' -
[o o hl o] ~,,( / /
J1,bblicazlotie men8,te I•
/'f/ v
~
G[ORNALE DI
MEDICINA MILITARE <31orn•I•
Giornale di modleln• militar• : 18.11.1- 1884 modico del Regi o Esercito o della Regi• Marina : 1885-1896 Giornate medie~ dal Rogio Esorcito · 1896-190'7
ANN O LIX
F ASCICOLO
HH I
I
--J (
,,
SOMM.A.RIO
'P'_ .. , ..J ' •
MEHOalE ORIGI ~ .. , t
I,_ V,:'
,
1 ·-
• . .. ' . '' Nl1dd11-S1mldti. - Sull'idoneila Rslca al srr vltio di navl11a1.iono aerea . ..;;,..., - . -'.; : Vlr111Jlt1. - La cura rapl'1A delle linfadeniti lngoiuali suppuranti col mctod3'1:tc~ pont ur11-incl,ione . • . • . . . . .• • . . . . . . . . . . . . . • . Pera..,. - Le gradazioni dell'ernia cruralP.. . . . . . . . . . . . . • . . . ) !orza. - Sopra un mezzo semp1iclsslmo cli difesa co11tro le malattie cl1e si contraggono cou h re,pirazione dell'arla attraverso te cavlt.3 nasali. . . . . . . . . ,
iI
CASUISTICA CLINICA l1"8tr1. - contributo :ilio studio del pneumotorace nella t uheu.olosl polmonare . , HIVISTE GK:'iERALI IMta. - Studio comparalivo del piu r ~enti metodi di cura abortiva della sifilide . all'l 8TA. DI GIOa!WAI;~ I T .. 1,1 .. IWI E D IE. T E al.
I V. l'lndfce ntll'luln·no della copertina). -
• .- a - -1•
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE
KO.HA • Palazzo Ilei l\llnhtoro della Gnerr;l, Via XX Settembre - .KOMA
~
--Per le inserzioni a pagament o rivolgerai esclusivamente alla SOCIETÀ RQM~NA DI PUBBLICITÀ -
JtOKA, Cor s o Umberto I, 160.
INDICE ..
JllVISTA DI GIÒRNALI ITALIANI ED ESTEBI RIVISTA 01 CHIRURGIA GENERALE.
.lfan1. - Sull'operazione rallicnle t!Pll"ernill crurale Dumont. - Sulla narcosi rAltale Gian!. - Sulla clorone1,onarr.o<i Wullf. - l a var.cinote,a pia nPlie iofrr,ionl Ilei lo •iA urinarle da bnc!Prlnm coli No111ke. - Sulla cura conserntiva nelle gra•i IFsioni d•Rli •rii mlnacc1vtl da gangre1fa.
Pdf.
65 66
67
68 68
RIVISTA 01 ANATOMI A E FISIOU)r;1A NURll\LE E P1T11tuGICA
Levi. - Nota pre•enliva sulle appli··a1.toni te,apPutkhe nella pr111ica cllirurg,ca e medica di miscela di ossigeno e di am,lrHe c.. r booic:i .
10
RIVISTA Ol MKIIICINA LEGALE. Co111lgllo. -
La medicina militare In rapporto alla rerma l,le,,nalP.
71
HIVISTA O'IGll':NE GEN •.HAl,E E BITTERIOLOGIA. Galll. - L"ezioloirìa e la rrolllns~I dPlla dissPm,•rln ballcr,ca . Laveraa. - Su alcune quest.oni delt'ig1eno della p:rnillcaz1011e e sul ,antaggl dell'impasta· mento meccanico
7:1 7;
VARIETÀ Haberllng. - 1 medici militari dell'antica Roma .
79
Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz, del " Giornale di medicina militare ,. Vu XX. SRTTK!IBBB, l'ALAZ1.0 OKL ~l,N1<T8RO O&LL GUBHRA
Amropomwia mi/ilare. - Risultati ottenuti da.Ilo spoglio dei fogli sanitari delle olaeai 1859· 1863; due volumi io 4° con atlante Voi. I (Dati antropologici ed etn ologici) con Atlante della geogra6a &n· tropologica dell',ltalia. - Roma 1890. . L. 18 Voi. 11 (Dati demografici e hiolugici) - Roma, 1905 • 6 BAROl'FIO e SrORZA. Compendio di olùrurgin di guerra. compilato sulla storia medioo-ohirurgico. della guerra di sece88ione d'America. - Roma, 1888 4 volumi, preu:o ridotto • 5 50 BBJI.NA.BDO e BRRZZL Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra. Memoria premiata al concorao Riberi. Un volume di p11.g. 276 con inolte figure e tavole grafiche. - Romn, 1905 , 3 50 C.A.8ARINL La. fntica. nella. vita. milita.re Memoria premia.te. nel concorso Riberi 1904-1905. Un volume di pag. 330 con 65 figure. - Roma, 1908. • . " 6 lo. - Le malattie e gli infortuni nella vit-a militare. Memoria premiata al concorso Rib,•ri 1905· l906. Un volume di pag. 402 con tavole gra.fiobe e statistiche.- Roma, 1908 , • 8 CueANL Esposizione sommaria. dell'ordinamento e funzionamento del eer· vizio sanit11rio in campagna pree~o J'esercit,o italiano. - Romn.. 1906 . • 1 50 011: C'EM.RE- - Studio sulle r1oediastiniti (mecliaetioiti suppurative, aaceeeo ro&diaatinico). - R oma, 1900. Un voi. di pag. 144 . • 2 HYJI.Tt- - Onometologia anatomica. Storia e critica del moderno linguaggio anutomico. Troduzione libera italiana dei dottori C. PRETTI e C. Sroau. Roma, 1884. (Edizione rara) • 6 Le ferire cati.•ate dalle armi da guerra. Sintesi dell11 relazione sanitaria eugli eserciti ted011chì durante la guerra franco.germanica 1870-71. - Roma, 1889. On volume di pag. 348. prezzo rido,tt-0. • 2 ?d,UilAYnA. f-t.ndii ~torico -critic i sulla meningite cerobro·spinaJp epidemica in It..Jia e particola rme nte nell't\aereito. ·- Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole g rafic he. Prezzo ridotto • l 60
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE Giornale di medicina militare: 1851... 1884
Giornale m>dico del Regio Esercito e della Regia Marina: 1885-1895 Glornole medico del Regio E sercito; 18116 · 1907
ANNO LlX -
1!)11
ROUA TIPOGRAFIA ENRICO VOGHERA 1911
.,.. /
I I
,...
ME M ORIE ORIG I NALI
•
SULL'IDONEITÀ FISICA AIJSERVIZIO DI NAYIGAZIONE AEREA <1 ) Per il dott. A. Nleddu-Semldel, maggiore medico, docente di oto-rino-laringologia nella. R. Università di Torino.
Non ripeto come l'uomo :'lia giunto alla realizzazione dell'ardente desid~rio che lo ha tormentato per i secoli, il desiderio di volare: n'è conosciuta la storia, così ricca d'eroismi; perdurano e si rinnovano la commozione ed il rimpianto per tragedie orribili, il frem ito e l'ebbrezza per vittorie gloriose; se ne sente il trionfo finale, e già lo si consacra in monumenti, lo si tramanda ai posteri in una nuova poesia epica. Il problema. affannoso della navigazione aerea è stato risolto, e per duplice soluzione: prima con mezzi basati snl principio del più leggero dell'aria., che il gesuita Francesco Lana di Brescia. aveva intuito; dopo, con mezzi basati st1I principio del più pesante dell'aria, per il quale già. de. molto tempo un aìtro italiano, Leonardo da Vinci, aveva precisato i concetti fondamen tali e predisposto gli elementi per ]a pratica. applicazione. Come dalla mongol6 era (1783) derivò il moderno dirigibile, così il congegno per volare di L eonardo (1519) fu il primo aeroplano, analogo a.li' Avio11 di Adler di quattro secoli appresso. Attualmente, dopo successivi miglioramenti, sono ancora in gara va1·i tipi di dirigibili e di aeropln.ni. In proposito sono per la mia tesi sufficienti le poche nozio'ni che seguono. La forma degli aerostati, prima sferica nella mongolfiera, dopo a pera, è più o meno all ungata nei moderni dirigibili, quali i francesi Méditerranée, Russie, Janne, République, Ville de Nancy , Ville de Paris, Ptttrie, Bayard Clément, i germanici Zeppelin, Groos, Parseval , gli italiani Forio.nini e Mili tare, l'inglese Nulli Secund us, il russo Hosstwitch, l 'americano Ba.ldwin. La gara più apparente per i dirigibili è ora fra quelli a grandi dimensioni ed a sistema rigido e quelli a modera.te dimen.iioni ed a sistema elastico. Nel primo sistema l'aero(1) Comu nicazione fatta al XIII Congresso della Società itllliana di laringologia, d'otologia. e di rinologia (Roma, 81 marzo-1, 2 aprile 1910), o.mpliata tenendo conto di più recenti avvenimenti.
,1
su u:1oONE lTÀ l,'fS1CA Al. SEHV!ZIO DI XAV!OAllOXE AEREA
stato è indeformabile, perchè ha le pareti di alluminio o s0stenute da. un'armatura avvolgente, oppure da. u11a tra.ve intema di rigidità con relativa armatura, e la navicella gli è congiunta anche i11 modo indeformabile. Nel socomlo sistema l'aerostato, più leggiero, è di stoffa ed a questa si a ttaccano direttamente corde per la sospensione della. navicella.. Dopo h~ catastrofe d 1 La Patrie, l' insu.::cesso del Nulli Se· cundns o le traversie dello Zeppelin, il sistema rigido ba perduto favore. A secondo. del numero clei piani, gli aer•>plani preml ono il nome di: Triplani ; Biplani - tipi "\Vright, Voisjn, Fannan; Monoplani - t ipi Bl~riot, Ant0i11otte. Per gli aeroplaui la grande gara è fra il bi plano ti po Farman ed il monoplan o ti po Blériot, ma finora ciascu no dimostra pregi speciuli: quello è più resistente, questo più velo1:e. I 1·ùmltati ot.teunti con q uesti mezzi hanno stupefa tto il mondo, e ogni nuovo giorno, sia pure con nuove viltimr•, si registrano voli più meravigliosi. Il 26 luglio l!JU9 Blériot sul s uo mon,Jpla no ,.ttraversò la Manica da Calais a Dovr•r, volo ri pet.uto nello stesso senso da. De L esseps il 21 mnggio mio, p ure su mo11oplano Blériot, e c,)rupiuto da R olls in senso i11verso il 2~ d ello stesso mese, con immediato ritorno alla costa b ritannica. Il 23 settemhre Chavez attraversò le Al pi sul Sempione. Egli è morto, ma il cielo è scalato e Prometeo ò vendicato. Il 27-::l8 aprile l\110 P,rnlhan con biplano Far mau compi il viaggio da. Lo11dra a ì\Ia11chester, percorrPndone la d ista nza di BOO chilometri in 4 or"', con una veloc.: ità media di 75 chilornet,ri all 'ora , iu certi momenti cc n velocita. di c hilometri 1,800 al mi J1 nto. Il 29 maggio del 19l0 Curtiss volò da Allmny a Ne\\"·York, chilome tri 2-!G.6, in 152 minuti, e il 2 settembro B ielovucich da Orlén11s ad Angoul,•me, percorrendo nella giornata 320 chilometri . Morane ave,1a percorso 106 chilometri in u 11'ora a R eims nello scorso anno, Raùley ne percorse 121 il 13 agosto d i tJnest'anno a Lanurk. Il lù ottobre, in poco più di ;j ore, Vyum alen e Legag11enx volarono da P arigi a Brnxelles (chilometri ,360) e il ~8 dt:l lo stcs::,o mesE< 'I'ab utean volò per <ì ore, percorrendo Jt i:) eh i lomet ri . Il barone de CaLers, il 2-1 aprile UHO, si recò su biplano Fu.rman da Monrmelon a Dig ione, chilometri 2:35, portando seco un passeggero. E:inot, il 2-! riaggio l!JlO, volò a ) fou r melon per ore 2 e 01 minuti, avendo a bordo il proprio fratello. II 17 agosto ~Ioisant passò la Manica con un passeggero) e cou uu passeggel'o i l ~ settom bre lilacliot volò per JO miunti a una ve locità d i !IO cbilonv•tri all'ora.
1
SUI.L JO():-.EITÀ J,'ISIC,\ AL S ERVIZIO DI NAVIGAZIOXE AEREA
5
P~ulha.n era salito, il 31 gennaio di quest'anno a Los Angeles in California, a H20 metri d'altezza., ma ecco che il 30 luglio successivo, a. Bruxelles, Olieslagers si eleva più in a.Ho, fino a 14:39 metri. In seguito: il 1° agosto, a ~tvckel presso ~B ruxelles, Tyck sale a circa 1700 metri ; Chavez, il 4 dello stesso mese a Blackpool, fino a 1734metri; Drexel, 1'11 a Lanark, fino a. metri 2052, e 1\forane, il 29 a Deauville, a metri 2582. L'S settembre Chavez raggiunge i 2680 metri di altezza a Issy-les- Moulineaux, e finalmente Wynmalen i 2800 meLri. Nell'ottobre lìlOll Latham a Bla ckpool affrontò la tempesta volando con un vento di 40 chilometri all'ora su un biplano Farman. Il 3 luglio 1910, a Bétheny presso Reims, Wachter sfidò un vento di 57 chilometri all'ora. Anche dma.nte il circuito francese dell'e,;t, nell'agosto scorso, si volò con vento forte. Anche coi dirigibili si sono ottenuti grandi successi, fra gli altri il ?'aid Roma-\°enezia del òirigibile militare italiano n. 2 e qutllo Parigi-Londra del Clèment Bayard II, in sole 6 ore. Non è possibile pertanto prevedere quali altri successi c i serbino in questo campo i progressi della meccanica e l'ardimento dell'uomo, ma certarùente molte e giustificate sono ancora le speranze. Intanto è dimostrato che: con dirigibili si po.~sono percorrere 400 chilometri in 8 ore, alla velocità di 50 chilometri all'ora, ad altezza ordinaria di 50-500 metri e più, con 6 persone o con un peso corrisponden te; con aeroplani si possono percorrere 300 chilometri in 4 ore, alla velocità di 80 chilometri circa all'ora, all'altezza ordinaria di 50-500 metri e piu, con 2 persone o con un peso corrispondente. Questi risultati spiegano i I crescente fervore generale per la navigazione aerea. Dappertutto si fanno prove aviatorie, si aprono aereoolub, scuole di volo f:ld officine 1;er la costruzione degli apparecchi. Le questioni relati ve all'aviazione appassionano, e nella primavera di quest'anno furono d iscnsse in uno spociale congresso a '!'ori no. Contemporanea.mente nella Conferenza internazionale di Parigi furono poste le ba.si del codice dell'aria. L'Italia ha alcune officine: la Miller a Torino, l'Avis a Brescia, la Fiam aMilano.Inqnestacittàhasede la. Società italiana di aviazione, sotto il patronato della quale è stata recentemente aperta la prima scuola italiana del volo, a Pordenone. ·Nella facoltà fisico-matematica dell'Università di Roma si insegna dall'anno scorso una nuova materia: la navigazione aerea. La prima applicazione pratica della navigazione aerea è per la guerra. È accaduto molto spesso che le grandi scoperte abbiano servito alle arti della guerra prima che a quelle della pace. Nel HHO il
6
SULL'IDONJ,:lTÀ FISICA AL Sl<:11.VIZIO DI :-:AVIGAZI0).E AEREA
Senato della Repubblica di Venezia decretò un posto permanente di insegnante nell'Università di Padova. (l'ordinariato attuale), con l'assegno annuo di fiorini 1000, al grande Galileo, per la scoperta del cannocchiale, « che permette evitare e vedere il nemico :,. Il dirigibile ed il velivolo si sono affermati da prima. utili per la guerra, e scio in seguito e del tutto recentemente si è sperimentata, specialmente in Germania, l'utilità di essi per il trasporto di passeggeri. Basta pensare ai servizi di perlustrazione e di comunicazione, attraverso ed oltre le schiere nemiche, che essi possono rendere, alla quan tità di materiale esplosivo ed incendiario che, particolarmente il di· rigibile, possono portare e lasciar cadere dall'alto ù1 terra e in mare, alle munizioni ed alle vettovaglie che in certi casi di estremo bisogno es,ii soltanto possono far pervenire. per comprenderne l'utili ti~ nei conflitti armati. La perlustrazione di determinate zone, la CO· mun icazioue fra località lontane prestabilite, il lancio di messaggi su punti indicati sono perfettamente riusciti coi vt>livoli nell'agosto di quest'anno in Francia. Per l'eventualità di un conflitto aereo fra aeroplani, questi saranno presto dotati di mezzi propri di offesa e di difesa, di fncili leggierissimi. Frattanto contro i nemici aerei gia si fabbricano da.Ila casa. Krupp speciali cannoni e, profittando della circostanza che i velivoli attuali non sempre possono elevarsi a grandi altezze senza compromettere l'esattezza delle loro ossern:i.zioni e la loro stabilità, si sta studiando, con manovre aereo-terrestri, il modo rli scoprirli, di segnalarli e di attaccarli, specialmente per opera di pattuglie di ciclisti, mentre seguono le preferite linee delle valli o valicano nei passi naturali le montagne. Sono molti gli S tati che possiedono o si apprestano una flottiglja di dirigihili e di aeroplani. Naturalmente ogni Stato mantiene, per q uanto è possibile, il segreto in proposito e sopratutto sui perfeziona.menti intimi degli apparecchi. Le seguenti notizie sono di dominio pubblico. In Francia, durante la sfilata delle truppe per la festa nazionale del 14 luglio del corrente anno, incrociarono a Longchamps in rivisto. aerea i dirigibili: Ville de Bruxelles, Colone! R enard, Libertà, Clément Bayard e Zodiac III, oltre pareechi palloni liberi. La Germania possiede i dirigibili . Zeppelin II, Groos o Parseval. Il tipo Zeppelin è il rappresentante piì1 noto dei dirigibili a grandi dimensioni e ad armatura rigida, sistema che è oggetto rli severe critiche. Il 7,eppelin I, immensa mole di 15,000 metri cubi, con scheletro in alluminio, con 17 pallonetti interni e con più navicelle, perchè difficile a tenere alle gomene, (causa questa della catastrofe
SULL' IDONEITÀ FISICA AL SERVIZIO DI NAVIGAZIONE AEREA.
7
del dirigibile francese La Patrie), e perchè offriva un vasto bersaglio al vento, fu distrutto a. Echterdingen il 5 agosto 1908. Il Zeppelin II, costruito come il precedente, e della stessa. cuba.tura, lungo metri 117, largo metri 13, si guastò nel luglio 1909 urtando contro un pero e andò di nuovo soggetto a gravi avarie il 24 marzo di quest'anno, non a.vendo sostenuto un vento di 18 metri al secondo. La. Germania ha un battaglione aerostieri e un comando superiore della flotta aerea. In Inghilterra, dopo il disgraziato Nulli Secundus nel 1898, si costruì un altro dirigibile delle stesse dimensioni, che però non riuscì mai a. vola.re con successo. Nel 1909 in un terzo dirigibile furono ridotte le dimensioni (Bébé), ma anche esso, sebbene, promettente, fo abbandonato. In quest'anno furono costruiti altri due dirigi bili, a dimensioni più Fidotte ancora: nel febbraio il Bébé cx (2 z), lungo metri 50, della capacità di 2ù00 metri cubi, che volò una quindicina di miglia, ma il 25 aprile fu distrutto; nell'aprile il Bébé ~ (2 ;1), lungo 30 metri, con motore rli 35 cavalli, che il 1-3 luglio volò felicemente su Londra.. L 'Inghilterra ba. un campo di aeronautica militare. L'Austria. aveva. due dirigibili: uno del tipo P arseval e uno del tipo Leba.udy-Suillot. Attualmente si propone di acquistarne un terzo sistema K oerting. La F rancia e la Germania hanno pure un certo numero · di aeroplani militari. La sezione aeronautica. del genio militare francese, per esplorazioni in vicinanza e in sostituzione dei palloni frenati, utilizza inoltre i cervi volanti, mediante un sistema ideato dal capitano Madiot. Un filo di acciaio, lungo 300 metri, è tenuto teso ed alto nello spazio da un treno di aquiloni a misura. che si svolge da. un argano del peso di 700 chilogrammi, cui è a.vvoHo ed assicurato. 'l're o quattro coppie di cervi volanti cellulari, di forma cubica., costituiti da un'ar ma.tura. di ba.mbi1 coperta di tela, fanno monta.re una navicella, la. quale si innalza scorrendo sul cavo mediante una puleggia. e porta l'ufficiale. Con questa. specie di treno aereo a. rotaia unica, nel luglio scorso a Bétheny, il capitano Madiot raggiunse un'altezza d i 250 metri e il luogotenente Ba.sset ascese durante un vento di 60 chilometri a.ll'oi·a.. In Italia il dirigibile militare n. 1, che compì il viaggio da Brac\liano a Roma, è stato sostituito col n. 1 bis. Il dirigibile italiano, dovuto all'opera di Morris, Croceo e Ricaldoni , è a. sistema e]ast.ico, a dimGnsioni moderate, di 3800 metri cubi. Col recenti." assegno di dieci milioni, l'Italia. ha dato ma.no alla preparazione di una flotta. aerea. B stato ultimato il dirigibile·n. 2, che nei primi dell'ottobre di questo a nno ha effettuato il raid Roma-Venezia, ed è a buon punto il dirigi bi le u. 3, destinato all'aeroscalo di Verona. Entrambi hanno Ja ca1)acità d i
8
SUL L' I DOX l!:ITÀ F !SlCA AL SER VIZIO DI NAVIGAZIONE AEREA
42(10 metri cubi e scopo di esplorazione. È allo studio la costruzione di un altro dirigibile, a scopo offensivo, della capacità di 8000 metri cubi e destinato alla R. l'lfarina. I n quanto agli aeroplani, rimesso in ordine il "\Vright con un nuovo motore e costruito un Filiasi, si sono impostati un biplano tipo Farman e 11n monoplano tipo Calderara-Savoia. I noltre si sono acquistati in Francia due monoplani Blériot, di cui uno a due posti, un biplano Farman e un biplano Sommer, riserbando l'acquisto di un altro monoplano, forae del tipo .A.ntoinette. La. brigata specialisti del genio. con operai borghesi, attende al lavoro ed ha costruito harigats a Villa di Valle, a Ccntocelle, a Campalto (Venezia). Presso la suddetta brigata inoltre è stata istituita, analogamente a quanto ha fatto la Francia a Mourmelon le Grand, una scuola piloti per i tenenti d'urtiglieria e del genio del nostro esercito. I concorrenti, oltre la necessaria istruzione, devono possedere l'indispensabile attitudine fisica, da accertarsi mediante visita medica, che in proposito deve dare un esatto giudizio, tenendo presente che principalmente si richiede: ottima vista, ottimo udito, ottimi organi respiratori, ottime condizioni del sistema uen·oso e de i centri card iaci.
• ** Qnanto ho detto giustifica ampiamente che si apra un nuovo <:a· pitolo di fisio-pa.tologia., quello della '{isio-z1atologia dell'uomo volante. Allorchè, il rn ottobre 17831 aderendo ai desideri dell'accademia di Francia, di rinnovare l 'esperimeuto fatto ad .A.nnonay nel 4 giugno dello stesso anno, Stefano Montgolfi.er gonfiava ad aria calda un pallone, forono legati entro nna navicella, posta sotto l'apparecchio, un montone, un gallo e'.1 un'anatr a.. Questi i primi pionieri della navigazione aerea, che salirono col pallone a 150 metri e con esso ridiscesero sani e salvi , rassicurando la. folla. adunata, che trepidava per la. loro sorte. Ma l'espe· rimento non era sufficiente per provare che anche l'uomo potesse lanciarsi attraverso le vie del cielo senza morirne, e quando, il 21 ottobre successivo, il fisico Pilatr e de Rozier e l'ufficiale d'.A.rlandes primi osarono sa.lire in mongolfiera, dovettero fare a. meno dell'approvazione di Luigi X VI, che, ritenendo troppo pericoloso il tent.a.tivo, voleva.che per esso fosse destinato un condannato a. morte. Ora. si è in grado di apprezzare al giusto valore i pericoli del le ascensioni, di sapere se esiste un mal di cielo e se di questo male sublime si può morire. Ma lo studio della. fìsio-patologia dell'uomo che vola non è agevole, principalmente perchè le osservazioni dirette non sono facili. Infatti non si ha sempre l'opportunità di compiere viaggi aerei , si incontrano
SULL'IDONEITÀ FISICA AL SERVIZIO Dl NAYI OAZI OXE ARREA
9
molte difficoltà a portar seco gli strumenti necessari per le investigazioni e ad a.vere individui che durante i viaggi siano disponibili per le ricerche che l'osservatore non può fare su se stesso, sono sfavorevoli all'esattezza delle osservazioni le circostanze in cni esse cono compiute, quali la poca calma, l'angustia. dello spazio, l'i nsta.bi Ii tà degli apparecchi. A. -- Influenza dello speciale moi·imento.
Esso esercita la sua azione sopratutto nel labirinto non acustico. 1. -
Sensazione di mal di mm·e.
Nelle ascensioni coi cervi volanti o con pallone frenato il disturbo più saliente è la no!t rara più o meno rilevante sensazione di mal di mare. Del complesso dei fenomeni penosi che si designano col nome di mal di mare non è soddisfacentemente conosciuta la patogenesi. Alcuni di questi fenomeni, cioè la vertigine (che è prodotta dalla mancanza. di accordo fra le diverse sensaz.ioni che ci informano della posizione deì nostro corpo rispetto all 'ambiente, quando dette sensazioni sono tanto intense da entra.re nel campo delJa coscienza), la nausea, i vomiti sono gli stess i che si osservano nelle alterazioni dell'orecchio in cui è dimostra.bile od ammissibile un'anormale eccitazione del labirinto non acustico, che si diffonderebbe al bulbo. Perciò il mal di mare è stato riferito a questa causa, onde manche· rebbe nei sordomut i alabirintioi. Sta in fatt.o che, se richiamasi alla mente la fisio-patologia del labi1·i nto non acnstico (Gradenigo) e la si mette in rapporto con q uanto accade nell'andare in barca o su un piroscafo, si deve ammettere che la caus~ accennata, l'anormale eccitazione del labirinto nou acustico, interviene in grado elevato. Ma devesi pure ammettere che a produrre il mal di mare prendono parte anche anormali eccitazioni di altri organi, che col labirinto non a custico concorrono alla corretta percezione della posizione e dei movimenti del capo e del corpo. Le varie posizioni del capo e del corpo, i movimenti in linea retta., cioè in avanti e in dietro, in alto e in basso, di fìa?!co, sono avvertiti dai corti peli, sormonta ti da otoliti, delle cellule sensitive delle macule del saocnlo e dell'utricolo. I movimenti angolari sono avvertiti da.i lunghi peli, libera.mente immersi nell'endolinfa, delle craste ampollari. La percezione dei movimenti angolari è resa p1u precisa dalla disposizione dei tre canali semicircolari (di cu i le am-
10
SCLl.'IDONElT,\. FISIOA .:I.L SERVIZIO DI NAVIGAZIONE AEREA
polle sono una dilatazione) nei tre piani principfl.li dello spazio, poichè in un canale lo spostamento della endolinfa, che dà l'eccitazione, è massimo quando avviene nello stesso piano del canale, onde massima è allora la sensazione. Uno stesso canale serve per la percezione dei: movimenti angolari tanto in un senso quanto in senso opposto. Il canale orizzontale esterno corrisponde al piano orizzontale del cranio, i canali verticali superiore ed interiore fanno ciascuno un angolo di circa 45° con detto piano. Il canale verticale su periore di un lato è parallelo al canale verticale inferiore del lato opposto. Dalla posizione dei canali verticali di un lato rispetto al piano orizzontale del cranio risulta che uno stesso stimolo si esercita sn ambedue, dal la posizionedei canali verticali di un lato rispetto a quelli del lato opposto risulta che lo stimolo si esercita dai due lati. Le sensazioni che, oltre quelle del labirinto non acustico, concorrono alla percezione della posizione e dei movimenti de! capo e del corpo sono: sensazioni visive, sensazioni co~n plesse e numerose della pelle, delle articolazioni, dei muscoli, dei tendini e dei legamenti, dei visceri. Il movimento di progres~ione di una nave o di nn piroscafo consta di diversi movimenti, che si trasmettono a.Ile persone che vi stanno sopra, cioè : movimento di traslazione in avanti; movimento di beccheggio: traslazione, sollevazione ed abbassamento, spinta in dietro e poi in a.vanti; movimento di rullio: traslazione, sollevazione ed abbassamento, spinta verso un lato e poi verso l'altro. Non solo la traslazione orizzontale in avanti si associa nel beccheggio e nel rullio a sollevazioni, abbassamenti verticali e di più nel beccheggio a spinte su pi11,ui obliqui antero-posteriori e nel rullio su piani obliqui laterali, ma. i movimenti di beccheggio e di rullio si associano generalm1:1nte più o meno fra loro, onde le sensazioni del labirinto non acustico, in diretta relazione coi movimenti della nave o del piroscafo, risultano a.normalissime per genere iusolito, per multi pia e rapida associazione, per intensità eccezionale. U a secondo gruppo <li sensazioni di chi naviga sono le muscola.ri, articolari e tattili, provocate dalla pressione, dagli sfregamenti e dagli spostamenti del corpo in r apporto alla direzione e alla qualità del movimento. Per le ragioui sopradette ancl1e queste sensazioni sono in massima parte anormali, ed i movimenti di compensazione volontari ed a utomatici, cui danno luogo, diretti a mantenere l'equilibri o, restano insufficienti. Una sensazione assai molesta è quella di mancanza della base sta.bi le di appoggio ai piedi, che si ha sem1)re nel
SOLL1 IDONEITÀ FISICA AL SERVIZIO DI NA\'10..1.ZIONE AER!i:A
11
camminare sul suolo e a.oche quando si è trasportati su veicoli terrestri, sensazione che fa difetto per i movimenti di abbassamento della nave sulle onde. Ma. sopra.tutto è la gra.ndo disformità con bruschezza. dei movimenti che riesce nociva. È per essa che, a. mio avviso, nella patogenesi del mal di mare prendono parte notevole anormali eccitazioni viscera.li, sia. dei visceri addominali, con ripercussione sui centri nervosi specialmente del cuore, sia direttamente di questi centri, con conseguent3 disturbo funzionale di essi: centri nervosi cardiaci, vasomotori, del respiro, dello stornaeo, del campo cioè, più particolarmente, del pneumogastrico. Un terzo gruppo di sensazioni a.normali è dato dai fenomeui di oculomotricità, da.I nistagmo fisiologico com pensa.tivo, provocat11 da.Ila. mobilità di tutte le parti della. nave che cadono sotto gli occhi e delle onde che la. circondano, in perpetua danza di riflessi di luce e di schiuma. La vertigine che a volte persiste, in chi ha so:fferLo mal di mare, pe1· qualche giorno dopo lo sbarco, soltanto in ambienti chiusi, è forse dovuta a persistenza del nistagmo. Solo cosl intendendone la. patogenesi, coll'ammettere cioè l'intervento della. depressione dell'attività del sistema nervoso centra.le, ~i spiegano tutti i sintomi del ma.I di mare, quantunque sia arduo determinare l'esatta. p&rte spettante nella produzione di essi ai vari gruppi di anormali eccitazioni sopra.descritte e specialmente quanta 1:1ia diretta e quanta riflessa. dal labirinto non acustico o da altri organi la parte che vi prendono i centri nervosi. Alla vert.igine, la. quale, oltre che labirintica riflessa, può essere d'origine cerebrale, secondaria. alJa depressione cardiaca oppure diretta, si aggiungono la. na11sea ed il vomito, la frequenza e debolezza del polso, il pallore del volto ed i sudori fr~ddi, per eccitazione diretta dei centri nervosi dello stomaco e del cuore {va.go) e vasomotori o per eccitazione riflessa dai visceri. Ma eh& il sistema. nervoso centrale vi prenda una grande parte si può dedurre dallo affievolimento della volonta, dal rilassa.mento muscolare, da.Ila diminuzione della sensibilità a volte pure riscontrata., da.Ile grandi differenze che si osservano nel modo di comportarsi dei diver..i individui, dalla non infrequente scomparsa del male nei momenti di pericolo. La compl_essità della patogenesi e della sintomatologia. del mal di mare .spiega. la. mo! teplicità dei mezzi proposti per prevenirlo e l'insufficienza di eia.senno di essi: immobilità, costrizione delle tempia con u~ fazzoletto bagnato annodato attorno a.I ca.po, bendaggio degli occhi, cint,ura ga.lliano, sedativi. Nei lunghi viaggi è stato osservato che soffrono meno quei passeggeri che fin dai primi giorni si tengono in moto fuori rlelle loro cabine, parteci-
12
SULL'tDONEIT.A E'1SICA. AL SERVIZIO DI NAVIGAZIONE AEREA
pando alle conversazioni. Da ciò si è argomentato che è mezzo preventivo l'esercizio dei meccanismi dell'equilibrio. L'osservazione indica. il valore dell'adattamento, ma devesi tener presente che la condotta sovraccennata è quella dei- meno sensibili. Le oscillazioni d ella navicella trainata da cervi volanti, sulla quale il 6 luglio scorso il luogotenente Basset compì l'ascesa a Bétheny, furono calcolate di 20 metri in senso orizzontale e di 30 metri in senso vert.icale, eguali alle ondate delle più furibonde tempeste oceaniche. L'ascensione fo impr essionante : i cervi volanti, agitantisi e turbinanti, sollevarono la na,icella, che era spinta qua e là in modo spaventoso, sballottate. come una boa snlle onde. Quando l'ufficiale discese era pallidissimo, colpito dal mal di mare. B bensì vero che il vento era di GO chilometri all'ora e che nel giorno precedente nn'ascensione a 250 metri del capit ano Madiot, in condizioni di minor ag itazione atmosferica, non fu per l'aviatore causa di tanto disturbo. Ma e,identemente, data l'instabilità del cavo aereo e gli strappi snlla navicella prodotti dagli urti <lolle folate di vento sni cervi volanti cui è raccomandaLa, questo è i l modo di ascensione aerea cbe predispone maggiormente al mal di mare. Il fattore che esercita influenza più diret.ta sulla insorgenza dei disturbi del mal di mare in pallone e in dirigibile è il grado di stabili Là della navicella, il q ua.le d i pende : 1~ dal modo di sospensione di essa, rigido o elastico; 2' dal maggiore o minore parallelismo delle corde d i sospensione; 3° dalla maggiore o minore corrispondenza, della lunghez:1.a della navicella con quella dell'aerostato, se q nesto è di forma allungata. S i è osservato che i fenomeni del mal di ma.re compaiono quasi esclusivamente in palloue frenato; ciò è dovuto probabilmente al fatto che, mentre in pallone 1ibero e in dirigibile aerostato e navicella formano q nasi un solo corpo, specialmente se collegati col sistema rigido, mobile in totalità, nel pallone frenato la navicella resta in equilibrio instabile rispetto all'aerostato, costituente un punto d i sospensione in relativo equilibrio stabile. Gli aeroplani, se il vento è forte, sono soggetti a movimenti di beccheggio e di rnllìo tanto intensi che ne compromettono la stabilità. Fin'ora perciò col vento forte volarono pochi e per breve tempo e di rado g li aviatori hanno ,se~sibilme.nte sofferto di mal di mare. 2. -
Ebbrezza del volo.
Normalmente l'attività funzionale del labirinto non acustico non è cosciente. Tutta.via, al pari di quella. di altri organi, può esser fonte
di piacere e di godimento. È appunto il labirinto non acustico che
t
SUl,J)IOONElTÀ FISICA AL SEl'.VIZIO DI NA VlGAZIONE AEREA
13
viene artificialmente eccitato in alcuni giuochi infantili, come il girare attorno in cerchio, l'altalena, la giostra e in alcuni svaghi, come il ba.Ilo, il patinare. Queste eccitazioni di grado moderato si verificano anche nella. navigazione aerea e producono piacevoli sensazioni labirintiche, cui si associano dolci sensazioni tattili, muscoloarticolari e viscerali. Si è detto che è il sentimento del rlominio della materia che produce la. gioia. di chi viaggia per l'aria. Certa.mente l'elemento psichico vi ha parte notevole colla sferzante emozione della battaglia ohe si combatte, coll' intima soddisfazione per le difficoltà che si vincono, per i pericoli che si superano. L'aspra e vigilante lòtta vittoriosa, la coscienza di sentirsi finalmente padrone dell'aria., la constatazione di potervisi sicuramente, liberamente, facilmente muovere in ogni senso pervadono l'animo C:ell'aviatore di giustificato orgoglio e di esultanza. Ma l'ebbrezza del volo ha pure una base organico-fisiologica nelle piacevoli sensazioni sopra accennate. Quando si mette in azione il motore di un velivolo si produce un fragore violento assordante, l'apparecchio è scosso da un tremito in tutte le sue fibre, tintinnano i fili metallici, tremolano le tele lievemente alitando. Durante il movimento di slancio, mentre l'aeropìano scorre coi patini sul campo, si ha l'impressione di andare in antomobile, solo si avverte che l'aria ne circonda tutti. Ad un tratto ci si sente più leggieri e più tranquilli, il motore cambia tono, l'apparecchio trema assai meno e più dolcemente, i suoi fili metallici tacciono e le sue tele si distendono calme: è questo il momento della elevazione, i patini hanno abban · donato il contatto col snolo, è cessato l'attrito e le scosse del motore sono trasmesse con minore intensità. Poi si vola. Una grande serenità si diffonde intorno, si sale senza scosse e senza gradini, aiutati dall'aria, che porta con sè e avvolge in una continua volnttuosa carezza, fra dolci sensazioni di lievi armonie dei fili, di palpiti delle tele, in una riposante pace divina. L'ebbrezza del volo è pertanto, oltre che godimento psichico, la somma delle se11sazio11i del labirinto non acustico, tattili, muscolo-articolari, viscerali, ecc., di uua delicatezza estrema, di una mollezza i11finita, di un piaeere i11etfabile. L'attrito è ridotto t1.l minimo necessario per avere n11a impressione. Dal carro trascinato su uno stradale, al treno che seorre sulle rotaie, al velivolo è una serie cli vittorie sull'attrito, per cui l'uomo pit'.1 non striscia al suolo ma si libra sul cielo, per cui gode il suo iu te lletto il suo corpo si culla mollemente.
e
14-
SULl)IDONEITÀ FfSI C'A AL !';ERVIZIO 01 NAYIGAZIONE AEREA
Le
sensazioni di levitazione e di volo nei sogni, nelle estasi isteriche e nell'agonia si spiegherebbero con diminnzione della sensibilità tattile e con erronea interpretazione delle eccitazioni viscerali.
3. -
Sen.~azione del 1novimento.
Anche nei comuni mezzi di locomozione terrestre: quando il mo,imento tende a. divenire uniforme, si indeboliscono le sensazioni labirintiche e le cenestetiche, persistono solo quelle dei moti oculari. A occhi bendati non avvertiremmo allora il movimento se esso fosse veramente uniforme. di tanto in tanto però ne sia.mo edotti dalle a ccelerazioni e dai ralle11tamenti, e inoltre dai rumori, del carrozzone del tram, delle macchine del piroscafo, eC'c. In pallone frenato le sensazioni labirintiche e le cenestetiche provocate daE' iustabilitn delle. navicella, la poca. uniformi tà dei movime11ti di ascesa. e di discesa, la presenza di punti vicini di confronto sulla terra ci danno la sensazione del moto ascendente e discendente. Invece in pallone libero o in dirigibile, co11 buon metodo di sospensione della navicella, finchè vi sono punti di confronto vicini, si possono percepire a occhi aperti i due movimenti, di elevazione e di abbassamento, quello come fuga e questo come corsa incontro a. noi della terra., quello per l'ìmpicciolirsi e questo per l'ingrandirsi degli oggetti sulla. superficie del suolo, entrambi inoltre da altre e più complesse sensazioni visi ve, che si riferiscono alla. forma., alla. distinzione fra loro, alla nitidezza., al colore degli oggetti. A grandi altezze l'ascesa e la discesa non ve11gono ~vvertite, anche se celerissime, quando mancano punti di confronto (nubi), essenùo il moto uniforme, oppure uniformemente accelerato o rallentato. Similmente si ha l'illusione di star fermi nei movimenti di traslazione a grandi altezze, perchè si è tra.sporta.ti insieme al vento e manca. ogni rumore. In aeroplano la presenza. di sensazioni labiri 11 tiche e cene:1tetiche sufficientemente intense, i punti di confronto sulla. terra non lontani alle comuni altezze, i rumori del motore, avvertono del movimento. 4. - Sensazione de/.la direzione.
Oltre la. sensazione dei movimenti, è pure in dipendenzfl. della funzione del làbirinto non acustico il ri11onoscimento della loro dir ezione, la. facoltà cioè di trovare e di mantenere la direzione d~i movimen ti. La. percezione delle tre direzioni, e in certo grado forse anche quella. delle. velocità, sono probabilmente contempo• ranee a.Ila semplice percezione del movimento, Pare che gli animali si possano orientare in tante direzioni quanti canali semi-cir-
SULL'IOOYEI'I"'À FISICA AL SERVIZIO DI NAVIGA.ZIONE AEREA
lf>
colati hatmo {Cyon). Altre sensazioni, sopratutto visive, concorrono a far riconoscere e mantenere la. direzione, (I seml;mi. che i piccioni viaggiatori, per orientarsi a distanza, dispongano inoltre di un senso speciale nelle narici, diverso dall'olfatto. Il Cyon propugna una teoria secondo la quale il labirinto sarebbe l'organo di un senso particola.re, per cui si avrebbe iu modo diretto la rappresentazione dello spazio in tre dimensioni (donde le nozioni di numero e di tempo), l'equilibrio, le sensazioni di movimento e di direzione, mediante le vibrazioni che giungono ai canali, o per la. via. dei condotti uditivi o per la via delle ossa del cranio, le quali, non già i movimenti della endolinfa, sarebbero i loro stimoli normali. Questa. teoria spiegherebbe il fatto che pipistrelli privati della vista evitano osta.coli frapposti al volo, fatto che Spallanzani spiegava con un sesto senso, Jerin con sensazioni uditive e Cuvier con un senso barico e termico cosi squisito che permetterebbe di riconoscere le più piccole differenze di pressione e di temperatttra. A sostegno delle vedute del Cyun potrebbe citarsi l'osservazione che gli uccelli, per mantenersi fermi nell'aria, dirigono le ali normalmente alle correnti, che sempre si hanno anche nell'atmosfera più calma, perchè ciò indica che essi possono a ogni istante riconoscerne la direzione. Non si è ancora. in grado di giudioa.re sull'esattezza. o meno della teoria. di Cyou e se i fatti su esposti sia.no &piegabili solt11.nto con essa. Pertanto bisogna limitarsi ad afferma.re che, almeno nell'uomo, la facoltà. direzionale dipende dal labirinto, che vi concorrono però anche la vista, l'udito e forse anche il tatto. Conclusioni sull' influenza dello speciale movim.ento. Dal SU6Sposto ai deduce che il pilota di dirigibili o di velivoli ha bisogno di un labirinto non acustico ben funzionante, sensibile e non sovraeccite.bile. Egli deve a.vere la capacità di un retto giudizio sulla posizione degli oggetti, la quale si può saggiare colla. prova del bastone e collé p1·ove aptiche (Gra.denigo). Deve pure possedere integrç> l'equilibrio dinamico. È noto che esso si affina coll'esercizio: ballerini, equilibristi, guide alpine. Il salto, la precisione dei movimenti delle membra, la resistenza agli urti sono da saggia.re con adatte prove. Di un buon senso direzionale ha bisogno, sia per dirigere l'apparecchio, sia per evitare gli ostacoli, specialmente nel lasciare e nel riprender terra. Errori ed illusioni di direzione, che possono succedere per alterazione funzionale labirintica, sogliono in questi momenti riescire disastrosi. In un aspirante aviatore, che nelle prime prove avea in sè notato dette il-
16
SuLL1 1DONElTÀ FISICA AL SERVIZIO DI ;:,iAVlGAZJO;:,iE AEREA
lusioni, resta.ndo11e molto impressionato, l'esame dell'orecchio mi dimostrò l'esistenza di esiti di otite media purulenta. bilaterale, cou dimir.uzione dell'udito e disturbi funzionali del labirinto non acustico. Invitato a camminare a occhi chiusi in linea retta, egli deviava sempre a destra. La deviazione era più manifesta nella deambulazione in circolo, che veniva a ogni giro allargato se la. deambulazione avveniva coll'orecchio destro in fuori, ristretto se si compieva. coll'orecchio destro in dentro. Questa osservazione mi ha indotto a introdnrre nell'esame funzionale del labirinto n on acustico, specialmente n egli aspiranti piloti d'aviazione, la ptova del cii-colo, della cnpacità cioè di compiere ad occhi aperti e p0i ad occhi chiusi regolari ci rcoli e regolari an:hi di cerchio in progressione aritmetica di rnggi0, prima in un senso e dopo in senso opposto (1) . Per riconoscere l'a ltitudine gli aeronauti usano il barometro, per la direzione si giovano fino a un cer to punto della bussola.
B. -
l11//1umza dello speciale alllbiente.
Coll'altitudine agiscono molti fattori: la diminuzione della. pressione atmosferica, la rarefazione dell'aria, il grado di temperatura e di nmi<lità, la lnce, forse il potenziale el,·ttrico, i fenomeni meteorologici, come il vento, le nubi, Ja pioggia, le scariche elettriche ecc. Pertanto è necessario 1.:onoscere in primo luogo l'atmosfera ter· re.st1·e. Questa è st,ata studiata, oltre che sulle alte montague, colle ascensioni aerostatiche e coi palloni sonda. Mattia 7-urbriggen, che ac0ompagnava la spe<lizione di Fitz Gerald, nel 18\JG toccò la cima, del vulcano Aconcagna nel Chi li, alta 13970 metri. Il duca degli Abruzzi. nell'anno scorso, sali sul l'Hymala.ia a 7500 metri. In aerostato Berston, il 31 luglio EH)l, sali fino a 10,800 metri. Mediante i palloni soudn, che sono palloni i quali si lancia,o ili aria se11za persone ma muniti di <liven;i apparecchi registratori, 1 ... tmosfera fu esplorata fino a 2:J,0-W metri cli altezza. In base alle osservazioni raccolte si ammette teoricamente che l'atmosfera terrestre s i estenda fino a 40 chilometri, ma si calcola che a 70-80 chi lometri abbia ancora una pressione di 0.1~ millimetri. Essa viene divisa in Lre zone : I Zona, - Dal li vello del mare a metri 3000. 1 l ) L a tl'~gica caduta ,lell' in;i;('gnere Camiual'ola e de! soldalo Castellani dnrn11te un volo ,li pl'ova a Centocclle il 3 di.-cmhrc HJJO, ,. stata attrihnila ad un viral)e troppo stretto.
,I
SUL.L 'IDONEITÀ FISICA AL SERVIZIO DI NA V IO AZIONE AEREA
17
È la parte più densa dell'atmosfera.: contiene i •, 31 forse anche i •; . della massa totale dell'azoto, u na porzione ancora maggiore di acido carbonico e quasi tutto il 1•apo1·e acqiteo. È in essa. che si svolgono i fenomeni meteorologici, i quali danno il cambia.mento del tempo e che si formano le nuvole, da cui la pioggia e la. ne,e. La temperatura decresce con l'altitudine. La. direzione dei. venti è determinata sopratutto dai centri di alta e bassa pressione. II Zona - Da 3000 a 10,000 metri, fra. i nembi m basso ed i cirri in alto. Non vi avviene nè concentrazione nè precipitazioue di vapore acqueo. La. diminuzione della. temperatura è più regolare. Sulla. direzione dei venti influiscono ancora molto i centri di alta e bassa pressione, ma., coll'aumentare dell'altitudine, diminuisce questa influenza, e prende sopravvento la legge generale della circolazione atmosferica. I II Zona - Da. 10,000 metri i n su. L'aria è estremamente secca. La. temperatura aumenta con l'altezza.. La velocità del vento è minore che nella zona sottostante. La terra è quindi circondata da due atmosfere distinte, le quali non ·si mescolano che pochissimo, e di cui la secouda, meno d ensa, (II-IJI Zona) galleggia sulla. prima più densa (1 Zona). La prMs-ione atmosferica. non diminuisce in modo uniforme secondo l'altezza, ma più rapida.mente negli strati atmosferici più bassi, per la loro maggiore densità. Nelle ordinarie altitlldini essa diminuisce di 1 millimetro ogni 10 metri circa. Da 276 metri (Torino) a 4560 metri (Monte Rosa) d'altitudine Mosso trovò invece una diminuzione di 1 millimetro ogni 13.8 metri d'altezza. La. tensione del vapore d'acqua prodotto dall'azione del sole si aggiungy_ al la pressione, aumentandola, fra. l'alba e il mezzodì alle comuni q,ititudini, pii1 tardi a grandi altezze, ove poi la pressione continua a crescere per il r affredd amen to notturno, onde il ciclo giornaliero della pressione atmosferica è diverso nelle due circostanze. Colla diminuzione della pressione cambia la composizione dP.ll'nria, perchè scema il contenuto volumetrico di essa in azoto e ossigeno, avviene cioè la sua rarefazione. È noto che l'aria contiene 79.:2~ 0 0 di azoto e 20.78 ° 10 di ossigeno alla pression~ di una a tmosfera. U n dato volume di essaa metri 5000 circa di altitudine, ove la pres' - Giorn 1/e di 111elidna mililu ,·c. - F~sr. I.
18
"l'LL'IOONF.l'rÀ FISICA Al, SF:RV JZIO or 1'A\.IGAZIOKE AERP;A
sione è di mezza, atmosfera, conterrà quindi metà di ossigeno dello stesso volume a livello del mare. I noltre conterrà molto meno acido carbonico e vapore acqueo. La tempe1·atura dipende da molte circost,anze : ntdiazione solare, stato del cielo, umid ità, d irezione del vento. In alto i raggi del sole sono più caldi, rJ111. l'atmosfera assor be tanto meno il calore quanto p iù è trasparente e pura, onde quanto più si snle tanto più fa freddo. Secondo le os,;er vnzioni di l\losso e di altri in montagna la dim inuzione della temperatura è di circa mezzo gra<lo ogni 100 metri di dislivello. I n complesso la temperatura decresce fino a 10,000 meLri, da 10,0JO a 14,000 è co'ltante o aumenta leggermente, più sn aumenta . Il su o andamento giornaliero a grandi a ltezze è diverso da riuello del le comuni altitudini. per la diversità nelle variazioni del ,apore acqueo. L a luce in alto è più intensa che in basso. Cornu ha Jimost.rato r he sulle A lp i nella luce del sole i raggi luminosi sono più abbondanti che al piano. Ciò dipende dal fatto che in Rito essa giunge attraverso un minor strato di aria. Questa infatti, nrnlgrado la sua trasparenza, assorbe raggi luminosi, onde gli s plendidi colori dell'aurora e del tramonto e r azzurro del firmamento. In alto il cielo è p iù azzurro perchè di tutte lfl onde luminose emesse dal sole le più corte sono qu elle che corrispondono all'azzmTo. I raggi ultravioletti sono pure molto più numerosi in alto, perchè il vapore acq ueo contenuto nell'atmosfera, essendo scarso, non li ha ancora intercettati. 1. -
Fenomeni clella fatica.
Uno deg li effetti dello speciale ambiente consiste n elle modificazioni che avvengono n ei fenomeni della fatica in generale ad altitudini rile,anti, come il Mosso ha dimostrato. Nei muscoli che compion o un la~oro si accerta coli' ergografo che, quando ancora la loro forza 110 11 è d imi nuita che di poco, le cur ve della fatica sono irregolari. Il cuore ed il respir9 affrettano in grado maggioxe che alle comuni altitudini i loro movimenti per un dato lavoro. P er indebolimento del cuore insorge presto affanno, a l qnalfl si associa senso di oppressione di r espiro, causato dal la stanchezza dei muscoli del torace, per cui dimin uiscono la forza. del le inspirazioni e }A. capacità respiratoria. Il precoce affaticamento del cuore è u na delle modificazioni pit1 importanti. Si sa che le cause della stanchezza cardiaca per l a fatica souo: una fisica, Paumento della pressione sanguigna ed Ulla chimico-tossi('a, l'azione dei prodotti di scomposizjone. La pressione del sangue n ella. fatica cresce perchè si contraggono i vasi dei mnscoli e della cavità addom inale. I ~·asi superficiali in,ece si dilatano.
sur,1,'rno:'i'E[TÀ FISICA ArJ SF.RVJZIO Dt :-AVIGAZIONE AERl•;A
Hl
Se l'indebolimento del cuore è di alto grado, eccessiva la dilatazione dei vasi superficiali o se a questa si aggiunge la dilatazione dei va.si dei muscoli nel periodo di rilassamento, la pressione si abbassa, il i,olso si fa molto frequente ed avviene il deliquio Nel riposo successi.o alla fatica il respiro si regolarizza assai piì1 presto del cuore. nel quale anzi in principio il numero delle pulsazioni aumenta, forse per la dilatazione vasale dei muscoli. L'irregolarità delle curve del la'\'.'"oro muscolare, l'affanno di r espiro, la debolezza cardiaca e vasomotoria. sono in massima pa,rte dovuti a indebolimento dei centri Uel'· vosi, all'esaurimento nervoso. Questo è il tipo della stanchezza e ne
compendia. i fenomeni. Esso è della. massinrn importa.nzà in navigazione aerea. Infatti è aurueutato dalle emozioni, produce diminuzione dell'attenzione, può dare esaltamento o indifferenza, cagione entrambi di catastrofi, diminuzione della sensibilità generale e affievolimento delle sensibilità specifiche, come hanno dimostrato Altobelli per la vista, Poli e Rugani per l' udito. Il fattore dell'ambiente che sembra avere maggiore influenza su queste modificazioni degli effetti della fatica secondo le altitudini è la rarefazione dell'aria . 2. -
11,fal cli montagna o delle altezze.
Indipendentemente da quelle relative ai fenomeni della fatica, ed è merito del Mosso l'aver distinto le une dalls altre, a grandi altezze si verificano modificazioni nelle principali funzioni organiche. La respirazione tende a scemare d'intensità in diversi modi: rallentando la. frequenza.; diminuendo in profondità mentr e l'espirazione si fa. più breve dell' inspirazione, come si verifica normalmente nel sonno per diminuzione della. eccitabilità dei centri nervosi; staccandv con una pausa una respirazione dall'altra:; affievolendo solo una serie di respirazioni e divenendo quindi periodica, come si ha in patologia quando va spegnendosi l'eccitabilità del , centro respiratorio A.nche l'attività del cuore diminuisce e in essa avvengono cambiamenti periodici come nel respiro: se questo rallenta, le pulsazioni del cuore sono più deboli e più frequenti; se rinforza, il cuore pulsa più forte, onde il senso di palpitazioue, e con minor frequenza. Indebolendosi il respiro diminuisre la pressione sanguig111~ e viceversa, in modo sincrono, probabilment.e per effetto di un mutamento combinato nei centri respiratorio e vasomotorio. Pertanto a grandi altezze avviene un principio di paralisi di quella parte del sistema nervoso centrale più importante per la vita, centro della respirazione e prossimi contri moderatore del cnore e di innervazione dei l'.asi sanguigni. E escluso che causa di questi fenomeni sia la di mi-
20
1
$ULL IDONEITA FISICA AL SERVIZIO D I ~AVWAZIOXE AEREA.
nuzione della pressione a t mosferica (teoria meccanica) in quanto produca disturbi circolatori e più specialmente anemia cerebrale. È invece provato che essi di pendono dalla rarefazione dell'aria, la q uale agisce in senso chimico (teoria chimica) sul ricambio della materia n el sistema nervoso, mediante cioè alterazioni del sangue che producono disturbi n ella nutrizione dei centri nervosi. Ma quei,te alterazioni del sangue nou sono ben couosciute, nè i fisiologi .-;0110 d 'a ccordo come agisca,no sul ricambio. È noto che è m olt,0 discusso se gli atti respir atori siano fisiologicamente provocati da accumulo di acido carbonico o da mancanza di ossigeno come ritiene Rosenthal. P. B ert osst>rvÒ che la composizione del saugne arterioso differisce tanto meno da qt11,Jla del sangue venoso quanto più si sfl.le, pen:hè d iviene sempre pili poYero d i ossigeno, si che a lìGOO metri d i altitudine ne contiene solo cil'ca metà della quantità normale in basso. Ma, secondo Mosso, le al terazioni del sang ue probabilmente vari ttno col grado di rarefazione dell'aria, cioè ,:oll'altitudine. Egli fa not,are : che l'acido carbonico st,a disciolto nel sangue e quindi d iminnenclo la pressione il sangue ne terrà sciolta una quantità minore ; che fino a certe altezze v i è una quantità sufficiente di ossigeno, poichè l' uomo ha. una respirazione di lusso, estenùendosi la sua capa.cità nei limiti di 300 millimetri d i differenza di pressione atmosferica. fra 760 e 450 millimetri, fin o a 4000 metri cioè di altitud i lt(l (Laevy); che solo a una rarefazione dell'aria. corrispondente a 2,38 millimetri d i pressione, circa f!OOO metri <li a]t,itndine, il sangue comincia ad a lterarsi. P erciò il l\Iosso ritiene che la 1·ausa dei disturbi prodotti dalla rarefazione del l'aria non st1.1. tutta nel sangue, neJ la mancanza cioè di ossigeno (teoria eh i mica dell'asfissia), ma anche nellH. resistenza m11ggiore o m inore del sistema n ervoso al Jifetto cli ossigeno, e che sia pure da prendere in considerazione il difetto d i acido carbonico per spiega.re i dist,url)i che compaiono a gra ndi altezze. Nell' una e n ell'al tra circostanza i fen omen i n on sarebbero precisamente quelli dell'asfissia, poichè ne differiscono per l a mancanza di convul sioni, l'aume11to del la frequenza del polso, l'asse11za di aumento della pressione !'ì1U1guig1ta, la ristrettezza delle pupi Ile, nè i11 relazione colla ricchezza di sangue o co lla capacita respiratoria e peso del cor p0 individua.li o col grado di. rarefazione dell'nria. Il mal di montag1rn. comincia in generale a circa '3000 metri di altitudine. Vi predispong ouo tntte le cause che deprimon o la resistenza del sist<'ma ner,oso : 111 fatica in prima linea, ]'indigestione e i l dìginuo, l'insonnia, il freddo, le bnrrasche (tensione elettrica ?), l'oscurità., la nebbia, il vento che porta via la voce e ogni altra influenza morale depressiva. Nella p redisposizione imlividuale vi sono n otevo-
SULL'IDONRITÀ FISICA AL SE R\"IZIO DI NAVIGAZIONE AEREA
21
lissime differenze, nella reazione alle diverse cause predisponenti le stesse contraddizioni che nel mal di mare fra uno ed altro individuo, nella capacità. di adatta.mento tali diversità e a volte tanta rapidità che solo pensando ad un disturbo nervoso si può dar ne una spiegazione. Anche i pri111i sintomi indicano un disturbo funzionale dei centri nervosi : stanchezza e mal di capo, a volte eccitabilità. esagerata. Seguono poi una serie di sintomi a base di depressione, <'.he nella lor o assoc!azione ?ànno il ~uadro di una nevro~i dei vaghi e rip~rtano l_a mente .~ ~" agh strAtt1 rapporti che banno nel midollo allungato 1 centri del re~ -.'±-'.:.~ spiro, del vomito, dei nervi vasomotori, dei nervi cardiaci, indicando (::J:2.che la ~ede principale dell'a.lt.erazione è nel centro più important~ //-.;;., . della v1 tu. , ~ y '.'.: (\ ")') P er debolezza cardiaca e per languore della circolazione periferi&::!(ç.>:,/;;).>'·, il sangue ristagna nei vasi sanguigni superficiali dilatati del viso, delle ' \>~ mani e dei piedi. Da ciò la cianosi e la colorazione livida attorno agli occhi, il gonfiore edematoso della faccia specialmente alle palpebre e il turgore sanguigno delle congiuntive e delle gengive, le emorragie a gocce da queste mucose, dalle labbra screpolate ecc. Per debolezza del . cuore e per paralisi vasomotoria. nei polmoni il sangue ristagna in questi e ne scema la capacità respiratoria; si produce dilatazione del ventricolo destro, mentre il sinistro riceve meno sangue; si abbassa la. pressione nellè arterie, onde anemia cerebrale, che si ma.nifesta eon depressione psichica, diminuzione della sensibilita, vertigini, sonnolenza, svenimenti. L'ingorgo nel circolo della vena porta concorre colla ca.usa centra.le a produrre la. mancanza d i appetito, le nausee ed i vomiti. Nelle ascensioni aerostatiche, i disturbi dovuti alla rarefazione dell'aria. compaiono in · generale più tardi, circa ad altezze doppie che in montagna.. La ragione di ciò sta nell'abolizione della fatica del salire e infatti la stessa maggior reaistenza all'aria ra.refatta ·s i osserva nelle cosidette ascensioni artificiali, cioè nella campana pneumatica, sotto la quale U. Mosso risentì i disturbi che avea sofferto a 3620 metri di altitudine in montagna. solo a. una rarefazione corrispondente a 7400 metri di altezza. e P. Bert resistette a una.rarefazione corrispondente all'altezza. di 8000 metri. È degno di nota il fatto che nelle ascensioni &.rtificiali i disturbi sono prevalentemente psichici (fratelli Mosso-'l.'reves-Dadd i). Intanto se la. capacità. dell'emoglobina. ad assorbire dall'aria. una quantità d'ossigeno suflfoiente al ricambio della vita e la resistenza del nostro sistema nervoso al difetto di ossigeno sono tali che, pur associandovi la. fatica, cioè in montagna, l'uomo è potuto salire a 7500 metri di altitudine (ascensione del Duca degli Abruzzi nell'Himalaia), egli, ridt1cendo al minimo la fatica, c ioè in aereostato, può elenirsi ad al-
Y\
f·~;,-
,:f·:.J
22
SULL' IDONEITÀ FIS I CA AL :SERVIZIO D I NA VlGAZIO:"ì E AEREA
tezze superiori ·,a quelle delle più alte montagne, salire in pieno cielo sino ai confini della III zona atmosferica, al di sopra dei q uali molto probabilmente l'avere con sè una provvista di ossigeno è indispensabile e l'estrema. secchezza dell'aria forse non è tollerata. Di fronte al favorevole minor dispendio di forze, nelle ascensioni aereostatiche si avrebbe lo svantaggio della rapidità dell'ascesa, a volte considerevolissima, che non darebbe tempo sufficiente per l'adattamento dell'organismo, ma il Mosso fa, in proposito, osservare che egli e suo fratello hanno sopportato sotto la campana pneumatica una rarefazione d'aria corrispondente a 7400 metri di altitu,liua prodotta in un tempo assai breve, quattro volte minore di quello in cui avvenne la catastrofe dell'aerostato Zenith. Nel 1875 in queRta emoziona nte catastrofe perirono Siche! e Croce-Spinelli, a soli 8540 metri di altezza, mentre si salvò Gastone Tissandier, il quale ne fece poi la relazione, da cui si può dedurre che Tissandier, meno robusto degli al tri, do,·ette la salvezza ad esser prima di essi caduto in sopore e che sulla. tragica hne dei com pagni hanno probabilmente influito varie cause riunite: la rapidit à dell'ascesa, l'avere attivamente lavorato, il freddo, l'apprensione. A. 7000 metri Sicbel, un po' pallido, avea tendenza al sonno, che però potè vincere; a 7500 metri erano t utti e tre intontiti, affievoliti di corpo e di spirito ; più su Tissan<lier era ancora in grado di osservare il barometro, ma. non gli riesciva allungare il braccio per prendPre il tubo dell'ossigeno e a 8000 metri, mentre inutilmente tentava di parla.re per indieare l'altitudine, egli cadde inerte privo di coscienza; dopo dne ore Tissandier riacquistò la coscienza, ma i compagni erano morti, rannicchia.ti sotto le coperte, Siche! nero in volto, cogli occhi chiusi, la bocca beante e piena. di sangue, Croce con occhi semiaperti e la bocca sanguinolenta. Nel me,ttere piede a terra 'l'issandier fu colto da sovraeccitazione febbrile, si fece livido e si accasciò al suolo. L e normali vie di locomozione aerea in dirigibile e in velivolo sono a poche centinaia di metri di altezza. Ma anche col velivolo le elevazioni raggiunte per sport si avvicina.no già ai 3000 metri. (lJ Nella loro a pplicazione pratica all'arte della g uerra potrà però occorrere una elevazione maggiore, qualora debbansi attraversare montagne e per sfuggire alle offese del nemico. Coi palloni frenati si raggiungono naturalmente altezze molto limitate, mentre coi palloni liberi anche nell'uso militare esse possono essere assai considerevoli. P ertanto è in q uesti che si è esposti ai pericoli dell'aria rar efatta ed eventualmente lo si potrà es~ere ne i dirigibili e nei velivoli, spacialmente negli ult imi, (1) Quest'altezia. è già stata. superata da Drexel e da. Lagagneux, che sa!il'ooo rispettivamente a m. :JOJ.0, 3200.
SULL.' IDOXIHT •.\. FISICA AL SERVIZIO 01 NAV!G,\ZIONE AEREA
2:J
in cui maggiore è il dispendio di forze dell'avia tore. P anlha.n alla fin e del viaggio Londra-Manchester era esausto, Auhrnn quando nell'esta te scorsa, compiuta la quarta tappa del giro dell' Est, scese dal suo apparecchio era. pallidissimo, affranto, muovea passi stanchi e ripet.eva. « non ne posso più ». Il vola.re, dice il Barzini, è questione di nervi e di forza di volontà. L'aviatore è in permanente tensione nervosa, in un continuo sforzo dell'attenzione, con l'occhio vigile sulla terra, sulla carta, sugli strumenti, l'orecchio intento a.l regolare funzionamento del motore .e agli scricchiolii dell'apparecchio; egli tiene in pug no la 9ro· pria e l'altrui sorte, la morte o la vita possono dipendere da un sno gesto. L'eroe della tra.versata delle Alpi, Chavez, è morto coi sintomi della paralisi tiei centri nervosi: de lla xe.iJJirazione e della circolazione (cardiaci e vasomotori), g li stessi che pare abbiano presentato Siche) e Croce Spinelli e che, si è visto, sono i sintomi degli e ffetti della ra· refazione dell'aria. Chavez a veva però riportato gravi t.raumat ismi , sufficienti a. spiegare la paralisi de i centri nervosi. Tuttavia, più che di trauma, è forse morto di mal di cielo. Egli, portatosi rapidamente a grande altezza, fulmineamente trovatosi in un'atmosfera molto rarefatta, assai probabilme nte ha sofferto in modo violento gli effetti della rarefazione dell'aria., favoriti dalla fatica, dal freddo e dalle intense emozioni. Sconcertato e stordito, all'ultimo momento, probabilmente quasi privo di coscienza, ha forse perduto il dominio dell'apparecchio. Alcuni dicono appunto che, prossimo ad atterrare, alzò le mani acca.sciandosi come colpito da deliquio. 3. -
Disttwbi prodotti da alcumi agenti meteorologici.
Non è del mio compito trattare dei fenomeni meLeorologici dal lato aviatorio, sibbene da quello fisio-patologico. Accenno perciò soltanto: alla importanza delle osservazioni meteorologiche e a ll'utilità delle cognizioni di a.ereologia locale ; al profitto che gli aviatori traggono da favorevoli correnti aeree, che ricer cano .e seguono, subordinando ad es~e l'altezza. del volo, ed al pericolo che i venti forti, più o meno se• condo la loro direzione, fanno correre, specialmente quelli a soffi contrari e disordina.ti, i famosi remoiws, terrore degli aviatori ; alla. presenza ordina.ria di vortici presso il suolo, particolarmente nelle piccole valli; al modo con cui Paulhan, secondo che egli ha riferito, lotta in aereoplano col vento, usando precisamente la tattica del dirigibile, virando verso il vento appena sente che esso investe l'aeroplano, andando incontro alle raffi.che _come fanno gli uccelli . . Il t1ento costringe ad un'attenzione che stanca. Sul nostro organismo aglsce comprimendo ed a.spirando_ Esso disturba la r espirazione per
24
sur,L'roo:-,;r::rTA FIS1C.A Al, SERVIZIO DJ NAVIOAZIONK AEREA
azione meccanica sui polmoni e per effetto nervoso sulla faccia, in modo l?erò non ben conosciuto. Infine il vento disturba la vista e l'udito. La pioggia è terribile, specialmente se con vento. Essa stordisce, agghiaccia le ma.ni, sferza il viso, costringe a socchiudere gli occhi ed accieca. Sotto la pioggia si vola come in una nebbia, senza distinguere bene le particolarità della terra, a volte senza poterla vedere affatto e comprendere se si sale o se sì scende. Le nubi possono avvolgere da oscurità completa. Gli aviatori perciò le attraversano, salendo più su nell'atmosfera libera, ma allora non si vede più la terra. A volte le nubi formano piì1 strati sovrapposti e non lontani fra loro, per cui nell'attraversarle avviene un continuo passaggio dalla luce all'oscurità. che intorbida la vista. Per questa ragione Drescel, quando l'll agosto ultimo scorso !la.lì a 2052 metri a Lanark battendo il record mondiale dell'altezza, avendo nell'ascesa incontrato fitti strati di nuvole, preferì passare al largo. Il freddo è una delle maggiori molestie della navigazione aerea. Per esso hanno mo) to sofferto tutti gli aviatori che hanno fatto lunghi percorsi. È noto che la sensibilità termica non è eguale nelle varie parti del corpo; il viso e le punte delle dita sono fra le più sensibili . Per azione del freddo i vasi superficiali si contraggono e il sangue vi ristagna, onde il color violaceo e poi i segui della congelazione. Tutti i fenomeni meteorologici sopra accennati possono esercitare una dannosissima influenza morale deprimente. .4. -
Alcnni effetti dell'ambiente sull'occht'o e s1tll'01·eccltio.
L'occhio e l'orecchio, mentre risentono gli effetti dello speciale mo· vimento e sono resi più sensibili alla fatica per lo speciale ambiente, oltre i fenomeni meteorologici eventuali inc0ntrano in questo normalm~nte agenti nocivi più diretti. Occhio. - Si è visto che in alto la luce è molto più viva e contiene, perchè non trattenuti dall'umidità, un maggior numero di raggi ultravioletti. La. luce troppo intensa può esser causa di alterazioni retiniche per azione <lei raggi luminosi della parte visibile dello spettro. Ma è all'azione chimica dei raggi ultravioletti che, oltre l'eritema solare, è dovuta la cosidetta ci:,cità da neve, in cni si ha edema delle palpebre, arrossamento delle congiuntive, a volte ulcerazione corneale miosi con fotofobia, lagrimazi one, brncioro e abbagliamento della vista. I raggi ultravioletti non attingono le membrane profonde dell'occhio, perchè vengono intercettati dagli umori, onde i disturbi da essi prodotti sono tempora.mii. Intanto è importante che nell'abbagliamento rlalla lnce, oltre che diminnzione dell'acutezza visiva, vi ha modifica-
SULL'IDONEITÀ FIS ICA AL SER\"IZIO DI NAVIGAZIONE AEREA
25
zione del senso cromatico, restando fra i diversi colori meglio percepito il rosso. Al vento e al freddo gli occhi si riempiono di lagrime, pare per contrazione dei punti Jagrimali o per modificazione dei movimenti d'ammicca.mento facilitanti il deflusso delle lagrime, più che per un vero aumento nella. secrezione di queste. All'azione della pioggia e delle nubi ho accennato poco sopra. Orecchio. - A grandi altezze cessano i rumori, eccetto quelli prodotti dal vento. Quando il vento time l'aviatore non sente che i rumori dell'apparecchio. Una stanchezza dell'acustico per effetto dello stimolo specifico, quale fisiologicamente osserviamo insorgere per esempio negli esami funzionali prolungati, non può allora avvenire che nei voli di lunga durata per il rop.zare continuo del motore. Anche per l'orecchio vi è nn allenamento e a. questo è dovuto se l'aviatore, dopo qmdche tempo da che l'apparecchio si è sollevato, può disting uere il ronzio del motore, apprezzandone anche le variazioni di tono e di regolarità, il rumore del vento, gli scricchiolii dell'aeroplano ed il sibilo dell'aria. che esso fende, sensazioni acustiche di somma impor tanza per un pilota. La funzione uditiva è infiuenzata dallo stato termometrico E." igroscopico dell'ambiente e dai cambiamenti tanto repe1ttini di t.ale stato col mutar dell'ambie nte steiiso. Pf'r detta causa, oltre che variazioni psichiche agiscono sull'udito modificazioui nelle condizioni vascolari del labirinto e dellit mucosa del naso, della faringe e della tuba. Le nostre conoscenze sono in proposito molto scarse. Ma danni ben più gravi può risentire l'organo dell'udito quando si sale a grandi u.ltezze per la diminuzione di pressione dell'aria ambiente. La pressione del liquido endolinfatico, regolata da quella. che grava sulle fìnei,tre labirintiche (ovale e rotonda), è eguale alla pressione atmosferica o, secondo la teoria di Secchi, di essa poco più elevata, mentre i vasi sanguigni banno una pressione interna su peri.ore, quel la. del sangue circolant<i, Tale condizione anatomica predispone già per sè alle iperemie ed alle emorragie labirintiche, le quali sono però grandemente facilitate dalla. diminuzione di pressione dell'endolinfa che avviene nell'abbassamento della pressione dell'aria, sopratutto se tanto rapido c he i meccanismi modera.tori (catena delle ossicina} non abbiano tempo d' intervenire. Si aggiunga che, secondo osservazioni di Heller, Mager, von Schrutter, nella decompressione dell'aria aumenterebbe la pressione endo-arteriosa (Torretta). Nella produ7.ione dei disturbi auricolari vengono anche invocate le embolie gassose. La quantità di gas che un liquido può contenere disciolto è in ragione diretta. della pressione. Mentre nellR, decompressione lentn e progres:,iiva i gas del sangue scemano per elimi-
:26
1
,:t:LL 100:'\EI'1'À FISICA AL SERVIZIO 0 1 XAYl(':AZIOXE AIWEA
nazioni ùai polmoni, nella decompres,,ione rapida e brusca invece essi si renderebbero liberi entro i vasi stessi, specialmente il meno stabile azoto, che formerebbe embolie gassose, onde iperemia ed emorragia ni;i territori retrostanti agli emboli, ischemia nei territori d'irrigazione al di là degli emboli. Secondo i suddetti meccanismi il fattore dell'ambiente che eserciterebbe azione prevalente sulle alterazioni dell'orecchio per effetto delle grandi altezze sarebbe dunque la diminuzione della pressione atmosferica. Gli stessi sono infa tti gli accidenti auricolari che si osservano in seguito alla uscita dai cassoni nei lavoratori sotto prf'ssione (P oli). In entrambi i casi i fenomeni obbiettivi sono bollf' Amorragiche od emorragie li bere nel condotto udi ti vo esterno, nf'lla mcm brana del t im pano, nella mucosa della cassa, i disturbi funzionali rumori auricolari e sordità, vertigine, nausea e vomiti. A proposito del male di montagna ho rifeTito chf' ' il )fosso attribuisce le alterazioni che avvengono nell'organismo (rPspirazione, circolaziorn', sistema nervoso centrale, ricambio) a g randi altezze alla rarefazione dell'aria e non alla diminuzione della pressione e che egli avrebbe r iscontrato che nell'aria rnrefatta ed a grandi a ltezze la pressione artniosa tende piuttosto a diminuire che ad aumentare. Secondo queste vedute gli accidenti auricolari potrebbero spiegarsi, analogamente alle altre alterazioni dell'organismo, colla congestione passiva per paralisi angio-neurntica d'origine centrale. Conclusiorri sutl' infli,enza clello speciale ambiente.
Da quanto sopra si deduce che nei piloti di dirigibili e di velivoli l'attività. funzionale d ,gli organi della respirazione e della circolazione e q uella dei centri nervosi è messa a dura prova nelle ascensioni a grandi altezze, sottoposta. ad intenso lavoro e soggetto all'azione di molte cause per turbatrici anche nella navigazione aerea. ad altezze medie. La vista. ha per detti piloti un'importanza capitale: ad essa è affidato il riconoscimento delle vie percorse e delle segnalazioni. Quindi il potere visivo centrale e periferi co deve essere ottimo, per il bianco e per i co lori. Le affezioni este rne dell'occhio non ledenti la funzione visiva sono da valutare secondo il grado di difetto di protezione di cui sono causa in rapporto agli agenti dell'ambiente speciale. Per l'orecchio, oltre l'integrità funzionale del labirinto non acustico, è di l'icbiedersi anch& udito normale, poichè alle sensazioni acustiche specia1mente è devoluta la sor veglianza sul buon funzionamento del motore e di t utto l'apparecchio. L o stato normale dell>1 cassa timpanica, il libero giuoco della catena della ossicina, la pervietà delle vie
Il
SULL'IDONEITÀ 1,'!SJOA AL SERVIZIO DI XAV!GAZIONE ,\EllEA
27
a.eree superiori e della tuba sono condizioni necessarie per la difesa dell'integrità anatomica e funzionale dell'orecchio contro gli effetti della. decompressione dell'aria e degli agenti meteorologici. Le affezioni delle prime vie del respiro devonsi anche valutare in relazione agli effetti sulla. respirazione, ai disturbi nervosi riflessi, all'osta\!olo della circolazione cerebrale, di cui possono esser causa. L'attitudine fìsica per !'altro personale comandato servizio di navigazione aerea (disegnatori-fotografi addetti ali 'apparecchio radiotelegrafico ecc.) può esser determinata, in base ai fatti sovraesposti, tenendo conto delle singole mansioni.
in
Firenze, ottobre 1910.
BIBLIOl:RAFIA ll problema aeronautico attrai·• rso i secoli. (Vedasi la Guida 11[/i ciale del circuito di Brescia , )filano. J 9(J!l). BP.LT&.uu L uc.,. - L'aeroplano d·i L ron,urdo da Vi,~1:. (In detta Guide,). C: nADF:Ntr:O G10sE.l'PE. Sui criteri d iagnust ici. n !!lle ,w.uattie d r/ labirinto <1 11ricolar, . TI Morgagni , n. 10-11 1907. CYoN E. Da~ 0/ir/abyrinth als Orr,an dcs ,natliematisclu n Sùmea /iir Ratim ,md Z dt. Berlin, Sprinp:er, I 908. (VP.dl\Si l'ano.li.~i fattane da\ prof. Stefanini nell' Arch. ital. rli otolog. e laring. , Voi. XX, fase. 3, 4, 1009). Mosso ANuELO. - Fùiologia dell'uomo sul[,, Alpi. :Milano, Treves. L807. Si,;ccirr CARLO. - L ei finestra rotonda t la sola vi<, pei e11oni dall'aria al lrtbirinto. Arch. suddetto, Voi. XII, fase. 4, 190 2. T ORRETTA AC' HILLE. L ei.ioni del labiri nto non acustico dimostra.te. con riccl"cit e cliHid«· e 1perimen1u/i. Armali di laring. ed otol. , rinol. e /ari1,g,, anno IX, 1908, fn~c. 5. pag. 264-70. POLI CAMULO. - Ri,ultato dell'eJJame preventivo d ,/Corecchio n ei lavomtori sotto prea~ione Arch. suddetto, Voi. XX, fase. 2; 1909. GRAOE.'HCO GrosEPPE. - Sull'esame fum-ionale del labirinto ,~on ac11atico. Arch. s udde tto, Voi. XVII, f&llc. 3, 4. 6. 1906. Articoli diversi del BARZlNI e del FR.~CCAROLI. LoNCONI Eou.\RJ)O. -
I' 28
LA CURA RAPIDA D ELLE
LINFADE:N ITI INGUI NA LI SUPPURANTI COL
),IETODO DELLA PUNTURA-INCISIONE Conferenza lotta aizli Uffi<-iali medici presso l'Ospedale ;\lilitare di Roma il 7 lug lio 19111 da.I Maggioro modico dott. Mario Vlrgallila.
Avendo avuto dal l'agosto dello scorso anno 1909 in quest'ospedale la direzione rlel ri parto, ove sono con molta frequenza rico verati in fermi affett i da adeniti inguinali, specialmente di origine vener ea, ho YOluto portare il mio contributo sul ruetodo rapido di cura di esse, metodo il quale fo già sperimentato nei nostri osped ùli da tempi remoti, ma che probabilm ente non ha sempre ben corrisposto, onde oggi, per qu anto io sappia, si preferisce dalla maggioranza l'ir:cisione e l'enucleazione. Ed a tale studio m' ha indotto la considerazione che note,ol i vantag~i si hanno da una cura rapida, mediante 111, q ua.le si so stituisce una semplice puntura-incisione ad una, più, o mflno, lunga incisione dell'adenite suppurante, vant1:1ggi, che in breve si possono riepilogare ai seguenti: Operazione quasi indolente, a cui senza diOìcoltà alcuna si sottopongono gli infer mi ; assenza di una ferita postoperatoria all'ing uine, talvolta facile ad ulcerarsi e sovente causa di edema all'art.o inferiore con disturbi della deambulazione; nessun pericolo di esporre l'infermo alla lunga serie delle complicanze, che possono verificarsi in una fe· rita aperta all'ing uine con gravti risentimento della. salute dei pazienti e relat iva lunga degenza dei medesimi negli stabilimenti di cura. Pur tr oppo il nostro esercito ba un triste primat') per la frequenza delle mal attie veneree, on<le, specialmente neg li ospedali militari delle grandi città, i ri parti dei venRrei sono sempre affollati, tanto che per agevolare il servizio nel nostro ospedale è stato necessario r ipartire in dne il riparto prima esistente1 ed in quello da me diretto le adeniti
LA CURA RAPIDA DELLE LI:SFADENITI DIGITI:'i'ALI, !!CC.
29
suppurate dal settembre 1909 al giugno HHO hanno raggiunto il numero di ben 270. Nè questo può dirsi un privilegio della capita.le, perchè sin da.I 18D2 il compianto tenente colonnello medico Quinzio, calcolava al 25.91 p. 1000 della forza la morbosità per ulceri ed adeniti veneree nell'esercito (1), E per quella reciproca. simpatia, che è sempre regnata fra Venere ed i giovani soldati, come per la maggior libertà dei costumi nei tempi moderni, questa cifra è alquanto aumentata, sicçhè come r isulta. dalle Notizie somma1·ie sulla statistica sanita1·ia del R. Esercito, pubblicate nel Giornale di m edicina militare, il numero degli entrati il'.I cura per ulceri ed adeniti veneree fu di 6327 nel 1904, cifra corrispondente al 30 p . 1000 della forza (2), nel 1905 fu di 613G, il 28.1 p. 1000 (3) e uel 1906 fu di 6688, il 26.9 p. 1000 (4.). Sorge quindi la necessità di adottare tutti quei provvedimenti atti a proteggere l 'igiene fisica e morale del soldato, di cui recentemente si è occupa to con molto interessamento e competenza il collega. Gilardoni nelle sue Oonside1·azioni sulla p1·ofi.lass·i delle malattie ve11e1·ee nei militar-i, mentre, secondo riferisce la. direzione del Gio,·nale di medicina militare nella sua nota a quella pubblicazione e nel momento presente in cui il problema. sessuale s'impone nei suoi svariati aspetti allo studio dei medici e dei sociologi si va propagan<io un movimento di riforme nei criteri educativi, del qua.le è a capo uno dei luminari della scienza medica italiana., il senatore Foà > (5). Data quindi la frequenza delle adeniti ed i numerosi inconve11ienti; cui possono dar luogo, mi è sembrato che uno studio &.ccurato per semplificarne la cura ed accelerarne la guarigione fosse utile ri, prenderlo, riuscendo di non poca importanza. Quando assunsi la direzione del riparto erano in cura. molti ope· rati per adeniti col metodo comune clell'inci..ione, e mercè l'abilità chirurgica dell'operatore, che mi aveva preceduto nella direzione del riparto, la guarigione procedeva bene in tutti, ma per ottenere questo risultato era uopo naturalmente impiegare non poco tempo nelte medicature. A queste poi, essendo soventi piuttosto dolorose, gli ammalati avevano avversione, mettendo i più pusillanimi a dura prova. Ja mia pazienza, senza tener conto anche del notevole, nrn necessario, consumo di oggetti di medicazione. (I) Qu1Nz10. -
Le malattie dell'eJJercito. Conferenze, 1892, pug. 324.
(2) Giornale di medicina mili!c,re, anno 1908, png. i33.
(3) Oior,iale di medicina militare, a-nno 1009, pag. 733. (4 ) Giornale di medicina militare, anno 1!)09, pag. 803. (.'i) Giomale di medici>ia militare, anno 1900. pug. 8,13.
;j()
LA CURA RAPIDA DELI,E U:S-FADKNITI lXGUINALT, ECO.
Come ho innanzi accennato il metodo di cura rapida delle adeniti ,eneree è antico, ed ha sempre richiamato l'attenzione degli ufficiali medici ùel nostro e degli altri eserciti, nonchè delle clin iche dermosifilopatiche italiane ad estere, onJe dirò in breve quanto ho potuto riscontrare sull'argomento nel nostro Giornale di medicina militare da oltre un ventennio ad oggi, come in a ltre pubblicazioni e nei più recenti trattati di malattie veneree. Sin dal 1860 il dott. Giuseppe Pitzorno, medico di reggimento, pubbliciwa nei numeri 48 e 49 nel C:iomale di me1lici11a militare nna memoria nella quale descrive,a un metodo rapido di cura delle adeniti v~neree, consistente in una puntura e liwaggio della cavita ascessuale con soluzione all'l p. 1000 di snbhmato corrosivo ed assicurava di aver sempre ottenuto buoni risultati. Però il metodo non dovei te avere larga applicazione negli 03pedali militari perchà nel 1880 l'ispettore capo di san ità militare di quell'epoca, il generale med ico Pecco, ne ripeteva nel Giomale medico del R. E.~ercito e della, R. Ma1·ina di quell'anno a pag. 857 la descrizione, e nel r ichiamarvi l'attenzione lo raccomandava ai co.lleghi, assicurando di a,·erlo fatto applicare negli ospedali militari di Milano e di Alessandria durante il tempo in cui ne aveva avuto la. direzione, e con buon successo, salvo qualche eccezione. Ma neppure questa volta il metodo rapido di cura delle aden iti veneref' ebbe numerose applicazioni, onde lo stesso ispettore nell'anno successivo 18!10 nel resoconto riguardante le Operazi01i"i chirm·giche e.~egnite du1·a11 fe il 18R9 negli .stabilimenti sanitari milita1·i, nel pubblicare il risu ltato del metodo P itzorno dice che in molte relazioni non è segnalato e che in alcuni ospedali il risultato non era stato molto soddisfacente. Cosi a ccenna che nell 'ospedale di Toriuo era stato applicato i:olt.anto in due ufficiali con buon esito; in quello di Ales,mndria, di Savigliano e nel]' infermeria presidi aria di Casale si erano ottenuti buoni risultati, ma non erano riferite cifre in appoggio dei medesim i. A Brescia, su 14 operati, 11 erano guariti in una media <li 22 g iorni, negli alt ri 3 si era dovuto ricorrere ali' incisione ed al raschiamento; a Cava dei 'rirreni erano stat.i sottoposti alla cura P i tzorno 9!) malati, i quali, calcolando dalla data della punt,ura, ebbero una degenza media di 38 giorni, che sarebbe stata superata da 45 di essi, aveudo raggiunto i 61 giorni. Xegli a ltri ospedali 11 metodo era st.ato tal,olta &pplicato ma con esiti non sempre soddisfacent.i, sicchè la relazione del generale P ecco conclude : e Non ost.ante gl' insuccessi stati segnnlati non posso ristarmi dal
LA CURA RAPIDA DE:Ll, E LINFA DE:~ITI IXGUIXA LJ, E CC.
31
« raccomanda.re
ai colleghi di essP.re perseveranti nell'appl icazione del Pitzorno • (1). Nel 1887 il dott. Pasq uale, medico di 2" classe, oggi colonneJlo
« metodo
medico nella l'egia marina , pubblica\'a una statistica. di 19 casi di bubboni venerei trattati con la. c,ura abor tiva del Pirondi, con sistente nell'!ipplicazione di un vescicante per 24 ore, esteso di qualche centimetro all'infuori della parte protuberante del bubbone e sollevata. la bolla ed asportata l'epiderm ide, spalmatura di pomata. iodo-iodurata sull11, parte denudata. Con questo trattamento su 10 casi si ebbero 6 risultati negativi, il che corrisponde ad una media del 30 p. 100 ali' ÌJH;irca d' insuccessi, risultato favorevole se si considera, conclude il Pasqua.le, che buona. parte d ei bubboni attraversa.ano già una fase suppurativa. (2). Kel 1888 it1 sottotenente medico Giulic, De Santi, in uno. conr'erenza. scientifica. tenuta nell'ospedale miliLare di Roma, nel maggio di quell'anno, comunicava cli aver curato col metodo Pitzoroo in questo stesso ospedal e 25 bubboni suppurati, otteoe·udone buon esito (3). Continuando nella rassegna, nella puntata dì luglio dello scorso anno 1909 degli A111iali di medicina nai:ale, è riportata da.Ua. Presse médicale dello stes110 anno, una descrizione della cura dei bubboni suppura.ti con la puntura, evacuazione del pus, lavaggi antisettici ed iniezioni riempitive di vaselina. liquida all'iodoformio, commen tata con queste parole: « è un metodo di cura preconizzato da circa 20 <i anni dal Fo11tan, che inerita. di essere pl'eso nuonuneute in consi« derazione, specialmente in seguito ai buoni successi dei medici del« esercito e della marina francese ». Descritta. brevemente la. tecnica., si aoceuna ai buoni risultati, ma non si riportano dati statistici (4). Nella Semaine rnéclicale del 5 gennaio del corrente anno è descri tto nn metodo semplice di cura dei bubboni suppurati, adott11,to d a 7 anni da.I medico militare degli Stati Uniti, dott. Keller, il q ual e, dopo caustica.te. l'ulcera col termocauterio, incide la. pelle sana a 2-3 centimetri al disotto del b ubbone, an-iva sul medesimo, evacua il pus, asporta con un cuccbia.io 1 frammenti delle glandole ammalate; Ja,a l a. cavità con soluzione di sublimato al 0,50 p. mi!Je e poi con iicqua ossig,mata e la riempie con emulsione di iodoformio al 10 p. cento in paraftìna Il (1) Gfornafr medico del R. rsercito e delle, R , ai/1 ,,wrina, nnno I !lu, pag. IHS. (2) Id. id. id .. anno 1887. pag. 1:1 I. (3) ld. id. id., anno 1888, pag. 014 (4 ) Anna!; d, mrdirina 1uwa/r r rolon iale. n1111u l!•O!l. ,·,,I. lT, ptu.! I~\ ,.
32
LA Cl:HA RAPIDA DELLE LIN.F ADENITJ INGUJNALI, ECC.
Keller avrebbe sperimentato questo metodo in 150 casi con buoni risultati. Finalmente un'ultima comunicazione pubblicata nel fascicolo IV-V del Giornale di medicina milita,·e di quest'anno, a. pagina 373, riguarda il T1·attamento estetico dei bubboni venerei di E. Grenet ed E. Bressot, riportata dal Jow·nal cle médecine et de chinirgie, 10 gennaio 1910, ed è preceduta da queste considerazioni: < Sono noti gli sforzi dei chirurgi diretti alla ricerca di un processo, che guarisca i hubboni venerei senza lasciare cicatrici deformi e visibili, specialmente le inicziori.i riempiti ve di vaselina iodoformica. D'altronde questo è di tecnica delicata; se il pus non è completamente evacuato prima della iniezione del liquido modilìcatore, il successo manca. Cosiccbè non si è diffuso nella. pratica, così come altri processi aualoghi ~. Invece gli autori hanno ricorso ad un metodo, che consiste nel combinare la stasi venosa alle iniezioni intraglandolari di alcool assoluto ed alle applicazioni calde, ottenendo la guarigione in 10-20 giorni s~nza. cicatrice apparente, non solo nelle adeniti veneree, ma anche ia quelle dovute ad altre cause di infezione, comprese quelle di origine sifilitica, o tubercolare, ed i migliori risultati si avrebbero quando il tratta.mento è messo iu opera fin dall'inizio dell'adenite. Venendo ora a ciò che si trova scritto nei trattati più recenti circa la cnra delle adeniti veneree, comincerò dal cital"e il Campana, il quale nel suo libro Dei morbi sifilitici e vene1·ei, si esprime così: « Se vi ba. se~no di suppurazione, dopo adatta anestesia locale con cocaina, vuota.mento della marcia con larga incisione, ordinariamente parallela all'arcata crurale, se all'inguine, e ben disposta. pel libero vuotamento del vontenuto, se in altri siti, lavaggio con soluzioni antisettiche» e soggiunge: « nei casi di piccola e tenue raccolta marciosa, la puntura e dopo rigorosa disinfezione si esegue la sutura unit.iva (1). Il Taylor nel « Trattato delle .M alattie degli organi genito-iwina1·'i », parlando della forma di adeniti in cui vi è suppurazione di n110 o più gangli e de l tessuto connettivo circostante, mentre alcuni gaugli rimangono in uno stato iperplastico, dice che praticamente si tratta diuna cavità ascessuale e perciò preparato diligentemente il campo operatorio si pratica una lnnga incisione parallela al legamento di Falloppio e decorrente sulla parte più sporgente della tumefazione; può e,;sere necessario di fare arn.: he un'incisione verticale allo scopo di guadagnare maggiore spazio e per favorire il futuro drenaggio. Indi soggiunge che per tuttl' In adeniti suppurate e per certe forme ve( I ) C.,~11•.,:,;,-. -
/Ai morl,i ai/ilitfri P r111•rei. Ed. l!JOu. p11g. .J.:?,;.
LA OUBA. RAPIDA. DELLE LINFADENI Tl l -XGUIN.AL I 1 ECC.
33
ueree, è più efficace e proprio a. determina.re una rapida. guarigione, previa. asepsi ed anestesia locale, la puntura nella parte più sporgente della massa tumefatta sino a ohe fluisce il pus, ohe viene spremuto, indi lavaggio della. cavità ascessuale con perossido d'idrogeno puro, irrigazione della cavità con soluzione di sublimato al 0.20 p. 1000, che viene spremuta. completamente, ed infine si riempie la cavità asces• sua.le con unguento di vaselina e iodoformio al 10 p. 100 riscaldato in acqua calda (1). Infine il Taylor, dice che la medicazione deve essere cambiata dop') tre o quattro giorni, non richiedendosi però di ripetere sempre l' irrigazione e l'iniezione; ciò fa supporre di avere egli applicato il metodo rapido a piccoli ascessi, non essendo possibile far ristagnare a lungo il pus, che talvolta si riproduce abbondante nella cavità ascessuale. In base, pertanto, agli studi ed alle conclusioni contenute n elle accennate pubblicazioni ed in altre, ohe per brevità non riporto, mi accinsi, fin dal settembre dello scorso anno, a curare le linfadeniti inguinali suppuranti col metodo deJJa puntura-incisione ed iniezioni riempitive di vaselina al iodoformio a l 10 p. 100, riservando l'incisione, o l'enucleazione, ai casi non frequenti dì notevoli iperplasìe glandolari, o di ascessi molto vasti con glandole tumefatte ed in via di suppurazione, specialmente se sotto-aponevrotiche e ricorrendovi anche quando dopo una. puntura esplora.tiva ho notato assenza di suppurazione, la. quale si trova spess"' v<Jlte solo nel centro della g landola, donde s'inizia in regola generale. Quando la suppurazione si era solo in parte manifestata, ho cercato di favorire la fusione della glandola, con impacchi caldi, o cataplasmi emollient i, allo scopo di poter praticare, più t ardi: la cura rapida. con la puntura. Ho ottenuto in qualuhe caso la guarigione, talvolta dopo un tempo, non molto breve, ma solo raramente, sono stato costretto a ricorrere all'incisione, e propriame11te quando la persist~nte suppurazione mi denota.va la prese nza di glandole suppuranti. Accenno, solo brevemente, che qua ndo per le condizioni generali , dell'infermo si può sospettare tratt11.rsi di atlenite tubercolare è ine \·itabile, ed è bene ricorrervi subito, l'enucleazioue : infatti in due casi che ne presentavano il dubbio, sebbene le adeniti fossero consecut ive ad ulceri veneree e già suppurate, la puntura-i ncisione è falli ta. Soggiungo inoltre, che nei soggetti col sistema linfatico molto svilnppato a cura rapida conduce alla guarigione spesso assai lentamente, ( l) T,wwR. gina 596.
