieria campagna. - Continua come contro ( id. id). \-1LLASANTA Giuseppe, ospedale Firenze (comnudato 2:3 fanteria). - Id . id , anche come comandnto (a scelta). G10RDANO Giuseppe, scuola applica:done sanità militare. Destionto 6 fanteria. G.UOTTINO Carlo, 1° artiglieria pesante campale -- Continua come contro. R1~,\LDI Onofrio, carcere militare Napoli. Destinato reggimento cavalleggeri di Udine. ALBANO Luigi, ospedale Caserta (comandato ospedale Genova.). Continua come sop1°a, anche come comandato (a scelta). D'A::,,N'A Augusto, id. Savigliano. - Destinato 61 fanteria.
Determinazione ministerit.lle 4 aprile 1912. .Arnaldo, tenente medico 18 artiglieria campagna. rità, nel R. corpo di truppe coloniali dell'Eritrea. Ha preso imbarco a Napoli il 17 marzo 1912. SESTO Antonino, id. 2 alpini. - Id., id., id. id. Prnnderà imbur00 n Napoli il 14 aprile 1012. IPPOLITI
Trasferito, d'auto-
Utflolall In p o1lzione dt aervtzlo a-ulllarto. R. decreto Sl marzo 1912. I seguenti ufficiali in posizione aus iliaria sono promossi al grado superiore. Tenente colonnello medico promosso colonnello medico: i\.lENN!TI cav
Michele, distretto Catanzaro.
Capitani medici promossi maggiori medici: distretto Padova - OrANNINl cav. .Alfonso, distretto Genova.
OxOARO cav, Giuseppe,
Ufloiall 41 riserva. R. dccl'clo 31 mar.w 1912. I seguenti ufficiali di risen·a s ono promossi al grado s uperiore: STATO MAGG IORE OE!\EllALE.
Maggiore generale medico promosso tenente generale medico : C HrA1so
cav. Alfonso, distretto R oma
Colonnello medico promosso magg iore genernle medico : l\L~NESCA1,c l!I ca v. Ludodco, dis tre tto Napoli.
Con.Po S A~ITARIO )li l.fTARE. Maggiore medico promosso tenente colonnello medico : MA uoaar Angelo, distretto C11tani11. Capitano medico promosso mnggiore medico: R ossi ciw. Cesare, distretto R eggio Emilia
320
MOVIMENTI AVVE~l.iTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARllAOKOTI CO
Tenenti medici promossi capitani medici: F1CARRA Francesco, distretto Messina - FERRANTE ...4.ntoni1t0, id. Cefo11 - DBNo ou.1 Rustachio, id. Napoli - MORESCHI Alusand,ro, id. Aquila - BammBTTELLI Lelio, id. Roma - Frl"I'IPALDI E1nilio, id. Napoli - MARCHESI Giulio, id. Roma - D'ALRS-~ANDRO Felice, id. Napoli - AccAME Pietro, id. Savona PAGA:-.O Basilio, id. S ulerno - ÙLIOLr-F ASOLA Gi<>Vanni, id. Nova ra. - STANCATI liatfaele. id. Cosenza - Guna1zzo lt[icltele, id. Caltanissetta - SANDULLI Adelchi, id. Napoli - CACC!AMALI Vincenzo, id. Bergamo - LAUREN· ZANA Dona tantonio, id. B enevento - MonA Giovanni, id. Cagliari - TALA· RICO Gia como, id. Cantanzaro - RoNDrNJNl Giacomo, id. Ferrara - DEMICIIELI Alberto, id Voghera - Novo Salvatore, id. Palermo - RAVALDINI Leopoldo, id. Forlì - Co xT&LLA Jl,,fichele, id. Avellino ALIONANI Pasquale, id. Milano - A I"R!CA Giuseppe, id. R eggio Ca labria - Ruccc Paolo, id. Bari ANGELICO Gia como, id. Siracusa -ZAPPAROLI Luigi, id. Sacile - T ODESCBTSI Giu seppe, id . Milano - LA SELVA Ltti,qi, id. F oggia -CAVALIERE Luigi, id. Sa lerno - Lrnu no1 Baldas.•arre, id. Roma. - ALLTERI Achillen, id Monza - SAVIO R1zz 1 Angelo, id . Milano - CATALDO Gaetano,id. Nola - D1 LALI,A Fra ncesco. id. F oggia - CmAVACOI Pietro, id. Lucca - MAGNETTA Vincenzo, id. Napol i. Sottoteneu te medico promoss o t enente medico: l\Iu NOr-OLI Cosmo, d i stre t to Bari.
llJOTIFICAZIOl!il.
Arrlv t e partens.e d a. e per l 'Afrioa. Arnaldo, tenen te medico 18 ar t iglieria campagna. Ionia Eri t rea il 17 marzo 1:•12.
ll'PO l,l"l I
Partiti per la co·
Defuntl. cav. U rba no. capitllno m edico 6I fa n t eria (a. disposizione Ministero intel'DO). - Morto a Tremiti (Fogg ia) il 13 febbraio 1912. R u:,;;!'rANO l!,'n 1e.sto. tene nte medico riserva , distret to Girgenti. - Id. a Girgenti, il -1 marzo IU12
SA BE1. 1.1c o
Bettlftoszionl. Dis pens a 11 ", pag. 204. - T 1t0)11ll~1'TA cnv. J~'dmondo, do1>0 le JJar ole: id. Padova'. a!l!Jiu nga8i: (comandato scuola appl icazione sani t à. mi litare) e dopo le pai·ole. di\l -1 id., aggiu n'.Ja si: cessando di essere comandato come contro. I d 11•, pag. 2U8. - CAv1ccn1A cav. Fra neesco, dopo le parole; ospedale ç;eno\Tll, a!l!titwya.•i: dal ~8 gennaio l ~J:2, con decorrenza per l'anzianità dal 3 1 dicembre l !ll l e per g li a~segu i <la i 1° genna io 1912.
~--===- = J I D, r ("' l t o r c
Comm. CLAUDIO S F ORZA 1 maggior generale medico. l i R cdR Ltori,
EoMoimo TRO)IDETTA, t enent e colonnello medico. ( l :i H ) -
fhHnA , 191~ -
T tp. E. \ ' oirhc ra.
L ~ I GI p,4.L.\1161\1 ,
gtrtHII
Alt 1·e publ>Ucazioni -medico- militart : A. SsRTOLI, capitano medico. libero docente di patologia speciale clmurgioa n ella R. Università d i Pisa. - Contributo allo studio del rinofima e rioerohe istologiche sui trapianti di cute secondo WolCe (eon 18 tavole) - L ivomo 1911, Officine grafiche Chiappini. (Vendibile presso l'Autore, Ospedale Militare di LiVOJ'nO). . . . . . L. 6 J~OLO COSTANTINO, colonnello medico. Oftalmoscopia ed ottica oculistica. Manuale teorico-pratico. Un voi. in S.0 con 8~ figure e 12 tavole. - Napoli, stabilimento tipografico Fttrre.nte, 1905. (Vendibile preeso l'Autore, Roma, via Principe Amedeo 47) >> 8 MANGIANTI Ezto, oolonnello medico Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po (1889, 1898, 1905). Testo e , progetto con illuetre.zioni, premiati con diploma d' onore all' EspQSizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile presso l'Autorè, direzione· sanità militare) . . . . . . . • , 11>. ID, - Esercito e tubercolosi. (Notizie. · - Profilassi attuale. - Età della oh.iamata. - Ferma biennale. Abbassamento della statura). Re.laziono al oongreeso nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . • 2 8.u.m.uu SALV~ORE, m11oggiore medico. - L'anatomia e la chirurgia operatoria della man:iibola e delle parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un voi. in s•. di pag. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile preeso l'Auto~e, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli) 3 I1>. m. - La chirurgia delle vie biliari. ·Memoria onorata di un attestato di lode della Società medico-chirurgica di Boloyue.. - Bologna, 1903. Un voi. in 16° di pag. 198, (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli). • I 8.uiroc01 STEFANO, maggiore modico, libero docente di oftalmologia e di clinica oculistica nella Regia. Università di Torino. Studio scientifico pratico aui t raumatismi oculari. Voi. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 microfotografie e con prefazione del professor O. R&Y:llOND, direttore della Regia clinica oculistica di Torino. Roma, Enrico Voghera 1906. (Vendibile presso la tipografia Enrico Voghera, via Po 3, Roma) . • , R. RIVALTA, capitano medico. - Malattie professionali ed infortuni del lavoro nella vita civile e nella vita militare. Rocca S. Casciano 1908. (Vendibile presso l'autore, 11 ° reggimento fanteria, Forlì). . . , 5 OU ALI PIETRO, tenente medico. - La chirurgia conservatrice nei euoi rapporti con la trawnatologla e la legge concernente gli infortuni sul lavoro. Trattato di eeegesi clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgica generale e alla :egisla7ion~ sociale italiana. - Roma, 1901, Società editrice Da.nte Alighieri. (Vendibile presso l'antore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) . » 3 ID. ID. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - Milano, Aesociazione tip. prh. 2• ediz., 1900, (Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, 89 p. 1°) • 2 Dx FALCO ANDREA. tenente colonnello medico. - Patogenesi unica delle malattie vascolari, eeoretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini. Un voL in 8° di pag. 240 con 8 tavole fuori testo. - N a.poli, Società commerciale libre.ria, l 005 . . . . , 8 BABl!:Luco URBANO, capitano medico. - Fasciature ed apparecchi, fratture f!I luB11azioni. - Fironze, tip. Barbèra . . . . . . • . . . . . . . • T:a:sTI FR.a.NoEsco, tenente colonnello medico. - Ricordi di microbiologia pura ed a pplicata. - Un voi. in 16° di pag. 408. Firenze, 1906. (Vendibile presso l'Auk>re, scuola d'applicl\ziono di sanità militare, Firenze). . . . . . • 6 11>. 1:>,--: Le malattie infettive diffusibilii>iù frequenti nel soldato italiano. Nozioni di epidemiologia militare. Un voi. in 8° grande di pag. 298. - Firenze, 190'7. In (Vendibile presso l' Autore, scuola d'applicazione di sanità milito.re, ~renze). • 7 · to.. - Le grandi epidemie esotiche. Colera, pesto e febbre gialla, - Milano, Ulrico Hoepli editore, (Manuali Hoepli) • 2 Vtana To11uuso, m ..ggiore medico. - Il consulente Sanitario, Gulùa pr atica per conoscere e curare le malattie fo assenza del medico. III Eo.tizione. Un voi. di . po.g. 410; etegontemente ri.Jegato in tela. Rocoa San Cusciano. L. D Cappelh 1899. (Vendibile presso l'Autore, via Napoleone Hl n. 70. Roma). • S Ed8 ARLO EuoENlO, capitano medico. - Le ferite prodotto dalle moderne armi f~~? da guerru, escluse le artiglierie. -Ravennu, 1911, Tip. Ravognona. Fs en •bile pr6S8o l'Autore, ospedale militare di , Livorno . . . . . . • 10 1 ~LLI_ Flli.sroxsoo, capitano medico. - Manuale di bromatologia poi mel' 1 mi1•~ri. -;-- Firenze. 1906. Un voi. in 16• di pag. 484. (Vendibile presso utqre in Firenze, scuola d'applicazione di sanità militare) . . . . . • 6 -
C: 11,1:~ 1:
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE Direzione e Ammlnlstru: Via Venti Settembre (Palazzo dei Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. 1• Il Giomale di medicina miliiare si pubblica l'ultimo giorno di ciaseu~ mese in fascicoli di 5 fogli di s tampa. 20 L'abbonamento ò annuo e decorre dal 1° geona_io. 30 Il prezzo dell'abbonamento é: Per l'Italia e la Colonia Eritrea . . L.12,Per l'Estero . . . . • . . • • • . » 15,. i· in Italia • > 1,2.e:; Un fascicolo separato costa ,E t ,. t,50 a 11 .s ero Il supplemento contenentè l'Annuario 5 in Italia . > 2,50 del corpo sanitario militare costa . 1 ali' Estero. > 2,.,,5 4° L'abbonamento non disdetto prima del 1• dièembre s'intende rinnovalo per l'anno successivo. . 5° L signori abbonali militari in effettivito di servizio possono pagare l'impor to dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo {an<?be a rate mensili). G0 P er i soli ufficiali medici (dell'Esercito e dells Marina) è ammesso un a,bonamento r.u.mnlatlvo al Giornale di medicina militare ed agli A ,mali di med,cina navale e coloniale al prezzo di L. 18 annue. Par ottenere tale abbo· namenlo ~li abbonati del g iornale di medicin1:1 militar~ devono far pervenire direttamente L. 6. all'ammioislrazione degli Annali (presso il miu'istero della Marina). 7° Ai librai si fa lo sconto del 10 °10 , ma soltanto per gli abbonamenti delle per~one e degli enti non militari, che non possono fruire della facililazion& di cui al n. 5 e 6. . 8° Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, Colof?rafiche, ecc., che accompagn,assero le memorie, sono a carico degli aulor i. . 9° Gli autori delle memorie potranno aver ne gli estratti facendone richiesta all'atto dell'invio delle bozze corrette. Gli estrali i sono di due tipi: T1Po À.. - Con copertin·a in bianco, senza frontespizio, e colla Impaginatura e numerazione del fai:<cicolo. TIPO B. - Con cope:-~ina s tampata, frontespizio, impaginatura e numera· zione speciale. Il prezzo è r egola to d alla seguente tariffai: Prez~o cl.i. oiasoun :fo,:tl.io d.111Mtampa P•r
NUMKRO DELLE OOPIR
TIPI DI ESTRATTI
Tipo A. • . • . . Tipo B . . . . .
ogni oeaU.Ot.io
25
so
100
200
ollro toO
4,6,50
6,7,60
6,60 9,-
10,1S,60
8,80 4,80
Gli estratti minori di un foglio s i contano come foglio intero per le ordi· nazioni d1 100 estratti o meno. . P er quelli che superano un foglio, le frazioni in più, che o-on sup~ra_oo ti o:iezzo (<_:>glio, ~i contano come meta, purchA però l'ordinazione non sra 1nrer1ore a 50 copie. · . P o tranno aversi estratli in carta e formato diversi, previi accordi personali tra gli Autori e la Tipografia. 10° I manoscritti non si r estituiscono.
INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI RIVISTA MEDICA. Ch11tang. -
Cura del colpo rti calore .
Pal). 3~1
RIVISTA 01 l'iEVROPATOLOGIA
•
Apt. - L"anamnesl clinica nella psichiatria mi li tare . HaurJ. - La p$,·chiatrie daos l'armee . . . .
316
. . . . . . . Valtorta. - l,'el~mento individuale ID nccossi pslcop;,,llcl da Jntoss1enzlone alcoolica .
35" 3~
nJVISTA DI CHIRCRGIA DI GUERRA. 358
Pllcher. - I proiettili acnmlMti RIVISTA DI CH IRURGIA GENEIIALE.
•
.
.
RIVISTA DI OCULISTICA. El,chnlg. - Circa In surrogazione del corpo ,·ilreo . Ammann. - Citalrici .,:oruroll e disturbi della vista . . .
.
.
.
•
.
.
3~' 36S
.
.
.
.
.
.
.
ml..
Sopra un caso dl cheratoectasia . . . . • Flaher. - Il corpo pituit.ulo e le affezioni del chlasma ottico . Pauera. - I.e cis!i dell'iriùe . . . . . . . .
.
.
•
.
.
.
367
Lapa11et. -
Responsabillta cMru rgica dei meo'lici militari
359 360
DeJardln. - I.a cura auuale delle emorragie 1raumaUche del polmone .
Kontorowllsc_h. -:; Si può praticare l'en ucleazione in caso di l)anoftalmite esordiente o già
pronunci~ la :
.
.
.
.
.
.
.
•
.
IUrlc de Bellelon. - Stadio sulle ferite d'arma da fuoco dell'orbita (proiettili di revolver) Nuovo metodo di cura della congiunth'it.e blenorragica . . . . .
Goldzleher. -
Coats. -
365
366
369 37l
I\IVISTA DI MEOICINA LEGALE. Seldenmann. - Sulle lesioni d!'los• IIP.ll'occhio pre,so p;l'loscrittl di le'l'll, in Russia . . Lenormat. - Una nuova varieta d'infortunio si.I lavoro, la rottura del tubo digesUvo pro-
dotta dall'aria compress., .
.
,
•
.
.
.
•
.
.
.
.
•
37i
.
373
IIIVISTA D'IGIENE MILIT ARE. -
Grl~onl. Le nuo,·e caserme italiane. - Ln caserma Igienica
3i5
RIVISTA I>' IGIE'.\E GENERALE E DA1'TERl0t0G!A. . . • .
I.a pe.ste bubbonica • Disteso. - Sull'lnlo~sle,nione intestinale Bbhm. -
. . . . . . . . Cr1t1ca rtei diversi metodi di colorazione del haeillo !!ella tubercolosi RIVl:ffA lll8LIOGBAFICA.
Anatomia patolo;.:ic:i . . . . . . . . De Napoli. - Il • 606 • nel l11b<ir,,torio e nella l"faHra . . La cura della s1fll111e col Salvar$an (606). Abl111. - Manuale tecnico ili m1cro~eur,ia e batteriologia . · Gaggia. - Fisica med ica . Maouo.le dell'i(tlenistn. . . . . . . Scritti medici 111 omaggio ~ Augusto Murri . . Lessona. - Il medico condollo nella te,;~e italiana
ÈmtrJ e ouarelll. -
,.
..
376 37; 37$
3;9 3SO
380
3SI 381 :1/lt lilli
383
ì.ONGRESSI.
li VII Congres.o inleroazionale contro la tubercolosi. MISCELl,A NEA.
llna picroln innovazione . L'esercltio rlell"lldontolatri.l . . . , . . . . . • . L'elmintologi~ ltnha~n df suoi prn11i tempi al.I 'nono 19to • • . . .\nnoarlo sanitario d Italia pr r Il 1911, Anno X • • • • . • , Xli n,i,:giu d1 studi medici allo stazioni ldrominerali e climatiche di Francia CO:-iPEBEì\ZK SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI Mll.lTARl MOVIMK:'\Ti A \' VENUTI NEI, CORPO SAl'ilTAHIO E NEL PERSO:'IALE FARYACEUTICO
383 3q9 300 39l 39l 3Pf
391 394
Pubblicazioni vendibili presso I'Amministraz. del II Giornale di medicina militare ,, VIA
XX S~TTR~ UR&, l'AI.AZ7.0 O&L M 1Nl~TERO Dl!LLA GUEHRA
Antropometria milwart. - Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari dello olll88i 1859·1863; due volumi in 4° con atlante: Voi. I (De.ti l\lltropologici ed etnologioi) con Atlante della geografi• 1111• tropologica doli' Italia. - Roma 1896. . . . . . . . . · · L. 18 V'ol. II (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 , · · · · .' 6 B.uio:ni:o e SronZA. - Compendio di chirurgio. cli guerra compilato eulla etoria medico-chirurgica dello. guerra di secessione d'America. Roma, 1888 4 volumi, prezzo ridotto 5 50
321 -
DUE PAROLE A[ NOSTR[ COLLABORATORI
::i
i>- ':;'-·- .'- · , ; -
··,<-· ~ì' \) ,·~-~ ::;, ') 0 (-- ~. ~
',,·
\ C(. i
\ \.) () I:~ J . ·: <·i...\',['--··~.. . . ·:~ \.,J..- ,
'\;:\
../
•/
<;,:n::Ll'.I-·
Premesso che noi sia.mo lieti e orgogliosi della sempre più abbondante produzione scientifica del Corpo sanitario militare, e che è nostra f~rma e antica convinzione avere questo periodico lo scopo essenziale ~i far conoscere gli studi e le ricerche degli ufficiali medici pre(e1·ibi/mente intorno ad argomenti d·i medicina milita1·e, sentiamo il dovere di dichiarare che, appunto a motivo di quest'aumento di produzione, ci troviamo maggiormente impediti nel soddisfare i giusti desideri di tutti gli autori, a. cui preme la sollecita pubblicazione dei loro lavori. Il quale impedimento è facilmente spiegabile quando si pensi che, mentre il no:itro periodico esce una sola volta il mese e deve pur fare larga. parte alle riviste delle attualità scientifiche, ci pervengono ogni giorno _ponderose monografie, di cui non poche superano il centinaio di pagine, senza contare le illustrazioni, che richiedono anch'esse un tempo non brevH per la. preparazione dei clichés relativi. Ci vediamo dunque costretti a chieder venia agli egregi autori per gl'inevitabili ritardi, e a. pregarli di voler conformare, per guanto è possibile, la mole dei loro ma,noscritti alle esigenze tipografiche del giornale; poichè se dovessimo pubblicare integralmente tutte le memorie che aspettano di venire alla luce, ci toccherebbe o di raddoppiare il volume delle pnntate, o di rendere settimanale il nostro periodico: il che assolutamente i mezzi attuali 110n ci consentono d'effettua.re. Vorremmo, poi, che i nostri studiosi colleghi si persuad essero che la ripetuta spezzatura delle lunghe pubblicazioni in pa.· recchi fascicoli, separati l'un dall'altro dall'intervallo di un mese, nuoce grandemente alla. tessitura del lavoro e genera. un senso di stanchezza in chi, messosi di buona voglia a leggerne la prima parte, àeve aspetta.re parecchie settima.ne per vederne la fine. Ciò detto, mandiamo le più vive congratulazioni ai volonterosi collabora.tori, assicurandoli che, con un po' di pazienza da. parte loro e con molto impegno da parte nostra, si finirà per rimanere tutti soddisfatti.
LA REDAZIONI!:.
tt _ Giornale di mtdieina mflltare - Fase. V.
323
ME M ORIE OR I G I N ALI
CONGRESSO MEDICO INTER NAZIONALE CONTRO LA T UBERCOLOSI
LA D!AGNOS! PRECOCE DELLA TUBERCOLOSI IN RAPPORTO ALLA SU.~ PROFILASSI NELL'ESERCITO D ott. prof. Francesco Testi, tenente colonnello modico.
Dai numerosi lavori pubblicati in Italia sulla tuberco]osi dei militari dal Sormani, dal De Reuzi, dal Girngre, dal Mangianti, dal Sestini, da.Ilo Sforza, e eia quelli miei, risulta iu modo evidente: l " che riguardo alla frequenza l'esercito ital iano presenta, rispetto agli altri eserciti, la cifra più bassa nella morbosità e nella mortalità nel computo globale della tubercolosi in genere, una delle più basi!e nel computo della tubercolosi polmonare, con marcata tendenza ad una progressiva e continua diminuzione; 2° che la ma~sima pinte dei casi di tubercolosi (parlo di quella polmona.ro) è import.ata piuttosto che acquisita sotto le armi, è piuttosto autogena che eterogena nel senso del contagio vero e proprio. Del primo fat,to non dobbiamo occuparci. Soltanto ci sia concesso il rallegrarcene, per quanto sia prudente il non cullarci in un soverchio ottimismo, sia perchè le possibili variabili condizio11i in proposito della popolazione civile potrebbero far risentire i loro effetti anche sulla popolazione militare, sia perchè i buoni risultati osservati sono per la massima parte in stretta d i pendenza col modo di reclutameuto, rontando il qua.le potrebbero aucbe, fino ad un certo punto, mutare i relati,, i dati statistici. Il secondo invece offre motivo alla trattazione cli un argomento sempre all'ordine del giorno ma sempre nnovo, il quale è in diretto rapporto colla profi lassi della tubercolosi nell'esercito, giacchè ammettendosi che la medesima consista tutta, o quasi, nello impedire che elementi bacill iferi entrino nelle fi lo dell'esercito, e, dato il caso di una eventuale entrata di questi nella collettività militare, nel promuoverne la rapida uscita, s'impone la d iagnosi pre-
324
LA DIAG1'0Sl PRECOCE DELLA TU DEHCOLO:;I, ECC.
coce dell'infezion e in tutti i suoi stadi, ma specialmente nei suoi stadi iniziali. In quel che segue io cercherò di toccare i punti che mi sembrano i più importanti nella questione. Studierò cioè il problema della diagnosi precoce nelle sue diverse applicazioni e nei suoi di versi rapporti colle attribuzioni varie che si impongono al medico militare nel multiforme esercizio delJa sua professione. Passerò in rivista i principali metodi diagnostici, e specialmente i più recenti, atti a. svelare l'infezione tubercolare nel suo inizio. Cercherò di trarre delle conclusioni pratiche le quali servano di guida al medico militare per l'applicazione dei suddetti metodi a beneficio della profilassi antitubercolare. Non potrò certo corroborare quanto sto per e<,porre con osservazioni personali di molto rilievo, mancandomi da tempo l'opportunità. di usare del materiale clinico occorrente. Sarò però abba.stanza soddisfatto se questa trattazione avrà per risultato di esporre i termini della questione, di mettere in luce quanto oggi si conosce sul pro po· sito, di stimolare la discussione e lo studio su di un argomento che è certo uno dei più importanti nella epidemiologia militare. Premetto, e valga questo per sempre, che tratterò esclusivamente della tuber,·olosi polmonare, essendo questa la più importante tanto dal lato epidémiologico quanto da quello profilattico.
*** Il medico militare ha davanti a sè una grande responsabilita nella profilassi della tubercolosi, ma la sua responsabilità varia ed è più o meno diretta a seconda del servizio che compie, o come perito medico nei consigli di leva, o come medico ai distretti militari ed incaricato quindi dt>ll'assegnazione ai corpi, o come medico reggimentale, o come medico all'ospedale. In tutti questi diversi servizi la sua attività. si esplica in modo vario col variare delle condizioni di tempo, di mezzi disponibili, e direi anche di obbiettivi speciali. Tutti sanno che il medico militare al consiglio di leva deve accertare puramente e semplicemente l'idoneità generica al servizio militare, e deve quindi dare dei giudizi pronti, decisivi, basati su di un esame in gran parte puramente obbiettivo e senza aiuto di speciali mezzi diagnostici all'infuori di un nastro metrico, di uno stetoscopio e di qualche altro stru· mento per un esame estemporaneo; che lo stesso medico militare nelle visite a i distretti esegue una specie di esame di controllo allo scopo di constatare se persista l'idoneità. generica, e di accertare nello stesso tempo l'idoneità speciale alle varie anni, anche qni però con poco
LA DIAONOSI PRECOCr~ DELLA TUllERCOLOSI, ECC.
325
tempo disponibile e con limitatissimi mezzi di esame; che il medico militare ai corpi ha maggior tempo e maggiori mezzi a disposizione, e, più ohe tutto, ba modo con un'osservazione prolungata e metodica. di farsi un criterio, se non di certezza almeno di fondata presunzione, su la esistenza di alcune determinate forme morbose. Non è però che negli ospedali militari che i casi dubbi vengono meglio studiati, specie quelli nei quali la diagnosi riposa in gran parte sull'uso dei metodi d'indagine di laboratorio. Ho voluto dir questo, sebbene ciò sia a conoscenza di tutti, per specificare bene, fin da principio, come sia diverso il modo di esame dei casi sospetti di tubercolosi a seconda delle condizioni in cui trovasi l'individuo da esaminare. Una distinzione, piuttosto dottrinaria se vogliamo, ma che spesso può ave-re la sua importanza nel nostro caso, deve farsi, a mio parere, fra tubercolosi latente e tubercolosi larvata. Nel primo caso la tubercolosi non è manifesta. Vi sono soltanto segl'.li presunti vi, quali alcuni determinati dati anamnestici; vi sono pochi ed incerti !:legni fisici; vi è uno stato di debolezza generale o cli oligoemia; osservansi una struttura. anormale della cassa toracica, una poliadeuite cervicale, alcune lievi alterazioni nella fisiologia del respiro e del sistema circolatorio, tutti feno· meni che possono far nascere il sospetto di una latente infezione tubercolare senza che vi sìa alcun segno veramente certo. Nel secondo caso esiste una forma morbosa più o meno decisa, un catarro gastrico, un cardiopalmo così. detto nervoso, delle neuralgie persistenti o qualche altra affezione fors'a.nche più netta le quali mascherano l'infezione tubercolare o per lo meno, dominando tutta la scena, spesi:o postono far ritardare una diagnosi di tubercolosi. In complesso, come ben dice il Ma.ragliano, nella forma latente manca ogni sintomo morboso; in quella larvata manca ogni sintomo caratteristico ma esistono segni di disturbi generali dell'organismo. Nè sarà fuor di luogo il ricordare che anche nella tubercolosi latente si possono dare due casi, e cioè che 1'infezione tubercolare sia iniziale, e che sia invece alquanto progredita. Nel primo caso la latenza sta nell'essere l'infezione tanto in sul principio da non potersi rilevare coi comuni mezzi diagnostici; nel secondo la latenza può consistere nel fatto che la lesione, pure esistendo, è piccola, e sfugge a quei comuni mezzi di diagnosi fisica che valgono spesso a metterci sull'avviso. Ho voluto fare q neste distinzioni, non sempre nette veramente, ma qualche volta si, parche anche sotto questo punto di Yista il diagnostico precoce pnò valersi di diversi metodi. Altre considerazioni deve fare il medico militare in rapporto alla diagnosi precocA della tubercolosi, le quali sono in dipendenza del duplice còmpito che esso si assume di fronte alla 11azione e di fronte
326
LA DIAGNOSI PRECOCE DEL LA TOBF:ROOl.OSI, ECO,
a.Ila società; di fronte alla na zione in quanto deve procurare di non cadere in er.cessivi rigorismi i quali conducendo a troppo larghe eliminazioni dall'esercito contribuiscono ad indebolire la compagine sua, di fronte alla società. in quanto egli deve procurare di restituire alla società stessa individui va.lidi e ancora utili, donde la. necessità di eliminare al più presto coloro che ancora sono suscettibili per le loro contlizioni morbose iniziali di guarigione. I n quest'ultimo caso sia il medico militare all'altezza della sua missione calcolando e bilancia1ido i suoi giudizi alla stregua di solide convinzioni scientifiche: nel primo sia prudente e non ecceda, perchè, oltre a. tutto, la troppa fretta o la troppa facilità dei giudizi atti ad esimere dal servizio milita.re possono degenerare in abuso e procurare anche alcuni spiacevoli casi di simulazione come quelli illustrati ultimamente e che diedero origine a diverse animate ed importanti discussioni in seno alla Società di medicina militare francese. Un al tro punto essenziale nella diagnosi precoce della tubercolosi rispetto al servizio militare è quello di decidere se e con quali mezzi sia possibile eseguirla ; in altri termini se tutti, o quasi tutti, i processi attualmente messi in opera f:lieno eseguibili e ne debba esser permesso l'uso incondizionato. Su questo rapporto dico subito che, a mio parere, quei mezzi i quali sono di dubbio risultato e di lunga. applicazione sono da sca.r, tarsi dalle prove diagnostiche, giacchè a noi interessa di dare un giudizio netto, deciso, onde mettere l'individuo da noi giudicato nel modo più sollecito in grado di riprendere il suo posto nella società. In quanto poi a, quei m ezzi diagnostic i c he solo da. lontano possono fare incor -
rere il paziente in un pericolo, sia pur lieve, es3i debbono essere banditi dall'uso, giacchè la responaabilità clel medico militare non deve esser messa in giuoco n ell'azzardare una prova pericolosa, sia pure a scopo di bene. La interessante discussione cho ebbe luogo in seno all'accademia francese fra il Delorme, l'eminente attuale ispettore capo del servizio sanitario militare francese ed il Calmette, a proposito della oftalmoreazione, informi . D'altra parte questo è stato sempre il concetto dominante che ha seguito il nostro ispettorato di sanità militare nel giudicare sull'uso dei mezzi diagnostici nuovi, come dei nuovi mezzi terapeutici; studiarne cioè prima con cura. gli effetti; attendere che gli esperimenti ed il tempo abbiano sanzionato o meno il loro uso; proscrivere quelli capaci di recare in qualche modo nocu mento. Ed un'ultima osservazione mi occorre fare in rapporto all'uso dei metodi diagnostici. Dove si praticheranno tali prove diagnostiche?
LA DIAGNOSI PRECOCE DEL LA TCBERCOLOsr, ECC.
327
Non esito a. dire: esclusivamente all'ospedale. Le nostre caserme, le nostre infermerie reggimentali non sono ancora tali da permettere prove e studi di questo genere. In es:ie clovremo accontentarci soltanto di eseguire quelle ricerche preliminari obbiettive, quegli esami fisici che in verità possono qualche volta farci formulare una diagnosi, ma. che non sempre bastano. Si potrà fare qualche esame sommario batteriologico, ma non si potrà andare più in là. F or:;e iu un avvenire che speriamo non lontano, sarà dato di avere infermerie tali da poter assicurare una degenza anche ad ammalati di una certa entità, e ad ammalati di malattie sospette quali quelli di cui trattiamo. Per ora non è uhe l'ospedale il q nale ci possa permettere un conveniente esame di tali ammalati. Prima di passare oltre mi sia lecito ricordare i nomi dei medici militari Kelsch, Vaillard, Lemoine, Ronget, Simonin, Delorme, Berthier in Francia, Schierning, Dautwiz, Schlager, Uhlich, :lloellers in Germania, Fertl, Franz in Austria, "\Veler in Svizzera, Simpsou in Inghilterra, Buscaglino in Italia, i quali si occuparono in modo speciale dell'argomento sia con obbiettivi profilattici limitati ai casi singoli, sia con obbiettivi profilattici più larghi. Dei lavori degli esimi colleghi avremo motivo di parlare man mano che se ne presenterà. l'occasione. Per ora passiamo in rivista i principali e pii\ recenti metodi per la diagnosi precoce della tuLercolosi polmonare.
Un modo abbastanza pratico per elencare i diversi mezzi usati a tale scopo nei rig uardi della profilassi nell'eser cito sarebbe quello 11; raggntpparli, come sapient,emente fece il Landouzy in una comunicazione fatta al Congresso di Napoli contro la tubercolosi, del 1901. Per l'illustre patologo gli elementi di diagnosi precoce doveva.usi studiare cioè: 1° come elementi di sospetto e di pre:,unzione; 2=come elementi di probabilità; 3° come elementi di certE:\zza. Que~ta cln::;sificazione corrisponderebbe appunto, in gran parte almeno, ai diversi compiti che può assumersi il medico militare : elementi di sospetto e di pre· sunzione nelle visite ai consigli di leva ; elementi di probabilità nelle visite a.i distretti e ai corpi; elementi di certezza negli esami agli ospedali mili tari. Non sempre però tali elementi di diagnosi corrispondono perfettamente ai diversi momenti sunnominati dell'attività del medico milita.re, ed è perciò, e per non ingenerare confusione, che mi limiterò a studiarli e a raggrupparli nel modo dirò così scolastico, che comu-
328
LA DIAG:SOSI PRECOCE DELLA TL"BERCOLOSI, ECC .
nemen te si usa, in: caratteri somatici generali; segui fisici; reazioni biologiche di carattere generale; metodi specifici di laboratorio, specia,lmente quell i basati sulle reazioni immunitarie. 1. ESAME SO MATICO G8N ERALE. - Qui non debbo fermarmi a lungo percbè una discussione in proposito esorbiterebbe dal compito prefisso Non posso però tralasciare dal fa.re notare che gli articoli del nostro elenco delle imperfezioni esimenti dal servizio !nilitare accenn ano ad una quantità di defi cienze e di distrofie organiche, come di alterazioni anatomiche (debolezza di costit uzione, costituzione linfatica, oligoemia, scrofolosi , deformazioni toraciche, ecc.) colle q uali vien faci lmente il perito messo sull'avviso d i una latente infezione tubercolare, sia che trattisi d i una predisposi zione locale, come alJorquando esistono o ]'aplasia del 1° e 2° anello toracico (Frennd, Hart), o il solco dell'apice polmona.re (Schmorl), o la deformazione dei bronC'bi apicali (Birch-Hirschfeld), o l'aplasia delle ultime coste (Stiller), tutte alterazioni le quali aggravano la predisposizione degli apici polmonari col favorire il soffermarsi e l'attecchire del germe specifico, pred isposizione la quale è perciò anatomica, meccanica, funzionale, sia ohe trattisi ùel vero abito tisico, così magistralmente studiato dal De Giovanni, così caldamente sostenuto ed illustrato dal Viola. nell'ultimo Congresso nazionale contro la tubercolosi tenutosi a Firenze, o trattisi di condizioni locali. Orbene ; nessun medico militare che fa servizio ai consigli di leva può negare l'importanza di questi dati che all'occhio esercitato di chi esamina centinaia e centinaia di individui non possono sfuggire, elementi d i presunzione, se vogliamo, nel senso attribuito loro dal Landouzy , ma elementi importantissimi e di primo ordine. Essi poi acquistano maggiore importanza ancora quando souo accompagnati da anemia, da leucocitosi, da a lterazioni gastriche, da. t iroidismo con ipercloridria, da tachicardia come osservò il Bozzolo, da tendenza al sudore che si osserva in qualunque ora del giorno sia per leggiere fatiche che per lievi emozioni (Bozzolo), da dolori interscapolari, da nevralgie intercostali, da dolori sordi al torace (Haut), da pseudo-reumatismo articolare (Grocco), da splenomegalia (Tedeschi), e da altre alterazioni che vedremo in seguito. 2. SEGNI FISICI. - Isp ezione. - Un s.egno dei più noti è quello indi cato dal Baccelli come fenomeno inizialissimo, il segno cioè così detto angolo1Scapola1·e, consistente nell'oi;servare se gli angoli scapolari superiori interni si muovono in modo sincrono e si alza.no allo stesso livello. Un altro segno obbiettivo che si ricava dall'ispezione del torace è quello dell'anisomastia o disuguaglianza delle due mammelle sia per ,ol urne, sia per ampiezza. delle areole, sintomo diversamente inter-
LA DIAGNOSI PRECOCE Dfi;LLA T UBERCOLOSI, ECC.
329
pretato dal R icher, da Gasperini e Cartolari, e che Sorgo e Suess ritengono come una stigmate anatomica dell'eredo-tnbercolosi. Altri segni obbiettivi ricavati dall'ispezione sarebboro le così dette strie ·r nsali del Francke, l'o1·lo gengivale biancastro indicato dal Thomson, l'i mpronta lasciata dal dito, dal plessimetro, dall'orecchio o dallo stetoscopio sul torace dei tubercolosi (Espina y Capo), un gonfiore speciale clelle pal · pebre (Poenaro-Caplesco), in ultimo la 1·eazione ineguale delle pupille alla luce studiata dal Fodor e dal Destrè, da Rampoldi e Cornini, caratterizzata da midriasi dal lato della lesione polmonare. Tutti questi segni possono avere uua certa irn portan,,,a in alcuni casi determinati. Ma quali, relativamente alla specificità più o meno assoluta, resistono alla critica? L'unico sintomo veramente im portante perchè dall'anatomia e dal111. fi sio -patologia dell'organo inizialmente ammalato trae la sua vera ed unica origine, è il fenomeno del Baccelli che prima citammo. Palpazione. - I segni fisici ultimamente messi in pratica per la diagnosi della tubercolosi polmonare latente sono iu parte modificazioni o un ritorno a metodi già noti. Così il Pottenger ha messo a nuovo, semplicemente insistendo su alcune modalità d'esecuzione, il metodo del Baccelli consistente nello studiare la resistenza o rigidità dei muscoli intercostali in corrispondenza dei punti lesi, e non esita a dichiarare questo metodo molto utile, insieme alla oftalmoreazione, per la diagnosi di un focolaio di tubercolosi polmonare ini;,;iale. Così dicasi del dolore e della consecutiva reazione muscolare provocati dnlla pressione graduata eseguita col polpastrello dell' indice fatto scorrere o anteriormente sotto la clavicola, o nel triangolo sopraclavicolare, o nella. fossa sopra.spinosa (Sabourin), e di un segno analogo, il fenomeno cioè del facciale, o sintomo di Chi"ostek Wei.~s. Ed un altro segno indicato dal Zerbranski è quello consistente nella presenza di una glandula linfatica. ingrossata fra il 4? e il 5° spa;,;io intercost,ale Df1lla linea ascellare media, corrispondentemente al lato del torace ove esiste la. lesione. Di questi mezzi, ai quali non si pnò negare del resto una certa importanza, non si può dire altro che non sono ehe segni di probabilità, e ohe fanno quindi parte dell'esame generale sommario che il medico militare può fare nelle visite di reclutamento e in quelle ai corpi. Pe1·cus1Jione. - I risultati di questa nei casi iniziali di tnberco· losi non danno, secondo il Bozzolo, indicazioni di molto rilievo, occorrendo, per avere risultati attendibili, che vi sieno già in corso fatti di aplasia polmonare o di prece<lenti pleuriti; ed anche il De Giovanni mette in guardia sulla possibilità. di molte cause d'errore, e,
330
LA DIAGNOSI PRECOCE DELLA TL'EIER CO LOSI 1 ECC.
secondo il suo modo di vedere, dice che non si potranno mai avere giusti apprezzamenti se prima non si è a.vuto un concetto reale dell'individualità morfolog ica dell'ammalato. Solo il Goldsche:ider dà alla percnssione degli apici, eseguita però in modo leggiero, una grande importanza. È certo ad ogni modo che la percussione per se sola non può stabilire che un crit,erio di probabilità. Aggiungerò che di recente il Machado ùi.ce di a.vere utilizzato con profitto la percussione nelle fossette di hlohrenheim, percuote11do non dall'avanti all'indietro, ma in senso trasversale dal di fu ori al di den tro, usando a preferenza il dito come plessi metro. Ascoltazione. - Anche questa può fornire q ualche buon risultato, ma soltanto di probabilità. Tuttavia il se.gno di Grancher consistente nella percezione d i una modificaziont1 d'intensità, di tonalità e qualche volta di timbro del murmure vescicola re, specie quando il fenomeno è all'apice destro (Lemoiue), l'ascoltazione del rantolo ora.le (Galvagni) ultimamente ristudiata dal Vallivero, dal Cardi e dal Costa, possono certam ente recare degli utili servizi. Ricordiamo a questo proposito che il Boeri insegua, per mettere in evidenza le lesioni apicali, di praticare una specie di massaggio della fossa sopraclavicolare, a l quale scopo ha. fatto costruire due speci,t!i apparecchi, l'uno immobilizzante il polmone r itenuto sano, l'altro immobilizzante ambedue le basi polmonari . In complesso però, come ben dice, a mio parere, il Berthier, nella diagnosi precoce della. tubercolosi polmonare è indispensabile che i piccoli se~ni fi sici polmonari sieno messi in rapporto coi sintomi generali. Radioscopia e 1'Ctdiogra/ia. - Questi mezzi di diagnosi banno acquistato di r ecente molta importanza. Così il Rieder specialmente, il Wolff ed altri autori hanno potuto ottenere prove certe di addensamento dell'apice polmonare e anche di piccole, ma. più avanzate lesioni, ed in F rancia la radioscopia è stata messa in uso come mezzo sussidiario di gran valore nelle operazioni di reclutamento. È appunto per tale ultimo scopo che questi metodi diagnostici possono avere valore, ad agevolare cioè una diagnosi di probabilità, non potendo certamente servire da. soli come elemento di diagnosi. Solta n to· deve essere noto che in qualche caso di quelli chd chinmiamo larvati, essi hanno potuto servire come unico e sicuro elemento, e citerò al proposito alcune osservazioni del Rieder, il quale riuscì colla radiografia. istantanea ad ottenere la dimostrazione di caverne anche abbastanza. voluminose sfuggite ad altri mezzi di diagnosi per ragioni speciali anatomichfl e cliniche. Da noi il tenente medico dott. Buscaglino ha
LA DIAG:-IOSI PRECOCE DF:LLA TUBERCOLOSI, ECC'.
331
fatto interessanti ricerche sull'argomento, ed è venuto nella. com·inzione essere questo metodo d'indagine di molto sussidio nella diagnosi precoce della tubercolosi nei militari, specie quando si uniscono i tre segni cardinali della di agnosi radiografica della tubercolosi incipiente, ossia: 1° diminuzione d'ampiezza nel movimento del diaframma dalla parte ammalata; 2° diminuzione di volume dell'apice leso ; 3° opacamento di esso. 3. REAZIONI BIOLOG!OHE GENERALI. - In questa categoria di mezzi dia.gnostici no abbiamo «la considerare una grande varietà giacchè molte funzioni organiche vennero studiate con diverso risultato. Furono ad esempio studiate alcune reazioni chimiche delle urine e degli sputi ; fu esaminato il diverso comportamento della temperatura in alcune condizioni fisiologiche; furono sperimentate alcune reazioni a speciali sostanze medicamentose o ad alcuni liquidi organici; fn studiata in diverso modo 1a: funzione circolatoria. Passeremo in rivista i più recenti e speciali di tali mezzi diagnostici. Alcuni autori trovarono nella tubercolosi incipieute che l e urine conserverebbero a lungo la reazione acida (fino a 16 giorni circa) qualora siano tenuti a riparo dall'ari a e dalla polvere. Altri applicarono all'esame degli sputi la rea~ione del Millon 1 la quale sarebbe positiva nel caso d 1 infezione tubercolare. Altri pii\ di recente studiarono nelle urine l'albuminoreazione già indicata fino dal 1900 dal Roger, la quale sarebbe specifica degli sputi tubercolari mentre l'albumina mtt.ncherebbe negli altri sputi 1 a meno ohe non si tratti di trassudato sieroso. Il Teichmiiller volle vedere nelle forme incipienti di tubercolosi polmonare la presenza nell'ei;pettorato di 1eucocitì eosìnofili, reperto però1 secondo 11 Feliziani 1 di valore dubbio o affatto negativo. Speciali reazioni furono ottenute dal Liebreich verso la cantaridina, dal Landouzy e dallo Sticker verso il ioduro di potassio1 dal Sirot, dall'Hutinel1 dal rrerre verso l' inie.t.ione di siero fisiologico. Di gran parte di questi metodi posso dire1 per prova personale, che in genere rispondono piuttosto nei casi conclamati che in qnelli iniziali, e che non sempre sono specifici. In quanto all'esame della pressione arteriosa, le ricerche del Potain, confermate dal Ma.ragliano, dal Torchio, dal Condulmer, dal Ghillini, dal Nardi e da altri, dimostrarono che una pressione arteriosa radiale di 20-30 millimet ri inferiore alla normale è indizio di tubercolosi sospetta. Sulla topotei·mometria fecero studi il Frugoni ed il Leidi i quali osservarono che la tubercolina introdotta per via sottocutanea anche
LA DIAGNOSI PNF:COC'E DELLA Tl"Ul!:RCOLOSI, ECC.
in dosi così piccole da provocare o punta o assai lie,e reazione feb brile g enerale, determina invece a livello dei focolai tubercolari polmonari un aumento locale di temperatura. Queste osservazioni sono assai importanti come vedremo in seguito. lhsultati abbastanza attendibili si possono avere dall'esame generico della temperntura la quale deve essere presa ripetutamente nella giornata, ed essere orale ed anale. Nella tubercolosi polmonare unilaterale la temperatura sembra essere maggiore da.I lato offeso, ma è chiaro, come le ricerche del Casali e di altri hanno dimostrato, che questo mezzo diagnostico indiuato dal Vogel non ha gE>neralmente valore che nelle lesioni un po' aYanzate, etl è q uiudi poco applicabile nelle forme precoci. Può invece avere applicazione la così detta /'ebbre p1·ovocata di Darembey e Chaput, processo che il Lemoine dichiara. eccellente, e che, praticato coi dovuti rigua,rdi, mi sembra specialmente applica.bile nello studio del1e forme i niziali nella collettività militare. Data l'importanza del soggetto mi permetto riassumere quanto dice l'egregio col lega dell'e:;ercito francese in una sua recente comunicazione fatta alla società di medicina. mili tare francese. Per ottenere risultati attendibili bisogna prima prendere al paziente la temperatura rettale per 3 giorni, due o tre volte al giorno, a ore fisse, collo stesso termometro, dopo di che lo si farà marciare per un'ora a. passo accellerato con un riposo di 5 minuti a meta via. La t emperatura è presa immediatamente avanti, immediatamente dopo l'esercizio, poi dopo mezz'ora.. Occorre rinnova.re le prove parecchie volte. Con queste precauzion i, il Lemoine dichiara di considerare molto importante la persistenza delle tempernture elevate dopo mezz'ora, nel qual caso una. elevazione di 7-8 decimi può avere molto significato, specie se si ha. insieme dispnea e tachicardia, e più ancora se esistono alcune modificazioni, siano pure piccole, limitate agli apici o ad un apice, se vi è dimagramento e se vi sono antecedenti personali e famigliari. Per qualche limitata osservazione personale, sono pienamente d'accordo col Lemoine. 4. METODI or l.AUOHATORIO. - Ho riunito in quest'ultimo gruppo di mezzi diagnostici molti tlisparati processi, alcuni dei quali traggono la loro origine ed il loro valore dall'osservazione pura e da alcune esperienze di gabinetto, mentre altre invece sono l'espressione di risultati ottenuti dalla c.onoscenza e dalla applicazione delle reazioni immunitarie. Gli uni e gli altri metodi diagnostici presuppon• gono delle cognizioni di batteriologia e di biologia, e si valgono di tutti quei mezzi di ricerca che solo possono aversi nei gabinetti al-
LA DUG:-i'OSI PRECOCE DELLA TUBERCOLOSI, ECC.
333
l'uopo allestiti. Molti di essi hanno un valore assoluto e di certezza per la diagnosi; altri senza essere di valore assoluto, sono però tali da fornire una q nasi certezza, da completare in modo positivo una diagnosi già bene avviata, da coadiuvare fortemente una già iniziata.. In un primo gruppo di ricerche dobbiamo mettere quelle che si indirizzano alle pure conoscenze batteriologiche, e com prendono l'esame microscopico degli sputi (come di t.utti gli altri materiali sospetti), l'allestimento delle colt.ure, le prove sperimen tali sugli animali. Non è il ca.so che io mi dilunghi troppo su questi mezzi di diagnosi noti a tutti. Soltanto mi permetto fermarmi sui seguenti punti: 1° i:1ulla necessità di essere canti nel negare l'esistenza dei bacilli tubercolari se prima non si. sieno esplicati t utti i mezzi acconci a svela.re anche i rari bacilli, come ad esempio col metodo dell'antiformina dell'Uhlenhut ohe io raccomando in modo particolare avendomi sempre risposto assai bene; 2' sulla poca attenzione che deve avere la ricerca dei granuli di Much dimostrabili col Gram, per la grande facilita, ed in ciò sono perfettamente d'accordo col Mollers, colla quale possono venir confusi con altri elementi; sul valore da darsi all'esame microscopico degli sputi, ricordando che mentre alouni autori non pongono fra i segni precoci la presenza dei bacilli negli sputi, altri invece, e fra questi Mosny e Bernard, dichiarano che frequentemente nelle forme comuni della tubercolosi polmonare si riscontrano i bacilli prima che compaiano i segui fisici, il che del resto equivale ad una diagnosi precoce. Aggiungerò poi che l'esame microscopico degli sputi può prestare buoni servizi nell~ tubercolosi larvate, per esempio nel dimostrare che un enfisema, il quale non avrebbe potuto altrimenti ritenersi tale, è di origine tubercolare, come anche può essere utile, inversamente, nell'assodare la natura non tubercolare di focolai di bronchiceta sia, o comunque di distruzioni di tessuto, per l'assenza d i bacilli ripetutamente constatata. Sulle colture vi è poco a dire. E sse sono sempre difficili e di esecuzione troppo lunga per essere ritenute qua.le mezzo di diagnosi precoce. Cosi dicasi delle inoculazioni in animali recettivi. I noltre queste r icerche nelle quali occorre sempre una certa quantità di bacilli presuppongono quasi sempre una tubercolosi aperta. Fra le reazioni biologiche immu nitarie messe a profitto per la d iagnosi precoce della tubercolosi è da considerarsi dapprima, e per ragione cronologica, la. prova dall'agglutinazione, diversamente interpr etata e diversamente g iudicata. da coloro che la studiarono pratica.niente. Bisogna ad ogni modo confessare che sulla bontà e sull'apJ>licazi0ne di questo processo diagnostico i risulta.ti sono contradditori ;
334
LA DTAG:-osr PRIWOCE: DELLA TUBERCO LOSI, ECO.
e se da un lato abbiamo le osservazioni fatte nella clinica del La.ndouzy da Salomon e Sabaréanu confermanti le conclusioni di Arloing e Courmont e dimostranti che il fenomeno si osserva in 5/6 dei ca.si nella tubercolosi polmonare e in quella degli altri organi ha mancato soltanto due ,olte su 24 casi esaminatj, che nella tubercolosi larvata è uno degli elementi cbe meglio aiutano a scuoprire la tubercolosi disseminn.ta sotto la maschera di altre affezioni, dall'altro lat o abbiamo le osservazioni del Marchetti e dello Stefanelli le quali diminuiscono alquanto il valore di questa prova, dimostrando che l'agglutinazione può essere ri petutamente positiva in individui non tubercolosi affetti da al tre malattie infetti ve, spe.cie dal tifo. Gli stessi autori conclu··ero anzi che se questa prova è importante come fatto teorico, essa perde del suo valore nell'applicazione della pratica clinica, pur non escludendo la possibilità del suo impiego, senza eccessiva fiducia, però, insieme ai tanti altri mezzi d' indagine. Ed io sono perfettamente d'accordo, per quel poco che ho potuto constatare personalmente, cogli ultimi autori, aggiungendo che, oltre a tutto, questa prova richiede, come ben dice il Fornaca, tempo, espe· rienza e ricchi laboratori, tutte cose che non sempre si trovano riunite assieme. Alla stessa stregua vorrei giudicare: la fissazione del complemento, la ricerca delle opsonine, l'attivazione del veleno del cobra. Circa la prima prova, l'esauriente studio del Frugoni ha dimo• strato che i risultati della mectesi ma non sono nè costanti nè specifici, e che quindi essa non serve alla diaguosi pratica Jell' infezione tubercolare. Circa la seconda prova, non posso esimermi dal dichiararla di esecuzione difficile e di valore incerto, pure ammettendo che dal lato prognostico la ricerca può avere qualche valore e contribuire, se non ad un giudizio diretto ed unico, per lo meno ad un giudizio indiretto e concomitante sulla eventuale abilità. o meno al servizio m ilitare nei rapporti cli una probabile infezione tubercolare. In quest' ultimo senso non ho difficoltà ad associarmi a quanto conclude il Fornario, a proposito della profilassi ant itubercolare nell'esercito, nel1' ult.imo congresso nazionale per la profilassi della tubercolosi tenu• tosi a Firenze, quando disse che l'indice opsonico ci può svelare lo stato delle condizioni generali di un militare sospetto per conservarlo in servizio, pur tenendolo in osservazione (ed io aggiungo in molta, ma molta. osservazione se vi è il più piccolo dubbio) quando, essendo in fase positiva, dimostra che l'organismo è in istato favorevole di difesa, oppure per allontanarlo quando esso è in fase costantemente negativa. In quanto poi alla prova dell'attivazione del
LA DIAGNOSI PRECOC!i: DELLA TUBERCOLOSI, ECC.
335
veleno del cobra, indicata dal Calmette, sottoposta a riprova da diversi autori, fra i quali il Pakanowich e fra noi lo stesso Fornario, è certo una prova di gran valore scientifico, ma in verità è meno pratica e meno attuabile ancora delle precedenti. E veniamo alla. reazione veramente specifica, almeno nel senso dottrinario della parola, alla reazione cioè verso la tubercolina, sulla cui importanza nella diagnosi precoce della tubercolosi, specie d i quella polmonare, credo ohe non vi sia al giorno d 'oggi alcuu dubbio dopo i numerosi lavori comparsi sull'a.rgomento, pur concedendo una estesa latitudine di apprezzamento che decorre fra gli ammiratori incondizionati del metodo fra i quali il Petruschky che ritenne l'impiego suo quale il mezzo perfetto e meno costoso di diagnosi precoce e di cura immediata nella lotta contro la tubercolosi, e i meno entusiasti quali il Murri, il Romberg, il Penzoldt ed altri i quali affermano che il processo in parola può condurre ad una diagnosi astratta di tubercolosi ma non più, non potendo esso svelarci se le manifestazioni in atto sono di origine tubercolare o coesistono solo accidentalmente colla tubercolosi senza alcun mezzo causale, se i focolai sono attivi o spenti. E sono specialmente condotto a dar valore al metodo in quanto medici militari tedeschi, austriaci e fra ncesi lo hanno accettato e lo hanno discusso con calore nei suoi rapporti col servizio sa11itario milit are, il che ha non dubbio significato date le speciali circostanze in cui svol. gonsi la patologia e la profilassi nell'ambiente militare. Certamente non bisogna chiedere al metodo piìl cli.quello che possa. da.re. Le giuste osserva:;r,ioni degli autori citati meno propensi al medesimo ci dimostrano quanto occorra andar guardinghi nell'apprezza.mento dei risultati e nel giudizio finale sui medesimi. Nè in tutti i casi indifferentemente, nè in tutte le circostanze occorre ricorrervi, giacchè il più delle vollie esso costituisce soltanto un elemento di più, certo dei più importanti ed attendibili, per una diagnosi, oppure costituisce nn elemento di orientamento non trascurabile, mentre sarebbe poco prudente e poco pratico il basare soltanto su di esso, come unico segno, una diagnosi certa. E si ricordi ancora quanto avvenne al Franz, medico militare austriaco nei suoi studi sulla rflazione tubercolinica nelle reclute della Bosnia ed E rzegovina, e quanto osservò il Rolly il quale su 2000 casi sottoposti all'azione d ella tuùercolina trovò che circa 1'80 p. 100 reagiva. Questo a proposito della possibilità di usare il metodo quale misura sistematica. in grande allo scopo di fare in tempo una adeguata. selezione nelle operazioni di reclutamento. Dico questo perchè i risultati ottenuti porterebbero alla conseguenza di eliminare dalle file dell'esercito un numero straordinariamente grande
336
LA DIAONl.lSI PRECOCE DELLA Tl"Bt,;RCOLOSI 1 ELO,
di individui, il che sarebbe certamente deplorevole, tanto è vero che lo stesso Franz nell'ultimo Oongresso internazionale di medicina tenutosi a Budapest, nel comunicare altre sue osservazioni in proposito, conclude dichiarando il metodo inattuabile. Fatte dunque le debite riserve e fatta astrazione dalle possibili esagerazioni, resta però certo che tutti CJ!Uei casi nei quali o esiste una precedente tara ereditaria, o esistettero precedenti malattie polmonari, o coincidono parecchi fatti quali un'apparenza di debolezza. generale, uno stato anemico, una diminuzione di peso, possono sottoporsi alla prova della tubercolina, la quale, se la reazione è positiva, ha ,alore sufficiente per mettere il medico suli'avviso, per fargli tenere l'individuo in osservazione, per fargli emettere un giudizio temporaneo o definitivo di allontanamento dalle file dell'esercito appena si presenti qualche sintomo clinico, sia pure lieve. Certo l'ideale sarebbe di avere in questa prova un mezzo unico e sempli,:e il quale per se stesso e da solo svelasse l'esistenza. dell'infezione non soltanto, ma ne indicasse i caratteri, il grado e lo stato presente del processo morboso, ma non credo che a ciò si potrà mai giunglclre perchè tutte le reazioni biologiche, per quanto specifiche, sono qualche volta in costanti, nè si può pretendere che essa sveli i molteplici lati della questione diagnostica della tubercolosi polmonare la quale, come bene a ragione disse il Saugman al Congresso di Stoccolma del 1909, dovrebbe rispondere ai seguenti quattro quesiti: vi è nei polmoni qualche cosa di anormale? Questa anomalia è in rapporto colla tubercolosi? Questa tubercolosi è attiva o non è più che un dettaglio anatomico? È recente od antica, oppure si tratta di un focolaio nuovo i,tabilito su di una infezione antica? quesiti tutti i quali, come ognuno vede, possono far variare di molto il gi udizio e il consecutivo procedimento profilattico da prendersi, speciti nei riguardi dell'epidemiologia militare. Debbo anche passare in rivista i diversi metodi usati per la prova. colla tubercolina. La semplice loro enumerazione ci wostra quante vie furon tentate per rendere la prova sempre più pratica, sempre meno pericolosa, sempre più sensibile. Prim!:I. cronologicamente compare l'iniezione della vecchia t ubercolina di Koch, il metodo più antico cioè, che ha caldi fautori nel Moller, nel "\Vol ff, nel Citron i quali assicurano che quando la quantità da iniettare è accuratamente dosata non produce alcun danno, nel Fritz-Levy che la. considera più sensibile delle altre reazioni, nel Casoni e nel Ma.ragliano che la indicano come preziosa nelle forme iniziali latenti di tubercolosi. Questo metodo vieDe spM1almente re.o-
LA DIAGNOSI P RECOCE DELLA TUllF:RCOLOSI, E CO
337
comandato dal medico militare tedesco il Mollers accanto alla prova del v. Pirquet, indicandone però, e ben a ragione, le controindica:,;ioni nella febbre esistente e nella presenza di malatt,ia intercorrenti. L'oftalmoreazione, pure essendo sostenuta da molti autori, oltre al Calmette, non ba trovato, almeno nell'ambiente mil itare, una larga diffusione. È nota la vivace discussione che sostenne in seno all'a.c· cademia medica di P arigi il Delorrne, l'ill ustre ispettore medico capo dell'e'lercito francese; ed anche il l\follers già citato ritiene q uesta prova non pratica e alquanto pericolosa. L 'intradermoreazione del Mantonx e Roux è specialmente raccomandata in Italia da Massalongo e Calderara., ed ha il vantaggio di essere una prova più scientifì-.:a per l'esattezza di dosaggio. Ma la difficoltà del suo impiego e la dolor~bilità a cui dà luogo mi sembrano limitarne alquanto l'uso. Per gli inconvenienti di u11'i11completo dosaggio e di una incertezza maggiore nei risultati mi sembrano non molto raccomandabili la reazione percutanea di LauLier, Moro, Lignières, Barnboschi , la retto· reazione di Calmette e Breton, la rinoreazione di La fitte Dupont e Meliuier, l'auricolo-reazione del Tedeschi, la reazione alveolo-labiale del Pollaci, la sticlt-reaktion di Epstein, Escherich ed Ham bnrger. Resta adnnque la cutireazione di v Pirqnet la qm.d e da molti pratici, dalla maggior parte dei clinici, dai medici mi litari in ispecie è oggigiorno preferita. Noli è il caso di dimostrare in che consista questa pratica che tutti sanno. Mi sia concesso soltanto ricor dare le brevi e succose parole riferite in proposito da l Mollers perchè ilànno uùa chiara ed esatta idea del come si debba operare e del come si debbano giudicare i risultati del la piccola. operazione : • Si usa per la prova il braccio o l'antibraccio; si fa una piccola puntura colla lancetta o con uno speciale perforante; si fa sgocciolare la tubercolina; per controllo in altro lnogo si fa n ua inoculazione di soluzione sodica o di broil.o; la reazione posi ti va, consistente nella formazione, dopo 24A8 ore, di una piccola papula, dice che l'organismo è stato infetto di tubercolosi, e che la cute per la formaz ione di tossina da parte di un focolaio tubercoliue, reagisce allergieamente e specificamente; i l f enomeno è in g enerale senz11. aumento di temperatura e senza disturbi generali; la mancanza sua parla per assenza di tubercolosi; solo in pochi casi, ad onta. della esistenza della tubercolosi, la r ea?.ione è negativa., cosi ad es. nella immunità. tubercolinica per trattamento specifico, nella tubercolosi miliare, e negli stadi troppo avanzati dell'infezione >. La reazione di v. Pirquet, come risulta dall'esame dei lavori finora pubblicati è quella. preferita. dai medici militari, e, pt:1r conto 11 - Giornalt di mtdid11a mi/ilare -
Pasc. V.
338
LA DlAG:SuS[ PRECOCE DE l, LA ·ruBE!lCOL.OS J, ECC.
mio, avendola consigliata in alcuni casi iniziali e dubbi di tubercolosi polmonare 1Jo11 sospettabili che per lievissimi e incerti segni fisici, per dati anamnestici, o per condizioni speciali costituzionali ebbi oc· casione di seguirne g li esiti e di constatare personalmente la perfetta corrispondenza fra i risultati della prova e l'ulteriore evolnziolle dei fatti polmonari, e di giudicarne quindi il valore. ***
La lunga, troppo lunga enumerazione dei metodi odiern i usati per la diagnosi precoce della tubercol osi, spee;ie di quella polmonare, potrebbe continuare ancora. Io mi sono limitato, come già dissi in princip1o, a quelli più 11oti e più apprezzati, in modo particolare dai colleghi medici militari che si occuparono dell' argomento, nè sarebbe opportuno l'insistervi ancora. È tempo ormai di raccogliere le vele, e d i ve<lere quale dei mezzi è il più acconcio a llo scopo medico-militare, quali sono i giudizi che se ne possono trarre, quali le applicazionipratiche. Torna innanzi tutto opportuno riunire in uno schema le operazioni più importanti devolute al medico militare nei riguardi della profilassi della. tuber colo~i nell'esercito ricordando in gran parte quanto bo detto in principio e riassumendone i dati principali. A questo proposito dirò ohe il medico militare ha il còmpito prima di tutto di selezionare fin dal principio, prima al consiglio di leva, poi ai distretti ed a.i corpi, il nuovo contingente di truppa che gli viene affidato dal lato sanitario ; in seguito di sorvt>gliare accuratamente e tenere in osservazioue continua quegli individui che anche dopo l'avvenuta selezione possono far nascere il sospetto di una infezione latente, eliminando prontamente o direttamen te, o meglio dopo osservazioni in un ospedale, tutti coloro che o per una forma attiva ài tubercolosi o per una forma latente sono già ammalati di tuberoolosi, e tutti coloro che si ammalarono, sfnggendc alle prime indagini durante il servizio militare. In conformità a tali diversi còmpiti risultn.no diversi i modi di applicazione d ei metodi di diagnosi precoce. Nelle visite al consiglio di leva non potranno gi0vare che le note somatiche, i dati anamnestici, fra i quali le notizie famigliari alle quali il Lemoine, il Rouget, il Simonin hanno dato tanta importanza e che certamente sono di grande uti lità per la dii:.gnosi e vorremmo anche noi veder introdotte nelle nostre visite pel reclutamento. Nelle visite ai distretti e ai corpi, oltre agli esami suaccennati, servimnno spec ialmente tutti quei dati che un esame fisico ben fatto ci può svelare. Nelle visi le e negli esami ripetuti fatti agli ospedali potranno soltanto essere usati quei metodi di laboratorio
LA DIA GNOSI PRECOC' E DELLA Tl'D8IW0L08I , ECO.
3:39
che il prn delle volte potranno farci emettere nn giudizio sicuro anche la. dove in apparenza l'esame clinico non riesce c he a darci qualche indizio di probabi lità. Quali sono q nesti mezzi i q na li maggiormon te decidono per la. diagn osi e nel con tempo sono di relativa. faci le applicazione, di innocuità a~sol uta pel ma lato, cli f11c ile interpretazionf\ uei loro risultati? Io non esit0 ad ammettere, in l1ase alle mie con oscenze personali, ma specialmente iu bnse agli studi fatti in proposito da colleghi llaziona.li ed esteri qual i il Franz m edico mili tare dell'esercito austriaco, il Preshun medico mil itare della marina tedesca, il j)follers m.:-d ico militare nell'esercito t edesco, e ricordando ancora quanto ben disse in proposi t o un nostro collega dell'esercito ita liano, il dott. Bnscaglino, che i metodi veramen te pratici e che sono anche i metodi <l iretti, specifici dell'in fezione tubercolare, si compen d iano n ell'esame radioscopico, nell'esame ba t teriologico degli sputi, u olla cu tireazione l'd in q ualche caso anche nella ini ezione sottocutauea di tubercol ina o col metodo primitivo di K och, o meglio con quello dell'intradermoreazione. L'esame radioscopico, a.I d ire del P reshun, decide in molti casi; -ed ora che quasi tutti, per n on dìr tutti gli ospedal i, sono provve<inti dell'apparPcchio di radioscopia, e r.lie -çi sono buoni cultori di ,questo metodo d'osserntzione, non esito a dire ch e rlal medesimo sani. -certo po!:sibile trarre buoni risultat i tanto pii, che 11eJl'uso di questo mezzo diagnostico anche per la t ubercolosi polmonare si sono fatt i progressi veramente notevoli. Ed io non ho parole b,1.stevoli pe r incorag.giarne l'applica?.ione in tutti quei rasi in cui vi sono seri dubbi diagnostici. La cutireazione sembra a quasi tntti g li autori ci tati il metodo -di scelta. E d infatti il Moellers dà ad essa una preferenza i11condizionata sia per la sua faci le esecuzione non riP-hiedenrlo maggior t empo e fatica di quello che richiede la vaccinazione, sia perchè i suoi giudizi non possono trarre in inganno, come potrebbe avvenire -coll'esame degli sputi, sia per la sua innocuità.. E ssa poi è la più adatta prova per alcune ricerch e d'orientamento, anche nel caso in cui voles~e usarsi per esami in massa come fece il Franz, (il cha veramente non è consigliabile per le ra~ioni dette sopra), come anche PI molto raccomandabile nelle visite che si fanno a volootari1 speci e a <}ttelli che banno intenzione di seguire la carriera, milita.re. La i!l iezione sattocutanea di tubercolina, quando v enga nircondata -da quelle cure e da quei riguardi che tutti ora conoscono, non è neppure da lasciarsi da p arte quando si tratti di quei c,i~i dubbi, specialmente se larvati, pei quali è n ecessaria una degenza relativamente l unga negli ospedali e nei qua.li lo studio clinico non è da solo s u fficiente
340
LA DIAGNOSI PRECOCE DELLA TUBERCOLOSI, ECC.
a togliere ogni incertezza. In questi casi l ' intervento diagnostico per mez;,;o del !' iniezione comune o dell' intradermoreazione come molti preft>riscono, è certamente giustifica,to, starei per à ire obbligatorio. 'l'ornerà poi opportuno in quosti casi far tesoro delle ricerche di Fru· goni e Leidi le qual i potranno metterci s ulla via per l'induzione del focolaio o dei focolai di lesione polmonare. ,. ~on posso esimermi a questo punto diti far notare che le incer• tezze sulle diagnosi di una tubercolosi iniz iale sono in ragione diretta dell'epoca, o per meglio dire del momento in cui si fa l'esame, ~ dei mezzi che sono a disposizione. Voglio dire cioè che più vi è tempo e comoJità per fare un esame minuzioso {e guest,o avviene specialrnente nei luogh i di cura). e più abbonùante è il materiale scieuLifico per l'esame (il clie ancora non si trova che negli ospedal i). piil facile e più preciso riesce il diagnostico. Sembrerebbe dunque eh& solo n egli ospedali militari sia possibile oceuparsi dell"applicazione pratica dei suddetti mezzi di diagnosi; e certamente è in gran parte così. Anche il collega Sestini nel congrPsso d i Firenze fu d 'accordo nella im possibil itil. di usare i metodi di laboratorio nelle diverse operazioni di reelutamento e di selezione dei soldaLi. )la è proprio im possibile l'oLtenere qualche cosa ùi pi1'.l nelle suddette operazioni? Se, come è stn,to discusso già da tempo, si venisse all'idea, che mi pare ottima, rli istituiro una cornmis.:;ione speciale, pennaneut-e, fis;:a, di reclutamento, sarebbe anche logico che essa corre lasse i suoi esami con r icer che d i laborat.orio, se non delle pii1 minute, a l meno d i quelle più alla mano; ilicemmo già che nell·esercito francese è adottato presso i consigli cli [Pva l"uso della ra11io;;copia. E lo operazioni di reclut,amento fatto così con calma e con criteri verameHte scient.ifìci a vrebbero il vantaggio di ri~parm iare in seguito tempo, fatica, hrnghe degenz<'I all'ospedale, s:iese non lievi. Nè vorrei trascnrnre anche le opportnne ricerche n elle in formerie dei corpi le qnali, come ;:ono ora. dot.af-e, non hanno clrn i l valore di semplici luoghi di riposo, nwntre qnalont ne venisse anmentat,a la potenzialità, l'arredamento, i nwzzi in genere di stad·io, prima di tutto un mi0roscopio col reJativo arma· roentario, sii1 }Jlll'ò ridotto, co:;tituirPLbero altri piccoli centri d i cura., di esa.me e di st.udio. :\Ia qui ,·engono in scena ,;pese, aurneuLi di or· gauici e altre qu0st;ioni che purtroppo scott.ano, ed io pure esprimendo un do,iderio, n on mi cre ·lo autorizzato ad insi,;tere piu oltre. Da lutto (t L1el elio ho detto risultano le seguent,i conclusioni che mi permet.to sottoporre al giudizio dei colleghi : l " La t-ubercolosi, quel la polmonare in ispecie, è nell'eserci to il pii1. delle volte di natura autogena, raro essendo il contRgio interumano.
LA DIAGNOSI PRECOCE DELLA 'rUBERCOLOST, E CO.
341
2° Così essendo le cose, la profilassi è basata Ìtn gran parte sopra una scelta accuratissima del soldato e sopra una. eliminazione precoce di tutti i tubercolosi incipienti e dei pretubercolosi. 39 È necessario insistere in ogni modo perchè la. d i'a.gnosi precoce della tubercolosi iniziale abbia il suo più alto valore. 4° I metodi per la diagnosi della tubercolosi iuiziale sono varì a seconda delle condizioni di servizio in cui trovasi il medico militare; sono generalmente i fisici , accompagnati quanào è possibile dai da.ti anamnestici, nelle operazioni di reclutamento e nelle prime visite ai distretti e ai corpi, pur non escludendo qualche prova biolo· gica generale nella quale non siano necessari speciali strumenti ed apparecchi. 5° I metodi di laboratorio sono i metodi veramente specifici ma non possono usarsi ·almeno fin ora, che negli ospedali. E ssi consistono nell'esame radioscopico, nell'esame batteriologico delle escrezioni patolog iche, nelle prove di reazione alla tubercohna, specie col metodo della cutireazione. 6° L e ultime prove sono specialmente cla raccomandarsi nei casi clinicamente dubbi, sia per incertezza di sintomi, sia per concomitanza di altre aftezioni complicanti il diagnostico. Non sono da. usarsi come metodo unico di selezione in massa, potendo dar luogo a. eonclusioni che urterebbero colla pratica. 7° È da augurarsi che il corredo scientifico delle commissioni esaminatrici di leva (se si formeranno), delle infermerie dei corpi e di quelle presidiarie, ed anche, se ne è il caso, di alcuni ospedali, venga maggiormente aumentato a beneficio della. profilassi delle tubercolosi nell'esercito. Il movimento ascensionale al proposito è bene ed efficacemente avviato. Non sarà vano il desiderarlo sempre pit'.t rapido ed efficace. Aprile 1912.
3-12
LA FEBBRE DI MALTA NEL PRESIDIO DI DERNA Noto c linil'o pr..ventiw del ,·opit11no medico d ott.. Domenico Salvatore
Anche qui, a Derna, in (fll esta plaga ridente dell'anLica Pentapoli 1 ridi,enuta, oggi, nuovo e glorioso domin io d'Italia, cosi come in quasi tutti i paesi del bacino del :\Ie<literraneo, - ciò che del resto era facile a prevedersi - la febbre di Malta trornsi endem ica e, a quel eh~ pare, abbastanza diffusa. Ed io, pur riserbandomi di tornare, a miglior tempo, sull'argomento, anche per accennare a qualche altra forma morbosa della p atol0gia. €!-;Otica, a\·ento sule nel territorio d ella nostra recente couqui,-ta, mi limiterò, per ora, a segnai.i.re sul tautu la preseuza a Derna, fra i nostri sol<lati, della febbre maltese, e a darne un quadro cli11ico il più chiaro e preciso che m i saril possibile, in rapporto appunto alla fì,.;onomia s peciale che essa qui suole assumere. E ciò nell'intento e C'ulla. speranza di facilitare, se mai, il eompito ciel meJico pratico, che, giunto 11110,0 in questi paesi, potrelibe, fon;e. al meno in sulle prime, cader negli agguati che suol tenil1·re a noi la iufezione melifense con j] sno aspetto proteiforme, copiando a,3sai spesso e quasi con precisione, come ben osser\'a il Gabbi, lei simlrome di 11/h·e i11(ezio11i febbrili ad cwdamento acuto, .subacuto o c1·011ico ( l \, E qnesta 111ia breve nota apparirà certo tanto meno vana, quando si pensi anche a quel che detta il professor Baccelli, n ostro b?oanrnto maest ro. e.1..~er, cioè, la clingnosi la s11,p1·e111a neces.~itù, della tm·a. N oi abbiarn potuto raccogliere, negli ultimi dne mesi decorsi, fra gli ammalati avut.i in cura nel riparto, 26 casi di febbre di hlaltat in ognuno dei quali la diagnosi fu quasi sempre confermata dalla s-iero-reazione agglutinante del '\Vright di Netley, e spes:;o anche dalla presenza del micrococco nel s.tngne, ed in cui furono sempre n otati la sindrome clinica e il decorso speciale che qni descriviamo (2 ,. ( I) Cfr. GAB!II prof. r~rn1mTO. - Ma la ttie tr,,picali dell'ltali<1 tnrridionale e d,1/a . 'icilia, Cioseppo Princ:ip11to Ed., i\lossino l \J l l, pp. 76-77. (2) N. B. - l,c op f)CJrt,m e ricerche /uro11Q eRc:;11itr, tmi cam,,ioni <it' 1<a11g11c dr, mc rac colti, nrll'1Jllprilalr da rnmpo ». 8. dal caJIÌlano medico dott. Conn~o1. cui rr11do, rmoom 111u1 v,,//r, . i mi,•i più 1·fri rit19ra:iamenti
LA FEBBRE DI MALTA XEL PRES l D!O Ol DER:-:A
343
La. malattia, dunque, preannunziata sposso da prodromi, come malessere genera.le, lieve anoressia, svogliatezza al lavoro e facile stanchezza, suole esordire nelle prime ore della sera, o poco dopo il meriggio, quasi sempre con brividi, ora lievi e fugaci, ora, invece, forti e ripetuti, cni segue subito dopo fehbre alta (39'-40'', che cleclina, spesso, d urante la notte, con estuazione più o meno copiosa. Nei g iorni suocessivi, fi no a l settimo od ottavo di malattia, la febbre, pur mantenendosi costantemen te elevata, assume un decorso continuo, con re missioni mattuti ne più o meuo accentuate e spesso accompagnate da profusi sudori . Dei fenomeni morbosi collateral i, alcuni, qnali la prostrazione delle forze, il lieve stato t ifoso, Ja cefalalgia a sede prevalentemente frontale, la nausea, l'anoressia, la sete vi va ed intensa, non presentano, in vero, gran che d'importante o d i caratteristico ; mentre a ltri, invece, sono sintcmatici, direi quasi, della infezione in parola, come ad esempio, il dolore epigastrico talvolta immanente, le forme nevralgiche o le artralgie senza lesioni a1ticolnri, la stitichezza o~tinata, le orine cariche, scarse e intensamente colorate, il tumore dì milzR. precoce. Verso l'ottavo o nono giorno, la febbre comincia a decrescere, e ca.de in quind icesima o sedicesima giornata di malattia. I\la non di rado tale defervescenza è fallace, perd1è dopo breve convalescenza (48 o 72 ore), senza causa apprezzabile, la febbre si riaccende, ed ora per qualche giorno soltanto, ora, invecE1, più durevolmente, a guisa di una vera ricaduta, ora, infine, per dar l uogo a que lla fase, che il prof. Gabbi, con espressione felice, cl.i ama cocla ( ebbi·ile, e che èOl satellite tmmn· cli milza, continua a di re il Gabbi, puù llnl'are a volte pe1· 111e.~i ed allni, emaciando, a11e,nizzc111do e pro8f1·ando gl' i·nf'ermi per modo dc~ renderli incapaci di 1·iprenclere, p er un lanyliissimo periodo di te111po, le lm·o occupazioni (1 ). Equi è do"eroso aggiungere che, 110n soltanto allorcbè la malattia dura cosi a lungo, ma anche quando lo stato febbrile si spegue completamente in un periodo breve di t empo, si residuano p ur t roppo, quasi sempre1 condizioni gravi e talvolta i n1pressiona.nti cli deperimen to organico e di anemia con conseguente asten ia. profonda.. S indrome questa davvero imponente e che trova la sua genesi sopratutto, siccome oggi si pensa, nella distruzione del g lobulo r osso del sangue. i n seno agli organi emntopoietici ~fegato e milza), operata appunto dal micrococco del Bruce, dopo averne roin1tta la resistenza, e inoltre nella si1;nultanea inibita reazi one fagocitaria dei leucociti per opera dello stesso ro icrococco. (l ) Cfr. G ABBI prof. U)tBEnTO. -
Op. cit., p. 40.
344:
I,,\
FEBBRE DI MALTA NEL PRESlDIO or OJW.NA
Questo, in breve, il decorso della febbre che domiua la sceua, fra il cor teo dei sintomi che l'accompagnano; ma quali le lesioni che, all'ei;ame fisico, si r iscontrano a carico dei vari sistemi; organi ed apparecchi? Esse sono le seguenti: a ) Sistema nervoso. Il sensorio è libero, o, solo eccezionalmente, si nota insorgem:a di delirio o di ·rnn iloquio; esiste però, quasi sem· pre, un profondo stato di sopore, con tendenza al coma, mentre sono caratteristiche ed assai importanti per la <l iaguosi le artralgie e le uevralgie in genere, cui abbiamo di già precedentemente accennato. b) Sù,te11w cutalleo. Ho notato talvolta, ma solo _e ccezionalmente, al quiuto o sesto giorno di malattia, la co10par;;a d i piccole suffusioni sanguigne sottocutanee, o di lievi e rad i esantemi papulosi sulla parte alta della superficie addominale, o Yerso la base del petto. e) Apparecchio canlio-i-a.~colm·e. Il polso segue ordiuariamente, per frequeuza, l'elevazione <lella curva f~bbrile; parallelismo questo che si rompe assai dì rado e i-olo quando la malatt-ia, col suo protrarsi a lungo, abbia determ inato nell'organismo, con il notevole dimagramento, uno stato profondo di anemia. Allora, pur senza aversi nuove elevazioni termiche, si pnò notar tuttavia un avvicendarsi della freq_uenztt del poho, pii1 o meno accen tuata : fenomeno che sarebbe dovuto, secon:lo alcuni, a. miocardite tossica, secondo altri, ad astenia nervo:-a, e, secondo altri, infine, ad anemia; e che, al dir dlel Funaro, 1·appresenterehbe, finchè dura, una continua minaccia di ripresa della. malattia.. È in questo periodo che si ascoltano speS$0 soffi :anemici su tutti i distreUi valvolari del cuore. :Non ho mai n otato segui di endo o di pericardite micrococcica. La milza, come fu già detto, si dimostra quasi sempre precocemente ingrossata e aumentata di consistenza, ma, solo eccezionalmente, dolente alla palpazione. Nessuna alterazione h o mai ri~contrato a carico del fegato. Il tumore di milza precoce, che suole osservarsi, sia pure in grado leggiero, fin dai primissimi giorni della malattia, è, senza dubbio, uno dei fenomeni più preziosi e della maggiore importauza per la diagnosi della febhre di Malta; potrebbe, forse, esser confuso soltanto· con quello malarico, ma, cou una certa facilita, lo si riesce a distinguere anche da questo, perchè nella febbre maltese la milza è, in genere, sempre meno tumefatta che nella iufezione palustre, e nou è mai, come in qnesta, spontaneamente dolorante. d) Apparato nspfralorio. - Sono assai rare l e complicazioui bron· chiali, e più rare ancora quelle del polmoue o della pleura.
LA 1'"EBBRF. DI MALTA NEL PRESIDIO DI DE!lNA
345
e) Appat·ato dige1·ente. - L a lingua. si presenta ricoperta da unu -densa patina. grigia.stra, arros~ita ai margini e leggermente arida; l'ugola e le fauci sono quasi sempre alquanto congeste ed asciutte, ma senza provocare sofferenze all'infermo. L'alito è grave, spesso offen,sivo, notevole è l'avversione per g li alimenti, viva la sete. Di grande valore diagnostico sono poi il senso di pena all'epigastrio, e la costipazione ventrale che, solo di ra.do, cede il posto a lievi e fugaci -diarree. f) Apparecchio u1·inario. - Le orine, che diminuiscono in ragione inversa della diaforesi, sono cariche, intensamente colorate, spesso giumentose, e non presentano che solo ecc~zionalm ente tracce lievissime di albumina. Questo, dunque, per sommi capi, il quadro cJjuico ed il 6po della febbre di Malta da noi osservata. a Derna, tipo che, per l'andame1tlo della curva. febbrile, dicesi appunto continuo-remittente, e che, a so-:miglianza. di quello riscontrato e studiato dal G abbi e da' suoi allievi a Messina. e nelle Calabria, può esser anche chiamato col nome di pseudo-tifoide, tanto è ingannevole, specie nel primo periodo, la sua fisonomia clinica e somigliantissima a quella della nota infezione Heberthiana. Ed ora quali le vie e i mezzi di penetrazione del micrococco nelnell'organismo ? Le vie più comuni d'infezione, secondo le ricerche della Commissione inglese che nel H)05-906, studiò a Malta la febbre omonima, possono, a quel che pare, esser distinte cosi: a) ingestione di alimenti inquinati, e specie del latte di capre <> di vacche infette; b) inoculazione sottocutanea di materiale infettante, a mezzo della manipolazione sopratutto del latte; e) puntura di alcune zanzare (stegom!Ja (asciata, c1tle:c pipien~, acartomya Zam mit) e di talune mosche (stomo.cis calcitran~ ) ; d) indumenti e biancheria sporca dei malati; e) rapporti sessuali con donne già sofferenti di febbre maltese. Ora, di fronte a mezzi così molteplici e vari, può talvolta sfuggire alle nostre indagini il vero agente di trasm issi on e, specie poi qui a. Derna; ove, come del resto in tutti gli alt.ri domini già tramontati <lel crollante impero della hl~zzaluna, i turchi, portatori cronici d'ignoranza. e di ùàrbarie, fecero semp1·e la più costante opposizione all'elemento medico migliore; ove ogni elementare norma igienica e profilattica era completamente disconosciuta; ove, fino a ieri, eran trascurate del tutto la nettezza e la disinfezione e pubblica e privata, ed
346
L A FEfillRE DI ~!ALT A NEL PR ES IDIO DI DERNA
ove perc10 vivevano a sciami, in ogni stagione dell'anno, e pur troppo vivono anche ora, insetti succhiatori di sangue, che circondano e penetrano le abitazioni dei nativi, avvelenandone mort,almente la vita, con la inoculazione d i vù-us funesti. hla l'Italia nostra che, pur nel fragore delle armi, ha versato già in queste nuo,e terre larg he onde d i benessere civile e sociale, saprà certo, a suo tem po, affrontare e risolvere i problemi p iù ardui che le si impongono, nei riguardi appunto della vita umana con l'ambiente eco' suoi elemen t i deleteri; saprà studiare il cli ma, l'edilizia, le abituzioni, la. fauna ne' suoi rapporti fra le malattie umane e quelle degli animali u tili all' uomo e che vivono con esso o ad esso vici no. E allora, ben a.vvisando, con opera saggia di profilassi, ai mezzi d i difesa individuale e sociale, recherà certo frammezzo a. questi popoli, col tutelarne la salute, q uei benef:ìzì che ad essi, in altri tempi, non fu mai lecito sperare; e anche e sopratutto, potrà mantenere integ ra la salute del soldato e del colono, destinati entrambi, con l'op,~ra loro che si completa a vicenda, alla conquista definitiva ed al mante· nimen to di queste regioni, per ricavarne poi le naturali ricchezze e incamminarle sulla via rRdiosa della civiltit e del progresso. Doma, o maggio 1Ul2. Ospedale da campo da 100 letti, n. 2.
347 CLINICA CHIRURGICA DELLA R. UNIV.E;RSITA DI RO)IA (Direttore : Prof. Sen. DURANTE)
IL SALICILATO DI FERRO SOMMINISTRATO PER VIA GASTRICA NELLE AFFEZIONI RESIPELACEE ~ota preventiva p ' r il dottor Oddl Oddone, capitano medico, nssistonte onorario.
Gli studi fatti sull'iicido salicilico e sui suoi preparati basici, il modo come si effettua d i solito la sua eliminazione per i vari emnntori del1'organismo fra i quali non certo privo di interesse il sistema cutaneo; indussero alcuni sp11rim entntori ad usnre dei preparati salicilici nelle affezioni cutanee infottiYe nella speranza che colla. eliminazione si potesse deter minare una disinfezione della parte infetta. Altri sttl'iiarono la lenta dissociazione <li alcuni preparati salicilici (Solofene ad esempio:) e ne dedussero, credo con buona ragione, che alla lenta scomposi?:ione del meò.icarnento e quindi alla maggiore permanenz<1. in circolo dovesse attri buirsi il suo effetto medicamentoso. Dopo la pubblicazione fatta dai professori <3allo e l\rorolli i quali nel dizionario di Farmacia e Ternpentic:1 1 raccomandano la sorLHninistrazione del salici tato d i ferro n ella setticoem ia po;,t eh i:rnrgica.; rlopo gli studi ed i soddisfacenti risultati ottenuti dal .Jacob e Vitry che sperimentarono sugli animali, il salicilato di soda nelle affezioni da streptococco, e convinto che l 'eresi pela sia a ritenersi una ~etticodermite con effetti tossici generali ai guaii molle volte si associa la setticoemia per entrata e riproduzione in circolo dello streptococco, venni nella determinazione, d opo esperimenti pratica.ti sugli animali per stud iare la tolleranza, di usare il sal ioilatc di ferro per via galltrica. negli eresipelatosi gravi. Non mi risulta che esso sia. stato somministrato nelle citate affezioni e per quante ricerche abbia fatto nella Jet tera.tura medica, non mi è stato p0s~ibile trovarne tracciA. pur csse11Jo l'eresipela malattia per la quale sono sta.ti proposti numero.;i mecl ic:at11ent.1 e van t,a.ti i maggiori successi. . Riservandomi di pubblicaré quanto prima il compl eto la,oro clinico e sperimeutale, non che le osservazio11 i fotte ::ul potere d isi11fet-
048
IL S.-\LICILATO DI r1mno SOMXll'.'\I:,TRATO PER VIA OA STBICA, ECO.
tante do) salicilato di ferro sullo streptococco e batteriolitico del siero delJ'animale preventivamente sottoposto alla cura, credo c,pportuno di portare a conoscenza del medico pratico la formp_la da me usata ed in succinto i risultati avuti. "'•· · Il salicilato di ferro è otten uto mediante la comb inazione di due grammi di sa.licitato di soda con quattro grammi di percloruro cli ferro (rncondo la formacopea col 10 °., di ferro) col!' aggiunta di 10 grl\.mmi di g licerina e una quantita di acqua distillata fino ad ottenere un tutto di gr. 125. . La somministrazione è fatta in r agione di grnrnmi 20 ogni due ore circa ed il medicamento per quanto poco estetico è abbastanza ben tollerato dag li infermi. L 'elevazione termica, il dolor e locale, il delirio, il coma, al termine rli dodici ore di regola cessano. Sopravviene uno stato di benessere generale ed anche il proce;,-so loca le eresipelaceo per quanto non scompaia colla ste:::sa rapidità dei fenomeni generali tossici, pure su·bisce un arresto e più rapidc1,meate del consueto volge a guarigione. 11 salicilato di ferro è precipitut.o, necessita quindi procedere in ogni somministrazione alla mescolauza del liquido avendo pure cura che la miscela non sia filtrata ad eYitaro di porgere all'infermo la sola sol uzione di cloruro di sodio. L ocalmente usai l'applicaz ione di impacchi di soluzione fis iologica.
CASUISTICA CLINICA
BREVI NOl'E CLINICHE SO UN CASO DI P ARA.LISI ISTERICA, per it dott. Primo :llaoutl.iol, ci1pitano medico.
lL soldato B. A. della classe 1891, appartenente all'8° reggimento artiglieria dn fortezza, entr,1 in cura ne l reparto medicina dell'ospedale militar,e p1·incipale di Udi ne il 29 febbraio 1912. È di costituzione fisica robu,ta: padre, madre vid e sani; dei fratelli tre morirono in tenera età, p1tre, per morbillo e suo complicanze, i superstiti godono buona salute. La madre non ebbe i.borti, egli nacque di parto regolare; non vi sono in fnmiglia nè pazzi, nè nevropntici, nè tubercolosi, nè 11 lcoolisti. Ncglt di aver contratto malattie veneree, esclude anzi di aver avuto contatti con donna. Non ebbe neppure altre malattie d' import,rnza; rife risce che aJl'ett\ di circa 2 mesi cadde dal letto producendosi una ferita alla regione parietale siuistrn, ferita della quale si riscontra tutt'ora la traccia. Pare che non ne sia però con, seguito alcun disturbo; le sua vita si svolse sempre norm>llmente; non fo uè èsmodato bevitore o fumatore. Narra che da qualche g iorno provava senso di debolezza agli nrti inferiori e dolori vaganti, insieme a formicolio intorno all'addome. Il 27 febbraio fece una marcia colla sna compagnia e il 28, quando stn.va per al:mrsi, senti che le gnmbe non lo sorreggevano. Visitato d11l medico, venne il g iorno seguente, inviato all'ospe dale militare di Udine colla scorta di due compagni che lo trasportarono di peso nei necessMi passaggi dn.lla \"etturn al vagone ferroviario. Appare in ottime condizioni di nutrizione, con sviluppo scheletrico e muscolare normale; non vi sono, assimetrie di sviluppo nè stigmate degenerative rilevabili; dentatura regolare. Alla regione parietale s inistra si riscontra una cicatrice a forma di V molto aperto, lunga in tutto centimetri 3 e mezzo, che costituireblJe il reliquato della ferita riportata dal pnziente nell'età infantile. Riflesso faringeo torpido, congiuntivale presente. P otere auditivo e visivo normali Campo visivo un po' ristretto da entra,nbi i lati, iu ordine decrescente per i vari colori; più ristretto per il ro~so, meno per il verde, per il bl~u. ed infine per il hi,rnco; 1·isultati legge rmente differenti in esami successivi; non discromatopsie. ::ieneibilità tattile, termica e dolorifica della parte superiore del corpo bene conservate. Esame cnrdio-polmonare e dei visceri addominali negativo, se si eccettui respiro lievemente aspro a sinistra, iu ba,;so. Varicocele sinistro piuttosto voluminoso e norloso. A qunttro dita. trasverse sotto l'ombelico, sulla linea mediana, con demnrc1tzione netta, cessa la sensibilità in tutte le sue forme. Posteriormente le sensibilità scompaiono circa. all'alte:i;za della 4" vertebra lombare, ma la liuea di demarcazione è meno netta; ai lati, la sensibilità si riscontra un po' più in basso e vi sono come delle zone di territorio sensibi le che si spingono in quello mestetizzato. Non ha dolori. Riflesso crema.sterico piuttosto vivace, nddom inali scarsi, patellnre normale; a breve distanza di tempo quest'ultimo appare diversamente mnnifesto; clono del 0
OASUlSTICA CLINICA
piede, sintoma d i Bal,iusk i e d i Oppenheim 11~senti; a.llo stimolo J e ll11- pianta del pierle, molto callosn, si ha talvolta movimento di flessione delle ultime 4 di ta. Og11 i mov i mento degli arti infer iori al momento dell'ingresso (sera del 2D feLbraio) i. impossibile . Secon do riferisce, non può da 2! ore emettere urine o feci, senza però c he vi s ia. stata perdit" iuvolontaria di queste. Hn poco appetito; è apirettico. Praticato il cateterismo, si sono estratti circa 500 c. c. d i urinn, limpida, sen7.a tn,cce d i albumina; cent rit\igata, all'esnme dello scnrsi~simo sedimento s i riscontrano pochi cris talli di urati e qualche corpuscolo amorfo. Nelle p1·ime 48 ore con secutivA al suo ingre~so s i dovette ripeter e il catete1·is1Ho estrr,endo urina in quantità m oderata (da teuer con to però che il B. si nlimentn.vn e beveva poco e che sudava. a lquan t o). La ternper11,tura in quel p eriodo fu lievemente febbrile (37,l'i). li 2° giorno s i praticò la puntura lombare ;d ia Quincke a. sco po t ernpeutico e dingnostico iu~ie me, ma non se n e e bbero risul tati socldi~face·o t i Alla sera de llo s t esso giorno cominciò ad emettere qua lche po' d i urina, ed il g iorno s uccessivo tornò a mingere uormnlmente, come pure 1<i ripristinarono le funzioni nlv ine. L a sensilii litii, dopo i primi giorni, nndò lentamente ri compareudo, e quotidianamen te si nl,lm~sava di d ue o t re centimet ri il livello della zona anestesica, poi si osservò che la zona di sen ~ibilità n ormale s i estendern rapidamont6 anche in poche ore, e, nello s paz io cli 10-12 g iorni, si veriòcò il ritorno allo stato ordinario. Contemporaneamente, sebbene con qualche lieve ritardo ris pet to alla r icomp11 rsa d elle sensihilità, il paziente cominciò a muovere gradatamente le gam be. Alzandosi dal letto però, non riusciva a stare in piedi, e, solo clopo ùue settimane poteva camminare un poco, so sost.enuto. Non si potè osservare una mnggiore libertì1 di movimenti durant~ il sonno. Al t ermine di un mese o poco più procedeva bene senza aiuto di 1, astone. Si era dovu to però eccitarlo ripe tu tamente a ruuoversi, ad abhandona1·e il sostegno, prima, di altra persoua, poi, di due baston i, poi di uno. Si praticarono, più a scopo suggestivo che al tro, a pplicnzioni varie locali, mnssn,gg i, cure ricostituenti per via gastrica, a vendo l'avve r tenza di magni6carn preventivamente le virtti, le mrita e la costosità dei rimedi Nel tPmpo della sun degenza si lagnò qualche volta di dolori allo scroto, dal lato sinistro, p erchè aume otn\"a di volume dopo che egli aveva un po' camminato . Cco qualche impacco caldo e p ortRndo in seguito abitualme11te il sospensorio, le sofferenze s on o scomparse . Questa la st oria cl inica ; In. diagno~i fu di ,,araplegia isterica, diagnosi con· fermata. anche dall'ulteriore decorso favorevole. ·venendo ora a discuter la, esaminiamo brevemente le manifest azioni proprie di questa fou·ma morhosa e i s intomi osse r vati, non chè i caratteri differenziali dalle paralisi or gani che Le par alisi isteri che insorgono d i solito bruscamente, sonzn. causa apprezzabile, talvolta dopo che l'individuo elihe lo spettacolo di un caso di paralisi, oppure dopo un trn.uma, una emozione ecc. Possono eR~ere motorie o miste, ra.1·a quella unicamente sens itiva; p ossono simulare le paralis i flaccide o spastiche. Si manifestano di solito in diversi modi; n on interessano mai solo uu muscol o o un gruppo di muscoli innervati da un solo ne rvo; com unemente s i ha o par a plegia o emiphigia o monoplegia ; raramente sono paralizzati tutti e quattro gli arti. Considernndo solamente b prima di queste forme, vediamo che nella para_plegia isterica lo estremità. inferiori possono essere paralizzate completamente e
CASUISTIOA CLl:SICA
351
iacomplet11.1uente; l'amrnalato in questo secondo caso cammina come spingendo .avanti i piedi sul pavimento, senza sollevarli; essi sono ravvic inati, l'tuurnalato non cerca, come nelle paralisi organiche, di stabilirsi su una base più larga. L'incesso può simulal'e quello delln paralisi spastica, della paralisi cerebtillare atassica e di altre lesioni organiche. I movimenti attivi, quo.udo la paralisi non sia completa, sono vRriab:li; si nota lentean caratteristica nel compierli, -come pure è disuguale la loro estension... Flettenclo l a coscia s ul ba<'ino e la gamba sulla coscia, si ha l'impressione che l'ammalato se~un questi movimen ti. Essi sono possibili durante il sonno, nell'el,1,reu,, alcoolica o sotto la narcosi cloroformica. Nella forma spastica si aggi unge lo Sj.la'lmo detenninRto dall'aumento del tono muscolare, come nelle p11ralisi ol'ganiche: tRl \'Oltil la contrattura è precoce, mentre nelle paralisi organiche di solito è t,irdi\'R,; nel sonno scompure, a meno che non si siano stabilite delle aderenze. I rif:lessi tendinei non sono abol iti, ma. però vRriabili: non vi ,.;0110 riLlessi p11tologici (Babins ki, Oppeneibm, clono del piede); t:i.lora si osse1·vanr, forme fruste di essi. Si riscontrn talora astasia - a bnsia o stt,sobasofobia, ma questa tientrerebbe, !lecondo alcuni, nel campo dei disturbi non semplìcemente isterici. L'atrofia muscolare è rara e consiste piuttosto in una diminuzione di vol ume per l'inazione. All'esame elettrico si riscoHtrn t11lvolta sohunente diminuzione della eccitabilità. elettrica. proporzionata ,d ia diminuzione di volume dei muscoli. -Oli sfinteri pe,r lo più sono integri; vi è talor11 ritenzione d'urina per 1-2 giorni, e non ~i prolunga, a meno che il paziente non s i abitui al cateterismo, il quale diviene per lui un bisogno. Sono rare le distrofie cutanee, manca.no piaghe da decubito; frequeuti le a lterazioni della sensibilita L'anestesia completa è piu comune che nelle paraJi3i organiche; le linee di demarcazione sono piu nette. talora si ba anestesia cosidetta a manicotto; spesso sono rispetta.ti i genitali e i I sacro (Sou<Jnes ). Si hanno talora pare5tesia-alfnlgesia, cioè sen~azione dolorosa prodotta dall'applicn:<ione s ulla pelle di sostanze non irritanti (oro, lnttR ecc.). Disturbi sensoriali svariati si possono avere e sono comuni ad nitri quadri cliuici dell'isterismo (es.: ambliopia ed amaurosi, ristringi mento del campo visivo, discromatopsia). Frn, que'3ti, t aluni propri della forma paraplegica, altri comuni a manifestazioni isteriche -diverse, possiamo trovarne parecchi che corrisp.-,ndono al quadro da noi osservato: Inizio rapido, se non brusco, presenza dei riflessi, l'a.pida scompal'sa dei fatti di ritenzione d'urina e della impossibilità a defecare, as,;enza di paralisi degli sfinteri, anestes ia ben delimitata, poi scomparsa graduale, ma rnpiùa, della paralisi di moto e di senso; leggero grndo di astasia-abnsia. ~ell'annmnesi e nell'esame somatico non si trovano molte note positive che ·confortino la diagnosi dimostrando il tempera111ento is terici.> del P., se si eccettui la accennata lieve diminuzione del campo visiYo; però vi è in lui qual::he nota psichica, che suffraga l'ipotesi, e cioè la facile suggestionabilità e nlcunchè di fanciullesco nel contegno, quale si potè osservare nel periodo della sua degenza. Infine, a complemento dei caratteri sopra esposti delle paral isi isteriche confron· tati coi sintomi descritti, indaghiamo altres\ più pa1 ticolarmente nel gentilizio e nell'anamnesi personale remota. Il Kramer nel suo libro : Die N ert·ositiit, ih,·e UrRaclte11, F.rscheimmgen u. Behandlunp, divide le. stigmate isteriche in endogene ed esogene. Allo prime nppnrterrebbero ad es ties convulsivi, cefalee e nevralgie, disturbi nervosi cardiaci, del tubo digerente e sessuali; non risulta che alcuno di tali dis turbi sia esistito nel
352
CASUISTICA CLINICA
nostro infermo o in persona della sua famiglia. Si investigò per conoscere se fra le cause esogene, vi fossero traumi psichici o fisici. Come si riferì nella storia,. egli racconta che, a quanto gli fu detto dai famigliari, all'età di 2-8 mesi cadde accidentahneute dal letto ripcrtando una. terita alla regione parietale sinistra.; non sembrano però chiaramente dimostrabili gravi conseguenze di ess11,. Alle volte la diagnosi di p. isterici\ non è, almeno sul principio, molto facile, potendosi essa confondere con altre forme morbose od essere concomitante con une. forma organica. Il Ka.scimbene ad esempio, nel fascicolo ctel f ebbraio llHl della. Rivista Jta. liana di Keuropal. ed Elettroterapia, cita. ' due casi interessn.nti, in uno dei quo.li vi era il quadro di una paraparesi sp;istica. Si riscontrano: eredità negativa, assenza di tnlnni riflessi, clono del piede, riR. plantare in estensione, ecc. Sembrava una forma organica, forse da spondilite. Sebbene talvolta si abbiano a nche in questa forma guarigioni quasi improvvise dei fenomeni di compressione, pure il decorso nlte riore dimostrò t rattarsi di una forma isterica, che rient,-erebbe nel campo d elle cosidette paraple:;ies islériques, nelle quali la paralisi degli arti inf. è l'unico sintomo di isterismo (Souques). · Kel secondo caso vi era quadro di pamplegia spastica'; e si notava. eredita po· siti,·a, assenza dei riHessi congiuntiv11li, faringeo, cremasteriro, addominali, riflesso planta re in estensione, clono del piede. S i manifestò poscia un breve miglioramento St?guito dn cifosi per spond ilite. Il Béard riferisce d'aver osservato delle vere par:tlisi motrici in nevrastenici; ma però la maggioranza degli autori ammet.te che le paresi e le paralisi mot ric i non facciano pnrte della sindrome nevrastenica, nella quale si può ammettere in tRle senso solo un precoce esaurimento della energia nervosa e muscolare; qui del resto non vi cm alcun a ltro segno che deponesse per una forma nevrastenicn. Frequente è l'associazione dell'isterismo colla sclerosi a piastre, la quale a l suoinizio può present11.re solo aumento dei riflessi tendinei, con clono de l piede ed estensione dell'alluce. e t nlorn ciò venne da qualcuno pure attribuito all'is te1·ismo_ Donath parla di uua scleros i multipla isterica. S pesso la degenza dflgli isterici nelle sale d'o~pedale p re~so altri am malati è cnma che essi apprendano i s intomi rlelle più svariate malattie. Anche nella sclerosi a piRStre s i possono ave re sin-· to mi d ipendenti dall'influenza della psirhe. Manca nell'isteri,;mo un vero nistagmo, in qunntochi• sopravve11~ono scosQe che somigliano a vero nistagmo, ma differiscono per la rapidità di esecuzione e per le inliuf'nze psichiche che subiscono. Nou si ha nell'i;,teris1110 In leggera pares i d i un sol muscolo oculare come nella sclerosi. La paralisi isterica dei muscoli dell'occhio coincide spesso con zone di insensibilità ue ll'ocr hio stesso e ~pecialmen le nel la cornea, fatto invece raro nelln scle ro~i mul t ipla. Riferendoci poi pili particolarmente alla sensi hilit:\ ed ai rifl essi, si riscontra come nell'ister ismo ,·i i• spe,:so una più estesa alternzione de lle sen~ihilità, notevole nel caso descritto, men tre nella sclerosi si loc11.liz7.a specinlmente sulle estre1nith degli arti. Il Babinski vero non si trova nell'isterismo, men tre I., frequente n ella s clerosi, come pure i l c lono del piede. I rifl.. tendinei possono essere normali o vivaci nell'isterismo; per lo più è assente il patellare nella sclerosi. C0si dicasi dei riflessi addominali. La rig idità degli arti paraliz-. zati nell'isterismo varia col variare dell'nHernzione. n tremore intemdonale, la parola scadente, le alterazioni della funzione vescicale sono cl\ratteristiche dtllla sclerosi a pinstre, sebbene poss1mo venir talora in p n.r te simulate nell'isterismo Di tutti i s intomi propri della sclerosi a piastre
CASUISTIC.A CLDIICA
353
taluni iniziali, altri ta1·divi, non vi era accenno nel caso nostl'o od erano manifesti i caratteri differenziali di ess i dall'is teris mo. Fra le diagnosi che nei primiss imi giorni potevano presentarsi come più o meno possibili, vi ern altresì que lla di mielite trasversa da causa. infetti va acuta o di spondilite tubercolare con fatti di compress ione ad essa conseguenti. In quanto alla prima, mancava veramente l'inizio fortemente febbrile e la presenza di al tri sintomi che denotassero una infezione acnta (es. influenza), d'altra parte la rapida favorevole evoluzione della malattia fece presto sparire anche ~nesta parvenza di ipotesi. In quanto ad una spondilite, non solo non si aveva cifosi, il che non avrebbe escluso la diagnosi, ma tnailcM·e. il dolore bene localizzato ad una vertebra; inoltre, 11,nche eseguendo la manovra con,igliata dal De-Giovanni, di agire cioè con ambo le mani applicate sulle regioni ren nli come in atto di palpare i reni, ma spingendo le mani stese verso la linea mediana e propulsando colla estremità delle dita la porzione anteriore delle vertebre, non si determinava. un punto specialment..e doloroso Il decorso ultariore eliminò poi rapidamen te questa come le rimanenti supposizioni. TI caso sues posto mi è sembrato interessante sia per la poca frequemm di ta le forma morbosa nella nostra pr11tica, siri percbè nei primi giorni di osservazione la diagnosi deve es~ere necessaria mente molto riservata e può riuscire difficile, sia infine percbè interes sa elimin:u-e dall'ese rcito questi individui, non s olo perchè riescono talvolta pericolosi per sò medesimi, ma potendo altresl costituire un fo. colaio iniziale di una piccola epidemia di isterismo conosciuto 11.nche, secondo scrive il Kramer s tesso, come isterismo df'lle reclute, naturalmente multiforme nelle sue manifestazioni. -Cdine, marzo 1912.
BIBLIOGRAFIA. E1ccaonsT, - Patol. e T erap. medie{!, Trattato ltal. di Pat e Terap. med., diretto da Maragliano e Cantani. BnouARDEL et Git.BERT. - Trailé dc méclecine et Thérapeuti que. Riviala ltal. di N w ropat ed Elettroterap. (Nascimbene, N. di febbraio 1911). MENolClNl. La sindrome parapau1Ji e il 1Juo aignificato. F. lliliLt.Ee. - Die multivle aklerose dea Oehima und Ruckemnarka. A. KRAMEe. - Die N e.rvositèit i hre Ursachen Erschein.1.ngen u. B ehandlu.ng. E. Bn11:01U.NN. - Diagnostik der N erven Krankheiten. DE-GIOVANNI, Commentari di Clinica M edica.
!3 - Giornale d' medicina nulUare - l'asr, V.
354:
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RfVlS1,A MEDICA Dott. CuAS'l'ANO. -
Cura del colpo dl c alore. -
{Cadact;e, n. 6).
L'autore rileva che la cura abituale preconizzat a contro il colpo di calore, e consist ente principalmente nel ba.gno freddo e n elle frizioni con ghiaccio, non d,\ che clei mediocri risultati. Ave ndo egli dovuto curare molti casi di colpi di calore e specialmente quelli ch e si osservano sulle navi in certe latiturlini, e che colpiscono tanto i macchinis ti che sono abitualmente in vicinanza del t'uoco quanto gli uomini e gli u!Jiciali che sono sul ponte, egli ritiene che la cura la quale esercita unn efucacia reale, è la medicaz ioue stimolan te esterna, la piu euergi~a, o, se si ,,uole, anch e la più viole uta possibile. I malati per effetto del colpo di calore muoiono pe r i ns uf-l:i<:ienza canlinca o per anesto della respirazione. Pare che i ceutri bulbari siano inibiti; il cuore si addormenta e il polmone dimentica di re~pirare: si tratta dunque di ris yegliare i ceutri respiratorio e ci rcolatorio dal loro torpore. L'autore atfermn che curando s istenrnticamente i çolpi di calore con la balnea?.ione assai cnlda e con la s tirnoh\ziona este1·na si possa o ttenere una sioura guarigione. Allorqu11ndo un individuo, preso da colpo di calore, cade seuzn. conos~enza eg li lo pone per cinque a dieci minuti in un bagno a 38°, a1.1mentando grndn.tamente la temperllt ura fluo a 40° o 42°; contemporaneamente egli fa delle affusioni fredde sulla testa e frizi oni o flni;ellazioui energiche sulb r egione precordiale. Ln temperatum elevata del baguo ris veg lia immediatamente i riAessi, e in particolare il rifiesso r espiratorio; il malato n el momento in cui vìeno posto nel bagno fa una pl'ofonda ins pira?.ione, e a poco n. poco la sua res pirazione si a cceler a e si regolarizza; nel m edesimo tempo la pe lle si a no,;su. Il bagno caldo, come si sa, ha la proprietà di nu mcnta l'e In. traspirazione polmonal'e e di r ichiamare alla p er iferia il sangue che ingombra i ca pillai·i dei centri nervosi e quelli dei difl'ereuti organi; perciò In temperatura centrale si abbassa. Allorquando il mala to è ri tornato un po' in sè e la respir azione ba comin• ciato a r P-golarizzarsi, si tog lie dal bagno e si distende nudo sul letto; allora comincia abitualmente una abbou rlan te traspirazione, ed è perciò bene che gli si faccia vento. Se r iacquista conoscenza 1:,g l i manifes ta un certo benessere; spesso sopravviene un sonno cnlmo e ristora tore; ma se per caso il polso e la res pirazione ridh·engono irregolari, bisogni\ ,·icomin ciare la cura. Il dott. Chastaug ha curato in. quc~ta manieri\ una ventina di cas i d i colpi di calore g ravi; in breyo tempo i l pericolo fu rimo~so, e inoltre nessuno di essi presentò mai recidi ,·e, n è congest ioni polmonari con~ecutive. Egli non ha mai avuto bisogno di altri sussidii ternpeutici ecl'etto ini ezioni d i etere o caffein a, stimolanti efficaci che possono coadiuvnre l'azione stimolan t e della balneote· rnpia calda. D. BALESTRA .
355
RIVIS~rA DI NEVROPArfOLOGIA Dott. Fll.\NZ APT, capo del repn.rto ne uro-psichiatri co dell'ospedale militare di Przemjsl. - L 'anamneal ollnloa nella palohlatrla militare. - (Comunicazione al IV Congresso internaz ionale per la cura dei pazzi in Berlino) L'A. segnala l'importanza dell'o.110.mnesi dal punto di vista ps ichiatrico, indica come essa sia eseguita. nei comparti psichiatrici dei grandi ospedali militari dell'esercito austro-ungarico, facendo couno delle relative dispo,;izioni regolamentari e mettendole in confronto con quelle rol11.tive agli eserciti stran:eri. Insiste sulla necessità di valers i de ll'anamnesi come mezzo di profilassi per l'allontanamento de lla composizione dell'esercito deg'li anorm,di, segnala gli studi fatti in questo senso dagli autori dei vari paesi e conclude il suo pregevole lavoro affermando che è necessario: 1) di insegnare anche alle autorità amministrative il pwcedimento di raccogliere l'anamnesi rispetto agli anormali: 2 ) di insegnare alla gendarmeria e a tutti gli agenti della sicurezza pubblica. il metodo di ri levare i d.'l.t1 anamnestici più importanti; 8) di creare il dovere alle direzioni dei manicomi di annunciare alle com• missioni di leva gli iscritti, che furono ivi ricoverati; -.lJ di creare lo stesso dovere 11,lla din!zionP del le scuole sussidiarie; o) di segnalare, in tempo, alla commissione di reclutamento le condann e prer.etlen ti la leva; 6) di obbligare i medici militari a raccogliere diligentemente, durante la visita, i segni degene rativi corporei più salienti; 7 ) di rilevart, i dati anamnestici degli indicati come idonei, sub conditione al servizio militare; 8) di accogliere per gli arruolamenti volontari le conclusioni del congresso di Nantes dell'agosto l!10!J. 9) di creare sezioni speciali di truppa per tutti gli abnormi, pe1 il cui stato psichico non è stata pos-;il,ile t1n'e,;atta Yalutazione: tali sezioni dovrnnno essere sotto il controllo continuo di uno ps ichiatra, ciò che è il miglior mezzo di prevenzione di disordini. I loro comandanti, gli utliciRli e i sottutficil\li devono esse1·e prescelti tra i buoni e dovranno esse1·e odotti nelle cose più elementRri di psichiatria, non che sul trattamento da usarsi verso gli incorporati; 10) di impartire ngli ufifoiali e sol.tufficlali n ozioui di igiene, specie pe,·ciò che ba tratto coll'a.kool e sue intossicazioni. Fu:sA101..1. Capita.no medico HAu1,Y.- La payohlatrle dan• l'armée - (Jle·w e de M éclecine). Purtroppo sono ancora molti, i quali pensano che an11lizzare le vitn intima deH'esercito voglia dire sminuirlo nella sua forza, e che aver curn dell'interesse individuale, anche in caso di anormalità, significhi snervare la dis<"iplina. Per i problemi di ps ichiatria, tra!-<portat i nell'ambiente militi.re, visouo ancora. molte diffidenze, od un erroneo scetticismo, anche fra i medici, forse ancora nell'ombra. delle tenebre filosofiche, non ancora del tutto rischiarate in tante scuole;
356
RIVIST.-\ DI :'\EVROPATOLOGIA
e lo stesso orientamento nuovo del pensiero medico, verso la clinica obiettiva, ha fatto rimanere assai sul fondo lo studio de lle forme funzionali della mente, per la cui comprensione occorre, del res to, una educazione inte llettuale ed una. coltura che pochi si premurano di avere. Invece è grave problema quello della psichiatria nell'esercito, perchè involge altd problemi complessi nei rappor ti trn individuo e società, e sono stati benemeriti, in Francia, i coraggiosi precursori che se ne vanno occupando, con l'aiuto pod!eroso del R égis e di tutta la soc ietà psichiatrica francese, che non disdegna. affatto occuparsi di proposito di t1di argomenti nelle sue discuesioni. I primi sono degli insutlìcien ti, per lo più in modo globrile, quindi difficilmente utilizzabili, nessuu vantagg io rendono all'esercito, ir,go1ubranti, quando n.o n diven gono dannosi per gli accessi meli\Uconici, s ino a.I suicidio, o per episodi di eccitamento magari con aggressioni paranoidi, o non servano a malevoli fini altrui per la grande suggestibilità; - gli altri, ineguali nello sviluppo mentale, inadattabili, pericolosi perchè cadono più facilmente nel male che nella malattia, vero semenzaio dei condannati alle compagnie di disciplina o dei delinquenti militari, a cominciare dalla resisteuza, ma spesso anche arrolati volontariamen te dopo aver tentato invano molti mestie1·i, o per anomala passione .lei nuovo, o per togliersi dalla coudizione di spostati, o per rifarsi una verginità morale dopo i passaggi per le case di correzione ed i riformatori. L'instabilità della. loro vita mentale li rende capriccios i, irrifless ivi, irregola ri nelle manifestazioni di condotta, impul ~ivi, es igenti, incostanti, simili ad esseri qnasi del tutto 1·iflessi, con gra-nde pallidezza d ella psichicit,i. s uperio1e e delle attività inibitrici, di critica e di controllo. Per i va.rii gradi di queste anormalit/\ od insu ffi cienze mentali, mentre i più tarati de bbono essere sollecitame nte eliminati, la maggior parte possono anche essere utilizzati se sottomessi ad una costante e benevol a vigilanza., si da evitar loro l'occasione di mancare, o di cedere nello sforzo d'adattamento, in is1)ecie mercè l'educazione personale del soldato, piò mentale per gli un i, pil\ morale per gli :a.Itri, come del resto sempre più si tende a praticare oggidì nella ist,ruzione militare. Donde la necessità. di conoscenze ps ichiatriche, generali e specifiche, per i medici militari, e di averne un gruppo abbastanza esperto per studi perita.li; e la importanza di una adatta educazione mentale moderna in tutti gli altri ufficiali, i quali apprendano bene la necessità di conoscere le differenze individuali, di saper attuare costantemente un còmpito educatore, ed utilizzare convenientemente gli incompleti e gli insufficienti. togliendo loro le occa~ioni di ::ioggiar.ere agli stimoli complessi, defaticanti, della vita militare. P. CONSIGLIO.
L 'elemento 1ncUv1duale 1D aooesai paloopatloi da tu• toHloazlone alooolloa. - (It Ma11icomio)
Prof. D. "i'A1.Ton-rA. -
È impressionante il moltiplicar.si delle manifestazioni psicopatiche in rapporto all'alcoolismo; in individui, con appena una predisposizione gentilizia di lieve grado, sorgono - anche episodic11mente - accessi di ebrezza patologica o feno· meni subacuti dell':ntossica.zione, mentre è assai scarsa la percentualità delle forme classiche di alcoolismo cronico. Ciò percbè è l't1lemento individuale che qui massimamente agisce; e l'A Len ha fatto ricercando, con acume clinico, il valore
357
RIVISTA DI :-E\'ROPATOLOC IA
e la specie dei fattori più intimi, com1>en etrati nelle vicende biologiche individuali, delle condizioni fisse ed originarie del la personalità. I 26 cas i studiati egli ha. distinto i n 4 gruppi; forme di ebrezza patologica for me di delirio alcoolico - accessi psicopatici in cui l'alcool è soltanto uno stimolo ·- forme di degenerazione acquisita per intossicazione alcoolica . Tutti quanti debbono essere considerati quali prodotti clini ci d i uu'associazione morbosa: costituzione eredito-antropologica, ed alcoolismo. I soggetti del 1° gruppo sono ereditariamente predisposti, in cui l'nlcool di· rompe l'equilibrio psichico in;;tabile, rivelando, impulsi, ossessioni, origina ri difetti mentali, delirii patognomonici dello st..to costituzionale, risvegliando elementi degenerativi della psiche e del carattere, ed anomalie istintive fondamentali della personA.lità. Nel :!0 gruppo il delirio alcoolico non si svolge col tipo clas~ico dell'accesso deli rante allucinatorio come avviene negli immuni da labe ereditaria: si hanno invece delirii precoci, talo ra acutamente, o le turbe sensorie s i lt<'compaguano ad impuls i, condotta s regolata, ideo deliranti polimorfe, spesso eterogenee ed a utonome (idee persecutorie, falso interpreta:,;ioni di tu r be cenestesiche, di incubi, delirii espansivi mistici o fastosi od erotici ecc.); per lo più la coscienza si turba assai prima dello scoppio del delirio tossico, che, dopo, è commisto agli originari elementi eterogenei che lo banno preceduto. Nel 3° gruppo l'alcool è un anello nella catena di cirnse molteplici, il cui ul· timo effetto è la 1:esania, dominnndo la scena morbosa o sperdendosi nell'evoluzione psicopatica fondamentale : nel primo caso il quadro di molteplici fatti degenerativi od nnorm ali della psiche ed il fatto alcoolico è appena episodico; nell'ultimo, la p~icosi, dopo l'accesso, segna i l suo sviluppo fatale. Nel 4° gruppo, infine, la degenerazione acquisita dall'nlcool, accelera il ciclo evolutivo delle complesse manifestazioni morbose o delle note dl'geuerativo-ereditarie, producendo una s pecie di matw·azione p sicopatfoa. Vale a dire ,:be comunque, ed or più or meno le costituz;oni neuropsichiche, l'alcool assurge al preciso signi ficato di reattivo di anomalie costituzionali, onde gli episodii allucinatori deliranti .rappresentano gli equivalenti psicotossici individuali. L'indngiue ps icologico-clinica dimostra, come causa prima : a) delle. tendenza al bere, l'originale equilibrio psichiro con instabilità volitiva fondamentale, fa disposizione ereditaria similano per trasformazione, o l'azione di elementi morbigeni secondari ; b) della intol /l!ranza : Jn disposizione neuroereditaria, le abitudine protratte, i processi di degenerazione acquisita. Se, da una parte, la semplice ebbrezza. alcoolica. è in varia guisa influenzata dall'elemento e reditario, dall'altra. il delirio alcoolico appare modificato da influenze vesaniche varie; il passaggio è graduale tra le forme nettamente tossiche e quelle in cui è progressiva evoluzioni di anomalie costiLuzionali, o in cui si s volgono gli stessi accidenti de i degenerati eredita.rii. Non è chi non veda la grande importanza mt:dico-legale di tale studio psicologico-clinico, e sopratutto il suo grave valore per la psichiatria militare, tanto più che l'ubbriachezza è, per il nos tro codice penale, un aggravante, e viene con· templa.ta una figura speciale di reato discipline.re, l'ubbriachezza in servizio. P. CONSIG LIO.
358
RIVlSTA DI CHIRURGIA DI GUERRA E. j\f. P11.c11En - I proiettili aouminati. m edicat Corps, decemb re llHl).
(Journal of the Boy,il Anny
È relativamente recen te l'adozione da parte di alcune grandi potenze dei proiettili acuminati in luogo di quelli s mussi ; e rer quanto al riguardo non esistano che i risultati di esperienze. l'A. si ripromette tuttavia di poter dnre uu' idea. abbastanza concreta del potere vulnerante di siffa tti proiettili. Sono ben note tutte le modifìcnzioni che a grado a g radù sono sta te apportate ai proiettili s ia riguardo a lla loro struttura ch e alla forma e grandezza, come pure le modifica zioni apportate al fucile allo scopo di conseguire la massima precis ione di tiro con lo più lunga portata. possibile. :Ma, raggiunti questi due sco pi, quali dovevano e potev11no essere gli effetti vulneranti ? I giudizii degli es perimenta.tori sono stati molto coatrovorsi al riguardo, e mentre alcuni giungono a c hia· mare i nuovi proiettili con l'epiteto d i u manita.ri i, altri li designano come addiri ttura dia bolici. Senonché peral t ro l'esperienza delle ultime guerre avre bbe messo in luce i fatt i seguen ti : 1. Sui tessuti molto resistenti, come le ossa, gli effetti esplosivi si manifestano a distanze maggiori che non con gli antich i proiettili. 2. Nelle parti molli con debole resistenza le lesioni son<> meno gravi principalmente per effetto clel piccolo calibro del proiettile. 3. D:tt.a la maggiore estensione d ella por zione radente della traiettoria e la portat a m11ggiore, più grande è il numero dei colpi u t il i. 4. Ch irurgicamen te 111 piccolezza d el forame di entrata e del tramite ha su tutti i te~suti, eccetto che s ull'osso, una immensa efficacia. sul decorso ulteriore delle ferite, specialmente in rapporto a lla possibilità di infezioni. 5. I vaIJtaggi balis tici dei proiettili moderni &ono, dal punt o d i vista m ilita re, assai conside revoli, si da compnnsare il deficiente potere che essi hanno di arrest11re i cornbnttenti quando essi siano .col piti. L'A., pre ndendo per base q ueste conclusioni, istituisce un raffronto tra gli attuali proiettili a estremità ogirnle e quelli acuminati. Sostanzi1dmente questi, relativamente al calibro e alla lunghezza, beu poco differ iscono dagli attuali ; due qualità invece sono assai importanti, !11. loro lunghez za, la loro leggerezza cioè e l'estremità assai puntuta, qualità. essenzialmente balistiche tendenti ad aumentare In velocità. ed a conservarla. È generalmente ammesso che il potere vulnerante di un proiettili' è il risultato della sua velocità, della superficie di sezione e della qualitii. dell'involucro. Ora, nei proiett ili acuminati la superficie di urto è maggiore che non in que lli a estremità ogivale, e ciò per le seguenti considerazioni: negli uni e negli nitri data la lungl1ezza grande di fronte all11. superficie di sezione vi è una forte t endenza nell'asse a spostarsi dalla linea della traiettoria, tendenza che va a u1nen tando col crescere della portata del tiro; ques ta è la ragione per cui ad esempio sulle ossa s i h a nno gravi gun.sti anche a grandi distanze; orn questa tendenza, che è ben manifosta negli attuali proiett i! i 11.
359
RIVISTA DI CH IRURGIA DI GU ~; RRA
est remità ogiva.le, lo è ancora maggiormente in quelli acuminati in quanto che per effetto dell'assottigliamento di una estremità, il loro centro di gravità è portato più all'indietro; da cui una tendenza più spiccnta dell'asse a collocarsi tras versalmente all'asse della traiettorir,,. DR uoa serie di esperimenti fat ti sugli animali con un tipo di proiettili acumina.ti si sarebbe giunti alle seguenti conclusioni: 1. Il forame d'en t rata non è di regola maggiore del calibro del proiettile. 2. Le ferite semplici deUe part i molli non sono del tipo coiuune; il calibro di esse è abitualmente assai maggiore del d iametro del proiettile; e le lacerazioni viscel'll,li sono più gravi che non col proiettile ogivale. 3. I fenomeni di scoppio sono freq :.ienti a dis tanze superiori a 600 metri, e sono stati osse;·vati tanto in lesioni delle parti molli che delle ossa. 4. Le fratture comminute delle ossa compatte e di quelle spugnose sono più gravi specialmente dall11. parte del forarne di uscita. 5. A. qualsiasi distanza il proiettile ha una marcata tendenzn. a voltars i secondo l'asse trasversale, ogni qualvolta. incontra una considerevole resistenza Effetti analoghi a q uesti ricordati sono st:i.ti ri;;contrati con altri proiettili acuminati, m11. fra. loro di versi per qualche particolarità. In complesso il proiettile acuminato produce ferite di una g ravità certamente maggiore di quello ad estremità ogivale. L'A., facendo un raffron to coi vecchi proiettili di piombo non incamicia ti, non esita ad affermare che coi proiettil i acuminati, in quanto all'effetto vulnerante, si avrebbe un ritorno ai detti proiettili di piombo; con questa aggravante, che per l'aumentata velocità gli effetti stessi possono aversi a distanze assai maggiori; solo in un certo numero di casi in cui il proiettile conserva la pos iiione del suo ass<', senza ten(lem:a a mettersi secondo l'asse trasversale, si avrebbero ferite semplici tanto delle parti molli che delle ossa. BALES'IHA.
RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE Dott. LAPA<;SET. -ReaponaabUltà ohlrurgtoa 4el medloimllltad. - - (Jo11mal d~ médecine et chirurgie pratiqnes, 10 aprile 1912). L'A, h a fatto una importante comunicn,zione alla società di medicina. militare f~a~c~se, la qua le riguarda da vicino i medici militari, ma. non meno anche i medici civili. ora. che d'o'7ni parte si cerca di rende re responsabi le l'op;;ratore di qual0 sias i inter vento i l cui risultato non è conforme all'aspettativa. La res ponsabil ità dei medici milit11ri, s i domand,, l'A., può essere impl icata, a ll'infuor i di ogni errore professionale, in quei casi di interventi chirurgici chè c?s~ituiscono quasi delle operazioni di compiacenza (ernia, varicoceli, idroceli, varic1, ecc.), e che da qualche anno in qua. sono divenute cosi frequenti da rappresentare la grande maggioranza delle operazioni che si praticano nell'a mbiente mi-
3GO
RIVISTA 01 CHIRCR<HA GENERALE
li tare? E non è egli necessario, prima d i siffatti i11terven ti, prendere 11lcune precauzioni destinate a mettere l'operatore al coperto da ogni recla mo? Come si vede, la questione racchiude un g ran de interesse p rat ico, e merita di essere s egnalata ai g iovnni chirurgi militari, i quali nel loro ardore di vole re operare spesso non si reudouo conto di tutte le conseguenze d'una open,zioue che noi1 presenta alcun carattere d'urgenza nè 11lcun car11ttere di gravità. Le s t a t istiche mediche dell'esercito francese d imostrano che la cura rad icale dell'ern ia inguinale semplice imp lica una mor ta lità non tra~curabile: in cinqueann~su 14'27S operatisi sono avuti 22 morti. Questi decessi operntori i, che sono tutt'altro che rari nel la pratica civile, portano tal rnlta, da pnrte delle famiglie, r eclam i più o meno interessant i e talvolta provocati cla person al ità ostili alla medicina. \"i è inoltre una quantità di operati che hanno una deplorevole tendenza a riferire all'atto operativo s i:i una impotenza funz ionale, s in dei dolori che e ;;si esageran o per i:cvpi svariati, d i cu i il più frequente è la riforma . L'A. cita molti casi nei quali, se uon fossero state prese delle precauzioni, i medici aHobbero potuto essere g ra vemente compromessi per i r eclami doi malati poco ri conoscenti. Qutiste g aranzie dovrebbero essere le seguen ti : 1° Esame com pleto d i tutto il malato che chiede d i essere operato, nncbe quando sembra in perfetto stato d i salute. Non è raro di svelare cosi affe zioni cardiache o polmona ri sconosciute, motinmti la riforma o suscettibili d i portare complica nze operatorie; 20 Osservazione scritta dettagliata dell"infermo con dnti nnam uestici; 8° Indicaz ioni s ullo stato sanitario del corpo al q uale i l soldato appartiene. ?\on bisogna operare se vi sono malattie epidemich e (influenza, morbillo, scarla ttina. ecc.). L ' A. r icorda il caso d'un infermo opera to di emorroidi il quale era in incubazione di morbillo, e mori di b ronco- polmoni te grave; 4° Domanda scritta dall'inter essato, con una forruola all'incirca come la seguente, scrittn pre feribi lmente dnll'inten:ssato stesso : Il sottoscritto dichiara di v oler essere opernto ed . . . . . , ed es!-endo stato avvertito d ei pericoli dell'operazione e del cloroform io (o altro). n o assume tutta la respons:ibilità, essendo la propria famigl ia già stata preavvisata; 6° Trattenere l'infermo all'ospedale per un tempo s ufliciente; e al momento d ell'u~cita. fargli le necessarie raccomandazioni igieniche; 6° Sul bigliet to d i uscita scrivere non solo la natura dell'operazioi,e praticata, ma a nche specificatam en te le complicazion i osservate. BAT,ESTRA.
La oura attuale delle emorragie traumatlohe del poi· (A rch. m éd. belges, F ov!'ier, 1912).
Dott. DEJARDI N. -
mone. -
L'A. riassume tutte le ques tioni concernenti la cura attuale delle ferite del polmone, facendo una rapida critica degli enori pnssati. Jl peri colo imm1>.di1tto di queste lesion i consis te nell'emorragia. e J1cll'as6ssia; e p iù tardi è a temere anche l 'infezione. Ambrogio Pareo voleva che il sangue s i ver~asso all'esterno con adat.to d renaggio; nitr i im·ece nel secolo seguente s i preoccupar ouo di chiudere immediata-
RIVISTA DI CHIRl,;RG [A. GENERALE
3GI
mente la ferita esterne. La prognosi delle ferite d'arma da fuoco in guerra è attualmente assai migliorata g razie ai progressi della b1d istica, e la mortal ità da l1'80 p. 100 è scesa. al 10 p. 100. Circa. l' intervento'al presente alcuni sostengono la astensione ad oltranza., altri preconizzano l'iute1·ven to in determinate condizioni. Gli astensionisti sostengono che le ferite polmonari anche gravi, eccettuate quelle in cui la morte è la conseguenza immediata, guariscono s pontaneamente : all'uopo è necessaria una occlusione antisettica della fer ita e immohi lizza.zione assoluta del ferito per un luogo pe riodo, fino di sei settimane; in ca~o d i accidenti gravi di asfissia per compressione dovuta all'emotornr:e a bbondante Kb laton faceva una puntura ,,spiratrice, e :Kon ig una pleurotomia; la stessa puntura è 11nche assolutamente indicata dopo due o tre settimane in caso di versamento medio, ma persistente. Con la pratica as tensionista si ha mia mortal iti\ solamente del 10 p. 100; nella metà di questi però la morte è dovuta all'e morragia, e nell'altra metà all'infezione. Orbene è contro questa emorragia dei casi grnvi che sembra giustifi cato l'intervento. I primi tentativi di emostasi diretta del pol mone furono assai infausti; ma dopo i perfezionamenti della tecnica, sovrattutto per opera del Delorme, s i sono ottenuti risultati assai incoraggianti. Le indicazioni cliniche dell'intervento sono assai difficili a determinare; secon:io Delorme hi.sogoa intervenire immediatamente se i segni fisici dell'emotorace d imostrano che questo ha raggiunto rapidamente l a fossa sottospinosa; i segni funzionali quali il pnllore, la dispnea, l'agitazione, il polso non hanno valore se non coesistono i segni fisici dell'emotorace. Può accadere però che la diagnosi del versamento è dillicile o impossibile specialmente se esistevano già aderenze pleuriche, o se il versamento si fa verso il mediastino. In questo caso s econdo Baudet bisogna dare una importanza capitale ai segni funzionali e geLernli ; egli affermn. che iu tutti i casi leggied s i accompagna sempre uno stato notevole di benessere, polso buono, buona res pirazione, e calma perfetta; i sintomi funziona.li e generali avrebbero, secondo lui, ordinariamente una base anatomica, e quindi la loro gravità deporrt>bbe per la gravità anche della lesione anatomica, quando però essi banno carattere di persistenza. Quénu non potendo dissimularsi la gravità. dell'operazione necessaria per effettuare l'emostasi dit-et ta del polmone, a fine di accertare nei casi dubbt l'esistenza del pneumotorace, propone l'esame a mezzo dei raggi X. Souligouz per ben delimitare in ogni caso le ind icazioni speciali, divide gli emotoraci in quattro varietà.: I. L'emotorace è assai abbond1mte e minaccia d'emblée la vita; nel qual caso bisogna intervenire immediatnmente ; Il. Lo s tato generale è grave; il chirurgo e,;ita, e si domanda ciò che deve fare; in siffatti casi in primo tempo si può fare una puntura aspiratrice per decomprimere il cuore e gli organi del mediastino; e se l'emotorace si riproduce, c iò significa che l'emorragia non si è arrestat;a, e bisogna intervenire; III. Il versamento dopo essere rimasto stazionario, dopo il primo o dopo i primi giorni aumenta di ora in ora e minaccia la vita. I n questo caso bisogna intervenire con una tora.cotomia. o i<e il versamento à dovuto a essudato infiammatorio, con una toracentes i, o pleurotomia; IV. L'emotorace sebbene non a bbia t endenza ad aumentare, non si riassor be; in questi casi vi è generalmente una complicazione infiammatoria ; ed occorre quindi una pleurotomia con resezione costale, previa pi:.ut ura esplorat,i va. Secondo il Léjars la formola dell~ i ndicazioni non può essere matematica; egli è d'avviso che un valore reale è da nttribuire all'aggravamento continuo dei s intomi dopo un certo nU1mero di ore.
362
Rl\'ll;TA DI OHIRORGIA GENERALE
Circa i risultati dell'atto operativo la toracotomia esplorativa non è cosi innocua come la laparotomia esplorativa; e l'in tervento diretto nelle lesioni del polmone non può costituire che un trattamento eccezionale , che deve essere impiegato solamente quando non v i è n essun'altra possibilità di salvezza . Circa la tecni-:a operatoria due sono i medoti principali; Ono consistente nal pratic1ne uno sportello a cerniera esterna.; l'altro nel fare una incisione in corrispondenza del 4° o 5° spazio intercostale, che va dal rachide allo sterno. Ciò fatto è necessar io e,:plorare s istematicamente il polrnone attirandolo, quanto più è possibile fuori della lesione cl,irurgice. Si può pr aticare l'emostasi diretta del polmone o con la sutura o con la legatura; e l'emoi't>tsi incliretta con la pneumopessia o col tamponamento; In pneumopessia è naturalmente applicabile solo alle ferire della faccia esterna del polmone. Fatta la suturn del polmone bisogna praticare la chiusura della p leura, la quale può, a seconda dei casi essere ermetica. con o senza drenaggio e a~pirnzione del pneumotorace, oppure incompleta con drenaggio. La maggior pnrte dei chirurgi moderni sono avversi al drenaggio, che considerano come nn fattore d' infe,done; esso tuttavia sarò. indicato quando l'ernostosi nou è del tutto sicura, o quando già vi sia infezione. BALF:S'I'llA.
RIVISrrA DI OCULISTICA Clroa la •urrogazlone del oorpo vitreo. - (Bericht ii.ber die XXX Vll Versammlnng dPr ophlha/111.ologi.~chen Gesellschaft in lleidelberg, 3-5 agosto Hlll).
A.i.TON E 1.scm,10. -
L'Elschnig, direttore della clinica oculistica dell'Università tedesca di Praga, tentato, in un occhio riàotto da cinque mesi alla sola. percezione di luce, in se· guito ad emorrngie recidivanti del vit1·eo, l'aspirazione, con la siringa del Pravaz, di circa O,G centimetri cubici di vitreo, torbido per fiocchi, e ht sue. sostituzione con tma soluzione d i cloruro di svdio al 0,85 p. 100. Il risultato, oltremodo soddisfacente, di questo intervento, che venne ripetuto nella seconda settimana, suggeri ulteriori prove clir,iche e sperimentali del processo. Que~t'ultime vennero messe in atto dal Lovenstein e dal Samuels, e dimostrarono che, nell'occhio di coniglio, la surro~azioue di 0,4 a 0.8 centimetri cubici di vitreo, sottratto per aspirazione, con soluzione fisiologicn di sale di cucina, è pressochè scevra di con seguenze dannose, meutre la pure. sottrazione di vitreo, senza succe;:siva sostituzione, condur.e, di r egoln, a spiac1:voli conseguenze, quali l'intorbidamento del corpo vii.reo e lo sco!IF1.mento della reti na. Le soluzioni i per- od ipoisotoniche non si prestano alla sostituzionR del vitreo. Questo nuovo intervento venne fin'ora applicato in quindici occhi portatori di gravi altera zioni del corpo vitreo, in cinque occhi con analoghe alterazioni per scollamento retinico e, finalmente, in un caso di recente lesione traumatica con perdita del vitreo. }1;1
RIVISTA DI OCULISTICA
363
In quasi tutti i cnsi la surrogazione di quest'ultimo venne tollerata senza alcuna reazione consecutiva : solamente due volte, in cui il vit1·eo sostituito ebbe a sorpassare i 0,6 centimetri cubi, si verificò forte irite, ed, iu un caso, ,;i manifestò aumento della tensione oculare. I migliori risulta.ti vennero conseguiti in quattro occhi con emorragie del corpo vitrP.O, ne' quali si ottenne un sorprendente miglioramento, t\lnto obbiettivo che funzionale. L'Elschnig rnccomanda di non nspirare più di 0,6 centimetri cubi d'umor vitreo e di ripetere l'opernzione in caso di bisogno. Incisa la congiuntiva bulbare ed applicata in sito una sutma provvisoria., la cannula. della siringa viene infissa all'esterno ed in basso, in corrispondenza, dell'ora serrata. Compiuta l'aspirazione e la iniezione della soluzione salina, viene tolta la cannula e rapidamente I\SSicuratn la suluru. E . PASSERA .
Am!ANN. -
Cloatrlol oorneall e dis turbi della v ista. - (Zeitschrift fiir .1J:u·
genheilkwule, XXII Band, 1!)09, novembre, pag. 427, con due tavole).
Non solo nel campo delle valutazioni per infortuni s ul lavoro, ma anche in quello delle perizie medico-leg11.li militari, ha grnnde importauza l'esatta determinazione del grado di s cemata acutezz!t. visiva per opacit:i. corneali. Le osservazioni dell'A.., su persoue affette da macchie corneali, porterebbero a concludere che la loro visione è iu genere migliore di quan to lo potrebbe far presumere lo stato della cornea e che percio la valutrizione del grado della perdita dell'ac·1tezza visiva per tali cause, espressa nei termini usuali, non co rrisponde all'esatta verità. L'Hirschberg aveva cercato di chiarire questo argomento servendosi d'un obbiettivo fotografico. Egli copriva talune parti di quest'ultimo con dei pezzetti di carta di seta ed esaminava quindi il grado di alterazione che s iffatt i dispos itivi arrecava no a.Ila nettezza dell'immagine di un dato oggetto. L'A. ha voluto controllare, a sua volta, le esperienze dell'Hirs.:hberg, scegliendo, quali oggetti da fotografare, le comuni tavole ottotipiche. Egli è cosi venuto a risultati che non concordano con quelli dell'autore ora detto. Astrazione faUi, dall'intensità luminosa delle immagini degli ottotipi, che ris ulta diminuita, la nettezza dei loro contorni e l'integrità della loro forma non vengono sensibilmente influenzate, anche quando si mascher~ con la carta di seta una metà dell'obbiettivo fotografico. L'A. attribuisce perciò importanza sovratutto nlla diiniuuzione apportata dall'opacità. corneale alla luminosità. delle immagini retiniche, la quale lrn. gt·ande influenza sulla visione, nccanto al potere separatore propriamente detto. La determinazione dell'acuità visiva, eseguita coi mezzi ordinari, non fornisce nei casi d i opacità corneali, il vero grado di perdita della funzione stessa. Infatti t nl genere di prove non corrisponde alle contingenze visi ve della vita quotidiana e del lavoro. Volendo esattamente stabilire la perdita arrerata dall'opacità, bi· sogna, secondo l'A., ricorrere a tavole ottotipiche che tengano conto anche del senso luminoso. Egli perciò ha costruito delle scale visiometriche, nelle quali gli oggetti visivi sono tracciati in chiaro su un fondo di tinta più o meno scura.
RIVISTA DI OCULISTICA
Graduando quest'ulti mn, ha ottenuto delle tavole che cosi indica con le lettere T 1, '1.', , Tl, secondo l'intensità di saturazione della tint,1 stessa del loro fondo. Con prove s perimen tali, ha trovato anzi tutto che gli occhi norme.li poss iedono un'ac t1tezza visiva d i 1,0 per la s ua scala '1\; di O, 7'\ per quella Ti e di 0,72 per quella T ). In casi di opacità della cornea, il rapporto tra queste cifre varia sensiLilmente, essendo d i 1,0 per la T., di O,oo per la T, e di 0,o9 per la Tl. Nelll\ valuta zione medico-legale deg li es iti cicatrizi1tli di les ioni della cornea, occorre dunq ue, secondo l 'A. tener conto dellll diminuzione di luminosi ti che essi possono arrecare alle immag in i retiniche. In difetto di tavole ottotipiche speciali in cui si tenga conto anche del senso luminoso, egl i propone di ridurre di 0,1 o 0,15 il grado d i 11cu ità \'isiva risultante dall'es11me con le scale comuni. Nat ure.lmenLe occorre calcolare anche il pregiudizio che l'opacità arreca alla vis ione binoculare, ma ciò non prima che s ia trascorso un anno dal trauma.
E. PASSERA.
I DA Ko~To1ww1Tsc11. - 81 può praticare l ' enucleazione lo ouo dl panoftalmite eaordiente o già pronunolat&? - (lnai1gural-Dii<se1·tation, Zilrich, 1911). Le indicazioni s pecifiche dell'enucleazione e dell'esenterazione del globo ocula re, in altre parole, la scelta tra questi due processi, allo1·quando trattasi di demolire l'organo vis ivo, riguardano nssai da vicino la chirurg ia militare di pace e, ancor più, que lla di g uerra. Devonsi perciò aver bene presenti, per ognuno di ques ti due a t ti .operativi, le varie indicazioni e controindicazioni, e ciò non solo per ragioni d i indole te rapeutica, cons ervativa, tecnica, est~tica e protetioa, ma ben anche per poter garant ire il paziente da g ravi complicanze, di cui taluna mortale. Esiste infatti una controind icazione importanti,;sima dell'enucleazione, e questa è la panoftalmite. La mnggioranzl\ dei maestri e degli a utori d'oftalmologia ha da tempo sanzionato il principio che un ccchio in panoftalmite d e\'e essere demolito con l'eviscera;r.ione, non già. con l'enucleazione. Quest'ultima, infatti, è stata qualche volta seguita da una meningite suppurativa mo rtale, forse per infezione nt· traverso le vie linfatiche e sanguigne dell'orbita, che rimangono largamente aperte d opo un'enucleazione, mentre nell'esenterazione l a sclerotica, che rimane in posto, garantirebbe da siffaLto inoculamento e dalla d i ffusione dei germi piogeni. Devesi peral tro dichiarare che :\nche in seguito all'eviscerazione furono o~servati ci.si di morte (Schulek), come, d'altronde, qualche esito letale, per meningite, fu visto quale complicanza di panoftalmite non operala. Lo stato a.ttnale della questione, t utt'ora non ben chiaro, rende perciò assai interessante il lavoro che la Kun torowitsch lrn. compiuto, me ttendo a profitto la. abbondan te cas is ticn della. clinica of ta hnologicn di Zurigo. I vi l'Haab ed il Sidler , dal 1884 al l!JlO, vollero eseguire 118 enucleazioni in piena panoftalmite. L'anal isi dettagliata di ognuno di questi casi ci fornis ce delle nozioni assai istruttive al riguardo. Infatti, sopra un numero cos ì tilevante di ope mti, s i ebbe bensì un decesso, mn causato da ruaras mo e trombos i a ortica, in un vecchio indebolito ed emaciato, nel qu ide la pene trazione d'nna scheggia di ferro aveva dete1·minato l'infezione del corpo vitreo e la s uppurazione ocula re. All'autops ia l'encefa lo ris ultò indenne.
365
RIVISTA DI ocrLI--TICA
In tre casi si verificarono essudazioni difteroidi ed in filtrazione della capsula del Tenon, con legge t·a febbre per uno o due giorni, ma la guarigione fn normale. Nello stes30 periodo di tempo, nella clinica ora menzionata, vennero complessivamente pra ticate 766 enucleazioni, comprese lo 118 sopradette, senza nemmeno un ca.so di meningite. Gli e,empi di morte dopo enucleazione, pu bblicate dal 18~'3 ad ogg i, sommano in tutto a 5:J. La magg ioranza. di es,e riguarda.va occhi col pi ti da inùammazioni croniche, da iridocicl it i, da neoplasie. da stafilom i, da t i,;i do leute del bulbo e simili. Parecchi di questi esiti letali ri,;a lgono al periodo preasettico della chirurgia oculare. Ora, secondo gli studi della K., è assai importante di evitare, durante lo iutervento, ogni possibilità di infezione del co.mpo operatorio. Infatti, con tutta probabilità, i cnsi mortali della l etterat ura si rl evono alla penetrazione di microorganismi nella guaina del nervo ottico, aper ta da l l'atto operativo, ed al loro trasferimento da questa, attraverso gli spazi intra. -vag inali, fino alle meningi. Altra poss ibile via d'infezione, come nel caso del L euer, è rappresentata dalla g uaiua del ner vo abducen te, il qua le nttraver~a il seno ca\·ernoso. L o $tesso dicasi degli alt.ri nervi e delle vene dell'orbita. Con grande /\ttenzione devesi inoltre evita re d i fenestrare il guscio oculare con gli strumonti, e così pure di provocare lo. fuoruscita, dal globo visivo pauoftalmitico, di porzioni del suo contenuto, durante l'enucleazione. Questa regola però vale non solo nelle enucleazioni per panoftalmite, ma benanche iu quelle per qualunque altra causa, essendo dimostrato che anc he in occhi sta61omatosi o raggrinziti e perduti da anni, i germi patogeni possono co use rvarc la loro ,irulenza. Nessuna meraviglia dunque che, nei o3 casi fa t ali, sopra menzionati, s i riscon trino parecchie meningiti, dopo enucleazioni di bulbi, semplicemente tis ici e stnfi lomatosi. L a K. raccomanda, dopo l'operaz ione, un abbondn.nt~ lavaggio de\l' imbuto, formato dai muscoli estrinseci del globo visivo, con getto di sublimato corros ivo all'l p. 1000. Nella clinica di Zurigo, come del r e,;to in quella del compianto prof. Rey1uoud, a T o rino, la ferita operatoria non viene s ur,urata dopo l euu<Jlear.ioue. L'Haab ed il Bidler l a sogliono invece _munire d'uno stuello di garza al vioforrnio o d 'un piccolo dr,enaggio, applicando poi una medicatun con materiale steri le ed asciutto per facilitare l'assorbi mento del sangue. Dopo ciò, infine, vogliono che il pazien te assuma, in letto, la posizione sul fianco corri,;pondente al lato enucleato. Praticata a questo modo, l'enuc leazione sarebbe, per h, K., da preferirsi in ogni caso a.ll'esenterazione, il cui decorso operatorio immediato è assai più di!!a.gevole e lungo.
E. PASSERA.
L. MÉR1c DE B!i1LLEFON. - Studio sulle ferite d'arma 4& fuooo dell'orbita (prolettll1 dl revolver/. -
(1'hèse de Paris, anno scolastico Hl09-t01.
Le ferite d'arma da fuoco dell'orbita sono dovute per lo più, in tempo di pace , a tentativi di suicidio. Nella metà. circ;, dei casi il ferito sfugge alla. morte, ma spes3 o, si hanno esiti più o meno gravi a carico degli organi della vista. Le emorragie cbe conseguono a queste lesioni possono essere ext1·a o intrnorbitarie.
3GG
IHVISTA Dl OC\fLISTlCA.
Quanto al t ragitto del proiettile si possono a vere diversi casi. Dopo aver frat· turato le pareti orbitarie, esso può recarsi nella cavità cranica e fermarsi nell'encefalo. ·Altre volte fu visto passare da!l'orbita nelle cavità nasali o nell'orbita dell'altro ln.to. Si dcscri,·ono nncho cnsi, in c ui il proiottilo obbo o.d nttrnvorsnro
da p11rte a parte le due cavità orbitarie ed io stesso ricordo d'averne osservato un caso nella clinica del compianto prof. Reymond a 'l'odno, in un giovane signore che si era sparato un colpo di rivoltella ad una tempia. l i proiettile avevi~ attraversa to entrambe le orbite ed ern uscito dal lato opposto del capo, provocando cecità assoluta bilaterale, persi3tente da molti mesi. In luogo della papilla ottic11, d'ambo i lati, esisteva unn macchia biancastra, assai scura. Il M., nei cMi da l ui studiati, ha trovato che che i bulbi visivi sono raramente colpiti dal proiettile. Generalmente i maggiori danni si riscon trano sugli organi retrobulbnri, quali i nervi, i muscoli, i vasi e sopratutto i nervi ottici. Questi pos~ono anzi venire sezionati dall'agente vulnerante. La radi ografiti può, in questo genere di lesioni, rendere utili servizi. L'estrazione del proiettile, quando '3SSO permane io seno ai tessuti, è per lo più indnginosa. IJ hl. crede, d'altronde, cbe sia superflua, potendo il proiettile <::S· se re tol ler11 to as5ni bene. E. PASSERA.
Gor.ozn;uE1\. - Nuovo metodo di cura della oongluntivite blenorragica. - (Archit·Ps d'ophtalinoloyie, n . S, l!H2).
Ln congiuntivite g onococcica nell'adultoò una delle malattie oculal'i più gravi che non permette di fare se non una prognosi molto riservata, se non addir ittura infausta. Quanto più sono violenti i segni della inl111mmazione, quanto più è notevole l'edema pnlpehrale, la chemosi, e quanto viù abbondante è la secrezione purulenta, tanto più grM·e è il pronostico. Poichè i 111etodi di cura in uso coi sali di argento, i lavaggi, ecc. non dànno sicuro ali!damento di g uarigione, l'A., che è professore all'C11iversità di Bndapest, no propone uno nuo\'o che nelle sue maui diede risultati brillantissimi, e eh~ è fo11dato su nozioni a11atomo-patologiche e batteriologiche certo: il gonoc occo non si rinviene che alln supedkie della congiuntirn, vivendo sull'epiteJio, fra le cellule epiteliali d •ssociate; n on penetra che in casi eccezionali ed in iscarsa quantità. nello strnto sotto,epitelinle. Non sopporta temperature elevate: a 44' muore in 1CJ minuti. a 45° vien<:: distruUo '1uasi immedi1ttaroente. Yisto p1:rci0 che temper.i.ture relativmnente basse souo c1tpaci di uccidere il go nococco, l'A .. eliminato l'uso clel calor s ecco, perchè d isseccando troppo la mucosa cougi u11tivala se ne provoca la necrosi, pensò a far uso del \1 apore acqueo. Tale applicazio11e, che vien fatta solo quundo le palpebre possono essere rivoltate, non p1·esenta inconve nienti seri; essa è però dolor osa., specie nella prima seduta, nè il dolore può esser alleviato con la cocnina perchè questa agisce sulle sensazioni dolorose ma non su quelle termich e. Il getto di vapore che a seconda della distn.m:a cui è tenuto l'occhio può esser ridotto fino alla temperatura di 64°, 62°, 46°, vien diretto sulla superficie r iversn. delle p11lpebre proteggendo la cornea, e deYe esser fatto agire dopo aver lavato abbondantemente il sacco congiuotivale col perro11nganato o con uua soluzione debole di ossicianuro di mercurio.
367
RIVISTA DI OCULISTICA
Il metodo fu applicato in 16 casi con risultati molto brillanti, e il Goldziehe,·, pur non osando proclamarlo infallibile, percbè troppo limitato è il numero delle osservazioni fotte, non esita a. dichia rarlo s uper~ore al nitrato d'argento, c he fino ad ora, fu ritent1to il rimedio sovrano in questa affezione congiuntivale specifica. G111xo N1.
O. CoA·rs. -
Sopra un oa.ao di oheratoeotaala. - (Transactions of the Opht11almological Society of the United Ki119dom, Voi. XXXI, 1910,911).
Questo ca.so venne già presen tato a Ila Socie tà Ofta lmologira degli Stati Uniti da H. Fisber; il Coats ebbe il pezzo della scler o-cornen as portato con l'intervento operativo e ne fece l'esame patologico con preparati in serie. Quest'esame è interessante perchè finora è stato pratica.te solamente tre v olte ed una sola volta nel per iodo ectasico dell'affezione. In breve eccone il risul tato: E PITELIO. Ha. i caratteri dell'epitelio corn('t1le, ma non tipicamente, salvo in qualche punto. È composto di 6 a 7 stmti di cellule della comune forma piatta e nucleate; mancano vere papille. Generalmente esso è compa tto e nou pre;aenta spazii edematosi o leucociti fra le cellule; solo in una zona v i è edema ed infilt razione leucocitar ia. In qualche puuto le cellule superficiali sono in desquamazio1,e; mai però i tessuti restano completa mente privi d i epitelio. TESSUTO SUBEPI'l'ELIAJ.E È formato da sottili fibrille ondulate, fra le quali si riscontra in piccola quantità liquido edematoso, con vasi abbondanti, specialmente negli strati mediani, ma piccoli ed a pareti sottili. Pochi o ne,sun segno d' infi! trazione infiammatoria. SnwMA CORNEALE. - Sottile ed in qualthe punto affatto mancante, si distingue. ben ché non sempr e n ettamente, dai tess,1ti vicini, per una stratificazione lamellare e per la q uas i a ssenza di vasi. L a membrana d i Bowman manca. affatto. MR)t'BRANA DI D R~CEMET. È enor memente is pess ita per succe~sivi depositi di nuova. formazione. Pre~enta numer ose fenditure r icol me di tessuto fi broso, anch'esso di nuova formazio11e, -in connessione tnlora con g li strati p iù profondi dello stroma corneale. L'endotelio manca completamente, ma presumibilmente ciò è dov,1to alle necessari~ manipolazioni sul pezzo. L' A., dopo aver presentato la serie dei preparati, fa un quadro della malattia desumendolo dalla lettera.tura dei casi p ublicati. In breve esso è il !';eguente : L a mala ttia insorge n ell'et à m edia od avam:ata, comu1iemen te in associaziona all'arco senile In ambo gli occhi. generalmentesenm sintomi infiammatori, alla periferia superiore della. cornea, tra l'arco ed il liri1bo, comincia a manifestars i un solco con margine periferico decli ve e con margine centrnle a p icco, con pavimento quasi t r aspa rente e senza p erdita d'epitelio, con sottili vassi c he l'attraversano. Il sol co tende a progredire lentamente e p uò estender,,i tutt'attorno alla corn ea, Questa, anche nei gradi 'leggeri dell'nfl'e,>.iono, subisce un'alterazione delle cur ve (astigmatismo contro la regola) con conseguente abbns~amento della vis t11. Se l'affezione raggiunge un grado piu elevato, la cornea, laddove è a.~sottig liata, cominoiaa distendersi e cosi il solco v ien sosstituito da una spor·genza; la curva corneale 'l'erticale si raddrizza mentre la sua porzione superiore s i porta
1u,·rsTA DI OCl.illlSTlC,\
in avanti. sicchè la sezione verticale della cornea finisce col prendere la forma cli un triangolo _a lati disuguali e col più piccolo in al to. L'astigmatismo va aumentando e spesso ei fa cosi ~cforme che non è possibile correggerlo. L'ectasia conserva talora In sua t rnsp11.t·enza presentando solamente al margine inferiore un limite opaco con chiazze biancastre e giallastre, probabile residuo dell'arco senile. L'A. accenna. alle aberrazioni da questo tipo: affezione in persone giovani, m11ncnnr.a de ll' nl'co senile. solco centrale ali' arco in luogo di essere periferico ecc Il solco è dovuto alla perdita di lamelle superficiali alla periferia della corne1t; la memhmua di Bowma n cessa ad una certa distanza dal margine del solco; quella di Descemet è dapprima intatta, poi, nel periodo di distensione si rompe. L e lamelle che formano il pavimento d el so lco non subiscono in generale evidenti alterazioni; il sopras tante epitelio si conserva; mancano segni d'infiammazione iu atto. Nel caso attuale, a ditferen1.a degli altri finor11, descritti, l'A. ha riscontrato edema in un'area dell'epitelio. Egli lo considera come una complicazione accidentale, si tratti di uu primo grado di ulcern o sia dovuto allo scolo di liquido dalla cRmera ante riore attraver~o una fenditura della Descemet. ~pecistle inoltre nel presente caso è l'ispessimento della membrana di Descemet. L'A. ritieDe cbe ciò s ia dovuto al fatto che qui la parte assottigliata di cornea s i è d ilatata e rotta lentamente, per cui si è avuta reazione da parte della Deiaceme,t con p1·oduzioue di nuovi strati. V'influisce pul'e la maggiore attività de lle Cl·llule epiteliali in rapporto all'età piuttosto giovane del paziente (Fi'lher) Riguardo alla patogenesi dell'affezione, alcuni ritengono che si tratti di un processo degenerativo, altri invece che si tratti di un processo infiammatorio. Stanno per la prima ipotesi il fatto che l'affezione è bilaterale, ch'essa si accom• pagnn ad arco senile, il quale di\ qualcuno è messo in rapporto a degenerazione grassa, e che in essa mancano nell'occhio sintomi clinici d'iniezione, fotofobia ecc. nè s i r iscontra in ultrazione di cellule rotonde nei tessuti In favore di questa ipotesi starebbe pure il reperto di degenerazione grassa nelle lamelle doi margini e del pavimento do! soir.o, il qual reperto richiede però ulteriore conferma. Stanno invece per l'ipotesi dell'infiammazione. il fatto che talora ricercando bene si t1·ova che hanno pur preceduto disturl.Ji infi1unmatorii dell'occhio e in qu11,Jche caso si è rilevato un certo g rado d'infiammazione in atto, perfi no con fotofobia; inoltre, anche dove qnesti criteri mnnca.oo, si riscontrano nel pavimento del solco o alla. superficie dcll'ertas;a. sottili v11.si, ed in diversi casi era associato pterigio o pseudopterigio, che sono indice d'irritazione. L'A. dice che forse quc3te due opinioni sono conciliabili in quanto che uua vecchia infiamn1azioue cronica può dar luogo a degenerazione, o, più probabilmente, come pensa. Fuchs, i prodotti di degener11zione possono stimolare legger· mente i tessuti 1tdiacenti, dando luogo ad una lieve infiammazione. Il ca~o in pn.l'olii è il primo trattato con l'escissione della parte assottigliata - la quale ò servita. per le sezioni m icroscopiche. - L'ope razione apportò un considerevole miglioramento salendo il V da ~a~ . Terrien usò il termocauterio. Questi interventi ne lla cheratite a solco non son o però esenti da pericoli: Ax.enfeld ebbe in un caso necrosi del margine centrale della perdita di sostanza creata con l'o1>erazione.
S. CAL11:NDOLI.
RIVISTA DI OCULISTICA
369
J. iieeEnT F1smrn. - n oorpo pituitario e le affezioni del ohiasma ottloo. - (Transactions of the ophthalmological Society of tlte United I<ingdom, Voi XXXI, 1910-911). È veramente notevole questo resoconto della relazione fatta dal Fisber in seno a questa dotta Società e che occupa pi~ di 60 pagine dell'ultimo volume degli
Atti della Società stessa. In questi ultimi anni hanno richiamato vivamente l'attenzione le ricerche sulle funzioni e sulle malattie del corpo pituitario: esse sono di grande interesse per l'oculista. perchè fra i sintomi più spiccati di queste affezioni figurnno i disturbi visivi: l'A. ci dii. un saggio comprensivo delle conoscenze che si banno sn di esse, illustrandole con l'esposizione di una serie di casi propri. L'anatomia e l'embriologia. nell'ipofisi ci fan distinguere net tnmente la parte anteriore dalla posteriore della glandola. La secrezione del lobo anteriore è ora ritenuta essenziale per la vita, quindi la funzione di questo lobo è di grande interesse per l'oculista ; l'estirpazione di Esso dà adiposità, persistenza d'infantilismo sessuale, poliuria e talvolta glicosuria, alterazioni della pelle e sue appen· dici, insonnia e disturbi psichici. L'estirpazione del lobo posteriore invece può dirsi rhe non sia di alcun effetto sull'animale; gli estratti fatti con questo lobo risultano nnalogbi all'adrenalina: iniettando li in a n imali, si ha elevameuto della pressione del sangue, diuresi e midriasi. L'estirpazione totale poi, o, ciò che vale lo stesso, la sezione del peduncolo pituitario, dà la morte in pochi giorni. L'.A. ricordR i casi clinici dell'affezione in parola riferiti frammentariamente da altri oculisti alla stessa Società e mette in rilievo tre s intomi capitali: ame· norrea o disturbi di mestrn11zione e corrispondrnte impotenz,1 nell'uomo, emiRnopsia temporale ed acromegalia.. Quest'ultima è il risultato di alterazioni che sopravvengono nell'ipofisi prima dell'adolescenza, per <-ni essa si associa. frequentemente con infantilismo degli organi sessuali. Spesso si ha anche ottusità dell'olfatto; altro sintomo frequente è L'adiposità. Alcuni dei sintomi generali che seguono 11.lle lesioni del corpo pituitario sono forse oovuti ad alterazioni secondarie di altre glandole come la tiroide, il pancreas, le capsule surrenali. In tanti casi (Frohlicb) l'alterazione dell'ipofisi non è primitiva, ma dipende dalla compressione oper1<ta da un tumore delle parti adiacenti. Può essere che il tumore cerebrale produca notevole distensione dei ventricoli arrestando cosi la secrezione del lobo posteriore dell'ipofisi con formazione di una ciòti da ritenzione, che eserciterebbe una compressione sul lobo anteriore ostacolandone l'attività funzionale, donde adiposità, impotenza e sonnolenza. La sintomatologia dei casi che l'A. prende in esame, nelle linee generali si può riassumere come segue: impotenza od amenorrea; dolori di capo; emianopsia ttsmporale; visus rirlotto; pallore od atrofia primaria delle papille con escavazione; acromegalia (.ingrossamento delle mascelle, specialmente dell'inferiore, delle mani e dei piedi) ed adiposità. Gli schiogrammi avevano ingrossamento ovvero erosione della sella turcica con perdita del contcrnc> della fossa pituitaria. I n un caso seguito da decesso, in mezzo ad imponente emorragia, durante l'intervento operativo (a.pertura di una breccia nella dura madre attraverso alle cellule sfenoidali, dopo aver tolto il vomere ed il turbinato inferiore), l'nutopsia rivelò un grosso tumore lobulato, rcssns tro (sarcoma molle) nella regione del
u - Giorna!e di medicina millla,·e. - fase. \".
370
IHVJ:,,TA IJl OCU LISTICA 0
corpo pit uitario, che invadeva la masrn di cervello circostante, esercitando prcssione sui nervi olfattivi, sul n. ottico di dritta e sul chiasma da questo lato. Nel magg ior numero de i casi si ebbe miglioramento somministrando estratto di tiro id inn. ed estratto di 1,landola pituitaria (estrntto del lobulo an te riore,
fornito all'A da Armour d i Chic11go). I casi che si allontanavano dalla menzionata sintomatologia. meritano un ricordo a parte : In due la diagnosi n on era cosi sicura come nei precedenti Nel primo di essi si aveva bensì note vole diminuzione del visus, emianopia bitemporale, adiposità e dolori di cnpo ; ma si nota..ano pure perdita dd la reazione pupillare s ia alla lace che alla convergenza ; papille pallide con lami na cribrosa evidente ed arterie piuttosto ridotte di volume; oftalmoplegia esterna. \'enne somministrat? ioduro di potassio ad alte dosi ed estratto di tiroide; l'ammalato presentò una certa dimin uzione di peso ; ma più tardi andò peggioi-ando ed il visus si rid usse alla semplice per cezione luminos11. Nell'altro caso si iweva: dolori di capo ; svenimenti e d eterioramento della memoria. Non fenomeno di Rb omberg, ne di \Vestf'all, ma battendo sul tendi ne patellare d i dritta s i manifos tava un'ndd uzione della coscia di sinistrn, più accentuata se il paziente tenen1. le gambe divaricate. A si nistra riflesso patellare esagcrnto, accompagnantesi qualche vol ta n contrazione dei muscoli estensori d ella coscia dritta. Scolo dalle narici e completa anosmia. In O S non era. possibile l'e~ame del fondo essendovi cataratta traumatica con occlus ione pupillare; Yi era però proiezione difettosa della luce, specialu,ente dal lato nasale, ed O D reagiva meno vivamen te qua11do ir. O S la luce ve11iva proiettata dal lato nasale 1n OD s i 1·isconlrnva em ianopsia temporale e più tardi a t rofia della papilh. Jn un ul timo caso, nel qu ale la diagnosi po teva poni coo s ir urezza, i sintomi, a parte quelli oculnri, n on emuo pel'Ò mol to ch iari: n o n dolori d i capo, non im potemn uè tumefazione delle maui o dei piedi; riflessi pntellari moltù ,·i vi; emianopsia t em porale, prima iu OS e poi nnclie in OD; papillAnon atrofich e, ma escavate Il radiog ramma face va ri le~are ernsinne delll'l sella. turcicn. 11iassume ndo, i s intomi di quesL'affezioue presenlano gruude v11l'ieLà: <·arntte· ris tici sono la pord itn de l campo t em porn.Je, ch e av viene dn.ll'alto in basso, l'atrofia primitiva d e lla pl'lpill n, e l'im pot·enzn od amenorrea, c he - fatto importante precede d i mesi ed nllche di auni tutti gli altri s intomi. Quest'ultimo s iutoma associa to ad abbassamento della vis ta de\·e far pens are ad una lesione del corpo pituitario. L'A. nu t re fiduc ia neg l i estn1tti di ti roide e di corpo pituitill'io, spec inlmeut,o quello dei lobi anteriori. Dopo ln rel,.zion e de ll'A., altri ocul isti pre~ero In pl'lrol" snll'nrgomento. F rn essi L,lwt'ord r iferi di u n cn~o che prese11t11rn. i seguenti sintom i: dim i11uzione notHole dol visus in O/) ; q,1:1si ceciliL in () .\' ; pa llore della papilla II d t>.~trn ed nt rolia del n. ottico I\ sin isLrn : in OD rP~tl'ingimeuto del c:impo d:d lato temporale e poi t ipica erni;inopsi:o . 11 t rntLnnwutv t·cu Pstrnt to di t.iroicle miglior ò la vista ed allargò il cnm po d i O O, ma dopo un certo t em po si ebbe u n più gra,·e pef! .!.! iora ;nen lo.
B1·nus Jis,m ch'egl i cr edeva che il trattn111ento con estratt i d i g-laudoln pitui· ! :tria non può giovare nei cnsi nei qua li vi è iufautilismo con accumulo di ndipe;
a compro\'a di ciò espose uu cnso cho pre,-,ontn\·n tali condizioni ed in cui con
que, to trnllnmeuto nc n si c:lJbe alcun r isultato.
RIVISTA DI OCULISTICA
371
Cross infine fece presente che l'emanopsia. bitemporale si riscontra anche quando non si è portati a pensare all'acromegalia, potendo dipendere In pressione sul chiasma o da condi zioni anormali dello sfenoide o delle parti circostanti 111 3 ° ventricolo ecc. I noltre in qualche caso d 'acromegalia l'emianops ia. è omonima e cioè quando la pressione si fa sul tratto ottico piuttosto che sul chinsma. A comprova. ricordò diversi casi che gli erano r.apitati S CALE)(D0Ll
PASSERA
E., capitano medico. -
Le ol•tl dell'Iride. -
Novara, G. Gaddi, HJlO,
pag. 82. L'A., che già, in una sua precedente e diffusa memoria (Ophthalmologica, voi. I , fase. o", 1909, pag. 603-568', a veva portato un contributo clinico ed anatomo patologico allo studio delle cisti sierose spontanee dell'iride, tratta oi-a, in genere, delle cisti di quest'organo, da u n punto di vista riass untivo e sintetico. L"enorme letteratura sull'argomento, che, dalle importanti osservazioni dell'illustre Mac kenzie, nella prima metà del secolo scorso, giunge fino ai g iorni nostri, contando non meno di 2t!O lavori, mostra l'importanza di questo capitolo di patologia e di clinica oculare e l'interesse che questo ha destato nei cultori dell'oftnlmologi n ed, in specie, nei pratic i, per quel cbe ri guarda le sue relazioui importantissime con i traumatismi oculari e con la medicina lt>gale degli infortunii sul lavoro. L'A. distingue le cisti dell'iride in: cisti a conte,wto liquido (siero-e o semplici); cisti a contenuto solido (c. e tumori perlati); ci.~ti della wperfi.cie posteriore dell'iride e cisti e rorpuscoli v,scicolari mobili in camera anterioi·e. Per ognuna di queste categorie tratta. l'etiologi11, ln pntogenesi, l a struttura, il decorso clinico, il trnttamento e gli esiti, non trascurnndo di accennnre alla bililiogrnfia. Le cisti a contenuto liquido sono per lo più d'origine traumatica, origine che viene osplicata con fa teoria Buhl -Rothmund dell'impiantazione, ma, per lo più. con quella Stoelting, dell'invaginazione di epiteli dall'esterno all'inte rno, nell'occhio. A questo proposito occorre ricordare i brillanti s tudi sperimentali del Masse. L e lesioni traumatiche che posl'ono dar luogo ad una cisti s ierosa, sono delle più disparate ed accanto ad esse trov11uo pos to le operazioni chiruq~iche sul globo oculare e certe affezioni spontanee, perforant i, della cornea. Assai grnnde è la loro importanza meJico-legale neg li infor tunii, poichè trattasi di mrn grave ed impre\'edibile complicanza, che, i11 genere, mette in serio pericolo l'organo visivo e che appare tardivamente, quando il tnuuua 01·iginnrio è mng,ni del tutto apparente mente guatito e do. tempo ha dato luogo nd un giudizio peri tale dt-finitivo. Qneste cisti sono talvolta epiteliali, talvoltn endoteliali. Si è con venuto di denominare spontanee tutte quolle cisti s ierose che non possono essere 1·iportate ad un trauma. Epitelial i o on<loteliali, congen ite o sviluppatesi pii1 tardi, nell'adulto, esse sono tutt'ora. 11n pl'oùlemn. di patologia 11ou ancora bene lumeggiato ed è qui pe rciò snperAuo l'nccennnre nlle rnrie teorie finora emesse e dnll'A. 1·i portate. L e cisti a contenuto solido, ossin i tumori perbti, sono sempre dovute n un trauma e si spiegano con In teor ia dell'impianinziono del B uhl- Rothmund. Parti· celle di tessuti viven t i, strappate alle palpebre, alla congitrnti\-a, alla cornea, , engono proiettate in camera anterioro o sull'iride ed i\'i germogliano, pro,ocauclo un
372
R IV I STA DI OCU LISTICA
tumore perlato, il quale cons ta di cellule epidermoidali senza nucleo, disposte a. strati conce ntrici, come le squame di una cipolla, tra i qua.li esistono crist alli di coles terina. Spesso contengono peli, o, meglio, ciglia. Le cisti della superficie postP.riore dell'iride hanno sede talora. tra i due s tuti epiteliali pigmentali del foglietto uveale o pars iridica retinae, talora fra essi e lo stroma irideo, ovvero tra e3si e la cristalloide anteriore. P er lo più si :riscontrano io occhi glau.comatosi, o già affetti da irite o irido-ciclite, e dalla maggioran't.a degli autori sono infatti attl'ibuite a pregressi fatti flogistici. Alcuni peraltro a mmettono l'esistenza di cisti uveali primarie, o idiopatiche. · Le cisti e i corpuscoli vescicolari mobili in camera anteriore, hanno quasi sempre origine da ll'iride : alcuni ricercatori le fanno derivare da residui della membrana pupilil1.re fetale, altri dai tlocculi pupillari, particolare anomalia del· l'orlo pupillare umano, analoga a quella degli equini. In ultimo l'A. parla del trattamento delle cisti iridee, dando la s ua preferenza. all'estirpazione totale con iridectomia R L.
RIVIS'f A DI MEDICINA LEGALE Bulle lulont dolose dell'ooohto, preHo gl' tn•orlttl di leva, tn RuHla. - (Ce»tralblatl fiir pra1.:lisclte A1t9r11lt~ilku11de, XXXIV Jahrgang, ottobre lVlO, pag. ~93).
SEIDEXMANN. -
In materia cli provocazione di malattie oculal'i, secondo ci racconta. il R, sono in Russia. tutt'ora in uso, presso i coscritti, per esimersi dalla prestazione del servizio militare, de i mezzi e delle mutilazioni nssai gravi e ripugnanti, quali da lllngo tempo sono scomparsi, in tutto o in gran parte, dngli eserciti occidentali d"Europa. Il $. descrive descrive anzitutto delle o pa ~ità riscontrate sulla cor nea. nel campo pupillare. Trattasi di macchie gialle, opache, che, ad illurninazion~ laterale, mostrano una struttura g ranulare e che vengono inferte, dietro laute ricompense, dn ciarlRtani. Di esse non si è ancora r iusciti R scoprire i I segreto, mal · grado accurate ricerr.he di specialisti. Probabilme nte sono dovnte a cauterizzazioni con la pietra infernale ed a.I s uccessivo trattamento della piaga, cosi ottenuta, con joduro di potassio È r.ncbe possibile che vengano prodotte con l'iniezione di nna JLnteria colorante gialln nelln sos tanza corneale, a mezzo di una siringa del Prnva'I:. In un caso si potè assistere ad un parziale r iassorbimento di essa. Ricordi11mo che da lungo tempo, presc;o altre n azioni, furono osservate macchie cornenli, provocn,te, nello stesso intend imento, con svariati mezzi chimici, tra cui il ni t rato d'argento e gli acidi minerali. Vengono poi le catnralte tr11umatiche, ottenute dai ciarh\tani lacerando con un ago inlìtto tre o quattro volte attravei·so la cornea, come per una discissione. Nei casi osserv11ti si riscontrò tn.lvolta ri nssorbimento del cristallino, talvolta si-
RI VISTA DI MEDICINA LEGAI.E
373
m echie posteriori, tal'altra. cecità, ptr glaucoma secondario. Piccoli punti gr1g10. biancastri, quali cicatrici delle punture prodotte dall'ago, stnnno a testimoniare, sulla cornea, la diagnosi del premeditato traumatismo. Un'identica provocazione ci è tramandata dal Boisse1\u, che, già a suoi tempi, riferiva i l caso di nove mi, l i tari d'un reggimento di lancieri, i quali, con lo stesso strumento, si procurarono cataratte t r&.umatiche. Ma ben più brutale è il terzo genere di mutilazioni osservato dal S., trattandosi delln, distruzione totale del globo visivo a mezzo d'una sanguisuga applicata sulla cornea. L'irudineo succhia cosi l'umore acqueo ed arrec_a lo sfacelo del bulbo, provoc11ndo una grave emorrngia intraoculare, con scollamento della retina e della coroide. Questi. frode viene facilmente riconosciuta, in seguito, dalla forma caratteristica della cicatrice, che segue alla ferita prodotta dalla sanguisuga. Questi casi, quando giungono sotto l'osservazione del medico militare, offr,mo ordinariamente un quadro del tutto particola re, consistente nelln presenza di un'opacità diffusa a tutta la cornea, come nella cherntite pnrenchimatosa, sopra il cui fondo si delineano una o due cicatrici bianche splendenti, caratteristiche, a formi\ di tripode o di stella a tre' raggi. Naturalmente il bul bo visivo è irritnto, sensibile E. PASSERA. e privo d'ogni sensazione luminosa.
Una. nuov& va.rletà d' infortUJ>io aul lavoro ; l& rottur& del tubo digeativo prodotta dall'aria compreH &. - (La Presse Méiicale, 10 giugno 1911).
CH. LENORMA UT. -
Recentissime osservazioni hanno dimostrato, che l'aria sotto pressione, penetrando accidentalmente in una cavità naturale del corpo, può determinare delle lesioni l ocali gravissime. E' questo un capitolo nuovo di patologia, poichè a tutt'oggi si erano descritti soltanto gli accidenti generali causati dalla ~rusca com· pressione o decompressione dell'aria (malattie dei cassoni). Tre anni addietro Petren (Ein Fall von trawnatischer Oesopllag11sruptur, 1iebst Beme1·kumgen 'iiber die Eutstehung der Oesophagun11ptnr, Beitrilge z. klin. chirurgie 1908, LXI, p. 2G5) rese noto un primo cnso mortale di rott ura dell'esofago in un ferroviere, avvenuto in seguito 11. penetrazione nella cavità bucco-faringea di un getto d'aria compressa. Di fronte a questo solo caso di rottura delle vie digestive superiori, se ne hanno 16 dell'estremo terminale dcll' intestino, avvenute collo ste3so mecr.anesimo, dei quali 15 citati da Andrews (l'newnatic ruptm· of lite intesfoie, a new type of inclustrial accideiil, Surgeris, Gynecology and Obstetrice 1911, XII, p. G3) ed uno raccolto ultimamente dall'autore. Si trattava di un operaio che venne condotto all'ospedale moribondo, cianotico, con respirazione difficile, superficiale, accelerata (4.G-52 al minuto), polso appena percettibile e frequentissimo (144), enorme enfisema estendentesi dalla. base del collo agli inguini e ventre in modo particolare dilatato e globoso. Il ferito era stato colpito n elle seguenti condizioni: a lavoro finito spazzolava i suoi vestiti, usando un tubo ad aria compressa. a 26 atmosfere, che serviva a pulire le macchine ed i locali. Qua.udo il tubo venne diretto verso il fondo dei pantaloni, l'operaio diede un grido e cadde a. terra. Qualche istante dopo il medico constatò di già. l'estrema distensione dell'addome e la. comparsa di enfisema ~lle regioni inguinali e lungo le inserzioni del diaframma. Por diminuire le sofferenze fece una. piccola incisione nell'addome, dando esit-0 a molta quantità di gas, il che apportò subito un notevole migliora.mento nelle condizioni generali,
374
RIVISTA DI MB:fHCHiA LEGALE
scomparve la cianosi, il respiro si fece meno frequente (36) e d il polso scese a 120. Cinque ore do po l'accidente Audrews praticò la laparatomia sotto ombelli· cale, m ettend o in ovidoo:io. uno. rottura per 5 o 6 po lli ci di lunghezzo. nel s igma colon. La sierosa e la muscolare apparivano J.ngamente s tracciate ed a ttrave rso a questa finestra e pe r uno s pazio meno grande, faceva ernia la mucosa, che presentava diverse piccole perforazioni ed una più grande di 8 cent. di dig.metro. Pra ticò la resezione dell'ansa rotta, la chiusura dei monconi, l'anastomosi latero laterale, la lava turn ed il drenaggio del peritoneo e l'ammalato guarì. In questo e nei 15 casi di Audrew;; il mecca.nesi mo fu sempre lo stesso. Non occorre che il tubo sia applicl\to direttament-e sull'ano, spe;:,o vi rimane di'<tante un pollice od anche più, e l'aria sotto pres,;ione, sortendo dal tubo, forma. una. colonna gassosa che s'ingolfa nell'imbuto formato dalle natiche e da.I l' impalca tura plllvicn; imbuto alla di cui sommità. vi è l'ano. Es~a s forza lo sfintere e l'elevatore dell'ano, penetra nel retto che può rompersi anche con una pressione modica. Andrews colle sue esperienze sni buoi e s ui ca ni vide che basta una pressione di 2 a S atmosfere e ne i casi in cui l' intestino è malato e suflìciente una pressione minima. La rottura avviene nel punto d'unione del retto col colon, oppure al di s opra.: in tutti i casi è interessato il colon a livello dell'ansa sigmoide. L'ano ed il retto sono rinforzati e protetti dalle loro connes.;iooi col peritoneo e colle pnr eti pelviche ; l 'ausa ,;;igmoide e la prima porzione d'i n testino che s i lascia distendere e questa disten~ione viene anche esagerata daJla curvatura dell'ansa, che arresta. roomentaneaniente il passaggio dell'aria. Nelle espe· r ienze sui cadaveri la. rottura avviene a l ive llo del boròo mesenterico, ma in tutti i casi cl in ici osserv:tti, tranne qtiello di Steven, occupa una del:e bande longitudinali d ell' inte~tino e la rottura è maggiore nella sierosa e nella muscolare, che nella mucosa. I sintomi clinici sono caratteristici, poichè nessuna affezione trnumntica 0 s pontanea è capace di dare una disten,ione cosi rapida e colossale dell'addome; d is pnea estrema rer la spinta in alto del d iaframma : en.fìsem>1 ;;pesso g,•nerale ed assenzn di fenomeni infiammato,-i, almeno nelle prime ore Il diagnos t ico che non può essere dubbio, sarà confermato da.I reperto chirurgico. Solo l'ope rn,: ione precoce può dare de i buoni r is ultati. Dei l G casi c itati, 8 non opera ti furono in 7 seg ui t i da mor te e s ugl i altri 8 operati si ebbero 3 guarigion i. L' inten·en to chirurgico pt1ò l imitarsi o nd impiantare un ano contro natura ; oppure può tendere alla s utura. delle fer ite (fu praticato 5 volte con 8 morti ed un caso r ichiese pi ù tardi la. coloi;tom ia cnusa le. retrnzione cirntriziale) od anche alla resezione. e ciò specialmente nei cnsi di r otture mul t iple estese ed irregolari. Questa var ietà d'infortunio non si è ancora verificata in Europa, ma per lR diffusione sempre mag-g-iore dell'uso dell'ar i" compressa, merita. di essere conosciuta dai medici e dag l i operni, perchè evitino quelle imprurlenze che possono originarla. T11rnr,LI.
375.
RIVISTA D'IGIENE MILITARE G. GR1xo~1. - Le nuove caserme italiane - (Rii:ista di ingeyne·r ia .,a11itaria, 1910). ·- La oaaerma igienica. - ( T.'19ie11e moderna, 19 10) La. commissione d'inchiesta. sull'esercito hn fotto rilevare in UM delle sue più interessant i relazioni che nella. caserma il sold ato, apprezza ndo personalmente i pratici benefici, deve a cquistare facilmente lo spirito d'ordine, che è disciplina, l'amore alla. pulizia. ed il gusto della decenza, che è elevazione morale, e l'abitudine dell'igiene, che è forza e salute L'A., non nascondendos i la. grande impol'tnnza che viene ad ass umere l'igiene dell'accasermamento, sia dal p un to di vis ta militare che sociale, ha fo t to uno st ud io completo s ulle nostre cas er me, r ilevnnd o con una franchezza. che gli fa onore cosi i pregi, come i difetti. Dopo ave r a~cennato come presso di noi, sopratutto per rngioni di bilancio, si segua. molto a ri lento il rapido prog re d ire degli studi di ingegneria sanittiria. in rapporto alla cos truzione delle case rme, l'A. p ns~a in rassegna i grandi risultati ottenuti all'este ro, e rile v.\ la ripercussione favorevole che le mig liorie ed il izie, ovunque introdot te, banno esercitato s ull'igiene del soldato. P rende quindi in accuratiss imo esame le singole pa r t i della caserma, ins istendo specialmente sui dormitori; egli osser va infatt i che nella caserma ita liana, pur dis ponendo il militare di un cubo d'a ria teoricamen te molto superiore a quello che hanno a. di,posi1.ione i soldati delle a ltre na.zioni, non viene per questo a respirare uu'aria più pura, e ciò perchè a nzi t utto la mng gior cuba.tura. è più a carico d ell'altezza che de lla superficie d el dormitorio e secondaria.mente per chè da noi mancano del tutto, o sono molto primit ivi, i s istemi di ventila,lione delle came rate. Di più in alcune epocl1!', specialme nte duran te la chiamata delle classi, si ve rifica un affo\111.rnento dei locali, nè si d is pone di mezzi udatti per il riscaldamen to degli ambienti. La. deficienza magg iore delle nostre camemte r isiede, secondo l'A.. quas i per intera nella ?:lromiscuit:i di usi ai qual i. esse sono a d ibiti. Infatti, men tre a ll'estero esse sono destina te esclus ivamente a dorm itorio, pres so il nostro esercito servono anche ad accog liere i soldati indisposti e come locale per imp(l r t ire i~truz ioni teor iche, pe r attendere alla p ulizia del corredo, pe1· t ra t t eners i liberllmen te nelle ore di riposo ed in non poche alt resi per consumare il rancio. Si compreude focilment~ come in tal modo l'1iria che cit·rola cosi scarsamente nelle c:imerate s i sovrRCarichi di impurità. e con teng it, giiJ. prima che i soldati vadnuo a dormire, un tasso d i ac ido ca l'bonico non ind iffe l'entc. L'A. espone qua nto è s tato pra.ticato all'este ro per r imuo vere si mili inco1tvenienli e come s i sia r aggiunto lo s copo, costruendo opportnui locali per In pulizin personale, per uso di spog liatoio, per ricoverare g li individui indisposti, ecc. Si t rnttiene ad espol'l'e i pregi che presentano detti locali e stnd i:i come a.ncbe Be lle nostre cnser me s i potrebbero ottenere quel le migliorie che rendono la caso. del soldato, ol tre che soggiorno gl'adevole, anche luogo igienico. Specia le attenzione porta il Grix:olli ne lla sua importante memoria. a. tutte quelle parti della caserma che per essere frequ entate, cnusa l' uftìcio cui sono destinate, da un gran numero d i person e devono r ichiama re le cure più nssidue di
376
RIVISTA D'IGIENE MILll'ARE
tutti coloro che sono preposti all'elevazione fisica e morale del solda to. Fa oggetto perciò di particolare esame le deficienze ed i des iderata. oltre che dei locali accennati, anche dello infermerie uomini, delle scuderie, de i corpi di guardia, dei luoghi di punizione, dei bagni, ecc. L'interessantissimo lnvoro de) Grixoni è ricco di confront i con le pili belle e moderne caserme estere cd ha frequenti richiami alle Jpggi di fisiologia. e di ingegneria. sanitaria clie de vono presiedere non solo alla costruzione delle nuove caserme, ma ancora a tutti i lavori di modificazione e di adattami,nto che si compiono di continuo nelle vecchie. Per ac!empiere a ll'obbligo imposto ad ogni ufficiale di restituire alle loro fa. miglio, ultimat.o il servizio militare, uomini 11011 solo più educati, ma anche più sani e vigorosi, l'A. ritiene uecessa.rio che gli igienisti militari, come del resto si usa presso le Nazioni che posseggono le piu belle caserme, facciano parte con voto deliberativo ddle commissio11i per i progetti di costruzione o ùi miglioramento delle caserme stesse Tali commissioni, secoudo il giusto concetto dell'A , dovn,bbero iuspinm;i nello studio dei s i11goli progetti a norme ben definite, fissate dai pili eminenti cultori dell'edilizia e dell'igiene che possiede la Nazione. La notevole somma che esige In costruzione delle caserme, la lunghissima durata di esse e la loro import:llnzn sociale legittimnuo la richiesta della cooperazione delle migliori forze iJJtellet tuali del paese per risolvere i moltepl ici e gravi problemi inerenti al perfetto funzionamento <li queste importantissi me abitazioni collettive. CASARI XJ.
RIVISTA D'IGIENE G~NrnHE E BATTERIOWGIA La peste bubbonica. - (Confere1ni, sanitaria. internazionale di Parigi Hllt-1912. - Bulletin cle l'office i11l. d'll]jg. publlque, n, 2, 1912). La sottocommissione inca ricata di st.udiare il bilancio delle conoscem;e scientifiche acquisite, dopo la Conferenza sanitaria. iutemazionale del 1V03, sulla peste bubbonica, dopo una minuta analisi delle pubblicazioni fatte sull'argomento, ha formulato le seguent.i conclusioni: 1° In genemle, la durata. d ~]l'incubrizione delln peste neJl'uomo non oltrepassa i cinque giorni. 2° Il malato rolpito da peste non costituisce un danno se esso viene isolato iu modo da essere al riparo da tutti gli insetti parn.$SiLi succhiatori di sangue (pulci, cimici ecc.) e se vengono prese tutte le precau1.ioni perchè le persone, che debbono avvicinarlo, siano protette contro ogni contamim,zioue della pelle o dulie mucose (sopratutto di quelle delle vie respirntorie) dn parte di bacilli pestosi, che sono disseminati per mezr.o llei prodotti di espettorazione e di escrezione del malato. 3° Le persone, che !ianoo avuto contatto con un malato, saranno semplicemente considerate come sospette per un periodo di tempo non superiore a ,:inque giorni. Esse non presentano alcun danno se non sono veicolo di parassiti s ucchia, tori di sangue.
1
R I VISTA D IG1E~E GEXERALE E BAT·.r~:RIOLOGIA
377
4° Il trasporto a bordo delle navi di ratti pestosi costituisce il principale mezzo di propagazione della peste a distanza. 6° Mancano Jelle osservazion i che ci indichino che la peste può esser propagata con le mercanzie. Quast11 possono nondimeno costituire un mezzo di trasmissione se sono state insudiciate con bacilli pestosi provenieuti da infermi, o se trasportano dei roditori o degli insetti parassiti infetti di peste. G• Gli animali domestici imbarcati a bordo di navi, salvo forse gatti, non sono suscettibili di propagare la pest.e. GRIXONI.
A. DISTA.SO. -
Sull'lntoasloazlone Intestinale. -
(Ce11tmlblalt f. 81kleriol. -
Originale H. 6, 1912, pag. 433-468). La teoria dell'autoio t<>ssicazione emessa dal Boucha.rd nel 1886, ebbe, fin dal suo nascere, innumerevoli e convinti sostenito1·i, per quanto non fosse sostenuta da prove basate su fatti, tanto che il Murri poti) r ia;:sumere lo stato della questione dic<1ndo: t utti ammettono l'esistenza della l\utointossicazione d'origine intestinale, ma nessuno l'ha ancora dimostrata. Un notevole contributo allo studio sperimentale del problema, secondo lo vedute del Metchnikoff, lo porta oggi il Distaso di Londra, studiando la flora. intestinale nor male dell'uomo adulto, quella patologica dell'individuo costiJ)ato e quella dell'uomo privato dell'intestino grasso. Tralasciando quanto ha interesse puramente batteriologico, come la descrizione di nuove specie mic,:obiche, mi limito a riassumere ciò che ba importanza fisiologica e clinica. Propostosi il quesito se i microbi intestinali norumli sono utili all'organismo, l'A. lo risolve negativamente, giacchè nell'adulto il contenuto intestiuale, privo di zucchero, rende possibile, per mez~o dei germi che contiene, la produzione di composti della serie eteroistica ed aromatica. Tali composti sono aumentati dal la stasi fecale. I noltre : la flora intestinale essendo molto instal,ile, diventa incapace di esercitare qualunque azione difensiva sull'organismo, anzi i veleni segregati da ossa sono capaci di esercitare un potere inibitore od eccitante sulle terminazioni nervoso della sottomucosa, deter minando stipsi e diarrea. Il grosso intestino sarebbe il luogo dove si elaborano queste tossine, tanto ù vero che i fenomeni di intossicazione scompaiono quando questa parte del tubo intestinale viene asportata, ciò che, secondo l'A., proverebbe, più che l' inutilità, il danno di esso. Questo tratto del tul,o digereute non ù che un deposito dei residui alimentari, ove non si compie alcnna fonzione digestiva. vera e p1·opria. L'opera. di disintegrazione che ivi si osserva sarebl.ie dovuta esclusivamente ai microrganismi, come lo prova lo studio fatto sugli erbivo1·i; in essi infatti sul1' intestino gi·asso si ha. una attiva fermentazion~. batterica, che permette la decomposizione e quindi l'assimilazione degli alimenti contenuti nella celiala vegetale. Nei carnivori in vece e negli onnivori uo1110 compreso) que., tn digestione microbica è dannosa. Oli alimenti dei quali s i nutre l'uomo civile dirnno uno s~arsissimo residuo di sostanze inattaccabili dai succhi digestivi, per cui la funzione riservata a queste, di eccitarti cioè la reazione e la peristalsi intestinale è notevolmente d imi nu ita.
r:•
378
nIVISTA D'IGIENE GENERALE 1<:; BATTERIOLOGU.
Distaso, per affrontare decisamente la soluzione di cosi importante problema, ba studiato dumnte tre anni gli ammalati operati (313) dal Lane di sezione del grosso intestino. Questa operazione, che speriiuentalmente fu dimostrata possi· bile, vieue applicab dal Lane all'uomo nei casi di costipazione cronica.. Tanto l'abiezione dell'intestino grosso, quanto l'entero,anastomosi dell'intestino tenue col retto, senza asportazione del restante intestino, hanno dimostrato ne ll'uomo che l'intossicazione scompare, e che l'individuo ritornato normalo, aumenta di peso; prova evidente che la !'ausa del malessere risiedeva nell' intestino eliminato se, tolti,. la causa, cessarono gli efl'e~ti. La flora microbica del grosso intestino, che non ha alcuna azione utilo o osta · colante, è invece capace di favorire la comparsa di processi patologici diversi: ò quindi decisamente dannosa, e l'organo che !A. contiene dive nta un tubo di coltura dove non solo si producono veleni per l'organismo, ma si favorisci, l' i nstallazione di altre malattie quali il cancro. La si::uola teleologica, •1uindi. che ritiene esser bene tutto ciò che la natura ha creato, e quello che è frutto della selezione naturale, deve ancora una volta nbbnndonare questo apprezzamento a.ntiqcientilico e riconoscel'e che le ipotesi deYono essere sostenu te dai fatti, e che non si ha il diritto di cambiare un'ipotesi in un dogma per la soddisfazione di poter tutto spiegare. On1xoN1.
Critica dei dlveral metodi di ool~razlone del bacillo della t uberooloal. - (Centralblatt F. Bak. I Abt. originale Bd. G2, Heft. G, Hl12).
B oaM. -
La tecnica microscopica adottò ILnche pe1· il bacillo della tubercoJo,i nuovi metodi di colo1·a1.ione dei quali in realtà, spe~ie nel campo pratico, non si senti,·a la necessità Ora essi si sono moltipl icati in modo da render perplessi nella sceltn. quelli che non hanno particola.re coropetenz:i, in maniera da indurli non <li rado, per non parere di non seguire i progressi della scienza, a preferire gli ultimi proposti a quelli pit\ vecchi. A proposito perciò giunge il dettagl iato studio critico del Bvhm che passa in rivista e controlla tutti i metodi di colorazione consigliati dai vari autori pel bacillo della tubercolosi, e cioll i metodi: di Koch, di Ehrlich-Koch, di Zi.,hl-Veelzen, di Tarchetti, di Kaufro a nn, di Iohne!', di L iibiootf, di Rondelli e Buscnlioni. di Gabbet, di Arens, di Mtiller; di Lamamoto, il Betegs, di Hermann, di Gasis, di Spengler e di Much. Per l'uso clinico mi pince riferil'e le conclusioni alle qttali l'autore è giunto nel suo lungo e attento studio. Qunndo si tratta di ricercnre il h:icillo nell'espettorato di individui sicuramente tubercolosi, si può ottenere il risultato sicuro servendosi anche oggi del vecchio metodo di Ziehl•Neelsen. Se si rinviene ancbe un solo bacillo, la diagnosi e certa. Se procediamo col metodo di Much e non troviamo bacilli ma solo granuli isolati, non è prndente fare una diagnosi. Gli a ltri metodi non sono consig liabili perchè o i;ono incerti o troppo complicnti, a confronto di quello di Ziehl. Per In, diagnos\ differenziale è da usarsi solo la colorazione di Ziebl, che è quella. che fornisce i risultati più sicuri ed inoltre è la più semplice.
379
RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA
L'A. quindi anche oggi ritiene il metodo di Ziehl-Neelsen come il più adatto a ricercare il bacillo della tubercolosi nell'espettorato. Buono è anche quello di
Much modifica to col Gram, solo che esso è molto lungo e complicato. Similmente utili come quello di Ziebl sono i metodi <li Koch-Ehrlicb, quello di S penglcr al , !'nei.io picrico e quello di Hermnn; ma sono tutti più lenti del primo. Gn1xos1.
- - - -· -
ltlVlST1\ BI BLIOGltAFlOA Anatomia patologtoa. - 1Ti-alt1\to per medici e studenti rédatto d,1 parecchi collaboratori sotto In. direzione di Luigi Aschoff: Traduzione sulla seconda edi zione tedesca, diretta, riveduta e pre"entata agli s tud iosi del dott . Antonio Cesari., Demel. professore d'anatomia pa tologica nella R univers ità di Pisa Dalla benemerita Unione tipografico-editrice torinese c i sono pervenuti i d uo primi fascicoli doppi di quest'ope ra, i quali sono un ssggiv molto promettente di q ue l che sarà per riuscire il lavoro completo. Facciamo voti soltanto c·he la puhblics1.ion'l non abbia a subire troppo ritardo, com'è avvenuto e avviene di altri libri in corso ; giaccbè non v'ha cosa che più infns tidi:-c11. gli stuclicsi e più noccia a l s ucce.,so d'un volume, del dover aspettare mes i e mesi - e talvolta perfino deg li anni il seguito d'un'opern, colla pros petLiv11. di salutarne la fine q uando le prime part i s o no ormai invecchiate. Ma siamo s icuri che il solerte dire t.tore genero.le de ll'Unione tipografico editrice, di c ui conosciamo l'acuta intelligenza e la profonda pratica. libraria, terrà conto, in questa e in altre c ircostanze, dei giusti desideri degli studiosi; desid~ri che, de l resto, collimano pe rfettamente con gl'interessi della Cas11. editrice. 11 primo volume di questo trattato, tradotto dal prof. Bruno Flury, cont iene l'Eziologia generale e l'Anatomia patologica generale; e, nei due fascicoli pub blicati, troviamo tutto il primo c.npitolo, scritto dal ROssu : (di Jena), sulle Ca use interne delle malattie, e una p11.rte del secondo, dovuto alla penua doli' A SKA~,,zy (di Gi nl'lvra), sulle Cause esterne d i malattia. Il secondo volume, tradotto dal pror Tito Cavazzani, contiene l'Anatomia patolo,qica speciale ; e, nel fascicolo doppio (3, 4), si legge u n capitolo intero dell' Aschoff (di Fribnrgo) sul Cuore e perica rdio, oltre a una. parte del capitolo sui Vasi, scritto dal Benda (di Berlino). Quest'opera, dovuta alla collaborazione di anatomo-patologi di gran valore, tradotta sotto la direzione dell'illus tre prof. Cesaris De mel, correoiata da numerose e splendide figure, e stampata coi t ipi nitidi ed eleganti della rinomata Casa. editrice di Torino, non abbisogna. di altre parole per essere raccomandata R tutti quei medici (e sono ormai la maggior parte), che riconoscono negli s tud ì d'Anat o mia patologica non soltantn una parte indispensabile della seria cultura scientifica, ma altresi il più solido fondamento dell'esercizio medico e chirurgico dei nostri tempi. E. T.
380 F . Di,: NAPOLI. -
RIVISTA 8IBl,IOGB AFICA
Il « 606 • nel laboratorio e nella pratloa. -
Napoli 1912.
Il capitano medico De Napoli, assiste nte onorario presso la clinica dermosifi. lopatica. del prof. Majo('.chi, ba portato con questo suo lavoro, che acquista. anche
maggior pregio da una. lusinghiera. prefazione dell'illustre prof Ehrlicb, un importante contributo clinico sperimentale alla nuova. terapia antisifllitica. Dopo alcu ni cenni sull\1rsenico e suoi derivati organici, l'A. tratta estesamente delle qual ità fisico-chimiche del Saharsnn, nonchè della forma sotto cui deve essere iniettl\to e della scelta della via per la sua introduzionti nell'organismo. E s pone quindi le varie prove clinichl', nnatomo-patologiche, radiologiche e sperimentali che dimostrano il potere treponemicida. del :::ìnlvarsan, speciidrnente se in soluzione alcalina Dopo avere illustrl\to alcuni dei principali metodi proposti p er la somministra7.ion11 del rimfdio, sia colla soluzione acquosa alcalina., o con reazione acida, o colla sospensione neutra, oppure mediante emulsioni oleose o veicoli gras.~i, l'.A. es pone chiarame nte la t ecnica delle iniezioni, sorvolando su quelle ipodermicho ormai abbl\ndonate e diffondendosi ampiamente sul metodo endo muscolare e su quello endovenoso, e t r atta successivamen te dell'eliminazione e degli effetti consecutivi ai s uddetti due metodi, in rappor to al dolo re, alla tumefazione reattiva, alla febbre ed alla co;;i de tta reazione di H erxbeimer. basata sull'accent.u11zione
di colorito dei sifiloderrni. L ' A. espon e quindi i risultati clinici e le prove delrazione specil.ìcll del C>OG, di1nostrat'l dalla scompar.;;a dello spirochete dai vari focolai e relativa formazione di anticorpi, non chè dulJ'elevn.tl\ percentuale d elle reazioni negative di \\'nsser lDl\nll; e dopo aver com battuto le obbiezioni sorte ci rca le recidive, la tossicità e gli insuccessi della c urn, conclude ufferma n clo l'etlic:icia del rimedio, somminis trato in soluzione alcalina, per via endove11osa, a dosi r efratte, ma progressiva.mente -cre;;centi fino ad inversione della Vassermann, efficucia che ba potuto controllare sia presso la clinici\ d el prof. Mnjocchi, sia presso l'ospedale milita.re di Bolog111\ su 5i m1l1tari, le cui storie cl inic he l 'A . ha raccolto in una speciale memoria, che sarà. puliblicata n e l prossimo fascicolo di questo giornale. CASARINI.
La onra della slflllde col Salvar•an (606). U nione tipografico- editrice tor in ese, Wl2. U n volu me di 148 pRg:ne con tigure
E. J'.:~nmv e G. QuA11ti:1,u -
Que:;t'altro libro sul Salvarsan e dovuto alla felice collaliornziooe del dottor l~mcr~'. nH:Jico del!' infermeria speciale del Saint-Lazare di Parigi, e del dottor Qun relli, assistente alla clinica m edica generalo dclln. R. Univers ità di Torino. I n es,o s i t rova esposto in modo completo tutto ciò che imp0rta al medico pratico di cono,«:cre circa l'impiego, i ris ultati, il valore e i pericoli del nuo\·o e tanto discusso preµarato sco11erto dall'Ehrlich: il quale Ehrlich così scr ivenella prefazione, ch'egli volle dettare per l'edizione francese : , L'eccellen te lavoro, d i cui l'i~mery e il suo collRbo rato re Chatin (ai qual i nomi no i Ita!iu.ni dol,biamo aggiungere quello dal Quare lii) hanno arri('cliito la letteratura medica, descrive con a cume critico l'evoluzione e lo stato presento della sifiloternpia. 8 i deve dunque vede re
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
381
neli'Émery un critico competente del nuovo rimedio; e provo 1>er conseguenza una grandissima soddisfazione nel constatare che un tale studioso, il quale non si potrebbe certamente annovera.re fra gli avversari della terapia iodurata e mercuriale, sia diventato, dopo quanto vide e esperimentò, un fedele difensore del Salva.san». Queste parole dell' ins igne professore di Francoforte sul Meno sono il miglior elogio del libro e ci dispensano da ogui altra raccomandazione.
E. T. Prof. F. AnaA. - llanuale teonloo 41 mloro1oopfa e ba tterlologla, - Terza. edizione. - Volume con r ilegatura ficssibile tutta tela L. 20. Libreria internazionale editrice C. Clausen. F.ll1 Filandesio e C.. Torino. Il favore, col quale è stato accolto il manuale dell'Abba, e dimostrato dal fat.to che nel giro di pochi anni l'A. è stato indotto ad accingersi alla terza edizione A vero dire, esso é una g uida assai utile, q uasi inèli;;pensabil e, a chi deve applicare la microscopia e la batteriologia alla vigilo.nza. igienico.sanitaria e alla diagnosi e profilassi dalle malattie infettive, e specialmente a coloro, che si t10vano addetti a. laboratori, dove si praticano siffatte inrlngiui. Questa terza edizione è stata notevolmente ampliata ed arricchita di numerose figure e di nuovi importanti capitoli. Cito tra gli a.Itri quelli Sllllll. preparazione dei mezzi per le principali ricerche immunitarie (antigeni, sieri, loro titolazione) e quelli sulla. diagnosi sperimentale delle principali malattie infettive e sui rivelatori della. vita microbica (diagnosi della. sterilità visibile coi telluriti). L'opera, come nelle edizioni precedenti, è divisa in due parti: la. prima si occupa della suppellettile tecnica e del suo modo di funzionare; la. seconda è dedicata particolarmente a lle ricerche microscopiche, batteriologiche (esnme microscopico e batteriologico delle sostanze alimentari, esame de l polviscolo atmosfedco e del terreno, esame delle fibre tessili, filati, c11rta, esame microscopico e batteriologico a scopo igienico, clinico e forense). A mio parere, tra gli a ltri, i maggiori pregi cli questo manuale sono due; l'uno consiste nel sistema. eminentemeute pratico, secondo il quale sono trattali i varii argomenti, l'altro è dato dal carattere d'italianità, cui tutta l'opera ù improntata; ed infatti i lavori del la scuola itnliana vi sono non solo citati, ma largamente riferiti. Mei-itano lode anche gli editori, che hanno messo ogni cura, onde l'edizione riuscisse non soltanto corretta; mn si presentl\sse al pubblico medico sotto una. veste tipografica molto elegante. A. AI,TC>BELLI.
P rof. dott. D P . Gooau. - Fla1o2' medlca. U. Hocpli. Milo.no. - Volume rilegato in tela di p. 964 con 300 incisioni e 1 tavola n colori. L. 8,60. Agli egregi colleghi, lettori del nostro giornale, desidero segnalare anche questo bel man uale, compilato dall'A. con lo scopo precipuo di riunire in t1n volum& tu t te quelle nozioni, che, dal punto di vista della fisica, possono interessare gli_ studiosi di biologia e di medicina.
S82
RIVISTA BlBLlOOIUFIOA
Troppo lungo sarebbe il voler dire dei singoli capitoli. Basti accennare che il manuale è completo; poichè tutte le parti del vasto argomento sono trattate in modo esauriente, e, quello che più monta, con ordine e con chiarezza. ~e si tiene conto che, fino ad oggi. in Italia non hanno visto la luce pubblicazioni del generi', è da ripromettel'Si, ed io lo augmo di cuol'e, che questo nuovo libro dell'A. si,1 accolto con favoro, ed ahbia fortuna.
A. A LTOBEl,Ll, lllanuale dell'Iglenl•h per cura del prof. A. CEJ.Ll, 1912. Quarta edizione. Volume secondo. Parte 2•. - Torino. Unione tipogrn6ca editrice torinese. La parte 2• d el II volume del }.famtale rlell' Jyienista, pubblicato per cura del prof. A. C1t1lli, comprende l'Etiologia. generale e speciale, e la Legis'azione e polizia sanitaria; e anche quE:sto volume, come gli altri gii\ pubblicati, è una guida prez iosa e utile per l'igienis ta. L'e pidemiologia è trattata dal prof. Celi i colla·sua ben nota competenza. Dopo avere esposto l'etiologia, le sorgenti di inl't?z ione e di intossicazione, i ,·eicoli delle epidemie, l'Autore si diffond e largamente sulle cause predisponenti e immunizzan t i e sul la prof:ìli\ss i s ia di Stato, sia locale X ella seconda parte trntta l'epidemiologia speciale, riunendo in 6 gruppi le epi· demie, cioè epidemie <lu parassiti animali, da pl'otozoi, da virus filtrabili, da batt erii. epidemie ad etiologia anco1·a incerta ed epidemie da intossicazioni. Ogni epidemia è a picco!: cnpitoli, i quali riescono di sornmn utilità per il letto1·e, pe1·chè danno ognuno un'idea distinta, chiara e completa. della storia dell'epide mia, della vita degli 11genti infettivi, delle cause di diffusione e dPi mezzi di difesa cont ro l'epide mia stessa . Magistrnlmente svolta è l'epidemiologia de!L1 malaria, pe r la quale il C'elli spiega. in Italia ogni s ua attività , compiendo opern di vero e fervente apostolo. Il pl'of. C:ualdi s volge l a legislazione e la p olizia sanitaria: e, premessi alcuni cenni storici, tratta diffusamente l'attuale orgnniuazione sanitaria. Uno schema di regolamento, contenente le n orme genernli, che devono regolare la pos izione e le attribuzioni d ell'ufficiale sanit1 rio e uno schema di regolam ento locale di igiene possono servire cli utilis3ima g11ida all'uflìciale sanitario nell'e;,ercizio suo quotidiano e in qualsinsi provinci~. La ricca serie di nllegati, che cl1 iude il ,·olume, i modelli di perizie e di v erbnli per la vi,l{ilauza del suolo e dell'abitato e le cal'te biogrnfìche ciel Comune di Rom1t pel' la profilnssi scolnstica rnppres<'n t ano in s inte;;i l'indirizzo, c he si deve d a re all'applicnzione in patria deiln. polizia snnit,oria e di\nno al let tore n orme ol,iare e complete su questo importa nte ramo dell'igien e pubblkn. {;, ~fa)I MO.
Scritti medici in o maggio a August o 'Murrl megginni. Bologna, rn12.
'l 'i pografìa G:imbcrini e Par·
Q11er-to splendido volume dj 7JG pngine col 1·itraLto clel prof. ì\! u ni, fu presentato il 5 mnl'ZO u. s . nll' illustre clinico da l Prel'identc dclln 8ociet à. medico· chirurgica di B ologna, per iuiidnti\·n della quale ne venne curnta la pubblicazione. Il libro che, oltre a gl i scritti di parccd1i allievi d~I ì\!urri, n o contiene pure del ì\forselli, del Il11ggi, del Finizio e del Rirnltu, porta io prima pngiun la seguente
383
Rl\"ISTA 13IBLI0GRAF1CA
dedica dettata dal prof. Luigi Silvagni, che scolpisce, nella sua elegante conrisione, le. figure. scientifica e didattica dell'insigne festeggiato: Ad Augusto Murri Maestro Di Clinica Medica Che Rinnova Nella Forza Del Pensiero F ilosofico Nella Purezza Dello Stile E Della Parola Nella Yastita Della Dottrina Nella Meraviglia Della D idattica L'Antico Genio Della Stir pe Nostra Nel X XXV Anno Di Insegnamento Questo Volume La Società. Medico-Chirurgica Di Bologna Dedica. Ricordiamo che nel giorno medesimo, in .:ui il volume venne presentato al Maestro, il prof. Silvagni lesse dinanzi ai convenuti la nota leUera di Giovanni Pascoli, tuUa vibrante di poesia e d'afftitto; la quale, insieme colla famosa invocazione a lla Gran Proletaria, fo uno degli ultimi scritti <lel compianto poeta delle 1,fyricae e dei Canti di Castelt"ecchio. E. '1'.
Pruf avv. S11.v10 L&sso::.A. - Jl m edico condotto nell& legge italiana. Editore $11.nsoni. Firenze, 1912. U n ,•olumetto d i p11g. 12(1. L. 0,80.
In questo libro sono trattate con piena conoscenza. di causa tutte le questioni g iuridiche r elative alle condotte med:che; questioni che, come ognun sa, sono sovente intricnte, lunghe e diffìoili. L'opcrcttn i, diviso. in cinque p1u·ti: la prima tratta delle generalità e della nomina del medico condotto; la seconda, dP.i doveri dei medici condotti; la t e r~a, dei diritti; la q uartn, dei rapporti fra l'ente (Comune o consorr.io) e il rnedico; la quinta, dei poteri dell'ente sul medico condotto. In fi ne del libro è inser ita molto opportunamente una tabella, da cui risulta l'ammontare della p ensione vitalizia corrispondente a una l ira d i capitale a ccum ulato a favore dei sanitari inc;critti alla. Cassa di previdenza. Insomma: un libro utilissimo, che risparmierà non di rado il fastidio e la spesa dei con5ulti legali, e che, riassumendo in poche pagine l'intera legislazione d~lle condotte, costituisce un vero e proprio vade-niecmn giuridico dei medici condotti.
C. B.
---- ---
CO N GRESSI n VJI Congresso h 1ter n11.:z;ion .>l9 contr o b. tuber oolo•l. -
(l:tornn. 14 20 a -
prile 1Dl 21. :'lfentre 11 0 11 unc0rn. è i<penta l'eco del \"H congresso interna;1io1mle contro lit tu!>crcolosi tcnuto~i a Roma. dal Il al :W uprile u. s., e mentre il solerte se gretario del 1uedesimo si acci11gu all'a rd110 lavoro d i compil11zio11e de:,d i atti, credo ucn san\ <lisruro ai lettor i Ji rp,c;,to giornale che io, :n·endovi pr~sù porte quale delegato ullicials del hli11istero della guor rn, r iassuma sinteticamente qun,11lo n el congre~so in paroln. fu fatto. E tanto pi1'1 mi pince fai· ciò in quanto io credo fcn.,aineote che le cure continue ed attivissime che l'illustre presidente del cougre,so, il prof. Guido Baccelli e il srgrctnr io prof. Ascoli hauuo posto per la niiscita del congresso, non potevano essere coronate da maggior succe"so, giacchè
384
CONGRESSI
se il numero dei congressisti, in verità n ttratti anche, e non dispiace il dirlo, dalla lieta prospettiva di un viaggio nella nostra bella Italia e da una per manenza di qualche giorno nella nostra Roma, fu quanto mai numeroso, è doveroso convenire che anche i lavori del congresso furono fecondi di risultati, sia n el campo della pRtologia e della terapia medica e chirurgica, sia in quello della. eziologia e della epidemiologia, sia in queilo delln dife,;a. sociale. Presentare un colpo d'occhio su quanto si è fatto e si è detto, parlare dell'organizzazione· del congresso e dei suoi risultati, espone per sommi capi l'indirizzo eminentemente pratico di questa riunione alla quale a nche medici militari i tal inni ed esteri presero parte, è scopo di questa mia breve comunicazione, non senza far noto però cbe mancandomi il materiale per una rassegna completa. e più precisa, il che non potrebbe farsi cbe in seguito alla pubblicazione degli atti, queste mie righe non rappresenteranno che, i ris ultati delle impressioni personali pel fatto di avere presenziato e seguito lo svolgimento del Congresso in parola. E dico subito che i risulta.ti pratici del medesimo non potevano essere migliori, se si riflette che, oltre l' iuteresse dimost rnto durante le sedute parziali delle diverse Se zioni e in occasione delle diverse comunicazioni El conferenze generali dai nu merosissimi intervenuti, alla importanza delle comunicazioni e delle discnssioni fatte sulle medesime, all'indirizzo s peciale che fu dato nello svolgimento dei temi, specie di quelli d'ordine g enerale, furono poi emessi dei voti i quali, rapprese ntando la sintesi del lavoro es~guito, stanno a dimostra.re quanto importanti sieno stati i risultati del congresso a beneficio di qllella piaga sociale che tanto interessa i medici, gli igienisti ed i fi lantropi, che e la tubercolosi. Il congresso ebbe luogo do.I U al 20 aprile sotto l'alto patronato delle Loro Maes tà il Re a la Regina d'Italia e fu tenuto in appositi locali a ttigui a Castel S. Angelo e alla Esposizione d' igiene, subito dopo la X conferenza internazionale contro la tubercolosi tenutasi dal 10 al 14 aprile sotto la presidenza del nostro Marngliano in sostituzione di Lèon Bourgeois trattenuto in Francia per ragioni inerenti a l suo alto uBicio. Esso venne diviso in 8 sezioni: L" sezione: !Afe;;a sociale; 2" sezione: Patologia e terapia divisa in due sottosezioni, una per la medicina. l'altra per la chirurgia; 3" sezione: Eziologia ed epidemiologia. Cia.scuna sezione apriva le sue sedute alle 9 del mattino e alle 2 del pomeriggio d<!Jicando tre ore circa al mattino e tre alla sera per la lettura. e la discussione delle rel:i.zioni e delle comunicazioni. Un p eriodico, orga1lo ufficiale del Comitato odinatore, ed un hollcttino quotidiano da vano le opportune indicazioni relative alle comunicazioni da. svolgersi. U na pubblicazione n parte, a disposizione dei congressisti, riuniva i riassunti delle relazioni. Le sedtite furono tenute nei giorni dal 16 a.I 19 aprile. Nei giorni 14 e 20 fu. rooo tenute dlle sedute solenni, la prima di apertura. nella gran sala degli Orazi e Curiazi in C:ampidoglio, presenti le Loro ll[aestà, la seconda di chiusura n e l gran Salone Romano. In quest'ultima furono letti ed approvati i voti d elle di· verse sezioni, e mentre il prof :Maragliano, a nome del Comitato ordinatore, e il prof. Landouzy, a nome dei delegati esteri, dissero belle ed appropriate parole di plauso e di augurio, il prof. Ascoli, 1' infaticabile segretario, espose con chiara e dotta sintesi i ri,,u ltati del Congresso dimostrando l'importanza scientifica e umi\· ni tari a doi lavori.
CONGRESSI
385
Non mancarono, al solito, i festeggiamenti, i ricevimen t i, le escursioni, de lle quali ultime largamente appro6ttarono i numerosi congressisti esteri. Troppo mi dilunghere i se volessi enumerare soltanto i principali temi svolti n elle diverse sezioni. Accennerò nondimeillo elle più importanti r elazioni. Nella 1" sezione M.lle Chaptal, il Friedheim, M. Rabinowitsch, M . La Mo tte trattarono del compito della donna nella di/'e~a antitubercolare; il Badaloni , il Maggiora, il Méry d' Espine, l' Hower Folsz trattarono dei 1·appo1·ti fra fobercolosi e scuola; ii Tamburini, il De Flenry, il Lo,vma nn, trattarono dc lii~ coop er,1zione dell' igiene sociale e clella be11eficenza prit:ata p er la prevenziune detl' i,ifanzia e della adolescenza; il Gatti, il Soley y Gely, il Iacob, il Putzey, l'Ot:s dei fàttori profilattici e tempeulici nella lotta contro la tnbercolosi. S·ulla dcnu11cia d,•lla tubercolosi, suo oggetto e suoi limiti trattarono il Gua ldi , il Kuss, il Kirchner, l' Hope; sulla politic;a sanitaria d~fle abitazioni nella profila:;si délla tubercolo:;i trattarono il Bordoni-U!freduzzi. il Rossi-Doria, il Juillernt, il Niveu; snll'alcooli~11w e tubercolosi li Ti berti, il '.l'riboulet, il Woodread; ~ulla T ube1'colosi e Croce Rossa il Pa.nnwitz; s ulla tubercohi.vi ed emigrazione il R osa t i e il Candido; sul luroro a domicilio nelle citai 111a11i/alturiere in ,·apporto alla t l(brrcolosi il Carozzi. Nella 2° sezione. Patologia e te1·opia m edica, i l Bertarulli, il <:onrmont, il Citron, il Calmette, il R o mer, Neumann, il L ucatello, l'Arloiug, il T e issier, si occuparono della applicazione delle conqniste sull'ilmnwiifo alla clinica della tubercolosi, il Forlanini, il Dumures t, il Brauer, lo !:,()harl si occuparouo del pn~umolomce al"tificiale nella cura della lulier,·olo:;i, il l\forin, lo Zuntz, lo Scliiistc,r d~lla 1·adiazio11e solare nella cura della tubercolo.si. II vasto ed i11teres~ante argomento ùella rfiaunosi precoce della tubercolosi fu trn.ttato dal Giuffrè. dall' Hutinel, dnl Krnus, dall'Hol\os, e nei suoi rapporti colla profìlassi nell'esercito dal sottoscri t to. Della radiO!J>·afia nella ditignosi della 'lnbercol osi polmo,iare trattaron.> V. Ma.ragliano, lo Schonberg; del significato dei fatti fisici in rappo1·to alle alterazioni anatamopalologiche clelle malattie. f.1ibercolal"i delle t:ie aeree il Qucirolo, il B csfln\:on, il Flick; della interruzione delta g,·avidam:a n elle foò,,rcololiclte il Bossi, il Bar, il Martin. NellR 2• sezione, l'atologia e terapia chi1·u,-yica, furono presen tate comunica· zioni dal Calvt, dall'Hajech, dal Lalesque, dal Veliaminolf sull'i,n;,orta11za deyli ospizi marini nella cura della t ubfl"COlosi chirnrgica; d,d l'Alessandri, dal Geccho· r elli, da.I Picq uè, dal Gauvi n, s ul la impo,·t<rnzn e limiti~ indicazioni e momento piit opportuno dell'interL·1mto crne,ito ed incruento dl'[la tubercolosi c.hirur.lJiCa; da ll'Alexinsky, dal Corner, dal D'Antona, dal Mauclaire su lla cw·a chin<rf1ica d;illa tubercolosi addominale e parlicola,·mente gastro-intestinale : dal Tu!:.iui, dal Lapeyre, dal P osn er sul t rallamento chirw·_g!co dl'lla tubercolosi dell'apparato genitale maschile; dal Pestalozlla, dal Patel, dal Bardeleben , dal \Vagner sul trattamento rhirurgico della tube1'colosi dell'apparat? .fJMitale r ~inminile; dal Carie. dal Chevassu, dal Zuckerkandl sul trattamento delu.i t·abercolosi dell'apparato urinario. N ella s• sezion<? furono presen ta te relazioni d a l Gosio, dal Vnllée, dal Kossel, dal Gr iffit sulla tube1·colosi wnana in ,·apporto colla tubercolosi bovina ; dal Intta, dal Panisset, dall' Heymans sul latte e la tt1bercolosi : eia\ Calmette e dal \\'elem in sky sulle vie di p enefrazione e di difl'w;ionc del bacillo tubercolare nell'orga1tismo; dal Di Mattei, dal Courmont, dal Lindeiuann sulle variazio11i delle p1·0prietà biolo!Jiche del bacillo tubercolare ,udl'ainbiente e nell'organismo; dall'Aagelini e dal B njwid sull'importanza eziologica dei fattori sociali clella tubercolosi; dallo !a -
liior11a le di medicina mWti,r~. -
Fase. V.
386
COXGRESSl
Scudie1d sull'imporlanza epid,,,niologica dei fattori sociali 11.ella tubercolosi e sui m.ezzi di difesa sociale; dal Kirchner, dall' Heron sulla tubercolosi nelle couwnità; dal Lemoine sulla tubercolosi e l'esercito; dal Mangianti sulla tubPrcolosi in
rapporto at reci«tCLmwto e alla riforn~a dei milital'i; d!\I ::;cs~iDi stilla t«bcri;olosi nella m,al'ina in rappo1·to alle t<arie destinazioni di servizio. 1':d unR. grande quantità di comunicazioni vennero presentate in ogni sezione che sarebbe impossibile enumerarn. Basti soltanto il dire che esse servirono di utile complemento alle relazioni e ne aumentuono l'importanza estendendo il campo d ell'esperiemrn e della pratica per più nett~ e solide conclusioni. E della impor tan:1.a del le rela7.ioni a delle comunicazioni sono prova i numerosi voti pro· i entati 1dla sedute. plenaria finale i quali tutti vennero approvati. La semplice enumemzione dei medesimi basteu\ a dimostrare quali furono i principali risultati dei lavori del Congresso. 1. Si fanno voti che le autorità com,petenti di tutte le nazioni facciano in modo c he la scuola sia me~a in grado, con opuscoli popolari, con le:i.ioni, ,;onferenze, ecc. di divenire i l centro più attivo di diffusione e di applicazione delle cognizioni fondamentali atte a combattere il flagello che negli scolari trova il maggior numero di vittime. 2. Nella considerazione che una gran parte delle opere di carità sono disperse ed assorbite dalla burocrnia e banno forme di beneficenza antiquata, si esprime il voto che i poteri pubblici adottino misu1·e legislative per trasformare con indirizzo più pratico e moderno le attuali istituzioni. 3. 8i fanno voti aflinchè i poteri di Stato e tutti gli Enti pubhlici portino la loro azione in modo efficace a raggiungere il supremo idfale di concedere all'infanzia deticieute del popolo tutti i mezzi per rinvirorirla e per scongiurarne la minacciante infezione tubercolare. 4. Premes:<o l'R.ssoluto dovere della dicl1iaro.zione medica obbligRtoria in c-nso di morte per tubercolosi e considerata In necessità che tutti i casi di tubercolosi in vil:o sieno conosciuti .nell'interesse della profilawsi, il congresso approva ogni misurn di dich iarazione gilt. in vigore, ne domanda l'applicazione rigorosa e lll possibile estensione, e raocomRnda come dovere di ogni Stato l'istituzione di dispensari antitubercolari come il m ez'zo più f\flicace allo scopo. 6. Considerata impossibile l'applicazione dei postulati della scienza e d elle norme dell .. legislR.zione senza la creai:ione di una coscienza igienica popolare, il congresso afférmn le necessità assoluta, come primo. base della lotta antitubercolare, della costituzione dei musei e delle scuole ambul11.nti d'igiene popolnre, 6. S i fa voti che sia confermRto il principio d'introdurre nella legislazione dei d ivers i paes i la denunzia obbl igatoria della tubercolosi, non solo nei casi in cui il pericolo del contagio e certo ed è utile l'intervento delle autorità e degli uffici sanitari, ma in tutti i casi in genere, e che tale denunzia tengo. conto degli interessi personRli ed umanitrtri e sia sesuita dai mez1.i di profilass i di competenzii. dtlle pubbliche tlmministrazioni. 7. Il Congresso afferma che i dati delta scienza nelle lotte con.tro la tubercolosi r esteranno quasi sterili senza il dovere che questa lotta diventi unR. funzione di Stato e uno. tassa obbligatoria progressiva non diR i m ezzi necessari ed inrlispenso.bi li. 8. Il cougresso raccorunnùa l'assicurazione obbligatoriR degli emigranti contro la tubercolosi por lo. protezione dei medes im i e pe r IR. istituzione di stabilimenti profilattici nei pa esi di ritorno.
CONGRESSI
387
9. Si propone un voto riflettente it diritto alle amministra,:io·ni comunali dell'espropriazione forzata delle ca.se insalubri, accordando maggiori agevolazioni fiscali pel risan.amt1nto. 10. Il congresso fa voti perchè in tutte le nazi.)ni venga istitnito nelle scuole politecniche l'insegnamento speciale, olililigntorio, del!' igiene applicato al!' ingegneria. 11. Il congresso consideranio la necessità di una educa;r,ione igi enica domestica, specie per lt\ fanciulle e donne del popolo, fa voti perchè vengan-0 incorngg iate le istituzioni capaci di coltivare tale educazione igienica della famiglia. 12. Considerato che se vi può essere qualche dulibio sul!R.1.rasmissibilità. della tubercolosi bovina all'uomo per mezzo del latte, è cosa del tut t-0 eccezionale la po,sibilità di tale trasmissione a mez:i:o della carne, che le legisl azioni sanitarie dei diversi paesi a relative questo punto non sono sempre concordi e spesso peccano ~i imprecisione o d i soverchio rigorismo, si fa voti perchè vengiLno a.dottt1te ovunque analoghe disposizioni tas.sative e rag ionevoli in conformità ai risultati delle recenti conoscenze in propos ito. 13. Il congresso ritiene che le municipalità re1<ponsabili dell'igiene pubblica, hanno il piiì grande interesse a possedere la maggior pa rte dei te neni e a conservare quelli che hanno, per affittarli a periodi di lung a durat11., in vista del mi· gliora1nento delle condizioni igieniche degli allo~gi d el popolo, I imitando le s uper6cie costruite e il numero di abitanti c- he può nllo~giare. H Considerando i pericoli del lavoro a dom icilio per la propagazione delln tubercolosi, si ritiene necessario che i med ici, oltre a denunciR.ra ln malattia, denuncino il lavoro compiuto a cciocchè i diversi oggetti confezionati sieno sottomessi, prima di ess~re messi in, circolazione, a opportuna disinfezione. · 16. Dopo i 1·apporti e la molto intere~sante discu,;sìone che ha seguito s ul ,pneumot.orace artificinle scoperto dal prof. Forh1.11ini, il congres~o applaude innanzi tutto al professore stesso e poi a tu tti i colleghi che hannn portato il loro ~ont ributo sull'argomento, ed esprime il voto che i I metodo suddetto sia largamente opplicato. 16. In seguito al riconoscimento dell'importanzn. degli ospizi marini nella cura dellR. tubercolos i chirurgica, si fa voti che sin larga mente provved uto a tale o,1pitalizi111zione e che la integrazione della funzione degli ospizi ml\l'Ìni sia effettuata nella misura pil\ larga e nel più lireve tempo possibile. 17. La profilassi antitubercolare \leve principalmen te aver di mira la soppresiliooe del contagio da uomo ad uomo e sopratutto del contagio famigliare. L'inf~ziooe dell'uomo per mezzo del bacillo bo vino e dei meno frequenti; tuttavia è necessario mantenere lo misure di profì!n.ssi ~ont ro l'infe,done d i origi ne bovina. Questi sono i principali voti e le principali conclusioni sanzionati di.\ congre~so, nei quali si vede rinssunto lo scopo eminentemente pratico e filantropico de l medesimo, e coi quali, r, glor ia nos tn, vieue sanzionato col pl auso di tutti il principio fondamentale di cura della tubercolos i polmonare per mezza del pneumoto, race artificiale proposto e s.:>stenuto dal Forlanini. Esprimo le dovute riserve circa alla completezza o meno, della loro enumera:i:ione, non tutti gli. elementi necessari essendomi, forse, pervenuti a. dispo~izione. Ona parte importantt, clel congresso fu riservata 1.Ile confr renze generali affi<law ad insigni maestri della clinica e dell'igiene. E cos i il Landouzy tenne una magistrale conferenza s ul tema: L'importanza eziologica dei fattori sociali 11ella tube1·colosi, il Kraus, e per lui il Citron, una interessante conferenr.a sulla Diagnosi
388
C01iGRi;$$I
precoce d ella tubrrcolosi, il Mar ngliano un"tlpplaudita e•po31z1one del suo metodo di Vacci11azio11e pren•1tfira dell'uomo contro la tubercolosi, il W ebb, una confe.
ren7." su tem,i analogo. il s,.Jtli um) bella conferen za sul trattamen to colla tubercolina, il Philip una conferen;rn. sul tema : T11bercotizzazione e delubcrcofizzazione. Infine il Sanarolli trattò dell'1':roluzione biolo,11ica d ella f11l>•·r colosi nella specù> 1ima11a ed i 1 {'al mette del l ' rofilto scientifico della lolla cont1·0 la tubercolosi. Interc~santissime pure forono le dimostrazioni con proiezion i fatte ne l salone del cine,uatograi'o iill'esposi7.ione d'igie ne sociale del dolt. Wichkam sull'a;,:ione curativa del raditt,n sulle lesion i tuhenolari, del dott. SutberlRnd sul metodo faJdi,nùow·g, del Doyen sul metodo fngogeno applicato al t ratti, menlo della tuberco losi. Specialmeute interes~anti ed applauditissime furono la conferen?.a del Landouzy, l'eminente patologo e decano della facoltà medica di Parigi, il qmda passò iu rivista tutti i fattori sociali come agenti eziologici della tubercolosi illustrandone con Bomma effic11cio. e rn1l6<,tria la. ri~pettiva loro azione, il ?lfaragliano esponendo il suo metodo di vaccinazione col quale ha tmttato un gran numero di fanciulli appartenent.i a famiglie g-iil parzialmente decimate da malattie tubercolari, in 4Gf> di qu11li cont.roUò gli splendidi risultati. il Calmette passando in rivi.,;ta i mez:>.i di diag no3i precoce e particolarmente le reazioni biologiche, la cutireazione specialmente, colla quale vo rn,bbe nllargn.re nel moùo ma~g-iore possibile la j)Ortatl\. della diagnosi p1·ecoce, ;;pec ie nelle scuole, nei riguardi delb profilassi ut1titub11rcolare, il Sanarclli trnttando do par suo e con quella facilitil di parola e con quella J'orbitez7.a e precisione di dire che lo 1·endono uno dei più si111patici oratori, la questione della eredo immunizzazione. una co ncezione ottimiRta d.,l problema della tubercolosi verso l'auto-immuniz7.azione che forse no n t utti potrnnuo condividere ma che pot,·ebhe anche essere un augu rio. r Credo non s11n\ dbcaro ai l~ ttori il ~apero che alcuni ulli cia li medici del Reg io esercito e della R mnrioa nostri, e non poc·hi utticiali merli,·i e~teri presem:inrono il con~resso portamlo nnclie il loro contriuuto con rdazioni e cornunic11zioni. E fra i nostri no terò il tenente genera.le medico ispettor e caµo Ferrere di Cavallerleone fa.ceute parte del comitato della ll[ sezione. il colonnollo Mangianti, il tenente colonnello Penis.si, il capitano nwdico Mariotti-Bi11.nchi ed il ;;ottoscritto fra i medici militari dell'es rc:ito, il genPrnle mei ico ispettnre Cu lcngi,o, il maggiore Sestini e il capitano Candido fra i medici militari della marina. Fra i.;li esteri citerò il L emoine, il \ 'i nceut, il '.C'echos;;eyres dell'e.~e rcito frnnce~e, i l B ertrand, il Donfourt d,:;lla mnrinn francese, l'Jfoff111ri11n 1 il Friedheim, il hloller;;, i l Nickel , il Kirch ue r dell'esorcito germanico, il .lh anz dell'esercito austriaco. 11 Glau<lot d ell'esercito holga, il Biggs, l'Ileron dell'esercito e della marina ingle~e. il L ewnschew, il \V l11di 1111roff, l'Unte rbergor dcll'e;;el'Cito rus;;o, il Bushnell degli Stati Uniti, il Soler y Gnr,le della Spagna, lo 8~ew111 t del Canadil, il De Rocha d.,J BnHile, il Lisdam della Dnninrn.rca, il Siinderber della Svezia, il Montenci:1·0 del ).l e~sico e tirnt,i nitri di cui mi sfugge il nome. Fra In n,1111.ioni e co111unica?.ioni presentate dai medici dell'esercito e della ma, rinn. italiana nm erò la rela7. ione del )Jangiauti sull:. t11ù,,rcolosi in rapporto al reclutamento e<l allt- ri(urme clei mi/ilari ed una min sulla diaynol'i precoce della tubercolosi in rapporto alla sua profilassi 1wll'~sercito. Frn quelle presentate dai colleghi della 111,1rin11 note rò la relazione d el Rosati s11ll11 l1tl1Prc:olosi Pd emig,·azione, la rehiziorHl del S11stiui sulla tube.reo/osi ne!lti 111<0·ina in rapporlo alle val'ie de.~tinazioni dd s1•rviziv, la co111unir11zione del Candido sulla t14/,e1·colo.,i polmo11are in 1·1t,,pot'lo coll'emigrazione, fra le re lai ioni e le com un icnzioni pr11sentate dai col0
389
COKOHJ.:SSI
leghi esteri noterò la relazione del L emoine sulla ttibercolosi e l'esercito; trattamento sociale della tubercolosi nell'csei-cito, la relazione dell'Heron sulla ti1ù~rcolos·i nelle 11avi e nell'armata reale inglese, le comunicazioni del E'ranz sulla diffusione e sulla profilassi della tubercolos i ,n ell'ese,·cilo att:<lro-tm!Jal'ico, del Suderberg sulla posizione degU uffì.ciali medici nella lotta c'ontro la tubercolo:;i, del Vincent sulla /.uòercolosi nelt'e,5~rcilo. Una nota simpatica che coronò felkemeute i la vori dei congressisti mili t ari fn il banch etto dato dagli u Aiciali medici dell'esercito e della marina resident.i a Roma ai colleghi milit11ri esteri intervenuti al congr€sSo. Alla fine del bancltetto, al quale ass isteva anche il tenente generale Zoppi comandante la divi~ione m ilitare, presero la parola il no;;tro i~pettore capo tenente generale F errero d i Cavallerleone, il qun le con un felicissimo discorso in francese espose gli a lt i meriti del corpo s anitario nostro e dei diversi paesi nella lotta co11tro le malattie infettive ed anch e contro ]a tubercolosi, parlò della nostra organizzaziouesa.uitaria, mandò un saluto ai colleghi in Libia, ai capi di St ati, e brindò agli invitati ,e 11110 loro gentili signore presenti ar banchetto. E coi:i dissero belle parole il maggior g{'nerale Calcag no i;:pettore capo dell R . marina, il generale medico J ml,riaco e par ecchi delegati esteri fra i quali il Lemoi11e, il Hertrand, il De Rocha, l'Huebuer, i delegati dell'Austria, della Spagn,!, del Portogallo, della S\·czia, dol hles.::ico. Notevole e assai gradita a tutti i pre,;enti fu l'adesion e di S . E. il ministro d ella guerrn il quale, scusandosi d i n on potere intervenire persoualmente per ragioni dipendt-nti dal suo alto uffi cio, im·iò, per mezzo del general e .Fenero, ai presenti il suo saluto ed i suoi augLtri. E qui termino non senza ma'ui festnre ancor n. la, mill. ammiraz ione per la importanza scientifica ed umanitaria che ha avuto il Congre.%0, la quale si manifes tò largamente e per la quantità e pel valore c\elle 1·elazioni, delle comuoic-azioni o delle conferePze, per le u t ili d iscnssioni, e per l'intere:;se che tutti inrlistintameot-e i congressisti, compresa una lnrga rappl'esentanza del :;esso genti le, dimostrarono, e per la quantità di pubblicazioni di ogni g enere che tanto l'Italia quanto le !li t re nazioni offrirono largamente agli intervenuti per dirnostrase i grnndi preg ressi che le difesa sociale hfl fatto contro i l fl11gP!lo tubercolare. Nè pcs~o meglio conchiudere die col Pal'aft·asare uu pel'iodo cbo trovo scri tto n el o. 5 del !Jolletlino fJ.UOtidia no: Il Congresso è l'iusc-ito, per n•1111 cr o e qualità di aderen t i, una dim ostrazione imponente di forze scien l'ificl1e e di sincera s impati1\ all' ltalia. Livorno, maggio 1912.
Dott. prof. F1uNCRSCO TEi'iTf.
MISCE LL AN EA Una plooola. innov azione. - I lettori a \·rn11110 ved uto che sul la copert io a di <J~ie, to f~scicolo ha fatto la sua comparsa uua sigla, la cui inte l'pretazion e, no n fa. c'.le .a prim a vista, merita dlle parole di ~piegnzione Ecco di c he si trntta. In una ri.unione dell'A<;sociazione della stampa m edi1·a italiana , tenutasi qui in R oma il giorno 1~ dello s co1·so aprile, sotto la pres idenza dc,l prof. 'l'•unb111·ini e coll'inte rvento dei soci Ceccherelli, Coben-Cngli, Ln Torre, L ivi, Mnlusard i, -Xardelli, l\bo,
390 Trombetta, Yerney e Scgnle (scg1·etario), venue discussn ed approvata la propost11 d 'inserire sulln. testata dei per iodici federati una s igl11 speciale, che fosse come un segno dist,inti\'O di tutti q11ei periodici, i quali hanno veramente ed esclusjvamente un carattere scientifico. Nella. conferenza che fu tenuta il giorno successivo dall'Associuzione internazionale de lla stampa medica, i convenut i (Dejace, Bionde), Smitb, Creasy, Le mnhof, oltre ai soci della sezione ro mana) presero atto della sigle: adottata da lla se;dont3 italiana, ed approvarvno l'in iziativa, che sar:i. probabilmente estesa a tutti i periodici sr·ieotifici del mondo, cioè a circa 800. La sigla adottata dalla sezione itnliunn è costituita dall'i11treccio delle cinquelettere A, S, S, M, I (Associazione Stampa Scientifica Meiica Italia'Tlal, e potrebbe forse, colla semplice sostituzione della lettera P II uno dei due S, esse re adottata da tutte le sezioni straniere (.d.ssocia.tio,i P,·e.~se Scienlifique 1l!t=dicale ln lenia tionale). Chi è estraneo a lla stampa diri1 con Orazio:
Alter ri,,1;atm· de lana saepe caprina; ma bisogna vivere ncll 'amhion te g iornalistico (non esduso quello scien t i fico) per rendersi esatto con to dell'impo1·tn.nza che assumono certe questioni, le quali sembrano puramente di forma e sono. io realti~. questioni sostanziali, da cui di pendono, non di rado, le :<ort,i delle pubblicazioni periodiche, semp·r e esposte all'umoreins tabile del gnm pubblico dei lettori.
L'e1eroizlo dell' odontoiatria. - Comunich iamo ai nostri lettori il testo della nuova legge sull'e3ercizio dell'odontoiatria;,..la. qual legge o la san zione de· finitiva d'un 11rincipio ch'era gii\ contenuto noi decreto Bosell i del 24 aprile 1890, sen;r,a che, però, la sua osservanza fosse troppo rÌ!;Orosa. Facciamo notare che l'articolo 1 non accenna più, come nel decreto Boselli ora citato, all'escrci:.do della sol&. odontoiatria, ma integra quc~to mmo della medicina colla prole~i clenla d a, coe rentemente a quanto s i fece da alcuni anni 11el calllpo scientifico e didattico. "' Art. 1. - Chi vuole esercitare l'odontoiatria e la protes i denlarin. d ev'essere muni to del diploma di laurea in medicina e chi r urgia. « Art. 2. - Il Mini~ter.:> della pubblica istruzione provvederì, nd istitui re g rAd11almente, presso le facoltà. mediche del R egno, corsi di oJontoiatria e protesi dentnria du darsi per incarico, sentito il Consiglio superiore della pubblica istruzione». Dl~11oslzloni trausitorie. "'Art. B. - Coloro i qun.li, pm· non essendo provvisti di regolare diploma, escrcitnno da non meno di otto a nni, a partire dalla maggiore età, personalmente e pubblicamente. odontoiatria e p1·otesi denlaritl, saranno ammessi, entl'o un II uno dalla promulgnzione della presente legge, a dare un:i. prova d'idoneità dinanzi a una commissione esaminatrice, secondo le norme che ve rranno stabilite d ' intesa frn i mirdstri dell'interno e della pul,blicu i,;trn;r.ione, e,conscguentememe, in ba,;e a l certificato d'idoneità conseguitn.,s'intenderanno abilitati alla cont.inuazionedeircsercizio. « Va rr/l. come titolo agli effetti sopra detti un certificato compro van t e 111 frequenza per un t riennio ai <',ors i d'odontoiatria in Unive rsità nazionali o in scuoiee;;tere di cn.ratterc governati vo o riconosciute da.Ilo 8 tato. "'La t r1s5n d i diploma per quest'abilitazione sarà di L, 200. "' Art. .J.. - Coloro che, d1t 11011 meno di quindici anni, ,1 partire dalla m,1ggiore el:\, esercitano oclontoi,ttria e protesi dPntnria, pure publ,licamente e persomtlmen te,
~1ISCELLANEA
391
potranno essere nutorizza.ti a continuare l'esercizio stesso, sempre che l' idoneita loro sia riconosciuta. in base a titoli e documenti ritenuti sufficienti dalla Commissione di cui all'art. 3., sentito il pa.rere del Consiglio sanitario della rispettiva provincia. .: La. tassa, di cui all'articolo precedente, dovra essere pagata anche da coloro che sono contemplati nel presente artico lo -.. È ben vero che le disposizion i transitorie lasceranno ancora adito a qualche abuso; ma, in complesso. la legge è ottima, e noi ci rnllegriamo vin\meute coi nos t ri colleghi specialisti d'odontoiatria per la belln vittoria ch'essi h11nno ottenuta dopo tanti a.uni d'amarezze e di lc,tta.
L 'elmintologia ltallana da' suol primi tempi all' anno 191 o, del proft>ssor Corrado Parona. - È uscito il 1° volume dedicato al la fli/.Jlior;rafìa, e n'è depositario il sig. Carlo Fossa, via Balbi, 5, Genova. li 2° volume conterrà la Sistematica, la Corologia e la Storia. Annuario sanitario d'Italia per 111912. Anno X - Annunziamo la pubblicazione di quest'interessan te volume, che contiene 80,POO indiriz:.1i relativi all'arte sanitaria di tutta lcalia (medici, veterinari, dentisti, levatrici, farmacie, case di cura, stampa sanitaria, 6cc ), facendo noto che quei professionisti i quali desiderassero esservi iscritti, dovranno mandare la loro carta di visita al direttore dell' Annuario stesso, ragioniere Emilio L evati, via Gesù W in .Milano, indicando la specii.Iitii. alla quale si sono applicati. Xli viaggio di studi med\ol alle stazioni ldromlnerall e oltmatiohe dl Franola. - Avra luogo quest'auno dal 1° al 1± settembre sotto la presidenza effettiva del prof. Landouzy, e compreudorii. le stazioni clel Centro e doll'Alvernia., vis itate nell'ordine seguente : La Mofle-B e1ii;1·on (Sanatoriwn), L a Roclte-Posay, Néris, Evau.c, La Bourboule, Mont-Dore, Sai11l-.Nedaire, Vic-sur-".?ère et Le Lorian (Stations climatiqu.es), Royat, Durtol (Sanatorimn), Chalel-Guyon, Vichy, flourì>on l'Arehainbaull, / fourbon-Lancy. St-llonoré-le., ]J(lins, l'ou.gues. Per ogni schiarimento, dirigersi al dottor Carron de La Canière, 2 rue Lincoln, o a.I dottor Jouaust, 4 rue Fréderic Bastiat, in Parigi.
CONFERENZE ~CIENTJFICHE DEGLI O~PEDAU l!ILITARI SOMJIARJO DEGU ARGOWTI TRATI'ATI
...... (DAI PROCl!:SSl VElrnALI P ERVENO'l'I ALL'lS.PETTORA'l'O D I 8./L'H'l',Ì. ~ITLl'l'ARE D,,I.L l O AI,
31 MAOOIO 1912).
ANCONA (marzo). - Capitano medico GAETA NO FUNAlOU : Snggi di pPdagogia emendati va militare. L'O. distiugue quali anomali fra i numerosi a bnormi, che l'ambiente socialA dà ogni anno a quello militare, si clovranuo suuito elimiuore e quali accogliere per poterli educare ai fini delfa milizia, ed enumera i mezzi ed i metodi più adatti i,l raggiungime nto dolio scopo.
392
CO:,Sl•'Etrn:-ze: SC!ENT il,'ICHU: J)t,:.;1,1 OflPIWALl ~ll L!TJ.R I
ConstRtata la necessità d i grad uare gli esercizi fisici 1111a mentalità dei soggetti, ill u~fra il meccanismo fisiologico col quale si può coi giuoch i giuoici mode. rnre l' irritRbilità degli iperstcnici ed eccitare la volooth degli a stenici, e segn1tla il valore dei metodi di tl'att11men to morale e quello dei mezzi intellettuali, ins istendo in qualche dettaglio sulle rnodalit,\ da seguir e nelle punizioni i n r elazione ai tipi psicologici Concl ude metten do in rilievo la necessità. d i is t ituire nelle scuole milita ri un corso di pedagogia scientifica, onde mettere gli ufficiali in grado di a<lcmpiere sempre meglio a lla loro al ta mission e educnti va e di affil1tre cosi piu potentemente le a r mi contro la cr iminaliti\ nell'esercito. CHlE'.l'I (marzo). - Sottotenente medico di complemento D IUMlWE R ANA L L !: U n caso di pol111011ite lobar e, CJn diplococccmia ed ascessi dn. fissazione, cur/1.lo ('OD iniezion i endovenose d i sublimato. L'O. r ife1isce la storia cli nica di un soldato del 1~i0 c,tva lleggeri, che nei primi quattro giorni dal s uo ri rover o a l l'ospedah1 pre~entò i sintomi d i una polmonite lobare schietta e nel q u into giorno si manifestarono i se~ni di u11a infezione genernle, i quali andarono poi g radnla1uente accelera ndosi, in modo da confer ire al:' infer mo l'as petto clin ico di una setticemia minacriosa, con pe ricolo imminente di vita . F '.l allora prnticata uni\ prima iniezione endoveuosa d i sublimato, che att enuò d i molto lo stato g r ave setticPtoic.-1 e determinò un stnsiuile alouassamen to della temperatura: una seconda in iezione fatta al la distanza di 21 ore con ti n uò a debellar e l' infe:t.ioné generale, ridonanùo all'or~an ismo i poteri d i l'e nsivi e inducendo una brusca e repentina caduta della temperatura, la quale segnò la ver,, crisi pneumonica. L'O. r ileva che il p 1·imo periodo di abbassamento t e r m ico susseguente alla inie:t.ione debba riferi1·si non gii, a!ln crisi 11neumonica, ma. bensì al dilegua rsi dell'infezione gouernle, e fa r ile vare per::iò l'etficncin. delle iniezioni di sublimalo contro le complican:t.e !aetlicemiche della polmonite, etlicacia che h R avuto occasione di dimostrare su altri due informi. Furouo praticate altresi inii>;,;ioni eccitanti, a base di olio ca.n forato, che diedero lnogo alla forrnn.;,;ioue d i ascessi sottocutnn ei, così detti di f:lssaz ìone; l'esame uaUeriologico riel contenuto dimo~trò la prescn;,;1\ d i numerosissimi diplococcl1i lanceolati, in grao parte capsulati. Negli altri due malati, nei quali non si riscontrò alcun sintomo setticemico e che furono pariment i sottoposti ad i11ie1.ioni di olio canforato, noo s i verificò In. mi nim!l io!iltra ;,;ione, e perciò J'O. conclude cl1e non si 1,ossono manifestare ascessi seuza un preced,mte stato setticemico. Tenente colonnello medico Lo1u,:-,10 Bo:--m1v : Illustr a un ca-,o di fer it» di arma da fuoco del braccio a caratte1·e esplosivo, os~en·nto i o uo soldato del H:!0 fanteria, r cd ure do.llu Libia. AcceunRto alle qualità fisi<'o-dinamirhe d .. i proiettili ohluugl1i iuc:,111ic i11ti, l'O. dimoslra come n el caso presente il proiett.ile :Ma u~cr n\Jlii:l colpito di punta e sin uscito1<.';. trnsver,:o dopo aver attrnvers,oto in pieno l'omero, e~plicando intensamente l'a;,;ione esplosint s u q uest ,1 e ~ui tessuti molli c ircostanti con effetti di contusione, di lac('razione e di stiramento, i quali hauno i1Hlotto una paralis i totale del plesso brnchiale, seu:t.a lesioni del l'arteri:i omerale. L'O., dopo ,were minutamente es posto l'esame obhieltivo, r iferisce sui 1·i· sultati rnd iogratici che lrnuuo dimosirnto il tipo della fratlurn ad :X descritta dal D elorme n focolaio csplo.,ivo, con proiezioue 11 cono r1peno ,·erso il fonuno d'ogre.-.~o a :-rl1•'!!ge o~s,Je grandi e piccole mescolate a schegge metallirho
CONFEREN'ZE S0IEN1TflCRE DEGLI OSPEDALI MILITARI
393
-spinte fino al terzo inferiore del braccio. Questo reperto è perfettamente simile a tanti altri che l'O. ha ricavato da i colpi dei proiettili mod. lo91 su pezzi anatomici e serve a dimostrare quanto sia infondata l'accusa che il nemico usi proiettili Dum-Dmn, o comunque resi deformabili: gli effetti esplosivi non dipendono dalla deformabilità dei proiettili, ma dalla resistenza alla deformazione e dalla loro elevata torza vi va. Nel caso in esame la paralisi toti>.le del plesso brachiale può es:;:ere spiegata colla contusione violenta dei cordoni nèrvosi prodotta dalla proiezione molecolare e come effetto dell'inten.~a azioue laterale dei nuovi proiettili. La frammentazione di essi . contro le o,sa compatte è l'indice dell' inten;aa attrizion ~ dell'u rto ed è fattore non trnscurabile ddlu contusione d ei tessuti molli che circondano il focolaio della frattura esplosiva. :PALERMO (marzo). - 011.pitano medico AN'W~INO A)tr,::-.:·r.-1.: Presenta un soldato del 1° reggimento genio redure dalla Li bia, il quale nella giol'llata del 26 ottobre riportò una gravo ferì ta d'arma da fuoco al braccio sinistro con frnttura comminutiva della dia6,ii omerale.Asportnti uumero~i frammenti e diminuita la tumefazione dell'arto, si potè constatare altresi che le est,remità dei due frammenti non venivano più a contatto per l'interposizioue di tibremuscolari del bicipite. Fu perciò praticato in seguito un nuovo intervento cl,irurgico, lussando all'infuori i frnmmeuti ossei ed ijllontnnanrio i fosci muscolari che li coprivano, e succc:-sivamente veuue asportato il giovane callo che era andato formandosi attorno alle due estremit:'t, le quali furon o reSP.cate e suturate con filo d'argento. Si applicò quindi un apparecchio immobilizzante fenestrato, che si tenne in posto due mesi; dopo di che si ottenne la perfetto. -consolidazione della fratturn, con accorciameuto dell'omero di 2 centimetri. Il ferito, oltre ad una semi-anchilosi angolare. che è andata scomparendo col massaggio e cou la cura kinesiterapicn, presentava inollre una iperestesia delle dita della mo.no associata a iperestes ia di tutto il margine cubitale sino al mignolo. coll'aspetto della cosi detta « roano d1t scinda », car11 tteristirA. della lesione del nervo mediano. L'O. presenta ancora un bersagliere dell'll reggimento che riportò a ScfaraSciat una ferita d'arma da fuoco al torace con foro d'entrata presso la linea parasternale destra nel 3° spazio intercostale e foro di uscita alla parete posteriore del torace presso la spina della scapola del lo stesso lato. Fu rico\·erato all'ospedale in condizioni gravi~s imecon emo-pneumotornce, febùre alta, polso piccolo e grave dispnea: la paracentesi praticata rilevò la presenza di una raccolta purulenta. e perciò l'infermo fu operato di toracoto1nia con resezione de11'8° e 9° costola per la lunghezza di otto centimetri, lavnggio della cavità tid applicazione di un drenaggio. In seguitJ a. tale intervento la temperatura andò gmdatamente diminuendo e s i obliterarono le ferite dti due fori di entrata e di uscita, dopo el iminazione di qualche scheggia osse:i della scapola, tanto che ai primi di m'.lrzo il ferito era perfettamente guarito con completa dilatazione del polmone e senza altri reliquati, se non uun piccola zona di ottusiti a.Ila. base dovuta alla cicatrice aderente profondamente. UDINE (aprile). - Capitano medico Prwro ZANU1"r1:,;1: Prcsent11 un soldato di artiglieria, il quale ricoverò all'os pedale il 2~ febbraio u. s., percliè colpito da paralisi completa di moto e di senso degli arti inferiori, con in1possibilitil a defecare e ad urinare. Dopo due giorni la miuzioue e le funzioni all·ine si ristabilirono normalmeu te, e cosi dopo un rnese e mezzo di cura, più suggesti\·a -che altro, ricomparve la,. sensibil it:\ e lo. motilità . agli Rrti.
3\)4
CONFl::HENZE SClENTIJ,'lCRE DE:GLT OSPE DALI l!ILITARI
L'O. ha fatto diagnosi di paralisi isterica, in base ai seguenti sintomi: insorgenza rapida, senza causa apparente, della paraplegia; .:arattere di demarcazione netta della zona anestetica: m ancanza di r iHessi patologici (Babinski,. Oppenheim, clono del p iede) e presenza dei fisiologici; assenza di paralisi degli sfiuteri vescica.le e rettale; 1·1.1.pido ricomparire delle funzioni d ella minzione e della defeca zione; rapida scompar sa del la paralisi di moto e d i senso; leggero grado di astasin.,abasia avu tosi n el primo periodo del miglioramento e finalm ente l'esito favorevole, ch e ba fa.tto cadere l' ipotesi di l esioni organiche. Circa i p recedenti morbos i dell'i nfermo, l'O. ricorda che egli riportò un trauma alla r egion e pR.rie tale sicistrA. all'e tà di tre mesi, cadendo accidentalmente d:1.l letto. L'esame obbiettivo n on ha fatto r il evine stigmate dege.n erative gravi, tranne un lieve r estrin gimento del campo visivo. L'O., esposte le varie consicleraidoni, per cui fu in dotto ad escludere n el casop resente una for ma d i mielite trasversa dt1. causa infettiva a cuta, o fatti di compressione, di spondilite tubercolar e, o l'inizio di u na forma di sclerosi & piastre, conclude mettendo in rilievo l'importanza del CA.So, pl)CO frtiquente nella pratica med:co-militare e che può esser talora unica. manifestazione di, una n evrosi, per la q uale è opportuno eliminar e l'individuo dall'esercito.
Movimenti avvenuti nel Cor~o Sanitario e nel Personale Farmaceutico (Unila dispc11sa l7' nlln ti• tlcl IJolMli110 uffici a te d rlle 11omì11e).
Uffiolall in 1ervlzlo attivo permanente. Determinazione ministeriàle 11 aprile 1012. T o m1AS1:o.A c,·, v. Mario, tenente colonnello medico ospedale Genova . - Trasferito ospedale Torino. CASTOLOr Etto re, c11pit.ano meclico 4-t fontP.rin. - Id. 1° genio. Bi;cc1AN'J'E Alfredo, teucnte m edico ospedale Ilomn.. - Comandato Ministero guerra. il. decreto 11 apl'ile 1912.
I seguenti sottotenenti medici di complemento sono uominati te nenti medici in servizio pel'lnnnente· a senso dell'art. 1 del R. decr eto 11 gennaio 191?., n. 2, con 1nizin11it1L 1° 11pri le 1912 e con decorreuza, pe1· gli asst>gni , dal 1° maggio Hll2. Essi ~ono destiruili al corpo per ognuno indirato, continuando a far parte de i reparti mohil itnti: TF.OE:'\Clll Giaco1110, 19 fanteria f'1~u.1~G1H:-.o f,orenzo, 23 id. - MANCINI L11i.rJi, 20 id. GATTI Giuse,,pe, 21 a n iglioria cnmpng11a FEHHANDJ Homilio,
~JOVI MENTI AVVENUTI NEL CORPO SA~IT, B NEL PERS. FARMACEUTICO
395-
ospeda.Jo Bnri - S1T,10TTT E1·mìnio, 67 fanteria - LOPRESTI Antonino, ospedale Peru~io. - CHIABRlmA Gioi·yio, 50 fauterin. - L uzza i-:1 Luciano, G!) id. TAT,E)'!TC c~sa,·e, 38 id. L.:J1n1 Gililio, 22 id. - B1·:1tT1Ni;;1·n lJ{a1·ceUi110, 53 id. ·- PrccoLr .Giovanni, !"15 id . - 1fANCO)'!t lJ:ticltcle, Sl id - h11•i;:1n,u.i;: Cesare, 49 id. - BASSO Gio. Battista, 94 id. - ROllANO Gennaro, 31 id. E ERTOLDI Amilcare, 92 id. - VAN:S-li:J,l,l 1::nl"ico. 42 id. - ARANEO }'rancesco, B2 id - PE1rnET'l'l Cri,çiofaro, 82 id. - MAnr-:o L1ii,r1i, 10 id. - LF.ONE .Rocco, 2V id. - SAllATl:)I{ Anrrto, 21 id. - 'IA'fARE l,1, 1 Liiif!i, 15 id. CA• '.NESS.\ Giuseppe, 89 id. - RELLINI Guido, U bersaglieri - 1"fAcm Sebastiu110, 4 fante Jin - C'os'l'AGUOLA Antonio, 30 id. - PAt;L1U:,O Alfonso, 2 granatieri - FERA GiusPppe, 20 fanteria. - L&:l!i'l'lNr Diego, 12 bersaglieri - CAMl'!Sl ..Baldassm·e, BG fanteria - VALDUIERI Giuseppe, 2 id. - Prt,ELLA Alessandro, ù7 id. - PAr,U.\IBO Vincenzo, 9ù id. - CASTA0NEHI Giorf!ÌO, 74 id. ::J30R1':LJ,,\ Alessandro, 61 id - 8A)IBA'l'AR1) Giiueppe, 62 id. - P IVET't! F1·a·1icesco, 75 id. - ArtGE:)l'l' JNA Gio. !fatlista, 46 id. - Rizzo Cornelio, 87 id. :0& L iso Carlo, 10 id. - CRISEHA Giusep1ie, 19 id. - D,,L COLI.O Aug11sto, :reggimento lancieri Vittorio Emanuele II - C1ox1Nr Giulio, 88 fa11terin F n1om Alfonso, 77 id. - DA:s~:n1 Giuseppe, 7 ber,;nglier·i - C1vrrA 1((1/Taele, 18 fauteria - CASTELLI Epifanio, 6 id. - BA1w:-iw D al'io, -l1 id - Russo ..Domenico, 58 id. - BARTOLONR (iioachillo, 8 Lers11glieri - SACCOllANI Giorgio, 7 1 fanteria - VA,TOLA .i\-azza,·eno, 57 id. - 8ALTATOnE f,uigi, 5 be1·s11glieri D r PALMA Vi1tc1mzo, 59 t'::1.11ts rin - Do:-rADF:O Vittorio, 25 id. GRA7.IANO C<1r1ni11e, lU id. - SCOTTI 01 Ucc10 Domenico, 10 bersRgliel'i - CASTELLI ..Ew·ico, 78 f'auteria
R. clecreto 31 mal'ZO 1912. PAN'I'ANO Arturo, capitano modico ospedale Ales;;a11dria. - Collocato in aspetta, tiva per motivi di famiglin, pel' ')ttattro mesi Ro)IANUCCI France11co, t enente medico in aspettativa per motivi di famiglia, per sei mesi. (R. dec reto 13 ottobre 1911). L'aspettativa di cui contro è prorogata. di sei mesi dal 13 aprile 1912.
Delermina;,:ione mini:tleriale l8 apl'ile 1912.
DE BERNAR01:s-1s Virgi nio, t enente meùico o~pednle Livorno (n. <lisposizione Min isto.ro in tomi). - H11. cessato d i essere a disposizione come sopra dn l 31 l'l:l.ano 1912. I seguenti tenenti medici sono chi nmati agli esumi di idoneità. all'avnnzaInento ad am:iani tà. Si presentera11110 il 1° mnggio p. v., alle ore 10, nll'ispettornto di sanità. n::t ili tare. Con,:i;:CGIANI 1\{as.~imo, ospedale Livorno - DE1.0GU Gino, id. Milano - Srnu1,A Vòaldo, infermer ia presiJiaria S .issari - Di,: NAPOLI Antonio, laboratorio pil"otecnico BolognR. - LAI'PONr Gnido. 13 artiglieri,i canlpngnn - C,11.ò Vitio,·io, R. co,·po di truppe coloniali dcli' Eritrea - F1E1mo 11.fichele, reggimento cavalleggeri di Treviso - ÙAPPAIIELU Vince11ziit0, ospe<lule Pndova - PIANTE1.1.r Gi1lseppe, id Genova - Bu;,;c,1<. 1.1NO Aug1tsto, 3 o.lpiui - Cm· lt<>Nr Piell'o, ospedale Bologna - :\[1GNACCA Pietro, scuoti, applicazioue sanità.
:396
MOVIMEN'TI AVVENUTI Xll:14 CORPO SA:-IT, E NEL PERS . FARMA CEUTICO
milita re - LANDRIANI Robei·to, reggi mento Savoia cavallerin - S,UJA Pù:tro, a ccademia militare - TALLAIHCO Gii1se11pe, in aspettativa per motivi di famig li11. - Brn1 cav. Guido, ospedale Roma (comandato scuola applicazione sanità m ilitare) - MA ROTTA Gaetano, R. corpo di t rupp!J colon iali dell'Eritrea - DE MAR7.0 Vince1izo, ospedale Firenze (coma ndato scuola applicazione sanità mili ta re) - R f SEOOTTI E,irico, R. corpo di truppe colonial i dell'Eritrea - Co1, r1•rt ~ifrio, 20 artiglieria C1Lrnpag11a COLl,UCA Enrico, R. corpo di truppe colon in li dcli' Eritrea. T seguenti cnpitrini mt>dici son o chi:1111ati a gli esami di idonei tà all'avanza1nellto nd a 11zial1ità Si presenteranno il 10 mnggio p. v . alle ore 10, ali' ispettornto d i s anità militare. •CAS'l'ELl,O cav. Francesco, ospedale succu rsale :M11ntova - B,1s•r1AX!i:l, LI cav Umberto, 1° artiglieria cn.mpagna - PF.TTJNfi:1,1,r l 1'ilo1ne110, ospedale Torino FoRTUN'A'l'O Carlo, id. Na poli (ccmnnrlato corpo invalidi e veterani) V1SA1.1.T Paolo, id. :Messi nn MARTrNELU Giu.,eppe, 2 artiglieria fortezza (costa) - GruFrRIDA L iiir,i, 2 1ntiglicr1a campagna - Zo11zoL1 Gio. Enrico, ospedide Alessand ria - P 1z;wco1.o Oynibene Paolo, id. Bologoa - MARIANI Enrico, inferiuerin p resid ia.ria Siena. - Dr;: G1 o no1 Beniami110, 47 fanteria - P 0 1.u;H 1NO Andrea, os pedale Novnra (comnndato os pedale Torino) Lo B1 ,1Neo L11i,gi, id. P ale rmo - BoNo.,11 GaPlano, 3 genio - LA CAl:iCtA .Salvatore, 8B fante ria - PAN'l'A:-10 Arturo, in a spettntiva per m otivi di famigl ia.