Trattato ddlt!. malattie cle!Jli orr1ani yei.ito-u rinari. E d iz. 1111)4, pa-
3 - li1or11ale di medici110 militart. -
Fasr. ' ·
34
LA CURA RAPIDA DF.J.T,E LJNFADRNITI
L:--GUISALI, l~CC'.
ed in tali circostanze è stato di notevole giovamento sottoporre gli infermi a contemporanee cure iodiche, sia per via gastrica, come ipodermica, con iniezioni iodo-iodurate alla Durante. In q uesti casi occorre una grande pe1·severanza nella cura per poter alla fine trionfare. All'uopo citerò la guardia di finanza A. P., la quale ammalatasi di adenite inguinale destra nel mu.rzo 1909 ed operata in un altro riparto con lunga incisione ebbe una degenza di oltre cento giorni in questo ospedale, presentando la ferita operatoria granulazioni torpide dovute probabilmente alle condizioni genera.li poco floride dell' individno, essendo di costituzione linfatica e sifilitico. Egli rientrò il 1° giugno successi ,,o nel riparto da me diretto, essendosi ulcerata la cicatrice all' ingnine destro e presentando adenite suppurata a quello di sinistra. TRl e adenite era dovuta a condilomi ulcerati sul solco balano-prepuziale. Questa volta fu operato con la puntura-incisione e per oltre 20 giorni la suppurazione fu abbondantissima da far te,nere necessaria l'incisione, ma continuata con persistenza la cnrs. con vaselina all'iodoformio, o con semplici lavaggi con soluzione di sublimato corrosivo al 0.50 p. 1000 associata a quella iodica per via interna, dopo ~8 giorni si ebbe la guarigione con evidente vantaggio sulla prima operazione, perchè meutre a.Il' inguine destro erasi residuata nua vasta cicatrice assai deforme, facile ad ulc·erarsi, come era difatti avvenuto, e per cui occorsero molti altri giorni di cura, a sinistra invece si notava a ppena la piccola cicatrice della puntura. Ho testè riveduto l'infermo perchè rientrato all'ospedale per irite sifì.l itica ed ho notato che all'inguine sinistro, sede della punturaincisione, non si osser~ano più postumi della pregressa adenite. Un appunto che si può fare alla cura rapida delle linfadeniti è rappresentato dal pericolo di una recidiva quando, non essendosi tutto fusa qualche glandola, si può riaccendere in essa il processo flogistico. Ciò s'è verificato poche voltti, e g li ammalati rientrati all'ospedale non presentavano che un lieve gemizio della piccola ferita operatoria, riapertasi in seguito a strapazzi, non avendo essi ossen·ato il riposo prescritto, ma. bitstò per pochi giorni ripetere la medicazione per ott.encre la guarigione definitiva. A questo pl'oposito dirò che un fat. tore, il quale contribuisce molto al buon esito della cura rapida è l 'assoluto riposo dell'infermo per quanto è posai bile a letto, nei primi g iorni dopo l'operazione. Ciò mi è stato ampiamente dimostrato dal minor numero di giorni in cui sono gnariti gli ammalati più docili, piti pazienti e più desiderosi di guarire presto; ma è cosa difficile ad
LA CURA RAPIDA DELLB LINFA DE:-tlTI lXGUIXALI, ECC.
36
ottenersi nei giovani soldati, che nel pieno vigore della. gioventù non si rassegnano volentieri a.Il' immobilita per una malattia, che dopo il primo intervento non reca. più quasi nessun disturbo, traendone essi la conseguenza dell' inntilità di un eccessivo riposo. E così pure accennerò a.d un'altra. ca.usa di ritardo della guarigione, sebbene non frequente, causata da.Il' infezione della. piccola ferita operatoria. da parte degli infermi, che per quanto avvertiti di non avvicinarvi le mani, spinti forse dal desiderio di osservare come procede il decorso della malattia, durante le lunghe ore di ozio, introducono una mano sotto la fasciatura, già. rilasciata durante il loro voltarsi e rivoltarsi nel letto, toccano la ferita e la infettano, sicchè stenta a cicatrizza.re.
Ora. dirò in quali varietà di adeniti inguinali la cura. rapida è rin· scita efficace secondo le mie esperienze. Come è noto le linfadeniti, che comunemente si verificano all'inguine, eccetto le tubercolari, possono avere origine: da ulcera molle, da blenorragia, da ulcera mista (raramentE-1 dalla dura), da lesione dell'1trto inferiore con secrezione settica. In seguito a questi stimoli si può avere iperplasia semplice, o suppurazione. di uno, o più gangli, suppurazione di tutta la massa glandolare con formazioHe di una cavità ascessuale, adenite virulenta determinata da ulcere molli, virulenti e distruttive. Nel riparto da me diretto le i.deniti, essendo state nella maggioranza dei casi causate da ulcere molli, tal volta già cicatrizzate, ho potuto su queste specialmente praticare le mie esperienze. Ogni qualvolta si notava suppurazione, anche molto diffusa, sino ad essere prossima ad nlcerare i tessuti per aprirsi all'esterno, ho sempre praticato la puntura-incisione, ed in alcuni casi la guarigione è stata rapidissima (3 a 6 giorni); è condizione molto favorevole quando è iniziata la suppurazione attendere la fusion'I completa delle glandole, ciò che del resto si verifica spesso in pochi giorni specialmente con l'applicazione di cataplasmi caldi di seme di lino. Ho tentato in qualche ca.so di ridurre in piccoli pezzi la glandola non del tutto suppurata ed asportarli col cucchiaio di ,,rolkmann, facendo seguire un raschia.mento, ma non ho avuto molto a lodarmi di questo metodo consigliato da Keller, forse percbè non è facile rimuovere tutta la glandola stessa, onde, visto che la suppurazione non cessava, ho dovuto infine ricorrere all'enucleazione. In due ca.si di vasta euuclt,azione ho tentato mediante la sutura ~rofonda di ottenere la guarigione della ferita operatoria per pnma 1~tenzione, ma è riuscita parzialmente in uno solo. Non è possibile ncorrervi di frequente poichè in generale gli ammalati all'entrata
36
LA CURA RAPIDA DELLE LINF ADENITI INGUINALI, ECO.
nell'ospedale presentano le adeniti già suppurate, e quando talvolta mi era sembrato trattarsi di semplice iperplasia ho trovato all'atto operativo la suppurazione nel centro della. glandola e con tale r eazione dei tessuti periglandolari da. non permettere di tentare la. guarigione per prima intenzione. Tutta.via siccome questo sarebbe un r isultato ideale, ottenendosi la guarigione in pochi giorni con cicatrice lineare, mi propongo di continuare gli esperimenti al riguardo. Ed ora descriverò in poche parole la tecnica. che ho seguito, dopo aver tenuto presente quanto da altri fn praticato ed adottando quelle modificazioni, che mi sono state consigliate dalle non poche esperienze, che ho potuto praticare su 270 casi. Eseguita l'asepsi della regione ed ottenuta. l'anestesia locale con cloruro di etile, pratico un'·incisione di 2 millimetri sul punto, ove è più evidente la fluttuazione, e dò esito al pus con pressione digita.le lenta, per quanto è possibile, essendo questa manovra. talvolta piuttosto dolorosa, sebbene non eccessivamente; lavo la. cavità con soluzione di sublimato corrosivo al 0.50 p. 1000, sino a che non rifluisce quasi limpida, mediante una comune siringa metallica di P ravaz, da coi è stato tolto l'ago, e dopo sterili7.zata col calore l'estremità, che viene a contatto con la piccola ferita. operatoria; indi lavaggio con acqua sterile ed infine, tenuto presente la grandezza della cavità ascessuale, iniezione riempitiva di mezzo ad 1 centimetro cubo di una miscela di iodoformio e vaselina a l 10 p. 100, tenuta liquida a bagno· ma.ria, ad una temperatura di poco più di 40°. Questa miscela penetrata nel cavo ascessu&.le, trovando in esso una tempera.tura che, come risnlta dalle mie esperienze, raggiunge in media 06', 5 per i precedenti lavaggi con soluzioni fredde di sublimato corrosivo, si solidifica. subito, perchè lt1. vaselina fonde da 42' a 47°. Xou conviene iniettare una quantità eccessiva della miscela per non distendere troppo le pareti dell'ascesso. A questo punto a lcuni corno il Fontan consigliano di chiudere la piccola ferita con collodion, ma ho dovuto abolirlo perchè è bene che dalla ferita possa refluire uua parte di pus, il quale si produce fra una medicatura e l'altra. Indi pratico una comune fasciatura a spiga dell'inguine e prescrivo all'infermo un assoluto riposo nei primi giorni. Il Taylor consiglia di rimnovere la medicatura dopo tre o quattro giorni, ma come ho innanzi accennato questa pratica non mi ha dato buon risultato, mettendo il ristagno del pns in pericolo l'esito della opertizione, onde preferisco di rinnovare la medicatura ogni 24 ore, percbè sino alla guarigione la secrezione dapprima purulenta, poi siero-
LA OORA RAPIDA DELLE LINFADENITI INGUINALI, ECC.
37
purulenta. ed infine sierosa continua a. fluire dalla piccola ferita operatoria. e, se dovecse ristagna.re lungo tempo nella. cavità, la suppurazione sarebbe talmente abbondante da produrre un vasto ascesso, che richiederebbe poi l'incisione. Non ò pure consiglia.bile l' u~o di stuelli per evitare nn possibile pericolo d'infezione dal cavo ascessuale. Dalle mie osservazioni in..oltre risulta che il lavaggio con acqua ossigenata. consigliato dal Taylor e praticato dal Fontan e da. altri non è opportuno, perchè producendo effervescenza. dilata il cavo e.scessoide e può trasportare il pus in qualche anfrattuosità, donde non è facile espellerlo col lavaggio successivo. Per te.le motivo ne ho abolito l'uso, e.vendo visto che aumenta.va. la. suppurazione. L'iniezione di vaselina. all'iodoformio nei piccoli ascessi basta per pochi giorni; per une. settimana o poco più nei più vasti; indi è bene non insistere perchè quando l'iodoformio ha già favorito lo sviluppo di granulazioni la vaselina. oste.cola come corpo estraneo l'adesione delle pareti ascessuali; occorre allora la sola. lavanda. con soluzione di sublimato corrosivo al 0.20 p. 1000, ovvero è sufficiente addirittura dare solo esito alla poca secrezione sierosa con lieve pressione digitale e ripetere la. fascia.tura compressiva. sino alla guarigione. Circa il modo come agisce l'iodoformio credo iii possa ritenere che a somiglianza di quanto avviene per l'ulcera molle, di cui cost.ituisce la cura più efficace, influisce come antisettico e promuove le granulazioni, qualunque poss11. es:1ere la causa, che ha prodotto l'adenite dallo streptoba.cillo di Dncrey-Unna alla lunga serie di cocchi piogeni capaci di dare una più o meno rapida snppurazione, come lo stafilococco piogeno aureo, lo streptococco ecc.; potendo l'adenite inguinale seguire ad una lesione qualsiasi ai genitali, od altrove ed a svariati processi piogenici. Ed ora potrei · esimermi dall'accennare i vantaggi evideuti della cura rapida delle adeniti inguinali suppuranti, e gl'inconv~nienti talvolta gravi, che si possono verificare dopo l'incisione, o l'enucleazione q.elle medesime, ma dirò poche parole in proposito. Già con i grandi progressi dell'asepsi e dell'antisepsi oggi difficilmente si vedono, come una volta, nei nostri reparti venerei, ammalati, i qua.li per la lunga degenza. all'ospedale si presentavano in condizioni di grave deperimento organico, e che nei predisposti era t.alvolta causa. di aggravamento di altre malattie, come disturbi gastrointestinali, nevrastenia, isterismo ecc., mentre si citano oasi in cui durante il lungo decorsv della cura. di adeniti suppurate si manifestò la tubercolosi; non si vedono più inguini trasformati in grandi piastroni dovuti a. vaste cicatrici deformi dopo una lunga sequela di
38
LA CURA RAPlOA DELLE LI:',FAOENITI INGUINALI, E CO.
gravi complicanze, come accartocciamento delle labbra cutanee, granulazioni torpide, seni fistolosi, più o meno tortuosi e con tragitti sin tra i muscoli della coscia; è raro osservare quegli adeno ,flemmoni, che qualche antore cita essersi diffusi all'articolazione della coscia ed al peritoneo, cvn grave pericolo della vita del paziente; e così potrei citare altre e non poche complicanze, che si possono presentare itn nua ferita ali' inguine esposta all' infezioni per quanto si possa essere oculati nell'osservare, come si osserva. da tutti, la più scrupolosa. asepsi ne lle camere operatorie, pòrchè come ho innanzi accennato, quivi l'affolla mento è tale nei grandi ospedali che con tntte le preca11zioni si possono sempre verificare inco11Yenienti. Invece non sono pochi i vantaggi della cura rapida delle adeniti nei numerosi casi in cui si possa attuare, perchè con, tutta la buona volontà, esplicata da me con vera tenacia, specialmente nei primi tempi degli esperimenti, quando volli applicarla a quasi tutte le varietà. delle adeniti suppurate, si ha una percentuale, fortunatameute lieve, essendo a me risultata dell'8 p. 100, nella quale si deve ricorrere sin dal primo momento all'incisione od all'enucleazione, per non perdere un t empo prezioso per l'infermo, in inutili, o dannosi tentativi. Innanzi tutto, mercè la cura rapida, l'abbreviata degenza nei luoghi di cura non de prime il morale e le condizioni generali di nutrizione degli ammalati, i quali dopo pochi giorni di riposo riprendono volentieri il servizio, non risentendo alcun disturbo dal piccolo atto ope· ra.tivo, e lieti di aver raggiunto con insperata brevità, la. guarigione di una malattia, generalmente sempre di lunga e penosa. durata; nè va tenuto in nessun conto per il buon andamento economico degli stabilimenti di cura il vantaggio, che deriva dal notevole minor numero di giornate di degenza. degli infermi negli ospedali. L'operazione non è affatto, od è ben poco dolorosa, perchè con. una. lieve polverizzazione di cloruro di etile si rende insensibile il punto su cui si prat ica. il piccolo taglio, onde ho sempre visto gli ammalati prestarsi volentieri a farsi operare, anzi facendone spesso insistente domanda, per liberarsi al più presto dalla malattia. Cosa ben diverse. q uando il chirurgo si presenta innanzi agli infermi con un bisturi per praticare un'incisione più o meno lunga e profonda, e tutti abbia.mo potuto osserva.re qua.le terrorizzante impressione essi ne ricevano, sicchè molti domanda.no di essere sottoposti prima alla cloronarcosi, alla qua.le, non essendo sempre scevra d'incouvenienti, non si ritiene dalla maggioranza. di ricorrere per un a tto operativo, che si possa presumere di breve durata., come è il caso di un'incisione, o di un'enu-
30
LA OURA RAPIDA DELLE LINFADENITI INGUINALI, ECC.
cleazione di glandole superficiali. Occorre quindi sovente l'aiuto di robusti infermieri ·per impedire movimenti inconsulti da parte dell'operato, al quale non si può impedire di dare almeno sfogo al proprio dolore con la.menti, che impietosiscono i presenti e sgomentano gli altri infermi, se vengano in un modo qualunque l\ sentirli; sebbene ciò si possa evitare, o vengano loro da altri riferiti, cosa più facile; sicchè si dà il caso che se qualcuno debba esser subito dopo sottoposto alla stessa operazione, vi si rifiuta, almeno in quel giorno. Ciò non ho mai osservato da parte degli ammalati, anche i più timidi, dopo adottata la cura. rapida. Inoltre si risparmia tempo nelle medicature, il quale non è breve, quando occorre disinfettare vaste ferite, specialmente, come sovente accade, se si debbano operare raschiamenti, causticazioni, esplorazione ed incisione di seni fistolosi con tutte le precauzioni antisettiche, ecc. Infine, ciò che non guasta, anche il consumo di oggetti di medicazione viene ad ess~re molto limitato, e bastando talvolta applicare sulla regione della. puntura una semplice striscia di cerotto, si riduce a ben poca cosa il materia.le occorrente in rapporto a quello necessario per una. larga ferita e di lunga durata. A vendo avuto l'opportunità di raccogliere una numerosa casuistica, questa varrà. certamente a convincere sulla reale efficacia, nella gran maggioranza dei casi, della cura rapida, quasi incruenta, delle linfadeniti suppurate, di origine venerea., o di altra. natura, sia inguinali, come di altre regioni, avendo le glandole linfatiche la stessa. struttura anatomica e la stessa funzic,ne fisiologica in tutto l'organismo. All'uopo dirò che le adeniti inguinali da me cura.te in parecchi infermi erano probabilmente, ed in alcuni certamente, di origine non venerea; infatti in un caso, trattato con il metodo rapido e guarito in pochi giorni., si trattava di adenite sottomascellare sinistra suppurata. L'infermo era stato ricoverato nel riparto per sifilide secondaria.. A. meglio convalidare il mio asserto varranno le cifre seguenti: Il numero complessivo delle adeniti operate col metodo rapido raggiunse 2701 ripartite come segue secondo la regione: Inguinali destre . Id. sinistre Biinguinali . Inguino-crurali Sopra.pubiche, o di altre regioni
N.
116
»
144
~
3
»
4
))
3
- - - -
'l'otale N.
270
40
LA OURA RAPIDA DELLE LIN~'ADENITI INGU INALT1 ECC.
Guarirono in meno di 10 giorni dai 10 a1 16 > > > > 15 > 20 > > 25 > 30 > I> oltre i 30 > Sottoposti all'enucleazione di glandole . Restano in cura al 7 luglio 1910.
,.
N.
>
99 61 32 38 12 22 16
Totale N.
270
,.
>
> )>
>
Totale dei guariti con la puntura-incisione N. 232. Durata media della cura negli operati con la puntura-incisione, giorni 16,6. La durata media degli operati con l'incisione, o con l'enucleazione ba variato sempre da 30 ai 60 giorni e più. In nessuno degl'infermi cura.ti col metodo rapido si sono verificati accidenti da intossicazione iodoformica, nè altr~ complicanze.
41
LE GRADAZIONI DELL'ERNIA CRURALE Nota clioica del Maggiore medico Antonio Perassl - libero docente
Da un'inchiesta da me fatta nel 1901 presso tutti i Consigli di leva del regao, diretta. a conoscere il numero e le varietà delle cure operative importanti praticate agl' inscritti, in tempo anteriore alla visita medica di arruolamento, risultò che, in quella leva, non sì osservarono casi di ernie crurali precedentemente operate (1). Malgrado tali risultati negativi, secondo cui parrebbe che questa. specie di ernia non dia ma.i occasione, nel sesso maschile ad interventi chirurgici prima di venti anni, pur non dimeno, con sorpresa, ho potuto successiva.mente constatare, nell'eseguire in un soldato lo svuotameato della regione inguino-crurale destra per linfo-adenite multipla., la. coesistenza di un voluminoso epiplocele crurale (2). Così mi si presentò l'occasione di rilevare, nel vivo, la patogenesi probabile dell'indicata forma morbosa, che, in tal caso, mostra.vasi prodotta dalla tr azione esercitata dal pacchetto ghiandolare, di cui faceva parte anche la ghiandola. del Rosenmiiller, sul peritoneo parietale, nel tratto corrispondente al canale crurale. Da allora in poi, con ogni cura, esaminata la regione crurale degli inscritti o dei soldati, che allegassero sofferenze iu detta sede raccolsi un numero ài osservazioni cliniche, sufficiente per dimostrare che la ricercata forma morbosa non sia tanto infrequente a manifestarsi Ilfli giovani, prima della coscrizione, o durante il servizio milita.re. Oltre l'intervento chirurgico precitato, in un periodo di tempo, che va dal 1904 al 1910, dovetti cinque volte operare ernie crurali (1) P F:RASSI A. - Le abilitazioni chirurgiche alla milizia. - «Policlinico», 1002. Io. - Le abilitazioni chirurgiche. - « Giornale medico del R. esercito,. anno 1902. Rispetto alle ernie inguinali, le crurali sono notevolmente piu rare. Dalle Relazioni medico-statistiche sulle condizioni sanitarie d ell'Esercito risultano le seguenti riforme avvenute per ernie: Anno 1900 Ernie inguinali 1472 crurali 16 > 1901 > » 1436 > 18 ,. 18 » 1902 > > 1679 >
1903
»
.,,
26
»
100'1 1905
(manca. la distinzione) > > 2588 >
14
>
. . (2) lo. -
>
1488
E,iti inimediati di cure operative per affezio,ii tubercolari. -
hchnico >, sez. pratic"', 1005.
1<
Po-
4:2
LE URADAZIONI DELL'ERXJA CRUHALE
libere in giovani soldati, praticando in quattro casi il processo No· varo (1) e in un solo caso quello di Lucas Championnière (2). Nou è superfluo aggiungere che nei mentovati cinque casi, sottoposti a oura chirurgit,a, ottenutasi la guarigione per coalito asettico, si coustatava una valida occlusione del canale crurale, nè residuavano manifestazioni di disturbi circolatori periferici per com pressione sui vasi femorali, nè si erano prodotte deformazioni nel tragitto inguinale sovrastante. Il processo Novara fu adoperato in ernie crurali, così dette complete, nelle quali la fascia cribriforme già era stata perforata. ed usurata dal sacco erniario e suo contenuto. Nell' unico caso invece, in cui ricorsi alla chiusura del canale crurale, mediante l'aponeurosi cribriforme, questa ancora non era stata attraversata dal sacco erniario, il quale si affacciava come un piccolo astuccio cuueiformt>, formato dal peritoneo parietale, vuoto di conte· nuto, rivestito da un tipico lipoma presieroso, entro cui stava approfondato. Negli altri qua.tt.ro casi il rivestimento lipomatoso, avvolgente il sacco erniario, era ridotto ad una membrana grassosa, paragonabile, nella sua costituzione anatomica, ad un lembo terminale dell'om~nto. Le indicate constatazioni di anatomia clinica fanno pensa.re che il lipoma presieroso, dal Roser e Li nhardt considerato come causa esclusiva. nella formazione dell'ernia. crurale, ricorrendo a.Ila. teoria. della. trazione, subisca, coll'andare del tempo, modificazioni in rapporto ai periodi di sviluppo a cui l'ernia è pervenuta.. I precitati autori, ammettendo la. generalizzazione dell'a ccennata eziologia., per spie· gare in tal modo l'origine di tutte le ernie crurali, affermano che in quei casi, in cui non si riscontri la. presenza. del lipoma presieroso, questo abbia esistito nel periodo inizia.le dell'ernia., ma. che sia. scomparso più tardi (3). Con questa. supposizione, implicitamente si riconosce che il lipoma crurale sia. da classificarsi come tumore grassoso diverso da quelli originatisi in altre sedi, i quali, secondo i noti principi della patologia., non sono mai destina.ti a subire un completo processo involutivo, con effe tto finale di a.trofia. Sarebbero quindi da distinguersi le neoformazioni lipomatose peritoneali, che si peduncolizzano durante la. loro dislocazione attraverso al canale crurale, da.i veri e propri lipomi, non già per la. loro costit.uzione istologica, ma. per la. loro diversa eziogenesi e per le loro diverse fa.si dvolutive ed involutive. (1) G1011DANO D. - Conipendio di chinirgia operatoria italiana, pag. 483. (2) LAU HE:-IT O. - Anatomie clinique et techniq1te op ,:ratoire, pag. 522. (3) BE1<GMA 101 - Bnu:-.s - M1KUL1Cz . - T,·aitato di chfrw·.r;i a ptatica. - Vo-
lume III, pag. 912.
LE GRADAZIONI DEl, L' ERNIA CRt;RALE
È poi degno di nota il fatto che oggigiorno i lipomi crurali sottosierosi non sempre si considerano come una dipendenza del peritoneo, o che non sia da generalizzarsi il loro significato causale nella produ zione delle ernie crurali. Inoltre la pratica esperienza ammette che la. guarigione spon tanea sia abbastanza frequente a verificarsi, per l'ernia crurale, nell'età giovanile, guarigione dovuta semplicemente all'applicazione di un cinto erniario. Queste constatazioni dimostrano che le susseguentisi manifestazioni del processo morboso possano essere varie, cioè: guarigione spontanea radicale, per chiusura del sacco erniario, ovvero formazione di un'ernia, dapprima incompleta e quindi completa, giusta. la dist inzione proposta dal Berger (1). Ma per i bisogni delle pratiche applicazioni occorre stabilire un'al tm speciale gradazione nella categoria generica delle ernie crurali, quella Mratterizzata dalla presenza di un lipoma crurale, talvolta della grossezza di un uovo di gallina, non associato a coesistente sacco erniario. Quando si constata questa varietà di pr0cesso morboso, io mi domando: <J.Ua.le provvedimento medico-legale, proporzionato alla situazione supposta., s'impone al perito sanitario militare? Espongo la mia opinione in proposito. Ai militari, affetti da semplici lipomi crurali, di considerevole volume, ma non modifica.bili da.i repentini aumenti della pressione endoa.ddominale, penso che, ogni qualvolta manchi il consònso per la cura operativa radicale, sia da applicarsi la riforma, dopo tre.scorso il periodo della rivedibilità. L'indicata soluzione, tendente a riconoscere la. possibilità di organiche modificazioni nel così detto lipoma. presieroso, si poggia sopra dati di fatto positivi, emergenti da constatazioni cliniche ripetute e concordanti. (1) TmsTuT-J.1.coe. - Trattato di anato,nia topografica. - Vol. Il, pag. 8i8.
44
Sopra un mezzo semplicissimo di difesa contro le malattie che si contraggono con la respirazione dell'aria attraverso le cavità nasali.
Nota del dott. Claudio Sforza, generale medico
Le aperture del naso sono una delle principali vie per la penetra.zione di germi pltogeni nell'organismo umano. Le malattie, che possono essere contratte dall'uomo con l'introduzione dell'aria. attraverso il naso, sono le seguenti: difterite, corizza, ozena., tubercolosi nasale e dell'apparecchio respiratorio, catarri acuti e cronici delle vie respiratorie, bronchiti e bronco-polmoniti, tonsilliti , meningite cerebro spinale epidemica., otite media con tutte le sue successioni morbose, e molto probabilmente anche morbillo, rosolia, scarlattina, peste bul>bonica, (forma polmonare) ed altre. In generale i microrganismi patogeni per la via del naso non raggiungono dirett&mente con l'aria inspirata i bronchi e gli alveoli polmonari, me. si fermano per lo più nelle ~avità nasali e specialmente nella così detta regione respiratoria, ove, se trovano condizioni favorevoli per contemporanea necrobiosi dell'epitelio cilindrico, prodotta da incle menza delle stagioni o da altre cause, si sviluppano, si moltiplicano e si diffondono gradatamente e successivamente in tutte quelle direzioni, in cui trovano facil e accesso, cioè alla regione olfatti va nasale, alla tonsilla faringea, alle tonsille palatine, alla tromba di Eustachio, a tutti i numerosi seni nasali, alla. faringe, al la laringe, alla trachea, ai bronchi ed agli alveoli polmonari, prod ucendo infezioni locali e genera1i. Un mezzo semplicissimo per fermare i microrganismi patogeni e non patogeni, le poi veri ed in generale tutti i lievissimi corpi del pulviscolo atmosferico, solle,ati nell'aria, mossi dal ve nto e introdotti con l'aria inspirata uelle cavit.à nasali, è costituito dalla garza
SOPRA UN l\lEZZO SEMPLIOISSIMO DI DIFESA, ECO. ECO.
4f>
idrofila asettica applicata sotto forma di piccola listerella ed allo stato secco nella regione respiratoria del naso. Preobragensky ha. esaurientemente dimostrato la somma importanza che ha la garza idrofila asciutta per la guarigione diretta delle ferite, e quindi è facile compr·endere come una piccola quantità di questo preziosissimo materiale di medicazione, applicata entro le cavità nasali, sia capace non solo d'impedire l'ingresso ai germi, ai corpi estranei, ma anche di e.rrestarne lo sviluppo iucominciato nel naso, assorbendo e rendendo in tal modo innocui i minimi esseri e le secrezioni da essi prodotte. Questo mezzo di difesa deve applicarsi t emporaneamente quando è necessario. Imperversa ad esempio un'e pidemia cli meningite cerebro-spinale epidemica in una camerata di un qua.rtiere, il tampo11a-· mento del naso con la garza ai militari ivi dimoranti e rimasti i m muni potrà. riuscire efficace quanto il loro isolamento. La strisciolina di garza ripiegata deve esssre applicata in modo che l'aria attraversandola possa giungere liberamente nei polmoni, permettendo all'individuo di poter, anche dopo tale difesa, fa.re profonde inspirazioni senza aprire la bocca. Questa è una condizione indispensabile della profilassi, non dove11do essa turbe.re la regolo.re funzione respiratoria. Anche ai bambini potrà riuscire efficacissima tale difesll,, quando nelle loro famiglie o nelle scuole che essi frequentano di sarà sviluppato qualche caso di difterite, di morbillo, di scarlattina, d'influenza, o di altre malattie dominanti che si contraggono con l'ari a inspirata attraverso il naso. Se la strisciolina di garza diviene umida per secrezioni ne.sali , si sostituisce con altra asciutta. Jl buon senso e l'esperienza consiglieranno quando la difesa sarà, o meno, necessaria. Di notte, a meno che non si trovino nella stessa camera da letto malati di malattie i nfetti ve, tale mezzo di difesa è meno necessario ; e di gior no, qua ndo esiste un reale pericolo, la garza può essere rinnovata ogni cinq ue o sei ore, le.sciando qualche intervallo alla libera penetrazione dell'ar ia,. Anche nelle form e incipienti di catarri nasali di ogni ;;pecio la garza può riuscire più efficace dei molti rimedi proposti, ad esempio, per la corizza e l'influenza,, perchè assorbe ndo le secrezioni di ma110 in ma.no che si formano, essa allo11ta11a anche i microrgani,rn1i, ch e le hanno prodotte. L'uso d i soffiarsi il uaso col fazzoletto per as portare le secrezioni nei catarri nasali può talora essere noci,o, perchè con tale mezzo violeuto si distacca pit'.1 fa cil mente l'epitelio cilindrico già infet.to e si mette allo scoperto lo strato superfi ciale del tessuto adenoideo.
46
SOPRA UN MEZZO SEMPLICISSIMO DI DIFES.A 1 HCC, ECC.
Utilissimo sarà il mezzo di difesa da me proposto per gl'infermieri dei riparti di malattie infettive e per tutti coloro che devono assistere nelle loro abitazioni infermi di simili malattie. Sarà pure as.~ai utile !\i militari di sentinella. nelle stagioni fredde e specialmente nelle ore notturne, ai cantanti per premunirsi contro i catarri laringei e bronchiali, ecc. ecc. Come prova dell'efficacia di un tale mezzo di difesa citerò il mio esempio. Da parecchi aniri nelle stagio11i fredde andavo soggetto a ripetuti catarri nasali, che poi talora si diffondeva.no alla. faringe e ai bronchi e mi mole,;tavano per settimt1.ne e settimane. In seguito a tale ,;ero pi ice difesa, ora non soffro pi l'.1 di catarri nasali di nessuna. specie, ma neppure bo bisogno di soffiarmi il naso, perchè le mie cavità nasali sono sempre asciutte e la poca seurezioue fi siologica. è a;;,sorbita. regolarmente dalla garza. I n generale io mi applico la piccola strisci11. di garza di tempo in tempo, quando mi espongo al freddo e al ve11to e quando avverto una secrezione anche minima della mucosa nasale. La profilassi indicata ha un valore e.~clrn,;ivamente individuale e rnlativo, perchè con essa non si evitera.uuo tutte le malattie dell'apparato respiratorio o molto meno quelle che si contraggono dall'uomo direttamente con l'aria inspirata per la. via della bocca, respirando, parlando, cantando, piangendo, ecc. « Poca favilla. gran fiamma seconda 1> . Talora u11a. semplicissima bucatura di un dito può produrre asces:;i, paterecci, .flemmoni e tetano, il che non avverrebbe se la piccola ferita fosse s ubito disin• fettata e ricoperta con garza . Cosi la semplice difesa. da me proposta potrà non di rado salvare l' uomo da malattie lunghe, gravi e talora mortali (meningiti, bronGOpol111011iti, tubercolosi). R oma, 1° g r nnaio 1911.
47
CAS UI STICA CLINICA CONTRIBUTO ALLO STUDIO DEL PNEl;MOTORACE NELLA TUBERCOLOSI POLMONARE - per il dott. D u ilio Balestl'a, tenente medico 111l'ospe· dale militare di Roma, aiuto degli ospedali di Roma. Lasciando da parte ogni pretesa di una esposizione troppo minuziosa e dottrinaria. e nell'unico e semplice intento di portare un modesto contributo nello studio di una complicanza tanto importante e tanto freqneute quale è quella clel pneumotorace nel corso della tubercolosi polmonare, ho riunito in brave sintesi un discreto numero di osservazioni personl\li raccolte durante un anno e mezzo circn di servizio in qualità. di aiuto medico al Sanatorio Umberto I in R oma. Noto già lino ai tempi d'Ippocrate, il quale aveva messo in evidenza il fenomeno delta succi,ssio hippocratico, il pneumotorace è stato per nitro studiato dal punto di vista sintomatologico solo a,5sai più recentemente: E prima da Jtard al principio del secolo scorso, poi dal Saussier (1'h~se de Pa1'is, 1841) particolarmente nella tubercolosi polmonare : altri studiosi ancora ne hanno in seguito dimostrato l'importanza nel corso di questa malattia; importanza certamente non duhbia si si pensa che il pneumotorace nella tube rcolosi polmonare rappresenta circa il 65 p. LOO di tutti i pneumotoraci cosidetti medici, che il suo apparire aggrava singolarmente la prognosi di una malattia già per sè stes~a a prognosi oscura, che i sussidi terapeutici sono appunto nella tubercolosi polmonare 11ssni più scarse e insufficienti che non negli altri casi di pneumotorace. Le osservazioni che qui raccolgo si riferiscono a 17 cn.si di pneumotorace, studiati da me personalmente e sussidiati anche dal reperto cadaverico, sopra un totale di 188 individui affetti da tubercolosi polmonare, tutti maschi e in limiti molto vasti di età dai 14 ai 70 anni; come si vede una percentuale pari all' incirca al 9,7 p. 100, molto vicina quindi alla percentuale trovata dal Weil del 10 p. 100 e alquanto superiore alla percentuale del 7,32 p; 100 riferita dal dott. H. R. M. Landis (v, Fifth annual Report of the Hemy Phipps Imititiite, Febniary 1907 to February 1908). Questa differenza potrebbe del resto essere solo apparente se pensiamo che in quest'ultima statistica sono compresi anche donne e bambini; ed invero, appartenendo il pneumotorace della tubercolosi polmonare alla categoria dei pneumotoraci da perforazione od effrazione, è tutt'altro che in, verosimile ammettere che la maggior forztt. muscolare nell'uomo in confronto della donna e del bambino, e quindi anche lo sforzo più potente nel tossire possano più facilmente determinare nell'uomo quella tale lesione polmonare che è poi causa del pneumotorace. Con questa medesima considerazione possiamo spiegare anche il fatto che la gran maggiorariza dei casi (11 di quelli da me studia.ti sopra 17) appartengono ad un'età compresa fra i 20 e i 40 anni. Cons iderando le cose da un certo punto di vista gener11le in rapporto sovratt utto alle modalità dell'inizio e alla speciale fisonomia del decorso credo si debba.no tenere distinte: Le forme comu11i o abituali contrassegnate principalment e dalla maggiore istantaneità del!' inizio con un corteo di sintomi quali il dolore, la dispnea, le alterazioni del polso e della temperatura; e con decorso subacuto o cronico in cui si rendono manifesti i cosidetti sintomi amforometn.llici, ed in cui
48
CASUISTICA CLINICA
è quasi caratteristico un periodo che possiamo in certo modo chiamare di tolleranza, durante il quale pare che l'infermo si adatti quasi alla nuova condizione letale, qu11.nto gli altri invece contraddistinti da inizio abitualmente subdolo e gra· duale, decorso lento e cr onico, e quel che più importa a ssenza di quel complesso di sintomi detti amforometallici, per cui i francesi li chiamano con espressione felice pneumotoraci m uti. Volendo esprimere i fatti in maniera s ensibile con dei dati numerici, dirò che dei miei ca.si, 13, cioè a dire il 77,5 p. 100, appartengono alle forme comuni, 3 1,orrispondenti ali' incirca al 17 p. 100 sono da classificare tra i pneuiuotorac i muti, uno ebbe decorso rapidissimo, quas i fulmi neo. 'J't·attavasi in quest'ultimo caso di un inù ividuo di 32 a nni con broncopolmonite diffusa del polmone dest ro, infiltrazione de l lobo superiore di sinistra: la malattia datava da circa due anni, Un bel gi orno in conseguenza di ripetuti sforzi di tosse fu preso improvvisamente da dolore violento in corrispondenza del margine costale destro, dolore puntorio lancinante, e da dispnea accentuatissima. Presentava forte pallore della cute coperta da sudori freddi, respiro corto e frequentissimo, ortopnea con decubi to un poco sul fianco destro; estremitll. fredde, polso piccolo e celere ; in com• plesso uno stato di v er o shock. All'E. O. au mento dell'ampiezza toracica a destra cou diminuzione della mobilità t oracica da q uesto lato, sollevamento degli spazi intercostali, fremito vocale tatti!~ abolito, suono polmonare forte non timpa.n ico e sorpassante i limiti n ormali d el polmoue fino negli spazii complementari pleurici; risonanza. metallica.; murm ure vescicola.re quas i abolito; assenza. di t intinnio metallico e ot tusità mobile; scomparsa l'area di ottusità epatica, punta del cuore s postata circa un dito ali' esterno della mammillare Questi sintomi si fecero di ora in ora sempre più gravi con abbattimento profondo dello stato generale, e l'infermo mori dopo alcune ore con sintomi di collasso. L'autopsia dimostrò il cavo pleurico fortemente disteso da gas, assenza di liquido, pleura parzialmente aderente nelle zone alte; alla base del lobo superiore destro una perforazione a valvola immettente in una piccola caverna e da 'luesta in un bronco; il polmone fortemente schiacciato e respinto in alto contro la colonna vertebrale. Ho rife rito questa storia clinica con un certo dettag lio percbè mi sembra non priva d i interesse in quanto che deve ritenersi eccezionale un siffatto decorso Degli alt ri casi, due, cioè a dire l'll,7G p. t OO, furono seguit i dn es ito letale entro la prima settimi.un, otto, corris pondenti all'incirca al 47 p. 100, entro il primo mese; tre ebbero una dumta, di uno a quattro mesi, altri tre una durata di tre a sei mes i. Di q uesti ult imi tre, appartenenti alla categoria dei cosidetti pneumotoraci muti, darò infine per il particolare interesse che essi presentano un resocouto più de ttagliato. Del resto credo poter affermare per mia esperienza che niente vi è di più va riabile della fisonomia cl iuica del pneumotorace nella t ubercolosi polmonare, va riabilità di sintomi e di decorso rapportabile ad una molti· plicità. d i cause divers e quali le differenti condizioni anatomopatologiche d ei due polmoni, il uumero, la for ma e la sede deJle perforazioni, la complicanza di un versamento liquido nel cavo pluurico assai variabi:e per quantità e qua lità. Essendomi proposto di fare un semplice riassunto sintetico delle mie osservazion i persona! i, dirò innanzi tutto. entrando a parlare della si ntomatologia, eh& non vidi mancare quasi ma i il dolore, mai la dispnea; il dolore per lo più a caratter e puntorio o lancinante di intcns it1\ varia, aumentante ad ogni colpo di tosse. localizzato quasi sempre verso il margine costale del lato affetto, rnai nell'a ltro lato del torace, simile a quello dell'iniz io della pleurite, pe1· cui l 'infer mo
CA USISTICA CLINICA
49
cerca di limitare le escursioni respiratorie del lato affetto decombendo su questo lato; la. dispnea anch'essa. più o meno grave e non sempre in diretto rapporto con la gravità del dolore, quasi sempre obbiettiva, può in certi casi assumere proporzioni veramente allarmanti; in uno tra gli altri divenne ben presto cosi intensa. da farmi decidere per una toracentesi, la quale per altro apportò scarso e transitorio sollievo; in rapporto con la dispnea la posizione generalmente preferita. da.Il· infermo fu quella. di ortopnea. Più importanti per non dire caratteristici sono i risultat i della percu3sione e in particolare quel complesso di sintomi detti amforo,metallici che sono: la risuonanza metallica, il tintinnio metallico, il soffio amforico, il rumore di guazza.mento. Va.rii autori, e tra questi cito il Dieulafoy, danno come caratteristico del pneumotorace il suono o risuonanza. timpanica a.Ila percussione; il Gaillard poi stabilisce una s pecie di assioma dicendo che timpanismo più silenzi,, è uguale a pneumotorace; altri invece parla.no di iperrisona.nza polmonare, di suono cioè stra.ordinariamente forte in rapporto con la tensione del gas nel cavo pleurico. Orbene dall'esame dei miei casi è risultato che in 10 di essi esisteva una m.tnifesta iperrisona.nza, non timpanismo, estesa ai seni complementari pleurici i e se s,e ne eccettuano tre in cui il reperto fa negativo, in tutti gli altri l'autopsia dimostrò un pneumotorace a. valvola; negli altri casi invece in cui riscontrai suono timpanico puro l'autopsia. dimostrò pneumotorace beante in due; in altri due non fu possibile rintracciare la perforazione assai probabilmente perchè cicatrizzata. Per 1uesti risultati si può ritenere assai verosimile l'opinione sostenuta dai più che per la produzione del timpanismo è necessario che sill moderata la t,ensione del gas dentro il cavo pleurico, mentre il suono polmonare esagerato è l'espressione di elevata tensione di gas, la quale condizione si avvera ogni qualvolta il pneumotorace il a valvola; non possiamo però in maniera assoluta rovescia.re la formola. a.vendo io riscontrato iperrisona.nza in circa il 72 p. 100 dei casi avuti in esame. La iperrisonanza o il timpanismo sorpas,~ano naturalmente sempre i limiti polmonari estendendosi nei seni della pleuro. e facendo rimpiccolire o addirittura scomparire le normali aree di ottusità del fegato, del cuore e della milza a. seconda del lato sul quale si manifesta.no. Cosi frequente come la iperrisonan.i;a. e ad essa strettamente unito ho sempre riscontrato l'altro sintoma: il suono o risuona.nza. metallica (coin-tea:t degli inglesi); ed ho trovato che si rende ancor meglio evidente ascoltando non già posteriormente in un punto diametralmente opposto al punto di percussione, ma piuttosto in vicinanza del punto percosso. Quanto al tintinnio metallico (b1·uit de pot f'&.é), sintoma. prezioso allorchè esiste, lo ho riscontrato solamente in un terzo dei casi, ed in essi fu all'autopsia. trovato o pneumotorace beante o assenza di perforazione, ciò che conforta la ragionevole ipotesi che il tintinnio è un rumore di stenosi. Il fremito vocale tattile si comportò sempre come :oello. pleurite o abolito o straordinariamente indebolito i così risultò abolito in dnque cnsi, fortemente indebolito in otto, parzialmente conservato in uno; parallelamente nota inoltre o apnea o murmure vescicolare molto indebolito, Continuando nella semplice esposizione dei fatti, senza però tralasciare qualche considerazione dì maggior interesse, veniamo al feno1neno più importan te, alla complicanza cioè di un versamento liquido con i sintomi che l'Rccompagnano ottusità mobile, succussio hippocratica, variazioni di Hiermer. Nel caso di cui ho riferito più sopra la storia clinica non vi fu tracci ... di versamento liquido; in 11.ltri due in cui l'esito fatale sopravvenne entro la prima ~ -
Gl nrnale di medicina mi/ilare. -
Fase. I.
50
CASO ISTlCA OLINJCA
settimana si riscontrò nel cavo pleurico una scarsa quantità di liquido sieroso limpido non maggiore di 60 a 60 centimetri cubi. Che in questi due casi si sia trnttato di vero e proprio essudato non saprei in verità affermarlo; ho ragioni anzi pe1· mettere il fatto in relazione piuttosto con lo stato generale degli individui e risultante da idremia, a lterazioni delle pareti vasali e debolezza circolatoria, dappoichè nell'un caso esistevano anche edemi agli arti inferiori, e nell'altro edemi agli arti inferiori e alle mani. Ln esistemm d\m versamento pleurico vero e proprio fu possibile constatarla clinicl\mente negli altri casi (e si verificò in tutti) non prima del decimo o undecimo giorno, rilevabile principalmente per l'ott usità mobile che, associata quasi sempre alle variazioni percussorie di Biermer, fu presente quasi nell'88 p. 100 dei casi; ben diversamente quindi drlila succus~io hippocratica ch e fu da me riscontrata appena nel 40 p. 100, in armonia anche con le percentuali trovate da altri. Di questo fatto si è voluto dare una spiegazione, sussidiata anche da prove sperimentali, ammettendo che alla produzione del fenomeno non solamente è necessaria una certa quantità di liquido, ma occorre anche un certo rapporto 1·eciproco tra la tens ione dell'aria intrapleurica e la quantità del liquido stesso, la quale oscilla a bitualmente entro limiti abbastanza ampi: nei nostri casi da circa 250 centimetri cubi a 1400 centimetri cubi. Riguardo poi alla qualità del l iquido, se si eccettuano quattro casi in cui fu sieroso-torbido, in tutti gli al t ri fu nettamente purnlent-0: il che non so se debba attribuirsi ulla durata del pueumotorace o non piuttosto al hi specie dei microbi. Non ho tl'ascurato d i ricercare anche il sintoma messo iu evidenza dal Dieulafoy cos tituito da un rumore caratteris tico di glu-glu. i l quale s i produce ogni qualvolta s1 fa bere l'infermo a piccoli sorsi duran te l'ascoltazione: posso dire di a verlo r iscontrnto in più della metà. dei casi. La esistenza della perforazione, come già mi sembra di avere accennato nel corso d i questa breve esposizione, non è sempre facile rintracciarla all'autopsia: in 7 dei casi studiati riscontrai no pneumotorace a valvola; in due un pneumotorace beante; in cinque non mi fu possibile di trovarti la perforazione neppure insufflando il polmone, assai verosimilmente essa erasi cicatrizzata. Inoltre nei casi in cui la perforazione era. evidente la trovai a carico del lobo superiore ne1J'S8 p. cento dei casi, il che è naturnlrnente d i ovvia interpretazione se s i pensa alla maggior frequenza e alla maggior grnvit,i delle lesioni nel detto lobo.
•*• Ed ora. a complemento di quaJ1to ho sopra esposto mi sembra u tile riferire a parte, come ho det to. s u tre casi di pneumotorar.e muto, espressione la quale, giovn ripeterlo, non stn ad indicar3 una speciale entità mor bosa, ma caratterizza alcune forme più rare di pneumotorace in cui l'inizio ordinariamente blando, il decorso abit ua lmen te lento (tanto che 1>ossono rimanere per un certo tempo latenti), e sovrattutto l'assenza dei cosidetti s intomi amforo-metallici, illlpartiscono loro nna fisonomia clinica sensibilmen te diversa da quella abituale. La esposizione succinta delle storie cliniche e dei reperti dell'autopsia dai à un'idea chiara ed esatta dei fotti meglio di qualunq ue descrizione: I . . . .. individuo di anui 6~ con bronco-polmonite ulcerosa e cavernule del lobo super io1·e sinistro; infiltrazione del lobo in fer iore; a destra piopneumotora.ce. E. O. Fosse sopra e sottoclavicolari molt9 &ccentuate d'&mbo i lati, scapole non alate; a !<in istra suono ottuso-timpan i<'O soprn e sotto la clavicola e al l'altezza della s pina
CASUISTICA CLINICA
51
della scapola; p1u in basso anteriormente e posteriormente ipofonesi; sotto la clavicola respiro amforico,, più in basso soffio bronchiale. Rantoli umidi a medie e piccole bolle consonanti anteriormente fino al 6° spazio; assenza di rantoli posteriormente. A destra timpanismo sopra e sotto la clavicola; ipofouesi all'altezza della s• costa; risuonanza normale pilt in basso; posteriormente suono timpanico nella fossa sopraspinosa; ottusitil noi resto del lobo superiore; soffio amfot'ico sopra e sotto la clavicola, bronchiale più in basso; posteriormente soffio bronchiale all'altezza della spina della scapola; bronco-vescicolare sul resto; rantoli sparsi a pie• cole e medie bolle consonanti. Notavansi: elevazioni termiche quotidiane poco accentuate; scarso escreato; tosse molesta; dispnea piuttos to accentuata. Dopo circa un mese di degenza l'infermo accusò unn. certa dolenzia alla me tà destra del torace, dovo notai: dilatazione maggiore, mobilità diminuitn, abolizione del fremito vocale tattile, spiccato timpanismo esteso in basso agli spazii complementari pleurici. Questi fatti restarono invariati più di :W giorni. dopo di che al timpani,;mo si sostituì ipenisonanza con risuonanza metallica, apparve ottusità mobile ed in seguito anche succussio hippocratica. Intanto la febbre e lo s tato generale si aggravarono e l'infermo mori dopo circa tre mesi e mezzo. All'autopsia: pleura ad.,rente nel lobo superiore e inferiore di sinistra; grossa caverna nel lobo superiore; lobo inferiore infiltrato con numerosissimi tubercoli miliarici; a destro. piopneumotorace con circa 600 grammi di liquido; polmone compresRo e ricacciato in alto con bronco-polmonite tubercolare del lobo superiore. II.•... età anni 21. E. O.: deperimento grave, cute e mocose pallide. A destn\ timpanismo sopra e sotto la clavicola; più in basso ipofonesi; poste riormente risuonanza timpanica sulla spina della scapola; anteriormente respiro amforico verso la s• costa, bronchiale nel!a fossa sopraspinosa, respiro esagerato in basso; scarsi rantoli .::onsonanti sparsi. A s inistra: suono timpanico sulla clavicola e nel 2° spazio; in basso suono esagerato; sopra e sotto la clavicola respiro a.mforico, bronchiale in basso; posteriormente apnea suJla spina della s capola, in basso respiro broncovescicolare. Di rado febbre; tosse cd esc reato scarsi. Dopo circa quattro mesi di degenza: accentuata a.nsietil. respiratoria, ortopnea; assenza di dolore subbiettivo o localizzabile con la pa lpazione ; a sinistra suono nettamente timpanico al disotto della clavicola, nell'ascella e pos teriormente all'altezza della spina d ella scapola; metà sinistra. del torace poco mobile; apnea: dopo quattro giorni, iperrisouanza al posto del timpanismo; aumento d ella dispnea ; assente il tintinnio metallico; ('uore leggermente spostat-0, aritmico semia rnmore. In seguito la voce e la tosse cominciarono ad assumere un timbro metallico, comparve un modico versamento, ma non fu ma i rilevabile il rumore di guazza. mento. Dopo un lungo periodo di quasi quattro mesi di stazionarietà dei s intomi, lo s tato generale rapidamente si aggravò e sopraggiunse l'esito letale. All'autopsia si trovò a sinistra, fuoriuscita di aria dal cavo pleurico al momento dell' apertura.; 400 grammi circa di liquido purulento, polmone schiacciato, e posteriormente nel lobo superioM in basso una piccola apertura comunicante con un bronco. A destra: aderenze pleuriche in alto; caverne polmonari all'apice; lobo lUedio edematoso, congesto, infiltrato èon tubercoli disseminati; lobo inferiore enfisematoso. Cuore leggermente spostato a des tra. Ili... . . individuo di anni 33 con bronco-alveolite del lobo superiore s inistro e infiltrazione estesa di tutto il lobo superiore destro. Attacchi ripetuti di pleurite secca nelle zone alte tanto a destra che a sinistra, i quali avevano assai verosimilmente crea.to adereuze pleuriche; da ciò un certo grado di dispnea abituale.
52
CASUISTICA CLINICA
Tosse ed espettorato scarsi; raramente febbre; stato generale discreta.mente buono. Un giorno insorse un vago malessere e dolore lieve a sinistra sopra la mammella; contemporaneamente aumento di temperatura; il dolore lieve dapprincipio si fece poi più grave estendendosi all'ascella e a tutta la spalla sinistra; la dispnea divenne intensa con ortopnea. Obbiettivamente notai: timpanismo al disopra della mammella sinist1·a nell'ascella e posteriormente nelle zone alte fìoo alla colonua vertebrale; murmure vescicolare fortemente indebolito: a~senza di sintomi amforometallici; cuore nei limiti normali. In seguito, pnre rimanendo invariati i segni stetoscopici, cadde In. febbre, scomparve il dolore. migliorarono la dispnea e lo stato generale: senonchè improvvisamente dopo un paio di mesi tornò il dolore Rlla regione mammaria, dolore vivo con intensa dispnea, suono timpanico esteso a tutto il tornce sinistro, immobilità toracica, e nei giorni seguenti risuonanza metallica, tinti nnio metallico, re~piro anforico, succussio hippocratica. La dispnea divenuta eccessiva trovò un lieve e transitorio sollievo con latoracentesi. Kon v'ha dubbio che in questo caso si trattò dapprincipio d'un p11eumotorace parziale per l'azione di aderenze pleuriche, a cui io seguito per rottnra di queste segui pneumotorace totale coi sintomi caratteristici.
**:i: Le conclusioni che si possono trarre dall'esame di questi casi mi sembrano ovvie: Innanzi tutto esis tono effettivamente, per quanto non frequenti, un certo numero di casi in cui il pneumotorace è caratterizzato dall'assenza di sintomi amforo-metnllici almeno a! pri!lcipio del suo decorso; a questi pneumotoraci cosidetti muti appartengono tanto le forme incistate o parziali quanto i pneumotoraci totali: essi possono decorrere piti o meno latenti non s olo per l'assenza di sintomi o.mforometallici, ma anche perchè l'inizio è generalmente meno brusco e drammat ico, il decorso più lento e più blando: l'assenza dei sintomi amforo-metallici non fa di essi un'entità morbosa distinta, ed è da rapportare a cause svariate quali la diversa tensione del gas ne l cavo pleurico, la diversa proporzione tra aria e liquido, la forma della fistola polmonare, lo stato del parenchima polmonare, condizioni tutte le quali possono anche da un momento all'alt ro modificarsi.
**
:i:
Chiudo questo breve riassunto con due parole relative alla prognosi: per le mie osservazioni personali, mi sono convinto che il pneumotorace, sia esso totale o parziale muto o non, deve ritenersi quasi sempre complicanza grave nel corso della tubercolosi polmonare. Esso agisce sfavorevolmente sulla respirazione in quanto provoca una grave dispnea o l'accentua se preesistente, anche di più poi quando le condizioni dell'altro polmone sono scadenti; agisce sfavorevolmente sulla fun. zione cardiaca in modo riHesso per il dolore, in modo diretto per il magg iore ostacolo al circolo polmonare o perchè produce uno spostamento de ll'organo; sulla temperatura producendo s pesso una elevazione termica rilevante; infine s ullo stato generale contribuendo indirettamen te a spossare ed avvilire maggiormente l'infermo esaurendo le poche energ ie che ancora gli restano. Aggiungo che la terapi11 quas i sempre sintomatica, quando si escludano i pochi casi in cui si ritiene indicato di dover intervenire o per diminuire la tensione drl gas o per svuotare il versamento liquido, ba sempre un carattere palliat.tivo. Pertanto. pur non volendo pronunciarmi in merito, non so invero quale valore pratico possa avere la proposta di crèai·e un pneumotorace artificiale ne lla cura della tubercolosi polmona1·e. Giugno 19l0.
53
RIVISTE GENERALI STUDIO COMPARATIVO DE I PIÙ RECENTI METODI DI CURA ABORTIVA DELLA SI FILIDE - pel dott. Seb astiano Ruta, capitano medico, assistente onora rio della R. Clinica Dermosifilopatica di Napoli. L'idea di curare radicalmente la sifilide fin dal suo periodo iniziale, in modo da prevenire la comparsa delle successive manifestazioni costituzionali, è stata sempre uno dei desiderata meno realizzabili della tempia. Non è certo il caso d'insistere sui vantaggi immensi, che presenterebbe uno. cura abortiva della sifilide, !'ia per l'ind ividuo, sin per lo. collettività, e possiamo dii-e senza temo. di esagerare, che il giorno, in r.ui questo metodo sia divenuto classico, la profilassi della temil,ile infezione uscirà dal domin io dell'utopia, per entrare in quello della realtà. Spegnendo l'infezione sul nascere, noi sopprimiamo, infatti, tutte le manifestazioni più virulente ddlo. malattia., ed esercitiamo q uindi un mezzo di protezione sociale contro quelle legioni di sifilitici incoscienti, i quali vam10 disseminando il contagio con tutti i mezzi più sva.riati di trasmissione, che non è qui il caso di enumerare. D'altra parte, ne evitiamo un'altra conseguenza più o meno remota, qual'è quella dell'ereditarietà.; e, se pensiamo per poco a t utti gli individui cou tare prodotte dalla lne, che popolano le prigioni, a tutti i deficienti, a.I 6ù % di alienati, che la. sifilide riversa nei manicomii, è facile giudicare dell'enorme de.1100 sociale, che potrebbe cosi evitarsi sicuramente e con mezzi semplicissimi. Per quanto poi concerne l'individuo per se stesso, ncconnerò, a mo' di esempio, ad una soltanto delle manifestazioni secondarie, a quella più pr.,coco, e che sembra poi scomparire sen za lasciar tracce : intendo parlare della roseola. Come ben fa o:;servare il Duhot, questa non dev'essere più considerata come un esantema insignificante e trascurabile: noi, prevenendola, proteggiamo nello stesso tempo l'economia da una serie di alterazioni vascolari, che forse saranno il modo di origine di les ioni tardive (sclerosi), contro cui non v'è più nulla da fare direttR.mente. È infatti molto proba.bile, che in questa p r ima. invasione del sistema. vascolare (vuoi dai treponemi, vuoi dalle endotossine messe in libertà. per la loro distruzione) r isieda la causa. iniziale di quelle endoarteriti tardive, che strozzeranno poi nelle loro cicatrici gli elemen ti nobili del sistema nervoso, costituendo cosi il primo germoglio della tabe, della. paralisi progressiva. Un'altra grave loca lizzazione, che si potrebbe prevenire, è quella. che riguarda le lesioni specifiche del cuore e grossi vasi, la cui conoscanza, specie in seguito ai nuovissimi mezzi siero-diagnostici, ha già esteso in questi ultimi tempi il caJ11po cosi va.sto della s ifilopatologia. Non occorrono a.It r i esempi, per dimostrare i benefizi di un metodo di cura razionale e completo, che riducesse la sifilide alla semplice lesione iniziale o, tutto al più, ad un minimum di manifestazioni leggere e foga.ci. Ed oggi che l'idea della cura abortive. precoce tende davvero a divenire di dominio g enerale, anche i più increduli non possono fare a meno di sottoscrh,ersi alito prudenti e sagge parole di Alfredo Fournier, il quale, or fa appomi un anno,
54
RIVISTE GE~ERALI
diceva: « non esiste ancora una cura abortiv~ dc:lla sifilide, ma non abbiamo il diritto di condannare il metodo, e. siccome è per lo meno razionale e benefico d'intenzione, non siamo autorizzati ad escl uderlo». I mezzi abortivi finoggi tentati nella. cura della sifilide iniziale si propongono o di agire sul sifiloma d'inoculazione, ovvero di combattere intensivamente e precoce1nente l'infezione generale. Questi due diversi scopi tattici muovono da concetti d ifferenti e apparentemente contradittori. Dalle recenti e n umerosissime esperienze di ~eisser s u le scimmie risulta, che, escidendo, dopo 14. ore dall' inoculnzione, l'intera zona di innesto, non si riesce ad arrestare la generalizzazione del!' infezione, confermata dalla siero diagnosi. Reiss ha visto fallire un'escissione praticata dopo o ore. Metsc hnikoff o Roux hanno avuti dei risultati alquanto migliori, tanto che sono favorevoli all'escissione precoce del punto inoculato, praticata nelle prime 3 ore dal contagio, e, nei cnsi in cni non si possa o non s i voglia fare l'escissione. credono sufficienti le frizioni prolungato con la pomata di calomelano ecc. Intanto dnlle osservazioni cliniche confortate dalle ricerche siero-diagnostiche sembrerebbe invece risultare, clie nel periodo di seconda incubazione. cioè in quello cbe intercede tra. la comparsa. del sifiloma e quella delle manifestazioni costituzionali, l'infezione, resti per un certo tempo localizzata quasi esclusivamente nel sifiloma s tesso, nei linfatici C'he ne ema nano, e nei gnu gli in cui sboccano questi vasi . I principali criteri che confortano questa ipotesi sono: 1° l'unicità. - o piccolo numero - delle manifes tazioni primarie (sifilomi); 2° la loro circoscrizione ai punti di inoculazione; S• l' ipern,ttività eh.i quivi presenta il virus; -~u il rapido sviluppo delle buriere gangliari (bubboni satelliti); 5° l'assenza di disturbi della salute generale; G0 la comparsa - abbas tanza frequen te secondo Hallopeau - nei giorni che precedono le manifestazioni secondarie, di eruzioni in vicinanza del sifiloma i niziale, rimarchevoli per la loro intensità, colorito, estensione, e che indicano cosi un processo locale; 7° la gra.nde potenza. di azione che conserva il contagio nei gangli satelliti; 8° Eric Hoff'mann e Levaditi hanno dimostrato sulle scimmie, che, se in questo periodo possono penetrare dei treponemi nel sangue, ciò avviene solo in minime proporzioni, e vi restano a lungo silenziosi, e non prima. del 6° giorno dllnno luogo ad eruzioni. Essi subiscono ce rtamente - non sappiamo ancora dove - un'evoluzione, durante la quale sembrano poco attivi e poco resistenti. Prova ne sia, che la cura abortiva li debel la, il che non si verifica nel periodo s econdario. Quanto all'immunità cosi rapidamente acquistata verso le nuove inoculazioni, essa non può spiegarsi che con la diffusione delle tossine emananti dai focolai primitivi. Dal fin qui detto ris ulta pertanto. che non mancano argomenti favorevoli sia pel criterio di combattere principalmente la lesione iniziale, sia per quello di mi• rare fin dai primi giorni ali' infezione generale.
Metodi abortivi cl1e agiscono snl slllloma Inizialo,
l. -
DtST llUZION.E DEL SIFILOMA.
A) L'ablazione chirnrgica è stata tentata a varie riprese da diversi autori, a cominciare da Ricord, (il qnale consigliava questo metodo nel tempo che ammetteva ancora l' identità del virus dell'ulcera semplice con quello del sifiloma) e poi
RIVISTE GE NEl~ALI
55
da Unna, Auspitz, Leloir , De Amicis, Jullien, Pontoppida n, Haslund, Ehlers, Lesser, Jadassohn ecc., ma, in generale, con risultati poco socldisfacentl, tanto più che di alcuni casi registrati come positivi non possiamo tenere molto conto. riferendosi quasi tutti ad un'epoca, in cui era tuttora ignoto l'agente etiologico della malattia. Uno degli autori che più recentemente s i è occupato di questo metodo, è il Witte, il quale su 60 escissioni in casi di sifi lomi, conferma ti dalla r icerca positiva del t reponema, ha avuto S casi soli di a borto completo dell'infezione, contro 47 insuccessi. B) Nè migliori ris ultati s i sono ottenuti dalla distnizione del sijìloma con cmistici chimici o fisici. C) Hollander, che ha recentissimamente adopernta l'ari<t calda, dice di aver avuto qualche successo; ma mancano, pel momento. sufficienti particolari a l riguardo. È ovvio intanto tener presente, ch e qui.lunque sia il processo che s i voglia preferire, il metodo distruttivo non è 11.pplicahile se non i n limitato condizioni, che riguardano sopra.tutto 111. localizz11.zione del si6 loma in sedi, che permettano senza dànno tali manovre.
JI. -
T HATTAMEN1'0 LOCALE 1:-:1°El'1SIVO DEL S H ' ll,O)I A CON 111.\iEDll ~l'EC lFJCJ.
La causa degli insucce~si quasi costanti dalla semplice distruzione o nsportazione del sifìlomA. - anche praticate nelle prime ore che ne seguono la comparsa - risiede evidente1Dente nella precoce penet razione del treponema negli spa;d li nfatici delle vicinanze, e quindi verso i gangli satelliti. i:~ logica quindi l' idea di agire contemporaneamente sul sifìloma stesso e sulle v ie di p,·opngnzione. A) Thalmann nel suo importante studio sulla curn della sifilide, in cui ò preso come base il meccanismo di difesa dell'org1mismo contro il treponema. rnccomanda di fare un'iniezione di sublimato sotto al sifiloma, in modo da distruggere in situ molti treponemi, e mettere cosl in li berta del le endotossine, che, a loro volta, servano ad eccitare l'organismo a produrre a nticorpi. Nei casi in cui non fosse possibile attuare questo processo, consiglia d i agire in vicinanza del sifiloma stesso o dei gangli satelliti per m ezzo ai iniezioni o frizioni. Nello stesso tempo si pratica una intensa e precoce cura genera le. Questo procedimento però non è considerato dallo stesso Thalmann capace di abortire l'infezione, perchè egli ritiene necessario continu are in seguito delle serie di cure intermittenti col metodo di Fournier. B) Mewdo di Hallopeau. Hallopeau nei suoi primi tentativi ricopriva l'ukera di uno strato sottile di suvlimafo, ottenendo così un'escara superficiale, alla cui caduta si aveva una buona piaga: ma da questo processo non ebbe ris ultati positivi. In seguito usò la pomata di atoxil al 30 % , che ben presto abbandonò, servendosi invece delle iniezioni locali del rimedio (alln dose di 10 centigrammi in 2 centim11tri cubi di acqua sterile) sia sotto l'ulcera, sia sul tragitto delle vie linfatiche. All'atoxil sostitul poi l'arsacetina (12 centigrammi). L'esito di questa seconda serie di tentativi neppure fu soddisfacente, ma non del tutto negati,o: un infermo così trattato non ebbe nemmeno lR. roseola: in tutti i soggetti la sifilide fu quasi sempre a ttenuata, le manifestazioni furono ritardate, e, in generale, delle più benigne, talvolta limitate a poche placche mucose o papule cutanee. Non si può dire però che la sifilide abbia abortit-,, Ora Hallopeaa ha abbandonato anche l'arsacetina, e adopera l'ecti11a (benzosul.foneparaminofenilarsinato di sodio). Questo preparato, scoperto da. Mouneyr11t,
56
RIV I STE GEN8RALl
e g ià usato per la cura generale da Balzer, e poi da Milian ecc., alla. dose di 10 centigrammi, viene tollerato bene dal connettivo sottocutaneo dell'asta nella. proporzione di 20 ceutigra.mmi in 2 centimetri cubi di acqua s terile, purchè la soluzione sia perfettamente neutra: vi si può anche aggiungere l' 1 % d i novocaina. Come reazione locale si osser va soltanto un po' di rossore con lieve infiltrazione nod ula re a lquanto diffusa, che scompare dopo pochi giorni. L'actina per la s ua composizior,e chimica s i avvicina all'atoxil (il quale, se· condo a lcuni sarebbe l'anilide dell'acido met1u,.rsenico, secondo altri il sale monosodico dell'nnil:de dell'acido ortoarsenico); ma ne differisce per l' introduzione di un radicale sulfone. E ssa non dà disturbi visivi, salvo qualc he raro caso di idiosincrasia, ( in c:ii però non si è mai 1·iscontrato nè atrofia del nervo ottico, nè 1·estringimento del c. v. ecc.). RaHopeau pratica le iniezioni locali quotidiane di ectina per 30 giorni; e contemporaneamente fa la cura generale intensiva di Gaucher (in ii:,zioni g iornaliere intramuscolari di 2 centigrammi di benzoato di mer<'urio, più 1-2 grammi di joduro potassico pro-die). Que:;t' ultimo, a d ìre di 1:méry, a ccelererebbe la scomparsa del· l' induraziono. La cura generale è diretta a prevenire o combattere le possibili invasioni del treponema nella circolazione, mentr1> le iniezioni locali costituiscono una cm·;i senza paragone molto più attiva per combattere il focolaio infettivo iniziale. Infatti la proporzione di 2 centigrammi di benzoato di mercurio introdotto nelle natiche, che viene a cont aito dei treponemi di uu sifiloma della ve rga o della ,·ulrn, dopo essersi mescolati con la totalità dei tessuri dell'organismo, -çaria, secoudo il peso del soggetto, da 6-10 milione,;imi di grammo, mentre i 20 centigrnmmi di ectina si localizzano in grnn parte nel connettivo sottucutaneo dell'arto o vulva, che se ne trova ben presto impregnato, e nello stes,;o te mpo pe· netrano sugli spazi linfatici, guadaguaudo cosi i gangli inguinali e lombari, ove pos;;ono ancora perseguitarvi i treponemi, e non arrivano nel sistema delle vene cave se non dopo quusto tragitto . Siccbè si p uò afl'ermare, che la quantiri\ di medicin1de cosi introdotta localmente è mi~liaia di volte più grande di quella dello stesso agente diffuso in tutte l o parti dell'organismo por mezzo della circolazioue generale . L'Hallopeau ha cercalo di sostituire all'ectina un preparato mercu riale anche JJer la cura locale, ed ha adoperato d~pprima un sale solubile, il bibro11mro d i mercurio (alla dose di 1 centigrammo sciolto in 2 centimetri cubi di acqua sterile), m:1. que~to dava luogo a forti e persistenti tumefazioni della parte; e quindi un composto insol ubile l'arqueritol (derivato argenlico d ell'olio g rigio), che è uno dei preparati meglio tollerati per iniezioni alle regioni glutee : però non si è mostrato cos i innocuo sull'asta, ove ha dato luogo ad infiltraz.ioui persistenti per parecchi mesi (in un caso più d i sette mes i). Ora Hallopeau, in vista dei buoni ri,rnltati ottenuti dal no;:tro :Ma.riotti col cianuro di mercnrio, si propone di sperimentare l'ecla rgil'io, composto di ectiua ed ossic ianuro di mercurio (10 centigra mmi dell1t prima più 2 milligrammi del secondo sciolti in 2 contimetricubi cli acqua per ogni iniezione). I casi pubblicati finora da Hallopeau sono ancora pochi, ma nella massima parte si è M·uto, se non l'aborto completo, per lo meno uu'uttenuazione grandissima dell'infezione, restando abolite quasi tutte le manifestazioni secondarie (adenopatie, roseola, placche mucose). Uno di questi soggetti è stato g ià segui to per 20 mesi. La reazione di \Vassermann il sempre negativa.
RIVISTE GENERALI
67
È inutile dire, che la diagnosi di sifilide era stata sempre prima di iniziare la cura, stabilita in be.se dell'esame microscopico della lesione per mezzo dell'ultra microscopio. Anche Fouquet ha pubblicato 2 casi curati uno con 10 ed uno con 6 iniezioni locali di 10 centigrammi di ectina associate a parecchie serie di iniezioni glutee di benzoato di mercurio. Moniz de Aragào (di Bahia), che ha usato prima l'atoxil e poi l'arsacetina, annunzia di aver curato già 127 casi di sifilosclerosi iniziali, e che gli infermi sono tutti sfuggiti al periodo seconde.rio: i primi casi datano da circa 10 mesi, C) Metodo di E. Ma1•iotti. Indipendentemente e contemporaneamente a queste esperienze, il dott. Ettore Mariotti della. Clinica Dermosifilopatica di Napoli, adopei·a da più di due anni e mezzo un metodo proprio, in cui s i serve sia dell'azione specifica locale del mercurio, sia di quella bactericida (o almeno attenuantt> la virulenza dei germi) esercitata dall'iperemia passiva. Ecco com'egli procede: Ogni giorno, ed in certi casi anche 2 volte al giorno, applica per ,1n'ora una piccola ventosa di Klapp sulla si/iloaclerosi, in modo da avere una forte a zione iperemizzante: se questa non pare sufficien te, la facilita con l'uso del laccio elastico tenuto per mezz'ora alla base dell'asta. Dopo di che il sifiloma viene trattato col preparato mercuriale: Dapprima il :d:ariotti usò la pomata di calomelano (5-8 grammi su :20 di eccipiente), sulla lesione iniziale, e Lfrizioni di unguento mercuriale alll\ dose da 1 grammo e mezzo al giorno alle regioni inguinali e s ulla cute dell'asta. Ora si serve del cianuro di mercurio, preparato, che, non coagulando gli albuminoidi, ha una magg iore efficacia di penetrazione ris petto agli altr i sali. Egli inietta sotto la cute dell'asta, distribuendo il liquido in vari punti, 25 decimilligrammi di cianurn sciolti in 1 centirnetrn cubo d i acqua distillata st e rile: dopo l'iniezione, fa un lieve massaggio, e poi applica una com pressa di soluzione di s ublimato al %o (o di acqua di Goula.rd in caso di forte edema) e fasciatura.. Alle regioni inguinali pratica per ciascun lato uua iniezione di me.zzo centigrammo di cianuro di mercurio sciolto in 1 centimetro cubo di acqua distillata; nei casi in cui vi è accentuata adenopa.tia o notevole adeuite strumosa, applica localmente per un'ora la ventosa di Klapp, prima delle iniezioni, cosi pure pratica sistemat.icamente l'iperemia in quegli individui, in cui sogliono conseguire indurimenti alle iniezioni. Per eiascun infermo tutta. la cura c,onsiste in 24 a 30 sedute di inie,zioni fatte quotidianamente con un giorno di riposo per settimana.: in qualche caso ha fatto fino a 50 sedute. Dei 17 individui finora trattati, di eui 4 sono in osservazione da più di 2 anni, e nei quali la diagnosi era stata semp1·e confermata, sia con la ricerca. del treponema, sia con la reazione di \.Vassermaan, si sono avuti finora risultati oltremodo soddisfacenti, non essendosi riscontrato in 14 di essi il minimo accenno di roseoltt, adenopatia generale o traccia di altri sintomi specifici. Nei 3 rimanenti g li insuccessi si possono attribuire al fatto, che hanno avuto, per varie ragioni, un trattamento insufficiente. . Le esperienze continuano ancora. e si spera fra non molto, avere un numeroso contingente di casi così curati.
RIVISTE GEXERALl
Metodi abortivi che agiscono sull'Infezione generale.
Per nxere probabilità. di riuscita, questi metodi devono rispondere alla seguente condizion e: devon o cioè consis tere in una cura g enerale intensiva e precoce, che o impedisca fin dal principio la diffusione d el trepon1,ma nell'organismo, limitando il male sul posto e riducen dolo al sifiloma e all'adenite satellite, ovvero l'attenui fino a distruzion e completa, in modo che non si abbia poi alcuna manifestazione seconda1·ia, malgrado le ricerche e l 'attenzione piu minute ed i mezzi di investigazio1,e più perfezionati. Dopo l'introduzione n ella pratica delle iniezioni di tali insolubili a dosi massive proposte dal n ostro Srarenzio, il ?llannino di Palermo (1888), Jullien (al congresso ictern11,zionale di Roma 18!1-!J, Tommasoli ( W02) ed altri, dimostrarono l'efficacia della cura mc·rcuriale intensa e precoce sull'evoluzion e della sifilide. In seguito il Lereddc ttl Congresso dermatologico di Berlino (l!J0-1) parlò dell'opportunità di una riforma della cura mercu ri ale, e Neisser confermò la necessità di somministrare dosi più intensive. Ed orn. i partigiani del metodo abortivo non si contano più: tra essi, oltre i già citati, il Baccelli, Lang. Ul lmann, Volk, Scherber, Schindler, Levi, .Nepi, Nicoletopulos, J,acapère. Bnher, Etienne, Nicolas, Brocq, Lenglet, Milian. Hallopeau, Emi·ry e infi ne Dubot e Carie, che banno testè presentate due particolareggiate comunicazioni a lla se;,:ione Dermatologica del Congresso Inte1·naiionale d i Budapest, esponendo il primo i risultati di 2US casi, il secondo di C~2, trattat i con la cura intensiva precoce e con ottimi risultali. Ne ll'attuare il metodo intensivo, è indi~pensahile seguire alcune regol e fondamentali, senza di che si rischia di avere degli insuccessi o peggio di nuocere a ll'infermo. Ques te nii;ole si riferiscono specialmente alla sc11lta del sogyctto, all'epoca in wi si pub inizia1·e la cura, alla scelta e dose dPl 1·imedio. I. Scelta del so.1getto. Ques ta co.,ctituisce - si può di re - la condizione principale di riuscita: il soggetto rla sottoporre alla cura dev'essere aùulto, robus to, (peso non inferiore ai GO Kg.), ben conformato, esente da alcoolismo, tubercolosi, cachessie, diabete, nevropatie, lesioni renali; è particolarmente necessaria la perfetta funzionalità dell'emnntoio r enale, la quiile vale quasi da sola a prevenire i fonomeni d'intolleranza mercuriale. II. Epoca in cui si pub iniziare la cura. Non dopo il 12° g iorno, cioè nel periodo, nel quale il sifilomn. è ancora autoinoculabile (Queyrat, Levaditi-Laroche, Yamanouchi), la reazione di \Vassermann ancora negativa, e la linfocitosi cefalorachidea tuttora assente (Rava ult). Sti la data del sifiloma è oltre il 12°, fino al ~()o giorno, s i potrebbe tentare la cura - sebbene con minori probabilità di riuscita - aumentando però rispettivamente le dos i del preparato mercuriale. !Il. Scelta e dose del 1·imedio. A) Duhot adopera l'olio grigio al 40 %, praticando un'iniezione per settimana, 16 in tutto: la dose e proporzionata al peso del soggetto, variando da 14 centigrammi in quelli da 75 chilogrammi in sopra fino ad un minimo di 7 cen· tigra.mmi in quelli da 60 chilogrammi. Ecco la condotta. da tenere nella cura: 1° Prima serie di 16 iniezioni, settimanali di olio grigio. 2° Riposo 2 mesi. :3° Seconda serie di 8-10 iniei:i,ni settimanali, di olio grigio a dosi alquanto minori di que lle d ella prima., cioè da un massimo di 12 centigrammi ad un minimo di 6 proporzionatamente al peso del soggetto.
RIVISTE GENERALI
ò9
4° Riposo 2 mesi e mezzo. 6° Terza serie di 8 iniezioni, alle dosi della seconda. 6• Riposo 3 mesi. 7° Quarta serie di 8 iniezioni. Dopo ogni serie di cure, si deve ripetere la siero diagnosi. Se questa si è mantenuta negativ11. per 2 o meglio per 3 anni consecutivi, s i può sospendere qualsiasi cura, e considerare il soggetto guarito. Durante la cura, bisogna sorvegliare le condizioni rlella bocca e ciel rene. (11 Duhot dà costantemente 2 litri di latte al giorno). :È pure necessaria una tecnica rigorosissima nel pratica.re le iniezioni, ad evitare incidenti spiacevoli. BJ. Carie crede opportuno di snggiai·e prima la tolleranza del soggetto, servendo~i di preparati solubili, ricorrendo poi a quelli in~olubili. Ecco lo schema della cura: 1° Prima serie di 15-20 iniezioni. Queste si praticano quotidianamente alla dose di 4 centigrammi di bijo,duro o benzoato sciolti in 4 cen timetri cubi di acq un. 2° Riposo 15-20 giol'Di. 3° Seconda serie eguale alla prima. 4° Riposo 15- 20 giorni. 5° Dal 4° mese in poi, si può adoperare l'olio gr1g10 in serie di 8 iniezioni settimanali di 8-10 centigrammi, con 2 mesi di riposo tra una serie e l'altra, giungendo cosi fino alla fine del 1° anno. 6° 'Nel 2° anno (salvo incidenti imprevisti) 4-5 serie di 6 iniezioni settilllanali di 10-12 centigrammi con intervalli di 2 mesi di riposo tra. le dive1·ses,,rie. 7° nel 3° anno. 3 serie. 8° Nel 4° anno. 2 serie. Nei riposi si darà, s e si crede, il joduro di pot11ssio (30 grammi in tutto per ogni volta). Invece dell'olio grigio, si possono per tutto il 1° anno, continuare le iniezioni di bijoduro in serie di 15 con 45 giorni di riposo fra serie e serie. Cosi pure, in luogo delJ'olio grigio, si possono u sare le frizioni di unguento mercuriale (5 grammi 111·0 die) in serie di 25-30. Con questi due metodi intensivi si sono a vuti finora i seguenti ris ultati: Duhot cita 208 casi d!i sifilidi abortite completa.mente da 2 anni, senza dare alcuna. manifestazione costituzionale. Carie sui suoi B!J2 a.mmalati curati ha p:>tuto seguirne soli 224 e di quest i 125 per B anni e più. In tutti questi 22~ casi ha vista l'infezione completamente o quasi del tutto - abortita. Ecco dei risultati certamente impressiona nti, e che incoraggiano a tentare il metodo intensivo,'con questa semplice modifica, che lo scrivente si pe rmetterebbe propone, cioè sostituendo all'olio grigio il <'alomelano. Questo preparato molto più 119Atò è sperimentato da.Ua scuola italiana.. non presenta in pratica i numerosi inconvenienti lamentati con l'olio grigio, a quanto dicono gli stessi autori francesi, che lo adoperano : così il Gaucher ha riferito per.;;ino vari casi di morte, che si sono voluti attribuire ad errori grossolani di tecnica. o a dosi eccessive; senza dire che l'olio grigio è assolutamente controindicato negli individui di età avl\nzata e con tracce anche minime di albuminuril\.
C. - Metoà'J di EMlich (Therapia sterilisani; 11iog11a). Sembra, che attraversiamo un periodo particolarmente favorevole alla terapia radicale della sifilide : mentre venivano pubblicati i primi risultati delle esperienze
60
RIVH;TE GENERALI
di ::;opra enumerate, ecco giunge la notizia del nuovissimo preparato proposto da Ehrlich per la cura rapidissima. della malattia. Lo scienziato tedesco, che da tempo si occupa esclusivamente del miglior modo di cura delle malattie da spirilli, spirocheti, tripanosomi ecc., ha concluso dalle sue lunghe e sistematiche ricercbe, che la sola. terapia raiionale consiste nella. sommiuist.razione di una sostanza, che, pur non essendo tossica pel soggetto iniettato, sia suscettibile di distruggere uno tcinpore i parassiti, in modo, che, in generale, nou si debba fare che una sola iniezione. Dopo l'atoxil e l'arsacetina, Ehrlich trovò l' arsenofenilglicina, sperimentata da Alt in alcuni idioti eredosifilitici con ottimi risultati, alla dose di 0,80-1 grammi. Iuline ha. ottenuto il diossidiamido arseno benzoi, H'' 0 2 N' As'), più COIDLI• nemente conosciuto sotto il nome di preimrnto n. 60G), il quale, secondo le esperienze di Hata possiederebbe un'azio11e assolutamente sterilizzante sugli agenti delle diverse spirillosi dei vari animali. Tn seguito Alt, Scltreiue1·, Hoppe, Iver.ym hanno studiata l'applicazione pra.tica di questa cura sia nel tifo ricorrente sia nella sifilide. Nei sifilitici un'iniezione di 10 centigrnmmi circa del preparato determina leucocitosi, attenuazione dalla. reazione di \\iassermann, diminuzione della lecitina sao· gu igna e fecale e miglioramento notevole dei sintomi. Alla dose di 40 centigrammi poi si hanno dei risultati. che sono certa.mente super iori a quelli ottenuti finora con qualsiasi rimedio specifico sia mercuriale che a base di arsenico, avendosi Ja scomparsa più o meno rapida, dopo una sola iniezione, sia delle manifestazioni sia della reazione di '~' assermann. Alt e Scflreiiber hanno cmati finora più di loO infermi con ottimi l"isultati, sia per iniezioni e ndovenose sia in tramuscolari; constatando un'azione particolarmen t e benefica in certi casi gravissimi. Oltre questi cnsi ve ne sono 17 del T omasczewski, 30 di Picl~, 26 di Di:irr, 80 di W e.:h:1ellnann, 15 di Kro1nayer. Quest'ultimo, specialmente, si è occupato a prefer~nza di casi refrattarii alla cura mercuriale, ed ha notato che le ulcernzioni guariscono e si epidermizzano co;;ì presto, da far supporre un 'azione speciale del rimedio s ulla rigenerazione dell'epitelio, tanto che l'ha usato in un ca.so ribelle di psoria:;i con ottimi risulta.ti. Elirlich b.:~ pure riferito alla Società di medic ina di Berlino i risultati ottenuti col rimedio a Serajeoo (che è considerata come la. metropoli della sifilide), dove su -13 casi si è avuto a regis trare nn solo iusucces,;o dovuto evidentemente a difetto di tecnica. Altri molti casi hanno pubblicati il L esser, il Ledermann il Micliaelis. l'He,rschhei111er, il Pasfai, il Salomo11, il Milicm, l'Hudelo il Thiua1it, il Balzer, il Blaschko, il Micheli, il Quarelti, il Tnt/fi, il BPrtarell,:, il llottelli, ecc. Nella clinica del prof. De Amicis sono stai.i finora tratta ti col " 601; .. parecchi infermi, di cui alcuni con lesione iniziale, altri in periodo secondario (con varie manifestazioni cutanee e m ucose) o io periodo tardivo (lesioni ossee, ulcerazioni gommose) od anche con att'~zioni parasifilitiche (tabe paralisi spinale spasiica). Sehbene i risultati di questi p rimi esperiment i non siano stati finora ufficialmente pubblicati, si può però accertnre che nella massima parte dei cnsi si è avuta la scomparsa. rapidissima delle manifestazioni specifiche in atto (s pecie i sifilomi primari e le ulcerazioni gommose), mt· no per quel che riguarda le adenopatie, le quali si dimostrano invece molto ribelli. In (1ualc lie ca.;;o, tra i più antichi, si è avuta, in seguito - dopo un periodo
cc·~
RIVISTE GENERALI
61
di 2-3 mesi - la. comparsa. di nuove manifestazioni cntituzionali: così pure la rea. zione di Wassermann in questi ca.si è ritornata - o rimasta sempre - positiva. Il totale generale dei casi finora curati è di più di 20,000, e si tratta di sifilidi in tutti i periodi e con le ma.nifesta.zioni più svaria.te: tutti i clinici sono unanimi nel constatare una retrocessione rapida dei sintomi: ma nessuno ha osato finora parlare di guarigione definitiva, della quale naturalmente non si può trattare prima. che sia decorso un tempo ragionevole. I casi più antichi datano dal marzo 1910. Tecnica. - Il « 606 » che è una polve1·e giallognola, viene conservato, nel vuoto, in fialette chiuse alla lampada, e deve essere sciolto solo al momento della som, minis t razione sotto forma di iniezione. La preparazione, secondo Ehrlich si de ve fare nel modo seguente: Una dose (da 30,70 centigrammi) si mescola in una provetta graduata e sterile con un centimetro cubo di alcool metilico chimicamente puro, poi si aggiunge acqua sterile 10 ce ntimet ri cubi e quindi soluzione normale di soda fino a dissoluzione completa del preparato (in media 2-3 centimetri cubi). Infine si aggiunge acqua sterile fino a 10 o 20 centimetri cubi (per l'iniezione intramuscolare) e fino a 200-800 centimetri cubi e più (per l'endovenosa). Questa tecnica è stata ip. seguito modificata (giacchè la soluzione alcoolico-alcalina riesci va dolorosissima), nel senso di avere una soluzione perfettamente neutra: vi sono pertanto le modifiche dello stesso Ehrlich, di Schreib1w, Micha.elis e di Wechsebnann (1). La tecnica di Wechsel,nann (che è attualmente in uso nella clinica di Napoli) è la seguente: In un mortaio sterile si introduce la dose del « 606 :., poi si aggiunge soluzione normale di soda fino a completa soluzione della. polvere ~enza grumi, quindi si tratta con soluzione di acido acetico fi no & neutralizzazione completa, infine si aggiunge acqua distillata sterilizzata. fino al volume di 10 centimetri cubi. Della miscela, che non è più un& soluzione, ma una finissima sospens ione, si iniettano 6 centimetri cubi per ciascun lato o per via intramuscolare (alle natiche) o J)er via ipodermica (alla regione interscapolare). Fatte in questo modo, e con grande lentezza, le iniezioni riescono poco dolorose. Le dosi variano, proporzionatamente all'età, al sesso ed al peso dei pazienti da SO a 60 centigrammi (nei nevropatici non si possono oltrepassare i 40). Circa il numero delle iniezioni, Ehrlich stesso riconosce ora che con una sola non può ottener:ii la sterilizzazione completa: così I versen pratica prima una. iniezione endovenosa di 40-60 centigrammi, e 24 ore dopo una intramuscolare alla stessa dose, Neisser e A lt fanno due iniezioni intramuscolari alla distanza di parecchie settimane. Azione fisiologica e speciftca.-Il dolore, molto vivo, quandosi adoperano soluzioni alcaline, è abbastanza sopportabile con le sospensioni neutre, e non s upera quasi mai il s• giorno: rimane pe rò p6r qualche tempo una certa dolorabili tà ali!\ pre~sione della parte nel s ito dell'iniezione. L'iniezione endovenosa è completamente inclolont. (l} Ellrlich però ritiene sempre, che l'azione specifica del rimedio sia fllqnanto Sll· periore in mezzo alcalino.
62
R IVISTE GENERALI
In ogni ca.so s i ha una notevole elevazione di temperatura, che cc,mincia dopo JJoche ore dall'iniezione, e dura con lievi oscillazioni per 1-2 giorni (mantenendosi in media t ra i 38° e 8 ()0) associata a lieve malessere e abbattime~to, talora vertigini e nausea. Subito dopo però si Jna qun-si cos tantemente un senso di grande benessere. S i ha forte iperle ucocitos i (fino a 38.000), che diminuisce poi lentamente. Non si osserva la comparsa di elementi patologi<·i nell' ur ina. L'eliminazione dell'arsenico termina tra il 4° e il 14° giorno (più presto quando si usa la via endovenosa e nei casi di s ifilide più ì·ecentc, pii'; tardi quando si usa la via ipodermica. ,e nei casi di sifilide terziaria o pa rasifilide). Non s i son a vuti a deplorare disturlii degli organi in terni e dell'apparato visivo come con -l'atoxil, arsacetina, ecc.). L 'azione sulle les ioni s pecifiche è molto evidente, constatando!:li una rapida regressione di esse: nei casi, in cui s i è praticato l'es ame ripe tuto al paraboloide, si e potuto constatare la progressiva scomparsa dei treporn,mi delle manifestazioni specitiche co11tagiose nello spazio di 2-t-48 ore (=-,ieskind). Wec hselmann e i\fichaelis hnnno anche tro vato efficacissimo il rimedio nella sifilide ereditaria ; ques t'nziono curati,·a è stata riscont rata anche nel latte delle donue tra t tate col « GOG ». Per quel che ri guarda la reazione di \.Vasscrmann. non s i può dire ancora. l ' ultima parola, essendosi ottenuti finora risul tati disparati. La sua t rasformazione da positiva in Df>gativa non e t'ostan te, nè si produce sempre alla stessa epoca d,,lla iniezione. Comparando i risultati ottenuti dai vari autori, possiamo di re, che nel 40 p.100 circa dei casi la reazione non si modifica affatto, ov,•ero presenta una semplice diminuzione d'iutens itil (a ccenno di emolisi), Incidenti.- S i sono osservati. non di rado. aritmia cardiaca, sudori profusi, VO· miti, eritemi scarlati niformi. costipazione, meteorismo, paralisi periferiche tr11nsitorie. trombos i, nlbuminuria, amau rosi transitoria, scotoma scintillante. Finora s i sono avu ti 8 casi di morte, ma in ness uno s i è potuto dimostrare come unica. causa detf'rmiuante l'a zione dell'arsenobenzol; in generale si tra ttsi.va di individui con avan1.a te affezioni del sistpma nervoso o profondamente cachettici. Controinclicazioni. - Aflezioni riel cuoro e grossi vasi, affezioni dei reni, del ne r vo ottico (,li natura nou specifica), sifilide cerebr11.le o s pin:tle mol to avanzata, e11106lil\. htdiCllzioni. - Casi di sifilide ribelli a l mercurio, ovvero in cui il mercurio non è tolleralo. Casi iu cui occorre agire presto ed energica.mente, e aggiungi11.mo noi, cas i di sifil ide primaria, a scopo abortivo dell'infezione.
Conclusioni ed applicazioni pratl'lhe. 10 L a cura abortivt\ della sifilide s i può ten tare nei primi t em pi dopo la compnrsa del sifilomn. iniziale, •1uando non esistano ancora adenopatie, ovvero siano li mitate ai gangl i s11.telliti: ciò si verifica in media, noi primi 10-20 g iorni. 20 La diagnosi dev'e'>Sere cnnfermatu dalla ricerca del treponema. pallirlo n el sifiloma, servendosi, poss ibilmente, dell'ultramicroscopio, o in ma.nc.<1.nz11., dei metodi di colorazione (Hoffmnnn - Ha Ile ecc.): un buon processo. rapidissimo e sicuro, è anche, quello dl·ll'inchiostro di china. Quanto alla reazione di W nssermann, è beue praticarla sempre, t enendo presente però, che in questo pe riodo iniziale si man t iene a ncora per un certv tempo ne~n tivn; an zi questa è una condizione, che fa,·orisce il buon esito della curn.
RIVISTE GBNERALI
63
3° La. generosa asportazione chirurgica del sifiloma, ovvero la distruzione con mezzi chimici o fisici (specialmente aria. calda), quando - ben inte,;o - lo permetta la. localizzazione del sifiloma. (prepuzio, grandi labbra ecc.) si può tentare, ma soltanto allo scopo di a.bbre,iare nell'infermo il periodo di guarigione della lesione locale, diminuendo quindi le probabilità di disseminazione del contagio. 4° Sempre quando l'ubicazione del sifiloma. lo permetta, è da consigliare la cura locale intensiva. col metodo di Hallopeau,o meglio con quello di Mariotti, associando cioè all'azione specifica quella battericida dell'iperemia passiva. Se l'ectargi· rio darà dei buoni risultati, rimarrà il preparato di elezione per questa cura, riunendo in sè 111. pr oprietà del mercurio e dell'al·senico; le iniezioni si praticheranno sia in corrispondenza del sifiloma., sia lungo il tragitto d ei linfatici; sin. nelle regioni dei gangli satelliti. 6° In ogni caso, è prudente praticarti sempre una cura generale intens iva, per combattere quei rari treponemi (per quanto scarsi di numero e forse attenuati in virulenza), che abbiano potuto migrare dal focolaio iniziale. Tale curn. generale, naturalmente, costituirà il solo mezzo, che a bbiamo a disposizione, allorché il sifi. loma sia localizzato in punti poco opportuni per l e iniezioni in loco per es. cavità naturali, o in vicinanza di organi molto delicati (occhio) ecc. Teoricamente, per una cura intensiva sono preferibili i preparati mercuriali insolubili, per il continuo e costante assorbimento, che con essi si verifica, ma la prudenza consiglia di saggiare prima la t olleranza. coi prepara.ti solubili (sublimato 1 centigrammo, o bijoduro 9-4 centigrammi) facendone almeno una serie d i 20-30 iojezioni, e quindi, dopo un riposo di 2 settimane, cominciare coi preparati insolubili. Come ho già detto di sopra, sembra preferibile il calomelano, alla dose di 10 centig1·ammi una volta per settimana, in serie di 6-8 injczioni, con intervalli di 50-60 giorni tra le varie serie. Per tutto il resto della d istribuzione della cura è molto raccomandabile il metodo di Carie. S'intende, che la cura. intensiva non è possil, ile in tutti i soggetti, ma richi.ide un'opportuna selezione ed alcune precauzioni indispensabili, secondo i criteri i, che bo già di sopra esposti. 6° Per quel che riguarda il 4: 606-. di Ehrlicb, occorre ancora atte ndere un certo tempo, dopo che sia entrato nella prntica ordinaria, e si sia stabilita. specialmente la durata dell'immunità che esso conferisce all'organismo, specie dopo iniezioni ripetute; solo allora si potrà dire se veramente il metodo meriti il nome di sterilisatio magna e costituisca quindi la sola cura abortiva razionale dello avvenire. Ne.poli, dicembre 1910.
BIBLIOGRAFIA (a tutto luglio HHO). 1. TJUL'.IL\NN. - (Die Syphili;, u11d il.re Behandilmg, Dresdo. 1906}. 2. Wl'l'l'E, - (Archiv. /ii.r Derm. wul Syphil. 1907 p. 271). 3. CARLE. - Note sur l'empio i des iniectfons dcs aels m ercuriels aolttbles clans le lraitemem intensi/ de la syphilis au dcbut. (Compto rendu dn XVI congr. intornat. do méd. Budapest 1900, sect. XIII, fase. 2. pag. 483).
(j4
RIVISTE GE XE RALT
4. D uHOT. L 'm•orteme,it de la 11y7Jhiii8 per le tra·i teme111 intewiii e/ précoce, (I bid. p. 495). 5. J\L\..,;N1NO. - - D11e nuovi ca.•i di aborto di si/ìli<I,· nirrcè lu cura mercuriale int.enJJa e precoce. (>,I Riunione della s,,c. Itnl. di Dorm. f' sifil. Roma. d io. 1909 ). O. HALLOl'EAU ET B11001ER. - t:iur le rhoix rles agents spéci(ìqueR dans le tJ01ti·eau lraitement aborti/ clr l a .t'IJphi/ÌJ/ ( .4.nne&lea de,; mol. vén. 11110 p. 459). 7. E. :\L\Hl!) TTI, - Tmta/il)i di c11 ra al>ortirn drlla si/ìlid,> uel prriodo i1iizialr. ( Giom. l,itrrn<iz. del/, srieti.zr m rdichr, nnrio XXXII, 1910). 8. RAr.r.or,,:.\1,1, - Snr un traitr mr·nt aborti/ rie la 11yphilù• (Bt11/ . de l'Acrid. de J.Jéd,cine. 31 muggio 19 10 1. 9. Ar,T. - ( .lfìin.chn. m~diz. ll'od1e1~rhr. 15 1.narzo IOW). IO. lrnH;n;x - (lbid. 12 aprilo I !HO) 11. 8 C ff.R>:r1.1>: 1t · - (Brrlin. mrdis. (/r,•ell11rh. ~ mng~io J!HO). 12. W i,;c11S1::L~r -1 1o1. Dic Behattdlun'J d,11 S.11711/ili;i hei den dioxùliamidoarsmobmrol. (Berl. mrdiz. Orsellach. 22 giugno 19 10). 13. P 1c K. - ( ll'imer mediz. (l,sell~ch .. 24 g iu_gnc, l!JJO) 14. M1C HM'.Llf<. - (Berl. m ed. Or~. 20 g iug-no Hllll). 15. Io. - (lbid. 6 lug-lio 1910), 16. B>~RTARf;LLI- P ASINI•HOTTELLI. - Alcuni ca-,i di sifilide curali. col nuoi:o preparato di Ehrlich-Hala (n. GOO) (Oiorn. itnl. ùc-lle mnl. \'en. e delln pelle 1910. fase. IV).
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE Sall'opera11lone ra41oale clell'ernla orun.le. - (Z,,ntralblatt fii,· Chirurgie, n. S9, 21> settembre).
HANS. -
La fissazione del legamento di Poupart al pube mediante punte d'argento raccomandata. per tale operazione da molto tempo da Roux, a d onta dei vantaggi indiscutibili ch'essa presenta, non potil venire in voga, giacchè Kocher disse: Io ho sempre visto che i chiodi impiantati nelle ossa, col tempo si rilassano. All'A, diede buoni risultati il seguente processo, che egli raccomanda, specialmente nei casi di grosse ernie crurali : 1) Si pratica una incisione cutanea lunga S·lO cm. nella piega inguinale 2 ) Si isola bene il sacco erniario, si esamina il contenuto, si chiude e risospinge nell'addome, intaccando, se occorre, nuche il legamento del Gimbe rnat. 3) Si introduce dall'alto attraverso il ligamento di Poupart, presso la vena femorale, sul dito profondamente collocato, un robusto filo d'argento n. 6 che d i nuovo si fa riuscire dal basso, alla parte inte1na dell'anello crurale, attraverso un'altra linea di fibre di questo ligamento. 4) I due capi egualmente lunghi del filo si attorcig liano in un punto per modo che ne risulti un triangolo pressochè equilatero. 6) Si conduce un taglio parallelamente alla vena femorale, lungo circa nn centimetro, nella parte supero- anteriore della branca orizzontale del pube e si denuda l'osso del suo periostio spingendo indietro il m. pettineo nella corrispondente parte antero-inferiore della sporgente cresta dell'osso. Con un t rapano si perfora l'osso alla base della. cresta, in direzione molto obliqua da dietro e cla sopra verso il basso e l'avanti si che rimanga un solido sostegno dell'osso di più che mezzo centimetro di spessore. E' importante che la posizione del canale sia multo obbliqua se no esso va. a. perdersi troppo nella profondità. S i protegge la punta del trapano nel miglior modo con un cucchiaio tagliente, che. cos i serve anche a spingere indietro il m. pettineo. 7) Ora si spinge dall'alto il filo d'argento attorcigliato attraverso il cane.le osseo e lo si ripiega in avanti, mentre col dito si esercita una moderata pressione e trazione sul lega.mento di Poupart avvicinandolo alla cresta pubica. Si accorcia sino a una doppia lunghezza. del canale osseo la rimanente estremità del filo e l'ultima metà si affonda nello stesso. 7) I n fine si può suturar sopra il filo il periostio e il muscolo. Il met odo su descritto non è essenzialmente a ltro che una torsione della superficie del legamento di Poupart nel piano verticale e un rinforzo e allargamento li -
Giornale di medicina mlUlare. -
f'ase. I.
66
l:IYISTA Dr C'H I R URGIA GF::SERALE
<lei legamento di G i mbernat per mezzo di due robu"ti fili d'argento confo1·mati a. triangolo, i quali s a ldamente fi,;sati all'osso e dRppe rtutto arrotondati no,n sono esposti ad alcun mo vimento, mentre le loro libere estremità si affondano nell'o~so stesso. E' impossibile, co,i, clte il filo s i allenti e che colle sue estremità libere susc iti dolori, il quale s vantagg io ad onta dei grandi pregi che la sutura col filo d'argento possiede, ha trattenuto alcuni operatori d11ll'applicarìa s ullE! fascie del v entre. E. Cos·rA. Dl.:.'10KT·
Bulla aarooat rettale. - (Zentralblalt fiir Chirttl'!Jir, n . 42, 16 ot·
t obrc). L'A. do po aver p ul,blica to n el di <·c mbt·e 1908 le s ue esperieuzc sulla narcosi 1·e tt11le g iudicandola sieura e utile s pecialmente negli interve11ti ope ratori di lunga durata alla tes ta e a.Ila faccia, si mernvi~liò non p oco n e l veder comparire nel marzo u. s. una no tu del chirurgo prima rio Baum di Kiel, nPlla quale questi ri· tiene t ftle metodo di anestesia estremamt>nte perico loso, tanto che su dieci mala.ti ne avrebbe perduto nientemeno che due! Con grande sorprPsa l'A. apprese da.Ilo i,tesso 13aum che non si erll servito del m edesi tno apparecchio. in quantochè non aveva cri,d uto di badare allo stato io cui l'etere veniva introdotto nel retto! Era. e vidente che gli ins uccessi toccati nl Baum erano J)iù dn addebitarsi al metodo da lui us ato che alla narcosi stess1t. E cco il processo dell'A. Bisogna aozit.utto preparare la mucosa dell'i11testino e renderla acconc ia all'assorbimento doi vapori d'et er11, impedendo sopra ogni cosa ch'esso e ntri liquido n oli' intestino. Ciò s i ottiene in primo luogo vuotando questo aceuratarue nte, poi, la sera pdrn11. dell'oper11zione, se ne prnticn la lavatura con soluzione salina. tiepida, somministrando negli adulti anche 16 gocce di laudano. '.1.' n le ma n ovra è ripetuta nel giorno dell'operazione, un'ora prima ,di essa.. P er impedire l'entrata dell'etere liquido nel!' intestino l'apparecchio deve e~sere costruito in modo c he si possa facilmente allontau1tr.. quello che continuamente si forma per condensazione. Ora, ne~sun apparecchio risponde cosi bene allo sropo come quello di Dudley Buxton di Londra, ,·he l'A. modilicò soltanto nt'lla parte di conrnt to coll'"incestino. L'nJJp:vecchio da lui u mto consta d: un recipiente di v et1·0 11 0 1 quale pesc1t una bottig lia riempita d'etere, essendo e .;so riempito sino all'altczrn de lla graduazione di questa, di a.<:qua risra.ldata a 50·. I vapori d'etere che cos i si sviluppano, passano per un tubo di p:omma in un pallone di vetro di coudenRAzione e d11. questo, mtccliante un altro tub:, di g omma sono immessi nel retto. Cosi l'etere di cooden•azione. che nel pnllone si forma, viene tosto avvertito e 1mmedintamente vuotato, staccando l'ultimo tubo di gomma e subito riappli· c11nrlolo. Tale apparecchio, che prestò all'A. ottimi servigi, ad onta della sua semplicità, è ben dive rso da quello impiegato dal Baum, composto da un tubo di gomma riscaldato o rivestito d'ovittta , che melte in comunicazione direttamente la botr.ig1ia d.,lJ'etc1·e coli' intes tino. L'A. potè precisare, nel 1a nnrcosi da lui praticata. quanto etere di condensa• zione si forma duran te uu'anesto,s ia r etta! ... In uua, durata 80 minuti, ne raccolse 611 cen t imtitri cubi e in un'altra, duru,ta 110 minuti, 80 centimetri cubi. É ovvio che serven,io-;i d'un apparecchio, il quale non pennetta di allon t anare l'etere liquido, questi Gu e 80 centimetri cu bi di e sso s arebbero penetrati nell'intestino, producendo disturbi che potevano f>tr morire il mr~lato. S iccome poi l'A. considera. lo. na rcosi rettale co me un me todo di eccezione, da impiegarsi soltanto nelle
RIVISTA DI CH!RU11Gl.\ l,E.NERA LI~
67
operazioni alla faccia, dove la comune maschera <iistnrba l 'operatore, cosi dall'ulti ma sua comunicazione ebbe motivo di usarla soltanto quattro volte. S i trattava di sinusite o di pa nsiousite con empiema. La anestesia rettale fu praticata da sao assi.:iteote, che non la aveva per l' innanzi neppure ma i vista. Ora, tutti e quattro i pazienti non preSPntarono nemmeno tl'a.ccie di disturLi da parte dell' intestino; non te1le;a;roo, non emissione di sangue. Natllralmente essa fu condotta secondo le norme sopra citate. A.ccura ta prepiirazione dell' intestino, poi o rdona.ria narcòsi con etere, senza morfo-atropina, e, appena il malato dormiva, s' iniziava la narcosi rettale. L'A. afferma. che il metodo è prezioso, o, praticato colle debite cautele, scevro d'ogni incon.venieute. E. Cu,;TA.
R. G1.u;1. -
8u111' olHoflobon~roosl. -
(Il Policlinico, fase. 51).
In questa nota preventiva l'A. rende noto i primi due casi di narcosi cloroformica pe r via endovenosa, praticata nella clinica chirurgica di Roma sopra due infermi, nei quali un lungo ed indaginoso iotel·vent.o sul collo e sul capo rendeva difficile e pe1·icolosa l'anestesia generale per i nnlg zione. Qua.le via. d'acces,o a.Ila fiebocli.~i, applicRta per I& prima volta nell' uomo dal Burckba.1 dt·, dopo molti e1>perimenti sugli aoi rnn li, fu scelta. la. safena magna. di destra, 4.5 ct>ntimetri prima dE>l suo s bocco n elllll femorale: il liquido iniettato fu una solu:i,ione fis iologica satura di cloroformio al 0.60 p. 100, con u,na velocità media di i nit·zione corrispondente a 60 60 ccntimet.ri cubici al minuto primo. Dopo 4 minuti primi si ottenne risoluzione muscolare compl~ta mancanza di riflesso oorneale, insensibilità. assoluta. La narcosi procedette calma e senza incidenti, nè si ebb~ vomito durante e dopo l'operazione. Uni\ volta. s tabilitasi la narcosi, l'A. consiglia di rallenta re la velocità di iniezione; a naloga me nte si può anche, a brevi interva lli, del tutto soi<penderla, ed il ritorno del riflesso corneale indicherà di Jasriare libera nuovamente la. via all'ane3tetico. Così se. anche l'infer mo fosse vicino a svegliarsi, saranno s ufficienti pochi se. condi di fleboeli~i a velocità iniziale per portarlo di nuovo nella più profonda. 1.nei;tesia. La velocita del liquilo attraver;a;o le vtsne può essere regolata, o stabilendo un conveniente disl1\'t1llo fra ques te e quello, o ricorrendo ad un comune insuftliatore. In ogni caso è nE>cessario determinare precedentemente con esattllzza la quantità n.Msima di liquido che può essere fatto uscire pel' ogni min uto primo IL pressione forzata attr1\\'erso la cannula, che dovrà i:ervire per la fleboclisi, e ciò per le note leggi di fisiologia. riguardanti le protratte iniezioni di liquidi isotonici dentro le vene. Non si deve dimenticare però che il rene ha mostrato di risenti1·e della Beboclorona.rcosi: nel primo c~o fugacemente e lievissimamente, nel secondo in modo 11.l quanto pit\ accentuato, ma aempre fug~ce, contrariamente a.i ris ultati negativi ottenuti nell'u,>mo dal Bur<1kha rdt. e negli animali dnll'A. Ma. questi spiega tali reperti, adducendo che nel p~imo caso trattavasi di soggetto in condizioni di estrema. anemia., e nel t1econdo di individuo affetto da. marratissima glirosuria. con.d isioni queste che avevano dovuto necessariamente menomare la resistenza de1 filtro rena.le. CASAR1N1.
68
IUVISTA DI CH IRURGIA GE:-ib:RAI.E
La vaoolaoterapla nelle lntesloal d•ll• vte urinarle 4& baoterlum ooll. - (Presse Médieal<:, 9 febbraio ll/10).
OvE W uu·t'. -
L'A. procede nel modo seguente : Prelevata l'urina dalla vescica con cateterismo asettico, isola in cult ura pura. il mi.-:rorganismo specifico, poi lo identifica con saggi di fe·rmentazione. con semina su varie 1,ostnn;.;e e con l'agg lutinazione. Quindi di una cultura di 24 ore su agar fa sospensioni al 1/2 % in acqua fenicata e la riscalda per l ora a GO·. Poi saggia il vaccino, cosi ottenuto. col metodo di Leishmann, paragonando sotto il Cl\mpo microscopico il numero dei batteri con quello dei globuli rossi di un sangue normale non diluito. Conosciut o cosi il numero dei batteri per mmc. , s i può dosare il vaccino con la massima precisione. Quanto alla dose usata, l' A. ha cominciato da dosi di 10-26 milioni, :lgiungendo fino a 1000 e più. In media. la dose, che ha dato miglio1·i risultati, negli adulti, è stata di 100-600 milioni. La mis ura d e ll'indice opsonico no11 pare che dia indicazioni abbastanza precise, d i modo che i sintomi clinici devono essere la base di vnluta.zione delle dosi da usare. Il vaccino è stato sempre dato per vi>1. sottocutanea, ordiuariamente alle bracci&. L'A. h:t curato s inora più di -IO ammalati, di cui 23 hanno potuto essere studiati completamente, anche con b cis toscopia. ecc. Di questi ultimi, 7 sono in• contcstabilmente guariti ed 11 sens ibilmente migliorati. Sono interessanti, fr& gli altri, diversi casi d i pielonefriti acu te e croniclie, che s i son o molto g iova te del metodo, sia p,n· qu(:l chi, concerne le mrnii fìcazioni del focolaio locale, sia per lo stato delle urine, temperatura, cood izioni ~enera.1i, ecc. È vero, che durante o prima , della v a ccinoterapia, l a m assima parte degli &m• malati sono stati sottoposti ed &Itri opportuni ri mecHi (s11lolo, catetere a pe rma· nenza, lavaggi a l nitrato d'argento, ecc.I, in modo cl1e sembrerebbe forse difficile precisare a quali cu re impiegate si debba l'effotto decisivo ottenuto. Però occorre rif:lettere, che in t utti i casi s i aveva un migliorame nto cosl s piccato in relazione .,alla cura del vn,ccino non solo nei fenomeni locali ma anche nello stato g enerale, che non s i può fare a mtino di attribu ire all'immuoizzaidone attiva una favorevole influenza sull'evolur.ione della malatti8. S. RUTA,
Sulla oura oonaervath,a nelle gravi 1..10111 4eg11 arti mtaaoolatt 4& gangrena. - (Z r.nlrnlblatt fiir Chirnr,qie, ~. 40, 2 ottobre).
NoESSKE. -
Nelle g ravi lesioni delle d ita, che possono s pecialmente verificarsi per l'azione di strumenti taglienti o contundenti. come macchine da tagliuzzar paglia, da piallare, triturar carn e, punzonare, trebbiatrici, seghe circolari ecc. si sta spesso in dubbio ~e si deva o no ritener per vitale un membro a ttaccato ancora e nutrito per un ponte di pelle assai sottile. L'A. perciò sta bi'lisce alcuni criteri cbe servono di guida s ul modo di comportarsi dal lato t erapeutico. Spiccnta ischemia o cianosi cougiunt& ad assoluta freddezza ed anestesia. del membro l eso valgono, in generale, come indubbi segni forieri della mi nacciata morte del tessuto I ten~ tativi di cura conservativa , davanti a tali sintomi, falliscono e non c'è da indugii,,rsi a prendo re radicali mis ure. La causa de lla gangrena d i membra cosi lesio-
RIVISTA DI OHIRURGIA GENERALE
69
nate sta nella mancanza di dfilusso di sangue arterioso, da un lato e in un insufficiente deflusso di sangue venoso dall'altro. La. stasi venosa è spesso il sintomo predominante nelle gravi lesioni delle estremità e nei casi di congelazione di terzo grado. Combattel"la. e ristahilire efficacAmente l'afflusso del sangue arterioso, ecco efficacemente il miglior compito dal lato terapeutico. La sospensione, quando è possibile, dell'estremità. malata sopra un piano soffice, riscaldato è il vero p1·ecetto per rimuovere la stasi venosa e facilitare l'arrivo del sangue arterioso. Pur t-roppo i chirurghi sanno per dolorosa esperienza che anche ques to trattamento qualche volta fallisce. La corrente arteriosa per causa della soprapressione venosa non può penet rare in quantità. sufficiente, nè vincerla, perchl. le vene sono in parte colln.bite o trombosate e il tessuto muore. Che se invece s i riesce a vincere presto e durevolmente la stasi venosa, a facilitare l'afflusso di sangue arterioso fresco ed eventualmente anche aumentarlo, dobbiamo fondatamente ritenere che il membro pericolante può esser mantenuto in vita. Partendo da questo concetto meccauico-fisiologico l'A ha. curato con grande successo gravi lesioni delle dit..'l. come pure un caso di congelazione di entrambi i pollici e uno di asfissia delle dita nel morbo di Raynaud minacciante gangrena, e procedette cosi. Praticò un'inciaione profonda sin s ull'osso decorrente in senso frontale da dietro l'unghia sin sulla punta delle dita; tamponò la. ferita con garza bagnata. in olio canforato per impedirne l'adesione dei margini ed espose per 8-10 minuti le dita, o tutta la mano, a una pressione negati va di circa 12-16 cm. di mercurio entro una campana d'aspirazione chiusa e sottoposta. a un getto d'acqua. L'aspirazione fu in generale continuata due, tre volte al dl per una egual durata, per una settimana. Da principio si vt1otò soltanto una piccola quantità di sangue scuro, cianotico a. gocce ; nelle successive aspirazioni usci sangue arterioso in quantità sempre crescente Ma. il succhiamento da solo spesso fallisce; di capitale importanza. è l'incis ione. Già dopo poche ore, nei casi cosi tra.tta.ti ritornò la sensibilità nei membri lesi o congelati, che, assai debole dapprima, andò via via migliorando a vista d'occhio ed essi furono conservati in vita e in buono stato di funzione La. ferita data dall'incisione guarisce perfettamente piana. Condizione sine qua non del successo è l'incisione praticata quanto più p1·esto è possibile, medicazione della ferita aperta, tra lasciando ogni sutura per evitare la tensione, di tessuti, la ritenziont, e l'infezione. La sutura della ente e dei tendini si eseguisce in secondo tempo, dopo alcuni giorni. I s uccessi sinora ottenuti dall'A. si riferiscono a ca.si di gravi lesioni, congelazioni, asfissie locali delle dita, ma nc,n è improba.bile che il metodo possa estendersi ad arti maggiori e su altri campi, qua.li gangrene d'altra origine, lombi plastici, trapianti e per favorire la circolazione nelle suture dei vasi. E. COSTA,
70
E. Li;:v1. - Nota preventiva sul10 applloaztont terapeutiche nella prattoa obirnrgioa e medtoa dl miscele di ossigeno e di antdrlde oarbontoa. - ([,o SpP.ri11u•nlalr.-1frchivio di /ìsiolo,qia normale e paf1Jlo!fica, fa,cicolo nr, Fi reuzc, Ul 10). Le numerose ricerche d,•i fisiologi hanno dirnostrnto che l'anidride carhonic,~ ha un'inAuenza not<'voli~sima sulla rrgolazione d<'lln funzione r e,pirutoria iu. special modo, ed in sec(ln.to lungo !-'u quella cardinra e toni<'o-v11salc nd es,a cnsì strettameufe legala. L'A. di è pro po,to di applicnr~ qu,,~ti po~tulati fisiol,•gici nlla clinica, saggiando opportune miscele di Qt e Co•, ,dio sropn di risveg 1inre con un'azione estremamente pronln ed cuergirn,, l'aziune nuto1naticn dei ce11tri rcspin1tori bulbari in tutti quPi ,·nsi, 1.1c i quali, soprntutro uella pratica chirurgica, trtlu pre1.io~u autnmati;;mo viene so,peso, sia pe1· in lluenzn di un'eccessiva intossicazione cloroformica o cte,·ea, sia per l'imponenzn del trnuma operatorio, sin. per effetto cumulativo di tali cause. La notevole i<eusihilitÀ. dei cemri respiratori in rapporto a vnrinzioni anche minime della t Pnsione parzinle riel C 0 1 ha. consigliato l'A. ad indagare. prima sµt'rimcnrnlmente e poi prali!'f\mente. sulla opportunità di valersi di tali propritn à per JJOrtMe una vt•rn e p,·opria eccitn1.ione al bulbo in tutti quei casi, n ei quali la vita è m in:wciat11. brn<<'nment.e dal rallentarsi o dal so~pendorsi degli essenziali automatismi respirnt.orì e <'ardiaci bulbari. In una prima serie di ricerche l'A. ha indot to sngli animali mtdiante l'azione singola o cumula tiva d i nittiti, di cloroformio e di morlìna dei g-ravi~simi stati di depressione bulbare, con rarefazion e o sospensione a!'soluta della funzione r espiratoria: facendo inalare agli animali così trattati delle miscele di 0" contenen te proporzioni variabili dn l 10 al 30 p. 100 di CO', t>gli ha o.sser vnto costantemente che la funzione respiratoria rallentata o sospes1i si ristabilisce con estrema rapidità, determinandosi immedi,1tarnente m;a serie di profondi e frequenti atti respiratori, ch e si continuavano per qualche tempo dopo cessat.'1. l'a1.ione del farmaco. In una seconda serie di esperienze l'A. ha saggiato dette miscele con proporzioni variabil i dal 6 nl 20 p. 100 d i Co• io numerosi ind ividui che si trovavano per diverse cause morbose in gravissime condizioni e per Jo più in st ato comatoso o semi comatoso, essendo la respira1.io11e snpcr6ciale, pochissimo estesa, irregolare e talora n ettamente periodica, cd ha co'Stantemente nota to un rapido aumento della freque1rna e dell'amp ie1.za r cspi1·atoria, una r e~olarizzazione del ritmo ed un aumento del tono dei muscoli respiratori. L'A. però, mentre ritiene che l'applicazione pratica da lui consigliata sia di un' utilitlt. assoluta in chirurgia, considera, per ora, assai limitnte le i11dicazioni di ordine medico, riducendole a quegli stati di profonda adinamia, da intossicazione od infezione generale, in cui la vita dei pazienti può essere rapidamente compromessa. L'applicazione essenzi1de e intesa principalmente a.d evitare la br usca
RJVJS1.'A DI AXATOMIA E FISIOLOGIA N CRJ\1ALE E P ,\TOLOGI CA
71
insorgenza dei fenomem del shoc-k chirurgico Jutante la narcosi, sia a carico dell'attività l'espiratoria che della funzione card inca: la somministrazione della mi• scela consigliata dall'A. ha lo scopo di compensarn il difetto di CO" eliminato in eccesso dslla superficie polmonare nella fase iperpnoicfl. e dalle sup.;r6ci vi~ceral i esposte, inducendo cosi un'azione eccitante i mmed1at11 sui centri re1-piratorI bulbari. Trattandosi di un intervento del tutto moment..,neo, l'A. consiglia l 'uso di miscele contenenti una forte pc1·centuale di C Qi (;l0 p. lOù) per ottenere mpidamente in pochi secondi la ripresa dell'intorpidita funzione re!<piratoria: tali miscele non dovranno però e;;sere usate quando si pr:irica In nnrco~i in pres,,n?:a d'alcool, perche ne potrehbe eventualmente de,·ivare la form:i.zione di o~s,cloruro di carbonio, elemento tos$iro. non<'hè in tutti quei casi èella pmtica medica e ehirurgioa in cui preesiste, in causa della determino.tn fonn:i morbo~:i. uno stato di ipereccitabilità dei centri nervosi che ,·errebbe aumentata dall'azione del CO•. L'A. consigl ia inoltre l'applicnzi,,ne di dette miscele nella proporzione del 10-15 p. 100 di C 0' alla fine dell'atto operatorio, allo scopo di a\·ei-e un pilt rapido risveglio dei pazienti. Le esperie11ze del Levi sono stRto controllate nella clinica chirurgica di :Firenze su 2f> individui, applicando la miscela di C 0 2 :\I :10 p. 100 nelle sospensioni respiratorie che si verificano durante la narcosi <'loroforrnica, e si è costantemente accettato il rapido ri~tabilirsi clella respirazione, se nza inconvenienti di sorta, nè immediati, nè a distanza di tempo. Identici incoraggiauti risultati furono ottenuti nella sua pratica ospedaliera dal prof. Mnrcl1etti, s icchè l' A. conclude che in tutti i casi di alterata funzione respiratoria durante la narcosi il metodo d'inalnzioni proposto determina pronti e benefici effetti. Ct1sA n1Kr.
RIVIS'rA DI MEDICINA LEGALE P. Co!-is1ouo (capitano medico). - La medlolna militare ID rapporto alla ferma biennale 1pa g. 88, Rivista militare italiana, gennoio-aprile 1910). Nel1o. discussione parlamentare del giugno 1908 da. varì oratori - e non soltanto da deputati - si addebitò ai medici militari un soverchio rigorismo nella selezione del soldato, specialmente pet· o.lcnni a rticoli de ll'elenco fl -4); si diede colpa, quindi , a te.le esagera zione eliminati va, della notevole diminuzione del contingente di quell'anno (classe di leva l&l6, l'ultima pubblicata allora) donde una delle difficoltà per introdurre da noi la ferma biennnle, che invece considerazioni d'ordine politico ed economico-sociale, e fors'anco psicologiche, - per la natura del nostro sol dato, - orama i imponevano. Su tale argomento l'.à. di questo lavoro fu interroga to dalla Commissione d'inchiesta, e pote esporre le ragioni d'igiene sociale che :modernamente fanno debito al medico militare di essere piuttosto rigoroso nella scelta, s ia nella leva fisica che nella leva morale; ma le accuse permanevano, e le faceva proprie l'on. P istoia. nella sua relazione sulla ferma. biennale. Sorse
72
RIVISTA DI MEDICINA LEGALE
però una voce autorevole, nella Camera, Il difendere l'ope1·a scientifica dei medici ll'\ilitari, in nome della profilassi collettiva e della scienza positiva, quella di E. Ferri, il quale lodò incondizionatamente gli ufficiali m edici per quella sana erazionale selezione umana che aveva di tanto scemata, nel nostro esel'cito, la tubercolosi e la criminalità, e lo spaventevole fenomeno del misdeis7no aveva qua.si dileguato. Da ciò l'origine di questo studio. È inutile ricorda re quante miserie fisiche, realmente, e quanti scarti organici si trovino nelle visite presso i Consigli di leva, specie in alcune regioni, ove il popolo sc·arsamente si nutre, è d epauperato dalla fatica cronica, precoce, o intossic:i.to dalla mala.ria; e come spesso, se il medico ha quasi ritegno di aumenta.re il numero degli scarti, è il Consiglio stesso - il presidente o l'ufficiale delegato in 1• - che, col buon senso educa to dalla visione annua dei prodotti d'una generazione umana, e delle fatiche che essi debbono sopporta re da soldati, incitano il medico alla selezione preventiva., magari temporanea. Neppure ncllt, visite ai distretti ed ai corpi, e nelle rassegne speciali, è solo il medico ad esercitare tale rigorismo. e non soltanto per a.vere tutti uomini« apoll inei ~ nei reggimenti. dappoichè gli ufficiali, che stanno a contatto continuo ed immediato con le truppe. sanno i danni svariati ehe derivano dai deboli di costi· tuzione, dai fiacchi organismi, obbligati ai servizi comuni, disperditori di energie pe1· i reparti, e ragione di attrito nelle. ag1litit ed efficacia di lavoro dei più forti. Consideriamo le cifre: furono 1·iforruati, per iuterruità presso i Consigli di leva, (escl usa cioè la statura e le altre ragioni c.·1nministrative) nella classe 1885 - 82931, nella classe 188G- !)0527, nella classe 1887 - 87627; furono in seguito proposti a rassegna dai distretti e dai corpi, rispettivamente: 17691- 10489 28180; 168228680 25002; 18518-10177 28695. Vale a dire vi ù sempre una quota pressocl1è costan te, in questo bilancio fisico-sociale, degli scarti nella selezione preventiva; un rigore maggiore nella prima visita presso i Consigli di leva (classe '86) scema le proposte successive a rassegna speciale; una larghezza maggiore (classe '87, dopo la d iscussione parlamentare) le aumenta.: ciò indica la naturalità del fenomeno, in quanto per ciascuna generazione vi è in effetti un indice di deficientJa organica pressoché costante. che nulla ha a che fare con l'artificiosità, pretesa, della selezione, ma ha le suti scaturigini nella immanenza di complessi fattori bio-sociali - per una data. collettività e in un determinato clima storico - cosi come il Quételet primo stabiliva pe r il delitto e per il suicidio. Del resto, nella classe 1887, se vi fu. rono circa 3000 riformati in meno, ve ne furono oltre 10 mila rivedibili in più, per uoaleggenaturale di compenso, chesi ribella ad ogni artificio. Anche per la selezione dei capilista, di 1 o di 2 anni, il rigore maggiore nella classe 188:i portò una dimi· nuzione sulla classe 188'1; ma l'aumento del contingente è dovuto specialm11nte al fatto che nell'anno 1887 nacquero circa 61000 bambin i in più dell'anno precedente, dei quali 25000 sopravviventi a 20 anni, soggetti all11. leva. Da noi sono elevate le quote dei renitenti, a causa della enorme emigrazione annua: essi, per le dette tre classi sono stati 39894 - 40226 - 437411, cioè circa il IO p. 100 degli iscritti I Calcolando sopra i nati dell'anno, per il 188G si ba il 45.8 p. 100 di pel'dite, oltre all'll.7 p. 100 di renitenti, e quindi il 42.5 p. 100 d'idonei tra la l' e la 3• categoria.; le perdite pe1·ciò sono minori di quelle denunziate dall'on. Pistoia (G0.35 p. 100), calcolando sul totale deg li iscritti, compresi cioe i capilista. Si dice, la Francia ha appena il 24.6 p. 100 di perdite: ma primo di tutto essa ha abolito quasi ogni esenzione, ed invero è bastata da noi la. legge del 15 dicembre 1907 per aumentare il contingente di I" categoria di circa 30000
=
=
=
RIVISTA DI XEDICINA LEGALE
73
giovani; e poi la. Francia ha. bisogno di un grosso getti to di leva per mantenere un esercito di circa mezzo milione, in tempo di pace, con due sole classi di leva, mentre il numero delle na.scite è del 289 su 10000 abitanti (periodo 1882-88) quando da noi era di 881; è vero però che le condizioni igienico-sociali migliori dànno (l,d essa una più alta quota di sopravvivenza, onde a 20 anni la Francia ha il 3! p. 100 circa dei nati, noi soltanto il 28 p. 100. :Ma sopratutto essa ha avuto bisogno di limitare grandemente i motivi di riforma, ha. cifre molto basse per la statura (prima aveva m. 1.60; dal 1901 non ba più limiti, se il giovane è ben formato) e per il torace, limiti più larghi per i difetti acustici e visivi. e per i deboli di costituzione, fa idonei quasi tutti gli erniosi, gli idrocelici, i nevrotici cardiaci, ecc. con la istituzione dei plotoni ansiliari: ba3ti dire che, mentre noi 1·iformiamo circ11. 42000 giovani pe1· debolezza fisica e deficien7.a toracica, essa ne riforma a.ppen11. 2400; e se c;.lcoliamo i riformati per malattie organiche vere e per imperfezioni fisiche inabilitanti (cioò tolta la statura inferiore ad 1.50, i gravemente deboli, le notevoli deficienze toraciche, che con qualsiasi larghezza di vedute non è possibile prendere), abbiamo il 37 p. 100 di perdite, sempre superiore della metà alla qnota della Francia (26.4 p. lUO). Vale a dire la maggiore larghezza di arrola.menti si trova per i va.rii articoli dell'Elenco, possibile ad essere adottata pure da noi, se però vogliamo contempe· rarla con i varii istituti che quella metté io pratica. Ma intanto la Fmocia, mentre ha una mortalità civile abbastanza. inferiore alla nostra, come si è veduto, la mi· litare ò maggiore della nostra, e dal 189G si numtiene, invariata, intorno al 4.G p. 1000, mentre noi, che l'avevamo del 4.9 p. 1000 in quell'anno, siamo Jiscesi gra· data.mente al 3.4 p. 1000 nel 190! (S.2 p . 1000 nel 1906); cosi pure per la 'lltorbosità, ma specialmente per la tubercolo~i, dalla qua.le furono colpiti, tra i soldati il 7 p. l()(l nel 1902 con il 0.87 p. 100 di morti (l'l.65 p. 100 in Italia, con il 0.4 l p. 100 di morti ); il 6 9 p. 100 nel 1906 in Francia, il 2.1 p. 100 nel 19U6 in Italia; cl.i riformati il 7JY7 p. 100 in Francia. nel 1905, l'l.01 p. 100 in Italia nel 1904. E ciò, nonostante i tesori da essa· diffusi per avere buoni condizioni igieniche, caserme a sistema Tollet, caserme discentrate in ca.mpagna, graduazioni di lavoro e plotoni ausiliari, perfino veri sanatori per i deboli (malingres) e per i candidati alla tubercolosi (1)1 Nè è audace addebitare per una gran parte a questo fatto l'alto permanere della tubercolosi nella popolazione, per cui essa mantiene ancora il 32.90 di amm alati s u 10,000 abitanti, mentre l'Italia ha il 16.9!, e l"Inghilterra il 16.48 (anno 1906). Le fatiche del servizio militare e la. vita collettiva fanno soccombere, e special· mente nel primo semestre di servizio, molti deboli, a scarso potenziale organico, assai pr11disposti costituzionalmente a quella inft>zione; onde non è maj superflua ogni azione pi:eventiva che valga a sottrarre tali scarti organici alle varie cause ( 1) Francia e Germania bnnno la stes,a forza. di uomini nell'esercito di pac;,, cirt'a 650 mil• eoldati ; ma la Germania, per il grande gettito della leva., può attuare una rigol'Ol<a aelezione, ed aggiorna molte diecine di migliaia di reclute all'anno. Ed eccone i risultati di.fferenti, secondo il Lowenthal (periodo I 002-1906): Morti, in tuUo . S814-5200 (fr. o tecl.) per malattie . 71'>78-3400 per accidenti. 700-743 446-1117 • per suicidio . 11061-1003 Morbilità per tifo . 170111-51!,I per tn borco Iosi .
74
RIVISTA J)l .\IEUICIN.\ T,Kc;AT.E
di morbilità e di depRupernmento : (l) l'opera c:clczionlltrice dell'ufficiale medico fa parte i11t1>gn1.le dt1lla. lott a soriale contr-0 la tubercolosi E lo stesso può dirs;i per lo cifre della cri111i11alili1. p!>r l 111sg,•gntuione alle cornpagnie d i di,;ripli11a. e per le riforme di malattie mµnfali e di nwro,;i: tufte forme anormn•i dulia ver,:ooAlitii. che più farilnwnte si sviluppano o si d1S\"eln no nei fisicamente deboli, soggetti a Ù\cile .~11r111é,ia,(JP di arli1tt,.mento ffa:co e mor~lc. Dalla. ricchi;;~ima miniera di dati che 1c, Stitti~tiche sanitarie e quelle della leva offrono allo studioso, derivano rnoltt• altre co11sidern?:ioni che qui si trnlasciano per brevità: ò intert'S4ante, per e~1·mpio i;twliare hi vttrinzioni r ee:iom1.l i della statura, l: quelle relative agli anni di ,1'1·vizio, n l!e pr~11'e~sioni. i r11 ppor ti col peso e colperimetro toracico. ecc., come- ritti be>n 11oti lavori d,,I Livi, e ciò per rApporto a possibili modilicazioni doi l imiti per la id o1rni1;,. n.ttunlmtrnte Rtabiliti; in tal modo po,sono aversi da 9 a 12 miltt is.. ritti , idonei a :spPcislli S1'1·,izi militn,ri. Cias,un anno souo riformati circa da :W a 25 mila pn del,ole coi;fit1<zi onr fìsi<-a, e ci rea 17 Hl mila per d1'fìcir11za toracica; molti di e,;si 11. 20 n.n Il i non hn.nno com plctato lo sviluppo oq:;,rnico, o per malattie pr.,gri>sse o pttr condizioui igie.nicosoc iali, di lavoro o <li cll'nutr1:,:io11e. Non ò esa1.!'.nrnto. la seleziona che se ne t'n., ove s i p,•nsi che, ciò non v~hrnte. in rn.Nogna spPr.iall', dnpo l'incorporam~nto, per il solo art. L0 c i sono più C"ho :?001) riformati e f>OrlU ri\'t·<libili. pen:hè, a1 onl.a del rigori~mo delle visite, vi è chi •·ede ;;ino a d ivenire i11alul11 a l sen·i:,:io, - o per h Nltità del drrnno, o r,~r la sua persiste11z11, - u l ciitll·oto del e f,.tiche militari. Tutt11.via molti di quc,ti iscritti, e s pe.:ialmente fra i rivP<libili che sono dr~ 85 a ~O 111ila per il solo art. 1°. pofroblJe ro essere uti li?:7.ati. io 1110<10 assai utile per loro e pe, l'ec:c-n·ito, in qun.nto da 11mi pRrte avremmo un più largo contingente annuo, e dall'altra potremmo migliornre lo shito organico d i tant.i debo li od infenn icci, 1nali11r1•es i11 genere, con In. s1111a erluca?:ione fisica appropriata alle loro ener~ie potcn:da.li, con In. vita metodica e di-;cipl,nnta, con il buon nutrimento, la ginnastic11, ecc.; tale vant Rggio dei sine;ol i intlulibinmentti si ripercu oterebbe sulla ;.{(·11ernzion1•, e quindi su tuU-0 il pae,e. 0f'<'Orre perciò, primn. di tutto, il prnvvedimento dei ;;erdzi a1<silia1·ii, cioè la idon<'ità 1·elatil'a, poi.. hè l'uomo non i: fatto a macchi11a e quindi tutti non possono esser e soggetti alle medesime fati,.he e ad uguali richieste d'energia; il lavoro equiparato a.I potenziale di ogni si 11golo sistema, allena, sveltisce, rinforza; se lo supera, esaurisce, a.tr»tica, into1<sicn.. dagrada. il s istama. Inoltre, questo nucleo di soldati potrà convenientemenLe essere adibito - in pace come in guerra - ai servizi sussidiMi, scdentanei, por i quali oggi vengono distolti molti giovani validi da da quelle che so110 le funzioni esse11ziali del soldato : l'educazione militare e l'allena.mento fisico progressivo, specialmente alle mn.rcie, con le quali essenzialmente si vincono le battn.glic. Ne verrebbe di m olto facilitata la mobilitazione con tale differenziamento - direi sistematizzato - di lavoro e di funzioni; si avrebbe u n a remora automatica contro le simulazioni delle infermità, specie in coloro che adesso stanno nelln. regione limite della idoneità: si aiuterebbe molto la pro.filassi sociale di moltp maln.ttie contagiose, ad esempio, le congiuntiviti; si avrebbe un numero assai magl:(iore di individui per i bisogni della mobilitazione, Ulen tre ora, tra riformati e renitenti, enormi sono le perdite delle classi di leva che dovranno costituire esercito di prima linea e milizia mobile, ecc. (1)
Vedi i lavori di SFORZA, DE R ENZ !, T ESTI. KELSClI, (in questo giornale, nel Ca-
d tu:~e. negli ArcMue de mld. et pharm. mi!. ecc.).
RIVISTA DI MB UICIXA LEG.AI.I~
75
Inoltre occorre formare la costitm;ione fisiolo_q-ica d e.Ila compcig11i1i. (t ) distri buendovi i soldati n on per la staturn ma per l'indice ,/i robw;te.?za, allo scopo, n ocora, di gradua re le fatiche a secondo delle rnsistenze individuali, per c ui il r endimen to utile del lavoro è maggiore per gli e lementi validi, m entre l'esercizio migliora ed irrobustisce i più deboli, che, d'nltra parte, no n costituiranno ingomb1·0, attrito e diminuzione del prodotto come oggidì avviene per leg;.;c bio-meccanicn. Di altri provvedimenti si tralascia qui d i parlare, acceu1111.ndo solo - ciò che forma la pa rte più estesa Clel io ><ludio pre~ente - che. con tali molteplici inte nti, un esame accurat,o di ciascun articolo de l l'Elenco fa rilro,are non 1ueoo di 30000 giovani, circa, rela tivamente ido11 C'i al servizio milit,ue, sen;,;a ùimoo, ma coo vantagg i fisici, morali, ideali, d i 11aturii. complessa. e pt>r cui la ferma può essere ridotta anche meno as"1,i di 2 an ni se ragioni tecniche n on vi si oppong:rno. Oltre che per In 11iat1ira, pe r la <Ù>bolezza di costituzione fisica, e per il pPrimctro toracico deficiente (ch e dii. ad ogni leva un numero sempre mnggio1·0 d i rifor mnt i, cbo negli ultuni 8 a.uni sale dn l !J.25 a l -1.o-t p. 100, nl certu come conseguen7.n dell'iuu rhnnismo, del lavoro n elle officine e nei la boratori ~c·m vre più !':O<;tituito o. quello <lei campi, e sempre più precoce), un gran nu mero di r,·lativarnente idonei si trovano in is pecial modo tra i giova ni attualmente riform nti o r ivedibili per l'art. 4 (r'orme vari~ di oligoemia , ci rca 8 mila riformati), per l'art. 17 p·ai·ici, più di 2 m ila rif.), per l'art. ,U (1•01111iu ntiv iti, più di 41i00 r if.), in pa rte anche per gli articoli 4!! e ;,6 (otiti secretive e cade d entaria) per l'art. 7 1 b) ( 111•:;1·0,;i cardiaclw, cir<'n 'io<l rif. \ per l'art. 77 (eruie viscerali, piL1 di GOOO r if.), pe r l'idrocele conrrnito, art. 79 (circa un migliaio di rif.) per il varicocele, ar t. 80 (circa 2 mii~ o pi ù rifonnati ). Oltre a. tanti vantaggi, la medicina militare av 1·ebbe cosi anche molto più che non ogg idì una elevatissima fon1.ione soci,ile. contribuendo g rande mente nlla lotta contro l'anormalità., la tubercolos i, l'analfabcLismo, le malattie infet ti ve iu genere, e, in modo speciale, l\lla educazione fisica, morale ed intellet tua le d el popolo: in tal modo l'esercito ponà assai meglio, e più largamente, aver valore nel tem prare le energie dei giovani alle salutari a ttività del braccio e d ella mente, aduSKndoli alle agilità dello spirito affinato uei rnpp orti d' ambiente, al senso di responsabil ità. e di sociale disciplina. ed allo sfor zo cosciente di voloutll nella visione concreta, e non lontana od offuscata, degli idcnli c ivili del cittadino e dei suoi doveri verso le. Patria I Au·ro-tUASSU~TO.
RIYJSTA D'IGIENEGENtRHE E BATTERIOrnGIA L'eslologl& e l& pro8l&Hl della 4b•entert& batterlo&. (Centralbl. filr Bakteriologie, l ' parte, R e fe rat, •, vo i. J fi, n . 11).
GALLI VALE RIO -
L'importante rivista sintetica sul la ezio logia e la pro61assi della dis;;cntcria batterica che il chiarissimo professore doll'Oniversitàdi L osn.nna presen tò in forma di rapporto alle. XXI Sezione del XVI Congre~so internn,zionale di medicina a B udapest, è r iportata nel Centralblatt fiir Bakterio/.ogie coll'11g giun ta di nuove osservazion.i. (1) BoNNrrrE, Sn10N ecc. (in Caducét).
76
RtVISTA D 1IGJEXE GENERALE E BATTERIOLOGIA
Scopo di q uc:;ta. rivisti\ è di presentare uno sguardo storico sulle diverse ricerchP relativamr n tc all'agente batterico della dissenteria, a. comin ciare dagli s tudi d e l Ct·lli e dell'A., coi quali egli rivendit·a per sè e pel Celli la priorità della ~l'Operta del hattcrio dPlle dissenteria, per venire a gli studi esaurienti del Shiga, de l Krust• I.' dc·I Flcxn.,r, o di dimostrare come sia. da. rigettar;;\ l'idea. di coloro ch e a<·c·ant,1 a l ba<·illo dissenterico tipo Shil-!;a, al quale atltrihuiscono il valore di ag,.ut1· i;pt·ci!i,..,, p,mgono dt•i bacil li paradisscnterici e pseudodissenteric i, creando cosi, dal lato 1·linico, dl'llc forme di disscutrria vera, di para.disse nt,e ria e di J>SCU· dodissrutL-ria in verità non diff,·r<'nziabili fra. loro, o sia inve<·e da accoi:tliersi la id,·a, µ:ià da tempo da lui difo.~,, della ,•sish•nza di un gruppo di batte ri compr.-si fra il b. coli e il h. typl1i ('apa,·,· <li dl'tcrminare i sintomi dt- lla dissenteria hattc•rica, in a.Itri te rmini sia. da ritr n c•rsi, cnmc dic-r l'Abe, il no me d(•lla malattia « dissenteria », com!' s intomatico, non eziologico. Questo conc,.tto, che l' A. difondl, S1 renuam('n tc, ba µ;rand(• impo1·tauza da.I lato Jlrofìlattico, e qui l'A. st,•sso si ferma a fan· considerazioni assai importanti. A tal!' scopo egli pa.ss,i in rivis1a il' qu1•stioni re lative al modo di diffusi one di questa malattia e a lla rPsish.:nza d l'i hattni ,·he la dl' tc rrninan o. La parte princip11le n ella diffusione dl·ll1t dissPn te rin. è ri,.;ei-vata ali' uomo ammalato, oppure affetto da fo1·mp leggine, aml,ulatori(•, nppurr• C'O nvaksc,·nt,·, Pd atwhc normal e. Tutti questi JJortatori di ha,·illi diff11nd,,no i g" rmi r·sc·lusivamen t,• per m ezzo delle materie fecali, P qui l'A. <'ita mo lt i cd importanti csi:mpi, specialmentè tratti dalla vita militare, nei quali è cbiarnmcn t<' dim<1strata la. pni-te che hanno individui convalescenti, µ;uariti e no rmali n el diss,•minare i bacilli. Da parte poi d egli individui normali ,·hc· si inf,·ttano, l'inf" zione può avL'1· luog<1 p er contatto coi malati o coi vortatori di bacilli e <·t1gli oggetti eh<: 10 1·0 appartengono, 1w r mezzo dell'acqua, per ml'ZZO delle mo;;chc, 1w r m,·zw dt: I lnt t<', pc•r mezw dei lègumi, pe r mezzo del tetreno e d..Jl c polveri, e anC" he qui cii.a una quantità dl osservazioni a corredo d,,J suo ass0l'to. In quanto alla r csist0nza dc•i 1,a('illi de lla dissenteria fuori del1'01·ganismo, l'A. ,·ita gli studi fatti in proposito concludendo che essi hanno un& r,·sistcnza ahbastanza. fort-e a.i tn(·zzi estomi, almeno q_uanto i bacilli del tifo, che tutti i tipi pn•svntano presso a pùco la Stt'SSa resistenza e il tipo colidissenterico una resistenza ao,' ht• più forte. Come cause predisponenti sono poi da. citarsi la t ,•mpPr!\tura ahnosferica calda, e I,· va.ria.zioni di te mperat ura, le e tà estreme della vita, le cattive condizi(lni igic:nichc, l'agglom r ramcnto. La profilass i dt'lla d,!lla disS(•ntl'fin. s i basa: 1° Sulla diagnosi la più rapida. 11ossibile de i primi casi; 2° Su lla di<· hiarazionc obbligatoria e immediata di tutti i casi di dissenteria, la quale pu1·tr otto non ancora si fa io n essuno dei paesi ,·ivili; 3° Sul!' isola1m•nto rigoroso de i malati, di pre ferenza negli ospedali d'iso• lamento, ogni qual volta la cosa è possibile ; 4• Sull'applicazione delle misure di disinfezion e lf' più energiche. S'impongon o poi anche de lle misure direttamente rivolte contro l'agente d ella dissenteria, sia durantP l'epidemia, sia. dopo, per evitare ch e la malattia ricomJJarisca in una luc.ilit'à , le quali misure sono rivolte in parte ad impedire In pen etrazione dei ha,·illi 11cll'or~a11ismo, in parte a rendere qucst'orgauir;mo pit\ resi~tentc, iu parte al miglioramento dell e abitazioni, in parte all'approvvigionamento ili buona aq ua. potabil<', u on traf-curando poi l'istruzione igienica delle popolazioni sui modi cli evi t.are la malatt.ia e di difendersi da essa. In quanto alle vaccinazioni contro la di,-;se11teria sono da. ricordan;i il siero di Kruse us a to nt·lla quantità cli ','~ rl1·lla. d ose curativa, il s iero antitossico di Dol'l" il quale però n ou serve chP rn·i r a,.;i Ili clissr•nteria da bacillo tipico, i vaccini di
RIVJSTA D'JGJEN~: GENERALE E BATTERIOLOGIA
77
Neisser e S higa, di Pfeiffer e Kolle. L'A. ritiene pc1·ò che per ora non si possa ancora pal"lare di una ve ra vaccina7.ionc pre ventiva gin.:chè, anche l'iforcodosi alla vera dissenteria causata dal h. di,.sente rico di Sh1ga, quPSto bacillo p1·esenta troppi tipi e troppe varietà -pe r pot,erci fornire sia un sier o s ia un vaccino di applioazione pratica in questa malattia. Gli studi e le osse1·va.zioni dell'A. hanuo grande valort· r, 11,t•ritercbbe ro un più esauriente esame di quello che non sia concesso di fare c·on questo riass unto, giacchè la. dissenteria è una malattia t u t t'al tro che rara. e trns"ul'abile n e i suoi efletti come una serie di gravi,.,.ime epidemie, specie n ell'amt.iP1H1· milit ari", stann,) a dimostrtuci. TESTI.
A. LAVERAN. - au aloUDe quHttonl 4ell' Igiene della panUlc&Slone • •ul vutaggl 4.U Impastamento meooallloo. - (Revue scie•itifiqne, n. 6, del 1910). Il n ome dell'a.utore e l'importanza dell'argomento giusf ifkano il proposito di riassumere l'interessante art icolo. Il pane-, che è l'alime oto per er.:ellenz;i., fì.gm·a su t utte l e ru,·us;; e in tutti i pasti, donc1e la n ecessit,à <'he un si prezioso nlimen to sia preparato in mo do irreprensibile. Esso de v'esser e non s,1ltanto appetitoso E' nutritivo. ma 1•sc·nte altn·si ria ogni con t aminazione. È chiaro 1·hc se· un pane ,·on tcm·ss.. p rin,·ipii Lossid o germi patogeni. ,·ost.ituin•bbe u n grande pc:1·if'olo pe r la salu t<'. Il pane fabbricato da un o p.. raio affl'tt o da tub.. rco losi ap•·rta può p rnpag&l'e la t ube rcolosi ? In al tri t enuini i bacilli d\· lla t11\,cT(·ulllsi. pervenu ti nelltt pasta ,·on k parLicellt: della saliva, ment1·c l'operaio pal'ia o tos:;is,·e. r c·stano virulen ti dopo la cottura del pano? Si sa d 1e la temperatura ,lei forni è di cirm 3()()o, la t,·mpc rat ura dclii~ cro sta. del J>ane raggiungt: 126° a 140°, qud la de lla m ollie·& 100° a 10:3°; e c·lrn la du rat.a di cottura del pane è di 30 minuti al minimum. Or berne, secondo l'esperiPnze di Y.,1·si11, i l bacillo d\·lla t ubPrcolosi in un muz7.o umido (com'è il pan e) n on resiste al ris,·al<lamento di 7()o se il riscal,larnento si protrae p er 10 minuti. Granch er c., L enloux-Lt·bal.J hanno c·onsta.tato che le c·ol ture del bacillo della tube1·colosi pe rdono lR. lol'O virulenza, sc si 1·iscaldano pe1· 1 a 10 minuti a 70", e ch e a 10()<> in mL·zzo minuto è resa inauiva una coltura virulenta. Secondo F orster i ba,·illi della tube rcolosi, al calore umido, son o u ccisi, a llorch è rimangono esposti alla temperatura di 700 per 6 a 10 minuti. Sei:ondo d e Man invece, ele tti bacilli, in un m ezzo umido, ,;ono uccisi a C.5° in lo minut i ; a 70° in 10 minuti; ad 80° in 6 minuti; a 90° in 2 minut i; a 9o0 in 1 minuto. Adnnque la t,emperatura di 1000 ch e si raggiunge sempre, auch e a l centro stesso conve nie nteme nte cotto, è pio. ..!rn sufficien te a d uc · dol pane, quando il pane cidcte i bacilli de.Ba tubercolosi. Secondo l'A. !'esperienze d i I. R ousscl, inlt·sc I\ p1·ovarn l·he i brL<:illi dtll la tubercolosi presenti ne lla pasta resterebbe rn virulenti clopo la cottura dt'I pa.ne, non possono ritenersi dimostrative; poic hè n on risulta che si sicno otte11ute v ere colture, nè ch e l<è cavie, inoculate con eletto materiale, siano diventate t ube l'colose. A questo proposito, valo ricordaru 1.'.he Auche, avendo mescolato alla ·pasta cli pane rlel!'escreato tube rcolare, richissimo di bacilli, diluit-0 in broclo sterile, ha po tuto, in tutte le sue esperie nze, Rl'l'!' r t are ,·be i bari lli p<"nlcvano la loro virnlcnza dopo la cottura del pane.
e
R1,· 1s TA [1.l(JIJ::;>;E Gl•;:rnRALI,: E BATTERIOLOGIA
Ma ciò non significa <' hc In prcS<'nza cli ope1·ai t u borcolosi i n un panificio s ia i nnocua, e qu indi non si cTebb1l appliC"a rc nPssuna mi ~ura. S e i bac illi tuber cola ri, d, ,po la (·ottura ,1,,J paar , snn o in,·apaci a v 1·odurro la t ubc 1·colo.~i in coloro c be li ingeri~M no, n on p1·1· quest e> ri.,qc·,rno a ssolutamente ino fft.nsi vi; quantunque u ccisi essi po, sono provo,·1u-c irritazioni e inliammazio1ti locali s ul la mucosa in testi nale. È fac-ile compn, ndnc r h c il ]lii.ne può Vl•uire con taminato dopo che è già stato nw:aso fu ori c.lR I forno. r1urant,, le suc<;t·ssi ~·e ma.nipo lazioni, o pc 1· mezzo delle polv,·ri p nwenicn ti dagli sputi diss,•c1·atis.i sui pavimPnt i. K l1 c·onsr-gue ,· be il mezzo p iù Pffic-a ce per impedi re la contaminazione del pane da parte dr·gl i o pPrai tub,·rrnlns i roa siste n ,•ll'adozione d i macchi ne at te a fabbri• <'are il pan,• E. R oux voncbbe d i p iit, d oil che n on si ammettessero n ei panifiC' i s e non iudi virl ui mun iti di l'<·1·titk 11to medico, da cui dov1·ebbc risultare ch'essi sono cli buona rostituzioa e ed im muni da tulicrcolosi. No n v' ha du bhio l'bc uno. tale misura e<ite•a n on solo ai psnetti eti, ma a.och e a i cu oc-h i, a i pastiecieri e!'<'. sarr•bbr oltrrmodo u t ile. m11 prima cli poterla ttdott are e appli!'are orcorrerà del t f'mpo . Pt-r ora rimane allo stato di t<<'m µl ice proposta. A questo punto l'A. si dom a nda. quale sia In. freq ue n za dell a t u bPrcolosi n egli oprrai fornai. Al Congresso inkrnA.ziona le della tulicrcolosi, il quale ebbe luogo a Parigi nel H/05, M. I. Banal riferì chr i I 70 p. J00 tlci;I i operi.i fornai sarebbero t ubercolosi. Ma q ut>-<ta <'normfl pro porzion e·, 110n 1·on fortata p<•r altro da alcuna prova, oon concorde. r o a le l'ifre dt>lla morbosi tà <' J,, lla mor tal ità per tubercolosi fra gli operai fornai riporta te da BPa oiston d,• Chittcauneuf, L omba1·d, H11-nuo ver, Marmisse de Bordeaux, CleS8, Kurnm ,·r. Ed infatti serond,l H a n nc,ver la proporzione dei ti s ic· i, ri~pett.o ag li altri ammal nt i, è pi'l: i fornai rlel 5. 1- p. 100. Se<'on do Kumme r in !svizzera, su 1000 vivi s i hnn a o 5,Ub de!'c~si pnr ti~i. m•·no dei tipografi, dcgl i orologiai e dei bottai. L ' A., quRnlt111quC' non g li sia riu!'l'ito cli nver e unR. st,atistira rereote intorno alla pro porzio ne dei tuberr·ulosi fra gl i ope ni i ch e lavora.n o ne i fo1·ai di Parigi, tuttavia in bas,, nll p i n formazioni forni tegl i da. perso ne competenti, ha. ragione di rite nl•re che le ti fr,• d1•l Bann i siano esap;,•rate. Trn i varii s ist<>mi d' impast1rn1c·nto è rla pref<' rirs i que llo m crra.nico, ch e come si è detto, può dare I« mag~iori garanzie. L'impastamento a brA.c·cill, il q ua le g i!t. da lu ngo tempo è condann ato dagli igie nisti, ormlli è eia al,ba ndona rsi . Bisogna c onvenire ch e inge rire qu otidlana· me nte le sec rezioni I' le esc rrzi oa i degli operA.i , p er quanto n on virulen te, è i m· proprio, se n on a ddi ri ttura p cru:oloso. L'i mpn$tame ato a bracl'ia, ripugnnnte pci con sumatori, è indubbiamen te assai faticoso per gli opc•rai pan etti eri. In seguito a opportune ricerch e Arpin e Ammann calcolano eh<' un operaio. durante un'impMtatura, perda da 200 & 3,0 gr. costitui ti specialmente da sudo re, il quale in gran r arte si mescola alla pasta. L a t emperatura elevata del forno, la polver e il lavoro n otturno, t u t,to concorre ad aume ntare la fatica. dell'o peraio ed i pericoli, cui egli ri mane esposto, massi me quRndo appena v<'stitosi, col corpo an c.ora sudante, esce fuori all'aria aperta. P e1· q uanto gravi sieno gl'inconven il' n ti dc ll'impastamon to a braccia, pure l'abitudine e l a tra dizione sono talmente radicate che i ten tRtivi i fatti per sostituirgli l'impastamen to m!'ccanico, per lungo tempo sono s tR.ti male accolt.i, e sono r imasti infruttuosi.
RIVISTA n'wrENE 1;E:NERALE E BAT1'1~R I0f,Of, IA
79
Giova spc1·are 1: h l', a llo stato att.uale in c u.i r·oll'im pi<'go d(:l!'elet tr ié ità si possono avere motori di piccole dim eus ioni, silen~io~i, i11odori, faeili a mano vrarsi, la quest.ione de ll'impast.. men to meccani co otte nga la sua de finitiva soluzione, <1 ciò t ornerà a. grande vantaggio dell'ig ie ne , deg li indi vid ui e de lla società. A. ALTOBEI.LI. I
VARIETA Dott. liABERLINO. - I mecllol m lllt ari dPll"an tioa Roma wald. - Berlin 1910.
Au g ust Hirsch.
Secondo la tradizione virgiliana, il vecchio Japis sarebbe il capo stipite dei medici militari romani. Al tempo dei r e e della rApuliblica è dubbio che esistessero veri m edici militari. A t11.le propusito scrive Reneca; e Medicina quondam, fuit p anca1·u111. ,Qcinitia herbarum, qttibtl.8 siste1·etur fiiums sanguis, vutn~ra coirenl -.. Sino al la seconda gnerra punica nes~uno scrittore parla di medici miliLnt·i assegnati agli eserciti. Per secoli adunque il solda.ro romano, se ferito nelle b .. ttHglie, si curò da sè, fu soccorso dai suoi compagni. pratiramente ed empiricamente e~perti nella. cura delle ferite. Serrano, figlio di Attilio Regolo, ferito alla bat tag lia del Trasimeno, fu curato in Perugia da. Maro, vetl'rauo di Regolo. Catone raccomandò per rimed,o il cat·olo nella cu,·a delle ferite. Quando coi rimedi non ottenev11no la guarigione. invocavano il soccorso d e11;li dei. Non è confermato che nella seconda guerra punica fossero a ssegnati alle legioni ed alle coorti i med ici viùnerarii ; so!Hmente al tempo di Cesare i medici m ilitari, per lo più servi e di origine greca, furouo introdotti regolarmente nelle legioni, m:i. senza. alcun grado. M11ggiore sviluppo ebbe il servizio sanitario mili t are al tempo di Augusto, di cui fu archil\tro il c1,lebre medico An tonio Musa . Forse pure sotto il detto impe· ratore ebbero i medici militari. .una i-peciale orgaaizzazione, ma i relativi docu· menti, le constitutiones .il.ugw,ti non sono giunte siuo a noi. Negli storici romani non si leggono che 1,otizie incerte s ulla. gerarchia e sul servizio dei medici milit.. ri negli e.~erciti A tale de ficienza suppliscono in parte le iscrizioni lapidarie votive e funebri Ogni legion1, 11ve va pare,·cbi medir.i, ed è prohablle sebbene ciò non sia confermato da documenti, che ad ogni coorte, ~ostiluiu da 600 uomini. fo8Se assegn1tto un medico e che alla prima coor1e, della for7.a di 1000 uomini, ne fossero assegnati due. Essi non avevano gerarchia speciale, ma erano semplici soldati medici (milites medici) com'è dimostrato da. numerose iscrizioni. I medici delle legioni erano tutti uguali per rango e n nn avevano alcuna gerarchia. sanitaria. propria. Malati e medici dipendevano dai praef ccti castrorwn e, dove questi mancttvano, nano sostituiti da.i tribuni. Altra denominazione chfl troviamo è quAlla. dei ,Vedici cohO'l-tis praeloriae. È assai probabile che ogni coorte a.ves~e al111eno un suo proprio chirurgo ed un medico per le malattie interne (medicus cli,iicus), ma nei confini dell'impero il mi{es medicwr P.ra proba.lmente m ..dico-chirurgo. Anche i Medici cohortis ttrbanae erano probabilmente organizzati come q uelli delle coorti pretoriane, ma ciò non risulta da documenti.
VARlETA
80
Nelle proyincie esistevano veros imilmente medici speciali pel sel"vizio s.anitado dei campi e per 11uello delle coorti, e vi erano pure medici specialisti, ad es, per le mal11ttie degli occhi. Ll· iscrizioni parlano pure di .Vedici eqtdtum singulariu,n, Medici cohortfa vi!lilwn, Medici coho'l'tis civimn 1·omanoru,11, .Yedici cohorti, mixiliaris. Anche la mnrina 1-w eva i suoi particolari medici militari e le iscrizioni ricordano i Medici classis pmetol'iae Misenensis; m ettici clnssis praeto1'iae Bavtnnati.~; di medici classis Rritannicae ed i m edici classis Graecae. Il servizio de i medici militari incominciava al ventesimo o ventunesimo anno di loro età, ma la SLta durata non è esattamente conosciuta. Risulta dalle iscri1.1oni che due medici morirono dopo cinque anni di servi1,io; altri due ei·ano ancora in servizio alla loro età rispettiva di 47 e 48 anni; due Yecc hi medici africani prestarono anconl servizio alla tn.rda età. rispettiva di 72 e 80 anni! Lo stipendio era uguale u. quello dei soldati comuni. I medici militari ricevevano sotto Cesare 225, sotto Domiziano 300 e sott<.• Settimio Severo 600 denari all'anno e vitto gratuito. Lo stipendio dei medici pretoriani come quello del miles praetn1'iwms era probabilmeute di 170\1 denari. I medici di marina avevano s,tipendio doppio di quello dell'esercito. Secondo le più probabili cougetture. i medici militari romani vestiva110 uniforrui s im:li a quelle dei soldati delle legioni. Erauo quindi provvisti di fonica, cli focale (specie di cola,·etto), di lYi·arne e di caligae. Avevano il capo coperto da elmi senza copri-nuoa, e per armi una corta scia •. bola (!Jladrns), sospesa ad un pendaglio (Ualt us). Erano inoltre ottimamente equipaggiati. Avevano strumenti chirurgici di acciaio senza manichi di legno. Spesso lo stesso ,;trumento serviva a diversi usi, per esempio, la sonda spatola, che ad uu'estremità terminava a bottone e nell'altra a spatola. Assai pregevoli &r11110 poi le buste medic·he e chirurgiche, che serl'ivano per trasportare le sonde, gli strumenti chirnrgici e i merlirinal i. Per lo più erano di bro11zo, qualche. volta d'avorio, e non di rado !lui coperchi delle gl'llndi buste el·ano scolpite figure artistiche. ad esempio Asclepio ed I gea. La busta tascabile del medico militare romn.no conteneva un cucchiaio taglient-0, un raschiatoio, uno o, dne stiletti, una spatolo. ed una pinza. Altra piccola busta serviva pe l tra.sportQc degli unguenti e delle pomate. Cassette chirurgiche di maggiori dimensi,oni servi v1tno per trasportue gli strumenti chirurgici più grandi; altre cassette a più .~ compartimenti servivano per il trasporto dei medicinali, fra i quali trovava.nsi pure quelli in forme. di pillole, trocbisci e tavoletw. Sembra però che i ma.teriali di medicazione e fasciatura fossero relativamente scarsi. Narra Dione Cassio che l'imperatore 'rraiano, dopo una battaglia, quando seppe che i materiali di medica-iione cominciavano a mancare non risparmiò i suoi propri vestiti, rua li lacerò per fasciare le ftorite dei soldati. Il periodo più brillante dei medici militari romani coincide con quello della. fine de lla repubblica e degli anni più gloriosi dell'impero. C. SFOJlZA. 0
l I D1ret.t.ore
Comm. 01,A.0010 SFoRzA, maggior generale medico. I l H ed HttorE->
RIDOLFO L1v1, tenente colonnello me 'co. (70) -
l'loma, t911 - Tip. E. VoRhcra.
SALLN.UU. - Le lesioni traumatiche dei centri nervosi. Memoria onorata del premio Rlberi. - Roma, 1000. Un volume di pag. 320. Prezzo ridotto . L . 3 50 lil'OBZA e . G10UARBLLT. La malaria in Italia. Opera onorata del 1° premio al conooreo Riberi. Un volume con '1 grandi tovole cromolitograJkbe. Roma, 1886; prezzo ridotto. 1 3 ToMsLLlNl. - Delle malattie più frequentemente simulate o provocate dagli insoritti. - Roma, 1875 . 1 3 60 ~ - R - Per l'acquisto della opere sopraindicate •~•lare commistioni e vaglla all'Ammlnlslru10111 d•I Giornale di medicina militare via XX Settembre Roma
.1lt1•e pnbblicazion·i medSco-niilitcwi.: CASALt PlETllO, tenente medico. - Ln chirurgia conservatrice nei suoi rapporti con, la traumatologia e la legge concernente gli infortuni sul lavoro. Trat,. tato di eeegosi clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgica generale e alla "legiala:,ione sociale italiana. - Roma. 1901, Società editrice Dante Alighieri. . L (Vendibile presso l'utore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) ID. m. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - Milano, Associazione tip. pri•. 2• ediz., I 900. (Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, 89 p . 1°) , DE Fuco ANl>B&A, ten~te colonnello medico. - Patogenesi un ica deUe malattie vascolari, secretive e nodulari degli ooch.i e degli organi vicini. Un voL in 8° d i pag. 240 con 8 tavole fuori testo. - Napoli, Società commerciale libraria, 1005 . . • FBBRA.RI Li!:LLI FBA.'lCESCO, capitnno medico. - Ma.nua.le di bromatologia pei me0 dici militari. - Firenze, 1906. Un voi. in IG di pag. 48il. (Vendibile presao l' Autore in Firenze, souola d'applicazione di snnitn militare). • ÙIBRIAOO Pl.ETRO, tf>nente generale medico. - Sull'azione degli attunli fucili da guerra e specialmente dol fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. /Studi sperimentali, con 16 tav. di fotografie e radiografie riprodotte in fototipografia). - Roma, 1903. (Vendibile prosso la Tip Voghera).• ID. m. - Le operazioni più frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure intercalate nel tosto. - Firenze 1898. (Vendibile presso la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . , JA.Nt>OLO Cos'.l'&NTINO, colonnello medico. - Oftalmoscopio ed ottica oculistica. Manuale teorico-pratico. Un voL in 8° con 82 figure e 12 t.avole. - Napoli, stabilimento tipografico Fi,rrante, 1905. (Vendibile presso )_'Autore, Roma, via Principe Amedeo 47) . • MANOlANTI'I Ezio, colonnello medico Lo sgorobero acqueo dei feriti nella valle del Po ( 188.9, 1898, 1905). Testo e progetto con illustrazioni, premiati con diploma d' onore oll' Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile presso l' Autore, dir1>zioo.e sanità. militare) . . . . • In . 10. - Esercito o tubercolosi. (Notizie. - Profilassi attuale. - Età. della chiamata. - Ferma biennale. - Abbassamento della statura). R elazione ol congresso· nazionale d'igieno 1906 Milano. (Id. id. id.) . , S4llELUOO URBL'IO, capitano medico. Fasciature ed appareochi, fratture <i lu88azioni. - Firenze, tip. Barbèra. • S4tmAru SALVATORE,. maggiore medico. ·- L'anatomia e la chirurgia operatoria della manjibola e delle parti molli che la rivestono. - Napoli, IQ06. Un voi. in s• di pag. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile preseo l'Anto~e. Corso Vittorio Emanuele 386. Napoli) . . . . . . • I n. 10. - La chirurgia delle vio biliari. Memoria onorata<li u n attl>~tato di lode della Società medico-chirurgica di Boloyna. - Bolngna, 1903. Un voi. in 16° di pag. 198, (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Nl\poli). • S4-NTUCCI STE6ANO, maggiore medico, libero docente di oftalmologia e di clinica. oculistica nella Regia Univt1rsitè. di Torino. Studio Sl)ient ifico pratico eui traumatismi oculari. Voi. di 242 pagine con 16 te.vole contenenti 63 microfotografie o con prefazione del professor C. REY"MOND, diret t ore della Regia clinica oculistica di Torino. - Roma. Enrico Voghera 1906. (Vend il,ile preaeo la tipografia Enrico Voghera, via Po 3, Roma . • 'l'ltsn FlliNoEsco, tenente colonnello medico. - Ricordi di microbiologia pura ed applicata. - Un voi. in 16° di pag. 408. Firenze, 1006. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicl\zione d i sanità militare, Firenzeì. . . . • In. II>. - Le malattie infettive diffusibili più frequenti nel soldato italiim o Nozioni di epidemiologia militare. Un voi. in 8° grande di pag. 298. - Firenze. 1007. (Vendibile presso l'Autore, scuoio. d'a ppliMzione di sanità rnilitnre. Fi renze). • 1 o. 10. - Le grandi epic;lemie esotiche. Coler a, pe~tc e febbre ginlln. ·- :'llilano, " U lrico Hoepli editore, ()Innoali Ho<'pli) . . . . . . . V~aou TOlL\IASO, maggiore medico. - Il conaulonte Sanit nrio, GuidtJ. pratica por conoec~re e curare le malnttie in assenza del med ico. III Ed,ziono. U n "ol. di pag. 410; elegantemente rili,gnt o in tela. R occa San Cas!'ian.o. L. Cappelli 1899. ( Vendibile presso l'Autore, via 1\apoleono H l n. 70, Rom a). •
--- .....
~~·
-.--- - -
3 2
8 6 -
4 -
8 -
8 -
4 -
2
3 l -
4 -
6 -
7 2 -
3 -
GIORNALE DI
MEDICJNA 1flL1TAnE Direzione e Amminlstru: Via Venti Settembre (Palazzo del Mi11istero della guerra)
CON])IZIONI DI ABBONA.MEN'l'O. t 0 Il Giornale di medicina militare si pubblica l'ull1mo g iorno <li ciascun.
m ese in ra ~cicoli d1 5 fogli di stamµa. 2° L'abbonamento è R1111uo e d .. cot'e dal 1° gennaio. 3° Il pr~zzo dell'abbonamento e: Per I' Italia e la Coloriia Eritrea Per l'Estero . . . . . • .
Un fH~c,colo s e parato costa
1·
L. 12, • I I'.,-
in !Lalia . a Il' Es t er o.
• •
t ,2."> 1,50
4° L'a bbonamento non disdetto prima del 1' dice mbre s"inlende rinnova lo. per l'anno !'<W·ces,-ivo 5° I signori abbonali militari in etrettivi lè di servi.do posi>ono pa~are l'im porto de ll'abbonamento per mezzo dei ri13pellivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). 6° Ai librai si fa lo sconlo del IO010 , ma soltRnlo per gli abbonamenti delle per eaone e degli enti non mil itari , che non possono fruire della facililazion& di cui al n. 5. 7° Le spese per gli estratti e quelle per le tavole lito~raflche, fotograi:che, ecc., che accompai;rnass ero I.i m em orie, sono a carico <le~!li auto ri. 8° Gli autori delle memorie potranno averne gli estratti facendone r ichies ta a ll'atto dell'invio de lle bozze corre tte. Gli estrali i sono di due tipi: T1Po .A. T IPO B . -
Con coper tina in bianco, senza fro ntespizio, e colla impagina· tura e numerazione del fa~cicolo. Con copertina s tampala, fron tespizio, impa~inatura e numera, zione s peciale.
Il prezzo é regolato dalla seguente tariffa: P rezzo cl.i oia.s o u..n.. ~og1io cl.i • ta..rr.ipa.. =-=--=--=-~~. NUMERO DIH,LE COPIE
25
50
100
200
Pet ogoi oenLìnaio oltre 200
4.6,60
6,-
6,60 9,-
10,-
S,30
13,60
4,80
TIPI DI ESTRATTI
Tipo A Tipo B.
7,50
Gli estralli mino ri di un foglio si coni.ano come foglio inlt!ro per le ordi nazioni di 100 estraiti o me110. P er que lli che superan.o un foglio, le frazio11i in più, che non supe rano il mezzo foglio, si contano come me tà, purchA però l'ortlinazio ne no n sia inferiore a so copie. P0Lran110 aversi estralli in carta e fo rma to diver s i, previi accordi personoli tra gli Aulvri e la Tipo~rafìa 9' I manoscritti non s i r estituiscono.
28
. • . . . Pa,
... ... . '
INDI CE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
Llvi. -
RIVISTA lii ANH Om .1 E F'ISIULU1;1A NOll:.IA I.& & PATOLùlòlCA. Un ca.•o ù1 st ruun tiroidea della base della lingua
RI VISTA 0 1 MEfl lCJXA LEGAI.E. Jude. - Le pemlc i,sirh1alrict,~ nell'esercito e la d1$CÌJilina m11it~r e Haury. - St udio mentale di una categoria dl delinquenti mili tar i; 1 • hons ah,anu • lllVI STA ffl GJE'.'iE G~: XEll ALE E BATTERIOLOG IA. AltssandrlnJ. - Sull:< ptlla;tra 111 lta hn. RIVISTA lllf!LIOGIIAFICA. De Sarto. - Le ferite prouott.e ,talle mu,ierne arn,i <tu Cuoco da guerra, e~d11,~ le ;irti· µlierle • Wiltm1nn. - Oer S>rnitiit,rllenst hn Zu kunrtskriege, eln Krie~stagrhuch. Reverdln. - Le,;ons de chirurgie dc ~uerre. Oe blessure~ faites 11ar ies halles rlès ru~ii~ . 1l1SCELLANIU • MOV IIJE;-lTI AVV E:'il!Tl l'>EL COIIPO ~A lilT.HII O E '.'iF:I. 1>ERSO:'iAI.~~ 11.\R.MACEIJTICO
PttfJ. 145 146 lii
ll8
l49
i:;3 lil4 t !>4
157
Pubblicazioni vendibili presso I'Amministraz, del II Giornale di medicina militare " Antropometria miluare. - Risulta ti ottenu ti d nllo spoglio d ei fogli sanitari delle classi 1859-1863; due volumi in 4° con atlante Voi. l (De.ti antropologici ed etnologici) con Atlante deUa geografia. antropologica. deU' Italia. - Roma 1896 . . L. 18 Vo1- Il (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 6 8..u3or:r10 e SrORZA. - Compendio di chlrurg in di guerra compilato euUa storia medico-chirurgica della guerra di secessione d 'America. - Roma, 1888 4t volumi, prezzo ridotto • 5 60 BERNARDO e BREZZI. Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra. Memoria premiata al co ncorso Riberi. Un volu me di pag. 276 con molte figure e tavole grafiche. - Romn, 1905 . • 3 60 CABAJUNI. La. fatica neUa vita militare. Me mor ia. premiata nel concorso Riberi 1904-1905. Un volume di pag. 330 con 65 figure. - Roma., 1908. . 6 ID. - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memor·i a prem.ia.tn ai concorso Ribl'ri 1905- 1906. Un volume di pag. 402 con tavole ,grafiche e statistiche-- Roma, 1908 , • 8 CuBANL Esposizione sommaria dell'ordinamento e funziona.mento del ser· vizio sanitario in campagna presso l'esercito italiano. - Romn. 1906 ·• I 50 DE CEBAB&. - Studio suUe media.stiniti (medi88tiniti suppurative, ascesso m~ diaatinioo). - Roma, 1900. Un voi. di pag. 144 . • 2 HVRTL. - Onomatologia anatomica. Storia e critica del moderno linguaggio anatomico. Tr aduzione libera italiana dei dottori C. PRETTI e C. Sroau. Roma, 1884. (Edizione rnra) • 6 Le feril,e ca,"'ata dalle armi àa guerra. Sintesi della reli.zione aanitaria sugli . eeerciti tedeschl durante li. guerra franco-gennanica 1870-7 1. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. • 2 fuN.1.YRA. Stuelli atorico-critici sulla meningite cerebro-spinale epidemica in Italia e particolarmente nell'eseroito. - Roma, 1883. Un voh1me di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto • I 60 SJ.LIN..UU, - Le lesioni t1,\Umatiche dei centri nervosi. Memoria onorata del premiJ Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. P rezzo ridotto. • 3 60 S.-oBZA e GIOLIA.RELLT. - La malaria in Italia. Opera onorata del 1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitogrnfiche. Roma, 1886; prezzo ridotto. 3 ToMJt:LLI.N'l. - Delle malattie più frequentemente simulate o provocate dagli insoritti. - Roma, 1875 . • 3 50 IW. e . - Per !'acquisto delle opere sopraindicate Inviare commlnlonl e ve.glla all'Ammlnlslraz !OH del Blomale di medicina mllltare •I• XX Settembre Roma.
MEMORIE ORIGINALI
SULLE FEBBRI ESTIVE O DEI TRE GIORNI DOMINAN"'rI IN BOLOG:.\TA Per il dott. Ferdinando De Napoli, capitano medico.
Le febbri estive rappresentano una entità morbosa che ha sempre preoccupato i medici militari e che, da questi specialmente, è stata. stndiata. perchè costituisce una vera preoccupazione anche per i comandanti di truppe, che vedono per essa, in determinate regioni e nella stagione di lavoro più intensivo, crescere enormemente il numero degli ammala.ti. Malattia. essenzialmente acuta, colpisce quasi sempre uel. pieno benesser e, e non dà quindi neanche l'agio di mettere in atto alcun mezzo preventivo e, quello che è più. notevole, colpisce interi rep&.rti, addirittura interi reggimenti, che sotto l'azione di questa e influenza estiva >, come fu altrimenti detta, hanno dovuto talvolta sospendere le i:itruzioni, tal'altra, dietro consiglio dei medici, fedeli al ftige locmn in quo aeg1·otasti, affrettare la partenza per i campi e per le manovre allo scopo di sottrarre la truppa alla infezione che risparmia solamente pochi. Scorrendo la storia di t,ale infermità si rileva che varie furono le teorie emesse per spiegarne l'etiologia; teorie che tutte, indistintamente, presentano molti lati deboli. Così si parlò della fioritura della canapa, il cui polline produrrebbe una intossicazione e, irritando le mucose, darebbe luogo ai fatti catarrali delle congiuntive e delle vie respiratorie che fanno par te d~lla sindrome delle febbri estive (Mendini). Questa. teoria cade fa. cilmente se si consideri che le febbri si banno anche in località dove ~a canapa non si coltiva e che nelle regioni dove tale colti,•azione è in uso, esse si iniziano in un'epoca (giugno e talvolta. maggio) in cui la canapa non è pera.neo fiorita, e durano in alcune regioni, fino n tutto ottobre, allorchè essa è stata già macerata e gramolata. Nè sj c~~prenderebbe d'altra parte perchè dei vari reparti di una stessa guarn_igi_one alcuni siano colpiti ed altri no e come per lo più l'infezione 81 hmiti ad a1cuni· alloggiamenti· pur essend o tutto 1·1 t erntono · · c1r· costante colt 1vato · ' a. canapa. 6
- Giornale di medi ci11a militare. -
Fase. rr.
82
SULLE FEBBRI ESTIVE O DEI TRE GJORNI DOMINANTI IN BOLOGNA
Altri pensò al prosciugamento, che in alcune città si fa annualmente, dei canali che le attraversano; ma. a. confutare tale ipotesi, che pure ha un certo fondamento di verità, basta la considerazione dell'epoca per lo più fissa in cui le febbri si presentano, mentre non sempre è fissa l'epoca dell'espurgo delle suddette condutture. Vi è inoltre da far presente che le suddette febbri hanno predilezione per determinate caserme non sempre vicine ai canali, mentre altre, situate sulle rive di questi, restano completamente immuni. A prescindere poi dalla considerazione che il prosciugamento dei canali dura pochi giorni, mentre le febbri dominano da giugno a settembre ed in alcune città anche fino ai primi di ottobre. Ed al canale di R eno, espurgato in estate, ed alle fogne con esso comunicanti « da cui si avrebbe lo svolgimento dei germi della putrefazione ,, il dottor Carlo A.del mo Durelli, in una sua relazione alla 60· cietà medico-chirurgica di Bologna, (12 luglio 1895) attribuisce l'origine delle febbri estive. Di queste febbri « a tipo speciale• si occupò nello stesso anno 18fl5, in q uesto stesso giornale il tenente medico dott. Catullo Cevaschi, in una nota che intitolò « Sopra un tipo speciale di febbre dominante in Bologna"· Questa fu la prima pubblicazione di medici militari italiani su tale argomento e costituisce un lavoro veramente pregevole per la. messe di notizie e per le conside· razioni importanti. Il Cevaschi ri porta non solo il concetto che delle suddette febbri ebbe il dottor Durelli, che ne tratteggiò l'andamento clinico, ma anche le induzioni a cui era venuto sul riguardo il di· rettore di Sanità ~Iilitare dei 6° Corpo d'armata, <:ol. medico comm. Saggini, che, come il Durelli, nel canale di Reno, essiccato per l'espurgo annuale, e nelle fogne ri poneva l'origine dei germi della malattia, cui l'autorità milit!l.re era allora, come è oggi, impotente a porre un argine. Questa idea di egi·egie persone tecniche era poi divisa dal popolo bolognese, che aveva battezzato da molto tempo col nome di • mal della secca» (cioè dipendente dal prosciugamento del canale di Reno) tale forma morbosa di origine oscura. Alla pubblicazione del Cevaschi tennero dietro nel 1896 due pregevoli comunicazioni, cioè una monografia del t enen te medico Loschi dott. Pietro, che aveva avuto agio di studiare nella stagione estivoautunnale dòll 'anoo 18% delle febbri a forma tifosa. nella guarnigione di Verona, ed una nota, breve per q uau to importante, dell'allora maggiore medico Sforza cav. Claudio, attualmente ispettore di sanità. militare. Lavori questi egualmente pregevoli, in uno dei quali, quello del Loschi, è esaurientemente trattata la parte clinica, e nell'altro, q uello dello Sforza, è trattata l'etiologia,, basandola su l'origine eme.-
SULLE FEBBRI ESTIVE O DEI TRE GIORNI DOMINANTI IN BOLOGNA
83
tica delle febbri estive. E tale idea, la11ciata cadere da noi, ha. dato i -suoi frutti, come spesso succede delle cose nostre, oltre Alpi, e ora ritorna con marca estera, dando un nuovo e forse il vero indirizzo all'etiologia del ma.le. Dopo la pubblicazione dello Sforza, passò più di un decennio prima che altri trattasse delle febbri estive; infatti solamente nel 1907 il tenente medico Mendes, in un diligente lavoro tratta tale argomento, rivolgendo la sua attenzione alla flora intestinale col reperto microscopico di e bacilli tozzi, ad estremità. arrotondate, isolati e talora. riuniti a due a due, tra i quali non manca.vano elementi più corti tendenti alla forma coocica »; un bacillo coli-simile, atipico però, perchè non genera gas nei diversi térreni di cultura, non coagula il latte, non -dà la reazione dell'indolo e si avvicina per alcune qualità al gruppo -dei bacilli paratifi.ci. Il Mendes si occupa anche della · sintomatologia e della profilassi, riponendo l'origine del male in condizioni loca.listi-che, nelle condizioni antigieniche cioè degli ambienti collettivi, nell'agglomeramento e nel predominio fra la popolazione, abitante presso le caserme infette, di forme infettive intestinali. La profilassi, dati tali principi, consiste, secondo il Menòes, nell'isolamento e nella disinfezione delle deiezioni degli infermi, come si pratica per i tifosi. Nel successivo anno 1908 trattò lo stesso argoment9 il maggiore medico Mennella, spiegando la sintomatologia delle febbri estive e fermandosi molto sulla loro etiologia, che egli fa. risalire alla umidità. -esistente nelle regioni dove le febbri regnano e che agir~bbe sia favorendo la vita del germe produttore delle febbri sia diminuendo la resistenza. degli individui, che così per il germe stesso divengono più recettivi. Egli nega che la via di penetrazione del vù-us sia la corrente sanguigna ed ammette invece la via gastro-enterica. E pareva., dopo te.li lavori, accettata l ' ipotesi chele febbri estive -0onsistessero in una infezione a carico del tubo digerente da compren -
-dersi nel gruppo delle infezioni para.tifoidee di Acbard e Bensaud, allorchè, l'anno scorso, il Cap. Medico prof. Memmo, riferendo in una -breve nota i risultati di una Commissione austriaca incaricata dal proprio governo di stu<liare forme febbrili, analoghe alle nostre febbri estive, dominanti nel sud dell'Erzegovina. e nel litorale della Dalmazia, invitava allo studio della loro etiologia .