R . d1:crelo 28 gennaio 1912. ·COPPOLA cav _Yicola, oapitano medico G9 fanteria - Vi;:sp,1SJANO cav Domenico, id 16 id. - MAltlN1 cav. Pio, id. ospedale R oma. - Collo<'ati in po::<izione ausiliaria, dal 1° febbraio 1912.
R . dec1·eto 11 aprile 1912. 'V1vAJ.DA cav. Cal'!o, t enente colon nello m edico d irett or e ospedale militare ~aviglinuo. - Promos,;o colonnello medil}o e 11omin11,to di rettor e O!'.pednle mil i taro Palermo. ( )Al!'l'A M,1::-T10 1.1,1 cri v. PiliJ>JIO, id. ospedale T orin o. - Nominato direttore ospedale militare Saviglin.no. R. decreto 11 aprile 1912.
C 1AHl,A Ernesto, te nente medico in aspettati va per motivi di fami glia, per un nuno. ( Il. decr eto 26 m:1r7,o 19 ll). - L'aspettativa di cui contro è prorognta di un auno, da l 16 nprile 1912.
Fa.rmaoistt mlllt ad R . decreto 11 ap1·ile l912 JJ.1Hor.r.1 dott. RorllPo, farmac ista di 2• cl1uise, ospednle miJitare Piacenza. -
Collocato in nspetlati,·a J'ufli cio, pe r inferm itit comp rovata, con l'an11uo assegno d i lire 9HS,!J:> a dcco n ·ere dal 1° aprile UJI:?.
MOVIMEN'rI AVVE!'i'UTI NEL CORPO SA NIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO
3\.17'
110TIFICAZI01II.
Arrivi e partense da. e per l 'Afdoa. E,irico, tenente medico. - Ritornato in Italia dalla coloni!\ EritrAa, per rimpa trio d11fìnitivo, il 22 marzo 1:Jl2, pl'evil\ licenza straordinaria di quattro mesi per infermiti1 dipendente da cause di servizio, cl1e rlecorr& dall' 11 id SESTO .d.nto,iino, id. id. 2 alpini. P artito per la colonia Eritrea il H aprile 19l2. PRo t'E'l'A Liborio, id id. 8 id, O·rE111 Vincenzo, id. id. infermeria presidiaria di. Vercelli. - Partiti per la colonia della Somalia italiunn, il J4 aprile W12. RESEOOTTI
Defantl. Alessandro, maggiore medico di riserva, distretto Verona. Morto a Captino Veronese (Yerona), il 28 marzo 1912.
SE:SOIRAJtol ca v.
(ll:tlfo di.1pensi 11. 21 ,1 113 ~7 del /l, l/eUi•10 11{/itiale d,•1/e ,iomiM).
Ufflolall ln aervislo attivo permanente, R. decl'eto 19 maggio 1912. MARINUCC1 ilforino, sottotene nte medico di complemen to, distretto Chieti. -
Nominato tenente medico in servizio permanente, a senso dell'art,. l del R . de· creto 11 gennaio 1912, n :a. con anzianità 1° aprile 1912 e con decorre11zn per gli assegni dul 1° mng~io 1912 e destinato f\O fanteria, contin uautlo a far parte dei repart i mobilit,,ti. Seguirà nel rnolo il tenente medico , ·nnnelli Eurico. R. dec1·eto 20 febbmio 1912.
Di;: FALC() cav. Andrea. tenente colonnello modico in n!!pettativn. - Collocato a riposo per infermità non d ipendeuti dal servizio, did 16 marzo lD12; inscritto nella riserva e nominato cavaliere nell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazza ro. R. decreto 2 mag,r;io 191'2.
Picc1~rn1 Ugo, ten ente medico 18 artiglieria ca111pagn;i. - Collocato in aspetta· ti va per motivi di fa.mig lin, per un anno. GRAz1or,,1 Gerardc, id. id. in aspettativa per motivi di famiglia, per o t to mes i. (Regi decreti 18 agosto 191 l e 4 f ebbraio 1912) - L'as pettat iva di cui sopra. è prorogata. di un mese, dal 1° maggio 1912.
oD8
MOVUIE~'l'f A \ 'VE::,/UTI NEL CORPO SANIT, E NEL PER!,. FARMAOIWTIOO
Il. decreto 6 m ag!lio 1912. teuente medico reggimento cavalleggeri d i Foggia. - Collocato in aspettativa p1:1r infermità n on dipendenti da cause di servizio per quattro mesi.
MAGLI ULO Luigi,
li. dec;·elo 26 maggio 191:.!. V erecondo, tenente modico R. corpo di truppe coloniali della SomaJia italiana (a disposizione Ministero esteri). - Cessa di essere a disposizione e trasferito ospedale P e rugia dal 2 g iugoo l!Jl2 M.lGLIACCJO R omano, id. iJ. in a spettativa per motivi di faroigli&, per sei meei. (R. decre to 3 dicembre 19 11). Ammesso, a datare dal 2 giugno 1912, a concorrere per occupare i due terzi degli impieghi che si facciano vacanti n ei quadri del suo grado e corpo, come gli ufficiali contemplati dai.l'art. 11 della legge 26 maggio 1852. MIGLIACC1v R omano, id. id. io as petta t iva a Sassari. Rir.biarnato in servizio 19 artiglierie. cam pagna dal l1 giugno UH:?. PAOLE'l"fl
Determinazione ministeriale 30 maggio l!H2. MARRùCCO cav . Achille,
nrn.ggi o1·e m edi<.'O scuola applicazione strnità milita;·e. Trasferito os pedale mi li ta re Napoli.
Farmaclati militari. R. d ecreto 10 11wrzo 1912
Giuseppe, formacigta capo di 1• clas;e, ospedale Bologna. cato a riposo per ragioue di età, con decorrenza dal 2 marzo 1912.
.RO VERE cav.
Collo ,
ll. decreto 31 marzo 1912 :M1ccu1:-.1 Àn'onio, farmacista di 1• classe, ospedale militare Perugia. - Promosso fannacis ta capo di :3" classe, cou riserve. di a nziauità dal 1° aprile 1912. · CEN'l'A cav. Attilio. id. l ' id., id. Venezia. - Id. id. 2" id., id. id., fai 1° id. CEPPI Ugo, id. l ' id., id. Palermo. - I d. id. ~· id., id. id., dal 10 id ò trasferito os pedale mili tare Caserta. Gc.,irn1,TA dottor Carlo, id. 2° id., id. Saviglinno. Rientra in ruolo dal 1e aprile 1Ul2.
D ecreto ministeriale r:n marzo 1!>12. MIC 1.1AHDI cav. Domenico,
farmacista capo di 2' classe, ospedale militare Mes· sioa . - Promosso farmaci;;ta capo di l' classe, dal 1° apri le 1912. ELETTO A lfo11so, farmacista di 2" id., id. Piacem~a. Id. farmacista di 1• id., dal 1° id. DEI. P11mv Gio. Ua tti!<la, id. 2• id., id . Verona. - Id. id. 1• id., dal 1° id.
Determinazione mi11isteriale :23 Utaf/!Jio WIZ. PoLO Lorenzo, farmacista di l" classe, ospedale militare Caserta. ospedale militare Palermo.
Trnsfe rito
HOVU1ENT! AVVENUTI NEL CORPO SA NIT. E· :-EL PERS. l'AR~lACEUTICO
399
Ufftolall In posizione dl servizio aualllarlo. R. deçreto 21 ma·n:o 1912. ~OMOLA Giulio, capitano medico distretto Novara. Colloca to n riposo, a sus. domanda, per anzianità di servizio, con decorrenza. dal 1° o.prile 1912 inscritto nella riserva e nomina.te cavaliere n el!' Ordine della. Corona d'Italia.
R. decreto 30 maggio 1912. I seguenti ufficiali in posizione ausi iiaria sono promossi al grado su periore: Tenenti colonnelli medici promossi colonne li i medi.ci: D'AJELJ,O cav. Ratfdele, distretto Caserta. SmoMBO cav. Natale, id. Toriuo. Maggio1·e medico promosso ten ente colonnello medico: -0URLI PE'rARDA ca.v. N icola, distretto Torino.
Ufilolall dl riserva. R. decreto 30 maggio 1912.
I seguenti ufficiali di riserva sono promossi al grado superiore: Maggiore generale m edico promosso tenente generale medico; DE RJ::NZI cav. Giuseppe, distretto Napoli. Ten ente colonnello medico promosso colonnello medico; · °LAERA cav. Michele, distretto Milano.
Maggiori medici promossi tenenti colonnelli medici ; 'CARBDDA Fede1·ico, distretto Cagliari.
-
Bu1<0)<ZO cav. Giovanni, id. Torino.
Tenenti medici promoss i capitani medici:
-0:av Giuseppe, distretto Torino - MATARAzzo Constabile, id. Campagna - MES· SINA Onofrio, id Napoli SALVr Adolfo, id. Torino - PANJ<JIII Rodolfo, id. Firenze - DEL VICAR!O Giuseppe, id. Foggia - GArnrss1 Adolfo, id. Savona - CAPPAflO)<I Pielro, id. Roma - SANC.\SSA!\J Ambro11io, id. Milano - VKN· 'l'UROLI Francesco, id. Bologna. - ConnE1,L1N1 Luigi, id, Como - BLUNDO Gi-Orgio, id. Siracusa - GnDIALDI 1'ommwso, id. Napoli - BRUNI Domenico, id. Taranto MA.JOHANO Gabriele, id. Tar1111to - BALBO)<I Aldo, id. Ferrara. - FoLT.t Francesco, id. Bologna - ROTONDO Giu8eppe, id. Bnri TunBIL Clemente, id. Torino VOl,l'l Girolamo, id, Bergamo NARDAC· c1110NE Dona.to Fl'anceaco, id. Campobnsso - F vn·J'UNATO Rosario. id. Mes·sina - MARINELLI ìfichele Arcan:1elo, id. Cam pobasso - Dcconn,109 Fra11cesco, id. Siracusa - STAZZA Achille, id. Sassari - Di-FRANCA Dome11ico, id . Catania - BASSO Pietro, id. Treviso - BoEm V alerio, id. Massa - Uoo, LINI Angelo, id. Forll - GuASSA nno Gittseppe, id. Genova - LA1tlZZA Pietro, id. Reggio Calabria - MJNE'l'Tl Bitialdo, id: Genova GUADAGNO Nicola, id. Salerno - Tno1s10 Vincenzo, id. Sale, no - MANOrNI Gioacchino, id. Ge· .nova - MAzzoccoN•: Ferdinando, id. Chieti.
400
MOVIMENTI AVVENU' rl NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FAIUIACIWTJ CO
Ol\TOJUFICE:SZE.
Concesse nella ricorrenza della festa Nazionale 1912. R . decreto 30 1naggio lfll2.
Nell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro·. In considerazioRe di lunghi e buoni servizi. Car:aliere. TA1,r.An1co cav. Bonifacio, colonnello medico direttore ospedale militare Bari. CAv1ccurA cav Francesco, id. id id. Genova. CARJ:-10 cav. Tommasino, id. id, id. Napoli. V1VALUA cav. Carlo, id. id. id. Palermo.
Nell'Ordine della Corona d'Italia. In considerazione di lunghi e buoni servizi. Carntiere. D ucci;:scm .1 fodesto. cnpitano medico 71 fanteria. OooERA L11igi, id. id. 16 id. ( a d ispos izione Ministero finanze) .
RICOMPENSE.
Al valor mllttare .
R. decreto 5 111aygio 1912. hlEDAGLTA DI BRONZO. MAKCINI Àn!Jelr111 to,1io, da Arpino (Caserta), capitano medico ospeda le militare· R oma. - Di not te raggiungeva sugli ;:cogli della fontana di Trevi un soldato che, colpito da improvvisa a l iennzione mentale e pericoloso per sè e per gli altri, dava in escaudec;cenze e, co n t11tto ed ardimento, dopo viva resistenza e super11ndo non lievi difficoltà, rinscivo. a trascinarlo seco . - Roma, 4 gennaio 1912.
Defunti Sc1,1.c,PA Niwzio, maggiore medico di riserva., distretto Taranto . s ina (Taranto ), il Hl aprile 1912.
Morto a Ir-
li D1ret.to, e
Comm. Ct,Aomo SFORZA, ma.ggior generale medico. ll Rcda.Lton~
EDMONOO TROMBETTA, tenente colonnello medico. (!6\GJ -
" '"""· mii -
T •I' · ~:. Voµhera .
LUIGI PALMIBR•, gerente-
BJrB.N,umo e BREZZI. - Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra. Memoria premiata al concorso Riberi. Un volume di peg. 276 con molte figure e tavolo grafiche. - RomR, 1905 . L. 3 50 CA&illNL La fatica nella vita militare. Memoria premiata nel concorso Riberi 1904-1905. Un volume di pag. 330 con 65 figure. - Roma, 1908 . . . » 6 II>. - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria premiata al concorao Riberi 1905-1906. Un volume di pag. 402 con tavole grafìohe e statistiche.- Roma, 1908 . . • . . , • • 8 Ct711ANI. Esposizione sommaria dell'ordinamento e funzionamento liel servizio sanitario in campagna presso l'esercito italiano. - Roma. 1006 . • l 50 D• CEsA.B& - Studio sulle mediaetiniti (media.stiniti suppurative, BBcesao mediastinico). - Roma, 1900. Un voi. di pag. 144 • • • . • • . . . • 2 HYBTL. Onomatologia anatomica. Storia e oritica del moderno linguaggio anatomico. Traduzione lìbera italiana dei dottori C. PllinTI e C. Sroa:u. Boma, 1884. (Ediziona rara) . . . . . • . . . . . . . • . • • 9 Le ferite caiuate dalle armi da guerra. Sintesi della relsziono sanitaria eugli oaerciti tedeschi dursnte I& guerra frsnco-germanica 1870-71. - R oma, 1889. Un vsolume di pag, 348, prezzo ridotto. • . • • 2 MANAvn.A, Studii storico-critici sulla meningite cerebro-spinale epidemica in Itslia e psrticolarmente nell'eeercito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 oon 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto • • . • . . . . . • . • I 60 BALINABJ.. Le lesioni t1aumaticho dei centri nervoai. Memoria onorsta del premi:> Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Prezzo ridotto . • 3 60 Bl'ORZ.A e G10L1.ARB:t.LT. La malaria in Italia. Opera onorata, del 1° premio al concorso Riberi. Un volume con '1 grandi tavole cromolitografiche. Roma, 1885; prezzo ridotto. . . . . . . . . . . . . . • . . • 3 Tolla:LLI:NL - Delle malattie più frequent:ernente simulate o provocate dagli inscritti. - Roma, 1875 • • 3 60 11. 11. - Per t·acqulslo delle opere sopraindicate Inviare c1>mmlsslonl e vaglia all'Ammlnlstraz lone ci.t Giorna le di medicina mllllare via XX Settembre Roma.
Alt1·e pnbblicr12:toni me<Uco-militari.: ll'im11.AR1 LELLI
F.RASOKSCO, capitano medico. - Manuale di bromatologia poi medici militari. - Fir,enze, 1906. Un voL in 16° di pag. 484. {Vendibile preeeo l'Autore in 'Firenze, eouola d'applicazione di sanità. milit&re). • A. Sa:nToLI, capitano medico. libero docente di patologia speciale chirurgica nell& R. Università di Pisa. ·- Contributo allo studio del rinofima e ricerche ist.o· logicho sui trapianti di cute secondo Wolfe (con 18 tavole) - Livorno 19ll, Officino grafiche Chiuppini. (Vendibile presso l'Autore, Ospedale Militare di Livorno). . L. · JANDOLO Cos'l'.L~TINO, colonnello medico. Oftalmoscopia od ottica oculistica. Manuale teorico-pratico. Un voi. in 8° con 82 figure e 12 tavolo. - Napoli, stabilimento tipografico Ferrante, 1905. (Vendibile presso l'Autore, Roma, via Principe Amedeo 47) MANOUNTI Ezto, colonnello medico Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po (1889, 1898, 1905). Testo e progetto con illustrnzioni, premiati: con diploma d'onore ali' Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile preeso l'Autore, direzione sanità militare) • ID. ro. - Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profilassi attuale. - Età della chiamata. ~ Forma biennale. Abbassamento della staturo.). Relazione al congresso nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . • 8Atn1A.IU SALVATORE, muggioro medico. L'anatoini& eia chirurgia operntoria della m&n1ibola e delle parti molli cho la rivestono. - Nnpoli, 1906. Un voi. in 8' di pag. 130, con 58 figure intercaltite noi testo. (Vtimdibile pre!l8o l'Autoce, Corso Vittorio Emanuele 386. Napoli) . • lo. JD. - La chit'Ufgia dello vie biliari. :\fomoria onorata di un atteRtato di lode della Società medico-chirurgica di Bolo~a. - Bologna, 1903. Un voi. in '16° di pag. 198, (Vendibile pr•.ò80 l'Autore, Corao Vittorio Emanuele 386, No.poli). • 8.ANTUCCI ST1n,,1.,.'lo, maggiore modico, libero docente di ortalmologia e di clinica oculistica nella Rogia Università. di Torino. Studio scientifico pratico sui t,raumatismi oculari. Voi. di 242 pagine con 16 tavolo co ntenenti 63 microfotografie o con prefazione del professor C. REYMOND, direttore della Regia clinica oculistica di Torino. - Roma, Enrico Voghera 1906. (Vondiuile pr698o la tipografia Enrico Voghera, via Po 3, Roma) . . • R. RtyA.LTA, capitano- medico. - Malattie profossionali ed infortuni del lavoro nella vita civile e nella vita. milite.re. Rocca S. Ca.sciano 1008. (Vendibile proaso l'autore, I io reggimento fanteria, Forlì). » - - ---.:"'-<.:> .,,,__ __
5 -
6 -
8 -
, 2 -
3 l -
' 5 -
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE Direzione e Amminlstraz : Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI ABBONAMEN'ro. 1° Il Uiurnale di medicina militare si ·pubblica l'ultimo giorno dì ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. 2" L'abbonamento è a1111uo e decorre dal 1° gennaio. ;,0 Il prezzo dell'abbonamento è: P er I' I lalia e la Colonia Eritrea L. 12, Per l'Es~ro. . • • • . . • » l fi,. ~ in llalia . ,. t ,2."'. Un fasc1co1o separa lo costa { ali' Estero > 1 , 50
Il supplemento contenente l'Annuario 5 in Italia . » clel corpo sanitario militare costa . 1 all'Estero. »
2,fio 2,75
4° L'a !:>bonamento·non disdetto prima del i' dicembre s'intende rinnovato per l'anno successivo. 5° I s ignori abbo11ati militari in effettività <li servizio possono pagare l'importo dell'abbonamenlo per mez.zo dei rispeLtivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). 6° Pe r i soli ufficiAli medici (dell' Esercito e della Marina) è ammesso un abbonamento ~umulativo al Giornale di medicina m.,litar e., ed agli Annali di med~cina navale e coloniale al prezzo di L. 1~ annue. Per ottenere tale abbo· namenlo ~li abbonaLi del giornale di medicina militare devono fa r per venire direttamente L. 6. all'amministrazione degli Annali (presso il rnioisLero della Marina). i 0 Ai librai si fa lo econto del 10 °10 , ma soltanto per gli abbona men li delle persone e degli enti non militari, che non pos.;,ono fruire della facilitazione di cui a l n. 5 e 6. 8° Le spese per !lii estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc., che accompa~nassero le memorie, so110 a carico degli autori. !)o Gli autori Jelle memorie potranno averne gli estratti facendone r ichiesta all'atto <!all'invio delle bozze corr ette. Gli estrali i sono di due tipi: T1Po À.. - Con copertina in bianco, seni;a frontespizio, e colla impagina· tura e numerazione del fascicolo. TIPO B. - Con cope:·~ina s tampata, frontespizio, impaginatura e numera, zione speciale. Il prezz.o é r egolato dalla seguente tariffai: Pre.z.zo di. oi.a.111tou.:n. :fo21io di. stampa.
NUMERO DELLB COPIE
TIPI DI ESTRATTI
25
so
100
200
J,-
5,7,60
6,60 9,-
10,13,60
·--Tipo A Tipo B.
.
6,60
I ogni oe.ouo Per aio oltre 200
S,80 4,80
Gli estralli minori di un foglio si conlano come foglio inte1·0 per le ordì• nazioni di 100 estraiti o meno. P er quelli che superano un foglio, le frazioni in più , che non superano il mezzo foglio, si contano come metà, purchil pero l'o1·dinazione non sia jnfer iore a ,,o copie. P otranno avers i estratti in carta e formalo diversi, previi accordi per sonali tra gli Aulol'i e la Ti pografia 10° l mao0scrilli non si restituiscono.
INDIC E DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
.'
IIIYISTA DI NEVROPATOLOGIA Haurr. - Le rughe nell'esercito . . . . . Funaioli. - Epilessia traumatica o epilessia essenziola ~ . ludi. - Eofanta et soldal.:! aoorooaux .
Pa(I.
RIVISTA 01 CHIRUIIGIA GENERA LK. De v,ccltl. - Un chirurgo itali,,nu a New-York . . . . . . . . . Dtlllet - Herren,chmldt e Beauv,. - Iniezioni ~ottocutaneo <h estratlo completo ,11 adre~ nalioa nel casi di astenlo. e di adinauiia post-cloroformica. . . .
455
'~
RIVISTA DI OCUI.ISTICA. Ku. - Un contrlbutu allo studio delle anorn;1lie del sacro e <lolla fos.,a lagrllnRle Fretdland. - Operazione della ptosi
4~7 4~'i
RIVISTA 01 MEOICl~A LEGALI>:. Mor11111. - Neurosi traumatiche con partico lare ril(uari!o alle forme indennizzabili Baaohlerl-Sahadorl. - COnlributo allo studio della • Tabes traumatica• . .
-·
458 459
BIV ISTA l)l TECJ\lCA E SERVIZIO MEDICO MlLITAIIE. Cllallamel. - Trasporto del feriti In terreni accidentati . LandGU.ZJ. -
460
RIVISTA O',IGIENE MILITARE. Sull'oso l.1collath·o <lella vaccinazione antiUOca nell'esercito
460
RIVISTA D' IGIKJ\E GENERAI.E E llAcTTERIOLOGIA. Napolllanl e Tedeschi. - llicer che sperimentali Rulla etiologia della C\lb!Jro estivo Stcril1ziaiion,. dell'acqua secondo Il sis tema Rlet•chel e l:lenneherit . . . . • Brownlng - li \'alorn drll 'esacne microscopico ,liretto nella batteriologia della congioa· l lVlt~. coa l'analisi di on migliaio di casi . . . . . . . . . . . .. ,C01co . Rosa e De .s anedlctla. - so11(a un caso di to bercolos1 cutanea d1 o rigine bovma nell'uomo . • . . . . , . · · · • · · · · · S1mpl1. - Rala11ooe fra tetan'o e Iniezioni ipoderrull:lle o ì11lramuscolarl di chinino . . Rondoni. - Il colera, la peste e la felJbro gia lla nella Conferenza sanitaria lnterna1lonale di Parigi dul l 911 BIVIS1'A BIRLIOGIIAFICA. Amante. - I.e ferite 9el fegato e delle vie btllari . . . . . . . . . Severino. - Anemia sr,lenfca e morbi arunl • . . . . . . . . . Fl'omagel o Blohllonn,. - Com1>endlo c.l inlco e terapeutico dell'esame funzionale dell'occJ1io e nello anomalie della rerrni1onè . . . . . . Blschoff, Hoffmann e Sohwlenln1. - Lehrl,uch der MIUliirh y11lene
4113
453 ,s,
46! 463 464
465 4&5
467 469 471
. ,a 47J
IIIVISTA DI P'ARllACOLOG!A
,a
Sull'azione della Scopolamina. NJl',CROI.OGIU. àlfmlo O'Ettorre
,1r.
CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDA LI MILITAR I MOVI MENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITAIIIO E NEL P&RSONALE FA R~JCEUTICO
476 47S
Pubblicazioni vendibili presso I' Ammlnistraz. del II Giornale di medicina militare " Vu X.X SKTTBMDR B, r .. 1... 1.zo osi. M1N1;T&no IIKI.LA ous11114 Anropometria mi/irore. - Risultati ottenuti dl\llo epoglio dei fog'li eaol$ari delle clMlli 1859- 1863; due volumi in 4o con atlante: Vol. I (Dati BDtropologici ed etnologici) con Atlante della geografia antropologica dell'Italia. - Roma 1896. . L . 18 Voi. II (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 , 6
B.utomo e S~OBZA.. - Compendio di chirurgia di guerra compilato aulla 11toria medioo-ohirurgioa della guerra di 860688Ìone d'Ame rica. - Roma, 1888 4 vo lami. prezzo rid otto • . . • . • . . , B&BNABDO o BaEzZI. Lo sgombero d egli ammalati e foriti in guerra. Memoria premiata al CODCO'l'IIO Riberi. Un volume di pag. 276 con molt.e 6gure e tavole grafiche. - Roma, 1905 . • . • . . . . . . . . • . L. C.u.uum. - La fotica nella vita militare. Memoria p remiata nel conoonio Riberi 1904-1905, Un volu me di pag. 330 con 65 figure. - R oma, 1908. . . "
6 60 3 60
6 -
--r,'.jt'I \ ,f...
MEMORIE ORIGINALI
~·'-<.
-
I ·:,
') :~ \ .... ~
m: i\G o. ·~·; ,t:; - - - - - -- - -- - - -- -- - - - ·------+-',._,;,',-\- 12· .. . f
'-
, ·:.-;...~
. ,......;
,.;:.:,
~ · ~.\'·'
LA TUBERCOLOSI MONOSURRENALE A DECORSO LATENTE 0 > Per il tenente colonnello medico Antonio Perassl, libero docente.
~··
::
Benchè finora della fisiologia e della patologia dei corpi surrenali siansi quasi esclusivamente occupati gli internisti, tuttavia è noto ohe lo Schede ha. già scritto un capitolo sulla chirurgia di tali organi. Quest'autore ammette che 1'80 % delle affezioni localizzate nelle anzidette ghiandole 1:1iano di natura tubercolare e ritiene che i fenomen i consecutivi si presentino gravi, anche quando la sede è unilatera.le. Perciò egli si domanda se non si debba considerare quale risorsa tÌtile l'estirpazione della g hiandola ammalata. Ed in appoggio cita alcuni fatti dimostrativi, fra cui è da ricordarsi 11 intervento praticato da Jonas, il q uale operò con esito favorevole una malata, che presentava una caratteristica colorazione bronzina. A vendo in questo caso i I processo morboso coinvolto il rene sottostante, si dovette pure procedere alla sua asportazione. Malgrado gli accennati tentativi fortunati di cura operativa, pare che, nello stato attuale delle nostre conoscenze, la terapia cruenta della monosurrenalite tubercolare non possa acquistare un'importanza promettente, essendo, per lo più, la malattia a decorso latente e silenzioso. Ammessa l' estrema difficoltà, se non l' impossibilità., di fare la diagnosi precoce di tale affezione tubercolare prima che com pariscano i sintomi addisoniani, i quali costituiscono un indizio di probabilità che la lesione abbia già invaso entrambi gli organi, qualsiasi intervento operativo diffi.cilmen te potrà aver luogo con buon esito. Si aggiunga che la. stessa coesistenza di un processo tubercolare renale e surrenale può sfuggire alla ordinaria osservazione medica. Ed in prova di ciò riferisco sopra un reperto anatomo-patologico constatato in un giova.ne soldato, deceduto ne l mese di giugno 1910 (1) Un ri68Sunto fu comunicato alla sezione : Patologia e terapia chirurgica del VII Congresso internazionale contro la tubercolosi. 16 - (;iorno le ai meaidna ,n,liiare -
Fase. VI.
·l 402
r.A ·roBERCOL08I MONOSURRENALI,; A DECORSO LATENTE
nell'ospedale militare di Caserta., dopo appena. cinque giorni di degenza. Al tavolo anatomico si notò che l'esito letale era stato prodotto da tubercolosi miliare, diffusa alle pleure ed a.i polmoni, massime al lato destro, ove si osservavano reliquati di pleurite adesiva d i antica data. Coesisteva degenerazione caseosa di tutta la ghiandola surrenale destra, ed il processo tubercolare aveva pure invaso il polo superiore del rene omonimo. Presentandosi le due ghiandole sovrapposte stret· tamente aderenti fra loro, per procedere ad un esame metodico furono asportate insieme, e si riscontrò che nella sede corrispondente al corpo surrenale destro vi era una sacca a contenuto puruloide, voluminosa quanto un uovo di tacchino e che comunicava con un'altra sottostante più circoscritta, scavata nel polo superiore del rene. L'esame degli altri organi ed t1.pparecchi è stato negativo; così del tutto normale era la colorazione del rivestimento cutaneo. In questo caso, in cui mancava qualsiasi cenno di sindrome addisoniana, l'anamnesi prossima e remota risultava. muta; e, durante la. fase terminale della. malattia, unico fenomeno che ta.ràivamente poteva far pensare a.d un processo morboso renale fu la constatata albuminuria, che per altro non era neppure di grado notevole. Per contro, bisogna riconoscere che oggigiorno si verificano solo eccezionalmente simili constatazioni di sorpresa. a.1 tavolo anatomico, di lesioni del filtro renale, consecutive ad una delle va.rie forme di nefrite primaria o secondaria, poichè riesce agevole istituire, per tempo in vita, esatte diagnosi differenziali, basate sullo studio clinico delle concomitanti alterazioni ca.rdio-vascole.ri, sulle molteplici me.nifostazioui uremiche, sintomatiche d'insufficienza della funzione renale e specialmente sull'esame quantitativo e qualitativo delle orine. Dopo avere esposto un tipico caso di tubercolosi a. decorso latente, e in cui la malattie. già a,eva prodotta la distruzione completa di una ghiandola surrenale, si aggiungono ora brevi commenti spiegativi, da. rammentarsi quando occorra fare la diagnosi di sede nelle affezioni della regione renale. Il sintomo diagnostico più esatto della tubercolosi renale si rileva. coll'esame delle orine raccolte separata.mente dai due ureteri. Questo esame ci permette di addivenire alla diagnosi precoce, prima cioè che si possa riuscire ad accertare l'esistenza dell'aumento nel diametro longitudinale del rene, o che comparisca l'ematuria, ovvero che si possa.no notare disturbi di circolazione, causati da compressione sui vasi renali e resi manifesti per l' inRorgenza di stasi periferiche nei plessi pa.mpiniformi, donde lo sviluppo del così detto varicocele, sintomatico di affezioni renali e surrenali.
LA TUBERCOLOSI MONOSURRENALE A DECORSO LATENTE
403
Il problema. della. dia.gnosi di natura. del morbo può presenta.re notevoli difficoltà, dovendosi, ca.so per ca.so, escludere l'esistenza. di pieliti o di pielo-nefriti non specifiche. Inoltre va. rico.rda.to il fatto, che non tanto rara.mente la tubercolosi renale s'inizia sotto forma di peri-nefrite, ed in tali casi il materia.le caseoso può raccogliersi gradata.mente nel tessuto connettivo peri-rena.le, fino a rendere prominente lo spazio di Grynfeltt, che è uno dei punti deboli della. regione costo-iliaca. Nè si deve obliare un'altra. causa di errore, determinata dal subdolo insorgere di affezioni dell'appendice, in sitnazione retro-colica. Questa, per la sua estremità. dista.le, è talvolta. in. rapporto con la parete lombare e particolarmente col rene e col tessuto connettivo perirenale. In tali casi, gli ascessi appendicolari possono circondare la loggia renale e simula.re gli ascessi perinefritici. Lo scopo delle anzidette brevi considerazioni è quello di richiamare l'attenzione dei pratici sul fatto, che il successo di una cura operativa per gli svariati processi morbosi della regione rene.le, a cui possono seguire formazioni di raccolte purulente o puruloidi, di regola dipende dalla. scoperta precoce della malattia. E benchè, fino a.d oggi, questa scoperta., durante le prime fasi, massime pei focolari surrenali, si presenti ancora molto difficile, tuttavia è ammissibile che le condizioni attuali de1la morbosità umana possano col tempo essere favorevolmente influenzate dall'applinazione di provvedimenti preventivi, per opera della profilassi medica intensificata. Intanto la diagnosi precoce di ogni focolaio degli organi interni dovrebbe tendere a differenziare quelli del tutto spenti da quelli a contenuto mobilizza.bile, perchè solo in tal modo i cultori della medicina pratica · potranno meglio assolvere l'arduo còmpito di elimina.re i più vulnerabili portatori di affezioni bacillari la.tenti dalle va.rie collettività sociali. Caserta, giugno 1912.
404
Il materiale di sutura edi allacciatura inc~irur~iadi ~uerra Per il capitano medico De Sarlo Eugenio, liber o docente di P atologia epeciale chirurgica nella R. Univereità di Piea
La scelta di un buon materiale chirurgico di sutura e di allacciatura, se presenta il più grande interesse in tempo di pace, come attestano i molti e pregevoli lavori pubblicati ed i nuovi materiali che di tanto in tanto vengono tuttora proposti in sostituzione di quelli già usati, assume un'importanza straordinaria in guerra, dove le difficoltà e le deficienze di ogni genere mettono a dura prova il chirurgo militare. Tale i nteresse non farà certo meraviglia se si tien conto che un fil o, impiegato in una sutura profonda o nella legatura d i un vaso, può turbare il regolare processo di guarigione ed a volte mettere perfino in pericolo la vita d el paziente. Uua dote essenziale di ogni buon materiale chirurgico· di sutura e di allacciatura è senza dubbio la sua (acile e sic1tra sterilizzazione. Altra preziosa dote è la riassorbibilitèi del materiale stesso, colla quale si evitano, nei casi di eventuali inquinamenti, che sono pur tanto facili in campagna, quelle infezioni piogene locali, che si prolungano fino alla completa eliminazione di tutte le anse applicate profondamente. Se non che tale dote, come si comprende di leggieri, non deve essere eccessiva, nè deve andar disgiunta da un giusto grado di robustezza, perchè altrimenti risulterebbero compromesse l'emostasi e la riunione dei tessuti divisi. Per la chirurgia di guerra, poi, è necessario che il materiale si mantenga ster ile e conservi tutte le sue qualità di robustezza e di ginsta riassorhibilità per nn tempo indefinito, poichè per le esigenze della mobili tazione tutto d e v'esser pronto sin dal t empo di pace. P ossediamo noi oggi u n materiale che offra le qualità testè accennate? l?er risolvere tale quesito, è ind ispensabile dare un rapido sguardo ai princi pali ti li più comunemen te usati oggidì e, dopo averne brevem en te ana lizzati i pregi e i d ifetti, rilevare qua le risponda meglie> alle esigenze della chirurgia di g uerra.
IL MATERIALE DI SUTURA E 01 ALLACCIATURA, ECO,
405
••* 1. CATGUT. - Il materiale, che ha. suscitato le più vivaci discussioni ma che ha conquistato ormai, come vedremo in seguito, un posto importantissimo nella pratica chirurgica moderna, è rappresentato dal catgut, il qua.le non è altro che une. minugia d'intestini di pecora o di gatto. Esso ha il gran vantaggio di riassorbirsi completamente; infat,ti in mezzo ai tessuti s'imbibisce dei liquidi .organici e si trasforma in una poltiglia, la quale per opera delle cellule migranti va scomparendo a poco a poco, fìnchè al suo posto non rimane che una. cicatrice connettivale (Bergma.nn). Il catgut però, mentre è molto ricco di germi patogeni, potendosi riscontrare nell'intestino di pecora perfino il bacillo del tetano, è un materiale che resiste male ai comuni processi delle. sterilizzazione col calore, poichè sotto l'azione dell'acqua bollente o del suo vapore si trasforma in gelatina. Al Reverdin spetta il gran merito di avere dimostrato che il catgut, mediante alcune pre· cauzioni, può sopportare impunemente per quattro ore un calore secco di 140° C. Però questo processo, ripetuto anche dal Benckisser e raccomandato da Doderlein e da Lauenstein, è molto delicato e non immune dagl' inconvenienti che sono propri di un tale metodo di sterilizzazione. Si ricorse quindi a liquidi o vapori che, senza alterare la minugia, come fa il vapor acqueo, producessero la sua completa a.sepsi. A tal uopo vennero proposti da Schimmelbusch alcuni olii ed essenze (olii eterei, olio di bergamotto, d'anilina, ecc.) e da Brunne1· lo a:ilolo ; ma i risultati furono tutt'altro ohe soddisfacenti. Si pensò quindi di utilizza.re l'azione di vapori sotto pressione, ed il Répin sperimentò dapprima., senza. alcun successo, il toluene, idrocarburo che bolle a 111° C., e poi ricorse al vapore d'alcool, il quale ebbe a dimostrarsi un eccellente mezzo di sterilizzazione, non togliendo alla minugia alcuna delle sue qualità preziose e rendendola completamente stE1rile. Però il catgut Répin ha l'inconveniente di essere conservato in un brodo di cultura il quale, mentre ne diminuisce la resistenza, non rap· pres,mta nemmeno, come si vorrebbe, un segno sicuro di asepsi, poichè tutti sappiamo come un brodo leggermente acido possa conservare la sua limpidezza pur contenendo dei germi; questi, infatti, trovandosi in un terreno di cultura poco favorevole, si mantengono in uno stato di vita latente, senza moltiplicarsi, pronti però a riacquistare le loro att ività biologiche, se vengono trasportati nel terreno favorevole. Si aggiunga poi, che il passaggio nel brodo di cultura. necessita una manipolazione che può eventualmente contaminare il prodotto. Un ottimo catgut asettico è quello preparato dai chimici Robert e Leseurre di
406
IL MATERIALE DI SUTURA E DI ALLACCIATURA., ECC.
Parigi, i quali fanno la. sterilizzazione mercè l'alcool assoluto sotto pressione a. 120° C. e Io conserva.no in questo stesso alcool, essendo i tubi chiusi prima. del loro passaggio all'autoclave, in modo da. a.ssicu• rare con certezza. la. conservazione a.settica. indefinita.. Se non che il catgut, conservato nell'alcool anidro, perderebbe la morbidezza, divenendo secco e per nulla resistente; epperò, allo scopo di ovviare a. te.le inconveniente, viene seguito dai suddetti chimici il seguente metodo proposto da Legueu: il catgut, privato d'ogni traccia. di a.equa e di grasso, è messo in un tubo contenente una certa quantità. dì alcool assoluto, ed avente nella sua parte superiore una piccola fialetta. chiusa., la. quale contiene la quantità di Il.equa necessaria per trasformare l'alcool assoluto in alcool a 90° e per l'estrema sottigliezza. del vetro può rompersi con un semplice urto. Chiuso il tubo esterno alla. Iam• pada e s~erilizzatolo nell'autoclave a 120° C. per un'ora, lo si lascia raffreddare; indi, con un movimento brusco, la piccola ampoule interna si rompe, e l'acqua, in essa contenuta, cade nel tubo grande e diluisce l'alcool assoluto in modo che le qualità di morbidezza. e di resistenza. delle mìn uge non vengono per nulla. compromesse. Con tale processo, la grande difficoltà della sterilizzazione del catgut mercè il calore si si pnò dire ormai definitivamente superata. Inoltre si è cercato di sterilizzare le minuge colle più svariate so· stanze antisettiche. Sorvolando sugl' infiniti metodi e processi di ste• rilizzazione chimica del ca.tgut, ne accenneremo solo alcuni, trattando a preferenza quello di Claudius. Nel nostro materia.le sanitario di guerra. esiste un ca.tgut preparato dalla farmacia centrale militare colla macerazione delle minuge per 24 ore in una. soluzione idro-alcoolica di bicloruro di mercurio al 5 ¼o e successiva. conservazione in fialette contenenti alcool a 95°. La. sterilità di tale catgut fu controllata dal Baroni e dall'Abba; però la chiusura della fiale mercè semplice tappo di sughero, a dire il vero, non è tale da. garantire la conservazione asettica indefinita delle minuge. Il Perez usa il catgut al fluo1·m·o di argento (tacliiolo) ed assicura che esso è perfettamente sterile, di ottima resistenza ed assorbibile in tempo~rela.tivamente breve. Infine al X I V Congres!!o internazionale di medicina in Madrid il dott. Claudius Marius di Copenaghen riferì. alla. sezione chirurgica il felice risultato delle sue esperienze praticate col catgut iodato. 11 pro· cesso non potrebbe a.vere una maggiore semplicità: si avvolge il catgut greggio sui comuni rocchetti di vetro, i qua.li vengono immersi in una soluzione formata da 100 grammi di acqua distillata, 1 grammo di
IL MATERIALE DI SUTURA E DI ALLACCIATURA, ECO.
407
iodio metallico ed 1 grammo di ioduro di potassio. Dopo otto giorni il catgut è pronto per Puso; l'eccesso di iodio vien tolto, immergendo il filo nell'acqua sterile e in soluzioni antisettiche. Il catgut, preparato in tal modo, è, come diùe l'autore, completamente stm·ile, antisettico, meno assorbibile e più plastico. In seguito il Claudius modificò in parte il suo processo, aggiungendo alla detta soluzione 1 grammo di bicromato potassico, il quale aumenterebbe la resistenza delle minuge. Le preziose qualità del catgut iodato vennero confermate dal controllo sperimenta.le e clinico di m0ltissimi chirurghi italiani e stranieri, dei quali apparvero numerosi lavori in breve volger di tempo. Per amor di brevità rinunziamo a riferirli tutti, limitandoci a ricordarne soltanto alcuni: Bertarelli e Bacchia da alcune esperienze comparative, fatte con minuge sterilizzate con vari metodi, vennero alla conclusione che il processo C1laudius sterilizza il catgut in modo sirnro ed assoluto. Ad un identico risultato venne pure il capitano medico Cossu, il qua.le ebbe a constatare, in alcune ricerche sperimentali, che fra i metodi sicuri, di cui si può disporre per nna completa sterilizzazione del catgut, quello di Claudius offre tutte le garanzie. fofìne il tenente colonnello medico Carta portò il personale contributo clinico intorno agli ottimi risultati del catgut iodato; egli è riuscito ad ottenere una buona miscela conservatrice formata di alcool a fl5° e di glicerina (1), nellll quale il catgut conserYa bene tutte le sue qualità pe't" un periodo protratto. Anch'io sin dal Hl07 uso il catgut iodato, di cui ho avuto sempre a lodarmi: come han praticato altri chirurghi, ho tralasciato sempre di passa.re le minuge in a.equa sterile, per togliere l'eccesso di iodio, e tuttavia non ho rilevato mai fenomeni d'intolleranza o disturbi nel processo di guarigione. Non ho osservato mai infezioni d'importanza ed bo potuto convincermi che le qualità di robustezza e di morbidezza del filo rimangono inalterate anche se esso vien lasciato immerso per lungo tempo in una soluzione idro-alcoolica iodo-iodurata (2). L'accusa, dunque, fatta un tempo al catgut di non potersi facilmente e sicuramente sterilizzare, non ha più ragion di essere, poichè lo stesso chirurgo può effettuarne la completa sterilizzazione nel modo più semplice, impiegando il processo di Claudius, che ha resistito trionfalmente al controllo dell'esperienza. clinica e del laboratorio. Il ce.tgut iodato, oltre e.d esaere del tutto privo di germi, ha il grande (l) Alcool a 95° grammi 80, glicerina gromm i 20. (2) Alcool assoluto ed acqua distillata ansgr. 60, iodo metallico e ioduro di potassio anagr. I.
408
IL ll.ATERIALE DI SUTURA. E DI ALLACCIATURA, ECC.
vantaggio di possedere proprietà antisettiche per nulla irritanti, dovute all' iodo, il che indubbiamente costituisce un gran pregio, specie in chirurgia di guèrrà. Infine giova rileva.re che il ca.tgut a.Ila. Clandius presenta anche il vantaggio dell'economia., perchè tutta la quantità di filo che resta dopo un intervento chirurgico, rimessa nella soluzione iodo-ioduTata, può servire benissimo in altra operazione. Al catgut, però, è stato fatto il gra ve addebito di non resistere abbastanza lungamente alla fagocitosi e, per conseguenza, di riassorbirsi in troppo breve tempo; esso quindi produrrebbe facili emorragie secondarie, allorchè s' impiega come materia.le di allacciatura, e rilasciamento precoce delle suture perdute, donde frequenti recidive nella. cura radica.le delle ernie e facili sventramenti post-la.paratomici. Se non che tali accuse, a dire il vero, non trovano alcuna conferma. negli studi sperimentali e nella clinica: l 'Hofmeister nelle sue esperienze sui conigli riscontrò il catgut in buone condizioni dopo sedici giorni e qualche filo non riassorbito anche dopo 5·6 settimane. Lo Czerny ed il Brnns, il primo dopo un mese ed il secondo dopo 40-50 giorni, trovarono nei tessuti il catgut non del tutto riassorbito. Il Morisani ebbe a riscontrarlo dopo ottanta giorni nella ca.mera anteriore dell'occhio dei conigli, e dopo sessanta giorni nel peritoneo e nE>i tessuti del cane. Tracce di catgut furono ritrovate perfino dopo 5·6 mesi ed anche più (Latis, Hallwa.chs, M.inervini). Infine, riguardo alla riassorbibilità. del catgut iodato, i l Coen ha constatato quanto segue: « il N. O si riassorbe in generale dal dodicesimo al diciasettesimo giorno; il N. 1 va. con un limite massimo fino al ventiduesimo giorno; il N. 4 va molto più iu là del ventiduesimo giorno; il N. 6 va. molto più innanzi del ventottesimo giorno >. Nelle suture cutanee, prat icate da me con catgut iodat\1 di media grandezza, dopo sette giorni, nel rimuovere l'ansa, ho constatato sempre il perfetto stato di robustezza del tratto infossato nei tessuti. È lecito quindi ritenere che 11 riassorbimento del ca.tgut, specie di quello iodato, avvenga dopo un periodo di tempo più che sufficiente per una sicura. emostasi e per una cicatrice solida. Le emorragie secondarie, a.scritte all'uso delle minuge, non sono probabilmente dovute al loro precoce riassorbimento, ma piuttosto ad alterazioni ima.tomo-patologiche dei vasi, per le quali le loro pareti presentano una. estrema. fragilità, ovvero ad errori di tecnica. nell'eseguire le allacciature. Infatti, siccome realmente i nodi di ca.tgut hanno tendenza a disfarsi, è utile seguire sempre la pratica di Olshausen, il quale fa tre nodi, uno sull'altro. Nella legatura dei grossi vasi, volendo avere una sicurezza maggiore, si potrebbe
IL MATERIALE DI SUTURA E DI ALLACCIATURA, ECC.
409
far procedere l'angiotripsia all'applicazione del filo. Del resto, nella Clinica chirurgica di Pisa si usa, senza inconveniente alcuno, il catgut anche nella legatura di grossi vasi. Nella stessa Clinica non ebbi a constatare un numero straordinurio di ernie recidive o di sventramenti post-lapara.tomici; il Ceci pratica spesso la s1itura mi!,·ta della parete addominale, colla quale si attraversano dall'interno verso l'esterno mercè punti di seta sterile i vari strati, compresa la cute, e, prima di annodare tale s-nt,wa in massa, si fa col cat.gut la riunione metodica e distinta dei diversi strati. 'l'ale tecnica, mentre accresce la solidità della sutura e permette la rimozione di tutta la seta impiegata, realizza in pari tempo i vantaggi della s11tnra a strati colla quale, come ha dimostrato sperimentalmente il Nehrkorn, si può avere perfino rigenerazione dei va.rii tessuti e completa 1·estittitio, anzichè formazione di elementi connetti vali. Si è detto infine che, il catgut, pur essendo perfettamente sterile, può dar luogo a suppurazioni dovute a prodotti d i putrefazione; questi produrrebbero una necrosi dei tessuti i quali, diventati locu,a minoi·is re.<ri stentiae molto adatto per l'attecchimento di eventuali bacterii piogeni, diverrebbero secondariamente sede di un processo suppurativo. Se llOn che tale inconveniente, dovuto a difetto di fabbricazione per l'impiego d' intestini non freschi, può essere, come di leggieri si comprende, facilmente eliminato, usando le maggiori cautele e la massima diligenza nella prima preparazione del materiale. Del resto, come ben si sa, le suppurazioni da catgut si distinguono appunto per la loro benignità e breve durata. *
** 2. SETA. - Rivale delle minuge è stata ed è tuttora la seta, la quale, com'è noto, si sterilizza colla massima facilità, potendo essere portata. impunemente alla temperatura di 130' C. In generale i me· todi di sterilizzazione possono ridursi a due: la bollitura in liquidi, la cui temperatura. di ebollizione superi i 100° C, e la sterilizzazione all'autoclave. Però la. seta., se è facilmente sterilizza.bile, ha il grave inconveniente di andar soggetta agl' inquinamenti seconda.rii a causa della speciale tessitura in cordoncini, aventi delle anfrattuosità propizie ad accogliere i microrganismi. La sua struttura lacunare realizza nelle suture cutanee una vera a.spirazione per capillarità, capace d' inocula.re in secondo tempo un punto primitiva.mente asettico, creando cioè, come dicono con frase felice i francesi, un vero séton infectant. Tale
410
IL )fATERIALJ,: DI SUTURA E DI ALLA00IAT0RA 7 ECC.
inconveniente è assai grave se si pensi che, per quanto accurata si voglia fare la disinfezione della cute, restano pur sempre dei microrganismi annidati nei bulbi piliferi e nei dotti escretori delle glandole sebacee e sudorifere, microrganismi che, dalla profondità della. pelle, si portano poi alla superficie, inquinandola novella.mente. Il de Gaetano, studiando la stato bacteriologico di quel tratto di filo che resta nella sutura in fuori dei fori d'infissione, di quello che resta in mE>zzo ai tessuti ed infine lo stato ùacteriologico della cute e del materiale di medicatura ad immediato contatto con essa, ebbe a constatare che ben presto la cute ed i fili s'inquinano anche in ferite aventi decorso asettico. Ciò conferma quindi che la via più frequente seguita dai miero1·ganismi per penetrare in una ferita sutw·ata, è il forellino pel quale passa il filo, che agirebbe da conduttore, permettendo ai germi di arrivare profondamente e determinarvi l ' infezione. Epperò il de Gaetano, allo scopo di distruggere i germi che minacciano il decorso asettico di una ferita, ricorse all'alcool ordina.rio acidificato con acido acetico (1 ), il quale all'azione antisettica unisre tm grande potere diffusivo e di penetrazione. Il detto autore consiglia. di applicare direttamente sulla ferita la garza sterile impregnata di alcool acidificato e di rinnovare dopo due giorni la stessa medicatura, poichè le condizioni di sterilità durerebbero soltanto da due a tre giorni. Il metodo del de Gaetano richiede delle medicature a breve intervallo, il che importa non solo un consumo di materiale, ma anche una. perdita di tempo: la qual cosa ba grallde importanza, specie in chirurgia di guerra. Gli svantaggi della seta diventano ancor p1u gravi per le s1dttre , p erd1tte e per le a1!acciatnre, pur sembrando, a prima. giunta, il filo ideale, tenuto conto della sua facile sterilizzazione, nonchè della sua resistenza e morbidezza. Essa invece ha il seguente grave inconveniente : in seguito ad eventuali inquinamenti, tanto facili durante un atto operativo, specie in campagna, dà luogo a lunghe suppurazioni, che clurano perfìuo dei mesi, e di solito non cessano se non dopo l'eliminazione di tut.te le anse impiegate. Inoltre si possono avere delle infezioni tardive, indipendenti da qualsivoglia errore durante o prima dell'operazione, perfino due anni dopo l'intervento (Hagler), pnre avendo avuta un'evoluzione a.febbrile e apparentemente asettica. la. ferita operatoria. Nella. mia pratica ospedaliera ho avuto agio di osservare degl' in fermi i quali, sottoposti alla cura radica.le di ernia e guariti per prima .intenzione, presentavano in seguito un ascesso pro(1) Alcool a 70° grammi 100, acido acetico gocce 20.
IL MATERlltE DI SUTt;RA E DI ALLACCIATURA, ECO.
411
fondo nella regione che fu sede dell'atto operativo; l'incisione dava esito non solo al pus, ma anche ad alcune anse di seta, la. cui totttle eliminazione segnava finalmente la scomparsa dell'essudato purulento e la rapida guarigione dell'infermo. I n una signora, operata d'isterectomia addominale già da circa un anno, la cicatrice di tanto in tanto si ulcera ed insieme con poco pus si elimina ancora qualche ansa di seta. Tale fatto, come si comprende di leggieri, suscita il più grande sconforto negli operati, i quali finiscono col perdere ogni fiducid. nel chirurgo, il qnale aveva fatto loro balena.re la. speranza di una pronta guarigione. Ma ciò non è tutto: talvolta la seta, anzichè incistarsi regolarmente in mezzo ad una limitata produzione connettivale senza dare più alcun segno di sua esistenza, produce invece una flogosi dei tessuti circostanti, a decorso lento ma progressivo, per cui si forma una tumefazione che mentisce un vero e proprio neoplasma. L ' Alessandri nel 1905 pubblicò un caso di neoformazione a tipo progressivo int01·no ad un corpo est?-aneo: trattavasi di un contadino il quale, operato di ernia inguinale destra, ebbe a presentare tre anni dopo nella regione operata un' intumescenza di forma ovoidale, della grandEzza di un limone, con superfic ie liscia, a consistenza duro-lignea, indolente. Fu diagnosticata fibroma o fìbro-sm·coma,· invece la massa. asportata., nettamente limitata, ma non incapsulata, mostrò all'esame macrosco pico un aspetto fibroso, in alcuni punti nettamente cicatriziale, e nel mezzo, in un piccolissimo cavo, si trovò un uodo di seta N. 3 fra poca quantità di liquido torbido, che l'esame micro~copico dimostrò trattarsi di nn detritu.,s arnor/'o con molti granuli grossi e scai·si lew:ocit'i 1·i1Jieni cli granulazioni adipose. Inoltre, dall'esame istologico del tessuto componente la tumefazione, l' Alessandri si convinse che ai trattava di una produzione flogistica con focolai d'infi,ltrnzione parvicellulare, e tessuto connettù:o in pat·te ancor giovine, in pm·te in via di ?·etrazione cicatriziale. I ntorno al filo di seta, dunque, si sarebbe andato gradatamente fo rmando un tessuto connettiva.le iperplastico con tendenza a produzione fibrosa cicatriziale in continuo aumento; a tipo, cioè, di neoformazibne progressiva, avente l'apparenza di un vero neoplasma. Un caso identico ho visto anch'io in un soldato il quale era stato, un anno prima, operato di ernia inguinale sinistra. I nfine la seta, come fa rilevare Florcken, se viene usata nelle operazioni sulle vie biliari (colecistostomia. sutm·a della -cescichetta o dei grossi canali) può essere il punto di partenza di concrezioni calcolose seconda.rie e di recidive lontane. Lo stesso può accadere nelle suture vescicali.
412
IL MATERIALE DI SUTURA E DI ALLACCIATURA, ECO.
I vantaggi della seta, dunque, come ben si vede, sono di gran lunga superati da gravi e svariati inconvenienti. *
"' ,i.
3. FILI META.I.LICI. - Altro materiale, usato comunemente in chirurgia, è rappresentato dai fili m etallici, i quali sopportano le tempera.ture più elevate. E ssi sono costruiti con diversi metalli (platino, oro, a1·gento, fen·o 1·icotto ecc.). Merita speciale attenzione il '(i,lo trimetallico, che è costituito di una lega composta di nichelio, di rame e di stagno (1). Nel 1902 fu pubblicata da Lombardi e da Sacerdote una statistica di 993 operazioni, nelle quali il detto materia.le fu usato, pressochè esclusivamente, tanto per l'allacciatura dei vasi sanguigni, quanto per le suture perdute e cutanee. Il filo trimetallico, a dire dei suddetti chirurghi, uguaglierebbe il catgut e la seta e supererebbe il crine di Firenze per fies8ibilità, 1·esistenza ed elasticità; inoltre costerebbe meno di tutti gli altri materiali usati in chirurgia. 1n generale, però, i fili metallici rispondono male per le suture perdute, poichè contundono i tessuti e rappresentano sempre dei corpi estranei ; essi trovano, a parer mio, un utile impiego solo nella sintesi ossea, per la quale si adoperano principalmente quelli di argento, che sono anche in dotazione nel nostro materiale sanitario. Per le <ture ctttanee riescono utilissimi gli uncini (agra/es) di Miche!, che ho usato per lungo tempo e con vantaggio. Detti uncini, che rappresenta.no una modificazione molto felice delle antiche ser1·es-(ines (le quali vanno comunemente sotto il nome di Vidal de Ca.ssis, sebbene fossero state costruite la prima. volta dal Furna.ri), mentre sono di facile e sicura sterilizzazione, realiz7;a.no rapida.mente e quasi senza alcun dolore il coalito perfetto dei margini cutanei. Essi, per la compree;sione che esercitano1 riescouo anche emostatici nei casi di lieve, ma pur tanto noiosa, emorragia dei margini della ferita, e .dànno luogo ad una ferita assolutamente lineare e quasi invisibile. Gli uncini inoltre si possono usare varie volte, e quindi presentano anche il pregio dell'economia . Essi infine hanno il grande vantaggio di non attraversare i margini cutanei in tutta la. loro spessezza, ma di tenerli semplicemente ravvicinati, in modo che si evitano non solo quelle eventuali lesioni vasali prodotte dal passaggio dell'ago attraverso la cute, ma sopratutto gl' inquinamenti seconda.rii degli strati profondi. L'applicazione delle agi·afes è facile; però bi( l) Nfoheli o, parti 0,80 ; ram.e, p. 0,15 ; atagno, p. 0,05.
IL 'MATERIAI.E DI SUTURA E DI ALLACCIATURA, ECC.
413
sogna badar bene che i margini della ferita siano esattamente affrontati e che gli uncini non siano stretti troppo nè troppo poco, per evitare rispettivamente l'ulcerazione della cute ovvero lo slabbramento della ferì ta. Non sempre gli uncini di Miche! sono applicabili: essi infatti, in quei casi, nei quali i margini della. ferita fossero sottoposti a.d una. tensione cospicua., s'infosserebbero nei tessuti, necrotizzandoli ed ulcerandoli, per cui sarebbe compromesso il regolare processo di guarigione. Lo ~tesso dica.si per quelle regioni nelle quali la cute è molto sottile, specie nelle operazioni di plastica. In tutte le altre circostanze gli uncini rispondono assai bene per le suture cutanee, e trovano una opportuna. applicazione in chirurgia di guerra.
*"'* 4. CRINE DI FIRENZE. - È ricavato dal canale emissario delle ghiandole filatorie del baco da. seta ed ha. la superficie leggermrnte striata; tali striature però sono cosi poco marcate e la sostanza è talmente compatta, che non vi è alcun pericolo d'inquinamento. La sterilizzazione non presenta alcuna difficoltà., poichè il crine di Firenze resiste assai bene al calore. P erò esso manca di morbidezza. ed ha. lo svantaggio di rompersi facilmente; riesce quindi poco pratico, essendo inutilizzabile in quelle suture che richiedono un nodo stretto ed una costrizione vigorosa.
•*• 5. ALTRI 'MATERIALI DI uso NON COMUNE. - Diversi altri materiali furono sperimentati e proposti per sostituire quelli finora usati comunemente; nessuno di essi però è entrato definitivamente nella pratica chirurgica generale, e quindi ci limitiamo a farne solamente un breve cenno. Il Braun per le suture e per le legature consigliò il lino impermeabile, cjoè impregnato di collodione o di celloiùina. Tale filo, a suo dire, è liscio, a.nidrofilo, solido, s' infilza facilmente, si maneggia bene e dà più di rado suppurazione dei punti. Il Ratiloff propose come ordinario materiale di sutura i fili di tendine di 1·enna, i quali vengono posti per 24 ore nell'etere e poi nella soluzione fenica alcoolica al 5 p. 100. I fili, così preparati, ~arebbero più resistenti del catgut, molli come la seta e riassorbibili completamente. Nel XXII congresso della Società italiana di chirurgia, tenuto in Roma, nel 1903, il Caminiti presentò un nuovo materiale di sutura., ricavato da.i nervi degli animali, debitamente preparati; esso viene
414
IL MATERIALE DI SUTURA E DI ALLACCIATURA, BOC.
chiamato neuro/ì-to e presenterebbe le seguenti qualità: sottigliezza est1·ema, facilità di sterilizzazione, potendo essere sottoposto ai mezzi fisici, sziperiorità sul catgut pe,· la p1·oienienza, privo di gei·mi, grande resistenza. InoltrA il Kirmisson, in seguito agli esperimenti fatti da Chaste• net de Géry sui conigli, usò, in dieci operazioni d'ernia eù in quattro appendicectomie, dei fili fatti con pelle di anguilla e di grongo, pre· viamente sterilizzati, ottenendo dei buoni risultati. Però, a. quanto pare, il filo di pesce è meno elastico e meno morbido. Il Senn usò con ottimi risultati i tendini di na1·valo ma.cerati in solu· zione iodata. per otto giorni; secondo lui, i tendini dei cetacei sarebbero non solo asettici, ma anche leggermente antisettici percbè si trovano, come tutto l'orga.niamo di questi mammiferi, impregnati di iodio. Il Rittler, in un caso di frattura del eolio chirurgico dell'omero, praticò la sutura con un cordoncino aponeu·otico preso dall'aponevrosi della coscia, ottenendo una perfetta consolidazione. I nfine furono proposti come materia.le di sutura e di .allacciatura: i crini di cavallo, i fili di renna (w ·tica nivea), di pelle di camoscio, di pergamena, i fili ricavati dall'aorta dei bovini, le fibre tendinee dei sncchiatori, ecc.
Ma fra tanti e svariati materiali di sutura e di allaccia.tura quale risponde meglio alle esigenze della chirurgia di guerra? Per le suture ciitanee il quesito è meno 11.rduo, poichè è un materiale che viene più o meno prontamente rimosso, trattandosi di s-utiire temporanee, e quindi mancano i pericoli che derivano dalla permanenza. indefinita nei tessuti, come accade per le sutu1·e perdute. Gli uncm1 di Miche! costituiscono per la cute il materiale ideale, come accennammo di sopra; e nei pochi casi, nei quali rispondono male, si può ricorrere al catgut iodato, ovvero alla seta, che io soglio conservare, dopo conveniente sterilizzazione col calore, in una soluzione idro-alcoolica iodo-iodurata, nella. quale il tessuto lacunare di essa s'infiltra di iodio che, mentre non riesce per nulla irritante pei tessuti, comu· nica. al filo un'energica azione antisettica. Inoltre non trala.suio mai di applicare, a sutura ultimata, un po' di tintura di iodio sulla ferita, nonchè nei dintorni di essa. Per le sutzwe perdute e per le allacciature, la ria.ssorbibilità del ma· teriale costituisce indubbiamente una qualità preziosissima, specie in chirurgia. di guerra, nella quale, come bene osserva il Carta, l'op e1·are in ten·eno più, o meno inquina,to è la, 1·egola. Sebbene anche oggi vi
IL HATERIALE DI SUTURA E DI ALLACCIATURA, ECC.
415
sia.no chirurghi rimasti fedeli alla seta, ritengo che questa, impiegata nelle suture perdute, costituisca un vero e proprio pericolo per tutte le ragioni che furono già. ampiamente esposte. Invece, dopo gli immensi progressi raggiunti dalla sterilizzazione fisica e chimica del ca.tgut, dopo le odierne conoscenze intorno alla. gìu:ita riassorbibilità delle minugie, ogni esitazione sarebbe ingiustificata.. Per semplicità. di preparazione e per l'azione antisettica, di cui è dotato, è da preferirsi, specie in chirurgia di guerra, il catgut iodato, che ha ormai vittoriosamente superato tutte le prove del fuoco attraverso il laboratorio e la clinica; esso costituisce un ottimo materiale che si può, con fiducia, usare sia nelle allacciature dei vasi, sia ancora in tutte le suture superficiali e profonde, eccettuata solamente la sintesi ossea. Epperò le minuge con bicloruro di mercurio, che sono tuttora in dotazione nel nostro materiale sanitario di guerra, potrebbero essere opportuna.mente sostituite con quelle pre parate alla Claudius. La abolizione delle minuge al sublimato, oltre che dalla superiorità. indiscussa di quelle iodate, è indicata anche dal fatto che oggi, come ben si sa, è ormai entrata universalmente nella pratica chirurgica di pace e di guerra la. disinfezione preparatoria della pelle con tintura di iodio, secondo il processo di Grossich, e che, come ebbi già. a. far notare in un mio recente lavoro, si hanno effetti oltremodo irritanti dall'unione dei due antisettici accennati. La farmacia centrale militare prepara. già. un ottimo catgut iodato, che risponde a tutte le esigenze chirurgiche moderne, essendo conservato in fialette chiuse alla lampada.. Io, che dapprima preparavo da. me il ca.tgut alla Claudius, da vario tempo non adopero che quello preparato dalla. nostra farmacia militare, di cui ho avuto finora a lodarmi; ho quindi la. piena convinzione che esso darà in campagna i migliori risultati. • ** Da. tutto quello che abbiamo finora esposto, è lecito trarre le seguenti conclusioni: l° P er le sitture cutanee, rispondono assai bene gli uncini di Michel, salvo alcune eccezioni nelle quali può adoperarsi il catgut iodato od anche la seta conservata. in soluzione idro-alcoolica iodo-iodurata: 2° Per le suture p erdute e per l'allacciatttre dei vasi, le minuge prepara.te alla Olaudius rispondono a tutte le esigenze, eccettuata la. o~teo-sintesi, per la quale bisogna ricorrere a.i fi li metallici, tra i quali i più usati sono quelli di argento; 3° Tali materia.li trovano un'opportuna ed assai utile applicazione in chirurgia di guerra..
416
I L MATERIALE DI St:TU RA E DI ALLA C'C' IATORA 1 ECC.
BIBLIOGRAFIA CONSULTATA. 1. ALESSANDRY. - N eoformazione a tipo progresRivo fot.or,10 ad u n ccr,x> estraneo. (Bollettino della R. Accademia 111,e,dica di R oma, Anno XXXI, faac. II, 1905). 2. B .UABDI, B ANTJ, ecc. - TraUato italiano di Chirurgia . (Casa editrice dott. F. Vallardi, Milano). 3. BARONI E ABBA, - S ulla preparazione del materiale a11ettico di medicaz-ione. (Giornale medico del R. Esercito, gennaio-febbraio IS89). f . R ECRt. - Sulla aterilizzazionc <kl catg1d col processo Clauditu1. (Gazzetta degli Osprdali e delle Clin iche, 2 1 maggio l 905). 6. BENOKISSER. Ueber sterilisiertCJJ Catg11t und ueber sterilisierte Scliwamme. (Oentr. / Gyn., n. 31, 1889). 6. BEROMANN, B RUNS , Mnwuc z. Trattato di Chirurgia Pratica. (Traduzione italiana). 7. BERTARELLI e BoccJU.A. - Sulla sterilizzazion e del catgut. (Il Policlinico, Sezione Chirurgica, 1909, fase. 3°), 8. BRUNN E R . - Ueber CatgJLtin /ektion. (Bnms Beitràge, Bd. VII, 1890). 9. BnuNNKR. \\'eitere Unters1u:lumg,•n iwer Catgutsterilisation. (Bru,.s Beitrtige, Bd. VII, 1890). 10. C ARTA. - M eto<ÙJ Claudius prr la sterilizzazione del catgut. (Giornale di M edicina M ilitare, dicembre 19 10). 11. CRALOT, - Traité élém. de méd. et de chir. opér. 12. Cr,.1.uo1us. - Eine M ethodr Z1'r Strrilisirung von Catgut. (Dettt. Z eita. /. Ohir., Bd. LXIV, 1902, n. 5. - Z entralblaet fiir Ghir. 1908 , o. 23). 13. Cossu. - Sul contenuto bactffico del cut(Jut grezzo e si.lla sua Bterilizzazw,wi col m r.tod.o ili Cla,.di1t11. (Giom <1le di M r.dicina ilfiliusre, aprile-magg io 1910). 14. DALLA RoSA. - Del catgut sterilizzato con sol1uione -iodo -iodurala. (GCIZZettn degli O.•p,,dali e delle Cliniche, 20 novembre 1903). 15. DE GAETANO. - L 'aloool acidifu:ato con acido acetico n el tmtlamento delle ferite ri1mi:t11 p1;r prima intenzione. ( Ri/orm,a _11,fedica, n. 51, 191)2). 16. D ovERLEIN. - R e..orbier/larcs Ohro111.•a,urr.catgltt. (Oentr. f. Gynàk., 1890). 17. D UPLAY ET RECLUS. - Tra ité <le Chir1<rgie. 18, FA811Rl5. Oat(lltt OlauditUJ. (Gazzella degli 011pcdali e delle Cliniche, n. 118, 1904). 19. F1,0 ROKEN'. - L e catgut vaut mieli$ <ÙJ.na les opérations ai.r lu voi.es biliaires. (La Scmaine M édicale, 10 ·juio 190S). 20. F OROUE ET RECLUS. - T raile de Thérapeutique chinirgicale. 21. G rANNE'l'TASIO. - Sulla sterili::.zazione dd catgiit col metodo Claudfos. (Gazzetta degli Ospedali e delle Cliniche, 7 febbraio 1904). 22. HAEO LER. - Ue/.Jer Ligahtreiterung (Arch. f. klin. chir., B d . 64, 1901). 23. R1PPF:L. - Zur Trage der Catgutsterilisation . (Centralblate f. Chin1rgic. n. 47, 1903). 24. HOFMEISTER. - Ueber C<v91<1~terilùmti?1l cforh .4,".• ~·oche,l. (Br1,11s Beitr., Bd. XV 1805). 25. Holi'MEISTER. - Ueber C<1tgutsterilisatio11. ( BrtLns Beitr., Bd. XVI, 1896). 26. KrnMTSSON. - De la po1uil,ilité d'utilù<i:r la pwu de l'anguille et du congre pour la préparation dc (i{H chiritrgicrrn;,; résorbcibles. (La Srmaine 1',,IédW<.1/e, 8 juin 1910).
IL MATERJALR DI SUTURA E l)J ALLACCIATURA, E CC.
417
27. KoEST.lllR. La sutura profonda coi fili di argento. (La Clinica Chirurgica, 30 aprile 1906). 28. LAUENSTEIN. - Zur Frage cler Catguteiterung. (Arch. /. klin. chir., Bd. 50. 1895). 29. LEOU"EU - D e la stérilisation et de la consen·ation dr, c;:1tg1,t dan11 l'alcool. (Revue de Chirurgie. 1902). 30. LouDAROI E SACERDOTE. - Un nnovo materiale rli H1ttura e di allacciatura i n Chirurgia. (Progresso Medico, on. 3 e 4, anno I, 1902). 31. MAPLJi:NER. - D ell'nso del {,lo cli rantia in chir1agia. (Miinchmer medie. Wochenachrift, 1907). 3?. MARIANI. R;sultati clinici sopra l'uso di tm catr1ut prepamto in nn modo estremamente semplice. (Gazzetta, d eyli O,,pNlt.iti e d,;lte Ctin,che, 31 maC!gio 1903). 33. M E NON J. - Contributo clinico aU' i.so del cotgu.t litl'iorlio ùi chirurgia. (Gazzetta degU Ospedali e delle Cliniche, 7 febbraio 1904). 34. MtOltEL. Procédé de suture de la peau par agra/age. (XVIIfèmo Congrès intero. de Médecine, Paris, 1900). 35. M t ~RVINI. - Zur Catgut/rage. (D1mte. Z eits. f. Chir., Bd. 53, 1899). 36. MONOD et VANVERT3 . - Traité de T echnique opératoire. 37. Mosoaowrrz. - Olaudit.a Catgut a ,~ew and eOective methode /or its 8lerili8ation. (Med. Record, 1904). 38. Pl!!REZ. - Sulla steril-i::zazione del catgut. Nt,ovo metodo di sterilizzazione m ercè il fluoruro di argento (tachiolo). (Il Policlinico, Sezione chirurgica, 1903). 39. PIBES DE CosTA. Sobre o processo de ClawJit18 para a uteriliçao do catgut. (Thèse de Lisbonne). 40. RéPIN. Un procédé s1<r la stéri/i.•ation du catg11t. (AnnalM de l'lnstit1<1 Pasteur, mars 1894). 41. Rtv&RDCN. - Recherchcs sur la etériliscition du catgiit et d'mitre$ sùbstanceB employées en chirurgie. (Rev"e méd. de la Suisse Romande, 1S88). 42. RtTTLBR. - La suture ossei<se a·vec un cordonnet aponévrotigue. (La Semaitie Médicale, 1· septembre 1910). 43. RooERT et Ll':SEURB.E. De l'A.sepsie da.ne la pratique chimryicale. 44. SALKINDBOKN. Zur /rage d{<r catgutsterilisation. (Oentralblatt /. Chir., n. 14, 1904). 45. SENN. - LM tendcti., de~ ~tacés, et spécialement du narval, comme 111atériel de suture. (La Semaine Médicale, 9 janvier, 1907). 46. TLLL!IIAN~S. - Trauato di Patologia generale e speciale chir11rgwa. (Traduzione itRliana).
~7 - Giornule dl "'edic1na 1111/ilare -
Fn.;c. VI.
418 ISTITUTO CHIRURGICO DELLA R. CLINICA DI ROMA Diretto dal prof. Duru.NTE.
Contributo alla cura delle anchilosi ossee traumatiche del gomito Per il dott. Enrico Pompon!, capitano medico, già. a<Jsistente onorario
Per quanto gli antichi chirurgi riconoscessero l'anchilosi, specie dell'articolazione del ginocchio e del gomito, come un'alterazione patologica di grave entità, non tanto per sè stessa. quanto per i disturbi funzionali che intima.mente le sono legati, solo sul principio del secolo passato lo studio di sì import ante questione assunse un indirizzo rapido e preciso. Sino a quell'epoca i chirurgi si limitarono solo a. raccomandare il precetto « prevenire l'anchilosi •, cercarono di curare col massimo r iguardo le infiammazioni delle articolazioni, secondo il consiglio di Ippocrate, e, nelJe fratture articolari, per le quali la frequenza. dell'anchilosi è abbastanza accentuata, seguirono le indicazioni di Ambrogio Parè, imprimendo di tanto in tanto all'articolazione movimenti di flessione e di estensione, affine di evita.re, come egli diceva, l'agglutinamento delle ossa. Tutti erano però concordi in un'idea, che cioè, una volta. prodottasi l'anchilosi, questa dovesse lasciarsi indisturbata, perchè a.I di sopra. delle risorse dell'arte. Verso il 1660, lo studio anatomo-pa tologico di tale prccesso morboso fu ma.ggiormente a pprofondito per opera. di Fabrizio Hildano, il quale, in base alle sue ricerche, avendo divise le anchilosi in due grandi gruppi, anchilosi ossee e legamentose, concludeva per la incuraLilità delle prime, mentre proponeva. la modificazione delJe seconde mediante l'applicazione di speciali apparecchi, all'uopo fatti costruire da lui stesso e da altri. Con questo indirizzo, le cose rimasero per molto tempo ancora senza che si uscisse dal campo ortopedico, finchè giungiamo al 1826, anno in cui per la. prima volta il H,hea Bartoo, volendo correggere un'anchilosi viziosa dell'anca, praticò la sezi one del femore. Incorag· giato dal buon risultato, ripetè analogo procedimento nell'anchi losi
CONTRT:BUTO ALLA CCJRA1 , ECO.
419
del ginocchio; e il Gibson, il Platt-Burr, il Gordon Buch ne seguirono l'esempio. Ciò nonostante, le infezioni, che spesso non si riusciva ad evita.re, lasciarono molti chirurgi perplessi e scoraggiati, e fecero sì che il metodo crnento per qualche tempo ancora restasse ecc~zioua.le, se non del tutto abbandonato. Fu in questo periodo di incertezza che venne alla luce un altro tentativo di cura, che, sebbene si mostrasse inferiore al metodo -0ruento, modificava già di molto il sistema fin allora in uso, ed in non pochi ce.si sembra va riuscisse di molto vantaggioso: parlo, cioè, del ra.ddrizzamento forzato. Il Michaelis, lo Stromeyer, il Dieffenbach (nel 1832), partendo dal principio che per correggere un'anchilosi spesso non basta rompere il saldamento osseo, ma è necessario vin<:ere a.noora gli ostacoli che oppongono i tendini, i muscoli e le aponenrosi, ne proposero la loro sezione sottocutanee.. Tale procedimento, combinato al raddrizzamento forzato manuale, fu in seguito appro· vato e messo in pratica dal Pale.sciano, dal Guerin e sopra.tutto dal Bonnet, il qua.le ultimo ebbe il merito di regolare, semplificare e adattare alla clinica giornaliera. i precetti fondamentali emessi dai suoi predecessori. Però, mentre i processi di raddrizzamento sottocutaneo andavano perfezionandosi ed estendendosi, il metodo cruento veniva riprendendo adagio adagio il suo posto; ma. questa volta senza -doverlo più perdere, grazie ai vantaggi resigli dalla. medicatura antisettica e dall'anestesia generale. Fu per queste due grandi introdu2ioni nel campo chirurgico, che i successi isolati del Rhea Barton, del Platt-Bur e del Gordon Buch andarono man mano aumentando, al punto da limitare in una cerchia assai ristretta il metodo incruento, non sempre rispondente allo scopo e qualche volta pericoloso. Con ciò però non si vuol dire che, da allora in poi, ogni qual-volta capitò di dover correggere un'anchilosi si sia sempre ed esclusivamente ricorso al metodo cruento senza tener presente la natura -d el processo morboso che l'aveva prodotta, e senza. considerare se l'anchilosi era complete. od incompleta, e se la causa risiedeva nei tessuti propri dell'articolazione od era estranee. a questa. È be11: noto come l'anchilosi sia uno degli esiti più frequenti che susseguono alle infiammazioni acute e croniche, nonchè ai traumatismi articolari. Evidentemente dalla maggiore o minore intensità ed estensione del processo flogistico, come dalla maggiore o minore alterazione dei capi ossei articolari nei loro rapporti anatomici, dovrà derivare una più o meno estesa alterazione anatomica e funzionale dell'articolazione me-
420
COVRIOUTO ALLA CURA, ECO,
desima. Il rintracciare attentamente il principio morboso, che diede origine a tale alterazione, se giova per poter dl\re più esatto giudizio sull'ulteriore decorso dell'affezione e sulle conseguenze che ne potranno derivare, ci sarà maggiormente utile nel momento in cui do• vremo stabi lire il procedimento curativo. Tale ricerca À in ogni caso indispensabile se non vogliamo fare cosa inutile, o peggiorare le . sorti del malato. Così, se trattandosi di semplici rigidità articolari o di lievi gradi di anchilosi cicatriziali, potrà essere praticato il massaggio e la ginnastica, sia attiva che passiva, nelle forme più gravi, invece, riuscendo tale mezzo curativo se non inutile, insufficiente si potrà ricorrere all'applicazione di apparecchi ortopedici, alle limitate operazioni cruente (aponevrotomiamiotomia.-tenotomia), e qualche volta. tentare anche la rottura forzata. dell'anchilosi, come praticarono per il passato il.Bonnet, il Delore ed a.Itri. Però, per ragioni facili a comprendersi, a quest'ultimc. manovra. si dovrà ricorrere solo nel caso, in cui nel modo più assoluto si sia potuto escludere che l'affezione articolare abbia. avuto la sua. origine da un processo tu bercola.re: tale ntetodo curativo potrà essere bene utilizzato nelle pure forme fibrose, quando si ha. lo scopo di lasciare le aderenze fibrose neoforma.te ed otf;enere, se non la funzione articolare, almeno una posizione dell'arto tale, che il medesimo possa essere utilizzato con vantaggio a qualche cosa, a seconda. che si tratti di arto superiore o inferiore. Finalmente arriviamo ad un'altra specie di anchilosi: a quelle, cioè, nelle qua.li, causa. il cambiamento dei rapporti a.natomici dei capi ossei articolari, e le estese e valide aderenze fibrose ed ossee formatesi nei tessuti periarticolari, le alterazioni prodottesi sono assai più gravi e impossibili a rimuoversi, nè con la semplice rc,ttura forzata, nè con questa unita alla. tenotomia, miotomia ecc.; e molto meno col massaggio e con gli apparecchi ortopedici. I traumatismi, specie le fratture e lussazioni mal ridotte e lungamente lasciate a sè stesse, sono i maggiori fattori etiologicì di questa. forma di anchilosi. Fortunatamente però oggidì, mercè la. mobilizzazione precoce nelle fratture e il facile controllo mediante la. radiogr afia della perfetta ri compcsizione anatomica dei capi ossei ttrticolari, la produzione di tali anchilosi è di molto diminuita, a differenza di quanto succedeva per il passato, quando, cioè, per più e più settima.ne si lasciava inosservato un arto fratturato n ella. sua fasciat ura, ed il chirurgo non possedeva mezzi per poter controllare dall'esterno ciò che accadeva. nell'interno dell'artico lazione. Se la frattura interessava le ossa in un punto fuori dell'articola.-
CONTRI BUTO ALLA OURA, EOC'.
421
2ione, i danni derivanti dalla prolungata immobilizzazione non era.no ta.ntogravieconnonmoltadifficoltà. potevano essere rimossi; ma quando la. scontinuità ossea cadeva nell'interno dell'articolazione, sia per gli essudati e versa.menti sanguigni che facilmente finivano per essere sostituiti da un tessuto di cicatrice, sia per le facili alterazioni dei rapporti a.nato·m ici dei capi ossei, la produzione dell'a.nchilosi era la <!Osa più comune che potesse accadere. Con ciò non si afferma che l'anchilosi traumatica. sia oggi completa.mente scomparsa dalle affezioni chirurgigbe: giacchè se questo può dirsi in modo abbastanza largo pei grandi centri, dove il malato trova soccorso pronto ed oculato ed il chirurgo ha sua disposizione tutti i mezzi per controllare il suo operato, non lo si pnò dire, per ragione facile a comprendersi, per i piccoli paesi; ond'è che spesso si vedono capitare negli ospedali dei poveri operai con a.rti anchilosati reclamando il soccorso del chirurgo, affiuchè questi renda loro l'arto servibile al lavoro. Orbene, su queste anchilosi si rivolgono maggiormente l'attenzione e lo studio dei chirurgi, i quali dopo il primo t entativo del Rhea. Barton, riconoscendo nel metodo cruento il mezzo migliore e più sicuro per ristabilire i movimenti in un arto anchilosato, cercarono di migliorarne il procedimento, sia col r endere più semplice l'atto operativo, sia. assicurando una più perfetta e duratura funzionalità dell'arto leso. Ai tenta.ti vi fatti dal Rhea Barton e dagli altri per correggere l'anchilosi degli arti inferiori, seguiron quelli del Bonnet e dell'Haynes \Valton che: colla semplice osteotomia, sperarono di poter defì· nitivamente e stabilmente curare le anchilosi dell'arto superiore ed in special modo quelle del gomito. Dirò subito come la pura. osteotomia. si mostrò insufficiente ed incapace ad impedire che i frammenti ossei ·ai nuovo si risalda.ssero e riproducessero l'anchilosi: fu a llora che l'Ollier pensò ed eseguì resezioni sotto periostee. L'idea di sì va.lente chirurgo fu ottima e coronata da eccellenti successi q uando ~ercò di correggere le anchilosi derivate da processi flogistici in ge· nere; ma il risultato fu ben differente in quelle che avevano avuto -Origine da. un trauma; nelle quali, causa l'a.ccentuato potere osteogenetico dei tessuti ossei, l'estremità resecate finirono col tempo col sal-cla.rsi nuovamente. Per impedire ciò il Verneuil, l'Helferich, il Lenz, il Nélaton ed altri proposero d'interporre, fra gli estremi ossei, tessuti molli presi dalle parti vicine; il F oderl, il N ara.th ecc., sostanze eterogenee: tutti, però mirando a.d un unico scopo: impedire cioè il possibile r isalda.mento osseo.
CONTRIUUTO ALLA CURA1 ECO.
Con tali miglioramenti di tecnica, il risultato definitivo, per c10 che riguarda la funzionalità. articolare, guadagnò assai; ma non raggiunse il massimo desiderato, giacchè quasi sempre si ebbe una limitazione nei movimenti, specie in quelli di flessione e di estensione, dell'antibraccio sul braccio, e qualche volta poi non si riuscì a scongiura.re la riproduzione dell'anchilosi. Altre modificazioni furono portate circa il modo di praticare leir.cisioni delle parti molli al fine di risparmiare l'attacco del tricipit& sull'olecrano, di poter moglio aggredire l'articolazione, più liberamenteisolare i capi ossei, ed esattamente interporvi sostanze. Tutto questo servì moltissimo a migliorare il risultato definitivo; ma ciò che vi contribuì maggiormente fu senza dubbio lo studio sulla scelta delle varie sostanze, e fra queste: strati muscolari fatti a spese dei diversi muscoli che attorniano i punti viciniori all'articolazione;. lembi muscolo-aponevrotici, lembi periostei ecc.: studio dal quale ri- . sultò come il lembo muscolo-aponevrotico fosse il più pratico e garantisse un risultato funzionale migliore. Dalla breve esposizione fatta di una sì importante altera2}ion& patologica e degli studi dei v.11.lenti chirurgi che con r ipetute modificazioni cercarono di perfezionarne la correzione, risulta: che n.elleanchilosi la facilità della loro riproduzione è in massima parte dovuta al potere osteogenico posseduto dai tessuti ossei, il quale fa si che le ossa vengano nuovarueute a saldarsi; che tale potere è sensibilmente accentuato nelle anchilosi di origine traumatica, specie se trattasi di individui giovani; che, in questi casi, ad evitarne le tristi conseguenze, può in tutto od in parte giovare l'interposizione di qualche sostanza che impedisca il contatto dei capi ossei risecati; e che, fra le diverse sostanze provate, quella che dà maggiore affidamento è il lembo muscolo-aporevrotico; infine, che la ripristinazione dell'impianto dell'apofisi olecranica, unita all'attacco tricipitale sul cubito, giova moltissimo ad assicurare alla nuova arhicolazione una maggior& funzionalità. Abbiamo potuto constatare inoltre come, fra i tanti processi ope· rativi ideati, nessuno avendo risposto a quei principii fondamentali sui quali s'impernia la buona. riuscita, difettandone invece ciascun(} in una partfl o nell'altra, nessuno sia. riuscito ad imporsi sugli altri metodi in modo tale da averne su essi la preferenza ed acquistarne nella pratica l'affermazione. Spetta al mio maestro prof. Durante il merito di aver ideato un processo speciale, il quale, appunto perchè può soddisfare ai sovrae• sposti principii, è capace di ridonare alla nuova articolazione la sua.
CONTRIBUTO ALLA. CURA1 EOO .
423
completa. mobilità. attiva. Il processo ideato dal mio Maeatro, dettagliatamente illustrato dall'I saia., basandosi essenzialmente sulla interposizione fra. i capi ossei n,secati di un lembo muscolo-aponevrotico a larga base, peduncolato e perciò atto a mantenere per lungo tempo la sua. vitalità., e sulla. conservazione dell'apofisi olecranica col relativo impianto tricipitale, fa si che venga impedito il possibile riavvicinamento e saldamento dei ca.pi ossei resecati, e che all'arto sia mantenuta normale e duratura la completa. funzione estensiva. Alla perfetta riuscita concorre pure la modificazione dell'incisione esterna, fatta in modo da poter aggredire più facilmente l'articola.zione, meglio prepara.re il lembo da interporsi, e minima.mente danneggiare i tessuti periarticolari. È facile comprendere ohe se sono veri i principii sui quali deve essere fondata. la cura. dell'anchilosi traumatica del gomito, nessun altro processo può rispondere meglio di quello àel Durante; e i risulta.ti, che vengono ottenuti adoperando tale metodo, meritano di essere conosciuti e diffusi, affinchè i chirurgi siano incoraggiati ad eseguirlo ogni volta se ne presenti l'opportunità, sicuri di poter ridare a tanti infelici un arto completamente fun zionante. Nella chirurgia militare, specie in quella di g uerra, i traumi dell'arto superiore, ed in special modo del gomito, raggiungono una percentuale abbastanza elevata e, causa le condizioni speciali nelle quali vengono a trovarsi i feriti in tempo di guerra, la produzione delle anchilosi non è cosa rara: donde la necessità di un intervento operativo in un tempo più o meno lontano dall'accidente traumatico, per rimettere l'arto anchilosato in buona condizione funzionale. È un capitolo di patologia. chirurgica questo, di cui il chirur~o militare deve a.vere 111, perfetta. conoscenza, affinchè sappia quale sia il processo curativo ohe dà maggiore affidamento di buona riuscita. Per queste ragioni, con cortese assenso del mio maestro prof. Durante, che sentitamente ringrazio, ho creduto utile illustrare tre casi oc~orsi in clinica durante l'anno scolastico 1910-1911, dei qua.li mi fu possibile seguire l'ulteriore decorso e rilevarne il meraviglioso risultato. Limitandomi solo ad accennare i punti principali, dirò come il metodo del Durante consista: 1 ° Nel fare, in corrispondenza della regione posteriore del gomito, un lembo dei tessuti molli a forma di U della lunghezza di 8-10 centimetri, con l'apertura in alto e le di cui branche si arrEistano al li vello delle due sporgenze condiliene omerali ; 2° Formare identico lembo coll'aponevrosi dorsale dell'avaro-
424
CO!'ITRl13UTO ALLA OURA, ECC.
braccio e qualche fibra muscolare, arrestandolo alla base dell' olecranon; 3° Di!:'taccare l'apofisi olecranica. alla sua base, lasciando integro l'attacco del muscolo tricipite; 4° Resecare i capi articolari; 5° Interporre il lembo aponevrotico fra le estremità articolari reseca.te, e fissarlo con punti di catgut alla capsula anteriore ed ai legamenti lat.erali; 6° Inchiodare il frammento olecranico alla faccia dorsale del cubito debit>1.mente preparato a riceverlo ; 7° Riunire le parti molli e fissa.re l'arto in estensione o lieve flessione su ferula articolata. Cura post-operatoria: mobilizzazione precoce (4-5 giorni dopo l'operazione), portando l'arto ogni 24 ore a lternativamente in estensione ed in flessione: dopo cicatrizzata la ferita cutanea, si riapplicherà la ferula articolata con leggera fasciatura amidata, e si continueranno i movimenti si attivi che passivi. Trascorsi 25-30 giorni, si toglierà il chiodo, sicuri che il saldamento osseo sarà avvenuto, e ai movimenti attivi e passivi si associerà il massaggio e l'elettrizzazione muscolare. CASI CLIXIOJ.
1° M. M. di anni 26 da Fiumefreddo (Catania), contadina, maritata; senza precedenti ereditari e personali degni di nota: entrò in clinica il 22 gennaio 1911 per essere cnrata di una lesione al gomito sinistro; lesione che aveva. avuto origine otto mesi addietro in se· guito a caduta da cavallo nella quale batt,è con veemenza al suolo la faccia dorsale del gomito. L'urto fu accompag,1at.o da senso di scricchiolio, da intenso dolore, e seguito da impossibilità. dei movi· menti articolari. A suo dire, si produsse una deformità consistente in una sporgenza ossea triangolare, il cui apice era rivolto verso l'esterno dell'omero: una donna ne tentò con delle manovre la correzione, poscia le applicò un apparecchio inamovibile, che rimosse solo dopo un mese: con meraviglia si avvide allora che i movimenti era.no completamente aboliti. D1t un sanitario fu tentata la riduzione forzata; 11.tto operativo che riusci a permetterle q ualche movimento, ma non a correggere la deformità. articolar~, causa principale della limitazione funzionale. Esame obbiettivo: il braccio sinist ro si continuava coll'avambraccio, formando a livello del gomito un angolo ottuso con apice
CONTRIBUTO ALLA CURA1 ECC.
~2ò
rivolto in fuori. La. regione articolare aveva perduto la naturale configurazione ed appariva. più spianata; la massR. muscolare epi trocleare, messa in confronto con quella dell'altro arto, era meno sporgente: la piega del gomito inclinata dall'alto al basso, dall'esterno all'interno. Scorrendo con la mano sulla faccia postero-esterna dell'omero, 2 centimetri al di sopra della regione epicondiliena, si rilevava l'esistenza di una protuberanza dura: protuberanza che, come risultò dalla radiografia., era dovuta ed una buona parte del condilo esterno dell'omero che, staccatosi, era stata portata in alto, fortemente saldata alle parti os~ee sottostanti, e per nulla quindi spostabile. L'apice olecranico era anch'esso risalito verso l'alto di circa 2 centimet ri e trova.va.si di 1 centimetro più vicino all'epicondilo. Movimenti attivi. - E stensione quasi completa; flessione molto limitata, tanto che l'infermo non riusciva a toccl\rsi la fronte colla punte. delle dita: supinazione e pronazione appena. possibili. Movimenti passivi. - E stensione completa ; flessione pressappoco uguale a quella attiva, solo di poco aumentata: l'arresto era determinato da un ostacolo simile a quello che si produce per l'urto su uno scalino osseo. Si rinsciva. a correggere l'angolosità esterna del gomito senza produrre dolore; mentre il movimento di flessione dava all'infermo vivo dolore: si aumentava. di poco la supinazione e pronazione dell'antibraccio. MISURAZIONE DEI D UE ARTI SUPERIORI.
Circonferenza a livello della piega del gomito: a sinistra centimetri 8 1/ 1 ; a destra 27. Di.itanza dall'epitroclea all'epicondilo: a sinistra. centimetri 7, a destra 6. Distanza dall'acromion all'apofisi stiloide del cubito: a sinistra centimetri 50 '/ 1 , a destra 52 1/ 1 • Distanza dall'acromiou all'epitroclea : a sinistra centimetri 27, a destra 27. Distanza dall'epitroolea all'apofisi stiloide del cubito: a sinistra. centimetri 23 '/,, a destra 25 '/,. Distanza dall'acromion all'epicondilo: a sinistra centimetri 27 ',\ , a destra 29. Distanza dall'epicodilo all'apofisi stiloide del radio : a sinistra centimetri 25 1/ 1 , a destra 24. Sensibilità tattile, termica e dolorifica normali: reazione elettrica. normale. Cost ituzione suheletrica regolare; masse muscolari ben svi-
426
OONTRIBUTO ALLA
cuiu, EOO.
luppate; organi toracici e addominali sani. Non traccie. di lues in atto o pregressa. Da quanto sopra, si fece diagnosi di esiti di lussazione posteriore del cubito sinistro con frattura e spostamento in alto del condilo omerale esterno: anchilosi incompleta dell'articolazione del gomito. Data tale diagnosi e confermata dal reperto radiografico, e de.te. anche la condizione sociale dell'inferma, che richiedeva. di poter più utilmente servirsi dell'arto, l'intervento si ritenne indicato. Il 4 febbraio, previa cloronarcosi ed emostasi preventiva praticata col mio apparecchio emostatico, si procedè alla resezione del gomito con tutte quelle modalità, che innanzi accennai e che non credo necesse.rio di ri patere. Ricorderò solo che, essendosi dovuto fare una resezione abbastanza. generosa dei capi articolari, l'abbondante lembo aponevrotico-muscolare ottenuto fu potuto ripiegare su sè stesso, in modo da ricoprire con due porzioni distinte l'estremità inferiore dell'omero e superiore del radio e cubito già sezionate. Il decorso post-operatorio fu in tutto regolare. Dopo otto giorni, essendo la ferita cicatrizzata per prima, si tolsero i punti e si fissò di nuovo l'arto con apparecchio amidato e ferula articolata in posizione di flessione ad angolo ottuso: nei giorni successivi, alternativamente si riportò l'arto ora in estensione ora in maggiore flessione, sino a fargli raggiungere un angolo acuto. Al trentesimo giorno, si potè rilevare, sia. colla palpazione come m'e diante radiografia, che l'a.pof:ìci olecranica era ben saldata alla sottostante superfice cubitale. Unitamente ai movimenti passivi, si fecero eseguire all'inferma quelli a ttivi, che ben presto riuscirono facili e non dolorosi; come pure si praticò giornalmente il massaggio sui muscoli della spalla e del braccio. Il 19 aprile l'inferma lasciò la clinica nelle seguenti condizioni: olecrano aderente al cubito; movimenti di pronazione e supina.zion~ dell'avambraccio normali; estensione attiva e passiva completa.; alla. flessione passiva, l'avambraccio forma.va. col braccio un angolo di 45°1 all'attiva un angolo di 50' . All'esame radiografico, gli estremi ossei resecati apparivano sufficientemente distanti fra di loro; ciò che spiegava la. possibilità. di si ampli movimenti. Da notizie avute otto mesi dopo l'atto operativo, risultò che l'inferma. può servirsi dell'arto liberamente nelle occupazioni campestri, e come in tutto questo tempo non abbia notato la minima. riduzione nella possibilità. ed ampiezza dei movimenti, da quella ot.tenuta poco dopo l'operazione.
CONTRIBUTO ALLA CIJRA 1 ECC,
427
2.0 Z. F. di anni 34 da Arpino (Caserta) impiegato. Senza precedenti morbosi, nè ereditari nè personali, importanti: di ottima. costituzione organica., con sistema scheletrico norma.le e masse muscolari molto sviluppate. Il 27 dicembre 1910, mentre saliva su di un breck, essendosi questo rovesciato, fu sbalzato sulla. strada. Egli cercò di attutire l'urto sorreggendosi con la mano sinistra, ma contenporaneamente un montatore della carrozza lo colpi al lato esterno del gomito sinistro. Sul momento avverti un forte dolore; e allorchè si provò a fare con l'arto qualche movimento, si avvide che ciò gli riusciva assolutamente impossibile. Essendosi il gomito alquanto tumefatto, gli vennero applica.te sulla regione delle compresse fredde e, dopo duA giorni, una fa. scia.tura gessata. Rimossa questa dopo venti giorni, i movimenti articolari rimasero come prima. ostacolati, pul' essendo l'enfiagione completamente scomparsa. Provò a fa.re qualche movimento forzato, ricorse per qua.lche giorno al massaggio, ma. ciò a nulla v alse. Entrò in clinica il 20 febbraio nelle condizioni seguenti: L'avambraccio sinistro era in posizione leggermente angolare sul braccio, formando con esso un angolo di 170·1; i movimenti, sì attiYi che passivi, di flessione e di estensione erano impossibili; comple ta. la pronazione, limitata. la supinazione. Palpando la regione del gomito, si avvertiva. che l'olecrano determinava sulla superfice posteriore del braccio una sporgenza ancor più pronunziata del normale: trovandosi spostata verso l'alto, .non era più sul piano che normalmente passa. per essa e i due condili omerali. Questi apparivano leggermente alterati nella loro forma e più distanti fra di loro. Im primendo dei movimenti di rotazione a.ll'antibraccio, si avvertiva che il capitello del radio era portato in un piano posteriore a quell o del condilo omerale. Misurazione dei due arti superiori: Circonferenza a. livello della piega del gomito: a. sinistra cent. 32 a destra 30 Distii.nza da.ll'epitroclea. all'epicondilo id. 8 > 7 • Id. da.ll'acromion all'apofisi stiloid~ del cubito id. l> 61 52 • Id. da.ll'acromion a.ll'epitroclea b id. 28 28 > Id. dell'epitroclea all'apofisi stiIoide del cubito id. • 23 ,. 24 Nessun disturbo a carico della. sensi bili tà.
428
CONTRIBUTO ALLA CURA, ECO.
Si fece quindi diagnosi di anchilosi a.d angolo ottuso del gomito sinistro, consecutiva. a. lussazione posteriore del cubito, con proba.bile frattura. dell'epifisi inferiore omerale : l'esame radiografico ne diede la conferma. Data. la posizione viziosa dell'anchilosi ed accertata la. causa che l'aveva prodotta, si propose un intervent.o, che dall'infermo venne accettato. L'atto operativo venne eseguito il 7 marzo sotto narcosi cloro· formica. dopo preventiva emostasi fatta, anche questa volta, col mio apparecchio. Procedutosi col solito metodo alla formazione dei lembi cutaneo ed iiponevrotico e distaccata l'apofisi olecranica alla sua base con dei colpi di scalpello, si distaccarono le numerose aderenze ossee e fibrose formatesi fra e attorno alle estremità articolari ; si procedè successivamente alla resezione dei capi essei, all'interposizione del lembo aponevrotico, alla fissazione dell'apofisi olecranica sulla superficie posteriore del cubito ed infine alla sutura della cute ed applicazione di una fasciatura amidata con stecca articolata. Il procedimento post-operativo fu identico all'antecedente caso; va.le a dire, mobilizzazione precoce (fin dal terzo giorno), rimozione del chiodo al ventiquattresimo giorno, massaggio successivo. I movimenti, sia di flessione che di estensione, andarono man mano ampliandosi, tanto che, al momento in cui venne dimesso dalla clinica e cioè il 10 maggio, l'estensione si compiva quasi normalmente; la flessione attiva, fino a. raggiungere un angolo di ottanta gradi, la. passiva un ang.olo di setta11tacinq ue. La radiografia fece vedere come i capi ossei resecati si mante• nessero a sufficiente distanza fra di loro, ed il piccolo frammento olecranico fosse ben saldato al cubito. A sPtte mesi di distanzi!. dall'operazione i movimenti non avevano subito alcuna. riduzione. 3' R. M. di anni 13 da Soriano (Roma) contadina, senza precedenti morbosi nè personali nè ereditari importanti. Di costituzione scheletrica normale con masse muscolari discretamente sviluppate e sufficiente par..nicolo adiposo; nulla a carico degli organi toracici e addominali. Nel novembre 1910 cadde da cavallo ed andò a battere al suolo <lol gomito sinistro. Sentì sull'istante vivissimo dolore e, poco dopo, tutto il gomito, a dire del!' inferma, si gonfiò al punto da raggiungere il doppio del volume normale. Si provò a fare qualche movimento, ma sia per il dolore, sia per l'ostacolo che vi si opponeva, non le riuscì possibile.
CONTRIBUTO ALLA CURA, ECC.
4W
Per i primi giorni, le vennero fatti sulla regione impacchi freddi;. successivamente, dopo di esser diminuito il dolore e la tumefazione, si tentò di ricondurre l'arto nella posizione norma.le mediante manovra forzata, e poscia. s'applicò per 20 giorni un apparecchio gessato. Le condizioni dell'arto, però, rimasero invariate dal momento dell'accidente, non risentendo alcun vantaggio da quanto le era stato praticato. Entrata. in clinica il 30 maggio 1911, presentavasi nelle seguenti condizioni : L'arto sinistro era leggermente ipotrofico, in posizione angolare ottusa. con angolo cli 130°; la regione del gomito aveva perduto la norma.le configurazione, con sporgenza più accentuata dell'apofisi olecranica. Il becco olecranico era risa.lito verso l'alto di centimetri 2 1/ 1 ; i movimenti di estensione e flessione, sì attivi che passivi, erano com• pletamente aboliti i limitatissimi quelli di pronazione e supinazione. Misurazione dei due arti superiori: Circonferenza del gomito: a sinistra centimetri ~3, a destra 22. Circonferenza. alla metà del braccio: a sinistra centimetri 19, a destra. 21. Circonferenza dell' a.ntibraccio : a sinistra. centimetri 18 1/,, a destra 21 ¼Distanza dall'acromion al processo stiloide del cubito: a sinistra.. centimetri 41 '/,, a destra 43 1/ 1 • Distanza dall'acromion all'epitroclea: a sinistra centimetri 26, a destra 26. Distanza. dall'epitroclea all'apofisi stiloide del cubito: a sinistra centimetri 15 1/ 1 , a destra 17 1/ 1 • Le varie sensibilità.. e l'eccitabilità alla corrente fare.dica e galvanica. normali; l'esame radiografico convalidò la diagnosi innanzi fatta di probabile frattura dell'epifisi omerale, con lussazione posteriore del cubito. Il 3 giugno fu eseguito l'atto operativo con tutte le modalità praticate negli a.Itri due opernti. Si potè dissecare un abbondante e robusto lembo aponevrotico da ricoprire in ogni parte gli estremi ossei resecati. L'andamento postoperativo fu normalissimo; al nono giorno si tolsero i punti di sut ura., ed il 26 si rimosse il chiodo. Allorchè fu dimessa dalla clinica, e cioè il 20 luglio, l'inferma poteva eseguire coll'arto operato i seguenti movimenti: pronazione e supinllzione completa.; estensione quasi normale; flessione attiva fino a raggiungere un angolo di 60 gradi; flessione passiva cou un angolo di 50 gradi. I muscoli dell'arto avevano già cominciato a riacquistare gran parte della loro tonicità perduta.. Tale migliora.mento è andato
430
CONTRIBUTO A L LA CURA1 ECO.
aumentando anche dopo l'uscita dalla clinica., per quanto avesse completamente tralasciato ogni cura. L'inferma si può servire del suo arto come se alcuna alterazione fosse in esso ma.i esistita. Com.e conseguenza di queste mie brevi considerazioni, sembrami poter concludere: 1. Tutti i mezzi incruenti adoperati allo scopo di curare le anchilosi ossee traumatiche del gomito, riescono inefficaci o incomplete; la sola cura cruenta è quella che può ridare all'articolazione anchilosata la sua completa attività. 2. Fra i tanti processi operativi utilizzati a tale intento, quello del Durante è senza. dubbio il migliore; e quindi il preferibile, poichè meglio di ogni altro assicura la. produzione e stabilità della nuova. articolazione, · e conserva. la. massima potenzialità. del muscolo tricipite estensore.
BIBLI OGRAFIA..
e,
Tmitetnent dea rinX·ylOBe8 'Par la résectwn orthopedique l'interposition muswlaire. - Thèse de Paris, 1906. ALB0VASI8. De Ohirurgia. - Oxon, 1778, libro III. ANPREAN. Oontribution à l'étude dea réaultatB éloignes de la résectio,1 du conde d'a,pr~ la swtiatique de M. le Dr. Lucas Clwm'Pionni~re. - Thèse de Parie, l!l90. BERGER. Réaection orthopédique oateoplastique avec interpoaition m11actdaire po1u rémedier à une ankylcae fìbrense d1u à mie arthrite, ecc. - (Bull. el mém. de la Société de Chirurgie, 1903). BKRARP. Sur la résectwn orth.o,pédiq11e du conde. - tjociét.é de Chirurgie. (Lyon Médical, 1903). BoNNET. Méthodu 1w1wellea de traitement dea maladiea articulaires. - Parie, 1869. BERGMANN- MlKULIOZ. TraUato di Ohir. pratica. - Voi. IV, p. 260. BorrINI. Comunicazione alla R. Accademia di medicina, in Torino, 1872. BBUNS. Han.dhuch der praktisclim Chirurgie, 1857, t. Il, pe.g. 2 14. CA.PONY. Thése de Lyon, 1892. CAVAZZAID. Nuovo processo di resezione del gomiw. - Firenze, tip. N icolai, 1894'. CKL0111SKY. Sur le retour d,e la mobilité dana les ankyloses articulaires. - (Cen• tralh. fii,r Chir., 1900, n. 37, p. 921). CORNJL et. CoNDRAY. Evolution at;aJomiquc des fractures mobilùiées d<1t1B le but cù provoquer des pseudartltoses. R 6l-e des m11.11cle,a dana la consolùlation des fractvrGB et dans le 'PBeudarth.roses. - (Revwi de chir., l!l04). COVILLE. An~·ylose. R esection de l'articulation scap,do-lmmérale. lnterpos-ition sculaire. - (IJull. soc. e/tir., 1903, p. 1186). DELni;:T, Ankylosc osacuse dm conde. Résrc/101~ at•ec interposition d'un faisceau d" e1,bital antéricur. - (Bull. et mém. de la Société de chirurgie, 1903), D&LORE. Du traitement dcs ankyloses. - Congr. méd. de Lyon, 1864. ALBARR/\N, in HUGNIER.
m,,..
Noova articolazione veduta di prospetto (2 me,,! dopo l'atto operativo),
Nuova artloolazlone veduta di lato (2 meel dopo l'atto operativo).
COX1'HJUUTO .ALLA Ct:RA, lèCC.
431
Neoartoai meccanica del gomito. - (Archivio ed atti del Società italiana di Chirur., 1899). DUPLAY et RECLUB. Trattato di chirurgia, voi. III. DuBANTE. Trattato di patologia chirnrgica, voi. II. FABRIZIO HtLDA.NO, De lchore et Melice,-io. - F rancoforte, 1623. F1SCHER. Ueber die R ésektion des Ellbogengelenks nach Beobachltmgen an erachlagigen Fiillen ana der chirurgischm Klim:k. u. Privatklinik· von Kocher 1:n B em, von 1887-1895, - Dissert. Born-Koorber. FONDET, Traitement de l'ankylose temporo-mixillaire par l'osteotomie de la branche montant euivie d' interpoeition mI1acula1re. -- Thèse de Lyon, 1895. F.Ul.ABEN7, Man11el operatoire, 1895. OANOOLPBE. Réséction dv. coude, ecc. Société de Chirurgie de Lyon, 1904. Revue de C?iirurgie, 1904), FROELICII. IIJe Congréa de Chirurgie ort//opédique de B erlin, 5 Avril 1904, G ooNEL, De l' i nteNJention chirurgicale dans lea anchyloaes du coude consécutivu à du trat1.1n.ati$mes . - Thèso do Paria, 1896. G1B80N. Citato da. LAMPUONANI. - Arch d'Orthoved., 1886. HELll'EBIOR, Ein neues Operatio11 verfahren ·zur H eil1rng der K1wchen,en Kiefergelenkankylose. - XXXIII Kongross dor Doutschon Gesollsch11ft f . Chirurgie, 1884. Hornl.ANN - Traitement de,i ankyloaes articulafres osseusea. (Rev. de Ohir., 1906ì, BUGNIER. Tra1'teme11t dea an~·yloaes par la résecti o,i orthopéd,:que et l'·interposition mmculaire. - Thèso de Paria, I 905. IPPOOBATE. Opera Omnia.. - Lect. VI, Genovae, 1657. IS,!.JA. NuolJQ processo di resezione del gomito. - (Policlinico, sezione chirurgica, D' Unso. -
1908).
Delle anchilosi. - (ArcMvio d'ortoved-ia, 1886, fnac. II, pag. 97). Anchylose osseuse de la machoire in/erieun; réaection du col du condyle avec interposition du tm1<1c11le te,nporal entre lcs ,mr/etces de aection. - Congrès fran9ais do chir, 1895, p. 113. LEorrA. - Contributo alla cura della pseudoartrosi delle ossa lunghe ed alla resezione ortopedica del gomito. - (Atti della Sociotà chirurgica italiana, 1908, XXI aduLA.MPUGNANI. - -
LENTZ,
-
nanza),
LoxsoN. - De la conatitution anatomique dea néarthrosea du coude après {es résections aous-'f)érioatéeJ1. - (Revue de chirurgie, 1896), L ossEN. - Deutschc Z eitscrhrift f-ur Chirurgie. - Bd. XCII, Hft. I. LvcAB-CHAMPIONNIÉRE, Réaection dee deux wudea pour ankylosc rlHmiatismale. Société de Chirurgie, 19{)5, MONARL Ooneidera.zioni cliniche sulla reaeiione totale del gomito. - Bologna, Regia tipografia, 1902. MoNNIER, R esection orthopédiquc du cou.de. - (La Presse médicale, 1906). NcLATON, De l'interposition mUBculaire dea le traitement dea a'll'kyloses oaseusu. (Bull. et M ém. de la Société cle chirurgie, 1902), ID. - Ankylose du coude d'origine blennorrhagique. - Résc-ction orthovédiquc. - lnterpoaition muaculaire. - 01,érison. - Osa inedita, riportnt.a in Huounrn, loco cit., pag, 97. I o. - Luxation ancienne du coude. - Hémi résection httméral. - I11terpoaition musculaire. - Réetnkylose. - Oas. inedita raccolte. da DEBCOMPS, riportato in Huou11rn, loco citato, png. llO. lo. - Du traitement cle l'ankyloae du poignet d'origine blennorrhagique. - (R evue d'orthopedie, 1905),
432
CO);TRIBUTO ALLA CURA, ECC.
Traiti, d,J résection, tome 2 et 3. La réseclfon d<m..9 la tuberc1tlos8 d1t coude. (I3ull. et Mém. de la Société de chirurgie, 1899). 0 MDRÉDANN!t. Anky/osc (ibrense d'origine traumatique. He111,iré11ectfot1 humiral. lnt.erpos-itio,1 m1<Sc11/aire. - Cit. in H ootmtR. I o . - L11:,;atiot1 ancie,me dti coude. H emùéseotion kumeral. Interposilion musculafre. - Cit. in Hoao1ER, PALASSIANO. Du rédréssem ent immédiat d es anky/oses. Congr, medice.l de Lyon, IS64. PASCALE. N eoartrosi a sostegno m etallico. - (Riforma medica, 1003). PLATT Bonn. Cit.• in LA MPUGNANJ. QoÉNN. lnterpo~i1iot1 fibro -musculairc dans une résection pur ankylose. - ( Bull, Soc. chir., juillet, 19-12, p. 72-t). lo. - lnta positiot< de prm fra mollc,i en/re lu surfances osseu.ae dans les résectiotl8 pottr ankyloses. - (I3ull. Soc. chir., 1903, p. 11 24), RHEA-BARTON. On the trea/ment o/ ankylo8Ì8 by the jormation o/ artifì.cial joints. - Thc Lancct, 1826). RICARD. Réu clion du cou.de Disrnssir>n. - I Bi,/l. de la Soc. chirurgie, 1903). RtZZOLt. Operazioni chirnr gichc C1Jeg11ite in di versi casi onde togliere la immobilità d ella mascella itlferiore. - Mcm. Ace. Scie nze, Bologna, 1888 RICRET. Des opérations applicables aux anl,yloses. - T b. agreg. 1850. BOCITET. C'stcotomie de lei branche montante avec interposition mw1c11laire clan.a l'at1· kylose temporo-maxil/aire uni laterale, · VIII Congres chir. Lyon, 1894 e t Ar· chives prov. de chir., 1896. R osl!:R. - Z1,r behatulhmg der Kie/ t rgelcnkankylose. - Con grèe de Wieabadeu. (Zmtralblatt f. Ohir11rgie, 1896), Trxrnn. - Résection orthopédiquc dtt conde. Société de Chirurgie. (Lyon médical, 1903). VEBNENIL, R esultats obtcn11s en Frat1ce par l'opération d'Esmarch. Exam en dea causes d'itl811ccès et moyens d'y remédicr. (Gaz. hebd., 1863, p. 101). VINCENT. Revue de chfrurgie, 1904. Vou,.MANN. B erlincr Kli n. W och. 1874. WoLli'F. - Sull'artrolisi del gomito. - (Zentralblatt fùr Chirurgie, 1897, p. 676). l o. Intorno all'artrolisi dPl gomito anchilosato. - (Zentra!blatt fiir chirurgie, 1901, n. 28). O L11Én. -
Io . -
433
CASUIS TICA CLINICA FRATTURA DEL CRANIO CON AFFONDAMENTO DEL FRAMMENTO NELLA. MASSA CORTICALE ROLANDICA, per il capit1\Do medico Cimino dott. l<"rance,.co, dirett.or.i dell'ospedaletto someggiato n. 4, in Tripoli.
Il soldato dell'It 0 • reggimento bersaglieri, Puttini Angelo., la mattina del 26 marzo u. s., fu colpito alla regione temporo-parietale sinistra dal filetto di un cavallo, lanciatogli nello scherzo da un compagno. Recatosi dall'ufficiale medico del proprio reparto, ebbe le cure richieste dalla. ferita contusa, lieve in a.pparenza. Verso le ore 14 presentò disturbi della favella fino alla completa afasia e disturbi paretici de i movimenti mimici del volto e dell'arto superiore de!;tro L'ufficiale medico, in tempo avvisato, lo inviò d'urgenza a questo ospedaletto someggiato. EsAlrn OBBIETTIVO. - Individuo afasico in completo stato di coscienza; comprende qualsiasi domanda e risponde con gesti. Alla regione temporo,parietale sinistra si nota una lieve tumefazione pianeggiante per infiltrazione ematica diffusa dei tessuti molli pericnrnici, ed alla sommità di essa è una piccola lesione <li continuo, lunga un centimetro e con i margini contusi ed accollati. Esercitando con l'indice una lunga pressione sopra la zona d'infiltrazione periferica, si sposta facilmente lo stnw11!lo fino a rn~giungere a palpare il pia.no osseo ~ottostante a.Ila stessi\ lesione; ma non si riesce a rilevare alcuna scontinuità del cranio. Nel volto sono le note di paralisi del ramo inferiore del n. facciale sinistro e del n. ipogloi<so: la rima boccale è deviata a des tra., la lingua viene spotta con sensibile deviazione dallo stesso lato, ed i movimenti mimici di sinistra sono impossibili, mentre c he le relative linee della. guancia sono appianate, alterando l'est~tica del volto. Il riflesso pupilla.re è torpido. L'arto s uperiore destro è abbundonato, e, sollevato passivamente, ricade inerte; è completamente insensibile e privo dei riflessi cutanei; egualmente la ma.no corrispondente nella sua funzione e ne lla sna sensibilità. La metà destra del tronco presenta attutita la. sensibilità e scomparsi i riflessi addominale e crema.sterico. L'arto inferiore destro conserva. relativa.mente la sua attività motoria, ma attutita la. sensibilità ed esage rato il rifiesso patellare. L'infermo non si può reggere in piedi. Il polso è regolare e pieno; la respirazione normale; temperatura. 3G.8· Si diagnosticò una frattura raggiata della la.mina vitrea con emorragia ex-tradure.le. L'emiplegia destra e la contemporanea afasia non lasciavano alcun dubbio sulla. localizzazione della compressione cerebrnle. 18 - Giornale df mttlieì11a m'1ilore. -
Fase. VI,
434
OASU LSTICA OLI :SICA
Il sangue stravasato da uno dei rami dell'arteria. meningea lesa. aveva scollato la dura madre e, per la stessa. gravità, si era raccolto in corrispondenza della parte posteriore della terza c irconvolu,1ione frontale e della parte inferiore della frontale ascendente; oppure, raccolt.o n el sito del trauma, esercitava un'influenza di compressione indiretta su quelle regioni immediatamen te contigue. La para.lisi alterna del facciale e dell'ipo~losso trovava la sua genes i nella medes ima. compressione dello stravaso emorragico sul ponte d: Varolio, oppure in un disturbo circ0latorio della metà sinistra di esso, sopra l'incrociamento delle pìramiji e sotto di quello delle fibre del façciale. L a presenza. dei soli disordini cerebrali motori e sensitivi, senza alterazioni delle funzioni intellettuali, e l'a.s~enza completa dei disordini bulbo-midollari trattenne tutti noi, ufficiali medici de l 3° e -1° ospedaletto someggiato, da un intervento immediato; però la nostm cosciemrn. dell'intrasportabilità del paziente ci aveva preparati ad un interven to d' urgenza in qualsiasi momento. Il giorno successivo, 27 marzo, le condizion i dell'infermo rimasero immutate e la nostra s peranza di un graduale assorbimento dello s travaso, facilitato dalla robusta costituzione e dalla g iovane età. del paziente, ci seduceva maggiormente. Il g iorno 28 successivo, alle ore 12, l'ammalato diviene improvvisamente de· presso e sonnolento, n on risponde più alle n ostre domande che solo st-entatamente, e presenta una respirazione molto superficiale ed il polso rallentato e tardo (40 pulsazioni). Nell'ansia. dolorosa di perderlo, mentre si cer ca. di sostenere le funzioni cardiopolmonari con g enerose e freq u enti dosi d i o lio canforato, iniettate ipodermicamentc, s i prepara in fretta un ambiente possibilmente asettico, ed alle ore 16 viene operato di c raniectomia, previa anestesia cloroformica. Con lar11;0 raglio a for ma di lira si comprende il ramo principale della art. meningea media e lii piccola ferita contusa, che è sulla linea perpendicolare me· diana, ele vata dall'articolazione temporo-mascel lare sinistra e ad un centimetro in a vanti della linea obliqua di riuuione, che designa la direzione dell'art. me· n ingea media., proiettata col metodo dì Kroonlein. Si mette allo scoperto un piccolo foro della pa rete craniense della grandezza di un centesimo, dal quale es tube1·a un grumo sanguigno. Con lo scalpello si allarga la breccia circolarmente fino a raggiungere la gran· d ezza di poco più di un soldo, tanto da pe rmettere l 'esplorazione digitale, che ril eva la presenza di una scheggia. infoss ata nel la massa corticale, la quale r eflui va spappoll\ta. Cou l'aiut o di UDI\ pinza, si estrae un disco osseo cun eiforme dell'intiflro spes· sore della pnrete cranica con un diametro di l f2 centimetro del t avo lato esterno, compresso ed incassato n ella diploe, e con un d iametro di c-entimetri 1,6 del tavolato vitreo, che pr esenta frattura raggiata. ì\fodiant,e un cucchia io smusso, s i asportano i g rumi ed il tessuto cerebrale pesto e, tn.mponnto il cavo, s i suturano i margini do! triplice lembo, dopo d i avere a perta in es:<o una larga b rec:cia in corl"ispondenzn della lesion e operatoria., per facilitarne In. medicatura consecutiva. A Ila ><ern l'infermo presentava 72 pulsazioni, 18 atti rt>spiratorii e, con nostra viva soùctisfazione, egli g ià pronunziai:a i nomi di babbo e mamma. A que~t.o risultnto quasi immediato dell'atto operativo, segui la graduale i-isoluzione della mn~gior parte dei fonomeni pnrctici. Con il miglioramento delll\ pro11un7,Ìa si eb\Je pe r tempo la reintegrazione della sensil,ilitiL e clei riflessi cutanei.
CASUISTIOA CI,l l>ICA
435
Segui subito dopo la scomparsa. della paresi del facciale sinistro e, fin dnll'inizio della sua ri11oluzione, si potè constatare la ,:omparsa della paresi del fac<:iale destro. Mentre la pronta. scomparsa della. paralisi facciale sinistra depone più per un fatto di compressione del ponte di Varolio che per un focolaio emorragico della -sua. metà sinistra., la comparsa invece della paresi del facciale destro, dovuta indubbiamente a lesione corticale, fa ammettere che essa dovesse esistere fin dal principio e che, mascherata da11a prevalenza di quella del facciale opposto, sia sfuggita. alla nostra osservazione. Più tardivo fu il parziale repristina.mento della funzione del muscolo genioglosso sinistro. In 18' giornata dall'atto operativo, la lesiono chirurgica tlra completamente riparata, e l'infermo potè reggersi in piedi da solo e fare i primi passi. Il giorno del suo imbarco per rimpatriare (6 maggio u. s.), possedeva già. la forza di eleva.re l'arto superiore destro sopra la. testa, di compiere quasi in tutta la loro estensione i movimenti di pron1tzione e s upin1tzione del:a m1tno destra, ed .accennava a qualche limitato movimento delle dita. Grazie a.Ila cortesia del maggiore medico Sulliotti cav. Efisio, direttore del ricovero dei convalescenti della Reggin di Caserta, possiamo aggiungere le seguenti note sul nostro infermo, estratte dal registro nosologico in data del 29 maggio u. s.,
giorno del suo trasloco a quel deposit-0 dall'ospedale milit are di Napoli. Persiste lieve pares i del facciale destro con deviazione della lingua dallo stesso lato, appena apprezzabile. La favella. è leggermente inceppata; la. sensibilità tattile e dolorifica è dappertutto ben conserva ta. 1 movimenti dell'arto superiore destro sono tutti ben repristinati, eccettuate la completa flessione delle dita e l'opposizione del pollice, che non si compiono nella loro totale estens ione. Accusa a.Ila gamba destra un senso di peso, ma la motilità. è completa. Asserisce di essere sofferente di cefalea accessua le. 11 giorno 7 giugno corrente veniva inviato in licenza di Mnvalescenza di .giorni 90 a Piancastagnaio.
Esempi di lesioni simili sono numerosi ·nella nostra letteratura medica, e la
loro espressione sintomatica. si riscontra in ogni trattato di patologia chin1rgica, formando il quaàro piu classico delle alterazioni corticali, prodotte dai traumi del cervello. Ognuno dei loro accidenti primarii (contusione, compressione e commozione cerebrale) può da solo s ussistere come entità morbosa prettamente distinta, epos• sono insieme sussistere in uno stesso cervello od accoppiarsi, lasciando perplesso un osservatore poco esperto. Nel nostro paziente, coo gravi fenomeni di contusione e compressione i nsieme, non si ebbe l'ombra della commozione cerebrale; e la causa non mi sembra an• cora debita.mente studiata e valutata. La patogenesi di questa affezione è contesa. da t re teorie; dalla teoria della scossa encefalica, dalla teoria dello shok cefalo-rachidiano e dnlla teoria delle le· sioni istologiche del tessuto nervoso.
436
CASUISTICA CLINICA
Io sono propenso a seguire la seconda, donRteci dagli studii del Duret, che nel liquido cefalo-rachidiano riconosce il potere di trasmettere l'azione traumatica moltiplicnta ai vnri centri nervosi, capaci di g e nerare i fenomeni della com-
mozione, e credo che le alterazioni microscopiche degenerative del cervello commozionato, più che costituire la terza teoria., spieghino la seconde. come conseguenza dell'improvvisa ischemia dei centri nervosi, che altera lo scambio tra sangue ed elementi nervosi stessi. Credo però che la commozione deliba la sua i;enes i a una forzR viva contundente, che si esplicR su di una data eslensione di superfi cie del cranio, la quale dovrà essere più o meno estesa in rngione inversa della stessa forza contundente. U na bastonata sul cranio, una caduta dall'alto, possono causare una commozione pura e semplice, mentre un i;asso lanciato a distanza, un proiettile di fucile senza più forza. vulnerante di s coppio, producono un maltrattamento più o meno esteso del cervello, senza commozione. Come l'esperienza pratica, cosi quella di gabi11et to, potrà determinare un limite e della forza e della estensione di essa nella g enesi della commozione cerebi-ale; ma fin d'ora credo di poter afferma.re che una forza contundente, in campo limi• tato e ris tretto della parete cranica, s i esplica con fenomeni di contusione anche grav i e senza commozione cerebrale. Infine la storia del nostro ammalato, mentre c'indica l'assoluto dovere di pronto intervento in tutti i traumi del cervello con manifesti fenomeni di compressione cerebmle, fa pure emergere uno dei tanti pregi di questa nostra unità sanitarie., cbe, a mio parere, poche aggiunte e modificazioni dovranno rendere ancor a più preziosa.
*** Ai miei colleghi del 8° e 4° ospedaletto someggiato, i qua.li mi coadiuvarono nell'intervento operativo, dandomi modo di compilare questo modesto lavoro, rendo miei più vivi ringraziamenti. Tripoli, 25 giug no 1912.
SU DI UN CASO DI CISTI IDATIDEA DEL RENE DESTRO SVUOTATASI NEL B ACINETTO. - Contributo clinico del capitano medico D e Sarl o Eugen io, libero docente di patologia speciale chirurgica nella R. Università di Pisa..
L'embrione esacrrnto, venuto fuori dalle uova di tenia echinococco, ingerite even· tualmeote coi c ibi o coll'1icqua potabile, può giungere, attraverso il torrente circolatorio, in organi e tessut.i, in<,istandosi in essi e trasformandosi in un verme ve scicolare, che dà origine n.ppunto aJla. cisti idatidea . Questa, men t re si sviluppa con una certa freq uenza in alcuni organi, ad es. il fegato, col pi,:ce ben di rado il rene, come attestano concordemente le stnti~tiche raccolte da varii autori (Davaine, Nei~ser, H onzel. ecc.). Tale rarità dipenderebbe, secondo il Boeckel, dalle. lungber.za del cammino che deve percorrere l'embrione di tenia echinococco prima di raggiungere il filtro renale.
CASUJSTICA CLINICA
437
E spiegabile quindi l'interesse che prllsenta sempre ogni cisti idatidea de l rene, la cui diagno3i, non sempre facile, sia accertata in ruodo sicuro come nel nostro caso, nel quale, pure essendo mancata la biopsia operatoria, si ebbe le. constatazione diretta del contenuto cistico in seguito alla rottura spontanea della cisti nel bacinetto e consecutiva espulsione di \·escicole attraverso l'uretra. La pubblicazione di questa nota c.linica, dunque, ha il solo scopo di aggiungere un altro ~aso ancora a quelli, non certo numeros i, r egistrati finora nella li!tteratul'a. Ed eccono senz'altro la breve Stol'ia: « 11 1:: marzo 1912 entrn nel reparto chirurgico dell'os1)edale da campo da 100 letti u. 2 in Derna il soldato D. 8 , del 26· reggimento fanteria, della classe 1889, Egli dice che in famiglia tutti go.louo ottima salute, e rifel'isce di e,sersi contagiato di blenorragia nri>trale e di ulceri veneree. È contadino, ed assicura di non aver fatto abusi di alcun genere, nè di aver avuto, in m-0do speciale, contatto coi cani. Dalla sua venuta in Libia non ebbe altro disturbo che un leggero catarro bronchiale e delle artralgie reumatiche. Dell'attuale malattia avrebbe cominciato ad avvertire le prime sofferenze verso la metà di febbraio del corrente anno, nel quale tempo e senza causa apprezzabile, ·cominciò ad avere una sensazione di peso e d'indolenzimento a lla r egione rennle destra. Tutta\'in potè continuare e. prestar serviz io fino a tre giorni prima del suo ingresso 11ll'ospedale, quando fu preso improvvisa men te da vivo dolore alle. regione suddetta, as~ociato a ritenzione d'urina e ad irradiazioni nevralgiche lungo l'uretere fino al testicolo corrisponde nte. Inoltre ebue e. n otare un'intumescenza che si estendeva in e.vanti sin quasi alla ri>gione del finnco. Dopo qualche t em po potè orinare, sebbene con una certa diOìcoltà, e rimase sorpreso n el constatare che in~iemc coll'u!'ina venivano fuori dal cnnitle uret.rale dei corpicciuoli molli e biancastri. l•rattonto Jn crisi dolorosa ern cessata, ed anche l'intumescenza, notata nl tlanco destro, era scomparsa. È individuo di buona costituzione organica, con norm~le sviluppo scbeltitricomuscolare e ben nutrito. L'esplorazione renale, pre.tic11ta in ambo i lati, non fa rilevare apprezzabile aumento di volume di reni; però e. destra le. ·palpazione bimanuale suscita lieve dolore. Nulla da parte della vescica e dell'uretra, nè dei vari organi ed apparecchi. Durant11 lr, minzione l'infermo emette ilelle caratteristiche vescicole.figlie di eisti da echinococco (Tochtel'bla11en), della grandezza di un pisello. La temperature. è normale. L'esame chimico e micro~copico dell'urina dimostra quanto segue: Reazione: acida . Densità : 1018. Albumina: trncce non dosabili. Zucchero: assente. Sedimento mucoso abbondante. Numerosi leucociti; cristalli di ossalato di calcio; scarsi frammenti di cilindri ialini e granulo- grassosi; qualche uncino di tenie. echinococco.
••• Come ben si vede, nel nostro caso le. diagnosi non ebbe a presentare alcune. difficoltà, poichè, in seguito all'improvvisa comparsa di caratteristiche vescicole nell'urina, l'affezione, manifestatasi con una sindrome schiettamente renale, si
svelò da sè.
438
CASUISTIOA CLINICA
È noto come non sia un fatto raro la rottura spon tanea delle cisti idaticbe del rene le quali, olt1·e che nel bacinetto, possono rompersi e vuotare il loro contenuto nel cavo peritoneale, nell'intestino ed eccezionalmente nella. pleura e nei polmoni, attraverso il diaframma. A volte si ha l'apertura della cisti all'esterno attraverso la parete lombare, il che rapprest1nta l'esito più favorevole . L'echinococco del rene è meno raro nella donna, la quale presenta una maggiore predisposizione. Nelle cisti unilate rali, che sono le più frequenti, non si è d'accordo sul lato più spesso colpito: secondo alcuni (Lo.nceraux.) l'affezione si svilupperebbe più frequentemente nel rene destro; secondo altri invece (Boeckel), in quello di sinistra. Nel nos tro caso, pur mancando il r e perto operatorio e l'a· iuto prezioso dei più moderni mezzi d'indagine (esanie cistoscopico analisi de~ l'urina racoolta separatam,enle da ciascun ren.e col cateterismo clegli ureteri o col divisore vescicale), e fuor di dubbio che il lato colpito è quello destro, poichè qu ivi appunto s i svolse tutta la sindrome che precedette la rott ura della cisti. Una particolarità, che colpisce subito nel presente caso, è il decorso imbdolo del processo morboso, il quale riconferma ancora una volta q unnto sia silenziosa l'evoluzione del parassita di cui ci occupiamo Ciò dipende dal fatto che il suo sviluppo ò lento e le lesioni del pa renchima, in cui si a nnida l'entozoario, restano per qualche tempo circoscritte; i pazienti infatti, nella rnassimn parte dei casi, non se ne accorgono finchè non s i manifesti un'insolita e ben distinta intumescen7,a1 che richiama finalmente la loro attenzione su alcuni disturbi vaghi, ai quali fino allora avevan dato poca importanza. Nel nostro cl\So, però, la latenza dell'affezione è davvero sorprend&nte, se si pensi che l'infermo, il quale portava indubbiamente do. vario tempo l'ospite mo• l esto, potè sostenere tutte le fatiche del se1·vizio militare e sopratutto di quello ancor più gravoso e pieno di d isagi della guerra in Libia, prendendo parte 11i varii ,,ombattimenti. Infatti gli ufficiali medici, addetti al reggimento, mi assicurarono che l'iufermo non richiamò ma i la loro attenzione sulla rt1gione renale ed ebbe a presentarsi poche volte alla visita medica per lievi disturbi, non aventi alcun rapporto coll'attuale affezione. Egli potè prestare fainterrott.a.mente il suo servizio s ino alla rottura spontanea della cisti ed alla fuoruscita del suo conte· nuto all'esterno. Vi fu solo un I.Jreve periodo, durante il quale apparve !].ell'infermo una sensazione d'indolenzimento in corrispondenza del rene destro; ma essa tuttavia non raggi unse il drammatico quadro di una vera e propt·ia colica renale che in ultimo, r.ioè quando la c isti, divenuta volumi uosa, diede luogo finalmente a vivi dolori irradiantis i lungo l'uret.ere fino al testicolo, nonchè ad accesso im· provviso di r itenzione d'urina. Questa dipendeva dallo spasimo riflesso dello sfintere membranoso, mentre la s uccessiva difficoltà nella minzione era dovuta evi• d eutemente all'ostll.colo meccanico opposto dalle vescicole alla libera uscita dell'urina. Un altro fatto, degno di essere rileva to nel nos tro caso, è la mancanza dl qual~ivoglia segno d'intossicazione idatidea . È noto come nelle cisti da echinococco, in seguito alla rottura spontanea di esse, ovvero dopo eventuali punture esplorative o interventi chirurgici, appaiono talvolta d ei fenomeni tossici, i quali, da lla febbre e dall'urticaria· ambedue trans itori e, possono giungere sino agli accessi sincopali od a.I coUa.rso, seguiti più o meno rapidamente dalla morte. Tali sin· torni, dopo la conce?.ione goni1\le del Ricbet sui fe110nieni anafilattici, vanno in· terpretati come d 1peudenti da vera e propria anafilassi iclatidea (Dévé) Le so· stan-1e tossiche, contenute nel liquido cis t ico e derivanti dal ricambio o dal) at•
OASUISTIOA OLINlCA
489
tività riproduttiva. dell'entozoario, ovvero anche dall'eventuale de.:omposizione dovuta alla morte di esso, avrebbero un potere anafìlassante. L'organismo sarebbe sensibilizzato dalla eventuale penetrazione di liquido cistico nel torrente circolatorio, ovvero anche dall'assorbimento delle tossine idatidee attrl\verso la parete vescicolare intatta la quale, come hanno rilevato Chàuffard e Vidal, mentre è impermeabile ai germi, asaicurando così nella maggioranza dei casi l'asepsi del contenuto cistico, permette invece la dialisi lenta dei veleni idatidei. È senza dubbio possibile la guarigione spontanea di una ciisti da echinococco del rene svuotatasi nel bacinetto, potendone seguire il raggrinzamento e la calcificazione (TiJlmanns); tale e!lito fortunato, però, è tutt'altro che frequente. Sorvoliamo sui processi incruenti usati nel la cura delle cist"i idatidee del rene, quali sono: l'elettroli.~i e la puntura seguita o no da iniezioni modificatrici e antisettiche (iodio, sublimato corrosivo). Riguardo agl'interventi operati\'i, ricordiamo che un tempo si pratica va spesso, e con esito letale, la nefrectomia; se non che tale operazione demolitrice non trova oggi nella maggioranza dei casi alcuna indicazione, poichè spesso un11. parte del parenchima renl\le è integra e ben funzionante. L'estirpazione del rene è giustificata solo quando l'organo è qua.si totalmente distrutto, in modo da non presentar più alcun valore funzionale, mentre l'altro rena è sano. Il più delle volte basta la semplice nefroto,nia, seguita dalla marsupializzazione o meglio ancora, quando la cisti non è iufetta, dall'esportazione completa della parete cistica e successiva sutura. Il nostro infermo, non avvertendo dei disturbi d'importanza, rifiutò qualsivoglia. intervento operativo. Egli perciò fu senz'altro rimpatdato per gli opportuni pro7vedimenti medico-legali.
UN CASO DI KALA-AZAR A DERN.à.. dico dott. D o w enieo Sah•atore.
Breve nota clinica. del capitano me-
Dopo la febbre di Malta, il kala- azar. Se, qualche mese fa, mi potè sembrar utile segnalare ai colleghi la presenza a Derna della febbre maltese, parmi oggi, assai più che utile, indispensabile e doveroso, comunicar loro un caso di kala-azar, da me osservato testè in questo stesso presidio. La terribile malattia, che il Donovan considera come quasi inevitabilmente mortale, colpiva, dunque, un [soldato del 86° fanteria, Giuseppe Mancini, della classe 1889, che, al suo ingresso in reparto, 1° giugno corrente, presentava, al nostro esame, questi sintomi principali: Febbre continuo-remittente, che decorreva da cinque giorni, oscillando intorno ai 390, preceduta, ul suo insorgere, da forti brividi di freddo; pallore intenso, quasi cereo, della cute (maschem di marmo), con mucose giallast_re, esangui; tinta subitterica delle congiuntive bulbari; grave anemia con prostrazione estrema e con dolori ossei, rivelanti le lesioni del midollo, del principale, cioè, dei tessuti ematopoietici; cefala lgia frontnle e pena epigastrica; cuore tachicardico, con soffi anemici sui varì distretti valvolari; stato di sofferenza da parte del tubo digerente, con lingua impntinata e arida, addome tumido, meteorismo intestinale; notevole tumefazione della milza, e lieve del fegato; ghiandole linfatiche immuni.
440
OASlJl!>TlOA CLll\lCA
L'infer mo riferiva. di aver contratto a R oma, q uat tro a nni avanti, la malaria, duratagli per ci rea un bien nio. Per il complesso di tali sintomi, non m'indugiai g ran che a .far d iagnosi di recid iva mula, icR, cor. cons(•guente gr(l\"e anemia, e somministrai senz',dtr o il chinino, in ùosi piutto!:!to gtiuero.,e. E la temperatu1·a f'el>btile si a ùùas~ò i mmediatamente, per cutlere affatto, dopo qualche giorno, mentre, in conseguenza, il vero stato di malattia poteva dirsi dileguato, e l'infermo, con un'euforia progressivamente crescente, appariva gia eut rnto io piena convalescenza. Se non che, durante la notte dal!' 8 al 9 dei mese Messo, veniva colto improvvisamente da grave malessere e come da un succedersi tumultuoso di feuo• meni meningei, consis tenti spccialmeute iu ir requietezza generale, agitazione, ansia respiratoria, fotofobia, si ugli iozzo. conn li di vomito, t;Sllgeraz ione dei riflessi, ri ten· ;:ione della orina e delle foci, e, pil'l tardi, Ja vomito abbondante di san gue (ematemesi), da riacc~nsione delJa fel,bre, ,i da r icomparsa dei dolor i ossei immanenti, cui seguiva, subito dopo, stato comatoso grave, e, ne lla sera del 9, morte. Nel lii orine estratte dalla vescica, mercè il cateterisruo, si riscontrava, in tanto, all'esame c himico e ruic1oscopico, aumento del peso specifico, presenza di ,dbu111i11a, pigmenti biliar i in grande quantità, indacano abbondante, e, nel sedimento, ci lindri granulosi con emazie e leucociti. Fu allora che, in consideraziontJ appunto e specialmente della comparsa imp rovdsa delle emorragie gravi, ga$trica e ren ale, ed nnche del resu l tato dell'esame chimico e micrnscopico delle orine, quando il processo febbrile erasi già s pento da qualche giorn o e la somministrazione del chinino ern stttt.a sospesa, tenuto sempre debito conto de lla profonda anemia, del tumore splenico rilevnute e di quello un po' meno accentuato del fegato, io scartai senz'altro la. diagnosi di malaria, o, conendo col pensiero ad altra forma infettiva ns~ai più grave, so~i,ettni il kala-11zar. F, l'autopsia con i successi vi reperti microscopici, nei ripetuti esami, avvolorando il mio sospetto, coul"ermò tale diagnosi, e m i diede, qui ndi, pienam ente ragione. Nei n umerosi preparati allestiti 11011t mortem, per istrisci della milza e del fegato, si ritrovarono, infatti, dei Corpi di Leishman - Do,1ovan, in numer o prod igioso, di fornm prev1tlenteme11te ovoidale, colorati r.ol Giemsa, in bleu pallido ed alcuni in un roseo leggeri~si mo, aggruppati e conte11uti come in una ganga sferoidale, od i;.olati, con le loro masse cromatiche (macro e micr onucleo) spesso chi>tramenle visibili (1). Niun dubbio, aduuqne, che nel n ostro caso, erasi trattato di u na vera e pro· pria lei~lmwnio~i, ko.la-a..:a.r., in cui l'ordinario decorso cronico, o s ubacuto, era stflto intenotto dnlla improvvisa sopravven ien za d i gravi complicnzioni emorragic he, ctrto per alterala crasi sanguigna e per dim inuita resis t enza globulare. Ma, dileguato questo du bbio, se ne affacciava a lla nostri\ mente uno nuovo e non meno deguo rii consider azion e, il seguente. Poichè il Mancini giunse in Libia, proveniente da Roma, dnll'81° fanteriii, non prima del \!O febbraio del corrente anno, dopo una pei-u1anenza a Napoli di 20 giorn i ed a Catan ia di circa un mese, si può afferma re senz'altro che egli abbia con( l) I preparati micr oscopici furono osep:uiti magistralmente, nel gabinetto d i microscopia clinica e di batteriologia annesso all'ospedale da campo n.. 8, dall'ottimo capitano medico, dot.t . Corrodi, che r ingrazio d i cuore per av&rmi d ato v,sione dei proparo.ti stessi e per le notiz:ie fornitemi ad oasi inerenti.
OASUISTIOA OLINICA
441
tratto l'infezione a Derna, o non, forse, piuttosto in quelle città d'Italia, ove già il kala-azar f-l riscontrato e descritto dal G11bbi, dal Jemma, dal Feletti, d~\l Longo, dal Pianese, dal Di Cristina, dal Saugiorgi. dal Concetti, dal Basile, dal Fulci? È risaputo, infatti, che la durata del periodo d'incubazione di codesta malattia è più che mai variabile e, perciò, tuttora ignota e indeterminabile, come dimostrano chiaramante anche i resultati delle inoculazioni e degli innesti nei cani e nelle scimmie. E, a tal proposito, ricorderò il g iudi:f.io dello !"tesso Leis hman, c he, c itando alla s ua volta il Rogers, scrive: · « li periodo d'incubazione non è ancora ben determinato. Da a lcuni dati comu· nica.ti da Rogers s i può trnrre la conclusione, c he esso oscilli da 8 setti mane ad alcuni mesi dall'occasione a infettarsi ( l). S icchè potrebbe anche ben rl11rs i, ne l caso nostro, che l'infezione s ia stata contr11tta in Italia, invece che a Derna. Pur tuttavia io penso che, non pe r questo, il cai'o presente veng11 a perde1·e punto della sua. importanza; poi<" hè, se non ad altro, esso potrà, per lo meno, giovare ad arricchire le statistiche del Ga bui, del Ftilc i e del Basile, d"'l 'l'achin, dell'Aravandinos, e del Michailidis, accertanti ormai il vel'ificarsi del k,da a zar, che si oi;serva nel b11cino de l Med iterraneo, pur negli a dulti, oltre che nei bambini; e, quindi, servir da novella prova per autori zzarci ad n !fermare 1111cora una volta la. identità clinica. ed etiologica fra le d ue forme infettive, indiana o asiatica o tropicale, e mediten·anea od infantile. Io Italia, come è noto, spetta al Gabbi il merito insigne d i aver dimostrato, per il primo, e irre futabil me nte, l'Ontro il dualismo di alcuni nutori che vorrebbero contrappone un k11lu·azar nostrnno 111 knla- azar tropicale, come nessuu fatto provi che il par11ssita del Pia nese differisca da quello dl'l L eishman e d el Donovan, ed anche come la forma morbosa' -:ui esso di'L origine, non si11 punto diversa da quella indiana. Egli, dopo che, per più di tre unni dalla scoperta del Pianese (l!l05), I!\ questione e ra rimas ta ccmpletamenie sopita, la trasse a nuova luce, tornando con nuovi studi sull'argomento; e, con la sua attivit i1 prodigios11, in una se1·ie di pubblicazioni dottissi me, che costi tuirono una vera. rivel11zione, dimostrnva l'esistenza, in Sicilia e in Call1bria, di focolai endemici de lla m11lattia, c he identiGcnva col ponos greco, e forniva, intorno 11d essa, um, Ticchissiml\ documentazione clinica e sperimentale, men t re ue promoveva attivameute lo studio e 111 r icer<'a. Ma oltre tut to, una. nuova e, for ~e, più g i n:;ta cousiderazione milita io fovor nos tro, s pecie oggi, in questo italico risveglio, in questa primavera fiorf'n le dtilla patria, in cui più vivo ed intenso vien sentito da tu tti il bisogno di un11 più larga. espansione coloniale. E codesta fine e giusta. considerazione ci vien 11.nr he suggerita d11l Rho ; per il che noi non potremmo certo far cosa mig liore dul ripetere quel ch'egli s tesso magistralmente scrive, chiudendo cosi la. nostra b1·evissima nota. « Tn questi ultimi a nni, la pa.nissitolo~ia i n genere, scl'ive dunque il Rho, e la batteriologia in ispecie, dopo aver d11to tanto impulso alle al t re brnn<·hedella. med icina, hanno quasi ad un tratto tras forruatn anche l a p11.tologiR e~otica ; e le (l) Cfr. W. B. L1!:1BHMAN - Il K ala-azar, in Trattato drlle malllllie dei paesi /ropkali, pubblicato dal dott CARLO l\h'NSE, prima t,raduzione itnlia na. Uuion<l Tipogri>· fico-editrice torinest>, Torino, 1909, voi. IV, pag 40.
442
CASUISTICA CLINICA
ricerche in questo campo si perseguono con la stessa ansia. febbrile che anima la moderna società nello sviluppo dei traffici, e dei rapporti internazionali. E quasi og11i anno che passa segna una n uova vittoria dell'igiene coloniale. Per questa evoluzione scientifìea e per questa evoluzione sociale, che [nell'ora presente ha qualche cosa di solenne, lo studio delle malattie dei paesi oe.ldi, più che pel passato, si impone ad un maggior numero di professionisti, come cosa. pratica ed indispensabile (1). Ed io sarò lieto più che mai e soddisfatto, se, con l'opera mia, pur cosi tenue e modesta, avrò potuto, comecchesia, rendere alla società ed alla patria un qualche servigio, specie nell'ora presente, ripeto, in cui l'Italia., pur sempre ricca di vite, frementi a pugni, nuove, ed esuberante di indomite energie, fatto. angusta per i figli suoi e bisognosa, perciò, di espandersi, va riaffermando, con tanta gloria, in queste terre di Libia il suo antico dominio, e vi fo risorgere ancora più fu). gido e radioso il nome eterno di Roma immortale. Derna (ospedale da campo n. 2), 25 giugno 1912.
OSSERVAZIONI E CONSIDERAZIONI SU DI UN EX-MILITARE ISTEROPATICO, per il dott. Gaetano a,·uoalo ll, capitano medico. L. G. nativo di Treviso, della clnsse 1890, caporale nel 93° reggimento fanteria, ricoverava nell'ospedale militare di Ancona il 15 ottobre 1911, essendo stato in c11serrna. colpito 11ll'improvviso da piu-alisi dell'a.rto superiore ed inferiore sinistro. ÀNAl!NESI. Risulta assenz,, di eredità familiare d'ogni specie: il L, prima della leva, gode buoua salute, non pati mai convulsioni, non fu dedito all'abuso di vino e di liquori, non fu carcerato, frequentò scuole percorrendo le 4 classi elementa ri con discreto pro-fitto, ebbe affetto per la famiglia, non commise stra• nezze. Secondo le asserzioni. del fratello, venuto nppositamente .ad Ancona per rivedere il suo caro ammalato, questi ero. volubile, facile a commoversi, sovente capriccioso assai. Durante gli und ici mesi di servizio militare fece bene, mai fu punito di prigione, ebbe solo 8 punizioni di consegna ora per ritardo di pochi minuti a ritorn11re in quartiere nell'ora della ritirata., ora per poca cura dell'arredo Tenne conteg no conetto coi superiori, fu socievole e, nei quattro mesi e mezzo che disimpegnò il servizio come caporale, trattò i soldati con amo.re: non soffri malattie di sorta, non si contaminò di s ifil ide o di affezioni veneree. Il 15 ottobre u. d. in seguito a preoccupazioni vive (come egli dice) per il ritardo ecces~ivo e ripetuto frapposto d ai suoi di famiglia all'invio della. corrispondenza privata (egli non ndduce altre cause ed esclude recis11mente ogni altra che gli venga suggerita), viene colpito 1dl'improvviso da paralisi in apparente vigore di salute. (I) Cfr, F. Rao. CARLO ~lENSE,
Introduzione. all'edizi,0ne italiana, in opera. citata del dottor voi. I , pp. XV e XVI.
CASUISTICA CLINIOA
443
EsAM"' OBIETTIVO. All'esame obiettivo è individuo di buona costituzione fisica con muscoli bene sviluppati, con pannicolo adiposo un pò scnrso, con pelle e con mucose visibili sufficientemente vascolarizzate. È immune da alterazioni dei visceri torace-addominali e da quelle dell'apparecchio ghiandolare-linfatico; è apirettico. Morfologicamente presente. testa manifestamente grossa rispetto alla corporatura, è iperbrachicefalo, ha fronte alquanto protuberante e angoli parietali spiccat.i; non ha altri caratteri morfologici di rilievo: il s uo tipo cranico.faciale quindi si può classificare tra. i comuni. Dal punto di vista 11ntropometrico è alto metri j ,So: la circonfereuza cranica. misura 601; il diametro antere-posteriore è 189; il diametro trasversl\le 158; l'indice cèfalico perciò è 84; la. graudo apertura delle braccia misura metri 1,66, cosicchè e. statura. fatta uguale 11. 100 corrisponde una grande apertura uguale a 100,60. Sotto il rispetto neurologico emerge: ..il) Nel campo della motilità, integtità. de l nervo faciale in tut.ti i s uoi rami
esterni, poichè fronte, palpebre, guuncie funzionuno regolarmente; integrità del velopendolo pn,Ja.tino e dell'ugola, poichè il velopendolo si sposta coi movimenti di deglutizione; di più integrità uditivn, ciò che significa normuliti\ del nervo corda-timpani, inoltre integrità lingurtle e quindi anche del nervo ipoglosso: invece esiste pa re.lis i flaccida di tutto l'arto superiore ed inferiore sinistro, contra11tante colla inalternta fisi9logicità degli arti des tri, mn. non accompagnata de. reazione elettrica degenerativa: motilità passiva de lle articolazioni degli arti paralitici possibile: andatura (possibile dopo 40 giorni di degenzn nell'os pedale soltanto coll'appoggio del bastone) non a forma elicopoide, ma a tipo strisciante sul suolo: perimetria degli arti quas i eguale nei due Inti, dappoichè la circonfe. renza degli arti sinistri misura, rispetto ai corrispondenti segmenti destri, un centimetro in meno nel braccio e un centimetro e mezzo in meno nella coscia. .8) Nel campo dei r iflE>ssi, assenza di quello faringeo, lieve vivacità. del rotuleo sinistro, assenza del sintomo Babinski e di quello di Oppenheim, integrità dei riflessi anale e vescicale. Cl nella sfera vasomotorie., dermografismo, specie addominale. D) nel campo sensitivo. emi-anestes ia cutanee. e mucosa: arto sinistro piuttosto freddo ma. non cianotico. E) Nella sfera. sensoriale, visus 1\ destra uguale a due terzi, a sinistra uguale ad un terzo; campo visivo destro limitato in alto e all'interno da 65°, all'esteruo da 82°, in basso da 58°; campo visivo sinist ro limi tato in alto e all'interno d11 63°, all'esterno da 79°, in basso da 55°: senso cromatico n ormale, non inversione dei colori: si nota lieve iposmia. De.I pnnto di vista psichico, si è notato coscienza da prima un po' obnubilata, poi semp1·e intatta: sovente assai inquieto, il paziente si è lamentato, con espressioni vivaci, di pesantezza e di dolo1·i reumatoidi egli arti immobilizzati; spesso ha trascorso notti quasi insonni, oppure faceva sogni copiosi, vivi, nei quali ripeteva racconti letti nel giorno, specie fatti emozionali; mai dimostrò però di essere in preda ad allucinazioni, mai rivelò delirio. Alcune volte, specie se contrariato, piangeva o faceva atto di piangere, sempre si comrooveva al ricordo dei suoi di famiglia: aveva parola spedita, tono di voce notmale. Interrogato, se qualche suo parente i,e.tisse convulsioni, ha risposto di no; domandatogli se avesse visto persone paralizzate, disse di avere veduto (circu un ao no e mezzo fa) un
444
CASUIS'rICA CLINICA
amico di suo p ad re perduto a sinistra e poi morire, per il cbè avrebbe avuto impressione p iuttosto forte 1 sintomi di inquietudine, di i11sonnia, di i poestesia ebbero un migliora mento nel novembre successivo. e parevo. ancora c he le manifestazioni paralitich., tendessero a farsi meno grnvi co11 la cura psicoterapica ed elettrica: m a n ella prima. decade di dicembre u. s. i mu1·ch1 somatici dell'affozione cominciarono a veggiorare poco a poco e progressivamente, e nel medesimo teu1po si accentuò l'instnbilità di umorn e d i desiderio. la tendenza all'imitazioue degli atti altr ui, comparvero fasi di eccitamento e qmtlcbe volta pure d'impubività, fenomeni che addivennno sempre p iù ~alieoti coll'a1<grnva111cnto dei siutomi somntid: talehè ver~o g li ultimi giorni d i deceml,re, e~,;endo~i del ineata uua vera psico~i sulla base di uno stn.to coofusiounle e di sovrneccitaziollc, egli fu riformato ed inviato in curn pre,;so, il )oc-aie manicom io Co1'S ll>EHAZ10:,(1 D!AG!WSTICIIE SUL CASO CLINICO. Si è r ilevi,to cl1e in questo giovane di 21 anni la malattia si iniziò con una paralisi flaccida. degli ar ti sinistri: il pl"imo passo da far.si nel campo diagoo,tico è que llo di accertnre se il disordine motorio s ia simulato oppure ,·ero ed, in questa seconda circostanzn, se esso abbia un fondamento orga nico od isterico o orgauico-i,terico. l\'el caso co11creto, e~seudo in alto molteplici s intomi obiet tivi facilmente controllabili, si deve e!Scludere, In s imulazione: non resta quindi in esame che l'altro lato d f'll a que!"tione, r elatiYo all'indole de lla forma morbosa. I l medico c u,nnte del tempo, capitano medico dott. Farroui, escluse, dopo completo esame, la diagnosi d i pa ralisi da. causa organica ed ammise quella da probnbile causa ister ica; e d irò subit o che lo svolgime nto dell'affezione confermò ,1ppieno la sua ipotesi, la qualo del resto era In più logicn, avendo valido fondamento nella fe nomenologia clinica. Era sostenilJile una paralisi organica in un soggetto immune da malattie antecedenti, da marchi dP.ll'alcoolismo e della sifilide, dotato di cuore integro, di ,·asi perfettamente elastici? Oua pnrnlisi organica n ei giovani hn. il più sovente origine (come è notorio) da vizi di cuore o da 11.lternzioni vasali, ed erompe por emorragie capsul,ui; ma l'einorrngi1t capsulare, donita ad aneurismi miliari dell'arteriola lenticolo-striata, s i esplica con sintomi definit i, ben ri levabili e vnlutabili, che, oltrechè in incoscienza, in disturbi termici, consi;,to110 in lesioni del focia le inferiore e del fascio piramidale, le quali si traducono in pcrditn di motilitll d ella fnccia e degli a rti n el lato oppos to a quel lo do! focohtio emorrngico per il noto incrocio dei fasci 11e1·vosi; in nlte rnzioni della loqueln: in prl':<en1.R di spasmo del riflesso rotuleo pPr il mancato p otere inibitore r.e11trale su l midollo spinale; n onchè in presenza dei sintomi Oppe11beim e B abi 11ski. dovuti ( ben s i SR) ad alterazioni degenerative del fo scio motorio cortico-spinale: inoltre la pnritlisi cerebrale da causa or ganica può e~sere o non e,;sere as~ociala ad e111ianestesia .~econdo l'estensione e la pressione de l focolaio emorragico sul corno posteriore del b raccio posteriore della cnpstd rt int1> rna, quel C'Ol'IIO occupato e ppuuto dal cordonP delle v ie sensit,ive. Di più, neHe paralisi org,mic- he esist e perdita o l'itensione di feci e di orine, n c,1u;,a rli di><ord mi degl i sfinteri. Dall'applicazione di tali n.izioni clinich e al caso presente risulta iuvece un qundro morboso del tu Lto op posto, e~sendo n el citso nostro ri$petto.to il faciale ne lle 1;;ue dirnnrnzioni, essenrlo risparmiata del tutto la l oquela, essendovi quasi normnlità, n on spasmo del r iAe.qso n ituleo, e~sendovi a~soluta assenza dei segni
C,ISO IST IC..\ Cl,lN IC.\
4:tf>
Oppenheim e Babim;ki, ed e~scndovi poi eminnestesia cutnnea con anestes ia farin g!'a, nonchè assoluta assenza cli di~ordiui dei rifle~si auale o ves<'icnle: è (vnle a dire) qui in atto gran parte della fenomenologin cnratteri3ticn delle paralisi isteriche. È noto poi corno ln mancanza dol restringimento concentrico del cnmpo visivo e dol rinversione d ei colori (co me appunto s i ba nella fotti-specie) non danneggi affatto la diagnosi d'isterismo, s pecie dopo g li studi recentissimi di Gonziìlel"; d'al tronde la naturn isterica della parnlis i viene con fermat,. anc he <lai decorso clinico dell'affezione, poichè al quadro pnrnlitico iniziale s i è grarlualmente sovr9,p posto il quad ro morboso psichico proprio dell'isterismo, rnppresentn to dalla instabilità immotivata nei de~ideri, n t-lle idee e nell'umore, da e mozione vivace, da influenzabilità della p.Qiche secondo le nspirMioni esternate dai compngni vi· cini di letto, da fasi periodiche di inquietudine e, più tardi n11chl', di sovraeccitazione fino all'impulsività e 11.l disorientamen to r ispetto nll'nmbiente ed a sè stesso. E, del resto, chi bPn guardi la storia anamnestica, r ileverà facilmente come il temperamento abituale di L. lquale fu descri tto dnl di l ui fratello) avevn im• pronte essenzialmente isteriche : il frate llo, interrogato d nl merliro del ripn.rto sull'indole del pazient11, rispo,;e (come già s i è detto) e~sere egli stnto sempre volubile, fA..cile a commuoversi, sovente a,;sa.i capriccioso : sono 11.ppnnto lA. volubilità, l'emotività. la capricciosità, le note fondnmentnli ciel carattere isterico (Fiirstner). Qui poi vi ha l'altro dato clinico di un certo interesse da considerare, riferibile al lato della manifestazione phralitic11; i piti degli autori (7.iehen, Fiirs lner ecc.) sostengono che l'isterismo preferisce l'att11.cco della meti\ sini,;tra anzichè di quella destra del corpo: e qui appunto la SAde è a sinis tr11.. Inoltre non ,;j deve dimenticare In circostanza io cui la paralisi s i è determine.t:i; infatti il fenomeno morboso s i mnnifestò, ~econdo le a~1<erzioni individu11.li, in seg uito a u n trauma, anzi a successivi trnumi p,:il'h ici originati da preoccupazioni fam iliari soverchie, ed è noto orm11i, spfcie dopo gli ,;tudi di Chnrcot e .~C'uola, il valore de ll'emozione sull'origine dei fenomeni nervos i in genere e di quelli isterici in modo spec iale. Nel militare in istudio, l'effetto dell'emozione dovette essere A.ncbe piti intenso e più diffusivo, quando s i rifletta :illa presenzA. di qualche d11to morfologico 11bnorme come l'iperbrachicefalia, stimmata che s ignifica traccia evidente di un disordine evolutivo outogenetico, il cl1e può contri buire a spiegare il rapido trapasso del tempere.mento isterico in vera ps icosi, Altra particolarità notevole è lo stretto rapporto tra l'aggravamento dei sintomi somatici e la successiva comparsa dei segni ps icopatici; questa circostanza non è nuova nella storia dell'isterismo. Il Ianet, i l Sol lier, il Bianchi ecc. se ne sono occupati in modo speciale; il Bianchi a tal propo1Sito così si esprime nei suoi annali di nevrologia, fascicolo 5°, 1911, in un lavoro dl\l titolo: Contributo alla conoscenza dell'isterismo: « Quanto piti estesi\ è la stimmate. e sopra.tutto l'anestesia, tanto più profondo apparisce il turbamento dell'intelletto e s opratutto il restringimento del campo della coscienze.. Non solo r aneste.~in ma le contratture inducono un tale restringimento e una condizione sta tica dell'ani mo come quella. che si osserva nelle condizioni sonnambol iche provocate >. Il ca.so mio sta a dimostrare che il peggioramento nei sintomi pa ralitici non solo è causa di reJtringimento nel campo della. coscienza, ma anche di alter11.zione
446
CASU JSTICA CLr~ ICA
nella coesione e nell'orientamento dei neuroni cellulari-corticali, come è provato dai fenomeni confusionali ed eretistici isterici: infatti nel mese di decembre 1911, in cui s i ebbe acutizzazione dei fatti somatici, si verificò pure accentuazione del car atter e ii,terico sino agli episodi ps icopatici, mentre nel precedente mese di novembre. in cui vi era stato qua lche miglioramento dei marchi somatici, si era v er ifir.ata una condizione psichica abbastanza tranqu illa. Può il caso presen te prestarsi a dare d i lucidazioni sulla nat.ura della n eurosi isterica f E noto come sull'essenza d i essa siano state emesse molte ipotesi più o meno ingegnose, più o m eno verosimi li, che io r ievoch erò in breve, prima di tentare di dare il mio co ntributo all11 conoscenza intima dell'isterismo : e, nel riferire le varie ipotesi, disting uerò in 9 gruppi le definizioni relative alln n atura d ella neuro-psicopatia, seguendo un r ecentissimo lavoro di Arturo Morselli: L. Gruppo delle t eorie empiri ch e : sono quelle teorie, che, cer cando fuori del sistema nervoso la spiegazione della malattia, si basano sui pres unti r apporti tra la fenomenologia is t erica e le condiz ioni fisiopatologiche di alcuni organi: da ciò derivò la teoria uterina dell'ister ismo sostenu ta fra gli a ntichi da Democrito, da Ippocrate, d a Platone, ecc. e fra gli autori recenti da Landouzj, da Negrier, da Chairon, ecc. 2. Gruppo delle teorie n europatologiche, c he considerano l'isterismo come la neurosi per eccellenza, e perciò dettero ai fenomeni mentali un valore assiii più grande che a quelli fisid, considera.ti sino allora. q u11li manifestazioni fondamentali : a. c iò contribui sper.ialmente Charcot colla sua scuola. 8. Gru ppo delle teorie chimico-tossiche, se<'ondo le qua li l'isterismo era una mala tt.ia t ossicn di origin e endogenn, il che s i bnsò s u inòngini urologiche e precisamente sulla invers ione del rapporto normale tra fosfati e cloruri ; il princi• pale nutore e sosten itore di que><ta t eoria fu G illes,De-La-Tourette: oppure secondo gli alt ri (loung, Vigouroux) la neurosi sarebbe l'effetto di intossicazione ghiandolare o discras ica . 4. Te oria nno.tomicR: si vorrebbe tro vare la ragione in ti ma di varie manifest111.ioni is teriche n el fatto dei movimenti ameboidi dei neuron i corti<'Rli, ma tale ipotesi, avnu zatn da L epine, è rimRsta quale semplice tentativo di interpre· tA.zione anntomo-fisiologica dei fenomeni ist erici, poichè il concetto di ameboidismo cellulare non è stato confermato dngli stud i di cito-fisiologia. 6. T eoria b io-energetica : Orzanski ed altri r iferiscono le manifestazioni isteriche e. modi6C11.zioni del dinamismo cellulare, per cui s i avrebbe una disritmia ne l normale parallelismo tra eccitamento ed inibizione. disritmia precoce qua.udo gli eccitnruenti abnor mi si compiono su un fondo patologico. 6. Teorie fi><iopRtologiche : di fronte alla teoria di R njmond e Claude per cui l' isteririmo è una. dissociazione delle funzioni fis ico-psicologiche con disturbi nel campo dei riflessi corticali e sotto-corticali: di fronte alla ipotesi di Krafft-E biog che r iteneva, quali fenomeni fondamentali isterici, la facile suscetti,itli., la debolezza irritabile, l'equilibrio labile delle fum>:i_uni p sichich e; di fronte !alla ipotesi di Ielgor sma, per cu i nell'isterismo esiste un processo cer ebrale e ca1,ace di t r asforma1·e rapidamente in ntto l' idea, l'immagine, e qui ndi si avrebbe, come egli dice, una cortR. conclusione, sussistono le i poLesi di SolliL•r e di TamburiniFerrari: i l Sollior opinò cl1e l'isterism o fosso un disturbo fisico -funzionale del cervello c he si rivela con miwìfestazioni vni-o-motorie o trofiche o viscerali o sensoriali o sensitive o motr ici o psichid1e: per Ta111burini-Ferrari, l'isterismo sarebbe dov\ito II sensazioni, a esagetazion i o pervertinH•nti dell'attività dim,micR.
C.ISUJSTICA OLINICA
447
di singoli o di più centri sensoriali o psico-motori della corteccia cerebrale, i quali disordini si dovrebbero a modificazione del ricambio materiale. 'l. Teorie psico-patologiche: gli autori di queste teorie si sono proposti di sti.diare in modo particolare la personalità dei soggetti, analizzandoli sia dal punto di vista inteHettivo sia da quello sentimentale: ne sono sorte le teorie intellettualistiche e quelle affettivistiche Delle worie intellettualistiche si sono fatti vari sottogruppi: A) Sottogruppo della teoria a base della personalità integrale. Sotto questo aspetto emerge la tesi di Janet, per cui l'isterismo è una forma di depressione mentale, caratterizzata da restringimento del campo della coscienza e dalla dissociazione ed emancipazione· dei sistemi d'immagini e delle funzioni che, colla loro sintesi, costituiscono la coscienza personale: l'isterismo è cosi, anzitutto, malA.ttia della personalità, La tesi di lanet ha avuto fra l'altro il merito di indirizza.re i clinici allo studio della mentalità isterica. B) Sottogruppo delle teorie a base di suggestione: il principale autore è Babinski allievo di Charcot. Egli sostiene che l'isterismo ò uno stat,0 psichico speciale manifestantesi principalmente con dieordini primitivi e secondari; i pri· mitivi si possono riprodurre colla suggestione in alcuni soggetti, e si possono fare scomparire sotto l'influenza esclusiva della persuasione: ciò che caratterizza i disordini secondari, è di essere subordinati ai primitivi. Quindi i fenomeni isterici sarebbero fenomeni pitiatici. C) Sottogruppo delle teorie a. base delle rappresentazioni : per queste teorie, sostenute specie da Mobius e da Striimpell, l'isterismo si riduce a un semplice effetto di rappresentazioni ora di movi1nento ora di inattività.: con questa teoria. però, non si sa in qual modo l'immagine del movimento e quella di inattività. possano intensificarsi al punto da. produrre la prima una contrattura e la seconda una atonia muscolo-nervosa. D) Sottogruppo delle teorie a base del subcosciente: Sidis, Linenthal, ecc. suppongono l'isterico afflitto da disturbi per lui inspiegabili, dato il predominio nella sua natt1ra del subcosciente sulla coscienza vigile. .E,) Sottogruppo delle teorie a base intellettualistica pura: queste pongono a fondamento di tutti i fatti morbosi alcuni disordini intellettuali degli ammalati, cioè la mancanza di discernimento e di critica ragionante, il che dà alla mentalità isterica l'impronta di i1na. mentalità infantile e rende possibile la grande suggestibilità o la eccessiva emoz;ionabilità. Riguardo alle teorie affettivistiche dirò soltanto che per esse l'isterismo è ona malattia. esplicantesi clinicamente, non con disturbi intellettivi, ma con anomalie del carattere e della disposizione di animo. di questo parere sono Oppenbeim, Dejerine, Freud, ecc. · 8. Gruppo delle teorie biologiche: queste, patrocinate da Metchnikoff e da Cla.parede, aff,irmano essere i sintomi isterici reazioni simili o equivalenti a quelle presenta.te nella preistoria degli antenati : perciò tali reazioni darebbero alla psi~oneurosi il s ignificato di una deviazione biologica. 9. Teoria negativistica: Dernheim nega al!' isteris mo caratteri propri, ne soppriJDe quindi l'esistenza.: d'isterico (egli dice) vi è la crisi, che è l'esagerazione di un fenomeno di ordine psico-dinamico os,;ervabile in tutti i normn.Ji dopo viva emozione; ma soggiunge che, se in a lcuni individui l'emozione può provocare l'accesso, ·ciò succede percbò io questi sussiste una condizione tutta specio.Je. Evidentemente la ipotesi nego.tivistica di Bcrnheim non è che una perifrasi
448
CAS t.;JSTlC'A CLINICA
v erbnle, la q ual e fini;:ce per am mettere l'es is t enza cli ciò che nega, senza. spiegare la sp ecia liti\ di qllt>lla con d izione, capace di generare la c ris i nervosa. In so~ta nzR, le t eorie più r ecenti e pit'i Rtten d ibili tendono a interpretare i sintomi i~ter ir.i q md i fenom!'ni psiro patologici d el mante llo cer ebrale, e a classificare q ui ndi ch,r i~:une nte l'is terismo frn. le neuro µs ico patie. Ed 01·a riprendendo l'osserv:i.i:.ione d el ca;:o c linico e comparandolo coi risultat i del 111 vnrie teo1·ie esposte, s i rileverà come la t eoria psicopatologica ed anche quella biologir n. d el!' is teris mo ne ricevano nuova dilucida zione e conferma. La m nlnttin. di L . era già. abbozza ta ava nti i 20 anni, esplicandosi con pochi e rudime u tali, ma ;:in t omatici fenome ni ps ichi~i (instabil ità. di muore, emozionab1lit è,, cupri ccios itil), segni che prendono maggio r rilievo quan do vadano uniti (<'Ome nel cnso prei<ent~) a q unlche cnrattere morfologico di significato atipico. Di -;oli to <:Qno le !'mozioni br11~che (come dice Dejérine) che determ'inano, in seguito ad i11 Huemm d i immn:;i ni mnemo nic he le.tenti, l'esplosione òi accidenti isterici: ora si è r ihiv:1to come il pn1.iente fo5se sotto le strettoie di una viva preoccu pazion e fam igliare, la quale può nvere tradotto in a.tto impressioni mnemoniche in lui fis;:ntesi alla vista dell'emiplegia di un amico di casa sua, e ridestatesi in c ircostanze fa\·ore voli di spirito, d i nmhient.e, di tempo. Si è rilevato poi, come accanto 11. s intorni 6,:;ici, motori e ~ens itivi, s ias i nndato s viluppando, anzi si sia. sovrapposto, u n corteo s intomatologico òi grnduale depressione di umore, di ìper· suggestività. di di minuzione n el cont rollo cerebrale, di automatismo, di impulsività, di disgr egabilità ps ichica , tutti segni d' infatilismo mentale e che sono, sotto certi ris pe tti, l'accentuazione d el t e mperamen to isterico ordinnrio: quindi la teoria ps icop:tt.olog ica dell'isterismo e quella biologica trovano, più delle altre, un valids> appoggio nel caso presente , p•wchè i s intorni pitt $a.lienti del la maln.ttia banno un sub;.trnto ;.chietta mente p~icologico, collegato a cn.ratteri di regres~ività. E n on c redo (util izzando anco ra i l Cll'lO cliuiro) che si pos~a. disconosce re l' isteris mo qna lo malatt ia a sè, c ioè quale comple,;"o morbo~o avente fisonomia e caratte ri propri, fino ad arrivare a n ege.1·e l'affezione, come fa ad esempio il Ber nbeim . Si dovn\ d!<li mita re e òistin guere il ver o ist.eris mo dagli stati istniformi, ma qunn cto uu 'en t i tà mo rbosn lm not,~obbiettive come quelle 11ell'ex-militare riscont1·ate, dai di~ordi ni motori, ai ;;on~it i vi, Ri p;;icbici, 1=;i ;:arà indot t i a riconoscerne l' individ ua.lit,\ clini r n, peri·hè, come ben si es prin,e il Bianchi, l'affezione nel suo ins ieme, qualu11que sia la dottrina sul meccnnis~o patogenetico, apparisce di essere nna d elle varieti, pa t olog iche di c ui è vittima l'umnnit,\, s iccome fu affermato per qu«l unq ue altra forma di mala ttia mentale e nervosa, con la quale l' i~terismo (ne vrosi prodig iosa, come dice il Trombet ta) trovasi sovente mescolato nel le fami g lie neuropatiche. F UNAIOLT,
UN CASO DI PARALISI DEI N. CrRCONFLES~O E MUSCOLO-CUTANEO DI ORIGINE INCERTA, per il c:ipitnno E. <.:a stoltli. N. N. ufficiale del R. ese rci to di anni 37, celi be, n e i pl'imi g iorni del m ese di dicmnbre 19()9 viene p rnso quas i all' improv v i~o da dolori museolari al la n uca, irr adiant is i ai muscol i de lle regioni sopra,spinose, de lle s capo le, seguatamente a simstra, continui, ma s pecialmente esacer l>autis i n elle ore notturne e nei movi-
CASUISTICA CLINIOA
449
menti del capo. Dopo qualche giorno i dolori si fanno più sentiti nella regione sopra.scapolare sinistra. e più tardi si diffondono alla regione deltoidea. In questo momento il paziente avverte grande dilticol tà a compiere i movimenti d'innalzamento della spalla, d'innalzamento e di abduzione del braccio che rimane pendulo lungo il tronco: difficoltà, che dopo breve spazio di tempo si risolve in una completa. impossibilità. A questo punto, mentre per lo innanzi egli si era curato da si, con pennellature iodiche, frizioni, massaggi, fomenti ed impacchi caldi, ricorre alle cure del medico. L'individuo presentasi di norm!lle sviluppo scheletrico, con sistema muscolare discretamente sviluppato, pannicolo adiposo scarso, cute sottile facilmente sollevabile in pieghe, mucose bene irrorate. Ha perduto il padre per emorragia cerebrale, la. madre, vivente eci in età avanzata, è sofferente di leggeri attacchi stenoca.rdici. Ha. un fratello vivente e sano. Riferisce di aver sofferto da oltre dieci anni di infezione celtica che ha curato un po' saltuariamente e senza mai attenersi ad un rigoroso e continuato trattamento metodico: asserisce di non· aver roai riscontrate ulteriori manifestazioni. Non fu mai soggetto a. tn1umatismi di qualche entità, se si eccettui uno strappo dato con una certa violenza colla mano destra, ed uno sbalzo fatto dalla sella, per scendere dal cavallo che stava scivolando in un fossato. Durante il sonno non è n.bituato n. tenere gli nrti superiori sollevati sul ca.po. È fumatore ostinn.to, non ha mai abusato del bere, ha stimolo sessuale normale. All'esame obbiettivo, presenta organi dei sensi specifici norma.li: colorito rosso vinoso delle guance, labbra e naso; leggermtmte turgide e serpiginose le arterie temporali. Carie estesa di un rilev1mte numero di denti. Il torace è normalmente sviluppato; spicca all'ispezione l'abbassamento della spalla sinistra e un maggior appiattimento della regione del muscolo gran pettorale, trascinato in giù dal peso dell'arto sinistro immobile. L'esame polmonare è negativo, cosi pure l'esame del centro circolatorio: il polso radiale presenta una notevole di ffe1enza nei due arti: mentre nel destro è valido, pieno, forte e ritmico, nel sinis1ro (malato) è piccolo, ritmico, facilmente compressibile. L'addome è trattabile, indolenle; normali le funzioni dei visceri entro contenuti. L'e· same delle urine non rivela la presenza di compowmti anormali. Gli nrti inferiori sono armonici, scevri da difetti e lesioni. Non esistono lesioni o manifestazioni cutanee e mucose in correlazione colla pregressa infezione celtica: si rileva bensl iniezione della mucosa faringea, ma senza caratteri speciali, per cui si ritiene trattarsi di fatto cronico per continua irritazione da fumo. Le glandole cervicali e le inguinali sono sensibili alla palpazione, ma senza notevoli caratteri di durezza; meno evidenti le epitrocleari. Portata l'attenzione alle regioni della nuca e della spalla sinistrn, non 1;i nota nella prima alcuna alterazione: i dolori a trr1.fittura insorgenti tuttavia nelle ore notturne sono di parecchio attenuati e sempre localizzati alla parte centrale, corrispondente alle apofisi spinose delle ultime vertebre cervicali. I movimenti del collo sono possibili e completi: però il paziente cerca di evitarli o di non esegqirli in modo completo nè troppo bruscamente, per attenuare il più possibile la insorgenza del dolore. La fossa sopra.spinosa dell'omoplata sinistro si rende pit\ evidente per la rilas$a.tezzn. del muscolo omonimo; spiccano pm·e e sono faC'ilmente delimitabili alla palpazione l'acromiou ed il processo coracoideo per il rilasciamento del deltoide e per il grado di ipotrofia gi:\ evidente che presenta detto muscolo: e per questo assottigliamento, si può anche, oolla pressione, d,•limitl\re bene il !'.l -
GioM1ale di mtdlcina militare -
Fase. VI.
450
CASUISTIDA C LINICA
margine superiore del cap o omerale. Invitando il paziente a. fare qualche movimento col bruccio, si osserva esistere contrazione normale nel tricipite, mentre rimangono perfettamente inerti il bicipite, il coraco-brachiale ed il deltoide. L'avambraccio conserva., si può dire, intatta la sua funzionalità, ed il paziente appoggiando fortemente al tronco coll& faccia interna. del braccio e più special· mente col gomito, riesce abbastanza bene a far compiere all'avambraccio ed alla mano movimenti di presa, di innalzamento di piccoli pesi, senza. per altro riuscire a compiere il movimento di flessione dell'avambraccio sul braccio. Le sensibilità tattile termica e dolorifica sono conservate: all'esame colla corrente fare.dica di un ordinario apparecchio Gaiffe e a quello colla corrente galva· nica di un apparecchio Spamer, si rileva, con correnti del,oli, "'sseuza dj conLrazione sia diretta del musco lo, che per mezzo dei punti eccitomotori dei nervi; occorre una corrente abbastanza forte per avere un accenno di contrazione. Se è ovvio, dal complesso dei sopraccennati sintomi concludere trattarsi di un processo nevritico interessante i nervi circonflesso, muscolo-cutaneo e brachial cu• taneo interno, certo meno facile riesce lo stabilire la natura essenziale dell'affezione e le ca.use che l'hanno originata. Molteplici e disparati sono i momenti etiologici addotti dai vari a utori a spiegazione delln forma iu esame. M. Bernbardt l'attribuisce. essenzialmente ad azioni reumatich e e traumatiche, queste più frequenti e più facili di quelle. Ri· ferisce pure paralisi insorte durante ma.latte acute, infettive - quali il tifo e l'in· fluenza - durante intossiuazioni. (sat1unina, uremica, diabetica). Fra le trauma· ticbe cita casi di paralisi consecutive a iperestensione e abduzione durante la narcosi cloroformica o nel sonno un.turale. Wnllace riferisce casi di paralisi dello stesso tipo consecutive a. iniezioni di etere, Reymond un caso per compressione prodotta da stravaso emorragico. In un caso citato da Windscheid, si trattava di paralisi determinata da compressione prodotta da un grosso sas$o ~portato a lungo sulla spalla. Altri casi di nevri te, però del cubitale, sono citati da Ballet per abituale compressione e da Pbileotis consecutivamente a febbre tifoide. Molto rare sono coucordemente dette da~li autori le paralisi isc,late del nervo perforante di Casserius, che per lo più si associano ad altre paralisi del plesso brachiale. Bernhardt ne riferisce un caso consecutivo a lussazione della spalla. Taylor ricorda paralisi del circonflesso in un individuo costretto a far uso costante di grucce: solo raramente, egli dice, il nervo ammala per causa reumatica. Ei· chorst, accennando alle paralisi multiple dei nervi del braccio che chiama paralisi combinate di Erb, dice che con straorrlinaria frequenza esse souo l'effetto di traumi, di tumori del collo, di traumatismi del pn.rto (paralisi ostetriche) ed infine anche di cause reumatiche. Molto più rare sono dagli autori ritenute le affezioni sifilitiche dei nervi stessi, e le paralisi che possono insorgere nel decorso di una infezione sifilitica sono per lo più da essi attribuite a compressione di vegeta,:ioni gommose sui tessuti con· tigui, o a invasione del tessuto nervoso per diffusione di una gomma vicina, piuttosto che a processo sifilitico insediato>'i primi ti va.mente sul nervo stesso. E certamente nel ca.Ho in esame non è tuttavia da ritenere a priori, per quanto meno probabile, che qualche produ,:ione sifilitica si asi localizzata· c;ulla &a, s• ra· dice cervicale donde traggono origine i n ervi circonflesso e muscolo cutaneo, e sulla prima dorsale da cui deriva il brachiale cutaneo interno; ma non è completamente da escludersi tale ipotes i. Onde avvalorare il mio asserto e per llVerne norma n el trattamento successivo,
CASOISTICA CLINICA
451
ho creduto opportuno di presentare il paziente agli istituti di clinica. medica dell'università di Pavia e di clinica delle malattie nerv,ose di Torino. Mentre la prima giudica.va il caso di origine molto oscuro, riteneva di poter escludere il trauma e poneva. il dubbio trattarsi di un processo nevritico-luetico, fa seconda, pur non ·escludando rececieamente la causa luetica, insisteva specialmente sull'origine reumatica, e ciò in base a.d altri casi identici avuti in esame e appartenenti specialmente al persona.le viaggiante delle ferrovie (frena.tori). In tanta incertezza. sulla. etiologia, offrivasi al curante un campo vasto pel trattamento curativo, troppo vasto anzi per atttonersi esclusivamente ad un uni.co metodo costante e continuato. Parve pertanto allo scrivente, pur non passando in seconda linea la diretta azione terapeutica locale agendo sia sul plesso nervoso, sia. sui fasci muscolari da. esso innervati, di dover sottoporre il paziente ad una. eura. piuttosto energica. antiluetica. E perciò fin dal primo giorno fece ricorso alle inie.z ioni intramuscolari di protocloruro di mercurio alla dose, per le prime volte, di 10 centigrammi di sale idrargirico sospeso in vasogeus: pur ottenendosi una. reazione piuttosto viva. locale, vennero benissimo toUerate. In seguito la. suddetta <iose venne ridotta della metà, e complessivamente furono introdotti circa 90 centigrammi di sale di mercurio, a periodi variabili fra i 5 od i 7 giorni, senza mai aver avuto il b1mcbè minimo accenno d'idrargirismo. Dopo la 4• iniezione e contemporaneamente alle stesse, si praticò il trattamento misto iodo-mercuria.le, e perchè per vit\ gastrica lo iodo era mal tollerato, si rieorse alla. via ipodermica. A giorni alterni si introdussero per ogni volta sotto la cute dell'addome 8 centimetri cubici di iodo glutina preparato dall'istituto sieroterapico milanese e contenente 5 centigrammi di iodo metallico per ogni iniezione. In seguito ai benefici effetti ottenutisi e alla grande tolleranza del paziente, si aumentò successivamente la dose ricorrendo a.Ile iniezioni di 6 o. c. di iodo peptide (soluzione colloidale di iodo contenente da centigrammi 9 a 12 di iodo metallico secondo la formula di Cecchini e Cssoglio). In totale, dei due preparati furono fatte SO iniezioni. Localmente e nei primi giorni della comparsa dei dolori, furono praticati impacchi caldi di soluzioni saliciliche, frizioni di cloroformio. trementina e .salicilato di metile, applicazioni di ovatta thermogene, ma senza risultati. Disponendo dapprima di un semplice rocchetto Gaiffe, si praticarono applicazioni faradiche lungo i muscoli paralizzati, osservandosi come la contrazione era in essi lenta e tarda e che occorreva, per provoca.ria., aume11tare sensibilmente l'intensità. -della corrente: specialmente tarda e lenta era la. contrazione del deltoitie, per JR. quale occorreva anche una corrente ancor più intensa che per gli altri muscoli paralizzati. Successivamente si usò la corrente galvanica, applicando il polo positivo a larga superficie sulla regione sternale, il negativo sul plesso brachiale nel punto sopra clavicola.re di Erb: le applicazioni, precedute o seguì te da quelle faradicbe, furono fatte quotidiana.mente per 5-10 minuti, con frequenti intllrruzioni mercè interruttore annesso all'elettrodo, e alternando la modalità della corrente con apposito alternatore inserito nel circuito. La cura, cominciata nel dicembre e continuata nei mesi di gennaio e febbraio, ha. solo verso la. fine di quest'ultimo dimostrato qualche reale vantaggio nelle eondizioni dell'arto leso; ma fu solamente nel marzo successivo che il miglioramento si confermò in un rapido e favorevolissimo ritorno dell,i. funzionalità dell'arto. Persistettero tuttavia un certo grado di ipotrofia dei muscoli colpiti e una ibilessea diminuzione di forza. nell'arto: mR anche questi fatti andarono succes-
452
OASUISTIOA OLJNIOA
sivamente attenuandosi, specialmente dopo che l'individuo ebbe praticate le curedei fanghi di Acqui, associate ad un metodico trattamento cinesiterapico mercè gli apparecchi impiantati nel sopradetto stabilimento. Queste poche e incomplete note, quali in una piccola guarnigione e nell'incom_bente e gravoso servizio di un corpo è dato al medico di poter raccogliere, ho voluto riassumere perchè, tenuto conto deJle incertezze eziologiche che, del resto, neppure istituti scientifici interpellati hanno dissipate, mi parve potessero offrire qualche particolarità interessante pel medico pratico. Certo però non è il c&So> nè io mi attento, a trarne da esse scientifiche deduzioni.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA DI NEVROPArrOLOGIA Dott. HAURY, maggiore medico. - Le toghe nell'e•erolto. - (Relazione tenuta al XIX congresso degli alienisti. - Nantes, 1!!09). . L'A., traendo profitto dal materiale di osservazione raccolto in gran parte nell'ospedale militare Descenettes distingue: 1) le fughe dei deboli di men te, oggi rare; 2) le fughe degli squilibrati, sia lo squilibrio prodotto da un fat tore passionale, ossia prodotto da un fattore alcoolico, sia prodotto da una alterazione morbosa acuta del potere volitivo, come si verifica nei casi psicaastenici; 8) le fughe da eccitamento maniaco, spesso favorite da eccessi alcoolici; 4) le fughe dromomaniache; 6) le fughe isteriche ed epilettiche; 6) le fughe dei vagabondi; 7) le fughe dei deliranti, specie per delirio paranoico o per raptus melan,conicus ; 8) le fughe degli affetti da confusione mentale; 9) le fughe dei dementi precoci. Segnala l'importanza. tutta speciale, che il tema delle fughe ha in medicina legale militare e rileva come, in ogni caso di fuga, il perito debba valutarne con cura le cause, i caratteri, le circostanze, per stabilire la parte, che ha la malattia in ogni reato militare. FUNAIOLI.
G. Fm,AIOLI. - Eplleula b'aumatlo&o eplleHla etaenzl&le?- (Atti della Società di medicina legale, Roma, Anno IV, Vol. I - II). Dopo avere citati gli autori che si sono maggiormente interessati del tema dei rapporti fra trauma ed epilessia e la classificazione in tre gruppi che fa l'Ottolenghi 4elle epilessis. sopraggiunte in seguito a una lesione cranica, l'A. riferisce sopra un caso di t>pilessia, da lui osservato neWospedale militare di Ancona i:11 un inscritto di leva. Questi a 18 anni, mentre si trovava in America, ebbe a riportare un gravissimo urto al capo da un vagone in moto, in seguito al quale trauma presentò fenomeni speciali di commozione cerebrale con perdita di coscienza. ed afasia e riportò una ferita profonda alla. regione auri colo - mastoidea sinistra. Due mesi dopo si manifestarono nel soggetto dis turbi nervosi caratterizzati da dolori accessuali lancinanti in tutta la metà. sinistra del capo, cui seguiva una vertigine
454
RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA
con deliquio e perdita di coscienza e quindi l'infermo presen~va. confusione & stordimento per va.rii, Ol'e prima di riaversi. L'individuo ba. uno zio paterno affetto da alcoolismo cronico. All'esame obbiettivo si è riscontrata una lieve asimmetria. faccia.le, e piedi piatti, nonchè esagerazione dei riflessi addominali e plantari, e lieve torpidità del faringeo e degli iridei. Non esiste il fenomeno della stanchezza retinica. Sotto il riguardo psichico, l'individuo percepisce abbastanza prontamente: rivela però delle lacune mnemoniche nella successione cronologicn di alcuni avvenimenti. · Mostra di avere integro il senso morale ed affe ttivo. L'A. si domanda. se nel caso specifico si t ratta di epilessia. o di altra nevrosi; e se e epilessia, questa. è di origine traumatica od id iopatica? Dati i disturbi nervosi allegati e controllati e i sintomi concomitanti, l' A. e indotto a r itenere che si tratti della forma vertiginosa dell'epilessia. Circa l'origine traumatica della medesima, I'A. espone i c riteri che l'Ottolenghi hrt seguito n ella clnssifica dei t re gruppi delle epilessie t raumatiche: epilessie idiopatiche credute traumatiche, epilessie traumatiche indi rette, epilessie traumatiche proprinmente dette. Mettendo a riscontro coi dati di Ot tolengbi i sintomi present.iti dall'inscritto, emerge come verosimilmente si possrt scartare la forma traumatica diretta dell'epilessia, sia pe r l'indubbin predisposizione neuropntica, sia pe1· la mancanza dello strnt to rapporto trn m11nifestazione e pilettica e rdliquato del trauma, e l'as~enza del sintomo dell'esnnribilità retinica. L'A. r itiene invece si debba pensare ad una epilessia trauma tica indi retta, a.vendo il trauma dato i suoi effetti a distanza breve e manifestantisi con accesso vertiginoso e perdita di coscienza, e tenuto nn che conto del fattore erti· ditario e della predisposizione in dividuale. T11le epiless ia traumatica indiretta ver· rebbe a costituire unn forma clinica intermedia trn quella epilettica. essenziale e In forma traumatica. genuina. CASARfNI. Dobt. luDE, capitano medico. 2 mars 1912).
Enfant• et 1014at. anormauz. - (Le Caducée,
L'Autore met te in rilievo l'importanza delle os~ervazioni s u la coudotta del fanciullo anormale, in relazione alla. condotta del soldato anormale. Dopo avere definito, che cosa si deve inte ndere per soggetto abnorme e dopo avere oegnalato il numero stragrande di giovanetti imormali (oltre 40,000 secondo Roubinovitch sotto il 13° anno), egli I ins iste nel fa.re emergere il valore della presenza della tara congenita ri,;petto a. quello della tara accidentale, indi distingue due gruppi di anormali, quello cioii degli arretrati e quello dei non arretra.ti, che possono essere si gli uni che gli altri agitati o calmi; infine sostiene che tissi dovranno avere nn'educnzione particolare in classi s peciali, con metodi di trattamento in· dividunli e atti a modificare gli effetti nefasti della tara. a ccidllntv.le, dovuti il p iù spesso a intossicazione. Base del trattamento è la collaborazione stret ta del mae'stro col medico; l'insegnamento dovrà essere pratico e d'indole agricolo-in• dustri nlo. In seguito, espone il contegno degli anormali neII' esercito, specie nei corpi speciali, ove sono assni numerosi; constata a tal ri guardo, come i soldati abnormi abbia.no una rassomiglianza coi fanciulli abnormi, essendo alcuni di essi instabili, altri calmi ed essendo poi alcuni a mentrdità beoe evoluta, a.Itri a mentalità e.netrata; inoltre un certo numero d i tali militari sono da classificare nel gruppo degli a.mora.li, inemendabili e intiducabili, e perciò questi ultimi dovranno essere
456
RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA
presto separati dagli a.Itri e riformati. Base del trattamento per i soldati anormali, agitati o calmi, è la stretta collaborazione del medico coll'ufficiale e col sottuffi. eia.le, la qua.le ba per punto di partenza l'esame della mentalità di ogni soggetto; mano mano che l'educazione medico-pedagogica si svolge, occorre segnRrne i risultati, in correlazione ai quali gli individui si separeranno in categorie, dei buoni, degli abbasta.nza. buoni, dei cattivi. Tutta l'abilità del medico sta nel riconoscere, quali difetti individuali tengono a.Il' eredità e alla primaria educazione malsana o insufficiente e quali difetti invece tengono ai fattori sociali, i cui effetti possono essere rimossi, e ciò perchè nel mondo degli anormali è interessante segnala.re subito i meno abnormi, per rieducarli e al più presto riabilitarli. FUNAIOLI.
RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE J)ott. P . DE VEOCHI. - Un ohirargo Italiano a New-York. grafia Barbera. 1911.
Firenze, tipo·
Il De Vecchi in una breve quanto efficace rnonogmfìa, dopo avere grandemente elogiato i progressi raggiunti in questi ultimi anni nella chirurgia specialmente intestinale dai chirurgi degli Stati Uniti d'America, ha anche pal'ole di sincero e vivo encomio per i numerosi medici e chirurgi italiani colà residenti, i quali tutti, superando difficoltà. d'ogni genere, nudriti di studi serii e profondi, a lcu ni anche forniti di titoli onorifici e successi professionali, concorrono validamente a tenere alto in paese stmniero il decoro dell'Italia. Tra essi, degno di particolare ricordo è il dott. Carlo Sa.vini, di stintissimo chirurgo, il quale fu già. medico militare in Italia per otto anni, e conserva ancor11. del militare la più bella impronta nella cortesia, nella fermezza, nella disciplina. Egli d irige a New-Jork un piccolo ospedale privato, nel quale, con studio continuo e lavoro inde fesso, ha apportato tutti i progressi che la scienza moderna ha saputo r aggiungere, realizzando i vantaggi derivanti dalla più scrupolosa asepsi e antisepsi: e tutto ciò, riducendo le cose alla massima semplicità. e con grande parsimonia di personale assisteute. Le statistiche delle operazioni da lui eseguite in questi ultimi quattro anni. con ri· suita.ti veramente meravigliosi, n on solamente sono la più bella prova del suo valore, ma dànno anche lustro alla chimrgia italiana. Basterà ricordare che in detto periodo di tempo egli ha eseguito 71 opera1.ioni sul cranio, tra cui due trapanazioni, 20 trapanazioni della mastoide, 10 cataratte; 63 operazioni sul collo e tra esse 1:1 estirpazioni di gozzo; inoltre 185 operazioni sugli arti, con amputa1.ioni, disarticolazioni, resezioni; 62 operazioni sul . torace; 263 sugli organi genitali ma· schili e femminili; 174 operazioni di ernie; e inoltre numeroso appendicectomie, resezioni intestinali, gastroenter ostomia, isterectomie addominali totali ed operazioni radicali sugli annessi. Il dott. Savini è uno tra i molti emigrati d'Italia, i quali rappresentano fortemente all'estero la vitalità. del nostro risorgimento, e contribuiscono a mantenere grande e stimata la patria col lavoro intellettuale e con quello delle braccia; ed egli è orgoglioso di conservare sempre la cittailinanza it aliana. BALF.S'fRA,
456
RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE
A. HEnnE~scm1roT et A. BEAUVY. - Inleslont aottooutanee dl eatr&tto oompleto di adrenalina nel out 41 ut~nla e 4l adinamia po•t-oloroformloa. - (Revue de Chirurgie, aprile 1912, p ..g. 514-509).
Pu;:nru;: DELDET -
Gli nuwri hanno comunicato un importante lavoro clinico sperimentale sulla cloronarcosi in rapporto alle capsule surrenali. Cogli esperimenti eseguiti, cercarono di es11,minare il potere del cloroformio sulle cnpsule surrenali e più propriame nte : 1° La fissazione del cloroformio sulle capsule surrenali. 2<> L'azione del c loroformio sullo strato grasso delle surrenali. 8° L'azione del cloroformio sulla sostanza cromaffine e l'adrenalina. 4.° Cercando clinicamente se l'insufficienza surrenale consecutiva alla cloronarcosi poteva giovarsi ed essere utilmente combattuta dalle iniezioni di adrenalina. Le conclusioni dt;:gli autori furono che la cloronarcosi prolungata determina delle modifì:iazioni considerevoli sulle capsule surrenali, sia nella parte corticale che midollare. Clinicamente, la somministrazione per via sottocutanea di quattro decimi di millig rammo di adrenalina completa diedero ott imi risultati per le operazioni ordinarie, mentre che in gravi operazioni con forte trauma tismo, gli autori giunsero s ino a 6 decimi di milligmmmo iniettato in una. sola. volta non mai oltrepassando tale dose in una iniezione; ma ripetendola anche nella giornata sino a giungere ad un milligrammo. Da lungo tempo gli autori, confortati dagli ottimi risultati, facevano fare l'iniezione alle fine di tutte le operazioni nelle qua li era stato usato il cloroformio. In seguito gli autori, avendo osservato che gravi a ccidenti comparsi durante il periodo della cloronarcosi erano scomparsi rapidamente sotto l'azione delle iniezioni di adrenalina, iniziarono sistematicamente l'uso d elle iniezioni ante operative, ed i risultati furono ottimi. Gli autori, dopo es perienze ripetutamente fatte per un periodo di più di due anni sopra più di mille malati trattati coll'adrenalina iniettata per via sottocutanea, concludono che il suo uso è di enorme vantaggio per gli operati: 1° Regolarizzando la cloronarcosi. 2" Diminuendo e, nella magg ior parte dei cas i, sopprimendo lo shoc operatorio. Gli autori esprimono in ultimo la convinzione che colla adrenalina si possano evitare le morti brusche post-operatorie, che sono da ritenersi dovute ad insufficienza s urrenale. 0001.
457
RIVI'31'A DI OCULIS'l'ICA R. KAz. - 'Un oontributo allo atucUo 4elle anomalie 4el aaooo e 4ella foau l&grlmale. - (The ophthalmic Review, febbraio 1912). Nel caso che l'A. illustra, ai manifestava, dopo sei mesi di epifora., una. tume· fazione. al canto interno dell'occhio destro, che presentava i seguenti caratteri: non scompariva completamente con la. pressione, persistendo sempre u.n rilievo solido della. grossezza. di un pisello, mentre si aveva. rigurgito dalla. parte del del ne.so; non variava di volume col passaggio di una. sonda. .Bowman N. 3, la quale incontrava una certa. resistenza alla parte superiore del sacco; non restava. incisa con l'introduzione di un coltellino Weber. L'A. insisteva. nell'applicazione di sonde, ed infine la tumefazione cede va com'J)letamente, ed egli allora poteva rilevare, palpando con un dito, una depressione dell'osso lagrimale, ed assicurarsi che il sacco lagl'imale non formava oramai che una sola cavitl1. In seguito, arrivava a far passare In sonda N. 6: il rigurgito e l'epifora. scomparivano, ma ricomparivano però pochi giorni dopo, per scomparire di nuovo quando riusciva a lacerare con la sonda una membra.nelle. ostruente, di recente formazione, interposta tra sa.eco e rigonfiamento. Con questi sintomi, dice l'A., si fa la diagnosi di cisti della parete del sacco; ,qui però egli ritiene che non si trattava di una vera cisti, ma di un diverticolo del sacco la.grimale. In effetti, una cisti della durata. di pochi mesi non avrebbe prodotto l'infossamento dell'osso, ed inoltre di che natura sarebbe potuto essere se non infiammatorie. la membrana che separa va l'appa rente cisti da.I sacco e che, lacerata con la sonda, dopo un certo tempo si riformava? Il sacco lagrimale doveva dunque essere diviso in due parti per un'estroflessione consecutiva alla depressione dell'osso lagrimale, che doveva prnesistere e .che l'A. mette in rapporto con un trauma riportato dn.l paziente quando era bambino e che gli produceva frattura delle ossa nasali. Il processo in6ammato1·io aveva chiuso in seguito la comunicazione dell'estroflessione con la cavità prin-cipale. L'occhio nell'infanzia era stato strabico ed anche attualmente presentava fissazione eccentrica; il V era di 1/10, e s i rilevavano uno scotoma. assoluto ed alterazioni maculati. Questi disturbi potevano mettersi in rapporto al trauma stesso.
8. CALENDOLI. FRREDLAND F1rnous. -
Operadone della ptoal. - (The ophthalinic Review,
febbre.io 1912). L' A. premette che prima usava opere.re la ptosi col metodo di Pa.nas, ma come iJU6Sto presenta il grave inconveniente di deformare il volto e lasciare evidenti cicatrici sulla palpebra, egli si è studiato di trovarne uno che soddisfacesse meglio ~ ritiene di aver raggiunto lo scopo. Ecco come opera: pratica un'incisione della cute parallela al margine palpe-
458
RIVISTA DI OCULISTICA
brale, a q_ualche millimetro al di sopra di° e~o, ed un'altra incisione cur va, a convessità. in alto, che comincia e finisce i n corrispondenza dei punti estremi della prima; disseca ed asporta la pelle compresa fra questi due tagli. Messo a. nudo il tarso, fa un'altra incisione parallela al margine palpebrale, poco al di sopra d ella corrispondente praticata sulla cute; quest'incisione oltre al tarso, comprende la congiuntiva. Fa poi nel tar;,o una nuova incisione parallela ed alquanto più in alto della. precedente, e quindi due corti tagli verticnli che uniscono gli estremi dei due già. pratic11ti nel tarso, per modo che rustll. scolpito in questo una striscia orizzontale che viene rovesciata in sopra, restando ancora aderente al rimanente tarso, e saldata in alto con tre punti di sutura a lla robusta fascia del muscolo frontale nel suo attacco inferiore. Infine sutura la cute. Passando in rassegna gli altri meu.di per operare la ptosi, l'A. dice che, in confronto al suo, quelli di Mules, di Harman e di Worth presentano sopratutto l'inconveniente che la palpebra resta permanentemente aperta; quello di Pagenstecher dà un risu ltato molto limitato coi nuovi metodi di antisepsi; quello ben noto di Motais, in molti casi llon si può praticare, ed esso inoltre indebol isce il muscolo retto superiore e rend e assai difficile la fissazione binoculare nello sguardo in alto; infine quello di Hess salda la palpebra in modo ch'essa resta. completamente ape,·tR, per cui la s ua motilità rimane fortemente limitata.
s. CALll,NDOLI.
RIVISrl1 A DI MEDICINA LEGALE ll'euroal traumattohe oon partloolare riguardo alle fol'me lndennlzzablli - (Rivista sperimentale di freniatria, fasci-
Prof. ENRICO Mons:eLLI. colo 1°, U/12).
Nella relazione fatta sul tema delle neurosi trauma t iche dal Morselli al Con· gresso delle malattie professionali tenuto in Torino ncll' ottobre 1911, l'autore con cluse : 1. Sotto la desi g nazione di neurosi traumatiche si debbono intendere malattie d'indole funzionale. 2. Vanno perciò escluse dal quadro delle neurosi tutte le malattie nervose a. bRse anatomica definibi le in conformità dei s intomi rilevati dopo il traumatismo. 8. Le neurosi cosi intese sono d' i!ldole psicogena. e presentano quindi la massima analogia e affinità con la n eurosi isterica comune. . 4. B isogna tenere separate le neurosi traumatiche in genere da quelle che si svolgono nelle persone indennizzahili. 6. Neii sinistrati, che presentano il quadro della neuro-psicosi, esiste per lo più una predisposizione di ordine psicologico. 6. Per la diagnosi di neuros i-traumatiche è necessario fondarsi specie su segni obiettivi, pur ammettendo che questi, al pari degli isterici, sono sintomi d'ordinario psicogeni. 7. Due elementi psichici dominano lo sviluppo, In sintomatologia e il decorso delle neurosi traumatiche, cioè la suggestione e la simulazione.
RIVISTA DI MEDICI NA LEGALE
459
8. La neurosi t ra umatica assume cinque forme: neurosi del tipo Oppenheim, la varietà nevrastenica, l'isterica, l'ipocondriaca, la. paranoide. 9. Ln simulazione va dall'ostentr1zione dei disturbi somutici e psichici sino alla. finzione completa.. 10. L a neurosi tra umatica pura è piuttosto r arit anche tra le professioni esposte ad infortuni sul lo.vero con danni risarcibili. 11. La prognosi delle neurosi-traumatiche pure è favorevole nei più dei ca.si (circa nel 90 p. 100). 12. Nei casi di neurosi ingu!lribili s i deve supporre l'esistenza di les ioni anatomiche del sistema neryoso, specie dei centri, con speciali localizzazioni vascolari. 13. La neurosi traumo.tica è da definirsi un prodotto dell'ossessione del dannoe di quella dell'indennizzo promesso ed aspettato dalle assicurazioni. 14. Nei casi in cui la. vertenza giudiziaria si trascina per mesi e per anni, il quadro clinico della neurosi si deforma per i bisogni difensivi dei sinistrati. l o. La cura della neurosi deve essere mora.le. lS. È necessario emendare e perf'ezionare le leggi sociali sul lavoro per favorire la conciliazione fra le due grandi forze dalla società moderna, il capitale e il lavoro. FUNAI OLI. O. .BASCHlEnc-SALVADORr. - Contribut o allo atu41o della « Tabe• traumatica >. - (Rivista di patolo9ia 11ervosa e ·mentale, giugno 1912).
U no dei quesiti che in questi ultimi tempi i nevropatologi, specialmente per l'applicazione della legge sugli infortuni d ei lavori, hanno dovuto risolvere con una certa frequenza è quello riguardante la. possibil it,\ o meno dello sviluppo della tabes i n seguito a trauma. L'A. ha portato il proprio contributo allo studio della questione, esaminandola principalmente dal lato medico-legale e riportandone tre casi. Nel primo di essi non si può assolutamente parlare di tabe da. trauma., poichè il paziente stesso ri conosce che i sintomi dolorifici avevano gi,\ d i mol to preceduto il tra.urna stesso: l'A. ba creduto tuttavia opportuno riportarlo come uno di quei casi in cui il trauma ha servito a porre in evidenzn lo sta to tab ico. Negli altri due casi invece i sintomi della tabes sarebbero in modo assoluto cominciati a comparire in un per iodo variabile dopo il trauma ed in soggetti non colpiti da infezione luetica. L'A. però ritiene che quando anche fosse dimostrata n e ll'infor tunio colpito da tabes la pregressa infezione luetica, la malattia dovrebbe essere sempre indennizzabile, e ciò percbè non tutti i luetici divengono tabici, anzi di essi soltanto un pic<'.olo numero; in secondo luogo per negare l'indennitn occorrerebbe dimostrare che la tabes fosse sopraggiunti\ anche indipendente dal tra uma ed infine potrebbe sostenersi che per il fatto della pregressa affezione h1etica il trauma ha agito dn causa determinnn te lo sviluppo della tabes. L'A. conclude facendo rilevare l'importanza dell'esame neurologico precoce nel t r aumati:,;zato, almeno nei primi 10 giorni, poiché n on essendo s ufficiente il suddetto breve per iodo di tempo per determinare la sintomatologia della tabes, questa, se accertata, dovrebbe considerarsi come a nteriore a l trauma e da questo indi pendente, senza escludere però che, l'infortunio possa a.vere impressa alla malattia uno svolgimento rapido e tumultuar io. ÙASAR!Nl.
460
RIVrnTA DI TECNICA E SERVfllO MEDICO MILITARE A. CaALLAMEL. - Tra•porto del ferltl lu terreni aoo14ent&tt. - (Gazette des hopitaux, 22 giugno 1912).
L'autore osserva. che il trasporto dei feriti in terreni a.ccidenta.ti non può farsi che in barella., sie. con due che con quattro barellieri; ma egli si è convinto che il trasporto a due, con aiuto di bretelle, è più pratico e meno faticoso che il trasporto a quattro; però ha due grandi inconvenienti: 1. Il portatore di testa. si stanca molto più del portatore di piede perchè oltre il peso più considerevole della parte superiore del corpo del ferito, porta anche il peso del sacco che si colloca abitualmente sotto la testa. 2. Il portatore di tes ta non vede dove mi,tte i piedi, il che in un terreno accidentato può essere pericoloso Per questi inconvenienti egli propone il trasporto a tre: il portatore di piede, che cammina innanzi, si colloca come nell'ordinario trasporto a due; alla testa invece si collocano dutl barellieri, uno per ciascun lato della. barella., in modo da dividere cosi il peso, e da vedere dove si mettono i piedi; ma perché questo trasporto si effettui bene, occorre che ogni barelliere abbia le proprie bretelle, le quali, per quelli di testa, devono essere poste a sciarpa passando sulla spalla più lontana dalla barella. Cosl a.dunque, mentre il trasporto con quattro barellieri sarebbe indispensabile per il carico dei feriti su vetture o vagoni; mentre il trasporto a due conserverebbe tutta la sua superiorità in terreno piano e per brevi distanze, il trasporto a. tre, d'altra parte, dovrebbe essere utilizzato per terreni accidentati o per distanze notevoli. In quest'ultimo caso, il quarto portaferiti, a seconda delle circostanze, accompagnerebbe il convoglio o resterebbe sul luogo del combattimento. D. BALlliSTRA.
RIVISTA D'IGIENE MILITARE Bull' uso faoolt&tlvo della vaoolaaslone antltUloa nell'..er· olto. - (Arch. de méd. et pharm. militaires, novembre 1911).
LANDOUZY, -
Il Landouzy in un rappor to presentato il 27 giugno 1911 alla commissione superiore consulti va. d'igiene e di epidemiologia militare, espone le condizioni pratiche nelle quali la. vaccinazione 1rntitifica. può essere facoltativamente impie-
RIVISTA D'IGIENE 111ILITARF:
461
gata nell'esercito. Ed espone innanzitutto a titolo di esempi concreti gli ottimi risultati ottenuti col metodo· di Wright, largamente usato nell'esercito inglese durante la guerra del Transwaal e dell'India., e poi a Cipro, in Egitto, a Gibraltar, Malta eco.; col metodo di Pfeiffer e Kolle nell'esercito tedesco specialmente nella guerra contro gli Herreros; col metodo di Russe! nell'eser cito degli Stati Uniti. Attualmente il numero delle vaccinazioni antitifiche operate nei varii paesi è di circa 160,000, e ad unanimità è stato constatato l'alto grado di prote:done ottenuto contro l'infezione a mezzo del vaccino; al punto che il colonnello medico Leishmam ritiene che la vaccinazione antitifica è d'una immensa importanza. per l'avvenire del nostro esercito; e nell'esercito americano la detta vaccinazione è obbligatoria nelle truppe in manovra, quando l'acqua da bere non è d i buona qualità. Secondo l'A. la tifo-vaccinazione nell'esercito è un'arma di più e un'arma perfezionata che completa il nostro armamentario sanitario senza naturalmente escludere alcuna delle misure pro6.lattiche attualmente in uso: solo essa potrà anche in Francia, come già in altri paesi, impedire il ripetersi delle epidemie gravi delle guerre pMsate. Detta vaccinazione dovrebbe essere però facoltativa: i medici dei reggimenti i medici militari dell'ospedale, come pure i medici dei laboratori regionali di batteriologia. dovrebbero a mezzo di conferenze aiutare particolarmente la diffuaione di questo metodo profilattico. Ci.-ca la qualità. del vaccino da u~are quelli sui qua.li si possiede una pit\ lar~a esperienza sono: il vaccino di ·wright e Leishman, il vaccino di Pfeiffer e KoUe, e quello dei medici americani, le cui proprieLà immunizzanti si sono dimostrnteassa.i simili. Detti vaccini devono essere addizionati con un antisettico quale il lisolo (0,4 p. 100) o il tricresolo (0,25 p. 100); e devono offrire la. più sicura garanzia del lato della loro sterilità. Lo Cbantemesse e il Vidal hanno anch'essi preparato dei vaccini, e il primo un vaccino antiti.fico, !'nitro un vaccino ant iti.fico polivalente, ed hanno anche dettato la tecnica da. seguire; ma per quanto i risultati siano stati ottimi, non si ha ancora su di essi una larga. esrerienza. Sono riconosciute necessarie tre iniezioni di vaccino, e per la prima 0,6 cm•, per la seconda 1 cm', per la terza 1,6 cm•; le iniezioni debbono farsi ipodermiche· con intervalli di otto o dieci giorni, e nelle, regioni deltoidea e sottoclavicolare. Come precauzioni preliminari bisogna accertarsi che i soldati non siano nè ma-lati, nè depressi, nè indeboliti. Le reazioni loca.li e genera.li sono trascurabili, e generalmente non è necessario diapensare i soldati da. nessun servizio; ciò potrebbe solo esser giustificato in qualche caso speciale in cui le reazioni sono più forti. La necessità di organizzare fino da ora la vaccinazione antitifìca facol tativa si fa specialmente sentire in c<1rte regioni più spiccatamente tifogene, e tra esse particolarmente nelle colonie della costa africana, dove esistono pericolosi focolai di febbre tifoide e dove l'ordinaria pro.filassi non può essere esercitata che molto imperfettamente. Circa la data più favorevole per la vaccinazione antitifica essa dovrebbe es• sere teoricamente il mese di maggio; s'intende però che essa può essere praticata in qualunque epoca a seconda che viene richiesta dalle circostanze; il temuto pericolo di risvegliare e. mezzo della vaccinazione la cos idetta fase negativa, cioè una aumentata. recettività per il bacillo di Eberth, attualmente, con i per-
1
462
Rn· rsTA D JGIENE MILITARE
fezionamenti della tecnica. e l'uso di raz?.e bacillari a virulente, non ha più ragione di esistere. La vaccinazione antitifica nell'esercito deve essere naturalmente rigorosamente sorvegliata, sovrattutto riguardo a i risultati messi a raffronto con casi non vaccinati.
D. BALESTRA.
RIVrnTA D'IGIENE GEN~RALE E BATrnRIOWGIA M.
NAPOLITANI
ed A. TEDEScm. - Rloerohe sperimentali aqlla eUologla (fl Policlinico, fascicolo 34).
della febbre estiva. -
Gli A.A. dopo aver accennato alle osserva?.ioni dello Sforza, del Mendini, del Mendes, del Mannella., del Merumo sulle febbri estive ed a.gli studì de!Ja Commissione austriaca sull'etiologia della così detta febbre da pappataci che colpisce le guarnigioni della Dalmazia e dell'Erzegovina, riferiscono su alcune ricerche fotte nell'Istituto d'igiene della R. Università di Parma durante un'epidemia manifestatasi nel reggimento Lancieri di Montebello, allo scopo di stabilire l'identità delle. febbre estiva con la febbre da pappataci e di s tudiarne il meccanismo di trasmissione. In un primo gruppo di esperienze gli A.A. hanno eseguito numerosi esami d i s angue, sie. a fresco che colorati col metodo del Giemsa, ma non sono riusciti ad ottenere alcun esito positivo, per quanto riguarda specialmen~ la presen?.a di forme bacillari o protozoarie. In un'altra serie di ricerche, part.endo dai ris ultati ottenuti dalla Commissione austriaca (Doerr, Franz e Taussig) s ulla presenza di un vfrus filtrabile, hanno ottenuto questo presunto virus dal siero di sangue di ammalati di febbre estiva in seconda giornata, ossia all'apice della curve. febbrile, filtrato a traverso piccole candele Berckefeld. Da prime. le esperienze furono fatte sui cani, conigli, cavie con risultati nega tivi; successivamente fu iniettato ad una sc immia 1, 11 centimetro di siero filtrato, e dopo 4 giorni d'incubazione si constatò un'elevazione termica, che presentava nella curva molta analogia con quella della febbre estiva. Quindi furono iniziate le ricerche sull'uomo, scegliendo individui in località ove la febbre era assolutamente sconosciuta. e rimanendo sempre lonta.ni dai presunti centri d'infezione: su 7 individui iniettati con quantità di siero da 8 a 6 decimi di centimetri cubici per og ni iniezione sottocutanea si ottenne n 6 la riproduzione della malattia nel decorso più tipico, con un periodo di incubazione variabile èa 4 a 5 giorni. Convinti cosi trat tarsi di una forma morbosa. data da un virus filtrabile, gli A.A. hanno portato la loro attenzione sui pappataci, presunti trasmettitori della malat.tia, ed hanno constatato anzitutto che l'insorgere dell'epidemia nel reggimento la ncieri di :Montebello coincideva con la compar3a dei pappataci nelle camerate, mentre si aveva. la cootemporanen. scomparsa e dell'infezione e di questi ditteri. Gli A.A. hanno catturato una grande quantità di femmine, succhiando
RIVISTA D'IGIE~E GENERALE E BATTERIOLOGIA
463
queste sole il sangue, e dopo averle tenute a digiuno per 48 ore le ponevano a contatto dell'ammalato di febbre, e quindi dopo altre 24 ore di digiuno le applicavano ad individui sani provenienti da località immuni, ottenendo una. serie di 6 insuccessi seguiti da 7 casi positivi, in cui si ebbe la riproduzione tipica dell'infezione: i primi risulta.ti negativi sono interpretati come un errore di tecnica, poichè si riteneva da principio di riprodurre la ma ln.ttia con poche punture di insetto. Questi risultati convincenti banno autorizzato gli A.A. ad affermare in modo
indubbio le. identità della febbre estiva con la. febbre da pappata.ci di Doerr, Franz e Taussig e li banno consigliati a continuare gli studì, proponendosi spe· cial mente di ricercare un'efficace profilassi nelle truppe, che sono le più freqi1entemente colpite dalle febbri estive. CASAR1Nr.
Sterillnazlone dell'aoqua aeoondo 11 alatema Jlietaohel e Benneberg. L'approvvigionamento di b·,iona acqua potabile ba, come è del resto ovvio e universalmente riconosciuto, una importanza ca.pitale per le truppe operanti in campagna; ma in determinate località, dove le acque potabili sono inquinate o pi~ o meno impure, diventa spesso un problema di eccezionale gravità. Da ciò gli innumerevoli mezzi escogitati e proposti per la sterilizzazione delle acque potabili, mezzi però dei quali ben pochi purtroppo corrispondono allo scopo. Di essi il più pratico e il più sicuro ad un tempo per le truppe in campagna è, sino ad oggi almeno, la s terilizza:done a mezzo del calore. Trattasi in sostanza di portare l'acqua da sterilizzare ad una temperatura di 105°-110°, e di tener,ela per un certo tempo, in modo da avere la sicurezza che tutti i batteri patogeni in essa contenuti siano sta.ti uccisi. H principio è semplicissimo; ma le difficoltà stanno ne ll'applicazione pratica per poter raggiungere lo scopo col minor dispendio di tempo, con la massima. economia, e per ridare poi all'acqua la sua freschezza, e la sua normale compo· sizione di gas e di sali. Gli apparecchi inventati all'uopo sono numerosissimi; tra essi merita uno speciale ricordo lo sterilizzatore di a.equa o potabilizzatore di Henneberg, fondato appunto sul sistema Rietschel e Henneberg, il quale parrebbe essere uno dei più pratici e tecnicamente uno dei più pe rfetti. Esso consta essenzialmente d'una. caldaia per riscaldar l'acqua, d' uu refrigerante per il raffreddamento di essa e d'un filtro per la depurazione e per l'aerazione. La caldaia. pnò essere riscaldata direttamente con qualunque genere di combustibile solido o gassoso, e con essa l'acqua bruta viene portata ad una t Aroperatura di 105°-110° sotto una pressioue di 0,3--0,6 atmosfere. P er avere la sicurezza assoluta che l'acqua sia completamente sterilizzata, cioè che abbia raggiunta la tempAratura voluta conservandola per un certo tempo senza essere influenzata. dalla cor rente di acqua fredda che entra nell'apparecchio, nell' interuo della camera ad acqua e nella. zona più calda di essa è disposto un serpentino attraverso al quale defluisce l'acqua già riscaldata; inoltre per essere esso circondato dall'acqua bollente non sola.mente viene impedita ogni perdita di calore, ma ne viene piuttosto ad esso ceduto dall'acqua ambiente sovrariscaldata. A scopo di controllo il serpentino all'uscire dalla caldaia porta un termometro il quale è immerso nell'acqua che -defluisce. Il refrigerante, che deve servire per ricondurre l'acqua sterilizzata ad una bassa temper'atura, è disposto in modo che l'acqua sterilizzata. cede calore a
464
RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA
quella da steriliz1.are, in guisa che da ultimo quella. conserva a.pvena. due gradi d1 temperatura in pit1 di quest'ultima. Questa disposizione costituisce evident&mente un enorme vantaggio di tempo e di economia. La terza parte principale dell'appar ecch io è il filtro, che serve a sbarazzare l'acqua già swrilizzata e raffreddata d11lle materie d'origine t errosa e vegetale o dai depositi di ferro od altro che essa può contenere; infine l'acqua, sterilizzata e filtrata, allo scopo di togliergli quel gusto speciale dovuto all'ebollizione, viene saturata d'aria e portata a contatto di speciali sosti.nze, in modo che dR ultimo essa lascia l'apparecchio come una buona acqua potabile. Basandosi appunto sugli accennati principii la ditta Henneberg-Hartman.n ha costruito speciali apparocchi, alcuni dei quali sono capaci anche di un forte rendimento e possono anche essere facilmente tras portati al segu[to delle trup pe in campagna. D. B ALESTRA.
S. H. BaowNING. - n valore c1ell'eaame mloro•ooploo c1lretto nella batterlologta 4ella oonglantlvlte. oon l' anall•l dl un mlgll&lo dl oa•I. (The ophthalmie Redcw, nprile 1012).
L'A., ch'è batteriologo al Reale ospedale oftalmico di Londra, espone i risultati dell'esame microscopico diretto di un migliaio di casi di congiuntivite comparntivllmente all'esame culturale fatto come controllo. Questi dati ci dànno l'in• dice dell'importanza che si può attribuire a questo es ame microscopico, e sono quindi di grande interesse per il pratico che n on può dis porre di un laboratorio. È spesso difficile od impo.~sibile, senza ri correre al metodo di Gram, differenziare con l'esame microscopico lo str eptococco d al pneumococco, e l'A. orede che probabilmente diversi microrganismi dell'occhio ritenuti pneumococch i sono in reslltà degli streptococch i; mn in un buon numero di casi il ,Ha.gnostico pres untivo della specie batterica si può fare denza ricorrere alla colorazione di Gram, purché si abbia famigliarità con la morfologia ed il pleumor6smo J ei varii microrganismi dt>ll'occhio, mentre in certi casi il preparato di Gram non dà alcun d ato ben v nlutabile. L'A. tuttavia ba eseguito, sempre che la quan t ità di secre to che ha potuto raccogliere glielo ha permesso, oltre ad un preparato colorato col bleu di metilene carbolico, un altro col metodo di Grnm, u san do come colore di contrasto il rosso neutro. Nei casi di t uber<'olosi ha fatto, oltre alle cul t ure, inoculazioni in cavie; e lo stesso bR praticnto per i casi di difterite, ricorrendo per questi ultimi anche alla prova della fe1·men tnzion e. li n umero del lo specie di microrga nismi riscontrato è st a.to di 18. I dati esposti dall'A. dimostrano che, in e ffetti, di un gran numero di casi il diagno~tico del la specie di microrganismi patogeni trovati con l'esame microscopico diretto viene confer mato dall'esame culturale e che, d'altra parte, se vi sono alcune specie che passano inosservate o vengono riscontrate raramente ee non si fanno culture, q ueste, eccettua.ti alcuni reparti rari, sono scarse e d'importanza relativa per le congiuntiviti {StR6lococchi, rn eumobacillo di Fiedlander, streptococco piogene lungo'.
1
RIVISTA D IGIENE OE~ERALE E BAT TF.RIOLOGIA
465
L 'A. fa notare inoltre che in alcuni casi, specialmente quando l'infezione è dovuta al b. di Koch-\Veeks, con l'esame microscopico diretto si hanno dati più sicuri che con l'esame culturale, per la difficoltà di coltivare questi bacilli e perchè gli antisettici usati per la cura degli occhi sono in una conct1ntrazione sufficiente per impedirne lo sviluppo in terreni artificiali, mentre non arrivavano ad impedirlo nei tessuti viventi. S. CAr,ENDOLI.
Dottori G. Cosco, B. ROSA e C. DE BENEDICTIS. - Sopra un oaso di tuberooloal outanea 4l orlglne bovina. nell'uomo. -(Il Policlinico, voi. XIX-M, a. 1912). Gli autori in una importante comunicazione fatta il 15 aprile 1012 al VII Congresso internazionale contro la tubercolosi riferirono su un caso singolare di tubercolosi cutanea accidentale professionale occorsa al dott. De Benedictis, ispettore veterinario al mattatoio comunale di Roma, e manifestatasi in corrispondenza della. faccia dorsale dell'articolazione interfa.langea del pollice sinistro in seguito ad una piccola scalfìtturll prodottasi:!col coltello col quale aveva tllgliato organi di bovini trovati tubercolosi alla macellazione. Sul posto della incisione si manifestò un focolaio infiammatorio, a cui segui la forma.zio!]e d'un noduletto _ grande quanto una lenticchia, dapprima duro poi più molle e pastoso, dolente a lla pressione; nel centro di detto nodulo, vero e proprio tubercolo anatomico, si formò in seguito una piccola escnrn; e, caduta questa, si ebbe fuorittscita di materiale caseoso denso e gialliccio, con cui furono allestiti parecchi preparati microscopici e furono inoculate due cavie. Dopo circa sei mesi da.Il' inizio il processo volse rapid1tmen te e spontaneamente a guarigione, residuandone una sottile cicatrice. In seguito a numerose ricerche microscopiche e culturali e ad inoculazioni molteplici in cavie, conigli e vitelle gli nutcri poterono dimostrare rigorosamente che il bacillo. isolato dalla lesione cutanea. del dott. De Benedictis, apparteneva al tipo bovino, trasportato indubbiamente nella detta lesione col coltello inquinato. Ciò confermerebbe una volta di pit\ l'opinione di Koch che d;tlla natura del virus isolato da una lesione tubercolare (tipo umano o tipo bovino) si può giudicare l'origine dell'infezione stessa. Inoltre dallo studio di questo caso, che è il primo osservato e studiato in Italia con rigore scientifico, gli autori traggono le seguenti deduzioni : 1. La tubercolosi bovina, inoculata sulla ente dell'uomo, most ra una gran tendenza a. rimanere localizzata e a guarire. 2. Il bacillo tubercolare bovino, anche dopo una permanenza di tre mesi e mezzo nel corpo dell'uomo, conserva la ~ua virulenza pel bue, senza mostrare alcuna tendenza a trasformarsi da un tipo ali' altro, come pretenderebbero alcuni autori. D. BALESTRA.
Belazlone. tra tetano e bateztonl lpodermlohe o tntr&mwroolarl 4l ohhllno. - (Hygienische Rundschau, n . 6. 1912).
BEMPL.Bl. -
L'A. riprende la trattazione di questo importante argomento, che fu già studiato sperimentalmente dal Vincent in Francia e dal Grixoni (Gar.zetta degli 0:;pe· dali, n. 148, 1906) in Italia. Dopo aver ricordato che i conigli e le cavie sono molto sensibili a.Ila somministrazione del chinino, sia. per via orale che per via sottocutanea od endovenosa, 30 -
Giornale di medicina militat·e. -
Fase. VI .
466
RIVISTA D'IGIENE GENERALE E UATTEtUOLOOIA
provocando spasimi muscolari, crampi e fin la morte per asfissia, riferisce le s ue esperienze sulle cavie e sulle scimie. Egli trovò che il chinino esercita un'azione favoreggiante notevole sull' infezione tetanica, tanto che in animali malati di tetano si trovarono, in seguito alle. iniezione sottocutanea, i bacilli; e ali' infuori del punto dove era avvenuta l'infezione, e nel luogo ove si era praticata l'iniezione d i chinino. Valendosi poi dii spore lavate, nelle quali quindi a suo modo di vedere non solo non esisteva tossina tetanica, ma neppure capacità a produrne di nuova nel dar luogo a forme batte riche vegetative, egli vide prodursi sempre la malattia
quando mescolava. tali germi a del chinino o a soluzioni deboli di acido lattico e li immetteva sotto cute. Vide inoltre che l'iniezione di chinino, fatta. nel punto ove il giorno precedente o in quello successivo si ere. praticata l'inoculazione di sporeltetaniche, dava una elevata percentuale di casi di tetano; che il freddo, al pari delle iniezioni di chinino, favorisce lo sviluppo della malattia, e che perciò, visto che le spore tetaniche possono persistere per dei mesi nel tessuto sottocu• taneo delle cavie ove vennero innoculate, si deve essere molto cauti n el praticare quel semplice e banale procedimento terapeutico, che nella pratica. invece si mostra. estremiLmente innocuo. L'A. riprende quindi qua.si integralmente il concetto sostenuto de.I Vincent, che i sali di chinino, iniettati sotto pelle, esercitano una doppia influenza favorevole, locale e generale, sulla infezione tetanica, per modo che, se al momento in cui si pratica una iniezione ipodermica, esiste nell'organismo il h. del Nicolai:er, si ha in breve lo scoppio della malattia. L'esu1nazione però non':è molto opportuna perchè, come già per un altro studio similare dello stesso Vincent, il quale sosteneva ohe l'ipodermoclisi con soluzione fisiologica di cloruro di sodio dovesse esser favoreggiante dtlllo sviluppo di certe infezioni, come la tetanica, anche per questo, la diuturna osservazione clinica. s i è incaricata di smentire le induzioni t e<>riche Il Grixoni infa tti notava come riuscisse impossibile a priori conciliare la facilità, con la quale nell'organismo umano penetra.no e permangono per lungo tempo i bacilli tetanici, e la avvenuta generalizzazione della. cura. ipodermica con preparati chinoidei con la rarità. estrema dei casi di tetano?consecutivi alla somministrazione per via sottocutanea di !chinino. Nell'esercito, ad es., dove si e rano in que~li anni cons umate oltre 80,000 fialette di chinino, non si ebbe ad osservare alcun caso di tetano 1 Il Grixoni, con indagini lunghe ed accurate, potè dimostrare che le spore tef,(}.niche possono mantenersi )'er lungo teinpo vive e v irulenti nelle soluztoni di chinino comunemente adoperalo per v ia ipodennica, a.I contrario di ciò che aveva osservato Vincent, e che le iniezio11i di chinino non esercitano influenza alcuna sui germi tetani_qe,ii che possono t?-ovarsi, allo stato latente, nell'organismo. P erciò i casi indubbiamonte constatati di tetano cousecuti vi ad i ni1i~ioni sottocutanee di chinino, debbono attr iibuirsi o alla p1·esem:a di spore vive e v irulenti nel liquido iniettato e che non fu sterilizzato a sufficienza, come vogliono le più recenti ricerche sulla biologia del b. del tetano, oppure al fotto, ben messo in rilievo con altre ricerche dallo stesso Grixoni (Giornale m edico del R. E:;e rcilo, n. 7, 1905), che l'acidità d el s:tle più in uso, il bicloridrato, cau,ticando e necrotizzando i tessuti, ~bbia offerto un terreno favorevole, non solo alla riproduzione dei germi, ma ancora alla. produzione di tossina. GR!XONT.
RIVISTA D'IGIENE GE~ERALE E BATTERIOT,OGIA
467
Dott. RONDONI. - n oolera, la peste e la febbre gialla nella Oollferen:r.a aanlt&rt& lnternaslonale dl Parigl del 1911. - (1,o Sperimentale, fase. II e Ili 1912).
La conferenza si è riunita il 7 novembre 1911 e ha fìnito i suoi lavori il 17 gennaio 1912: vi presero parte 48 governi per mezzo di delegati. Fu nominata una commissione tecnica, composta dei p iù noti batteriologi, la quale doveva presentare i risulta.ti più sicuri della patologia e della batteriologia e le conseguenze epidemiologiche meglio accertate, percbè la conferemr.a p oi potesse basarvi sopra l'edificio profìl,ittico più solido, più pratico, più comodo. La commissione ba sintetizzato per ogni m a lattia in man iera chiara, esaur iente i ri~ultati più recenti dellfl. batteriologia. Colera: L'incubazione del colera varia da poche ore a 6 giorni al massimo. L'uomo ammalato è il principale agente di diffus ione del colera. Non si può negare l,t trasmissione con certi alimenti contaminati, m a si è sempre trattato d"i una trasmissione a piccola distanza: per tale meccanismo non si sono avuti che dei focolai in vicinanza e nell·ambiente degli ammalati preesistenti, m a i la creazione di focolai lontani, l'importazione dfl. paesi infetti a paesi indenni. Per la trasmissione d el colera da un paese all'altro banno importa nza le grandi correnti migratorie e gli s postamenti dell'uomo mnlato. Oaso accertato di colera è quello diagnosticato in b11se ai sintomi clinici o anatomo patologici, appoggiati dai reperti batteriologici positivi. Casi sospetti sono quelli presentanti la sintomatologia cUnica, ma nei qua li l'esame batteriologico non rivelò il vibrione; il sospetto cessa quaudo due esami batter iologici almeno a un giorno d'intervallo, non hanno rivelato la presenza di vibrionL Portatori di germi sono persone convalescenti di colern e che mai r,resentarono i sintomi del colera e che emettono con le loro deiezioni i vibrioni in modo continuo o intermittente. La base della profilass i del colera sta nell'indagine batteriologica : si può ricono• scere come colerigeno ogni vibrione, che è agglutin ato nella diluizione di 1:1000 da un siero specifico al titolo di 1:4000 e più. Vi sono esempi, poco numeros i invero, i n cui si è trovato sia su individui sani, pe r i qua.li non si sa mettere in evidenza nessuna probabilità. di contaminazione colerica, sia in casi di malattia non offrente nè sintomi cl inici, nè lesioni anatomo patologiche di colera, dei vibrioni av enti tutti i caratteri del vibrione colerico. La scienza non si è ancora pronunziat,, concorde sul punt,o di Sllpere se si tratta di vibrioni colerigini veri o no: la batteriologia non fornisce all'ora attuale reazioni d ifferenziali di u tilità pratica. Un punto importante è l'imvortanza e la portata del fenomeno dei portatori di germi. Le osservazioni sono numerose: le conclusioni più accettabili sono : Il numero dei portatori sembra variabile: essi però sono rari fra i viaggiatori di provenienza sospetta, numerosi invece uelle località. colpite da ll'epidemia. e n ell'ambiente dei malati. L a eliminazione di vibrioni per pa rte de i portatori è scarsa, almeno di r egola (un purgante, una diar r ea può farli numeutare): d i rado si prolunga oltre 2-8 sett imane: i vibrioni sono inglobati in feci solide. Sembra quindi che l'influenza. dei portatori di vibrioni sulla g enesi e lo sviluppo di focolai non si eser cita che in un raggio ris tretto. La ricerca dei portatori è
468
RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA
indicata. sempre nell'interno dei paesi; alle frontiere invece solo fra i viaggiatori. nelle cui comitive vi è un mi,lato, o fra il personale e i viaggiatori delle navi che abbiano avuto casi a bordo. Si devono sorvegliare specialmente le acque dei bastimenti.imbarcate in posti infetti o versate in porti immuni. Peste : La peste bubbonica pura e semplice non è da considerarsi come contagiosa nel vero senso della parola: gli ammalati non trasmettono l'infezione ai sani, purchè si escludano con sicurezza gli insetti succhiatori, come pulci, cimici, che trasportano il bacillo della peste dai ratti malati a.I connettivo sottocutaneo degli uomini sani. La peste si trasmette piuttosto da r atto a uomo: certo però gli stessi insetti possono trasmetterla anche da uomo malato ad uomo sa.no. Invece estremamente pericoloso è il malato di peste polmonare sia primitiva cha seconda.ria. Il periodo di incubazione della peste non suole oltrepassare i 6 giorni. Si deve mantenere l'obbligo della distruzione dei ratti sulle navi infette, sullenavi sospette, sulle navi indenni provenienti da luoghi infetti, da 'farsi al massimoentro 48 ore. Ottima misura preventiva è la distruzione periodica dei ratti nei porti e nei navigli anche al di fuori di ogni epidemia: è r accomandata per questo l'anidride solforosa in una concentrazione almeno del 6 ¼. Febbre gialla : La febbre gialla è data da un virus filtrabile che si trova in quantità notevole nel sangue dei malati durante i primi quattro giorni di malattia, non dopo, nè durante il periodo di incubazione. La malattia è trasmessa dalla Stegomya calopus. Dove non esiste la Stegomya la febbre gialla non si può sviluppare allo stato epidemico. Dove esiste la Stegomya la febbre gialla si può sviluppare allo stato epidemico per importazione o di persone ma.late o di Stegomye infette. Il periodo di incubazione è di sei giorni. Il ma.lato deve essere tenuto al riparo della. puntura degli insetti. Per le lunghe traversate il trasporto della. infezione è difficile, a meno che si siano avuti dei casi a bordo e vi sieno Stegomye nella nave. Per la profilassi la commissione ha. stabilito per la. 1• volta: che per le navi infette sia. imposto lo sbarco e isolamento dei malati (a ri·p1.ro dalle zanzare); sbarco e osservazione per 6 giorni dei passeggeri; la nave resterà a. 200 metri dalla. costa e le zanzare vi saranno distrutte; le navi sospette devono essere tenute a 200 metri dalla costa e vi devono essere distrutte le zanzare; le navi i ndenni provenienti da luoghi infetti possono essere ammesse a. libera. pratica. MBHMO.
469
ltIVISri1 A BIBLIOGRAFICA Le ferite del feg&to e delle vie blllarl. - T ipografia editrice nazione.le, 1912, volume di pag. 600 con figure intercalate nel testo.
MANJN AMANTE. -
L'autore ha i,ubblicato un dotto lavoro di comJ,endio e sperimentale del quale -fino ad oggi la letteratura medica mancava, e che dà agio al chirurgo ed allo stu<lioso di facilmente ed in breve mettersi al corrente di tutte le moderne vedute eirca la chirurgia del fegato e dei suoi vasi, completate da studi personali spe· rimentali dell'A. Ippocrate pensava « cui persecta est vesica, aut cerebrum nut septum trans• versum, aut aliquot ex intestinis tenui bus, aut hepar, letbale :.. Cosi inizia il suo magistrale lavoro l'A., e certo egli 'non avrebbe potuto avere migliore concezione, giaccbè, se la chirurgia epatica o lo studio delle feri,e del fegato non banno progredito di pari passo con quelli di tutte le altre affezioni chirurgiche, lo si deve forse a questo concetto emesso da Ippocrate, che ba gravato per lungo tempo come un incubo sulla mente dei chirurgi. L'A. anatomizza con lucida e cronologica descrizione, nel suo primo capitolo, ~a storia della chirurgia del fegato soffermandosi in specie sui progressi fatti nel periodo preantisettico e preasettico. Un'accurata descrizione anatomica del vist·ere e delle sue funzioni fisiologiche eostituisce l'oggetto di un 20 capitolo, nel quale l'A. con chiara descrizione risveglia nel lettore tutte le più fini nozioni di clinico anatomismo utili al chirurgo operatore, facendo speciali considerazioni sulle emorragie epatiche, come quelle che per lungo tempo hanno tenuto in scacco i chirurgi impotenti a frenarle. Passa quindi nei successivi capitoli alla importantissima discussione degli stravasi ematici, della loro azione sul peritoneo, del modo come possono riassorbirsi e degli e:tfetti da essi generati sull'organismo. Dopo aver discusso del valore di alcuni sintomi che vengono di solito indicati dagli autori come speciali delle lesioni traumatiche del fegato e delle vie biliari, dimostra come non possa a questi attribuirsi un sicuro valore diagnostico; e parlando dei processi morbosi che complicano il decorso delle ferite del fegato e delle vie biliari, l'A. ci dà nozione di alcune suo sperimentali ricerche sopra l'azione del succo epatico sui microrganismi patogeni; concludendo che l'ascesso epatico traumatico, come la suppurazione in geoere non cos tituiscono una complicazione molto frequente delle ferite del fegato, e la conferma di ciò va ricercata sull'azione antibatterica che sembra ormai dimostrato possedere il fegato. Le ricerche dell'A. indir izzate a tre germi patogeni (stafilococco piogeno a.ureo, streptococco e bacillo del tifo) vengono a conclusioni convincenti e che collimano pienamente col reperto clinico. I processi di riparazione delle lasioui traumatiche del fegato e delle vie biliari sono pure dall'A. trn.ttati dettagliatamente, come dettagliatamente è esposto e discusso il trattamento curativo delle ferite del fegato e delle vie biliari, sia sotto il punto vista della medicina operatoria che clinico·pre e post-operativo, non tra•
470
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
scurando l'A. un'ampia dissertazione sui mezzi più adatti di anestesia. generale e locale con alcune considernzioni sulla rachistovainizzazione. Chiude li\ prima parte del lavoro, quale appendice, uno studio sperimentale dell'A. sull'azione emostatica dell'antipirina in soluzione al 50 p . 100 nelle ferite del viscere; ed egli conclude che tale metodo è superiore agli altri comunemente indicati, ed ha pronta azione, non tossico e non infettante dei tessuti .
..•. A questa prima parte, l'A. ne fa seguire una seconda, ove tratta. delle ferite esposte e non esposte del fegato e delle vie biliari sotto il punto di vista etiologico e patogenetico, esponendo con molta cura il reperto anatomo-patologico, sia. mncroscopico che microscopico; nè l'A. è meno efficace allorquando si intrattiene sulla. sintomatologia. propria delle sopra citate affezioni, che una per una enumera e discute, fac~ndo come in tutti i precedenti capitoli sfoggio di una non comune conoscenze. della letteratura, con citazioni di 11,utori e di tutte le teorie d& essi enunciate. L'A. si trattiene sui dati prognostici della rottura del fegato per quanto riguarda. la gravità, mettendo in rilievo quanto essi siano sconsolanti e come un relae miglioramento della prognosi abbia apportata la laparotomia. Dopo aver discorso a lungo dei metodi curativi prima dell'intervento chirurgico, l'autore si sofferma ampiamente sul trattamento curativo moderno, discutendo del momento, della sutura del fegato, del tamponamento, ecc. ed iu specie soffermandosi sulla teoria che vorrebbe l'intervento ad ogni lesione presupposta del fegato contro quello che predica l'astensionismo. L'A. esprime parere che nella maggior parte dei ca.si la morte dei traumatizzati si effettua per emorragia: è quindi giusta la indicazione ormai incontrastabilmente stabilita. nella terapia. che il chirurgo deve far di tutto per aver sotto mano al più presto possibile l'organo che è sorgente di emorragia, ed evitare cosi il sopravvenire di grave anemia, la. quale conduce a morte. Tratta delle fel'ite esposte del fegato e di quelle da arma da fuoco, con profonda conoscenza; e si intrattiene sui fenomeni di scoppio prodotti dai moderni proiettili di guerra citando e dettagliatamente esponendo gli esperimenti eseguiti da vari autori, e fra questi dall'Imbria.co, dal Bonotno ed altri, non tralasciando anche di studiare le ferite del fegato a seconda della posizione in cui esso viene colpito, e ciò in rapporto per le ferite da guerra colla posizione presa dal belligerante, secondo la moderna tattica di battaglia, per ripararsi da.i colpi avversari. L'.A. si trattiene poi in modo esauriente sul trattamento delle ferite del fegato e dei suoi vasi riportate sul campo di battaglia, facendo risaltare come il trattamento operativo indic11.to, tanto efficace nella pratica privata civile, non deve essere ugualmente usato in guerra. Nota, i risultati sconfortanti cui dànno luogo le
ferite riportatP. sul campo di battaglia e l'influenzn decisa.mente aggravante del• l'ambiente, per il qua.le i feriti non possono venir curati con la laparotomia sul teatro della mischia e trasportati in ospedali q uo.i:do, se trascorso mol to tempo dal ferimento, resta a domandarsi se possa tornare utile distruggere le eventuali aderen1.e già avvenute e fronteggiare un intervento operativo che, per le condizioni dell'ambiente, può di per se stesso cagionare la morte. Conclude con numerose citazioni di provetti opera.tori di chirargia militare per l'astensione, non dimenticando però di osservare che le statistiche fatte in proposito riguardano Le ferite addominali in genere, ove le ferite del fegato certo figu-
RIVIS'I'A BIBLIOGRAFICA
471
re.no solo in piccolissima parte, mentre la maggior parte dei colpiti al fegato muore per emorragia. Delle ferite esposte e non esposte delle vie biliari, parla in due appositi capitoli, mentre il dotto lavoro nel quale l'autore ha saputo compendiare con senso pratico quanto di buono è stato fino ad oggi scritto in rapporto alle les ioni epatiche, si chiude con una ampia dissertazione sui rapporti etiologici fra alcune malattie del fegato e delle vie biliari ed i traumi di questi organi, argomento di grande attualità nei rapporti della medicina legale. Pur dimostrando l'A. nella sua esposizione come i rapporti etiologici di alcune malattie del fegato con i tra umi di quest'organi si debbono considerare per una certa parte ipotetici, esprime tuttavia l'augurio che il moltiplicarsi delle osservazioni cliniche apporterà certo un valido contl"ibuto anche a questo campo della medicina legale degli infortuni sul lavoro, e passa quindi alla discussione delle più importanti entità morbose del fegato in rapporto ai traumi, parlando della cirrosi, dell'aneurisma dell'arteria epatica, del fegato mig rante, dell'echinococco, della col icistite, della calcolosi biliare e dell'ittero grave. Onn1 OonONE,
O. SEVERINO. - Anemia •plenio& e morbi affini. - (Libreria Detken e Rocholl, Napoli 1910). L'autore espone con limpida prec1s1one, in una qella monografia di circa 260 pagine, il complesso argomento di patolog ia e fisiopatologia relativo all'anemia. splenica e ai morbi affini, riuMndo in una sintesi felice tutte le questioni che ad essa si rii'eriscono, portandovi ad un tempo largo contributo casuistico clinico ed anatomo-patologico, ed esponendo estesamente il suo largo contributo sperimentale: trattasi adunque, non già di una semplice compill\zione, ma d'un importante lavoro, condotto in ogni parte con spirito critico. L'A. distingue una anemia splenica degli adulti, una anemia splenica dei bam, bini, e delle anemie spleniche cir1·ogene. L'anemia splenica. degli adulti comprenderebbe: Il tipo puro o morbo di G-riesinger- Banti, caratterizzato, come è noto, da considerevole splenomegalia cronica, criptogeneticamente e primariamente comparsa, da fenomeni anemici successivi con la classica triade della oligocitemia, oligocromoemia e leucopenia, da assenza di lesioni epatiche e di ipertrofie glandola ri; da mancanza di una definita e sicura nozione etiogenetica. La varietà ematica dell'anemia splenica degli adulti di Rmnmo, nella quale le alterazioni del sangue a volte ricordano quelle dell'anemia. perniciosa progressiva, a volte quella della leucemia; però il quadro clinico e il decorso son tali. che le dette emopatia possono essere assolutamente escluse, mentre l'anemia splenica è clinicamente sicura. Di questa varietà, il Uummo ne ha suddistinto tre tipi: 1. Tipo j1ixta-pernicioso1 in cui pure essendo clinicam ente sicura l'anemia. splenica, le culturazioni ematiche si allontanano da q nelle che sono. abituali in questa malattia per avvicinarsi a. quelle della malattia di Biermer;2. Tipo juxta-leucemico in cui il reperto ematologico r icorda quello che è caratteristico (specie qualitativa.mente) della leucemia.; 3. Tipo misto, io cui le modificazioni pa.tologic.h e del sangue arieggiano l'anemia perniciosa e la leucemia ad un tempo.
472
HIVI~TA lilBLlOORAFICA
L'anemia splen ica infantile comprenderebbe due varietà: 1. ..4.nemia splenica infantile cripto,qenetica, o morbo di Cardarelli-Jal.sch; 2. ..4.ne1nia splenica infantile o Leishmania o morbo di Pianese, la quale colpisce i bambini al disotto di due anni; la diagnosi non può essere sicurn. se non quando si abbia. il reperto positivo dei caratteristici parassiti nell'esame del succo splenico o del midollo epifisario; la diagnos i clinica differenziale va fatta specialmente cou l'altra varietà. o morbo di Cardarelli-Jaksch. Le anemie spleniche cirrogene costituiscono propriamente il gruppo delle anemie sp leniche s purie; tra es~e, il primo e più importante tipo è la splenomegalia pri· mitiva con cirrosi epatica at?'ofica venosa o morbo di Banti, iu cui si distinguono tre stadii; il primo simile all'inizio dell'anemia splenica degli adulti; il 2°, o preascitico, di breve durata; e il terzo ascitico, in cui il fegato si rimpiccolisce, e si har.no tutti i sintomi della cirrosi epatica. Altri tipi importanti sono la. spleno11ie-
9alia pl'imitiva con cirrosi epatica ipertrofica venosa o splenoepatocirroNi ipertrofica venosa cli Nummo; e la splenomegalia primiliva con cirrosi epatica ipertrofica biliare o spleno-epatoci1'1·osi biliare di Chauffard-Rwnmo. D t\ questi pochi cenni si possono facilmente arguire sia l'ampiezza del lavoro sia la s,in importanza, trattandosi d'un argomento tuttora assai intricato e difficile, che, sovrattutto dal punto di vista etiologico e patogenetico, presenta nocora molti lati oscuri. D. BALESTRA.
Compendlo ollnloo e ter&peut loo dell'eaame fa11zlo))ale dell'ooohto e delle anomalie della refrastone.
0AMILLO FROMAOf:'l' ed ENRICO B1Cl1ELONNE. -
- P aris, J . B. Baillière et fils, 1911 (1 vol. io 8°, di 004 pag., con 174 fig. nel testo, lire 10). Come giustamente fo ri levare il prof. Badai, nella prefazione a questo manuale, nei corsi uni versitnrì ufficiali di clinica oftalrnojatr ica, e ciò non solo in Francia, non può, per mancanza di tempo e di personale, essere impart,ito a llo studente tutto quel corredo di conoscenze sulle funzioni visi ve e sulle loro anomalie, che, invece, è indispensabile per la sua coltura e per la pratica. Questi importantissimi ca pitoli dell'oftalmologia, che dovrebbero venire insegnati nei corsi di fisica medica e di fisiologia, sono invece lascia.ti a.I professore di oftalmiatria, il quale dovrebbe, per tal modo occuparsi di tutto ciò che da vicino o da lontano ba mp· porti con la specialità. Ma poichè non è supponibile che un insegnante possa, oltre ltl le-:ioni cliniche, i l servizio ospitaliero, l'esecuzione delle operazioni, la direzione dell'ambul11torio e di tutto il complesso organismo di una clinica oculistica, occuparsi ancora delle questioni riflettenti l'acuità visiva, la refrazione ed i vetri cor· rettivi, ne viene che, all'infuori d'un piccolo numero di allievi e di laureati, i quali rimangono iut.orno al maestro, tutti gli altri lascino le facoltà. mediche con una assai vag,. conosr.enza di ciò che essi, invece, dovrebbero ben saper e per la futura pratica medica generale. Oggi, infatti, tutto ciò che si riferisce itlln visione ha assunto una considerevole importanza e ciò a. causa delle crescenti complessità delle nostre organiz:;:azioni soei~J i, dei confiitti che ne emanano, delle leggi sugli infol'tuni del lavoro, sull'invalidita, sulle responsabilità patronal i, delle leggi e disposizioni regolamen· tari sull'attitudine visiva ri chiesta per gli eserciti, le marine, le ferrovie e una ;:iuantità di altri servizi pubblici. Gosiccbè si può dire che non vi è a lcun medico
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
473
pratico il quale non possa essere chiamato a risolvere, talvolta senza il soccorso dello specialista, le delicatissime questioni relative all'acuità. visiva, alle ambliopie, alla riduzione della capacità. professionale. Il bel volume del dott. Fromaget, già. capo-clinica del prof. Ba.dal a Bordeaux,
e del dott. Biehelonne, medico maggiore nell'esercito francese, corrisponde assai bene a questi scopi pratici. Tale, almeno, è l'impressione che ho ricevuto dalla sua lettura.. che si compie senza sforzo, in modo piano e sotto l'esca di un continuo interesse. Il che non è poco, ove si consideri l'aridità della materia, che Tiene esposta. senza ricorso alle solite formule matematiche, eh& tanto ripugnano al pratico. Aggiungo che il manuale è tenuto al corrente di quanto in questi ultimi anni è venuto ad arricchire il patrimonio della nostra specialità. Nessuno dei 13 capitoli, in cui il libro è diviso, è superfluo per la coltura del medico-milite.re. Essi trattano, successivamente, dell'acutezza visiva, dell'esame del campo visivo, di quello della percezione dei colori, :dei movimenti dei globi oculari, della refrazione statica e dinamica, dei vetri usati in oftalmologia e delle varie ametropie. E. PASSERA.
BI8CHOFF - HOFFMANN -
SCilWIENING. -
Lohrbuoh 4er Jllllltarhyslene. -
I V0 Band, Hvischwald, Berlino, 912. Questo que.rto volume dell'igiene militare è dedicato specialmeute allt! malattie infettive. Dopo un rapido cenno sull'etiologia generale, Sùlle sorgenti di infezione e sullti vie di diffusione dei germi infeLtivi, gli AA. esaminano l'influenza che la vita militare ha sul manifestarsi delle malRttie infettive, in rapporto alle speciali condizioni dell'ambiente, per le quali i contagi sono più facili, le cause di diminuita resistenza più frequenti. Nella profilassi generale, è largamente esposta l'organizzazione sanitada nell'esercito tedesco per la lotta contro le malattie infettive : e poichè il fondamento della profilassi è la pronta e rapida diagnosi, sono in dotazione laboratori e cassette batteriologiche trasportabili, per le ricerche batteriologiche fuori delle guarn igioni. Il capitolo delle disinfezioni illustra chiarn,mente 11: disinfezioni generali con i va:ri mezzi chimici, fisici e fisico-chimici,e le disinfezioni speciali per il corredo del soldato, In una seconda parte, gli AA. trattano l'immunità e le immuuizzazioni con i metodi di ricerche sierodiagnostiche, e passano quindi all'epidemiologia speciale, nella quale meritano di essere specialmente ricordati i capitoli sulln tubercolosi e sul tifo. Infine sono esposte le malattie non infettive: colpo di calore, alcoolismo. In complesso, il volume è una utile guida per il medico militare, perchè le malattie infettive sono studiate e trattate nei loro stretti rapporti con la vita del soldato. G. M EMMO.
474
RIVISTA DI FARMACOLOGIA
811ll'asl0De della Boopolamina. Estrntto dall'Archivio di Patologia e FaNnacologia sperimentale, Volume 69°, LipsiA, 1912, E. Hug. - Istituto di Fnr mn.· cologia di Zurigo. Da quando la Scopol1tmio1, venne introdotta in terapin, infinite lamentele sono sorte sulla incostanza della sur,. azione, e sui dannosi effetti secondari che impe· discono l'uso di questo alcaloide, d'altro lato cosi prezioso. Si pensò dRpprima che gli inconvenienti provenissero dalle impurezze dei preparati, e ogni studio fu posto aliin di poter dare un preparato puro; tuttavia lo scopo non fu raggiunto e la letteratura continuò a dimostrarsi sfavorevole (1). Al tre ipotesi contraddittorie cercavano la spiegazione dell\l. variabilità degli effetti nelle trasformazioni chimiche, cui potesse esser soggetto il preparato con servato per lungo tempo. Per cui Heffter riteneva potesse divenire perfino tossica, o per altri inattiva ; men tre tutto ciò veniva energicamente negato dal Kionka. Lo studio accurato dell'alcaloide ha portato alla differenzia zione di due sostanze l' «i•· Scopolamina e c. I. • Scopolnmina. Kessel (Archivio internazionale di farmacodynamie e di Terapia 16·1-1906) nega ogni differenza tra gli effetti fisiologici dell'una e dell'n.ltra sostirnza. Ecco invece i risultati dell'A. : .A) Scopolamina « 1 ,. (ScopolRmin bydrobr.-Rocbe). B) Scol'olnmioa «i•. Con il me todo dì Oadamer (Arch . di Pharm. 239-821, 1901) l'A. liberò la base ioattivn della scopolamina, dalla quale con il trattamento d'uso ebbe l' « i >. idrobromato di s copolamina.. Il punto di fusione doli'« i » Scopo!. secc. è 182°; del sale secco invece del1' « 1 ». Scopolamina. I 95°. Azione sul vago. - Come l'atropina, così la scopolamina produce prontamente la pRrA.lisi del X0 • E!'so non reagisce allo stimo lo elettr ico per tanto maggior tempo pe r quanto maggiore è la. dose del ,eleno. Ora, negli esperimenti corredati da belle grnficbe, l'A. d imostra che la « l ». scopolamina ha una azione da. 3 a 4 vol te più forte che la« i • scopolamina. Anche gli esperimenti su gatti e CO· nigli. per l'azione d ei due ·alcaloidi sull'oculomotorio, ha dato per la forma. « l • un valore doppio che per la « i ,._ Inalterabilità. - Provando con fiale ove il preparato era già conservato da 200 giorni, ed nit re di r ecentissimo confezionamento, l'azione fisiologica. si mantiene perfetta ment e uguale, cioè non avviene sdoppiamento di scopolin, nè trasformazioni io A.po!'copolamioa, nò infine nutorncemizzazione. Resta ora a vedere ( 1) Salve alcune eccezioni. Cosi il prof. Baiardi di Torino adopera da anni la Scopolamina nella prenarcoai chirurgica con effetti co8tantemente ottimi, ed egli ba raggiunto in tal modo una bella casistica (6000 e p i ù c1111i).
475
RIVISTA DI FAR)JACOLOGIA
quale delle due, se cioè la .e l » Scopolamina, o la 41 i ,.. Scopolamina, debbano in avvenire essere adoperati in terapia. L 'interesse di questo studio è tale cbe non ei potrebbe i mmaginare il maggiore. Infatti, mentre alcuni chirurghi e medici sia italiani che esteri adoprano con risultati sorprendenti da anni tale farmaco, altri sono rimasti scoraggiati ed intimiditi da incidenti spiacevoli. MARANlilLLI.
NECROLOGIO La fine immatura del maggiore medico
ALFREDO D'ETTORRE suscitò generale compianto ed infinita pietà. Alla sua ultima dimora lo segul la più solenne e commovente dimostrazione del pubblico cordoglio, mesto tributo alle doti elevate della sua mente e del suo cuore. La sua nobile esistenza fedelmente sposa con abnegn.zione e fraterna pietà a sollievo degli infermi, fu esempio di retta coscienza e di un animo infinitamente buono. Visse per il bene, cui dedicò tutto sè stesso fino all'ultimo giorno della sua vita operosa di medico, di r.ittnclino e di padre, lasciando dovunque ricordo della su~ mente perspicace, colta ed ordinata e del ;,uo a nimo tnite. Nell'ospedale milita.re di Chieti, dove passò il periodo più lungo della sua vita di medico, in telligente, buono e fedele al dovere fino allo scrupolo, ha lasciato un grande vuoto ed un profondo rimpianto nel cuore di tutti. Chi ebbe la ven tura di conoscere Alfredo d'Ehorre e d'averlo avuto a compagno di lavoro, sa qual tesoro di virtù di mente e di cuore egli nascondesse sotto un'innata e sigoorile modestia. Fu medico militare veramente esemplare! Alla sua memoria. benedetta, che sarà sempre circond,ita di affetto fraterno, vada. l'omaggio degli amici e dei colleghi del corpo sanitario militare, che molto lo amarono e fortemente rimpiangono h, sua immatura perdita. B UO NOl!O.
476
CONFERENrn ~CIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI M[ITARI IOWRIO DEGIJ !RGOIWffi TRATTATI
0
(DAI PBOOl!:891 VERBALI PERVENUTI ALL ISPIDTTORATO DI SANITÀ HILITARE
DAL
1° AL 30 GIUGNO 1912).
ANCONA. (aprile), - Capitano medico GAETANO FUNAIOLI: Osservazioni e consi• derazioni su di un ex militare istero-patico. L'O. riferisce il caso di un militare del lJ3°· reggimento fanteria il quale dopo 11 mesi di servizio fu in caserma colpit.o senza causa apprezzabile da. paresi degli arti sinistri con emianestesia sinistrn cutanea, ma senza compartecipazione del faciale e dell'ipoglosso, senza la presenza dei sintomi di Ba.binski e di Oppenhei1n, senza la esistenza di reazione elettrica degenerativa e di disturbi negli sfinteri anale e vescicale. Dopo due mesi di permanenza all'ospedale l'individuo presentò sintomi di psicosi su base confusionale e di sovl'aeccitazione, in corrispondenza ed aggravamento dei segni somatici di paralisi. Esposto il ca.so clinico, l'O. fa. la diagnosi differenziale tra paralisi organiche e isteriche, insistendo sui fatti clinici, psichici, funzionali, morfologici ed annmnestici, che qui depongono a favore della diagnosi isterica. Mette succes• sivamente in rilievo il rapporto stretto intercorso tra l'aggravamento dei segni somatici e la comparsa dei fenomen i mentali, per cui l'individuo dovette essere ricoverato in un manicomio, dopo aver subito la riforma. Accennato alle varie teorie emesse sulla natura delristerismo dai tempi di J ppocra.te fino ai nostri giorni, l'O. infine fa nota.re come il caso in questione si presti per dare nuovo risalto a.Ila teoria isterica psico-patologica e anche alla. biologica, e come sia inv;ce in a ntitesi colla tesi di Bernheim, che nega ~Ila nevrosi fìsonomia propria. -CASERTA. (aprile). - Dimostrazione del risultato di un'autopsia praticata su un turco prigioniero di guerra deceduto per tubercolosi polmonare bilaterale: il reperto a.natomo-pa.tologico \ha confermato pienamente la diagnosi clinica e batteriologica. I D. (maggio). - Ma.ggiore medico G,usEPl'E NoCELU : Riferisce sopra alcuni casi di insolazione e colpi di calore, che ha avuto occasione di osservare durante il servizio prestato nella colonia Eritrea nel 1885 e pei qua.li dovette una volta. ricorrere al provvedimento di fa r tuffare in mare tutti i soldati, vestiti come era.no, ricavandone ottimi risul ta.ti. L'O. insiste sulla necessità delle effusioni generali d'acqua fredda in simili circostanze e propone che al comma e) del § 67 dell'Istruzione per l'igier..e dei militari del R. esercito sia aggiunto quan to è prescritto nel Manuale d'igiene del soldato giapponese e cioè: • Ve1-sare dell'acqua. fredda., se è possibile, su tutto il corpo od involgerlo in un drappo bagnato, che si manterrà umido per tutto il tempo o.
co:-.FERENZE SOIEN1'IFI0llE DEGLI OSPEDALI MILITARI
477
OAVA DEI TIRRENI (maggio). - Tenente medico RonER'l'O Ruooumo: Alterazioni della trachea per compressione. L' O., premesso cbe la compressione da tumori più o meno voluminosi della trachea, come ad es. da gozzo, dn linfomi del collo, può produrre su di essa delle alterazioni, le quali vann~ sino al suo completo rammollimento, producendo la deformazione conosciuta sotto il nome di trachea a fodero di sciabola, riferisce sopra alcune sue ricerche sperimentali su conigli, condotte allo scopo di studiare l'importanza che poteva avere il volume del tumore e la sua compattezza nelle a Iterazioni della trachea e se queste era.no più gravi se il tumore era sottoeutsn.eo o sottomuseolare. Dalle suddette esperienze l'O. ha constatato c he qualunque compressione, sia pure debole, esercitata per lungo tempo sulla trachea, induce in essa uno stato catarrale, e le a.Iterazioni aumentano quanto più il tumore è voluminoso e compatto e più ancora se il tumore è impiantato al disotto dei muscoli, aggiungendosi all'azione di compressione dn parte di esso, anche quella di contrazione della massa muscolare. Tali compressioni banno importanza ancora per le possibili lesioni cui possono dar luogo in altri organi per l'asfissia lenta che a loro segue e possono rinfocolare processi specifici che sino allora abbiano decorso subdolamente. UDINE (maggio). - Tenente med ico EMANUELE VrroLO: Riferisce sopra alcune ricerche fatte nell'istituto fisiologico di Napoli per studiare l'azione degli ioni metallici sui movimenti spontanei dell'esofago isolato di un pulcino. Dopo avere accennato ai lavori precedenti del Margen, del Winklen, Schultz e Bottazzi, espone la tecnica seguita negli esperimenti ed i tracciati ottenuti colle soluzioni dei vari sali adoperati tutti sotto forma di cloruri. Dalle suddette ricerC'he l'O. ha potuto accerta.re cl1e tutti i catlouj sono attivi, inducendo delle modificazioni nel tono, nella frequenza e nell'altezza. delle contrazioni od in altri termini hanno un'azione tonotropa, cronotropa ed inotropa. I metalli alcalino-terrosi, a cui si aggiunge un solo metallo alcalino, il potassio, spiegano tutti un'azione tonotropa positiva e un'azione cronotropa ed inotropa.; tutti gli altri metalli a qualunque gruppo della. classifica chimica ap• partengano, qualunque sia la loro valenza ed il loro peso atomico, spiegano indistintamente un'azione contraria alla precedente. Inoltre si è constatato che detta azione si può sempre annulla.re allontanando dal preparato la soluzione e ripristinando le condizioni primitive dell'ambiente, meno pel catione :dnco e che la soluzione di cloruro di sodio ha azione tonotropa ne·gativa, se superiore al 0,90 p. 100. L'O. conclude ammettendo che i cationj agiscono su due sostanze, di cui una presiede alla funzione tonica, l'altro. alla funzione contrattile e che negli ele• menti muscolari coesistano due materiali contrattili distinti, dotati di differente grado di eccitabilità.
478
Movimenti avvenuti nel Cor~o Sanitario e nel Personale Farmaceutico (Dalla dispensa ~8· alla 31' del Bolleltitto u{1ieiale delle nomine).
Ufflolall ID servhio permanente. R. decreto 12 maggio 1912.
RuFO Vincenzo, capitano medico in aspettativa per infermità dipendenti da cause di servizio, per un anno. (Regi decreti 10 novembre 1910 e 6 luglio 1911). L'aspettativa di cui sopm è prorogata di un anno, dal 1° dicembre 1911.
Determinazione ministeriale 6 giugno 1912. FALDELLA Pietro, maggiore medico infe rmeria presidiario. Treviso. ospedale Alessandria.