••• La quantità. stessa delle teorie e delle ipotesi emesse su le febbri ~tive è la. prova del loro poco fonda.mento, mentre i lavori di tanti .studiosi sono l'indice dell'interesse che è stato messo nella ricerca
&.l
SULLE FEB.BRI E;;1'J\"E O DEI TRE GIOllNl DOMlNA;'l;Tl IN BOLOGNA
della causa di questo male, che, pur presentandosi sotto forma non grave e con esito sempre in guarigione, porta lo scompiglio nelle caserme e mette fuori servizio un numero esorbitante di individui senza che gli ufficiali medici abbiano alcuna. difesa da opporre alla epidemia. invadente, perchè, non ostante la più rigorosa applicazione delle norme igieniche, essa continua indisturbata con lo stesso decorso e con la stessa intensità. In tali condizioni mi trovai io l'anno scorso allorchè in una delle· tre caserme (Otto Agosto, :Pietramellara ed Angelo Masina), in cui è alloggiato il mio reggimento in Bologna., cioè nella caserma e Otto agosto >, con puntualità sorprendente, verso la metà di giugno si presentarono le febbri estive. Di esse io aveva avuto notizia da.i miei predecessori e da un ufficiale medico subalterno rimasto in questa sede (il tenente medico Fa.raggiana); e tut.ti, concordemente, mi avevano indicata l'epoca dell'inizio delle fel,brì e la caserma e Otto agosto > come un vero focolaio epidemico, mentre le altre due caserme, distanti da quella. poche centinaia di metri, restano immuni o presentano soltanto pochi casi, che del resto, trattandosi di febbri regionali, si verifi cano anche in altre parti dell"Emilia e della Romagna, dove esse dominano nella estate. In attesa della epidemia, ed allo scopo di prevenirla, fin dalla primavera la suddetta caserma era. stata tutta imbiancata e disinfettata. parecchie volte, mentre fin dall'anno precedente, per il sospetto che all'insorgere del male potesse con le sue esa.lazioui influire un canale che l'attraversa e che del resto passa anche per le altre due caserme, dietro consiglio del direttore di sanita, colonnello medico Massa cav. Giuseppe, erano stati applicati degli speciali chiusini alle lastre per la caduta delle acque di rifiuto, che scorrono però con discr eta. velocità. (Il colonnello l\Iassa è di parere che dalle acque del canale, derivate dal Sa.vena ed inquinate, perchè ricevono acque di rifiuto della città, si sollevino germi infettivi, che, trovando condizioni favorevoli al loro sviluppo e propagazione nella umidità del sottosuolo della Caserma, ivi facil mente si fissino e si diffondano). Ciò non ostante le febbri asti ve, come negli anni scorsi, si ripresentarono e con una intensità impressionante per me, nuovo a tale epi<lemia, ma che non r ecava meraviglia alcuna agli ufficiali, medici e combattenti, vecchi della guarnigione. Io vidi salire il numero degli ammalati giornalieri da 12, in m edia, a 60, mentre la maggior parte cli essi presentava temperatura elevatissima eri impossibilità di recarsi nel locale destinato all a visita medica. Rimasi così impressionato di ciò che stabilii di fare, oltre la visita mattutina, una seconda visita nelle ore pomeridiane per constatare per-
SULLE FEBBRI ESTIVE O DEI TRE GIORNI DOMINANTI IN BOLOGNA
85
sonalmente le prime manifestazioni del male che in quelle ore bruscamente esordiva. E feci ciò anche per impedire che i soliti speculatori delle epidemie di caserma sfruttassero tale momento propizio per schivare le fatiche senza essere realmente ammalati. Ma essi cost it uirono invero rare eccezioni mentre la quasi totalità degli ammalati presentò febbri oscillanti fra i 38° ed i 40°. E la stessa epidemia si è verificata anche quest'anno, dandomi così agio di studiare l'andamento della malattia su circa 300 infermi durante due stagioni epidemiche (1909-1910). Ho potuto nell' istesso tempo indagare sulla sua etiologia e controllare l'esattezza di alcune osservazioni fatte dai diversi autori, dei quali seguii anche i suggerimenti circa la profilassi. Però, come ho già det.to, le misure preventive adottate a nulla valsero e la epidemia scoppiò nella seconda decade cli giugno, come negli anni scorsi e con eguale intensità; nè diede alcun risultato l'isolamento dei primi colpiti, seguendo per essi tutte le norme prescritte dal nostro regolamento di igiene, cui dapprima scrupolosamonte mi attenni. Però ben presto, sia per mancanza di adatti locali dato il numero elevato degli ammalati, sia anche per l'osservazione fatta fin dai primi giorni, che nè noi medici, nè l'aiutante di sanità e gli infermieri, nè gli ufficiali delle compagnie erano menoma.mente attaccati dal male, non mi preoccupai più della scrnpolosa segregazione dei colpiti dal morbo; e di ciò non ebbi &. pentirmi perchè se l'epidemia non cessò, non subì, per tale inosservanza, alcun aumento. Le febbri continuarono a propagarsi di camern.ta in camerata ed io potei studiarle nei molti infermi lasciati a riposo in compagnia ed in quelli, egualmente numerosi, che curai nella infermeria, seguendo nello stesso tempo l'an<lamento di esse in coloro che feci ricoverare nell'ospedale militare, perchè più gravi. Tali osservazioni sono state ripetute anche questo anno, in cui la truppa ha abbandonato la caserma « Otto agosto > dopo le prime manifestazioni della malattia, e ciò per un ritardo nell'approvazione, da part.e delle autorità superiori, della proposta. da me fatta, <li far sgombrare cioè la caserma infetta prima della seconda decade di giugno; ritardo che costituì una vera fortuna per le mie indagini. Da queste ho tratto le conclusioni circa l'etiologia, che più tardi esporrò, -ed il seguente quadro clinico, qua.si eguale a quello descritto dai precedenti studiosi delle febbri estive. Sintomatologia. - La malattia esordisce bruscamente con febbre di rado preceduta da brividi e quasi sempre accompagnata da intensa cefalea. Non ha quasi mai periodo prodromico, che, tutt'al più, in rari casi, -è di un giorno o di poche ore ed è contrassegnato da malessere generale e <la cefalea. Ho visto invece spesso dei militari partecipare nel pieno be·
86
SULLE FEBBRI ESTIVE O DEI TRE GIORNI DOMINANTI IN llOLùGNA
nessere alle esercitazioni del mattino, e magari a delle lunghe mare& senza accusare sofferenze di sorta, ed essere colpiti, subito dopo, dai sintomi del male che non aveva dato alcun segno precursore. La febbre si inizia per lo più nelle ore pomeridiane ed in breve raggiunge tamperature elevatissime, fin 40 c. È sempre accompagnata. da dolori articolari e muscolari, specie alla regione lombo-sacrale, nonchè da rachialgia e da un sAnso di stanchezza dolorosa come in seguito a bastonature su tutto il corpo, la vera com·batm·e dei francesi. Qualche voltat molto rara, il delirio è fra i sintomi a carico del sistema ner voso, ed una sola volta, su circa 300 ca.si da me osservati si è manifestato un accesso convulsivo, di cui i.o non constatai che i postumi, non avendo potuto presenziarlo. L'individuo già febbricitante da qualche ora, mentre stava sulla propria branda in attesa di essere trasportato all'ospedale, fu visto dai compagni agitarsi in preda a movimenti disordinatit emettendo voci inarticolate, stravolgendo gli occhi e digrignando i denti. I suoi compagni, mentre inviarono qualcuno a cercarmi per portar soccorso a.ll'mfermo, lo assoggett.arono ad una specie di doccia fredda improvvisata con degli asciugamani imbevuti d'acqua e spremuti sul capo del paziente; io giunsi allorchè (1uesti, dopo il rimedio eroico, era caduto in uno stato di subcoscienza e tenevasi in un mutismo ostinato che durò per un'ora circa ; nè per tale sintomo nervoso allarmante, la malattia ebbe decorso differente dal solito nel suddetto individuo, che del resto non aveva precedenti morbosi di sorta a. carico del sistema nervoso. Non altrettanto costanti come la cefalea ed i dolori muscolari ed articolari già descritti sono la iperemia congiunti vale, la faringite, la tonsillite e<l i fatti catarrali a carico delle prime vie respiratorie, costituiti piuttosto da vecchi processi morbosi esacerbantisi anzichè da manifesLazioni primitive acute. Più costanti, sebbene mai gravi, sono i fatti a carico del tubo digerente. Una patina grigiastra molto spesso ricopre la lingua senza che in essa si noti sempre il margine arrossato, rilevato da altri; la bocca per lo più è arida e secca; havvi inappetenza e gli infermi sono tormentati da sete molesta; l'alvo nella maggioranza dei casi è stittico. Rara.mente gli infermi accusano dolori a carico dell'addome, che per lo più si presenta normale anche all'esame obiettivo; rarissimo è il vomito e mai ho notato enterorragia. I sintomi gastro-intestinali sono fra i più costanti, però, qualche volta, invero rara, ho notato la loro assenza completa. La bradicardia, di cui fa cenno il 1\Iemmo, è stata da me riscontrata poche volte; ed in presenza di taluni individui che accusavano la febbre, sono stato tratto in inganno dal polso ed ho dovuto ricorrere
SULLE Pl!:BBRI ESTI VF. O DEI TRE CllORNI OOMINAl\Tl IN BOI.OGNA
87
all'esame termometrico per convincermi della esistenza dello stato febbrile. Con polsi norma.li per frequenza e talora. di 70 pulsazioni al minuto, ho trovato temperature di 39° O. ed anche più. Non ho mai ·notato tumore splenico, nè itterizia. A carico del sistema. cutaneo ho spesso rilevato sul viso, specie sulla fronte, sulle mani e sulle braccia, e qualche volta ar.iche in altre parti del corpo, dei piccoli pomfi e delle papule o delle chiazzette di roseola. di color rosso-bruno, che gli infermi asserivano di avere da qualche giorno, attribuendole a punture d'insetti (zanzare). La febbre subcontinua dura. per lo più tre giorni, qualche volta anche più e raramente solo 24 ore; ha talora delle remissioni mattutine precedute da profuso sudore e cessa sempre per lisi. L'infezione, che nelle sue manifestazioni febbrili acute dura pochi giorni, lascia pérò nna grave astenia, che si protrae qualche volta per qualche settimana e finanche per mesi, ed a tale proposito ricordo il caso di un bersagliere forte e robusto, mai ammalatosi per lo innanzi, che, colpito l'anno scorso dalla febbre estiva, accusò, per un mese circa dopo la scomparsa di essa, tale debolezza da esserne· allarmato e moralmente depresso al punto che qualche volta lo vidi piangere percbè avvilito dal r iposo cui era costretto senza sapere accusare altro sintomo che la. stanchezza, senzazione fortunatamente nuova per quel bravo bersagliere pieno di buona volonta e di amor proprio. Non sempre l'infezione conferisce la immunità ed io ho vi.sto recidiva.re le febbri in qualche individuo sia nella stessa stagione epidemica, sia nell'anno seguente. Esito. - Sempre in guarigione. Epidemiologia. - La e~tensione geografica <lelle febbri estive è piuttosto grande; ed io credo che nell'Europa meridionale e :;ulle coste settentrionali dell'Africa esse si manifestano dapper tutto, dai primi di giugno ai primi di ottobre, a focolai bene limitati, ciò che costituisce una delle principali caratteristiche di tale forma moi:bosa. Secondo me la maggiore difficoltà nello stabilire con esattezza fa estensione di tale forma morbosa consiste nelle svariatissime denominazioni ad essa. date nei vari paesi e dai vari autor1. Perchè non è una reale differenz& clinica, ma una semplice differenza di nomenclatura quella che distingue il « mal della secca,. del popolo bolognese dalle e febbri gastro-reumatiche > e dalle « febbri climatiche > di Ms,ssaua o da quelle studiate dal Loschi nel presidio di Verona, sebbene fra queste e le febbri estive non sia completa Pana.logia, essendo le prime di pit1 lunga durata e di maggiore gravezza e da ascriversi, secondo me, al gruppo delle infezioni para.tifiche.
88
SULLE FEDBlU ESTI\.E o liEI TRE ororrnr DOMINANTI IN DOLOGNA.
A generare maggior confusione troviamo ancora molte altre denominazioni come quella di « febbre di tre giorni > di « reumatismo fe bbrile )> di e malattia. del cane> usa.te in Austria, e le altre di « influenza. estiva. >, « influenza malarica > 1 e febbre climatica •, e febbre tifo-malarica >1 « febbre da calore ,. in uso presso di noi, nonchè le denominitzioni cl-i « tiphoidette > (Brouardel e L orrain), di « tifi abortivi • , di « paratifoidce » (Griesiuger, Rho, Pasquale), che includono un concetto prettamente etiologico. Tanto lusso di denominazioni nou fa che rendere difficile la identificazione di tale malattia che si può ritenere :.!ominante nell'Europa meridionale e nell'Africa settentrionale come r isulta dai casi desGritti, oltrechè fra noi, in Austria dalla commissione com posta dai dottori R. Doerr, K. Franz e S. Taussig, in Francia dal E elsch e dal Kiener, a Massaua dèl-1 Rho, dal P asquale e dal Petella. Anzi a provare quale confusione ingeneri l'anarchia della nomenclatura, che sarebbe desiderabile di vedere unificata per il migliore studio di tale forma morbosa, almeno nella nostra nomenclatura nosologica, dirò che febbri in tutto eguali a q nelle estive sono state descritte sotto il nome di "' febbre clima.ti.ca » dal capitano medico dott. 'I'ommaso Rossini nelle sue Note di J>atologia crete11.~e pubblicate nel Giomale di medicina milita1·e del11anno 1907, :;enza che lo stesso autore faccia cenno della. perfetta analogia fra quelle e le nostre febbri estive e senza che tale laYoro sia ricordato in memorie posteriori (1). Dominanti, come ho detto, in tutte le terre che sono bagnate dal Medi terra neo, le febbri esti ,e si manifestano in zone determinate nelle diverse regioni e, talvolta nella stessa città, a focolai limitatissimi ciò ( I ) :--cl eiloto lnV(ll'O il R o;,sini descrive nt'l c11pitolo inti tolalo « febbre climatica » uoa epidemia perfottamente identica alle nostre fobbri osti ve. E gli così si esprime : " Una forma i;pe1·i,1lo di piressir, esiste noll' isola. che ho trovato donomino.tn. febbre " cli matico, e con t ale nomo lo S<'guiterò a chiamare in mancanza di Lm nomo pìò • pro prio. più adat to. C'olpisce a prefere nza i nuo vi giunti noli' isola, ma o. distnnza. • anc he di molt i mesi d11l loro arrivo. e sì monifesta in due epoche dell'anno abba" stonza costan ti, cioè sullo fine di rnnggio e meso di giugno e nt>l mese di settembre, « e mi ò occorso ~posso vedere doli.i epidemie ch e a ttaccavano i quottro quinti dei « nostri soldati e che l11sciavnno ol'fatto immuni gli obitnnti. La [ebbro sopraggiunge all'imcc provviso St'nza prodromi, senza brivido di freddo; solo negli indivkl ui che già prima « avo,·ano contratto ir.fozione malarica si ha brivido iniziole. ~on raggiunge che diffi" cii mente i quaranta g rndi. ma. si m ,\ntiene da. 38° 5 e. 30° 5; dura. daUe 36 olle 48 ore, • rammento di più o fini~ce per lisi; è aceo mp1tg nata costantemente da inte nsa cefalea • e da dolori n•~anti urticolari; quosi costanto è la rachialgia; qualche voltn sono con• coniitontl ùoi <listu rhi gastrici. m a n on vi sono mai coniplica n.w b,·onco-polmonarì, • nò mai fu constotn t o tumo re di milza. l n tutti i caai però consegue alla breve ma" lattia ,ma straordint\ria od int1n1ia, non conispondente alla poca entità e all11 poca. cc d,trnlR della mol,1ttia stessa "·
SULLE FEBBRI ESTIVE O DEI TRE GIORNI DOMINANTI IN BOLOG~A
89
che, come vedremo, ha una grande importanza per spiegarne l'etiologia..
In Italia le febbri abbondano nelle valli del Po e del Tevere ed i territori del quarto, del quinto, del sesto e del nono corpo d'armata sono perciò ad esse più soggetti. Infatti, notizie su tali febbri nel 6° corpo d'armata e precisamente nel presidio di Bologna si hanno fin dall'anno 1888 in una relazione del colonnello medico Saggini, cui tennero dietro le citate pubblicazioni del dott. Cevaschi e del dott. C. A. Durelli e dello Sforza. Di febbri che somigliano a queste, sebbene secondo me non identiche, parla il dott. Loschi nel 1896. E da Padova, -da Verona ed anche da Palermo, sono state altresi segnalate epidemie di febbri estive. Nel 1!)02 esse hanno fatto la loro apparizione anche a Roma, e forma.no perciò oggetto di una relazione dell'allora colonnello medico Ferrero di Cavallerleone, nostro attua.le Ispettore capo di Sanità Militare. È notevole che in questa relazione ed in quella fatta dallo Sforza nel 1896, per incarico avutone dal Ministero della Guerra sulle febbri dominanti in Bologna, è ben fissata la durata del periodo epidemico (dai primi di giugno a tutto settembre). Lo studio già citato del Mendes si riferisce poi a.d una epidemia sviluppatasi, sempre nel nono corpo d'armata ed in Roma; e finalmente il Mennella denunzia nn altro focolaio a. Piacenza, cioè nel 4° corpo d'armata. Io sono certo però che quando sarà bene identificata ed i11dividualizzata. la malattia mercè la scoperta del germe che le dà origine e quando sarà battezzata., almeno nella nostra nomenclatura. nosologica, con un solo nome, pareccfl.i altri focolai si sveleranno nel resto d'Italia. Circa la. epidemiologia è bene fissare due cose : 1° Che l'epidemia secondo le osservazioni dei vari autori è assolutamente localizzata; in alcune città si determinano dei veri focolai epidemici limita.ti strettamente ad un caseggiato, ad una caserma o ad on istituto. Ciò ho potuto constatare io e ciò era. stato osservato parecchio tempo prima anche nella. relazione del colonnello Saggini, in cui è detto rignardo al presidio di Bologna che fra le tre caserme che il reggimento dei bersaglieri occupa.va in quella città una sola {la «Otto agosto>, in quell'epoca. (1888) detta « dei Servi») era infettata dalle febbri. 2° Che l'epidemia è sempre cessata o per meglio dire si è estinta in pochi giorni, al massimo otto, allorchè la truppa. abbandonò gli alloggiamenti infetti. Ed in ciò sono concordi le osservazioni del Mendes e del :Mennella; osservazioni fatte dal primo nel 1902 in un reggimento di bersaglieri trasferito da Roma a Ti voli durante l'epidemia, e nelle truppe che da Castel S. Angelo, altra località infetta della Capitale furono distribuite in a ltri quartieri. Il Mennella fece la stessa constatazione nelle compagnie pontieri che, recandosi da Piacenza. a Cassano
90
SULLE FEJ'lBRl ESTIVE O DEI TRE GIORNI DOML'<AXTI IN BOLOG)';' A
d'Adda, erano rispettate dal male che :tino allora le aveva attaccate. Io ho avuto l'agio di confermare ciò l'anno scorso per l'allontanamento del reggimento che in agosto si recò a.i tiri ed indi alle grandi manovre, e di tale fatto ho avuto uua chiara affermazione quest'anno, -in cui, dietro mia proposta., la truppa ba abbandonato la caser ma infetta andando ad occupare i locali lasciati liberi, nelle altre due caserme (Piet.ramellara ed Angelo Masina), dai battaglioni partiti in servizio di pubblica sicurezza. Le febbri sono scomparse e l'ultimo caso si è verificato otto giorni dopo l'allontanamento della truppa dalla caserma e Otto agosto>. La fortuna ha poi favorito le mie osservazioni perchè l'evacuazione della caserma attaccata dalla epidemia fu effettuata in tre riprese, ed io ho potuto con esattezza stabilire che in nes· suno dei tre scaglioni che abbandonarono successivamente quel focolaio endemico, che è la caserma e Otto agosto» vi furono individui colpiti da febbre ei>tiva oltre l'ottavo giorno. Vi è da notare altresì che i nuovi giunti nei luoghi dove domina l'epidemia sono aU.accati dalle febbri non prima di tre giorni dal loro arrivo, fatto che fu notato dal Mennella sulle truppe che giungevano a Piacenza da loèalità immuni e che io bo verificato nei richiamati che l'anno scorso furono alloggiati nella caserma e Otto agosto:.. Si può in tal modo stabilire per le febbri estive 1tn periodo di incubazione che va cla Tm: ad OTTO giorni, e su ciò è completo l'accordo fra tutti eoloro clie hauuo studiato tale malattia. Circa la contagio.,ifù di es;.;a io non posso assoluta.mente essere concorde con gli altri osservatori. Le febbri estive non sono assolutamente contagiose: io ho esperimentato tale fatto per due anni di seguito e mai vidi colpito dalle febbri nè alcuno di noi medici nè alcuno del personale di assistenza o di coloro che con gli ammalati hanno avuto r1tpporti prima, durante e dopo la infezione. Io ho notato una cosa, che ha richiamato snbito la mia attenzione l'anno scorso e che ha fatto cambiare imm ~diatamente direzione alle mie indagini: 1,0110 colptti dalle f ebb1·i llolamenle q1wgli individui cli.e clonnono o elle pe1·1wttano nelle abitazioni clo-ce le febbri dominano. L'anno scorso fra tutti gli uflkiali e sottufficiali di cui gran parte dormivano fuori dalla caserma « Otto agosto» perchè o aveuti famiglia o alloggiati nelle altre due caserme immuni, non ammalò di f ebbre estiva che un solo tenente il quale alloggiava nella suddetta caserma ed un sottufficiale anche i~i dimorante; del resto nessun altro ebbe febbre estiva, pur restando alcuni di essi parecchie ore del giorno n ella caserma infetta. dove tntti banno occasione di fermarsi perchè essa è sede del comando del reggimento e di tutti gli uffici e magazzini.
SULLI:: FEBBRI E STIVE O DEI TRE GIORNI DOMINANTI IN BOLOGN A
91
Ho notato, come il Mendes, che la. malatha si propaga. di letto in letto, che anzi talvolta colpisce contemporaneamente tre o quattro individui che dormono vicino, e ciò non per tanto non ammetto il contagio. Il Mennella riferisce a tal proposito ohe « nell'infermeria del 4° genio ripiena di simili ammalati (di febbre estiva) dopo l'inizio dell'epidemia sono stati sempre colpiti il caporale di sanità ed i piantoni addetti, e quelli che di urgenza li sostituivano presto erano anch'essi colpiti a loro volta di febbre>. Ebbene, io ho notato un fatto perfettamente opposto, pur avendo avuto sempre molti ammalati di febbre estiva nella mia infermeria; anzi fui colpito da tale fatto, che notai subito. E certamente il Mennella avrebbe fatto la stessa mia deduzione se avesse avuto l'infermeria lontana dal focolaio epidemie,> com'è quella del mio reggimento. Essa si trova in una delle due caserme, diremo così, immuni, ed io mai ebbi a notare un solo accesso febbrile nei due caporali e nei sei piantoni che in due anni hanno prestato ser vizio nella infermeria durante la stagione epidemica., nè mai la malattia fu comunicata, nella mia inferme1·ia, ad altri ammala.ti da quelli ricoverativi per febbre estiva e non isolati. Ritengo che la constatazio11e fatta dal Meunella, in tauto contrasto con quella fatta da me, senza dubbio debba trovare la spiegazione nella cir~ostanzR. che l'infermeria del 4° genio si trnva a Piacenza nella stessa caserma dove le febbri dominano in estate e che quindi il personale e gli ammalati dell'infermeria abbiano subito l' infiuenza non del contagio, per il rapporto coi colpiti dalla epidemia, ma l'influen½a della infezione dominante in tutta la caserma per la stessa via e nelle stesse condizioni degli altri militari ivi alloggiati. A me, per la favorevole circostanza di avere l'infermeria. in una delle due caserme immuni, non è ma.i accaduto di notare ciò che il Mennella afferma, mentre con lui concordo pei-fettamente nella osservazione che la malattia si propaga da dormitorio in dormitol'io. Tale fatto importante troverà in seguito la sua interpretazione, pur deponendo evidentemente in favore del contagio, contro cui ho avuto quest'anno la piu solenne dimostrazione allorchè, convinto della non contagiosità della malattia, consigliai di fare alloggiare i reparti attaccati dal male nelle altre due caserme immuni, fra indi vidui sani appartenenti a.i battaglioni partiti iu servizio di pubblica sicurezza, che non pertanto non ebbero alcun accesso febbrile neanche sospetto non ostante l'agglomeramento, cui si andò incontro. Anzi, per esattezza, dirò che degli individui abitanti precedentemente nelle caserme immuni si sono ammala.ti due solamente di febbre estiva, però mi assicurai che ambedue avevano prestato servizio di gnardia nella caserma
02
SULLE FEBBRI E~Tl\'E O DEI THE OIORKI DOMINAXTI IN BOLOONA
infetta, dormendovi uno tre giorni e l'altro cinque giorni prima. della. manifestazione <lel male. Dopo tali o.~servazioni concludo che, epiclemiolopicament6, le febbri estire costituiscono rn1a fo1·ma mo1·bosa infettiva ma non contagiosa. Noto inoltre che l'epidemia non è stata accompagnata da alcun caso di tifo nè nel reggimento nè nelle case adiacenti alla caserma « Otto agosto ,. e che, por informazioni assunte dal medico condotto e dall'ufficio muni.::ipale d'igiene, uon vi furono nelle ,icinanze di q nesta forme infettive di sorta. Kr101.01;JA, Non ripeterò ciò che ho più innanzi esposto su tale argomento allorchè ho trattato la parte storica delle febbri esti,e. I di versi autori, concordi tutti nel ritenerle come una forma infettiYa. acuta, sono divisi in due campi circa l'etiologia di esse e mentre la maggior parte (Kelsch e Kiener, Can tani, Gl'iesi11ger, Brouardel e Lorrain, Hho, Pasquale, Cevasuhi, L oschi, Mendes, Mennella) ammette per la infezione la via gastrica, altri come lo Sforza fra noi ed i componenti la commissione austriaca, ammettono invece la via sanguigna. È da ricordare poi incidentalmente la teoria. delle autointossicazioni intestinali che il R.ummo chiama comoda e che secondo lui 11011 lia (atto che 111oltiplica1·e le incognite dell'etiologia delle febbri e febbricole che egli ha magistralmente studiate. Dirò ancora della teoria. di coloro che attribuiscono le febbri esfrrn ad una auto-intossicazione cla Mrapazzo per cui l'avvelenamento dell'organismo avrebbe una origine tossica muscolare. E per citare -il parere sul riguardo di un nostro distinto collega, riferirò quello del capitano me<lico doU. Rivalta., che nel suo trattato sulle malattie del lavoro espone tale t.eoria, spiegando con essa l'etiologia delle febbri di estate di cui fedelmente descxive i sintomi e il decorso clinico (pag. ::316). Egli ne attribuisce la. origine ad una auto-intossicazione lenta che si verificherebbe a l principio dell'estate, q nando la truppa è assoggettata a lavori più gravosi, cui non è ancora assuefatta: ne sarebbero agenti coadiuvanti l' intemperanza nel mangiare e nel bere, che spiegherebbero le manifestazioni a carico del tubo digerente. A.oche il capitano medico Casarini, nel suo dotto lavoro su La fatica nella 1:ita militare, parla. delle « febbri da tatica », sulla cui entità non è il caso di dubitare dopo gli studi del :Mosso fra noi e <lei Martin, medico capo di P classe dell'armata francese. Seconùo tale teoria, l'origine delle febbri esti ,e è da. attribuire alle sostanze ponogene elaborate nel .~w·menage, cui le trnppe nel periodo estivo sono maggiormente assoggettate. l\la come spiegare con tale teoria che non tutti i bersagli<'ri del reggimento, cui appartengo, assoggettati ad identiche fa tinhe, siano andati soggetti alle febbri da.
SULLE FEBBRI ESTIVE O DEI TRE GIORNI DOMINANTI IN DOLOGXA
03
strapazzo, che hanno invece colpito in forma epidemica solamente quelli alloggiati in una delle tre caserme risparmiando gli altri ·1 E vada. pure la confutazione che a tale argomentazione viene facilmente contro, cioè della minorata r esistenza. organica nei bersaglieri alloggiati nella caserma infetta (che 'Certamente è meno sana delle altre due), ma come si spieghere~be allora l'invasione epidemica: in quella caserma: della febbre anche in periodi non brevi di riposo della truppa? E quale spiegazione troverebbe il fatto che la epidemia cessa a.llorchè le truppe sono allontanate dai locali infetti e sono inviate ai campi ed alle manovre, dove sopportano le pii1 gravose fatiche dell'annata? Ic> credo che non si debba dubitare oggi delle (ebbri da strapazzo, ma non credo che si possa fare confusione alcuna fra esse, che colpiscono i singoli individui sottoposti a fatiche eccessive, e le febbri estive che hanno una diffusione epidemica con manifestazioni periodiche. legate strettamente agli alloggiamenti ed indipendentemente dal sm·menage, che è la causa efficiente delle prime. Torno dopo questa parentesi alle due ipotesi sopra enunciate e cioè a quella, ohe ammette per le febbri estive trattarsi di una infezione residente nel tubo gastro-enterico e che assimilerebb~ nei loro momenti etiologici le febbri estive al tifo ed al gruppo delle infezioni para.tifoidee, coli bacillari e bacillari del Gitrtner; e quella che, ammettendo l'origine ematica della infezione, spiega col virus circolante tutti i disturbi che la malattia. arreca e le sue svariate localizzazioni, compresa quella intestinale. La prima ipotesi ammessa dalla quasi totalità degli osservatori sembrerebbe la più accetta ed il Rho, il Lazarus, il Brieger, il P etella., il Mendes ed il Mannella. se ne fanno sostenitori con poderose argomentazioni ed anche con reperti microscopici e con prove sperimentali come quelle del Mendes. Tutti invocano unanimemente le manifestazioni a carico del tubo digerente per spiegare l'etiologia e rassomiglia.no questa forma morbosa ad una infezione ebert iana attenuata. Ma come ci si può dare ragione, secondo tale ipotesi, dei casi (invero rari) in cui vi è assenza. completa di qualsiasi localizza· zione gastro-intestinale'? 'l'ale fatto, constatato dallo stesso Mendes, è stato riscontrato anche da me parecchie volte. H o registrato infatti dei oasi di febbre estiva in cui la caratteristica lingua patinosa non si osservava ed in cui non vi era il benchè minimo accenno di sindrome gastrica e che pure ebbero il decorso caratteristico della infezione febbrile estiva e tutti gli altri sintomi di essa. Come spiegare inoltre, seguendo tale teoria, la limitazione del morbo ad una sola caserma e l'im· munità delle abitazioni vicine?
94
SULLE FJmBRI ESTIVE O DEI TRE GIORNI DOMINAN TI IN BOLOGNA
Nè è qui il caso di parla.re dell'aria come mezzo di trasmissione <lei germe ignoto delle febbri estive; per confutare tale idea. mi limiterò a riportare integra lmente ciò che un maestro, il Ru~mo, ,d isse a tal proposito nelle sue lezioni "' Sulle febbri e febbricole setticemiche polimorfe >, argomento ,questo in. cui trova posto la forma febbrile, dì cui trattiamo. Egli così si è espresso: e La trasmissione dei germi per l'aria. atmosferica. è in genere oggi ritenuta. poco temibile: l'aria contiene microrganismi poco patogeni : solo per la tubercolosi vi è da ritenere che possa venire trasmessa per l'aria, malgrado Flugge, Stricker e Cornet abbiano con esperienze positive tentato <lare importanza. alla proiezione di particelle liquide di espettorato di individui tubercoloti.ci nel fatto della trasmissione della tubercolosi. È fat ta riserva per alcune infezioni a ti po esantematico, (vaiuolo, scarlattina, morbillo, ecc.) delle quali tuttavia ignoria mo il momento causale >. E non si può invocare neanche l'origine idrica del virus, perchè, l't1ocqua che si beve nella caserma infetta è la stessa che si beve nelle a ltre, forn ite tutte dalla stessa conduttura; molto meno si comprenderebùe, ammettendo una causa locale di inquinamento, come alla. infezione debbano afuggire tutti quelli che della suddetta acqua fanno uso, come per es: gli ufficiali che, pur non alloggiando in caserma, ne bevono nelle ore r.a lde in cui vi restano per motivo di servizio e quelli che, essendo a pensione dal vivandiere, ne fanno consumo ancora. maggiore. E perchè poi di tale acqua, eventualmente inquinata, non dovrebbero risentire i danni i numerosi sottufficiali alloggiati nelle caserme immuni, ma conviventi nlla mensa, che ba sede nella. caserma « Otto agosto > "? Non l'origine idrica a.dunque, pùò dare spie· gazione dell'epidemia e neanche è ammissibile una infezione ab in· gestis: non mi soflermerò a discutere tale argomento contro cui militano non solo le ragioni gi à addotte per l'acqua, ma anche la considerazione della unica provenienza. delle derrate che servono per il rancio di tutto il reggimento, che pure per due terzi resta immune dalla epidemia. Nè a sostenere tale asserto giova la ipotesi della intemperanza. e degli spropositi dietetici da parte dei colpiti dalla. infezione, perchè in tale caso questa non resterebbe certamente limitata a dati ambienti ma. anebbe manifestazioni più estese, in tutte le caserme. E non sapn,i veramente quale altro veicolo trovare per una infezione di origine gastro-enterica il cui germe si vorrebbe localizzato nell'intestino, neppure ammettendo col Men nella, che ingegnosamente sostiene tale teoria, l'origine endogena della infezione, determinata dalla esaltazione dei germi patogeni, ospiti indiffernnti del nostro organismo,
SULLE FEBBRI ESTIVE O DEI TRE GIORNI DOMINANTI IN BOLOGNA
95
a causa. della. intemperanza. dei militari e della umidità degli ambienti e della. stagione. Tolta. la intemperanza nel bere e nel mangiare, che costituirebbe un agente comune a tutti i soldati in genere e che non dovrebbe colpire quindi solamente quelli che abitano una determinata caserma, rimane, come fatto localistico, l'umidità. degli ambienti. Non sempre però sono vera.mente umidi i luoghi dove le febbri dominano : talvolta. i locali infestati da.Ila epidem1a. e tutto il fabbricato, che da essa è preso di mira, non è umido o lo è in grado minore di a ltre abitazioni che godono assoluta. i.mmunità. È solamente acqua. stagnante, umidità nelle vicinanze, un corso d'acqua vicino ohe l'osservatore nota in certi casi; altra volta si è visto che l'umidità. persiste in un locale già bersagliato dalle febbri, eppure queste cessano come per incauto dopo qualche anno senza che alcun agente, nè climatico, nè tellnrico, e neanche l'opera. umana. abbia influito a rimuovere la infezione. Ciò è avvenuto in questa stessa. Bologna, dove, tranne la caserma e Otto agosto > (ex <1: dei Servi>) che è un vero focolaio endemico, si è vista. la. febbre est iva apparire e sparire qua e là nelle abitazioni, sempre col carattere dominante della limitazione. Su tale riguardo ba valore la pubblicazione del Dnrelli, il qua.le parla di febbri estive nell'ospedale Maggiore e nell'ospedale militare, posti uno di fronte all'altro sulle opposte rive del canale del Reno ed infestati ambedue negli a.uni 1890 e J891 da.Ile febbri: ebbene, attualmente in nes,-uno di questi due stabilimenti si verifica più la febbre estiva, almeno in forma epidemica, pur non essendo stata fatta. nessuna opera di speciale bonifica. e pur scorrendo an che oggi il canale del Reno nel solito suo letto. Come spiegare con la ipotesi della sola umidità tali fatti di cui si possono moltiplicare le citazioni? E , d'altra. parte come darsi ragione della cessazione dell'epidemia a.llorchè le truppe vanno al campo dove certamente le ca.use reumatizzanti e l'umidità. non sono minori che in guarnigione? Come darsi ragione inoltre delle molteplici e simultanee localizzazioni di un ma.le mite per sè stesso, ammettendo che l'elaborazio11e di questo debole virus si effettui nello stomaco e nell'intestino? È troppo mite l'infezione per ·sè, troppo miti e talvolta, come ho detto, assenti sono i sintomi a carico dell'apparecchio digerente, per lo più non preceduti da. alcun prodromo, per da.rei spiegazione dell'esplodere contemporaneo di sintomi generalizza.ti, quali non si trova.no neanche nella ste!'sa. infezione tifosa. nei primi g iorni del suo decorso. A tutti questi interrogativi risponde invece mirabilmente l'origine ematica. della infez ione. E su essa. non ho bisogno di soffermarmi perchè è stata già dimostr ata con prove inconfutabili dalla commissione austriaca., che ha studiato
~6
SULLE FEDBRI ESTIVE O DEI TRE GIORNI DOml'<ANTI IN BOLOGXA
le febbri dominanti nell'Erzegovina meridionale e nella Dalmazia. N& sulla identit,à di queste con la nostra feb br~ estiva, ammessa dal Memmo, è da muovere alcun dubbio. È sul modo di penetrazione del vinta filtrabile, che la commissione ha trovato, o meglio sulla via di penetrazione del probabile germe che lo produce, a noi ancora Ìgnoto, che bramo soffermarmi. Già prima che il prof. Memmo avesse lanciato il suo interrogativo, riferendo gli studi della commissione austriaca.: io avevo acquistato, in seguito alle osservazioni quotidiane nella. caserma. < Otto agosto », la. convinzione che il veicolo del germe dov.esse essere una zanzara, probabilmente il pappataci, di cui avevo constatata la presenza nei dormitori della suddetta caserma < Otto agosto >, e ciò per le seguenti osser vazioni: 1° L'infezione colpiva solcmumte col,oro che dormivano nellci caserma infetta, e non solo quelli che, avendovi lungamente dimorato, potevano in certo modo giustificare l'influenza protratta della umidità e delle condizioni igieniche non buone sul proprio organismo, ma anche quelli che vi avei:ano pas.~ato mw sola notte, come per es. i bersaglieri di altri battaglioni che vi pernottavano per il servizio di guardia. E lo stesso fatto verificai per coloro, appartenenti alle altre due caserme immuni, che recavansi a montare di guardia n elle carceri di S. Giovanni in Monte, a ltro focolaio epidemico, di cui è cenno anche nella relazione dello Sforza. 2° Notai fin dai primi casi, caduti sotto il mio esame, che qualche ammalato presentava sul viso, sulla. fronte, sugli antibracci e sulle regioni dorsali delle mani specialmente, delle punture di zanzare tal volta estese a tutto il corpo, per l'abitudine che si ha in estate di dormire nudi e scoperti. E manifestazioni cutanee di vario grado, dalla roseola al pomfo, ho quasi sempre notato su quasi tutti i colpiti dal morbo, ciò che del resto & stato notato dal Durelli, dal Cevaschi, da.I Loschi e da altri. Ho rilevato inoltre che l'inizio e la fine della epidemia coincideva collo apparire e 8comparire dei pappatal!i nelle camer.ate. · 3° Fui anche colpito dal fatto che questa malattia non contagiosa (che, per me, non essendo portata nè dall'acqua, nè dai cibi, doveva avere origine dal terreno) si propagasse di dormitorio in dormitorio e di letto in ìetto, colpendo talvolta tre o quattro individui vicini nello stesso giorno, e che inoltre procedesse metodicamente dai dormitori situati pitt in basso a quelli dei piani superiori, dominando di preferernia in dne camerate, le più belle e le migliori esposte (altro argomento questo contro l'ipotesi della influenza dell'umidità e delle
SULLE FEBBRI ESTIVE O DEI TRE GIORNI DOMJN ANTI IN .BOLOGNA
97
cattive condizioni igieniche) di tutta la caserma. Esse, esposte rispettivamente una a pieno mezzogiorno e l'altra a sud-est hanno finestre ampie e basse (mentre le altre camerate le hanno alte persino 10 metri dal pavimento) e guardano, quelle della. prima, in un orto di frati, e quelle della. seconda. su un cortile sterrato, presso le cucine. 4° Le mie osservazioni conferma.no inoltre ciò che aveva notato il Mannella, che cioè la intensità. della epidemia non era sempre costante, ma che dimiuuiva allorchè la temperatura era più bassa o quando pioveva., per aumenta.re enormemente dopo le pioggia o dopo gli acquazzoni che nell'estate sono frequenti. A tal proposito il Mennella scrive: e Ho osservato costantemente a. Piacenza che due giorni dopo un temporale il numero delle febbri aumentava a dismisura e forse ad un punto non mai raggiunto i>. Insospettito da te.li reperti, visitai parecchie volte durante la notte le camera.te per cercare questo veicolo ignoto che esplica durante quel periodo della giornata la sua attività e feci anche delle misurazioni termometriche ed igrometriche nella caserma infetta e nelle altre e, comparativamente, nei diversi dormitori di quella. Ebbi differenze minime, tTascura.bili, e trovai invece abbondanti in tutte e tre le caserme le zanzare; però notai che nella. caserma. < Otto agosto > abbonda.vano specialmente i pappa.taci e, portando la mia osservazione più specialmente sulle due camerate maggiormente colpite dal morbo, rilevai che tali ditteri erano in esse più abbondanti, tanto che vidi qualche bersagliere che dormiva scoperto, presentare numerosi pomfi prodotti da.Ile punture dell'insetto che è paurosissimo e che vola via al minimo rumore. I pappataci, poi, erano in maggior numero nel dormitorio degli allievi ufficiali, richiamati ivi dai lumi e dai mozziconi di candela che essi tengono accesi durante la notte accanto al proprio letto, per studiare. Mi parve di averne abbastanza per formulare un sospetto sulla possibile trasmissione del morbo per mezzo delle punture di zanzare e dei pappataci specialmente, e tale mia ipotesi feci presente e.l direttore di sanità. ed al comandante del reggimento, anche prima che la pubblicazione del Memmo vedesse la luce. Questa poi mi confermò viepiù nella mia idea, ma nessun'altra prova potei istituire l'anno scorso a causa. della. partenza. dei bersaglieri per il campo prima: e per le gTandi manovre poi. Mi assicura.i solamente che al ritorno in guarnigione, (7 settembre) non si verificò più alcun caso di febbre. Quest/anno ho ripreso le osservazioni, che sono_state in tutto identiche alle precedenti, avvalorate anche più dal fatti) che, dopo il trasferimento della truppa attaccata dalle febbri nelle altre due caserme (fine di giugno), vidi ancora alcuni casi della malattia in bersaglieri non appartenenti alla 7 - r;1ornalt di me~ltina millla,·e. - Fase. li.
[)8
SULLE FEBBRI F.STIVE O DEI TRE GIORNI DOlUNA.NTI IN BOLOGNA
caserma e Otto agosto •, e mi assicura.i, sempre con la maggiore circospezione che i colpiti avevano dormito, anche per una sola notte, nel corpo di guardia. della caserma infetta. L'epidemia quest'anno ha avuto la durata di soli 20 giorni, ma in così breve tempo ha colpito 79 individui. Alla fine di giugno nessuno dormiva più nella caserma e Otto agosto > per cui in questa epoca cessarono le febbri e si arrestarono le mie osservazioni, che chiudo (1) riportando una statistica com pilata dal comando del reggimento, col seguente per cento molto dimostrativo per sè stesso: 5" compagnia - 33,75 % - camerate al 1° piano, con finestre basse, esposte a mezzogiorno e prospicienti su un orto; 70 compagnia. 17,50 o '-'• camerate al 1° piano, con finestre poco elevate dal pavimento; go compagnia 3,75 % ultimo piano, fi nestre alte dal pav1· mento; Stato maggiore- 10,- "~ l " pia.no, fìnestr~ basse. Dello stato maggiore fanno parte gli allievi ufficiali alloggiati anch'essi al 1° pia no in un dormitorio sanissimo esposto a sud-est con finestre basse. Essi si sono ammalati in ragione del 37,50 °~. Deposito - 12,50 °;, - 1~ piano. Finestre ampie e basse. Sono questi dati eloqnenti a conforto di quanto ho detto a proposito della propagazione del morbo per dormitori e della maggiore diffusione di esso n ei locali dei piani inferiori, dai quali costantemente l'epidemia incomincia, pur avendo certi ambienti come nel caso presente, una migliore esposizione (5" compagnia ed allievi ufficiali). Ed ora non mi resta che esporre la biologia del pappataci, tratta dal Blauchard, affinchò ognuno la metta in r apporto ai fatti notati dai vari autori e da me, per convincersi come essa si presti mirabilmeute:a chiarire le osservazioni svariate e la epidemiologia delle febbri estive. Traduco quasi testuamente il Blanchard: e Del genere phlebotomus si conoscono due specie del ,md dell'Eu· 4 ropa, cbe sono importune: phleb. papatasii Scopoli 1786 (= cyniphes ( 1) Nel correggere le bozze di stampa sono in grado di riferire le osserva.zioni fatte sul finire d ol periodo epidemioo dell'anno 1910 : Alla. fine della seconda decado cli agosto la caserma infetta fu nuovamente abitata dalla truppa, e nuovi casi di febbre estiva si manifestarono, però scarsi in numero ; tali manifestazioni cessarono ai primi di settembre, come n ell'1mno precedonte.
SULLE FEBBRI ESTIVE O DEI TRE GIOR!\l DOMINANTI IN BOLOG~A
\)\)
< molesta. I.
Costa. 1843) e phleb. minutus Rondaui 1843. Le la.rve viin putrefazione. « Le. prima. specie, con la quale si può forse identificare la seconda, « è sparsa per tutta l'Italia. Comparisce presso a poco all'epoca delle « febbri palustri (fine di maggio), e dw·a a seconda delle regioni fino « ai primi di ottobre. In Lombardia. non si trova più dopo il mese di « agosto, a Roma sparisce ai primi di ottobre. Non ba alcuna relazione « col paludismo: il Grassi ha fatto pungere da 25 pappataci tre individui < vono sulle sostanze vegetali
• affetti da diverse forme di paludismo senza aver potuto ottenere in « questi insetti alcun indizio di sviluppo del plasmodio della malaria. « Sono per lo più lucifughi;
di giorno s~ tengono nascosti in bo« schetti, nelle cantine, nelle grotte ed escono di notte: sono per lo e più crepuscolari. e notturni, raramente mattutini. La sola femmina « è capace rli succhiare il sangue dell'uomo, il maschio beve acqua e < succhia il nette.re dei fiori. Mancando l'uomo si attaccano ad altri e anime.li (domestici). « A sec<Ynda dello stato della temperatm·a si sviluppano nella sta« gione calde., qualche femmina e le larve svernano. Passano lo stato « di larva nell'acqua stagnante (o, come si è detto su le sostanze vege« te.li in putrefazione); sono rari o mancano addirittura dove l'acqua « difetta o dove le acque sono correnti. Nelle città esse possono essere e molto abbondanti nelle case e nei quartieri vicini e. fiumane o a dei e porti e non mostra1·si affatto in alt?-i siti. Si verifica anche che certe case < possono essere invase dagli insetti menfre ce1·te altre non ne hanno affatto, < ed in tali call'i bisogna cercarne la ,·agione in un pozzo, in ttna cisterna, « nella difettosa canalizzazione ed anche in qualche pozzo dove l'acqua « sia raramente 1·innovata. Basta una piccolissima quantità d'acqua « per le. loro vita. Lugger ha. contato le larve e le ninfe che si tro• « va vano in un barile di acqua piovane. ed ha ottenuto la cifra di 19,110. e Basta dunque un semplice barile di acqua. da annaffiamento per in< fetta.re un vicinato. « IncapaC'i di sostenere 1m volo prolungato, essi si allontanano poco < dal luogo di nascita. Quelli che sono nati pres.~o una casa vengono a < cercarvi asilo, atti1-ati per lo più dalla lttce. Invadono i piani te1-re11i e ed i piani più bassi; sono più rari nei pimii superiori nl è per questa -« ragione, come dice Erodoto, che gli Egiziani abitanti le regioni palu,· < dose, costumavano di dormire sulle t01·ri. e Be.sta un gruppo di alberi per arrestarne il volo. In pianura il -« vento può portarli lontanissimo. e Nella classificazione di Arribalzaga appartengono ai ditteri do< mastici >.
100
SULLE ~'ERBRJ ESTIVE O DF.I TRE GIOR!<I DOMINANTI IN BOLOGNA
E dopo tali notizie sulla distribuzione geografica, sulle condizioni di sviluppo e di vita dei pappataci nonchè sull'epoca in cui, dipendentemente dalla temperatura, dalla larva svernante si sviluppa in primavera ed in estate l'insettc, perfetto, io non credo che si possa dubitare del nesso intimo che corre fra il pappataci e la febbre estiva. Solamente r iconoscendo quello come veicolo del germe finora occulto, noi possiamo pienamente darci ragione delle numerose e per lo più inesplicabili constatazioni fatte dai di versi autori. Così la distribuzione geografica del dittero concorda perfettamente con quanto si è detto sulla epidemiologia delle febbri e l'epoca, varia fra le diverse regioni, dello inizio della epidemia è perfettamente consona con quella dello sviluppo, a seconda della temperatura del pappataci. L e condizioni di vita di esso rendono chiaro ciò che gli autori hanno unanimemente notato per le febbri: umidità, corsi d'acqua vicini ai caseggiati, sostanze organiche in putrefazione sono indispensabili allo sviluppo di quelle come alla vita dell'insetto. Ma il fatto cui lo studio della biologia del pappataci dà una esplicazione finora invano ricercata è quello delle condizioni st1·ettamente ÙJ· calistiche alle quali le fel.,bri sono legate : una caserma, un istituto, una casa sola talvolta, sono attaccate da esse mentre quelle vicine restano immuni; perchè mai? Il Blancbard risponde a tale quesito in modo esauriente affermando la poca attit,udine al volo dell'insetto e le condizioni speciali di nutrimento che le larve trovano in scarsa acqua ed in piccola quantità di sostanze organiche in putrefazione, che possono trovarsi nei pressi di un fabbricato, ;da cui il pappataci difficilmente si allontana perchè con difficoltà vola. Esso perciò, come le febbri, segueuna via gradatamente ascendente rispetto ai piani delle case. Come ho già detto, due camerate, le più belle della caserma infetta dove io ho fatto le osservazioni già esposte, hanno avuto costantemente i primi ed i più numerosi casi di febbre, ogni anno: esse sono situate al 1° piano della caserma ed hanno, a differenza delle altre, finestre ampie e poco elevate dal pavimento prospicienti rispettivamente su nn orto· e sul cortile delle cucine, da cui esse traggono il germe della infezioneche specialmente le col pisce. Sottostanti a tutta la caserma e Otto agosto » sono inoltre vaste cantiue tutte umide, come ho già detto, e con due pozzi iu cui l'acqua non si rinnovella mai. Ed è da queste due camerate dove per prima fanno la loro apparizione i molesti ospiti, che le febbri si sono ~empre iniziate e propagate ai dormitori più alti per il passaggio dei pappataci, attraverso i corridoi, dai piani inferiori ai piani superiori . Ho altresì potuto stabilire con esattezza che il maggior numero di colpiti da febbri estive si è sempre avuto
SULLE FEBBR I ESTIVE O DEI TRE GIORNI DO\tINANTt IN BOLOG~A
101
l'indomani del servizio di guardia, per ogni compagnia, perchè il corpo ·d1 guardia resta a.I pianterreno. Così pure trova spiegazione la comparsa graduale e successiva. delle febbri nei dormitori, come ha constatato il Mannella prima di me, nonchè la loro contempvranea o successiva manifestazione in individui vicini di letto, fatto questo notato dal Mendes e da me confermato. Nell' un caso e nell'altro non il contagio diretto dunque da individuo ad individuo, ma il passaggio dell'insetto da una camerata all'altra e le sue punture sugli iudividui vicini di letto dànno spiegazione del fenomeno in apparenza molto oscuro. Tralascio di continuare a dimostrare come tutta la complessa sintomatologia delle febbri estive può divenir ,:,.hiara alla stregua di quella, che non è una teoria solamente, ma un fatto sperimentalmente dimostrato dalla commissione austriaca sopracitata, secondo la quale il pappataci è un mezzo di trasporto del vfrus produttore della febbre estiva. Anche la osservazione dello Sforza, che cioè l'epidemia domina negli istituti e nelle caserme mentre è rara nelle abitazioni private, trova la, sua spiegazione nella circostanza che in queste si ha. sempre maggior cura di evitare l'ingresso delle zanzare nelle camere da letto, tenendone accuratamente chiuse le finestre e non accendendovi lumi, mentre ciò non può assolutamente ottenersi negli ambienti collettivi, in cui è prescritto anzi di tenere i lumi accesi durante tutta la notte. A prescindere poi dalla considerazione che uno o due casi di febbre leggera con sindrome gastro-reumatica, durante la stagione estiva, in cui gli agenti reumatizzanti e gli spropositi dietetici sono frequentissimi, possono benissimo non allarma.re nè le famiglie nè i medici ed essere da. questi non riconosciuti com~ febbri estive ma altrimenti classificati. E , ammesso il tra.sporto del virus delle febbri per mezzo dei pappataci, anche l'aument.o di esse dopo le pioggie trova la sua correlazione con la biologia dell'insetto-veicolo, il cni numero aumenta dopo i temporali. Ed infine un quesito circa l'etiologia: dove risiede il virus che i pappa.taci trasportano e che inoculano con le loro punture? Può ammettersi, come per la malaria, che l'uomo infettato dal pappataci diventi a. sua volta sorgente di infezione per il pappa.tacci stesso? Io credo di no. Le manifestazioni strettamente localistiche non si conciliano, secondo me, con tale ipotesi e se per le febbri estive accadesse come per la ma.l1tria, con tanti pappa.taci che abbondano ovunque nella stessa città dove le febbri dominano, queste dovrebbero essere molto più ·diffuse per la facile infezione ~a parte di tali insetti ohe succhiano il sangue dagli ammalati. La constatazione fatta da tutti gli autori che le
102
SOLLE FEBBRI ESTIVE O DEI TRE GlORNI DOMINANTI IN BOLOGNA
febbri cessano allontanando gli individui dal luogo infetto, sta. a.nch& contro l'analogia. fra il ciclo di sviluppo del plasmodimn malariae con quello dell'ignoto agente delle febbri estive; ed io non ho mai visto svilupparsi le febbri nelle due caserme immuni, eppure popolate da numerosi pappataci, a poca distanza dalla caserma infetta e nelle quali, per giunta, avevo fatto trasportare individui colpiti dalla epidemia e chepotevano costituire perciò una buona fonte di infezione. Ebbene, non ho riscontrato alcun caso negli abitatori delle caserme sane, (fatta eccezionedi quei pochi individui che contrassero l' infezione pernottando nella caserma. infetta). Bisogna. ammettere perciò che nessun pappataci si sia. infettato e sia divenuto a sua volta veicolo di infezione succhiando il sangue degli ammalati. Ciò mi risulta clinicamente ed è in opposizione a.i risultati sperimentali ottenuti dalla commissione austriaca e riassunti dal Memmo nel modo seguente: « Sono stati raccolti pappata.ci che avevano succhiato il sangue di ma.lati e sono stati trasportati in località distanti ed immuni. Soldati ed individui sani fatti pungere da questi pappataci sono stati col piti dalla malattia dopo il periodo di incubazione normale ». Io non saprei spiegare tale contrasto di risultati se non ammettendo che gli scienziati austriaci si siano serviti per i loro esperimenti di pappataci, che, essendo stati catturati nelle regioni dove l'infezione infieriva, (e ciò dovrebbe evitarsi nei futuri esperimenti, catturnnclo gli insetti in luoghi sicummente immuni) fossero già infetti altrimenti prima di succhiare il sangue degli ammalati. A ciò solamente io credo che si debbano attribuire le conclusioni così opposte (1), convinto come sono che è nelle acque stagnanti e nel terreno, che da esse è bagnato e infiltrato, che (1) Le mio conclusioni si possono mettere di Mcurdo coi risultati sperimentali ottenuti dallo. commissione austriaca in quanto questa ha notato che i pappataci, succhiando il sangue di individui ammalati di febbre dei tre giorni, divengano infettantt per l',wmo Bano n el solo caso in oui la piressia è in prima giornata. Ora, per le speciali contingenze del servizio militare, gli ammalati di febbr e estiva da me osservati sono stati allontanati do.i dormitorii comuni (cioè dalla co~ rma infetta) e tra.s portati all'ospedale o oli' informoria quasi sompre dopo il primo giorno di malattia, e ciò perché, venendo eesi colpiti dal male nelle ore pomeridiane si annunz.iavano ammalati, tranne casi gravissimi, l' indomani e venivano perciò traaportati nei luoghi di cura nel pomeriggio del secondo giorno, allorchè la febbre aveva già ccmpiuta la prima giornata del suo decorso, oltrepassando così il periodo di infettività, stando ai risultati della com· missione a ustriaca. Questa ha infatti concluao : l O che il viri,B generatore della malattia è un virua invisibile e filtrabile; 2° che l' infezione si può produrre facendo pungere individui perfetta mente sani da pappataci, cui si è fatto succhiare il sangue di ammalati di febbre dei t re giorni, nel solo caso però f,n cui qtteata aia nel primo giorno; 3° che la stessa produzione della malattia si ha inoculando ad individui sani il aa.ngue d ogli ammalati.
SULLE PEBBRI ESTIVE O DEI TRE GIORNI D0MINA1''Tl IN BOLOGNA
103
risiede il germe delle febbri estive ed è lì che esso vive e compie il suo ciclo vita.le per infetta.re direttamente, senza intermediari di sorta, il pappataci che a sua volta diventa veicolo di infezione per l'uomo e forse per gli animali domestici. Il Blanchard lo dice, che quando il pappataci non ha uomini da pungere si attacca anche a.gli animali do · mestici e da ciò probabilmente ripete la propria etimologia la denominazione di e malattia delcane » data. alle febbri estive. Il quadro clinico delle febbri suddette, riassumendolo in breve, è il seguente: ETIOLOGIA. La febbre estiva è una malattia infettiva acuta a. microbismo latente che per ciò si può comprendere nel gruppo delle setticemie criptogenetiche, secondo il Leube. Si manifesta in forma epidemica da.i primi di giugno ai primi di ottobre, con differenze cronologiche a seconda delle varie regioni che infesta, sempre però in rapporto allo apparire ed alla scompursa dei pappa.taci. Non è contagiosa, almeno direttamente, da individuo ad individuo. IL virus che la produce, finora ignoto, viene inoculato all' uomo dalle punture dei pappata.ci, donde l'appellativo di febbre da pappataci . DEoORSO E S INTOMI. - Vi è assenza quasi costante del periodo prodromico. Il periodo di incubazione va!'ia da. t,re aù otto giorni. L'inizio del morbo è caratterizzato da brusca elevazione febbrile preceduta raramente da brividi di freddo ed accompagnata da cefalea, cla dolori muscolari ed articolari, da. rachialgia e quasi sempre da disturbi gastroenterici. Si può avere in qualche caso irritazione delle prime vie respiratorie e delle mucose congiuntive.le e nasale. Sono rari i sintomi a carico del sistema nervoso. La febbre, a tipo sub-continuo, talvolta elevatissima ( 40° c.) ha pe1· solito la dttrata di tre gforni Come postumo si nota qua.si sempre un periodo più o meno lungo di astenia. PRoGxosr. - Trattasi di infezione mite con esito favorevole. PROFILASSI (1). - Dal suesposto deriva chiara la necessità cli risanare locali, caserme, istituti o case private, dove le febhri dominano. Si tratt a nè più nè meno che di un lavoro d i bonifica delle abitazioni e loro adiacenze cui la. profilassi, secondo me, deve principalmen te tendere, prosciugando le acque stagna.uti, evitando l'accumulo di sostanze orga.niché in decomposizione, curando la pulizia e la. disinfezione delle latrine, nonchè la buona. manutenzione dei canali e delle fogne, e mettendo in atto finalmente tut ti i noti mezzi larvicidi per impedire lo sviluppo dell'insetto, che è il veicolo delle febbri; noncbè
+
( 1) Stando ai risultati sperimentali della commissione austriaca sarebbe dn pr11· scrivere l'isolamento degli ammalati durante il primo giorno di febbre.
104
SULLE FEBBRI ESTI\"E O DEI TRR GIORNI DOMINANTI IN BOLOGNA
quelli diretti contro l'insetto. Fra questi risponde bene l'imbiancatura degli ambienti, adibiti a clormitorii, cou latte di calce all'epoca in cni il pappataci diviene insetto perfetto e li invade. E possibilmente converrà munire le finestre di reti metalliche a maglie estremamente piccole, data la piccolezza dell'insetto. Cu1u. - Essa deve essere, per ora, solamente sintomatica e diretta per ciò contro i fatti gastrici e contro i fatti reumatici. Quindi sono da consigliare sopratutto i purganti, specie gli oleosi, ed i rimedi antireumatici, aspirina e sa.licitat o rli sonio a dosi generose e con uso pmtratto fino alla cessazione della febbre. Contro l'astenia, che all'infrzioue tiene dietro, tornano utili i tnnici ec1 i ricostituenti. E non so finire questa nota clinica, con la quale ho cercato di portare un modesto contributo allo studio delle febbri estive, senza invitare i colleghi a perseverare nelle ricerche affinchè l'etiologia di questa forma morbosa, che domina nelle nostre caserme fino al punto da meritare il nome di « febbre delle caserme », possa avere da noi medici mili tari quella soluzione che aspetta, insistendo nello esame del sangue dei malati, come uno dei nostri maestri, il generale Sforza, ha fatto da molto tempo e come il Cnntani raccomanda. Bologno., 29 o.gosto 191 O.
Nota aggiunta d111·a,ite la correzione delle bozze di stampa
Ment re la presente memoria attendeva il suo turno per essere pubblicata dal Giornale di m,Nlicina rnilitai·e, sono sta ti st1unpn.ti nitri lavori sullo stesso argomrnto. Fra essi ricorderò, pBr la loro importanza , le Ricerche SJl€1'i11tentali sutla eliolo9ia clella febbre e.•fr,,11 dei dottori Napoli ta ni M., capitano medico nei lancieri di Mont·ebello (8°1 o Tc·cleschi A., aiuto nello Istituto d'igiene della R. Università d i Parma. In tale lavoro. apparso come comnnicazione prevent iva nel Policlinico (se?.ione pratica) 1910, sono riportati i risliltati di di ligenti e rigorose esperienze istituite dai sn<ldetti au to ri, i rp,ali lrnnno controllato e confermato le conclusioni del Doerr, del Fram: e del Taussig. Succcs~ivamente in due articoli riportati dai numeri 46 e ,!9 di Patlwlogica l'illus tre prof. Gabbi, tratteggia. il decorso clinico <!elle febbri estive che hanno fatto la loro appal'izione a Messina e sulla. opposta costa calab~a di Reggio. per la prima volta uell'esta.te del 1909. Esse furono denominate dn qualche merl ico locale f ebbri delle 1rwce1·ie, e mostrarono una. chiara coincidenza ton una grande proliferazione di z11nzare culex e phlehotomus, cbe secondo il Gras~i facilmente vivono e si riproducono fra le macerie. Il Gabbi ritiene che l'epidemia di febbri e~tive s ia stata impor tata da qualche Dalmato recatosi noi luoghi devastati dal terremoto su qualche bn.stimento che trasportò il lE>gname per la costruzione delle bat"acche. Riferisco due esit i negativi in due scimmie, cui egli iniet.tò il siero di sangue di un individu o colpito da. febbre dei
SULLE FEBBRI ESTIVK O DEI TRE GIORNI DOJmU, NTI IN BOLOGNA
105
tre giorni e riporta i risultati positivi ottenuti su art iglieri della guarnigione di Malta dal colonnello medico inglese Birt (Phlebotom11s f ever in Malta and CreteJov.-rn. of t11e Royal Anny Med. Corps. March 1910); risaltati che sono una piena conferma di quelli ottenut i dalla commissione austrillca anche per quanto riguarda il potere infettante dei soli p appataci, che hanno succhiato il sangue di ammalati nel primo giorno di febbre. Finalmente il Kolàr ed il Franz hanno descritto una epidemia di febbre dei tre giorni, che in breve ha colpito in una piccola guarnigione dell'Erzegovina ben 650 militari. Essi prendono in esame specialmente le lesioni cutanee prodotte dalle punture dei pappataci, nonché la sintomi~tologia, la profilassi e la. cura della malattia, consigliando i diaforetici, gli ao tipi retici, gli antinevralgici ecc. (H. Kolllr und K. Franz. - Zur Patltologie und Therapie cles Pappatacifiebers, - L eipzig, Verlag von J. A. Barth, 1910). Bologna, 28 gennaio 1911.
F.d. N.
BIBLIOGRAFI A
Les moustiques - Histoire naforelle et m ùlicale. - Pads, F. R. de Rudeval imprimeur-éditeur, 1905. ·CANTANI ARNALDO. Sul valore delta enwdiagnosi tielle dit:et·se ( onne di febb1·i· cola. - La Riforma medica, a. 1909, p. 1261. CASARINI ARTURO. La fatica nella vita militare. - Roma, tipografia C. Bu· tero e C. 1908. CEVASCHl CATULLO. - Sopra un tipo speciale di febln·e dominante in Bologna. Giornale medico del R. esercito e della R. marina, a. 1895, pag. 129. DOERR, FRANZ e TAUSSIG. Ucbe1· das Pappatacifleber. - Wicn, 1909. DUREf, LI. Comunicazioni alla Società medico-chi1-u1-gica di Bologna su le febbri dominanti in quella città. - 12 luglio 1894. K&:LSCH et KIENER. Maladie~ des pay, cllav.ds. - 1889. • Loscar PIETRO. - Le febbri a fonna tifosa domina11ti nella guamigionc d i Verona durante la stagione estivo-autmmale. - Giornale medico del R. esercito, a. 1896, p. 624. MARTIN, Considé1·ations sm· le surmenage dans t•a,..mée. - Archives de méd. et de pharm. militaires, 1899, MEmro. - La febbre estiva nei militari è la f ebb1·e da pappataci 'I Giomale di medicina militare, 1909, pag. 449. 'MENDES. Contributo allo studio della febbre estiva nei militari. Giornale medico tlel R. esercito, a. 1907, p. 357. Jd&:NNELLA. Della febbre estiva -· Giornale di me<licina militare, anno 1908, pag. &08. Mosso. - Fisiologia dell'uomo sulle Alpi. - Milano, T reves editore, 1908. PASQUALE. Del tifo a Massaua. - Giornale medico del R. ese1·cito e della R. marina, 1891. BLANCHARD. -
106
SULLE FEHBRI ESTI\"E O DEI TRE GIORNI DOMINANl'I·IN BOLOGNA
Le febbri climatiche di Massaua. - Giornale medico del R. esercito e della R. tllarina, 1891. Rno. - Malattie p redoniinanti nei paesi cald i e temperati, Roma, 1897. PETEl,LA e PASQUALE. Massaua, clima e malattie, Roma, 1894. R1vALTA RAFFAELE. Malattie professionali ed infortuni del lavoro 11ella vita civile e nella vita militare. - L. Cappelli, Rocca S. Casciano, 1908. R oss1::.x 'l'O)tMASO. - Kote di paloloyia cretense. - Giornale medico del R. eser· cito, anno 1907, pag. ~75. R u:mro. - S11lle f ebbri e febbricole setticemiche polimorfe (febbri tifoide, paratifoicle, •,nclitense, col-ibacillari, c,·ipto9enetiche ecc,). - Le.1ioni raccolte de.1 dott. Rosolino Ciauri, capitano medico, assistente onore.rio. - IA riforma me<lica, anno 1909, pag. 86!;1 e seguenti. SrnnzA CLAUDIO. - Sulla etiologia delle febb1·i estive dominanti annualmente in Bologna. - Giornale medico del R. ese1·cito, anno 1896, pag. 1136. PETELLA. -
107
:, r
•i
:~
:.
PROFILASSI DELLA DELINQUENZA NELL'ESERCITO Per il dott. Alfredo Bucclante, tenente medico.
.
i
.
'
\
~
..~ }'
1
, ~
'•
A
I 4
I
~
1 i
~
T
''
Le diverse questioni relative alla scelta del soldato dal punto di vista. morale, sebbene ampiamente trattate da maestri e competenti, non hanno perduto di attualità e rientrano anzi in discussione, come ma.i non toccate, quando ci accorgiamo di essere molto lungi dalla mèta, misurando la via percorsa dagli effetti pratici. Le tragedie di quartiere, ab ba.stanza frequenti in questi ultimi tempit ci indica.no molto chiara.mente che tuttora cresce e si abbarbica rigo· gliose. attorno al nostro organismo la malvagia pianta del misdeismo. L'esperienza quotidiana ci dice inoltre che ogni anno si riversa nella nostra circolazione una vena torbida. e carica del virus sociale più malefico. Anche oggi passano tranquillamente e sotto i nostri occhi entrano nelle file dell'Esercito gli elementi più tristi e pericolosi, come se tutti gli studiosi che da venti anni si occupano di crimine.logia. milita.re, dal Pellegrini al Trombetta, allo Scarano, al Mele, al Ferrero di C11,va.llerleone, ecc. e più recentemente al Consiglio, al Funaioli, scrivessero pel popolo di là da venire e il prof. Trombetta da. quasi un decennio dicesse magnificamente dalla. cattedra. di Firenze, solo per dilettantismo ora.torio, che c'è l'art. 18 dell'Elenco, insegnandone il significato a.gli eterni piagnoni delle insufficienze regolamentari. A me pare che, nonostante le autorevoli pubblicazioni le quali insistono in maniera. diversa sullo stesso punto essenziale, oggi dobbiamo fare le stesse dolorose constatazioni degli anni andati e possiamo far nostre, senza mutarne una. virgola. ,le parole di uno dei nostri più bravi genera.li, riferite dallo Sca.rano in un lavoro di vari anni fa: (1) « troppi delinquenti sono ammessi al servizio militare; il numero dei de.linquenti ammessi all'onore di vestire la divisa militare, aumenta ogni giorno in proporzioni. allarmanti > . E quando parla. di un inscritto con 16 condanne per furto e di un altro ,con 8 condanne per reati vari, non riferisce circostanze di fatto meno vere e amare di quelle che attualmente ca.dono sotto la. nostra constatazione. E lo Sca.(1 )
Sc.&RANO L. -
ilalia1ia, 1905 ).
La lei·a militare dal pmito di i-iata morale. (Rivista militare
108
PROFILASSI DELLA DELINQUE~ZA NELL1 ESER0ITO
rano aggiungeva:« La questione, come si vede, è più che matura.; ogni tanto qualche nuova tragedia di caserma, qualche nuovo scandalo viene a confermare, come se ce ne fosse ancora bisogno, che è al bagaglio malsano che l'inscritto porta con sè, all'entrare nell'esercito, che bisogna attentamente badare >. È il motivo che hanno continuamente ripetuto i nostri scrittori di profilassi criminale, seri vendo tutti, alla distanza anche di un ventennio, come se la questione per la prima volta venisse posta davanti ai lettori, affermando cioè ciascuno la necessità di inizia.re una buona volta l'opera di drenaggio. Non è mia pretesa deciriere la gravissima controversia, ma ritengo che essa si giovi sero pre di una parola che non tragga importanza soltanto dalla maggiore o minore autorità di chi la dice. ma sia conseguenza di un esame obiettivo! Farò perciò delle considerazioni consigliatemi dallo studio di alcuni pazzi morali che a breve distanza di tempo son capitati sotto la mia osservazione. La mia prima esitanza è caduta al ricordo di ciò che scrive lo Scarano: ,,: Io vorrei che per un pezzo noi medici militari scrivessimo meno di scienza e più dei bisogni del servizio e anche nostri, mettendo in valore, come si dice, gli studi della nostra specialità, e colle cifre, coi fatti, noi paragoni dimo,;tras;;imo quello che si fa, ma più quello che si potrebbe fare e avanzassimo proposte e affrettassimo soluzioni senza false modestie e sterili reticenze >. Esporrò i miei rilievi, le illazioni che ne ho derivate e non mi dolgo che parecchie di esse siano state di recente autorevolmente espresse dal capitano Funaioli (1), quaud'erano queste note gia in mas• sima. com poste. Terrò in ispecial modo presente il lavoro del Funaioli, che per ultimo ha minutamente perlustrato, con due centurie di delinquenti, il terreno difficile e avvicendato, e che, dando rilievo alla fisionomia del delinquente nell'Esercito, dosandone tutti gli elementi del ricambio psichico e menta.le, spinge il grave problema lungo direttive scienti· fiche eminentemente pratiche e concrete.
*** A quali cause è dovuto l'entrare di tanti delinqueliti nelle file del· l'Esercito? I diversi scrittori dell'argomento banno indicato, in ispecial modo, ia mancanza del tempo per la visita presso i Consigli di leva: la de(1) FuNAIOLl G. - Studio scientifico-pratico sul contegno ckl delinquente ,1ell'es,r(G1:omale di M ed. Milit.) 1909-1910.
-0ilA!. -
PROI,'ILASSI DELLA DELINQUENZA NELL'ESERCITO
109
ficienza di disposizioni regolamentari, la insufficienza tecnica. speciale degli ufficiali medici, facendo le relative proposte cont,ro questo triplice ordine di insufficienze. Sono proprio questi i coefficienti de] male o molte volte, non siamo costretti a considerarne qualcun'a.ltro, e altri ancora intravediamo nel complesso non facilmente districa.bile di cause ed effetti, quasi risultino dal contributo indistinto di molteplici elementi? A me pare che le cause lamentate abbiano una minima responsabilità; oso anzi afferma.re, e spero di poter dimostrare, che la visita. presso il Consiglio di leva è, e non può essere altrimenti che così; che Je attuali disposizioni sono abbastanza provvide per tutti i casi e che la. insufficienza dei periti sanitari, intesa rispetto alla. specializzazione, può essere invocata a spiegare la mancata soluzione della parte più delicata. della questione (circa cioè il non t~vvertire in tempo e il non accorda.re il giusto valùre a.Ila. produzione « morbosa> delle anomalie psichiche), ma. non certo per la. parte sostanziale del problema., per quella cioè ohe richiama. più urgentemente la nostra attenzione e provoca continue recriminazioni della stampa, del Parlamento e della opinione pubblica.
***
Tra. i casi da. me osservati scelgo i più salienti e ne delineo, a rapidi tratti, le caratteristiche essenziali, perchè servano di base alle mie considerazioni : 1° B. I . (soldato del 93° fanteria) ha una sorella affetta da convulsioni, un'altra da cefalea continua, ribelle, due zii paterni a.I manicomio. Nella prima infanzia si manifesta già strano e violento. Ben presto compaiono e si accentuano in lui, fra. le manifestazioni più spiccate, l'onanismo, che poi si trasforma nella più sfrenate. corruzione venerea, il vagabondaggio, che assume a volte l'entità di vere e proprie fughe, il furto ripetuto. 11 s uo amore carnale eccessivo e precoce (un vero amore di postribolo), gli dà. una serie innumerevole di contagi verenei, non esclusa la sifilide. Con pari voluttà si abbandona al v ino in modo che la s era è quas i sempre ubriaco. Viene condannato sei volte per furto, l'ultima a mes i 11 di reclusione, e altre volte per contravvenzione sul meretricio e res is ten za alla forza pubblicn.. È anche sorvegliato speciale della P. 8. Nel carcere esprime col tatuaggio i suoi predominanti sentimenti, anicchendo sul suo corpo la collezione di figure e di simboli già impressivi fin dalla prima età. E mentre ragazzo ancora fissa i contorni di s telle e di viole ma mmole sugli arti e sul pene, raffigura poi le forme di donna oscena. È andato frequentemente soggetto ad accessi conv ulsivi carat terizzati per e pilettici, e si è mostrato sempre impulsivo e violento (informazione dei carabinie ri). All'esame attuale presente. stimmate degenerative somatiche e psichiche, quali
110
1
PR0F1LASS1 DELL A DELINQUEXZA NELL ESRRC'lTO
s pecialmente l'asimmetria cranica (cefalica e faciale), la spropprzione ·fra statura e apert ura delle braccia, l'accentttata ipos padia, l'alterazione delle a'reolé mammarie, l'an tagonismo dei riflessi, una i nsensibili tà dolorifica che trova la sua ri• s ponde nza nella destituzione del senso morale, nella mancanza pressochè coi:n::. piota. degli affetti che più intensamente ba ttono nel cuore degli uomini. Un tale individuo, precocemente depravato e rotto ai vizi più, 11,,ominevoli, i nfetto di s ifilide, condannato ripetute volte pe r reati i nfamanti, sorvegliato s pe· eia.le della P. S., de3ti t uito di se nso morale, epilettico, es ce dalle carceri giudi ziarie di Genova ed ent ra nelle file dell'Esercito. Tra.lascio di parlare per brevitll, della sua vita di qua rt iere e del Ìè mancanze commesse finchè, dopo 7 mes i di se rvizio, si re nde reo di insubordina7.ione. Il direttore dell'os pedale di Ancona lo dichiamva affetto da pazzia m01·ale e il Tribunale militare di Ancona lo conda nnava A. 5 mesi di reclusione I. .• (1) 2" B. L. (soldato nell'SJ • fenter ia) iJia preeodenti ereditari e personali non meno importanti del B·..; li tralascio per brevità. La direzione del Ma nicomio provinciate ct'Ancona scrive a p ropos ito di ·1ui: « d' indole teppis tica, ha una ributt an te e cinica compiacenza di raccon t:1.re le sue gesta criminaloidi ed il numero d i vol te infinito che fu condimnato. Il s uo corpo è coperto di tatuaggi sparsi sp-ecialmente s ulla parte ante riore del corpo e perfino sul pene, e la maggior parte a contenu to erotico. È un individuo il cui senso e tico e critico è rudimentale e le nozioni più elementari della con vivenza sociale sono in l ui sopraffa tte dalla bruta li tà del carattere e dall'eccessivo egois mo>. H a l'iportato 17 condanne per furto, rapina, violenz11.1 m iuaccie, ol traggio, dann eg~iamenti, renitenza alla leva, d iserzione, rifi uto d'obbedienza, ed è stato, s ino a lla s ua chiamata alle armi, s orveglia to speciale della P. S. 3° C. A. (solda to 8 1° fanteria) e ntra to nell'os pedale militare di A.ncona per epididimite blenorragica. Il padt·e è a lcoolizzato, vagabondo, violento. Non mi è s tato po~si bile di avere altre noti zie familiari. Fin dalla prima. et à egli si mos tra violento, r ibelle, impuls ivo: per oltre tre an ui è stato rinchiuso, senza utile risnltato, in u na casa di correzione. Ozioso, collerico, manesco, dedi.to al ,,agabondaggio e al furto: riportò varie ('Ondanne e una, per mancato omicidio, a 20 mesi di carcere. Sul s uo corpo sono numerose cicatrici per ferite dn col tello r iportate in rissa ed estesi t11.t uaggi erotico-osceni. Ha fronte bassa e stret ta, notevole prognatismo della mandibola, faccia sol-cata da rughe '(ltofonde e permanenti, orecchie s essil i, anestesia dolol'ifìca quasi completa, occhio torvo e truce. Il direttore dell'oepedale, colonnello D'Angela ntonio, nella dich iarazione di rassegna ha scrit to di lui: « L'esame psichico fa n otare una deficienza mentale che s i rivela con l'a ttenzione scarsa, colla memoriA. labile, colle associazioni s upera• ciali, con lo scarso potere di g iud izio e di critica. Ma s u tu tto predomina i n lui la destituzione del seu..;o mora le >. Viene riforma to in base all'art. 18 dell'Elenco delle infermità. 4° Soldato O. A. (93° di fanteria ) inviato in osservazione per un accesso con· v ulsh ·o. ( l ) B occtANTE A. -
Med. M ili t. 1910).
Il pazzo morale rispetto alla legge pen ale. -
(Giortwle di
1
PROPILASSI DELLA OELIXQUENZA N ELL ESE:RCITO
111
Dalle informazioni dell'autorità p:ilitica. risulta che la m'ldre è morta di tubereolosi polmonare e che un di lui fratello è strano e iras cibile. Risulta anche che lo stesso G. è stato sempre, fin dal!' infanzia, scorretto, refrattario ad ogni tentativo di correzione, sordo a. tutti gli ammonimenti, irriducibile ad un normale contegno. Il suo passatempo preferito era quello di trattenersi nei pressi del Manicomio a tormentarne i ricoverat i. Fin dalla prima adolescenza si assentava pe r intere giornate dalla casa paterna dormendo ove gli capitasse, e più tardi si diede al vero vagabondaggio se nza avere una stabile occupazione. Mostrò presto la sua predilezione per i ri.ggiri e la frode, e a 15 anni fo condannato la prima volta per truffa, e success ivamente altre 3 volte sempre per lo stesso reato. Molti altri tentativi ordì anche durante il servizio militare, e non riusci nel suo intento solo per l'intervento accidentale di cause estranee. Da.i .RR. carabinieri viene inoltre comunfoato essere notorio che il G. fu sempre affetto ds. sonnambulismo, e che fin da bambino soffri di convulsioni e, l'ultima volta, pochi giorni prima di partire per fare il solda to, a Durante il servizio militare il G., appena si orientò nel nuovo a mbiente, cominciò a gettare tutt'intorno le reti dei suoi raggiri, che sotto la parvenza. di amori e fidanzamenti, celavano lo scopo u!timo di truffare. E per meglio riusr.ire nei suoi intenti delittuosi e per eleva re tra i conoscenti e le amanti, designata vittime, il suo credito, istitai un complesso di mezzi a.stuti e ingegnosi che sarebbe lungo riferire. Per una serie di azioni indecorose, oltre che per le co ntinue manca.nze disciplinari, il comandante del reggimento, intendeva farlo pas5are ·alla compagnia di discipline.. Tra le note obiettive presenta una marcata plagiopn,sopia destra, palato for. temente ogivale, tatuaggio a contenuto erotico, va.sta cica.trice al braccio de3trv, consecutiva a prvtratta osteo•periostite cronica sofferta in tenera età. Nella proposta a rassegna del direttore dell'osped11.Je, colonnello D'A.ngela.ntonio si legge: e Psichicamente si riscontra in lui una debolezza mentale ed un pervertimento del sentimento etico, per innata deficienza di quei poteri inibitori che trattengono l'uomo sociale dalla inconsulta. soddisfazione delle proprie tendenze egoistiche. Riwisumendo l'anamnesi e l'esame del G. ci rivelano: 1° Una labe tubercolare ereditaria; 3° note somatiche e ps ichiche degenerative; 3" sintomi di istero-epilessia con sonnambulismo. Dal suesposto si giudica il G. affetto da insufficienza delle funzioni psichiche, ed a mente dell'art. 18 dell'Elenco si dichiara inabile permanentemente al ser.izio militare».
Da questa rapida esposizione mettiamo subito in evidenza notevoli eonsta.ta.zioni e cioè: il pacifico ingresso nelle file dell'Esercito di individui della. zona culminante della. delinquenza, e talmente macula.ti per tutti i versi, da. far rileva.re la. loro incompatibilità, nonchè con la vita militare, coi primi elementi del vi vere civile, alla più superficiale ricerca.; la. loro presenza. nel reggimento protratta fino a.d un anno, nono-
112
PROFILAS51 DELLA DELINQUENZA NELI)ESER0ITO
stante che la serie quasi ininterrotta delle loro mancanze e delle punizioni, li additasse insistentemente com e elementi perturbatori e passi bili di studio; la loro eliminazione dall'Esercito, non in conseguenza diretta. dell'accertata o sospettata loro figura morbosa da parte dell' ufficia.le medico del Corpo, ma per pura occasione. Il primo difatti, denunziato al Tribunale militare per insubordinazione in istato di ubbria.chezza, era inviato in osservazione nell'cspedale dal Giudice istruttore, impressionato da tante circostanze della. di lui vita che con legittima presunzione lo facevano ritenere un anormale, il secondo veni va ricoverato di urgenza nel manicomio provinciale di Ancona, e dai sanitari dello stabilimento riconosciuto affetto da pazzia 11101·ale, il terzo era stato inviato in cura nell'Ospedale militare per epididimite blenorragica; il quarto, in procinto di essere deferito ad un consiglio d i disciplina, veniva. preso da un accesso convulsivo isterico, e per questo inviato in osservazione. Che si vuole dunque insistere nel fustigare i difetti delle visite presso il Consiglio di leva, riversando su di esse tutta la responsabilità. dello statu quo, se, mentre riteniamo che al medico il quale procede alla prima. visita, debbano necessariamente sfuggire, per mancanza del tempo necessario alcuni anormali, della presenza di questi, poi, per molti mesi non ci accorgiamo, nonostante i loro richiami, finchè non ci aprano gli orecchi e gli occhi con la detonazione del fucile e con la. pozza del sangue? Ma è proprio per la « visita cinematografica > presso i Consigli di leva che la triste pianta. dei delinquenti nell'Esercito non avvizzisce· e si alimenta anzi sempre più di nuove sorgive ? O che forse, ora che, per virti'.t dell'emigrazione, il ,numero degli in• scritti da visitare è ridotto nella maggior parte dei Consigli di leva. anche al di sotto di quello desiderato, sicchè il perito visiti. 30, 40 al massimo 50 inscritti, talvolta una. diecina appena, si sono mutate, le circostanze che deploriamo? La colpa non è del t empo che d ifetta nè in tutto delle note informative che mancano, ma di ciascuuo della più parte di noi, che per la questione non ha ancora tutto il necessario interesse. D ifatti i primi tre pazzi morali da me ricordati, erano d:iffusamente, e oscenameIJte tatuati, portavano cioè quel marchio spontaneo che, per virti1 della scuola italiana s pecialmeute, ormai tutti sanno essere in quel grado e con q uel con tenuto, l' indicatore sicuro di un criminale in attività. Eppure sono stati visitati nei tre momenti essenziali del reclutamento, cioè da tre ulliciali medici, eppure si son dati ammalati mol-
1
PROi'ILASSI DELLA DELJNQUE!ì'ZA NELL E!';BRCITO
118
tissime volte, come ho rilevato dai registri d'infermeria, son passati cioè sotto l'occhio dell'ufficiale medico moltissime altre volte. Eppure sarebbero bastate poche domande, anche durante la visita cinematografica, per a.vere quan1,1 è sufficiente per l'invio in osservazione. Al primo individuo io ho domandato: - Dove vi siete fatti questi s:egni? - Al carcere. Quante volte siete stato al carcere? 7 o 8 volte. Perchè? Ho rubato. E quando vi siete andato ]a prima volta? A 12 anni. Ecco come in pochi secondi, anche presso il Consiglio di leva, si sarebbero accertate la precocità e la recidiva specifica, si sarebbe cioè messo in evidenza il nucleo diagnostico criminale. Essendo sulla via, con altre poche domande, si completa il quadro. Ma perchè tutto ciò non si è fatto e non si fa, almeno dalla grandissima maggioranza degli uffi• eia.li medici, neanche all'arrivo delle reclute al reggimento, quando se
ne avrebbe tutto l'agio ? La prima ragione è che l'ufficiale medico non è chiamato a rispon· dere della inavvertita presenza di un pericoloso soggetto nel reggimento anche quando l'esplosione di un tragico avvenimento ~ia da con· siderarsi quale la legittima, fa.tale risultante del protratto attrito di due elementi inconciliabili: le esigenze della vita militare e la costituzione psichica e morale dell'individuo. Nessuno chiede conto all'ufficiale medico del perchè abbia trascurato di rilevare o negato ogni valore a tanti elementi precursori, a tanti avvertimenti di allarme che l'individuo stesso continua.mente dava con i suoi precedenti e con la produzione attuale della. sua vita. di quartiere. Se egli omette di fa.re disinfettare il posto di un morbilloso o di dar lo zolfo a.gli abiti di uno scabbioso, si sentirà piovere sul capo una. g ragnuola di richieste di spiegazioni e di relazioni; se un soldato malato sciaguratamente muore, guai al medico che sei mesi, o magari un anno prima, gli aveva. segnato « servizio >; ma se un delinquente si appiatta dietro la porta di una camerata e ferisce mortalmente un maresciallo (Mantova 1/ 6/ 10) o uccide il proprio tenente (Ravenna) o una povera. ma.che (Civitavecchia 29/ 5/10), nessuno si occupa di ricercare fino a che punto debba.no chiamarsi responsabili, secondo i ca.si, il comandante del r eggimento o della compagnia o il medico in quanto non hanno previsto che il fatto delittuoso doveva fatalmente scaturire dai precedenti organici e p~i8 - Giornale di mt diei11a mllilare. - Fase. Il.
11..l
PROFILASSI DELLA DltL!NQUXNZA NELL'ESERCITO
chici dell' indi vidno che, secondo i casi, non sono stati comunicati a. chi di dovere o ad essi non si è dato alcun valore (1). E allora che meraviglia se il povero medico militare, costretto ad andare su e giù come una rondine, da una caserma all'altra, aggravato da un servizio parecchie volte superiore a quello regolamentare, e con la paura di compromettersi e l'ossessione della propria responsabilità da salvare > (Scarano), ùi fronte alle esigenze concrete, dia. a queste sempre la. preferenza, senza. che alcun margine gli resti per quelle profilattiche che la sua responsabilità non mettono a cimento? A quei,to indiscutibile stato di cose dauno special~ valore due... (come dire i' ) pregiudizi, che nella gran mas,;a dell'esercito, e anche della cittadinanza, sono in pienissimo vigore e che, integrandosi colla indifferenza del medico, favoriscono il perdurare del male. La grande maggioranza. cioè ritiene che l'escludere un delinquente dal servizio militare sia usargli un trattamento di favore, come se le leggi dello Stato, si chinassero al riconoscimento di u n privilegio, e il commettere truffe, per es., finisse per equi~alere all'aver frequentato il tiro a segno. - Il lleliquente dunque non farà neanche il soldato? Come se lo Stato imponesse l'obbligo di le,·a per infliggere una pena e, provvedendo con tutte le misure rli difesa alla integrità dei suoi istituti·, dovesse preoccuparsi, non del suo mi;i.le, ma del beneficio inùiretto che afl altri clerivi . L'altra superstizione è che, con l'esclusione dal servizio militare, si favorisca lo sviluppo della delinquenza; non sem bre rebbe vero alla gioventù di provvedersi d i un così facile titolo di dispensa.. Uoa volta si mntilavano le dita: ora ruberanno, violeranno i domicili, feriranno o magari ammazzeranno. Così non facciamo che disconoscere tutta. la magnifica costruzione dei tipi criminal~ che è opera specialmente del genio italiano. Come se la frenastenia morale, alla quale intendiamo in special modo riferirci, trascurando la. delinquenza per infermità di mente, perchè indiscutibile, non dovesse essere ormai per tutti una forma psi· copatica con stigme psichiche, morfologiche e fisiologiche degenera.tive, cou una passività ereditaria spesso rilevante, e potesse improvvisarsi e simularsi. (l) Sulla fine di maii;io u. e. veniva discussa nel tribunale militare di Ancona la causa del carabiniere de Santie, che uccideva il proprio maresciallo con un colpo di mosche tto. E, a pro posito di essa, ve nne allora ricordata dai giornali la id1mtice. fino del brigadiere Ponte, ucciso qualche anno fa dal carabiniere Vigna. li Tribunale militnre ritenne allo ra il Vigna., (in conformità della magistrale perizia del prof. Modena) affetto d a deme nza precoce, e ne ord inò il ricovero nel locale manicomio, dovo tuttoro. t rovasi, presentando il quadro claBSico della riconosciuta affeziono.
1
PROFILASSI DELLA OELINQUENV.A NELL E S EROITO
115
La. produzione criminale non è una germinazione spontanea, v 1 e l'a.oito criminale congenito, come vi è quello tubercolare e apoplettico; il delinquente ha. note essenziali che non si possono assumne spontaneamente come un manto di tra.vestimento, ma sono la efficienza. ultima di una. serie di ca.use remote e prossime, che nello stesso sviluppo costituzionale vengono impresse nell'individuo. Tutti orma.i sono d'accorclq ]!el ritenere il d€1litto un fenomeno nati,rale. non a.stratta infrazione a norme giuridiche, e che non diventa delinquente chi vuole, come non è volontaria. la. pazzia. Ciò posto, come possiamo seria.mente preoccupa.rei che l'allontanamento dal servizio milita.re per es. di quei tipi di delinquenti per fre110,stenia. moralé (Severi) o di delinquenti anormali (Ottolengbi) possa l'iuscire un incitamento a delinquere agli eftetti della leva? Noi dunque (e pei- precisare il nostro concetto ci ri feriamo alla ~lassifìcazione dei delinquenti dell'Ottolenghi, la quale abbraccia tutte le possibili forme di delinquenza) intendiamo che l'esclusione dal servizio militare debba riguarda.re - tralascianclo di parlare dei delin·q uenti infermi di mente - in maniera immediat,a gli ano1'1nali p ennanenti: congenitamente anormali (delinquenti nati e criminaloidi) e successivamente tutti quelli, fra i delinquenti per a.t.titudine acquisita (minorenni non educa.ti e delinquenti occasionali abitua.ti al reato), ohe .ad un esame ripetuto e ponderato si addimostrino incompatibili con le 1!sigenze della vita milita.re. Devono essere dichiarati idonei i delinquenti normali, cioè quelli puniti per fatti di poca entità o per reati in cui l'occasione assuma. il valore di una spinta di forza eccezionale, o anche per quei reati, perfino gravi, che tradizione regionale non fa ritenere disonorevoli, anzi ca.ra.t· terizza per doverosi e che, non compiendoli, importerebbero una. minoraz ione della pubblica. stima, come giustamente nota il Cevida.lli. Questi individui possono essere considerati pratica.mente normali, non ostante la lieve lacuna del loro senso morale. Si presta alla discussione la classe dei delinquenti anormali tempo1·anei, cioè per impeto di emozione o per.passione. Per questi, a mio modo di vedere, non si può indico.re una decisione di massima aprioristica, ma deve esserci la riserva del caso per caso con riguardo specialmente alla entità e alla figura del reato. Di tutti quelli però che non si ritenga. di dover proporre direttamente a rassegna o di inviare in osservazione nell'ospedale, l' idoneità, come accennerò più tardi, deve essere accertata nei riparti ordinari e non in istituti intermedi, come ivorrebbe il capitano Funaioli, riprendendo la proposta di valorosi .l!orittori.
116
PROJ,' ILA SSl DELLA DJ!:LINQUESZA NELL'ESER CITO
Si rassicuri dunque l'illustre ufficiale della « Preparazione > (giugno u. s.) che nessuno intende esentare senz'altro dal servizio chiunquepossa presentare, come titolo, una. « sentenza di condanna o dimostrare magari con t estimoni c he è capacissimo per atavismo di commettere un delitto alla prima occasione > . E perciò egli scrive con vis comica, ma con poco fonda.mento, quando assicura che i • vigliacchi e i poltroni non avrebbero più bisogno di rovinarsi la vita nè di farsi venir su le piaghe per schive.re il servizio ; basterebbe rubassero un portamonete O· portassero un certificato del medico sull'isterismo della madre e magari uno dell'oste sulle ubbriacature del nonno >. Dopo quello che ho detto, mi dispenso di contraddire lo scrittore di cose militari, e le sue parole ho riportato solo per mostra.re che, anche nelle menti più studiose, alcune verità sieno accolte e travisate come le immagini in uno specchio convesso, e quanto difficile terreno noi medici militari abbia.mo ancora da dissodare !
•
* *
Tutti gli scrittori dunque (e chi potrebbe dissentirne ?) concordano sulla. necessità di identificare il più presto possibile gli irriducibili psichici nell'esercito, di impedire anzi il loro ingresso fin da.Ila visita al Consiglio di leva. Con l'ardua q uestione da tempo si cimenta.no autori chiarissimi; fra. i quali va. notato il Saporito, che col suo saggio sulla • delinquenza. e pazzia dei militari > (l ) diede occasione alla. ormai famosa nota. critica. del Trombett a (2 ), nella. q uale i termini della. vexata quaestio sono posti con un rigore di verità e con una precisione di logica rispondenti a.Ile ultime conquiste dell'antropologia. e della. psichiatria., tali. da dispensare ognuno di noi a ritornarvi su per molto tempo ancora. Tutte le propost,e si riducono ad una. indagine retrospettiva. del sogget to in esame e ad una obbiet tiva. Circa la prima indagine, il Frigerio (3) proponeva che ciascuna. recluta fosse a.ccom pagnata al Consiglio di leva con documenti ed inform azioni anamnesiche famig liari e person11Ji . Il Saporito r ifà sua. la proposta del F rigerio, mentre vuole per la indagine obiettiva u n periodo anche breve di osservazione, e il quale non sarebbe rivolto au attendere le manifestazioni concrete e palpabili 11) SAPORITO F . -
Delinque11za e pazzia dei m i li tari. (Napoli, stabilimento P e-
sole, 1903'. (2) T n O MBE'l'TA E . -
Delin quema e w izzia dei militari . (Giornale medico del,.
R . m rciw, 1903). (3) Fn1m IB10 . -
Soltlr, to )[agri (Archfoio P Bichiatrico, 1804).
PROJ'ILASSI DELLA DELINQUENZA NELL'ESERCITO
117
-dei difetti psichici, per cui ogni lasso di tempo potrebbe tornare in. sufficiente; ma basterebbe raccogliere quei dati che debbono servire a dare la presunzione de1la. pazzia o de1la. delinquenza, e la certezza. del1' inadattabilità >. Ma anche prima. lo Scarano, dopo aver discusso tutte le proposte già fatte per l'indagine retrospettiva e obbiettiva (Morsell i, Loro broso. ecc.), ne formula. alcune che si possono riassumere nei due noti capisaldi sostenuti dal Saporito, il che condurrebbe all'attuazione dei voti ripetutamente espressi, che la leva. debba essere anche una. scelta morale, integrata. dalla eliminazione successiva.degli elementi inadatti, compiendo così e la. necessaria opera. di sterilizzazione e di igiene preventiva. fì. sica. e mora.le >. Più recentemente il,Petrò (1), in un lavoro misurato e sereno, dopo di aver messo ir. piena luce la fallacia. del giudizio basato sul concetto esclusivamente antropo!ogico e il pericolo di pigliare a.Ila lettera la legge della ereditarietà, se non si tien conto che accanto alla legge della degenerazione possa stare anche quella della. selezione rigeneratrice, sostiene il principio che le note degenerative si debbono considerare come la. spia di probabili anormalità psichiche, che devono essere scovate -0on ricerche biografiche retrospettive e con minuto esame psicologico. Altri autori ancora (Roncoroni, Pucci, Limoncelli, Agostini, Cognetti, Ottolenghi) si sono occupati della questione, ma possiamo dire che l'e,ccordo su questo punto essenziale sia. completo, e sugli stessi criteri sono informati i voti espressi dai neuropatologi francesi nell'ultimo congresso di Nantes. Non così può dirsi del secondo quesito, del modo cioè come i criteri del nostro giudizio debbano p1·a.tioamente attuarsi. La. divergenza. delle opinioni è piuttosto di ordine, dirò così, quantitativo, se si debba.no cioè mettere in opera. le misure profilattiche in tutta. la loro estensione simultanea.mente, in primissimo tempo (nel consiglio di leva). E, messi su questa. via, i più arditi vorrebbero crea.re commissioni .a.Imeno di tre membri per la indagine retrospettiva di ciascuna recluta, che un medico specialista faccia parte di ogni consiglio di leva, e l'invio in uno speciale luogo di osservazione, quale potrebbe essere quello testè stabilito dalla nuova. legge sui manicomi e sugli alienati (Petrò). Ma. praticamente è ma.i possibile questa indagine retrospettiva di ciascuna. recluta, questo esame psichico e menta.le remoto, prossimo e .attua.le da parte di un consiglio di leva? Per i ca.si evidenti non è esso eccessivo? E per quei casi che tali .(1) Prmò. -
Rivuta Sperimentale di Freniatria, n. 33, anno 1907.
118
PROFILASSI DELLA DELINQUENZA NELL'ESERCITO
non sia.no, la. presenza. dello specialista. rimuove direi quasi la impossibilità. di accerta.mento in quelle condizioni di esame e con i mezzi di cui si dispone? Evidentemente no. E non parlo delle facili divergenze d' opinioni, delle frequenti discussioni, che tramuterebbero il consiglio di leva. talvolta., se non spesso, in accademia., alterandone la precipua. funzione. Poichè, è bene insistere, la visita presso il consiglio di leva deve essere considerata come una rapida consegna, col beneficio della. riserva, di quell'enorme materiale destinato a formare il grande organismo mi-
litare; da. parte del potere politico a q nello militare; e oltre l'idoneità. fisica e psichica., deve essere stabilita l'idoneità giuridica delPindividuo, in base specialmente alla di lui sitz,azione di famiglia. Accertamento non sempre agevole, spesse volte difficilissimo, perché il diritto individuale sia in tutta la sua interezza salvaguardato e nessuna restrizione sia imposta alla libertà, che la legge, sempre più riguardosa degli interessi personali e familiari, attribuisce al cittadino con le disposizioni vigenti in quel determinato momento. La posizione legale dell' individuo circa l'obbligo di leva, deve emergere dalla valutazione accurata rispetto ai vari titoli di esenzione che la nuova legge ba trasforma.ti e anche creati, protendendosi tutrice sugli a.vi, sugli orfani e fin sulla fìgliola.nza. illegittima, seconda.ndo così la evoluzione giuridica. dell' istituto della famigli'a. Assegnazione di categoria, ritardo del servizio, diritto di emigra.re, dovere di rimpatrio, verbale di visita all'estero, non esistenza in famiglia. per fiuzione legale, inabilità a.I lavoro proficuo, costituiscono i momenti essenziali delle decisioni del consiglio di leva e, considerandone le conseguenze pratiche anche superficialmente, ognuno vede con quanto rigore e attenzione debbano essere vaghate. E più manifesta appare una tale necessi tà quando si consideri che la validità dei titoli di esenzione si prescrive entro un dato termine ut ile. Per ovviare perciò il più che possibile a.Ile irreparabili conseguenze di omissione o di errore determinati da ignoranza dell' inte1·css11to o da trascuratezza delle autorità comunali, soventi volte nei piccoli paesi inette o in tutt'altre occupazioni affaccendate, si fa obbligo al presidente del consiglio di le va « di rivolgere ad ogni inscritt.o le domande oppor· tune per accertare se egli si trovi in alcuna delle condizioni che danno diritto all'esenzione dal servizio, ecc. » . Da questa rapida disamina traspare per chiunque evidente quale sia il peculiare carattere del consiglio di leva, ove per convincersi non sia. bastata la sola cousideraz.ione del come esso è costituito, e che il perito medico non ne fa. parte se non quale consulente.
1
PROFILASSI DELLA DELINQUENZA NP:LL F.SERCITO
119
Un ordina.mento già. tanto complicato, a.l quale è attribuita una somma di argomenti da. tratta.re di indole delicatissima., che involgono inte~essi vìta.li di gra.ndissimo nnme·ro di cittadini, non può sopportare l'intromissione di al tri congegni tecnici, se non a patto di modificarne prima. radicalmente l a costituzione, scindendola nella parte lega.le e nella parte medica. Essendo dunque predominante la parte legale nel consiglio di leva, la visita. sanitaria, mi perdoni il mio grande maestro Cardarelli, deve essere proprio e cinematografica >, e st a a.I perito sanitario il compit o di· trarre il massimo effetto dalla rapida di!!amina, usando specialmente del colpo d'occh~o che il lungo esercizio nella vita militare, il quotidiano prolungato contatto col soldato nella caserma. o nell'ospedale, gli avranno insensibilmente educato, imprimendogli nella mente l'immagine di un tipo , al quale egli quasi istintivamente riferisca. ti individuo da ésa.minfl.re. Deve dunque il perito sanitario, presso il consiglio di leva, fare opera di inizia.le eliminazione, che gradatamente intensificherà nei successivi momenti del reclutamento. Poichè, illustre capitano Scarano (1), si rec herebbe offesa al diritto del cit.tadino se si erràsse · o anP,he si tardasse nel riconoscimento de11a di lui idoneitù giuridica, e tale accertamento si impastoiasse con una procedura lunga e malferma, non quando si fanno tutte le riser-çe pel sicuro accertamento della idoneità fisica e psichica. Il cittadino sarebbe leso nel suo diritto se, dopo un minuto esame fisico-psichico, venisse riconosciuto idoneo al servizio, sballottato dal distretto al corpo e finalmente esentato perchè per es. il padre abbia sorpassato il 65~anno, ma non quando, accertata la sua capacitù ginridica, in una successiva visita, più attenta e minuta, si rilevi che la idoneità urta uno dei 96 articoli dell'Elenco unico delle infermità. Ricondotta nei suoi. legittimi confini, la funzione medica nel consiglio di leva ci consente solo di iniziare l'eliminazione dei non valori psichici e mentali , la qua.le nei successivi momenti del reclutamento, e in ispecial modo presso i corpi, deve essere pih intens ificata. -N oi dobbiamo limitare la nostra azione ad impedire il primo ingresso ai delinqnenti più pericolosi e ritenerci paghi e sicuri di aver (1) Queste parole io scrivevo, con non dieaimulato intendimento polemico, que.ndo il capitano Scarano era nel pieno poB88880 della vita, ond'io potevo ben attendermi da lui epiegazioni e c.onaigli. Non mai avrei penaato di. dovere, indi a poco, aRSisterlo morento, quando il vigore dell'intelletto molte e belle e forti battailie gli avrebbe ancora coneentito di combattere per la ':ICÌenza e pel Corpo Sanitario che coal intonsomon te egli amava .
•
120
P.ROJ,'JLASSI DELLA DELlNQUk:l\ZA NELL'ESERCITO
compiuto già. opera di inestimabile vantaggio, quando questa volessimo e sapessimo ottenere. E per riuscire in tale prima. eliminazione molto utilmente concorrerebbero le informazioni delle autorità politiche e amministrative. Ma queste non devono essere intese in maniera. troppo lata., così da gettare lo scompiglio in tutta la legge sul reclutamento, in tutti i com un i e in tutti i consigli di leva del regno (Trombetta), ma quale parziale anticipazione delle notizie che anche attualmente le elette autorità :;ono tenute a fornire, con qualche lieve aggiunta e modificazione. Così ritengo necessario e sufficiente che al consiglio di leva l'autorità comunale, politica e di pubblica sicurezza siano teuute rispettivamente a inùicare ogni ind ividuo recidivo specifico cli reati infamanti, già ricoverato in es se di salute e di correzione, e quelli che sieno stati o siano sorvegliati speciali. · Queste notizie, mentre non costituirebbero un materiale eccessivo e ingombrante, sarebbero sufficienti per richiamare l'attenzione del perito sanitari o ~ugli individui indicati, perchè, col conforto di qualche elemento obietti vo, possa inviar1i in ossservazione all'ospedale. Tali prime prati che cli profilassi devono essere continua.te dall'uffi c iale meJico che fa servizio presso i corpi 1 al quale dovrnbbero essere ('Qmunicate al piit presto le informazioni dei distretti per ciascuna reduta, in motlo che egli, appena finito l'accertamento della idoneità fì::i1·a., po:;sa ricercare i probabili elementi dell'insufficienza psichica nelle cartelle informative e controllarli coll'esame antropologico-psichico dei ri~pettivi ind ivid ui. Nei casi e~plicit i proporrà l' individuc direttamente a. rassegna a. senso dell'art. 18 dell'Eleneo, in quelli dubbi lo invierà in osser vazione nell'o-.pe,lalf' militare.. Iri il llirettore, integrando i rilievi della. fedina penale 1•011 quelli antrOJJOlogiei e della vila di quartiere, fj coordinan<lo la prolluzione di tutti i giorni <'Oi precedenti personali e di famiglia, potrà ,listingnPre l' indisci !)lina banale dalla indiscipline mo1·· bide (Gi-anjux\ cioè a cl ire da quella che ha la ma lattia per scusa e per ri\gione, sorprentlere !t tern po il delinquente nel suo stato potenziale, prima che quest,o ,;i risolva in atti criminosi. E nelle infermerie presi,liarie e neg li ospedal i f 1) gli ufficiali me(1 i(·i per ci~s1·un indi ziato faranno sist.ematica.mente investigazioni (I) t doveroso e grato ricordun, che da vu:ri anni. tali pratiche profilattiche vengono attuate nell'ospedale militare di Ancona, per dis posizione del direttore colonnello D'Angolontonio e si è potuto così mettere in tutta luce la personalità mentale e peichica di molti poricolosi delinque nti, pro,·vedendo ad eliminarli p rontamente dalle file dl."ll'Esercito.
PROFILASSI DELLA DELINQUENZA NELL'ESERCITO
121
-anamnestiche psichiche e morali, riferendo subito alla. direzione su quelli che, a. loro avviso, debba.no essere oggetto di studio speciale. Compiuta dunque una prima grossolana eliminazione dei non va-
lori psichici, limitata. al ripudio dei prodotti socia.li più pericolosi, ciò che l'ufficiale medico potrà attualmente fare senza l'aiuto dello specialista e nei limiti di tempo ora consentiti, l'opera di sterilizzazione deve essere integrata dalla ricerca degli inetti psichici nella vita di servizio (1). (1) Alcwii soateogono che il direttore dell'ospodale, ove non senta di poter decidere sulla idoneità dell'individuo in balle all'esame obiettivo o alle informazioni più complete sulla anamnesi familiare e personale cl1e egli è già in grado di proc urarsi dalla autoritè. politica , potr à inviarlo io osservazione nel più vicino manicomio, dando nna più larga interpretazione al § 512 del regolamento sul servizio sanitario. Secondo loro saremmo già arrivAti, senza altre provvidenze legislative, alla facile soluzione pratica dell'intrigata questione, ottenendo la cooperazione dei direttori dei manicomi ogni volta che noi ritenessimo necessario sollecitarla. Contro una tale facile e comoda aoluzione troviamo però le attuali disposizioni di legge e la poco favorevole disposizione del pt>rsonale sanitario manicomiale, che lotta con pubblicazion i e con una specie di ostruzionismo signorile e corretto, a fare entrare nell'ordine d'idee di tutti che il manicomio debba solo servire per la cura degli alienati e non come osservatorio psicologico a beneficio di questa o quella istituzione, senza neppure l'ombra di un compenso morale nè materiale. Ora ai vede come, e.on toli norme da sostenere e da far penetrare, i medici manicornioli possan o permettere che altri interpreti con larghezza regolamenti ad ease ma• nifeetamente contrari. E già ohe me ne viene l'opportunità, vediamo q uali diritti ci consenta il nostro regolamento sul servizio sanitario, coordinato sulla legge sui manicomi e angli alienati 14 febbraio 1904 e il regole.mento 5 marzo 1905 per la sua 8ilecuzione, anche perchè ad alimentare ancora maggiormente gli equivoci. è stato comunicato, in data 6 luglio 1904, un dispaccio del Minist~ro dell' interno col quale veniva risolto il quesito sollevato da una Direzione d'ospedale circa l'invio di militari ed inscritti in osservazione nei manicomi, e che contraddice alle disposizioni del regolomento per l'esecuzione della det,ta legge. Il § 5 12 del regolamento del 11ervizio sanitario m ilitare territoriale prescrivo: • Gli alienati pericolosi, molesti o di difficile custodia, e quelli su.i qw,li è dubbio Be la pazzia aia reale o simulata, devono essere fatti condurre al più vicino manico mio, . previo le pratiche di prescrizione stabilite dalla legge sui manfoomi e sugli alienat i ». C-0mincia1no dunque col fissare che qui si parla di alienati e di • pazzia », o non vedo proprio il modo come, comunque stirandone i lati, possano farvisi rientrare gl.i insoritti o i militari di dubbia idoneità psichica, a meno che non si trovino negli estremi voluti dal citato pai-agrafo. La circolare del Miniatero dice: « Il procedimento per l'ammissione degli alienati nei manicomi è nettamente distinto dalla legge 14 febbraio 1904 in due periodi. Nel primo ha luogo l'ammiBBione provvisoria, la quale viene disposta dal pretore o in via d'urgenza dall'autorità di pubblica sicurezza, in base al certificato medico e dall'atto di notorietà; per chiedere al pretore l'autorizzazione del ricovero prov,·isorio basterà
122
1
PROFILASSI DELLA DELINQUENZA NELL ESERClTO
Ma appunto per quer-;ta opera di difesa. e di integrazione - bisogna. convenirne con tutta franchezza. - la gran massa di noi non si dimostra ancor p ronta e e snfficiente. Del resto la stessa deficienza e il bisogno di ripararvi sono intesi che sia es ibito a l pretore locale il certificato e l'at.to d i notorietà, n ei q uali atti non si dichiara l'esiste nza dell'infermità di mente, ma ai espongono le circostanze che la fanno presumere ». Non si appon-ebbe al ve ro chi nella procedure. s i attenesse a quella semplificata dalla circolare, nella quale vengono confusi certificato medico e a t to di notorità e attribuiti ca ratteri comuni sufficienti c h e riguardan o solo l' atto di notorietà. Questo difllt.ti, per l' art. 40 d e l regolamento alla legge 14 febbraio 1904, • deve essenzialmente riguardare i fatti e lo c ircostanze cbo fanno ritenere lo stato di alienazione montalo dell 'individuo « laddove il certificato m odico non si può limitare ad una espo~izione sommm·ia e presuntiva • ma « de,·e accertare l' indole dell'infermità m e ntale, indica n do i s intomi, l'origino, il decorso di essa e v ia dicendo • · (Art. 39 le tt. A). P e r ottenere adunque il decreto protorialo di rirove ro n on è s ufficiente es porre sintomi Rle µ-at,i e t,urbolenti, che possono far pres umere al profano (atto di notorietà) un disordine me nta le, ma. precisarne l'origine, l' indole, il decorso, in modo che
Hieno riferibili od un quadro morboso o mon talo. In altri termini bisogna formulare una dingnosi di infer mità. me ntale,. Spetterà poi a l direttore d e l manicomio di dichiarare, dopo un pe1·iodo di 15 g iorni, p rorogabili di altri 15, se trattisi di una fonua t ransitoria o pe rmane nte o so sia necessario trattenere oppure no l'individuo nel maniccnnio. E qui è lx•oe ins is te re per m ettere in chiaro il dovere d e l direttore d el manicomio ùi comunh·tu-e una d ingnosi precis a. N on può e2li limitarsi a dic hiararn, che l'ammalato trovisi o no ne lle condizioni predste dnl l O comma dell'art. 1° d ella leg~e che determin arono il ricovero, ma deve fonnulare nna dic hiarazione circa. la na tura e il grado della malattia. Come p ure il regnlamonto d ol serv izio sanitario dà al di rett ore dell'ospedale il diritto <li rir hied ore, nel caso d'iovit> al manico mio di indi,·idui sospott.i d i simulazione di pazzia, il pa.rere ca7>licito del dire ttore d e l manicomio sulla posBihilità d ella so81)t ttata simulazione. (Par. 512, 2° capo, ·.). 'Nè gion~ oppor re cho q11osto n ostro diritto n on trova ris contro in un dovere san<'ito poi d irett•lt·i di manicomi noi pro pri regolamenti, poichè il loro :lovere è implic ito nel nos t.ro diritto, cl1e ci ,·ie ne da un rego lamento d olio Stato, che ha perciò forza di .log/?O. Da tutto c iò possiamo concludore che l'ammissione n oi me.nfoomio è consen tita sotto le <'Omli7;ioni bon prcrisate dalla legge e dai ref!olamenti, che il direttore del manieomio, 15 o 30 g iorni d opo l'intornament.o <lell'individno, deve indicare natura e grado de lla m a lattia mentale e , in ca ~o cli individui sospetti di simulazione, d eve esplicitamente pronu ncian;i su lla possibilità. dc li i• sospettata simulazion e. E cco in r1uali ca~i solarnento la lei.go c i accordn In cooperazione degli specialisti, ch o, qu a ndo d viene nognta o a,·arnmente sborconcolla ta, d obbinino con fermezza pretende re o otlon e ro. poic:h ò non ci ò lec ito rinunciare , poi bene dell'istituzione e nell' interesso d olla socie tà, oltro cita d oJl'indi v id110, a l vantn_gi.:io pratico troppo manifeeto che n o d e riva. P er la dubbitl idoncit.à ,il servizio è illogalo ogni richiesta, C'he del resto è inutile fnre perc hè nullo s o ne ottie ne.
1
PROFILASSI DELLA DELINQUENZA "1ELL ESEROITO
123
in tutti gli eserciti e sono stati recentemente proclamati nel convegno di Nantes (1). Mi piace anzi di ripetere le parole del Granjux nella relazione di detto congresso: e risulta evidente la necessità, per i medici militari, di conoscenze psichiatriche serie, spinte in alcuni fino alla specializzazione. Il corpo sanitario ha più bisogno di psichiafri elle di batteriologi. E questa necessità è la stessa per tutte le nazioni; così in Russia, in Inghilterra., in Austria-Ungheria, in Italia., nel Belgio, in Olanda, si preoccupa.no di tale questione 1>. E il maggiore medico Simonin, professore al Val de Grace, non può che associarsi a queste e a. tutte le osservazioni degli altri congre!;sisti ad esse intona.te, e da.re affida.mento che non invano l'ambiente militare attende i suoi periti natura.li psichiatri, come già ha avuti quelli capaci di delicate ricerche batteriologiche. Il riconoscimento di un tale stato di cose venne concretato dal Congresso in due voti emessi all'unanimitit. Quando avremo elevate le nostre cono~cenze p;:;ichiatriche alla portata delle necessità universalmente riconosciute, eliminando le prevenzioni e qualche superstizione sopravvivente nell'esercito quale espressione atavica, quando nella nostra ardua. funzione potremo giovarci del concors(l degli ufficiali e anche dei sottufficiali e ai quali devono essere dati gli elementi sufficienti di psichiatria che loro permettano di segnala.re al medico i militari la cui mentalità sembri motivare un esame speciale >, potremo mettere in opera fJ Uella oculata selezione, che sarebbe la. vera « leva morale>, come scriva lo Scarano, molto più difficile di quella fisica. Ma anche allo stato attuale, anche cioè allo stato odierno delle nostre conoscenze psichiatriche noi dobbiamo poter molto ottenere nella opera di difesa: e se poco o nulla finora rendiamo, non è certo per insufficienza di disposizioni regolamentari e di leggi, che a nnlla. si oppongono, e che ci permetteranno, anche permanendo immutate, la. soluzione completa dell'arduo problema., quando ci eleveremo a sa.pere bene por mano ad elle. Ohe cosa. avremo d1 fatti ottenuto quando la legge ci concedesse la indegnità morale quale motivo di riforma? Agli effetti pratir.i non avremo conquistato che una parola, il cui valore non ci farà avanza.re di una linea rispetto a.Ila ampia e comprensiva dizione dell'articolo 18 « insufficienza delle funzioni. psichiche>. (I) L'ali enaiiom tMntale nen·,~erfito. (Revue N,mrologique, n. 16, 1909).
124
PROFIL ASSI DELLA DELI'.\QUENZA NELL'ESERCITO
Oso affermare c~e faremmo un brutto cambio, poichè alla dicitura. -che è propria. del nostro linguaggio medico-legale, che segna gli estremi efficienti delle cause di inabilità psichica e morale e risponde all'attuale concezione della delinquenza, secondo i precetti della psicopatologia, sostituiremmo una dicitura. a.stratta, antiscientifica., che implicherebbe una illegittima. attribuzione di giudizio da. parte del medico e una mina.eia permanente al diritto individuale. Tale argomento merita. ampia. trattazione, e io mi riservo di farla prossimamente, poichè, insistendovi ora, sconfinerei da.i limiti del presente lavoro. · Raggiunto lo scopo di jdentifìcare precocemente i frenastenici morali, chiarissimi autori propongono di elimina.re pron tamente - previa osservazione nell'Ospedale mi li tare - i delinquenti più precoci, pii'.1 recidivi e rei di crimini più gravi, e di riunire i meno recidivi in stabilimenti militari intermedi • sotto un regim e militare meno rigido e congruo, a contatto del quale si potrebbe saggiar ne le tendenze, valutarne gli umori. spiarne la condotta e si potrebbe così conseguire la prova oggettiva delle l oro disposizioni psicologiche, rispetto alle esigenze del servizio" (Funaioli). Altri sostengono addirittura che anch e i delinquenti più pericolosi non debbano essere eliminati, ma. inquadrati in riparti speciali (1 ). Degli istitu./i m ilitari intermedi gli stessi proponenti non ci definiscono il carattere e le attribuzioni . Il Funaioli parla di « regime meno rigido e congrno », affidando, come lo Schiiltz, all'avvenire il compito di indicare le condizioni precise di vita e di regime milita.re nelle qua.li gli incorporati potranno ivi educarsi e r endere servizio ai fini militari. Questa proposta. non ha preso dunque a.ncora forma concreta. viene fatto però di pensare che, perchè tali istituti non finiscano per essere altrettanti riparti di osservazione fuori del recinto dell'ospedale, bisogna pur fornire quelli che vi sono accolti della caratteristica. essenziale del milita.re, cioè dell'arma. E così la diversità di tali riparti dai riparti comuni, non ci salverebbe neppure dal pericolo, che costituisce invero la maggiore preoccupazione, e che vieue dal fatte di affidare a individui di capacità crimi nosa potenziale o per lo meno con equilibrio nervoso instabile, un fucile con le relative cartucce, a meno che non (1) Nel giugno u. e. il deput-0.to Calisse, nell'interrogazione ai ministri della Guerra e dell'Irtterno circa il miserando assassinio consllmato d al soldato Middei, 098ervava che questi ei era presòntato a lle a, mi con unti fedina criminale impreaeionante per la qualità delle condanne riportate, esprimendo l' aug,u-io ~he siffatti individui vengano in•quadrati in reparti speciali.
PROFILASSI DELLA DELINQUENZA NE:LL'l',SERClTO
126-
si' intendesse di costituire di essi una. confraternita. armata di cara.bine Flobert, per la necessaria educazione a.i fini militari. Non ha che scarsissimo valore la. preoccupazione del pericolo del contagio psichico, poichè - è bene ricordarlo - qui non discutiamo di delinquenti per attitudine congenita, che sono i pm cm1c1, 1 pm astuti ed istigatori a.l ma.Ifa.re e dominatori, ma di quelli che si presumono normalizzabili. E allora perchè non possiamo nei riparti comuni saggiarne le tendenze, valutarne gli umori, spiarne la condotta per e conseguire le prove oggettive delle loro disposizioni psicologiche rispetto alle esigenze di servizio? >. Gli istituti intermedi o finirebbero per essere di incitam~nto a mal fa.re o non ci illuminerebbero sufficientemente. Molti, i più scaltri, chesono già consapevoli della. loro speciale posizione, di individui cioè che sono lì per essere studiati, si affretteranno a dare la prova della loro inadattabilità, con la volontaria, continua produzione di contrasto con lenorme disciplinari, perchè sanno bene che è proprio quella. di cui siamo in avida aspettazione, per giudicarli inabili. Dei rimanenti - molto pochi in vero - noi autorizzeremmo il successivo ingresso nei repl\rti comuni, dopo compiuto l'esperimento di un prog1·amrna minimo: in altri termini avremmo accertata la loro sufficienza in confronto di una. frazione delle esigenze militari, ma nulla esclude che il giorno dopo, quando una contingenza porti il loro organismo psichico a. cimento di e:iigeuze maggiori, avvenga. l'urto, chi sa con quali consegueuze. Op· pure dovranno rimanere per sempre assegna.ti a questi istituti inter-· medi, frapponendo fra la loro psiche e la disciplina un soffice coibente,. e accetteremmo il principio della idoneità psichica. relativa, mentre la grande maggioranza. condanna (e pochi ne discutono ancora l'opportunità), l'idoneità. fisica relativa. Molte altre ragioni potrei addurre, riferibili specialmente al disordine disciplinare e al facile· arbitrio di assegnazione che indurrebbe la istituzione di t ali depositi di defì.cient,i psichici, ma andrei troppo oltre i limiti della mia trattazione. A mio avviso dunque i delinquenti c he non offrano bastevoli ele· menti per un diretta proposta a rassegna o per l'invio in osservazione, dovranno essere a.s seguati ai riparti ordinari cli truppa, donde quelli che non riescono a normalizzarsi, saranno gradualmente eliminati, dopo accurato studio dei loro atteggiamenti cli fronte ai reattivi dell'ambie11te. Circa. la proposta di inquadrare in riparti speciati anche i deliuquenti più temibili, dopo ciò che ho detto, mi dispenso dal dimostrare che una. tale soluzione sarebbe forse peggiore del male cui con essit vor· rebbesi porre riparo.
126
l'llO.FILASSl D E LLA D E LINQUENZA :'\ELL'ES F:RCITO
Lasciamo di discutere se ta.li ripart~ costituiti da siffatti i11dividui, riuscirebbero altrettante i ucubatriui di delinquenza., i11 cui la. virulenza. d ei singoli eleme11ti, col favore del terreno propizio si esalter ebbe sempre più e rigua.rdia.mo la. qui stioue sotto un altro punto di vista, rispetto cioè ai fini della nostra. istituzione. Ci preoccupiamo uoi for:;e tli arruolare individui con a.bito tubercolare, inviandoli i n reparti spec:iali? No: percbè consideriamo che essi n on sara.11110 per raggiungerP, in un lasso tli tempo proporziona.t am Pnte bre ve, quPll' indi('e fisi co neces,-ario p<'r le fati che del soldato. :Ma diciamo forse n oi <'OH eiò eh~ essi uon debbano essere educati o curati, oppure contestiamn i beuefì c.:i dPi Sana.tori ? E rispettivamente 1l isco11oseiamo noi forse il valore agli istituti di correzione, a tutti i me todi ohe valga uo a p on e u11 argi 11e all'irruenza dogli istinti, rafforzando i fi acchi o gli inetti poteri i nibitori r G li è che l'E sercito 11011 ha per sua e.~sPnziale funzi one la. educazione fisica. o la. ortoped ia psi chiva.: irrobusti sce le membra e favorisce lo sviluppo delle sa.ne en ergie psid 1ichc, ma sono quPsti frutti indiretti che dà. per giungere ai suvi fini e p<'r informare ad essi il soldato. È indirettament e dunque che l'Esercito riesce nobile e vigorosa < scuola. della nazione >, ma la ed ucazione, fine a se stessa,, è funzione civile non militare. Tutto ciò mi pare ovvio e incontestabile, e conduce alla logica e legittima illazione che, colla riserva della successiva. eliminazione d i quelli i qua.li al cimento de lla vita mostreranno che lo sforzo materia.le o di accomodazione richiesto sor passa la loro capacità fisica o di adattamento, dall'Esercito d~bbano essere immed iatamente ripudiati, come q uelli ch e n on raggiungon o l' indice fisico esponente della. robusta. cos tituzion e, quelli che si add imost.rino al d isotto del limite minimo psichico e m orale. Poicbè, per quanto si possa agire sui oongegui psico-nervosi di un <lelinque nte nato o abitual e, n essun rigore di metodo o potere di penetrazione, varrà mai a dissodare zolle riarse e brecciose, così che vi ger· m oglino le sante idealità della patria . CONCL USIONI. P L'identificazione e l 'eliminazione dall'E sercito dei delinquenti -devono essero iniziali prnsso il con sig lio di lova., intensifica.te sempre p iù n ei successiv i mome11ti del redu tamento, integrate dalla ricerca nel reggi men tv e nei vari luog h i di cura d a parte d ei rispetti vi ufficiali medici.
PROFILASSI DEL,LA DELl);QUENZ.! NELL'ESERCITO
127
2 ' A. tale uopo occorrerebbe : a) che le diverse autorità. politi.che trasmettesser o al Consiglio di leva le informazioni penali, limitatamente però ai precoci, recidivi spe·cifì.ci e rei di crimini gravi, e la. nota. di tutti quelli che siano stati ricovera.ti in case di salute. che sia.no stati o siano sorvegliati speciali; b) che i comandanti dei reggimenti fornissero immediata visione all' ufficiale medico cfei certificati pena.li e delle informazioni riservate relative alle reclute nuove giunte; e ) che negli ospedali militari i capireparti rife1·issero subito alla direzione su quegli individui indiziati per i quali si intravedesse la opportunità di uno studio psichiatrico. 3° Gli anormali permaneuti congeniti saranno immediatamente proposti a rassegna o inviati in osservazione all'ospedale militare, e successivamente tutti quelli tra gli anormali pe r attitudine acquisita che, dopo esame ripetuto e ponderato, si addimostrino incompatibili con le esigenze del servizio. I qelinquenti normali e tutti gli altri che n on diano bastevoli ele-
menti per l'invio in osservazione saranno fatti idonei e inquadrati nei reparti comuni, e tenuti in nota dal comandante della compagnia e dall'ufficiale medico del corpo. 4° È necessario inçiltre: a ) che si dia maggiore incremento agli st.udi psichiatrici-criminali, spingendoli fino alla specializzazione; b) che una continua, attiva, intensa propaganda sia condotta da parte specialmente degli ufficiali 'medici, per diffondere le nozioni essen ziali di psichiatria. tra. gli ufficia.li, i sottufficiali ed il personale di tut ti gli istituti militari « non escluso quello d.ei tribunali militari » perchè tutti concorrano, ciascuno nell'ambito delle proprie attribuzioni, alla di· fesa dell'organismo militare, rompendo quella fitta rete di superstizioni, di preoccupazioni, di diffidenze, che tuttora ne insidia la integrità morale. 5° Si riafferma. il convincimento: a) che le leggi vigenti, bene intese e Ìa.rgamente applicate, consentono a.l perito sanitario di attuare tutta intera l'epurazione dei non va.lori psichici e mentali; b) che gli istitu,ti rnil-itm·i intermedi e i reparti speciali riuscirebbero sempre superflui, spesso per icolosi o addirittura esiziali; e) che ogni proposta di riforma. al consiglio di leva, intesa a concentrare tutti gli sforzi profilattici in quel primo tempo, per risolvere in blocco e d'emblée il grave e complesso problema, sarebbe intempestiva, se non presupponga una radicale trasformazione di tutto l'istituto del reclutamento. Settembre, 1910
128
LA DOTTRINA DEI PORTATORI DI GERMI E LA PROFILASSI DELLE MALATTIE INFETTIVE NELL'AMBIENTE MILITARE
P er il tenente colonnello medico prof. Francesco Testi, vicedirettore della Scuola d'a.pplica.zione di sanità. militare in Firenze.
L'odierno modo di interpretare l'evoluzione epidemica. di molte malattie infetti ve sconfinando da quei limiti sistematici che le dottrine di qualche anno fa costituitesi quasi agli albori della microbiologia imponevano, ba subito notevoli modificazioni sie. per un più ragionato eclettismo prodottosi alle. stregua di osservazioni rigorose ed esatte, sia per l'introduzione di nuovi elementi tratti dal successivo e . continuato perfezionarsi della tecnica microbiologia. L'importanza dell'acqua, dell'aria, del terreno come veicoli e propagatori dei germi infettivi pur non perdendo del suo yaJore, che in molti casi è indiscutibile, ha man mano perduto del suo rigorismo quando si è veduto coll'n,ppoggio rea.le della ricerca scientifica che altri elementi, elementi animati cioè, alcuni a.nimali ma l'uomo in ispecie, possono in molti casi disseminare il contagio e dar luogo alle più gravi e diffuse epidemie. La febbre tifoide è stata la prima malattia a studiarsi sotto questo nuovo punto di vista e le ricerche batteriologiche molteplici, le quali sotto l'impero dei nuovi concetti eziologici vennero praticate, fornhono tali prove a.i concetti stessi da CO· stituire esse solo uno dei più originali ed interessanti capitoli della orliema scienza microbiologia. Il eone.etto a ttuale che domina nella eziologia. della febbre tifoide, e mi fermo, prima di tutto, a questa malattie. perchè, pur troppo, è da noi in Italia tanto nella popolazione civile quanto in quella militare una delle più gravi e diffuse, è quello che ora riferirò in gran parte colle stesse parole colle quali si esprime la reoente circolare del Ministero della guerra francese relativa a tale malattia (1), giacchè mi sembra che meglio non s i possa es primere i l concetto s tesso : « L'agente eziologico ( bacillo di Eberth Gaffky) uscito dall'ammalato può colpire l'uomo sano per vie diverse, sia direttamente, sia i ud irettamente. L'importanza. dell'acqua potabile è ben dimos tra ta, e le epidemie di origine idrica si presentano con caratteri ben netti. L'osscrva.zione giorualiem ha però fatto vedere che l'eziologia non sta sempre nell'inquinamento delle acque. Vi sono infatti manifestazioni epidemiche che si differenzia.no da quelle idriche pel loro modo di inizio, per la lentezza e l'irregolarità della loro e,·oluzione, per la persistenza nel tempo e nello spazio malgrado le misure prese in rapporto all'acqua potabile. Questi casi si spiegano col contagio interurnano e la loro evolnzione successiva s i spiega colla filiazione dei casi fra loro secondo la legge dei contatti. Que,;ti dati eziologici hanno preso grande importanza dopo le ricerche sistematiche del Kocb e della sua scuola. La constatazione fatta. della persistenza del germe tifico nelle materie fecali e nelle urine di individui
LA DC•TTRlNA DEI PORTATORI Dl GERlll E LA PROFILASSI, E CC.
129
che ebbero la febbre tifoide da lungo tempo ed anche nelle escrezioni di individui che ebbero rapporti di contatto con tifosi 1ua che conservarono ogni apparenza di salute, ha dimostrato tutta l'importanza che si deve dare a questi portatori cronici di bacilli nelle genesi di molti casi di febbre tifoide, e per conseguenza al contagio interumano. Si aggiunga poi che sono s tate dimostrate con molta fre. quenza delle forme ano1nale dal lato clinico e delle affezioni le più svariate come febbri effimere, bronchiti e bronco-polmoniti, dianee semplici, angine, disturbi funzionali del fegato, nefriti leggiere, stati infiammatori dell'appendice o del cieco, perfino delle otiti medie recidivanti, le quali hanno stretti rapporti eziologici colla febbre tifoide e possono servire alla diffus ione del contagio >. I fatti riferiti dalla citata circolare che hanno destato tanto allarme anche nell'opinione pubblica sono certamente da tenersi in gran conto, sia per l'autorità delle persone che li banno osservati e studiati, sia perchè effettivamente spiegano l'evoluzione di molte epidemie, specie negli ambienti colletti vi q u1t.le quello militare, e noi, per cui il 1uantenimento della salute del soldato deve essere il primo dovere da compiere, abbiamo l'obbligo di interessarci in modo particolare a questo nuovo orientamento delle dottrine epidemiologiche, per indirizzare nel miglior modo pos· sibile tutti i nostri sforzi ad una buona profilassi. È con tale intendimento perciò che ho creduto opportuno studiare la questione dei cosi detti portatori di bacilli nell'ambiente militare, studio che non rifltltte soltanto le febbre tifoide, ma che può estendersi a molte altre malattie infettive nelle quali è conosciuto l'agente eziologico. L'argomento mi sembra d'attualità e ho fiducia che valga la pena di trattarlo anche allo scopo di sintetizzare il lavoro scientifico fatto in questi ultimi tempi specialmente dalla scuola tedesca. I nomi infatti di Drigalski e Conradi, del Kutscher, del Kirchner, dello Pfeifl'er, del Gaffky, del Loftter, del v. Lingelsheim, del Tra.utmann, del Kruse, del Frosch, dell'Hetscb, del Kayser, dello Schneider, del Forster, del Lentz e di tanti altri, sono intimamente legati a questi stndi, e tutte le riviste mediche, specialmente tedesche, vanno giornalmente pubblicando osservazioni e ricerche sulla questione. Il tifo, il paratifo, la difterite, la dissenteria bacillare, la meningite cerebrospinale, epidemica, il colera, la peste sono, in modo speciale, le malattie nelle quali furono fatti gli studi i più esaurienti. Non è esclusa. però la. possibilità di allargare maggiormente il quadro delle malattie in cui la questione dei portatori di bacilli possa venire studiata. Basterebbe pensare alla tubercolosi la quale è il più classico esempio di contagio diretto o indiretto fra cronici portatori di bacilli, e, lasciando il campo della batteriologia per entrare In quello più generale ,lella microbiologia, alla infezione malarico. in cui la forma duratura dell'~mosporidio, il gamete cioè, rappresenta, per cosi dire, l'esponente epidemiologico della malaria. La questione dei porto.tori cronici di bacilli portò con sè quella riflettente lo studio batteriologico dei ca.si sospetti o di quelli latenti. studio recente, che si è di molto perfezionato, ma che ancora. presenta delle l11cune e delle incertezze. Certamente il valore dei metodi di ri,:erca batteriologica corrisponde molte volte alla necessità di una esatta diagnosi in forme morbose dubbie, e non è raro il caso che venga stabilita la diagnosi solo fondandosi !=:ul risultato delle ricerche stesse, ma non si può contemporaneamente nascondere, e mi piace dirlo col Liidke (2), che qualche volta si andò troppo oltre quando si volle abbandonare l'osservazione clinica a vantaggio delle ricerche batteriologiche sulle secrezioni ed escrezioni, e trasferire nel laboratorio le diagnosi delle malattie infettive. Kel caso concreto 9 -
Giornale '" med~ina mUUare. -
Fase. Il
130
LA D01'TRIN'A DEI PORTATORI iDl OER)ll E LA PflOflLASSI1 EOC,
però, come ben si vedo, le diagnosi dei portatori di bacilli è tutta batteriologica e se l'anamnesi, l'osservazione esatta possono indirizzare ad un q ualsiasi concetto diagnostico, occorre certamente la conferma scientifica t ratta dall'esame batteriologico sem:a di che la diagnosi non avrebbe alcun valore. Il presente studio sarà diviso in quattro parti: nella prima, premesse alcune generalità, verranno trattate e discusse le più recenti ricerche sui portatori di bacilli nelle principali malattie infettive diffusibili; nella seconda s i citeranno i re• lativi più noti lavori riflettenti l'ambiente militare; nella terza si daranno le nozioni più importanti e più pratiche sui metodi di ricerca batteriologico.; nella quarta verrà espos to e proposto un piano di profilassi relativo all'ambiente militare i11 relazione alle attuali conoscenze eziologiche sui portatori di bacilli.
In una prege volissima rivista che l'Hetsch fa nel Ce>tti'alblatt fii1· Bakte1·iologie (l " parte. R eferate, voi. XLIII, nn. 6-8) (3) sulla questione che ci interessa, molto a ragione vien fatta una disti11zione che a prima vista sembra scolastica ma che ha la s ua illlportanza anc he dal lato epid6miologico; vengono distinti cioè i« pvr· latori di bacilli (detti a uclie H:okk ent1·ti!1er, Jieimfrii.<JCI", Bazillen.triìy er), dai cosi detti eliminatori i;ronici di germi (Dauerai1.~scheicle1·), significandosi con la prima deuomiuazioue le persone perfettamente sane clinicamenle parlando nelle quali la ricerca batterio logica dimos tra la es iste nzn. e la po~sibilità di eliminazione di germi morbosi specifici ; s ig nificaudosi invece colla seconda i convalescenti di malattie s pecific he i q uali superata la mala t tia con forma più o meno g"rave, non perdono delìnitiva1non to i germi specifici, come è di regola, ma li conserve.no più o meno a lungo. Come dicevo, ques ta distinzione sembra un po' artificiale, e se vogliamo considerare la coso sot to i l pnnto di vis ta puramente clinico, dobbiamo anche ammet· te re che molte volte iJ quns i im possi bile il fare questa distinzione sia perché la malattia fu di data relativame ote assai remota, ed a llora il cronico eliminatore di ba~illo dovrà essere coosidc rnto come un portntore di bacilli sano, sia· perché la m1ilattia può variare sensibilmente dalle forme più gravi a quelle miti, ambulato rie e qualche vol ta ta li da s fuggire all'indagine clinica, sia anche percbè la ma· lattia che diede motivo alln. persistenza dei germi fn confusa con altra forma. Ad ogni modo, duU\ una diàgl'IOSÌ Malta d<!lla malnt tia, date le condizioni epidemiologiche opportune per dimostrare il nes.so causale e specifico fra le forme prime e ben netto e le forme leggiere o fruste ,e per spiegare la possibilità di un contagio senza successione morbosa, si può ritenere questa dis tinzione possibile e molte volte importante, spec ie per s tabilire il trattamento profilattico, giacchè un elimiuatore cronico di baci lli non verrà forse trattato, in riguardo ali& intensità dei mezzi, come un semplice por tatore di germi. Alcuni es empi potmnno meglio chiarire la differenza fra le due forme di eliminazione bacillare. Così è noto che fino da.Ila epide mia colerica del 1892-94 fu riconosc iuta da l Koch l'importanza delle persooe Sfl.ne aventi nell'intestino il vibrione specif1co, importa nza r.he 1<i rese più m ani festi\ durante lo scoppio epidemico del HJ05. Anche nel tifo, n<>ll& meningi te cerebro-s pina le epidemica, nella difterite, nella disseutori.a.1 si è dimostrato che individui sani possono per lungo tempo portiue il ger me specifi co. Pe i cronic i eliminatori di bacilli si soòo fatte molte osser· vazioni specia l mente rispet to al t ifo e a l pa ratifo e s i è visto che in certe località
LA DOTTRINA DEI PORTATORI DI GERMI E LA PROE'ILASSI 1 IiCC. ,e in
131
certe abitazioni, specialmente nei manicornì, nelle prigioni, essi hanno una .grande importanza nella diffusione dell'epidemia; e come pel tifo e pel puatit'o abbiamo eliminatori cronici di bacilli nella meningite cerebro- spinale epidemica nella dissenteria., nella peste, nel colera. Un'esempio poi dell'importanza ohe in 1ualche caso può avere questa di<1tinzione lo abbiamo dalle dis posizioni della legge imperiale tedesca s ulle epidemie citatn. dall'Hetscb, nelle quali sono ben specifica te le misure da prendersi nell'uno e nell'alt ro caso. Io tenò calcolo delle distinzione in parola, ma non in modo sistematico per non r endere confuso l'argomento, intendendo nei casi generali per portatori cronici sia gli individui sani albergan ti nel loro organismo il germe specifico, sia coloro che furono in tempo più o meno loutano ammala.ti. La nozione dei portatori e seminatori cronici di bacilli non e per vero dire nuo-v issima; già da tempo era noto, ad esempio, a proposi to del tifo, che l'agen te -eziologico specifico, veniva eliminato colle feci e colle urine, e che il convalesceute di tifo poteva rappresentare una. delle sorgenti ed anche un veicolo dell'infezione e quindi l'origine e ventuale delle epidemie. Devesi però al Koch e alla sua scuola se ques to concetto assunse la più alta importanza nella profilassi del tifo -e in quella di altre infezioni iu c ui potevas i invocare un analog o meccanismo ùi -contag io. Sappiamo come fin dal 1902 il Koch (4) si fece iniziatorn di un sistema di lotta contro le epidemie di tifo e come per merito suo s i istit uirono nelle provincie renane alcune stazioni batteriologiche le quali fecero molto progredire gli studi i n proposito. Citeremo fra i più importanti lavori sull'argomento quelli del Kirchner (5) , <lel Conradi (6), del Braun (7) in s eguito ad osservazioni e,:egnite negli is tituti sud <letti, gli studi sulla febbre tifoide del Duns chmann (8), le ricerche del Chiari e del F ors ter (9), le quali Ol'mai lianno avuto la sanzione uniyersn.ledell'esperienza, sulla sede, sullo sviluppo e s nl mantenimento della virulenza dei bacilli tifici nella cistifelea, s ull'intimo rapporto fra la vegetazione dei b. tifici e para.tifici nella ci-stifilea e la formazione di calcoli biliari, sui rapporti anche più intimi che intercedono fra questa sede non infrequente del bacillo tifico e la. sua comparsa nello intes tino, infine le mol te ed importanti nozioni di eziologia, epidemiologia e profilassi del t ifo raccolte dal Kutscher (10) nel fascicolo di a ggiunte alla classica -opera. di Wassermann e Kolle. Anche di recente trattò il Frosch (11) sull'importanza de i portatori d.i bacilli nel tifo, il quale però, è bene il dirlo, intende alquan to diversamente la differenza fra. portatori di bacilli ed eliminatori cronici basandola specialmente s ulla dul'a ta dell'eliminazic,ne bacillare. Ad ogni modo nel lavoro del Frosch sono cita ti dei casi interessanti nei quali è dimos trata l'importanza de i portatori di bacilli come agenti di diffusione dell'infezione; cosi vien citata un'osservazione del Friedel colla -quale viene stabilito che una cuoca nel decorso di 8 anni trasmise il tifo in 8 fa. miglia, con 24 ammalat i, e viene dimostrato iu modo s peciale il triste privilegio che gode il sesso femminile in questa cons ervazione del germe, g iacchè ment re i fanciulli dànno il 35 p. 100 dei portatori di bacilli, le donne ditnno il GO p. 100 come portatrici di bacilli, 1'82 p. 100 come eliminatrioi croniche. Il Frosch, nello stesso lavoro dimostra ancora come sieno note le cosi dette 'l'ypln,1.shausern. in cui hanno speciale importanza, come sorgenti d'infezione, le donue di servizio e come il medesimo fatto si osservi in alcuni ruanicomì in cni il tifo è eudemico; fa no• tare ancora, a proposito della durata dell'eli mi nazione dei bacilli in questi soggetti, c he si hanno osservazioni dimostranti essere essa possibile ti no a 30 anni, e
132
J.,\ DOTTRINA DEI PORl'.ATORI DI GERMI F. LA PROFJLASSI 1 ECC.
che per il giudizio sulla guarigione batteriologica non bisogna dimenticare che ci possono essere d ei periodi negativi seguiti da periodi di grandi eliminazioni dei bar illi. Una recente osservazione interessante sui portatori di bacilli tifici è quella dell'Hilzermann (12) il quale attorno a d un caso di malattia trovò 6 portatori d1 ba cilli ti Sci e 2 di bacillo paratifico dai quali si ebbero 26 nuove infezioni. Jn quanto alle difterite, il L tiffier (13) riscontrò che quasi sempre, anche dopo la guarigione del prvce~so locale, trovansi nella muco~a dei convalescenti i bacilli a11corn vivi e capaci d'infezione. La eliminazione dura molto a lungo. Abel, per esempio li trovò anche dopo 66 giorni, Trump dopo 82, !esser dopo 4 mesi, Hewlett e Nolan fino a G mesi, Fibiger fino a 9 mesi, Le Gendre e Pochon fino a 1 annoe mezzo, Neisser fino ad 8 anni. Adulti e fan ciulli si comportano nelle prime S settiman.e ugualmente; dopo la a• settimane. i bacilli scompaiano più rapidamente negli adulti che nei fanciulli. Circe. ai portatori di bacilli i quali non furono ammalati o non ammalano, si tratta d'individui i quali direttamente o indirettamente furono in rapporto più o meno intimo cogli ammalati. Accanto a ges ti casi, debbono anche mettersi q uelli di c osl dette. difterite cronica nei quali furono trovati bacilli per anni e in cui si trattava o di rinite fìbrinosa o di difterite del naso,. qualche volta manifestantisi con semplici raffreddori a ripetizione senza formazione di membrane, oppure di semplice esistenza del bacillo nelle cavità. prossime a l naso, ne lla cavità tinpanica. Nella meningite cerebro-spioale, come ha dimostrato il Lingelsbeim, (14 e 16), i portatori di bncilli hanno un'importanza anche maggiore che nella difterite (v. Kl in. Jahrbuch. Vol. 19, 1008, fase. 4). Il meningococco può con una certa faciliti\ dimostrRrsi nella mucosa naso-faringea delle persone che circonda.no gli ammala.ti; cosi l'Ostermann trovò in una famiglie. di 2\ persone avente un caso. di meningite cerebro-spine.le, 17 membri portatori di germi. Dieudonnè e Hasslauer dimostrarono i meniugococchi in 9 compagni di stanza di uu soldato ammalato, Bochalli trovò in un battaglione di fanteria (486 uomiai) a Beuthen, nel quale si era mauifestato un caso di meningite, perfino 42 bacilliferi, Bruns e HohIL poi (Centralbl. f. B11kter. Parte 1• Referate. Yol. 42, 1908) in SOO parenti di ammalati trovarono il 60 O. O portatori di cocchi. Soltanto il Kutscher trovò in casi eccezionali i mcningococchi in soldati s ani senza che si potesse determine.1·e alcun rapporto d ei medesi mi con so ldati ammalati. In quanto alla durata della pe rmanenza dei cocchi nella cavità naso-faringea dopo superata la malattia, le ricerche del v. Lingelshe im dimostrerebbero una possibile permanenza fino a 3 settimane; nei sani portatori di bacilli la permanenza dei cocchi può prolungarsi fino a 4 settimane e in alcune circos tan ~e sorpassare anche qualche mese. Anche il Trautmann (16) descrivendo una piccola epidemia sviluppatasi ad Amburgo nel 1907, fa cons iderazioni analoghe, e rileva il minor pericolo che come portatori di cocchi offrono i bambini i qua.li solo per eccezione hanno catarri cronici nasofaringe i ed emettono le loro secrezioni da lla bocca, in confronto degli adulti e specialmrnte di coloro che senza riguardi cacc iRu fuori le loro secrezioni e sono in rnpporto con molte per ~one. Nelll\ dissenteri a lmcillRre è noto, seco11do il Kntse ( 17), che per una determinn.ta perccntmde di cnsi si hanno forme che da a cute s i fanno croniche, per un'altra s i ha la g uRrigione, pe1·ò con proclività a lle recidive. Tanto le prime forme come le seconde sono assai pericolose per la diffus ione della malattia. Ma anche con In guarigione cl inic.R si può avere di.~seminazione di germi; cosi sono '.IOte le ricercl1e d i Con radi e Lentz colle quali venne dimos trata la presenza dei
LA DOTTRINA DEI PORTATORI DI GERMI E LA PROFILASSI, ECC.
133
!bacilli nelle feci anche dopo 5 settimane dalla guarigione. Senza dubbio si hanno però anche dei casi nei quali da individui clinicamente sani s.i eliminano bacilli; questi però si riferiscono piuttosto ai bambinì ed hanno, secondo gli autori, c he studiarono il fenomeno, un valore epidemiologico relativo. In genere si può dire che in confronto al tifo, i convalescenti di dissenteria, gli eliminatori cronici, i portatori di bacilli dissenterici sono meno pericolosi. In questi ultimi tempi anche nella dissen teria amebica si sono trovati casi di latenza prolungata dell'ameba dissenterica nell'intes tino umano, di portatori d'amebe. Citerò in proposito l'interessante osservazione del Ma,tini (18), e quelle più recenti del Vincent (19). Gli stu~i dello Pfeitl'er ,20) sul colera ha nno dimostrato che di veri eliminatori cronici di bacilli non se ne osservano, giacché di regola i vibrioni nel canale intestinale dei malati hanno una breve durata in vita la quale solo per eccezione va al di là. di 24 giorni. Sono invece frequenti ed hanno gnnde importanza e pidemiologica i portatori di bacilli. Nell'epidemia del 1905 ad es. su 174. persone che sta.vano attorno a colerosi si trovarono 38 portatori di vibrioni. Il pericolo che presenta.n o questi portatori di vibrioni circa alla diffus ione della malatt ia è in ragione della quantità di vibrioni che vengono eliminati; essi poi saranno in quantità maggiore nei portatori di bacilli che hanno diarree sia pure di lieve entità. Il Gaffky (21) ha. pure studiato la medesima questione a proposito della peste. Secondo questo autore hanno parimenti una grande importanza. gli eliminatori cronici. È noto infatti, come hanno dimostrato parecchi autori }Gotschlicb, Vagedes, Métin), che i convalescenti di polmonite pestosa possono eliminare collo sputo bacilli virulenti anche dopo parecchie settimane dalla guarigione. Nel pus. il bacillo pestoso si distrugge abbastanza presto; in alc une circos tanze può però conservarsi a lungo ed eventualmente venire diffuso. Non è ancora dimostrato se i bacilli pestosi possano essere eliminati, dopo la guarigio ne, colle feci e coll'urina, come anche non si sa ancora se in questa malattia si trovino portatori di bacilli clinicamente sani. Non è il caso di entrare in soverchi dettagli circa alla possibilità di ave re ~liminatori cronici e porcatol'i di germi nella tubercolosi e nella malaria. L'eliminazione dei bacilli per parte del tubercoloso conclamato non rientrerebbe per verità, generalmente parlando, nel quadro dei comuni portatori od eliminatori -cronici di bar.illi giacché qui si tratta di una malattia in atto. Siccome però per il particolare andamento cronico di questa infezione si hanno spesso forme la.tenti le quali danno l'illusione di uno stato perfet to o quasi di salute, così possono in questo caso i tubercolosi venir considerati quali disseminatori cronici di bacilli ed esser giudic.. ti dal lato epidemiologico alla stessa stregua ad es. di un cronico disseminatore di germi nella dissenteria; anche in quest'ultimo caso infatti molte volte non si può dire estinta· la malattia gia<Jchè si possono avere delle poiissée per parte dell'intestino, trattisi pure di una semplice e inavvertita diarrea della dun.ta di un giorno. Nello stesso modo sono da considerarsi i portatori cronici di malaria, pei quali anzi il microbismo latente ha un significato ancor più specializzato. Facendo astrazione dai casi in cui gli ammalati hanno recidive a lunga scadenza e nel frattempo, pure albergando i parassiti nel sangue o in qualche orga110 interno, godono della più perfetta. salute, vi sono i portatori di forme gametiche i quali ormai possono considerarsi guariti e come tali sono veri portatori puri e semplici non altrimenti di quello che avviene per altre malattie, colla differenza anzi che
134
LA DOTTRINA DEI PORTATORI DI GERMI E LA PROFILASSI, E CC.
questi casi sono per la epidemiologia della malaria i piu importanti di tutti giacch& come è noto, è precisamente in questo momento che gli anofeli pungendo e succhiando sangue diventano capaci di diffondere e mantenere vivo il seme, dirò, cosl, dell'epidemia.
*
** La importanza che hanno i portatori di bacilli nell'epidemiologia militare scaturisce da due fonti; de. un lato abbiamo ricer(' he, studi ed osservazioni recenti chesarà bene passare brevemente in rivista, per quanto non sia cosa facile fame uno studio completo, dall'altro abbia.mo tutto un assieme di considerazioni le qual i traggono origi ne dai diversi rapporti che esistono fra malattie diffusibili e modalità diverse di servizio, e ci danno modo di sorprendere e di indicare i diversi momenti che nell'ambiente m ilitare sono sottoposti alla loro pericolosa. influenza. Cominciamo dall'esame della letteratura medica in proposito, coll11. quale passeremo in rivista le pr incipali osservaz ioni fatte da medici militari d'ogni paese in rapporto alle varie malattie infettive, a cominciare dalla febbre tifoide, come quella che più ci interessa. Già ahbiamo avuto occasione di ricordare la circolare 'relativa alla febbr e tifoide di recente emanata dal Minis tero d ella Guerra francese nella quale è ben cielineata la questione dei portatori d i bacilli: il fatto è quindi sanziona to in Francia da opportune considernzioni e da norme relative. In quanto agli studi e a lle osservazioni prnticate in propoiiito da medici militari citeremo i seguenti~ Il Mallet (22) espone il meccanismo d 'azione dei portatori di bacilli e presenta u n piano d'azione per le misure profilattirhe per le truppe in g uarnigione e du· rante le m anovre. Nel numero deE 26 giugno 190!! del Lancet, il direttore generale del servizio sanitario nell'eserci to inglese r iferisce che in un deposito di conva. lescenza per tifosi furono trovati cronici bacill iferi (bacilli nell'intestino e nella vescica) e disoute s ui diversi mezzi atti ad u ccidere i bacilli. Wanhil (28) in seguito ad l\lcune ricerche sulle cause della febbre t ifoide nellll t ruppe in .Bermuda durante il 190!,1906, dimostra che il pericolo di infezione per contatto personale-è molto superiore a quello che vien dato dal111. bevanda e dai cihi, e trat ta della importanza dei cronici eliminatori di bacilli. Harr ison (24) col titolo La febbre tifoide in gue1-ra dimostra. che gl'ande importanzl\ si deve d ar e al fatto che non è possibile ri conoscere e quindi eliminare tutti coloro che possono essere causa di trasmissione delle infezioni quali i casi di tifo ambulatorio (causa dello scoppio epidemico nella guerra del Sud.Africa 1884-86), di itterizia da bacillo di Eberth, di presenza del bacillo tifico nelle feci e nelle urine di individui eh& hanno sofferto la malattia parecchi mesi ed anni addietro, ed anche di quelli che non ebbero mai il tifo ma che albergan o i germi nel loro intestino, e discute sulle mis ure profùatt i che più opportune. Una Relazione sulla statistica sanitaria dell'esercito inglese per l'anno 1907 si occupa in modo speciale della febbre tifoide nell'Africa del Sud e nelle Indie, e, mentre dimostr11. la g rande f'requenza~del tifo e del paratifo in queste regioni, espone le difficol t à che esistono nello svela.re t portatori di bacilli, dal che ne con segue la ne<'essitit di moltiplicare il numero deilaboratori batteriologici e dei batieriologi esercitati, e l'utilità di grandi depositi di convalescenza per i tifosi. Semple e Greig (26) (B ritiscb medicai J ournal, 19 settembre 1908) studiano i portatori sani di bacilli tifici nelle truppe indiane.
i
'
I
LA DOTTRINA DEI PORTA.TORI DI GERMI E LA PROFILASSI, ECC.
135
Evers e Miilhens (26) trattano della colelitiasi paratifosa e delle malattie paratifiche e presentano uu importante contributo alla questione dei portatori di bacilli tanto nell'esercito quanto nella marina a bordo con accurate ed estese ricerche batteriologiche. Hecker e Otto (271 narrano di una epidemia di tifo nel X corpo, d'armata tedesco durante l'estate 1909 e propongono misure profilattiche specialmente indirizzate o.i portatori di bacilli. Mi.iller {28) descrive un'epidemia di febbre tifoide nella caserma di Iardin Fontaine a Verdun, a mentre tratta in modo spe-
ciale dell'inquina.mento del suolo, non esclude la possibilità del contagio, durante le manovre, per opera di bacilliferi. Allen (29) espone un piano di misure profilattiche usate in Ambala(India) per distruggere nei convalescenti di t ifo il germe patogeno. Birmingham (30) descrive un'epidemia tifica nelle truppe a Cuba e prescrive norme profilattiche relative ai portatori di bacilli.Simone Dennemarck (31) trattano dell'eliminazione dei bacilli nei convalescenti di tifo e danno norme batteriologiche in proposito. Chaudoye (32) descrivendo la febbre tifoide nella guarnignione di Tébessa ascrive ai portatori di bacilli fra gli abitanti la caus11. della endemicità. Farganel (38) &tudia. una epidemia di febbre tifoide 11.I Gll reggimento fanteria. Un ottimo studio sui portatori di bacilli tifici è fatto da Grysez e lob (81). La no11 breve lista dei lavori che sull'argomento hanno puliblicato i med.i ci militari di diverse nazioni, per quanto certamente non completa, è sufficiente però a dimostrare quanta importanza si dia alle odierne vedute sull'epidomiologia del tifo, e mi ferme.rei coi lavori citati se non mi corresse l'obbligo di aggiungere come chiusura della lunga enumerazione, alcune parole sul recentissimo e interessante lavoro del Vincent (36), il chiaro collega delln scuola d'applicazione di Sanita militare di Val de Grllce, lavoro che fu letto, e con grande interesse ascoltato, in una delle riunioni dell'ultimo congresso medico internazionale t enutosi a Bu dapest. Il chiarissimo batteriologo di Val de Gr!l.ce col titolo / portaloi·i latenti di microbi pat.ogeni nell'esercito, dimos tra l'importanza. del microbismo latente in diverse ma.fattie infettive e precisamente nel tifo, nelln meningite cereLro-spinal11, nella dissenteria, nella difterite. Ritorneremo a proposito cli queste malattie, sulle conclusioni del Vincent. Per ora ci occorre notare che, secondo l'A. il bacillo tifico può persistere lungamente o anche indefinitivamente, e che i soldati convalescenti inviati in licenza. possono essere di pericolo a.i parenti; il pericolo però, al loro ritorno e nelle casarme sembra essere meno frequente che nellti f amiglie percbè il portatore di bacilli soggiorna poco fra i compagni e perchè la contagiosità cli questa malattia sembra all'A. meno pronunciata che per le altre. E' questa una specie di doccia. fredda alle idee t anto tenacemente sostenute da altri epidemiologi
militari? Non lo credo. Dalla lettura del lavoro del Vincent come dalle comunicazioni orali che egli stesso mi fece durante il Congress-0 d i Budapest, non è certo che egli voglia diminuire l'importanza dei portatori di bncilli nel tifo; egli soltanto asserisce che, in seguito ad osservazioni fatte, il pericolo è minore di quello che si credla, Questione però di circostanze e di azioni diverse fornite da fattori in tra ed extra.organici; il mefitismo esterno (intendo dire in genere le cattive condizion i igieniche delle caserme) come il mefitismo int,erno (l'assieme di tutti i fattori antiigienici e di tutte le possibili alterazioni anatomo-patologiche delle vie inte, stinr..li e della. flora batterica intestinale) possono da un momento all'altro avere il sopravvento e fa.re esplodere un'epidemia.: ne avrE'i le prove anche in due circoscritte epidemie venute a mia cognizione ina sulle quali non posso soffermarmi in modo concreto mancandomi molti dati.
136
LA OOT1'RJXA DEI PORTATORI DI GERMI E LA PROFILASSI1 ECC.
Per la n:ieningite cerebro-spinale le osservazioni per parte dei medici militari -sono abbastanza numerose e vennero fatte specialmente durante l'epidemia che infiel"i noll'inYerno 1904-1905 fino alla prima.vera del 1905 nel distretto industriale delllL Sles ia superiore e nelle parti confinanti dalla Galizia e della Polonia. russa. Fu i11 qn<.>s ta epidemia, la quale, soltanto nel territorio prussiano, diede luogo (;;econdo Kirchner) a circa 3000 casi di malattia con quasi 200 morti, che si fecero le inda~ini le più accura te sulla epidemiologia e sulle manifestazioni cliniche di tale affezione, per opera specialmente del v. Lingelsheim a Beuthen, e del Ruge e del Kutsche r nell'istituto perle m!tlattie infettive a Berlino. Lasciando da patte la già citata osservazione del Bochalli il quale in un battaglione di fanttlria (di 485 uomini) a Bcnthen, in cui eras i S\·iluppato un caso di meningite. trovò 42 bacilliferi di cui lO appartenevano ai 16 camerati di stanza dell'ammalato, e 13 n ppartcnevano ancora alla s tessa compagnia, veniamo a cita re i seguenti lavori: Huebner e K utscher(36)nella Deutsche Miiifèir tirzl iche Z eitschrif'l dell'agosto 1907 trattano della presenza del meningococco in individui sani senza alcun rapporto con cas i di me ningite, e dimostrano che in complesso l'importanza del meningococco ri,:petto alla. meningite è la stessa d<?l pneumucocco nella. polmonite. Questo fatto accresce !'d a llarga l'importanza dei portatori di ba.ciii i in quanto il pericolo risiederebue non soltanto nei convalescenti o in coloro che ebbero rapporti di vicinanza coi mala ti ma potrebhe anche trovars i in individui sani : vero è però che, come gli autori afi:'ermnno, solta nto il 2 01 0 dei casi esaminaii e bbe esito positivo. Bergel (37) descrive un'epidemia di mening ite cerebro-spinale nel VI corpo d'arma ta tedesco durante g li anni 1904-1005 e 1905-lt/06, e dopo aver descritto le forme cliniche pi11 importanti secondo le divisioni dell'Hirsch e del Councilman, tratta in 1uodo specia,le della profilass i la quale si basa in gran parto sulla cognizione acquisita dei portatori di germi. ,·agedes (38) espone le sue ricerche le quali, analogamente a quelle del Bocballi, fece nell'ospedale milita re 11° di Berlino. Dagli esami praticati facendo preparati microscopici e colture col muco del rinofaringe, risultò che su 1703 esaminati 33 erano portatori di germi e che di questi non tutti eran stati a contatto di ammalati: lO poi erano eliminatori cronici. Mayer (39) es pone delle ricerche s u di una. epidemia. nella guarnigione di Wiirz· burg, e segue passo passo l'introduzione e la diffm:1ione del germe nella caserma pe r parte di un portatore di bacilli che aveva avuto contatto con ammalati della po polazione c ivile.; il medesimo individuo creò nella stessa case11na altri tre portatori di germi. Ilenri e Vack (40) descrh•ono un'epidemia nella guarnigione di Angoulème, e danno, per la l nng11. durata della malattia, la massima importanza ai portatori di germi. Coste e P iussan (4l), S11lcbert, Mongiols e Landry (42) descrivono pure casi di meningite cerebro-spinale nèll'esercito, e ne incolpano l'importazione ai portatori di germi e s pecial mente alle reclute. lob e Grysez (·13) fanno un eccellente sludio sulle basi della profilassi razio · nale della meningite cerebro-spinale epidemica, e danno buoni precetti pratici sull'esame batteriologico presso i corpi di truppe. Braun e Mai-otte (44) raccolgono i più importanti fatti di epidemiologia mili· tare ris petto nlla meni ngite ce rebro-spinale, e, sviluppando a fc ndo il nuovo con· cetto epidem iologico riflettente i portatori di germi, danno indica zioni sulla ricerca del meningococco nel naso e nella faringe.
LA DOTTRINA DEI PORTATORI DI GERMI E LA PROFILASSI, E CC.
137
Sempre nel 1907 compare una Disposizione del Ministero della guerra gern1allico in data 20 marzo colli! norme profilattiche le più minute s ull'esame batteriologico dei primi càsi, dei casi sospetti, e dei presunti portatori ili bacilli. E terminerò questa non breve rassegna citando il lavoro esteso ed interessantis simo di Dopter e Koch R. (45), dove è s tudiata dettagliatamente la. diagnosi batteriologica del meningococco e sono date norme pratiche s ulla ricerca sugli ammalati e nei sani, e la recente Comunicazione del Vincent al Congresso medico internazionale di Budapest già accennata, nella quale esplicita mente è detto che la meningite cerebro-spinale riconosce ordinariamente il contagio diretto dai portatori di bacilli sani più che dagli stessi ammalati, e vengono es poste le ragioni di questo modo di trasmissione. In quanto alle altre malattie infettivE', per le quali è altt-esi nota l'importanza che htrnno i portatori di gerwi, gli ;;tudi e le osserv1tzioni dei medici militiu·i sono assai scarsi. La rarità. di alcune di queste infezioni, l'essere alct1na di esse assai limitata.mente diffusibili, il riscontrarsi di alcune pe r la massima parte in regioni esotiche, sono le ragioni della. scn.rsa letteratura in proposi.to. Ricorclerò però che in alcuni dei lavori s uccitati d'indole generale viene esteso lo studio anche nd altre malattie che non sieno il tifo e le infezioni tifo-simili e la meningite ce· rebro-spinale, e ricorderò che per la dissenteria bacillare esiste uno studio del Losener (4&) sull'eziologia della dissenteria endemica nella Pruss ia occidentale dove è descritta un'epidemia del Campo d'Arys (negli estati 1901- 1906) con speciale riguardo ai portatoi·i di bacilli, ed uno del Nickel sopra un'epidemia del 1° corpo d'armata tedesco (17); che il Galli-Valerio (48) rifel'isce alc t1ni esempi di epidemie dissenteriche nell'ambiente militare (caso di Lent.z in Kolle e Wassermann, Handbuch der pathO!Jenen J,{ikrooryanismen, caso di Kt1ster in Miinch. med. Wochenachl'., 1908, N. 3); che in rappot·to alla dissenteria bacillare presentano esempi notevoli di eliminazione per parte di cronici eliminatori il Baelde (49) il Martini, il Riss (60), il Vincent. Ricorderò ancora che lo stesso Vincent dimost ra come il bacillo difterico possa rimane·re per settimane e mesi ed anche per anni nella cavità bacco-faringea e nelle fosse nasali, e cita alcune epidemie mi litari osservate in Francia nelle quali fu trovato il 15-20 p. 100 degli uomini dello stesso corpo portatori sani del bacillo difte1·ico; che rispetto al colera e alla peste non esista.no che scarse ootizie e poco utiliz,:1abili in qualche periodico di malattie tropicali, pure essendo ammesso da tutti gli autori, e recentemente dallo Pfeiffer pel colera, dal Gaffky per la peste, come abbiamo veduto, la importanza che hanno ora gli eliminatori cronici ed ora i portatori di bacilli nella diffusione di ques te malattie. Non è il caso che io mi fermi a portare esempi sulla importanza dei porta tori di germi nella tubercolosi e nella malaria: abbiamo in proposito una ricca letteratura, e rispetto alla malaria a tutti sono noti i contributi di osservazione e di esperienza che molti medici militari italiani portarono alla epidemiologia di questa infezione nel nostro esercito. Una questione molto importante per la. epidemiologia militare e per le misure profilattiche relative consiste nel fatto di vedere in qual modo, con quali mezzi, con quali circostanze, con quale meccanismo possono agire nelle diverse malattie prese in considerazione più sopra i portatori di bacilli. A questo proposito llli sembra essere molto importante non dimenticare la già citata distinzione fatta -dal Kirchner e dall'Hetsch di eliminatori duraturi, cronici di germi e di porta· tori di bacilli, idea svolta anche recentemente dal Vineent il quale, sempre 1101
138
LA DOTTRJNA DEI PORTATORI DI OEmll E LA PRO.Jl'ILASS1, ECC.
suo citato lavoro, dimostra che i portatori di germi latenti possono dividersi in due gruppi: 1° convalescenti dJ una malattia infettiva, anche frusta; 2°· soggetti sani venuti in contatto con ammalati o con eliminatori cronici di germi, o altrimenti contaminati per via indiretta, e che conservano i germi in alcuni punti dell'organismo (chiamati dall'A.. zone 11c11trc) rappresentati specialmente da località in comunicazione piu o meno diretta coll'esterno, come le cavità bocca.le, na.· sale. li rinofaringe, l'orecchio medio, il tubo intestinale, la vescica urinaria, la. vescica biliare, e capaci di offrire un terreno nutritivo che incessantemente si rinnovella addatto al mantenimento e allo sviluppo dei germi. Nell'amlJiente militare noi abbiamo continua occasione di trovarci di fronte a portatori di bacilli. L'esercito è una collettività e come tale p1·esenta. le più svariate condizioni intrinseche ed estrinseche, dirette e indirette, acciochè tali fatti s i avveri no, accioch è i portatori di bacilli assumano tutta l'importanza di fattori epidemiologici di prim'ordine. Le mani, la saliva, le urine, le feci, il mucco nasale, il sangue, sono altrettatto sorgent,i d'infezione nei portatori e negli elimi11atori cronici di germi, ed og·11un vede quali e quante sieno le possibilità di contagio fra questi e gli indi vid ui s ani nei continui e stretti rapporti che esistono fra. i mem bri della famiglia militare. Individui uscenti dai luoghi di cura, individui reduci da liceJJza, individui nuovi giunti al corro. o come reclute o come richiamati, personale borghese es istente nelle caserme, fornitori e provveditori diYersi che banno libera entrata nei quartieri, rapporti fra i militari e i cittadini, tutlo ciò rappresenta un pericolo continuo per l'individuo e per la collettività. Ma 1:1.ddeutriamoci meglio nell'esa me di questi fatti, e cerchiamo di forma.rei un quadro il piti possiloilmente esa tto e nello stesso tempo comprensivo dei diversi modi cotl cui i porta tori di germi possono creare un pericolo nella collettività. militare. Se noi cons ideriamo i rapporti molteplici che es istono fra il militare e la popo· ]azione civile entro la quale esso compie per un certo tempo i l servizio, è facile vedere che i fattori eziolog ici, in termini generali il contagio, si possono cliffei·euziare relativamente alla collettività militare in centripeti, centrifughi e misti, e voglio dire con ciò che vi sono contagi che dall'ambiente civile vengono in quello militare, e bisogna dire che questo è il caso più frequente, contagi che dal· l'ambiente militare possono andare in quello civile, e contagi, che vanno dall'ambiente mil itare a quello civile per poi ritornare in quello militaye o viceversa. Se noi applichia mo questo concetto ai portatori di germi, noi vediamo subito quali sieno i momenti che rendono possibile una qualsiasi trasmissione di germi patogeni a. seconda dei cas i sopra esaminati. Nel primo cioè o sono le reclute in genere n uove giunte al corpo, o sono i richiamati per una temporanea istruzione, o sono reduci da licenza e specialme nte da licenza di convalescenza, o sono individui borghesi che prendono nuova e fissa. dimora. in una caserma o anche borghes i che temporaneamente vi alloggiano o che per qualche tempo> sia. pur breve, vi s i soffermano, fra i quali non è fuor di luogo rammentare ('.}le i graduati colle loro famiglie, gli individui addetti ad olJicine militari o a servizi di ve rsi (armai uolo, maniscalco, vivandiere, ecc.), diverse altre persone c he hanno libero ing resso nelle caserme [come fornitori, lavandai, ecc.), possono essere s pecial men te pericolos i, in parte per la minor sorveglianza. alla quale eono in genere sottoposti, in gran parte anche per le molteplici e più freque nti occa· sioni che hanno, sia pei continui i·a.pporti colla popolazione cittadina, sia per la.. specialità del loro impiego. di trovars i a contatto di ammalati. Nel secondo caso
LA DOTTRINA DEI PORTATORI DI GERMI E LA PROFILASSI, ECO.
139
sono i militari stessi i quali rientrando nell'am biente civile per un motivo qualsiasi, ma più specialmente per licenza di convalescenza, trasportano i germi nelle rispettive famiglie e quivi possono esser ca.usa di focolai morbosi famigliari~ qualche volta con fuoriuscita dell'infezioni anche al di fuori dei limiti famigliari, con pericolo continuo di protrarre sempre più a lungo, pei contatti diuturni con nuovi ammalati, un microbismo latente pericoloso per se e per g li altri. Ed infine nel terzo caso, e la malattia guarita clinica.mente ma non microbicamente, che costituisce un vincolo di ininterrotto pericolo fra. la caserma e l'ambiente civile, fra questo e la. caserma per cui, e questo è il caso che più ci interessa, il militare portatore di germi rientra. dopo una licenza di convalesceaza nella collettività militare ed elimina ancora i g ermi infettivi e crea nuovi pericoli e produce nuovi danni, tanto più gravi in q uanto l'individuo ritenuto perfettamente innocuo semina per lu ngo t empo e diffusamente il contagio. Come ognun vede le eventualità nelle quali i portatori di germi possono esser pericolosi sono molte e svariate e conte1uplano si può dire, tutte le più diverse combinazioni di rapporti esistenti fra il soldato e la s pecialità. del servi½io, fra la collettività militare e quella civile. Che se si vuol scendere ad ulteriori particolari e considerare più dettagliatamente i modi diversi con cui i port atori di germi, a seconda della malattia, possono essere sorgenti d'infezione, dovremo ricordare che per il tifo e il paratifo sono specialmente l e feci, le urine, le mani, per la dissenteria bacillare le feci, le mani, forse in .qualche caso l'urina, pe1· quella amebica le feci, per la meningite cerebro-spinale e per la difterite le secrezioni nasale ed orale, qualche volta ne lla meningite alcune affezioni dell'orecchio medio, per il colera le feci, le mani, per la. peste lo sputo ed il materiale contenuto nei bubboni aperti, per la tubercolosi lo sputo, le mani, per la malaria il sangue (indirettamente). Per quella stretta comunanza poi che nello sviluppo epidemico di tali malattie occorre fra sorgente e ,,eicolo, son o da ricordarsi altresl i molteplici modi di trasmissione diretta e indiretta de i germi infettivi, contagio diretto (baci, strette di mano, contatti diversi), contagio indiretto per mezzo dell'aria (come veicolo di particelle liquide emesse dalla bocca dei pazienti oppure di polveri bacillifere), dell'acqua., degli a limenti solidi e liquidi, del tetreno, della polvere, degli indumenti, delle biancherie, degli utensili e oggetti diversi, dei veicoli diversi animati (mosche, insetti pungenti, eco.). E si potrebbero ancora più oltre studiare i momenti diversi coi quali i portatori di germi sono da ritenersi p<:ricolosi se non ritenessi sufficiente il fin qui detto a convincere della grande proteiforme quantità. d i mezzi attraverso ai qunli s i manifesta il pericolo stesso.
*** Le ricerche batteriologiche odierne hanno aperto un campo d'azione dei più. vasti per la profilassi delle malattie infettive insegnando, per mezzo di una tecnica progredita ed eminentemente scientifica, a fare la diagnosi precoce delle medesime specialmente n ei casi iniziali ed in quelli latenti. La. presente trattazione dell'importanza che hanno i portatori di gf1rmi nella diffus ione di molte malattie infettive ci obbliga, prima di venire a parlare della profilassi, a trattare anche di quei mezzi riconoscinti più prat,ici e utili per svela:re i portatori di germi. Ciò facendo riteniamo altresl fare cosa utile a coloro che desiderano conoscei-e il succo dei più recenti studii sulla diag nosi deJie malattie per mezzo d elle ricerche batteriologiche l\pplicabili anche nelle comuni esigenze dell'arte medica.
140
LA DOTTRJ:,;A DEI PORTATORI DI GERMI E T,A PROI<'ILA SSI 1 ECO.
Le malattie che abbia1uo passato in rivista furono tutte argomento di nume rosi studii in propos ito, e siccome i mezzi di ricerca variano a seconda dell'agente eziologico, cosi sarà bene tra t tare partitamente di ciascuna di esse. 'l'ifo e parati/o. - Una prima osservazione da farsi relativamente a ques lo gruppo di malattie, è che la diagnosi batteriologica riposa quasi esclusivamente sull'esame delle fec i e dell'urina, e può trarre anche prezioso aiuto dalla sierodiagnosi, eseguita però ed interpretata, come vedremo, con speciali criterii. I metodi di ricerca del bacillo tifico, nelle feci, sono lunghi e complicati; nondimeno in seguito a gli studii di questi ultimi anni s i è riusciti sufficienlemente a semplificarl i. Ad ogni modo è bene far notare in precedenza che pe r poter sta• bili.re una diagnosi esatta dei bacilli tifici nelle feci si debbono tenere a mente i seguen ti caratteri distintivi che traggo in gran parte dal lavoro del Neufeld nel I,t,h rbuch der patltoge11e11e11 Mikroorganisinen di Kolle e Wa<;sermann (51) : 1° Nelle piastre in gelatina i bacilli tifici si sviluppano in colonie super1:ìcia.li, dol icate, a fo rma di foglia di vite, senza. che la gelu.tinn fluidifichi ; 2° Nelle colture in brodo il bacillo pn·senta vivaci movimenti (dimostra· bili con preparato in goccia pendente}; 3° Il bacillo tifico possiede abbondanti cigl ie peritric he; 4° Si scolora al Gram; o0 Non forma gas nei terreni zuccherati (con glucosio, lattosio); G0 N'>n forma indolo nell'acqua pcptonizzata (o in brodo di Bleiscl1); 7° Si sviluppa nel siero laccamuffato senza apparent.e intorbidamento e non oltrepassa in aciditil il 0.5 p. 100 d i acidità normale; tl0 Nell'agar a l rosso neutro (secondo Rothberger ed altri) non produce alcuna alterazione nel tono di colore; 9° Non coagula il latte; 10° Forma a cidi e produce fermentazione nella soluzione zuccherina di Barsiekow; 11° Con un siero immune animale di alto valore è aggl utinato in alta concentrazione del s iero. Aggiungerò 11.ncora che a proposito della diagnosi differenzia.le fra il bacillo tifico e il colilJacillo sono eia ricordarsi i sei gruppi di caratteri proposti dallo stesso Neufeld, basati cioè : 1° s ul diverso potere di assimilazione fra. i gruppi a tom ici contenenti azoto; 2° s ul diverso potere di attaccare gli idrati di carbonio; 3° sulla p,·oprietà di dar luogo a speciali fenomeni chimici; 4° sulla dive,·sa. intensità di accrescimento in genere o sulla diversa capacità di resistenza verso sostanze battericide; 5° sulla d i versa mobilità; 6° sul diverso potere di ·1·iduzione, tutti caratteri ri levabili da determinate appa renze colturali iu speciali terreni nutritivi. Noterò in fi ne che il bacillo paratifico, oltre a lla specifica reazione agglutinativa, ai disting ue dal ba cillo tifico col quale ha tar..ti punti di somiglianza, perchè arrossa e rende opalescente il sie ro di latte laccamuffato dopo nno sviluppo di 24 ore, pel' poi renderlo dal terzo gior no progressivamente azzurrognolo fino a.I turchino intenso e renderlo nuovamente limpido chiaro al di là di 10-12 giorni; perchè fa fermentare con produzione di gas i terreni glucosa.ti; perchè produce gas e fluorescenza nell'agar a l rosso neutro, pe rché nel latte (che non coagula) produce dopo un certo lempo forte produzione di alcali, mentre il terreno diventa. giallicoio e s i chiaritica; inoltre il bacillo para.tifico è estremamente patogeno per gli animali, specialmente per la cavia. e pcl topo. Il materiale che deve e~;ier sottoposto all'cs,\me batteriologico è cos tituito, come
LA DOTTRINA DEI PORTATORI DI GEHMI R LA PBOFILASSI 1 E CO,
14-1
abbiamo detto, dalle feci e dall'urina. Tanto le feci che l'urina debbono essere rac, colte con speciali riguardi. Le feci saranno possibilmente fresche, nella quantità di 10-20 centimetri, senza aggiunta di alcun disinfettante, raccolte in un recipiente di vetro a bocca larga, previamellte sterilizzato il quale ben chiuso e convenientemente assicurato potrà essere anche spedito a distanza; si potranno anche utilizzare i nocchi di muco lavandoli accuratllmente in acqua sterile. Se si tratta di scibala, si diluiranno in precedenza con brodo. L'urina dovrà essere possibilmente quella del mattino e anche essa non dovrà essere disinfettata. L'esame batteriologico dovrà esser fatto al più presto. I principali metodi di isolamento del bacillo tifico dalle feci usati in ques ti ultimi anni si basano sul principio di offrire ai bacilli le più favorevoli condizioni di accrescimento e di moltiplicazione, e nello stesso tempo di impedire lo sviluppo delle numerose altre specie che costituiscono la flora batterica intestinale. I più usati di tali mezzi sono i seguenti: Metodo di Hoff1nai1.n e Ficker. - Semina del materiale in brodo preparato secondo regole speciali, con aggiunta per ogni 100 centimetri cubi di 1(15 centimet ri cubi di una soluzione di caffeina. all'l,2 p. 100 e di 1,4 centimetri cubi di una soluzione di cristal violetto al 0,1 p. 100. Lasciare in termostato per 18 ore, dopo di che piccole quantità della coltura sviluppata si seminano in una serie di piastre d'agar con laccamuffa e lattosio. Ulteriori procedimenti di s tudii secondo i metodi usuali. Se noD si hanno risultati sicuri, si può trattare la originaria coltura in brodo (conservata frattanto in ghiacciaia) con siero antitifico (procedimento di Altschiiler) e seminare il sedimento su piastre di agar. Metodo di Lentz e 1'ietz. - S i fanno piastre in agar al verde di malaclaite (modificazione del terreno colturale di Lo:ffier), distribuendovi sopra il materia.le d'esame. Dopo 16-20 ore di termostato, vi si versano sopra 10 centimetri cubi di soluzione nsiologica. di cloruro sodico e dopo un po.io di minuti si raschia con molta. cautela la patina batterica aderente al terreno nutritivo; le colonie di tifo e di paratifo, esselldo meno aderenti, passano facilmente in sospensione, men t re le colonie spesse del colibacillo si staccano piuttosto in massa, e perciò inclinando la piastra esse ce.dono facilmente in fondo al liquido. Col materiale prelevato dagli strati più superficiali del liquido si allestiscono piastre di agar con lanamuffa e lattosio per l'esame definitivo. · Metodo di v. Drigal,slci e C<n1radi. - È una modificazione di un m etodo c ht1 fu raccoma ndato dal \Vurtz il quale serviva per l'identificazione delle colt ure pure e basavasi suJl'impiego di un mezzo colturale (agar preparato con lattosio e soluzione di laccamuffa) sul quale le colonie di tifo si presentavano di color bleu, quelle di colibacillo di color rosso. A questo mezzo colturale i citati autori fecero alcune modificazioni consistenti nel portare la quantità d'agar al S p. 100 e nell'aggiungere il 0,2 p. 100 di soda e una piccola quantità di cris tal-violetto in una concentrazione dell' 1 : 100000 allo scopo di ostacola.re lo sviluppo delle specie batteriche concomitanti, specialmente dei cocchi. Con questo terreno nutritivo si fanno piastre versando il terreno stesso nelle scatole Petri e lasciandolo solidifica.re e strisciandovi poi sopra col materiale, o per mezzo di nu ansa di platino, 0 meglio con un pennellino di platino o con un bastoncino di ve tro piegato ad un EIStremo ad angolo retto. In questi casi sarà sempre bene diluire precedentemente il materiale, altrimenti le piccole colonie di tifo di color bleu possono essere sopra.fatte e rese indistinguibili dall'arro!lsa.mento generale delle pias tre per uno sviluppo preponderante di germi fermentanti il lattos io. È d a rirordarsi poi
142
LA. DOTTRINA DEI PORTATORI DI GERMI E LA PROFILASSI, ECC.
che altri germi che possono eventualmente trovarsi nell'intesti110 hanno la facoltà -di dare colonie bluastre simili a. quelle del tifo; tali sono, fra le s pecie patogene, il b. paratifico, il b. del tifo dei topi, il gruppo degli alcaligeni e dei dissenterici. i bat ted de lla pes te s uina, i batteri del tipo b. enlei·itidis di Gitrtner. Peculiari ,differenze sull'aspetto delle colonie sono però ad un occhio esercitato abbastanza facilmente rilevabili: del resto gli ulteriori caratteri biologici particolarmente presi in esame servi ranno a. tog liere ogli dubbio. M etoclo di End,-0. - Questo autore si v11le di un terreno nutritivo composto di 1000 cm. di ngar neutralizzato, 10 grammi di lattosio puro, 5 cm. di soluzione alcoolica di fu1·sina, 25 cm. di s oluzione di iposolfi to di soda al 10 p. 100, e 10 cm. di soluzione di soda al 10 p. 100. Le JJiastre solidifica te in scatole P et ri, che hanno nn aspetto incoloro, si strisciano col materiale sospetto : il colibacillo si sviluppa con colonie di color rosso lucente, il bacillo tifico con <'olonie irn·olore. Per impedire uno sviluppo eventualmente troppo forte del colibacillo, Gaehtgens cons igliò di aggi ungere al terreno di brodo il 0,!!3 p. 100 di caffeina chimicall!ente pura. Ultimamente Con mdi (5:3) (F1·de V ereiniylrng (iir Mikrobiologie, seduta del giug no ltl08) raccomandò l'agar con a cido pic rico e con Brillanlgriin kristall col quale rne1.zo si avrebbero colture abbastan1.a caratteristiche e distinguibili dal paratifo. E a proposito di metodi nuovi citerò ancora la prova di Loeffier consis tent e nell'ottene.re una specie di coagulazione colla cosi detta sol uzione tifì,ca, la quale è preparata <"OD acqua distillata nella quale s i fa sciogliere ; nutrosio 1 p.100; pep• tone 2 p. 100; l(lncosio 1 p. 100; lattosio 6 p. 100; verde ,li malachite chimicamente p1uo 1 p. 100 di una soluziono al 2 p. 100: s oda normale 1,o p. 100. Il bacillo tifico seminato in questo m<>zzo produce dopo 16-20 o re un coagulo; tutta la massa si rapprende in blocco e sotto il coagulo si forma un liquido chiaro di color verde. In caso di ,·olibacillo, invece del coagLllo solido si ha una massa verde che s i clepo3ita sulle pareti del recipiente. ~ e lla prat ica corren te quando si sia in presenza di colonie sospot1e s u aga r a base di malacl,ite, si semina una ùelle colonie in 8 eme. di soluzione tifica; se il giorno dopo si ha il coag ulo, si tratta quasi sicuramente di bacillo tifico. Per no:1 generare confus ione col ricordare g li altri numerosi mezzi nutri tivi impiegati per l'isolam(lnlo dei bacilli tifi,·i dalle fec i farò punto coll'ultimo de· scri tto. Purtroppo nessuno di que~ti metodi ha vero carattere di prova diagnostica specifica, ed è prudente conch iudcre colle parole di Kolle ed H ets1~b (64) (( Senza dubbio una parte dei numerosi metodi in u,>o presenta g randi vantaggi, in ispecie per i b1ttteriologi esercitati in t.al genere di ricerche, ma a llora non è tanto questione della bonti~ del metodo o del terreno nutritivo, quauto dell'abilità individuale e della conoscenza esalta de lla tecnica :,,. P er m io conto poi debbo dire che nelle numerose prove fatt,e nel laboratorio di Batteriologia della Scuola di Sanità Militare, le mie r icer che e quelle dei m iei assistellti ha.u no in questi ultimi tempi confermato la g rande util ita del terreno nutritivo di Driga.lski e Conradi. Circa a ll'es ame balteriologico delle urine i procedimen ti sono presso a poco eguali a quelli che c itm,si per l'es nme delle feci. Dissi che la sierodiagnosi può essere impiegata qualche volta come buon aiuto per la diagnosi dei portatori di bacilli. Saputo infatt i che in alcuni cas i anche m olti anni dopo la guarigione dc.I tifo essa può rendersi manifestn.; nel caso quindi che si presenti la re1~zionc pos i I iva e,sa ci consiglia di rivolgere l'at teu1.ione alla e ven t ua le esbtenza di b1\cilli 11elle f,•ci e nelle urine e ci ammonisce di ricerrarli.
LA DOTTRINA DEI PORTATORI D1 GI,;RMI E LA PROFil.ASSI, ECO.
143
E inutile che mi fermi a parlare della tecnica relativa ormai nota a tutti -e di uso corrente; soltanto sarà. bene osservare che l'importanza sua ha un carattere indubbio soltanto quando appare ben netta e che, per elimin1ne i poss ibili
errori d'interpretazione, sarà. bene saggiare ancora l'az ione del siero sui bacilli paratifosi e paragonare i risultati determinando nel modo più esatto possibile i !imiti massimi d'agglutinazione. Rico rderò sul proposito l'event.uale possibilib'i dt una reazione cosidetta di !Jruppo, nella quale offrirà buoni clementi diagnostici la prova della saturazione secondo il metodo d el Caste llani. Il Conradi ha da non molto raccomandato di cs.eguire la prova dell'aggluti nazione fatta coi bacilli in bile bovina; siccome quest'ultima la.sciii. perfettamen te mobili il bacillo tifico e il para.tifico, mentre altre specie batteriche facili ad agglu tinarsi sono maggiormente agglutinati da lla presenza della bile, cosi la goccia pendente in bile offre la probabilitiì di riconoscere ogni pseudo agglutinazione. Ciò che si è d etto pel tifo vale in gran parte anche pel paratifo. Anche pe t· questo, come dice, il l{utscher (65) nel suo articolo sull'argomento face11te parte dell'Handbcuh der path.ogenen Mikl"Oorganismen cli Wassermaun e Kolle è ammesso che « una gran parte di singoli casi sporadici, come anche di piccole epidemie, abbiano luogo senza dubbio analogamente a quanto avvieue pel tifo addominale per infezione da contatto, e per diffusione per parte dei portatori di bacilli, specialmente dei convalescenti i quali molto frequentemente per molte settiman,e emettono i bacilli colle feci ». Traggo da un importante lavoro del prof. Siciliano (511) s11lle i nf ezioni paratifose le notizie più importanti circa alla diagnosi batteriologica e biologica dei bacilli para.tifici nei portatori di bacilli. La ricerca del bacillo para.tifico ne lle feci offre maggiori difficoltà che pet" quella del tifo per la concorrenza vitale coi nnmero,;issimi g ermi intestinali e per le somiglianze colturali fra i diversi tifosimili. Anche pol paratifo si sono però proposti metodi basati sui due criteri principali, di ostacolare cioè coll'aggiunta di speciali sostanze lo sviluppo dei germi estranei e de l colibacillo specialmente, e di poter mettere in evidenza con reazioni colornte prodotte dagli stessi germi qualche carattere differenzia.le speciale fra tifo, paratifo e colibacillo. I mezzi colturali più usati sono quelli che servono anche per il bacillo titico: l'agar di Drigalsky e Conradi, il terreno di Endo, il terreno al ve'tde di malachite di Loffier, quello di Lentz e Tietz, l'agar con acido picrico e Bl"illantg·riln-Kristatl di Conradi, La presenza dei germi paratifici nelle urino su verifica di raJ"o. I metodi di ricerca sono del resto simili a quelli usati pel bacillo tifico. Non è facile dire ·per quanto tempo dopo supemta la malattia rimangano presenti nel sangue l e agglutinine specifiche. Su. questo punto le osservazioni manc ano o non sono concordi. Aggiungasi poi che la reazione agglutinante acquista in questa infezione una difficoltà di esecuzioHe pel fatto della frequente reazione agglutinante di gruppo. Ad ogni · modo la massima parte degli autori consigliano di tener conto soltanto dei risultati ottenuti cominciando con diluizioni all'l : 100. Il prof. Siciliano non è di questo avviso e ritiene che si debba cominciare anche da. diluiziooi minori, non scendendo però al disotto dell'l : SO. In quanto alle modalità. tecniche pe1· la prova agglutinante sono pienamen te d'accordo con quegli autori che dà.nno la preferenza ai giudizi ricavati dall'osservazione macroscopi<:a. Nel Gabinetto di Batteriologia della nostra Scuola di
144
LA DOTTRIKA DEI PORTATORI Dl GERMI E LA PROJ;'lLASSJ, ECC.
Sanità Militare si fanno diuturne prove di sierodiagnosi e, da to anche la. consecutiva. pratira raggiunta nel giudicare ad occhio nudo le. portata del fenomeno, si hanno risultati eccellenti conforma.ti de.ll'andamento clinico degli amm&la t i assoggettati alla prova. Non sarà inutile, data Je difficoltà e le incertezze che spesso si hanno nel giudizio batteriologico s ulla esistenza del pare.tifo e delle suo varietà, riassumere brevemente i ca ratteri principali ch e lo differenzia.no. Essi sono i seguenti: forma simile a quella del b. tifico, mobilità vivissima, nou resistenze. al Gram, apparenze colturali fra quelle del b. t ifico e quelle del colibacillo; non formazione di indolo; nessun mutamento del terreno nutritivo nelle piastre di e.gar con lattosio e laccamuffa; arrossamento ed opalescenza del siero di latte con lacca mufia dopo 24 ore, dopo 8 giorni intorbidamento sempre piu accentuato con tono azzurro· gnolo che dopo 10-12 giorni si fa turchino intenso con successivo r itorno del terreno a limpido chiaro; nell'agar e brodo glucosat i fermentazione con produzione di gas; nell'agar con rosso neutro produzione di gas e fluorescenza; nel latt,e assenza di coagulazione, ma dopo un certo tempo forte produzione di lllcali mentre il terreno si fa gialliccio e chiarifica. Questi dati pl'incipali bastano sufficientemente per la diagnosi batteriologica del paratifo. Più complicata è la questione qualora si volessero identificare le due varietà di ti pi def paratifo (paratifo À. di Scbottmi.iller o Kayser, paratifo B, tipi divers i affini). Per questi casi, i quali del resto esorbitano dalla prat ica comune, si ricorrer1\ ai lavori speciali sull'argomento, specie A quelli di Sacquépée, e Chevrel e alla citata monografia del Ku tscher sul paratifo. (Continua.).
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA DI ANATOMIAE FISIOLOGIA NORMALE EPATOLOGICA 111l ouo 41 stnma Uro14ea della bue 4ell& llllgua. - (Policlinico, sezione pratica, 1910).