Trasferito
Il. decl'eto 25 aprile 1912. Vincenzo, tenente medico infermeria presidiaria Capua - MURATORI Carlo, id. reggimento lancieri di Vercelli - !PROFETA L iborio, id. 8 alpini. - Collo· cati a disposizione del Ministero degli affari esteri, dal quale percepiranno gli assegni e le indennità loro spettanti. Hanno preso imbarco a Napoli, per il Bene.dir, il 14 aprile 1912.
OTERI
R. decreto 19 maggio 1912. PET!l.ACCO:-IE Michele, tenente medico in aspettativa per infermità temporarie provenienti dal servizio, per un anno. (R. decreto 16 marzo 1911). - L'aspett.ativa di cui sopra è prorogata di un anno, do.I 1° aprile 1912. H. decreto 23 maggio 1912.
VENER0:-1r Carlo, tenente medico in as pettativa per motivi di famiglia, per un anno. (R. decreto 21 m11ggio 1911). - L'as pettativa di cui sopra è prorogata di sei mesi, dal 1° giugno 1912.
R. decreto 26 m agyio 1912. ALESSANDRET,LO Giovanni, cnpitflno medico ospedale Messina. - Collocato in aspet• tativa, per infermità dipendenti da cause di servizio, per sei mesi.
Deter,ni11a2ione m inisteriale 13 giu!],w 1912. CottT'll Silvio, tenen te medico 20 artiglieria campagnn. Cnva dei Tirreni (Salerno).
Trasferito ospedale
MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANtT. E NEL PEllS. FARMAOEUTlCO
4 79
R. decreto 10 ,narzo 1912. CIAURC Rosolino, capitano medico ospedale Cava dei
Tirreni (Salerno) (a disposizione Ministero interno). - Collocato a. disposizione del Ministero dell'interno dal quale percepirà. gli assegni e le indennità spettantigli dal 16 marzo 1912. R. decreto 30 maggio 1912.
FRENI STERRANTINO Santo, tenente medico 24 fanteria. -
Dispensato, per sua domanda, dal servizio perm(l.neute dal 16 giugno 1912 ed inscritto fra gli ufficiali medici di complemento (distretto Messina).
!R. decreto 6 giu9110 1912. FsRRO Carmew,
tenente medico in aspettativa per motivi di famiglia, per uu anno. Ammesso, a datare dal 1° giugno 1912, a concorrere per occupare i due terzi degli impieghi che si facciano vacanti nei quadri del suo grado e corpo, come gli ufficiali contemplati dall'art. 11 della legge 26 maggio 1852. FERRO Carmelo, id. in aspettativa a Firenze. - Richiamato in servizio al 2 alpini dal 1° giugno 1912. (R. decreto 11 maggio 1911). -
Determinazione ministeriale 27 giugno 1912. cav. ltalo, maggiore medico ospedale Cagliari. -TrRsferito ospedale succursale Mantova.
GABOLE
Farmaolatl mllttart. R. decreto 23 maggio 1912. ENRICO cav. Francesco, farmacista di 1• classe, in aspettativa per infermità com-
provata, dal 1° agosto 1911. (Begi decreti 18 luglio 1911 e 21 gennaio 1912). - Richiamato in servizio dal 1° giugno 1912 e destinato ospedale Cagliari.
Uf1lolall 41 ruerva. R. decreto 12 ma1;gio 1912. I seguenti ufficia.li medici cessano di appa rtenere al ruolo degli ufficiRii di riserva per rag ion& di età, conservando il grado con la relativa uniforme: CBRVASIO cav. Salvatore, colonnello medico distretto Na poli - PELLEOUINI· TRIE· STE cav. Giulio, tenente colonnello lmedico id. Treviso - PlCARDI cav. Antonio, maggiore medico id. Sassari - V1AN.0LLO Anlonio, tenente medico id, Treviso.
R. decreto 9 giugno 1912. cav. Rodolfo, maggiore medico distretto Milnno. - Cessa di appartenere al ruolo degli ufficiali di riserva, per ragione di età, conservando il grado con la relativa uniforme
B1zZARRl
480
MOVD1 ENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. PABMAOEUTIOO
llOTIPIOAZIOlU Arrlvl e partenze 4& e per l 'A fl'ioa. MASSERANO Giulio, tenente medico. - Ritornato in Italia dalla colonia della Somalia. italiana, per rimpatrio dèfinitivo, il 19 maggio Wl2, previa licenza di gio.l'Di 9ll che decorre dal 25 aprile 1912. CALDAROLA Francesco, id. id. reggimento artiglieria. a cavallo. - 'Partito per la Somalia italiana, il 12 giugno. BOTTARI Carlo, id id. - Ritornato in Italia dalla colonia Eritrea, per ripatrio definitivo, il 14 giugno 1912, previa licenza di giorni 90 che decorre dal 2S giugno.
Defunti . SPECIALE Gaetano, tenente medico riserva, distretto Palermo. - Morto a Palermo. il 4 marzo 1912. LAI cav. Luigi, tenente generale medico di riserva., distretto Roma. - Id. a Rom&,
il 18 giugno 1912.
l i D1rc ttore
Comm. CLAUDIO SFORZA, maggior generale medico. Il R cù at tor <'l
EDMONDO TROMBETTA, tenente colonnello medico. (1713) -
Roma, t9l\! -
Tip.
1,. Voi:hera.
LorGr PALIIIKfll, gerentt.
C.&.sABINI - Le malattie e gli infortuni nella vita JDilitare. Memoria remiate al concorso Riberi 1905-1906. Un volume di ,pag. 402 con tavole grafiche e etatietiche. - Roma,, 1908 . , . • Cus~. - Esposizione sommaria dell'ordinamento e funzionamento del aervizio sanitorio in campagna presso l'esercito italiano. - Rom,.. l 006 . • Ds CE&ABB. - Studio sulle mediastiniti (mediaetiDiti suppurative, uceBBO m1r diaatinieo} - Rom&, 1900. Un voi. di pag. 144 . • » HY.BTL. - ,O nome.tologia, anatomica. Storia e critica del moderno linguaggio anatomico. Tradwdone libera · italiana dei dottori C. PRETTI e C. Sroa.u. Roma, 1884. (Edizione rara) ·. • le /eriù cmuaù da(l~ armi da gm,,,.a. Sintesi della relazione 88nitaria sugli eeerciti tedeschi durante la guerra franco-germanica 1870-7 I. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. . • . • lliN.A.YRA, Studii storico-critici euJJa meningite cerebro-spinale epidemica in Italia e particolarmente nell'eeeroito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto . ·• 8J.LIN..UU. Le lesioni tJ'i\umatiche dei centri nervoei. Memoria onorata del premi., Riberi. - Roma, 1900. Un volurue di pag. 820. Prezzo ridotto. .o 8l'ORZA e OmuABET.LT. La malal'ia in Italia. Opera onorata de) 1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitografiche. Roma, 1885; prezzo ridotto. . . . . . • To:aaLUNI. - Delle malattie più frequentemente .simolate o provocate dacli inscritti. - Roma, 1875 .
8 50 2 9 2 l 50 3 50
3 3 50
Per l'acquisto dello opere 1opralndloato Inviare commissioni o vaglia all'Ammlnlstraz 1on• del GIQrnale di medicina militare via XX Settembre Roma. .1J, 11. -
AUre pttb'f>ll.c<t.zioni 1nedico-1nilitari: Plm.BAlll LELLI FB.ASOl'l&CO, capitano medico. -
M~uale di bromatologia pei medici militari. - Firenze, 1906. Un voi: in 16° di pag.• 484. (Vendibile pr-o l'Autore in Firenze, eouola d'applicazione di sanità militare). , . • , • A. SERTOLI, capitano medico. libero docente di pat ologia epeoiale chirurgica nella R. Università di Pisa. -- Contributo allo studio del rinofima e ricerche iatologiche sui tra.pianti di cute secondo Wolfe (con 18 tavole) - Livorno 1911, O~cine grafiche yhiappini. (Vendibile presso' l'Autore, Ospedale Militare di Livorno). . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . , . L. J'.A.NDOLO CosUNTINO, colonnello medico. - O!talmoeoopia ed ottica oculistica. Manuale teorico-pratico. Un voi. in 8° con 82 figure e 12 tavole. - Napoli, stabilimento tipografico Ferrante, 1905. (Vendibile presso l'Autore, Roma, 'lia Principe Amedeo 47) . . . . , . . . . • . . . . • • I) lit:.ANolANTI EZIO, colonnello medico -;--- Lo sgombero a_ c qoeo dei feriti nella valle del Po ( 1889, 1898, 1905). Testo e progetto con illuatro.zioni, premiati con diplo,ma d'onore sii' Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile preeeo l'Autore, direzione aanltè. militare) . . . • • . . , b . m. - Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profilassi attuale. - Età della chiamata.. - Ferma biennale. - Abbaeaamento della statura). Relazione al congreeeo na.zionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . • 8,1,oz.nu.ru 8ALVATOBE, maggiore medico. -- L'anatomia e la chirurgia operatoria della man-:libola. e delle 'parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un voi. in S• di pe.g. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile preeeo J'Autore, Corso Vittorio Emanuele 380, Napoli) • . • . • . . . . • ID. ID. - La chirurgia delle vie biliari. Memoria onorata di un a.tte111tato di lode della Società medico-chirurgica di Bolopoa. ·- Bologna, 1903. Un voi. in 16° di pag. 198, (Vendibile pre880 l'Autore, Coreo Vittorio Emanuele 886, Napoli). • l!ANTUCCT .STBrANO, maggiore medico, libero docente di oftalmologia e di oli~ a ocul.ietica nella Regia Università. di Torino. Studio acienti.fico pratico - ~ trauma.tie~i oculari, Voi. di 242 psgwe oon (6 tavole contenenti 63 mi~c,fotografie e con prefazione del professor C. REYMOND, direttore della Re~ - clinica oculistica di Torino. Roma, Enrico Voghera 1906. (Vendibile ~ - o la tipografia Enrico Voghera, via Po :i, Roma) , , . . . . • ~ ~ -~ l V ALTA, capitano medico. - Malattie professionali ed infortuni del lavoro 'OL..~l\11, vita civile e nella vita mil.itare. Rocca S. Caecia.no 1908. (Vendibile ~~ l'autore, 11 ° reggimento fanteria, Forlì). . . . . . • . . . • Cu~ pu'l'BO, tenente medico. - La chirurgia conservatrice nei suoi rapporti C>an Ja irawnatologj& e la legge concernente gli infortuni sul lavoro. Trat. tato di esegesi clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgica generale e alla Il :&gjslafione aocùùe italiana. - Roma, 1901, Società editrice Dante Alighieri. (V°endibile preseo J'autot"e, via XX Settembre 80 p. 1°, Roma) . a
~
I
_ _ __ ..._.,C,1>--'< -- - -
5 -
ti -
8 -
, 2 -
3 -
I -
• 5-
3 -
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE Direzione e Ammlnistraz: Via Venti Settembre (Palauo del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI .ABBONAM·ENTO. t• Il <Jiornai,e d i medicina militare si pubblica l'ultimo gior no di ciascun mese in fascicoli di 5 fogl i di sLam pa. 2° L'a bbona mento e a n11uo e decorre da l 1° gennaio. 3° li prezzo dell'abbo namenlo è : Per l' I Lalia e la Colonia Eritrea . .
P er l'Estero . . . . • . • • . • . ) in Italia • Un fascicolo separa to cos ta ! ali' Estero
L. 12, ,. 15,-
-.
>
t,25 1
,~o
l i supplem ento eontenenLe l'Annuario ) io Italia > 2,~ del corpo sanitar io militare cos ta • ? all'Estero. > 2,?5 4° L'abbo namento non disdetto prima del 1° dicembre s'intende rin111wal? per l'anno successivo. •. 5° 1 signori a bbonati m ilitari in effettività di servizio pos sono pa gare l'importo de ll'abbol,)ameoto per mezzo dei rispettivi comancian'Li di cor po (anche e rate ·m ens ili). 6° Per i soli uffic iAli m edici (dell'Esercito e della Marina) è ammesso un abbonamento cnmulatiTo al Giornale cli medicina militare ed agli An.ncùi di med icina n avale e coloniale al pl'ezzo di L. 18 annue. P t>r ottenere tale ab~onamento gli a bbonali del g iornale di ·m edicinll militare devono far peçvemre direLLamenle L. 6. all'amministrazione degli Annali (presso il ministero dalla Marina ). 7° Ai librai s i fa lo !'Conlo del 10°10 , ma soltanto oer gli abbonamenti delle per!'oue e degli enti non militari, c he non possono ·rrui re della facilit.azione
di cui al n. 5 e 6. 8° Le spese per gli estra tti e quelle per le tavole lilografiche , fotog reflche, ecc. , che accompag nassero 1~ m em orie, sono a carico degli autoTi: . 9<> Gli autori delle memorie potranno averne gli estra tti facenrl.one r1ch1esta all'atto <iell'invio delle bozze corretle. Gli estra li i so'no di due tipi : T1Po .A. - Con copertina in bia nco, senza frontespizio, e colla impagina· tu ra e numerazio ne de l fascicolo. T IPO B . - Con r oper~ina s tam pala, frontespizio, impag-inatura. e numera· zion e speciale. Il prezzo è r egolalo dlllla sei,tuente tariffa .: Pre zzo d i oia.sou.:n.. i'og1io d.l s t a m p a
Tipo A Tipo B .
I
:-. U~ER O DBLL E COPIB
TlPI Df i<:STRA'fl'I
Per
ogni centinaio
2~
so
100
200
oltre 200
.J,-
6-
6,60
7,50
6,50 9,-
10,13,60
S,80 4.80
Gli estra tti minori di un fo~lio s i contano com e foglio intero per le ordi:nazioni cli 100 e!'tratti o meno . P er q uelli elle supera110 un fog lio, le fra zioni in più, che non s upera_no il l'.l?Bzzo f<?glìo , ~i coolano come meta, purchA però l'ordinazion e no n. sia mfer 1ore a .10 copie . . P olr an.no ave~si esLra_tti 111 carta e formato di ver si, pre vii accor di personali lra g li Autor i e la Ti po,z,·afla 10• I msn0scriu1 non s 1 r es L1tuiscono.
INDICE DELLA RmSTA DI GIORNALI ITALI.AN[ ED ESTERI RIVISTA ~l &Dlf.A. Le tira,licar,lie . . . . . . . . . . Campani e Leopardi. - La •·i,r.osita <1~1 sangue e l'llllo •ltgli alcalim • • Whlllng. - Progressi recenti nelle nostre conoscenze delle malattie rii cuore
Roger. -
RIVI STA Ol NEVROP.\TOLOGIA I r ines~i cutanei e t endinei negli epilettici •
Audenlno. -
RIVISTA DI MEDICINA LEGALE. Biondi. - Lesioni provocale nel e.'lm po degli inlortun1 sul lavoro . f abllrlzlo. - Diabete t rallmat ico . . . . . • . . . . . . Seltlnl. - La tubercolosi polmonare considerata come malattia pr olosslooalc nell'a rmata
Par,.- ~36' 537
!138
540 5U
5U
Mori. - Oella malaria considerati> come inrortunio sul lavoro.
5U 51:i
RIVISTA Ul TECNICA E SElWIZIO MEDICO MILITARE. Lurla. - I truporti militari in relazione alle esigenze degli eserciti moderni ed ai progre.ssl della mecranica. Servizio sanitario . . . . . . . • . . . • Boigoy. - !'forme per lo sgoml,ero det rerlti dal campo rii ba ttaglia Cucine«•. - Medici ed ammalali io Cirenaica . • . . .
516 548 549
Italiana.
•
.
•
.
.
.
.
·
·
·
•
RIVISTA !)'IGIENE 1,111,ITARE. Tesi~ Rlvalta. -
La vaccinazione nell' osercil•> . RIVISTA BIBLIOG I\A FICA. Patomimia e dermatosi simula ta
CO:O.FERENZE SCIENTIFIClt~ DEGLI OSPEDALI MILITAHI MOVIMENTI AVVEl'iUTI NEI, CORP0,5ANITAKIO E NEI. PERSONALE FARllACEUl'lCO
:m 553 554
557
Pubblicazioni vendibili pressò I'Amministraz. del " Giornal'edi medicina militare " Vu XX SRTT&llOR B. PALAZ7.U O•L M 1Nl.lT6RO bBLLA OOKRKA
Antropo,nuria mililare. - Riaultati ottenuti dallo spoglio dai fogli sanitari della ol&1111i 1859-1863; due volumi in •• con atl11D.te: VoL 1 (Dati antropologici ed etnologici} COD Atlante della geografia an• tropologica dell'Italia. - Roma 1896. • L. 18 Voi. II (Dati demografici e hiologici). - Roma, 1905 • 6 Buorno e SroR:u.. - Compendio di chirurgia di guerra compilato aulla etoria medico-chirurgica della guerra di eeceeaione d'America. Roma, 1888 4 volumi, preuo ridotto • 5 50 B'&BNilDO e B:tlEzz1. Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra. Memor.ia pni1niata al concorso Riberi. Un volume di pag. 276 con molte 8gura e tavole grafiche. - Roma, 1905 . » S 50 C.A.U.RINI. La fatica nella vita militare. Memoria premiata nel conool'90 Riberi 190•-1905. Un volume di pag. 330 con 65 figure. - Roma, 1908 . 'i 6 I o. - Le malattie e gli infortuni nella vita m ilitare. Memoria premiata al concorso Riberi 1905- 1906. Un volume di pa.g. oi02 con tavole grafiohe e stati1tiche.- Roma, 1908 . , . • 8 Cul.A.llrL Esposizione BOmmaria dell'ordinamento e funzionamento del aer· vizio sanitario in campagna presso l'eeercito italiano. - Roma. 1906 • , 1 110 Da Cs1as. - Studio sulle mediaatiniti (mediastiniti suppurative, uoeMO medialtinico). - Roma, 1900. Un v oi. di pag. 144 . • 2 Hnn.. - Onomatologia anatomica. Storia e critica del moderno ~ o anatomico. T raduzione libera italiana dei dottori C. P1n:r:n e C. Sroau. Roma, 1884. (Edizione ro.ra) • 9 Le ferite cauaate dollt orm'i do guerra. Sintesi della relazione sanitaria sugli eeeroiti tedeeohi durante la guerra franoo-germanioa 1870-7 1. - Roma, 1889. Un volume di pag. 3-i8, prezzo ridotto. • • • • • • t M'.4N.A.YBA. Studil storico-critici sulla meningite cerebro-i!pinale epidemica in Jt.alia e particolarmente nell'eeeroito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto . . • . . . • • • l 50 · 8Au:NARL - Le lesioni t1 dumatiohe dei centri nervosi. Memoria onorata del prem i.> Riberi. - Roma, 1900. Un volume d i pag. 320. Prezzo ridotto. • a 150
MEMORI E
ORI G I N AL I
R,ELAZIONE SO)f MARIA sul funzionamento dell'ospedale da campo da 100 letti N . 1 dal :! 1 ottobl'e 1 ru 1 al 30 gi11gno 1!)12 in B<'ngasi Pel maggiore medico prof. cav. Santuccl Stefano direttore clell'ospodale suddetto.
L'ospedale da campo da 100 letti 11. 1 sbarcò a Bengasi il 21 ottobre 1911 occupando il fabbricato della missione archeologica italiana. Prima cura fu l' impianto di una sala di medicazione e una d'operazione e di una stanza di rico ,,ero per ammalati. Durante il giorno furono fatte numerose medicazioni ad indigeni feriti e la sera stessa furono r icoverati i primi 5 ammalati i taliani. Aumentando di mano in mano il numero degli ammalati ricoverati, i locali del fabbricato diventarono presto insufficienti: furono quindi impiantate le 4 tende Baumann avute in dotazione, la tenda modello Guida e le tende destina.te agli ufficiali medici. Successivamente furono costruite due baracche capaci ciascuna di circa òO letti e infine nn grande baraccamento succursale isolato sulla. piazza del Sale, in vicinanza del corpo principale dell'ospedale, ca-
pace di 140 letti . . Allo stato attuale l'ospedale può normalmente ricoverare 250 ammalat i di truppa e ufficiali. Contemporaneamente venivano impiantati i vari servizi generali, • che, a mano a mano che aumentava la. forza dell'ospedale, dovettero essere moltiplicati e i ngranditi per essere messi in condizione di sop· periro a i bisogni dell'ospedale. Il movimento genera le degli ammalati dal 21 ottobre al 30 giugno r isulta dal seguente specchio:
Entra.ti . Uscit i. .
. .
. . . .
. . N . 2540 . . • 2300
Rimangono a l 1° luglio. N.
240
Truppa
77
23( 8
21
75
2121
18
2
227
3
Giornate di presenza • 3l -
Giornale di melb11a milil/lJ"e -
R, Mnrioa
Ufficiali
Fase. VII.
8
I
Fin~n1~
N . 35183
Operai
Indigeni
18 17
76 09
-...,
I /
,,.,. " .>z I •
1 ··
:·e ·-
\ · •••
_J.
\
.
/ ~.:. . /( : :-::
'-.."
• ) ·, , \ '
\
\• I
t...'--;; '· ! ' ' ,)
482
RE!..AZIO)IE S0l0U.RIA1 E CO.
..
La spe:;a media giornaliera per il vitto è stata di L. 0,74 per ricoverato; quella giornaliera comprendente le altre spese per i servizi genorali fu di L. 1,10 per ricoverato.
La spesa media, infine, comprendente le spese sopra.dette, gli assegni
ad ufficiali e truppa, l' iwporto viveri prelevati al commissariato, esclusi i medicinali provenienti dall'Italia, fu di L. 2,GG per ricoverato. Col notevole movimento degli ammalati , la spesa per la lavatura della biancheria eseguita in economia con personale dell'ospedale, non c,lt repa.ssò la somma di L. 500,00. R EPARTO MED1CrnA . Occupò dapprima alcune stanze interne del fabbricato e 2 tende Baumaun. S uccessiva mente, col crescere degli am,malati, il reparto si suddivise in 3 sezioni, 2 allogate in due distinti dormitori sul baraccamento succursale e uno nel principale in una baracca isolata e in due tende. Il movimento giornaliero di ammalati affetti da malattie m~diche fu abbastanza elevato, aggirandosi spesso su 20-25 entrati con un massimo di 27 entrati. Qutillo mensile è dato dal seguente specchio:
I ; I I .,.,.,.
MAl,ATTIE
g
o
~ .,E
E
"o ;,:,
5
o ·;; ,:;
., "'
e;:,
I
Effimero. Fobbri infettivo di l,re\'e durata Ileo tifo 'Morbillo . Varicella. Erisipela. . . • lnfoziono mnlar ica acuta . Parotite . Roumatismo articolare e m\lscolnrc Oligoemia e deporim<'ulo organico Iatoro-epile11sia o altre malattie del aiatema nervoso N~evralgie Cardiopalmo o alt.re malattie dolrapparecchlo circolatorio Malattio acute dell'apparecchio re· apiratorio . Malattie degli organi digerenti . J tterizia • p eritonite tubercolare . N efrito T enio. .
Io I ·~
~
I ...
.;
e
~
"
:;o,
l I .., ., ... =E Q, <
o 'l'c
o
"
5 I ~
;::::
~
I 101 21 206 231 -1 133 46 1331 207 50 455 30 3 - - - 1 2 -1 -I - - -- - 1 2 - 51 -1 12 - -12 13 -2 - -13 -8 57u 4
4
2
11 l
12
2
11
15
11
,i
18
21
117
2
6
-
8
19
23
11
11
15
ll
111
5
3
7
3
14
27
o
5
13
77
2
_,~1 2 7
4
2
4
4
5
1
3
2
2
2 1
26 18
l
3
2
2
2
l
2
13
4
-
. 18 18 7028 3400 28 1328 5416 10226 4021 453 170 -- -- 1 - -o -3 - -33 -88 1501 - - l 1 - - - - -
Totali .
8
7
44
14
6
2
- 1 1 1 1 1 3 1 - 9 -- ---- -- -- -- -- - - - 47 120 184 186
82
0 1 200 382 4 3,1 1732
483
RELAZIONE SOMMARIA, ECO.
REPARTO ORIRURGIA-VENEREI·CUTA~EI. Anche a questo reparto, che occupava dapprima alcune stanze interne e due tende, fu successivamente assegnatt' una. delle due baracche del corpo priucipale dell'ospedale. Ha a disposizione una buona sala per operazioni, una sala per me.èJ.icazioni asettiche e una per :medicazioni comuni. È dotato di due sterilizzatrici Schimmelbusch, una per strumenti ,e una per materiale di medic11,zione e di una autoclave modello Abba. La. sterilizzazione della. biancheria, per uso d'operazione, allogata in sacchi di teltt. d'Olona, viene fatta nell'apparecchio Giannolli. Il movimento degli ammala.ti in dettp xeparto è dato dal seguente specchio:
= I Ee e .:i "' 3 > o z Ie .,
MALATTIE
.,
.,:::
~
o
,Contusioni Dis torsioni Lussazioni Fratture. Commozione cerebrale . F erite lacero-contuse Ferite da punta e taglio. Ferite d'arma da fuoco Scotta.ture Patereccio Unghia Incarnata. Flemmoni-ascessi . Scnbbin Eczemi e altre mnlattie della pelle O steoperioatiti . Idrarto-sinovite . Malattie dell'apparato uro-genitale Emorroidi . . Ragadi e fistole anall Ernie . Varici. Linfadeniti . -Congiuntiviti ~ aitre f~rrn~ e~te~n~ dell'occhio Irite -Otite 1\Iastoidite Blenorrogin : Ulceri-adeniti veneree Si6Ude
.
2 l
1 3
-3 l
13 1
-
... . -
.
.
0
Totali •
l
2 1
3
3 2
-
4
.. I e ..
.2 E
.:;
e;,
l l
15 9 l
.:;
o ....
I ... -·" 3
2
~
ò. <
3 1
16 18 8
-;; 123
11
15 7
-3 -l l
10
o
'oi, c..
"
:;.
2
l
2
1
2 - - 1 4 3 l 3 3 4 - - - - - 1 2 6 2 3 3 1 3 3o 14. 40 6 9 l 2 1 1 1 - - 2 2 l - 3 o 2 !) 6 2 6 3 3 -- 2 6 3 2 8 3 4 2 1 l 2 l -· l 2 o 3 l 3 2 2 1 l 1 I 2 - 1 l l - 2
-· -4 - I 2 5 - 4 3 -· 2 4 2 - l l - -
-
o
..:.
o ., .; "" ;§ é3 e ::,
7 1
- 1 2 - 3 1 - 1 12 1 - - o 4 l 4
1 2 4
3
10
-l -
l
12
o
24 7
11
4 2-i
-
21 8
130
o 2
o 39 13 35 14 7 20
10 4
3
- - 1 3 -
21
4
8
8
38
-
-3 22 32 -3 -1 -4 - 3 -2 -9 - ò 3
13 10
20
14 9
13 8
l~l~l~l~i"~I~
11 2
5
2
6
18 2 68
129 62
-- -72
731
484
RELAZIONE SOMMARIA, ECO.
Furono poi eseguiti numerosi atti operatori (con 59 anestesie lombari) come risulta dal seguente specchio: Mil ilar!
e
ATTI OPERATIVI COMPIUTI
popolazione l ndlgeol civile
Tolale
it,ll3na
o
Fratture (sutura) Tumori (epitelioma-gozzo) Resezioni (ossee) Craniotomie l\fostoidectomie
4
Artrotomie. Disarticolazioni Amputazioni . Loparatomie Allnccinturo vasi (omerale) Estrazione proiettili e scheggie
2 12
I
I
3
1
4
1
l
9
9
2
3
2 2 l 72 2 5
30 l 3
5
35
39
l
3 40
l
1
5
4
9
2
l
66
Varici Ernie. Varioocele Cistotomie per co.lcolosi . Orchiectomie . I droceli vaginali Fimosi l\'Ietrotomie interne. Emorroidi. ProlMSO rettolo Fistole anali Ragadi anali • Linfo-adenite . Unghio incamate Adenite venerea. Innesti cutanei
4 2
l
8
8 1
1
4
-1
I 11 1
2 18
1
62
431
6
N. 1200
I
2 20 16 153 l
2
152
369
2 1 11 4
4
Medicature di~·erse.
I
I 2
Totali
2 16 2
2
Emotornce-empiema Ferite da punto. e taglio. Ferite lacero-contuso . Tenorrnfie. Riduzioni di lussazioni Flemmoni, aseossi, paterecci
9
485
RELAZIONE S0Jdà.CARIA 1 ECC,
G.uix::-iETTO RADIOGRAFICO. Nei locali interni del fabbricato è allogato l'apparecchio radiografico da campo modello Ferrno, il q uale, avendo funzionato in modo veramente egregio, è riuscito di grande utilità nelle indagini cliniche. Nello f-ltesso locale è impiantato un piccolo gabinetto per lo sviluppo delle lastre. F urono eseguite numerose radioscopie e radiografie, come risulta dal seguente specchio :
Tosta . . Tronco . . . . . . . Bacino (frattura e calcolosi) Arto superiore Arto inferiore . . . . .
7 2
25
17 Totale.
Anestesie lombari.
.
•
52 N. 59
Si ebbe un complesso di 34 morti, dei quali 5 indigeni (bed uini e soldati turchi prigionieri). Non si ebbe a verifica.re nessun decesso negli ufficiali. Le cause della morte dei 2() militari qui ricoverati, appare dal seguente specchio :
I CAUSA DELLA MOIITE
I
I
!"
.E
g
., .E, .,>E
I
"' .5 E e,
IoIz Setticemia in seguito e. fra t tura completa esposta gamba destra. Schoc traumatico consecutivo e. ferita d'arma da fuoco all'addome Ferita d'arma d a fuoco a ll'addome Il00-tifo M ' a la t tie apparato r espiratorio .
p
eritonite tubercolare
" i:3
o
o
.è
e: .,e:
.o .o
e,
.....,
,,
j"
~
.2
o
.,
o.
eo
:,
tJ)
~ o
<
e
Ct
"' :;:;
5
-,-,I -, 2
- - - - - l - - - - 1 - - - - 2 =1- 1 - 31 5 10 - . l 1 - - 1 - - - -
l
- - ---Totali.
::,
·;:;
2
4 I
- 21-=-
= I 2-3,- 5
--
... 1
2 2 21 2
1
~I- ;
R 0 e.&wro UFFICIALI. - Gli ufficiali ammalati gravi trova.no posto in un re~a.rto, nel corpo principale dello stabilimento, costituito da due grandi stanze separate da un ampio andito, e in una stanza isolata. Gli ammala.ti meno gravi sono ricovera.ti nel baracca.mento succursale in un reparto <i.istinto, costituito da 6 camere a uno o due posti.
486
RKLAZIONE S0M:MARIA1 E CC.
Il movimeuto ammalati è stato il seguente: I
o
-~
MALATTIE
.!!
i; .,
"i
...
<
Febbre infettive. di breve durata .
2
4
20
Ileo li[o
1
l
3
2
Reumatismo articolare e muscolare
5
I
1, -
NevrMtenia.
1
Nevralgie
-
2
3
I
Malati ie acute dell'apparato respiratorio.
l
Malattie degli organi digerenti .
3
5
13
Itterizia .
I
2
!le
3
l
Nefrite Contusioni Fratturo. Cornmoziono cerebrale .
1
I-
l
l
l 2
Ferito d'arma da fuoco
1
s
5
1
Osteoperiosti ti
l
Idrarti-aiooviti
2
,-
Emorroidi
2
1
1
Ragadi e fistole anali
-,-
Ernie. Varici. Congiuntiviti J,info-a<lenite
I
i I
-
1
1
Sicosi.
--------
Totali
2
81 7
71 1
3
-
1
2
1
l
8I 9 13 22
l
77
AMBULATORIO. Cominciò a funziona.re fin dal 2' giorno dello sbarco un ambulatorio per gli indigeni, dapprima. sotto una. tenda mo· dello Guida, indi iu una ca.setta. adiacente al corpo principale del caseggiato dell'ospedale, infine in una stanza convenientemente disposta. e arredata nel ba.racca.mento succursale.
481
RELAZIONE S0M~1ARIA 1 ECC.
Agli indigeni piu bisognosi furono distribuiti gratuitamente medicinali e viveri, e giornalmente furono distribuiti ai poveri farina e il vitto esuberante ai militari del distaccamento e degli ammalati. Il movimento degli ammalati presentatisi all'ambulatorio è stato il segu.ente:
I
MALATTIE
' I
~
-"
~
...
E
g
"o
I o
:.c.
i
I .."' I .,, E
I
~
Q
-~ "~ e;: "'
.;
:::l
o
e: te
"'
f-
l
101 418 249 302 373
571 512 609 9.16 4171
40 IO!J 1101
98 130 146
Tubercolosi .
10 I 31
22
oculari
;::;
o
~·
5
30 103
1>=m• . . Altre formo esterne
~
<":
ll(l 124 162 23811207 5 () 5 41 24 199
Lesioni traumatiche.
i
~,
,.l ·~ 5.,., I ... ... ·= o
·~
Il
88 107
170
09 104
-
-
2
3
3
15
1G
18
10
07
l
2
7
l
10
5
16
14
17
73
eutanee
29
98
47
63
IO
29
85 123
M alattie varie e veneree
41 1 92 i 111
Postiridee .
.
.
.
sifilido
Totali .
99 907
GO 54.0
07 110 109 120 244 2.18 1142
- 1- '-- -- -
252 1913 : 637 656 770 )1020:1013 1414 164218306
FAIUiACIA . - Dapprima era a)logata in una stanza interna del fabbri cato della missione; quando aumentarono i bisogni dell'ospedale e si iniziò il servizio farmaceutico per gli ufficiali del presidio, fu trasferita. nei locali già occupati dall'ambulatorio indigeni, adiacenti al· l'ospedale stesso. Attualmente dotata di scaffali, di banco e del necessario per assicurarle il fnnziona.mento, ha a sua disposizione una stanza. di distribuzione, una di preparazione, un magl\zzino per i materiali comuni, una stanza per i veleni e per le sostanze alcooliche, un cortile interno. Oltre il servizio dell'ospedale e q nello degli uffi ciali del presidio, ha largamente provveduto di medicinali gli indigeni poveri. Cuc1NE, - Sono state impiantate due cucine, nna per ammalati e personale d'assistenza di truppa, e una per la mensa degli ufficiali dell'ospedale e per gli ufficiali ammalati. La cucina-truppa dapprima allogata in una baracca costruit-a in un cortile interno, attualmente ha trovat o posto in una grande stanza. dove furono fatti gli adattamenti necessari (fornelli, cappa, pavimen· tazione in cemento). Adiacente alla cucina è stata allogat a una di-
4B8
RELAZIO:SE SOMMARCA, ECC.
spensa. P er la cucina. ufficiali fu destiuat a una cucina già esistente n ei locali della missione. AcQGA. ll servizio dell'acqua potabile è fatto mediante botti, che giornfl.lmente 1'engono portat.e da carri (dapprima lo furono per c ura della sezione di sanità da montagna., indi per cura della colonna mu• nizioni) dai pozzi del Foiat all'ospedale. L'acqua, mediante apposita pompa, viene travasata diret.tamente dalle botti dei carri in un sistema di serbatoi colJocati n ell' interno del fabbrica to, sotto tettoia, collega ti i n serie e costitui t i da t re g rand i botti ri\7 estite nel!' interno da cemento ; il primo serbatoio è munito di un filtro costit uito da strati cli ghiaia, sabbia, car bone, lana. Da circa uu mese, inoltre, è stata impiantata nell'ospedale una fontanella comunicante coi set·batoi di acqua clel Seri no sterilizzata esistenti nel porto. Dopo questo nuovo impianto, l'acqua del Foiat " iene ris~rvata per l a c ucina. Sono stati inolt re impiantati due pozzi Norton alla profondit.ù. di circa soi metri; uno nel ceutro del cort ile priuci pale, adiacente al caseggiato, ra ltro nel cortile del baraccame nto della piazza del Sale. E ;;si forni~cono acq ua. salmastra, m,i limpida, c he viene adoperata per gli us i comuui , compresa la lavantleria. LAVA~OEIHA. - Sin da,i prim i giorni è stata impiantata una lavan· doria per la biancheria degli ammalati, nel lato nord del piazzale principale, sotto tettoia., con relat.i vo stenditoio. Essa è p rovvis ta di n na. caldaia per la Jisci,azioue, e di \·ari mas telli. Vi sono adibiti 4 por ta feriti del d istaccamento. LAVATOIO r1m ,UD!ALATr. - ~ul lato est del piazzale principale, presso la lavanderia, è stato coJJocato nn lavatoio d i legno, con 5 rubrnetti d i scarico, per uso degli ammal1tti: in esso viene immessa l 'acqua del vicino pozzo N orton. Altri due lavatoi in legno sono stati costruiti nel cortile del baraccamento d i piazza del Sale. S 1rnv1zro nr DI SIN FEZION E . - È esercitato a mezzo di u na stufa l ocomobile modello Giannolli, e di pompe inalatrici m odello Gntte!chi. La stufa Giannolli, privata delle ruote, è stata sta bi! me n te collocata. in una baracca in prossimità della l a,vancleria. La detta baracca, che è un setto in legno a cavallo sull'apparecchio, è divisa iu d ue scompartimenti, nno per i lllèl.te riali infetti, l'altro per quelli sterilizzat i. All'apparecchio è comandato un caporal maggiore macchinista. C,utrnA MORTUARIA. - B iu legno, isolata, in prossimità d ella s t ufa di disinfezione. L ATRI:-.E - P er gli nlliciali ammidati viene adibita una lat rina
RELAZIOXf,; S.AMM:AnIA, EOO.
48\J
già esistente nel fabbricato della missione, nl P piano. Pe1 militari di truppa ricoverati nell' int.erno del fabbric:ato, si fa uso di un bottino mobile, in lamiera zincata, contenuto in apposita cassetta di legno, chiudibile. Per gli ammalati deJle tende e, durante il giorno, per qnelli delle baracche del corpo principale dell'ospedale, è stata scavata una fossa deJla capacità di circa 6 metri cubi, a fondo assorbente, chiusa da un setto m unito di 4 bnl'he. Detta J::i.trina è collocata in nn terreno attiguo al piazzale dell'ospedale, dal quale è separata da un muro di cin ta., in cui è stata praticata una apertura. I n u n angolo di ogni baracca poi, per la notte, è stato costruito, in un piccolo locale, una latrina mobile in c11sse foderate di lamiera zincata, asportabili dall'esterno. Latrine dello stesso sistema sono state impiantate nel baraccamento succursale per uilfoiali ammalati, per le 2 sezioni del re p,u'to medi cina e per gli uomini del distaccamento. Il regolare ·rnotamento <li tali latrine è fatto da 2 indigeni, a pagamento. ì'.iIAGAzz1xo Vi:,-TIARJO. - Dapprima stabililo in una :;:tanza presso l'ingresso, ben presto divenne in ,rnfiiciente e fu trasferito in un grande magazzino adiacente al fabbricato principale, che fu messo in com unicazione, mediante l'apertura di una por ta, coll'interno dell'ospedale. Perchè non a,vengano dispnsioni e perchè i l corredo degli ammalati sia al riparo dalla poh·ere, il magazzino è stato dotato di un numero di sacchi numerati, corrispondente a l numero dei letti, nei quali vengono imme::;si i corredi dei singoli infermi. SERVIZIO o' I LLli:1.IIN:AZCO~E . L'appa,rccehio ad acetilene modello Pozzi fu impiantato nel cortile interno per i' ili nminazione del cortile stesso e della sala d'operazione. Successivamente fu impiantato un gassogeno per acetilene ùi grande vortata, col t1uale, oltre i locali comuni, si può illnminare molto bene la sala d'operazione e di med icazione. Bengas i, luglio 191'2
490
RELAZIONE TRIMESTRALE sul funzionam ento del R. ambnlatorio Guido Baccelli In Tripoli con speciale riguardo alla sezione otorinolar ingoiatrica
Pel prof. Pietro Toniettf, capitano medico.
Il giorno 2 del decorso febbraio, fu aperto in Tripoli il R. ambulatorio italiano G. Baccelli con concorso di ufficiali medici del R. eser·cito, agli effetti di una penetrazione pacifica fra gli indigeni di questa. città. Ciò avvenne sotto gli auspici dell'ispettore capo di sanità militare, tenente generale Ferrero di Ca.vallerleone comm. Luigi e so· prattutto per opera del prof. comm. Gaetano Basile, direttore della. sanità pubblica in Tripoli, che ottenne dal Ministero degli esteri la. concessione dei locali e provvide all'arredamento ed al funzionamento amministrativo dell'ambulatorio; e per la parte direttiva del sig. generale medico ispettore Sforza comm. Claudio, direttore generale dei servizi sanitari militari e civili della Libia, e del ca,. dott . Carlo Barba Morrihy, direttore titolare dell'ambulatorio stesso. Come sia. stato assolto il mandato ricevuto può dedursi dai da.ti di fatto, dalle cifre e dagli specchi che si allegano. Fu stabilito un orario dalle 9 alle 12 antimeridiane e dalle 16 alle 18, che fu sempre regolarmente applicato dal personale assegnato all'ambulatorio. Per la sezione otorinolaringologicR., gli ammalati vennero registrati una sola volta., raramente due, se ritornavano a lunga scadenza con affezioni di altra natura di quelle inizialmente presentate. Le varie visite fatte a domicilio non sempre venivano registrate; solo sì prendeva nota delle opera7,ioui di maggior importanza eseguite, e ciò perchè talora ern sconosciuto il nom.e e cognome del visitato, essendoci spes3o inviato dalla pietà di comuni conoscenti. Il riceviment,o degli ammalat.i nella sezione diretta dallo scrivente veniva fatto generalmente secondo il loro turno d'arrivo all'ambulatorio, e, introdotti nel gabinetto, veni,ano registra.ti e muniti di tessera di riconoscimento, perchè ripresentandosi in successive visite si potesse conoscere il loro lato anamnestico e meglio giudicarli. Sui dati forniti da questo sistema di regist razione si sono compilati gli specchi, che si allegano e dedotte le cifre, che seguono.
491
RELAZIONE TRIMESTRALE, ECO,
Dei reparti di medicina e chirurgia si espongono soltanto i dati principali confortati dalle note rimessemi dai rispettivi dirigenti il servizio di quelle sezioni. Le relazioni particolareggiate di esse saranno redatte in appresso dai rispetti vi titolari. Dalle relazioni maggiormente particola.reggiate delJa sezione che ho avuto l'onore di dirigere, potranno generalizzarsi le conclusioni che ~eguono. Prima di tutto, un esame anche fugace ui documenti che si allegano, giustifica. l' affermazione dell'attività del nostro ambulatorio, perchè da essi risulta, che, nelle quattro sezioni, si ebbe un numero di ammalati ammontanti complessivamente alla cifra di 3880. In questa mia relazione mi sono limitato a ritrarre soltanto dalle note preliminari rimessemi dai direttori delle singole sezioni quelle indicazioni, che ho ritenuto più importanti, che vengo110 a confortare e confermare i dati che riguardano la sezione otorinolaringoiatrica, dati che giustificano completamente il nostro operato e l'esatto adempimento da parte di tutti dell'incarico ricevuto. I n tutte le note si dimostra evidente, nel movimento generale degli ammalati, il crescendo giornaliero del numero e l'affluenza dell'elemento mussulmano. Il reparto medicina dà le seguenti cifre: Febbraio: cattolici 35 - · mussulmani 50 - ebrei 320 Totale 414. Marzo: cattolici 40 mussulmani 130 ebrei 375 'fotale 545. mussulmani 163 ebrei 345 'roA.prile: cattolici 54 tale 562. Complessivamente furono 1521 ammalati, che si presentarono alle visite in questa. sezione. Il reparto chirurgia ha avut-.o nel trimestre 675 11mmo.lati nuovi 1 di cui 82 cattolici 1 269 mussulmani, 324 ebrei. Il dirigente il servizio nel reparto oftalmico dimostra nello specchio~ che si allega., come nel trimestre la somma degli ammalati sia salita al numero di 1081 divisi in: cattolici 129 - mussulmani 385 - ebrei 567. Media giornaliera delle persone che tornarono a fruire delle cnre dell'ambulatorio: Febbraio . Marzo. Aprile
N. 48 ,. 65 • 82
-:1:82
RELA.ZIO:irn TRIMESTRALE, ECO.
Interventi operati vi del trimestre: Cristiani . Arabi. E b1ei .
N.
5
>
9
>
s
----
To Lale N . 22 P11zienli
Opera2.ione
Operntore
simblefarou O. S. cap. med. ~farri iridectomia O. S . ant iglaucomatosa id. id . ~ ,J. Sihon N'ahum, id . iù . id. id. 4. .Anascia G herghen, cataratta sen ile O. S . id . id. :-,. Di lfaha Carolina, iridedomia O. S. ant iglaucoma tosa id. id. cantoplastica O. D. id . id. G. Dinizzi Emi li a, 7. E ster Balal,;.;, id. id. id. id. 8 . Regina G b erghes, Mportazione sacco la cri male id. id. ten. med. D'Aocanlo V. Scssia ben }fobammed, cantotomia O. D. 10. hlohammed Miglian, entropion O. D. cap. med. l'uarri 11. ::'IIissau<l ben )Iuhammed, exeulernt io O. S. id . i d. 12. Abdul ed :N'ahid, iridectomie a scopo ottico id. id. 1:3. '.l'eresa Bianchi, ciste preorbi t.aria id. i d. 14. E rm inia Binizzi, id. id. cantoplastil·a O. S. 1:-). Angelina Smtcusa, entropiou O. D. id. id . l G. Clementina Znares, id. iJ . id. id. 17. Kdigia ben Hagg Escia, iridectomiR. preparatoria id. id. 18. H assil u,.m Agnagi, ten. med. D' Accardo entropion O. D. l ~I. )Iari urua beu Agnagi, asportazione sacco lacrimalo cap. med.Marri 20. Argia 1.Jen Alì, e nu cleazione O. S . id. id. 21. Zara ben Drebichi, cafazion palpebra inferiore destra ten. med.D'Aocardo 2:2. }fantina K isc, eu tropiou O. S . id. i d. 1. Emilia Gerbi, 2 . Esmeralda Addad,
Furono inoltre eseguite n umerose altre operazioni di minore impor tanza, come estrazione di schegge, depi lazioni, punture di orzaiuoli, sondaggi del canale lacrimale ecc.
RELAZIONE TRB!ESTRALE, EOC.
Le malattie più frequenti furono: tracoma e sue complicazioni, blefariti, t r ich iasi, glaucoma ecc. Il reparto di otorinolaringoiatria registrò nel trimestre 014 ammalati nuovi di cui 12'1 cattolici, 172 mussnlmani1 310 ebrei. Dividendo gli ammalati secondo le localizzazioni di malattie1 abbiamo i seguenti dati: Malattie del naso e dei seni . Id. della g ola . Id. degli orecchi Id. dei denti Id. d elle gengive.
N. >
So
>
172 179
>
139
N.
614
l>
Totale
39
Furono nel trimestre eseguite le seguenti operazioni: Snl naso . N. 1 Sul1 orecchio » Sulla gola1 sulla bocca e sulle labbra ,, Sul le gengive . ,, Sui denti (avulsi oni, di cui alcune con anestesia locale. » Occlusioni dentali provvisorie e definitive . > Totale N.
9
o 13 8
49 6
80
Le oper azioni più importanti fnrono eseguite sulle seguenti persone:
Bocca -
Gola -
Labbra.
Polla Giovanni, 25 fanteria, cattolico - tracheotomia. Olga Hassan1 ebrea tripolina - adenotomia. J ucla Berredi 1 ebreo tripolino - frenulotomia. Sme~alda Haggiag, ebrea tripolina - asportazione di granuloma angolo labiale sinistro. • i- Z~nula. ben Huffi 1 araba sequestrotomia parziale del mascellare 1n.1.eriore. :~~lo Ba.rebbi, ebreo tripolino - frenulotomia. Mia. Tomman1 ebreo tripolino - frenulotomia e plastica.. ohammed ben Mohammed, arabo - sequestrotomia parziale del mascella.re ·i n~Lenore . . . . . a·1 destra. e a·1 a Icum. d enti. mc1s1v1
494
RELAZIONE TRUIESTRALE, ECC
J ona Jergium, ebreo tripolino - s paccamento di ascesso peritonsillare per la via del palato molle. Moisè Certona, ebreo tripolino - spaccamento di ns,:esso peri tonsillare e later o-faringeo per l a via del palato molle.
Esti>rina Auban, eLrea tripolina - adenotomia. Rebt:icca Alhet, ebrea t ri polina - sequestrotomia parziale d~l mascellare inferiore e asportazione di quattro ùeuti incisivi inferiori. Saadia di Orfella, cameriera Gargani - adenotomia e tonsillotomia bilaterale. 1Vaso . Olga B.as$an, ebrea t.ripolina - t urbinotomia inferiore sinistra. Salvatore Gerruggia, cattolico italiano - sequestrotomi a attraverso il palalo duro di parte del vomere e di u n germe del dente superiore incisi-o destro. Didi Ginseppe, ebreo tripolino - resezione del turbinato inferiore destro. Kalid Ga.rgaui fu A lmid, arabn. - polipi nasali bilaterali. Nahnm F el ice, ebreo tripolino - resezione del turbinato inferiore sinistro. Haggin Palmira, ebrea t ri polina - resezione del turbinato infe• rio re sinist ro. F erruggia, ·aJvatore, cattolico italiano - · resezione p arziale sottomucosa del setto nasale per Yia euclouasa le. Impallc,meni Gaetano, cattolico italiano - polipi nasali a destra.
Cengia .. Ramuele Egnins, ebreo - asportazione di epulide. .Hemmon Da,i<.l, ebreo - 5paccamen to ascesso alveolo-dentario. Hal;scin ben A bdallah, arabo - SJJRCc1tmento ascesso 1tfreolo-dentario Don Vincenzo J amnùu, cattolico - ulocistotomia. Clementina. Fellah, ebrea - spaccamento ascesso alveolo-dentario. 1\Ieyena. ben Jahe. araba - spaccamento ascesso alveolo-dentario. Lanfranco Ottino, cattolico i t-J. liano-spaccamento ascesso alveolodentario. Fornaini dott. Mario, cattolico i tal iano - asportazione radice p: mola.re inferiore destra con resezione della parete alveolare.
Allegre Coen, ebrea - poli potomia. Sara Arbib. ebrea - pol ipotom ia.
RELAZIOXE TRDIESTRALE, ECC.
495
Haiscia ben A merdy, araba - polipotomìa. Michele Hassan, ebreo - aspor tazione di polipi auricolari. Perla Nah un, ebrea - corpo estraneo nell'orecchio, otolito. Furono praticate occl usioni di denti nelle seguenti persone : Gargani, Haggias, Hassan, Blascimne, Tosiette, Emman. Col mio metodo di registrazione ho potuto seguire, con poche di f. ferenze in meno, le visite fatte, che ammou tano a 1740. Ora se dal mio rendiconto si deduce la. meùia di 2,8:J visite per ogni ammalato, appliùando il calcolo proporzionale alle ,~ifre degli alt.ri reparti, si può approssimativamente ritenere, che nel riparto chirurgico si siano ese· guite 1910 visite, nella sezione oftalmica 3059 e in quella medica 4300; numeri questi, si intende, molto relativi e approssimativi, se si con· sidera che, per le affezioni med iche, generalmente la v isita è unica, mentre per le malattie e:liirnrgiche e specialmente per le oftalmiche, ove si osservano con fre quenza forme croniche (tracoma) i pazient i ritornano molto più spesso e per un lungo periodo di tempo. Tuttavia esse dicono abbastanza per un numero presumibile minimo, d i certo notevolmente superato, e che, nel caso, salirebbe· alla cospicua cifra di llOOU ,isite nel trimestre. Riferendomi a l movimento del reparto da, me diretto e alle eifre ottenute di 614 ammalati con 1740 visi le praticate, è facile riconoscere come queste clne cifre, <la sole, sono per se stesse di grande va· lare, ma più lo diventano quando si scindono nei Joro -ç'ari compo· nenti, considerando gli ammalati a seconda del sesso, della religi(me, delle malattie da essi presentate, com<? abbiamo più sopra esposto. Riguardo al sesso, è stato notato come il numero dolle donne sia lievemen te superiore a qurllo degli uomini. Questa regola, che può ritenersi generale nei popoli ci,ili, assume qui altri elementi che ne modificano il valore. Il numero di G14 secondo il sesso dei pazienti va diviso cosi : Uomini 233 - donne 2:->1 - fanciulli a·ambo i Ressi 134. Ripensando ai legami, che iu questi paesi limit.s.no Ja libertà delle donne e il riconoscimento dei loro diritti, si comprende come soltanto la grande fiducia e la serietà del personale abbiano potuto vin· cere notevoli riluttan;i;e. Dallo specchio n . 3 si nota i l progressivo aumento de Jr elemento arabo, senza distinzione di ,:esso Questo elemen to suoJe presentare i casi più gravi e più disperati, pernhè, per ragioni ataviche e religiose e per educazione famigliare e d'ambiente, l'arabo ba un concetto molto imperfetto del valore della medicina mod erna. Goneralmento si fa prima massacrare dai suoi empirici, anche durante la nostra cura, e poi, a. ca~o disperato, ricorre come nltima 1·atio al medico europeo.
49C
RELAZIONE TRDI ESTRALE, ECO.
E cco perchè essi dirnno il maggior numero di sordità assolute e di otiti secretive, con carie e con postumi di mastoidite, forme sifilitiche t erziarie gravi del naso e della bocca, esiti non più curabili di adenoidismo cronico e postumi molteplici e insanabili di varie forme delle specialità, nelle quali nè cure med iche, nè inter,enti chirurgici sono ormai più efficaci. Super st"iziosi e ignoranti, si confortano faci lmente col chinino, e con una ricetta q ualsiasi, e perciò più al medico che al chirurgo ricor· r ouo; cercano di evitare con ogni mezzo l' iuter,ento chi rurgico, e lo aceett.ano solo come una disgrazia minore della malattia., che li tormenta, e che già ha raggiunto limiti di ec~ezionale gravezza. Fatalisti, poco sensibili al dolore (assai più lo è l'elemento ebreo), si adatta.no facilmen te alle forme croniche, a i piccoli disturbi, agl i incomodi, anche, se poi aggravandosi, divengono, come generalmente accade, vere e proprie malattie gravi. Dal medico poco chiedono; dal chirurgo, quando interviene, dom:rndirno il ri pristino nssoluto dell'organo e della funzione. Dal professor Marri fo operato con splendido r isultato un Cll.SO di sim blefaro che interessava la cornea, e, a guarigione completa, la famiglia si mernvigliò che l'ammalato fosse da quell'occhio ancora cieco. Non ho pratica individuale d' interventi r adicali sull'orecchio, perchè simili operazioni reclamano la anestesia generale ed il rico,ero ospitaliero, e questo non ci fu concesso. L'ammalato, quando si è operato, è impazien te di vedere l'esit o della operazione, la sua curiosità non ha limit i, e vorrebbe sfasciarsi il secondo giorno, allega sofferenze superiori alla realtà, e a volte si sfascia da sè stesso, o imbratta la. medicatura per ottenerne la sosti tuzione. Quando un infermo si presenta alla visita, porta costantemente una. bottiglia, per la medicina o il vasetto per la pomata; se parla.te di intervenire, generalmente si ribella, e, insistendo, prende la fuga. B isogna quindi agire con molto t atto e molta circospezione, prenderli d i sorpresa, m edicare senza far sentire dolori; lavorare con anestetici, e poi, dopo lunga preparazione, infusa la n ecessaria fid ucia, tentare
l'intervento. Gli ammalati, che si presentano all'ambulatorio, sono spesso in condizioni disperate, talora pericolosi per quelli coi quali vengono a. contatto e per il medico stesso. Generalmente 110n hanno una sola malattia, ma un complesso di malattie, e passano da un gabinetto all'altro. Cosi mentre si curano orecchi, naso, bocca, ci troviamo di fronte a scabbiosi e tignosi, a ind ividui coperti d' insetti schifosi e affetti da malattie contagiose, che si possono facil mente trasmettere.
RELAZIONE TRDIESTRALE1 ECC,
497
Di leggeri si comprende, che non tutti i pericoli per il medico sono sul campo o dietro le ben oostrutt.e trincee, ma non pochi nel contatto continuo con nemici terribili e sconosciuti, che si annidano cosi nelle pieghe del barracano, come nel corpo, snlle mani, sulla testa, nella bocca dei nostri pazienti. Le malattie osservate nella nostra specialità non hanno presentato tipi spiccatamente anormali, nè forme nuove e speciali, ma malattie già note e aggravate da tre principali fattori: miseria, alimentazione, simbiosi patogenetica. La morbosità. è molto elevata, ma por:o conosciuta e poco apprezzata: l'adenoidismo è frequente, specialn.ente fra l'elemento ebreo. Ma delle forme cliniche più importanti sarà. nostra cura tenere debito conto per riferirne, a suo tempo, in questo e in altri periociici scientifici col necessario corredo bibliografico. Come pionieri di una civiltà che dovrà un giorno nobilitare questi nostri fratelli, non abbiamo trascurato nessuna arte, nessuna virtù, onde l'opera nostra riuscisse proficua, benefica e possibilmente gradita. Abbiamo ricevuto con lo stesso riguardo, con affabilità, con gentilezza così il cencioso abbrutito proletario indigeno, come l'abbiente, usando amorevolezza somma, carità e distinzione di modi, onde in nessun modo potesse venir meno l'esatto adempimento del nostro còmpito. Speciale cura si ebbe nel t rattamento dei fauc iulli, usando verso di essi modi cortesi e affettuosi1 blandizie di ogni sorta, fino a regalare a loro denaro, dolci e giocattoli. A noi fn sprone l'unanime consenso degli ottimi, il valido appoggio morale dei nostri superiori, un alto sentimento di amore di patria e di carità. Ma il cammino da noi per· corso non fu scevro di difficoltà, di controversie e di ostacoli, e in mezzo ai gravi e ignorati pericoli del servizio prestato tra popoli superstiziosi e fanatici, affetti da tante e svariate e complesse malattie, altre non minori cause di insuccesso si verificarono. Così, tre mesi dopo l'iniziato servizio al R. ambulatorio, noi dovemmo deplorare la defìcenza di materiale in biancheria, in vesti per medici e per infermieri, ed in oggetti e strumenti chirurgici e il trovarci impossibilitati a eseguire interventi pii1 completi e definitivi. A tutto questo è stato supplito, parte con prelevamenti fatti al deposito avanzato di materiale sanitario, parte colla solidarietà. professionale degli ufficiali medici adclettivi, e che ha permesso un completo accordo nei fini e nei mezzi per raggiungerli, coll'affezionarsi il per sonale d'interpreti, pii1 valoroso e migliore, colla prestazione di mezzi economici e di ferri e di oggetti chirurgici nri, di proprietà individuale. Il reparto otorinolaringologico soprattutto, che dava 11uovo incre· mento ad una specialità., in questo ambiento assai poco conosciuta, 3! - Giornale di medicina milila,·e - Fa;;c, \'Il.
498
RE:LAZLO-'" Ti:BI ESTRALE, ECC.
man0ava totalmente di mezzi, e deve unicamente il auo funz ionamento al fatto, che il dirigente il medesimo, fino dai primi giorni, mise a disposizione di esso un sno particolare armamentario completo.
Dato il concetto che lo masse ignoranti e fa.natiche hanno del medico e ciò, che esse da lui pretendono, il valore tecnico di esso passa in second'ordine per dare posto all'empirico, al semplicista, al medico generico e incompleto. Le malattie più frequenti osservate nella sezione otorinolaringologica e stomatologica dell'ambulatorio furono : P er l'orecchio, le forme croniche (otiti medie purulente con o senza colesteatoma); poi vennero le forme sclerotiche e le otiti acnte . Per il naso, le forme di rinit i ipertrofiche e di ozena. Per la gola, le forme catarrali croniche per molte e svariate cause etiologiche. P er la bocca., le stomatiti u lcerose con diffusione frequente alla mucosa delle guance e alla lingua, forme gravi, gravissime, con tendenza al noma, ma ch e ne diversificano per non avere di questa malattia il decorso celere e l'esito generalmente letale, e perchè convenientemente trattate finiscono col cedere. D<l. quanto sopra, dallo studio dei risultati ottenuti, e dagli specchi che si allegano per l'oculistica e l'otorinolaringoiatria., emerge chiara.mente come la più gra,e malattia delle masse sia l' ignoranza fanatica e superstiziosa, la quale potrobbe essere vittoriosamente combattuta con l'applicazione d i regole igieniche, obbligatorie e generalizzate, con che si diminuirebbe in breve tempo di oltre la metà la morbosità dell'ambiente. Sono perciò degne del massimo encomio le opere pubbliche all'uopo consigliate ed applicate dalla direzione generale della. sanità militare e civile in Tri politania. Se questi dogm i di igiene pubblica e privat& saranno diffusi con tutti i mézzi di propaganda possibile, sia coll'obbligare i cittadini ad un lasoro fisiologico e rimunerativo, siu. diffondendo con tutti i mezzi anche fotografici, grafici e scenici, con una bene intesa e coordinata influenza religiosa, il verbo della scienza t.ra questo elomento intelligente e cani.lleresco, potranno certamente in modo rigoglioso gNmoglia,re in terreno fertile e quasi completamente ,ergine, e, fruttificando mcravigliosameutr, cooperare al progresso della civiltà. A questi nobiliss imi fini ha inteso l'opera nostra, che non si arrestò dinanzi al sacrificio diuturuo e disinteressato della propria atti,ità, così che per la nrnggior par te di noi ogni di~truzioue fo sostituita dalle visito fatte agli ammalati, dalle operazioni di varia im-
RELAZIONE T RUIESTRALE1 E CO.
499
portanza con esito generalmente fo rtunato i completate poi da v1S1te a domicilio, le quali si effettuarono quasi ogni giorno, o per prosecuzione di cura dopo un interven to, o per uno speciale riguardo alla spiccata suscettibilità 1ndividuale di chi, abbisognando dell'opera, nostra, per il momento, e per certi rami della scienza unici in Tripoli, non poteva per vincoli sociali frequen tare l'ambulatorio. È così che in mezzo a questo intenso e pericoloso lavoro a lcuni di noi ammalarono per affezioni pil'.1 o meno gravi, ma sempre in dipeur1enza del servizio e dello speciale gener e di lavoro disimpegnato, convalid,1.ndo col sacrificio della propria salute la serietà dei propositi praticata nell'adempimento e d isimpegno della missione afiìdataci. Tripoli, 19 maggio 1912.
Che realmente i nostri valenti ufficiali medici abbiano corri~posto completamente al loro mandato, è pure d imostrato dal seguente attestato di lode, scritto in arabo per cura del presidente del municipio Hassun Pachà e diretto R ~ E. il comandante del cor po d i occupazione della Libia.
Attestato di lode da parte del sindaco ed a nome della popolazione per i medici dell' istituto Guido Baccelli: Capitani medici: PrnTRo To~IET TI - ALFRF.oo Bi,:v AcQL·A - G AETA~o SA)tl '8Hl - A:-or,:r.o D1 NOLA .
A Sua Eccellrnza il Governatore del Wilayd della Libia.
E,;pongo ri$pet tosi1ment.e a Vos tra Eccellenza che l'attività e lo zelo, spiegati n ei giorni passati dai sopra nominali dottori addetti a ll'ambulatorio italiano « Guido Baccelli• fondato in questa nostra città per la cura degli abitanti bi,o· g nosi e d'altri senza distin1.ione d i grado, lmnno prodotto un'ottima impressione. Gli abili e competenti dottori, colle loro buone maniere e con la loro a{fa.bilità cattivarono all'Italia i più grati st:ntimenti della popolazione. T anta è la bontà e la cortesia di tali dottori, cbo non si po.:sono trovare espressioni sutlìcienti per encominli. È noto alla E. V. che l'uomo s i rende facilmente schiavo della bontà e delle buone opere. Vostra Eccellemrn. ~n pure la gioia. immensa che prova il cuore umano e la gratitudine che sente l'animn qunndo il padre rivede suo figlio, la madre il frutto delle sue viscere ed i l figlio rivede i genitori che, in virtù di quest' istit uto di carità , sono tornati in huona salute dopo che furono o ppressi da l male e dall' infermità.
500
RELAZIONF. TRIMESTRALE, ECC.
Lo scopo quindi della presente è di ringraziare in modo speciale i sopra nominali ulliciali pei loro meriti, per le buone maniere con cui trattarono la. popolnzione, per la dolce:;,iia e la bontà cl1e usarono verso tntti coloro che fecero ricorso n.d essi. Qui ndi presento all'Eccellenza Yostra que3tn. istanza sicuro d'essere l'interprete fedele dt>i sentimenti della popolazione, la quale non fa che ringraziare e benedire tale opera. Associo a tali sentimenti i miei propri per lodare il detto ist:tuto e gli uffir iali sopra nominati. Ringrazio poi pel suo zelo il Go,erno, il quale ogni giorno ci dà nuove prove delln sua civiltà. e del suo amore al prog resso, che SMà scritto a caratteri d'oro ne i volumi eterni della stor ia . Termino presentnndo all'alta Vostra Eccellenza i miei profondi rispetti. Tripoli, 12 luglio 1912.
Il Prrwidentc del municipio BASSUN.
A. complemento dei capitani medici che fecero servizio in quel H,. nmbula.torio, devono essere aggiunti i nomi del prof. Marri E zi-0,
capitano medico che diresse il servizio de lla sezione oftalmica per piu di due mesi fìnchè dovette rimpatriare per causa di malattia, quello d el capitano medico Lionti Girol11mo, che sostituì il capitano medico prof. Bevacqua, destinato quale me mbro della Regia Commissione i taliana per lo studio delle malattie spocial i della Libia: e quello del tenente medico dottor D 'Accardo, assistente. Roma, 11 agosto 1912.
c. SFORZA.
501
RELAZIONE TRDIESTRALE1 E CC. SPECCHIO
POL!Aì\IBULANZA. e G. BACCELLI> S ezione medica
R IEPILOGO dei ma.lati visitati 1iella snddetta sezione durante i mesi d·i f ebb1·aio, mm·zo e aprile 1912.
N. l
502
RELAZIONE TR IM EST R ALE:, ECC. ,lJ cs~ di / .bbraio 1912.
T ripolini israeliti .
1° dcco<le .
2• decade.
l
I d.
Europei varii
•
s
T ripolini israeliti .
•
11 3
~ l d. mussulm a ni l Europei varii
)
80
23
mussulmani
Id.
•
9
•
12
" 12 1
Tripolini israeliti 3' decade .
X.
mussulmon i
• 27 lo
Eur opei varii
!
Tota!.,
l
Totalo
! !
T ripolini israeliti . Id.
l' d c,cado .
mussulmani
Europei varii T ripolini israeliti 2• decade.
I d.
mussulmani
E uro pei varii Tripolini israeliti
3' decade.
l
Id.
mussulmani
N . l 'l8
• 30 • 14
Toto!,
• 128 • 30 ( Toto!, • 14 • 139 »
Eurnpei ,·arii
58 12
• 134-
163
T ota!,
T otale mcnsilo
•V c!e di mflr;o 1912.
. N. 117
I Totale
\
T o talo mensile
:X• 4 H
. X. 102
I
17S
• 209 X. 539
M ese di <tprile 10 12.
1• d«cade.
~
i
X. 120
T ripolini is raeliti Id.
mussulmani
E uropei vnrii
·l ·l
Tripolini is raeliti
21 decade .
3• decade .
Id.
• 108
mussulmani
(
• 50 T otale • 15 ~
• 53 1S
l
Tota!,
Europei varii
n
Tripolini israeliti
• 117 • 60 ~ Totale • 21
Id.
mussulmani
E uropei ,·arii
Totalo mensile Totale del trime~lrc.
. K. 185
I
li9
• 198 N. 562
X. 1516
Il capitm,o mcclico dirigr,;tc la aezionc medica F. SC'ALESJ;.
503
RELAZJONF, TRnr~:,-TRALE, E ~C.
SPECClUO N. 2
AMBULATORIO ~ G. BACCELLI> S czio,&e chirur~ic,i
SPECCHIO clegli ammalati the hanno f1·erz1w11tato la suddetta sezione dal
Cattolici.
r febbraio al 3 0 aprile
.
N.
82
Mussulmani
• 269
Israeliti .
n
. Totalo
324
N . 676
Tripol~ 10 maggio 1912.
Il Direttore Orno1..u10 LroNT!, capitano medico.
504
R S f,AZIONE TRIMESTRALE, ECC, SPECOIDO
N. 3
SPECCHIO del mot'ime11to della Seziune Oftal111ica
Numer o degli lndlrldni vl:-ltatl pt'r la prima volt a In ciascun giorno. M i,;,r,: r,1 li A 111.n
Giorno sf,~·;, i
I
<iio r110
A1ah1
I El-rei
• •
4 l
1 2
s~~\·,i I .\raloi
- - - - --
:I • 1
• • 2
3 4 5
o
))
2 l 2 » l l
7 8 9
10 li
..
2
3
2
1
3
4
5
2 4
18 7
5 6
l
12
7
2
11
8
l 8 3 2
1
18 »
O 10
6
Il
21 17
12 13
2 3 9
o
Mi,; <1 Ili APII ILE
I'- - - - - - : -- - ~ --'--4
2
20 61 12 I 2
7 8 9
2
5 7 O
10 11 12
»
l
11
l
2
10
2
3
13 4
15 16
17
1
4
5
17
D
• 3
o
" 17
18 19
18
20
2 4 »
4 2 5
5 10
21 22
!;
9 5
6 »
23 24
» 2
8
7
»
25
10
8
5 13 15
26 27
7 l 2
12
.,
13 14 15 18 Hl
20 21 22 23 24
2
"2
~5
•»
26
I
27
2 5
~
I
4 9
28
I,
14
_2_l_j---;;- ~
6 3 6 5
7 14
o
{i
4
!H I,
7
I
23 24 25 26
28
28
20
8
8
20
"
9
•
331
T otale
420
)\
l
4
12
7 4
8
1
2
2
5
5
5
3 5
3
l
•9 l 12 3 6
•
7
10 2
4 4
4
10 17 IO 4
3 6 12 4 5
3 4
• 3
27
30
4
Totale
3
13
4
4
12
6 5
4
5
---------
I
Totalo
4 15
4
~72
Totalo - ; -,~
3
22
4 5
4
l
l
7
o 15
»
l :8 I H 16 ~ I ~~ 3l
7 8
30 31
Totalo
2
o
• • • • 1 •»
4 5
7
4 3 2 4 5 2
3
1 2 3
5 8 4
8 5
,;n;,1 I Aral,i I Klir<•
Giurno
Ehr, i
T otale
37
140
153
330
I l Dire!tore Prof. TONIETrf, capitano m odico.
505 OSPEDALE MILITARE PRINCIPALE DI BOLOGNA
I ~rim i casi ~i sifilioe curali col "6~6" (Salvarsan) nel!' Os~eoalemililare ~rinci~ale ai Bolo~na ouranle l'anno 1911 Note e deduzioni cliniche con S}lecialo riferimento al servizio militare
Per il Dott. De Napoli Ferdinando capitano medico assistente onorario nella. Clinica. dermosifilopatica. della R. Università. di Bologna.
Non è possibile proclamare i risulta.ti definitivi di qual siasi terapia. antisifilitica se prima non siano trascorsi molti anni dalla sua applicazione. Ciò dipende da.Ila natura stessa della malattia, cronica ed insidiosa per eccellenza, a tal segno da durare lungamente anche se ignorata, e perciò non curata, senza turbare, talvolta neanche menoma.mente, il benessere di chi ne è portatore. Dire quindi àopo breve tempo degli effetti di una quulsiasi cura nella sifilide è, mi si consenta, cosa addirittura antiscientifica a.nc~ie oggi, in cui disponiamo di mezzi di controllo attendibiliss1m1 come la reazione di \Vassermann. Ma questa (a prescindere dal suo valore non assoluto in caso di esiti negativi specie per l' infkenza. dei rimedi specifici) con la sua variabilità. uei sifilitici a seconda delle v~rie. ~poche in cui venga eseguita e colla sua elevata percentuale di esiti positivi, precursori talora lontani di manifestazioni anche ~olto gravi e generali in individui e1,enti da qualsiasi sintomo di lue, ci ha. dimostrato ancora più di quante insidie sia capace la sifilide e quanto lungamente essa possa cova.re in organismi all' apparenza s . ani e senza. alcun seguo della sua esistenza. I~ latet ang1tis dei nostri padri non potrebbe perciò essere meglio applicato ad altra malattia. La sifilide è malattia cronica ed ha pe-
506
1 PRIMI CASI DI SIF ILIDE CURATI COL< 606 » (SALVA.llSAN), ECC.
riodi di latenza, in cui non è possibile svelarla neanche con la emoreazione e quando si crede spenta o vinta questa idra dA.lle mille teste risorge, improvvisamente, e col suo morso avvelena ed uccide. Ecco perchè io credo che sia necessario seguire lungamenter e molti sifilitici, anche nella loro prole, per dire se un rimedio in essi adoperato sia riuscito a domare od a vincere la lue. E questo è contributo che non può esserA daLo nè da un solo individuo nè forse da una sola generazione. Giova perciò che chiunque abbia occasione di esperimentare un nuovo rimedio riferisca sui risultati da questo prodotti, affinchs in seguito se ne possa più agevolmente valutare l'effi cacia terapeutica. Il « 606 > (o Salvarsan) è sorto sull'orizzonte della terapia., radioso di una nuova luce p~r l'nmanità softerente: la sterilisatio magna dell'orgcmfam.v 1nfilitico; le numerose prove sperimentali dettero di ciò la sicurezza e le prove cliniche, che hanno preceduto il suo nso più diffuso nel pubblico, ne lasciarono la speranza. Non è questo il mometLto di dire in quanti ammalati la speranza sia divenuta realtà. Oggi possiamo affermare che non è lieve la percentuale di coloro che, curati col nuovo antiluetico, non hanno avuto da più di un irnno alcuna manifestazione specifica; ma non possiamo prevedere in quanti di essa il male risorgerà. E d'altra parte le recidive non si contano. Oiò fa constata.re ancoro. una volta quanto differente sia. l'esperimento negli animali da quello nell'uomo e come, in questo, ogni male si individualizzi quasi, assumendo virulenza e decorso differento nei singoli individui. Per il Salvarsan poi, polvere instabilissima ed alterabilissima da sciogliersi all'atto della somministrazione, bisogna notare un'a.ltra cir. costanza, che, con l'azione differente a seconda della via di sornminislrazione (ipodermica, endomuscolare o endovenosa) contribuisce a ren· dere ancora più difficile il giudizio sull'efficacia di questo medicinale: intendo dire del modo di preparare il medicinale e dei molteplici metodi di soluzi.oue,'.dandogli reazioni chimiche differenti. Tutto ciò ha suscitato discussioni t.nttora vive ed ha dato luogo a risultati disparatissimi, perché l'assorbimento e l'azione del rimedio sui tessuti varia.no enormemente a seconda della via della 11ua introduzione nell'organismo ed a seconda dello stato fisico e della reazione chimica del preparato. Io credo che un gran passo si farà nell'applicazione del rimedio Ehrlich-Hata solo allorchè, in base ai risultati clinici, sarà raggiunto l'accordo sulle quistioni anzidette e circa le dosi, che sono causa. di altre non piccole incertezze, perchè a seconda dei clinici esse va · riano da piccole frazioni di grammo (0,10) per volta ad 1 grammo e
I PRIMI CASI DI SIFILIDE CURATI CO L e 606 > ( SALVARSA:-\ ECC.
507
pm (Dubot) (1). E come se non bastasse tutto ciò, le opinioni sono divise anche nel campo della periodicità della cura, che secondo alcuni (ora che la speranza della tlw·apia ste1·ilisan.<J magna dopo una sola iniezione è t,ramontata.) dovrebbe esse~·e fatta a tappe brevi - una iniezione ogni settimana - e con dosi piccole -10 a 20 centigrammi (sterilisatio f1·actionataconsigliata.dal Lessar, dal Kromayer e dall'Isaac); secondo a ltri a tappe più l unghe con dosi maggiori (30 centigrammi ogni tre mesi secondo il hlajocchi) e secondo altri infine a tappe brevi e con cura molto intensa sia per la sola via endovenosa sia per questa e per quella endomuscolare (metodo misto dell'Iversen). Seguendo questo ultimo metodo il Miliam inietta grammi 1,50 in venti giorni e nello stesso tempo grammi 2,10 in quattro i nieziono endovenose. Come si vede le ince1·tezze e le opinioni non sono poche e sono tutte tali da lasciare sospesi gli animi non solo degli ammalati ma anche dei medici stessi sui quali, e specialmente su quelli che non hanno fatto ma.i uso del nuovo rimedio, grava un altro dubbio, quello cioè dell'azione tossica e talvolta letale del Salvarsan. Anafilassi, azione cumulativa, neurotropismo del e 606 ,, specie sui nervi cranici e ueurorecidive luetiche, tengono perplessi molti medici pratici, che giusta.mente attendono l'accordo fra i clinici per usare con animo sicuro il nuovo antil uetico. Nè si può dire che i dubbii e le difficoltà per il medico pratico siano diminuiti dacchè la nuova terapia è stata iniziata, che anzi essi sono aumen tati, perchè mentre sull'inizio i metodi da seguire erano pochi, oggi si sono moltiplicati ed a seconda degli sperimentatori variano le dosi, variano gli intervalli n_e lla cura a tappe, varia la via di introduzione nel somministrare il medicinale, variano lo stato fisico e la reazione chimica della sua dissoluzione. Alcuni clinici (Levy-Bing e Lafay in Francia, Kromayer in GermaHia e Pasini da noi) hanno poi pensato di rendere più faci le e meno dolorosa la somministrazione del Salvarsan apprei,tandolo sotto forma di misce la grassa, già. preparata da case di prodotti chimici o da prep!'_rarsi al l'atto della somministrazione. Ecco la complessità di giudizio che offre il nuovo preparato arsenicale al medico che non ne abbia fatto uso diretta.mente, ed ecco la. eno~me d ifficoltà, che si somma a quella che l'andamento della sifilide ha in sè, per pronunziarsi sulla guarigione di un sifilitico, ( 1) Lea doau du u 606 " di M ilian. - (13ulletin de la Société Françaia de dermatologie et de Syphiligravhie - 1911, o. 2, p. 82).
508
I PIIIMl OASI UJ SIFILIDE CURATl COL e 606 > (SALVARSA:)1) 1 EOC.
mercè il « G06 >. Se è difficile dire se esso sia oppure no guarito dalla sifilide, è altrettanto difficile dire perchè in tanti casi il Salvarsa.n riesca inefficace. Si tratta di speciale resisLenza e virulenza. della malattia o di impropria applicazione del rimedio? Come il mercurio più di quattro secoli fa, all'inizio del suo impiego contro la sifilide, così oggi il Salvarsa.n, e con una complessità forse maggiore, perchè esso è vE1nuto improvvisamente a rinnovare la terapia antiluetica, ci offre questo punto interrogativo. E .per rispondere occorrono numerose prove cliniche non solo, ma occorre essenzinlmente molto tempo. Credo perciò doveroso non pronunziare alcun giudizio sulla efficacia definitiva del rimedio, ma portare solamente un contributo di esperienza. personale per quanto modesta, specie in rapporto al servizio militare. Esporrò perciò cC\n qualche breve considerazione i risultati ottenuti sui soldati da me curati in uno dei nostri osped1.di militari, senza nascondere alcuno degli inconvenienti occorsimi. Quando si comincia. ad usare un rimedio nuovo è anzi doveroso denunziare questi , cercando di darsene rngione per evitarli e per correggerli possi bilmentEI. Ho iniziato la. nuova. cura nel febbraio 1911, seguendo il metodo di soluzione e di somministrazione del Salvarsan allora usato nella Clinica dermosifilopatica della R. Università di Bologna, apportandovi successivamente qualche modificazione e prescegliendo infine, perchè meglio si adatta alle esigenze della. vita militare, il metodo endove· noso, come quello che riesce meno doloroso, richiede una. breve permanenza degli ammalati negli ospedali, è esente da qualsiasi reazione locale e non lascia postumi che possano riuscire di impedimento al serv1z10. Dirò dei metodi seguiti, indicando quali cli essi è stato applicato ad o~nì ammalato, allorchè riferirò le storie cliniche. Ho fatto uso delle seguenti preparazioni del Salvarsan: 1° Sol1izio11e acida. - È stata da. me usata per prima e sempre nella. dose costante di centigrammi 60, dose unica allora in commercio {successivamente Ja casa concessionaria ha. messo in vendita dosi frazionate di grammi 0,10, 0,20, 0,30, 0,40, 0,50). Il solvente era costituito da centimetri cubi 2 • 1 di alcool metilico purissimo, che si versava a gocce nella polvere di Salvarsan, indi si aggiungevano 10 centimetri cubi di soluzione fisiologica ed infine 7-8 gocce dì soluzione di idrato di soda al 0,4 p. 100. Ne risultava una. soluzione giallo-citrina limpi,fa con reazione nettamente acida, qua.le è data dalla soluzio:ie diretta di Salvarsan in acqua distillata o in soluzione fisiologica.. 1 /
I PRIM[ OASI DI SIFILIDE CU RATI COL« u06 'b (SALVARS,\N) 1 .ECC.
50!)
2• Sospensione neuti-a. - Dapprima si fa la soluzione diretta _ acida - di Salvarsan in 8-10 centimetri cubi di soluzione fisiologica o di acqua distillata ed indi si aggiunge soluzione di idrato soda al 15 p. 100, fino aù ottenere un intorbidamento. Ri può preparare altrimenti seguendo le norme unite alle fiale. 3° Soluzione alcalina. -- È stata da me preparata dapprima, come nella clinica dermosifilopatica di Bologna: dalla soluzione diretta in acqua distillata o in soluzione fisiologica con l'aggiunta di idrato di soda (15 p. 100) a go-}ce: si. aveva così prima un intorbidamento, allorchè la soluzione acida passa allo stato di sospen1Jione neutra, ed indi aggiungendo la soda a goccia a goccia, si riotteneva una soluzione limpida, con reazione alcalina. Permaneva però, tante volte, un lieve intorbidamento o qualche grumettino; nè usando tale metodo si poteva essere sicuri di una soluzione perfetta, alcalina, quale occorre per le iniezioni endovenose. Perciò, basandomi sulla facile solubilità del Salvarsan nell'idrato di soda, adottai il seguente metodo di soluzione, che seguo tuttora e che serve per prepararf>. il Salvarsan sia per la somministrazione endomuscolare, sia. per via endovenosa.: « Al Salvm·san, vuotato in un vaso della capacith di 50 centimeti·i cubi. con tappo .~merigliato e con fondo non molto lm·r10 (non piìt cli 2 centimetri circa di diametro) e po.~sibil mente pianeggiate, agginngo iclrato cli s,>ela al 15 p. 100 in M{Jione di 3 goccie per ogni 10 ce11tigrarnmi di Salvar.<;an, se si fratta di iniezioni enclomu.~colari, e di 4 goccie per la .çtes.~a qnanlitù cli meclicinale, .,;e si prepara pe1· iniezioni endovenose. Agito con adatte manovre fino a sobtzione completa, che clilltisro con O· 7 centirnefri wbi di acqna distillata JJe1· ii.so endomuscolare e in :.!50-iJOO centimetri cubi cli Mluzio11e (isiolo{!ica sterile e filtrata, pe1· le ùziezioni e11dorP1zose. Se ei•e11tualmente nel liquido .si notasse q1talche grumettino fodisciolto filtro attrarerso garza o cm·ta aclatta » (1). 4= Salvarsan in 1:eicolo g1·a.sso. - Finalmente non ho trascurato di esperimentare il Salvarsan in miscela grassa permanente e quindi conservabile. Ta.le preparazione, dettata in Italia dal Pasini e messa rn commercio dallo Zambeletti, si presenta di uso molto facile e co(1) Dn una mia monogro.fìa edita da V. Idclson ho trntto quiinto rig 11ordii il metodo di soluziono del Sah-nr~nn. In cssn $i trovano clr6critti ùet~nglintnm~nt,o i metodi di preparazione e le. tecnicii delle inio7.ioni di Salvnrsan nonchò spcc-itìcnte le dosi ed enumerati gl i inconvenionti, i risultati cli nici ecc. Il « 606 » ml fob,mitorfo e n ella pratica con prefazione dol prof. P. Ehrlich. F . De Nr,p:>l i Ed it. V. Idolson, N0,poli.
i'J!Q
I PRnfl CASI 01 SIFILIDE CURATI COL« 606 > (SALVARSAN), EOC.
m odo, perchè evita le manipolazioni estemporanee del preparato e non esige alcun apparecchio, fungendo i tubetti autoiniettabili, che contengono la miscela grassa, a.nche da siringa per una disposizione eguale a quella adottata dalla stessa casa per l'olio grigio. Per le iniezioni endomuscolari eseguite quasi in tutti nelle natiche 110 fatto oso di una comune siringa di vetro della. capacità di 10-15 centimetri cubi. Per le iniezioni endovenose esistono numerosi apparecchi, ma io mi sono servito di un comune apparecchio da ipodermoclisi, sul cui tubo di gomma ho innestato un ago speciale montato su una cannula di vetro per mettere in evidenza il sangue refluo dalla vena punta e per avere così la sicurezza di e3sere penetrato in questa. Ho seguito sempre il metodo endomuscolare dapprima, e poi definitivamente quello endovenoso, ed una sola volta ho esperimentato di gnale ùolore e di quale reazione locale siano causa le iniezioni ipodermiche, già da un pezzo messe da parte da quasi tutti i clinici. AJ:l'ìnchè sugli ammalati si potesse esercitare una vigilanza continua ed un controllo sull'efficacia della cura, essi furono metodica.mente assoggettati alla. "\\7 assarornnn prima di iniziare il trattamento terapeutico e dopo, una o piit volte: a varie distanza dalle iniezioni. Così in tutti i pazienti ha preceduto la cura un diligente esame clinico e l'analisi dello urine sistematicamente, noncbè in qualche caso l 'esame dell'organo della vista e, quando è stato possibile, anche l 'esame microscopico per la ricerca del treponenrn, pallido. *
** Ecco io breve le storie cliniche dei casi <la me trattatesi dal 15 febbraio al 31 dicembre 1011, cronologicamente ordinati, per desumere in fine da essi le conclusioni e le deduzioni , che possano giovare alla pratica : Os,;1rnv ..,,,10:sE I. - M. l\I. bcrsngliore del G0 reggi mento ù sifilitico da tre mesi ; persis te lo. sifilosclerosi nel solco bnlano-prepm~iale. Presenta sifiloderm11, J•llJ)lllo roseolico e pleinùi gnngliuri ingui nali, cervici~li ed epitrocleari. Xessunn. cura precedente. (l).
w+++
( 1) P e r brevitù imlicherò la \\'ns~ern,nnn con In sola iniziale \V. c d i suoi c~iti nèl ~CftUente modo : nsser111n11n positi,·n intensa. \\"nsserm1111n positi,·a modia. \\'. ,-+ : :: ì\-~~s<'CTllan n positiva. debole. \\"assc rmann ne-gntivn. ìV. I-:vontunlrnento indicherò fra pnronlisi: aml1ig11a, rit~nio n r ll'nnolisi.
\\'. + + + \\
\\". +
I l'RIMI CASI DI SIFILIDE CURATI COL« 606 » (SALVARS,\N), ECC,
611
Il giorno 16.2.11 inieziorre endomuscolare di centigrammi 60 di « 606 > iu soluzione acida. Dolore intenso durante e dopo la iniezione per una settimana.; insonnia durante le prime due notti. Dopo 24 ore dalla iniezione reazione di H E:1·xhe imer e febbre che ebbe la durata. di due giorni senza superare i 38° C. In terza giorna ta scompaiono gli elementi roseolici del sifìloderma, mentre persistono le papule, pigmentandosi leggermente. La. sifìlosclerosi diminuisce di volume e di consistenza dopo cinque giorni. per cicatrizzare completamente dopo otto, Esce dall'ospedale dopo :licci giorni. Immutato lo stato delle ghiandole, migliorate le condizioni genera] i, n odosità e dolore sempre intensi nel sito della iniei;ione. L'arse nico è stato rinvenuto nelle urine dal 3° al 16° giorno dopo l'iniezione. DECORSO CONSECUTIVO ALLA CURA COL SALYAHS.!.N. - · Il 22.4.11 all'esame clinico si rileva poliadenopatia immutata ed una grossa nodosità della grandezza di un mandarino alla natica dest1a, di consistenza lignea e dolente ancorn se compressa. W. - . Il 16.7.11. L'iuf,mno presenta un aumento di chilogrammi 3,500 di peso. Il n odo alla natica destra. è diminuito di vol ume e n on dil alcun impedimento funzionale. W. - . 1.9 ll. Presenta un sifiloderma. roseolico papuloso d i ritorno; W . + + Pre· ferisce continuare la cura col mercurio. OssEnVAZIONE II. - B. P. soldato del 35• fanteria è sifilitico Ml periodo secondario. W. 16.2.1. Iniezione en domuscolare di centigrammi 110 di « GOG » in solu;,.ione acquosa acida. Poco dopo l'iniezione convulsione istero-epilettica. Dopo 20 giorn i viene riformato per istero-epilessia; chilogrnmmi 2 di aumento di peso L'arsenico è stato dimostr;ibile nelle urine dal qwnto al decimo giorno dopo l'iniezione. OSSERVAZIONE III. - C. L. s oldato del 3G0 fanteria. Ila. sifilide second,1 ria e malaria, con manifestazioni febbi-ili in atto. Ilt1. fatto cure mercuriali di recente. Presenta adenite inguinale suppurata ed incisa. W . - . 16 2.11. Iniezioni di Salvarsan come le precedei1ti. Sintomatologia. pres;;ochè identica. Consecutivamente uess un accesso febbrile malarico. Menwiglioso risveglio delle condizioni generali. Il peso s i presenta aumentato di chilogmmmi 6 d opo 20 giorni. Rapida guarigione it ell'adenite. Arsenico n ello urine dal quinto al diciottesimo giorno dopo l'iniezione. D1;;conso CONSECUTIVO. - 22.4.ll. Stato generale ottimo: il peso è :wmentato òi chilogrammi 16. L'infermo è robusto e roseo, non hn a.\·uto più alcun acresso febbrile ed ha notato un grande aumento di forza e di appeti to. Il tumore splP.nico si percP.pisce appena. ·w. - . O:;sERVAz10;,;1-J I V. - B. T. soldato ciel 2° yegg imento gonio. Sifìli,!e secon dari11. ignorata. W . 16.2.11. Iniezione endomuscolare come le precedenti. · Di;:conso co;,;sEcunvo. - 22 ,J.11. Si ri presenta. in ottimo stato generale. W. 3.6.11. Iniezione endovenosa d i centigrlmmi 30 di « liOG ». Dopo circa J ore febbre per un giorno (flS• C.). Viene d imesso dall'ospeda le d opo 2 giorni. l.7.11. Stato generale buono. \V. - . Oss,mvAz10NE V. - T. G. soldato del 35° fanteria. Ha fatto cure iodico-mercuriali W . +.
+
++ +.
+ ++
+++.
++
512
I PRIMI OASI DI SIFILIDE CURATI COL < 606 » (SALVARS,rn), EOO.
Notevole s ubito dopo l'iniezione l'insorgere di un l\ccesso convulsivo. L'arsen ico è comparso nelle urine dal quarto al sedices imo giorno dopo l'iniezione. DECOTtSO cox~Ecu·n vo. - 23.4.11. S tato generale ottimo, persistenza degli ing orghi ghiandolari. P eso aumentato di circa chilogrammi 3. W. +. 8 5. 11. Yiene assoggettato ad una iniezione endovenosa di centigrammi 80 di « 606 » ed è d imes;;o dall'ospedale 8 g iorni dopo l'iniezione. 1.7.11. Stato generale ancora migl iorato. W. - . 0SSERVA7.IONL Vl. - S. L. bersagliere del 6° reggimento, s ifilitico in pe riodo secondario. Decorso, dopo l'iniezione di Salvarsan in soluzione acida, identico quasi ai pre: edenti. Da notare che in questo caso la W. +++divenne negativa colla spari zione dei sintomi luetici per ritorna.re positiva, nonostan te una seconda iniezione endovènosa di Salvarsan. Questa. non impedisce l'insorgenza di una irite sifilitica Il sinistrn, che migliora colla cura mercuriale. 0SSERVAZ10:-E VII ed VIII. - Due casi di sifilide secondaria, che curati il primo con una iniezione endomuscolare con reazione a cida ed indi con una inie7.ione endovenosa di 8alvarsan ed il secondo cou una sola iniezione endomuscolare con reazione ac ida presentano l'inversione del la \V. da positiva. intensa in negativa con scompars11. J·apida dei segni clinici della lue. (I casi s uddetti ri guardano rispett ivamente 1'11.rtigliere P. E. ed il caporale M. B. del 3• artiglieria da. campagna. Questo u ltimo per un grosso nodo consecutivo alla iniezione endomuscolare nella natica sinistra non ha potuto montare a cavallo per lungo tempo). 0SSERVA Z10!'\El IX. - A. M. G. del 3° ar tiglieria da campagna. Sifilide second aria ignorata. W. + + +. Reperto della. spirocheta in preparati per striscio e per mezzo dell'ultramicroscopio, nel materiale prelevato da una pa pula erosivr. dello scroto. Dopo 4 giorni dalla iniezione acida. di Sai varsan scomparsa della spirocheta e g uarig ione delle n umerose placche mucose e papule erosive. L'infermo viene, per enuresi inviato in licenza. di convalescenza di 1 anno. Oss1mvAz10:rn1 X. - B. A. bersagliere d el 6° reggimento. Sifilide secondaria. Notevole la t umefazione e la nodosità causate dalla iniezione endomuscolare in soluzione a c1rln praticatagli. La W. + diventa., dopo la iniezione,negativa e si mantiene tuie. OssERVAZIO:iG XI. - hl. G. soldato del 61° fanteria. Sifilide secondaria ignorato. Notevole l 'invers ione della \V. dopo l'iniezione d i Salvarsan in soluzione acid11, e l'aumento di chilogrammi 2,750 dopo due mtisi da questa. 0SSK1lVAZ10li'E XII. -- P. G. soldato volontario di un anno d el 8° reggimento di artiglieria da campagna, d ella classe 1890. È individuo nemas tenico, senza. precedenti gentilizii. Y(~ soggetto ad erpete prepuziale recidivante e perc iò nou ha. dato alcuna importanza ad una piccola ulcerazione manifestat1-is i, insieme con a lcune vescicole di erpete, al lato sinistro d(>] frenulo. Ricovernto nell'ospedale militare in un repa1·to di medicina per cata rro gastrico, ha subito, per insistenza di un suo zio med ico, l'ablazione cli due gangli ingorgati nella regione inguinale sinistra. A I l'esame attuale presentava sifilom11. u lcerato al lato sinis tro del frenulo, pleiadi gangliari inguinali, cervic11.li ed epitrocleari, sifilodenna roseolico all'addome ed al tro nco. 1).3.11. \V. +++. 7.3.ll. Iniezione endomuscola re nella regione glutea siuistra di centigrammi 60 di Sal varsao io solnziom, acida. Il dolore d ura nte ed immediatamente dopo la.
+
. I PRIMI OASI DI SIFILIDE OC RA'I'I COL « fì06 > (SAL\"ARSAN), ECC.
513
iniezione è stato molto intenso, mentre si è avuta una reazione locale minima. Dopo 20 ore circa si è rua11ifest11.ta una intensa reazione di R erxheimer a ccompagnata da febbre. Questa ha persistito per 10 g iorni, raggiungendo alla sera la temperatura di 39° C. L'imbarazzo gastrico, durn.ute i primi dieci giorni, ba subito un notevole peggioramento. In 7° giornata l'esantema specifico era completamer.te scomparso. L'infermo è stato dimesso dell'ospedale 12 giorni dopo l'iniezione cd inviato in licenza di convalesceoz1t di giorni 30. DECOR'!O cci,;sECUTJVO. - Il 19.4.11 ritorna all'ospedale per essc1·e sottoposto a rassegna a causa del suo grande deperimento organico ed ottiene un anno di licenza di convalesceuw. Riferisce cho 20 giorni dopo la iniezione di « GQG » ha incominciato ad essere tormentato da fo1·te ischialgia sinistra e da febbri notturne, a ccompagnati sempre da profusi sudori. Ne l sito della iniezione non si pe rcepisce alcuna nodositìl; l'arto inferiore sinistro ò ipotrofico e misura una circonferenza di 2 centimetri in meno di <1uello di destra in corri~pondenza del punto medio della coscia, e di 1 centimetro in meno all'o.ltezza del terzo medio della gamba deRtta. 19.5.11. Si nota. un migliorn111ento; l'informo può fare l\nche lunghe pa~segg iate, risentendo più che dolore semplice impedimento ai primi passi. Perdura l'ipotrofia dell'arto inferiore cli sinistra quas i nella stessa misura già notata. Durnnte la licenza è stato assoggettato alla cuni, idrargirica. \V.-. L'infermo è stato successiv:,mente visitato pareccliio volte e si è sempre r ile'>ato un costante e progressivo miglioramento delle sue condizioni generali ; però l'ipotrofia dell'arto inferiore di sinistra ò rimasta immutata senza apportare alcun impedimento funzionolo e senza alcuna modificazione della sensibilità. 0SSERVAz10:,,;E XIII. - B. L. sottufiiciale del li0 bersaglieri. S ifilide secondaria per contagio exfragenitale. Sifiloma pregresso della palpebra superiore di destra. Ha fMto curn mercuriale. \V.+++. 14.3.11. Iniezione endomuscolare di Salvar~an in sospensione neut ra. Ne consegue albuminuria ed indi bronchite con tosse stizio~a e ct n dispnea, per cui egli rimane degente nell'ospedale pe r due 111e~i e mezzo. Dopo 20 giorni dalla iniezione l'albumina scompare dalle urinE'. Diminuzione del peso di chilogrammi 6. Dopo 3 mesi la W. è negativa per ritornare positivi\ intensa dopo altri due mesi e perciò l'infermo viene Msoggettato e. due iniezioni endovenose di Salvarse.n, da centigre.mmi 25 e da centigrammi 30, che vengono bene tollerate. Indi si congeda. OssERVAZION& XIV. - T. L. soldato pe.Jafreniere presso la .R. Scuola militare di Modena. Sifilide ignorata. Nel gennaio del 1910 ha a'l"uto ulceri multiple del solco be.lo.no prepuziale, giudicate di natura venerea, anche perchè accompagnate da adenite inguinale sinistra suppurata. Attualmente ha fimosi ulcerosa che data da un mese e mezzo e pleiadi ghiandolari, carattaristiche per sede (inguine, collo ed epitroclea) e per consistenza e volume (dure piccole e spostabili). Accusa ce• falee notturne e dolori osteocopi ed articolari. 19.3.11 \V. 14.3.11 iniezione endomuscolare nella regione glutea destra di centigrammi GO di Salvar3an in sospensione neutra. La iniezione non dà fatti reattivi ri le\'anti, nè locali nè generali. Però l'indomani l'urina presenta albumina 2,50 p. 1000 e zucchero 2 p. 1000. Contemporan.eame nte si manifesta angina, con caratte re catarrale, accompagnala da febbre elevata per la durata di 18 giorni e da art ri to migrante dall'articolazione omero scapolare sinistra a quella del pugno dello stesso lato ed infine al ginocchio destro.
+ +.
31 - Glomale di me.licfoa mi.i lare - Fdsc. Vll.
!)14
J PRIMI OASI DI SIF'JL]l)E CL"R.\TI COL « 606 > (SALYA.RSAN ) 1 ECC.
L ' infermo r i mllne perc iò nell'o<;ped11le per !3:i giorni dopo l'ioir.zioue e ne esce deperito (diminuzione di cl1ilogrammi 4,700 di peso) e molto debole. L 'albuminuria e la g licosuria ebbero la ste<;;~a durnta del periodo febbrile. Di;:con~o CONSECUTJ\"O. - Ho visitato il paii:iente il giorno 8.5.11 e ]' bo t rov nto in discreto condizion i generali. W. Si ritiene perc iò u tile ripetere la cura mere.è una iniezione di centigrammi 30 di Salvarsan per v ia endo\·euosn. Dopo uni\ settimnol\ si n ota mig lioramento, con aumento dell'appetito e della forza. Rimone ancora qua lche giol'llo nell'ospedale per ns~oire;etlars i n.d unn operazione d i fimosi, di e guarisce 1~er primn intenzione. 1.7.11 \V. - . Oss1,nvAz10 :-1,; ~.;. V. - C. L . ufficialo di comp lemento con sifil ide secondaria gii\ s ottoposta alla cura iod ico- m!'r cnriale. Dopo nna in iezione di RaJ. v11r,mn in soluzione a<'ida In. \ \". d iventa positivA. debole. I l peso aumenta di chilogrn,mmi 6. OsSF:RAVlllONr·: X\'I. - F. ,\. ulliciale d i a nni 4 1. È s ifil itico da 12 ann i. Si è curnto poco o saltnariamente con qua lch e inie1.ione di sublimato e con circa cinquanta frizion i mercuriali, facendo p erò mol to uso d i ioduro di potns sio. Si è as,,oggettato nrl ecce~~i di lavoro ed 1111 fatto nbu~o di \ enPrE'. Accusa g 1·n.vc nstenia. con sen•o d i òi fTi ro\L,i n el camminare e con insen.,ihilità. n on costante, della re,;i;;tcnza del suolo. Da un anno ,·i rca. ha ,1 isto diminuire la sua potenza virile fin o a lln. a bolizione c'ompleta. Ya sog~!'tto a. gnstr algie e diger isce male. Gi udicato nfl'c tto dn n eurns t e11 iii di ori g ine gastr ica è stato sottoposto a cure ricostituenti. Un m ese prima di entrare n l'll'ospeda le h a nlt imato una cura a rsenicale di metila r senin.to di soda, di cui hn fatto BO iniezioni. 11 g iorno 18.3.11. All'e,nme obbiettivo pres~nta : n.ssen za dei r ifless i rotulei ; pupille mioticl1e cnn riflessi, nlln lucP, torpidi. Manca il s intomo d i Argy\1- Robertson, esisto invece quello di R omberg. S,rno e~agPrati i r iflessi a .ldominnlc, farin geo e crenrnsterico; è int egra la sensihilità. Si nota t remore intenzio,rnle alle mani. Nu lla all'esl\me del fondo oculare - impuro il secondo tono su l foco· )aio della mitrale. R.ilevansi plei,\di g hiandola1·i i nguinctli, cervicali ed epitrocleari.
+ + +.
\\".++.
0
w.++. lD.'1.11. Iniezione endomuscolare nelln region e glutea sinistr a d i centigrammi llO. di q, r.OG,. in solu:done fortemente alcalina (2G goc:ce di idrato di soda a l 15 p. 100 su GO cen t igrammi di «GQ(l ,., cho non è stato possi bilesciogliere completamente nr-anche con unn. qunntit ll cosi elevata d i so,la). L'inie1.i,rne provoca dolore viviss imo e l'infermo è colto da ,;l,·or : h :i su,iori profu-:i, in termitten ze, perdita dP!le uriuo e del le feci, connti rl i vomito. Rin.nitosi dopo cinq u e minuti circa , l1a arcusnto per !3 giom i dolore vi\·o in corrisponrlC'nza rlel sito d ella inie::done e fotofobia.: il dol ore si è Sl'tnpre esacerbato durante le prime notti ch e egli h:i. pa,;;snto insonn i e si è irrnrli1\to lungo tutto l'n rlo in for ic. re di sinistr11. Xon hn nrnlo 11111.i feblire ed è uscito dall'ospedale tlopo \J giorni di degen.r.n. Dr.1·or:so co:-sr::r·uTrvo. - Dopo quind ici giorni, dn,:rhè 1m \n<>c i11 to l'o,;pednle, d,\ notizia di sentirs i meglio e di a\'e re qu:ilc•li" r iin·eglio ses~ual!'. ~0.10.11. \V. {ambigua). .\ vern fatto poc hi giorni prima 7 frizioni mercur;ati di g rammi 4-lì ognuna. Stnto genernle otLi,no : aumen to del pe~o di ch ilogrnrnmi 7 circa. I .e funz ioni gns! rid,e e q1;('\le scssna\ i son o tornllte normal i ! ha contrnt to malr:monio, non ostan t e il di 1·ieto <li nit ri medici ed il mio, e la sposa è incin t-11. Egli nvverle di tanto in ta11to solo qualche verti gine cd I\ volte senso di .<>pos 0 a -
+
1 PRlYI OASI or SlFfLil)E CURATI COL « 606 ~ (SALVARS.rn), ECO.
515
tezza gem,rale. Nessun mutamento nello stato delle ghiandole linfaticl1e e degli altri sistemi ed apparecchi. Chiede perciò di ripetere la cura col Salvarsan. 20.10.11. Iniezione endovenosa di ccntigtammi 30 circa di Salvarsan. 25.11.11. Iniezione endovenosa di centigrammi 60 circa di Salvarsan. L'infermo non hn alcuna reazione e dopo soli sei giorni abbandona l'ospedale per affroutare un viaggio lunghissimo senza alcun disturbo. O. S EHVAl\lO~E XVIT. - B. F. soldato della R. Marina. sifilitico in periodo s econdario, mai curnto. Da una prima iniezione e ndomuscolare in soluzione alcalina ottiene la scomparsa del sifiloderma in qua t tro giorni. Dopo quattro m esi il sifilodonua r ecid iva ed egli /: perciò nsso((gettato ad un3. init>ziono endovenosa di 8nlvnrsan di 30 centigrammi circa. durante In quale è preso dn tosse, accomp11gnata da cianosi e da 11ffanno di r espiro. Tutto si dilegua in breve spontaneamente. Trattasi di indiyidno ueurastenico, cui da fa~tirlio la semplice dimora nell'cspodale. Oss1mvAZIONE XV1II. - C. M. soldato del 3° artiglierin da campagna., sifilitico in periodo secondnrio. \\·. + + +. In seguito nel una iuie,.ioue f'ndomuscolare con reazione alcalina le 1uanife· stazioni in atto (sifilodcrmn, placche mucose) scomp11iono in una sotlimana . DEconso co:,,i~E<·u·1•1vo. - 80.5.11. Brnessere gen erale, scompnr,a. anche del ganglio sntellite, con persistenza però delle plt)iadi g hiandola ri. \\". - . 1.10.11. Si ripre!'enta con papule erosivo perineo-scrotali. W. + + +. Si ripete perciò la cura : 2.10.11. In ie;>.ione endonnosa di centigrammi 25 di Snh·:i.rsnn cd il giorno 7.10.11. Jnie;ilione rndomuscolare della dose totale contenuta nei tubetti Pas ini-Z1imbelttti (centigrnmmi 70 di Snlvarsan) divisa met:\ per n atica. Le papule in decima giornata si mo~trono impicroli te. 27.11.11. Nuova reciclivn. rivel!\ta da placche mucose orali \V. + + +. Per 13. breve dis tanzi\ dell'ultima sommin istra1.ione di sal varsan consiglio l a. cura idrargiricn, che l'infermo però non pratica , prt>ndendo invece 1-ol11monte qualche grammo di ioduro. Mi si pre~enta perciò il 12.1.12 con nnmerose papule opaline glos,olabillli e con papule erosive perinea li; W + +. 17.1.12. Iniezione endovenosa d i centig ramm i :lO di Salvar.san. 21.1.12. l niezt0ne ondovenosa di cen tigrammi GO ci rca di Salvars~n. Fin dal 3° giorno dopo l a primn iniezio11e cndo \·eno~n le placche muco~e orali cir:atrizza.no e le papnle erosive 1ierincali perdono il loro carattere umido per cicatrizzare in sesta gio rn ata. 2.U .12 W. +. OssKnv,1z1oi,;i;; XIX. - B. L. dcli!\ e;• comp11gnia di su%istem,a. Sifil ide secondnria gia curata. Dopo una iniezione endomuscolare in soluziono nlcalinn In ,,. di, e nte. da positiva debole negativ11. 0SSE1tVAZl0~E XX. T. i. SOttnflicia(e d el (lu bersnglieri, ~ifìJitico da Oanni (giugno 1906), conta tlO anni di et:\. Ebbe ~ifiloma del solco-halano·prepuzinle, di cui si vede ancora. la cicatrice; subito dopo i,i manifestò, precoremente, nn silìlo, dPrma nodulo-ulceroso con chia7.r,e numerose alla facci11, nl cuoio capelluLo cd allo coscii,. Tnl8 sifilodermit ha avu to un decorso inintt> rrotto da cinque 1111ni senzn. subire alcun arresto o alc·una mod itica1.ione in seguito nllo iutense,s\·ariate e costanti cure a.ntilueticbe; con andamento serpiginoso e~so ha invaso specialmen ~e i l viso, dove residuano numeroso cicatrici rnggiate che deturpano la fisonom,a. Parecchie cicAtrici, in tutto simili alle proccdcn~i, risiedono sul cuoio ca -
\V. ++ +·
+
516
I PRDfl CASI DI SIFILIDE CURATI COL< 606 > ( S,\LYARSAN), ECC.
pellnto, al tronco cd agli arti interiori, dove sono, oltrechè raggiate, pigmentate alla periferia. All'c~ame pratiC'ato prima della cura col ._ 60(; » si notava sifìloderma noduloulceroso nl collo ed alle cervice, in,adente anche il cuoio capelluto, ed esteso quanto il palmo di una mnno, inoltr e una. vasta gomma nf:'1111. mucosa rlel labbro inferiore, che era infiltrnto profondamente e con volume doppio del normale. La cura che l'infermo aveva prnlicatR. nei cinque anni di malattia, senza al cu n risultato,era stata di 70 iniezion i di calomelano (da 5e da lOcentigra.mmi), di circa 400 ini~zioni d i sublimato (fa 1 e da 2 centigrammi), di GO fri zioni mercuriali e di 8 iniezioni di olio grigio, consumando in ta le periodo di tempo grammi 1000 di iod uro d i pota~sio. 3.! ll \V.+ -+ +. G.l 11. Inie:dono endomus~olarc nella natica destnt di c,•ntigrammi GO di «GO<l» i11 soluzione alcalina. R eazione loc11le non iulcn~a p er i p ri mi due giorni, indi grnndc tumefazione con dolore vivissimo, durnnte la. notte febbre ed insonnie. Durante i primi quattro gior ni con:;ecuti\'i alla iniezione stiti chez7.a. In quarta giornata la placca d el labbro inferiore ò già complct11mcnte cieatriz;,:atn. e tl il s ilìlorlerma della nu r a non dà più alcuna secrezione, a ,sumcndo una forma secra. Tn 10" ~iornata sia que,;to che quello del collo perdon o le creste. che li ri('oprono, 111ostrnndo una cicatrice r cgolarr . L'infermo 10 giorni dopo l' iniezione può essere r ipresentato al prof. M:ajocclu t d nl di re ttore dPll'oflpC'dalo mii i tare cav. Ce1·vigo i, che lo avevano visitato prima, completamente l iberato dalle manifesta7.ioni cosi t enaci e tleformanti. D1:;co1t:-o co:;;;i;:i:;1;·1•11·0. - fi.5.ll X on si r ilevi\ alcuna. lesione a carico t(('lln. ente e d elle mucose. \V.+ ++. :::Son può per motivi di servizio assog gettarsi ad una. nuo,·a. cura col 8alvar;:an. però 6110 a tutto aprile di quesfanno non si era ripetuta alcuna dello incresciose manifesta:r.ioni l uetiche del pn;:sato. 13.4.19. \V.++. OssE1tVAZlONE XXI. - C. L. uffi ciale di anni 23, sifilide secondaria con W Dopo una iniezione di S11lvarsau endomuscolare in soluzione alcalina, abbandona per motivi di famiglia l'ospedale e non è stato più ri,·eduto. Q,;sEnVAZ10:-.E XXII. - P. G. soldato del 3;,0 fanteria della classe 188:3. E' malarico da molti anni e sifilitico dal novembre 1910. Ha trascurato la curn, a,endo fatto solo 8 iniezioni di sublimato e saltuariamen t e. Attualmente presenta sifiloierma papulo-ectimatoso al viso, che ne è deformato, al tronco ed nlle gnmbe specialmente. Tale dermatosi è stnta diagnostica per eczema, curato perciò senza nlcun beneficio con ri m edi i topici. L' infermo presenta inoltre pleindi g hiandolari inguinal i, epitrocleari e latero-cervicali, nonché indtaimento della grandezza di u11a lente n el EOolco coronario dove ehbe sede la sifilosclerosi iniziale.
+·
12.,.l.) 1
w.
+ + +.
18.4.11. Iniezione endomuscolare uclle masse glutce di destra. di centigrammi GO di « GOG > in soluzione al calina. Reazioni'\ locale intensa e febbre fin dallo stesso giorno della iniezione. 11 do lore è vivissimo specie dorante la notte. Dopo 3 giorni le crosto purulenti, che ri coprono lo sopracciglill ed il mento s i staccano. lasciando allo scoper to una superficie cicatriziale rosea. Persistono fino al nono giorno le altre manifestazioni tlcrmi(·he, che medico con una pomata al salvarsan, che ho fatto comporre con s.ilv,usau p. 10 e vaselina (o lanolina) p. 100. In 15" gioro:i ta l'infermo lascia l'ospedale senza alcuna lesione cutanea e migliorato sulle condizioni generali, con chilogrammi l.7o0 di aumento di peso.
I PRIMI CASI DI SIFILIDE OURA1'I OOL « 606 » (SAL VARSA:,(), ECC.
51 I
D&conso CONSECUTIVO. 11 10 G11, di rito1·no da una licenza, gli si manifesta d opo un lungo viaggio in treno una paralisi periferica del facciale di destrn, W. -. Si is ti tuisce perciò la cura nutireumntica ed elettrica, ma il 1°.7.11 la pamlisi per• siste ancora immutata cd è complicata :la sordità bilater~le (il diapason è appe11a percepito sul vertice e s ulle mastoidi; Rin ne ncgali\'o in ambo i lati) e da nevrnlgin dt'llla prima brnnca del tri~em ino di destra. W. sempre - Yista l'insllilicienza delle altre cure, si ritonrn. alla cura specifica mercurinlc, che nello spazio di 18 giorni, dopo tre sole iniezioni di calomelnno da centigr,1111mi 5 ognuna, di, la guarigione completa della 1n rulis i, dr,ll:i sor,litt\ e della ncvral~ia. OssE1tvAz10:slì: XXIU. - 1. E. soldato del 85° fanteria . Sifìli,le secondaria. \\'. + + che dopo una iniezioue endo11rnscolare con rnn1.ione alcalina di\·e11ta urgntiva. Oss1mv.1z10~0 XXIV. - B. F. soldato del 35° fanteria della. classe l !ìtiS. E' individuo di cosiit11:1.ione piuttosto debole, per cui fu s"ggetto a rivedibilit:\ per due anni. Si è contagiato ripelut::imente da 10 anni in qua di ulceri e di blenorragia. Nel dicembre del HHO si è contagiato ancora d i ulceri di cui r esidua tuttora una cicatrice rilen1tn ed iudurita. in corri$pondenzn della lamina interna del prepuzio. Presenta sifiloderma roseolko papllloso e ple:adi ghiandolari inguinali, epitrocleari e cervicali. 18.Ul w. +++. 20.-1. l t. Iniezione endomuscolare nella natica destra di centigrammi GO di« GOG ~ in soluzione alcalina. Dolore vivissimo e reazione locnle minima; assenza d i feb· bre. Dopo 7 giorni gli elementi roseol ici del sifìloderma scompaiono, però l'Ìman· gono in situ le papule, che perdono il loro car:nteristico colorito rosso brnno e si pigmentano fortemente. L'informo r imane ancora 10 giorni n ell'ospedale e non accusa alcuna solfere111.a tanto che in decima giornata Yieue dimesso. Però l'nOiciale medico di guardia nel \'iSitare g li uscenti fu colpito dalla. andatura del B.; questi trascinava addirittura l'ar to inferiore di destra. Ne fu perciò sospesa l'uscita ed io vidi subito il soggetto, dal qua le appresi che solo da un giorno aveva avvertito senso di pesantezza all'arto così paralizzato da costringerlo a fare uso de l bastone. Fnlta diagoosi di parali,;i dei peronei di destra (superficiali e profondi) si iniziò s ubito la cura elettrica con contemporanea somministrazione di preparat i iodici. D!ècORSO co:-is&CU1'JVO. 30.5.11. Perdurano immutati , anzi peggiorati, i fatti a carico dei peronei: l' jnfermo dimagra ogui giorno ed il suo peso è diminuito di chilogrammi 6 La pigmenta1.ione e le papulo ;;0110 scomparse; la sclerosi non si percepisce più; è immutato lo stato g hinudolare. L'infermo ba sempre bisogno del bastone per regge1si in piedi. W. (ambigun). 15.6.11. Perdura il deperimento organico. Da qualche giorno si ò manifestata irite bilaterale caratteristicamente specifica. Ciò consiglia I.i cnrn autiluetica, che viene su bito iniziata a base di calomelano (ininioni da centigrammi 6). 1.7.11. Lo stato generale è immutato; però l'infermo può camminare per bre\-i tratti s enza fare uso del bastone. Nell'arto. inferiore di destra si nota n el terzo medio della· gamba una ipotrofia di centimetri 4 in p1ragone di quello di sinistra. L'irite migliora lievemente; \V.-. 1.9.ll. L'irite ò completamente guarita. Lo stnto generale è molto migliorato: il peso, senza avere raggiunto quello iniziale, e aumentato di chilogrammi 2 dall'ultima. volta, Cammina. senza fare più uso del bastone, falciando leggermente col piede destro: l'ipotrofia dell'arto inferiore di destra, ali' altezza sopra indi -
+
518
I PRl~tl CASl DI SU'lLIDE CURATI' OOL « 6QG » (SALVARSAN ) , EOO.
cnta, è di soli 2 centimet ri. N on intende, assoggettars i nuova.me nte alla W. e si conged11.. OssEnVAZlO:SE XXV. - Soldato P . C. della 6° compagnia di s11s5isf·enza 1 con s ifilide secondaria. \V.+++. L'iniezion e emlomnscolnre di Sai varsan in soluzioue nka linn vie ne fatta n ella regione lombare e dà vi vi dolori lombo -addomi n11li con irradi azione A.Ila natica cd alla coscia corris poOllentc, di lunga durata. Dopo 2 mesi si hn \'V. 0SSRIWAZ10:SE XXVI. - C. G. ufficia.le d i complemento di anni 21, presenta fimos i ulceroso. Si palpa. Rltraver,:;o la cute un indurime nto en ùoprepuziale, in cor· rispondenza della lamina inte rna. ed a s iuistra, del la grandezza di un:i nocciuola: alle regioni inguinali plein.di gangliari con gr0sso ganglio satellite a sinistra. Dal meato pre puziale Gmotico scola a l>boncln.n~e secrezione siero purule ntA., per cui fu fatta diagnos i di balanopostite. L'esame microscopico del secreto del sacco prepuzin.le s ia. con preparati per s triscio, colorati secondo il metodo del Giemsa, si:l coll'ultrnm icroscopio fa con s tatare insieme r on numerose spirochPfae balanitidis m olte s pirochete pallide . TI 2 G.4.ll W. + +. Lo stesso giorno iniezione ipdermica nella region e pettorale s inistra d i centigrammi GO cli « 606 » in soluzione debolmente a lcalina. Dolore v i,·issi mo e t um efazione quasi immediata estendentesi fino alla rad ice del braccio ;.inistrn ed ind i a tutto l'arto superiore corris pondente 600 sul dorso della mano con liufn.ngite yeramente irnprnssionantv Si applicano impacchi caHi e l'edema in qual'ta giornRta d iminuisce e con esso cessa In febbre che era insorta 24 ore dopo l'iniezione. Il 30.4.11 il braccio è an cora gonfio s ebbene indolente; nella secrezione endoprepuziale osservata coi m ezzi anzidetti non si nota più alcuna spirocheta pallido, m entre sono sempre abbondanti le spirocheta e balanitidis. Il fimosi va riducendos i e l'indurimento è molto d iminuito; immutato lo stato dei gnugli. 3.6.11. Iniezione endoveTJo~:i. di centigrammi 30 di « GOG >. Nessuna reazione generale. Dopo 2 giorni non si rilevA. nlctinn. secl·ezion e endoprepuziale e l'infermo v iene dimesso dall'o~pedale. DECORSO co~SECUTIYO. - 9.5.11. L' iofei·mo s i ripresenta in'.ottimo stato: l'indurimento della sifiloscleros i è ridotto di mol to; non s i o manifestato alcun si6° loclerma e le pleiadi ghiandolnri souo rimaste limitato alle r egioni inguinali. Por· siste una lie ve tume fazione dolente nel s ito delln. iniezio11e ipodermica. 7.6.11. Aumento di peso di chi log1·a1nini 7; stato ge nerale sempre buonissimo; l 'indurimento non ò più pP-rccpi hile ed i l ganglio satellite si palpa appena.
+
\V.+ +. H o riveduto anl)Ol'll l'informo n el 110\·emhre ed eg li ha assicurato di non nvere vis to alcuu indizio di s ifìlodermn n è alc un'altra manifestazione del periodo secoudario o disturbo s ul>biettivo di sorto.. Non h:i potuto s:ottoporsi alla \Vassermann. Ossn:nvAz1uNE XX \"II. - B. G. capor:tl mnggiore del G0 bersaglieri. Sifilide + Prat ica due in iezioni endovenose secondaria, curnta coi me rcuriali. \\". rispet t i\'amen te da centig ramm i 30 e da cen t igrammi GO, che dànno uu miglioram en to de lle condizioni g enerali e l'atten ua zione della \V. che in due esami success ivi si rivela+. L 'arsenico è s tato trovato n elle ur ine 21 ore dopo og ui iniezione per scom parire dopo il quarto g iorno. Oss ERvAz1o xm XX. \"III. - A. G. soldato d el 1-1° ar t igl ieria da campagna della classe 1890, è s ifili tico da 4 anni, durante i quali si è curato insufficiente-
+ +.
I PRIMI CASI DI SIFILIDE CURATI COL« 606 » (SALVARSAN), ECC.
519
mevte con 25 frizioni mercuriali. Accusa cefalee notturne, dolori osteocopi e presenta pleiadi g hin.ndolnri inguinali ed epitrocleari. 25.B.11 \\'. + + +. 30.5 11. Iniezione endovenosa di 30 centigrammi circa di Salvnrs:rn. Dopo 2 01 e brivido di freddo indi febbre, che non ha '.. oltrepassato i 37,8° C. ed ba avuto h1 durata di un solo giorno, nccompaguata da d iarrea. D ice che in seguito a questa p1 ima iniezione non ha r i:<en t ito più cefalea e che i dolori osteocopi sono stati meno forti. 2.6.11. Iniezione in nmbo le natiche dell'intero contenuto dei tubetti P,isiniZnmbeletti. Assenzn. complctn di qunlsiasi 1·eazionc locale o generale. Però dopo il 5° giorno l'infermo incomincia ad avvertire dolore alle natiche ecl è costretto n letto in decubito toraco-addominale ; contemporane:unente si manifesta, n el sito delle iniezioni, tumefazione reattiva rile,•ante. L'infermo abh" ndonH l'ospedale il giorno 14 giugno in buono stato. DEC-ORi>O co::-.RECUTIVO. - 17.8.11. Stato generale ottimo; nelle due nnt iche si palpano due grossi nodi dolenti. \\'. - . OssERVAZ10::-.E XXIX. - V. G. soldato del 3G0 fanteria. Sifilide secondaria già curatn, col mel'curio. W . +. Io seguito ad unn iniezione endoYenosa di Salvarsan di centigrammi SO ed una endomuscolnre dell'intero contenuto dei tubetti Pasini Za;nbeletti, dopo 2 mesi si ha ìV. - . OssE1tvAz10:s,: XXX. - ~o\dato B. F . del 10° fanteria . S ifilide secon<lnrin g ià assoggettata ne ll'ospedale militare di Ba r i n cura mercui·inle (anche per via endovenosa) e ad una. iniezione ipodel'mica d i Salvar.,an in veicolo grasso. Ha. W. + Viene assoggettato a 2 iniezioni endovenose di Salvarsan da 30 cent igrammi circa ed ottieue là spari:1.ione di alcune plnccbe mucose balnniche. In seguito alle iniezioni s i accen tua l'epista;;si di cui soffre. L'arsenico è stato trovato nelle urina dopo 12 o re dalle iniezioni e per 3 giorni consecutivi. O ssE RVAZlONEJ X~XI. S. G. soldato della 6" corupngnia di sui;;sistenza.. Sifilide secondaria. W. + +. Dopo una iniezione dell'intero contenuto dei tubetti PasiniZambeletti ed una. initzione endovcnosa di Sa lvars an con 15 gio rni di intervallo ottiene scomparsa della roseola. Rivisto dopo 2 mesi pl'e!'enta W + +. Perciò è sottopos to ad altre 2 in iezioni '.lndovenose (da centigrammi 30 e cln centigrammi -IO/ e dopo un mese dà W. - . OSSERVAZIONE XXXIL - D. E della R. guardia <li Finanza de lln c lasse 18UO. Presenta balanopostlte u\cero,;a e blenorrai;ia; in corrispondenz.t del solco balano prepuziale, a destra, si rileva un indurimento della grnndezza di un pisello; nell'inguine destro si p1tlpa tm grosso ganglio satellite ed esistono pleiadi ghiandolari ingninali, cervicali ed epitrocleari. Soffre anche cli malllria (terzana), di cui ha pe riodicamente gli a cct!ssi : ha tumore splenico e l'esame microscopico de l sangue risnlta positivo per il plnsmodio dolln. malaria 7.G.11 V,J. + +. 27.6.11. Iniezione endomuscolare nella na tica. destra di GO centigrammi di Snl~arsan in soluzione alcalina. L'iniezione è stata fatta a tanta distanza dalla emoreazione perchè l'informo era colto da accessi febbrili di natura malarica con temperatura molto elevata n ei giorni di piressia e con grande depressione negli altri giorni. Si è preferita, per prudenza, la via di somministraz ione endomuscolare per riguardo a llo s tato cachettico de ll'inferm o. !.'iniezione è stata male tol· lerata sia per il dolore che per la reazione loca.le e generale; il giorno seguente a quello della iniezione si è verificato un accesso febbrile preceduto da. brivido di freddo con temperatura. di 40120 C. Il dolore e la tumefazione d ella natica destra s i sono irradiati anche alla faccia posteriore dell'arto corrispondente. L' infermo
+
+ +.
+
+
520
1 PRU.!I OASI DI SIFILIDE CORArI COL < GQ6 > (SALVARSAN) , ECO.
'Viene di messo il 2·1.7.11 seozn alcun postumo dell n iniezione; non ha. avuto più febbre. La \,nlanopostite ulcerosa è completamente guarita con cure locali e l'indurimento del solco balano prepuziale ha subi to, come il grosso ganglio satellite, una notevole diminuzione di volume. La blenorragia, che non ha 1·isentito alcun g iovamento della cura >1 rseuicale, rimane allo stato dj goccetta. Nel snngue non si rileva più nulla, t ranne una l'imarchevole leucocitosi; immutnto il volume della milza. OSSERVAzro:-1;: XXXIII. - C. L . soldato dolla G" compngnia di sussistenza. Sifilide secondaria giit cura ta coi preparati mercuriali. \V.++ -j-. Yiene sottoposto A due iniezioni endovenose di Sdvarsan da centigrammi 26 e da centigrammi 60. Dopo 2 mesi dà W. +· O:ssERVAz10:-.E XXX.IV. - A. C. soldato del 3ù• fa nteria. Il caso è quasi identico al precedente. Dopo le 2 iniezioni endovenose In \:Vasserman di,·enta negativa. OssERVAZtOXE XXX \7. L. soldato del 77° fanteria, della classe 1890. Nel febbraio l.Ull ment re era ricoverato nell'ospeda le militare di Savigliano ha avuto uua ulcerRzio ne a l labbro superiore con adenite sottomascellare. Essendovi in atto molte forme a scessuali post-tifiche in tutto l'ambito cutaneo, anche la lesione suddelta fo ri tenuta banale e l'infermo fu inYiRto in licem:a di convalescenza . P erò mentre era in licenza vide insorgere una dermatosi a carattere roseolico papuloso che ben presto occupò tutto l'ambito cutaneo e le mu cose accessibili all' esame; contemporaneamente notò che molte ghiandole s i tumefacevano e sentì crescere ogni giorno la debolezza accompagnata da cefalee durante la n otte. All'esame praticatogli n ell'ambulatorio della clinica denuJsifìlopatica, da dove lo invia i al l'ospedale militare, s i con!'tatò: un sifilode rma papulo roseolico generale con comna veneris, placche mucoso orali, bidauo prepuziali ed anali, a loJ>ecia areolare e pleiadi ghiandolari iuguinali, cervicali, soth,mascellari e der,itro· cleari. 2G.6.11. \\".+ 27.6. l I. Iniezione endomuscolare in ambo le naliche dell'intero contenuto dei t ubetti auto iniettabili Pas ini-i'.ambeletti. Il dolore, nullo durante l'iniezione, si m anifesta invece al 3° giorno. Non si è notata la reazione di Herxheimer ed il sifìloderma non si è modifica to che lievemen te. 12. 7 .11. Iniezione endoveno5a di ce11tigrammi 30 di Sai varsnn. Dopo tre ore viva reazione di H e rxbeimer. Dopo 3 giorni del sifiloderma rimane come postumo solo una in tensa pigmentazione in corris pondenza degli ele menti papulosi; le placche mucose sono completnrnente cicatri?.,-ate. L'infermo che sarebbe in grado di uscire dall'os peda le dopo la i niezione endovenosa vi rimane ancora 10 giorni, dopo i qunli s i nota un rilevante migliori.mento delle sue condizioni generali con a umento di 6 chilogrammi di peso. Ha fntto r itorno : n patria ed indi al proprio reggimento e pe1·ciò non è stato più ri veduto. OssEnVAZIO)<F: X:.XX. VI . - V. L. soldato del 15° artiglieria. S ifilide secoudario., Nessuna cara precedente. \V.+ ++ . Viene curato con una iniezione e ndovenosa di centigrammi 30 e con due iniezioni di preparnto g ra<:so del P1\sini. Dopo 2 mesi presenta \V. +. OssERVAZ ON~) XXXVII. - M. A. soldato del 15° artiglieria.. Sifilitico in pe· riodo secondario con \V. Viene curato col metodo misto. Una inic?.iono endovenosa di Salva.rsan d'l centig rammi go e dop:i G giorni uua inie1.ione e ndomllscohre alcalina da centig :ammi 60 D0po 2 mesi lo stnto generale è migliorato e sono scomparse le mamfestazioni spe,;i6che. \V. -.
z.
+ +.
+ + +.
I PRIMI OASI DI SIFILIDE CURATI COL « 606 > (SALVAR $A N), E CC.
521
0 SSERVAZIO!òll. XXXVIII. - (M. T. carabiniere della legione di Bologna). _ XXXIX. (O. F. soldato del 3G0 fanter ia). - XL. (A. L bersagliere del 60). _ XLI. (P : O. guard ia d i finanza) . Vengono t utti curati col metodo misto come nel caso precedente (XXXVII) ed in tutti la somministrazione del Salvarsan produce rapida guarigione s u le les ioni in a tto, menlre le \V. tutte pos itive intonse tendono ad invertirs i dopo due mesi dalla cur:i . OssEI!VAZIO:SE XLII. - C. P . cnrabin iere a c:i.vallo della legione tenitorinle d i Bologna. Presenta sifilomn vegetante dolln lamina interna do] prepuzio, a s inistra, sifiloderma roseolico e pleiadi ghiandolnr i. Con preparati per striscio, colorati, e per mezzo d ell'ultramicroscopio si dimostra l:i. pre~en:m di nume rose spirochete nella siero:;it/, tld s ifiloml\ 25.:3 .11. \\'.+++ 30.7.11. Iniezione endovenosa di c irca 30 centigrammi di "' 60/ì ». Intensa e fugace reazione di Herxheimer, cefalea e febbre. che durano per :H ore. Dopo JS ore l'esame microscopico riesce negativo qu,mto al re perto ddlR spirochotri pallida ed il s ifilomn tende nlla cicatrizzazione. In terzi\ giorn,\ta la roseola non é più visibile . 6.8 .11. I niezione endovenosn di centigrammi ·W di Snlvarsan; nessuna reazione consecutiva. li sifiloma cicatrizza coruplctamente l'indom1111i, e ri mane iu sua vece un indurimento lenti<iolare: persistono le pleiad i ghiand0la ri. Esce dall'ospedrile il g iorno 7 8.11 in buone condizioni, con peso di minuito però di c hilogrammi 2. DEconso co:-.s1::cunvo. - L'infermo non b a più agio di farsi prat icare la \Vassermann, essendo lon tano da Bologna, dit però buone notizie di sé e dico d i ave re riacquistata la forza e di avere constatato un aumento d i peso di 4 chilo· grammi su quello che aveva prima di ammala rsi Diot,o mio consiglio continua a farsi curare coi preparnti idrargirici. ()ssERVAZIONE XLI[[. - D. F. ufficiale di anni Bl. Sifilide secondaria con fari ngit e speci fica. W . + +. Viene assoggettato a 2 iniezioni endoYenose di $nlva rsan rispettivamente da centigrammi 30 e da centigrammi !iO e le manifestazioni specifiche spariscono rapiJamente. Chiamato a fare parte delle truppe coloniali non é stato possibile ripete rgli In W . OsSERVAZIONE XLCV. - ì\f. L. ufliciale di complelllento. Sifilide nel periodo primario. W . + + +. Viene as ,oggettato a 2 iniezioni end,,ve nose di Sai v11rs1111 nella dose del ca so precedente. Dopo due mes i la ·w. mostrn tendeu~a ad in vertirsi, risultando positiva media. O~SERVAZIOXE XLV. - S. N. cap. mag. del personale clei depositi allevamenti cavalli, presenta nel solco balano prepuziale , a destra, un indurimento, post umo di un sifiloma cicatrizzato da pochi giorni e sifiloderma roseolico a ll'addome ed al tronco, nonché pleiadi ghiandolari. 2:?.10 11. \\ . + + +. 23 .10.11. Iniezione ondoveoosa d i ct:lntigram mi !30 di S,1lvarsau . 28 .10.11 Iniezione endovenosa di centigrammi 60 ci rca di Salvarsau In seguito alla prima iniezione si ebbe lieve »enzione d i Ilerxheimer: 4 giorni dopo non vi è traccia di sifiloder1na e l'illdurimento si é rammollito. La seconda iniezione non dà reazione di sorta. L'infermo lascia l'os pedale dQpO 7 gio rni. D~:conso coNsr;cunvo. - 12.1.12. L'infe,·mo ritorna all'ospedale per u na pnrnlis i del facciale di destra. W. -. Viene assoggettato alln cura mercuriale e rnpidame ntt:l mig liom.
+
522
I PRIMI CASI DI SIFILIDE CURATI COL « 606 » (SALVA RSAN) 1 ECC,
OssE1tVAZtO~E XLVI. - D. V. O bersagliere del 6° reggimento, richialllato, nppa1·tenente nlla classe 188fJ. Sifi.lide ig11orala . In settembre, all'atto del congeda mento, era affetto da un'ulcera sul dorso deI ghiande. Ritornato in patria ottenn e con canstici la cicatrizzazione dell'ulcera e non si preoccupò delle s11 a rinte lesioni cutanee e mucose. che, nello spazio di più di due mesi, avevano invnso tutta la super ficie del suo corpo. Quando entrò nello ospedali' pre:::enlava una cicatrtce iud uri ta sul ghiande, sifìloclerma papulo-roseoJico universale con corona veneris e placche mucoso orali, balano-prepuziali, porio.nali e perfino dell'angolo interno dell'occhio destro; a lopecia areolare; pleiadi
ghiandolati. W . +
+ +.
17.10.11. Iniezione endovenosa di ce11tigr11,mmi 30 di « 606 ». 22.10.11. Inie::done endovenosa di centigrammi GO cli « GOG ». I.a prima iniezione dà come unica conseguenza. una fugace reazione di Herxheimer. Dopo tre giorni le macchie scompaiono, le papule si pigmentano, leplacche muco;;e orali cicatrizzano, mentre le lesioni a carico delle altre mucose si detergono o si res~ringono. Due g iorni d0po la seconda iniezione uon rilevaosi che le sole pleiadi ghiandolari. L'infermo stato oggetto di Ulla conferenza scientifica presso l'ospedale militare a proposito della profilassi d~lla sifilide ed è stato perciò da me present.'l.to prima della cura agl i ufficiali medici del presidio, che hanno potuto rivederlo sette giorni dopo la somministrazione del GOG con assenzo. completa di qualsiasi manifestazione luetica apparente. DEconso co:-;s1,;cuT1 vo. - 5.:3.12. Sto.to genera le ottimo; tranne le pleiadi glliandolari non esiste altrn, manifestazione specifica. "'· Os~~:nVAZIONt - XLVII (N. S. be rsagliere del 6°) e XLVIII (R. L . sottufficiale del 14° artiglieria). In nmbedue \V. trattandosi di sifilide secondaria. \'engono assoggettati a due iniezioni endoyenose di centigrammi 30 e di cen· tigrammi 60 prnticnte alla distanza di cinque giorni. Migliorano llmbedne e la reazione di \V. dopo due mesi si rovstra attenuata noi secondo caso ed ambigua nel primo. Oss&RvAz1oxm XLIX. - M. L. carubiniere della legione territoriale di Bo· logna. Prese:-ita un sifiloma della lnmina interna del prepuzio sotto forma di semplice erosione. Positivo il r.eperto della spirocheta p1tllida. Esistono p leiaili gbiandolal'i inguinali, con grosso ganglio satellite a àostra, cervicali ed epitrocleari, s ifìloderma roscolico. 15.U.11. W. +. IG.11.11. Iniezione endovenosa di ceutigrnmmi RO cir ca di « GOG », 21.11.11. Iniezione endovenosa di centigrnmmi 60 circa di • <ì06 ,. Dopo la prima iniezione, alla distnnza di 2 ore, si ha fugacissimn reazione di Hel'xheimer ed in f<t1conda giornata scomparsa delle spirochete dalla sierosità del sifilomn ed impallidimeuto della roseola. L'infermo Jascin l'ospedale dopo8 g iorni gunrito complet:.mento ancl,e de l sifiloma. Permangono solamente le plei1tdi ghi nn· dolar.i sebbene il gnng lio satellite si sia ridotto di volume. D1,:conso CO~SEOUTJVO - 1.2. l2. Ritorna all'ospedale per vertigini e senso di rom:lo agli orecchi; nullo. all'esn111e obbiettivo, che fa constntnre un notevole migliornmeuto della nutrizione. W. -. 10.2.12. Paralisi del facciale di destm. Fa la curn mercurio.le e migliora mol to n1.pidame1,te. Esce gu1trito dopo un mesa di degenza. 0S3J::UVAZIO~E L. - F. O. caporale della il" compagnia di sussistenza. Sifilide secondaria. \V.
e
+ +.
+++
+
+ + +.
I PRIMI CAS I DI SIFILIDE OUII.ATI COL « 606 > (SALVARSAN), ECO.
523
Gli vengono praticate due iniezioni endovenose d i Salvars1tn da centigl'ammi BO e di centigr11mmi 60. Ha una recidiva con W. + + e segue perciò In curR lllercuriale (friz ioni) con eguale esito, perchè la \V. pE>nuane t 0SS8RVAZIO:SE LI. - S. F. soldato del 35° fanteria, s ifil itico in pe r iodo secondario con W. + + +. Fa due iniezioni endovenose da centigrammi 30 e eia centigrammi GO e poco tempo do po parte p er la Libia. OsSERVAZIO:SE LII. - M. G. in.scri tto del di.stretto di Bologna. Sifilide secondaria. \V. Viene curato con due iniezioni endovenose di Salvarsan da centigrammi 30 e d a centigrammi GO. Non ò po~sibile accertnrne l'esito perchè il soggetto parte per la s ua destinazione, d opo pochi giorni d alla cura. 0 SSF.RVAZIONE LIII. - D. R . bersaglier e d el 6° reggimento, rich iamnto della classe 1889 e ~i6litico iu periodo secondm·io. W . + +. Viene assoggettato ad una iniezione per ogu i natica cli Salvars11n in veicolo grasso (P nsini), nrn le manifestazioni (condi lomi piani perianali) n on s i modificano. Per la loro guarigione occorre la cura mer.:uriale. P erò dopo quattro mes i presenta W. OssEnvAZIOXE LIV. - T. A. caporale maggiore del 35° fa nteria, richiamato della classe 1888, presenta sifilom n del glande, grosso ganglio satellite e pleiadi inguinali, tracce di roseola sul tronco. 29.11.11. \V. +. 30.11.11 . Iniezione endovenosa d i centigrnrnmi 30 circ;\ di Salvarsnu. 5.12.11. Iniezione endovenosa di centigrammi GO circa di Sa lvarsnn . Due ore circa dopo la pri11111 iniezione viva reazione di H er xheimer. In terz,t giornata cicatrizzazione del sifilorna. Dopo la seconda inie7.ione anche l'adenite ~n t ellite presen ta diminuzione di volume. L ascia l'ospedale dopo 7 giorni di permanenza. DECORSO CONSECUTIVO, - H .2.12, Lo stato generale clell' infermo è ot timo, il suo peso è aumentato di chilogrammi 2.450. \\'. - . 0 SSERYAZIONE L V. - P . F . soldato del reggimento lancieri di :Mantova (2E), della classe 1890, presenta sifi loscleros i iniziale del solco balanico e sifiloderma roseolico. 2.12 11. W. + + 3 11.12. Inie7.ione della intera dose della miscela grassa di Salvn.rsnn dei tubett i Pasini-Zambcletti. L'iniezione è tollerata ben issimo e non richiede riposo. L'infermo avrebbe potuto lasciare subito l'ospedale se la persistenza di tutte le manifesta zioni non avesse indotto a trn.ttenerlo an cora. · D&conso CONSECUTIVO. - 17.12.11. S ifilosclerosi e si !iloderma immodi6cati : sulle natiche due grossi nodi dolenti alla pressione. Ini;d n la cura mercuriale. 8.5.12. Presenta nonost ante la cura mer cu riale e d i Snlvarsan, sifìloderina ru· pioitle alle gambe ed è 1uolto deperito. W. + OSSERVAZIO:SE L VI. - G. G. sold,tto del 3G0 fanteria della. classe 1889, r ichiamato. P resenta sifiloma. inizinle del solco balano prepuziale, s i6lodel"mt\. roseolico e p leiadi gbinndolnri. 2G.12.ll. W . t +. 26.12.11. Iniezione endoven osa di centigrammi 25 di « G06 ,._ 2. 112. Iniezione endovenosa di centigrammi 66 di « GQ6 ,., Quattro ore circa dopo la prima iniezione febbre (SS.D° C.) e cefalea per la du· rata. cli due ore. Cic,ttrizzazione d ell'ulcera dopo una setLiroana e scomparsa del sifìloderma. dopo 5 giorni. Lascia l'ospedale in 7° g iornata di degen za.
+
+ +·
+ + +.
+
+++.
·
++
+.
+ +.
+
524
1 PIUlll CASI o r SIFILIUE: CURATI COL e 606 > (SA LVARSAN), ECC.
DE1:0RSO co~,;i;;cu•1•1\·o. - ila dato notizie dir ette d i sè dicendo di non a vere più avuto a lcun distu rbo. Non è s tato possibile ripetere l a reazione d i \Vns• sermann. Oss&RvAz10~0 LVII. - F. U . soldato di fante ria a dd,etto alla R. scuola m ilitare di Moderna. Sifiilide secondaria \\'. + + +. Fa due iniezioni cnùovenose di Sah·:usan dn centigrammi !30 e da centigrammi 60. Ottiene solamente uu 111 iglioramento delle condizioni g enerali, ma la \\' . qu .. ttro mesi dopo dà esito positivo intenso.
*** Ed ora poche parole di commento : Il « GOG » nei 57 casi, di cui ho riferi to le storie cliniche, a.ffinchè il lettore possa farsi un concetto chiaro dell'andamento che l' infe. zione A.Ssume sot.to l'azione del nuovo preparato arsenicale, e negli altri molti da me curnti nel corrente anno, (1) si è mostrato scevro di quei graYi pericoli immeùiati da altri deplorati. La mia statistica n on ha da r egistrarne alcuno e credo che ciò sia dov:ito essenzialmente al fatto che i pazienti erano tutti inùi vid ui scevri da qualsiasi affezione pre· cedente, specie di quelle a carico deli'appareccbìo circolatorio, r euale e d el sistema neryo;;o, da Ehrlich stesso messe fra le controindicazioni all'uso del Salvnrsau. I risultati suesposti proverebbero quindi che il « GOG >, se usato con quella prudenza e con quella oculatezza clinica, che i~ suo scopritore consiglia, è innocu.o e che i rarissimi casi d i morte (1 su G5D3 iniezioni <li Arsenoben?..oio secondo le statistiche del Netter) sono cla attriLuire a trascurata o scarsa val utazione delle controindicazioni stabilite dall' Ehrlich. Quali effetti a distanza sono da segnalare: una nevralgia dello sciatico (O;;serv. X II), tre para] isi del facciale (Osserv. XXII-XLV· XLIX) cli cui una (Osserv. XXII) complicata da sordità e dr. nevral · gia del t rigemino del lo stesso lato della paralisi; due casi di albuminuria (Osserv. XIII e XIV), uno di glicosuria. (XIV), iransilorie ed u na paralisi dei peronei d i destra (Osserv. XXIV). Non ripeterò qui le considerazioni, che autorizzano ad escludere con grande probabilità la dipendenza di tali incouveP.ieuti dal Salvarsan: di ciò L9 detto i11 ( l ) I sifilitici curati col • GOG • noll'o~peùale ru ili!nro pdncipale cli Bologna fino al 15 l\prile 1012 nrnmontnno a <'i rca 100. Ho limitato lo mio oasis tico oi soli 57 casi curali l'unno scorso sia perchè gli ul· tim i 4 0 circa ern.no troppo recenti por seguimo con la sierodiagnosi il decorso clinico dopo lo cura, aio perch.; in essi nulla ,·i è stato, finoro, d i ùifTerento dai primi; nè, avPnùo soguito in tutti questi ultimi il mt'loclo endovenoso, s i sono v~riGcati inconveni c,n !.i ùi sorta da sq rnnluro.
I PRIMI CA.SI DI SIFILIDE CURATI COL « G06 • ( SALVARSAN), E CC.
525
par te in altra mia pubblicazione (già citata) e più dettagliatamente nell'ultimo congresso internazionale di dermatologia e di sifìlografìa (VII Congresso internazionale di D. e di S. Roma 8-13 aprile 19J 2 ). Solamente fo considerare ch e la pos;;,ibilità doll'insorgere di tali lesioni si è sempre verificata per lo innanzi nel periodo secondario, ed itnche molto precocemente, in sifilitici curati o no col mercurio. Inoltre, tranne la nevralgia dello sciatico e la paralisi dei peronei (Osserv. XII e XXI\'), tulte le lesioni stvldeLte sì sono manifestate a tale distanza di tempo dalla somministrazione del Salvarsan, da far presumere che questo fosse già in massima parte eliminato all'epoca della loro insorgenza. Infatti secondo la maggior parte degli autori e come io ste~so ho constatato (Osserv. I·H-H I-\") l'eliminazione cli quasi tutto il Salvarsau somministrato per via endomuscolare avver· rebbe in 20 giorni, ccl in o d el :-:alvarsan introdotto nell'organismo per via endovenosa (Osserv. XX VII e XX X) (1). Fanno eccezione i casi d'incistamento del preparato, in cui dal Finger è stato trovat.o arsenico nelle urine perfino nove mesi dopo una iniezione endomuscolare di « 606 "· Non è poi da trascurare l'influenza che su certe manifestazioni morbose esercitano le cause reumatizzanti non infreq t1e11ti nella vita militare. Di ciò è prova la paralisi del facciale manifestatasi ne lla osserv. XX.II in segaito ad un lungo v iaggio in ferrov ia durante l'inverno; circostanze queste che in g enerale sogliono determinare paralisi del facciale di origine reumatica con possibili complicazioni a carico di a ltri nervi v icini (V e V III paio). Queste paralisi oltrche di natura reumatica possono essere nettamente sifilitiche di origine. Come riferisce il Ribollet - a proposito di una sua comunicazione su un caso molto simile a questo occorsomi il L aunois ha constatato fin dal 1906, 10 di tali casi in sifilitici jper lo più non curati. E che tali lesioni siano state localizzate, a focolaio, è provato dalla \Vassermann, che nelle osservazioni XXII e XLIX è risul tata negat.iva nonostante le paralisi in atto - è noto che la W . allorchè i processi specifici sono limitati, come nel periodo iniziale della sifilide e nelle lesioni terziare localizzate s uole dare tale esito (Gavini) - mentre d'altra parte: della specificità di tali complicazioni morbose fa fede il suscesso che sulle medesime ha avuto la cura antileutica con esito in guarigion,~ completa o in 1·apido migl ioramento. {1) Il Bornstein ha djmostrato cho un(l parto dell'nrnrnico contenuto nrl S(ll\'arsan. viene t rattenuto dal fegato, dal reno e dalla milza.
525
1 PIUMI GASI DI S !FfLfOE OOIUTI CO L « 6'.)6 > (SALVAR3A!'l) 1 E C:U.
Qua.uto alla nevralgia. d ello sciatico ed alla paralisi dei peronei (1) non d o, e essere statu estraneo alla loro g enesi il trauma, che può avere ag ito sul grosso tron co DN'voso e su q uelle tra le sue fibre, che vanno a formare i suoi rami più periferici. Il Salvarsan, che in contatto ùei nervi ne al tera la sostanza ( pubblicazione m ia già citata), può, sebbene iniettato secondo norma nell a parte al ta delle natiche e lontano quind i dal punlo d i emergenza del nervo, offendere questo sia raggiungendolo, allon:hè l'iuiezioue si arresti sull'aponeurosi, sia p rod ucendo una. compressione sullo sciatico con i voluminosi impasta.m enti c ho i I potere irritante d el St\l vtHsa o produce per reazione dei tessuti. In ogni moùo nel caso pit1 grn.ve da me riferito (Osserv.XXrn \"insorg ere di una· irite specifìua ha dimostrato che l'in fe zione luetica uon era spen b ed auche iu esso la cu1·a specifica ba a vuto ben pre;;i.o ragione su lla. com pli<"azione oculare ed ha esplicato un'azioue a lq nan to bc11cfi ca sulla paralisi ùei peronei. Questi d ue ulti mi casi (~l[ e XX.IV), i1H' ero poco fort unati, ind ucono ad una cousta tazivne, che cioè essi si sono Yerifi ca ti solameute i n seguito alle in iezioni endon: uscolari e mai in seguito alle iniez ioni endoven ose nè nella m ia modesta casistitica uè noi centomila e p iì1 casi curati fin ora col 8aJvarsan. È vero che esiste nella le tteratura med (ca un ca,;o di parali,-i dei peronei di un la to in seguito a.d in ier.ioni di Salvarsan fa tte a distanza d alla natica, aliti. q uale costantem ento corrispondono i 1wrvi le~i, ma esso, riferito dal \\-alterhofer 1 (paralis i del per oneo di J est,ra in segui to ad una iniezione infra.scapo la re ùel ri med io), oltre ad e;;:sere unico, è variamen te commentato ed interpretato. Può per ciò ritenersi come una semplice conc:o( 1) Nella lt>tt~ratura ra ccolta intorn o a l Salvar~an l'lsistono nurnerosi casi di para lisi dei pero ntli. sempre in B,'guito ad iniezioni endomuscola ri nello natiche e 11ello stesso lato clo,·e l'iniezione fu fat.ta. L a vulne rabil it à magg iore di questi ne rvi in parago no ù ci t.ibiali di penderobbo, Sul'OO(lo il S nrbò, d ui ~intorn i più salienti e piLI noti che le lesioni d,, i poro nei d ùnno, co me p. e3. il piede tlq uino; me nt re sono genc raltoente trosc urat i i fotti a carico de lla ragio ne plontaro, che ù ip.,nclono d n.l tibiale, come p es. i riflessi di quolla regio ne. Porc·hò poi por un a los ionn è he interessi lo scia tico 11Clla s uo o rigino si ve rific hino più frcquontemon te le lesioni do i s uoi rami torrn irutli, dei peronei spcciulm e ul~, o no n q 11olle d t!I t ronco pr incipule, ò anche no to T.ile fatto è ba.sal o sulla logge gonernla d i palol,,gin. In q uttlo stubilisc<' c ho nolle lesioni di qunlsiusi C<'ll· tro trofico sono J,, parti d is tali <Jlrnda cho sofTrono pri n n1 e più g rnvorncnte. L o Cha r,·ot 1,a r ichiamuto l' attom.iono s u t nlo lc,gi:;c, d i cui In sii.mora Dejori no Kl<'umpke ha dato la co nferma a noto mo -pntnlngico dimostr,1ndo C"ho ndlo nenit i so no le parti p iù lon ttme, lo es t re mo cli rumaz:ioni del ncn ·o, quello c!1c sc1110 l'iù p rofo ndn mc nte alte ra to. T o li più fncili altc rn,,ion i pos3ono no cho sor,·ire a spic:;nre la pitì facile insorgenza de ll a sifìlido traurnutica noi pero nei dirumnnt iPi di\ uno scint i<'o com unque )cijo.
l PRU!l OASI DI SIFI LIDE CuR,tTI COL« 606 » (SALVARSA:S), ECC.
527
mitanza. e non autorizza a parlare di ueurotropismo del Sal varsan per lo sciatico e per i suoi rami; ment.re tutti gli altri casi esistenti nella letteratura fanno piuttosto pensare ad una azione topica del Salvarsan su quel nervo. Questa può esen·jt,arsi sia direttamente in caso di tecnica errata (iniezio11i nei due terzi inferiori delle natiche) sia iudirettamente qualora il rimedio arrivi in contatto del nen~o per diffusione o per contiguità. Biwgna poi avere sempre presente l'aziolle forte· mente traumat.izzante delle iniez ioni endomuscolari di ~alvarsan, che creano un locus 111inoris resisf13nfiae e che possono perciò agevolare lo sviluppo di una sifilide traumatica. E questi inconvenienti di una certa gmvità, dipendenti dalle iniezioni endomuscolari, insieme con i nodi talvolta molto voluminosi e dolorosi, che esse q nasi costantemente producono, hanno sempre uua influenza ntardatrioe sulla dimissione degli infermi dai lnoghi di cura: questi rimangono perciò negli ospedali molto tempo eù banno poi bisogno di Junghi periodi di esenzione dal servizio. Tali considerazioni, oltre la piì.1 pronta azione di:lle iniezioni e11dovenose, dovrebbero consigliare noi medici militari a mettere da parte il met.odo endomuscolare, che rappresenta uu vero ma.rtirio per il dolore che dà quasi sempre, che è foute di una il più dello volle buona scusa perchè il soldato si esima per vari giorni dal ser\'izio e che cagiona. un effettivo impedimento per compierlo, specie nelle armi a cavallo (Osserv. VIII). Ho esperimentato lo. iniezione nella rPgione lombare, nelle masse muscolari del qnaùrato dei lombi (Osserv. XXV): ma la reazione locale è stata vi vis~ima e si è est.esa aucbo alla natica. Si ò dimostrata inoltre di nou minore im pedimento a ripreuclere il servizio per i forti dolori lombo-addominali che ad essa succedono sia immediatamente che a distanza di tempo In un caso ho provato la iniezione ipodermica (Osserv. XXVI),che si consiglia di praticare al di sotto dei capezzoli o fra le scapole (~uesta prova mi ba fatto sciutare anche tale metodo, che riesce doloro::issimo o che immobilizza tronco ed arti per lungo tempo. E posso dirmi fortuna,to di non avere avuto noll'nnico caso così t rattato, quelle compliuazioni, c:ome le escare e le necrosi profonde,-che possono verificarsi anehe molto tempo dopo le iniezioni i podermiche. Quindi, per noi medici militari specialmente, rimane come metodo di elezione quello del le iniezioni endov1:1nose, che é semplice e scevro di pericoli se praticato co::i la necessaria tecnica e che dà, con assenza. di dolore, in tempo brevissimo ottimi risultati, mettendoci cosi in grado di restituire ,11 sen·izio dopo pochi giorni di riposo i soldati affidati alle nostre cure.
528
I PRIM1 CASI DI SIFILIDE CURA.TI COL « 606 > (SA.LVARSAN) 1 ECO.
La preferenza da dare a tale metodo, per cui bisogna che il Salvarsan abbia reazione alcalina, mi esime da,llo iutrattonermi sui risultati clinici ottenuti usando i vari modi di dissoluzione del « 606 >. Essi sono riferiti nella esposizione dei singoli casi clinici, cbe i l lettore potrà consultare. La soluzione acida, è infida per l'alcool metilico cbe vi si snole aggiungere per ottenerla. Il Grosz, direttore della clinica di Buùapest, si è preoccupato della tossicità di tale solvente. Inoltre essa dà facili incistamenti per il grande potere coagulante sulle sostanze albumi no idi dei tessuti o non dà perciò effetti clinici costanti ( Osservazioni dalla I alla XII e Oss. XV) . La .~ospensione neutra, disgraziatamente, ha provocato un caso, sebbene lieve, di embolia pulrnonare (Ossen·. XIII) e nei due casi in cui l'ho adopeu..ta (O.sserv. precedente e la XI"V) è stata causa di altre complicazioni, albuminuria, glicosuria e fatti a carico delle articolazio11i; for-;e solamente concomit,tnti. hla da essi sono stato indotto a non usarla pit'.1 auche perché l'artrite si è ,erifìcata anche in un altro individuo, al quale nella clinica dermosifilopatica della R. Università di Bologna era stato somministrato il Salvarsan per la via endomuscolare eù in so,;pe.nsioue neutra. I risul tati cou..eguiti coll'uso di questa non sono stati poi i migliori, secondo afferma i l Marschalko. La mùcela g1·as8a di Safr(lrSan, che seduce per la sua semplicità e facilità di uso e per il modo in cui è messa in commercio dallo Zambelettì, mi ha dato risultati clinici niente affatto incoraggianti (Osserv. XVIII-XXVIII XX.IX-X.XXI-XXXV-XXX V I-LIII e LV). Essa evita il dolore immediato, ma lo dà talvolta tardivo (}L""{X"V) e, per la remora del rimedio fra i tessuti in cni questo può incapsularsi costituisce un perinolo in ca:so di interventi successi vi col Salvarsan1 che può m ettere in circolazione tali prodotti alterati. Dalle esperienze da me istituite (V. monografia citata) e dagli effetti clinici si può dedurro che la soluzione alcalina risponda meglio della soluzione a cida, della sospensione neutra e delle miscele in olii o in grassi. Quanto ai risu'. titi permanenti, ed alle dosi di Sal varsan necessarie per ottenerli, non è ora il caso di pronunziarsi basandosi su quei sifilitici che dànno Wassermann negativa in seguito alla cura col Salvor.,;an. Le osservaziolli I-VI -XIII e XVIII, in cui si è vista l'emoreazione ritornare positiva. dopo di essere rimasta per qualche tempo negativa ci debbono rendere guardinghi contro qualsiasi prematuro ed ottimistico giudizio e provano ancora una volta che le cure antisifilitiohe di qualsiasi genere, pos,-ono non vincere ma attenuare semplicements
I PRIMI CASI DI SIFILIDE CURATI COL < 606 :> (SALVARSAN), ECC.
529
la sifilide in modo che essa di venti clinicamente e temporaneamente latente. Le. Wasserme.nn poi, che '3 un mezzo sensibilissimo per svelare le. lue quando all'esame clinico non è diagnosticabile, non sempre arriva a svelarla nei suoi periodi di latenza e di attenuazione al minimo. Le recidive dicono infine che la steJ'ilisatio magna resta ancora un'aspirazione, forse per l'insnfficienza delle do,;i e dei metodi, secondo i quali il « 606 > è stato finora impiegato. due casi (oss. III e XXII), in cui la sifilide era accompagnata da malaria, la cnra col salvarsan ha esplicato una favorevole influenza sul processo malarico (terzana), facendo cessare gli al:cessi fobbrili, migliorando le condizioni generali con sparizione in pochi giorni del parassita dal sangue, e con riduzione parziale del tumore splenico. Anche questo esito è da tenersi presente nell'esercito, in cui i casi di malaria non sono infrequenti. La pii1 am pia esperienza di altri, come quella fatta nel rignard o dal Miche! i e Qnarelli nella clinica del prof. Bozzolo, e da molti clinici in Italia e specialmente dal Nocbt e Werner e dall'Iversen e Tuschinski all'estero, dimostra l'efficacia del rimedio specialmente nella terzana. Qnesti due ultimi autori avrebbero osservato che il salvarsan iniettato per la via endovenosa nella dose di gr. 0.50, produce una scompa.rsa dei parassiti della malaria in 24-48 ore nelle forme di terzana e che conseguentemente gli accessi febbrili cessano. Non ha eguale efficacia nella quartana e nelle forme di malaria tropicale, in cui si avrebbe una scomparsa solo temporanea dell'ematozoario ed una modifica.zione delle forme a semiluna.
In
Conclnsione. 1° Senza voler trarre alcuna conclusione definitiva dai casi in cui le recidive non si sono verificate ed in cui de. va.rii mesi la Wassermann rimane negativa -- giudizio troppo prematuro in rapporto alla naturale e :::1pontanea latenza della sifilide -- si può constatare però che in tutte le mie os3ervazioni il decorso del periodo iniziale e secondario della sifilide è stato modificato favorevolmente e rapidamente in confronto di quello che non avvenga negli ammalati curati col mercurio. Le recidive, quando si verificano, non avvengono per lo più mai prima di tre mesi. La reazione di Herxheimer, riconosciuta oggi qua.le indice del valore antisifili tico dei rimedi i, colla sua intensità e grande frequenza dopo l'uso del « 606 » è pro-rn della potenza terapeutica di questo nuovo rimedio. 3' -
Giorn(l/e di medici na ml/ilare. -
Fas~. VII.
530
I PBD!I CASI DI S I FI LIDE CLl RATl COL « fì06 > (S ALVARSA.N), E OO.
2 ' L e man ifestazion i del per iodo iniziale e del periodo secondario, trannEI le pleiadi ganglia ri, hanno t u tte su bito dopo la sommin istra. zione del e GOG > una r egressione costante e rapida. Quanto alla persistenza delle adeniti specifiche bisogna seguahire i r eperti del Queyrat e dell' I versen, che hanuo constatato l'assenza ù i spirochete n el prodotto di gangli satelliti, punti o escissi, dopo la c ura col sal varsan. Lo spirochete sono scomparse in brHe dalle Jesi0ni, i n c ui prima della ~omministruzione del r imedio erano state da mo r iu venute n umerose (osservazioni IX, XXY I, X L II, XLI X). In quakhe caso, c urato precocemr>11te, alla l csioue iniziale non ba f,ttto seguito i l si filoder ma e l 'ingorgo ghiandolare è rimasto limitato a lle sedi prossimiori (osser vazione xxvn J'' In tutti gli ammalati eccetto quelli iu cu i è sopravven u ta qualche concomitanza o complicazione, si è veri/kato u 11 rapido e t a lvolta ml.!nwiglioso (oss. IIIJ, risveglio della nutrizio11e generale. 4.'' La per manenza dei si ti litici nei J uogbi di cura, specie focenùo uso del metodo endow?noso, è stata sempre molto breve. 6'' Gli inconnuiC'nti ed i pericoli sono stati m inimi e, come s i è <letto, iudipende11ti, pres nmibilweute, Ùll.l meùi ciuale. (j, In uua casisticn. tnHta dai casi <li nn ospedale mil itar e si i ntende come, per l'età degli ammalati specialmente, del.,bano essero ra rissiw i gli iudividui affetti da forme tardive di sifilide. Ne h o curali due soli, un uiliciale con sintomi pretalieLici, che ha avuto quakhe giovamento (osserv. X.VI) ed un sottu nì.ciale con sifi loder ma terziario in cui i risultati sono stati meravigliosi (osserv. XX.). Da essi non mi sento però autorizzato a trarre alcuua conclusione su lla efl.icacia del « GOU > n el periodo ter ziario della :;ifilido e nel le forme parasitilitiche.
Spochtli rnutaggi nei militari. P J,a rapi1la e sicura regressione mercò il « 6UG ,. àelle lesioni iniziai i e delle manif"c3Lazioni ~ecullCla.rie più coutagianti, papule erosi,e e placche mnco:;e (\·,·di specrnlmente le ossen-aziou i XX..~V e XLVI ), può rendere, come ho gia affermato ili nn altro mio la,oro pubblicato d:i, q ueslo giorna.le, imme11si s,•rv1g1 ul b pn>filassi della si fi I ide nelle collettivirii, e specie neli"esorcito, noncltè ttl llligliore compimento de: :;en·izio militn.re, se si ccnsiùcri la breviLà. di degenza negli ospedali. Infatti, mentre coll'uso dei mercuriali il p<.'riodo più bre,e di permanenza <li un sifilitico n ei lnogh i di cura è di nn me.se altneno (per G i niezion i di calomelano da j ct,gr. ognuna o per JO in iezioni d i su blimato o d i
1 PRim CASI DI SIFILIDE CCJRATI COL e 606 > (SALVARSA:S), Eoo.
G31
altro preparato solubile), usando invee~ il salvarsan, sr-,ecie per 1mezioni endovenose, tale periodo è ridotto a 7 o 8 giorni, qualora si voglie.no fare 2 iniezioni, ed a 2 o 3 giorni praticando una iniezione sola. E dopo così breve tempo il militare può tornare fra i suoi compagni senza grande pericolo di nuocere ad essi contagiandoli sia per gli svariati veicoli frequenti n ella vit.n. che i soldati trascorrono in comune (osserv. XIII), sia per mezzo di prostitute, che essi abitualmente frequentano insieme. 2° La cura mercuriale lascia p er lo piì1, specie dopo le dosi massive necessarie per un trattamento energico, quale si richiede all'inizio della roalatt,ia, uno stato di ipogl ubul ia passeggero, per cui si richiede un lungo peric,do di riposo e tal,olta la l ict>nza di convalescenza per pn.reccbi mesi. Il sakarsan agi,,ce in,ece subito come ottimo rico,;t.itt1ente e non distrae perciò l ungamente il militare sifili tico dal servizio. Ed a nessuno di noi sfugge cli quanta uti li tà possa essere que:.;to abbreviato periodo di a,;senza clftlle isfruzioni militari in rapporto nlla atlnale brevità della forma biennale. 3° Un nitro ,antaggio, sempre in rapporto al servizio e<l alla salute dei militari sifilitici, cleriYa dai periodi d i cura che col salvarsan si possono praticare a grande d istnnza cli tempo. Infatti, tenendo conto delle recidive sintomatirhe e asi1ttomatiche (\~'asserm.anu positiva di ritorno) si potreblie ripetere la cura col salvan,au ogn i tre m e;::i, come pmtica il mio maestro prof. )Iajocchi, e ciò implicberC'bbe l'assenza dal servizio di una setLimana al massimo. In ,ece la cura mercuriale che deve essere ripetuta a brevi intervalli nel primo anno, e per mezzo dei preparnti i11:.;olubili special mente, richielle nua assenza di nn mese almeno per ogni perioJo di cura e~eguita in un ospedale militare o la n ecessilà di ese11zione dnlle fatiche gra,ose per nn eguale periodo di tempo qualora i sifilitici ,eng,1.no curati a reggimento. A. prescindere che i freqnenti d istaccament i e gli s-ariati servizì rendono la c ura a tappe siffaUamcnte lunga, saltuaria ed incompleta, da farla rinsc:ire inefficace. Ed il e 60G » giova sotto tale punto di vis!.a anche quando si voglift a:-sociare il suo u so a quello del mercurio. Quello dà alla sifilide, come provano i numerosi risultati clinici , batteriologici e sierolog ici, tale colpo da pot.ere in seguito curarla a tappe pii1 distanziale, ccu preparati idrargirici anche non molto e11ergici, come il sublimato, e per la via gastrica o endermica,, ch e permettono agli ammalati cli prestare servizio durante la cura. E tale metodo misto - somministrazione di sah-arsan ed iudi d1 prepaniti id rargirici - è ricono'-ciuto oggi come uno dei più efficaci e certamente il più sicuro e prudente
632
r PRIMI CASI DI SIFILIDE OUBATI COL e 606 • (SAL\'ARSAN ), ECO.
per l'applicazione della nuova tera.pia antiluetica (Neisser, Bruns, Kreibich, Scolz, Beck e Salzberg). Ecco i vantaggi che, secondo me, può dare il « 606 • col suo uso nell'esercito, stando alle poche e più sicure constatazioni ~ conclusioni che ci è dato di fa.re attualmente dopo un'esperienza clinica di un anno e mezzo appena. La sua troppo breve applicazione contro una malattia eminentemente cronica e saltuaria nelle sue manifestazioni non autorizza. per ora, a giudizii di cui sarebbe troppo imprudente e grave assumere oggi la responsabilità In complesso il rimedio Ehrlich-Hata ci fornisce un mezzo ottimo per intensificare e per accelerare la cura antisifìlitica. e perciò, specie se associato al mercurio (alternandone la somministrazione a tappe alquanto lontane), dà molta speranza di poter curare meglio e senza grave danno per il servizio i nostri soldat i sifilitici. Noi potremo così rimandare que:'!ti alle· proprie famiglie con più sicura. coscienza di averli curati ed avremo meglio salvaguardato la colletti vi tà militare dal contagio ed essi stessi e l1i, loro discendenza dal morbo insidioso. Sotto tale punto di vista. il salvar:;an può dare nn valido contributo alla difesa sociale contro la sifilide, problema questo al quale ogni medico, ed il medico milita.re specialmente, oggi deve interessarsi. Ringrazio infine il mio maestro prof. Majocchi, sotto la cui guida ho iniziato l'applicazione del nuovo rimedio nei militari, il nostro ispettore capo tenente generale medico Ferrero di Cavallerleone, che si compiacque di affidare a me fa.le prova clinica nell'ospedale militare principale di Bologna, ed il direttore di questo stabilimento, colonnello medico Cervigni, che mi è stato largo di aiuto e di benevolenza. Maggio rn12.
BIBLIOGRAFI.A.. B o nNSTELN. - Dc11t. mcd. Woc/1., n. 3, 191 l. BnuNS. - B/Jlf'l. Klin. W och., n. 50, 1011. DE N ,U'OLI Il " 606 • •1cl Laboratorio e n ella pratica.
Edit. ldelson, Napoli, 1012. Io. - &ul valore profilattico del S alvarsan n egli ambienti collettivi in genere e nell'ambiente m ilitare in ispecie. - (Giornale di medicina m ilitare, settembre 1911). FtNOER. - B crl. Klin . Woch., n. 18, l!lll, t. XLVIII. CAVINI. Co11tributo alla questione del va lore pratico della reazione cli WasseNnann nella sifilide. - (Il Policlinico, voi. XVIII, 1911). Gnosz. - Mi.iMh. med. W och., n. 33, 1010.
I PRIMI OASt DI SIFILIDE CURATI COL,.; G06 > (SALVARSAN), E CC.
533
Mii11ch. mecl. Woch., n, 13, 1911. .Mi.inch. mcd. Woch. , n. 33, 1910. lvERSEN UNO TusoaINsO.KJ. Sopra l'azione del Salvarsan n ella malaria. - (Dcut. med. W0vh., n. 3 1, 1911) LESSER. Berl. Klin. JVoch., n. 4, 1911. LE\"Y·BI~G 1<..'T LAFAY. .Sur un mode d'i11jectùm 11ratique et indolore di, • 60111. (Gaz. dea h6pitau:c, 1910). lHARSCHALKÒ. Dcut. m cd. IVod,., Il. 5, 191 1. MIORELLI E QC'AR>:u, 1. N110,·c osserrnzioni e .-icerche sul • 606 ,. - Rivista di clinica m edica, n. 25, 26, 27, 28, UH 1. NErSSER. Deut. m cd. Jroch, u. 26, 10 10. NETTER in L e 1\Io11de Mitlicale, 11. 24 de l 1012: L'arBc11obci.zol all'Accademia di medicina. PA81NI. Un metodo semplice e pratico per la ifliczione del • 606 • Ehrl·ich-Hcita. (Giornale italiano delle malattie veneree e della pelle, 1910). QUEYRAT. Azione strrilfr:zante del « G06 •- - (La Presse médicale, n. 13, 1911). R 1BOLLET. Paralysie associée dt• /acial et de l"acouslique d'origine syphilitique... (Journal d es 11raticic11s de Lyon, 1()10). SAnnò. - Nct•ritc e nevralgia aciatica. - (Wictl. Klin. Woch. n. 30, 1911). ScnoLz, SALZDERO u . BEcr.. Deut. 111rd. Wocl1., n. 50, 1910. w ALT~RHOFER. - La prc88C médicale, n. 30, I 911. KRO)tAY.ER. Deut. 111ed. Woch. , n. 40, 1910. lo. - B crl. Kti ,i . Woch. n. 37, l!llO. Is,u.o -
IVERSEN. -
534 .R, SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE.
Laborntorio di botteriologin diretto dal prof. AI.TOIJELLI cnv. ALBERTO, msggioro medico
DI UNA PARTICOLARE FORMAZlONE OSSERVABILE NEGLI ERITROCIT[ IN ALCUNE INTOSSICAZIONI Xota preliminare del dott. Paolo Romby, tooente medico.
.-\ !cune ricerche sperimeutali iniziate con lo scopo di studia.re le influenze che le intossicazioni croniche procurano sull'andamento di svariate infezioni, mi hanno condotto all'osser vazione di fenomeni di grande importanza, che si compiono negli eritrociti di animali sottoposti ad intossicazione cronica, ottenuta. con l'impiego di varie sostanze tossiche: e di cinesti credo opportnno dare per ora. un rapido cenno preliminare, riserva.ndo::ni in seguito di esporre più ampiamente i risultati delle mie esperienze e le conclusioni che se ne possono trarre. L e sostanze tossiche somministrate agli animali da esperimento, mediante iniezioni ipoderm iche o per via orale furono: olio di anilina, nitrobenzene, fenilidrazina, pirodiua, acetato di piombo, bicromato di potassa, olio fosforato. Osservane.lo il sangue d i an imali (conigli) intossicati mediante l'az ione r eiterata dei primi quattro veleni, in preparati a fresco e a. secco, colpisce a prima vista un fatto nuovo, caratteristico: ,ersu la. periforia. dogli eritrociti si nota una piccola formazione r otondegginnte, tal volta solo protunùente dal glohulo, talvolta facente ernia, talvolta infine congi unta. a questo solo da esili filament.i. Il fenomeno è e,;solutamente costante e generale : solo fanno· eccezione le emazie contenenti le sostanze cromatofìle endoglobulari r.r: e~ del Demel, nei preparati ,itali, ed i punteggiati nei preparati a. secco, talchè, liumen· tando questi elementi morfologici. nel procodere delle intossicazioni, diminuisce il num~ro dei globuli rossi che pre;;entano le formazioni suddette. L'azione tossica dell'acetato di piombo, <lel bicromato di potassa, d<'ll'olio fosforato, nor. provoca il fenomeno, la cui interpetrazione de,e essere evidente1nentE' fatta con molta riserva.
DI UNA PARTICOLARE FORMAZIOXE, ECC,
535
Conservando in soluzione fisiologica di cloruro di sodio, mestrui ricchi di eritrocit,i, presentanti lE> formazioni suddette, è possibile nei giorni seguenti accertare sempre lo stesso reperto. 'l'ratta.ndo gli stessi mestrui, in preparati a fresco, con acido acetico, le formazioni. globnlari persistono, facendo corpo con le ombre residue degli eritrociti. Numerose osservazioni a forte ingrandimento microscopico mi banno condotto a differenziare facilmente tali formar.ioni dalle piastrine esistenti libere nel ;;i ero: esse si prese ntano infatti assai più refrangenti delle piastrine, più omogenee nel loro complesso, punto g ranulose; inoltre nei preparati , tanto vitali che a secco, assumono, a diO'erenza delle piastrine, assai debolmente i colori basici. Il procedimento stesso delle esperienze può tuttavia fa0ilmeLte condurre a differenziare dalle piastrine t ali formazioni; esse infatti si producono in modo costante solo durante alcune iuto,.:sicazioni e non in altre, come in quelle da piombo, i cni sali hanno azione riconosciuta particolarmente auemizzante ed emolitica, per quanto varie ricerche dimostrino c.:he appunto durante le crisi eritrodistruttive il nnmero delle piastrine aumenti . Non vien facile inoltre assimilare tali produzioni particolari coi corpi di .A.rnold, data la differenza evidente nella forma, volume, e per la costanza con la q ua.le esse si presentano nelle citat e intossicazioni. Ad ogni modo, quafongue possa es;;ere la loro interpretazione che per osservazioni inconfutabili ad esse verri data, e sulla gunle, ri0
0
peto, mi riservo d i discutere più ampi,1.1nente in seguito, rimane il
fatto che la loi;o comparsa solo in alcune into,;sicazioni dà modo di trovarE1, come mai è stato fat to fin ora, in una alterazione morfolo, gica degli eritrociti un reperto indicativo di una anemia tossica. Ulteriori ricerche su altre sostanze velenose (non escluse le tossme batteriche) servirailno a stabilire il fatto in modo più generale.
RIVISTA DI GlORNALI JTALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA H . Roc:1-:n. -
Le bra4!oardle. -
[I'aris médical, 20 luglio 1012).
La bradicar dia, polso lento degl i antichi, polso ra ro d i Brissaud, rientra nel grande grurpo delle aritmie: di per se stessa non è che u n sintoma , ch e a ssume però importanza e indiviiiualit à clinica n ella sindrome di Adams-Stokes. Lo stu• dio delle bradicardie ha attualmente acquist a to u na gran de importanza sia per le recen t i conoscenze sull'anntomia e sulla fisiologia del cuore, sia per l'applicazione del metodo grafico a siffatto studio, metodo ch e dà r isul tati di capit:tle im• portanza per la classifìrRzione delle bradicardie e per la IOJ"o cura. I n ogn i caso d i bradicarùi;i bisogna esaminare i n modo completo polso e cuore, paragonando i risultati d i un esame con quelli del1 111ltro, e ricordando ch e il g rado della tachicardia è determinato dal n umero dei battiti cardiaci; un cuore che dà meno di 'iO battiti a l m in uto deve essere considera to come bradicard ico. L 'asco!· t nz ione permett e !1pesso rl1 S\'elar e del le contrazioni più debol i di origine estra• sist olica, che s i ri \'elano con rumori interca?ari dovuti o a cont razioni ven t rico• lari appena abbozzate (più intensi alla puota), o a contrazioni audcolari ind ipet• denti (con massimo sul 4° o 6° spazio in tercost a le it sinis trn dello sterno). La brndicardia è un sintoma che v iene r a ramen te percepito dal mala t o : ma nou raramente si accompagna con disturbi nervosi, ver tigini, s incopi, c risi epi· Jettiformi o a ttacch i Rpoplettiformi, costituendo in complesso l a malattia d i Adams- Stokes o meglio sindrome di Adams-Stokes; siffatti d is turbi possono ma• n ifcstarsi con in tensitl, a~sai variabile, e r ara mente si t rovano r aggru ppati cont empor aneamente nello stesso infermo; essi inoltre sono l'nppanuaggio di br atli cardie intense. Ciò ch e è caratteristico i n detta sindrome è che la bradicardi a è primitiva e gli atcidenti nervosi sono subordin ati. Circa la d urata e le var iazioni delle hradicardie se ue d i~tinguono a lcun e Lrnn• sitorie e benigne, altre croniche ccn durata di tre o quatt ro a n ni (a nèlie fino a t redici), le qual i realizzano ad un certo momento la s ind rome d i Adams-Stokes e terminano con. la morte per asistolia progressi va. Kel corso d i malattie in fettive si pm;~ono nvere Adll.ms-Stokes acute. L e bradicardie permanen t i non son o per se sle!<~e sempre assolutamente imrnutal,ili; ma vn,nno tnlorn soggette a vari azion i per 1·agion i molteplici. Per r iconoscere le bnidicardie nervose da q uelle di or igin e m iocard ica bnsta iniettare sotto la p elle 2 milligrammi di atropin a, la qua le ha l a proprietà di paralizza re le libro del vai;o e quind i di produrre un aumento d ei bat tit i se si tratta di bradicardia nen·C'sa. Col sussidio del metodo ~ralìco si sono potuti ind i\' id ual izzare due principali ti pi clinici di bradicnrdie: 1) Bradicardie per manenti, gen eral mente gravi, fra SO e 40, immutabil i per o lcu nll della cause che accelerano abit ualmen te i batt iti cardiaci; a siffatte bradicn,rdie appari iene ordinar ia mente la s indr ome di Adams· Stokcs; esse sono in massima par te d'or igine intracordiaca, dovu ta a una lesione
RIVISTA MEDICA
537
tlel fascio di His; 2) Bradicardie transitorie, nelle quali il polso si fa più frequente per effetto di sforzi o con iniezioni di atropina; souo d i prognosi più benigna. Questa divisione delle bradicardie è la più razionale dal punto d i vista pratico, perchè etiologicamente esse sono tutte sintomatiche. Tra le bradicardie transitorie sono da ricordare la B. relati,Ta, quale si ha in certe infezioni come Ja febbre tifoide, la B. postinfettiva che dura in media da 6 11. 20 giorni (B. della convalescenza, considerata generalmente come segno di buona prognosi); queste bradicardie infettive e postinfettive sono dovute a to,;sine microbiche. Possono inoltre dare B. molti veleni eRogeni (strofantina, aconitina, muscarina, i.cilla, colchico, nicotina, adrenalina, piombo e digitale), o endogeni (ittero, uremi~, veleni intestinali); le Br. sono frequenti anche in molte malattie del s istem(l. nervoso, e specialmente nelle les ioni che colpiscono il bu lbo e il pneumogastrico, nelle emorragie cerebrali e nei rnmmollimenti estesi, meningiti, paralisi generale, ecc., come pure in alcune nevrosi, e in certe ps icopatie. Tr11. le cardiopatie danno Br. la dilatazione d~l cuore destro, la miocardite cronica, il restringimento mitrale o aortico. Circa la fisiopatologia delle bradicardie, a parte le false B. dovute ad esha sistole, le B. vere sono dovute a dissociazione auricolo- ventricolare incompleta o completa per disturbo funzionale o per lesione del fascio di His; ad esse appartiene la maggior parte dei casi di sindrome di Stokes-Adams; non rammenta si accompagnano con lesioni valvolari aortiche o mitrnliche. É dubbio che la dissociazione auricolo-ventricol:ue possa avere una origine nervosa. Le Br. totali vere, in cui il rallentamento dei battiti è non solo a corico dei ventricoli ma anche delle orecchiette, sono generalmente di natura ne rvosa. Nella sindrome di Adams-Stokes le vertigini, le crisi sincopali, epilct-tiformi e apoplettiformi sono dovute ad anemia bulbare per i nsufficienzadel ventricolo sinistro. Nel fare la diagnos i di una Br. bisogna differenziare una B. vera da una falsa, studiare la natura intima della Br. stessa e ricercnrne la causa; dalla forma clinica e dalla patogenesi di pende naturalmente la prognosi e la cura. BALES'l'RA.
A. C,ùtPANt e G. LEOPARDI. - Le ,ihcoaltà del aang ue e l'uao degli aloa llnl. - ( Rivista critica di clinica medica, n. 32, 1912). Gli A.A. furono indotti a s tud iare i rapporti che eventualmente possono esistere fra viscosità sanguigna e alc,ilescenza da una serie di fatti raccol ti in parte dalla lettera tura medica, in parte da osse1·vazioni proprie, e cioè l'esistenza di un alto indice di viscosità specialmente in quelle diatesi, ove la maggioranza deg li a utori ha rinvenuto più bassa l'alcale~cenz11, quali la gotta e l'uremia e dopo la fatica muscolare; la diminuzione della viscosità con regime prevalentemente idrocarbonato, nella gravidanza, in seguito a salas,;o, e coll'uso di certi medicnmenti, i quali hanno la particolarità di ve nire a'lsorbi ti in modo rapido dal sangue e di possedere reazione spiccatamente alcalina (nitriti e 10dm·i). F:irono fatte anzitutto esperienze in t:itro intese a determinare la viscositi'~ del siero sanguigno normale in confronto a quello alcnlinizzato, e per tali ricerche fu usato il s iero di montone, di cavallo, di bue. Poi si ricercò se fra il sangue defibrinato dei diversi animali esistessero differenze sensibili dal punto di vista della viscosità. e se le varie concentrazioni saline inilnissero in qualche modo sulla viscosità del sangue.
1>38
RIVISTA )IEDIC.!
Dal ri~ultato delle prove in l'ilro, le q1111.li d imostrarono tassativamente come l'alcalinit/1. mn'!giore o 111iuort:1 ilt-1 mez;r,o abbia influenza sulla viscosità del sangue, gli AA. fnrono incorn(\"giati a provare in vii-o per vedere la conferma biologicn. degli e<;perimenti, e gli nnim,1li scelti fnrono i conigli e i polli. I risultati di questi e~pe rimenti fu1·ono n6ttnmente positivi per i primi, del tutto negativi per i serondi. Riser,andoc;i di fnre ulteriori ricercho sui volatili, per spiegare qu eqta differenza ed attenend os i ai ri<;u]tati ottenuti sui mammiferi, naturalmente più vi cini all'uomo, gli AA. cond11dono :dformnndo che la forte alcalin ità del s11.ngue, 1dmP110 fino 11. un certo limite. ha un'ir,Rnenza. ipoviscosa e che tale in fluenza è uguale, n. parità di alcn.lN,cenzn tnnto pel ioduro come per il carbonato sodico. Le dosi ternpeuticbe di iodu ro s0110 insuflìcienti a spieg,ne un effetto sensibile sulla vi,cositi\ e ciò in ragi,me diretta della loro poca alcalinità. Questi risultati non conr.orrl1rno con qun.nto osservarouo il Miiller, i l Boveri ed altri cirra la diminm-.ione della visrosilà sanguigna coll'ugoclinico del ioduro, come da loro ri cer che sn individni che prendevano dai 80 ai 50 ctg. al giorno di tal e medicamento 1'111. nitro è provnre in ua oq~aai<:mo sano e forte, altro su un individuo nmmala.to: rosi 111. digit11le llgisce ben diversamente su un cardiopatico in sr.ompen<;o e su unn p?rsona in stl\to 6~iologico. P uò dnrsi che l'elemento iodio spieghi per si• un 'azione rliftir.ile :orl appreizar,i anche sul ricambio, mod ificando o i-i,tabilendo la ste•sa al c11lesccnza indirettamente coll'eccitnzioni di secrezioni interne, ln nrnggior p:\l·te de lle qunli sono, come la pancr eatica, altam ente nk1tline; quanto po i all'effetto ipotl'n<:ivo, certo vi contribuirà potentemente anche il falto di essere il iodnro un dil atatore vasale. Quello che per gli AA. npp11re mas<:imamente importante e indi~cntibile è l'azione del bicarbonMo e cnrbonato sodico e le inerenti alterazioni della viscosità che si determinano, iniettandone soluzioni fort i sì, ma non tali da dover si considerare tossi che. È e\·iiiente come con tali risultati si possono spiE>g11.r e gli e ffetti nocivi che s i verificano coll'u,o continuo <lei bicarbonato sodico in certi in dividui ipostenici; in tal rnorlo s i compren<ie pure l'utilità d ella cura di acque 11\caline, quali \·ich.v, S P ellegrino, ecc. n elle ma lattie a diatesi acida, poicbè no n entra pià in campo solo il fattore aùbastn.nzl\ vago di ncntralizzare i tossici circolanti, a reazione quasi sempre R<'i rln, o procur:nne l'eliminazione come ammette il Bov eri, ma quello più diretto d i togliere coll'n.cidosi sanguigna un elemento di ostacolo alla circo\11zion~. CASARINI. A. I. ìV11 1T1xo. -
di cuore. -
Progre11i recenti nelle nostre cono1c1nze delle mala.ttie (The Lan.cet, 20 luglio l fl 12, p . 1·16).
La nuo'"n. c11rdiolop:ia ci Jm fatto comprendere che scarso è il valore che si deve attribuire ai rmuori del cuore da lesioni valvolari, e che spesso un cuore nncbe senza nimori può presentare g ra\·i e pericolose lesioni; è un punto di capitnle importan;m <·onosccre come il ruore compie il proprio lavoro. La uuo,a Cl\rdiologia ci ha inoltre mes,o in grndo di differenziare le irregolorità del polso di prog nosi g ra ve dn. quelle insigni1ìcanti. Essa è basata sulla teor ia mio~en ica secondo la qt1ale In. con trnzione carrliaca si tra5mette da una cavità all'o.ltra e non per impulsi lungo le fibre nervose. ma per onde l ungo i fasci muscolari, e ciò senza e5cludere l'importa nza funzionale delle cellule e delle fibre n ervos,'. Il miocardio pe r una sua particolare propriet!l detta for,na z ione d~llo stimolo pro· du ce ed accumula una « sostfl nza s timolante -. capace di produrre I~ contrazione
RIVISTA H EDICA
539
del c11ore. Ora. il muscolo cardiaco ha cl.ne speciali e importanti attributi: 1° dato uno s t imolo qualunque, esso si contrae tanto qu anto è capace,oppure non si co11trae affatto; 2° durante la contrazione esso non è capace di reagire ad alcun altro stimolo; nlla contrazione segue un periodo di refrattarietà in cui xi va riaccumulando la sostanza stimolante. In complesso le proprietà fi5iologiche del muscolo cardiaco sono cinque : 1) fo1·mnzione dello stimolo ; 2) eccitnbiliti~; S) contrattilit/t; 4) conduttività; 5) tonicità. Una delle più importanti caratteristiche del periodo moderno nello studio delle malattie co.rdiache è l'applicazione alla cl inica de i processi grafici. Gli sfigmogrammi, i cardiogrammi, ~li E>lettrocardiogramroi permettono di fare l'nnali,i dettagliata delle contrazioni delle orecchieUe e dei ventricoli, e possono portaro in ma11iera certa all'i11terpt·etazione patogenica dei fatti morbosi. In base appunto agli s6grnogrnn1rui del polso venoso e arterioso l' A. si sofferma a considemre alcune tipiche irregolarità del polso, e s pecialmente certe irregolarità del ritmo o a ritmie propriamente dette .Esse sono 1) una irregolarità.giovanile conosciuta come aritmia del seno; 2) una irregolarità più caratteristica dell'età ndulta conosciuta come contrazione pr ematura dell'orecchietta o del ventricolo, o, in altri termini, come estrMistole; 3) una irregolarità perpetua. del polso perpetuamente irregolat·e caratteristico della fibrillazione auricola re; < ! ) i l polso alterflante : 5) il polso rar o, con prolungamento del periodo puls ante, dovuto a lE>sioni del fascio di llis . La prima forma d1 irregolarità. o sino-aritmia g iovanile è propria de ll'età giovanile ; è di natura nervosa per impulsi che dal vago sono comunicati al nodo sino-auricolare; ne sono cau~a le emozioni, le preuccupa.z ioni, le ans ie. Possono essere provocate da variazioni del respiro, o dal d egl utire; si possono accompagnare con senso di vertigine e di debolezza.. Questn forma di irregolarità non ha però alcun significato prognostico cattivo. A n che la seconda formn, non ha i mportanza patologica nella maggior parte dei casi; l'ind ividuo è spesso consapevole di questa irregolari tà e se ne impressiona; si accompag na a.nch'e~sa quR.lche volta a senso di vertigine e come ad u na sensazione di arresto del cuore seguita da un snlto. Il polso p erpetuamente irregolare, dett o un t empo polso mitrale. è non solamente irregolare ma abitualmente anche assai rapido e piccolo; nelle fas i esagerate è conosciuto come delirium cordis. Circa il oO p. 100 d elle irregola rità. sono di ques to ti po. E sso è dovuto a. stimoli irregolari e mo lteplici originati nelle orecchiette, dei quali solo alcuni passano nei ventricoli; l'orecchietta è in uno stato di paralisi, o ò in uno stato di tremo re fibr illare (fibrillnzio1,e auricolnre); esso si riscontra n ella i:ardiosclerosi, n elle les ioni vnlvolari, nll' infuori di queste, e nella stenosi mitralii:a tipica. LI\ fibrillazione aurico la.re costitu isce una losione i;mve delle pareti muscolari d ell'orecchietta : in siffatti casi pe rò, se non v i sono fatti degenerati vi, la ciigitale può rendere utilissimi servigi. [ I polso alternante, costituito da regolari nlternative d i battiti nmp ì e piccoli, s t a a significare un esaurimento d ella. contrattilità del cuore, e nelle persone at• tem p ate ha un significato prognostico grave; a gg rava parimenti In prognosi quando si manifesta nelle malattie acute . . L 'frregolarità co., tituita da rallent,tmento de i battiti per les ione del fascio di H,c;, n elle forme gravi, costituisce una parte della sindrome di Adams-Stoke~. D. BALE$Tll,\.
540
RIVISrrA DI NEVROPATOLOGIA E. AuoENlNO. -
I rUleHl oatanel e tendlnel negll epllettlol. -
(lUvi.Yta di
patologia nervosa e mentale, fase. IV, 1912).
Dopo aver esposto i risultati delle ricerche abbastanza numerose compiute dngli autori sugli stati doi riflessi nell'epilessia, l'A. riferisce le esper ienze fatte !)resso la clinica psichiatrica di Torino sopra 74epilettici, dei quali: a lcuni con manifesta prevaienza deìl'accesso da un lato, a ltri cosi detti essenziali, in cui l'accesso colpiva simultaneameute le due metà; alcuni con maggior v ivacità dei cutanei, altri dei tendi nei; alcuni con lunghi periodi intervallari ed altri infine con frequenti e rari accessi. Lo studio del comportamento dei riflessi nei periodi pre-e postaccessuali è stato finora praticato dagli autori saltuariamente e per un periodo di tempo relativamente breve (per lo più di poche ore): l 'A. invece h a voluto accompagnare gli ammalati passo passo, durante le loro peripezie e man mano che si allontanavano da esse, ricorrendo spesso a l metodo grafico per cogliere in tutti i particolari le minime modificazioni dei riflessi. Di questi ha preso in esame i principali dei tendinei e dei cutanei: fra i pr imi il rotuleo e l'achilleo e poi l'olecranico e il bicipitale; fra i secondi gli addominali, il cremastorico, il plantare e lo scrotale; ed ha seguito le cnutele Gd i metodi s ugge riti dai maestri, cercando di evitare le cause anche minime di errore. L'A. ha potuto cosi studiare le principali particolarità. dei riflessi negli epi· lettici, tanto nel periodo intervallare, quanto nel periodo preaccessua.11:1 e postacces• suale. Nel J>rimo periodo ha constatato che è frequente negli epilettici, così detti essenziali, l'antagonismo fra riflessi cutanei e tendinei e che è pure frequente l'as immetria sia dei tendinei, sia dei cutanei, ottenendosi, quando si tenga conto a nche delle asimmetrie di grndo leggero, percentuali (73 p. 100) inferiori a quelle di 'Ionnini, Seppilli, Donaggio e R edlicb. Non è rara altresl in questi epilettici u n'asimmetria crociata frn t;no o più cutanei ed uno o più tendinei ed alcuni di essi presentano, indipendentemente da a ccessi, oscillazioni dei riflessi cutanei e tendinei, ora spiccate e regola te da fenomeni di antagonismo e da asimmetria identici " quelli ncccssuali, ora poco nette e par ziali. Non è frequente invece la presenza del fenomeno di Babinski. Durante il periodo preaccessnale l'A. ha notato un aumento dei riflessi cutanei ed una diminuzione dei tendinei, conformemente a quanto aveva git\ osser v11to il Donag~io: alcune volte l'accentuazione dei cutanei va progressivamente aumentando fino a qualche ora prima dell'accesso per subire poi oscillazioni più o meno spiccate e brusche; in altri casi l'asimmetria preesistente si fa più spiccata. Durante ed immediatamente dopo l'accesso convulsivo l'A. ha. osservato l'assenza dei riflessi addominali e del pian tare in flessione; i tendinei spesso aumento.ti, talora indeboliti o non provocabili; solo quitlche rarissima volta ha visto accennati. i cremasterici, e lo stesso fatto s i è verificato anche a pochi mi nuti dnll'accesso. In queslo periodo i riflessi scrotali possono essere rarissimi, m entre il riflesso plantnre in flessione manca o è sostituito da un più o meno vivo ri-
lllVISTA DI KEVROPATOLOGIA
541
flesso di difesa: a ques to primo periodo s ussegue un altro in cui tende a ripristinarsi il preesistente regime dei ritlessi L'influenza dell'accesso si fa sentire con maggiore costanza ed accentuazione sui rifless i cutanei, in ispecie sugli addominali, che sui tendinei, ed è meno r11.ro dopo l'accesso motore il fenomeno del Babinski. L'A.. infine ha accertato che l'accesso motore a tipo jacksoniano determina di regola aumento dei riflessi tendine i e solo dimiuuzione dei cutanei, mentre l'assenza, la vertigine, generalmente, o non alter11no affatto, od alterano pochissimo lo ,itato dei riflessi. CASARINJ.
RlVISrr A DI MEDICINA LEGALE C. B1ol1D1. - Le.Ioni provocate nel oampo ctegll Infortuni sul lavoro. (L'attualità medica, giugno 1912). L'A. ha t enuto nel maggio scorso presso la sede de!l'associn..(ione sanitaria milanese un'interessante conferenza sulle autolesioni che si osservano tra gli operai protetti dall'associazione obùligatoria contro gli infortuni del lavoro. È una nuova forma di criminalità. contro la quale l'A. ba intrapresa una corag giosa campagna, fornendo gli elementi che svelano la frode sulla base dei fatti obbiettivi, che non si contestano e non si velano. Una delle autolesioni più frcq uenti è l'edema duro di Sécretan, meglio d efinito dal Beruacchi per una cellulo-dermite auto-contusiva. Un opera.io si presenta al medico con una les ione insignificante 11.I dorso di una mano e dichiara che un corpo pesante qu,i ls iasi l'ha urtato, o che egli cadendo ha percosso la mano s ul suolo, o sul muro, o su uno strumento da lavoro. Per lo più la lesione è una escoriazio1111 più o meno es tesa, t alora circondata da una suffus ione echimotica recent.e e da una tumefaz.i one pastosa dei tessuti. Dopo qualche giorno, <1uando l'escoriazione è guarita, il dorso della mano si fa edematoso e lungo un metacarpo o al disopra delle articolazioni metncarpo-falnngee si circoscrive un tumoretto di consistenza fibrosa che fa corpo colla cute e cellulare sottoc.1taneo, mentre si isola dai tendini, dai tessuti art,icolari e dalle ossa. L'operaio si produce queste lesioni con uno strumento pianeggiante qualsbsi, percuotendo ripetutamente e lievemente In parte, fìnchè vede apparire il gonfiore; poi sospende e ricomincia, prima a brevi intervalli, poi nuche con qualche giorno di distanza, finchè la durezza si localizza Oltre che al dorso della. mano ques te lesioni si osservan o sulla. faccia dorsule d el piede, all'estrt1mo inferiore del radio, a l gomito, alla tuberosità. anteriore dell11. tibia, ecc. · L'A. ha cercato di riprodurre sperimentalmente dette lesioni sulle scimie, adoperando per percuotere un mestolino levigato, ed è riuscito ad ottenere con tale m anovra un vero processo infiamma.torio, di cui attualmente sta studiando le particolar ità. istologiche, e del quale si hrmno quasi sempre i sintomi clinici evidenti sulla cute, mentre il reperto microscopico del liquido r nccolto a mezzo della puntura dimostra la presenza di un vet·o e proprio essudato.
RIVISTA. DI MEDICINA LEGAI.E
Se all'esame di un individuo ch e ci pre,enta ;il dorso della mano edematosa con escoria zion i più o m eno estese e disseminate e che allega di aver riport nto un t mu ma sulla pinte, noi trc>viamo delle ,·escicole epidermiche, delle escoriazioni super ficiali, con punteg giature ech imotiche e t roncatura dei peli, n oi possiamo essere sicuri che i fatti patologici non dipendono da un'un.ica coutus ione, ma sono invece l'effet to di manovre autocontusive. E~aminando l'individuo dopo 4 o 5 giorni, se In lesione è rea l mente l'effetto di un unico traumo, si osserverà se n on l!L scom parsa d ella tumefazione la modifica zione cromatica dell'emoglobina s ulla cute, men t re, se il s oggetto continua nella frode, s i vedranno alt1·e vescicclet t e ed escoriazion i. L'A. i llus tra successivamente altre autoc~ntus ioni fraudoleuti, che ba pure riprodotto sulle sci mie, caratt eri n a te da uu'escor i1tzioue più o m eno estesa, agl i o rli della qua le s i scorgon o variamente di rette n ei dive rs i punti, al t re escoria zioni sot t ili, linear i, p:, rallele, molto rn,vic inate t ra lo ro, che sono r i,.operte da una crosta giallastra e snnguigua. Ciò dimostra che su quella zon11 di cute agi, striscian do in var io senso, un corpo fornito di s cabrezze ~vUili, aguzze, moli.o num erosP, come lo smer iglio, e poic hè la larg hezza di quest a escori nzioue è in gen ere d i :3 o J ce11 timet r i o d i um, solo, qu,.r1ùo si trovano &ul d or so delle dita o delle regioni mctacarpee o met rttarsee, si p uò am rut!tler e che sia110 prodotte per lo più collo smeri g l io delle sratole cla ceri ni. L'A. concludo cou fill(,ndo che l'esper ien za d ei medici periti allì ler:, nuoYe a r mi pe r dt:bell r,re le frodi degl i a uto lesion isti, e s i a ugura che i magistrati i ta li,,ni, sosten uti dagl i acrertamenti tecnici dell:i. scienza, v orrnnno colpi1·e ineso1·abilrnen te co loro che su d i u11 a legge benefica v orrebbe ro innes tare uu a nuova ior ma di ddin qucn za. E l'augu r io non è s ta t o vano, poi chi: in un rncentissimo p rocesso i l t r ibunale di Livorno, accogl ien do In t esi p er itale del l:liondi, ha g ià condan• nato un11 trent iua d i q uesti n ut olesionisti a pen e sevc rE'. C A SAl!l:-i l.
A. F ,111nn1z10. -
D iabete trnumat!oo. - ( Il '.l'ommasi, m aggio H>l:?).
L 'a rgomen to ò ancora ni n o,.:tri gio rni controverso, po ichè me ntr e vi è chi crede c he in seg u ito 11.d 1111 trau ma s i può a,·ere un d ia bete m elli to puro e semplice, a ltri fanno delle r isen·e e r iten gc>n o che n on è pos~iLile la ev eu icuzn d i qul?st.a eatità. morlJosn seuza. a lcu11e peculiari cond izioni d ell'ind ivid uo col pito. L'.\ . si dom,.uda. nnzi t utto qun.li sono le cause che possono produrre u n numcnto della qun n t.it iL di g lucosio del sa11gne. \Ju o dei p1·i11cipnli fa ttori ddl"au· men t o d olio zucchorv nel sa ngue è, fuori di d nLbio, l'nliment11z1one, specin lm;,n te s e ,.1.,1,ondauto e ricc::t d i idrat i di carbon io, di sc.srnnze am idaceo, d i a lcool; e n on solo ù,,llo so1·g on ti na t urali, cl,e sono g li idrnli di ca r bonio degl i al1 m~n t i, ma unche da altre sost n.nze come lo pr oteine e i grns,;i ,;i può nve re eccessi vR. pro· duzioue di zuc.:hcro. Uu'a ltra. caus •L è il dcfi cieute consumo di questo do,·uto a d iminuzione ùi glicolisi: dilllinueuùo i l ferm en to distruttore d1i l i;luco.sio, que -to si nccumuln in maggior quantità. nel sangue, producendo così la. g licosuria per ma ncata funzione d<:I pancreas. L 'A. pn~sn qui n di L1en·me1,fc a conside rnre i m ec('nois m i patogenetici delle glico~ur ie cl1e s i prtst:ntnuo solo tcm poranonmcn te per t ransitorie al tera zioni dd l'organ ismo. LI\ glico:;uria t eu11101 anea ::-i o tt iene dopo a ve r lt-so que i n t>r v i, i qu::tli sono io qualche modo connessi col pie-so epntico, come a,· vie oo n ello lt:-
RIVISTA DI llElDICINA LEGALE
543
s ioni del vago, degli splancnici, degli sciatici, ec.J., ed è stata osservata nell'uomo dopo traumi del sistema nervoso, dopo operazioni chirurgiche, ecc. Il diabete invece è caratterizzato da uno. glicosuria non dipendente da eccessiva alimen tazione idrocarhonata. Questa glicosuria è permanente, e fra le cause predisponenti s i notano in primo l\logo l'ereditArietà, poi l\lcune malattie nervose ed in i~pede l'alienazione mentale, l'epilessia, la paralisi agi tante, che agirebbero dist urbando le funzioni nutritive. Fra le ClLUse accidentali si cit1mo i traumi, specialrnento quelli che si verificano sul capo; ma la percentuale non è molto elevata. Il Griesingcr riporta una s ta t istica di 20 casi di diabete traumatico su 225 da lui osservati; il De Dominici~ su llflO diabetici ba cons t a tato che solo il 10,42 % nvevauo sofferto traumi in tempo più o meuo remoto ditlla manifestazione del diabete, mentre nell'89,58 % nessun trnurna era ricor dato dagl i infermi e soltanto in 8 cas i non potè accerta re alcuna predisposi?.ioue alla malattin. A questi risultai.i è da aggiungere l'esistenza del diabete psichico ammPsso dal Cnntani, dal Vanni ed altri, per cui l'A. si chiede se i pochi casi d i diabete traumatico riportati non potrebbero r ientrare nel novet'o del trauma psichico. Senza du bhio i forti dispiaceri, i pn.temi d'an imo, le v iolenti emozioni, le preoccupazioni deprimenti possono disturbare talmeuto la n u trizione da produrr e la glicosm·ia, la quale, nata cou carattere trnnsitorio, si può rendere continua per l'influenza degli organi chilopoietici. L'A. ha potuto ,:011stntftre nei t raumatizzati del disastro calabro.siculo che ordinariamente in seguito a trauma !<i verHica in un'epoca più o meno Jont,rna una glicos uria, In quale con le opportune cure cede in un periodo di tempo piuttosto breve : tuttavia, per qnanto r:i,·i, non può neg:,re i cnsi di diabete per trauma JJSichico, e r icorda in proposito l'os~ervazione di un gio'dne, perfettamente sano, sen7.a alcu na predisposizio11<! al d iabete o ad altre malattie del r icambio, il qu11,le dive11no diabetko in seguito alla not izia i11:1.!<pettata della morte del padre. Nè nella sintomatologia del diabete eh,~ nhbia fotto segu ito nel n n t raumnti.~mo n o i troviamo alcun dato cho poss11, farci propendere per un di:,betP. traumatico senza alcuna predisposizioue ei·eùita ri (~ o imliviùuale; e se pure, per aY valorare la diagnosi, si voJes~e a ccordare magi:;iore import11nzR ai pochi sintomi ne rvosi c he a lcuni hanno cons tatato e vedere in es;;i un rnrattero speciale d11l dio.bete traumatico, non bisogn(~ dimenticare che questi sinto,ui u C' n·osi non sono Rffolto costanti e possono dipenrlere dul temperamento e ,Jnl modo spedale tli 1·eagire dt>ll'imlividuo, più che dalla malattia che l'infermo prPsenta. 'l',\Uto meno poi si -µuò annettere import an7.a all'assenza d i polifagia, o alla maw:i1n7.a di eru,:ioni cutaneo, o all'assenza di acetone o di a cido etildiacetico 1H:l le uri11c, pot\•ndo que,ti sintomi iod iffereutemen te e$i~tere o ma ncare in un diabete comu 11e, 11nche di origioe pancreatica o epatica. E neppure alcu n ri,;u I tato p,i-;iti vo l1:111J10 dato gli studi tendenti a s t abilire il tempo c ito in t ercede fra il trauma e l'e,plosioue cld diabet i>. L'A. conclude ammettendo che il trauma rappresenti una sewplice cau:<a occasionale di quell'enti tà morbosa. che in uuo sta,Lo di latei1;1,a esiste nell'organismo d i a lcun i individt1i, nè devesi dimenticare, circa l'azione trnn111atic·fL, che col passare del t('mpo i disturbi bruschi e repentini da cs~a iudotti te11<iono piuttosto a regredire che a progredire. I traumi quindi, specialmente quelli del capo, po.- ,:ono p1·odurre una g licosur ie. piii o meno durevole, rna per il vero e proprio diabete le ca.n<,e disponenti e provocatrici d ebbono es;;ere rintracciate soltanto nella pre:lispo;;i zione individuale, spes'!o e;;isteute in tutta la famiglia. CASAIH:Sf,
RIVISTA DI :U:S:OIOINA LEGALE
La tuberoolo•l polmonare oon•lderat& come malattia pro. feHlonale nell'armata ltaltana. - (La tubncolosi, 1912).
L. Sr,:irrr.-11.
Con questa interessante comunicazione presentata a.1 congresso internazioniile contro la tubercolosi, tenutosi ultimamente in Rom11, l'A, richiama l'attenzione degli stud iosi s ul grnve quesito. Osserva anzitutto cbe applicando rigorosamente le nostre leggi e reg olamenti sullo pensioni, ben di rado e forse ei;;cl usivnmeate per i l personale sanit ario (medico ed infermieri) si potrebbe considera re la tubercolosi come malattia contratta per ve ra e propria causa di serdzio, perchè solo nell'assistenza di un ammalato di tisi, i n un'operazione chirur g ica, in 11n'autopsin di u n tu bercoloso s i possono trovar11 le condi· zioni che s i esigono dagli a rt. 40 e 42 del regolamento per far considerare la malattia come strettamente profe.~siooale. L'A. ritiene però che molto pii1 numerosi possono essere i casi, quantunque non sia facile la determinazio11e del modo ne i quali 11. beneficio dei militari di marina riconos•:iuti a/Tetti da m:ilattia tube rcolare dovrebbe essere applicato il beneficio della pensione p rivilegiata. Da ricer ~he eseguite personalmente circa la frequenza della tubercolosi nell'armatn, a seconda delle diverse destinazioni di servizio egli l1n potuto rilevare C'he alcuni individui, non facenti parte del personale infermiere, ma l\ddetti ad o~pedn.li di marina come scri t tural i, fuochisti, lliantoni n.gl i 11ffici, ccc. sono stati ri conosciut i nffetti da tuber~ol,:,si e come tali eliminl\ti dal 1<ervizio con riforma se mplice, mentre la lunga permanenza nell'ambiente ospitaliero aYrebbe dovuto fa r ritenere la malattia contrn t ta per causa di servizio. Se da un l ato l'individuo ri conosciuto abile al servizio militare maritt imo nou può chi;;.mare in cau5a la respon,abilità dello Stato, se per circos tanze non ben precisabili dopo ~.lcu ni mes i ed anche dopo un anno gli si manifestano i segni di 11na lesione t11hercolare, trattandosi di un focol aio latente sviluppatosi indipenden tem1mte dalla vita di mare, d'altrn pa.rte esist ono casi in cui i mai-inai, anche dopo pochi me~i dall'arruo lamento, per uno di quegli accidenti della vita. militari, c he secondo J(el~ch diventano vere e proprie cause determinanti di mala ttie. sono riconosciuti colpiti da infezione tubercolare: il più di frequente t rattas i di una pe rfr igerazione repen tina. nel personale di macchinn e negli elettricisti, o di una fatica esngernta /imbarco di carbone, di munizioni, ecc.) o di una esposizione prolungata alla pioggia od all'acqua di mare, e in ques ti casi la responsabilità. dello Stato è innegabile, percbè la malattia tubercolare si è sviluppata. in seguito a d un accidente di penden te da vera e propri a. causa di servizio. Cita al riguardo il cl\So di un palomba ro, il quale nell'infanzii\ fu affetto da lifia lesione ossea a.I bacino di natura specifica e che dopo due anni di ser vizio milita.re fu ricoverato all'ospcdnle d i Spezia, do\·e venne riconosciuto affetto da tubercolosi polmonnre. li collegio medico, in vista del lungo periodo d i tempo trascorso dn Ila prima infezioni', ritenne la mnlattiA. d ipendente dal servizio, poichl, per la s pecialitit del medesimo l'apparecchio polmonare del paloml,aro era stato sottoposto ad un sopra lavoro con interm ittenti mod ificazion i del ci,·colo e del rÌCl\tnbio res piratorio, in· d uccnti un locus m inoris resiste11tiae e qu indi un più fa cile attecchimento del g er me. L'A. hn potuto accertare come s u alcune navi di squadra, in quas i tutte le navi-scuola, in tutte le caserme della nostra nrmata si v01·ifìcano casi di t ubercolosi, e se per alcuni di essi può essere chiamato in causa il contagio, pe raltri lo strapazzo fisico, le vicende meteoriche, la g rande diversità del clima possono ritenersi corno causa determ inante dell'infezione.
R1V1STA D1 )!EDICI::SA LEGALE
54.5
Accenna. qnindi alla grave responsabilità che incombe allo Stato per il fatto che i tubercolosi riformati dal servizio militare vengono rinviati s enz'altro alle loro case. dove trovando condizioni igieniche e di assistenza infinitamente peggiori, rischiano di diventare altrettanti focolai di disseminazione del morbo: da ciò l'opportunità. di creare un ambiente adatto, un sana torio militare, nel quale vengano accolti solo gli individui che possono dare fon data speranza. cbe entro un breve periodo di t empo (non oltre sei 111esi) possano ottenere uuR. guarigione capace di restituirli al serv izio, senza dnnno por sè e per g li altri: per g li ammalati invece che non danno tale affidamento occorre pronunziare sollecitamente la. riforma, con l'assegno di pensione per coloro ne i quali si riconosce tale diritto, ma con tutte le garanzie possibili percbè siano ri coverali in sezioni speciali d'ospedale o,nella. pit\ fortunata ipotesi, in un Sllnatorio civile. L'A. conclude im,is tendo nella necessità di raccog liere tutti i aati possibili relativamente ai precedenti personali e fami l iari di un militare tubercolotico, studiando attentamente le sue condizioni di vi ta in rapporto a l genere di sen·izio, a possibili rapporti con altri tubercolosi militari o civili per giudicare se l'infezione deve essere ascritta ad una ca usa che sta nel novero de i fat ti comuni estranei al servizio, o non piuttosto ripe ta diret tamente od occasionalmente dal servizio stesso la sua cagione: e quando ciò si faccia, ben più n umerosi saranno i cas i da ascr iversi a. questo secondo gruppo. L'A. è di parere infine che si debba. la1·gheggia.re nella. conces<,ione delle pens ioni privilegiate ai militari r iform a ti per tuberco losi, non per preconcetto umanitario, m a perchè è convinto che piu cli fre. quente di quanto non si creda la. ,•ita. militare di per s è è responsabile direttamente o indiretta.mente per fatiche, condizioni di clima e di ambiente navale dell'infezione tubercolare. CA SA111xr.
--------"" A. Mom. - Della malaria oonalderata oome Infortunio aul lavoro. (Il Cesalpino, giugno 1912). L'A., dopo a ver riferito le varie cons iderazioni per cui il Borri ritiene s i debba considerartl come infortunio da causa violenta in occasione di lavoro il paludismo contratto da operai, che per incombenze del loro mestiere sono obbligati a risiedere in località malariche, osserva che mentre l'infezione malarica. è stata molto illustrata specialmente dal lato dell'etiologia, della. cura e della profilassi, poco invece è stata studiata in relazione agli infortuni sul lavoro. Soltanto il Mereu, studiando sotto la. guida del Biondi il determi nismo degli infortuni del lavoro negli operai delle miniere sarde, intravide e riuscì a stnbìlire un nesso di causalità tra malaria ed infortunio sul lavoro. Premesso alcuni ricordi di P atologia, l'A. si intrattiene sulle cause predispo· n enti ed occasionali dell'infezione malarica ed in particolare modo s ulle ca use reumatizzanti, sulle emozioni e sui trau mi, poichè questi tre momenti etio logici posseno rivestire per sè stessi i caratteri propri dell'inforf.unio, quando appunto colpiscano l'operaio sul lavoro e per causa. di lavoro e ne diminu isca.no la sua capacità, sia temporaneamente, sia in modo permanente. Nessun dubbio che le cause reumatizzanti possano fare esplodere l'accesso febbrile quando l'emosporidio sia annidato nel sangue : nei militari si osserva spesso l'insorgere della. febbre, talvolta sotto forma di perniciosa., dopo una lunga ma.rcia, quando all'affaticamen to del corpo si aggiunge uno squilibrio d i ten,peratura. Anche le emczioni, 35 - Giornale di melfcina milita ,·c. - Fase. VII.
516
RlVJS'rA DI Al f.OICISA LEGALE
i pntem i d'nnimo sono da tntti gli autori accettati senza dh,cuss ione come fattori cocflicienti dell'acces!.O febbrile malarico. P er i traumi poi, come è stato df. moi::trnto s-pcrimentalmcnte e cli nicamente un rapporto fra traumatismo e tubercolosi, l'à. riporta le n ,centissime ricercho do! Mnrogna, Caccio i, Dialti e Pozzilli, 0 Pr:cmpolini comprovan ti il rapporto d i di pend\'nza d iretta dell'infortunio coll'infezione malarici\ Riassu me quindi succe5~ivamente 25 storie cliniche di infermi curati negli M pednli civili di Campiglia ~[. e di Piombino, le qnali dimostrano in modo evidente come in seguito ad un trnuma, ai uu'emo:>.ione, ad una causa perfrigeratJte s i possa nvere l'ei::plosionc dell11 malaria latente, sia in modo primitivo, sia come recidi'l"n. d i una forma giil riten uta d ebellimte e come a questa infezione debba necessnrinmente riconoscersi la qualific:a d'infortunio, quando il trauma, l"emozione, l'azione trnumatica abbiano colpito in un moùo improvviso e violento l 'opera io sul ll<voro e per caus a di lavoro. i'iè a queste conclu~ioni può muover$i l'obbiezione ('he il tmuma o l'elemento reumatico abbiano Rgito solo come cause occnsionali, ma c he l'infezione malarica c~isteva già latente allo s tato potenzinle nell'individ uo, dappoichè la legge contro g li infortuni non tie ne conto dello stato nnteriore del sinistrato. Qualo i: il rnlore medico·legale che deve dars i all'infezione mnlnrica conside· mta come infortunio del lavoro, agli e ffet t i d el ri~11rcimento economico del danno? L'A. ritiene che non possa dusi un c riterio unico direttivo, poiche li\ malaria vnria grnndemente per la sun gravitfl e per le alterazioni secondarie rhe può indu rre nell'organismo. Co,I, mentre sovente, vinte le manifeslazioni cliniche d ell'i nfezione, l'infe rmo ben presto si rimette e nessuna traccin apprezz11bile può es,-ere messa in evidenza, può succedere non di rado che la mala1·ia la<icia l'im. pronta di n.lternzioui uotovoli, talvolta d i una profonùa cachessia, accompngnata da t umore s plenico, da altorazioui del fegato, dei reni e di altri visceri. Quindi il modico dovrà, caso per c11so, ..,tabilirne il va lore meùico-lega l~, Ticordand o che non sempre l'infezione mnlaricn s i estrinsecn colln forma clinica dell'accesso febb ri le, ma che questo può essere costituito da emicranie, uevralgi", distur bi gastro-enteri<'i, vis ivi, della motilit1\, da dermatiti, da ematuria. e dagli nitri equiv11lenti termici c he costituiscono le forme larvate d ella mal11ria.. Non dovrà inoltre d imenticare che come s uccessioni dell'iufezione palustre si possono avere c irrosi epatiche, polin evriti, emiplegie oJ afac,ia, st11ti psicopatici, ecc., ed è logico cl1e détti posLu mi morbosi. q uando ne sia dimostrata la nntura malarica e 13. loro str~tta relazione d i di pendenza. da un infortunio soffe rto, debbano essere val utati economicamcnto alln stregua delle disposizioni Jegislati1"8 degli infortuni del lavoro CASARlNI.
RIVISTA DI TECNICA E SERVllIO MEDICO MILITARE I trasporU militari In relazione alle esigenze 4egll eseroltl mo4erll1 e4 at progres1i della meocanioa. Servi.sto •anitulo. - ( Rfoisl<1
A. L t;mA. -
di artigliel'ia e omio, voi. II, 1!Jl2).
Di questo interes~ante lavoro del capitano del genio Luria c rediamo utile da re un cenno per quanto riguarda il servizio sanitario. L'A. rileva anzitutto l 'impor-
RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO MEDI CO MILITAR E
547
tnnza del sollecit;:i trasport o doi malati e feriti dn.l campo di battaglia ai luoghi di cura, che deve considerarsi, anch e sotto l'aspetto morale, uno dei principali servizi che contribuiscono alla vittoria. ?Ifa se non pochi son0 i vantagg i che possono derivare dal regolare funzionamento d ello ~gomhero dei feriti, sono d'altra part e enormi le difficoltà. che esso presenta, sia per le rndicali modificazioni introdotte nel rnoJo di combattere, sia per l'adozione delle nuove arm i a caricamento m pido. In fatti è dn prevedersi un forte au mento della mortalitt\ ed un numero ingente d i feriti da soccorrere e sgomberare, per poco s i coo~ideri che sui fu turi campi d i battaglia v erranno ad affrontarsi masse enor m i di belligeranti muniti d i fucili a ripetizione, di artiglieria con lunga. gittata e grande precisione di tiro, di proiettili dotati di grnnde velocità e straordinaria forzll. d i penetrazione . Co,-il di fronte ai 17000 feriti di Solforino e S. Martino ed ai 20000 d i Gravellotte stanno le impressionanti cifre della battaglia di Mukden con 4!3000 Russi e 28000 Giappones i. Di più il Baumann calcolo. che nelle guerre future il numero dei feriti sar /1 circa il quadruplo di quello accertato nella guerra 1870-71 e che la media t otr1.le delle perdite fra morti e feriti r aggiungerà il 20 p. 100 delJ'esercito coiubattentP. Ag giungendo ora al numero dei f.iriti i l contingen te enorme di malati, che du rante una campagna s i han no por i comuni e più frr:quenti casi di malattia, si v edrà qvanto !'ia. notevole l 'ingombro di questii parte inattiva dell'esercito verso la parte attiva e come si imponga il sollecito sgombero dei malati e feri ti dal cam po di battaglie., per rendere anch e pii1 liberi i movimenti dei reparti operanti. E l'A. adduce a sost egno di ciò l e a lte questioni di tJman it!\ e di ordine sociale, lo. possibilità per gli stabilime nt i sanitari, specie di prima l inea, di ricevere nuovi malati e feriti dalla l inea dei combattenti, la n ecessiti\ di ovviare a l fomite d'i nfez ione dato dal loro ai;glomeramento e di rendere le varie formar.ioni sanitarie, po.rticolarmente quelle più in vicinanza dello. linea del fuoco, atte a seguire la mag~ior parte degli spos tamenti dei rispettiv i reparti. Accenna agli sgomberi per vio. ferroviaria, tram viaria ed acquea, i quali ser vono però unicament e a lla evacuazione degli stabilimenti di prima e di seconda li nea ed all'allontanamento d~i malati e feriti della zona d'operazione, a l quale scopo concorrono altresl i tre ni ospedali e le ambulanze marittime e fluviali delle associazioni di soccorso· Il Mundez calcola , in ba.se a dati ufficiali, che il movimento totale dei malati e feriti t ede~ch i sulle ferrovie , durnn te l a guerra del 1870, superò la notevol issimo. cifra di 400,000. 1\fa la. più grande dimcoltà, secondo l'A .. sta nello sgombero de i feriti dal luogo di combattimento agli stabilimenti sa11ita ri di prima linea ed alle star.ioni ferroviarie o d'imbarco, dovendos i tra<iportare in hre,e t empo migliaia di individui attraverso ad una zona, in cui è intenso i l movimento di truppa e di carri di ogni sort a. Nessun mezzo è più indicato degli omnibus-nu tomob ili, che hanno un movimento più dolce dei carri, pur possedendo velocità tripla , trasportano un maggior numero di individui e possono far serv izio cont inuativo anche per un'intna giorn a ta. Parecchie nazioni banno già adottato vettul'e d'ambulanza r e i servizi san i lati con adatti '!ongegn i per attuti re gli urti e lo scosse : l'eser cito francese ne possiede alcune semplici, a lt re pr ovviste di proiettori per la ricerca dei feriti durante la notte, altre infine provvisto d i speciali equipaggi di cani per il trai no di vetturette destinate al tra<iporto dei feriti da lla linea imme-lio.ta del fuoco. L'A. enumera le varie proposte avanzate dalla commissione d'inchiesta per migliora re il nostro servizio s anitario in campagne., f'rn cui la dotazione di numerose vet-
548
RIVISTA !Il TECNICA E SERVIZIO )IEDICO ~IILITAliE
ture-antomobili leggere pel tra<;por to di medici, infermieri, porta-feriti e materiale sanitario più urgente, nonchè la provvista per le sezioni di sanità di omnibus nutomobili in aggiunta ai cani per ferit i : proposte che orn sono in via di attuazione per cura dell'amministrazione militare, che sta rinnovando radicalmente i l materiale sanitario secondo le moderne esigenze della scienza o delle industrie. L'A. infine, descrive, il! u<;trnndoue i pregi, la vettura- bivacco presentata da O.strowski alle autori til mil itari te,Jesche e destinate alle truppe in campagna: du rante la marcia es8a è unn. setnplice vettura molto leggera, che due cavalli od una. vetturetta automobile traina no con molta facilità, mR. all'accampame11to, a mezzo di uu ingegnoso congegno, e~sa s i spiega, ed allungandosi fino a 2o m. viene a costituire una picco.la caser ma, con ca merette per la truppa, camero. da ufficiale e cucina di cnmpagna, che può beni~simo es,;ere utilizzata corno ospedalctto ruolJile di prima linea. CASARI1' 1.
Norme per lo agombe ro del feriti dal campo di battaglia. ( L e Cad1icée, n. 15, l 902)
Bu1GEY. -
L'A. comincia dal riJ1ortare l'opiuione del Troussnint, il quale am mette che, qualu11que sia In. situazione i11 cui i l se1·vizio san itar io è chiamato ad esplicare l'opera sun, i l compito l)iù urg-r>nte appena cessato il combattimento è quello di raccogliere e trn.spor tare rapidamente tutti i feriti clie s i trovano in condizione d i essere a vviati negli stabilimenti di rLScrvn, e di socconere s ul posto quc:lli che non possono essere r imossi. Secondo lo stesso Troussaint, su 100 colpiti si possouo calcolnre : 15 morti ; 6 feri t i leggerissimi; 40 ferit i cliii possono marciare; 20 feriti che possono essere trasportati seduti; 20 feriti che devono trasportMs i corirnti. L'A. richiamn l'attenzione sui feriti da t ta~posta rsi sulle retrovie seduti e coricati e che amruontauo a l 40 p. 100 de i colpiti, e si doma nda se questi ultim i debbono essere tmspo rtnti imrnediat nmente dopo l'azione, oppure si debba differire il loro sgomhcro, quando sarà suben trata un po' più di calma. Egli r itiene che il servizio san\ di molto semplificato e A.ccelerato, se si provvederò. anzi tutto al trn,;porto dei feriti seduti : infatti mentre occorrono una ventina di minuti perchè due portaferi ti possnno caricare una sola a mbulanza capace di -! barelle, s i può in,·ece ridnrre ul minimo il tempo necessario per carica,re sulla stessa vet· tu ra otto feriti seduti. Inoltre lo sgombe ro esclusivo di q uesti feriti nelle prime ore che seguono il combattimento ha j( ,anta~gio di dare al convoglio una certa. omogeneità e di permettere di adottnre un 'aodaturn. uniforme; al cont rario un convoglio m isto di feri ti o:eduti e coricati dovrà necessariamente tenere l'andatura più lenta delle ambulanze trasporlnn ti h:tr•ille. Ed a nche pe1· il decorso delle lesioni ò opportuno che il tras porto dei feriti ,:orienti non debba essere fotto nffretlata1111mte, poichè uno sgomburo con mezzi improYvisati e poco confacen ti può indunc un aggravamento delle lesioni, D'altra p1ute, colla formazione delle nuove unità snnitarie, suscettibili di essere immobilizznte, e capaci di fornire ai feri ti un 1·icovero permanente s ul posto, si ridurrà a ncora il nume ro dei conyogli di sgombero. Oggi giorno le ambulanze cercano quanto è più possibile di avvicinarsi all:a linea del fuoco, e, come è accaduto a ll!L
RIVISTA DI TEC:SJOA E SER\'IZIO J\!IWICO MILITARE
64!)
battaglia di J\foukden presso l'ott1\\·a divisione giapponese, non tli n,do sostituiscono gli stessi posti di medicazione. li rapido sgombero dei feriti c·oricllti non de ve costituire un dogma : anzi traltantlo questi feriti per qualche ora alla sti-egua degli intrasportabili, si rechenì. loro il vantaggio cli meglio re"i:;te rc ali' inUuc11za. depressiva dello shok traumatico e si !ascien\ il tempo ncce,:sario agli utiicinli medici per applicare fasciature ed apparecc hi. ed ai port11,feriti per ,dlcstire convenientemente le ambulan?.e. Secondo l',\.. l'ideale sarebbe che lo sgombcl'O dei feriti coricati non si inizias~e se non qnamlo è possiliile far a,·anzare sul ca111po cli hattnglia i treni sauital'ii attrezzati. L'orga11izzazioue dei primi <'on,·ogli cli sgombero, ,lurantc la battaglia o subito dopo la ces,;azio11e del le ostilità, risentirà sempre della confusione gene, raie e sarà affrettata, inti-rnpes lin~ ed imperfetta; detti convogli dovmnno quiudi essere destinati ai feriti che possano essere trasportnti seduti. potendo questi per le loro comlizìoni risentire meno gli effetti dannosi di simili tra!-:porti. Por contro dovranno es~ere trattenuti nelle formazioni sanit1trie immobilizzate quei feriti cho non possono essere trasportat i se non in barelln, e questi si sgombreranno qunndo snr:\ sopraggiunta la calma che succede all'agitazione della misch ia. C A S,\HIN /.
E. CucINOTTA. -
Medlol ed ammalati ln Clrenaioa. - ( Rit'i:;ta coloniale, giu-
gno 1012). L'A.. addetto alla sezione di sanità da montagna in Bengasi, espone, come saggio di una sua monografia sulla patologia libica, alcune impressioni sull'importanza che hanno i problemi sanitari di fronte alla uostra penetrazione uei nuovi pos~edirnenti africani. Anzitutto egli combatte il prrg inclizio che l'arabo non ami le cure dei medici strnnieri, che essendovi costretto non le sopporti ed, invitato, le rifiuti. È bcnsi vero che l'arabo nelle attuali circostanze ha contro i medici militari una natura le diffidenza, ma la ra gione dobbiamo cercarln nella sua strl\na mentalità, nella sua concezioue fatalista della vita. Tutto ciò che accade deve accadere; la m orte è ineluttabile e nou avviene se non quando deve avvenire. Cosi egli sopporta i propri mali con uno strano stoicismo e muore con u:ia cieca rassegnazione. L'A. ha riscontrato una gran•-lc analgesin: nelle incisioni, nelle varie operazioni l'arabo sta quasi immoto, indifferente. Egli ha osservato un indigeno colpito in cavità da un colpo ili baionetta alla regione inguinale, con fuoruscita lombare, 1·irnanere impassibile, indole nte, senza rivelare nuJJa al medico e marciare per circa S chilometri, penando fino all'indomani senza lamenti. L'arabo ammalato non lotta gran che contro la sua mala ttia; tutt'al più si piegherà a prendere un infuso d'orzo, di datteri o nei cas i piu grnvi ricorrerà alle curo di i1n ciarlatano che gli prescriverà un infuso di mdici, o delle pol,eri di t]mpsia, o g li applicherà qualche ventosa, o infine gli farà inghiottire dei pezzetti di carta sui quali sono stati scritti dei versetti del Corano. Se poi si tratta di J>iaghe o di ulceri, le coprirà con inchiostro, con cretl\ od a ltre misture. P iù che ricorrere alla medicina gli arabi lasciano agire la natura e non distinguono ch11 due cause di morte : le ferite e la malattia. Generalmente gli indigeni non prestano fede che a rimedi di pronto effetto e credono che una sola medicazione sia sufficiente a guarire i loro mali, cosicché non si presentano agli ambu-
550
RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE
latori che molto saltuariamente. .Aggiungasi n. ciò l'a!'lsoluta ignoranza di norme igieniche, l'abituale sporcizia, la consuetudine di dormire all'aperto nell'estate e nell'autunno, sopratutto in occasione di feste rel igiose e s i Yedrà quanto l'arabo contribuisca quasi incon,;ciamente allo sviluppo delle malattie. In Cirenaica banno grande 1•redominio tra gli indigeni le malattie oculari: sono inoltre diffuse le mnlattie delln. pelle, la tube1·colosi, per lo piu glandulare e la sifilicle, uè mancano alcune delle caratteristiche mnlattie tropicali. Nei bambini lR mortaliti1 è ele vata, in causa della frequenza della diarrea infantile e so· pro.tutto della mancanza di cure, e notevole è il numero delle morti nelle donne pa r torienti per infezione puerperale. Kei beduini sono diffusissime la sifilide costituzionale, le congestioni polmonari e le febbri intermittenti. !\la se l'arabo per la sua sporcizia e per i suoi pregiudizi è predisposto ad Rlcune mnlnttio, specialmente alle epidemiche, d'altra parte per la sna frugalità, per l'astinenza dalle bevande alcooliche, per la continua vita all'aperto resiste 11. tutte le fatiche ed nuche alla fnme: basta un pugno d'orzo per alimentarlo e nutrirlo, e quando manca ancl1e questo è facile osservare una specie di scho]et.ro ambulante in cui non esiste nessuna tara patologica individuale, trannb la fame cronica. Oltre a ciò le mnlnttie g r:wi el imin,1no nell'età infantile gli esseri deboli e malaticci, per cui si opera una VE'rn. sele,.iono e g li individui che rimn.ngono offrono una grande resistenza alla morbositi1. L'arabo ha una fiducia speciale nel medico che parla la propria lingua e che s,inza. mezzo d'interprete può parla1·gli diritto alla mento ed al cuore. Secondo l'A., l'interprete non può giovare grnn che fra medici italiani ed arabi ammalati: l'indigeno non vede di buon occhio una terza persona tra sè e il medico, odia di svelare i suoi mali in presenza di un uomo, che snve solo di portavoce e che non h:1. qualità alcuna per vederli e curarli. LR prima persona cui s'affiata l'arabo è il taiJi/J (medico): non è qui il luogo di citare nomi e di ricordare fatti per dimostrare quanta larga simpatia abbiano acquistato presso gli indigeni nelle Yarie r.olonio i medici militari e come per essi si sia estesa anche ai nuovi dominatori. È ormai noto che la pacificazione dell'Algeria fu dovuta all'opem assidua dei medici militari, e cosi la pacinca penetrazione nel .1farocco. Tutti i colonialisti sono d'accordo nel ritenere che il medico, mercè le ~ue cure, richiama a sè tutti gli indigeni della regione; anzi nelle colonie tedesche il govern0 suole spesso atlidare ai medici la direzione amministrativa della regione stes~a. L'opera quindi dei medici militari è importantissi·ma per la diffusione della nostra civiltà in L ibia, e gii\ comincia a dare mirabili frutti per la pacifi ca pe· net.razione presso gli indigen i, i quali, ~e non ci sono amici, cer to non ci odiano e cominciano ad in,ocare la nos tra a;asi~teo11a. anche per le loro famiglie. L'A. concludo atfonnando che uno studio ass iduo costante di tutte le malattie dominanti nella Libia. potrà recal'e moltu luco e sciogliere più di un'intricata questione di comune patologia o di mediciun tropicale. Saper profittare di questa benefica azione e sfruttarla con arcorgimeuto è un mezzo, oltre che di g iov:ire alla scienza ed all' unianitt\, di acquistal'e uu grande ascendente sugli arabi. Ed è certo che esercitando una felice influenza nelle condizioni snnitarie degli indigeni, l'eserciteremo anche sulla l oro civilti\. CASARINI.
551
RIVISTA D'IGIENE ~1ILITARE F . 'fESTr. - La vaoolnazione neffeseroito. giene, 1912).
( àtti della Società toscana d'i-
L'.A., richiaman:lo un recente lavoro del Livi sull'argomento, le di cu i conclusioni hanno avuto In sanzione della. ulteriore esperienza, s i propone di dimostrare con questa sua interessante comuniéazione come la pratica della vaecinazione a n tivaiolosa, ad outa dei suoi auto1evol i contradditori, abbia la sua r11gione d'essere nella profilassi di una delle più pericolose e dannose n11tlnttie infettive. Egli comincia clall'esamiuare l'andamento del vaiolo nell'esercito itnliano : dal lavoro del L ivi risulta cho dal 1867 fino al 1878 s i notarono complessivamenteper vaiolo, vaioloide e v a ricella una morbosità e una mor taliti, abbastanza r i lcva nle, specie nel 1871, a ll'epoca della grave epidcmiu che infestò l'Eu ropa dopo la guerra franco-prussiana, mn con tc:nclonza già notevole a lht di minmdone a datare dal 1874. Da un periodo che va dal 18fl7 al 1889 nel un altro c he va dal 1890 111 1005 ei ba u na d iminuzione notevole nella morbosi t il dl'l vaiolo e da una mortalità abbastanza impressionante n e i pri111i anni si è giunti prog ressivamente nd una mortalità pressoche nulla. Per quanto n questi ri~ultati abbiano con tribui to in buona parte l e pratiche d i disinfezione e d i isolamento m .,glio curat e e le migliorate coud izioui sanitarie ciel regno, tuttavia non deve attribuirsi " questi fattori il meri to esclusivo, quando si cons ideri c l,e n el 1002 e 1903 v i furono epidemie nbbnstanza note\·oli e di ffuse di vaiolo, m e11tre l'esercito non diede che pochi cn:,:i, pur trovandosi a lot· tare con uno degli elementi più pericolosi di diffu~ione. quale l'agglomeramento nelle caserme, ed una simile dim inuzione n on si ve rifi cò per il morbi llo e per la scarlattina che pure lianno tanta 1dTinità col vaiolo. D'altra pa r te dall'esame <lei cinti statistici risullA. anzitutto un coi:;tante abbassamento df\l numero dei vaiolnti, il qunJe si è mnntenuto fra un minimo del 0,6 p . 100 ed un massimo d ell'l.4 p. 100 e va di pari passo con quello dei non vaccinati, nè va iol ati di.~ceso dell"l,3 p. 100 a l 0,7 p. 100 : il che dimostra che n egli anni in cui la vacci nazione era meno diffusa era più diffu~o il vaiolo fl cl111 negli ind ividui gi1\ vaiolati il vaccino attecchisce rnc:no che nei già vacci n ati, ed in q uesti ancor meuo che n ei ma i vacc inati e vnioluti . Inoltre è notevole l'a umento continuo degli esiti p osit ivi, il qunle da l 260 p. 1000 nel 18G7 sale al 775 p. 1000 n e l 1905: risultato che oltre alla general izzazione d elht vaccina7.ioue an imale d eve a ttr ibuirsi al sempre più accu rato tecnicismo clolle opernr.ioni d i vaccinazione ed a ll'aumentata possibilita di provvedersi di buon materia le vaccino. Ed anche la mortalità n ei vaccinati fu min ima, po.ri c;oè al 2, 16 p. 100 dei colpiti, mentre fu d o ppia n egli individui no n v accinati. L'A. fa quindi notare l'importan za dei r isultati ottenuti dalla Germania, la qua l e ha Yeduto scomparire quasi del tut to il vaiolo dall' esercito. Secon do i dati del 1fai·x la Germania dal 18G9 al 18!:J3 perdette li72 individui per vaiolo, e la di minuzione della mortalità si iniziò subito dopo ch e l'innesto vacci no fu reso obl.Jli· gatorio, e cioè nel 1876: da quest'anno s i ebbe un abbassamento t nnto notevole che da un massimo di 100 morti per 100,00U a bitanti nel per iodo precedente la
ot:>2
RIVISTA D'IGIEXE MILITARF:
·vaccinazione, si giunse nd un massimo che nou :,i oltn-ò al diso pra cl~l 10 per
10000. Per contro nella collettività militare, in cui la vaccinazione fu obbligatoria fi n d:al 1, !,-! si ebbe fin da quest'epoca una. diminuzione notevolissima iu confronto del la popolazione civile, e non si elJbe un aume nto che durante la guerra del 1870-71, in cui si ebbe uua mortalità di 30 indi\'idui s u 10000, m entre noi borghesi si verificarono per gli stessi anni :?oO morti. E l'e~ercito tedesco, in grazia dell'imis tenza, dell'accuratezza con cui si pratica la \'accinnzione, si é consen·ato sempre nelle migliori condizioni rispetto ag li altri eser citi, talchè pc1· l'anno ll.100 l'Ah·ernhe d,\ una c ifra di :.?O casi di n,iolo, mentre un11. statistica del 1!102 non ne dà che U. Anche l 'e~ercito au.,Lriaco ha avnto una sensibilissima diminuzi one dclln. mort alità per vaiolo in s<'guito aliti V!\ccinazione : si ebbero 13 casi nel l!JOO e l:.? nel HJ0:2. Nell'esercito rns!"o si verificarono in\·ece nel J HOO ben HJf) cnsi. L 'esercito f'rauce'le, il qual e fin dal 1900 avevn pt'e,;entnto una morLos it.i. ed una mortalità, se non ecco.S:"i\·e, certo superiori a quelle ri~contrnto nel nostro esercito, si va incnmminan<lo dal 1U03 verso una progre~~iYa e note,·ole diminuzione: infatti mentre in d etto nnuo si verific11 r o1to 7;J casi nel H/01 discesc1·0 a 18, nel ID07 a 9 e nel 1!108 a 7. Secondo il Labit il vuiolo e la vaioloiùe sono diven• ta ti rnr is.si 111 i nell'esercito fran<'e~o in seguito al la gl·neral izzazione della Yaccinazionc, ed è co1l\'into che la p,.ef,enza dei casi isolati e dei piccoli gruppi epi· demici che ancora si osserrnno, sia <lovutn costant cment r ad errori prolilattici. L'A. cit11. anrora l'opinione d el K i rn.:;ato, il quale in uno studio sull'epidemia ;-aio losa in Giappouo dal 187ò al I !JlO dichiara che se ari onta della vaccinazione obbligatoria si manifesta ancora qunJcho caso lii va iolo, ciò si deYe nl fotto che, malgrado il rigore delle qu:u1111tenc, il Yinis ,·a ioloso è gencraliuente importato in istato di incubnzione dalla Cina e dalla Corea, paesi che n on possiedono la vnccinnzion.i obùlig.\tori~, cl M{~iu11ge che data l'estensione <lolla vaccinazione, il terreno è poco favorevole a lla diffusione della malatt ia e le epidemie si fan no meuo numerose e mortali, e ciò tanto nella popol11.:,;ione ci\·ile che nella milit-are. L'esame adunque della morbosità e della mo1 tali ti\ per vaiolo n el n ostro eserC'ito, la dimostrazione che la morbosità è m inore nei vaccinati e ri\·accinati di quello che ne i non vaccinati, l'vsservazione che negli ind ividui ,·ncciuati con esito po.,itivo la malattin decorre meno gravemente e infine lo studio comparati\·o nei vari ese rciti sono argomenti tali da ribadire sempre più nel meJico militare 111. conYinzione che pure dnnrlo il massimo impulsn, cmne del rosto s i fa, ai progressi igienici di og,,i specie nella profìla~ai delle m'llnttie diffusiLili non si 11.rrivercbbe a tali risultati semrn. la pratica della vaccinazione, In quale non offre-, quo.udo sia ben condotta, alcun pe r,colo, come stanno n dimostt-,ne le slatis tiche sanitarie. E lR necossiLll della vaccinazione riesce a n cora più evidente nelle condizioni speciali della vita militare in c:impng111t, quando n on è possibile, in condizioni cosi anormali, applicn.r(l rigorosamen te le misure igic11 iche generali e speciali. L'A. i11tine si d ichiam caldo fautoi·e della vn.ccinazione. la qua le ha a1·uto nel n ostro pne~e con,·in ti sostenitori uel Trojn, nel Buniva, n el Sacco e n el Negd e non è frutto di empiri smo, come taluno Yuole, ma di osservazioni e di esperienze che aprirono il campo ad uno dei pi (1 importa nt i, dei più fecolllli e dei più util i capitoli delle scienze biologiche, al capitolo cioè delle dott rine um anitarie. CASAR lNI.
653
RIVISrrA BIBLIOGRAF[CA R. RtVALTA . -
Patomlmta e dermatosi simulah. -
Forlì 1012.
L'.A., g iil assistente onorario presso In. clin ica dermos if: lopntica di Bologna, s i è proposto in quest o suo la, oro d i st udiare le altcra?.ioni <lelln. pelle 'arti6cial11Hmte prodotte a SèOpo di s imulazione, facendo uno spoglio paziente delle nume-
rose osserva zioni dis~emina tc nelln lcttera t un1 medica e sccgliPndo a r·curatamente i casi più intimamente sviscerati e più impe rlanti, ~ia per l'alJi le ost ranomecr3.. n ismo di produzion e della frode, sia per lo conseguenze più re1uote e meno :tttese. E ciò allo scopo di forn ire g l i elementi di f atto che potessero servire di bnse fondamentale alle n or me più ut ili da seg uirsi nella pratica per smascherare le multiforme m:mifestnzioni de lla pa tomi1nia c uta nea. La monografia e dist inta in due pa rti : generale e speciale. L'A. molto opport unamente ba fatto precedere la tra t tazione delle speciali forme cutanee simnlnte da alcuni capitol i s inte tici e oonr isi per deluc idare a grandi linee le leggi na turali che domina no il fenomeno della s imula zione degli stati patologic i in genere nelle sue mol teplici es plica zioni. Cosi egli a nzitutto l rat ta dell'origine, del significnto e della fina l i ti\ della s imulazione, com,ideranclola come fenomeno biologico, sociologico e psicologico, e classifica i simnlatori in for tui ti, utilitnri, organici e patologici. Quindi s volge p:irticolnr mente la patomim ia, illus trandone l a frequenza, l'et iolog ia, la ding nosi, la te ra pia e profilassi e consa crando uno specinle capi tolo alla simulazione de lle der matosi ed alla loro provocazione diretta, indiretta ed a t tenuata. Uno de i meriti principali del lavoro, che non è di pura compilazione o semplice erudizione, ma il risultato altresi di osservazioni cliniche personali e d1 criteri diagnos tici propr1, è l'ordinamento razionale delle l esioni cutanee, fondata s ulln morfologia delle lesioni e lementa ri delle dermatosi, classificando le io modo da rendere più manifeste le loro allioità e più proficuo lo s tndio clinico-patolog ico. Infatti egl i tratta in un primo g1·uppo la s imulazione delle forme elementari pri~itive, quali le dermatosi eritematose, maculose, pnpulose, vesci colari, pustolose, bollose e nodulari, e di quelle secondarie (crosta, escoriazione, raga dE>, ulcerazione cutanea, ecc.). In un secondo gruppo s i occupa minutamente della simulazione delle ma lattie dei peli e delle g landole cutanee, delle dermatos i pa.rnssitarie, delle malattie dell'ipoderma, nenrodermie e tumori cutanei. Il libro del Rivalta. viene cosl a rivestire uno spec iale interesse pe i :medici mii i ta ri ed assume maggior valore, per poco si con1<ideri che la patomimia, oggi, abbrmdonando le frodi grossolane di facile scoper tR.. segue dR. vici no i progressi della s c ienza e modernizza continuo.mente i suoi p1·oces3i, tJScogitando ogni g iorno con malizia e industria raffinate espedienti nuovi. Ben a. ragione adunque l'illustre prof . ..Majocch i, il quale volle onorare questa monografia di una sua. prefazione, concludeva che il libro del Rivalta sari\ una p reziosa guida nell'oscuro campo delle derma tosi s imulate, facilmen te sfuggevo li non solo a chi si inizia nello studio della dermatologia, ma bene nuche a l provetto specialista. C ASAlHNI.
654
CONf ERENlE ~CrnNTH'ICHEDEGU ~~PEDALI MILITARI SOMMARIO DEGLI ARGOMENTI TRATl'ATJ
(D.U PIWOF.SSL VEHll.\Ll PERV.E:SUTI ALL'lsPETTOltATO DI SANT'r,\ MIL)TARE DAL 1° Al, 31 LUO Lrn 1912).
ALESSANDRIA (owggio). - :Mnggiore 111,-di<'o PIETRO F1rnF.nLC1: Contributo 1111:,, ca,:is tica <lolla cura rndicale del Yt\l'icocele col processo Tans ini -Bo1rnet. Dopo aver esposto l'nnatomin ti c) cord one Sp!'nnatico ed illustrato l'!'ziologia del varicocele, l'O. d escri,·e i diversi metodi Sf'guiti dni vari operatori, sia 11elle clinid1c <'d ospednli civili che negli osprdali militari, per la cura raclirnle di tale affc·zione, rile~anrione i pregi e gli inconvenienti. Xci 46 internnti prnti<':.ti pPr la cura rn.r\icnle del ,aricocele, l'O. hA. seguito il processo T1rn.~ini-Bo11net, che a s uo parere riuni,ice rd la massima sem· plicit:\ operntorin. i migliori risultati. De:"<'1·ive minutament~ tale processo e riferisce che in tutti i casi fu praticata l'ane~tesia !ora le stovainica alla Reclus, associata qu9lche volta 1dl'infìltrazione a lla Schloich. In tutti gli opernti l'O. non eubc mai n. rileva.re nlcun incidente e la guarigione si ottenne sempre per prima i11tenzio11e. Presentii. infine due militari operati, co1uplr•tnmente guariti, facernlo constatnre l'ottimo risultato ottenuto col processo sopra indicato. ANCO:N'A (mnggio). - Capitano medico GAE'l'A:SO FUNAIOLI : Riferisce alcune osserrnzioni fatte sopra un cx-soldato delln compagnia di disciplina di S. Leo (l\farche), gi:\ ricoverato all'o!'pedale, segnalnndone l'e1·editarictà grave, le abnor111itl\ morfologiche e funzion:1.li, nonchè le anomalie del la sfera psicomorale. Es pone infine alcune consideraz ion i medico-l egal i militari per dimostrare il modo pratico d i solleciti\ eliminazione dcll'ef:ercito dei delinquenti costituzionnli. CASERTA (giugno). - T enente colonnello medico G. ANTONIO P ERASSI: L e formazioni erni1nie cons ecuti\·e n smaglil\tlll'e peritoneali. L'O., come comunicazione pre ventiva, riferis..:e il caso clinico di un 1ippuntato della R. Guardia di Finanza, ricovern to all'os pednle por e,;sere sottoposto a cura operntiva per la q uarta volta nella stessa sede, essendo nffelto da formazione erniaria inguinale a si11istra recidivata. L'intervento chirurgico era esclus ivamente invocato per il fatto che la predetta imperfezione costituiva un ostaco lo al conseguimento della ra ffermn. Per tale caso, stante le condizioni indi\"iduali di ipotrofia degli strati muscolari, che formano la cintura clastica attiva :tlla pa rete addominale, si riterme del tutto controindicato qualsiasi ritocco operativo, ma fu comp.ilato.
COXFERENZE SCIEXTIJ,'ICRE DEGLI OSPEDALI ) IILITAIU
555
una dichiarazione medica favorevole per la concessione della rafferma, essendosi co1t~iderata l'imperfezione come un semplice laporocele postoperntil·o. Capitano medico CosTANTll>O M ONACO : Illustri\ un caso di lussazione esterna della rotula sinistra i n tm soldato del 2-t• artiglieria. il qui.le aveva riportato, il 31 dicembre u. s. un trnumalismo al ginocchio corrispondente. L'O , dopo avere esposto l'eziologia della lesione, la Silltoml\tologia subbiettiva ed obbiettiva pre~eutata dall'ammalato prima del suo ingrtc>sso in questo ospedale, durante la sua degenza e dopo due mesi trascor~i al deposito di convalescenza di ~fassalubren,e, fa opportune considerazioni anatomiche, a11atomopatologiche e chirurgiche sulla sede della lesio110. sulla rarità, sintomatologia e varietà di e~sa. Vieue infìne " discutere il cnso e dimostra come ta le lussazione, sia per l'eziologia cho pe1· la traumatologia P.d i reliquati riscontrali, debba ritenersi preesis te nte al trauma del 31 dicembre, e spiega come tale imperfezione possa essere pnssata inosservata ;.;enza dar distu rbi al paziente. conclude ndo però come, unn volta riconosciuta, es8a dcbbn dar luogo a rassegna per inabilità a norma dei nostri regolnmenti .«ul reclut:unonto. CH IETI (maggio). - hlag~iore medico \11:s;cE:-:zo P11.è1<01A:s;x1: Contributo clinico alla sonlità s imulata nell'esercito. J./0. comincia dnl ra ggruppare in tre categorie gli individui che si prese11tano nll' osservazione : ammal,tti veri, erngeratori e s imulatori. Se l'esame accurato obbiettivo otoscopico dit risultati tali, da giustificare qunnt.o accusa il paziente, non vi è alcun dubbio sul provvedimento medico legale. Talora però si può avere un es.ime oloscopico negativo, come nella sordità. i.~terica, e l'individuo essere realmente sordo, ma in questo caso si possono i-i levare allri ~intom i concomitanti, che fanno ri tenere trattarsi di una forma isterica.. Così è mol to importaute la rkerca dei precedenti anamnestici, percbè di frequente la sordità. può avere relazione con traumatismi del capo, con localizzazioni sifilitiche dell'orecchio medio e ir,teruo, colla meningite cerebrale, tifo, influenza, occ. L'O. accenna quindi ed illustra i vari mezzi per scoprire la esagernzio11e o simulazione dello malattie auricolari, e riforisce sopra un inscritto di leva entrato in osservazione nll'ospedale per sordi ti\ hilaternle, il quale ern stnto molto bene addestrato, certo da persona competente, a simula re la sordità. Ma dopo ripetuti esa mi obbiettivi o funzionnli che erano stnti sempre negativi, si ebbe ragione di sospettare sulla verid iciti\ del suo asserto, tanto che messo al lo strette o facendogli rilevare le contraddizioni in cui caden1., l'iudividuo fini col confessare di essere un simulatore, ma non ,·olle mai palesare chi lo aveva cosi ben preparato. L'O. prt>senta inoltre un altro soldato che nrcu~an1. sordità. più specialmente a destra : ma .l'esame obloietti,·o e funzionale fece chiaram<'nte dedune trnt. . tar3i di un esageratore. LI VORNO (giug no). - Capitano medico Au·o;,;so !'-EHTOLI : Presenta un soldato d'artigl ieria reduce clalln Libia, il quale in seguito ad un calcio di mulo, a,·eva riportat.o una ferita contusa nlla regione temporo-pai-ictale dcstr11, senza apparente lesione della scatola cranica, con lievi fenomeni di commozione cere· brale. L'infermo al suo ing1·esso nell' ospednle prPsentava nfa~ia mot1·ice 11ura ed emiplegia spastica sinistra L'O. in seguito ad un minuto esame critico, sia sulla sede dello. lesione traumatica, sia sull' esistenza dcli' afasia. motoria non as~ociata ad ,1grnfia, nè a sordità, nè a. cecità verbale, sia sui caratteri differenziali delle paralisi orga-
556
CONFl~HESZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI
niche ed isteriche, st!lbili che nessun rapporto dirotto genetico poteva esservi tra il trauma ed i disturbi fun:<liouali e quindi nessuna indicazione per un intervento chirurgico. Sottopose quindi il paiiente ad una cura. suggestiva e 1·ie,1ucat.i va, ed ottenne dopo pochi giorni la risolttzione di tutti i fenomeni nervosi. Inoltre l'esattezza della d ia.gnosi venne confermata in una maniera evideutissim:i, oltre che dal risultato teraupeutico, anche da un accesso conv ulsivo isterico, presentato dal malato qualche giorno prima. Dopo una r:ipida rassegna bibliografica sui casi più tipici di afasia isterico, associata o non ad emiplegiH. e ad altri disturbi del linguaggio e della scrittura, l'O. tocca anche la questione d&lll\ genesi de i fenomeni isterici, propendendo cl1e nel caso in parola l'emozione si;, stata l'unica causa determinante degli accidenti isterici, favorita dalle condizioni di e~aurimento nervoso determinato dai disagi della vita militare in campagna. P ADO'I. A ( luglio). - T1mente ml:ldico (ii complemento h'A LO S01uN: L'azione dello ioùantraco nelle enteriti comuni. Lo iodirntrar.o e un prodotto di adsorbimento dello iodio dal ca1·bouc animale, contenente il 20 p. 100 di iodio, ed è l'unico preparn.to cho ci coucede di fare nrrivare direttamente nell'intestino lo iodio allo state, libero, che ci consente di fare una medicazione iodica dire tta sulla mucosa intestinale, che sia Jlrivo di fenomeni irritntivi locali, che non disturbi menomamente lo stomaco e che di\ modo di introdurre delle dosi di iodio libero molto notevoli. L'O. ha fotto esperimenti con q\lesto preparato su militari del 57° e del 58° reggimento fanteria, studiando dapprima l'effira cia curativa del iodantroco sulle comuni dianee es tive. che non cedevano affatto agli ordinari medicamonti (preparati di oppio associati con bismuto); ma subito i risultati furono tali da giustificare la geuEralizzazione dell'uso a tutti i casi. L'O. riferiscti quindi le osservazioni raccolte su -tS militari, dulie quali risulta. che lo iodantraco alla dose d i gr. 0,10, è certamente un farmaco assai efficace nella cura delle dia rreo acute comun i, anche qua ndo falliscono i !lledicarnenti che siamo soliti di prescrivere in queste forme, e che è tanto pitt efficace quanto più prontamente viene somministrato dopo l'insorgere dell'affezione. È bene però ricordare che qualche volta mentre frena 111. diarrea non calma. il dolore e che in tnli casi riesce utih, l'associa,:ione del medicameuto con il Jaudnno. Queste e~perie nze offrono basi sicure a ricerche più larghe sull'azione dello iodantràco verso le altre forme di diarrea. e più specialmente contro la diarrel\ da ag,mti specifici, nelle quali probabilmente converrà tenersi a dosi più alte, e~sendo noto che dosi da gr 0,30 sono bcni~simo tollernte. L'O. conclude affermaudo che il medico militare rle'<e guardare con fiducia ll, 11uesto me1licamento, che ha nelle forme di enterite comune un'azione assai rapidnm ente benefica e potrebbe in certe contingenze, nelle quali il soldato è maggiormente e, po,to a cause morbigene, riu:;c ire uu ausilio veramente prezioso.
557
Movimenti avvenuti nel Cor~o Sanitario e nel Personale Farmaceutico (O;lla dis11ens.i 3i' alla 35" rtel llvllel/i110 ufficiult delle nomin •).
Uf.llolall ln servizio attivo permanente. R. decreto 13 giugno ll'12.
Gerardo, tenente medico in as petta.ti va por motivi di fa.miglia per UO\'e mesi. (Regi decreti 18 agosto 1911, 4 febbrnio e 2 maggio 1912). - L'as pet tativa di cui sopra è proroga tn di un mese, dal 1° giugno 1012.
GBAZCOLA
ll. decl'elo 16 gi·ug110 1912. PrzzocOLO Og11ibe11e Paolo, capitano medico ospedale Bolog na. - Collocato in aspettativa per infermità dipendente da causo di sc1·vizio, per sei mesi. R. decreto 80 giugno 1()1:3. I seg uenti ufficiali medici sono promossi al grado superiore, con anzianitit 30 giugno 1912, con decorrenza per gli assegni dal 1° luglio 1912 e con la destinazione per ciascuno indicata. Maggiori medici promossi tenenti colonnelli modic i: S,umnETTI cav. Ettl'ico, os pedale Alessandria. - Destinato ospedale Novara.. 11.fo:.ELLI cav. F,rnei;to, direzione sanità VI corpo annata, - Id. id. Bologna. NODARt. cav. Pietro, ospedale P adova. - Continua come contro. i\fA,rnocco cav. .Achille, id. Napoli. - I<l. id. Capitani medici promossi maggiori medici : AnzANO ca.v. Francesco, 43 fanteria. - Destinato direzione saniti\ V corpo Rrmata. DuCCESCUI cnv. Modesto, 71 id. - I d. ospedale Venezia. 0DDEnA cav. L 1ti!)i, 16 id. - Id. id, Ge nova. CosTA Quinto, 17 ni-tiglieria campagna. - Id. id. Alessandria. (a scelta). BOGGIO-LERA Gabriele, 9l fanteria. - Id. id. Torino. I seguenti tenenti medici sono promossi capitani medici con anziauiti, assoluta 30 gillgno 1V12, con riserva di auzia11ità relativa, con decorrenza pe r gli assegni dal 1° luglio 1912 e con la destinazione per ciascuno .indicata: Dr NOLA Angelo, laboratorio di precisione. - Continua come contro. FALCHI Lttigino, reggimento cavalleggeri d i Treviso (comandato battaglione specialisti del genio). - Destinato reggimento lancieri di Montebcllo, continuan<lo comandato come sopra. ' An10NE Modesto, ospedale 'l'orino. - I d. 92 fanteria. CAMPEGOIANr Massimo, id. Livorno. - I d. 71 id. SCARZELLA Michele, reggimento cavalleggeri Guide. - Continua come contro. PomNt Guido, id. id. di Padova. - Id. id. DE1. 001,; Gino, id. Milano. - Destinato reggimento Genova cava.lleria. I seguenti tenenti medici !<Ono promossi capitani medici con anzianità assoluta e con decorrenza per gli assegni dal 1° luglio 1912 con riserva d'anzianità relativa e con la destinazione per ciascuno indicata: SUIULA Ubaldo, infermeria presidiaria Sassari. - Destinato 45 fanteria. DE NAPOLI Antonio, laboratorio pirotecnico Bologna - Continua come contro.
558
MOVIM ENTI A V VENUTI NEL CORPO SA.NIT, E NEL PERS. FARMAOEUTlOO
Mro1.1A CC1 Gioi·,mni, 19 artiglieria campagna (comandato scuola applicazione sa, nit:\ militare). - Id. id., anche come comandato. Buccr,1:-.TE Alfredo, (cspedale Roma (id. Ministero guerra). - Id. id., id. id. LAPPONI Guicto, 13 artiglieria camp:i.gna. - Destinato 60 fanteria. BASSO Erme111,gildo, ospedale Cagliari. - Continua come contro. CALi> Vitlorio,B. corpo di truppe coloniali dell'Eritrea. - Destinato 65 fanteria. GASOI Salwtore, infermeria presidiaria Catania. - Id. 3 id. Frnnno M iclu·le, reggimento cavalleggeri di Treviso. - Continua come contro. CAIWAJtELLI Vincenzino, o;;pedale Pndùva. - Destinato reggimento lancieri Vittorio Emanuele II. PJANn:1,1,1 Giw1eppe, id . Genova. Id. 41 fanteria. Busc.101,1xo Auyusto. 3 alpini. - Id. !H icl F101ti.NZA Ignazio, 2:2 nrtiglieria campagna. - Id ospedale Messinn. Curnos1 Piell'o, ospedale Bologna. - ld. 9 artiglieri!\ cam pagna. N10NACCA Pietro, scnoln applicazione sanit:'l militare. - Continua come contro. ~[ONOU?.Zl Umberto, ospcdide Genova. - l>estiuato 24 fanteria. LAlWRIANI Roberto, reggimento Savoia cavulleri11. - Id. reggimento Nizza cavalleria. BRIGUOLIO Santi, ospedale Novara. - Id. 17 nl'tiglieria. campagna. Lll.lEBATI Luca, 2 artiglie ria montagna. - Continua come contro.
D etermina;:ione 1ni11isleriale 4 luglio 1912. PALTIUNIER! cav. Umberto. maggiore medico ospedale Ravenna. - Trasferito di rezio1.1e sanità V I corpo armata PASS.UIONT! Gaetano, c:-.pitano medico 73 fanteria. = Id. ospedale Chieti. G 1:1xoN1 Giovanni, id. scuola npplica:llione sanitÀ. militare. - Collocato a disposizione del Ministero dell'interno dal quale percepirà gli n.ssegni e le i:iden· nit:i spettante.;li da l 26 giugno 19L2. S1~1,v1 Gioi:anni, tenente medico ospedale Padova. - Trn.sferito infermeria presi· diaria Siena. 1-l. decreto 20 giuyno ltll'2. Noci;:1.L1 cnv. Domenico Giuse,,pe, maggiore
medi~o ospedale Caserta. - Collo· cato in n.spettntiYa per in fel'ln ità di pendente da cause di servizio, per sei mesi.
R. d ~creto 30 giugno 1912 I seguenti col,,nnelli medici sono esonerati dall'attuale loro carica e n omi• nati alla ca r ica per ciasc uno controindicnta d t1l 1° luglio 1912: BONAVOGL!A cav. Luiyi, di re ttore ospodnle Firenze. - Direttore di s11nita XI corpo nrmnta. CAlIE'l'"rì ca.v. Sili:io, id. id . Mi lano. - I d id. IV id. T,11.1,ARICO cav. Bonifacio, id. id. Hari. - Id. ospedale Firenze. '.L'en<:"nti colon nelli medici promossi colonnelli medici e nominati dirett.ori dell'ospednle per ciascuno controindicato, con anzianità 80 giugno 1912 e con <lecorrenza. per gli as,;og ni dal 1° luglio 1912: :Buò~U.\10 cav. LO?·e1izo, direttore ospedale Chieti. - Direttore ospedale Bari. Gi;;1w:mo cav. Giulia110, id. id. Ctwa dei 'l'irreni (Salerno). - Id. id Milano. I ,;eguenti t enenti colonnelli medici sono nomina.ti direttori dell'ospedale militare per cill.Scuno controindicato dal l 0 luglio 19l2: LANZA cav. E11unanuello, ospedale Bnri. - Direttore ospedale Chieti. P1rnAss1 cav. Gio1:a1mi Antonio, id. Caserta. - Id. id. Cava dei Tirreni (Salerno). GELl!E'fTf cav. Arlnro, id . Verona. I d . id. Piacenza.
MOVIMENTI A.VVENUTI NEL CORPO SA.NIT. E NEL PERS, l!'A.RMACEUTICO
559
Maggiore m edico promosso teuente colounello medico, con anzianità 30 giugno 1912 e con decorrenza per gli assegni <l::i,l 1° luglio 1912: DELLA V ALLE cav. Francesco, capo sezione Ministero guerra (incaricato). - Continua. nella carica di capo sezione Ministero guerra. Tenenti med ici promossi capitani medici· con riserrn di anzianità assoluta e relativa, con decorrenza per gli assegni dal 1° luglio 191~ e con la destinazione per ciascuno indicata: S1·A1>ARO Git,seppe, ospedale Roma. - Destinato 2:! fanteriu. Segu iriL nel ruolo il capitano medico Hucciante Alfredo. D&IANA Oreste, id. Cagliari. - Continua come contro. Id. id. id. Liberati Luca. tenenti medici promossi capitani ruedici con R. decreto 30 giugno 19l'J debbono cons iderai·si tutti promossi con riserva di anzianità assoluta e relativa, fe rma rimanendo la deco rrenza per gli assegni dal 1° luglio 1912.
Dec1·eto mùii.sleriale 19 giugno 1012. Lo stipendio annuo dei capita ni medici inscritLi nell'annuai·io rnililare con anzianità 2 giugno UJO::l e 113 e 30 giugno Hl07 è portato ris pettivamente 11 lire HOO e a lire 4800 dal 1° luglio U.112.
Detenninazio1w 1ni11isteriale 11 l·uglio 1912. FALCIII Luigino, capitano medico r eggimeuto lancieri di
Montebello (comandato battagl ione specialisti del genio). - Cessa di essere comandato al battaglione speciaiisti del genio e comandato battnglion., aviatori dal 1° luglio 11H2. .CIARLO Silvio, tenente medico 23 artiglieria campagna. Trasferito R. corpo di truppe coloniali dell'Eritren.. Ha preso imbarco a Napoli il 7 luglio UJ1'2.
R. decreto 4 aprile 1912. -OrnLIANI cav. Francesco, colonnello direttore ospedale militare Palermo. -
Colloc&to a riposo, per anzianità. di servizio, con decorrenza lG aprile llH2; inscri tto nella riserva e nominato ufficiale nell'Ordine della Corono. d'Ita lia.