CARLO LIVI, -
La oonoscenza dello struma alla base della lingua, che si sviluppa in porzioni aberranti di ghiandola tiroide (];offre lingual,1, è recente. L'.A. ne ha trovato nella letteratura descritti solo 85 casi. Lo studio delle tiroidi aberranti ha importanza per l'anomalia di sviluppo dell'apparato tiroideo, da cui derive.no. Come è noto, la ghiandola tiroide si s viluppa da una evaginazione mediana e due laterali dell'epitelio del faringe. L'abbozzo mediano è strettamente collegato colla formazione della base della lingua, colla q ne.le resta successivamente ed a lungo in comunicazione mediante uno stretto ca· ne.le - canale tireogloaso - formatosi pel saldarsi di due orletti situati a livello del 2" e 8° arco bronchiale; gli abbozzi laterali sorgono, dietro l'ultimo arco bronchiale, più tardi dell'abbozzo mediano, a cui si avvicinano e col quale si saldano. L ievi deviazioni dalla norma, per lo più parziali, di questo SYiluppo embriologico, spiegano le molte disposizioni anatomiche anomale che si riscontrano, quali il canale linguale pervio anche nell'adulto, le cisti, le tiroidi aberranti lungo il detto canale o nella regione sopra e sottoioidea, le mediastiniche, le cervicali. Per le tiroidi aberranti però della base della lingua, ragioni anatomiche e cliniche, fanno ritenere non si tratti di un disturbo embriogenico così semplice, perchè l'asportazione dello stroma: linguale è frequentemente causa di gravissimi danni generali (miscedema). Ciò fa pensare che in questi casi non si abbia la formazione degli abbozzi laterali tiroidei, per modo che, anche a sviluppo compltto, la tiroide linguale - abbozzo mediano ri masto impiantato nella b11se della lingua - sia il !;olo rappresentante o la massima parte dell'apparecchio tiroideo. Il caso cHnico che l'A. descrive si riferisce Rd una giovanetta che soff1·iva da tempo imprecisato di di!iturbi nella deglutizione, di senso cli « boccone in gola :. e di un certo inceppamento nella favella ; obiettivamente si riscontrava sulla base della. lingua, dietro il V linguale, una tumefazione tondeggiaute, grossa come · una noce, coperta da mucosa d'aspetto normale, dura, spostabile. indolente. Al collo si palpava bene il lobo destro della tiroide, non il sinistro. Asportnto il tumoretto, ne fu fatto l'esame istologico. C'he fece rilevare la struttura del tessuto tiroideo, con dveoli, tappezzati di epitelio cubico-cilindrico, più o meno fortemente dilatati e riempiti di sostanza anista, che assumeva i colori di anilina, separati dai vicini da setti connettivali molto sviluppati. Dopo l'operazione ogni disturbo cessò, nè, anche dopo nn anno, si ebbe ad osservare alcun fenomeno di ipotiroidismo, forse perchè nel <'8SO speciale ,isiste,a certamente per lo meno un lol>o laterale della tiroide. U. R rvA. tO -
Gior nale di medi:i11a mili/are - Fase. Il .
146
RIVISrfA DI MEDICINA LEGALE Le pertsle psloblatrtohe nell'eserolto e la 4uolplln& mllUare. (..4.reh. de méd. et de pharm. militaires, maggio 1910).
Juorn. -
Vi sono stretti rapporti tra. le perizie psichiatrie.be giudiziarie per la difesa sociale dai delinquenti, e quelle che banno per oggetto i criminali nell'esercito; ciò specialmente per il dànno che ambedue I.e collettività. - militare e civile ricevono dalla. abitudine ormai comune di concedere una responsabilità attenuata a molti delinquenti. Maggiore il danno - per ragioni disciplinari e per il pericolo da parte di anormali - nella vita militare; ma meno dis agevole provvedervi mediante una prevenzione ampia. e razionale : il còmpito del medico militare, quale perito psicbiatra, è essenzialmente un còmpito di profilassi morale. In tal senso furono formulati dei voti dal XIX Congres~o degli alienisti e neurologi francesi a Nantes (agosto 1909. V. re<"ens ione in questo giornale). Ta.Je opera di profilassi, insie me alla selezione larga e pronta di tutti gli a.normali che un e$ame speciale abbia disvc lato, fa rendere !\ll'esercito \lll servizio considerevole, e grandi bene6ci alla di,;ciplioa., dappoichè i degenera.ti sono elementi di disordine , una vera. piaga per la collettività, con scarso vantaggio del servizio, dando essi la maggior parte degli indisciplinati, dei disertori, dei delinquenti che popolano le prigioni, i reclusori, i corpi d'Africa, le compagnie di disciplina, ed obbligano a repressioni severe di cui facilmente si commuove l'opinione pubblica. Cons idere\'Ole la quota di qufsti degenerati tra i volontari, per l'abitudine diffusa di far anolti.re i giovani instabili, giocatori, oziosi, anormali, irrita.bili, ,·iolenti, spostati socia ti; è pure considerevole t ra i renitenti di leva (non emigrati). Basti pensare - oltre che a.i danni disciplinari - agli atti di negativismo ed alle impulsioni repent ine degli stati iniziali della. demenza p1·ecoce, agli accessi di violenze con amnesia. o alle fughe irresistibili ed incoscienti dell'epilettico, agli stati secondi con fughe o ag li attacchi di sonno degli ist.erici, pericolose alluci· nazioni dell'alcoolista, ecc., per comprendere come anche la. salvezza di un esercito possa esserne compromessa, quando missioni di fiducia., o posti delicati, trasmissioni d'ol'dini, servizi d'esplorazioni o di so1·v·eglianza siano affidati ad anormali non ri conosciuti tali. Elevatissima, è, perciò, la missione dell'ufficiale medico nella collettività militare; ma, nel tempo istesso, molte volte dillicile, sempr~ delicata, e bisogneyole d'essere materiata di solita scienza chimica. e di grande buon senso. P e r esempio, fra i degenerati, specialmente della Legione straniera di Algeri, molti souo soldati ammil'evoli dinanzi a.I pericolo, infat icabili, coraggiosi ed int.raprendenti, talv olta ve ri eroi in guerra, pe1·chè utilizzano le loro tendenze a.noma.le d'a.vven tm·a, di viaggi, di vagabondaggio, di lotta; quelli che non sono cosi gravemen t e tarati da diveni re inadattabili, possono foSsore assai bene utilizzabili, a preferenza dei no1·mali, con una 1:ita di campafrria, nelle lotte coloniali (simbiosi
RIVISTA DI :MEDICINA LEGALE
147
del Lombroso), Quindi, praticamente, occoue limitare la selezione ai casi tipici, gravati da eredità psico-neuropatica familiare e personale notevole. I ~etti alquanto ipostenici, od ozios i, o timidi e depresssi, o viziati nelle famiglie, pof!SOUO molto avvantaggiarsi da una sana attività disciplinare e prestare utili servisi come. alcuni malingres fisici; cosi in genere i d1tbbii mentali, i ·malingres psichici (Nimuw) che però devono essere sorvegliati da ufficiali e dai medici reggimentali, e non esposti a.d una istruzione intensiva, ed alle fatiche delle grandi manovre o della guena., che (11cilmente diromperebbero il loro scarso potenziale ~nerget ico, e potrebbero far div0Dire alienati dei soggetti che in altre condizioni di vite. rimarrebbero soltanto degli insufficienti, o po trebbero farli esplodere in gravi reazioni antidisciplinari. Per motivi di praticità sonanto per tali soggetti possono redigersi delle car.telle biografiche - che alcuni medici chiedevano per tutti i militari - con l'aiuto degli ufficiali e sott'utlìciali che stanno con essi in più diretti rapporti; donde il bisogno d'impartire a queste categorie di graduati oonoscenze opportune, sopratutto sui modi nei q uali può manifestarsi l'anormalità psichica o morale dei degenerati. Sono cosi molteplici i còmpiti dell'ufficiale medico, per la igiene morale dell'esercito, con immenso vantaggio degl' individui e dell'aggregato, del servizio e della disciplina, per cui può essere accresciuto il rendimento utile di lavoro, assai scemate le deviazioni ed anormalità della vita collettiva, ed evitate in guerra numerose disgrazie. P. C0NS1cu,1o.
Stuello mentale 41 uaa oategorla 41 delinquenti mllltarl; 1 « bou abaentl :.. - (Archives d'Anthropolo_qie criininelleet de Mé-
HAURY (maggiore medico). -
decille légale, Juin et Juillet 1910). Nell'esercito francese la visit.a praticata ai coscritti presso i Consigli di leva, -serve anche per la determinazione della loro ~ttitudine ai vari: servizi, e quindi per l'assegnazione a.Ile varie armi. Molti però non si presentano a questa prima visita, e quelli tra i non presentati che non possono giustificare la loro assenze (residenza all'estero, malattie, detenzione, ecc.), sono arruolati d 'uflicio, e dichiarati bons absents, cioè individui presunti abili al servizio malgrado la loro assenza. La legge stabilisce altresl che questi òons absents non possono essere riformati se non nel caso di assoluta impossibilità di utilizzarU in qualche modo, voleadosi in qunl-che modo punirli de lla loro renitenza. Il numero dei bons alJsents è andato via vie. crescendo in modo dn impensierire. E ssi possono considerarsi divisi in due categorie: 1° coloro che, sapendo o credendCI di avere qualchf:l difetto, e pur non volendo rifiute.rsi al servizio militare, si danno « assenti :. per sfuggire al pericolo della rivedibilità (ajournement), poichè in Francia l'anno passato in rivedibilità non è -computato per servizio, od a.ncho per ottenere più facilmente di esser destinati ad un corpo non lontano dal loro paese ; 2° coloro che non invocano e non hanno alcun motivo s pecia le, e che non si s ono presentati per semplice noncuranza, per indifferenza, pe r incapacità a comprendere i loro obblighi di legge. I bons absents costituiscono dunque, tanto nel primo caso come nel secondo, un gruppo di militari fisicamente o psichicamente tarati.
148
RIVISTA DI MEDICINA LEGALE
L'autore, per incarico del medico ispettore Nimier, ne ba esaminati dal punto di vista psichico 246, 1id ha trovato 78 anormali, ossia una proporzione d0l 80 %, T 73 anormali si ripartiscono; N. 54 in deboli o disarmonici •. in ereditarii » 16 in alcoolisti semplici . • S io epilettici " 1 Segnala i pericoli, che possono, più specialmente, provenire alla disciplina e alla collettività. militare, dai deboli di mente e dai disarmonici; e propone di fare, dei renitenti, un esame psichico preliminare per riformar e i più tarati ed inviare gli altri nei reggimenti, colla nccomandazione di sorvegliarli o di proteggerli s econdo i casi. FUNAIOLI.
RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGI! - Bulla pellagra ba lt&Ua. Osservazioni epidemiologiche. (Annali di Igiene sperimentali', vol. XX, fase. 4°, 1910).
ALESSANDRINI G.
L'A., r iservandosi ulteriori ri<'erche ed esperienze, pubblica i risultati dei suoi impor tanti stud ì sull'etiologia de lla. pellagra, dimostrando con validi argomenti come l'alimentazione maidica non ne sia la causa specifica, ma solo una predisponente: vi sono infatti pellagrosi che non si sono mai C'ibati di granoturco; vi sono regioni ove di questo s i consuma quantità. grande, e non v i è pellagra; in una stessa provin<'ia vi sono ione infe tte e zone immuni. a malgrado delle identiche condizioni di clima e d i alimentazione. Rileva inve"e la grande importanzii dell'acqua nella sua etiologia, notando come la pellagra esista solo ove s i bevono e.i·quo di falde. superficiale, come sparisc11 dopo bonitkhe idrauliche, mentre persiste ove nulla si fa per migliorare le acque potabili. In quanto all'agente patogeno esisten te nell'acqua, egli esclude trattarsi sia di un batterio specifico (streptob,tcillo del Tizzoni), sia cli un protozoo. (Qui ad· duce anche ragioni contro la teoria del Sambon, che l'agente della pellagra sia un protozoo trasmesso all'uomo da insetti pungenti del genere Simuli urn). E ritiene che la pellagra con tutia probabilità. è determinata da un nematode della famig lia delle Filaridae, il quale s: trova allo stato larvale nelle acque, penetra nell'uomo pe r la via orale, ue r a ggiunge la pelle per la via sanguigna o per emigrazione diretta, p roducendo le caratteristi<· he alterazioni d ella malattia. Egli basa t ali sue conclusic,ni s ull'aver trovato picco lissime uova embrionate nelle vescichette de ll'eritema dei pellagro~i, e sull'nver trovato quasi sempre larve d i t a l nematode nelle acque superficiali dei luoghi OYe la pellagra è endeP. FALCETTI, mica, e non averle mai t ro\·at" nelle loca liti\ immuni.
l49
RIVISrI1A BIBLIOGRAFICA Le terlte prodotte dalle moderne armi da tuooo da suerra, HOluae le artfgtlerle. - Un volume in 8° di 538 pagine,
Prof. dott. EuGENlO DE BARLO. -
con figure originali intercalate nel testo. Prezzo L. 10. Premiata Tipo-litogrnfia ravegnana. Ravenna 1910. E' un'altra bella ed utile pubblicazione, di cui si è arricchita la Jetteratum medico-militare italiana, e che fa. onore all'autore, capitano medico De Sarlo, ed al corpo sanitario dell'esercito, di cui egli è una delle più apprezza.te e promet· t..nti energie. L 'argomento del libro fu il tema dato al De Sarlo per l'abilitazione alla. libera docenza in patologia s1~ciale chirurgica, e che ottenne la piena approva;,:ione della commissione esaminatrice: la. qual co.sa costituisce il maggior titolo di lode e la migliore raccomandazione del lavoro. E' la seconda volta che, nel giro di pochi anni, io vedo, con intimo compiaci· mento, assegnato un tema di chirurgia di guerra ad aspirn.nti alla libera docenza in patologia chirurgica. Ciò significa che le nostre Facoltà mediche s'interessano con venientemente degli studi di chirurgia di guerra, e ci lascia sperare che quest i studi - i quali già. in talune Università estere sono oggetto di speciali t'orsi - sieno per acquista.re più larga diffusione anche presso di noi. Il libro - dedicato, con gentile pensiero, all'illustre rrof. Ceci, nella cui cli. nica l'A. fu assistente onorario - raccoglie quanto oggi abbiamo di meglio definito intorno all'azione vulnerante delle armi da. fuoco portatili da guerra: l'A. vi ha. aggiunto altresl il contributo di esperienze proprie su bersagli innnimati, su cadaveri umani e su animali vivi, fatte colle pistole da guerra. Ne è risultato un lavoro che è pit\ che una monografia; si potrebbe dire un vero trattato di chirurgia di guerra, se contenesse più larga copia di figure illu· strative, se talur.i punti avessero avuto uno svolgimento un poco più ampio, e, soprattut to, ~e il lavoro fosse stato integrato colla. trattazione delle lesioni per armi d'artiglieria e per armi bianche. E' da augurarsi che questo l'A. voglia fare in una seconda edizione. L'argomento è stato diviso in una pa1·te generale, nella quale sono trattate le cause vul neranti, cioè le armi, e le lesioni in genere, da. esse prodotte, ed una parte speciale, in cui sono descritte le ferite delle singole regioni. Nei primi quattro capitoli della parte generale è es posto tutto quello ohe può interessare il medico militare intoroo alle armi da fuoco portatili attualmente in uso negli eserciti, ed al loro muniziona.mento ed, in is pecie, ai loro proiettili. Indi l'A., dopo di aver brevemente esposti gli effet ti dei fucili da guerra su bersagli va.ri inanimati, parla, in apposito capitolo, dei risultati delle proprie es perienze sugli stessi bersagli colle pistole.
150
RIVISTA RIDLIOGRAFICA
Lo studio sperimentale comparativo fra la pistola a rotazione di medio calibro, di mm. 10,85, e quella Mauser di piccolo calibro, di mm. 7,63, costituisce la parteveramente originale del lavoro; ed è tanto più importante, inqu antochè, mentre sull'azione vulnerante dei fucili furono praticati esperimenti in gran num ero, è s tata finora piuttosto trascurata quella delle pistole da guerra. In l talia alcuneesperienze vennero fatte dal tenente colonnello Bonomo colla n ostra pistola arotazione e colla Mauser, altre furono eseguite dal maggiore-Alloatti e dal capitano Tirelli colla pistola automatica Glisenti, del calibro di mm. 7,65; all'estero è degn o di nota lo studio sperimentale del Bruns sulla pistola automatica Ma.user. La des crizione delle numerose esperienze instituite dal De Sarlo è avvalorata de. figui·e originali molto dimostrative. Sui bersagli i nanimati tanto colla. pistola di medio calibro, quanto con quella di piccol o ca libro si ebbero effetti esplosivi n ei colpi tira.ti a 10 m. ; ed alle maggiori distanze si ebbero effetti tali da far 1·itenere che anche il piccolo calibro, alle dist!\nze ordinarie di tiro delle pistole , esplichi un'azione i·ulnerante pienamente cor?·ispondente alle esigenze detla guer1·a. Nel capitolo seguente sono esposte le varie teorie sull'azione esplosiva. E qui l'A. si mostra. eclettico, ritenen do che« gli effetti esplosivi costi tuiscano fenomeni troppo com plessi perchè s ia possibile spiegarli in modo esauriente con un.a semplice ed unica ipotesi »: essi, come tutte le alterazioni c,igionate dai proiettili, sono da imputarsi alla q ualità statiche e dinamiche del proiettile, ed ai ca ratteri fisici del bersaglio. In un al tro capitolo sono descritte le zone d'azione ùei proiettili, zona dell'azio11e esplosiva; delle medie cli1da11.ze; delle grancli di~ùr.nze; delle distanze
d ell'artiglieria. :Kei successivi capitoli, dal nono al quattordicesimo, vengono studiate le ferite p rodotte dagli attuali proiettili in genero.le, e quelle dei vari tessuti. Questa parte del lavoro ha, a mio parere, una s peciale im portanza, sia per il largo contributo di dati e di osservazioni, fornite dalle guerre più r ecenti, sopratt.utto dn. quella russo-giapponese, e d cui l'A. ha saputo valersi con mirabile discernimento, sia anche per il prezioso contributo delle esper ienze proprie colle pistole di medio e di piccolo calil>ro, sui cadaveri um:~ni u sugli an imali vivi. E così l'A. ha potuto dare risposte meglio foudate e più decisive a vari que siti, attinenti alla proporzio11e dei colpiti u elle guerre moderne r ispetto nlle guerre antiche; al rapporto fra morti e feriti, fra feriti gravi e ferit i leggeri, fra i feriti nelle varie r egioni del corpo; alla v,ircentuale delle ferite prodotte dalle armi d i fanteria, dalle armi d'artiglieria e dalle a.rmi bianche; a.I la proporzione d ei guariti con itlo11ei tà al servizio rispetto ai morti ed agli invalidi, ecc. E, circa il risultato degli esperimenti personali, tanto sulle parti molli che :;ulle ossa, l e alterazioni cagionate dalla pistola di piccolo calibro, sempl'e molto rilevanti, sarebbero state mf!no estese e meno gravi di quelle prodotte d1tl medio calibro. Nel quindicesimo capitolo si fR parola d<:lle complicazio11 i secon darie delle fe l"ite, ossia delle infezioni ch irurg iche. Queste infezioni sebbene oggi assai più rare di un tempo, anche nei feriti di guerra, meritauo uno studio diligente, perchè da esso, o5serva giustamente l'A., si apprendono i modi ed i mezzi per e vitarle. \ "engouo modernamente studiate : l'infezione piogena nelle sue varie forme, l'infezione putrida, l't resipela, la ganyre11a nosocomiale, il tetano. A riguardo del t e tano sono opportunamente m o:sse in rilievo le particolari cause predisponenti ed ausiliarie, ch e s'incontrano nei feriti in guena. Uno speciale capitolo è dedicai.o all'ordinarnento ccl al funr.ionamento del servizio sanitar io in guerra presso l'esercito italiano.
RIVISTA BIBLIOGRAFIOA
151
Qui l'A., oltre a riassumere le principali particolarità regolamentari del nostroservizio sanitario di 1", 2' e s• linea, fa un illuminato esame critico del serviziosanitario di 1• linea, sulla base degli insegnamenti delle ultime guerre, in confronto dei deside1·ata cui dovrebbe soddisfareNell' ultimo capitolo dello. parte generale, il quale ha per oggetto il trattamentodelle ferite in rapporto alle varie formazioni snnitarie, sono agitate diverse q uestioni, che si rannodano colla cura delle ferit,e: Le ferite prodotte dai 11wclerni proiettili delle arm,i di fanteria sono infette o si possono ritenere, almeno relativamente, asettiche1 Nella chfrurgia di 1• linea la m.edicatw·a dei·'essere preparata esfomporanea1nente, opz)Ure in precedenza sin dal tempo di pace ? Det·'essere antisettica o semplicemente asettica 'I È cont:wiente, oltre i l pacchetto individuale di medicaziQne, l'adozione di determ'inale unità tipiche di medicazione? E se ne è conveniente l'adozione, come ed in quale mi.qura det·ono essere p1·eparate? Si può non essere d'accordo in qualche punto con l'A., ma non si può non riconoscere che egli risponde ai varì quesiti con sano e ponderato criterio e con mol~a dot· trina. Non è il caso di riportare qui le singole l'isposte, noto solo che l'A. vuole materiale asettico, custodito in apposite scatole di alluminio. Ris petto al primo trattamento delle ferite, il De Sarlo, naturalmente è fautore della occlusione asettica. Fa però due proposte, che meritano di essere segnalate. L'una è di far precedere l'occlnsione asettica della ferita d:tll'applic11?.ione di una sostan.z a antisettica non frritante, la quale secondo lui, dovrnbbe essere il solfoittiolato di ammonio. Dato il principio che nella prima medicazione non s ia da praticare la lavatura antisettica della feritn, cli verse sostanze sono state proposte ecl adoperate, allo scopo di preservare la ferita da successivi eventuali inquinamenti (tintm·a di iodio, collargol), balsamo del Peni , creosoto, ecc.): l'A. propone di far cadere sulla soluzione di continuo, immediatamente prima di applicare la medicatura, una piccola quantità di solfoittiolato di ammonio, e perciò vorrebbe fosse distribuito ai portaferiti un piccolo astuccio metallico comp1·essibile, ripieno di tale sostanza.. L'altra. proposta è foudata sull'impiego sempre piu esteso che si fa delle soluzioni iodo-iodurate nelle disinfezioni preoperatorie, e consiste nell'adozione clel metodo di Grossich (pennellature di t intura iodica sulla parte opern1,da} per gli interventi chirurgici nelle formazioni sanitarie di 1• linea. A mio avviso, quest'ultima proposta è accettabilissima, poichè il metodo di Grossich segna un vero progresso, specie in cliirurgia di guerra, per la sua semplicità ed efficacia insieme. Quanto alla prima, non sono molto propenso ad accettarla, appunto perchè amo molto la semplicit,\, massime nella pratica chirurgica. di guerra; tutta.via non mi dispiacerebbe che fosse oggetto di esperimento siu dal tempo di pace. Nell'ultima parte del capitolo è passata in rapida rassegna l'opern chirurg:ca. nei vari scaglioni sanitari. E' una ras3egna ben fatta, ma in taluni punti, per verità, mi è sombrata un po' troppo rapida. Cosi, a proposito delle emorragie, l'A. si limita a porre nelle mani dei portaferiti i torcola·r i ed i compressori improvvisati, e tace di tanti altri mezzi emostatici e segn.atamente dei lacci elastici, che oggi, ben a rag ione, si sostituiscono ai torcolari. Lo stesso può dirsi dello sgombero dr.I campo di battaglia, dell'oapilalizzazione sul posto, del trasporto e disseminamento dei feri ti, tutti argomenti assai importanti e che, a mio avviso, avrebbero merit11to un più ampio svolgimento. Non dico della sezione di sanità, 11 cui còmpito è tracciato in poche
162
RIVISTA BIDLIOGRA1!'ICA
righe. Mi fermo, un momento, solo s ul posto di medicazione, al quale l'A. attribuisce 4: sopratutto il compito di eseguire la acelta de i feriti -., ed io non sono del tutto d'accordo cou lui. La ;;celta o, diremo forse meglio, il primo amistamento dei feriti non può farsi durante il combattimento, giacchè sotto la fitta grandine di proiettili che emana dalle armi moderne, nè i feriti che sono in grado di marcia.re, affluiscono ai luoghi di cura, nè gli altri vi possono essere trasportati. Si fa in parte nelle pavae del fuoco, ma principalmente dopo il combattimento, e per o~a di tutti i reparti 1<anitarì , cltt, ci>ssata l'azione bellir.a, conve1·gono sul campo di battaglia. Quello che meuo vi concorre, è precisamente il posto di medicazione, il più mobile di t,utti e che, naturalmente, meno si ferma sul campo di battaglia, percbè, il personale ed il materiale ond' è composto, devono ineluttabilmente seguire il proprio corpo o reparto di truppa. Questi sono, a me pare, i dette.nii dell'esperienza delle guerre. lu una l>reve appendice l'A. parla dell'anestesia. nella chirurgia di guerra, dando la preferenza all'anestesia locale morfo-cocainica, e riservando l'anestesia generale mo1:(o-ctoroformica, ai casi in cui assolutamente non se ne può far senza. Mostra poca simpatia per l'aneste8ia midollare, alla Bier. Dirò assni brevemente della parte ;,peciale, la quale comprende uove capitoli, corrispondenti alle ferite delle grandi sezioni del co1·po. Di tutti i gruppi di lesioni viene esposta la frequenza secondo i dati desunti dalle principali guene, l'anatomia. patologica, la sintomatologia., il decorso, la prognosi, la diagnosi e la cura.. Noto in pat·ticolar modo: il capitolo delle lesioni del cranio e del suo contenuto, de lle qua.li l'A. illustra, con molta dottr ina, il meccanismo di produzione, e nella. cura si mos t1·a. in mas~ima, contrario ag1',illl.erventi primari ; il capitolo delle ferite della rachide e della. midolla spinale, sebbene non possa sottoscrivere a.I consiglio che dà l'A., di rinnovare la medicatura di q_ueste ferite al posto di medicazione ed alla. eezione di san i tà ; i l ca pi tolo di.,lle lesioni toraciche, in cui è posta giustamente in rilievo la minore gravità. delle ferite polmonari cogli attuali proiettili di piccolo calibro; quello delle ferite addominali, nel quale, con larga copia di erudizione, sono esamini.ti gli asi ti delle ferite degli organi cavi e degli organi parenchima.li del ve nhe, rispetto alle armi ed al trattamento curativo, ed è affrontl\ta. la vessata. questione della laparotomia in chirurgia di guerra, e risoluta nel modo più conforme a.gli inseg namenti delle ultime guerre. Nelle lesioni degli arti l' A. è fervido propug natore della cura conse1-i:ativa, ris.irvando a rarissimi casi l'intervento d cmolitit·o prima1·io. In tutti i capitoli sono descritte le es perienze personali, dalle quali resta confermato che la pistola. di piccolo calibro produce, bensì, effetti analoghi a quelli de riva nti dal medio calibro, ma notevolmente minori per estensione e per gravezza. Riass umo le conclusioni che l'A. trae dallo studio comparativo del piccolo calibro col m edio calibro, rispetto a lla 101·0 azione vulnerante: Ferite semplici delle parti molli più limitate e con maggiore tendenza ad una rapida g uarig ione; frequenti le ferite dei vasi sanguigni, ma pit\ rare le emorragie esterne ; lesioni ossee meno esteso e meno gravi; ferite del cranio sempre, in massima, assai gravi, ma, alle grandi distanze, non molto rari i casi aventi probabilità. di guarigione; ferite polmonari con spiccata tendenza a guarire rapidamente; ferite degli organi cavi del ventre, quando non accompag nate con fenomeni di scoppio,
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
153
meno estese e con maggiore tendenza alla g uarigione spontanea ; p111 elevato il numero dei colpiti; non maggiore, però, la mortalità immediata, minore quella consecutiva, e più numerosi i casi di guarigione completa: pertanto le attuali armi portatili, pur non meritando la qualificazione di fusits à'enfan t, possono realmente considerarsi come umanitai·ie rispetto a quelle dei tempi passati. Chiude il lavoro una larghissima. bibliografia, che è un'altra prova del lungo studio e del grande amore con cui fu svolto l'importante e non facile tema. Non ultimo pregio del libro è la sapiente ed ordinata ripartizione della materia, e la forma piana, facile, spigliata. Ripeto: il capitano medico De Sarlo ha regalato alla letteratura medico·milita re italiana un prezioso ed utile libro, meritevole di far par te della modes ta biblioteca del medico militare, non solo, ma anche di quella più ricca del medico civile.
P. h1BR IACO. Oberstabsarzt deU'esercito ba varese. - Der 8anltitt14lenat lm ZuJnmftakriege, eln Krleptagebaob. - ( ll servizio san ita,·io della gtter ra futura, diario di (J1lerra). - Berlino, 1910, E. S. Mittler, editore. Marchi S,60.
W1TTMANN,
Il dott. Wittmann, oberstabs arzt dell'esercito bava rese, ha ideato nn mezzo nuovo ed originale per fare una espos izione prat ica del servizio sanitario nelle guerre avveni re. Egli ha supposto una g uer ra vera, g uerra abbastanza lunga, giacchè il primo giorno di mobilitazione è il 1° ma ggio l!J... e la conclusione della pace avviene il SO aprile dell'an no successivo. La guerra è una guerra d'invasione, entro un paese non nominato. Il " 'ittmann ha compilato un diario minutiss imo di tutto ciò che a un supposto c:ipitano medico di un suppos to reggimento può capitare di fare o di vedere ne l corso de lla campagna, a cominciare dal 1° giorno di mobilitazione fino a quel lo del t ratta to di pace. Naturalmente, da to il s uo scopo didattico, l'A. non poteva fare a meno di la rgheggiare nell'immag inare i vari avvenimenti g uen-eschi, nei quali il supposto capitano medico si t rova involto o come a ttore o come spettatore. 11 lettore asl'iste cosi a marce al freddo, a marce al caldo, att raverso paesi infet ti da epidemie, ecc., ecc., a traspor ti in ferrovia e s ui carri. Si h1t poi una minuta descrizione di p_a.recchi scontri e battaglie, e di tutto il funzionamen to d el sen·izio, dal posto di medicazione ai lazzaretti da campo e d i riser va. Per meglio completare il quadro, l'A. 6nge d i esser rimas to ferito e gravemente, e posci11. rimpatriato, per tutta la trafila delle tappe, dei ti-en i ospedali e degli stabilimenti di riserva. Poi, convalescente, è a ddetto al servizio sanitario di una guarnigione dell'interno; e da ciò prende occasione per descrivere gli approvvigionamenti sanitari, il servizio dei pr igionieri d i g uer ra e ta nte altre cose. Finalmente, guarito del tutto, ritorna alla prima linea, come addet to alle t ruppe assedianti una città fortifica ta, la cui capitolazione costi t uisce l'ultimo a tto della lunga campagna. Il diario, come abbia.mo detto, è minutissimo. Iu esso l'A. ha procurato di mettere l'esempio della pratica attuazione di tutte le disposizioni regolamentari, di tùtte le norme consigliabili nelle svariate contingenze di g uerra. Na t ural mente la forma di un diario fa si che c'è qua e là qualche ripetizione, e che gli argomenti sono trattati a sbalzi. Ma, oltre che la lettura del libro è, a ppunto per questo, resa meno arida e monotona, l'A. vi ha saggiamente pos to un buon riparo
154
RIVISTA BIBLIOGRAFIOA
con un indice molto particolareggiato delle materie o col s egnare in margine i vari regolamenti e norme di cui è immaginata l'applicazione nel testo. Cosi, oltl'e che un racconto, il libro del Wittmann, costituisce un utile repertorio pel medico militare t edesco. R. L.
.8.EJYERDJN I.
L. - Le9ons 4e oblrurgle de fferre. De bleHure• faltea par le• balle• 4H fualla - Gjuevrn. Georg. e C. 1910.
Al momento di lasciare l'inscg11am1mto, tenuto per c irca 30 anni, l'illustreehirurgo di Ginevra ha racc·olto in questo volume, d i poco più che 200 pagine, <'On forma semplice e ch iara, le lezioni di chirurgia di gue rra da lui impartite ai medici militari dell'esc:r cito svizzero. Nel libro, corredato da importanti tavole dimostrative, egli fa. anzitutto la. storia de lle armi da fuoco port.atili, dalla. loro iuvenzioue agli attuali pe rfezionamenti, e tratta del le proprietà, 6si<'he e dinamiche dei loro proiettili. In un secondo capitolo descrivo in modo completo le lesiolli prodotte dalle armi da fuoco n elle parti molli, nelle ossa, nei visceri, apportandovi largo con t ributo di opera origino.le e di personale r sp<'ricn:rn. Dice poi ddla diagnosi, d el dc,·orso, delle eventual i compli,·azioni e del la. prognosi di esse lesion i. In un quarto ,•n.pitolo espone diffusamente le diverse teorie sul m Pl'canisrno di pl'oduzione de lle fedte da arma da fuor o e sulln azione esplosi va dei proietti li. Parla quindi dc ll n. ,·ul'a. di tnli ferite, esponendo l'influenza grande• che 111, prima m.:,dicatura ba sulla sor te e della fe!'ita e del ferito. Termina accennando alle attribuzioni delle singol..: fo!'muziolli sani tarie in c11 mpagna. Il libro. che riassumi.i tutt.o ciù che la m od ,·rna diil'urgia di gul!1Tu ;ha di s1)eciale, è indubbiamente di grande utilità. P. FALCETTI.
MISCELLANEA Conferenza sulle curiosità abissine. - Il :H g ennaio u. s., nell'Aula magna del Collegio R omano, jJ capit,mo modico C. A. Annuratonc tenne, per iniziativa della Società geografica, una applaudita conferenza. Conosci tore profondo della storia., dei costumi, della liuguu e d elle razze dell'Abissiuia. egli tenne piacevolmente desta l'attenzione dell'uditorio, narrando, in forma attraente, particolarità della ,itn a.bissinn, in ter amente insospettate, e che rivelano in un popolo, cui si affibbia cosi spesso il nome di barbaro, attitudini Rlla ,,iviltà, regole di sana mora.le, sentimenti apel'ti al bt:llo ed alla poesia.
JIUSOELLANEA
16&
Alla bella conferenza assisteva S. M. il Re, che volle, alla fine, personalmenterallegrarsi col conferenziere. Concoreo per tenente medico nella R, marina. - È aperto un concorso per la nomina di 18 tenenti medici nella R. marina con l'annuo stipendio di lire 240(} oltre lire 200 d'indennità d'arma. I relativi esami seguiranno in Roma ed avranno priucipio il 2 maggio cor-
rente anno. Le domande per l'ammissione ed i documenti prescritti dovranno pervenire al Ministero della marina non oltre il 10 aprile prossimo venturo. Terzo Congresso Internazionale per le malattie professionali. Vienna 1914. - La P residenza della Commiss ione internazionale permanente per lo studio delle malattie professionali, accogliendo i voti formulati dagli ispettori medici del lavoro del Belgio, da istituti scientifici e da molti studiosi, di rendere noto al più presto i temi d&ll'ordine del giorno del prossimo Congresso internazionale perche si abbia tempo e modo di raccogliere documenti e approfondire i temi proposti, comunica. quanto segue: Il 21 ot tobre u. s. si è costituito in Vienna il Comitato ordinntore del 3° Congresso internazionale per le malattie profess ionali, in base agl i accordi prei!i colla Presidenza della Commissione permanente. Vennero proclamati presidenti del Comitato il consigliel'e aulico Franz R. ,on Haberler referendario sanitario al Ministero degli Interni e il professore Schattenfroh, direttore dell'Istituto di Igiene della università di Vienna. Fanno parte del Comitato i delegati dei funzionari austriaci e una.· larga schiera di specialisti. Segretal"i sono i membri dellt~ Commissione per l'Aust1 ia: dott. H. von Scbroetter e dotr. L. Teleky. L'ordine del giorno è il seguente: 1. Fatica: fisiopatologia con s peciale riguardo al lavoro indus triale. Iufiurnza del lavoro industriale snl sistema nen-oso. Lavoro notturno. 2. Lavoro in ambiente caldo e ·11 inido. 3. Carbonchio. 4. Pneu1noc1miosi. 6. .Danni doi:uti all'eleti1·icilà indi1striale. 6. V eleni prof"essionali: specialmente Anilina, llferc10-io, Piombo. 7. Comvnicazioni. Per comunicazioni e delucidazioni rivolgersi o alla Presidenza della Comwh• sione italiana (Clinica del Lavoro di Milano) o al dott. L. Teleky, Tur·ken-
strasse 28, Viennn. Esposizione interna2lcnale d"i11iene rnciale. - Nel settembre dell'anno conente s i aprirà in Roma questa importantissima esposizione, alla quale è davvero da augurare un successo degno del suo scopo, e dell'attivo lavoro di prepnrazione che va facendo il solerte comitato, del quale è pres idente !'on. professor Guido Baccelli, e vice- p-residenti il Comm. dottor S. Ravicini rappresentante dello Stato, e il Prof. Tullio Rossi-Doria, rappresentante del Comune di Roma. L'esposizione sarà divi:ia in quattro sezioni: S tzione I. - Storia retrospettiva. V.'ande1· Mu~eum. Collezioni e raccolte storiche. Statistica. Legislazione. Bibliografia - Pubblicazioni. Sezio11e Il. - Profilassi generale. Epidemiologia. Batteriologia, Dis inf,:,zion i.
166
MISCELLANEA
Isolamento. Immunità. Mezzi di lotta fisici e terapeutici. Educazione fisica. .Polizia sanitaria. Conferenze ed istituti internaz ionali. Assistenza. pubblica.. Pr,opaganda igienica. Sezione III. - Tubercolosi. - Mezzi e vie di diffusione - Difesa relativa. Ambienti di vita collflttiva. Protezione dell'infanzia. Protezione didattica. Protezione del lavoro. Pntezione dei trasporti. Protezione dell'emigrazione Talassoterapia Climatoterapia - Dispensari e sanatori - Ospedali d'isolamento. Leghe e Società
antitub@rcolari. CMse di soccorso. Sezione IV. - Altre malattie popolari: Malaria, alcoolismo, pellagra, malattie celtiche, rachitismo, cancro, tracoma, carie dentaria, tigna, epidemie esotiche, lebbra. malattie degli anima.li trasmissibili all'uomo, ecc. Il Comitato si pt·oponE> di promuovere la Esposizione di tutto ciò che la scienza, l'arte e l'attività degli enti pubblici e dei privati ba prodotto per la igiene sociale e specialmente per la lotta contro la tubercolosi e le altre malattie popolari, perchè la diffusione e la constatazione diretta delle cose e dei mezzi assicurati alla difesa della salute pubblico., possano r,iovare anche a intensificare e a perfezionare i sistemi di lotta, a formni·e la cosc ienza pnbblica, a moltiplicare le energie. Il Comitato si propone inoltre di trnne da tanto risveglio un patrimonio di mezzi economid che s arà destinato alla lotta contro la tubercolosi. Per raggiungere questi fiui, lo .~copo, il patrimonio e le persone che rappresentano quello e questo e che provvedono Rlla esposizione costituiranno un Ente morale, ·u na personalità 9i'l1ridic(l1nentP. 1·iconosciuta. · L ll Esposizione avrà sed,e in Castel Sant'Angelo, in locali aperti e chiusi, vi· cini a lla sede della J.Jsposizio1u> !JCnerale: nell'interno del Castello avrà luogo anche il Congresso internazionale contro la tubercolosi. Il patrimonio dell'Espos izione sarà costituito così: a) sotto.~crizioni di enti pubb!ie.i e privati, con atti di libe l"alità: b) azioni redimibili; c) azioni di solidariet?, della fami glia sanitaria; d) p reçlazioni di coloJ"o che, a titolo oneroso, a norma dello Sta tuto e del Regolamento, si valgono di ambienti, t ose e opere che l'Ente offre al pubblico (provenienti per fitto d'areo, per ingressi, per pubblicità e servizi accessori). Per fare più spedita l'attività del Comitato, e per assicurare in tutte le regioni e nei centri maggiori un impulso continuo, è costituita in Milano una Sezione, che coopera attivamente o.I lavoro di preparazione, sotoo la direzione dell'illustre prof. Bordoni Ulfreduzzi, medico capo dell'Ufficio comunale di igiene. Parimenti rappresentano, il Comitato gli ufficiali sanitari di Firenze, Prof. Ga.-
sperini per l'Italia centrale, di Napoli, Professore Caro per l'Italia meridionale e Dr. La Rosa di Caltagirone per la Sicilia. La sede cen t rale del Comitato è in Roma, Via Borgognona n. 38. Libera docenza. - Il Capitano medico Dr. E ugenio de Sarlo, è stato con re· cente decreto ministeriale nominato libero docente di Patologia speciale chirur_qica nella regia università di Pisa in seguito a concorso per esame e per titoli. Il De Sarto è autore di diverse pregiate memorie chirurgiche: ed ultimamente ha puhblicato un ott imo I ibro sulle ferite delle nwder11e anni da f1wco. (Ravenna, Tip. Ravegnana 1010), del q uale s i è fatto cenno in questo stesso fascicolo e il cui tema era appunto quello assegn11.to didla commissione per il concor so. La le· zione pratica ebbe per tema: S ttll' appendicite ac11ta. Rallegra.menti.
157
Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario e nel Personale Farmaceutico (Dispense n. 5i a 54 de I Bolle/lino u/1ieiale delle nomine).
Ufflol&ll la aervtsio permaaeate. R. decreto 24 otfoln·e 1910. CBELE8CH1 cav. Oamillo, capita.no medico reggimento cavalleggeri Guide. -
Collocato a disposizione del Ministero degli affari esteri, dal 3 settembre HHO.
B. decreto 20 novembre 1910. ZARA:Silvio, capitano medico reggimento lancieri di Aosta. -Collocato a disposizione del Ministero degli affari esteri e destinato R. corpo di truppe coloniali della Somalia italiana. Deurminazione ministeriale 22 dice1nbre 1910. VARDEU B/1,sio, capitano medico reggimento lancieri di Novara. - Trasferito 2o fanteria. BOLTIBR1 Robe:,-to, id. ospedale Mila.no. - Id. 68 id. Rm Luigi, id. id. Chieti. - Id. 58 id. ARMANn-UooN Giovanni, id. 68 fanteria. - I d. ospedale Milano. UooLJNI Giuseppe, id. 62 id. - Id. 6 bersaglieri. TEDDE 0i~eppe, id, reggimento c~valleggeri di Vicemm. • - Id, reggimenw Si\· voia cavalleria. DE SwONE Giuseppe, tenente medico 8 alpini. Id. id. cavalleggeri di Vicenza. Determinazione ministetiale ~ dicembre 1910. F.u.cBTT1 Piefro, tenente medico legione al!ìevi carabinieri. - Comandato ispettorato sanità militare, R . decreto 8l dicembre 1910. Tenenti medici promossi capitani medici, con la dest inazione per ciascuno indicata: FALCETTI Pietro, legione allievi carabinieri (comandato ispettorato ,;anità militare). - Destinuto 62 fanteria, continuando comandato come contro. BALESTRA Duilio, ospedale Roma (id. id. id.). - Continua destinnto e comandato come contro. CASTELNOV1 Lodovico, 5 alpini. - Destinato 6·7 fanteria. Determinazione ministeriale 12 gennaio 1911, De NAPOLI Antonio, tenente medico S n1·tiglieria campagna. - Tras ferito S artiglieria fortezza. JAPOCE .A.ntonio. id. reggimento lancieri di Montebello PINTACUDA Sal-1:adore, id. infermeria presidiaria Siracusa - SCAGUONE l"itto1·io, id. 11 artiglieria campagna - S1GXOR1NO Rosario, id. 4 id. fortezza (costo.). - Tras feriti, d'auto~ità nel R. corpo di truppe coloniali de ll'Eritrea. R. decreto 6 gennaio 1911. TRULLI Nicola, tenente medico in aspettativa per motivi di famiglia per G mes i. - L'aspettativa di cui contro è prorogata di sei mesi dal 16 gennaio 1911.
158 :MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO ::;A~IT, E NEL PERS• .FARMACEUTICO Detenninazione ministe1·iale 19 gennaio 19 1 l. BsRNUCCl Rodolfo, capitano medico 8 artiglieria campagna. Padova. C.u rnONI Francesco, id. ospedale Parma. - Id. 62 fanteria. F ERRETTI Arrigo, id. 66 f'ant.eria. - Id. ospedale Parma.
Trasferito ospeda.le
R . decreto 8 gemwio 1911. Cuncro Antonio, tenente medico ospedale Perugia. - Collocato in aspettativa per motivi di famiglia, per un anno, dal 16 gennaio 1911. LovAGLIO Rocco, id 6 alpini. - Id. id, per sospensione dall'impiego, dal 16 id. Determinazione ministeriale 26 gennaio 1911. <Junc10 Antonio, tenente medico ospedale Perugia. - Si consideri come non avvenuta la sna assunzione in servizio provvisorio di medico circondariale s. di· sposizione del Ministero dell'Interno. CASASCO Egidio, id. id. Alessandria (a d isposizione Ministero interni). - {Trasferito ospedale Piacenza, continuando a disposizione come contro. NOTIFICAZIONI. I seguenti ufficiali medici debbono considerarsi e ffettivi ai sottoindicati reggimenti a datare dal l.0 novembre 1910: 1° artiylie1·ia fortezza (costa). ARDUINO Antonio, tenente medico distretto Genova - DnoCMAN Alfredo, id. id, Pa1·ma - FnECCEn1 Giuseppe, id. id. Savona - LELr, A Donieni~o, sottotenente medico id. Ta ranto. 2 artiylieria fortezza (costa).
MAF,:E1 Salvatore., tenente medico distretto Avellino - P ELLlZZARl Francesco, id, id. Firenze - P1cc 1Nt Giovanni, in. id. distretto Firenze - Fo:-.TANElLLC Fla· minio, id. id. Genova, 3 artiglieria fortezza (oosta e fortezza).
Dlll NICOLA Giulio, tenente medico distretto Rom a - BONANOMlil Achille, id. id. Roma - CrnuRAO Natale, id. id. Napoli - L1c HERI Bacchisio, id. id. Ca· gliari - FU)!AROLA Gioacchino, id. iEI. Roma. 4 a1·tiyliei·ia f<Yrlezza (costa).
MOL!KAIH Giuseppe, tenente medico distretto Girgenti - PUGLIESI-ALLEGRA Stefaiw, id. id. Messina - SATURN1:-;o Pasquale, id. id. Foggia - PuoFILO .An· nibale, id. id. Lecce - ZucCALÀ F rancesco, id. id. R cg·g io Calabria. 5
artiglieria foi·tezza (costa e furtezza).
0ALLIGAR1S Giuseppe, tenente me,1ico dis t re tto Sacile - L EVI Igino, id. id. Ve· n ezia - CAPOZZI Angelo, sottotenente medico id. Benevento - PANELT,A Emilio id. id. Bologna. 6 artiglie·l'ia fo rtezza. BAUJNO Luigi, sottotenente m edico distretto Torino Torino - C1vll:TTA l!Jirw, id. id. Torino.
Mo1ws1N1 Giacomo, id. id.
7 arli.<Jlie1·ia foi·tezza.
MAESTRI Luigi, tenente medico di stre tto Pavia - MoSCA Attilio, sottotenen te medico id. Mil!tno - C1,1 co1" Vincen;:o, id. id. F og g ia - S<:ANA\'lNO Zetfe· rino, id. id. Savona.
MOVIMENTI AVVENUTI :l!EL CORPO SANlT. E NEL PERS. FARMACEUTICO
159
8 artiglieria fortez za. CARLONC Etto1·e, sottotenente medico distretto Aquila. 9 a1·tiglieria fortezza. VlliRRlJ8IO .111-istide, tenente medico distretto Beneve nto - T1wscuELLI G11gliebno, id. id. Verona - R1POLI Camilla, sottotenente medico id. Padova - ~ORNAN· CINI Vincenzo, di. id. Venezia - CRISTINI Ott01·ino, id. id. Bellnno. BERETTA
10 artiglieria fortezza (assedio). Augusto, tenente medico distretto Como - MAHCIIELLI Marra, jd, id.
Parma.
R. dec1·eto 19 gennaio 1911. SELVI Giovamii, tenente medico in aspettativa per motivi di famiglia per la du rata di uu anno dal 1° 1uglio 1910. - Ammesso, a da tn1·e dal 1° febbraio 1911 a concorrere per occupare i due terzi dogi' impieghi che si facciano vacanti nei quadri del suo grado e corpo, come gli ufficinH contempla.ti dall'articolo 11 della legge 25 maggio 1852. SELVI Giovanni, id. in aspettativa a Siena. Richiamato in servizio dal 1° febbraio 19ll e destinato ospedala Padova. 0
Farmaobtl mtlltart. R. decreto 10 novembre 1910. GUERRINI Raffaele, farmacista di 2° classe, in aspettativa per motivi di famiglia per la durata di un anno. (R. decreto 1° ottobre 1909). - Accettata la dimissione di farmacista militare di 2• classe con decorrenza dal 1° ottobre 1910; inscritto, a sua domanda, col suo grndo e con la sua anzia nità. nel ruolo dei farmacisti militari, di complemento ed assegnato effettivo direzione sanità. mi• lita.re VII cor po armata. Determinazione ministel'iale 6 gennaio l!Hl. LouBARDI Manlio, farmacista di 2•.classe, ospedale militare P erugia. -Tra.sferito ospedale miHtare Roma. Decreto 1ni1iisteriale 18 dicembre 1910 R OVERE cav. Giuseppe, rfarmacista ca.po di 2" classe, ospedale Bologna. - Promosso farmacista capo di 1" classe. MARINI cav. Piet·ro, id. id. 2° id., id. Venezia. - Id. id. 1• id. ALBliiRTr Egidio, farmacista di 2° id., ospedale s uccursale Mantova. -:- Id. farmacista di 1• id. GIORDANO Vincenzo, id. 2" id., ospedale Napoli. - I d. id. I° id. ENRICO cav. Francesco, id. 2• id., id. Cagliari. - Id. id. l' id. 050:aIFlOENZE B. decret-0 29 dicembre 1910.
Ordine l!lella Corona d'Italia. In considerazione di lunghi e buoni servìzi. Commendatore.
DE FURIA cav. Ettore, colonnello medico direttore sanità militare X corpo d'armata 0APOKASO cav. Luigi, id. segretario ispettorato sanità milita.re.
160
!>IOVIME:STI AVVE~t:TI ~EL CORPO SA!II IT. E :-<El, PERS. FAR:MACEUTI CO
Utfiziale. :Bussoi."li:CHJA'l'TONE cav. Giovamii,colonnello medico direttore sanità militare VTII corpo d'arm ata. CREMA cav. Giovanni Battista, colonnello medico direttore sanità milit.&re IV corpo d'armata.
Cavaliere. CoPPOLA Nicola, capitano medico 69 fanteria. LUCIANT Lat:inEo, id. ospedale militare Parma. VESPASIA)<O Domenico, id. 16 fanteria. LoNOARJ Rodolfo, id. scc1ola d'applicazione di fanteria. GtANAZZA Ginse·p pe, id. direzione sanità militare ITI corpo d'armitta. Cuoco Luigi, id. 67 fanteria. SIMONI Gh111eppt>, id. 80 id. BECCARIA Giovanni, id. 2 alpini. Pv.TRO~E Andrea, id 60 fan teria. 111 contlderazlone di speciali benellltll'nze.
Cavaliere. CASTELLA)<J Honieo, capit ano medico direzione sanità militare II corpo d'&rJData. MENDRS Guido, id.~reg~mento"cavalleggeri cli Udine, comandato Ministero guerra. MARCA('Ct Francesco, capitano medico nella riserva.
R. decreto 12 !lenti.aio 1911.
Or41.De 4el 8•. llaurlslo e Lassaro. In considerazione di lunghi e buoni 1ervlzl. Cat•alier e.
Mnac1 ca\'. Eugenio, colonnello medi,·o direttore ospedale militare Catanzaro. VALLICF.1.1.1 cav. Antonio, colonnel lo m edico direttore ospedale militare Venezia. CA:1.1ETT1 cav. S ilvio, colonnello medico direttore ospedale militare Milano.
Defunti. ScARA:s'O cav. Lu igi, capitano medico ispettorato sanità milita.re. -Morto a Roma, il 28 novembre 1910. Ac.;CONCI Albe,-to, tenente medico milizia territoriale, distretto Lucca, 1° genio.I d. a Pis a, il 7 dicembre 190G. ll Direttore C o mm. C L.AUDIO SFORZA,
maggior generale medico.
I l R e d a tto r e~
Rmoi.ro L1v1, tenente colonnello medico. ( IU9) -
hum,,, 1~11 -
T10. E. \'o~l11•rn.
-·lltre JJ1tbblicazi,Qni, 112e,lico-1nilit,w,:: CA.BALI P1ETno,
tenente medico. - La chimrgia conse rvatrice ne i suoi rapporti con la trawnatologia e la leg ge concernente gli infortuni sul lavoro. Trattato di esegesi clinica in rapporto alla Propedeutica c hirurg ica ge nerale e aUa legisla7ione sociale italiana. - Roma, 1901, Società ed itrice Dante Alighieri. (Vendibile presso l'utore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) . L. 3 ID. ID. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. ì\'lila no, Associatione tip. priv. 2• ediz., 1900. (Vendibile presso l'Autore, via XX sette mbre, 89 p. 1°) ~ 2 Ds FALCO AN'DRSA, tenente colonnello medico. - Patogenesi unica delle malattie vaacolari. secretive e nodulari degli occhi o degli org ani vicini. Un voi. in 8° di pag. 240 con 8 tavole fuori testo. - N a poli, Società commerciale libraria, 1905 . ~ 8 DE SAl!t.O EuoENIO, capi tano medico. - Lo ferite proJ otL.o dalle mndòrnt> armi d a fuoco d a guerra , escluso le a rt.igliorie. - Raven na, l9ll , T ip. R a ve,-:-nuna.' (Vendiuile pres.qo l' Autore, vspedalo milita, ., di Ca\'a d oi Tirreni . » 10 FE.imA:&I LELU FRA.:l'OESOO, capitano medico. - Manuale di bromatologi1> pei medici militari. - Firenze, 1906. Un voi. in 16° di pag. 484. (Vendibile p resso l'Autore in Firenze, scuola d ' applicazione di sanità militare) . • 6 weauoo PIETRO, t enente generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili d a guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto co n quello di medio oalibro. /Studi sperimentali, con 15 tav. di fotogr11,6e e radiografie riprodotte in fototipografìa).- Roma, 1903. (Vendibile preseo la Tip Voghera}.• 4 lo. ro. - Le operazioni più frequenti nella chirurgia di gue rra. con 112 6gure intercalate nel testo. - Firenze 1898. (Ve ndibile presso la Lib. B e rnardo , 8 Seeber Firenze) . JANDOLO CosTANTLNO, colonnello medico. - Oftalmoscopia ed ottica oculistica. Manurue teorico-pratico. Un voi. in 8° con 82 fig ure e 12 tavole. - Napoli, stabilimento tipografico F o,rrante, 19(15. (Vendibile presso l'Autore, R oma., via Principe Amedeo 47) 8 IUNOlANTI Ezio, colonnello medico - Lo sgombero acqueo dei feriti ne lla valle del Po ( 1889, IS98, . 1905). Testo e progetto coo illustrazioni, premiati con diploma d'onore e.Il' Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile presso l'Autore, direzione sanità. militare ) . • 4 lo. JD. - Esercito e tubercolos i. (N otizie. - Profilassi attuale. - Età della chiame.ta. - Ferma biennale. - Abbassamento d e lla eta.tura). R e lazione a.I i,nngresso nazionale d'ig iene 1906 Milano. (Id. id. id. ) . 1 2 S..t.BELt.rco UB.BA.'W, capitano medico. - Fasciatu re ed apparecchi, fratture e • luseft.Zioni. - Fironze, -tip. Barbèra . SAt.1N ll!.I SALVATORE, maggiore medico. - L'anatomia e la chirurgia operatoria della man'iibola. e delle parti molli che la rivestono. - 'Se.poli, 1906. Un voi. in 8' di pe.g. 130, eon 58 figure intercalato nel testo. (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386. Napoli) • 3 ID. m. - La chirurgia delle vie biliari. Memoria onorata. di un attestato di lode della Sooìetà. medico-chirurgica di Bolop-na. - Bologna. 1903. Un voi. in 16° di pag. 198, (Vendibile preaso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli). 1 l S..t.NTUCOI STE.FANO, maggiore medico, libero docente ·di oftalmologia e di clinica oculistica nella Regia Università di Torino. Studio s cientifico pratico sui traumatismi oculari. Voi. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 microfotografie e con prefazione del professor C. RE1"MOND, direttore della Regia clinica oculistica di Torino. - Roma., Enrico Voghera 1906. (Vendibile presso la tipografia Enrico Voghera, via Po 3, Roma) . • , TEsTI FRANCESCO, tenente colonnello medico. - Ricordi di microbiologia pura ed applicate.. - Un voi. in 16° di pag. 408. Firenze, 1906. (Vendibile presso l'Autore. scuola d'e.ppliCl\zione di sanità. Inilitare, Firenze). • 6 Lo. ID. - Le malattie infettive difI\l.llibili più frequenti nel aoldato ita.li&no. No.ioni di epidemiologia militare. Un voi. in 8° grande di pag. 298. - Firenze, 1907. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicazione di sanità militare, Firenze). • 7 ID. tD. - Le grondi epide mie esotiche. Cole ra, peste e [ebure gia.lla. - ~fila.no , Ulrico H oepli editore, (:l[anuali H oepli) . . " 2 Vxa1>u. Tow.11.uo, maggiore medico. - Il consulonte Sanitario, Guida pratica per conoecere e curare le malattie in assenza del medico. IIl Edizione. Un voi. di pag. 410; elegantemente rilegato in tela. Rocca San Ce.scia.no. L. Cappelli 1899. (Vendibile presso l'Autore, via. Napoleone IlI n. 70, Roma). • 3 -
-----·~·-'--~---
GIORNALE DI
NlEDICINA lvflLITARE Direzione e Ammintstraz : Via Venti Settembre ( Palazzo del Ministero della guerra)
CONJ)IZIONI DI A.BBONA.JlEN'l'O. 1° li Giurnale di medicina militare !"i pubblira l'ulli1no giorno tli ciascun mese in fascicoli <li 5 logli di stampo. 2" L'abbonamento ,. a1111uo e deco1·e dal 1° gennaio. ::1° Il prezzo dell'abbo11amento é : ·
P e r I' I t..alia e la Colonia Eritrea Per J' Estero . . . . . .
L. 12,• l fi,-
. Un fa:;c1colo separulo costa 1· 111 •llalia ~· l . a11 .:.s ero.
>
I ,fio
.i L'abbonamento non disdetto prima Jel f• dice mbre s·inlentle rinnovalo per l'a11no SU_Ccessivo 5° I s ignori abbonati militari in eflettivitil di servizio possono pagare !'imporlo deU'abhonamento per mezzo dei r·ispellivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). 6° Ai librai s i ra lo sconto del 10°, 0 • ma soltanto per gli abbonamenti delle persone e degli enti 11011 mili lari , che 11011 possono. fruire della facilitazione di cui al n. 5. i 0 Le spes1:1 per :;()i eslralti e quelle per le tavole litografiche, fotograr.che, ecc., che a ccompag nassero le m emorie, sono a carico degli autor i. 8° Gli autori delle memorie potranno averne gli estratti facendone richiei::ta all'alto dell'invio delle bozze corr ette. Gli estrolli sono d i due tipi; TIPo A . - Coa copertina in bianco, senza frontespizio, e colla impagina• Lura e numerazione del fascicolo. TIPO B . - Coo copertina s tampala, frontespizio, impaginatura e numerazione s peciale. Il prezzo é r egolato dalla seguente tariffa: 0
Prezzo d.:I. o:La.aou..n. :fog1io d.:I. •ta.mpa.
25
so
100
200
I Per I ogni centinaio oltre 200
4.6,50
0,-
7,50
6,60 9,-
10,13,50
8,30 4,80
NUMERO DELLE COPIE
TIPI Ol ESTRATTI
Tipo A Tipo B .
Gli estra tti minori di un foglio si contano come foglio intero pér le ordi nazioni di 100 estratti o meno. Per quelli che s up'erano un foglio, le frazioni in pili, che non superano il mezzo fogl io, si contano come m eta, purcltA però l'ordinazione non sia inferiore a ;:,o copie. P otranno aversi estralli 1n carta e formato uiversi, previi accor di personali tra gli Autori e la Ti pografia. 9" I rnanoscriUi non si r estituiscono.
I N DICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTEBJ RIVISTA MEDICA. Voltln. - Della meningite cerebro-spinale epidemica e della sua cur a secondo I lavori più recenti .
Pag. tt 7
RIVISTA DI CHIRURGIA. La Torre. - La sutura della parete addominale. RIVISTA DI flCULISTICA, Stelner. - Lo •tato attuale delle nostre cooosceoze sulla fotoradloterapia In relazione all'oculistica.
t l9
RIVISfA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE.' Schrelder 1d Hoppe. - Cura della s!Ollde con Il d.ioxìdlamldo -arseno - benzolo di lthrlich
m
218
RIVISTA DI MEDICINA LEGALE. IV Congresso internazionale per !"assistenza de!!li alieniatl. Berlino 19l 0 Fallbr-1. - Le lesioni auricolari simulate ed I mezzi più atti a svelarle • R1n11e l1er. Esi~te un pericolo venereo per noi ? - Ra,mond. li deoollamento dell'uretrite specifica dall'esncito per 111ezzo del paccbelto K•, rinforzato r1alla legge e disciplina mllltare. - Grubes. Prolllassi venerea nel servizio militare. - Fauntlero,. Le malattie veneree nell'esercito e la necessità di una speciale atlone llello Stato e dei municlpii per un emcace controllo ·.
127
IHVISTA BIOLIOGRAFICA . Con1tant111. - Studi di antropologia sociale nell'ambiente miliLt re. CONFERENZE SCIENTIFlCIIE DEGLI OSPEDALI MILITARI
'!30
'!9'
fi6
H.8
NECROLOGIO. cesare Gemelli . Amedeo Grlggi Montù Luigi Verdura . MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSONALE FARMACEUTICO
135 !35 136 136
Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz, del II Giornale di medicina militare 11 VrA
XX SKTTlU,DRII, PALAZ1.0 O&L MINISTERO DRLLA GOBRRA
Anwopometna milNOre. - Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sa.oitari d elle ol888i 1859- 1863; due volumi in 4° con atlante Voi. I (Dati antropologici ed etnologici) con Atlante della geografia antropologica dell'Italia. - Roma 1896. . L. 18 • 6 Voi. II (Dati demopfici e biologici) - Roma, 1905' BABol':nO e S.roBZA. Compendio di clùrurgia di guerra compilato aulla atoria medico-chirurgica della guerra di seceasione d'America. - Roma, 1888 4 volumi, prezzo ridotto . • 6 60 BEBNA.RDO e Bn.EZZI. Lo sgombero degli ammal&ti e feriti in guerra. M&moria premiata al concorso Riberi. Un volume di pag. 276 con molte figure e tavole grafiche. - Roma, 1905 . • , 8 60 CA.SABINI. - La fatica nella vita militare. Memoria premiata nel conoorao Riberi 1904-1905. Un volume d i pag. 330 con 65 figure. - Roma, 1908. • 6 ID. - Le malattie e gli infortuni nella vita. militare. Memoria premiata a l concorso Riberi 1905-1906. Un volume di pag. 402 con te.vole grafiche e statistiche.- Roma, 1908 . . . . . . . • . . . . . . . , . . , 8 Ct7SA.NI. Esposizione sommaria deU'ordinamento e funzionamento del _.. vi.zio sanitario in campagna pree~o l'esercito italiano. - RolIIA. 1906 . , 1 50 DE 0ESA-BE. - Studio sulle med.ia11tiniti (medfaatiniti suppurative, aeceaso mediastinico). - Roma, 1900. On voi. di pag. 144 • . • • • • , 2 HYllTJ.. Onomatologia a.natomice.. Storia e critica dei moderno linguaggìo anatomico. Traduzione libera italiana dei dottori C. PRETTI e C. Sroau. Roma, 1884. (Edizione rnra) , 6 ~ ferite cau.,ate dalle armi cla guerra. Sintesi della rela.:r.ione sanitaria mgli eeerciti tedeaobi durante la guerra. franco-germanica 1870-71. - Roma, 1889.
Un volume di pa.g. 348. prezzo ridotto.
. . . . . .
2 -
l\11 El\lJ O"B. I E
O R IG I NA LI
delle autoJlSie eseguite nell'Ospedale Milita re di Napoli dal 1° lu-
glio 1902 al r agosto 1910 con reper to istologico e batteriologico dei casi piìa important i.
P er il dott. Alfredo Bevacqua, tenem e medico
È stuta sempre opinione generale, un po' per ingenuità dei più, un po' per quel tale spirito di demolizione che è insito nell'animo di molti, che negli ospedali militari non si osservano che malattie veneree e qualche r.aso di morbo acuto. A conferma di tale asserzione i sostenitori cli essa, mettono innanzi il fatto che gli ammalati, i quali capitano all'osservazione nei luoghi di cure. militari, sono soldati, e quindi giovani scelti senza alcuna malattia o difetto fisico, con tntti i requisiti della robustezza, e per conseguenza le mala ttie veneree che sono proprie delle. gioventù, costituis<;ono le sole, o per lo meno, le più frequenti cui i militari vanno soggetti. Come se le altre forme morbose, le malattie croniche in genere e quelle che costituiscono una certa rarità, non potessero colpire i m1, litar i, ma invece fossero privativa degli ospedali civili e deUe cliniche I A dimostrare quanto sie.no infondate te.li asserzioni 1·icorderò come, oltre ai soldati, negli stabilimenti militari di cura sono ricoverati: il personale dei corpi m!~tarizzati (guardi,i di città, guardie carcerarie); gli operai degli stabilimenti militari, le guardie di finanza, i graduati e gli ufficiali di ogni arma, persone che pos~ono raggiungere tut te le età. ~ naturale per logica conseg11enza che, oltre alle malattie veneree ed alle 1J1a· l~tti~ acu~e, tutti i processi morbosi dei varii organi, possano colpire tali indi;idui, e si possano osservare nei nostri ospedali le più svariate forme nosogrn· che.
. ~ convincersi di ciò, basta dare una scorsa alla lette1·aturn. della medicina mi~\!~re, ed al resoconto delle autopsie eseguite nell'ospedale militare di Roma, p~ hc_a to dal prof. Mariotti Bianchi (1) ca pitano medico, co1J1e pure a questo che mi_ accingo a fare, per formarsi un concetto approssime.tivaruente reale sulla ce.suistica morbosa nei militari, E farò notare che i casi sezionati sono relative.mente · m . molto searsi· rispet to al numero enorme osservato e curato neg 1·I stab 1"l"1· enti di cura militari venGiacch~ la maggio~ parte dei soldati che entrano per malattie inguaribili, gono riformati e quindi molti;;simi escono dall'ospedale. Inoltre tutti gli isr.ritti ( l j M.uitoTTI-B1ANc R eBOCO'tlto auitematico · · . esegwte . ne l sctte,imo . 1899_ . Hl. de lie autopsie 1905 · (Giornale medico del R. esercito 1907, pag. 175). 11 -
Giorfll& d'
.. ~ nwt1c1na militar•. - l'll!lclcolo 11I.
162 Rl~$0CONTO DELLE AUTOPSIE ESEGUITE NELL'OSPEDA LE MIJ,ITAilE1 EOC. di leva, di cui bisogna constatare la. natura ed il g rado della loro infermità, i genitori, i parenti dei soldati, i militari e gli operai per cui occorre dare un pa· rere medico-lega.le, e che vengono inviati nei nostri ospedali, non capitano, di regola, all'autopsia. Un'altra ragione per cui le autopsie non sono relativa.mente molto numerose, dipende dal fatto che molti dei defunti sono richiesti dalle famiglie (nel qual caso si suole condiscender" a non eseguirne la sezione) e qualcheduno dall'autorità giudiziaria. Cosi fra i 430 militari deceduti nell'ospedale militare di Napoli dal 1° luglio 1902 al 1° agosto 1910 si è praticata l'autopsia soltanto in 232 casi. La maggior parte di esse sono state eseguite dal maggiore medico De Cesare e da me, che nel novembre 1905 lo sostituii nell'ufficio di settore: alcune, durante la nostra assenza., sono state praticate dai colleghi Prof. Ma.rrocco, Prof. Gua.ldi, Tecce, Infante, Mazzetti. Nel maggior numero dei casi si tratta di soldati morti durante il servizio militare, perciò in età giovine dai 20 ai 23 anni; ma oltre a. questi vi sono compresi guardie di città, di finanza, carcerarie e graduati, di ogni età. Nell'esposizione succinta delle malattie che furono causa di morte nei suddetti militari, seguirò fedelmente, sembrandomi molto razionale, il s istema adottato dal Mariotti-Bianchi, dividendo i casi a seconda delle lesioni riscontrate nei singoli apparecclù ed organi, e riassumendoli in ultimo per malattie. Solo di qualche caso più interessante darò brevi notizie circa la storia della
malatti.a, psr msttsrs in relnzions i sintomi con ls lesioni riscontrate po.~t-mortem: cosi pm·e per qualche altro caso che crederò opportuno, accennerò al reperto istologico e batteriologico.
S1sn:.,u NERVOSO.
Meningi. - Sono capitate alla sezione in questi ultimi otto anni, 29 casi di meningite, di cui 16 furono di natura tubercolare, in cinque si trattò di menin• gite cerebro-spinale epidemica, in sei di meningite purulenta; due furono di natura sifilitica. Nel maggior numero delle forme tubercolari, si trovò tubercolosi degli organi interni, specie dei pulmoni: in tutte costantemente tubercolosi delle ghiandole peribronchiali (1). In t1·e casi della forma cerebrospinale epidemica, fu is olato e coltivato il meningococco intracellulare di Weichselbaum; nei sei casi di meningite purulenta, 4 volte si trattò di localizzazione meningea del bacillo di Eberth; anzi in due casi non si 1·iscontra.rono lesioni specifiche tifose nell'intestino, dove le placche del Peyer si mostrarono semplicemente iperemiche (roeningotifo). Un altro ca.so di meningite purulenta, con localizzazione alla superficie inferiore dei lobi frontali, fu riscontrata in un individuo morto di setticemia consel,utiva ad angina flemmonosa.; in cui all'esame batteriologico del sangue, ottenuto colla scarificazione delle tonsille in vita, si isolò uno streptococco a catene piuttosto lunghe, uno stafilococco ed un diplococco la.nceolal;o ·virulentissimo. (l) Il capitano medico Tecce ha raccolto i casi di meningite tubercolare per farne oggetto d i ~tudio e di pubblicazione dal punto di vi!\ta dei rapporti di tale malattia colla tubercolosi delle glruidole mediRstiniche.
RESOCONTO DELLE AUTOPS IE ESEGUITE NELL' OSPEDALE MILITA.RE, ECO. 163
Il sesto caso di meningite purulenta della base fu di origine otitica; si riscontrò inoltre ascesso subdurale della fossa cranica media di sinistra, ascesso del lobo sfenotemporale dello stesso lato ed otite media purulenta. Si trattava in questo caso di un maresciallo del 19" fanteria, entrato nell'ospedale con scolo purulento dell'orecchio sinistro ed in istato di incoscienza, per cui non fu possibile fare un'esatta diagnosi in vita. Fu f'at.ta la trapanazione della mastoide dal maggiore medico Boccia assistito dal dottor Santomauro e da me, e fu trovata una discreta quantità di pus nelle cellù mastoidee e nell'antro. L'infermo mori dopo tre giorni. Si- son.o avuti alla sezione due casi di leptomeningite sifilitica: in uuo diffusa; nell'al tro, che in vita aveva presentato il quadro della sifilide cerebrale senza fenomeni a focolaio, s i trovò all'nutopsia una chiazza di meningo-encefalite della grandezza. di una moneta d, due soldi, sulla superficie esterna del lobo fronta le destro, in corrispondenza della S8 circonvoluzione frontale. La dura madre in questo punto en. aderente alla sostanza cerebrale, da essere impossibile separarla, formando una massa dura, la quale si approfondava nella sostanza cerebrale medesima. L'esame istologico dimostrò trattarsi di una forma di meningo-encefalite gommosa fìbro-caseos a. Oltre alle su acce nnate varie tà. di meningite, ho riscontrato otto volte quella forma che va sotto il -nome di leptomeningi te acuta sierosa, in 8 individui morti per pulmonite, in 8 per tifo ed in due per morbillo. In tutti questi -Otto casi la pia madre era sede di un edema flogistico con aumento del liquido sub-aracnoidale, iperemia meningea ed idrocefalo ventricolare acuto. Ricorderò infine tre casi di emorragia dei vasi meningei in seguit o a trauma. In due individui i quali si suicidarono buttandosi da una finestra, olt re alle altre lesioni, si ebbe f rattura delle ossa. del cranio, lacerazioni dei vas i pia.li, e vaste raccolte sanguigne negli spazii suba racnoideali e nei solchi interemisferici. Il 3° caso, in persona di un soldato il quale era caduto accidentalmen~ battendo a terra colla fronte, fu ricev uto da me nell'ospedale militare, qualche ora dopo il traumatismo, in coma. Morì mezz'ora dopo, mentre preparavo l'occorrente per la trapanazione del ~ranio. I suoi compagni mi riferirono che, subito dopo la caduta, lo sventurato si alzò da se stesso, e se ne andò a letto, rimanendo per circa due ore nelle piene facoltà mentali. Poi incominciò ad avvertire una certa pesantezza alla testa, onnubilamento della coscienza. ed entrò in coma. Tale successione di fatti non mise .in alcun dubbio trattarsi di compressione per grave emorragia, e con molta pro, -babilità della meningea media. All'autopsia infatti riscontrai un vasto ematoma extradurale nella fossa era.inca media di sinistra, con scollamento della dura madre; frat tura dell'apofisi d' I ngrassia della piccola a.la dello sfenoide, il cui frammento, rimas to sospeso alla porzione della dura madre che si .a ttacca in quel punto, proiettato, aveva reciso la meningea media. Questo caso fu illustrato dal maggiore medico prof. Salinari (1). Encefalo. - Si è trovato in d-0dici casi idrocefalo A.Cuto; otto volte consecutivo a. meningite; due volte in seguito aJ ileo-tifo; due alt re volte a pulmo(1) Considerazioni anatomo-chirurgiche su di un caso raro di frattura indiretta -della base del cranio con lesione dell'arteria meningea media. (Giornale m ed foo d eL R -esercito 1906).
16J RE80COSTO DELLE ACTOP~IE E,::EGUITE ~ELL1 0SPEDALE MILITAl?f, 1 ECC. nite crupale, una volta in seguito ad uremia, una volta a tubercolosi de l cervelletto. Sono capitati all'autopsia due casi di embolismo cerebrale: uno consecutivo ad eudoaortite verrucosa con vegetazioni delle valvole semilunari, in cui si riscontrò, oltre alla trombos i dell'arteria della fossa di Silvio, un vasto focolaio emorragico nell'emisfero sinistro, dovuto nd un tumoretto della parete inferiore del Yentticolo laterale, della grandezza cli una ciliegia, molto vascolarizzato, che fu identificato per un glioma all'esame istologico. Nell'altro caso l'embolismo delle diram:izioni de ll'arteria Silviana di sinistra fu consecutivo ad endocardite v egetar:te della mitrale: si riscontrò rammollimento dei nuc lei lenticolare e s triato, leptomeningite acu ta sierosa, infarti embolici della milza e del rene, embol ismo della poplitea. di destra nel punto di biforcazione, con cangrena della gamba. Ridorderò due altri cnsi cli g ra,·e endoarterite sifilitica del circolo di Villis e dei vasi i:erebrali : in uno i varii rami dell'eptagono erano a dirittura obliterati, tanto che le varie circonvoluzioni e formazioni cerebrali, il ponte, il cervelletto erano notevolmente rammolliti. Nell"altro, oltre alla endoarte rite, furono riscontrati due focolai gommosi, simmetricamente dis posti, in corrispondenza della parte inferiore della zoua rolandica. in via di rammollimento. ~i sono osservati. ancora due cas i di ascesso cerebrale, uno innanzi aC'cennato, del lobo sfeno-temporale di sinistra, consecutivo ad otite u1edia purulenta, apertosi nei ventricoli; l'altro del lobo s fenotemporale di destra, parimenti di origine otitica. Infine ricorderò due casi di spappolamento di quasi tutta la sostanza cerebrale, in seguito a fratture comminute del cranio, in uno per caduta da un 3° piano, in un altro per un colpo di moschetto (s uicidio). c ,,,,i;ellello. - È capitato a lla s ezione un caso di tuber.:olosi del cervelletto, appartenente ad. un soldato della 104 compagnia di sanità. La malattia si era iniziata con cefalea intensn. e diffusa, cui seguirono disturbi visivi. Quando entrò nell'ospedale (aprile 1909 - tre mesi dopo che erano cominciati i disturbi accennati) presentava una certa titubazione nella stazione e retta, e dopo qualche oscillazione, rimaneva fermo. Ad occhi chiusi faceva notare un accenno del fenomeno d i R oro berg; l'andatura sin da principio si mostrò difficile ed incerta; poi evidentemente atass ica, avendo l'infermo bisogno di un punto d'appoggio per non cadere R. terra; infine assuns e la vera andatura. da ubbriaco. Presentava inoltre: ritlessi c?·emas terici ed acldolllinali normali; abolito in entrambi i lati il riflesso patellare, indebolito il plantare. Polso piccolo e fr equente (112 battiti al minuto), Colorito pallido della cute e delle mucose visibili. )I icro-poli-adenopatia bi-ing uinale, Intero cervicale, epitrocleare. Pupilla des tra più dilatata (anisocoria), lieve nistagmo orizzontale. All'esa1t1e oft a lmoscopico eseguito dal dottor Santamaria, fu rjscontrnto. neuroretinite bilaterale e di latazion e dei vn~i d ella papilla. Il visus ridotto all'O. D. a '2/3, all'O. S. I\ 2/5. );egli u ltimi g iorni fu costretto a rimanere a letto, senza 1>otersi nlzare da solo, con perdita completa della vis ta e grn ve a;;te nia. Non ebbe mai vomito. X ell' ultimo per iodo d i m a la ttia si notò qualche elevo.mento febbrile alla sera : la ceialen cliv en ne più in tensa , loca l izzundosi a prefer enza nella regione occipitl\le e mas toidea di s inistra: u n giorno in cui s i cèrcò di fado alzare e camminare, a.. scopo di e-<ame , fu colto d:i u n accesso sinco])ale.
RESOCONTO DELLE AUTOPSIE ESEGUITE ~ELL'OSPEDALE MILITARE, ECC,
1(;6
Nelle urine fa dscontrato: tracce di albumina e pochi cilindri granulosi. La -cutireazione del Pirquet riusci positiva in modo classico. La sintomatologia cosi caratteristica, se si eccettui la mancanza. dei riflessi tendinei, che sogliono invece di regola essere esagerati nelle lesioni cerebellari, ed il decorso della malattia, non misero in alcun dubbio la diagnosi di tubercolosi .del cervelletto. L'infermo morì di botto. All'autopsia, e3eguita da me, si trovò: forte id:rocefa.lo ventricolare, per cui i l'<Olchi cerebrali erano quasi scomparsi. Il cervelletto colla superficie superiore dell"emisfero sinistro aderiva al tentorio, e nell'est:rarlo, una massa di sostanza nervosa con un centro caseificato, rimase attaccata alla tenda cerebellare, staccandosi dal resto dell'emisfero. Tale massa non era che un nodulo tubercolare, come risultò all'esame istologico; le aderenze e la pressione esercitata in vita sul tentorio, spiegano la intensa cefalea sofferta dall'infermo nella regiont" occipitale, lato sinistro. Un'altra massa tubercolare, dello stesso volume della precedente, fu riscontrata .nel _verme, ed im·adeva anche gli emisferi (fig. I a).
P'ig I. - Cfrvellelto con tubercolo padre (a) e zona di rammollimento (I>).
La compressione sulla. vena magna Galeni spiega l'idrocefalo ventricolare, 1:ome la compressione sui nuclei bulbari spiega la morte repentina dell'individuo. Fu riscontrato inoltre: tubercolosi obsoleta degli apici pulmonari ed 1.1n tu ber-eolo caseificato. della grossezza di un acino di canape, nella sostanza midollare delle capsule surrenali (11• Midollo spinale. - Sono stati sezionati due casi n:,olto importanti a carico del midollo spinale. In uno si trattò di meningo-mielite diffusa acutissima, con grave rammollimento di tutto il midollo spinale, specie della porzione cervicale e lombare, del (l) Questo caso sarà illustrato dal dottor Mazzl.'tti.
166 RESOCO)<TO DELLE AUTOPSIE Es~;GUITE NELL'OSPEDALE ~lLITARE1 ECC. ponte, e del bulbo. L'infermo in vita aveva presentato la sindrone della paralisi ascendente acuta di Landry. Decorso tre giorni. All'esame istologico e batteriologico riscontrai, nelle varie sezioni del midollo, un bacillo lungo, a filamenti e d'aspetto molto simile al bacillo dell'edema maligno. Le ricerche istologiche e batteriologiche furono da me pubblicate nel Centralblatt fiir BacJ..:ler. di questo anno e nella Gazzetta inte,·nazfonale di medi·
cina pratica. L'altro case,, non meno interessante, in vita aveva. presentato tutti i sintomi della. siringomielia. Si trattava di)m soldato (Savino Carlo dell'89 reggimento fan· teria) entrato nell'ospedale con dolori urenti insopportabili delle estremità ti del tronco, dissociazione delle sensibilità, cui poi seguit·ono ,disturbi trofici, paterecci con necrosi di alcune falangette, sr.oliosi. All'autopsia fu trovato rammollimento del segmento dorso- lombare della midolla spinale, ed all'esame istologico riscontrai nel centro delle sezioni, delle cavita circoscritte dalla sostanza bianca del midollo, ripiene di ammassi di tessuto necrotico. S 1wrEMA CIRCOLATORIO.
Pericardio .. - Su nove casi di pericardite, sette volte si è potuta constatare la natura tubercolare. In due le. pericn,rdite era secondaria a mediastinite tubercoln:re: il foglietto esterno del pericardio si mostra.va enormemente ispessito e bernoccoluto, formando una massa con l e gl1iandole intcrbronchiali. (Pericarditis externa - mediastino pericardite callosa e caseosa). Inoltre il pericardio conteneva una grande q nantità di essudato sieroso limpido. In un altro caso d i pericardite tubercolare r.on abbondn,ntissimo essudato s iero-ematico nella cavità, si nolM'a. il foglietto es terno del pericardio enormemente ispessito, aderente alle pleut·e e cosparso di tubercoli e di masse fibro-cas eose. Il foglietto i11terno poi era ricoperto, i11 tutta le. sua superficie, da veg,itazioni fibrinose, le quali davano un aspetto caratteristico villoso alla superficie del cuore. Tali vege tazioni i noltre formavano uno s tra to così spesso, che il <'uore, anch'esso ipertrofico o dilatato, assu meva delle proporzioni enormi, da raggiungere la grandezza di una testa di adulto, perdendo forma ed aspetto proprio. Si notava 11.ncora: endocardite tubercolare del ventricoJo sinis tro con cliseemillRzione di tubercoli g rigi sulla valvola mitrale. Un qun.rto caso, morto noi reparto infettivi, presentava ulcerazioni tifose in via di guiuigione, bronco-pulrnon ite destrn, tubercolosi miliare del pulmone con edema, tubercolosi con caseifica,done dello ghi:rndole bronchiali. Tra il foglietto viscerale o parietale del peric11.rdio s i riscon t rò uno strato l aminare di deposito ca• seoso, che fac1wa aderire fra loro i foglietti doIla sierosa, q nantunque tali aderenze fos sc:ro faci lmente distaccn,bili. Simile e~sudat.o si notò ancora intorno airaorta. ascendente (Pericardite e periaortite caseosa) . Le valvole aortiche ed atrioventricolari erano sane. Negli al tri d ue c,ts i s i trovò disseminazione di tubercoli nei due foglietti, con essudato sitroematico: uno aveva ancora tul,ercolosi pulmonare, u n altro polisierosite tubercolare e lesioni del pulmone della mcde.,ima natura. Oltre a lle forme tubercol11.ri, ticorderò un caso d i pericl\.rdite sierofibrinosa in una gun.rdia di 6nanza, morto di pulmonite de;:;tra. con g1·a,,e itterizin. o male.ria.
RESOCONTO DELLE AUTOPSIE ESEGUITE NELL'OSPKDALE 11ILITARE1 ECO.
167
acuta; :un altro caso di pericardite sieropurulenti\ l'osservai in un individuo morto di pulmonite al 3° stadio. Dall'essudato si isolò il diplococco di Friinkel, Talamon. In un caso di aneurisma del tronco brachiocefalico, riscontrai pericardite adesiva. Le ailerenze, che si notavano in tutta la superficie dei due foglietti, erano facilmente distaccabili. In un individuo, morto di insufficienza mitralica , il pericardio era opacato; molto vascolarizzato, con circa 300 centimetri cubici di essudato siero-ematico ed una s inechia alla punta del cuore, della grandezza. di un doppio soldo, costituita da essudato in via di organizzazione, ed in alcuni punti i;,olida e non distaccabile. Ricorderò ancora un caso di idropericardio in un individuo morto di pulmonite crupale del lobo inferiore destro, un caso di imponente emopericardio in un suicida affetto da stenosi mitralica, il quale si ern cacciato il coltello nel cuore, ferendosi il ventricolo destro, ed un versamento siero-ematico della medesima sierosa in un caso di pseudo·leucemia acutissima. Ed infine debbo accennare ad un caso molto impol·tante di enorme versamento sieroso del pericardio, dovuto a disseminazione di noduli linfosarcomatosi nel miocardio al di sotto del foglietto viscerale della sierosa, consecutivi a linfosarcoma delle ghiandole del mediastino. (Fig. II). Questo caso sarà sommariamente ed in modo breve riassunto a propos ito delle lesioni del mediastino. Qui ne riporto soltanto la fotografia.
Flg. Il. - Noduli llnfosarcomntosl metaslatlci dul cuor r. a) Noduli sotto epicor,1:ci. b) Foglielto parietale del pericardio enormemente Ispessito ed invaso dal neopla,mo. e) SuperOcle del pericardio vls~ rale liscia.
CuOTe. - In diversi casi di tifo, pulmonite, morbillo, s i è riscontrato l'endocardio fortemente opacato, specie quello che riveste le valvole mitraliche. Oltre a. queste forme di lievi endocarditi acute iniziali, abbiamo già ricordato testè un caso di endocardite tubercolare assieme a pel'icardite della ste.,sa natura,
168 RESOCONTO DELLE AUTOrsm E~EGLITE NELL.'o,:rEDALE MILITARE, ECC. ed un altro cnso (v. encefalo), di end ocardite maligna ulcclrosa, con vegetazioni fìbrinose, localizzata sulla valvola mitrale, ed emboli consec utivi multipli. All'esame ba tteriologico delle sezioni delle vegetazioni ho riscontrato un diplococco con tutti i caratteri morfologici del Friinkol-'1.'alamon. Come esiti di endocardite ricorderò un cas o di stenos i mitralica, morto per suicidio, con retrazione cicatriziale ed ispessimento del pizzo mitro,aortico, mentre l'altro lembo era n orma.le e bastava a chiudere l'orifizio; ~ due casi d'insufficienza. mitralica, uno con vegetazioni sui piz zi val,olari, ed un altro con grave ateromasia dell'aorta, tutti e due morti per scompenso. In quest'ultimo, il vizio valvolare era evidentemente di origine aortica, C'ome in un altro caso di aneurisma, in cui si trovò endocardite val volare dèlla mitrale, ed in tensa endoaortite. Ri corderò infine la localizzazione endocarditir a n elle semilunari aortiche in due <'a.si; in uuo, morto in seguito n pneumonite, si notavano forU1azioni verrucose, con ve getazioui ai bordi delle v nlvole a ortiche, che si mostravano ispessite e retratte come nell'altro caso, morto per pleurite doppia ed en terite acuta. Per c iò che rigunrda il miocardio, in moltissimi ca.si di malattie infettive ed acute si è riscontrato : degenerazione grassa, miocardite parenchimatosn. acuta, e la così detta fragroentatio cordis. Tale lesione fu c!R~sica in un caso di atrofia gialloacuta del fegato, ed io un caso di ileotifo il qunle in vita, oltre 111 quadro tifoso, preseatò: polso frequentiss imo. piccolo, aritmico, toni parn.fou ici, ed un soffio autoctono sulla bnse in J.0 tempo, con propagazione sugli altri focolai, e con accentuazione del 2° tono sulla pulmonare. Tali fatti fecero pensare ad un'affezione acuta primitiva dell'endocardio {endocardite maligna) tanto più perchè la siero-reazione di , ·idal fu dubbia. All'autopsia 1·iscont.rai le lesioni classiche dell'ileo-tifo (estese ulcerazioni delle placche del Peyer) ; e nel cuore: miocardite acuta, ed endocardi te cronica locali;,:· zo.ta nello valvole semilunari aortiche, che si mostrnrono ispessite ed appena re· tratte, ma sufficienti. All'esame microscopico r iscontrai la segmentazione delle fibre cardiache, chiarissima. Assieme alla frnmmentazione del miocardio ho potuto in due casi di tifo, os• ser vare la degenerazione granulos a e ialina dello fibre muscolari del cuore, che si presen tin-a flaccido, dilatato nelle sue cavità. ventricolari e di colorito grigiastro. In due cas i di eachessi:i. cangerigna, od in uno morto in seguito a. nefrite inter• stiziale cronica con grave de perimento generale, il cuore presenta.va i caratteri d ell'induramento bruno. L'ipertro fia coucentrica. del ventricolo sinis t ro è stata osservata in due casi di n e frite interstiziale: cronica, in un caso di aorta ang us ta, cd in due casi di aneurislll& dell 'no1·ta. Negli altri due casi di aneuris ma oltre alla ipertrofia si notavn. dilatazione del ventricolo sinistro. Si è osservato ancora. dilntazione de l ventricolo destro con insufficienza relativa dell!l. tricuspide in un caso d'insutlìcienza m[tralica ed in due casi di pleurite essudati va bilaterale. Aorta e ,qrossi vasi. - Oltre Il. focolai di endoaortite ed ateromasia sparsi sull'aorta in diversi soggetti, morti in età adulta e per malattie diverse, si è riscon· trnto: endoaortite proliferante in un maresciallo di finanza morto per cancro del· l'esofago; endoa.ortite diffu,-a sifilitica in una guardia di finanza morto per pleurite doppia ed ente1·ite acuta; endoaortite cnlcifica dell'arco in un caso di cirrosi epatica di origine tubercolnre.
1
RESOCONTO DELLE AUTOPSIE ES EGUITE 1'ELL 0SPED.AU: MILITARE, ECO.
169
In due casi, oltre ad endoaortite diffusa, si è riscontrato endoarterite delle co, ronarie. Nel 1° si trattava di un individuo sifilitico, morto per pulmonite edematoma perirenale della stessa origine: sullo sbocco delle coronarie si notavano nu· merosi noduli calcificati. - Nell'altro, morto per insufficienza mitralica, oltre ad ateromasia diffusa., si riscontrò sclerosi delle coronarie con miocardite. Ma la forma classica di endoaortite diffusa s i riscontrò in quattro cnsi di aneurisma aortico. Di essi uno era del tronco brachio-cefalico, ed apparteneva ad una guardia carceraria di anni 40, la quale era ent rata pochi giorni prima con forte dis pnea e con catarro bronchiale diffuso. Diversi nuui prima aveva contratto sifilide. L'af. fanno in~nsissimo di cui soffriva, irupedl di potere essere visitata accuratamente, e di rilevare i va.rii sintomi dell'affezione. La diagnosi di aneurisma si basò esclu· sivamente sul ritardo e sulla straordinaria piccolezza del polso della radiale di destra, il quale era appena percettibile. Dopo pochi giorni mori in seguito ad asfissia. .d.lla sezione trovai l'arco aortico ectasico con chia zze di endoaortite diffuse, e nell'angolo destro, nel sito dove sorg ti il tronco brachio-cefalico, riscontrai un aneurisma della grandezza di un uovo di pollo, fus iforme, fa tto a spese del tronco arterioso medesimo, che sostit uiva completamente, e della parete s upero e3terna. dell'aorta, colla quale comunicava per un largo forame, munito di uno spesso cercine. Si estrinsecava poi tale aneurisma in alto ed indietro, aderendo alla trachea che era compressa a tal punto, da far quasi colla.bire tra loro la parete anteriore alle. posteriore. Il che ci r ese ragione della dispnea intensa. Dalle. superficie esterna del lato superiore destro della sacca, si vedevano fuoriuscire la carotide e la succlavia di destre. quasi occluse, t utte e due nel loro inizio, da un trombo in via di organizzazione, che si partiva dalla cavità aneurismatica. Si spiega facilmente cosi le. straordinarie. piccolezza del polso della rad;ale. Nei polmoni si notava ipostasi, edema ed infarti emorragici. In un altro caso l'aneurisma era situato nel punto dove L'arco aortico accavalla il bronco di sinistra, nel quale si era spontaneamente aperto. Vi era ancora versamento pleurico a sinistra, il quale aveva fatto fuorviare dalla diagnosi in ,ita. Il defunto era. una g uardia di città, di anni 44, sifilitica, entrata diverso tempo prima nell'ospedale per un versamento nella pleura sinistra cui si aggiunse emottis i. Tali fatti fecero pensa.re ad una pleurite di nat ura specifica con broncoalveolite tubercolare, non ostante l'assenza costante di bacilli di Koch all'esa me dell'es pettorato. L'infermo mori di botto con una copiosa broncorrngia. Nel 3° caso l'aneuris ma, della grandezza di un grosso arancio, interessava h aorta ascendente e l'arco dall'infundibulo fino al punto di emergenza della carotide sinistra: faceva pa rte della. sacca aneuris matica. l'arteria inno minata, la quale formava come un prolung amento cilindrico, impiantato sul saccodell'itDeuris ma. Questo era pieno di coag uli iìbrinosi, i quali si insinuavano nel lume della succlavia e della carotide di destra, senza occluderle completamente. Apparteneva ad una guardia di finanza, sifilitica, di anni 26, che in vita aveva presentato la sintoma· tologia classica dell'aneurisma aortico, ed era morta in :,;eguito a compressione del ricorrente di destra e degli organi medias tinici. L'ultimo ca.so apparteneva ad una guardia di città di anni 40, entrata nell'ospe· dale con i sintomi di tubercolosi pulmonare iniziale. Presentava. inoltre voce afona e tosse ovina. OsservAto l'infermo quàlche giorno prima della morte, no~ai inolt1·e
170 RE!':OCOXTO DELLE AUTOPSIE ESEGUITE NELL'OSPEDALE l1IL1TARE, ECC, la pulsazione laringo-tracheale, ed il polso paradosso cum ad inspira.tione intermittens. Il che mi fece pensare oltre che all'aneurisma aortico, alla mediastinite cronica fibrosa posteriore. Infatti all'autopsia fu riscontrato un aneurisma della porzione iniziale discendente dell'arco, che comprimeva il bronco di sinistra, involgeva il riconente esplicandosi indietro sulla colonna vertebrale di cui us urava diversi corpi. Si notarono ancora. dello vaste aderenze da parte degli organi del me~iastino posteriore, con enorme proliferazione e sclerosi connettivale. Il lobo superiore del polmone sinistro presentava infiltrazione. tubercolare. Oltre ai due casi di endoarterite sifilitica dei vasi dell'eptagono ed ai due di embolismo e trombosi della. S ilviana, innanzi accennati (cervello), ricorderò un caso di tromboflebite della femorale destra, con suppurazione dei tessuti circostanti, <'Onsecutiva a pulmonite. Il trombo rammolli to nel centro, si prolungava nell'iliaca, ed in basso si a.nesta.va al poplite. Un altro caso di embolismo della poplitea, consecutivo ad endocardite vegetante e con cengrena della gamba, è stato già menzionalo (v. cervello). Come appendice ricorderò un <'a.so di ferita dell'arteria omerale e delle vene superficiali nella piega del gomito, per suicidio. Era una guardia di finanza, convalescente di e1·esipela. facciale, che di no tte si recise, con un coltello da tavola, i vasi omerali. Non fu riscontrata all'autopsia alcuna. lesione meningea o cerebrale. Ed infine un caso di ipoplasia congenita dell'aorta con ipertrofia concentrica. del ventricolo sinistro, in un individuo morto di grave infezione, la. c ui natura non fo possibile precisare, per mancanza di localizzazioni e di esame batteriologico in vita. APl'Al!ECClllù RESPJRA TOR!O.
Laringe. - Da parlo del laringe, tranne forme catarrali banali, concomitanti ad al tre lesioni, non si è riscontrato che un11. volto, edema della glottide in seguito ari angina di Ludwig. 1'1·achea e g r ossi b1·onclti. - La trachea si trovò una volta ulcerata nella porzione inferiore ed inglobata da un carcinoma proveniente dall'esofago. In due ca.si poi era fortemente compr<;ssa, per n1ediaslini te tubercolare in uno e per aneurisma deH'arco aortico nell'altro. Da parte dei g rossi bronchi n on ho a. ricorrlare che un caso di bronchite purulentn diffusa, cui segui pleurite purulenta. bilaterale. I n molti altri casi l'infiammazione ca tarrale dei g rossi bronchi era concomitante ad altre affezioni delle vie respiratorie. Ho innanzi a,;cenuato alla perforazione della parete inferiore del bronco di sinis tra, in S<lguito ad usura ed apertura in esso di un aneurisma ao1·tico. P1tl111one. - Frequente a ris('ontrarsi è s ta to l'edema, l'ipostasi, l'atelettasia del pnlmoue. Con meno frequenza si è oss ervato l'infarto, lR. carnificazione. Due volte l'i11duramento brnno. Più frequenti e rrnmer.:,se souo state le infiammazioni acute pulmonari. S i sonoaYuti 23 cas i di pulmonite nupR.le in vari i stadii: sette volte è stata bilaterale e del lobo inferiore, accompagnata da pleurite fibrinosa in cinque casi; nove volte era localizzata a destra. In due di ques ti casi si notò contemporaneamente broncopulmonite nodulare nel lato opposto, ed in t re, in mezzo al tessuto pulmonare epatizzato si notarono d<'gli as<.'essolini di varia grandez,.;a.
I
I I
RESOCO~TO DBLJ,E AUTOPSIE E SEGUITE NELL'OSPEDALE MILITARE, ECC.
171
In cinque c:a.si la pulmonite fu a sinistra ed in uno assunse la forma massiva Ricorderò due casi di pulmonite crupale del lobo superiore ed uno del lobo inferiore e bilateTale, in cui ho riscontrato tubercolosi obsoleta degli apici. Su tale reperto insiste molto e dn parecchi anni lo Schron, il quale sostiene che nel maggior numero delle pulmoniti del lobo supe riore che non risolvono, si riscontra con molta frequenza tubercolosi obsoleta. degli apici. Come curios ità di reperto ricorderò due casi di pulmoni te doppia, che chiamerei incrociata, avendo riscontrato pulmonite del lobo superiore e medio e. destra; e pulmonite del lobo inferiore a sinistra. In altri due casi la pulmonite franca rappresentò l'esito di una infezione tifica. Riguardo alle forme di broncopulmonite si è riscontrato: 4 volte bronco-pulmonite diffusa purulenta ; 6 volte bronco-pulmonitc da tifo, 4 volte in seguito a morbillo, 2 volte in infezioni setticemiche e 3 volte da influenza. Ricorderò infine un ca.so di pulmonite ab ingestis nel maresciallo morto per cancro dell'esofago, ed un caso di splenopneumonite del Grancher in un tifoso. In esso la bronccpulmonite a sini.s tra, in vita, simulava una pleurite essudativa, e la puntura esplorativa ebbe esito negativo. Vengono in ultimo quattro casi di neoplasma del pulmone. In uno si trRttò di piccoli noduli di endoteliomi metastatici IL tumori multipli del midollo delle osso., della stessa natura. In un altro s i tre.ttò di osteos arcoma del lobo superiore del pulmone sinistro con disseminazioue nodulare negli altri lobi, seconda.rio ad osteosarcoma del moncone de ll'arto inferiore destro, già Rmputato; nel terzo ca so di noduli cangerigni, secondarì a carcinomn. dell'esofago, e nell'ultimo di cancro ptimario del pulmone destro, con metasta.si ne i reni. Tale neoplasmi\, se in vita aveva fatto sospettare un processo tubercolare, all'autopsia ne aveva data la conferma, giacchè la lesione pulmonare del l obo inferiore destro aveva l'as petto della tubercolos i u lcerosa, con infiltrazione e Cl\seifìcazione diffusa. L'esame is tolog ico dimostrò trattarsi di carcinoma cilindrico primitivo del pulmone (1). Tubercolosi e tisi Jntlmonare. - L'uifesione pili frequ ente dell'apparecchio respiro.torio è rapp1esentata. dalla tubercolosi del pulmone. È noto come lo Schrèin da diversi anni fa dislm zione fra tisi e tubercolosi, processi dovuti ad agenti diversi, essendo secondo l'A. la tis i dei varì organi non in rapporto col bacillo di Kocb, ma dipendente da un germe s peciale c he c hiama microbo tisiogeno (~). Tale pal'assita è stato oggetto di numerose dimostrazioni, ma non a ncora. lo Schron ne ha pubblicato i metod i per met terlo in evidenza. (1) BEVACQ11'7A, -
Carcinoma cilindrico prwiit1rn del pulmo,ie. -
Cont rib uto cli-
nico ed istopatologico. I stogenesi. (Giornale Jnter1wz1·0,iale delle scienze mediche, 190·1). (2) a) La grande BCOperta del Prof. O. v. Schron. - Con forenzt1 tonuta do.li' illust.re prof. O. v. Scllron, nella Cnttt>dra. di anato mia pato logico. dello. R. Ut1i\'orsità d i Napoli, il 18 giugno 1904, alle ore 4 poro. (Oc,zzelta lntema:ionale di medicina, anno VII, n. 21, 1904). b) SCHRi:iN. - Der 11euc l1ficrobe dcr Lunpenphthise ,md der Unterschied zwischen Tuberku/,ose tmà SclmJindsucht. Miinch cn, 1004. Cari Haushalter, Verlo.gsbu chhandlung. e) 0AL'BO. T1ibercolosi e tisi - Il microbo tisioywo di Schron. (Il Tommasi, anno II, n. 18, 1907).
172 R ESOCO NTO DELl,E AUTOPSIE E SE Gli!TE NEL,L'OSPEDALE MILITARE, ECC. Ora in molti cas i da noi osservati e che abbiamo tutti riuniti sotto il nome generico di tubercolosi del pulmone, dell' intestino, del rene, del fegato, ecc., si sarà trattato, seguendo le idoe del Patologo napoletano, di tisi di tali organi, specie in quei casi in cui si sono riscontrate formazioni cavitarie (caverne) e zone cli caseificazione. Il non n ver noi potuto mettere in evidenza per le ragioni su esposte, l'agente pR.togcno della t is i, ci ha impedito di poter distinguere nettame11te i casi di tisi da quelli d i vern tubercolos i. In 45 casi la tubercolos i puìmonare fu la causa dolla morte. In essi 21 volte si trattò della forma ulcerosa con caverne; in 15 casi di infiltrament i tubercolari più o meno d iffus i; ed iu sette della forma miliare acuta. I n sei casi s i riscontrò t ubercolosi obsoleta degli apici; però tut ti e sei morirono per mabtt ie dive1·se, cioè: uno per pulmonite crupale del lobo superiore e medio di s inis tra, nu nitro per pnlmonite doppia del lobo inferiore, un terzo per tifo, un quarto per t u bercolosi del cervelletto, il quinto per mening ite tuberco· lare e l'ultimo per infezione te tanic11.. In a ltri tre cas i, assieme ai forolai obsolet i deg li apici, s i riscont rò infiltramen t o t u bercolare del pulmo11e. La tubercolosi miliare d11e vol te si trovò limita ta ai soli pulmoni ed accompag nata da. pulmonite rea t tiva; d ue volte, d isseminata a quasi tutti gli organi, decorse sotto forma di tifo gravissimo, per cu i fu scambi11 ta. In un caso, con consecutivo enfisema mediast inico e sottocutaneo (1). l'eruzione miliare fu riscontrata ad un solo pulmone (des tro), mentre nel s inistro vi erano antichi focolai tubercolui con pf1chipleurite e carnificnzione do! pulrc.one. Io un nitro caso si riscontrò meningite tuborcolnre, e 11ell'ultimo pericard it e c11.seosa. In tutt i e sette fu cons tatata la tubercolos i delle g hiandole peribronchiali· P leu r a . - In c ircll la meta d ei ca.s i fu rono riscontra.t e aderenze ple•1riche pa:ziali o d iff',ise a t u t to un pul mone, unilaterali o bilaterali. Mol t issime ernno di ,·eccbia data, es it i di antic he pleuriti, che non avevano alcun rapporto colla malatt ia, causa della morte degli individui; molte erano dipendenti dal processo pneumonico in atto, specie tu bercolare. Di esse n on terre mo conto io q uesta relazione, come pure non terremo conto di quelle lievissime pleuriti 6brinose che s i accompagnarono a molti cas i di pulmonite crupa le. In 34 cas i di pleurite, 18 vol te si trn.t tò di tubercolosi della pleura, cosi divisi: sei casi di pleuri te essudati va sie1·osa di c ui quattro con poliorromenite, uno con tubercolosi miliare ncuta degli organi, ed un altro con tubercolos i pulmonare. Negli altri cas i la tube rcolosi pleurica assunse vn r ia forma. Cosi in uno si ris contrò la forma essudat iva siero-ematica, in un altro s i ebbe la pachipleurite con loculazioni multiple ripiene di essudato sieroso, in un nitro la forma fibrinoso., con e fflorescen za miliare n el pulmone, in un altro la forma purulenta bilaterale. Negli ul ti mi otto cas i assunse la forma fi bro-ca.seosa e nodulare, e fu accompagna ta 4 Yol te da peri tonite della s tessa forma e 4 voJt,e da tobercolos i pulmonare. L e altre for me d i pleuriti furono per lo più s econdario a diverse malattie a cute, t ranne in due casi, in cui furono pri marie : una purulenta. da diplococco En[iscm!l sollornta11eo gcn •rale consec11lit•o a tubercolosi miliare Contri hulo clin ico ed nnntomico. ( Riforma m edica, 100S ).
( I) B EVACQUA. -
acuta. -
RESOCO.'.'ITO DELLE AUTOPSIE ESEGUITE NELL'OSPEDALE )IILIT.\RE1 ECC.
173
di Friinkel-Talamon. in cui l'uremia. fu cR.usa della morte, l'altra siero-fibrinoematica, la cui etiologia non fu as~odata. Si sono poi avuti cinque casi di pleurite purulenta, dei quali due volte tale affezione fu metapneumonica, una volta consecutiva a catarro bronchiale purulento diffuso, un'altra volta. interlobare, t ra il lobo medio ed inferiore di destra, con contemporanea. pedtonite purulenta, e con comunicazione tra le due raccolte attraverso il diaframma. La quinta si riscontrò in un soldato, in seguito ad un calcio di cavallo, che fu causa di lesioni degli organi interni con peritonite p•irulenta. Vengono poi sei casi di pleurite siero-fibrinosa metapneumatica. Ricorderò un caso di pulmonite crupale del lobo superiore di destra al 2° stadio, in cui fu riscontrato, attorno allo stesso lobo, uno spesso strato di essudato gelatiniforme. Si sono· avuti tre casi di pleurite in seguito ad ileo-tifo, di cui uua purulenta con piemia ed ascessi multipli nei vari organi; e due sierose. In una di quest,e si trattò di pleurite diaframma.tic& sinistra, e l'individuo mori per ukere tifiche dello stomaco con perforazione. L'altra, bilaternle, si riscontrò in un caporale dei veterani con catarro intestinale cronico ed endoaortite diffusa. Oltre ad un caso di versamento pleurico a ~inistra sieroso, per compressione di un aneurisma dell'arco aortico, ho riscontrato tre volte liquido pleurico in seguito a neoplasmi. In un caso di tumore del rene sinistro con metastasi nodulare al diaframma, il versamento era sieroso ed a sinistra; in un caso di linfosarcoma del mediastino il liquido era aiero·el]latico e parimenti a sinistra, ed in un altro di linfosarcoma del mediastino con metastasi nel miocardio, il versamento fu bilaterale e sieroso- torbido. Vengono infine cinque casi di versamento siero-ematico della pleurn.: uno di ·essi, bilaterale, fu riscontrato in nn caso di pseudoleucemia linfatica acutissima; un altro in un individuo morto di pulmonite settica; due altri in individui suicidati, buttandosi da un 8° piano, ed uno per ferita d'arma da fuoco del petto. Ricorderò ancora due casi di emorragie sottopleuricbe con infarti pulmonari riscontrati in un caso di meningite cerebro-spinale epidemica ed in un caso di atrofia giallo- acuta del fegato. Mediastino. - La lesione più frequente a carico del mediastino fu la tubercolosi delle ghiandole peribronchiali, osservata in 22 casi. Nel maggior numero di essi si accompagnò tubercolosi delle meningi. Ricor derò come curiosità anatomica, di aver riscontrato in due casi di poliorromenite fibrocaseosa tubercolare, un ganglio linfatico addossato alla superficie posteriore dello sterno, a livello del 3° spazio intercostale, della grandezza d'una grossa. mandorla, caseificato. Vengono poi i neoplasmi delle ghiandole mediastiniche. Questi, in due casi furono di natura epiteliale e di origine metastatica, cioè uno secondario a cancro dell'Eisofago; l'altro ad adenocarcinoma. della capsula surrenale. In un caso di peritelioma delle ossa, riscontrai Jinfosnr<Jomatosi delle ghiandole peribronchiali, tumori ben diversi istologicamente da quelli ossei. Solo un nodulo riscontrato sulla superficie posteriore dello sterno potetti dimostrare come metastasi dei neoplasmi ossei. In ultimo ricorderò tre casi molto interessanti di linfosarcoma aleucemico del mediastiu o, da me osservat-i in vita e sul tavolo anatomico: uno di essi decorse come pseudo-leucocemia acutissimo., con ingrossamento delle ghiandole linfatiche del collo e delle regioni inguinali.
174 RESOCONTO DELLE AUTOPSIE KSEGUITE NELL10SPE11ALE MILITARE, ECC,, Riassumerò brevemente la storia ed il reperto di questi tre casi, i qua.li sono sta.ti ceduti per uno studio più minuto e dettagliato il primo al tenente medico Mazzetti e gli altri due a.I dottor Martelli, assistente dell'istituto di anatomia patologica dell'Università. Nel 1° caso si tratta. di un soldato anome Stella. Luigi di anni 20, senza. precedenti ereditari i, ricoverato in questo OSJ)edalail 26 :magg;io per 1IJeeri del ghia:aàe di dubbia natura. Present&va colorito intensamente pallido, denutrizione profonda., ingorgo delle glandole inguinali, latero-cervicali, a scellari, sottomascellari ed epitroclea.ri, -di va.ria grandezza., non sorpassanti quella di un fa.giuolo, a.migda.liformi, spostabili, indolenti alla. pressione. Si notava inoltre la mucosa. faringea. arrossata, cosparsa. di granulazioni grigiastre, e la. tonsilla destra.con una ulcerazione superficiale. ])a parte degli organi interni: presenza di soffi anemici a.ll'a.scoltazione del {:Uore, leggera tumefazione della milza e del fegato. F ebbre III tipo subcontinuo fino a 38 1/2 C. Sottoposto l'infermo a lla cura. antisifilitica (iniezioni di calomelano) gl'ingorghi g landola.ri andarono aumentando, fino a raggiungere la grossezza. di una noce, il colorito divenne cereo, la cae hessia. c1·ebbe e la febbre divenne sub,continua e più alta (39,40 C.). Il 6 di ma.ggio l'infermo accusò fortissimo dolore alla ba.se dell'emitorace s inistro; il giorno seguente si notò versamento pleurico che raggiungeva l'angolo inferiore della scapola, ed i! giorno 9 cessò di vivere. L'esame -delle urine, prnticato diverse volte, fece notare: assenza di albumina, urea21 p.1000, molti cristalli di acido urico. L'esame del sangue: corpuscoli rossi 1.800.000; corpu!lcoli lbianchi 14.000 per mm.•; emoglobina. 30 p. 100. Corpuscoli rossi nucleati (normoblasti), qualche raro mielocita, aumento de lla percentuale dei liufociti. All'autopsia si riscontrò tumefil.zione delle glandole linfatiche latero-cervicali, . mediastiniche, epitrocleari, inguina.li, le quali presenta.vano consistenza elastica, Msenza di periadeniti, ed al taglio: colorito grigio rossastro alla parte centrale, e grigiastro alla periferia. Milza. aumentata. due volte il norma.le, con capsula lievemente ispessita, con la polpA. a nch'essa. aumentata., di colorito rossogrigia-stro, e con i corpuscoli di Ma lpighi bene evidenti· F eg a to anemico, aumentato di volume e di consistenza, s enza far notare nulla di particolare ad occhio nudo. Lo stesso per i r eni e gli nitri organi, che si prescntnno a.nemici. Ve rsamento sicroematico n ella pleura (1200 cm• per lato) e nel pericardio {circa 100 cm'). All'esame istologico le glandole de i varii gruppi presenta no una struttura pres s ochè uniforme, non essendo più riconoscibili le varie parti (seni linfatici, cordoni), di cui sono composte. Lo stroma reticolare si mostra a t ipico con le maglie irregolari, i di cui filamenti sono ordinariamente scarsi, assai sottili, ed in molti punti non bene e videnti. Gli eleme nt i cellulari che rie mpiono il r eticolo differiscono pe1· forma e pe r volume. In general e predominano i linfoci ti che si riscontrano normalmente nei follicoli d ei tessuti linfoidi n ormali. T ali elemen t i infiltrano anche la capsula della glandola. Yi si riscon trano inol t re elemen t i più grossi, con protoplasma più abbondante, di aspetto epitelio ide, spesso degenerati; elementi polinucleati, e qualche rarissimo mielocita. La milza presenta una str uttura. uniforme, con aumen to notevole degli ele· men t i linfoidi, menlre lo stroma s em bra d iminuito ed i corpu<;;coli di Malpighi meno appariscen ti.
RBSOOONTO DELLE AUTOPSIE ESEGUITE NELL' OSPEDALE MILITARE, EOC.
176
11 fegato, i reni, le capsule s urrenali fanno notare degli infilt tamenti diffus i di elementi linfoidi, qualche volto. dis posti in cumuli, senza che in questi s i potesse distinguere alcun reticolo fibrillare. L'esame istologico conferma quindi la diag nosi di pseudoleucemia acuta, fat ta in vita ; questo caso potrebbe essere compreso fra le linfoadcnie semplici a lcucemiche nel senso del Banti. Nel secondo c/1.So si t rn t ta di una guard ia di città Oropallo, Giovanni di ann i 37, entrato nell'ospedale il 22 sette mbre del 1909 e mor to 1'11 novembre dello stesso anno. Ebbe in precedenza disturbi gastroin testinali e malaria. Nel suo ingresso all'ospedale si lamentava di difficoltà. nel deg lutire, in corrispondenza del manubrio dello sterno, per cui spesso ern costretto a vornitare le sostan ze ingerito. All'esame del torace s i nota una ott usità n ella regione dello s torno, che s i diffonde a sinistra con questi limit i: in alto il 1° spazio intercostale di sinistra, in basso si cont inua coll'ottus ità. e patica, a destra margina le .destra dello steruo a sinis trà. linee emiclavicola re e pa pilla re prolung,tte. Toni c:n'diaci deboli che si ascoltano in lontananza, il che s ul principio fece pensare all'a possibilitil. di un versamento pericardico. L'esame radioscopico dimos tra l'es istenza di un'ombra i cui limiti corrispondono a. quelli ottenuti colla percussione. Al 12' giorno si not a un ve rsa mt:into pleurico bila tera lo s iero-emat ico, che raggiunge la spina della scapola, ed è s vuotato coll'tlspiratore di Pot>,in. Il liquido si riproduce subito. Ln. dispnea. va sempre più i.ccentuandosi ; si aggiunge edema delle regioni palpebrali, delle pareti toraciche ed addominali, come pure del dorso dei piedi, edema che si accentua sempre più.L'infelice m uore con fenomeni asfittici. All'autopsia t rovo il mediastino a nteriore invaso da un grosso t umore della. grandezza di una testa di adulto, che sorge in corrispondenza della biforcazione dei bronchi, ed invade buona parte del torace, spingendo i pulmoni, specie il s inistw che è ridotto a.l volume di un piccolo pugno (nello. tìg. III esso no u a ppare, essendo nascosto e ricaccia to indiet ro) contro la colonna. vertebrale. Il pulmone destro è anch'esso leggermente atelettasico. Il cuore è complet.amcnte nascosto dal t umore cbe fa corpo col pericardio, il cui foglie tto parietale è enormemente ispessito, anzi sembn-a essere sostituito da.I tumore stesso. . Nella fotografia qui annessa (Fig. III) s i vede il cuore fuoriuscire attraverso una incis ione fatta sul margine destro del t umore. La neoplasia si diffonde più s pecialmente a s inistra ed in basso, specie sul éLiaframma col quale aderisce, spingendolo in sotto ed in avanti contro la parete an teriore dell'addome, in modo da. far divenire la regione epigastrica molto prominente. Nella ca"'ità pleurica sinistt·a s i nota presenza di liquido siero-emat ico (circa 1000 eme.). Da parte degli organi addoJDinali non vi è d'importn.nte altro che i reni ingranditi del doppio, e cosparsi di noduli grigiastri di varia grandezza da un cece ad una castagna, localizzat i più s pecialmente uelJa sostanza corticale. All'esame istologico si può agevolmente consta ta1·e trattarsi di un linfosarcoma del mediastino, originatosi probabilmente dalle glandole peribronchiali. I noduli del rene sono costituiti da ammassi di elementi linfoidi, i quali riproducono perfet tamente il tipo di quelli che for1n ano il tumore mediastinico, senza che tra di loro fosse dimostrabile alcun 1·eticolo interelementare.
.
176 RESOCONTO DELLE AUTOPSIE ESEGUITE NELL10SPE0ALF. MILITARE, ECO. Tali elementi invadono per lo più la zona corticale, gli spazii interlobula1i e periglomerulari : nelle sezioni, in mezzo agli ammassi linfoidi, si osservano sezioni dei glomeruli, dei tubuli contorti e dei varii segmenti dei tubuli uriniferi, perfettamente riconoscibili e risparmiati dalla neoplasia, i cui elementi si dispongono intomo alle accennate formazioni renali, come negli infiltramenti leucemici del rene.
Fig. lii, - Linfmarcoma dol mediastino. al Laringe. b) Neoplasma. r) Incisione eseguila In mezzo alla superficie anteriore del tumore. cl) Pu Imo ne destro.
~el 8° caso si tratta di un soldato del 23° cavalleggeri (Umberto I), a nome Urbinati Vincenzo, il quale entrò nell'ospedale militare il 20 novembre 1909, con dolori al torace, tosse e con le note di un catarro bronchiale diffuso. Fu sempre apirettico. In seguito i dolori divennero più intensi, l'infermo cominciò ad avere affanno, ed i fatti catarrali dell'apparecchio respi ratorio divennero piCl intensi. La regione toracica incominciò a tumefarsi, specie in corrispondenza della regione precordiale, dove collo. percussione si notò una ottusità che andò S<'.npre più estendendosi, fino a raggiungere un'area. limitata: in alto dal 1° spazio intercostale, in basso dalla 7• costola al suo attacco all'arco costale, a destra dalla parastern,l!e di destra, a sinistra dall'ascellare ante1·iore. L11, tosse fu sempre molesta, l't:spettorato mucoso, in cui non furvno mai trovati bacilli di Koch, nè i cristalli di tuberculon (tisina) dello Schrèin. Vitto cardiaco nell'ultimo periofo della malattia non era visibile, nè palpabile: i toni cardiaci erano molto deboli e si ave va la sensazione come se venissero lont11no dai focolai di ascoltazione. Si notava ancora versamento pleurico bilaterale.
1
RESOCONTO DELLE AUTOPSIE ESEGUl1'E NELL 0~ n :OALls ~!Il,ITARl!: 1 E CC.
177
L'infermo mori il 21 gennaio 191 0 per cachessia e con fenomeni di insnffi.:ienza respiratoria. All'autopsia riscontrai la superficie interna de lle costole aderentissima agli orgaIJi eodotoracici ; tnli aderenze sono fatte da tessuto neoplastico che u;,ura le costole medesime, sostituendole in molti punti. Il pericardio parietale è molto ispessito (da tre a cinque centimet ri), fittamente a derente alle cos tole ed alle pleure, che contengono liquido sieroso, torbidiccio (1500 eme. cir~a pe1· ogni cavità); come pure nel cavo pericardico, enormemente dilatato, ~i l'iscoutrnno 1200 cm• circa dello stesso essudato. Il pericardio parie tale al taglio fa notare molti noduli neoplastici, di cui diversi mostrano l'aspet to caseoso. I pulmoni in alcuni punti sono, assieme alla pleur:i. nderentis~imi alle costole, s pecie il sinist.1·0. Le ghiandole interbronchiali, avvolte in una ganga di aspet to lardaceo, omogeneo e di colorito grigiastro, formano unn. mass11. clto s i continua da uo lato col pericard io parietale, mentre da un alt ro lato ingloblt la aorta, i bronchi ed ì g rossi vasi della base del cuore. S paccata tale mRSSa s i nota come questa, nell'interno, viene formata d alle ghiandole peribronchiali ingrossate, di colorito grigi!\stro, di cons istenza mollo, unite tra loro da connet tivo piuttosto Jas,c;o, mentre il tessuto che le a vvolge, formando la parte periferica della massa neoplas tica, fa notare qua e lit delle chiazze di aspetto caseoso. Il foglietto viscerale d el pericardio è cosparso di noduli di varia grandezza, impiantati nella spessezza. del mio<'ardio, da dare al cuore un aspetto verrucoso (fig. Il). Al taglio tali noduli appariscono di co lorito grigiast ro e strutturn uniforme. Sulla superficie del pulmone destro si osservano dei pic~oliss imi nodu li della grandezza di un acino di miglio. Da parte degli organi interni si nota: atelettasia. pulmonare, 1n11ssimfl a s inistra - Degenerazione grassa del fegato - Milza lievemente ing randita con aumento della polpa - Rene con degenerazione adiposa. La presenza delle chiazze di asp!\tto chiaramente caseoso sp11rse, specie snlla parte periferica del tumore, mi fecero nascere il sospetto d i un possibile pro<'es•o grnnulomatoso: per cui eseguii la ricerca, sulle sezioni, del bacillo d i Roch col metodo di Ziehl,Gabbet, di d'Arrigo Stampacchia, o del treponema rol metodo di L evaditi. Entrambe forono negative. L'esame istologico del tumore fece escluderA un processo infiammatorio, il quale, solo alla parte periferic11, poteva essere discutibile, pe r !a presenza d i nlterazioni vasali cons istenti in endoarterite obliterante, con stravasi emorragici d i vecchia ifa t i\. Mentre n el resto esso non lascia alcun dubbio per la natu ra neoplastica Infatti n e lle varie sezioni delle glandole, che compongono il tumore, non si r iscont rano formazioni granulomatose (tubercoli, cellule gigan t i) ed è scomparsa l'nrchitettura Jinfoglandolare non solo strut turale ma anche citologica. Non si nota n es~una differenzazione cellulare, nin1 te delle funzioni c itoformntiva e citoliticn, ma s olta nto la. sostituzione cli un tessuto linfoadenoide c he in filtra In. ca ps ul n. glnndolare e d i t e~snti circo!<tanti. Le chiazze di aspetto caseoso, altro non sono che zone necrotiche, come s i osservano spesso nei neoplasmi. I norluli del c uore riproducono in genernle la struttu ra del tumore primit ivo: 12 _ Gior,uile di medicina mìlìtr,re. -
f'a~c. lii.
17H 1n:,-.Ol'UXTO DELLE AUTOP..::IE Etil•:m .: JTF. NELL'OSPEDALE MILITARE, ECC. gli ulemcnti linfoidi sono però più scarsi, ment1·e evidentissimo è il n ,ticolo conn etti v,ile che in alcuni puHti assume l'aspetto fibroadeuoide. Tali noduli sono impiantati nel miocardio, dove si possono osservare le fibre muscolari invase dalla neoplasia e degeuerate. Abbondano nel tessuto linfomatoso del cuore i vasi neoformati, che s i presentano pieni di sangue Questo caso, assieme al precedente, 11oircbbe rientrare, seguendo la class ifica del Banti, fra le linfosarcomatosi aleuco111iche. Sany11e ed oi·ga11i ematopoietici. - Non è capitato mai all'autopsia nessun caso di malattia del sangue, tranne quello di pseudoleuccmia. acutissima testé riportnto, con lievi al terazioni della c rasi sangu igna: qualche caso di malaria morto per altrC' affezio ui, co11 presenza di parassiti nel sangue e con le alterazioni corpuscolari consecutive, cd alcuni cnsi di malattie acute, di ueoplasmi delle glandole linfatiche, cirros i c paticrt, ecc., in cui si sono l'iscontrate le comuni alterazioni i;nnguiguo: leucocitosi, eosinofilia., poichilocitosi, oligocitemia, leucopenia, ecc. Da parte del midol lo osseo è capitato alla sezione un caso, già ricotdato (v. me· diastino) di tumori urnltipli delle costole, della colonna vertebrale e d i altre ossa ( femore, rna11dibola), che all'esame istologico ho potuto dimostrare essere di origine midolla.re e da ascriversi, per la di,,posizione perivasale degli elementi, al tipo periteliale dell'emlotclioma.. Questo caso è stato cia me pubblicato negli Archi1;'i di Virchow (1) e nel Giornale di M edicina Militare 12) del UJlO. A carico della milza, oltre a dh·ersi cas i di splenite e perisplenite cronica dn malaria, cou gli esiti di iufarti di vecchia dnta, od oltre ai tumori a.cuti per malattie infetLivc, ricorderò tre casi di iufarti i~nernici, di cui due di origine ti· fosa., cd uno consecutivo ad embolismo per endocardite vegetante. Inoltre ricorderò: tre casi di degenerazione amiloide classica. della milza in seguito a tuber· colosi cronica del pulmone (si notava contempo1·anearoentc degenerazione amiloide del fegato e del J'ene) ; uu caso di ascesso della milza in seguito ad ileo-tifo; un caso di tumore della milza da pseudoleucemia. linfatica; 4 ca<:i di tubercolosi s plllnica seconda1·ia, due volt.e come U1a11ife.',tazio11e della. tubercolosi miliare acuta., e le altre due volt.o consecutivo a tubercolosi del pulmone. In uno di questi casi "i notava. uo ascesso tubercolare attorno ad un nodulo cR!cificato. Inoltre si sono osservati diversi casi di s pltluomegalia tubercola re : questa fu classificata nel caso di tu bercolosi del cervelletto. In quattro casi di s uicidio, per caduta d11.ll'nlt.o, furouo riscontrare delle !ace· razioni mu1tiple della milza. Come curiosità anatomica ricorderò un lobo succen tu ria'to ùella grandezza di u11 uovo di picc ione, peduncolato, attaccato al polo inferiore della mil1/.a, osservato in un individuo morto in seguito a pulmonite e pericardit.e, i l q uale all'osa.mc dell'addome in vita., aveva fatto notare nella regione ipocoud1·iaca sinistra, al disotto dell'arco costale, un tumoretto, mobile i n tutti i sensi, che clinicamente era indipendente dalla milza. L'errore fu dovuto alla preseu za dol picciuolo che reudeva quel nodulo estrema.me nte spostabile. Ricorderò ancora 1111 caso di ectopia congeni ta dest ra de lla milza e dello stomaco ( v. questo orgauo) in un individuo morto per cancro della capsula. surrenale. ( I ) UcJ,,,,. mulli7,lc /(nor!,., n-l'rrilhr/iom c mit L ,1jmphos11rkom àer Lymphdriùen. (KrtldCl'~chc Krrmkl'il ?). ( l'irchow·., Archi,; /iir 1mtholouischc Àtl.(tl. etc ... 200 Band, 1910). (2) P, rit,·liomci m,,/t.i1,lo d,1/r:. O.'!,,ct, con lil•/c,srucomalosi dr.llc uhiandole li nfati che • Jloruo di K 11hlrr! (Oiomo/c d i M edicine, 1'\,Jilitcire, fase. 111, 1910).
RESOCONTO DELLE AUTOPSIE E SEGUITE NELL'OSPEDALE MILITARE, ECO.
179
Glan.dcle linfatiche. - Ho già ricordato, a proposito delle lesioni del media-stino, le alterazioni più importanti osservate a carico delle gla.ndole linfatiche, Kon debbo aggiungere qui che un caso di carcinoma delle gla.ndole rtJtroperitoneali e mesenteriche, secondario a. cancro del cieco, e moltissimi ca.si di tumefazioni considerevoli delle stesse glandole in seguito ad ileo-tifo. In un caso, che ebbe tutto il decorso clinico del tifo, con siero-diagnosi di Vidal positiva, morto in 2° sett.enario per tossiemia. gravissima, ri~contrai le glandole mesenteriche tumefatte ed iperemiche, senza che in alcun tratto dell'inte· stino si noto.sse lesione alcuna I Soltanto qualche follicolo solitarro lievemente ingorgato. Diaframma. - Come appendice ricorderò qui un ascesso subfrenico a destra. consecutivo a.d appendicite; un caso di pleurite sierosa diaframmatica a sinistra ·di origine tifica; un ca.so di disseminazione di noduli neoplastici al diaframma, secondarii ad endotelioma del rene sinistro, ed una fistola del diaframma con comunicazione delle due grandi cavità sierose pleurica destra e peritoneale, in un -caso di pleurite e peritonite purulenta consecutiva a trauma (calcio di cavallo). Finalmente un caso di ferita del diaframma per arma da fuoco. APPAIUTO DlGEUENTE.
Bocca e retrobocca. - Si sono osservati: un caso di ca,rcinoma della lingua -con distruzione quasi completa dell'organo e metastas i nelle glo.ndole linfatiche del collo, in un agente cal'cerario; un- caso di angina di Ludwig, un caso di tonsillite suppurativa con faringite ulcerosa, ed u110 di angina flemmonosa, morti tutti e tre per setticemia. In quest'ultimo si sono isolati, dal pus della tonsilla, uno streptococco, uno stafilococco ed un diplococco vll'ulentissimi. Esofago. - A carico dell'esofago ricorderò il caso di cancro midollare accen, nato antecedentemente, in un mal'esciallo di finanza, il quale in vita presentava fenomeni di disfagia, ed un ostacolo alla progressione del bolo alimentare in corrispondenza della forchetta. dello sterno, oltre ai fenomeni genera.li inerenti al tumore maligno: chachessia, colorito caratteristico giallo paglierino della pelle, meta.stasi nelle glandole del collo (regione dello sterno cleido-mastoideo). Morì per pulmonite ab ingestis. Come si è innanzi detto, all'autopsia si trovò un carcinoma ulcerato che inglobava. l'esofago ed il bronco sinistro, i quali comunicavano trn. di loro; e metastasi nelle ghiandole mediastiniche, nel pulmone, fegato e rene. Stomaco. - Di lesioni importanti dello stomaco, tranne alcuni casi di lievi gastriti catarrali, riscontrate come lesioni concomitanti in varie malattie, non si è riscontrato che un caso di ulcerazioni multiple tifose con perforazione della parete gastrica e peritonite consecutiva, pubblicato dal dott. Mazzetti (L), ed un <:aso di noduli endeteliomatosi sparsi sulla parete gastrica anteriore, second&ri ad endotelioma del r ene di sinistra. Debbo ricordare qui come in un caso di adenocarcinoma della capsula surrenale di sinistra, trovai lo stomaco che occupava la metà destra dell'addome, colla piccola cu:.·vatura. 1·i,·0Ita a sinistra, la grossa tuberosità. e la grande curva.tura a destra ed anteposto al fegato, che occupin·a. la sua posizione normale. La milza, attaccata come in condizioni normali ai ,asi (1) MAZZF.:'l"I'I. - Su di un raro caso di per/orcizione gastrica cla tifo. (Riforma Medica, n . 18, anno 1908).
180 RlsSOCOX'l'O DF.LLE A tiTOPSIE ESEGUITE NF:LL'Q,:PEJ)ALE )IILITARE, ECO. brevi ed ai vasi splenici, occupava anch'essa 11 lato destro dell'addome, ed era situata immediatamente al disotto del margine inferiore del fegato. Intestino. - Le lesion i intestinali più nnmerose riscontrate sono dovute al tifo. ed alla tubercolosi. Non ho tenuto conto delle affezioni catarrali lievi; ricordo soltanto un caso grave di enterite catarrale cronica; un caso di colon-sigcnoite catarrale in un caporale veterano, morto per tale affezione; un caso di enterocolite dissenturica, ed un caso di enterite a forma congesth·a, con qualche rara ulcerazione catarrale,. éui seguì infezione settica generale. Di infezione tifica son capitati al tavolo anatomico 49 casi, f ra cui bisogna ricordare 4 con perforazione del!' intestino e consecutiva peritonite, oltre a quello innanzi accennato con localizzazioni nello stomaco e perforazione dello stesso; due casi in cui, oltre ali' intestino tenue, tutta la mucosa cecale era cosparse. di ulceri tifose con vegetazioni a ca yolfiore. In questo ed in altri due casi di ileo-tifo, ho riscontrato tutta la mucosa dell'appendice vermiforme disseminata di ulcerazioni della stessa natura. Ricorderò un caso molto interessante di tifo ambulatorio in persona di un soldato del carcere militare, il quale in perfetta snlute, mentre mangiava del pane, mori di botto. All'autopsia, eseguita in modo molto accurato e minuto, fu riscontrata la mucosa dell'ultimo tratto del tenue iperemica, come se fosse stata iniettata, con qualche placca di Peyer tumefatta ed infiltrata, attorno a cui i follicoli solitarì mostravano gli stessi caratteri, senza alcuna ulcerazione. Le g landole mesentt-riche erano anch'esse tumefatte e congeste, come pure la milza. Nessuna alterazione fu notata negli altri organi, specie nell'apparecchio cardiovascolare e nel cervello. Le ricerche batteriologiche, eseguite nelle sezioni dei follicoli solitari, nE>lle placche del Peyer, e nelle glandole mesenteriche, dimostrarono come queste formazioni fossero gremite di un bacillo oon res istente a l Gram, e coi carntted morfologici di quello del tifo. Fra gli esiti o complicauzc dell'infezione Ebertiaua, oltre ai cinque casi di peritonite dn perforazione, ai casi di pleurite, pneumonite, miocardite con frammentazione di origine tifosa, innanzi accennate, debbo ricordl\re un caso di parotite sinistra suppurata, un caso di ascesso della fossa iliaca destra, morto per . setticemia, ed un caso molto interessante di pioe mia da bacillo di Eberth. In questo caso, oltre alle ulceri tipiche intestinali, fu riscontrato: una sacca purulenta limitata dal mesentere e dnlle anse dell'ileo; ascessi nel fegato, nel rene, nelle articolazioni de l gomito e J cl ginocchio des tro, n ella cute, e plimrite purnlenta a sinistra con atelettas ia pulmonare. Da molti di questi ascessi fo isolato il baeillo di Eberth. Si sono osservate con frequenza lesioni renali, sot to forma di rigonfiamento tol'bido, di degenero.zioue gnissa, e di glomernlo nefrite. In dne CI\SÌ si è riscontrata nefri te parenchinll\le acuta, che fu causa d ella 0101·le. i:~a rcio notare come alcune delle complicanze più gravi si sono o3servate a . prefere nza in certi anni: cosi nel 1906 si è visto predominare la peritonite da perforazione, ne l 1008-90t•, quasi tutte l e forme piuttosto gravi cli tifo erano com11Iicate ad imponenti entcro1Tag ie. H.icorderò inol t re come in 10 casi fm i W deceduti per ileo-tifo, ho potuto c onstata.re costante mente assento fa. sie t·o,d iagoosi del \"idal, nel la proporzione
RESOCO:O.TO DELLF. AUTOPSIE E:iEGUITE ~ELL.01-PEDALE :MlLJTARE1 ECC.
181
,da 1 a 50. In diversi altri casi molto g ravi, la siero-reazione è stato. molto dubbia Cl) La tubercolosi intestinale si riscontrò 12 volte, con predominio della forma ulcerosa. In nove casi si trattò di tubercolosi del tenue, nei quali, due volte con perforazione e peritonite stercoracea. In un caso si è accompagnata a peritonite tubercolare, con aderenze del!' intestino alle pareti add!ominali e fistola stercoracea consecutiva. In u::i a l tro caso la sede fu il cieco con perforazione e peritonite, ed in un altro il colon ascendente. · Solo due volte la. tubercolosi dell'intestino fu primitiva; negli altri fu secondaria a tube1·colosi del pulmone o si presentò come manifestazione della poli·sierosi te. Vengono poi 5 casi di appendicite, con perforazioue e peritonite settica, olt1·e -ai 2 casi già accennati di appeudicite dn tifo. In S la perforazione fu rinvenuta alla punta dell'appendice, negli altri 2 ali' inserzione ceca le di questa. Ricorderò infine un caso di occlusione intestinale, in cui a ll'autopsia. riscontrai un Yolvulo del digiuno, con trombosi delle vene mesenteriche; un ca.so di cancro midollare del cieco con metastasi multipla, e due casi di contusione dello addome ver calcio di cavallo: in uno di essi segui perforazione dell'ultima porzione del1' ileo, nell'altro perforazione del colon, con peritonite settica in entrambi. Glandole annesse al tubo digerente. - A carico delle glandole salivati e del l)an~reas, si è avuto soltanto un caso cli suppurazione della parotide sinistra, in ~eguito a tifo. Fegato. - Le a.Iterazioni piu frequenti del fegato furono dovute ai processi degenerativi riscontrati in molti casi di infezioni acute: tifo, pulmonite, setti -cemia, tubercolosi ecc. Così si è osservato spesso la degenerazione e l'iniìltramento adiposo del fegato, specie nella tubercolosi pulmonare, l'infiltramento torbido, la degenerazione amiloide, la quale fu classica iu tre individui morti di tubercolosi pulmonare. Ricordo una forma di steatosi avanzata del fegato in un caso il quale in vita aveva presentato sintomi appendicolari gravi, e morì per peritonite purulenta acuta postoperatoria. All'esame istologico del fegato, oltre alla intensa degenerazione grassa, ho riscontrato delle vaste chiazze necrotiche, peripileHebite, con cvnati di rigenerazione da. parte dei dotti biliari, e chiazze di infiltrazioni pervicellulari s parse qua e là, con qualche cellula gigante ed infiltramento nu,,leue intorno. Ci troviamo all'inizio di una cirrosi tubercolare. In questo caso s i notò ancora
(1) Da diversi anni nell'ospedale militare di Xa.poli si pratica la siero reazione di Vidnl nAi casi sospetti di tifo. In sei anni io medesimo ne ho esoguito circa 1300, e l'ho trovata costante nel maggior numero dei coai d'infezione Ebertiana, assente spesso nel 1• settenario, o meglio nei primi 5 giorni; molto tarda in un gran numero di casi gravi, sposso indecisa o dubbia, qualche volta assente (10 vulte su 1300). L'ho trovata quasi sempra evidentissima, classica e rapida nelle forme lievi. Eccezionalmente l'ho riscontrata in altre malatte che nulla avevano a che vedere col tifo. Ricordo un caso di varicellB, in cui non vi ora stata. precedentemente alcuna infermità che potes~e far dubitare menomamente di una infezione ti[oide pregressa. Il siero dell'infermo, fin -dnl giorno precedente alla compnrsa dell'esnnteme, n!!glutina,·a in modo cln~sico e rn· pido il bacillo di Eberth nella proporzione di l n 20\l.
182 RESOCOXTO DELl,E AUTOPSIF: E SEGUITE N'ELL10 S PEDALE MILITARE, KCC. ispessimento ed nderenze di antica data da parte dell'epiplon gastro-epatico, & perinef'rite cronica fibrosa a destra, con atrofia del rene. \"engono poi tre casi di fegato nocemoscato osservati in un cardiaco ed in du& casi di pleurite bilaterale con atelettasia del pulmone. Delle forme degenerati ve gravissime l'icorderò quattro casi di :i.trofia gi_a lloncuta, di ctii uno si osservò in un individuo affetto dn cirrosi di Laeonec. Dn& di questi casi furono oggetto di una mia pubblicazione (1). Dn µarte delle vie biliari si sono avuti due casi di angiocolite acuta infettiva con intensa itterizia: uno di ess i si osservò in un pulmonitico con perico.rdit" da pneumococco. Nell'altro l'ittel'o grave fu la manifestnziont> più singolare di una. colibacillosi gravissim11., la cui sintomatologia e decorso, in vita, avevano mentito In s indrome clinica dell'atrofia giallo acuta del fegato. Si tratta di un carabiniere ricoverato nel 1° reparto d i medicina il 14 agos to 1908, per itterizia e<i iu condizioni gra\'issime, con febbre oscillante tm i H8 e mezzo e 3V e mezzo C., sensorio molto depresso, e delirio. La notte si manifesta rono dei gravi perturbamenti nervosi, sussulti e ronvulsioni, con epistassi infrenabile, per cui s i dovette ricorrere 111 tamponamento. L'indomani si notò bronco-pulmonite al lobo inferiore destro. Il fegato, die non era pilipabile, alla percussione si mostrò molto rimpicciolite-. All'esame delle urine si trovò: albumina grammi 1 p. lOOll, urobilina, ipoaioturia, cilindri ialini e granulosi iu grnu numero, man,·nnza dei cristalli di leu<:i na e tirosina. Non ostante l'assenza di tale repert o urologi<·o, che secondo molti autori è un segno carntteristi,·o dell'atrofia ginllo-nc nta del fegato, tale diagnosi non fu posta neanche in dubbio. L'esame batteriologi,.o del sangue, preso dalla ,·e na med iana cefalica n.lla piega del gomito, dimostrò nei vari terreni nutrit,ivi la presenza di nn unico tipo di hncillo, molto mobile, non resistente al gtam, che intorbidava il brodo, con deposito fìoccoso nl fondo e formazione d i indolo, che non Huidificavn la gelatina, che coagulava il latte, fermH1tavn i terreni lattosati, arrossava la tintura. di tornasole. T,de bacillo non tra a.gglutinn.to dal siero antitifico ma agglutinato dal s iero anticolico nella ste!'sn proporzione che era servito per la produzione del 1;iero. Inoculato a lle cavie ed ai conigli uccideva l'animale nella proporzione di 0.50 cm. c. di brodo per ogni 100 grnmrni di peso. con il reperto d ella setticemia e con chiazze piccolissime emorragiche e necrotiche ve! fegato. L'autopsia, fotta da me 2-1 ore dopo la morte. fece notare il reperto di una comune settiC'emia. Il fegato, appena ing randito, di foi·ma o consi:stenza normale, rimaneva col s uo margine anteriore nas,,osto al disotto del colon trasverso, il qlrnle era assai meteorico. Al taglio si mostrava di colorito giallo uniformemente, con gli a C'ini abbastanza bene de limitabili. Le principali vie biliari erano pervie. Ci~ti fellea piena di bile, molto densa, di colorito giallo-verdastro. La serninagione d i succo e patico, splenico e di bil11 in brodo ed in ngar, diedero gli stessi risultati delle culture fatte in vita dal sangue dell'infermo. Questo caso interessante perchò dirocstni. il polimorlì;;mo fenomenico sotto cui si pos'lono presentare le infezioni generali d!l colibacillo, è anche intert!SSante ( I) fiF.VA CQl A. - ConLril,1,10 allo studio awitomo,prirn/ogico dc!l'atrofìa gialla·ac11ta del /rgato. (A ,mali di M ~dici1.a 1':avale), 1 !>06.
RESOCONTO DELLE AUTOPSIE RSEC:UITF: NF.1.L10SPP.DA T.F. Ml1,l'fARI\ ECC, 183
perchè conferma la grande importanza che bisog11a dnre alla presenza dei cris talli di leucina e tirosina nella diagnosi di atrofia giallo-nc·uta del fegato, e come possa esser fallace la percussione del fegato. La tubercolosi del fegato è stata osservata in srtte casi; tre volte come mnnifestazione della forma miliare acuta, tre volte secondaria a tubercolos i del pulmone, una volta a peritonite tubercolare. Bicordo oltre a quello innanzi citato, altri tre cas i <li cirrosi del t'cg:, to: in uno consecutiva a peritonite tubercolare (cirrosi tubcrcol1u·e pcriepatogcna); in un altro caso si trattò di cirrosi volgare di Laennec, e in uu terzo caso, c he in vita aveva presentato la sintoma.tologia ed il decorso del morbo del Dan ti, all'esame istologico, non fu rinvenuta nella milza la lesione carattedstica di tale fo1·ma morbosa (la fibroadenia). Si sono os,ervati inoltre: due ,iasi di carcinoma midollare dnl fegato secondad, :mo, a cancro deli'esofngo, l'altro a cancro del cieco; ed un cn,o di e1ulotelioma della superficie Mnves.;a del fegato, sotto forma di noduli, metastas i Ji un endotelioma primitivo del rene di s inistra; tre cisti da echinococco del fegnto in un individuo morto per bronco-pulmonite da morbillo; un caso di ingorgo p.~eudoleucemico del fegato in un soldato morto di pseudo-leucemia acutissima, in cui all'esame istologico si notò infiltramento di linfociti tra le trn.becole cpntiche e negli spazt periacinali. Ricorderò infine 6 casi di lesioni ,iolente del fegato: in due di e~f;i si trnttò di contusione e lacerazioni di tale organo in seguito a cnlcio <li cavnllo nel l'addome; in due altri di lacerazioni multiple dovute a caduta dall'alto (suicidio), e nel quinto caso di spappolamento della pi<!cola ala Jcl fegato per ferita <l'ar111a da fuoco. Peritoneo. - Come ho antecedentemente accennato, si son o avuti 1/\ c1,si d i peritonite settica da perforazione dell'intestino, 6 volte per append icite, o 11er ileotifo, due ,olte per tuhercolosi entei-ica, una volta per cnn,·ro del c ieco, e t re volte per contusione o rottura dell'intestino in seguito a trauma. Vengono poi venti casi di t ubercolosi del peritoneo, pc1· lo più secondaria a tub. del pulmone, o concomitanti! a q nella delle sierose, come mnn i festnzione della poliorromeoite tubercolare. · La peritonite tubercolare nella maggior pai·te dei ca;,i ha assunto la forma ascitica; in quattro casi la forma fibro-caseosa. In due casi s i ris,·ontrò essudato fibrino-purulento. Ricorderò in ultimo tre casi cli idrope-ascite per cirrosi volgare del fegato, e .j casi di emoperitoneo per rotture del fegnto e degli orga ni addominali, verificatisi, due volt~ in seguito a caduta dal 3° piano; in un cnso, pt>r ferita d'arma da fuoco dell'addome, con lesione dei visceri, ed in un altro cn;;o in se~uito a. volvulo intestinale, con consecutiva trombosi delle vene mescnterich<'. APPARECCll!O URO· OE~fTALE.
Rene. - Sorvolando sui processi degenera tivi del rene (degenerazione grnssn, infiltramento torbido ecc.) riscontrati con frequenza negli individui morti pe r malattie acute ed infettive. si sono osservati alla sezione dodic i casi di nefrite acuta pare nchimatosa, che fu ca\lsa della morte: in tre cnsi di ileo-tifo, in due di morbillo, nei quattro di atrofia giallo a cuta del fegato (epato-nefrite), in due di
18{ lll·>OCO ~TlJ l)f•:LLE AUTOPSIE ESEGUITI<.: :,;1cu..'OSPEDALE MILITARE, ECO. puhno11itc (grosso rene variegato), ed in un ca.so di e mpiema, in cui si ebbe la morte per uremin. forma. comntosa. I "a~i di nefrite inter.,tiziale cronica classica (ren e granuloso), senza con tare le forme lie \·i, furono nove: iu quattro di essi si r iscontrò degenerazione cistica classica, la quale fu impon ente in un caso di cirrosi del fegu.to, in cui p rese tali proporzioni da mentire il rene policistico. Si sono osser vati a n cora: due casi di infarto anemico del r ene, u na volta in segu ito ad endocardite vegetnnte. ed un'altra volta iu un caso di insufficienza mitralica; tre casi ùi degeucrazioue àmiloide del r ene consecutiva o. tubercolosi del pulmone; due cas i di suppurnzione r enale, uno come manifestazione di infezione piemira da bacillo di Elll·rth, e l'altro consecutivo ad empiema e suppurazione degli organi interni. i11 seguito ad un calc io di cavallo s ull'addome; novo casi cli t ubercolosi renale sernpre secon daria a tubercolosi del pul mone o delle s ierose; du e ,·olte s i presentò come manifestazione della tubercolosi miliare acuta; un caso di frattura del rene in seguito a caduta da ll'alto. Ricorderò ancora un vasto ematoma perireuale, tra la superficie del ren e sinistro e la capsula adiposa, in una guardia di città, giù. sifiliti.c a. morte. per pul, mouite e nefrite a cutn. All\·snme istologico della sostanza renale ho potuto osservare in m"zzo a del le zone emorragiche, uu ,, neuris ma miliar e apertosi nel parench ima renale. che fu !Il cnusa ,lelJa raccolta sanguigna, cosi pure un altro p iccolo aneurisma fu osser,·ato nel!' ilo del r ene. Di casi simili a questo, da me pubblicato n el Giornale medico ciel R. e., P.·rdto ( l ), uon potetti riscontrarne al trinella letteratura fin o a quell'epoca. Solo uello scorso Ruuo mi fu riferito dal dott o r Arn,strong. ufficiale medico nell'esercit.o americrino. che un caso identico gli era occorso qua lche anno prima. Anch'egli 1weva o.;servato un piccolo aneuris ma n elle nrterie del!' ilo, di origine luetica. Ve ngono in ultimo cinque neovlasmi del re 11e: tre di natur11. epitelinle second11.rii a cancro dell'esofago, R cancro del pu lmonc, a cancro della lingua; uno secon dario 11. l infosarcoma del mediastino inna nz i <'itato (v. mediast ino), ed u no primitivo, d i n aturn endoteliale, che riassumerò qui brevissimamr,nte, ruentre per uno stud io più dettagliato s i occuperà i l dott. Mazzett i. Si l rntta di una guardia di cittìt (de Girolamo Antonio), di anni 47, entrato n ell'ospedale il 12 marzo 1900 per forti dolori lombari, che dura vano da circa tre mesi. In precedenza, circa 16 anni prima, ave va contratto s ifilide, d i cui si <·urò opportunamente. Ol tre a dolori lom bari, che si irradiavano ali' ipocondrio sinistro, e che era.no talvolta irres istibi li, l'infe rmo accusaYa g rande debolezza e disturbi digestivi. All'esame si m ostrn.v11. notevol mente anemico, con nu t rizione scaduta. La palpazio11e d ell'addome riusci va d olente, specie nlla regione lombare ed ipocondriaca <li sinistra, dove si n otò un grosso tumore, il qu ale ra ggiungeva coll'estremità anteriore la cicatrice ombelicale; il margine su periore corrispondeva alla 4• costola. il margine in feriore toccava il 5° modio di una linea tirata dall'ombelico 11.lla spina iliaca 1rnterior superiore; profondam ente il tumore si confondeva. col( I ) f: matom.a prrir< mi/e in 1m ai/li itico. Contributo cli nico ed a nat.0111ico. naìe 111rdico del R. raercito, 1904 ).
Gior-
RESOCONTO DELLE AUTOPSIF: E:;EGU ITE :>ELL 0SPEDALE MILITARE, ECC. 185 1
l'ottus ità lombare. E sso presentava s uperficie liscia, consis tenza duro-e lastica, -era dolente alla pressione, poco spos tabile coi movimenti res piratori, e nel margine anteriore faceva notare col pRlpamento, unR incisura. Fegato appena aumentato di volume. Nelle urine: tracce di albumina, cilindri ialini e granulos i, 'Cristalli di o~salato di calcio. All'esame del sangue: Corpuscoli rossi 4.200.0UO . Corpuscoli binnchi 14.00. Emoglobina 70 p. 100. Polinucleos i leggera. Normale la formula leucocitarie.. I dolori in segu..it-0 diveutarono irresistibili, la cachessia crebbe. Negli ult imi giorni si manifestò notevole \•ersamento ple urico s ieroso a sinistra e l'infermo morì il 12 aprile. La ubicazione del tumore, s pecie la presenza. dell'inc isura, nonostante la poca soa spostabilità negli atti respiratorii, non m isero in dubbio la sede nella milza, perciò la diagnosi si aggirò tra il morbo di Banti etl il linfosarooma, propen· dendo per quest'ultimo. All'autopsia si trova la milza che col suo polo inferiore deborda da ll'arco co·"Stale. Nell'aspostarla si incontra. una certa difficoltà. giacchè è a derentissima ad un grosso tumore retrostante, tanto che la porzione ade rente delJa capsula propria rimane attaccRta al tumore stesso ( L).
Fig. IV. - Endotelioma del rene sinistro. a) Polo inferiore del rene non invaso dal neopl:uma.
b) Tramezzi llbrosi. e) Polo superiore della capsula adiposa del rene dove
resta coinvolta la capsula surreoale. E,sa è ingrandita tre volte il normale nel senso della lunghezza: ha la cap·dsula lievemente ispessita e rugosa, con aumento della polpa e l ieve ipertrofia elle trabecoIe connettiva . I1. . . (l) E ' facile ndesso darsi ragione d ell'errore diagnostico, derh·ato da lla conetata. -iaone de11•·1 . nc1su.r a splenica sul t,umoro. il q uale perciò fu attribuito alla m117..a,
186 RESOCONTO DELLE AUTOPSIE ES ~: GUJTE )>ELL'OSPEDALE MILITARE, ECO. Non vi si osservano neoplasmi di sorta. Il tumore ohe sta immediatamente indietro e ohe la. spinge in avanti, è coperto da.I grande epiplon, dal mesentere e dal mesocolon trasverso, che sono aderenti ad esso e cosparsi di noduli grigiastri. Esso invade in alto la cupola si• nistra del diaframma, col quale aderisce fortemente, occupa tutta. la loggia renai& ed ipocondriaca sinistra, e raggiur.ge la fossa iliaca dello stesso lato. Il colon discendente è spostato lateralmente allo esterno dal tumore. Questo viene estratto. non senza difficoltà, lacerandosi in molti punti; è avvolto dalla capsula adiposa is pessita e oosp&rsa di noduli ed ha la grandezza di una testa di feto a termine. Spaccato, si nota come esso Ili sviluppa a spese del polo superiore del rene, il quale è tutto infiltrato nel resto. Il polo i nferiore soltanto è in parte risparmiato. Il neoplasma (fig. IV) è diviso da molti tramezzi fibrosi ohe gli conferiscono un. aspetto alveolare; ha consistenza. molle e colorito griginstro. Nel 1·ene destro si nota nefrite parenchimatose. sub-acuta.
F,g. V. - 11) Cnrcìnoma della capsula surrenale sinistra.
Numerosi noduli metastatici si osservano snlla superficie convessa del fegato. s ulla parete anter iore dello stomaco, e specialmente sulla pleura diaframmatica sinistra, causa di a bbondante versamento pleurico n ello stesso lato. L 'esame istologico del tumore r enale e dei noduli, dimostrò trattarsi di un endotelioma primitivo del rene. L'uretere fu osservato leso solo in un ca.so di tubercolosi renale e presentava infiltrazione tubercolare diffusa. La prostata e la vescica urinaria non fecero mai notare lesioni importanti, se si eccettuano le banali alterazioni da pregressa blenorragie. o senili (cistite, iper· trofia prostaticu, prostatite parencbiruale). A carico degli organi genitali ricordo un caso di orchite gommosa. con loca· lizze.zione nel corpo di Higmoro, in un individuo morto di tifo, ed un caso di tubercolosi dell'epididimo concomitante a tubercolosi del polmone.
RESOCONTO DELLE AUTOPSIE ESF.GOITE NF.LL' OSPEDALE )III,JTAR~; , E CC, 187
Capsule surrenali. Da parte delle caps ule s urrenali, oltre al caso g ià citato innanzi ( v. cervelletto) di tubercolos i cerebella re con tubercolo solitario nella sostanza midollare de lla capsula surrene le, ricorderò qui un caso molto intetessau te di neoplasma di ques t'organo. Si tratta di un operaio dell'arsenale d'artiglieria di 58 anni, ent rato all'ospedale per nefrite interstiziale cronica e dolore al fianco sinistro. All'esame delleurine fu riscontrato il reper to classico d el re ne atrofico. Lo vis itai pochi giorni prima che l'individuo morisse e fui colpito dalla g1·an<le debolezza, dal colo rito t endente al paglierino, e da un senso d i dolore c he egli s tesso av,·ertin1 dura nte li\ palpazione combinata clt,l]a regione lombare s inistra, mentre colla. n:1;1no non fu poss ibile toccare alcun tumore. ~hnca va a ssclutam('nte la tinta b1·onzina .Jl'llfl cute e delle muc·ose, cara t te ristica della malattia di Add ison. Tali fatti mi fecero pensare ad un neoplasma del rene. L'infermo mod dopo alcuni g iorni. All'au topsia riscontrai un t umore della cap.~ula s unemdc di sinistra ù,•lla g rossezza di un uovo di pollo, scbiacc·iato, di cui qui riporto la fotografia. La capsula surrenale d i dC's t ra era atrofk a., anzi ridotta ad una semplice cic:itrice linearn ; i reni o lt re alla ucfrite inters tiz ia le presc11ta\'a110 degenern zione cis tica classica, spede il des t ro. All'esame istologico di!i va ri orgaui potetti s ta bilire che il t u more della ca psula di sinistra era un carc inoma, pMba bilmeu te ori g inato•i rin l tt::~snto croma t'fìne della capsula, con metas tasi ne lle ghiandole pc·r ibron!'hiali. Notai ino lt re ipertroffa dell' ipofi s is <:erebd, co n un piccolo nodulo a denoma t.,so nel lobo anteriore. (Juesto caso, sembra11do111i di grande int<1resse, sarà oggd t o di ricerche ulteriori e cli una fu t ura mia p ubb licazione. Cute e sottocutaneo. - A carico de lla c ute r iconterò u n caso d i crèsipela fac:r.iale morto per setticemia acutis!'ima , tre cas i di morbil lo, con esa n tema in a tto, morti per bronco-po lmonite, ed un caso di i,sco riozioni m ultiple ed e.:;rcsc- clC"lla cute di quas i tutto il tron<'o, riportRte ml t remuoto di R r·ggio Calabr ia dc:1 1008 da un soldato, mor to in s,•gui to per sctti,·cmia. Da parte del sot tocu taneo ricorderò il caso d i enfisema sottocu taneo generale <'onsecutivo a t ubercolo;;i milin,re, ed i l ca so di nst·cssi m ulti pli metnsta t ici da. pioemia., già innanzi ac<'e1111at i. Ossa ed articolazioni. - Di le;;ioni ossee, capita te alla sez ione, r icorderò un caso di t ubercolosi de lle ul t ime vf'r tebre l ombnri e del sacro, con ascesso osi-ifluente, che comunicava a.Ilo esterno per mezzo di num <' rosi trag itt i fistolosi ai lati del sncro. In un altro caso, mor to pe r t uberco losi cl eg li org:1 11 i iJttc-rni, si risconti·ò una vas ta racC'olta puri forme periarticolare nel la reg ione g lutta d i <ksrra, se nza poter riscont rare lesioni delle os;a del bacino nè cli q ul'lle dcll'ar ticnlnzione dell'anca. Ho già innanzi a ccenna to al caso di t \lmore m ul t iplo dcli(• costole e ,h·l la colonna ver tebra.le (peritclioma); cos ì pme a ll'aneurisma d C'll',\orta di~<·eudente c·hc aveva us urato diversi corpi delle ver tebre dorsnh. Ricorde rò inoltre un caso di osteosarcoma dellr\ ti bia o pcrn to, r iprodottos i 1wl moncone d i amputazione (3° superiore della cos,·in), con difl'ttsione a lla fossa iliaca d1 destra, e con metastasi al pulmone sinis tro. Riguardo alte les ioni traumatiche delle os,:a s i sollo osservati : un <'a ~o d i frattura della piccola a la d e llo sfenoide con fra ttu ra di Col les al lato sin istro, bi seguito a caduta, innanzi a ccennato (v. meningi); due casi di fratture 111 11 1tipb della base e della vol ta del cranio e d i d ive rse al t re os::n. l unghe. })PI' ca-
188 Rl!:SOCON T O DELLE AUTOPS IE ES EGUITE I\F: LL' Of,iPll:DALE MILITARE, ECC. duta d all'al to (su icidio); un altro caso di frat t ura comminuta delle ossa del cranio in s egui t o a s uicidio 1,er ('Olpo d i moschett o, con forl\me d'entrata nella r egione soprnioidea, ed un caso cli fratt ura della diaGsi de l femore des t ro, cou flemmone se ttico in to rno, in 1111 soldato reduce dal trr- muot o di R eggio Calabria, morto per -setticem ia. P .,r ciò che riguard a Jp articolazioni , sono capitati all'autops ia: due cas i di gonoidrarto tubercolare e s iuo,itC' fun gosa, con necrosi della tibia in uno, 1Dl'ntre 11ell'altro si notava ancora artros inovi te tubercolare del gomito dPstro con infiltraz ione d1·i t essu t i mo ll i ; un caso di artri te p urulen ta th•l ginoc·chio e d e l go mito di destra da p i(·mia; ed il caso di gonoartri tc purull'uta con frat tura del fem ore, iunl\nzi <"it ato. C" roe app1•udice r korderò qu i due c:i~i di cang re11a um ida dell'arto inferiore de3tro, i u due soldati r,,dud dnl t re muoto calabro : uno morì d i pulmonite, l'al· tro, l\mput!lto al 3° supe riore d ella cosria, d i settic!'mia. Orecchio. - Sono capitat i aliti s ezione 3 <·asi di otite purulent a, due morti per ascesso cerebrale consecut ivo (v. cerve llo), l'tt:tro per eresipela e setticemia acuta; ed u11 caso d i otite media cat arrale nel soldato morto di tubercolosi del cervc ll et to gi il me11zio11ato. Occhio. - S i è osservflto una vol ta ~ola papillite, con es1·avazione d ,;,lla pl\ .pilla 11el caso di tu bercolo~i ce rebe llare.
**:~ VcJlc•ndo ora riassnm!'r e tutti i casi fin q ui r ipor tati, a secondo le ma lattie direi -primitive da cui furo no affotti, e <"he furono causa di morte per se s tesse o per -eornplicnnze che ne St:'g-ui rono, abbia mo : 1. Mening it i (cP reb ro-spi nalc, otog ena, meningo-'.ifo) 2. hlalan ie del s istema nervoso centrale 3. :Mn.lattie di cu,ire . 4. A11eurismi dell'aorta. o. Ma lattie (primitive) d ella pleura e del peri cardio. 6. Malattie n.-ute del pulmone e d€'i grossi bronchi. 7. T u berrolosi di v a ri i organi 8. Silìlid!' gra vr 9. 111•0-t i fo 10. Al t re ma ln.tt io dPII' int estino od n.ppendice 11. All\lntt ie d el fega to (ed atrofia g iallo &<'11ta) 12. Ma la t t ie r enali. Hl. T11mori . 14. Malat.tie primar:e del peri to neo Jr>. ~falattie del sangue e degli orga11 i l infopoietici l G. Jnfpzioni g enerali a t ipo settico-pie mico 17. L esioni t rauma t iche .
9 5 G 4 2
3l . G9 4
49
8 7 M
& 1 1 12 7
Dopo q1ll'Sta rapida rnssC'gna, vole ndo far e q ua k he considerazione, non do..,,r emmo c hP ripf'lere q uelle s tP51'e fa tte d al Ma1·iotti-Bianchi, a proposit o della freq u1·11z11 e predomiuanza delle mala ttie che ro3ti tuiscouo cnusn di mortalità ,negli osp,·dali militari.
RESOc o:,;To DELLI,; AUTOPS IE ES EOUl'rE :SEL,L'OSPEDALE mLITARE, ECC, 189'
C'osi anche nel nostro ospedale la tubercolosi cd il ti fo rapp resen tano le due atfo · zio11i che mietono il ma.ii:gior numero di vi ttime, men t re in seC'ondo luog o vengono le affezioni a cute pulmonari che con non meno frequenza de lle prime, a ttaccano i so Ida ti. E se facciamo il raffronto tra le malattie che furono causa di mor te, ripor tate in questi due resoconti appartenen t i ai due ospedali mili tari più grandi del R egno, in un lasso di tempo prcssochè eguale, s i rimaue m1 po' meravigliat.i nel constatare come i varii processi patologici non solo seguono il medesimo ordi ne di frequenza, me. spessissimo si corrispondono anche per numero.
Sento il dovere, nel fini re, di rendc1·c le mie più sen tite grazie al sig. colonnello Baldanza, direttore dell'ospedale, per i continui incoraggiamenti e mezzi di cui mi è largo in ogni mio lavoro. ~a poli, 1° agosto 1910.
mo I' OLINlOA MEDICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI (Diretta dal Prof, E DE RENZI) .
Sezione di microscopia e batteriologia (Prof. G. Lucrne:r,u)
SULL'INFLUENZA DE! RAGGI ULTRAVIOLETTI SUI MICRORGANISMI IN VITRO E IN VIVO <1 i Per il Dott. Giuseppe Rlzzuli capitano medico, assistente onorario
B noto che la luce esercita un'azione dannosa sui microrganismi e che le prime osservazioni più o meno empiriche sull'argomento rimontano allo Spallanzani, cioè al secolo xvrn. Col progredire della tecnica batteriologica, moltissimi osservatori poterono meglio studiare tale azjone, sia della luce solare, che della luce artificiale, sulle colture dei batteri, nei vari mezzi nutritivi e sulle principe.li manifestazioni vitali d i essi. Basta ricordare le clas,-iche e,-perienze del Buchner, del Laurent, del Doucleaux, dell' Arloing, del E:och, dell'Uffelma.nn, Fetz, K itasato, Roux e presso di noi del Sormani, del Galeotti, del Pansini e del Santori. Sorse poi la questione, dì vedere a quali raggi della luce bianca, fosse dovuta la ,era e più completa azione battericida. I mezzi escogitati per ottenere, a tale "copo, luci monocromatiche furono molteplici: alcuni di questi erano fondati sulla scomposizione della luce bianca, attraverso vetri di vario colore o pia.stra colora.te di collodio e gelatina del Kur;;:chmann e attraverso soluzioni · colorate. Altri sulla s composizione de lla luce attraverso il prisma di quarzo. Il metodo più rigoro,-o, per ottenere la luce monocromatica, è dato dai vapori di metalli incandesl.:enti, metodo realizzato oggi perfettamente dalla lampada <li quarzo, sorgente ricchissima di raggi ultravioletti. L'uso dei votri colorati ha l'inconveniente di non forn ire sempre luci monocromatiche, non essendo l'intensità di colore uguale, su tutta la suverficie del vetl'o. (I) Comunicllzione fstt1L nel 1\7 Congresso ,lelln S ocielà italiana per il progre:1So <lelle ~c ienze, il 21 di cembre 1910 a )fopol i.
SULL'INFLUENZA DEI RAGGI t:LTRAVIOL~.TTI Stil MJOROHGANIS)H, ECC.
191
Tale metodo fu applicato : l" dal Downes e Blunt, per lo studio dell'azione della luce sola.re diretta., sulle colture i.n agar ed in brodo di vari batteri e constatarono ohe la luce bleu e violetta sono dotate del maggior potere battericida; 2° dal Santori, per lo studio dell'azione della luce solare, sulle colture in brodo del tifo, dello stafilococco piogeno aure.o e del vibrione del colera., e concluse che la. luce bianca possiede una vora azione battericida., mentre i raggi rossi e violetti non ostacolano lo sviluppo dei batteri; 3° da.I Naspe, per lo studio della luce sulle spore del bacillo del carbonchio, col risultato che solo i raggi bleu e gialli ostacolano lo sviluppo delle spore; 4° da Billings e Rechtam sulle colture in agar del bacillo del tifo e del bacterium coli, col risultato che la luce bianca e i raggi bleu e violet-ti riescono veramente battericidi; 5° dal Naspe, per lo studio dell'azione della luce sola.re sulle colture in agar e su patata della sarcìna lutea e del bacillo prodigioso, col risultato che la. luce sola.re diretta è battericida, mentre• delle luci monocromatiche, soltanto i raggi violetti ostacolano alquanto lo sviluppo dei microrganismi. Il metodo delle soluzioni colorate, fu il più usato, ma non tutti gli osservatori tennero esatto conto dell'intensità della luce monocromatica., in rapporto all'intensità della sorgente luminosa primitiva, nè dal limite dello spettro, presentato dalle varie sostanze coloranti. Tra. queste furono usate a preferenza la. soluzione di eosina o di bicromato di potassio, che lascia. passare i raggi rossi, gialli, arancione ed una. parte dei verdi, il cloruro di rame per i raggi verdi e parte dei bleu, il solfato di rame per i raggi bleu e violetti e il bisolfato di chinino per tutti i raggi eccettua.ti gli ultravioletti. Tale metodo fu applicato: 1° dall'Arloing, per lo studio dell'azione della luce sola.re e della luce a gas, suile colture in brodo del bacillo del carbonchio e constatò che la. produzione delle spore è favorita dai raggi attinici della luce a gas, mentre è poco influenzata da.i vari raggi della luce !!Ola.re; 2° dal Lubbert per la luce solare, sulle colture in gelatina. di stafilococco piogeno aureo, senz'alcun risultato battericicla.; B" dall' Janowski per la luce solare cliretta e diffusa. sulle C(llture in gelatina ed in agar del bacillo del tifo, con il risultato di uno scarso sviluppo sotto l'influenza dei raggi bleu e violetti della luce diffusa e arresto di sviluppo sotto gli stessi raggi della solar~ diretta;
Hl2
SULL'INJ,'Lt;ENZA l)EI IUGGI ULTRA Vl OLETTI 3Ul m cRORGANlS :\11, ECC.
4° c1al Diemlonné per lo studio dell'azione della. luce di una. lam pada elettrica. su coltnre in agar llel ba0illo fluorescens, del bacillo prodigioso e del bacterium coli col risuJtato battericida dei raggi bleu violetti etl ultravioletti; 6" dal Kruse per la luce sola.re tliretta sulle spore del carbonchiodisseccate, col risultato che non solo· i raggi chimici uccidono le spore, ma anche i rossi: i primi in 15 i secon11i in 20 ore ; o' <la D ' Arsonval e Oharrin per la lu~e della lampada elettricat sulle colture in brodo del bacillo pi.ocianeo, con risultato analogo a.. quello ottenuto dal Dieuclonné; 7~ cla.l Bie per la luce rli una lampatla atl arco, sistema Finsen, sulle colture in agar cli bacillo pro,hgio:;o e llimostrò che i raggi più rifrangibili sono i veri battericic1i; 8° da Leudner e Vines per lo stu11io dell'azione solare diffusa sugli ifomiceti e constatarono che solo i raggi chimici ne osta.cofano lo sviluppo i 9° dal Cappelli per la luce elettr ica, applicata col sistema Finsen, sulle colture di bacillo piocianeo e di stafilo~occo piogeno aureo, col risnl~ ta.to eh~ il potere battericitla è massimo nel bleu e minimo nel violetto; 10° con lo stesso metodo, anche io ho eseguito, nel laboratorio. cli batteriologia della scuola di snnità militare ,li F irenze, alcune prove sui batteri crornogeni (bacillo prodigioso, piocianeo e violaceo) usando· come sorgenti luminose la. luce solare ed elettrica. Con l'esame tlei pigmenti estratti dalle colture, allo spettroscopio dell'istituto di fisiologia del prof. Fano, bo potnto consta.tare, dalla posizione ed ampiezza t1elle strie di assorbimento, come i raggi attinici, al pari della luce bianca, prima di esplicare la loro azione battericida, an-estano la fon~ zione cromogena. Questa è influenzata anche tlai raggi meno rifrangibili ma in grado. minore. Il metoclo della scomposizione (]ella I uce, rnedinnte il prisma di quarzo, mentre fornirebbe l uci mouocrornatiche più distinte, ha l'inconveniente che l'intensita clella luce origir.aria viene grandemente diminuita. Tale metoclo fu applicato : l O clal Geissler per lo stmlio rlell'azione llella luce solare ed elett rica sulle colture in gelatina tli baci] lo rlel tifo, col risultato che solo. nel rosso lo sviluppo è regolare, nrnntre è ostacolato nei ra.ggi più rifrangibili; 0 ~ tlal But·hner per la luce ,lella lampa1la elettrica ad arco, sulle colture i n agar cli bacillo del tifo, con risultato che lo sviluppo è rego-
SULL'INl!'LUENZA DEI RAGGI ULTRA VIOLETTI SUI MICRORGANISMI, ECC.
193
lare nel rosso, giallo ecl ultravioletto ecl è rita1dato e persino ostacolato nel verde, bleu e parte del violetto; 3° dal Marshall-Ward per la luce solare ecl elettrica sulle col tttre in agar di bacillo clel carbc,nchio e del bacillo sottile, con ostacolo maggiore allo sviluppo, nel bleu e nel violetto. Il metodo della lampada di qua1zo è stato recentemente applicato in Francia dal Nogier e Thevenot nell'Istituto Courmont, per lo studio dell'azione battericida clei raggi ultravioletti e cl0po le loro esperienze positive se n'è fatta applicazione per la sterilizzazione dell'acqua, t.lel latte e della birra. Avendo in quest>anno scolastico, il prof. De Renzi, acquistato la lampada di quarzo del Cromaier per gli usi terapeutici della l" Clinica medica, ho avuto l'opportunità di e~eguire, con tale apparecchio, a lcune osservazioni sui microrganismi in vitro ed in vivo, allo scopo di accer-
tare l'azione battericida dei raggi ultravioletti, ammessa dalla maggior parte dei precedenti osservutori e da. pochi altri messa in dubbio; di studiare contemporaneamente il potere di penetrazione, attraverso varie sostanze ed i tessuti animali di tali raggi ed il meccanismo cli azione. ***
Sorgente lnm'inosa. - La lampat.la medicale di qnarzo de.I Cromaier, costruita clalla società. « Quarzlampen Gesellscbaft Berlin-Pankow > è costituita da un tubo di quarzo ricurvo ad u, Lli 1 centimetro di diametro per 10 di lunghezza. Nel tubo ermeticamente chiuso e flove s'è fatto il vuoto, v'è del mercnrio che mediante la corrente elettrica passa allo stato di vapore incantlescen'te e luminoso. II vapore cli mercurio incandescente, emana una gran guantità. cli raggi ultravioletti, quantità. supe1·iore a quella della stes;;a luce solare. Due accessori sono ammessi alla lampada e cioè : il reostato per graduare l'intensità della corrente ed un refrigerante per raffreddare lentamente la luce. In tal modo vengono eliminati i due principali inconvenienti, nei quali incorsero quasi tutti gli osservatori preceL1ent i. Microrganismi scelti per le e.~pe1·ienze. - Tenendo presente la varia resistenza. agli agenti fisici dei microrganismi, ho scelto tra questi alcuni più, altri meno, resistenti. Alcuni l'ho prelevati dalla collezione llei germi tlel laboratorio 11el la clinica., altri come il piocianeo, il bacillo dell'edema maligno, il blastomiceta rosa, lo stafilococco aureo, li ho isolati direttamente, da!l'acqua., dal terreno e dal pus. n -
Giornale cli medicina milUare -
Fase. 111.
19!
SULL'INFLUENZA DEI RAGGI t:LTRAVIOLE'M'l SUI MICRORGANISMI, ECC'.
'l'ra
ho scelto lo stafilococco piog. aureo > il bacillo prodigioso > > > > piocianeo saprofiti sporigeni > sottile > > ,. ,. » mesentericus vulgatus > > ,. > patogeni aerobi > difterico ,. ,. tifo > > > :» c.:oli > > > > ,. > melitens > > > » dell'edema maligno Tra gli anaerobi >> » penicillium glaucum ifomiceti > ,. blastomiceti l' hefe rosa. > >
cromo pari cromofori
Jlfetodo di 1·icerca. - Per valutare l'azione dei raggi ultravioletti sulle colture, ho t enuto conto oltre che della rapidità e rigoglio di sviluppo, in rapporto alle colture di controllo tenute nell'oscurità, di alcune delle principali manifestazioni vitali dei microrganismi , seminati nei comuni terreni di nutrizione: e cioè della funzione cromogena, della produzione di spore, della formazione di gas e fluidificazione della gelatina. È vero che alcune di tali mauifestazioui, c.:>me la produzione di spore e la funzione cromogena, non possono costituire un criterio assoluto in rapporto allo sviluppo batterico, essendo influenzate oltre che <la.Ila luce da svariate condizioni fisiche, ma sono sempre da tener presenti per differenze approssimative. Non ho seguito, per le conure esposte alla luce, la pro,a biologica 11egli animali, essendo, come si sa, la virulenza. modificata, anche coi semplici passaggi nei comuni mezz i nutriti vi. Ho diviso le mie osservazioni neJle seguenti 9 serie: I. Serie. - Esposizione alla 1am pada dei microrganismi già. svi1uppati, n elle colture in provettEl su agar, gelatina, brodo e patate; U. E sposizione alla luce degli stessi microrganismi appena in• semenza.ti nelle provette e sugli stessi mezzi nutriti vi. Tanto nellA. 1" che nella 2• serie le provette venivano situate davanti alla 1am pa.da in posizione verticale ; III. E sposizione alla l ampada degli stessi microrganismi, appena insemenzati nelle scatole di P etri, su agar e.i in gelatina. Le scatole erano situate, d urante l'e.sposizione, ver tic1dmente, col fondo rivolto alla luce; IV. E:spo:sizioue alla lampada degli stessi microrganismi, appena insemenzati su agar e su gelatiua, in colture arrotolate all'E smarch.
... SULL'INFLUENZA DEI RAGGI ULTRAVIOLETTI SU[ MIORORGANISMJ, ECO.
19fi
Per te.li colture ho usato provette più lunghe e più larghe delle or-dine.rie e chiuse con sottilissimo tappo di cotone. Durante l'esposizione le provette erano collocate in posizione oriz;zonte.le, in modo che i raggi penetrassero dall'imboccatura. Le colture anaerobiche del bacillo dell'edema maligno era.no allestite in aga.r col metodo di Kita.sa.to e in brodo col metodo del Grixoni'Tarozzi; V. a) Esposizione alla lampada, come nella serie precedente, di -coltur~ a.ll'Esma.rch, in agar ed in gelatina, allestite con 1 centimetro -cubo di aoq ua del Serino, prelevata da uno dei rubinetti del laboratorio; b) Idem con 1 centimetro cubo dello campione stesso di acqua, <lopo essere stato esposto alla. lampada., dentro l'Erlemmejer, per 5 e 15 minuti primi; VI. a) Esposizione alla lampada di colture all'Esma.rch in agar, -allestite con 1 centimetro cubo di una emulsione di 5 grammi espettorato tubercolare in soluzione fì,iiologica centimetri cubi 10; b) Idem di altre colture a.ll'Esmarch, allestite con 1 centimetro -cubo della stessa emulsione, dopo esposta alla lampada per 15 minuti primi; VII. Come per la serie 6" adoperando invece dell'espettorato il pus di un ascesso, nella. stessa diluizione di 1:10 in soluzione fisiologica; VIII. Serie per dimostrare la forza: di penetrazione dei raggi ultravioletti: a) Su colture di ba.eillo prodigioso in a.ga.r, in tre scatole di Petri, -che venivano esposte alla lampada verticalmente una dietro l'altra; b) Su colture dello stesso bacillo, su 10 fette di patate sterilizza.te, che veniva.no esposte alla lampada l'una dietro l'altra, in un 'bicchiere sterilizzato, situato orizzontalmente da.vanti alla 1am pada; e) Su colture dello stesso bacillo in provette su agar arrotolato all'Esmarch, esposte alla luce orizzontalmente, interponendo tm la provetta e la lampada. una. cavia sana; IX. Serie di osservazione in vivo: a) Isolamento su piastre di agar della flora batterica della cute di tre ammalati di tubercolosi, dal punto irradiato dalla lampada, prima e dopo dell'irradiazione ; b) Isola.mento in piastre di a.gar dei germi dell'espettorato dei tisici, prima e dopo dell'applicazio.::ie della luce ultravioletta, per H> minuti sul torace; e) Inoculazione sottocutanea di stafilococco piogeno aureo nel la cavia ed esposizione del punto d'innesto alla lampada di quarzo per -:20 minuti;
196
SULL'J::SFLUENZA DE! RAGG L li LTRAVIOLJ;;'rTI SU I :\IICRORGA XIS.\111 ECC.
d ) Idem per via endoperitoneale. P er t utte le serie di osservazioni ho variato la durata di esposizione alla luce da 5 a 15 a 20 minuti primi; la distanza da 5 a 20 centi metri e l'intensità della lnce, sino alle 8,2 amperes. Colla lampada di Oromaier, l'intensità minima con un voltaggio di 200 v. e di 4,8 amperes e la massima di 8,2.
Risultato delle singole serie di osservazioni. Per la I serie, lo sviluppo nei successivi trapianti delle colture· esposte alla la mpada di quarzo è stato rigoglioso, al pari di quello delle colture di controllo. P er la II serie, lo sviluppo dei germi nelle provette, dopo l'irradia zione, è stato, qu&si identico ai controlli, ad eccezione di un lie\·e r itardo di sviluppo, per il baci llo della difterite, dell'edema maligno e· de] cocco melitens. Tali risultati negativi si debbono mettere in rapporto sia con la poca permeabilità del vetro ordinario ai raggi ultravioletti, sia con la dispersione, che avviene ci.i tali raggi dalla super ficie con vessa delle provette. P er la III serie di os~er vazioni lo sviluppo delle colo11ie dei microrganismi meno resistenti (bacillo prodigioso, piocia.neo, tifo, coli, melitens, difterico, sottile e blsat. rosa) è stato negativo nel punto centrale del la piastra, irradiato dai raggi centrali del cono luminoso, solo quando la scatola di Petri era molto vicina alla lampada cioè a circa 1 centimetro e ad intensità massima della corrente, mentre nelle parti ptrifericl1e del la piastra lo sviluppo era regolare. P er gli altri microrganismi pit'.1 resistenti (bacillo mesentericus vulgatus, stafilococco piogeno aureo e penici lium glaucum, lo sviluppo è stato bensì scarso nella parte central e, ma nou ostacolato completamente. Con q ueste tre prime serie di osservazioni in vitro, ho potuto accertarmi che i raggi ultravioletti attraversano difficilmente il vetro ordinario, sopratutto quando la snperficie di esso non è piana. La conferma di tale fatto l'ho avuta colla prova ozonoscopica : esponendo all'azione della luce della lampada, le cartine ozonoscopiche in tubi tla saggio e nelle scatole di P etri, la reazione è stata negativa nelle prime e Jpggermente positiva nelle seconde a lla distanza minima. di 1 centimetro e all'intensità massima di corrente. Con la IV serie di osservazioni ho potuto notare la resistenza dei microrganismi seminati nei vari mezzi nutritivi (agar e gelatina) al· l 'nzione dei raggi ultra~ioJetti, in rapporto alla durat~ dell 'irrarlia-
SULL11Nb'LUUNZA DEI .RAUGI ULTRA VIOLETTI SUI MICRORGANISMI, ECC.
H/7
zioue, alla distanza dalla. sorgente luminosa ed all'intensità della cor· 1'0nte, come risult!t dal seguente prospetto. Nelle provette di agar arrotolato all'Esmarch, a ) lo sviluppo delle -colonie è arrestato completamente: per il bacillo prodigioso dopo 5' a 10 centimetri con 5 am pères ,. ,. 6' a 10 ~ ,. 5 piocianeo > > ,. » 5' a 5 tifo > > > > 5 ,. coli » 5' a 5 » » 5 > > ,. ,. » » » 5 melitens 2' a 10 > » » » difteri co > 10' a 10 5 > > ,. ,. » 10' a 10 » » hefe rosa > 5 ,. ,. » » sottile » 15' a 5 » 8 ,. ,. 8 » » mesentericus » 20' a 5 > ,. » > » stafilococco » 10' a 10 > 8 Per il bacillo dell'edema maligno, coltivato col metodo Ki ti.sato, si ha la sterilizzazione, nemmeno alle m.iuime distanze e con la. intensità massima; invece coltivato col metodo di Grixoni-Tarozzi lo sviluppo è arrestato dopo 10' a 6 centimetri con 8 ampères. Il penicillium glaucum è il più resistente di tutti i germi esaminati, soltanto si può attenuare lo svi lnppo a 2 centimetri dopo 20' con 8 ampères. Nelle provette di gelatina lo sviluppo delle colonie è influenzato meno che in agar dai raggi ultravioletti, per cui la durata d'irradiazione è alqnanto più elevata. Nei germi fondenti, quando la <lurata di irradiazione è di pochi secondi, al punto cioè di attenuarne soltanto lo sviluppo, la fluidificazione consecutiva della gelatina, procede più lentamente che nei controlli . La resistenza dei singoli microrganismi, coltivati nei due mezzi nutritivi suliùi e trasparenti, è varia: i germi sporìgenì, lo sta.fi lococco ed il penioillium sono i più resistenti. La produzione di pigmento dei batteri cromogeni è diminuì ta nelle colture esposte anche per pochi secondi alla lampada e molto tempo prima che si esplichi la. vera azione battericida. All'esame spettroscopico si possono apprezzare le minime differenze nell·ampiezza delle strie di assorbi mento dei pigment.i, estratti dalle col ture irradiate anche quando macroscopicamente non si nota grande diversità di colorazione dalle colture di controllo. li penicillium glaucum, anche qnando si sviluppa, dopo l'irradiazione prolungata, cresce a stento, con micelio poco segmentato, affatto ,privo di pigmento e con scarsi sporn.ngi. 1100
198 SULL'INFLUENZA DEI RAGGI ULTkA VIOLETTI SUI MICRORGANISMI, ECC.
Come altro fenomeno interessante, che precede la. perdite. completa della. vitalità nelle colture è il fatto che i germi, dopo pochi secondi di irre.die.zione, si colorano difficilmente coi colori basici di anilina. e quelli resistenti al Gra.m, non si colora.no più con tale metodo specie.le di colorazione. Tale fatto fu constatato anche de. Oernovodeanu. ed Henry. Per la. V serie di osservazioni il risultato è stato il seguente: nell'esperienza a) il numero delle colonie, a.l 9' giorno di sviluppo, nel campione irradiato con 8 a.mpères a 5 centimetri paragonato a. quello di controllo, era. di 8 su 34 per 1 centimetro cubo d'acqua in aga.re di 10 su 38 in gelatine. (vedi quadro a). Nell'esperienza b) il numero delle colonie, al 9° giorno di _sviluppo. era. di 5 su 36 in aga.re di 8 su 30 in gelatina (vedi quadro b). QUADRO (a).
I n agar Nel tubo Irradiato
..0= .. !:: 0 0
MICRORGAl'iBlU sviluppati da t cm.' d'acqu:,
:,0
.,eo,
Zu
per 5'
b. cromogeni b. non oromogeni . b. fluidificanti b. ifom iceti b. blastomice t i . T o tale
In gelatina Ne l tubo irradiato
..0= :, o -:. ~8 00
j per t 5
1
I
per !>' per n •
Intensità di corrente
3
I
o
2
1
o
8 ampè~
24
(i
2
18
11
3
»
-
-
7
2
o
))
6
9
7
7
» »
o
o
l
l
o
2
o
o
34
14
8
38
21
10
- - ---- ---- - Q UAD RO (b).
In aga,· 00
MICRO RGANISlill sviluppati Ja I cm • d'ac4ua
.0= :, 0
-= -., <= 0
Z u
ln gelatina
Da l campione Jrradlato per
.,e o
I
per U'
3
o
o
b. non cromo geni .
26
8
l
b. fiuidifica-nti b. ifom iceti .
-
-
T o tale
Z u
per ~'
-
b, cromogeni.
b. blastomicet i.
.e= ~~
-
2 10 7
-
Dal campione irradiato
oO
dl corrente
I
per t5'
o
o
2
l
4
l
6 1
6
5
9
7
6
l
o
2
o
o - -
36
15
o
- - - - --
I--;-,-1-3-
Intensità
8
8 ampères
•
• • )).
SOLL'INFLOBNZA DEI RAGGI ULTRA VIOLETTI SUI MICRORGANISMI, ECC.
199
Con la pesca delle singole colonie ho potuto constatare, che alla irradiazione di 15' hanno resistito nell'esperienza a) un bacillo sporigen0, uno stafilococco, una sarcina e sette ifomiceti in gelatina. e un bacillo sporigeno, una sarcina. e sei ifomiceti in agar. Nell'esperienza b ) uno stafilococco e cinque ifomiceti in agar e nno stafilococco, un bacillo sporigeno fluidificante e sei ifomiceti in gelatina. I vibrioni dell'acqua, i fluorescenti sono i meno resistenti: scompaiono dopo i primi 5' d'irradiazione. Nell'esperienza. b) ho allestito dal campione d'acqua prima e dopo l'irradiazione, due colture in agar, per gli anaerobi, ricerca che d'ordinario si trascura nei comuni esami batteriologici dell'acqua, ed ho ot· tenuto 3 colonie nel centimetro cubico seminato prima dell'irradiazione e nessuml colonia sull'altro centimetro cutico, prelevato dopo 15' d'irradiazione.