Delennina.?i01ie wini.steria!e 18 luglio 1912. V1TULLO cav. Giuseppe, maggiore medico direzione san ità V corpo armata. -
sferito infermeria presidiaria Treviso. PALUMBO Luigi, capitano id. ospedale Cava dei Tirreni (Salerno). corpo in validi e veterani.
Tra-
Comandato
Determinazio,ie mini~teriate 25 lu9lio 1912. I capitan i m edici assistenti al le cliniche universitarie, continueranno a frequentare le cliniche stesse anche nel periodo delle vacanze estive fino all'apertura dell'anno scolastico l!,12-913, rimanendo nella posizione attuale.
F armaolati militari. R. decreto 30 giiigno 1912. Suzzr cav. Filippo, farmacista di 1• clns5e, ospedale militare Firenze.
Promosso farmacista. capo di 2• classe (per merito dis tinto) e trasferito ospedale milite.re Bologna.
5G(J
MOVIMEXTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT, E XEL PEBS, FARMACEUTICO
dott. Romofo, id 1• id , id.id . Roma. - Id. .id. id. 2• id, (id. id.) id. id. Napoli. L'anzianità dei predot.ti farmacisti in reh1zione a quella dei farmacisti capi d i 2" classe promossi tali con riserva d'anzianità con .R. decreto !31 marzo 1912 è stal,ilita come segue: Suzz1 dott. F ilippo. l\f1cc 1-11N1 Antonio. CENTA cav. Attiìio. CERRUTJ dottor Romolo. - CEPPI Ugo. CEnHtm
D ec1·elo m ini~teriale 17 giugno 1912. PAt, LAD11't dott. Naldo, farmacis ta di 2• classe, o;;pedale militare Roma. mo3so alla 1• classe, dal 1° giugno lfll~.
Pro-
Determinazione ministeriale 26 lu.glio 1912. PAo;:.;n:r.LO dott. ,tlfredo, farmacis ta di 2• classe, ospeda le militare Venezia. Trasferito farmacia centrale mil itare.
BICOllrlPENSE
per
benemer; ti della salute pubblica.
il. decreto 13 maggio 1912, su proposta dPl 1ninistro dell'interno. llfEt>A Gf.TA D'ARGENTO.
cav. Urbano, da ,Alatri (R oma), capitano medico 61 fanteria. - Per essers i distinto durante l'ep·idemia cole rica del 1910 e del 1911 e d n ultimo pe r la repressione del!' infezione tifica scoppiata fra gli arabi deportati nelle isole Tremiti, ove rimnse vittima del morbo il 1!3 febbraio 1912.
SABEr,Lt c o
NOTIFICAZIONI Arrlv l e partenze da e per l 'Afrloa. Vincr.nzo, tenente medico o artiglieria fortezza (co,ta e fortezza) . t ito per In colonia Eritrea il 7 l11glio 1912.
CAnno ;:.;E
Par-
Rettlfloazlone. A p(lg. S! del Quadro d'anzianità del corpo sanitario militare e dei farmacisti militari al 10 luglio 1912, al capitano medico SEHTOLI Alfr,11so nggiungere: L. D. in patologia s peciale chirurgica nell_a R. U. di Pisa. De funti . DE Ci;:sAHE cav. Eduardo, maggiore medico ospedale Livorno. - Morto a. L ivorno il 3 luglio 1912. cav. Gilllio, colonnello medico non pit1 inscritto nei ruoli. - Id. a. Firenze, il 4 id. BERE'l'TA Pietro, co.pitano medico riserva, distretto Milano. Id. a Magenta ( Mila no), il 4 id. 1;AR.\S80 cn.,. Giovanni, colonne llo medico non più inscritto nei ruoli. Id. a Torino, il 22 giugno 1912. CALVJEHI
I I Direttore
Comm. CLAUDIO SFORZA, maggior generale medico, fl R cùattor<.'l
Eo.,10:-00 Tno~tBF.TTA, tenente colonnello medico. tliVGJ - noma, t~til -
Tip. E. Voghera.
l..u1cr P>.L111Ea1,
gerent,,~
e GmLIAREU.T. - La malaria. in Italia.. Opera onorata. del 1° premio e.'I ce>noor110 Riberi. Un volwne con 7 grandi te.vole cromolitografiche. RoIDi.a, 1885; prezzo ridotto. . . • . . . . . • . . L.
11.TO'II.U.
TOX.LL..Di'L inscritti. li. IS
Delle malattie più frequentemente simulate o provocate da.gli Roma, 1875 . • . 1 '
3 3 50
I
- Per l'acquisto delle opere sopraindicate Inviare oamm,sslonl e vaglia all'Ammlnlstrazla•• del Glar11ale di medicina mllltare via XX Settemllre ltoma.
A lt1•e 1mbbli.caz,cnii me<Uco-miUtu1·i,:
Fmmuu LELLI FB.A..'(OESOO, capit~no medico. - Manua.le di bromatologia poi me. dici militari - Firenze, 1906. Un vol. in 16° di pa.g. 484. (Vendibile prl*<> )' Autore in Firenze, scuola d'applicazione di sanità militare). • . • . L. 5 A. 81:RTOLI, capìtano medico libero docente di pBtologia speciale chirurgica nella.
R. Università di Pisn. ·- Contributo allo studio del rinofima o ricerche istologiche sui trapia.nti di cute secondo Wolie (con 18 tavole) - Livorno 1911, Officine grafiche Chiappini. (Vendibile presso l'Autore, Ospedale Militare di _ Livomo). . • . . , • 6 J4.N DOLO CoSTANTINO, colonnello medico. -:- Oftalmoscopia ed ottica. oculistica. 'Manuale teorico-pratico. Un voi. in 8° con 82 figure e 12 tavole. - Napoli, stabilimento tipografico F~rrante, 1905. (Vendibile pr68110 l'Autore, Roma, via Principe Amed!'o 47) . . . . . . » 8 LNG"IA.NTI Ezio, colonn!lllo medico Lo sgombero acqueo dei feriti nella va-lle del Po (1889, urna, 1905). Testo e prog~tto con illustrazioni, premiiati co~ diploma ?' onore all' Esposizione internazionale di Milano 1906. ('Tendibile preeso l'Autore, direzione sanità militare) . . . . , . . • , ID. u::,, - Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profilassi a.ttua.le. - Età della cho.ia.roata.. - Ferma biennale. Abbassamento della statura). Relazione al congresso ne.zional!! d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . • 2 8 .U,INABI S4LvATORE, m ..ggiore medico. L'anatomia. e la chirurgia. operatoria de,JJa maniibola. e delle parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. On vol. in 8• di pa.g. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli) . . • 3 ID. ID, - La chirurgia delle vie biliari. Memoria. onorata di un attestato di lode della Società. medico-èhirurgica di Boloyoa. - Bologna, 1903. Un voi. in 16° di pag. 198, (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli). • I S4NTUCCI, STEJ'ilfO, ma.ggiore medico, libero docente di ofta.lmologia. e di clinica oculiatica nella Regia Università di Torino. Studio scientifico pratico su.i traumatismi oculari. Voi. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 microfotogra.fìe e con prefazione del professor C. R11:YUOND, direttore della Regi-. clinica oculistica di Torino. Roma, Enrico Voghera 1906. (Vendibile Pr-easo la. tipograoa Enrico Voghera, via Po 3, Roma) . t R. l:\.1vALTA, capitano medico. - Malattie professionali ed infortuni del lavoro ~ella vita. civile e nella vita militare. Rocca S. Ca.sciano 1908. (Vendibile tllpresao l'autore, 11 ° reggimento fanteria., Forli). • 5C4e ..4Ll PrETBo, tenente medico. - La chirurgia conservatrice nei suoi rapporti ""'-::!on la traumatologia e. la. legge concernente gli infortuni suJ lavoro. Trat.--iaa.Ì'9 di eeegeei · clinica in rapporto alla Propedeutica. chirurgica generale e a.Ila. .._egiala1ione sociale italiana.- Roma, 1901, Società. editrioe Dante Alighieri. <Vendibile presso l'autore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) . • 3 ID. ID. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - Milano, Associazione "tip. pri.. 2• ediz., 1900. (Veod:abile pre880 l'Autore, via XX settembre, 89 p. 1°) • 2 D"& ~.i,co ÀNDBEA, teneo.te colonnello medico. - Patogeneei unica delle male.ttie vascolari, secretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini. Un -vol. in 8° di pag. 240 con 8 tavole !uori teeto. - Napoli, Società commer\i.·, ciale libraria, I 905 . . • • . . • . . • • . • . . . . . , . 1 8 I a,..::aaw,aèo URBANO, capitano medico. - Fasciature ed apparecchi, fratture " JuSB&Zioni. - Firenze, tip. Barbèra. . • . . . . . . . . . . • Te; ::aiTI ~OEsoo, tenente colonnello medico. -;- Ricordi di microbiologi& pura ed applicata. - Un voi. in 16° di pag. 408. Firenze, 1906. (Vendibile preseo l'Autore, scuola d'applicazione di sanità militare, Firenze). . . . . . • 5 ~ - 1!'· - Le ~alattie infetUve diffusibili più frequenti nel soldato italiano. Nozioni di epi~~l'llJologia militare. Un voi. in 8• grande di pag. 298. - Firenze, 1907. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicazione di sanità militare, FirenZé). ,, ,q 7 lr> _ Le grandi epidemie esotiche, Colera, peste e 'fèb bre'• lgièlla1 "-- •llfilano; 100 Hoepli editore, (Manuali Hoepli) • • . . . . . . . . , . ' ! · li 2 1 •' ' ~ , ! ' ' 1 ' I , '' o J I J? 1' , , ' ' 1~ "t j , , .,. 1
..;J:;. -
0
....
t
1\r1.. • , . , r .,
- - - ........- ..~·.J.,...____
,,
1
1, 1 , , ..
GIORNALE DI
MEDICJNA 1'fILIT ARE Direzione e_Ammlnlstraz: Via Venti Settembre (Palazz(del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. t• Il Giornale di me<licina militare si pubblica l'ultimo g iorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. 2° L'abbonamento è annuo e decorre dal 1° gennaio. 3- Il prezzo dell'abbona'rnento é : Per I' Halia e la Colonia Eritrea . . L. t:l,Per l' Estero . . • • . . • · • • • ,. 15,. j io Italia . > 1,25 Un fa scicolo separalo costa I ali' Estero ,. 1150 Il supplemento contenente l'Annuario' i in Italia
,. 2,50 del corpo sanitario militare costa .\ 1 all'Estero . > :l,75 4° L'abbonamento non disdelto pr ima del 1° dicembre s'intende rinnovalo per l'anno successivo. · 5° I signori abbonati mi lit.Ari in etfetlività di senjzio possono pa gare l'im· porto dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche e raie mensili). . 6° Per i soli ufficiali medici (dell'Eser cito e della Marina) è ammesso un abbonamento tillDlulatJTo al Gior11ale di medicina militare ed agli Annali di medwìnq naoale e coloniale a l p1·ezzo di L. ·18 annue. P t>r ottenere tale ab~o· namenLo gli abbonati del g iornale di medicina militare devono far perverure direttamente L. 6. all'amministrazione degli Annali (presso il ministero della Marina). i 0 Ai librai si re lo sconto del 10 °10 • ma sollanto per gli abbonamenti delle per!'one e degli enti non militari , che non possono fruire della facilitazione di c ui al n. 5 e 6. 8° Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fotograflcbe, ece., cne accompagnassero I~ memorie, sono a carico degli a utori. . 9o Gli autori delle memorie ,potranno averne gli estratti facendone richiesta all'atto ,iell'jnvio delle bozze corr ette. · Gli estrali i :;,ono di due tipi: . TIPO .A. - Oon copertina in bianco, senza frontespizio, e colla impagma• tura e numerazione del fascicolo. TIPO B . - Con copertina s tampata, fron tespizio, impaginatura e numera, zione speciale. Il prezzo é r egolalo dalla seguente tariffa.: Prezzo d.J. o:la.•ou..n.. :fog1:lo cJ.:l st:a.mpa. TIPI DI ESTRATTI
I
NUMBRO D KLL B OOPIK Per - -- - , - - -- - - - - - -- - ogni oontma!o 25 50 I 00 200 ol,re 100
- - -- -- - - - -- -- - ----Tipo ..4 • . . . • • Tipo B . . . • . .
. ,
4,6,50
5,-
7,50
- --- - - - -
6,60 9,-
10,l S,60
I
S,80 4,BO
Gli estratti minori di un foglio si coni.ano come foglio intero per le ordi• nazioni di 100 estratti o meno. Per quelli che superano un foglio, le frazioni in più, che non superano il ~ ezzo f?glio, si contano come metà, purchÀ però l'ordinazione non sia infe.. r1ort> a :.O copie. Potranno aversi estrRtti in carta e formalo diversi, previi accordi personali tra gli Autori e la Tipoizrafla 10° I manoscritti non si restituiscono.
Gforeal• cli tMdlcfna mllllare : 18111-18114 Gloniale llledtl:o dal R,p, Eaetollo • della Resta Marina , 18811-1811 Gi mala madiao del Rea(o E-olio · 1896-1907
ANNO LX- 1912
31 AGOSTO
$0:MM.ARIO
-
INDICE DELLA. RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI HIVJSTA IJ'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOG IA. Messineo. - Cùnlribulo Ma tistico ~opra un 'epidemia ,•aiolo, a in Italia n ell 'anno 1~11. Fabbri. - La lotta contro I~ malaria nelle strade !errate 11a.1tane .
Pafl. 63\
63!
NECROLOGIO.
Ur!Jano SalJellfco
633
CO!'iCOllSt. Nollflcazione di concorso ptlr la nomina di 33 tenenti medir i nella B. marina CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDA LI MI I.ITAfll MOVIMENTI AVVENUTI !'iEI, CORPO SA!'>ITAl\10 E !\El. PERSONALE FAR~IACEUTICO
1,3;; 636 637
Pubblicazioni vendibili presso I'Amministraz. del II Giornale di medicina militare 11 \'1 4
XX SST T &>IURE, fi>ALHlO DSL ldlN'l òTl!l\0 D8 LLA OG KIIRA
Antropometria militare. - Risulto.ti ot tenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle classi 1850-1863; due volumi io 4° con atlante: Voi. 1 {Dati antropologici ed etnologici) con' Atlante della geografia antropologica dell'Italia. - Roma 1896. . L. 18 Voi. II (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 , 6 Ba.aoJTio e SJ'OBZA, - Compendio di chirurgia di guerra compilato sulla 11tori.& medico-chirurgica della guerra d i 11ooessione d'America. - Roma, 1888 4 volumi, prezzo ridotto . ,. , 5 50 B1tBNA.llDO e Ba1:zz1. Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra. M.. moria premiata al concorso Riberi. Un volume di pag. 276 con molte Bgun, e tavole graficl1e. - Roml\, 1905 . . ,_ » 3 60 Cuuxm. - La fatica nella vite. milita.re. Memoria premiata nlll conoorao Riberi 1904-1905. Un volume di pag. 330 con 66 figure. - Roma., 1908. • 6 ID. - Le malattie e gli ùifortuni nella vi ta militare. Memoria premiata al concorso Riberi 1905-1906. Un volume di pag. 402 con tavole gre.tiohe e statistiche,- Roma, 1908 . . . . , • 8 Cuu.i,rL - Eepo9izione BOmmaria dell'ordinamento e funzionamento del servizio sanitario in campagna pr88!!1o l'e11ercito italiano. - Roma. 1906 . • 50 D.: CJ:8AllB. - Studio IIUlle mediMtiniti (mediautiniti suppurative, UC8ll80 me· d.la8tinioo). - Rom a, 1900. Un voi. di pag. 144 • , , , , • , » 2 BYRTL Onomatologia anatomica. Storia e critica del moderno ~ io · anatomico. Traduzione libera ital iana dei dottori C. PRrrn e C. Sroau. Roma, 1884. (Edizione rara) 9 le / ~ cawrate dalle armi da gue,.,.a. Sintesi delle. relazione 11&nitaria .ugli eeerciti tedesolù durante la guerra franco-germanica 1870-71. - Roma, 1889. U n volume di p!Ag, 3i8, prezzo ridotto. • . • i l\Luu:ni~. ~ Stuelli lltorico-critioi eulls meningite cerebro-spinale epidemica in Italia e pe.rticole.rmente nell'esercito. - Roma, 1883. Un volu,me di pag. 262 oon 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto , • 50 841,INAJl.l. Le lesioni t ,,mmatiche de i cen tri nervosi. Memoria onorata del premi.> Riberi. - Rom a, 1900. Un volurue d i pag. 320. Prezzo ridotto, • 3 50 8 1'011.ZA e GroLtA.RELLT. La malaria in Italia. Opera onorata del 1° premio a l concorao R iberL U n volume con 7 grBlldi te.vole oromolitogratio.he. Roma, 1885; prezzo ridotto . . • 3 Tol,IJU.UNL - Delle malat t ie più froquentomente simulate o provocate dagli ill,8crittL - Roma, 1875 . , 3 50 s . B. - Par l'a c qulslo dell11 oper e sopraindic a te Invi are commlulonl e vaglia all'Amm lnlstr1110n1 del Giornale di medicina militare via XX Settembre Roma . A lt~·e 1mbbli caz/.o n i m ecUco-milita·l 'i: F oaAJU L ELLI Fll.A..'l'CEsco, capitano medico. -
Manuale di bromatologia pei med.iol mili~i. - Firenw , 1006. Uo voi. in 16° di pag. 484. (Veodibile pregò l' Autore in Firen ze, scuola d 'applicazione d i sanità m ilitare) . . L,
ò
MEMORIE ORIGINALI
ISTITUTO CHIRURGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI ROMA (Direttore: Prof. Senatore Du'aANTE).
,· ,
'
: :'
..:
4~,
-·•J
,.
. i , -. ~
LA TERAPIA DELL'ERES!PELA PER VIA GASTRICA MEDIANTE LA SOMMINISTRAZIONE DEL SALICILATO DI FERRO Per il dott. Oddl Oddoae, capitano medico aseÌlltente onorario
.. Prima di entra.re nell'argomento della. tera.pia, e di esporre gli esperimenti clinici e di laboratorio da. me fatti in merito alla infezione eresipelacea., ritengo opportuno di riassumere brevemente quanto si sa. oggi circa. l'etiologia di questa entità morbosa e ciò anche per riguardo alle conclusioni che verrò facendo con questo mio lavoro che credo non deve assere il solo in merito a.Ila. streptococciemia., alla settiooemia. ed alla setticopiemia. Non nascondo che di fronte al grande numero di medicamenti vecchi e nuovi usati per la. cura. dell'eresipela ed al vantato successo di ognuno, si resta. alquanto perplessi e dubbiosi prima. di convincersi della. utilità vera e propria di quello prescelto; ed è per questo che edotto delle esperienze del Gallo e Morelli i qua.li già avevano somministrato per via gastrica il salicilato di ferro nelle setticoemie post-chirurgiche con buoni effetti curativi e senza inconvenienti di sorta sulle varie funzioni del soggetto; fu mia cura nello studio del nuovo farmaco di non basarmi dapprima sugli esperimenti di laboratorio; ma di tenere in gra.ndecontio ed in istudio i risulta.ti ottenuti al letto dell'ammalato, accingendomi alle ricerche sugli animali e sulle varie proprietà del salicilato di ferro in vitro sulle colture di streptococco e sulle tossine da esso elabora.te solo quando mi persuasi e persuasi coi risulta.ti clinici i miei colleghi dei soddisfacenti risultati ohe era possibile ottenere colla cura. per via. interna della infezione eresipelacea.. Allora. solo mi accinsi ad eseguire vari esperimenti di laboratorio a.Ilo scopo di poter meglio controlla.re e studia.re il farmaco ed il suo meccanismo di azione. 36 -
Glornak di medicina mimare. - Fase. VUI.
662
1
LA TERAPIA DELL ERESIPELA P ER VIA GASTRI0A 1 ECO.
Mio dovere nell'inizio dell'esposizione del presente lavoro s1 e auche quello di rivolgere vive grazie all'egregio dott. Serra aiuto negli ospedali ed ai suoi assistenti i quali con vera cortesia. e squisita gentilezza misero a. mia disposizione i numerosi ammala.ti di eresipe la giacenti uel padiglione di isolamento del policlinico Umberto I e dei quali sono lieto subito di dire che durante il periodo dei miei esperimenti dal dicembre 1911 al giugno 1912 non si è avuto a lamentare alcun decesso non ostante che varie forme siansi presentate con quadri fenomenici assai gravi ed imprellsionanti.
**• Dal lato batteriologico non sono certo stati pochi gli studi eseguiti allo scopo di stabilire con qualche certezza la. etiologia dell'eresipela e mentre alcuni anni or sono ritenevasi dai più quale dogma che lo streptococco di Fehleisen fosse lo specifico agente della infezione eresipelacea e certa appariva la sua diflerenzazione col piogeno di Rosenba.ch tanto che anche negli esperimenti di laboratorio a questo ultimo germe si attribuiva la suppurazione mentre al Fehleisen la eresipela non molto dopo autori illustri stabilirono la completa somiglianza dei due germi dal lato morfologico e così successi va.mente vennero sullo stesso tema e con le identiche conclusioni i lavori del E. Frankel, del Wida.l, del Doyen, di Von Eiselsberg ecc. Quest' ultimo autore inoltre mediante una coltura. pura di streptococco piogeno, ha determinato nell'occhio di un coniglio una. vera. e propria infezione eresipelat osa mentre a. controprova. il Fraenkel poteva ottenere con lo streptococco di Fehleisen un tipico e conclamato processo suppurativo. Dagli esiti dei su cit ati esperimenti ne prese argomento il Widal per concludere che nell'uomo la differenza fra i due streptococchi può essere basata solo sul diverso potere di virnlenza mentre negli animali e terreni di coltura erasi chiaramente dimostrata la loro identità, e si venne a stabilire così la seguente equa.zione: streptococco virulento sta ad infezione eresipelacea. come streptococco poco virulent o sta a suppurazione. E che lo streptococco poco virulen to possa dare anche la comune suppurazione è stato di poi dimostrato anche dai successivi lavori eseguiti dal Bumm, Wida.l, Noorden, Rimone ecc., mentre il P etruschhy spingendo olt re gli studi e le s ue accurate ricerche asseriva che anchA la infezione genera.le e le metastasi possono essere origi niite dalla presenza dello streptococco nel circolo sa ng ui gno. Il P etrusehy inoltre basandosi sull'esperienza clinica fatta a scopo curativo nel carcinoma nel quale ott enne lo sviluppo di una classica.
LA TERAPIA DELLfERESIPELA PER VIA GASTRICA, ECC.
663
eresipela. mediante l'innesto di coltura pura. di streptococco, di una peritonite puerpera.le purulenta; ne concluse ohe lo streptococco derivante dalla. suppurazione è certo capace di generare eresipela. Nè i suoi studi sull'argomento cessarono ed egli infatti citò altri 4 casi nei quali è stato in grado di poter dimostrare la. diretta dipendenza. dell'eresipela. da. un processo preesistente suppurativo. È con queste vedute che i lavori e le osservazioni in proposito si moltiplicarono, è così che l'insorgere dell'eresipela in seguito ad asportazione di un focolaio osteomielitico da streptococco è notata dal Lang. L'eresipela adunque non sarebbe l'esponente di una infezione da speciale streptococco; ma bensì sarebbe dovuta. al comune streptococco al quale occorrebbe un certo grado di virulenza specifica. e la possibilità di penetrazione nelle vie linfatiche della cute. Secondo gli studi del Petruschy anche questo grado di virulenza dello streptococco necessario si sarebbe sperimentalmente potuto ottenere e con.trolla.re e l'eresipela dal Klemm sarebbe designata come una streptomicosi della cute, come nna linfangioite capillare streptomicotica. Ma l'eresipela è solo di origine streptomicotica ovvero può anche essere data da altri microbi piogeni e propriamente dallo stafilococco piogeno aureo? Il Jordan invero nel 1891 citò due casi di eresipela da stafilococco piogeno aureo e dal suo studio ne venne alla conclusione che l'eresipela non sia a ritenersi dal lato etiologico quale una vera malattia specifica per quanto il Klemm si sia opposto a questa. .asserzione non essendo a suo dire stato confortato da altre osservazioni il reperto di J orda.n; ma è facile rintraccia.re nella letteratura -che fino dal 1886 il Bonome e Bordoni Uffreduzzi aveva.no illustrato due casi di er,e sipela da stafilococco piogeno aureo e citreo ed il Jordan nel 1893 citò un altro caso dovuto a stafilococco a.ureo, seguito poco dopo da altra. osservazione del Jelsenthal. Che se poi tralasciamo per un istante l'esame dell'infezione ere.si pela.cea. nell'uomo per correre dietro alle esperienze di la.bora.torio sull'animale, troviamo a sostegno della tesi che l'eresipela non sia unica.mente dovuta. allo strept ococco tutta una serie di esperienze intraprese dal Delius con diverse varietà. di coli bacillo e specialmente con uno isolato da una cistite e mediante il qua.le ha potuto ottenere una. tipica eresipela. nell'orecchio del coniglio, infezione dalla quale raccolse e coltivò il bacillo coli in c,>ltura pura.. L'Uhlembut avrebbe ot tenuto negli animali risultati simili con nn coli bacillo di una peritonite puerperale, mentre il Neufeld assicura di aver osservato eresipela mediante l'innesto con pneumococco; ed .allora non è certo da tacciarsi di poca verosimiglianza la osservazione
664
LA TERAPIA DELL'ERESIPELA PER VIA GASTRICA, ECO,
fatta da Rheiner il qua.le I\CCArte. di aver potuto isole.re da. un campo, di eresipela in individuo tifoso, a.cca.nto e. pochi cocchi il bacillo de.li tifo; esperimento questo che certo acquista. maggiore importanza. oggi che conosciamo la. proprietà piogena del bacillo del tifo e la. sua. a.ffinità col coli bacillo. D'altro canto niuno può disconoscere ohe il tipo morboso dell'eresipela non è costante, de.i ca.si gravissimi che si inizia.no con gravi fenomeni tossicoemici e che in pochi giorni portano a. morte l'infermo a quelli che senza alcun disturbo dello stato generale decorrono si potrebbe dire quasi ambulatoria.mente, vi sono tutte le gradazioni possibili e non è certo·avventurata l'idea che a.I diverso a.gent&di infezione, a.Ila diversa. virulenze. di esso possa attribuirsi le. diversa... manifestazione clinica. e tutto il suo quadro fenomenico. I ca.si classici di eresipele. che esordiscono con forti brividi, vomito, temperatura elevata., ed arrossa.mento della cute sono sole.mente una delle forme di eresipela; i ca.si che deviamo da questa classica.. sindrome morbosa erano un tempo uniti sotto il nome di pseudo eresipela; ma. evidentemente colle attua.li conoscenze non credo possa. più sostenersi l'esistenza. di forme diverse a. meno che nelle forme di pseudo,ereRipele non si tratti di una linfa.ngioite radicolare che cert0può essere data da qualsia.si microrganismo piogene. La intensità del fenomeno morboso è dovuto certo alle. diverse. virulenze. dell'agente infettante (cocco) e forse anzi certo, anche alla. diversa. forza. di resistenze. dei tessuti ed a.I diverso potere orge.nico di difesa indi vidue.le. Nell'occhio del coniglio possono produrre eresipela tipica. non solo lo streptococco; ma. anche gli stafilococchi, i pneumococchi ed i coli. bacilli. L'eresipela nell'uomo è in genere ca.usata dallo streptococco; ma può come già abbiamo visto essere mentita da. a.Itri piogeni. L'eresipela. è anche modernamente dopo la mirabile definizionedatane dal Piorry che la disse settico dermite, ritenute. una infermità localizzata alla. pelle con effetti tossici genera.li. Oltre poi alla. forma. localizzata. e tossicoemica è dalle esperienze provato che in altre circostanze e.Ila tossiemia può far seguito la setticoemia per entrata e la riproduzione in circolo dello streptococcomentre esistono attacchi gravi di eresipela che fin dall'inizio esordi• scono colla forma. di eresipela setticoemica. Essa è indubbiamente fra le malattie infettive una intossicazionedel sangue provocata. dalle tossine dello streptococco nell'uomo che produce tanto la eresipela chirurgica che la. così detta spontanea penetrando nell'organismo attraverso una solazione di continuo non.
LA TERAPIA DELL'ERESIPELA PER VIA GASTRICA, E CO.
565
:sempre percettibile delle. pelle o delle. mucose. ed anche come vorrebbe Letow e.ttre.verso gli o_rifìci gle.ndole.ri. E che la eresipele. sia una malattia infettiva a decorso acuto in seguito alla quale si ha rapidamente una vere. e propria. tossiemia molti fatti stanno a com.provarlo oltre i clinici; e fra gli altri gli esiti di alcune tentate terapie come ad esempio il salasso al quale si attribuirono rapidi e buoni esiti; ed il cui meccanismo di azione non può essere ricercato ohe in una sottrazione notevole di tossina; mentre altri vantarono guarigioni di casi disperati mediante la iniezione endovenosa di bicloruro di mercurio che potrà aver agito sul germe circolante. * •• Della terapia in genere dell'eresipele. non intendo dilungarmi molto come già ebbi e. dire all'inizio del presente scritto. Il rapido succedersi di . preparati farmaceutici nella cura dell'eretiipela, il vantato successo, i risulta.ti contradditori ottenuti da diversi sperimentatori, lasciano molto in dubbio sulla efficacia. vera e proprie. di essi specie a,llorquando leggendo relazioni di chi per lunga. pratica ebbe contatto con tali infermi, notiamo la espressione delle. complete. sfiducia sui medicamenti ,;tessi. Dando une. rapida. scorsa. a.i vari metodi terapeutici adottati vediamo che alla. terapia. suggestiva e che .certo ebbe la maggiore sua gloria nel periodo preantisettico, quando .v ere schiere di infelici venivano colpiti da te.le morbosa affezione seguì le. cure. sintomatica. e quindi colla scoperta dell'agente infettante quella antisettica che certo si ritenne la più giuste., la più razionale. Nè minore entusiasmo fu rivolto alla sieroterapia sia coll'uso del siero antistreptococcico che con quello antidifterico che secondo alcuni autori avrebbe un azione efficace nella neutralizzazione della tossina streptocoucica. Il Federici infatti usa il siero antidifterico ed egli conclude nel suo lavoro ohe il siero be. agito sopra tutto beneficamente sui fatti genera.li mentre l'uso ohe egli ne ha fatto topica.mente avrebbe solo coadiuvato e completato la cura per la qua.le usava. 7 fiale di siero del valore complessivo di l 0,500 U-I di cui 1500 per vie. ipodermica ed altre per applicazione cutanea. Il dott. Balduzzi trattò e guarì l'eresipela con iniezioni a distanza. ,di fenolo ed esiti ancora più soddisfacenti accerta. di aver avuto introducendo il farmaco per la via. venosa.. È logico domandarsi come l'acido fenico avrà agito in questi casi; .qua.le battericida o qua.le antitossico?
666
LA TERA.PIA OELL'ERESIPELA PER VIA GASTRICA, ECC.
L'acido fenico, iniettato nelle vene a debole soluzione quando poi viene assorbito e portato in circolo subirà. certo un'altra forte diluizione nei liquidi dell'organismo ed a un grado tale da non potersi più ritenere capa.ce di uccidere gli streptococchi quando li raggiunga. nel suo focolajo; l'idea quindi riposa su di una azione antitossica del farmaco, sulla cui natura, e sul cui meccanismo però nulla ancora sappiamo, molto più che sono poco conosciuti e studiati i veleni elaborati e versati in circolo dallo streptococco. Il Durante fin dal 1878 invece dell'acido fenico dal quale dice non aver avuto risultati soddisfacenti, usò il sublimato all'l su 10,000, diluizione ancora germicida potente. In un solo tempo egli inietta 100 grammi di liquido antisettico imbibendo vaste e profonde regioni senza tema di produrre avvelenamento. E così seguendo le varie terapie usate troviamo che il Roger il quale curò nell'ospedale di Ambervilliers circa 4000 casi di eresipela bandisce tutte le pomate medicamentose .destinate ad arrestare la marcia invadente dell'eresipela perchè le dice palliativi inutili anzi molte voi te danno::ii. Egli crede che il miglior trattamento consista nell'applicazione di compresse calde frequentemente ricambiate, ed il calore umido che non esercita un effetto sgradito all'infermo, pare eserciti una influenza favorevole sull'evoluzione della malattia. Il dott. Pantano forse collo stesso indirizzo di vedute consigliò l'uso esclusi'l"·O degli impacchi caldi di soluzione fisiologica sulla parte infetta criticando gli altri vari metodi escogitati e provati dei quali molti dice empirici. C. Ritter usa il trattamento con aria calda ed il principio sul quale si fonda la sua cura è lo stesso della cura alla Bier, portare cioè nella parte affetta nuovo siero e sangue nuovo; il Martz'inowsky medico dell'ospedale di S . Paolo di Mosca sostituì all'acqua ed all'aria calda l'applicazione locale di impacchi di soluzione all'l p. 1000 di permanganato di potassa e per ultimo dei metodi riportati nella letteratura voglio ancora citare quello del Rabinovitch il quale asserisce di curare da 13 anni l'eresipela ricoprendo la parte malata con una compressa di garza umida ricoperta da un piattino di rame sul quale fa ardere un batuffolo di ovatta imbevuto in alcool ripetendo tale processo per nove o dieci volte nella giornata per tre sedute; ma in vero i risultati da lui ottenuti non appaiono troppo soddisfacenti allorquando lealmente ci notiflca di aver sempre ottenuto le guarigioni fra la J 21t e la 14a giornata., termine nel quale qualsiasi affezione resipelacea che abbia lasciato in vita l'infermo guarisce di pereè anohe senza l'ausilio di cura alcuna.
LA TEllAPI.I. DELL'ERESIPELA PER VIA GASTRIC A, ECC.
567
Il Fornaca sempre nella assoluta convinzione che i gravi fenomeni resipelatosi siano dovuti quasi in totalità a.Ho avvelena.mento tossicoemico e che quindi sia logico presupporre che l'organismo forte e va.lido tenti la difesa mediante la produzione di antitossine; esperimentò le iniezioni di siero di sangue di convalescente eresipelatoso ed i risultati, a sno dire, sarebbero alquanto soddisfacenti e si manifesterebbero con un miglioramento nelle condizioni generali mentre localmente nulla. si rileverebbe di migliorato; viene quindi alla conclusione che il siero di convalescente non è battericida dello streptococc6; ma attenuante diminuendone la virulenza; e potere attenuante dello streptococco pare siasi pure potuto dimostrare n el siero di sangue estratto dall'ammalato in atto. Tra.lasciando di parlare della enorme foragine di medicamenti proposti per applicazione locale, che condividendo pienamente il principio enunciato dal R oger credo inutile ed anche alle volte dannosi mentre spesso per la loro applicazione si rende impossibile una quotidiana e regolare osservazione della parte affetta; voglio notare come la maggior parte delle statistiche sulle quali si è voluto studiare il valore di un farmaco in confronto ad altri siano state le statistiche di morte. La mortalità è certo uno dei dati migliori allorquando si eserciti un controllo su di un numero piuttosto grande di osservazioni; però a mio parere non possono e non debbono trascurarsi tutti gli altri fattori dai quali è facile stabilire il decorso più o meno attenuato della malattia e le migliorate condizioni generali dell'infermo. Nei casi gravi e con caratteri di grave setticoemia. la. mortalità raggiunge di solito cifre elevate. Le statistiche si accordano su di una mortalità. dell'S,37 p. 100 negli ospedali di Kopenaghen e dell'S,02 per gli ospedali di R oma. Il dottor Pantano arguisce da questa coincidenza di dat i statistici il fatto che la cura abbia sulPandamento della. malattia poca. o nessuna. importanza qualsiasi essa sia; ma. ciò invero mi pare sia asserto troppo assoluto, giacchè non potendosi escludere che con un nuovo metodo curativo la percentuale della mortalità possa diminuire; dovesi anche tener conto del decorso della malattia, della sua virulenza, del modo come si esplica, e del fatto che possono esservi modificazioni di decorso e maggiore benignità, condizioni queste sulle quali devesi fare assegna.mento e tenere in quella giusta considerazione che meritano.
...
* •
Dagli studi fatti sull'argomento mi feci la convinzione assoluta. che la. infezione eresipelacea sia quasi sempre concomitante alla tos-
568
LA TERA.PIA DELL'EBESIPELA. PEB VIA GASTRI CA, EOO.
siemia.; e se è pur vero ohe vi sono a.loune forme di eresipel& ohe trascorrono apisettiche, ciò stà. forse a provare che mentre in alcune
forme predomina. il potere tossico generale con grave tossiemia del soggetto; in altri casi, non certo i più frequenti, la sola forma clinica predominante è la batterica a debole azione tossicoemica.. Mentre poco importa occuparci di questa seconda forma, la quale risolve in genere abbastanza. presto; è invece di sommo interesse oc· cupa.rei della 1a che per i gravi fenomeni di tossiemia generale da un quadro imponente e pur .troppo non privo di casi seguiti da decessi. Studiando queste gravi forme morbose, tenendo presente gli studi fatti sul potere disinfettante dell'acido salicilico eliminato per via cutanea, tanto che da alcuni sperimentatori si consigliò l'introduzione dei prepara.ti salicilici per lo stomaco nelle malattie gravi infettive della pelle, mi feci a pensare, se invero non fosse possibile ripromet· tersi un buon effetto sull'eresipela dall'acido salicilico. Gli esperimenti fatti dal Jacob e Vitry, i quali forse con identiche vedute intrapresero una serie di osservazioni per mostrare l'azione del salicilato di soda contro la. infezione da. streptococco e che in tre serie di esperimenti hanno potuto all'evidenza dimostrare che le iniezioni endovenose di piccole dosi ripetute di salicilato di soda aumentano il potere di resistenza del coniglio contro la inoculazione consecutiva di streptococco, tanto che il coniglio trattato col salicilato di soda non aveva alcuna reazione mentre il controllo moriva in sei ore, mi andarono vi è più convincendo; ed avendo in seguito riscontrato che il salicilato di ferro era per via gastrica stato usato e raccomandato dal Gallo e Morelli nel suo trattato di farmacia e terapeutica, come ottimo medicamento nelle affezioni setticoemiche postoperative; mi decisi ad esperimentarlo nell'eresipela ed i risultati che ne ottenni mi consigliarono a persistere nell'uso ed a studiare il suo meccanismo di azione. Dirò subito che è stato l'esito soddisfacente clinico quello che mi
incoraggiò alle ricerche di laboratorio che solo dopo intrapresi allorquando ebbi la convinzione che il medica.mento era ottimamente tollerato dagli infermi e costantemente risolveva. la malattia e ciò anche perchè è mia convinzione debba l'osservatore rivolgere la. sua maggiore attenzione all'infermo e non disprezzare nulla di quanto gli indica e gli suggerisce il decors0 della malattia, prendendo in considerazione quanto pure senza spiegazione immediata gli insegna la pratica medicina per azione di medicamenti topici o di uso generale. D'altro canto non conti~mo fra i nostri farmaci alcuni lo. di cui
1
LA TERAPIA DELL ERE8IPltLA PER VIA GASTRIQA 1 EOO.
569
azione è indiscussa. sebbene non sia. stato a noi possibile in -alcun modo conoscere scientificamente il meccanismo di sua azione? Scopo della cura. che mi prefissi di fa.re è stato quello di eomba.ttere possibilmente gli effetti locali e generali che l'infezione eresipelacea produce sull'infermo. *
* * Il salicilato di ferro non trova.si in commercio a.Ilo stato salino puro e la formola quindi da me volta per volta. usata è stata la seguente: Salicilato di soda. grammi due; Acqua grammi quaranta. Sciogli ed aggiungi: Percloruro di ferro (secondo la F. U.) col 10 p. 100 di ferro grammi 4. Glicerina. grammi quindici; Acqua. q. b. per fare un tutto di grammi 125. Si ha così la formola di salicilato di ferro:
(e• <
011 ) .
H· coo Fe2 := grammi 1.66 p. 100 di salicilato di ferro con grammi 0.14 di fe. in eccesso cioè grammi 1.4 p. 100 di percloruro ferrico in più; piccolo eccesso che non dà fastidio e che è tollerato benissimo dal soggetto. Il farmaco per quanto non molto gustoso non è sgradito agli ammala.ti ed è somministrato in ragione di grammi venti ogni due ore. È allo stato di precipitato e si richiede quindi che ad ogni somministrazione sia. agitato. È abbastanza. ben tollerato dallo stomaco dei pazienti ed anche in qualche rarissimo ca;;o in cui si manifesta. senso di vomito; diminuendo la dose e persistendo si ottiene che gli infermi lo tollerino in modo perfetto. Mi tratterrò prima di ogni altro sui dati clinici ottenuti riportandone alcuni dei più)mportanti seguiti in tutto il suo andamento, facendo subito presente che oltre alcuni infermi che mi è stato possibile curare nell'ospedale militare di Ancona, col consenso del signor direttore di quel nosocomio, la grande maggioranza delle mie osservazioni feci nel reparto di isolamento del Policlinico Umberto I, avendo come principio di esperimentare il farmaco solo nei casi gravi e che tali si presentarono fin dall'inizio per il quadro fenomenico; la.sciando in disparte tutte le forme lievi apirettiche o quelle che pur avendo elevazioni termiche lasciavano adito a presupporre che la forma. attenuata volgerebbe a guarigione rapidamente e spontanea.mente.
670
LA TERAPIA DELL'ERESIPELA PER VIA GASTRlOA, ECO.
È sta.to appunto per questa ragione che su 106 essi di eresipelaricoverati nel predetto reparto durante il periodo di mio esperimento· eolo 36 ca.si raccolsi sili quali la. somministrazione del salicilato di ferro diede ottimi risultati. L'azione del salicilato di ferro è certamente antitossica e ciò deduco dal decorso della. infermità. La. curva termica. generalmente già. dopo solo 12 ore dalla somministrazione del farmaco cade per crisi 6 · si porta a.I disotto della norma o quasi senza però che mai si abbiano tempera.ture di collasso. Ciò che è anche importante si è il fatto che colla caduta. dell'alta temperature. scompaiono rapidamente tutti i gravi fenomeni di tossiemia generale ed è così che vediamo dileguarsi il coma, il delirio, le forti cefalee, lo stato di grave malessere,. il dolore locale, e sopravviene uno stato di benessere genera.le. Anche il processo locale eresipelaceo per quanto non scompaia. colla stessa rapidità dei fenomeni genera.li tossici pure subiscé un arresto e piit rapidamente del consueto volge a guarigione. Non riporterò certamente tutte le storie dei miei infermi giacchè indistintamente ebbero lo stesso andamento, nulla di meno mi pia.ce di richiamare alcuni dei casi, i quali per qualche differenzazione nel decorso, lasciano adito ad altre considerazioni sull'azione del medicamento sperimentato. C. I., operaio, ha fatto ingresso dal reparto della clinica otorinolaringoiatrica ove era. stato sottoposto ad operazione per sarcoma dell'etmoide. L'operazione alquanto demolitiva è stata dal soggetto bene tollerata e tutto procedè regolarmente quando nel giorno successivo a.li' intervento si manifestò una. chiazza eresipela.cea a.Ila. guancia sinistra. con comparaa di fenomeni generali. Il ca.so rivestiva gravità. eccessiva. gia.cchè oltre al delirio, alla elevazione termica. e successivamente allo stato comatoso nel quale cadde ben presto l'infermo, si osserva un attivissimo potere invadente dell'eresipela, tanto che già. nella terza. giornata si era propagata. li. tutbo il viso, alla regione po• steriore della nuca arrestandosi solo a circa 4 centimetri dal campo operativo ove anche le meningi trovansi allo scoperto. È stato in queste condizioni che io intervenni e la. gra.fioa, Tavola I, n. I dimostra l'andamento della temperatura alla caduta della. quale teneva dietro la scomparsa di tutti i fatti tossici genera.li, men• tre il processo locale arrestatosi già. il giorno 26 rapidamente volse-· a guarigione con rapida desquamazione della ente affetta. Dirò subito che nel caso in esame, la tempera.tura. non cadde per crisi, come di regola avviene sotto l'azione del farmaco; ma oiò è stato già altra volta da me osservato e sempre in quei casi nei quali il sa-·
1
LA TERAPIA DELL ERESIPELA PER VIA GASTRICA, ECO.
671
licila.to di ferro non è stato somministrato fino dall'inizio della malattia ma in 2a. o 3• giornata.. È allora che la caduta della febbre avviene per lisi con qualche oscillazione alle volte, il che prova, a mio parere che il medicamento dapprima ostacola il processo infettivo attenuando l'accesso febbrile e da ultimo lo vince. L'infermo in 5a. giornata dall'inizio della cura ed in 8"' dall' insorgere dell'infermità, che certo è stttta gravissima, era guarito. Durante il decorso nessuna traccia di albumina nelle urine, lieve senso di intolleranza gastrica alle prime dosi subito vinta. C. V., donn(di ca.sa, è ricoverata per resipela alla mammella destra (forma bollosa) (Tavola I, n. 4) : la temperatura è piuttosto alta, il dolore locale è intenso, lo stato generale non è grave, però l'infezione minaccia di invadere la spalla e già nel 2° giorno di malattia il processo si è esteso a tutto il moncone della spalla ed al brnccio. L'inferma. sottoposta subito alla cura. del salicilato di ferro migliora rapidamente, scom.paiono tutti i fatti:generali e la temperatura già in sa. giornata è normale. Si nota il giorno venticinque elevazione termica a cui si accompagna una nuova eruzione eresipelacea intensa all'avambraccio sinistro ed alla. mano. Il processo però questa volta non è accompagnato che da lieve elevazione della temperatura e mancano tutti i fenomeni generali compreso il dolore locale, il quale non è palese nè spontaneamente, nè alla; palpazione. Il nuovo processo abortisce già. all'inizio giacchè il giorno ventisei a. sera la regione colpita ha ripreso quasi il colore della cute normale· e la temperatura è ritornata. alla. norma. Il salicilato di ferro nel caso in esame oltre ad aver agito quale antitossico ed attenuante del germe, ha forse con molta probabilità esaltato il normale potere antitossico del siero del sangue dell'aroma• lato, determinando così il rapido avviamento alla guarigione del primo attacco l'aborto del secondo. Nessun sintoma di intolleranza gastrfoa., nessuna traccia di albuminuria nelle urine. M. G., di mestiere contadino, è affetto da eresipela al naso ed alla. faccia. (Tavola. I, n. 1). Temperatura alta, cefalea intensa, dolore locale, senso dì nausea.. È già stato nel corrente anno ricoverato in questo reparto· per eresipela alla. faccia. che anche allora esordi con gravi f~tti generali. Non era state. praticata che la. cura degli impacchi locali di soluzione fisiologi.ca, mentre questa volta. si inizia subito la cura col salicilato di ferro per via. gastrica.
-572
LA TERAPIA DELL'ERB SIPELA PER VIA GASTRICA, EOO.
La temperatura cade per cri!li raggiungendo la norma nella stessa giornata; il decorso dell'infermità che si era presentata con sintomi gravi volse ben presto a guarigione ed in a~ giornata ogni accenno
di virulenza del germe erasi spento; mentre nella affezione precedentemente sofferta oltre ai gravi fatti di tossiemia. il processo non volse a. guarigione che in 10a giornata. R. F., opera.io, è ricoverato per piccola chiazza eresipelacea al pomello sinistro (Tavola I, n. 5). Fino dal suo ingresso si nota. che l'infermità locale alquanto limitata non è proporzionata. a.i gravi fatti genera.li che si rilevano a. carico del pazrnnte. A.spetto qua.si soporoso, temperatura alta, polso frequentt'I e nella notte comparsa di delirio. Si esclude con accurata visita che esistono oltre l'eresipela altre infermità in atto e la mattina successiva. si osserva. una. rapida. migra.zion'3 dell'infezione al viso, al collo, alla nuca con minaccia di invasione al ca.po. Si inizia la cura; però le condizioni dell'infermo si mantengono assai gravi, la temperatura contrariamente a. tutti gli a.Itri ca.si non accenna a guarigione. Il processo eresipelaceo che in alcuni punti accenna. a diminuire si presenta. in altri con i caratteri di infezione acuta, il paziente è quasi costantemente in stato comatoso tanto che venni nella determinazione di praticare l'esame batteriologico del sangue ed il reperto ottenuto èstatopiùchesufficiente a spiegare un sì grave e pt'lrsistentequadro clinico. È stato possibile infatti ottenere lo sviluppo di colonie di streptococco dal sangue estratto, era quindi in atto eresipela. estreptocoociemia. Per quanto il processo fosse gravissimo volse a guarigione in 13' giornata dall'inizio della. cura e dopo 20 giorni di degenza. è stato possibile dimettere guarito il pa.ziP.n te. G. B., falegname. Affetto da eresipela. facciale sinistra. bollosa. (Tavola I, n. 2). Cefalea, temperatura. elevata., nausea., sensorio depresso. Si inizia. la cura lo stesso giorno del s uo ingresso a.I reparto ed il decorso si manifesta. tipico come in tutte le altre forme nelle qua.li ebbi ad usare il salicilato di ferro. Anche nel caso in esame in 3:l giornata proceduta da. una. lievis• sima elevazione termica si manifesta un nuovo attacco eresipela.ceo a.Ila guancia.; ma il suo decorso sia locale che genere.le è stato abortivo e l'infermo potè essere dimesso guarito in 5• giornata. dall'inizio della cura. Per brevità tra.lascio di riportare le grafi.ohe degli a.Itri trenta. casi da me seguiti giacchè credo sufficiente l'esame del seguente quadro statistico sui dati del quale è facile formarsi il concetto della unifor· mità. di andamento dell'infezione eresipela.cea. sotto l'azione della. cura salicilica per via gastrica; anche nelle forme le più gravi giacchè i <la.ti che espongo si riferiscono a. te.le genere di infezioni.
..,.,' B
s
.!! o
i
.. ..E .... c.
.0
~ .a
=e
.o
8
~
o
.2
.a
~
.,>
:a ·.:; ., a:
.,a
.: ~
~e a:
>
:i
.a
e
.,
:a
se
·.:;
f
~
:a
se: •
e
;e;;; .,
.. s.. ·- ., "'
__o,..; >-
-o~
•.,f
è
.e9
......,"
...." ... .." ...," ~
E
j
., =.,e
I!
:;;; .,
o
6
-o
3s
"O
·.;
.,e
8 <
~ e
5
..
"O
..,
.. :a
8 o
., .,
e aj '
f
:a
·~ :! Cl
:i:,
i,,.
·s.
.; "
.;
·s
Q
C!I
,_·e:
l"l
ci o
o
:,. >'l
.,,i,.....
$l
e
~
t"
Am1olazioni vat·ie
t:, tzl t"
"
C"
l'l~ :i:,
tzl
... 'l)
'O
Casi nei quali la cura stata iniziata in giornata di mala· tia. Infermi con atte.cebi gravi di ereeipela eia spontanea che chirurgica curati col ealicilo di ferro. N. 86.
2•
1
2
~o 6°
-
2
4
-
20
N. 28.
La comparsa di traccia di albumina nelle U· r ine è eempre stato fatto transitorio e che già. in 2" o 3• giorno scomparve.
l"l ::,
:,.
.., t>l ;:o <I
... :,. Q
>
~
;:o
o >
Ca.ai nei quali la cura stata inizia.ta nel 2° 3° giorno di malatt
tzl
3•o 4•
5
-
1• o s•
-
1
a a
3
l
7
1'. 12. 01
-.:i
w
.fl74
1
LA TERAPIA DELL ERESIPELA PER VIA GASTRIOA 1 EOO.
Dall'esame del quadro stesso si rileva che la cura è certo assai più effi.c11.ce allorquando sia intrapresa fin dal principio della malattia., nel numero di quei casi in cui la. malattia si è presenta.ta con sintomi generali gravissimi, non dando cosi agio alle tossine di stimola.re i centri nervosi, mentre quando già tale avvelena.mento è avvenuto maggior tempo occorre per neutralizzarlo ed anche l'attenuazione bacillare deve essere minore se si giudica da.I maggiore numero di re-oidive febbrili, sia pure in forma lievissima, ohe si hanno in confronto delle pochissime e sempre a.pirettiohe riscontrate nei casi assoggettati .alla cura fin dall'inizio. Conferma. di ciò abbia.mo pure nel periodo più breve di malattia e nel maggior numero di guarigioni senza recidi va che si notarono nei pazienti snbito curati. Prima di passare agli esperimenti di laboratorio cercherò di esporre qualche altra osservazione e conclusione da me fatta. sull'uso del farmaco in parola e subito piacemi :ii rileva.re che esso è stato indistintamente ben tollerato senza. inconvenienti da tu~ti gl' infermi fossero essi uomini robusti o gracili, donne o bambini, la cui età. però non era inferiore a.i 13 anni. Non aumento di albumina nei !!oggetti già. a.1buminurici, non aggravemento di infermità in una settuagenaria. a.ff etta. da. enterite cronica, ed il decorso della. malattie. è stato oostan• temente abbreviato quando si consideri ohe è convinzione della. mag· ,giora.nza. degli autori che di solito la eresipela risolva. in 10" o 12• giornata. ed anche il Widal dice che quando la. eresipela si svolge in un soggetto sano e che non presenti speciali predisposizioni morbose, la. guarigione deve avvenire verso il 9° giorno. Dalle ricerche cliniche e biologiche fatte, su tutti gli altri prepara.ti di ferro inorganico, risulta. che il ferro introdotto nelle vie digerenti si assimila. in piccolissima quantità. Anzi per molti e,utori (1), il ferro inorganico introdotto passerebbe tutto nelle feci per venire in seguito eliminato, e la. sua .azione rigeneratrice e ricostituente quindi, l'aumento consecutivo al suo uso, di corpuscoli rossi, e l'aumentato potere ematopoietico, si attribuiscono al fatto che passando per le vie gastriche esercita sulle materie in putref11.zione un potere disinfettante ed in presenza del1' acido solfidrico si trasforma. in solfuro di ferro preservando cosi il ferro organico ohe sarebbe perciò tutto assimilato ed agirebbe quindi con più attività. Nè questa è esclusi~a. proprietà del metallo ferro gia.cohè è devoluta a tutti i metalli pesanti; ed infatti anche quando si pratica. la (1) Bunge.
LA TERAPIA DELL'ERESIPELA PER VIA GASTRI0A1 ECO.
576
eura mercuriale nelP inizio di essa si nota per un certo periodo aumento del numero dei corpuscoli rossi del sangue mentre da altri autori è stato dimostrato che anche il ferro inorganico viene in parte assimilato. Se quindi non può farsi grande assegna.mento sulla proprietà medicamentosa nell'elemento ferro nel preparato in esame, esso a mio avviso, contribuisce a rendere il lega.me col radica.le dell'acido .salicilico più stabile e la sua scomposizione nell'organismo deve effettuarsi lentamente, permettendo così la perma..nenza dell'acido salicilico in circolo per un tempo assai maggiore di quanto non possa. raggiungersi con i comuni preparati salicilici. Ciò facilmente lo dedussi dalla comparsa e scomparsa dell'acido .salicilurico nelle urine degli infermi sottoposti alla cura ed infatti, mentre colla somministrRzione del salicilato di soda per via gastrica. si ha comparsa. di acido salicilurico nelle urine dopo mezz'ora ed in alcuni casi anche dopo venti minuti, nei vari infermi trattati col salicilato di ferro la comparsa dell'acido salicilnrico è ritardata sensibilmente ed in alcuni casi constatata solo dopo un'ora dall'ingestione del farmaco. Dopo 5 giorni poi dalle. cessazione della ingestione del sa.licilato di ferro si riesce ancora a. rendere visibile la reazione tipica dell'acido salicilurico delle urine; reazione che di solito è solo possibile dopo 3 giorni dalla somministrazione degli altri salicilati. Che la eliminazione lenta dell'acido salicilico possa favorire una maggiore, più energica, costante e dura.tura. azione sull'organismo infermo, può essere confermato anche dagli st.udi eseguiti con altri preparati ed in altre affezioni. Il Zimnermann crede che i preparati salicilici agiscono solo per la. formazione di acido salicilico nel sangue. .Il Binz che i benefici effetti dell'acido salicilico siano dovuti a.I fatto ohe esso si rende libero nel sangue per azione dell' acido carbonico sui sa.lioilati e questo potrebbe avvenire in seno ai tessuti infiammati dove la tensione dell'acido carbonico è assai maggiore che nei sani. Comunque e qualunque sia il suo meccanismo di azione ; è ben certo ohe maggiore efficacia è stata riscontrata per quei prepara.ti la cui eliminazione avviene lentamente, ne ciò è proprietà specifica dei pre· parati salicilici. · Allorquando è nostro desiderio che lo jodio nascente venga a. contatto dei tessuti affetti da infezione tubercolare, non certo la tintura di jod.io sarà il medicamento da noi preferito; ma lo jodoformio il qua.le dalla lenta scomposizione mette in libertà lo jodio nascente che rivela. la sua. azione specifica curativa con gli esiti in guarigione. Il Branca.ti ha potuto dimostrare con numerose esperienze fat.te, sia. cliniche che di laboratorio che il salofene, ad esempio, nel reuma.-
676
LA TERA.PIA DELL'ERESIPELA PER VIA GASTRICA, ECO.
tismo articolare ha. l'azione dell'acido salicilico, però avvenendo la eliminazione in modo lento (si riscontra ancora dopo 60 ore nelle sinovie) viene ad avere un'azione più continua. e dura.tura e quindi più costante a vincere il processo flogistico. Il salicilato di ferro, a mio parere, avrebbe la stessa. proprietà, mentre non produce alcun fatto spiacevole nè sul tubo gastro-enterico nè sul sistema. nervoso. Costantemente le condizioni generali dell'infermo già depresse per la. grave infezione, si sollevano e si determina. uno stato di benessere generale foriero della guarigione.
*
** AZIONE BA'I'l'E!UOIDA DEL SALI01LATO DI FERRO SULLO STREPTOCOCCO.
Prima. di esporre i risulta.ti da me ottenuti mi tratterò brevemente per descrivere il metodo seguito nel presente esame sia per quanto riguarda la coltura pura di streptococco usa.te. che la. concentrazione della soluzione medicamentosa. Sempre nella. convinzione che gli streptococchi costituiscono varietà diverse con effetti patogeni vari e con formazione di tossine diverse a seconda la specie alla quale appartengono, ritenni opportuno ricava.re la coltura pura di streptococco diretta.mente dagli affetti da eresipela, ora mediante l'aspirazione del liquido torbido delle bolle, ora medil\nte striscia.mento coll'ago di platino sterile sul derma sottostante. Senza la pretesa di aver voluto)nstituire controlli alle esperienze già fatte da. provetti e dotti cultori di batteriologia; ma solo per ne· cessità. di ricerca, ottenni responsi sulla. origine delle eresipele da me osserva.te e credo utile e doveroso di notificare che su dieci casi tutti gravi nei quali pratica.i l'esame batteriologico della regione infetta, trova.i 9 volte coltura di streptococco ed una volta. sviluppo di coltura pura. di stafilococco piogeno aureo. Accerta.tomi della. purezza. della. coltura e della. sua. virulenza. mediante esperimenti sugli animali, ho fatto colture in agar per strisciamento lasciandole sviluppare in termostato per ventiquattro ore
alla temperatura di 879 • Decorso tale termine ne feci una soluzione in acqua distillata sterile ed in questa emulsjone immersi i vetrini coprioggetti. I vetrini li deposi di poi in capsula di Petri e li feci dimorare a 37° in termostato per quattro ore e mezzo ed in seguito li immersi nelle varie soluzioni medicamentose già precedentemente preparate in modo da avere una soluzione allo stato di somministrazione al 1.56 p. 100 di salicilato di ferro, altra soluzione al 1.56 per 500, una al
1
LA TERAPIA DELL ERESIPELA PER VIA. GA.STBICA, ECO,
677
1.56 p. 1000 ed una. al 1.56 per 2000 e con una durata di immersione di quindici minuti primi, quarantacinque e sessanta primi. Tra.scorso tale termine la.vai accuratamente i vetrini con a.equa distillata. sterile e li immersi entro tubetti contenenti brodo ponendoli quindi in termostato insi~me ad altri tubi di brodo di controllo nei quali erano stati collocati dei vetrini cosparai di coltura senza l'immersione nella. soluzione medicamentosa. Riporto i 3 risultati ottenuti, dai quali appare che il salicilato di ferro nella concentrazione usata ha un potere battericida allorquando viene tenuto a contatto del germe per un periodo di 60', solo attenuante allorquando agisce per 45' e ancora più lievemente attenuante dopo 15' anche alla soluzione 1.56 p. 100. Risulta inoltre che il suo valore antisettico è abbastanza accentuato essendosi avuto lo sviluppo del germe dopo 15' di contatto col farmaco solo in quarta giornata..
I
UATA
1,!i6'/,
IU6 .,,..;l.5ti '/" 11.56' /,...j t~gg~I
Osseruazio,ii
10 maggio.
+
• • •
11 12
15'
13 14
+
•
+ + +
15
•
16
+ + +
+ + +
+ + +
+
+
+
+
+
Vetrini seminati e immersi per 15' nella soluzione di so.Jicilato di ferro.
+ + + +
j t 56'/, ;t.56 '/...11.56 °/ .. ,I 56'/,..,I t~gl~ ~
DATA
I
Osseruazioni
10 maggio.
11
I
12
• • • •
45'
13 14
15 16 37 -
I
.
.
. + +
Gio,·nale di medicina militare. -
+
+ + + Fas~. VIII.
-
-
+
+
+ +
+ + + +
+ +
+ +
Vetrini seminati e, immersi per 45 nella solu"ione d se.licilato di ferro
+
+ +
+ I I
LA. 1'ETlAPIA DEI,L1 ERKS1 PE1, A l'KR VIA GASTRICA, !WC.
678
I) A 1' l
,.Sfi·,. lt56 .,...1•.56· , •• 1.w,.-1,~n~ I
I O marzo .
60'
Il
•
+
12
»
+ +
13 14
16
•
16
•
+
+ + +
+
Vetrini seminati con streptococco e immersi per 60' nella soluzione di salicitato di ferro.
+ +
• ** E sPERilO!:liTI DI LABORATORIO SUGLI ANIMALI.
P remetterò alcune con11iderazioni di indole generale ed alcuni concetti che seguii nel decorso dell'esperimento. Prescelsi quali animali di esperimento i ca.ni e dovendo su essi usa.re il salicilato di ferro è stata. mia cura di attenermi per le dosi di salicilato di soda e dell'acido salicilico a.Ile tavole pubblica.te dal professor Vinci, dalle qua.li si deduce che il cane muore sotto l'azione di trenta.cinque centigrammi o quaranta per chilogrammo. di salicilato di soda e :li trenta a trentaquattro centigrammi di acido salicilico somministrato per via ipodermica.. Facendo la. proporzione fra un uomo che pesa in media 60 chilo· g rammi ed un cane di 10 chilogrammi circa, rileva.i che per mantenere la stessa proporzione medicamentosa dovevo iniettare in detti animali grammi 25 di soluzione officinale, che contengono 0.32 di salicilato di soda e 0.30 di acido salicilico in 10 chilogrammi di animale; dose che presa anche cumulativamente di 0.62 equivale 0.062 per chilogrammo. sempre inferiore di molto alla minima letale. I cani di esperimento sono stati di varie razze; ma giovani e .del peso dai 4 ai 5 chilogrammi e per quanto riguarda la loro tempera.tura r ettale; mi attenni alla media ot tenuta. in esami ripetuti per 5 giorni rn varie ore del giorno. Gli esperimenti possono sudJi vidersi in 5 serie : 1° gruppo. - Sot.toposi due cani del peso di circa 4 chilogrammi al le iniflzioni di salicilato di ft>rro (soluzione officinale) 10 centimetri cubi per 7 giorni consecutivi. allo scopo di osservare se il medica-
LA TERAPIA DELL'EBESIPE!,A PER VIA GASTRICA, ECO.
579
mento fosse ben tollerato per questa. via e se al termine del periodo di cura risultasse una maggiore resistenza nel soggetto alla infezione streptococcica cutanea provocata da innesto con coltura. pura virulenta, e se tale resistenza fosse durature. anche dopo la cura. L'esito dell'esperimento è stato soddisfacente. Gli animali tollerarono benissimo le iniezioni sottocutanee e intramuscolo.ri e l'innesto fatto sul dorso diede la manifestazione di un processo linfangioitico, limitato abortivo senza variazioni nella curva termica.. Praticato però l'esame delle orine di due altri cani, quattro giorni dopo cessate le iniezioni; non rinvenni più traccia di aciùo salicilurico e la inoculazione di coltura streptococcica diede esito po~itivo con forte elevazione termica. · Non ritenni di soffermarmi maggiormente su questa specie di espe· rimento, giacchè non poche e gravi sono le difficoltà incontrate per poter essere certi di non cadere in inganno. La pelle dell'animale, molto difficilmente può essere sottoposta ad un'accurata disinfezione, nè è facile mantenerla e preservarla dagli inquinamenti per continuità. e per altre mille e mille ragioni che all'atto pratico si rilevano. Passai senz'altro agli esperimenti mediante le iniezioni di materia medicamentosa e di tossina streptococcica come quelli che certo offrono il minor pericolo di errore ed il maggiore valore sperimentale. Le tossine streptococciche le ottenni mediante la coltivazione di coltura pura virulenta iu brodo filtrato nel vuoto e della quale 1 cen· timetro cubo era capace di uccidere per iniezione intraperitoneale una cavia di grammi 250 in 24 ore. Esperienza 2•. - Cane n. 1, cane n. 2. Razza. lupetta. maschi, del peso di chilogrammi 4.500 circa, di età giovane. Iniezione sottocutanea alle ore 9 del 12 aprile di 10 centimetri cubi di filtrato di coltura in brodo streptococcica la cui virulenza come sopra dissi era. statn. prudentemente saggiata. A pochi secondi di distanza feci seguire altra iniezione sottocutanea di 10 centimetri cubi di soluzione officina.le di salicilato di ferro. Cane n. 3, cane n. 4. Razza bastarda maschi, del peso di chilogrammi 4.550 circa, di età giovane. Testimoni. Si ripete lo stesso esperimento senza che si faccia alla iniezione di filtrato seguire quella di soluzione officinale (Tavola II, n. 1) mentre nei cani testimoni già dopo un'ora dalla iniezione si nota elevazione termica che in entrambi gli animali con lievi differenze di andamento raggiunge temperature elevate in un periodo di 6 ore circa; negli altri due cani invece trattati colla iniezione di salicilato di ferro si nota
580
1
LA TERAPIA DELL ERES1PELA PER VIA GASTRICA1 EOO.
una lieve elevazione termica che non tocca il grado, di breve durata.. e che si manifesta dopo due ore circa dall'inizio dell'esperimento. Non si nota poi a carico degli stessi animali alcun fatto generale, mentre-
nei te<.1timoni gli animali sono dapprima agitat issimi, quindi prostrati e lo stato di prostrazione persiste anche dopo che la temperatura. spontaneamente accenna alla def'ervescenza.. Esperienza 30., 16 e.prile. - Ca.ne n. 6 e n. 6. Ràzza lupetta femmina. peso chilogrammi 4.850 circa, di età giovane. Previa accurata disinfezione della parte, scopro ed isolo la vena. ascellare nella quale pratico un'iniezione di dieci centimetri cubi di filtrato di coltura in brodo di skeptococco facendola subito seguire da altra iniezione sottocutanea di dieci centimetri cubi di soluzione officinale di salicilato di ferro. Oane n. 7 e cane n. 8. Razza lupetta femmina del peso di chilogrammi 4.750 circa di età giovane (Testimoni). Si ripete lo stesso esperimento senza che si faccia alla iniezionedi filtrato seguire q nelle. officinale di salicilato di ferro. Tavola II, n. 2. I testimoni già dopo due ore sono a.battuti e colti da forte diarrea, si accove.cchiano in un lato della gabbia, hanno elevazione te~ mica e rifiutano il cibo. Alle ore 16 continuano ad essere depressit hanno abbondanti e frequenti scariche diarroiche liquide fetide giallognole. Alle ore 20 restano coricati ed abbattuti, presenta.no respiro dispnoico, la temperatura. supera i 40, rifiuta.no il cibo continuano a.d avere scariche diarroiche. Nelle ore successive le condizioni vannolentissimamente migliorando però nella mattina seguente gli animali sono ancora svogliati ed hanno qualche scarrica diarroica. I cani n. 3 e 4 hanno elevazione termica molto minore, presenta.noi sintomi su esposti in forma. lievissima, alle 11 gli anima.li sono un poco svogliati, rifiutano il cibo e si sdraia.no nella gabbia. Ore 14. Sono ancora depressi, chi11.mati a.Izano il capo con qualche energia. Ore 16. per quanto la temperatura accenni ancora ad elevarsi pure gli animali sono più vispi e si alzano. Ore 20. Si notano evacuazioni liquidet ma gli animali accettano cibo. Nelle ore successive migliora.no rapidamente. Nelle. mattina SAguente hanno ripreso il loro aspetto. Esperienza 4". 25 aprile 1912. - Trasportate 3 anze di coltura streptococcica virulenla in agar in 10 centimetri cubi di brodo sterile, vi 11.ggiunsi 10 centimetri cubi di soluzione officinale di salicilato di ferro collocando il tutto in termostato a 37° per dodici ore. Filtra.i nel vuoto ed il filtrato lo iniettai nella vena ascella.re. di un cane razza. da caccia., peso chilogrammi 6 1200, maschio giovane. Tavole. II, n. 3.
1
LA TERAPIA DELL ERESIPELA PER VIA GASTRIOA 1 ECC.
681
Come appare dalla grafica riportata, la. temperatura dell'animale non ha risentito che lievissime oscillazioni che io credo di potere addebitare al solo fatto traumatico, anzichè tossico anche per i mancati fatti generali concomitanti. Esperienza 5 3 • 30 aprile 1912. - Dieci centimetri cubi di filtrato tli coltura. in brodo streptococcica. aggiunti a 10 centimetri cubi di so· iluzione officinale di sa.licitato di ferro.
Collocato il tutto in termostato e 37• per dodici ore. Iniezione nella. vena ascellare di un cane femmina peso chilogrammi 4.200 circa, di ,età giovane, razza bastarda. Tavola II, n. 4. L'esperienza dà risultato qua.si identico al precedente; nessuna. notevole variazione termica.. L'anima.le tòllera benissimo l'intervento -senza fatti generali apprezzabili. Esperienza 6". 6 maggio 1912. - Iniezione di dieci centimetri cubi -di filtrato di coltura in brodo streptococcica nella vena ascella.re destra. di un cane lupetto, peso chilogrammi 6.100, seguìta. da una inie.zione sottocutanea. di 10 centimetri cubi di soluzione di acido salicilico al 6 % uguale a 0,60 di acido salicilico. Tavola II, n. 6. Non si nota alcun fatto genera.le ; ma la grafica termica subisc~ dapprima una sensibile depressione a cui segue una elevazione di un grado centigrado. Ed ora dalle osservazioni fatte e dai risulta.ti avuti che collima.no pienamente coi risulta.ti ottenuti al letto dell'ammalato, credo di poter -con maggior ragione di causa ritenere che l'azione del salicilato di ferro sia prevalentemente antitossica e lievemente antibatterica ed infatti nella esperienza 1n osserviamo che per quanto in forma attenuata ,ed a.bbortiva nulla di meno un processo linfagioitico limitato si manifest a. nella cute del· dorso degli animali inoculati e trattati col sa· Jicilato di ferro; mentre colle esperienze 2~ e 3• si comprova all'evi-denza che il contenuto tossinico deUe colture streptococciche virulente, sia iniettato sott o cute che nelle vene viene sufficientemente ed abbastanza neutralizzato dal salicilato di fbrro e ciò maggiormente messo in evidenza con gli oesperimenti fatti sugli anima.li ohe servirono quali testimoni, nei quali alla temperatura. elevatissima tenne ,d ietro tutto un quadro fenomenico proprio della tossiemia. Che poi il salicilato di ferro a. dose medicamentose abbia un po• tere battericida in vitro ne abbiamo 11.vuto la prova allorquando esposi le ricerche fatte nel suo potere disinfettante ed ora. la controprova biologica. f'a.tta coll'esperienza. 4• convalida l'asserto. La. mancanza di ogni reazione ott-enuta nell'anima.le sta. con tutta probabilità a provare che nel liquido non doveva.usi più contenere tos-
582
LA TERAPIA DEt.L'ERESIPELA PER VIA GAS'l'RI0A 1 ECC.
sine, gia.cchè lo streptococco a contatto -del salicilato di ferro deve essere stato forse ucciso, certo attenuato - e le sue tossine neutralizza.te volta per volta che venivano formandosi -
come sta. a dimostrarlo
la esperienza 5a ove i risultati identici dimostrano che la tossina è stata. questa. volta neutralizzata dal salicilato di ferro col quale rimase e. contatto in termostato per la durata di dodici ore. Che le proprietà. del salicilato di ferro sie.no superiori e non solamente devolute all'acido salicilico in esso contenuto, o che almeno alla. diversa. rapidità. della. sua azione sull'organismo debba attribuirsi un diverso potere terapeutico, lo comprova la 6a esperienza che volli a tale scopo eseguire. Notiamo infatti in essa una depressione abbastanza sensibile della temperatura. certo dovuta al rapido assorbimento dell' acido salicilico; mentre poi la. elevazione termica successiva e superiore a. quella ottenuta negli altri anima.li messi nelle stellse condizioni di infezione. Quindi niun potere antitossico, azione più immediata: ma di minor durata del preparato su centri termoregolatori - assorbimento ed eliminazione più rapida. Nelle urine dal cane trattato coll'acido salicilico ed al quale avevo in precedenza. vuotata la. vescica urinaria.; rinvenni traccia di acido: sa.licilarico dopo 23 minuti mentre negli altri soggetti di espe· rimento la ben nota reazione violetta ottenuta col percloruro di ferro si appl"ezzava solo dopo un periodo di 40 o 50 minuti della. iniezione. **,te POTERE BATTERIOUTICO E BATTERIOIDA DEL SI ERO DI SANGUE DI ANIMALE (CA~E) PRBVENTIVilfENTE TRATTATO COLLE INIEZIONI DI GIUJOll 10 DI S0t.UZIONE DI SALIOILATO DI FERRO.
Era mia intenzione coll'esperimento sopracitato di potere stabilire se evidente potere batteriolitico o battericida. esiste nel siero di animale trattato per vari giorni con salicilato di ferro; quale esso fosse, e se tale proprietà battericida permane nell'organismo del soggetto di esperimento dopo dodici, ventiquattro e qua.ra.ntott'ore dalla introduzione del farmaco per via sottocutanea. Ciò in rapporto anche a quanto già. avevo potuto rilevare colla esperienza prima., nella quale, dopo quattro giorni dalle iniezioni di salicilato di ferro, non rinvenni più traccia nelle urine dei cani di acido salicilurico e la inoculazione cutanea di coltura. virulenta. streptococcica. dava esito a forte elevazione termica. ed a processo linfagioitico locale.
683
LA. TERAPIA DELL'ERESIPBLA P E R VIA. GASTRICA, ECO.
Usai streptooocoo sospeso in brodo alla diluzione di 1.600 in siero fisiologico ed il siero fresco del sangue dell'animale diluito come dal presente specchio. Prima mia cura è stata quella di accertarmi se il siero fresco di sangue dell'animale di esperimento normale avesse di per sè potere bat tericida sullo streptococco in cultura virulenta. Dal quadro qui annesso rilevai che il siero fresco del sa.ugne dì ca.ne normale non presenta. un apprezzabile potere battericida e batteriolitico anzi dalla concordanza degli esperimenti da me fatti fui inclinato a ritenere che nessuna influenza. nella. diluzione usata esso abbia sulla vita e sullo sviluppo del germe.
Cane normale. COltur., in bro<lo streptococco al t. llOOO
t cm.• d i siero rresro
1
cm.• 0.5
1.10
2
• • • •
•
1.20
•
1.50
•
•
1,100
•
•
I.500
3
4 6
RI SULTATO
<Il cane nurmale
-_ 1I _ - \-
Oltre 100,000
Infinite
•
I successivi esperimenti eseguiti su di animali sottoposti a. trattamento con salicilato di ferro comprovano che esiste nel loro siero un potere battericida limitato però alla diluizione 1.10, 1.20, 1.60 al• lorqua.ndo l'esperimento viene eseguito dopo 12 ore dalla ultima. inoculazione fatta di salicilato di ferro, mentre non si ha alcun potere battericida a.Ila maggiore diluizione del siero. Se poi può ancora parlarsi di un potere attenuante sul germe allorchè l'esame viene praticato dopo ventiquattro ore dalla ultima iniezione di salicilato di ferro, n essuna traccia certo di proprietà battericida si riscontra. nel siero di anima.li tratta.ti col preparato da 48 ore, e ciò collima piena.mente cogli altri risulta.ti di esperimento. Non permane quindi un potere antitossico nel sangue, oltre quel dato termine nel qua.le il preparato stesso circola ancora nell'organismo infetto, e da ciò ne sorge quale corollario che la somministrazione medicamentosa del farmaco deve essere ripetuta. per più giorni nell'infermo, sino cioè che il processo sia certamente spento.
1
684
LA T8RAPU. DELL ERE:SIPELA PER VIA GASTRIOA 1 EOO.
Dopo 12 ore. ~
.; >
e
Col tura In brodo
,. iooo
o.
t cm.• di siero rre~co di sa ngue di cane da lt ore trattalo col sallcllato d1 ferro
e .. e:_ .. ·-., f O. f ~ -;: "' .. ... o CE _., o
.. o
~~
8~"'
1
cm.• 0.5
1. lO
-
2
• • • •
1.20 1.50
-
-
4
•
I
1.100
-
-
5
• •
1.600
3
-
RISULTATO
II I
-
300 circa
5,000
•
10,000
•
100,000
•
Infinite
Dopo 24 ore. s
o:; >
e
o
t cm • d1 siero dì sangue
om.• 0.5
• •
-
-
o.
l
.. -
·- ~
Coltura In brodo t . 5000
c .. · - Q,l
Cl
oa .... - ..... M; 8'" .. o
i: "'~ :, ...
1.10
-
-
1,000
l.20
-
-
-
60,000
1.50
da U ore trattato col sat1d ta10 ul ferro
2
I
3
•
4
I
•
l.100
5
•
•
1.600
G) ~
RISULTATO
100,000
-
Infìnite
-
•
Dopo 48 ore.
:!., ~
e
Colt11ra in brodo t.5000
o.
t cm • di siero fresco di cane trattato col salic1lalo di ferro da 4S ore
~
... ~
•;
-..
--~ ..
u "'
1.50
I
1.100
-
-
• •
1.500
-
1.10
»
•
1.20
3
• •
'
»
RISULTATO
Ot:L&I
-
cm.• 0.5
4)
: : ... Q
-
1 2
5
-=~ q) -:;; .. o 0 .., ..9
-
100,000 circa
I nfinite
• I
•
Par riconoscendo che certo le osservazioni cliniche e gli espE:rimenti di laboratorio devono esser maggiormente est esi alle varie forme morbose la cui natura è intimamente legata. a.I germe infettante strepto
LA TERAPIA DELL'ERESIPELA PER VIA GASTRICA, ECO.
585
-e stafilococco e che sia necessario anche p<:ir la eresipela JJrocedere a
più vasti studi di confronto sull'uso frazionato del salicilato di soda e dell'acido salicilico somministrato per via gastrica, nulla di meno ritengo per ora di soffermarmi, riserbandomi di fare di tale ricerche oggetto di altro lavoro anche sotto il punto di vista che, come già ebbi a riporta.re, non pare che l'erisipela. possa e debba ritenersi una affezione specifica dello streptococco di Fehleisen, ma una affezione la cui gravità. è più che altro legata alla sola virulenza del germe comune streptococco; ed allora sorge spontanea la speranza che se il salicilato di ferro ha dimostrato proprietà curativa nelle gra.Yi affezioni resipela.cee possa. anche presentare proprietà medicamentose in tutte le altre infermità. che nello streptococco hanno l'agente di infezione.
BIBLIOGRAFIA. 1 . Roo1n1.. - Oontributwn à l'étude clinique l'éré11-ipUe. (R evue de médecine, 1805, p . 900). 2. RooER. - Nouvelle comribution à l'étude clinique de l'éruipèle. (Arch, génér. de med., Tom. VI, 1901. 3. RooER. - Lu maladiu i nfectiett~e,. - Paris, MEISSon, 1902. l. F. DtrRANTE. - Trattato di Patologia chirurgica. 6. F. VroAL - Thèse de Paris, 1889. 8. BRIDIBRS e Wn.:LEMOR. - Thèse de Paria, 1804. 7. CATRI'N. - Soc. Méd des. Hòp., 1894. 8. H. BER<lA'IIAN. - Trattato di chirllrgia pratica. 9 . F. VmAL. - Trattato di medicina e terapia del Gilbert, strept.ococcia e stafilococcia. 10 FRAl:Jtl'L. - Oentralblatt /ii,r Bacteri.ologie, Bd. IV. 11. WIDAL. - Infection plltrpérale - Paris, 1889. 12. 8DlONE. - Oentralbatt fur Ohirurgie, 1885. 13. NooaoEN. - Munchener medicinische Wochenschrift, 1887. 14. BuMM. - Oentralblatt fur Bacteriolo(l1:e, 1887. 15. Prrauscnx:Y. - Zeitschri/t , filr Hygiene, Bd. XVIII, XXII e XXVI. 16. L11:SCER. - Ibidem, 1897. 17. JoaDAN. - Archi11. /iir Klinische Chirurgie, Bd. XLII. 18. JLESE'NTHAL. - Archiv. fiir H inderheilkllnde, Bd. XVI. 19. NEUFELD. - Ibidem, Bd. XXXVI. 20. KLBMM. - <kenzgehiaten, der Med., 1901 e Volkmann's Sammlu.ng Kliniache Vortrage, 1889. 21. M.t.JUlORl!llt. - Annal de l'lnstitu.t Pasteur, f. IX, 22, Ga1SOLLE. - Sem. Méd. dic. 19~7. 23. CnA.lUllN e Roou. - Société de Biologie, 1895. 2l. T.t.LAMON. - n,.zzetin de la Bee. de méd. dea H6p., 1892. 26. V AN DBR VELDE. Aoo. de l'lnsl. Pasteur, 1396. 26. VAN Dl!lll VELDE. - · Archivu de M éd. experl., 1897. 27. Pa.t.sBET. - Fortachrilte àer Medicin, 1885,
586
LA TERAPIA OELL'ER~:SIP.ELA P ER VIA GASTRICA, ECO,
W~er medirnliache P re1111e, 1886. Fort8chrif.te der Mtdicin, 1886. 30. SuttN"BllllA Y t:K. - Oentralblatt /iir Bacteriologie, 1898. 81. Um.EMBU'l', - Z eitachrift fiir Hygien e, Bd. XXVI. 8 2. RBEINEll, Vi rchou/11 Archiv., Bd. C. 33. Rrrrira. - M ·iinchener Wochen., 19 10, n. 21. 34. MmoNOFB. - Arch. de médec. expériment., 1893. 35. LE G END11E. - Soc. MM. dea H6p, 1893. 36. liRAOSE, - Oentr. fiir Bakter., I , Ong. f. XXXV. 37. GALLIABD. - Btdletin de la aoc. de méd. dea H 6p., 1872 38. Qru1 0NI . - Giornale di Med. del R. Esercito, 190i. 39. VESPA. - Policlinico, Sezione pratica, 1896. 40. So1t0'l'E80Hr, - Policlitlico, Sezione pratica, 1898. 4 1. PANTANO, - Policlinico, Sezione pratica, 1912. 42. BMNOATI A. - Ra1111egna im emazionale di Medicina M oderna, 1910-. 28. HA.rElt, 29. HoFFA. -
,-
~ ~
"')
~
'
.i!
...11
~
~ ~ ~~
i
~~
"
~
~~
I
I
I
1~~~ !1 ~~ ...
I
I ~
I~ ~
I
I
I
~i
I
I
I
II ~
Il
II
\'
I I
I I
TI
,I
I
I
l
T I
II I
11
11 I
I
,I
Il I I
I
1
I
Il
~
I
III ,.
..... ~
::;.
I
)
(
I
T, TI , ~~
~ ~
~·~ ~~
~
.<:,
'\..
Il)
.,,. .....
1~ ~ I "v
~ 'v
~I
'")
~
~
I
T
I
i
!,! I
I
1111
I
Il
I
~
il' I
TI Il "< 1'
1T ~ I
lii
I
Il il
I
li ~ l:~
~
1i
I
I
I
<:,
:i·'=
~;ii,,
I
~
Il
..:.
:::~~
-- -
~~·~ ~,s .; ~\i~
..
....:~~ ~ ~~~ ~
l:~~
~~
~{ ~
t'
~i~
t
S-~~ .::~ .....
~ :~
'
I JJ~ ~¾" I :::- -
1~~ ~
"~~ ~~~
~" l':
I ..J..~ ~~~
•
,,il mJ:lt ."::i~~
I il
1 I !I 1 I
11 ,'I I~
! I 11 ~~1
11
I
,, I 11 I l I I I li li I
I
I
I
,,
:I
II' ì I i Il
:...
Il I :1 'i-
Il
' ~ ~ .... ~' ~
~
I
I
¾
~ ~ I
~
'
\11,
I
it \"
', I
l Il
~ ~ ~ I
I
I
~
~
....;
~
I
., I I I
I
,I
~
I
I I
~
~ ~
I ,I I
I I I I
I Il' :
I
11
I
I
~
~ I
jl 11
~
l
~~
~
~ "" I I
- 11 , J
I I
"5 ...
... U......t' I I "t ~i .::
> ~J~
... ~ I "'~"t~
I§~
~.:t...
~ " I: iJ ._g~
11
I
11'
I
i 11111
'
~
I
11
" ~
'>
~ .... ~~
~ "°"
-~
I Il 'S I
~~1111 I Jl/1 ,I
I
1)1
I
I
V
I
I
I
I
I
I
1
t,. I I
~
~
"')
<;),,
~
~
~ "'#
"' I ,,
I
'i I
~ ~ !I I I
,:, I
Il I .°'/ .....,
I
~ ~~ \::
11
t~
~
~
,1 ,,
'
~
1"' f ·
'
lii I,' ~~
~ ~ I
I I I
:1
I
~ k."" I
I, ~
~ '
~
I
11 I li 1111 i~ i Tj 1 ·. ~i ,1 11 l 1 2 e
~
;:,
-
I
11111
!~
I
\ \ ' ~ .I I
.I
lr(J I
Il
I
~~
.... 'l,.-,;;
.~
>-§~ ~ .._,.....
II
..
~ ~ ~
i I
I 11 I l'.J?, I ì I
k..._ ,
,~!,Y"-;
'l I ")~ r-I \ I I '!, ~ I I li I I I I 11 1 , 1 'I I I Il 'I I I ili
I
I I
~ r• <>,:, ~
II
. ~ I I tt:>I ~, <:I '\,
I
' 'jI I Il T,
I I .I lii
~,'
il I 1 111 c:> I
~ 11
"\,
I
I I
il )
~l I
It I
T I
~
~
",
~ ~~
I
I
1
III
~, I 'I I
'1 I I ~ ~
1.
! I 1,.,.. I 111 i 11 .. ... ...... ~~
~
TAVOLA
I
I
I I I
I
~ I I \l I I P' ~
"" ~
t
.!I
,fl)
~I
-ti
- ---- ·-
J9
.
)3
JJ
!/
.t-l
.f
-f(}
-Il
--
-- L
--·- -
- -
__ ...,_
,2()
-_
------
--_._
- -
'
-- - - - -
,_
'--
tt
,!~ ~
i,L.- ' -
'.___ -:;:z: ' - -..... '-._
-
,_ ,
.
--=
>~
-/6 / 3 - -, -- - -
/J
-
.]j
~-
- - <--
(7'.
l tr §vf.!2:
-
-
"'"-=-
JI
,ltJ
,/J
-
·t~tt
/I)
/tf
,___ 1 - -
-
'
'-
J,.f
#
/ ()
-
JS.;~f-J."I=
. JJ..
---
-
8
.9
Il ·- ·-
'--
~o Il
/l
/J
/,,I
-- -
-
·-t:=
-
/,2
/3
-/,/
-
-
1 -~
.,1;. 4 ;
'li
9
8
/()
-
lf lt /J /,/ - -· - - .......... -, ~
JI :
IJ!
-
'
: '
"
! .J!;.f:
\
- ._
TAVO LA
II.
587
RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CHRIURGIGHE ESEGUITE NEGLI STABILIMENTI SANITARI MILITARI NELL'ANNO 1911
Le operazioni chirurgiche che furono praticate durante l'anno 1911 negli stabilimenti sanitari militari sommano a 2684, cifra, che pur non comprendendo gli atti operatori eseguiti sui feriti della Libia, i quali formeranno oggetto d'una relazione a. parte, rappresenta un sensibile aumento in confronto del numero delle operazioni fatte negli anni precedenti, con una differenza in più di 430 interventi, rispetto al 1910. I morti furono 13, cioè con una proporzione del 4.10 p. 100~ percentuale ancora più bassa di quella degli anni decorsi. Seguendo la consuetudine dei precedenti rendiconti, abbiamo raccolto nello specchio A il quadro statistico delle operazioni, coll'indicazione del nome dell'operatore e dell'esito degli atti operativi, e nel successivo specchio B abbiamo ripartito i vari gruppi di operazioni fra gli stabilimenti sanitari. Gli atti operatori, che comprendono pure 27 riduzioni incruente di fratture e 10 riduzioni incruente di lussazioni, sono stati classificati in 16 gruppi, comprendendo nei primi 7 le operazioni nelle va.rie regioni, negli altri 5 che seguono gli interventi chirurgici sui diversi sistémi e tessuti e nei rimanenti le asportazioni di tumori, le estrazioni di corpi estranei e le operazioni per flemmoni, ascessi profondi e paterecci, che si è creduto conveniente ripartire in categorie speciali, anzichè distribuirle per regioni. L 'ult.imo gruppo riporta infine gli atti opera.tori di minore importanza. (asportazioni di unghie incarnate, spaccature di ematomi, di seni fisto• losi, ecc.). Come al solito faremo precedere alle tabelle statistiche una breve relazione sui casi più importanti nei limiti consentiti dalle succinte annotazioni, che si leggono nelle tabelle nominative, mod. 8, dei singoli operati.
I. -
OPERAZIONI SUL CRANIO.
Ricorderemo anzitutto un caso cli ferita d'arma da fuoco (rivoltella) alla regione temporo-mastoidea destra: il proiettile penetrato in corrispondenza del punto stefanion aveva percorso tangenzialmente
-088
RENDICONT O STATISTICO
in alto ed in avanti lo spazio sottocranico, solcando il lobo parietale destro e frantumando la volta cranica presso la bozza parietale. In primo tempo il capitano medico Saggini fece l'estrazione dei vari frammenti ohe si avvallavano nella sostanza cerebrale, con lesione -delle circonvoluzioni parietali-motorie, inducente pare.lisi degli arti sinistri; ma non fu possibile rinvenire il proiettile. Successivamente il capitano medico Ghillini asportò in corrispondenza della. bozza parietale destra, a 2 centimetri dalla. linea mediana, un quadrato di 4 centimetri della scatola cranica. a tutto spessore, e quindi, riaperta la ferita preesistente e tolti gli zaffi, rinvenne il proiettile sotto la cute fra coaguli sanguigni. Il decorso post-operat orio fu ottimo, poichè le condizioni del soggetto, che apparivano gravissime, sia per il trauma cerebrale, che per l'imponente emorragia manifestatasi, migliorarono rapidamente, e la. ferita guarì per prima intenzio,ne. I noltre coll'elettricità e col massaggio si ottennero buoni risultati nella cura della paralisi degli arti sinistri, che era completa, tanto che il paziente riuscì a. servirsi dell'arto inferiore, camminando senza appoggio e solo strascicando il piede ed a compiere movimenti limitati colla mano e col braccio. Un'altra craniectomia fu praticata. dal tenente colonnello medico Carbone su un carabiniere che era. caduto accidentalmente da un treno in movimento, riportando commozione cerebrale e fenomeni di compressione endocranica per emat oma epidurale, con pl\ralisi del faccia.le di destra. Fatta. la trapanazione, si asportarono i grumi sanguigni e dopo pochi giorni scomparvero i disturbi funzionali. Sono quindi riportate 29 trapanazioni dell'apofisi mastoide per mastoiditi determina.te da diffusione del processo suppurativo dell'orecchio medio. In 10 casi l'intervento chirurgico si limitò all'incisione alla Wilde, in a.Itri 10 la mastoidotomia fu seguita dall'antrotomia : per tutti è segnato esito di guarigione.
II. -
OPERAZIONI SULLA FACCIA,
a) Operazioni sugli occhi. - Fra le molteplici operazioni praticate sull'apparecchio visivo accenneremo in primo luogo ad 8 enucleazioni del globo oculare; 3 di esse furono praticate nell'ospedale militare di Asmara dal tenente medico Resegott i: la prima. in un caso di tisi bulbare all'O. S., consecutiva a vasta ferita riporta.ta in seguito a colpo di bastone ferrato; la seconda per grave ferita all'O. D. in seguito a scoppio di mina, con lacerazione corneale, procidenza dell'iride e svuotamento del bulbo; e la. terza per st afiloma corneale sinist ro ulcerato,
DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE, ECO.
589'
con fenomeni simpatici in atto. Altre due enucleazioni furono eseguite nello Rtesso ospedale dal tenente medico Bevilacqua in casi di panoftalmite all'O. D. e tisi bulbare all'O. S. Finalmente le ultime tre furono praticate dai maggiori medico Bernucci e Salinari e dal tenente medico di complemento Giunta, rispettivamente in casi di rottura del bulbo oculare destro consecutiva a calcio di cavallo, di atrofia del bulbo oculare destro con cicatrici aderenti da pregresso traumatismo, e di larga ferita da corpo contundente all'O. S., interessantela cornea., la sclera, l'iride· e il cristallino. Il decorso post-operatorio fu normale in tutti i oasi, e per tutti è segnato esito di guarigione per primam. Segue una iridectomia. con escisione del vitreo prolassato, eseguita dal maggiore medico Calegari in un caso di ferita la.11era del bulbo oculare destro con ernia dell'iride e del vitreo, con risultato favorevole e V== 1/ , ; un'estrazione di cataratta praticata dal maggiore medico Morino in un caso di ferita lineare penetrante nel bulbo destro con cataratta traumatica ed esito di guarigione con V=='/. + 9 D. Sono inoltre registrate 4 asport.azioni di pterigio; 2 col processo dell' A.rlt a.11'0. S. e 2 col metodo dello Knapp all'O. D.; 32 estirpazioni di ca.lazio, di cui 21 eseguite mediante escisione dal lato esterno e 11 dal lato della congiuntiva. palpebrale e con risultato di guarigione per prima intenzione; 1 estirpazione completa del sacco lacrimale e 2 dilatazioni graduali del canale colle sonde di Bowma.nn per da.criocistite, con esito favorevole. In fine fra le operazioni varie ricoraeremo una plastica della palpebra. inferiore in un caso di ferita lacero-contusa a lembo, 2 aspor· ta.zioni di parte della cartilagine ta.rsea della. palpebra. i11feriore in seguito a degenerazione, previo taglio estern,, parallelo al bordo palpebrale, un'escisione di simblefaro postumo a ferita della sclerotica, un intervento per entropion cicatriziale della palpebra superiore sinistra. col metodo di Wa.rtou Jones, un'asportazione di pinguecula. ed un'estrazione di calcolo dal condotto lacrimale, con risultato di guarigione in tutti i casi. b) Operazi011i s-ul 1wso e orecchi. - Sono registrate in questo gruppo 7 asportazioni di polipi nasali, di cui 6 eseguite colla pinza dell'Hartmann, 1 col serranodi, 1 coll'ansa galvanica; e 5 resezioni e 2 ca.ustica.zioni lineari del turbinato inferiore in casi dì rinite ipertrofìca,{con esito di guarigione per tutti gli operati. Fra gli Iinterventi sull'orecchio citeremo un'asportazione di polipo auricola.re coll'ansa. a freddo fatta dal capitano medico Tonietti ed una miringotomia. nel quadrante postero inferiore della membrana.
590
RENDfOONTO STATISTICO
timpanica in seguito a. otite media sierosa, praticata dal capitano medico Caccia, con risultato favorevole. c) Operazioni sulla retrobocca. - Numerosissime anche nel Hlll furono le ablazioni di tonsille ipertrofiche: sopra 81 asportazioni, 38 furono praticate col tonsillotomo di Fahnenstok, 10 col metodo classico di Celso, 12 collo spezzettamento a mezzo della pinza dell'Arslan, 12 col concotomo dell'Hartmann, 5 col tonsillotomo del Mathieu e 4 con quello del Mackenzie. In tutte si ebbe esito di guarigione. È r egistrata inoltre una. stafilotomia per ipertr0fìa dell'ugola, con risultato favorevole. In fondo al II gruppo sono riportate 11 operazioni sulle ossa della faccia: 4 per frattura semplice e 2 per frattura doppia del mascellare inferiore, con immobilizzazione dei frammenti e sutura con -fili d'argent o; 1 per necrosi della mandibola da pregressa. osteo-periostite a.-0uta, con asportazione del pezzo necrotico; 1 per frattura. alveolare del mascella.re superiore con rimozione di scheggie, e 3 per frattura. delle ossa nasali, con deviazione e schiacciamento del naso: è segnato per tutti i casi l'esito di guarigione.
III. -
OPERAZIONI SU L COLLO.
Bono registra.te un'operazione per angina del Ludwig bihltera.le, praticata con esito favorevole dal tenente colonnello medico Vigliardi su uu soldato degli alpini che presentava sintomi imponenti di asfissia. e cianosi, ed un'asportazione di gozzo parenchima.toso eseguita dal t enent e colonnello medico Carta, con guarigione per prima intenzione. Gli interventi aul collo per flemmoni, ascessi, a.denopatie, ecc. sono riportati nei gruppi corrispondent i. IV. -
OPER AZIONI SUL TORACE.
Questo gruppo comprende : 20 toracentesi eseguite quasi tutte coll'aspiratore del Pota.in e con esito favorevole; 6 toracotomie inter costali prat icate in seguito ad empiema, con esito di guarigione in tre casi e con t re morti: l'una avvenuta dopo un mese dall'operazione per poliorromenite, l'altra per pleurite purulen ta dopo 25 giorni dall'inter vento, e !a t er za dopo quattro mesi per nefrite. Seguono 24 toracotomie retrocostali, di cui 20 prat icat e in seguito ad empiema metapneumonico, e 4 per carie costa le, con 22 esit i di g uarigione, 1 non indicato ed ! letale per tubercolosi polmonare, un mese dopo l'operazione. Nei primi 20 inter venti t re volte fu resecat a
DELLE OPER,\ZtONI OHIRURGI0 RE 1 ECO.
591
fa 6a costa, quattro la 7\ cinque 1'8\ otto la !t ; e negli altri 4 una
volta la 6a e tre la 7".
Noteremo infine un caso di frat.tura. della 7" cartilagine costale sinistra., con sutura di questa alla cartilagine sovrapposta e con esito di guarigione.
V. -
OPERAZIONI SULL' ADDOME E BAOI~O.
a) Lapm·atornie. Ne sono riportate 32 con 26 guarigioni e 6 morti. Furono praticate 3 la.para.tomie per lesioni traumatiche: l'una dal ca.pita.no medico Di Giacomo per ferita d'arma. da fuoco alla regione iliaca destra, con taglio laterale, sutura. a borsa di tabacco di una ferita riscontrata. sul cieco e successivo drenaggio a.Ila Mikulicz, ma. con esito infausto; le altre due furono fatte da.i tenenti medici Resegotti e Signorino presso l'ospedale militare di Asmara: il primo, in un caso di ferite multiple da. punta e taglio all'epigastrio ed all'ipocondrio destro con ernia dell'epiploon, eseguì un taglio congiungente le ferite, formante un angolo in basso e fece la riduzione dell'epiploon, con risultat o favorevole; il secondo, in un caso di ferita d'arma da taglio al quadrante inferiore sinistro dell'addome, con fuoru~cita del pacchetto intestinale e lesioni di due anse contigue del tenue e d'un'arteria mesenterica, praticò la lega.tura dell'arteria, la rimozione dei grumi sanguigni endoa.ddominali e la riduzione e su-
tura alla Lembert delle anse intestinali, ottenendo la guarigione completa. Altre 16 la.para.tomie furono eseguite per appendicite, con 13 guarigioni e 2 esiti letali, l'uno per peritonite generale acuta, l'altro per degenerazione grassa del fegato e dei reni da setticemia. In 9 casi l'intel'veuto fu richiesto da appendiciti acute o suba.cute, passate di già ad esito di ascesso, negli altri fu fat ta l'appendicectomia a fredd o e in 2 si trattava di appendicite recidivante. Il decorso di un'appendicectomia. eseguita dal tenente colonnello medico Car ta fu complicato da un asceS$0 pelvico che si manifestò in 7• giornata: inciso l'ascesso nella parete anteriore del retto, si ebbe tosto un sensibile miglioramento, e la ferita operatoria guarì per seconda intenzione nello spazio di giorni 60. In un altro caso operato dal capitano medico Saggini, al sesto giorno dall'intervento fu dato esito ad una raccolta. che si era formata. nella fossa iliaca sinistra. da ulcerazione intestinale con peritonite circos~ritta. Sono successivamente riportate 9 la.pa.rat omie per peritonite tubercolari, con 8 esiti di guarigion e per primam della ferita laparatomica
692
RENDICONTO STATISTICO
ed 1 letale, avvenuto al ventunesimo giorno dall'intervento per grave· enterorragia. In un caso operato dal capitano medico Sa.ggini la peritonite era. complicata. a pleurite essudativa destra, per cui fu necessario intervenire in secondo tempo con ripetute toracentesi. Seguono un'operazione del Talma eseguita dal capitano medico Zucca.ri in un caso di ascite, con guarigione per prima.m, ed un'asportazione di un linfosarcoma dal mesenterio, praticata dal capitane, medico Lionti. Il tumore era lassa.mente aderente ad un'ansa del tenue, vascolarizzato da un tronco arterioso proveniente dall'aorta addominalet ed incluso tra i foglietti del mesenterio colla base in corrispondenza. dell'inserzione del mesenterio al davanti dell'aorta stessa. L'enuclea• zione avvenne con relativa facilità e si notò che la. parté centrale del tumore era in via di degenerazione: la. morte avvenne dopo tre giorni dall'operazione. Sono infine segnate una laparatomia laterale fatta dal tenente colonnello medico Peras!:li in un caso di enterite ulcerativa, seguita. da. ascesso para-peritoneale della fossa. iliaca. interna. sinistra, con guarigione per granulazioni senza postumi apprezzabili, e due la.para.tomie esplorative mediane. L'una fu eseguita dal tenente colonnello medico Bernucci in un caso di supposta perforazione intestine.le da calcio di cavallo a.ll'addome: l'atto operativo mise in evidenza una semplice contusione di un'ansa ùell'ileo, ed ebbe esito di guarigione per primam. L'altra fu praticata dal capitano medico Lionti in un caso di sarcoma del mesenterio: all'esplorazione della cavità addominale fu confermata la diagnosi clinica di sede e di natura, ma il caso fu giudicato inoperabile e fu rinchiuso il cavo addominale. L'infermo morì dopo 16
giorni dall'atto operativo per esaurimento e cachessia.: la ferita la.paratomica guarì per prima intenzione. b) Operazioni radicali di ernie viscerali. - Gli interventi per la cura radicale delle ernie viscerali hanno raggiunto nel 1911 la. cifra di 438, di cui 412 per ernie inguinali unilaterali, 11 per ernie inguinali bilaterali, 10 per ernie crurali e 6 per ernie della linea alba: per 428 è segnato l'esito di guarigione e per 10 non è indicato. Delle 412 ernie inguinali unilaterali, 228 avevano sede a destra e 184 a sinistra., e si ottenne in quasi tutte la guarigione per prima. inten· zione. Il metodo prescelto dalla maggior parte degli .operatori per la cura radica.le di queste ernie fu quello classico del Bassini adottato 401 volte; in 4 casi fu applicato il metodo Bonomo; in altri 3 fu seguita la modificazione proposta dal Perez al suddetto processo per rinforza.re la parete posteriore del canale inguinale, essendo i muscoli trasverso e piccolo obliquo atrofici, tre volte fu scelto il processo Mugnai ed 1 volta quello Postempski.
DELLE OP:ERAZIONI CHIBURGICHE, ECC.
593
Fra i suddetti interven ti ricorderemo 2 operazioni radic·aii di ernie strozzate, con riduzione dell'ansa in buone condizioni e con esito di guarigione per primam ; 11 operazioni per ernie recidive, tutte con risultato di guarigione pe1· prima intenzione e 23 erniotomie per ernia. inguinale congenita. Inoltre in 16 casi l'ernia era aRsociata. a va.ricocele, in 2 ad idrocéle comunicante e in 2 ad idrocele cistico del fo. nicolo e contemporaneamente alla cura radicale dell'ernia fu praticata la resezione delle vene ectasiche e l'asportazione dell'idrocele: in altri 6 casi l'ernia era associata ad ectopia del testicolo e l'erniotomia fu seguìta dall'orchipessia ; in altri 2 ad adenite i.aguinale con seni fistolosi, per cui fu fatta anche l'enucleazione delle glandole iperplastiche e la recentazione dei seni fistolosi, ma con ritardo nella guarigione dell'ernia per mancato incapsulamento dei pnut i di sutura, a causa
delle condizioni di sepsi del campo operativo. Accenneremo infine ad un caso di ernia inguinale sinistra. obliqua. interna, associata ad ernia diretta enteroepiploioa ed a varicocele destro, operato dal capitano medico Saggini con guarigione per primam ; oltre alla presenza di vene molto dilat ate e nodose occupanti il canale inguinale destro e lo scroto, all'apertura dell'aponeurosi del grande obliquo di sinistra. si riscontrò un tumore del volume di una grossa noce, peduncolato in corrispondenza della zona più bassa della po.rete inferiore del canale inguinale, ridotta ad un tenue sepimento connet tiva.le, tumore che alla. palpazione si riconobbe per un diverticolo della. vescica., facilmente riducibile; sopra a.I detto diverticolo fu riscontrato un altro tumore, a larga base, facilmente riducibile, a pareti sottili, che fu riconosciuto per un'ernia diretta, e semplicemente affondata.. Stante la debolezza del triplice strato, la. ricostruzione del canale inguinale fu praticata. utilizzando il bordo del muscolo retto di sinistra.. Negli 11 opera.ti per ernie inguinali bilatera.li fu seguito il processo Ba.ssini; in un caso si constatò altresì Ja. presenza di un varicocele, che fu. operato radicalmente: è segnato per tutti l'esito di guarigione per prima intenzione. Nei I.O interventi per ernie crurali fu adottato 6 volte il processo Bassini, 3 quello del Tricomi ed 1 il metodo Dela.geniere (sezione dell'arcata. crurale). In un caso l'ernia. crurale era bilatera.le, e per tutti si ottenne la guarigione per primam. Da. ultimo sono riportati 5 oasi di ernie della linea alba. operati con esoisione del sacco peritoneale (in 2 oasi anche di porzione di epiploon aderente), con esito di guarigione per prima. intenzione. o) Operazioni di fistole anali, emon·oidi e raqadi anali. - Sono da. prima registrate in questo gruppo 69 operazioni di fistola anale, 3S - Giornale ,u medi:ina millla,·e - Fase. Vili.
694
RE:-.DJCONTO STATISTIOO
di cui 34 eseguite col processo ordinario dell'incisione col bistori e 35 colla spaccatura a mezzo del termocauterio, con esito di guarigione per tutti, meno per uno rimasto in cura al 31 dicembre. Dei 34 opera.ti coll'incisione del bisturi, 10 guarirono prima del 20° giorno, 10 dal 20' al 30", 4 dal 30° al 45' e 10 superarono i 45 giorni di cura. Dei 35 operati col termocauterio, per 10 la durata delta cura postoperatoria fu inferiore ai 20 giorni, per 12 variò dai 20 ai 30, per 9 dai 30 ai 45 e finalmente per 4 superò questo limite. Seguono 97 operazioni per emorroidi, di cui 13 pratica.te col metodo della legatura e 84 a mezzo del termocauterio, con 95 risultati di g narigione e 2 rimasti in cura al 31 dicembre. Dei 13 operati colla legatura, 9 guarirono prima del 20° giorno e gli altri entro il 30°; degli 84 operati col termocauterio, per 52 la guarigione avvenne entro 20 giorni, per 16 fra 20 e 30, per 10 fra 30 e 45, e per 6 dopo i 45 giorni. Sono infine riportate 10 operazioni per ragadi anali, con esito di guarigione; in 6 oasi fu fatta la divulsione digito meccanica. degli sfinteri, in 4 la dilatazione strumentale; 3 volte le ragadi erano associate a noduli emorroide.ri che furono asportati col termocauterio. Dei suddetti opere.ti, 8 guarirono prima del 20°, e gli altri entro il 30° giorno. d) Operazioni sull'apparato ttro-genitale. - Fra gli interventi sull'apparato uro-poietico noteremo da prima due cistotomie sopra.pubiche per calcolosi vescicale, eseguite, l'una dal maggiore medico Ca.lega.ri, con estrazione di un calcolo del "ç'Olume di una grossa noce avellana e con esito di guarigione per primam, la seconda dal maggiore medico Salinari, il quale asportò un calcole a superficie moriforme, grosso come una noce, impiantato nel fondo della vescica e fece in primo tempo la sutura doppia totale della ferita vescicale, nonchè quella. parziale della parete addominale, lasciandovi un drenaggio: ma dopo 24 ore, essendosi manifestata un'emorragia endovescicale, si dovettero togliere i punti della vescica e stabilire il sifone da parte della regione soprapubica, per cui la ferita operatoria guarì per seconda, senza però lasciare reliquati di sorta. . Sono segnate successivameute 6 uretrot,omie interne, prat,ica te coll'uretrotomo del Maisonneuve, e seguite dal cateterismo in permanenza con risultato di guarigione; in uu caso trat ta.vasi di grave restriugimento uretrale consecutivo a rott ura dell'uretra per caduta, in altri 3 il rest ringimento era dovuto a processo blenorragico di lunga d urata; un'uretròtomia esterna fu pure eseguita con esit,o favorevole dal ca"pitano medico Cimino in un caso di restringimento uretrale associato
DELLE OPERAZIONI 0HIRUllGI0JIE1 EOO.
596
a fistola uretro-perineale, per cui fu fatta contemporanea.mente l'escisione del seno fistoloso; seguono 9 dilatazioni dell'uretra, con esito di guarigione, due delle qua.li eseguite col divulsore del Le Fort e 7 graduali colle sonde del Beniquet. Delle 7 orchiectomie registrate, 6 furono motivate da tubercolosi del testicolo e dell'epididimo e 1 dalla presenza di un sarcoma; q ue• st' ultima fn eseguita. dal capitano medico De Sa.rio con asportazio!le del testicolo e del funicolo, previo suo isolamento fino all'anello in guina.le interno e legatura: per tutte si ebbe esito di guarigione. Le operazioni per la cura radicale del varicocele furono 456, con 455 risultati di guarigione ed 1 non indicato. Nel maggior numero degli operati fu fatta la resezione fra due legature delle vene varicose e la sospensione del testicolo i:.ll'anello inguinale o mediante l'aflron· te.mento dei monconi, in 30 fu praticata. la scrotectomia, in 83 fu prescelto il metodo del Carta e sue modificazioni, in 39 il processo del Kahler, in 28 fu eseguito il taglio pubico inguinale, in 23 il processo Tansini-Bonnette, in 20 il metodo Carbone, in 16 quello Du• rante, in 15 il Tricomi misto, in 14 quello Bonomo, in 9 il Bassini, per 7 si segui il processo Narath, per 5 quello del Cooper, per 5 il metodo del Kocher, per 5 quello del Reclns e per 4 quello del Lejars. Dei 455 esiti di guarigione, in 340 essa. avvenne prima del 20° giorno, in 106 dal 20° al 45° e in 9 dopo il 45°. Sono successivamente riporta.te 70 operazioni per idrocele, di cui 48 per idrocele cistico della. vaginale, 17 per idrocele cistico del funi-0010 spermatico e 6 per idrocele comunicante, con altrettanti esiti di guarigione. Nei 48 operati per idrocele cistico della vagina.le, 20 volte fu prescelto il metodo del Bergmann, 8 volte quello del W olkmann, 8 quello del Durante, in 6 fu fatta. l'eversione della. vaginale alla Iabnlay-Va,utron, e per gli altri non è indicato. Nei 17 operati di idroeele cistico del funicolo fu applicato 8 volte il processo Bassini, 5 quello del Wolkma.nn e 4 quello del Kooher; nei 6 intervent i per idrocele comunicante si adottò 4 volte il metodo Bassini ed 1 volta quello del Bergma.nn. Dei 70 guariti, per 54 la. durata della cura post-operatoria fu inferiore a.i 20 giorni, e per gli altri 16 variò fra i 20 e 46. Fra le operazioni sull'apparato uro- poiet ico sono da ultimo riportate 110 operazioni per fimosi, con altrettante guarigioni: in 66 ca.si si ricorse alla circoncisione, in 32 fu fatto il taglio dorsale del prepuzio, per 7 fu scelto il metodo del Campana e per 6 quello del Malgaigne. Fra le operazioni varie sull'addome è segnata una paracentesi col l'aspiratore del Pota.in in un caso di peritonite tubercolare, con risul-
596
RENDICONTO STATI STICO
tato favorevole. Noteremo infine un ca.so di ferita. d'arma da fuoco (fucile da caccia), con foro d'entrata sull'ascellare posteriore in corrispondenza della 9a e 10a costa di destra, che determinò frattura. comminuta delle suddette coste e lesione del cul di sa.eco pleurico, del diaframma, del fegato, dell'angolo colico destro e del rene dello stesso lato, con fatti di ematuria e di ematopneumotora.ce. Nei giorni seguenti insorsero fenomeni di peritonite, la quale rimase localizzata.
alla. metà. destra. dell'addome. Il capitano medico Sertoli procedette ad un intervento chirurgico, a.mpliaudo il foro d'entrata con due incisioni a. T e regolarizzando i frammenti della. 9a e 10a costa: praticò quindi la resezione fsottoperiostea (dell'lla costa per circa 10 cm., rimovendo quindi le scbeggie libere, piccoli lembi di maglia. ed altri corpi estranei. D11.i vari tramiti si ebbe per vari giorni nella ferita. scolo di urina, di materiali liquidi di odore fecaloide e versamento di bile: dopo cessò ogni secrezione per chiusura. dei vari tramiti, e l'ampia ferita si rivestì di granulazioni, tendendo alla guarigione. In fondo al ;iv gruppo sono infine riportate 11 punture lombari praticate nell'ospedale militare di Palermo in casi di meningite cerebro spinale epidemica: 8 di queste furono fatte dal capita.no medico Lionti, 2 dal tenente medico Caffarelli ed 1 dal tenente medico Scoto. La rachicentesi fu seguita da iniezione di 26-30 eme. di siero antimeningocoecico : per 8 è segnato esito di guarigione, per gli a.Itri non è indicato. Lo stesso capitano medico Lionti praticò altra rachicentesi, a scopo diagnostico, in un caso di tumore carebrale, ma la tabella relativa, mod. 8, non porta altre indicazioni.
VI. -
1
OPERAZIONI SULL ARTO SUPERIORE.
Fra. gli interventi sull'arto superiore ricorderemo anzitutto 14 amputazioni, con 13 guarigioni ed 1 esito non indicato. Fra queste noteremo due amputazioni del braccio destro, praticate rispettivamente dal maggiore medico Darra. e dal capita.no medico L ionti; la prima fu motivata da artrosinovite granulo-fungosa del gomito destro, ed essendosi il processo diffuso all'articolazione scapolo-omerale, fu neces• sa.rio procedere in secondo tempo alla disarticolazione della spalla; due amputazioni dell'avambraccio sinistro eseguite col metodo circolare, l'una dal maggiore medico Calega.ri al terzo inferiore in un caso di osteoartrite tubercolare al polso, l'altra dal tenentie medico Signorino all'u· nione del terzo medio col terzo inferiore per tubercolosi del carpo e metacarpo, con · vasta infiltrazione dei tessuti molli. Questi fece pure un'amputazione dei tre metacarpi mediani in un caso di ferita alla
DELLE OPERAZIONI CIURUR0ICRE1 ECO.
597
mano sinistra. da scoppio di una cartuccia. di gelatina esplosiva, e il maggiore medico Calegari eseguì altresì l'amputazione dell'indice e della testa del 2' metacarpo in un Ca80 di artrite suppurata falangofalangina dell'indice sinistro, con usura dei capi articolari. Accenneremo ancora a. due amputazioni nella continuità del 3° metacarpo fatte dal maggiore medico Salinari in seguito ad osteo-periostite tubercolare del dito medio della. ma.no sinistra; ad un'amputazione del 5° metacarpo per cancrena secca del mignolo sinistro, eseguita dal maggiore medico Rina.Idi; ad altra del dito medio operata dal tenente medico De Bernardinis per necrosi del t erzo distale del dito medio della mano sinistra., consecutiva a. ferita lacero-contusa, ad altra infine del mignolo destro praticata dal capitano medico Saggini] in seguito a ferita da strappamento. Citeremo infine tre amputazioni di falangi per lòsioni traumatiche, eseguite rispettivamente dal tenente colonnello medico Bernucci e da.i capitani medici Trulli e Pettinelli. In questo gruppo sono inoltre comprese 16 disarticolazioni: 1 della spalla destra fatta col metodo a racchetta.. dal t~nente colonnello medico Bernucci in un caso di osteo-sinovite granulo-fungosa. dell'arti· colazione scapolo-omerale, già operato di amputazione del 1,. braccio; 1 disarticolazione carpo-metacarpea delle quattro ultime dita ~della mano destra da stritolamento eseguita dal tenente colonnello medico Carta. (in secondo tempo fu fatta dal colonnello medico Giuffredi la disarticolazione radio-ca.rpica., lasciando in sito il trapezio) ; 1 disarticolazione dei tre primi metacarpi fatta dal tenente medico Ra.n· daccio in un caso di ferita lacero-contusa alla mano sinistra; 1 meta· carpo falangea del pollice, indice e medio della mano sinistra per ferite multiple da scoppio di cartuccia. Noteremo ancora 1 disarticolazione dei medio sinistro per artrosinovite fnngosa; 2 dell'anulare dello stesso lato, l'una. per artrite traumatica con flemmone settico del dito, l'altra per osteo-periostite suppurata consecutiva a frattura comminuta e d esposta della 2a falange; 2 del mignolo per ferite lacero-contuse da strappamento; 1 falango-fala.ngea dell'indice sinistro per ferita da taglio; 1 delle due prime falangi del mignolo sinistro per osteo-sinovite tubercolare e finalmente 6 disarticolazioni della 3a falange per schiacciamento e strappamento. Per tutti gli operati è segnato esito di guarigione. Seguono 1 osteotomia. e successiva resezione di un cuneo di callo -deforme del radio sinistro, con atteggiamento della mano in marcata pronazione; 1 resezione del terzo superiore del radio sinistro, 1 dell'epicondilo sinistro, 1 della 3• falange dell'indice sinistro de. osteo-
698
RENDICONTO STATISTICO
periostite tubercolare; e infine 1 asportazione di un sequestro osseo e cruentazioue della. testa. della. 2• falange in un ca.so di fistola. resi· dua.ta all'estirpazione della falangetta.. Sono quindi riporta.te 24 riduzioni di fratture dell'arto superiore, di cui 7 cruente e 17 incruente, con risultato di guarigione per tutto. Delle prime, 1 fu praticata per frattura comminuta della scapola., 4 per frattura della clavicola, 1 per frattura intracapsulare del radio, 1 per frattura comminutiva esposta dalla prima falange dell'indice e metlio. Delle 17 incruente, 2 furono eseguite per frattura della clavicola, 1 per frattura. del collo dell'omero, 3 per frattura delle ossa dell'avambraccio, 7 per frattura del radio, 1 dell'apofisi coronoide, 2 per frattura della prima falange del dito medio. Il 6° gruppo comprende in fine 8 riduzioni incruente di lussazioni , di cui 5 per lussazione della spalla (4 sottocoracoidee ed 1 intracoracoidea), 1 della clavicola, 2 del gomito, e 2 riduzioni forzate per anchilosi del gomito. Per tutte si ebbe esito di guarigione.
VII. -
OPERAZIONI SULL'ARTO INFERIORE.
Circa gli interventi sull'arto inferiore noteremo in primo luogo 7 amputazioni, delle quali 3 della coscia prat,icate, l'una col metodo Gritti a l terzo inferiore dal tenente colonnello medico Carta in un caso di cancrena della gamba destra, la seconda col metodo circolare dal tenente medico Bevila.equa in un caso di frattura doppia esposta della gamba destra e consecutiva cancrena, la terza pure col metodo circolare al terzo inferiore dal tenente medico Japoce in un caso di cancrena della. gamba sinistra; e 4 amputazioni della gamba: la prima fatta dal maggiore medico Salinari all'unione dol terzo inferiore col terzo medio in un caso di podartrocace sinistro, la. seconda col me· todo circolare al 3° inferiore dal maggiore medico Calegari in un caso di osteo..a.rtrite tubercolare del piede sinistro; la terza con metodo a due lembi al terzo medio dal tenente medico · Signorino in un ca.so ùi tubercolosi ossea del piede destro con vasta infiltrazione dei tessuti molli, e finalmente un'amputazione sottoperiostea. alla Bruns eseguita nel sito d'elezione dal capitano medico Lionti in un caso di osteoartrite tubercolare tibio-peroneo-astragalica sinistra: è segnat.o per tutte esito di guarigione per primam. Sono quindi riportate 17 disarticolazioni: delle quali ~ del ginocchio, l'una per ctt.ncrena della gamba sinistra. eseguita dal tenente medico Bevila.equa, l'altra dal tenente medico Solari in un caso di
DELLE OPERAZIO:SI OHIRUROICHE, E CO,
599
sarcoma della gamba. destra; 6 disarticolazioni delle dita del piede praticate dal maggiore · medico Fanchiotti su soldati del 7° alpini affetti da cancrena secca da congelazione (in un un caso furono disarticola.te le prime falangi delle quattro prime dita con resezione dell'estremità distale del primo metatarso; in un altro le prime falangi del 1°, 2° e 8° dito con resezione della testa del 1° metatarso; negli altri quattro casi la prima fa.11:1.nge dell'alluce, con guarigione per tutte con granulazioni) ; 2 disarticolazioni del l' metatarso : l'una. eseguita dal maggiore medico Vasilicò, l'altra dal capitano medico Saggini in casi di osteomiolite tubercolare; 2 dell'alluce eseguite rispettivamente dal maggiore medico Salinari e da.I capitano medico De Sarlo, 4 disarticolazioni falango-falangine del 2° dito del piede per dita a martello fatte dal capitano Federici ed una fulango-falangina del 3', 4°, 5' dito dal capitano medico Cimino per ferita da schiacciamento del piede, con esito di guarigione. Seguono 1 resezione del 3° inferiore del perone per vasta piaga cancrenosa al malleolo esterno; 2 sequestrotomie per frattura esposta del femore destro complicata a flemmone settico, e per periostite traumatica del femore e 5 per osteoperiostite della tibia; 1 osteotomia dell'estremità. della 2" falange dell'alluce da congelazione, ed 1 estirpazione di esostosi al polpaccio e di numerose fungosità. peri e endostali della tibia, con risultato favol'evole per tutti gli i11terventi. Sono ancora segnate 4 artrotomie per gonemartro traumatico; 46 paracentisi articolari al ginocchio, delle quali 28 per gonemartro traumatico, 16 per gonidrarto traumatico e 2 per artrosinovite tubercolare; 5 estirpazioni di borse sierose prerotulee1 ed 1 estrazione di corpo mobile articolare al ginocchio sinistro : esito di guarigione in tutti i caai, meno per 2 non indicato. Furono inoltre praticate 14 riduzioni di fratture, delle quali 6 cruente e 9 incrnente, con risultato favorevole. Delle prime, 2 furono fatte in seguito a frattura trasversale della rotula e 3 a frattura. completa. ed esposta della tibia, con ottimo P.sito funzionale; delle altre, 1 fu eseguita per frattura. del femore, 2 pe1· frattura delle ossa della. gamba., 1 della tibia, l tlel perone, 3 per frattura dei malleoli ed 1 per frattura. del 4° metatarso; tutte con ottimo risultato fun zionale. Da ultimo è registrata 1 riduzione cruenta di lussazione esposta del l' metatarso con resezione della testa. dell'osso, e 2 riduzioni incruente, l'una. per lussazione posteriore iliaca, l'altra per lussazione otturatoria dell'anca. sinistra, con esito favorevole.
600
BE:0-DIOONTO STATISTICO
VIII. -
OPERAZIONI SUI V ASI.
Furono praticate 4 allacciature di arterie con esito favorevole: 1 allacciatura della femorale destra nel triangolo di Scarpa in un ca.so di osteomielite del femore destro, eseguita dal tenente medico Japoc0; 1 allacciatura di un piccolo ramo arterioso della femorale dal tenente colonnello medico Carbone in un caso di ferita d'arma da punta alla coscia destra; 1 legatura dell'arteria grande a.nastomstica del ginoc- . chio sinistro alla sua origine presso l'anello degli adduttori fatta dal tenente colonnello medico Bernucci in seguito ad aneurisma, e finalmente 1 legatura in sito dell'arteria cubitale, lesa. in più punti per grave ferita lacero-contusa dell'avambraccio destro, praticata dal capitano medico U. Riva. Aono inoltre com prese in questo gruppo 23 operazioni per varici, di cui 12 all'arto inferiore sinistro, 9 al destro e 2 ad ambedue gli arti. Nella maggior parte dei casi la vena interessata fu la safena interna e la fl.ebectomia fu praticata. col processo del Trendelemburg: in 7 casi le vene ectasiche si estendevano a tutto l'arto inferiore; in 4 erano limitate al!H. coscia, in 4 alla regione poplitea, in 8 alla gamba. È segnata la guarigione per prima intenzione in tutti i casi.
!X. -
OPERAZIONI SUL SISTEMA GLANDOLABE LINFATICO.
Gli interventi sul sistema glandolare linfatico sommano a 275, con 268 guarigioni e 7 esiti non specificati. Furono fatte 9 aspor tazioni di glandole ingorgate alla regione sottomascellare, di cui 8 ebbero una durata post-operatoria inferiore ai 30 giorni e 1 superiore; 25 enucleazioni di adeniti alla regione cervicale, cou 17 guariti entro un mese e 8 oltre questo limite, 24 asportazioni di adeniti ascellari, di cui 12 guarirono prima del 30 giorno e 12 dopo. Anche per il 1911 il maggior numero '.li interventi fu sulla regione iugnino-crurale, con 217 atti operativi, di cui 103 per adenite di natura idiopatica e 114 di origine venerea. Dei primi, 7 furono praticati in ambo i lati, 50 a destra e 46 a sinistra; 8 adenopatie interessavano solo la regione crurale ; degli altri 114 interventi, 12 furono bilatera li, 61 furono esegui ti a sinistra e 41 a destra. P er quelli la durata della cura post-operatoria fu inferiore ad un mese in 38 ca.si; e per questi soltanto in 40.
DEL'LE OPERAZIONI CHIRURGICHE, ECO.
X, -
601
OPERAZIONI SUI TENDINI E S UI MUSCOLI.
Fra. le operazioni sui tendini accenneremo da prima ad una tenotomia del téndine flessore del mignolo del piede destro fatta dal capitano medico Federioi, con esito di guarigione per prima intenzione Seguono 12 tenorrafia : 3 dei tendini estensori della ma.no, 1 degli estensori dell'indice medio e anulare sinistro, 1 degli estensori dell'indice e medio destro, 1 degli estensori dell'indice sinistro, 1 dei :flessori dell'indice destro, 1 dell'estensore del dito medio destro, 3 degli estensori del pollice ed 1 del t endine di Achille sinistro, quasi tutte provocate da ferite d'arma da taglio : per 8 è segnata la guarigione per prima.m, e per tutte si ottenne il ripristino della normale funzionalità. Furono inoltre praticate 21 estirpazioni di cisti sinoviali (gangli), con altrettante guarigioni per prima intenzione: di queste, 13 ave.i> vano sede alla regione del polso, 6 al dorso della mano, 1 all'estensore dell'indice ed 1 all'estensore del mignolo. Infine è segnata 1 operazione di ernia muscolare del sartorio nel suo terzo superiore, con risultato di guarigione per primam. XI. -
OPERAZIONI SL"I NERVI.
E riportata una sola neurorrafia. praticata in un caso di ferita lacero-contusa. del polso destro dal capitano medico Troiani, il quale · eseguì la sutura del nervo ulna.re e dei tendini dell'ulnare .e dal flessore superficiale e profondo dell'anulare e del mignolo, nouchè la legatura dell'arteria e dalle vene ulnari, con esito di guarigione per prima intenzione. XII. -
0PERé..ZIONI DI PLASTICA.
Furono eseguiti 3 innesti cutanei alla Thiersch con esito favorevole: l'uno dal capitano medico Lanza in un caso di ferita granuleggiante , alla regione sopraioidea, l'altro dal capitano medico Margotta su una piaga consecutiva a. vasto ascesso dovuto a linfadenite venerea suppurata., il terzo dal tenente medico ~Ialabarba su una piaga alla gamba sinistra. da causticazione con acido cloridrico.
XIII. -
AsPoRT,IZIONI DI TG~ orn.
Questo gruppo comprende 168 asportazioni di tumori registrate nello ·1:1pecchio A per ordine alfabetico e tutte con esito di guarigione, meno per 2 con risultato non specificato.
602
RENDICONTO STATISTICO
Ricorderemo 7 asportazioni di angiomi, di cui 1 alla regione frontale, 2 alla. temporale, 1 alla sottoioidea, 1 alla sottomascellare, 1 all'om bellicale e 1 alla. rei;ione anteriore dell'avambraccio destro; 3 estir-
pazioni di ateromi alla guancia; 2 di cheloidi al collo ed all'ascella; seguono 109 asportazioni di cisti, di cui 32 di origine sebacea, 23 dermoidi e le altre di natura non specificata : di esse, 3 avevano sedealla fronte, 10 al cuoio capelluto, 3 alla regione parietale, 6 alla mastoidea, 13 alla regione sopraciliare, 2 alla labiale, 9 al padiglion& dell'orecchio, 17 alla guancia, 17 alla regione cervicale, 3 al torace, 4 al dorso, 3 alla regione inguino-crurale, 6 al cordone spermatico, 1 all'epididimo, 8 all'arto superiore e 6 all'inferiore, con esito di guarigione. Noteremo ancora 1 amputazione della metà sinistra della lingua; in un caso di epitelioma, fatta dal tenente colonnello medico Perassi neo] termocauterio ad ansa del Paeleu e seguita dalla sutura della mucosa della faccia inferiore della lingua alla mucosa della faccia dorsale della metà destra, con guarigione asettica; 1 estirpazione di encondroma del setto nasale, con guarigione per granulazioni; 18 asportazioni di fibromi, di cui 1 alla guancia; 1 alla regione sopraciliare, 1 alla mandibola, 2 al collo, 2 alla mammella, 4 alla parete addominale, 1 al dorso, 1 al sacro, 2 alla regioue trocanterica e 3 a.Ila coscia; 6 enucleazioni di igromi con esito di guarigione per primam, dei quali 6 al ginocchio e 1 al dorso del piede; 9 estirpazioni di lipomi, con guarigione asettica (1 del cuoio capelluto, 1 del torace, 2 del gomito, 4 della. coscia ed 1 della pianta. del piede) ed 1 asportazione di mixoma al rino-faringe, con risultato favorevole. Sono da ultimo riportate 5 estirpazioni di osteomi, dei .qua.li 1 alla regione glutea, 1 al terzo inferiore della coscia, 2 all'alluce ed 1 al 2° dito, con 4 guarigioni asettiche ed 1 per granulazioni; 5 asportazioni di papillomi (1 sottolinguale, 1 al torace, 1 alla regione perianale, 1 alla glutea ed 1 all'uretra) ed 1 di sarcoma. con esito favorevole.
XIV. -
EsTR,\ZIONr n r ooRPI ESTRANEI.
Furono fatte 12 estra-iioni di proiettili interi e 2 di frammenti di essi. Il capitano medico De Rarlo in un caso cli ferita. d'arma da fuoco· alla regione auricolare destra, previo scollamento del padiglione auricolare ed incisione del condotto uditivo cartilagineo, estrasse un proiettile di medio calibro non incamiciato, infisso profondamente nella.. parete postero-superiore della porzione ossea del condotto esterno: la..
DELLE OPERAZIONI CH1RURGI0HE1 ECC.
603
morte segui al 17° giorno dall'intervento e l'autopsia fece rilevare essere avvenuta per meningite cerebrale acuta. Il tenente colonnello medico Vigliardi in un caso di ferita di rivoltella. all'orecchio destro fece l'estrazione del proiettile deformato ed incastrato nella radice trasversa dell'apofisi zigomatica., con risultato favorevole. Il ca.pita.no medico Pomponi in un ca.so di ferita. d' a.rma. da fooco a.Ila regione inter scapolare estrasse un proiettile contenuto in una piccola cavità. ascessuale fra le fibre del muscolo grande dentato ed estrasse in un altro caso un proiettile situato nel polpaccio destro; il maggiore medico Calegari e il capita.no medico Trulli estrassero due proiettili cli rivoltella. dalla coscia, il tenente colonnello medico Citanna e il capitano medico Lionti altri due dalla regione glntea; e lo stesso capitano Lionti un altro dalla gamba; i tenenti colonnelli medici Vigliardi e Carbone estrassero due proiettili di rivoltella dal palmo della mano, e finalmente il maggiore medico Vasilicò asportò un proiettile infisso nella 2• falange del medio sinistro: per tutti questi casi si ottenne la guarigione per prima intenzione. Due frammenti di bossolo furono estratti dal palmo della mano rispettirnmente dal tenente colonnello medico Carbone e dal capitano medico Lanza, con guarigione asettica. Sono inoltre registrate in questo gruppo 19 estrazioni di corpi estranei. Di queste, noteremo 1 estrazione di arista di grano dal condotto uditivo destro ; 5 asportazioni di scheggia metalliche dalla. cornea, 1 estirpazione di scheggia acmninata ~l terzo inferiore del braccio destro, 1 estrazione di due frammenti di tessuto {giubba. e camicia) dall'avambraccio siuistro in un caso di ferita d'arma da fuoco, 1 di un grosso spino incuneato nel tondine ostensore del medio di sinistra, 6 estrazioni di corpi estranei dalla mano (3 frammenti di ferro, 1 di vetro, 1 di pallini da caccia ed 1 ago), 2 estrazioni di frammenti di vetro dalla natica e dallA. gamba, 1 di un ago dal poplite e finalmente 1 estrazione di pallino di Flobert dalla regione tibiale ant.; per tutti si ebbe esito di guarigione. XV. -
OPERAZIONI PER l• LE~JMO).'l ED ASCESSI PROFO:'.\Dl
E l'ER PATERECCI,
Le operazioni per flemmoni furono 58 con altrettanti esiti di guarigione . Di essi, 2 avevano sede alla faccia, 2 all11. regione cervicale, 8 alle tonsille, 2 alla. regione toracica, J. alla perineale, 2 all'ascella, 2 al braccio, 2 al gomito, 4 all'avambraccio, 23 alla mano, 2 alla regione glutea, 1 al ginocchio, 2 alla gamba e 5 al piede: in tutti i casi si ebbe esito di guarigione.
'604
RF:NDICONTO STA.TISTIOO
Gli interventi per ascessi furono 108: di questi, 6 avevano sede alla nuca, 10 alla fa.cci&, J3 alla regione cervicale, 4 alla. toracica., 1 all'ipocondrio, 6 alla regione iliaca; 1 alla. lombare, 6 perirenali, 3 ischio-rettali, 27 p erianali, 2 dello scroto, 4 periuretrali, 6 all'ascella, 1 a.l gomito, 1 all'avambraccio, 2 alla mano, 10 alla. regione glutea, 2 alla coscia, 2 al ginocchio e 3 al piede; sono segnati 101 esiti di guarigione e 2 letali. I n un caso di carie della 4a. vertebra cervicale -con ascesso congestizio retro-faringeo il capitano medico Saggini praticò in primo tempo un'ampia. incisione verticale sulla. parete postesiore del far inge, dando esito ad abbondante quantità di pus fetido e successivamente, perdurando la febbre alta, un'incisione lungo il margine posteriore dello sterno cleido mastoideo, colla quale, spostato in a.vanti il fascio nerveo-vascolare, poté raggiungere lo spazio retro fa. ringeo ed il corpo della 4 8 vertebra cervicale in un punto scoperto e intaccato da carie, che venne raschiato . Il paziente dopo l'atto operativo parve alquanto sollevato, essendo cessata la dispnea e discesa la te mperatura, ma dopo due giorni si manifestò nuova.mente la dispnea, con uno stato di subdelirio e di par esi degli arti superiori e sopravvenne la morte per asfissia.. Al tavolo anatomico si constatò che la carie del corpo vertebrale si estendeva anche alla faccia del canale midollare, e che al suo livello esisteva altresì un ascesso con manifesta. compressione del midollo cervicale. I n un altro caso di flemmone settico alla mano destra., che aveva determinato vasti a$Cessi i ntermuscolari alla coscia. ed alla gamba ed altri più piccoli al ginocchio e al trocantere con scollamento dei gruppi muscolari, febbre alta e grave adinamia, lo stesso operatore praticò ampie incisioni e q uindi fece largo uso di iniezioni di fenolo e di siero-iodato, con esito di guarigione. Gli ascessi perirenali furono rispettiva.mente operati dai maggiori medici Boccia., Calegari e Gia.ni, dal capitano medico Oddi e dal tenente medico Bevila.equa. Nel caso operato dall'Oddi con guarigione completa tratta.vasi di ascesso di origine metastatica per patereccio al dito pollice della mano destra, il quale pure aveva. precedentemente provocato altro ascesso metastatico alla regione laterale destra del collo con vasto scollamento e necrosi dei tessuti. Le operazioni per ascessi della regione iliaca furono eseguite rispettivamente da.i tenenti colonnelli medici Citanna e Carbone, dai maggiori medici Calegari e Perego e dal capita.no medico Federici. Nel caso operato dal Calegarì, con laparatomia esterna e controapertura nel triangolo di Scarpa, si ebbe esito letale all' 11° giorno dall'intervento per setticemia. ~ono infine comprese in questo gruppo 19 interventi per patereccio,
DELLE OPERAZIONI C1IIRURGIOBE1 ECO.
605-
dei quali 11 al pollice, 3 all1indice, 3 al medio, 2 al mignolo con esito di guarigione per tutti: in 4 casi fu fatta la semplice incisione profonda, in altri 4 questa fu seguita dal raschiamento dell'osso, nei r imanenti si procedette all'asportazione delle falangi necrotiche.
XVI. -
OPERAZIONI VARIE.
In quest'ultimo gruppo sono 1·iportate 96 operazioni di unghia incarnata con 93 esiti di guarigione: nella maggior parte dei casi l'asportazione dell'unghia fu fatta coll'incisione mediana, in 8 col processo Quenu, in 7 col metodo Augier, in 3 con quello dermoplastico del D'Antona. Seguono 7 svuotamenti di ematomi, di cui 1 alla regione paravertebrale, 1 alla sacrale, 1 allo scroto, 2 alla coscia e 2 alla gamba., con risultato per tutti di guarigione; 6 spaccature di seui fistolosi di cui 1 al merito, 1 al sacro, 1 alla. natica, 1 al glande ed 1 a.lla gamba con esito favorevole, e finalmente 1 escisione di cicatrice alla regione sopraioideia e 1 sutura a due piani della mucosa della bocca. e delle. cute per ferita della faccia.
60ti
Rll:NDICONTO S'l'ATJS1'1CO
SPEOORIO A. -
Quadro statis tico de lle o perazioni.
e
o
,,,....... o 'N
OPERAZIONI sn OPERATORI
e~ :, O
z~
..,
.;
.. :,
<!>
1
0PBRAZIONI SUL CRANIO.
•l oraniect.omie •
2
_J
-
Tenente colonnello medico: Carbone I. Capitani medici: Sagginl e Ghillini 1. b) trapanazione dell'apofisi mastoidea .
29
29
8
8
Tenenti colonnelli medici: Car ta-Mantiglia 4, Citanna 3. ?llagg iori medici : Tavazzanl 2, Piergianni 2, Bernuccl 1, Gian! 2, Spina 1, Santuccl I, Santoro 1, Boccia 1, Fanchiottl 1. Capitani medici: Saggini 8, Lionti 1, Caccia 2, Seri.oli 1, Pettinelli I. Tenente medico : Coetautini I. 2
0PBRA'ZIONI SULLA i'ACCiA
a) operazioni sug li occhi:
1) enucleazioni del globo oculare Maggiori medici: Bernucci l , Salinari 1. Tenenti medici: Resegotti 8, Bevilacqua 2, Giunta l.
-
-
-
1 -
-
-
2) iridect.omle . Maggiore medico: Morlno l. 3) oJJerazioni
di cataratta.
Ma!c"iriore medico: Calegarl 1. 4) asportazioni di pterig io
'
4
4
-
32
82
-
Magglori medici: !\!orino 1, Canone 2. Tenente medico: Risicato l.
_, I
5) ttsportazioni
di calazio . Te nente colonnello medico : Carbone 2. Map:giori medici: 1\larinl 1, Ca!Pgari 2, Santoro 2, Cannae S, Bernucci 2, Pimµinelli 2, ~antuccl 2, Salinari i, Ceino 1, Sotie l. Da ripo,·tarsi
''
I
i7
77
- ---11 - ,
I
\
607
DELLE OPERAZIONI OHffiUROIGHE, ECO.
a
=-e,2 ..,,.
..~ 5... -., o
...
e~ I -.;o
·ao
....
8f
oN
OPERAZIONI 1m OPERATORI
E~ ::,o
...P.!.; .......,
e.e
4> ..
.;
- a:"'"'""'
E ...
~
i:,
::,
c.:,
Riporto
-s ~8 "'·-
z2
·=e o e:
t!0
8
.;
-;.
c;o
:a
'77
'7i
-
-I-
3
3
-
-
1-
7
7
-
-
-
7
7
-
- -
5
5
-
-
2
2
- - -
2
2
-
-
-
81
81
-
-
-
Capitani medici: Paeaera J, Gazza 1, Chini 1, Oddi 1, De Sarlo 1, Truffi 1, Barile F. 1. Tenenti medici : Malabarba 1, Plccininl 1. 6) operazioni per dacriocistite
e,
:o
Maggiore medico: San tu cci 1.
Capitano medico: Tonietti l. Tenente medico: Signorino l. '7) altre operazioni
Maggiori medici: ?,.!orino 2, Perego 1, Can-
nas 1, Santucci l, Tenenti medici: De Bernardinis l , Signorino 1. b) operazioni aul naso e oreccbio : 1) asportazioni di polipi nasali . Tenente colonoello medico: Carbone 2. Maggiori medici : Santoro 1, Piergianni l, Marini 1. Capitani medici : Pettinelll l, Chini 1. 2) turbinotomle
-
Tenente colonnello medico: C11rta-Mantiglia l. Maggiori medici: Pierglanni 2, Santucci l. Capitano medico: Tonlettl ] . 3) causticazioni dei t urbinati Capitano medico: Caccia l. Tenente medico : Risicato 1. 4) operazioni eull'orecchio. Capitani medici: Tonlettl 1, Caccia 1. e) operazioni sulla bocca e retrobocca. l) asportazioni di tonsille. Tenenti colonoe111 medici: Gerundo 1, Citanna 8.
Da riport11rsi
184
184
---- - -
-I
G08
lU.NDICO~TO STATJSTICO
OPERAZIONI so OPERATORI
..
o ;;;
R iporto
,•.i ,.. -
Maggiori medici: Sani.oro S, G iaui l, Ber-. nucci 5, Fancbiotti 4 , Pierµ-ia nni 9, Santucci 9, De Hosa l, Delo~ u 1. C:ipitani medici: Federi ci 1, Cimino J, Gazza 1, Truffi S, Sagi1ini 5, Amati 3, <:b ini J, Touietti 6, De Sarlo 2, Naccia rone 1, Cotuguo 3, Lionti 1, Amen ta 1, Caccia 5, Tire lli 2. Tenenti medici: Mala barba 5, Bocciante 2, Sassoli 3, Risicat o 4. Sottotenente medi co : Bruno 1.
I
2) operazioni aull'ugola.
I-
I
-
11
-
I
-
20
20
-
6
s -
Tenente medico: Risicato I. d) operazioni sulle o88a della faccia
I --
11
Tenente colonnello medico : Carta-Mantiglia I. Maggiori medici: San toro 2, Perassi 1. Capitani medici: Cimino 2, Tonietti 2, Caccia l. Tenenti medici: lapoce 1, S ignori no 1.
s I0 PB1lAZl0Nl S UL COLLO. 1) operaziol1i per angina del Ludwig
Tenente colonnello medico: Vigliardi I. 2) asportazioni di gozzo
Tenente colonnello medico: Carta-Mantiglia· 1. 4
0PJtRAZIONl S UL 'fORACK.
.i) toraceott!si
I
I
Tenente colonnello medlco:~Perasel 2. Maggiori medici: Rosei 2, Sotie 4, Delogu 1. Capitano medico: Cimino 1. Tenenti medici : Bruno 1, Mala t arba 5, Costantini l , Risicato 2, Iapoce 1. ! ) tomcotocnle Intercostali .
Tenente colonnello medico: Citanna 1. Maggiori medici: San toro I, BerDU()(lf I, Roeei l. . Capitani medici: De Sarlo 1, Amato l. Da r1porl•r1i
s
- -s
-~24 - -221 - -:: -
609
DELLE OPERAZIONI 01UBURGIOJIJl:1 ECO.
...
o. Q,-
;· ; ..,., ...,
• Q,
"E o
.....
.. a:
do
:,C
.,...... e~
u .. ""' .o ·-8
o ·N
OPERAZIONI so OPERATORI
" o ~~
o <> • ::i ..,., •."O
z;
e:
::..,_s
.;
·E
""'
:, e:,
oo,:,
E ...
Q:M
"'
.;
3 5
'S
.s
"'oe t!
2
o ::I!
i
I 2HI 221 - -
.Riporto
s
24
2~
-
1
l
- - -
8
2
-
-
1
2) per appendicite Tenenti colonnelli medici: Carta-Mantiglia 8, Rizzo 1 . Maggiori medici: Calegari 1, Perego 2, Santoro 1, Bernucol 1. Capitani medici: Baggini 2, Ghlllinf l, Oddi 1, Caccia 2.
15
18
-
-
2
S) per peritonite tubercolare. Tenente colonnello medico: Bonomo 1. Maggiore medico: Calegarl 1, Vasillcò 2. Capitani medici: Sag!fini S, De Sarlo 1. Sottotenente medico: Zanettl l.
9
8
-
-
.
1
1
-
- -
.
l
-
-
l
-
-
-
e) toracotomia retrocostall
1
1
Tenente colonnello medico: Carta-Mantiglia 2. Maggiori medici : Calegari 2, Perrgo 2, Bernacoi 2, Petrone 1, Salinari 8. Capitani medici: Lan:r.a 2, Castagnone 1, Clmino 8, Chini 2, RiYa U. 2, Llonti 2.
dJ operazioni varie •
.
Tenente colonnello medico: Carta-Mantig lia 1. 5
ÙPBRAZIONI SULL' ADDOME B S UL BACINO.
•) laparotomie 1) per traumi
Capitano medico : Di Giacomo 1. Tenenti medici: Resegotti 1, Signorino 1.
4) per aaolte da cirro1i Capitano medico: Zoccarl 1. 5) per asportulone di tumori Capitano medico: Llonti 1.
1
6) per ascesso para-peritoneale. Tenente colonnello medico : Pera1sl l. Da riportarli 93 - Gionlale d' medicina mm&are -
Fase, Vili.
Il
.
l
1
- - -- - - - - 279 269
-
1
9
610
HEl\DICONTO STATISTICO
i
:;; .:!
Ol'EllAZION I B D OPERA TORI
e
o
=
Riporto '7) Jap.aratomie esplorative
279 269 2
1
9 1
1 -
Magg iore medico: Bernucci I. Capitano medico: Lionti 1. b) operazioni radicali di ernie vi1cerall l) ernio inguinali unilaterali.
4rn 402 -
10
11
--
Colonnello medico : Camettl 1. Tenenti colonnelli medici: Carta-Mantiglia 2'7, Pron ott-0 1. Carbone 5, Tommasina S, Gandolfl 1, Buonomo 4, Perasai (, Gerundo 8, Citanna 4. t.Iaggiorl medici: Abelli 5, Calegari 19, Perego 7, Santoro 5, Glani 1, Bernucci 8, Fanchiotti 1, Vasllicò 4, Loschi 7, Donini 1, Plerg lannl 6, Plmplnelli 4, Spina I, Marini 12, Boccia 5, Salinari Sl, Sotls 5.
Capitani medici: Pettinelli 3, Lanza 15, Virgili I, Federici 8, Cimino 10, Au dleio 1, Truffi 8, Oaua 1. Saggini 11, Ghillfni 2, Amati 3. Oddi 4, Troiani 3, Barile C. 2 , De Sarlo 2, Sertoli S, Tonietti 4 , Riva U. 21. Paolini 25, Pomponi S; Corbl 1, Zuccar i 2, Cotugno '7, Di Giacomo 2, Tnilli S, Lionti 95, Amenta 10, Alessandrello 1, Caccia '7. Tenenti medici: Ajmone 1, Manouso 1, Ara J, Evangelisti 1, Singlitico 2, Malabarba 1, Buceiante I, Romby 2, Delna l , Basso 1, Albano 1, Caffarelli 12, Ciulla 4, Risicato 2, Picelnlni 1, Signorino 1, Resegotti l. Sottotenenti medici: Zanetti 2, P aparo11:I 2, Ritucet 1. 2) ernie inguinali bilaterali .
11-
Tenente colonnello medico: Carta-Mantlgl!a 1. Mair~ior i medici: Calsgari 1, Sa linari 1, Vas i l tcò 1. Capitani medici : Amati 1, Riva U. 1, Di Giacomo 2, Tru ffi 1, Pomponi e :-,ot toteneote Paparozzi 1 , Amcnta l.
Da ri portar11
704 683 -
11 10 I
611
DELLE OPERAZIONI CHIRORG1ClIE 1 ECC.
lì11g..-
I .;~ 'O.,,
• c. -.,0
11 OPERAZIOl'ìl so OPERATORI
..
! ~m I
..... =o:";;
0
::Il
Z'.
1- - - - - - - - - - -- -- - - - - - - - - ' · -- -- -- - --II il
I
Riporto
i04 688 10
10 -
84
84 -
2) fistole anali: Incisioni col termocauterio Tenenti colonnelli medici: Carbone 1, Ci tanna 1. Maggiori medici: Perego 1, Calegarl 2, Ber1,uccl 2, Piuocaro 2, Plergianni 8, Plmplnelll 2, Marini 1, Salinari 4. Capitani medici: Pettinei li 1, Sag-glnl 2,Amati 8, Cblnl 1, Troiani 1, Tonlettl 1, Paolini 8, Riva U. 1. Tenenti medici: Feliciani:rell I, Caffarelli 1. Sottotenente medico: DoretU 1.
85
84
S) emorroidi: asportazione colla legatura Tenente colonnello medico: Buonomo 1. Maggiori medici: Abelll 2, Calegari 1, Santoro 1, Loschi 1, Boccia 1. Capitano medico: Cimino 1. Tenente medico: Malabarba 5.
18
1S -
S) ernie crurali • Tenente colonnello medico: Carta-Mantiglia 1. Maggiori medici: Perego 1, Pimpinelll 2, Salinari 1, So\la 1. Capitani medici: Cimino 1, Llontl 8.
11 10
4) ernie della linea alba . Tenen!B colonnello medico : Carta-Mantiglia 1. Maggiori medici : Santoro 1, Sotis 1, Calegarl 1.
Capitano medtoo: Saggiut 1. e) operazioni di fistole anali, emorroidi e ragadi
anali 1) flatole anali : incisione col bisturi Tenenti colonnelll medici: Carta-Mantiglia 1, Carbone 1, Cltanna 2. Maggiori medici: Abelli 2, Santoro2, Rlnaldl I, Bernuccl S, Tavazzanl 2, Sotis 2. Capitani medici: Federicl 2, Cimino 6, Sagginl 2, Llontl 2. Tenenti medici : Malabarba 1, Caffilrelll 3, Prlvitera 1, Reaegotti 1.
D• riportarli
801 'i79
11
612
RENDICONTO STAT I STICO
.....
·5.
:oc
-.. .. o
·.;e
~& 'E o
I~ti I ........- .:s -a .. =s :a:;;
OPERAZIONI ED OPEIIATORI
.§_
s
o
801
'779
4) emorroidi: aaportazlone ~\ termocauterio Teuenti oolonnelli medici: Carta-Mantiglia "I, Carbone 2, Cltanoa 1. Mag~lori metllol : Caligarl 2, Hernucol '1, Fanchiotti 1, Vaeillcò 2, Salinari 5, Sotis 2, Capitani medici: Saggini 2, Ghilllni 1, Amati 5, Chini S, Troiani 1, Oddl 2, De Sarto 1, Riva U. 16, Paolini 16, Pomponi 1, Amenta 1, Caccia S. Tenenti medici: Pazzi 1, Resegotti 1. Sottotenente medico: Paparozii 1.
84
82
. 5) Ragadi anali Tenente colonnello medico: Carta-Mantiglia 1, Maggiore medico: Calegarl 1. Capitani medio!: Lanza 1, Amati 1, Sertoll t , Paolini 2, Lionti 2. Tenente medico : Caff'arelll 1.
10
10
..,
Ripo,.to
~
E c.
::
~u • "O z
e~
:,:,
z.!? .;
O.!?
8
àe
0N
d) operasloni eull'apparato uro-genitale
..
.: ., o
a:"
e
• i 1
::
j
11 10
,. - -I
-
-
-·
l ) olstotomle aoprapubiche Maggiori medici: Calegarl 1, Salinari 1.
2
2) uretrotomle ln\erne . Tenente colonnello medico: Citanna 1. Maggiori me11iol: Tommaaina 1, Abe\11 1. C&pit!lnl medici: Cimino I, Caccia 1. Tenente medico: Reeegottl 1.
6
- - 6 - -
3) uretrotomle esterne . Capitano medico: Cimino 1.
1
1
4) dilatazioni graduali dell'uretra, Tenente colonnello medico: Citanna 1. Maggiori medici: Ca\egarl 2, Marini S. Capitani medici: Cimino 1, Caccia 1. Tenente medico: Risicato 1.
9
5) orchiectomie Tenente colonnello m11dlco: Bonomo 1.
'7
2
- - 9 - - - -
'7
- - --
I-
Da riporta,.,,
920 896
s
-- -11 10
618
DELLE OPERAZIONI OHIRURG10BE1 ECO.
s
:l :;; .; OPIRAZIONI ao OPERATORI
e
o
= o
i R,p~rto
1 li li
920
896
456
455
S
11 10
Maggiori medici: Fanchiottl 2, Piergiannl _l, Marini 1. Capitani medici : De Sarlo 1, Lionti 1.
'
6) operazioni per 'Varlcocele
Tenenti colonnelli medici: Carta·'Mantlglia 15, Carbone 19, Gerundo 1, Buonomo 4, Citanna 7. Maggiori medici: Abelli 1, Calegari l '7, Pe-1 rego 2, San toro 14, Bernucci 11, Fanchlottl '7, Vae!llcò 2, Loschi 6, Piergianni 5, Pimpl· nelli 5, Petrone 1, Marini S, Salinari 25, De Rosa 1, Tavazzani 18, Sotis 12. Capitani medici: Pettinelll 1, Lanza 2, Federiel j4, Cimino 24, Gazza 11, Truffi 6, Ghil· lini 2, Saggioi 19, Chini 6, Amat.i 12, Oddi 12, Trolafll 1, Costanttni 2, BarlleC. 1,DeSarlo2, Tonietti S, Sertoli 4, Riva U. 10, Paolini 29, Zuccarl 9, Pompon! 2, Nacciarone 4, Dì Giacomo S, Cotugno S, Ameota S, Llonti 15, Caccia 6, Angellnl-Paroli 1. Tenenti medici: Ajmone S, Pertlni S, Ma11cuso I, Ara S, Conciatore 1, Bvangelletl 4, Bruni 2, Quaglio 2, Malabarba S, Lucan. e-ell 1, Romby S, Ritucoi l, Ciulla 2, Caftarelli 11, Piccioioi 1, Risicato 2, Ab:i.te 6, Beeegottl 1, Cartolari '7. Sottotenenti medici: Bruno 1, Zanetti 5, Mantovani l, Casella 1, Paparo1zi 1. Volontario d'un an no: Strozzi 2.
- -
6 -
1 -
-
I
'7) op!!raztonl per idrocele: •) Idrocele cistico della vaginale
48
48
-
Tenenti colonnelli medici: Carta-Mantlgl!a S, Carbone 1, Oerundo 1, Cltaona S. Mi;gglorl medici: Tommasina 1, Calegari 2, Bernucci 4, Fancbiotti 1, Pimpinelli 2, Sa· linarl 5, Boccia 1. Capitani medici : Federici S, Cimino 5, · Saggini 4, Oddi 2, Troiani 1, Paolln! 1, Liontl S, A.menta. 1, Truffi I. Tenente medico: De Bernardlnis 1.
\
Da ripo,-/ar,,
1424 13S9
S
12 10
RENDJCO:STO STATISTICO
614.
- J
e
... .......
o" OPERAZIONI ED OPERATORI
g
"f
-g
-e
.5
.§;: a:; -;;
g
e.a
r:;"'
.. .. ..,, :.
- o. :::IO
e
~-~ ..,,
z~ ~
:::I
e:,
Riporto.
f;;:
=-
.S!
1424 1899
o
c::I
-;; Dlii
8
17
1'7
-
5
-
Tenente colonnello medico: Perassi l. Maggior!· medici: Santoro 1, Bernuccl 1, Salinari I. Capitani medici: Federici 1, Cimino 8, Truffi. 2, Sagglni 1, Chini 2, Troiani 1, Liontl I. Tenenti medici: Caffarelll I , Reeegottl 1. e) Idrocele comunicante .
Maggiore medico: Salinari I. Capitani medir.!: Troiani 1, Ton letti 1, Sertoli 1. Tenente medico: C!ulla 1. 8) operazioni per fimosi Tenenti colonnell! medici: Carta-Mantiglia 3, Carbone 4, Buonomo 1, Citanna 1, Vigliardi I. Maggiori medici: Cigliutti 1, Abelli S, Cale· gari 5, Riualdl 2, Bernueci ,. Fanchlotti 2, Vaeillcò 2, Pizzocaro 1, Marini 1, Salinari 8, Boccia 1, Turel11i 1, Ceino 1, Delogu S. Capitani medici: Passera 1, Federici 5, Cimino 4, Seja 1, Truffi 4, Gazza 1, Gbillinl 1, Baggini 8, Troiani J, Oddi S, De Sarlo 1, Zuccari J, Paolini 3, · Liontl 4, Tlrelli 2, Gunardi J, Caccia S. Tenenti medici: Camerano 8, Mancuso 1, Parente 2, Bruni 1, Ma.labarba 3, Costantini 1, Saseoli 2, Scoto 1, Risicato 1, Resegotti 5. Tenente medico di complemento: Fasani I. Sottotenenti medici di compleme·nto: Zanetti 1,
110
110 -
2
2
-
12
8
-
~ o
:a
12\ 10
-I -
Sottotenente medico: Bruno 2. b) idrocele cistico del funicolo
I
Piccinioi 1. e) operazioni varie
-
-
Capitano medico: Serloli 1 Tenente medico: Coatantlni 1. f) rachicentesi • Capitano medico: Lionti 9. Da riportarsi
1570 1541
4 -
8
610
DELLE OPERAZIONI OIIIROROIOBE, ECC.
.. ~"'"' -~ .9
f;~
.5
~ .~
e: o
a:"' -;;;
·;;;
e:
s_ '""'
Riporto
.9
f&l
s
l!i'10 1541
li
'O
e: .;:,
·-e
OPERAZIONI Ro OPERATORI
~
o
I :I!!
16 10
Tenenti medici: Caft'arelli 2, Scoto 1. 6
0PBII.AZJONI SULL'ARTO SUPERIORE.
a) amputazioni
14
13
-
16
16
-
5
5
-
,
6
-
17
17
-
1-
Maggiori medici; Calegarl 2, Rlnaldi 1, Bernuoci I, Darra 1, Salinari 2. Capitani medici: Pettinelli I, Truffi. 1, Sagginl I , Liontl I . Tenontl medici; De Bernardinfe 1, Signorino 2. li) dleartlcola.zlonl
Colonuello medico: Giufl'redi e Tenente colonnello Carta-Mantiglia l. Tenente colonuello medico : Carbone l. Maggiori medici: Perego 1, Santoro I, Bernuccl 1, Loschi 1, Piergianni 1. Capitani medici : Lanza l, Cimino 2, Amati 1. Tenenti medici: Oggero l, Signorino 2, Randacolo 1, Be,Uacqua I. e) resezioni, eequeetrotomle, ecc..
Tenente colonnello medico: Carta-Mantig lia l. Maggiori medici: Bernucci I, Piergianni I, Salinari 1, Capitano medico: Caccia 1. à) riduzioni di fratture
]) cruente
l -
Tenente colonnello medico: Carta-Mantiglia 1. Maggiori medici: Santoro l, Bernucci l. Capitani medici: CimJno l, Saggini 2, Amati l. 2) Incruente Tenente colonnello medico: Carbone l. Maggiori medici: Santoro 1, Rlnaldl 2, Rosei :J. Capitani medici: Cimino S, Saggio! 2, Chini 2, Amati 2, Toniettl I. Tenente medico: Campegglanl 1.
-------- · Da riportar6'
1629 1598
S
18 IO
6l6
RENDICONTO STATISTICO
OPERAZIONI BD OPERATOIII
a o
..
"
=o
:::lii
.Ripo,rto
162\1 1698
S
18 10
e) rl.duzionl di luesasloni 1) Incruente.
Maggiori medici: Santoro l, Rinaldl 1, Perasei l . Capitani medici : Cimino f.!, Ohillini I, Chini 2, Amati l, Oddi 1. 7
10
10 -
7
'7
)'7
17 -
I
0PBRAZJONI SULL'ARTO JNFBRIORB.
a) amputazioni
•
. •
-
Tenente colonnello medico: Carta-Mantiglia I. Maggiori medici: Calegari I, Salinari 1. Capitano medico : Ltonti 1. Tenenti medici: Signorino l, Bevllacqua 1, Iapoce I. . b) diaartlcolazioni .
Maggiori medici: Fanchiotti 6, Vasilicò l, Salinari 1. Capitani medici: Cimino 1, Federici 4, Saggini 1, De Sarlò 1. Tenenti medici: .Bevilaoqua 1, Sol ari 1. e) artrotomie, par!icentesi artloolarl, estlrpulonl di borse mucose, ecc.
l) . artrotomie
4
Maggiore medico : Fanohiottl I. Capitano medico: Cimino S. 2) paracentesi articolari
46
44
-
5 .
5
-
j
-
Maggiori medio! : Calegari 11, Perego I, Santoro S, Bernucci 10, Fanchlot" I. Capitani medici: Cimino 2, Truffi 2, Bagginl l O, Margotta 4, Riva U 1. Tenente medico : Malabarba 1. 3) estirpazioni di borse muooae Maggiore medico: CalegaI'i S. Capito.no medico: Lanza 1. Tenente medico: Ze.netti 1. Da riportar11·
I
1718 1685 - .
---;j-;;;-
617
DELLE OPERAZIONI CBIRUBGICHE, ECC .
·c. ci.-
..,~j.... ·-..,., .,... ....
.. 'E ..... o
- 5
-o 1 ::·~ ., ... s~ "o
OPERAZI0!\1 110 OPERATORI
o
I ~f- :;;; f!:
,::
e.O ·-s
.E
';;~ ..,
e
ii:"' -;
·;;
z~ .. ..e .. .s :e
o<>
~~ ;;,;
ci
"C
"'
~
e:,
o
o
:e
i:.i
si 20 10
l '718 16d5
Riporto
e
- - -
1
l
)
-
11
-
5
5
- - -
9
9
-
-
l
-
- -
2
2
-
- -
1) allacciattJre di arterie Tenente colonnello medico: Carbone l. Maggiore medico: Bernuccl 1. Capitano medico: Riva u . 1. Tenente medico: Iapoce l.
4
4
-
-
-
2) operazioni per varici Tenenti colonnelli medici: Carta-Mant.iglia 3, Buonomo 2
23
23
-
-
-
4.) eeirazlonl di oorpl mobili articolari Tenente colonnello medico: Carta·Maniiglla 1.
d) resezioni, eequeetrotomie, raschiamenti, ecc. Tenente colonnello medico: Carta-Mantiglia 2. Maggiori medici: Calegari 1, Salinari 1. Capitani medici: Saggini 1, Sertoli l, Liontl l. Tenenti medìol: Malabarba 2, Signorino l, Iapoce l.
e) ?idozloni di fratture 1) cruente
Capitlini medici: Federici 1, Sertoli 2. Tenenti medici: Albano 1, Signorino l. 2) incruente. Tenente colonnello medico: Carbone 1. Maggiori medici: Santoro 2, Rinaldi 3. Capitani medici: Cimino 2, Saggini 1.
r> riduzioni di lussazioni 1) cruente
I
Maggiore medico: Sotis l. 2) Incruente
11
-
Tenente oolonoello medico: Carta-Mantiglia l. Capitano medico : Sertoli l. 8 OPJUuzxom SUI VA.BI
Da r,por tarl-i
-- - - - - - - 1'714 1,,1
s 20 10
618
RENDIOONTO STATISTICO
·c. C..-
::,e
... o
;~., ,::,
OPERAZIONI BD OPERATORI
• 0.
... .,
,:,o o_
(
.."o,- s
eo
;; .,_
e o.
:=e .,
-
1I 1 =e I
;:
.§'.:: a:..,
s
c.,
,ii
.,~·~ .,
<> ... e:..:>
:,0
z~
.
.; ,::,
~~
.."
8
1'7'14 1'741
Riporto.
o
e
~ 0
~
:11
20 10
Maggiori medici: Bernucci 4, Vaailicò 1, Pimpinelli 1. Capitani medici: Pettinelli 1, Cimino 1, Truffi 2, Sagglni l, Sertoll 1, Zuccari l, Pompon! 1, DI Giacomo l, Alessandrello 1, Caccia l. Sottotenente medico di complemento: Cartolari l. I I I
I I I I
'I !
I I
9 OPERAZIONI SUL SISTEMA OL.&.NDOLARE LlNl"ATICO: ASPORrAZIONI DI 0LAND0LE
1) nella regione sottomascellare
9
9
-
- -
25
25
-
- -
24
22
-
2
108 108
-
- -
Maggiori medici : Calegari 1, Bernucci 1, Salinari 1, Tavazzani l.
Capitani medici: Cimino), Truffi 1, De Sarlo l, Paolini 1, Caccia I. 2) nella reg ione cervicale • Tenenti colonnelli medici: Carta Mantiglia 2, Rinaldi l. Maggiori medici: Calegari I, Santoro S, Fanchiotti 1, Plerg;aoni 1, Pimpinelll l. Capitani medici: Cimino 2, Saggio! 5, Amati 1, Riva U. 1, Paolini l, A.leeeandrello 1. Tenenti medici: Malabarba 1, Albano I , Privitera 1, Bifani 1. S) nella regione ascellare . Tenente colonnello medico: Rinaldi 3. Maggiore medico: Bernucci 1, Capitani medici: Cimino 3, Ferrar! 1, Obll- I lini 1, Saggini 2, Chini S, Sertoli 1, PaoI lini 22, Annino 1. Tenenti medici: Bruno 2, Saeaoli 2. Sottotenente medico di complemento: Casella 2.
I
4 ) nella regione ingoino-crurale (idiopatiche)
Tenenti colonnelli medici: Carta-Mantiglia 2 Carbone 6 , Peraaei 1, Citanna 4. ' Maggiori medici: Calegarl 8, Perego l , Santoro 8, Sguazzi S, Fanchiotti 4, Plzzoearo 1, Plergiannl 5, Mar ini 2, De Prisco 4, Tavazzanl 1, Rosei l , Sotls 1.
Da riportarli
-I !
'
I
-- -- -- --
. 11985 1900
s
22 10
619'
DELLE OPERAZIONI CRIRUROIOHE, 'ECC.
ei .sfj ,,uf :,;;
e.a ·-e
OPERAZIONI Eo OPERATORI
.~
= o c:I
~.~
I
e::: 3 .. =~ .. :i
o :!!
Ripo,./o
10
I
Capitani medici: Cimino S, Trn.1B 3, Sagglni 9, G!lillinl 1, Chini 4, Amati 2, Fiorentini J, Troiani 1, Oddl l, Tonietti 4, Serioli 1, Paolini l, Trulli 1, Cotugno 1, Ameni.a 2, L1ontl 1, Caccia 2, Tlrelli 1. Tenenti medici: Evangelisti l, Mala barba 5, Bilancia 1, Albano 1, Saseoli 2, Caff'arelll 4 , Bruni 1, Ippoliti 1, Bifanì 1, Reeegott,i 4, Sesto 1. 5) nella regioni! ìngulno crurale (veneree) Tenente colonnello medico: Carta-Man tiglia 1. Maggiori medici: Tommasina 11, Cigliuti 8, Calegarl I, Rinaldi 2, Sguazzi 4, Fanchiotti 2, Vasilicò 2, Pizzocaro 6, PiE'rgianni 1, Marini l, De Prisco 3, De Rosa 2, Sotis 1. Capitani medio!: Torchio 2, Ferrar! 2, Sagg'lni 12, Gbillinl 2, Amati 1, Chini 2, Fiorentini 2, De Bario 3, Cotugno 1, Trulli 1, Mariani 8, Tirelll 5. Tenenti medici: Camerano 20, Bruno I, (;hlroni 1, De Marco 1, Pitrelli 1, Giagooni 8, Albano 1, Risicato 1, Bruni 1, lppoliti 1, Rossi l, Signorino 2, Bevilacqua 1. Sottotenente medico: Zanettl 8,
I
I
3'
1985 1900
114
109
-
12
12
-
21
21
-
~2 10
5 -
OPERAZIONI SUI TBNDINI R MUSCOLI
. I a) tenotomie Capitano medico: Federlci 1. 6) tenorra f\e •
•
Tenente colonnello medico: Carta-Mantiglia 1. Maggiori medici: Calegari 2, Fancbiotti 1, Salinari 1. Capitani medici: Pettinellf 1, Truffi 1, Marlotti 1, Corbl 1. Tenenti medici: Albano 1, Re1egotti 1, la· poce 1. e) eatl rpailonl di cisti elnovlali (gangli) .
Tenente colonnello medico: Carta-Mantiglia 2. Maggiori medici: Pronotto l, Calegari 8, Abelli 1, Bernucci l.
Da riportarsi
2083 2043
8
27 10
RENDICONTO STATISTICO
.......
:~ I .... ., ..
8f
~
OPERAZIONI 11:0 OPERATORI
..
z.!2 o:;
.:
:,
'0
::5
e
~M
2
.E o e
s
208S 2043
:i
!s
&i
.;
~
Riporto
c.C
:a
-a ;:;; e_
E~ :,O
g :i
f~
:Il
2'7 10
Capitani medici: Pettinelli 1, Cimino 8, Saggini 1, Riva U. 1, Caccia l. Tenenti medici: Pertioi S, De Bernardinie 1, Reeegottl 1. Sottotenente medico : Pllparozzi l. 1 -
d) ea\irpazionl di ernie muscolari
Capitano medico: Sagg ini 1. 11
0PBRAZION! SUI NBRVI •
.'
1-
Capitano medico : Troiani 1.
12
0P.BRAZIONI DI PLASTICA.
Capitani medici: Lanza 1, Margotta 1. Tenente medloo: Malabarba 1. 13
s
3
-
-
'1
'1
-
- -
s
s
2
2
-
-
l
ASE'OBTAZIONI DI TUMORI.
4) angiomi.·
-
Tenente colonnello medico: Carta-Mantiglia ], Maggiore medico: Giani 1. Capitani medici: Cimino 1, Saggini 1, Tonietti 1. Tenente medico: Plooinlni 1. Sottotenente medico di complemento: Cartolari 1. b) ateromi.
Capitani medici: Passera 1, Cimino 1, Zuccarl 1. e) cbeloidl .
-
Capitano medico : Truffi 1. Tenente medico: Reeegotti 1.
109 108 -
d) ciati .
1 -
Tenenti colonnelli medici: Carbone 2, Tommasina 1. Maggiori medici: Abelli 8, Calegari 5, Perego ~. Santoro 2, Bernucci 4, Gaglfano 1, Fanchiotti 3, Loschi S, Pizzocaro S, Piergianni 3,
Da riportarti
2209 2168
S
98110
621
DELLE OPERAZIONI ORIRURGIORB, EOO.
OPERAZIONI sn OPERATORI
J
I
Ripof'to
8
2209 2168
28 10
Pimplnelll 2, Marini 1, Salinari 4, De Rosa 1, Tuazsanl 2, Sotle 2, Delogu 2.
I
Capitani medici: Amenta 1, Caccia 2, Lansa 1, PesseTB 2, Federlcl S, Cimino 1, Truffi 4 . Gazza 9, Gbil1lnl 1, Sagglnl S. Chini 2, Margotta 1, Troiani 1, Oddl l, Sertoll 1, De Sarlo 4, Rin U. 1, Zuccarl 1, Cotugno l, Alesaandrello l, Tirelli 1. Tenenti medici: Pertlnl 1, Adaml 1, Evangelisti 2, Malaliarba S, Bruno l, De Bernardlnis 1, l\laffl 1, Piccininl l, Bifaui 1, Resegotti 2, Bevilacqua 1, lapoce 1. Sottotenenti medfoi : Bruno 1, Cartolari 1, Daretti 1, Mereu 1, Paparozzl 1. e) epftellomi .
I
' 1
.
1 -
Tenente colonnello medico: Peraeai 1. 1
f) encoudromi
Colonnello medioo: Barbatelll l. • ,
11) ft b?Omi .
18
1'7 -
Tenente colonnello medico: Carbone 2. M aggiori medici: Fancbiotti 1, Sotis 1. Capitani medici: Chini 3, Riva U. 2. Pomp on i 2, Cotugno 1, Caccia 1, Tlrelll 1. Tenenti medici: Caffarelli l, Signorino 1, Bevilacqua 1. Sottotenente medico: Perilli 1. l ) fg-?omi . •
6
6
-
"l:'enente colonnello medico: Cltanna 1. .rvtaggiorl medici: Calegari 2, Marini 1, Sotla 1. ":l'enente medico: Bevllacqua 1. '> 11:pomt .
9
9
-
l
-
1 -
'lli.fagglori medici: A belli 1, Bernuccl 1.
Capitani medici: Virgili 1, Federlt\i 1, Saggini 2, Riva U. 1, Truffi J. E:lottotenente medico: Caleca 1. l) tntxoml. • Sottotenente medico: Russo 1. I
Da f'iportar,i
I
________ ,_ 2245 i20S
S
29 10
•t:i22
.R.ENDlOON'l!'O S1'AT1STIC0
...
·e
:!~
o ·;; '-f; ~.., ., c.
e"' ·-E
o
OPERAZIONI Ilo OPERATORI
:00
z~ ~
"' Riporto •
~.2 "'"' s ... a:..,
.,
;:;
3
"'
e:,
s
2241> 2208 5
Z) osteomi .
.., :a
..
';3
Maggiore medico: Calegari l . Capitani medici: Ferrari 1, Oddl l, Caccia 1. Sottotenente medico: Zanettl 1. m) papilloml. Tenenti colonnelli medici: Carta-Mantiglia 1. Carbone 1. Capitano medico: Tirelli I Tenenti medici: De Bernardicits 1, Sassoli 1.
3,.
=., .....
5
-
5
-
·=oe
..
e
o
:i
:,i
2~
- -
11) earcomi
Maggiore medico: Piergianni 1. 14 ESTRAZION[ DI CORPI ESTRANEI. a) proiettili e !rammenti
14
11
Tenenti colonnelli medici: Carbone 2, Citanna 1, Vigliardi 2. Maggiori medici: Calegarl 1, Vasllicò 1. Capitani medici: Lanza 1, Pomponi 2, De Sarlo 1, Trulli 1, Llonti 2. b) altri corpi . estranei
Hl
19 -
58
1>8
2
Maggiori medici: Calegart 2, Perego 11 Fanchiotti 1, Salinari 1, De R,oea 1. Capitani medici: Pettlnelll 1, Passera 1, Amati 1, De Sarlo 1, Toniettl 1, Sertoli 1, Paolfnl I, Cotugno 1, Truffi 2. Tenente medico: Reeegottl 2. Sottotenente medico: Doretti I.
15
OPERAZIONI PRR FLEMMONI, ASCESSr R PATRRECCI,
a) flemmoni
Tenente colonnello medico : Carbone 1. Maggiori medici: San toro 5, Rinalrli 8, Sg-uazzi 2, Piergianni 1, Pimpinelli 2. Marini 1, De Rosa 1, Rossi 2. Capitani medici: Pettinelli 2, Cimino 3. Truffi l. Sa11gini 2, Chini 2, Amati 1, ~larl!'otta 1, Toniettt 2, De Sarlo 8, Nacciaroi.e 2.
Da riportarsi
-
10
623
DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE, ECC.
- i ef :a .... ·-a Si - .. = -"' .,._..... E " eo
f~
o 'M
OPERAZIO;,il r.o OPERATORI
e: ...
"o
z;~
.:;
~ -!:
.:
E-o
e,
.;
'O
Riporto
2847 2802
3
Tenenti medici: Ara l , Campegginni 2, De Bernardinls 2, Saseoli 1, Prlvitera 2, Birani l, Signorino l. J) aacessi .
108
105
Tenenti colonnelli medici: Carta-Mantiglia l , Carbone 5, Cltanna l. Maggiori medici: Calegari 2, Perego 2, Sant.oro 5, Rioaldi 5, Giaoi I, Gagliano B, Sguazzi 1, Fanchiotti l, Piergiannl l, Marini 2, Salinari 8, Boccia 1, Rossi 2. Capitani medici : Pettlnelli 1, Federici 1, Ci· mino 8, Ferrar! :!, Truffi l , Saggini 8, Ghilliol 1, Margotta I, Oddi 2, De Sarlo 9, Tonietti S, Sertoli S, Della Cioppa 1, Lionti8, Caccia 1. Tenenti medici: Mignemi I, Virdis I, Malabarba 1, Bruno 1, De Bernardiois 7, Sas • soli ~. Prlvitera S, Bifanl ~. Resegotti 8, Signorino l, Bevilacqua 4. Sott.otenenti medici: Casella 1. e) paterecci •
19
19 -
96
9S
o
.5 oe,
.8
o
-;;
l>il
::e
Sl
11
2
-
Tenente :colonnello medico: Carbone 2, Maggiori medici: Sant.oro l, Rioaldl 4, Ber· nucci l, Gagliano 2, Delogu l, Rossi 1. Capitani medici : Cimino I , Chini 1, Margotta 1, Sertoli l. Tenenti medici: Bilancia 1, Sassoli 2.
16
ÙP1t~ZIONI VARIE:
• ) a.epartazioni di ung hie incarnate
Tenente colonnello medico: Carbone 1. Maggiori medici: Calegari 1, Sant-0ro 2, Rlnaldl 7, Bernucci lS, Fanchiottl 9, Pizzocaro S, Marini 5. Capitani medici: Cimino 8, Ferrari l, Seja 1, Truffi 5, Gazza 1, Chini 2, Amati 2, Margotta 5, De Sarlo 2, Tonietti 2, Tirelli l. Tenenti medici: Aimone 1, Ara 2, Oteri l, Cappelli l, l\lalabarba l3, Costantinl l, l\lereu 1, Bifanl 1, Basile 2, Resegotti 1. Da riportarli
2510 2519
-
3-
624
RENDlOONTO STATISTICO
·.;. 0.c3
....-.,.- f ~f
·ao
Eo
_., ....
0
-..
t:<>.l
oN
,::,O>
.,
OPll:RA.ZIONI ED OPERATURI
.. .,
'O g.
z;~
4'0 =
t:
.;
'O., • 'O
.!:! c:,
ii:"' .;
i;
,:o
z;
.,.o
; .~ e_ '"""
-E
6 8. :, o
e:,
:;;; 0 c:,
g
.; 1111
I
I
s
2570 2519
Riport o
i
S5
1S
Sottotenente medico: Casella l. Il) aperture di ematomi.
I
Il I
I J
I
-
-
-
5
5
-
-
-
2
2
-
-
-
Maggiore medico: Piergianni l Capitani medici: Truffi I, Amati l . Tenenti medici: D'Albore 1, Sig norino 1. d) eecieloni di cl'Oatrlci . T11nente colonnello medico: Carta-Mantiglia 1, Maggiore medico: Rinaldj 1.
-- -- - - - - -
I
I
7
Maggiori medie!: Calegari l, Santoro 3. Capitani medici: Cimino l, De Bario l. Tenenti medici: De Bernardinis 1. e) spaccature di eeni 6atoloel .
:1 ilI
7
TOTALE OBNBRALB
. 2584 25SS
s
Sfi
1S
SPECCH.IO B. ÙPER.AZIONI RIPARTITE PER STABILDIF:STI SANITARI.
40 - Giorn I a e di medicina nUlllare. -
Fase. VIII.
626
RENDICONTO STATISTICO
Operazioni ripartii
S PECO Hio B . -
O SP I
..e
o
.: "' o ~
... z.
)_
Operazioni sul cranio
I
2 ,-
-
2
1- I
4 1 12 9 -
I
9 2 5
Id.
sulla faccia
91
Id
sul collo .
11- - -- -
Id.
aul torace .
5 -
Id.
aull 'addome e bacino.
991 6 38 14 73 62 6116 l
62(
28
88iS8
Id
sull'arto. superiore
6- -
61g
Id
sull'arto inferiore
:;16 -
4
I-
-1-
1 -1-4
I 4 --
3
6
i>- 11
s
6 8
/.I-
6 6
-12
3 I -
3- 10 l 8 151T
Id.
sui vaat.
.
.
.
Id.
sul sistema glandolare linfatico
Id.
sui muscoli e tendini.
Id.
eui nervi.
Id.
di p!Mtica.
.: = - 1=! ~ .: .: ~ =: :~I .: 5
4
ll
5-3- -
- - - --11 -
A11portaztonl di tumori ti:strcizloni di ~orpi estranei.
4
5
....
l
"'
_I__
4 9 11
-1-
7 '7
41-
Operaztoui , arie . • .
2-
, • •
• • •
TOTALI
•
•
•
-
4
1-
- I-
2- - -
4 20 12120 1 2
-
li 1 12 S 6 8
I
Operazioni per flemmoni ed. aacessi .
2-112
_I_--'-'-
_
13
l -
1
1
I
s 9 1 11
7 910- 1S 410 -
- -'-I '-!------I
1961 201 50125,134 uo, 1!3,631 6134143 6811821e
627
DELLE OPERAZIONI OHffiGR Ol OIIB, EOO.
per stabilimenti sanitari. DAL I
.,
e
= : e
t':I
::!
~1s ·t
e
·;:
';ii
l;
~ ti:
d r : :i: = 1< u
e., e ; ;; t!<.. c3:- ;: I !3~
.. E" a< e.. "'
o
!:,
E
..,~
0.
o
" z:
Q
e:
s.
~ 2 ,5 .;; o.
8
u
o..
C'
Ie 2 l - - -
l 2 9
165
--,- - -- --- - - -1---1 1----,---1-----
2
-- 1 -
51 j
l
2 -
-
1
2 16 -
-
l 1-
2
1-
9
3-- - - - 2- 9 4 - - - l 1
Umi 18 29149
4 28
sa , 18 i,126 18' • : l _1 15 10!" - - 28 l -
4 S 13 1321
1
-12-
3-- -
S
1- - -
1--1--1-2-----6
69
----
5
S
1---
2_1___
108
1 --
9 - - - - - 16 -
S
1 13
4 -
_
1
~
-+ '7 4 4
] - - - 1 - - - -'7
1I,- --1- li- -I- - - - - 1
lJ 2 - -
·!-------
2- 8 3 4 2- 1 -
_l_!-1-,-
s
~)= ===== --- _I__J_ __ 2
8
}3 -
I
!J
4
.I l ~~ ~;-213: : =~I : 3-
I
2 -
6 -
I
-
6 -
2
2'7 2'75
85
1_
1_ ___
3 4 4 1
5 8
Il
1 __
I__12 2 ,'- } 4 - - 2 3 8 168
} 2 ]
2 ]
1 2 l
2- 2- -
l
12- l
3 5- - - - 1- 8 - - - - -
l
1-- - - - - - 4 -- 1- 2-- 1 2
l - ------- 2
9
98
185 , 110
- - - 1i- - - - - - -,- - - - -,- -------- - - - - ~oi40160! 26(10 200 1
6 '4,110 :.!SI 46 29,39 158 1
lSI 4 1i21 20 721 8/19 40 4 I 117 ('> 69I 251N 1
628
CASUISTICA CLINICA L'AMAUROSI TRAUMATIC.à. PER CONTUSIONI DELL'ORBITA, per il colonnello medico Uonomo cav. Lore n zo . Nello studio dell'amaurosi trautnaticti hanno notevole valore i rilievi obiettivi clinici e semiologici per interpretare il meccanismo dell'azione violenta s ulle vie ottiche e sui centri nervosi. Furono oggetto del mio esame medico-leg:1.le due casi di questo genere trnumatologico, nui quali le lesioni oculari riscontrnte portano luce sull' i,nportante argomento. Trattasi di due giovani operai, uuo colpito all'arcata sopra orbitale destra da una grossa scheggia d i pietra lanciata dallo scoppio di una mina, e l'altro riportò una intensa contusione alla bozza frontale destra; entrambi ebbero fenomeni com• mozionidi cerebrali ed immediatn ambliopia a destra, In. q uale nel corso di pochi giorni degenerò in amaurosi complet~. I traumi ris algono a duo anni. A prima vista nessun disordine oculo-motore pupillare ri,ela l'amaurosi, la quale ò c011fermata da tutti gli es perimenti visiometrici e dai reperti ottalmoscopici : pupille uguali alla illuminazione binoculare, diretta ecl obliqua: a destrR però il riflesso pupillRre di retto è mancante, vivace e pronto il consensuale; n ell'occhio sinis tro invece l'opposto. In piem:i luce simultanea le pupille sono fo r temente miotiche ed in egual grado : escl uso l 'occhio sano, nel destro alla miosi suc<·ede pronta dilatazione pupillare; manca il rifiesso cousen,male nell'occhio s inistro invertendo l'.isperirnento, portando cioè in piena luce il destro e nell'ombra l'altr'occhio Non si trnttn. di di,:nguaglinnzn. di reazione pupillare alla l uce colla illuminazione alterna monoculare, ma di completa inerzia pupillare a d estra alla l uce d iretta, mentre è vivace ne llo stesso occhio il rillesso consensuale, soggetto alla sensibil ità retinica dell'occhio sinistro. Questo importante fenomeno obiettivo, vero estesiometro pupillnre del111. recettività sensoria retinica e dello stato funziono.le delle vie ottico-pupillnd motrici nei nostri due cas.i ha riveh\to a primo eRame nel lato traumatizzato In. completa as~enza della sensibilità reti nica, e l'integri tà dell'appRrecchio oculo-motore pupillare. Giova qui fare un cenno sulle attuali conoscenze fisiologiche che sono guida nello studio del riflesso r&tino-pupillare. Secondo Betcherew e Grasset i' insensibilità retinica per la percezione delle i mmagini luuiinose, funzione corebro-cor ticale, non escluderebbe l'esistenza di fibre sensibili alla luce per provocare il ritlesso pupillare. Secondo questa concezione anatomica, esisterebbero neuroni retino-gangi ionari attivi nel meccanismo del riflesso pupilla.re direLto alla l uce. non collegati con le radiazioni ottiche corticnli. Vale a dire che una par,e delle fibre dei ne rvi ottici e delle bandelette ottiche ~i arrosterebbbe, senza rlldiazioni supra-nncleari, ai centri ottici primari, quadrigemini, genicolati, e nuclei dell'ocolo-motore, e centro del rifles"O pupillare diretto e consensuale oppos to. Perciò le lesioni della corteccia cerebrale o delle radiazioni ot-
CASUlSTIOA CLl:'.'<lCA
629
tiche non aboliscono il riflesso pupillare alla. luce, che manca invece nelle lesioni dei nuclei e delle vie ot tiche prenucleari. La contrazione ed il rilasciamento pu-
pillare sono fenomeni automatici che io credo precedono la percezione cosciente e distinta. delle i mmagini luminose, e che perciò avvengono senza l'intervento della corteccia, o per lo mel)o il suo intervento non è necessal"io, analogamente al meccanismo dei riflessi spinali che non sono soggetti al controllo della corteccia cerebrale. Dal lato anatomico tale concezione sembrami esatta, considerando i nuclei del1' istmo encefalico formanti le stazioni ottico-motrici ganglionari, quadrige mini, genicolati, nucle.i ocolo-motori, quale continuazione encefalica della sostau;,;a grigia -delle corna anteriori del midollo, donde ra correlazione clinica fra le palioencefalite superiore, oftalrooplegie, la palioencefalite inferiore, paralisi labio-glosso-faringea; e la paliomietite anteriore, paralisi muscolare progressiva. Aggiungo a schiarimento dell'automatismo del riilesso pupillare alla luce, sulla guida della concezione clinica del fenomeno, la ipotP.si che una parte delle fìb1·e ottiche p1·imarie preganglionari differenziate per la visione cosciente. sarebbero la via centripeta breve del r ifiesso pupillare. Il riflesso all'accomodazione, ch'è una funzione corticale, ba una via centripeta più lunga, risalente per le radiazioni supra-ganglionari, fino alla corteccia. La semplice concezione mentale della distan.>:a dell'oggetto, che si guarda o si pensa di guardare, regola la corrispondente accomodazione. I fenomeni clinici dànno ragione a questa versione ana tomico-fisiologica, se-condo la quale, una parte delle libre preganglionari si arresterebbe nei nuclei dell'istmo, senza risalire alla corteccia. Il grosso ,olume del nervo ottico dà ragione della grande e complessa loro -ca pacità funzionale, senziente visiva e senziente fotometrica 1·etino-iridea. Le fibre della zona centrale della papilla sarebbero verosimilmente le più a·t·
tive nell'arco riflesso retino-irideo. L'assenza completa del riflesso luminoso diretto e consens11ale opposto rappresenta una lesione totale del tratto orbitnle del nervo ottico, esito frequente delle violenti contusioni dell'arcata orbitaria, come nei due casi del nostro esame. Il reperto oftalmoscopico in questi .;ousiste in atrofia bin,nca uniforme deHa ;papilla corrispondente, vasi papillari esili, filiformi, qua e là interrotti da tratti bianchi, totale scoloramento della retina a larghi ~ettari: nel campo delle papille ,è riconoscibile il punteggiamento della lamina cribrosa sclerale. Queste gravi a.Iterazioni oculari, esito della contusione dell'orbita, non possono attribuirsi a lesioni delle vie ottiche supra.-ganglional"i o della corteccia., per effetto del controcolpo occipitale, poiche in tal caso i disordini visivi e le alterazioni del fondo oculare sarebbero bilaterali. Non resta che una sola versione del meccanismo traumatico: la contusione e l o schiacciam"e nto del nervo ottico nel forarne ottico dello sfenoide, o per frattura i rradiata della volta dell'orbita, o per istantanea deformazione per controcolpo osseo del corpo dello sfenoide. La frattura più del semplice controcolpo spiega la. contusione e lo schiacciamento del nervo ottico. Con· lo stesso meccanismo traumatico sono possibili lesioni vascolari, la trombosi dell'arteria oftalmica. e la trombo-embolia dell'arteria. centrale della retina. Il pallore e l'anemia della retina, constatati immediatamente dopo il trauma, può -essere un fenomeno commozionale analogo alla vasocostrizione corticale del ceT·
630
CASUISTIOA CLINICA
vello commozionato, ma se il disturbo vascola1·e è permanente, trattasi di t rombosi dell'arteria oftalmica o di trombo-embolia dell'arteria centrale della retina. Alcune mie esperienze sul cadavere, dimostrano che la frattura della volta dell'orbita, isolata od irradiata fi110 al forarne ottico dello sfenoide, è abbastanza frequente a prodursi nelle violenti percussioni circoscritte all'arcata sopra-orbitaria. La forma convessa della volta dell'orbita, e la estrema sua sottigliezza, quasi priva di diploe, dànno ragione della sua fragilità . Il controcolpo occipitale':e la contusione dei lobi omonimi, causa della diplopia e della emianopsia corticale, possono verificarsi nei violenti traumi, percotenti In fronte, in cui l'asse sagittale dell'ovoide cranico subisce un brusco accorciamento. · Nei nostri due casi l'assottigliameuto dei vasi retinici sta a rappresentare con magg iore probabilità la fratturn dello sfenoide, la quale più del controcolpo semplice, spiega l'amauros i con l'abolizione dei rillessi pupillari diretto e consensuale, soggetti alla retina del lato traumatizzato. L'eguaglianza e la sine1·gia pupillare bilaterale con la visione binoculare, e la prontezza della miosi e della mid rias i consensuale nell'occhio amaurotico dimostrano che la integrità dei neuroni retiuici di un sol'occhio Il sufficiente per eccitare le fibre iridee dell'ocolo-motore e del s impatico d'a mbo i lati, mantenendosi immutato il sinergico equilibrio antagonistico bilaterale tra la contrazione dello sfintere pupillare, sogge tto all'ocolo-motore e la midriasi simpatica. La dilatazione pupillare è un fenomeno di riposo e non soggetto all"azione att iva de l simpatico, che è ne rvo pre valen temente vasomotore, se non in quanto spetta a ll'M;ione delle fibre pupillari, d'azione dilatatrice, provenienti all'apparecchio pupillare del centro cilio-spinale del Budge, localizzato nella sezione cervico-dorsale del midollo spinale. L'anisocoria noll è immancabile nell'am bliopia e nell'amaurosi unilaterale, quando trnt tasi di les ioni periferiche, e qun.ndo le vie ottiche pregangl ionari ed i centri ottici primari sono illesi, specie se l'ed ucazione funzionale de i neuroni de ll'occhio s ano sopperiscono alle deficienze de ll'occhio ama uroti co. La disugun.glianza di compor ta.mento dol ri Hes~o pnpillare consens uale, in eguali condizioni di luce, è il migiiore mezzo di accertamento e di misurazione obiettiva della sensibili tà 1·etinicn dell'occhio soggetto all'esame medico-legale. Con questo mezzo d'indagine s i può a primo esame, senza rivolgere alcuna dimandn. all'individuo, cons tatare, come nei miei due cas i, la esistenza dell'ambliopia e della manros i. Con ulteriori osservazioni mi propougo di coutinuare lo s tudio di questo i mportante argomento. Chieti, 2 luglio 1912.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA D'IGIENE GEN~RUE EBA TnRIOWGll Contributo •tati•tioo •opra un'epidemia vaiolosa lu ltalta nell'anno 1911. - (Rivista d'igiene e sanità p11bblica, n. 1,t luglio ltl12).
G. MESSINEO. -
L'A., prendendo occasione da una grave ed estesa epidemia di vaiolo a Fondi, in provincia di Caserta, manifestatasi nell'autunno scorso e nella quale intervenne come commissario governtitivo e direttore dei servizi profilattici, riferisce alcune notizie statistiche ed osservazior1i, le quali, perchè suffrngate dall'espe· rienza e dallo studio accurato di 1400 casi, danno modo al pratico di formars i un concetto abbastanza preciso sulle norme da seguire in simili circostanze e possono guidarlo nella scelta dei mezzi opportuni per prevenire, riparare e reprimere l'epirlemia. Il primo caso pare si sia verificato s u di un bambino proven iente da Elena, luogo infetto: l'infermo fu inviato al luzznretto, ove rimase alcuni giorni, mn non avendo in questo tempo presentoto a lcun sintomo conclamato dell'infezione, fu dimesso. Dal lazzaretto venne trasportato in casa, dove ammalarono successi,amente altri due bambini ed in seguito, a brevi intervalli, nello stesso luogo si manifestarono altri quattro cnsi. Il secondo focolaio si sviluppò poco dopo ed a breve distanza d11,l primo centro d'infezione: a questo seguì un terzo focolaio, il quale insorse per il pass:,ggio di una parte dell11, famiglia del bambino prima colpito in altra casa, dove •ammalaNno contemporaneamente quasi tutti gli inquilini. Successivame:ate l'infezione si diffuse nei diversi quartieri della città ed anche in campn.gnn, dovo, in seguito a trasporto di biancheria di un bambino morto di vaiolo, l'infezione attechi e si diffuse. Per l'abitudine inveterata e per i pregiudi;,;i di quelle popolazioni non fo facile compito di indurre gli nbitanti alle reg-ole salutari dell'igiene: da circa un clecennio la vnccinazione era stata trascurata[e d'altra parte le pessime condizioni edilizie, l'agglomeramento della popolazione, la trnscu1·anza di ogni norma elementare, l'alimentazione insufficiente ostacolarono di non poco l'opera del medico. A. rendere più grave la situazione contribui la c,ittiva qualità della prima linfa vaccinica, poichè tutte le scarifica7.ioni praticate non produssero un solo effetto positivo: una successiva generale rivacc:nazione praticata con nitra linfa e con esito positivo mutò il cnrattore dell'epidemia. Circa l'andamento dell'infezione. ad un primo periodo di benignità segui una fase di maggiore gravità in cui si ebbero i casi più gravi, le complicazioni, i decessi più numerosi; quindi si ebbe un periodo di transizione, in cui la mortalità diminuì notevolmente ed un periodo di decrescenza corrispondente al minor
632
RIVISTA D1 JG1ENE GBNERALE E BATTERIOLOGIA
numero di colpiti e da ultimo un periodo di ritorno nel quale si verificarono po· recchi casi di individui fuggiti in periodo epidemico e ritornati nella fase di decrescenza, ma senza essere stati rivaccinati. L'A. in questa epidemia ha potu to osservare tutte le fo1·me cliniche: prevalsero il tipo confluente nel periodo dell'acme (60 p. 100), il tipo coerente-co11fluente (S5,40 p. 100), le forme anomalo -benigne, la maggior parte nel primo e nell'ultimo periodo; si ebbero in 9 casi il tipo emorragico e nel 2 p. 100 forme maligne ad eruzione scarsissima con esito grave. Fra le com1)licazioni si osservarono: l'elmintiasi iniziale dei bambini, s pecie nella campagna (80 p. 100); le foruncolosi multiple (60-70 p. 100); le nffe:>.ioni della retrobocca (40 p. 100); le congiuntiviti catarrali (25-50 p. 100); le nefriti transitorie e le otiti medie purulente (8 p. 100); le polmoniti ,6 p. 100), ecc. La vaccinazione e rivaccinazione non solo fu praticata nella maggior parte degli i ndividui colpiti, ma 11nche, a scopo preventivo, in quelli sani: non fu naturalmente praticata n egli ammalati in pieno vaiolo generalizzato. L'A. dall'es ame dei 1400 casi viene alle seguenti conclusioni: l. L1\ maggioranza degli individui ancora immuni dall'infezione, se vengono vaccinati 1Jel periodo iniziale della malattia, o non contraggono vaiolo o lo contraggono in forma leggera, e l'esito letale è rarissimo. 2. Ne lla maggiorl\nza degl i individui l\ppena colpiti dall'infezione, se vaccimiti, si ver ificano forme meno g ravi, per quanto in pochi casi s i siano verificate forme rapidamente letali e gli stessi esit.i si sono avuti nella maggioran za degli immuni in pieno periodo epidemico. 8. S i può quindi ritenere per certo ch e la vaccinazione e rivaccinazione scrupolosa mente eseguitn co11 la buona linfa e ,;on tutte le nonne tecniche di ogni individuo ancora immune e della maggiornnza di quelle in pieno periodo epidemico, porta realmente dei benefici effetti, sia. non favorendo la recetti vità alla malattia, sia attenua ndo l'entità morbosa. CASARINJ.
G. FABRRr. - La lotta oontro la malaria nelle strade ferrate ltallan.e. (liivista tecnica delle f errovfo italiane, giugno 1912). L'A. comincia dal richiamare la relazione del dott. R icchi, dalla quo.le ris ul ta che men t re nel quinquennio 1879-1883 sopra un personale medio di 2680 agent i in servizio sulle linee Taranto-Reggio Calabria, Sibari-Cosenza, Eboli-PotenzaMetaponto i colpiti dalla febbre erano n ella proporzione del 12S.S %, nel HJ09-910 per i 2106J agenti delle ferro,·ie d i Stato in zon11. malarica s i é avuto soltanto il 1:1..16 %, cd aggiunge che la percentuale dei casi noi 1911 è discesa nl 13,26 %, il cho costituisce un incontrastato t itolo di merito per i medici ferroviari. Dopo R ve r accenna to alle difficoltà, non poche, n è lievi, che furono superate nella campagna antima larica organizzata a favore della popolazione ferroviaria, sia con la somministrazione del chinino a scopo curativo e preventivo, sia con la protezione meccanica delle stazioni, dor mitori e case cantoniere, a mezzo di reti metnllic:he, e delle persone con guanti o zanz:iriero, l' A. ricorda eh~ nessu n mezzo di lotta fu dimenticato, anche se di carattere secondario o di applic11zione pnrziale : cosi si ricorse altrc•sl, dove era possibile, alla colmatura delle cave di pres tito ed a lla petrolizzazione delle acque stagnanti. in prossimità d i fabbrica.ti ferroviari, seguendo i metodi adottati prima in America, in Algeria e in Dalmazia con lo spandimento di 16 eme. pel· ogni metro quadrato di superficie acquea.
RIVISTA D'IGIENE GENERA~ E BATTERIOLOGIA
6B1i
1n un piano di campagna cosi complesso, se si banno ancora a. lamentare, qua e là, trascuranza e manchevolezze, queste in realtà sono assai lievi e facilmente riparabili, perchè immediatamente riconoscibili per mezzo di un ben orgnnizzato -censimento, che serve a rilevare tutte le variazioni che mano mano s i possono a.vere nello stato di salute di ogni indi vi duo rispetto alle febbri. A togliere di mezzo ogni equivoco nella. valutazione della primitività fu stabilito che s i dovessero ammettere nelle statistiche come primitivi solo quei casi che insorgono in individui che dal censimento ris ultano indenni, o che da due anui almeno non banno più presentato alcuna manifestazione febbr ile: con quf:sto criterio i casi -effetti vi di primitive, potendo sfuggire molte reinfezioni, saranno più numerosi di quelli indicati nelle statistiche, nrn quelli che vi figurano lo saranno realmente. L'A. espone con gr:ifici e tabelle i dati statistici riguardanti l'ultimo sess,mnio: noi riassumeremo quello del 1911. Le f'cnovie dello Stato in detto anno m ggiuugeva.no una lunghezza complessiva di chilometri 131Co, di cui 5266 in zona ma· la.rica, e dei 130,650 agenti, ben 22,620 prestavnno servizio in località. iut'et te. Il numero dei casi di febbre malarica a ccertati nel 1911 fu di 29tl7, c;on una percentuale del 18,26 %, di cui 247 forme primitive e con una mortalità del O.O~%· Dai dati esposti risul ta. inoltre una diminuzione di casi di febbri recidi ve, con un I\U· mento nella r elativa percentuale : ques to rA.pporto, apparentemente parndossale, dipende dal fatto che mentre il numero totale dei ml\larici è diminuito con pro· gressione rapidissima, non è diminuito contempornneamente nella stessa misura il numero dei casi di recidive, e questo mancato parallelismo tra le d ue diminuzioni deve attribuirs i ali' intensità. pertinace dell'infezione palustre, da cui sono aff'etti i ma.larici di anno in anno superstiti, dimostrata dal progressivo aumento nella percentuale dei casi gravi. L'A. conclude affermando che la malaria non è una di quelle fugaci infezioni che passano come un turbini!, ma purtroppo ha presso di noi radici sald issi me, e non potrà certo bastare lo sforzo breve e di pochi a di vellerle. P e r questo occorre ricondurre a cultura razion almente intensiva due milioni di ettari di terreno, e ciò tanto più ptesto avverrà, quanto più presto il paese, sull'e~empio delle sue ferrovie, si persuaderà che anche s ubito e con spesa minima, i colon i possono senza pericolo vivere stabilmente -per mezzo delle protezioni meccaniche nelle t.erre ancora. palustri. CASARINJ.
NECROLOGIO Il capitano medico URBANO SABELLICO, nato in Alatri il 12 maggio 1871, mori il 1S febbraio W12 per un' infezione contratta nelle isole Tremiti mentre attendeva, col suo zelo consueto, alla cura degli Arabi prigionieri, fra i quali era scoppiata una malattia epidemica di gravità eccezionale. Egli scomparve, dunque, a soli 41 anni, nel pieno vigore fisi co e intellettuale, lasciando di si:, del $uo carattere, della sua bontà, del suo ingegno, un vivissimo riropianto nel numeroso
634
NECROLOGIO
s t u olo de' suoi ammirator i ed amici, i quali lo ricordano e lo r icorderanno 1:,empr& con quell'i ntensità. d'affetto che aume nta, anzich è scemare, con gli a nni, come av• viene d 'ogni sentimento che ha profonde r adici nell'animo ed è r invigorito da care memorie. Nessuno meglio di chi gli fu compagno nell'insegnamento presso la Souola d'applicnzione di sanità militare - dove il Sabellico fu per oltre cinque anni p ro· fessore ag giunto - può dire quanto egli sentisse l'impor tan za dell'apostol a to didattico, quanto fosse scrupoloso nell'adempimento dei propri doveri, quanta pa·rte di sè egli dedicasse all'arduo e delicato compito di guidare e d'istruire i giovani all ievi nei primol'di della lol'O carriera. meclico-militare e in un campo tutt'a ltro cbe agevole, quale è quello dei mezzi di soccorso e di trasporto dei feriti in guerra. e dell'applicazione metodica degli apparecchi e delle fasciature. E in questa branca della medicina militare, il Sabellico si dimostrò così valente, cosi chiaro, cosl comu n icativo, che i suoi allievi, ammirati de lla praticità delle sue lezioni, lo in· dnssero a riun irle in un libro. che egli, facendo violenzn alla sua eccessiva m o-
dest ia, pubblicò nel 1907, con plauso nou solo dei discepoli, ma. ben anche dei colleghi mili tar i e borghesi. Lasc.iatA. la Scuola per compiuto quinquennio di professore aggiunto, fu destinato a lla Canea, in seguito a sua domanda ; e an che in quell'isola, dove l'opera d ei nostri u llìcinli medici era giornalmente sottoposta al giudizio degli ufficiali di nltri eserciti, il Sabellico mantenne altissimo, insieme con gli a ltri m edici m ilitari italiani, il decoro del nostro Corpo, meritando le lodi dei superiori e acq uistandosi la f.iducin degl'indigeni, Promus~o capitano medico n scelta. nel gennaio 1908, fu destinato prima al 61° reggimento di fanteria e poi all'ospedale militare di P erugia, dove fu chiamnto ad a~sumere la cnrica di aiutante maggiore da lla tiducia del d irettor~, che ne apprezzava le rare doti della men te e la non comune cultura. Ma ben poco tempo egli potil ded icare l\!l,t sua n:iova fun1.ione, ch ò, nel1 11\gosto del HllO, essendosi confermate le voci d'un'epidemia colerici\ in parecchie regioni d'I talia, il Sabellico fu mandato n ei luoghi più minacciati in veste di Comm issario del Go· v erno : e, pili special mente in Barletta, dimostrò tale attività intelligente d' igienista e di batteriologo, tale energia nel frontegg iare le difficoltà. d'ogn i specie che incontrava llfll disimpegno del suo ttlncio, che, innugurnndosi il 2 novembre 1910 la. sessione d'autunno, il Consiglio comunale di quella città gli tributava 11n voto di plauso e d'llmmirazione. Mentr'cgli nu t riva la speranza d'esser mandnto in Libia. col corpo di spedizione, ricevette n el gennaio del corrente anno l 'incarico più modesto, ma non m eoo importante, di recarsi alle isole Tr emi ti per studiare l a malattia epidemica che faceva strage frn i prigionieri Ambi colà concentrnti: iucarico ch'egli sostenne da. par suo, e~pouendo in unn magistrnle relazione diretta alla R. Prefet. tura di Foggia, la precisa natura del morbo e una serie di proposte, che avreb• bero valso 11d arrestare la furia. dell'epidemia micidialissim11, se, per u n increscioso comple"so di circostanze, i provvedimenti iuvocati non avessero subìto un r ita rdo. Ma il Sabellico, invece di perdersi d'animo, invece di cedere di na n zi agli ostacol i, invece d'nttrndere inoporoJSo l'atttrnzione delle sue proposte, raddoppiò d'attività e d'energia; e, abbaudonaLo l'uflicio di batteriologo, si diede a compiere i l dovere di medico con taltl disprezzo d'ogni pericolo e con tauta abnegazion e, cl1e,. non concedendosi un momento di r iposo, affranto ma non domo dall'immane la· voro, e già a<ssalito insidiosamente dal morbo contratto nella cura degl'iofermi,
NECROLOGIO
635-
durò imperterrito nella stia nobile missione, finchè non fu costretto a dichiararsi vinto e a curvare la. fronte al tocco inesorabile delle. morte, che lo colse, come un soldato sul campo di battaglia, nella lotta accanite. contro il flagello. Non potremmo chiuder meglio questi rapidi cenni necrologici che trascrivendo l'ultima parte dello smagliante discorso pronunciato, con grande slancio d'affetto, de.I dottor G. B. Bugli,mi, alla solenne commemorazione del Sabellico tenuta nel• l'aula comunale di Alatri il 13 marzo del corrente anno. Sono parole profonda· mente sentite, che interpretano i sentimenti e i pensieri di tutto il Corpo sanitario ruili tare: « Con animo profondamente commosso, io saluto la tua memoriR in quest'ora triste in cui l'angoscia della famiglia si confonde col lutto e col dolore popola re: io saluto la tua memoria., la quale resterà imperitura in tutti coloro che ti co· nobbero e che in te apprezzarono il soldato, il medico, il cittndino. « Vita umanitaria, laborio8n, modesta pari al mllrito: ecco, in breve, la si otesi più c-0mpleta della tua esistenza. « lo ti segnalo in special modo, e ti addito ai giovani, come s imbolo di uomo che ebbe solo di mira l'alto adempimento del suo dovere, come simbolo di rnre virtù altruistiche, e quindi come un filantropo. « I giovani, che hanno un culto per tutto ciò che è nobile e grande; i giovani, s pecinlmente ogiri in tantn di$solu7.ione del carattere ond'ò nffiitta la società, ispirnndosi alle tue virtù e seguendo il tuo esempio, si renderanno benemeriti della patria, della scienza e dell'umanità~. E. T.
CONOOltS [ lfotUlo&Zione dt oonoorso p er l a nomina dl 83 t enentl medlot n ella R . ma.tlna . È aperto \m concorso per la nominn di 38 tenenti medici nelln R. m11.rina con l'annuo stipendio di lire 2400, oltre lire 200 d'indennità rl':uma. Tale concorso procederà secondo le istruzioni ed i pro~rnmmi stnbilit i con de· creto ministeriale 11 settembre 1910. Questi potranno rir:hiedersi nlle Direzioni di Sanità militare marittiinu. di Spezia, N npoli, Venezia, Tnninto e la Maddalena., ovvero all'Ispettorato di SnnitÀ. al Ministero della .Marina (Roma). I relativi esnmi si terranno in Roma ed avranno principio il 4 novembre ror· rente a nno; alle ore otto del qual giorno i cnndidat,i dovranno preseutnrsi al suddetto Ispettorato di Sanità. ~ Le dom11.nde per l'ammissione cd i documenti prescritti dall'art. 4 delle suindicate istruzioni dovranno pervenire al Ministero delln l\farina non oltre il 20 ottobre prossimo venturo. I primi 33 c11.ndidnti riusciti idonei saranno ammes;,i nel Corpo Sanitario militare marittimo col 1;mdo di tenente medico, secondo l'ordine di merito risultante dall'esit-0 del concorso. Essi, quando saril. possibile, seguiranno un corso d'istruzione complementare presso 111. R. Scuola di Snnità militare marittima a Napoli~ secondo le disposizioni regolamentari di detta Scuola.
636
CONCORSI
Gli altri candidati, che avessero raggiunto la idoneità dopo i primi 33, non avranno alcun diritto a nomina. Nessun indennizzo di s pese di viaggio è concesso a.i concorrenti; però quelli che otterranno la nomina avranno diritto agli assegni di viaggio a tariffa. mili· tare per rendersi dal luogo di clomicilio alla destinazione di servizio, che sarà loro assegnata. I vincitori del concorso, che saranno assunti in servizio, so110 avvertiti fin da ora che non pot ranno invocare le leggi vigenti sulle pens ioni, ma soltanto le no n ne che regoleranno la istituenda Cass a cli previdenza, la quale ha per fonda· men to i con ti indi vid uali. Roma, 1° agos to 1!112. Il Ministro LEONAUDI CATTOLICA.
CONFEllENlE ~CIENTJ~lCHE DEGLI OSPEDALI MILITARI SOWBIO D&GIJ ARGOlWITI TR!Tml ( DAI l' ll0CES$ l VEIIBAI,I l'EHVE NUTI ALL'lsPET'l'Ol<ATO Dl SANITÀ MI1..1TAR1i1
DAL 1° AL 31 AGOSTO 1912).
<JASER'rA (agosto). - Tenente medico di complemento GIUSEPPE Pon~'JDIA, Presenta un soldato del 57° reggimento fante ria affetto da le ucoma aJerente con irite pl astica e sinecchie anteriori, associa to a ricorrenti accessi glauco• ma tosi a ll'occhio sinistro. Dopo una particolareggiata esposizione del caso clinico, s i apre la. discussione sull'opportunità o meno cli procedere ad un in• terven to opera tivo e concorde mente si ritiene essere necessario l'iridectomia, più C'he per ot tenere un qualche miglioramento nelln funzione visiva, per evitare un'even t uale oftalmia simpatica ne ll'occhio sano. Si ricono::ce inoltre che sarebbe più oµpor t uuo procrastina re l'at to operativo, quaudo i fatti acuti iotia mmatori fossero io qualche modo dileguati, e ciò per i m pe<lire la. prod uzione d i possibili emorrag ie endoculari. L'infermo però ha r il:ì uta.to in modo assoluto d i sottopors i a qua ls iasi operazione, sicchè è stato sottopos to a rassegna per la riforma, con gratificaz ione pari ad un anno di asseg no. <:RIETI (giug no). - Colonnel lo medico L O HE NZO Bo~W.MO: L'amaurosi traumatica per co ntusio ne dell'orbita. Presenta due g iovani opere.i, uno colpito all'arcata. s oprn-orbitnle destra da unA. grossa schegg ia di pietra per scoppio di una mina e l'alt ro con intensa contus io ne alla Lol!:r.a frontale d estra, con fenomeni di commo,doue cerebrale io ent rambi e,1 immediata ambliopia a destra. che poi rapiJamen te ,legenerò in amaurosi com pleta. È pu bblicato un es teso riassunto Jella conferenza n ella. casuistica del pre· sente fascicolo.
637
Movimenti avvenuti nel Cor~o ~anitario e nel Personale Farmaceutico (IJalla dispensa 36' alla 10' del /Jollell1110 1t(/ìciale delle ,um1inr).
Ufilolalt in servfzlo attl vo permanente. R. decreto 4 l119lio lf' J2. GRAZIOLA Gerardo, tenen te medico in aspettativa per motivi di famigiia, per dieci mesi. (Regi d ecr!!ti 18 agosto 1911, J febbraio, 2 maggio e 13 giugno 1912), Ammesso. a datare dal 1° luglio 1912, n concorrere per occupare i due terzi degli impieghi che si facciano vacanti nei quad ri del suo grado e corpo, come gli ufficiali contemplati d a ll'art. 11 della legge 25 maggio 1852. GRA1/.IOLA Gerardo, id. in aspettativa a Potenza. Rich iamato in servizio dal 1° luglio 1912 all'ospedale Bari.
R. llccreio 6 lu glio l!H2. mcrlico in aspettativa per motivi di frunigli:., per quattro- mesi. (R. decreto lti febbraio 1012). - Collocato in n;:pettativr~ per infermità non d1penùen t i da cause di servizio, per un a nno, dal 18 giugno 1912.
G ! LARD NI Enrico, capitano
Il . cfPcreto 12 ht11lio 1912. MAsSARO Giot·ambattisla, t enente medico in as pettat iva p er motivi di fami glia, per un anno. (R egi dec1·eti G l uglio l!Jll e 3 marzo 1()12). - L'11spettativn di cui contro è prorogl\tn cl i 1111 anoo, dal 15 luglio 1912.
D eterminazione ministl'rfale 8 agosto HIJ2. RO!IANO cav. li'rancesco, t C' ncn te colonnello medico ospedRle Cava dei Tirreni (Salerno). - Trasferi to ospe,la\e Caserta. H. decreto 18 lu..fflio 1012. Gnido, tenente medico 2 bersaglieri. - Collocato in nspettn ti va per iofennitù 11011 prove11ienti ,in, ca11sc di ~crviiio, per sei mesi. D'AGos·rrxo Frmicl'sco, id. in nspett:nivn. per motivi di famig lia, per un a nno, a Ven ezia. (R egi dec reti r; luglio l !Hl e 1L gennaio UII:?). - Am1110,<:o, 11 datare cl11l 15 luglio l !Jl:3, a concorrere prr occupare i due terzi dPgli impiPghi che si facciano vacanti nei qunrlri del suo grado e corpo, come g li nfnciali contemplati dnll'art. 11 della legge 25 . mag~io 1852. D'Aoos niso Francei;co, id. in aspettativa a Venezia. - Richiamato in servizio dal 15 luglio l!J12 all'ospedale militarn Venezia. F EJLICIANGRl,l
R. decreto 22 l·uglio 1912. Riiggiero, t enente colonnello medico ospedale Palermo. - No· minato direttore ospedale militare Messina.
DEL VECCIJIO cav.
R. d~creto 12 agosto 1912.
SOGNO Ànna11dc, sottotenente medico complemento, distretto Torino, dire;,;ione sanità I corpo armata, a ppar ten ente a.l corpo di occupazione della Libia. Nominato tenente medico in servizio permanente, a i;enso della legg e 17 giugno 1912, n . 699, con anzianità l' 11prile l l/12, con decorrenza per gli assegni
608
M:OVntE:,,'rt A \ ' Vh::-.UTI NEL CORPO SA:-. IT. E NEL PERS, FARMACEUTICO
dal 1° maggio 1912 e destinato 23 fanteria, continuando a far parte dei reparti mobilita.ti. Precederà nel ruolo il tenente medico Tedeschi Giacomo. J seguenti sottotenenti medici di complemento, appartenenti al corpo di occupazione della L ibia, sono nominati tenenti medici in servizio permanente, n senso della legge 17 giugno 1912, n. 699, con anzi1m ità 1° agosto 1912 e con decorrenza per gli assegni dal 1° settembre 1912. Essi sono des tinati al corpo per ognuno indicato, continuando a far parte dei reparti mobilitati: DrSTEFANO Giuseppe, distretto R oma, direzione sanità I X corpo armata. - De· stinato ospedale militare Piacenza. T ODERO Giovanni, id. Catania, id XII id - Id. battaglione aviatori. RtNALDI Pietro, id. Roma, id. IX id. - Id. 2 bersuglieri. FERRARC Mario, id. Parmr,, id. IV id. - Id. 2 artiglieria pesante campale. PA1,mrno Giuseppe.~id. Romu, id. IX id. - I d. infermeria presidia.rin Civitavecchia. Ci;:1 Isidoro, id. Pavia, id. II id. - Id. reggi mento cavalleggeri Guide. P&DRIN! Antonio, id. P ,irma, id. l V id - I d. 28 artiglieria. campagna. ScANAVINO Z~ffirino, id. Savona, id. I V id. - Id. battaglione a viatori. GtALLO.MBAROO Oreste, id. Palermo, id. XII id. - I d ospednle militare Napoli. CASE'M'A Cesare, id. Mondovl, id. II id. - Id. battaglione aviatori. BAGAROTTI Giuseppe, id. Ferrara, id. Vl id. - Id. 28 fanteria. BALESTRAZZI Lugi, id. Bari, id. X I id. - I d . 9 id. TERRAIWVA Alfio, id. Catania, id. XII i d. - Id. fil id. D El CESARE Vincenzo, id. Foggia, id. VII id. - I d. 27 id. FAB1t1s Alceste, id. Treviso, id V id. - Id. o5 id. CURTOTTI Donato. id. Foggia, id. VII id. - Id. reggimento Genova cavalleria. DntARTJNO Nicolb, id. Siracusa, id. X II id. - I d. 1° fanteria. ALAGNA Emilio, id. NaJ)Oli, id. X id. - Id. reggimento Nizza cavalleria. BEL.LOTTI Roberto, id. Genova, id. IV id. - Id. 65 fanteria. SCARPil!RI Cesare, id. Vicenza, id. V id. - I d. 80 id. GALLO Artw ·o, id. Bari , id. XI id. - I d. 56 id. CAVALl,ARI Atigusto, id. Ferrara, id. VI id. - Id. 94 id. G10L10 l:locco, id. Trapani, id. XII id. - Id. 85 id. SuNSERl Giuseppe, id. Palermo, id. XII id. - Id. 5 id. ANGELILLO Alfonso, id. Nola, id. X id. - Id. 26 id. PASSERA Tancrrdi, id. Ivrea, id. I id. - I d. 2-1 id. A1t1,0TTA Michele, id. Messina, id. XII id. - Id. battaglione aviatori. MES1'1CA Francesco, id. Roma, id. IX id. - I d. ospedale militare Roma. CAR 1.ucc1 Raffaele, id. Avellino, id. X id. - I d. R . polverificio s ul Liri. o'Au:SSA'1DRO Al~ssa1tdro, id. Napoli, id. X id. - Id. infermeria presidiaria Capua. CRtSTlNl Alfredo, id. Firenze, id. VIII id. - l d. 10 artiglie ria fortezza (assedio). Pnorn·no Àl'mando, id. Firenze, id. VIII id. - Id. infermeria presidfarin Bergamo. VASSALLI Gioranni, id. Na poli, id. X id. - I d. 20 fonteri:i. . CERNJOLTA Domenico, id. Cefalù, id. XII id. - Id. 6 id . 0111..A:-u1 Nino, id. Verona, id. V id. I d. 79 id. SALLUSTIO I,ui11i, id. Ba.riatta, id. XI id. - Id. 40 id. P .rwnucm Gio11a11ni, id. Avellino, id. X id. - Id. 30 id. GAFA Matteo, id. Siracusa, id. X II id. - Id. 68 id. PASQUALI Vincenzo, id. Roma, id. rx id. Id. 1° granatieri,
llOVIHENTI AVVENUTI NEL CORPO SANI1'. E NEL PERS. FARMAOKUTIOO
63~
Dec'reto ministeriale 22 luglio 1912.
Lo stipendio annuo del tenente medico CoNCCATORE Domenico, è portato a lire 2800 dal l O agosto 1912. Determinazione ministeriale 15 agosto 1912, RESEGOTTI Enrico, tenente medico
R. corpo di truppe coloninli dell'Eritrea. Trasferito infermeria presidiaria. Pavia dal lii agosto 1912. ALBANES.lil Ricciotti, id. 21 artiglieria. campagna. - Id. id, Reggio Calabria, 0AHMARATA Giovanni, id. ospednle Perugia. - Id. ospedale Roma. CA111e1SE Ettore, id. 6 artiglieria fortezza (costa e fortezza.). - Id. 18 artiglieria. campagna. MAFFEO Luigi, id. 40 fanteria. - Id. ospedale Napoli. MANGANARO Ca·r mew, id. 14 art. campagna. - 0AnBO,..E Vincenzo, id. 6 id. fortezza (costa e fortezza). - Traferiti' d'autorità, R. corpo di truppe coloniali dell'Eritrea. Hanno preso imbarco a Napoli il 7 luglio 1912.
R. decreto 28 aprile 1912. FORTUNATO Carlo, capitano medico ospedale N,1poli, -
Colloc,~to a riposo, per in• fermità non provenienti dal servizio, con decorrenza dal 1° giugno 1912; inscritto nella riserva e nominato cavaliere nell'Ordine della Corona d'Italia,
R. decreto 26 nia,tJ[Jio 1912. CARRATÙ cav. Celestino, colonnello medico direttore sanità XI corpo
armata. Collocato a riposo, per anzianità di servizio, con decorrenrn dal 16 giugno 1912; inscritto nella riserva e nominato ufficia.le nell'Ordine della Corona. d'Italia,
R. decreto SO maggio 1912. CHERUBlNI-GIAMMARONI cav. Orla1ulo, tenente colonnello medico
dale Piacenza. giugno 1912.
direttore ospe• Collocato in posizione ausiliaria, per ragione di età dal 13 R. clecreto~ 18 luglio 1919.
Giusep[Je, tenente medico in aspettativa pt<r motivi di famiglia, per un anno. (R. decreto 1° luglio 1912). - Dispensato, per sua domanda, dal servizio permanente ed inscritto nel ruolo degli ufficiali medici di complemento (distretto Castrovillari - direzione sanità XI corpo armata), dal 1° agosto 1912.
TALLAR1co
Determinazione ministeriale _22 agosto 1912. FALCETTI Pietro, capitano medico
reggimento cavalleggeri di Padova (comandato ispettorato sanità militare). - Cessa di essere comandato come sopra, DE BEnARDINIS Luigi, id. ospedale Genova. - Comandato ispettorato sanità militare. R. decretotSO giugno~1912. 0DDE RA ce.v. Luigi, capite.no medico a disposizione Ministero finanze. -
sato di essere a disposizione come sopra dal 80 giugno 1912.
Ha ces•
640
MO VJME:-'TI A VVEN'01'I NF. L CORPO SA.-YI T . E N EL P E RS. FARMACEUTICO
R . decreto 2 agosto 1012. T nur,1,1 Nicola. tenente medico in a5pettativa per moti11i di fami glia per due a nni (Regi decreti 10 luglio 1910, 5 gennaio, 21 luglio e 20 ot tobre 1911). - Dispensato I\ sua dom11.nda dal servizio permRnente ed iscr itto fra gli u fficiali medici di complemento (d istretto Roma, direz ione Sanitl\ I X corpo armata) dal 15 luglio UJ12 con anzianità. 1° luglio 1011.
Determinazione m.inistP1·iale 29 agosto 1912. BRACCO Edonrdo, capitano medico 82 fanteria. -Trai'ferito carcero militare Napoli. L AP(>O:sr G1ticlo. id. r.o id. - - I<l . 82 fnnterift . P E'I"l'ITf Pasquale, tenente medico r ega;imento cavalleggeri di Catania. - Id. S n.lpini.
Farmacl1tl militari.
R . d<·creto 5 mag_qio 1!)12. Brrur.co A1irelio, far mncis ta di 1" clas~e, osped1\le Genova. - Col locato a r iposo, per r ngione rli et/,, con decorren;,;a d11l 2 maggio rn1~, e nominato c11.valiere noll'Ordine dell a Coron11. d' lta lin.
Dctennin<izione ministerinle. 8 agosto 1912. MARTt~OT"l't dott. cav. Carlo, fn r mari~t:L capo di 2• cl n~se, ospe<lale militare Milano. - T rasferito ospedale militare Torino. CoR(' IIIA Primo, farmaci4a di 1• id., infer111<>rin. presidio.ria Pavia. - Id . id. :\filano. RE:-1s1 Pietro, id. 1· id., ospedale succur~ale Udine. - Id. infermeri11. pre<iidiaria Pavia. Er.E'fTO A.l/011.~o, id. l' id., osped:i.le mi litare P iacenza. - Id. ospedale succur sale Udine.
N OTIFICAZIONI. BEn:wcc r Rorlolfo, capitano m e,lico ospedale militare Padova. colonia della 8 omalia itnliaul\ il •! agof<to 11,1?.
Pnrtito per la
Rettific a.2.lone.
par,.
A •.U dol ~11pplemento ai n. 7 e 8 del g iornn le (luglio 1912). cn pita no medico BttWlJG1,10 Srmti, 7 artiglieria rampagnn. !eygn.,çi 17 tll"tiglieria campngna. A 7)0f/· G25 - d i,pen~a :11" Bolle/fino Uffi.-ia(e - Calò Vittorio, int·ece di : Destinato 6Fi fanteria, l f'!/!fUSi : Continua come contro.
----.= - --- -~~-========= = = == TI Dirr·LLorr
Comm . CLAODIO SFORZA,
maggior genera.le medico.
r I H,~da t t..or" EDMONDO TROMBETTA, tenente colonnello medico. (tSr.9) -
Romn. 19 1'! -
Tip. F:. Vn~hNa.
t uror PAt,lllERI, gf.rent, .
A . S!mTOLI, capitano medico. libero docent.e u. patoiogia speciaie ci,irurMica neiìa R. Università di Piea. ·- Contributo e.Ilo studio del rinofima e ricerche istologiche sui trapianti di cute secondo Wolfe (con 18 tavole) - Livorno 1911, Officine grafiche Chiappioi. (Vendibile presso l'Autore, Ospedale Militare di Livorno). . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. J.&NDOLO CosT.a.NTINO, colonnello medico. - Oftalmoscopia ed ottica oculistica. Manuale teorico-pratico. Un voi. in S0 con 82 figure e 12 tavole. - Napoli, etabilimento tipogra.fìco Ferrante, 1905. (Vendibile proBRo l'Autore, Roma, vi.a Principe Amedeo 47) .
6 -
8 Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po ( 1889, 1g93, 1905). Teato e progetto con illuatrotlooi, premiati con diploma d'onore ali' Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile preeso l'Autore, direzione l!Bnità militare) . . . . . . ~ lo. ID. - Ese-rcito e tubercolosi. (Noti'Zie. - Profila88i attuale. - Età della chiamata. - Fenna biennale. - Abbassamento della statura). Relazione al congresso nazionale d'igi'ene 1906 Milano. (Id. id. id.) . • 2 6.a.~.&.n1 S.a.tv.a.TORE, m ..ggiore medico. - L'anatomia e I.a chirurgia operatoria della. maniibola e dello parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un voi_ in S• cli pag. 130, con 68 figure intercalate nel testo. (Vendibile preeao. l'Auto,e, Corso Vittorio Emanuele 386, No.poli) 3 lo. O:> . - La chirurgia delle vie biliari. Memoria onÒrata di un atte~tato di lode della. Società. medico-chirurgica di Bolol?"na. - Bologna, 1903. Un voi. in 16° di pag_ 198, (Vendibile prel!8o l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli). • I 8.l.N1"U' CCI STEFANO, maggiore medico, libero docente di oftalmologia e di clinica. oculistica nella Regia Università di Torino. Studio scientifico pratico sui traumatismi oculari. Voi. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 micro~otografie e con prefazione del professor C. REYMONO, direttore della Regia. clinica oculistica di Torino. Roma, Enrico Voghera 1906. (Vendibile presso la tipografia Enrico Voghera, via Po 3-i RoroaJ . . . . . . . • , R. RrvALT.!., capitano medico. - Malattie professionali ed infortuni del lavoro nella. vita civile e nella vita milito.re. Rocca S. Caaciano 1908. (Vendibile presso l'autore, 11 ° reggimento fanteria, Forll). • 5C.l.SA..LX PIETBO, tenente medico. - La chirurgia conservatrice nei suoi rapporti con. la traumatologia e la legge conoernente gli infortuni sul lavoro. Tra~ ~ t o di esegesi clinica in rapporto allo. Propedeutica chirurgica genera.le e alla .egisla7ione sociale italiana. - Roma, 1901. Società editrice Dante Alighieri. (Vendibile presso l'a11tore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) . . . . • 3 lo. !D. - L' ipoteai dell'evoluzione. Studi e ricerche. - Milano, Associazione tl.p_ pri;,. 2• ediz., 1900. (Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, 89 p. 1°) • 2 Oe F .&.x.oo Alll>REA, tenente colonnello 11Jedico. - Patogenesi unica delle malattie vascolari, ll8Cretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini. Un v?h in 8° di pag. 240 con 8 tavole fuori testo. - Napoli, Società commerciale libraria, 1906 . • 8 1 Su11:L1:..rco UBB.ANO, capitano medico. - Fasciature ed apparecchi, fratture " luseazioni. - Firenze, tip. Barbéra . . . . . . . . . . . • . ' • TP!s'l:7 ~czsco, tenente colonnello medico. - Ricordi di microbiologia pura ~ applicata. - Un voi. in 16° cli p111g. 408. Firenze, 1906. (Vendibile presso r I Autor e, scuola d'applicazione di sanità militare, Firenze). . . . . . » 6 o. Le malattie infettive diffusibili più frequenti nel soldato italiano. Nozioni 1 epidemiologia militare. Un voi. in 8° grande di pag. 298. - :Firenze, 1901. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicazione di sanità militare, Firenze). , 7 10 • Le grandi epid.imie esotiche. Colera, peste e febbre gialla,- Milano, \' 1.co Hoepli editore, p[anuali Hoe pli) . . . . . . . . . . . . • 2 IRDl.\. ToHllAso, maggioro medico. Il oonsulonte Sanitario, Gui<la pratica peL con.Ol!Oere e curare le malattie in as.senze. del medico. III Edizione. Un ~o di pag. 4.10; elegantemente rilegato in tela. Rocca San Cusciano. L. DE appe1Ji 1899. (Vendibile presso l'Autore, via Napoleone Ill n. 70. Roma). , 3 5 d ~ EuoEmO, capitano medico. - Le ferito prodotto dalle moderne armi (; f~c? da guerra, escluse le artiglierie. - Ravenna, 1911, Tip. Ravogn.a oa. liua.::ndibue presso l'Autore, ospedale militare di Livorno . . . . . . • IO 00 PIETRO, tenente generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili da t1erra ~ apecfalmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello pr !Xled.10 calibro. /Studi sperimentali, con 16 tav. di fotografie e radiografie rifo. tt>Odotte in fototipografia).-Roroa, 1903. (Vendibile presso la Tip Vqgbora).• , in~Le operazioni più frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure Seeb 0 alate nel testo. Firenze 1898. (Vendibile presso la Lib. Bernardo ei: Firenze) . . 8 M4i:,to1.urri
Ezro, colonnello medico -
J~- J~- -
-
-
-
-..--1(0:,)c
..J:..--- - -
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE Direzione e Ammlnlstraz: Via Venti Settembre (Palauo del Miaistero della guerra)
CONDIZIONI DI ADBON.illEN1.'0. 1• Il CJivrnale di medicina militare si pubblica l'ullimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. 2" L'ahbonamento è annuo e decorre dal 1° gennaio. 3• Il prezzo dell'abbonamento é: Per I' Italia e la Colonia Eritrea . . L. U?,Per l'Estero • . . • • . . . . . ,. 15,. ~ in Italia • > t,25 Un fa1;c1colo separalo costa I ali' Estero > 1 , 50 li supplemento contenente l'Annuario' 5 io Italia . > .:l,50 del eorpo sanitario militare costa .~ 1 airEstero. > 2,')'5 4° L'abbonamento non disdetto prima del 1' dicembre s'intende rinnovato per l'anno successivo. 5° I signori abbonali militari in effettività di servizio possono pagare fimporto dell'abbonameolo per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). , 61 Per i s oli ufficiali medici (dell'Esercito e della Marina) è ammesso un abbonamento cnmulath'o al Giornal~ di medicina militar e ed agli Armali dl medicina naoale e coloniale al prezzo di L. 18 annue. Per ottenere tale abbo, namento gli abbonati del giornale di medicina militare devono far perveniro direttamente L. 6. all'amministrazione degli Annali (presso il ministero dellit Marina). · · 7° Ai librai si fa lo sconto del 10 0 • ma sollenlo per gli ebbonamenli delle pel't'one e degli enti non militari, che non possono fruire della facilitazione di cui al n. 5 e 6. 8° Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litograllche, fotografiche, ecc., che accompagnassero le memorie, sono e carico degli autori. 90 Gli autori delle memorie potranno averne gli estratti facendone richie.. sta all'etto dell'invio delle bozze corrette. , Gli estratti sono di due tipi: T1Po .A. - Con copertina in bianco, senza frontespizio, e colla impagina, tura e numerazione del fascicolo. TIPO B . - Con copertina stampata, frontespizio, impaginatura e numera, zione speciale. Il prezzo è regolato della seguente tariffa,:
°,
Pre:ar:zo cl.i oia•ou.:n. ~ogl.io èll ata.mpa. TIPI DI ESTRATTI
l
25
so
100
toO
4,-
6,-
6,60
7,60
6,60 9,-
10,lS,60
- - - --
Tipo ..4 • Tipo B.
p ...
NUMBRO DBLLB OOPIB
opi oentlnalo
oltre IOO
8,80 4,80
Gli estratti minori di un foglio si contano come foglio intero per le ordinazioni di 100 estratti o meno. Per quelli che superano un foglio, le frazioni in più, che non superano il ~ezzo f<?glio; ~i contano come meta, purcM però l'ordinazione non sia inferiore a ;)O copie. Potranno aversi estratti in carta e formato diversi, previi accordi personali tra gli Autori e la Tipografia 10' I manoscritti non si r estituiscono.
IN:DICE DELLA RIVISTA DI GIOR.~A.LI ITALIANI ED ESTERI '.
!HVISTA Ili ANATO~IIA ~: F1Sl0l.OG IA XOIIMAI.E ~~ P,ITOLOliJCA
· Vallardl. - llicerchc 1mmuni1ar1r nella lalira S(lernuenlalc
Pa11. illti
lllVISTA 111 STATISTICA ll~~IIICA S1a1 1,tira. delle ca.use di mor te nell'anno l 90!J
71/S
lll\'JSTA fllfll.lOl;RAFl t:A. o~elrolo. -
Le1.1om rti clinica. n,~rtica .i la •or f sperìrnenta li
; i,
t:ll.'"I; Il ESSI. XV Coogrrsso detti, S, cìelà italin11a di l3rin1111Jr,~i.1, ,t, ol11lo~ia ~ rl i rmologin
itJ
CONCùllSI. Proi;ramm~ t!Pl roncor~o nl XIJI Pr,•11110 Rìheri d i I.. ~(I 1111c
:'>F.CRIJI.OGJu. l,\u 1an11, àlirhele Ctora,,o.
i tì
A mi r,g., cl~ Mnrtas
7l8
Alfous , Prio ,r1 nan ;irJP Tcntl,n• MOVIMENTI .,VVto:i'ìlJTI NEL r:oHPO s ~KIT.H UO K i'ì~:L PKIISIJ'.1:At.~: ~'A Rll ACEUTJ(:l)
i l8 i tij
7(9
Pubblicazioni vendibili presso I' Arnministraz, del II Giornale di medicina militare "
~ntropoml!lria mi/ùare. - R isultat i ottonuti dnllo spoglio dei fogli ee.nitari delle ol888i 1869-1863; duo volwni io 4° con atlant.e: Voi. l (Dati antropologici od etnologici) oon Atlante della geografia an tropologie~ doli' Italia. - Roma 1800 . . L. 18 Voi. Il (Dati demografici o biologici). - Roma, 1905 6 BA.Ronco e SJ'ORZA. - Compendio di chirurgia d i guerra compilato s ulla etoria modico-chirurgica della guerra cli secessione d'America.. - Roma, l 888 4 volumi, prezzo ridotto • 6 60 Rz:RNARDO e BREZZJ. Lo sgombero dogli ammalati o feriti io guerra. Memoria premiata si concorso Ribori. Un volume di pag. 276 con molto figure o tavolo grafiche. - Rom!l, 1005 . ~ S 60 0 A8ARU.,. -
La fatic a n ella vita. militàrè, Memoria premi&ta nel concorso Riberi
1904-1906. Un volume dj pag. 330 con 66 figuro. - Romn, 1908. » 6 lo. . Le malnttìo e gli infortuni nella vita m ilitare. Memoria premiata al oonoonio Riberi 1905-1906. Un ,:,olume di pag. 402 con tavolo grnfì.éhe o etatistiohe.- Roma, 1908 . . . . . . , • 8 CuBAt."L Esposizione eommaria dell'ordinamento o fun:iionamonto del eor· vi~o sanitario in campagna pros~o l'osorcito italiano. - Roma. 1906 . • I 50 Da; C.'EsARE. - Studio sullo modiastiniti (modio.etiniti 8Uppurstivo, NCOS80 modiaetinioo). - Roma, 1900. On voi. di pag. 14, . . . . . • . . . , 2 B.YBTL. Ono,uatologia anatomica. Storia e crit,ica dei moderno lingua~io anatomico. Tre.duzione libera italiana dei dottori C. PR&'l'n o C. Sros:u. Roma, 1884. (1!:diziono rnra) . . • 9 Le ferik ca,.sate dalle armi da guerra. Sintesi della relaziono sanitaria sugli eserciti tedeschi durante la guerra franco-gem1anica 1870-71. - .Roma, 1889. • • I U n volume di pag. 348. prezzo ridotto. M.A.NAYlU. Studii atorico-oritioi sulla meningite corobro-epinali, epidemica in Jtalin o particolarmen te nell'oeorcito. - Roma, , 1883. Un volume di pag. 262 oon 2 tavole grnfioho. P re7..zo ridotto . • . . . . . . . . • . • • I 60 8.t.LINARL Le lesioni ti,mmatioho dei centri nervoei. Memoria onorata del premi.> Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Prezzo ridotto . • I 60
MEMORIE ORIGINALI
De~li infortnni aviatorii edei mezzi di ~rotezione ~er ~li aviatori Per il ospitano medico Luigino Falchi, del reggimento Lancieri di Montebello (So), pilota di aeroplani al battaglione aviatori.
A chi esamini la. serie lacrimata. e gloriose. délle vittime del volo e ne ricerchi con serena. obiettività le cause apparirà ben presto come esse si possa.no riassumere in tre categorie: I. Ca.use dovute all'aviatore o individua.li; Il. Ca.use dovute al motore e all'apparecchio o interne; III. Cause dovute agli agenti esterni. Naturalmente, in molti casi, queste ca.use si sovrappongono e l'infortunio partecipa dell'una e dell'altra; ma se, per comodità statistica. si dovesse tener conto solo di quelll:l di maggior valore, a. me sembra che a eia. scuna delle suddette categorie spetterebbe una parte pressochè ugua.Te di responsabilità. Vi è inoltre posto per una quarta cui dovrebbero ascriversi gli infortuni dei qua.li, o per mancanza di notizie, o per la fatalità inesplicabile dell'incidente, non sappiamo renderci ragione. Ho parlato d'infortunio, si noti, e non di caduta, perchè la prima. denominazione mi sembra più propria come quella. che comprende tutti i disastri cui seguirono conseguenze letali per l'aviatore. La caduta, come generalmente s'intende, è il precipitare violento dell' apparecchio verso il suolo e da un'altezza più o meno elevata, per effetto della. legge di gravità; è quindi un elemento statico quello che essa. contiene. Infortunio è un termine generico che comprende tutte le forme di urto, nel qua.le agiscono forze differenti, di cni la gravità può non essere che una. componente, e che implica perciò un concetto dinamico: con cetti semplici, che mi permetto illustrare solo per la poca diffusione che ancora hanno le nozioni aviatorie . . .L'aeroplano è un grave, più pesante dell'aria, che conserva. una pos~zio~e quasi costante grazie alla sua forma e che si sostiene e si dirige in virtù delle forze attive che lo anima.no, così come si soster41 -
Giornate d à medicina milllat·e. - Fa5c. IX.
64~
DEGLI INJ,'ORTt:~I A VIATORII E DEI MEZZI DI PROTEZIO!\E1 ECC,
rebbe indefinitamente un'altro grave qualsiasi, divenuto proiettile, se la forza. che lo ha lanciato si generasse poi al suo bordo e si mantenesse costante. Quando la forza cui è dovuto il sostentamento viene a mancare, il veli volo cade ; immediatamente, fatalmente, come qualunque grave cui !:li affacci improvvisa. la legge inesorabile. E cade descrivendo una parabola. che segue la direzione della risultante fra le due componenti principali: la gravità e la forza viva. nsidua all'apparecchio, ma insufficiente per sostentt1.rlo. Anche il volo librato è una caduta, nella quale la. velocità del movimento sostituisce la forza. motrice; e l'aviatore ne approfitterà sfrut· tando abilmente la forma della sun macchina. per disciplinarne, entro certi limiti, la rapidità e l'inclinazione. Comunque giunto in prossimità. della terra, l'aeroplano sarà ancora dotato di una velocità di varie decine di chilometri all'ora < 60, 80, 100 > quale quella cioè dei più rapidi automobili e quasi con questa velocità, per non infrangervisi sopra irreparabilmente, dovrà incontrare il terreno e preudervi rapporto disponendo la rotta e l 'asse dell'apparecchio paralleli al piano del terreno stesso . Come si vede dunque, è proprio ora, quando di altezza non è più il caso di parlare, che si presentano le preoccupazioni più gravi: l'ap· parecchio fatto per l'aria, fragile e voluminoso, filerà velocissimo sul suolo, finchè la su1:1. forza viva non si sarà esaurita, vulnerabile a t utti gli o~tacoli e a t utti i dislivelli. Così avviene che spesso, assai più spesso di quel che non si creda, l'origine del disastro debba ricercarsi nell'urto che si produce in ogni mezzo dotato di velocità propria se questa velocità viene bruscamente arrestata; ed è aggravato, come ho detto, dalla fragilità e dalla natura di quel meraviglioso locomobile che è il veli volo. questo mi premeva particolarmente di chiarire prima di invitare il lettore a ,;eguirmi benevolmente nel rapido esame delle cause e dei rimedi in fatto di aviazione. " L e cause indicid1uili > sono complesse quanto la psiche umana e svariate quanto gli individui, poichè di ogni stimolo ciascuno risente con una forma pr0pria e variamente intensa. di rea,zione : sarebbe superfluo quindi ripetere qui quello che già. ebbi occasione di ricordare a proposito della idoneità al servizio militare di aviazione e che si riferisce all'ereditarietà, alla costituzione organica, all'allenamento, ecc... Quel che piuttosto ho osservato nel ser vizio <lella l '' flottiglia A.reoplani alla guerra di Libia, è che, anche in aviazione, ogni resistenza. umane, al lavorio cer~bra le ha un limite che non si può oltrepassare.
DEGLI INFORTUN[ AVIATORII Il: DEI MF:ZZI DI PROTEZIONE, ECC,
fi43
Questi a v ia.tori potrebbero attestare come almeno una. volta ad ognuno "Sia avvenuto che, nella. lotta. col vento, coi « remous > su terreno ino13pite e nemico, abbia < sentito > che la lotta aveva un fi ne, una. fine prossima. e ohe, esa urito, più che nei muscoli, nel lavorio pronto di scherma.glia, sarebbe giunto il momento in cui, lasciati i comandi, si sarebbe abbandonato alla. morte. Resistenze ed attitudine dunque che possono mancare sempre o solamente in quel tempuscolo in cui sarebbero necessarie: scatti in-volonta ri od eccessivi r itengo che possa.no verificarsi anche nei piloti più esperimentati, momentanei magari, ma sufficienti a provocare una. sciagura. Quel che non ho osservato in L ibia, ma che pure esiste, è, dirò così, il corag~io speciale. Ogni uomo ha le sne audacie e le sue fobie: trove· l'ete spesso, nel medesimo individuo, un eroe per terra e un pusillanime .in acqua, un temerario a l fuoco ed un inetto all'oscuro. Se non temessi di uscire da. quel che m i sono proposto, direi che
i n volo, a lla guerra., ci vogliono dei coraggi completi, quella forma che ai chiama volgarmente e fegato it. Mi ricordo di Piazza, che, a Bengalli, febbricitante, ha volato in una notte senza luna, in un e mare d'inchiostro> come mi scriveva.: e Non sapevo> diceva e se ero a 30 od a 300 metri ; però> aggiungeva con quella sua spigliata attitudine a prendere il buono dove lo trova e ho fatto un monte di utili osservazioni> Questo è il coraggio completo: non saprei dire se diminuisca le cause di sciagura in tutte le categorie, ma, per quanto riguarda l'a· viatore, sì. P er quel che riguarda il motore e l'apparecchio, le condizioni dfl· terminanti l'infortunio esorbitano dal nostro campo per entrare quasi -esclusivamente in quello meccanico e costruttivo. Pure la macchina è la ba.se essenziale della nuova forma di moto, ma cosi lontan.a dalla perfozioue che io ho sempre pensato come finora, nel solcare le vie dei cieli, abbia assai più progredito l'uomo che non l'aeroplano; se questo ha reso così come ha fatto, si deve principalmente all'uomo che ha osato di più. Fiuchè non avremo un motore che offra la garanzia di funzionamento dei motori a vapore, potente ed esuberante così da consentire la robusta costruzione dell'apparecchio, saremo ben lontani da diminuire le molte cause di infortunio derivanti da questa deficienza. A parità di condizioni, la forma ed il tipo dell'apparecchio possono influire sulle conseguenze dell'urto e della caduta; per esempio : in una caduta, diremo così, di prua, l'aviatore avrà maggiori probabilità favorevoli con un monoplano a motore anteriore, tipo Bleriot,
1:$44
DEGLI IN~'ORTONI AVIATOilll E DEI .MEZZI DI PROTEZ10NE1 ECC.
Newport, ecc., che non con un biplano, t ipo Farman, nel quale il pilota sarà subito investito ed oppresso dalla. massa. del motore situato post eriormente. E supponendo, a terra, un urto d'ala e conseguente violenta sterzata, sarà più probabile rimanere danneggiato su di un Bleriot che non su di un Newport, più solido e robusto nella struttura. del carrello e dell'ala e perciò meno disgregabile. Ho fatto dei nomi per comodità dimostrative., ma non intendo con questo, si be.di, di stabilire qui dei confronti fra un tipo di aeroplano ed un altro ; come ogni organismo animale o meccanico, auohe ogni velivolo ha un modo, uno stile proprio di rotta che si rende tanto più manifesto in quanto che sòstentamento, velocità, stabilità, prontezza di reazione ai comandi, attitudine a salire, a portar pesi, od a planare, robustezza, ecc., debbono essere costretti in limiti angusti. Ne risulta così che in ogni tipo alcune qualità prevalgono ed altre difettano e quelle che predominano si sviluppano quasi sèmpre a carico delle altre, mentre quel che si richiede è l'armonica e simultaneà estrinsecazione di tutte le funzioni necessarie ed utili al volo in genere e, nel caso nostro, agli obiettivi dell'aviazione militare. Stabilizzare i velivoli, equilibrarli, come taluno ha tentato, fino al punto che, lasciati a se stessi, s'abbandonino all'apparente dolcezza di un volo librato, gioverà grandemente e in molti casi. Ma. non sempre: occorrerà che il terreno da raggiungere sia adatto e che, militarmente parlando, il nemico sia « cortese >. A che avrebbe servito il più me· raviglioso < planeur » se ad uno degli aviatori militari della Libia fosse mancato il motore su qualche « mehalla > di beduini? E mi auguro che, come ora, nella disavventura dell'amatissimo Moizo la mia affermazione sia costantemente smentita. Le rotture e l'incendio a bordo sono, specie le prime, ca.use frequenti di disastri, dovute a difetti di costruzione, a trascuratezza. di motoristi, a leggerezza di piloti ed a fatalità inesplicabili del destino. Tra gli agenti esterni ricorderò: il vento, i risucchi, la temperatura, la pressione, la nebbia, il terreno, la latitudine, gli ostacoli, gli incontri, i nemici terrestri ed aerei. Ho veduto in Libia qualche aviatore volare con dei venti superiori ai 20 metri. Salvo casi eccezionalissimi, io ritengo che, quando all'aeroplano si domanda di vedere e di riferire, sia una temerarietà inutile: in queste condizioni l'aviatore non ,ede, percbè non può guardare e deve esclusivamente preoccuparsi della manovra. Soltanto quando l'impor tanza del servizio lo giustifichi e quando degli apparecchi a due posti tengano dei venti simili, l'osservatore potrà incaricarsi dell'e;;plorazione.
DEGLI IN.B'ORTUNI AVIATORII E DEI MEZZI DI PROTEZIONE, E CO.
645
Raggiungere zone ove i venti siano più deboli e costanti è possibile e conveniente sino a. un certo punto: 1° perchè la. quota. dell'esplorazione utile è compresa in una zona determinata e che sta, tra i 600 e i 1000 metri; 2' perchè le zone pericolose dovr anno essere nuova.mente attraversate per atterrare. .Agli aviatori sono troppo noti i pericolosi risucchi ed empiricamente hanno tutti osservato come si produca.no ad ogni variazione nella natura del terreno, in rapporto alla orografia., alla presenza. di acqua, di abitazioni, di vegetazione, ecc., perchè se ne debba parlare ancora.. Conviene però ricorda.re come producano violenti sbalzi in alto o in basso ed espongano a rischiose inclinazioni e conseguenti perdite di velooità. Ugualmente noti sono gli effetti della temperatura bassa sulla persona e di quella elevata sul motore. I risucchi e la. temperatura sono notevolmente in rapporto a:iche con l'ora della giornata, di solito favorevole nelle ore estreme quanto contraria, e talvolta. decisamente negativa, in quelle intermedie. L'attitudine, che hanno i vari areopltmi a raggiungere più o meno rapidamente una. quota. determinata, varia, non solo col tipo degli appare.echi e con il loro rendimento, ma anche con la quota stessa. .Avviene che alcuni, mentre raggiungono facilmen te, per esempio, i 400 e i 500 metri, stentino poi a spingersi più in alto. E, poichè la. lieve variazione di pressione sarebbe insufficiente a spiegare il fenomeno, si è voluto ricercarne il motivo in un fatLore psichico, deducendone che questa difficoltà realmente non esiste e che deve attribuirsi piuttosto allo stato d'animo dell'aviatore. Alla qual cosa, almeno per i piloti che conosco, non potrei sottoscrivere, perchè ho osservato che i medesimi piloti con aeroplani differenti si comportano come la regolazione dell'a.ppa.recchio richiede. E perciò aggiungo che sarebbe pericoloso forzare a rapide ascese un velivolo che mostra di non rispondere prontamente alla mano di ohi lo guida. Lo stato del cielo, la nebbia, la uatura del terreno possono condurre alla difficoltà o alla. perdita dell'orientamento. In Libia talvolta, nelle prime ore di sole, andando da .oriente a ponente, si vedevano sorgere avanti all'apparecchio formazioni fantastiche, che sembravano ca.tene di colline e di montagne, con tutte le sfuma.ture e le tonalità di un terreno vario e reale, mentre non era -0he un fenomeno di e Fata morgana >. Sul deserto, dove è uniforme nell'aspetto e nel colore, o sul mare, quando mancano tutti i punti di riferimento, è assai difficile l'orientarsi e sopra. tutto avviene di perdere la nozione esatta. di quella che è la posizione dell'apparecchio rispetto all'aria. ambiente e al terreno; -0ppure il giusto apprezza.mento della. linea di rotta..
6-:l:6
D EGLI I ~FORTCNI .AVIATORI! E DEI MEZZI DI PROTEZIONE, E CO,
A Tripoli: quasi sempr e, volgendosi indietro, si vedeva l'oasi e la. città, ma non in tutte le circostanze possono aversi questi vantaggi. Un fenomeno simile avviene nella nebbia. e nelle nuvole. Quel che abbiamo ricordato basterà a far presente quanta influenza abbia anche la latitudine su gli agenti meteorologici che ci interessano. Il terreno, sul quale così facilmente si vola e si sorvola, è propriol'agente diretto e responsabile di quasi t utti gli infortuni. E non lo dico per quando il velivolo, perduto il governo, venga ad abbattersi pesantemente su di esso. I n questi casi, qualunque ne sia la nat ura, gli effetti della caduta sa.ranno sempre disastrosi. È noto come l'acqua. stessa e il mare urtati violentemente e normalmente da un grave dotato di uua certa ,elocità, oppongano in primo tempo inelastici ed incompressibili come sono, quasi la stessa. resisten za dei solidi: basta urtarvi col ventre, soltanto da un metro di altezza, per persuadersene. Quando invece il rapporto col terreno sarà preso nel senso parallelo al suo piano, i pericoli della cad uta propriamente detta cessano e cominciano quelli dell' urto contro gli ostacoli che eventualmente si presenteranno all'apparecchio fìnchè, nella sua corsa terrestre, non perda la velocità che lo animava. Gli incontri aerei non sono infreq uenti tra gli aeroplani special· mente dove essi hanno comunità di campo di lancio e di volo; ed è ovvio richiamare l'attenzione sulla loro gra vità. L'Italia ha avuto l'onore di condurre prima al fuoco i nuovi strumenti di guerra ed essi corrisposer o, o dimostrarono di poter corrispondere, a.i seguenti obiettivi : l° esplorazione propriamente detta, sia durante i combattimenti che nei periodi di tregua., portandosi al di sopra del territorio e delle truppe nemiche e fornendo, sul primo, dei dati fissati su lastre fotografi.ohe e, sulle seconde, notizie così appr ossimati ve da. giungere al conteggio delle tende; 2° recognizione su terreni totalmente o parzialmente sconosciuti, riportandone elementi preziosi sulla esistenza di strade, di fiumi, di vegetazione, di acqua, di zone abita.te, ecc. e contribuendo alla compilazione o alla correzione di carte geografiche; 3•> offesa, eseguita mediante il lancio di esplosivi e la cui efficacia. è naturalmente proporzionale a.I numero dei velivoli ed alla. densità e profondità del bersaglio; 4° diftusione di notizie, mediante il lancio di manifesti, tra le popolazioni indigene ribelli. o soggette a l nemico; 5° osservazione degli effetti del tiro della propria artiglieria & segnalazioni intese ad aggiustarlo;
DEGLI INFORTCX I AVIATORI! E DEI MEZZI DI PR<YrF:ZlOXE, ECC.
647
6° azione di controllo, nei periodi di calma, per giudicare della. attendibilità di determina.ti informatori indigeni, portandosi sui luoghi nei quali le spie annunzia.no variazioni; 7° vigilanza. pressochè giornaliera della. dislocazione di tutte le forze nemiche, delle coste, ecc.; 8° rapidità di comunicazione tra reparti lontani dell'esercito ope• rante; più volte gli aeroplani militari hanno volato da Tripoli a. Sidi Sa.id (140 chilometri), da Tripoli a. Homs (120 chilometri ) in poco più di Ùn'ora. ed essendo in grado di portare a. bordo un carico di circa 50 chilogrammi. Data dunque la molteplicità degli incarichi, i pericoli cui si espone l'aviatore varieranno a seconda del còmpito che gli è affidato e sa.ranno maggiori, per esempio, durante un combattimento - dove potrà traversare anche zone hat.tute da proiettili nemici ed amici - che non in un periodo di tregua o su di un terreno dove, in caso di at· terraggio forzato, possa essere prontamente raggiunto dalle proprie truppe. Nonostante io penso- ohe, anche in guerra, il pericolo maggiore è ancora. rappresentato dal volo in sè e che perciò si conviene por mente sopra tutto alle cause che lo minacciano ed alle condizioni che lo assicurano. L'Italia ebbe piloti ed apparecchi feriti; le probabilità di successo da. parte degli offensori sono naturalmente proporzionate ai mezzi di cui dispongono ed a.I modo con cui se ne servono. E qui, dove pur sarebbe il ca.so di esamina.re queste conc1izioni, ritengo opportuno di astenermene in questo momento. Forse anche altre probabilità di offesa sorgeranno per l'aeroplano fra. i corsieri del cielo; e potrà averne, chi sa, così tra i meno pesanti come tra i più pesanti dell'aria; ma sono, quasi del tutto, allo stato di progetto e tali da farmi convinto che per ora da essi abbia nulla a temere. Jnfìne, in una. lunga serie di perdite, le vittime hanno condotto con sè il segreto della loro sciagura; forse, se tornassero, neppure lo saprebbero completamente, perchè si indovina, si sente che ancora incombe sulla macchina volante qualche cosa di incompleto, d'imprevedibile e di irrimediabile, come non perfetto e varia.mente attivo. e reattivo è l'uomo che la guida. Aviazione sportiva e qualche esercito straniero hanno inoltre un in-. sidioso nemico nel sabotage ma, come il nostro linguaggio è ignaro del sostantivo, cosi all'esercito italiano, nella sua. salda e armoniosa compagine, è sconosciuta la. vilissima. forma. di fellonia; e noi, n on senza. compiacimento, siamo orgogliosi di non annoverar}() tra le cause, altrove trista.mente frequenti, di possibile infortunio.
648
DEGLI INFOR'l'U.lH .AVIATOR!I E DEI MEZZI or PROTEZlONE, ECC.
* **
Gli effetti degli infortuni aviatori sono così noti che non occorre insistere sulla gravità che presentano, nè illudersi di ottenere, con le cure postume, risultati incoraggianti; il più delle volte si è dinanzi a cadaveri sfracellati che ci dimostrano, con la molteplicità e la vastità delle lesioni, la violenza dell'urto e l'impotenza. nostra. Meglio dunque rivolgere l'attenzione a ciò che può prevenire o im· pedire simili accidenti. I mezzi di p1·otezione si possono dividere in quelli che si propongono di tutelare solo la vita dell'aviatore e in quelli che mirano a.Ila incolumità dell'aeroplano e del pilota insieme. Tra i primi si possono distinguere poi quelli che proteggono o presumono di proteggere una parte del corpo e quelli che tendono a.Ila salvezza dell'intera persona. Protettori parziali se ue sono fabbricati, specialmente in Francia, di s~·ariatissimi nella foggia e nei propositi; per la testa, la colonna vertebrale, il torace ed il bacino; ma, per quanto conosco, mi appaiono quasi tutti ingombranti, di scarsa e rara efficacia. reale, nè si prestano a farne un uso continuato e giornaliero. Meritano di essere eccettuati i così detti « caschi >, sorta di co prica.po, a forma di callotta, costruiti generalmente in fe ltro, in cuoio o lamiera d'acciaio, i qua.li per una combinazione di molle o di tessuti elastici, tendono ad attutire gli urti cui eventualmente possa essere sottoposta la testa; ve ne sono di p ratici e molLo ben intesi. In un atterraggio brusco e in quegli ap· p arecchi che hanno il pilota subito al di sotto della e cabane •, fa. cilmente può verificarsi l'urto della parte superiore della testa contro l'armatura della cabane stessa e la conseguente frattura della volta o anche della base del cranio. Inoltre, in alcune effettive cadute, il casco ha sensibilmente attenuato il grado della commozione certibrale. Non meno raccomandabile è l'uso di abiti di cuoio, di guanti di carta e di tutto ciò che, nella stagione rigida, può difendere dalla perfrigerazione del corpo e delle esf;remità. I mezzi che proteggono l'intera persona dell'aviatore si possono riassumere nei cosi detti paracadute autichi nell'origine, non quanto la storia del volo, ma quanto le ascensioni aeree. Senza risalire queste origini e sen:,,,a soffermarsi ad esaminare gli innumerevoli progetti escogitati al riguardo, chè si andrebbe troppo lontano, mi limiterò a r icordare qui, tra i modernissimi, quei modelli di paracadute che hanno avuto, se non sempre il conforto, almeno l'onore della costruzione e dell'esperimento.
DEGLI INFORTUNI AVIATORII E DEI MEZZI DI PROTEZIONE, EOC.
649
In Francia. Federico Bounet, di Grasse, ex-vjvaudiere al 23° battaglione Cacciatori e detentore del premio La.lance, ha. costruito un paracadute; è di seta, ha la forma consueta ad ombrello, una superficie di 90 metri quadrati, una lunghezza. di sospensione di 10 metri ~a è mnnito di attacchi che si assicura.no alla vita e a.Ile coscie del pilota. Il funzionamento, cioè l'apertura dell'ombrello al momento della caduta, è dovuto ad una camera d'aria di bicicletta gonfia ed adattata. all'apparecchio in modo da profittare della sua tendenza ad assumere la forma circolare. Dopo alcuni esperimenti con esito negativo, l'ultimo, compiuto a Cannes nel luglio s,1orso, alla presenza di un delegato del Ministero della guerra francese, dette esito favorevole e si svolse in queste con-dizioni: Salito a bordo di un pallone frenato, l'aviatore trasportò una fusoliera, simulante nn apparecchio Blériot, sulla quale era stato posto un fantoccio peso 75 chilogrammi, munito del paracadute A circa 100 metri d'altezza fu tagliato il cavo che assicurava la fusoliera al pallone e fu visto allora il paracadute spiegarsi quasi subito e, mentre la fusoliera precipitava e s'infrangeva contro il suolo, il fantoccio, -sostenuto dal paracadute, effettuava la discesa lentamente e raggiungeva il terreno con una velocità di circa metri !,SO al secondo. Pure in Francia, Nicola Gaudino ha esperimentato e. Nizza un paracadute di sua invenzione, anch'esso a forma di parapioggia; dopo alcuni risulta.ti nega.ti vi, l'apparecchio, lanciato insieme al fantoccio da un pilone alto 20 metri, per due volte, si aprì e discese per depositare dolcemente al suolo il suo leggero - troppo leggero, dicevano i giornali - aviatore di paglia. Migliori e più attendibili risultati sarebbero stati ottenuti in Russia in questa estate, mediante il paracadute inventato dal sig. Kotelnikoff, ufficiale d'artiglieria nell'esercito russo. L'apparecchio è contenuto in una scatola assicurata mediante corregge alle spalle dell'aviatore e connessa. con l'a.reoplano da una. cinghia che ~i rompe ad una trazione di 2 chilogrammi. Contemporaneamente alla rottura, la scatola automaticamente si apre e il para.cadute si spiega scattando in alto per due metri, con un angolo di 40°. La lunghezza della correggia è fa. colta.tiva e dipende dall'aeroplano cui deve essere adattata. Scatola. e paracadute pesano 18 libbre; il pa.raca.du te è di tela e ha. una superficie di 50 metri quadrati. Vari esperimenti sarebbero stati compiuti da bordo di un pallone con risultati invariabilmente favorevoli, affrontando anche un vento di 12 metri. I fantocci veniva.no abbandona.ti quando per la testa, quando per i piedi o in posizione orizzontale, ma in tutti i casi il paracadute si
650
DEGLI INFORTUNI AVIATORII E DEI MEZZl DI PROTEZI0NE1 ECO.
sarebbe aperto completamente tre secondi dopo la rottura della COl'reggia, abbassandosi, in questo tempo di 10-15 metri. Dopo di che discendeva. con una. velocità media di metri 1,60 al secondo. Talune prove si svolsero in forma. ufficia.le e il governo russo avrebbeordinato 200 di tali para.cadute. A Vienna, all'Esposizione internazionale di aviazione, figurava. un « apparato salva.vite > inventato dal capita.no del genio barone Von De.k olek, ohe egli ritiene di grande utilità pratica tanto per gli a.vie.tori che per coloro che viaggiano in pallone o in dirigibile. Piegato, ha la.. forma di uno zaffo ed è assicurato intorno al corpo dell'aviatore; aperto, somiglia ad un ombrello e per farlo funzionare basta premere un bottone ; allora si apre nel medes.imo istante in cui l'uomo, che
sta per cadere dal pallone o dall'aeroplano, resta sospeso in aria. Le prove fatte con questo apparecchio dall'inventore, che si sarebbe lasciato cadere da un pallone sopra le montagne del Sommering, av.rebbero dati eccellenti risultati. Alla fine del giugno scorso a Mineola (Stati Uniti) l'aviatore Harold Brown condusse a. bordo del suo biplano Wright il sig. Rodman Le.vv, munito di un paracadute di sua invenzione attaccato al piano inferiore del velivolo di cui egli teneva in ma.no il trapezio. Quando il biplano ebbe raggi unta. la quota di 1000 metri, R. Lavv si sarebbe lasciato andare attraverso i fili e i montanti dell'aeroplano stesso; il suo peso avrebbe disimpegnato il paracadute e con questo sarebbe disceso dolcemente a. terra, mentre il biplano, pochissimo disturbato dall'a.bban· dono, continuava il suo volo. Pure in America, a St. Louis, nel maggio, il capitano Alberto Berry è disceso da un aeroplano medliante un paracadute di sua. invenzione. L 'appa recchio era fissato al di sotto del piano inferiore di un biplano Farman ; Berry, abbandonandosi ad un vero acrobatismo per discendere dal seggiolino, ha raggiunto il paracadute e si è lasciato andare n el vuoto. Il biplano era ad un'altezza. di 700 metri e Berry precipitò per 250 metri prima che il paracadute si aprisse, ma poi fortunatamente prese terra senza incidenti. Di questi giorni è stato esperimentato à Fischa.m.end (Austria) un paracadute del capitano di cavallerie. Adolf Odkolek. Egli avrebbe risoluta la difficoltà del disimpegno dell'aviatore e dell'apertura del paracadute nel modo seguente: l'apparecchio, che ha la forma di un pan di zucchero, è fissato con cinghie al dorso del pilota. Questi, tirando una. corda, fa scoppiare una cartuccia fi ssata all'interno del pa· racadute, il quale, cedendo all'impuli;o, si apre e si eleva un poco. traendo seco il pilota e discendendo poi lentamente verso il suolo. Gli
DEGLI INFORTUNI AVIATORil E DEI Ml,;ZZI DI PROTE:ZIONE1 ECC.
651
esperimenti avrebbero avuto esito cosi fortunato de. indurre il Ministero della guerra austriaoo all'ordinazione di un certo numero di tali apparecchi. Gli apparecchi protettori dell'aviatore e del velivblo insieme o sono gli aeroplani stessi ideati con questo proposito, o sono congegni da applicarsi a quelli già esistenti. Ve ne sono di innumerevoli in progetto, ma non potrei dire se e quanti esperimentati o solamente costruiti. Mi limiterò a ricordarne alcuni fra i molti recentemente brevettati in Francia. Aeroplano paracetclltte di Vassos : è ad ali girevoli attorno ad un asse a.ntero centrale verticale. .A.l ripiegamento queste ali vengono a sovrapporsi alle pa1ti fisse dell'apparecchio in modo da formare una ca.lotta bi-ogiva.le a concavità. inferiore; la navicella è pure una calotta bi-ogivale a, concavità superiore che può sostentarsi in acqua. Dispo· sitivo di stabilitù laterale automatica per macchina volante di Lotz : consiste in un distributore di aria compressa comandato da un sistema pendolare; l'aria compressa aziona un motore che comanda direttamente gli organi stabilizzatori. Demolire è più facile assai che non edificare; e tanto più dolorosa è l'opera del critico in un argomento come questo realmente vitale e che rappresenta, per moltissimi, il frutto di lunghi studi, di pazienti, onorevoli e tormentose ricerche. È frequente ed umano ohe quegli che non è l'autore o l'attore dell'opera. si preoccupi sopra.tutto del part,icolare che deve renderla. confortevole e che se ne interessi a preferenza e magari a carico dell'opera stesHa. Avviene cosi che taluno, inseguendo il proprio progetto, si dia. pensiero più del paracadute che della macchina volante, più della bomba o del lancia-bombe ohe dell'incolumità dell'uomo e dell'areoplano, il quale, per volare, deve già rispondere a un complesso di esigenze che non si devono trascurare e di limiti che non si possono oltrepassa.re. Già ho detto come si debba distinguere frn cadnta ed urto e come alla prima ca.usa sieno dovuti soltanto una parte degli infortuni. Facilmente dunque si comprenderà come lo stesso paracadute, che fa. oesse completa.mente onore al suo nome, non potrebbe considerarsi un apparato di sicurezza. in tutte le circostanze. Un altro errore di principio mi appare, anche in fatto di reali cadute da.Il' alto, quello di al!comunare le cadute dagli aeroplani a quelle da.i mezzi più leggeri dell'aria.. Trovo che si considera con eccessiva. frequenza eqùivalente ciò che è sospeso e ciò che, più pro · priamente parlando, è proiettato e mi sembra che troppo differenti
652
DEGLI I~FORTUNI AVIATORII E DEI MEZZI DI PROTEZIONE, ECC.
siano le condizioni di equilibrio, di moto, di tempo, di peso, di velocità perchè non debbano essere nettamente separate e considerate. L'apparecchio di Bonuet ha il vantaggio del piccolo peso e del pronto funziona.mento per aver corrisposto da. una quota relativamente bassa qual'è quella di 100 metri: ma. esso è stato sperimentato da. bordo di un pallone frenato, di cui la velocità. orizzonta.le può trascurarsi e privo perfino di movimento nel piano di profondità.; trovo che, a parte la piccola difficoltà del disimpegno dell'aviatore, il fan:. toccio avrebbe potuto essere sollevato privo del simulacro di aeroplano senza che per questo mutassero le condizioni dell'esperienza; e che e,,sa si è svolta in circostanze dipendenti dalla scelta dell'inventore. Più severamente giudicato dovrebbe essere l'apparecchio che A. Gaudino ha addirittura lanciato cou le proprie mani dall'alto di un pilone. Il paracadute di Kotelnikoff offre maggior affidamento, sia per il sistema d'apertura che per aver affrontato dei venti considerevoli e con dei fantocci abbandonati in varie posizioni. Il funzionamento del congegno non mi sembra ancora abbastanza. rapido; bisogna ammettere che, qu1J.ndo il pilota si risolve a servirsi dell'ultimo mezzo di sa1vezza, probabilmente il velivolo è già animato da un movimento diretto verso il basso cioè da una velocità di caduta considerevole; e ciò mi convince quindi che nel periodo di tre secondi agli percorrerebbe uno spazio assai maggiore dei 10-15 metri. Del resto, ripeto, l'invenzione dell'ufficiale russo è quella che offre le migliori speranze, oltre che per i risultati ottenuti, per l'autorità dell'inventore, per la serietà con la quale si svolsero le prove e per il collaudo di fiducia ottenuto dal suo governo con l'ordinazione di 200 paracadute. Quello dell' ingegnere Von Dakolck potrà essere un ottimo protett ore per chi naviga in palloni, dirigibili o no, ma nessun elemento abbiamo per giudicarlo applicato agli areoplani. Le notizie che vengono dall'America debbono, di solito, resistere prima alla prova della nostra sospettosa. incredulità; ma, poichè non ho per ora alcun motivo di dubitarne, sento innanzi di tutto di dover tributare un incondizionato elogio al sig. Rodman Lavv e al capitano Berry, come ai loro piloti, per la prova. da loro offerta. d'indiscutibile coraggio; pro,a che nello stesso tempo, per le condizioni in cui si è svolta, depone per l'attendibilità e la -,erietà degli intenti. Ciò che ancora apparisce difettoso è la complicanza. del disimpegno dell'aviatore prima e dello sviluppo del paracadute poi, nonchè di essere avvenuta l'esperienza in un momento scelto dell'inventore; circostanze queste che, in caso vero, saranno ben lungi da essere favorevoli.
DEGLI INFORTUNI A VIA TOJUI E D El MEZZI DI PROTEZIOXE, ECC.
653-
Rigua.rdo a.11' invenzione del capitano Odkolek, troppo scarse sono
le notizie pervenute finora. per poter azzarda.re un giudizio. A conclusione di qnest;a elementare rassegna dei mezzi di salva. taggio si potrebbe constatare, non senza amarezza, come molti abbia.no studiato e inventato dei para.cadute ma come nessuno abbia. ancora. inventato il paracadute. Per ora, secondo il mio modestissimo giudizio, il miglior mezzodì protezione è lo stesso aeroplano confortato dalla solidità di costruzione, dalla garanzia. di funzionamento del motore, dall'abilità del pilota. e dalla. cura ohe egli, volta per volta, porrà nell'apprezzare le possibili ca.use di infortunio. La nostra è una scienza giovane che ha bisogno del contributo di tutti e l'abitudine ad osservare che ciascuno, dei vola.tori, saprà formarsi potrà. ogni giorno farla avanzal'e di un passo. I pochi e semplici rilievi che l'espe:rienza e l'osser vazione personale mi incoraggiano a ricordare sono detta.ti, non dalla pretesa di dare suggerimenti tecnici, ma dal desiderio di ingenerare nei più giovani colleghi l'abitudine ad osservare ed a riflettere. Mi ricordo che una volta, in Libia, un ufficiale ebbe una perico· Iosa e panne > per la rottura del filo che, nel motore Gnome, goverua la valvola. dei gas; guardai e vidi come la trasmissione fosse fatta in modo che, quando la molla era deformata e per r.onseguenza il filo, tesato, lavorava., i gas era.no aperti; mentre che, quando l'uno e l'altra era.no allo stato di riposo, i gas erano chiusi. Feci invertire la disposizione per modo che avvenisse il contrario e ohe, rompendosi in volo il fìlo o la molla, il motore continuasse a. fnnzionare; e l'esempio fu imitato. Così la. ferita, riportata dal Cannonieri ad una gamba, insegnò a munire, nel Bleriot, la barra del timone di direzione di una staffa di cuoio dove l'aviatore passava il tallone, guadagnando in 'tal modo la possibilità di dirigersi con uno solo degli arti inferiori. Particolari di poca importanza questi, come molti altri che sembra.no tra.scurabili e che pure, in di versi casi, possono essere, se trai.curati, la causa umile ed insidiosa di irreparabili conseguenze. Il casco è un oggetto che non dovrebbe mai essere dimenticato e di cui potrebbe adottarsi un modello regolamentare. Così. gli occhiali, tenendo conto delle possibili necessità di toglierseli in caso di opacamento; inforcati dopo che il motore è avviato e se provvisti di fori ai lati, non si annebbieranno per il calore della persona. Una precauzione che pure non dovrebbe mai essere trascurata è l'uso del palloncino sonda prima di avventurarsi in aria; esso fornisce,
tì54
DEGLI INFORTU:-.I AVIATORlI E DEI MEZZI DI PROTEZIONE, ECC.
sulla velocità, direzione e sulle variazioni del vento, elementi così attendibili e approssimativi da essere più che sufficenti per l'aviatore. Ogni campo di aviazione potrebbe essere provveduto dei mezzi per le osservazioni meteorologiche indispensabili e un ufficiale, ohe .avesse appositamente acquistata la conoscenza degli strumenti, essere incaricato delle osservazioni da. farsi sempre prima della partenza per dei raid.~ o per voli a quote elevate. I rapidi abbassamenti barometrici faranno rinunziare al volo chi -stia per esporsi a crociere prolungate su terreni sfavorevoli. L'uso di una cinghia assicurata alla vita e di prontissimo disimpegno potrà, in taluni atterraggi, evitare gravi lesioni. Una rigida disciplina del modo di comportarsi in aria, quando vi è più di un apparecr,hio, eviterà, specialmente nei campi scuola, i pericoli degli incontri. Indispensabile, sni medesimi campi, mi sembra. la. presenza continua e vigile dell'istruttore il quale, volta per volta, dica o ripeta all'allievo le norme da seguire nell'imminente esercitazione e si assicuri personalmente dell'integrità dell'apparecchio. La blindatura, che è già stata tentata, di alcune parti dell'aeroplano diminuirà il bersaglio vitale, pur complessivamente piccolo, che può offrire ai proiettili nemici. In fatto di terreni io ho una simpatia particolare per l'acqu9:, così da esporre - a essere bene inteso - un pare.dosso; ritengo cioè che, in talune circostanze e per alcune regioni d'Italia, ricche di laghi, di stagni, di fiumi, verrà tempo in cui sarà forse preferibile sorvolarle con un apparecchio marittimo. Non perchè l'acqua, come ho detto, rappresenti, in caso di caduta, un e terreno• sensibilmente più fa,•orevole di quello solido, ma perchè e per chi non abbia una precedente conoscenza del luogo, essa apparirà un terreno certamente buono e privo di insidie, facilmente visibile e apprezzabile, e, in certi ca:;i - come, per eil., nelle. traver.,ìtt:ì di zone montuose - l'unico che nel letto ùei fiumi offrirà uno scampo all'avia.tore obbligato a prendere terra. A. chi si espone a volare snl mare è indispensabile a.vere a bordo un salvagente di pronta e facile remozione; a. questo scopo, e tinchè non sia provveduto altrimenti, può servire una camera d'aria di una certa grandezza quale, per es., quella deJle ruote Nevvport, leggera e sufficentemente ampia, che alcuni di noi porta.vano in Libia. Le aLi di molti aeroplani, costruite come sono di tela cauccint• tr.ta e curate negli attacchi, possono es::;ere facilmente rese impermeabili all'acqua, e così quelle fusoliere o quella parte di esse che è
DEGLI Il<:FORTUNl AV IATOBII E DEI MEZZI DI PROTEZIONE, ECO.
665
intelata, prolungando sensibilmente il periodo di galleggia.mento dell'apparecchio. Non si senta.no dintinuiti i giovani e ardimentosi allievi da. queste raccomandazioni; chi vola è già audace per questo; ohi vola sul nemico è audacissimo, e così nobilmente, che nessuno dubiterà mai del suo coraggio. }I~ infine la mia personale e intima sensazione è che non ho simpatia per il paracadute, perchè il pericolo è la più bella fra le seduzioni del volo e, quando fosse una manualità sicura e aperta ai molti, da esso rifuggirebbero i forti e gli ottimi, cui ora arride e compensa questa malia. In guerra poi, or che si è affermato combattendo, il velivolo rappresenta una unità corrispondente alla pattuglia di ca.valleria, a.Ila torpediniera, alla sezione di artiglieria., un'arma e una forza: legittima, quando si misura. all'offesa, finchè l'offensore alato è più vulnerabile del bersaglio. E allora meglio è, come sulla nave, a cavallo, ai pezzi, sacrificarsi con la macchina preziosa e veloce che incolumi abbll.ndonarla, senza comando e senza governo, a. quel nemico che ha. '\'into. Torino, settembre 1912. FALCHI.
656
Epididimiti acute blenorragiche e loro cura chirurgica Per il dott. Nlocolò Puccl, sottotenente medico di complemento.
Note generaH. L' epididimo è un piccolo canalino che, avvolgendosi ripetutamente su se stesso, assume una forma di un corpiciattolo allungato dall' avanti all'indietro, in senso trasversale · depresso, che si addossa al testicolo generalmente sul di lui margine posteriore e superiormente. Dalla sua forma viene diviso in tre parti, una anteriore leggermente rigon fia detta testa dell'epididimo_. una media detta c,n'po, una posteriore detta coda. La testa. e la coda sono applicate sul testicolo, il corpo ne è separato. Misura. l'epididimo nel senso dell'altezza un centimetro, in lunghezza cinq ue centimetri, in grossezza cinque millimetri. All'epididimo fanno capo da una. parte i vasi efferenti del testicolo, dall'altr a l'epididi mo segue senza. interruzione nel canale deferente. Rappresenta dunque l'epididimo una. zona di pa~saggio fra il testicolo ed il canale deferente. La vaginale ha rapporti coll'epididimo e più particolarmente con il suo fogliet to viscerale. E sso in corrispondenza della testa e della coda dell'epididimo passa direttamente sull'epididimo e Io tiene bene adeso al testicolo; in corrispondenza del corpo la sierosa invece si insinua fra i due organi e forma un mesotestised i l fondo cieco esterno. L'epididimo è m eno con sistente, m e no elastico, mono solido del
testicolo. Premesse queste brevi note genera li dirò subito che l'epididimite, che è molto più frequente a risconLrarsi della orchite, può ssser data da cause differenti. L e principali Pono tre : 1° E pididimite traumatica: 2• E pididimite uretrale ; 3° E pididimite metastatica. L 'epididimite blenorragica appartiene al secondo gruppo, al g ruppo cioè delle epidimiti uretrali. L'agente patogeno è il gonococco Neisser.
EPIDIOJMITI ACUTE BLENORRAGICHE E LORO CURA CHIRURGICA
657
Spesso gli ammala.ti di blenorragia dopo un 20 giorni circa di malattia incominciano a. nota.re un dolore abbastanza forte in corrispondenza dello scroto, dolore che si irradia anche in alto verso la regione inguinale e delle volte am:he alla regione lombare. Inte1Togate l'ammalato ed esso, oltre a dichiararsi affetto cli scolo, vi dirà che ha trascurata la malattia., che si è strapazzato, che è stato a cavallo, che ha corso in bicicletta, che ha cacciato, che s1 e msomma sottoposto a fatiche co1·porali non lievi, e a queste darà la culpa dell'aggravarsi della nuova sindrome della malattia primitiva. In generale avvrnne così, ma non sempre. Delle volte invece è il medico stesso, non pratico nella specialità, che con manovre inadatte porta l'infezione dalle vie superficiali alle vie profonde. Nessuna malattia della specialità dermosifilopatica è per me così difficile a curarsi come un'infezione gonococcica. Delle volte, invece, insorge una epididi.mite nel corso di una infezione gonococcica, senza alcuna causa apprezza.bi Le. Comunque sia, la epididim1te blenorragica è malatt1a sena anche per le conseguenze socia.li cui essa può dar luogo e che merita tutta l'attenzione più scrupolosa dello specialista. Infatti, secondo studi di Delbet e Chevassu, la epididimite blenorragica spessissimo ha per conseguenza la obliterazione del condotto spermatico e, dato il caso che la epididimite sia. bilaterale, ne viene di conseguenza una sterilità inguaribile. I danni derivanti, sia al morale del malato, sia socialmente, sono gravi; ed è necessario il tentare tutte le vie possibili ed imaginabili per evita.re questo terribile accidente. Tornando dove eravamo rimasti, e chiudendo questa parentesi, che necessità di discorso mi ha invitato ad aprire, dirò dei sintomi della epididimite.
.•" Oltre ai dolori vivissimi allo scroto irradiantesi alla regione inguinale a cui ho più indie(;ro accennat'o, possiamo avere, in umi. epididimi te, rialzi termici delle volte altissimi fino a raggiungere i 40 '. Delle volte in vece, con sorpresa del curaute, ad una sindrone discretamente grave non corrisponde alcun rialzo termico di sorta. Intanto una lieve pressione sulla regione ammalata provoca dolori lancinanLi, irresistibili. L a regione stessa. è tumefatta e la tumefazione aumenta ancora se, come spesso succede, si forma un idrocele acuto della vaginale. Spesse volte la ragione scrotale affetta raggiunge il volume di un grosso arancio. Dentro la vaginale si trova un essudat o plastico che 4t -
Giornale tti meàiclna militare - Pasc. IX.
658
EPIOIOIMITI ACUTE IlLENORHAGICHE E LORO OUBA CHIRURGICA
si diffonde anche talvolta al testicolo ert allo scroto. La diagnosi è fa-
cile e l'epididimite acuta è facilmente differenziabile da. una orchite acuta è da un processo tubercolare, il qua.le insorge lenta.mente senza. dar luogo a quei fenomeni infiammatori che nella. epididimite blenorragica sono marcatissimi. ANATOMIA PATOLOGlCA. Reclus, Delbet, Chevassu hanno chiaramente ed in modo inconfnta.bile dimostrato che la. lesione principale in una. epididimite blenorragica. è la. linfoangioite peri-epididima.ria. che, a decorso grave, può condurre alla. formazione di un vero e proprio flemmone. Microscopicamente noi troviamo fra le maglie del tessuto connettivo infiltramenti di un essudato che per la massima parte è formato da pus e da globuli di pus. Questo avviene in ogni epididimite blenorragica. Spesso però assieme al pus vediamo mescola.ti anche i gonococchi, dimostrabili facilmente con i mezzi di colorazione che noi tutti conosciamo. Anche nelle forme a.cute e cioè in quelle forme che hanno tendenza a. diventare flemmonose, rara.mente si ha. la formazione di ascesso tendente a diventare sotto cutaneo; ma invece il più delle volte il pt1s si incista, resta cioè come incluso in. una. capsula formata. da tessuto fibroso fitto. Si forma così un grosso nodulo epididimario. Questo avviene spesso secondo anche osservazioni speciali di Escat. Questi noduli epididima.ri, anche apparentemente guariti, possono dar luogo a crisi susseguenti e come si ha l'appendicite a ripetizione, abbiamo nel caso nostro una epididimite a ripetizione. Questa forma, che fortunata.mente non è molto frequente, è stata studiata da Ba.erma.nn e così pure da Carol che, in una sua monografia. sull'argomento in parola, sostiene a spada tratta il suo modo cli vedere e che cioè nel nodulo rimane Hempre costantemente del pus in casi di tal genere. . Questi noduli si possono anche aprire nel canale deferente e mettel'Ci davanti agli occhi un quadro clinico il più sconfortante, o possono anche. se piccoli, obliterare addirittura per mezzo di brig lie di tessuto fibroso il condotto spermatico, dando luogo a conseguenze facilmente iroagi nabili, come ha dimostrato chiaramente ed in modo inconfutabile il Dohot. Ji~scat Albert ha dimostrato, e spesso l'esperienza clinica ce lo conferma, che una epiclidimite blenorragica in soggetti predisposti può convertirsi in una epididimite tubercolare col quadro microscopico ben noto. Premesse quest.e brevi note di anatomia patologica veniamo adesso a parlare della durata della malattia. Essa, ben si comprende, è va.ria a seconda. della gravità dei sintomi. Si va così dalla semplice epidi-
EPIDIDIMITl ACOTE BLENOilRAGJCBE E LORO CORA CHIRURGI CA
059
·dimite blenorragica che dura dagli 8 a.i 14 giorni a forme gravi asces. suali e ftemmonose che hanno decorsi luoghi e gravi. Talora, appena guarito un epididimo, si ammala. l'altro ed allora ben si comprende che raddoppia. anche la durata della malattia. Dopo aver ,d etto che in generale una. funiculite acuta accompagna. questo processo mor-boso vengo a parlare adesso della. cura.. Innanzi tutto non mi stancherò mai dal ripetere che si cessi una. buona volta dal considerare la blenorragia come una malattia. comune e non degna di cure . .ìn generale il blenorragico quasi si compiace di esser tale, oppure per lo meno si mostra quasi indifferente della malattia che lo affligge e non sa invece che essa è malattia grave, difficilmente aggre· dibile con cure e che, oltre a durare per tutta la vita se non curata -oculatamente può dar luogo a. complicanze le più gravi. La. prima cosa che deve fare un blenorragico è quella di munirsi <li un sospensorio e portarlo continuamente sen:,:a ma.i lasciarlo. Evitare gli eccessi corporali e sessuali. La profilassi la più scrupolosa ~ la prima cura della blenorragia. Appena si manifesti una. epi· didimite, è necessario collocare immediatamente l' ammalato nel letto, mettere lo scroto il più possibile in alto con sopra una vescica di ghiaccio. Dopo trascorsi alcuni giorni, c'è chi applica ,i l sistema del Frike che viene così descritto dall'Hoffa. « Si isola il testicolo ma.lato afferrandolo con la mano sinistra., scostandolo dall'a.l tro in modo che si presenti come un uovo. Si incomincia allora a -porre circolarmente, e stira.udo dolcemente, una striscia di cerotto attorno alla radice del testicolo così afferrato. P artendo da questo primo giro, si pongono a guisa di tegole altre striscie di cerotto .larghe un dito sopra al testicolo in modo che, partendo da. un punto del primo giro e passando sul culmine del testicolo, queste striscie giunga.no ad nn punto opposto dall'altro lato. Si applicano così molte -striscia in modo da abbracciare il testicolo completamente. Infine per fissa.re tali striscie longi tudinali si pone un giro tutto attorno alla radice del testicolo, coprendo cosi il primo giro circolare. Quando il testicolo si detumefà. ed il bendaggio quindi si rilascia, si pnò applicarne di nuovo un altro >. Questo è il sistema Frike che io spesse volte bo adottato sui miei ammalati e che, senza entrare in merito, dirò francamente non mi ba dato quei risultati che mi sarei aspettati. Mentre bo avuti molti vantaggi dalla stasi alla Bir, che noi tutti conosciamo, ma che però vuole essere applicata con la mas,;;ima cautela. e circospezione, trattandosi di organi in massimo grado delicati e sensibili. Alcuni autori dicono che, dopo applicato il sistema Frike, l'ammalato può senza alcun pericolo attendere alle proprie occupa-
660
EPIDIOIMJTI ACUTE BLE:'.\ORRAGICRE E LORO CURA CHIRURG ICA
zioni : ora questo è assolutamente falso. L a prima cura della epididi-
mite è il riposo il più assoluto della persona e della parte ed anche in casi lievi è necessario attenersi strettamente a questa prima regola se si vuole guarire. Anticamente nei casi acuti e dolorosi, si sono tentati come metodo di cura le applicazioni di vescica.tori e la pennollatura dello scroto con una soluzione di nitrato al 25 % ed anche il tartaro stibiato per via interna. Ma, come hen dice il Bergmanu, questi tentativi di cura erano d estinati a fallire ed banno infatti fallito completamente. Il Roussy consiglia 'recentemente l'iniezione di grammi 0,03 di cocaina nel canale vertebrale nell11, regione lombare. Il mezzo è estremamente pericoloso e non c'è ragione alcuna di ricorrere a questo estremo rimedio mentre altri ve ne sono che dànno i medesimi risultati e con minori pericoli. Tutti noi infatti sappiamo quanto sia pericolosa una puntura lombA.re anche nella rachiostovainizzazione per anestesia., o per lo meno da. quali mani valenti è necessario sia praticata. Dieci anni fa furono fatti i primi tentativi di una cura chirurgica cruenta nelle epididimiti blenorragiche e due furono i metodi adoperati che passerò in seguito di questa mia breve monografia a descrivere cioè: la pmitm·a., la incisione. Vi sono recentemente delle monografie di autori illustri che permettono anche a chi non ha pratica clinica snll'a.rgomento di farsi un chiaro concetto sulla. bont,à dell:a cura. Rimando il lettore a quella bellissima del dott. Lance pubblicata nella Oazefte des Hopitaiix (n. 47, 1911 ), dalla quale potrà farsi una. chiara opinione sull'argomento. Del resto il Pirogoff nel 1852, epoca in cui si credeva che la sede della complicazione blenorragica. fosse il testicolo, pungeva quest'organo per diminuire il dolore. Era questo un preludio ed un preludio luminoso. Famoso è poi l'errore (che come altri segnò una via) di Harry Smith. Egli si trovò di fronte ad un caso di epididimite blenorragica. che diagnosticò: Ascesso del test,icolo e Ubi pus ibi evacua • ed egli infatti punse col bisturi e, cosa insolita, constatò il calmarsi quasi che istantaneo del dolore. Confortato da questo resultato ri petè fa operazione su altri pazienti con esiti brillanti. Abbiamo poi Velpeau in Francia che raccomanda la incisione clella vaginale, Vidal di Cassis che consiglia la incisione della albuginea. Vi fu un tempo noi quale la puntura del testicolo godette una fama grande all'ospedale del Midi ed era si può dire quasi giornalmente praticata. Quando poi si riconobbe che la lesione invece che es.~ere nel testicolo aveva la sua sede nell'epididimo, si ebbe L1irei quasi una paura religiosa a continuare con i sist.,~mi
EPiulDIMITl ACuTE BLE:l,'ORRaGIC HE i:: r,ORO CURA C.HJRURGIOA
661
<irnenti ed essi furono completamente abbandonati. Al solito: riposo a letto impacchi freschi nella parte od addirittura una vescica di ghiaccio, scroto sollevato e tenuto in alto. Alcuni ricorrevano anche ad un vero e proprio apparecchio e tenevano sollevato il testicolo mediante un'assicella. Vasellina al guaiacolo (! !) tonici, lassativi, diuretici ed a giusta ragione sospensione dei lavaggi uretrali. In epoca recente e pre· cisamente nel. 1903, Haerman, che era. allora. assistente alla clinica di Neisser, incomincia a ripraticare la puntura, e su 28 casi da lui opemti per epididimite blenorragica, ottiene dei re:;nltati miracolosi. Nel medesimo anno il prof. Escat di Marsiglia riferisce al VII congresso -della Associazione francese di Urologia dieci casi, nei quali era da lui ,s tata praticata con esito brillante la incisione. Colui che però fu il grande patrocinatore del metodo, che lo diffuse e lo divulgò fu il Bazet, ,chirurgo dell'ospedale francese di San Francisco. Si constatava, ad incoraggiaro questo metodo, uua cosa: che, mentre la cura classica falliva, si avevano dalla cura cruenta dei brillanti resultati. Vanno citati ad lw11orern come studiosi profondi sull'argomento Reclus, Delbet e Chevassu. Dati questi resultati, ho io stesso tentata. la cura cruenta su vari casi acutissimi e posso dire in coscienza di avere avuto delle resti· tutio ad integrurn meravigliose . .Mi ricorderò sempre di un caso dichiarato gravissimo dal medico curante, che guarì completamente con un'incisione. Cosa che raccomando sempre è la puntura, che serve benissimo a calmare i dolori atroci che dà la. epididimite blenorragica, e dà inaspettati re:;ultati. Ecco come io la pratico e quale è la via che consiglio di seguire: Depilata la parte previa anestesia con compresse bagnate in cocaina al 5 p. 100 e dopo disinfezione con alcool, etere e tintura di iodio, prendo lo scroto con la mano sinistra. Con una siringa abbastanza grande (migliore è quella del Luer) pungo con un colpo solo la pelle e Pinvolucro dell'epididimo.È necessario penetrare per circa un centimetro o due nell'epididimo e con franchezza nell!atto operatorio senza titubanze dannose. Appena che l'ago si sarà per tale lunghezza confitto nell'organo ammalato, lo si ritira lentamente aspirando. In quanto al posto da pungere sono differenti le opinioni degli autori. Alcuni, fra cui Fruhwald, pungono l'epididimo al li vello della coda, altri fra cui l'Ernst al livello della testa. Io diro che è indiffere.11te il luogo di puntura, però consiglio la testa, dove l'epididimo presenta sinuosità minori e dove la istologia ci insegna che il tessuto si presenta più 111.sso. Nel caso che vi sia idrocele, innanzi della puntura dell'epididimo, puntura dell'idrocele stesso. Io consiglio il metodo perchè gli ammalati stessi da me oper&ti ne hanno trovato gran
662
EPJDIDDlITI ACUTE BLENORRAGIOHE E LORO OURA CHlBURGICA
sollievo. In generale, e.spirando, la quantità di siero-pus è scarsa: treo quattro goccie appena. Io ho a.I microscopico esamina.te piccole por• zioni di queste goccie e le ho trova.te composte da. globuli di pus in discreta. quantità e da gonococci in quantità variabile a. seconda dei ce.si. Veniamo a.desso alla incisione. Per essa è necesse.ria., come per la. puntura, la anestesia locale. Esse. . in certi casi corrisponde ben&. A seconda del tempera.mento dell'ammalato, ricorro od ad iniezioni locali di stovaina., od a narcosi cloroformica. P erò ho quasi sempre dovuto praticare quest'ultima e non è raro il caso che dopo aver t entata la prima inutilmente, si debba poi di necessità ricorrere al cloroformio od all'etere. Due autori, Bazet e Lescat, consiglianoe propugnano la anestesia locale, ma della loro opinione non è il )Iichon che ricorre alla anestesia. generale con cloruro di etile, il quale anche a me per anastesie rapide e per picco]i interventi opera.tori ha dato sempre ottimi resultati. Ha però un difetto ed è quello che costa troppo. - Disinfettata. la. parte con lavaggi (con a.equa, sa.pone, alcool, etere, sublimato, tintura di iodio) previa depilazione accurata. ed afferrato lo scroto colla ma.no sinistra., s'incide in corrispondenza della coda dell'epididimo tutti i tegumenti senza risparmia.re nemmeno la vaginale che non c'è alcuna ragione di non incidere. Si mette così a nudo tutto l'epididimo: arriva.ti a questo punto, è necessario esplora.re se vi siano raccolte asces!mali ed inciderle generosamente senza timore alcuno. Consiglio però di incidere sempre per via smussa perevitare incidenti spiacevoli e dannosi all'ammalato. Lo strumento da me prediletto è una sonda scanalata comune. Bisogna. stare attenti che fuoriesca tutto il pus da queste raccolte ascessuali e magari, spremendo, si cerchi di raggiungere questo scopo. Svuotati gli ascessi, ampio e generoso lavaggio, che io pratico con una soluzione fisiologica di Ne. cl. Dopo lavato con un po' di cotone imbevuto in tintura. di iodio, ripulisco ancora le cavità. e, secondo il sistema. di Hagner, serro subito le cavità stesse con catgut, lasciando però un piccolo drenaggio in sito. Questo è il sistema. che io adopero, su turando infine la cute
a punti molti distanziati in modo da lasciar passa.re i drenaggi con seta abba.sLanza. forte. Su questo momento della operazione discordi sono i pareri degli autori: vi è a mo' d'esempio Michon che sutura solamente la pelle, vi è invece Belfied che sutura. i margini dell'incisione dell'epididimo a.Ila. pelle dello scroto, col sistema. che è da. noi chirurghi adoperato per la fistola gastrica. Anche sulla. lunghezza della incisione cutanea sono discordi i pareri. Alcuni si contentano di una piccola e semplice
· EPIDlDIMITI AC11TE BLENORRAGICHE E LORO CURA CHIRURGICA
663-
bottouiera, alt ri invece incidono ampiamente. Io sono del secondo parere, perch.è non trovo ragione alcuna di nascondersi il campo operatorio quando senz'alcun danno dell'ammalato si può aver libero e scoperto; ed anche perchè una picoola breccia ostacola, a me sembra, le manovre di pulizia, che invece debbono eesere condotte nel modo più accurato e completo. · Ho operato due casi di epididimite a ripetizione (come a me piace chiamarla.) ed ho trovato in tutti e due i casi dei noduli grossi con ascesso contornato da capsula fibrosa.Non son mai ricorso·'al metodo che consiglia il Bazet, il quale, invece della puntura e della incisione pura e semplice, asporta per intero i noduli induriti. Io ho sempre avuto timore di una conse~uente sterilità e non praticherei mai tale intervento opera.torio, nemmeno in casi di epididimite antica o di ricaduta. come la pratica. l'Escat. Siamo su organi delicati, vicinissimi a quel sottile cordoncino che si chiama epididimo, in regione con rapporti alterati, in quanto che dove esiste un processo flogistico non si ha quella sincronità di rapporti che abbiamo nei casi norma.li; credo dunque cosa prudente evitare interventi in apparenza semplici, ma. che possono riuscire anche di una gravità eccezionale. Addirittura paradossale e strano è l'intervento chirurgico Belfìed (di Chicago). Egli senz'altro, oltre ali' epididimo, incide anche il canale deferente e drena questo canale con seta.. Toglie questo drenaggio quando la vescicola semina.le è ritornata normale. Sutura allora il deferente e la pelle. Come appare chiaro a prima vista, è. questa una operazione che nella carta par niente, ma che messa in pratica la credo di una enorme difficoltà., sia. per tecnica sia per delicatezza.. Veniamo adesso a vedere quali sono i re!'ultati che dànno ambi due gli interventi operatori, voglio dire la puntura e la incisione, per poter poi venire alle conseguenze generali. Innanzi tutto, nei casi nei quali io pratica.i la puntura, ebbi subito la scomparsa di un sintomo di capitale importanza e quello che più t.ormenta l'ammalato, voglio dire il sintomo-dolore. Ed è già molto l'ottenere questo resultato. Ma non basta: anch.e i sintomi infiammatori diminuiscono d'intensità, le dimensioni dello scroto diminuiscono e se vi ha temperatura anche alta essa cede repentinamente. Ma è necessario che io dica che se tali sintomi cessano in modo brusco, delle volte in modo non meno brusco si riproducono. Intanto si vede che il dolore dcompare,la temperatura. si alza., lo scroto torna a tumefarsi. Qtiid agenclmn?Alcuni dicono: ripetiamo la. puntura:ma sono ancora io del parere di Fruhwald, il quale dice che non è l!onveniente ripeter l'intervento perchèle punture ripetute moltiplica.no
ti64
El'JDIDI MifI ACUTI!: RLEXORRAGTCH!s E LOHO <.:t:HA CllIRURGJCA
la probabilità di distrnzi011e del condotto spermat ico e possono condurre alla sua obli terazione definitiva. Cosa fare allora? Senz'altro l"incisione. Essa dà resultat,i cosiauti e definitivi. Intanto il dolore cessa e cessa in modo costante, i fenomeni infiammatori pure cessano e permanentemente, si abbassa la temperatura che torna allo stato norn1ale in breve volgere di tempo, non più al certo di un giorno o due. S i ha pure una diminuzione di leucociti, e il processo patologico, aggredito e combattuto energicamente, volge a rapida e sicura guarigione abbrevia.udo iu modo not.evolissimo la durata della malattia. G. G . Bmith, con il sistema della inci!'ione, dice di aver guariti i malati in tre od al pii1 sette giorni. Io francamente non ho avuti tal i miracolosi re:mltati e forse ciò sarà di peso dalla mia imperizia; ma è certo che i u pochi giorni ho tratto i miei ammalati ad u nt1. 1·estiftttio ad integrum completa e sicura. Anche Hagner ha avuto degli ammalati (cosi egli riferisce) guari ti in ci uinta. giornata. Posso io assicu· rarvi che non ho mai avute ;epididimi ti blenorragiche a ripetizione. In q uanto alla fuuzional ità successi,a dell'organo, Leo si comprende come m11.uchiuo a noi chirurghi dei dati ; sia perchè ho sempre nella mia. pratiua riscontrato che l'ammalato guarito si guarda bene dal t ornare riconoscente ad avvertire il chirurgo che l' ha operato, sia anche pèrchè se esso crede di non essere ristabilito, dà. 1'11.natoma addosso al primo cLirurgo operatore e va in cer ca subito di un altro. Queste credo le principali cau ' (:l per cui a noi mancano particolari complet i sull'argomento. No11 è infatti la incisione di una epi<lidim ite blenorragica come una operazione di ernia, la quale g uarisce nel modo più assoluto dura11Le la degeu za dell'ammalato nelle c liniche o negli ospedali, ma, nel caso nostro, oltre alla guarig ione di un processo patologico, è in ballo anche la fuuzionalità di u n orgauo snl qnale gl i ammalati si guardano bene dal ùare quell~ informazioni che, oltre a tranquillizzare l'animo d i un chirurgo coscienzioso, l'indurrebbero od a troncare nn interven to dannoso, oppure a continuarlo, a modificarlo e correg g erlo nell'interesse di co loro che in seguito per evenienza potessero allo stes;;o chirurgo ri correre per la cnra del caso. Certo è che non c'è alcuna ragione di dnbitare sulla buona riusci ta dell'operazione anclrn dal lato della r estifttfio ad infrg1·n11i organica, e che fino a prova in contraria seguiterò sempre a praticare la incisione nelle epidid imiti blenorragiche, come apportatrice di benessere indiscutibile all'infermo e di sicura guarigione. Veniamo adesso a tracciare d ue righe di conclusione.
EPIDIDIMITI ACUTE BLEXORRAGICHE E: LORO CL'RA CHIRuRG l CA
665
Conclusioni. Innanzi tutto, non si praticherà nè la puntura, nè la incisione in quei casi r..ei quali la lesione patologica è così insignificante, che gli ammalati non ricercano nemmeno del letto e seguitano le loro occupazioni quotidiane sen7.a avvertire il menomo disturbo. Vi sono però dei casi nei quali il riposo a letto si impone, qualche rialzo termico si manifesìa. aumentando specialmente alla sera, la regione scrotale è tumefatta, dolente sia spontaueamente che ad ogni più lieve pressione. Allora io consiglio di ricorrere alla punt ura: essa è un' operazione di lievissima entità, che sì può fare in qualunque località e che qualunque medico può praticare per dar sollievo all'infermo. Io la pratico sempre in casi nei quali si è davanti ad una eccessiva dolorabilità. Vi sono poi i così detti paurosi, q uelli che temono il dolore in un modo eccessivo. Essi si spaventano e fuggono i mpauriti di fronte ad ogni intervento operatorio, sia e,3so il più lie,e ed il più insignificante. Orbene in casi in cui sarebbe necessaria la incisione, ma che si è impossibilitati a farla, perchè il malato rifiuta anche la. cloronarcosi, allora consiglio di ricorrere a lla puntura. È del mio parere anche l'illustre prof. Guluisber. In quanto poi alla incisione, essa rappresenta per me il metodo ideale della CU'ta delle epiclidimiti acut e dove si sia. avuto formazione di pus e cavità ascessuali, ed è pure necessario il praticarla nelle epididimi ti blenonagiche a ripetizione ed anche quando persistano dei focolai nell'epididimo, provocanti u na 1:i va ed iutensa dolorabilità. Oerto non si deve in tutti i casi ed alla leggera ricorrere alla incisione, e vi si ricorre s0Jamente in quei casi nei quali si ha una epididimite grave per intensità di fenomeni acuti e dolorosi, oppure addirittura dei fenomeni fl.emmonosi con febbre alta e tipica. di tutti i processi di infezione con leucocitosi consflcntiva e con tutti quei sintomi che fanno restare perplesso il chirur~o. Sono infatti questi i casi, i quali terminano poi con la formazione dei grossi noduli fibrosi dei quali ho più sopra tenuta parola circa il loro modo di prodursi e circa anche la loro struttura istologica; sono questi i casi nei quali si manifesta quella forma morbosa, che mi piace chiamare epididimite a ripetizione; sono questi i casi nei quali abbia.mo la famosa e temuta obliterazione delle vie spermatiche, .accidente gravissimo, ripeto, per le conseguenze morali e di indole so-
6G6
EPIDlOBJITI ACl'TE Bl.ENORRAGl CHE E LORO OCRA CHIRt"RGICA
ciale cui e,:so può dar luogo. I n questi casi, incisione senza nemm enopensarci, ed avremo delle guarigioni meravigliose e la riconoscenza.. dell',1.mmalato, tornato, mercil le nostrei cure, completamente ben e in salute e fisiologicamente perfetto.
BI BLIOGRAFIA. 1. NEIS8En. - Oentralblatt /. med. W issenacha/t 1879 À n:h. f . Derm. Voi. XXI. 2. SEE. - Le gonocogue, Paria 1897. 3. FINGER. - Die Syphilia und d. veneriache Kramkeiten. Vien 1001. 4. GaoN UND scnuoENRAUSJ:: R. Wiener klin Woch, 189S. 6. DE CamsTMAS. Le gcmocogue et sa tozine. ( Ann. de l'Inatitut Pasteur, 189'7 et 1900). 6. ZrnOL!A. - Rivista d'igiene e acmità pubblica. 7. PAN1cm. - L e tossine del gonococco. (Giornale delle malatti~ veneree e della p tU.. 1899), 8. SCHOLz. - Àrchiv. /. Dermatol. u.. Syph. Voi. 49 (biologia del gonOC'oceo ). 9. CANTANI. - Studi st,l gonococco. 10. W A.SBERMANN. - Berliner k lfo. W och, 1897. 11. BENNEK. - B erlin-Hirschwald, 1899 (localizzazioni d el gonococco nelle articolazioni). 12. PELLIZZARI. - Owtralbl. /. a/lg. Path., 1890. 13. BU?dM. - I microrganism i della go11orrea (ted.). Wiesba.don 1885. 14, WERTUEIM. - Dwtsch. med. W oc/1, 1890. (Arch. / , Dermat•. Voi. 5 1). 16. DoTT. CARLE. - Sur la blenorragie urétrale chtz l'homme. Prophilazie et Tramment. (Doin, 0:-dite ur, Paris ). 16. A. Ronrn. - R eumatùmo blenorragico. 17. GAONIERE. - Due osservazioni. 18. PASQUIBR. - Oontribuzi-One allo stitdio della cura delle affezioni delle vie ~ri,ia~. con i balsami e gli antisettici i n/emi, per il dott . Giorgio Pa.squier. Mese terapeutico 20 ottobre 1911, anno VI, n. 10. 19. DEDOVE. Artrite blenorragica suppurata guarita col radio, del prof . D ebove. Mese t~ ra.peutico anno V,1 n. 11, 20 novembre 1910. 20. RENAUD B ADET. - I ooccini di Wrigt nella wra delle artriti blenorragich& (Ri-· vista m oderna di m edici= e chin,rgia, n. 2, Paria, agosto 1011). 21. G . PASQUET - Cura delle uOezioni delle vie 11rinarie coi balsamici e gli amisu~ lici interni. Mese terape utico n. 8, 20 a gosto 1911. 22. K oKER. - Die Krankciten der mannlichcn Gesch/echtsorgane. (Detasche Ohir., Bd. 50, b. 188i). 23. K ùmo. - Spczielle Ohiritrgie, T. II, 1899. 24. ALDERT. - Ohirurgie. T. III, 1891. 26. E. KAUFi'MANN. - Spezielle Patholog. A natomie, 1901. 26. PELLIER. - Orchi-epididymite par. eUat.
27. CJU..ROO'l". - Etude clir.ique sttr l'orghite. 28. JoSEPFr. - Geachlechtskrankheiten, 1901. 20. H OFFA. - V erdriwlehre, 1900.
EPIDIDI:\IITI ACUTE BLENORRAGICHE E LORO CURA CHIRURGICA
661
30. BòHM. - Ueber P unktioii der Epididymitis g011-0nh. (Prager med. V ochenschr, 1894). 31. BoussY - Traitement de rorchite blénonhag. par l'iniecti-On tpidurale de cocaine. (Tnoune méd., 190.J, 2). 32. K.a.UPMANN, - Spezìelle pathologiache. (Anatomie, anno 1901). 31. BEBGJUNN. - T rauato di c/,irurgia pratica, Voi. IV. 3.J. W. KoLLB, B.B:itTSCH, - Batteriologia sperimentale e f'l'Ullattie infettive. 36, A. LusTio. - P°'ologia generale, VoL Il. S6. CIIU.RUGL - .Anatomia dell'uomo. 87. A. DE CAROLIB. - Prontuario per il medico prcu,jGo. 38. TILLAux. - Anatomia topografica. 89. E. FoRGUE. - Compendio di patologia chirurgica. ,o. CG. MONOD, J . V.&=RTS. - Trattato di tecnica operatoria.
tS68
C ASUISTICA CLINICA CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLA PATOLOGIA DELLA LIBIA. - MIGNA'rTE IN LARINGE E NEL RINOFARINGE, pel dott. T o nletU Pietro, capitano roedir.o. La sezione di otorinolaringoiatria del R. ambulatorio italiano G. Baccelli in Tripoli fu frequentata nel periodo di sei mesi da circa quattordici centinaia di ammalati che dettero mot ivo a interessttnti osservazioni, tanto per le affezioni di questa specialità, quanto per le malattie stomatologiche, che veniva.no in essa curate. Spogliimdo la letteratu ra medica, non è difficile riscontrare frequenti monografie, che parla no di mignatte i mpiantate nelle prime vie aeree; ma quando i ca.si isolati s i raggruppano in un certo numero, s i moltiplicano in una certa epoca dell'1\nno e s i ver it:icano con impressionante frequenza in determinate regioni del globo, non s i può a meno di confer ire a questi fatti un carattere eminentemente loca le per quelle date zone, climi e regioni. Già in paesi meridionali della nost ra penisola si osserva.no assai spesso casi di mignatte n ella bocca, nel palato e nelle prime vie aeree dell'uomo e degli animali inferiori; in questi tanto più, inquantochè si abbevera.no in fossi, pozzi, fontane, lagheLti, gore di torrenti, marcite ed. i n alt ri luoghi, ove l'acqua. ristagna per un lungo pericdo di tempo, i nquinandosi per complesse cause etiologi.:he. Però, quando nel mese di mi.ggio s i verificarono i primi casi, e dal maggio al luglio potei contarne oltre dieci, dovei subito riconoscere la speciale importanza. di q nesto fenomeno morboso. Mi rivolsi perciò, per la patte riferentesi alle truppe, a vari colleghi delle se· zioni di sanità s parse néll'oasi tripolina., ai direttori degli ospedali da cam po siti alla periferia. della c ittà, e ad alcuni dirigenti il servizio sanitario presso grossi riparti di truppe, dislocati in aperta. campagna, o in presidi a distanza dai centri abitati, ottenendone adeguate rispos te, che mi permisero di completa re le ricerche e le osservazioni da me precedentemen te iniziate. CASO I, 17 maggio. - Mohamed ben Osman arabo, tripolino di anni 16. Da circa sei giorni ha emottoe, accessi di tosse stizzosa, voce talora. disfonica, difficoltà di respiro, dispnea, specialmente negl i sforzi. Accusa come ca.usa dei s uoi disturbi l'ingestione di una mignatta mentre be· veva. acqua di pozzo. Durante la visita., di tanto in tanto ha tosse ed emottisi. L'individuo è alqua nto oligoemico, la grave preoccupazione del suo s tato lo r ende docile alle nos tre ricerche. L'esame del faringe dimostra la presenza di mucco sanguinolento, specialmente verso l'infundibolo esofageo. Duran te l'anestesia cocninica si estraggono tamponi imbevuti di sangue. L'ispezione col laringoscopio las cia vedere le corde vocali normali. Nel periodo fapiratorio, rialzando fortemente l'epiglottide, addossato a!b. parete anteriore nello
CASGISTICA CLl:-1IOA
669
spazio ipoglottico si osserva un corpiciattolo verde-nerastro, marezzato, della grossezza di un cece, avente i caratteri di una mignattl\. Nell'espirazione forzata si sposta alquanto d!\lla sua posi:,;ione e s'intromette fra le labbra delle corde vocl\li per cui nel loro terzo anteriore si nota un corpiciattolo rotondeggiante, d i differente gro<Jsezza nei vari momenti, dal volume di una lent icrhia a quello di un grosso cece. Ripetendo l'atto inspiratorio, ripiglia la sua naturale posizioue. U n esame più minuto fa riconoscere come la mig1mttl\ sia sitlll\ta longitudinalmente all'asse della trachea, con la testa al disotto dell'angolo anteriore ùelle corde vocali, per cui r~ll'esame si vede in iscorcio e quindi pii'. piccolo del normale. Con una pinza universale del Fr!lnkel foggiata a collo di cigno si afferra l'animale, dopo qualche tentativo infruttuoso, poco al disotto del suo estremo cefalico e si estrae. L'anellide misura circa sei centimetri di lunghezza, si avvolge col corpo al manico della pinza a guisa di caduceo. L'ammalato manifesta clnmorosnmente la sua grande soddisfazione, della quale a stento ci si difende; ma da quel giorno non si è fatto più vedere, benchè pregato. Logica semplice di quei popoli: una volta che un individuo si sente guarito, evita ancbe i più piccoli disturbi inerenti alla cost!ltazione dei fenomeni consecutivi. Vedremo in seguito la natura dell'anellide e i fenomeni speciali da es~o determinati. CASO II, 4 giugno. - Mohamed Jumel arabo, tripolino di anni 14. Allega mignatta in gola da cinque giorni. Presenta press'a poco gli ste~si fenomeni del caso precedente; ha pure accessi di tosse, emottoe, disfonia, frequenti sensi di vellichio, come prodotti dalle barbe di una penna. d'uccello. All'esame laringoscopico l'anellide si presenta impiantato al disopra del pettiolo; col corpo poggia alternativamente sulle corde vocali o sull'epiglottide faccia inferiore, sulla quale striscia. si allunga fino a. toccarne il margine libero. Esso è piccolo, mi,;ura allungandosi circn 1.1;2-2 centimetri, rannicchiandosi si nasconde alla base dt>ll'epiglottide e non sempre è visibile. Stante la sua vivacità. e mobilità non è facile llfferrarlo. Si toglie con la solita pinza Frli.nkel a collo di cigno, con l'apertura rivolta verso l'Rvanti, seguendo In faccia inferiore dell'epiglottide fino a raggiungere il pettiolo. L'anellide misura in alcool poco più di un centimetro. CASO III, 6 giugno. - Salomone Ghelum ebreo, tripolino di anni 16. Accusa la. presen7.a di una mignatta in foringe da due giorni. Ha emottoe e senso di corpo estraneo, lieve grado di scialorrea e disfagia. L'e!lame del faringe dimostra la presenza di una mignatta di medio volume, situata. dietro il pilastro posteriore, sulla parete laterale destra. della faringe. Si estrae facilm ente afferrandola con un grosso l{lemmer in pieno corpo, ,vicino all'estremità. cefalica. CASO IV, 12 giugno. - Mohamed ben A li di anni 60, arabo, tripolino. A:fferma che da otto giorni ha una mignatta in gola La voce non sembra alterata: di tanto in t11.nto un po' velata. L'individuo è calmo, non ha dispnea, non tosse. L'esl\me del faringe è negat ivo. Anestetizzando però con cocaina il faringe, per l'esame laringoscopico, il tampone esce macchiato di sangue e si provoca tof:se ed emis~ione di muco commisto e. sangue. · L'anellide è piccolo, si trova alla bflse dell'epiglottide all'angolo ante riore delle corde vocali al disotto del pettiolo. Stante l'etn e l'abbassamento dell'epiglottide
,e70
CASUISTICA CLINICA
dell'individuo, non sempre è facile distinguere la mignatta, piccola & rannic,·hiata in questo cunicolo naturale. Dopo qualche tentativo si può afferrarla; al tocco del ferro si raggrinza. e si stacca; è cosi piccola che, es tre.endo la pinza., la trovo annidata entro alle cucchiaia della medesima. La sua piccolezza dà. ragione del lungo periodo d'adattamento del soggetto all'ospite inopportuno. CASO V, 18 giugno. - Saadia. ben Garbin, bambina di anni 12, araba tripolina.. Ha epistassi, ma. l'esame del naso è negittivo, nessuna alterazione ulcerativa. o varicosa nel « locus vassalvae >. L'ammalata. è refrattaria. ad ulteriori esami, a stento si riesce a farle aprire la bocca. e con un robusto abbassa-lingua a. ispeziona.rie il faringe. La fanciulla. si agita, grida, piange; nelle energiche contrazioni del velo si vede sporgere un punto nerast,ro a. destra dell'ugola, sulla parte posteriore del faringe. Con apposita pinza si afferra, non senza difficoltà, il piccole punto nerastro e con trazioni graduali si estrae un anellide abbastanza. voluminoso, CASO VI, 16 g iugno. - Selum Haggiag ebreo, tl'ipolino di anni 17. Accusa la presenza di una mignatta in gola. Ha i soliti disturbi, emottoe, epistassi e senso di corpo estraneo in faringe, che lo costringe a. frequenti atti di deglutizione. Ha rumori all'orecchio destro. L'esame del faringe dimostra la. presenza di muco sanguinolento proveniente dall'alto. È necessaria. la rinoscopia. posteriore per poter vedere l'anellide sulla parete laterale destra della faringe, dietro il pa.diglione della tromba.. L'estrazione è laboriosa.; sovente si riesce a toccare l'animale, m& non ad a1fer• re.rio, sulla guida dello specchietto. Fiualmente si afferra l'anellide e una plica di mucosa, per potere libera.re questa: si dischiude un poco la. pinza e la mignatta già staccata e contusa cade in faringe e viene inghiottita. CASO VII, 17 giugno. - Mohamed ben Habdalla mearista. Ha bevuta l'acqua di pozzo tre giorni fn e dopo poco ha avuto llCCessi di tosse, -emottoe, voce disfonica: la respirazione è completamente normale. Anestesia cocainica del faringe e del rino-faringe, durante la quale ha conati di vomito ed emissione di muco sauguinolento. L'~sa.me laringoscopico dimostru chiaramente che il ventricolo di Morgagni di sinistra è occupato da un corpiciattolo nerastro del volume di un grano di canape. Coi toccamenti l'anellide si rannicchia nella. cavità del ventricolo e quasi scompare. Occorre una lunga seduta e ripetuta. manualità. prima di arrivare a prendere l'anima.le senza aft'erraro la muco,m, perché egli cede e scompare quando con la pinza gli si cade sr,pra, e offre piccola. superficie e lubrica. Finnlmente con una pinza a collo di cigno appositamente orientata si entra nel ventricolo, si percorre in tutta In sua lunghezza e cosi l'anellide cade e si trova nella cucchiaia dello strumento. Misura 1 centimetro di lunghezza e appena 1 millimetro di spessore; contraendosi, prende il volume di un chicco di canapa. CASO VIII, il3 giugno. - Hnggiammed Sidi ben Bumeliana di anni 30, arabo. Porta da ~re giorni una mignatta nel faringe. Essa è ben visibile all'ispezione diretta mediante l'uso di comune abbassa-lingua e si estrae facilmente con pinza ad anelli. L'anellide si impiantava. sulla faccia anteriore del pilnstro posteriore, fra il lobo superiore della tonsilla e il pilastro, adagia.va il corpo nello spazio esistente fra tonsilla o pilastro parallelamente C\ll'asse dell'amigdala. CASO IX, 24 gingno. - Mabruc!l ben Ali, arnba, tripolina di anni G.
OASUISTIOA CLI:s'IOA
671
Presenta. identiche condizioni del cnso V. La bambina. è vivace, ribelle a qualsiasi esame clinico. Da 8 giorni ha emorragia dal naso e dalla bocca. La. bocca viene aperta a forza. mediante apri-bocca e la mignatta si vede annidata nel rino-fa.ringe, da cui scende .una. stria sanguigna. visibile, che si accentua nelle contrazioni del velo Disturbata. da queste contrazioni, si muove e di tanto in tanto lascia vedere una parte del corpo che viene afferrata. L'animale estratto misura 4 centimetri ed è parzial· mente ripieno di sangue. CA.so X, 26 giugno, - Amur ben Rieny arabo, tripolino di anni 50. Porta da 8 giorni una voluminosa mignatta nel rino-faringe. Essa occupa la parete posteriore del lato destro del faringe, è facilmente visibile e si esLrae con una pinza. comune a lunghe branche. CASO XI, 6 luglio. Aronne Kalum ebreo, tripolino di anni 40. Da. circa 3 giorni ha emottoe per a vera, a suo dire, inghiottita una mignatta. -b evendo acqua di pozzo. Ha i soliti disturbi, ma. la voce è notevolmente disfonica e alla notte ha ac-cessi di tosse e di soffocazione. L'esame la.ringosnopico dimostra. la presenza di una mignatta disposta orizzontalmente, con la testa rivolta. verso l'angolo anteriore d'inserzione delle corde vocali, ~ il corpo che occupa il ventricolo del Morgagni, ove spesso si nasconde in gran parte. L'anellide è discreta.mente voluminoso, ragione per cui in quella regione è stato poco sopportato ed è facile ad estrarsi con una comune pinza di Frankel. CASO XII, 11 luglio. - Hamed ben Mohamed arabo, tripolino. Afferma di a.vere da 10 giorni una mignatta in gola. Ha voce velata, tosse, emottoe, dispnea e ha avuto un accesso di soffocazione questa notte. Appare preoccupato Riuscite negative le esorcizzazioni della superstizione indigena. e dell'empirismo medico, ricorre al chirurgo. L'esame laringoscopico fa riconoscere una mignatta di mediocre volume alla base dell'epiglottide. L'anestesia è mal sopportata, come pure la manipolazione per estrarre, l'anellide. Esso è assai visibile e sembrerebbe facile ad est1·arsi, ma l'intervento è più laborioso di quanto si potesse credere. L'animale si muove con l'estremo caudale e col corpo, cambia posizione. Ora s'insinua fra le corde voca li, ora scorre sulla faccia inferiore dell'epiglottide, orn sulle corde vocali, om si avviticchia alla base dell'epiglottide circondandola. Si estrae finalmente la mignatta solo quando, assicurata. la presa dell',mellide, si asportò con esso una parte di mucosa sul punto d'impianto della testa del verme, unico punto invariabile e ove mirava la direzione della pinza. L'ammalato, per mio consiglio, tornò nei giorni consecutivi a farsi vedere. Accusava lieve dolore profondo della regione tiroidea e nella deglutizione e aveva voce ancora. un po' veh1tn.. L'esame del laringe dimostrava un arrossamento delle corde vocali e un grumo di materia giallastra. all'angolo anteriore della g lottide. Un lieve grado di laringite traumatica, che si risolvè con l'uso di semplici oollutori e in pochi giorni guarl completa.men te. CASO XIII, 21 luglio. - Hamus Rabby ebre0, tripolino di anni 27. Allega unii mignatta in gola da 8 giorni. Il soggetto in parola ha epis tassi, emottoe e frequen te bisogno di raschiare. Emette escreato muco-sanguigno, ha qualche accesso di tosse alla notte, ma fra giorno non ha disturbi notevoli e sopporta assai bene la p1·esenzn dell'ospite.
672
CASUlSTJCA CLlXICA
Il soggetto tiene quasi sempre la bocca semiaperta. L'esame del nnso dimostra un grado cospicuo di iper trofia del turbinato inferiore di ambo i lat i, ma specialmente & destra, ove la respirazione è quasi nulla per la chiusura delle cavità nasali e la degener11zione mixomatosa della mucosa. L'esame del faringe dimost ra qunlcbe rara strifltura sanguigna sulla parte 111terale destra. Con le. rinoscopia posteriore s i osserva la coda dei turbine.ti spor· genti nel rinofaringe, ma specialmente a destrn essa chiude come un tampone la coane. omonima, ed è su questo mammellone che s'impianta una mignatta assai piccole.. Essa cosi non può essere aggredita dal naso, non disturbat11 da una forte corrente d'iu·i ..., nè dà sLnrnutazione, ed è difesa da ogni possibile trauma. L ' in ter -
vento è J)Ure alquanto la.borioso, non riuscendosi ad afferrarla con apposita pinza a curva su1ieriore. Rialzando il velo con un uncino smusso e disturbando l'animale con uno spe· cillo bottonuto, esso comincia ad allungarsi, e in uno dei movimenti Vt:irmicolari può essere afferrato all'estrema caudale ed estratto. CASO XIV, 2 luglio. - Altro ca.so d i mignatta nel rinofaringe è presentato da Abdalla ben Giamel arabo tripolino, il quale da 6 giorni ba emottoe, epistas~i e starnutnzione. La miguatta sporge di dietro al velo pendolo e con la rinoscopia posteriore la si vede inseritA. al lato esterno della coana destra. Si estrae facilmente con una comune pinza a lunghe branche. CASO XV, 28 luglio. - Fa.turna ben Ali araba, tripolina di anni 10. Tiene da 6 giorni una mignatta nel rinofaringe, che s'impianta sulla pa1·ete posteriore sinistra della parte più alta d el faringe. Con l'abbassa-lingua !'<i mette subito in evidenza l'anellide e si estrae senn dif• fì coltà. con una pinza comune. Dalle indagini prat icate presso gentili colleghi, ho potuto aggiungere alla mia particolare stati,tica i seguenti casi : CASO XVI. - Il dirigente il servizio sanitario presso il 5° bat taglione ascari estrasse il 28 maggio del corrente a.11110 una grossa mignatta impiantata nella parete posterio1 e dellA. fnti nge dell'ascaro Askai Agos della 2" compagnia. L'anellide si d istendeva s u tutte le )a.reti posLeriori e si portava verso nll'imboccatura esofor.ea. Fu estratta con una pinza del Pean (*). CASO XY1I. - Il soldato Romolli Luig i della 4" compagnia 6° fanteria sopportò per 4 giorni la presenza di una mignatta in gola, che poi emise con un colpo d i tosse (*). CASO XYIII, 12 giugno. - 11 soldato M1tcchioni Agostino del 520 fanterie. entra in cura nel 1° Speda.le dit campo da 100 letti per emottisi. Il 16 giugno gli venne estratto con trazione digitale un anellide di 6 centimetri, fissato nella parete posteriore superiore dol faringi>, che faceva sporgenza nel la cavità orale, al di dietro del p1tlato molle. Non s i nvevauo disturbi res piratori. L'infermo faceva risaliro i disturbi (emottoe, disfagia) a tre giorni avanti la sua entrata all'ospedale. CASO XIX, 17 giu~ no. - Il soldato Ferretti Leonilde del 1° reggimento artiglieria da fortezza. Ha vomito sanguigno da vari giorni e dolori di stomaco. Entm all'ospedale con diagnosi di sosp~tta ulcera gastrica.
CASUISTICA CLINICA
G73
Le sue sofferenze da tR vano da sette giorni prima dell'entrata a ll'ospednle, e consistevano in grave dispneR, tosse stizzosa, accessi di soffocazione, ematemesi. Esisteva una g rossa sanguisuga impiantata sull'orlo dell'aditus ad laringem. Fu estratta dall'individuo stesso con le dita il giorno in cui entrò all'ospeùale. Gu11.rda.ndoi,i nello specchio 111. vide sporgere in gola ed essendo es<;a molto ripiena gli fu facile !\fferrarla ed estrarla. · L'anellide aveva la gtossezza di un dito mignolo e fu con«erv11 ta nel 111.boratorio batteriologico cli quell'o<;pedale (*). L'esame dello mignntte estratte nei vari cnsi, e di, me generalmente conservate, dimostri\ tra ttarsi di un c:ampione di Limnatis nilotica (haemopis vorax; sanguisuga aegyptiaca ) o sanguisuga cavallina. Questo genere è quello che più frequentRmente s'incontra nelle regioni mediterranee dell'Africa settentrionale (Muse) (1) men tre in altre partidel globo si possono trovure la mignatta officina le (Hirudo medicioalis) e in certe regioni anche la H aementa ria otlicinalis, propria specialmente del Messico, ove s i usa per scopo med ico, e il cui morso può r iuscire Anche velenoso. La m ignatta cava llina raggiunge la lunghezza cli 10 centimetri; appartiene alla specie delle guathobdellidae con storno armato di tre lamine mascellari a sega a trenta denti (Heme1·y) (2). Si presenta di colore oscuro alla regione addominale, colorata in verdastro; sul dorso ha più linee trasversRli, che possono anche ma.ncare, o essere sostituite da punteggiature, con dieci occhi su di t111a linea a semicerchio, ventosa orale più piccola dell'anale (8). La presenza di mignatte nelle prime vie neree non era ignota agli antichi (Ippocrate Gal,mo\ ma. questa forma morbosi. e stRta generalizzata in questi ulti mi tempi, s pecialmente dagli autori francesi dopo la conquista dell'Algeria e Tunisia (Chaveau e Menier) (4). Sebbene nei paesi più meridionali della nostrn penisola si verifichino con una certa frequenza casi di mignatte nelle vie neree, non è facile pe1·ò, in così poco tempo e senza sfrondare la letteratura, riunirne in numero cosi elevato. Non poteva infatti non colpirmi il fenomeno della frequenzR di mignatte delle prime vie aeree se in poco più di due mesi potei raccoglierne ben 19 casi, mentre in estesa letteratura Condarelli ne ri1mi soltanto 14 e altri non piu di 1-2-G casi (Massei) (5) Citelli (6) Leone (7) ed altri. Il Gallengo (8) è vero parla di 112 casi osservati in Spagna, rna in dieci anni e probabilmente non tutti i11 una località. Se poi si considera, che ,ioi eravamo in ambiente non civile, dove non si a'/'eva conoscenza dei mezzi di cui disponevamo ·p er la cura di simili casi, e non era a cono scenza di tutti la presenza di un ambulatorio di otorinolaringoiatria in Tripoli e se si considera il numero di quelli, che, avendole ingerite, si saranno tolto l'anellide con• le dita, o lo avranno emesso naturalmente col vom ito, con la tosse, col raschiamento, facilmente si comprende tutta l'importanza endemica di questa forma morbosa. È chiaro dunque, che la malattia è endemica e soprattutto propria di certe stagioni e di r.erti paesi. Nel nord Africa le stngioni hanno periodi a bbastanza distinti, stagioni 1ille quali si collegano speciali malattie. Questa. delle migna tte occupa il periodo estivo. L'ambulatorio cominciò a fun·zionare nel febbraio, e solo con gli ultimi di maggio si ebbero i primi casi di mignatte delle prime vie aeree. 43 -
Giornale di 111,dicina mllllare - Fa~c. IX.
674
CA~IJISTICA CLIXlCA
Il contagio avviene con l'inges tione di acqua infetta. Dai casi esposii emerge: 1° che il numero maggiore si ebbe in giovani al disotto di 20 anni ; 2° che soprattut to se ne contagiarono gl'indigeni; 8° cho i ! vormo fu gonoralmonte di dimeII.Sioni piuttost-o piccole.
Dalla pri111a consider:,zione si convalido. il criterio del meccanismo d'infezione. Si estrae l'acqua dal pozzo col secchio e l'individuo assetato beve a grandi sors i dell'acqua generalmente fresca e con essa ingerisce il verme, che per l'opa• citi~ del vaso uon è veduto. L'adulto più circospetto, più padrone della sua volontà, edotto già de i pericoli, che potrebbe incorrere, guarda, esamina anche di un guardo fugace l'acq un, che deve bavere; il giovanetto s'abbevera con ne.turale Incoscienza. L'acqm~ potabile nell'oas i non ristagna, non s i raccoglie in gore per la permen.bilità del terreno, scompare dalla s uperficie del suolo appena caduta, vi ri• me.ne solo se trattenuta ad arte. li contagio quindi a,· viene esclusivamente con l'acqua dei pozzi, veri vivai di ranocchi e di m ignatte, condizioni che sembra si ripetano anche in certe regioni della Siciliii. Inoltre, pa rte per l'avidità del bevere, più accentuata nel fanciullo, parte per la piccolezza e lubricità del verme, facilmente passa. inavvertito in bocca fino a.Ile fauci, ove soltanto viene compresso nello sfintere preesofageo. Al· !ora il verme si trova. in contatto con le pareti della. faringe e si fissa. C'è chi ritiene che esso cade. prima nello stomaco (Mense) ( 1) per poi risalire nella cavità fadngo- laringea, lo che ritengo impossibile per gli ostacoli, che gli oppongono la ristre t tezza del ca.rdias e le difficoltà di ritrovarne l'apertur11, per i movimenti peristaltici dell'esofago che insorgerebbero durante i suoi movimenti vermicolari di trnslazione e infine perché, dovendo rim1mere anche per breve tempo in ambiente acido, facilmente perisce. Per giudicarne la vitalità. in ambiente acido, immersi una mignatta in un bicchier d'acqm, acidulata con tre gocce d'acido cloridico: l'animale visse appena qu11lche momento. Ora l'acidità dello stomaco è sempre maggiore di quella dn me arti6cia.lmente creata, ove certa mente la migna tta muore in pochi momenti, cominciando fin da principio a essere stordita e non in gra-do di orientarsi verso le naturali aperture del ventricolo. Dunque si tìssa nel p11ssaggio nella faringe. Fra i cas i osservati, appena 4 si possono riferire a. militari di truppa su circa quarantamila combattenti. Il soldnto è spesso nelle condizioni del fanciullo; assetato, distl"atto, imprudente; preferisce l'acqua fresca del pozzo o perché è più vicina., o perchè altra volta usata, o perchè più gus tosa per freschezza, o per abitudine di cieca imitazione. Date queste favorevoli circostnnze e la miriade di pozzi sparsi nell'oasi, come si spiegano i rari casi su una. popolazione di oltre 4000 uomini accampati nel1' oasi ? Anche di" questa., come di altre fortune del nostro esercito, va data lode ai medici militari. La. direzione genere.le dei servizi sanitari militari e civili provvide l'acqua potabile e propose ed ottenne impianti di bollitori e perfrigeratori di acqua; pro• pose una condut tura perfette. per le acque della Bumeliana, previo ottimo isola. mento e protezione con la\•ori in muratura della fonte di presa. I medici a.i corpi
CA $ lJ1STICA CLINICA
G75
-eompletn,rono nelle ultime modalità di trasporto e distribuzione le indicazioni igieniche al riguardo; usarono di correttivi delle acque sospette, soppressero con chiusure provvisorie o definitive i pozzi finitimi agli accampamenti, o diffidarono con apposite iscrizioni sull'uso di esse, fecero piantonare quelle che si ritenevano necessarie per gli usi generali.
*** Una volta che la mignatta è entrata. nel 111. cavità faringe», essa ba due validi mezzi di pr1>sa situati all'estremità podalic& e cefalica. La ventosa dell'estremità podalica specialmente prende valide e larghe basi, così che offre una notevole resis tenza allo. trazione. Il verme poi presenta superficie cutanea liscia, lubrica, e in breve si porta alla temperatura dell'ambiente, quindi è facilmente sopportato. Appena. ingerito, si attacca ove può, poi emigra collocandosi là ove può essere meno disturbato. L'esame fatto in alcuni casi con la laringoscopia e rinoscopia posteriore dimostravano qua e là spesso altri punti sanguinolenti, o di apparenza ecchimotica, per evidente morso del verme nelle successive emigrazioni. Più facilmente durante il sonno del paziente esso può situarsi nei punti più adatti alla sua vitalità, ove la corrente d'aria o le forze muscolari meno lo disturbano; e se talora lo troviamo in qualche parete in apparenza non del tutto adatta alla tranquillità della sua e3istenza, ciò dipende percbè talora per circostanze non ben definite ha dovuto spostarsi, e quindi adattarsi, ove meglio poteva. Così la replezione, il peso, liquidi di secrezione delle parti circostanti, posizioni -d.ell'ammah1to, movimenti bruschi di esso, ne possono aver determinata l'emigra..zione da un luogo migliore ad uno apparentemente peggiore. Dai numerosi casi riportati nella. letteratura, noi possiamo stabilire le varie localizzazioni, le quali del resto non rappresentano altro, che la sede eventuale -del verme nel momento della visita, Cosl f1uono riscontrate sa nguisughe in trachea: Ficano (9) Redola (10) Citelli ·(6); sul legamento adepiglottico e col corpo pendente in trachea Ma.ssei (5); nel ventricolo di Morgagni, Maissuriatz (11); in laringe, Ramon de la Sota y Lastra ( L2) Garbini (13) Aubert (14); lingua (G&rbini); regione sottoglottica (Mora• les Sohor (lG); margine superiore delle cartilagini aritenoidee Clementi (15). M. Gallegos, De Siville (8) ha riunito in 10 anni un numero considerevole di casi (112) di sanguisughe nelle prime vie aeree in individui di tutte le età da 1 a 80 anni, e ha potuto riscontrarne nel naso-faringe, nelle pliche laringee, sui legamenti ventricolari, sulle corde locali e in trachea. Queste ricerche non infirmano affatto la mia. osservazione della maggior fre-quenza delle mignatte in siti più adatti alla loro vitalità; condizioni facili a ve• rificarsi se l'esRme è immediato e senza che speciali manipolazioni abbiano deter• minato l'emigrazione dell'anellide o i movimenti vermicolari di esso, nei quali non è facile riconoscere l'estremità cefalica da.Il;. podalica e quindi stabilire la diagnosi esatta di sede, come avviene quando l'ispezione sorprende l'animale tran• quillo nel periodo di succhiamento. E che la mignatta. cerchi e trovi nelle prime vie aeree i luoghi, ove sia meno disturbata e dove meglio possa respirare come fa. dalla cute, e quindi in un'atmosfera aerata ma non troppo ventilata, lo dimostra lo studio dei casi esposti.. In• .f atti noi la troviamo nel faringe prevalentemente nella. parte più alta di esso,
676
CASGISTICA CLI:'>ICA
nei dintorni delle coane e sui turbinati, poi sulla parete posteriore avvicinata alla linPa mediana se in basso, sulle pareti laterali se in nlto. Sfugge di aderire e.l velo, ai pilastri anteriori per la loro mobilità e alle pareti laterali del faringe buccale, nonchè alle pareti laterali posteriori alte del rinofaringe. ove batte costantemente la corrente nasale aerea ricc,t di sostanze eterogenee, polverulente, sR.line e talora anche irritanti. Nel lnringe occupa a preferenze. l'angolo anteriore immobile, ove la corrente aereu è minima, il ventricolo del Morgagni, lo spaziosotto-glottico, eYita lo spazio internritnoideo, le corde vocali, il margine libero della epiglottide. Stante la sua mobilità, potrà anche in certi mome11ti prendere qualsiasi pos izione e localizzazione su tutti i punti della mucosa laringea e rino,faringea, e là esservi sorpresa dall'osservatore, ma vi si tratterrà il meno possibile per emigrare in posizioni, che meglio le si confacciano. Infatti in tutti i casi de. nrn osserva.ti il verme occupò con la maggiore frequenza. le parti già ricorda.te. li periodo di tempo nel qnnle la mignatte. si mantiene ospite delle prime vie aeree è assai vnrio Ris ulta dalle m ie ricerche mrn media dni 3 e.i 10 giorni, m a la letteratura regis tra tempi molto diversi. 1-2 g iorni PRle.zzolo (17). 5 giorni Condnrelli (18). 10 g iorni FicRno (9) Pnlaz7,olo ( 17). 8--15 giorni L eon,3 Ramon de la Lota y Lastra (~Z) 22 g iorni Mnrcncci (19) . 45 giorni Vita! (20). La lungR permanenza s i s piega con la facilità di spostaruel\to e di adattamento in regioni, ove può vivAre indisturbntn. L A. sintom11tologia presentntR dalla presenza di una mignatta nelle prime vie aeree è varia, secondo la sede d'impia nto e IR grossez7.n dell'anellide. Gl'indigeni, che si presentavano all,i vis ita, davn.no perfet ta contezza della malattia, che li tormentava e snpevano di avere una mignatta in gola. In ogni modo in casi dubbi, s i comincerà d1il notare fenomeni d'anemia, do, lori di testa, nausee, dimagramento, polsi frequenti e celeri e soventi epistassi o emottoe io seguito a tol'se insistente. stizzosa. Se un anellide è nel rino-faringe, il fenomeno principale è l'epistassi e lo sputo sanguigno col raschiamento; se nel faringe, la disfagia; se nella laringe e trachea, la tosse, l'emottoe, la difficoltà di respiro, 11:< voce Rsfonica fino e.ll'afouia completa. In tutti i casi verrà accusato il senso della presenza di un corpo estraneo e di puntura in un dato sito, o un vellichio e la percezione di un corpo estraneo, che si a li unga e si ritrae. Vi è chi not11, un fenomeno specie.le di gorgoglio, come soffiando con un c1mnello sott'acqua l~farcacci), mentre sono asReuti fenomeni a carico dell'albero respiratoria. Il sangue emesso è rutilante; al mattino però può essere emesso neras tro, perchè raccolto in grumi durante la notte. L'emorrngia non si arrestR spontaneamente fincbè l'anima.I., è in sito, s ia perchè dalle g!R.ndole sa!ivftli si secerne un liquido che impedisce In, coagulazione del sangue (Mense (1); sia i,erchè nel periodo di replezione il verme non cessa di succhiar sangue (Citelli (6); sia perchè cambia frequentemente il sito d'impianto e specialmente di succhia.mento. Inoltre il sangue può essere deglutito e aversi pure melena. Una. vol ta stabilitn dni sintomi 1rnzidetti una diagnosi di probabilità della pre. sen?.a di una mignatta nelle prime vie aeree, ess11. può essere confermata con la laringoscopi11., con la rinoscopia posteriore, con la tracheoscopia <liretta {Galle-
CASU l ~TICA CLIKICA
677
gos (Sì e con la faringo..;copia mediante il faringoscopio di Hay; strumenti tutti, il cui uso permette di fare abbastanza faci lmente la diagnosi sulla natu ra e sede del 'c orpo estraneo, che si rice rca. La diagnosi differenziale con una presupposta tubei·colosi polmonare, si deduce specialmente in casi di emottoe grave Aulaguier (2 t) Russo (22) dall'assenza dei segni fisici del torace, dall'esame degli escreati, dalla mancanza di rea zione generale. La presenza di una mignat,ta nelle prime vie l\eree rappresenta una forma morbosa abbastanza grllve potendo, da qualunque punto essa s ia, staccarsi e cadere in tre.chea e determinare asfissia completa od occl us ione di un grosso bronco. La mignatta pllò vivere, ma può a nche s taccarsi viva e mor ta. Se in'laringe, può essere espulsa con un colpo di tosse poichè la sua elll.Sticità e lubrici tà ne fac ilita l'espulsione; ma se è in trachea, può schiacciars i contro la faccia inferiore delle corde vocali occludendo la glottide. L'asfis1ia può essere graduale durante il sonno, e possono attutirsi i 1·iBessi per l'avvelena men to carbonico, e >1versi quindi la. morte. Il verme può a nche, per una. ragiono qualsiasi moreudo, alterarsi, e compii• care nell'albero respiratorio gli effetti meccanici della s ua presenza. Parlano di gravi complicanze dovute alla pres en,m di mignattt< in gola e specialmente in laringe Aubert (1-l) :Mai<is uriantz (11) Chnvasse (23) Tapia (24) Palazzolo (17) Pinelli (25) Gallogos (8), in cui lA. morte doll'a.mmalato aHenne per asfissia, o per emorragia, o p erche necessitarono gravi interventi chirurgici (tracheotomie, cricotracheotomie broncotomie ecc.). Per conto mio ritengo, ch e la presenza di una migllatta in gola rappresenti una assai grave condizione ruorbo.~a per le complicanze inerenti alla presenza dell'anellide, e per quelle dell'inte1·vento spesse volte g rave e ,illa.rmante. ,Ql' in<lividui, che hanno una migna tta nelle prime vie aeree, sono notevolme nte preoccupati e allilrmati, e a nche gl'indigeni avevano aspetto sofferente ed erano con· sapevoli del pericolo che loro incombeva.; e duran te la notte avevano avuto accessi di tosse convulsiva, dovuta nll'occlu»ione prodotta dal corpo dell:i sauv.ui• suga e in parte da l sangue, che fl uisce giù per la trachea nei bronchi; e infine, perchè probabilmente non era ad ess i ignota li\ fine immatura di qualche paziente per eroottoe, e di qualche individuo ri tenuto, più o meno esattamente, portatore di unii migr.a.tta in la ringe. L'intervento s trumentale per l'estrazione di un anellide in la ringe per le vie naturali porta la necessità di avere in ogni caso tutto pronto per una eventuale tracheotomia.; perché non sempre l'armamentario è completo e adatto caso per caso, perchè spesso fatta b. presa. non s i può estrarre il verme, perchò ins ieme sono state prese falde di mucosi\ o altre parti della laringe, o pe rché esso nelle manualità. dell'es trazione può essere ucciso e cadere morto in trachea, ri manervi -contratto, r igonfio di sangue, come una pallottola di gomma elasti<·a, e dal'e luogo ad asfissia. Basta avere proceduto a più di un int<:rvento per gi udicare della gravità di esso, e a.vere osservata l'espressione d i gioia prodotta nel paziente per lo scampato pericolo quando con-,tatn avvoltfl. allo strumento a g u isa rii serpe la mignatta catturata. Dunque prognosi grave, o in ogni modo notevolmente riservata. La cura può esser varia secondo i mezzi di cui si dispone. Cert11meute l'estrazione a mezzo di apposita piuza é la migliore, la più s icura, la più efficace, ma. <:iò presuppone nel chirurgo una virtousitll operatoria speciale e mezzi adatti.
678
CASUJSTlCA CLINICA
Per la storia., dirò che i mezzi consigli1,ti possono concretarsi nello. ingeMionedi sosto.nze poltacee, (pane, pa.tnte) appena ingerito il verme; o nella produzione del vomito; se esso è già da qualche tempo nelle prime vie aeree, il suo impianto sarà in località ove può sottrarsi alla dannosa influenza del passaggio del bolo alimentare. Si consigliano pure i ga.rgn.rismi, o inalazioni, o lavaggi nasali, secondo i casi, con soluzioni saline o leggermente acide. I bagni di mnre, durante i quali fluisce facilmente a.equa. pel naso, possono in qunlche caso facilitare il distacco di una sanguisuga. Cos.ì pure alcuni ha nno consigliato il chinino per uso interno e l'olio di terebentinn; le insuffiazioni di polveri, specialmente di tabacco. come si suole fare generalmente in Sicilia dai medici condotti, polveri che sovente irritano e, se da una. parte stordiscono e fanno staccare l'anellide, lo possono 1mche far cadere in trachea., se si trova nelle parti più profonde d~lla. laringe. Dato che s i trovi nella regione sopraglottidea, la polvere di tabacco ba doppia funzione di ngire sul verme e di provocare la tosse facilitando l'espulsione .ii esso. Finalmente vi è chi consiglia inalazioni di vapori acri o medicamentosi, quali l'anidride solforosa, il cloroform io e l'etere. Tutti questi mezzi possono avere efficacia., ma non sempre corrispondono sicurnmente, dovendo il farmaco agire sul verme che, stando a ttaccato, non è sempre disturbato da.Ila somministrazione del medica.mento sparso sulla. superficie det suo corpo. Nei non molti casi da me osservati, ricorsi sempre all'uso dell'estrazione strumentale, previa cocainizznzione delle pnrti limitrofe a quelle ove era. impiantata la. sanguisuga.. Nell'ultimo congresso Spagnolo (III) fu discusso a. lungo se la coca.inizza zione fosse o no opportuna per facilita.re l'intPrvento. Già Ficano (9) in un suo ca.so non volle cocainizzare per timore, che la. mignatta sta.cca,nrlosi cadesse in trachea. Nel suddetto congresso, Bara.jas (26) Horcajitos (27) 'l'obles (28) sostennero che la. cocaina non agisce sulle sanguisughe; Portelà (29) ritenne che essa. possa Rncbe determinare la morte dell'anellide, Gallegos (8) afferma., che in un caso la cocaina determinò il distacco della mignatta. Ora se si pens a che Ga.llegos osservò il distacco, che può anche essere avvenuto accidentalmente o per altre manualità, una sola volta s u 112 casi, s e si considerano i vantaggi che si ottengono nell'intervenire sotto l'a nestesia cocn.inica (l'anemia., l'insensibilitll., il coartamento della mncosn) si comprende come sin. opportuno servirsi di essa. Nel peg~ior ca.so ci troveremo nelle condizioni di coloro che usano sostanze saline o medicamentose. Intanto l'esame precedente, fatto anche senza anestesia, può farci. stabilire la sede dell'anellide, poi ca.so per caso produrremo un'anestesia più o meno accentnA.ta, portando il portata.mponi ora lievemen te bagnato, ora più ricco di sostanza medicamentosa., snccesMivamente dalla faringe io laringe e specialmente sul vestibolo di esso. Il mio pror.edimento, come già bo detto, fo sempre q uesto: anestesiacoca.inica ed estrazione con appositi strumenti dell'anellide, e i risultati corrisposero perfettamente, perchè in nessuno, anche dei casi difficili, dovei imputa.re :1ll'uso dell'ane~tet ico locale j\ benchè min imo inconveni~nte.
CASl:I STICA Cl, IN'ICA
079
BIBLIOGRAFIA. (1) MENSE C. - T rattato delle malattie dei pae& tropicali. - Unione tipografica edi· trice, Torino, 1906. (2) IIENNERY. - OorPO di zoologia aist~matica. - Torino , 1884. (3) Confronto : BLANCRARD, - H inulinées de l'Italie contineniale et ins:.lare. (Bul . tm1~. zool., etc. Torino, 1864), E LENOKART et BRANDES. - Die Parasiten clea Meac/im. - (Leipzig, 1880-1901), (4) CRAvuu et l\IENIER. - A,motationa à la Thérapeutique dc8 maladiea de lei boucl1e, etc. par Heindel. - Baillière et fila, Pari~, 1907 . (5) MASSE!, - L o Sptrimentale, 187;i, (6) LtTELLI. - Archù;io I taliano ·d'Otoloyia. etc. 1902. (7) LEONE. La aanguisuyc, (lwemopia vorax) n ella laringe. ( B ullettin o di Grazzio 1892). (S) C:ALLEGOS (Dl!l SEVILLE). -
R et>ue Ebdomédaire de LanJngologie, d'Otol. et de Rhin,
1011. (9) FtcANO. Bolletti'no delle malattie dell'orecchio, del naso e della gola, 1802. ( 10) Rmou.. - Gazzetta degli 0Hpitali, 1894. (11) l\LussuruANTz. - Rcvue intemationale dea scietw;es m ed., 1887. (12) RAMON DE LA SOTA y L ASTRA. - Archfoii !tal. di Lc,ringologia, 1883-84. (13) GARBINI, - Bullettino delle malattie dcll'ornchio, del naso e della gola, 1902. (14) AUBERT. - Amiale11 dcs maladies de l'oreille du larynx et du 1iez, 1892. (16) CL&MENTI. - Osservatore m edioo. - Palermo, 1874. (16) MoRALES LABOR. R ei•ue Ebdomédaire <le Laryngowgie, d'Otol et de Rhin, 1911. (17) PALAZZOLO, - Sa11g1,isuga in laringe : e1Jtrazio11e per le vie nat urali. (B 11 /letti n di (lrazzi, 1895-06). (18) CON°DORELLl FìtANOA V!GLtA.. - Riforma medica. 1894. (10) MAROACCI, - Lo Sperimentale, 1881 . (20) VITAL, - Vedi in CoNDORELLT, op. citata. (21) A u u.GNIER. - R Pc, mem. med. ch.ir. et pharm. m ilit., 1892. (22) RUSRO. - Vedi PIN"ELLl, opera citato. (23) CRAVASSE. - Arch. de meclic. et de pharm. milit., 1803. (2·1) TAPIA. - R evi,e ebdoméd. de laryn., rl'otol. et d r, rhin., 1011. (26) PlNELLl. Riforma medica, 1895. (26) BARAJOS. R esoconto del III Oongrr.RI/O spagnolo di otorinolaringoloJia, 1910. (27) HonoASITOS. - R csoco,~to del III Con gresso spc,gnolo di otorinolaringoiatria, 1910. (28) TOBLES, - R esoconto del III Go11grP880 8J>Cl!/1lOlo di otori11olar., 19 10. (20) PoaT&c.A. - Resoconto del III Congresso spngnolo di otoriu., 1010. • Gli ultimi quattro cosi mi furono partecipati dal tenente medico Penior; dal capitano medico Croscimone e dal capita110 medico Rivo dott. Umberto, direttore dello spedale ex Turco. Ai dist inti ufficiali giungano i miei ringraLiamenti.
680
RIVISTA SINTETICA LA V..I..CC1NAZI0:N'1•~ ANTITIFICA, pel dottor Giovanni G1·lxoni, capitano medico.
La febbre tifoide è lu più d ilfos 11 delle maluttie infettive, infierendo essa ugualmente fra la popolM:ione urbana come fra. quella rurnle. Numeros issime sono le regioni dove essa è endem ica, ed in tali zouo infette il maggior numero di v ittime è dato dagli immigrati, donde il detto popolare che i n uovi a rrivati devono pa!Jar l'aria, cioè, prima di acclimatarsi, soggiacere alla malattia. La ubiquità di qu,;stu inf.,zione, e le numerose vittime che essa miete, sopratutto fra la popo!tizione più giovane e valida, che pare più dis posta a contrnrre il male, J1a eccitato sem pre gli studiosi a porre argine al dilagnre di essa. La p1·olilassi più che la terapia ha suscitato il maggior interesse e provocato p iù larga me;;se di ricerche. Ma ancora molti problemi r iUettenti la eziologia e la patogeu e;;i de lli\ infe7.ione tifica rimangono oscuri, ed al tri che sembrava fossero sc11ti r ischiarati d i luce meridia na ci appaiono oggi ancora bisognevoli di assidui e nuovi stud i. La scoperta dcll'agente;cnusale, lit conoi,conz11 dei più comuni mezzi di diffusione e di d i~scminaz ione di e,:so, la const«t11z io11e dtJll'esistenr.a di numerosi port atori cli baci lli di liberti! s ia fra i convalescenti ed i guariti come fra le persone che ma i furono colpite da ileo-tifo, hanno, I: vero, battuto in breccia da più parti questa ostinata infezione, ma. n on son r iuscite a debell11rla. In Italia, ad es., lo curve delh morbili t ll e della mortalità per tifo 11ddominale in un v,;11tennio sono aud11te progrcssi\·a!lleote e sen s ibilmente diminuendo, al punto che la mol"talità n el Regno, cbe n el 1888 era di 800 per mi lione (28,869 dceessi), n oi UJU8 fu di 27:3 per milione (9:287 decessi). 'l'utt11 via questa infezione mieto ancorn iJ numero di v ittime p iù ri le\·ante dopo la tubercolo~i. Fra. le armi più moderne e p iù valide con le qnali si comblltte questa infezioue è da anuovernrsi 111 vacciua~ioue. Accertato dall'e,;perienza clinic11 che g li indi vid.ii che eb bero una vol te. 11 soffrire di fobbre ti foidea acqui,;tano l'immunil/1 contro nuovi 11tt11cchi, s i pensò che, provocando art ificialmente nell'organis mo uma no la produzione di anticorpi s pecifici, si dovos,;e riuscire a p roteggerlo o a ren derlo più resistente all'attllcco dP-gli agenti della malattia. L'applic111.ione all'uomo (iegli studi di immunizzazione si foce prima di t\ltto per il colern (189J) e poi per altre infezioni, fra cui quc ll11 tifoidea (180G). Il processo più conveniente parve quello della immunizzazione attiva a mezzo cli colture vive o uccise col ri,;c11ldamento o con g li antisettici: in questo modo l'antigene introdotto n ell'organismo provoca reazioni cellulari che portano alla fornrnzione di 11nticor pi specifici. Se questo mezzo, nota il J\letchn ikolt (!!Hl), è inefficace per combattere il col era, porchù nel morbo as i11tico si tratta d i una into~sicazione proveniente dal tubo d igeren te e provocate. da prodotti vibrionici contro i quali l'inoculazione
RIVI.-,TA S l);TETICA
(i81
sottocutanea dei microbi non può ave re alcuirn presa, esso non dovrebbe mancare di, protegge re l'organismo contro l'infezione tifoidea in cui si ha da fare con UDa Yera infezione, giacchè il bacillo, quantunque s viluppato da pprima nell'intestino, si diffonde in seguito nell'econom ia. La ormai lunga esperienza clinica, nel m entre ba confermato luminosamente le vedute teoretiche riguardan t i l'infezion e tifoide, ha contraddetto quelle riguardanti il colera. Anche in questa malattin. infatti la vaccinazione ha dato ris ultati favorevoli nelle mani di numerosi ed oculati medici, e nelle recenti epidemie che infierirono in Russia essa ha meritamente risco~so la fid ucia di valenti scienziati. I ris ultRti sfavorevoli o incerti ottenuti poi da l Metchnìkoif e Besredka (1911) nell'infezione tifoide s perimentide s ugli chirnpanzè, non crediamo possano iuvalidare le decine di migliaill. di 6Sit i brilla nti o ttenuti ovunque sull'uomo. Ya lgono solo a far nA.Scere dubb'ì sull'efficacia de i vaccini usa ti in que lle esperienze, o ad avvisarci, ancora una vol ta, ohe non possiamo ap plicare in modo assoluto alla patologia umana molti da ti de lla patologia animale. Si può nondimeno convenire con l'illus tre scienziato ne ll'affermare che il ca· pitolo sulle vaccinazioni umane è lontano da ll'essere defini tiva men te regolato. Ciò non os tante credo non privo di interesse esaminare lo s tato at t ua le delle nostre conoscenze s ulle vaccinazioni ant it i fiche.
*** Poichè si era nota to cbe le maggiori perdite c lie su biscono le popola zioni europee che si recano nelle regioni t ropicali e s ub tro picali sono dovnte all'infezione tifoide, s i pensò di utilizzare sovrat ut to questo nuovo meno profilattico sugli eserciti coloniali. I tentativi fatti su sold ati, potendo esser condotti con maggior rigore scientifico, davano perciò maggior garanzia, ed inoltre per mettevano di affrontare direttamente il gravissimo problema. della profilassi della febbre tifoidea nell'ambiente militare. Qu,ista in fez ione infat ti è uno d ei pi/1 grandi flag elli degli eserciti sia in pace che in gue rrn, s ia nella madl'e pat ria c he nelle colonie. Nel 1881 a Tunisi i frRncesi su un effet tivo di 20000 uomini ebbe ro 4200 casi di febbre tifoide; nel 18V6 a Cuba gli americaui su un effettivo d i 107,900 uomini ebbero 20,738 cas i; in i\fanciuria i russi contarono circa 80.000 colpiti. Dal 1904 al 1907 i tedeschi ne lla spedi:r.ione contro g li H erreros ebbero ,.t700 casi s u 17.000 combattenti (una parte dell'effettivo era stato vaccinato). Nel Marocco nel 1911, in alcune zone, i francesi ebbe ro 1 tifoso per og·ui 10 combllt tenti. Nell'Africa de l sud, d urante la guen ,l d o! Traus vaal, l'esercito ing le~e ehhe 67.GS! casi con 8020 morti. Nè in Europa i danni sono m ono sens ibili; nel 1870 l'esercito tedesco ebbe 73,SIJS casi con 8789 decessi. Non !-i h a nno dati precisi per l'esercito francese, ma dovettero esser s upe riori a quelli dell'esercito nemico, se il num e ro accertato dei tifosi fra i prigionieri di g uerra traspo1·tati in Germani,~ fu di 15,0ZO (il 57,00fo0 ) con SS86 morti, cioe il 14,6 %, Nel 1878 l't>sercito russo nel Caucaso RU 246,000 uomini di effettivo e l,be 24,-.l(i8 tifosi con 8000 morti. I n pace l'esercito tedesco li quello che ha ottenuto con l'ig iene i mig liori risultati nel combattere la febbre tifoide, avendo visto In mor bilità di,;ceudere da 8,-1 %o, come era nel quinquennio 1881-lSSG, a 0.38 %o nel 1908- 190!). 11 miglioramento fa meno evidente negli altri eserc iti, e in quello russo, in quello francese e nel nostro le cifre si mantengono ancor~ ele vate.
682
RJVJ~A SJ:STETICA
I primi tentativi di vaccin,1zione antititica., praticati su larga scala, · furono fatti dagli ingles i nell'esercito delle Indie, vennero poi i tedeschi nella spedizione contro gli HerreTOS, quinili i Tussi nelle. gnerra in Manciuria, poi gli americani degli Stati- Uniti, i giapponesi e da ultimo, l'anno passato, i francesi al Marocco. La popolazione borghese si presta meno bene a tal genere di profilassi vaccinica, ed infatti solo piccoli e scarsi gruppi di persone furono sottoposti a tale trattamento. In Italia il primo e fortunato esperimento fu fatto dallo Sclflvo nel . 1905 fl Poggibonsi e Certaldo. Non mi consta che la vaccinazione sin stata applicata presso di noi da altri per combattere un'epidemia di febbre tifoidea.
••• I metodi fino ad ora segllltl nei laboratori batteriologici per la preparazione di un efficace vaccino antititico sono numerosi: si conta.no infatti circa venti vaccini, che iu gran porte non varcarono però la soglia degli istituti scientifici sper imentali, per .e~ser cimentati nella pratica. Essi vengono raggruppati in quattro categorie a seconda d"l concetto informativo fondamentale che presiedette alla fabbricazione (Sacquépée). 1° Vaccino costituito da colture di bacilli tifici viventi. 2° Vaccino costituito da colture intere ma sterilizzate. 3° Vaccino formato da prodotti di estrazione di bacilli morti. 4° Vaccino formato da prodotti di estrazione di bacilli viventi. Nella prntica si ììdoperano quasi esclusivamente vaccini cos tituiti da bacilli morti, uccisi col riscaldamento, e vaccini preparati con estr1,tti bacillari. Fra i primi sono celebri quelli di Pfeiffer-Kolle e di Wright-Leishman, fra i second i meritano particolare menzione quelli di Wassermann, di Neisser-Shiga, di Sciavo,. di Vincent. VACCIKO DI CAS1'ELLANr. - Il vaccino che provoca la immunizznzione attiva più intensa è, per giudi;>.io concorde, quello del nostro Castellani. Egli inocula O,o-1 cc. di coltura di 2! ore, in acqua peptonizzata, di bacilli titici vivi, nei quali ha attenunto la virulenza sottoponendoli per un'ora alla temperatura di 50. Da un numero notevole di inoculazioni prll.ticate in India dall'autore stesso, si deduce che l'uso di ti\le vaccino non presenta inconvenienti seri, nel mentre conferisce una immunizzazione persistente e di nito grado. Vincent infatti confermò (1910), con ricerche sugli animali, <',he fra tutti i metodi finora consigliati, qnello che conferisce l'immunità più note,,ole, è appunto quello preparato con bacilli vivent.i in coltura di 24 ore, o anche di pilÌ (10 giorni). Ciò malgrado questo metodo non pare destinato ad avere una larga applicazione, perchè i disturbi locali e generali non sono lievi, ed inoltre pare che esso non sopprima la fnse negativa o di predisposizione alla febbre tifoide (Vincent), anzi vi sarebbe un periodo di esaltazione della ricettività di 2-4 giorni. Parrebbe anco,·11. che l'inoculazione di bacilli tifici viventi fosse capace di trasformat·e il soggetto vaccinato in un portatore di bacilli ebertiani. Questo pericolo sembrerebbe molto grave dopo le recentissime ricerche (1!.112) <li Breton,Bruyant e Mezie. E ssi osservano che si ha una eliminazione per le vie digestive dei microrganismi introdotti non solo nella c,wità peritonale, ma ancora di quelli introdotti sottocute, i quali passano dapprima nel s angue e poi nell'intestino donde vanno eliminandosi per un periodo di oltre 52 ore. Per analogia dovl'ebbesi quindi am-
RI\'ISTA S I:STETICA
683
mettere che l'individuo vaccinato con bacilli tifici viventi presenta in un certo momento i germi specifici nel\' intestino, ciò che potrebbe causare la malattia nell'ospite o, per lo meno, render questo probabile veicolo di disseminazione temporanea dell'agente infetti vo, se pure, annidandosi nella cistifellea., il bacillo non vi si moltiplichi rendendo il vaccinato portatore cronico. Besredka però sostiene (1912) che la paura che si nutre Il riguardo delle vaccinazioni antitifiche con virus vivente sono prive di fondllmento. A parte tutto questo, il metodo di Castellani non è consigliabile nella pratica corrente, perchè non si possono impunentemente affidare a. tutti i medici bacilli tifici vivi in numero cosi rilevante, per quanto attenu!\ti nella loro virulenza, ed inoltre tal vaccin~ mal si presta ad esser spedito in regioni lontane e ad esser conservato a lungo, per cui esso non è assoluta mente utilizzabile negli eserciti, che fanno ca mpagne coloniali. L'autore stesso consiglia. (1912) che in circostanze nelle quali si debbi\ fare un numero notevole di vacc inazioni, nelle condizioni in cui le precauzioni necessarie non possono 1>sser adottate con sicurezza, si adoperi il vaccino di Wright. Il Cas tellani ba anche preparato un vaccino polivalente vivente, costituito da due parti di vaccino tifico, una di paratifo A ed una di paratifo B. Di questo vaccino pratica a distanza di una settimanll due vaccinazioni di 2/3 e di J ,6 cc. VACCINO DI \.V1uo11T-L1t1SnMAN, È quello attualmente in uso nello esercito inglese e nelle varie colonie britanniche. Il metodo originale di Wright (1896) è abbandonato per gli inconvenienti molteplici ai quali diede luogo; si adopera invece con le modificazioni apportate da.I colonnello medico Leisbmann. Questi, a differenza dei predecessori, che si servivano per la preparazione del vacci no di bacilli virulenti, perchè si riteneva che il valore immunizzante del vaccino fosse in ragione diretta dell'attività. clei recettori e della virulenza del germe adoperato, fece uso di colture non virulenti, perchè si era constatuto che le manipolazioni svariate alle quali si sottopongono i diver.si vn.ccini alterano e la tossicità. ed il potere di combinazione dei vari bacilli, pe1· cui il valoi·e protettivo dei vaccini risulto.nti era quasi uguale in tutti. Inoltre egli aveva con minute ricerche con· statato che i corpi protettori elabornti, in seguito ad inoculazioni di bacilli non virulenti, si mostrano in vitro attivissimi contro i bll.cilli virulenti isolati di re• cente. Trattandosi poi che le vaccinazioni dovevano farsi solo su chi volontariamente voleva vaccinarsi, parve al Leishman che si dovesse tener conto dei fenomeni reattivi locali e genera.li che si verificano in aeguito alle inoculazioni, ed egli potè accertarsi che le ra:.1ze virulenti di bacillo tifico provocano nell'uomo reazioni molto più gravi. Leishman. come mezzo di coltura, continuò a valersi del bro<lo peptonizzato ordinario, preparato con ott ima carne cli bue, e dosato esattamente a+ 10 della scala di Eyre. Poichè è ùel massimo interesse ottenere il vaccino nella maggior concentrazione possibile, egli si servi, 11 questo scopo, di grandi bottig li,i di Roux (dove lo sviluppo è massimo) te nute al termostato coricate. In capo a 48 ore (tempo massimo di coltura, poichè le colture alla Wright, di 10-14 giorni avrebbero un minore potere immunizznnte ed una più accentuata fase reattiva) ogni cc. di brodo contiene, in generale, 1200-1400 milioni di bacilli. P er la sterilizzazione del vaccino egli ritiene che il mezzo migliore sia il calore, e precisamente la temperatura. di 68° C, avendo constatato che le tempeeature inferiori non garantiscono della morte dei bacilli tifici, e quelle superiori cli 60°-66° diminuiscono, fino quasi a. sopprimerla, la proprie tli immunizzante. La sterilizzazione a 68° deve d urare
684
Rl VISTA sr:,;T ETICA
un'ora. P er garantire la steri lità complH a delle colture, e per assicurarsi che germi, che nccide utalmen te potl•ssero irn1uinare il vaccino, non vi si sviluppn~sero, si agg iunge il O,.J, per cento cli lisolo (mis urato in una soluzione al 10 ° 0 eJ aggiunto al vaccino raffreddato). Tale dose di antisettico è sufficiente a sterilizzare in meno di quattro giorni vaccini artificialmente infettati con differenti germi : aerobi eù anaerobi, sporigeui o meno. Per garantirsi della sterilità del prodotto anche il L e ishman si vale di saggi colturali aProbici ed anaerobici, che debbono tenersi in osservazione al termostato· almPno per tre giorni. Il dosa ggio del vaccino, praticato col mt•todo della nnroern:i:ione sanguigna <li Wright, modificato da !Iarrison, è fu.t to in modo che ogni centimetro cubo cont,•nga mille milioni di bttcilli. I vaccini troppo forti si diluisc<;>no, quelli più tle boli si distruggono. Il vaccino per l'eserci to inglese è preparato al Royal Army Medicai Colleg e. Y.'I.CC!NO or PFE1r·t·1;;11-KuLr,1::. - I Jue rice rcatori te,leschi prepararono il loro vaccino contr,m porau('anwnte a \\'right ( 1896), servendosi di colture in agar tenute a 37° por 2-1 ore. La patina si emulsiona in soluzione rlsic,logica tli cloruro di so,lio, nella proporzione di 4,o cc. per c,gni 10 anse normali; pe r cui ogni c ent i mPtro cubico di sosp('DSione batterica, costituente il vaccino. equ ivale a tlue ansi,te normali, lL'aosa norrualt>, presa come unità tli misura. per i ge r mi sviluppatisi su terreni solidi, ha 1 mili. di d iametro e preleva 2 milligr. d i sostanza Latteri ca). Il vacci no così ott<>n uto si steri Iizza a G0° per un'ora e mezzo a bagno maria otl in termo.;tato, quindi, tlopo lasciato rnffrcddare, si addiziona con una soluzione di fonolo al o ¼ fino aù aver nnl vaccino il titolo di 0,5 °lo cli fenolo, e si riporta a 6()0 C. pe r una altra mezz'ora. Il prodotto vie ne controllato in rapporto alla sterilitit con le colture a e!'vbiche e,1 anaerobiche, come già si disse del vaccino inglese. e quindi chiuso in fiale, preve nti vamente sterilizzate. Gli autori tedeschi, come già Ì1 Wright, preferiscono uccidere il bacillo del tifo portandolo alla tempera.tura di 60°, perchè se è vero, com<' affermano alcuni, che In produzione di anticorpi è mR.ggiore col vaccino scaldato a 63° che non con quello a 60°, è, d'altra parte, acce rtato che gli i nconvenienti cho si verificano con quel vaccino sono s uperiori, pe r cui seiub1·a preferibile il metodo originale del ri.~cahlamento a fiOO (Wassc•rmann). Senza contare che H etsch e Kutscher ha,nno trovato che il vaccino rii Pfeiffer-Kolle presen ta iu vitro più spiccate le re azioni d~gli an ticorpi cbe non il vaccino inglese. Il meto<lo ùi immunizzazione attiva di Pfoiffe1· e Kolle fu applicato con ot· timi r isul tati alla pre parazione de l vaccino anticole rico, o dalla commissione inviata nelle lmlie a studiar la peste bubl,ouica (Gaffky, Pfeiffer, Stickcr, Dieudonué) riconosciuto s uperiore n quelli altri allora. in uso per combattere quella infez ione. La larga applicazione del metodo e la semplicità e perfezione delle particola, ri tà wcniclrn che valgono a prepararP il vaccino, costituiscono, già a prio1·i, titoli rii fiducia. s ulla e ffica cia di un vaccino contro la febbre t ifoide elaborato secondo le norme dettate dal Pfei ffer. VACC1s:o 01 RussEr, o Am11uCANO. Negli Stati U niti di America il vaccino vien pre panHo nei laboratori tlell'Army Mt·dical School. Le norme sono quelle che presiedouo alla propnrn.zionc del vaccino tedo,co, con ll'gg..,re modilì,:azioni, quali: la minor durata della coltura -- 20 ore; la sterilizzazione dL·i baci lli a 55°-56° per 75 minuti. L'emulsione bacillare sterile viene sud,li,·isa in tubi ùelln capacità tli 15-20 cc., nei quali si immette, per ogni dose, 1/ , di cc. di soluzione, di triere-
RIVISTA SIXTE:TICA
G85
solo all'l "fo. Si preferisce il tricr-esolo al lisolo pPrchè si ritiPne che, es 0 n}j_!o questo soverchiamente alcalino, possa col te mpo alterare i bacilli. Col vaccino amel'icano si fanno tre inoculazioni a 10 giorni cli distanzll l'una dall'altra. la prima è <li 0,5 cc. e contione,500 milioni di bacilli, la 2' e la 3·' sono doppie. Nella. preparazione del vaccino americano si fa uso di 1rn ceppo bac illnre privo di ogni virulenza. I Giapponesi si valgono del vaccino PfPiffer-Kolle. VACCINO SCLAVO. - La patinn. di una coltura in agar (dist.,~a II becco di clarino), sviluppatasi Jopo 24 ore al tnmos tato, viene emulsionnta. in 5 cc. di soluzione fisiologica sterile di cloruro Ji sodio, quindi pol'tata per l ora a 60° e poscia. per due giorni a 37°. Il prodotto s i filtra su candela Berhfcld e si distribuisce in fialette di 1 cc., previa aggiunta, n scopo conse1·vativo, Ji etere nella proporzione del 2 °fo. L'autore, mo,lifica.nclo così il meto,lo di Shiga, ebbe tli mira di ren<ler liberi tlai corpi dei batteri quanti più fosse possibile di quei gruppi apto~·ori o ricPttori che dànno luogo alla formazione dPgli anticorpi, e di In.sciare addietro le r<'stnnti parti di corpi bacillari. Nello PSperienze preliminari s n se medesimo e sul Simonetta furono usate le dosi di 0,1-0,5 cc. cli vaccino. VACCI:-iO SENSIBILIZZATO DI BF.SltBDKA. - La pre parazione di questo vn.ccino è fondatn sul principio stabi lito clallo ricerche di EIHlich e .Horgenroth, che ogni cellula, ed in modo spPcialo q1wlla microbica, messa a contatto con l'anticorpo corrispon,ìente, fissa quest'ultimo,'·pscluJendo ogni altra sostanza contenuta nel siero. I mi.irobi infatti si impossessano dell'anticorpo specifico pPr non abbnndonarlo pit'1, malgratlo vengnno ripet11tamente lavati con soluzione fisiologica: so110 appunto questi bacilli che hanno attratto la sensibilizzatrice specitica che costituiscono il vaccino sensibilizzato. Il metodo fu a dottato (1902) per prPparare vaccini anticoleroso, anti tifico, ecl antipestoso. L'effic11ci11. cli quest'ultimo vaccino è tnlment'l riconosciuta che esso da parecchi anni fu incluso, sotto il nome di vaccino antipestoso sensibilizzato, nella farmacopea francese : Codex meùicamentarius gallicus. Tentativi incoraggin.nti furono fatti di recente contro l'infezione tubercolare, la pneumococcica, la streptococcica. Il vaccino antitifico, cho finora e ra stato adoperato solo sugli animai i di labo· ratorio, è entrato trionfalmente quest'anno ne lla pratica umana, perciò è oppor• tuno accennarne qui il metodo di preparazione. In scatole di Roux con agar si fanno delle colture di tifo per 48 ore, che poi si emulsionano in soluzione fisiologica. Questa vien trattata con siero antitifico, perchè i bacilli fissino l'anticorpo. I germi cosi sensibilizzati vengono in seguito sottoposti a lavaggi molteplici con soluzione fisiologica, fino a qua·nclo è stata allontanata ogni traccia di siero, e quindi portati a 66° per un'ora. L'allontanamento radicale di ogni traccia di siero è indispensabile onde evitare che il siero stesso eserciti un'azione dannosa sulla durata dell'immunità. É noto infatti che l'aggiunta ai microrganismi, che servono per la preparazione dei vaccini, del siero corrispondente, se ha il vantaggio tl i r en.der l'inoculazione inoffensiva, e di esercitare un'azione immunizzante altrettanto rapida quanto il siero Dledesimo, provoca d'altra parte uno stato immunitario di cosi breve durata che fa perdere all'uso di simile vaccino ogni valore pratico in patologia umana.
G8(i
R I \"ISTA SINTETI CA
I vaccini pre p.ueti con le nonne suesposte hanno delle proprietà nuove che li r endorio s upe riori a tutti gli altri, vivi o morti, possedendo essi un'az ione sicura, rnpid11, durevolE, è- assolutamente innocua (Besredka). A.Itri, anche ne l campo sper imt•ntale, non divide questi entusiasmi, anzi li ritiene inferiori agli alt ri vaccini vivi o morti (Kuhn). VACt: I NI 01 Vtt-CEXT. - Il Vincent, generale m edico francese, riprendendo studi e ricerche fatte da sperimen t a tori prec1:dl!nt1, prepara due tipi dive rsi cli vaccino antitifico: que llo auto lizzato e qut>llo bacillare. P er la preparazione del 1·1tccino autolizzato egli si vale di colture su agar di diversi stipiti cli bacilli di Bbt>r th, d i provenien za varia, e p referibil mente originari de i pat>si dove ,lovrò. essere usato il vaccino; alle colture tifiche ag giunge inoltre colt u re di paratifo A e B. D i tut ti q uesU germ i che ha lasciato sviluppare per 24-48 ore al termostat o, egli raccoglie le patine c he emuls iona in soluzione fisiologica di cloruro di sodio. U tutto vien lnsciato per 36-40 ore a 37°, affinchè si abbia. l'autolisi, che viene affrettata. e completata agitando di tratto in t ratto il liquido, si separano quin<li con la. cen t r ifugazione i corpi bacillari dal liquido sovrastante e si aggiunge dell'etere in proporzione del]' 1: 100. Dopo un contatto di 24 ore sufficiente per uccide re tutt i i bacilli si fa evaporare quas i completamente l'etere, servendosi di un bagno d i sabbia a 37°-38°, ed il vaccino è pronto. Le tracce di etere che rest ano ancora con l'autolizzato valgono ad impetlire possi bili fortuiti inquina.menti, e possono essere scacci1\te con faci lità. prima Ji procedere all' inoculazione. Il liquido di autolis i deve esser conservato all'oscuro e in ghiaccinja; la. luce solare attenua m olto presto le proprietn. vaccinanti. L e prime inoculazioni vengono fatte con il prodotto dell'autolisi d urata 3G ore, -quelle successive con l'autolizzato di 60 ore. Il vaccino bacillare dello stesso autore è anch'esso polivalente, essendo formato con bacilli tifici e paratifici di origine diversa. Dopo averli coltivati su agar per 18 ore a 38°, li emulsiona in soluzione fisiologica di cloruro di sodio, e li uccide rapidamen te con un'adegnata aggiunta d i e tere. In capo a 24 il vaccino è sterile, e lo s i libera dell'antiset t ico come si <lissa p el vaccino autolizzato. Dopo ricerche comparative preliminari il Vincent s i sarebbe deciso per l'a.utolizzato di bacilli viventi, uccisi con l'etere, perch è esso avre bbe un potere vaccinante equivalente a quello delle colture in brodo di bacilli vivi di 24 ore e di 10 giorni ed J\ quello dei baci Ili mor t i uccis i col r iscald ament o a 53°-65° senza presentarne g l i inconvenienLi (dolore locale più o meno vivo e prolungato, edema. e pseudo lifa.ng ioite, febbre più o meno elevata ecc.), ed avrebbe un valore immun izzante superiore all'autol izzato di bacilli morti, proposto d a Neisser e Sbiga., al vaccino sensi bilizzato il Besred ka ed alla vaccinazione per via digestiva. L'a.ut olizzato centrifugato d i bacilli viventi, contenente gli es tratt i dei bacilli vivi, cioè forni t i delle norm11li propri<Jtà biologiche, n on a ttenuato dal calore, det ermina, secondo l'autore, una forte produzione d i anticorpi batter iolitici, ecl assicura. una imm unità dur evole. Inoltre esso, non contenendo che scarsissimi corpi bacillari, essendo isotonico al siero u mano, e privo di sostanze antisettiche, n on provoca dolor i penosi. P er d i più non avendos i, come si ha coi corpi bacillari, la brusca saturazione degli anticorpi preesis ten t i, non eccita allo stesso modo la produzione delh, fase negativa.
RIVISTA S JNTETIC'A
687
..
** Il succedersi continuo di metodi diversi di preparazione del vaccino antiti6co addimostra, oltre il lodevole desiderio che anima gli scienziati di perfezionare il prodotto, anche che, fino ad ora, i metodi adottati non sod,lisfano completamente le esigenze diverse alle quali deve rispondere nella pratica. Pel momento mi occupo solo di quelli usati negli eserciti coloniali. 11 vaccino di Wr ight infatti, che fu quello che e bbe una più hirga applicazione all'uomo, in principio su!lcitò tanti contrasti e critiche che il suo uso, come medica.mento ufficiale, fu dovuto sospendere. Fu nominata una commissione che doveva pronunziarsi non solo sull'efficac1t\ del vaccino, ma ancora sui danni che si addebitavano all'uso di esso. Oltre i piccoli inconvenienti rilevati, ed oltre i dubbi sollevati sul valore del vaccino stesso si richiamò l'attenzione sulla fase negativa, cioè sull'esist.euza di un periodo di t empo. di varia durata, nel quale l'individuo vaccinato ern più esposto a contrarre l'infezione tifoide di coloro c b.e non erano stati preparati a resistere agli attacchi del la malattia . In seguito al parere favorevole della Commissione, ed alle modificazioni apportate dal Leishman al vaccino diWright, ne fu permesso di nuovo l'uso, limitandolo però, anche nell'esercito, alle persone che spontaneamente si volessero sottoporre a questo mezzo preventivo. Ed il vacci110 Wright-Leishman dopo di allora andò sempre più diffondendosi. in tutte le colonie inglesi, tanto che esso fJ quello che può vantare la più larga applicazione. Nondimeno ad esso si fa l'appunto di riuscire molesto e doloroso sover<:hiamente. La presenza poi in esso di peptoni del brodo di coltura. pare i\bbia un'azione tossica non indifferente sul prodotto vaccinico, mentre riesce inutile alla immunizzazione. Pare quindi debba preferirsi il vaccino Pfeiffer-Kolle che viene usato in Germania, negli Stati Uniti dell'America e nel Giappone. Il vaccino contro il colera preparato con questo sistema ebbe larga diffusione e risultati vantaggiosi in questi ultimi anni in Russia, Persia, Giappone. I n quanto alla azione protettiva. sugli animali risulta che il vaccino 11.ntitifico tedesco non è inferiore a quello inglese, come esporremo in seguito, mentre, in confronto di questo, non presenterebbe che molte attenuati gli inconvenienti di una reazione generale e locale. Sarebbe quindi più comodo e di più facile prepn.razione, coeterisparibus, degli al tri vaccini finora usa.ti. A quelli di Vincent manca il conforto di una larga esperienza. clinica . Non si deve però dimenticare che i principi fondamentali sui qua.li è basata la preparazione di questi vaccini, furono sperimentati da ricercatori precedenti ed abbandonati. Leishman, ad e!!., preparò dei vaccini diversi con bn.cilli uccisi con mezzi differenti : essicamento, riscaldamento a tempera.ture varie ed in condizioni diverse, aggiunta di prodotti chimici: cloroformio, toluolo, alcool, glicerina. Ed egli oltre che l'azione sterilizzante di questi svariati mezzi studiò anche l'autolisi dei batteri, perchè era lui pure aprioristica.mente del parere ohe si sa.re~be dovuto ottenere una immunità superiore con la. inoculazione dei prodotti dei batteri disciolti con l'autolisi, che con l'inoculazione dei batteri stessi. Ebbene, dopo ricerche comparative accuratissime fatte dosando per settimane e mesi gll anticorpi formatisi nel sangue dei conigli inocula.ti con i diversi vac-
RIVI<;TA t-l~'I'E'fI CA
cmi, concluse c he le colture iu brodo stt'1·iJi,,.znte con calore erano quelle che davano i m igliori risulti.ti. Le esperien7.e del Leishman sono St!n zn dubbio molto piu dimostrative e persuasive d i quelle di Vincent il quale si valse del metodo comune di immuni:i:zar le cavie che poi sottomette,·a all'infezione specifica, metodo più ~cmplice, ma 1111-'uo preciso di quell'altro. )fetcbmikoff e B t>sn•dka anzi a que-:to proposito, recentemente (1911) affermabO che non si ha alcun di1·itto di fondare i metodi d i vaccin,,zione contro la tifoide umana, bas andosi sui risultati ott.-nu t i sulle cavie. ProsPgnendo le l oro importanti ri cerche ~u1la febbre tifoide i due autori vollero esperim,•utare il vaccino autolizza to ,li Vinccnt sugli ch impnn zè. 80110 queste scimmie gli unici ~animali che per via orale r iescono " contrarre un'infezio11e tifoidea che per molti dat i rassomiglia l'in!"ezione umana: dopo un periodo di incubazione di 6- 7 gio rni esse presentano febbre, e bacilli nel s:tngue. I sintomi morbos i scompaiono iu esipo iid una settimana circa e l'animale guarisce : s i trat te rebbe qu indi di una. infezione molto simile a l tifo lieve che si osserva nell'uomo. Coll'uso del vn.ccino autolizzRto questi auinmli non solo non vengono prntetti dal contrarre l'infezione, ma anzi presentano unll forma morbosa grave che li uccide onde l\fet.chnikolf e Besredka ebbero <j( l'impressioue che le iniezioni di vaccino, invece di diminuire la sensibilità, l'avevano a u men tata ed in modo spiccatissimo ». \'incent !>piC'ga il r isultato sperimentale os~ervando che a cagione deÌl'eccessivo rnvvicin1uneoto de lle in iezioni vacciniche (!'inter vallo fu sl!mpre infe riore ad otto giorni) si era ottenuta u na sowapposizione di efl'etli negativi e per conseguenza un aumento della ricPttività fii questi an t ropoidi per i l bacillo tifico, cioè una vera e proprin, fase negn.tiva. L' 1}sperienza cUnica sola è capace d i risolverfl in modo d ecis ivo la controversia. In q11Rnto al va,ccino bacillare preparato da llo ste!'So autore, esso merita di esser attentamente e spa ssionatamente studiato n C'lla pratica umana. L 'esRttezza del princ ipio informativo è 11ccertata, perciò esso dovrebbero corri ~pondere all'aspettativa, conferendo un'immunità più elevata El d uratura degli altri vaccini steri lizza ti al calo1·e. È noto infat t i che il riscllldamento a tt enua il valore vac· cim\nte delle colture fino a d istr uggerlo, mentre l'ete re n on lo modifica. a/fatto
*** Ques ti i principa li appunti che si fanno ai vaccini antitifici maggiormente usati, e che determiniino i mrdici pratici a dar la preferenza all'uno od all'altro. Ma 11,ltri r ilievi sono rivolti ai var.cini in genere, attribuendo loro inconvenienti tal vol ta cosi gmvi dn reo.Jer dubbiosi se convenga realmente rioorrere, in casi di epidemia tifica, alle inoculazioni preventive. Il pericolo piu gmve fu ritenuto quello di provocare la comparsa della cosi detta fa~e negativa. \\lrigbt pel primo aveva osservato che negli individui vaccinati, molte volte s i aveva. una sensibilità a contrarre l'infezione tifica più spiccata che nelle persone non sottoposte a trattamento profilattico di sorta. La constRtazione dello s tesso fenomeno fatta anche da altri minacciò di travolgere nel nulla il conce tto della vaccinazione antitifica. T eoricamente, in base alla teoria di Ebrlich, il fenomeno era non solo attend ibile ma di facile interpretazione. La. recettività anormale che presentiisi du-
RIVISTA SINTETICA
G89
rante la fase negativa è dovuta al fatto che l'antigene, inoculato a dose troppo forte, determina una sottrazione brusca. o una sr,turaz ione degli anticorpi difensivi esistenti n ell'organismo, per cui questo viene a trovarsi in istato cli minor r esistenza. :Ma come in patologia sperimentale cosi n eJJa prntica umana si rilevò che sono le dosi molvo forti di vaccino che d eterminano la fase n egativa, qtH'lle piccole non dànno luogo ad essa. • Il \Vright era cor;;o subito ai ripnri stabilendo che : lo dosi fort i di vaccino erano da evitarsi; le tlos i m ed io dovevano usa rsi solo quando l'individuo inoculato poteva tenersi lontano dal p ericolo di infettarsi, p er circa tre s ettiman P; le dosi piccole erano b ensi innocue ma dovevano esser somminis tra te pt>r un p iù lungo periodo di te mpo por confer ire l'immun ità. B en tosto però si constatò che la frequenza ed i pericoli della fase n t>gativa erano stati esagerati. La Commissione ingles e, n ominata por studiare la complessa quest.ione della vaccinazione ant itifica, aveva chiesto ch e anche questo prohleron fosse og g etto di a.ccura te indagini. Infatti, dopo tre anni di s tudi, si venne a conclude:r e cho dalle esperienze fotte non èl'a risultata l'esistenza di segni ch e rivelnssero nolle persone sottoposte 111l1t vaccinazione antitifìca la pres enza dolla fase n egativa. Leishman n el 1V08 scriveva che i danni de lla fase n egativit ernno stati esagerat i. Non esist,ono fatti che provino che una vaccinazione r ecente abbia aumen t ato la rece ttività doi vaccinati. Non un sol caso tli questo gener e è stato segna lato in India ove le vaccinazioni sono state multiple e dove la fobbre tifoide è endem ica. E altrove, in5istendo sullo stesso arg omento, dice : La mia opinione p,:,rsonale è che con le dosi di vaccino attualUlcnte usa te, non vi è ragione alcu1rn di d g unrdare la possibile esistenza d ella fase nega tiva corno una controind icnzione d i vaccinare n elle regioni dove r <'gna la febbre tifoide, od anch e in presrnza stessa di questa epide mia. Pfeifl'er e Friedobergor, in baso alle esperienze sugli animali, sostengono ohe In fas e n egativa non ba alcuna im portnuza pratica. Metchnikoff e B esredka (1911) nfformano, con la compet cnzn che ognun loro riconosce, che n essun fatto preciso p erm ette di invocare l'esis tenza della fase n egativa n el corso dell'infezione t ifica . hla, pur ammettendo in vin ipotetica che essa possa esistere, i du e autori, accogliendo le ricerche di Korner sul colera., ritengono, cbo duri 6-48 ore. Si può obb iettare, dice LanJouzy (1912), che l'inoculazione vaccinante prat ica ta allo scoppio di un epidemia potre bbe risv egliro la fase n eg a tiva Ji Wright. Ma questa fase ris contrata n elle prime vacc inazioni, quando si iniPtta.vano dosi forti d i antigene di razze hacillni virulenti, non è piu stata osse rvat a ne lle migliaia di ìndivi•lni vacc inati p osterio rmente, ed i progressi d f•Jl a tecnica e l'uso di bacilli avirulenti hanno fo.Lto scomparire gli inconvenienti ,tVuti alle prime prove. Dallo s poglio dei varì r esoconti epidemiologici r isulta infat ti che nell'esercito coloniale inglese e sopratutto in India, durn,ote il corso delle epidemie ti fiche non s i ebbe più ad osservare la fase nega tiva , n eppure neg li inferllliori vaccinat i d urante il tempo che assisteva no i tifos i. I tedesch i :::ion solo n on In osservarono negli individui vaccinati in patria, prima di pa nire por la campagna cont ro gli lierroros, ma neppure fra quelli vaccinati n ello zone tro pica l i infette. Negli Stati Uniti dell'America ove nel 190!) furono vaccinati, in tutt i i petiolli, 1428G uomini 44 - Giornale dt medicina tnttilurt . -
f ase. IX.
lj~I()
RIVl:,TA. SIXTETICA
no11 s i è constatata una sola volta la predispos izione degli inoculati a prender la febbre tifoide. Vincent nota (1911) che non ha mai osservato nè a l Marocco nè altrove su individui sottopos ti alla vaccinazione a.ntitifica nulla di ciò che fu chiamato fase negativa. Eppure, egli osserva, al confine marocchino si ebbero precisa.mente quelle contl i;-.ioni cbo pare debbano esser le più propizie alla manifestazione del fenomeno. I solqati iufatti accampavano in paese malarico, era.no stra.pa11zati ed ane· mi:rna ti in segu ito anche al calore ecces,;ivo opprimente; le condizioni igieniche degl i indigeni e rano deplorevoli, il suolo ed il sottosuolo ernno infetti da residui fecali, le acque erano inquinate, le mosche, veicolo di germi, abbondantissime. A cagione di t utte ques te condizioni sfavorevoli il numero ùei casi di febbre tifoide o di imbarazzo gas trico febbrile s i accresceva giornalmente. Egli inoltre constatò che individui i qunli al momento de ll'inoculazione di vaccino erano già ne l periodo di incubazione de lla febbre tifoide, la malattia decorse benigna.mente. La paura della fase negativa dunque, allorchè si evita l'uso di dosi vaccinan ti eccess ive e di vaccini preparati con bacilli virulenti, è infondata... Harstso<'k (1!110), dopo aver s t udiato la reazione indotta dalla. vaccinazione anti t ifica in o!\1.1 persone, vista la benignità dei fenomeni, consiglia la pra tica sistematica di vaccina1·e in tempi di epidemia tutte De persone esposte al contagio, Rovrntutto medici cd infermied, e, nell'elemento militare, le truppe .-.:oncentrate nei campi. Nelle truppe coloniali le iniezioni preve ntivo debbono e. preferenza. eilser fatte in pntria, prima d ella pl\rtonza, ovvero sul posto qualche tempo prima che incominci la stngiono epidemica, 1>erchè cosi coincida il massimo della. resistenza col ma~si mo del pericolo. Per la cos ta mediterranea dell'Africa, ove il tifo infierisce sopnit11t to dal lug lio al settembre, le vaccinazioni sono consiglia.te in maggio e in giugno. Nou Ili deve però aver alcuna esitazione a farle in pieno periodo endemico od epidemiclO. In questi casi, come quando per ragioni mili~r i imprescindibili, si debbono mandar tru;ipe urgentemente in zone infette, io credo si possa., oltre che garantirsi in modo assoluto co11tro il presunto pericolo della fase negativa, anche proteggere dall'infezione tifica cui i soldati rimarrebbero esposti nelle prime settimane innnnzi che si sia conseguita l'immunità. Si potrebbe ottenere un ra.pidis!limo R.umento notevole di resis tenza organica. all'infezione che permetterebbe fra l'altro, di procedere con calma, e tranquillità all'immunizzàzione attiva con uno de i me todi sovraesposti. Di questo metodo, per !cosi dire ecclettico, o misto riferirò ampi1unente in s eguito.
• •• Minore importanza hanno le altre obbiezioni degli antivaccinis ti, cioè i danni della rea.ziono locale e di quella generale consecutive alle inoc ulazioni, e c he, a dot ta di qualcuno, comprometterebbero i va ntaggi del trat tamento preventivo. S i sa come queste reazioni, in seguito ai perfezionamenti della tecnica nella prep1trazione del vaccino, siano note volmen te diminui te di intensità. Infatti oggi solo di rado e nelle pe rsone molto s ensibili occor re somminis trare dell'antipirina per diminuire i fenomeni reattivi, o 1tpplicarc ~ul punto de ll'inoculazione qualche leni t ivo s ul tipo della pomata consigliata da \Vrig ht (acido s alicilico 1, es tratto l iquido di er,.çotin.a 4, ossido di zinco 3, la nolina 20) o iJLtemamente sommi11i~tra re 2 g r. di lattato o di cloruro di cnlce.
RI\'ISTA $ !~TETICA
G91
Se l'iniezione ~ fa.t.ta in luogo adatto (V deltoideo, a prefe renza del braccio 'Sinistro; regione ipooondriaca; zona clavicolo-mamillare) e se si seguono le norme rigorose di antisepsi (sterilizzazione della cute con tintura di iodio ; delle mani dell'operatore e della siringa ooi metodi ben noti) essa non può preoccupare. I disturbi generali e locali sono, a detta del Leishman, che senzi1. dubbio è quello che ha la più larga esperienza in materia, inferiori a quelli dati dall'inoculazione antivaiolosa. Sul punto di inoculazione si mimifesta talora una ristretta zona eritemi\tosa e pit'1 di rado un nodulin.Q che per qualche giorno rimane dolente alla press ione; meno di frequoute a.neon micropoliadenia e febbre. Ha.strock, che fece uno studio minuto sulla reazione consecutiva alle iniezioni a utitifìche del vaccino americano, classificandole, a. seconda della intensità e della temperatura, in reazione nulla, reazione legger&: fino a 38" O, reazione modernta: fino a 89°, reazione intensa: più di 3~0 , osservò: R eazione nulla. . Reazione leggera . Re&Zione moderata Reazione intensa .
12'2 volte cioè 11 p. 100 908 • ,. 83 p. 100 GO » ,. 0,6 p. 100 10 :. » 1),1 p. 100
La reazione non differisce m modo Fensibile fra la prima e la seconi:la ino-culazione. Vincent nel Marocco osservò che la febbre è mancata nel maggior numero dei vaccinati. Quando sopraviene si inizia 2-3 ore dopo l'iniezione insieme a cefalea, stanchezza, mialgie. Se raggiunge i 39° si accompagna con brividi. Ma. tutti questi .sintomi, egli dice, come la reazione locale, sono di breve dura,ta e scompaiono senza reliquati. Nei malarici è opportuno somministrare nel periodo della vaccinazione qualche dose di chinino, perchè le iniezioni provocano la comparsa di qualche accesso febbrile, e la reazione vaccinica è più intensa. È necessar io inoltre evitare, almeno per 48 ore dalla inoculazione, l'uso di al· -coolici, perchè fu notato (\Vright, H eutsch e Kutscher, Vincent) che dosi anche limitate di alcool (un solo bicchiere di birra) aumentano in modo notevole ed i mmediato la reazione locale e generale nei vaccinati. Si intende che le manifes tazioni reattive, indipendentemente dalla specie di vaccino utilizzato, sono in rapporto con la dose i noculata. L'uso di dosi vaccinali piccole ma più numerose, raccomandate da molti, oltre che diminuire, fino a sopprimerle, le molestie della reazione organica, p:i.re presentino il vantaggio di conferire un'immunizzazione più duratura. Altre condizioni ancora influiscono s ul grado della reazione: costituzione del vaccino con bacilli vivi o morti; virulenza dei germi; distanza fra le successive inocula~ioni; data della preparazione; mezzi usati per uccidere i bacilli; mezzi messi in opera per aver una autolisi più o meno completa e quindi un contenuto maggiore o minore di tossine nel veicolo; metodo di conserva.z ione del vaccino; luogo di soggiorno delle persone da vaccinare; malattie pregresse od in atto; condizioni temporanee di vita; razza.. Si sa infatti che i bacilli vivi e virulenti dànno reazione locale e genera.le molto pit1 viva· degli s tessi bacilli uccisi. Ed nuche q uesti, in dosi elevate, diurno reazioni mol to intense e fin la fase negativa. Anche i vaccin i che paiono più i n· nocui, come quelli del Vincent, se vengono inoculati in un tempo troppo breve,
692
RIVISTA Sl.NTETIOA
diurno nelle scimie antropoidi la fase negativa e fin la morte. Il vaccino di Wright-Leishmnn, se non si vogliono suscitare reazioni troppo violenoo, deve esser usato solo dopo S settimane dalla. preparazione, mentre dopo S mesi esso ha perduto quasi ogni potere immuni;r.zante. Il vaccino bacilh1re, conservato a temperatura ambiente (16° C) pare conservi lt, sue proprieth protettive molto più di quello tenuto a 6° o 37° (Leishmnn), mentre quello autolizzato deve esser conservato in gbiac,,iaia ed al riparo dalla luce (Vincent). Il vaccino sottoposto a lungi.ii viaggi è meno attivo ùi quello lasciato a. ri poso. Agli individui più deboli o sofferenti devonsi naturalmente inoculare dosi più deboli che a.i sani, ai giova.netti ed ai vecchi che non agli adulti; lo stesso dicasi per quelli affaticati o abitanti in climi tropicali o in zone malariche. Certe razze umane, come ad es. l'araba, hanno verso la febbre tifoide una recettività minore di altre. Wright inoltre dà una importanza non piccola all'età dei soggetti vaccina.ti~ secondo la sua esperienza fino a 60 anni la protezione è meglio assicurata che dopo quell'età. Forse perciò Elliot e Wnshbourne constatar~no che gli ufficiali ernno meno fortemente immunizzati dei soldati. Si sa poi che la vaccinazione antiti5.ca è quasi inutile fino ai 7 anni. Dai 7 ai 12 anui è opportuno inoculare un quarto della. dose normale per un adulto; dai 12-15 mezza dose; dai 16-17 anni tre quarti. Le donne, dice Leishman, tollerano le stesse dosi di vaccino degli uomini; i fenomeni reattivi sono più deboli, forse a cagione della loro astinenza dall'alcool. Conviene del resto ricorda.re che la reazione provocata dallo stesso vaccino varia grandemente <ia individuo ad individuo anche per cause che in gran parte ci sfuggono. Non è generalmente ammesso che In reazione organica del soggetto inoculato s ia proporzionale alla sensibilità dell'individuo verso il bacillo tifico e che quiHdi si debba ritenera che colui il quale reagisce violentemente alla vaccinazione sia stato più disposto a coutrarre l'infezione di chi reagisce tardamente e ~carsameute. Del pari non si ricouosce alcun rapporto fra il grado di reazione osservato nei vaccinati e la ricchezza di produzione degli anticorpi. Fu osservato anzi nel siero sanguigno di persone che avevano avuto febbre a. 37°-37°,6 un pot ere batteriolitico superiore a quello di individui che avevano reagito con febbre a SU0 (Kutscher ed Hetsch). I vaccini autolizza.ti darebbero, secondo ,incent, una reazione minore di quelli bacillari. Ma Leishman aveva osservato che la renzione locale da.ta dai corpi bacillari e dnl liquido sovrastante, dopo In centrifugazione, iniettRti rispettivamente nei due fianchi di una stessa persona, non preHentò differeuza alcuna. Gli americani pl·aticano le vaccinazioni antitifiche nelle reclute, contemporane11,mente a quelle antivaiolose, all'arrivo al reggimento, e non hanno a lamentare fenomeni morbosi di intensità tale da dover interrompere le istruzioni militari. Ad ogni modo per render meno sensibili i fatti reattivi si è ovunque adottato il sistema di praticare le inoculazioni nelle ore pomeridiane, per modo che i disturbi consecutivi all'iniezione, che rnggiungono l'acme dopo 4 ore, si svolgono duraute la notte e, verosimilmente, dur~ute il s onuo, pas<,ando cosi quasi inosservati. Del resto, per eccesso di precauzione, si può nell'esercito seguire la norma che si adotta per le vacci nazioni aativaiolose, coucedere qualche giorno di esenzione dalle fatiche più gravi, per quanto molti medici militflri notino che spesso i sol-
Rl Vl:s'l'A sr:-;TE'rICA
(193
-dati riprendono spontaneamente tutte le loro occupazioni, senza risentire molestia di sorta. Il fatto stesso che i soldati degli eserciti dove si pratica la Yaccinazione antitifica si sottomettono volen tieri nl trattamento, e non intP.rrompono se non eccezionalmente la serie, è le. miglior garanzia. della tollerabilità., se non pure della innocuità di esso. · La vaccinazione non ba che sc,irsissime controindicazioni: tubercolosi avanzata, cardio11at ia. 1 nefrite, arterie-sclerosi diffusa .
••• Le dosi di vaccino da usarsi sono varie, e la loro determinazione precisa è irta di difficoltà.. Del vaccino inglese si fanno tre inoculnzioni: di 1:00 milioni di baci lli la prima, di mille milioni le altre due, sempre in 1 cc. di veicolo. Allo stesso modo è dos1tto quello americano, solo il veicolo è diverso: solu• zione fisiologica di cloruro di sodio per questo, brodo peptonizzato per l'altro. La dose attuale di qt1ello tedesco è di 0,4 - 0,8 - 1,2 cc. di unu. emulsione contenente due anse norruali di patina su a.gar di 24 ore per cc. di sol uzione fisiologica. A.i primi soldati inviati contro gli Hcrreros furono inoculate dosi più forti (0,5 - 1 - 1,5 cc.) pari ad 1, 2, S ansate normali, che poi, avendo dato reazioni troppo violenta furono rid:>tte a 0,3 - 0,8 - 1 cc., fino a, quando l'esperienza dimostrò che nella terza inoculazione erano sopportnte dosi più forti e fu stabilito il dosaggio odierno sopra es posto. Secondo le ricerche di Bassenge e Rimpau dovrebbero preferirsi le piccolo dosi; per quello di Pfeiff'er-Kolle: per la prima iniezione 1/30 di ans1t1 per In se-0ouda 1/15 ed 1/5 per la terza. Di questi tre vaccini si praticano tre inoculazioni, a diRtanza di circa 10 giorni l'una dall'1il tra, Spoover per il vaccino americano preconizza una quarti\ iPie· zione. Dèl vaccino polivalente vivente di Castellani si fauno due inoculazioni rispettivamente di 2/3 di cc. e di 1,5 cc. Sciavo consigliò nella pra tica due o tre inoculazioni, rispettivamente di 1/10 - 2/10 - 5/10 di cc. a dieci giorni di inter vallo. Il suo vaccino autolizzato Vincent l'inietta alla dose di 0,26 - 0,76 - 1 - 2 ovvero 2,6 cc. li numero delle vaccinazioni, originariamen te di tre, fu in seguito portato a quattro ed ultimamente a 5. Devo pe1·ò ricordarsi che la prima e la seconda dose il vaccino autolizzato sono il prodotto di una macerazione di SG ore delle colture sviluppatesi per 24 ore, mentre le inoculazioni successi ve sono più ricche essendo il risultnto di colture vecchio di 48 ore, macerato in soluzione fisiologica per 60 ore Il contenuto in prodotti Rolubi li dei principi biologici normali ed attivi dei diversi germi usati varia notevolmente fra il primo ed il secondo gruppo di autoliziati, ciò che ha un'importanza forse maggiore della dose stessa. Il vaccino polivalente bacillare dello stesso autore nou risulta in quali dosi sia stato adoperat;o, Alcock, del vaccino sensilJilizznto di Besredka, fa due inoculazioni a distanzi\ di 8, 9, 10 giorni con dosi varie. In un gruppo di persone si valse rispettivamente di 1 e 2 cc. di una coltum di 24 01e, su agar fresco peptonizzato, diluito .a 1/100; in un secondo gruppo iniettò 1 e S cc. della stessa diluizione, in un terzo
694-
Rlvr-;TA SINTETICA
gruppo 2 e 3 cc.; notando: che l'intervallo fra la prima e seconda inocuìazionepare non a bbia importanza., che la reazione locale si manifestò meno intensa quando i bacilli erano stati coltivati su agar privo di pept,one, e che In reazione, coeteris 71a1·ibus, è funzione del peso e non dell'età delle persone inoculate, essendo più marcata. negli individui piccoli e di peso leggero. Le dosi da preferirsi sono quelle di 1 cc. e 2 cc. della diluizione a 1/100, corrispondenti rispettiva.mente a 600 e mille milioni di bacilli sensibilizzati viventi.
•* * Intimamente legati al problema dell'efficacia. del vaccino, sono, come fu accennato, lo stipite bacillare e l'aggi unta degli antisettici. Non tutti i ceppi di bacilli ebertiani sono ugualmente adatti a fornire vaccino, alcuni sono quasi completamente inadatti, altri adatti in grado diverso. Per quanto non si Sl\ppia ancora con precisione qunli sono le qualità. che deve aver un germe per riuscil'e un buon vaccino, è indubitato che lll scelta. del bacillo ha. note vole influenza. Oggi l'importanza maggiore è attribuita. all'affinità che i bacilli usati presentano per gli ambocettori specifici. Sotto questo rispetto quindi con viene studiare i germi da adoperarsi nella preparazione dei vaccini, più che sotto quello della ,·irulenza, come si riteneva prima delle ricerche del Leisbman. È faci le intendere qua nto aumentino le diffiroltà nella scelta del germe quando essi sono molteplici e diversi oltre che di stipite anche di qualità, come si ha nei vaccini polivalenti, poichè la. loro azione deve esser studia ta oltre che per ogni singolo germe isolatamente preso, ancora per tutti insieme cumulati. Anche l'aggi un ta degli antisettici diede luogo ad un lungo dibattito, anche per l'importanza che banno nella pratica. clinica. : una. parte dei fenomeni reattivi locali, da alcuni tanto temuti, sono indubbiamente dipendenti dall'antisettico mescolato al vaccino. Alcuni sostengono che, poichè il riscalda mento del vaccino, per ottenerlo sterile, ne diminuisce il potere i1umunizzante, e che d'altra parte l'nggiuntu del 0,4 % di l isolo o del 0,3 % di fenolo sono sufficienti ad uccidere in quattro giorni i germi aerobi ed nnaerohi, sporulanti o uo, che si potessero trovare nel vaccino, fosse utile sopprimere la s terilizzazione col calore. Seo1ple e Matson inoltre constatarono che non solo la sterilizzazione del vac• cino antitifico è realizzata con l'aggiunta del 0,6 % di acido fenico, ma che essa. conserva. a l vaccino la. sua proprietà immunizzante per almeno due anni, e cbe gli ani mali inoculati col vaccino fen icato raggiungono un grado di immunizzazione superiore a quello che si ottiene coll'impiego del vaccino s terilizzato col calore solo o col calore e l'acido fenico od il lisolo ins ieme. Queste ricerche però sono contraddette dalle indag ini di altri osservatori: l'aggiunta della s oluzione fenica alle ~olture viventi ne distruggerebbe la sos tanza immunizzante, la qua.le invece pers isterebbe intat ta quando il fenolo è aggi un to alle colture uccise col calore (Gaffky, Pfeilfer, Sticker, Dieudonnè). Leishman poi, che fece gli studi più nmpi e completi sul vaccino antitifico, constatò che non vi è differenza essenziale fra il potere immunizzante di un vaccino sterilizzato col calore e con l'antisettico e quello del vaccino s terilizzato solamente col lisolo. Risulta che i vaccini pit1 in uso hanno adottato la sterilizzazione dopp ia col calore e l'a11tisettico: vaccino inglese, tedesco, americano.
RlV!S'l'A S1:STF.1'IC'A
Per la tecnica della preparnzione del vaccino è opportuno quì ricordare che quando l'aggiunta dell'antisettico è fotta prima ch e la diluizione vaccinica sterilizzata col calore si sia raffreddata, il prodotto ri;;u !tante è privo <li ogni potere immunizzante. A questo devon forse attribuirsi gli scars i risultati ottenuti col vaccino di Wright sulle truppe combattenti nel Trnnswal (Leiphman). · L'etere, è da lungo tempo, sull'esempio dello Sciavo, usato per la con.~erva;,;ione dei sieri e rlei vaccini, e non risulta che eserciti alcun effetto dannoso, pm· avendo, alla dose del 3 %, il potere di uccidere i hiteilli del tifo, del colern ec·c. In ogn'i caso si potrebbero impunemente port are a 46 ques t i pr odotti irnnaun iz1.anti, aggiunti di etere, per garantire l'nssolut.11 dis truzione de i germi in esi<i accident.altnl'nte capitati (Ori). sen7.a che il tPnue r iscaldamento alteri le pn,prietn vaccinanti delle emulsion i bacillari .
••• In questi ultimi anni si pensò cl i ottenere un vaccino pol ivalente, ,:!.e <'ioè valesse a combattere lf! infezioni chr comunemente si 1isso<'iano o si sovrappougono n. quella tifoide. Ca<itellani preconizzò un unico ,•nccino contro la disse11tt1ria o le infezioni tiflc11 e paratitìcn, ed abbiamo giiì. ri,·onlato come us i di g i,i. un ,accino pol iv11lente e vivente c:ostitnito 11er metà di harilli del tifo e per la al t ra. meti, da para.ti6 A e n. Wnssermann, fondandosi sulle constatazioni fatte da parecchi l'icct'catori c· he i bacilli tifici di provenien,;n. diversa non sono idPnlici i11 rappor to alla v1rnlen1/.11. ed all'attitudine ad a ssorbire una quanti tà più o meno grande di sostanx(i hat!'ericide del siero, propose por conseguire un'immuni z?.a;,;ione attivi, di servirsi inv ece che di una sola coltum di Lllllt mcscolanz" di vari stipiti di bneilli ebet·· tiani, tenendo conto sovratutto delln bi,l(lPn<le Kra(f da essi possrdutn. :\fa Ha!'· senge e Mayet, che tradussero in atto questo concetto, affermano di a,or ti-ovato, nel combnttere la febbre tifoide, il ,·accino pol ivale nte meno e fficace di quello monovalente. Vincent, <'Onsidcranrio che in certe r egioni, specie in que lle dell'Africit sottentrion:ile le forme pnratifoicli sono nltrottanto freq u enti che quelle veramente tifoidi, e che esse talorn s i sovrappon~ono, o non sono clini<'amcnte d ifferen ziabil i, preparò i suoi VRl"cini con 10 stipiti <li bn<'ill i ebertua ui, provenic·nti in g rnn parte dai pae;;i ove si sarebbe usato il vacr.im,, e (•ol pa ratifo ..4 e /J. Nel vaccino autoli7.7.nto la proporzione dei pa ratifi è di l /5. L'espericn1,a clinica solo varri, 11 pro\'are se queste vedute t eori che, cd a dir vero p iù presupposte chP nccer tntc, !'nrnnno feconde di utili applicazioni prntiche . I pochi risultn ti fino ad ora ottenuti, per qun.nto poco incomgginuti, non autori;,;znno a interrompere lo ricerche. Dl\lle s tatistiche <li Vincont r isulta appunt() che nel Marocco il n•1mero degli affetti cli forme gastriche febbril i fra gli inoculati col vaccino \\lright o con l'uno o \',.\tro dei s uoi fu negativo, men t re fra i non vaccinati la cifra dei colpiti da tale forma morbo;:a fu del 50,90 pc l' mille. 11 vaccino monovalente 11.ntitifico d i \Vr ight A.\'l'ebhe quindi avuto un'Azione protettiv11. uguale a quelli preparati con molteplici ce ppi di bacilli t i fici e paratifici. Si dovrehbe quindi concludere che il vaccino tifico protegge 111,d1e contro lo infezioni parn.tifiche, ma ciò ha bisogno di succei-sive e pi/J vaste esperienze. Non è fuor di luogo però qui ricordare che di rP.cente :\fetchn ikolf e E e~redkn, hanno veduto sperimentalmente che il paratifo H, somministrato in dosi forti, può sostituire il vaccino tifico.
RlVllSTA SINTETICA
••• Oltre che per la ,,ia sottocntanea ricordata, si è tentato di vaccinare contro il tifo anche per v ia orale ed intestinale. \Vright aveva già. somministrato dosi varie, o uguali a quel!e immesse sottocute, o maggiori (fino 15 volte), ottenendo disturbi intestina.li e talora manifesta7.ioni de ll,i fase negativa. La ricerca. d egli anticorpi nel siero sanguigno fu quasi negativa. Harrison volle proseguire le ricerche ma i risul tati anche. da lui conseguiti turono molto irregolari e nell'insieme non incoraggianti. d iversi furono qua ndo si tentò di sottrarre il vaccino all'azione de i succhi stomacali, fa. cendolo giungere intatto nel l'intestino. Il metodo in Inghilterra fu abbandonato. In Franr.ia lo ripresero di recente t191 I ) Courmont e Rochnix, i quali delle d ue vie, l 'orale e l' in testinale, pre feriscono quest'ultima, perchè più efficace ed innocua. },ecero esperienze cou colt ure vecchie di otto giorni portate a 63°, ecostituite di otto ~pecie di bac illi d'Ebe1·th, oltre che sulla cavia, sul coniglio e sull11 capra, a nche sull'uomo. A questo, valendosi di una cannula rettale flt,ssibile , della l unghezza di 40 centimeti-i, introdussero, a cinque giorni di distanze., 100 centimetri cubi per volta di v1tccino misto a 10 gocce di laudano. Dopo 10 g iorni ottennero un aumento del potere agglutinante, di quello batteriolitico e di quello batteric ida del siero sanguigno. Nei conigli s i ottenne l'immunità contro l ' inoculazi,>ne endovcuosa di bacilli titici virulen t i, i lnmunità che persisteva anche dopo 6 mesi, mentre nell'uomo la si vide scomparire in settimo mese, e solo mediante n.l tro vaccinazioni intestinali s i rius~iva a prolungarla ma per un periodo piu lm,ve di quello ottenuto la prima volta. All'infuori del laboratorio il metodo fu applica to su pochi ind ividui dal Combe nel :Ma rocco: 11 persone ingerirono a digiu no, per otto giorni consecutivi, 9 cent imetri c ubi di colt.ura di bacilli tifici in brodo d i 24 ore, sterilizzati con l'etere. L 'immu nizzazione non fu dimostra ta sufficientemente con l'osarne degli umori.
Ne
L'e!licacia dei diversi vacc1m nntitifici deve esser definitivamente giudkata solo alla streg ua dell'esperienza clinica. Nondimeno era necessario saggiarli prima in co17Jo1·e vili per accertarne sopratutto e l'innocuità ed il valore imnrnnizzan te. Le ric.;rche di laboratorio ci possono sufficientemente illuminare nella detcrn1i na zioue del primo requisito cui deve rispondere ogni medicamento: non nocere. Por ottener r ngguagli, il più che fosso possibile precisi, sul potere immunizZR11te del vacci no, il Wright utili:e1v.ò lo studio degli anticorpi, e principalmente delle agglu t inine, delle opsonine, delle bn.tteriolis ine e delle battericidine. Lfl valulnzione di alcuni di essi è senza dubbio utile, e de,;,e esser tenuta. in considerazione, senzn. però incorre're in esagemzioui pretendendo indicazioni maggiori di quello che ci possono dare. Il significato delle proprietà dei prodotti cli reazione org11nicn. consecutivi alU' int roduzione di sostanze vaccinant i è tutt'altro che accertato. U n individuo, dic ono ~letchnikotf o Besredka al qunle s i introducono sotto cute dei corpi battei·ici no11 può 110 11 reagire fabbri cando ora agglutine, ora sensi bi lizzatrici, ora batteriolisi ne, ma dedurre che sono al t reUaute ruanifestniioni di una immunità antitifica ci pare azzardato.
nr,·1sTA SINTETICA
697
I vaccini di ·wright e di Pfeiffer-Kolle pare non presentino grandi differenze nella quantità di anticorpi dosabili in vitro, per quanto le ricerche dei diversi
osservatori siano molto spesso contradditorie. Sembra che i vaccini che si mostrano più attivi sotto il punto di vista della formazione degli anticorpi s iano quelli che sono stati scaldati di meno. Per molto tempo si ritenne che il potere agglutinante potesse esser l'indice del grado di immunità conseguito, ma in seguito si dovette, dopo numerose ed attente osservazioni, rinunziare a questo criterio troppo assoluto. Si constatò in-fatti, fra l'altro: a) che il potere agglutinante del siero v11.ria. negli individui vaccinati con le medesime dosi di uno stesso vaccino. Sclavo e Simonetta, sperimentando, col vaccino prodotto n ell' I stituto universitario d'igiene di Siena, su loro stessi, notarono che il titolo agglutinante del loro siero, che p r ima de]le vaccinazioni antiti6che era nullo i·n eetrnmbi, raggiunse dopo due inoculnioni nello Sciavo la cifra di 1 : 250 e di 1: 400, nel Simonetta invece 1: 40 e 1 : 75. In questi, solo dopo una terzn inoculazione di 0,5 cen· timetri cubi, arrivò a 1: 200. Kutscher ed H etscb, dopo dµe inoculazioni del vaccino Pfeiffer-Kolle a dosi elevate, su otto individui, trovarono che il potere ngglutinante ·variava da 1 : 1000 ad 1: 100; dopo l'iniezione di una sola dose, a ccanto a persone che presentavano un titolo agglutinante 1 : 200, ve ne furono di quelle che lo dava.no ad 1: 20, ed altre che non lo davano affatto. Due iniezioni di dosi piccole diedero del pari nelle m ani degli stessi au tori, risultati vari oscillanti fra 1: 200 ed 1 : 20. Vincent osservò, dopo l' inocula zione dei suoi vaccini individui con siero sanguigno dotato di potere agglutinante ad 1: 1,JO ed altri ad 1: GO. b) che l'aumento de,l potere aggh1tinante non è proporzionnle al numero delle vaccinazioni. Browning, con nuto~esperienze fatte per consiglio di Castellani, vide che, dopo -essersi inoculato per sette settimane consecutive un bacillo tifico vivente, attenuato col calore, il titolo agglu tinan t e del suo siero non su però mni (1: 40, raggiunto ilopo la quarta inoculazione; dopo la quinta esso era di 1: 20 e dopo la sesta 1: 10. e) che i risultati ottenuti in vitro non ci autorizzano a iufnirne quelli che saranno in vivo. Garbllt e Meyer, da una serie di ricerche fatte sul vaccino antitifico non sC'n• sibilizzato e su quello sensibilizzato, hanno dedotto che ùè l'agglntionzion<', nè la fissazione dcll'alessina possono esser invocati come indice di i1umunili\. I nfatti essi trovo,rono che il siero di conigli inoculati con vaccini n ormali presentano, giil. dopo 6 giorni dalla p1 ima inocula7.ione, un potere agglutinante di 1: 100-1 : 500, mentre al t-e mpo stesso iil siero dei conigli trattati col vaccino sC'nsibilizzato dava una agglutinazione appena SC'n sibile (1: 10 -· 1: 20). Continuando le inoculazioni il titolo agglutinante aumentava nel primo gruppo di conigli, mentre r estava pressoché immutato nei conigli sou,ibiliz7.ati. In base a questo risul tato cd a quello confo1·me della fissazione dell'alcssina, si sarebbe dovuto concl udere ohe -nei conigli trattati col vaccino sensibilizzato non esistono anticorpi, invece spe· 1·imento.ndo sul vivo si trovò che nel mentre il siero dei conigli sensibiliz,mti proteggeva le cavie contro l'infezione tifica, 2-4 ore dopo l'inoculazione, il siero d egli altri conigli rimaneva del tutto in efficace. a) che le agglutine scompaiono dall'organismo senza che ciò implichi la. scomparsa dello stato immunitario.
698
ur,· 1s TA Sl:-iTETICA
La cl inica c' ius,·gna clw nei guariti da fr•bbre tifoide le agglutin ine in genere si cons.. rvano solo per qualche SE'ttimana dopo la guarigione, mentre per;;iste nelr individuo l'immunità. t.:n esito simile toccò al valore a ccordato alle opsonine, alle quali Wright, Harrison ed altri avc>vllno 11,ttribuito un'importanza. notevole pe r la. determinazione de l grado dell' i mmunità. Oggi il valore attribuito ad CSSP e d i mol to diminuito (Richardson, H ectoen, Cerey, Mautè ecc.). Anche l'opinione d i J(olle ed Hetsch che le batteriolisine, quamdo esistono, sono il migliore indica torf' dt>lla immunità an tiinfPttiva conferita artificialmtnte ad un orgauismo, non può più accogliersi in modo assoluto. Il titolo battericida del siero di individui inoculati con i vaccini morti inglese o tedesco, aumenta d i regola 6 giorni dopo la prima inoculazione e si e leva d a 1 2 o 1, 10, quale è il titolo normo.le del siero umano, a 1: 100 - 1: 600 - 1: 1000. L a durata nell'uomo d ell' immun i ti, consecutiva alla vaccina,:ione è varia. Col vaccino di W rigbt-Leisbman essa d ura 3 e fino 4 anni (Ward). per quanto altri osservatori riducRno il periodo in più brevi confini : 80 mesi (Firth). Del resto, per prolungare inde6n itamente lo stato d i refrattarietà. è stat o r iconosciuto sufficiente far ogni anno una inoculazione di mìlle milioni di bacilli, cioè 2 ceutimetri cubi del vaccino usnlo d1~gl i autori inglesi per In seconda vaccinazione. Col vaccino di Pfeiffer-Kol111 la immuoiti\ persiste sicuramente, secondo il magg ior numero degl i osservatori, un anno, ma può essere r invigorita. e protratta come si disse pel vnccino inglese. 1\ulln in proposito sappiamo dei vaccini di Vincent e di quello di Bes redkn. La conoscrnza della durata dolla persistenza della immunità è o ect>ssaria sopratntto in igiene P pntologiR degli eserciti coloniali. Nell'c·ser cito inglese delle Indie, ad Psempio, l'ufficio sanitario provvedi', a tempo oppor t uno, alle rivRc· ci11Rzioni. Poich.:i però nessun an imnlc> contrae una vem P propria infezione tifoide, ali' infuori dPll'uomo, e la malattia dc·lle cavie e dei conigli consecutiva ali' inoculazione dc•l bacillo ti6 ro, non ha di comunr, com(• fu detto gi ustamente, con In n ostra f1>bbre tifoidea, se non l'agente infettivo, è giusto che, solo in base all 'esperit>nza fatta sull'uomo, si dc:bba giudicare del!' utili t i\ o mf'no di questo ml'zzo profilattico. Noudimr uo, essemlo nu merosi .i problemi ancora insoluti in argomr·nto di vat'cinal\ione antit i6ca.. le ricerr.hc sugli animali di laboratorio devono esseri' continuate pt>r lumrggiare punti a ncora oscuri.
... "'
Allo stato attu:de della scic>nza è assul'clo prcteude>re che l' immunizzaz ione nttivR ot tenuta coi vaccini prPservi in modo assoluto dulln. febbre tifoidPa, quando tale garanzia non ci ò data neppure dalla supernta infezione naturale. È suificient<' che la vaccinazione ci assicuii u n not,·vole Rumento di l'('Sistenza da parte clPII' indi viduo cht• tre.vasi In pPricolo d' i ufrt ta rsi. Fortuuntaml'nte lo studio st Rtis tico di oltre 100.000 vaccinazioni ci rassicura in proposito. In epidl'mie veriticnt,·si nelle più div!'rSe parti del globo, su individui di razzo d iverso vivellti nelle meno f'avoreYoli condizion i igicmiche, le vaccina • zioni son riusciti: a spegnere infezioni che serp.,ggiavano da lungo t empo, mie• tendo numc•rosc Yittime, ed a mnntrnr•re immuni numerose truppe che pure viv ,•vaoo in zone io.f rtte, ove Jn. mortalità, fra i non vaccinati, era piuttosto elf'vatn.
699
RIVISTA Sl~TETICA
L& più larga appl icazione del vaccino antitifico si e bbe nelle tnq>pe colon iali inglesi, che, in pace ed in guprra, in Europa, in Asia e nei punti estremi d..11.Africa (Egitto e Transvaal) lo usano rial 1896. Nel primo periodo (1896-1901) di vaccinazioni in India, Egitto, Cipro, il vaccino avrebbe, secondo Wright, ridotto di mE>ti\ la frequenza dei casi di febbre tifoide· I ris·ultati successivi confermano ed avvalorano questa constatazione. Dal marzo 1906 al febbraio Hl07 nell'esercito delle Indie s i o,servò :
--========-:-..,.,,====-=-=====;-====== Nnme1 0
Vaccinati.
.
4157
Non vaccinati
65660
M ortal ita
llorbllità
32
(7,69°/00)
2 (0,48°/o0 )
102 1 ( 15,54% 0 )
150 (2,28"/ 0 )
cioè fra i non vaccinati morbilità doppia e mortai ità quadrupla. Nel 1908 nello stesso esercito d i 70.000 uomini:
Numero
.
35000
Non vaccinati
Vaccinati.
35000
Morbilità
Mor ia lita
C:l.Si
('3~i
u;s (4,05"/oo)
17 (0,48%.,)
481 (13,i ¾o )
96 (2,74°/,o)
cioè morbilità più che tripla e mortal it,'l più che qnint.upla nei non vaccinati. Le stesse proporzioni si ebl,ero nel primo semestre del HJll, in cui il nnmoro dei vaccinati era salito a 63G2.t e quello dei non vaccinati discesero a 8-181. Uno sguardo di insieme ci palesa meglio il benefico effetto e~ercitato dalle vacc inazioni antitifiche sull'andamento dell'endemo-epidemia cbe rtialtla nell'esercito coloniale inglese nelle Indie. Mentre il numero dlii vaccinati è aumentato 14 volte la morta.lit~ si è rid.otta, in meno di un sessennio, di 4/5.
ANNO
Numero
Per •1..
del vaccinati
di elT1:lllvo
4682
GO
10156
190
-------
.
1908 .
.
1909. 1910.
'
casi
I per
0
/ 00
rn.;i
I
I
per 0 10 ,
I
1906. 1907.
Mortali la
~orbilita
..
1911 (1° semestre).
I
10!!5
15,6
224
3,19
910
13, l
192
2,7i
16009
225
1001
14,05
190
2,70
46306
613
8,9
113
1,58
58481
823
I
039 350
4,6
47
0.63
896
I
157
2,17
10
0,13
63624
'
700
RIVISTA Sl~'fETICA
Giusta.mente perciò Firth conclude i suoi studi statis tici sui risultati pratici del trattamento vllccinico dell'infezione tifoidea con le parole: Non si potrebbe più altamente proclamare che mai nella storia del nostro esercito nè in quella di altri paesi, si é osservato un risultato cosi brillante nella riduzione della morbilità e della mortalità delle truppe per una. malattia infettiva. È giusto però, per la esatta interpretazione dei fatti, ricordare che altri fat· tori, oltre la vaccinazione, hanno certamente inflrtito nel limitare il diffondersi della malattia, e principal mente a lc une rigorose misure profilattiche quali: l'impianto di latrine igieniche, d i case di isolamento, di depositi di convalescenti e òi portatori di bacilli, ma la diminuzione delle percentuali di decessi è merito quasi esclusivo dell'us o del vaccino. Nè meno brillanti sono i ris ultati ottenuti presso al tri eserciti. La spedizione t edesca contro gli Hereros nell'Africa australe (1904 l907) ci fornisce nu merosi dati, che ve nnero comumcati dal generale medico Musehold al XIV Congresso internazionale di I g iene e Demogra fia in B erlino. N11mero
Morhil1til
Mortalità
r.asi
casi
Vaccinati.
7287
371 (50,9 ° 00)
24 (3,3 °lr,0 )
Non vaccinati
9209
906 (98,4 °/ool
116 (12,6 °lr,0 )
cioè una morbi! ità ridotta quasi di metà ed una mortalità di 3/4 (1). É i noltre doveroso rilevare che i ris ultati s e.robbero stati certamente molto più favorevoli se tutti quelli sottopos ti al t rat t amento profilattico a vessero subito il numero delle vaccino.zioni prescritto. Invece, dei 7287 vaccinati 19o0 lo furono UDI). volta sole., 3GHl due volte, 1578 tre volte (per ·144 non si poterono avere cognizioni precise) quindi sulla cifra rea.le di 7t43 vaccinati, su mille 273 risultar ono preparati con una sola inoculazione, 506 con due e 220 con tre. Nell'esercito giapponese la vaccinazione antitifì.co. va diffondendosi: nel 1908 furono vaccinati 2977 soldati, nel 1909: 24795. In rapporto ai risultati ecco alcune cifre ufficiali :
Effet t ivo
Vaccinati
Non vnccinati
12916
20245
Casi di febbre tifoide
13
293
P er mille .
l
49
Morti per febbre tifoide.
I
14,52
7,7
26,6
Per mille malati
(1) K, H. K UTSOIIER io L ebrlmch der M ilit<irhygien e. Bd. I V , S. 225 (Berlin 1912) dà. delle cifre globali e percentuali della mor bilità. e della mortalità. diverse dalle precedenti ma che, solo a cag ione di un errore aritmetico, hanno potuto trarre l'autore ad affermare che le differenze di risultato fra vaccinat i e n on vaccinati sono di poco rilievo (nicht sehr bedeutend), poiché, correggendo l'errore di calcolo, s i nota che la morbilità fra i non vaccinati è più che d oppia che fra i vaccinati (29,5 contro 14,l p. 100).
RIVISTA SI:-/TETICA
701
Nell'esercito degli Stati uniti dell'America il vaccino venne adottato p ?r la prima volta ai primi del 1909, ed in tutto l'anno fra i 1!)87 vaccinati non si ebbe ad o.ciservl\re 11,lcun ca$o (li febbre tifoide, mentre fra gli altt'i 6500 militari che vivevano nelle stesse condizioni si ebbero 160 casi. Nel l !HO su H28G vaccinati si contarono 6 casi e su 60000 non vaccinati 417 casi con 32 morti. I n seguito a quest'esperienza fu deciso di render obbl iigatoria la vaccinazione per tutto il personale sanitario militare. L'esperienza fatta nel Texas fu la più feconda di risultati. Nel 1911 una divisione di 12600 uomini fu mandata alla frontiera del Messico : al la partenza erano già v11.cdnati 4GOO soldo.ti, gli o.Itri 8097 ricevettero le tre inocul..zioni in 20 giorni. In q nattro mesi di campagna, malgrado tutti i disagi della viti\ al campo, 11011 si ebbe che un solo caso di febbre tifoidea in persona di un milita.re che aveva ricevuto due sole closi di vaccino. Mentre a S. Antonio, sede del quartier generale, furono ricoverati all'ospedale civile 49 borghes i, dei qua li 9 morirono. Dopo ciò l'amministrazione della guerra decretò (2 agosto 19:lll) la vaccinazione obbligatoria per tutti gli ufficiali e soldati di eta inferiore ai 45 auui e che non ebbero in precedenza a soff'rh-e di ileo-tifo. Nell'esercito francese nel 1911 vennero praticate vaccinazioni fra le truppe combattenti al confine del Marocco. Si usarono i duo vaccini di Vincente quello di Wright. La cifra dei vaccinati fu piuttosto limitata: 283; di q nesti 129 furono tmttati col vaccino inglese, e 16,i coi due vaccini francesi (81 col pol ivalente bacillare e 78 coll'autolizzato). Nei tre mesi che durò l'osservazione si ebbe un solo colpito da t ifo e questo fra quelli inoculati col vaccino Vhight. In 2632 non vaccinati si ebbero 171 cnsi, cioè il 6,4 p. 100. Pur riconoscendo anche in q nesto caso il grande vantaggio della vaccinazione, a noi pare che, dato l'esiguo numero delle persone vaccinRte ed il periodo di · tempo troppo breve tenute in osservazione, non si possa pronunziare un giudizio sul valore profilattico dei due nuovi vaccini introdotti nella pratica (1). Già per il vaccino di Wright, che conferisce jun'immunità di durata notevole (S-! anni), sappiamo che il valore protettivo cominc ia a scemo.re dopo 4 mesi dall'inoculazioni. Quanto perm,\ne la immunità iu quelli vaccinat i coi due vaccini del Vincent? Notammo più innanzi come i vaccini polivalenti dell'illustre batteriologo francese siansi mostrati efficacissimi eo nt ro le affezioni gastriche febbrili non specifiche. ma identici risultati si sono ottenuti dallo stesso autore, usando, nelle medesime condizioni di tempo e di luogo, il vaccino inglese, preparato con solo stipite di bacilli di Eberth. La q uestioue sulla maggior efficacia dei vaccini polivalenti esce quindi d.a queste osse1·vazioni epidemiologiche per lo meno non rin• vigorita. In quanto poi o.i valori sta,tistici comparativi fra il potero dimostrato a.l ì\!arocco dal vaccino inglese e dai due vncclni francesi cì sia concesso osservare che essi non rispecchiano con esattezzn. lo stato vero delle cose. Nelle tabelle del Vincent infatti il r isultato negativo ottenuto col vaccino Vììright nnn volta sn 129 individui tratt11.tii, diventa il 7.75 p. 1000 di insuccessi, mentre il suo O pe r 15! vaccinati resta lo stesso per 1000, come tale resterebbe per qu11.lunq11e n;ul(l ) 1n una nota al euo etudio, pubblicato nella. Reuue d'hwiène 1911, n. 12, il Vincent accenna di aver vaccino.to altre 700 persone,. ma. non fa. parola dei risultati ottenuti.
702
RIVISTA SINTETICA
tiplo di mille. Ora quest'ultimo risultato può esser, anzi è certo, nei voti di tutti quelli che as pirano a debellnre una cosi pericolose infezione, ma è, pur troppo, ancora da dimostrare che corrisponda al vero. Per il vaccino sensibilizzato di Besredka fino ad ora non abbiamo (malgrado il numero dei vaccinati superi i 700) alcuna altra indicazione clinica all'infuori della sua innocuità., poichè la reazione s i generale che locale à insignificante e minore di quella di tutti gli altri vaccini. Le esperienze fatte in Brettagna dal Netter non ci permettono ancora di pronunziare un giudizio in merito a questo metodo di profilassi vaccinica. Ma i benefici effetti del vaccino antitifico non si devono giudicare solo in rap· porto alla protezione assoluta. che si vorrebbe esso esercitasse, ma ancor111 in rnp• porto ali" protezione relativa: vedere cioè se vale ad imprimere alla malattia, che non ha potuto evitare, un andamento piu breve e benigno, e ad impedire l'esito letale. I dati finora raccolti su questi argomenti sono molto favorevoli. In India la durata media della malattia fu: 29,49 giorni 24,72 ,. 21,&a ,.
Nei non vaccinati . . . . . Nei vaccinati una sola volta. Nei vaccinati due o più volte
Anche le complicanze sono minori e di minor gravità. nei trattati col vaccino \\'right.
Perforazione
Emorragie
Non vaccinati
Intestinale
Trombosi
Mortalità
16,20
5,48
4,88
22,3'1
Inoculati una aola volta
10,53
6,26
-
15,79
Inoculati due o più volte •
9,61
1,92
-
11,54
;
Esiti conformi si hanno dall'uso del vaccino di Pfeiffer e Kolle, come lo dimostrano: a la tabella di Morgenrotb, presentata al Congresso coloniale tedesco;
I-
Non vacclonll
VaccJnall
Mo rti per f. tifoide.
36
11,l %
13
4 oo•
Casi gravi ,
82
25,3 %
32
10 %
Ca.si m edi.
69
21,3 o•
Casi leggeri
137
42,3 o, o•
( 212
66 %
67
20 %
Complicazioni .
113
/o
34,ll 0/. ,O
\
703
Rl VISTA s r;:.;TETlC A
ò) quella di Kuhn, desunta di documenti ufficiali del Ministero della guerra
tedesco:
Casi lesl!'erf
Di
media gravilà
i=
Gravi
Non controllnti
Vaccina$i. .
71,54
20,20
1,79
1,00
Noo vaccinau •
55,70
22,50
4,80
4,60
~) quella di Eichholz su 68 casi di febbre tifoide (dei quali M in vaccinati e 84 in non vaccinati) :
Non vaccinati
.
Vaccinati
8,8 %
0,0 %
Complica2ioni gravi
22,6 %
8,8 %
Febbre superiore a 40
79,2 %
48,3
Durata della febbre
14,8 giorni
12,5
Morti
I
Come controprova di questi dati, per sè stessi molto eloquenti, si p11ò ricor<lare qualche statistica sugli effetti conseguiti con vaccinazioni incomplete, da. cui risulta. che la protezione contro la infezione tifoidea appare già. dopo la prima inoc ula~ione, e si va rafforzando man mano che si completa il tratta.mento. Un reggimento, il 17° lancieri, parte nel settembre 19015 dalla Scozia per le Indie coi. 609 uomini, dei quali 124 erano stati vaccinati regolarmente (2 inoculazioni dli va.ccino Wright), 23 una sola volta e 385 non inoculati. In un anno il soggiorno a Meerut si ebbero, fra queste truppe, 60 casi di tifo, dei quali: 68 fra i non vaccinati; 2 fra i vaccinati una sola volta; O fra i vaccinati due volte. Nell'Africa australe le truppe tedesche e bbero:
Malati
Morti
Non vaccinati
98,4 °loo
12,6 ••00
Vaccinati 1 sola volta
63,l 0/oo
7,l o 'oo
Vaccinati 2 volte •
48,l 0 ,'00
2,2 •100
Vaccinati 3 volte .
47.9 °/ 00
1,3 °/oq
701
Rl VISTA f':JNTETIOA
Jn questi giorni (2G iigosto) il Vinci>nt comunica alla Accademia delle Scienzedi Parigi alcuni dati che ritengo opportuno riassumere. Egli eblie la fortunata quanto eccezionale occasione di imbattersi in cinque J>Orsono cho in!lvvedutnn1onte o.vevauo ingerito delle colture di bacilli dolio. febbre tifoide, due dei <1uali nella dose enorme di almeno due tu iliardi di bacilli. Ebbene, quattro di essi iniziarono la vaccinazione con l'autolizzato polivalente nelle ventiqua ttr'ore successive all'ingestione, ecl evitarono di contrrure la malattia, ed il quinto, che era stato vaccinato quattro mesi prima, riml\se anch'esso illeso. Il vaccino quindi, secondo il Vincent, ha il potere preventivo non solo contro l'ingestione po~teriore di colture tiffohe, ma ancora contro un'infezione anteriore, an~he se abbondante, purcbè recente.
Venne discusso ampiamente se il vaccino antitifico avesse anche un valore terapeutico, ma la questione è ancora sub j-udice. Alcuni lo ritengono inutile una volta manifestatasi clinicamente l'infezione: il siero degli infermi, essi dicono, possiede già degli anticorpi in grande quantità, senza che vi sia bisogno, per provocarne la produzione, di iniettare colture vive o morte. Altri, fra. i quali il Semple, ammettono che la somministrazione del vaccino batterico nella malattia concla.mata costit,nisca un metodo pratico per aumentare le sostanze battcriotropiche del sangue, ciò che è messo in evidenza clall'eleva.zione dell'indice opsonico nei soggetti così trattati. Se si fo uso di dosi convenien ti il metodo è di facile applicazione ed esente da danni: esso non produce dei disturbi evidenti nello stato del malato, e non è in antagonismo con nessun altro trattamento curativo. hlorgenroth osservò nelle truppe tedesche che l'infezione decorreva con carattere di graviti\ nelle persone che erano state vaccinate qualche giorno prima. Ma questa manife,Qtaziolle di fase negativa è spiegabile col fotto riconosciuto in seguilo ed al 'iu11J., si pusc tosto riu11;:ù,o, ch" h, ùu~i vaccimll i erano troppo forti. Smallman, dall'esperienza fatta s u 36 n1alati, deduce che spesso l'inoculazione del vaccino fa otteuere un evidente miglioramento. Le esperienze fatte al Marocco con i vaccini di Wright, di Chantemesse e di Vincent htinno messo in evidenza che i vaccini inoculati in persone che avevano in incubazione la febbre tifoide, impressero alla malattia un andamento clinico benigno.
Il valore ùulla vaccinazione an.titifica oltre che dall'esame dei dati che ho riferito, ritengo possa. desumer., i nuche dalla d i ffusione, presso tutte le classi so· ciali, che questo mezzo profilattico ba aVt1to. Ricordo perciò, per concludere alcune manifeslazioni collettive che non possono non ritenersi della più grande importanza data la loro concordiinza a malgrado la diversa provenienza ed autorità del giudici. La vaccinazione antitHìca nata in un paese eminentemente antivaccinista come l'lnghiltt' ri-o, si è andata rol/\ 01:1n m~no affermando fra grandi oppo~izioni, fino ad imporsi nlla fid ucin della grande genernli,li delle per.~one, che, messe nell'im-
RIVISTA SIN'l'F..TICA
705
minenza del pericolo e giudicando solo dai fatti e non dalle vedute teoriche, hanno voluto sperimenta.ria su loro medesimi. Nelle Indie, ove il tifo è endemico, il numero dei vaccinati fra. le truppe è andato spontaneamente aumen~ndo di a.nno in anno, per modo che quelli che di propria volontà si sottoposero alle inoculazioni salirono dal 60 per 1000 llell'eft'ettivo, quali erano nel 1906, a ll'896 0/00 nel prirno semestre del 1911. Negli Stati Uniti dell'America la vaccinazione antitifìca non solo fu resa. obbligatoria nell'esercito, come già fu ricordato, ma, in base ai successi conseguiti, estesa a tutti gli effettivi dipendenti dall'amministrazione della Marina: marinai, personale di dogana, dei fari, corpi di salvataggio, guardie. coste, genio marittimo, ecc. Ivi infatti una Commissione incaricata di studia.re la questione, avendo acquistato la convinzione che la. vaccinazione antitifica è utile e senza danni, e che essa fornisce un mezzo semplice di diminuire i tifosi si in pace che in guerra, ha espresso l'avviso che la vaccinazione sin praticata, come nell'esercito, nel personale ospedaliero civile. L'Accademia di Medicina di P arigi, sentita la relazione della Commissione nominata per riferire sull'argomento e composta di Chantemesse, Delorme, Kelsh, Landouzy, Netter, R oux, T honoit, Va.illard, Widal e Vincent, ha deciso (marzo 1911): ( È opportuno raccomandare l'impiego facoltativo !della vaccinazione antitifica, come mezzo razionale e pratico di diminuire, in proporzioni sensibili, In frequenza e la gravità della febbre tifoide in Francia e nelle colonie. Questa raccomandazione vale per coloro che per la professione, le condizioni usuali ed accidentali di alimentazione, di habitat, i loro rapporti quotidiani e frequenti con malati o portatori si espongono al contagio diretto od indiretto de l bacillo del tifo. Settembre 1912
w - Gùll'nale d1 medlcfoa mllìlare. - Fase. IX.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RlVl~TA01 ANATOJUAE fl~fOlOGIAN~RMALE EPATOLOGICA C. VALLAno1. - JUoerohe lmmunlt&rle nella tatloa •perlment&le. vo1·0, anno 5°, n. 14 e 16, 1912).
(/t f.a.
Le ricerche sperimentali sulla fatica nei riguardi della dottrina immunitaria. sono state finora svolte secondo due direttive: alla dimostrazione da u na parte, per opera di \Veichardt e della sua scuola dell'esistenza di speciali tossine della fatica (chenotossine e relative antichenotossine)1 alla dimostrazione, da.ll'altra, per opera di Cbarrin e Roger dell'influenza che lo strapazzo fisico esercita sul decorso di alcune infezioui sperimentali. Riprodurre negli a nimali lo stato d'affaticamento fo,e:!. è tuttora., un problema di fisiologia assai arduo: condizione necessaria in queste ricerche è di riprodurre negli animali uno s tato di faticn che si nvvicini il pili possibile a quello fisiolo, gico; il che non si può altrimenti che con corse obbligate in app11reccbi speciali a piano orizzontale od inclinato (tipo Tretbabn di Zuntz) oppure anche in ruote giranti (tipo Pettenko!fer). L'A., addetto alla clinica delle malattie professionali del prof. Devoto, ha d. corso per le sue esperienze a.I primo tipo di apparecchi, opportuna.mente adattato por animali di piccola taglia (ca.vie, ratti, topi) dal Cesa Bianchi, Questo apparecrhio consiste essenzialmente in un tappeto che scorre su due cilindri di uguale Jiametro, distanti 50 centimetri, ed azioniiti da un piccolo motore elettrico. Uno speciale dispositivo o. bilauriet•e trasmette nlla cavia, quando si appoggi con la. Ella parte posteriore, un:t debole corrente elettrica, che è sufficiente a stimolarla a correre di nuovo. Nulle ,me ricerhe l'A. lrn scelto cavi:3 di media taglia (200-250 grammi), perchè si dimostrarono pit'i adatte alla. corsa, ed ha scartiito senz'altro tutte quelle che fino da princi pio ditlicilmente compievano il lM>oro. Gli animali correvnno per 1 orn, 1 ora e mezza al giorno, in due ripre,e, una. alla matti na, l',litra nel pom eriggio, percorre ndo iu me:iia quotidi.o.namente frti i 4 e 6 chilometri: il l avoro fu distribuito per un tempo variabile, i l quale oscillò dn uu minimo di 7 giorni ad un m,,ssimo di 60, nel qu11l c;,so la distnnza percor,sa si può calcolare ad un minimo di :200 chilometri, quantità di l:woro veramente e.norme, se si considera l' inadattibilita della cavia a correre a lungo, per le sue condizioni strutturali. Iu rieerhe immunitarie sulla fatica la scelta degli anim,ili h11 una fondament11le importanza, sia in rappor to alla possibilità di nff'atic11rsi realmeute e 6sio· logic11mente, sia in rnpporto alla. loro capacitlt di offrire sostanze di difesa facil· mente dosl\bili con gli ordi1111ri metodi. Il cane è il peggiol'e soggetto per queste ricerche: obhligato f~ correre, resiste per lunghe orn, riproduce ndo alla 6ue niente pii1 di un modesto grn.do di stfl.nchezza erl 11.lternzioni anatomiche non paragonabili per grayezzl\ a quello ottenute nelle ca.vie e nei ratti. Il coniglio invece, che
fl.IVISTA DI ANAT0 ~1IA E FISIOLOG IA NORMAL!i: E PATOLOGICA
707
-s1:rve cosi bene per ricerche di immunità, praticamente si è dimostrato sempre inadatto a. correre nelle comuni macchine da. lavoro. L'A. nelle sue ricerche s'è proposto di riprodurre sperimentalmente nelle cavie lo stato di affaticamento lento, ma grave, nelle migliori condizioni possibili, di studiare il modo di comportarsi degli anticorpt (agglutinine, batteriolisina) e del <:omplemento nei sieri di detti anima.li affaticati, in confronto di animali di con· trollo, non affaticati, ma tenuti nello stesso regime di vita.; e di stabilire infine i .rapporti eventuali fra. il grado di affa.ticamento e la produzione di detti anticorpi. Totte le cavie furono preparate, una o piuecchie volte, con iniezioni intrape.ritoneali di batteri uccis i a 61)1 in quantità varie, da mezza an~a a 2-3 anse, ricorrendo a.i bacilli del tifo ed ai vibrioni del colera, e furono pesate all'inizio, .dorante il decorso ed alla fine dell'esperienza. Gli anima li furono uccisi per dissanguamento, con salasso della carotide e fu raccolta. tutta la massa sanguigna; ,il siero preparato per mezzo della centrifugazione veniva inattivato subito a 660 e conservato nel frigorifero a -6", fino al momento del dosaggio. L'A. pe~ l'agglutinazione si atten11e all'esame macroscopico, seguendo la tecnica propos ta dal Kolle e per la batteriol isi alla tecnica di Pfeiffer, servendosi del vi brione El Tor per il dosaggio del valore batteriologico dei sieri. Nello studio delle agglutinine e nelle bRtteriolisine di natura immunizzatoria negli anima.li .affaticati ha proceduto in due modi: in una prima serie di animali l'inoculazione intraperitoneale dei batteri veniva fatto il g iorno stesso del\' inizio dol lavoro; .una seconda dopo alcuni giorni o settimane, q ua.ndo cioè era già. avvenuto un evidente stato di affaticamento dell'animale; il lavoro veniva poi prolungato ininterrottRmente fino al termine dell'esperienzR. Da ques te ricerche l'A. ha potuto accertare che non esiste un rap porto proporzionale costante tra valore agglutinante e valore batterio! itico dei sieri e gli animali affaticati si possono dividere in 3 gruppi: in un primo stanno i sieri di cavie affaticate che presentarono dei valori agglutinanti o batteriolitici minori dei rispettivi controlli, in un secondo dei valori uguali, in un terzo infine dei valori maggiori. Per le a gglutinine, la prima serie di ricerche, dimostra come 12 sieri esaminati sieno ugualmente di· stribuiti ne i tre groppi; per le bntteriolis ine invece prevale numericamente il gruppo di animali affaticati, che offri titoli batteriolitici più bassi dei controlli. Nella seconda serie di esperienze gli Rnimali erano iniettati dopo un periodo -di lavoro, che fu per alcune cavio di 6-9 giorni, per nitre di 39 giorni. In questa seconda serie prevalgono titoli agglutinanti di sieri affaticati uguali o maggiori dei controlli: due soltanto di questi sieri su 11 offrirono titoli agglutinanti minori. Le batteriolis iue invece s i comportano in modo analogc, a lla prima serie. L'A. ha quindi ricercato se le differenze, s pesso notevoli, in anticorpi riscont rate nei sieri di diversi animali potessero essere in rapporto con lo stato d i af'fatieamento ottenuto. Sotto questo punto di v ista ha diviso le cavie in due gruppi: al primo Rpparten~ono le cavie che, pnr a.vendo compiuto un lavoro grave ed inintenotto, non rilevRrono alla fine sh1tomi di grnve 1t0'1Lticamento e prosentarono all'autops ia soltanto un processo regressivo del protoplasma contn1ttile delle fibre muscola ri cardiache; n el secondo gruppo sono comprese le cavie. che dopo aver compiuto per un primo periodo di tempo una quantità. di lavoro eguale Rlle precedenti, presentarono poi una minorata resistenza alla corsa e mol'irono con r ilevanti perdite di pe;;o riel corpo, con uno stato di denut rizione, di ipotonia, talvoltn. di una vera flaccidezza della mu~colatum: l'autopsia riìevò una manifesta degenerazione gra<;~a della fibra cardiaca.
708
RIVISTA DI AKATOMIA E FJSJOL00IA NORMALE E PATOLOGICA
In realtà non esiste fra i valori degli anticorpi di animali leggermente o gravemente affR.ticati ed i rispettivi contl'olli una differenza ponderabile e costante, e la minore produzione di anticorpi che talora si osserva. nel siero degli animali alfe.tienti molto verosimilmente deve dipendere da differenze individuall. In un secc,ndo ordine di ricerche l'A. ha iniziato lo studio del comportamento del complemento nel cavie affaticate. Molti fattori fisiologici e patologici possono modificare negli animali la quantità del complemento, come banno dimostrato negli animali sottoposti a digiuno le ricerche di Bacunin, Boccardi, ecc e negli animali raffreddati od u.vvelenati quelle di Trommsdorff. L 'A. ha sperimentato su cavie a.ffatici,te per un lungo periodo di tempo e cavie strapazzate invece acutamente, spingendo in queste la corsa fino al massimo della resistenza, la quale varia natu ralmente da animale ad animale. Tutte le ca.vie furono salassate parzialmente (10 centimetri cubi di sangue dalla ginngula re) prima dell'esper imento ed alla fine di esso. La titolazione del coroplemeuto venne fatta colln prova. dell'emolisi: dosi varie di siero fresco di cavie portate ad egual volume con solu· zione fìsiologicn venivano a contatto con un centimetro cubo di emazie di mon· tone al 6 %, sensibilizzate con uu ambocettore emolitico coniglio-montone (3 unità emolitiche). L'A. da queste ricerche non ha constatato differenze nella quantità di complemento dosato prima e dopo il lavoro, sia q uosto di breve (strapazzo acuto) che di lunga durata (21-60 giorni). Concludendo, l'A. afferma che è possibiJe con corse protratte per giorni o settimane riprodurre nelle cavie uno stato grave di reale affaticamento, contrassegnato specialmente da perdita di peso, da. ipotonia muscolare, da lesioni più o meno rilevanti della fibra muscolnre cardiacn. Tanto gli animali affatica.ti che quelli non affaticati, rispetto alla. produzione di agglutinine o batteriolisina specifiche (tifo, colera) si comportano quasi sempre allo stesso modo; tanto la fatica acuta, qunnto la cronica non producono nella cavia modificazioni quantitative del complemento. CASAIUNI.
RIVISTA DI STATISTICA MEDICA Btatistloa delle oause 41 morte nell'anno 1909. - Roma, Tip. Bertero, 1912. L'ufficio centrale di statistica presso il Ministero di agricoltura ha recentemente pubblicato i da.ti statistici riguarda nti le cause di morte nello. popola:done del R egno durante l'anno 1909. Crediamo utile riassumere le notizie più importanti, che potrnnno nncbe servire di confronto colla mortnlità dell'esercito. Durante l'anno 1909 morirono 738,-1 60 individui, esclusi i bambini nati morti Se si fa astrazione dal numero delle vittime del terremoto calabro-siculo, del 28 dicembre 1908, la cifra dei morti null'anno 1009 sarebbe riuscita alquanto più a1ta di quella che si era verificata nei t re anni precedenti: infatti nel 1909 i morti furono in numero di 738,460 pnri lì 21,46 per ogni milio abitanti, mentre nel 1906 furono 692,771 (escluse 77,283 vittime del terremoto), nel 1907 700,333 e
RlV'ISTA DI ~TA TI$TI0A MEDICA
709
nel 1903 696,876 e cioè in proporzione rispettivamente del 20,30 p, 1000, del 20,73 p. 1000 e del 20,78 p. 1000. Ma considerando la. mortalita italiana attraverso una lunga serie di anni, si nota in essa una forte dimiuuzione, tantochè nello spazio di circa mezzo secolo è scemata di'/~ (31,06 per ogni mille abitanti nell'anno 1862, ·contro 21,46 nel 1909). Circa le cause di morte si rileva che in generalti le malattie infettive si vennero facendo meno g ravi dal 1887 al 1909. La mortalità per vaiuolo ebbe i suoi massimi nel periodo dal 1887 a l 1890. dopo il quale anno essa cominciò a discen· dere rapidamente, tanto c he negli anni 1898-lfHO si ebbero pochissime vittime per questo morbo (10 morti all'anno ogni mil ione di abitanti). Dal 1901 al 1904 il vaiuolo assunse di nuovo una maggior gmvità, ed infatti esso causò 104 morti per ogni milione di abitanti nel 1901, 7* nel 1902, 184 nel 1903 e 93 nel 1904 : n'egli anni dal 1905 al 1909 si ebbero poche vittime per vaiuolo (22 ogni milione di abitanti nel 1909). La. mortalità per morbillo discese dal quoziente 808 nel 1887 a 321 nel 1809; quella per scarlattina da 494 nel 1887 a 79 nel 1909; quella per febbre tifoidea. -da 939 nel 1887 a 283 nel 190D; quella per difterite e laringite crupale da. 952 nfll 1887 a 168 nel 1909 e finalmente quella per febbri e cachessia da malaria da 710 nel 1887 a 103 nel 1909 per ogni milione di Rbita.nti. È invece aumentata la mortalitli per influenza: nel 1000 si ebbero 5:16 morti -0gni milione di abitanti; il qu.oziente discese a 125 nel 1901 ed a 117 nel l!:102 per elevarsi nel 1903 a 217 e ridiscendere nel 190-l, a 114 per risalire poi nel 1905 a 206 e nel 1907 a 838; nel 1908 il quoziente fu di 130 e nel 1900 di 166. La mortalità per malattie tubercolari accenna ad una diminuzione abbastanza sensibile. Infatti per ogni mil ione di abitanti si ebbero nel tl'iennio 1887-1889 e in media 2128 morti poi· tubercolosi, considerata. nel le sue varie manifestazioni: invece nel 1909 la proporzione è scesa a 16G8 morti. La diminuzione è stata più notevole nelle morti per scrofola, tabe mesenterica e tubercolosi intestinale che non in quelle per tubercolos i polmonare o disseminata in più organi. La mo~talità invece per tumori maligni è c1·esciuta di anno in anno, e da 427 morU ogni miliooe di abitanti nella media del triennio 1887-1889 siamo saliti a 635 nel H.109. Una leggiera diminuzione si è osservata dal 1887 al 1909 nel numero dei morti di epilessia., di epatite, di reumatismo cronico : il fatto opposto si è verificato per le malattie dei reni, delle arterie e per i vizi di cuore. Un miglioramento sensibile si è osservato dal 1887 al 1909 nella mortalità per malattie infiammatorie dell'apparato respiratorio: infatti i morti per bronchite acuta e cronica da 2416 ogni milione di abitanti nella media degli anni 1887-92 sono discesi a 1614 nel t1·iennio 1907-1909; i morti per polmonite crupale e bronco-polmonite acuta cla 2514 nella media del quinquennio 1887-9'2 discesero a 2185 nel HI08 per risalire a 28511 nel 1909; i morti per malattie della pleura discesero da 169 nel 1887 a 88 nel 1909 per ogni milione di abitanti. Si è avuto un forte aumento nella mortalità per a.lcool i,;mo cronico: da 473 nel 1905 siamo saliti a 901 nel 1908 ed a 1'108 nel 190!1: a s piegazione di questo fatto si adduce il movimento di emigrazione e di immigrazione in mpporto coll'estero, fattosi molto più intenso in questi ultimi anni: le nostre popolazioni rurali abituate ad una vita sobria in paese, mess3 in contatto colle masse operaie dell'Europa. centrale e settentrionale e degli Stati Uniti d'America, dove l'abuso degli alcoolici è molto più fre,1uente che in Italia, vi avrebbero contratto abitudini viziose, che conservano anche dopo il rimp.at;rio.
710
RIVISTA DI S1'ATJSTICA MEDICA
P er la singolare importanza della diffusione delle malattie inf·ettive, come in dice delle condizioni igieniche locali, ricorderemo che nel 1909 il vaiuolo colpi principalmente la popolazione della Campania e d111le Puglie, il morbillo dominò particolarmente neìla. Sicilia e nel Lazio; la scarlattina colpì principalmente la. popolazione della Calabria, Sicilia, Campania; la difterite fa grave nell'Emilia e nel Veneto; la febbre tifoidea fece maggiori vittime nella Sicilia, nella Lom bardia, nel Veneto e m,lle Puglie. L e febbri da malaria e In cachessia palus tre. che nelle provincie continentali situ11,te al nord del parallelo di Roma produssero pochissime morti, nella Sa.rdegua ne causarono 73 ogni 100,000 abitanti, nelle Calabrie 36, nella. Basilicata 36, nella Sicilia 28, n elle Puglie 2J, nel Lazio 10, negl i Abruzzi 8 e nella Campnnia 5. La sifilide cagionò un numero r elativamente più grandi di morti, massime nell'infanzia, nelle Calabria, nel Lazio, nella Campania e nelle Puglia. Le l\ffezioni tuber colari diedern quozienti più a lti di mortalità. nella Lombardia (217 morti ogni 100,000 ahitant,:), ne!la Liguria (215), nella Sardegna (212), nella Toscana (202) e nel Veneto (UJ7). Le morti per polmonite crupale e per bronco polmonite acuta nominarono pil\ che a lt ro'l'e nella Liguria (353 morti ogni 100,000 abitanti), nella Campania (302), nella Lombardia (2G7), nella Toscana. (262), nel Piemonte (248) e nella 8ardegna (215). I morti per alcoolismo cronico furono piu numerosi nelle Marche, nella Sardegna, n el Veneto, nell'Umbria, nella. Liguria e Piemonte. Considerando In mortalità. nel suo complesso, si r ileva che nel 1909 la. massima si è verificata. nel l' trimestre, la. minima nel 4°. Furono specialmente frequenti nei mesi invernali le morti per marasmo senile, morbillo, scarlattina, influenza, difterite, malattie del reni e del cuore, bronchite e polmonite. apoplessia cerebrale e reumatismo articolare. In primavera (2° trimest1·e) ebbero il sopravvento. le morti per affezioni tubercolari, meningite a.r.uta, pleurite e per suicidi. In estate (3° trimestre) le morti per sifilide, anemia, pellagra, gastroenteriti, mala.ria, tumori maligni e pe1· omic idi. In autunno (4o trimestre) tocca.rono i loro massimi le morti per vaiuolo, febbre tifoidea, epatite e alcoolismo cronico. P er quanto riguarda il ses~o morirono nel 1909 377,398 ma.schi e 361,062 femmine, in proporzione cioè di 105 mA.schi ogni 100 femmine : nell'anno 1908 tale rapporto era stato di 108 e nell'anno 1D07 di 102. Quantunque muoiano ogni auno più maschi che femmine, tuttavia parec~hie malattie sono m aggiormente esiziali a queste ultime, pure n on tenendo conto delle malattie ch e sono proprie soltanto della donna: infatti nel WU9 morirono più femmine che maschi per febbre tifoidea, per ipertosse, per malatiie tubercolari, per anemia e clorol'i, per tumori maligoi, p er vizi di cuore e per peritonite. Circa l'et!t, nel grnppo dei biimbini non superanti il 1° anno le cause più freq·.1enti di morte sono state la diarrea infantile e la gastro- enterite; nel gruppo da olt re 1 a 6 anni compiuti predominano le morti per affezioni dell'apparato respiratorio; in quello da 6 a 10 anni le morti per malattie tubercolari, la diarrea e l'cuterite; in quello da 10 a: 20 le morti per tubercolosi, tifo e polmonite; nel gruppo dai ~O ai 40 anni sono in prevalen:,;a le morti per affezioni tubercolari (ol t re 'l&l e per polmoniti e mal~ttie di cuore, in quello dai 40 ai 60 prevalgono la polmonite, le malnttie di cuore, i tumori maligni, in quello dR.i 60 agli 80 lb malattie di cuore e finalmente oltre g li 80 il marasmo senile. Per quanto s i rifel'i.,;ce all'inttueoza della professione n ella mortalità della popolazione maschile, nel 1909 si lmm10 le seguen t i proporzioni in rapporto a 100
RIVISTA DI s·rATlSTIOA MEDICA
711
maschi morti in età di 15 ann i e più: per le febbri da malaria prevRlgono i pastori, mandria ni (1,4); per li\ febbre tifoidea i militari (11,4), gli studenti (7,2) : per l'apoplessia cerebrale gli ingegneri e agrimensori (l!l,8) , i maestri e professori (12,8), i sacerdoti e monRci (12,7) ; pe1· la tubercolosi gli studenti (41,3), i ti• pografi e litogr&fi (2S,9) e gli infermieri (10,2); per lP. polmonite i pastori mandriani (18,3) e i conciatori (17,7); per le mnlnttie di cuore i conciatori (14,9), i fi!Rtori e tessitor i (l4,9); per l'enterite e diarrea i mendicanti e ricoverati (7,8); per le malattie renali i lattai e ca~:ni (6,4), gli a.vvvocati (5,6), i medic i e veterinari (3,9); per le cirrosi del fegato i trattori e vinai (5,6), i macellai e ·pizzfoa. gnoli (4,6), i corpi armati (escluso l'eser cito) (4,0), i medici e veterinari (8,2). Prendendo ora in esame più part icolarmente la mortalita avvenuta dumnte l'anno 1009 nelle 30 cittiL che contarono pili di GOO 000 abitanti, si ha che 21 di queste furono immuni da vaiuolo, mentre in Napoli tale morbo fu causa di 2:20 morti (3,7 su 10,000 abitanti e nelle altre 8 città non fece cho rare vittime). Il morbillo assunse una certi\ gravita iu Catn.nia, Trapani, R eggio Emilia, e non causò alcuna tnol'te in Ravenna. La scarlattina cau;;ò parecchie morti a Cotania, mentre nelle altre città fu mite e in :;\[l\r~nla non fece alcuna vittima. La febbre tifoidea cn~ionò il maggior numero di morti in 'Verom,, Livorno, Bari, Catania, Bologna, Padova; la difterite Il la laringite crupale dominarono in Padova, Venezia e Ferrar/\; le febbri e ln c:1.chessia da malaria fecero maggiori vittime in Marsnla, Tnranto, Trapani, meutre In. mortalità, fu nulla in Firenze, Bari, Lucca, Brescia, Alessandria, Ravenna, Modena, Perngia, R eggio Emilia, Ancona e S pezia. La sifilide diede i maggiori quozienti d i mortalitiL in Verona, R eggio Emilia, NRpoli, Ferrnn,, Bnri, Roma e Tamuto; la polmon ite infierì nrnggiormente a GenovR, Reggio Emilia, Brescia, Cota11ia; 111. tubercolosi a Brescia, Firenze, Verona, Pisa, Padova e Venezia. l.'apopless i,\ e la congestione cerehrale fecero il maggior numero di vittime in Brescia, Perugia, Ancona; l'enterite e la diarrea colpirono pit't gravemente le città di Cata nia, Bari, R eggio Emilia, Taranto. Palermo; l'alcoolismo cronico causò parecchie morti in Verona, P erugia, Alessandria, Ancona: le morti violenti per cause accidentali avvennero cou maggior frequenza in Napoli, Brescia, Catania, e \'1rnezia; i suicidi in Bologna. Verona, Torino. Ge· nova, Firenze, :Milano e Venezia; gli omicidi iu Napoli, l'i!arsala, Palermo, Catania, Brescia, Roma, Ba ri, R avennn e Tmp,mi. Circa. le morti per infort11nio acc identale, queste furono nel J!)OU 129,Jl. in proporzione cioè di 37,Gl per 100,000 abitanti. Su 100 mascl1i morti per causa violenta accidentale, 29 etano in età non superiore 11,i 16 anni, 48 fra 16 e GO e 23 di oltre 60 noni; nelle femmine gli iufortuni furono relativn.mente più numerosi nell'infan?.ia, n ell'adolescenza e nell'eti, avanzata. Per quanto riguarda la profe~siooe su 100 maschi morti in età di 16 anni e più agurano io prima linea i macchinisti e fuochisti (14,5): sAguono i minatori e marmisti (13,6), i ferrovieri e tramvieri (11,4), i cocchieri e stallie ri (8.9), i militari (7,G), i corpi a rmati (escluso l'esercito) (6,3), i murntori, scalpellini (5,3), ecc. Le morti per omicidio furono 1375, di cui 1133 nei maschi ed i mezzi adoperati furono per lo più le armi da fooco (G30), da taglio (52'1) e contundenti (Hil). Chiudiamo queste note colla statistica dolorosa dei suicidi. Purtroppo dal 1887 al 1898 il numero dei suicidi e ven uto crescendo sensibilmen te da 144fJ a 2059: negli anni seguenti si nota una leggera diminuzione fino al 1903 (1922), poi un notevole aumento, tanto che nel 1906 furono 2319, n el 1907 24-15, nel HIU8 2693 e nel 1909 2969, la quale ultima cifra corrisponde al rapporto di 8 ,f.3 ogni 100,000
712
R IVISTA DI STATISTICA MEDICA
abi tanti, mentre nel1'anno 1887 si ebbe un quoziente di 4,8\J, che è poco più della metà di quello osservato nel ll/09. Dei 2969 morti per suicidio nel 1909, 2276 erano maschi, fra cui 966 celibi e 966 coni ug,iti. Fra i maschi le proporzioni più alte di s uicid i per 1000 in totale, sono date da individui fra 30 e 60 anni : fra le femmine se n.e trova una propor:r;ioue rei:ltivamante piu a lta in quelle che hanno da. 15 a 40 anni. Tanto fra i maschi. quanto fra le femmine s i osserva una forte proporzione di suicidi nel gruppo d'età fra 20 e 25 anni, quando cominciano le prime disillusioni della vita; poi le proporzioni scemano fino al 60° a nno, dopo il quo.le avviene, specialmente nei maschi, un sensibile aumento. Iu relazione ai mesi, la maggior parte dei suicidi nel 1!)09 a vvenne in maggio, giug no, luglio, aprile, la minore nei mesi di febbraio, gennaio, dicembre, ottobre. Circa i mezzi a,:loperati prevalgono i suicidi con a rma da fuoco, poi quelli per annegamento e per impicc1\mento. Per quanto infine riguarda la professione sono in prima l inea i caffettieri, osti, t ra ttori; seguono i corpi armati (escluso l'esercito), i capitalisti e benestan ti, i medici e veterinari, gli ufficiali e truppa di terra e di mare e militari pensionati, i facchini, tipografi, barbieri, ecc.
ltlVISTA BIBLIOGRAFICA Q u011t0Lo. -
Leslont dl ollnto11, medloa e l•vorl aperlment•ll. - Pisn, Sta-
bilim. tipogr. toscano, 1912. L'illustre clinico, di Pisa. in questo quarto volume di lezioni cliniche e di studi scientifici fatti nella clinica medica generale da lui diretta, riunisce in un num ero di pagine relativamente limitato una gran mole di lavoro es ponendo sinteticamente le sole concl usioui d ei lavori scientifìci e mettendo in rilievo ed illustrando soln.meote i fotti piit importanti o nuovi dei casi clinici. Pure con queste restrizioni, il volume in parola è una miniera assai vasta di osscrntziooi e di inseg na.menti, e in bSSO lo studioso vi troverà svolte i più interessanti argomenti e studil\te le più recenti questioni di patologia. medica. Notevole è il capitolo delle malattie infotti\'e, nel quale larga parte è data allo studio delJ'infezione tifosa, s ia nella s ua eziologia e nella sua diagnosi, sia nelliL sue cura. Nel cnpitolo r iflettente il sistema nervoso, sono notevoli un caso di tumore de l cervello ed uno di tumore del cerve lletto con fenomeni bulbari, un caso di pachimeoingite emorragica, uuo di sifilide cerebrnle, uno di acromegalia, a lcuni sLudi sulla re11zione miastenica, sull'affaticamento elettr o-muscolare nelle malattie del cervelle tto, s ul morbo di Flaiaui- Hasedow. Nel capitolo sull'apparecchio respirato1·io, larga parte il data allo studio clinico delle polmoniti e delle pleu1·iti. Ju quello Sld l'apparnto circolatorio, sono interessanti alcuni studi di fisiologia patologica, di tempia, d i diagnosi di alcune lesioni cardio- vascolari, specialnHmte a lcune nuove ricerche sopra una sindrome speciale dell' insufiicienza ca rdillca. Svariati ed interessanti sono gli a1·gomenti riferen tisi alle malatt ie del-
713
RIVISTA l:IIBLIOORAFICA
l'apparecchio digerente, e volentieri si leggono alcune ricerche sulla flora microbica della bile allo stato fisiologico e patologico, sui microbi termofili dell' intestino nell'uomo sano e ammalato e le numerose osservazioni cliniche su alcuni casi di cisti da echinococco. Bisogna esser grati al prof. Queirolo per avere condensato in questo volume ,tanta dovizia di fatti e di osservazioni e tanto materiale interessante di studio. TESTI.
CONGRESSI XV Oongre,so della Sool.. tà italiana dl laringologia, 41 otologla e 4l rlnologla. L'annuale riunione della fiorente Società oto-rino-laringologica italiana quest'anno ha avuto luogo a Venezia, dal 17 al 21 settembre, ed è riuscito. di eccezionale importanza, sia per le relazioni e comunicazioni presentate, sia per il grande concorso di soci e di invitati, sin per la presenza. (ra questi ultimi di scienziati stranieri, fra cui Pnnconcelli-Calzia di Amburgo, Buys di Bruxelles, Broeckaert di Gand. Accolti dal comitato locale, costituito dai colleghi specialisti vener.iani, i congressisti hanno avuto dalle autorità civili e sanit1u-ie un'accoglienza piena di cordialità e di gentilezza. La visione splendente di quelle giornate di sole, che aveva circonfuso di luce e di colori tanto fasto d'arte, di marmi, di gemme e di bellezze, e l'incanto di quelle notti, in cui Venezia, ris uonan te di canti e di suoni, mollemente si cullava sulla laguna cosparsa. di fiammelle, non si cancelleranno presto dalla loro mente. Il Congresso, presieduto dal presidente della Società p,·of. Poli di Genova, è stato inaugurato, coll'intervento delle rappresentanze del sindaco e del prefetto, degli ospedali civili e militare, nello sto1·ico Ateneo Veneto, ove ha pure tenuto le sue adunanze. In esso, per opera dell'illustre presidente, del chiarissimo medico provinciale prof. Giardina, dell'affascinante oratore prof. :Masini di Genova, lia vibrnto sempre una. simpatica nota patriottica, e le sedute sono s tate aperte 11 chiuse con un saluto all'esercito ed all'armata. ai soci combatt.enti per la gloria d'Italia è stato pure inviato un telegramma per congratulnzioni ed auguri e fra essi, al colonnello medico Rosati della m11.rina ed al capitano medico 'l'onietti dell'esercito. RELAZJONI. - La prima relazion(I, dei professori Nicolai di :Milano e Lasagna di Parma, sulla cura inalatoria delle prime vie del respiro, ha portato molta luce sulla 11zione dei diversi agenti fisici, fis ico-chimici, elettrici e radio-attivi nelle vie respiratorie e nelle condizioni generali doi pazienti, sulla loro indicazione curativa, sugli apparecchi e s ui metodi più appropriati per le inalazioni. Questo studio può essere di grande utilità a.i dingenti degli stabilimenti militari di acque minerali e specialmente a quello dello stnbilimento di Salsomaggiore. La seconda relazione, dei professori Grndeuigo rJ.i Torino e Biaggi di Milano, .$Ulla applicazione della fonetica speri1neniate alla medicina, hu des t,1to il più
714
UONGRE., Sl
vivo interesse, sin nell,1 memoria presenta.tu, sia. nella ammirabile trattazione ora le, che di un,1 parte del nuovissimo argomento hanno fatto gli illustr i ed applauditissimi relatori. Il loro studio mngistrale sulla fonetica biologica dimostra quanto questa debba interessare anche il medico militare, specialmente dal la to medico-lega.le, e come sia necessario che anche egli se ne occupi senza ritardo. Ne dia un'idei, il breve riassunto dei punti studiati: I. Metodi di esmne. A) Meccanica della fonnzione. l. Movimenti de i singoli orgnni vocali. a) Studiati dall'este rno: torace, diaframma, addome, laringe : posizio~ della laringo nel c1rnto e nella pn rola; articolazione della parola. b) Studiati nell'interno degli organi: corde vocali; registri; impostazione; epiglottide; parete faringea; palato molle e lingua. e) Studiati con u1etodi misti: raggi X, cinematogrnfìa. 2. Movimenti dell'nria, che accompagnano la fonazione; trachea, laringe; bocca e cavità nasali; seni nasali; volume e velocità dell'aria studiati alla a pertura della bocca e del naso. H) Ac ustica delln fonazione. Vibrnzioni degli organi della fo111\zione. a) Studiate dall'esterno: delle pareti del torace, dell1\ laringe, della faccia
e del cranio. b) St11diate nell'interno : corde vocali (stroboscopia). e) Studiate nell'aria dell'ambiente : con membrane (a registrazione mecca• nica e ottica, libere, microfoni); con metodi diretti ottici, acustici; coi risuona• tori ; coi diapason; con l'oreccb io. d) Studiate 11ell'int1:r110 delle cavitii. II. Applicnzioni della fonetica sperimentale. A) All'igiene e alln profilassi del la voce: sviluppo della voce nel bambino; muta delh voce, imposmzione, intonazione, estensione della voce nell'11d ulto. 13) A llfl. patologia ed al la terapia degli organi vocali: rinolalia apertn e chiusa : tla ve.~etazioni 1deuoidi, da insufficienza valopalatinn, da paresi o parit.lisi de l velo, da difetti di sviluppo e lesione del palato; balbuzione, blesità.; afonie e disfonie: isteriche, spastiche; fonastenia; voce eunucoide; lesione organiche. Il Panconcelli-Ualzia, direttore dell'Istituto coloniale di Amburgo, ha compie· tato la seconda relazione rifereudo i risultati dei suoi studi s ulla fonetica glot• tologica. Egli, in una brillante conferenza, h11. presentato d imostrazioni grafiche della respirazione dei fonnslenic i, un lnringografo ed un autophonoscopio di sua inven~ione, fotografie istantanee ottenute coi raggi X nella ;irticolazione normale delle vocali e nella d iplofonia, trn.cciati di iscrizione in curve su carta affumicata (sistema Lioret) del suono delle vocali. -Co.ut:NH.:Az10N 1. Sono state numerosissime. Accenno solo a quelle d i inte• resse speciale p~r la iuedicina militare. Rinologia. - Fra i numerosi appa recchi e metodi d i rinometria, di cui ho. trat tato i I prof. G radenigo, non mi è pnrso di ri trovarne qualcuno di pratica applicaziox1e medino-legale, di cui sentesi bisogno.
CONG1rn:,;s1
715
Le cause di deformazione del naso, di ostruzione nasa le, le suppu1·azioni dei seni, ecc. (art. 61, 52, 53 dell'Elenco delle imperfezioni, ec:c. esimenti dal servizio milito.re) sono stati argomenti ampiamente svolti. Faringol.ogia. - Come in precedenti congressi, anche in questo si è discusso dal Citelli e dal Poppi sulle ~omunico.zioni per arresti di sviluppo, per tedsuto ipofisario, per vie sanguigne fra lo. volta faringea e la base della cavità. cranica e sulla importanza di esse per la patologia anche militare: meningite (Nieddu), adenoidismo e comple;;sn fenomenologia di alterata funzione delle ghiandole a secrezione interna (Poppi), acromegalia. Ozena e tubercolosi. - L'~oze11a e la tubercolosi delle prime vie del respiro hanno costituito un tema particolare. Dell'ozena, l'Orlandini, il Manciali, il Federici hanno portato il primo contributo statistico, raccolto dal Comitato italiano per l'inchiesta internazionale che è in corso su questa malattia, e N ieddn ha comunicato uno studio di essa dal lato mtdico-legale militare. La tubercoksi laringrn è stata oggetto di ampia traltazione, specialmente in riguardo alla profilassi. Il prof. P oli, proponente di qut>sto argomento ed anima della discu~sione di esso, ba presentato un11, bella relazione sul còmpito del laringoiatra ne!Ja lotta. contro la tubercolosi, ed in proposito hanno preso la parola il Masini, il Massei, il Bobonl'. Si fu di accordo nel ritenere che Ja profilassi debba essere sopratutto preventiva. Lari119ologia. - Dopo una brillantissima discussione fra i profe~sori Masoei e Masini sull'anestesia del vestibolo laringeo, che non sarebbe costante, nella pan.lisi del nervo ricorrentt-, ed i1n'ampia trattazione delle stenosi croniche laringee, specialmente in relazione alla lari11gostomia,~lrnn110 riferito: Il prof. Della Vedova su un caso molto rnro di fistola mediana del collo da permanenza del dotto tireo-glo~so, dando occa.;:one a Nieddu di far rilevare l'i1uportanza. per la patologia della tiroide de.Ile comunicazioni congenite di questa col pavimento della bocca: Il prof. Mnss-ei sulla ner.essità. rl1e l'emme istologico non vada disgiunto dai dati clinici nella diagnosi di neoformazioni maligne della laringe. Otologia. - La teoria sull'udizione è stata tl'attata con vedute ,per.;;onali d1ll De Cignn. Alla discussione banno partecipato Gradenigo, Mnsini, Nieddu. L'argomento o tologico più discusso è stato il nis tagmo d'origine labirintica. Buys di Bruxelles ha pc rtato un notevole contributo allo studio del nistagmo rla rotazione. Nieddu ha trattato del nistag mo volontario e dei caratteri differenziali fra nistagmo, vertigini, dis turbi d'equilibrio, asiuergie di origine labirintica e di origine centro.le per la diagnosi fra lesione labirintica e commozione cei·ebrnle nei traumi al capo. Nieddu ha pure discorso dell'acumetria pratica, specialmente in medicina legale, dando luogo a una. discussione, cui banno p!'eso parte hlasini, P e rtelli, Gradenigo, Come al solito, 111 complicazioni otitiche intracraniche banno avuto trattazione. adeguata per opera di Bobone, Calamida, Rimini, Gavello, De Cigna, Ambrosiui, Mancioli. Gra.denigo ha. enunnciato le sue vedute sul nesso etiologico fra tubercoloi:;i ed otosclerosi. Gavello ha riferito su un caso di paralisi del facciale consecutiva a trauma dell'orecchio e Rimini della influenza. del sai va.rsa.n sul nervo acustico, riportando molti casi di osservazione personale di paralisi di questo nervo susseguita ,dia
716
CONGRESSI
cura della s ifilide col salvarsan e provocando una discussione, cui hanno partecip,ltO Citelli, Grazzi, Nieddu, Bobone e da cui è emerso che i pareri in argomento sono ancora discordi. Il congresso si è chiuso scegliendo il seguente tema per la. relazione alla prossima riunione : « Genesi e significato del nistagmo vestibolare> e designando relatori Nieddu e Pinaroli. Ha inol t re proceduto alla nomina del Consiglio direttivo per il biennio 1912-1914 eleggendo: Putelli presidente, Nieddu vicepresidenoo, NIEDDU. Poppi e Bobone consiglieri, Bilancioni segretario.
CONC ORSI Programma del Oonoorao al XIII Premio :alberi dl L . 20.000. La R. Accademia di medicina di Torino apre il Concorso al XITI Premio Ri• beri di lire 20.000 (meno la tassa di manomorta) alle seguenti condizioni: a) P ossono concorrere tutti i lavori scientifici di argomento appartenente alle discipline mediche in genere pervenuti a quest'Accademia entro i termini stabiliti al comma c) e tali che segnino un impor tante progresso nel ramo dello scibile cui si riferiscono. ò) Sono ammessi lavori s tampati o scritti a macchina in lingua italiana, latina, francese, inglese e tedesca ; se i lavori sono stampati, questi devono essere editi dopo il 1911. e) I lavori saranno inviati in piego rnccomandato in doppio esemplare al• l'Accademia, del la quale rimarranno proprietà. Qualora l'Accademia aggiudichi il premio ad un lavoro scritto, questo dovrà essere stampato dall'autore prima che scadano due anni dal conferimento del pre1nio; l'ammontare di questo sarà consegnato solo dopo l'in\•io all'Accademia di un doppio esemplare del lavoro stampato. d ) Sono accettati per il concors o i lavori c he risultino spediti all'Accademia n on oltre il giorno !:ll dicembre 1916. In ogni caso, scorsi due mesi da questo termine, il concorso s'intende chiuso, ed i lavori giunti dopo, anche se s pediti in tempo utile, non su.ranno pres i in considera.1.ione. e). Gli autori, nella lettera di invio, accenneranno alle parti o agli argomenti più importanti dei loro scritti od opere che stimano dovere maggiormente fissare ratten?.ione dell'Acc1tdemia giudicrtnte. Torino, 1912. Il S egrPtario Y"nernle \ -. OJ, I VA.
Il Presidente B. GnAZIADEJ.
717
NECROLOGIO Il colonnello medico comm. 'GIOVANNI MICHELE CARASSO, rapito da un fiero morbo all'adorata. famiglia, a.gli amici, ai colleghi, fu uno di quegli uom ini rarissimi di cui si può dire che le maggiori soddisfazioni della vita trovarono nell'adempimento scrupoloso del proprio dovere, senza mai esitare nè piegare un sol momento, sorretti sempre dalla coscienza limpida come un cristallo e dalla convinzione profonda che l'integrità di carattere non è soltanto l'ariete che infrange ogni ostacolo, ma ben anche la forza che eleva. l'anima. allo più alte cime della perfezione morale. Uomini di tempra adamantina. severi prima con sè stessi che con gli altri; parchi di parole, ma prodighi di azioni nobili e generose; schivi di ogni lode, giacchè a chi sa di compiere un dovere ogni elogio è un uon senso; intransigentissimi nelle questioni d'onore; forti nella sventura propria e pietosi verso l'altrui; maestri di virtù, non coi discorsi, ma coll'esempio; semplici e buoni, ma non scevri di quella nat.ural fierezza, che, manifestandosi nell'aspetto e nei modi, ci r ichiama alla mente le energiche sembianze dei cavalieri an tichi senza macchia e senza paura. Tale fu il colonnello Carasso, che noi, risalendo ai primordi della nostra carriera, rivediamo oggi quale lo vedemmo e lo ammirammo allora, posseduti dal giovanile desiderio d'imitare l'uomo che ci pareva - ed era infatti - il vero tipo del medico militare, in cui s i debbono fondere intimamente le qualità del soldato e le doti del medico, senza che da questa fusione balzino all'occhio d isarmonie o sconcordanze; giacchè entrambe le professioni, per chi le eserciti con coscienza come il Carasso, son contraddistinte dallo s tesso spirito di sacrifizio, dalla. stessa fortezza d'animo, dallo stesso culto per il dovere. Egli, che s'era segnalato per atti di valore a. Borgoforte e a. Borgo Levico durante la campagna del 1866 meritandosi la medaglia. al va.lor militare; egli, che negli anni 1867 e 1868 aveva lottato contro una terribile epidemia scoppiata in Anfo presso Brescia, dove la sua. opera energica, efficace e- pietosa gli valse la medaglia d'argento dei benemeriti della salute pubblica; egli che, nel percorrere tutti i gradi della sua lunga carriera, da medico aggiunto (23 settembre 1861) a colonnello medico (18 ottobre 1896; aveva dato continue prove d'attività, d'intelligenza. e di abnegazione, conscio dell'alta missione affidata ai medici nell'esercito, seppe t1·ovar modo e tempo di dedicare tutte le sue cure alla famiglia, che educò in modo esemplare, e tutte le ore di studio - ben sovente tolte al riposo e allo svago - alle discipline anatomiche e chirurgiche, in cui riuscì tanto valente, da essere incaricato d'un corso pratico presi::o l'ospedale militare di Verona (18811882J, del quale corso noi, suoi antichi discepoli, ricordiamo ancora la chia.rez1.a e la concisione; tanto che certe nozioni, e persino certe fra.si, ci rimasero i ncise nella mente!come per opera d'un bulino, E i prediletti studi medici egli non tralasciò mai, neppure più tardi, quando era interamente assorbito ùalle funzioni direttive; chè anzi, sospinto sempre dall'insaziabile desiderio di recar sollievo agl'infermi, si diede con pass ione allo studio della tubercolosi, affronttrndone nrditllmente il problemi\ della cura e presentando al pubblico scientifico il suo noto metotlo terapeutico delle inalazioni d'essenza di menta, che fu poi seguito dn. altri, e che ebbe buon esito dovunque venno appli-
718
NECROLOGIO
<!a.to con rigore di metodo, in speèial modo nel g rande ospedale civile di San Francisco (Californ ia), dove il visitatore italiano può leggere con leggittimo sentimento d'orgoglio il nome di Giovanni Michele Cnrass o in una delle sale per tubercolosi r, lui dedicata in st>gno di ri conoscenza e d'ammiraitone. Nè a questo proposito, s i dC' ve tacere che il Carn.sso non prntese mai il minimo compenso per l'applicazione del suo metodo, e che lasciò libere le cl\Se commerciali di sfruttarlo per conto loro: il qu1tle fat to, « in questo Recolo vano e b1n chiere -., in cui non si fa un passo e non si muo ve un dito senza la speranza d'un guRdagno, è degno di ossere citato come un esempio rarissimo di onestà. e di rettitudine a\ln gioventù o:iierna, che, vantandosi d'un'educazione americana, im piega le miglior energie nella conquista dell'oro, e sorri de quasi con dis prezzo di quegl'ing enui, i quali si tengon chiuii nel baluar.io inviolabile della virtù, pronti a difen:iere il sublime princ ipio della dignità. umana a. costo dei più duri sacrìfhi. Il colonnello Carasso fu dunque un uomo d'azione, di studio, dì cuore, di carattere; e il Corpc:1 sanitario militare ne scrive reverente il nome nel libro d'oro della sua storia, già così ricca di nomi e di episodi gloriosi. Epp u re a quest'uomo, che s pai·se il bene a piene mani, e che visse nobilmente nella religione de l dovere e tra l'aff<Jtto de' !>noi cari, il d Pstiuo crudele jvolle nega.re la gioia s upre ma di stt-in gersi fra. le braccia il suo figlio primogenito G iuseppe, sottotenente di vascello, r o1uce dalla .me raviglios a impresa de i Dardanelli, e di dirgli, bac,audolo in fronte: « Ness un maggior orgog lio r he l'aver dato un tal figlio alla Patria. Cosi ti volli, e cos i ti mostrnsti nella notte ins idiosa: forte sino al sacrificio della. v ita pe r la. Patria e per il R e. Che tu sia benedetto! ». EDMONDO TROMBETTA. Mantlia.mo 11n reverente e affettuoso sa lu to alla memoria dei colleghi: Sottotenente medico AMERIGO DE MURTAS, caduto il 28 ottobre 1911 a Scia.raSciat; Tenen te medico ALFONSO PRIORI, caduto a Lebda il 12 giugno l!H~ ; Capitano medico RAFFAELE TENTONI, caduto a Zanzur il 20 settembre 1919 i i qua li fecero il sacri fizio tiella vita per la. salvezza dei feriti s ul ca mpo di battaglia. Riugrazi umo vivamente tutti i g iornali, che ricordarono con elevate parole quelle e roiche vittime d el dovere; e s peciali sensi di gratitudine porgiamo a l dot tor Cajus clel «Policlinico » per il suo ar t icolo pubblicato nel fasc icolo 43, c h'è tutt'una poesia fortemente sentita e nob ilmente espressa, e che qui riproduciamo por intero :
PreH o la tomba 41 De llla.rtaa. Io ho visitato In tomba cli Amerigo Dc Murws nella s ilenziosa oasi d i H ennt in una tepida mattinata ch•ll:1, fine di settembre, qualche giorno dopo il fiero combfltt imento di Zanzur, ne l q uale un altro medico militare aveva fatto olocausto r(P,lla vita al suo r\overe. Tomha modesta.. tutta contornata di palme. attorno a lla qua le in quC'l momento sostaYa una squadrn di allievi dell'Acca,lemia navale di Livorno. E rano i più giovani, alcuni appena usr iti d111ln fanciu llezza, e fra essi un giov,missimo principe r ea le. I loro orr-bi ;wreni, fissi sull,L pietra., luccicavano a l ricordo della fatale gior nata del 23 ottobre evocato dn un loro ufficiale istru ttore., Nulli\ di più commo,Pnte della raclios:1 pi:imavera della \'Ìia che in quell'orn ·e io quel luogo rendeva omaggio ad una morte e roica.
NECROLOGIO
719
Anche i m1e1 occhi lagrimavano, ed avrei voluto t rarre a me uno di quei bian~bi fanciulli come fosse mio figlio, ed nbbrar.ciarlo dicendogli: - O giovane, che consacri il tuo avvenite ad una vita di sacrificio e di dovere, ·r ammenta in ogni tua ora che nessun dovere potrà essere piu grande, nessun sacrificio più sublime di quello che ha portato ad nna morte così orribile il medico che è qui sepolto. Il medico che veglierà silenzioso su te nelle lunghe giornate della tua navigazione, c he ti seguirà come un'ombra nei tuoi sbarchi, che ti salv.\guarderà dai contagi nei paesi lontani, che, senza il mi raggio della gloria, abbandonerà serenamente c,1 oscuramente la v it,a mentre sarà intento a medicarti, il medico è un tuo amico; amalo come un fratello maggiore, ris pettalo come il rappresentante tli una classe che in pace ed in guerra, in terra e sul mare, sotto la brillante divis a che spesso ricopre una dignitosa povertà, come sotto il modesto vestito del medico condotto che ne ricopre sempre una più grande, in ogni giorno, in ogni ora, sacrifica sè stesso per alleviare un dolore alt rui, per apprestare nd esseri umani almeno un conforto morale, quando il co nforto materiale più non giovi • . Oh, non sarà. morto invano il povero martire che dorme in qaesta tomba dell'oasi s ilenzio3a contornata di palme, se le nuove generazioni c he verranno ad Henni in pellegrinaggio e che spargeranno qui le stesse lagrime che bnnno ingemmato gli occhi di questi piccoli marinai bianchi, ne ritorneranno port a.udo nell'animo un sentimento di maggior rispetto e riverenza più sincera per la classe da cui è uscito Amerigo De Murti..s T ripoli, settembre 1912. Doctor CAJ US.
Movimenti avvenuti nel Cor~o ~anitarioe nel Personale Farmaceutico (()alla dispensa u• alla l5" rlel BolleWno ufficio/e delle 1111mì1tP).
Uftlol&ll 1n aervl:do attivo permanente. R. decreto 22 luglio 1~12. MASSEIUNO Giulio, tenente medico R. corpo di truppe colonia.li della Somalia italiana (a disposizione del Ministero affari este ri). - Tra~ferito 4 genio, cossando di essere a disposizione com o sopra dal 2-l luglio 1012. C.AL»AROLA Fi·ancesco, id. reggimento artiglier ia a cavallo - CORCI0:-1 Co1'radi110, id. 16 artiglieria campagna. - Collocat i a d isposizione Miuistoro affari esteri, dal quale percepirauno gli assegni e le indennità loro spettanti. Hanno preso imbarco a Napoli, per la colonia del la Somalia italiana, il 12 giugno 1912. R . decreto 22 l11ylio 1D12.
A UD1Sl0 Pietro, capitano medico ospedale Genova. - Collocato a disposizione del Ministero delle lin.. uze, del quale percepiriL gli assegni e le indennità s pettan· tigl i dal 1° luglio lti12. FARAOG IANA Francesco, icl.. 90 fanteria. I d. id. id. id., d:ll 2ò id.
72()
l\lOVIME~TI AVVE!ft;TI ~EL CORPO SANIT, E NEL PERS. P'ARMAOEUTICO
Determinazio11e 1ninist•riale 12 settembre 1912. F1ERRO Michele, capitano medico reggimento cava lleggeri di Treviso. - Trasfe1·ito 3 bersaglieri. .PAPA1.1;: Raniero, id. id. id. di Udine. -Id. arsenale costruzione artiglieria Napoli. CASALI Pietro, id 1!J artiglieria campagna (comandato comando corpo stato maggiore). - Id. osperlale Roma, continuando comandato come sopra.. FALCETTr Pietro, id. reggimento cavalleggeri di Padova. - Id. reggimento lancieri di Novara. Dete1·minazione 1ninisteriale 19 settemb1·e 1912. Bosco Pietro, capito.no medico ospedale Novara (comandato ospedale Roma). Cessa d,, ll'incarico di assistente onorario all'is t ituto di anatcmia ·patologica della R. unive rs ità di Roma e di es$ere comandato come sopra. R. decreto 8 luglio 1912. T uc cr cav. Filippo, maggiore medico ospedale Perugia, - Collocato im posizione aus iliaria per ragione di età, dal 12 luglio 1912.
R. decr eto 27 agosto 1912. BEn~ucc1 Rodolfo, capitano medico ospedale P adova. - Colloco.to a disposizione del Ministero degli affari es teri, dal quale percepirà gli assegni e le indennità spettan tigli. Ha preso imbarco a Napoli per la Somalia italiania il 4 agosto 1912. CALò Vitforio, id. R. corpo di truppe coloniali deli'Eritrea. - Id. id. id., dal quale percepirà gli assegni e le intenni tà spettantigli do.I 1° luglio 1912. PEl,LEORINI Pellegrino, tenente medico in aspettativa per motivi di famiglia, per un anno. - (Reg.i (decreti 18 agosto e 28 dicembre 1911. - L'aspe ttat iva di cui sopra è prorogato. di un o.nno, dal 1° settembre 1912). Farmaotatl militari. Determinazione 1ni11isleriale 6 setlemb1·e 1912. NATALE cav. Luigi, farmacista capo di l' classe, ospedale militare Chieti. - Trasferito os pedale militare Palermo. MARENOO dott. Vittorio, id. id. 2a id., id Paler'mo - Gu101 Gio. Batti'sta, id. id. 2• id., id. Novara - Trasferiti farmacia centrale militare. FALCHI Emilio, farmacista di l' id .. id. Bari. - Trasferito ospedale milita.re Chieti. Defunti. PAUMIGIANC Francesco, tenente medico di riserva, distretto .Arezzo. - Morto a Perugi1\ il 26 agosto 1912. CAMP01,1 cav. Alessandro, maggiore medico, non più inscritto nei ruoli. - I d. a Napoli, il 20 id. CIAMl'INI ca v Cesare, tenente colonnello medico riserva, distretto Firenze. - Id. a Firenv.e, il 4 settembre 1912. TROVA:--,;:1,r,1 Ecloa1·do, id. medico direttore ospedale Caserta. - Id. a. Cava. dei Tirreni, il S id. JI
o, rctLure
Comm. CLAODIO SFoRzA, maggior genera.le medico. !l H cx.lAt. t o r <f.
EDMONDO Tno~IBE.'I"rA, tenente colonnello medico. l 1995 ., -
Rorna , 1911 -
T 1(J, ~: . V11ghern.
Lu1G1 PALIIIKRI, gerenJ,,
Sroau e GmLIARELLT. - Le. me.le.ria in italia. Opera onorata d e l 1° premio al concorso Riberi. Un volume cou 7 grand i tavole cromolitogra.fiohe. Roma, 1885; p r ezzo ridotto. . L. Told.ELLINI. - Delle malattie più [requentemente simulate o provocate dagli in.aoritti. Roma, 1876 . , ~. u
3 3 50
- Per l' acquisto delle oparo SD?raindica te lnviars conimìsslonl o vaglia a ll'Amm lnlstr.uton,
OBI Gior nate di medicina militare via XX Saltembre Roma.
Fu.aA.m LELLI FnAscicsco. capitrmo medico. -
Mannaie <li bromatologia pei medici militari. - Firenze, 1906. Un voi. in 16° di pag. 484. (Vendibile presso l'Autore iu Firenze, scuola d 'applicazione di sanità m ilitare) . . L. A. S1mrou, capitano 10ed1co Jiboro ctoconte u, patologia. speciaie i,Ìlirurg icu neiìa R. Università d i Pise.. ·- Cont ributo a llo studio del rinofima. e rioe rohe iatologiche sui trapia nt i di /'ute secondo \\'olfo (con 18 tavq lo) - L ivorno 1911, Officine gri, fiche Ch.iup pini. (Vundibile presso l'Autore, Ospedale i\Iilitare di Livorno ). . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • J.u.ooLO CoSTA.N'CrNO, C'o lonuollo moclico. OftaLnoscopia ed ottica oculistica.' Manufl.le teorico-pratico. Un voi. in S0 con 82 figur e e 12 tavole. - Napoli' stabilimento tipogr:a6co Furrante, I 9(15. (Vendibile presso l'Autore, Roma, via Principe Amedeo 47 ) , Mu.01ANTI Ez10. colonnello medico Lo sgombero acqueo d ei feriti nella valle del Po ( 1889, 1808, 1905 ), Tes to e progetto con illustrazioni, premiati con diploma <l'onoro ali' Esposiziouu interrrnzione.le di Milano 1906. • (Vendibile presso I'Autoro, <lir11;iione sa.nità militar") ID. ID. - Esercito e t.ube rcolosi. (Noti.do. Profilnssi attuale. Età d ella cbio.mat11. - Ferma biennole. Abbassamento della statura). Relazione al congresso nai.ionc.Je d ' igii>ne l !l06 MiJano. (ld, id, id.) . . : , . . • SALINAJU SALVA'!'O.R.E, muggiore modico.·- L 'anatomia e la chirurgie. operatoria della m11n:libola e delle parti molli che la rives tono. - ~apoli, 1906. Un voi. in 8• d i pM;, 130, con 5S ligure intercalate nel t esto. (Vendibilo presso l'Auta,;e, Corso Vittorio E manuele 3S6. Napoli) . . , . . . , . . • lo, ID. - La chirurgi!), delle vio biliari, Me moria onorata di un uttestato di lode della Società medico-chirurg ico. di Bolor na. - Bologna, 1903. Un voi. in 16• di pag. 198, (Vendibile preaao l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli). • BAN~CCI 8TEb'.&.NO, magg ioro modico, lib ero docente di oftalmologia e di olim~a oculistica. nella R egiu Oniversità di Torino . Studio s cient;i.fico pratico ew t raumatismi oculari. Vo i. di 24.2 pagine oon IO tavole conte n enti 63 mic:ofot?grafìe o con prefaziono del professor O. .REY MOND. direttore della Reg1a clinica oculistica d i Torino. R oma, Enrico Voghera 1906. (Vendibile presso la tipografia Enrico Vogh era, v ie. Po 3, R oma , • R. Rrv.u.u, capitanu medico. - Mala ttie professionali ed infortuni del lavoro nella v ita civile e n e lla v it a rn ilitaro. Rocca S . Casciano l!J08, (Vendibile C presso l'autore, 11° reggim e nto fanteria, Forll). • AS.&.;,l P1ETno, tenente med ico. - La chirurg ia conservatrice ne i s uoi rapporti con la. traumatologia e la le gge concernente gli infortuni sul lavoro. Trat~~ di. esegesi clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgica generale e alla .(VegJSl11.? 1?ne !!Ociale italiana. - Roma. 1901, Società editrice Dante Alighieri. lo eoc.libilo presso !'e.11tore, via XX Settemb re 80 p. l•, Roma) . • . . » 0 · ~ • - : L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. Milano, Associazione Dg / · pn, , 2" ediz., 1900, (Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, 89 p. 1°) • AND&P:.&., tenente colonnello 1:nedico. Patogenesi unica delle ma1 t~co a L 1~ vascolarJ, secretive e nodula ri degli occhi e deg li organi vicini, U n 80 ~? 1 101I.b ~i pag. 240 oon 8 tavole fuori testo. - Napoli , Società commeria e rUe.ria • 190S4BRL a · · . • , . • . . . • • • , . • • . . • , lu LI~ . RllANo, capitano m edico. - Fnaciature ed appa recchi, fratture FI ss112.1on1. Firon Teen F ze, t·1p. uuarb,.tira . . . . . . . . . . . . , . , ed R~Cf?soo, te nente colo nnello medico. - Ricordi di microbiologia pura l'Aua~p icata. - Un voi. in 16° di pag. 408. Firenze, 1906. (Vendibile presso In, 10 . _ '-;,;, scuola. d'.applice.zione di sanità militare, Firenzei. . . . . . • di epid ~~la~tie infettive diffusibili più frequenti noi sold ato itùlie.no. Nozioni (Vendi; f10 ogia militara. Un voi. in 8• grande di pag. 298. - F irenze, 1907. In. 10, _ p resso_ l'Autor e, souola d'applicazione di sanità militare, Firenze). • Ulrico H gu11d_j· epid~mie eeoticbe. Colera, peste e febbre gialla, - Milano, oep edito re, (Manuali Hoepli ) . •
r,;
5 -
6 -
8 -
<i -
2 -
3 I -
, -
5-
3 2
8
5 -
7 2 -
GIORNAT~E DI
MEDICINA 1[lLfTARF: Direzione e Amministraz: Via Venti Settembre (Palauo del Ministero della guPrra)
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. t• Il Uiof'nal.e di medic ina militare f<J 1mbUi<·A rullimo g io rno di r i,.i,i.:1,n m ese i11 fa,-cicoli d1 5 fogli di l"lam pa. 2° L'abbonamento+) a1111uo e deco1Te dal 1° ge11111J io. ;io Il pr .,zzo dt'll'abbo11a01enlr> e : Per r Italia e l a Cr,lonia Erilrea . . Per l' Estel'O . . . . • . . • . .
L. 12, » 1r:.,-
. }. m ll111ia . ,. Un fa !<c1colo SPptiralo costa a 1I, ,~ l.!.Sler o ,. Il supplèm 1,nlo con t enente l'A n n uario I in IIÒIJ» » d el corpo -~an.itar io militare cos ta . 1 ali' E!'lero . »
1,2!'", 1,50
2,50 2,:,-5
4° L'a!:>bonam@nto no n disdello pr ima del 1' dicembre s·111te11,JP r 111n<w:,ln per l'anno surcessi vo. 5° I signori ahliouati mil itari i n effeltivitti ùì ser vizio pO::'"C\rH) p111!11re 1'110porlo dell'abbonanw 11lo per mezzo dei r·ispellrvi c0mandn nti <1 1 c orpo (1mrl1e a rate m en sili). G0 Per i !'ol i ufficin h m edic i (df ll' E!'er ci lo e dell11 Marina) i> amrne~~" un abbonamenti) cumulatiYo 111 Giornale di med i cina mi l i tare ed agl i Annali cli medicina naoale e co1011ia le al pl'ezzo di L. 18 annui'. P<'r otl e1H·r e t,,lfl 11hhr>· namenLO gli abbonal i del g ior nale di me<licìn11 militare de,0110 far per \'t'llll'!I direttamente L. 6. all'am mini stra zio ne deg-li Annalt (pr el'SO il minister o dt:lla Marina) . 7° Ai l i brai si fa l o sconto del 11! 010 , ma sollanto per gli 11 bbm1ame111i delle per!:'One e degli enti non m ilitar i, che non possono rruir e dell11 facilitaz1011e di c ui al n. 5 e 6. 8° Le !>pese per gl i estr·alli e quelle per l e Lavole 1itograf1che, foto1?r111.che, ecc. 1 c11e accompai::-nassero Id m emorie, ~ono a ca r1c() del?li auLor r. !)o Gli autori delle memor ie potran no av,.r ne glr estr alli f6cendone ricl11esta all'atto d11ll'in vio delle b ozze correlle. Gli estral1i !:'Ono di <lue Li pi : . T1 Po A. - CoD copertina in bianco, senza frontespizio, e colla impa1111a· tura e numer azione del ra~cicolo . TIPO B. - Con coperUna <;tam pal.8, froatesprzio, im pa~inatura e nu 111er8· zione speciale. Il prezzo è r o1aroll)to da Ila i::eguente LAriffai: Prezzo cl.l o:la•ou.:n. :fogl.io d..1. atampa
Tipo A . Tipo B.
Per
NU MERO DELL& COPI B
TrPI DI g s TRA.TTI
25
so
100
200
4,6,60
6.7,60
6,60 9,-
10, 18,60
ogni centinaio oltre !00 1
8,80 4.80
Gli estratti m inor i di un fof(lio si coolano come foglio inter o per l e or..ti· nazion i di 100 estra tt i <> me no . Per quelli che superan o un rogl10. l e frazion i i n più, che uon sup~ra,ao il ~ezzo f<;_>glio, si conLaoo come ml:lta, purchA però l'ordinazione non sra tnfe· r1ore a :iO copie. Potranno a ver si estr atti i n carta e formalo di versi , previi accordi perso· nati tra gli Autor i e la TipO/?rafla 10• I maiv>scritLi non !\L r eslrtuiscono.
INDICE DELLA RIVISTA DI .GIORNALI ITALIANI ED ESTERI IIIVISTA MEDICA.
Chlappo. - Un'epidemia d'ittero benigno a Cogoleto. · t.forlo. - L'autosieroterapia alla Gllocrl . . .
Pag. 755
m
RIVISTA 01 NKVROPATOLOGIA
Z,~
Volpe. - Su le sfnclnesio volltive pnt?logfchc . • .• . . . • • . . Sangulnell. - L'insonnia del ps,copallci. filcerche quant,tat,ve delle s0Jtan2e r•uriniclle
..,
RIVISTA 01 CHIRUflG IA GENERALE.
Sui ,oetodi biolo~ici dl3gnostlci e cu rativi rlel carcicoma .
.
•
.
.
.
.
.
761 761
Sargon e Alamarlerla. - Sull'attuale 1ra1tamento <!elle stenosi cica1rizial.l gravi dell'-esorago Aoepedo . La cur:i. aelle rerlte. Al!Jllicaz1oni del siero antlstr~ptococcico. . . . . PompORI. - Studio sperimentale e cll11ico sopra l'applicazione di un appareccl1io emosta-
763
785
tico speciale
. . . . . . . . . . . . . R!Jo. - Un caso raro di ferita d';ir,na rla fuoco. Corpo e-,traneo nella lingua Stassen. - Cora delle rratture ~elle ralangl Il.elle dita . • . . .
)156
761
R\VISTA DI OTO-f\111-0-LARI NGOIATRIA. Caldera. - Ricerche so( batteriemia io oto-rino-lariagologla. . . Chutang - L'or~cd110 e la detonazioni,
769 770
RIVISTA DI OCULISTIC.\ .
Thomson e Souter. - Ptosi coogeuila con movimenti as;;ociali delL, palpebra dell'occhio alfetto . . . . • . . . . . . . . • , • • · Colombo. - I! ~iero anti)?onococcico nella terapia delle congiuntiviti gooococclche (dei neonati) ed il suo mucc.anlsn10 d'aziono • . . . . . . . . . . Orlandlnl. - Le alTeziuni cos, dette scrofolose dell'occhio e la cura balneare . • .
i74 ;75
7,;
RIVISTA 0 1 MALATTIE VENEFIEE E DELLA PELLE.
Sabella. - La rrnmbOes,a tropica.le a Tripoli e la sua cu ra col neosa\varsan . . . Oorn. - Il quadro emaµ>lo~ ico nella sltll1de io seguilo ad iniezioni di Salvarsao . . Sewade. - S11lllrle genèrn lizzala nel coniglio otwouta con l'in,ezione lnlracardiaca di cui·
turn di spirochete oallirla.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
e parapsorlasl
.
.
.
.
.
•
.
.
•
.
.
.
•
i'i8
.
779
Frlboe1. - I pseudoslnloroi ioiziali consecutivi ad uun cura inlensiva nella sifllide recente. Ruogll. - Su alcune rorme di s10Jod.orm1 papula squamosi e loro relazione coo la psoriasi
.
.
.
7i9 779
Rohobach. - Noovi metodi di cura delle complic~nza della l>lenorragia Mel. - I.a lebbra la Cireualca e nelle re,1ioni limitrore . /
;so
RIVISTA DI MEUJCrNA LEGALE. Bernacclll. - L'assimila1.ione delle malattie professionaU agii Infortuni! del lavoro per rl·
s1,ello all'assicurazione 10 Itali~.
.
.
.
.
•
•
•
•
777 7i8
•
·,st
•
RIVISTA UI TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE. i81
Bolge,. - Organisation sauilalre d'une expédilion coloniale . RIVISTA D' IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA. Alceck. - La ,•acclnaiiooe nella febbre tiroide con bacllll ,lvi sensibilizzati. ltoch. - Sul valore battericida e <l i(enslvo del grande omento . . • · · Lumbr~so. - IJi alcune osserv:izioni sul colern (a proposito ddll'epi le mia di Livorno I li·
788
790 79(
gho -agosto 1911) .
lllVISTA. OIBLIOGRAFICA.
Schluo1111. - Patologia e terapia chirurgica dei calcoli della vescica urinàrla CONCORSI.
Societa Ital iana di Laringologia, Olologia e RiMlogia. NECROLOG IO.
Edoardo Trovanelli • VARIETÀ. Dartlgues. - Il d uello dal punto rii vhta chirurgico . CO;,iFERENZE SCIENTIFICHE UEGLI 0Sf>EDAl.l MILITARI NOTIZIE. Ubera docenz:i. . . . . lrfOVIM&NTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSONALE FAR~ACEUTICO
79'
• 194 791 795
if/6 798
798
...,.( ' .
~~?s.:;.,
MEMORIE ORIGINALI ì, , ,,. - - - -----------------------~.--1·;.,; ,., ._ I ,,.. ;-;_~ '--.:.,·>·. ,J
.. .
, ~ .. -;? ..,
",j :.. . •
\~,,
. ·-::~
l'azi~ne vulnerante ael fucile italiano ai ~iccolo cali~ro nei col~i a~rucia~elo P er il Capitano Medico Eugenio De Sarlo, libero docente di Patologia Speciale Chirurgica nella R. 1:niversità di Pisa
Nella presente campagna libica, oltre le ferite prodotte dalle armi da fuoco alle distanze varie dei combattimenti, bo avuto l'opportunitÌl. di osservare un altro genere di lesioni, ci0è quelle prodotte accidentalmente dal nostro fucile mod. 1891 noi colpi a bruciapelo. È pur vero che tali ferite si hanno anche in tempo di pace; però esse, verificandosi per lo più itt seguito a suicidio e presentando di solito delle gravi ed estese lesioni in par ti vitali dell'organismo, riescono quasi sempre rapidamente mortali, e quindi o sfuggono a qualsivoglia indagine clinica ovvero, anche se arrivano alla sa.la di medicazione, sono di una tale gravità da n on presentar più alcun interesse. Così acca.de, ad esempio, nei colpi tirati a scopo suicida sotto il mento, nella bocca, alla testa, ecc. Invece le condizioni, nelle quali si avvera.no in campagna le ferite suddette, sono differenti e per giunta si ripetono con una frequenza sensibilm ente maggiore. Infatti il soldato ha di solito il fucile sempre carico, a causa di quel pericolo con· tinuo e tormentoso a cui si è senza posa esposti in una guerra guerreggiata. Egli acquista. la più grande familiarità colla propria arme e quindi finisce col non aver più tutte le cautele, che sono più che mai necessarie nel maneggio delle armi da fuoco. Accade, inoltre, che egli, nelle lun~he e noiosissime ore del servizio di vedetta, si serra a volte del proprio fucile come di un bastone, appoggiando la mano sulla bocca di esso per sollevarsi da terra, ovvero applicandovi l'antibraccio quando è obbligato a. sta.re per molto tempo all'impiedi; in tali condizion i l'arme può eventualmente esplodere, producendo delle lesioni che mostrano, come vedremo a suo tempo, dei caratteri speciali. Oltre queste ferite per colpi a b1·1tciapelo, ebbi ad osservarne diverse altre ugualmente accidentali, ma prodotte a una. certa d istanza dalla bocca dell'arma, e propriamente in individui colpiti dal fucile del 46 -
Giornale di mtdicina mi/Uare - fase. x.
,.
722
1
L AZIONE VULl'iERAN1'E DEL l,'l: CILE ITALIANO, ECC.
compagno· vicino. Ciò si ,erifica pil'.1 specialmente, come ormai la esperienza m i ha insegnato, al sopraggiungere di' reparti nuovi, non !1flcora a llenati alla vita traumatizzante di campagna., e p er lo piì1 di notte, nel tram busto e n el g rande orgasmo deg li allarmi. P er le suddette ragioni , adunque, non sono rar e in guerra le ferite acciden ta li d'ar me da fuoco, delle quali a lcune, cioè quelle prodotte dai colpi a, bruciapelo, offron o delle par ticolarità che meritano di essere illustrate. Epperò n on credo inu t ìle di far seguire alle note chirurgiche sulle ferite prodotte òalle armi da fuoco nei combattimenti di Derna, già pubblitate in altro mio lavor o, alcune brevi considerazioni in torno alle ferite accidentali s u accennate e precisamente sulla qualità delle loro lesioni a11iltomiche e sulla pat.ogenesi di es!';e.
*
** Se paragon iamo le ferite prodotte dai colpi a b1·11cia1Jelo a quelle dovute a co lpi tirati a di stanze, per quanto brevi, rispettivamente maggiori, siamo subito colpiti da alcune note obbiett.ive, le quali permettono di giudicare q nasi con C'Cr tezza, pure ignorandosi la storia clinit a, se il colpo venne t irato proprio a bl'ltciapelo. · Quando trattasi di ferite prodotte ad una certa di st.anza dalJa boc.~a. dell'arme, come ebbi ad osservare in diversi individui feri t i accident almente dal fu cile del compagno vicino, i forami, specialmente dalla parte d'ingresso delJa palloUola, consen ·ano pur sempre i cardtteri proprii d elle ordinarie feriLe delle armi da fu oco. L'o1·i/ìcio di entrata, infatti: p resenla d i solito la forma più o meno circolare od ovalare, a seconda dcll'incidPnza del proiettile, cou margini contusi ma abbasla11za regolari, introflessi e nirconda.l i dal caratteristico alone brunastro. La sua ampiezza., pur essendo supPriore al calibro della paJ. lottol a d i millime1 ri G.G, in generale non raggiungo dimensioni co ~·pieue. Il (or01,1 e di u.rcila è mollo più grande, e mostra una spiccata irregolarita <lei ma rg ini,_ specie se vi sono, come accade spesso, concomitanti lesioni os,ee e gravi fenomen i esplosi,i. Riporto <]Ili appres,,o un caso clinico, il quale illustra in modo chi aro un tal geurre d i fori I.e : « Sul<lato G. A. della rva Sezione cli ~ani~à da montagua. Riferisce che, rnelltre era :-:ot f0 la propria, tenda, fn casu almente ferito <lal fncile <li un compagno, che troYa,a:;i a bro\·e distauza. Nella regionl' nnl,·ro-in terua della gamba sinist ra, al terzo inferiore, ic:i nota una soluzione d i continno o,alarc, col massimo diametro di !J millimetri e qnc-llo minimo <li 5 millimetri, con margini regol n ri,
l f
I
~
L'AZIONE VULNEHA:--TE DEL F UCILE ITALIANO, E OO.
723
brunastri ed introflessi. Inoltre nella regione esterna, ed alquanto più in basso, si osserva un'altra soluzione di cont inuo, di forma irregolare, lunga circa 60 millimetri e larga 40 millimetri, con margini divisi in lembi ed es trofi.essi. Nel fondo di essa appaiono delle schegge os;;ee e dei brandelli muscolo-aponevrotici. Esiste frattura comminuta della tibia e del perone. Le ferite iPro<lotte da.i C()lpi a bnteù.Lpelo, specialmente nelle re· gioni n on ricoperte da indumenti, come ad esempio lB mmii, oftrono un aspetto differente e ricordano piuttosto le ordinarie ferite lacerocontnse. Ed in verità non si può parlare di veri e propri forami, poichè spesso manca nna reale perdita di sostanza e sembra trattarsi di una lacerazione anzichè di una perforazione dei tessuti. Infatti, nel mag gior numero dei casi l'o1·ificio d'entrata è costituito da una soluzione di continuo linem·e, che si estende per diversi centimetri ed ha margini abbastanza regolari, più o meno divaricati, ma quasi sempre facilmente afl\-ontabili; a ,olte assume la forma stellata o quella di una croce. Invece del ti pico nlone brunastro, si ha l'aunerimento di una larga zona cutanea tutt'intorno alla soluzione di continuo. In qualche raro caso, l'orificio d'ent rata è pit\ esteso di quello <l'nscita . Quest'ultimo ba pressouhè gli stessi caratteri di quello d'entrata, ma non presenta alcuna colorazione brunastra della cute, ed in generale è più grande, con margini estroElessi. Il tramite pe1· lo pil'.1 è ampio. a causa di una estesa distruzione di parti molli e di concomitanti fra.ttLire comminnte. Di soli to mancano delle emorragie cospicue. Le lesioni su descritte, è bene ripeterlo, appaiono evidentissime specialmente all e mani; se è colpito un dito, questo vien quasi completamente asportato. Ecco in tanto alcune storie cliniche rignardanti i casi più impor tanti di ferite prodotte c.lai colpi a bruciapelo del nostro fucile modello 1891 e capitate alla mia osservazione: 1°. Sole.lato n. G . rlel 2G R eggimento Fanteria. - Riferisce cl1e1 stando nella trincea colla mano sinistra appoggiata sulla bocca del fucile, questo esplodeva improvvisamente, ferendolo alla mano stessa. Sull'ernine)lza tena re, e parallelamente ad esso., notasi una soluzione di continuo lunga 45 millimetri e larga 10 millimetri, con marg ini piuttosto regolari: la cute circostante è di colorito brunastro. Inoltre sul dorso dalia. stessa mano, e propriamente nello spazio compreso tra il primo ed il secondo metacar po, si osserva u n'a ltra soluzione di continuo lunga 75 millime.lri e .larga 40 millimetri. con margini divisi
724
L'AZIONE VUL~ERAXTE DEL FCCll.E ITALIANO, E CC.
in lembi ed estroflessi. II tramite interessa le sole parti molli comprese nel primo spazio int ermetacarpeo. :Non esiste emorragia d' importanza. 2°. Soldato L. C. del 21 Reg~imento Fanteria, - Riferisce che; mentre giaceva sotto la propria tenda, urtò acciùentalmente col di to mignolo della mano sinistra la bocca del fucile, che aveva accanto; l'arme esplodeva producendogli una ferita. Sul dito mignolo della mano sinistra, in corrispondenza della prima, falange, si notano due soluzioni di continuo estese ed irregolari, si tuate rispettivamente sull a faccia anteriore e su quella posteriore, interessanti la massima pa rte dei te.~suti molli, compresi i tendini. Della falange, fratturata comminutivamente, residuano solo due pie· coli frammenti. Il dito pende inerte. rimanendo unito alla mano per un piccolo tralcio di parti molli. Il ferito viene d' urgenza operato di disarticolazione del dito, associata a reazione dell'estremo distale del q uinto metacarpo. 3° Soldato O. G. del 26 1 reggimento fanteria.. - Riferisce che, mentre era egli avamposti sdraiato per t erra, nell'alzarsi pose imprudentemente la ma.no sinistra sulla bocca del fucile, il quale esplodeva. producendogli una ferita. Nella regione palmare defla mano ;;n<ldetta, tra la seconda e la terza piega cutanea, si nota una soluzione di continuo lunga 55 millimetri, con margini piuttosto regolari ma divisi nel mezzo da una altra. soluzione di continuo lunga 15 millimetri, in modo da risultarne una croce irregolare. Inoltre, sul dorso del la stessa mano si osserva, pressochè alla stessa. altezza, un'altra. soluzione di continuo, avente l'aspetto di una fenditura che dal bordo radia.le si porta verso quello cubitale, arrestandosi in corrispondenza del quarto metacarpo; i margini sono piuttosto regolari. Nel tramite esistono schegge ossee multiple dovute a frattura comminuta del terzo metacarpo, nonchè brandelli muscolo-aponevrotici e tendinei. Non esiste emorragia d' importanza. 4° Soldato F. M. del 26' reggimento fanteria.. - Riferisce che, mentre smontava di sentinella, nel togliere la sciabola-b:1.ionetta dal fucile, partiva. da questo un colpo a bruciapelo che lo feriva alla mano destra. Nella regione palma.re si nota una soluzione di continuo l unga 90 millimetri ed a,ente una massima larghezza di 35 millimetri, con margini abbastanza regolari; la cute circostante è di colorito brunastro.
I
L'AZIONE YC:LXERANTE DEL F UCILI, ITALIANO, E CC.
72ò
Inoltre sul dorso della mano, in vicinanza della. r egione del polso, si osserva un'altra soluzione di continuo, di forma irregolare, con dimensioni molto minori, con margini divisi in piccoli lembi ed estroflessi. E siste frattura del terzo e del quarto metacarpo. Manca un'emorragia d'impor tanza. 5° Soldato F . A.. del 22° r aggimento fanteria . - Riferi$ce che, mentre si recava alla trincea, tenendo la mano sinistra sulla bocca del fucile, questo esplodeva accidentalmente, ferendolo alla mano stessa . S ulla faccia palmare e propria.mente sulla terza. piega cutanea, si nota una soluzione di continuo di forma stellata., col massimo diametro di lo millimetri, con margini circondati da cute bluastra.. Inoltre, sul dorso della stessa mano, in corrispondenza. degli ultimi tre meta.carpi, si osserva un'altra soluzione di continuo, avente pressochè la stessa forma, ma col massimo diametro di 60 millimetri. Esiste fra ttura comminuta del quarto metacarpo. Manca. un'emorragia d'importanza. 6° Sergen te maggiore C. A.. del 26° reggimento fanteria. - Ri ferisce che, nel prender e il fucile, questo è esploso mentre la bocca dell'arma era qna::-:i a contatto coll'antibraccio sinistro. Nella regione anteriore dell'ant1urac0io suddetto, al terzo medio, si nota nna soluzione d i continuo, d i forma irregolare, lunga 30 millimetri ed avente una massima larghezza di 20 millimetri circa; la cute circost.ante i} di eo1orit.:> bluaiitro . Nella regione pnsteriore, pressoche alla stessa altezza, si o:<sen·a una vasta ed i rregolare soluzione di continuo, larga 1:20 n, i Il imetri ed a vente una massima larghezza di 40 millimetri, con margin i cstroflessi; attraverso di es~a appaiono brandelli muscolo-aponevrotici e tendinei, nonchè schegge ossee multiple, delle quali alcune sono libere, altre aderenti. L ' ulna è fratt,urata comminutivamente. Non esi.~te emorragia d'impor tanza. *
**
Come si \'ede, adunque, le ferite prodotte dai colpi a b1·uciapelo presentano degli orifici d'entrata che sono, per fo1·ma ed estensione, ben diversi da quelli che siamo abituati ad osservare comunemente anche nelle ferite associate a cospicui fenomeni esplosivi. A che cosa deva attribuirsi tal9 fatto ? Certamente non potrà dipendere dalla maggiore o minore forza viva da cui è animato il proiettile poichè, siccome il paragone vien fatto sempre tra ferite prodotte a distanze più o meno brevi, la differenza nelle qualità dinamiche
'i2G
L.AZIOXE VULNERAXTE DEL Ft:CI LE ITALIA:S-0 1 ECC.
della pallottola è minima, q uasi trascurabile, ed in ogni caso insuffi ciente a spiegare Ja di Yersa for ma ed estensione delle lesioni anato· m iche. Nè può attribuirsi a speciali condizioni fisiche de.lla regione colpita, poichè proprio n ella mano, dove mi è capitato d i osser vare con maggior frequenza le l esion i caratte1·isticbe dei col,pi a b;•ucia,pelo, ho avuto ag io ancorn. di apprezzare appun to la grande uman itarietà del p iccol o calibro nei colpi t irati alle distanze medie di combatt imento, come potrà ri lernrsi dal seguente. caso. Soldato C. G. del H0 reggimento idpiui. - Riferisce ch e, mentre attendeva ai lavori <li costruzione della ridoHa Verona, fu ferito da un colpo di fucile, pw,eniente dal campo n emico. Xella regione dorsale della mauo sinistra fra i due primi metacarpi ed all'altez;,;a dell·estremo prossimale d i essi, n otasi una sol uzione di continuo puntiforme, con margini divisi in piccoli lembi ed estrofiessi ; inoltre n ella regiouo pal mare, e propriamente nel mezzo deJl'erninenza tenare, si osser,a un 'altra soluzione di continuo, pressochè dell a stessa grandPzza ma con margini introflessi. Infine sulla faccia, anteriore e sul bordo i.: lnare del e.lito medio della stessa mc.no, all'altezza della seconda falange, si nota!lo due altre soluzioni rli cont inuo, di forma quasi circolare, col diametro di 4 millimetri. Mancano lesioni ossee. Evidentemente il <lito era flesso nel momento in cui , enne colpito dalla pallottola di p iccolo calibro del fucile :Manser mod. 18~0, d i cui sono in parte armati i turco-a rabi. Nella stessa regione un colpo a bruciapelo avrebbe prodotto indubbiamente del le lesioni molto diverse. La. spiegazione di u na cosi grande differenza va ri cer cata n el d i· v erso meccanismo di produzion e delle ferite, di cui ci occu piamo. Nelle l esi oni , prodotte dai col pi tirati non a brucia pelo, ma sibbene ad una certa distanza, per quanto breve, dalla regione col pita, la grandezza degli orifìci è in rappor to non solo colle quaJitù fi,,iche del bersaglio e de lla p allottola, ma. sopratntto colle rzuali!Ìl clinamiche d i quest·ultima. Ciò è tanto vero che, come ebbi a riferire in altro mio JaYoro t l ), tirando contro b locchi d i sapone colla pistola a rota· zione motl. 188!) (Bodeo) è con quella automatica Mauser, potei sempre con3tatare che la p iccola pallottol11. d i m illimetri 7,G3 produceVìi,1 n el la sostanza suddetta, degli ori/i ci ben p i tl grandi rispetto a quelli scolpiti dalla pall0ttola d i millimetri 10,33. È da n otare appunto che la prima ha qualità dinami che m ol to superiori a quelle da cui è an i· ( l ) Le ferite prorlolle dalle modeme a rmi clo fuoco ~ guerra, escluse le artiglieri.e. (Prem iata lito-ti pografia Ra,·eg:nana, Ravenna).
L' AZI0)18 VULX8f'lANTE DEL FL'CILE ITA LIA:W, ECC.
727
mata l'altra, e quindi la differenza di calibro vien compensata, anzi addirittura superata. Nè, d'altra parte, potrebbe accadere di versa men te : come si sa, il proiettile in moto, all0rchè incontra il bersaglio, agisce dapprima come un colpo di 11wtte/Lo e si avanza poi con un meccanismo che potrebbe, fìno ad nn CMto punt0, pan1gonarsi a quello di nna corona cli trapano in movimento, la qnale nltima aìlione è tant.o più inten:;a per quanto magqiore ò la re!ocitù angolare impressa al proiettile dalla rigatura elicoidale rlellfl. canna. rer la (fl1·ztt rirn di i·otazione a-ppnuto la pallottoh1., attraversando il bersaglio, asporta e mobilizza in tutti i sen~i le partice]le piì1 vicine. Intanto qnest'adr111e tangenziale disgre· gante, come vien c.:hiamata dall'Imbriaco, aumenb1. col pr0gr~dire de~ proie1,tile u.ttrnver:;0 il bersaglio, poic hb lnngo il suo cammino s i ag· giunge sempre un maggior numero di particelle, che accrescono l,~ massa del corpo perforante, sopra tutto verso l"orificio cli uscii a do ve, come rile,·a giustamente il Dolorme, si ha un r.:0110 di dispersione delle mole,;ole. Iusomm{I. si realizza, t!U vero e proprio proiettile r·omplesso, costituito non solo dalla pallottola, ma ancora da tutte la particelle mobilitate da essa, comprese le schegge ossee in ca.so d i concomitante frattura comminuta; donde si hanno qnei forami d'uscita ampi ecl irregolari, che raggiungono il massimo grat1o negli effeUi esplosivi cospicui, mentre l"orificio di entrata risulta, in ge!lerale, solo alquanto più grande del calibro della pallottola, per ragioni sulle quali è inutile insistere. Ben altrimenLi vanno le cose nei colpi tirati a bl'uciapelo, nei quali entra in ginoco un altro fatto re vnluerante della massi ma importanza, qual ' è certamente l'av.ione dei gas sviluppati dall'accen sione della carica. La. concezione di un p1·oiettile ga.~-~o.qo non è nuo,a: è noto come nell'interpreta;r,ione patogenetica. delle lesioni prodotte dall'armi da fuoco, e più specialmente <li quelle vaste e complesse che costituiscono i fenomeni di scoppio, tra le tante e svariate teorie esiste quella del p1·oiettile aereo. Qnesta, pii'1 che mai antica, fu rimessa in onore dnl Melsens, il q nale ritie ne che gli effetti delle pallottole sui tessuti siano la risultante dell'azione dei due proiettili ben distinti: il p 1·1)iettile 8oliclo che, anche quando si deforma, non cambia notevolment.e di vol ume, ed il pJ·oiettile ae1·eo il quale, compresso davanti a quel lo solido, tenderebbe a riprendere il suo volume prim itivo, corrispondente alla pressione atmosferica, ed esaurirebbe tutta la sua forza vi,a nel produrre gli effetti esplosivi, Se non che tale teoria non risponde al vero, poichè la cuffia di aria com pessa, che pur si vede nelle foto-
'728
L'AZIONE \'liLXERA"TE DEL FUCILE 1TALIANO, ECC.
grafie del Mach, sfugge tangenzialmente quando il proiettile ur ta contro il bersaglio. I ben noti esperimenti, praticati da J ournée (1) e da Henrard (2), dimostrano evidentemente tale assunto. Anche il concetto più recente dell' Hjldebrandt, secondo il quale per la penetrazione della. pallottola si formereLbe nei tessu ti un vuoto istantaneo, in cui si precipiterebbe l'aria esterna, non sembra avere avuto maggior successo della teoria d i M.elsens. Invece, nella patogenesi delle ferite, prodotte dai colpi a b1·1tciapefo, è innegabile l1a;,;ione dei gas che si s,olgono dall'accensione della carica. Sono ben note le g ravi lesio1ti consecutive ad un colpo d i fu. cile caricato con sola polvere ed esploso in bocca, lesioni dovute esclusivamente a ll'azione esplosiva dei gas, svol ti in seguito alla deflagrazione della poi vere. Essi, com 'è noto, lanciano la pallottola fuori della canna; ma in tale lavoro 11011 possono esaurire certamente tutta la loro energia. Ed infatti, subito a l di fuori della bocca dell'arma, i gas, non più compressi nell'angusto spazio della canna, tendono ad espandersi violentemente nell'atmosfera. Allorcbè manca ogni ostacolo perchè ciò possa liberamente effettuarsi, come accade quando il bersaglio trovasi abbastanza d iscosto dalla bocca del fucile, l'azione espansiva dei gas non produce alcun effetto ed il p1·oiettile gassoso r i mane inef· fì.cace. Che cosa invece succede nei col pi tirati a bruciapelo? I gas della ca.rica, fuorusciti dalla canna, urtano contro la r egione col pita e, penetrando attraverso la minuseola breccia scavata dalla pallottola cli piccolo calibro, producono delle gravi ed estese lacerazioni a causa della grande loro forza espansiva, per cui si hanno dei veri e proprij fenomeni di scoppio anche dalla parte dell'orificio d'entrata. In corrispondenza della bocca dell'anne, aùunque, e per un breve tratto in11<rnzi ad essa, si debbono considerare <lue proiettili ben distinti: l'uno costituito dalla pallottola e l'altro dai gas che si svolgono dall'accensione della carica e che, pel' le loro ben note qualità. fisiche, tendono ad espandersi colla pii'.1 grande violenza. Gli effetti, che derivano dall'azione di questo secondo proiettile, saranno più o meno g ravi a seconda della maggiore o minore vici nanza del bersaglio alla bocca dell'arme. Le ferite più gravi, per conseguenza, dovranno verificarsi ne i ( ! ) Journér, tirando contro un bersaglio di tela e di carta di 5-7 millimetri di s pessore, os.-servò do,le perfornzioni a , ·enti un diametro ug uale a quello dol proiettile, sonza. tra.ccia. alcuno di scoppio o di lace razioni co.usnt.e da.I manicotto di aria. (2) Henrard, prl\ticando dei tiri con proiuttili dipinti in blw sn di un bersaglio colo rato recentemente in rosso, ebbe a notnre che la pollottola i<i presentnva arrc.ssata al contro della s11perftcio d'urto, 0 10<} proprio l/1 do\'e il llfolsena ammetto una cavità giì, sca,·atn dal proirteile aereo.
L 1AZI0XE VULNERANTE DEL FUOILE ITALIANO, ECC
72D
-col1;i a b1·uciapelo, poichè in tali circostanze l'azione vulnerante del v1·oiettile solido si somma a quella del 1n·oiettile gassoso: il primo, come abbiamo accennato, apre la via nella quale penetrano i gas della ca· rica, strappn.ndo e lacerando i tessuti, facendo quelle brecce estese che caratterizzano appunto l'ori(icio d'entrata di tal genere di ferite, orifìcio che, per la. qualità delle lesioni anatomiche, farebbe pensare piuttosto ad un fora.me di uscita in ferite associate a cospicui fenomeni esplosivi, se la pigmentazione della pelle e le notizie riferite dal pa· ziente intorno alla posizione relntiva della regione colpita e dell'arma non venissero a togliere ogni dubbio. Lo strappamento brusco dei vasi per opera. dell'azione esplosiva dei gas della carica spiega bene come tali lesioni siano spesso poco sanguinanti, effettuandosi una vera emostasi spontanea col meccanismo a tutti noto. In qt10sto lavorio distruttivo, il pro·iettile gassoso viene ad esaurire tutta la sua energia. Tal volta, sebbene di rado, la sua azione vulnérante si esplica in gran parte nella prima porzione del tra.mite scolpito, dalla pallottola, ed allora i maggiori guasti si osservano appunto dalla. parte d'ingresso del proiettile, come nel caso n. 4 riportato cl i sopra, nel quale l'orificio d'entrata era più ampio e sembrava addirittura il vero forarne d'uscita. Ciò accade, con ogni probabilità, quando il colpo non è pro· prio a bruciapelo, per cui una. parte dei gas si disperde nell'atmosfera; in tal caso, quindi, l'orificio d'uscita sarebbe l' effetto quasi esclusivo della forza vi va che anima la pallottola e gli e,entuali proiettili secondarii, mobilitati da essa lungo il suo percorso. Adunque, il po· tere vulnerante del p1·oiettile gassoso non può esplicarsi in tutta la sua intensità che in vicinanza della bocca dell'arme ed ha, per conseguenza, un raggio di azione limitato.
***
Conclusioni: l" Le ferite, prodotte dai colpi a brnciapelo, presentano caratteri ben distinti, che non si debbono confondere cogli ordinari fenomeni di scoppio dovuti alla sola azione della pallottola nella zona esplosiva, nonchè alle qualita fisiche del borsa-glio; 2., Nella patogenesi di tali ferite bisogna assegnare una parte assai importante ai gas della carica, che possono considerarsi realmente come un vero proietWe gasso.~o.
730 OSPEDALE ~UL I1'ARE PRIXCI PALE DI FIRE~ZE
SUL TRATTAME~TO DELLE FRATTURE DELL'OLECRANO Por il dott. Guido Beccherie, tenente medico d i complemento
Il traHamento delle frattu re dell'olecrano, come afferma il Desnult, vffre le m11ggio1·i diflieoltà: ed è perciò che le menti cli tutti i chirurghi si S(•no affaticate p~r addivenire ad un metodo c he ottempera;:se al duplice scopo clella reintegra11ione anatomi ca e funzionale. Si pnò dire, da un punto di vista storico, che t re metodi rliver;;i hanno rappresentato le tre diverse tappe ver;;o un pi ù pPr fetto e razionale intervento curativo. 1n Nel pr-imo metorlo si cerca,a di conttare i frammenti, e ci si preoccupa,a sovratutto d i avere una buona restituzione anatomica. 'l'ut.t i gli appar ecchi impiegati an•vano per base di ottpnere una consolida.zione per callo osseo, ciò che a qnell'epoca era considerato come un r isu1tato eccezionale. 'l'utti gl i sforzi dei chir urghi tendevano ad evi tare il callo fibroso , che nuoceva al funzionamento ulteriore dell'arto. Diversi p rocedimenti erano e sono ancor usati per a rri.are a quPsto r isultato, d i cui i principali sono la contenzione i n e.,fe118io11e completa, in emi-(lessio111' , ù1 (lessioue lPggera . Quest'ultima è pochissimo o pnnto applicata. Quel la in emi-flessione s i preferisce quando si tema seria.mente n n'anchi losi, o non si possa per ragioni speciali mobilizzare presto l'articolazione. In estensione completa s i metterà l'nrto, quando non temendosi l'anchilosi, s:i miri a mettere nelle migliori con<lizioni pos~i bili i frammenti . Sì è cercato inoltre di esercitare tauto nel l'uno che nell'altro metodo, un' azione diretta snl frammento superiore con Yarii artifici prr diminuirne l'allontanamento. 2° Un a ltro metodo venne in aiuto a quest o e qualche ,olta a rimpiazzarlo completamente in certe frattur e dell'olecrano semplici e recent,i: J L MA"SAGc;to. Questo metodo non aYeva più lo suopo di cercare di ottenere una coattazione perfetta con u n ri torno anatomico normale, ma pi ìi che tutto il miglior fnnzionnmeuto ulter iore dell'a.r ticola?. ione dell'arto. II mas8aggio infatti, cominciato precocemente, nnche sin d.tl 2" giorno e fatto secondo regole determinate darebbe
SUL TRATTAME:s;To DELLE I,'RAT'l'U !rn flELL 'OL EC R.\NO
731
risultati discreti. Nei primi giorni vien fatto n ell'estensione dell'avambraccio, m entre si 6s:;a con lo tlila il frammento sn periore. Passato qualche giorno. .;;: i ni zit1 la rnohiliu:az ione, che deve essere progressiva fissando sem pre durn.nte i moviment,i il frammento su periore. S i abbia curn, dopo le manovre di mas,aggio cli applicara sull'arto u na fasciat ura ]Aggermen lo com pres,-i va. E questo metodo ha s<'gnato 1111 noteYole progresso nella terapia delle frattu re svttocu t ?.nee. sostanzi a l mento cli ,·er,-a d<1.ll'anti ca. Si è cioè, sulla base delle os.s€H·va;1,ioni cliniche e sperimentali. efficacemente sostituito la mol>ili zzazione precoc~ ed il massn!!gio, alle prolungate immobilizzazioni, che troppo !:pesso sono c:wsa dì rigithtà muscolare, anchilosi, ipotrofie muscolari. Anche però a qne,to metodo non mancano qualche v olta i falliti risultati. 3"> Oggi coi progr0s~i dell'arte chirurgica, e con L'as,.,o1nta sicurezza che viene <lata daJl'asepsi, i chirurghi souo i ucoriiggiat i alla. cura cruen ta d elle fratture delle ossa nggredibìli (frnttnra d ella mamliboht, .Jella clavicola, dell'olecrauo, del femore, del la rotul a, del la tuberoilità anteriore della t ibia, dol cnlcagno, le fra tture epi:fìsari e in genere). Con questo m etodo si r imette lo scheletro in uno stato d'integrità anatomica assoluta, si abbrevia l' incapacità al lavoro, si dimìnui:c'ce )11, durata del dolore ; s'impediscono le interpo;:i1.ioni m nscolan , ed i gravissimi effetti a cui sogliono condurre. Seguendo questo ind iri zzo, i chirurghi sono a rri vati a stabiliro per la c nra delle fratt ure dell'olecrano il terzo rnetodo, per così dire misto, perchè ha per scopo nello stesso tempo la coattazione perfetta dei fra mment i con nn b uou risultato funziona le, e consiste uella .rnt111·a os~ea dei f1·amme11li seguitci eia metS8aggio e mubilizzrizione p1·ec:oce. L'otiimo risultato ottenuto, con questo procedimento in un caso capi tato alla mia ossen 1 azione, mi ha consigliato la presente nota. Ed ecco il caso clinico: « La sera del g iorno rn feburaio Hll2 viene rico,-emto n el riparto chirurgico dell'ospedaie milit11.re principale d i Firenze, il capitano di S . M. à el comando del cor po d'armata sig . R. C., d'anni ,l7, il qnale aveva riportato una lesione tranmatica a l g omito sinist ro. Il pazien te riferisce che ciréa le ore 14 di deU.o giorno, mentre si trovava in piazza d'armi, a cavallo, per un improvviso scarto di qnest'ultimo, veniva sba lzato di sella percuotendo contro il suolo tutta la metà. sinistra del tronco fl specialme11te il gomito sinistro. l\Ialgraclo il , i vo dolore rimontò a caval lo ed in quel momento avverti u n crepitio tu tto speciale alla regione posterior e del gom ito. Innanzi di r ipor.tare i dati cl in ici desunti all'esame obbiettivo della regione traumatizzata, occorre n otare che risulta dai dati anamMstici, che il pazien te circa 15 anni
1
732
S UL TRATTAMENTO DELLE FRATTURE DELL 0LECRANO
or sono riportò allo stesso gomito un g ravissimo traumatismo che sembra sia consistito in una lussazione posteriore; come reliquato funzionale permanente di questa. lesione residuò una. leggera limitazione alla estensione completa dell'avambraccio sul braccio, ed anche degli estremi movimenti di flessione. Attualmente all'esame obbiettivo si nota quanto appresso: l'arto superiore sinistro viene mantenuto in semi-flessione dell'avambraccio sul braccio e sono assai limitati e dolorosissimi i movimenti attivi e passivi di flessione ed estensione del gomito. S ulla regione retro-olecranica si rileva la esistenza di u na notevole tumefazione rotondeggiante ricoperta da cute integra. Con la pal p11zione si provoca. dolore su questa tumefazione su cui si apprezza consistenza duro-elasti0a. Non si rilevano alterazioni scheletriche a. carico dell'estremo inferiore dell'omero.
r
F,g. t•.
Strisciando col polpastrello del dito lnngo la cresta del cubito, si arriva fino ai limiti della tumefazione senza 1)0ter bene apprezzare lo stato dell'olecrano che viene nascosto da e3sa. Però, continuando le manovre d'esplorazione, sopportale con ammire~ole pazienza dall'ammalato, si riesce ad avvertire una certa mobilità laterale del becco delPolecra.no. Con l'esame radiografico si conferma la presenza di una frattura completa dell'olecrano, esistendo tra i due frammenti un allontanamento angolare che misura nel p unto di massima diastasi un centimetro e mezzo. (Vedi fig. 1°).
SOL TRAT'l'AMEN'!'O DELLE FRATTURE DELL'OLECRANO
733
L'arto -ç-ieue immobilizzato in adatta doccia, e viene applicato nei primi giorni una vescica, di g hiaccio sul gomito: in capo a 7 giorni dal trauma, il 20 aprile, trascorso l'abituale periodo di t empo che è buona pratica lasciare intercedere dalla lesione all'atto operativo nella cura cruenta delle fratture, si passa all'op~razione : narcosi cloroforrnica - operatore il tenente Giovanni Cocci . Con un'incisione curvi linea a convessità in alto, nella regione posteriore del gomito dest.ro, circondante la regione olecr'anica si abbassa un· lembo c utaneo mettendo a llo scoperto il focolaio di frattura. D opo
aver allontanato il poco sangue stravasato, col perforatore del Collin a punta crunata, viene praticato sul cubito a due centimetri circa dalla linea di frattura, e dall'infuori all'indentro un foro trnsversale, e viene passato per esso, ritirando la punta del perforatore, un robusto filo d'argento: q uindi con lo stesso strumento ugualmente dall'infuori all'indentro, ed attraverso al tendine del tricipite si contorna il frammento superiore e si ritira lo strumento insieme a l capo libero del filo d'argento. S i hanno co,;ì le estremità di questo sulla faccia esterna dell'olecrano. Due pinze del P ea11 1 una per capo, servono ad esercitare la trazione necessaria affinchè l'ansa circondi strettamente le parti comprese, mentre si compie l'estensione dell'avambraccio sul braccio. Ottenuta facilmente la giusta posizione dei frammenti vengono torti i capi del filo metallico, troncati e ribattuti. Con pochi punti staccati cli seta si ricostruisce la continuità dei tessuti fibro-tendinei lacerati sulla faccia posteriore e laterale dell'olecrano. Sutura continua in seta del lembo cutaneo. Si applica un apparecchio gel"sato con l 'avambraccio in fle5'sione ad angolo retto. Il decorso post operatorio, completamente apiretLico, è dei più normali. Solo dopo il 1° giorno si manifesta un leggero edema del dorso della mano e qualche fenomeno doloroso nel terzo inferiore dell'avambraccio: pensando ad una costrizione eccessiva esercit,ata dall' apparecchio stesso, vengono praticate convenienti aperture, ma persistendo 1'edema e il dolore per quanto leggero, in 4• giornata l'apparecchio viene rimosso completamente applicando una. semplice fasciatura protettiva e mettendo il braccio al collo, con una sciarpa. Il paziente ne risente immediatamente un notevolissimo sollievo e lentamente dilegua in modo completo l'edema delle parti molli. In 6'.' giornata vengono tolti i punti di sutura essendo la ferita guarita p. p.; una prova radiografica eseguita. a quest'epoca. dimostra. che viene mantenuta la completa coattazione dei frammenti. (Vedi. fig. 2 a).
734
SOL TRATTAMENTO DELLE FRATTURE DELL'OLECRA:oio
; In 8" giornata si inizia massaggio delle masse muscolari dell'avambraccio e del braccio risparmiando la. cicatrice operatoria, e si incomincia anche ad eseguire cauti movimenti dell'articolazione.
fil!- 9'.
Massaggio e movimenti, passivi prima, poi anche attivi, vengono continuati giornalmente; la funzione dell'arto migliora rapidamente tanto che il 20 marzo, 30 giorni dopo l'atto operatorio viene interrotta. ogni cura essendo ripristinata completa la funzionalità stessa nelle identiche condizioni che si avevano precedenlemente al trauma sofferto. All'infuori della cicatrice operat.oria nessun roliqua.lo apprezzabile n èobiettivo, nè subietti,o esiste nella. regione, che ricordi la grave lesione.
••• La principale causa delle fratture dell'olecrano è una caduta sul gomito. Malgaigne su 35 casi, 27 volte l'attribuisce a questa causo. È dunque più sovento per un traumatismo diretto, sia per una caduta sul gomito, sia per un colpo portato violentemente sull'olecrano che quest' ultimo si f ra ttura. La contraziune muscolare è 1rnche stata incolpata, ma sembra un fatto assai raro che agisca come prima ed unica causa. e sui 35 casi di hla.lgaigne 3 soli troverebbero questa spiegazione. In questo caso ,i gioca un'azi one molto più complessa di anlogonismo dl!i due movimenti di flessione ed estensione. ·
SUL 'rRATTA?ilE:-.TO DELLE FRATTURE DELL'OLECRANO
735
L'arto nel momento che si produce la frattura si tro,; erebbe in una posizione intermedia d i semi-flessione dovuta all'azione inversa dei due muscoli, il trici pite ed il bicipite. Un movimento brusco produrrebbe allora una frattura dell'olecrano. S i deve però ammettere che le fratt ure dell'olecrano per contrazione muscolare sieno rare. La contrazione del tricipite ha evidentemente un'azione reale nell'allontanamento dei frammenti, ma questa ·non agisce che dopo il traumatismo. Allora le fibre arcif'ormi e sopratutto le fibre che uniscono l'olPcrano all'estremità. inferiore <lell'omero impediscono l'azione clel tricipite ed è solo quando queste sono completamente distrutte cho l'azione muscolare si può far sen tire. Nel nostro paziente invero si può pensare che dopo il trauma diretto per la caduta, causa della frattura sottoperiostf:a dell'olecrano, abbia agito secondariamente 1a contrazione del tricipi te nell'allontanamento dei frammenti, per lo sfo rzo fatto nel salire nuovamente in sella; allontanamento che: nonostante la frattura angolare si mantenesse sottoperiostea, ci ha convinti della necessità di ricorrere alla sutura metallica. Ma altre ragioni ci hanno indotto alla cura cruenta. La fra ttura del n ostro paziente era, come le più frequenti, della parte media dell'olecrano. Le altre modalità di frat tura sono : fniltn1·a del becco, che consistono in un distacco del tendine del tricipite a cui è rimasta attaccata un piccolo pezzo d i osso, e q neste sono quelle d a, strappamento od indirette, (1·atture delta base co.~·ì detta a Y, spesso esposte perchè l'apice del frammento perfora la pelle. In esse si stacca c0n l'olecrano la parte sottostante della diafisi e la zona intermedia alla biforcazione superiore della cresta del cubito. Ora Rieffel ha notato che anche per un leggero a lloutanamP.n to dei frammenti nelle fratture trasversali la consolidazione ossea an·iene solo in casi eccezionali. L'esito più frequent.e è una µseudo-anrosi fil.irosa e clualche Yolta l'assenza di ogni consolidazione. Il tessuto fibroso, che riunisce i due framment i e di varia lunghezza, resi temm, e può essere diversamente disposto rispetto ai framm enti os;;ei e,l i disturbi fnnzionali in rapporto a ppun to alla. disposizione dì q nesto tessuto con sistoùo specialmente in una deficiente sicurezza dei rno,ime111i d i estensione e di fl essione. Aggiungasi poi che nelle fratture trasYer.cmli non manca quasi mai l'emar tro, che r appresenta un momento cau~ale importante per il prodursi dell'anchilosi. · Si reputò qnindi convenienLe dopo a,er aggredita la lesione dal la regivne posteriore del gomito, con una incisione curva a con\·essità superiore, e rimosso il sangue stravasato dalle parti molli cd i lembi
736
SUL TRATTAMEXTO Dè:LLE FRATTURE D E LL'OLECBANO
fibrosi interposti, passare alla sutura ossea come fu più sopra descritto~ con filo metallico. Il cautgut, il crine d i Firenze non corrispondono perchè, poco resistenti, permetterebbero degli spostamenti angolari. In genere bast11, nn solo punto erl invece di passare attraverso i due frammenti è utile far passare uno d ei fili attraverso il tendine <1el t rici pite, facendo così una specie di cerchiaggio, coma si fa per la rotula, (che in questo c!i.so sarebbe più appropriato chiamare emicerchiaggio). Questo proce!-:SO fu da Berger comunicato n,lla società chirurgica di P arigi nella seduta del 18 dicembre 1901, nella quale seduta presentò un malato nel q uale era stata praticata la sutura dell'olecrano, ottenendo ottimi risnltati a.natomici e funzional i. Quest o procedimento, egli dice, ba il vantaggio d i esser rapido e semplice; si. evita di per· forare il frammento olecranico che qualche volta p uò rompersi. E questo stes,;o p rocesso, ho pure veduto applicato con brillante successo p iù , olte nella clinica chirurgica di Firenze dal mio maestro prof. Burci, <li cui mi onoro essere assistente. Un ultimo rilievo debbo ora fa.re a proposito de11a cura post operativa del trattamento cruen to della frattura dell'olecrano. Io credo l'ioè che possa in genere essere completamente tralasciata l'applicazione dell'apparece:hio gessato immobilizzante che del resto si è dimostrata su perflna anche nel nostro caso; sarà sufficiente la semplice fasciatura protettiva della ferita mettendo l'avambraccio sospeso al collo dell'ammalato med iante una sciarpa, e così mentre si risparmieranno inu tili sofferenze al paziente per la eventuale costrizione dell'apparecchio, si eviterannno ancho quei lievi disturbi di circolo da com pressione della rete venosa superficiale che si sono presen tati nel nostro caso e del resto difficili ad evitarsi anche per la compressione esercitata dal peso stesso dell'apparecchio per quanto bene ovattato. Concludendo, nelle fratture dell'olecrano, poichè i mezzi incruenti spesso falliscono lo scopo, sia perchè non impediscono l'allontanamento dei frammenti, sia percbè ma.le provvedono alle conseguenze dell'emartro e dell'infiltrazione sang uigna, dobbiamo ritenere i mezzi cruenti~ e fra questi il processo suddescritto, come quelli più razionali, e eh& guariscono radicalmente ed in poco tempo.
SUL TRATTAMl::XTO DELLE FRATTt;RE DEl,L'OLEGR AXO
737
BI BLIOGRAFIA. Suture osseus, dans les /ractures de l'olécra11e. Congr F1·0.ncaiso de chi· rurgio. Paris, 1895. BELLIN. Thése de Lyon, 18 90. BEROEJ<. Nouveai, procédé dc sii.Iure dc l'olécrchic. (l111ll. et M ém. de /,a ,'ioc. cle chirurgie de I'aris, T. XXII, X. 40, doc. 1()01). DU1'LEY et R ECLUS Tra/lato di chiruryic, 1'rad. it . voi. II, parte I , pag. 219. D URANTE. 'J.'raltalo di patologia e terapia chirurgica generale e speda/e. - Ru111a, Soc. ed. Danto Alighieri. LEJA!l.S. Traité de chiriirgie d' argence. - P nris, )Iasson ~ùit. I \)(1.i, pag. 939. LOJSKAU. Le traitemcnt des /racturrs de l'ol~cranc par la sut ure osseuse, suivi de fa mobilisciti<ms et d1k m assagc, etc. - T ltèse <lo Paris, i !lO!l. llfALGAIGNE. Traité des frc,ctures et des lu~:ations, 18J5. ÀlONOD ot VAUVERTS. :l'rattato cli t~rnicu. operatoria. Trnd. it. pllg. 23!) - )[illlnu , Soc. ed libr., I 904. R 1Ell'FEL, In lo DE~TIE et DALln;·r. 'J.'raité dc chirurgie clinique et opératc>ire. T . 2, pug. 2S3. -- Paris, 1005. S INIBALD I . F raltlura eia causa dire/la drlla tuberosità a,lferiore della tibia. (Oliuica Chirurgica , 190!1, ~ . l ). Lo STESSO. Sul cosidclcllo ccrchiag9lo delle /raUure rec~11ti dcll'olecra1'o. (Arei,. ortopedia, 1911). Tstu:c x:. - Traité de chirurgie clfoique. - P oris, 188i. TI.LUIA.NS. T ra/lato di pat-0lo9io Ppeciale e generale chir11r9ica. 'l'rad. ito.l., Voi. IIT, pag. 519. ADENOT. -
4i - Gior,iale di m ell:i11a mililt11·e - F1s·. X.
738
C ASUISTICA CLINICA SOPRA. U?\ CASO DI TABE AMADROT ICA., per il dott. S . Cal eodoll, cnpitano medico, a ssistente onorario. La t alle a maurotica è u n a rgomento a ncor recente; i casi che si presentnoo o ffrono spesso una sintomatologia piuttos t o oscura e sono degni di essere raccolti: parvemi perciò che valesse la pe11a d'i ll ustra rne uno eh.i bo avuto occa sione di osservare nella clinica dd prof Bajar di. · S-ron1A. - B. P., d i anni 29, comme rc iante, di V. R., si presentò il 18 marzo 1911 all'ambulatorio dell'ospetlale oftalmico sccu$ando grave diminuzione della vista, specialmente in O S e r iferendo di vedere sola.me nte al lato interno di ciascun occhio. Nessun dato g f'ntil izio degno d i nota; padre e maJ re vi,enti e sani. Ebbl' 8 an ni fa un'ulcern, ch e dnl s uo m c:lico fu giudicata d i natura luetica, Prese
mogl ie nel 1906 ed ebl,e un figlio a t onnine e che gode buona salute; l a m oglie gode al t resì buona salute. Quando g li si rn11nifc.stò l'affe¼ione, fu curato con una ser ie di iniezioni ipod ermiche di Sl1blimato - una al g iorno, per un mese - serie di iniezioni che r ipet é l'anno successivo. Due anni addietro c irca notò u n ce rto a nnebbiaml'nto della v ista continuo, ma appena apprezzabile; il distu rbo durò solamente una diecina di g iorni, dopo i qual i la v ista r itornò norma le. N rgl i u ltimi di feb l,raio dell'auno scorso cominciò a n ota.re di nuovo annebbiamento di vis t R. in O S, annebbiamento che si fece man mano più intenso fino a dare la ceci tà q\1R.si completa dopo cir ca 20 giorni, nella qual epoca si andò man ifestando abbassamento di vista anch e in O D, progredendo rapidamen te. In quest o condizioni ricoverò all'ospedale il 24 ma rzo 1911. - Il r eperto, al suo e ntrare era il sl'guente : anisocoria, pupilla più r istretta in O S ti che non reagisce o assai scarsarnrnle alla luce. All'oftalmo,copio arterie r e tiniclle ristrette, papillo piuttos to bianche. Ambliopia gra,e in O S; in O D emianops ia t emporale, c ampo emiopico ristret to e separato da una li nea irregolare d11 l campo emianopsico , che r esta cosi invaso p1--r una certa zona (t11bellc 1 e 2/. L 'esame generale de l paziente dava i <lati cbt• so1to l'ifer iti più a vanti. Dopo otto giorni dacchè e ra entrato all'os pC'dale cominciò una serie di iniezioni inLramuscolnri di calomelano (lO c. c. ciascuna), una ogni sei giorn i, iniezioni che, giust:1 la prC'scr izione, continuò a fare anch e dopo usci to dall'ospl'dalc, in modo da comph•tnro la sniP di 12. Al0uni giorni dopo il suo ricovero all'os1,e,hle cominciò a migliorare e s i poté cous intarc chi· vi f'l'I\ un' emianopsia bi temporale con allargaml'nto del campo t'miopico d i O D, e c.1m po emiopico in O S quasi dPlla stC'ssa largbc,zza di quello di O D, con V OD := 0,4 e V O S 0,16. (Tabella 3). Si feco In r C'azione di \Vn.s.~erman n, cbe diede ris u ltato negativo. I l paziente usci dall'ospc,dale il 14 aprile. Il miglioramento anùò accentuandosi per quo lche giorno nncorn, e se esso era appena rilevabile il 20 aprile, quando il
=
O.ASUlSTlCA CLI~lOA
730
paziente rientrava all'ospedale per farsi esaminare di nuovo, era invece ben chiaro il 6 maggio: il visus allora risulta vi\ eguale a 0,6, i cllmpi emiopici erano discretl\mente allarga ti, m entre in quelli anopsici vi era vercezione p c! bianco, in unn zona più limitata in O S (tabelle 4 e 6). Questo migliornmento e ra p erò passPg· giero: il paziente usci vi\ dall'ospedale il 10 maggio e di li a qualche giorno, com e egli s tesso riferi sce, ,la vista t ornava a d a bbassarsi notevol mente in O S, che s i avviava rapidn.r.1ente allR cecità completi\, m entre un lieve abbassamento si manifestava. anche io O D, abbassamento che continua lPntamente, ed in effetti un nuovo esame ptaticato il 6 marzo fa notare un restringimr nto del campo in basso ed una certa diminuzione d el visus (tabella 7). STA'l'O A'l"fUALE. In O S p erdita quant itativ a e qu alitativa della vista; in O D il visus pare si conservi mentre il campo è pi u r istret to (tabella 6). Vi è sempre anisocoria cou pupilla più ristretta in O S (in O D la pupilla ha un tl ia• metro di circa millimetri 4 '/i, in O S d i circa millimetri 3 'lt\ ma si riscontra ora il sintoma di Argyll in O D, benchè s i abbia però s olo reazione s carsa e pigra alla luce, mentre esist e la r eazione d'accomodazione. Un altro nuovo sinto1no che si riscontra. è li\ quasi mancanza di convergenza ed una paresi del r etto est erno da parte di O S, m en tr e gli altri mo,·imenti r elativi ai muscoli est Prni degli occhi sono integri sia. in O D che in O S. In OD la r eazione emianopsica d i Wernicke è positiva ossia facendo arrivare la luce sulla metà di retina sana ( metà retinica temporale) si manife~ta il rif:lcsso luminoso della pupilla, m entre questo manca quando si proie tta la luce s ulla me tlt di r etina lesa. Ques.to sintoma è e vidente ben chè si rilevi con difficoltà s tante che la r eazione pupillare, come s i è accennato sopra, è pigra. .Altro sin torna che si riscont ra è l'abolizione del riflesso pupillare al dolore (pizzic11.ndo la pelle). La papilla. di sinis tra si preSC'nta a limiti n ett i, di un colorito bianco vivo ten• dente al bluastro; i l disegno della lamina cribrosa è evidente; l e vene sono molto turgide, le arterie al contrario ristrette. La. pap illa d i tlestra presenta le stesse note in grado m eno accen t uato. Il pa ziente non ha avu to m ai cefa lee, nè dolori in altre parti del corpo, di n essuna natura; n on ba sofferto dis turbi urinari, nè crisi r enali, come n on ha mai avuto crisi gast rich e o laringee. Mai impotenza, n è a s tenia genC' rale od ipotonia muscolare. La sens ibilit à dolorifica, tastata alle mani, alle regioni mammarie, ai piedi, appare norma.le; i riflessi rot ulei indeboliti, normale il plantare e l'achi lleo. Non vi è analgesia del nervo cubitale. Assente il sin torna d i Rom berg; normale il senso muscolare; normale l'andatura come la scrittura ad occhi bendati. Nessun disturbo della parola, nessun disturbo mentale. E same delle urine per l'albumina ed il glucosio, negativo. Nessun disturbo da parte di altri org ani o di al tre funzi oni. Aspetto generale, si può dire, florido. La radiografia, praticata il H genna io, non ha rivelato nulla di notevole.
••• La sintomatologia di questo caso ci pone il dilemma se si tratti di fatti basilari di natura sifilitica o se si tratti di tabe. L'emianopsia bitemporale invero è eccezionale nella sifilide; essa dipende so· pratutto da tumori od ipertrofie dell' ipofisi che c,Jmprimono l'angolo anteriore o
740
CASOI STTCA C'LIX!CA
posteriore ùel chiasma; ma qui si deve scartal'e una lesione dell'ipofisi (acr omegnlia), mancando per essa qualsiasi sintoma. Quest'affezione dà erosione della sella. turcica e qui la radiografia ha dato risultato negativo. Ci troviamo di fronte ad un soggetto sifilitico con emianopsia temporale, e, com'è noto che quest'emianopsia indica una lesione del cbiasma e che le lesion i d el cl1iasma, sempre organiche, sono spesso d'origine sifilitica (20 p. 100 dei casi), la din.gno;:i che si affaccia prima alla mente è quella di una lesione del chiasm:i di natura sifilitica . L'ineguaglianza delln. perdita funzionnle nei due occhi e la rapidità con cui i disturbi si sono seguiti s'accordano col concetto di lesioni specifiche. La malattia ha presentato questo decor.so: prima lieve e rasscggiero annebbiamento della vista; dopo Hn anno diminu;,;ione della vis ta fino alla cecità in O S, poi un miglioramento con emianopsia bitemporale, più tardi C(1cità in O S ed emianopsia in OD con riduzione dol campo. ])i che lesione si tratterebbe ? Le lesion i sifilitiche del chiasmo. consistono in endoarteriti, meningite gommosa bas ilare e gomme. Un'affezione vascolare parrebbe spiegar meg lio il de1·ors o dell'affezione e le obnibulaz ioni della vista sof. ferto due anni fn; ma un'affezione vascolare qui dovrebbe riferirsi all'arteria cerebrale anterior e od alla comunicante pos teriore; ora sta il fatto che questearlerie si distribuisrono ad altre zone importanti dell'encefo!o ed nvremmo do vuto perciò avere faci lmente Il\ conromitanza di altri sintomi. S i avrebbero dovuti avero sintomi apoplettiformi (emiplegia, paraplegia, ecc.) olfre nd Hna caratteristica molt eplicità di affezioni oculari a focolaio con sintom i incompleti e variabili. Egualmente da ~cnrtare è una lesione inferiore d el chiasma pe1· u n 'a.ffezio11e si {i] i ticn del In sella turcici\. D ov remmo dunque pensare ad un processo gommoso. In effetti la lesione s ifil itica ba,;ilare più frequente è la meningite gommosa, e questa ha sede di preferenza a livello del chinsrna (OhthoJl). Non si tratter ebbe ,·eramente al caso nostro di gomme os,;ia d i una meningite sclero-gc.mmosa, ma di un sifilornn diffuso, sen:r.a o quasi senza sclerosi, ossia di quelle forme con essudato più o meno s pesso, simile e g elatina; invero que;,ta lesione meningea ha intensità variabile e questi essudati possono riassorbirsi faci lmente e rapiùa mente. LI\ diagnosi dunque sarebbe: sifiloma. d iffus o in corrispondenza. del chiasma, che sarebbe cominciato all'angolo anteriore (piuttosto che nl posteriore, do ve prima di manifestarsi con l'emianopsitl. avrebbe dovuto ragg iungere un gra nde sviluppo, sicchè diOicilmente si sarebbe a vuto poi un regr esso dell'affezione), p ro· ces~o che avrebbe invaso pr ima le fibre crociate e qui nd i si _sarebbe esteso verso il lato sinistro sino ad invadere tutto l'angolo l ater ale col fascio diretto da questo lato. Ma con questa ipot esi possiamo spiegare tu tto il quadro morboso t La diagnosi posta ci spiega bene l'emianops ia e ci fa intender e come questa n on sia un'emianopsia temporale vera, ma a l imiti irreg olari : i fasci cr ociati 0 1\ · turalmeute non sono affetti esattemente in t utta l a loro estensione, e, d'11lt ro lato, possono r esta re invasi in cer to modo i fasci diretti. Ed è stato n otato n.ocb e cbe, qu 111unque sia In on.tura. della l esione Hifilit,ica del chiasma - bencbè questi fatti si veriGch ino rammenta - un miglioramento t1e1 v is us si può avere e così pure il ris tabi lirsi in parte del cnmpo vis ivo {l ). (1) V. BERùER . - L e4 maladies dea yeux dcma /e11rs rapporta at•ec la pathologie glnérale. )fasson 1892, p. 3GR.
GASUISTIOA CLINICA.
741
Possiamo spiegarci egua l;:nente il sintoma di Argyll. Questo sintoma era creduto una voi ta obbligatorio di t11 be o tl i paralisi progressiva; ma oggi si sn ch'esso si può avere nella sifilide senz'alcun segno di tabe (Babinsk i, Koeuig, Harris, Sulzer, ecc.). Si può anzi dire che per questo sintomo è quistione di localizzazione e non di etiologia. E~so si può avere anche in altre malattie (siringomielia, ecc.), ma, data la raritiL di queste ultime, resta il fatto che in presenza del s in toma di Argyll dobbiamo ricercare la sifilide. E nel caso nostro, essemlo la lesione gommosa io corrispondenza. delle fibre del nervo ottko incrocia.nte;,i nel ch iasma, si può spiegare il sintoma in parola sapendosi che le fibre cent,ripete dtd riflesso pupillare alla luce s 'iucrociano esso pure nel chi asma. Però è bene aggiungere che ord inariamcnte la patogenesi di questo sintomn - pE>r nitro ancora non ben nota - non i'J cosi spiegata, ma con la lesione del tubercolo q uadrigcmello, del ganglio oftalmico o de lle fibre di riflesso centripete che si distaccnno da.Ile vie di conduzione ottica e vanno vers o l'oculomotore. Qui anzi si deve ri cordare che il sintoma. di Argyll non è completo, ma iniziale (<l,:lm t del sintoma di Argyll) e che qualche a utore (Cestan, Depuy-Dutemps, (;aucher) non considera come sintoma di Argyll che l'a bolizione completa del riflesso luminoso. È <l'uopo però aggiungere anche che si può dire che chi presenta questo sintomo e un candidato alla tabe. Possiamo spiegarci al t rer;i l'atrofia delle papi I le. La sifilide può dare da sò sola atrofia ottica senza. !lintomi di tabe. Non tutti gli autori inve ro sono d i questo avviso ed il fotto e stato l ungamente discusso, ma <liversi afferma no di aver potuto consta.tare casi di atrofia ottica uni o bilaterale in sifilitici senz'altro sintoma di tabe o parnlisi generale. De Lapersonne e Cantonnet (l) dicono che nelle emianopsie eteronime, dopo un tempo variabile s i constata atrofia papillare. Anzi, secondo Lc ri e Deutschnrn11n una lesione delle fibre ottiche che trovasi tra il globo oculare ed i ceoti·i sottocorticali conduca nello spatio ,li tre settimane a,l uu'11trofia secondaria della. papilla ottica. (2). In effetti, dn.ta una lesione basilari\ gommosa che comprime il chi asma, a 'l uest.a compressione cle\·ono seguire fatti atrofici che si debbono riscontrare specialmente sulla papilla. Oltre alla compressione, i l processo gommo.,o, penetrando tra le fibre nervose stesse, può dar luogo a.tl una nevrite interstiiiale. Ya da sè intanto che ammettendo una nevrite interstiziale, tlovremmo riscontrare un'atrofia. postneuritica, mentre al caso nostrn abbiamo visto che le papille presentano l'aspetto dell'atrofia grigin.. Inoltre, pur accettando lo opinioni soprn.ccemmte, non è men vero che generalmente si dove ritenere come fatto più probabile che il pallore della papilla nei casi dovuti a s ifil ide cerebrale, si sviluppa solamente negli sta,li avanzati dell'affezione oculare. Possiamo anche ><piegarci l' nnisocoria. L'ineguaglianza pupillare non è rar11 nella sifilide, e la meningite basilare si a ccompagna mol to spesso a pares i o pa· ralisi oculari, airni la meningite sifilitica, anche in assenza di altri }es.ioni sifilitiche cl10 ledano i nervi oculomotori, provoca. mol to spesso pe r si: stessa dello paralisi oculari sopratutto del 3° paio. E neanche possiamo fare appello al carattere transitorio e fugace che dovrebbero avere le paralisi di natura puramente sifilitica per escludere che qui si tratti puramente di un fatto di sifi;ide, poichè ( 1) DE L APERSONNE et CANTON:-tET. (2) V , BEROER . - L. c., p. 111.
N eurolo(Ji e oculaire, Masson 1911, p. 216.
742
CASL'ISTICA CLI~ICA
ne lle meningiti della base (come nelle lesioni nucleari), le paralisi, anche sifilitiche, sogliono essere di natura defini tiva. Però, pure ammettentlo tutto ciò e pur amm.ettemlo con Berger eù altri che le par:1.lisi sifilitiche sieno parcellari, non riesce facile comprendere come una lesione meningea basilare abbia <lato una lesione così isola ta del 3° paio. L e oftalmoplegie basilari geDeralmeute sono complete oltre che si accompagnano a s intomi reattivi come cefalee e vomiti. Resta poi la paralisi della convergenza, che non è segnalata come sintomo di sifilide cerehrale, mentre va posta tra i s intomi della tabe. Nel caso n ostro anzi dobbiamo piuUosto parlare di parsdis i ù i convergenza accoppiata n. q uella della divergenza, fatto constatato n ella tabe (1). Similmente non possiamo s piega rci l'abbassamento ,lei visus nel campo emiopico. Data una lesione che lede una certa. zona e cert~ fibre, noi dovremmo n.vere i l visus ris pettato nel campo visivo ris pettato. Inoltre nel nostro paziente possiamo <lire ché l'atrofia del la papilla si è avuta. con l'inizio dei d isturbi visivi; si può ve rificare questo fatto con una lesione sifilitica del chinsma? Ciò invece sta per In tabe, ne lla quale la l11sione pare cominci nella retiua stessa - nello strato clelle fibre e delle cellule gnnglionari - d:1 dove si diffonde lungo le vie del nervo ottico. Dobbiamo ricordare anche che la paralisi parziale, specialmente quella dell'oculomotore comune, costituisce peraltro un ca rattere della paralisi tabe tica. Generalmente si ri tiene che il ne1·vo piu freq ue11temente colpito d a paralisi nella tabe sia l'oculomotore comune e che dei va.rii mmi del 3° paio più d i frequente colpito sia il r etto iot,:rn.o. La paralis i della convergenza è più frequente nel primo stadio della tabe ( Parine.ud. Gowers, Grai nger Stt;wn.rl) (2); la sua intensità varia <lnlla semplice insufficienzr~ s ino all'impossibi lit,\ di fissare un oggetto vicino. Frequen te ò anche nella tabe la paralisi dell'abducente ; \Voinow ritiene nnzi cbe s ia questa la forma di paralis i più frequente in tnle malattia. l ntine, per quanto ln reazione di \Vasserman n negativa abbia un vnlore relativo, t uttavia con un'insorgenza di fatti gravi cbo a ttribuiamo alla. s ifilide avremmo dovuto aspettarci una reazione positi,·a. Questi fatti assieme all'atrolh delle papille (con restring imento de lle arte rie, non d'alto grado come nell"at rofia post neuritica), al restringimento del campo vis ivo ed n 11uesto fatale destino dia m bo gli occhi verso la cecità, ci richiamano alla tabe. Quando a bbiamo a che fare con lesioni oculari d'origine centmle, che presen· tano un qnndro clinico non chiaro, per vedere se queste les ioni si llebbano rife rire ,, focolai di si6Ii,le cerebrale o s i debba no rite nere tli natura t i,betica, dobbiamo tener pre~ente che per la lue parlano la para lis i pupillare e quella dell'accomodazio ne (l'accomo,lazione è a n;,;i la primn. a soffrire in tali casi:, e per la tabe invece la r igidità pupillare allo stimolo luminoso e l'accomoclazione pii1 a lungo conservata. In effetti l'oftalmoplegia interna. relativamente s i presenta poche volte nella tabe, mentr'essa è più frequente nella. s ifilide cerebrale. Perchè del resto In sifilide che riscoHtriamo nr ll'nnamnesi del nostro cnso sia tenuta n el sno giusto conto, è a ricordure che nella. tabe si riscontra in genen' (1) V. LANDOLT, citato da BER01m, I. c.. p. 51. (2) Citati tle. FENOAJ.TEA in Occhio e tabe doreale. :\I. D'Aurin ed. Napoli, 1907,
png. 87.
CASUISTJCA 01,INICA
molto spesso q_uando si hanno paralisi ocula ri. !::ìecondo Dillruann, la sifilide si ri scontrerebbe nella m età dei casi di tabe con paralisi muscolari, nè egli de ve peccare di esagerazione polchè sappiamo oggi quali rapporti esi,;tano tn1. s ifilide e tabe. Bergcr pone in risalto il fatto che ne i tabC'tic.i nei quali si è avuta in ant-0cedenza la s ifilide, le paralisi dei muscoli oculari sono più frequeut.i ed hanno un carattere più stabile che non in quelli n ei quali la sifilide manca (1). Nel caso nostro abbiamo dunque un oftalmoplegia con atrofia del n . ottico e rigidità pupillare del riflesso luminoso: con questi sintomi, dice Uhthoff, la diagnosi di tab<' ò giustificata (2). Concorrono a confermare la diagnosi di tabe ancora i l fatto che questa ma· lattia si sviluppa d al 4° al 15° anno della sifilide e che il nostro, come caso di sifilide, è uno di quelli che Fournier dice d es t inati alla tabe percltè si manifestò con sint omi lievi e fugaci e fu perciò poco curato. Non mancava pe1· avere tutti i coefficienti che il surmenage midollare, o questo intervenne col matrimonio. Nè il miglioramento che la malattia ha presentato si oppone a questa diagnosi, sapendosi che quando la causa della tabe è la sifilide, si può ave re - ben chè il caso non sia tlomuot> - un miglioramento con la cura specifica (S). L'atrofia del n. ottico nella tal,e comincia di r <'g0la assai presto e può per molto t empo co,stitu i re l'unico sintoma de lla malattia (O ppnhC'i m). Molti mtcdici ecl oculisti banno constatato a nzj che n ella maggioranza de i casi di tnbe l'atrofia del D. ottico è si otoma precocissimo; si riferiscono casi n ei quali sono passati 3, 10, 15 e perfino 20 anni tra l'n.ff'C'ziono nel n. ottico e quella della midolla spinale (casi di Focrste r, di Cbarcot, di Gowers, di Kahler, ecc.). ~fa non è rii tabe classica dorsal e che qui dobbin,mo parlare. È stato notato che la tabe che si accompagna a cecità è povera di sintomi spinali, per cui si è detto che la CC'citi1 è un cnso particolare di tabe ci:rebro-bulbare e si è parL1to di tabe monosintomaticn. Bencdikt, Gowf'rs. Dejerin, :ì\Iartin. Schupfer ed altri avevar,o pen~ato anzi cho la cecità arrostava la tllbe « Le monstro est satisfait lorsqu' il a aveuglè sa proic •> diceva Charcot. Il concetto è esagerato, ma ha una base di fatto, e quan do l'atrofia d t'gli ottici si manifesta precocemente, si può di solito contare sopi-a un dC'corso molto lungo della tabe (Oppcnl1l'im). P. Marie e Switalski (4) nmmisero che n C'lla tnbo con ct'cità le forme fru ste sono molto pii1 frequenti, mcntl'o <'Sistooo forme di tahC' con cecità in cui i sintomi ordinarii della. ma lattia sono molto p ronunziati; es~i distinse ro iwrciò i tabetici in tnbetici veri con incoordinazione ed in tabetizzanti o piccoli t.nbetici nei quali esistono i sc·gni dt·l la mnlnttia, ma dc·bbono essert> ri cercati. Queste forme fruste sono più frpq urmti d Plle forme t ipiche tB abinski). I tabetizzan ti ( i quali pos~ono per altro divrnire tabetici) sono fn•qn<'ntemente aifetti d'amaurosi, ciò che spiegherebbe la diffPr<'nza del pronostico vitale trn la t abe amaurotica e la t abe classica. L'amaur.:>si qui non sarrbbe in d ipendenza cli sintom i spinali. P. Marie e Lèri hanno d escritto n ei t:abctici ciE>chi la m<' niogite diffusa de lla {l ) V . BEaOEB, - L. c., p. Si. (2) V. FENEOLTEA. - L . C, p. 93.
(3) V. FouaNLER, - L'ataxie locomotrice d'origine syphilitiquc. ::'l[nsson 1882, pa · gina. 306. - G.1.uonER. - Alaxie locomotrice d'origitle ayphilitiquc gtlèrie par le tr(lit eme,1t spécifique (Bulle/in de la Société /rançais cle dermatolor,ie. Séance 10 juillet 1890 p. 2 02, ecc,). (4) P . MAara ET Sw1TA.LSKI. - Congrés de Puris 1000.
744
CASUI ST ICA CLIN ICA
della base, la cui p resenza basta a spirgare l'amaurosi. Si potrebbe ammet.tero, dicono de Lapersoune e Can tonnet (1), tra la forma spinale o 11lassica della tabe e la me• ningo-encefalite diffusa . una forma in termedia, la tabe amaurotica con lesioni meningee basali; ben inteso che questo non è assol uto ed i ca<;i intermedi i sono numerosi. La tabe oculare è insomma una forma specialé di questa mala ttia, caratterizzata sopratutto dalla degenemzione dei ne rvi ottici (2). Nella tabe cecità., d ice 13aron (3), tutto si passa quasi dal Ja.to dell'apparecchio , isivo. I ciechi tabetizzanti, al contrnrio di quelli affetti dalla forma clnssica, si pre· sentnno ben nutriti e con l'aspetto di buona salute e Hanno l'aspet to di bei ciechi» secondo l'espressione di P . :\!arie, e tale è i l caso nostro; tuttavia l'evoluzione della tabe in tali ammalati non e ostacolata: il tabetizzante abbiamo detto che 11uò divental'e tabetico. Qul dunque porrei la diagnosi di t11be amaurotica con lesioni meningee basa.li L'emianopsia non è rara nella tabe sifilitica (4). Nella tabe non si devono cercare forme speciali del co.mpo; si possono a vere tutto lo possibili alten1zioni: dall'allargameuto della macchia di Miiriotteal restringimento ps(·udo emianopsico (5). Mal si comprenderebbe in effet ti che le lesioni <lell'atrolìa tubetica. possono evolvere cosl regolarmente da invadere simmetricamente due metà corrispondenti della retinn; noi dobbiamo considerare l'emianopsia nel nostro caso come u n r e-
srringimento di forma emiauopsica, e tale esso è, non essendo limitato da una linea vorticale netta. E restringimenti del campo somiglianti a.1l'emianopsia ne• sono stati descritti nella tabe (G). Il siutoma di Argyll e l'ineguaglianza pupillare si sa che sono nella tabe di una frequenzn estrema (rclativamC'n te di 30 a 70 p. 100 e di 32 a G5 p. 100 dt1i casi). Nel caso nostro la pupilla di sinistra ò più r istretta, e Ul'lla tabe si h,i questa eccpziono rdla midriasi e.;· anopsia. Nì.>lla tabe i distu r bi vi-;ivi subbiettivi cominciano subJolamente con un senso di ncubia, un velo r,he si stende davanli agli occhi; poi la vista si abbassa ancorn fino a perdersi completamento da un lato, S<·nza che niente r iveli esteriorme nte questa perdita di visione. Il secondo occhio i, affetto a suo turno, più o mono tempo ,topo il primo: quando la cecità è completa. in un occhio, l'altro è a metà. per· tluto a meno che non in ter vcnga la cura. - Questo decor.so clns'<ico de lla tabe è quel lo che alibi a mo avuto al caso nostro, salvo quanto abl,iamo ind icnto e cercato di spiegare sopra. Qu i, come succede nella tabe, lu. visione centrale è Jimiuuita, ma si mantiene relativamente buona, mentrEI il campo ~ assa,i rist retto. Il senso luminoso, come s i verifica nella tabe, é poco alterato. Infine l'abolizione del riflesso pupillare al dolore è un siutom11 cho venne segnalato nella tal,e da Erb. Come cum bieognet\\ insitere sopra un energico trattamento nntiluetico : bisogna che questa cura i,ia continuata per ùei nwsi ed anche per degli anni, con regolari intervalli, osservando intanto l'ammalalo di tempo in tempo. ( li DE LAPERSO:-!XE et IJANTON:SET. - L . c., p. 200. (2) V. T nuc, VALUOE ot FnENNE r,. Oplttalmologie, 2° edition, Maloino, 1908, p . 35 1. (3) 13ARON. L e tabés rupériew· et Bes /ormes cliniques. - Thèso do P aris 1005. (4) V. B EROER . - L. c., p. 117. (5) V. D E LAPERSO:<rNE et CAN'.roNNET. - L., c. p. 209. (6) V. casi d i von Jocqs, riforiti da St.ENOER u . \\'ILIJR,\NO, die Nwroloyie des cruyes. - Btirgmann -Wiesbaden 906 ,·o!. III, parte 2", p. 53S.
V-::. Y.,JA...;._.,~ ~~
.. ~,~c.. lOI..
A
-~-r
V:::0.1,d{ . l, a'R~ J3 O,b .J..,., 01. ,{O C. c4 < . l i ~ ..._...,t.A-<A. c.o--+1
V=- 0 .,,- t
ta...
A
V-= o. b 1t ~ ~-'i.oc.. V-. o.61\. ~" t'i~.t o.6" J,.. oLa.. R.: .t...,."r'- 8"" 0....... 10
a~~_
Q.
O,')
Cli.
\<j C.,
~a...
10 ~ I ~ c..
V= o,q s~o .... ~ w~. ca.. ]\:= 'o,f ~- .,t..,,, 1 i Cl. -t<i tM\ ·
V: o.6 s~o ta. R:: io? o.'S ~- cLo..
\O
~ ,6" e.
V-=- JY.',.,.. r""~ ~
CASUISTICA CLINICA
746
~Iilian dice che queste les ioni tabetiche ,·anno comp1m1te alle lesioni linguali della st..ssa natura (glossite dep11pillante) (1). Facendo iniezioni e frizioni mercuriali, alfìue scompaiono; la recidiva è però quasi fatale tre Q qqat.t:ro set· timane dopo: uuovn st-rie di iuiezioui, uuova guarigione e poi nuova r ecidiva, fiuch<! insisteudo si arri va ud ottenere q w, !che cosa. Pur senza farci illusioni, terremo presente cl1e oggi è divenuto sempre piu evidente i l fatto che diverse tab·i restano allo stato stazionario e che i casi di taba mouo,;intomatica a lunga dura ta sono molto frequenti 2). :N'el finire porgo infiniti ringraziamenti al professore D,1jarJi1 che mi h a pcrmes;;o di esaminare l'ammnlato e mi è stato largo di consigli e di aiuti.
LEGATURA DELL'ARTERIA lLLIACA ESTERNA PER ANEURISMA TRA'C'MATICO DIFFUSO DELL'ARTERIA FEMORALE, per il capitano medico A,neota Aottooino, ospedale militare principale di Palermo. Il maresciallo dt·l 7° battagliano indigeni Ichiol De ptes venne r icoverato in questo ospedale il 2 luglio u. se, per ferita d'arma da fuoco, con foro cli entrata al 3° superiore della coscia destra e con foro di 11,;cita presso la r egione trocanterica sinistra, riportata nel combattimento del 27 giugno a Sidi-Said. Dell'eta di circa 40 an11i, egli avern già fatto la campagna d'Afr ica del 95-96, nè aveva avuto malattie precedenti: di co,,titnzione scheletrica regolare con scarso p111111icolo adipos o. Ycnne trac;portri.to in barella: i du .. fori di entrata ed uscita ,Jel proiettile ernno coperti da crostP, uè dav.ino secrezione, e.,;sendo già state disinfettate all'os petlale da campo con tintura ,li iodio. Egli però accusava un vivo dolore alla radice della coscia destra, dove giil alla is pezione si notava una lieve tumefazione che occupava il triangolo di Scarpa. li ferito teneva la cosc ia leggermente tlessa eLI n.bdotta. Colla palpri.zione si pel'cepi n\ una tumefa,done della graudnza cli un uovo Lii pollo, a supel'f:ìcie liscia, a margini indistinti, di co11Si· stenza elastica, evidentemente pulsante, e sincxona all'arteria ra<l iale. Col l'ascoltazione si percepiYa un doppio rumore di soffio, che aumentava colla com pre!".~ione. (1) G~UCEIER. -
SyphiliB du Byst~me nerveu:r, de l'oeil, de l'orcille et c/11 nez (pnr
Paris,Doir1 et fil5, l!HO, p . 533. (2) Ricordo quì l'opinione espres~a recentemente dal Fucliij in una pubblicazione venuta a mia conoscenza quando giì'I ll\'evo scritto que.,to la\·oro (The ffrld o/ t•isio,~ in tabelic atrophy o/ the optic 11erve, - Trans. America11 Op/,thal Society, Hll l ). Quost' A. ò del parere che tale emianopsia si debba. non co11sid ernro come una complicazione accidentale della tabo, ma come una lesione tabetica genuina. Egli ritiene che la do· generazione tabot.ica· la quale di regola invade i nervi ottici, dove essersi portato, nei casi con emianopsia. temporale, più indietro, nel chiasma. IJ Fuchs in questo suo hworo dice che di casi d i tabe amaurotica con emirmopsia bitemporale n o ha visti soi solta11to in tutta la sua rarriern; sono per<'iò tt1nto piìt l.ieto di aver potuto illustrare quo~to dollu CliniC'a di Torino . l'tiILUN). -
7413
OASL"ISTJCA OLINI C A
Per tali sintomi e per il fatto che il proiettile nel suo strano tragitto. a vern potuto le,lere l 'art,•rie. femora le si foce ,liagnosi ,li anl•urisma arterioso-traumatico d iffuso dell'A. ft:mora le e s i cercò in primo tempo di ten tarne la cura con la compressione, che ,;i fece appunto applicaudo dei sacchetti di piombo s ul tumore ed esercitnndo di sopra uun. ben solida fasciatura. Continuando ed anzi aumentaudo i l dolore e la tumefazione e ritenendo inutile cd anzi tlauno~a per la vitalità dell'arto una ulteriore attesa , si deci,;,e ad i 11 tervcn i re. Fallita la comp1nsione sia manuale che strumentale colla quale molte ,·olte si r iesce n<l ottenere l'obl iterazione ,lel l'aneurbmn, a vremmo voluto tentare la el,·1tro -piml ttra, come r1uella che agendo nel nofltro caso s u tessuti sani e non alterat i da arterio-sclt'ro~i avrebbe pot11t-0 t!Pter111inare la forma1.ion r di coaguli obliteranti non solo ma il proce,:so di endoartcrite, che a poco a poco anebbe potuto occludere il lume aneurismatico. Tale pro<'esso però é moltJ lento e nel CRSO nostro per le sofferenze dell'infermo, era urgente non solo fare, ma nnche far presto. Rinunziando tjli indi a tutti gl i a.Itri metodi antichi: caut.e rizzazione (:lf, A. Severino) ago puntura, (VelpeRU) iniezione di sostanze coagulanti, som1Uinistrazione cli joduro potassico, immissione nel sacco aneurismatico d i crini animal i ( Loreta) o della molla da orologio ,Bnccelli), l'unica cura r birurgica da fare era la legatura all'Auclio. L a gri,ndezza dello aneuris ma e la sua vicinanza all'arcata crurale impedivano la legatura dell'A. femorale non solo, ma a nche ci faceYnno temere per la irror1wione di t u t to l'nrto, essendo costretti a rare la Jpga.tura nl d i sopra del ramo d ella femo rale profonda, non ri manendo che legare l'arteria iliaca esterna col processo di Cooper. Si intervenne il giorno 9 luglio, e cioè 12 giorni dopo la le~ione, e nella speranza che in questo tempo s i fosse formato il cirt·olo coliatemie dei rami della iliaca interna (~lu tei ed ischiatici) con (] uelli d ella femorale profonda, e della ci rcon11essa iliaca ed P.pigac;trica con quelli delle pudende, e cl1e in tlll modo ristnùi lita la circolazione san;;uigna, fosse evi tato l 'c·drma e la pos si hi IP cn ngrl•oa del l'ar to. L'opNnzione s i compi sotto l'anest c>sia morfio-cloroformica, e, dato il soggetto piuttosto magro, fu abbastanza facile : con filo d i seta sterilizzata eseguii du(' legature, ,listanti un centimet1·0, in modo dn fornrn. re un manicotto, e str ingAndo i fili quel tanto Hnchè le pareti d ell' in tima vonnuro n contatto, e senza ledere l'avventiz ia. Gli strati mu~colnr i pt·.:>fond i vennero riun iti con filo di catgut : quello cutaneo con agrnffes di 1liquel. Subito si ebbe In r iduzione dt.:lla tumefazione. scompa:-sn del fremito, del doppio so!l'io. L'oporn10 si svegliò tranquillo non accusan do più dolore : la sensibilita tattil e e termica n ei primi g iorni era alqu1mto ind eùolita, come la temperatu ra d i pochi decimi inferiore a ,,uelh\ dell'n r to snno. Ln ferita g uarì ,li prima intenzione, e dopo sei giol'Ui vi,nnero tolte le ngraffes. Si constatò che la p ulsazione dell'A. pedidia non era ma i cessnta. La tumefazione dRta dalle pan•ti dell'aneurisma andò a poco n poco diminuendo : il ferito potè aJ7,a rsi e cominciare a cnmru inare con la stampella già d ieci giorni dopo l'opernzione. La pressione arteriosa presa coll'nppareccbio del Riva-Ilocci sul l>r nceio destro era di 10 cent. infel'iore a r1nella del sinistro (m ro/ 140). Dopo circa due mesi dall'atto operativo, il nostro Sci um Basci potè partire e ritornare in Colonia cnmminanJo liberamente : a lht ra.dice della coscia, colla pal-
CASGISTICA CLIX lCA
747
pazione profonda, si avvertiva un piccolo i ndurimento in corrispondenza della sacca anet1rismatica, perfettamente iodolente e che certamente 1rndr:t sempre più scomparendo. I pericoli temuti una volta di caduta del lacr,io e dell'emorragia secondaria eran dovuti all'intia.mmazione suppurati va dell'11 ueurismit e dell'arteria legata, per icoli c he oggi, in grazia all'antiseps i non temiamo pili, e per cui sono resi inutili gli strumenti inventati dai vecchi chirurgi (Hunter, Scarpa, Vanzet ti). Il nostro caso, credo, pos~a servire a dimostr,\re come il circolo collaterale si ristabilisci\ rapidamente· Il B1·asdo1·, come si sa, nei e!lSi di aneurisma dell'innominata, succlavia e carotide, non pot(lndo eseguire la legatura dell'.ànelio, la esegui 111 disotto del tumore. nella lontana speranza che il trombo formatosi sull'arteria legata si prolunghi fino a riempire ed obliterare il l ume dell'anouris11111. Oggi però t ale metodo è abbandonato per gli insuccessi cui diede luogo, né mai cr edemmo di preferirlo. I'nlermo, settembre lDB.
748
RIVISTE GENERALl
LA QUESTIO~E DELL'EYOLt;ZIO~E E DELLA CURA DBLLA SIFILIDE AL VII COKGRESSO IXTERXAZIONALE DI SIFILOGRAFIA. - R i,·ista genernle pel dott. Sc•ha!iltlano Hnla, capitano medico, g ià assistente onorario alla R. Clinica Dermosifilopatioo di Ka poli. La trnsmissibilitll d ella sifilide agli animali, la scoperla ùell'agente patogeno e 111 sierodiagnos i hanno considerevolmente modificate le nostre esperienze in r:.ifilografiA. in q uesti ultimi anni, aprendo ouoYi orizzonti e corregg endo molti errori nella concezione dell'evoluzione dc~la sifilide e della sua cura ra zionale.
E,·0Juzio11e C'll lmmunlt/1. ~ i attribuirn dappri ma la differente e vol uzione della si!ìliùe a modificazioni del grndo di virulenw dell'agente specifico. Invece il laboratorio e la clinica hanno dirocstrnto che la virulenza è, in generale, costan te, e che solo il terreno può spiegarci i d iversi aspetti, sotto cni si presenta il quadro evolut ivo dell'infezione: ed i nfatti noi vediamo, come qunlsiasi tenlatiYo di attenuazione d el virus o di vaccinazione sia fin oggi fallito (~ebbene i risultati ottenuti da Metschnikoff e Roux nonchè da Krause e Spitzer debbano essere ancora di sprone a llersevomre in questo campo). i-ii deve perciò abb,mdonare In vecchia teor ia dell'organismo immunizzato o recettivo a l virus : occorre im·ece studiare la recett.ività. isolatRmente nei vari orga ni. La recettivitù di ogni orgnno è s oLtoposta a grand i variazioni di tempo e d i l uogo, su cui deve certamente influire la quantità d i virus. Così ci spieghiamo, come un organo è sensibile nd un'inoculazione locale (grande quantità d i virus), mentre sembrn immu ne contro un virus introdotto per via sanguigun (piccola quantità d i virus). Po~sinmo a q ues to r iguardo dividere cd Fi11.1e1· gl.i organi in t re gruppi : 1° quelli se11sibili al virus, che reagiscono bene t,mto alle i noculazioni quanto alle iniezioui per via sanguigna (mezzi d i difes,. insufficienti); 2° quelli immunizzati, che ricettano il virus, senza reagire con fenomeni morLosi (mezzi di difesa, che coutrnbilanciano l'az ione del virus ); 3° quelli, in cui il virus non si consen·a, e s comp,11·e rn pidameute (prepon· deranza dei mezzi d i difesa). Con le differenti combinazioni d i queste di verse proprietà si ha nei vari org:onismi, sia umani, s ia dogl i ,mimali inferiori, tu tta In serio di varietà evoluti,·e del decorso della si 6l ide. Queste varie torme possiamo aggrt1ppnrle in 3 tipi: A) tipo delle scimmie inferiori, in cui la recettività della cuto è localizza ta in certi p unti determinati (pal pe bre- genitali, monte di Venere); In lesione iniziale
lUVJSl'E GENE RALI
è tipica, e dopo la sua scomparsa possono anche manifestarsi recidive in loco. Il resto de11a superficie cutanea è insensibile al virus introdotto per via s anguigna. La milza, il midollo osseo, il testicolo sono poco sensibili, ma pe rmettono uno sviluppo del virus senza reazioni. Gl i a ltri organi sono insensibili. B) ti po delle scimmie antropoidi, in cui In cute si presenta ricetti,·a sia pel virus inoculato in siht, sia per via sanguigna. Gli organi interni si ..:omportano come nelle scimmie inferiori. C) t ipo wnano. L a cute reagisce come nelle scimmie antropoidi: quanto agli altri organi, essi sono più o meno interessati i;:econdo gl'individui. Jlinger spiega i casi di s ifilide senza esantema con una recl'tti,·ità minima o nulla della cute ris petto al virus inoculato per vi11, sanguigun, mentre vi è r.icettività maggiore in certi organi interni (aortiti, paralisi generale, tabe ecc.). L a sifilide ereditaria può considerarsi (almeno nei cas i gmvi ) come malattia. de l sangue, una ,ern setticemia da spirochete: quella acquisita invece è malattia dei tessuti; in altri termini, in essa il sangue non trasporta costi,utemente il vi rus, ma solo in determinati periodi transitorii. D'altra parte, anche il periodo ll1 incubazio11e, cioè il tempo intercedente frR l'ioocuiazione dfll virus e l'infezione delle vie sanguigne e linfatiche, va ria Mgli uomini e negli animali. Neisser ha dimostrato, che nelle scimmie il sang ue e gli organi interni sono infettati prima ancora che sia clinicamente visibi le l'accidente iniziale. Per quel che riguarda l'uomo, invece, le ricerche di l loff'ma nn, la trnsmissio11e postconcezionale dt:illa sifilide primaria dnlla madre al feto in utrro, il fatto che la reazione di \Vnssermann diventa positiva ord inarìamente verso la G" settimana dall 'inoculazione, dimostrano che l'infezione sanguigna si produce, nella massinlR parte dei casi, alla tine di questo tempo. Per le vie linfaticl1e il virus si propaga più presto, e giunge così nei gangli viciniori a nche prima della comparsa del sifiloma i11iziale. II virus che arriva pe r via sanguigna è semp1·e più abbondante, penetra in tutti gli organi e tessuti, poi abbandona i ,·asi, e penetrn nel connettivo perivasale. Allora possouv verificars i t re casi: se si trotta di organi recettivi (1° tipo), ,·i si sviluppano s ubito de i focolai sifilitici; ,;e si trntta di organi insensibil i (2° tipo), il virns vi rimane intatto sonzR però determinare reazioni morbo.,e; infine, se s i tratta di orga ni non recettivi (3° tipo), il vi rus vi è distrutto. LR roseola primitiva si verifica sempre per via sanguigna; invece quella di ritotno è prodotta di regoln, per propagazione linfatica intorno ad un reliquato di focolnio sifiliticv (onde il raggruppamento a corimbi dello elllorescenze): solo eccezionalmente può avere origine em11togenn, ed in tal caso prende i caratteri della roseola primitiva. Le .manifestazioni terziarie derivano quasi sempre da residui di virus l'imasti latenti dopo il periodo primario. Quanto alla sifilide maligna, essa non è altro che una forma speciale, in cui gli elementi tendono all'estensione eccentrica e distruzione centrale, e conten gono spesso pochi treponemi, siccbè si ba una renzione Wassermnnu negati~R o debolmente positiva. Un altro errore, che dev'essere oggi assolutamente corretto, è quello della tesi finora sostenuta, per cui il sifilitico acquisterebbe tu/immunità assoluta. dal momento della comparsa della sclerosi iniziale, conservandole. indefinitamente. Si tratta invece, come si esprime felicemente il Finge1·, di tentativi, di sforzi di immunizzazione che l'organismo fa; ma questi sono insufficienti, di tnl che l'im-
750
RIVISTE GEKEBALI
munità completa o non si verifica o è solo transitoria, e ciò, sia di fronte al virus proprio, sia ad uno estraneo. Questi sforzi d'immunitii da. principio sono deboli, e cosi si spiegano le reinoculaiioni, i sifilomi primarii successivi, ma sempre con progressiva diminuzione del periodo d'incubazione e d ell'intensità delle les ioni. Nel periodo secondario può a,·ersi, in seguito a lla inoculazione di nuovo virus estraneo, lo sviluppo di ele mcn ti conispooden ti allo stadio della maln ttia, cioè di papule. Analogamente, nel periodo tardivo si h:a la produzione di Yere lesioni terzi;~rie, gomme. Tutti questi fatti, che costituiscono quelle che si chiamano stiperin(ezioni, difticilmente si ve-
rificano per inocu lnzioni accidentali, giaccbè, per ottenere sperimentalmente dei risultati positivi, occorre una tecnica molto esatta, usando metodi energici d'inoculazione ed un materiale molto ricco di treponemi. Dalle superinfezioni vanno distinte le vere reinfezioni, le quali si manifestano in un pel"iodo di tempo più o meno lontano dalla 1• infe,.ione, con la comparsa d i un secondo sifiloma isolato, con rnlativa adenopatia satellite ed, eventualmen tR, con nuova roseola. In generale la nuova infezione, qunndo è precoce, dimostr11, che la prima. fu benigna.
La questione della cura. 1° Può la sifilide guarire sponfanemnenle? Abbiamo vii;to che è possibile, ma solo in via eccezionale ed in deter minMe condizioni di _ben ignità dell'infezione. :Ma, siccome non a bbiamo - naturalmente - alcun criterio per differenziare in principio i cas i benjg ni dai maligni, e d'altra parte sappiamo come la gravità della sifilide s ia inversamente proporzionate nlla intensità della cura, abbiamo l'obbligo di curare ene rgicamente tutti i casi. 2° In una cura razionale non si può oggi farsi guidare dall'e1:opirismo, ma si de\·e tener conto de lla ricerca microscopica della spirocheta, special,rrente con t'itltra-microscopio, e sopratutto della reazione <li ·w asse1·ma11n. La. rea,.ione \Vnssermann comincia nd essere positiva verso la G" settimana dall'infezione, ed è sempre più intensa fino a lla comparsa della roseola. ::S:el periodo secondario resta ordinariamente positiva con variazioni d'intensità (d iminuita nei veriodi di latenza), e diventa negativa. sotto l'influenza dalla cura. Durante le recidive, ordinariamen te ricompare, ma può eccezionalmente rimanere negativa, malgrndo manifestazioni di s ifilide florida. In certi casi, in cui, malgrado l'assen,.a di manifestazioni, la Vl'assermann è positiva, questa persiste a lungo, anche dopo una cura intensa. Teoricamente si dovrebbe proseguire la cura 6no ad aversi reaz. Wassermann sta· bil mente negativa: ma in pratica, allo s tato a ttuale delle risorse terapeutiche, non è facile raggiungere questo scopo, aumentnndç la durata o la. intensitildelln.cura stessa. 5° Come agiscono i nostri rimedi. (mercurio-Jodo-arsen:co) ? Xou è positivamente dimostrato che essi abhiano una diretta a~ione parassiticida, sebbene il l'ìeisser lo ammetta. Pare, invece, cl1e agiscano indirettamente, sia determinando nell'organismo la produzione d i sostanze parassiticide (Ebdi/)h), sia al teran do il potere ricettivo del terreno, in modo da renderlo meno sensibile o addirittura immunizzato. Con altre parole, i rimedi specifici agirebbero nel senso di rileva1·e ed aumen tare le forze n:iturali di difesa delle cellul e. A confermare tale tesi, sta il fatto della persistente latenza del virus in punti che banno subita un'intensiva cura locale
RIV1Sl'E GENERALI
751
4° È possibile fare abortire la sifilide? Le esperienze di questi ultimi anni ci dicono che è possibile, purchè la cura sia intrapresa uel pril1lo mese della com parsa del sifiloma, e perciò, trovandoci in presenza di una sifilide primaria, dobbiamo sempre dirigere la nostra condotta verso questo scopo. Questa cura può essere generale, locale e roi.~ta. Il rimedio per la Cltra generale abortiva è il So.lvarsan. Per la cura locale può :1doperarsi il mercurio o l'arsenico. Essa consiste in iniezioni quotidiane del rimedio in tutta la regione d'invasione primaria della malattin; e, siccome si tratta al,i t ualmente di contagio sessuale la regione da iniettare dovrà comprendere, oltre la zona occuputfl dal sifiloma, tutti i genitali esterni, i linfatici che ne emanano e le pleiadi glandolari inguinali. Hallopeuu preconizza !'ec tina, alla dose quotidiana di 20 centigrammi peiun mese, continuando poi la cura, e distanziando le inil;zioni fino a completa scomparsa della sclerosi: egli ba riferito al congresso di aver avuto cosi ottimi r isultati, cioè appena 6 insuccessi su 36 casi trattati. Il Mariotti di Nnpoli ha usato le iniezioni locali di c ianuro di mercurio coadiuvate dall'iperemia p,,ssiva locale col metodo di Bier, ed anche con buonissimi risultati. Katurahnente la cura abortiva locale ò inapplicabile in certe localizzazioni del si6Joma (bocca, collo uterino, palpebre, ecc), nei quali non vi è altro da ten· tare che la cura generale. Oltre a queste controindicazioni, esiste sempre la difficolt;\ di poter intraprendere la curn nei primi trt:nta giorni dalln lesione iniziale, condizione che si verifica ben di rado nella praticn. ; siccbè per ora ii ancora il caso di occuparsi di una buona cura metodica. o° Cura metodica. Come regola generale, la cu ra specifica .dev'essere sempre energica, fino a tolleranza dell'organismo, giacchè dalla quantità del medicamento introdotto dipende l'azione terapica. In conseguenza Neisser ritiene, che siano da preferire i metodi, che, nuocendo meno all'organismo, d/rnno la. maggior certezza circ,, la incorporazione della quantità, e quindi preferisce le iiiiezioni. Il Finger caldeggia. per lo stesso mo· ti ..-o le frizioni. Ad ogni modo la cura interna i} quella che offre le minori gamnzie. I veri rimedi antisifilitici sperimentali e/1ìcaci negli animali sono: 1° il mercurio; 2• l'atoxil, l'arse nofenilglicina e il salvar-,an; 3° i preparati di antimonio. Il iodo non dà. risultati costanti, cosi pure il chinino, adoperato recentemente come spirocbeticida. Nella terapia umana, scartando l'atoxil per la sua influenza nociva sul nervo ottico, e l'antimonio, su cui non abbiamo anconi dati al riguardo, restano il mercurio, l'arsenofenilylicina e il sah·arsan ' Tanto il mercurio quanto il salvarsan posi;ouo - cinscuuo per proprio conto porti.re alla guarigione mediante un uso abbnstanza lungo ed energico, ma il Neisser preconizza, a ragione, la cura comùmata coi due rimedii, in modo che, senza giungere alla dose tossica per ciascun medicamento, si possa giungere ad una dose complessiva molto efficace, addizionando le rispettive azioni. D'n.lt-ra parte è provato, che alcune specie di spirochete arsenoresistenti sono a ttaccate invece dal mercurio, e viceversa. ve ne sono che resistono al mercurio e non all'arsenico (1). (1) Alcu~ autori attribuiscono appunto a queste spirocheta mercurio-resistenti le lesioni della tabe, para.lisi genero.le occ. che non si giovano della cura mercuriale.
752
RIVISTE GEXERALI
Allo stato attuale, non può negarsi che unn terapia sterilizzante nel sen.s o d i Ehrlir:h è possibile ed anche realizzabile. P erò in pratica ci troviamo ancora - ordinitriameute - di fronte ad una cura delle forme croniche, e quindi dobbiamo ser vir~i contempomneamente di mezzi rapidi per annientare le spirochete, e di metodi di cura prolungata, che ne impediscano la riproduzione. Occorre, ad ogr.i modo, che le spirochete )-estino in contatto coi loro ant idoti almeno per un a nno, e possibilmente a nche pii,. So n el corso del primo anno si ba W - , si può attenuare la curn, llla non mai smetterla completamente. Anche i casi di sifilide >tnticit, in cui si ha W + (con o senza manifestazioni torzi,nie) debbono essere trattnti in modo intensivo, prima di poter ottenere la trasformazione d ella W da + in - . 6° Cosicché, ricapitolando, ecco le norme dirett ive do. t ener presenti per una buona c1tra moderna della si filide : a) cominciare il trattamento al più presto poss ibile; ù) usare grandi dosi di salv,\l·san ripetute più volte, esclusivamente per via endovenosa ( Xeisser consiglia di associarle a 3.4 iniezioni intramuscolari settimanali di gram1ui 0,3 a 0,5). c) isti tuire contemporaneamente una intensa cura mercuriale (calomelano, olio grigio, asurol), continunndola per un anno. Con questn cura metodica perfezionato., con la cura abortiva estesa a tutti i cMi in cu i è possibile, con le misure profilattiche sempre più intelligenti ed cner~iche riusci remo un giorno n debellare In. s i filide. a farne una curiositil. pi,tolo~ica come è avvenuto, per esempio, per lo. leprn nei nostri climi? Yedremo ;:;parire quasi del tutto la tabe, la paralisi generale, gli aneurismi, diminuiro la. mortalità infantile, eliminati tanti poten ti fattori di spopolamento ? L'avvenire soltanto potrà dircelo. R od i, s etts1n bre l!:112.
LETTEl:.\ Tt· 1: \ . N°EISSEJ!. -
Quu/c ù,/lurn:a ,,i,~icmo escrciwta le 1morc ricerche l'liologhhe, cliag,~ostichc
e 11perimmtali ,mll'indiriz:o tcrapw tico ddla sifilide e sulla pouibilit<Ì dcll'immu· m';za.=io,ie e di u,ia cura radicale o abortim J ell"in/e:ione. VII Congresso Interna· zionale di dm·matologia o sifilog1·afì1L. (Giom. italùmo clclli malatt i·m er. e della prllc, fase. II d nl 912 p. 254). H ALLOPEAU Sulla cura aborli'.va della si(ìlicle. (l/,id., p. 25~). l~INOER. - F,i·oluzionc e cura clc!lc& ei{ìlide. (lùid., p. :!GI ).
RI\.l:,TE GE'!H;RALI
753
PRIMI RISULTATI OTTENUTI COL NEOSALV.ARS AN (9 14). - R ivista sintetica pel dott. Sehasf.iaoo Ruta, ca pi tano medico già assis tente onorario alla R. Clinica Dermosi fi lopatica di Napoli. STORIA NATUrtAr,E. Questo preparnto ottenuto recen temente da Ehrlich è un dioss idi11midoarsenobenzolmonometilensolfoxilato di sodio, in ni tri termini, una combinazione di s1dva1·san (60C) con formaldeidesolfoxilato di sodio, e porta nella serie il n. 914, il che sta a di mostrare il lungo e faticoso cammino percorso dopo la scoperta del 60C. Contiene il 21 p, 100 di arsenico ( mentre il GOG ne contiene il 31 p. 100). Si presenta. sotto forma di una polvere giallo-bruna, alq unn to piL'I scura del G06, di reazione neutra, e che, a differenza dello arsenobenzolo, è solubilissima n ell'acqua. Ha. un potere tossico inferiore a quello del GOo. La preparazione della soluzione è semplicissima, e non richiede la tecnica speciale, che è necessaria col 606 : basta sciogliere in acqua dis tillat a sterile ed a freddo la quanti tà opportuna del medicamen to. TECNICA. - L a via endovenosa è sempre il metodo di elezione, usando però sempre come veicolo l'acqua d istillata e n on il s iero fisiologico (potendo acquistare potere tossico in combi nazione col cloruro di sodio [Leredde]), e nelln stessa diluizione con cui si inietta il 60G. Il rimedio può somministrarsi anche per iniezioni intramuscolari, che riescono molto meno dolorose che con l'arseno benzolo, a causa della rea?.ione neutra del preparato. Schreiber, che ha. avuto ag io, trn i primi, di spAl'imentnre il neosalvarsan, inietta il 1° giorno grammi O,DO, il 3" 1,20, il 5° 1,35, il 7° 1,50: in qualche individuo più robusto ha cominciato persino con 1,50 il 1° giorno per raggiungere al 7° la cospicua dose di 6 grammi. Milian fa. le inie?.ioni più diradate, og ni 6 giorni, e a dosi minori, cioè la 1" di 0,46, la 2• di O,GO, la gn di 0,76, la 4" di 0,90, servendosi sempre di una soluzione al1'1: 300. Ha. finora cura ti 8b casi, praticando complessinmente 250 iniezioni. Anche Queyrat segue la stessa tecnica. Hudelo, Montlnur e Bodineau banno tra ttati 21 infermi, e si sono serviti delle dosi progressive di 0,130, 0,45, 0,60, 0,75, facendo però le iniezioni ogni due giorn i come Scbreiber. Altri ca~i sono stati curati da Jacquet, L évy- Bing, Ioltrnin, con le stessi dosi. Gaston, pur cominciando da 0,30, consiglia di giungere fino alla dose di 1,5· 2 grammi, però gradatamente. AZIONE FISIOLOGICA, - In seguito alle iniezioni, si verifica, ma non costantemente, ipertemie., che in generale oscilla tra 39° 38°,5 raramente raggiunge i 39°, e dura poche ore, ed è talora preceduta da brividi. In certi casi si è pure avuto ~falea e vomito, ma ciò si verifica meno frequentemente che col G06. In un caso si è avuta ematemesi. L'eliminnzione dell'arsenico per l'urina avviene più rapidamen te che con l'arsenobenzolo. "' Nulla. di notevole da parte del rene: mai albuminuria, rarnme11te oliguria. Qualche volta si verificano eruzioni cutanee di varia forma. AZIONE TERAPEUTICA, - Quan to ali' azione curntiva specificn , essa ò per lo meno uguale, anzi spesso superiore e. quella del salvarsan: cosi s i ò nvuta in alcuni infermi la. guarigione in 3--1 giorni di ulcere iniziali, in seguito nd una sola
,s - Gio,·nale di 111edici11a mlii/ara. - Fase. X.
754:
nI\'1:,TE CEXERALI
m1ezione intramuscolare : :i.d ogni modo si osserva quasi costan temente la scomparsa dei treponemi dalle lesioni dopo poche ore. Co:sTROl:SDtl:A7.JONr. Sono le stesse di quelle del G06, per quanto riguarda specialmente le condizioni dt•i vasi. Conchiudendo : dalle os~ervazioni registrate fin oggi può dirsi, che il neosalvarsan presenta sul 606 i seguenti vantaggi: 1° maggiore solubilità; 2° reazione neutra; 3° minor tossicità; 4° eliminazione più rapida; 5° maggiore tollerabilità da parte dei reni; G0 minore intensità dei fenomeni reattivi; 7° azione specifica più potente a parità di dosi. Ad ogni modo, il rimedio non è scevro di qualche inconveniente, il quale potrà probabilmPnte evitarsi in seguito col miglioramento della tecnica (come già si è avuto col 606), siccht vi è da sperare, rhe, usandolo in dosi energiche e nel tempo piu breve possibile, potremo davvero avvicinarci alla vera 1:ura r ndicale, steri· lizzante, della sifilide.
L ET'l'ERA.TUliA. Le t1éosafrar8cm (Paria M édiral, 1912, n 25). Huogi,o l\lONTLAUII ot BootNEAO. - R echerches cliniquca et expérimentales 1111r n éosalvarsan (8ullrtin de la Société fra11çais e de dermatologie cl syphilograpliic. n. 6, 1!) 12). LEnEooe. - Premièrrs obsermtio,M sur le 11éosa/1.1arsa11 (luid .).
?\lJLIAN. -
z,
ÙASTON. -
A propos e/es inj(•ctio"s dc ,iéosafrarsan intraré,icuses et sur/0111 ititra11111·
m1luirc11 (lbid.).
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA CmAPPEJ. Un'epidemia d'Ittero benigno & Cogoleto. - (T,a Ligu1·ia medica, n. 16, 15 agosto 1912).
Dottor G
L 'andamento epidemico, che han no assunto certe forme d'ittero in a lcune regioni della Libia, rende particolar mente interessante quest'articolo per i medici m ilitari, che presta.no servizio presso le truppe combattenti. L'atLività. del!' infe1,ione, che l' A. descrive, si svolse a. carico delle vie biliari, esplodendo in un'epidemia d'ittero per fortuna benigna, che colpì i soggetti fra i 18 e i 45 anni. Fu però reg istrnto anche il caso di una ragazza di 13 anni e quello d'un vecchio di 65 anni. Nessun decesso si verificò nei 100 e più casi os servati da.ll'A.; ma non mancarono forme gravi con periorlo iniziale febbri le, a lbuminuria, vomito ostinato, epistassi. L'inizio, il decorso e l'esito rivestirono, n ella gran pal'te dei cas i, i caratteri propri dell'ittero benigno. Di r egola, la malattia s'in iziava con fenomeni a carico del tubo digerente: inappetenza, nausea, tendenza al vomito, alvo chiuso, lingua ricorperto. di patina bianco-grigiast ra: i pazitenti avvertivano s tanchezza, addoloramen to g enerale de i muscoli, cefalea e qualche volta fe bbre: il fenomeno che più spiccntamente cal'atterizr.ava l'evolvere dell' i nfezione biliare, era rappresentato da un dolore inten so all'epigastrio, che s 'accentuava alla palpazione anche superficiale in tu t ta l'area d'o t tu..:ità epatica ; l' ipocond rio sinistro, in\'ece, n on presenta va speciali r eazioni d olorifiche alla palpar.ione e a lla pressione. Dopo q uesto pe riodo di durata va riabile, s i manifestavano gradualmente l ' it · taro, l'acolia i11t es t innle, In co lo,·aziono itto·ica della cute e delle mucose Yisi, bili, la presenza di p igmenti biliari n elle oriue, e tutta la serie di f enomeni inerenti alla d iffusione doi principi de lla bile 1w ll'organis mo ( bradicardia, Jll'll· ri to, ecc.) Fra l'ottavo ed il '°cntesimo giorno, s' iniziò quasi s empre la disostruzione d el coledoco; le f eci s i coloravano, e le orine aumen tavano in quantità, m en t re diminu i va il pig mento biliare. La tin t a ittericll della cute p ers is levn per due o t re sctti mllne : i pazient i guar ivano senza pos tum i. L a question e della cnusa dct c1·minante g l' itteri benigni - àice l'A - ò tutt a da risolvern, mancon d o fì no 11d oggi quals i11s i preciso docume nto che valga a spiegare la fis iopatolog ia dc ll' ittero cos ì detto catarrale e deg li itter i ben igni, compariscano es.si come casi spornd ici o sotto formo. épidemica; soDza dire, poi, che la. benignità d i questi itteri fece mancare finora il contro llo batteriologico, e quando, in quo.lche caso (gravidanza, tubercolos i ecc.) si manifes tò esito letale, fecero d ifetto le ricerche complete per chiarire l'oscuro problema patogenetico, o diedero risultato incerto.
ltlV'ISTA M KDICA
Il l{elsch, che s'occupò fra i primi della genesi degl' itteri, conclude: 1. L'ittero catarrale sporadico o epidemico è nua m:ilattia specifica in fettiva. 2. Il suo agente si sviluppR. fuori dell'vrganismo. 3. I focolai di tali agenti sono i luoghi palndosi, le fosse putride, il suolo ricco di nl!\terie vegetal i e auimali; e, da ultimo, le acque che tengono in sospensione tnli mate rie. 4. Questi focolai, essendo comuni colla malaria e col tifo, ci spiegano la coinciden7,a non infrequentemente constatata di epidemia d'ittero, di febbre malarica e di tifo, (Il che, aggiunge lo scrivente, si verifica appunto in qualcuna delle zone l ibiche da noi recentemente occupate). Lo Chauffard, fautore della teoria to~sica, ri ferisce la patogenesi del!' i ttero n un' intossi cazione epatica, probabilmente d'origine intestinale nella maggior parte dei casi. Talora l'ittero può essere malattia da inalazione, come lo proverebbero i casi d el Ducamp ; di sei lavoranti nello spurgo di una fog na ostrui ta, tre contrassero l 'it tero, due ebbero disturbi gastro-enterici, uno malessere. Il fatto dimostrato esatto dal L esary, dal Ferret e dallo Chauifard, dei m a cellai che dirnno un g ran contingente di morbi! iti\ nelle epidemie d'ittero, è dagli osservatori stessi spiegn.to coli' innln.zione d i ptomaine volati li, svolgentesi dalla carne più o meno ben coose1·vata o dai visceri degli animali. Il Queirolo, in u na memoria sul morbo di Weill, attribuisce l'ittero epide, mico a un miasma elaborato e conservato in terreno um ido. L' Haas e il Pfuhl considArnno come dannose e capaci di generare l' ittero le acque imptue; la quale asserzio11e e confermata dnl viseulin coll'esposizione di pa recchi casi osservati in un'epidemia de l comune di Maser (1808), e dal Costa, il quale, a proposito d' un'epidemia del morbo del \Veill svol tn.si 11e l comune di Pignone, e da lui descritta (La /,ignria medica, 1° agosto 1898), emise l'ipotesi cho il movente etiologico fosse da rice rcar5i nell'acq ua di un torrente impiegata ad uso potabile e domestico. Il Mergoni (« Epidemia d'itterizia> supplem ento al Policlinico, HJOS) obbietta. che l'acqua non avrebbe potuto ritenersi quale agen te etiologico dell'epidemia da lui descri tta, perchl: ognuno dei villaggi colpiti possedeva una fonte della cui acqua h. popolazione si serviva. esclusivamente. Le osser,azioni fotte daJl'A. riguardo all'etiologia sono oltremodo interessanti e persuasive. Egli notò, in.n anzi tutto, che, tra le famiglie che avevano in casa il rubinetto dell' acqua. pota bile, nessuna fu colpite. da ittero; nè alcu n caso ebbe a r egistrare n ei numeros i operai addetti ai lavori del manicomio provinciale, i quali allogg·iavano e si cibavano nelle osterie della frazione, tu tte provviste di acque. potabile; e neppure fra g l i abitanti delle case situate sull'alto del declivio, a ridosso della zona boschiva, fuori e a monte della zona sa t iva, dove difficilm ente l'acqua avrebbe pot uto inquinars i. Osservò, poi, che l'infezione, trasportata in Prato Zanino (a un quarto d'ora da Sciarborasca, dove sorge il manicomio provincie.le), oltre a i diversi coloni che n on avevano acqua potabile, colpi tre in · fermieri addelti al la colonia agricola del manicomio, i quali aven1no continui contatti con sostanze organiche in decompos izione. L'epidemia risparmiò, invece, tutte le case fornite d 'acqua potabile, abitat e dal d irettore, dagl' impiega.ti e dagli operai d ell' i:npresa assuntrice dei lavori, ed egualmente i 2(10 circa dement i che erano in quel terupo r icoverati n el manicomio. L'A. ammette, come la più probnbile, l'ipotesi che l 'acqua sia stata il veicolo
R[VISTA 1rED1CA
757
del!' infezione nell'epidemia da lui descritta, e r itiene che l'acqua d' una prima fonte inquinata a bbin potuto rendere impura l'acqua di altre fonti sottostanti; il che sarebbe confermato dal fatto che ì'epidemia, svolgeudosi gradualmente con periodi alternati d i tregua e di recrudescenza, s'effettuò in località diverse, digradando dalle case più ele,·ate a quelle più declivi e a valle, come se avesse seguito il decorso d<Ji r ivi. Come s i sarà generato - si domanda l'A. - que;.to virns sconosciuto, che ba tanta potenzialità diffusirn? E ri spende che può ess1.:r messa in campo l'ipotesi dtll Kelsch, e cioù: che i focolai de1!'1tgeute dell'i t tero, malattia specifica infettiva, sono i luoghi paludosi, le fosse putride, il suolo 1·icco di materie Yegetali e animali, e, final mente, lo acque che tengono in sospcJ1siono t1di sostanze. l.'A. 1: pure d'avviso che le temperature urenti del h\ tine della p1·itmi,·era e doll'est1tte ciel Hlll, agendo sul suolo <'Ostantemeute umido di Sci111·borasc11 e ricco di materie vegetnli e animali per la concimazione del te rreno, possano aver ccopcrato nlla creazione di qualche focolaio generatore; e che l' ar.q ua, tenendo in sospensione le sostam:o patogene, abbia validamente co11tribuito alla diffusione opiJemi,•n dc:! mo.rbo.
E. T.
L . CA1''0Rl0. - L'autosieroterapla alla Gilbert. delle scienze mediche, fase. ~O, otto bie Hl12).
(Giomafe internazionnle
Bencbò a questo met.odo sp<'ci:de di cura dello sierositi essudati ve, consistente nell'iniettare per .,.ia sottocutanea all'ammalato piccole quautitù. del medesimo suo liquido di versamento, sia legato il nome t1el Gilbr rt di G iuevra, che fu il primo a riferire al Congresso inte rnazionale di R oma del l S!H sui risul tati favorevol i ottenuti nel trattamento della pleurite siero-fibriuosa, t uttavia l e ricerche origi• narie spettano a Dcibove e R6mond, che fin dal lS!Jl preconizz,\l'ono !R. cura a uto. tera pica. L'autosieroterapia è stata largamente tentata, e non sono mancate divergenze di opinioni, non solo in rapporto all'interpretazione de l suo meccanismo d'azione, ma s pecial mente r iguardo a lla s ua efficacia. Se si volesse trarre una conclus ione definitiva. in ba::;e a i lavori accumulatisi in questo ventennio, si potrebbe affermare che, se l'autosieroterapia ha. in parte deluse le grandi speranze create dagli entusiasmi del primo momento, non ha tuttavia ma ncato in molti casi di rendere reali e considerevoli benefici. La tecnica generale adottata pe1· tale metodo di cura consiste nel praticare, per mezzo di una. comune shinga., una puntura del versamento, aspirare una cer ta dose di l iquido e iniettarlo poi di nuovo nel cellulare sottocutan eo. Le piccole modalità. introdotte dai varii autori non cambia no sostanzialmente nulla al metodo, e l'effetto terapeutico, quanùo si determina, non si lascia punto infl uenza.re da lla. quantità. del liquido iniettato, dal modo d' iniezione, nè dal tempo intercorso fra.
l'estrazione e la successiva. inoculazione. Non tutte le sierose reagiscono favorevolmente colla. medesima rapidità e coJla. stessa frequenza.: l'autosierotera.pi a. è stata infatti tentata. nelle forme essudative della pleura, del peritoneo e della vagina.le testicolare, ma. i risultati più i ncoraggianti si sono a vuti nelle pleuriti e sopratutto negli idroceli.
758
RfVISTA ~!EDICA
li G ill,ert i:.perimentò l'autosieroternpia pleurica s u 12 infermi eù ottenne 111, gu1irigione: solo n elle forme di pleuri te tube1·co hre. A. conclusioni analoghe sono pervenuti Bourge t, Maillant e A.nd reac, Scarpa, Jona, Durand, ecc., ;;icchè il proble ma della cura <lolle pleuriti, specie per le forme specifiche, s,,mbrerebbe in ma~si ma risoluto. hla oppo~izioni al met odo sono state avanzate da Mongour e Centes, Rossi e Garbn.rini, Landolfi, Ya.lenti, Ca rletti e da pnrecchi altri che spin gono il loro sceLticismo fluo a ioter pretnre g l i scar.,;i casi d i gL1arigione come dovuti ad un processo di r isoluzione spontanea del malt>. ~è divergenze minori esistono nei riguard i dell'autosieroterapia peritoneale. Ai r isultati favorevoli ott(•nuti da Audibert e :llonges, Iovant>, l:ìcarano, Lamurn g lia, fanno contrasto gli insuccessi segnalati da. Landol6, R oques e Cordier, i q ual i non ebbero alcun benefizio nella cura de lla cirrosi epatica. P Br quan t o infine riguarda l'autosieroterapia d ell'idrocele, l'A. ba riferito nel lflll a lla Società ita liana <li chirurgia su 7 casi di idrocele idiopatico, nei qua li la guarigione im mediat a è stata rapida, quanto costante; ris ult11ti confermati dal Bertnolon, dal De Martigny, dal Senzi, e nuo,·amente dall'A. s t esso, che dall\•same d i 73 infer mi ha potuto trarre la convinzione che l'autosierolerapia dell'iùrocele e$scn zinle, innocua sotto ogni punto di vista, detennioa il riassorbi10t>nto ìmmcùiato del liquido nel lJG p. 100 dei CR~i : a tale riassorbimento dt:I primo t e mpo, suole segui re la r ecidiva nel!' SO p. 100 dei cnsi, ma i nsis tenJo nel trattamento per una seconda e magari per una terza volta, la g uarig ione defi · niti\'n s i ott iene nel -1:2 p.100 dei casi. I principali i\:nomeni conQecuti vi Rll'autosierote rnp ia, secondo il Gilbert, sono la diuresi al,hondantc a ccompngnii.ta talora da diaforesi più o meno accentuata, il rApido rinssorhimeut.o dl'I versamento e la r eazione termica, che può variare da 1 a 2 grntli, e non ha pe·r lfl s ua incostanza a lcu n valore d iagnostico o p10g11os tico. Circa l'ioterpretnzioue del modo di a gire degli autosie ri, in mancanza di riproye inoppugnabili, i v arii autcri si cou b•ntano di avanzare semplicemente cl"lle ipotesi più o meno persuas ive Secondo a lcuni h1. guarigione sarebbe dovuta esclush·amente nll'effotto puro e semplice delle punture es plorative praticate, ma si è fatto notare che la percentuale di g uarigioni ottenu te con le semplici punture esplorat i\·e è, senza confronto, infer iore n quella che ci offrono le statistiche dell'a11tosicrotcrapia, 111 quale praticata in secondo t empo h a <lato r isultati favorevoli, ladùove la JlUntur11. stessa s i era mostrata inefficace. Sicchè è da ritenersi che con l'iniazione ,lell'essudato ent rino i n giuoco dei fenomeni g en erali di reazione orgnnica, poi· cui il liquido iniettato agircbhe come una sostanza dotata di pro· prieL:\ immunizznuti o })rovoch e:·el,l,e una. vera. vaccinazione dell'organismo, determinando quelle d ifc,;e organiche atto ad opporsi all'invasione del processo morboso. Secondo l'A., l'iniezione d i essudato nella curn dell'idrocele sti1oolerebbe da 110 lato gli epiteli renali e g li emuntori io g enero e da ll'altro indJnebbe feno· men i di immunizza.zia'ne probabilmer.tc attiva rie ll'organismo. Comunq11e, questo origi nale capitolo di terapeutica è tu t tora sub iwlfre, ed è da augurarsi che l'indagine ulteriore completi le nostre conoscenze al rig uardo, chiarendo i punti cont roversi e disciplinamlo il metodo, siccbè possa questo essere applicato s u p iù vasta scidn e con piena cognizione. CASARI!':!.
75a
RIVISTA DI NEVROPArrOLOGIA Su le sioolnesle volitive patologiche. nale di 11udicina, chirurgia , n. 69, Hll2).
:M. Vor,PE. -
(Gazz1:tta internazio-
Di questa rarissima manifestazione morbosa si conoscono fi nora appena uudici esempi. L'A. h" avuto occasione di studiare due casi t ipici nel r ipa r to os~er,azione dell'ospedale militare di Napoli. 1l primo rigu a rda un giovane, dall'anamnesi del quale risulta che il nonno materuo e un fratello sono costretti, quando parlano, a fare dei movimenti con gli 11,rti. Presen temen te l'indi viduo. tutte le volte che deve pronunciare una paroln, comincia a battere a terrn il piede sinistro, con movimen t i ritmici e con un crescendo d'iotensitil, indi sc hiude di poco la bocca. come per emettere una parola, e conteroporancamonte J)iega più volte la testn in avanti, l'Ontrncndo i muscoli <lei collo e delh, parte alta. del petto, poi quelli toracici ed addom inali con rientramento delttepigastrio, mentre si banno mo\' irnenti di abduzione e di adduzione dell'arto superiore s inistro e poscia del destro. LI\ respir«zione è sospesi\ ed il viso si fa cianotico; s uccessi \·amen te si con tral?gono tutti i musco! i della faccia., m~nt,re le labbra sono protese in avanti con movimenti ritmici a. quelli degli arti superiori, e infine esce spedita la. parola, dopo di che tutti i muscoli si rilasciano e l' individuo appare come se aves5e supel'ato uno sforzo enorme. L'esn.me ohl,iettivo ha r ivelato clono lieve del p iede, specie a sinistra, con accentuazione dei riflessi rotulei e d iminm-:ioue degli a ddominali e cremai;terici. li secomlo caso rigua rda uu rngazzo quattordicenne, che fin d11ll'infnnzin., quando muove una mano, muove anche l 'altra nello st~sso modo: a 7 anni r iportò un,1 lesione traumatica al sopraciglio dc;;;tro, in scgL1ito alla. quale si notò un'accentun.ziono dei disturbi n ervosi (sonni agitati, enur el:'i, capogid, ecc.). Attualmente l'indh·iduo ba frequenti contrazioni del viso, specie in vicinanza delle Jalibrn, e durante i frequenti sbadigli od il r iso, la met/t sinis tra della bocca si n.pre sempre prima ed uu po' più della destra; inoltre, q uanclo ride o dice qualche monosillaho, si nota una tendenza della rima boccale a d eviare a s inistra. Le sensihilitit. sono integre: il ri f!esso addominale è esagerato e vi è assenza del Romberg e del clono del piede. li movimento delle singoìe dita cli una m!lno viene ripetuto da quelle dell'Rltra mano in un modo meraviglioso. e se s i obbliga il ragazzo a tenero una mano ferma, mentre muove l'altra, subito si contorce con le braccia e col tronco, compioLJdo evidentemente un grande sforzo. Cosi quando stringe la destra, la mano si nistra t ende a chiuder!'i assai più pres to di quello che non avvenga nel movimento contrario. Inoltre invitnndo il soggetto ad elevare uno degli arti superiori ed a tener fermo l'altro, si nota che questo si discosta poco per volta. dal tronco o l'iixambraccio si flette sul braccio s ino a rngginngore l'angolo re tto; se il movimento di elevazione del braccio si fa tutto in una volta, il braccio dell'altro lato segue il movimento con maggior prontezza, cd identico risultato si ha nell'es.tensione di un braccio in avan t i od indietro. L'à., dopo aver richiamato un altro caso di sincinesia patologica volitiva tipica, da lui pubblicato nel 1908, riassume per sommi cnpi le principali teorie emesse
760
R!VISTA DI NEVROPATOLOGIA
p or s piegare i movi men t i associati dal Tomayer, da ll'Han au e Medr a, dùl l\orsa, da l Boeri, dr.I Dam sch e dr.ll'A. stesso, il q uale, nel caso precedentemente studia t o ammise l'ca;istenza di un a encefalite prima dell'organizzazione della co rtc>ccia in organo psico-motore, en cefalite ch e aveva int eressa to p rima e p iù in tensamente l 'area motrice d estra, per cui q uella sinistra ha dov uto s upplire governando anche la motilità dol lato oppost o m ediante il fascio piramida le in crociato e la moti lità del proprio lato mediante il fnscio di Bia nchi e d '.àbundo. In seguito l'emis fero destro, guarita l'encefalit e, ha acquistato anch e esso una certa funzione, ma a vendo g ià le fibre del fasci o piram idale i ncrociato su bito in q uella m età, per ìl procésso p atologico pregresso, un cer to arr esto di s vi luppo, con a umen to compensativo delle fib re del fascio d i Bianchi, si han no anche da quel lato i rnoY imenti associati . Il Norsa noi l!JlO ba pubbli cato un a ltro caso di sinci nesia volitiv,, com pleta e r eciproca degli a r ti superior i, con maggiore schia,itù dei movimenti de lla met:\ destra in un individuo di :16 an ni, che a 9 mesi cube a soffr ire, pare, di mening ite con sopore p rolungato per due ;;iomi, e fondandosi sulle recenti ricer che del Mingi1zzini, il qua le ha dimostrato che la mielinizzazione della mnssimo. par te delle fibre del corpo calloso av\•iene d:il 8° al 20, mese di Yita, c r itica la t eoria dell'A. ed omette l'ipotesi che u na lie,·e encefolite a bbia colpito al !'.)0 mese la corteccil\ dcll' cmisfcrn sinistro del suo soggetto in csmne, por modo ohe trn.nsitorin.meole l'emisfero destro a v rebho go\·emato per le vie commc>ssurnl i intcremisferic he anche i movimenti doll'nrto destro, e queste v ie 1iiù sviluppate e p erl'i e sarebbero inoltre diventa t e facilmente pmticabili per gli s t imoli del l a to r bana to, onde i mo1·imenti a ssociati. ?ifa tale ipo tes i è basata s u ricerch e an a t omo-patologiche clie finor a sono mancate, nè s i può ri tener e ch e la m ieli n izzazione delle vie commessurali inter emisferiche sia a vven t1ta in 2 giorni, e nemmeno a lunga scadenza dal la lesione cer ebrale. P erciò l'A., pur e ammettendo che la s ua ipotesi non spieg 1i la sincinesia del primo ca so ora r iferito, per il q ua le è a datta bile la t eoria d el Sou ry che s uppon e l'es istenzn di u n' anomalia e reditaria del cervello, con clude c he detk1. ipotesi resis te a n cora alla cr itica del N orsa e serve a s p iega re quas i tu tti i pochissimi casi dj sincinesia, che fi nora si conoscono, compreso quello del Nor sa stesso. C AS ARlNI.
R. SANG UIKETI. - L"laaonnla dei palcopatioi. Ricerche quantitatlvè delle sostanze purinloha. - ( Rivista d i patologia nerrnsa e mentale, fase. 10, 19l~). L'A. ha preso a s tudiaro l 'insonnia , informanJos i al concet to che essa possa rappresentare un'autoi1:t ossic:1zione, concet to che trova maggiorment e la sua facile applicazione nell'insonnia n ervosa, dove n on possono invocarsi altre forme d'alterazioni, o locali o generali, n elle quali il d isordine trovi conveniente spiegazione. L'insonn ia può essere determinata tan to da un'eccitazione diretta dei ceutri nervosi (compressioni, disordini ci rcolatorii, eccitazioni dolori6che), che da una eccitazione indir etta portat a, sia per la via dei n ervi, cume per quella del sangue. La forma d'insonnia , che ha p reso a considera re l'A., entra fra le alterazioni en· dogane della crasi <lei sangue, pre ndendo come causa le anomalie del r icambio, alle qualì si <là come base l'alterazione di secrezioni interne e di attività elabo· rati ve di speciali t erritori collulari. Fra le sostanze che agiscono come stimolanti d ell'insonnia trovasi in prima linea il cosi detto gmppo puririico, al quale appar· tengono le s ost anze del grnppo caffe ico, che hanno più spiccata tale caratter i•
RIVISTA DI XEVROl'ATOLOG IA
761
stica propriet,\ : sostanzn. madre è la purina, dalla. qunle derivano tre categorie : le aro inopurine, le ossipurine e le metilpurine, che si t rovano iu parte naturali nelle droghe ed anche nelle urine dove passano come trnsformazioue delle droghe ingerite : anzi la q t1asi totalità delle basi pu1·iniche 1lelle urine, escluso l'acido urico, è rappresentata da xantine metilate, che derivano dalrallontanamPnto di gruppi metilici delhi caffeina. e teob1·omina dei nostri alimf'nti. L'A. ha comio.iiato le esporie1ne su di un malato affetto da una f'o1·ma maniaco- deprcs~iva. cho presentava al più alto grndo l'insonnia nervosa, ùeterminando la c1ua11tità. di a cido urico e di basi puriniche col metodo di Kriigor e Schmidt, e ne ha constatato un sensibile aumento. dato il gent>re di alimentazione> mis ta e po,,era di nucleine, cui il paziente era stato sottopo~to. Ora, ia;e realmente sostanze purin icho erano interessate nel mantenere l'insonnia, somministn,ndo agenti cho tenùes-;ero aù aumentarne l'eliminazione dall'organ i8mo, do,·eva del pari risuh,u-e modificata la manifestazione pn.tologica r ispct t.iva. In fotti, in seguito a l"omministrnzione giorni\lic:ra di un 11nti11rico, l'mformo nel primo giorno non risentì effetto, ma nel secondo giorno dormì tre ore e nel terzo sette. li mejic111nenlo fo so~peso nd ·1°, 5°, li" giorno d'esperiu1ento, nei qunli l'inf,,rmo, dando noia, ebbe il clornrio e la morfina; mit, fatto singolare, 11011 si calmò, nè dormì ; in questi tre giorni l'anali,-i rivelò cifre molto basso di acido urico e d i basi. Nei giorni suc!'<'Ssiv i l'individuo r iprnse i l sonno completo, che continuò anche dopo cessata la somminisl.rnzione del medicamento. con un certo miglit1· ramento e.idente dc:lle condizioni ps ichiche· Con le osservazioni fatte l'A. ò indotto a spiegare l'insonnia nervosa comf' un'autointossicazione, il che è confermato anche dal criterio terapeutico, perche appt'na si ò somministrata un.a sostnnza antiurica, In quale mentre è sprovvista di potere ipnotico, esercita una spiocatn azione nell'Ellimiuazione dei prodotti della ritardata oi:sidaziooe nel ri cambio, si e nota to la scolllparsn dell'insonnia e in~ieme miglioramento dello stato ps ichico generale. Un altro fatto r iscontrato dall'A. è la forte ritenzione d i ac ido ul'ico e di basi puriniche che si ebbe nel periodo della somministrazione di ipnotici comuni, ritenzione che andò unita ad una magg iore irreqnietczza ed inson11ia, e questo di mostra chiaramente come coi rimedi sintomatici in 1.1so si raggiunga l'effetto, 110n solo a traverso una depressione tossica del sistema nervoso, ma con eyentuale avanzamento dello intossicazioni interne esiste11ti, contribuendo per tal modo a man tenere e ad aggravare la m,ilnttia, ed appare sem prn più chiaro il Vlln· tagg io di una terapia che colpisca l'origine del veleno o almeno ne favorisca ]'al· lontanamente dall'organismo. CASAmNr.
RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE '8ul metodi biologloi dlagno•tlol e ouratlvl del carcinoma· - (Deut. M ed. Woch., n. 2 1 1912). La reazione antitriptica, di Freund Kaminier e mejostagminica rappresentano metodi moclerni diagnostici. La prima si osser~erobbe n til 93 p. 100 dei casi con un aumento del potere anti t riptico e quand ~ questo fatto s i manifesta dopo la
762
RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE
operazione in persone bene nntrito e robu<ite lascierebbe temere, con molta probabilità, la recidiv.", mentre se esistono processi intercorrenti suppurativi, oppu re se i soggetti souo emnciati e cachettici a ll ora il suo s ignifie>1.t.o sarebbe mol to dubbio La reazione d i Freund Kaminier è basata sul fatto cbe le cellule carciuomatose vengono disciolte (uel 66 p. 100 dei casi) dal siero normale e non dal siero carcinomatoso (nel Si p. 100 dei casi). Essa merita conferma. La reazione mejostagm iuica consiste in ciò che il siero dei malati affetti da tnmo1·i maligni, messo a contatto con l'estratto dei tumori, presenta una diminuzione della tensione super6ciale. Questa si rileva collo s talla gmometro del Traube n el 73 p. 100 dei malati. Dal lato rurati vo troviamo divers i tentativi di immunizzazione attiva (LayJen, B lumel\thal, Debet e Pinkus) consistenti iu iniezioni di estratti del tumore e par ecchi a lt ri metodi basati sulle proprietà anticaroinomatose di speciali sostanze come il siero d i embrioni di topi, l'estratto splen ico (Briche e Borrel ), di cellulo epatiche (Minhaelis), di timo e di tiroide (Fo•Jrlerton), di feto umano !Pink ns), di piocianina. (\Vhlentrut), di ad renalina ( Reicher), di a.utitumina (Oestreicb), di mesotorio, ecr.. L" Autore sarebbe arrivato alle seguenti conclusioni: 1° ne,;snn metodo di esame a base di sieri può ven ire accettato come capace di r endere più precisa la diagnosi di carcinoma.; 2° la reazione antitt·iptica e In mejostagminica possono rappresenta re un certo aiuto per la diagnosi di carcinoma solo in date circostanze tenendo calcolo dei fatti ch imici. La reazione autitri plica può giovare per la pt·ognosi di recidirn. dopo una operazione radicale ; 3° l'indicazione delle operazioni per recidiva sono soltanto l egittime quanùo i fatti di recidiYa s i S\·olgono es<'l us ivamente nel campo primario operativo; 4° l'operazione radicale del carcinoma. corrisponde esclusivamen te a d una operazione rettamen te condotta od i tentativi curativi non operatod debbono venire praticati soltanto nelle malattie non operabili per carcinoma. Contrariamente ni re~nl tati ottenuti fino ad oggi negli animali con esito favorevole, la cura per mezzo dei metodi immu nitari attivi non risponde per l'uomo. Anche altri metodi di cura pmticati con successo negli animali come quelli con la piocianiasi, con l 'adrenali na, con l'estratto timico e con l'antittùnina sono riusciti inefficaci . TmELJ,T.
Sull'attuale trattamento delle atenoal oloatrizlall gravi dell"eaofa.go. - ( Renie <le chirnrgie, 10 agosto 1912, u. 8).
S,1 naos e A L,ULARTEn1E. -
Le stenosi esofagee dette incurabili coi metodi antichi (ca:teterismo e dilatazione rotrogada per via gastrica) hanno ora, coll'adozione dei metodi chirurgici combinat i colla endoscopia, un pronostico nssai meno grave. Gli Autori riportano 2-i loro osservnzio11i ripartite uel seguente modo: 1• categoria - 3 casi di dilntnzione semplice senza manovre esofagosco• piche; 2" categorii, - 7 casi d i dilatazione semplice con manovre esofagoscopiche; S" categoria - 8 casi di gastrostomia con consecutiva clilatazione e manovre endoscopiche per via buun.lo, o gastrica, o per ambo le vie; 4n categoria - 2 casi di gastrostomia e d i esofagostomia interne con consecutiYe manovre di dilatazion~ per la via boccale o gastricn ;
RIVISTA DI CHIRUHGIA GENERA LE
763
6° categoria - 2 casi di gnstrosto1uia, esofagostomia esterna, e m11novre en1oscopiche per le vie gastriche, boccale e cervicale ; sa categoria - 2 cns i congeniti. Dopo aver descritti e discussi esaurientemente i vat·1 processi operat?ri, arrivano alle seguenti conclusioni : 1° il trattamento dei restringimenti ciciitriziali gravi dell'esofago è assai migliorato colla introduzione nella pratica corrente d ella endoscopia semplice, o combinata ad interventi chirurgici veri e proprì, come l'csofagostomia esterna e la gastrotomia; 2° il solo esame esofagoscopico permette assai spesso di sormonta.re la ste. nosi e di facilitare la dilatazione progressiva; 3° la gastrostomia è indicata: a) come operazione d'urgenza uei casi di restringimenti compatti e forti con impossibilità nll'alirucntazione e cachessin progressiva.; n elle complicazioni esofagee settiche, sia prim itive, c ha dovute ad a ccidenti consecutivi n.l catetc:rismo, od all'esof'agoscopia; b) come operazione d'opportunità uei restring i111enti che non cedono alla semplice dilatazione e dopo lesioni da mano vre esofagoscopic hc. La gastro.stomia è nllora il primo tempo di manovre complesse, come la es ofagoscopin e la dilatazione retograda, o la dilataz ione con filo sonza fìne; 40 la dilntnzione retrograda con tubo di gomma elastica, o con filo sen;rn fi ne è il procedimento di scelta tutte le vol te che, dopo la gnstrostomia, la dilatazione boccale non diviene facile (non cessando lo spasimo). Con tempo e paz ienza questo procedimento permette di dila tare convenientemente e col minimo l'ischio anche nei cas i estremamente gravi cd e3tesi; 6° l'esofagotomia interna è indicata. rarissimamente e solo in certi casi speciali, come in quelli di stenosi mcmbranoide fortissima ed a trag itto llS~ai breve; negli altri casi è una operazione daunosa e inefficace ; 6° l'esofngos tomia esterna alla parte inferiore del collo è indicata dopo la gastrostomia nelle stenosi r ibelli medio toracir. hc estese. Ess a ò seguita dalla dilatazione progressiva per le vie s uperiore cd inferiore. Cosi regolata dà ottimi risultati. L'esofagostomia esterna combiuata alla gastrostomia si npplica a quei casi fino ad oggi ritenuti come trattaLili con operazioni t ranstoraciche, o colla fonunzione di un esofago cctopico sottocutaneo. TntELLI.
Dott. FEDERICO Gir, A c:EOEDO med ico militare in 2°. - La. cura. 4elle ferlte. Applloa.zlont del etero antlatreptoooooloo - ( T:ivisla ile Sa,iiclad militar, ·M adrid, n. 18, 1012). L'A. fu indotto a scrivere quest'articolo dai brillanti risultati ottenuti in sei cnsi di f erite d'arma bianca e da fuoco dalle iniezion i di sit'ro antis treptococcico. 1° caso. Ferita della coscia, profonda circa o tto centimetri estesa un centimetro, situata nella regione postero,esterna. e media. La ferita. era accompagnata. da tale emorragia, che quando l'A. giunse presso il paziente, questi era in istato di sincope completa. Iniezione imtnediat,i di 600 grammi di siero fis iologico caffeinizzato, seguit.a dall'intc,rvento chimrgico. Date le condizioni in cui s i praticò l'operazione e l'imponente emorragia, si poteva prevedere un'infezione. Furono
764:
IH\'ISTA DI C'HIRl"RG IA GEXERALE
iuiettati 20 centimetri cubi di siero an t is tre ptococcico: assenza di f eb brt-, guarigione per primam. go caso. Ferita J i pngnalA alla regiooe lnter,de sinistra del torn.r.e, quarto spazio intercostale, penetrante in cavità, con lesione del polmone, emottisi, traumatopuea, pneumotorace, ecc. l\!cdicazioue a settica, morfina, riposo: iniezione d i di 20 ceutimotri cubi di siero antistreptococcico il primo giorno e di al tri :?O il secondo giorno. Rimo,.ione della medicatura al ter;,;o giorno: lcggiera di.~pnea, me· di ocre en(i;;emn, ferita rimargi nata. Al diciottesimo giomo, l'infermo può considllrar~i come guarito, sen,.:i pneumotorace. {As;;Pnza di febbre). 30 caso. Estra,1;ione d'un proiot t ile situato n el ginor.chio sinistro : iniezione di 10 centimetri cubi di siero. La forita guarì ,,e1· prilnr11n ( à <isenza di fobbre;. ,I,•> caso. Frntlurn cornpletn. e e~posta d~lln tibia destra per ca,luta da candlo. :.\ fodicaziono co11Ye11 icnte o iniezione di ~O centimetri cubi di siero antistrepto· coccico Guarigione della ferita p e,· primam ; co11~ol ida1.ione perfetta della frattura in quaranta giorni con integrità fum:ionale completa dell'arto. (A>'-.enza di feùlire). 5° coso. Ferite multiple alla mano e al l'avamb raccio sinistro (da c,plosiooe). l ngros30 1\ll'i11tenneria nel decimo giorno d,:d traumatismo. L e feri te passa\·ano l'arto da parto n p!lrto; principio di cancrena ; estremità in feriore del cul,ito allo s,'opei·to. Guarigione in trenta giorni, senzn suppurazione. (A.s,onza. d i febbre). G0 caso. :Ferita d'1Hma da fuoco (probabilmente un fucilo di \"Occhio modello) penolrnnte !lella regione precordiale in corrispondcn7.R degli spazi iotercost~l i d i sinistra. Foro d'uscita nella regione latomie do! torMe. Intensa anemia per emorrngia molto profus!l; dispnea eccentuatissima (t:iO r.) ; polso fil i formo; emottisi , trnumatopnoa. eo ti.~emR esteso al collo, al tornea e all'addome; pneumotorace destro, gorgoglio e rn.ntoli consonanti al polmone destro e sfre1'amenlo pleurico a ll'ascoltaziono. Tompernturu 39° il primo giorno: iniezione di 30 centimetri cubi d i siero nntistreptococcico. Il secondo giorno, npiressia: s i iniettano Rltri 20 centim13t.ri cubi di siero: diminuzione della dispnea e dell'enfisema; scomparsa della trauma to pnea. Il terzo giorno, 10 centimetri cubi di siero antist reptococcico.' Il quarto giorno si sospendono l o iniezioni, essendosi verificato un notevole miglioramento. L'ot ta\·o giorno. l'infermo è fuori pericolo: assenza cli d ispnea; polso ancora un po· debole per In grande emorragia traumatica; i sogni dell'nscoltazione tendono a dileguars i ; v'è discreto appetito. Durante il periodo di maggior g ravità, si ri corse ai calmanti; alla morfina, ai fomenti, allo. caffeina, al vino ; all'estratto ci.i carne, al latte e al brodo come a limento. (Non si ebbe pneumonite trau matica). Dal suesposto l'A.. trae le seguenti conclusioni: 1° Che, il siero antistreptococcico è efficace in tutte quelle ferite, in cui è da temers i un processo infiammRtorio infettivo. È, perciò, un medicamento preven t ivo per eccellen7.a. 2° Che nei cas i in cui è sopravvenuta l'infezione, contribuisce a renderne favorevole il decorso. 8° Che dovrebbe trovars i in tu tte le farmacie portatili dei Corpi di truppa in campagna, per essere applicato nelle gravi ferite. 4° Che non produce alcun effetto dannoso s ui reni, come fu dimostrato da i sei casi riferiti dall'A.., nei quali si constatò perfetta permeabilità renale e assenza d'al bumina nelle orino
E . T.
RIVISTA DI cumonGIA GENERALE
765
Capitirno med ico E:rnrco P om•o:-1. - Studio sperimentale e ollnloo aopra l'applloazione dl un appareoohlo emoatatloo speciale. - (Il I'oliolinico, sezione chirurgica, voi. XIX, 1012). Nel mio lavoro non feci che acc'3nnare ai vanta~gi dell'emostasi, ricordando appena come dai mezzi più semplici e poco rispondenti allo scopo si sia oggi giunti a possedere quanto di più perfez.ionato si fosse pot.uto desiJerare anche su questa bmnca tanto interessante della chil'nrgia. Non mirava a qt:esto il mio studio, bensì a voler poss ibilmente r int racci1ue quali fossero le ragioni che obbligano a limitare ad una durata relativamen te breve l'appl icazione di un apparecchio emostntico oggi tanto in uso, sia nella chirurgia comune che in quella di guerra, qual'è quello Silvestri- Esmarch. L'apparecchio Sih·estr i-Es march, o il solo tubo clastico d'Esmarch come spesso si adopera, non possono permettere l'arresto circolatorio per un tempo sufficientemente lungo (4-5 o più ore), quale può essere richiesto in campagna o in guerra per il trasporto di un ferito in luogo lontano, senza fare incorrere nel pericolo di vedere insorge re dis turbi a carico del sistema ner,oso, specialmente ne lla motilità, talvolta gravi en insistenti: ond' è che in questi casi il chirurgo è, costretto a trattenersi dall'utilizzarli ed in modo 'l ualsiasi deve provvedere all'emostasi definitiva se non vuol perdere il ferito. È fucile comprendere come t rii procedimento qualcba volta pos,;a riuscire pericoloso, se il luogo ed i mezzi che si lianno a disposizione non sono adatti alla delicata e spesso indnginosa operazione. Le alterazioni che si hanno per effetto della prolungata applicazione dell'apparecchio Silvestri-Esmarch non sono dovute ad un unico ma a piu fattori, fra i quali i due più import~nti sono la mancata nutrizione agli elementi cellulari dei tessuti e la compressione sui tronchi nervos i principali, in quanto, presiedendo essi alle funzioni proprie di ciascun organo, ne regolano oltre l'attività anche il ricambio e lo stato nutritivo. A questi due inconvenienti adunque bisogna,a rimediare per pote re rnggiungere lo scopo. In quanto alla soppressa nutrizione cellulare, nulla si poteva fare, poichè è chiaro che, volendo praticare l'emostasi o arrestare un'emorragia, non si può fare a m11no di sospendere lo. circolazione. Le mie ricerche si volsero allora sull'altro campo per potor stabilire se una pressione s ui tronchi nervosi, appena sufficiente e non superiore a quel tanto che è necessario per arrestare la circolazione. poteva permettere ai tessuti una tolleranza maggiore alla mancanza nutritiva, evitando ad essi g ravi e durature alterazioni nella loro costituzione e funzione. Per poter ciò stabilire mi era necessario un mezzo che mi avesse permi,sso di controllare il vero momento in cui la circolazione veniva a manca.re. Non essendomi possibile ottenere ciò nè coll'apparecchio Silvestri-Esmarch nè cogli altri mezzi oggi in uso, pensai di far costrurre un apparecchio pneumatico graduabile il quale permettendomi di poter limitare la pressione alla sola necessaria. per ottenere l'emostasi mi dava agio di valutare, in uno alle alterazioni dipendenti dalla sospesa nutrizione, anche quelle dovute alla indispensabile compressione che deve forzatamente esercitarsi sui vari tessuti, specie nervosi. L'apparecchio è quello stesso di cui mi valsi in appresso per praticare l'emostasi a lla Momburg, e di cui feci cenno in una mia memoria .i nserita in questo stesso giornale nel fascicolo luglio-ugosto 1911: mi dispenso perciò di ripeterne la descrizione ed il funzionamento. Volendo praticare con esso l"iscbc,mia in un arto, prima di arrestarne la cir-
•
766
•
RIYISTA DI CHIRURGIA GENERALE
colazione, basta tener l'arto per 4-6 minuti sollevato, t rascorsi i quali esso è reso quasi completamente ischemico: se deve servire solo ad arrestare un'emorragia, si applica seni'altro al disopra del punto in cui il vaso è ferito. L'al'l'esto dell'e· morrngia in questo caso, la scomparsa della pulsazione radia le o dello pedidia ne ll'altro, ci indicl,erà il momento in cui devesi arrestare la ulteriore compressione sospendendo di maI!ld!Lre ttltra aria. nel tubo compressore. Dalle osservazio.ui fatte sperimentando su cani d i media taglia e per la durata d a un minimo di un'ora ad un massimo d i dieci ore, potei stabilire quan to appresso: 1° che tanto la temperatura interna quanto quella locale, col prolungarsi della durata dell'esperimento, vanno sensibilmente di minuendo; 2~ che tale abbassamento è gradualmente progressivo; però, a parità di durata., mentre la temperntnra interna diminuisce di soli tre gradi, nella locale si ha una diminuzione di circa dieci grndi. L'a bbassamento della temperatura interna, che certamente non si puè mettere in diretto rapporto coll'applicazione dell'apparecchio cosrittore nello stesso modo che si verifica per la temperatura lol'ale, ò a ritenersi forse dipendente da azione riflessa che si ripercuote sui centri termoregolatori. Circa la sensibilità, le modificazioni principali sono : 1 ° che e~sa non subisce alcuna alterazione fìnchè la durata della compressione non oltrepassa l'ora e mezzo: oltre questo tempo, va man mano diminuendo e dopo due ore si ha. completa anestei,ia; 29 che, dopo cessata la compressione, non tarda lungo tempo a tornare, ed ancbs q uando questa si fosse protratta per ben dieci ore, dopo mezz'ora si rifà normale. A cnrico de lla motilità. a vvengono invece modificazioni più accentuate e durat ure: essa infatti, mentre poco o nulla si a l t-era se la compressione non oltrepassa le tre ore, coll'aumentare dellR durata l'alterazione s i fa sempre pit\ pronunziata, fino a produrs i una pares i prima ed una paro.lisi poi, che vanno però gradatamente ed a bbastanza presto risolvendosi. Ora, se consideriamo che una compressione a scopo emostatico solo in eccezionali eventi dovrà protrarsi oltre le tre quattro ore e che, anche quando ciò dovesse occoner e, i disturbi che ne derivnno dopo venti giomi circa sono del tutto ,<;compars i, dovremo c,oncludere ch e la gravità delle alterazioni motorie non deve punto preoccuparci, a tteso il favoreYole risultato d efiniti ,·o. (Autoriass unto\
Dott. R. GA1101A Jhrn. - Un caso raro di ferita. d'arma da fuoco. Corpo ea.tran eo nella lingua.. - (C,·vnica médico·quirurgica de la Habana, n. 16 del 1012). On giovane d i Ul ann i, mentre era a caccia, lasciò cadere a terra la carnbina l\fnuser cl1e porti\ \'a ad armRcollo, ed e~sendo parti to i I colpo, q uesto lo ferì alla pnrte sinistra dell'insen:ione del labbro inferiore, con perdita d i due incisivi e del can ino corrispondenti, di cui alcuni frammenti vennero ei::pul~i, in parte su • bito e in pnrte ne i giorni successi\'i. Il proiettile n on fu trovato; e il giovane su ppose che ess o fo.~se stato espulso immed iatamente insieme coi frammenti de i denti rotti; ma tale supposizione non era fonda ta su a lc una osserva1.ione positiva. Oltre alla perdita dei denti, l'inl'er mo riferi che er11 p u re stata ferita la lingu1t; il ch e fu couferm:ito da i medici che gli prestarono i pri mi soccorsi; ma uè questi medici nè quelli c\Je lo curarono ulte riormente si accorsero che nella lin-
I
RIVISTA. DI CHIRURGIA GENEHALE
767
gua erano inclusi uno o più corpi estranei. Tnnto la lesione del labbro quanto quella degli alveoli si cicatrizzarono pres to; mentre la ferita della lingua, lungi dal cicatrizzarsi, persistette per parecchio tempo; finchè il paziente si recò a consultare l'A. tre mesi e mezzo dopo il traumatismo. Facendo sollevare l'apice della lingun, l'A., osservò nella parte inferiore sinistra della sua porzione libera una ulcernzione fistolosa da cui, alla press ione, usciva una goccia di pus: inoltre, comprimendo fra le dita la s tessa èstremità linguale, avverti una durezza nella metà. sinistra. Che si trattasse d\m indurimento puramente infiammatorio gli parve poco probabile: supponendo, invece, che fosse incnrcei·ato un corpo es traneo (proiettile o frammento cli dente) nel fondo de l seno fistoloso. esplorò q uest' nltimo con uno s pecillo ottuso, che fece capo in una cavità, la quale si estendeva ind ietro, in dentro t\ in a l to, senza dare la sensa zione di alcun corpo duro. Avendo tentato -di penetrare più innanzi collo speci llo, l'A. ne fu impedi to dal dolore vivissimo accusato dal paziente e dalla mio,iccia d'un deliquio; per la q unl cosa, avverti la famiglia dell'opportunità di ricorrere alla narcosi clorof'ormica per fare un es ame completo e per estrarre il corpo estraneo, se l'esame avesse coufermnto la diagnosi. L'atto operativo è descri t to nel modo seguente. Allo scopo di evitare l'e morragia, l'operatore npplicò una pinzetta fenestrata io modo che la parte lesa r imanesse compresa fra gli anelli di entrambe le valve. Fece uso di vari specilli sen1.11 risulta to; finalmente ricorse a un di latatore metallico fino ma robusto e, con un piccolo C'ucchiaio, esportò una certa quantità di tessuto fungoso dal seno posteriore accennato dianzi. Diretta l 'in\'estigi.ziono verso la parte anteriore, riusci, dopo replicati tentati vi con uno specillo, a percepire un punto duro e scabro, che egli estrasse e che cougisleva nella corona d'uno dei donti incis ivi, i cui frammenti, con,ertiti in proiettili, erano penetrati nella lingua. L'operazione fu quasi esangue e terminò colla cautflrizzazione della cavità con uua soluzione di cloruro di zinco all'l p. 10, seguita da un leggiero tamponamento con garza. E T.
Cnra delle fratture delle falangi d elle dlta (Alti dP.l I li Congresso medico iulernazionale cli Dusseldorf', 1912j.
M. S-rASSE!\. -
Fra le comunicazioni inerenti al tema generale dell'importanza dello cure funzionali precoci sull'esito delle lesioni da infortunio, trattato ampiamento al Con· gresso di J)usseldorf coll'intNveuto di vari Spl'cial isti d<"lla materia, quello del dott. Stassen, medico del dispensario deg li infor tuni del lavoro a Mon tl·gnée, s ulla cura delle fratture delle fal;,ngi dl·lle dita, merita uno spec:iale esami' per il fa tto che det te fratture appartengono a quelle lesioni che !.ono spussissimo sconosciute e che talora, con grande sor presa del medico pratico, inducono delle rigidità e delle anchilosi irrimedia.oili, sopratutto quando esso non sono c urate couvPnientemente. L'A. comincia dal comln1tterc la cum di tali Je~ioni coll'innnobilizr.azione del dito in estensione, poichè con tale procedimi'nto, non appE:ua si aboia un po' di dislocamento, si ottengono delle consolidazioni viziate, con fenomeni dolorosi o anchi losi delle a r ticolazioni vicine, e ritiene che det ta immobilizzazione sin. nella maggior parte dei c11si di fra ttura di falange un non seoso anatomico I nfatti, da ta una frattura di falauge alla parte, mediana se esaminiamo l'azione de i diJfe• renti muscoli delle dita sui frammenti, vediamo che i tendini dei muscol i interossei,
768
RlVISTA DI CHIRURGI.A. OEXERA.LE
che si inseriscono alla faccia posteriore Jella metii pross imale della falange, mettono in flessione il frammento prossimale del la falange, mentre il frnmmento distale irip:iarrà fisso in estensione per l'azione del tendine estcnsorr, le cui fibre si attaccano allR. bnse delln falangina e alla falangetta., e quindi l'immobilizzazione in est1.>nsionr non farà che riprodurre con g rande fa c iliti\. la. deviazione inJo t ta dalla frattura. Per imp.,~ ire la consolidazione dei frammenti in posizione viziata, l'A. consiglia di mettere il frammento distale nel prolungamento del frammento prossimale deviato, od in nitri w rmini, di ponr il dito frntturn to in flessione e fi ssarlo in questa pos izione. QuL•sto metodo, già preconizzato ,tal Pteiser, dal Claman, <lai Jottkowitz, consiste nel collocare sul palmo della mano un rotolo di ovatta. fortemente compressa, sopra cui si appoggiano tutte le dita sani! chiuse, come il d ito frnttu.rato, la cui estremità è sottom<:ssa alla trazione; quindi il pugno è chiuso in una fascin,tura che s i toglie ogni otto giorni o più spesso, pe1· permet tere alle dita sane di muoversi, per evitare l'anchilosi. Dopo tre settimane la frattura è consolidata senza ,leviazione, e la mano ritrova l'integrità dei suoi movimenti. Con tale procedimento però l'A. ba uot.ato che non si può sempre evitare a liVl•llo dell'articolazione falango-falangina un certo grado di ar·trite secca, consecntivR. all' immobilizzazione, alla quale il rlito fratturnto è so~toposto. Perciò ha modificnto il processo nel 1110:lo seguente: Lo stc-sso giorno dell'infortunio egli si sforza di ridurre, se è necessario, la fratturo. della falange e pone sul palmo della mano un po' di garza assorbente, quindi colloca tutte le ditn in flessione completa e ve le mantiene con una compressa umida o una fasciatura. Il g iorno dopo, il ferito ritorna alla visita, e, tolta la me,licazione, è invitato a fare colle dita ,lei movimenti passivi ed attivi di flessione ed estbnsione: quindi la mano è col· locata in un bagno di aria calda per ::!O minuti, e poi i muscoli della mano e dell'avambraccio sono sottoposti a massaggio e nll'elettricità.. Al momento di lasciare l'ambulanza, il ferito riceve una doccia ca.Ida e finalmente gli si rimette, fino al domaoi, il dito in flessione completa in una me,licazione umida. L'A. riporta una statistica di S-.1 casi di fratture di falangi delle dita, tutte controllate coll'esame radiografico. Otto di queste sono state curate coll'immobilizzazione delle dita in estensione per 10 giorni, poi col massaggio e la mobilizzazione, ottenendosi tre guarigioni perfette, tre consolidazioni viziose e d ue insuccessi, col dito rimasto in estensione al livello dell'articolazione falango-falangina. Tre casi furono curati coll'immobilizzazione delle dita in semiftessione, con trazione all'estremità. del dito fratturato e mobilizzazione delle ·dita sane dal 3° giorno, e si ottennero due guarigioni complete. Finalmente ~3 casi furono curati colla fa. scia.tura delle dita in flessione completa, massnggio e mobilizzazione da.] giorno dopo l'infortunio, e si ebbero 21 guarigioni funzionali perfette e 2 risultati di 1mmobilizzazione in semiftessioni, in soggetti però che si presentarono tardi alla cura o la seguirono irregolarmente. · L'.A. conclude che la cura delle fratture delle falangi colla medicazione umida delle dita in flessione e con massaggio, e mobilizzazione attiva e passiva. dal giorno dopo l'infortunio è la migliore i11 confronto delle altre, per la sua semplicità e pei risult ati che apporta, tanto dal punto di vista anatomico, che funzi onale. Inoltre essa non reca dolore ed esercita una benefica. inftuenza sul morale dell'infortunato, poichè, potendo q ue!'lti manovrare subito il giorno dopo l'accidente le dita colpite, ha la coscienza. di intervenire, in parte personalmente, nella cura della ~ua lesione, e diventa cos i un prezioso aiuto del medico per la sollecita guarigione. CASARINI.
76~
RIVISTA DI OTO-RINO·LARINGOJATRIA Ricerche a ulla batterlemia In oto-rlno-laringolo(Alti del XIV Congresso della Societìi italiana di laringologia, ecc. -
C. CALDERA (Torino'. -
g la. -
Siena, ti p. Editrice S. Bernardino, 1912, pag. 33). Essendo noto che in m0lte forme morbose (tifo, si61ide, osteomielite grave, ecc.) vi è batteriemin, e rammentata pure dall'A. la frequenza delle complicn,zioni gravissime locali (endocardite) o genera.li (setticopicemia ) in seguito ad angine, Caldera ba fatto una serie di ricerche in varie forme di malattie dell'orecchio, della gola e del naso, per accertare se io esse si verifichi pure uno stato di batteriemia. . Questa fu la tecnica seguita : previa applicazione di laccio elastico al terzo superiore del braccio, disinfezione della cute con pennellatura di tintura di iodio (nel caso di marcata sporcizia, preceduta da pulitura. grossolana con olio essenziale di trementina, con alcool), il salasso delle vene ern praticato mediante puntura ed aspirazione con un ago di medio calibro innestato ad un siriuga di Pra• vaz, p reviamente sterilinato con la bollitura. Il sangue, estratto colle debi te ca utele di ase psi, nella q uantitii di 1 centimetro cubo, era portato in boccette E rlen!lle~·er, della cnpacit/\. di 160 centimetri cubi, e contenenti circa 70 centimetr i cubi di brodo sterile; dopo 2!--LS ore d i termostato, le culture del sangue erano esaminate microscopic1uuente. L'A. inoltre allestiva pre parati microscopici di controllo colla secrezione patologica degli organi nmmalati. In 21 casi di affezioni di gola così esaminati (18 di peritonsillite flemmouosa, 1 di angina pseudodifterica, 1 di a,;cesso tonsillare, 1 rli ton~il!ite lacunare) risultò mancante lii batteriemin; e pure mancante in 1 caso di otite media, in 45• giornata dall'inizio, con febbre, cefalea, note di nistagmo e paralisi dell'abducente unilaterale (sindrome d i Gradenigo), in 1 caso di otite media purnlonta cronica, datante da due anni, ed in 1 caso di otite media purulenta acuta con miistoidite. Invece in 1 caso di otite media ac1]ta, datante da 16 g iorni, con tumefazione preau r icolare e temporale, nel sangue si a ccer tarono numerosi diplostreptococchi, ed in 1 caso d i foruncolosi ed eczema del condotto uditivo, datante da più di due anni, si isolarono dalle culture del sangue degli stafilococchi purì. I n d ue casi di ozena tipico, l'esame culturale del sangue fu negativo. Risu lta q uindi che, nelle otopatie, si p uò assistere abbastanza facilmenre ad uno stato di batteriemia semplice, senza sintomi gravi. Per la. cui spiegazione, l 'A. a mmet te la supposizione che, nelle otopatie, essendo i l pus com p resso entro a cavità. ossee, a pareti non distendibili, sotto la pressioue centrifuga dell'essudato, questo venga riassorbito in situ e che quindi « può darsi che fra i leucociti riassor biti nel circolo ve ne fossero taluni carichi d i germi fagocitati n-el focolaio purulento e che t ali germi non d is tru tti, ma attenuati, siano st:i.ti l asciati liberi nel sangue ~. È dimostrato s perimentalmente che i fagociti, pure inglobando i germi, uon sempre sono capaci di distruggerli, si dn agire in tal caso dn. traslatori di germi patogeni. 49 -
Giornale di medlci,!a militare - Fa se. X.
770
.
RIVISTA DI OTO·RIXO ·LARINGOIATRIA
Conclusione: ~ Eccezionalmente le affezioni tonsillari danno luogo a batteriem ia, e nei casi in cui i germi penetrati dalle tonsille raggiungono il circolo, in• sorgono fenomeni di reazione generale organica, di setticopioemia; invece è relati vamente freqnente la presenza di batteriemia semplice in casi di affezioni auricolari anche non gravi, per cui tale fenomeno non ha alcun valore prognostico infanst-0 o. BALLA. I . L. C11.1.STANO. - L 'oreoohto e la detonazione. Rivista sintetica. - (Archìves
de m édecine namle, l!J09). L'autore, dopo aver accennato agli studi fatti in questi ultimi anni intorno alle consP.guenze della detonazione sull'organo dell'udito in rapporto al perfezionamento delle armi da fuoco attualmente in vigore negli eserciti, illustra sessanta casi da lui stesso osservati su marinai artiglieri, casi che gli dànno il modo di enunciare certe idee e certi apprezzamenti, che altri potranno dopo di lui controllare. In un primo capitolo passa in ri vista gli accidenti, che possono verificarsi in seguito a forti detonazioni sull'apparecchio uditivo, e li classi6c:i nel modo segueute: 10 Lesioni del timpano; 2° Lesioni della cassa; 3° Commozione labirintica; 4• Disturbi diversi del sistema nervoso; 6° sordità. ad evoluzione lenta e cronica. Lesioni del timpano. - Accennato alle semplici iperemie e ai piccoli stravasi interstiziali che può presentare la membrana timpanica, quando la forza della detonazione, che agisce sopra di essa, sia poco considerevole, l'A. cita 1 7 osservazioni, in cui venne lesa, delle quali 13 con rottura, guarite de l tutto o migliorate in gran parte s in. organicamente che funzionalmente; n. 8 di rottura timpanica e commozione labirintica con esito infausto dal lato funzionale, ed una di scollamento della membrana in alto e posteriormente, guarite in modo perfetto contrariamente all'opinione di Jacob e Zestest, i quali affermano tali lesioni difficilmente curauili. Sia la rott ura come lo scollamento, se possono essere favoriti da cause patologiche pregresse, pure possono manifestars i anche s u soggetti ad orecchi integri e san.i. Hiassumendo i sintomi, egli osserva che il dolore è pil'l spesso annunciato brusct>.mente, quasi come una sensazione di scroscio, che talora, stante il rumore della detonazione, non viene subbiettivarnente 1wvertito dall'individuo : spesso il dolore ò rnediJcre o nullo. Poi possono sopraggiungere dei fischi o anche dolle vertigini in rapporto alla maggiore o minore commozione labirintica. L'emorragia all'e~terno sembra eccezionale, g iacché su 33 casi osserva ti, rappresentanti 2:3 rot ture, non Ye1me osservata che tre volte. L'esperimento di Valsnlni, r iesce positivo qualora In piccola lacerazione non sia chiusa da un coagulo, o non esistn. ostruzione della tromba. La rottvrn si presenta o ovale o rotonda, di dimensioni varianti, prei'~ril>ilmente dietro il manico del martello. L'esame funzionalo dà risultati differenti secondo che 1'orecchio interno è rimas to pi1ì o meno estrane o a,J traumatismo. Circa il decorso della feriti\ l'A.. ha osson·a~o h facilti tendenza ali' infezion e; se invece questa non inlervienE', essa guarisce in uno spazio di tempo variante da pochi giorni n. quattro settimane con segni di c ic1ttrice più o meno 1tppariscenti. Lesioni. della cassa - Le manifestazioni dell'orecchio medio in seguito a d e tona z ione consislono sin in emorragie ,:be in disturbi infiammatorii. La detonazione inol tre suole ris \·eglinre in certi s<•ggetti, in precedenza colpiti da otite e poscia g uariti, il processo morboso antico con o senza secrezione. L' A. cita undici
RIVISTA nI OTO·RINO•LARINGOIATRIA
771
osservazioni, di cui due con emorragia della cassa, sei con fenomeni di otite e t re con fatti di risveglio di processi morbosi già sopiti. Sì l'emoriagia che l' infiammazione dipendono secondo l'A. spessissimo da una lesione delle catene degli ossicini. Commozione labirintica. - L'A. ne distingue tre forme : leggera, media, grave. L'inizio è per tutte tre uguale: una sensazione, cioè, di scossa violenta accompagnata a fischi disaggradevoli e forti e a sordità unilaterale o bilaterale pi:; o meno complete. Salvo debi te eccezioni, la voce media a breve dis tanza è sempre intesa, l'orologio non è sentito per via ossea, bensì generalmente al contatto del condotto uditivo: Rinne ò positivo, Schwabacb accasciato, \.Veber lateralizzato al lato meno colpito. Allo specchio, solo un certo grado di iperemia limitata al manico del martello. Nei casi leggeri e medi gli accidenti si attenuano e scompaiono nello spazio di pochi giorni, in quelli gravi possono persistere settimane e mesi ed anche condurre il colpito ad una sorditi\ definitiva per l'atrofia e la sclerosi degli elementi funzionali. Media o grave, la. labirintite può condurre a disturbi soggettivi variabili e strani: si può avere la sordità per certi suoni, e l'A. riscontrò prevalentemente la diminuzione per i suoni acuti: talora anche si può avere un' iperacusia uditiva persistente più o meno. Di1Jturbi del si:;tema nervoso. - A cagione delle vicinanze del centro dell'VIII, Vll, X, XII paio nonchè di quello vaso-motore si spiegano facilmente i disturbi nervos i dopo la commozione da detonazione, controssegnati talvolta da contrazione dei muscoJi del viso, da vertigini, tachicardia, angoscie, tendenze alla sincope, paralisi oculari, nausee, vomi ti, disturbi digestivi diversi, ed anche, come conseguenza della commozione da detonazione, può insorgere pure una tipica nevrosi traumatica, appunto per delle zone istet·ogene che trovano sede particolare nei dilfet·enti segmenti dell'orecchio, specie della cassa (Lichtwitz, Gradenigo, Chavanne). Sordità a . decorso cronico (so rdità professionale). - L'A. osserva che, nella marina, tra i vecchi artiglieri ve ne è un gran numero duri di orecchio; però egli non crede che possa trattarsi di veri\ sordità proft>ssionale, in quanto che riandando l'anamnesi, di molti, poté trovare sempre un fotto morboso precedente. All'A. quindi sembra che la sordità prot'essio.n ale a decorso cronico, insidioso e lento sia tra gli artiglieri reh,tivamente rara; qualora esista qualche caso, si tratta sempre d1 giovani ndenoidei e in precedenza lesi nell'appa recchio uditivo. In un secondo c,,pitolo l'A. pn.~s,i a considerare le cause, il meccanismo e la no.tura delle lesioni. Le cause le divide in quelle determinanti e in quelle predis ponent i. Fra le prime egli considera: 1° l'esplosione, cioè la brusca decomposizione della polvere, che producendo impt·ovvisn.mente una quantitlt considerevole di ga7,1 è In causa dello. forzn .impulsiva impresso. al proietti!(< ; 2° la detonazione, rumore risultnn te da q nesta esplosione; 3° le vibrazioni che In. scossa del pezzo trasmette alle pareti e al pavimento della nave. L'A., considerato che l'espans ione gassosa produce nell'aria un'oncla di condensazione, lo. qun.le, facendo il vuoto dietro di essa, produce alla sua volta un'onda di rarefazione, crede che l'opinione di Nimier sulla rottum della membrana timpanica proveniente dall'azione d'un movimento vibratorio violento, al quale essa non può partecipare, s ia quello. più conforme al vero. Tutti i trattati di patologia considerano le rotture da detonazione dello stesso genere di quelle prodotte da un forte schiaffo applicato sull'orecchio. Ora in ques to
772
RIVISTA or OTO·RlNO·LARlNGOlATRIA
caso la rottura s i trova da,anti al manico del martello, per l'azione dell'aria che fortemente condensata va ad esercitare la sua azione verso il fondo stesso,. meutre la rottu ra del t impano per detonazione il più spes~o delle volte è indietro, appunto perchè essa si origina per l'onda di rarefazione, per l'aspirazione della membrana, così c he noi vediamo assai sovente il cotone strappato delle orecchie degli artiglieri. Oltre all'esplosione, l'A. si sofferma. sulla d etonazione, la quale provocherà. i m11ggiori o minori effetti secondo la. natura della polvere e del proiettile e soprntutto secondo il pezzo, il cali bro, la lunghezza dell'ani ma, il metallo di cui è formato. Anche le vibrazioni delle pRrti vicine (affusti, pavimenti, pareti) possono a.vere un'influenza, riusceudo ad intensificare la detonazione, a produrre delle scosse del cranio e della rach ide e cirnsare cosi dùlle cefalee e della fatica nervosa. L'A. d ivide le ca use predispone nti in quattro gruppi : anatomiche, fisiologiche, patologiche e profossionali. Lo anatomiche ri guardano la conformazione del condotto e della membrana . C'ondotto largo, membrnnri ver ticale, cdlule ntastoidee largamente svi lappate, ren• dono l'organo dell'utlito pit1 sensibile all'azione delle vibrazioni. Le fisiologichP risif>tlono in un difetto nccomodativo dc•i muscoli drlla cassa: gl'individui preparnti 111 colpo d,·J cannone sono ml'no esposti di quelli che ne sono sorpr!'si. Circa IP cause• prc·disponmti patolo,9iche, l'A., accennato agli rsiti di antiche otiti (perforazioni in a lto, cicntrici, anchilosi degli ossicini), si soffr rma in special ruodo sulle lt•sior.i dL·l rino:faringe, l!' q11ali, prr il catarro tu bario e la consrguente re· trnzioor th•I timp:,no, diminuiscono hi brc vr distanza (2 millimetri) cht> separa l'oro brlico dal promonto,.io, infossando In. stoppa nella fiuestra ovale. Ora un trnumn, esag,•rando questo infossamr nto e l'aria non arrivando più alla. cassa per la trombo., Ja mt'mbrana non avr:\ più la tendenza a riprrndcrc la sua posizione normale e d<• Jle adcr cm:c non tRrderanno 11, formarsi. Circa le predisponenti professfonali, esse sono in rapporto alle funzioni che l'uomo eserc ita durante il tiro, " il to•mpo ch'Pgli è cost1·etto per il suo servizio a restare in batteria. Pnssando quindi a t,·ntinro dolla o n.tura delle lesioni, l't,., prescindendo dalla
fati ca e dnllo s possamento nervoso in seg uito alla detonazione, sufficienti essi soli a determinaTù le d istruzioni delle sostanze protoplasmat.iche azotate degli elementi nervos i e la disgre~:izione anatomica delle cellule (Dec bamps), riassume in una parola le lesioni delle detonazioni definendole lesio,ii cla contusione. Congestione, edema interstiziale, emorragie, stiramento delle terminazioni nervose, essud11zione e nevrite consecutive con disturbi riflessi sul sistema nervoso centrale, tali sono le lesioni alle quali noi potremo pensare a.llorcbè dovremo intervenire energicamente. In un terzo ed ultimo capitolo, l'.A. passa a trattare della terapeutica e della profilassi, dato però prima uno sguardo alle prognosi e soffermandosi special· mente sul pronostico delle cosi dette sordità da detonazione, consecutive a labi· r intite traumatica.. Egli viene a concludere che ogni commozione labirintica di data alquanto antica, il cui trattamento non venne in trapreso che molti mesi dopo l'accidente, è di prognosi infaustn1 perchè il processo degenerativo ba compito la sun opera. Le commozioni labirintiche, invece, con rottura della membrana. possono dare un miglioramento limitato; quelle poi prodotte da detonazioni ordino.rie presso soggetti ad orecchie so.ne, il cui trattamento è stato subito istituito e proseguito con perseveranza, guariscono generalmente o sono almeno suscettibili di un miglioramento considerevole. La durata di 8, 4 e 6 giorni sembra. all'A . pro-
RIVISTA DI OTO·RINO-LA IU.KGOI ATRIA
773
ipria dei r.asi l eggeri; se alla fine di tre set timane l'udi to non è tornato normale, ·si deve pensare ad una lesione, ln cui guarigione domanderà forse molti mesi. Ci.rea la terapia, l'A. tratta anzitutto della rottura delle membrane e, partendo dal concetto primwn non nocere, proibisce qualsiasi iniezione o consiglia di i,ccontentarci di mettere nel condotto un semplice ta mpone di cotone per due, tre giorni, niccomaudaudo all'ammalato di evitare ogni sforzo, specie quello di soffiarsi il naso. Il tampone potra essere inumidito con olio mentolato, qua lor11. vi sia vivo dolore. Avvenuta la cicatrizzazione, se l'udito saril rimasto alquanto debole, si potrà ricorrere al massaggio pneumatico. Passando poi al tratt1tmento delle lesioni della ca ~sa, iu preseuza di emonngie, l'a~tensione da qualsiasi intervento, secondo l'A. costituisce il miglior metotlo di (,ura. Si pratichori, la pnracentesi solo in quei cns i in cui il dolore è molto \"Ì,o o in quelli che tendono ad una perforazione s pontanea, clie è sempre meglio evitare. l i tra ttamento dell'otite ac uta sarl1 nntiflogistico e, ad mio stadio più avanzn to, cura iodica intoruamente, e locnlmen te ma$.saggio pneumatico e, qualora questo non conduca a nessun miglioramento, s i consigli un bagno quotidiano di 10 minuti all'orecchio con soluzione a cquosa tiepida a l lo p. 100 di tiosinam iun. (Juando s i deve porre la nostra attenzione soprn. un caso cli sordità. labirinticn, l'A. consiglio. anzi tu tto di mettere l'org:\no n, riposo o allontnnnre l'ammalato da ogni rumore. Nello stesso tempo si curerà di modificare la circolazione locale colla cura rivu lsiva, e qui il chinino, corue vaso-costrittore a piccole dosi può essere utile. Se le sordità, ad onta delle curo suddette persistes:;e, s i accentuer:i la rivulsione,(puuti di fuoco, vescicn torii) e in caso di insuccesso. si cercherà di facilitare ht~sorbi mento dell'essudato con al t ri rimed i, quali la pi locarpina, le s tricnina ed i ioduri. Circa la prim a (12 i niezioni dn uno a due centig rnmmi ci:iscuuo in dodici o ventiquat t ro giorni), l'A. non può dare alcnu g iudi zio de l s uo rn loro terapeutico non avendo avu to l'occas ione di mai spcrimeuta rla, mentre invece dall'impiego della stricnina, sia sotto forma di nitrato che di solfato e dei ioduri, .-bbe effet ti quasi costantemi·nte apprezz 1bili. La prima in fatti ha un'azione ecci tante sul nevrone centrale sens itivo e, agendo sui centri vaso-motori, produce la vaso costrizione, mentre i secondi, attivando la circolazione locale, favoriscono i fatti di ria~sorl1irn(•nto de i liq1iidi infiamma tori. L'A., segt1endo il consiglio di Dechamps, pra tica l'iniezione di stricnina alle spalle, appunto perché le te rminazioni nervoso dello spinale, branc11. motrice del n ervo vago, sono disseminato sopr:\tutto s ulla pel le del dorso; il liquido iniettato è dunque messo in rapporto coi filetti nervosi e por mozzo di essi esercita in tutto l'apparecchio vagosimpatico ed i suoi centri u n'azione stimolante e trofica più intens a e più durevole che se l'iniezione fosse fotta in altri punti. Le dosi consigliate sono da 2 à. 6 m illigrammi, e la cura completa varia da. 8 a 12 iniezioni. Per la via della bocca, la sua azione è nulla. Alcuni cominciano la cura subito dopo 3-4 giorni dall'accidente; l'A. la impiega con successo fin dalle prime settimane che seguono l'accidente e consiglia pure di usarne anche quando la sordità rimonti a 3-4 mesi. Gellè invece è d'avviso di adoperare la stricnina quando lo stadio acuto sia superato, Lo ioduro di potassio ,•iene usato ùall'A. alla dose di grammi uno a due e mezzo, somministra.ti durante due o tre set tima ne. Quando tutti questi rimedi si siano mos trati insufficienti, è ancoM alle rivulsioni, all'iperemia praticata con lacci costrittivi (Bier) o con l'aiuto di piccole
774
RI\'ISTA DI OTO·RI:-i'O·L.~ Rl:SQOIATRIA
yentose ben adattate (Delagenièse) a cui ricorse ben volentieri l'A. e anche in in qualche caso all'elettricità o agli esercizi acustici coi diapason. Contro le vertigi n i croniche, l'A. consiglia il chinino a piccole dosi (da 1 a 6 centigrammi di chinino in pillole per un mesr-) per aYcre un sollievo rapidissimo, man ifesto spesso n cllc prime settima.no : qualora si tratti di vertigine acuta, consiglia il ch inino ad alto dosi (da 0,GO a gr. 2,20), poiché il trattamento, essendo transitorio, non può dar luogo ad efJiltti dannos i pl'r la funzione ulteriore del l'orecchio. Contro i rumori pl'llos i subbiettivi, l'A.. cons ig li& ne i primi giorni il bromuro di J)otnssio, più tardi l'associazio1w del bromuro al ioduro (grammi 1 di ioduro o due grammi di bromuro per diversi giorni} e in caso rli insuccesso, iniezioni di bromitlrato di escrina alla dose di 2,0-1 milligrammi ogni giorno (Escat). L' A.. nelle considerazioni profilattiche, premesso che lo Stato dovrebbe ricliiedere cJH• ogni artigl iere dovesse avPre un orecchio perfettamente sano e quindi scartare dull'nr111a tutti quell i che hanno avuto la suppurazione dell'orecchio medio o che presentassero segni manifesti di otite ci·onica con retrazione timpanica, pa5sa a trattare le precauzioni che si dt"bbouo prrudere durante i ti ri. Il mPdico militare giapponese S uzuki, dopo la campagna del 1906, si lamentava di ignorare il miglior m<.-zzo per prevenire gli nccid1·n~i di orecchi, sebbene vi 1wPssc apportata la più grande atte nzione: da ciò si vede quanto il problema sia complesso. L 'A. rifiuta il tampone di ovatta sia a sciutta che g licerinata, il primo perchè facilmen te viene strappato dal colpo e non impedisce n essunn delle lesioni auricolari, il secondo, perchè se effetti\""nmeute ammorza il colpo, pure, se può giovare n ei tiri a bre,e durata, in qtH·lli a lunga durata riesco nocivo per l'a· zione ins istente della g licPrina, stanto la sua aYidità per l'acqua, co:;ì che, a lungo andare, pregiucficheroblw l'elasticità delle membrana timpanica. Di tutti i m ezzi profilattici, il migliore <li tatti, quantunque abbia il difetto comune agli altri tli essere di ostacolo all'audizione d(·gli ordini del c<>mandante, sarebbe, secondo l'A., un berretto protettore, ricoprente larg amente le orecchie e le r egioni finitime. Esso dovrebbe essere legge ro, poco imbaraz7,ante, di yaria Jimc•nsione per pote rlo adattare alla conformazione di ciascun individuo, e dovrebbe divl.'ntaro un oggetto proprio del eone.lo di ogni artigliere e man tenuto da esso in stato di pulizia perfetta. G ,,GGTA.
H,IVI'3'l'A DL OCULISTICA Ptosi congenita. oon movimenti aHoota.tl della palpebra. dell'C'oohto affetto - (1'he ophthalniie 1·et·ieu;, giugno 1912).
T11om!ON e SOUTEll. -
Gli A.A. illustrano un raro caso r iscontrato in una ragaz,m di 9 anni, che Rll'occhio sinistro, a sguardo all'innl1nzi, pr~sentava una leggiera p t11si della palpebra superiore, mentre n oll'occbio stesso si riscontrava: movimenti del bulbo completi in tutte le d irezi oni; qualche oscillazione nistngmoicle ed un lieve grado di divergenza la ton te; p upilla eguale a quella dell'altro lato; mezzi trasparenti,
R l YIS'l'A 01 OCl"LISTIC'A
775
fondo normale; V -= "ls con + 1; no1·mali la sensibilità tattile e dolorifica delle palpebre e la sensibilità corneale: mancanza del sinlomo di Graefe. Ecco sommariamente la complessa sindrome di movimenti associati.: Quandola ragazza apriva la bocca lentnmente, si a1·evn, benchè non costante mente, un leggiero sollevamento della palpehrn supetiore sinistra. sollevamento ch'era piu evid,ente se la bocca veniva apertn. rapidamente Egualment~ si manifestava un sollevamento al·centunto d i detta pnlpebrl\ se la rngnzza abduceva l a ma~cclla verso drit~a e, nrnggiormente ancora, se contempornueamcute eqsa volgeYa lo sguardo in basso, mentre mancava qu11~i se volgeva lo sguardo a destra od a sinistra e mancava affatto se lo volgeva in alto; mancava pure se abducova la ma· scella dal lato sinistrn. Se, guardando all'innanzi, proiettava la mascella in avanti, il sollevamento delln palpebra si verificava come nel caso in cui con In stessa po!':i,.ione di sguardo abduce·.,a la mascella verso destro, solamente r hc qui il solle,·amento era dì breve durata xiaucava il sollevamento quando sorrideva o rideva, quando parlava o cantava. o <;uando ing hiottiva o digrigtJnva i denti o respim,·a. hlas ticando, non aveva sollcvamc11to della pnlpebra se guard111·a in ni to, lcggiero sollevamento se g uardava all'i nnanzi, più accentuato se guard1wa in basso. Sbadigliando, aveva un sollevamento lcggiero o lento. Guardando all'inuam:i, non pote,·a sollevare l'una o l'altra delle palpebre so non valendosi del musrolo frontale od arrendo la bocca; rna le sollevani. senz'allro se gunrda,·a in alto. Se, a bocca chiusn, gonl:hwa le gote, non si verificava alcun sollc,·amento della palpebra; ma se allora teneva l 'occhio dritto chiuso con un dito, non poteva piu solleYarla se non facendo una smorfia od aprc:ndo la bocca. A bocca aperta, In protrus ione o la reirnzione della lingua non producernno contra;r,ioni della palpebra.
Con la lJocca tenuta chiusa, se rovcsciA.va la testa indi11tro, le fenditure palpebrali avevauo o q ua-;i la stessa ampieua; ad occhi chiusi, se abduceva la mascella verso dritta, lo. palpc bro. s upe riore sinistro. formavo. delle pliche. Non fu po:;sibile raccogliere i dati geJ1tili:r.ii; ma nel soggetlo non si riscontrn,vauo asimmetrie facciali e non notevoli anomalie congenite; inoltre si ave,·a palato ben conformato e dcntatnra normale: qualche glandolelta della gran:iezza di un pisello verso gli angoli della mascel1a cd una c icatrice 111 collo dovuta a pregressii incisione cli glandola suppurata; non gozzo; non disturbi della parola; nulla a carico del sistema ner voso. S. CA1,E:s-D0Lr. Il atero antlg onoooooloo nella. terapia. delle conglunUvttt gonoooootohe (del neonatl) e d il suo meooa.nlsmo d 'a.ztone. - (!,a Clinica oculistica, mnggio-giugno 1912).
Dott-. G. CoLO~rno. -
Benchè l'A. abbia sperimentato il siero antigonococcico (f.:>rnito dnll'lsLituto sieroterapico milanese) solamente nel la congiuntivite blenorragicR. dei neonati ed in un limitato nume ro di casi (O ammalati), p,irmi tuttavia interes~ante cono· scer ne i risultati, non essendo stati fatti lìnora che scars i tentativi su questo metodo curativo. Tali ris ultati sono, secondo espone l'A., incoraggianti, a,·endo egli notato in tutti i cnsi diminuzione ed anche scomplll'Sa rapida. dell'edema palpebrale, che spesso ero. imponente, e rapida e notevole diminuzione dell'essudazione purulenta,
776
RIVI STA DI OCGLISTICA
che solo.mente in qualche giorno diveniva siero- l'uruleota o mocosa. In complesso il siero manifestava un'influenza cousidere,ole sull'and a mento della malattia, apporta ndo sen~ibilo diminuzione del per iodo acuLo della pion-ea ed abbreviazione della durata dell'infezione, alla quale toglie,a in br eve i caratteri di graviti\, men tn1 impe<liva completamente o quasi, le complicanze corneali. L'A. invero contemporaneamente al s iero (per istillazioni nel sacco congiuntivale) si è servito del nitrato d'argento per pennellazioui; ma, com'egli fa r ilovare, non si può attribuire a ques to rimedio la rnpida regressione della malattia, poichè l'e:-perienza clinici. insegna che s'esso è certamente otti mo per combattere l'affezione in discorso, non fa cessare, nei casi gravi, la pu ru lenza prima di tre seltimane, e spesso non impedisce il soprnvvenire di grnvi complicanze corneali. A conforma dell'nzione del siero l'.A.. richiama r attenzione sopra un caso nel quale, sospe11d~ndosene l'uso mentre s i continuava nd npplicn,ro il nitrato d'argento, si .-erifìcava uno. recidi,·a dei gra,·i sintomi, che lii ripresa del siero faceva di nuo,o scomparire. L'A., foudando.;;i spcci1dmente sul 1·eperto di ripetuti e::;nmi rnic roscopic:i pratic11ti durante la cura (in JHUecohi ,:nsi, con essudazione attenuata, germi in numero anche rnnggiore d i quello osserrnto o.Il' inizio dell a malattia, per 111 ma ggior parte non fagocitnli, e<l aggruppati come fossero ngglutinn.ti), ritiene che il siero con probabilità agi,ca sopratutto attenuando rnpi,lamente il potere patogeno dei ge r mi, ondo lo recidi,·e veri licatesi col sospenderne l'uso, per lu ripreso. da parte del gonococco del suo potere patogeno. L'A. pensa inoltre che i gonococchi sieno influenzati dalle proprietiL ngglutiunnti del siero. Sarebbe desiderabile intanto che questi esperimenti venissero fatti su più largn scali\ e fossero confortati dalla sistemnticn conferma bm;aln. sulla prova cul turnle.
8. CALE:--DOLT. Dott. O. 0111,A:-.01:-1 . - Le aff'ei.lont ooai dette aorofoloae dell'ooohlo e la oura balneare. - (L(t clinica oculisti ca, marzo-11prile 1912) Accennato al fatto che la scrofola può produrre nell'occhio diverse affezioni (cherntite ulcerosa circoscritta, infiltrazione mllrginale, chera tite fascicolare e interstiziale, flittene multiple o isolate nella cornea, nella congiuntiva bulbare od al limbo corneale) e che secondo alcuni autori (Schiilz e Yideky) le flittene possono essere di natura essudati va ovvero d i natura tu bercolare, dovu te queste ultime all'influenza irritativa delle tossine el11borate da u n focolaio tubercolare del corpo, condotte per via ematoge:1a, l'A . ricorda che In t erapia balnea re in queste affezioni è vnri:unente apprezzata dagli s pecialisti. Egli, basandosi sulle osservazioni fatte sopra i bambir.i dell'ospizio Marino Ve neto, ha trovato che in tntte le forme flittenulari della congiuntiva e della cornea con accentuata iperemia della congiuntiva bulbare, fotofobia e lagrima zione, il bngoo s i è do,·uto s ospendere fin dai primi giorni perchò le condizioni dell'occhio subivano un manifesto peggioramento Gli ammalati \•enivano però teuuti alla spiaggia proteggendone talora l'occhio con una fasciatura. Quando invece con la congiuntivite flittenulare c'era. sc11rsa iniezione del la m ucosa, senza tendenza 11.ll'ulcern zione de lle flittene e senza fotofobia, i bagni potevano essere continunti, raccomandando agli ammalati di non bagnarsi la testa. Ne i casi in cui le manifestazioni fiittenulari della cornea erano completamente passate, noi: si nvovano dal bagno r iacutizzazioni.
777
RIVJSTA DI OCGLISTI CA
In tutti i casi veniva contemporanen rnente praticut11. la curn loc-nle con i metodi consueti. L'A . crede che agli ammalati affetti da cheratite flittenulare od ulcerosa o da panno scrofoloso il soggiorno nlln spinggia non p ossa produrre alcun peggioramento, avendone egli amli potuto notare i benefici effetti ossia un miglioramento nelle condizioni generali e nelle condizio11i dogli occhi . .Alla maggior parte di tali allunalati venivano npp li<'n ti solamente ocrhiali idfomicati, avendo cura acciò i bambini non s'imbrattassero le mnni di sabbia. 1'iessuno faceva il bagno. L'A., supponendo che l'irri tazione che si verific.a ord inar iamente in simili ammalati che si recano alla sphggia del mare do,esse dipende re dall'acqua marina, che facilmente può entrare n ell'occhio, ed a,;endo potuto e;,cludere uu c;,mbiameoto chimico nello lagrimo, ha studiMo l'aziono s ull'occhio rli ciascuno dei sali contenuti nell'acqua di mare (acqua dr-I Lido). All'uopo ha prepamto soluzioni separate di tali !Sali al grado in cui si trovano in natura, ed avendo esperimentato con queste sopra gli arnmalAti delle malatt ie in disco1·so. ha. trovato che le solu7.ioni cli solfa to di calcio idrato 11011 cleto:rmioano alcun'alterazione n ello condizioni dell'occhio: che quelle di cloruro potassico deter11Jina110 un aumento de ll'iperemia cougiunl ivale in alcuni ammAlAti o cioè in quelli con cheratite fascicolata, con cheratite flittenulare o con cherat ite ulcerosa; che quelle di cloruro sodico e quelle di cloruro di magnesio e cosi pure quelle di solfato di magne~io determinano Jie\·e aumento dell'iperemia, della dul'ata di poche ore, nell~ fo rme di i,anno tracomntoso e nella cherRtite ulcerosa in via di cicatrizzazione, ed un più accentuato aumento assieme a bruciore e fotofobia nelle cheratiti f1ittenulari ed ulcerose in via di evoluzione. Esperimentrmdo poi negli stcs,;i ammalati, quando erano passati i fenomeni irritntiv i, con le soluzioni salino contenenti i rnrii componenti riuniti insiP.me, ovvero la,;ciau,lo da parte qualcuno doi componenti, hn. ottenuto r isnllati pres~o a poco eguali, solamente che l'irritazione era p iù n.cceutuala, mentre si attenuava principalmente se nelle sol uz ioni non si mettc11a il cloruro di mngnesio e quello di sodio, e di più ancora se si lasciavano da parle tntti e <lue. L'A. consiglia dunque, quando p11r gli nmmalati d'occhi in parola si ritenga opportuno di fare praticare il bagno, d i fasciare prima l'occhio ammalato per impedire per quanto è possibile che l'acqua marina venga a contatto della cornea, ed inoltro di lavare dopo il bagno l'occhio con soluzione borica o con acqua steriliz:.1ata. Tutto considerato, l'A. l'itieue però che sia poco efficace in ultima a11alisi an che il soggiorno a lla spiaggia per alc\mi ammalati, specia lmente per quelli con forme corneali in atto, per i quali è più co11venie11te rinrnndai-e t A.le soggior.oo ad alti·!\ epoCA. più opportuna.
========
S
0ALEND0LI.
RIVrnTA DI MALATTIEVENEREE E~ElLA PElLK P. SABELLA. - La tramboe1la troploale a Tripoli e la 1ua cura ool neo1alvanau. - (Policlinico, Sezione pratica, 25 agosto 1912:, L'A.. ha studiato n e ll'ambulatorio pubblico per le malattie dell11, pelle a T1 ipoli speciali m11.lattie cutanee tropicali, intere,santi dal punto di vista sociale e patologico : tra esse in particolnr modo il pian o framboesia tropicale, malattia
778
RfVl!-TA. DI 1,.[ALA'l"frn \"EN~:n1,E E DELLA PELLE
eminentemente contagiosa, cronica, che ha molti pnnti di 1malogia e somiglianza. con In sifìliùe, la. cui conoscenza è stati\ meglio precisata dopo la scoperti\ d~lla S11imchaeltL pallidHla o ]J~rle,rni~.
L 'à ha curato molti casi di 11ian, anche a:<sa i gravi, servendosi del neo-salvar.,11.n, preferendolo al sah·nrsau, perchè i casi <ln lui cu rnti non permett.evano nitra curn che quelln amLulntor in, per la quale il neo-salrnr;;nn era molto adatto, e:sendo qnasi completamente innocuo. Difatti con tale preparato egli n on ha mai o,ser vato il m in imo appre7.znLile fenomeno d\tYvclennmen to arsenicnle, e mili nlcu11 fatto di incompn tiLil ita da parte dei sistemi organici p iù sensibili all'azione di tnli preparati. Solo io tre cnsi !'ili dieci, immediatamen t e dopo l'iniezione enclo\'enosa, i p1tzienti accusarono lievi disturLi (ronzio agli orecchi, obnubilazione della vista, capogiri) tr11.nsitorii. Le dosi di n eo-sah·1nsan usate a bitualmente dall'A. furono di 40 a 50 centigrammi, i11 un caso solo 70 centigrammi; e DOD ebbe mai bisogno di ricorrere nd una seconda iniezi01H'. Circ11. i risultati lontaui della rur:i, egli non è natural mento io grado di poter nuiln affermnre, tanto piu d1e il pian può p resentare mnnifesta:doni erutti\'e anche dopo lunghi inte rvalli di noo stato di completn :ippn.rente gtiarigio ne. I risultati rife riti otleouti col neo- snh·ar~an n el pian e il fa.tto che in ta!e malattia ri.-sre utile 1111che la cura iodomercurinle, dimo,trnno la stn t ln analogia clte rle\·e esi,tero tra e~«a e l a si6lid?. Konostnnto <'he b prognoc:i nel pian ~in reln.tivamentc buona, tuttavia, a\·uto l'ignardo alla sua grande cootngiosità, non può ,:fuggire il prricolo sociale che questo genere di infermi rappresenta. quando s i pensi anche eh.i detta mah1ttia deturpa, dcte1·iora e debilita freq uentemente l'o•·gani«mo, e che tn l volta assurnti 1111 c11r:ittere <li grnnrle croniciti\. Pertanto, dal punt.o di \·ista della profilassi in· dividua le e sociale e per l'erooomin del paese, è da r accomandare senzll restri1.ione iu Lihia l'isolamento e la cura rapid:i dei malati òi pia11 mediante il trnt· tan:.ento arseni1:nlt1 BAt.ESTHA.
11 qua.d ro e n a.t olo ;;-l o o della s ifilide i n • egu ito ad In lez ioni di Salvarsa.n. - ( Arc h. {iii· D Prmatolo11ie 1md S,11philis, Bd. C'XI, Heft :?iì!J. Ui12).
D o 10:. -
In s,~guito "lii' iniezione cli ., GtJ(ì », per \'ia intramusr.olare, i;i verifica dopo poche oro nna iperleucocitosi di modi..:o grado, che dut:i in med ia 2-3 giorni. l >opo la iniezione endovenosa, si ha dapprinrn una fa,o traw;itoria. di ltucopenia, e quindi un'iperll•ucocitosi più 11ccentuatn di quella elle segue nllfl inie:doni intra muscoli,ri, mn. che cessa più presto, r ioé dopo poche ore: si ha pure un breYe periodo di emoli:<i r c~a manifesta da diminuzione df'l tnc:so emoglobiuico e del nume ro dei cruorociti e dalln COlllJ>fll'ii!\ nelle u r in!l di urol,ilina ed uroòilinogeno.
S lftllde genera lluata nel oonlg llo o tte nuta c on l 'inie zione ID· tra oardla oa di c ultura di spiroc h ete pallida. - ( D eutsche Jlfedizi/lisclte Wochenschrift, l[l.ff.912, H. 6S:?).
Suw.101,:. -
Con dellfl culture impme cli spirochete ottennte :su sie1·0 cli cavallo solidifìcato. l'A. praticò un'iniezione nel cuo re di un coniglio, ed ossetTò, tre mesi dopo, la conq1arsn di papule sulln supertirie interna. delle orecchie, e quindi cl i e ruzioni p:tpulo-pustolose ecl u kernzioui serpiginose a l dorso con alopecia couserutiva. JI rPporto microscopi<'o ciel secreto delle lesioni diede serupre r1!'n!tati positivi circi. Lt spirocheta pallida. RUTA.
RIVISTA DJ l[ALATTIE YE~~;m;:g E DRLLA PELLE
77'J
I 1>seudo1lflloml lnlzlall oonseoutlvl ad una. oura lnten1lva. Della aUlllde recente. -- (DennaloLogische Zeit~chrift, Bd. XVIII, Heft 543,
Fnmoi,;s
1911 ).
E. Hoffma.nn, Thalmann, Milian, Scherber, hanno gii\ descritti dei ca!'i di sifilide, in cui, dopo un tra ttamento intensivo coi mercuriali o col « GOG», e dopo 1a scomparsa delle ma.nifestazioui specifiche in atto, si videro, su punti del corpo molto distanti, delle lesioni, cho meutivnno in tutto la parvenza clinica di sifilosclerosi ini,iiali, associn,te anche ad ingorghi glandolnri siitelliti. Anche l'A. ha potuto osserv11re 4 di tali casi, in cui i falsi s ifi loroi si manifestarono rispettivamente sulla spalla, antibraccio, palpebra inferiore e tonsille, e si as5ociarono, oltre che nd adenopatia viciniore, anche alla consecutivii comparsa di sifiloderma maculoso ( roseola) ,o papulo;:o. Secondo l'opinione del Thalmann, divisa anche dall'A, questi fotti si spiegano, ammeLtendo, che per effetto d ella curn intcusivu specifica, mentre sono rimasti distrutti la massima parte dei treponemi, s iano sopravvissuti solo quelli cli q ualche focolaio isolaLo. Ciò posto, è naturale, che la produzione di anticorpi specifici rnda a di,niouire notevolmente e q uindi i treponemi superstiti, t rov1tndo condizioui eccez.ionalmente favorevoli di attecc himento, possano produrre lesioni paragonabili ai sifilomi primarii. Cosi, St!condo l'A., s i $pieghei·ebhe la massima parte dei ca~i regi,trati a tor to come reinfezioni o soprainfezioni, ed i q uali non siirebbero invece altro che p;;eudosifilomi. R uTA.
Su aloune forme dl slfilodermi papulo-sqaamosl e l oro relazione oon la p1orlasl e parapsorlasl - (Arclt. fii1· Dermatologie m ul Syphilis, Bd. CXI, Heft -t5, lt,12).
RAVOGLL -
Dalle sue osservazioni cliniche l'A. si crede autorizzi,to a trnrre i segu<'nti corollari i: 1° i sifilodenni a tipo squa1uoso hauno grande a llìuità con la psoriasi ; 2° si può verifica.re il caso che una. papula sifilitica s i trasformi in segllito in una chiazza. di psoriasi; S0 altre volte la p;;oriasi si }'1:esenta sotto forma ibridn, che ha pe1· es ponen te etiolog ico un virus sifilitico alterato; ,,1° mentre la cura iodica e q11e ll11 mercurin.le possono dare talora nella psoriasi risultati benefici, l'a rsenobenzolo riesce del tutto inefficace; 6" concludendo, la psoriRsi, mentre non può dirsi unn m11nifesta:done diretta dell'infezione luetica., ne è Cl•rte vol te una conseguenza indiretta per irritnzione dei <'entri va,;omotori : in altri termini può considerarsi - in questi casi - come un'affezione di natura piirnsifilitica . Hv r .\ .
Nuovi metodi cU cura delle oomplloanze della. blenorragia. I Dermalologische Z eitschrif't, Bd. XIX, H. 1, 1912) .
RoHOBAC11. -
In un gran numero di casi di epididimi ti ed ·artriti gonococciche l'A. lrn sperimentato sop,·atutto le inie,iioni di elettrargolo (nelle epididimiti) cd il vaccino antigonococcico (epididimi ti ed ar triti), ottenendo i seguenti risul tati: 1. Le iniezioni in situ di elett rnrgolo producono quasi ~empre - se non costantemente - nell'epididi mite de i van t.agg.i superiori II quelli, che possono a,ersi
7SO
IlIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE
con la sol itA. t erapia antiflogi~tica; um rie~cono molto dolorose, e lasciano come r esiduo delle notevoli infiltrazioni. S i,1chè, iu conclusioue, non sono indicat e nelb ordinar ia pratica di dis pe nsar io. 2. Invece con la. vaccinoterapia s i ottengono ottimi risultati, s ia per quel che ri guarda la pronta diminuzione del dolore, sia per la durata del la malat tia, sia inlìne per il riassor LimEcnto completo dcl i' infiltrazione infia mmatoria. Ques to metodo ha inoltre il Yan taggio di essere indolo re e perfet tnmente inuocuo. 3. Infine i più brill unti r i!<tdtali con la rnccinotcrapia s i hanno nelle artriti, o,·e si constata quas i semp1e la rnpida e definiti,·it scompH rsa del d olore, l'apiresc;ia completa, ed inline In nslifutio ad itileynrm, ta nto auatomica che funz ionale delle giunture. S1cchè è da con,-igliars i ccme metodo di eleziom, nella t erapia di queste importanti loc:.Ji1.1.a1.ioni dell'infezione gonococcica. · B.i;T A.
Ootr. ALuO J fEJ. - L a. lebbra in Clrenalca e nelle regioni limitrofe. (E;;tratto dalla Clinica r·hi r urgica, annata HJll ).
~d momento politico () storico ch1: l'ItRlia sta Ol'lt attt·nic1·sando, trova sapore· di attualità s ciC'n tifica e di intNC,S<é pratico, SJ)PCÌ<~ pt•i m edici militari che J)<'r In loro spl·ci1.J1, 111issiont: clo\Tn.nno fi;;sare JJC'l' un l ungo , erioùo di tempo ln loro n•,i,i.._,nza i n qul!l lt> tn-ru, il lnvo ro sun11ominato del dott. Mci, direttore dPl H. Ambulatorio m1·dico-chirurgiro di Bengasi. DuplicC', scri,·c l'A., e lo scopo dt.-1 lai·oro, qul"llo di porta re un coutril,uto allo stu,lio ddln d istribuzione gcografira d1,Jla l,·bhra, e l'altro d i r ichiamar e l 'attC'u· ziom· dl·i lt-Ltor i s u q1u•sta prot1•ifor rnc malattia, che tanto sp<'sso r ich i<'J C I' in· t c·rn·uto c h iru rgico. Ju un primo capit olo, l'A., ncct>nnato alla grande diffusione dt>lla lt·bbrn nt:1 mc·tlio E vo, passa in r i\· ista quc•lle rare t <•gioui in cui l'SSa esist e ancora in Italia allo stato l·n d,•mi('o (Riviern l igure di ponente, Sicilia. S ardc•gna) e quelle non poche che· frontl'ggiano i nostri confini marittimi, formando q ut>l bacino del Mo· ditl'rr1111C'o en t ro c ui si adagia la n ostra penisola. La costa settl'nirionale dell'Africa ne ò in grado notevol<' in fetta, dal Ji.forocco fiuo all'Egitto; la Cirenaica e le rPg ioni l imitroft• non vi possono sfuggi re: spc:tta però all'A.. il merito di aver dato JWr primo la d imostrazione scientifica della pre· senza in esse di u na vera endc:m ia l ebbrosa. Tutti questi lobbrosi, fìnchò le forze lo 1w rmlèttono, fanno g li a g r icoltori o i pastori o i ladr i, quando la malattia è aYanzata, si di,nno alln que;tua, trascinando cosi fino n.lla mor te la loro m isera e dolorosa. e,ist enza. 1 n un Sl'condo capitolo l'A. trat ta con profond ità d i con cetto e con larg hezza d i , ed u te l'argomen to dal suo lato clinico. Soffermatosi alquanto sulle discussioni eziologiche che per lunghi anni tennero divisi gli scienziati (alcuni di qu(•sti sos te nnero l'er editarie t.A, a ltr i la contagiosit à d<>lln malattia), accenna alln scoper t a del bacillo fatta da Armener Hansen, bacillo che si trova in g randissima qunn t itit ne i t cs~u ti lebbrosi e di cui finora n on s i pote rono ottC'nere nè la coltura. nè la riproduzione sperimentale mediante i noculazione s ugli animali, con g ra n so.iùisfuzione dei sosteni tori delle teorie ereditarie, .i quali, pure ammettc• do I<' presenza del bacillo nei t essuti lebbrosi, pure sost<>ngono g ius tamente ch e ancora non e dimostrato cll'csso n e sia l'agen te s pecifico. L'A., dato uno sguardo ai fatti clinici negativi pn le teorie ereditarie, ag-
RIVISTA DI ~IALATTIE VEXEREE E DELLA PELLE
781
giuogo molti fatti positivi per le teorie contagioniste e nota le conclus ioni del Bergen nel H>09, ch e cioè la lebbra è una malattia contagiosa da pr rsonc a persone. qualunque sia il modo con cui il contag io si efTcttui. Ed eff1•ttivamente nc-lla diffusiono della midattia vi è q ualche cosa di capriccioso; e questo l'A. lo desume dal fatto che molti che Yivono in conti nui rapporti con lebbrosi ed anche nPll'iutima promiscuità, ne ri mangono indenn i per Sl"mpn', oppure pe r molti anni e:l in quc;;t'ultimo caso per la lunghezza nott' vole dl'I per iodo di incubazione della malattia. E per spicgnr<' tutto questo, l'A., t ralasciando l'ipotesi molto comoda dPila prr,dis posizione o dr ll'immunitli. specifica, opina che il lebbroso possa es,ere i1rnocuo o pe ricoloso secondo i pe riodi a i maggiore o mino re acuzio e v irulenza, consccutivr dC'l le manifestazioni estt•rne lebbrose, e a confermare qucst'ipotMi starc·bbr puro, secondo l'A., l'opinione sostenuta da alcuni autori circa la trasmissionP d,·lta l('bbra pe r l'interv<'n to di alcuni insetti, i quali, quando pungono gli ammalati in periodi d i manifrsta b:icitlcm ia, potrc•bbno innestare il morbo. Premesse quindi alcune cons ide rnzioni c ritiche S ltll e diff't•renti dcnominnzioui date ntle va.rie forme di ld1bra (IPbbrn. nodulosn, tuberosa, ancstl'tica, etc.) l'.A. ritiene razionale la distinzione della lebbra in due varietà cl inicJ1e principali: lebbra conclama.la (dimos trata o per l'importanza dei s intomi clinici, o dalla presenza del baci llo di H ansen, o pe r queste due condizioni riunite) e lebhra so.,petta (forme iniziali, attenuate, forme fresche con bacillo non dimostrabile). A scopo didattico e por comodità di descrizione, !'A. accetta pure la suddi visione in lebbra nodulare, maculos11>, nervosa pura. e mutilante. Senza entrare poscia in una descrizione particohreggiata. dei siutomi della lebbra, che si possono de· s umere dalla storia clinica dei molti cas i ri portati, l'A. illus tra con particolare at· tenzione uno dei fenomen i più importanti della mal attia, le alterazioni cioè della s ensibilitù. cutanea. Nel periodo d'invasione, iafatti, notansi per lo più parestesie, iperestesie e talora. dolori nevralgid vtlghi. Circa le alternzion i de Il 11. sensibilità. cutanea, l'A. ha osse;·vato nei primi stadii delta malattia del le chiazze analgesiche ben limitate in principio, ma che si circondano dopo di chiazr.e ipoalgesiche, le quali, allargandosi sempre più, finiscono coll'estendersi I\ tutto l'ar to. Generalmente la forma di sensibilità più rtl terata è quella dolorifica, segue poscia quella termica al caldo, la meno a lterata è que lla tatti le e spesso osservasi iperestesia. termica al freddo. Tali alterazioni di sensibilità. sono instabili nPl primo periodo, verso la tjne dC'lll\ malattia in,ecc divengono fisse, invariabili, diffuse alla super· fìcie cutanea di tutte le regioni rlel ccrpo, principiando agli arti e terminando alla regione lombare. Concludendo, il fenomeno piti importante è la dissociazione siringomielica delle varie forme di sensibilità senza nessuna alterazione nè da parte dei riflessi, nè della forza muscolare, nè della motilitii volontaria, nè delle funzioni retro-,Pscicali, nè di quelle psichiche ; solo diminuita la potenza viri le e frequenti si riscon tre.no l e alterazioni trofiche cutanee. Circa le cnuse di queste altera1.ioni, l'A. accenna nl\'opinione di a lcuni che la. vorrebbero consecutiva a fatti di neurite periferica, e a quel la di altri che la vorrebbero di origine centrale e affe rma che la questione, ancorn sub jttdice, attt- nde maggio ri studi e dilucidazioni io proposito. S0ffe1·matosi sul modo di colorazione del bacillo, l'A. passa dopo ad illustrare i metodi di cura moderna medica, prescindendo dalla cura comune chirurgica. Accennate. all'efficacia dell'olio di Chaulme.gra. in capsule gelatinose preparate da
ì82
RIVISTA DI ~lALATTIE VEXEHEE E DELLA PELLE
Erba. (4 al giorno per un mese), cura cho gli conispose assai bene in qualche caso, si ferma. sulla cura per iniezione sottocutanea di L e prolioa di Rost, linfa provl'niente d:~ baci lli d i Hansen in mC'zzi opportunamente preparati, e che non corrispose a.Ile speranze in essa r iposte. Esiti migliori, sebl,eno controversi, pare si s iano ottenuti colle iniezioni sottocutanee di uactina di Deuscke, sostanza atth·a dtlla. coltura di una streptotrix, che si t rova SE'mpre nei ttissuti affetti da lebbra. Tutto sommitto però, bisogna itfferm~re che un rimedio specifico ancora non l o possediamo. In un t erzo ed ultimo capitolo, l'A. espone la storia clinica di 81 casi di lebbra conclamata, corredati da 12 la\'ole dimostrati,·e nitidissime, fotografiche e litog rafiche. Con cludendo: il lavoro presentato dal dot t. Mei è un lavoro assai interessa nte, trattato con largR erudizione, con fine acume critico e con somma d iligenza, degno di tanta magg ior lode, quando si pensi all e difficoltà. di studi e alla deficienza di mezzi scientifici e ig ienici, in cui dovevano trovars i quelle r ,:,g ioni sotto il governo d'llla mezzaluna. R ed ente ora dal valore e dal sangue dei n ostri soldati, auspici' la croce sabaud111 è sperabile che il sole della civiltà e dell'igiene, fat to bl'illare dalla nos tra Italia, r iusci rà col tempo a debellare de l tutto, o almeno in pi.rte, questa terri bile piaga, da cui purtroppo attualmente sono affette. GAGG IA.
RlVISrrA DI MEDICINA LEGALE L. B&RNACC111. - L'&Hbnllazlone delle malattie profeHlonall agll tnfor• tuull 4el lavoro, per rispetto all'aHloura'Zlone, tu Italia. - (L'a:;sicurazione sociale, a1rno I, n. 9, 1912,'. L'A., trattando al 3° congre~so m !'d ico inte rnn zionale per gli infort unii df'l la,·oro t\•nutosi a Dnsseldorf nell'agosto u. s . il tt>m a generai,:, dell'assi curazione contro le malattie profPssionali nei vari paesi d'Euro pa, ebbe occasione di ri levnr,:, che anche in Italia, come in Aus tl"ia o Frn11ci,1, vi sono del le cn.tegorie d i lavorntor i che godono di un'indennitii speciale p(•r alcune malattie profcòsionali, ana loga a quella concessa pc,r gli infortunii del lavoro. Egli ri torna orn. sull'arg omonto p<"r meglio Eìss1tre i l concetto fondnmootnlo che l'assimilazione di det erm inntc malattifl profess ionali agli infortuni i del la,or o, per r ispetto all'assicurnzione, è scientific11mente " prnticarnentt> possibile Infatti in I t alia il risar cimento d i alcun e malnttie professionali 1wll11. inisu ra d,•gli infortun ii <l<'l lavoro è giit applicata agli 011e1·n i nddPtti ngl i stabili menti, officinl? e cantieri <lell'esercito e dello marina, noncbè agli operai dellL' f,• rrovie dello Stato. Il maggiore d'artiglieria D~ Sauteiron 111 congresso internazionale di TJusiwldorf del 1002 in una comuuicnzicnr sugli infortu n i i negli stabilimenti mil i tari durnu te il quinquennio 18()7.l!JOl seg11Rlò l'cstr,:,ma rari là delle m alnttir prot"essionali, tanto che in d etto periodo e sopra una forza di 6000 opc·rRi non s i ebbe a v er ifìc,lte che un solo caso d i colica saturni 011, e ciò per i l fatto che sono m ol to d iffuse le norme per la prevenr.iooe di ,lette• mal atti,:,, come la distribuzione gi·atuita d i latte, la
RIVISTA DI MEDICINA LEGALE
783
Tefezione giornalieTa obbligatoria, i bagni a doccia, l'uso di abiti speciali, la distribuzione gratuita di medici nali, c•cc. L o sks~o mnggior e, al congre.,;so dC'lle assicurazioni sociali di Vienna del l!J05, ri fer endo nuovamente sullo stesso t ema secondo i dati del triennio 1902-190!, riportò due casi di colica saturnina in fon~ d itori e un t Przo in un opernio addette, al caricamento delle cartucce. Anche il generale medico R a ndoue al congresso internazionale di Li<'gi <lei 1905 si occupò d ell'argoml'11to e foce notare come l'ei;ercito e la marina. italiana abbiano da tempo equiparato le mala t tie professionali agli infortnuii del lavoro. Da una sta t istica. sanitaria d,·ll'armata de l biennio 1!)07-1908 pubblicata dal generale medico Calcagno, r is ul ta c he n el pri mo anno sopra una forza di 14273 operai si veri f:ìcarono 40 casi di malattie professionali, di cui 30 pe r saturnismo, con un d<•cesso, e 10 pl'r trini tris mo, m•·ntre nel 1!)08 sopra 13978 operai si ebbero 46 casi di malattie prof<:ssionali, d i cui 27 per saturnis mo, 15 per trinitrismo e ,1, pe1· avvelenamento per fiamma os~idrica. Dopo al"l't' citato gli articoli del regolam Pn to per g li operai boa·ghesi dipendenti dal Ministero d ella gue rl'a, riguardauti le dis posizioni da applicarsi a~li operai feriti o les i in servizio o colpiti do. malattie professionali, l'A. riferisce che anche gli operai e gli age nti delle ferrovie dello Stato hanno uno speciale trattamento in caso di infortunio o di malattia di servizio e riporta l'art icolo 18 de l testo unico delle disposizioni per le p en sioni del pt>rsouale, che si.nziona il d i ritto o. pensione eccezionale nel caso di inabi lità in conseguenze di ferite o di altre lesioni riportate a cagione dell'esercizio delle proprie attribuzioni, o di febbri malariche contratte pe r ragioni d i servizio, in località comprese i n zone dichiarate infette. E n ella pratica oltre i casi di malaria sono considerate malattie da causa di sen-izio il saturnismo e le otiti. Non vi è quindi un Plen co de lle malnt t ie professional i, ed è lasciato al criterio peritale ùi sta bilire, caso per caso, se l'esonero dal servizio o la mo rte dell'agente od operaio si debbano a ttribu ire ad una delle cause per cui s i fa l uogo al trattamento speciale. Finalmente l'A. 1·icorda che in una specinlis~inrn. categoria di person e, e cioè n ei m ilit ar i, sono parificati g li infor t unii alle mala t ti P per causa di servizio, e cita in proposito gli articoli r elativi della ll•ggfl e de l r egolamento sulle pens ioni civili e militari de l .18!)5. Anche pei militar i n on esisto un e lenco delle m nlattie professionnli : ciò che costitui;;ce la caratteristica di dot te malatt ie da cRusa d i ser vizio n on è la specificità della malattia stessa, ma il n esso cn,11snle stretto e ,ero fra la. malattia. e il ser vizio stesso, distinguendosi però la c11t1sa dall'occn,, sione di servizio. L'A. ~i è propost.o m olto 011por tuua111cn te al co11grcs'!o di Du~seld.ol'f colln. s ua relazio11e ge neralo di p ro,·ocare una discussione proficua sui q uesiti p iù importanti che si riferiscouo nlla indenniz;,.nzione de l le malattie profes,;ion nl i nell'nmbito dell'assicurazione operaia, e dopo avere esposte in sommar io. rassegna la condizio ne g iurid ica di det te malattie nei vari i Stflt i d'Europa, hn formulato un questional'io sui va r ii r1uesi ti che dc"ono essere r isolti prima di adùivcnire a sodd isfacente soluzione della p arte medico-legale dtl problema. CASAIHXr.
784
RIVISTA DI TECNICA E SERYIZfOMEDICO MILITARE Dott. :llAumci,; B O!GEY, llfédecin- )Jajor. - OrganiJlatlon 1&nltall:e d'une expédition coloniale. - ( Revue d'!t/J[!Ì~nc et de police sani/aire, n. 8, 1912). D i quest'important issimo articolo, che è anche per n oi d'attualità, crediamo oppo1·tuno da re un l:1rJO ri,.5sunto. L'A. si p ropone d i fare un'e.,posizione sommari a e, pu1· tuttavia, l a più possibilmente completa, d i cert e question i u n po' trnscurate, ma d'inter~sse capitale, relative alb parte igienica d'una spedizione in r egioni lontane. ~elle zone tropicali - scrive l'A. - e n ella maggior parte dello nostre co• lon ie, il pericolo delle malattie è di gran lunga più temibile e più 1·eale che quello del nemico. L a flora morbig ena di quei paesi è d'una ricchezza inaudita. L e affezion i ban;.li, che s' ossern,no in Europa, s i svolgono là sotto forme graviF~ime, a motfro delle condizioni di m inor resistenza dei bianchi n on uncora accl imllti, e fors'anche a motivo della v ir ulenza tutta partic-oln.re de i germ i tra· ~portati i n quelle latitudi ni. :Ma le malattie delle zone temperatti non sono le sole a cu i s i troYa esposto l'europeo già prornto dal cli ma; altre ~·e ne sono, 1i1·oprie delle colonie, le quali vengono ad 11ggiun/:(er;:;i alle p rimf' per completare su vasta scali\ la loro opern d i distru zione. E' questa la rngi one per cui l'orga· u izzaz ione d'u u;1 s ped i?.ione coloniale r ich iede imperiosn.me1Jte il concorso dei co· mn.11 d11uti in capo e dei medici, e rende necessnrio un 11ccon1o perfetto fra il comando e il sen·izio di sanità militare. A quest'accor do son dovu ti i mirnbili successi degl i Inglesi, la cui storia coloniale è ri cca d'esempi istr uttivi. Nel 188.t, un corpo d i 4-.500 uomin i p rese parte ali:~ spedizione dPl Suda n orientale; e, q uantunque la temperatura fosse elevatissima e i deserti del s ud dell'Egitto n on offris~er o alcuna r isor."'ll, non s'ebbe un solo decesso d urnn te le sei sett imane che durò la carnpagn:i. ~el 1885, un corpo di 8,000 uomini operò per due mesi intorno a Suakim, e s'ebbero soltauto sedici morti. Finalmente la spedizione condotta nel 1007-1908 contro i Beni-Suassen dal genernle L yantey rappresenterà sempre un m odello d 'or gan izzazione dal punto di vista ammioistrnti vo e sanitario. L'A. pas,11 a esam inare, dopo questi ed altri ricordi storici, i punti princ ipali su cui, chi ha l'incnrico d'o rgan izzare u na spedizione coloniale nel tempo presente, dovrebbe concentrare tutta la sua a ttenzione. Seguiamo l'aut ore in questa interessautissima enumerazione. 1 SOLDATI E UROPEI. - I soldati bianchi, che prenderanno parte alla campagna, dovrn nno essere tutti uomini scelti, d'uua lllllturitl\ fisica perfetta. G I' individui tropJ)O giovani saranno eliminati; quelli che già furono a ffetti da mal11rin e quell i il cui fegato hl\ funzionato male in anteceden za, subiranno la stessa sorte, anche se presentassero le apparenze d'una guarigione; giacchè il calore ha un'influenza diretta e nefasta su questo viscere, destinato a filtrm·e e a t rattenere i veleni del n ostro o rganismo. (Ricordiamo, a questo proposito, le numerosissime forme di ittero che si osservano fra le nostre truppe nella Libia). Non bisognn n eppur&
RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO MIWICO MILITARE
785
fare troppo assegnamento s u quei sold:iti, che prestarouo in alti-o tempo ser,izio nelle colonie, percbè son quasi tutti malarici e, per conscgllenza, malati; nè potrebbero esser utili in una spedizione di lunga durata. Adunque, il contingenti') scelto per comporre un corpo di spedi~ione dovrì~ es,ere assolutamente sano. Del resto, se, fra gli elementi ottimi, s'introducono elementi dotati di m inor resistenza, le malattie o la morte li colpiranno ben presto; giacché, nelle zone tropica.I.i, la selezione umana si compie con un rigore implacabile. NECESS ITA DI cu:--OSGE lrn LA CLD!A1'01,0GJA DELT,A REGJO'.'\E. Aflinchii una campagna coloni11le sia coronata dal s uccesso, non basta disporre d' 1m corpo scelto di truppe, bisogna a l t resl sapere dove lo si conduce e conoscer bene la climatologia del pnese, che esso ba l'incarico di conquistare. Le operazioni milit11ri saranno sempre subordinate alle stagioni, che non son tutte ugualmente favorevoli ai movimenti delle truppe, i quali non sono effettun.bili che nella stagione a.sciuttn. Inol tre uno sbarco uo:1 dovrebb' essere mai ordinato sopra una costa o,e regna un'epidem ia. Nel 1878, la dimenticanza d'una preca uzione C'osi elementare, costò ai Francesi centina ia e centinaia di vi te. L a febbre gial la. faceva strage 1tllora s ul litorale atfricn.no dell' ovest; ma la grande politica esigeva che una. spedizione fos~e dirette. sul Senegal. La spedizione fu compiutn, ma la maggior parte dei soldati non lasciarono mai la costa, dove vennero decimati dal morbC'. IL TRAS1'0R1'0 A BORDO DEI.LE !\A \"I. Questo non clev'esser C!l.US!l. d"alcuno strapazzo per le truppe. Le navi dello Stato sono in ottime condizioni, ma il loro nnmero è insufliciente; e s iccome s i è costretti a r icorrere a nnvi mercantili, le quali sovente non hanno le qualità necessarie ai trnspor ti militari, cosi il loro adattiunento dev'c~sere oggetto di cure speciali, soprattutto per q uanto r iguardn la ventilazione. Durnnte il vi.,ggio, particoln.rmonte quando la nave entrerà. nelle zone tropicn.li, verranno prese delle precauzioni e saranno o;;servate delle norme igieniche, sotto l a responsabilità degli ufficiali. 01' individui ancora provvisti dell'uniforme di gu1.rnigione sarnnno au tor izzati a indossare gl i nbiti coloniali, e si permetterà loro di p,1.sseggin.re sul ponte in cer te oro del giorno, ordinando loro di non abba nuonars i al sonno all'ombra di qualche riparo; giacchè spostandosi quest'ombro., i dormienti sono esposti a i raggi solari intensissimi: donde, conseguenze molto g ravi, fra cu i a lcune for me d'alienazione mentale pericolose e incuraùili. Dopo alcune considerazioni circa lo sbarco, l e precallzioni igieniche da osservarsi durante la notte e le vestimenta, l'A. si ferme. sullo questioni dell'alimentazione, della proprietà personale, delle mnnovre, delle prime marcie e del se1·vizio sanitario, che ci sembrano meritevoli di tutta la nostra attenzione. L'ALIMENTAZIONE. - Questa, nelle colonie, è differen te da quella dei paesi temperati, e dev'essere oggetto d'una sorveglianza attivissima, pex:.c hè, se è in· sufficiente o cattiva, costituirà la sorgente d'un gran numero di malattie, le quali colpiscono di preferenza l'elemento europeo. Si consigl iò da qualcuno di a dottarti l'alimentazione stessa degl' indigeni; il che è un'esagerazione ; giaccbè, oltre a l fatto che questo provvedimento non risponde ad alcuna necessità, bisogna pensare che i nostri stomachi s'adattano male a cibi insufficienti, per la maggior parte vegetali, e di qua ntità. ridotta, quali sono quelli ingeriti dalle popolazioni autoctone. D'altronde, è noto che gl' indigeni i:::icorporati e poco nutri t i prestano generalmente un cattivo servizio. Sotto i tropici, come nelle zone tenipern.te, gli albuminoidi costituiranno la base dell'alimentazione; e, per di più, i cibi feculenti frescl1i ~nranno preferiti ai 50 - Giornale di medicina mi/ilari. - f ase. X.
786
RIVISTA DI TECNICA E SE RVIZIO MEDICO MILITARE
feculenti secchi. Si dovranno evitare le sostanze animali grasse, essendo di dlf6. cile digestione e troppo calori fiche; e si sostituiranno co' grassi vegetali, come l'olio d'oliva e di palma. Sarà. largamente utilizzato lo zucchero, vero alimento di risparmio e di forza. Il pane sarà ogget to di speciale sorveglianza, poichè la. farina. si altera rapidamente sotto l'azione combinata del c11lore e dell'umidità: esaa dovrà perc iò venir conservata, per qu11nto è possibile, in casse metalliche. Si esaminernnno con cura le carni del paese prima di dispensarle alla truppa, non essendo rari nelle colonie i pa rassiti {tenia o trichinR), il car_bonchio, la peste bovinn, la peripneumonite, la tubercolosi, l'idremia. La carne dovrà dunque escere sempre molto cotta. Sullè coste e sulle ri ve dei 6t11ni e dei laghi, i pesci possono fornire una ~olida. base d'alimentazione Nel Sudan, intie1e popolazioni sono ittiofaghe; l'esercito giapponese fa pure un gran consumo di pesci, e, nei giorni di magro del cal,mdari-o ortodosso, che sono 150 per anno, i Russi ei nutrono quasi esclusivamente di pesci. Finalmente, l'uso delle frutta e dei legumi freschi metterà le truppe al ri paro d nllo scorbuto. La questione dell'acqua è, senza contestazioue, una delle più importanti. L'acqua fornita alle t ruppe deve presentare qualità tanto più numerose, quanto più essa è suscettibile, nei paesi caldi, di nascondere germi morbigeni (entozoari, ascaridi, filarie, ematozoarie del Laveran, ecc) : dovr.\ dunquo essere sempre bollita. e filtrata. Mol ti apparecchi sono stuti impiegati alla, sua depurazione, in ispecie nel Dabomey; ma non res ero grandi servizi, a li' infuori degli ospedali. Si ammette generalmente che l'acqua di sorgente sia d'o t tima quali tà; ma bisogna sempre diffidare delle o.eque superficiali. Molti tentativi furono fatti pe r depurare le acque coi processi chimici; ma nessuno fìnora è interamente riusc ito. Le truppe alJeate ricorsero o.Ile pasticche di bisolfato di sodio, il quale, decomponendosi nell'acq ua, da,a origiue all'ossigeno allo stato nascente, che teoricamente doveva sterilizzarl.i. Circa l'uso delle bernnde spiritose, si può affermare che, nei paesi tropicnH, è ta lmente pericoloso, da indurre a fare ogni sforzo per sottrarre i solda ti o.i terribili effe tti del veleno. L'11lcool diminuisce rnpid11mente l'appetito neutralizzando la pepsina del s ucco gastrico, e predispone ai colpi di calore a motivo delle sue proprietà congestive: fina lmente, le rip~tu te congfstioui tiuiscono in disturbi mentali incurabili. Tutte le bevande alcooliche indigene, dal mabi del Sudan all'arak dell'India e della Malesia, da l k ai;a dell'Indocina nl succo fermentato delle palme del Marocco, do· vranno essere r igorosumente proibite aJle truppe per il loro potere tossico e per J:1 g rande azione depressiva. LE )!A !\O\'RE NELL~: COLO:- tE. - Dopo lo sbarco e nell'attesa della partenza Yerso l'interno, gli esercizi mi litari, sempre moderati, non saranno mai spinti fino a lla fati ca, e nvrau no semplicemente lo scopo di tener allenate le truppe. Le rnarcie n ?n sorpasseranno i 25 chi lometri e i servizi di fa tica (co rvées ), ristretti per quanto è possibile allorcbè son compiuti da.i soldati europei, potranno e5sere affidati agl' indigeni, ai quali sa ni. esc lu-ivamente riservata la costruzioue dei forti, degli stnbi limcnti milital'i e delle strade, percbè essi, abituati a vivere nei focohii delle febbri infettive e immunizzali da precedenti attacchi, son meno colpit i degli Europei. Le ore di lavoro saranno ridotte e seguite da lung hi rip osi. La siesta generale ver~o la metiL del giorno è uti lissima. Pur,tzIA J>r::RSOl'-ALE. Questa, nel soldato, sarà scrupolosissima. I bagni di mare o di n.cqun dolce saranno rnccomandabili, purché non sian fn.tti in luoghi
RIVISTA DI TEOl>ICA E SERYIZIO MEDICO MILITARE
787
lontan i dall'acca mpa.men to, perchè In fatica. della. marcia farebbe perdere ogni beneficio del bngno. Oltre il pericolo d'insolazione che minaccia i bagnanti, v'ha pur quello della fauna, d alla q uale, in certi fiumi africani, essi sono cos tretti a difendersi. LE P RrnE MARCIE. LA (WESTIONE DE( POlt'l'ATOIU. - Tutto è finalmente preparato per la partenza, ed è giunto l'ordine di mettersi in cammino. Le prime tappe sa ranno corte; e i soldati, liberati da tutti gli oggetti d'equipaggiamento, non conser veranno che le loro armi. Se il numero degli animali e dei portatori lo permette, sarà bene d'estende re questo provvedimento anche a.l ·contingente indigeno; infatti, nulla v' ha di più degradante per u n d iscepolo di Maometto, che portare il sacco a fianco d'un cristiano libero d'ogni p eso. fle egli, invece, si vede uguale al suo compagno bianco, si considererà come una specie di sorvegliante di portatori, e, al vantaggio fisico di una tale misura, s·aggiungerà il van taggio morale. La colonna di spedizione saril. dunque accompagnata da un vero esercito di portatori a ercennri, i quali faranno un eccellente servizio se saranno ben pagati. Bisognerà però affidarne la sorveglianza a indigeni sicuri, che con oscon o meglio di noi la mentalità dei loro correligionari e i m ozzi coercitivi efficaci per vincere la loro pigrizia. Per qunnto riguarda le tappe. !"avan guardia dovrà sempre scegliere dei punti di fer mata ~alubri, situati lungi dalle paludi e, per quanto è possibile, in vicinanza dei boschi. Se un fiume o un torrente attraversa il l uogo scelto per l'ac· campamento, sar a n ecessario d'es plorarne i l corso per un buon tratto, allo scopo di accer tare .la purezza dell'acqua. "!\1>! campo, le tende saranno u tilmente ricoperte di fronde o di erbe, che immobilizzano intorno a sò uno strato d'ttr ia e a ttenuano i ropidi sbalzi di temperatu ra, così facil i a verificarsi .il giorno e la notte sotto i tropici. L e cucin e sarnnoo allogale in mollo che il fumo dei fornelli non sia portato diti vento nella direzione delle t eude. Ai malati san\ riservat o un locale isol ato, e in mancanza di meglio, una semplico capanna. Insomma, n on v' ha p rovvedimento, anche il pilì ins ignificante in appi,renza, c he il comandante non debb,, prendere per evitare un disastro. I L SERVIZIO ::!Al\lTAR!O. - LA QUEST10l\E DEC RIMPA'l'lt[O. - Il servizio sani• tario in una colonna di spedizione hn un'importanza eccezionale, giacchò i prov,edimenti suaccennati non sopprimeranno mai le malattie, p ur limitandole pe1· quanto ò possibile. Si è calcolato che almeno •! medici s ian necessari per curare m1 migl io.io d'uomini e che 3 infermieri debbano a s,istere un solo medico. 1\Ia ciò n on è tutto; i quadri snnitnri debbono compren dere un numeroso contingente di ausiliar i i ndigeni, quali portatori di ,tmache e di barelle. La media dei malati e dei feriti nel corso delle ultime spedizion i coloniali, si eleva, in complesso, all'enorme proporzione di 36 uomini inutilizz1tti su 100. Per tal ragione, il materiale sanitario della colonna dev'essere abbondante e compr endtirll, oltre gli apparecchi e strumenti di chirurgia, anche i medicinali e g li oggetti di medicatura, dei letti pro\·visti di zanzariere e di barac.:he smontabili d'un t,ipo d eterm inato. Si comprende fncilmente quante difficoltà presnnt i la <'Ura dei malati e dei feriti. Al cuni individui, colpiti da. ferite o da forme morbose leggere, seguiranno la colonn a e saranno curati durante la marcia. Ogni 50 o 30 chilometri lungo il cammino percorso dalle t ruppe, saranno scaglionati dei depositi di convalescenza -0 degli o:òpedali da campo, protetti d1t po!--ti suOicientemente forti da respingere
788
RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO )1EDICO MILITARE
un eventuale attacco. Tutti i mezzi di tras por t o son buoni, dalla barella regoJam cntarc a quelle im provvisate con materiale trovnto !'ul luogo; ·ma non bisog nerà mai abbandonare n ei villaggi i mnlati e i feriti, che saranno quasi certamente massacrati dngl' indigeni. Finalmente. i corsi d'acqua potranno essere vantaggiosamente utilizzati e servire al tras porto dei convogli sanitari. Ma, sopra tutte le altre, u na regola s'impone; o cioò il ri mpatrio ciel malato, ch'è di gran lu ng a proferibile n tutte le cure che potrebbe ri cevere nella colonia. Il viaggio d i mare verso la patria hn effetti favorevolissimi sul morale dei !soldati, e, per di più, li sottrae alle molteplici cause morbose locali. Affinchè questi r impatrii port ino i loro frutti , occorre che sinno eseguiti nelle migliori condizioni igien iche. Tempo addietro, dopo Ja campngnn d el Tonkino, si r egistra,rono fin 30-35 morti in ~entiquattr'ore sulla medesima nave-trasporto: oggi, invece, nelle peggiori condizioni, la ci fra. dei morti oscilla fra 8 e 5. CONCLUSION I. Sarebbe necessRrio che g li org:i.o izzatori delle nostre sptdizioni colonialt conosces,;ero i minimi particolari della complessa questione igie, nico-sanitaria, e fos!>ero intimamente convinti di questa. verità a ssolutamente prim ord iale, e cioè : che I' i!Jiene e le precaw,ioni che n e derivano, lungi dall'essere d' im.pedimento all'organizzazione d' 1111a spe<lizione militare, ,çono w1a garanzia f orse la più sicura - d ella sua 1·iuscila. E noi aggiungeremo che, ogniquaholta g li organizzn.tori e i comandanti si persuasero di questn. veriti~, che il nostro autore c hianrn - non senza una punti\ d'ama r ezza - primon1ialc, l'esito dell'impresa fu superiore ad ogni nspettazione e a d ogni !:pcrnnzn. Si compr endo facilmente che, in certe ci rcostanze, le esigenze igienich e urtino cont1·0 il piano del comando, e che questo si renta autorizzato, dnta la gravit:\ del momen to, a trascurar!€; ma bisogna pensare che ogni trasgressione alle leggi dell'igiene - precisamente come ogni trn~gressione alle leggi del la. natura - lascia dietro di sè consC'guenze estremamente dannose, le quali talvolta n on soltanto oscumno, ma annullano a ddirittura. i benefizi d'una vittoria . .Del r esto, il comandn.nte d'un corpo di truppe in campa.gn1t deve, come il giocatore di scacchi, aver l'occhio ad ogni pedi na e studiarne cautamente og ni mossa: orbene, la « pedina sanitaria> è appunto un:i. di quelle che bene spesso decidonoJ el]a partita.
=======
E . T.
RIVISTA D'[GIENEGENERALE E BATTERIOLOGI! W. BnououTON ALCOCK. - La vaootnaztone nella. febbre tifoide con baollll v lvl aenalbWzsatl - (Tlte La11cet, 24 agosto 1912). Esperimenti recenti di Metchnikoff e Besredka sullo scimpanzè hanno dimostrato che si può conferire l 'immunità contro l'infezione tifosn somministrando per bocca larghe dosi d i bacilli tifosi viventi sens ibilizzati. Questi buoni risultati banno spinto a t entare 1'11 pplica.z ione del metodo anche all'uomo. È noto da v ari ann i il valore del siero antitifoso, il quale conferisce nello spazio di 24 ore una immua ità contro l'infezione la quale è però di breve durata. (14 giorni circa). È stata t entata an che l'immunizznzione con i bacilli morti, uc-
RIVISTA D'IGrnNE: GE:-.ERALE E BATTERIOLOGIA
789
eisi col calore o con l'etere, in unione con i pa rntifi A e B; l'immunità con questo metodo compare dopo circa una settimana, e non può dirsi che sin assolut11, nonostante i risultati assai soddisfaceuti ottenuti in vnrii eserciti. Si è tentato anche di usare il siero antitifoso mescolato con bacilli uccisi_; ma i risultati non sono stati pe r nulla incoragg ia nti. Be5r edka pensò che i microrganis mi vivi avrebbero dovu to provocnre una. reazione orga nica s imile a. quella dcrivnnte da un'infezioue vera, e conferire quindi un'immunitil più assoluta Una prontn fagocitosi e batteriolisi de i bacilli sensibilizzati allontana. ogni pericolo di formare dei portatori di ge rmi; e il metodo si ravvicina strettamente al metodo id~ale della vaccinazione per il vaiuolo. L'A. si è servito corno 1uezzo di c:ultura. del gelosio senza peptone. Circa poi la virnlenza dei microrg:lobmi da preferire, le opinioni non sono conco rdi; l'A. si e servito d i uno stipite tratto due anni fa J:i un i11fermo morto di febbre tifoide, i,lon t ico del re.sto a quello che ùeLte eccellenti risultati neglt es perimenti di I\Iotchnikoff e Besredka sullo scimp:onzè. Aù una cultura di 2,1. ore su gelo!>io senza peptone si aggiunge u n centimetro cubico di una soluzione ,;aliua sterile al 0,8 p. 100 ; con la stns,m pipetta si emulsiona delicatamen te ; qui udi si filtra e vi s i aggiunge 1/2 centimetro cubico di ~ie ro anlitiuco di c;ovallo. Que:,;ta m iscela si l,15cia per ~! ore a tem perntura cli laboratorio non superi ore a :20° ; si aggiunge q uind i una qua n tità suHiciente di soluziou.o salina ster ile, e la miscela si centrifug:k per 5 a G minu ti; tolta quindi la parte l iq uiLla soprn,;taute, si agg iunge ancora soluzione s:dina e si cen t r i foga di n uovo; ai bacilli così lavati si aggiungono a llorn 10 centimetri cu bic i d i soluzio11e S1\1i 11n fresca, e 1 centimet ro cubo di emulsione vioue posto in 10 tubi ognuno dei quali contiene D centimetri cubici di soluzione salina s tm·ile . Un decimo di ceutimetro cubico di questa emulsione contiene circa !i00.000.0(J{) cli bacilli, cioè la quantità minima suflìciente per un ndulto. I bacilli sensibili.!.zat,i s i colorano bene, SOf\O regolari nel co:itoruo, e un po' pii1 larghi di q uelli o rdi nari. La conservar. ione dei vaccini cosl p reparati dura por molto tempo anche n. temperature molto di1·ersc. Le dosi consigliate dall'A. per ogni iniezione souo le seguenti : In una donna adultn, primn. iniezione b. òOO 000.000 in solu,:ione s:d ioa di 1 centimetro cubieo; seconda iniez ione b. 1.000.000.000 in 2 centimetri cubici di soluzio ne salina. In un uomo a-lulto, prima iniezione b. 750.000.000 in 1 centimetro cubico di s oluzione salina; sei:onda in iezione b. l.'i00.000.000 in 2 centimetri cubici di soluzione alca lina. Le iniezioni vanno fatte profondamente nel tessuto sottocutaneo del braccio o dell'addome; si fa seguire un leggiero massaggio. Non sono con,;igliabili le iniezioni endovenose per varii inconvenien ti che ne potrebbero derivare. Coi vaccini così preparati e con questa tecnica l'A. ha fatto tre serie di esperienze cliniche. Iu una prima serie, comprendente uomini e donne di ,aria età, iniettava nella prima. iniezione 810.000.000 di bacilli, e n ella seconda una dose doppia a distanza. di 8, 9, 10 giorni. Dopo la. prima iniezione non vi fu in nessun caso elevazione termi ca, e localmente un legge ro eritema, con indurimento e dolorabilità, disturbi scomparsi in 24 a 48 ore. Anche dopo la seconda iniezione non vi fu elevazione termica e localmente la reazione fu anche minore. In una. seconda. serie di esperienze, comprendente solo donne di varia età, le dosi impiegate furono di centimetro cubico 1/2 per la. prima iniezione, e una dose doppia. per la. seconda. di una. soluzione identica. a. quella della prima serie. In un
790
RIVISTA D'IGIE~E GENERALE E BATTERIOLOGIA
solo caso dopo la prima iniezione si ebbe elevazione termico. a ?:S0 non accompagnata però da nessun altro distn rbo. Localmente si verificarono gli stessi fatti in maniera piu marcata. La. seconda iniezione non dette luogo 11i> a. reazione locale nè a reazione generale impor tante. Nella terza serie comprendente 20 casi di ambedue i sessi la prima iniezione fu di 2 centimetri cubici e la seconda doppia. Dopo la prima iniez.iol\e molti in: fermi ebbero elevazione termica fra. 87 5° e 88°; qualcuno aveva cefalea e males· sere; la reazione locale fu intensa nella metil. degli individui. Dopo la s!lconda iniezione l'elevazione termica fu più lieve senza sintomi con· comitanti e senza reazione locale. In complesso g li esperimenti fatti dall'A. col metodo Besredka avrebbero avuto un ottimo risultato. E verosimilmente i bacilli tifosi vi venti sens ibilizzati hanno lo stc,s o valore del virus del vaccino antivaioloso, attenuato o modificato dalla. linfa dello. vitello. immunizzata, e che dà luogo ad una im mu ni tà s pecifica veramellte ideale. Le reazioni che si hanno con questi vRccioi aotiti6ci ~ono molto più lievi di quelle del vaccino di Wrigbt-Le ishmann. Una temperatura elevata, una febbre tifoide precedentemente soffer ta, le mestruazioni non cos tituis cono una controin dicazione. I sieri delle per~one iniettate con baci li i tifici viventi s ensibilizzati non producono deviazione de l complemento, e solo raramente agglutinano una emulsione di culturn fresca. Essi d'altra parte aumentano forte1nente la fagocitosi, e contengono probabilmente antiendotossine. La presenza even tua le di amboce ttori s pecifici, agglutinine, batteriolisioe non si può dire clic i ndichi il grado d ella immuniLà conseguita I resultati degli espe· rimenti in t:itro non po,sono essere interpretati come de notanti lo s tato di resis tC'nza dell'infermo. Ju conformità delle affermazioni di ttJtti gli autori, che cioò la vaccinazione con microrganismi viventi è ass:ii e fficace, lo il ezin.ndio quella antitifica, e le espenenze dell'A ne hanno d imos trato la completa innocuità. Detto metodo di vaccinazione dov rebbe essere preferibile agli altri. BALESTRA.
J{ov11. - Bnl valore battericida e difensivo del grande omento J{lini!.:, n. 61, lDll).
( J[ed.
Il grande omento si deve considerare co me un organo d i protezione e d i de· purn7.ioue dell'organismo, in quanto che i germi infeU1111ti, attraversandone le de linfatiche, vi troverebbero le condizioni suflicienti per Il\ loro distruzione. Ioiet· tnurl'> nel cavo addominale del pulviscolo inertP., oppure degli s tafilococchi, diplococchi, colibacilli, bacilli difterici e tuberco lari, ha messo in evidenza In. loro scomparsa p ressochè completa dopo 2! ore, dovuta non all'azione della sierosa. intestinale e peritoneale, ml\ a l grande omento, il quale s' impl\dronisce dei detti elementi estranei, s i direttamente a mez7.o de i suoi linfatici senza l'intermediario dei fagociti, sia a mezzo dei leucociti e più special1111;mte dei macrofagi che s'im· possessano dei detti elementi e li trnsportono in punti determina t i del grande omento, dove poi vengono assorbiti dai linfatici (assorbimento in<liretto). Inoltre circa il modo di comportarsi dell'oment.o di fronte al pass aggio di germi infettivi attraverso la muco,;a intestinale rimasta integra, ossia stabilendo una
R IVISTA O'IGIEXE GEXERALE E BATTERIOLOGU
791
infezione intestinale diretta, ba potuto constatare che esi~tono dn un lato delle comunicazioni tra i vnsi linfatici dello stomaco e dell'intestino e dall'altro fra le vie linfatiche ed il tessuto linfoide dell'omento. Di conseguenza ne avviene che data una infezione tubercolare dello stomaco o dell'intestino, accade di freq uente la compromissione intermedia dell'omento e cbe tanto i batteri quanto gli eleruenti cellului, come le cellule dei tumori, dal1' inter no dello stomaco e de l c1tnale intestinale possono vPnire i1~1prigionate dall'omento. T11rnL1.1.
LuManoso. - Dl aloune oaae rvazloul s ul oolera (a propoalto dell'epldemla dl Livorno lugllo-a goato 1911). - (Accad. l\Iedico- fisica fiorentina. Seduta del 21 marzo 1!Hl). E noto che Livorno fu Il\ città più molestata dal colera nella epidemia testè decorsa, sia per la diffus ione e pel numero dei colpiti, sia per la gravità cbe assunse la malattia. Il prof. Lumbroso, in collnbornzione coll'aiuto del dott. Gerini e di altri medici elJbe campo di fare studi sin relativi alla patogenesi eò nlla epidemiologia del mor bo, s ia relati,·i alla patologia ed alla b1\tteriologia. Ci sembra utile spigolare qua e là i risultati più importn.uti ai quali portarono i detti s t udì. Rigunrdo alla sintomatologia, è noto che uoo dei pii1 importanti sintomi è la gran dis idl'atazione dell'organismo e l'in~orgc11z11 di crampi dolorosi. L'A. ha fatto ricerche sulle modalita d olla reazione elettrica nerveo-nn1scolare constatando fe. nomeni non ancora messi in luce da alcuno e tendenti a dimostrare cl1e, in al cuni casi a lmeno, vi è un'alte razione vern e propria della sostanza nervosa e rnuscolnre. Quanto alla patog,·nesi del crampo, sostiene che esso non è dovuto alla disid1·atazione, ma piuttosto a stimolo diretto d el sistema nervoso opcrnto dal veleno colerico. Anche nell'epidemia di Li,·orno fu o,serrnt.a spesso In diminuzione notevole della funzione urinaria fino ali,~ rompleto. soppres,:,ione. Tale anuria deve però mettersi in con Lo non di una lesione anatomii,:i. de l filtro renale, come taluni ammettono, ma cons ide rarsi come un fatto dovuto ad alternta in nerrn.zione come l' ipotermia, come in gran parte la d i:i1-rer1 stes,;n. Ciò non di strugge però il fatto che q ualche volta si possano osservl\re vere e proprie lesioni renali. Alcune ricerche sul sangue hanno d imostrato nel periPdo algido l'aumento notevole dei globul i rossi e del ta<so dell'emoglobina . Queste ricerche e quelle sulla viscosità e sul qua11titn.tivo di cloruro sodico concordano con quelle di altri ricer.:atori; soltanto le leucocitosi furono con~tntn to notevolmente inferiori alle medie già note. Notevole fu la dimos tn1zione in alcuni casi dell'infezione colerica associata ad al tre forme infetti~e acute, s ubacute e cronicl1e. Particolarmente inte ressante fu un caso di infezione colerica sovrapposta a<l infe.r.ione d11 paratifo, senz:i. che quest'ultima subisse alcuna modificazione n ella m\tura e nella for ma clinica. Riguardo all'eziologia, l'A. fa delle giuste osservazioni sul modo d'insorgere dell'epid.emia, ritenendo molto probabile che l'epidemin , in forma attenuata; serpeggiasse già prima del C luglio (epocn della constntazione ufficiale), e sulla sua diffusione assai differente in citta e fuori, a l quale ultimo proposito cerca di dimostrare come le influenze locali (qualit>\ del terreno, dd sott-osuolo, stato della conduttura dell'acqua, ecc.) debbono avere la loro più alta importa.uza.
792
Rl\"ISTA D'IGIE:-E Gl::-ERALE E BATTERIOLOGIA
Buona parte del lavo ro è serbata allo studio dei p ortatori di germi, al qua l proposito l'epidemia di Li v,)rno potè portare un certo contributo di ossen,azioni. A. q uesto proposito nota l'A. che non basta il portare il contagio (e i fatti lo hanno dimostrato1, ma che occorrono per la sua diffu;:ione condizioni d i tempo e di luogo per ora non tutte bene determinabili, e forse uon sempre identiche a quelle cl1e si po,sono sperimentalmente produrre. Riguardo alla profilassi dei portatori di germi, l'A. cita delle esperienze fatte col biolactyl, colla tintura di iodio e colla glicerina; i risultati però non furono molto concordi; circa alla profilas;.i generale, passa in rivista anche la prevenzione immunitaria coi di\·ersi vnccini. Infine l'A. si sofferma a trattare della cuni e si ferma in modo speciale a parlare della cntoroclii,i, della ipodermoclisi, della fleboclisi. Termina coll"accennarc 1<lle curo sieroternpiche (sieri Snlimbeni, 8ciurupofl', ;\[acfadyan, Kraus, J(olle) i, proposito di che opportunamente dice che se la i<ieroterapia del colera 1wrà for~e un felice avvenire. per ora sarebbe mancnre 11.I rispetto dovuto alla scieni.a no:'llra ed al nostro dovere di medici il vantarne t1·oppo i resnltA.ti. TEiSTl.
lllVIS'l'A BlBLIOGRAF[CA Prof. MAn10 Sm11A vo:--1. - Patologia e t erapla chlnu-gloa del calcoli della vescica urinarla - Unione tipogra(ìco-editrice 'l'orinese, 1912. Volu me di png. 5!12 con llli fìgt11e iHtcrcnlnte 11ul testo.
Tu ques to e,teso e dolto trattato l'autore riepiloga quanto è stato scritto sopra un argomt'nto tnnto irnporlantti di patologia chirnrgica, qual'è quello dei calcoli
Vf'RCi<"ali, n elle vnric eporhe della stor ia della chirurgia; e la i<ua importanza n•ag· giore coniiistc appunto nell'aver saputo riunire in un libro quanto qua e lit trovas i sparso. Trattati italiani che si siano occupati d~ll'argomento « ex profosso » non esistono; vi :<ono invece quello de l Leroy d'Etiolles (Traité vratique de la yra1:elle et des calruls uriiwfres, Paris, 18U(i) e l'altro del Dolbean (Traité pratiqne de la pierre daus la 1·essie, Paris l8GJ), pubblicati cioè prima dell'introduzione del1'11nti~epsi e prirn11 ancora che gli studi anatomo-pntologici ci a,·e~sero dato spiegazione delle alterazioni vescicali e delle vie \1rinarie determinauti la calcolosi o da. questa determi· uate. Esist ono i lavori dell'l~bstei n (/Jie }fotm· 1md f)ehandlu11g der Jlarnsteine i11 der Blase, \.Viesbaden 188-1 ) ma essi si occu pano in modo speciale della sostnnza o rganica e trattano in modo molto secondario dei ca.ratt eri chimici e fìsi~i dei calcoli, della sintoma tologia e curn: lo stesso può dirsi presso a poco del libro dell'Heller ( /J ic llanikonkretionen, ihre FJntstelmng und Analyse, \Vien, 1860) e delln memoria. del Finsterer ( Ueber Harnùlasensteine, /)eutsche Zeitscln-i ft fiir Chirur9ie, volume LXXX, 1906). l p11.re1·i degli antichi chirurgi che si occuparono della cistolitias i sono riport ati dall'autore nella loro lingua origina.le; cosi, ad esempio, le teorie cli Celso, P aolo da. Egino, Albucosis, Mariano Santo, Parè, Franco: di modoch è ch i volesse occup11rsi dell'argomento può mettersi al corr e11te trovando quan to può occorr ergli, senza avere il disturbo di andar qua e J,\ cercnu1lo in biblioteche.
RI\"ISTA IJlBLIOGR.U' l CA
Il trattato è di vi:so in 27 capitoli, in due dei qua li l'autore si è esclusivamente :iccupato con esattezza e chiarezz,, non <'omuue a rifare la storia della cistolit iasi dalle epoche più antiche tino ai giorni nostri. Neg1i altri :?o tratta l'argomento studiando i caratteri fisici dei calcoli (volume, peso, forma, n umero, colore, durezza, consistenza, frammentazion e, strntturn. e corpi cstrnnei formanti calcoli vescicali); i caratteri chimici, i costituenti dei t nlcoli ne lla calcok-si uri ca-ossalic:,-fost'ntica e carbou ica. Pas~a quiUtli n parlare d ella ci-,tolitiasi re lati vamente alla suR. etiologia, che stud ia nei suoi vari momenti, s in ri:::petto alla distr ibuzione geografica che sotto !"influenza di :dfozioni morbo~e e del regime :llimentare . .1cc·enna alla patogenesi, riportu ndo lo differenti t<::orio pa togenetiche de i diver~i autori, acce t tr\Udo d i preferenza quella d ell a« sostam.,t organica~ dell'Ehstei n io relazione alle vario cis tolitiasi (u r ic.:a, ossa!ica, carbouica e fost'n.t ic.o). Xell'anatomia patologica della dstolitiusi s i occupa ,li t:.: tte le altNazioni che pro,lucono la calcolosi secondal'ia e di quelle che <lipendouo ,!alla calcolosi prirnitini., e passa perriù in rnssegua tutte le malattie ,!elle vie uri111trie ,·he po.;snno avere relazioue con la cislolitin,-i. La parte clinica, che occupa d ue terzi circa del ,·ol uiue, comincia con la s intomatologia : ad e5sa segue la diagnosi in rela,:ionc alla s intomatologia, e la diagnos i coi metodi d'i ndagine ol,liictti\•a (P<.plorazione vescica le stn1111-.ntale, rnd iogrnfìa, c·i~toscopir1). In questa parte, l'a utore 11011 potcni. essere pi i1 completo, non es,cudosi solo limitato ad enumer,, re gli strumenti molteplici .icl opernti, ma avencloJLe indicato i, ucbe il tecuicis 1110 e fotta ch iara di mostrazione c·on esatte ligure. Tmltatl\ la progJ1osi, viene a pnrlare dell,1 curn : su questo a1go111euto comincia con una rni=:s!'gna dei vari proce.~si curatil'i dnll'anticbi tà ni nostri gio rn i. Trat ta d,·lla cistotomia perineale, ipogas trica, della litotrissia pcri ueale e dtlla lito1is i o clissoluzione dei cnlcoli. C:ompletate queste uotizie ~toric!te, passa all':inalom ia della r egione perineale e soprnpubica , iudi <:omincia a riferire ,lei vari processi d i ci,;totomia perineale ~ sopra pubica, facendo tra es;;i dei paralleli per po i venire a concrete conclusioni · circa la preferenza da darsi a ll'uno o all',dtro processo a seconda dei vari casi. Sono r iportati t utti i pro<'essi perineali praticati sull'uomo e sulla donua e consigliati dn i divers i chiru1·gi : è indicata in ciascuno di e;;si la tecnica operatoria ed elencata la s erie degli acciden t i ope ratori, post-operatori e delle complicanze. L u cistotomii, ipogastrica è tratteggiata nei suol v,ni metodi e io relnzione alla perineale, ed and1e per essa ò srnlta la tecnica operatoria e sono studiati gli acc identi operatori, post- operatori e le complicanze. Dopo aver stabilito un parallelo tra il metodo perineale ed ipogastrico, l'autore pai::sa alla litotrissia e litolapassi nell'uomo e nella donna. Riferisce il trattamento c1el malato prima, dm·au te e dopo l'operuzioue; le complicanze e gli esiti, e isti tuisce un parallelo tra la I itotrissia e la cistotomia perineale ed ipogastrica. Chiude il libro con un capitolo sulle cure generali igieniche nei casi operati ed in quelli non operabili. Concludendo: il trattato del prof. Schiavoni è ottimo sotto qualunque aspet to venga considerato: esso dovrebbe far parte della biblioteca di ogni studioso, specie di chi vuole occuparsi di questi1 branca tanto importante llella chirurgia. P OMP0:--1.
79'1
CONCORSI Sooletà Italiana dl Larlngologla, Otologh. e :atnologla - Regolamento p er 1m Concorso a JJremio istit11ilo dalla Cassa di risparmio di Milano pP.T i ncoraggiamen~o agli studi sull'igiene e profilassi d elle Jll"ime rie del respiro e df'[Jli orecchi.
0
Art. 1. - È bandito un Concor~o con premio di L 1000 per un lavoro originale sull'igiene e profilassi delle prime vie del respiro e degli orecchi. Art. 2. - P ossono concorrervi tutti i medici-chirurghi r egnicol i. Art. 3. - Il tema stabilito da.HA. Commissione è il segl1ente: « P rofilassi della sordità nei ba1nbini ,., Il tema dovril. essere s vol to dal lato etiologico, auetomopatologico e terapeutico . Art. 4. - 11 Concorso scade il 3 1 ottobN 191!3 alle ore 24. Il IRvoro deve essere datt ilogr11fato e consegnato per tale epocn al president e ddla Societa Italiana di Laringologia, Otologia. e Rinologia, dott. F. Putelli, calle del Ridotto, 1389, Venezia Art 6. - L'au tore dovrà segnare il suo lavoro con un motto che sarà ripetuto in busta clJiusa unitamente Rl suo nome, cognome e indirizzo Art. 6. - I lavori SRranno esnminati dtt una Commissione costituìta da tre membri nominati dRlla Presidenza del la. Societù. Di tale esame s1trà fatta una r elnzione che sarà resa cli pubblicn rngione. Art. 7 - LR memoria premiata resterà di proprietà della Societ:i. che ne potrà curare la stampa, r iservando in tal caso all'autore N. 60 copie. Art 8 - L'autore premiato dovrà, prima di conseguire il premio, formnlarn in un riassunto il risultitto delle sue osservn.zioni esponendole in forma piana e accessibile anclte 11. persone profane o.ll'nrte medica.. Tale riassunto, approynto dalln Commissione, doHÌt avere lo scopo di diffondere fra le classi operaie, col concor so di qualche Opera Pia, cogniz ioni igieniche a tte a combattere inveterati pregiutlizì e a prevenire le principali cause di sordi tà. P.;r ulteriori indicazioni sul modo con cui lo studio e il riassunto d~bba ess-,re svolto, secondo il concetto clel!,, Commis,ioue che propose i l tema e dell'Istituto clte rese possibile il Concorso, potri1 il concorrente uti lmente consultare la memoria del prof. ~icol1ti chieden.fone copi1t all'autore. (Corso San Celso, n. 1, Milano).
-------NECROLOGIO Il :J settembre Wl2 morì a Cava dei Tineni il fruente colonnel lo med ico
EDOARDO TROVANELLI, dil·ettore dell'Ospedale militare di Caserta. Stan co del luogo ln\·oro, egli era andato a domandare- ahimè I troppo t1udi - n. quelle purissime aur e balsamiche un sollievo all'affranta salute : quivi, invece, lo colse subitanen la morte>; ed ora la sua salma giace in un piano romito sotto la protezione dei
NECROLOGIO
monti, .:he formano, con gradazioni ineguali, un ampio bacino tutto rivestito di verde, e aperto verso il vicino azzurreggiante Tirreno, dove il nostro pensiero si trasporta pieno di mestizi11. e di rimpianto. Il tenente colonn ello Trovanelli fu un medico militare di instancabile operosità. A qualità scientifiche e pratiche superiori, univn. una competenza notevolissima negli svariati studì riferentisi alla organizzazione del servizio sanitario e all'ordinamento del materiale di pace e di guerra. Fu per parecchi anni addetto allo Ispettorato di Sanità militare, dove rese servizi utili ed apprezzati. La. sua operosità n on sapeva contenersi nei limiti del lavoro giomaliero; ond'è che, fra i numerosi incarichi, ebbe pu~e quello di segretar io del Consiglio di amministrazione dell'Unione militare, in cui portò il validissimo contributo della s ua attività e della sui, speciale competenza. Di animo affettuoso e gioviale, reso più simpatico dalla energica franchezza romagnola, ebbe amici tutti quelli che lo conobbero, giacchè, quaudo lo si era conosciuto, non si poteva non amarlo. li Corpo Sanitario m ilitare ha perduto in l ui un vero valore, e i collegh i n e piangono la morte immatura, serbando memoria incnncel labile dt·lle sue rare virtù e del suo bAll'animo, aperto ad ogni sentimento nobile, gen tile ed affettuoso.
•
VARIETA L. D ARTlOUES, - Il duello da.l ponto di vl1ta. ohlrurgloo. Méd. inlernationale. giugno 1912).
(R6)1ertoil'e rie
Non bisogna credere, dice l'A., che il medico assista al duello in uno stato d'an imo indifferente; egli che spesso è chiama to a presenziare duelli per rapporti di amicizia e il piti d elle volte senza alcun onorario, non può non sentire sopra. di sè una forte responsabiliti\, dal momento che uno degli avversari ha aflidnto a lui la propria vita in pericolo; e deve invero provare un sentimento di timore e di angoscia, poichà tigli solo può comprendere la g ravità delle les ioni possibili. Pertanto la riflessione che il medico fa dentro di sè arrivando sul t erreno è la seguen te: Bisogna fare il possibile che tu tto finisca sen z>1 lesioni; se lesioni avvengono è necessario che io vi pong11. rimedio. Prima del duel lo il chirurgo ha in pros pettiva tutta la chirurgia possibile e immaginabile, una specie di chirnrgia di guerra che può obbligarlo ac1 aprire il cranio, il torace, l'addome, a amputnre un arto, a snturiwe il cuore, l'intestino, il fegato, la milza, ecc.; per cui egli n on può nò deve essere ottimista sulle pos· sibili eventualità, ma deve invece tutto predispone come per una grande operazione, e sul terreno egli deve apprestare tutto l'occonente per un soccorso d'urgenza; sarà ottimo provvedimento anche quello di portare con sè un assistente. Sul terreno il chirurgo deve prima d'ogni altra cosa fare conoscenza col chirurgo della parte n.vversaria, ed accordarsi con lui nel dichiarare che una ferita è più gmve di quello che non lo sia realmente per porre fine al duello; ciò è anche umi.nitario, onorifico e civile. Egli inoltre deve rendersi simpatico ai t e-
706
VARIETA
stimor.ì della parte avversaria, e in complesso deve dimostrarsi un diplomatico con tutti i necessari difAtti a questa qualità inerenti, per ridurre le cose al grado minore possibile di gravitio. Arrivando sul terreno egli deve osservare il suo cliente per vedere se è ne rvoso, pallido o debole; qualche volta si può persino i ndovinare chi sarà il ferito dal pallore della faccia; il necessario provvedere come meglio conviene a qllesti speciali stati dei co,nbatteuti. Bisogna fare in mo,fo inoltre che prima del duello il proprio c liente non al.bia mangiato ecce~sivamente ; se s i ò d'es tate e\·itare che il sole col pisc11 In, faccia, se d'i nverno fare in modo che egli non soffrn il freddo. Durante l'nss;, tlto il med ico deve osservare bene il suo cliente, e far cessare
alle p1 ime traccie di saugue per esaminare l'entità della foritn; di i-egola il mediro, q ualu nqno sia la sua posizione o i suoi titoli. d eve essere d eferente ,·e1-so il mc.iico del fori to. Bisogun ricordars i che l'r1ssr11zt\ di ernorrugin esterna può coincidere nnche c,m ferite molto g ravi. B necessario che il meJico sia creduto dai te,-timoni, pcrchè egli solo può giudicare dell'inferiorità. del sno cliente, sia per lR ferita che per lo stato del cuore o dei polmoni; e coll\·iene anche ricordare che Yi sono dei testimoni sanguinarì i •1uali \·orrcbbe10 spinge1·c le cose a fo11do. Certo dal pnoto di vista professionale e soci>1le grande è 111 responsabilitn del r-h irurgo np) duello; e 11011 raramen te /J c11pitata l'ingrata sorpresa che il chir urgo sin stato grnvetnente ttccusato, e qualche 1·ol ta anche condnuna to. Di fronte al giudice il medico, rome uomo ùell'nrte, non deve n~solutnmente nulla ri forire di ciò che riguarda l'accnduto ; poichò il chirurg o nel duello deve ronsi,lerarsi r-ome l'avvocato della vita del <'Omhn.tlente ; d'altra parte quando uno degli nvv,\rsari è ferito, il direttore dello scontro e poi i testimoni sono •1uelli che deYono arrestnre lo scontro, e secondariamente il medico esamina la ferita; quindi il 1nerlico nel duello ti dapprima un consu!onte e poi un terapeuta ; la sua re~!)on,:nbilitil è perciò complotnmen tc 11 1 coperto. ln conclusione in questa s pecie di trngicommeùia, quale è s pesso il duello, il lato tn,gico domina ad ogni istante la situn~ione, e dal punto di vis ta chirurgico il duello è da considerare come una cosa grnYe. BAl,ESTRA.
CONFERENLE ~CIENTIFICHl DEGLJ ~~PEDALI MIJJTARI SOWRJO DEGIJ ARGOMENTI TRATI'ATI ( D ,\l PltOCESS! VERllALI PElt\"ENUTI ALL'ISPETTORATO DI SANl'l'À M!T, l'l'AR!':
DAL 1° SE'l'TEMBKE AL 31 OTTOBRE JD12).
CASERTA (settembre). - Sottotenente medico di complemento FAUSTO \"EROKA: Presenta un soldato del 22° reggimento fante ria, reduce da Derna, ove fu col· pito il 15 agosto u. s. di\ dissenteria. Trasferto in questo ospedale, l'infermo all'atto Jel suo ingresso accusava stipsi e dolori alla regione lombare irradiantesi lungo gli ureteri fino ai testicoli, con minzione scarsa e dolorosa : fu curato per colica nefritica, di cui sembrava ril~vare i segni. Verso la metà. di settembre
COXFEREXZE SCIENTIFICHE DEGLI 0 !'.PEDALI )IJLlTARI
197
compan•e una tumefazione q uas i all'apico dell'appendice ensiforme, con ottusità assoluta all'intorno per un rn~gio d i tre centimetri e con àolori urenti n ella regionl'l epignstrica e pe riombellicale: anche la palpazione n ell'ipocon drio destro provocava vivo dolore e l'aia d'ottusità epatica appariva qualche poco ingrandita n el suo l imite s uperiore . Indet to un consulto per a ccertare la diagnos i e per stabilire la necessità d i un intervento chi rurgico e decidere sulla urgenza o meno d i esso, si r itenne concor<lemente t.rntlnrsi di un a scesso delln piccola ala <le i f egato, non senza escludere le prese1rna di un nsces:;o freddo, dovuto ii carie della faccia interna dello s terno od a fusione d i glandole mesenteriche o di altra lont1rna proYeuienza. Si stabili perciò di eseguire u na puntu ra es plorativa per constatare la natura del liq ui do contenuto n ell'ascesso: mediante dotta puntura si estrasse del pus giallo-ver dnstro, commisto a piccoli zaffi di t essu to necrotico. Si procedette allora all'npertura dell'asces,o, dando e;.ito a circa 900 grammi di pus, ma l'inf1:rrno cessò di vivrre d ue giorn i dopo l'i ntervento operatirn Al re perto necroscopico si constatò la presen?:a di un asce,;so n ella piccola ala de l fegato, nonchè ascessi multipl i ne i poLmoni; l'infermo, m orto evidentemente per piemin, aveva emesso n elle u ltime ore una notevole q ua ntità di espettorato purolcnto. CA\"A DEI TIRREì:\I (ottobre ). - T enente colon11ello medico G r OVANXI At-TUXIO P1mASS1: Dà lettura di una brc·ve nota cl inica, ri g uardante le formazi oni erniarie causate da sma· g liatnre pe ritoneali, la quale ~arà comunic11ta a l XXI'\" cong resso della Società italiana d i chiru rgia, che avrà luogo in Roma nel novembra p. v. MANTOVA (settembre). - Tenente colonnello m edico G1 0YAX1>I :BEHNUCCI: Presen t a un soldato d el g enio, il quale riportò una lussazione tra umntica del femore sinis tro i n cir.:ostanze ecce?:ionali. Egli s t a va raccogliendo dei mate rass i che gli venivano Linciati da1l'alto, quando uno di e~s i ruppe un filo della corrente elettrica cbc passava m·lle vicinanze e gli cadde sul capo: m entre l'indivi d uo istin tivamente curvava le gambe e In pe rsona, il filo roLto 11 mlò a. colpirlo ,, ioleutc mcnte alla coscia. sinistra. L a concnte erfl- di soli 150 ,·olts, ed il soldato poco prima aveYa fatt o un baguo ed indos,ava. calzoni d i t ela perfettamente asciutti, come piue a ~ciuttisdi mo era il t errl'no sul quale posava i piedi. . Dat e circostanze cos i favo1·evoli , il colpito ebbe a risentire soltanto una forte scos ;a , però tale da paralizza.re ,lei tutto, per quanto temporaneamente, l'a zione delle masse muscolari circondanti l'articolazione coxo-femorale sinistra e rin for· zanti la capsula articolare. La paralisi, associata al la speciale posizione dell'individuo (flessione della coscia sul bacino) <leterminò la fuor uscita del capo fe. morale della cav ità acetabolare, men t re egli a.ccascio.ndosi cadeva a tena. Fu fatta diagnosi d i lussa zione ilia ca, la q uale, previa cloronarcosi venne opportunamente r idotta. L'O. f a r ilevare l'estrema rarità del caso, di cu i n on havvi cenno nelle numerose stat istiche di elettrofolgorazioni, m en tre oggigiorno colle mol t eplici applicazioni delle energie elettriche a scopo induetriale, vanno man mano aumentando i più sva ria ti a cci denti, il di cui pol imorfismo e la. di cui gravitit sovra.t utto dipendono da due fat tori: l'intensità. della corrente che ha a t traversa to il corpo ed il t r:igitto seguito dalle. corrente attraver so i l meclesimo.
798
NO'rlZIE Libera clooenza. - Il capitano medico Mario Pennetta è stato con recente decreto ministeriale nominato libero docente di Patologia speciale medica nella regia università di Pisa, in seguito a conrorso per esame e per titoli. Oltre a molte al tre pubblicazioni scientifiche, il Pennetta ha presentato come tesi di libera docenza una dotta monografia sulle forme cliniche dell'epatite suppurativa. All'egregio collega vad;ino le nostre piò. vive congratulazioni.
Movimenti avvenuti nel Cor~o ~anitario e nel Personale farmaceutico (lhlla dispensa 46• alla 50' del Rulletlino ufficia~ deUe nomi11•).
Uf4olal1 in servizio attivo permanente. R. decnto 3 ottobre W l 2. :Maggiori medici promossi tenenti colonnelli medici con anzianità 30 setternbre 1912 e con decorrenza per gli assegni dal io ottobre 1912 : VlTTADIKl cav Camillo, infermeria presicliaria Pavia. Continua come contro. FuLJ,ONI cav . .Adeodato, comando corpo stato maggiore. - Id. id. I seguenti ufficiali medici sono promossi al grado superiore, con riserva di anzianità assoluta e relativa e con decorrenza per gli assegni dal 1° ottobre 1912: Capitani medici promossi maggiori medici: R1,:sTrvo PANTALONE Gittseppe, infermeria presidiaria Girgenti. - Continua come sopra. CA'f1'ANI Carlo, ospedale Genova. - ld. ili. GDIRLI.I E1.1ge11io, id. P erugia. - Destinato osped:,le mil itare Cava dei Tirreni (Salel'no). R1YA Antonio, 15 artiglieria campagna. - Id. id . Ravenna. GnADO Paow, ospedale Paler1uo. - Continua come contro. Tenenti mecl ici promossi capitani medir.i: SAIJA Paolo, accademia militare. - Continua come contro SBVERI L'lligi, ospedale Bologna. - Destinato 15 artiglieria campagna. R1s 1CA'l'O Em71lanucle, infermeria presidiaria Aquila. - Id. 18 id. id. C.\S~: 1, LA Dante, ospedale Verona.. - Id. Gl fante ria. B1x1 cttv. Guido, id. Roma (comandato scuola app1ica7,ione sanitit militare). - lei. GO id., continuando comandato come soprn. QUAGLIO Celio, id. Venezia. ·- Id. 7 alpini. CltrSCIO:-!E Gaetano, id. Palermo. - I d. 66 fanteria. R. decreto 6 lttglio 1912. CEOROLA cav. Giuseppe, t enente colonnello medico direttore ospedale 1\fe~sinn. (.'ollocato in posizione ausiliaria, por ragione di età, dal 6 luglio 1912. R. decreto 2 agosto 1912. P A:-'l'ANO .A1·turo, capitano medico in aspettativa per motivi di f111uio-lia, per q uattro mesi, dal BL marzo rnu. (R. decreto 31 marzo 1912). - Am~nesso, a
llOVIME~'fI AVVE:-:VTI NEL CORPO SAKIT. E NEL PER$. FARMACEUTICO
7U9
datare dal 31 luglio 191:3, a concorrere per occupare i due terzi d egli impieghi che si facciano vacanti n ei quadri del i,uo grado e corpo, come gli ufficinli contemplati dall'articolo 11 della legge 25 maggio IS52. PA:,:TAN •• Arluro, in aspettati~a a Livorno. -- Richiamato in servizio ospedale milital'e Alessandria thd 31 luglio HJ12.
Delerininazio11e mini~l~riale 10 olloùre 1912 CoGL,IA'l'I-DEZZA Gittse,,pe. tenente medico infermeria presidiaria Civitavecchia. - Trasferito ospedale Roma. Determitta?.ione mi11isleriale 17 Mlol.>1·e 1()12. G1<1xoN1 Giovanni. capitano m,,dico scuola applicazione sanit/, militnre (n dispos izione Ministero interno). - C<'ssa di esser e a disposizione come contro dal 10 ottobre l\!12. R . dee1·eto 6 settemb1·e 1912. .ABATE Alessandro, tenente medico in ,tspettRtiva per motid di fami glia, pcr un anno. (R. decreto 3 Sl'ttembre 11:lll) . - Anun,·sso a dR.tare dal 3 settembre 1012, a concorrere per occupare i due terzi degli impieghi cbe si facciano vacanti nei quadri del s uo grado e corpo, come gli ufficiali contemplati dall'articolo 11 deìla legge 25 maggio 181'!2. ABATE Alessandro, id. in a<;petla t irn a Benevento. Richiamato in servizi o effettivo all'ospedale Verona, dal 3 settembre 1912. li. decreto 16 settembre llH:J. Pno~OTTO cav. Benedetto Sulpizio. tenente colonnello medico ospedale Novai-a. - NominRto direttore ospedale m ilit are Caserta. Decreto ministeriale 25 .~elie111b1·e 1912. Lo stipendio annuo dei capitani medici insr.ri tti nell'annttario militare con le anzianità 1° ottobre 1902 e W settembre !V07, è pol't11to rispettivamente a lire 4800 e a lire 4-100 dr\l 1° o ttobre 11H2. Determinazione ministeriale 24 ottol>re 1912. Mo:..ouzzr Uml.>erto, capitano medico 2-1, fanter ia. - Trasferito 17 artiglie ria campagna. BRJOt;OLIO Sante, id. 17 nrtiglieria camp:igna. - Id. e sperlnle :.\Iessina. G!ARDI Galileo, tenente medico ospedale Catau1.aro. Id . infermer ia presid iaria Siena. Fw,rEf'REODO Vincenzo, id. GO fanteria . - Irl. iù. Catania. BAS1LE Antonio, id. iofermer·iR p residin.ria L ecce. Id. 1L bersaglieri. M10 NE:II! Francesco, id. ospedale Piacenza. Id . 2 artiglie ria cam pag na. Cos'J'AGLIOLA Antonio, id. 30 fanter ia. - I d. '11 fanlerin ScOTTJ DI Uccw f)omenic?, id. 10 be1·s:1glicri. - I d. 2-! artiglieria campagmi. I:rnEr.ICATO Giuseppe, id. 1L id. - S0n1JAHA Emilio, id. o~pedale Catanzaro. Trasferi"ti, d'autorità, n el R. corpo di truppe coloniali dell'Eritron. Prenderanno imbarco a Napoli il 27 ottobre 1912.
Farmacisti m 11ltarl lt. decreto :l ciyo.,to l !JU. A:-TOLI:-10 cav. Bernardo, chimico farmacistn. diretto re farnrncia centrale militare. - Nomir,nto chimico farmacis ta i,:pettore dal 7 ngosto l!Jl:.?. BnEno cav. Gioi:cinni, farrnncis ta capo di l" classe, farmacia centrale m ili tare Id, chimico farmacista direttore dal 7 id. B . decreto 27 ago~fo l!H:2. Fi::RR.lRA Giuseppe. farmac is ta di 1" classe, o~pedale militare Cntanzaro. mosso farmacista capo di :2• clnsse.
Pro-
8()0
MOVDIE:-i'J'l AVVEXVTI NEL CORPO SAX IT. E ~ E L PERS. F AmlAOEUTICO
nec ,·eto ministeriale 2-l agosto 1912. F.~ BIIIS ca,v. R icca rdo, farmacista cap o d i 2• classe, ospedale militn re Padova. P romos~o farmacis t a capo di 1· clas~e. CunnADl R emo, fnrmncista d i 2' id, id. Palermo. - Id. farmaci~ta di l " id. 0
Uffio!all in posizione dl aervido ausiliario. ](. decreto 3 o/lobre 1912. I segllenti uJìiciali in pos izione ausi liaria sono p r omossi al grado superiore: ,..., .._ ~ Tenenti colon nelli medici promossi colonnelli m od ici : · .-:, .'' PESADORI cav. l!Jgidio, distretto Hresci11. , '-i ... . . FnEGN1 cn v. An1aldo, id. Bologna. )faggio ri medici promossi tenenti colonnelli medici : )::::_·..;:-,;,-•• ; } R j A l:N1N1 cav. Romolo, distrett o Roma. 1-~I ,( '/ \. \ .... 'UIR$1!\I CRY , Giovcmui Francesco, id. Aqu ila . ·Ì ·- ,· J.>' Uf floiall dt riserva . ,·:···,:--::-.-~ 1l decreto 3 ottobre 1912. I srguC'nti uniciali sono promossi a l grado super iore: Colonnello m edico promosso maggiore generale m edico : BtA:-.c111 cav. Leop oldo, distretto Roma. Tenen t i colonnelli medici promossi colonnelli medici : Co nTE ca.v. Silrio, distretto Torino. BA LDASSARHE rav. Guremia, id . Teramo. ('apitnno med ico promosso maggiore med ico : DEL P1uo 1rn cnv. Garibaldi, di,tretto F ireoze. B. decreto li sette1nb,·e 1912. 1 spguenti ufficiali medici ce~sano di appartenere al ruolo degli u fficiali di risen ' R p<:r ragione di etlt, conservando il grado r,on la relativa un iforme ; S01rnA:-.1 Cl\\', Giuseppe, colonnello medico distretto P avia. GE:,.;Tll.E Hn/Ta, te, tenen t e colonnello medico id. Catan za.ro. P ERRIS Francesco, maggiore medico id. Cosenza. GATTI A119elo, id. id. l\fondovl. Deter,ninazione mfoisleriale 2-l ottobre 1912. P ucc1:-.1su1 ,llf,·rdo, cnpita no medico distretto Lucra. - Trasferito distretto R oma per cambio di res idenza. · NOTI1'1 OAZIONI. Arrlvl e partenze d t. e per l'Africa. SELVI Giovanni, tenen te m edico infe1·med n presid ia ria Sien11. - Par ti to per la colonia. della Somalia. ita lian a i l 29 settembre 1912. Defunti. CATALUDDI Ca,.zo, cnpita uo medico r iserva, distretto Nova ra . - Morto a Novara., il 26 settembre 1912. CAPUA~O Emilio, maggiore m edico non pi ù inscr i t to n e i ruoli. - Id. a Cerre t o Snnn ita (Benevent o), il 26 id. ConoovA L uig i, ca pita.no med ico d i riser va, d istretto R eggio Calabr ia. - Id . a San Lore nzo (Reggio Cala bria), il 26 id.
c.~
"~'r'"".
' :·&
(l!;}
l l DtreLtoro
Comm. C LA UDIO SFonza, maggior genera.le medico. li R oda t to r <-1
ED)tONDO T RO}IB E'rTA, tenente colonnello med ico. \~0,J!) -
ll oma, l~I! - T,p. E. Vvgl,era.
LUIGI PALMI E RI, ger ell(C'.
Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz. del ." Giornale di medicina militare " 1'11. XX S 1!TTK1I URK, P ALHZO DIL MINIST 6 110 OKLL,\ OUERnA
iI ~
I
t
I E
..tn,ropomuna militare. - Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli aanitari delle classi 1859-1863; due volumi in 4° oon atl&nte: Vol I (Dati antropologici ed etnologici) con Atlante della geografia antropologica dell'Italia. - Roma 1896. • L. 18 Voi. II (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 • 6 8"-ltOJTIO e S,oau.. Compendio di chirurgia di guerra compilato sulla etoria medico-chirurgica della guerra di secessione d'America. - Roma, 1888 4 volumi, preuo ridotto , 5 50 BsB.NARDO e BBBZZI. Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra. Memoria premiata al concorso Riberi. Un volume di pag. 276 con molte figure e tavole grafiche. - Roma, 1905 . • 8 50 Ci.a.unm. - La fatica nella vita militare. Memoria premiata nel concorso Riberi 1004-1006. Un volumo di po.g. 380 oon 65 figuro. - Roma., 1008. . . ,, 6 lI>. Le malattie e gli infortuni nolla vita militare. Memoria premiata al concoreo Riberi 1905-1906. Un volume di pag. 402 oon tavole grafiche e statistiche.- Roma, 1908 . • . . . . • • • , . • 8 CuuNL - Esposizione sommaria dell'ordinamento e funzionamento dei aervizio ea~tario in campagna presso l'esercito italiano. - RomA, 1906 . • 50 Ds OBsAllE. - Studio sulle mediaetiniti (mediaatiniti• euppurative, ascesso mediaatinioo~ - Roma, 1900. Un voi. di pag. 144 • • • • • . • 2 HYRTL. Onomatologia anatomica. Storia e critica del moderno lioguag!(io anatomico. Traduzione libera italiana dei dottori C. PBB'l'1'1 e C. Sroa:r.4- Roma, 1884. (Ediuone rara) . . • . . • . • . • . • • 9 Le ferite cauaat11 dalle armi da g~ "a· Sintesi della relazione eanitaria augli eeeroiti tedeechi durante la guerra franco-germanica 1870-71. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. • • . • • . • . • I H,u,.1.YB•· - Studii atorico-oritici sullà meningite cerobro-flpinale epidemica in Jte.lia e particolarmente nell'esercito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto . . . . . . . . . . • • • • l 60 Su.m"-ltL - Le lesioni t,"umatiohe d ei centri nervosi. Memoria onorata del premi.) Riberi. - Roma, 1900. Un voluroe di pag. 320. Prinzo ridotto. • 3 50 8 YOBU e GtoUAaELLI, La malaria in Italia. Opera onorata dei ,1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole oromolitogra6ohe. Roma, 1885; prezzo ridotto. • . • • . . • . . L. 3 To11.sLLINI. Delle malattie più frequentemente simulate o provocate dagli imcritti. - Roma, 1875 • . • • . • • • • • • 3 50 !'I. n . - Per 1'1çqulato delle opere ,opralndloate Inviare comralHlonl e vaglia all'Ammlnlstru font 11el Glorn1le di mldlolna militare via XX Settembre Roma.
Altt•e pu,bblicaztoni me(Uco-miUtart: Fsaa.t.BI LELu Fu~c&sco, capitano medico. -
Manuale di bromatologia pei medici militari. - Firenze, 1906. Un voi. in 16° di pag. 484. {Vendibile pl'8MO l'Autore in FirenEe, souola d'applicazione di sanità militare). • . . • L. A. S&aTOLI, oapttano medico. libero docente a, patologia speciale chirurgica neiìa R. Università di Piea. - Contributo allo studio del rinofima e ricerche istologiche sui ·trapi.ti di cute secondo Wolfe {con 18 tavole) - Livorno 1911, Offioin~afiche Chiappini. (Vendibile presso l'Autore, Ospedale Militare di Livorno). , . . • . . . . . . . . . . . . . . . • . . . , J•NDOLO Co8TANTINO, coJonnelJo medico. Oftalmoacopia ed ottica oculistica· Manuale teorico-pratico. Un voL in 8° con 82 figure e 12 tavole. - Napoli' •tabilimento tipografico Ferrante, 1905. {Vendibile prell80 l'Autore, Roma. via Principe Amedeo 47) . • . . . . • . • • . • . . . • . u • ~ N O I ~ Ezio, colonnello medico Lo sgombero acqueo dei feriti nella v~le. del Po (1889, 1898, 1905). Testo e progetto con illustrazioni, premtati .o~n diploma d'onore ali' Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile prtJIIIIO l'Autore, direzione sanità militare) . . . . . . . • II>. ~· - Eaeroito e tubercolosi. (Notizie. - Profila811i attuale. - Età della :ramata. - Fenna biennale. - Abb888amento della statura). Relazione CDngreeao nazione.le d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . . .
6 -
6 -
8 -
' 2 -
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE Direzione e Ammlnlstraz: Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI ABBONA.MENTO. 1• Il Giornale di medicina militare si pubblica l'ullimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 6 fogli di stampa. 20 L'abbonamento è annuo e decorre dal 1° gennaio. 3- Il prezzo dell'abbonamento é: p e r l' llalia e la Colonia Eritrea . . L. t2,Per l'Estero . . . • • . . • . . » t s ,. l. in llalia . > t ,2.5 Un fa1:;c1colo separalo costa ,E l a 11 ·s ero » 1 ,50 Il supplemento contenente l'Annuario ~ in llalia . > 2,50 del corpo sani.Lario militare costa . 1 all'Eslero. > 2,'75 4° L"abbonamento non disdetto prima del 1° dicembre s'intende rinnovalo per l'anno successivo. 5° I signori abbonati militari in effetlività di servizio possono pagare l'im· porlo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). 6• Per i soli ufficiali medici (dell'Eser cilo e della Marina) è ammesso un abbonnmento eomulaUvo al Giornale di medicina militar e ed agli Annali di medicina naoale e coloniale al prezzo di L. 18 annue. Per ottenere tale abbo· nameolo gli a bbonali del giorna le di medicina m ilitare devono far pervenire direttamente L. 6. all'amministrazione degli Annali (presso il minister'o della Marina). 7° Ai librai si fe lo sconto del 10
°,
0 • ma sollanto per gli abbonarhenli delle persone e deg li enti nolil mililari, che non possono rruire della facilitazione di cui al n. 6 e 6. 8° Le spese per gli estPalti e quelle per• le tavole litogrsflcbe, folograGche, ecc., che accompag-nassero hi m emorie, sono a carico degli autori. . 9° Gli autori delle memorie potranno averne gli estraLti facendone richiesta all'atto ,iell'invio delle bozze corr ette. Gli estrali i sono di due tipi: TrPo ..4.. - Con copertina in bianco, senza frontespizio, e colla impagina· tura e numerazione del fascicolo. TIPO B. - Con copertina s tampata, frontespizio, impaginatura e numera· zione speciale. Il prezzo è r egolato dalla seguente tariffai:
Pre.z.zo d i o:iaeo~:a::i :fogilo d i a'tampa. TIPI DI ESTRATTI
NUMERO DELLE OOPJB Per - - - . . . . , - - - - - - - - - - - - ' ogni oenllnaio ollre toO 25 60 200 100
- - -- - - - - - - - - - - --- - - - - - ----
•1
Tipo A .
.
Tipo B .
. . . .
.
.
.
4,6,50
6,-
7,50
6,50 9,-
10,lS,50
8,80 4,80
Gli estralli minori di un fog lio si contano come foglio intero per Je 01•di· nazioni di 100 estratti o meno. Per quelli che superano un foglio, le frazioni in più, che non superano il o:iezzo f<_Jglio, ~i contano come meta, purchÀ però l'ordinazione non sia inferiore a <lO copie. P otranno aversi estralti in carta e formato divet'si, previi accordi persona.li tra gli Autori e la Tipo~rafla 10' 1 manoscrilli non si restituiscono.
IN DI C E D E LLA RIVTST A D I GfO HNALJ IT ALlANI ED ESTER! · II IVIS'l'A MIW ICA . Marrasslnl. - Sopra nlcuni ca;! d1 rebhre li!oil1~ In soldati reduci della Li bia . Lees. - Sulla dlaga o;;l o sulla cura tiella tu b!lrcolo3l poltno,iare lnci111eote .
Pag ,
8\J L
89!
nl VISTA LH CHlllt;I\G IA 01 GUEllll..\. Delorme. - Lo stato Prcsenle dello. r ratic.1 in chlr ur)lia di 1tuerra . . IIJVJSTA UI ClllllUIIG IA (lKNKRAI.K.
Pln. -
l.:t curo. del versament o trn umaliro del çlnocchm tol metodo di Tooris n1 VISTA DI ùTO-lllNO-LARl ,'\GOIATRIA .
Plolll. - Di alculli casi d ì ma0Hesta1.ion ì lueliche, perLillcnti alf 'oto-n no-1/iringolatrin, tratlnt i col S;ilvarsao (606 Ehrllch-Hata) M111C1loll. - ti • 606 • in oto-rino-larlogoialria Caneslro. - Il • 606 , e la sHlllde del cavo oro,(ariugeu .
!IO( •
900 !I('()
RIVISTA ))I OCU LISTIC.\ .
Mlnlcl. - Il traro,nu in Italia ,luro nt~ il t ren tadufn nlo ts 77-1908 III VISl'A DI AN AfO)JIA ~; FISIOUIU IA NORMAI.~: K P.\TùLOGICA. Pleracclnl. - Il me;;canismo dello sror w tisico 11ell 'uQ1110, nei rapporti colle oscilla1.ioni di prBSsiooe lnLrapolmouure ed lntrar1domina lc, n cemtto per nuove vie
9(U
IIIV ISTA l) l ll lWlCINA LEGALE. Belluccl. - l,a diagno,I !!lll•Crica ,!e lla sirnula1.ione e/I I meni piu in 11.'lO per evitarla RIVISH UI TECKICA K SEHV IZIO MEDICO MILITARE. Eybert. - A vropo,llo tlell'utillzzniune drgli aeroplani nello sgombero dei reriti in com pagna
907
RI VISTA [)' IGIE~E MILITARE.
Consigli ijlruncn1ari d'ig1eno per lo trui,p,, in Libia. .
909
ll_l VISTA I)' IG!Kì\E GENERALE E llATTKHIOI.OGIA.
Bertarelll. - I.a 11rofi/assl del tiro esantematico .
9 1J
Rl \' IS1'A 01 PATOLOGIA ESOTICA. Gabbi . Scord• e Rlzzutl . -
9U
:ita la lt1c inletti•e e malattie cuL1uo~ 111\"ISTA IJIOLIOGRAFICA.
Schmorl. - I metodi lii o.;ame nelle ricerche lsto-patologlche . Borr i. - Gli mlortuui ciel lavoro sotto il r ispet to 1w!dico- legale Pagniello. - L'acido cianidrico e partlcolarmentr. la sua f111nione uelle sintesi organiche nalt1rnll cd :1r tillclali .
!l{8 9t 9 ,.
9'!0
CO~GllKSSI.
Rslazloue sul X. V Co111:res.;o lnternv.lonate d'l~ieoQ e demografia (Wash ington, 13-18 settembre i 9U) e ,ul ! 1° Convegno dell'associazio11e del chirurghi mìlllarl degli Stati Uniti d'America (Daltimore illtt., t -:i ollohro 191~)
9U
NECROLOGIO.
In memoria •lei PrQI. Tomrnnsc, Peras,i. g,a chirurgo In servizio militare, duran te le cam· pagne del Risorg imen to nazionale. - Nell'aoni\'crsario della s ua mo,t.e.
937
CONl'EREN7.& SCIENTLFICHE DEGLI OSPKIH LI MILITA I\!
938
MOVIMEN1'1 AVVENUTI NEL CORPO SANITAHIO E NEI. PKRSONALE PARll ACEUTICO
94 3
l '.'.IJICE Gl!:Nf:RALE DELLE ~IATEI\I E PER 1.'Ai'ìKO l 9tt .
9li3
M E MORIE O R IGI .N ALI
Circa le malattie osservate a Derna, fra le ·nostre truppe,, durante la guerra italo-turca, e sul loro ~ecorso Per il capitano medico dott. Domenico Salvatore.
Sul cader dell'ottobre dello scorso anno 1911, quando l'impresa di Tripoli, decretata per volere concorde del popolo, dovea tradursi in att o, con le prime truppe di terra, che, nel nome santo d'Italia, occuparono e tennero Derna: vi sbarcava pure l 'ospedale da campo da cento
letti n. 2, pronto al soccorso dei mala.ti e dei feriti in guerra., conscio del proprio dovere e della. sua nobile e pia missione. E, da quell'epoca fino ad oggi, nel periodo, cioè,di un anno, io, quale dirigente ll reparto medico di detto o~pedale, ho p~tuto complessivamente osservare ben 1483 militari infermi, che formarono oggettp delle mie cure e altresì de' miei studi; e sulle malattie presentate da essi non credo sia vano fermare oggi la mia attenzione, per quelle considerazioni, specie d'indole pratica, che possano derivarne, in rapporto al momento etiologico, considerato relativamente al clima ed alle condizioni di vita. e di ambiente del soldato, ed anche rispetto alla fisonomia clinica loro ed al loro decorso. E qui sento il dovere di dichiarar subito clrn io, nella compilazione di queste note, terrò gran conto, oltre che delle constatazioni fatte nel mio reparto, anche di tutto quanto mi fu dato di osservare e di apprendere dagli altri tre ospedali giunti a Derna, dopo di noi, con nuove truppe, nei mesi di dicembre e di febbraio successivi, ed in ispecie delle ricerche e degli esami eseguiti, con competenza, dall'ottimo capitano medico dott. Corra.di, nel gabinetto di m icroscopia clinica, annesso all'ospedale da campo n. 8, destinato appunto al ricovero dei malati infettivi; esami e ricerche di cui, non una volta sola, io stesso potei aver v1s10ne. Ed ecco, innanzi tutto, come tali malattie, od almeno le più importanti fra esse, potrebbero andar distinte, tenuto conto specialmente della loro frequenza. 51 - Gior nale di m edi;ina milila,·e - Fase. Xl·XII.
80~
OIROA LE MALATTIE OSSERVATE A DERXA 1 E CC,
Epiclemiche contagiose: l'iumero degl i
ammalali
Tifo e paratifo. Febbre di Malta Malaria . Dissenteria (1) . Morbillo . Varicella . Risipola . Meningite cerebro-spina.le epidemica Kala-azar . Bronchiolite e broncoalveolite circoscritte . Pneumonite lobo.re . Pleurite siero-fibrinosa o secca .
346 106 60 68 2 2 3 2
1 6 4 16
596 Mediche ordinarie: Numero
Clr gli ammalat i
Ittero . Calcolosi biliare Poliartrite reumatica Paralisi del facciale periferica Poliorromenite. Nevralgia sciatica Nefrite acuta . Pericardite primitiva Altre malattie comuni (angine, tonsilliti, bronchiti, nevralgie lievi, zona, stomatiti, dispepsie, imbarazzi gastrici, enteriti, tenia, effimere, tifliti, nevrastenia, ecc.)
80 2 22 3 1 1 1 1
776 887
Totale
14.l:5:3
=
( I) Un n111nero di d issenterici di gran lungo m aggiore veniva ricoverato, nei mesi ùi ,igosto, di settc,11 bre e di oUobre, nell' o6pedale da. campo p er le malattie infettive, n. (:J.
CIRCA LE MALATTIE OSSERVATE A DERNA 1 ECC
803
· Tifo e paratifo. TIFO. La percentuale elevata. di febbri tifoidee ed affini che rileva.si, a prima vista., ad un esame anche somma.rio della tabella che precede, devesi a.d una limitata ma persistente e tenace epidemia, fa. ,cile a spiegarsi nei soldati, che, asseta.ti, bevono qualunque acqua., sia. pure inquinata, e, vinti dalla gola, mangiano cibi spesso contamina.ti, quali specialmente le frutta fresca e la verdura cruda. Noi non abbiamo potuto seguire, è vero, nel loro successivo decorso, t.utti quanti questi casi di febbri tifoidee e paratifi.che, in causa del trasloco degli infermi in altro ospedale, destinato al ricovero dei malati infettivi ; ma, ciò non ostante, un numero non esiguo di essi potè forma.re oggetto egualmente della nostra osservazione e delle nostre onre, sia nei primi tempi, in cui il nostro ospedale era unico a. Derna, sia in tutte quelle volte, in cui, dati fin dall'inizio i caratteri di speciale gravezza della malattia., si giudicava assolutamente controindicato qualsiasi trasloco, sia infine, negli ultimi mesi di agosto, di settembre e di ottobre, in cui non venne più operato il trasferimento suddetto. Ed ecco, in tali ca.si, quali constatazioni ci è stato agevole fare. È noto come la temperaturafebbrilenelperiodoinizialeo d'invasione del tifo, non si elevi quasi mai improvvisa.mente, ma va.da, invece, crescendo a grado a grado, con oscillazioni ascendenti. Per cui il Wun<l.etlich, con affermazioni forse un po' troppo categoriche e restrittive, formulava la legge, che una febbre che tocchi i 40° fin dal primo giorno di malattia, o che alla, sera del qitinto giorno non 1·aggiunga i 39°,5, non è wna febbre tifoidea. Nei nostri infermi, però, la tempera.tura febbrile assai di rado ha seguito la curva gri,.datamente ascendente, ma spesso, invece, ha esploso già. fin da.i primissimi giorni, con tempera ture elevate, che raggiungevano e talvolta superavano i 40°, precedute spesso da brividi intensi <li freddo. Ed un tal fatto e tutti quegli altri che verremo esponendo in seguito, confermano ancora una volta il concetto del Silvestrini, che, cioè, la tumefazione ed ulce1·azione delle placche del P eyer non sia una localizzazione primitiva del vittts, ma l' espre.çsione locale di un p1·0· .cesso generale. Non sono ancora trascorsi molti anni, da che la localizzazione intestinale della tifoide era ritenuta come là più classica delle enteriti primit:ve. Senonchè l'accertamento batteriologico da una parte, e dall'altra. la constatazione a.natomo-pa.tologica. di freq nenti endoarterioliti
804
OIROA LE MALATTIE OSSERVATE A DERNA, ECC,
e delle miocarditi, fecero ben presto riconoscere, in seguito, nella febbretifoidea, una costante infezione setticemica. E le ricerche ulteriori dimo~trarono che la. setticemia. era d'una precocità. non pensata, in quanto,. che, già fin dai primi giorni della malattia, anzi prevalentemente in questo periodo iniziale, era. facile di col ti va.re da.I sangue il bacillo del tifo. Il Murri, infatti, scriveva: e La batteriemia esiste nei primi giorni di malattia; ma poi, quando i fenomeni morbosi s'aggravano di più, il sangue, o non contiene più bacilli, o ne contiene pochissimi. Quandopoi tutto pare finito, il bacillo di Eberth seguita., anche nella. convalescenza, ad albergare talora nell'organismo ed a prosperare, non solo in qualche recesso tranquillo, ma anche ad essere eliminato di continuo· e in abbondanza colle materie fecali e coll'orina. (e la batteriurianon è comprensibile senza batteriemia.). L'organismo, che pure ha in sè la cosi detta causa della febbre tifoidea., sta ormai egregia.mente. Il fenomeno meraviglioso è tecnica.mente designato come effetto d'immu•nità a :::quisita ~ (1). Con le vecchie teorie si pensava, dunque, ad una maniera assai semplice di svilupparsi del tifo, ritenendo ohe il germe infettivo, introdotto con gli alimenti, giungesse nell'ileo, e quivi proliferasse e pren desse dimora, producendo le alterazioni ano.tomo-patologiche già note. Senonchè, oggi, alla luce delle moderne ricerche, mentre si ammette ancora che il bacillo di Eberth arrivi con l'acqua o con gli alimenti nel tubo digestivo, si crede, invece, ohe, quivi giunto, esso penetri fa.. cilmente nel cir colo sanguigno, sia a livello della cavità bucco-faringea, che quasi d'ordinario suol presentare delle piccole erosioni, sia attraverso la parete inj.estinale, producendo la setticemia. Sicchè, giusta tali vedute, la setticemia precede l'enterite, lo stadio sanguigno pre·· cede l'intestina.le; ed il geJ'me, penetrato e moltiplicatosi in circolo, solo in secondo tempo si loca.lizza nell'intestino, trasportatovi, secondo alcuni autori (Forster e Kayser, Iurgens, Fornet, Schottmiiller , Dorr, Lemierre, Abrami), col deflusso biliare, secondo altri, invece, - specie dopo le esperienze assai dimostrative del Chiarolanza, proseguite poi più tardi dal Ribadea.u e dal Dumas, dall'Harrier, dal Richet e dal Saint-Giron, ecc. - per la via vasale, o per eliminazione tra.nspa·· rietale (2). E, nei ca.si predetti, quando, cioè, la malattia. esordiva con tempe· rature elevate, la infezione Roleva assumere d'ordinario, già :fin dai ( l) Cfr. M U RRI prof. A. - Prolu8ione al cor8o di lezioni cliniche, 1906-1907 in La R iforma medica. (2) Cfr. P ONTANO T . - P atogenr eidell'cnteritc ti/oaa in Il Policlin ico, se2.ione pratica, fase. 30, 22 sott.embre l!H2, pag. 1412, 1414.
CIRCA LE KALATTIE OSSERVATE A DERNA1 ECO.
805
pnmi giorni, un andamento assai grave, mentre la. sierodiagnosi era. fiacca., o poco manifesta., e gl'infermi soccombevano, nou di rado, in preda. a sintomi palesi di setticemia.. Veniva così confermato il valore prognostico che il Ma.ragliano .specialmente vuol attribuire alla sierodiagnosi stessa, nel senso che questa suol mancare, od esser debole, nelle forme gravissime di tifo, e raggiungere, invece, le cifre più alte, quando la malattia sia. ben tòUera.ta. da uu organismo ~ltamente dotato di poteri difensivi, Tutto ciò in riguardo all'insorgere della febbre tifoidea, al periodo cioè d'invasione ed a. quello di ascensione. Però, nel suo ulteriore progredire, - perioclo di stato, periodo anfibolo, non infrequente, e pe1·iodo di declinazione - essa ha seguitò, quasi costantemente, un decorso regola.re, tipico, anche per quel che riguarda le complicazioni, cui, nou di rado, suole accompagnarsi, qualora se ne eccettui una soltanto, la broncopolmonite, che non ho visto mai mancare in alcuno dei nostri infermi di tifo, specie nei primi mesi della nostra. occupazione, quando, cioè, la malattia ebbe un decorso più grave. Codesta. lesione polmonare a focolai sparsi, caratterizzata specialmente da sintomi di congestione, -con respiro aspro diffuso, e con ronchi e rantoli subcrepitanti, solava manifestarsi, d'ordinario, quale localizzazione primitiva, con l' insorgere del processo infettivo, per risolvere, poi, col cader della febbre, nel periodo di declinazione, o poco dopo, e senza mai dar luogo a quegli esiti più o meno gravi, a noi ben noti, che pur possono derivarne, quali l'edema., l'infarto, le embolie, l'ascesso, la gangrena. polmonare. 'Talchè, per la costanza di tale sintomo, si potrebbe quasi parla.re nei nostri infermi di una forma bronco·pnemnonica della febbre tifoidea., .altrimenti detta pneumotifo (Gerbardt, Lépine, Cha.ntemesse, eco.). Ma altre complicazioni, per fortuna poco frequenti, notate nel decorso, o più spesso all'inizio della malattia., furono le sindromi me'llingee, segnala.te, come è noto, dal Forget, per il primo, nel tifo, già fin dal 184:1. La durata dei fenomeni ad esse inerenti solava essere i.n vero assai breve; ma, !l'ordina.rio, il tifo, che deco1Te'\:a accompagnato da tali complicazioni, assumeva ben presto un andamento assai grave, che preannunziava bene spesso una non lontana ed inevitabile .catastrofe. Fu quasi costante la nefrite acuta tossinica. Oltre a tali fatti, ho notato una sola volta l'insorgenzit cli una pleurite, che direi meta.tifoidea, percbè comparsa quando l'infezione era. qua.si spenta del tutto, e l'infermo appariva. già entrato in piena convalescenza; una volta sola la perforazione dell'intestino, con conseguente peritonite awtissima astenica e morte; due volte la flebite;
806
OIRCA LE MALATTIE OSSERVATE A DERNA 1 ECC,
ed in un caso soltanto la comparsa d'una pericardite siero-fibrinosa. Però lo stesso non può dirsi della. miocm·dite tossica latente, ohe, specienel periodo di 1·isoluzione, alla fine, cioè, del terzo settenario, solev& spesso insidiare, e subdolamente, la vita dei no~tri giovani infermi. Per cui io penso che, come nella polmonite lobare, cosi anche in questa affezione debba più che mai il pra.tico tener a mente il precetto solenne e giusto del Ca.pozzi : occhio al cuore. E, di fronte a questi casi , per fortuna rari, di morte improvvisa,. nelle t ifoidi di media gravezza e già in via di guar igione, l'animo del medico resta perplesso e dubbioso nell'indagare se il fatale accidente, piuttosto che a miocardite latente, si debba, invece, ad embolia polmonru·e, o a t1·omòosi cardiaca, o ad anen;ia ce1·eb1·ale, o a ne1wite cardiaca, o ad m•emia, o a fenomeni nervosi riflessi, con punto di partenza dalle ulcerazioni dell'il~o, o, forse, si debba a qualche altra causa tuttora misteriosa. Le emorragie intestinali rappresentarono delle complicazioni rare. La stitichezza. costituì un sintomo passeggero, che sostituiva solo talvolta la diarrea., e non frequente a verificarsi. Il gorgoglio ileocecaìe mancò spesso, ma non ma.i un dolore costante, più o meno acuto, nella fossa iliaca di destra, risvegliant')si spesso con la palpazione anche leggera. La roseola fu quasi sempre presente, al 7°-10° giorno di malattia . In conclnsione, in questa plaga della Libia1 la febbre tifoidea, come suole appunto nei paesi tropicali e sub-tropicali in genere, ha presen· tato, al nostro esflme, un decorso regolare e mite, tranne che nel primo tempo, ed una sindrome clinica per nulla abbuiata, anche quando 1111 malattia, e con essa la febbre, si prolungava al cli là. del ventunesimo giorno, sia ininten-ottamente, sia sotto forma dti ricadute, che del resto furono assai rare. Ed io penso che yuesta attenuazione debba mettersi in rap}Joi·to, o con una minore virulenza dei germi che a.vevan subito l'azione della luce solare, o, forse, col fatto che, nei climi in cui la tempera.tura è piuttosto elevata, è anche più facile e attiva la diaforesi, che agevola la elimmazione dei prodotti tossici dall'organismo. Il Queirolo, Ì!l.fatti, in alcune ricerche sulla diaforesi nelle malattie infettive febbrili e sulla influenza benefica per esse del bagno ad ariai calda, viene alla conclusione che la diaforesi stessa, giusta un antico insegnamento, debba esser perciò appunto favorita in un trattamento razionale scientifico delle malattie infet.tive. PARATI1l'o. - Nei malati di paratifo si poteron distinguere, etiologicamente parlando, mercè il criterio dell'agglutinazione, e ginsta
OillCA LE X ALATI'I E OSSERVATE A DERNA1 ECC,
801
la divisione del Brion e del Kayser, le due varietà prodotte rispettivamente dal bacillo para.tifico A e da quello B, se pur la prova anzidetta. possa ancora meritare grande valore, dopo le ricerche recentissime del Grunberg e del Rolly, che videro i bacilli para.tifici agglutinarsi con sangue di tifosi in una diluizione persino maggiore dei tifici. Comunque sia, invano si cercherebbe dal complesso delle storie cliniche una fìsonomia propria, netta e precisa di queste forme. Noi abbiamo visto, in tali casi, un tipo febbrile subcontinno-remittente, con esordire brnsco, quasi mai un vero stato tifoso; la pelle tarsi madida di sudore e solo eccezionalmente ~ecca, il polso frequente, la milza tumefatta, rara l'albuminuria; ora sorger la stitichezza ed ora., invece, la diarrea; la febbre spengersi talvolta per crisi; insomma i fenomeni di una tifoide atipica, ma di sua natura mite e piuttosto benigna. Io penso, pertanto, che, data l'indole del presente lavoro, siano sufficienti al bisogno le poche note morbose or ora accennate; e ciò special mente per tema di portar, se mai, con un discutibile e minuzioso sofisticare sovra indagini clinico-batteriologiche, più che luce, qualche confusione, nella diagnosi di queste forme infetti ve. « Il paratifo è per il clinico, scrive il Grocco, nè più nè meno che una tifoide; perch~, se è vero elle .mole avere un deco1'SO più mite, può però dare tutte le complicanze, gli accidenti morbosi e le alterazioni anatomiche della tifoide, e si sa d'altronde che vi sono tifoidi genuine ben più leggere del cosicletto paratifo. Il paratifo non si deve clinicamente sceverare dal tifo, perchè, come può svolgersi isolato, così si svolge accanto a casi di febbre tifoide sporadicamente od epidemicamente in atto, e vi rappresenta un grado intermedio fra i tipi più leggeri ed i più gravi, senzaverun distintivo clinico individuale~ (1). Ciò stante, potrebbe forse sembrare che dagli igienisti puri e dai batteriologi si sia un po' troppo esagerato nella distinzione di queste forme infetti ve; ma non bisogna, per tanto, disconoscere tutta l'importanza ed il giusto valore pratico, di tale distinzione, specie per poterci metter in guardia contro gli apprezzamenti talvolta errati, di una sierodiagnosi negativa. Che se, in tali casi, la reazione specifica per il bacillo di Eberth sia manchevole, non dovrà esser lecito, perciò, di . escluder senz'altro la diagnosi di tifo, ma bisognerà, in vece, ammetterla e confermarla egualmente, qualora il complesso sintomatico parli appunto in favore di questa malattia. (\) Cfr. Gnocco prof. PI.BT.Ro. - L ezioni di clinu:a meclicC1. Dott. Francesco Vnlle.rdi editore, Mila.no l!lOO, vol. I. pag. 21i3.
808
CIRCA LE MALAT'J'IE OSSE RVATE A DERNA, EOC.
}'ebbre di Malta. Credo logico far seguire alle precedenti considerazioni sul tifo e paratifo queste sulla febbre di Malta, per le affinità. cliniche esistenti fra tali malattie. E dichiaro subito che sulla febbre mediterranea non avrò qui molto da dire, avendo già fatto precedere, fin dai primi giorni del marzo dell'anno volgente, una. mia. nota clinica su tale forma morbosa, pubblicata nel fascicolo di maggio, di questo stesso giornale, cui rimando gli studiosi o gli interessati. Senonchè, il maggior numero d'infermi osservati in seguito, mi ha. dato agio di poter meglio accertare le note morbose ed i fatti clinici già segnalati, e di constatarne ancora qualche altro, ohe qui espongo in aggiunta, od a parziale modificazione dei precedenti. Gli ammalati di febbre maltese da noi osservati raggiunsero la cifra non lieve di 106, ed in tutti la malattia, specie per quel che riguarda la curva febbrile, segui quasi costantemente il decorso spe· eia.le descritto nella mia nota, cosicchè io posso qui parlare ancora di un ti po contimw-1·emittente con pe1·iodo d' intei·mittenza finale della. febhre di :Malta, a Derna, e che, a somiglianza di quello riscontrato ,e studiato da.I Gabbi e dai suoi allievi, a Messina. e nolle Ca.labrie, può esser anche chiamato col nome di p&eudo-tifoide, tanto è ingan• nevole, specie n€1I primo periodo, la sua iisonomia clinica e somigliantissima a quella della nota infezione eberthiaua. Ho visto, in seguito, qualche esempio soltanto del cosidetto tipo inter· mittente dell'Hughes, o del Remlinger, o del Neusser, in cui la malattia si Rvolse con inizio subdolo bensì, ma sempre con sindromemite e con una durata assai breve - due settimane circa-, ed un caso solo ohe riprodusse il tipo indetel'minato e lento del Torna.selli - forma mite dEllla. febbricola. Dissi, dunque, che verso l 'ottavo o nono giorno, la febbre comincia a decrescere, per cadere nella quindicesima o sedicesima giornata di malattia, ma che, non di rado, tale defervesconza è fallace, perchè, dopo breve convalescenza (18 o 72 ore), senza causa apprezzabile, la. febbre si riaccende, ed ora per qualche giorno soltanto, ora, invece, più durevol · mente, a guisa di una vera ricaduta, ora, infine, per dar luogo a quella fase, che il prof. Gabbi, con espressione felice chiama coda febb1·ile, e che col scitellite tttmor di milza può durare a volte pe1· m esi ed mmi, ema.ciando, anemizzando e p1·ost1·a11do gl'in(ermi, per modo da 1·e11derli incapaci di riprendere, per un lnnghi.çsimo p eriodo di temvo, le loro. occupazioni (1). (l) Cfr. GABBI pro f. UMBERTO. - ,lfalauie iropicc,li dell'Italia m cridwnale e della Sicilio. O iuse ppo Princ ip11to edito re, .\lessini> l!Jll, pag. 40.
OIROA LE MALATTIE CSSERVATF. A DRRNA. 1 KOC.
80!-f
Si avrebbe allora, tenuto conto dello speciale decorso termico, -0ome nel tipo indete1·mi?iato e lento del Tomaselli, una forma tipica di febbricola. Ma la scuola del Ca.stellino vuol nettamente separata. dalle febbri di Malta la cos.idetta febbricola, che, sebbene clinica.mente analoga, se ne distinguerebbe batteriologicamente, in quanto che essa non sarebbe altro se non una infezione attenuata da bacillo di Eberth o da bacterittm coli. Un fenomeno cui non accennai nella mia notli. precedente, ma che pur sembrami di una certa importanza, è il sudor e. Nelle nostre osservazioni il sudore si comportò variamente; ora. fu così abbondante da. giustificare la denominazione di f ebbre sudorale, data da alcuni patologi alla. malattia, ora, invece, fu bensì presente, ma scar!:!o, o non concorse per nulla a dare speciale impronta al quadro morboso. Ma fra i diversi fenomeni clinici spesso vaghi ed incerti, quelli che1 pur nel decorso atipico della febbre e fra le incertezze e le difficoltà della cura, caratterizzano quasi la malattia; sono costituiti direi dalla se· guente triade sintomatica : dol01·e epigast1·ico sia spontaneo che provocato dal più superficiale pigia.mento, ov'1ero dolori mialgici, nevralgici, o articolari; stip,çi ostinata, almeno nell'SO ~~ dei casi ad andamento benigno, nei gravi avendosi di solito diarrea; tu.more di milza precoce: triade sintomatica, cui si accompagna spesso, dopo poco, un'anemia intensa progressiva. E la milza ingrossata e dura, col suo margine acuto tagliente, mobile col diaframma, suol essere sede non infrequen· temente, al pari che nella splenomegalia acuta da malaria, di dolori pungenti per perisplenite e per distensione della capsula, assai più che nella malaria stessa e nella febb1·e tifoidea. Il fegato è talvolta sensibile al palpamento, ma solo eccezionalmente ingrandito e spontaneamente dolorante. Non ebbi mai a notare a lcun decesso fra gl' infermi affetti da febbre mediterranea, la cui mortalità sembra che avvenga in grnere
circa nel B % dei casi. MaJal"ia.
La malaria, in forma acuta, :recente, pare che non esista a Derna, in quanto che noi, nei diversi casi d'infezione palustre, ci siam trovati quasi sempre di fronte a soggetti o provenienti da località malsane, o che avevano già precedentemente sofferto tale infezione. E ciò non perchè a Derna difettino zanzare d'ogni specie, e quindi anofeli capaci di pungere e di inoculare dai malarici ai sani il parassita funesto, o che vi manchino le condizioni favorevo li per
810
CIRCA LE )IALATTIE OSSERVATE A DERNA, ECO.
l' impaludismo, data. la cultura irrigua dell'oasi; ma appunto perchècon la teoria 111nicistica classica non si riesce ta.l voi ta a spiega.re simili fatti. Che la. puntura. dell'anofele infetta trasmetta la malaria è ormai indiscutibile; ma eminenti patologi e clinici pongono in dubbio, oggi, che questo sia l'unico mezzo di trasmissione della. malattia. Il prof. Ba.ocelli non esclude l'intervento di altri fattori, per esempio del terreno, e non è alieno dal supporre che delle spore del parassita si trovino nel suolo e nell'acq ua, e possano infettare senza l'opera. delle zanzare. Ed il Celi i recentissimamente scriveva: « Le infezioni delle anofeli ora con facilita, ora con difficoltà, si possono riprodurre speriment:llmente. Sono quindi ancora. da. studiare maglio le condizioni che da parte delle anofeli stesse, da parte dei gameti, da parte dei fattori dell'ambiente cont1·ibuiscono a facilitarle o ad impedirle... « Quanto ai rapporti fra la diffusione delle anofeli e l'epidemia di malaria, risultò che senza d ubbio ove r egnano le febbri non mancano mai le anofeli; però non sempre la. loro quantita è in ragione diretta, anzi spesse volte è in ragione inversa d ell'epidemia. « S'incontra poi eziandio nei climi caldi paludismo e a.nofelismo senza malaria, quando anche vi arrivano malarici dal di fuori o vi si manifesta. qualche caso autoctono o sporadico di febbri. « Cosi pure paludismo e anofolismo possono persistere anche dove e quando si attenua o scompare la maln.ria, che perciò si può combattere anche senza disturùar le anofeli :. (1). Kei casi, dunque, di malaria da noi osservati si è trattato quasi sempre di recidive, a più o meno lunga scadenza-, verificatesi, cioè, d opo sei, dieci, dodici e persino diciotto, venti mesi di a.piressia completa. E son queste appunto le recidive che il Golgi ed il Ca.nalis iruputar on o, per i primi, alle forme semilu nari1 e che il Grassi e l'Ascoli attribuirono, poi, ad una riproduzione partenogenica o verginale dei macrogameti, rimasti troppo a lungo in attesa delle anofeli, dell'ambien te, cioè, favorevole alle loro nozze, al loro congiungimento con i microgameti. Tali parassiti - gameti semiluna1·i - che son quelli dell'infezione maligna, pare che restino inerti in qualche viscere, forse nel midollo della ossa., donde, poi, di t anto in t anto, per disturbi dietetici o per (I ) Cfr. Cttt.Lt prof. ANGELO. - La diminuzione della malaria. in Italia. Relazione nl Congresso internazionale d ' igiene e demografia di Washington, in Il P olicli11ico, - . ziooo pro.Licu, fosc. 43, 20 ottobre 19 12, png. 1558.
CIRCA LE MALATTI E OSSERVATE A DERNA1 KCO.
811
altre ca.use che indeboliscono la resistenza organica, invaderebbero il sangue, dando luogo a nuove generazioni asessuali. Infatti, nei nostri infermi, si è trattato quasi sempre di forme gravi, in cui la perniciosità veniva data più specialmente dal tipo febbrile, ohe d'ordinario era quello della snbcontinua tifoidea. E noi, non una volta sola, ci siam dibattuti fra le angustie di una dubbia diagnosi di tifo, o di malaria, o delle due infezioni insieme, prima che l'esame del sangue o la prova del Widal avesser potuto sincerarsi sulla vera natura della malattia. Ma, oltre alle subcontimte tifoidee, abbiamo potuto anche osservare qualche raro caso di comitate, che, come è noto, sono delle perniciose non per il tipo, ma per un sintomo, ossia per la localizzazione dell'agente morbigeno in 1rn organo importante. In un malarico, poi, in seguito alle somministra1.ioni del chinino, notammo, quali fenomeni di icliosincn1sia, la comparsa di grave ematuria e di larghe macchie cutanee emorragiche. Fu sospe~o, pertanto, l'uso del farmaco intollerando e l'ematuria scomparve gradatamente, e, con essa, anche la febbre, per la già avvenuta 0binizzazione dell'organismo. Ed io bo creduto di soffermare su di un tale fatto l'attenzione nostra, non per l'importanza del caso in sè stesso, ma per il precetto imprescindibile che ne deriva. Nelle forme di ematuria o di emoglobinuria così detta da malaria, è sempre della massima importanza per il medico pratico lo stabilire, se la lesione sia legata alla malaria stessa, od, in vece, debba ascriversi alla somministrazione dello specifico, destinato a troncar la malattia. Nel primo caso, dovrà esser il chinino a far scomparire l'ematuria u l'emoglobinuria., nel secondo, invece, bisognerà senz'altro proscriverlo, sostituendolo coi suoi succedanei, se vogliamo salvare gl' infermi. Il chinino contro la malaria è come uua spada acuminata, direi quasi, nelle mani del medi00, di cui guai a non sapere usare opportunamente! Si verrebbe allora a porgerne l'elsa al nemico. Il comportarsi dei parassiti malarici, rispetto alle ricadute ed alle recidi ve, offrirebbe, secondo l'Ascoli ed il Cacciai, qualche nota differenziale, atta a far discernere le varie specie fra loro; ma in generale si pu6 con sicurezza affermare, come resulta anche dalle nostre osservazioni, che per ognuna di tali specie il periodo di latenza. è assolutamente indeterminato, potendo esso dura.re e mesi e mesi, per modo che, pur dopo aver praticato delle adatte cure, compaiono, non di rado, le recidive, in seguito ad una causa occasionale qualsiasi.
812
OIBOA LE MALATTIE OSSERVATE A DERNA1 EOO.
Dissenteria. Le epidemie dissenteriche hanno spesso dominato nell'ambiente -castrense, durante le varie campagne, siccome rileva.si dalle cronache relative dei tempi. Durante la rivoluzione francese, in una di quelle guerre in cui la. Francia. repubblicana resistè vittoriosamente, sul R eno ed in Italia, alle potenze coalizza.te, la. dissenteria menò strage fra gli emigrati, marcianti con gli eserciti prussiano ed austriaco su Parigi (1792), per cui il Carducci seri veva: ~ Ricaccia gli emig ranti ai vili esigli
la fame, il freddo e la dissenteria >,
Nella guerra di ,çeces.<rione degli Stati Uniti d'America (1860-65), che si calcola abbia costato la vita a ben 700,000 persone, si ebbero 259,071 casi di dissenteria acuta, con 5,576 morti, e 28,451 di dissenteria cronica, con 3,855 morti. Nella campagna fra.uno-prussiana. del 1870-71, in cui venne ad infraugersi il secondo impero napoleonico, la dissenteria comparve fra le truppe che si trovavano nella. Lorena, e l'esercito tedesco ebbe ben 38,652 uomini colpiti dal morbo, con 2,380 morti. Ed anche nelle più recenti guerre, ispano-americana, anglo-boera. (1899-901), e russo-giapponese (1904-905), questa infezione fu non me no frequente e funeste.. E ciò perchè negli accampamenti, come ben osserva.va. il Rho, i residui organici di ogni specie, derivanti dal soggiorno prolungato di uomini e di bestie, formano l'ambiente che meglio si adatta allo sviluppo della dissenteria. Un primo caso sporadico troverà ben presto, nell'affollamento sotto le tende o nelle baracche e nell'incuria. dei soldati, i quali, anzichè osservare le norme igieniche regolamentari, depongono ovunque all'intorno i loro escrementi, le condizioni certo più favorevoli alla . diffusione del contagio, che, coll'uso specialmente dell'acqua e dei cibi inquina.ti, giunge poi nell'intestino (1). A Derna, i primi casi di dissenteria furono nota.ti da noi nel novembre dello scorso anno 1911; quindi la minacciante epidemia sembrò debellata, o, per lo meno, defi nitivamente sopita, quando, nel luglio di questo anno, si risvegliava. di nuovo, e con caratteri di diffusibilità impressionante e spesso anche di eccezionale gravezza, per rag(l) Cfr. Rxo prof. FlLll'PO. - Note ed aggiunte al capitolo La di8senter-ia bacillare in Trattato delle malattie dei paesi tropical i del dott. CARLO 711E:-isE. Unione tipografoeditrice torinese. Torino 1909, voi. Il, pog. 235.
0IROA LE MAL·A TTIE OSSERVATE A DERNA, EOC,
813'
ginngere, con un crescendo progressivo, il suo acme o fastigio, nei mesi di agosto, di settembre e di ottobre successivi. E già noi, fin da quei primi casi, giudicammo l'infezione di probabile natura. amebica, e pe' suoi caratteri speciali, e per l'andamento assai grave; giudizio questo che trova.va, poi, più tardi, appena i mezzi opportuni d' indagine lo permisero, e nell'esame microscopico delle feci, e nelle prove sperimentali, la più ampia e giusta conferma. Come è noto, si distinguono comunemente, a.Imeno dal punto di vista clinico e da qnello pratico, due grandi specie di dissenteria epidemica, l'amebica, cioè, e la bacillare, sebbene dal punto di vista causale si parli, oggi, della pluralità etiologica di tale forma morbosa. La. prima è dovuta aJl'ameba dissenterica (entamoeba histolytica e tetragena); la. seconda, invece, ad alcune varietà di bacilli, che, secondo la dottrina della scuola d'igiene romana., divulgata dal De Blasi e confermata., poi, piena.mente, nelle sue conclusioni essenziali, anche dai numerosi esperimenti di altri osservatori ed in ispecie del Li.idke di Wiirzburg, potrebbero ridursi a tre, e cioè, a quella del Celli, dello Shiga-Kruse e del Flexner Manilla. Ed il De Blasi arri va va a. tali conclusioni, dopo aver sottoposto al crogiuolo sperimentale i vari ceppi bacillari del Celli (1896), dello Shiga (1898), del Flexner Ma.nilla., del Flexner Newhaven, del Kruse (1900) (1). Altri patologi, poi, vorrebbero distinguere le due forme di dissenteria in una propria dei climi tropicali, dovuta. a.ll'amoeba coli var. dysentei·iae dello Stiles, ed in un'altra dei climi tempera.ti, cagionata. da.Il' attività biologica di un batterio speciale, il bac. dysenteriae. Noi, a. Derna., abbiamo pot,uto osservare ambedue le specie di dissent1:iria., l'amebica, cioè, e la bacilla,·e; quest'ultima. però soltanto in forma. spora.dica e prodotta, pare, da una specie batterica. affine al tipo Shiga.-Kruse; mentre la epidemia. resnltò dovuta, almeno in oltre 1'80 p. 100 dei ca.si, ad una. forma amebica, assai simile all'entamoeba histolytica, e pe' suoi caratteri morfologici, e per la sua. patogenicità negli anima.li da esperimento, gatti, e per le lesioni intestinali specifiche che in essi produceva. E, forse, non ci allontaneremmo dal vero, asserendo di aver potuto notare, anche clinica.mente, fra. le due forme morbose, qualche nota differenziale, data in ispecie dalla febbre, che fu assente in più delle. metà dei casi di dissenteria amebica, mentre non mancò mai in (l) Cfr. DE Br-ASI DANTE. - Studio comparativo cli alc un i Btipiti di b. ày11entericu111, in Annali d'igiene sperimentale, fuse. I, 1904.
-814
CIRCA LE MALATTIE OSSERVATE A DERNA 1 ECO.
quella bacillare, in cui fu osservato inoltre un esordire costantem~nte brusco, e tumultuoso, in causa appunto delle tempera.ture elevate e dei concomitanti fenomeni nervosi gravi (forma tifoidea della dissen· teria bacillare). La. dissenteria aniebica, dunque, propria dei paesi caldi, ha avuto un decorso più spesso a.febbrile, circa nel 70 % dei çolpiti, ma un'in· dole maligna. Esordiva essa, di solito, con il pe1·iodo dissenterico vero e proprio, quasi ~a.i preceduto da quello, così detto, della diarrea premonit01-ia, e cioè con fenomeni gravi e molesti, costituiti in ispecie da nausea, da tenesmo rettale, da premiti dolorosi, talvolta in forme di vere coliche, seguiti da scariche alvine cosi frequenti, da. raggiungere persino il numero di 50-60-80 nelle ventiquattrc, ore, con emissione di fecce, in sul principio muco-sanguigne, ma che diveniva.no, poi, ben presto emorragiche, o dell'aspetto come di la.va.tura di carne, con larghi fiocchi di muco e di pus e con straccetti di mucosa o di pseudomembrane in esse natanti. Le orine sca.rseggi3vano progressivamente (oliguria ), fino a manca.re del tutto (anuria), e la sete si faceva inestinguibile, intensa, Ul'ente. Ed, in tali casi, era appunto la diarrea. sanguigna sfrenata, pervicace, resistente I\ qualsiasi cura, che, con il conseguente dimagramento rapido, e con la disidratazione dei tessuti, prostrava specialmente gl'infermi, gettandoli in preda a sintomi di adinamia grave e di collasso - forma cole,·ica od algida - mentre la pelle si faceva. plumbea, grinzosa, fredda, cadaverica, le occhiaie s'infossa.vano, cerchiate da un alone azzurrognolo, la voce diventava fievole, afona, il polso piccolo, debole, frequente, filiforme, celere, evanescente: e la morte, in seguito alla grave tossinemia, così come nella forma algida del coleru., chiudeva, non di rado, con un sereno e cosciente spe· gnersi degli infermi, il triste quadro della implacabile malattia.. L'autopsia., allora, faceva rilevare delle numerose, vaste e profonde chiazze necrobiotiche, con margini scollati, invadenti tutto il lume del grosso intestino, ed approfondantisi fino alla sierosa, che per larghi tratti ne appariva. assottigliata e trasparente, con flogosi intensa e forte infiltrazione di quelle scarse e limitate zone di mucosa non ancora necrosata.. Sembrava. come se una larga piaga gangrenosa. avesse invaso tale tratto d'intestino, per operarne fa.talmente il più completo e spaventoso dissolvimento. La mala ttia ebbe a preferenza un decorso acuto, ma non mancarono casi con tendenza alla cronicità. Inoltre, nelle fecce dei convalescenti, già conformate, fu riscontrato, non di rado, la presenza di forme incistat.e di amebe, che persistevano, per un certo tempo, una
OIRCA LE MALATTIE OSSERVATE A DERNA, EOO,
815
-ventina di giorni circa., pur doEJO la completa scomparsa di ogni fenomeno morboso, e ohe rendevano perciò quegli infermi dei portatori temibiliseimi di amebe, almeno per quel breve spazio di tempo. Le artralgie spesso tenaci (reumatis,no dissenterico), principalmente a.i piedi, alle ginocchia ed alle gambe, e dovute, come è noto, non a. causa reumatica, ma a vera e propria intossicazione, costituirono un sintomo non infrequente, nella convalescenza, ma. guarirono sempre completamente, e senza mai determinare lesioni cardiache di sorta: non meno infrequenti furono le emorragie e le perforazioni intestinali. E qui giova notare come non di rado tali perforazioni passarono in vita inosservate, o determinarono fenomeni così lievi da parte del peritoneo, da far pensare, se mai, a semplici fatti di peritonismo, mentre, solo talvolta, produssero vere sindromi di peritonite stenica, cirooscritta, e nettamente localizzata in corrispondenza della flessura sigmoidea, o del cieco, o del tratto a.scendente del colon, ove appunto le lesioni intestinali soglion esser più gravi, e le zone necrobiotiche più larghe e confluenti. E ciò probabilmente avveniva, perchè, dato il rapido estendersi ed il progressivo approfondirsi delle chiazze necrobiotiche già fin dall'inizio, cominciava. a formarsi ben presto, all'intorno del grosso intestino, a differenza di quel che suole avvenire nel tifo, un processo lento di flogosi reattiva, con conseguente peritonite adesiva, di cui i sintomi clinici apparivano come dissociati, e con formazione di essudati, che organizzandosi, realizzavano. poi quelle salutari barriere naturali, quelle valide difese, che chiudevano in tempo le successive eventuali perforazioni, ed impedivano così il ver· sarsi del contenuto settico dell'intestino entro il cavo peritoneale. Era dunque la natura provvida e generosa che, in tali casi, interveniva. per sostenere e difender la specie umana contro gli sterminati nemici, microscopici ma pur così terribili e insidiosi, che pur troppo assai di frequente ne minano o ne distruggono l'esistenza. Ma la più importante e grave suocessione morbosa fu data dalla non rara insorgenza dell'ascesso epatico, che, come è noto, è appunto una delle caratteristiche di tale forma di dissenteria. E qui sembrami non inopportuno accennare di sfuggita ai rapporti esistenti fra ascesso epatico e dissenteria amebica, rapporti che furon così bene studiati e stabiliti, specie dal Roger. Si ritiene comunemente che le amebe arrivino ai lobuli epatici attraverso i rami della porta, e che ivi si arrestino in causa delle loro grandi dimensioni. Il Roger crede, invece, che non vi giungano per codesta via, ma piuttosto per contiguità e per un diretto pas-
816
ClRCA LE MALATTIE OSSERVATE A DERNA, ECC.
saggio dalla .flessura. epatica del colon, data la facile penetrazione di· esse amebe nelle pareti intestinali. Ed in favore di tale concetto parlerebbero, a suo dire, e la posizione generalmente superficiale della. raccolta purulenta, e il suo localizzarsi a preferenza nel lobo destro, e il fatto che il focolaio è quasi sempre unico, invece che esser costituito da numerosi ascessi e piccoli e grandi, come avviene per quelli piemici, e come appunto dovrebbe verificarsi, anche in tal caso, qualora la via di diffusione delle amebe fosse q nella della porta. Noi abbia.m avuto opportunità di osservare ben dodici casi di ascesso epatico da dissenteria, di cui uno al tavolo anatomico, post mortern, e undici che, quali spettatori, vedemmo operare, e che pur troppo non ebbero esito felice. Ebbene, in tre di tali casi l'ascesso era localizzato nella piccola ala del fegato ed era singolo, ed in altri due la raccolta purulenta, invece che nnica, era duplice, e con ciascuna cavità. affatto distinta e indipendente dall'altra; non di rado, poi, l'ascesso era centrale. Pertanto sareIDmo indotti ad ammettere anche noi, co' più, che l'ameba, se bisogna escludere la via dei linfatici, giunga nel fegato per il cammino della porta, e che quindi l'ascesso debba considerarsi senz'altro di origine ematogena. E il pus di tali ascessi nei casi recenti era ematico e color feccia, di vino, mentre, in quelli pi.ù antichi, appariva grigio-giallastro o verdognolo, tenue, quasi sempre viscido, e contenente grumi di fibrina, e di materia mucosa, oppure veri e proprii frammenti di tessuto necrotico; di rado il suo odore era fetido o nauseabondo e solo ·eccezio11almente fecaloide; fu sempre sterile nelle culture, ed in esso si rin· vennero costantemente le amebe in numero sterminato, ma inerti, immobili, raggrinzite o incistate; non vi si trovarono mai batteri as· socia.ti, o da soli . Parrebbe pertanto giusto e logico il concetto di attribuire la sterilità di un tal pus alla morte delle amebe. Il fegato è, dunque, fra gli organi della umana economia, quello· che maggiormente risente gli effetti deleteri della dissenteria amebica. Poiché, se pur il proto,100 non riesce a raggiungerlo e a loc11,lizzarsi nel suo parenchima per produrvi l'ascesso, vi determina però bene spesso, co' suoi veleni, delle profonde alterazioni, fino alla incipiente de~ generazione grassa della sua cellula, come nel cosi d etto fegato tropicale. La. milza, invece, in questa forma infettiva, assai di ra.do appa.· risce aumentata di volume (splenomegalin); e ciò, forse, per la precoce e rapida disidratazione dell 'organismo, consecutiva alla diarrea profusa e sfrenata, che preme ed incalza minacciosa, già fin dal primo i nsorger del male.
CIRCA LE H ALATTIE OSS!raVATE A DERNA, ECC.
817
Ittero. Fra le malattie che, oltre le già dette, notammo fra le nostre truppe, specie nella stagione estiva, va menzionato, poi, un numero considerevole di itteri, sviluppatisi in forma epidemica, ciò che confermerebbe ancora una volta, già di per sè, la natura infettiva. di tale malore. L'antica ipotesi che l'ittero, così detto catarrale, dipendesse, patogeneticamente piula.ndo, dall'occlusione del coledoco. per opera sempre del solito zaffo mucoso, è ormai vieta. ed inesatta. Che, invece, in molti di tali casi si tratti di una malattia infettiva, è sostenuto dai patologi e dai clinici, già da gran tempo; e gli argomenti che parlano in favore di codesta teoria son dati appunto e dall'etiologia.
spesso beu accertata, e dall'insorgenza epidemica del male, e dal decorso febbrile, e dal tumore di milza. In molti casi di morbo del Weil si tratta, dunque, senza dubbio, di una fo rma infettiva.; ed ora si pensa che l'elemento patogenetico sia dato dal proteu,s, ora dal baci,llo di Eberth, ora, invece, da un virus i1misìbile. Egualmente, nelle forme lievi di ittero catarrale, 'è stato possibile isolare dei germi, come il baciUo del tifo o del pw·atifo, il bacterimn coli, e qualche altro ancora. Dell'azione patogena del òacteriiim coli poco o nulla si conosceva prima d'ora; anzi, patologi e clinici autorevoli ritenevano senz' altro azzardato, o per lo meno esagerato, il voler attribuire a questo innocente parassita una importanza patologica. Le prove, però, sugli animali da esperimento dimostrarono ben presto come per mezzo del bacterimn coli si possano determinare angiocoliti talvolta mortali, e le osservazioni cliniche successive confermarono tale risultato. Questo germe può considerarsi, poi , come un ospite ordinario della bile, poicbè nou manca, se non solo di radot nella porzione duodenale almeno del coledoco; e può non procedere in alto, finchè il def1nsso della bile ste~sa si mantenga normale, ma. se, inve-ce, ristagna, assai facilmente insorge il pericolo di una sua. propagazione e moltiplicazione, oltre la norma, con consegmmte svil uppo di una infezione. Anche il bacillo di .Ebertb e quelli del paratifo posson prosperar~ per anni nella. bile, come in un favorevole mezzo di cultura, e, al par di esso, i vibrioni del colera, il bacillo della peste, gli streptococchi, ecc. E da ciò la. facile insorgenza, in forma. epidemica, di itteri d'ogni specie, tutte le volte che -vi sia in atto, oppure sopita. e latente, una epidemil\ 51 - Giornale di mtdicina mi/ilare -
Fase. Xl·XII.
818
CIRCA u: MALATTIE OSSERVA TE A DERNA, ECC.
di febbri tifoidee od affini. Sicchè si puè ammettere, oggi, che la.
massima parte degli itteri catarrali sia costituita appunto da forme di angiocoliti infettive, i cui agenti patogeni siano poco conosciuti e di origine incerta. La. natura infettiva di essi resulta chiara, infatti, come già dicevamo, dai molti casi di morbo del Weil, in cui la malattia. si svolge con importanti sintomi generali e con tutto il quadro di una infezione grave, pur mancando talvolta l'ittero, ed inoltre dal riscontra.re di frequente, anche nelle forme ordinarie lievi, i segni di una infezione delle vie biliari, quali l'aumento di volume del fegato e della cistifellea, la dolorabilità alla pressione nell'ipocondrio destro, la tinta. itterica più ç meno intensa delle sclerotiche e della cute. Ora, tenuto debito conto delle condizioni speciali·di vita e di ambiente dei nostri soldati durante una campagna di guerra, e dei loro consueti e facili e1Tori dietetici, ed inoltre del clima specia le di queste contrade, freddo-umido e caldo-umido, che rende già di per sè solo assai vulnerabili alcuni organi dell'umana economia, e principalmente l'intestino e il fegato, sarà facile intendere come, nei nostri soldati stessi per la diminuita resistenza organica, quei germi, venuti dal di fuori, od esistenti già nell'intestino, abbian potuto facilmente attecchire nel coledoco, o propagarsi nelle altre diramazioni biliari, determinando così od una flogosi della mucosa delle grandi vie di sbocco, od una infezione delle fine e piccole vie, donde l'itterizia d& ritenzione, nelle sue varietà. e diverse gradazioni, fino a.I morbo acuto <lel Weil. Non a.bbiam mai notato però la forma grave dell'ittero infettivo, quella, cioè, cui il Rokitansky, per il carattere diffuso e profondo delle lesioni che ne formano il substrato an11,tomico, de.te da.Ila degenerazione grassa con necrobiosi delle cellule pa.renchinali epatiche, diè, per il primo, il nome di atrofia giallo-acuta del fegato. Sicchè, nei nostri casi, pare sia.si trattato precisamente di una forma epidemica di ittero, favorita certo dalla dominante epidemia. di infezioni tifoidee ed affini, come dimostravano chiara mente la febbre non infrequente, l'ingorgo epatico, la dolorabilità. spontanea o provo-
cata. all'ipocondrio destro, il facile tumore di milza. E, fra tali infermi, ho potuto osserva.re due casi soltanto di litiasi biliare tipica, (or-ma 1·egolare del NaunJJn, accompagna.ti d11.lla sindrome caratteristica. (colica epatica, itterizia, febbre, ecc.) che soglion dare i <:alcoli, i quali, attraverso le vie bi liari, migrano nel duodeno, senza che 110 derivino conseguenze durevoli di qualche entità. Ed ora, dopo aver detto delle forme morbose più importanti, che 11an predominato a Derna, non mi resta che far seguire poche consi-
OlBOA LE MALATTIE OSSERVATE A DERNA 1
ECC.
819
-dera.zioni sulle rimanenti infermità nota.te in quello stesso periodo d i tempo. FEBBRI ESANTEMATIOHE. - Le febbri esantematiche, ad eccezione del vaiuolo, che non di rado mena strage, pare, fra gli indigeni ed in ispecie fra i negri, ma da cui gli Europei riescono facilmente a difendersi mercfl la vaccinazione, sono, in queste contrade, assai meno frequenti che nei paesi temperati o freddi. Noi, infatti, fra i nostri 1483 infermi, non abbiam osservato che due casi soltanto di varicella, -e due di morbillo, ma nessuno mai di vaiuolo grave, nè d i scarlattina. l KFLOENZA, ORECCRIOXI, DJFTEUI'T'E. - L'influenza o grippe par che vi manchi essa pure, per essere sostituita, se mai, da qualche caso lieve -di clengue. Lo stesso dicasi per gli orecchio1t1i e per la d·i(te1·ite. ERESIPELA. - La eresipela vi ba fatto bensì la sua appar izione, ma in forma. lieve, attenuata, e senza mai congiungersi ad .alcuna delle sue temibili complicazioni. FEBBRE GIALLA, n;BDRE RICOBR&NTE, PESTE . - La febbre gialla vi è .assente, come pure la febbre ricorrente; e la peste par che da tempo non vi sia più ricompa.J'sa, se è vero quel ohe trova.si scritto nelle ,cronache dei t empi, che essa, cioè, come nella antica Babilonia, nella Persia, nelle Indie, nella Russia, abbia spesso menato strage pur nella Cirenaica, fino a. distruggere, n el 1821, quasi l'intiera popolazione di ,questa città, che ridusse da settemila a soli cinquecento abitanti (I)
Cou:RA, MENINGITE OEREBRO-SPINALE. - Il colera si è tenuto lontano .dagli abitanti di Derna. ed anche dalle nostre truppe, fra le quali è a pparsa, invece, ma in forma sporadica, la meningite cerebro-spinale -epidemica. LEISHMANIOSI (KALA-AZAR, BO"l'TONE D10RIE~TE). - Abbiamo notato, ben è vero, fra i no$tri inferm:i, un caso di kala-azar, che formò og• getto di una nostra breve nota clinica, pubblicata gia nel fascicolo V I, del giugno ultimo, di questo stesso giornale, in cui ne dimostrammo, fìn d'allora, tutta ]11, importanza; ma, come in quella nota scrivemmo, restò sempre vivo e ineluttabile nell'animo nostro il dubbio che l'infezione, invece che a Derna, fosse stata contratta, piuttosto, in una. di quelle città. d'Italia., Roma, Napoli, Catania, donde l'infermo pro(1) Gm su:n1 ARc.ucoELO. Tripolitan-ia t Cirenaica, dal Med-iterraneo al Sahara, monografia storico- geografica, geografia della Cirenaica. Milano-Bergamo 1912, pag. 123.
820
CIRCA LE MALATTIE OSSERVATE A DERNA, n:co.
veniva non da grn.n tempo, ed ove già il kala-azar fu riscont rato, e descritto dal Gal,bi, dallo l emma, dal Feletti, dal Longo, dal Pianese,. dal Di Cristina, dal Sangiorgi, dal Concetti, dal Basile, dal Fulci. E ciò tanto più perchè roll.i vedemmo in seguito, come non oi era mai occorso di constatare in precedenza, alcun ca.so di leishmaniosi, magari non grave, come ad esempio il bottone d'oriente o di Aleppo. LEBBRA, ANCHILOSTOMIASI, FJLARI0SI1 BJLARZIOSI1 FRAMBOESIA, - - L a lebbra, che è abbastanza diffusa specie fra i negri, risparmia quasi sempre gli Europei, ed altrettanto fanno l'anchilostomiasi, la fila.riosi, la. bilarziosi, la framboesia, la malattia del sonno, ecc. Tus~~RCOLOSI. - La tubercolosi nei paesi tropicali e intertropicali decorre d'ordinario in modo rapido e tumultuoso. Noi abbiamo visto, infatti, forme di tubercolosi probabilmente latenti, esplodere direi quasi a.d un tratto, come per cresciuta ed improvvisa attività del morbo. E di ciò facevan fede e la comparsa, in tali soggetti, insieme alla bronchiolite o broncoalveolite circoscritta, di eruzioni eri tematose nodulari, considerate, oggi, come una tubercolosi infiammatoria della cute, e i non rari esempi di pleurite sierofihrinosa o secca, riscontrati in non pochi soldati infermi durante il tempo di nostra permanenza in questa regione. Ed, in realtà, l'eritema nodoso come dimostrano le osservazioni cliniche recenti, comprovate e dilucidate dal puuto di vista anatomopatologieo e dalle prove di labo::atorio, si svolge sempre in tali condizioni da imporre l' idea 0he esso rappresenti una esplosione setticemica bacillare. L'eruzione, infatti, si accompagna talvolta ad un attacco di poliartrite reumatica acuta o suba.cut e. coi caratteri del r~umatismo tubercolare, mentre tal'altra è il preludio di una rapida ed improvvisa tubercolizzazione (granulia, meningite tnbercola·1·e). E tale fatto clinico induttivo veniva dimostrato vero dalle prove biologiche negli animali, mercè cui riusciva all'Hildebrandt, inoculando una cavia col sangue ricavato da uno de' suoi malati, di riprodurre la tubercolosi, dimostrando cosi che la manifestazione dell'eritema nodoso 1Joincideva appunto con una scarica bacillemica.. In quanto poi a.Ile pleuriti siero-fibrinose e a quelle secche, con proliferazione connettivale, è oramai risaputo che esse sono generalmente d i natura tubercolare, come sostiene appunto la scuola francese, per opera specialmente del Laudonzy e del Dieulafoy, il quale ultimo, in un recente lavoro, ha dimostrato anuor più luminosamente, con nuove osservazioni cliniche e sperimentali e con prove di gabinetto, l'esattezza di tale asserzioue.
CIRCA LB MALATTIE OSSERVATE A DERNA 1 ECC,
821
BRONCHITI, POL MONITI, REUMATISMO ARTICOLARE, NEFRITE, NEVRALGIE, ECO.
Le malattie a.venti come cause predisponenti od occasionali le perfrigerazioni in genere e il freddo umido in specie, come la polmonite loba.re, le affezioni bronchiali o broncopolmonari, la nefrite acuta, le nevralgie, le paralisi periferiche, le poliorromeniti, le pericarditi primit ive o idiopatiche, ecc., ci sono apparse meno frequenti, forse, di quello che suole avvenire in paesi temperati e più ancora nei freddi. Che se il numero delle poliartriti r eumatiche dovesse eventualmente a.p· pu.rire elevato, si ponga mente al fatto che i casi di tale malattia occorsero per massima parte in soggetti predisposti, anafillatticamente parlando, 11, contrarre l'infezione, per aver già sofferto altre volte, per l'addietro, codesta mala.ttia. Ed in tali casi noi osservammo pure, non di rado, complicazioni endocardiche, con conseguenti vizi valvolari di cuore, insufficienza mitralica, sempre ben compensati ed in periodo di completa eusistolia, ma che deponevano appunto per la cronicità del pr ocesso. Furon questi, dunque, i morbi predominanti, con la relativa fisonomia patologica, osservati a Derna, fra le nostre truppe, nel periodo di un anno. Da tale breve esposizione si rileva. subito, a prima vista, come, all'infuori delle poche forme morbose proprie della patologia esotica, quali la febb1·e cli Malta, la dissenteria amebica, il dengue, ed un caso di kala-azar, che ricorron del r13sto, ben s'intende però in forma sporadica, anche nella riostra penisola, la detta fisonomia patologica., a Derna, non abbia presentato differenze apprezzabili, rispetto a quella dell'E uropa. meridionale in genere, e più .specialmente del mezzogiorno d'Italia (Calabrìe e Sicilia). E tale simiglianza fu notata, oltre che per le entità. morbose, anche e forse più per lo speciale decorso di esse. Non so, in vero, se per gli indigeni possa dirsi precisR.mente lo stesso, ma credo di sì ; perchè anche in mezzo a loro, pare, che ricorran d'ordinario le identiche mal attie che fra noi, ad eccezione, forse, del vaùwlo, ùella sifilide gMve t?-ascura.ta, di qualche caso di lebbra e delle diffuse oftalmie, specie del tracoma, che, con tutti i suoi esiti terribili, li tormenta i.enza posa e spesso anche li acceca. Ora, se codesta fisonomia patologica si avvicina tanto a q nella. ,della nostra penisola, in modo da identificarsi quasi con essa, ciò devesi, forse, sopratutto alle condizioni di clima e di suolo non molto <lissimilì da quelle specialmente del mezzogiorno d' I talia.. La Cirenaica. può considerarsi, infatti, come i l vero anello di cong iunzione fra il clima tropicale e quello delle:regioni meridionali dell ' Europa in genere.
822
CIROA LE lULATTIE OSSERVATE A DERNA, ECC.
Questa contrada. affricana. fu, come è noto, una. delle provincie più belle dell' impero di R0ma, i cui grandi consideravano come l'ultimora.ffina.mento del lusso il possedere ivi una villa.; è già lo era sta.~o, prima. ancora, per l'Ella.de antica.. I poeti vi collocarono gli orti delle E speridi con i dolci giardini di Afrodite, e il e sacro Pindaro > necelebrava, con strofe alate, le origini e la. gloria in una delle sue pi· tìche immortali, la. IX, scritta per Telesicra.te cirenense, che vinse a Pito, nei giuochi in onore di Apollo, « ..... e, felice, d'un serto recinse l'equestre Cirene, Cirene, cui Febo chiomato, dai gioghi del Pelio rombanti di vento un giorno rapi va; e l'nddusse, sovra aureo cocchio, selvnggia fanciullo., là. dove la fece signora d'un suolo ferace di greggi, ferace di biade, chè il terzo pollone del mondo le fosse gradita dimora » (*).
Ora, se tutto ciò può dirsi in genere della Cirenaica, lo si può, a, maggior ragione affermare d ì Derna in ispecie, che, per il clima mite, per il cielo incantevole, per la vegetazione variata e rigogliosa, per le acque salubri e abbondanti e perenni, veniva. appunto chiamata la p erla della Cire1iaica. A Derna, infatti, e credo anche a Bengasi, cioè sul litorale, la. temperatura diurna oscilla, nell'inverno, intorno ai 12~-151), e, nell'e· state, da giugno a settembre, intorno ai 25°; sicchè la media. annua.le è di 19°-20°, con delle oscillazioni giornaliere che posson raggiungere persino i 15.,·20°-25°, quando, ad un tratto soffi il ghibti o Kamsin, lo spaventoso alito del deserto. Derna, però, dall'altipiano, che in d op pia serie le sorge aJle spalle, è protetta in gran parte contro un vento così fastid ioso, mentre, ueJ tempo stesso, come le terre costiere a. clima marittimo, ba una calorimetria regolarizzata appunto dalla t emperatura poco variabile delle acque che la ba.guano. Essa presenta per· tanto il benefizio delle brezze mariue ed il van~aggio bensì di un clima relativamente costante e tem perato, ma auche, all'opposto, lo inconveniente dì un 'atmosfera., più umida. e frigida, con oscillazioni irre· golari e cambiamenti igrometrici repen tini fra il g iorno e la noLte, durante la quale si passa dal calore diurno ad un'intensa e dannosa umidità. Possiamo dire, adunq ue, che in Cirenaica il clima è abbastanza uniforme, assai affiLe a quello di molle lo()alità della Sicilia e del mezzogiorno d'Italia, con pioggie r elativamente frequenti e abbastauza. ùen distribuite, pur essendovi degli improvvisi sbalzi di temperatura, speeie d'inverno, così pericolosi agli Europei. (*) Cfr. Pr:s-oA.RO, Pitia IX, Per Tele11irrate da Oirene, vincitore a Pito nella corsa. in arme Traduttore ETTORE Ro~I.I.ONOLI.
OlllOA LE MALATTIE OSSERVATE A DERNA 1 ECC.
823
Senonchè, la morbosità fra. le truppe del presidio fu senza dubbio elevata; ma, quando si pensi alle difficili e cattive condizioni di vita e di ambiente dei soldati, inevitabili in una guerra guerreggiata, ed ai disagi, alle privazioni, ai patemi di animo, alle ansie, alle fatiche, alle marce forzate, all'agglomeramento, ed a tante altre cause pur t roppo assai spesso ineluttabili, e che rendon quegli uomini ancor più proclivi ad esser colpiti dalle varie epidemia od endemie di tifo, di colera, di dissenteria, eco., che sogliono infierire fra Je agglomerazioni umane, tale cifra elevata. di morbosità troverà adeguata spiegazione, per apparir, direi quasi, giustificata. E ciò tanto più, poi, quando si ponga mente alla. disconoscinta e trascurata igiene edilizia, e pubblica e privata, di questi paesi derelitti, e per sì gran tempo sfruttati ed immiseriti dal t urco ignorante e rapace, ed in ispecie alla mancanza di fogn ature, di pavimentazione nell'abitato, di condutture per acque pota.bili e simili, cui in genere son dovute le ordinarie epidemie di febbri tifiche ed affini. Ma l'igiene pnbblica e privata ha. potuto conseguire, pur nei paesi tropicali, gli splendidi successi ottenuti in Europa: onde lo Stokvis, al Congresso internazionale di Berlino, rin dal 1890, nel suo studio sulla patologia colonia le, poteva già dire, riferendosi a.Ile Indie inglesi e ole.udes1, che < te conquiste deU' igiene p1·atica ci son dimostrate dallo stato sanitario delle colonie, oi,e atJualmenfe si vossono contm·e delle eittà in bnon n11me1·0, la cni mortalitù è anche ù1fe1·iore a quella di alcune città eu1·opee >. Noi, quindi, a.bbiamo diritto di credere, a maggior ragione, come già. dicemmo in alti."o lavoro, che l'Italia nostra, dotta, forte e ci vile, affermatasi già stabilmente in queste provincie, bonificandole, con opera saggia di profilassi e di igiene, saprà recare certo, frammezzo a questi popoli, ogni specie di benessere e propugnare al tempo stesso> con la forza. dominatrice, gli elementi immortali della civiltà, per compir rapida.mente, quello che il Ratzel, con frase rnde bensì, ma incisiva., chiama processo di em·opeizzazione del mondo. Ed i nostri coloni, pacificati gli animi, qui troveranno al certo le condizioni migliori di ambiente e di vita> atte alla prosperità ed al crescente sviluppo di queste terre riconquistate, ove, rifacendo il cammino delle antiche legioni di Roma, noi ritornammo. Ed io son lieto e orgoglioso di poter ciò affermare nel primo anniver3a.rio di una data che segna, nel cammino d'Italia, l'inizio della sua novella. istoria. Derna, 10 novembre 1912.
-824
Le formazioni erniarie causate da smagliature peritoneali Per il tenente colonnello medico Perassl Antonio libero docente (1),
La diagnosi etiologica delle comuni manifestazioni erniarie riesce quasi sempre possibile, essendo ordinariamente agevole la distinzione clinica fra le ernie costituite da sacco preformato, perchè congenito, e quelle dotate di sacco acquisito e dipendente da lenta distensione e dislocazione del peritoneo parietale, per gli effetti, di regola combinati, di coesistenti deiscenze muscolo-aponeurot,iche, di ptosi viscerali e della pressione addominale. Invece non venne ancora sufficientemente e,,a,minata la questione delle formazioni erniarie consecutive a cìrcoscritte smagliature del peritoneo e che, per quanto io penso, si dovrebbero riunire in uno spe·ciale raggruppamento di processi morbosi molto diversi dalle ernie vere e proprie, nelle quali si riconosce che vi è un elemento causale del tutto differente. Ora di esso bisogna tenere il dovuto conto pe! l' inflnenza che esercita. sul decorso della malattia e specialmente per
proporzionare le eventuali indicazioni di interventi operativi alla ne.tura. ed all'entità delle avvenute alterazioni anatomo-patologicbe. Ora per mettere in rilievo l'importanza dell'indicata forma mor· bosa, giova anzitutto esaminare la varietà clinica di formazioni erniarie inguinali, consecutive ad interventi operativi, non coronati da un successo completo. È noto che eccezionalmente, dopo la cura. radicale dell'ernia inguinale, possono comparire recidive sotto due diverse forme caratteristiche, benchè si verifichino numerose gradazioni in termedie. Nella. massima. parte dei casi le recidi ve consistono in semplici laparoceli in, guina.li e rarissime volte si çonstata. lo sviluppo di un circoscritto sventramento, paragonabile a quelli che talora conseguono ad interventi la· parotomici où a dia.sta.si dei muscoli retti addominali. (1) Un riassunto sintetico è stato r.omunicato al XXIV Congresso della Società. italiana di chirurgia, tenuto in Roma nel mceo dì novembre an no in corso.
LE FORMAZIONI ERNIA.RIE CAUSATE DA SMAGLIATURE PERITONEALl
895
È ·s uperfluo aggiungere che la denominazione di sventramento va riservata per quei casi in cui i visceri hanno acquisita una stabile di· mora extra-cavitaria, la quale riesce quasi sempre incomoda ed anche pericolosa pei pazienti che ne sono affetti. Si premette inoltre un accenno ad uu' indagine statistica persona.le, compiuta presso i consigli di leva del regno, nell'anno 1900, e da. cui risulta che ne.i casi di cure operative radicali, praticate ant,ecedentemente alla coscrizione per ernie inguinali, si riscontrarono guarigioni imperfette e non compatibili colla prestazione del servizio militare, otto volte sopra cento operati, cioè g uarigioni definitive, superiori al 90 p. 100. Gli anzi detti risul tati curati vi incompleti, che negli ordinari resoconti clinici appariscono con una percentuale meno elevata, nella maggior parte dei casi, sono da ritenersi connessi a condizioni individuali, per cui si determinano smagliature della membrana peritoneale, attraverso alle quali i visceri tendono nuovamente a fuoruscire dalla cavità addominale. Ma in queste formazioni erniarie il contenuto viscerale, anzichè essere avvolto da un sacco a parete elastica, resta a contatto di una pseudo-membrana neoformata, la cui costituzione anatomica è affatto diver:;a. Parimente nel sacco di nuova formazione, che manca di qualsiasi traccia di colletto, sono ospitati organi addominali, di massima non obbligati a percorrere una via obliqua extracavitaria. Ciò significa che quasi sempre vi è assenza dei fattori principali, <:he predispongono e favoriscono l' insorgem1a dello strozzamento erniario. Se poi si considera che, secondo l'accennata inchiesta statistica, gli erniosi precedentemente opera.ti e visitati nella leva del 1!)00, ragginnsero una cifra cospicua (oltre a settecento) cifra che suppongo sia andata man mano aumentando, data la progrediente e più diffusa attività operatoria in Italia, si dovrà ritenere che, fra le molte migliaia. di individui curnti chirnrgicamente di ernia, se ne possano trovare parecchie centinaia con neoformazioni erniarie da giudicarsi, nella massima parte dei casi, attenuate, perchè non più insidiose per la vita. àei pazienti operati. A questo punto è opportuno farsi la domanda se il medesimo processo di sfibra.mento del peritoneo pariet.ale non si verifichi pure indipendentemente da praticati interventi operativi. Questo fenomeno in altri termini, si può svolgere in modo subdolo, in rapporto a cause apparentemente spontanee? È mia opinione che le smaglia.ture circoscritte dal peritoneo pa· rietale conseguano non solo ad inesatta applicazione della tecnica ope-
826
LE FORMAZIONI ERNIARIE CAUSATE DA SMAGLIATURE PERITONEALI
rativa, od a mancanza di guarigione per coalito asettico, ma più fre• quentemente a motivo di peculiari sfavorevoli condizioni individuali, in cui si abbiano presistenti formazioni anatomiche difettose della parete addominale. Cosi è ammissibile che un'altra, non tanto rara causa di a.Iterazione nella trama della sierosa peritoneale si debba ricercare in processi infiammatorii, a lento decorso, localizzati in corrispondenza delle cosi dette porte ermarie. In fatti avviene, non tanto infrequent~mente, che dopo la lunga persistenza di .flogosi suppurati ve nelle regioni inguinali o crurali si noti Ja comparsa di formazioni erniarie nelle sedi indicate. Inoltre posso riferire sopra alcune concordanti constatazioni cliniche, in cui la cupola del sacco erniario, anzicbè dagli effetti tensivi e di'.!tensivi dalla pressione addominale, mos~ravasi piuttosto alterato dagli esiti di circoscritte affez:oni flogistiche, la cui esistenza era documenta ta. da aderem:e più o meno estese ad organi, che hanno rapport i d i coutiguità col peritoneo parietale. Durante una novennale continuativa pratica chirurgica militare ebbi l'opportunità di osservare uu9. limitata serie di casi di ernie crurali in diverso fasi di sviluppo e tutte constatate in giovani militari, ritenuti i mmuni dal!'anzidetta malattia, prima del foro arruolamento. Ebl>ene per ciascuno dei sette casi esamina.ti e sottoposti a cura. chirurgica radicale ho notato la presenza di un sacco erniario a. superficie interna opacata. e facilmente lacerabile nella sua. parte terminale. Secoudo il reperto anatomico-patologico in t'ivo, tale fatto, in alcuni casi, era spiegabile per l'avvenuta alterazione di struttura, dovuta non tanto alla distensione subita, q uanto a processo d i flogosi, verosimilmente iniziatasi nell'omento erniato, e susseguita da salde aderen~e omentali al sacco. In altri casi l'n.lterazione del peritoneo erniato mo::;travasi connessa. a preesistenti peri-linfoadeniti regionali, propagatesi per contigui tà alla sierosa, modificandone, a poco a poco, la struttura. in que lla par te, in cui riveste l'orifizio crurale profondo. È ovvio supporre che unn diffusione di processo possa aver luogo più facilmente quando la flogosi colpisca la ghiandola situata nella. loggia. Jinfatica del canale crurale e suIJa quale Cloquet e R osenmuller g ia avevano richiamata l'attenzione. Cosi fu pure notata. la. coesistenza. d i linfo-adenit.i iperplastiche, d1 antica. data, con ernie crurali epiploiche irreduc1bili, per aderenze contratte, e completamente mascherate dal pacchett.o ghiandolare sovrastante. P armi q uindi ragionevole l'i potesi che una circoscrit.ta sierosi t e proùutta sulla sua faccia interna da localizzata omeutite adesiva a.
LE FORMAZIONI EBNIAJUE CAvSATE DA SMAGLIATURE PERITONEALI
827
lento decorso, ovvero sulla sua faccia esterna da affezioni degli organi linfatici contigui, la tra.ma del peritoneo venga, senza fenomeni tumultuari dolorifici, alterata nel tratto, poi corrispondente alla cupola del sacco erniario. Ritengo cioè che, nei casi da me osser vati, esistesse quale momento etiologico principale una causa efficiente del tutto localizzata, e che a cagione di questa si sia determinata subdolamente una manifestazione morbosa, ad iniziare la quale non abbiano influito gli altri elementi patogeni noti, fra cui prevale l'azione della pressione addomi• nale statica e dinamica. In appoggio alla tesi prospettata potrei ancora citare il risultato di parecchie osservazioni di ernie epigastriche, rilevate nelle visite mediche-militari, nelle quali, salvo rarissime eccezioni, riscontra.i tali ernie di piccolo volume e, ciò che più importa, riducibili solo parzialmente. In quattro casi poi, in cui fu richiesto l'intervento operativo, sempre ho verificato che il solo omento era erniato e che il medesimo, altern.to nella sua struttura, aveva contratto salde aderenze al sacco. Queste vedute sulla patagonesi delle ernie, constatate nelle loro fasi iniziali (quasi sempre) e in un particolare campo di osservazione, non concordano coll'antica teoria sostenuta da Roser e da .Linahrt, i qua.li a.ttrihuivano un'importanza preponderante alla trazione esercitata sul peritoneo e prodotta da piccoli li pomi presierosi. Mentre è già stato riconosciuto che non sempre i lipomi riscontrabili nella regione crurale provengono da dislocazioni, attraverso il canale crurale, di lipomi properitoneah, posso aggiungere che portata l'osservazione durante un lungo periodo di tempo, sopra militari affetti da bene accertati lipomi crurali, anche voluminosi qua11to un mezzo uovo di gallina, ma.i ho constatato la formazione di infundibuli erniari in detta regione. Del resto era gia stato di mostrato dal lo Scarpa, con ingegnose prove dimostrative, che il peritoneo norma.le è capace di sostenere considerevoli pressioni, senza perdere della propria elasticità. É verosimile quindi che soio nei casi in cui la trama del peritoneo sia stata precedentemente menomata da altri fattori, fra i qua.li. sarebbero pure da com prendersi i processi lenti infiammatori, propagati dagli organi che stanno a suo immediato contatto, si possa
determinare una estro-flessione sotto fornia di infundibulo erniario. Ciò posto, conviene esaminare se l'enunciata questione di anatomia clinica abbia un valore positivo ed idoneo a meglio lumeggiare la prognosi delle formazioni erniarie dipendenti da smagliature peritoneali,.
828
LE ll'ORMAZI0Nl E RNIARIE CAUSATI,: DA S.H.AGLIATURE PERITONEALI
e ad indirizzare utilmente nella. scelta. raziona.le d i propor ziona.ti metodi oper ativi radica.li. Come si è prticedentemente accennato le formazioni ernia.rie recidi vate, sono per Io più osservabili alle regioni inguinali, e, di regola, esse non vanno soggette a strozzamento. Conseguentemente l'intervento operativo dovrebbe ripetersi solo per quei casi più gravi, con tendenza. allo sventramen to e in oui permangono notevoli disturbi funz ionali o risentimenti doloro~i. Nelle semplici forme d i laparocele postoperativo, senza manifestazioni dolorifiche, parmi che si compia un'opera iuntile, se non dannosa,, qualora si ripeta l'intervento chirurgico. Così nei casi di rinnovato insuccesso operativo bisogna ammettere, più che un precedente errore di tecnica, una. condizione individuale anatomica difettosa. per spiegare la mancanza di guarigione completa., massimamente quando con esattezza siasi applic.:ato il geniale e perfotto metodo curativo italiano dell'ernia inguinale. A q nesto pro posi to posso ci tare un caso ti pico, riferentesi ad un appuntato della R. guardia di finanza, inviato nell'anno in corso, all'ospedale militare di Caserta per essere sottoposto a cura operativa, per la quarta volta, nella stessa sede, perchè aftetto da iniziale formazione erniaria inguinale a sinistra recidivata. L'intervento chir urgico era esclusivamente invocato per il fatto che la predetta imperfezione costituiva. un ostacolo al conseguimento della rafferma. Per tale caso a motivo della riscontra ta ipotrofia degli strati muscolari, che formano la cintura elasLica atti,a alla parete addominale, ritenni del tutto controindicato qualsiai;i ritocco operativo, ritenni invece opportuno compilare una dichiamzione medica, favorevole per la concessione della rafferma, aven<lo considerata l'imperfezione come un semplice laparocele postoperativo. Per quanto concerne Ja. cura cruenta dell'ernia crurale, ancora non è ammesso un processo operativo di elezione. Vi è qui un vero imbarazzo nella scelta; e l'abbondanza dei metodi pure denota, se non erro, la mancanza di superiorità. reale ed assoluta di u no tra essi sugli altri, e applicabile per ogni caso. Per eseguire detta cura, nelle piccole ernie crurali dei militari. ora mi limito, dopo avere asportato il sacco pedunculizzato, ad occludere l'anello crurale dilatato, con alcuni punti di sutura intercisa, ravvicinandone i margini. Ebbi così l'opportunità di verificare, nei pochi casi operati, una, defi nitiva e permanente chiusura del canale erniar io crnrale. Del resto, anche nel tam po in cui per la cura dell'ernia crurale non si r icorreva a metodi di sutura compli0ati, l'operazione aveva per lo più
LE FORMAZIONI ERNIARIE CAUSATE DA S MAGLIATURE PERITONEALI
829:
un risultato durevole. E Socin nel 1879 riferiva sopra sei casi curati colla semplice legatura del sacco e sutura della cute, tutti mantenutisi guariti. Colla. guida. dell'esposte brevi considerazioni si possono trarre le seguenti cinque conclusiom : 1° Dopo la cura cruenta dell'ernia ingL1inale, quasi sempre a. causa di circoscritte smagliature del peritoneo, in una minima per· centuale, possono verificarsi recidive, che per lo più entrano nel novero dei laparoceli e solo eccezionalmente costituiscono veri e proprii sventramenti postoperativi. 2' Le medesime manifestazioni, in modo apparentemente spon· te.neo, conseguirebbero pure per gli effetti di processi flogistici secondart, a lento decorso e prodotti da cause diverse in corrispondenza. delle porte erniarie. 3° Mentre la cura chirurgica del laparocele inguinale è solo da praticarsi in d eterminati casi, invece l'intervento non va discusao nelle forme di sventramento postoperativo.
4° La cura operati va delle ernie crurali di piccolo volume e svolte..,i in seguito a circoscritto sfibra.mento del ·peritoneo parietale, si può limitare a[ la occlusione dell'anello superficiale dilatato, previa pedunculizzazione e resezione del sacco erniario. Così facendo si ap· plica fedelmente la massima generale di proporzionare g li interventi secondo la gravezza maggiore o minore dei casi osservabili. 5° La diagnosi uì:fferenziale anatomica fra laparocele e le forme iniziali di ernia, as..,ume una speciale importanza nella pratica me• dica militare, essfèlndochè il semplice laparocele inguinale spontaneo o postoperativo non costituisce motivo di esclusione dal servizio obbligatorio o volontario nei corpi armati nazionali. Cava dei Tirreni, novembre 1912.
830 OSPEDALE MILITARE DI RO?il A
ANCORA SULLA CURA RAPIDA DELLE LINFADENITI SUPPURANTI E DEGLI ASCESSI Per il dott. Mario Vlr galllta, ten. colonnello medico
In -una conferenza scientifica tenuta presso l'ospedale militare di Roma nel luglio 1910 riferii alcuni esperimenti riguardanti la cura rapida delle linfadeniti suppuranti, media.ute lo svuota·mento con una puntura-incisione ed iniezioni riempitive nella cavità ascessuale con vaselina portata a.Ilo stato liquido col calore (circa 42"-45°) e mista a iodoformio nella proporzione del 10 p. 100. Comunica.i in quell'occasione ttna statisticà di 270 operati con 232 gua.rigioni, ottenute in una media di giorni 15 e presentai 16 operati guariti, od in via. di guar igione, agli ufficiali medici, fra. cui parecchi dirigenti il servizio sanitario dei corpi del presidio, i qua.li mediante elenchi nominativi dei militari sottoposti alla · cura rapida di adeniti aveva.no in antecedenza confermata la. guarigione definitiva dei medesimi, prestando essi già. regolare servizio da lungo tempo senza alcun inconveniente. Per l'importanza dell'argomento, ed incoraggiato dai risulta.ti favorevoli ottenuti, bo continuato alacremente gli esperimenti, estendendoli a tutte le adeniti suppurate, sia veneree, come dipendenti da altri agenti infettivi, comprese quelle così dette idiopatiche, nonchè agli ascessi prodotti da svariate cause, non escluso qualcuno di natura chimica; consecutivo ad iniezioni ipodermiche. Il numero degli operati dal settembre 1909 all'agosto 1912 ha raggiunto la ragguardevole cifra di oltre 700 e ciò dimostra quanto le adeniti siano frequenti e come diano on largo contingente agl' interventi chirurgici nei nostri ospedali militari, data la facilità con la qna.le si verificano le lesioni donde, per mezzo dei vasi linfatici, pe· netrano i microrganismi nei tessuti, da q uelle veneree alle svariate di origine traumatica, cui espone per sua natura il servizio militare. E sse perciò, potendo essere causa di lunghe degenze nei luoghi di cura per i nostri soldati, con danno della loro salute ed a detrimento del aervizio, meritano di essere prese in somma considerazione.
ANCORA SULLA OORA RAPIDA DF:LLE LINFADENITI SUPPURANTI, ECC.
831
Purtroppo a riguardo del loro trattamento non si è ancora rag-giunto un'uniformità d' indirizzo e la loro C'Q.ra. rapida, anche nei casi più semplici, n on è adottata. universalmente, sicchè in massima si ricorre più volentieri al metodo spiccio della comune incisione sull'asse maggiore della tumefazione, od a quello più complicato, da alcuni addirittnra preferito, d&ll'enucleazione. All'uopo, molti anni fa, un egregio collega dell'esercito, il tenente medico Francesco La.sta.ria, in una conferenza. letta nell'ospedale militare di Perugia nel novembre 1893 e riportata nel Giornale medico del R. esercito nell'anno successivo 1894 pubblicava quanto appresso: e La via. seguita. nella. maggior parte dei tentativi di una. cura rapida, o addirittura abortiva dei bubboni, una volta iniziata la. sup· purazione, è a base di punture evacuatrici, seguite o no, da iniezioni modificatrici. È la puntura del ganglio prima. ancora che la. suppurazione eia. palpa.bile per evacua.re colla pressione il pus centrale ed -evitare il contagio dei tessuti circostanti, così come fu consigliata dal Broca., o la puntura. evacuatrice seguita da iniezioni di nitrato d'argento al 2 p. 100 (Cordier), di benzoato di mercurio {Melender), ecc. Che se una sacca pur ulenta di piccole proporzioni è bella. e formata, sono le stesse punture eva.cuatrici con le stesse iniezioni, o con quel!~ al sublimato, secondo il Pizzorno, o portando all'interno di essa, mercè un ago, dei fasci di crine drenanti (metodo Bascoul), che si otterrebbero nella maggioranza. di casi delle guarigioni rapide e con cicatrici invisibili. « Per mio conto confesso di non aver mai provato le punture di una glandola per la semplice ragione che non avrei saputo dove dirigere Pago. O l' ingorgo è duro, ed anche se consecutivo ad ulcera molle, non è detto debba per forza suppurare, o l'ingorgo è molle e sia.mo di già più, o meno, di fronte ad una. lesione connettivale. e Comunque negli ospedali militari è stato di recente su larga scala sperimentato il metodo Pizzorno, e anch'io ho tentato tradurlo in pratica. Per me, i casi, in cui ho potuto razionalmente attuarlo, sono sta.ti rari, quelli cioè ad ingorgo limitato e a sacca purulenta franca. Ricordo in un caso specialissimo di aver ottenuta una rapida guarigione, in altri invece, dopo un'adesione apparente della cute, la raccolta non tardava a riprodursi. Nè migliori risultati furono ottenuti da altri colleghi, per quanto pazienti sperimentatori. Cosi per me sono addirittura inesplicabili tutte le serie fortunate a rapida guarigione riferite col metodo Pizzorno e consimili. " Più razionale è il metodo dell' incisione al bisturì, più o meno, ..ampia, dal momento che la fluttuazione è chiara e tale pratica ra.c-
832
AXC'ORA SULl,A CURA RAPIDA DELL E L INFADENITI SUP PURANTI, ll:CC.
coglie la grande maggior anza delle opinioni >. P oi soggiunge : « pure· neanche questo rappresenta la. via sicura > e dopo descr itte le peripezie cui talvolta si va incontro, dice : « quando piccoli focolari glandola.ri esistono a.Il' infuori di quello sottocutaneo, il compito terapeutico non è soddisfatto con la semplice apertura di questo. Nel fon do del grande ascesso sorgono intumescenze glandolari più o meno erose ed isolate dal tessuto circostante, che formano ostacolo spesso insuperabile alla riparaziane. Procedendo nella cura i giorni passa.no e ad onta di tutti gli eccitanti si va poco in nanzi e spesso ci si accorge di fare 'lualche passo indietro. Silenziosamente attorno a quei corpi glandolari si scavano sinuosita purulente e quelle intumescenze restano immobi li, veri c01·pi es tranei, ad impedire una completa riparazione. e Altre volte, a. furia di stenti, la riparazione va lenta, ma pro· cede innanzi; un po' per volta le granulazioni invadono anche le glanclole, e l'incisione cutanea cicatrizza, o quasi. Nonostante gl' inguini sono sempre tumescenti per durezze, dolenti, la deambulazione non è libera . Quelle guarigioni sono effimere; cessato il riposo nuove aecensìoni flogistiche sopravvengono e gli ammalati fanno punto e da capo. La condizione sine qua non della guarigione diventa allora evid ente, l'asportazione delle glandole s' impone. e Inutili tutti gli sforzi fatti in nanzi, perdendo tutto il tempo trascorso. Così bene spesso ho ,isto ostinazioni curative risolversi in sofferenze e perdite di tempo per l'infermo e vari anni addietro in un nnmeroso r iparto d i chirurgia ebbi a. praticare enucleazioni di glandole sn tanti di quegli ammalati, cbe dopo vari mesi di cura. si credevano guariti, da riempire un grosso vaso di gla.ndole. L'enucleazione della glandola ammalata ecco il vero compito terapeutico del· l'adenite suppurata, con essa comincia il vero periodo di r iparazione>. Indi conchiude: « D'altronde come sperare che un organo divenuto quattro o cinque volte più grosso del normale, internamente scavato da vacuoli puru· lenti ed in parte isolato dal resto dei t1-1ssuti, possa ritornare ad p1·istinnm ed essere r estituito alle sue funzioni? L a conservazione ad ogni costo il più delle volte non riuscirebbe a mantenere che un a. spina nella r egione affetta > . E qui l'autore descrive un sno metodo di enucleazione col qua.le cercava di. ottenere la guarigione per prima intenzione e riferisce su 14 operazioni praticate su ~ ammalati, ottenendo 8 successi completi, 3 iuuompleti e 3 insuccessi definitivi. Ho riportato diffusamente queste considerazioni, che l'egregio collega Lastaria pubblica,va molti anni fa,, perchè ancora sono condivi se,
ANOORA SULLA OURA RAPIDA DELLE LlNFADE'.'<l'J.'I SUPPOBANTI1 ECO.
833
da alcuni, ma, grazie al metodo antisettico ed alla favorevole circostanza che le adeniti suppuranti nei giovani soldati raramente presentano l'aspetto di gravità sopra descritto, ho potuto ottenere un risultato assai meno pessimista, anzi dirò con franchezza, molto incoraggiante, avendo raggiunto col metodo rapido àa me adottato 1'88 p. 100 di guarigioni definitive e potuto ridurre le incisioni all'8 p. 100 e le enucleazioni al 4 p. 100 soltanto. Uguali risulta.ti sono stati ottenuti da studi piu recenti dal tenente medico nella regia marina dott. G. Fiorito, il quale nel fascicolo VII degli Annali di medicina navale del 1911 in una comunicazione rigua.rdan te la Cura delle adeniti sttpptt1·ate media.nte la resorcina pubblica quanto segue: < Una percentuale non indifferente nel campo della chirurgia, specie militare, viene di certo richiesta dall 'adeniti, a localizzazione prevalentemente inguinale. Qualora si considerino tutti i momenti etiologici, che possono dar luogo allo esplodere di un'adenite, si comprenderà come la vita militare debba favorire notevolmente lo sviluppo di tale affezione. e Sopraggiunta l'adenite come curarla? < Quale metodo terapeutico risponde meglio allo scopo di ottenere una rapida e completa guarigione? Su tale. riguardo non si è ancora. raggiunto una conformità di criterio, e molti sono i metodi proposti: a tacere del massaggio vibratorio del Rondelli, dell'esplicazione del1' effiuvio elettrostatico del Navarro, della radioterapia dell'Arostan, Kersler ed altri, metodi tutti di poca pratica attuazione, costosi e poco efficaci, accennerò innanzi tutto per sommi capi a quelli che sono oggigiorno più usati>. E qui ripeto le parole dell'autore: « l'iperemia alla Bier adoperata da.I Necher, dal Volk, da Ullman ha dato risultati contradditori; l' iperemia venosa provocata dalle ventose di Klapp, con cui dopo una piccola incisione si provoca. lo svuota.mento della raccolta purulenta, è metodo non molto a consigliarsi per la. facilità con cui provcca seni fistolosi; lo svuotamento della raccolta. purulenta con larghe incisioni, con consecutivo raschiamento e spesso con l'enucleazione, è risultato non essere buona pratica perchè la guarigione richiede molto tempo e l'ammalato deve essere completamente immobilizzato, in quanto che i movimenti disturbano il processo di granulazione; non sicuro il processo tentato da Welande e Rietschka. col cercare di impedire la fusione purulenta. della. glandola con l' iniezione locale di ossibenzoato di mercurio all'l p. 100; più pratico è il metodo del Lang dello svuotamento e successivo t,rattamento con nitrato d'argento all'l p. 100, ma riesce raramente; di por.a praticità 53 - Giornale di me1icina militare. - Fase. Xl-Xli.
834
ANCORA SULLA CLRA RAPIDA Ok:LLE LINFADENITI SUPPUR ANTI , ECO.
e pochissima. efficacia., il metodo di Dt-1 Postillo, cioè impacchi all'etere, da ripeteni per quattro ad otto giorni senza. allontana.re la fasciatura. e colla precauzione di tenere l'infermo in ambienti ventilati per evitare la. narcosi >. Indi l'autore descrive 11 metodo alla resorcina, che riesce meglio degli altri in e qualsiasi adenite dall'inizio della fase supurativa., fino alla. fusione completa della. glandola. Si pra.tiua una piccola incisione di 1/ 2-1 centimetro e con opportuna ::ompressione si favorisce la. fuoriuscita del pus ; indi con uno specillo si cerca rompere quegli eventuali tramezzi, che potessero ost acolare la. fuoriuscita di qualche poco di pus ostacolato da. lacinie di tessuto connettivo. e Svuotata la. raccolta. purulenta, servendosi di uno specillo rivestito ad un'estremità d~ una strisciolina. di ga.rza. sterile imbevuta. di soluzione acquosa a-1 25 p. 100 di resorcina, si fa. una specie di toilette della parte, cercando di pennellare la superficie cruenta in tutte le sue anfrattuosità: dopo si medica. a piatto. L'indomani, q uasi d'ordinario, la lesione presenta un nuovo aspetto; scompare l'alone iperemico i lembi cutanei acquistano sollecitamente la loro vitalità, ed i caratteri della cute normale. « Svuotato qualche po' di pus, che spesso vi si rinviene, ripetuta, o no, la pennellazione di resorcina, si medica di nuovo a piatto. Due giorni dopo il pus ha ceduto il posto ad un po' di essudato sierosanguinolento, e, dopo un sei, o dieci giorni circa., l'ammala to non ha più bisogno d i cura.: la cavità ascessuale per 1o più è completamente scomparsa. e la lesione guarita >. L'autore riferisce di aver adottato questo :metodo in 32 casi con buon esito, ed anch'io l' ho voluto sperimentare; risponde infatti bene negli ascessi di piccolo volume, ma in quelli piuttosto vasti sono più efficaci le iniezioni di vaselina al iodoformio, onde non ho insistito specialmente per la considerazione che se il metodo rapido fallisce n ei primi giorni la suppurazione aumenta ancora. di più e si corre il rischio di compromettere l'esito della cure.. Io credo quindi che il metodo proposto dal collega F iorito possa appliearsi con vantaggio nei piccoli ascessi, mentre nelle cavità vaste è più difficile ra.ggion• gere con lo specillo rivestito di garza imbevuta di soluzione di resorcina tutte le anfrattuosità, oltre all'inconveniente di esser e mediçazioni molto dolorose. In qualunque modo il metodo del dott. Fiorito va preso in molta. considerazione. A spiegal.'e il meccanismo d'azione con cui la vaselina a.l iodoformio esplica il suo potere antiset tico ho interessato il prof. Mario Levi della Vida a praticare alcuni esami batteriologici col pus di
ANCORA SULLA CURA RAPIDA D&LLE LINFADENITI SUPPURANTI1 ECO.
835
:adeniti veneree ed ha. riscontrato la. presenza. di piogeni comuni, i -quali sarebbero poi scomparsi dopo qualche medicatura., risultando -sterili le colture consecutive, certa.mente per la. presenza del iodio. E questo risultato co1Tisponde a quanto riferisce il prof. Campana, -che col Finger ha rinvenuto nei prodotti dell'ulcera. molle degli schizomiceti piogeni comuni, mentre riguardo alla presenza dello streptoba.cillo dell'ulcera. molle nell'adenite, che le è consecutiva, ecco -come si esprime il Prof. Se.lsotto in una nota inserita nel Trattato delle .m alattie genito-u1·inarie del Taylor a pag. 672, ediz. 1904: « Ducrey, fin da qua.ndo scoperse lo strepto-bacillo fece accurate ricerche nel pus di 51 casi di adenite e di linfangite, allo scopo di stabilire se esso contenesse lo streptoba.cillo stesso. Ma. egli ottenne .sempre risulta.ti negativi, sia con l'esame diretto, che colle colture e -colle inoculazioni al ma.lato. « Di più egli osservò che le adeniti incise non prendeva.no mai un a.spetto ulceroso, quando erano coperte da una. medicazione completamente occlusi va, che le teneva protette da qua.lunq ue inquina.mento -esterno>. Volendo trarre una. conclusione da.i da.ti forniti da. questi studii ·<iredo che l'efficacia del metodo da. me esposto sia dovuta all'azione dell' iodio nascente, che si sviluppa. nella cavità dell'ascesso, nella quale si realizzerebbe una. sterilizzazione chiusa, e dove è impossibile la. penetrl\zione di germi dall'esterno per la. esiguità. della puntura.incisione, che si. trova. giornalmente per lo più occlusa da. un po' di pus essiccato. In conseguenza non si verifica. l'aspetto ulceroso dovuto ad inquina.mento esterno, nello stesso modo come ha osservato il DucrAy nelle adenit i incise e protette da medicature completamente -occlusive. Le condizioni favorevoli per avere una guarigione rapida delle linfadeniti suppuranti, già descritte nell'accennata conferenza, furono conferma.te negli ulteriori studi, specialmente nei soggetti robusti ed in buono stato di nutrizione e di sanguificazione, e ritengo che non si possa fare a meno di ricorrere alla lunga incisione solo quando, per la grande virulenza dei parassiti patogeni, si ha flogosi molto intensa., con vasta necrobiosi e necrosi dei tessuti. La glandola. deve essere per quanto è possibile tutta fusa, ma senza attendere che la. suppurazione sia tanto avanzata da essere prossima ad ulcerare la pelle. Se la suppurazione attacca qualche glandola inguinale profonda non fa apparire evidente la fluttuazione, ma allora messi in sull'avviso dalle elevazioni termiche e dalle sofferenze individuali si pratica. una. puntura. esplorati va per accertarla. In questi casi talvolta
836
ANCORA SULLA CURA RAPIDA DELLE LINFADENITI SUPPURANTI, ECX.
non si riesce a. vuotare completa.mente il pus, che continua. a. secernersi, infettando ed osta.colando la formazione di buone granulazioni, onde si è costretti a.d incidere per mettere a.ilo scoperto la. cavità., la. qua.le per lo più presenta. anfrattuosità e fondo torpido. Similmente se non è unica la. gla.ndola. suppurante, ma. sono molteplici i ganglii tendenti a fondersi, e non si riesca. ad a.ggredfrli isolatamente, si deve per necessità. incidere. Quando la gla.ndola tumefatta ha raggiunto un notevole voluml:1 e la. suppurazione ha invaso il connettivo perigla.ndolare, ogni tentativo di cura rapida è inutile; conviene senz'altro procedere all'enucleazione. In tali casi l'atto operativo si compie con relativa facilità,.. potendosi isolare la glandola con strumenti ottusi, aiutati col dito e servendosi infine di una pinza a griffe per aggredirla ed enuclearla. con lenti movimenti di torsione. Si evita in questo modo di ledere i vasi e di avere emorragia, anche secondaria, che talvolta. può essere inquietante, ~itandosi dei casi disgraziati, in cui fu compromessa la ·vita dell'infermo. Per la. brevità poi con cui l'operazione si può compiere ho raramente ricorso all'anestesia generale, bastando quella loca.le con cocaina ed adrenalina, oltre alle polverizzazioni con cloruro di etile. Riscontrando colla palpazione nel fondo della. cavità a.scessoide piccoli ga.nglii suppuranti, come si verifica specialmente nei soggetti con prevalenza. dei tessuti linfatici sul sistema sanguigno, di costituzione strumosa, o scrofolosi, la guarigione avviene lentamente, do· vendo prima fondersi questi ganglii; occorre perciò perseverare nelle medica.ture e non lasciarsi impressionare dalla perdistenza della suppu· razione, la quale talvolta dura. oltre i 20 giorni, ma. infine si ottiene la adesione duratura delle pareti ascessuali. Dn altro fattore importantissimo per il buon esito dell'operazione è di ottenere a.1 più presto possibile la. cicatrizzazione della. lesione donde partirono i germi infettivi, avendo visto sovente stentare la guarigione per la persistenza dei medesimi, ed anche guarita l'adenite, ritardando a cicatrizzarsi l'ulcera, o la piaga, si è avuto talvolta una recidiva, fino a compromettere l'esito della cura rapida. All'uopo il caustico migliore nelle ulceri veneree è sempre dato dall'applicazione del termocauterio, resistendo spesso queste lesioni alle ca.ustica.zioni con cloruro di zinco, acido fenico puro. ecc.... Devo pure molto insistere sulla necessità di fa.re osserva.re agl'infermi, almeno nella. prima settimana, un'immobilità, per quanto è possibile, assoluta, giovando molto il riposo. All'uopo il prof. R. Massalongo in un'adunanza del R. Istitu to Veneto di scienze del 16 giugno 1912 comunica.va come e la cura del ri•
ANOORA SULLA CURA RAPIDA DELLE LlN.FADENITJ SUPPURANTI, ECO,
l)OBO ha.
837
in questi ultimi anni assunto un'importanza considerevole; ha. trovato numerose indicazioni e venne studiata. con vari criteri ·.s cientifici. e Le indicazioni del riposo trovano la loro ragione nel metabolismo -organico, nel qua.le risiede l'origine della stanchezza. ed il meccanismo del riposo. Al lavoro corrisponde il catabolismo, il consumo e lo sdop• pia.mento degli elementi dei tessuti e delle sostanze nutritive, la trasformazione dell'energia. potenzia.le in energia. a.htua.le; al riposo corrisponde invece l'anabolismo, la ripa.razione dei tessuti e il rifornimento delle sostanze nutritive, la produzione dell'immagazzinamento -di una nuova energia. >. E d infatti ho osservato guarigioni più rapide nei soggetti pa.· ,zienti che negli insofferenti di restare a. letto; mentre devo d'altra. parte nota.re come tutti sia.no stati premurosi e persino insistenti nel ·farsi praticare la puntura-incisione, il contrario di quanto succede se devono sottoporsi alle incisioni, o peggio ancora alle enucleazioni. E -ciò è spiegabile, essendo il taglio profondo dei tessuti infiamma.ti sempre molto doloroso, per quanto si ricorra all'anestesia locale con polverizzazioni abbondanti di cloruro di etile, od iniezioni sottocutanee e -parenchima.li di cocaina ed adrenalina, o stovaina. Il numero maggiore delle guarigioni s'è avuto sempre dopo la -completa fusione della glandola; quando era avvenuta. parzialmente il tessuto connettivo periglandola.re s'è sclerosato, la.sciando un indurimento circoscritto, ohe col tempo, se non è scomparso, non ha dato inconvenienti. Altre volte restano allo stato sclerotico delle piccole glandole nella periferia. dell'ascesso, le qua.li in genera.le neppure hanno dato in seguito alcun disturbo, e se qualcuna. col tempo ha suppurata., ciò .non si verifica. solo nel trattamento rapido, ma si avvera anoor11, più spesso in seguito all'incisione, e più ancora dopo l'enuclea.:zione, non essendo possibile a.sporta.re tutte le glandole, che non presentano al tera.zioni e che s'infiammano, o suppurano, dopo una. lunga t regua.. E qui voglio esprimere il mio pensiero sulle recidive da molti -tanto temute da. non ammettere l'opportunità. del tratta.mento rapido. Nella statistica dei 700 casi da. me opera.ti s'è verificata poche volte ·e non di rado per reinfezione. Nè si può dubitare che le recidive abbiano potuto passa.re inos-servate, perchè, trattandosi di persona.le appartenente all'esercito, od -& corpi armati, non avrebbero ·p otuto sfuggire alla mia osservazione _per l'obbligo imprescindibile, che hanno gl' infermi, di rientrare al-
838
ANCORA SULLA CURA RAPIDA DELLE LINFADENITI SUPPURANTI, ECO.
l'ospedale militare. Neppure può darsi che a. tale inconveniente abbiano potuto andare incontro gl' individui congedati, perchè nella vita.,. civile, essendo essi, in massima., meno esposti a stra.pazzi di quanto non avvenga. sotto le armi la. probabilità è minore. Invece ho purtroppo ccnsta.tato che le recidive sono di gran lunga più numerose negli operati di enucleazione, ed anche colla semplice incisione, essendo facile ad ulcerarsi le cicatrici, specialmente all'inguine per i movimenti della deambulazione, quando sono vaste ed aderenti, provocando inoltre sovente compressione sul fascio nerveovascolare da essere ca.u!la di edema dell'arto inferiore per un lungo pe· riodo di tempo. In qualunque modo anche se si sia verificata qualche recidiva,
dovuta agli inevitabili strapazzi del servizio militare, bo conseguito ugut1.lmente spesso la guarigione definitiva con una seconda. panturaincisione, senza dovere in massima. ricorrere all'incisione, sempre spiacevole all'infermo. Riguardo alla tecnica ho poco d'aggiungere a quanto rifeni nella citata conferenza: puntura-incisione di 2-3 millimetri oon bisturi a. lama molto stretta sul punto ove meglio si percepisce la fluttuazione, o_vvero su di un punto declive della base per meglio favorire lo svuota.mento della cavità, ciò che si ottione dapprima. con gradua.le pressione digitale e poi lavando con soluzione di sublimato corrosivo al 0,25 p. 1000, iniettata con siringa. di Luer smontata. dell'ago; si ter· mina la lavanda con acqua sterile, che deve in ultimo rifluire lim• pida.. Indi con la stessa siringa. si fa un'iniezione riempitiva di una. miscela. di vaselina e iodoformio al 10 p. 100, tenuta a bagnomaria a.. circa 40°-42~, ponendo mente che la vaselina deve essere neutra, cioè, q nella, che si adopra per uso oftalmico, affinchè non agisca. come irritante, se di reazione acida, o di qualità. scadente. Penetrata liquida. neJla cavità ascessuale, ove la tempera.tura. per le lavande fredde precedenti è di circa 36°-37°, avendo un punto di fusione a circa. 38°, si condensa. senz'altro, dopo averne cosparse le pareti a.scessnali mediante leggiero massaggio.
La qnantità da iniettare non dev'essere eccessiva per non disten~ dere sover chia.mente le pareti, bastando mezzo centimetro cubo soltanto negli ascessi piccoli ed in proporzione nei più vasti, senza oltrepassa.re in 11ualunque caso un centimetro cubo, anche per evitare d'introdurre in una cavità assorbente un eccesso di iodoformio, che potrebbe dare sintomi d'intolleranza.. Indi si medica a piatto e si applica una fasciatura compressiva. Ogni 24 ore si rinnova la stessa. medicatura sino a quando la vaselina. ritluisce quasi pura, o commista.
ANCORA SULLA OURA RAPIDA DELLE LINFADENITI SUPPURANTI, ECO.
83~
a poco liquido sanguinolento, o sieroso, ciò che in media si verifica. in una, o tutto al più due settimane. A quest,o punto, dopo lavata la cavità con la soluzione òi sublimato, si inietta in essa poca vaselina al iodoformio, che si fa subito rifluire, avendo osservato che la sua permanenza nel cavo ascessoide impedisce l'adesione delle pareti, anzi a seconda dei casi basta negli ultimi giorni semplicemente una lavanda con la soluzione di sublimato per raggiungere la guarigione. Per consiglio del colonnello medico prof. Bnonomo, che ha assisti11> ad alcune operazioni, ho sostituito in alcuni cas.i alla soluzione di sublimato corrosivo un'altra preparata estemporaneamente con tintura di iiodio ed acqua distillata molto calda per avere sviluppo di vapori di iodio e ne ho ottenuto anche buon esito, specialmente nelle adeniti di piccolo volume, mentre negli ascessi molto vasti ho conseguito migliore risultato colla soluzione di sublimato corrosivo, che de termina più rapidamente la scomparsa del pus e l'adesione delle pareti . In alcuni casi di ascessi molto vasti, per evitare l'accumulo di pus, la cui permanenza è sempre dannosa, ho ripetuto la medicatura. due volte al giorno e ne ho riscontrato vantaggio. Quando il pus è persistente, nonostante le accurate medicature, un indizio che la. guarigione difficilmente av,errà, è da.to dall' ulcerazione delle labbra della piccola ferita operatoria., la qua.le ulcerazione si continua con le granulazioni torpide, da cui. si riscontra ricoperta la. cavità dopo l'incisione; per ciò in questi casi, quando la secrezione del pus non tende a sparire, è bene non perdere tempo e ricorrere a.l metodo comune dopo una settimana, o poco più. Infine, senza p11terne dare plausibili ragioni, non ho potuto spiega.re la poca tendenza, che hanno le adeniti alla. regione crurale a guarire col metodo rapido, il quale per quanto severa.mente applicato ha risposto meno bene, che in quelle in a.ltre regioni. Sembra che da principio le cose procedano normalmente, ma in seguito la suppurazione si fa più abbondante, la pelle soprastante si arrossa, diventa edematosa, la ferita. si ulcera e le medicature sono molto dolenti; cosi dopo parecchi giorni di inutile tentativo si deve ricorrere alla incisione. Anche gli ascessi soprapubici di origine venerea stentano moltissimo a guarire e nei pochi casi verificati!'li le cose sono andate per le lunghe ugualmente con l'incisione e le consecutive causticazioni del fondo torpido. Sicchè, dopo questa. esperienza., nelle ade11iti crurali e negli ascessi sopra.pubici non esito a ricorrere all'incisione non appena sono passati
8-iO
ANCORA SULLA CURA RAPIDA DEL.LE LINFADENITI SUPPURANTI1 ECO.
pochi giorni, ed alle consecutive e forti ca.usticazioni, se occorrono, col Paquelin. Similmente nelle adeniti a.Ile regioni del collo, ove sono facili gli scollamenti, neppure si può fa.re molto assegna.mento sulla. cure. rapida. Un'ultima osservazione: nella stagione invernale, quando i poteri fisiologici son o più attivi, la guarigione si "erifica più rapidamente che nell'estiva; forse la estenuazione prodotta dal caldo e l'irrequietezza per la. degenza. a letto nelle Jungbe giornate, sono condizioni meno favorevoli per ottenere un buon risultato. Per finire dirò cbe la cura rapida delle linfade.niti suppuranti presenta. molte attrattive ed è quasi genia.le nelle sue applicazioni per quanto ancora non diffusa nella pratica comune ed a cui gli ammalati si sottopongono volentieri, non essendo esposti al dolore d'una ferita. chirurgica ed alle lungaggini di una guarigione, che coll'incisione, o l'enucleazione, nou di rado si fa attendere per mes i. Concludendo, i vantaggi sono non pochi e si possono in breve riassumere a.i seguenti: 1° Con la cura rapida, verificandosi in pochi giorni la guarigione, si abbrevia di molto la degenza nei luoghi di cura, con risparmio non indifferente delle spese per rette d'ospedale. 2° Con Ja minore durata. della malattia il servizio ne resta avvantaggiato, ritornando gl'individui ai corpi, dopo breve assenza ed in condizioni di salute non deperite; come non succede nelle lunghe -degenze all'ospedale, sicchè possono prestare subito regolare servizio, tenendo anche presente che dopo una ferita operatoria. la cicatrice richiede sempre riguardi, consistenti nella concessione di licenze di convalescenza., o per lo meno di lunghi periodi di riposo e di esenzioni dal cavalcare nelle armi a. cavallo. s~Si evita il pericolo di un'infezione delle ferite operatorie con consecutivo torpore delle granulazioni, di seni fistolosi, di accartoccia.mento dei margini, oltre a.i non pochi inconvenienti cui dà luogo una. cicatrice vasta, tal volta un piastrone aderente ai tessuti sottostanti, causa frequente all'inguine di edemi all'arto sottostante e di disturbi funzionali nella. deambulazione, per i quali gl'infermi restano per molto tempo convalescenti. 4° Evitata la. cicatrice non residua alcun segno materiale indelebile, che potrebbe in seguito costituire una. stigma.te. spiacevole. 6° Ottenuta. e di vulgata. la persuasione che la. cura di un'adenite, oltre ad essere di breve durata, non è affatto causa di sofferenze, è più facile che i nostri soldati non occultino la. malattia, come sovente
ANCORA SULLA CURA B.à.PIDA DELLE LINFADENITI SUPPURANTI, ECO.
841
-ora. accade, annunciandosi ammala.ti solo quando non possono più tira.re .a-vanti, e quando la suppurazione si è talmente diffusa fra i tessuti -da rendere impossibile la cura rapida, e quindi da non potersi più aevitare la lunga serie degl'inconvenienti, cui dà luogo un'adenite, che si deve la.rga.in-énte incidere tardi va.mente, ee pure non si sia già aperta. spontaneamente per ulcerazione della parete dell'aKcesso. Nel segnalare quindi ancora una volta ai colleghi dell'esercito i vantaggi, che si possono conseguire con la cura rapida delle adeniti suppurate, e degli ascessi, tanto frequenti nei nostri giovani soldati, spero ohe, prendendoli in benevola cònsiderazione, vorranno, come molti hanno fatto, adottarla, quando a lorolgiudizio parrà opportuna, aumentando in tal modo il già ricco patrimonio delle benemerenze, ohe il nostro corpo sanitario militare ha saputo, in pace ed in guerra, -acquistare nella tutela della salute dei valorosi difensori dell'onore e della grandezza della P atria.
Risultati statistic-i riguardanti le linfadeniti stippuranti e gli ascessi operati col metodo rapido della puntura-incisione : Regioni sulle quali si manifestò l'adenite, o l'ascesso: Inguinale sinistra . Inguinale destra Biinguinale . Inguino-crurale (destra o sinistra) Sopra.pubica . Altre regioni
360 311
Totale
700
6
15 4 4
Media delle guarigioni:
con Ja puntura-incisione ·con l'incisione dell'ascesso. con l'enucleazione di glandole
88 p, 100 8 4
> >
Durata. media della cura negli opera.ti con la puntura incisione: Guariti 1n 6 a 10 giorni. 11 a 15 > > 16 a 20 > >
395 110 50
21 a 25 26 a 30
>
28
>
>
26
>
oltre i 80
>
18
>
,, ._ . .
,:,·
842
! .·.' ..;
,~~-'·"'·
...
ANCORA SULLA CURA RAPIDA DELLE LINFADENITP SUPPUBANTI1 ECO.
Guariti completa.mente con la. puntura.incisione . N. Operati con l'incisione dell'ascesso > Opera.ti con l'enucleazione di glandole > Tota.le 'genera.le
N.
622 55 13 700
Giornate di cura. occorse per i 622 opera.ti con la. puntura-incisione N. 8198. Durata media. della. (cura.fdegli operati con la. puntura-incisione giorni 13,15. Durata. media. della. cura. degli opt,ra.ti con l'incisione dell'a.scessot da.i 30 a.i 40 giorni. Durata. media della. cura. degli opera.ti con l'enucleazione di glan• dole, da.i 40 a.i 60 giorni.
ATTUALIT.A. SCIENTIFICHE
SULL'ORIGINE DEI SOGNI Considerazioni del dott. Arcangelo Menaella, maggiore medico
Al Prof. Sante De Sanctia.
Questo fenomeno, che si svolge durante il sonno, è stato oggetto di studio e di disquisizioni fra psicologi e filosofi, fra psichiatri e neuropatologi. Sia. permesso ad un modesto cultore di patologia medica interloquire sull'argomento. N è ciò rechi sorpresa, perchè il fenomeno dei sogni, a mio modo di vedere, è appunto di origine patologica, essendo sempre effetto di intossicazioni di varia natura e di vario grado. Ho così enunciato lo scopo ed il contenuto di questo mio lavoro.
Fenomeni · psichici e fisici. Il sonno ed i sogni furono oggetto di studio del grande enciclopedico di Stagira. Nulla. in essi il sommo A ristotile vide di soprannaturale, ma soltanto dei fenomeni fisici : niltil in intellectu quod p1·ius non ftterit in sensu. Il Sergi, commentando, aggiunge: e ogni fenomeno psichico è nel tempo stesso funzione fisiologica, o, come a.Itri direbbe, a base fisica, Dunque anch~ i sogni debbono avere una base fisica come l'anima e la coscienza, il pensiero e la volontà " ·
Cervello e pensiero. Tutti i fenomeni psichici (pensiero ed anima), dice il Mosso, sono una. funzione del cervello. Secondo \Villiam James il complesso della funzione cer ebrale è la somma, è la fu sione di processi simultanei, della funzionabilità di centri visivi, uditivi, di quelli per il tatto e di a.Itri ancora. Anche l'oggetto, a. cui si pensa, è composto di parti, di cui alcune saranno vedute, altre udite, altre percepite col tatto o mercè lo sforzo muscolare. Da ciò la teoria del Locke o delle idee associate. Con altre parole, il pensiero sarebbe composto di tante parti
SULL'ORIGINE DEI SOGNI
di cui ciascuna. sarebbe il correlativo di una parte dell'oggetto e di una. parte del processo cerebrale. La corteccia. cerebrale è il solo organo delle. coscienze. dell' nomo ·(Ja.mes) ; la. midolla., se ne ha., deve avere una coscienza assai limita.te. (Schifi'). Il cervello è la sede della ,olontà.
Sangue e cervello. L'esperienza del Mosso sulla. circolazione cerebrale è tra. le più convincenti per dimostra.re il lega.me indissolubile dei fenomeni psicologici con le funzioni materiali dell'organismo. Una. rapida anemia. nel cervello produce immediata. para.lisi funziona.le nelle cellule della. corteccia., tantochè dopo sei o sette secondi sparisce la. coscienza., Però il Mosso, comprimendo le carotidi di Bertin, oltre la perdita di coscienza osservò anche movimenti convulsivi delle mani. Ciò sta. -a dimostra.re, che scemando la quant ità di sangue, che affluisce al cervello, oltre la funzione dei centri sensori, viene colpita quella. dei centri motori. Ma questi effetti si osserva.no come per anemia, così per iperemia. cerebrale, e si osserva.no pure quando per il torrente circolatorio la. corteccia cerebrale è colpit a. da veleni endogeni o esogeni, (per es. uremia., alcoolismo, ecc.), La psichiatria. e la neuropatologia in passato si occuparono di dia.gnosi sintomatich~. La. sapienza moderna. e le esperienze hanno visto, -che in fondo a.I q ua.dro di una. psicosi o di una. nevrosi vi è sempre una ca.usa fisica., ed assai spesso di origine tossica.. Queste premesse ho creduto necessarie, per stabilire le condizioni fisiche, nelle qua.li si sviluppa. il sonno, ed il meccanismo, con cui in tali condizioni si manifestano i sogni.
Sonno. Dagli esperimenti su Bertin il Mosso passò a quelli su la. bilancia, per dimostrare ancor meglio, che durante il sonno il sangue affluisce in minor quantità al cervello. Ad oglli risveglio corrisponde maggior afflusso di sa.ngue, percbè si rinforza l'azione cardia.ca.. Oli studi e le esperienze del Mosso sull'argomento sono vera.mente geniali; ed è fuori dubbio, che durante il sonno il cervello sia. meno sanguificato che durante la. veglia; ma. quella. anemia. non è la ca.use. -del sonno.
SULL10RIGINE DEI SOGNI
845,
Il Mosso così descrive la. fisiologia. del sonno: « L'uomo dopo le fatiche del giorno si addormenta. I muscoli si rilasciano, la. testa e le braccia cadono abbandonate: le palpebre si abbassano e chiudono gli occhi, le gambe non ci r eggono più. Cessata. l'attività febbrile della. veglia, si modera poco per volta. il fuoco che oi consuma.va le viscere. Il cuore esso pure si riposa, e rallenta. la. frequenza. delle sue contrazioni, e diminui1'1Ce l'energia. e l'ampiezza. delle sue sistoli; i vasi si dilatano, la. pressione del sangue si abbassa., il corpo si raffredda sensibilmente • . Anche Galeno aveva osservato nel sonno il rallentamento dei processi metabolici, rallentamento cioè del polso, del respiro, del circolo, abbassamento della temperatura. Da ciò si rileva, che il sonno è un bisogno di tutto l'organismo, un bisogno di a cquiescenza; è una rinuncia completa a.I mondo ed alle sue sensazioni; è il trionfo, il predominio assoluto della. vita vegetativa. Il rallenta.mento e quindi la cessazione della. vita di relazione conducono al sonno il nostrv organismo, che deve reintegrare il suo bilancio. È un bisogno invincibile, contro cui non si resiste, come non s1 resiste contro la fame e la. sete. E che il sonno sia una. funzione di reintegrazione, sta il fatto, che il malato che dorme, sta meglio. Egli accumula energia per lottare contro il male, mentre la disperde colui che soffre d'insonnia. Chi non dorme presto sarà colpito da sintomi evidenti di deperimento fisico. Dopo aver bene dormito e riposato a sufficienza., l'organismo si leva rinvigorito e vigile per la lotta della vita di relazione. Il sonno non è riposo provocato dalla fatica.. Il vecchio, dice il De Sa.nct.is, per il quale è fatica anche il semplice esercizio sensoriale, dorme meno dei giovani; mentre il bambino, che non fatica affatto, dorme moltissimo. Anche le foglie giovani dormono più delle adulte (Linneo). Negli organismi giovani (animali e piante) il ricambio è molto attivo, e più sentito è il bisogno del sonno, dell'integrazione. Il rallentamento e la cessazione della vita di sensazioni ci porta il sonno, il riposo dell'organismo. Questo bisogno negli animali e nelle piante si manifasta. con la scomparsa. del sole; mentre la luce artificiale, la vivacità dell'ambiente tengono lontano il sonno dalle umane pupille.
Sonno e digestione. Del resto anche sotto l'azione della luce si manifesta il sonno dopo i pasti abbondanti. E ciò si osserva più spesso di quanto si crede nelle classi agiate, dove abitualmente si mangia. più del necessario. Quei
8-!6
SULL'ORIGINE DEI SOGNI
pasti abbondanti couciliano il sonno, come il riposo dopo una fatica. Nella prima ora di digestione si prova un senso di spossatezza, nè si ha voglia di muoversi, tal quale avviene dopo eccessivo lavoro. Ma perchè allora si manifesta. il bisogno di dormire? L'alimentazione e la susseguente digestione rappresentano la pm importante funzione della vita vegetativa, necessaria alla nostra esi. stenza. In quei momenti vi è una. sopraffazione della vita vegetativa in mezzo alla vita di relazione. La vitalità nostra sembra concentrata tutta uelle vie digerenti, dove nelle ore della digestione si manifesta un vigoroso ed abbondante afflusso di sangue nella fitta rete vasale dell'addome. Questa potente derivazione sanguigna nell'addome sottrae sangue dagli altri centri e quindi anche dal cervello, ch'è il più lontano, e si produce in esso il fenome!lo del Mosso. Intanto il caldo dell'ambiente, e specialmente della stagione (perchè la. sonnolenza dopo i pasti abbondanti è più facile nei mesi calò.i), produce una forte dilatazione dei vasi periferici, che aumenta la sottrazione sanguigna dai centri. A. ciò si affretta a porre rimedio il cuore, che aumenta e rinvigorisce i suoi battiti, per ristabilire l'equilibrio e contentare ancor meglio lo stomaco in funzione. Ma nel ventricolo intanto fa. capolino un altro fattore importan• tissimo, perchè la sonnolenza si manifesti.
Rapporti circolatori fra cervello e stomaco. Questo fattore è prodotto dallo sviluppo di fermenti, i quali, irritando le terminazioni nervose del ventricolo, per il trisplancnico provocano per via riflessa. costrizione nei vasi cerebrali. E cosi al benessere della digestione si associa la sonnolenza. Il trisplancnico è la via. di corrispondenza fra la circolazione dello stomaco e quella del cervello; ed i fenomeni tossici della digestione sono troppo comuni per ispiegare la. grande frequenza del fenomeno. Dopo pasti veramente frugali la sonnolenza non si manifesta. Ma si dirà: allora il sonno sarebbe di origine patologica, prodotto da auto-intossicazioni g11.stro-en teriche. Nel meccanismo del sonno, di giorno e di notte, a.i fattori fisiologici si associano anche quelli patologici, o tossici, che non mancano mai; e quando sono abbondanti dànno luogo alle volte ad un sonno morboso invincibile con lo stesso meccanismo, col qua.le altre volte possono in altri individui produrre il fenomeno opposto, l'insonnia, quando cioè l'eccita:;,;ione prodotta dalle auto-intossicazioni, per il tri-
SULL'ORIGINE DEI SOGNI
847
-splancnico, a.nzichè costrizione, produce dilatazione va.sale nel cervello ~ consecutiva. iperemia.. Del resto in questo caso il meccanismo di azione tra i fenomeni di origine fisiologica e quelli di effetto patologico è identico, ed i loro effetti si sommano. La fisiologia ci guida nello studio della patologia -del nostro organismo; e per contrario molte osservazioni patologiche -dimno la spiegazione di tanti fenomeni fisiologici rimasti inesplicati. Nella spiogazione del sonno vi sono molte incognite, ma tutti questi fattori vi contribuiscono. Si può trovare non sufficiente la teoria vasomotrice del Mosso, ma il fatto osservato dal grande fisiologo esiste. Lo stato di anemia cerebrale, a.nzichè ca.usa, sarà forse effetto dei fattori, che producono il sonno; e le incognite permangono. Sono infatti contrari alla teoria del Mosso, alcuni fatti patologici e l'azione di alcuni medicinali. Per es. gl' ipnotici, e specialmente l'oppio, dilata.no i va.si cerebrali eppure producono sonno; come provoca. sonno patologico e coma l'iperemia cerebrale e meningea. Però nel sonno ordinario l'anemia cerebrale è un fattore costante ed importante. L'accenno da me fatto alle auto-intossicazioni non. è nuovo, perchè una teoria tossica fu sostenuta da molti illustri medici Dubois, Purokinje, Pfliiger, Ranke, Binz, ecc. per sostituirla. a quella vasomotoria del Mosso; ma neppure essa soddisfece intera.mente, come la teoria ,chimica morfologica. del Verworn, e molto meno quella istologica Dnval (Querton, Luga.ro). Durante il sonno: col ricambio si rallenta. l'attività psichica.. Le cellule corticali non percepiscono sensazioni e l'attività motrice è molto -attenuata.. Dormir, dice W. Nicati, est entretenir un courant d'interference autour de l' écorce cérébrale. Nel sonno la coscienza sparisce. Qualcuno ritiene il contrario (Dandolo, ecc.); ma tutti i fisiologi e psicologi dal Mosso all'Herzen, dallo Spencer al James considerano il sonno come uno stato di completa incoscienza., un ~ssopimento completo di tutto il corpo e quindi anche del cervello. Nel passaggio dalla veglia al sonno il pensiero e la coscienza. si cominciano ad annuvolare; le idee, le imagini, appaiono confuse ed indefinite, fino a che spariscono. Cessa la vita di relazione e rimane padrona del campo la vita vegetativa. « Però, dice il Mosso, nelle tenebre. df'lla coscienza vi è tutta una rete fittissima di nervi e di ammassi di cellule nervose, che conservano la loro energia., e stanno vegliando intorno a noi. Basta una voce, un rumore lontano, un raggio di luce, un toccamento leggero1 un'impressione -qualsiasi, perchè tosto il lavorio dei mantici riprenda lena, perchè il
848
SULL'ORIGINE DEI !'ìOGNl
cuore raddoppi la frequenza dei suoi battiti e si contraggano i vasi in tutta la superficie della pelle, respingendo il sangue verso i centri della vita, e si ristabiliscono le condizioni materiali della coscienza >.
Origine fisica dei sogni. Basti del sonno. Dopo aver preparato la scena, mi affretto a sto-dia.re il fenomeno dei sogni, che in questo ambiente si svolgono. Il Mosso nelle sue esperienze ha osservato, che durante i sogni avvengono nella circolazione cerebrale trasposizioni spontanee del sangue. Dunque durante i sogni una causa agisce sui nervi vaso-motori, e modifica la. circolazione cerebrale, senza partecipazione della coscienza. A.d ogni più piccola emozione il sangue si sposta. verso il capo, come avviene durante il lavoro intellettuale. I sogni sono costituiti de. immagini a confini poco netti, spesso disordinate, e talvolta. a. contenuto strano. Naturalmente queste immagini si sviluppa.no nei centri sensoriali, senza bisogno, che dal mondo esterno sia.no trasmesse alla corteccia.. Sono di origine centrale. Da quale causa sono prodotte? O, dirò meglio, qua.li sono gli stimoli, che obbligano i centri sensoria.li della corteccia a funziona.re in senso centrifugo ? Evidentemente quelli stessi, che eccitano i vasi cerebrali a dilatarsi, quando si producono emozioni durante il sonno. Questi stimoli sono dunque nel nostro organismo e circolanti nel sangue. Siamo perciò condotti a pensare a quelle sostanze, che circo· lando durante la nostra. vita. attraverso l'ol'ga.nismo, lo attaccano, lo irritano in vari modi ed in varì punti, di giorno e di notte, vien fatto, di pensare alle tossine, a quei veleni, di cui tutto l'organismo è una. grande fucina. Ma se queste tossine sono permanenti, perchè dànno luogo al fenomeno del Bogno soltanto di notte? È facile a comprendersi. Durante il sonno le cellule nervose della. vita di relazione riposa.no: il cervello, indifeso, reagisce in modo incosciente. La diminuita sanguifì.cazione delle cellule nervose ne diminuisce la. vitalità e la resistenza. Le tossine organiche circolanti tro· vano il momento opportuno per agire ed irrita.re le cellule nervose sensorie della corteccia, obbligandole a funziona.re in modo irregolare. Quando le tossine sono scarse, come di solito avviene, gli effetti irritativi tardano a venire, e le immagini dei sogni si manifesta.no pa· recchie ore dopo l' inizio del sonno; invece quando sono abbondanti, l' irritazione delle cellule è maggiore e più rapida, l'affiusso sanguigno-
SULL'ORIGINE DEI SOGNI
849
è maggiore, le immagini si forma.no subito, e si hanno sogni più vivi e spesso angosciosi. E le tossine allora. provocano reazioni non solo nelle cellule sensorie, che sono più sensibili, ma anche in quelle della zona motrice, che aqe tossine offrono una resistenza maggiore, e quindi all'agitazione prodotta. da immagini angosciose si associano movimenti disordinati e limitati dell'estremità. ed anche del tronco, che riesce a gira.re· ed a. rivoltarsi; e si emettono grida., e si articolano anche parole attinenti al sogno, però di solito malamente articola.te e con voce fioca. Questi fenomeni motori sono anch'essi irregolari e sconnessi, pel'chè manca. la. coscienza. a coord~narli, e manca la facoltà inibitoria. dei centri, che si esplica. nelle facoltà intellettuali durante la veglia. Quando le tossine sono ancora più abbondanti, come nei sogni emotivi, l'irritazione delle eellule nervose e l'affiusso sanguigno sono anche màggiori: i sogni sono terrificanti, è giungono a produrre il dormi-veglia, con una forma crepuscolare di coscienza; e possano giungere a tal grado da provocare un vero e completo risveglio. Le immagini <lei sogni emotivi richiamano maggior quantità di sangue nel cervello, come Jia. dimostrato il Mosso; ma esse a loro volta. sono l'effetto di maggiore irritazione tossica delle cellule con maggiore afflusso di sangue. È una. sovrapposizione di causa e di effetto, che si invertono, si completano, e conducono a risultati maggiori, cioè a maggiore richiamo di sangue nel cervello; e ciò dà. ragione del risveglio parziale o completo prodotto dai sogni emotivi. Infatti durante questi sogni il respiro diviene affannoso, il cuore batte con grande frequenza e la vita di relazione è spesso obbligata. ad interrompere il suo riposo. Del resto è risaputo, che anche per le emozioni durante la veglia. si contraggono i vasi sanguigni periferici ed il sangue affluisce con maggior vigoria ai centri nervosi. Mani fredde, cuor caldo; insegna un proverbio che è di grande sapienza. fisiologica. Ho detto che la causa, che provoca. i sogni, è sempre dentro di noi, e le tossine rimangono sempre in fondo a.l quadro del meccanismo dei sogni. Ciò però non toglie, che altre cause possa.no associarvisi, quando, come ho detto innanzi, a.gli endogeni si associano veleni esogeni, come per esempio negli alcoolizzati; ed allora i sogni sono più angosciosi, più sconnessi e terrificanti, come quelli dei ma.lati, e sopratutto dei febbricitanti, nei quali alle auto-intossicazioni organich& si associano tossine ba.eteriche. Le immagini dei sogni possono essere anche suscitate da cause esteriori, da tutte le sensazioni, che possono colpire il nostro corpo 5' -
Gi ornale di rMdi cilla mllilare. -
Fase. Xl•XII.
,-1.:1,1.'<)IUl, J:> E D1'1 Sù()N I
clura11te il sonno : ma allorll. quelle sensazioni danno lo spunto, l'indirizzo, dirò così, ai sogni. Le celi ule sensorie in istato d'incoscienza percepiscouo i11 modo incompleto quelle sensazioni, che non sono nette, e si producono immagin i, che h anno attinenza strana con la causa, che le ha pruclotte. 8embra che migl10re indirizzo alle immagini dei sogni diauo le sensazioni, che partono dall'interno dell'organismo, come nej sogni di coloro, che hanno malattie in incubazione, come immaginò il )lanzoni per Don l/odrigo, a uui i dolori nelle gla.ndole facevano sognare di essere mala.to di peste bubbonica.
\'eglia o tossine. luvece durante la veglia il cen·ello, cosciente e vivificato dal sangue, rimane indifferente alle tossine circolanti ; è in funzione attiva e reagisce contro di esse. Nel cervello avviene una specie di a.dattament-0 ad esse, come avviene l'adattamento dell'organismo a processi morbosi cro11ici, come avviene a colui, che, sotto una sensazione continua, per es., d el s uono delle campa.ne, uontinna ad attendere alle sue occupazioni. Però se lo tossine sono a bbondanti , se le campane fanno molto rumore, il cpn·ello ne riceve noia, ed è distratto dalla sua funzione. Ed allora. ancbe durante la veglia si maniftista110 effetti irrit.a.tivi di origine tossi ca, si manifesta.no fenomeni nervosi, cbe vanno dalla cefalea alla. sonnolenza, dalle assenze alle vertigini, da.Ile am~esie alle fobie, dalle sovn1eccitazioni a forme convulsive, e ciò secondo la qualità e quant ità dolle tossine. Anc he durante la vegliti. le into.~iJicazioni possono porta.re uno stato di incoscienza.. Ba.sta peusi.1.re alle allucinazioni degli ist,erici, degli alcoolisti, d ei tubercolotici: degli uricemici, ecc. I nfatti auche le allucinazioni, come i sogni, sono di origine centrale, prodotte da con·ente centrifuga, e, come dice il Tamburìni, sono dovute a. due fattori: ad aumento di eccitabilità dei centri sensoriali, e ad intensità troppo granòe degli stimoli, che per me sono rapprAsentati da tossine. Lo stesso potrei dire degli stati sognanti, ohe il Maury definisce sogni allo stato di veglia, e che somigliano tanto a.gli stati prodotti da agenti tossici, come etere, cloroformio, alcool, ba;,cisch, ti.1.ba.cco, stnunonio. « A.lcune persone, ha suritto il }[osso, mi raccontavano che i;ta.ndo al tavolino quando sono stanche molto, hanno delle allucinazioni fugaci. In leggero grado questi sogni ad occhi aperti credo li abbiano provati tutti coloro, che sono un po' nervosi e che ha.uno affaticato il <:<'tvollo >.
,.:uLL' ORIGINP. n1:; r SOGNI
851
E c10 e perchè quell'affaticamento dà luogo ad intossicazioni ni origine cerebrale. Ma alla forma, alla frequenza. ed alla vivacità dei sogni, oltre le tossine, occorre un altro fattore importantissimo, fonda.mentale : la eccitabilità. delle cellule nervose corticali. I sogni infatti sono in ragione diretta della impressionabilità delle cellule sensorio. Gl' individui a sistema nervoso eccita bile hanno abitualmente sogni più viva.ci, più angosciosi, terrificanti, come per es. gli isterici. I frenastenici invece sognano poco o nulla addirittura (De Sanctis). Di talchè posso concludere, che le immagini dei sogni per forma ·& vivacità sono in rag ione diretta della impressionabilità dei centri -c orticali sensitivi, ma anche della quantità e qualità delle tossine.
Che eosll. è il sogno. Ciò posto, cerchiamo una definizione del sogno. Ch. Richet definisce la fantasmagoria del sogno una specie di caleidoscopio, nel quale l'io è semplice spettatore. Herzen, a sua volta, scrive che i sogni sono irruzioni sporadiche ò.'a.ttività disintegrante nei peric1di del lavoro reintegrante. Ma se queste definizioni sono ingegnose, non dànnl! il concetto esatto, una definizione concret a. del fenomeno. Il De Sanctis nel suo magnifico libro sui sogni si esprime in tal guisa: < Il sogno è un fenomeno naturale e di ordine fisiologico: esso -è un prodotto autoctono dell'organismo del sognatore e rispettivamente del suo cervello. Esso è rappresentazione, non r ealtà. Nulla dunque di trascendentale e d' intrinsicamente reale nel sogno >. Queste parole riconducono il sogno nei veri e propri confini naturali, dopo aver molto vagato in campi astratti di filosofia. e psicologia. P erò rimane a dire la cansa. di quel prodotto autoctono. Dal fin qui detto credo si possa definire il sogno, una reazione incosciente dei centri sensorii della. corteccia cerebrale, provocata. da intossicazioni organiche.
Auto-intossicazioni. Tutte le sorgenti tossiche dell'organismo possono stimola.re la. cor- . , taccia cerebrale con effetti sensoriali, motori e vaso-mòto:ri ma. le auto-intossicazioni più frequenti, più costanti sono quelle di -origine gastro-enterica. Sono quelle che ci accompagnano per tutto il
·nef'sonno;-· . .,
852
SULL'ORIGINE DEI SOGNI
percorso della nostra esistenza. e, come dimostra il Metchnikoff, possono-· anche accorciarlo. 11 passaggio continuo, diuturno di esse nelle arterie, in organi de p ura.tori (fegato) o di eliminazione (rene), quando sorpas·
sano il confi ne della tolleranza. producono effetti di reazione flogistica. per lenta e continua. irritazione. Queste tossine gastro-enteriche a.p· punto col loro passaggio notturno debbono irrita.re i centri psico-sensoriali e motori della corteccia cerebrale addormentata, e sono, a. parer mio, 111. ca.usa continua. dei sogni. Tanto è vero, che hanno buoni sogni, coloro, che digeriscono bene; i dispeptici invece li hanno cattivi. Chi va a. let to a. digestione molto inoltrata. non farà cattivi sogni, mentre chi va subito dopo i pasti, avrà sogni angosciosi, agita.ti, con incubi. Altra. dimostrazione l'abbiamo nella. prima infanzia.. L'alimentazione la ttea. in ba.m bini sani non produce auto-intossicazioni, ed i bambini non sognano fino a che non passano ad alimenti diversi, liquidi o solidi, che danno luogo a maggior fermenti. Un uomo di alta cultura riferiva al De Sanctis, che, dopo una. sera di orgia., ca.deva in sonno profondo, ma agitatissimo, ed i sogni erano vivacissimi. Al mattino si sentiva strano e con un senso di g ra,. va.me alla testa. Nella commedia. Saffo e Faone, scritta. da Lily a.i tempi della re· gina Elisabetta. (1533-1603) è detto, che i sogni sono fantasie, che oi vengono dalle cose che vediamo nel giorno, o dai cibi che mangia.mo. Con ciò non intendo escludere l'influenza. delle altre tossiemia sulla prod nzione dei sogni; ma. qua.li che esf>e siano, di origine cerebrale o renale, muscolare o epatica, o addirittura di origine ba.eterica., rendono più fosche le immagini oniriche, poichè altre tossine si associano a quelle di origine gastro·enterica; e allora gli stimoli sulle cellule sensorie della. corteccia saranno maggiori, e più vivaci saranno le immagini dei sogui. Un esempio dimostrativo l'abbiamo nei malati e specialmente nei f eh brici ta.n ti. I sogni dei mala.ti, è noto a. tutti, sono più strani, più agitati. Il processo febbrile è giudicato come indice di intossicazione generale dell'organismo, ed i sogni del febbricitante sono terrificanti e propor• zionati all'intossicazione organica.. Quando cessa. la. febbre l' in tossi· cazione generale è fi nita, mentre persiste attenuata la sorgente tossica nell'apparecchio o nell'organo malato, donde si era diffusa lu. tossiemia.. Orbene i sogni in questi casi tornano norma.li e non sono più strani, ed in passato ed anche oggi con ragione si giudica, che il migliora.mento uei sogni sia. indice del miglioramento del malato e febbricitante.
SULL'ORIGINE DEI SOGNI
853
Bisogna inoltre considerare, che in tutte le malattie le tossine ga·stro-intestinali sono maggiori del normale, perchè qualunque processo morboso, o poco o molto, ha sempre ripercussione sulle funzioni .digerenti. E ciò contribuisce a rendere più fosco il quadro dei sogni. Di ta.lchè i sogni non sono in rapporto dell'entità morbosa, ma della. qualità e quantità delle intossicazioni, cui essa éhà luogo, ed anche secondo la maggiore o minore partecipazione delle vie digerenti al processo morboso. Un malato affetto per es. da ca.nero, da tubercolosi chirurgica, o da aneurisma, può avere sogni assai migliori di un altro, che abbia commesso un errore dietetico, che abbia una tonsillite febbrile. Onde non mi sembra possibile la di visione dei sogni in fisiologici e patologici, perchè più o meno hanno tutti in fondo origine patologica; ma accetterei piuttosto quella di morbosi e non. I primi sono più vivaci, agitati e persino angosciosij gli altri sono più calmi e punto sgradevoli. Alcuni hanno voluto fare <lelle classificazioni di sogni morbosi secondo le malattie. l Macario ha teHtato addirittura una semiotica dei sogni, con ingegnose osservazioni; ma ciò è possibile · su grandi linee e senza confini determinati; poichè come una malattia ha diversa sintomatologia secondo l'indivi:luo, così in una stessa malattia. i sogni variano secondo il temperamento, le intossicazioni morbose, secondo le condizioni organiche del malato, e secondo tante e tante cause, che è inutile qui enumerare. Se ciò fosse, i sogni avrebbero un valore diagnostico. E ciò non è. « I sogni paurosi e terrifici, che precedono l'alienazione mentale, dice il De Sauctis, possono essere egualmente precursori di emorragie cerebrali, di meningiti, di febbri tifoidi~. Possono invece avere importanza per Ja prognosi.
Cause dei sogni. Tutti coloro, che si sono occupati di questo argomento, hanno attribuito le cause dei sogni a stimoli esterni ed interni , o ad immagini mnemoniche, o a studii e ricerche anteriori. E si affannano a cita.re
una serie di stimoli, per esempio, lumiuosi, uditivi, tattili, ecc. compresi quelli rappresentati da lesioni interne diverse. Innanzi tutto, come ben dice il Dandolo, se i sogni si sviluppano e si svolgono nel cervello, tutti gli stimoli sono esterni meno quelli intracerebrali. Ma riferendosi al nostro corpo, per stimoli interni si devono intendere tutte le sorgenti tossiche dell'organismo. Esse sono la sola causa, che determina lo svolgimento dei sogni; mentre gli stimoli esterni, come hanno <limo.strato i sogni artificiali e sperimentali, non rappresentano la causa dei
854
SULL'ORIGINE DEI SOG.•U
sogni, ma dànno soltanto una direzione determinante ed essi. E ciòesclude ogni nesso logico tra causa ed effetto. Infatti durante il sonno le sensazioni del mondo esterno sono percepite in modo imperfetto; invece se forti, suscitano un dormiveglia, una forma crepuscolare di coscienza; se fortissime, producono il risveglio. Ma di uno stimolo esterno debbo far cenno speciale, ed è la posizione del corpo, che può in chi dorme in posizione supina suscitare· sogni va.rii e agitati, ma quello stimolo esterno agisce indirettamente, essendo ca.usa di gravi aut.o-intossica.zioni gastriche. Nella posiz ione supina lo stomaco è in condizioni fisiche da non poter funzionare. Se si va a letto, a digestione com pita, parecchie ore dopo il pasto, si può anche dormire in posizione supina senza aver sogni angosciosi; mentre se si va a digestione appena iniziata., o non compiuta, il cibo non può essere stritolato dallo stomaco; esso non graviterà pi i1 sulla grande curvatura., ma sulla parete gastrica. po· steriore, la quale diverrà inferiore, e ne paralizzerà i movimenti e le contrazioni in ragione diretta del suo peso; mentre la parete anteriore del ventricolo, divenuta superiore nella posizione supi1Ja si allontanerà dalla massa a limentare, la quale, a sua volta, abbandonat11, a sè stessa, darà luogo a fermenti gassosi, che faranno sollevare ancor più. la parete superiore, Si svilupperanno quindi ben tosto grandi quantità di tossine rl'origine gastrica, 1.-i quali, messe in circolazione, an· dranno a colpire con maggiore intensita i centri sensoriali e motori delìa corteccia cerebrale, e susciteranno sogni più o meno angosciosi ed agitati, seconrlo la distanza maggiore o minore dal pasto, secondo la qnan titi,. maggiore o minore di fermenti. E ciò, s'in~ende, quando il ventricolo è in condizioni fisiologiche; poggio avverrà, se sarà in condizioni patologiche, che pur troppo sono così frequenti. I bambini si alldormentano subito dopo ave1· succhiato il latte e qnasi semprA in posizione snpin::i ; ma non sognR.110, o sognano dolcemente senza agitarsi, perchè bauno lo stomaco sa.no, e perchè l'a.limento liquido si assorbe facilmente nel ventricolo senza dar luogo a fermenti tossici. Insomma la funzione digesti,·a durante il sonno è attenuata, roa non soppressa; e qnaudo si dorme a stomaco pieno, essa non si può 1.:ompiere per il cambiamento di posizione del ventricolo da verticale in orizzontale; ed i fermenti tossici sanmno maggiori, se si dorme in posizione snpina anzichè di fianco. A sua volta la posizione di fianco è pit'1 dannosa a sinistra. che a de.stra, perchè in questa il ciùo si aYvicina al piloro, e può a tempo,
SULL'ORI0 J:-,-r,; DEI SOGX!
855
opportuno passare nell'intestino; mentre in qneila se ne allontana, e darà luogo a fermenti. In conclusione i sogni saranno più spa..,eutosi in posizion~ supina; meno agitati quando si dorm e sul fianco s inist.ro e1l ancor meno sul destro. Chi dorme seduto a bnsto ,erticale, a11che snbit,o ùopo i pasti, avrà buoni sogni, e la di gestione sar;L soltanto rnllent.ata; ma, si compirà benissi mo, senza ,tar luogo o. fprment0zion i. 1\fa a.nche alcuni veleni farmaceutici d:'lllno una direttiva ed un fondo speciale al q nadro df i sogni : l"oppio, l'hadiisch snscit,nno sogni piacevoli ; il fosforo e le sostan7.e che lo contengono (pesci, nova, ecc. ), sogni erotici, la santoni na invecP sogni di s rnria.te forme. Ma t.ra gl i stimo li estC'rn i, d i un altro debbo far cenno, cioè dell e variazioni barometriche e meteoriche, le quali hanno un'inftucm:a sui sogni, come lo hanno sulla psiche dei pnz:I.Ì e !lei 11evropn.tici (T.ombroso, Morseli i, Tam burini L Il De ~anctis parlando <lell'intluenza, c·l1e hanno !-.Ili sogni le ,ariazioni atmosferiche, giustamente le attribuisce aJ nn risvf'glio d i forme doloro::;e reumatiche e traumatic he: iul un risveglio di <li,;crnsie u ricemiche ed a.Ile successive intossi~a;,;ioni. Infatti egli le ha os;;serva.te « con grandis,.iima fn~quen:rn nei vere-lii, in perso11e a/lette da forme neuro-ar trit,iche, gottose, in tutt i qndli a sistemfl. vaso-mot.orio m obile ed oscillante. Le riac utiz,mzioni ,li dolori renmatoidi articolari, muscolari, i rapidi camhiamenti Llella pres,;ioue barometrica etl altre condizioni atmosfori che sembrano motl ificaro il circol0 sanguigno » . Del l't>Sto il cil'cofo nor1na.lmènte io giil modHiéato in 1110lti nri<·emici ed in tutti i vecchi per artero!-.clero;:i; e ciò, in<lipenden tpmente dalle tossine, rende più spiegabile il fenomeno, per la insu fnciente sangui ficazione cerebrale, the diventa natnra.lme nte maggiore durante il sonno. Ma non bas1,a. Il Sormanni con dati srati,-tici ha dimostrato, c he le a poplessie sono favorite dalle grandi e,;cn rsion i barometriche ; ed Eichhorst, a sua volta afferma, che le congestioni e le emorragie cere brali sono spesso precedute da sogni vivaci e paurosi. Dato questo rapporto tra la circolazione cerobrale e la forma dei sogni, ed ammessi i disturbi del cir col o intra-cran ico con affl nsso maggiore di sangne per le variazioni barometriche, s i spiega la v ivacità dei sogni in simili casi per due i-agioni: da un Iato per maggiore vivaci til 11el fuuziouarnento antomatico della cor teccia e quindi per maggiore reazione delle cellule nervose; dall'altro per la maggiore quantità di tossine circolanti , quando cioè al1e tossine normali dPlle v ie digerenti si associano (Jllelle uricemiche, come spes,;o avviene in si mili 0a~i .
856
SULL'ORIGINE DEl SOG:S I
Del resto le variazioni barometriche, come ha dimostrato il De Sanctis nelle sue inch ieste, hanno grande influenza anche sui sogni degli animali.
Contenuto dei sogni. Eraclito diceva, che vegliando ci aggiriamo in un mondo comune, ma durante il sogno ciascnno entra. nel proprio mondo individuale. 'l'utti i filosofi dal Kan t, Fiuhte, fino al Ma.udsley hanno r ipetuto lo stesso. Dimmi che sogni, e ti dirò chi sei, dice u n proverbio. Eri il Metastasio esprime questi concet,ti in versi : Sogna i l guerrier le schiere, le sei ve i l caccia tor; e sogna il pescator le reti e l'amo. « Il sogno, in conclusione, come scrive il De Sanctis, è il racconto più genuino di ciò che l'individuo è, d i ciò che esso abitualmente pensa. o d esid~ra, di ciò a cui tende~. Il Bonatelli dice, che tutta la. materia dei sogni è attinta agli elementi della veglia, e che il sogno non isvi lupperà mai idee assolutamente nuove. Innanzi tutto occorre alla parola idee sostituire immagini; ma sul resto bisogna intendersi . Alcune volte nei sogni si riproducono le mozioni diurne: ident iche, se gravi; diverse, se lievi. E si hanno sognie emotivi, angosciosi, come per es. in casi d i malatt ie di persone ca.re ; e le ansie diurne si ri petono in a.ngoscie notturne. In questi casi il contenuto del sogno angoscioso si deve alla. mag· giore impressione sulle cellule nervose durante la veglia, ed alla maggior quantità. di t ossine gastro-enterinbe; perchè, come è noto, le emozioni si ripercuotono in modo grave e costante sulle vie digerenti. Il De Sa.nctis anche nei bambini e fanciulli ha. osservato i n sogno la. ripetizione di forti emozioni della veglia. E fin qui ha ragione il Bonatelli. :Ma i I :Meynert, a sna voi ta, ritiene, che sulla. materia. dei sogni influiscano non le più inten;,e per cezioni corticali, ma piuttosto le immagini da lungo tempo non più pensate, lontane e non mai com· parse nella veglia.. Ed ha ragione an che lui ; perchè alcune volte si fanno sogni stranissimi, il cui ricordo ci colpisce e sorprende al n· sveglio. Concludendo adunqne, il contenuto dei sogni a lcune volte non ha. attinenza col lavoro diurno, altre volte lo riproduce, specia lmente qnaudo cause emotive o intensità di lavoro giungono a. produrre
SUt,L'ORIGINE DEI SOGNI
867
quei fenomeni, che l'Hamilton ed il Carpenter chiamano di ce1·ebrazio11e incoscie)Jte. Il Lombroso ha volut0 dimostrare come que:,to fenomeno sia vivace negli uomini di genio ed in quelli di squisita sensibilità. In questi casi, a dir vero assai rari, i sogni possono suggerire temi ad opere d'arte, o favorire lo svolgimento di esse, la soluzione di problemi scientifici di ogni genere. È noto, che in sogno il Tartini compose il T1·illo del Diavolo, Goe.the parte del Prometeo, e Voltaire dell' E1·odiade; Franl~klin tro,ò la soluzione di un intricato affare, Duprè ha ideato il gruppo della Pietù; Reinholdt ha trovato le sue tavole sulle categorie e così via. Il lavoro intellettuale di questi uomini di genio lascia le cellule cerebrali, che hanno iperfunzionato d urante la veglia, sotto l'a:t1ione di tossine di origine cerebrale, per fatiche intellettuali e quindi in nno stato di sovra.eccitabilità; esse quindi r eagiranno con maggiore vivacità alle tossine circolanti durante il sonno. Il meccanismo dei sogni, ripeto, è basato su due fattori: sulla intossicazioni e sulla reazione delle cellule nervo~e corticali. A parità. di tossine, il sogno è più vivace uegl'individui, in cui i centri psicosensoriali sono più sensibili ed impressionabili. Perciò i sogni dei uevropat.ici sono piìi vivaci, ed i sogni emotivi li affaticano, li esauriscono, perchè in essi il sogno, in cambio di essere riposo, ò attività.. Perciò avviene, che come la emozioni della veglia. possono riprodursi nei sogni, nella stessa guisa i sogni emotivi ne lasciano il ricordo nel la voglia. L 'emotività dei sog ni è iudice dell'emotività organica. Gl'insensibili non banno sogni emotivi, mentre oei predisposti il sogno emotivo, come un grave trauma psichico, può essere causa a.oche di psicosi . E' la materia del sogno che passa nella veglia; è la stessa causa tossica., che trovando il terreno opportuno, agisce nel sonno e nella veglia, da.Ila vita incosciente a quella cosciente. Ed oltrechè alla grande quantità di tossine, si deve appunto a questa. maggiore impressionabilità, se i sogni angosciosi, gl'incubi, dopo avere aumentata la. circolazione cerebrale e quindi dopo eccessiva irritazione delle cellule corticali, producono un parziale risveglio della coscienza suscit,a.ndo uno stato di dormiveglia. E si deve appunto a questo stato, se le immagini rimangono impresse e sono ricordate al risveglio. Ecco come scrive il Morselli. e Le immagini dei sogni sono dovute alla spontaneità. funzionale dei centri corticali. Avviene talvolta, ohe dei sogni abbiamo coscienza, assistendo al flusso di quelle immagini fantastiche: su cui non si esercita. alcun dominio, e che ricor-
858
SU LL'OR IG. IN' F: DEI S0C.N'I
diam o al r isveg lio. Ma è raro che d ei sog ni si abbia memoria completa~ La nostra coscienza e.d unq ue non assiste a t utto il sogno >.
Sogni negJi anima.li. A maggiore dimostra zione d ella. m ia. tesi riassumerò i risult ati delle inchieste fatte dal De S anctis n el suo lavoro~completo su questo· argomen t.o. T utti gli animal i sognano, e senza a lcuna differenza con l'uomo. Anche quei sogni rispecch iano la natura e le abitud ini d egli animali. Gli uccelli cantano, i cani latrano ma con voce fiovo le e non continua. I sogni sono agitati nei cani •:lopo u na giornata di caccia, perchè a lle tossine oxdinarie si a!l.'giungono q uelle della fatica. Tutti gli animali, specialmente le belve, risen tono le i nfluenze atmosferiche, come g li uomini, ed hanno sonn i agitat.i, per le influenze esterue sul la circolazione cer ebrale e fo rs'a nche sulle aut o-in tossicazioni. I cani malati pa~s,rno 11otti agitate, e durant e i sogni emettono g uaiti e lamenti. L e emozioni della Yeglia rinfo rzano anche neg li animali la v ita del sogno, e:-;sendo esse sorgenti anche i u q uelli di tossine gastro-enteriùhe. ·
Sogui dei bambini e dei fanciulli. Durante l'allattamento i sogni si limitano a produrre a tteggiamenti m imici, che ricordano j J succhiamento; e le emozioni istint i ve del la. veglia si possano riprodurre 11el sogno. I sogni aumentauo per copie. e frequenza man mano che dalJ' infanzia si as~ende all'età di otto a nni> cioè a misura che con l'ali mentazione modificata e con la più facile emotivita aument,ano le auto-intossicazioni. I sogni nei bnmhini sono pi ù vi vi e più pau ro;;i, perchè il loro cer,ello, dice :il ~Io~so, è maggiormente impressionabile, ma anehe perchè, aggiungo, ~arauno soggetti troppo spesso a mala nni fisici, e i::pecialmonte delle Yie digerenti. I catarri enterici frequenti, e specialmente quelli provocati da presenza di elminti, suscitano nei bambini e fanciulli sogni t,13rri fìcanti. Essi ricordano i sogni per la stessa causa, che imprime nello, memoria degli ad ul ti in modo incancel la bi le i ricordi della infanzia e giovinezza. La loro vita è tutta emotiYa; e le emozioni e lo spavento, scrÌYe i l Mosso, possono diven ire ta lmente forti nei i::ogni, da produrre in alcu ni bambini dei veri accessi epilettici ():otlmagel ). Bisogna pC'rÒ ammettere, che ')Uei bambini siano nati con nevrosi epilettica.
1
SULL 01UGINP. DE I SOGNI
859
Il De Sanctis su trenta. bambini ha osservato, che uno sognava di r ado, due sempre, e ventisette molto spesso; e che i sogni per due terzi erano ,·iva<.;i, mentre per un terzo erano pallidi e scoloriti. La vivacità dei sogni nei bambini non è in ragione diretta. della vivacità del carattere. In loro la vita del sogno diviene più viva dopo emozioni diurne, o durante processi febbrili. Il De Sanctis ha. osser vato durante un sogno penoso e terrificante in un suo bambino, gravi disturbi respiratori, senza stimolo sensoriale esterno ed ha. pensato ad u no stimolo organico autoctono, che eccitass~
il bulbo e la corteccia. Ed io penso, che quello stimolo sia stato appunto di origine auto-tossica. Un errore dietetico in quantità o qualità, u na perfrigerazione, ecc. darebbero facile e possibile spiegazione del fe nomeno.
Sogni dei vecchi. « È opinione quasi da tutti accettata, seri ve il De Sanctis, che n ella. vecchiaia la vita del sogno illangniclisca "· Ed è naturale che così sia. Ho già detto, che chi è di carattere vivace ha sogni vivaci. Nei vecchi invece la vivacità è scom parsa, e le cellule nervose corticali, reagiscano in modo torpido, perchè meno impressiona bili. I nfatti la memoria, la fonta,ia e tutte le facoltà cerebrali s'imleboliscano. Ma vi è ben altro. Un a l'(iye cle se.~ artér1,s, diRse un ce~ lebre clinico francese. Esse infatti sono i udice della fase involuti~·a generale ; e la minor quantità di sangue per il lume sclerosato delle arterie porterà al cer vello anche minore quantità di t,ossine. Bisogna però not'a re, che nei cambiamenti meteorici, e quando sono ammalati anche i vecchi hirnno sogni vivaci , per aumento di. tossine circolanti.
Sogni degli adult i. Poco ho da aggi ungere al già detto. Il massimo della fre quen za dei sogni è neg li studenti ; e ciò è spiegabile con la tossiemia gastrica degli studiosi. L e donu,¼ sognano più d egli uomini, ed hanno sogni più vivaci e più copio~i. E ciò da un lato di pende dalla maggiore im pressiouabilità uervo,,a, e dall'altro per i frequenti disturbi funziona li delle vie digerenti provocati dall'uso del busto. Dall' inchiesta del De Sancti;; si rileva, che tra il sogno e la vita del giorno vi è di frequente stretto ne:sso; soltanto non è possibile trovarlo nell'undici per cento dei casi.
860
SULL'ORIGINE DEI SOGNI
I sogni fatti nelle ore del mattino tendono ad essere pm vivaci di quelli fatti in ore precedenti, forse perchè le tossine sono in maggiore quantità. e le cellul.e nervose sono più irritate dal passaggio di esse durante la notte. Certo è però, che colui il quale va a letto a stomaco pieno, avrà tosto sogni vi va.ci ed angosciosi anche nelle prime -ore del sonno.
Sogni dei nevropatiei. "Negli adnlti, dice il Mosso, i sogni acquistano talvolta una realtà così viva, che rassomigliano a veri accessi di delirio; con occhi aperti in istato d'incoscienza compiono atti impulsivi, terribili. Un uomo di Glascow nel 1878 scara,entò il figlio cont ro un m uro, sognando di strapparlo dalla bocca di una bestia feroce. Aveva già avuto sogni a.1.1aloghi con E»guali atti pericolosi, ma era figlio di genitori epilettici, ed uno zio materno era pazzo. Egli era perseguitato da sogni pieni di terrore >. Va ricordato, che E cheverria e molti a ltri hanno dimostrato, che le allucinazioni del ,iogno possono suscitare attacchi di epilessia notturna. I sogni degli epilettici sono a contenuto terrificante : gli oggetti appaiano di colore rosso e circondati di fiamme. Essi al mattino ricordano il sogno, ma non l'accesso. E gi ustamaute il De Sanct is si domanda : le sensazioni muscol.ari sarebbeni eccitazioni delle r.one motrici del cervello? Dal fin qui detto non credo, che possa esservi altra ipotesi. Non si è epilettici, se non si è auto-intossicati; e le tossine, che portano il sogno terrificante, irritano così i centri sensorì come le zone epilettogene. E notoria l'infl.uenz11. grandissima, che le toxiemie gastro-enter iche hanno sullo sviluppo di accessi epilet,tici. Auche negli epilettici le variazioni meteoriohe influiscono a dar vivacità ai sogni. Non vi sono per gl'isterici sogni specifici, dice il De Sanctis: ogni persona normale può avere quei sogni strani, che però sono penosi e terrorizzanti per la maggiore impressionabilità delle cellule nervose e per la maggiore quantità di tossine circolanti, come troppo spe'>so si osserva nei nevropatici. Una dimostrazione di ciò si ha nel fatto, che i sogni degli isterici hanno grande analogia e somiglianza con quelli degli alcoolisti e morfinomani (Charcot), con quelli degli intossicati dall'assenzio (Richer) e dall'hascbisch (Moreau de Tour). Gli isterici credono alla realtà dei sogni, come a quello delle allucinazioni. E le .allucinazioni per il De Sanctis sono di chiara origine patologica, perchè
SULL'ORIGINE DEI S OGNI
861
si manifestano quando nel circolo cortica.le avvengono modificazioni rilevanti per intossicazioni, febbre, ecc. o quando i centri psico-sensoriali della corteccia sono per naturale costituzione, o per sopravvenute cause patogenetiche, disposte alle morbose sovraccitazioni >. Il Richer descrisse le allucinazioni, le visioni degli isterici sognanti, le quali continuavano con allucinazioni della veglia, proprio come nelle intossificazioni degli alcoolizzati. Del resto tutta la nevrosi isterica, secondo il Sollier dovrebbe considerarsi come un continuo stato sognante.
Sogni dei pazzi. Sogno e pazzia sono stati considerati come fenomeni, che hannogrande affinità fra loro. Infatti manca in entrambi la coscienza; e se essa in qualche dormiente fa capolino, assiste a parte del sogno. < Non altrimenti, dice il Morselli, avviene in certe forme di pazzia, in alcuni avvelenamenti acuti (alcoolico, cocainico, eco. e fino ad una certa fase il sonno cloroformico), nou altrimenti negli attacchi d'isterismo ed in quelli epilettoidi e di epilessia larvata >. Ho già. detto innanzi, che l'alienazione mentale è spesso preceduta da sogni paurosi ed angosciosi. I sogni degli imbecilli e degli idioti sono poveri di vita, per lo stato di degenerazione psichica. (De Sa.nctis, Vespa) . Sono tristi nella melanconia, espansivi nella paranoia espansiva e nella paralisi progressiva. Insomma nelle malattie mentali i sogni acquistano impronta speciale, ohe rispecchia la specie di follia, da cui è colpito l'individuo. Nei frenastenici la vita del sogno è povera e deficiente, per la, insignificante eccitabilità e funzionalità nervosa (Verga, Voisin, Vespa).
Sogni dei delinquenti. Hanno sonno placido e lungo. Nulla somiglia più al sonno del giusto, che il sogno dell'assassino (Despina). Il De Sanctis scrive, ohe gran parte dei delmquenti non sognano mai, mentre sognano se sono nevropatici o pazzi. L'ozio del carcere però favorisce 111 frequenza dei sogni in costoro; e ciò è spiegabile, perchè l'ozio porta alterazioni e torpore nella. circolazione addominale e quindi nelle funzioni gastroenteriche. In carcere l'organismo fa pochiissimo moto, e quell'ozio invita. ad adagiarsi in posizione orizzontale, induce al sonno dopo :i pasti, ed alle conseguenti auto-intossicazioni di origine gastrica,
,862
Slrt,1.' o mc.HKE DEI
,..oc.:sI
Se v1 sono delinquenti, che non sognano, bisogna ammettere, che siano deficienti intellettuali o degenerat i (De Sanctis) : e che perciò la r eazione dei centri sensorì della corteccia cerebrale agli stimoli tossici sia molto ridotta.
Co nel usi oni. Dopo a,ere esposto come si sviluppino e si svolgano i sogni in tut ti gl'individui, sani e malati, normali ed anormali, di tutte le età, ed anche negli animali, credo di poter concluJert>, .:-!he il fen omeno dei sogni sia dovuto a due fattori: a ) alla reazione incosciente dei centri sensoriali della corteccia cerebrale ; b) ed a. tossine circolanti, che fanno stimolo. I ) Queste tossine nei .s-ani banno la loro sorgente principale ecostante nelle vie digerenti. A quella possono associarsi le tossine, che si formano nei muscoli e nel cervello affaticati, e in tutto l'organismo. II) Quando le tossine circola.nti sono abbondanti, irritano non solo i centri sensoriali, più sensibili, ma anche i centri motori, suscitando movimenti inco9cienti 1 limitati, disordinati. Ili ) Ad ingrossare la corrente di questi veleni organici, nei malati si associano le tossine messe in circolo dai processi morbosi. IV) Le torme morbose, che dà.nno sogni più strani ed angosciosi sono quelle febbrili, e quelle con localizzazioni endocraniche e gastro· enteriche. V) L a vivacità dei sogni non è in rapporto dell'entità morbosa, ma della quantità e q ualità di tossine, che la ma.la.ttia mette in circolazione. VI) A. parità di tossi ne circolanti, la vivacità dei sogni è in ragione diretta delJa impressionabilità. delle cellule sensorie corticali. VII) La reazione di queste cellule alle tossine circolanti dnrante il sonno è grau<lissima nei nevropatici e psicopatici ; è scarsissima nei frenastenici. VIII) La circolazione cerebrale ha infl uenza sulla vivacità dei sogni cioe sulla reazione dei centri cortic.ali sensori e motori. Infatti nei bambini i sogni sono vivaci, nei vecchi ed arterio·sclerotici sono pa llidi. I X.) Molti ve leni esogeni, circolando nell'organismo. possono da.re sogni vivaci ed agitati (alcool, assenzio), ed altri, ~econdo la loro chimica composizione, dare un'impronta caratteristica ai sogni (oppio, fos/01·0 1 haschisch, santonina).
!':(.;LL'ORIGIXE ))!C:l SOùX I
8G3
X) L e vive emozioni della veglia si riproducono nei sogni per le stesse cause1 che fanno ricordare al risveglio i sogni fortemente emotivi: cioè sovraeocitazione dei centri nervosi cerebrali, afflusso maggiore di sangue in essi ed aumento di auto-intossicazioni. XI) I fenomeni di cereb1·azione ù1co6ciente durante i sogni sono effetto di maggiore impre.ssionabilità dei centri psichici intossicati fin dalla veglia per fatica. cerebrale. XII) Gli stimoli esterni dirnno l'indirizzo al contenuto del sogno, ma la causa di essi è sempre interna e di origine tossica. XIII) Le immagini dei sogni, come le allucinazioni. sono di origine centrale, mentre le immagini della veglia sono di origine esterna: quelle sono centrifughe, queste centripete. XIV) La posizione supina è causa di sogni angosciosi e strani, soltanto quando si va a letto a digestione a ppena iniziata, per maggiore sviluppo di fermenti tossici nel ventricolo. XV) La digestione durante il sonno, dormendo a busto eret.to, non si arresta, ma si rallenta; ma essa non può compiersi quando il corpo dorme in posizione orizzontale. XVI) I sogni si sviluppano normalmente parecchie ore dopo l'inizio del sonno; invece s'iniziano subito quando le tossine circolanti sono abbondanti (febbre, sonno dopo i pasti, errori dietetici, intossicazioni alcooliche, ecc.). · XVII) Le variazioni meteoriche rendono più vivaci· i sogni degli animali e degli uomini per le alterazioni circolatorie endocraniche, e per risveglio di forme morbose pregresse, e specialmente di discrasie uricemiche. XVIII) I sogni rispecchiano spesso la vita diurna, ma qualche volta se ne allontanano e diventano strani. XIX) Nei sogni. la coscienza è assente; però essa può tornare in qualche momento nei sogni emotivi, ohe aumentano l'azione cardiaca e quindi l'afflusso <li sangue nel cervello. XX) Il ritorno della coscienza nel sogno è in diretto rapporto di questo aumento circolatorio cerebrale: se moderato, si ha una forma crepuscolare di coscienza., cioè il dormiveglia.; se forte, si ha il risveglio. XXI) L'apparizione totale o parziale della coscienza nei sogni ~motivi ne imprime le immagini nel cervello, ed i sogni sono quindi 'ln modo più o meno chiaro ricordati al risveglio.
SG-1
St.: LL'Oll IO INE 01::1 SOGNI
BIBLIOGRAFIA.
ARDIOÒ. - Orazio,,e inaugurale. Univen!ità di Pav ia, 1889. BoNATELLI. - D el aogno. Padova, Tip. F. Sacchetto, 1893. Co. - E lementi di p8ieologia e logica aà uao dei licei. Padova , Tip. F. Sacchett-0, 1892. Bo.RDONT-UFFR1touzz1. - Intorno ai fenomen i fi-s-iologici dei som io (Riwta di filo,o/ìa aoienti(foa, settom bre e ottobre 1883 ). BROONOLI, - Conferenza. Il sonno ed i sogni. P erug ia, Tip. Boncompagni, 1891. CLOoo Eow,rno. - Miti e sogni. Trad. dall'ing lese del dott. Nobili. Torino, Fratelli Bocca, 1905. DANDOLO. - La coscienza n el aonno. Studi di psicolog ia. Padova, Angelo Draghi, 1889. D& SANOTIB S. - I aogni. Studi psicologici e clinici. Torino, Frat. B occa, 1905. ID. - I aogni ed il aonno. Albrighi e Segati , Milano. F BANCBI. Manuale di psicologia II di educazioM in gen erale. Pescia, Tip. Cicognani, 1903. H1rn2.EN ALEXANDBE. - Le cerceau u l'activité cérébrale. Paria, Be.illiere et fì.Js, 18R7. Ju,~s WlLLIAM. - Princi pi di psicologia. Società Editrice Libraia, Milano. MENN"J:: LL,1.. - Nevrastenia e au to-intoasic~ion·i . Nocera Inferiore, Tipografia del Manicomio, l 007. Mons.BLU. - Sogno II p~zia (Clinù:a modema, Anno I, 1895). Mosso. - La Fatica. Milano, Fratelli Trevee, 1892. I D. - La paura. 1\-Iilano, Fratelli Trevea, 1902. SEno, G. - L'origine dei fenomeni psichici e loro • ignifio~i<me biologica. Milano, F ratelli Dumolard, 1885. TAMBU-RINl. - Sulla geneai delle allucin~ioni. (Riviata. Sperimentale di henialria, 1890). TA.NtI E. Gli allucinali (Rimsta di fifo3ofki acienufiea ckl Mor•elli VoL VUI• 1889) .
865
CASUISTICA CLINICA
TRAUMA CRANICO - AFASI A 1\IOTORIA CON EMIPLEGIA SINISTRA DI NATURA ISTERICA - GUARIGIONE. (Contributo all'afasia isterica), per il capitano medico dote. prof. Alfonso Se1·toll, docente di patologia chirurgica nella R . Univers ità. di Pisa. Il presente caso cliniro, che fu oggetto di una. mia cornunicazioue in questo ospedale nella seduta del 17 giugno 1912, merita di essere pubblicato perchè dei ~iù tipici per la casistica dell'afasia isterica; ed il caso assumo maggiore importanza per il fatto che i disturbi funzionali si manifestarono nell'individuo in seguito ad un trauma al capo. Fra. le numerose e diverse rnanifestazioui dell'isteria, l'afasia è una del!ti più interessanti e relativamente la più rara. La sua esistenza, negata in nitri tempi o ammessa soltanto da' pochi AA., tra i quali Trousseau, Jaccoud e Landouzy, oggi non è più messa in dubbio. Uno studio veramente s erio sull'afa.sia isterica devesi a Charcot. Le sue lezioni cliniche sull'argomento dettero luogo a uumerosi lavori ·da parte dei suoi allievi, tra. i quali Cartaz e Dutil, con numerose osservazioni raccolte nella clinica del sommo neuropatologo, dimostrarono chiaramente l'esistenza e l'autonomia di questa entitiL morbosa. L'afasia isterica può rivestire le stesse forme dell'afasia di origine organica, la quale, come è noto, è caratterizzata dalla diminuzione o dalla perver;;ione delle facoltà. normali di esprimere le proprie idee con dei segui, dei simboli convenzionali, e di comprendere questi segni, non ostante la persistenza di un grado suffìcente d'intelligenza, e non ostante l'integrità degli apparecchi sensoriali, nervosi e muscolari, rhe servono all'espressione ed a l la percezione di questi segni. Non è l'intelligenza che manca agli afas ici. Essi pensano e lo provano si11. col gesto, sia con la parola, sia con la s crittura, secondo le modalità dell'afasia, secondo il oentro percettore delle facoltà speciali di espressione che è affetto. L'ideazione esiste, i pensieri sono chiari, il linguaggio interno persiste: ma se il malato vuole tradurre il linguaggio con la paroln. articolata, con la scrittura o con la mi mica, egli si trova più o meno in,1 potente. L'afasia. pertanto è un dis turbo delle diverse manifestazioni del pensiero, come la parola, la scrittura., la mimica, ecc., senza lesione dell'intelligenza, nò degli o rga ni della fonazione. So la r ecezione delle idee è intatta e la loro trasmiss ione è impossibile, perchò gli apparecchi che servono n. ques to scopo sono le3i, s i ha l'afasia motoria. So invece l'ammalato è privo dei mezzi di comunicazione con i suoi simili, non perchè egli non possa trasmettere le sue idee, ma perchè ha perduto la nozione ,iel valore dei segni e dei simboli, che noi adopcrirumo parlando o scriver:do, s i ha
l'afasia senso1·iale. M - Giornale di medìcina militare. - Fas~. Xl-Xli.
SGG
CASUISTiCA CLl~ICA
Cbarcot a veva perciò disti nte queste due classi d i afasia, dando alla prima il nome di afasia per lesione dell'apparecchio di trasmissione ed alla. seconda il nome di afasia per lesione dell'apparecchio di recezione. Afasico, secondo una. definizione di DPjerine, è non solamente chi non può tsprimere con segni, ma anche quegli che non comprcude il valore di questi segni, onde si può definire l'afasia per la perdita più o meno completa della. memoria dei segni, 1r.1;:diante i quali l'uomo scambia le sue idee con i s uoi s imili. In effetto tutto s i riduce nell',ifasico ad una perdita della memoria o meglio delle memorie motrice o sensoriale.
L '1tfllsia sensoriale comprende due varietà, secondo che la. lesione basa sulla facoltà dell'ascoltazione delle parole o sulla facoltà della visione dei segni convenzionali. La prima è designata. da Kiismaul come s01·dità verbale, e può riscon• tra rsi isolata senza che le altre faco1tà del linguaggio siano affette. La sordità verbale consiste in un difetto di comprens ione dei moti articolati, senza lesione dell'organo dell'udito, ne alterazione dello stato intellettuale del S'.>ggetto. L'ammalato ha perduto il ricordo delle immai;ini verbali, e si trova nelle condizioni di un individuo sano nl q uale s i vorrebbe parlare io una lingua. stra· niera. di cui non sa. una parola. Nella sord it,à verbale completa il malato ha perduto la facolti\ assoluta di com· p:eodere qualunque parola parlata. Nella sordità verbale incompleta egli ha a sma d isposizione alcune parole di cui comprend e il senso, se sono pronunzia te dav.inti a lui. Essa pùò esse1·e semplice, ciò che si riscontra. sopratutto nelle afasie i ,teriche, o a ccompagnata da afas ia motrice e da ceciti\ verbale. Qltesta associa:t.iooe delle di ff'èrenti forme di afasi11 nello stesso soggetto s i osser va. sopratutto nelle afn.sie di origine organica, nel qual caso la lesione corrispondente alla sorditi\ varbale si localizza nella prima circon voluzione tempornle di sinistra. L'altra variet:\ di afasia sensori11le è la cecità verbale. L'individuo, nffetto da questa forma di afasia sensor ia.Jr, non comprende più il senso delle parole scritte ; egli vede le lettere, le parole, ma non può l eggerle. Egli ha pt>rduto la mC'moria visiva dei segui della scritt ura, come quegli che è a ffetto da sorditìl verbale ha pcnluto la memoria uditi va delle parole padate. La sua intel ligenza, come la vista, ò intatta; parla e scrive con faci liti,; comu· 11ica con i suoi famiglia ri ; solamente l,a perJuto la nozione del valore d ei segni ddla scritttlra. Qnc,ta cecib\ può essere anche completa. e incompleta, semplice o complicata. Nella cocitil verbale, di origi no organica, la lesione ha sede n ella circonvoluzione parietale inferiore di sinistra. L'afa.sin motrice comprende due vnriotit: l'afasia mot rice propriamente Lletta (afem in. di Cbarcot) e l 'agrnJin.. L'afasia moloria è camtterizr.ata dalla impossibiliti\ in cui s i tro1"11. il malato di e~primere in paro le il sno pensiero. E gli comprende tutto, concepisce i J)Onsic·ri espressi d1wanti n lui; mn non può tradurre con le parole le proprie idee e !>ensazioni, non pnò coorclinnre i movimenti c!ie ser vono alla fonazione. La fa. coll;\ motrice è intatta; la lingua e le labbra sono dotate di mo,imenti normali; pur tult:nrin vi i.· impos.5ibiliti, di combinarn questi movimenti 110r produrre una parola. Sovente l'afasia motrice nou è completa, ed il malato ha a sul\ disposizione alcuni monosillabi, alcnne paroli-, ed anche delle frn~i , che usa fuor di luogo. Uu'al tra varietil di nfosin motrice è l'agrafia, la quale consiste in questo fenomeno che l'individuo, che prima sapeva scr ivere, si troya nell'impossibilità d i
CASUISTIOA CLI:-!CA
8G7
tracciare una sola parola, non a causa di disturbi sopravvenuti negli organi d ei movimenti, ma pen~hò ha perduto solo la meruoria dei movimenti coordinati d ella mano che servono nll'atto rlPlln l'lr.ritt.ura. L'agrafia è spesso associata, nell'afasia organica, all'afemia, e ciò tiene alla vicinanza dei loro centri di localizzazione, risiedendo il centro della parola nella t erza frontale sinistra e quello dell'agra6a nella seconda frontale dello stesso lato. Il quadro completo dell'afasia non s i esaurisce in ques ti quattro tipi principali. Vi sono afasici che hanno perduto la fncol ta di esprimere le loro sensazioni ,ed i loro pensie ri con IR mimica; al tri che, p ur avendo perduto la memoria. delle parole usuali, conservano la facolta di pronunziare e di ricordars i di una canzone, di un ritornello, di fare dei cRlcoli, ecc. ecc Queste differenti forme cliniche suaccennate possono trovarsi nell'isterismo d,i sole o combinate ed associate ad emiplegia, mono e paraplegia. G li esempi, senza essere numerosi, non sono tu ttavia eccezionali. Così il Lepine ha osservato in un isterico, presen tante emianestesia. s inistra, afasia motoria con agrafla. li Ballet e SoJii.,r banno pubblicato l'osservRzione di un'ammalata, nella quale l'agrafìa ba durato più di 15 giorn i, da principio completa, poi come semplice parag rafia.. Il Raymond e Janet citnno d ue ca"i dì sordità verbale pura in due is teriche. Il Bernheim riporta l'os5ervazione di un'isterica che, dopo un a ccesso d i collera violenta, fu colpita da emiplegia destra con nfasia motoria che durò parecchi giorni. Il Guillain cita il caso di un'ammalata diventata emiplegica ed afasica iu seguito ad un alterco avuto con le sorelle. Da Vukadinovic è descritto uu caso d i Rfa!'ia motoria isterica con sordità verbale osservato in un giovRne meccanico di 17 onni, insor ta in seguito ad uno spavento. Il Courmont riferisce la storia di una giovane d i 2:3 anni, che dopo lm« violeuta emozionA prel'lentò emipleg ia r.on eminnestesia d eshn. Ad afn!;i!l. totale r.on tnt te le sue modalità, cioè af'emia, agrafia, cecita e sordità verbale. L'ammiilata guarì con la suggestione e la rieducazione. Anche il caso presentato noi Hl08 da Laig uet, Levastioe o Gleuard alla societh d i neurologia di Parig i merita di essere ricordato. Trattnvnsi di un uomo colpito, in seguito ad una paura, da emiplegia deslra e da afasia motoria pura isterica, al qun.le ern. stata pratica ta allo stato di veglia la suggestione e la elet, trizzazione delle membra parnlizznte con meraviglioso successo ottenendosi la rap ida risoluzione della paralisi ed il ritorno dell:.i. pa1·ola. Il :'.\[arinesco ill us trn pure un'osservazione molto dimostrativa di nfasin isterica associata ad em i plegia destr:i. veri ficatRs i in una leva tricé, la q t1ale, essendo s tata chiamnta d:.i. t1na sua cliente cd avendola t rovata mortn, cadde a te~rn senza coscif nza dopo nvcre avuto una cris i di grida e di lacrime. Import:.i.nti in questo ca~o erano i disord ini de1la parola, che non potevano ascriversi a nes:surrn. de lle forme cla%iche dell'afas ia: ernno disordi n i complessi consisLcnti in modificazioni dell'accento, dell'articolazione e della intonazione della parola. Il Marinesco ricorse a.Ila suggestione in veg lir, cd a11e conversazioni p3icologiche. Facendo articolare all'ammalata correttamente l e parole e facendola camminare con certe r egole, ottenne la guarigione in pochi giorni.
8GB
CASCISTICA CLINICA
Come risulta dalla maggior parte delle citate osservazioni la causa immediata dei fenomeni isterici fu dovutA all'emozione. È q ne.sto un elemento molto impor. tante, secondo molti autori classici, nella genesi d el fenomeni isterici. Il Babinski ed il Dup1·è non pa rtecipano per una tale opinione. Secondo loro, l'emozione, quando interviene, spiega una part(, infinitamenr.e meno importante della imitazione. È vero, dice il Babinsk i, che se la imitaz ione può essere inerì· minata in una sala di ospedale, ò più difficile invocarla quando si tratta di individui che, vivendo nella famiglia, non sono in contatto con altri ammalati e tuttavia presentano deJle crisi con tutte le migliori nppare nze di spontaneità; però sovente s i trova che tale s pontaneità. non è che apparente, e che si tratta invece di riprod uzione di crisi oss ervate io altri ammalati e riprodotte rigorosamente con la suggestione. Pur ammettendo la grande importanza dell'elemento sugges tivo ed imitativo, è impossibile escludere l'emozione nella genesi di determinati fenomeni isterici. È noto d'altronde che l'emozione, come può produrre degli accidenti isterici, può anche farli scomparire. Dopo questi brevi ricordi sulle forrne dell'af asia isterica e sulla genes i delle crisi is teriche, ne lla quale io non mi sono addentrato, perchè con poca o nessuna competenza nvrei invaso un campo non mio, es pongo la interessante storia c)i . n ica del caso o~servato nella mia sezione chirurgica.
Il 25 maggio u. s· veniva sbarcato dalla Regia nave ospedale « Re d'Italia~, proveniente dalla Libia, e trasportato in barella in questo ospedale il soldato Marrone Vincenzo del 2° reggimento artiglieria da campagna. L'individuo presento.va un aspetto sofferente e grave. Intonog,\to che cosa avesse, non risponde~a ed accennava solo, toccandosi colla mano destra, ad una cicatrice esistente alla regione Lemporo- parietale destra. Ris ultnva dalla tabella clinica, che lo accompagnava. che il 4 maggio mentre cond uceva un mulo in prossimità del parco vestiario, quello riusci a liberarsi dei finimenti e si dette a cors a precipitosa. Il Marrone, temendo che il mulo ent rasse in Tripoli, gli corse dietro, e, d opo lunghi sforzi r iusci a ragg iungerlo e ad afferrarlo. L'animale però imbizz!lrritosi cominc iò a saltare e a, cnlciare, ed il Marrone, rimas to imp igliato nei finimenti della capezza, cadde, e fu quindi c alpestato in più parti del corpo dai calci del mulo. Raccolto, privo di coscienzll, venne tras portato al 5° ospedale da campo di Tripoli, dove gli furono riscontrate una ferita lacero contusa alla regione temporo-parietale destra, senza apparente lesione della scatola cranica, e contusioni multiple escoriate all'arto superiore ed infet'iore sinistro. Ricuperata dopo poco la cosciell7.a fu cons tatata afasia ed emiplegia sinis tra completa, con tris ma e cont razioni muscolari tonico-clonicbe g eneralizzate agli arti di d estra. Il racconto dell'a cciùente, cosi come era es posto nel la tabella clinica, venne a noi confermato dall'individuo con gesti e con la. sc1·ittura, la quale, pur dimo~trando una limitata cultura del soggetto, riusciva ab\Jastanza intelligibile.
CASUI STICA CLINIOA
869
All'esame somatico si rilevò quanto appresso: alla regione temporo-parietale destra esisteva una cicatrice cutanea lineare, recente, di circ11. due centimetri di lunghezza, diretta obliquamente dall'alto in basso e davanti indietro, ben consolidata, s posta bile, ma notevolmente iperestesica anche al tocca men to pii1 delicato. L'iperes tesia dolorifir:a s i estende va attorno alla cicat rice per una. zona. circolare di circa cinque centimetri di ra gg io. Alla coscia sinistra, nella regione antero-interna. del terzo medio, si osservava un'altra cicatrice cutanea, s uperficia le, di forma irregolare, lunga circa quattro centimetri, larga uno e mezzo, ed una più piccola, con gli stessi cara tteri, alla regione antero- interna della gamb,, s inistra in corris pondenza del terzo medio. Anche queste cir.atric i, es ito probabile di contusioni escoriate, che si presentavano già consolidate, erano ipersens ibili a lla press ione dig itale. Osserva vasi finahn ente in corrispondenza del condile interno del ginocchio sinistro e dell'apofis i s tiloide del rad io s inistro ecchimos i già in via di trasformazione. Sani i vari organi ed apparecchi organici: normali le funzioni della v ita vegetativa. Il polso si pe rcepiva piuttosto lento, tardo e raro (GO p. al m'). All'esame del sistema nervoso furono cons tatati i seguenti fot ti principali: afas ia motoria pura ed e ru iplegia spastica sinistra (non a.grafia, non sordità verbale, nè cecità ver bale). frequenti s ussult i e contrazioni muscolari tonico-cloniche prevalenti a destra, che s i 1nanifestavano anche di notte. L'esame sis te matico del sistema nervoso dette i seguenti risultati: rifles~i cutan ei: normali a destra, assenti a s inistra; riflessi mucosi: normali a des tra, ed a sinistra: riflessi t endinei: normali a destra, a boliti a sinistra; riflesso pupil lare torpido a dest ra ed a s inis tra. Assente il fenomeno di Babinski. Negativo il clono del piede, La contrattilìti\ meccanicn volitiva <lei muscoli degli arti superiore ed infe. riore sinistri era quas i completamente abolita: esisteva una semicontrazione spasti..:a perma nente de l braccio e della coscia. La contrattilità. fa radica, diretta ed indiretta, a sinistra anche completamente a bolita. Imposs ibile la s tazione i n piedi e quindi la deambulaz;one. Le va rie sensibilità erano normali a destra; a s inistra si osservava una notevole iperestesia verso lo sensazioni dolorose. E rano assenti disordin i vasomotori ed ipotermici dal lato della paralisi. Sensi s pecifici norma li. Coscienza, funzioni intellettuali affettive e volitive normali. Stato depressivo. Il qundro clinico che ho es posto, in apparenza semplice, presentavasi ad una critica più rigorosa, interessante e complesso, giacchè, trnttandosi di un trauma· tizzato al capo, occorreva a me stabilire un esatto rapporto genetico tra il trauma ed i disturbi nervosi, e quindi decidere sulla opportunità. o meno di un inte rvento chirurgico. Se fosse mancata l'afasia era lecito ammettere un nesso diretto tra il trauma e l'emiplegia sinistra; in quanto che, pur non trovandosi topografica.mente la fe, rita sulla zona. rolandica di destra, e quantunque non fosse stata apprezzata nè si apprezzasse nlcuna lesione della scatola cranica, tuttavia era ammissibile che
870
OASUIST!OA CI.IXICA
i fa tti emiplegici fossero dovu t i ad u na frattul'!L del tav0lato intel'Uo con consecutiva emorragia epidurale per interessamento del ramo posteriore della meningea media. Osservando difatti l'ammalato si constatava. che innalzando una pe rpend icolare sulla orizzon t ale inferiore che rasentasse il margine p osteriore dell'apofisi mastoide, essa incon tr ava l'orizzontale superiore in un punto che e ra segnato ésatt1nnente dalla cirat1·ice e che corrispondeva a l ramo posterior e del li, menin gea media. On1 un'emorragia p er lesione di que,;to r amo poteva essf!r~i detenniunta in seguito al t rauma , espandet1closi in nvanti ed in alto. e com primendo la r egione motoria Jella rnelil ~iuistra del corpo. )fa un fatto che non tornava chiaro e che non sembra,a potersi mettere in rapporto diretto col trauma er1t rafasiu motoria pura, se11za agrafia e s~nza afn,ia sensori,ile. li malato mostrav a solo imposs1bili t ii. di Lrovnre la parola per gli oggetti ed i concetti pii1 abitu11li e di ripetere le parole udite; m a comprende.a benissimo il senso delle parole udite e pronun ciato e rispondeva colla scrittura. i:; noto cho la n 'gioue del céntro del lingung~io è Jocali z;r,ato a sini.,tr~, e comprendo il tenitorio corticale circo.,.tante allll sci,~nn, del Salvio, e cio0 la metil posteriore della terza circouvoluzione frontale (o di Brocn). l 'insula, la priwa circonvoluzione te1uporale, la corteccia della scissura do l Silvio sino nl gyrus So· pr:imnrgiualis, la circonyoluzione parietale inferiore. L e lesioni di queste regioni producono i , ari d is turbi compresi sot to il lennioe generico di afasia, a vropo· sito dei quali si sa che i due emisferi non sono equivalenti : gl'individui destrinrnni, quell i cioè che adoperano per i modmcnti combinati della v ita quotidiana soprnttutto In mano deslrn, diveutano afn,;ici qua ndo è lesa la regione del linguaggio nell'emis fero siuistro; i nrnn cini invece lo diventano solo quando quella regione e lestl. nell'emisfero destro. Nel1'1tmmalnto in esnrne per connettere il dbturbo funzion ale col trnuma non voteva ventilnrsi l'ipotesi che egl i o.,·esse la sede dei centr i del linguaggio a dest,rn, p er chò non appariva manc ino. Ni, poteva r egger e l 'altra ipotesi che per contraccolpo v i fosse stato una con· tus ione della metil sh1istn1. del cervello (;;ede, dirò , normale del centro al ling l1aggio)1 gincchè era strano cbe gli effetti del la contusione s i fossero localizzati esaUamento ed esr.lu~ivamente al solo centro del Jinguag~io articolato. Con Llll più a ccu1ato esame inol t.ro si r ilevava che l'emiplegia sinistm non p resentava i caratteri ve r i e propri delJe parali~i d i moto orga nico. Qua ntunque non vi sieno dati precisi per disti nguere una paralisi di m oto or· ganico da una parnlis i di moto isterico, pur t utt avia vi sono dei criteri clinici diffe renziali di valore, e t ra ques ti il più utile, secondo il Nascimbene, il quale vi ha dedicato un importante stttdio pul.ibl icato lo scorso anno n ella q_ Rivista Italiana d i Neuropatologia,., è il compor tnmen to dei riflessi, essendo nelle paralisi o rgau.iche esagerati con clono del piode e della rotula, con autagonismo fra riflessi superficiali e profondi e col fenomeno di Babinski; sebbene non s ill raro l'llumento d elle riflessività nelle para.lisi isteriche, ed eccezionalmente la presenza a nche del Babinski. Nell'ammalato i riflessi cutane i e tendi nei er a no aboliti a sinistra, manca\·a il clono del piede e della rotula, m ancava il Babinski. Infine erano assenti di· sord ini vasomotori ed ipotermici del lato pnralit ico. Dopo questa disamina s'imponeva In concettura che i disturbi nervos i fossero di natura ister ica e che nessun rnpporto d iretto a vessero col t rauma al capo.
CAS\;ISTICA CLINICA
871
Il risultato tera.pico m i dette affatto ragione. Sottoposi il ma lato ad una paziente cura suggestiva e r ied ucat iva. Mi studiai di acquistare con le premure e l 'interessamento la sua completa fìd~ia, ed ottenni in breYe un risultato veramente soddisfacente. I sussult i con una cura bromica cessar ono completamente, al G0 o 7~ giotno. Gradatamente egli coiuinciò a pronuozin.re qualche vocale, poi a ripet ere qualche sillabn, 600 a che il 5 giugno, un mese cioò dall'accaduto, la parola. ri tornò com pletamente normale L a n oLte del .J., dopo no periodo di eccitazione avuta durant,i la serata, si svegliò di soprassalto e cominciò n par lare liberamente coll'infermiere di servizio. L'emipleg ia risolvette anche con lo stes~o trattaniento. In pochi giorni, con In cura s11ggestiva in veglia, cominciò da prima a muoven:1 gli arti a lelto, poi li. cammiol\re sorretto e tìnalmente da. solo; onde il 17 giugno potette essere dimesso gua r ito e rimpntrinto con lunga licenza d i con v alescenza. L a n a tura i s tericn dei fatti in lu i palesa. t isi fu pure confermata da un a c cesso convuls ivo da. cui fu colto pochi giorni dopo la risoluzione dell'afasia, pre· senzinto dall'ufficiale medi co di guardia e g ill(licato di natura indn bbiamen te istericn. Come nei cn'!i che h o cit,i to, la causa immediata dei fenomeni is terici presentati dn quest o ammalato fu unicamente l'emozio ne. La pr,•o<·cnpaxiollO che il m u lo che gli era scappato ave,;se potuto arrecare danno in citt;\, che ciò g li procurasse delle gravi punizion i, lo spavento provato ditll'atteggiamento poco domestico dell'animale, doveva no in un sis tema. n er voso debole, già ti·aumatizzato d ni dis~gi della vita in guerra, dcterminarn 1m gra,·e shock ps ichico con le manifestazion i descritte. L ivorno, 1012.
13Tl3LTOOR.\FI A . Dic Strormi[1e,1 der Spraclai. Leip7.ig, 18i7. L es /ormrs dc l'a7,!wsic. (l'ro9. Jlt<l.. 1$83). Di, JEltlNE. L'apha8i c •t sc11 difjcre11u11 / ormcs . (Srm. Jfécl., 1884). C1u.acor. - L eçon.~ dc8 mardis 1ì fa Suipilrière. l 'l87,88. C.&RTAZ. Mutidme hysteriq11e. (Pro9 . •lléd.. l S:-18). LÉPIN!ì:, 1'I utiB1nc hystcrique avec a11rapi>ie. (Révue dc M i:d., 189 1). B.&LLE-r Er Sottl..:11. Un cas de m11ti11me hy.,ter-iquc avec ayrapliie et pflralysi~ /aciale 11yslcmatiqtie. ( /U vuc de Jlécl., 1805). VoxADINov10. - Ein Pa/l hyNtér i,9chcr Apl,asie. ( TJlirn. J lécl. Prc11, 1896). RAYMOND E-r J.t.NET ·- l\'evroscs et idécs fì.cc11. Paris, 1898. AnoN. - Apha11ie hysterique - Thèso. de Poris, U'JOO. N .&SCIMe•:NJi:. - Paralisi d i moto orgmiic!.e td ·isteriche. (Riv ista Italiana di N cu ropatoloyia, p11ich-iatr-ia ed clcteroterapia, fas. 2, vol. IV, 1011). KCTS'1AUL. -
CrrARCC.T. -
872
RIVISTE GENERALI LA NEVROSI TRAU MATICA. Rivista sintetica. - Capitano medico P. Consiglio, ospedale mil itare di R oma, assistente onori.rio nella clinica neuropatologica del prof. G. )Iingaz:d ni e nel manicomio di S. Maria della Pietà.
I. L'arg omento delle nevros i traumatiche è fra i più discussi, e dei più ricchi d i indagini cliniche, di osservazioni medicolegali, cli contrasti teorici e pratici d'ogni sorta. - Ogni anno vengono alla luce comunicazioni e studii in propos ito, e non vi è Congresso d ella s pec ialità 'in cui esso non occupi un pos to impor tante, sopra tutto in que lli degli infor t uni sul lavoro ; nel Il Congresso internazionale del 1909 in Roma tenne a lung o il campo, ed ebbe quasi una sistemazione definitiva, dal la to pratico a lmeno. Tale interei-se è da to dalla sua grande importanza medicolegale e soprntutto socia lti, in rapporto agl i infortuni sul lavoro, ed alle leggi relativo, ed ai contrasti che ne derivano ad ogni momen to; e, se dal lato pra tico, cd anc he nosog rafico, come per i dettag li, quas i nulla o nulla di nuovo può dirs i, si può ancora discutere s ulla q uistioue g eneralo, sui concetti si ntetici, s ul lato dott rinale di esso, perchè si r ia llaccia intima mente a complessi problemi neurops icologici ( isterismo, valore ps icogeno della sug gestione ecc). Tant'è, se d ue nost ri grandi scienziati, Morsclli e Murri, ha nno sentito tes tò il bi:iog no di occuparsene magistralmente, con un processo di revis ione sintetica. ed in relazioni da comunicare ad una accolta di professionisti di varie categorie, incaricati, l'uno di Relazione a l Cong-resso delle ma lattie professionali ('r orino, ottobre 1911, pub blicata. nel fase. I della Rivista SpM·imentale d i Freniatria, 1912); l',d t ro di una con ferenza all'Associazione Sanitaria Milanese (12 febbraio UH2, pubblicata nella Uif=a Medica, on. 18 -1!1-20). Nè fa bisogno ricordare qui l'alta importanza che anche nella medicina mili, tare ha acquistato in questi ul t imi anni tale capitolo importantiss imo di medic ine. soc iale. « Il problema, benchè ci stia din n11zi da qualche decennio, è nullameno uno dei più recmti, perchè lo sviluppo delle industrie, l'attività dei commerci, il moltipl icarsi delle vie d i comunicazione, la penetrazione di idee più giuste nella legis lazione, han moltiplicato a mille doppi i casi, in cui il nostro giudizio è richies to » (Murri). Per la s toria: Nel 1868 l'Erichsl\n pubblicò le prime osservazioni di nevrosi spinali da scontt·i ferrovia.i-i (railway,spine), ritenendone i disturbi dovuti, prima a les ioni fini, ad una specie di disorientamento cellulare, del midollo, e, per i fe.tti s econdarii, e. processi flogistici consecutivi, donde, in questi ult imi, le prognosi infauste. Dopo di lui, specie con Oppe nheim, si distinsero i casi con l esioni anatomiche, da.i casi fun zionali, provocati da. nervous sholc; inta.nto Page, e poi Putnam e \Val ton nel 1892 dis tinsero il railway brain, dandogli la preminenza sulla forma di Edchsen Intanto Charcot fondava e de-
RIVJSTE GEXERALI
873
"finiva la dottrina dell'isterismo e degli stati ipnotici; ad essa aggregò gran pa.rte di questi casi, chiamandoli di isterismo o di isteronevrastenia traumatica, attribuendo cioè loro origine psicogenetica, in cui l'idea è tutto (Ianet). Per contrapposto la scuola tedesca separava nettamente tale nevrosi dall'isterismo, e ne faceva una entità a sè, quale neiiropsicosi tra.umutica (Wcstphal s in da.1'78, poi M6bius, Oppenheim, Thomsen, Leyden); il nome e il concetto è stato ripreso e rimodernato dal Beruheim di Nancy che già aveva contrastato con lo Charcot sul concetto di isterismo ed ipnotismo, quasi tutto attribuendo alla suggestione. Ma gia nell'S8, a Parigi, il \"ibert separa,a dei casi con lesioni anatomiche fini; e, meglio, il Lowenfeld illustrava le forme pure e le miste; mentre Striimpell giustamente divideva la neur. t.r. generale dalla particolare o periferica che assegnava ..!l'isterismo, opinione sostenuta pure dal Grasset. Cosi poco a poco si è "\'enuti al concetto (ancora non generalizzato) che il fatto :essenziale è lo stato psichico, e quindi una specie di psicastenia, che meglio potevasi studiare nei ne· vrotici prima delle leggi di assicurazione, e che, allo stato puro, talvolta si ri· trova nei pochi sinistrati non indennizzabili: quindi una psicosi in cui i fatti nervosi varii sono un epifenomeno, per vero dire qua'Si costanti, per il noto parallelismo fisiopsichico di Wundt (meglio inteso in senso monistico), e perciò una neuropsicosi con senso più lato di quello vol uto dal Bernheim con tale denoninnzione. Anche da noi esso è di acquisizione recente: n egli ultimi anni del secolo scorso pochissimi casi se ne erano O$Servati presso i nostri ospedali, almeno per l'esperienza che se ne hn nell'ospedale di Roma; dal 1900, col disastro ferroviari<;> di Castel Giubileo, che tn.uto commosse l'opinione pubblica, cominciò qualche caso, che poi si moltiplicò nei successi,·i scontri, meno gravi, di Corueto Tarquinio, di Cajanello, ecc., per diffondersi dipoi alle colluttazioni degli agenti della forza pubblica con delinquenti, o ad altri contrasti ed accidenti incontrati in servizio. Ho avuto l'opportunitll di studiarne molti.casi, sin nell'osservazione dell'ospedale, od in visite collegiali, sia anche per incarico dell'isptJttorato di sanità ne lle visite d'appello che tu tti, o quasi, questi infortunati adiscono per le tendenze processomani, più o meno sbiadite, o rumorose, che si hanno nelle nevrosi da trauma. ' Scrissi anzi un lavoro sull'argomento, che non potei pubblicare per circostanze diverse, sopratutto per la sua mole, non ndatta ad un articolo: mi pare ora valga la pella di sintetizzare l'argomento, valendomi delle specifiche mie osservazioni e considerazioni di allora (1904), e delle due magistrali relazioni di Murri e Mor. selli, che dicono oggi l'ultima parola in proposito. Spero, così, dare una siutesi effica<'e dei varii problemi dottrinali e pratici che lo costituiscono, in vista sopratutto delle finalità, e delle esigenze qu0tidiane, della nostra medicine. militare. « Come in natura vediamo fenomeni g randiosi, le cui origini stanno in u na somma <li azioni mini me, cosi nella. medicina pratica la conquista. delle idee più giuste viene spessissimo dal lento accumula1·si dell'opera critica d'ogni giorno, che pare insignificante, ma che apparisce nel suo vero Yalore sol che si guardi un po' indietro col lume della storia» (Murri). L'indagine dei casi singoli non è agevole; vi occor re praticità non poca, ed abitudine alla osservazione neuro psichiatricn per alcuni casi più difficili o complessi; quanto meno, attitudine e costumanza medicolegale; e non è vano l'icordare quanto da noi (e del resto anche nei medici delle società) si sia corrivi a sospettare la simulazione, o l'esagerazione, rischiando così di falsare il nostro giudizio col preconcetto, che, se non . altro, porta il danno grave di protrarre
874
R1V1STE GE~ERA.LI
il par ere definitivo, alimentando cosi le suggestioni morbose, od anche interessa.te, d.el soggetto (1). Tanto più cLe noi ci troYiamo nella condizione speciale, per i militari ed i militarizzati, d'ess.::re periti e giudi ci nel medesimo tempo, per<· h è le iodeunità. sono date a seconda delle nostre con clu,<ioni, e nella misura d a noi proposta, e fissata. quali soli organi tecnici; e ciò vale anche per gli info r tuni di impiegati di alcune amministrazioni pubhlicbe (poste, telegrafi, ecc.), con q_ues to di più, che il n ostro parere, valido per provvedimenti medicolegali ed amministrativi, ha anche valore per le contestazioni di fronte ad altri enti civilmen te responsabili (per es. n egli scon tri ferroviari Ì'er gli impiegati delle poste). Ed invece i medici comuni nou h anno tale preoccupazione; iuYero, nelle contestazioni degli infortuni, « non di r a do ... frn i duo litiganti medici chi finalmente gode ~ cl1i giudica., ossia. un magistrato, che ha la fortuna di n on dover sapere il perchè egli d:\ dalo torto all'uno e ragione all'al~ro » (àCu r ri) Scrivevo io allora che « lo studio di tali infortuni s i r ende s pesso grandemente diflicile, perchè qui ap· punto la 011\gc;ior parte dei sintomi accusati è, o può essere. subbiettiv o, e quindi il!lduce, o pe r lo meno s i presta ad indurre, sopratutto nei responsabil i, farile il sospetto di esagerazioni, e fìuanco di simul,izioni. Ove l'interesse pecuniario si so,·rappoui;f\ all'interesse scientifico, la s cienz11. m edica deve volger e guardinga i pass i, e gran parte d i !'.è trasformare in arte m ed ica, sottilmente indag1rndo. a lungo e serenf\mout e studiando i soggetti, vagliando i minimi disturbi a cr.u~a.ti, ricercandone l'armonia delle eRpressioni morbcse, analizzandone le pred isposizioni v11.rie etl il vnlore di una etellit~ morbosa od anomala, in modo che risultino infine giudiz i sereni, e conclusioni n titte, o tali da poter subito indurre persuasioni della legiLtimil/, loro nol1 1 1rnimo di ,litri possibili periziasi, o degli enti in den· nizz,inli • ·
JT. Il Morselli comini:ia col fissare bene il concetto che, nella clinica e nella pra· tica, deve n.,ore il termine di new·osi tramnatica, anche se taìe c ircoscri zione sia convenzionalo, purcl1è su di es;;a vi sia l'accordo dei patologi, onde evitar~ conf 1sioni, ed incertezze di cnteri. Ql1indi sepnrnzione netta trn esrn e le affezioni traumntiche d<:l sistema nervoso n ba8o sicuramen te nnatomica (encefalo o nnielopatie vnri<!, o miste, o neuropRt ie locnl izzate), e.<:tPSC .o:ino alla forma piuttosto indeteno inntfl, costituita. dnlla g rn\"C' • nevrosi traumatica dell'Oppenheim ~Naturnlmente la separazione ha valo re n osografico, non nosologico (cnusn ed essenzn), in quanto che, non solo se n e ign ora il 1·eale sub.~ trato orgnnico od anatomico, ma nn(;he percbo esistono fo r me di passaggio tra k funzionali e I(, aoa· tomichP, sopratutto frn le prime e In. for ma g rave, non isterica, dell'Oppenheim; p,e rò tali for rne tr>\nsitorie rn,\la pratica. degli infortuni d el lavoro professionale sono appena il 3-4 p. 100 del t otale. (I) Scri,·evo noi detto lavoro cho • anche molti medici ri mangono scettici dinanzi a tali oasi, sia p er il fatto della subiettività di molti sintomi, eia perchè forse impres· sionnti che gli infermi cercano di avore le maggiori indennità possibili (quod humsn.um est), esagerando spesso, e talvolta grossolanamente, i disturbi psico nervosi, sino a ll'esi to del giudizio; ed in vece, spesso, la benevola e pronta risoluzione della lito agisco favorevolmente sul decorso, e sull'esito, dello malattia, e sulla rapiditi, e complot~zza della guarigione u .
RIVISTls GEXERALI
875
Inoltre, si è oggi quasi t utti d'accordo nel non avvicinare di troppo tali for me all'isterismo comune, col quale Charcot le unificava, ma neppur e si possono sen· z'altro differenziarle nettamente, come vuole Oppenheim, per i rapporti che spesso ne ha il q nadro clinico con la nevrosi is terica, come del r esto, talor.,, lo ha - nelle forme g ravi con esito progressivo verso la a stenia gen erale 6siopsichica - con i quad ri clinic i di lesioni a n atomiche. Anche Murri si pone come pr imo quesito se si tratta di una malntti1i nuovn sui r1ene1·i,;, e recisamente lo esclude, fac(>ndola rientrare u d capitolo di quelle che gi;L si co nosceva110, solo che i .'< in tomi diversa mente s i rnggt·uppirno, per In peculiarità delle cause che H Pccitnno o li producono. L o stesso Oppcnheim, che è il piw proclive per la prima opinione, non esclucio che ad in fortuni possa :-.:guire isterismo o neurastenia: ma ricorda che Chnrcof,,
primo a parlare di neurosi trnnmaticu, confessò nell'87 che egli prima del 1884 non n e avevn. osscrvnto alcun caso. Ciò, però, dirnostra apputJto la poc1. importnnza r cnle del traumn. nelll\ genesi dcli.isterismo (che tnli giudicava lo Chnrcot i suoi o eur otrau111atizzl\ti1; ed il Bcnnl. nel suo claqsico libro sulla neurastenia, p~bblicato nel 1888 poco dopo la sua mo1·te, n on accenna. aff,itto a l tra urna come causa di essa, beuchè gii1 Erichsen sin dal l 8CìG arnsso pa rin Lo di altPrazioni nervose ùopo scontL·i ferroviadi (raihvny-spine, e, dopo, railwrry-/Jrain}. Oggi<li in,r>ce il trauma entra dappertutto ed anche nello più diver;,e mal:ittif' organichi>, del cer· vello, come del midollo, come di altri 01·gnni; segno cho esso ha una semplice importanza occa~ ionale, od nnche, spes50, a ccidt-nta le e fortuita . Chnrcot giudicava i suoi neuro.sinistrati come d,,gli isterici, od isteront>nrastenici, da au tosuggestione morbosa; Oppenhci m in vece nttribui!<(e il valore allo scotimento fj~ico e psichico, a l .fisico soprntntto, specie sul cervello, od allchr. per intermezzo dl·lle vif' nervose periferiche ce ntripete : dice che anche nPlla narcosi artiticia.lc i disordini locali permangono, dun']ue non sono prodotti Lii nutosug~estione; n1a quest'ultimo 11011 à u n segno n etto di difforcnziazioue, e poi come mai un licvis~imo trnu1na dit paralisi, od ancsteqia m11olateral11? e com o mai un trnuma cranico dà paresi o paralisi del braccio o della garnba dolio stesso lato, e non ddla fa"cia '! Il vero è che i casi dc ll'O ppeuheim sono speri:ili, f• I i l tipo clinico è da distinguere n etta meute dalle comuni forme funzionali dl nou ro3i t rauma t iche. quali frequente• mente si riscon t rano n <'gli infortunati p [nni). I u secondo lnogo è qui notevole la frequenza di error i diagnostici, spi'cie qua.udo v i sono vert enze giudiziariP, non solo per ln varietit di r enzionc imli\"idn.ah-, per le peculiari caratteristiche sintomatiche o pn la complessità di di sordin i secon,larii l'CC., ma specialme11 te pPr i co ...!Ticit>nti psich ici note voli c ho perturbano il giucli.r.io (ecc<'ssiv11. tcnd,·nza. a. voler ai;:gravarP, otl attenuar(>, la. f orr,ia morbosa, a more <li una t1•si, modalità p1~rticola re di autosuggestione, i nflue nze suggestive da parte del s .i oistrato, delle fam iglie, 1)(>1la sociE>tt\ o dl'll'Ente a ssicuratore. 1m che ragioni di i nteresse ecc.). Lii. fr,.quenza ,l i casi difficili i mpone la spo,•ializzaziont>, poicbè spc$so può esser e ardua, anche pei· il neuropatologo, la diagnosi di1forenzinle di molte fo rme di n evri ti, miositi, miopatie primitive, affezioni spinali (ema to o sirrngomielia, tumori endovertebra li ecc.), emiplegie, vitrie affezioni dei va.si cercbra li, frattura basilare ciel cranio, pachi meningite emorragica, ascesso cerebrale, t umor e, gliomatosi diffusa ecc , che le forme ne· vroticbe possono s im ula re, ed anche dissimulare, percbè anche quelle possono conseguire e. traumi. D'altra. parte a nche lo psichiatra può trovitr d ifficile vagliare bene le. sostanzialità di certe psicosi, differ enziabili dalle n evrosi traumatiche con prevalente carat tere psichico; pe r es. una semplice iJ)Ocondria traumatica da una
876
RlV.llSTE GENl.:BALI
paranoia querulante traumatica, una psicaste nia da una melanconia, una amenza alquanto protratta da una demenzu ecc.; infine, la prognosi di tutte queste form e è a ssolutamente incerta (Morselli 1. Ma un terzo fotto d'impottiiniza capitale, cioè la distinzione fra la nevrosi traumatica. in genere, v eduta e descritta da Cb:1.rcot, a.nteriore alla legge speciale (e in gran parte coltivata incoscientemente nella Salpètrièr e), e quella tanto pili comune degli indennizzabili, in cui tanto agisce « l'ele mento psichico deformatore :t, cioè « l'idea fissa del risarciwento ». La forma pura e ~enuina, neu,-osi traum atica tout court, corrisponùente alla neurosi emotiva ùel Babinski (termine piti 111.to e meno definito', è provoc ata dallo s hok emotivo indot to dal trauma « in sè e per sè » (stordime nto e. poi ecci tazione psichica, crisi emotive simili al pavor noct,unus, immediati dis turbi, atass ii:i, ùe i ruo\·imenti, e circol atori fun. zionali, frequente piress ia, in genere di bi-eve durata - neurastenia traumatica acuta - (Horsley). (11La forma specifica è impura, ben d!'tta sinist,·osi Jal Brissaud , ba svolgi mento lento. qu11si stentat o, quasi w 1a neurastenia traumatica cronica (Horsl<'y), vera forma metatrau.matica; vi è bens ì, pure in essa, una permanente esaltazione dell'emotività (Claude), cioè un'emozione prolungata e ragion ata., con una coorte di disturbi nervosi varii c he sono le reazioni, coscienti, analoghe a q tll'lle che esprimono l'emozione, ma a ccentuate e protratte. .Ma quivi predomin11, nel fondo almeno, l'inquie tudine poco a poco prodotta dalla ~ preocc upazione del modo piu s icuro per ottenere nn forte indennizzo»; donde l'impurità del quadro clin ico per parte d i ansietà secondarie, di auto ed eterosuggestioni, di esagerazioni e simulazioni, che lo fauno e.ntrare nel carnpo p iu proprio di una psicosi, assai analog11. alla paranoia querulante ipocondriaca ed ipocondrio-persecutoria, o alle forme d ege nerative 0tl anche simulate più d'indole criminos a che patologica, (psicos i d eg enerative, imbecillità morale, monops icosi o psicas t enie ossessive, emotive od impuls ive). E con ciò que,ta parte d.-lla mèd icina diviene scie nza giurid ico-sociale, e la b rama dell'indennizzo compensan te un dolore fis ico e mora le di vi.-,ne un'a.rm.a. nella lotta per la vita, spesso con atteg g iamenti di criminalità e vol ut a (Mo1·selli). [n conseguenza di ciò, sceverando i CRSi consecutivi Rd infortuni sul lavor o, ed ai sinistri dei mezzi di comunicazioni (dal treno alla bicicletta), i casi puri di nevros i traumat ica vera sono a ssni r11ri; il Morsclli in 15 anui n el suo Ambulntor io, s u 6000 infermi di neuropat ie, ue h a v isti non pitt di una dozzina. spontaneameu te presentatisi; ed una q ua1·nnt ina comprende ndovi quelli già in lite ; in g enere l' l 2 p. 100 delle infermità n er vose. Questo r a pporto confron t a con quello della" Sideros • (con riferimento a l tot ale deg li infortun i), è più basso di quello del1' « Allennza:. (in media 3,VS p. 100) ; ma è importantissimo n otare che, n on solo - in fondo - la percentuale e minima, e perniò non g ius tifica lo spauracchio che hanno le Società. e il loro capitale, ma che, sopratutto, tal i forme r apidA.men t e decrescono (dal G,29 nel 1908 all'l.99 nel 1910 per ì' ~Alleanza :.). ciò che avviene p u re nelle altre nazioni, in confronto al rapido aumento avvemtvsi dopo la pro mulgazioue della legge ( in Germanio. i simulatori salirono in breve dal 4 al
e
( l) Essa corrisponde alla nevrosi da spavento del Kriipelin, il cui quadro clinico è caratteristico per la continua inquietudine interna. la quale fa. sentire i suoi effetti
nol'a diminuita capacità al lavoro, ne l senso di infolicità, negli stati depressivi, e ne i di~turbi somatici della sensibilità, della motilità, della circolazione, ecc. (bm-odutitme al le, P~ichiatrw Clinica).
RIVISTE GENERALI
877
36 p. 100): dunque la di1tgnosi si fa meglio, i giudizi sono piu esatti, e la ste~sa coscienza morale dell'operaio mostrR unR salutare elevazione (Morselli). Comunque, dRI punto di vista nosografico, essa, - ~ia per il valore determinante dell'emozione, sia perchè i disturbi ne sono mantenuti da rappresentazioni mentali, che possono essere riprodotti mediante suggestione, come possono sparire a un tratto con norme psicoterapiche, e sia in rag ione dei due elementi psichici che vi ban no parte: autosuggestione sincera e simulazione insidiosa, - deve mettersi nel capitolo delle psiconeurosi (Bernheirn, o,··jérine, ecc.) \'aie adire, i suoi sintomi sonodellnstessa categoria di quelli giudicati Ol'a (Bernheim, Babinski) puramente di rnitura psicopatologica (tRlune ipeulgie, molte anestesie provocate inconsciamente dal medico, l'omianestesia sensitivo-sensiorale dell'isterismo classico, certi tics o t remori, balbuzie o tosse nervosa, vomiti. disfagie. sbadigli, impoteuze funziouali, paralisi psichiche, molte fobie, la catalessi e le contratture ipnotiche, ecc.), nelle quali non c'è il fattore costituzionale e la ragione autotossica. o tossinfettiva e la genesi psicogena {neuro-psicastenie). D'altronde, però, il quadrn può essere inficiato : o da secondnrt fenomen i ' autotossici, da. insonnia. o da denutrizione (Tamburini e Fori i) (l); o dalla preesistenza del fattore alcool, o di arteriosclerosi, più frequentemente dal coesistere di elementi degenerativi od isterici, come del resto in tutta la nem·opatologia.. E qui l'elemento isteri~o poggia sul fatto emozionale; e, pt,r l'elemento degenerativo: il fisico, da una frequente predisposizione dei traumatizzati caduti itL neurosi, ed il morale, dalla cupidigia per l'indennizzo (Morselli) (2).
III. Dal punto di vista della etiologia, pel' quanto il problema si sia prestato a molte controversie sia nella pratica che nella parte dottrina.le (ingiustizia., od, invece, legittimità. di tali ricerche specie per le classi lavoratrici), e sebbene per la. legge degli infortuni ciò non rappl'esenti, giuridicnmente, un fattore di cui si debba. o si possa. tener conto senza gravi dubbi, è indubitato però che, come per tutte le indagini scientifiche, tale studio sia necessario, massime nella clinica; e la. indagine anamnestica deve involgere la. vita fis ica come la vita mentale dell'infort unato, le intoss icazioni precedenti come la sua personalità morale. ed i vari possibili coefficienti ereditari. È assodato, in'l'ero, per molti autori (Déj.,rine, Claude, Roux, flollier, ecc.) i quali fondamentalmente si riattaccano alla scuola. di Charcot (isterismo latente, in genere nevl'OSi latente p,·ovocata), che numerose e varie ragioni prediQponenti e~i~tono spesso nei nevrotici da trauma: labo ereditaria, arteriosclerosi (così frequent,i e precoce, in genere, nei lavoratori del braccio), alcoolismo, tabagismo, lues, a.denoideismo, costituzione psich ica. emotiva (d ella quale il D upru hl\ fissato i st>gni obbiettivi), suggestionabilità. speciale degli infermi, preesistenza dello strapazzo (anche per la monotonia del lavoro) e della auto-intossicazione (Biondi, Tamburini e Forli. ecc.). L'indagine però e sempre asse.i ardua, sopratutto per l'interferenza di molti altri fattol'i, specie d'ordine psico-sociale (suggestioni familiari, mediche, leguleie, autoctone, ecc.), che !mono il fulcro nell'e;;agerata. ed unilaterale idea del dànno, e, specie, ciel risarcimento. P e r cui, quando un rischio od un pericolo si sanno non assicurat i, qnasi mai essi ( 1) 11 Congresso internazionale degli infortuni sul ltworo - Roma, 1!)00. (2) E questa è pure, in complesso, l'opinione cli Mìngazzini (Lez.iono Clinica, pubblicate. nel Supplemetito al Polic/i11ico, 1!)05).
878
RIVISTE GENERALI
cr eano neuropsicosi croniche metatraumatiche : esempi classici il disastro della ferroYia metropolitaine di Parigi (Yibert), e il terremoto calabro-sic ulo (Gab bi, Neri, D'Abundo). La formula del Morselli, perciò, è questa: la n e uros i traumatica (indennizzabile) <'olpisce per lo più individui costituzionalmente predisposti ai d isturbi nervos i di indole psicogena ; ed è in gran parte il prodotto delle leggi sociali sull'aS$icurnzion e degli infortuni e delle nozioni oggi più diffuse e più sfruttate dai professionali circa fa. r esponsabilitli. civile. }/Ì) diversamente la. pensa Murri: per noi non esiste tma causa morbigena; « per no i non es istono che complessi di condizioni deter m inanti, i quali agiscono come cause ». Appunto bisogna tener conto precipuo dell'elemento individuale : si tratta. spesso di isterici o d i neurastenici in potenza (secondo Bea rd negli Sta ti U niti gli ultimi sarebbero nella proporzion e di 1 su 8); molti da anni sono sotto l'azione di dosi eccessive d i alcool, molti banno sifilide ignorata; molti sono esauriti e quindi meno resistenti ad a zioni deprimenti (artisti, commer cianti, borsisti, industriali); mol t i cominciano, anche dai 40 e perfino dai 30 anni, ad avere le at·terie dure, ecc. Appunto, la preponderanza d ell'elemento psicogeno - da inte1'esse - , è quello che, secondo me, darebbe la legittimitli. del qundro clinico nutonomo, diffenziabile dalle forme nevrotiche ordinarie: nulla di speciale si trova i n ogni singolo fenomeno, in ogni espressione morbosn presa a sè, ma un'impronta speciale quasi, un clicltet quasi caratteristico nell'insieme, nel comp lesso sintetico del quadro fe. n omenico, sopratutto dal lato psichico,emotivo, prescindendo dai vari sintomi so, matici contingenti. E questo, in complesso è a nche il concetto del lfrii pelin. li trauma, naturalmen te (dice Mor~elli), è la causa occasionale s pecifica: la ne· vi·osi per lo pitì segue a traumi leggieri o lievissimi, più s pesso Re c'è stata una cer ta, per quanto anche poco accentuata concnssio11e del capo o del tronco (timore di dànni interni per lo scotimento dei visceri), t alora. dopo un periodo d i ruminazione mentale. Al tre volte è il solo colpo morale, ed esso più spesso dli. origine solo mediatamente alla neurosi d egli indennizzabili, me ntre neJl,., form" genuina la successione è più rapida. La commozione psichica (emozione-colpo od emozione· urto) è sempre depressiva od asten ica; per lo più è d'ordine volgare, senzl\ drammaticità; è creata dalla « i magi ne subiettiva dell'accidente i. (Schuster). Ma le ragioni morali in sè non bastano n. spiegare la neurosi; occorre sopratutto la posizione del sogi;elto (lavoratore iudenuizzo.bilel, mentre nei grantl i cataclismi o negli spettacoli assai dt·n.mmatici i casi soi:;o rarissimi (incendio, battaglie, terremoto, inondazioni, avinz iono, ecc.). Ed il Mnrri: « il trauma è un ngcnte comune alle più s variate malattie nervose, le quR.li però non tnnto da esso, qua n to dalle attitudini preesistenti nell'individuo assumono d iversa natura e diverse apparenze..... l'in fortunio il più delle vol te non è che l'occasione, la quale ri,ela disordini preesistenti, od anche n on fa che attuarli 11\ dove giìl le condizion i erano pronte : gli effetti però n on son o specifici dell'ocflasione, ma dello stato preesistente i.. L n stessa esp,·essione « nevrosi trn.uruatica » derivo. d:d la. facilità di ricorrere ai nessi di causalità : tut t'al più s i d ice, ora, che il trauma i, una delle cagioni, m a è più scientifico parlare, col Yerworn, d i condizionalism,o (ciascuno stato o ciascun processo è unicamente prodotto dalla somma di tutte le sue condizioni). Qui, il maggior coefficiente del disordiue è nell'attitudine ne vrosicR (secondo De G iovanni). P erò, se si analizza tutto riò, si vede come in alcune formo vi sia corris pondenzll. fra parto colpita e disordini funzionali, come n ell'in-ifatio spi nalis consecu tiva. a colpi sul dorso, o
RIVISTE GE~EUALt
879
nelln sindrome vasomotoda. del Friedmann per traumi cranici> ma. essi sono espres• sioni nervose di danni organici del neurasse, o degli annessi (tipo Erichsen, e Oppenheim). Ma nella vera neurosi c''3 incongruenza fra sede e qualità dei disturbi (da idea, secondo Reynolds); e fra intensità di traumi e di disturbi, che possono n.versi anche in chi è solo spettatore di un trauma I Neppure la causale psichica (colpo morale) ba qui valore nelle forme pure, come non l'ha la c11.usale feica di Oppenheim (scotimento), perchò le psicosi da spavento, anche gravi, si producono rapiùaruente, e pure rapidumente possono sparire, mentre lo. nevrosi traumatico. o non si manifesta in modo istantaneo, o va aggmvandosi col tempo. Nè tutti gli infortuni sono seguiti ug ualmente da nevrosi, nè le differenze possono dipendere da diversa intensitil di emozione psichica conseguen te; e basti ricordare, con Gabbi, Neri, D'Abundo e Stierl in i terremotati per comprendere come i pochissimi casi di nevros.i fra i tanti predisposti e con t ale scotimento morale, non avavano la sintomatologia dei nevrotici comuni da trnuma, ed i loro disturbi rapidamente si 1tttenuai-ono, tanto che in moltissimi, dopo qualche mese .appena, Bianchi nulla trovò (nevrosi da spavento del Krii.pelin). L e gravi agitazioni scuotono fortemente, ma la legge organica dell'ordine fisiologico va ripristinando gradatamente la condizione normale, e, pur guardando il pericolo superato e serbando l'orrore del diuino che poteva accadere, si sente pure una vera gioia per averlo evitato. Qui, io scrivevo, c'è qualche altra condizione essenziule, e l'ipotesi dell'attitudine nevrotica non basta, per quanto sia necessaria ammetterla nei nevrotici; questa condizione è proprio l'infortunio, cioè il trauma indennizzabile. Precisamente la ·esperienza dei grandi cataclismi ci insegna che il lavorio mentale, la vita agita ta, le inquietudini economiche ansiose, e le mire finanziarie dei colpiti, hanno una grandissima parte nella genesi della nevrosi: è il fermento cerebrale che tanto spesso suscita, n.ggrnva, mode inguaribili le conseguenze assai lievi di un infortunio, la cui scomparsa dipende esclusi\·Rmente - nella gran parte dei casi -dall'esito finanziario delle controversie medicolegali. Per vero dire Oppenheim non dice che tratb1si del tutto di una malattia nuova, ma che non di rado, insieme ai fatti isterici o neurasterici, ci sono sintomi, o sindromi, che 110n appartengono a quelle due nevrosi, ma che sono anche essi d'indole nevrotica. l\Ia in ciò nè Morselli nè lrurri concordano, potendosi tutto riferire, sempre, all'una o all'altra delle due nevrosi, o ad una psicosi, o all'ipocondria ecc; di speciale c'è una delle cause, l'infortunio agente su di un indennizzabile. Il Biondi, n el detto Congresso del 1U05, diceva che uella r,eurnstenia traumatica, -:ome a neur:lstenia originata da un traumn, dovrebbe accor• darsi diretta.mento una personalità nosografica: forse nosografica (descrizione di un complesso sintomatico), dice Morselli, non certamente 11osologica (natura della malattia); e Murri: ~ la natura del fenomeno non sta nella. diversità òelle impnssioni esterne, ma nelle qualità del sbtema nervoso per cui que lle si rendono possibili•· Qui, egli soggiunge, l'indagine anamnestica ò sovrana: dnlla. debolezza irrita.bile di Beard, secondo la legge di More!, si scende per gradi del tutto indecisi sino alle degenerazioni più manifeste. Quindi ben fece Charcot a parlare d'ist,eroneurastenia, perchè noi più dei casi non ci sono nette distinzioni • che fan parere di conoscere ciò che si ignora•; onde :Murri crede sia meglio parlare di un'unica nevrosi a manifestazioni convulsive, sensitive, sensorie, psichiche ecc.; la nevrosi da infortunio è un'unità poli1norfa, non 11ncora. scissa in segmenti. Un tempo era facile la diagnosi di isterismo, ma ora non si di\ più valore
tl80
Hl VISTE GENERALI
vero alle stir1niali cos i dette Ì3teriche, ed isterogeae, spesso incoscie ntemente sugge rite e provocate (Bernbeim e Babinsk i), e che, se ci sono, hanno valore per il cervello che è capace d i darle, sotto la facile azione d i suggestioni diverse ( però 1'Iorselli afl'erma che, talora, non possono negarsi, a l di fuori d'ogni apparente ete1·0 -suggestione; forse autosuggestioni incoscienti, o mediate?). Oggi è vento psicologico, dice l\furri; esso soOia, ed è bene, in tutte le definizioni moderne, anche se diverse tra di loro (fenomeni is terici sono per Sornme1· quelli che possono defi nirsi psìco,;eni ; per Babinski tutti quelli che possono riprodurs i con la volonti,,pitialici; per Mobius tutti quelli che d ipendono dalle immagini; per altri da rappresentazioni di idee ecc.). P erò non si sa dire in che differisca. la psiche isterica dalla neurastenica; e lo st~sso Hartell berg, che di recente vi ha. pubblicato un libro, mentre dire che è condizione comune ad ambedue la enorme, morbosa, suggestionabi Ii tà, auto ed etero, con la differenza che ~ss11 è atti1:a nell'isterico (in quflnto l'idea si trn.duce in azione per vivacitù del potere d i realiz· zazione di ess a, dovuta ad energia di rappresentazione che essa ha), ma è passiva nel neurastenico ( pcrchè l'idea, accolla pe r debolezza di antagonistiche, non ha la forzi\ di eccitare ad attività il cer\'ello}, l 'Hartenberg finisce col dichiarare che la distiuzione in fondo è più schemati('a che reale, e che la diagnosi dell'isterismo di pende sempre « dalla valutazione personale, soggettiva, dell'osser vatore». Duuque possiamo dire che ,, le ditferenze susseguenti a d infortunio sono cosi indefinite, cosi ignorate nella loro natura, cosi ricche di fenomeni comuni, co~ì varie per le forme, che la distinzione cli una nevrosi propria, differente dalle nevrosi comuni, non ba fondamento molto profondo neppure nella qualità d ei. sintomi» t:'lfurri).
lV. Invero, se analizziamo i sin tomi co.m uni a riscontrarsi nei va rii casi, possiamo distinguerli, col l\lorselli, in sul,iettivi o psichici, ed obiettivi o somatici, i qua li però in fondo < banno quasi tutti origine psichica», nel senso di effetto di intense rappresentazioni di turbe funzionali organiche ed extracerebrnli; sicchè, in definitivo, quello che ha iutere~se sopratutto « è lo stato delle funzioni psichiche •· Anche i segni fisici più caratteristici d i a.lcuni casi possono or iginarsi per via psichica : il segno del Mankopf per a bitudini di auto suggestioni (per esempio la. Tarnowska volontariamente poteva accelerare il polso, come altri potevnno arre· s tare per pochi second i il battito cn.rdiaco): l'am.iostenia, col segno de l Flora, per la ine rnia d eliberata per a utosuggestiva inabilitii al lavoro, e conseguente ipo· trofi n. fon?.iona le, neuromuscolare; (cosi pure ;] segno del campo vis ivo, di Wil· brand e Fors ter). Comunque voglia considerarsi la nevrosi traumatica, bisogna ricercare in ogni infermo i varii sintomi obiet tivi, dei quali molti a ccer terebbero la diagnl!s i : iperestesia cutanea; zone ipcralgesiche, sopratutto ricercate nella 1110difica,1ione pupillare (midria~i dolorifica), ncll'accelernmento dei battiti cardiaci (Mankopf), e nel loro vario perturbamen to (Ilumpf), o nell'aumento della pressione sanguigna (con lo sfigmomanomet ro cli Riva Rocci); grado modico di restringimento del C. "\".; restringimento progre~si vo d i q uesto su di u no stesso meridiano (\\' ilbranclt), e nei varii r1e ridi:lni, ( forma a spirale del De Sl\nctis), o s ua mnggiore ampiezza quando si muove il segnale d all'esterno verso l 'interno
RIVISTE GENERALI
881
(Forster); aumento dei riflessi, ~el tono muscolare, clono o trepidazione nella paralisi di un Rrto, con possibile i potermia, nmiotrofia, ederun, cianosi; tracciato respiratorio di fatica nelle contrntture volontarie; tremori e m ioclonie (osserva re il tremore in alcune dita tenendo ferme le altre; o distraendo i l soggetto); barcollio dell'andatura; esagerazione di rifless i; miastenia (ergogrammi comuni, o con stimolo galvanico ritmico secondo Jolly.. ·o fa-mùico rittnico secondo Flora, o col tetano faradico secondo Muni); dermogrnfismo (comparato in varie pruti e dai due lati); tachicardia usuale accentuantesi nel dolore, incurvandosi fortemente (prova di Erben), passando dallR posizione seduta alla eretta (p rova di Thomayerì; poliuria, glicosuria a limentRre, scomparsa del refi. cremnsterico, e del bulbo cavernoso o di Onanolf nella i111potenza. ecc. Il quadro dei disturbi sensitivi costituisce il più caratteristico e noto aspetto psicopatologico della neurosi trnumaticn, la cui fenomenologia, in genere, è fat ta di esagerazioni della cenestesi, e di depressioni intellivo-morali (nel ti po nevrastenico), cui tu.lor11 si associano, o sovrappongono, localizzazioni o sistemazioni di fatti morbos i nella sfera sensomotoria (tipo isteroide), oppure sorgono idee a contenuto ipocondriaco o querulante (tipo ps icosico) [MorselliJ: del tipo psicopatico sono assai diverse le forme, dalla depressione melanconica alla confusione men· t nle, dalla irritazione ipocondriaca all'indebolimen to pseudodemenziale, dall'atonia psichica all'aggressività astiosa ecc. In fondo, però, si ritrovano con l'analis i psicologico-clinica, 4 note fondamentali (Morselli): 1° pel'turbamento, prima acuto, poi subcron ico, o cronico, della emotività; 2° l'idea imperiosa, poi ossessiva, dell'infortunio, associato più tard i II quella del danno riportato (ossessione traumatica); 3° la nozione del risarcimento cui il danno dà diritto, sorta spesso per naturale associazione di contrasto, quindi non volontaria, dipoi sistematizzata o< ne ll'ossessione della indennità :. (dtri'tmpi>ll): questo è il fattore più efficace nella evoluzione della malattia, in quanto l'inte1·esse (in senso psicologico) suscitato dalla immagine dell'indennizzo prevale sulla. rappresentazione del danno reale, senza partecipazion11 della volontà; 4° l'idea esagerata di una conculcazione dei propri diritti al risarcimento, dipoi col dubbio che siano osteggiati, man mano che rhmmo le difti.:oltà procedurali, talora infine - con tinta per~ecutoria, ed anche con reazione querulantomane. In sostanza, il processo formativo ed ideativo è a base di suggestione, cioè dominio di certi stati di coscienza emotivo-ideati va, che ne restringono il campo, e dànno una specie di disgregazione della personalità. L'auto-suggestione - continuando la lite - si trasforma nella ostentazione dei danni riportati, donde la s imulazione; ma in tutti i casi non mancano suggestione e simulazione, nel sinistrato ed in tutto il suo ambiente (familinre, legale e di lavoro), per interesse e per compassione, onde da ultimo alla simulazione incosciente ed involontaria si aggiungono le consapevoli e meditate. Cosi, alla lunga, il sinistrato diviene un mitomane (Dupré), ossia egli mente a sè stesso ed agli altri, per interesse e per il preconcetto di un danno grave), ma non per vanità o per giuoco come fa l'isterica \di,qposizione ludica di Claparède); egli mente col corpo, come l'isterico, e con lo spirito come il m itomane, e finisce col cl'edere a sè steo;;o e alle sue menzogne (tendenze fabulatrici). I disturbi psichici n volte durano molto, e s i organizzano in modo cronico; allora si tratta di deboli o deficjen ti tempre mentali, o di disabitudine lavorativa. P erò, nè tutta la nevrosi traumatica è una finzione, nè tutta la sintomatologia è simulata; si bene, anche nei casi più onesti, attorno nl nucleo di verità 56 -
Giornale di 111edici11a milìlare. - Fase. Xl-Xli.
S82
RlVISTB c:::-rs,:ALt
si forma una scorza di falsità originate dal desiderio del lucro, che iptortro6zza il quadro clinico, e :;compare quand:i l'indt>nnizzo è venuto: vale a dire non ò fenom eno pitiatico (cioè riproducibile a piacere) come vuole il B1tbinski per i fatti i.-<terici, appunto percliè non si trotta di isteris mo. E questo del Morselli è anche il concetto del Murri, il quale, mettendo bene in luce tnli incel'tezze nella identificAzione, o non, di <tueste forme neurotiche, ricorda i con• trasti dottrinali i più recenti sullo stess:-o isterismo, e conclude afl'ermando che noi, n,·lla pratica, dobbinmo partire dal n ome, non dal concetto di nevrosi traumn ticn; vale a dire non pensare a disordini funzionali diversi dai nevrotici comuni, ed ammettere che il trauma fis ico non sia che un elt>mento causale. Ne deriva, quindi, la gravita del problema prat ico, in qua nto bisogna "ticercai·e (e risolvere) quando, quanto e ccmie l'effetto generico (la nevrosi si possa riferire a questa cagione cosi speciale, coio 'è un infortunio • . Vi occorre osser'°azione e ragione, come nello studio di tutti i ft<nomeni natu,·ali i ma l'osservazione è difficile per l'esistenza dei moti,i che spingono ad ingannare, e di patimenti che stanno nella coscienzf\ del soggetto j etl in quanto alla rngione, occorre non vi sia il pr('concetto di diffidenza, come neppure l'eccessiva credulità, poichè, se s pesso vi sono esagerazioni o dl.'formazioni della verità, spesso anche possono mancare s intomi obiettivi ed essere davvel'o graYi i su biettivi, psicogeni. C'o!'ollario scientifico: la simulazione non de ve essel'e ammessa, se uon è dimos trala (Sill'agni); qualcuno dei s intomi può essere simulato e non meno veri essere altri. o v iceversa i d'altl'a parte la d iagnosi della si mu tazione è tanto difficile da diventare fac ilmente imposs ibile, mentre è possibile dichiarare simulato un da.to sintoma od anche « ail'ermal'e che è indimostrata la malattia», sempre pensando che, se anche molti sintomi se ne trovano di s imulati, è d ifficile di re ,;e il soggetto non dica pure qualche cosa di vero. Cosi 1.lurri afferma di non aver fatto mii i il giudizio di simulatore per un infortunato. E con lui concordava, in uno studio di parec<'hi anni fa, sugli accidenti ferroviari, il Yibert (1): « !es symptomes cérébraux qu i s e m a nifestent Il la suite des accidents des chemin~ d e fer ne sont pas quelconques. I ls ont au contrni re des caractères spéciaux et fonnent un ensemble partic11/ie1· dont un simulat<>ur n o peut ,le\' i ner !es trai ts princi pa ux. PI usit>u rs de ces trni ts scint d 'ai lleurs di tììciles i, réprod uire. L es a ccés des 6spoi rs, l'expression m(•me, l'atte11dt'issement et les larmes pour cer tnins motifs futiles, ne pourra.ient étre imités quc par un comédien 110 1-.5 ligne, qui aurnit eu un bon modòle sous le; yeux :... Ed i l Bencdikt solevn dire che anche <i( quando noi non possiamo provare nulla di positivo, con questo non è ancora dimostr1tto che nulla vi si,1 ». -. Del r,esto la s imulazione incosciente, come l'esageraz ione dei sintomi, è da cons;idernre come una parto inte~rante e quasi inevitabile del quadro morboso• (Tanzi). D'al Lronde, s:ri ,·e questo autore nel la sua Psil'/1.ialria f orenje, -. quel particolar e insie me di d epressione melancolic:i. con preoccupazioni ipocond riache, di fatica.liilitit sensoriale e psichica (21, d'irritabilità emotiva, di d iìetto evocati i-o con in-
( l ) Citato ù ,,1 ::'.Li.~sALO~t;o, nel TroUato Ccmtan i e Mara:,licm o. ( 2 ) Il
Kr::ipolin ùa 11nni ùìt la ml\Ssima importanz1\ nlla diminuizione dolln cnpocit,\ nl lavoro mentalo, con aume nto di faticabililll. e propono per tali indagini di pro vare con i testi mm/ali, e sopratu Lto con i calcoli., tnnto più cho ossa dii. il modo migliore p ~r scopri ro la simulazione, cho pcr\'erl,e i risultati o li osagcro abnorrnernC'n!o.
RJVJSTE GENERALI
883
tegrit.'~ dei ricordi, che si accompagna ad una particolare espressione mimica, ad insonnia, a. sogni terrifici, è nella sua tenuità. cosi caratteristico, che difficilissimamtnte sarebbe suscettibile di una imitazione, s ia pur grossolana>.
V. R iguardo a.Ile forme cliniche, dall'analisi sintomatologica su esposta, Morselli distingue prima di tutto la forma tipo Oppenheim-Friedmann, in cui pare ci siano lesioni piccole, circoscritte, nella sostanzR nervosa, cerebro-spin...le; e la. forma dinamica, funzionale. Di q,u·sta fa 4 varietà, a seconda del predominio di certi elementi sintomatici nella sindrome neurosica (l'epilessia traumatica. esce recisamente da questo campo): a) Vnr. neurastenica (i 3/5 almeno dei Chsi), con depressione cerebrale, astenia neuromuscolare, e rari fatti di irritazione ~ensitivn., e quasi immediata all'accidente. - b) V,.r. isteriforme, spesso più o meno commista o sostituentesi alla prima, con una ce1 ta localizzazione e sistematizzazione ilei disturbi di innerva:r.ione periferica, però in modo meno vivace e spettacoloso dell'isterico; in essa si ha, come nell' isteria, l'esordio psicogeno, la suggestibilità con tendenze mimetiche, l'autosuggestionabilità a base per lo più inibitoria subconscia, la simulazione, la mitomania, il bisogno di suscitare l'interesse altrui, l'infantilismo psichico, l' ideoplastia (cioè esagerate reazioni vicendevoli tra la psiche cd il soma), le modificazioni del carattere (irritabilitlt., diflidenza, ostilità): con questa diiforenza però, tra. tale varietà. e l'isteria, che, oltre alla minore teatralità, (perchi:l meno intenso e fattivo è il subconscio), alla fantasia meno ricca, più monotona anche, alla maggiore uniformità sintomatica ed alla scarsezza mimetica, nel sinistrato isteroide il decorso delle imagini patogene scende dall'alto verso il basso, da.Ila psiche al corpo, al contrario di q uauto avvieue nell'istorico vero. In alcuni casi rari, infine, si hauuo quadri comple,,;si sintomatici che meutìscono forme organiche (paral i&'i agitante, emi o paraplegie di senso e di moto, sclerosi a placche, ecc.), mentre tal ora, al contrario, a vere forme organiche si aggiungono fatti isterici, o quolle, addirittura, ne assumono l'aspetto semeiologico. - e) Yar. ipocondriaca, o pura, con tipica autosuggestione inconscia ed iuvolontaria, o quale attributo dtilla forma nevrastenica con esagerata ruminazione psichialgica. - d) Var. paranoide, o querulantomane, per ipertrofia dell'idea dell'indennizzo, cl1e porta a deficienze morali, ad ostentazioni sfacciate, a pretese arroganti, nd esagerazioni querule e litigiose, a tinta persec-.1toria, talora sino a divenire - pur dopo l'indennizzo - una paranoia perseguitata persecutoria. P erù il neuropsicopatico traumatizzato ha maggiore analogia con lo psicastenico che c he con l'alienato; esso è un anormale psichico, un parafrenico anzichò un vesanico vero o frenopatico; quindi, come non ammette l'unicità. della nevrosi (?\[o. glie), il l\forselli non ne ammette la riduzione ad una ps icosi vera, dappoichè l'analis i dimostra che i sintomi hanno origine nelln. suggestione, e che In. simulazione è il fattore precipuo di quella indennizzabile, non perchè possa crearla tutia, ma in quanto l'amplia, la ingigantisce, la complico, la falsa, la protrae. La simulazione, cosciente e volontaria, può però divenire 11. lungo automatica, cioè involontaria e pur cosciente, ed infine involontaria ed incosciente insieme, ed a.llora realmente non più vera simulazione, ma neppure pitiatismo, perc}1ò solo l'indennizzo guarisce tutto, quas i sempre almeno. ).fa della simulazione, della falsità, l'ultima forma può avere tutte le apparenze, non meno clclla. forma auto-
88.J.
RIVISTE GENERALI
matica. cui conduce l'abitud ine a mentire, cioè l'attitudine favoleggiante o mitoman ia, che è un fatto di anormalità. ps ichica (1). In fondo, io credo, il simulatore sinistrato non fa che mtittere in luce, ed 1ill'ermare, le t endenze egoistiche, ed auti-etiche, cl1e sorgono per interesse cl1ille inferiori s t ratificazioni della sua personnlitiL psico-mor1ile.
VI. Per formulare una prognos i, d ice Morselli, ricordando la dive rsità dei sintomi e delle forme, occorre staccare le n evrosi molto gravi, ove si presumono lesioni del neurasse, e quelle a decorso progress ivo (che il \\' im mer ha chiamato forme complicate), e n ei quali i sintomi n eurotici stanno attorno ed assieme ai n errosi organici; e poi anche la varie t à. tipo Oppenheim, in cui i sintomi, gravi e spesso progress ivi. non sono chiari pe r les ioni organiche nervos11, ma qu es te debbono esis tere, dato il quadro e la es perienza del decorso, e per come in parecchi casi il Friedmann potè dimostrare con l'autopsia ( lesioni anatomiche fini del s istema nervoso, analoghe a quelle riscontrate n egli esperimenti su animali, oppure lesioni vascolari, con sclerosi arterie.le, aneurismi miliari, ecc.) : in questi casi si ha una vera ce1·ebrosi, con vero indebolimento cerebrale, diminuzione della memoria, scarsezza di ideazione, torpore psicosensomotorio, adinamia. Rimangono le forme pure : vi è da mettere in dubbio, nella patogenesi, sia l'ipotesi del Rebizzi di una rottura diffusa degli ele menti nervosi corticali, sia l'analogia con le lesillni prodotte da forti scariche elettriche cerebrali. capaci di dare sonn o o anestesia generale; lesioni in ambo i casi in poco tempo riparabili, ciò che contrasta con In. frequente lunga durata della nevrosi, (mentre ohe, se non fossero ripnrabili in poco tempo, diverso ne sarebbe il decorso e l'esito). Quindi, dal lato p ratico, è da considerare sopratutto l'indennizzo, che è il princ ipale elemento psicogeno, e nei suoi tre aspetti di indennizzo sperato, contestato, ottenuto: la nevrosi, invero, scompare (quasi sempre almeno) non appena ( 1) Del resto, io osservavo, nell' isterismo come nella nevrastenia, è cosi eomune la tendenza simulatrice, 11utomatics od anche ineoscionte ! in nlcuni casi quale effetto di dt-generaziono psichica, o per il restringimento del campo della coscienza, in altri per interessare l'ambiente, per faro « l' arte per l'arte » come diceva Charcot; essa « costituisce in certa maniera un segno di uno Rtato mentale patologico> (Masse.longo). Ma. non bisogna anche dimenticare che anche la nevrosi traumatica ba avuto un periodo di preparazione: da una parte in rapporto dei più complicati modi di civiltà, dall'altra con l'evoluzione delle scie nze biologiche, che va anch'essa dall' indiatinto al diRtinlo (Ardigò), o dall'omogeneo incoerente all'eterogeneo coerente (Spencer ), ed invero ricordiamo cho solo dal 1822 con Bayle si conosco l,i paralisi progressiva, dal I 837 con Brodie la coxialgia isterica , dal 1875 con Erichsen la railway-Bpine, dal 1888 con Benrd la nevra.5tenia, e dal 1881 ccn Brissaud o Charcot l'isterismo. Nè, d'altra parte, bisogna dimenticare - por la storia - che anche prima delleleggi sull'assicurazione esistevano di tali casi ; ed il Benedikt r icorda che molti disgraziati, sinistrati, e non riconosciuti nella. dipendenza dei loro mali nervosi dall' accidente, si trascinassero nella pi.ù squallida miseria, di peso a sè cd alJa famiglia. Lo Charcot ricordava più volte un militare punito corno simulatore d i contratture dei muscoli dorsali da trauma, dimostr ate poi reali ; ed il Bouver et di due sinistrati che, sospettati simulatori, si suicidarono nel corso della lite !
RIVIST E GEXERALl
880
avvenuto il risarcimento, poicbè « la nevrosi tr. è la figlia dell'assicurazione ,. (Becker). Laonde, lo studio dei cas i, e l'indagine psicolog ica, fa ben comprende re: e 1° p erchè la nozione e la s peranza del risarcimento possa dare origine al quadro s intomatico della nevros i, ampliarlo, prolungarne la durata, aggravar11e l' intensi ti\, e s opratutto a g ire da s ti molo per le dette forme di simulazione; « 2~ perc hè le contes t azione dell' iudenni zzo agg ravi Rncora ài pii1 la nevrosi, ne ritardi l'esito io g unrigione, renda s,·mpre piu propen so il traumRtizzRto alle esugerazioni ed nHe 3nzioni, e termini con l'inge nerare la s ua s mania processuale, le sue ans ietà procedurali, particolarmente per ciò, che il sinistrato in litigio non torna mai al lavoro p er non com promettere l'esito della sua vertenza, e cosi cade per lo più in strettezze finanziarie, o iu vera miseria, che ne inacerbiscono l'animo e lo portano ad una sordn irritazione cont ro i respons abili e contro chi coopera alla procedura del litigio (1); ,, 3° perch è In liqllidRzione sia pur ess a una causa psicogena, quando non conviene nella. misura e con la sollecit udine desiderata e reclamata da l soggetto neurotico, r.he tras forma l'idea del danno rea.le in quella del suo diritto sempre piti largo. e 4° finalmente, perchè la conquista dell'indennità .....dando soddisfazione ai suoi desideri i o appetiti, e ristorandolo, per co.;i dire, dalle lunghe fatiche ed ans ie superate, prepa ri n el paziente l'esito favorc 'l'ole delh\ infermit,\ neurotica, e conduca l ' immen5a maggioranza dei n eurotrau matizzati a guarigione, non molto tempo dopo l'ottenuto risarcimento ,._ La guarigione, infatti, avviene rapida, e per lo piti completa, nel 92 p. 100 (Sorge, Congresso del U/Ol>), 1100 solo nei cas i leggieri, ma anche n ei gravi io cui la mis ura del!' indennizzo variava. dal 60 ali' 80 p.100, pe rcbè i medici li avevano r itenut i cosi gravi da imporre prognosi riservatissima od anche infaus ta; essa cioè, avv iene, ugualmente, in tutte le varietà neu r otiche. Talora alcuni lievi sintomi possono rimanere, ma essi probabilmente preesistevano (alcool, lue, tabag ismo, cattive abitudini igieniche frequenti nei lavoratori), o sono dovuti ad i11to~s icazioni avute nel per iodo del litigio (facili t enden ze alcooliche, o se s uali). La guarigione, dice l\lorscll i, cleYe valu tars i, socialmente, dalla ripresa de l lavoro, che i.· talora anche più di ffic ile e complicato di prima e c"n m igliorament i economici. Naturnl mente la prognosi è meno completa quan do s i tro\'nn o al tri fo t ti morbosi in-
( l) Lo condizioni economiche, scrive ;\Jurri, costituiscono cause fra le più perniciose, perchò p iù contin ue, più durature, più esasperanti. Ed io stesso scrivevo: u d ' nltronde si capisce corno, trattandosi d: indi vidui cosl impressionabili, quali sono q uesti infermi - in cui il sistemo di idee e ùi sentimenti, anzi tutta la vita p sichica tendo alla instabiJitù, ed è facile alle renzioni, alle impress ioni este rne e della cenesfesi, t onto più quanto maggiore è la debolezza irritabile, l'esauribilità psiconer vosn, e deficiente l'inibizione appercettiva ed il self.-controll. - comP, dico, d ebbano su di essi ag ire sf1worevolmente le circostanze di vita s peciale in cui si tro\'ano durante il giudizio : l'ansia, l'attosa, il dubbio di no giudiçnto poco favorevole, la paura del danno gra"e s ubìto , le diverso visite ùa sopporttll'e, i contrasti perita li o le contro\'ors io di 1.w vocati, o la discuss ione pubblica, li teng,, agitati, li inili, li stanchi molt issimo, li esasperi, e ne disgreghi la pcrsonn!ità , .
886
IHVISTE GE:if:llA Ll
d ipcwlenti, o io ragione dell'et,\ (.stato delle arterie), o in alcuni su~getti in cui s i trovano fatti deg,·oerativi somatici, imbecillità più o mt-no maoifesta, anomaliA p aich iche costitu~.iooali, ecc ; o, raramente, per qualche complicazioue anatomica del neurasse, o nell'apparato neu romuscolare, non avvertita nel comp!P.sso quad1 0 nevrotico. Infine, in alcuni casi, anche lievi, che non guariscono de l tutto, auch .. dopo l'indennizzo, si ha l' im presisiooe che, per cootrnsti p~icologici, essi non abbiano la volonta <li g uarire ( per antosug-gestione), e che nulla facciano per aiutare la g uari g ione. Ma. ad onta di ciò , bisogna convenire che di n eHosi traumatiche pure, scrnza lesioni organiche n è prccedtnt i di nlterazioni qual ~ians i del nevrasse, ~ vi è un certo n u mno n ? n indifforr nte di ca'>i, e sono appunto i pi ù gnwi, nei quali la prognosi è per si.: stes~a deci~R meute infausta e la gunrig ione non viene conseguita neppure se coopernno le con,Jizioni p iù favore,oli,. {Tanzi). :.\rl\ è vero, nltres,, che questo nunero di casi p1ll'i va d iminue ndo, man runno si siano potuto dimos trnre ::ill oi-azioni nervo, e fini (da co nc ussion e), o Yastlli, o alni preced enti merbosi tossici o i ufettivi chP. nggraYano, e per petuano gli eff.it ti dd t1·numn momle. Per portare dei rimedi i al sorgere della nevrosi, occ,irre prima di tutto la profi lassi sociale, medico-giuridi ca, e poi psicoterapica sia dal 1° ~;orno, ineulcnndo r idn1. c ho 01;ui risarcì men to s nn\ sempre inferio re al vnn ta~gio materiale e m or a le di una guarigione rapide. e completa, e che, perciò, uua tran.mzioue pron ta ~ as.:;ai me:.;lio d i una lite incerta. ed emozionante, e con i co ntrasti prodotti dalle varie vis ite ed r•sami iu contrn.ddiltorio. È bcn t•. per questo, d is taccar e il ~ini, strnto dal suo nmbiC'nte, mag ari <lai suo m l'd iC'o curante (e sopratutto dal suo avvocato !); ottimo l' isolam<'nlo in Ca, e di salute, ro11 poco pratico per le spese enormi, e nou vautnggioso se r,i mettono ins ieme 1j uesti individui o. fermentare . Quindi, occorre proceder e ;;ubito a lla liqu id11.ziooe, con iu,·alidità ternpornn ca. comba t tendo pt·Pslo e con energia l 'idea di un dànno iH;:unril,ile. E perciò, dice ~urr i, le di agnosi enate , co111e le progn osi grnvi, s ouo pe rniciose perchè ngg ra· vano i dis turbi, eccitando u n appetito esage rato di ind,•nniz;,;o. E<l in ciò tult i conven;:;ono, dallo Striimpell al Krnepelin, dn ll'Oppenheim al Beuedi kt, il q uale n è aUnbuini. s pesso la colpa <le i r it ardo g iudiziario all'avvocato di una delle parti, n ella s tolta s peram:t1. che col t e mpo, a ttenunn:los i il male, si potessero fissare condizi oni migl iori d'iudennizzo per la s ocietà. Ma le val utazioni debbo no essere nffida to a specialisti, nnc he per s:agginre l'influenza della condizioni individuali , in is pecie ps ico morali, il meccnn isn,o delle suggestioni multiple, le moùali t h p~iconeHoti<"i1c. le infl uenze ereditarie, e la purezza - o non - del ciundro fo nz io· uale, ccc., bench è la legge n e faccia a m eno: ma il nostro de ve es~ere g iudizio m ed ico, con il metodo che si u ~a in clinica nell'esame d egli ammala t i.
'\"Il. Accenno bre \"iss ima ment e ad nlc uni dei casi da m e siuùinti. F r a i ne vrotici consecutivi a<l accidenti fo1-ro~·ini-ì, in alcu11 i i dis turbi cominciarono 1dcuoe ore do po, in altri dopo nlcuni g iorni; le prime maoife,taz ioni furono in t utti a tipo nevra~lenico, l cggiori dapprinrn, poi progrcs;:ivi; in qunsi tutti es isteva t err ore de i viaggi in ferrovin, od anc he dt:l l'iùea di pote r vinggiarc (siderodromofobin Jel Rig ler), o dei lun11els ( una s pecie di clitro o cla11strofobia ) ; a lcuni non poternno
RIVI.STE GEXEll.~ Ll
8b7
servi rsi ne ppure di carrozze, o per ipe racusia psichici~ con sonso vertiginoso (ri· cordo <lei tran-trnn ferroviario), o per impress ione paurosa dello spostamento del· l'aria, qunsi si elevassero rap idamente in pallone (amacofobia). Particolare stud.io io bo posto sempre nelle scrupolose indngiui anamnestiche, i n base agli ins<'gnamenti psichiatrici del :\lorselli, per la conoscenza integrale di un,, pt'rsonalità in esame, e con la guida dei due grandi prinripì s iutetb1zati dnl De Giovan11i nel!:\ sua l\lorfologia: « tutto ciò che n ell'indi\, iduo segua una disarmonia morfologica, od unR anomalia del tipo nel processo dell'evolu:7.ione (ontogenesi) è fonte o p uò esser fonte di mo1·hilità ~; " in ogni epoca dell'esisteuza s i pos~0110 ri cono!>cr·re i fattori fondnrue ntali, di~ cui è go,ernata la morbilità persowile di ciascun in· dividuo, in quanto essa è IR r ealizzazione particolare di un detcrminnto tipo"· ] D\·ero io nlcuni casi e ra evide n te l'nttitudi ne n evrosi ca precedente dei sin istrn t i; mn, dnl lato pratico, non h o creduto s<'guire le pretese di l"hi crede che, in tali casi, le società d ebbono meno di indenn izzo: è rp1cstii. una speculazione su di pos· sibili d!'Cicienze d i organizimzione che non deve ammetters i, perchè gli nrrolati per qunl,insi i mpiego dehbono s uppors i su di un pi<'de cli ugnnglianza biologica, oltre che bnroc ra\.ica; e percliè il siuist rnto può sempre op porre che starn e si sentiva bene prima della disgrnzia, clic g11adngnaYa regolarmen te, e che, senza l':tcciden te, la s ua possibile n lt i t ud ine nevrosicn poteva rostnr latente. l!'ra i cn<;i più im portanti, consecutivi a liC'Ontri ferro\"iari, ne 1·icordo : uno con grave form a ps ir·o-ne nastenicn. con emisindronH' isterica, e!'<ngerntis~i111a 1·moti· ,·iti\ e d isturbi n irtiginosi (tipo Oppenhcim), immutata dopo 11 me,;i d:dlo scontro, e con Yari resici ui d' in dole psicnsteniC"a d opo l'indennizzo, pe r cui solb111to dopo qunlche nnuo .potè essere r inmmesso in servizio, e non più 11egli nmbulanti postali, come prima; ma poco dopo do\·ette chiedere il l"ipos., per facile e":rnribil itil: - un :i ltro a t ipo nevrasten ico, guMi to in circa 18 m esi, dopo l'indennizzo, e ri:immesso negli nmbulanti; - un n itro C'reditar io ( nip0 te del famoso Lazzaret.ti) e predispos to, con forma psicosica ipocondriaco-paranoido, migliorato dopo l'indennizzo, ma non potè r iprender servizio, residu:mdogli uno stato psictts tcnico con ossessioni, fobie e psoudosistem11tizzazio11i ausiose : - un quarto con cla~sica coxnlgia isterica, guarì e riprese le sn~ occupazioni ; - un quinlo, con gnwe s iL<lrome psichica, da far ammetter e una ps,·udodC"menzn pe r le fobie sensoriali, le allucinazioni, l'iodebolimon to m entale (stato co11fuso-nusiosoJ e dn far formulare pNgnosi as~ai ri, ervata n ei primi tempi. e, successini.meote, con note~ole stato irritatiYo e sindrome isterica. conclamata (in apparenza, sovmpposta ai sintomi psichici puri, da probabili le;;ioni cC'rehrali fini;, dopo un anno circa, bene iu<lenni1.zn.to, polevn riteners i gu11rito, e, poco dopo, riprendeva il suo ser vizio: - in un sesto, con con· tratture d uloroso al dorso, dn nr to contro uno spodello del vagon e, e d n l,itato s imula to,·e, i meni di sorpresa, l'esame più dettagliato e il tlecor.;;o u lteri ore d imos trò la natura isteroide dei disturb i, con r e:<iùui funzion ali in un ar to inferio1r anche dopo l 'ind(•rrnizzo. Frn i c:1si di nevrosi non l'erroviariu, r icordo : un i 111piegato (non indcnnizzabil<>) caduto dnll'nltezza di 12 rueti·i, con la. b icicletta, cui residui) per m olti anni una comples!'n sindrome ipocondriaca, con fobie pseudo;;i. stem:itizzate, ossessioni coatte ansio,;e; - ed analogamente per un utlìciale, seguito per molti anni, con In medesima formi\ ipocondrinco-p,1ra11oide (parnbulia coatta ossessivo-impuls iva), conseguent e a caduta da cn.,nllo; - idflm in un carabiniere, pure a forma paranoide-qucrulante, in segnito a trnuma cranico in colluttazione. Sono interessantissimi questi casi, in cui pRre si svti!ino ed acuiscano le t endenze paranoidi della psichicit/1, ma anche senzn il pungolo dell'interessP. : n e ho stu·
888
RIVISTE GE:'.>ERALJ
diato il meccanismo in un lavoro, parecchi anni fa ( !). Ricordo ancora parecchi casi di paresi isteroidi varie in guardie; qualcuno di nevrastenia vertiginosa d11 trauma cranico, o di contratture in arti, nno di ambliopia (pubblicato in questo Giornale), (2) due di pseudo-epilessia da trauma, uno di crisi convulsive in seguito ad incendio, ed uno da lieve insolazione; e poi, un carabiniere nevrotico per l'impressione alla vista di guardie cbe colluttavano con teppisti, nel Corso Umberto; un altro di paresi dolo1·osa di un piede consecutiva n stòrta da salto; uno interessantissimc, di akinesia algera del Ml>bius in soldato, in seguito ad immersione improvvisa delle gambe, finito alla compagnia di disciplina per simulazione, e gradatamente aggrav11tosi nella sin<lrome tipicn, cosi poco frequente, e nel quale. oltre alla atremia ed ustasia-abasia, vi era una classica anestesia dolorosa. [Molti di tali casi non ho pubblicati, perchè studiati per conto dell'I spettorato di SanitàJ. Tali casi sono molto interessanti per l'esperienza clinica e medicolegale cbe se ne può trarre, sopratutto nel nostro campo; essi insegnano le ardnezze diagnostiche, la ditficoltà di unn sintesi integrale e la. incertezza prognostica, soprntutto per le nevrosi consecutive n scontri ferroviari, specie per gli ufficia.li di posta., sorpresi e scossi nello stat o di oli9oideismo aUentivo in cui si trovano per ragione del loro lavoro.
nrr. Si può riassumere l'attuale stato conoscitivo delle nevrosi traumatiche nelle seguenti conolusioui sintetiche che dà il :Morselli nella sua r elazione: 10 Rot to la designaz ione di n eurosi traumatiche si debbono intendere. delle malattie di cosi detta iudole funzionale. 2° \"unno escluse perci ò da l quadro delle dette nevrosi tutte le mala ttie nervose a baso anatomica più o meno accertabile e definibile in conformità dei sintomi rilevati dopo il t raumatismo. (3° Le nevrosi traumatiche cosi intese sono d'indole psicogena, e presentano perciò la massima 11nnlogia cd nffinit/, co lla n e vi-osi isterica oomuno. 4° B isogna però tener separate le neurosi trnumaticbe in genere da quelle c he si svolgono nelle persone ir.dennizzabili e particolarmente n elle classi lavoratrici per le quali è stl\ta promulgata la legislazione sociale sugli infortuni. 5° Nei sinistrati che presentano il quadro della neuropsicosi esiste per lo più uno. predisposizione di ordine ps icologico, cioè una speciale costituzione psichica, abbastanzn i;pe;:so di carattere degenera tivo. 6° Per la d iagn o.,i di nenosi traumatk he è n ecessario fondarsi specialmente su segni obiettivi, pu r ammettendo cbe questi, al pari dei sintomi iste1 ici, sono ordin:ll'iamente p .:;icogeni. 7° Due elementi psichici dominano lo s viluppo, la sintomatologia e il de· corso delle nevrosi trnumntiche, e sono: In suggestione e la simulazione; la primo. divisibile in auto ed eterosuggestione; la seconda in simulazione cosciente ed incosciente, volontnria, automatica ed involontaria. 8° L a nevrosi trnumatica a ssnme almeno 6 forme o varietà principali che possono essere n osogrnficamente e clinicamente individualizzate, ma che passano (I) L'emozione e la a1w importanza nelle oascsxioni me,1ta,li. oina militar~, 190u. (2) Diplopia monoc11lare in 11errotico da trauma.
Giornale di i'llodi -
RIVISTE G&NERALJ
889
l'una nell'altra o si combinano variamente fra loro, e sono : la neurosi traumatica del tipo Oppenheim, che però dovrebbe essere considerata a parte; la variet,\ neurastenica; la varietà isterica od isteriforme; la varietà ipocondriaca; ed infine la varietà parnnoide o querulante. 9° La simulazione dei neurotraumatizzati va dalla semplice ostentazione dei d is turbi somatici e psichici e dalla loro esagerazione fino alla loro finzione piena e completa; e quando non è dovuta a preesistenti disonestà l'd accidia dei neurotraumatizzati, è la conseguenza logica. e naturale della idea di indennizzo propagata fra le classi lavoratrici e fra tutte le persoue colpite da danni indennizzabili sotto la influenza delle nozioni circa le leggi sulla assicurazione obbligatoria. e sulla responsabilità civile. 10° La. neurosi traumatica, ciò nonostante, è piuttosto rara enche fra le professioni esposte nd infortuni sul lavoro con danni risarcibili; perciò essa ha realmente nel novero delle malattie professionali una importanza pratica molto meno grnnde di quanto comunemente si crede 11° La prognosi delle neurosi traumatiche pure, esenti cioè da ogni complicazione chiru1·gica. o medica di altro genere, è favorevole nella immensa maggior nnza dei casi, raggiungendo la pr·opo rzione di circa i} V0-96 p. 100. 12° Nei casi di nevrosi traumatiche che non gm, riscono s i deve supporre la esistenza di lesioni anatomiche vere e proprie del sistema nervoso, e sopratutto dei centri, eon po.l'ticolare localizzazione nelle reti vnscolari (arteriosclerosi e nl· ternzioni consecutive); questa è verositnilmente la causa intrinseca di quelle ra• rissime, e<'cezionali neurosi traumatiche, che piesentano un decorso cronico progressivo, e che furono accusate di condurre al marasma fisico ed alla demi>nza. 13° La neuros i traumatica pura ,e semplice è da definirsi nn prodotto della doppia ossessione, di quella del danno arrEcato dal trauma e di quello dell'inden· uizzo promesso e aspettnto rlalle assicurnzioni o della responsabilita di terzi. 14.0 Nei casi in cui si sollevano co11testazioni sulla entità delle conseguenze paLologiche del trauma e in cui la verteuza giudiziaria si trascina in lungo per mesi ed anni, il quadro clinico del la neurosi traumatica si trova inquinato e deformato dai bisogni difensivi (in senso giuridico) dei sinistrati; ed allora s i può parl:ire di una vera e propria nevrosi procedurale di natura ps ico·patologica, affine cioè alla processomania o querulantomnnia. 16° La cura della nevrosi traumatica do\·e essere perciò essenziahuento morale, ossia ridursi in una sagace, rapida ed efficace psicoterapia. 1Go Finalmente, da tutte queste premesse d'ordine scientifico si rileva la necessità di emendai-e e perfe~ionare le leggi sociali sul lavoro, sopratutto col rendere più agevole e spedita la procedura per l'accertamento del danno e per la liquidazione delle indennità, mol ti plicando più che sia possibile i concordati in vi11 amichevole, e favorendo in t!l.l modo la. concil iazione fra le due g randi forze dell:l società moderna, fra i due rnRSSimi fattori del benessere sociale, cioè frn il capitale ed il lavoro (Murri).
Nel campo de lla madicina militare, noi pure possia mo desiderure la specializ· zazione, almeno per lo studio dei cas i più complessi; la prontezze. del giudizio, possi bilmente senza appello, per non protrarre lo stato d'ansia del soggetto; il
suo
RIVISTE GENERALI
parere sia in genere di inabilità temporanea, o, se il milita.re tema. per possibile danno n ella sua a.vveoire capacità lavorativa, sia reciso nel minlmo dell'indennizzo, ma nnche soggetto a re1:i:iime. per sospendere lu pensione quando la guarigione, sociale, ò avvenuta (n.ttitudiue piena al lavoro abituale). Per gli impiegati: lirenza di convnlesceozn ed n ,;pettativa t eroporanea , con intero stipendio, ma, se ci sono dubbi sulla persistenr.a futurn dei sintomi, collocamento n. riposo, ma col richiamo se ritenu t i guariti dal giudi1.io di revisione, poichè nessuno <leve spillare dallo Stato una pensione per un'infermità pas~ata, quando nel presente è prodlltlivo in altri cn.1.I.pi. Xatnralmente i giudizì sono spesso complessi e clit'fic ili; ma. sciew,a ed esperiemm iusegnenrnno a ~eguire la via di,·itta, c be et.erebi c,,u tcmperare i diritti dell'individuo con le c·sig enze della collettività.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVIS1,A MEDICA A. MAnn,iss1:-:r. -
della Llbla. -
Sopra. alounl oaat dl febbre tifoide In •oldatl reduol (Rivista c1·itica di clinfra medica, n. 4U, Hll2).
Come direttore della sezione malattie infettive dei RB. Sped:tli di Pisa, l'A. ba avuto occosione di studiare su alcuni soldati rcJuci dalla Libia, ricoverati in quel ripar to per febbl'e tifoide, il quadro della infezione specifica, e le 11roprietil del bacillo, allo scopo d i r ende rsi ('Ontose in rapporto 1~gli nitri casi essi pre!'-eotavnno qua lche carntteristicn degna di nota . È inl'atti diflicile prendere in esame dei casi genuini, i quali offrano tutte quelle particolari condizioni, come l'iuizio delle ricer che nei primi periodi dell'infezione e l'uguaglianza del trnttamento di<'tetico e terapeutico, che si rendono necessari e per uno studio comparntivo, Sfnza. di che ogni conclusione perde la massimn parte del suo valore . Nel primo dei casi studiati dnll'A. trattavnsi di un bersagliere reduce ria .Mac.abez, colto dall'infe,.ione durnnte il vinggio di ritorno. Le condi,:ioni g e nerali deli'nmmala.to, lo stoto della lingun e del venlr<', il tumore di milza, le roseole, la, forma del polso accennante al dicroti,mo e l'opratutto la sua relativa rarità (li .O pulsa,.ioni con una temperaturn di 40°), accertata al suo ingresso nell'ospedale, rnrv(' ro critf>ri sufficienti por entrnre nel so,-;petto fondato ùi una feb\Jre tifoide e p er insistere nella ricer ca dell'agente infettivo. Si rilevarono inoltre due fatti non molto frequenti nell:i. febbre ti foide. e cioè l'ascesa ra pida della t<'mperaturn, con brivido in tenso e In tendenza alla sudorazione, nianifes tntas i nei primi g iorni. Osservnzioni person1tli del1'A. nvi·ebbero dimostrl\to come in generale questa modalitit di inizio dell'i n fezione si manifesti piu specialmente in quei cnsi nei quali strapani corporei eccessivi, canse reumatiz7.noli. etc. determi nan o la rapida esplosione della. ma la tlia, tronrnndo q nel periodo di lottn, che all'inizio della felibrtl t ifoide esiste tra. agente pntogeuo ed orgn11ismo e che rnpprese nta appunto il periodo di incubazio11e. D'altra parte in tutte le formo dell'infezione iu cui predominano i fatti di intossicazione è abbastan1.a froqueute l'ascesa rapida e con brivido dell11. tempernh:,rn; e nel caso in esame, so sono mancati i gravi fenomeni duraturi da parte d t,l sistema n <'rvvso, s i sono avute tuttavia delle mnnifestazioni, le quali accennavano nel un11. non lieve intossicazion e, come la frequenza del r espi ro, la tendenza n.lla sudorazione, la qualità del polso nel periodo della ricaduta, etc. La mnucanzn del quad ro completo della malattia, verificatasi in questo ca so, potrebùe essere dovuta a lla r elativa beniguità. dell'infezione contra tta in Libia, il che è nu che dimostrato dal rapido dileguarsi dei fenomeni da part e del s istema nervoso e dell'addome, n oncl1è dal fatto che la forma piu grnve si è nvuta effettivamente in questo soggetto, che apparteneva ad un reggimt>nto di bersaglieri estenuato dalle fatiche di g uerra, mentre n egli altri individui esaminai i, sotto-
8l)2
RIVISTA llEDICA
posti a disagi meno gravi, s i è avuta una forma infettiva straordinariamente più mite. l\ogli altri 1 oasi osaervati dall'A. non si è avuta. la. conferma batteriol~giOll della nlltura dell'infezione, essendo riuscite ripetutamente negative le p rove colturali del sangue, nè essendosi ritenuta opportuna la splenopuntura: tuttavia la provenien1.a dei singoli infermi, il quadro sintomatologico e il risultato dt>lla sieToreazione sono st ati criteri più che sufficienti per ammettere che in tutti si sia trattato di un'infezione tifoidea. Anche in questi soggetti si è constatato la spiccata rarità del polso nei primi periodi dell'apiressia, il che è spiegato dall'A.. colla pers istenza ddl'azione dell'endotossina tifica nel periodo dell'el iminazione, dopo che fu soppressa l'azione concomitante della microflora intestine.le. R ia ssumendo, l'infezione tifica studiata nei soldati reduci da.!111 Libia, ba of. ferto una sintomatologie. ed un decorso clinico non diversi da quella che si os· serva neGli ammalati della stessa infezione provenienti dalle nos tre regioni, e, se teniamo conto delle condizivni di scarsa resistenza di questi singoli infermi in rapporto col loro genere di vita, é logico ammettere che l' infezione contratta in LilJia presenta una minor gravità di manifestazioni ed u n decorso più benigno di quel che non si abbia. assai di frequente fra noi. Ciò ba la sua importanza, poicbò fa sperare in una più facile possibilità di dominare la diffusione della malnttia e di impedire le più gravi conseguenze coi mezzi profila.ttici e curativi che sono a nostra disposir.ione, specialmente ora che le condizioni di resistenza dei singoli individui vengono a.d essere stra.ordinariamente migliorate. CASARINI.
D. B. LE1,s. - Sulh, diagnosi e 1ulla. c ura della tubercolo• l polmonare lnclplente. - (Tlte J,a,u:ef. 9 n ovembre 1912). L,i diagnosi e In cura della tubercolosi polmonare incipiente sono di capitale impor~nnza. per il medi co pn,tico, poichè esse implicano svnriati problemi d'or·
dine cliHico e soci.ile; ragione per cui tutto il m ondo medico hn dnto la propria attività per stabilire i punti cindinali della diagnosi pre<:oce, e per ricercare i mez:r.i migliori per combattere efficacemente il morbo nl suo inizio. Una questi(lnc importante innn,,zi tutto si riferisce ni due tipi, bovino e umano, di tubercolosi. Secondo uno studio rii Sims Woodhead, comunicato al 1·on· gresso ioternnzion H!e prr la tubercolosi in Rom11 nell'aprile 1912, su 108 ca.si di tubercolosi nell'uomo 8! erano del tipo. umano, Hl del ti po bovino e 5 di tipo misto. II tipo bovino inolt,re fu ri~contrato principalmente nella tubercolosi degli organi addominali e delle glandole cervicali e bronchiali, e quasi esclusivamente nella prima infnn1.ia; il t ipo boYino ha perciò una influenz11 assai scnrsa n ella produzione della tubercolo,:;i polmonare umana. II problemn igieuico per il bacillo bovino è q_uiodi quasi insignitìcaute in confro·nto di quello umano: norme rigorose igieniche applicate in tutte le latterie e n elle fattorie, una selezione ac· curata delle vacche, sorveglianza nel trasporto e nella distribuzione del latte, la sterilizznzione del l11tte stesso, sono sutlicienti a rlistrnggere il tipo bovino. Non così per il tipo umano: è Pg li possibile sopprimer e la t ubercolosi polmonare, e con essa la possibilità di in fezione per mc-1.zo degli sputi ? La soluzione del problema sta nella diagnos i precoce della tnber<'olosi iniziale e nella possibilità d ella cura da parte del medico prntko.
RIVISTA )I F:DICA
893
Circa l,1 diagnosi precoce il reperto batteriologico ha un valore molto scarso potendo esso nella gran m11ggioranza dei casi risultare negativo. Grande importanza va attribuita invece all'esame fisico, e in special modo alla percussione: i sintomi ascoltatorii possono essere apperrn appre1.zabili, quando invece quelli percussorii sono già molto netti. Nei primissimi stadii della tubercolosi polmonare s i riscontrano aree circoscritte con riduzione di suono, e come fenomeno ascoltatorio solamente un d ifettoso ingresso dell'arin, o al più qualche fatto umido concomitante; tosse e febbre possono essere completamente assen ti, ed accompagnarsi invece perdita di peso, malessere, sudori not turni. Bisogna tener ben presente che il processo tubercolare non comincia all'apice del polmone, ma in uno. zona post,t a tre o quattro centimetri al disotto del!t. sommità, da cui il processo può estendersi indietro e in basso; un'altra. localizzazione ugualmente assai frequente si verifica allo stesso livello nolla parte più esterna del lobo 1<uperiore; e un terzo focolriio si riscontra pure con molta frequenza nel lobo inferiore a tre o quattro centimetri dalla SO!llmità, da ciascun lato. Per poter scoprire queste diverse zone bisogna che la percussione sia fatt.a molto bene.
Innanzi tutto l'esame della parte anteriore del torace richiede che l'infermo tenga l,\ posizione supinu, coricato su un letto cumodo in modo che i muscoli s iano completamente rili1scia ti; solo a questo modo è possibile scoprire delle zone di ottusità nel primo e secondo spazio intercostale; la percussione va fatta leggermente appogginndo sul torace con una certa pressione solo il dito che de ve essere percosso. Per esaminare hi parte posteriore del torace l'i11fermo rimarrà invece in posizione eretta, col dorso leggermente piegato in avanti e rivolto verso l'esaminatore. Nel primo stadio dell'affezione raramente vi è aumento nella trasmissione dei suoni vocali. Le sei zone di ottusit à sopra ricordnte possono essere presenti tutte contemporaneamente ed Anche notevolmente estese, mentre nella regione sopraclavicolare, corrispondente a ll'a pice del polmone, può avers i ancora risonanza normale. Esse banno quindi notevolissima importanza, e bas tano generalmente per lo diagnosi, poiché non si riscontrano in nessun a ltro tipo di mnlattia, ricordando al riguardn che il collasso apicale lobulare che ~i osserva spesso nei bambini deboli, non ba la distribuzione simmetrica di quelle, e che la bronco-polmonite influenzale o pneumococcica ha general me nte una distrib.izione assai diversa. È degno di rilievo che le aree di ottusità sopraricordate non indicano in modo assoluto che l'infezione tubercolare che le ha prodotte sia attiva al momento in cui esse vengono messe in evidenza, perchè anche quando l'ir.fermo migliora o guarisce, esse non scompaiono completamente. Ciò che può mettero s ull'avviso circa la loro attività sono la dolorabilità, la febbre, la tosse, l'emottisi, dei ra ntoli crepitanti; e al più piccolo sospetto di essa è opportuno il ripo;;o in letto per otto o dieci giorni con inalazioni antisettiche continua te. È assai importante, rileva l'A., una volta. scoperte le dette a ree, misurarne il loro diametro accuratamente, per poter fare degli esami comparativi ogni tre o quattro settimane. Di siffatte misure egli ne hn praticate un grandissimo numero, servendosi all'uopo d1 speciali diagrammi, ed 1dfermrL che esse r nppresen · tano una guida assai utile per la diagnosi e per la prop;nos i. Oltre le aree di ottus ità. descri tte, a ltre ancora se ne possono riscontrare: cosi una. piccola zona an teriormente nel 3° spazio intercosta le al disopm del capez-
8!)4
RIVISTA MEDICA
zolo da ciascun lato; a destra una zona posta al disotto e all'interno del capezzolo con risonanza tra detta zona e il margine dell'orecchietta destra; una piccola zona, d'ambedue i lati, nella parte anteriore dell'ascella e qnasi a livello del quarto spazio o della qninta cos ta; posteriormente una zona a livello dell'an · golo delle scapo la da ogni lato; e un'altrn un po' all'esterno nella regione ascellare posteriore; una terza pure assa i costante in prossimità della spina della scapola tra le due precedenti. Altre piccole 11ree di ottusità si riscontrano al di sotto dell'angolo della scapola. La distribuzione pressochè simmetrica di quest.e zone si spiega solo con la distribuzione dei rami bronchiali. I f,itti riscontrati con la percussione è bene siano controllnti con l'esame rn-
d iografico. L'A., in seguito a m inuziose e numerC1se ricerche personali, conclude che l'esame coi rnggi X: 1) Conferma l'es istenza di alterazioni morbCIS9 polrnonnri in ogni caso. 2) Conferma il reperto della maggiore o minore gravità in un volmone nuzichè nel1'11ltro. 8) Confe1·111a la esistenza delle lesioni negli spazii intercostali superior:. 4) R ivela de lle aree opache nlla radice del polmone in punti non accessibili a Ila percussione. Circa gli esami radiografici è di grande interesse ricordare che le parti anteriori sono proiettato posteriormente; di ciò va tenuto molto conto r er non cadere in fnl se interpretazioni. In complesso, osserva l'A., è po~sibile nd ogni medico pratico con l'uso acctl· re.tu d'un dato metodo di es ame giungere nlla diagnosi precoce della tubercolosi polmonare molto tempo prima del reperto batteriologico positi,o. Una vo lta stabilita la diag nosi si impone il problemrL della cura, la quale potreube rias sumers i in clue paro le: , 'anatorio· e tubercolina. Senonchè i sanntorii e la tubercolina non sono d a conside rare come r imedii esclusivi ed assoluti; importa nza notevole hanno altrc,,i i cosid ctti farmaci ,mtiseltici, sovr nttutto sotto forma di Yapori inalanti; l'A. raccomanda una mescolamm di creosoto, ncido carbol ico, tintura di iodio, et.,re, cloroformio; e con siffatto mezzo egli afferma di aver otte nuto eccellenti ris ulta ti, Sdrven,losi all'uopo rle ll'iualalore d i J eo. Ecco le nor me che egli suggeriqce al riguardo : 1) Le inalazioni devono essere continue, in modo ds tener sempre l'inala tore, giorno e notte, facendo eccezione per i pasti. 2) Al principio della cma è essenziide un periodo di riposo a letto; il che a bitm, l'infe rmo ad n pplicare rigo rosamente e diligentemente il metodo. 3) I di ~turb i di gestivi, l'anoressia, la d iarrea, la costipazione devono essere cura li con med icine appropriate. J ) Gli a l iment i devono essere ben d igeribili. 5) Uoa a ccurata d isinfezione d ella bocca deve essere prescritta giorna lmente, c:irnndo i den t i cariati, lo faringotons illiti, le rin iti. G) li fumare deve essere nssolutamente proìbilo. L'A.. conclude che il medico pratico il quale abbia imp!l.rato II diagnosticare accuratarnC'n te la tubercolos i polmona re al suo inizio, e che int raprende subito In c ura. col metodo delle innl:1zio oi sopradcscrilto, otterrà certamente una grande diminuzione o nllii mor tal iti1. BAL.ESTRA
8Q5
RIVISTA DI CHIRURGIA DJ GUERRA D. DE1,on~1E, ispettore generale di sanità mi litare. - Lo •tato pre1ente della pratloa tu ohtrurgla dl guerra: (Le Caclucée, n. 21, 1912). Ques to è l'argomento del discorso pronunciato dall'illustre chirurgo nella seduta d'apertura del 25° Congresso francese di chirurgia; del quale dis corso noi riassumiamo qui le parti essenziali, n ella certezza d'in terpretare il desiderio dei nostri l ettori, giacchè le parolt1 del Delorme sono s empre un u tile inseg namento per i medici militari. Sotto la grandinata dei proiettili c he la minaccia. - ,lice l'O. - la fanteria, ch11 rimane pur sempre la r egina d elle battaglie, non p uò più marciare di fronte, -come un tempo; essa cerca, ora, i ripari naturali e se n e crea dei temporanei. Negli interval li dei s al ti cl1e l 'avvicinano a l nemico, n ou s'elevano al disopra del suolo che delle test e e delle braccia che tengono i fucili: cosi avven ne sui campi di battaglia llolla :Manciu r ia, e così proliabilmente avverrit anche nelle bat tagl ie future. Questa tattica. ci dà ragione dr-lla estrema frequenza. dello ferite del capo, delle contusioni o ragadi, con o senza fra t tura depressa ùel t avolato interno, d!llle lung he abrnsioni io infilata, e sopratutto delle perforazioni d'una parete e delle perforazioni da parte a p11.rte. La mortalità immediata in codesti casi di ferite è molto considerevole: la si può valutare al 59 p . 100. Dei superstiti, un terzo soccombe rapidamente, e molti di coloro che g uariscono sono Psposti alla dolorosa seri<' dei disturbi mot ori o psichici, ch e noi tutti pu rtroppo conosciamo. Che cosa fa il c hirurgo in tali casi? Egli det erge gli orifi7.i d'entrata e di uscita dei proiettili, li li bera dai frammenti d'osso e d i sostanza cerebrale, dai capelli, dai frammenti del capricn.po cltt1 vi son rimnsti inclusi e li inqui nano; ma si astiene dalla ricerca d'ogni corpo estraneo profondo. Con m l'dicature appropriate, egl i s i sforza di pre.,..enire l'infezione e vi riesce; tant'è vero che l'ern in cerebrale, gli ascessi ùel ce1Tcllo, la meningo- enccfalite e t utte le altre complicazioni, sono oggi molto meno frequenti che per il passato. È nelle lung h e alirasion i in infilata, che l'O. descrisse s ulla scorta delle sue espe rienze sul cadavere e che n on si o~servano se non eccczionRlmente nella ch irurgia giornaliern., che l' intorvento chirurgico può dn.re i migliori risulta t i Il cran io è in tali casi scavato iu una lunga Joccit~ a ma rgini uf'tti e rE>golari, SPnza fessure del tavolato estPrno: il tra umatismo os~eo par semplice: l'osso sembra intagliato per mezzo <l'uno s tru mento aflilatissiruo. .Ma n on bisogna lnscia rs i ill u de re da codeste apparenze, g iaccbò il tavolato interno è scoppiato in numf'rose schegge, arr estate dalla dura-mad re contusa o proiettate alla s u perficie d11l cervello. Qui la tmpanazione è chiaramente indicata per a ssicurare l'ablazione di codesti focolai scheggiosi e p rofond i ; m a. è ra ziona le di non estendere troppo in larg h ezza l'ab rasione chirurgica, giacchè la perdita di so;;tanrn os•on è gi!l cons iderevole in lungbe,:za, e un artificio di prote;;i non vale davvero il <'rA.nio per con tenere la. mas-a cereliralc. Tutt i coloro i quali banno trattato molte questio ni 1·elative nlle pemioni, sanno benissimo che il miglior lavoro c h in1rgico n on è sempre quel lo che h'l ottenuto il suo scopo a spese del maggior sacrificio.
8'.)6
Rl\.JSTA DI CHIRl.: RGIA DI GUERRA
I dissidi, yenuti frequentemC'nte in luce in appassionate discussioni, cir<'a la cura di,Jle ferite polmonari complicate da gravi emorrogie, quali si osservano 11!-lla prat ica giornal iera, non hanno pi ù rngione d'essere in chirurgia di guerra. J nfalti, le fe rite dei grossi vasi dell'ilo producono sovente la morte sul campo di battaglia, e l'intervento, in ragione della sua durata e sopratutto dei pericoli d'un· iafezioue, sarebbe inaccettaliile. Le perforazioni non accompagnate da grave emorragia si mostrarono sempre benigne n el corso delle ultime guerre, e il lorn trattamento si riassume oell'appl icazione d'una semplice medicatura: io certi casi, anzi, non è neppure indispeo· sahile la classica immobilizzazione, e s i son visti più volte dei feriti al tora<:e sopportare senza danno lunghi tratti di strada . Per la pratica. · gio rnal iera, la chirurgia del cuore s'è arricchita d'operazioni ardite e fortunate, che figurano tra le brillnnti conquist e della chirurgia moderna; ma non sembra che sia loro riservato 11lcun avvenire in chirurgia di guerra, a cagione della gravità di codeste ferite, de.Ila delicatezza e della lunghezza dell'operazione e dei pericoli d'una infezione. Se, nella chirurgia ordinaria, l'assioma « ogni ferita d'arma. da. fuoco all'ad· dome richiede la la para.tomia immediata> par sempre intangibile. quello dei chirurghi militari è precis amente l'opposto. Chi oserebbe resistere all'affermazione ,lei Mnc-Cormac - laparatomista della vigilia e nstensiooista risoluto del domani e •rut ti i feriti doll'nddome sottoposti a lla laparatomia morivano, mentre quelli, in cui non s'interveniva, guarì vano spontaneamente i. ? Chi oserebbe resistervi continua il Dclorme - r1uando un'affermazione, già cosi categorica, è cc,ntrollata dall'espe rienza d ei chirurghi americani e spagnuoli a Cuba, e da quella dei chi· rurgh i russi e giappones i durante la guerra di Manciuria? Sul principio di '}Ue· st'ullima guerra, « alcuni chirurghi - dice il Wreden - credendosi abbastanza favoriti dagli agi delle loro sale d'operazione, dalla ricchezza del loro armamentario chirurgico e dalla qualità ottima del loro materiale di medicazione, si per· misero qualche intervento primitivo delicato, come appunto la laparotom ia; ma g li insuccessi che ne ottennero li indussero all'astensione"· Qualunque siano le ragioni invocate per spiegare una divergenza cosi a ssoluta, i fotti son là e parlano chiaro. Essi fuDOno verificati lla chirurghi di carriera, tanto militari quanto civili (questi ultimi add<itti a formazioni sanitarie o agli ospedali della Croce Rossa), i quali si trovarono quasi tutti d'accordo; e quei rarissimi che, nonostante l'evidenza, esitano ancora ad abbandonare un principio terapeutico che ba.n no il dolore Ji non pii\ credere intangibile, fissano, come limite di tempo all'intervento, tre ore dopo la ferita; e, come indicazione, non più una lesione gastrica o intestinale probabile, ma la certez:ia d 'una profusa emonagia. Tanto vale rendere eccezionale l'atto operativo Delle ferite degli organi parenchimatosi dell'addome prodotte dai nostri proiettili, vi ha, secondo il Dclorme, ben poco da dire. Il più sovente, esse decorrono senza alcun sintomo, e le solo che sarebbero gravi - quelle, cioè, che sono accompagnate da emorragia, interna - uccidono il ferito prima ch'esso sia raccolto ùa una formazione sanitarie. Iu quanto alle ferite d ella vescica, ùi cui la ci.stotomia costitnisce uno de1 miglio1·i metodi di cura, l'O. si restringe a mettere in rilievo il seguente dato, a prima vis tll pai-aùossale, e cioè, che le ferite intraperitoneali sono meno gravi di quelle della porzione extraperitooeale.
RIVISTA DI OHIRURCIIA DI GGEBRA
897
I feriti agli arti sono molto più numerosi nelle formazioni sanitarie, giungendovi essi nella proporzione ùel 6(l p. 100. Le fratture diafisarie rappresentano uno dei gruppi più importanti di codesti traumatismi; e son quelle che richiedono le cure più attente e piu delicate in ciascuna delle nostre unità. sanitarie. Il concetto cosi semplice e cosi vero del raggruppamento delle fratture da arma du fuoco in fratture per contatto, a doccia, e per perforazione, ha permesso di precisare la direzione dell'atto più indispensabi11:1 del chirurgo, quello, cioè, della ricerca Jella scheggia libera, vale a dire non vitale. Nelle fratture per contatto, non vi sono schegge libere : queste ultime non si incontrano che nelle fratture a doccia., e sopratutto nelle perforazioni. Alla formula inesatta e mutilante che aveva data l'Ollier ~ andare alla loro ricerca per la via più corta», il Delorme sostitul quest'altra, d'applicazione più rapida e più sicura: « cercarle sempre là. dove esse si trovano, ossia nel canale di uscita». La chirurgia di guerra - pro&egue l'O. - segue col più grande interesse i tentativi che va facendo 111, chirurgia civile n ell!l cura delle fratture aperte; 1na bisogna pur confessare che questa finora le ha indicate ben poche vie da seguire. Le suture dirette sono abbandonate da coloro stes~i che le avevano consigliate. Dirette o indirette, nei focolai di infezione già in atto o in via d'attuarsi, esse favorirebbero o prolungherebbero la suppurazione, allontanando, per conseguenza, la guarigione. La nostra terapeutica generale resta sempre la meùesima : essa. è fedele alla contenzione e all'immobilizzazione per mezzo degli apparecchi. Nella pratica della chirurgia. di guerra, non se ne saprebbe concepire un'altra, giacchè si tra tta di fratture le quali, dall'inizio clel traumatismo, <lovmnno subire dei trasporti che scuotono i focolai ossei, completano le fratture incomplete, dissociano fessure e schegge, e provocano vivi dolori e intempestive contrazioni, e. cui son dovuti poi i raccorciamenti e le deviazioni, più facili a. prevenire che a correggere. Questa è la ragione per cui la cura contentiva e immobilizzante è il nostro metodo d'elezione, nonostante il disprezzo con cui viene accolto dagli stessi insegnanti di chirurgie. : disprezzo deplorevole ed ingiustificato, quando si consi<lerino le speciali esigenze della chirurgia militare. Le emorragie erano un. tempo frequenti e gravi in seguito alle ferite da proiettili: oggi, invece, esse sono eccezionali. Per contro, gli ematomi arteriosi e venosi, cosi raramente osservati dai nostri predeceS8ori, si ris.!ontrano con molta frequenza. La ristrettezza dei tragitti che i proiettili di calibro ridotto si scavano nei tessuti e la loro facile obliterazione spontanea, ci spiegano la formazione di codesti ematomi, i quali raramente raggiungono dimensioni considerevoli e presentano, invece, una tenden1.a spiccata all'incistamento e al raggrinzament.o. Il favore con cui furono accolti i tentativi di restaurazioqe delle ferite arte· riose strumentali per mezzo della sutura, indusse ben presto a. consigliarli per le fe.r ite da proiettili. Ma oltreché queste, come s'è detto, non dànno che di rado emorragie primitive, consigliar la sutura equivale a disconoscere l'estensione delle perdite di sostanza delle nostre ferite latera.li semilunari e delle nostre perfora• zioni arteriose assili, fatte come a. stampo tagliente (à l'emporte-p ièce), lo. contusione dei loro margini, i restringimenti consecutivi alla sutura, l'infezione antecedente e consueta delle ferite; tutte condizioni, queste, che compromettono l'esito 'bo elle operazioni meglio eseguite, si tratti d'una sutura semplice, o d'una sutur~ dopo resezione. Alcuni tentativi fatti durante la guerra russo-giapponese non in57 -
Giornale di medicina mtlilare -
Fase. Xl-X li .
898
Rl\"l~TA DI OHlRURGIA DI GUERRA
coraggiano certo a rinnovarli; 1uentre è provnto che l'astensione operatoria diede il più sovente i m igliori risultati. Nei casi gravi, l'allacciatura diretta poco dopo il traumatismo, o l'estirpazione dell'aneurisma tre o quattro settimane dopo la fe. rita, ,, uando esso è ben circoscritto, costituisce il metodo d'elezione. Le ferite delle parti molli prodotte dai proiettili attuali sono poco importanti; e, data la grande ristrettezza di certi orifizi, si comprende facilmente che lesioni cosi leggiere guariscano molto presto, che parecchi feriti abbiano potuto presentarsi successivamente cinque o sei volte nel corso d' una campagna, e che siano stati in grado di riprendere il loro posto nelle file quindici-trenta giorni dopo ciascun traumatismo. Tali ferite non sono però al riparo da ogni complicazione. È noto, infatt i, che le loro pareti son ta.ppezz11.te de. un vero strato di corpi estranei dovuti 1ill11 vestimenta, e che le probabilità di suppurazione son legate in gran parte al grado d'infezione della pelle e degli 1tbiti. Durante la guerra russo-giapponese, nel corso dell'inverno, allorquando le condizioni di vita e di lotto. non eran mutate e la salute generale delle truppe era eocellente, queste ferite insignifican ti suppuravano rapidamente: e ciò avveniva perchè la pallottola ave va tr>1.scinato nel suo tragitto i fili di lana sudici della pelle di montone di cui i soldati erano coperti. Parve che dopo l'era dell'antisepsi e dopo quella dell'&aepsi, la suppurazione doves.se sparire come complicazione delle nostre ferite. La verità è che l'infezione non presenta più i caratteri d'estensione, d'intensità e di gravità ch'essa aveva un tempo; che le reazioni son poco vivaci e le generalizzazioni infettive sono rare. Ma, tuttavia, queste infezioni non cessano d'essere frequenti. Durante la guerra rus~o-giappone,-e, nell'esercito russo le si osservarono nella proporzione del 50 p. 100 nel periodo estivo, e del1'80 p. 100 nel periodo invernale (Howard). Tali infezioni sono abituali e si mostrono piuttosto rapidamente in seguito a ferite con orifizi d'uscitn un po' larghi, contusi, aperti, la. cui superficie è cosi facilmente inquinai& de.gli abiti: donde la necessità d'una rigorosa medicazione; donde i pericoli d'una evacuazione a grande distanza e prolungata, la quale rende difficile una sorve• glianza suffiuientemente accurata. Dinanzi n codeste minacce sempre te mibili, e - quel che più importa - di· nanzi a codeste infezioni già in atto, si comprende che molti chirurghi militari restino fedeli al metodo 11ntisettioo , il quale dà al ferito maggiori ga.ranzie che non il metodo asettico. Del resto, ci si comincia ad accorgere che la reazione asettica ba sorpassato i limiti dentro i quali doveva esercitarsi per frenare degli abusi; che non si può stabilire un confronto tra una ferita chirurgica fatta con strumenti asettici sopra un soggetto prepe.rato ad hoc, e una fer ita contusa, accidentale, la uui superficie è rimasta lungamente a contatto con abiti sudici, e il cui t ragitto è disseruinato dai loro brandelli. Gli ant isettici possono muta.l'e, ma il metodo resta, ed è un metodo eccellente. Nella sezionr di chirurgia militnre del Congresso di Budapest, dove fu d iscussa la questione d1>l valore relativo delle medicazioni asettiuhe e antisettiche 1wr la pratica della chirurgia di guerra, i chirurghi militari diedero la prefen>n?.a alle seconde. Durante li\ guerra russo-giapponese, le medicazioni asettiche non proteggevano neppure, nel corso dell'estate, la superficie delle ferite dalle colonit" brulicanti di larve di mosca (\\"reden). • La c hirurgia deg li arti, la più importnnte per il chi rurgo in campagna, diviene <>gni giorno più conservA.tr(ce. Le resezioni epifisarie non banno pi ù ormai che
RH1STA DI CHIRURGIA DI GUERRA
899
un interesse storico, e l'amputazione non s'impone in primo tempo se non qu1mdo -si tratta (e ciò avviene di rado) di guasti addirittura spave11tevoli. I colpi d'arma da fuoco detti esplosivi, in cui i disordini anatomici son molto considerevoli e per i quali, poco tempo addietro, si considerava l'amputazione come f requentemente indicata, guariscono facilmente, come dimostrò l'esperienza delle ultime guerre. Queste operazioni non si eseguiscono più che nell'l p. 100 dei traumatizzati: il che provn quanto si sia lontani dall'alta proporzione rilevata durante la guerra d'America' in cui furono eseguite trentamila amputazioni. Per le ferite articolari, la resezione primitiva non ha alcuna indicazione, e l'artrotomia è raramente resa necessaria dagli accidenti infettivi. Vi si dovrebbe ricorrere piuttosto nelle unità sanitarie di seconda e terza linea, anzichè in quelle ·di prima linea. Gl'interventi primitivi - conclude il Delorme - sono dunque chirurgia d'eccezione negli stabilimenti sanitari di prima line1'; e gl'interventi consecutivi sono 'J>Ur divenuti più rari negli stabilimenti di seconda e terza linea, la cui pratica si avvicina a quella della chirurgia civile. L'attenuazione dei fenomeni infettivi, dovuta a una disinfezione antisettica accurata e primiti va, ha ridotto la mortalità, un tempo cosi g rave, dei nostri traumatismi, ali'! p. 100. Questi sono i concet t i essenziali svolti dal Delorme nel suo mRgistrale discorso, a cui speriamo di aggiungere quanto prima il contributo de ll'esperienza dei nosfri colleghi, che esercitarono il loro ufficio presso le truppe combattenti _nella Libia. E. T.
RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE ,M. PlN. - La oara 4•1 ••namento tr&lllll&Uoo 4el gt11ooohlo ool metodo 41 Toorla. - (Jou'l'nal de méd. et chir. pratiques, 25 ottobre 1912).
Il metodo 'l'ooris nella <'.ura delle lesioni traumatiche del ginocehio presenta dei punti di pratico interesse; esso è poco conosciuto e molto diverso da tutti i metodi fino ad ora usati in casi siffuttì. Il metodo, che l'A. chiama cinetico, è basato sulle tre principali complicazioni dell'ernartrosi, cioè il dolore, l'anchilosi dell'articolazione e l'atrofia del quadricipite. Ma per potere appre;,;zare i risulta ti del metodo e necessario studiare un sintoma. che ha grande importunM diagnostica, ed è il sintoma di Tooris o dolio scappamento della rotula: afferrando la Totula tra il pollice e il medio, che la tengono nell'asse longitudinale, e invitando i'infermo a contrarre energicamente il quadricipite, la. rotula potrà sfuggire più -o meno alla presa a seconda. ùelb potenzi.aliti\ del qua dricipite stesso. Abbia.mo così un mezzo pratico e sicuro per controlla.re giorno per giorno i progress i della .guarigione. Ciò stante due cose sono ionan;r,i tutto da evitare: il vuotamento del -verSà!nènte Con la punt ura, e il piegamento ùel ginocchio. Secondo Tooris il movimen to specificamente curutivo è la contrazione del 1Jll8.• -dricipite femorale, cioè a dire il ,novi,nento di estensione che. pN quanto debole sia, deve essere spontaneo, ed esso ~arà tnnto più efficace se l'infermo nell'esten-
900
RIV I STA DJ OH .JRUROU. GE NERALE
dere l'arto, lo solleverà contemporaneamente sul piano del letto, e se il movimento• stesso sarà ripet uto il più spesso possibile. Quando dopo un certo tempo il sintomo. di Tooris è bene manifesto, quando cioè la rotul11 sfugge alla preea, si passa a lla dtambulaeione terapeutica, nella quale deve colpire il suolo pr ima il tallone, poi la pianta e da ultimo la punta del piede, in tre I.empi bene distinti. Nella deambuluione inoltre l'asse del piede deve essere parallelo alla direzione del movimento (deambulazione dei funamboli); i passi devono essere piccoli e uguali, le spalle nel medesimo piano orizzontale e la testa alta, impedendo assolutamente ogni zoppica.mento. Le sedute debbono essere brevi; al pr incipio n.on debbono durare più di uno o due minuti. La descritti\ deambulazione può essere completata con la ml\rcia ali' indietro, in cui però prima 1\ poggiare sul suolo deve essere lii punta del piede. È int.eressan te di non prolungu mai troppo un esercizio, e contentarsi di pochi movi• menti in ogni s eduta. Con questo suo metodo il Tooris, medico militare, in sei a nni di servizio in un reggimento ba potuto cura:re all'infermeria i malati del genere senza ospedalizzarli, e ottenendo ottimi r isultati in tutti i casi, senza alcuna recidiva. Lo stesso metodo fu dai medici militari npplicato nella campagna del Marocco con risulBA L ESTRA. tati meravigliosi.
RIVISTA DI OTO-RINO·LARINGOJATRIA I . G. P 10LT1 (Torino). - Dl •lo'ILlll o&al 41 manlf..taslonl lueUoJae, perttnentl all' oto-rlno-larl.Dgol&trla, trattati ool 8alvanan (808 EhrllohBata). - (.Atti del XIV Congresso della Società italiana di laringowgia, ecc. Siena, tip. Editrice I. Bem.a.rdino, 1912, p. 1S). II. T. MANCJOLI (Roma.). - D « 808 > la oto-rlno-lulllgoiatrla. - (Ibidem. p. 17). III. c. CANESTRO (Genova). - n e 808 • e la •l4114• del O&YO oro-f&rtnseo. - ( Ibidem. p. 21). I. Dai buoni risultati ottenuti col « 606 » nella cura di 7 ca.si (1 di otite interna sifilitica (ereditaria) con perdita di alto grado e rumori, S di gomme ulcerate del palato molle, l di gomma ulcerate. della corda vocale di destra con fenomeni di stenosi, 1 di placche mucose in bocca sul velo e sulle corde vocali, l di osteite sifilitica (ereditaria) del setto nasale], l'A. viene alle seguenti conclusioni, d'indole, oltrechè di specialità, generale: t' t 0;L'arsenobenzolo, usato colle dovute cautele e tenuto conto delle cont roindicazioni, non è pericoloso ; 20 È un agente profilattico meraviglioso, riducendo enormemente il periodo della contagiosità; 8° quando si può curare il sifilitico sin da.Il' inizio col « 606 », si può impedi re la contaminazione genere.le dell'organismo, evitare gli accidenti secondari, prevenire ogni recidiva. Se l'organismo è già invaso, si devono conside1·are due momenti terapeutici: uno è costi tuito dalla cura delle manifestaeioni, nella quale l'arsenobenzol, come s'è visto, ha dato a tutti gli sperimentatori e continua a dare risultati notevolissimi, l'altro è dato dalla cura costituzionale. In questo•
RIVISTA DI OTO•RllfO·LARlNGOlATRIA
901
caso il mercurio ed il « 606 • possono e debbono completarsi (Emery); 4° nei casi ribelli a.1 mercurio od in cui il mercurio sia. mal sopportato, o quando sia necessario agire rapidamente, il « 606 • ba un'importanza capitale, tanto più che diversi autori hanno osservato che l'arsenobenzol agisce in maniera tanto più energica quanto più le lesioni , a qualunque periodo esse appartengano, siano estese, gravi e pericolose; 6° coll'uso del « 606 > si guadagna tempo in due modi, perchè si guarisce più presto e perchè con tre iniezioni a.1 massimo, alla distanza di una settimana la. cura è completata; 6° il « 606 » è, per ora (1), l'agente più attivo che possediamo contro la. manifestazione della sifilide...... ». Piolti si è servito del « 606 » Zamòelletti (ogni sca tola. contiene due tubi graduati con 35 centigrammi di « 606 » ognuno, ogni graduazione corrisponde ii 6 centigrammi di sostanza attiva). Le iniezioni (tre alla distanza di 5 settimane l'una dall'altra) vanno fatte profondamente nei glutei, facendone metà da. un lato del corpo e metà dall'altro, quando si supera la dose di 40 centigrammi. La dose della 1" iniezione è di 8 centigrammi ogni 10 i:hilogrammi di peso del corpo dell'individuo, della 2", 6 centigrammi e della 3", 4 centigrammi. II. Il e 606 » è un potente :i.gente di profilassi nella trasmissione della sifilide per la bocca, infatti agisce rapidamente e favorevolmente nelle lesioni secondari11 e terziarie dei tess1di molli. Di una ventina di casi di manifestazioni luetiche della. faringe, della. retrobocca. e della cavità orale, in 5, dopo 2-3 mesi dalla. cura., si osservò la recidiva di a.Iterazioni secondarie; in questi 6 casi la reazione di Wassermann era ancora positiva. Certe lesioni mucose tardano a. beneficiare dell'uso del « 606 i.; e, specialmente nelle le.Yioni tonsitlm·i, mentre rapidamente passano a. guarigione le ulcerazioni della. superficie, possono permanere quelle delle fossette sopratonsillari e delle lacune tonsillari. Ottimo risultato ha. pure a.vuto Mancioli in due casi di lesioni specifiche (gomma) della. laringe; buoni nelle pericondriti nasali. I profitti sono invece incerti nelle lesioni delle ossa (di due casi di sinusite luetica frontom~scella.re, in uno eolo si è avuto reale vantaggio) e degli organi dei sensi. Circa la. cura col « 606 » delle lesioni specifiche dell'orecchio, Mancioli (rammentati i casi di Tinger e Beck di sordità labirintina per una iniezione di Salvarsan, ed un caso inedito di Ciarrocchi in cui il « 606 i. probabilmente agì dannosamente sull'organo uditivo) avverte di essere guardinghi. Egli ritiene che nella. labirintite .1milaterate o non grave (e per qunnto egli stesso .abbia avuto un caso fortunato) debbasi preferire il calomelano al « 606 ,, mentrechè nella « labirintite bilate1·ale grave, con perdita. assoluta. dell'udito, la cura. si potrà tentare come ultirna ratio, però con poca. fiducia. »: in due casi, in cui -egli la. tentò, rimase, com'era prima, abolita. III. Canestro ha. usato il Salvarsan Za.mbelletti (a. dose di 8 milligrammi per •chilogrammo di peso del paziente) per iniezione intramuscolare in 6 casi ampia.mente descritti: 1° gomma del velopendolo; 2° placca. palatina; 8° gomma delle tonsille e del palato; 4° glossite gommosa; 5° placche mucose delle tonsille e dei pilastri anteriori; 6° gomma. ulcerata. del palato. Salvo che nel secondo, negli .altri cinque casi egli ottenne la. scomparsa. delle manifestazioni luetiche ed in nessuno di essi rilevò azione dannosa. del e 606 ,. sul labirinto. Tuttavia. (al pari di Mancioli) egli è di avviso che si debbono ritenere le alterazioni labirintiche ~uali controindicazioni a.Ila cura. del Salvarsan. (l) Il lavoro di Piolti è anteriore alla. volga.rizzar.ione del Neoea.lvaraan (Ehrlioh.)
902
RIVISTA DI OTO·RINO·LARINGOIATRIA
In tre casi, tutti favorevoli circa l'esito locale della cura, la reazione di Wassermann si mantenne positiva, ciò che fa esprimere all'A. l'opinione, da altri condivisa, che, nella grande maggioranza dei casi, e ormai caduta la speranza di ottenere col Salvarsan una sterilisatio magna, una guarigione duratura. Due cose, si possono « ancora sperare dal Salvarsan: 1° la prontezza d'azione; 2" la sua efficacia nelle forme in cui falliscono i comuni r imedi antisifilitici o tardauo ad agire >. Segue ricca letteratura. Alla discussione seguita allo svolgimento delle tre accenna.te comunicazioni, hanno preso pnrte Tommasi (Lucca), Bilancioni (Roma), Mazzocchi (Roma), Ferreri (Roma). 1° Sulla base d'un caso da lui osservato e di casi resi pubblici da Alexander, Géronne e Gutmann, Tommasi ritiene che, nei casi di lue curata col Salva.rsan, le eventuali successive alterazioni nervose siano causate dal « 606:. e che quindi debbasi abbandonarlo per lo ioduro di potassio e il calomelano, e che tanto più esso e da mettersi in disparte negli individui, i quali hanno già una lesione dell'orecchio interno o dell'orecchio medio anche catarrale, ma più specialmente seda causa sifilitica recente. 2° Bilancioni conferma quanto da Mancioli fu detto sui r isultati ott.enuti
col « 60/l » in 2L a mmalati (anno accadem ico 1910-1911 della clinica otorinolaringoiatrica di Roma), aggiungendovi il risultato negativo in Ba.Itri casi di lesioni laringee, sospett<Lte di natura luetica per via di esclusione. La tecnica usata fu quella delle iniezioni intramuscolari di emulsione neutra alla \Vechselmann. Bilancioni si r iserva di applicare lo. tecnica dì Bertran (Madrid), usando il Salvars11n. in soluzione acida ali' 1 % come topico nelle lesioni della specialità. 8° Mazzocchi comunica un caso di pllralisi del facciale A dell'acustico, dopo 20 g iorni dall'iniezione endovenosa di « GOG »; a un mese d nll' iniezione, la paralisi del facciale migliorò, ma quelle. dell'acustico continuò completa. •1° Ferreri nota il fa tto « che, mentre nelle forme luetiche secondarie, il Salvn.rsan corrisponde bene in dosi massime, secondo i metodi usuali, non si può affermare altrett11nto n elle forme terzia.de. Esse si dimostrano molto resistenti ed è miglior pn.rtito usare delle dosi refratte e più volLe ripetute». BAC.1.A.
RIVI311A DI OCULISTICA E. :\flx1c1. -
n traooma. In Italia durante U trentaduennlo 1877-1908. -
Napo li HH2. Nell'intento di portare un utile contributo alla lotta contro il tracoma, l'A.. ha compila to un interessante studio statistico per determinare la ùistribuzione geografica e l'andamento della malattia. in Italia durante il ventennio 1889-1908, a complemento di altra indagine fatta nel 1891, per qnanto riguarda il periodo che va dal 1878 a l 1888. In una prima parte del lavoro, premesse alcune notizie retrospettive, è descritto l'andamento del tracoma nell'eserci to, da cui s i rileva una graduale ecostante diminuzione della malattia dal 1889 al 1905, con una riduzione dell'indice-
RIVISTA DI 0<'0J,1STICA
$)()3
di morbosità. dal 3,1, a l 0,4 p. 1000 Jella forza. La cavalleria è l'arma maggiormente colpita. dal tra coma (8,36 p. 1000 con tro un imlice medio di 1,74 p. 1000 in tut to l'esercito), ma questo predominio che nel 1873 segnava l'elevato indice di U,S4 p. 1000, contro la media g enera le del G,50 p. 1000, si è ridotto a meno di 1/4 in nn t ren tennio. L a piu elevata. morbosità. per tracoma si è l'iscontrat.a nelle divisioni dì Bologna (4,10), Miltmo (3,78), Firenze (3,60) ~ Cnneo (317), la minima. in quelle di Catanzaro (1,02), Cagliari (1,08.) Perugia (1,22). t )irca infine la stagione si osserva una maggiore recrudPscenza n.-i mesi di a prile. maggio e giugno, mentre in Jicembre e febbraio la morbosità. è minima. Si può quindi ,ledurre che la diffusione del tracoma nell'esercito non è in rapporto con quella della popolazione civile, ed è molto circoscritta, s ia in rapporto alla forza che alla morbosità generale dell'esercito, tanto che la malattia è andata attenuandosi negl i ultimi 17 anni, ed ora sono rar i i tracomatosi ricoverati negli os pedali militari. L'A. prende quindi in esame la diffusione del tracoma nella popolazione civile dal 1878 al 1888, basandosi sui risultati d el!,, visite innanzi ai con!<igli di leva. In ques to periodo s i ebbero 88638 riformati pe1· congiun t ivite, cheratite e loro esiti, con una proporiione del l'S p. 1000 dei vi:,itat.i e con una marcia ascensionale d.a l 0,16 al 0,50 p. 100. Dal 1888 al 1008 i riformati f'urono 57332, pari all'S,25 p. 1000 dei visitati. Circa la distribuzione geografica in quest'ultimo ventennio risu lta che il tra coma si è mantenuto s poradico, <'ioè con indice proporzionale non mag· giore del 2 p. 1000 m 1 8 ciri::a di tutti i circondari ( :1 Domodosso la mE>no dell'J p.1000); in 71 ebbe diffus ione de.I 2 e.I 4 p. 1000 dl'i visitati; in G8 dal 4 all'8 p. 1000 e in 47 fu supet'iore a questo limite: anzi 2o di que,.:ti ulti mi ebbero morbosità su periore al lG p. 1000. Cosiccbè, me ntre uel pe riodo 1877-1888 la med ia morbosit.à per tracom,i fu superata soltanto in 59 circondari., nel vcnte11nio 1889-WOS lo fu in 144, oss ia. nei tre quinti e mezzo del R egno. Si è inolt re constatato che la ml\le.tti,, infesta prevalentemen te le località mari ttime, laddove poco o meno è <lilf'uso nPi paesi elevat i e mont uosi; prospera piu nei circonde.1·i delle. riviera ionica Jì S icil ia che n on nelle coste adriatica e t irrena, più nelle isole che nel continente. L' A. trat ta s uccessi vam,m te dell'etiologia. del tracoma, e,l ammet te che il contagio costituisca il fattore etiologico capitale, ment re la latitudine, il clim,t, la densi ti\ d i popolazione spiegano un'assai scarsa in Huenza ; ma la cause. della maggiore diffus ione del trncoma iu questi ultimi anni deve ricl'rce.rsi negli aume nta t i contatti e negli a ccresciuti s cambi sociali della civilt à. presente nello scuole, nelle officine, nei traffici, nell'emigrazione, nel crescente u r banis mo, ecc. Quanto alla p rofilassi occorre anzitutto combattere H contagio, organizzando piena ed energica lotta di reprl.'ssione con la ricer ca obbligatoria e cura gratuita dei tracomatosi. L'A. consiglia pertanto le seguenti misure per le scuole, opifici, t1'as porti d'emigra n ti, etc.: a) ispezioni sanitar ie rigorose e periodiche pel' la sollecita, obbligatol'ia se· parazione e classificazione dei granulosi, con visita più rigorosa ed immancabile al tempo delle nuove iscrizioni ed ingag gi ed anche dopo le non bl'evi assenze; b) ten u ta di appositi registri per dimostrnre i risul ta t i delle visite e cu re, l'entità ed a·ndamento del morbo, gli effett i dei provvedimenti adottati; e) v igilan za part icola re sulle persone, le q uali per mestiere ed altre speciali contingen ze socia li sono più espos te a contrarre ed a. trasmettere la mala ttia; d) separazione obbligatoria dei tracomatosi in locali appal'tati od in appositi pe.cliglioni isolati;
RIVISTA Ol OCULISTlOA
e) cura obbligatoria e gratuita di tutti gli oftalmici, pratica rigorosa di tutte le norme preventive e di quant'altro giovi a disciplinarle; l'istruzione popolare e la propaganda valevoli a formare la coscienza del pericolo e del da.nno. Per l'esercito e per la marina sarebbero efficaci i seguenti provvedimenti: a) estendere il periodo della rivedibilità., come in Francia, fino al 26° a.nno di età, lascia.orlo però al perito facoltà di stabilire l'epoca in cui la visita di revisione ùovril aver l uogo; b) dis porre che la detta visita di revisione per gli ammalati di oftalmie esterne e per tu t t i in generale i dichiarati rivedibili per ogni altra malattia. di facile provocazione e simulazione, anzichè a. data fissa o ben prevedibile, avesse luogo pe1· precetto personale improvviso, in tempo intercalare t ra periodi consueti di leva; c) rendere obbligatoria l'incorporazione immediata. di tutti c-oloro che sono riconosciuti portatod di malattie maliziosamente procurate od aggravate, internandoli subito negli osped nli militari per l'accertamento rigoroso e per le cure del caso, coll'eccezione che il tempo trascor,;o in de tti stabilimenti non venga computato come utile a discarico dt:ll'obbligo di ferma. CASARINI.
RIVrnTA DI ANATmHA E FrnJOlO~IA NORMALE Ep~ TOlOGI~A G. PmaAcc1~1. - 11 meooanumo dello aforso flaloo nell'uomo, nel rapporti oolle oaolllmoDl 41 prualone latra.polmonare ed lntraa44om1D&le, rl· oeroato per nuove vie. - ( Il lavoro, n. 20, 1912). L'A. fa anzitutto distìnl'-ione tra s forzo volontario ed involontario. Sforzo vo, lontario chiama que ll'azione sinergica delle forze muscolari, momentanea o di breve durata, che l'uomo o l'animale compiono allo scopo e nella misura di vin• cere una reaistenza. esterna. Per sforzo involontario intende invece quello fa tto per vincere una resistenza interna, come la espulsione del feto, di masse fecnli solide. ecc. Nell'una come nell'altra varietà di sforzo si ha la contrazione simult,tnea di un gran numero di muscoli; si ha il rossore della faccia, il sospendersi del respiro, il gonfiars i delle giugulari, ecc.; ma, nonosta.nte queste somiglianze, corre fra le due varietà di sforzo una differenza netta e spiccata, non solo nella finalità dell'atto, ma anche ne l comportamento del nostro organismo. Per valu tare la pressione endotoracica. nell'o.1omo durante uno sforzo volontario l'A. ha fatto una sed e di ricerche sopra due antichi operati di tracheotomia, costanti portatori dì cannula 1·espiratoria per una permanente, parziale, ma pro· nunziata stenosi de1b, lat·inge, e su un terzo tracheotomizzato, operato solo da un mese e mezzo. Valendosi della fistola trachea le e della. trasmissione tubulare aerea, ha registrato a me,i:,;o del t,1mburo del Marey sul cilindro girante del Ludwìg le oscillazioni della pressione intratoracica nello sforzo, ed ha potuto ac· certare che nello s forzo fisico volontario la respirazione si arresta. e si ba chiusura della glottide (come sì può con1,; tatnre anche direttamente al larìngoscopio) i
RIVISTA DI ANATOMIA E FJ,;IOLOGIA ~OR)IALE B PATOLOGICA
905
ma lo sforzo stesso non è preceduto da alcun atto di più larga inspirazione e non è accompagnato nel suo regolare svolgersi da un moto espiratorio, per modo che la pressione endotoracica. od intrapolmonare è uguale a quella dell'aria ambiente. Che la pre,,sione aerea intratoracica durante la contrazione muscolare violenta e diffusa, caratterizzante lo sforzo, sia uguale a que lla de ll'ambiente, l'A. ha potuto dimostrare anche misurando ne ll'ucnno la pressione endogastrica, valendosi di una sonda esofagea rigida, e la pressioni, endorettale ed endovaginale, ricorrendo a speciali e$ploratori, comunicanti l'una e gli altri per la via di t ubi elastici con i i;ol iti apparecchi registratori. Con questa tecnica ha potuto inoltre dimos trare che lo sforzo involontario (ponzl\re, spremere la vescica) determina un aumento notevole della pressione torac ica, ed è preceduto da una inspirazione un po' più ampia del normale, susseguiti\ da chiusurl\ de lla glottide e sempre a ccompagnata da violenta espirazione. Nello sforzo fisico volontario pr·r raggiungere lo scopo di fissare ed irrigidire il tronco, onde fornire sta.bile appoggio alle le\1 0 animali, non occorre affat to mettere il torace in fase di forzatn espirazione II glott i:ie chiusa, bastando a tale intento la contrazione di tutti i muscoli res piratori e non res piratori del tronco. In queste condizioni lo scambio gassoso esterno viene ad essere momentaneo.mente sos peso, ma lo s tato rigido della gabbia toracico. arrestata io fase intermedio. fra l'espirazione e l'ins pirazione o nell'acme di un atto ins piratorio normale è pur sempre quello eh~, se non favorisce appiPno, certamente non disturba di troppo la meccanica del cuore ed annessi, in un momPnto in cui cuore e grossi vasi hanno da far fronte anche alle imponenti modificazioni dell'idraulica del grande circolo. Quando invece si compie uno sforzo riflesso, allora si mette in azione il cosidetto torchio toraco-addominale e per portare in basso Ii1 cupola diafrnmmatica ed ingigantire il premito si serra il torace su sè stesso con una forte espi· razione a glottide chiusa, sicchè dal conato corporeo viene ad essere disturbata In meccanica circolatoria. Ma questa volta non vi sono resistenze esterne da superare nè ostacoli da rimuovere; qui si tratta di funzioni interne e di uso indi· vidunle. CASAIUNI.
RlVISrf A DI MEDICINA LEGALE O. B 0LLucc1. - La 4laguoal generloa della •lmulastone ed l messl plù In uo per •velarla. - (Il Cesalpino, n. 11-12. Settembre 1912). L'A. comincia dal distinguere cinque varietà di s imulazione: la. si mulazione propriamente detta, la sostituzione, la dissimulazione, l'aggravamento, l'esage razione. Mentre la prima for ma è relativamente rara, da te le buone condizioni in cui si svolge attualmente il lavoro nelle officine, è comunissima la sostituzione, che consiste nell'ascrivere una les ione ad infortunio d~l lavoro, senza c he abbia con esso alcun rapporto di tempo e di luogo. Meno frequente è la dissimulazione, colla quale l'operaio tenta di far passare per un postumo di trauma recentemente riportato una lesione pregressa, che nessuna relazioHe ha col rischio professionale. Come esempi di aggravamento s ono citati i ripetuti piccoli colpi diretti su una
906
'
RIVISTA. DI MEDIOINA LEGALE
parte che s ubì un lieve Lrauma ed inducl'nti un processo di cellulo-dermite, I& costrizione di un arto con un Jnccio elastico allo scopo di produrre un edema. segmentario e di prolunga re la durata di una lesione, l'applicazione di un to picoir ritante per produrre una piaga. o per impedire la cicatrizzazione di una ferita.• Finalmente l'esagerazione trae i suoi espedienti d i documentazione ed obbiettiva :,done da lle ine auribili risorse ind ividuali, di cui è ricca l'immaginazione dei furbi e degli astuti. Quali sono i mezzi più adatti per scoprire le varie for me <li simulaz ione? È necessario che, intravedutR. la possibilità d ella frode, questa venga ricercata con acuta investigazione di t utti i fenomeni, senza però forza.re i fatU a spiegazioni od. interpretazioni irrazionali , nè arrivare 11 giudizi unilaterali, più Jnnnosi che utili. I mezzi più comuni per raggi ungt!re lo scopo sono que lli che la clinica mette a nostra disposizione, intl'grati con quelli che può fornire l' esame psicologico del soggetto. All'l•same somatico deve sempre precedere una minuta ricerca anamnestic11. prossi ma e rE'mota dell'infortunato, <liretta sopratutto a stabilire le sue tare ereditarie, la eventua le esistenza n ei rami discendenti e collaterali di disordini m1·11tali o n r rvosi, la possibil ità d i intossicazioni, ecc. P er ciò cho si riferisce alla storia dt'll'infortunio ogni più piccolo particolare, ogni più sottile· circostanza può essere di straordinaria utilitll, ed è sempre bene conoscere la storia rll'gli info1·t unii precodeuLi, e sopratutto fissare il bilancio dell'attività al lavoro del soggetto e stabilire se c•gli ha mezzi sussidia1·i di esistenza. QuPsti i criteri generali da ~C'guirsi nella r icostruzione della s toria clinica, alla quale d1•vt• st·guire immrdiatamente l'esame psi<!ologico del soggetto, per il q_uale bastC'rnnno poche ric1:rche sommarie. Alcune di queste possono farsi conte mporaneamr nte all'interrogatorio dell'esa.minando, come lo studio del contE>gno, ,lt·l lingua{?gio m imico e dr! linguaggio fonico emotivo. Sarà non meno utile ed inll•rrssantc lo studio del l'ambiente in oui vive !'esa minando, l'analisi della sfora dell'intt•lligcnza e dei sentim<·nti. per quanto riguarda l'emotività esagerata, ed in particola r modo lo studio della funzione volitiva, in quella parte che riguarda la successione d,•i pensieri e l'atto del 1·ifletter~ e ineditare. S i delinea così quello stato d i facile influenzabilità psichica, cli diminuita resistenza agli Rgenti esteriori, conosciuto col nome Ili suggestionabilità: ora non è chi non sappia quanta parte indiretta abhia la volontll al t rui, suggerita od imposta, nella genesi della si• mulazione. Per dichiarare un individuo simulatore non e sufficiente emettere u n giudizio di probabilità : occorre fornire l'asstJ rzione recisa a mezzo di una diagnosi esatta, la quale, il più dPlle volte, deve essere basata >'li due e lementi: un elemento ne· gativo, un giudizio, cioè, che nega la vPrità. delle asserzioni dell'interessato, esponPn,lo le ragioni ed un elemi'nto positivo che asserL~ce invece qu>1l 1è la vera e reale natm·11 d"llc allegatr o s upposte sofferenze. Il raggiungimento di tille r isultato è posto unicamente nell'esattezza. dei ri l ievi, nella scrupolosità delJe osservazioni, nella logica cootdiuazione e nella loro sintesi rigorosamen te scientioca. Esistono però dri mezzi coadiuvanti, alla portata di tutti, che facilitHno questo giudizio, ed in primo luogo l'osservazione a lunghi intervalli, che rappresentn il metodo ,sovrano per rioercnrc e scoprire la ~imulazione, tanto che fu <letto, e con ragionP che il tempo è il più grande nemico ciel simulatore e l'alleato più fedele ed utile del medico. È oltremodo raro infat ti che duranto osserva zioni ripetute u sufficientemente distanziate l'una dall'altra non s i riesca a cogl iere unn qualche contraddizione in clii vuol ingannare.
RIVISTA DI MEDIOINA LEGALE
907
Altri mezzi efficaciss imi per scoprire la simulazione e l'es11gerazione sono i mezzi fiHi ci di esplorazione, fra i qu,ili tengono indubbiamente il primo posto i raggi Rontgen. Tuttavia questi possono venire utilizzati quasi esclusivamente nelle lesioni scheletriche, ed anche in queste i reperti ottenu ti non sono assoluta mente e costantemente d imostra tivi: san\ bene perciò che olt re la prova radiologica della parte supposta. ammalata venga fatta la prova della parte omologa e di tutto l'arto, per sventare i tentativi di sostituzione. Anche la fotografia può servire a documentare graficamente gli a t teggiamenti di movimenti che l'indi viduo allega di non potere eseguire. Utile è pure l'osservazione in di retta, c he consiste nell'osservare il paziente distraendo la sua attenzione dallo scopo che ci si prefigge, o meglio ancora studiandone atteggiamenti e movenze, senza che egli se ne accorga. L'ospitalizzazione dell'esaminando è mezzo straordinariamente efficace, q uando si trn~ta di g iudicare della realtà o meno di una s imulazione: nell'ambiente os pedaliero ove si può continuare il trattamento curativo mancano g li influssi sug gestivi che es istevano in quello fa,uigliare e che s in istramente agiscono sulla ps iche del soggetto; l'osservazione per questo o quel determinato fenomeno è continua. ed i me7,zi per continuare negli a rtifici fraudolenti o mnncano 11ssolutamonte, o sono più d iffic ili o trovarsi ed a mettersi in azione. Qua nto a lla narcosi, preconizzata come mezzo utilissimo da l Séct·etan in Svizzere. e dal Verstra, etc. in Francia, non rappresen ta un mezzo innocuo, nè indi s pensabi le, poiché un medico a ccorto può giungere s empre alla dingnos i a mezzo di esami minuti, esattissin1i di tutte le funzioni : cosi pure s i devono pros crivere l'ipnotismo e l'elettro- suggestione. Esis tono invece mezzi morali utili e necessari; il medico deve far comprendere al paziente con dolcezza e con parola persuasiva che nei suoi e:,;ami egli non ba a vuto e non ha altro scopo che la scoperta del vero, che per la sua, come per tutte le debolezze e i d ifet.ti umani, egli prova un sentimento più di benevolo compatimen to che di vera commiserazione, ma deve anche fa rgli considerare che egli sa, che egli può, purchè voglia, mettere in luce infingimenti, f rodi, esagerazioni, e che lo s velarli è funziono au tomatica. del tempo. E la confessione o la desistenza dal piano fraudolento può in qualche caso essere il premio d i questa nobilissima opera di persuas ione. Ma se ques ti t-eutativi dettati dall'umnna bontà fall iscono allo scopo, se il precon· c etto desiderio di indebito lucro è più forte di ogni morale richiamo, i l còmpito a ffidato al medico di scoprire il vero de ve far cadere ogni dservit sent imentale, e nel mettere a nudo piaghe e m iserie morali, non meno ributtanti di quelle fisich e, tigli deve sen tirsi confortato dalla tranquilla coscienza di compiere una. missione ======== CAsA1wo. p e nosa, ma necessaria.
RIVISTA DI TECNICA E SERVllIO MEDICOMILITARE A propo1lto dell 'uUllzzazlone degli aer oplani nello agombero d el feriti l n oampagna. - (Le Caducce, n. 21, 1912).
Dott. EvnERT, maggiore medico. -
È certo - scrive !'A. - che non si può pretendere troppo dall'aeroplano, e che b isogna r iservare questo mezzo di tra.sporto a categorie special i di feriti; a quelli, cioè, che un'impellente necessità obbliga a cercare a grandi distanze le
908
RIVISTA DI TECNICA
~
SERVIZIO MEDICO MILITARE
risorse terapeutiche peculiari che è impossibile avere a disposizione in una zona mal sicura e dove l'affollamento esclude ogni delicato intervento. Pnr tuttavia, il problema, cosi limitato, è solubilissimo e non resta che a dimostrare agli scettici come la cosa sia effettuabile, nella certezza che, in un prossimo avvenire, essi la vedranno interamente realizzata. Dopo aver detto che si è calcolato che dieci aeroplani evacuel'9bbero facilmente, in una mezza giornata e a 60 chilometri indietro, 250 feriti gravi, ciascuno dei quali non avrebbe da sopportare che tre quarti d'ora d'un trasporto « idealmente dolce», l'A. dichiara di non volersi fermare a discutere obbiezioni speciose e talvolta malevole, che partono da ta.luni i quali s'impuntano a voler parlare di medicina militare. Egli si senti dire talvolta: « Ma che ci andate a fare voi altri nell'aeronave? Questo apparecchio non è fatto per voi! La.sciatelo ai combattenti». Ma - aggiunge l'A. - la risposta è implicitamente contenuta nello spirito, !-e non nella lettera, del nuovo regolamento di servizio sanitario in r.ampagna, che distingue appena il soldato che combatte da. quello che attende a medica.re, e che, non soltanto prescrive la presenza del medico sulla linea del fuoco, ma la giustifica ancora. col seguente periodo d'una filosofia profonda: « La presenza del personale riel servizio di sanità sulla linea. del fuoco, nel dare ai combattenti più esposti la certezza che, in caso di ferita, essi sa.ranno subito condotti fino al rifugio più vicino, messi a.I riparo da un nuovo pericolo e medicati secondo le 1'9· gole dell'arte, costituisce un fattore morale tale da. favorire la coesione e il valore delle truppe». V'ha ancora chi obbietta: « Il materiale del servizio sanitario è già così pesante e ingombrante, eppure manca. talvolta. del necessario... Come sperare che vi si aggiunga. ancora il super6uo, ossia degli strumenti delicati che richiedono una vera falange di persone addestrate al loro maneggio?> La risposta, dice l'A., non è difficile: non si tratta punto di dotare il servizio di sanità d'un aeroplano or• nato della Croce di Ginevra; ma basta che, dopo la battaglia. o durante gl' intervalli di calma, quando ha luogo la cernita e quando gli aeroplani militari hanno tinito il loro còmpito di statfette, di esploratori e magari a.nche di a.ssa.litori, questi stessi a eroplani siano messi a disposizione del servizio di sanità nelle stesse condizioni colle quali son messi a. disposizione i veicoli disponibili, regolamentari o di requisizione. Ora. è facile prevedere che, da qui innanzi, il tipo futuro dell'Mroplano di combattimento, atto a portare pilota, osservatori, apparecchi di telegrafia senza fili, mitragliatrici e munizioni, sarà facilmente e rapid11ménte trasfo1·mabile in un veicolo per feriti; e l'A., il quale si rivolse pe r informa.zioni agli specialisti, ne ha. riportato la convinzione che questa. trasformazione dell'aeroplano non è punto un'utopia, ma che, anzi, essa è un progetto in via di esecuzione. Attendiamo dunque con fiducia i ten~1tivi che saranno fatti per raggiungere lo scopo, e frattanto richiRmiamo, sull'interessante questione posta dal dottor Ey· bert, l'attenzione de i nostri specialisti, in particol~r modo quella del capitano medico Falchi, pilota. aviatore, il qua.le è competentissimo in materia., non soltanto per studì teorici, ma a.ltresi prr la sua esperiènza pe rsonale, attiva, energica., intelligente. E. T .
909
RIVISTA D'IGIENE MILITARE Crediamo far cosa utile pubblicando i • Consigli elementari d'igiene per le truppe in Libia:., compilati per cura dtill'Ispettore capo di sanità mili"tare e approvati dal Ministero della guerra. Quest-i • Consigli» sono stampati in un foglio di quattro facciate da unirsi al libretto personale, in modo da completare le norme igieniche già. contenute nel libretto stesso.
Coultlgll elementari d'igiene per le truppe in Libia. Chiamato a compiere il più alto e il più ambito dovere che possa spettargli, quello di combattere per la sua Patria e pel suo Re, il soldato deve accudire scrupolosamente alla conservazione della propria salute, per essere sempre in grado di adempiere bene tal glorioso dovere e di coglierne l'ambito premio: la soddisfazione dell'animo proprio. Egli rileggerà perciò sovente e terrà sempre ben presenti i ricordi d'igiene che sono stampati nel suo libretto personale; seguirà non meno scrupolosamente, gli altri precetti qui di seguito enumerati, precetti che sono dettati per difenderlo dalle influenze dannose speciali alle quali egli ora· è soggetto; ricorrerà senza indugio all'ufficiale medico, non appena avverta fi.acch11zza, poco appetito, febbre o disturbi di qualsiasi genere, specialmente intestinali.
Cure personali. La nettezza del corpo, che è un dovere dovunque, è condizione indispensabile di salute nei pnesi caldi in genere, e più ancora in Libia, dove la sabbia finissima s'insinu11 ovunque, sulla persona, formando sopra la pelle, col sudore, quasi una patina che ne ostacola la traspirazione. Il soldato sappia perciò fare uso giudizioso dell'acqua che avrà a sua dispo~izione per lavarsi giornalmente faccia, testa, collo e possibilmente tutta la persona. Se l'acqua sarà molto scarsa, se ne servirà imbevendone l'nsciugamano. Egli dovrà specialmente lavarsi di sovente le mani, e possibilmente sempre prima di mangiare: le mani sporche possono imbrattare il pane e gli altri alimenti con sostanze nocive, che sono la causa più frequente delle malattie infettive. In modo spe~iale dovrà lavarsi gli occhi dopo le marce e dopo lavori alle trincee o agli accampamenti, ma ciò dovrà sempre fare con l'acqua da bere, e dopo essersi lavate le mani. Cura speciale dovrà. anche avere per i piedi, per prevenire escoriazioni e piaghe, che sarebbero favorite dalla mancanza di pulizia e dal sadore, e che baste, rebbero a pa ralizzare ogni sua buona volontà. Terrà sempre corte le unghie delle mani e dei piedi, specialmente le prime, perchè il sudiciume accumula to sotto le unghie contiene sovente germi di malattie.
910
Rl\' ISTA .D' IGIE!\I•: MILITARE
Vestiario. Il soldato deve sempre aver cura dei suoi indumenti. Essi, oltrechè renderlo bello e fiero della divisa che indossa, gli sono di rip11ro alle tante influenze dao• nose che insidiano la sua salute. Essi lo difendono dal freddo e dal caldo eccessivi, dall'azione del sole troppo cocente, ·dall'aria t roppo fredda, e dalla sabbia che il vento solleva. Durante In notte, in modo speciale, il soldato dovrà coprirsi bene, per non in• ·correre nei danni prodotti dai bruschi abbassamenti di temperatura. Non dovrà dimenticare mai di portare s ul ventre la fascia di lana: essa è il m igliore preservativo dalle malattie intestinali. La pulizia della gavetta, della tazza, della borraccia, dovrà. sempre essere fatta scrupolosamente; tali oggetti non dovranno mai essere sciacqua ti con al t ra acqua che n on sia quella p11r bere. L n forma degli abiti non dovrà essere lllai alterata a danno della libertà. del respiro e dei movimenti; sopratutto s i dovrà. evitare di stringere il collo con la cravatta, il vent re con la cinghia dei pantaloni ed il collo del piede con i legacci delle mutande e della calzatura. La buona manutenzione delle scarpe è poi di cn.pitale importanza; sono esse che permet tono al soldato di marciare agevolmente e di giungere in buone condizioni sul luogo del combattimento. Anche la biancherin. dovrà essere sempre tenuta ben pulita, lavandola il più sovente possibile: sarà. cosi resa più facile la. traspirazione del corpo, che concorrerò. ad assicurarne la salute; e si eviterunno, in caso dj ferite, le facili infezioni di queste. Le pezzuole da piedi dovrebbero poi essere lava.te giornalmente.
Vitto e beunde. li nutrimento ripara al dispendio delle nostre forze; m,,, se eccessivo, le pnrlllizza. La sobrietà., che è sempre una virtù, è indfapensnbile per la salute in questo paese. La razione che si di,. al soldato corrisponde nl consumo · del suo organis mo; ogni cosa di più che egli prendu per soddi:sfa.re la golosità. o bisogni non reul i, costituisce un per icolo, o peggio un d,mno. Il soldato si as tenga. perciò dall'acquistare alimenti qualsians i dai venditori a mbulanti, specialmente scatole di cibi in conserva, salumi, formaggi e commestibili consimili; ed in ogni caso, prima di acquista.re qaalche vivanda, osservi bene come è custod ita, astenendosene quando si avveda che non sia protettn dalle mosche: le moscl1e sono frequentement4, il veico!o di gravi ma.lnttie infettive, di quelle part icolarmente che possono infierire fra le truppe. Eviti sempre di mangia re verdure crude se non dopo averle ripetuta men te e scrupolosamente lavate con ncqua da bere. Si guardi non meno dal mang.iare frutt a acerbe; esse sono sempre causa di d iarreu : e se mnngerà frutta mature, sa ppin limitnrsi nella quant.itit., le sbucci sempre con le mani pulite, o le lavi ac· cura.tnmente con l'acqua da bere. Protegga dalle mosche il suo pane ed ogni cibo che deve consumare, nonchè In sua ga ,·ei to..
, .RIVISTA D'IGIENE MIITARF.
911
Rifugga poi in modo ass<>luto dall'uso di bevande spiritose, come l'acquavite liquori, che sono un vero veleno in quest o paese, veleno tanto più potente quanto maggiore è la quantita di alcool che tali bevande contengono. Non beva mai g nssose, spesso prepara.te con ilcqua di cattivn quan tità, e quindi pericolose Si ricordi che la be vanda migliore e che meglio disseta e ripara le perdite ·del nostro corpo è pur semprr l'acqua. pura, ma beva esclusivamente quella che gli si distribuisce o che gli si permette: se vorril. renderla più gradevole, potrà ·correggerla con s ucco d i limoue, con caffè, con t hè, con aceto o con sciroppi aciduli di limone, lamponi, od alt ri si mili, della cui boDtà egli sia però ben sicuro. Non m angi e non bevi, mai nulla di ciò che pot rebbe trovare abbandonato dal nemico; e prima di usure l'acqua. dei pozzi delle località dove arriva, la.sci che i suoi superiori ne nccert ino la. bontà.
~ tutti gli altri
Alloggiamenti. Le tende e le baracche rappresentano in guerra la casa. che protegge il sol-dato; egli ne abbia quindi cura come della casa propria. In esse l'ordine, la. pulizia, la buona ventilazione, devono essere assicurate, per -garantirne la salubrità. Il soldato dovrà perciò allontanare da esse scrupolosamente t utte le immon-òizie; non ingombrarne lo spazio, già ristretto, con oggetti inutili e sudici, o col tenere in disordine i suoi oggetti di corrodo; dovrà favorirne la. frequente aereazione sollevando opportunamente qualche telo della tenda, o aprendo le porte e le finestre della baracca. Dovrà evitare i n modo assoluto di insudiciare il terreno, sia dentro che attorno à tende o bar,teche, nonehè di ins udiciare la pàglia o la bHnda. che costituiscono il suo letto; non dovra mai gettare in terra i rifiuti del rancio, che atti rano mosche ed insetti di ogni genere, di ventando fomite di infezioni. 11 pagliericcio o la branda dovranno essere portati ogni giorno all'aperto: il sole è un grande pl!lrificatore. Sempre quando lo potrà, dovrà. s montare la tenda e cambiarle posto; od almeno lasciare che il sole purifichi il terreno dove essa è piantata. Se il soldato non avrà giacigl io o branda, stenda sempre, alla notte, la sua •coperta sul terreno, per non soffrirne l'umidità. Non soddisfi mai i suoi bisogni corporali fuori delle latrine che furono preparate all'uopo; se farà. altrin1enti, non soltanto ve1·rà. meno alle leggi della decenza, ma sarà causa di inquinamen to del suolo, con pericolo gravissimo della salute propriu e di quella altrui: si rifletta che gli escrementi umani, lascia ti scoperti sul terreno, nttirano le mosche, che se ne cibano e li r iport.ano poi con le loro zampe e con la loro probosci de, sulle vivande e sugli oggetti personali; oppure, essiccati e polverizzati dal vento, gli escrementi stessi penet rano nella bocca e uei polmoni, causando cosi malattie g ravissime, mortali, per i germi delle infezioni che contengono. Ogni volta che avrà soddisfott.o i ~uoi bisogni, il sol dato dovrà perciò coprirli con terra; ed a questo scopo, quando si reca a soddisfarli, sarà utile che porti seco la. vanghetta.
912
1
RIVISTA D IGIENE IHLITARE
Malattie Teneree.
Ogni spreeo di forza nervosa, dannoso in ogni luogo ed in ogni tempo, è pe-ricolo,.;o più che mai in questo clima. Sappia perciò il soldato res istere ai suoi istinti, ai desideri sessuali, per conservare tutto il suo vigore e per non subire l'onta delle malattie veneree causate dalla prostituzione; esse lo farebbero mancare al più sacro dei suoi doveri,. quello cioè di conservarsi sempre in grado di combattere per il suo Re e pel suo Paese. Ad ogni modo, prima di congiungersi con donne di malaffare, prenda, sempre, almeno, quelle precauzioni che gli sono suggerite d11. chi ha cura della sua salute. Malattie lnfetthe.
Le malattie gravi che più fat:ilmente possono colpire il soldato sono il tifo, la dis~enteria, la malaria. Per preservarsi dal tifo e dalla dissenteria valgono specialmente le norme date per i cibi, le bevande, la puliziH personale, della gavetta, dell'accampamento. Per la malaria, il soldato dovrà prendere scrupolosamente il chinino, quando gli sarà distribuito a scopo preventivo, ed usare contro le zanzare i mezzi di difesa che gli verranno dati, procurando di tener coperti, di notte, il viso e le mani. Da un altro pericolo grave egli deve difenders i in questo paese, e cioè dalle malattie degli occhi, che facilmente incolgono a causa della sabbia portata dal vento, della luce troppo viva, del contatto con gli indigeni che, in grandissima parte, sono affetti da tali malattie. Gioverà perciò far sempre uso degli occhiali dis tribuiti all'uopo, e ciò specialmente quando il vento soffia forte. Gioverà altresi, soprat utto, astenersi da rapporti t roppo intimi con gli indigeni. Marce.
La resistenza a.Ile marce è condizione indispensabile per la guerra: il soldato segua perciò, per le marce stesse, tutti i precetti che sono contenuti nei ricordi igien ici del suo libretto personale e pongi• speciale attenzione nell'aggiustarsi le pezzuole da piedi, affinchè esse non facciano delle pieghe che danno sempre luogo a bolle o ad escoriazioni. Procuri, se non ne sarà impedito dal servizio, di riposare bene nella not.te che precede ogni ma rcia, e si nstenga in mod<> RS· soluto dall'uso di alcoolici, che lo renderebbero debole e più proclive ad esser colpito dalle insolazioni. Quando, durante la marcia, il sudore si faccia troppo copioso ed il solda to provi senso di calore al capo, pnlpitazione e respiro frequente, ricorra subito per aiuto all'ufficiale medico. Durante le fermate, ripari possibilmente all'ombra, ma non si fermi mai nei luoghi umidi. Se durante una marcia si sente la bocca arsa e non ha acqua da bere, o vuole giust.amente evi tare di bere troppo, tenga in bocca una pagliuzza, un fuscello:. la sete sa rà cosi momentaneamente calmata. Non t rasgredendo n nessuna di queste massime, il soldato potrà conservarsi sano e forte, e ritornare a casa sua, in seno alla propria famiglia, fatto anche più robusto, soddisfatto e superbo dell'opera. compiuta: di aver cioè contribuito. alla gloria ed alla grandezza della Patria.
913
RIVISTA D'IGIENE GEN~RALE E BATnRIOWGIA E. BE1tTAn~; r,LI. D. 68,
La profilaHI 4el tifo esantematico. -
( It l\lo1·gog11i,
1912).
L'A. prende occ11siona da uno studio pubblicato recentemente pr r cura dcli' e Office interoa.tional d'hygiene publique ,. pt>r esporre a lcune considerazioni sulla profilassi del tifo esantematico, che dopo la conquista della Libia ha fatto la sua co mparsa anche in Italia, indubbia.mente portato da.gli ara.bi prigionieri nelle nostre isole. La conoscenza un po' esatta. del tifo csan tem1ttico, è tanto più necessaria, in quanto il termine e tifo-. potrebbe far credere ad analogie che non esistono, né per l'rziologia, nè per le lesioni, nè per la clinica. Infatti nessuna somig lianza. esiste fra il quadro morboso del tifo esantematico e quello della febbre tifoide, fatta eccezione forse per i fenomeni nervosi, che grossolanamente possono avvicinars i n ell'una e nell'altra forma. Nel tifo esantematico l'incubazi ono è breve (4- 5 giorni), la febbre tocca il suo acme in B giorni e la discesa si fa por c ris i per lo più in 50 ore; manc:mo inoltre le emorrngie intestinali cd i reperti batto,riologici che a ccompagnano la febbre tifoide : i l ft'nomeno tipico è l'esantema che s i man ifes ta gradatamente <:on macu lo-papule a contorni irregolari occupanti il tronco, le estremiti\. e talvolta il palmo della mano e la pianta dei piedi. Le conoscenze eziolog iche intomo al tifo esantematico hanno fatto qualche passo negli ultimi anni, ma con tu tto ciò siamo ben lontani dal cons iderare risolto il proble ma caus ale d.,ll'inf.,zione : il più interessante reperto morfologico può cons iderarsi quello di Touseint, e cioè la presenza nelle c<·llule nervose dei colpiti di forme a naloghe ai corpi di Negri. Risultati ussai piu concludenti hanno offerto le prove di trns miss ione s perimen ta.le della malattia negli animali, e Nicolle ba avuto il merito ùi dimos trare che il tifo esantematico è trasmissibile a.Ilo chimpanzé, al macaco cinese ed alla cavia, e che i pidocchi degli abiti sono i trasmettitori de lla malattia, mentre le zanzare, le zecche, le cimici e le pulci non vi banno alcuna parte. I piùocchi diventano capaci di trasmettere l'infezione 6-7 giorni dopo che hanno succhiato il sangue di individui infet ti. Nicolle e i suoi collaboratori hanno logic!'-ment<• pensato che il parassita del tifo esantematico debba essere un protozoo e che non tutte le specie di pidocchi siano a tti a t rasmettere l'infezionl.'. Recentemente Anderson e Oodelberg hanno dimostrato che nncho il pedicttlus capitis è capace di trasmettere la malattia. L e constatazioni ricordate hanno permesso di SC'gnalare i limiti di una pro• filassi raz ionale, prima ancora che l'agente causale s ia noto. È evidente che la profilassi contro il tifo esantema tico si compendia tutta nella loti.a e nella distruzione dei p ediculi vestimenti, o, per essere pit1 completi e prudenti, nella. lott.a contro i pidocchi dell'uomo. A Tripoli dall'ottobre 1911 al marzo 1912 in seguito alla grande cum avuta nell'imporre le buone norme dell'igiene individualo ed in s eguito alla lotta intraprrsa contro la sporcizia e contro i parassiti macroscopici, si sono avuti soltanto 15 cas i. Ne lla. lotta contro il tifo petecchiale è necc•ssario te::ier d'occhio specin.lmeute vagabondi, che, a ragione, si possono considerare come i portatori sani dl'gl i in58 - Gioniale di wedi, ina mi:i!are. - Fase. Xl Xli.
814
1
RIVISTA D IGrn:~rn GE)IC:[ULE E BATTERIOT,OGIA
Sl!tti trasmettitori. Convenà inoltre prnticare rigorJse inchieste per accertar e quale può e9scre la verosim ile s ) rgente dell'infezio ne, e s i e.vrà cura di disi nfettare i locali e di passare tutti gli abiti d,·ll'infermo iu acqua bollente, o, se è possibile, in una stufa ad aldeide formica, o sottoponendoli Rll'anid1·ide solforos11. A Tunisi, quando si verifica un caso di tifo petecchia.le, si procede alla disin• fozione di tolti i locali coll'anidri ie solforosa e la famigl ia ò sottoposta :dia doccia: i noltre s i sapone.no accuratamente gli individui e si aspergono dopo di ol io can• forato, mentre gli abiti sono passati alla stufa. In America come base della lotta raz ionale è posta la d istrnzione dei pidocchi, che è no tevolmente più diffic ile di quanto n'.m s ia la distruzione delle zanzare. Comunque, la v ie. generale da battere in quest'ope ra di profilassi è nettament.e tracciR.ta: si può modificare il progrRmma tli azione, volta e. volta, nei dettagli, me. il principio iuformatore è ormai ne ttamente indicato, ed i primi risultati di· mostrano già. chiaramente qnali grandi vantagg i si debbano a ttendere dalla prolitassi, quando queste. viene fondata sulla logica. sperimentale. CASA1rn,1.
U. GAnm, F. Sconoo, G. R1zzuT1. -
Jllalattls lnfettlve e malattie c utanee. -
I. Contributo della Commissione governativa per lo studio delle malattie tro• picnli nella Libia. (Messina., 1912).
In questo fascicolo gli A. A. espongono i risultati di una prima serie di studi sulle male.ttie tropicali nella Libia. I lavori pubblicati nel presente volume sono i seguenti: 1. U. GABBI. - Il Ghibli nei s1t0i rapporti coll,1, salute umana. - Còmpito della Commissione governative. fu quello di far conoscere la pa tologia delle regioni re· centemente occupnte e stabilire i principii d'igiene coloniale, ai quali possa ripor· tarsi, con sicurezia di buon esito, l'opera di difesa sanitaria della i,opolazione europeo. in generale, e italiana in ispecie, civile e mili tare. D!lto l'intimo rappo1·to fra il clima. di una regione e la patologia dei suoi abitanti, l'A. molto opportunamente ha portato anzitutto l'attenzione s ui venti, e specialmente su uno speciale delle. regione, il Ghibli, che trasporta su tutti i paesi della costa libica. il clima tropicale della regione dalle. quale muove. Egli ha. ricercato con una duplice inchiesta qunl'è l'influenz11 del Ghibli sull'organismo snno e malato. Nella maggio1· p1u·to degli individui sani esso induce un senso di spossatezza, tanto più notevole, quanto pii:. elevata è la temperatura del ve nto e più lunga. la sua durata, con senso molesto di bruciore al naso e agli occhi e facile tendenzn alla lacrimazione: si nota inoltre una certa depressione nervosa., con minore resistenza al la \"Oro fisico e mentale, ed oppressione di respiro, che si palesa nel correre o nel salire in fretta le scale. Sull'organismo ma· lato il G hibli esercita nna scarsa influenza, e ciò si comprende perchè nella casa
RlVlSTA. DI PATOLOGJA ESOTICA
915
che ricovera l'infermo, è attenuata l'inf-luenza t ermica e meccanica, ond'è caratterizzata l'azione sua. L'A. ha studiato inoltre il pulviscolo atmosferico sollevato dal Ghibli, ed ha constatato che esso è ricco di element i minerali etl organici, e sotto quest'ultimo rapporto di microrganismi, sia indifferenti cbe patogeni: da ciò la frequenza di malattie cutanee batteriche, del condotto uditivo, delle mucose congiuntivaleeschneideria na, nonchè di affozioni intestinali e delle vie respiratorie. La lotta del pulviscolo quindi, dopo la conduttura dell'acqua potabile e della fognatura, v iene a costituire una parte copiscun del programma del r isanamento, che l'A. compendia sopratutto nella lastricatu1·a, inalnamento e spazzature delle s trade, e nell'istituzione di un mercato cope1·to per gli alimenti. 2. U. GABDC - Generalità sulla patologia delle tribù della 'l'ripolita11ia e regioni finitime studiate nei campi di concentrazione degli Arabi. - Lo studio della patologia degli abitanti di' questi campi di coucentrazione non era in realtà che quello dei costituenti o rappresentanti delle tribù della Tripolitania, del Bornù, del Fezzan e del Sudn.n, ed offriva perciò non solo l'interesse scientifico di tracciare le linee general i del nosografìs mo speciale delle genti libiche, ma anche quello di poter der ivare precetti di profilassi individuale e colouiale. L'A. accenna alla notevole resistenza organica degli Arabi, in ra.pporto specialmente alla deficiente alimentazione ed alla 11ssoluta mancanza di regole igieniche. 3. Jfalaria - Su 66 arabi curati per infezione malarica si è constatato, rispetto al tipo febbrile, che in 51 tratta.vasi di terzana maligna, in ti·e di quotidiana e in due di quartana. Il reperto del parassita non si o~servò che 26 volte nel snngue periferico e 6 volte nella milza; quando però uon si rinvenne il parassita, si trovò molto pigmento libero o r nc<·olto noi leucociti . Per stabilire l'indice endemico l'A, coll'aiuto del dott. Malè, ha visitato un centinnio di bambini, d'età variabile d a un anno ad undici, a ne ba osservati 54 con tumore di milza, constatando inoltre che la razza berbera era assai più colpita della sudanese e che i veri depositari dei parnssit i malarici erano i rappresentanti delle razze colorate. Come prov• vedilllenti profilattici l'A. consiglia l'allontanameuto da T ripoli dei campi di concentrazione de~l i Arabi, la distribuzione quotidiana o bisettimanale di chinino, e l'esclusione, nella scelta dei dumestici indigeni, di coloro che sono portatori di tumore di milza. 4. Turbercolosi pot1no1iare e malattie delle vie ?'espiratorie. - Per determinare con approssimazione la percentuale della tubercolosi polmonare l'A. ha sottoposto ad indagine, un centinaio di individui toss icol osi, e ne ha trovati 21 coi segni clinici dell'i nfezione; in 9 la malattia e1·a al secondo periodo, in 12 all'inizio. Rispetto all'età, ha trovato il maggior numero dei colpiti in soggetti dai venti ai trenta. anni, con una lieve prevalenze. del sesso femminile e di individui apparta. n e n ti alle t ribù del Garian e Tarbouna. Ha riscontrato inoltre un certa frequenza delle affezioni acute catarrali res pi ratorie, specie delle forme asmatiche, determi · nate specidmente dagli squilibri di temperatura. portati dal Ghibli, dalle impurità minerale e batterica dell'aria, dalla scarsa protezione che offrono le capanne e gli indume nti personali. 6. Malattie dell'apparato digerente.- Sono le a.ff..,zioni più frequenti, il che di pende, secondo l'A., tanto da.Ila qualità degli alimenti e dai parassiti o germi che li inquinano, oltre che dal modo di preparazione di essi colle mani sporche, quanto da.gli squilibri di temperatura. Il pasto ordinario degl i Arabi ti a base di pane-, cipolle. e peperoni forti, conditi con olio rancido. Chi appena può, mangia la
Rl\"l :'ìTA DI PATOLOGIA ESOTICA
1Jasi1la, una minestra fattn di fnri oa d'orzo, pepe e burro infimo. Jndigestissimi sono il l;11ss-ku~s, uoa semola di grano cotta sul vapore che e;;ce da una pentola, ,,e bolliscono insieme carne, verdure, erbe aromatiche, e la geddia, cioè cnrne od 0 interiora disseccate do. parecchio tempo e s pesso fetide, cotte col burro. Le bevnnde comuni sono l'acqu1\, quflSi sempre inqu inata, il the, il caffè, ecc. Nei bambini, per la minor difesa ,lei s ucc hi digerenti, le affezioni catarrali sono all'ordine del g iorno ed il ventre meteorico è pressochò permanente. L. A. ha com• piuto un'inchiesta sulle ma lattie che possono essere diagnosticati' ambulatoriamente ed ha accertato che sono in predominio la d i~senteria acuta o cronico, l'enterite del tenue e la diarrea Pstiva. 6. M alattie cutanee. - La cute degli Arabi in genere e dei beduini in ispecie presento. una rilevante varietà di malattie cutanee, dalle più semp!ici alle pili gravi. Ln patologia cutanea è essenzialmente parMsitaria d'ori gine: di qui la necessità, non solo della constn.tnzione ~ determinazione delle forme clinicht,, ma 11.nche della profill\ssi Jn collaborazione col dott. Sabella l'A. h11, studiato un c<'n· t inaio di ca5:, dalla cui stati~tica risulta eh<' sono frpquentissime le manifrstazioni cutanee d'origine> parassitaria (scabbia e tignn.) e settica. Sono pure veramente notevoli. s ia per gravità., che per frE>quenzn. lo lesioni cutanee della sifilide " della tubercolosi; sc1<rsc invee!' sono le dermatosi inììnmmatorie comuni, e s·ar• sissime quelle di origiue diatesica e n E>vritica L'A. ha riscontrato infine 24 casi di malattif' tropicali, di cui due sono spet· tanti in maniera specifica alle genti che abitano in queste reg ioni: il pian ed il granuloma ulcerato dei pudendi 7. G. Rtzzu-r1 e F. Sconoo. - Ricerch~ b(l,tleriolo,qiche e siero diagnostiche nel tifo esantematico. - P remessa una rapida rassegna sulle r icerche fatte per deter· minare l'agente causale di questa. malattia nota fin dall'antichità, f!li A. A. riferiscono che i risu ltati sono ben lungi dall'essere concordi e che ulteriori prove sono necessarie. _\.nz itutto occorre stabilire se l'agente pntogeno del tifo esante· matico è oppure no un virus fi ltrabile: di fronte all'unica esperienza del ~icolle, che fa penso.re alla filtrabi lità d i questo virus, stanno quelle negative clell'à.n· ,lcrson. e del Gol.!berger, del RlckoUy e del Wilder, del Drt>yer, e del Nicolle, s tesso. D isgraziatamente gli A. A.. per la scarsità. dei mezzi e per la brevit à del tempo, essendo giunti verso la fine dell'epidemia, non banno potuto compiere questa ed altre indag ini, e come primo contributo s i sono dova ti limitare a d a lcune r icerche cliniche e batteriologiche. Dopo aver riportato per esteso le stor ie cliniche di 7 infermi , che hanno esnminnto nell'ospedale delle malattie infettive e riassunto quelle di 7 soldati, osse rvati nell'ospedale mili tare, riferiscono che la prima i nd ngine, che non è stata mai t ralasciata, fu la prova 11.gglutinante per i quattromicrorganismi; b. tifico, paratifo e B; micrococco melitenso. Queste prove a ccuratamente eseg ui te col metodo di Pfeilfer e Kol le diedero costirntemente r isult,,ti n11gativi, se s i eccettuo. un solo risultato positivo col b. Eberth, ncciirtato però in un infermo, che aveva ann i prima sofferto d'infE'zione tifoidea. Anche l'esito delle emocolture fu semp1·e negativo, meno che per detto soggetto, e cosi quello dl'l potere nggl utioante del s1rnguo verso il mici·ococco meliteuse. Questi risultati negativi inducono gli A. A. a ritenere che il virus del tifo, esantematico sia efl'ettivHmente tiltramicrosc~pico e c hl' i reper ti ottenuti da vari autori non siano cho un fatto a ccidentale o second,1rio E la grande varietà dei germi trovati è un argomento non ultimo in favore di questa tesi.
917
RIVISTA DI PATOLOGIA ESOTI CA
8) F. Scorwo. - I,a pressione arteriosa nel tifo esantematico. - In t utte le malattie in generale e in quelle infetti ve in ispecie è interessante lo studio della teni;ione uwriosa, che ci rivela le stat<> fonzionale del cuorE', dei vasi e dei r eni, L'A., a mez;,.o dello sfigmomanometro del Riva R occi , ha misurato a g iorni alterni la tensione vasale su sette infl'rmi di tifo esantematico ed ha const atato che essa è molto bassa, e i n generale v11. g ra.dataruente aumen t ando o diminuendo, a seconda -che il malato si avvia verso la g uar igione o la morte, mentre .il rapporto fra l'aumento di frequenza. cl.il polso e dt!I r e,piro e la diminuz ione della tensione vasale, sebbene frequel\te, non è costante. 9. G. R1zzun e F. Sconoo. - Considel"azioni cliniche e ricerche batteriologiche in un'epidemia d'ittero infetlfro a 1'ripoli - Un'epiJemia molto diffusa, l'itterizia pseudo catarrale, sviluppatasi nel le truppe combattenti in Libia h a dato l'opportnnitìL agli .A. A di eseg,iire alcune ricer che sulla etiologia cli questa forma m orbosa, cl1e colpisce a preferenza. i giovani soldati. Gli stnti designati sotto il nome di itteri infettivi, che furc,no principalment.e considernti fin qui come delle angiocoliti di origine ascendente, eono in realta, il pilt delle v olte, la conseguenza di una infezione epatica, avvenute. per la via de l saugue, e, a.I pari delle al tre manifestazioni dell'infezione bil i11.r e, sono 111. conseguenza d i una. batteriemia do Yuta a microrganismi di diversa natura. Gli A A. riportano le storie cli niche di 2b soldati, da cui ris u lta. che sintomi costanti all'inizio del la malattia sono il malessere, la. cefalea, la spossatezza, la disappetenza completa con nausea. In seguit o compare la febb re, con dolori agli arti e il colorito itterico, p iù o meno intenso, della pelle e ,!elle congiuntive: bocca r1mara, lingua patinosa, quasi costant.e il tumore di milza ed in van casi dolente e tumefatto anche il fegato, urine dapprima scarse II rossastre, poi abbondanti e fortemen te i tteriche, con peso specifico elevato, aumento di indacano e costan tto presenza di pigmenti biliari. I risult:1ti delle emocolturt, fatte col metodo Cai:;tellani son o riusciti nega tiv i Colle prove di ng~lutioazione si sono avuti risultati nettamente positivi solo per il paratifo . B . e per il b. coli: col bacillo tifico e col b. di Bryon e Kaiser al cont rar io solo poche vo lte si o~sirvano delle r eazioni d .. boli da intNpretarsi senz'altro come reazioni di gruppo. Ol i elementi del lit bilo non influiscono in modo alcuno sul fenomeno di Rgglutinar.ione, che è dovu t o esclusivamente ad elementi 8pecifici che s i trovano nel snngDe. La sier orenzioue netto. spesso ottenuta col paratifo B. e l'averlo isolato tre volte, una dalle urine e due dalle feci, hanno indotto gli A . A. a. rit enere che l'epidemia. sia dovuta a. que.sto bntterio, unico con ogni pt·obabilità essendo stato l'agente causale. I risultati neg,1.tivi nvuti coll'emocoltura si deùbono molto prohabilmcmte al fatto che l'indagine è stat11. compiuta molto tardi, allorchè 111 setticemia era cessata, ma duravano solo le conseguenze epatiche biliari, tanto che al momento della presa del sangue gli individui erano completamente apiretici. Nonostante però i risoultati negati\·i delle emoculturc, gli A. A. sono convinti di trovarsi in presenz11. di uo11. setticemia, per la quale parlano chiar amente i dati clinici cd epidemiologici, e ritengono che i fenomeni epato-bilia.ri siano una con;a:e. gueni:a di questa setticemia, cd in altri termini siano dovuti ad un'infezione di scendente d e llc> vie biliari. CASAH I SI.
918 '
RIVIS1,A BIBLIOGRAFICA P rof. G. Sc1rnon1.. - I metodl dl H&me nelle ric erche lato-patologiche. TriHluzion<' <lPl dott. G. Alonzo. - Unione tipografica editrice Torinese, T orino.
In un eh•gant.i volume ùi circn. 400 pngine, edito recent<>mente dalla un ione tipografico-P•litr ice Torinese, il doLt. Alonzo ci dà un'accurata t raduzione tlt,l Manuale del prof. G. Scbmorl cosi utile. per non ùi re ind is pensabi le, a quanti si occupano ili r·icnche isto-patologiche. Il manuale è d iviso in 17 capitoli. Nel 1° è, breveme nte, descritto lo s trumentario occorrente per le ricerche e l'impiego di es so nelle var ie occorrenze, nel 2° s i parla dell',•same dei preparati a fresco e nei successivi dei va1·ii metodi per la fìss;azione e,! ioiluri mento dei pC'zzi, per la loro decalcificazione e digrassamento, per le iniezioni. Vengonò poi descritte la pratica ed il trattamento delle sezioni cominciando d ngli ist,rument i necessari e passando ai d iversi metod i pC'r ottenere le sezioni stesse, alla loro coloraziont> in genere, alla loro conservazione. Di molto in terosse r iesce il capitolo dei mr todi per la climostrazi0ne di parte di cellule e di tessuti come qtwllo de i mf:todi per l'esame cli processi patologici speciali e precisamente del le l\lterazioni per disturbi tli circolo sangu igno, pt>r processi ne crotici pn· atrofie, per le varie Llegencrazioni, per processi iofiammatorii, pt>r tumori. Ricco di quanto fino nd oggi è stato acquisito dalla scieoza è il capitolo Xff in cui vengono esposti minutamente i metodi d i r icerca per i s ingol i tessuti ed organi ed in cui sono anche particolarmente tratlati alcuni metodi in re lazione a lla medicina forense. Kegl i ultimi quattro capitoli sono descri t t i i metod i per l'esame dei ba ttori, degli ifomiceti, schizomiceti e muffe, delle spirocheti ed infi ne dei parassiti anirirn,li. Pregio grandissimo del l ibro in parola è l'espos izione facile e breve dC'i vari i metodi di ricerca in alcuni dei quali sono letteralmente r iportate le descrizioni originali e le norme degli aut.ori che, spesse volte contengono elementi indispt>nsabili alla o ttima riuscita del metodo. In un libro che deve essere rii guida all'esame istologico dei preparati ana tomopatologici, rimanendo nei limiti di un manuale, non trovansi clescritti, s'intende, tutti i met.oili ; ma l'intelligen te crite rio e l'indiscusso valore pratico dell'autore ha nno scelto fra i tanti e riportnto solo quelli i cui risulta ti sono utili e cert i. Alla fine di ogni capitolo però, è aggiunto un diffuso indice bibliografico del quale lo studioso può servirsi come facile guida per più ampie notizie intorno a ciascun argomento. Il prof. Schmorl in poco più cli d ieci anni h n. compilato cinque edizioni Jel suo libro ed attraverso ogni edizione furono portati quei ritocchi e quelle aggiunte che il progresso della scienzo. coosigliavano. Cosl oggi questo libro ci g iunge, nella sua ottima. traduzione, fac ile per l'esposizione e per l'ord ine, ricco di materia ed in sommo grado, praticame nte utile. Ds BERA.RDINIS.
RIYIS1'A 13IBL!OGR A'f.'ICA
91!:J
Prof. BoRn•. - 011 tnfortu11l1 del lavoro sotto Il rispetto · medloo- legale. - Società e>ditrice librnria, Milano, 19l0-Vl:3. L'opera del Borri si divide in due volumi : il 1° volume è dedicato specialmenta alla tn1.ttazionti della dottrina medico-legale dell'infortunio sul lavoro. Premesse le ragioni di distinzione tra infortuni' e malattie del lavoro, l'.~- esamina, in modo dettagliato, i caratteri intrinseci dell'infortunio, cioè l'accidenta.lith, 1~ causaliti\ o In. concaus11li tà, l'occasione, il danno personale risarcibile. Ris petto nll'accidentrdità egli enumera. gli a,;petti sotto cui questa. si dovrh concepire, ci oè come anomalia di avYeuimento , su\.,itaneo ,-d impreYedibile, estraneo
e dannoso alla. persona, cronoloi;icami:nte d elimita.bile. Dal punto Ji vista dl•lla. limitazione cronologica a..11\"lPnto straordinario, giustame11te pensa che, se il momento gen etico del danno personale deve essere chi a ramentf' d<'tf'rminahile i o una contingenza. qunlsiasi di rPp,•ntina azione, puro questa azione ha valore g iltridico anclw quando rappresenti l'attualità, se non istantanea, per lo meno acuta del momento pregiudicevole. Tale concetto della delimitazione cronologica dell'avvenimento, <lall' A.~ e laborat o, mentre allarga i termin i associati nll' ic!ea di subitaneità nella determinazione dell'infortunio di lavoro, costituisce la base giuridica. per un risarci mento di Janni in cns;:; di evento, che non abbia le parvem:e grossolane d i infortunio, mentre tende a stabilire un corto nesso frn gl' info1·tuni e alcune malattie profe,sion nli. L'A. insiste poi sulla valutazione medico-legale del concetto di casualità, prospettando come il nesso etiologico possa essere negli infortuni, ora immt>diato (nei più dei traumi), ore. mediato (affezioni post-trnumatichP), oppure• di SPmplice coincidenza, oppure anche di coeffici\•n,m causale; rilev11 in modo s peciale chf' l'argomento della coeffici<·nzn causale è del massimo valore nella mP'1icina legale in g r nere e particolarmente in quella degli infortuni sul lavoro. Sp(•cificato i\ concetto dell'cccasioue di lavoro, concetto integrativo della configurazione mt'dicolegalo dvii' infor tu nio, poichò contempla elementi cronologici e topografici dell'eYento subitaneo, dni :;unii prenc!C' vita l'infortunio stesso a. norma di legge, egli v iene n illustrare il significato della lesione personale, t'numerando in fine le quoto di r isarcimento in rapporto al danno economico dr,ll'opn·aio subito. lnter,'ssa.nti sono iu qul';;lo primo volume anc bo IP con,iderazioni medico-lC'gali sul\'.,pil,•ssia trauma tica e s ullf' psicosi post-trauma, Il s ..condo volume è i11vec,1 dedic:\tO nll11, trattazione ddle lc·sioni trnumatiche delle singole regioni e d<'gli arti: in esso sono particolarme nte importanti pPL· il medico milil,are il capitolo riferentesi ai cri lt·ri gllnerali per la diagnosi med icolegale dc-I nesso di cau3alità fra i tra.umatismi ed i processi morbosi polmonn.ri di natnra fiogistica, nonchè il capitolo relativo e.Ila dibattuta qu<"1tio11e dell'ernie intestinali rispetto alla legge s ugli infortuni. P er In valt1tazione del l<'garne etiologico frn traumi P flogosi polmonari, egli consig lia. di riferirsi allo studio del momento traumatizzante e delle sue conseguenze immediate (emottisi, tosse, dolore negli 1ttti respimtorì), e allo studio della manifestazione e de lla evoluzione del processo morboso in ordine ad elementi cronologici e topografici ; la I olmonite traumatica insorge di regola dal primo al qua.rt-0 giorno dopo il t rauma; non vi è spesso rispondPnza nelle polmoniti traumatiche fra zona di torace contuso e parte di pohuone consensualmente lesa; negli escreati è maggiore quantità di sangue nelle polmoniti da. contusione che in quelle spontanee.
920
RIV ISTA BIBLIOGRAFICA
R iguardo A.11<' nrniA l'A. considera, qua.l i ernie da. infortuni, anzitutto quelle acute che si producono in individui immuni da ogni predisposizione e sotto l'infiuen za di un traumatismo singolarmente violento, e poi quelle ernie che, pe r qunnto preesistenti al trauma., sono aggravate per effetto di una. entità r e lati vamente notevole e straordinaria : giudica le nllre forme di <'mia (che sono la più gran parte) dovute a fatti di lenta pcoduzionr e indipendenti da a ccidenta lità lesiva improvvisa e imprevedi bile. L'opera del Borri realizza un e fficace progresso nella dottr ina e nella pratica medico- giuridica degli infortuni ed è ammire1•ole sopra a t u tto per l'originalità delle vedute scientifiche, per il modo di valut azione d elle s ingole questioni medico-legali e per la complrkzza delle discussioni forensi. F UNAJOLT.
L 'aoldo olanlclrloo e particolarmente la aaa !unzione nelle alnteal organiche natar&ll ed artUlolall. - Venezia, pre-
Dott. ALFREDO PAON1ELLO. -
miata tip.-l ibr. Emiliana, 1912. L'A. nel suo paziente e lungo lavoro dà un'accurnta raccolta di quanto più n ot evole è stato detto fin' oggi sull' argomento, da lui svolto dal la,o chimico, farmaceutico e tossicologico, trattando particolarmente la funzione che l'acido cian idrico ba nelle sintes i organiche naturali ed a rt ificinlì. Nell'i ntroduzione l'A. accenna alla funzione clorofilliana ed all'azione delle raniazioni luminose n ella sintesi degli idrati di cnrbonio, n ei vegetali ed osserva come talvolt11 da questi si passi agli albuminoidi, soffermandosi a discutere ;:.ulla prima e più importante condi1.ione del meta bolismo vitale: l'alimentazione, per dare quindi un 1·npido cenno storico sulle sintesi organiche e specialmente di quelle otten ute dall'ucido cianidrico. L'opei·a è divisa in tre pnrti. L'argomento delln. primn. parte è l'acido cianidrico ecl i composti cianici, cioè ci:muri semplici e doppi, nitrop1·ussiati, composti alogenati, ossigennti, solfornti e derivnti Rmidic i del cianogeno. Di ognuno d i essi l'A. dil la for mul11, di composizione e di struttura, quando nota, ed i metodi cli prepnrazione con le rispettive eqn!\zioni cbimich!'. Ma il capitolo p iù interess1rnto e più svilupp11to d i questa parte è quello r iguardante la tossicologia dell'acido cianidrico e dei cianuri venetici, dei quali ò detto dell'azione fis iologica. dei caratteri dell'av,·elcnamento, drgli antidoti e dei metodi delì'esal!le chimico legale. Xella seconda parte sono e5tesamente esposte le odierne ,•edute sull'nssiruilazione del carbonio e dell'azoto da pnrtr dei vegeta.li, ed è detto sull'importante ufficio che l'acido cianidrico ha nel ricambio materi1t!!' delle piante, rignardo alla distribuzione di esso nPi varì organi e tessuti. rispet to nlle v,uiazioni quantitative nei diver.~i periodi del ciclo vitale !'d in rapporto alb funzione clorofilliana. Nella terza parte l"A. s' intrattiene sulle sintesi o rganiche artificiali per mezzo dell'acido cianiùriro, r ilevando la diversità d i mezzi elci quali il chimico dispone. rispetto a quelli più s<'mplici che offre la natura, e quindi passa in rnssegna i numt•rosi g ruppi d i composti organici tanto alifntici che aromatici ottenuti si nt et icamente, part!'ndo dall'acido cia11idrico o da un composto c ianico. Chiude quindi il suo Lavoro accennando all'utilità. che hanno le sintesi organ iche artiilciali s ii\ dal punto di vista t eoretico, sin in r apporto alla fisiologia, e passa fugacemente in rassegna molte industrie che hanno per punto di partenza qualche composto cia1tico. R. CottuA Pl.
921
CONGRESSI llelazlone sul XV CongreHo lnter.na.zionale cl'lg lene e demografia. (Washington, 23·28 ~ettembre Hll2) e aul 21° Conv egno dell'assoclazio~e del ohlrurghl mllltarl d egli Statl Uniti d'America (Bnltimore Md., 1·6 ottobre, 1912). -Corredata dn note riferentisi ad alcune istituzioni sanitarie delle principali città nord-americane. 1 CONGRESSO D lGIEN.: A "" ASHl:-L:'l'OX. - Il XV Congresso internazionale d'igiene e demografia in Washington ebbe princi pio il 23 settembre u. s. con una seduta inaugurale nel gran palazzo del Pan .American Union, con presentazione e discorsi dei diversi deleg,.ti esteri fra i q uali il prof. corom. P agliani per parte del governo italiano. Le sedute ebbero principio il giorno seguente nello stesso pala.zzo, nel Continental liall, ed in una vasta sala del nuovo :Museo nazionale (Se· zione di igiene militare e navale:. Le sedute generali e(l alcune conferenze vennero tenute i n due grandi sale degl i edifici prima nominati. PJ'esidente onorario del Congresso fu l'allora presidente degli Stati Uniti \V. H. Taft il quale ricevette il giorno 23 alla Casa Bianca (ll'eisse Ilouse}, residenza abituale dei presidenti, i delegati dei d iversi governi. Presidente effettivo fu il dott. H. P . \\'alcott del .\Ias:;l\cbussets; !'egretario il dott. I. S Fui ton del M11· 1·yla11d. Funzionarono inoltre un comitato geuernle d'organizzazione, uno pei ri-cevimonti, ed un ufficio particolare del Congresso. Le diverse nRzioni Yennero rnpp1·esentnte dalle maggiori illustrazioni scientifiche in fatto d'igiene o di d<:111ogr1tlia. Citerò ad es. lo Schattenfroh, il Bai!, il Bujwid, l'Eppinger, il Grassberger, il Jil1Lva, il Paltauf, ilPransnitz, il Weichselbnum per l'Austria; il Landouzy, il Roux, lo Cbantemes.,:e, il Ber tillon, il Courmont per la Frn.ncia, il R i1bner, il Bumm, l'Ehrlich, il Fliigge, il Frnenkel, il Gaertner, il von Grul,er, il Liitller, lo Pfeiffer per la Germania; il .\[urphy, il Nut· tnll, il Bruco. il j\(nnson, il Wrig ht per l'Inghilterra; il BurckhnrdL, il Christinai, il Galli-Yalerio, l'Holle, il Roth, il Silberschmidt per la Svizzera; l'Almquistper la Svezia; il Raptcew.,;ky, il Lewa~cheff per la Hussia; !'Hansen per In. Norvegia; lo Spronch per l'Olanda, ecc. Le del egazioni ufficiali furouo rappresentate da medici, igienisti e dernografi scelti tra i sunnominati. Avevano and1e aderito a l Con· gres ·o pa.recchie uni ver::;itt\ ed associazioni americane ed estere. I deleg:tti ufficiali dell'Italia erano il prof. comm. Pagliani rnppresentante il gove rno e con esso il capitano medico della R. marina dott. Serrati i~pettore regio dell'emi~raziono a Nllova York, il dott. prof. Belli, maggiore medico della R. marina rappresen· tante il ministero della marina ed io 1·appreseutante il mini,,te ro della guerra. Come appendice al Congres:;;o f u aperta una esposizione d'igiene e demografia degli Stati Uniti, alla quale presero parte ben :?6 uffici sauitari federali, allo scopo di dimostrare lo stato attuale (lelle misure igieniche adottate, specie in rapporto alla igiene sociale. La soln citti\. di Nuova York si prese!ltò con 12 gruppi e cioè: statistica e demografia; alimentazione; igiene dell'infanzia ; fisiologia ed esercizi fisici; abitazioni; ìg-iene indur;triale; malattie contagiose; igiene di Stato ed igiene
922
CONGR ESSI
municipale; aalute pubblica; igiene dei tra..qporti; igiene militare navale e tropicale; igiene sess uale. 11 Cougresso comprese due grandi divisioni : Igiene e deinogmfia. La prima fu d ivisa in IJ sezioni e 2 sottosezioni. E ccone l'esatta ripartizione: 1• D1v1s10:n:. -
Sezione » > >
,, i.
>
» >
>
I. II. III. III a). IV. 'i". VI. YI a). VII. \"III. -
Igiene.
:Microbiologia e parass itolog ia applicate all'igiene. I giene della nutrizione e fisiologia igienica. Igiene de i neonati e ùei bambin i I giene della scuola. Ig iene delle ps iche. Igiene del lavoro. Controllo delle malattie infettive. Igiene cittadina ed igiene degli Stati. I giene sessua le. Igiene del commercio e dei trasporti. Igiene militare e navale. Igiene tropicale. 2• D1v1s1o~E
Sezione JX. - Demografia. Delle 7 prime sezioni e della sezione di demografia dirò q uanto appresi dalla leltura delle relazioni e per mezzo di comunica;,;ioni private, giaccbè la mia attenzione fu rivolta s pecialmente all'V[II sezione. Del resto un riassunto dei lavori tmttat i nelle medes ime fu stampato in tre ling ue e largamente distribuito. Dirò anche che con felice pensiero furono spesso riunite ass ieme quelle sezioni che più avevano attinenza. fra loro, e cosi la 1 • colla o•, la 2• coll'S•, la 4" colla O", la 5° e la S" col la 7". Nelle sezioni mis te furono importanti lo discussioni sulle pol iomieliti a l le quali presero parte il Netter, il Levaditi, l'Harbitz, il Landsteiner, il Flexner, il R omer, il Richardson, il Pettersson, con speciale indirizzo a dimostrare l'origine batterica di tali forme morbose e colla. presentazione, per p111·te dell'Isti tuto medico gover-nativo di Svezia, di un bellis simo volume che ci venne gentilmente offerto, :sulle ricerche relath·e alla paralis i infantile epidemica; le com unicazioni sull'alcoolismo, tra le quali una importantissima dal lato stati;;tico del Bertillon il noto direttore dell'ufficio statistico municipale di Parig i ; le comunicazioni sull'igiene dei tra&J>Orti, fra le quali una del doU. Serrati, capitl\no medico della marina, nt:lla quale venne con mol to a cume e diligenza trattata la questione dell'igiene delle navi pel tra.sporto d i emigranti; parecchie altre comunicazioni s ull'organizzazione dei ser• vizi sanitari nei diversi Stati. Venendo ora fL ricordare quanto di più importan te venne trattato nelle singole S<'Zioni citerò i seguenti lavori: I sezione: i lavori del Borrel, del Goldberg er, del Novy e di altri sui germi filtrabili; del Dieudonné, del Nogouchi, del Jordau sui mezzi colturali dei microrganismi ; del Weber, del Ledingham, del Sacquep6e e di altri sui bncilli pa ra.tifici; del Blanchard, del Prowazek, del Dof'lein, ecc., s ulle amebe parassitarie ; a lcune comunicazioni s ull'anafi lassi, notevole quella del Voi pino sull'anafilassi nei pellagrosi. II sezione: d iversi lavori sulla conservazione delle sostanze alimentari sull'azione specifica dinamica degli alimenti e tra essi uno importantissimo ciel R~bner
CO!\"GRE SSI
fl23
circa a.i rapporti fra nutrizione e sviluppo; sull'importanza delle sostanze inorganiche nell'alimentazione; sulle regole dietetiche (importanti le comunicazioni del Rubner, del v. Noorden); sulla ventilazione nei rapporti igienici; sulla igiene fisiologica <lei movimento. IfI sezione: divt>rSe comunicazioni sull'igiene dei lattanti e dei bambini; sull'ispezione delle scuole; sull'igie ne dei denti e degli orecchi nei bambini. I V sezione: comunicazioni sulla fisiologia del la.voro e della fatica; sulle neurosi da fatica; sulle malattie del lavoro e di alcune indust rie speciali. V se:done: lavori sulla. profilassi di speciali malattie infett ive (malattie veneree, meningite cerebro-spinale, rabbia, ecc.); s ui portatori di bacilli, e fra queste important i quelli di Conradi, di Ledingh,nn, di Jochmnnn, di Norrìs; sulla porte che hanno gli insetti nella propagazione di malattie infettive. (comunicazioni di Mosnil, Howard, Nut tall, Darling); sul ccntrollo della tubercolosi; sulle reazioni immunitarie. VI sezione: comunicazioni sull'igiene genernle delle città; sull'igiene delle acque e dei materiali di rifiuto; sull'igiene delle abitazioni. VII sezione : comunicaz'oni sull'ig iene delle ferrovi e e d4'i bat telli a vapore. IX sezione o sezione unica e.li demografia: lavori di ~tatistica. d'indole g ~nerale e speciale. Ma è neces5ario che io mi fermi più a lungo su quanto venne discusso nella VIII sezione, quella cioè <l'igiene militare e navale e d'igiene tropicale 1:1ella quale sotto la presidenza del generale medico Boyer il chiaro direttore della scuola di sanità militare navale e, \\"ashington, sotto la vicepresidenza del prof. Novy e · del colonnello medico Birmingham e colla solerte cooperazione del segret.ario dottor Prior della scuola di sanità militare navale, furono tenute dieci sedute e vennero trattati diversiss imi ed importanti argomenti. Innanzi tutto largo campo fo da to alla profilassi delle malattie veneree negli eserciti e nelle nrmate, argomen to sempre nuovo e sempre importante, s ia di fronte alla. questione sociale, sia. di fronte alla questione speciale del servizio. Il tenente colonnello dell'esercito germanico prof. von VagetlC's, i 1 colonnello dell' esercì to degli Stati Uniti tlott. l\laus ed il maggiore medico dell'esercito s tesso il dottor Howard, l'is pet tore dott. Iang ed il maggiore dott Ros t della marina a mericana trattarono con molta competenza l'argomento, tu t t i essendo d'a cco,do, in tesi ge· nerale, s ulla necessità dell'educnzione igit>nica del soldato in rapporto al pericolo ed alla importanza delle malattie veneree, e s ulla necessità di usare mezzi profilattici prima e dopo il coito sospetto. Altro S:rgomento trattato con molta diffusione e con molta competenza fu quello relativo ai posti di medicatura ed alla igiene dei trasporti durante i combattimenti navali. Lo Stockes, il Blackwell della marina americana, il Bonermann della marina danese, l'Hoffmann generale med ico nella marina tedesca, il ma.ggiore medico della marina francese dott. Barthelemy trattarono l'argomento con vasto corredo di osservazioni e con citazioni pratiche facendo utili proposte eh-ca al modo di trasportare i feriti, le modificazioni da apportare al materiale sanitario, i locali do. destinarsi per le prime cure dei feriti. Sulle navi-ospedale parlarono lo Stockes, il Mao Nabb, il Pickell. Interessanti furono le comunicazioni sull'igiene ùei campi. L'imponente e simpatico generale medico russo von Unterberger (il quale perla va mirabilmente l'i· taliano e molte altre lingue) fece una descrizione molto interessante del C>\mpo di Krassnoje Sselo nei suoi rapporti sanitari. L'Asbburn e il Ford dell'esercito
\J24
CONGRESSI
ame rica no trattarono della re mozione e della <l istruzione dei materiali di rifiuto passando in rivista i principali metoùi a ciò impiegati a seconda della diversa specie dei materiali. li Mason e il Darnall, pur e dell'esercito americano, trattarono l'importante temn s ulla p urificazione dell'acqua destinata alle t ruppe in tempo di guerra, e nella discussione che si fece a proposito di alcuni metodi vidi enumera ti anche i mezzi chimici, certo non consigliabili come mezzo unico o principale ma neppure da trascu ra rsi in alcuni determinati casi come le mie esperienze e le applicazioni pratiche che se ne fecero nella campagna dell'estremo Oriente (1901) ebbero a dimostra re. Una seduta venne per iutiero ùestinata ad un argomen to impor tante d'igiene navale, all'igiene cioò dPi locali delle macchine nelle navi, ed in essa presero la pinola il Weber di Berlino, il Rees, il P leadwell, l'Holcomb. . peciale interesse mi offerse l a seduta del 25 settembre. Il Celli fece presenta i e uno studio ·sulla p rofilassi d elle. malaria che fu un inno ai successi della lotta antimalarica in I ta lia. Il Ruge generale medico della marina tedesca e noto malariologo trattò ancora del la profilassi a ntimalarica, bene a ragione a si.erendo che nella. lotta contro la malaria si è costretti ad usare un metodo piuttosto che un altro a seconda delle circostanze in cui trovasi il p11ese, e passrindo in rivista i diversi metodi di lotta c ho sono : 1° la difesa contro lo zan zare; 2° la p rofilassi col chinino clifferente secondo le regioni e per la quale si deve ricordare che vi souo regioni ove il parassita malarico è immune verso il chinino; 3° le opere ùi risanamento dei paesi infetti. li Sergent direttore dell'Istituto Pasteur ad Algeri trattò il medesimo argomento venendo nlle seguenti conclusioni tratte <la 10 anni di lotta antimalarica ad Algeri: 1° un individuo è protetto co:1tro la malaria colla ehi ninizzazione giornaliera p1·e\·cnti va (20-40 cen tigrammi cli chinino, metodo preconizznto o consigliato no i nostro esercito dal sigoor Ispettore capo di snnità militare Fener o di Cavallerleone), colla zanzariere. al letto, coll'evitare la vicinanza delle r iserve cli t'irvs ( \·cechi infetti, specialmente se indigeni) e gli stngni con anofeli; 2' una collettività (famiglia, ammini-strazione) è protetta colla chininizzn· zione giornaliera preventiva, colla difesa m eccanicù collPttiva, colla scelta di abitRzioni lontane <ln ~iseri;e di rirus e di stagni, colle piccole m isure con tro le J,.r ve d<.'gli anofeli; · 3° l'azione dello Stato de\'e n'C'ere per scopo la bo11ifìca dei serbatoi di virus cost ituiti spetinlmen t e dagli indigP.u i. li t'raig cApiLano medico americano p:irlò d i una commissiolle nnzionale per lo studio e la profila,;si della malaria, ed il Le Prince trattò della profilassi an· timalnrica nel canale di Panama. esponendo in modo speciale i metodi di lotta coni ro l'Anofeles albim,anus che o la specie p iù importante avente rapporto coll,1 trasmissione ,lella malaria n el Panamn. SullA febbre gialla f'ec<.'ro comunicazioni il \\'hite ed il Seideliu il quale ul, timo ane\Jbe t rovato un emoparn~sita specifico che chiama Piro11lay1na flaviye1w111.. Importanti ma per uoi meno iuteres~Rnti lavori furono presentati sulla malnttia del sonno clitl Lawrau, dnl Bryer, dal 'rood, dal Dnbrling, dal :M,•snil, dal Novy, dallo Stephcn;c:.
CONFR~~SS!
L'igiene individuale nei campi e le disinfezion i degli abiti con o senza Rppa· recchi vennero trattate dal Richelot, dal Parke r per 1:1. parte che si riferisce alla marina, clall' Hiine, dall' Havard, Jal l\Iunsoo, dal Fauntleroy per quell11. che si riferisce all'esercito. Il àfunson presentò anzi un app11.rccchio c he fjgurava nella mostra militare dell'esposizione d'igiene. Molto interessante fu la discussione flui metodi di ·vaccinazione antitifica, e fu da deplorarsi che non fo,se presente al Congresso, percl1è trattenuto in Frnnci11. per motivi imprevisti, il ptof. Vincent de lla . 'cuola di \"al-de-Gràce tanto competente in questa materia. Il Craig. il Nichols dell'esercito degli Stati Uniti, il von Vagedcs dell'esercito germanico portarono statistiche e fatti dimostrativi a prova del buon esito ne lle vaccinazioni a11titi6.che. Il Russe) maggiore medico direttore del laboratorio di batteriologia delln Scuolu di sanità m ilitare di Washington, il quale prepara un suo vaccit!O speciale, fu att,mtamente ascoltato avendo egli in realtò. presentato dei resultati statistici molto incornggianti. L e vaccinazioni col suo metodo furono in numero di 1887 nell'anno U)Q9, di 16,073 nel 1910, essendo la vaccinazione divennta ob!Jlig1ttoria per le truppe al campo durante il mese di marzo, poi essendosi estesa 11.lle reclute nel giugno e a tutto r esercito nel settembre; in totale si ebbero 80,000 vaccinazioni. Il valore di questa forma. di pro6.la5si fu stabilito dai risultati avutisi nei campi di manovre nel Texas nella. primavero. del 1911; le truppe che rimasero accampate fìno a.Ila metà di luglio dello stesso anno 110n ebbero cl1e un solo caso di malattia in un individuo immunizzato, con esito di guarigione ; un i mpiegato ci \'ile che si era rifiu. tato di farsi vaccinare contrasse il tifo. Lii. vaccinazione obbligatoria è stata adottata. dalla marina americana, ed il Russali manifes tò l'idea di vacciuare tutte le reclute immediatamente dopo l'nrrnolamento. La difesa generica delle malattie infettive venne trattata dallo Stitt e dnl Ga rrison ufficiali medici della marina americano., ed il nostro Belli maggiore medico di marina in collaboraz;ione col capita.no medico d.r Olivi, trattò con quell0, competenza che lo distingue, il tema nuovissimo dell'igiene <lei sottomarini in rapporto alla Yentilazione; un lavoro s perimentale sull'argomento fu presentato dal Brown. Sulla razione alimentare del soldato fecP.ro comun icazioni il Voodhull, l' Elliott, il Fischer. Notevoli furono altre comunicazioni d'igiene tropicale. Lo Chantemesse presentò un rapporto interes3ante aul colera; il Nicolle trattò del Kalr.-azar e del bottone d'Oriente; il Levaditi trattò delle spirillosi, Jella. febbre ricorrente, della sifilide nei tropici, della fram boesif\ tropicale; lo Stanton, lo Strong, il Wedder trattarono della eziologia e della profilassi del beriberi. Il Fi.illeborn professore all'Istituto d'igiene navale e tropicale in Amburgo espose interessanti studi snlle i nfezioni di strongiloidi e du anchilostomi, sulla. diagnosi differenziale delle microfilarie del sangue. e presentò dei cinerontogrammi dimostranti: le colture di an ~hilostoma con un suo metodo speciale; lo sviluppo del medèsimo nei letamai e la penetrazione di larve !ila.riformi nella cute dell!\ cavia; le larve, le linfe e le imagini delle zanzare; alcuni preparati dello stomaco e delle glandule salivari delle zanzarn; i l miracidio dello Schistosommn haematoòiiun uscente dal suo involucro. Ed infine aggiungerò che, sempre in questa 8" sezione, l' H enning, il Dunbn.r, il Fiske, il Wilbur discusse ro so1)ra un argomento anch'esso importante rela.tivo ad una base inte1·nazionale per una statistica sanitaria marittima. Conferenze generali furono poi tenute in diverse occasioni, come una. del Rubner sulla importanza della igiene e della demografia nel!' indirizzo sanitario,
,
..
926
CONGRESSI
delle nazioni, una. dell'Oliver sull1igiene industria.le, una del Bertillon sulla mortalità. e le cause di morte nelle diverse professionj, una. dello Zabn sull'assicurazione teJesca degli operai e òulla s ua importanza da.I punto di Yista. igienicosociale e politico-sociale. La mn.ttina del 29 settembre si chiuse il Congresso con una seduta plenaria tenutasi nel gran salone del Conlinental memoria{ Hall, ed io dissi alcune parole di ringraziamento e di saluto a nome Jel nostro governo e dei ministeri della guerra e della marina in assenza dt!l prof. .Pagliani che già aveva. la.sciato la città. Durante il Congresso si ebbero numeros i inviti e ricevimenti, oltre quello alla Casa bianca.. La sera del 23 fuvvi un ricevimento nel palazzo dello Pan America1i Union, La sera del 26 fummo invitati al nuovo museo nazionale per parte dei cittadini del distrelto di Colombia Uno splendido pranzo al Metropolitan Club fu ofl'ert.o dal generale medico dott Beyer a.I quale, oltre a tutti i delegati militari, vennero invitate anche le più spiccate ptorsonalità scientifiche dei diversi paes i. Tre bellissime escursioni furono offerte ai congressisti: una sul fiume Potomac per passare in rivista i principali luoghi storici delle guerre d'indipendenza; una al monte Vernon per visitare l'abitazione e la tomba di Giorgio \"ashington; una ad Arlington celebre cimitero storico nazionale. In questa occasione ebbi modo di visitare una. caserma di cavalleria veramente splendida e di assistere in un meraviglioso ed a.rupio maneggio a delle ottime esercitazioni equestri.
.
..*
EsPOSIZIOè'.E - Dissi che nei pressi del Congresso era stata allestita unn esposizione d'igiene. Credo utile esporre le cose r.he più mi interessarono, specie nei rapporti dell'igiene militare. L'esposizione trovava.si in un gran padiglione nei pressi del palazzo della Unione panamericana e comprendeva parecchie sezioni, le principali delle quali erano una sezione scolare, una d'igiene pubblica genera.le, una riflettente la difesa igienica contro le epidemie, una comrrendente le organizzazioni sanitarie dei principali Stati dell'Unione nord-americana, una d'igiene militare e uavale. In complesso era una. esposizione tendente n dimostrare i progressi igienici compiuti dagli Stati Uniti in qut>Sti ultimi anni. :--orvolorò sulle prime sezioni giacchè meno e' interessano. Non posso però tralasciare dal far notare la. somma cura che la confederazione nord-americo.na mette nùll'igiene della scuola ed iu tutto ciò che si riferisce allo sviluppo fisico del cittadino a comincia.re dal suo stato di lattante, seguendolo man ma.no fino a quando adolescente lascia le scuole inferiori. Tutto è rivolto à. renderlo forte, robusto, 1·esiste nte alle fatiche. L'allenamento progressivo agli esercizi fisici è cura cost1nte del governo americano, prova ne sieno le numerose palestre ginnas tiche popolari che nelle più grandi citti11 ma anche nelle piccole, come ebbi occasione di vedere percorrendo il tratto fra. New-York e Washington, sorgono numerose nei numerosissimi parchi e nelle piazze più frequentate. Allo sviluppo delle forme, alla resisteazn. generica alle fatiche, allo. buona. funziona.lita dei divc1·si organi ed apparecchi s i pone una cura costante ed energica. Nelle scuole ad es. l'ispezione dentaria è elevata alla più grande espressione, ed è interessante vedere i mezzi diversi coi quali il medico riesce con relativa. ·f acilità a tenere
CONGRt:SSI
927
eonto di tutto ciò che si riferisce all'igiene della bocca. lE così l'esposizione mostrava una grande quantitit di tavole grafiche, cli dati st1ttistici, di modelli di scuole, di tavoli <la lavoro, di 1tpparecchi ginnastici, indirizz1tti tutti all'igiene dell'infanzia. e dell'arlolcsccnza, Una lnrg:i parte era. s·,rbata alla dimostrazione dell'organizzazione sanitaria nelle cnpitali tlei diven:i ~tati dell'Unione e e.llA. ùifosA. delle malattie infettive. Washington, BA.I ti mora, Filadelfia, Bos ton, New-York avevauo esposto tavole, grafici, diagrammi, modelli, pubblica;:ioni d'ogni genere. La cittil di Washington, presentava delle buone misure legislative per la profilassi ant itubercolare. Filadelfia e!':poneva tlcgli interessant i mod uli per le inchieste sull'igiene dentaria nelle scuole pubbliche. Boston espouevn un modello in l~gno <li una infermeria per la cura de i de nti nei fanciulli . fondata da I. Hamilton e da P. A. Forsith. Un altro bellissimo modello dell'ospedale Steffard ed Ernoch Pratt era esposto dalla citta di B1dtimora. La citti1 ili New-York esponeva il piano ed il motlello del sanatorio <li Otisville con 655 letti, il piano d'organizzazione contro la tubercolosi, veramente noteYole e pratico, per mezzo di dispensari, os pedali, opere diverse antitubercolari, pubblicazioni popolari sulla profilassi redatte in diverse lingue, compresa l'italiana Veramente degna d'attenzione era una tavola dimostrativa rappresentante la riduzione delle malattie infettive nello Htato di New-York per m ezzo di figure tras parenti ad illumi nazione elettrica. che comparendo e scomparendo facevano vedere i diversi periodi nei quali andò man mano facendosi fa riduzione in parola. . Circa la profilassi delle malattiE> infetlive in particolrue erano notevoli: una esposizione degli utensili addetti al servizio profilattico della febbre tifoide negli ospedali (z1mzariera; padella, pappngallo, catino, misur;~ per soluzioni dis infettant i, t utto in ferro smr,ltato; soluzione ,li acido fenico); alcune fotografie riguardanti la profilass i del vaiuolo, della peste, del colera; le fotografie relative al r isn nnmento del Pam~mn; un ,,pparecchio da appl icnrs i ngli stagui' per fare sgocciolare il petrolio qu:11le larvicida ; i\lcune pubblicazioni sulla febbre gial111. e fotografie relative cMnpi sper imentali per la profìl,,ssi amnrillica d ell'Avana; le fotografie sul risanamento di Cuba; una raccolta delle opere d el Rend ins ieme nd u n busto ricordante l'estinto che, come si Sl , lasciò In vita per infezione umacillica nello s tudio della ma.latti a; fotografie, campioni d i riso riflettenti il beriberi. Unn sezione specin le ern poi ris ervata all'esame batteriologico delle ncque secondo i metodi dell'ufficio s:mitario di New -York, gl i appnrecchi per il controllo clei sieri e per la pro\>a dt-lle reazioni immunitarie, unn r accol ta di sieri e vaccini con fotogr:ifìe e modelli di istituti vaccinogeni e sieroternpici, una. raccolta di culture pure di s pirochete non patogene secondo il metodo del Nogoucki, delle s pirochete di Obcrmeyer, di Dutton, del treponema della sifilide e di quello del yaws. In quanto a lla sezi.one d'igiene 'navale noterò una mostra completa di u na ca· mera da operazioni a bordo delle navi, dei gabinetti scientifici, delle cucine, delle lavatrici au tomatiche a bordo delle navi, le fotografie e le pubblicaz ioni della scuola di medicina n~vale. Eù accanto a queste importan ti mostre era interessante a vedersi una r11.ccolta di abiti, di costumi, di scarpe da neve per le speilizioni nell'Alnsl;a, di tende comuni e di tende da ospedale. Nella mostrn d'igiene milita re ho visto cose interessanti che credo utile riferire. li J\[ anson maggiore medico dell'esercito degli Stati Uniti espose un suo
,,i
D28
CONGRESSI
manoscritto col seguente titolo: « The soldier's foot and the military shoe ~. Ebbi campo di spogliarlo e di trovarvi cose interessnnti tanto più che a corredodelle giuste osservnzioni dell'au tore erano esposte delle interessantissime r a diografie rappresentanti i rapporti tra il piede e le scarpe, e le deformità. che derivano dai rappot·ti difettosi. A.cenato a queste radiografie erano esposti modelli delJa scarpa americana ora in uso nell'esercito. Certamente essa e molto ben fatta e di ottimo mate riale ed ha forma razionale, ma non posso nascondere che l'alto prezzo della medesima ne d iminuisce alquanto i pregi. Essa a forma di brodequin con soffiP.tto pieghevole tiaso a tutti e due i lati e senza cucitura in modo da im. pedire assolu tamente l'entrata dell'acqua, è di pelle morbidissima, possiede una s uola doppia assai forte. Lo sLesso hlunson espose anche uu appuecchio a for· molo per la <lisi nfezionedegli abiti dagli insetti, dai parassiti iu genere, dai batteri. Esso serve anche per gli effet ti letterecci, e s i compone di sacchi di carta pergamenata resistentissima nei quali s'introducono gli oggetti, e d i uo apparecchio gasogeno col quale s'introduce aldeide formica nell'interno dei medesimi. Il maggiore medico dott. Da.meli espose un apparecchio per la purificazione dell'acqua col gas cloro (chlorin gas). Il gas è fornito da una bomba a pressione e passn attraverso ad un apparecchio regolatore d<>lla. quantità di cloro che si vuole usare. L'apparecchio parifica da 600 a 5 milioni di galloni d'acqua per ora (1 gallone -- 4 litri) il costo è da una a due lire per 4 milioni di litri. Abbastanza interes sante era un forno estemporaneo per bruciare i res idui dei campi, costituito semplicemente da un ri,ilio fotto di terra con entro uno strato di sassi su cui poggiavano le legna da ardere. Per l'igie ne dei campi erano pure d egne d'esame alcune latrine da campo mobili ed un lavabo da campo. In uno spazio npposito· fuori del recinto dell'esposizione era stato eretto un o~pedale da campo da 72 letti montabile completamente in 6 ore, con ott ima illuminnziooe ad acetilene. Buoni erano i sistemi di fognatura del terreno. Molto pratico era un forno da campagna smontabile il quale in un'ora cuoceva 100 chili di pane. L'esposizione d'igiene militare ern. completata da numerosissime fotografie di apparecchi, di istrumenti, di padiglioni per nmmalnti, di ospedali da campo, di gabinetti scientifici della scuola di sitnità militare, d i tavole per l'identificazione degli inscritti. di stntistiche mediche, di corsi d'istruzione di igiene e di servizio sanitario. Una raccolta di pubblicazioni del corpo sanitario americano era a. dimostrare l'attività scientifica del medesimo. Noto fra le pit't importanti un manuale d'igiene militare dell'Hawa rd, gli elementi d'igiene militare per gli ufficiali degli Asbburn, un manuale del servizlo militare in campagna.
.
•• VO~VEGNO DEI Cll!RURGHI MILl'rARl A BALTDIORA. - Questo convegno, che era. il 2l0 dell'associazione dei chirurghi militari degli Stati Uniti, si tenne d al 1° nl 5 ottobre negli splendidi locali dell'Hotel Bellevue. Il comitato direttivo dell'nssociazione che in questa occasione, coadiuvato da un comitato di ricevimento composto di ufficiali medici e d i medici civili della. ci ttà, ebbe anche la direzione generale dei lavo ri d el convegno, fu composto dal medico capo dei se1·vizi sanitari navali C. P. \\"estenbRcker pre,idente, dal me· d ico della marina W. C. Broisted vicepresidente, dal secondo Yicepresidente brigadiere generale C. Adams della guardia nazionale dell'Illinois, dal terzo vicepres idente tenente colonnello medico I. R. Kean dell'esercito degli Stati 'Cniti, del se-
CO.'\GRF:SSI
g retario ma~giore medico dell'esercito C L ynch, ,lai maggiore H. A. A rnohl dell a guardia. nazionale della Pensilvania tesoriere, dall'assistente segretario I. W. Richards del corpo sani tario della marina. La mat tina del 1° ottobre fu destinata al disbrigo di affari interni pei membri dell'associazione. Dalle !J antimerid iane alle 4 pomeridiane rimasero a di~posizione dei convenuti che volesre1·0 visitar li l'universiti1 e la clin ica m edica, ed il nrngnifi,~o ,J. Hopkins hospital. Alla sera a lle 9 vi fu ricevimento del pre><;idente nel grande salone da ballo d ell'Hotel Bellevue. Nella seduta mattinale ed in quella pomeridiana del giorno 2 furono trattat i diversi argomenti d'igiene m ilita1·e, al cu n i, se vogliamo, alquanto originali come il seguente : Se sia necessari a un'astinen za totale dall'a lcool per parte degli ufficiali nel serv izio mi litnre. Gli a rgomenti priocipnli si r iferirono al tabagi,-mo, alla p1·ofilassi delle malnttie vene ree, nlla disinfez ione ga~osa nei campi, al la incin erazione dei materiali di rifiuto, alla determi nazion erlella potabilita delle acque nei campi temporanei, durante le marce e le manovre, all'igiene dei t ropki, alla influenza delle epidemie campali nella espansione geogrnfìca, ne lla stor ia pol iLica e nella polizia sanitaria degli Stati Uni i i, alla esclusione dei defìcieuti dal serv izio militare. Inte re,;sa n te fu la dimostrazione con figure dell'apparecchio pre;;pntat,o a ll'esposizione di Wash ingto n dal Munson sulla disinfezione gasosa n e i campi degli abiti e degli oggetti letterecci. La sera del 2 con grande solennità e coll' intervento di S. E. il governator e del ?.fary land P. L. Goldsborougli. dopo n umerosi ed applauditi discorsi del presidente il convegno, del segret a.rio, del go,ernatore del Maryland cd nna invocazione del cappelltrno militare W. D. Gould , fu s volta la cerimonia della consegna delle ins1·gno (una elegante e ricci\ medaglie. commPmornti\'n) a i diversi delegati militari ester i. Il mattino del giorno 3 fu dedicato specialmente a l:tvori di orgaoizr.nzione e di amministrazione milil:1.ro. Interessanti furono 1tlcun e relazioni sull'organ i,,;za,,;ione Jd servizio sanitario sia in pace che in guerra nell'esercito e nella marina Alle 13, invitati dnl11L presidenza del convegno, con un treno espresso fummo condotti ad Annn.polis por v isi tarvi l'accademia navale veramente splen didn per i suoi numerosi. r icchi e Vll.Sti fabbricati, per i musei i nteressan tissim i relati vi all 'ar te della navigazione, per la ricca armeria antica e mo<lerna, per lo imm,•nse pa lestre gin n astiche, per la sua splendida posi1.ione sul Severn River. I nteressantissima fu pure la visita a lla ci tta, l'antica capitale politica d,·gli Stati Uniti prima che questa fossf' stabilita it Was h ington, dove ammirammo la vecchia sedo del go\·erno centrale colla sua camera del Sena to e cogli storici ricordi di Giorgio Washington. La sednta mattiuale dol .t ottobre venne l'iserbala al le comunicazioni di med ici na e chirurgia. Noterò fra esse una comunicazione del .Dunhar sui progressi dell11. medicina e della chirurgia nel servi?:io sanitar io dPlle navi, una dell'Hokomb sulla tubercolosi polmonar e, eù altri lavori inter rssant i sull'ascesso epatico, sulle ferite dell'addome, sul trattamento opera torio delle fratture, sull'1rnastesia coll'etere (insuffiazione trach eale) La sern vi fu ricevimento con ballo nella grRnde casermi, del 4° rc·ggimento ed il convPgno si ch ius(•. D ebbo dire che la città di Baltimora. fu all'a ltezza de lla su;o l'ama, quale cìttl, eminr ntemf!n te ospitaliera e gentile, e che i suoi cittad ini frci•ro a gara n elle cortesie. Molti medici civili, fra i qual i ricordo con vero senso di grntitudine i l dottor The>yer professore al .J. Hopkins h ospital, si misero a disposizion e <lPi con ve59 -
Gi-Ornal.e di medicina mi/ilare. -
P:,sc. Xl-Xli.
CONORP:SS!
nu ti e furono guida intelligen te e cortese nelle visite fatte ai principali monumenti e ai pi-inc ipali istituti scientifici dolla città.
••• D1 ALUU1'"t: lil'l' l'l'UZWN(OSl'EDALI El!E E SUIElNTll'll.!U E. - Durante lii mia permanenza A Washington, a Baltimora e a New York m isi a profitto le ore libere visitando ospedali cd istituti scientifici dei principali dei qua.l i farò una. riassunta. descrizione per quel tan to che può interessare il medico militare. A Was h ington m ia prima curn fu d i visitare la Scuola di sanità mililan. Come è saputo negl i Stati U n iti d'America non vi è r eclutamento di modici militari essendo questi n ominati per concorso dA.lla classe medica 'civile. L'attuale scnola di sanità militar"' la quale rappresenta un corso d i perfezionamento e di ind ir iz:-10 alla pratica medico-chirurgica militarll comprende corsi di epidemiologia, di batteriologia, d i chimica bromatologica, d'amministi-azione e regolamenti militar i, ed è situata in un quEntiere centrale della città., in un altro fabbr icato il q uale per ver o dire non corri8ponde troppo alle esige nze rich ieste come gli stessi insogrmnt i mi d ich iararono, non per ma ncan za d i mezzi i quali s ono profus i con grande dovizia, me. pe rchti alquanto ristretta ed ingombrata. La. scuole. però e in pi!'na trasformazione e coll"acquisto di una nuova area, coll'occupazione di n uovi locali, colla migliore siswmnzioue di quelli g ià. osis tent i presto d iverrà a ssa i meglio adatta agli scopi dell'insegname n to. Le sale per e;;ercita;,;ioni bromatologiche e bntter iologiche sono molto ben fornite. Ammirevole anzi è il la.bora.torio di batteriologia d iretto dal Russell dove ho pot uto constatare un'orgaoizzazion!' veramente larga e ricca di s trumenti e di apparecchi dei p iù recenti. È i n questo laboratorio che ebbi occasione di seguire de visu tutto il processo di preparnzione de l vaccino antitifico secondo il metodo del Russell il q uale è affine a quello tedesco di Pfei ffer e Kolle con alcune modificazion i, fra le quali la minor durata de lle colture, l'uso di un ceppo bacillare privo di virulenza, le. sterilizzazione delle colture a 55° - 56° pe1· 75 minuti. Un 'personale molto bene istruito comp.:>sto in gran parte di donne, e.tteude alla preparazione di questo vaccino il quale viene distribuito in tubetti d ella c,ipacità di 16-20 eme. con !·aggiunta di 1/2 eme . di soluzione di tricresolo a.li' 1 °lo• Al t ro ist ituto scientifico chE{ visitai a Washington fu la Scuota di medi ci na ,~ava/e ( Navy me lice.l Scool). E ssa. trovasi a s ud della città, in luogo isole.te, cir• coudato da prnti e g iardi n i. Un fabbricato centrale contiene i loca.li di direzione e d i amminis trazione al piano t en ano, e nei piani su periori le l!cuole per l'insegua.mento pratico. In esse s i t iene gran _c alcolo drgli studi d'igiene e di medicina tropicale, e vi sono ga.binetti scieu tifici ben provvis ti e ben arred,tti per lo studio del le malattie esotiche, della batteriologia e d ella parH.SSitologia applicate alle dette malattie; inoltre vi ò un'ottima r accoltH. di pr ~parati patologici , di preparati istologici. di <> hni uti e di parassi~i di ogni specie, di fotografie diverse. Magnifica e pNgevolissima per le optire clw coutiPne è la biblioteca. Annesso alle. ><<>uola vi è un osped,ile a padiglioni dovo s1 raccolgono i casi più interesso,nti d i medicina e di ch irurgia per lo studio pratico degli allievi. Debbo alla cortesia del diretfo1·e generale medico dott. B t>yer lo più larghe facilitazioni per la v isita a quesLo importa n te istituto scientifico. Noi pressi della scuola t rovasi la bellissima e grandiosn Seuola mili/are (Army "",lr Uolll'g") fondata nel 1902 nella quale si erge su di un t er rA.zzo l a statua di
CO:'\GRESSI
V31
Federico il Grande off<·rta a gli Stati Uniti dall'impcmtore Gugliemo II. Kei dintorni vi sono vast.e ca:;erme d'artiglieria. A due chilometri verso nord-est, sull'Anacostia, vi è l'Arsenale di ma1·ina con una. fonderia di cannoni per la marina una foobrica di viver i in conse rva eù un museo. Nelle vicinanze vi sono le casenne della marina (Mario Barraks), Interessante è il Mnseo medico dell'ese rcito (,u-my medicai MusPum) che contiene una svariata e numerosa rnccolta di armi antiche e moderne d'ogni specie, -di proparazioni patologiche e anatomiche, di strumenti antichi e moderni pel ser vizio medico dell'eserci to, d i curiosità etonog ra6che. Vi è una ma:;ni6ca bibliot eca contenente 20,000 volumi, fra i quali vi sono opere antiche ass ai ra re. Fra le curiosità ivi cons ervate v i è una monet a che i re d'Inghilterra donavano :\ quelli che toccavano per faro g uarire dalle scrofole (King's evi! o malo del re). A Baltimora vis ita,i l' u niversità (Johns H opkins Universi(y) la quale fu fondati~ ùa J ohn Hopkins un ricco commercian te della città. È una dolll· più requcnta to deg l i St11ti Uniti. PossiPde grandi la boratori ~plendidamento organizzati, ed ha uno. biblioteca di piu di 1001000 volu mi. lute1·essantissima fo poi la visita al Johns llopl,ins llospital fondnto anch'esso da J. Hopkins. È un a ssie mb di fabbricat i o. due o tre piani in piett·a rossa , il materiale dominant e delle case di Baltimora, collegati con passerelle in ferro. coi servizi perfettamente divisi, con laboratori ben provvisti per og ni sezione mPdica e chirurgica. La grandiosità dello stabilimento, la buona. distribuzione dei locali, la perfetta igiene delle infermerie, il servizio inappuntabile per parte di nw·ses ass ai bene is truite e che seguono corsi specu~li d'istruzione, l'osservanza della più scrupolosa pulizia che domina dappertutto, l'abbondanza dei mezzi di cura e di assistenza agli ammalati, la perfetta .installazione dei bagni, delle latrine, delle cucine, d ella lavanderia, ne fanno uno dei più celebri ospedali degli Stati Uniti ed uno dei più rinomati anche fuori d'America. Il dott. Theyer che mi fu guida gentile nella visite all'ospedale mi fece esaminare i più minuziosi d ettagli di questa istituzione ospedaliera veramente ..ammirevole e mi fece anche vedere i lavori in corso fra cui un padiglione che sorgerà fra breve por ricovero dei ma lat i di mente. l:!alti1nora poss iede anche altri ospedali ed istituti sciPntifici e fra quest i gode molta fama il Colley io dei chirurghi dentisti. Un ospeda le importante e me ritevole di esser visitato è il S/u>ffm·cl and Enoch Pratt Hospital, un magnifico asilo per malati di mente il quale trovasi a sei mig lia a nord di Baltimora, in luogo delizioso, ricco di praterie, di boschi, di g iardini. Questo ospedale di recente costruzione trovnsi legato alla città per mezzo di una ferrovta elettrica. La città di Ne w York, la graude metropoli fin anziera degli Stati Uniti, mercè le sue imuwnse risorse pecuniarie è in grado di presentare quanto più di atti,·o e di recente si conosce in fatto di os pedalizzazione, di misure igieniche generali ~ di misuro profilattiche speriali por le malat tie diffusib ili, ed una corsa nei principali istituti n ciò de putati, comprendendovi anche quelli di carattere puramente scientifico, è certamen te inte ressante ed u t ile. Dirò dei principali di questi. L' Unit'ersità colombiana (Columbia University) è la università p iù antica e più .rinomata di New York. Trovasi a.ll'es tremitit nord della città1 ed è sort a sulle vestigia de l King' s Co llege in seguito ad una. grandiosa org ~nizzaziooe ed alla creM.ione di nuovi fabbricati avvenuta nel 18!:JO. A t tua.lmPnte la for tuna di quest a. Università. si ele va a 20 milioni di dollari; vi sono scuole di diritto, di med icina, ed un fìortlnte istituto politecnico. La facoltà di mcdi cilll\ foudrtta nel H!07 deve Ja sua fortuna alla munificenza della famiglia Vandcrbildt. .Magnifica è la sala
9,32
CONCT RE:-S I
per le dissezioni capace di cont enere 400 studenti; degna ancora di nota è la libr er ia, costruzione d i ~Li le romano moderno contenente circa 850,000 volumi. Nelle vicinanze si trova la U11ii:ersity H all col Club dt>gli studenti, un teatro, una palestrn ginnastica, una scuola di nuoto, sale da pranzo, ecc. Non molto dis t nnte è l' Ospeclcile cli S. Liica. Si imponeva una visita all'Ospedc,le itali1J.1w, ed io do~etti alla cortesia d egli egn,gi organizzatori e direttori d i questo osped nle l'opportunità di poterlo esamina re in modo completo, il che feci con molto interessamento tanto più che n on era ancora s pento l'eco della fes ta solenne della sua inaugurazione nella quale il nos tro prof. P agliani invitato e fatto segno alle n111ggiori fes t e, pronunziò un elevato e pa triotticodiscorso. L'os pedale~org., in amena e salubre pos izione sulle sponde de ll'Es t River, fra 1'83" e 1'8-1" straòn. Cons ta di due edifici: un vasto fabbricato d i sette piani con un mezzanino ben provv1>d nto d i aria e di luce, ed una casa ad uso di sc u<:> la e d i abitazione per le informiere. Di lato poss iede un va.sto giardino pe r convalescenti. Attualmen t e v i sono pos ti per 100 !etti nelle diverse corsie ge ne rali, 12 camere private a pagamento ciascuna con bagno, due 5ale operatorie . un grande di,,pensario per uom ini, donne e bambini, una camera per i raggi X, una camera per le applicazioni e lettriche, una camera d'isolamento, un laboratorio. una farmacia. Vi sono inoltre caloriferi a termosifone, una grande lavand eria con macch inario moderuissimo, un s istema di fil t ri per l'acqua potabile, un impianto r efrigerante, una grandissima cucina fornita di ogni attrezzo il più moderno, un a ~cens ore elett rico au toma tico per il servizio interno, un ascensore per le pnsone, balconi, terruzze, ecc. L e s ta nze per gli ammalati sono igieniche, bene ae ren.tc, con o t t ima pavimentazioue, hen corredate. Qua lche leggit-ro appunto si potrebbe fare s ulla dis pos izione di alcuni am bienti ; ma è da notarsi che il fabb ricato non è nuo vo di S!\Ila pianta, ma in gran pnrte è opera di adatt amento a vendo esso s .-rvito per lungo tempo come fabbri ca di big lietti di banca. In complesso l'ospe,lale sembra risponderP. b(•ne ai bisogni della numerosa nos tra colonia., alm<·no pe r il momento. Certamente do vrebbe e potrebbe essere ingrandito, il che è nella spt'l"f\l'lza. di tutti gli itnliani di cuore cbe abitano a New York; ad ogni modo l'a rea ora occupata t> l'impianto dei serv izi sono tali da assicurarne la pot enzialit à fino a contPnen• 600 let t i. Ve rso l'estrem it ìt d,·11'8)" st rada ad E st sorge {un grnn frab\Jricato, il T>ipartimento o 11flìrio sanitario di New York (Department of bealt), a molti piani fia.n· cheg g iato da due o,;pedali, il Minturn lw s11ital e il Parlcer hcspital. il primo destinato agli a mmala t i di scarlattina e di difter ite contenente 60 letti, il secondo ciestinaLO ad ospedale temporaneo dì ossen ·azione di ammalati contagiosi p r ima che vengnno tras feriti ad nitri os pcdal i. Esso è il centro d'azione <l<'lla lot ta contro le malattie infettive nella ci t tà di New York, e nei s uni numerosi ed affollati piani r in ch iude u ttici divers i, laborator i, g abinetti scientifici n ei quali professori, a.ssi st enti, a llievi cd un g rande numero d i donne, alc une laureate in medicina altre im piegate qua li preparatric i, attendono con u na atti vit à ed uno z<.'lo veramente a mmi r1evoli nllc· più di vnsC' il1comben ze ora di ca rattere pratico, ora di carattere scientifico. li fa\Jhricato è provvPd uto di uffici, di stanze per s tud i privati e per studi in comune di chi mica e di battl'riologia; ha ottime s talle per animali da esperimento. una carne ra termostatica, ed unn. g randP ghiacc iaia ad ogni piano. Il l n.vor o di quPsto is t ituto comprende g li rsame d iaguostici d<.'lle malattie infett ive, la profilassi ig ienica in gent,r:d e, la prepRrazionE' di vaccini e sieri profilattici e cnrati,·i (an ti t ifico, antidissen ter ico, antidi fter ico, antistreptococcico) . .11 prof. W.
CO~GRESSI
933
H. Park che n e è' il direttore mise a. mia disposizione il dott. Krumwiede e la dottoressa L L e Vasseur i quali mi furono gentilissime ed intelligenti guide nella visita. minuta che io feci. Meglio ch e descri,·ern le diverse s..zioni e i rliversi laboratori riassumer ò in breve il lavoro fatto aa. questo benemt• rito ufficio, lavoro il quale venne pubblicato in diverse monografie presl•n tate al Congresso d' igiene a Washing tou. E per dare una idea dell'i1nportaoza che esso ha assunto n el mantenimento dell'igiene pubblica dirò oht: esso ha. sotto di s è 5 uffici succur~ali ( Manhatta.n, Bronx, Brooklin, Quaoos, Richmond), 5 laboratori (laboratorio diagnostico, labor atorio di ri cerche, laoor11torio dei vncc ini "dei Sil•ri, lnboratorio chimico, laboratorio fa.rmnceutico), ohe
ha 45 stazioni per lo s paccio del latte pei fanciulli, 14 dispensari per ammalati di tubercolosi, G dispr·nsari per malattie infantil i, 3 ospc·dali, un ufficio per l'ammis3ione agli ospedali per tubercolosi, un sanutorio per tubercolo~i ud Otisville. Numerose tavole sb\tisticlw pn•Sl'Utnt<' n el bolletti no mensile che pubblica il dipartimento mostrano l'efficacia delle misure profilattiche prese dal mc•d ...simo nei riguardi della salut e pubblica. Un'intcressaute pubblicazione del <lipartimonto /J quella che si riferisce ai dispensari antitubercolari ed ai campi all'aperto (day camps). In essa apprendiamo che a N1:w York fun zionano 28 dispensari antitubercolari fra pubblici e privati, ed apptendisuno con piacere che anche l'Italia ha il suo (Harlem Rospi tal Dispensary). Una. cartina dimostra la distribuziooo topografica dc-i mC'dcsimi. P el fuuzionamcnto di questi disp ..nsari è molto lodata l' opern della donna. Tabelle, schizzi, figure schematiche m ostrano quanti e qnali siano i mezzi pratici per re• gistrare e seguire i tubercolosi n el loro inizio. Speci:,li sistemi di abbreviazioni per le cartelle nosografiche cbe,vidi pro poste nell'ultimo Congresso an titubercolare in Roma funzionano già egr egiamente. Interessanti sono le descrizioni dei campi all'aperto per fauciulli dei quali uno galleggiante nell'E11.st .River. In complesso le misure sono quelle messe iu opera anche da noi ma, a quanto s!'mbrami, vi è maggior ricchezza. maggior precisione, maggior rig ore nella loro applicazione pratica. Yoramente lodevole è l'interessamento dell'Ufficio sanitario di Ne,Y York per la profilassi della febbre tifoide la quale, come d1\ una cart ina annessa alla memoria n. S, sebbene con marcata tendenza all'attenuazione, è sempre una malattia ancora diffusa nella città. Alla so1·veglianza igienica s u questa malattia colla denuu zia obbligatoria, coll'igiene d elle abitazioni, coll'igiene del sottosuolo, colla sorveglianza dell'acqua, con quella del latte, è dat o un grande sviluppo; e ~osi non viene trascurata. l'odierna nozione dei portatori di bacilli giacchè il labora• torio centrale e numeros i altri succursali si occupano delle relative ricerche batteriologich e. La cura massima si di\ al buon ap provvigionamento itlrico della città il q\1ale cousiste iu un immeuso serbatoio d'acqua est~so per oG c ttn.ri (Cro ton Waterschd) posto nel m ozzo del parco centrale. E fra le tante alt.re benemerenze che ha questo istituto vi è quella di studiare con amore e con iulendimenti veramente pratici i metodi di r.ostruzi one degli ospe · dali La monografia n . 7 presentata al Congresso di Washington dal dott. Ba gg si occupn appun to dellt: relative questioni facendosi veder e i piani veramente no· ~evoli dal lato odil izioe igienico di alcun i ospedali,q ua.li i!Willard Parker Hospital per scarlattiuosi, il Kingston Avenue Hospital, l'ospedale a. tipo interscambiC' vole per tubercolosi, alcuni tipi di sanatori e parecchi ospedali a tende ed a baracche molt o pratici e raccomandabili.
934
CONGRESS1
I gabinetti scientifici di questo importante istit uto sono poi un'ottima palestra di studio e forniscono il materiale per una produzione ~cientifica veramente not evole. Alla g eo t ilez.-,a dei dott. Krnmwiede e Banzbaf ed alla larga ospita lità concessami dall'illuslre diretton• de ll'is t ituto d.r Park debbo l'opportunità di poter raccomandare a g li studiosi un ott imo volume (Voi. VI 1911) di ricerche scientifichr compiute dall'istituto e rifletten te argomenti di t erapia applicata e d i medicina preventiva (meningite, ra bbia, infezioni streptococciche e gonococcicbe ), di batterio logia e biochimica , d i protozoologia, e diverse memorie c he mi venne roofferte (ricerche sull'antitossinR difterica. studi sullu tubercolosi umana e boviua, studi sul trncoom), e di citare il metodo speci1ll1• di preparazione del s iero antidifterico secondo il HanzhRf consist ente nel d,•purare In modo s peciale l' antitossina separnndola per prPcipitazioni r ipetute dalle proteine che s i sono associate ne l s iero di cavallo. All'omaggio d el r1•l11tivo lavoro scientifico il dott. B,rnzhaf v olli' anche a ggiungere il dono di una fin.le tta di ~iero antidifterico da lui pre parato con a1JOl'><Sa relativa siringa sterilizzata cosi come trovasi in commercio nella città di Ne w York. 11 Jott. Krumwirdc- poi mi fece cortesemente conoscere un suo specia le t L'n eno colturale per lo S\·iluppo del vibrione del colera il quale è analog o II q uello del Dieudonn6 ma colla di fferenza che l'emoglobina è sostituita dall'ovoalbumina. L ascian· Nl· w York e non vis itare l'Istituto Roclcefeller sarc·bbe stata una col pa eg uale a quella di lasciar l 'llrigi s en za Yisitarc l'is tituto Past e ur, e fu pe r me u na vura. festa quella di poter passare quasi una giornata intera in que ll'istituto. ed una vera fortuna ùi aver trovato l'ottimo d ott.. Serrati dPlla R. MRrina sempre gent i IP e premuroso a mio r iguardo il quale conosc,,ndo personalmente il dott. Flexner direttore t ecnico dell'istituto mi 11gevolò il modo di studiarne il funzionamen to e di vi esitaro i sio~oli reparti con t utto il comodo e con tutt a libertà. Le vicl'nùe d i questo cdcbro is tituto che, oltre agli scienziati americani, accoglie scienziati di tutto il mondo, sono abbastanza srmplici pel fatto che un miliardario americano il Rockfeller contribui Ri successivi suoi ingrandimenti con somme che da noi sarcbbPro favolose, tanto da far sorgere uno dei più im portanti centri di studio n el quale pari alla signorilità d1•i locali sono la ricche zza. e la. modernità dell 'armamcntario scientifico. L'istitu to fu dapprima al n. 127 dl'll' East i}eft h ieth Street ed erR destinato soltanto a r icerche di patologia, di fisiol ogie. e dL chimica. Nell'ott obre 1902 fu acquistata un'ar ea. tra l'Avenue .4. e l'East Rivc r, estesa dalla 6J" stra da alla linea n ord della 69'. In tre anni fu eretto il fabbricato pei labomlori, il pad iglione per gli animali da es perimento e l'ufficio cli dir ezione. Nel '1905 si mise mano a lla costruzione dell' os pednle il quale fu finito nell' ottobre 1910. Nel Hl07 si acqu istarono anche al Cl:vd New Yersey, 100 acri di t erreno con fabbricati per e.llevamcnto d i animali e per Jaborntori. Nel 1911 fu istitui to a W od's H ole nel Massachuss«ts uu labomtor io per s tudi di biologia sperimentale. In tutto, a furia di consecutive elargizioni , il Rock ofeller diede la bella somma. di 8 14,449 dollari 11 L'istituto si compone di laboratori e di un ospedale, il che corrisponde e.Ile. naturale divisione d elle du11 branche tenden t i a cons iderare: 1° i problemi delle malattie nel loro as petto patologico e fis iologico facendo uso 1<pecialmente del m etodo sperimentale; 2° le malattie nella loro nntumle apparenza nel corpo umano sotto condizioni egualmente favorevol i di trattamento e di osservaiione scientifica. I laboratorì sono: di patologia e di batteriolog ia; d i chimica.: di fisiologia e farmacologia; di b iologia s perimentale. Il fabbr icato è a prova di fu oco , a sche-
co:-GllESSI
letro di acc1a1.o con pareti di mattoni grigio-giallastri. Vi è un sotterraneo con molti locali contenenti macchinal"i diversi ed alcuni apparecchi da lnbor;torio, come centrifughe, pompe a vuoto, apparecchi a scosse, ecc., c:,mere per materiale di laboratorio, per lavori di macchinisti, di falegnami, ecc. Al pt"inio piano vi sono: gli uffici di amministrazione e di direzione, In libreria, la sala delle adunanze. Il secondo piano è tutto destinato alla chimica ed è di\· iso in locali di diversa capacità per lavori in comune e per manipola1.ioni speciali. Al terzo piano vi sono i lnboratort di pato logia s perime ntale, cli hattei-iologia, cli prntozoologin. con uno studio particolare pel direttore, con tre stanie per chirurgia asc·ttica ed una per conservazione d9gli animali, con un laboratorio di bnlte>riologia ed una camer:-1. termostatica. Al quarto piano vi sono i laboratori s pt·cinli per patologia. sperimentale, per fisiologia, per farmacia. I laboratori di patologia ,:0110 formati da una serie d i quattro locali comunicanti. Tutti i !orali hanno gas. acqua c·alda e fredda, apparecchi a vuoto, apparecchi telefonici, e lettrici, ecc. Il quinto piano contiene i laborn.tori di biologia sperimentale, i gabinet ti di fotografia e di disegno, una sala da pranzo Ogni piano è munito di un g ran rel'rigcr:,nte in conness ione col principale refrigerante che è nel loci\le de]]'energia elett1·ica e con uno nel sottosuolo. Quest'ultimo è a tempArntnrn co;;tante; g li ni t ri sono a tre compnrtimenti a temperature diverse. Il padiglione per gli animali è comunicante pèr mez,,o di un passaggio coperto eol fabbricato pl'incipale. TI primo p iano ha le stalle per cavn.lli, pecore, c:tprc. Nel secondo piano sono Jo gabbie per picroli aui1nuli da laboratorio. L'os pedale si compone di un fabbricato principale e di m1 paùiglione d 'i~olamento. Il fabbrica t o principale è anch'e~so co,:truito a prova di fooro (cond izione indispensabile data la frequenza degli incendi a New York), coi due primi piani provveduti di terraz1.e comunicanti ('o]l'o~pedalc d'isolamento, con un sottE>rraneo contenente sa le d'autopsia, re fr igeratori, locali servizio, macchine d iYerse. Il piano terreno contiene gli ambulatort, le sale di nccetta.:ione e di esame meJico. Cl piano secondo contiene l'ufficio del direttore e del sopraintendente e gli alloggi pci me· dici. Il piano secondo e esclusivamente occupato dal soprnintRndente, dai vui assis;.enti e dalle 1un·scs. Il terzo piano contiene sale per ammalati, ciascuna con bagni, latrine, camere per le infermiere, laboratorì per nnalisi e per e~ami. Tden• tici sono il quarto ed il quinto piano Ogni sali\ ha aria e luce provenienti da. tre pareti ed è unita alle altre per mezzo d'un corrido io laterale. Al Sl'Sto piano vi sono locali per l'idroterapia. Il settimo ò esclusivamente destinato ai laboratori: i chimici all'estremità est, i biologici a ll'e;;tremità ovest, i fisiologici al centro. L'ottavo piano contiene sale per casi chirurgici improvvisi, bagni pei medici, gabinetti per fotografia, per raggi X. Il padiglione d'isolamento ò veramente d egno d'attenzione per la cura somma che è stata posta in tutti i suoi dettagli e per la dis tribuzione e l'alles timento speciule delle stanze per infermi. Ha. un sottosuolo contenente loc11li d i servizio eri apparecchi per sterilizzazione di abit i e <li bianche ria degli ammalati infetti. Il corpo principale ha un corridoio centrale cl1e va ria est ad ove~t. La sezione sud ha sette loca.li divisi tra loro da pareti di vetro. La sezione nord ha camere di ricevimento, di pulizia, di lavoro, d' isolame>nto, anche queste ultime !;:eparnte da pareti di vetro. La ventilazione vi è accurat issima. Il 1•ifcnldamento è a vapore con apposito meccanismo atto a sterilizzare e a cacciare l'aria interna dai locali. In un piano superiore sono gli alloggi per le infermiere. La capacità di tutto l'ospedale è di circa 70 letti. Si ammettono ammalati a. scopo di studio scelti dai diversi ospedali e dalle cliniche della città. L e malattie
931i
COXORESS1
prese in esame furono s iuora la polmonite lobare ucutu, la poliomielite (paralis i iofautileì ; la si fi lide ; alcuni tipi d i forme morbose di metabolismo disturbato ; n kn ne m1>.h1.ttie cardiRcl1e. Il corpo scientifico del l' istituto è cos tituito dai direttori sc ientifici generali, di d irettori dei singoli la boratori, di un d irettore dull'ospedale. Vi sono poi mem· bri effelli vi. membri a ssociati, assistenti, aiuti, scolari ; inoltre si fanno concessioni s peciali a pagamento. L e pubblicazioni si fanno nel 'l'lle Jcmrnal o f e:rper i ,ne11la/ ,\[,:did ne dell'John Hopkins Hospital; in part e sono eùit.e come monografie dell'i-.;tituto R ockt>felle r. Altri s tudi vengono publ,hcati nei Studit n {rom the Uorl,efefler's !,tsfitnt (or M ed i ca( ResM rch i quali COUlpaiono e.d intervalli irregolari. 1 membri a ttuali delr istituto sono : il F lexuer (pfllologia e bat teriologia) di· retton: rlei labornto6: il Cole (med icina) direttoreemedicodell'ospedale; il Carrel (ch irurgia s peri1oental P); il L even<• (c h i1uica ì ; il Loeb (biologia sperimentale); il M,·ltze r (fisiologia e farmacologia). Fra i membri a ssociati sono l'Auer, il Bancrot't, il .Jacob~, il Nog onck i, il R oux, il Von Slyke. Nt:lla v isita minuta che foci aU' isti tu to ebbi l'onore di conferire a lungo col d ottor A lexis Ca n e l, il valentissimo sc ienziato a cui fu ultimamente conferito il premio Nobel pei suo i lavori di chirurgia sperimentale e di biologia ,·eramente inleres :;an ti e nuo vi. B fu per mc un'ammirazione il vedere le colture in vivo dei d ivcr,; i t es ,;uti normali e patologici colle qu,.Ji si possono d imostr a re al m icro~<·opio le sur ces.~i,·e trasformazioni d'110 t e~s uto, come ad es. q1,ello muscolare card iaco in g et toni di cellule e mbrionali le qua l i poi gradutamente si tras for mano in t essuto adulto ; come anche fui ammirato ne ll'osservare i progressi da lui compiuli nella tecnics d ella s u t ura dei vas i ;;nnguigni, e in quella de i trapianti degli org ani. I s ucce:-s i sperimentali ottenuti da questo s<·ie nziato sono vernroente straordinari, ed è cvi massimo iuteresse cito in una memoria gentilmente offertami, la quale foce ep,,ca durante il Congresso di chirurghi americani a Filadelfia nel n ov embre Wl 1, si loggouo i dettugli di tecnica i più scrupolosi coi quali sembra si po,<sR RrrivH1·e a rle i ris ultati operatori veramente eccezionali. B non minore interesse mi des tò la visita fat ta al gentilissimo dott. Nogouki il qua le è not o per le s ue ri r.erche sulla coltura de lle spirochete . Ebbi anzi il p iacere <li assistere alla preparuzione dei terreni nutriti vi solidi e liquidi coi q ua li vengono coltivati nn iicrobicamente in brodo con pezzetti di tessuto prelevati aset · t ica mente o i11 aga r-asci te, le seguenti apecie : sp. euyyra lum (condilorui acumin at i), sp. ,·efrill!Jell~ (secrezioni g enitali}, sp. 1nacrodentiu111 (nella patina dei denti e lH.:lla c11ric de11taria), s7,. microdenl.iu111 (c. sopra), sp mucosus (nd pus della piorrea alveolare). Con i-iò t ermina qu11.nt.o mi semb rò i nteressante rif~rire circa la miii missione . .Potrei ancora ag~i u11ge re qua lche al t ra not izia generica sui molti altri s tabilimenti di cura. e s ulle molteplici opere rivolte al conseguimento tiella s alute puhblicu,, alla d ifesa didl P malat tie infettive e pide mico-contagios e, al migliorame nto igie11ico della cilt/\ d i New-.Jork come potrei dire <lei progressi veriiroente notevoli che in fr.tto d i i~ieue individuale e Cl)lletti va il popolo americano giovane ed energico ha vcmmen t e fatto prima ri i tu tto in virtu d elle S\18 condizioni economiche fiori<lissiiue, ma anc he i11 virtù di una educazione forte, virile, che s i estende in tutti i rami del viv~re sociale, non esclus o il benessere fisico. Di ciò però trattò e,aur ie11t<' mente il s ig nor ge11en,le medico ispet to re f-forza nel s uo lavoro puhblic.1to ne i n umeri d i ottol,re e n ) vem bro de l nos tro C,ioniale di m eclicin,, militare.
CO NGRESSI
937
Ora non mi l'esta che ricordare ,mcora quelle persona! i ti1 americane le quali mi forono larghe di facilitazioni e di cortesie come il medico ispettol'e della marina dott. Beyer, della scuola di sanità navale; il signor diret to re della scuola di ·sanità dell'esercito, i l direttore dell'.à rmy mc::tlical museum, il prof. Russe!, il dottor Fulton, il dott. Prior, il medico capo de i servizi sanitari navali dott. \Vertenbaker, il maggiore dott. Lynck, il maggiore dott. i\Iunson, il prof. Steyer, il prof. Park, i dottori Krumwiede e Banzhaf e la dottoressa Le Vasseur, il professor Flexner, i dottori Carrel e Nogoucki ed alt ri ancora, ricordare quelle personalità italiane che mi furono larg he d'aiuto e cli consigli, quali il reggente del consolato di Baltimora e l'egregio p-of. 1linetti, il comm. P iva, l'illustrissimo signor console d'Italia. a New York, i signori av\"Ocato Civolari e :Fil ippone, il comm. Solari, il comm. De Vecchi ed in modo spccin,le l'ot timo capitn.no medico della R. marina dott. Serrati che con tanto plauso di tutt i regge l'onol'ifico e non facile incarico di commissario Regio per l'emigrazione ed il dott. Savini, già tenen te medico nel nostro esercito ed ora uno dei pii.i abili e noti chirurghi di New York, di ringraziare infine S. E . il ministro della guerra per l'onorifico in• carico affidatomi a l quale ho cercato cl i corrispondere se non forse con pieno successo certo con il massimo buon volere. Livorno, dicembre 1912. ·
NECROLOGIO ln memori& del Prof. TOlllMABO PERA.SBI, glà ohlrurgo ln aervl:llo militare, durante le campagae del Blaorglmento nazionale. - Nell'annlveraarlo della sua morte. l!~ra il compianto universale dei concittadin i, serenamente e cristianamente com'era vissuto, il 10 ottobre 1911 spirava. nel paese nativo di Barge il P rof. Tommaso Pernssi. Nato il 21 settembre 1826, sostenne l'esame pubblico <li launia. il 2 luglio 1847, nello stesso giorno in cui il suo condiscepolo ed amico G. B. Bottero, conscguivt\ pure la laurea. in medicina e chirurgia, presso la R. Univers ità d i Torino. Per le s ue idee liberali, fu nello stesso anno sfrattato dalla cittk ; però, mutati i tempi, ebbe dal Ministero, du rante la. guerra del 1848, la nomina a membro della Ccmmissione per il soccorso alle famiglie dei militari. Stabilitosi nuovamente in Torino, chiese ed otten ne, nel 1852, la nomina t\ Ripetitore degli studenti di medicina e chirurgia dell'Università. Nel 1856, presentavas i all'esame di concorso d'Aggregazione, unita mente ai colleghi Pacchiotti, Rastellini, Ber ti e Macari, riportando la menzione onorevole, che più tardi gli frutta.va l'autorizza zione al privato ins(·gnamt·n to della patologia ch irurgica nell'Università stessa.
NECROLOGIO
Dal 1° maggio 185!) al 15 Sf'ttembre 1862, e dal _5 maggio 1866 al_2 gennaio 1867 prestò servizio nell'ospedale militare divisionario di Torino come capo-sezione di chirurgia. incaricato pure della Sezione degli ufficiali, della visita degli allievi a spiranti alla Scuola mili tnre d i fanteria e cavallf'ria e del Collegio militare di Racconigi, nonchè ùdl'ispczione degli strumenti chirurgici per la guerra, r i portandone onorevoli attestati. Nel gen na io 18G2, venne nominato chirurgo primo.rio ordinario rlell'os pedale magp;iore di S. Giovanni, carica. che tenne ft110 al luglio 1874, nccettando quindi la nomi11a a vice-direttore d;,l laborntorio p1ttologico Ri Leri di detto ospedale. l\el no\·embn· L8:ì6 venne eletto socio ordinario della Reale Accademia di Medicina di 'l'orino. E qui cominciò il pPriodo più fecondo ,li attività, per le numf'rose pubbl icazioni scif'ntifiche chi·. grado grado, comparivano sui giornali medici. Dopo a,·ere militato con molto onore n el campo scientifico, ded icò ancora, per quasi un t rentc-nn io, la sua bcnefku op<'rosi t:\ a favore delle scuole del paese nat ivo. L e sue benemnenzc m·ll'istruzione pubblica, e in modo part icolare le sue elargizioni in pro tlt·ll'istruzione popolare e della scuola. ~i valsero il con forim f'n to d<•lla mednglil\ d'oro di prima classe d E>i ben emeriti della pubblica istruzione, medaglia che solennemente ~li vf'ni va consegnata n el palazzo municipale, il 10 settembre 1911, un mese preciso prima della sua m or ~. Nel lun ~o cammino dl'lla sua esiswnza, quasi nonagenaria, ebbe il singolare privilegio d i cor1serv11re immutata l'estima z ionl' dell'antica e nuova generazione doi libernli ital ia n i; hn.sti r icordrtrf' che, a m ezzo S!'colo di d istanza, fo onorato di particolare stima personale d ,\ Camillo Cavour e da Giovanni G iolitti. (Riassunto. A. PEnASSJ).
CONfERENlE ~CIENTifICHE DEGLI OSPWAU MILITARI SOU!RIO DEGIJ !RGOMEKTI TR!'l'UTJ
( DAI l'HOCRSSI VERHAI,l l'El,l"l•NU'l'I ALL'JS l>E T'TOHA'I O DI SA~ITÀ Mll, lTARE DAI,
1° NOYEMBT!E AL 31 DICk.:MBHE l!J12).
ANCO~A (novembre). - Cap itano uwd ico G A!t;'l'ANO FUNAIOLI. Dei rapporti tra neuropatia e ddinquenz11.. J llustra il caso clinico di un ex militare di uno stabilimento di pma. s tudiato sott o il punto di vista. antropologico, psicologico ed anamnestico e fa alcune considerazion i sul valore riel tatuaggio in r elazione Al ril ievo del!' indice ps icologico indh·id ua le e sui m ezzi più adatti per la pro61assi contro la delinquenza. CASERTA (novembre). - Dimostrazione di un'importante autopsia , r elativa ad un carabiniere a c~vallo ricovernto il 27 novembre u. s. per postumi di grave h'a11111atismo al capo.
COXFEHENZP. SC'H: XTIFIC' fl E DEGLI 0S Pl<;0,\LI MILITARI
939
Al suo ingresso nell'os pedale l'io fermo presentava fenomeni di meningoencefaltte, con incosciPnza ed insensibilità a qualsiasi stimolo e paralisi completa degli arti inferiori e dl'll'arto superiore destro: l'arto superiore sinistro invece presentava de lle contrazioni s pas modiche. Si notò inoltre paralisi degli sfinderi con perdita cli urina e di feci. tris ma che impi•diva all'ammalat o d'ingoiare neaoche un sorso d'acqua, febbri' alta o p iaghe da decubito allo scroto ed 1tl sacro. Il paziente d(·cl'deva il giomo seguPDte al suo ricovero. All'autopsia si ;·isc.:ontrò la dura meninge normale e il cervello congt•sto: aspor tato l'e ncefalo nella s ua totalità si r ilevò emorrn,gia sottodurale, in cori spondt>nza del lobo occipitalfl s ini <;tro che s i diffonde va anche al destro : n(•ssun gru1110 sanguigno, ma soltanto snngue fluido e nC'ro. Asportata ln dura uwu ingt> della ba5e del cranio, si constatò ant,•r iormente a destrn,, a circn 2 cm. dalla linea mrd iane. fronta lt•, frattnrn a tutto sp,,ssorP d ella b1tSP dt>l crnnio, arrC's tnntesi a 2 ce ntimet ri dall'apofisi cr<'Stl\ gnll i. In corrispondenza dC'l lobo occipitale s inis tro si notò altrPsl une. contusionP della :sostanzn .:er,·brale, spappolata per l'estens ione di una moneta. da 10 centesimi. li reperto anntomo -patolog ico ha conformato la d in,gnosi clinica. I o. (novembre). - Tenente medico di complemento V1:-.c1-::-.zo \'.u.1,E"f"l"A. Co mu11ica il ril'>ultato d'autop.~ia, che fu praticata sul soldato Narciso M., reduce da Derna, ricoverato il o settembre u. s. nel ~0 ripa rto medicina per dissenteria. Durante la s ua permanenza all'ospedale l'informo ebbe frequen t i deiezioni (ven t i-trenta \·olte a l g iorno), miste a muco ed a sangue, che in seg uito divennero esclns ivamente sanguigne:dopo c irca lo g iorni dal suo ingresso cominciò ad essere tormentato da tosse stizzosa, con espettorato muco-i:;urolent-0, misto a strie sang uigne e dispnea. Nell'esame obbiettivo del torace s i ri levò: all'ascoltazione a ssoluto silenzio res piratorio, con qualche rantolo e sotlio bronchiale all'apice pohnouare; a lla palpazione il fremito torneo-vocale destro enormemente indebolito rispe tto e. quello di sinistra, ed alla percussioue ottusità spiccata pos teriormente I\ destrn in tutto l'ambito polmonare fino I\ due dita trawerse nl disotto dell'angolo scapolare, anteriormente fi no al quarto spazio inter coetale. All'esame del l'addo me si riscontrò che esso era dolente alla palpazione, teso, ed alquanto me teorico con modica ottusità alla percussione. La ricerca del baci Ilo di Koch nel lo espettorato fu negativa, mentre l'esame del contenuto intestinale fece rivelare la presem:a delle amebe dissenteriche. In base a ques ti dati l'infermo fn g iudicRto nffetto da bronco-alveolite destra, con vers amento pleurico. L'autops ia, eseg uita 28 ore dopo la morte, dimostrò l'esistenza di numerose aderenze pleuriche, sopratutto verso la base, con aumento di volume del polmone destro, s pecialmente nel lobo medio, e bronchi pieni di detrito e pus. Si constatò inoltre ch e il fegato era ingrandito e molto aderente al diaframma ed alla base del polmone destro; verso la cupola si notò una vas ta cavit à ascessuale ed altre numerose raccolte purulente si osservarono ne l parenchima. Fu perdò fatta diagnosi anatomica di nscesso del fegato con ascessi multipli metastatici, associato ad ascesso secondario del polmone de.,tro ed a plenri te adesiva parietale e diaframmatica. In. (novembre). - Tenente medico di cornplemento C LEMENTE SANTILLO. Riferisce la storia clinica di un soldato del 10" R. Artiglieria ricoverato il giorno 28 ottobre all'ospednle in cond izioni abbastanza gravi, con febbre alta, stipsi sub-delirio e dolore violento nella fossa iliaca destra. All'esame obbiettivo s i
940
CONFIWENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI \lILITARI
constatò in corrispondenza della.regione ilia ca. destra, e precisa.mente nel punto di l\Iak-iBurney, la presenza di un tumore che r i peteva la fo1·ma del colon ascendente, di consistenza. molle e pastosa, con dolore acutissi mo, che si esacerbava sotto la pressione, inducendo una violenta contrazione delle pareti addominali e tensione della fos~a iliaca de.s tra. Il giorno dopo il suo ricovero nell'ospedale la temperatura ritornò quasi normale. Si riteane concord11111ente trattarsi di ristagno di materie fecali nelln porzione "scendente del colon, complicato ad una tifli.te con peritiflit.e. Messo in discussione il txattamento terapeutico, si escluse la necessità d i ricorrere all'intervento chirurgico, non essendosi iniziata la. malattia con fenomeni gravi d i tossiemia. o di peritonite diffusa, nè essendosi. resa manifesta la formazione di raccolta. parulenta, ma s i sostenne la opportunità delln cura medica, cercando di rimuovere l'accumulo focale coll'uso interno di purganti e coll'applicazione di qualche enteroclism11 oleoso. Si cou,igliò inoltre il riposo assoluto, la. dieta liquida e l'applicazione d i ye:;ciche di gnil\ccio sulla regione iliaca.. Con tale trattamento le condizioni generali dell'infermo andarono gradatamente migliorando, sino a lla completa scomparsa del tumore e di ogni risentimento peritoneale. CAVA DEI TIRREKI (novembre). - Tenente colonnello medico GlOVAXNl AN· ·ros10 P~1tAS:Sr. Le formazioni erni,u·ie causa te da smagliature peritoneal i. L'O. ha riferito s u que.;;to argomento 1\1 XX[V Congresso della Società italiana di. chirurgia. Egli ammette che è qu11si sempre possibile diet.inguere clinicamente le ernie con s11cco preformato d a quello con sacco a,:quisito. Oggigiorno nelle region i ingL1ioali si riscontrano altre formazioni erniarie, recidive di ernie sottoposte a cura radicale, le quali vanno dal semplice aparocele post-opetativo fino allo sveotrnmento: nelle formazioni di grado intermedio, di solito, s i nota che nou sono II decorso ouliqno e i vis<·eri sono contenuti entro uo sacco neoformo.to1 non elastico e privo di colletto, per modo che vengono a mancare le condi?.ioni principali favorevoli allo sviluppo;degli strozzamenti erniari. Le recidive s i attribuiscono ad errore di tecnica: oparntivn, ma si ammette pure 111 concausa nel\11 preesistenza di malformazioni an11tomiche della parete addominale, e si r itiene ancora che vi po.;;sano concorrere gli esiti di llogosi s uppurative, capaci di determinare smagliature nella membrana peritoneale. È opinione dcll'O. che gli sfibra.menti 1>eritone11li post-operativi, non immediati, consegu:,1101 spesse volte, alle flogosi a lento decorso. Ba.s ta ricordare che nella regione inguinalo il sem.ini?lm 11w1·bi pnò)imanere indovnto uellc ghiandole linfatiche regiomdi ; inoltre l'osservazione clinica fa constatare sviluppo di ernie consecutive o coesistenti a pregresse adeniti i.ugninali o crurali. È specialmente nelle ernie c ru rnli che si è indotti ad ammettere, ~ome elemento causale primitivo, un processo di flogosi " lento decorso, svoltosi all'interno, nell'omento, ed all'esterno negli organi ghiandofol'i contigui. Pa.re a.dunque si debbll considerare un'omento sierosite c irco~cl"itto, quale momento etiologico iniziale delle ernie epigastriche, poichè queste di solito sono a contenuto omentale, con aderenze al sacco. Quale importanza può avere questa tratta1.ione sulla diagnosi etiologica di una particolare .cl\tegoritt di formazioni ern i A.rie? L'O. crede che sia utile, non solo per la prognosi, mn anche per proporzionare le cure operative, in rap• porto alh vera naturn delle av1·enute alteruzioni anatomo-pntologiche. Egli è del pnrore che si debba riservare per limitati casi la ripetizi.one della cura chi-
COXP'EllE);ZE SCIE)l'TJFICRE DEGLI OSPEDA LI lllLITARI
941
1·urgicn nelle formazioni erniarie recidivate, comprese nella sottospecie dei Japaroceli inguinal i post'operativi; cosi l'intervento cliirurgico nelle ernie crurali Ili p iccolo volume può essere sempliJÌl-ato. L'O. fa infine la propo~ta che da uno specchio numerico, suddiviso per provincie, r isulti quanti operati di ernia e guariti radicalmente vengono ogni anno incorporati nell'Esercito e nell'Armata, e ciò p,ir mettere in evidenza una delle molte benemerenze della chirurgia italiana. CHIETI (novembn·). - Sottoten<'ntc di complemento MARIO M ,HHNACCI. Riferisco s ulla storia clin ica di un ammalato affctt-0 da reumatismo articolare acuto con complicazioni del cuore, dc·l pericardio e delle pleure. Dopo aver trattat; della fr('quenza delle pleuriti<' delle peri carditi n Agli amrno.lati <li reumatismo, discute sulla diagnosi dilfPrenziale fra la pleurite r eumntica o tubercolare. Fa alcune considerazioni sul S<'gno angolo-scapola re, sulla petteriloquia 11fone. del B accelli, e· s ul trian golo p11.rnsertebml <' di Grocco, illustrandon" l'<•ssenza fl il valore diagnostico, e quindi tratta della prog nosi dell'una <' dell'altrn forma di pl<'uritt>. Ricorda in fine la g rande importanza del sulicih,to di sodio n<'IIR cura d el r n 111111tismo articolRn' acuto. Il dirNtor<> dl·ll'ospeda.lt>, rias~unto i sintomi clinici sali t>n t i d<'l caso, ,liscute s u di e!'si, e dopo av<'r d imostr11to la gra nde infl uenza delle cause reumatizzan ti n ell'etiologia delle• forme t ubercolnri. pur n on disconoscendo eh (' n el cuso in esnme la mnlattia si sia in izi.,te. comr un se mplice r<'umatismo articolare, concludi' chP essa d<'bba ascr iv<'rs i fra quelle di natura tubC'r colarl', anch e per i fatti clinici eh<' sono sopraggiunti dopo l'esanw pre.t~cato dal conferenzior e e cioè In pk•urit(• bilaternle sor to. prima <' ,.;inistro. poi a dt>strn, la pt' ricarclite o fìnalml'nte il v<•rsamento perit oneale, cho tuttora perdura.. Formula perciò la cliagno~i di poli-,il'rosite. MESSINA (ottol,re). - Tenen te medico di complemento S·n:t'ANO P uoLtE:,l-AL• LEORA. Riferisco sull'angina de l Ludwig, in base a tre osservazioni avute in breve periodo di tempo, d i cui Ul'a rigunrdnnte un soldato della classe 1691. R inssunte le s torie cliniche, espone alcune consider11zioni su di e~se, e s pecialmen te r ich iama l'attenzione rlei colleghi sul vantaggio che b a l'elettrargolo, come condiuvante dell'intervento chirurgico. L'O. il convinto che la celerità notevole di scom parsa dei fatti d'infezione generule e del rnpido inizio del processo suppurat ivo di eliminazione, debba 11scriversi, oltrechil alla precocità e generosità dell'i ntervento operativo, a lla .izione del metallo collo idale, e raccom11ndn di es!'ere larghi nell'uso di tale trattamento nelle forme settiche, con interessamento dello stato g enerale. P i,s,m quindi a fare alcune considerazioni in mrrito alla. malattie. come entità nosologica od a.Ila sua p:i.togenes i. Pure essendo in realtà. l'affezione u n flemmone settico s ublingua le e sopraioideo, n è essendo de terminata da speciale agente patogeno, egli r itiene che e~sa pos1<a prendere posto ne lla patologia come entità morbosa per la gra'°it,\ dei 1-uoi sintomi, per il suo frequente esito i n cancrena rispetto agli altri flemmoni a cuti e profondi del collo, per lo stnto t ifoideo che gli infermi presentano, ed è doveroso che sia. distinta col nome di angina di L udwig in omaggio ali' A , che per primo ne tratteggiò con grande maestria l 'evoluzione clinica. L 'O, dl•po avere riferito ch e l'esame colturale pmticato in tutti e tre i casi dimostrò la presenza de llo st afilococco p iogeno aureo, pa rla infine della proprietà dell'elettrargolo, il qua le agisce aumentando la reaz ione di difesa del
942
C'OXFJ.:RE:--Z E SOI ENTllr! CffE DEGLI O!" PEDALI mLIT,\Rl
sang ue, che s i e,;plica coll':o umento del coeffi ciente fagocitar io e proYocando leucocitosi tota le, con predominio della polinuc1eos i; all'infuori di quest'azione s ul sa ngue, 1:elettrargolo eccit11 altresì la nu t rizione e possiede e i:.ergia. ba ttericida. La. via di somministrazione deve essere ordinarinmente l'intramuscolare, eccezionalmente l'endoveno~a, quando s i tratta di casi gravissimi, o quando s pecialmen te per via intramuscolare si è avuta. scarsa reazione da parte dell'organis mo': la dose ordinaria è di 10 cm<"., che si può ripetere ed numentare a 15 eme., nel caso c he non si sia ot tenuto il risultato terapeu t ico tlesidemto o che s ia mancata quell'elevazione ter mica, che segue all'inie?.ione del medici· nale e che rivela la. reazione dell'organismo. L'O. conclude ammet tendo pe rò che il trattumento dell'elet tra.rgolo rappresenta un coadiuvante importante, ma solo un ccadiuva nte della cura chirurgica, e che ne l caso dell'angina di -Ludwig è necessario un trattamento operl'ltivo precoce, incidendo larga men te senza as pet tare la fusione purulenta, poichè a nche per l'angina, più che per ogni altro processo infammatorio settico, vale l a regola de1 Konig, che «q uanto più è ncuto i l processo i nfiammatorio, ta nto pi ù esteso deve essere l'uso del coltello». PALE RMO (ottobre). - Capitano medico ANTONI NO AMENTA. Riferisce s ulle ferite del torace per arma da fuoco dei mi litari prove nienti dalla Libia, ricovera.ti nel I ripa rto chirurgia. Furono 61 i soldati curati per ferite del torace, dei quali 2G con ferite penetranti e 35 con ferite interessanti soltanto le pareti della gabbia toracica. Di questi ultimi, 19 ebbero emotorace, più o meno abbondante, per cui in 9 dì essi venne eseg uite. la toracentesi, e t re piotorace, in due dei qual i venne praticata resezione costale all'Est lander, con guarigione completa anatomica e funzionale: s i ebbe un solo decesso per grave emotorace destro con sintomi di Jis pnea, pochi giorni dopo il suo arrivo. L'O., in bnse ai dati raccolti, ha notato che la. percentuale dei feri ti al torace sarebbe del 16 °,0 e quella. delle feri te penetranti del 10 °lo circa, notevolmente inferiore a quella delle passa te guerre, q uando si tenga conto che mol te morti sul campo di battaglia avvennero per ferite penetranti del torace (cuo re, grossi vasi). Prende quindi in esame le lesioni delle parti molli (ferite a. s triscio), deJ.le q uali se ne ebbero vari cas i, e le lesioni ossee de llo s temo, molto rare, della clavicola, di cui s i ebbe carat teris tico il c11so Sa.ntoli, con frattura comminutiva della clavicola destra, permanenza del proiettile e complicato ascesso peripros ta tico, con completa gua rigione. Tra tta s uccess ivamente delle lesioni del cint o scapolare, fra. cui il caso Pes· coso lido con frnt tu1·a ùel collo dell'omero, foro d'bntrata alla faccia esternn del moncone della spalla s inistra e foro d'uscita lungo la paravertebrale des tr a, due cm, a.I disotto della scapola, con abbondan te e motorace, che richiese per tre volte, la. paracentesi: la frat tura dell'omero si cons olidò regolarmente e s i ebbe completo riassor bimen to del versamento dopo circa tre mes i. Illus tra pure il caso del soldato Banchi, con foro d'en t rata alla. regione scapolare sinistra. presso 1'8" costa e dolora bil itil alla regione posteriore della clavicola: la radiografia rivelò la. presenza di un proiettile Ma user, che venne estra tto dalla regione s opraclavicohue, addossato ai , asi succlavi. Circa le lesioni cos t,a li, l'O. r iporta 6 c:is i di fratture, dei quali notevole q uello del sol,lato Gionso con foro d'ent rnta alla regione p,nasternale destra, all'altezza. della 2" costa, e foro d'uscita alla regione sca pol a.re destra con scheggiamento della scnpoln, frnttu rn della 7" cos ta ed a bbondante emotorace e
CONFERENZE SClE);Tll!'ICHE DEGLJ OSPEDALI MILIT ARI
943
pneumotorace, e, successiva formazione di piotorace, per cui s i praticò una larga toracotomia con evacuazione di a bbondante quantità di_pus: persistendo però la cavità pleurica ad obl iterarsi, fu fatta inol tre la resezione costa le alla Estl1inder, asportando due pez.zi dell'8' e 9• costa destra, con risultato di perfetta guarigione. R icorda inoltre un'aspoi·tazione di scheggia U1etalliche, incuneate tra la o• e la 6° costa destra pre,,so la regione mam ma ria. L'O. illustra qui ndi alcuni casi di ferite penetranti, che hanno interessato i.I solo foglietto parietale della pleurn, se n1.a ledere gli org~ni torucici, attraverso i cosic!etti s pazi complementari di Gerhardt. Più spesso J)erò le ferite penetranti sono complicate a les ion i viscerali, ed in tal caso può essere attraversato un solo polmone, come nelln. maggior parte, o essern feriti i due organi, come 11cl coso del ca pita.no B., il q uale riportò una ferita d'ar ma da fuocq, che dopo aver attraversato l'avambraccio s inistro, entrò nel torace in corrispondenza del 6• spazio intercostale all'esterno della papilla mammaria sinist ra, ed usci dal 4° spazio intercostale lunga la linea a:,cella.re posteriore con dis creto emotorace destro. Degno di nota è ancora il caso del soldato Ravi nale, con ferita penetrante nel polmone de~tro e cousegucmte versamento emorragico sino all'angolo della. scapola. Successivamente l'O. viene a parlare degli effetti delle ferite d'arma da fuoco sui polmon i, che si possono assomigliare a quelle delle sostanze elasticha : i fenomen i distruttivi, le lesioni esplosive manca.no anche nei colpi a breve distanza. Si trattiene quindi sui sintomi delle ferite penetranti, fra cui l'emottisi, che si ebbe quasi cos tantemente i n tutti i casi e la traumatopnea. che si osservò in S o 4. F ra le complicanze accenna. all'enfisema sottocuta neo, che si verificò in un solo caso, al pneumotorace, all'emotorace manifestatosi 9 volte su 26, e fra quelle secondarie ricorda la pleurite, la polmonite tra,1matica, il piotorace, ecc. T ratta infine della cura, la q uale dove consistere sopratutto nell'occlusione rigorosa della ferita e nell'immobilizzuzione del torace, come pure nell'asten. sione di tutte le manovre esplorat ive nel posto di medicazione: l'estrazione di scheggia, di proiettili, di pezz i d'indumenti va riser vata negli ospedali stabili, quando si siano fatte le ricerche radiografiche.
Movimenti avvenuti nel Cor~o Sanitario e nel Personale Farmaceutico (Ualla dispensa at• alla 5fi' del Rollelli11n "f/ìciale delle 11omint ).
Ufftolall ln ••rvlzlo attivo permanente.
R. decreto 23 ui1191w ll'12. L,iiyi, colonuello medico direttore sauità IV corpo armata. - Collocato a riposo. per anzianità di servizio, con decorren1a. dal 30 giugno 1912; inscl"itto nella riserva e nominato uffiziale nell'Ordine della Corona d'Italia.
VERRI cav.
941
MOVIMEXTI A\'VENUTJ ::rnL CORPO SAX!T. E XEL PERS. FAR:MACEUT JOO
Determinazione ministeriale 31 ottobre 1912. tenente medico 20 fanteria. - Tra.sferito 39 fanterin. id . trasferito nel R. corpo di truppe colonia.li dell'Eritrea. Prenderà iml,arco a Napoli il 14 novembre, a nzichè il 2'f ottobre 1912.
M .\X CDII Luigi,
hDELJt:ATO Giuseppe,
-
R. decreto 19 ago.~to 191:?. R1CHEIH cav. Carlo, maggiore
medico ospedale Savigl iuno. zione ausiliaria, per ragione di età, dal 20 itgosto 1912.
Collocato in posi.
R. decreto 3 ottobre H-!12. I seguenti uffi,·iali medici sono dispensati dal ~ervizio attivo permanente pel collocamento in posizione ausiliMia, per ragione di età: dalla data per ciascuno indicnla: 1.I ORINO cav. DIYlnenico, colonnello medico direttore scuola applicazione sanità militare. - Dal 22 ottobre 1912. CocoLA cav. J:incenzo, maggiore medico ospedale Roma. - Dal 4 id. GROTTI cav. Carlo, id. ospedale succursale Mantova. - Dal 31 id.
Delenninazi1Y11e ministeriale 7 novembre 1912. G111xoN1 Gioi;a,,.ni, capitano medico scuola applicazione sanità militare. - Già collocato a dispos izione del Ministero dell'interno dal 26 giugno al 10 ottobre 1912, si consideri por qul'l periodo di tempo semplicemente comandato al Ministero dell'interno. R. decreto 7 novembre 19H!.
DEGl.1 l's1mT1 cav. Gennaro, tenente colonnello medico direttore ospedale Novarn - Promosso colonnello medico e nominato direttore ospednle Vero~&. To~DIA SINA c1w. l\fario, id. osprda le Torino. - Nominato direttore osped1Lle Novara. I seguenti colonnelli medici sono esonerati dall'n,ttuale loro carica e nominati alla carica per ciascuno indicata : L1v1 cav. Ridolfo, segretario ispettornto sanità militare. - Nominato direttore scuola applicazione sanità militare~ Bo:--AVOG1,1A cnv. J,11i_qi, direttore sanità militare XI corpo armata. - Id. segye. t:uio ispettorato sanità militare. SUS('A cav. Vito, id. id. XII id. - I d. direttore sanità militare XI corpo ,lrma.t.a. VALLICELL! cav. Antonio, id. ospedale Verona. - Id. id. id. X.II id.
Dete1·mi11azione ministeriale 14 ,wvwwre 1912. V1A1.i;: cRv. Angl'lo, maggiore medico infermAria presidia.ria Novi L igure. - Tra• sferito ospedale Genova. Ylì:RANDO Ettore, cnpitnno medico ospedale Verona. - I d. id. Savigliano. PALADINO Domenico, id. 63 fanteria. - I d, id. Cava dei Tirreni (Salerno). COTRONEI Tommaso, id. ospcdn,le Cava dei Tirreni (Salerno). - Id. id. Napoli. DomNE Mil'hele, tenente mcdi1·0, 79 fanteria. - Id. id. Padova. B1~AOlll Alberto, id. 7 artiglieria fortezza. - Id. reggimento artiglieria IL cava llo PILATO Adolfo, id. 2 id, montngrlf\. - Id. ospedale Catanzaro. J,,Ii,;ni;:u Rosolino, id. 6 id. fortc1.1.a (<·oste e fortezza). - Id. id. Cagliari. R1Tuc.;c1-Cu1~1 4gostino, id. 18 fanteria. - I d. id. Bologna.
l!OVlMEN'l'I AVVE~\iTI NEL CORPO SAKIT, E NEL PER:,. FAR:llAOEGTICO
945
SoG:;o A rmando, tenento medico 28 fanteria. - Trasforito ospeùale Torino. Cosimo, id. ospedale Bari. - Id. id. Firenze. SUNSEltl Giw;eppe, id. 5 fanteria. - Id. id. Palermo. PaRE:STE Ferdinetndo, id. 12 artiglieria campagnn.. - I d. 22 artiglieria campagna. ScAnPrnnr Cesa re, id. 80 fanter ia. - Id. 5 artiglieria fortC'zza (costa e fortezza). SFEHRA7.ZO Filadelfo, icl. 1° alpini. - Id. o~pednle Genova. DE DunA:STE Nicola, id. ospedale Cava Tirreni (Salerno). - Id. 12 artiglieria campagna. GAOOIA Emilio, id. reggimento lancieri di Aosta. - Id. ospedale Milano. L UCA2'GI~Ll Giotmini, id, os pedale Ancona. - Id. infermeria presidaria Aquila. I seguenti capitnni medici sono confermati quali assisten ti onorari alla clinica del l'università per ciascuno indicata pe1· la durata dell'anno scolas tico IV12-918 : BEsso Eugenio Mario, ospedale Savigl ia no (coma ndato ospedale Roma). - Clinica ocul ist ica R . università di Ro ma, continua nfo comandato come soprn. Oom Odclone, id. Ancona (id. id. Roma). - Id. chirurgica id. Roma, id. id. in. SCA.LIA Ro~ario, id. :M essina (id. id. ~fa.poli). - Id. medica id. Napoli, id. id. id. T1mnA-AonAm Gi1LSPppe, id. Fil'enze (id. 7 artig lieria ca m pagna). - I d. chirur · gica id. Pisa, id. id. id. I seguenti capitani medici non aven<lo potuto frequentare il 2° anno llel corso cli assistentato nelle s ot toindicate cliniche universitarie sono nuovameute conferma ti nelle cliniche stesse per l'anno scolastico 1912- 918 : Cussu cav. Alberto, ospedale Vene,:ia (comandato ospedale Firenze). - Clinica chirurgica R. università di Firenze, continuando comandato come sopra. 8ALVAT01t.f: Domenico, id. Caserta (id. id. R om/\). - Id. medica icl. Roma, id. id. id R IZZUTI Giuseppe, id. Ancona (id. id. Napol i). - Id. id. ia. Napoli, id. id. id. Co:-.slGLIO Placido, id. Messina (id. itl. Roma). - LI. neuropatica id. Roma, id. id. id. I seguenti capi ta ni medici non a.vendo potuto frequentare il 1° anno del corso di assistentato onorario nelle cliniche uni ve rsitarie, sono nuovamente 1lestinati n el le sottoindicate cliniche per l'anno scolastico 1912-913 : CnESl'DlONE Rosario, ospedale Bari (comandato ospedale Palermo). - Clinica chirurgica R . univers ità di Palermo, continuando comandato come sopra. B EVAQUA Alfredo, id. ~apoli (id. id. Roma). - Id. id. id. Roma, id. id. id. ALBAXO Luigi, id. Caserta (id, id. Genovn). - Id. id. id. Genova, id . id. id. VILLASANT.\ Giuseppe, id. Firenze (id. 22 fanteria). - I d. medica id. Firenze, ceS· san,Jo di essere comandato come sopra. l seguent i capitani medici s ono desti11ati quali assistenti onorari alle cliniche od is titnti delle regie universit1\ sottoindicate per la durata dell'anno scolastico 1912-913 : YERDOLIVA Beniamino, infermeria presidiarii~ Capua. Clinica medic11 R. uni· ve rs ità di Genova e comandato ospedale Genovn. P ALmEHI Raffaele, id. id. Monteleone. - Id. dermosifilo pat ica id. Napoli id. id. Napoli. °NACCIARONE Amleto, ospedale Cava Tirreni (Salerno). - Id. ch irurgica id. Napoli id. id. Napoli. ' BALLA Alberto, id. Torino. - Id. oto- rino-laringoiatrica id. Torino. P ER~A Amedeo, id, Roma. - Istituto di anatomia patologica id. Roma. C,u1PBGOIAN1 Massimo, 71 fanteria. - Clinicii oto-rino- bringoia trica R. università di Boma e comandato ospedale Roma. ScltA
60 - Gi ornale cU medici11a milila1·e. -
Fase. XI-Xli.
!)J6
0
MOVIMENTI A\"\ EN'UTI NEL CORPO SAXIT. E NEI, PERS . FARMACEUTICO
G1onDAKO GiuseJ1pe, G fanteria. -
Clinica oculistica R. universitt\ Napoli comandato ospedale Kapoli. CrnnONI Piefro, 9 artiglieria campagna. - Id. chirurgica id. Torino id. id. Torino GA:-0 1 Salt'o/ore, 3 fantnia. Id. medica id. Catania id. 4 fanteria. • SE\"En1 J,ui!Ji, 15 artiglieria carupngna. Id. dermosifilopatica id. B ologna id. ospedale Bolognn. l1'fA:,TE Carlo, ospedale Napoli. - Istituto di elettroterapia della R. uni,ersità di Napol i.
n. decreto 20 settembre 1912. BOT'rAn! Cal'lo, tenente medico Il. corpo truppe coloniali l:iomalia (a disposizione
Ministero esteri). - Cc3sa col 31 agosto 1912 di es<e1·e a disposizione come sopra e trasferito ospedale Chieti. R. decreto S ottobre 1U12.
Gioi:a,mi, tenente medico infermeria Siena. - Trasfe1·ito, d'autorità, nel R. corpo di truppe coloniali della Somalia e collocato a disposizione del )[i-
SEL\'J
nislero degli affari e<,leri. Ha preso imbarco a i\apoli il 29 scttorubr e 1[)12. ÙTEJH T'i11cenzo, id. R. corpo truppe coloniali Somalia (a disposizione Ministero affari esteri). - Cessa Jnl 21 ottobre l!Jl2 Ji essere a disposizione come sopra e trasferito ospedale Caserta..
Determinazione mi11ii;teriale 23 11ove-mùre 1Vl2. PELLElllNO
Andrea, capitano me,i ico ospedale No,·ara (comnndato ospedale To-
rino). -
Cessa di essere comnndato come f:Opra. Vcuezia (id. id. Padova). - Id. id. id. GAGGIA Nario, itl. i,1. Ale;;snndria (id. id. Torino). - Trasferito ospednle Bologna cessando di P.ssere comandato come sopra.. C,u.E:-rDoL! Sai·erio, id. id. Alcs ,andria (id. id. 'rorino). - Id. id. Milano id. id. id. PErt1WNL Giovnnni, id. 37 fanteria. Id. 90 fanteria. Rr:-.\LDl Gi11seppe, tenente medico 20 artiglieria campagna. - Id. R. corpo trnppe coloniali dell'Eritreo.. Ha preso imbarco a Napoli il \l novembrn 1912. ZH' FlftO Anlo11ino, id. id.
Farmacl1tl m lllt&rl. R. decreto 9 agosto rn12. Po;.zr comm. Erasmo, chimico farmn.cista ispettore, ispettorato saniLà militare. - Collocato n riposo, per rngione di età, con dccorreu1.n. dal G agosto 191:2.
Determinazione m i11fatel'iale 23 11oi·emùre 1912. Suzzr dott. Tilippo, farmacista capo di 2' classe, ospedale militare Bolog na. 'frnsferito ospedale mililal'e Fire11ze.
MOVUrENTI AYVENUTI NEL CORPO SAXIT. E NEL PER~. FAIDlACEUTICO
947
ONORIFICENZE
concesse nella ricorrenza del genetliaco di S. M. il Re. Ordine della Corona d 'Italia.
R. decreto 7 not·embre 1912. Per lunghi e buoni servizi.
Cai:aliere. Quinto, mag-giore medico ospedale militare Aless11ndria. Booo10 LEHA Galcriele, id. id. Torino. RF.sTJVO PA1'TALONI:! Giuseppe, id. i11fermeria presidiaria Girgenti. CATTAJd Carlo, id. o~pedalo militare Genova. G 1MET.LI E ·u,qenio, id. id. id. Cava dei Tirreni (Salemo). R1vA Ànlonio, id. id. id. Ravenna. GRADO Paolo, id. id. id. Palermo. Ros·rAGNO Giuseppe, capitano medi-:o posizione ausiliaria richiamato 41 fanteria. Cuoco Luigi , id. id. id. reggimento lancieri Vittorio Emanuele II. COSTA
RICOMPENSE AL VALOR MILITARE ai morti In combattimento o In seguito a ferite nella campagna di guerra ltalo,turca.
:hl li:DAG LIA D'ARGE~TO.
R. decreto 8 no1:e1nb1·e 1912. Raffele, da Spello (Perugia), capitano medico 52 i:eggimento fanteria. Inc urante del pericolo si spingeva sulla linea di fuoco per compiere il suo ufficio e vi cadeva colpito da una paJln alla testa. - Sidi Bila!, 20 setten1bre 1912. P1uo1tr A!(O>lSO, da Torino di ~angro (Chieti), tcneu te medico 80 id. id. - Uffi. ci&le medico rii una. 1·idotta attaccata improvvisamente e ,iolentemente di no t te, set·eoo ed imperterrito sacrificò la vita, rimanendo fermo al suo posto nella rido tta sopraffatta ed incendiata, per cui·nre i suoi ferit.i e per coadiuvare con esemplare coraggio nell'ultima disperata resistenza il piccolo presidio. - Monticelli ùi Lebdn, 12 giugno 1912.
TEN'fOXt
Determinazione mini.~feriale 6 not·embre 1912 ENCOmO SOLENNE.
da Spello (Perugia), capitano medico 52 reggimento fanteria, - Nel combattimento, non curante del pericolo, accorreva ,love necessaria era l'opera sua, portandosi talvolta sullo. linea di fuoco. Coadiuvato dagli ufficiali medici dei battaglioni con scarsi mezzi, curava i feri ti e provvedeva al loro sg,omb1·0 ed a l trasporto dei morti. - Moschea di Bin Bu Saad, 4 dicembre 1911.
TENTONI lfalfo.ele,
NOTIFICAZIONI. INDELICATO Giuseppe, tenen te medico 11 bersaglieri. -
a rtiglieria ca mpagna. -
RrnALDI Giuseppe, id, 20 Partiti per la colonia Eritrea il 2 novembre 1912.
UJ8
Y OVD!ENTI AVV ENOTI ):EL CORPO SAN I'l'. E XEL PERS. FA!BfACE UT lCO
Defunti. TF.:-Tusr Raffaele, capitano medico 52 reggimento fanteria. Morto a Zan zur il 20 settembre 1012. P 1uo n1 Alfo11so, tenente ruC'd i eo, 8 id. id. - J<l. a Lebda il 13 giugno 1912.
(Da lla ,li;pen~n r,7• alla 62• d el Bol lPl/iu.o u(ficialr aeltr nomine).
UfBch.11 1G servl'Zlo &ttlvo perm&nent e . H. decreto 2-1. ol/obre 1912. B&0E1 Ma1Lrizio, cnpitano medico o7 fanteria. - Collocato, d'au torit i1, in aspet tativa per infermitit tempora nee provenienti da causo di ser vizio per la durata di un a nno. ;1f1CELA Salvatore. id. in as pettativa per infermiti1 tempomnee pron:mient i da cause di serv Ì'liO per la durata di mesi 18. (Regi decreti 28 fobbraio e 21 sC'ttl'mbre l!Jl2). - L'aspettn ti va di cui sopra è proroga ta per un pPriodo di un mrno dal 1° settembre H>D. R o11ANUCCI Francesco, tenente medico in aspet t1tti,·a per motivi1d i famig lia per la. du rata di un anno. (R egi decreti 18 ottobre 1911 e 81 marzo 1912). - I d. id. id. d i sei mesi dal HJ ottobre 19 t2.
R. decreto 2l novembre 1912. CASTEL1,o cav. Fmncesco, capitano medico ospedale s uccursale M1tutova. - Dispensato dal servizio nttivo permanente per collocam ento in posizione aus iliaria, a domanda, dal 1° dicembre UJ12.
Determinazione mfoisteriale 23 noi;embre 1912. P~LLEH!NO Andrea, capitano medico ospedale Novara. - Trasferito infer meria presidiaria Novi Ligure. D ABBE:SE Filippo, id. 4 bersaglieri. Id. ospedale Tori no. SlllECI Giuseppe, id. 5 artig lieria campag n a. - Id. 4 bersaglieri. TRIULZI Giacinto, id. 78 fanteria. - Id. 78 fanteri a. VALDAMERI Giuseppe, tenente medico 2 id. - Id. infermeria presidia.ria. B ergam o. PROIETTO Armando, id. infermeria presidia ria Bergamo. - I d. ospedale Firenze.
R deci·eto 1° dicembre 1912. CALEOARI cav. Gio. Battista, rnnggi ore medico ospedale Milano. - Promosso tenente colonnello medico, per mel'ito di guerra, continuando come sopra.
R. decreto 1° dicembre 1912. Bo:-.rFACIU Giuseppe, t enente medico in aspettativa per motivi di fami g lia, per la durata di due ano i . (Regi decr c-ti 20 novambre 1910 e 3 dicembre 1911). Dis pensato, per sua domr..oda, dal s ervizio a ttivo dal . 0 dicembre 1912 ed inscritto col suo grado e con anzianitì1 1° luglio 1911 nel ruolo degli ufficiali. medici di complemento, dist retto Gi rgenti, effettivo per mobi litazione di rezione sani tà XII corpo d'armata.
MOVIMENTI AV\.EX LlTJ NEL CORPO SA.NIT. E NEL PERS. FARMAOEOTlCO
949
I seguent i tenenti medici sono dispensati, d ietro loro domanda, dal servizio atti vo permanente dal 15 dicembre 1912 ed inscrit ti, col loro grado e con la loro anzianità, n ei ruoli degli u fficiali medici di complemento. D'AGOSTINO Z,' rancesco, ospedale Venezia. - (Distrett o Venezia) effettivo per mobilitazione direzione sanità. militare YI corpo d'armata. Yrno1s I'iet1·0, id. succursa le Mantova. - ( Id. Verona) id. id. V id. SrLIOTTI Erminio, 57 fanteria. - (Id. Padova) id. id. V id.
Detenninazio11e ministeriale 5 dicembre 1912. SULLIOT'rl cav. Efisio, maggiore medico ospedale Torino (comandato ospedale Caserta ) e hl.wn Giuseppe, tenente medico ospedale Roma (id. id. Caserta). Cessano di essere comandati come sopra dal 28 novembre 1912.
R. d ecreto 22 no1:embre 1912.
'1'11llo, sottotonente medico di complemento distretto Torino, direzione sanità. I corpo armata. - Nominato tenente medico in servizio attivo perm an ente, con anzianità 1° aprile 1912 e con decorrenza per g li assegni dal 1° maggio 19l2. Seguira nel ruolo il tenente medico TEDESC,'Bl Giacomo. D estinato ospetiale Torino continuando a far parte dei corpi mobilitati.
Ra1"UZZI
Defe-rmi11a?.ione ministeriale 19 dicembre 1912. VERDOLlNA Beri'iamino, capitano m edico infe rmeria presidiaria Capua (comandato ospedale Genova). - Trasferito ospedale Caserta continuado comandato come sopra. AN::-.1:,;o Benia,nino, id. id. Trapani. - Id. id. Padova. SANT1:-1 Feclerico, id. 85 fanteria. - Id. infermeria presidiaria Trapani. CA)tPEGGrANl Massimo, id. 71 id. (comandato ospeùale Roma). - Id. ospedale Perng ia. continuando comandato come sopra GANGI S alt'atore, id. 3 id. (id. 4 fanteria). -- I d. id. Mess ina id. id. SEVERI J,uigi, id. 15 artiglieria campagna (id. os pedale Bologna). - Id. id. Ravenna. id. id. 1'!AssE1<ANO Giillio, tenente med ico 4 genio. - I d. reggimento cavalleggeri di Treviso. SALE)! Alessandro, id. 5 al pini. - Id. ospedale Verona. L u cc i Americo, id. ospedale Perugia. - Id. scuola militare. F o nmOGtNI Manlio, id. scuo!A. militare. - Id. 2 artiglieria pesante campale. Ros si Antonio, id. reggimento cavalleggeri di Lucca. - Id. os petlale Caserta. CASTORINA Gi11seppe, id. 28 fanteria. - Id. id . B ologna. DE ANGELIS A1·duino, id. ospedale Novara. - Id. reggimento cavalleggeri di F oggia. LOPRES'rl Antonino, id. id. P erugia. - Id. 1° granatieri. MACHI S ebastiano. id. 4 fanteria. - Id. os pedale Palermo. BORELLA Alessandro, id. Gl id. - Id. id. Milano. Rizzo Comelio, id. 87 id. - Id. 32 artiglieria campagna. R usso Domenic?, id. 58 id. - Id. ospedale Milano. D1 PALl!A Vincenzo, id. 59 id. - I d. 30 fanteria. CE1 lsi<loro, id. reggimento cavalleggeri Guide. - Id. ospedale Alessa ndria. C1v1TA Raffaele, id. 18 fanteria. - I d. id. Bari.
050
M0\'11\lENTI AVVE:SUTI '.'<EL COUPO SA:--lT. E Nl<:L PERS. FAilMACEULICO
tenente medico 12 bersaglieri. Trasfe rito legione allievi carabinieri. HOTT.\RI Co.rio, id. ospedale Chieti. - Id. ospedale Milano.
LE:sT1:s1 Diego,
il. decreto S oltobre Hll2.
Luiyi, tenente medico in aspettativa per infermità temporanee non provenienti da cause di servizio, a Napoìi. ( R . ,lecreto 5 maggio Hl12). - Accettata la ,olontaria rinunzia al grado.
)fAOL1ULO
R. decreto 1° dicembre Hll2. Carlo, tenento medico in aspettn.ti va per motivi di famiglia per 18 mesi. (R. decreti 21 maggio 1011 e 2S maggio IV12). - Trasferito in aspettativa per riduzione di quadri dal 1° dicembre 1912. \'i.,;~ERO:SI Carlo, id. id. per riduzione ai quadri. Richiamato in servizio dal 1° dicembre 1912 con anziaoitil 2 ottobre 1911 ed assegnato ospedale Ravenna. \'E:SEHO:SI
R. decreto 19 dicembre 1912. GASOLE cav. lltilo,
maggiore medico ospedale snccursale Manto,a. - Collocato in aspettativa per infermità temporanee non provenienti da cause di servizio, per quattro mesi.
R. decreto :hl dicembre 1912. Losnn cav. Pietro, maggiore medico osped:ile Udine. BE<.;CARlA cav. Giora1mi, id. id. Piacenza. - Dispensati dal servizio effettivo per collocamento in posizione ausiliaria, a loro domanda, dal 1° dicembre 1912. FAnn1s Alceste, tenente medico 55 fanteria. - Accettata la volontaria rinuncia. al grado. CASASCO Er1iclio, id. in aspettativa per sospensione dall'impiego, a Genorn dal 2t dicembre 1901. (R. decreto 24 dicembre 1911). - Richiamato in servizio effettivo all'ospedale Chieti dal 2'1 dicembre 1912, con a.nzianitll. 1° settembre 1909, e con decorrenza. per gli assegni dal 24 dicem\m' 1912. VESEltONI Ca1'lo, id. ospedide R avenna. Dispensato, a sua domanda, dal servizio effdtivo dal 1° gennaio 1018 ed iuscritto col suo grado e con la sua anzianiti, nel ruolo degli ufficiali medici di complemento, distretto Pavill. effettivo per mobilitnzione clirczione sanitÌI. II corpo armata. D eterminazio1ie mi11iste1·iale 26 dicembre 1912.
Fusco cav. Emilio, maggiore medico direzione sanità X corpo armata. - Trasferito ospedale Caserta. hlAtSTO cav. Pasquale, id. ospedale Napoli. - Id. direzione sanità X corpo armata. Lo:soo Orazio, capitano medico 26 a r tiglieria cn.mpagna. - I d. lj fanteria.
NOVIMENTI AVVEN U'fI NEL CORPO SANIT, E NEL PER$. FARMACEGTICO
951
Vl:)(CI Francesco, tenente medico 2 l an teri a . - Trasferito 71 fanteria . 13n'ANI Mario, tenente medico infermeria presidiaria T erni. - Id. fopbrica armi Terni. BOCCA Tifo, id. 63 fanter ia. - Id. ospedale Torino.
Farmacisti mWtarl 12. decreto !) a!Josto 1912. Po:-.zx comm. Era.~mo, chimico farmacista ispettore. - Nominato uffiziale nell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazza ro in occasione del collocamento a r iposo.
Decreta ministeriale 26 ottobre 1ù12. MARINI cav. Fra11cesco, farmacisti\ capo di 1" classe. T&DF.:SCUI Francesco, farmacist a di l ' classe. N1COLAI dott. Angelo, id. di t • id. MA1u:s-1 dott. Carlo , id. di 2" id. Lm1BARDr dott. Jla11lio, id. 2• id. 8ALVAT01u dott. Giuseppe. id. 2" id. ACCOSSATO dott. Ermenegildo, id. 2• id. GoRRETA dott, Carlo, id, 2" id. - Colloca ti fuori del ruolo organico dal 1° novembre 1912, a norma de!R, de· creto 26 luglio 1912, n. 8i3.
Ufficiali di rlaerva. I?. d ecreto 8 dicembre 1912· 1\Jus1zzANO cav. L1tigi, colonnello medico dis tretto Torino. C o uG:-iET ca v. Alberto, Cllpitano medico, id. Milano. - Cessano di appartenere al ruolo degli ufficiali d i riserva, per ragione di eti\, conservando il grado con la relati va uniforme
R. decreto 1!) dicemb ,·e 1912. BocCEL,LA Giov. Gior!Jio, capitano m edico distretto Ravenna. C:ERRETTI I,uigi, id. id. Ronia. - Cessano di apparte ner e al ruolo d egli ulliciali di riserva per ragione di eti,, con servando il grado con In r elati va uniforme.
ONOBIFIOENZE
concesse nella ricorrenza della festa di Capo d'anno 1913. Ordine della Cerona d 'Italia. R. decreto 2fl dicemb1·e 1912. In considerazione di lunghl e buoni servjzl. Grand' Utfìziale. SFORZA cav.
Claudio, maggiore generale m edico, ispettorato di sanità militare.
Utfìziale. B1MA
cav. Maurizio, colonnello medico direttore sanità I corpo armata.
952
.\lOVIMt::X\"I AVVENUTI XEI, CO RPO SAXIT, E NEL PERS. FAR~IACEUTICO
Cavaliere. CERVELLI!> Antonio, farmacista capo 1• classe ospedale Savigliano. id. id. Roma. P OllPEIANI Carlo, id. l" id. id. Bari.
FERRART Clmulio, id. l'
In considerazione di speolall benemerenze.
Uffìziale. DELLA VAI.LE cav. Francesco, tenente colonnello medico capo sezione Ministero guerra (incaricato).
Cavaliere. PETTINELLI Filome110, capitano medico os pedale Torino. F AnnoNr Enrico, id. id. Ancona. SERTO LI Alfonso, id. id. Livorno.
NOTIFICAZIONE. BASILE Antonio, tenente medico 11 bersaglieri. il 2il dicembre 191:?.
Partito per la colonin Eritrea
Detuntl. Conm 2<' Antonio, capitano med ico di riserva., distretto Roma. - Morto a Homa, il 16 novembre 1912. FERRETTI Giuseppe, id. id., id. Yoghera. - Id. a Novi Ligure (Alessandria), il 24 id. R OMANO cav. Giuseppe, tenente colonnello medico, non più inscritto nei ruoli. Id. a Palermo, il 4 dicembre 1!.112. Ross i Feclerioo, magg iore medico, id. id. - Id. ad Avellino, l'll id.
J I D1r0u.orc
Comm. CLAUDIO SFORZA, maggior generale medico. Il Rcdattor<~
EDllONDO TitOllllTsTTA, tenente colonnello medico. !! OH) - Roma. 19lt - T ip. E. Voghera.
Lu101 P ALllllERI, grre11ft.
953
INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1912 MEMORIE ORIGINALI. BALESTRA Dmuo, capitano medico. - Albuminoreazione dello sputo nella tubercolosi polmone.re BALLliNO ARTURO, capitano medico. - Contributo allo studio d ella cosidotta • Stenosi ipert.rofica henigne. del Piloro • BECCBJ:.-Jc\LE Gumo, sottotenente medico di complemento. Sul trattamento dello fratture dell'olecrano . CONSIGLIO Pu.crno, c11.pitano medico. - Osservazioni ~opra 243 ca,ii di alien azione m entale in militari con considP.razioni medico-legali CACCIA FILIPPO, capitano medico. - Rehlzione circa gli t>ffctti dei nostri proiettili sul corpo umano. DE NAPOLI FERDIN.<1.1'-no. capitano medico. - I primi casi ùi ~ifilide curati col cc 606 » (Salv11rsan), nell'ospednle milit.are di Bolugna duranto l 'anno 1911 . DE SARLO EooEi,,o, cnpitano medico. - Note c-hirurgiche sulle ferite osservate a D errrn <lurnnte la guerra it-alo-turcn. Il mnteriale <li s utura e di allacciqtura in chirurgia di guerra L'nzione vulnPranto del fucile italiano di piccolo c ..libro n ei colpi a bruciaprlo. FUNAIOLI G AEThNO, capit,ano medico. - Contrihuto alle o~serYazioni dei caratteri antropo-psicologici dei militari delinquenti con speciale riguardo al delinquente occasionale . Continuazione Yedi fase. I-II, anco 1912. Saggi di pedagogia emendativa militare . Continuazione e fine vedi fase. Ill anno 1912. FAI.cm Luxouro, capitano medico. - Dogli infortuni 1wiator1i e dei mezzi di protezione por gli aviatori. GUALDI CARLO, maggiore nwdico. -11 tremore delle nevrosi traumatiche. MBNNELLA ARCANGELO, maggiore medico. - Sull'origine dei sogni. Oom 0DDONE, capitano medico. Della miosite ossificante da trauma ~himico . Il salicilato di ferro somminist.rnto per via gastrica nelle afl'ozioni reaipilacoe. La tera pia dell'erisipela per via gnstr ica mediante la somministrazione del S!l-licilntQ di forro PASSERA ERCOLE, capitano medico. - Herpes zo~te,· bilaterale nei territori del p rimo e secondo ramo del nervo trigemino P.ERASSI ANTONIO, tenente colonnollo medico. - La tubercolosi monosurrenale a decorso latente.
Pag.
184
•
284
•
730 19 272
•
505
•
260 404
»
721
» »
•
104 193 211 241 641 3
843 276 347 ))
561 161
•
401
l~DI CE Glè :St:HALE U l( LLE MATERIE P ER L'..\N~O ] ~12
PERASSl AxTo:-.,o, tenente rolon1wllo mc<lic·o. L e fo1·m 1izioni erniarit:, rousatr, d a ~rno~Jiatur<' pe rito nrali. Pa r/· P o11Posr Exa,co, cnpit,m o medico. - Contribut o Rlla Cll ro d ,·11.i anchilosi os!lee traumatic ho d el go111ito. l' ucc1 N1cow, i.o ttotPnc ntu m edico c! i complen1f'n to. - Epididi111iti ac ute ble norrogid ,e e lo ro c111·a c liirurg icR . R onùiconto statis tico d olle opornzioni chirurg ic he e!icguit-e neg li sti\bilim e nti sanitari militari noll' anno 1911 . ROllBY PAOLO, t,,n~nt,o m <'dieo. -· Di una ponieolorf' formllzionC' oS-<f'r,·nbilc ne~li c rilroriti in alcune io tossi,·azi.,ni . SALVATORE: Doln:i-r1co, eapitono 111edi ..o. - Il picmcn rn ,:,matico llt'llo orino d,,i m R!o.-ic·i . - La fr:bl,re di nwl ta n~I r re~iù io di De rntt. - Circa I,; m a)nt t io osse,·,·ate a D ~rna, fra lu no~tro trupptt, dura ntf' lt~ g uerra ita lo-t ur r a, e s ul loro d cco rsn . SANTUCOI STEFANO, m ngg iore ruc•d i• "· - R <' lf1zi<•t1e Rom maria ~ul f unzio name nto d,•ll'o~pc<iale da ca mpo da 100 letti 11. I dal 21 1,t tol,rc 1!)1 1 a l 30 giug no Hll2 in Di>n p1si 'fEsTI FRA..'<CEsco, tenente colonne llo medico. - La cliu~nos i prococ-o d ella tuber•·o lo• i in rapp'Jrto 111!11 s ua p rofilassi ne ll'eserdto . 'l'ONIF:Trl PIETRO, c npitann med iC'o. - Rela zione trin,c,tralo sul funzio name n to d el R. ambulutorio C:uido Bnccol!i in 'fripnl i, con Rpt'Ciole ri g uardo n Ha se zione ot orino lnringoiatricu .
244.18
651>
587
82 3~ 2 $ Hl
481 323
CASUISTICA CLINICA . AMEXTA AsTONlNO, capitnno medico. - Legatura d t:ll'arteria ill inca es terna per aneurisma trnumatico d1ffuF<a clol!'nrteria femorale. Pag. B,H,ESTHA DtJn.10, capita no medico. - R eu matismo tubo.-co lnre. HERN UCCI G10VANXI, tenente colonnelln medico. - Aneurisma de!l'ar toria g rande 11nustomol icn sinistra, con ~ec u t ivo a trauma d'antica datu. Ho:,roMo LORENZO, colonnello medico. - L'amnurosi trau matiC'a per cont11s io11i d ell'orbita . CDII!S'O F11.ANOEsco, capihmo modi co. - Fratt ura dd cranio co n a ffondamento de l frammento nt•!la mM~a corticale rolandica . CASTOLDI ET·rone, capitano medi!'o. - Un caso di paralisi rlci X. circonflei,so o musl'olo-cutonoo di orig ine im.erta. C'ALEND0Lr SAVERIO, Ctlpitnno mod ico. - Sopra tPl cnso di t.nbo omanrotioa . . n DE SARLO Eoo1t:,.10, capitano med ico. - Su di un caso di cisti idatidea ciel rene dostro an1otatnsi nel b,,cinetto . F UNAIOLI GAETANO, ca pilano mp<lico. - Osservazion i e considerazioni su di un ex militnre is tc ro-p utico SALVATORE DOMENICO, capii.ano medico. - 'C'n caso di Kala-azar a Doma D SERTOLI ALFONSO, capii.ano medico. - Trauma oro.nico. Afosia m otoria cou emiplegia sinis tra ùi natura is terici\. Guarigione »
745
•
139
•
217
•
• •
628 433
448 739
436
442 439
865
9?)5
1:-.DICE OF.:-.ER.I LE DE Ll, E MA TERJE f'ER L' ,1;,;:::,.Q 1912 TONIETTl PIETRO. cnpitano
medico. - Cont ributo allo studio clulln patologia. ùclla Libia. ì\lir ontte in lariogt• e nel rinoforingo ZA~UTl'ISI PRll!O, cnpi tr.no medico. Bre\"i note cliniche su un <·Mo cl i pnrnlisi isteriM .
P(I').
608
•
349
•
872
Rl\"ISTE GE\ER1\LI. Co.i:srnuo PLACIDO, capitano rncdico. - La ne,-rosi trnnmntica . :'o[E Ml!O G1ovu,NI, cnpitnno medico. La vaccinazione nnticol<'rica e la vaccinaziono antitilìca - Il tifo csnntematico. RCTA S KBASTTA:,.'C', capitnno mod ico. - La questiono clell'e,·oluziono o della cura della sifilide nl \'II congre~~o intf'rnaziooalo di sifìlogra.fin. P ri m i .l'isnlta ti ottenuti col neosah-arsan • 914 •
Pag.
U4
221 •
HS
i 53
RIVISTA SINTETIC1\. Cnu oNt C 1ovAN~I, capitano medico. -
La n\ccinnz.ione ant.itificn
Pag.
680
RIVISTA DEI GIORNALI lTJ\LIANI ED ESTERI. RIVISTA MEDICA. Cura del colpo di calore - Chastang . L e bradicardie - R ogar • Ln v iscosità del sangue e l'uso degli alcalini - Gampnni e L eopardi . P rogressi recenti nelle nostre N noscenze delle malnttie di cuore - ""hiting . U n'epidemia d'ittero benigno a Cogoleto - Chinppo . L'autosisr oterapin alla Gilbert, - Coforio . Sopra nlcuni casi d i febbr.i t ifoide in soldati reduci dolio Libia A. :\fo. ra.ssioi . Sulla diagnosi e sulla curo delln tuborcolosi polmonnre incipiente - D. B . Leos
Pag. 3.34 536 5 37 R
538
•
i57
»
89 1
j 5,3
892
RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA. L'anamnesi clinica nella psichiatria militare - Apt . Pag. )> La psychiatrie dans l'armée - Haury . L'elemento individuale in accessi psic'opatid da intossicazione alcoolica Valtorta . L e fughe nell'esercito - Haury E p ilessia tro.umatica e epilos3ia essenziale - Funaioli E nfants et so ldats onormnnx - !ude • . I riflessi cutanei e tendinei negli epilettici - Audenino. Su le sincinesie volitive pato logiche - Yolpe L'insonnia dei psicopatici. - Ricerche q uant itative delle èostanze puriniche - Ranguineti .
355 35.3
356 453 453 454 540 759 760
956
IXDICE GE:s'ERALE DELL R MATlsRIE P ER L'A~NO 1912
RIVISTA DI CffiR URGIA DI GUERRA.
I proioUili acum inati -
Pilcher . Lo stato prese nte della pratico in chirurgia di g uerra -
Pag. L. Delorme .
»
358 895
RIVISTA DI CHIBURGIA. Sul ,·alore della sterilizzazione della cute con tintura di iodio. Ricerche ist iologicho, batteriologiche e chimiche - Yigliani e Zaffiro. Pag. Indicazioni dell'estrazione tardiva dei proieUili intracerebrali - :Sanzet . • Responsabilità chirurgica dei medic i militari - Lapasset " La cura attualo delle emorragie t raumatiche del polmone - Dejardin. Un c hirurgo italiano a New-Yo rk - D e \"ecchi • Iniezio ni sottocutanee di es tratto completo di adrenalina nei casi di astenia e di adinamia post,- cloroforruica Delbet-Herrf'nschmidt e Beauvy. Sui metod i biologici diagnostici e cu rativi del carcinoma . ., Sull'attualo trattamento delle stenosi cicatriziA.li gravi dell 'esofage - Sargon e Alamarterio. • La cura dello ferite. - Applicazione del siero antistroptococcico - Acebodo. Studio sp<>rimontalo o clinico sopr11 l' applica1.iono d i un apparecchio emostatico s peciale - P o mpon.i . Un cnso raro di ferita d'arma da fuoco. - Corpo estraneo nella lingua - Rija • Cura dello fratturo delle falangi delle dita - StasBen. La cnrn del versamento trnumatico del gino ,chio col metodo di T ooris - ;\L Pin.
• • •
150 297 359
360 455
456 761 762
•
763
•
765
•
766 767
•
899
Pag.
769 770
RIVISTA DI OTO-RINO-LARINGOIATRIA. Ricerche sulla batteriemia in oto- rino-laringologia - Calde ra. L'o recchio e la d etonazione - Chastnng . Di alcuni cosi di manifestazioni luetiche, peC'tinenti a ll'otoC'ino-lnringoiatria, trattati col Salvarsan (006 Ehrch-Hata) - I. G. P iolti Il « 606 " in otorino- laringoiatria - T. Mnncioli Il « 000 • e la sifilide del cavo o ro-faringeo - C. C11.Destro
• • • »
!)00 900 900
RIVISTA DI OCULISTICA. P rocedimento pratico per evi tare che l'iride venga sezionala dal tagliente del coltollo durante l'operazione della cataratta - Vacber e Denis L'csentoraziono dell'orbita - Yudino Sulla cataratta congenita e sulle malformazioni dell'occhio - Pagenstocher La. dingnosi differenziale delle ftirioai palpebra.li - Cabriélidès Lo stato attuale della questione dei corpus<'oli dol tracoma - Greeff. Un mez7.o por essere sicuri nelle estrazioni pericolose di cataratta i\[addox. La cataratta pirumidalo - Passera . Circo la surrogazione del co rpo vitreo EIBchnig.
Pag. D
o
• • •
226 227 228 229 229 230 297 362
l~DICE GENERALE OELLF.: MATERIE PER L'ANNO
1912
Cicatrici corneali e disturbi della vista - Aromnnn . Si può praticare l'enucleazione in cnso di panoftalmite esordiente o già. pronunciata? - Kontorowitsch Studio sulle forite d'arm a da fuoco dell' orbita (proiettili di revolver) Méric de Bellefon . Nuovo metodo di cura de lla cong iuntivito blenorragica - Goldzieher . Sopra un caso di cheratoec tnsia - Coats . Il corpo pituitario e le nffozioni d ol chinsma o t tico - Fisher Le cisti dell'iride - Passera. Un contributo allo studio delle anomalie del sacco e d ella fossa lag rimale - Kaz. Operazione della ptos i - Froediand . Ptosi r.ongenita con movimenti Msociati d ella palpebra dell'occhio affetto - Thomson e Souter. Il siero antigonococcico nella terapia delle congiuntiviti g<>no cocciche (dei neonati) ed il suo m e ccanismo d'azione - Colombo Le affezioni cosi dette scrofolose dell'occhio e la cura balneare - Orlandini . Il tracoma in Italia durante il trentaduennio 1877-1908 - E. i\Iinici.
957 Palf.
363
•
364
•
365 306 367 309 371
• ~
•
457 457
774 775
776 902
RIVISTA DI ANATOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA.
Il volume del cuore sano nella fatica e nello sforzo - Tare.bini e Bortolotti . Pag. Rice rche immunitarie nella fatica sperimentale - Vallardi. Il m eccanismo dello sforzo fis ico nell'uomo, nei rapporti colle oscillazioni di pressione intropolmonare ed introddominale, ricercato per nuove vie -G. Pieraccini. •
231 706
90¼
RIVIST A DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE. La framboesia tropic!lle a Tripoli e la sua cura col neosalvarsan - Sabe lla Pag. Il quadro emato logico della sifilide in seguito nd iniezione di Salvarsan - Dorn . Sifilide generalizzota nel coniglio ottenuta con l'iniezione intracordiacn di cultura di spirochete pallida - Sewade , 1 pseudosifilomi iniziali consecutivi ad una cura inteneiva nella sifilide recente - Friboes. Su alcune forme di sifilodermi papulo-squamosi e loro relazione con la psoriasi e parapsoriasi - Ravogli • Nuovi metodi d i cura delle complicanze della blenorragia - Rohobadi La lebbra in Cirenaica e nelle regioni limitrofe - Me i .
•
• • •
777 7'78 778 779
779 779 780
RIVISTA DI MEDICINA LEGALE. S::lle les ioni d o lose dell'occhio presso gl'ins~ritti di leva in Russia - Sei<lemann Pag. Una nuova ,·arietii d'infortunio sul lavoro. La ro ttura del tubo digestivo prodotta. dall'aria compressa - Le norma.nt. •
372 373
9C>8
..
lNDICE GE~EIULE DEJ, LI:: )IATf,: RIE PER L "AN~O
1912
X eurosi traumnliche con pa rticolare riguardo ulle forme indennizzabili )forse Ili Contributo allo &t udio d e lla tabe trnumatica - Baschie ri-Salvaclori l.e~ioni provocate noi campo de!di infor t uni sul la\·oro - Biondi Diabete traumatico - Fabbrizio . La tubt:'r colosi pol monare considerata come malattia profes~ionale nell'armata italiana - Sestini. Della malaria coo ~irlerata come infortunio sul la,·oro - ) Ioria . L'as~imilaziono d elle malattie professionali agli in fortuni d ol la,·oro per rispetto all·assicurazione in Ita lia - Bcrnacchi L a dingnosi generica clolla simuloziono ed i mezzi piC, in uso per s velarla - O. B ellucci
Pag.
I
458 459 541 542
I
GH
•
545
»
782
»
905
» I
RIVISTA D'IOIEXE GEXERALE E DATTERJOLOGLI\. Clima tologia di Tripoli e Bengasi . Lu peste bubbonica . Sull'intossicazione intestinale - Distaso Critica d oi diversi metodi ùi colornziooo del bacillo della tubercolosi J36hm . Ricerche sperimentali sulla etiologia <lello. fobbre ostin1. - Xapolitani e T Pdosch i . Sterilizzazione dell'acqua secondo il sistema Ri etschel e H enneborg. Il valore doll'esi.ime microscopit>o diretto n ella batteriologia della congiuntivit.e, con l'nnalisi di un migliaio <li casi - Browing. Sopra un caso d i tubercolosi cutanee di origine bovina. nell'uomo - Cosco· Rosn e Do Benudectis Relazione fra teta.no e iniezioni ipodermiche o intra muscolari di chinino Somple . Il coltira, la peste o l!\ febbre gialla nella confe re nzn ~anita ria internazionale di Parig i del IO 11 - Rondoni, Contributo stat.istico sopra un'epidemia. ,·aiolosa in Italia nell'anno 1911 - l\Iossineo . La lotta contro la malaria. nello strade farrate italiane - F abbri . La vaccinazione n ella febbre tifoide con bacilli vi,· i sensibilizzati Alcock . Sul valo re battericida e difensivo del g r.lndo omento - l{och Di a lc une osservazioni sul colera (a proposito doll'l'piùemia di Livo rno lug lio-a gosto 1911) - Lumbroso. La p rofilassi del tifo esantemico - E. He rt.arell i
Pag.
301
"
3i6 3ii
D
378
•
•
402
u
462
"
464
"
465
"
465
,.
4Gi
"
031 032
• ))
788
~
790
~
791
"
913
Pag.
914
Pag,
3i.:i 4-60 5 51
RffJSTA DI PATOLOGIA E SOTICA. :ll11l11ttie infettive e m11laUie cutaneo -
U. Cabbi, F. Scordo, G. Rizwti
RIV1STA D'IGIENE l'IIILITARE. L e n uovo caserme ita linno. - L a caserma igio,~ica - Grixoni Sull'uso facoltativo della , ·accinoi:ione antitifìca. nell'esercito L:i. ,·arcinazione ne ll'esercito - T est i Consigli elementari d'igiene per le truppe in L ibia.
La ndouzy
!109
INDICE GEXEl1ALE DELLE MATEl1IE PER L' A:S-1'"0
959
1912
RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO MEDICO l\IlLITARE. Trasporto dei feriti in torroni accidentati - Challamo\ . I trasporti militari in rcla~ione alle osigonze degli eserciti ,noderni ed ai prog1·essi della meccanica. - Servi7.io snnitario - Luria . X orme por lo sgombero d!>i feriti dal Ct\mpo di battaglia - Bo1goy Medici ed ammalati in Cirenaica - Cucinotta . Orgnnisation eanitairo d'uno oxpédition coloniule - Bolgey A proposito doll'ntilizznzione dogli aol'Oplani nello sgombero dei feriti in campagna - Dott. Eybert.
Pag.
460
»
546 548
.»
549 784 907
RIVISTA DI STATISTICA i\Il!!DICA. Statistica. delle cause di m orto nell'anno Hl09 .
. Pag.
708
RIVISTA BIBLIOGRAFICA. )Ianuale doll'igieni~hi. - Colli . Pag. 152 Istruzione speciale teorico-pratica. s ul servizio delle infermiere volontario della Croco Rossa - Cusani 300 C:odico snnitario - J\felograni » 311 Ano.tom ifl patologica. 379 j Il « 000 ,. nel Jabomtorio e nella. pratica Do Xapoli 380 , 380 La curn d ella sifilide col Salrnrsan (606) - Emery e Quarolli ~ )Innuale t ocnico di ':'ieroscopia e batteriologia Abba. 381 Fisica modica - Goggi,;, . 38 1 i\famrnle dell'igienista . 382 Scritti modici in omaggio a Augusto ~Iurri • 382 li medico condotto nella logge italiana - Lessona. 983 Lo ferite del fognto e delle vie biliari - Amante . » 460 Anemia splenica e morbi affini Severino . » 471 Compendio clinico o terapeutico dell'esl\me funzionale dell'occhio e delle anomalie della. refrazione - Fromaget o Bichclonne 472 Lehrbuch der i\lilitiirhygiene - Bischoff, Hofmnnn e Sch,.,ienug . • 473 Patomimia e dermatosi simulata - Rindta . 553 L ezioni di clinica medica e lavori sperimentali - Queirolo. 712 Patologia e terapia chirurgica doi calcoli della vescica urinaria Schiavoni . » 792 ! metodi di osa.mo nelle ricerclrn iato-patologiche -· Prof. O. Scl,morl OIS Cli infortuni <lei lavoro sotto il rispetto modico-legale - P rof. Borri 910 L'acido cianidrico e particolarmente la sua. funzione nrlle sintesi organiche naturali od artificiali - Dott. Alfredo Pagniello. D 020
•
•
•
•
•
CO~GRESSI. VII Congresso internazionule contro la tubercolosi .
Pag.
233
nr Congr-eRso modico internazionale per gl' infortuni sul lavoro dal 6 al 10 agosto 1912 Il VII Co,ngresso internazionale contro la tubercolosi . XV Congresso della sociotò italiana di laringologia , di otologia o di rinologia.
300 383
713
060
1
lXOI CE OEXERAL h: DE LL!•; MATE RIE P ER L ANNO 1912
R elaziono sul. X V Congresso intomnzions le d 'ig iene e d em ografia ('\'ashing ton, 23-28 settem bre 10 12) e eul XXI Convegno dell'associazione . . . • . . de i chirurghi militari degli Stnti U niti d'America)
Par,.
921
.
Pag.
705
.
Pag.
79S
L'esercizio dell'odontoiotria . U na piccolo innovsziono . . L'ol mintologio italia no. da's uoi primi t empi all'anno 1010 Annuario soni~ario d'Italia p er il 1012. A nno X XJI , ·ioggio di studi medici allo stazio ni id ro,ninerali o clim atiche di F ron<'io . .
Paa.
300 3S9 391 3!ll
VARIETÀ. Il d uello dal pu nto d i vista chi rurg ico -
D artigtJs
.
.
.
.
•
.
.
NOTIZIE. L ibero docenza MISCELLANEA.
• •
3n1
COXCORSI. X ot i6cnzio no d i conco rso pe r la nom ina d i 33 tene nti modici nella R . marino . . . rrogrammn del concorso ol XIII premio R ib1:1ri L. 20.000 Società italiana di lnr! ogologin-Otologin e 'Rinologia
Pap. •
63J il6
i04
RIVISTA DI FAR)[ACOLOGIA. Sull' aziono dello scopolamina
.
.
,
.
.
·
P ag.
4a
NECROLOGI O. Alfredo d' Ettorre U rbano Sobellico. Ciovanni Michele Caro.sso Ame rigo de 1\lurta.a • Alfonso Priori Raffaele T entoni Edoardo Trovonelli . Porossi Tommaso
Pag.
475
633 I
717
•
718 718 718 794
I
u
•
•
9:17
CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI O SPEDALI MILITARI
Pag. 153, 233, 313, 391, 476, 554, 630, 706, 03S.
MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSONALE FARMACEUTICO
Pag. 150, 238, 317, 304, 47S, !i57, 637, 719, 7!l8, !l43.
Pubblicazioni vendibili presso I'Amministraz. del II Giornale di medicina mil!tare ., ll1A X X S«TT Jn111n11, PALAZl.0 osL M 1N10TH1tO onu GORHRA
A n t r ~ militare. - Risultati ottenuti dolio spoglio dei fogli sanitari delle claaai 1869-1863; due volumi in 4P con atlante: · Voi. T /Dati antropologici e<l etnologici) con Atlante della geografia antropologica dell'Italia. - Roma 1806. . L. 18 Voi. Il (Dati demografici e biologici) - Romn, 1905 , 6 BABorir10 e 8,0.az,1.. - (Compendio di chirurgia di guerra compilato 11ullo storia medico-chirurgioo dello guerra di 11ec0B9ione d'America. Roma, 1888 4 volumi, prezzo ridotto ~ 6 60 BB.Rl!IABDO e liREZZJ. Lo sgombero dogli ammalati e feriti in p:uerro. Memoria premiata al concorso Riberi. Un volume di pag. 276 oon molte 8guré e tavole grafiche. - Rom", 1906 • 3 60 Ù.A.8A1UN1. - La fetica nella vita militare. Memoria p remiato nel concorso Riberi Hl04-1906. Un volume di pag. 330 con 65 figure. - Roma, 1008. 6 ID. - Lo mnlattio o gli infortuni nella vita militar11. Memoria premiata al concorso Riberi 1905- 1906. Un volume di pag. 402 con tavo lo gre.tìohe o stati. stiche.- Roma, 1908 . . , 8 , Ctra.u,'"L - Esposizione sommario dell'ordinamento e funzionamento dc,) servizio eonitorio in oompagno presgo l'esercito italiano. - Roma. 1906 50 Dli ~e.a..Bi.. - Studio sulle mediastinlti (medi(l.StiPi~i eupp1.1r11,tive, e.!MXll!M> m~ diaatinico) - Roma, 1900. On voi. cli p o.g. 144 . . » 2 HYRTL. - Onomatologia enatomice.. Storie. e critica del moderno lingue.ggio anatomico. Traduzione libera italdlna dei dottori C. PRETTI e C. SrORZ.A.. Roma, 1884. (Edizione rnra) · 1 9 L~ /eri~ ca~ate dalle armi da guerra. Sintesi della relazione lllln.itaria sugli eserciti tedeschi dorante la guerra franco-germanica 1870-71. - · Roma, 1889. On volume di pag. 348. prezzo ridotto. . 1 2 MANAYlu. - Studii etorioo·critici sulla meningite cerebro-spinalo epidemica in Italia e particolarmente nell'esercito. - Roma, 1383. On volurne di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto I I 60 SU,Il!IABI. Le lesion i t, "unintiohe de i centri oervoai. ;\fen lOria onorata del p~mi.> Riberi. .:.... Roma, 1900. Un voluroe di pag. 320. Prezzo ridotto . 1 3 60 S r oR:iA e GlOLJARET.LT. La malaria in Italia. Opo.r n onorata del 1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi te.vole cromo litografiche. R.oma, I 885; prezzo ridotto . • 3 To»B:LLJNl. - Dello malattie più frequentemente simulate o provocate dagli inscritti. - Roma, 1875 . • 3. 60 N. IJ. - Per l' aç.qulsto delle op9re sopraindicate Inviar a CJ.nmiulonl e vaglia all"Amminlstraz Ione del Giornale di medicina mllllare via XX Settembre Roma.
Alt·r e pnl>bUcaztoni me<ltco-niillta1•t: FSBRAIU L ELLI FBASOESOO, capitano medico. -
Ma.uuale di broma.tologia pei medici militari. - Firenze, 1906. Un vol. in 10° di pag. 484. (Vendibile preeso l'Autore in Firenze, scuola d 'applioaz;ione di sanità m ilitare). . L. 6 A. SERTOLI, capitano medico libero docente a , patologia speoiaie chi rurgica nelìa R. Uruversità di Pisa. ·- Contributo allo studio del rinofima e rfooròhe istologiche sui trapianti di cute secondo Wolfe (con 18 te.vole) - L ivorno 1011, Officino grafiche Chiappini (Vendibile presso l'Autore, Oapedalo Militare di Livorno). . • ij J.lNUOLO CosTANTINO, colonnello medico. - Oftalmoscòpia ed ottico oculistica· Manurus teorico-pratico. Un voi. in 8° con 82 figure e 12 tavole. - Napoli• 1tabilimento tipografico Fllrrante, 1905. (Vendibile preseo l'Autore, Roma., via Principe Amedeo 47) 8 M.a.NOlANTI Ezto, colo nnello medico Lo sgombero · acqueo dei feriti nella valle ~el 'po (1889, 1898, 1905). Testo e progetto con illustrazioni, premiati con diploma d'onore ali' Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile prOllBO l'Autore, direzione sa.nità militare) . 4 (o. ID. - EseTcito e tubercolosi. (Notizie. - Profilaesi attuale. Età delle chiamata. - Ferma biennale. - Abbassa.mento della. statura). Relazione al congresso nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id. ) . • 2 -
___._.,,.........,.....,.___
GIO.RNALE:~~~ DI
MEDICINA MILITARE Direzione e Amministrai: Via. Venti Settembre (Palazzo de! Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI .ABBONA.MENTO. t• li Uiurnale di medicina militare si pubblica l'ullimo giorno di ciascun m'!se in fascicoli di 5 fogli di stampa. 2° L'abbonamento h annuo e decorre dal 1° gennaio. 3• Il prez.zo dell'abbona mento è: P er I' llalia e la Colonia Eritrea . . . Per l' Estero . . . 1· in Italia • > 1,2."i Un fasc1colo separato costa ,E t . a11 •s ero io t , fio Jl supplemento oonteneote l'Annuario 5 in llaUa . > ~.?,nO del corpo sanitario militare costa . ? all'Estero. > 2,~5 4° L'abbonamento non disdetto pr ima del 1• dicembre s'intende r innovato per l'anno s uccessivo. · 5° I s ignori abbonati militari in effettività di ser vizio possono pa gare l'imporlo dell'a bbonamento per mezzo dei rispeltivi comandanti di corpo (anche ' a rate mensili). 1-ì0 Per i soli ufficiali medici (dell'Eser cito e della Marina) è ammesso un abbonamento cumalatlvo al Gior nale di medicina militar e ed agli Annali di medicina naoale e coloniale a l pr·ezzo di L. 18 annue. Per ottenere tale abbonameuto gli abbona ti del giornale di medicina militare devopo far pervenire direttamente L. 6. a ll'amministrazione degli Annali (presso il ministero della Marina).
7° Ai librai si fa lo sconlo del 10 °10 , ma soltanto per gli. a bbonamenti delle per~one e degli enti non militari , cbe non possono fruit'e della fa cilitazione di cui al n. 6 e 6. 8° Le spese per g li estratti e quelle per le tavole litografiche, l'otograr.che, ecc. 1 c11e accompagnassero lè memorie, sono a carico de~di autori. O<> Gl, autori delle memorie potranno a verne gli estratti facendone r ichie!'la all'atto riell'invio delle bozze corrette. Gli estralti sono di due tipi: T1Po A . - Con co pertina in bianco, senza frontespizio, e colla impag inatura e numerazione del fascicolo. T1Po B . - Con cope:-tina s tampata, frontespizio, impaginatura e numerazione speciale. Il prezzo è r egolalo dalla seguente tariffa : Prezzo cl.:l. o:l.a.•ou.ri :fog1:l.o cl.:l. •ta.mpa. NUMER O DELLB OOPIB
TIPJ DI ESTRATTI
Tipo À. Tipo B .
25
60
·1 ,-
6.7,60
6,60
100
!00
6,50 9,-
10,18,60
---- -
Per ' ogni oootlna.lo oltre 200
1
8,80 4,So
Gli estratti minori di un foglio si contano come foglio inter o per le or dì nazioni di 100 estratti o meno. Per quelli che superano un roglio, le frazioni in più, che non superano il ~ezzo f<;>glio, si contano come metà, purchA però l'ordinazione non sia inre rrore a :iO copie. Potranno aversi estralli in carta e formato diversi, prevjj accordi personali tra gli Autori e la Tipografia 10° ! manoscritti non si r estituiscono.
• ! ... ,
'
..