Per la IV stirie di osservazioni, nell'esperienza. a) il numero delle colonie sviluppate da 1 centimetro cubo di emulsione di espettorato tubercolare è stato di 20 nella coltura irradiata. per 15' a 5 ce11timetri di distanza, mentre nella coltnra. di controllo è stato di lGO. In questa. serie di osservazioni ho poi cercato anche di isolare, col metodo di Pastor, il bacillo di Koch dai punti delle piastre di agar, rimasti sterili, al 4° giorno di sviluppo ed il risultato è stato negativo. Però anche nella coltura allestita, allo stesso modo, dalla piastra di controllo, il risultato è stato pure negativo. Quindi nessuna conclusione si può trarre, per tale via., sulla resistenza del bacillo tubercolare alla. luce ultra.violetta, tenendo presenti tutte le altre condizioni, che ne rendono difficile lo sviluppo. Secondo il Cernovodeann e l'Henry, il bacillo di Koch, dopo l'inadiazione perderebbe la caratteristica reazione acidofila; io ho potuto constatare che la. reazione, persiste nei bacilli tubercolari dell'espettorato, anche dopo 20' d'irradiazione massima. Per la VII serie di osservazioni in a ) il numero delle colonie, aprevalenza. di cocchi piogeni è sl;ata. nella. coltura irradiata di circa un terzo inferiore a. quello di controllo. In b) di 20 su 90 colonie. Da queste due serie di osservazioni si può dedurre che il muco ed il pus ostacola.no alquanto l'azione completamente battericida. dei raggi ultravioletti. Con l'VIII serie di osservazioni ho potuto dimostrare che i raggi ultravioletti hanno pochissimo potere di pen etrazione, attraverso il vetro ordina.rio, il terreno nutritivo ed il corpo animale. Difatti nell'esperienza. a) solo nella prima scatola. di P etri, si è ve-
200
SvLL ' INFLU1'~ZA DEI RAGG I UCTRAVJQU;1'Tl SU I MI CROR GANIS.MI, E CC.
rificata una parziale sterili zzazione e solo nel punto colpito dai raggi centrali del cono l uminoso. In b) lo s,iluppo è stato arrestato nella. 1 a fetta di patata, mentre è stato regolare nelle alt.re successi ve. In e) lo sviluppo è stato completo ed aualogo alla. colt ura di controllo. Che i raggi nl tra.violetti abbia.no poca forza di penetrazione, si può mettere in evidenza col seguente esperi mento semplic·issimo: collocando cioè una listerella di carta bianca sulla cute, esposta alla lampada, di quarzo, si vede con secutivamente, quando si manifesta la radiodermite, c he questa non invade la cute che era stata coperta dalla carta. Con la. IX serie di osser vazi,mi in vivo, oltre a. confermare la proprieti precedente, ho potuto constatare, che la virulenza dei g er mi inoculat i n ella cavia, n ou subisce at tenuazione, esponendo l'animale inoculato a ll'azione dei raggi u !t ra violetti. Cosi mentre ne ll' esperienza a) lo sviluppo del le colonie dei germi isolati dalla zona di ente irradiata è r idotto a zero, in confronto d i quelli isolati prima d ell'irradiailioue ; in ù) non s i n ota differenza numerica di colonie sviluppa.te dall'espettorato tubercolare. Nelle prove biologiche c) ed) l' inoculazione sottocutanea. ed endoperitorn'ale nella cavia, di stafilococco p iogeno aureo, ,·irnlento, ha prodotto n el primo caso l'ascesso sottocutaneo e n el secondo la peritonit e purulenta. con esito letale. P er 0ui è da riteners i che J'influe uza battericida della !ace u lt ravioletta non s'estende al di~otto della cute.
*** ltecentemente al t ri osser vatori hanno stndiato l'azione battericida della luce ultravioletta emanata d alla lampada di quar;:o sn microrgan ismi diversi, coltivati nelle provette di brodo o nelle scatole di Petri
su agar semplice. Così i l Nogier e il Thevenot, nel laboratorio di Courmont, hanno esperimentato tale azione iml bacillo del ti fo, bacillo coli, bacillo difterico, pneumobacillo di FriedHinder, vibrion e del colera, stafilococco piogeno aureo, sulla ·sa.rcina. Iu tea ed aurantiaca. e sulle spore. L'Horand e il Bordier hanno esperimentato s ul tripanosoma gambiens. Questi O. banno ridotto a po<:bi m.:ll imetri I.a ù istanza delle colture nella lampada, il c he porta a risul tati alquanto differenti, nello apprezzare l"inttuen;r,a battericida de l la luce. È vero che questa viene continuamente raffreddata dall'apparecchio r efrigerante, ma la t emperatu ra s'eleva di pJchi decimi di grado , s ino a 6 centimetri di d istanza,
SULL11NFLUE~ZA DRI RAGGI ULT1!AVI0l,ETTI SUI MI CRORG.1).IS ltlf1 ECC.
201
motivo per cui nelle mie osser vazioni ho tenuto una di;;tauza non inferiore ai 6 centimetri. Sulla resistem~a dei fermenti alla luce ultravioletta hanno poi sperimentato il Maurin e il Varcollier, l'Henry e lo Schnitz e sulla resistenza della tossina tetanica il Cernovodeanu e l'Henry. Questi dne ul• timi O., hanno anche cercato di mettere in correlazione, l'influenza dei raggi ultravioletti sui batteri con alcune reazioni fotochimiche ed hanno per i primi notato il fatto da. me sopra esposto circa il comportarsi dei germi irradiati verso i colori basici di anilina. Il Nogier ha studiato anche l'influenza nociva della luce ultravioletta sui vegetali. Ricordo infine che lo Stodel, il Mare, il Seifert hanno applicato in Francia, la lampada di quarzo, in apparecchi speciali, per la. sterilizzazione dell'acqua potabile e del latte. Secondo tali O. la sterilizzazione dell'acqua è completa, facendo agire i raggi ultravioletti per 1-2 minuti primi, a 30 centimetri di distanza e con un'mtensità di 9 ampères. *** Meccanismo d'azione. - Circa tale meccanismo dei raggi ultravioletti sui microrganismi, il Miroslaw e Kernbanm emisero per i primi la idea ohe il potere battericida, dipende dalla produzione di ozono nel!' aria irradiata dalla lampada di quarzo . Il Nogier e il Bordier esclui,ero addiritt ura tale produzione di ozono, da parte dei raggi ultra violetti e misero il potere battericida in rapporto con la ionizxazione dal mézzo in cui si trovauo i germi. L'Henry e il Courmont sostennero che sotto l'influenxa dei raggi ultraviole1ti si produce l'acqua ossigenata, dotata di potere batter icida. La formazione di acqua ossigenata, sotto l'azione dei raggi attinici, era stata ammessa anche molto tempo prima dal Dieudonné nelle sue esperienze con la luce monocromatica e dal Richardson nelle acque dei fiumi sotto l'inflnem-:a della luce solare. DalPacqna ossigenata si svilupperebbe ossigeno allo ste.to nascente, dotato di grande potere ossidante e qnindi battericida. Secondo il Miro~law e Kernbaum l'acqua ossigenata si formerebbe però dopo molte ore (10 ore circa) di esposizione alla. luce, mentre la sterilizirnzione è rapidissima. Ad ogni modo la grande produzione di ozono, che si può sempre -constatare colle car tine ozonoscopiche, nella luce emanata dal la lampada di quarzo, deve giocare una parte preponderante nel meccanismo -d 1azione.
202 SULL'INFLUENZA DEI RAGGI ULTRAVIOLETTI SUI l\HOROHOANISMI, EOO.
Se l'o7.ono formatosi, non può penetrare nel mezzo nutritivo, come succede nel caso della coltura alla Kitasato, per i germi anaerobi, la sterilizzazione non si verifica. Oltre l'o:,wno, sotto l'azione dei raggi ultravioletti si debbono produrre nell'aria. ambiente e nei liquidi che attraversano, dei composti ossidanti molto attivi (composti nitrosi e nitrici ed acqua ossigenata.). La composizione chimica. dei liquidi non si altera, nè la reazione si cambia, durante il passaggio dei raggi 11ltravioletti: perciò non è da ammettersi, che essi esel'citino sul me7.zo di cultura un'azione riducente, per renderlo così inadatto allo sviluppo dei microrganismi. CONCLUSIONE. Dalle poche serie di osservazioni suesposte, si può dedurre: 1° Che i raggi ultravioletti sono dotati · di grande azione battericida ed anche quando questa azione ritarda a manifestarsi o per brevi tà dell'irradiazione o per intensità trnppo debùle della sorgente luminosa, compaiono sempre modificazioni evidenti di alcune delle principali manifestazioni di vita dei batteri; 2° La resistenze. a t.ali raggi è varia per i diversi m icrorganismì ed è in rappcrto colla composizione del substrato naturale o del mezzo nutritivo artifo:iale, in cui questi si trovano; 3° Il potere di penetrazione dei raggi ultravioletti nei tessuti animali, non solo è circoscritto, in superficie ma anche in profondità. Non può farsi quindi nessuno assegnamento su di essi per modificare la virulenza dei microrganismi, penetrati al disotto della cute; 4" Per la sterilizzazione completa di un'acqua potabile, mercè la lampada di quan101 occorrono apparecchi speciali come quello del Seifert e Stodel. Ringrazio l'illustre prof. De Renzi 1 per a.vermi permesso di eseguire queste ricerche nella sua Clinica Napoli, 30 luglio 1910.
BTBLIOGRAFIA. B ucu:-:r:n. - Arch iv /iir Hygierw, 17 Bd. 18!>3. Anwmo · - Comptes rwdua de l'Académie, )880. LuanEnT. - Z easchri/t / iir Hygime, 1899, Bd. Q. SA.'òTO n 1. B olletti1w dell'Accadem·ia medica di Roma, 1800. GEISLEn. Cetitra/blalt / iir Bakterio/ogie, 1892, Bd. 11. KoTI.HJ l. Cc1itra lbla11 /iir Baktrrioloyie, 1892, Dd. 12.
St;LL'I~FLUENZA DEl RAGGI ULTRAVIOLETTI St.:I MICRORGANISMI, ECO.
203
Gentrc,lblate /iir B<tkteriologie, 1890, Bd. !l. Dn:uoONNÈ. Arbtiten aus dem K<ti serlichen Gemndheitaamte. Voi 9, 1894, p . 405. D'ARSONV.AJ. e CHABRTh'. A,-cltives de physiologie. Serie V, tom. O 1894, p. 335. Knus E. -Zeilachri/t / iir Hygiene, 1~85. Bd. 19. Bra. - Mitteil1mge11 a,iis Fù~m Lichtinstitut, 1900. BONG. .1:fitteilungen aiui Finaen Lichti11SI. , ne u,uea He/t, 1905. Boscn. - J{itteil1mg an, Jl'Uaen Licl,tin11t., zel1nle.• H e/t, 1906. X.i.GEL. Biologiach e Oe11,tralb. XVIII, 1898, p. ~49. LAU RENT. Go111ptcs rmd. de l'Académic, 1804. p, 151. P ANSrNL - Rivista d;·i yiwe. 1809. Bu cr.A1:x. - Trailé ds microbiologie, tom. 1, p. 323. f'Rot..LER. Presse mUicale, 1910, 12 janvier. NoJl!:n. - ArcltivelJ d'Electricité médicale, 1910, 10 janvier: HENRY e STODEL. Gompt. R ewJ.. de l'Aca&m·ie, 1900, T. 148, N. O, p. 582, C APPELT.T. Giornale italiano <klfo malallie veneree, 1908. Dono11m. - Archiws d'Eloolricil~ m ed, 1909, N. 274. NoJF.R, Archi·i·ea d'Elcctriciti méd. 1910, N. 287. NoJER. - Arch-ive-8 d' Electricité méd. l!llO, N. 279. NOJER. Archives cl'Electricité m i d. 1910. N. 277. C'ERJS'OVODEANIJ et HEi,,,w. Comp. rend. de l'Acaà., 1910, p. 729 e 5i9. VALLET. Go,mpt . nmd. dc t' A cad., l\HO, p. 632 H ORAN D e BonD1ER. Gompr. rm d. de l'Acad.. 1910, p . 635, J.ANOWSKI, -
204
LA DOTTRINA DEI PORTATOR[ DI GERMI E LA PROFILASSI DELLE MALATTIE INFETTIVE NELL'AMBIENTE MILITARE
cC011lin111, "io111· e fi11e, v. rase. 111
Dissenteria bacillare ed amebica. - Il bar ilio dissenterico non risiede che nelle feci e per conseguenza soltanto esse sono pericolose. A questo proposito è da ri• eordarsi che le ricerche sull'argomento hanno dimostrato che l'elimiua.zione dei bacilli colle feci va sempre unita all'eliminazione di abbond1rnte muco; da ciò la conseguenza di praticare l'esame batteriologio spec ialmente in ques te circostanze. E be ne però ricordare anco ra che In pers istenza del bacillo dissenterico nell'intestino è assai meno proluugata e meno continua di quello che osservasi pel ba-e ilio tifico, anche pel fatto o8sen·ato dal Vincent (ò7) che, al contra.rio del bacillo tifico e del paratifo, il b. dissente rico non si conserva nell11. vescichetta. bi1i11.re essendo la bile un mezzo poco favorev ole al suo sviluppo. Per la dimostrazione del bacillo dissente ri('o nelle foci si prendono i fiocchi mucosi, si strisciano sopra un portaogget ti e si colora; nella maggior parte dei -casi si trovano bacilli grossolani in g ran parte contenuti n elle cellule di pus. Per meglio assicumre la diagnosi, si diluisce un poco di muco in brodo, si fanno strisci su pias tre in ngar Drigals ki-Conradi nel qual terreno nutritivo già dopo 10-2,J, ore s i trovano delle colonie scolorate a fotma di gocciole di rugiada, le quali sono circondate dalla massa dell'ag:ir di color bleu. Viste a piccolo ingrandimento, in genere le colonie s uperficiali s i presentano del icnt.e e a forma di foglie di vite come quelle del tifo, mentre le più profonde sono fìnamente granulose, di colore dal giallo chiaro al giallo bruno, con margine netto. Trnsportati in l•rodo i ba· cilli, esaminati poi in goccia pe ndente, presentano un vivace movimento molecolare ma non un movimento attivo (essendo sprovveduti di ciglia) ; seminati in mezzi glucosn.ti non si ha formazione di gas I Li.id ke). L'identificazione della colonia di bacillo dissenterico non è cosa molto facile, più difficile poi ancora quando si volessero differen?.iare i dive rsi tipi del bacillo. In genere si deve ricorrere, per un'esatta. dia gnosi batteriologica, alla reazione agglutinante usando due o tre sieri attivis simi ottenuti l'uno col tipo S biga-Krnse, l'altro col ti po Flexoer (un terzo possibilmente col tipo Celli) non dimenticando di venire prima ad esatta, conoscenza del mo<lo d'azione dei sieri usati giacche spesso interve ngono delle reazioni di gruppo lo quali interessano anche contemporaneamente i divers i tipi del bacillo /!{olle ed H etsch). La dimostrazione dell'EntamoelJa histolylica, nei cas i di portatori cronici di amebe, s i fa prendendo i fiocchetti di muco, sospendendoli in soluzione lisiolo· gica ed es dmin1rndo o a fresco, possibilmente servendosi del tiivolino riscaldabile
LA DOTTRl~A DEI PORTATORI DI GERMI E LA PR01"ILA:,,)'J 1 ECC .
205
per meglio osservarne i movimenti attivi, o in preparato colorato lasciando essiccare una goccia del materiale sul portaoggetti, ponendo poi questo in alcool assoluto nel quale sia sciolta una certa quantità di eosina fino a colore di vino rosso e lasciandovelo per 6 minuti, lavando poi in un miscuglio metà alcool assoluto e metà. xilolo, passando in xilolo ed osservando nel xilolo stesso o nel balsamo del Canadà. (Doflein) Si possono anche allestire preparati col carminio boracico, con ematossilina rerrica od alluminosa, con violetto di genziana o con safrfl.nina. Meningite cereb,·o spinale. - Nel numero clel 4 ottobre rnos dl'llii Presse m édicale, Dopter e Koch danno un ottimo riassunto sulla ricerca del meningococco nelle fosse nasali e sulla sua identifi<.'azione che in gran parte seguirò nell::t trattazione di questo argomento. La tecnica per il prelevamento del materiale d'esame dal rinofaringe è semplice: abbassare la lingua, i!ltrodurre il portatamponi, muo,endolo a destra e a. sinistra; sottoporre il materiale all'esame mi<'roscopico diretto; seminare del muco in mezzi nutritivi e praticare le ricerche biologiche. L'esame microscopico diretto trattando con soluzione di Ziehl di luita o praticando il Gram ha un valore assai relativo. Importante quindi è la seniinR in t re o quattro scatole di Pct ri in pia• stre di 11gar-ascite (agar 3 parti, ascite 1 partP) che è il m ezzo di scelta, oppure in agar con liquido placentare secondo il mttollo di Ku tscher (a 10()'.) grammi di acqua si aggiungono 600 grommi di placenta finamente tagliata: si opera come pel brodo; si aggiunge: agar 2 6 p. 100 cloruro di sodio 0.5. glucosio 1.0, peptone Chapoteaut2.0 p. 100; a fl volumi di questo agar leggermente nkalinizzato si ag· giunga un volume di siero di bue riscalda to a 60°). Dopo 2-1 48 ore di termostato a 37°, si porta l'atteuz.ione sulla eventuale presenza di colonie rotonde, un po' sollevate, trasparenti, grigias tre, di dif\metro da 1 a 3 millimetri. Si preleva. coll'ansa cli platino un poco di coltura., si sospende in qual!'he goccia d'acqua, si fanno preparati da esaminarsi come sopra. Gli AA. fanno con l'n.gione osservare che s pesso l'esame microscopico fa n otare la presenza di molto forme affini ma che hanno speciali caratteri distintivi per In disposizione e l'aggruppamento dei cocchi, per il modo di color11z"ione, pe r la resistenza diversa a l Gram. Occorre perciò fis sare bene i caratteri più pr.:>prii del meningococco e seminare le colonie sospette nuovamente in tubi con agar-asdte per le ulteriori ricerche di identifìcazioue. I capisaldi per In. identificazione del meningococco, oltre che al carattere delle colture, risiedono in modo spociilie nella prova doll'agglutinazi011e e uello speciale comportamento di fronte ai mezzi zuccherati. È da notarsi che il siero immune di cavalle, agglutina 11d un ta$SO molto elevato il meningococco, mentre è inattivo, o quasi, \"erso i cocchi affini. 11 pseudo-meningococco di Iaeger può qualche volta essere agglutinato, ma questo germe prende il Gram. E' bene praticare la prova macroscopica per la quale, secondo i detti autori, è necessario preparnre 5 tubi: due con 1 centimetro cubo di dil uizione di siero antimeningocoecico all'l per 1()0 e e.11'1 p. 200; due con 1 centirocti·o cubo di diluiiione di siero di cavallo normale al medesimo tasso; un tubo con 1 centimetro cubo di acqua fisiologicR. all'S.5 P· 1000. In questi tubi si emulsiona in modo omogeneo un'ansa (2 milligrammi) della eolturn che si vuole identifica.re, mettendo al la stufa ed osservando dop~ 24 ore. A seconda che il germe sospetto è agglutinato nettamente dal siero s pecifico e non dal siero normale o dalla soluzione fisiologica, che è agglutinato tanto dal siet·o specifico quauto dalla soluzione fisiologica e dal siero normale, che è agglutinato dal siero specifico e da quello normale e non dalla soluzione
206
LA DOTTRINA 01;;1 PORTATORI DI QERMI E LA !'ROFILAS,-.J, ECC,
fisiologica, che non è agglutinato affatto in nessuno dei tubi, o si tratterà di meningococco, o non si tratterà affatto di questo germe, o s i t ratterà del Diplococc11s pha1-ingìs fiavus ]Il, o vi sarà dubbio, e allora risca,ldando a 55' s i riproverò. col siero specifico, uel qual caso, se avverrà l'agglutinazione, si tratterà. d i meningococco (Kutscher). Importantissima è la prorn della fermentazione degli zuccheri introdotta nella. pratica dal v. Lingelsheim psrtendo dal principio che il vero meuingococco fa fermentare certi zucche t·i ad esclusione di altri, n1entre degli pseudo meningococchi alcuni li fanno fermentare tutti, altri nessuno. Una ta vola annessa al lavoro di Dopter e Koch ci dimostra il rispettivo comportamento verso gli zucche ri del meningucocco e dei germi affini. Soltanto per il Di1ilococcus fia vus lll si ha un comportamento eguale; serve però per la diaguosi la prova dell'agglutinazione. I mezzi nu t ritivi usnti i\ tale scopo sono: o l'agar-ascite con nggiunta di t ornasole e, a secondo. dei cnsi, di destrosio. levulosio, galattosio, mannite, dulcite, saccarosio, maltos io, lattosio, inulina ; o il terreno di Bruus e Hohn consistente in un miscuglio a parti eguali di lJrodo ordinar io e liquido ascitico, con aggiunta. di tornasole e dei detti zuccheri ; oppure i mezzi zuccherati al neutrafrotl1 di Dopter e Koch. I germi che possono esser presi in con:-idernzione in queste delicate, e certamente non facili ricerche, sono secondo gli A A., oltl'e al meningococco, il M. c;ata1Talis, il Dipl. siccus, il M. pllari11gis cinere11s, il Di1il. pha,-in,r1is fia'1J'11S I, il Dipl. pharinois flanis Il, il Dipl. pltaringis f{av·us IIT, il Dipl. crassus o pseudomeningococco di Iacger, il gonococco. Uli AA. s tessi danno nel loro lnvoro una buona tavola coi caratteri differenziali morfologici, colturali e biologici fra questi <liversi germi. Un'o;;5ervazione n.ssai importnntc da farsi è questa, cli eseguire c ioè lo prove batteriologiche al più presto dopo prelevato il ma teriale. Le osservazioni su questo proposito di Bruns e H ohn, compiute s u 1786 individui, dimos trarono che eseguendo s ubito le ricerche si ebbe il 2'2.6 p. l OCl di casi positivi, attendendo un certo tempo si ebbe soltanto il 4,7 p. 100. Terminerò col nç,tare, valendomi Jella gnu,de autorità. sull'argomento dell'Hubener e del Kutscher, che i caratteri essenziali del meningococco sono i seguenti: diplococchi a forma di rene, negativi a l Gram, s pesso presentanti tetradi e forme involutive. alcune giganti, che s i coloriscono diversamete; colonie su agar-ascitico t onde, g rigiaf<tre, con diametro di 1-2 millime tri, a bordi iridescenti, con centro più scuro, s vil uppa ntisi soltanto a 37° ; poco resistenti alla luce e all'essiccamento; poco pntogeni pei cani e topi bianchi; reazione positiva con s iero agglutinante d i cavallo, a tasso elevato, ed anche col metodo della fissazione del complemento; comportnmento speciale nei mezzi zucchr rnti (decompoi;izione, con formazione di acidi, del ma ltosio e destrosio, nessuna decomposizione del levulos io, del galattosio, del sn.cca.rosio, della dulcite, della man11ite). DifiPrite. - L n. ricerca dei bncilli dif terici s i fa asportando una certa quantit;t di muco dalla faringe, dal naso, dalle tons ille per mezzo di un tampone di ovattn sterilizzato, in vario modo confeziona,to e conservato, e assoggettandolo alle prove microscopkhe e r-olturali. Facendo preparnti e colorandol i col \J\eu di L ofHer, o con fu,·sina diluita, o col metodo del Neisser si vedranno l e forme caratteristic·he e i caratteristici granuli pola1·i. Collo stesso materiale poi si fanno strisc i sull'agar glicerinato in pias tre. oppure s i seminano tre t ubi cli siero di Liieftler solidificato, ml·ltendo in termostato a fl7° ed esam inando dopo 6 ore. o meglio dopo 10-1:3 ore. L e colonie sospette veugono poi ulteriormente esamin:1te per la -dia g nosi delinitivn del bacillo.
LA DOTTRINA DEI PORTATORI DI GERMI E LA PROJ;'IL.ASSI1 ECC.
207
Una questione importante è quella che si riferisce alla eve ntuale presenza di bacilli pseudodifterici. Questi però sono in generale più corti del vero bacillo difterico, si sviluppano in agar comune m.:>lto più rigogliosamente, e non presentano in generale i g ra nuli polari di Babes-Ernst, al qual proposito però bisogna ricordare che la colorazione caratteristica (metodo di Neisser) deve farsi nelle primo 24 ore dopo ottenute le colture, giacchè più ta rdi anche il bacillo della xero.sis e i bacilli pseudodifterici lasciano riconoscere una colorazione polare molto affine a quella dei bacilli difterici. Anche alcuni caratteri biologici possono servire n. questo differenziamento. Così possono usarsi le variazioni nella reazione del brodo glucosato alcalino in cui s i sono seminati i germi; in questo brodo cioè i bacilli difterici formano già dopo 24 ore una manifesta quantità di acido, mentre i pseudodifterici generalmente producono uu aumento della reazione alcalina. Con una adatta titolazione fatta dal Neisser del brodo con liscivio sodico all'l p. 100 e fenolftaleina, si riesce a differenziare i hacilli difterici dagli altri affini. A scopo diagnostico può anche servire la reazione agglutinante, giacchè è dimostrnto -eh.e con un siero immune d'alto valore vengono agglutinati soltanto i veri bacilli difterici, non i pseudodifterici. Ed infine si può ricorrere alla prova dell'azione patogena sugli animali, essendo provato che i bacilli pseudodifterici producono tutto al pii1 dalle infiltrazioni nel punto d'inoculazione, ma non uccidono le cavie col quadro dell'intossicazione caratteristica. Colera. - Per la diagnosi dei portatori cronici di vibl'ioni del colera valgo.no in gran parte le indicazioni contenute nelle di!<pos izioni regolamentari per la P:russia elaborate da Koch, Kirchner, K o!Je, Flilgge, Kossel (68). Col muco inte:;tinale sospetto si fauno prepamti a striscio colorati con Z iehl dilui to e si allestisce con soluto peptonico una goccia pendente la quale si esamina subito e dcopo mezz'ora di soggiorno a. ;!7°. Si fanno poi seminagioni in piastre di gelatina e di agar (meglio face11do 2 serie di ,3 piastre) esaminando poi dopo 10-18 a 22° per le prime e a S7° per le seconde. Si possono anche seminare dei tubi o delle fiale contenenti soluziolle peptonica me ttendo per 6 -12 ore in t ermostato a 37°, poi allestendo preparati microscopici e fa cendo semine in agar e in gelatina. Molte volte si possono abbreviare le ricerche limitandosi ad usiu·e una fiala. di soluzione pe ptonica ed una serie di piastre. Quello che è importante è di procedere alla più completa identificazione del gei·me l"iconeudo alla prova di Pfeiffer e alla sierod iagnosi. Per la prova è.i Pfeiffer occorre un siero a titolo alto (p es. tale che grammi 0.0002 di siero mescolati con una ansata di una ccltura in agar di 18 ore di nota vfrulenza e con un centimetro cubo di brodo, inoculati nel peritoneo di una cavia. bastino per disciogliere in un'ora i vibrioni). Si preparano 4 cavie del peso di '200 grammi. La prima riceve 5 dosi di siero batteriolitico, la seconda 10 dosi dello stesso siero, la terza 60 dosi di siero di cavia normale, ed in tutte e tre s i inietta nel peritoneo il siero, un'ansata della coltura sospetta, 1 centimetro cubo di brodo. Nella quarta. cavia si inietta nel peritoneo '/, di ansa ta di coltura del vibrione sospetto per vedere se la coltura è virulenta. Per l' iniezione deve usarsi una cai.mtla a punta ottusa la quale si introdurrà nella cavità peritoneale faeendo UJla piccola incisione della pelle. L'essudato s i preleva con tubi capillari. L'esame si fa in goccia pendente, da 20 minuti a 1 ora dopo l'iniezione. Nelle è:avie prima e seconda si ha, al massimo dopo un'ora, formazione di granuli e dissolvimento dei vibrioni, mentre nelle altre due s i troveranno molti vibrioni integri e mobili. Se ciò avviene la diag nosi è certa.
208
LA DOM'RJ:SA DEI PORTATORI DI GERMI E LA PROFILASSI, ECC.
Per la prova dell'agglutinazione si fanno diluzioni del s iero agglutinn.nte in soluzione 6siologicn. a 1 p. 60, 1 p. 100, 1 p. 500, 1 p. 1000 e 1 p. 2000, ponendo 1 centimetro cubo di ogni di luizione in mi tubetto e stemperandovi un'ansata di coltura in n.gar. Si lascia per 1 ora a 37 e si esamina poi colla lente dal basso in alto a luce riflessa. È bene fare un esame subito e uno dopo 20 minuti di stufa, e far provEI di controllo con siero normale di egual specie dell'animale che forni il siero agglutinante, e cosi con una coltura di colera di .laboratorio e siero immune. Queste 1·in>rchc nei <·asi di convalescenti, o di sospetti, dovranno ripetersi per qualche giorno di seguito, nè s aranno da trascurarsi le provP agglutinanti e di Pfeiffer anch e col siero dei medesimi preparando diluizioni in brodo (1:20, 1:100, 1:500), Peste. - Per la. peste sono specialmente importanti gli elimina tori cronici i quali emettono il germe pestoso collo s puto (convalcs('Cllti di polmonite pestosa) e col pus (ascessi cronici). In tali casi si potranno avere buoni dati diagnost ici coll'esame microscopico purchè si riscontrino le caratteristiee forme bipolari e quelle involt1t;,ve. Bisogna però sempre ricorrere per la ideutifica;,:ione ulteriore del germe nlle pro ve colturali e alle inoculazioni sugli animali da laboratorio. 11 Musehold nella sua monografia: Die l'est imd ilwe Beklimpfm1g (69) raccomanda.: per l'esame microscopico, di colorire i prepara! i con bleu alcalino di Loffier, di prat icare la colora7.ione caratteristica dei poli fissando il preparato in alcool assoluto per 25 minu ti o in unn miscda di alcool ed etere per pochi secondi e colorando poi o con bleu di L offler, o con hleu boraciro, o con Ziehl diluito; di usare il mrtodo di Gram; per l'esame colturale, di usare l'agar dPholmente a lcalino, la gelatina, il s iero di sangue di Loftler, inoltre il brodo debolmen te all'alino per la formazione delle catene, l'ngar al 3% di sale per la produzione delle forme involutive, i terreni zuccherati pc•r l'eventuale prova dl•lla fermcnta;,:ioae; per le inoculazioni sperimentali, cli adoperare le cavie e i ratti bianchi. Nelle cavie si otterrà roll' iniezione· endoperitoneale una setticemia pestosa. Si può altresi ottenere l'infezione pestosa, strisciando il materi11le virulento sulle mucMr p. es. del naso, e cosi pure, come ossetvarono Albrecbt e Goho, stris,·iandoh, semplicemente sulla pelle integra. Il più s icuro mezzo d'iclent ificazione è pC'rò sempre costituito da un siero spe· cifìco for temente agg lutinante che conviene prepa r~rn adoperando speci1dmente dei cavalli. Perchè la rea;,:ione possa ritenersi positiva, occorre che si formino amma~si macroscopicamente visibili anche se il s iero è in diluizione prossimo. al titolo limite dr l siero. Non si dovrà mai trascurare la prova di controllo. Tube1'colosi e malal"ia. - Per la tubercolosi e la malaria non è il caso di spender parole. Sono troppo noti i diversi metodi diagnostici microscopici, coltnrali e biologici riflettenti la. tubercolos i perchè sia il ca.so di passarli in rivista. E oosi dica-;i della malaria nella quale lR presenza dei gRmeti è stabilita da quelle ricerche generali e specifiche microscopiche che la tecnica insegna.
Per In lottn nell'ambiente militare contro la diffusione delle malattie infettive per par te dei portatori di germi, sieno essi portatori s:rni od el iminatori duraturi, sono da considnarsi mezzi gr•nnali, propri i cioè n. tultc le malattie infettive nelle quali è ,stato riconosciuto il pericolo, e me1.zi speciali riferen tisi ad ognuna di esse. :'.\frz7,i gen,,rnli son quelli c hP in ogni infezione tendono con una cura appropriata, specie con quei m,•zzi di dis in fezione interna. applicabili per ogni caso, a distruggere nell'organi:<mo il g,•rmc per impcdii·ne cosl ogni ulteriore eventuale sviluppo ;
LA DOTTRDIA DEI PORTATORI Dl GER~ll E L,A 1'Il0Fil,AS::-I1 E CC.
20\)
le disinfezioni inte,dnali in caso di tifo e di pare.t ifo, di di,;sc·nteria, di co!ern, le disinfezioni ora.li, nasl\li, in caso di meningite cerebro-spinale, di difterite, di peste, la cura chininica intensiva e prolungata nella malaria atta a ùistruggere ogni residuo parassitario e ad impedire la forma i ione dei pericolosissimi gamc t i, sono tutt i mezzi atti ad impedire il costituirsi dei po rtatori di germi. Mo. non basta che ciò si faccia duran te la malattia. Anchc durant,' la convalescenza orcorre insistere nella somministrazione dei rim()di generici ( I specifici ledenti la vitalità ùe i germi, come d'altra parte occorre ins is tere perché durante la medes ima l'e;;ame microhiologico di chi ha superato la malattia vPnga praticato il più s p<>sso possibile, magari a regolari intervalli, per metterlo nelle cond.izioni migliori atte ad impedire che esso diventi ragione di pericolo p e r altri. S i <1ovrebbe e. tal riguardo, ed in seguito alle osservazioni e agli studi fatti sulla ques tione, fis~are colla mnssima possibile precisione un periodo d'osservazione per ogui m nlnttia infettiva, periodo d'osservazione· che potrebbe passare l'ammalato o in un deposiio di convalesceuzn a ciò destinato, o in qualche locale spec ial•· facilmente isnlabile o per lo mono sor· ..-egliabile della caserma, o anche a domic ilio, in caso di Iict·nza di convalC'scen,:a, previ però opportuni accordi colle locali autoritt\ snnitarie alle q11111i spetterebbe con appositi esami di assicurars i dello stato che diremo col Verneuil di microbismo latente, per fornire agli individui riconosciuti in ques te condi,:ioni mezzi acconci e consigli pratici allo scopo di impedir loro tli dirnnire pericolos i per chi sta. vicino. E cosi, ritornando i rn rdPsimi ai corpi dopo nnn licenza di convalescenza o dopo aver comunque sorpassi\ ta una ma latria infettivi\ delle già citate, dovrà esser curi\ de lle autorità snnitarie ili tenerli d'occhio, di vigilarli in modo speciale, di farne il più spc.~so oggetto di ricer<'he bnttedologiche, di isolarli, s e è il caso e se se.rii. possibile (cosa ce rtamente non fncile) per un certo tempo, di impediro che pel fotto di a lcuni servizi spec iali nt>ll' interno del qunrtiere poss~uo divenir pericolosi pei compagni, di dar loro utili e pratiche istruzioni. E que,:t'ultiroo <'Òmpito ha la massima importanza nPlla profilassi dei portatori di germi, giacchè il conoscere in qual modo ~i posRa esser di danno alla ,·ollettività è la miglior garanzia per impedire i I danno stesso; se un porta toro di germi t.ifici sarà convinto del peri<'olo ("be fa correre agli altri pèl" mezzo ddle stte feci, o delle sue mani bacillifere, egli pofrù. con misure spe<'irtli di dis infezione delle proprie scariche alvine e delle proprie mani e coll'astenersi da "erti s pPciali servizi, rim[],nere impunemente, qualora necessità di servizi lo impongano, in mer,vo ai proprì compagni senza pericolo di portar loro del danno. Tntto dò rientra riel quadro di quell'educazione igienic[1 che si vorrebbe fosse penetrata nello spirito di tutti ma sulla quale purtroppo si p[],rla molto e s ia gisco po,·o. Qualora v;:n i~so ben stabilito il principio che l'esercito, oltre ad PSSere la difesR della nazione ne è anche la scuola, qualora accanto alla profilass i cont ro l'analfo,bl'tismo si nc<'entuasse sempre più quella c:ontro le più svariate malattie cJa,, ins idiano la ,;alute ed anche l'esistenza degli individui, qualom a ccanto alla pi·opagamb nntialcoolica, antivenerea, antitubercolare si svolge~se un pratico e succoso programma di di fes a generale contro le malattie infet tive, trovebbero certamente posto anche le norme più opportune e pratiche contro uno dei fattori più gmvi di c-ontagiosità cli alcune malattie infettive, contro il portatore di germi. Ma vediamo meglio, malattia per malattia, quali sieuo i n1ezzi profilat ti<'i più opportuni nel senso della lotta che s t iamo sh1diando. Febbre tifoide e paratifo. - A proposito di que;ite due infezioni abbiamo due tipic i esempi di is t.ruzioni profilattiche, le quali ser viranno pel nostro <·a;;0 ,, 14 -
Glor11alt di mcdici1111 militare. -
Fase. Ili.
~li)
J,A DD1'Tl{l~A lìEI PORTATOKI DI GERm E LA PROFILASSI, ECO.
d,dk- quali ,·ercherò di togliere il s ucco per l'applica.;,;ione peculiare de lle norme più adatte per 11oi. E sse sono: l'istruzione per la profilassi della febbre tifoide pubb licata in Germania per l'applicazione della legge concernente la lotta contro le malat tit• trasm issibili del 28 agos to rnmi, e la circolare relativa alla febbre tifoide pubt,lic:tta dal Ministero della. guerrn francese nel 1908. Da ques te due fonti, ,·uine anche dag li studi numerosi fatti in questi ultimi anni sull'a.rgoment!l, possiamo trai-re le seg uenti norme speciali: 1° L'espel"iem:a ha dimostrnro 1·h e le }Jer sonu le quali hanno avuto contatto <·n n ammalati di febbre t ifoid,·, coi loro c~creti 1 colle loro biancherie, r.olle loro ves ti, coi loro utensili, possono acqn istare il germe della ma.la.tlia. ed elimina.rio ,·olle loro escrezioni (fe,·i e urine pel t ifo. feci poi paratifo)i ciò è il caso specialm ente ilei paren t i, dt•i co mp11.gni di lavoro e di studio, degl'infermieri e di tutte h.· persone iu gr ner" che curnnv e sorvc~liano gli ammalar.i, dei commilitoni nello o~er!'ito. Questi individui ehiamans i pori atol"Ì sani di germi, come chiamansi por• ta t.wi cronici cli ge rmi quegli individui c ht> dopo a,er superato la malattia, conI inuano per moll o tempo a mnn t ener e n el loro organi~mo i germi stessi. 'ranto gli uni che g li altri sono deg l i eliminatori, o <'ontinui o ad int-ervalli, dei germi specrnci P com1;: tali sono pe ricolosi per chi li avvicina. 2° Lr pe rsone che curanv e so rveg liano i l tifoso d ebbono evit 1ue il contagio u~ando uua ve:, tè speda],. lavabile e disint'cttllbik, non mangiare e bere n ella camera <lol mo.lalo, pulirsi con t'Ul'a le mani dopo ogui contatto, e dis infettarsi lasciando la came ra e lo st abilimento di <"lira. L e fec i e le urine saranno raccolte in recipi,•nti speciali, m escolate con q 1.11i.n~it à eguale di liquidi disinfet tanti (specialmente lar te di calce) ed e vacuate dopo d ue ore 1~lmr no di contatto con ques ti ultimi; si disinfetteranno Pgualmcute le bianche rie pe rse>nRli e di letto prima che vengan sottopos te alla liscivia. All'uscita dei malati si pratiche rà. una disinfezione finale d, •I la came ra, dl·I letto. della biancheria, degli utensili. Gli infermieri dovranno di te mpo in t empo sotto1uet t ere i loro escret i all'esame batteriologico. I cada.veri do· vranno ,·ssere trasportati al più pr esto al d epos ito m ortuario, metterli rapidamente, se nza lavRggio pre ventivo, in una cassa a pareti spesse, contenenti sostanze assorbenti, la qua.le verrà chiu.~a al piu })r es to. ~1° Mantenere all' o.~pedale i conva lesr enti fino a che l' esame batteriologico ,h·lie feci " delle urine abbia di mos trato l'assenza de l germe specifico. Se un tifoso (o parat ifoso) guariLo, ma portat ore di hacilli, 111.s <" ia l'ospedale per recs1·si in licenza di com·ales,·coza, dovri• es<ere avve1·ti to d ei dnnni che può far correre a. quelli che lo circondano. La Circolare Minis teriale francese molto pra ticamente consiglia di lasciargli un'is truzione scrit tit. n e lla q uale verranno indicate le preca.l1zioni da p rend1:1·s i 011òe ev itare t ait• peritolo. 4° Ogni mili t are il qnale rientra al corpo dopo una licema di convale• Rce11za in causa d i sofferta febbre t ifoidc (o paratifo), ve rrii. sot toposto ad un esame a ccurato a1Io scopo di st abilire s eè anc·orn por t atore di bacilli. In caso affermativo s i pn•mleranno P.uoq:;ici pro v \'ed ime nti ig ieni<:i e terapeutici in modo ila distruggere i germi n ell'organismo. L'isLm zione fra1wese ha a quest o riguardo disposil'-ioni tassat ive; Rmmel te <" ioè la necessità c he l'i ndivid uo venga di nuovo inviato in li,·enza lino a che <·essi di r~s,• re un danno pe r la collett ività e, dato che egli r imanga pr· r l\llll i po1.·1a ton• d i g<' rrui, ll<' riliMi e g ius tifica bi le la riforllla. 5° La sorv,·glian za, l'isola men to (relat ivo) del por ta tore di germi saranno nccom pn.g nati dnlla somm iuis trnzione di ,lisinfettan t i in tern i nell'intento di uccidere i germi stessi oell'organis mo. Pare che l'urot ropina, la qllltle del rest o è molto usata.
LA DOTTRINA DJ:,;l PORTATORI DI GERMI E LA PROl,LLASSI1 ECC,
211
.nell't,sercito germanico, agisca con una ce rta efficacia. contro la baHeriuria ti6ca -ed anche, preso ad alte dosi, abbia. una disn·eta. influenza antisettica sull'apparato biliare e quindi sui germi contenuti n ella. cistifelea. Ad impedire un'infezione -cronica delle vie biliari il F orster raccomanda. anche i colagoghi, specialmente .J.a bile e i sali biliari. Non sembra che si s iano avuti quei successi c he si spera. vano coll'uso del fermento lattico propos to dal Metschnikow. 6° I militari ch e furono affetti da febbre tifoide non saranno mai, dopo la foro riammissione al Corpo, adibiti pe r servizi delle cucine, delle mense, delle cantine. In ogni modo si raccomanderà. loro di evitare di sporcarsi le mani durante la defecazione ed anche durante l'urinazione, di lavarsi e insaponarsi accuratamente le mani dopo ogni defecazione. 7° Data l'esisten7.a 11toll11. caserma di portatori di bacilli. occorrerà sorvegliare in modo speciale a.Ila com pleta e rigorosa ùisinfezione delle latrine. 8° I vicini di letto degli individui che furono inviati all'ospedale pe1· febbre tifoide (o paratifo) saranno l'oggetto di una particolare attenzione. Allorquando i fatti sembrano stabilire che dei casi successivi di febbre tifoide si producono attorno ad individui sani, sarà il caso di considerare questi ultimi come possibili portatori di germi e di procedere all'esame delle loro feci. 9° Affinchii all'arrivo delle reclute non aumentino i pericoli di diffusione, data l'esisten za di portatori di germi in un corpo di tn1ppe, sarà bene impedire ogni contatto fra questi nltimi e le reclute, evitando di distribuire i giovani soldati nei locali inquinati, ed util-izzando po,:sibilmente per i medesimi , camere. latrine, locali in genere se parati. A Ila vis it11. delle reclute a l corpo sarà bene informarsi del passato patologico dei soldati allo scopo di svelare se fra essi ve ne sono che furono precedentemente colpiti da febbre tifoide. J)er prendere poi le opportune misure. 10° Durante le manovre, nei campi. in tempo di guerra sarà utile che ven· gano fatte precedentemente dai medici militari, n el limite del possibile, inchieste igieniche basate sulle informazioni dei medici locali, dei municip1, degli abitanti. In certi casi si dovrà raccogliere tutti i sospetti in un campo speciale ove -potranno essere esamina.ti ed ove potranno continuare a vivere, con certi riguardi igienici, la vita militare. Dissenteria bacillare e amebica. - Le misure profilattiche rispetto ai portatori del bacillo dissenterico sono in g ran parte conformi a quelle pas sate in rivis ta. a proposito del tifo e del paratifo. Anche qui occorre esamiuare di frequeute (almeno una volta. per settimana) le feci dal lato batteriologico. Quanto ai me,.~i ·disinfettanti si potrebbero, secondo il Vincent, usare dei lavaggi intestinali C"ol siero antidissenterico, oppure fa.r prendere, per via orale. delle pillole di creosoto. Quest'ultimo medicamento, come mezzo profilattico della dissenteria, fu usato ·con successo dtli giapponesi durante la guerra in Manciuria. La. profilassi del contagio nella dissenteria amebica si confondo colla terapia. ·della forma morbosa. Il Vincent consiglia, come mezzo rapido di distru-.ione de lle amebe nell'intestino crasso, di praticnre dei lavaggi intestinllli col liquido di La· ·barraq ue (soluzione di ipoclorito di soda) a} 10-12 p. 100. Questi la.v0,ggi debbono "13ssere somministrati caldi (39°), con lentezza e nella dose di nn litro per volta. 11 liquido deve essel'e trattenuto n ell'jntestino per un'ora, il che vien facilitato aggiungendo l\lla soluzione qualche goccia di laudano. Anche per la dissenteri1\ amebica vi sono misure di profilassi genel'ale analoghe a quelle usl\te per la d is• -s ente-ria bacillare. ·
212
LA DOTTRIX.\ DEl PORTATOl~ I Dl l òl::lnll E LA Pl10F1LASS11 ECC.
Jfeningile ,·ereb,-o-spinale. - Xelle circostanze di una epidemia di meningitecerebro-;:pinale in atto, o al ressMe de lla medesima quando pure essendo cessato i ; pericolo del contagioper parte degli ammalati, non e cessato più quello per parte dei convalescenti o dei portatori sani di cocch i. e indispensabile ricorrere a diversi mezzi profilattici dei quali, nei rigu11rdi dell'argomento che ci interessa, i principali sono i seguenti: l" .Esame batteriologico dei sospetti portatori di cocchi, esaminando micro,;copicnmente e facendo colture col muco de l rinofaringe. Rivolgere l'nttenzione specialmer.te ai rien trati dalla convalescenza, a C·)loro che furono in immediata vicinanza cogli ammalati e speci,ilmence a quelli che soffrono di catarro, sia pur I ieve, nasofaringeo. 2° Isolamento collettivo dei portatori di cocchi iu locali sepamti dallo. caserma tenuti in buone l'Ondizioni igieniche specie riguardo a!l'o..!;ione del freddo-umido. I medes imi continneranno a compiere esercizi militari moderati, usciranno in determinate ore del giorno evitando di 1we1e contatti coi militari sani. Saranno riammessi nelle rispet t ive camerate quando due e:,ami, prat icati a. otto giorni d'iute1·vallo fra loro. avranno <limostrato l'assenza del meningococco del rinofaring-e (Vinccnt1. ,l0 Durnnte ques to periodo, estrema sorvuglianza sulla accurata dis infezio11e delle biimcherie peri,onali, specia lmente dei fazzoletti. 4• Dist ru7.ione dei meningococchi nel rinofaringe dei portatori d i germi. A tal proposito mentre l'Eichborst, il :Me,\·er. i l Die..idonn6 si valgono molto delle lava.ture e delle insulllaziom antisettiche, Ditthorn, Gildroeister, Ostermann le ritengono inutili, anzi dannose. Brumrnund consiglia le insutllnzioni con sozoiodol ato di soda. Icb lo ro.ccomnndl\ in modo spec iale la piocianasi. Il Vincent ei è vnlso con molto profitto, e lo raccomanda caldamente, cli un mezzo col quale ba. ottenuto la scomparsa totnle dei meJJingocoecbi in quattro g iorni in portatori cronici. Si tratta d i fare inalare, c inque volte al giorno. pel Daso un miscuglio composto di iodio grammi 10. guaiacolo grnmmi 2, alcool a G()o grammi 200, il quale e previamente s<·a ldato per facili tare lo sviluppo dei vapori antisettici ; consig lia nlt res i di far garga.rizznre spesso i soggetti con a cqua ossigenata diluita. al decimo e di far pPnnellazioni duo volte per gior no s ullo. faringe e sulle tonsille con glicerina iodata all'l: :20 . Ulili norme per la prolilossi d!ll!a meningite cerebro-spinale cons ultabili con proti•.to sono date da una circolare dvi Miuis lero del la guerra germanico in data ~o ma1·zo 1 !107 (60). Difterite. - Le misure profilattiche contro i portatori di g ermi sono per questa malattia assai meno protittevoli che per la malattia precedentemente studiata. per quanto abbiano molti punti di sorveglianza ; ciò in causa della resi!"t<>mm grande che ba il bacillo difterico verso gli antisettici. Ad ogni modo, mentre non si trascureranno Je mis ure d'isolamen to e di igiene generale come nel 1:aso della. meningite cerebro-s pinole. si dovrà insistere sulla distruzione del bacillo d ifterico nel rinofaringe e nella bocca de i portatori di germi. I mezzi usati con s uccesso più o meno diverso, sono : gli anti,cttici locali, le irrig1izioni del fai·inge e della bocca, la siero-profi lassi genera le, la sieroterapia. locale in forma di pas ticche e di polvere '.li siern di«seccato. Un cer to impiego 11 h11. avuto la piacinna~i locahncnte npplicata nella quale parecchi autori banno di 1·ece11te nccordata una discreta fiducia. J',•st~ e colera. - A l ibiamo vist o tlove ri ~icda il pericolo nei portatori di germi in q ues te tlua mall\ttie. Le feci, spec ie durante alcune mocliticazioni di qualità e
LA DOTTRINA DEI PORTATORI DI ùERi\tr E L.\ PR01''1LAS."I, E CC.
213
-di quantità, per il colera, le seci·ezioni orali e in casi speciali il materiale che fuoriesce da cronici bubboni aperti, per la peste, sono le sorgenti d'infezione sulle quali devesi portare l'esamfl batteriologico per le opportune misure di isolaruento e di di.si.Dfezi.me. Disinfettanti specifici verso i germi di queste due malattie non se ne conoscono. In ogni modo s i useranno pel colera l'acido salicilico, il creosoto , il salolo, l'acido cloridrico, l'acido Io.ttico (specialmente raccomandato da DujardinBeaumetz), il permanganato di potassa, aiutando l'espulsione dei vib rioni :per mezzo di eccitanti della peristalsi intestinale; per la peste i di ~iufettanti della bocca e le dis infezioni locali nei casi di piagbe aperte. Se poi l'esame batteriologico avrà dimostrato l'esistenza di portatori di germi in una colle tti\'ità nelln quale non sia possibile o sia difficile l'isolamento, sarà indispensabile raùdoppiare di zelo nelle onre dell'igiene individuale per impedire che con i possibili e diuturni contatti con materiale virulento, i germi possano essere in qualche modo introdotti nell'organismo. 'l'ul,erco/o~i- Malaria. - Per queste due malattie le misure profilattiche sono troppo note percbè sia. il caso di spendervi sopra parole. Solo mi preme ricordare ancora la grande importanza che hanno le forme gameticbe nell'infe7,ione malnrio. q uali propaga trici delle epiclemie e corno questo fatto s'imponga alla meute dtll medico e specialmente dell'epidemiologo i quali dovraDno insistere nella c ura chininica pe1· uccidere tntte ln forme scbigozoniche amnchè non unn sol:i rimanga. trasformabile nei temuti gnrueti, e dovranno altre~i, data la presenza dei gameti i quali soltanto si renderanno manifesti per mezzo di un buon esame microscopico del sangue, istituire per tempo una disinfezione eflicace col rimedio sovrnno per ottenere la loro scomparsa. Nè sarà da trascurarsi, quando sarà. possibile, lii protezione meccanica dei garoetici e dei sani allo scopo di impedire ai p1·imi la possihilit,\ di esser pnnti dalle zanzare e di trasmettere alle J!ledcsime il germe, ai secondi la possibilità di esser punti da zanzare già infette.
••• Ho te rminato. Altre cose avrei voluto o dovuto dire su questo ai·gomento cosi -importante e cosi all'ordine del giorno, ma me ne trattengo per timore di diventare prolisso o meno etn.cace. Quanto bo detto spero serva a lumeggiare lo stato attuale delle nostre conoscenze su di un mezzo di diffusione di alcune malattie più specialmente soggette ad essere trasmesse per mezzo del contagio iuternmano. La collettività militare è per le sue condizioni speciali di abita;doni. di servizio, di vita in comune più specialmente soggetta a questo modo di diffusione, e se si prendessero in esame le relazioni delle varie epidemie di malattie infettive, e specie del tifo, e si seguisse passo passo il modo di svolgers i delle epidemie stesse dal primo all'ultimo caso, si dimost1·erebhe C'er tamente. io penso. la i:trande importanza che la nuova dottrina dei portatori di bacilli ha nella epidemiolog ia. militare. Comprendo benissimo che le mis ure proposte nou sono nè facili, nè semplici da attuari!i; dato pero cÌle esse rappresentino il programma profilattico massimo, si potrà sempre, io spero, attuare un programma minimo prc,nti sempre ad allargarne la portata quando i mezzi d'ogni specie, non esclusi queJli economici. potranno permetterlo. Già gli epidemiologi militari esteri si sono impadroniti dell'argomento. È .perciò che anch'io, modesto cultore di tali studi. uon ho voluto lasciar p:issare
~1,!
LA DOTTRINA DEI P ORTATORI DI GE!Btr E LA PROFlf,A,;SJ, ECC,
l'occas ione d i esaminare l'argolllento e d i presentare in una. visione sill tetica ches pe ro potrà tornar utile ai colleghi dell'esercito, lo st a to attuale della. questiones tesso, cosi fecond o di studi, CO$Ì ri cco di p romesse per il progresso cos tante del, l'igiene militare. Firenze, a gosto 1910.
Y .lJ. Dall'epos:a nella quale scrissi il presente lavoro s i sono aggiu nte nuove· osserv11ezion i a t te a corroborare e a. corn;olidare sempre più la dottrina dei portatori di ger mi. Quanto ho espos to m i sem bra però sutliciente a.Ilo scopo, e perciòritengo su perfluo il cit arle. Soltanto sento l'obbligo, a propos ito del co lera, di far· nota re che le r ecen t i ric erche fatt e duran te l'epidemia in R ussia hanno dimos trat o la possibile permanenza del vibrione nell'intestino di coloro che s uperarono. i l colera anche dopo 69 giorni dalla malatt ia, e che le ricerche dello Z irolia d ura nte l'attua.le epidemia nel!' I talia meridionale hanno sta bilito la possibilità che, in seguit o a qualche erro re d ietet ico e dopo la somminis tra11ione di u n leggiero purgante snlino, ricom paiano nelle feci i vi brion i dopo lungo tempo di a ssenza.. Ag g iun g erò inoltre, rispett o alla di ngnos i battC'riologica del colera, la grande importanza ch e ha assunto d i recen te l'nga r del Diendonné e le grandi sper an ze che s ono offerte. per l' isolam ent o r ap ido d el vi brione dalle feci, dnl m~todo basato sul fen omeno dei germ i ag g lutina.t i allo stato nascente pr opost o da l Band i. Firenze, fel,brn io 1911.
BIDLIOGHA FJA (1) Circolare relat i va c,1/a /ebbre t ifoide. :\linist ero d ella guena frunccse, gennnio 190iL (2) L u ni;:1, . - D ic baktc,·iologis che Friihdiar,n os e bei ak 1iten fo/ek tionakrat1 kh eilen. -
\\' iirzbnrg, I !)01!. ( 3) R ETSCH . - Die V erbrd11m g iibcrtrayhcmr l frcmkli eitm d1,rr /, dogman11.t en • Dauer a ue.•cheidcr ,md Bazi/lentr,i:1rr •. (C'c nf>·alb!. fii r. Boktu ., l " parte. R eferate. Vo -
lume XLIJ I, n . 0-8). (4 ) KoCB. - 1·crci/Jc1itlich 111iqc,i a . d . l ,' /l>ie1c d. M ilit<ir-Sanitri/s u-csm, 1902, fosc. 2L (5) J, 11tCHNER. D i,, V crbreihm g iil1t•rtragl1circn Krcmkh eitcn d i,rch «or,enann le u Dnuerausac/ieùler • 1incl « Bazi llw tr<i:1er "· (R li1'. J ahrb, v oi. 1 9, J 90i:!, fase 4). (6 ) Co1rn,w1. M etodo per la dimo.,1mzione ,(ei li(lcill i tifici. (Freie Vereùiigung f iir Bakter iol og ie, giugno J 908 \ (7) B B AUN . - Rvh,·rche11 <lu ba ciifo d'Ebcrtl, , soi. impor/ance au point de 1•1te de la prol)hy/a.cù de la (,èvre typhoicle . (A.nn. l'astertr, 1900, ps g. ii78). (8) D m.SC H)JA N~. S 111di sulla /el,/1r1, tifoide. (Am•. P asteur. gennaio 1909 ). J?dazio1w f ra t i/n, paratifo e vie b iliari. (M iit.ch . m cd . Woch e•~•ch r, n. I.
(9) FonSTE R. -
7 ~ennaio I !108).
( l O) K o TSCHER . I n , . AsS 1;1ot.\ N ~ e
Ko1.LE. -
V ie p"thoge11rn J likroorr1m• ism en . (\ "o.
lume d ' o~giunta, fase. 1°, l!JOG). ( l I ) F1u,acR. - nie 11erbreit rw g clcr T!f1>h11s d11rch sogcna1111.te " Da11erausschcider » 1111d • Bazi!le»)rnqer », (K /i,i . .J a /ir/; ,, voi. l!l. l!l08 . f'Asc. 4 ). (1 2) H 1LZt:RM ANN. l.'l>n Buzilleutro!/<1' b1im 1'y7,h 11J1. (/,li>i . .Jn hrb., voi. l!l. fase. 1°, l !lOS).
LA DOTTRINA DEI PORTATORI or (;F.RMI F. LA PJ'!Ol>IJ,.\>'iSr, ECC,
21:';
(13) UiFJ'LEB. - D ie Verbreit1mg der Diphttrie durch aogenannte « Da11 era1Mc'1eider • und « Bazillcntriiger •. (Klin. JaJ,rb .. voi. 10, 1908. fnsc. 4•). (14) V. LINOELSBEIM. - Die Verbnitung der ·iibertragbarm Gmic~tarren durch i,ogwannte « Dauerau.sscheider • imd • Bazillcntretger •. (Klin. Jahrb., voi. Hl, l !)08, fase. 4°). (15) V. LmoELSRBIM. Beitrèige zur Aetiologie der epiclemischrn Oenickatarrc 1KU:h dw Ergebniasen der l etzerer Jahre, (Ze,'tschr. /iir Bygù11e, voi. 59, 1!)08. png. 4ii7). (16) Tlu.UTMANN. - Zur Keimtrdger/rage bei iibetragbarcr Omirkslarre. (li:liti. Jahrl,., voi. 19, fase. 3). (17) Knuss. - Die Verb~eitung der R11hr d11rch sogmam,te1~ « Dat1era·11sscheidcr » mu:l • Bazillentréiger ». (KUn. Jc,hrb., voi. 19, 1908, fase. 4°). (18) lliRTINX: - Amaebrntriigcr. (Archiv. SclliUs-11nd Tro7,cn-Hy9iene, T. XII, l!l081. (19) V INCENT. - Le portwr11 d'ttniibelJ. (BHllelin de la Sorillé de PathnlogiP exotiq11r. T. II, n . 2, 1909), (20) PFEIFF.EB. - Die Verbreit1mg du Clwfrra durch eo11e11mmte " Dawl'l111~sche ider • und • Bazillentrdge r ». (J{lù•. Jahrb., voi. 19, 1908. fase. 4° ), (21) GAFl"KY, - Die Ve rbreiltmg der orirnlalischen B r11lenpr.~t clurch sng,nmm/1' " T)aucrausscheid er • 1111d "' Bazillcntriiger •. (22) M ALLET. - Lea • porte,,rs chroniquee • dcs baci/Ics d' Ehath et l'f11idhniofogie de la fiè,vre typhoule. tTesi di Liono, 1907). (23) W ANIIIL. - Ricerche sulle ca,1se della febbre tifoide mlfo truppe in 1/, r11111cla; mi1mre per combdtterle e ri-aultati durante a 1904-906 r I!lllS. (Joimwl o/ /// P Royal A1·my medicai. corps., n. l, gennaio 1909, voi. Xll). (24) HARntSoN. - La /ebbre tifoide 111 g11i•1Ta. (Jounwl o/ tl,r l?nyal A rmy medica[ corps, dicombro 1907, n . 6, voi. IX). (26) SEMPLE e GREIO. Brit·i-ah m ediccil Joumal, 19 sot.tembrc I!l08. (26) E VEBS e MUHLENS, - Colelitiasi parati/ose e mala/tir 11n rati(iche. C:cnt rilJUto alle questioni dei portatori di bacilli. (27) H&CKER e O rrn. - Epidemia tifica ,iel X corvo d'armala trdtsco durant,· l'tst<•le 1909. ( 28) MULLER, Epidemia di /ebbre tifoide nrl q11artierc di Jard111 Fontaiw rt Verd11n, (Archiv. de médec. et d e pharm, mili/., 1° giugno 1!107, n. 6). (29) ALLEN. Entcric Fever fa Ambal11 (bulia) 1880-1905. (Joumal o/ 1hr Royal Army medieal carpa, 1907, fase. 2). (30) B nu1INORAM, Febbre tifoide ne/t'esercito a CHba. (Thc milit. Sury., I!lOi, volume XX, n. 6). (31) Sn10N e DEUN E !IARK. Eliminazione di baci!li tifici 11ri conrnlcscrnti. (De11tscl,e mililcirartz. Z eitschr., anno 36, 1907, fase. 3°). (32) CaAUDOYE, La febbre ti/o,'de n('l/a g11ami,11 ione e wlla ci/Id di 'J'{lii•s.,a dal 1890 al 1006. (Arcl1it1. de médec. et de pharmac. m ilit .. n. 9, 19U7). (33) FAROA.NEL. - Sovra uno scop7,io epidemiro di /ebbre. tifoide al 3° rrw1imrttlo fanteria nel 1908. (Archiv. de m éd. et de pharmac. ,nilit, 12 dice mhro IHUIJ). (34) loBE e GRYSEZ, - I portatori cronici di l>acilli tifici. (Al'rhiv. de m i'd. cl dc phann. milit., voi. 51, geu!Daio 1908). (35 ) VINOENT. - I portatori /Menti di microbi patogeni ,ic/C,,sucilo. (Archn·. de mMec. et de pharmac. milit., 1909, pag. 337). (3 6) BunENJm e KuTSOHER. - Sulla preswzci di meni>lgococchi i n individui B<mi 8 Ct1~a alc1m rapporto cot~ casi cli m eningite. (Dcut•che mil-itiirrirlzl. Z eit.,chr., n!-'.o~to lOOì ). ( 37 ) BEBOE L. Die iiber/.ragbare Gmickstarre in V AmH•eknrps u·<11troul des Jah rcs l 904 -005 t(nd 1905-906,
2]6
LA D0'11"RlXA D l~I POHTA TOHJ DI (;r,;1011 E LA Pf{OJ,'11,ASSI, ECC.
Ubrr K eimtr(1gc r in d er U111grl»mg a,, Oenickstarrc crkrankter S()lthitm. ( Dr 111scl,. milù,i1·11r:tl. Zf'it~chr. agosto I 007). (:3!1) i\lAYEn. - Ri.crrchr 81tll11 mrnin!Tite cnPbro-spfoale epidemica no'/{a guarnigione di ll'iirzb11rg. (Cmtmlbl. f. JJakt,r .. T . XLIX). (40) H t::Nnr o Y ACK. - ,if.,ninyitc Ctrrbro-spmc,/e nella yiwn1iyioi.e tli A·1lgo11lémr. (Archiv . rlr méd. et dc ,,lwrm. mili! .. voi. 4q, lnglio-diC'embre 190G). (4l) ( 'OSTI!: o P 1uss.\1,;. Co11Rirlrr<t:iani 811 alc1rni casi di nu,ni11yitr cerebro-apina/e , J>idrmica. (Arrh fr. d1· m éd. rt d e 7,ha.rm. miiit. , ruogf,!iO IOOS). (42) S .\LCll!i:RT. :\lootnLS e LANllRY. - Epid,·mw cli menil1gi1r cacbro apina)c a R ennca 111·/ )\)07. (Arrl,iv. d r. m ·lrf, rt d e pll'lrm.. milit. l!JOR. n . 2). ( 43) loo e G nYsi:;;z. - L,· beni d r /111 pro/ila.asi m:iona/c dP/la m., ningi'.le cerebro ipinale , pidrmica. (Archi••. d~ 111(:d. et de plwrm. nrilit .. n. 12, dicembre 1907). (-l +) l3rtAUN e ~IAcorn:. - La riccna dr/ m ei.ingococco nel naso r n ella farin ge. Si.a i:a/orr cliar111?sti,;o e proli/attiro. (Archil'. dr m éd. et dc 111,ann. ,niiit,. n. 1 1, 110\'embro I !1117). (·1.3) D o!'TEu o Kocn R . R 1cl11 r,1,c di< méuin7orqn,, dcm• /,•~ /o•se~ ncu,alr.'!, son idr,.tification. (La PrrR.•e mMira/,, 31 ottobre l !108). (4G) LosENER. - Contributo r,/lo siwlio d cll'eziolor1ia d ella di8Yentcria emlemica n ella J'russfo occid1 nta/r . (Orntrnlbl. /. Baktcr.. voi. 48, fase. !l0 ì, ( -1 i) ~ t CKi,L. - - E7,idr mirr rli d iR~,·ntr ria n•! I O ror1n d'r1rnwt<t. ( D c11/.och. militar. Zeitsch r., (:18) YA(,EDES. -
J !107, poi!. 2:<9). 0
(4R) G.~Ll.,t-\ AL1< 1<10. - E:ioloyfri P profiia••i (/,Ifa di.••rntrria. 1• parte. Hoferato. \"Ol. -1,:;. n. 11). {49) HAELD. -
(Grn/1·11//,/.
/.
Bakter.,
Plu•m?d inulra!Trrx, (f,'r n • 1k. 'l'11d•. ooar N rd. I wlì,,. fosc. 2•, 1907,
pu1!. 23).
(.iO) R1ss. - 0 /i•rrvati<m~ épid,'mivlor,iq 11••.• ,.,,r 11nr rpidi:mie d r dy.•r·ntrr~ bacillairr. Thèse do Lyo n. I 1108. B1dl• 1. dr la Soriéti> d1 Pathologic exotiquc, T. II, n . 2, l!lO!). (51) :NEUFELO. 'Typl111s (Ko/le e ll'asscr111ann. H andbuch dcr puthoyencn M ikroor!Ta· n idlll<'ti. ,Jonn. ed. Fist·h er, J!l03 ). (.32) 1;0:,11,\0 I. .lit/odo 7,rr /(I ditt10R/ra;io1M> dei bari/li tifici 8C(ll'8i. (Freill Verei11ia1rng f,ir. M,:krobiologir. i.;:iup:no 11)08).
Dim,~tmoio,,e e diar111osi di/jrr, n zialc dei bacilli l'i/ici v er m ezzo dei tl'l'rr,ii ul v, rdc di n•rilachitc. (Dr11t. meri. ll'och"1IHchr., n. 30, 1907). (.3~) KOLI,E od Ht;i:sca. - B11tteriolo!1ia 11p,rimrntalr e malurtie infrttive. - Soc. ed.
(.33) L i.it"F LE lt. -
librar ia. )l il,u,o, HlOS.
P11rr,•,11p'1•u ( Ko r.1,E e \\"A!-<SernrANN. - H mwlmch der pathoye11.en 1llikroorgarii•111r11. \"ol ume cl 'a l!gi unta. Tona. Fi~cher, 1009). (56) $1,;11,u NO, - Le •nfe2io11~ 7,(lrati/n~P. -· Soç. t ip . Fiorcnt,in a, F irenze, 1908. (57) \ "r:-cv.:..-T. - Soriété fl'e Biologie. lug lio l !lll!l. (.j8) f 8!r11,zio,.i, 71,r la lotta c,mtro il cofrm, d el ()on4<ifJlio Frr/era/e Germanùo. 28 gen naio e 12 sotta,nbro 11)01. (13!!) MusEHOt.D. D i,, Pr.1,t 1md ilo-e l?rh'imp/11ni1. - Berlino, H irschwald, 1901. (M) Pro/i!mei dr/la m rninr1itr cerl'bro -sp;,wte epidemica nel/'•1<errito tedesco. - Diapos izi oni omunale dnl )[ini,3tero dulia guerra in data 20 marzo 1907.
,,3) K 'J -rsc rH:n. -
Fin:mza. lu;lio Ul l O.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
R \'01sJN, - Della meningite oerebro-aplnale epldem\o a e della •ua o ura aeoon4o I lavori pi ù. recenti. - (Gozette des Hfìpila11a:, agosto 1910). La meningite cerebro-spinale epide mica è una malattia specifica che devesi isolare nel gruppo più vasto delle meningiti cerebro-spinali primitive. Tale malattia s pecifica è dovu ta a un microbo specifico, il meningococco. Regnò a lungo confusione su simile questione batte1·iologicn; oggidl i lavori di Linge lstein iu Germania e di Dopter in Francia, hanno dimostrato che simil termine non devesi applicare che ad un germe in diplococchi s colorantisi col metodo di Gram, che fanno fermentare taluni zuccheri quali il gl ucosio ed il maltosio, ad esclusione di altri come il destros io. Malattia contagiosa, la meningite cerebro-spi na le epidem ica, si diffonde cotL un modo di trasmissione particolare. Pur guariti, taluni meningitici presen tano ne l loro retrofaringe dei meningocccchi virulenti, c cosi possono contagiare de lle persone sa11e con le quali t rovinsi causalmente in rapporto. Del resto è ben noto come simile teoria di portatori di germi sin stata enunciata ugualmente per alt.re infezioni e spocialmente per la febbre tifoide. La predisposizione linfatica, l'etll. giovanile dei soggetti, le stagioni umide, rappresentano delle cause predisponenti. Fino ad oggi si ammise che il germe pullula nel naso e nelle ,·onne, guadagnando gli s pa zi sottoaracnoidei sia per i vasi linfatici del naso, sia per la via trnnsfenoide.le. Ma il microbo trovas i molto spesso nel sangue e può darsi che l 1 infe1.ione per via sanguigna preceda le. localizzazione meningea. Il brusco iniziarsi della. malattia, l'inte nsità delle contratture, l'erpete, gli eritemi caratterizzano la sindrome meningea. dovuta alla meningite epidemica. Come complicazioni debhonsi sovra.tutto segnalare la paralisi, la sordità, la cecitit.. To.lune forme fruste, frequenti più di tu tto noi bambini o n oi vecchi, 1·cndono in taluni casi la diagnosi molto difficile. Per stabilirla spesso è necessaria la puntura lomba re; essa permette di ritr:i.rro un liquido quasi sempre torbido e di constatarvi la presenza tli meningococchi. La sierodiagnosi, la precipito-diagnosi, sono di un'applicazione molto dillìcile Rispetto alla sieroterapia antimeningococi:ica-, tutte le volte che venne fatta diagnosi di meningite epidemica o che se ne s uppone l'esistenza, l'autore consiglia di procedere all'iniezione intrarachidea di dieci a trenta centimetri cubici di siero nntimeningococcico, o del Flex.ne1· o del Dopter o del Wassermann, secondo l'età dell'infermo. Tale medicazione si dovrà ripetere ancora per due giorni, se venne riconosciuta le. natura meningococcica dell'affezione meniugen. L"eccellenza. dei risultati ottenuti ben prova come oggidi si posseggo. contro la terribile malattia specifica un1< cura veramente specifica.. G. BEH:SUCCl.
218
R IV IS TA DI ·C HJ R U RGIA LA Tomi E. -
La •11t11ra della parete addominale. -(Clinka osiPtrica, anno XI,
1909, fase. 11-22).
L'A., in questo suo importante lavoro, si occupa, anzitutto, dt>lla storia. della. chiusura. della parete addominale, dal 1701, anno in cui l'Haustoun di Glasgow praticò, dicesi, per primo la sutura. dell'addome, ai nostri giorni, in cui alla sutura. in un solo piano si è sostituita la sutura a strati, ormai da tutti pr11.ticata con, ottimi risultati, dimostrando la grnnde importanza che ba il materiala da sutura (preferibili il catgut a la seta) e il modo di suturar la parate addomiunli! nella produzione dellP ernie e dL·gli sventramenti addominali, oggi assai meno frequenti di quel che fossero prima. degli attul\li prog ressi della. chirurgia. Di un altro fattore importante però eg li <lice devesi tener conto nella. chiusura. dell'addome per ~iò che riguarda la produzione di dette ernie, e cioè dei tessuti sui quali deve esser e praticMo il taglio laparotomico. E a tal riguardo, dopo aver premesse interessanti considerazioni snlle ernie o s ugli sventramenti addominali~ sulla loro freq uonzu, sulla loro etiologia e patogen1,si, viene a trattare diffusa.mente del modo di apertura e di chiusura dell'addome, e, con validi argomenti, afferma ch e l 'in.-isjone mediana della linco. ,liba. cosi come è c,ra. prnticata, e che è stata sempre preferita per la sua sem plicità, deve essere abbandonata. perchèdà una cicatric(·, la quale facilmente può cedere alla pres.'>ione degli intestini, e dice che ad es~a deve pr,•ferirsi l'inc-itiione laterale interessnnte il margine interno di un muscnlo relto, si do. avere una lesione muscolare ch e g uarisce me~lio e pii; prontam ente dando una valida cicatrice (Fritsch, Abel, Pozzi). oppure il nuovo metodo, ancora migliore, ..I,e l'.-\. propone, e cioè: Incisione della pelle, aponevrosi, perito neo su lle lin,·a mediana; quindi, a op<:razionc tPrminata, chiusura nel SC'guente ino,lo: suturalo il peritoneo con C'atgut a sopragitto, n:sczioue con le forbi,·i o col bis torl dc·lle labbrn d ,•ll'aponcvrosi Jell:. Jin,•a alba e di una pi,·cola fetta dei due muscoli retti: un ~0 piano di sul ura <·ol catgut a s.oJ>rngi tto dL·l la fnsda trasversa.lis ,. d.-i fogl iH ti postt•riori de lla guaina de i du<' rei ti (quando il possibile); un :1° piano a ll"rontando i dw· mus,·oli r<·t1i, a punti staccati di seta o catgnt; un 40 viano dei fogli,·tti anr eriori d<: lle guaine dei retti; ed inlÌne un 5° piano della p.,JJe e sotto <-utaoeo. Con tale suo proc1·sso l'A. riti,•nt· s i possa C'Vitare completn mt·nlr la eventuale iuc:ompk •ta rinniouo \lt· ll'apon<'vrosi, c·h o è la pn•ripua cau~a delle· emie post-operato rie. E sso ,·onisponde heuissimo ta11to per la chiusura primitiva de ll'addom<:, 'luantopt:r la chiu~ultl st•1·011darin n el 1·11so di sventrnmcnti po~t -OJlera1orii, e Jll'l' la chiut<urn s,·comlaria i.e! caso di s u ppurazione o ,li al tre c:ompl i..azioui. L'A. t"rmi111i il suo interess1Lut1· studio riportando i d.,ultati clinic·i e istologici d,·11,· sue• esp,·ri1•11z(• di vari metodi di c hi us ura dl'll'addomr., praticati su El cimi.
P. FAJ.CJ,;TTI.
2H>
RlVISrr A DI OOULISTlOA Lo •lato att111ale delle noatre oono•cenu sulla fotora4loterapla ln relazione alrooullatloa - (La clinica oculistica, febbraio 1910) (1).
Dott. STEINEH, direttore del gabinetto di fotoradioterapia a Romn. -
Non i, fo!·se privo d'interesse riassumere quest'articolo per mettere al corrente dall'argomento i lettori dopo J'ampin e chin.ra recensione eh.o in questo giornale fece nel 1907 il maggiore medico prof. 'l'rombctta di una bella monogrnfia sull'argomento ste,iso del dott. Oloff. Nella pratica ternpica, per ragioni economiche, si prefericono i rnggi cl1imici ossia gli til travioletti, benchè si ottenebbe lo stesso effetto adoperando raggi di qualunque specie purchè d'intensi tit ugna le. Anche tenendo conto della forza lmtt ericida delle di\•erse energie !·adianti, sono pre feribili questi raggi (specialiueutegli ultravioletti interni ed i 1Ae1.1. violetti). È noto che il cris tallino sopratutto, assorbendo una grnode qunntità di ra~mi, rappref;eota un organo protettore della retina verso le energ ie radiallti troppo potenti e nocive. Tale azione protcttirn. non è assoluta e varia da occhio ad oc(' hio; e,;sa si attenua molto quando si tratta dei raggi Roentgen ; per i rnggi de l ra1lium poi nulla si sn ancorn di sicuro t·ispet to al loro assorbimento da parte dP i mezz~ r ifrangenti dell'occhio. Premesso che il pigmento dell'occh io (irido, coroide, r eti11a) da un lato .;, 1111 mezzo di protezione verso le cennate energie rad ianti troppo forti, d'altro lato propaga verso le parti profonde e limitrofe l'azione patolog-ica dei raggi sull'occhio (azione che è Ì!l corri!<pondenza dcll'a~sorbirneuto dl·i raggi stessi da parte dei tes suti), l'A. enumera gli effetti pntologici dei ti.pi di raggi adoperati io pratica. I raggi chimici, se di poca intcnsitò. producono lt>sioui superfic iali n ollt~ parte anteriore dell'organo visivo (con~iuntivite. into rbidamento della c-01·11ea ecc.) ed indirettamente danno luogo. 11elle par t i irradiate e loro vicinanze, ad iper-.mia. ed edema, che servono come mezzo d i adatta.mento dei te.~suti per l'assorbimento di irradiamenti più forti; d'altra parte essi raggi sviluppano d el:e antito~,;ine e servono per ciò come un potente mezzo antibatte rico. 1 rngg i c.alori!ici, <Junndo sono, concentra ti 12cssono arrivare a produrre lesioni profonde s ul la, 1·etiua. I ra g-gi Roentgen sono capaci di pro:l.urre tanto lo lesioni su purfi<"iali date dai rnggi chimici, quanto lesioni degli strati profondi (atrofia della papilla, JistruY.ione della cromatina ecc.). Pas!lando a t rattare la parte c linica l'A. ricorda che l 'elfoLto dc>i raggi s ull'occhio (specialmente clei raggi Roentgen e del radium) si r e nde clinicamente vis ibile dopo il cosidetto periodo di late nza, durante il quale a vvengono nei t e~suti delle modificazioni che ci sfuggono. (1) Dalla comunicazione fatto. al VII congresso int!'rnazionulo oculistico cli Kopoli
1009, con uno speciale svolgimento cle ll,, parto cliniea
:2:W
RIVISTA. 0 1 OCULIST ICA
Tn pratica bisogna servirs i solamen te dei raggi che ,·engono nssorbiti dai t cs• suti superficialmente cd escludere quelli c he hanno qualsiasi capacità di penetra· zionf> nella p rofondità. Pe1· la !'celta di una conveniente sorgente fototerapica si deve tener conto anc he ·del fatto che prnticamente non si riesce ad escludere i ragg i calorifici che accompagnano ogni sorgen te radiante chimica. Per la costruzione delle piccole lampade ad a1·co Hcrtel, ch e hanno corrisposto allo scopo, s i è usato il cadmio o lo zinco. In molti cas i di ulcus rodens della cornea s i è riusciti con l'uso di ques te lampade ad i mpedi re l 'estensione del processo ottenendo buoni risulta ti quanto alla funzional itll dell'occhio. Buoni risultati s i sono ottenuti pure nel l upus v ulga r is della congiuntiva ap· plicando la F insenterapi a nello stretto sen,;o della parola (apparecchi ultrapotenti di Finseu e d i F insen-Reyn) m ediante sedute di una a. due ore. L'A. consiglia di mettflrla in pratica in tutti i ca.si cir coscritti od estesi di lupu s e di tubercolos i congiuntivale, ricorrendo ai metodi ch i rurgici solo in caso d'insuccesso. Egli vuole far ril evt1re il fatto che con le lampade di Hert el ha ottenuto buoni ri,;u1tati anche nel tracoma, n el quale i follicoli scon1p,tiono dopo nn periodo di n a 5 giorni : dichiara pe rò d i non rit1mere que-,ti casi come guari g ion i definitive. Con H ertel e contrar iamente a quello che pensano a ltri autori, è del parere che il trntlamento in parola n on rappresenti u na cura specifica delle malattie superfìcrali del bulbo (cherntite ec7.ematosa, congiunti v ite, macchie ed ulcerazioni corneali ecc.), u elle quali peraltro In guarigione si può ottenere con m ezzi più semplici. Nè si fida dei risultali di Nesuamow e Macklackon contro i processi purulenti dell'occhio; crede che sieno egualmente da res pingere le applicazioni a llo scopo d i oite11ore il 1·ias3orbimento di ematomi p r ofondi o per la cura del d istacco retinico e critica anche le proposte di Boehm e Magnus per ln cura delle affezioni oculari nervose per mez7.o della l uce colorata concentrata. S'in trattiene quinrl i l'A. sulla cosidetrn sens ibilizzazione, cl,'cgli p referisce chia· m1Lre f'otolna1iia con l'adnttcone,1to, consistente n el rendere la mucosa pit1 adatta per l'assor bimento dei rni:;gi colorand ola artificial mente p er n1ezzo di s ostanze (eritrosina, eosina) capaci d i cambiare i raggi di più lunga iu raggi di più corta ondulazione, che sono pitt facil mente l\!33orbibili. Q1,est'adattamcnto, ch' è un' imitazione dell11 pigmentazione naturale, e~li lo chiama fotochimico per distinguerlo dal fisio· lo~ico (provocato dallo stato iperemico ed edematoso della mucosa) e dal fisico (pro· dotto d1d massaggio, da applicazioni d el freddo e del caldo ecc.), Quanto alla radium-terapia - che <lopo gli esperimenti poco felici del Darier e del L on doll. e 6uo alln pubblicazione del Coh n sulla cnrn del t racoma. (190!) si credette destinata. all'oblio - svariate difficolta tecn iche sulla maniera di applicazione fanno si che i ristdtati vnriino secondo le d iverse esperienze ed i diversi esperimentatori (diversità dei raggi emes~i dal radium, divers ità dei prepnrati del radium, dei recipien t i che li contengono ecc.), Dopo ln citata pubblicazion e del Cohn, molti oculisti feccr.> esperimenti sul l'iguardo: alcuni si dichiarnrono sicuri ed ent usias ti dei risultati, a lt ri invece con gli insuccessi rilevnrono il pericolo cui va incontro l'organo visivo con questo si· sterna di curn. Per la grande <iillicoltù d i misura.re quest'energia, non è s tato possil,ile fra g li autori l'aeconlo quanto al dosaggio da adoperare per la cura. P oco esaminata ò la quistione se l'azione del radium sul processo del t racoma sia o uo spoc ifica Ammettendo la teoria batteriologica su questo morbo, non si
221
RIVISTA DI OCULISTICA
potrebbe pensare ad un'azione diretta del radium sul germe specifico, essendo che col radium non si è riusciti neanche ad uccidere dei batteri i esposti ne lle provette. Riguardo alla quistione se il radium sia capace Ji guarire clefinitivam1mte il tracoma cosi che s i possa adopeTRre come metodo s icuro nei paesi ove l a mRlnttia è endemica, l'A., a.Ilo stato attuale delle cose, crede di non ingannarsi rispondendo negativamente, pur ritenendo cbe col mig liorare clei mez;\i tecnic i si potrà ottenere di più. Potrà mette1·e sullR. g iusta via il criterio da lui stabilito secondo il quale tutti i procedimenti atti a prod urre uno stato iperemico eil edematoso della congiuntiva sono capnci di aumentare la recettività per l'assor bimento dei r nggi del radium. Snl panno tracomatoso si è potuto ottenere col rndium il ri.~chiarirnento fino alln trasparenza della cornea, per la durata di mesi ed anch e di a.nni. Buoni risultati s i sono anche avuti nella curn del l'epitelioma, specialmen te quando questo era vicino a g li a11 goli delle palpebre e quind i dilticilmente acce,s i· bile ad altri mezzi di cura. L'A. chiude ques to argomento ricordnndo che s i è ottenuta un'azione annloga B quella del radium mediante iniezio.ni di colina (derivato della lecitina ). Passando a parlare della cura coi raggi Roentgen. comincia col dire che qui pure non è stato possibile stabilire dosaggio e metodo di 11pplicazione. La dosimetria di questi r11gg i non essendo ancora affatto sicma, bisogna ,tdoperare dosi misurate a base di esperienza di un rndiologo provetto, servendosi d i u n a pparecchio radioterapico speciale munito di diversi limitatori. Con i raggi R oentgen s i può ottenere una modifìc-nzione nel processo t racoma, toso simile e soventi anche eguale a q,1ella ottenuta col radium ed in un tempo più òre\•e, però la cura è più diffici]e e dispendio8a. F i1Jo1·a pertanto non si ebbero risultati costanti, nè sic1Hi e gen eralmente dopo un certo tempo $i constatarono delle recidive. L'A., pur' non escludendo i benefici effetti ottenuti da alcuni sul pan no tracomatoso, trova azzardata quest' n.pplicazione, anche se i raggi vengano filtrati. I n considerazione dell'azione profonda d i essi, ue sconsigl ia l'uso nelle va rie malattie della congiuntiva e del bulbo: vorrebue inveco che fossero applicati s u larga scala, benchè sem\)re con la dovuta prudenza, nei tumori interoculari ed epibulbari. Negli epite liomi delle palpebre questo metodo di curn rn.ppreseuta. poi un gran passo perchè, mentre evi ta una dannosi\ cicatrice, esclude il pericolo della perd ita dell'occhio frequente col metodo opemth·o. Anche nei sarcom i dell'or bita, forse ancora più che negli epitelomi, è iud icata la Roentgen-tera pia, la quale an zi secondo l'A. dovrebbe essere applicata. in ogni caso cli questo genere, prima di usare ogni a ltro mezzo. I nfine, come appendice, l 'A a ccenna alle curn de l buio, che a ncora alcuni riten· gono indicate io certe malattie ocula ri (anestesia dPlln retina, emeralopia ec<'.), ma che dovrebbero essere bandite, essendo una rerta quantità di luce rn·cessnri:L all'organismo per il suo sviluppo e per il ricmubio materiale, dei si nµ-oli organi. Si d ovrebbe i.nvece sperimenta re su vasta scala una cura e.~t'gttita nel una mediocre oscurità. Tutt'altra cosa è se si tratta di oscmità locale (con bende nere ecc.), 111 n. anche .in questo caso è meglio applìca re solament e un indebolimento di luce ed un'esclusione dei raggi nocivi con i vetri affumicati e s imili.
s. C Af. !;l'(l)Q f , I.
-222
RIVrnTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PElLK -G. ScHREIBER ED H. Horri,:. - Cura della •Ulllde ooo 11 dloxidlamldo - arHDO - beosolo dl Ehrlloh. - (Milnchene1· 1Mdic. Wochenscltrift, giugno 1910). Il nuovo rimedio, comunemente conosciuto come N° GOG di Ehrlich, presentasi sotto forma di polvere gialla, pochissimo sol ubile nell'acqua, ed usasi per iniez ioni intrnmuscola ri o per iniezioni endovenose. L e soluzioni non si conservano, o devono essere prepa1·ate vol ta per volta. Ehrlich consiglia le soluzioni seguenti : 1° Soluzioni all'uno p,n- cento p 6'1' iniezioni intra11wscolari; ottenuta. sciogliendo -con un pestello di vetro, 60 centigrammi di sostanza attiva in tre centim. cubi di glicolo ed aggiungendo qualche goccia di acqua per facilitarne la dissoluzione. Con un'ulteriore aggiunta di 10 c. c. di soluzione di soda al 5 per cento, agitando il tutto, si ot tiene un l iquido chiaro, il di cui volume si porta a 60 c. c. con ulteriore a ggi unta d' 1icqua. 2° Soluzio11e dil11ila p e,- iniezioni endovenose : Sol11zione A. - Consiste in 110 centigr. di sostanze attiva in tre c. c. di glicolo, oppure aggiungendo alla sostan.ia attiva 30 o 50 centigr. di alcool metilico. Soluzione li. - Consis te in :2-.10 c. c. o più di soluzione fi~iologica di cloruro -di sodio con l'aggiunta di 10 c. c. di sol uzione di soda al 5 per cento. Si versa la soluzione A nella s oluzione B e si agita il tutto. Mentre Trenpel e Neisser, per iniezioni muscola ri, non oltrepassarono mai per volta i trenta o quaranta centigrammi di sostanza attiva, gli autori giunsero 11.d iniettare fino a 60 ed a 70 centigrammi . P er le iniezioni endovenose di solito non si superano i 6 centigrammi di sostanza attiva. In ambedue i casi basta di solito una sola iniezione. Dopo le iniezioni intramuscolari si osserva quasi sempre una elevazione termica che da 3S• può salire fino a 40°, elevazione cho scompare soltanto in capo a quattro o cinque giorni. Talvol ta con l'aumento di tempera tura s i ebbero vomiti e comparsa di e1·item.i. scarlattiniformi. All'infuori di tali inconvenie!lti e di un forte dolore nel luogo ove venne praticata la puntura, non s'ebbero a rilevare a ccidenti di sorta nè da parte dogl i -occhi, nè dei reni nè dell'apparato digerente, essendo minima la toss icità del rimedio. L' eliminazione dell'a rsenico per via orinaria compiesi in un periodo di tempo da cinque 11. tredici giorni, dopo l'iniezione intramuscola re, e da due a quatt1;0 giorni dopo iniezione endoveoosa. Una parte dell'arsenico viene eliminata. dall'intestino. Aggiung3si che le iniezioni sono quasi sempre segllite da una leucocitosi sanguigna, che pllÒ snlirc fino a 38.000. Per ottenere un' effi,·acia ancor più pronta e completa, gli autori consigliano le iniezioni enrlovenose nella pro pol'zione di cinque centigram mi di sostanza attiva, evitando cosi nel tessuto cellulare le infiltrazioni ,;olite a prodursi con le iniezioni intrnmuscolari, iutìltrazioni che talora d urano dolorose fi no ad otto gior ni.
RIVISTA DI MALATTIE VENERJ,;E E DELLA PELLE
228
Talora essi ebbero a riconoscere in situ una notevole p:ute dell'arsenico pertino trentasei giorni dopo l'iniezione. Gli autori, avendo curati con tal metodo centocinquanta sifilitici, ebbero sempre a rilevare la portentosa attività del dioxi-diamido-arseno-benzolo. Sifilidi gravi dei centri nervosi, sifilidi maligne, sifilidi ulcerose estese, ribelli !\Ile cure mercuriale ed iodica, rapidamente regl'edirouo dopo una sola iniezione. Ordinariamente le manifestazioni primitive scompaiono in tre o quattro giorni ed in capo a due giorni gli esantemi secoudarii. Se si ricerca allora la spira.chete di Schaudinn nella primitiva sede delle manifestazioni primarie o dei condilomi, si scorge come tali microrganismi scompaiono completamente dalle lesioni in parola ventiquattro o qun.rattotto ore dopo l'iniezione. Parimenti gli autori riscontrarono come nell' 84,6 per cento dei sifilitici che presentarono positiva. la reazione di Wassermann, questa diventasse negativa iu un periodo di tempo che giunse fino a cinquanta giorni dopo l'iniezione. In altri soggetti la scomparsa della reazione di\Vnssermann fu anche più tar~iiva, ciò che fa. sa.lire il numero dei casi n.l 92 per cento. Pertanto simili risultati s1nebbe1·0 tnli da far pens1u-e che il n\WYQ preparato i-ealiz;i veramente la thei·apia sterilisans mag11.a, uccide11do la spirochete pallida, fatto reso manifesto dall'osservazione microscopica. che fece rileyare come a spirochete, già dopo 10-12 ore, perda i suoi movimenti di progressione a spira ren· -dendosi torpida, diventando immobile dopo 16-20 ore, cominciando poscia a fram . mentarsi ed iniziandosi tosto la spirochetelisi. La scomparsa della spirochete dalle manifestazioni specifiche sarebbe quindi in perfetta relazione con la sollecita risoluzione clinica delle st~sse. Però dei 150 casi curati dagli autori, dieci, che sembra.vauo gnariti clinicamente e batteriologicamente, presentarono nuove manifesta1,ioni di si6lide quattro settimane dopo l'iniezione, nè ancora l'esperienza è tale da imputare la recidiva ad un'insufficienza della dose impiegata nei singoli casi, od invece ad un' insufficienza terapeutica dello stesso medicamento. Re3terebbe pertanto ancora da stabilire quale sia la dose che di~ guarigione -sicura, ed in quali proporzioni la nuova sostanza si può introdun-e nell'organismo u mano senza il timore di nuocergli e di provoc!l.l'e l'insorgenza di inconvenienti gravi, immediati e lontani. · Cosi, mentre le osservazioni fatte finora ci permettono di conoscere nel nuovo i,reparato un mezzo pot.entissimo pet· distruggere in breve ora la spirochete pallida nell'organismo vivente e per far regredire le manifestazioni specifiche della sifilide, occorrerà ancora. molto tempo e l'osservazione metodica -degli ammalati nel loro anda.mento clinico, associata all'esame batterioscopico ed a ripetute provo siero-diagnostiche, prima di poter emettere un giudizio definitivo sul valore cura.tivo della sifilide col nuovo preparato di Ehrlich.
G. Bi,;11succ1.
224
RIVISrfA DI MEDICINA LEGALE IV Oongr..,o Internazionale per l'aHl•tenza degli allenati. Berl1110 181 o. Questo Congre~so è riuscito interessanti,;si1no pe1· i t emi generali che vi sono stati largamente discussi, riguardanti problemi scientifici complessi, che in vero poco avevano rapporto con la pratica di assistenza. agli alienati: ma an cora più importante per noi in quanto una intera seduta, sotto la presiden za del Tamburini, vi fu d edicatd al III tt,mn generale « L'aasisfenza dei militari alienati in pace ed in 9uer1·a :.. Del I Tema, « Dei rapporti tra civiltà e malattie mental i » furono relatori il Tamlmrrini ed il R iidin di Monaco. Il Tam burini. illustrando i concetti da lui esposti lucidamente nel discorso inaugurale dell'Anno Accademico 1008-1909 a Roma (del quale io djedi un largo sunto in questo Giornale), sostenne non essere dimostrato un rapporto di retto fra progresso ed aumento della pazzia: quasi del tutto è scomparso il carattere epidemico che la pazzia altre volte e così spesso, a veva , e la st essa isteria per l'addietro era molto p;ù diffusa, e spesso in for ma collettiva ed epidemica; i deliri di un tempo, a comenuto mistico o d emoniaco (nelle numerose sétte di,i flagellanti. saltatori ecc.), oggi hanno assunto forme più d viii, ripeten do conce?.ioni scien t ifiche, politiche e sociali odierne; - tra le popolazion i meno civili dell'epoca nostra la pazzia è più diffusa e frequente, s pesso ancorn. collettiva, che non n ei popoli più progrediti; - l'aumento statistico dei p11zzi è apparente, per la più faci le ospedalizzazione. e per la più acuita sensibi 1ità sociale alla follia; - se la più febbrile e più complessa vita sociale moderna c ontri buisce alla diffusione del surmh1age psichico, questo n on è nè la più frequente n è la sola causa ps icosigena, ma lo sono sopratutto le varie intoss icazioni ( alcool. lue. pellagra), che stnnno in opposizione alla civiltà e da questa sara1mo sempre più efficacemente combattute, con forte speranza di vittoria. Il Iliidin invece ritiene esser reale tale aumento, poichè è certo che con l'intiuenza de lla cultura sono cresciute le anormalità. nervose e tutt.e le forme di degeneraz ione (aumento dei suicidii s pecie cli fanciu lli, e dei casi di nervosismo, degli inab ili alla leva militare, delle persone n denti guasti o con altri difetti fisici, diminuizione delle nascite ecc.) : - oggidl s i sono diffuse forme diverse di squi librio J)Sicl.iico (spiritismo. St!tte ecc.); - molti popoli barbad presentano una mig liore costituzione nervosa dei civili modern i ; - infine sifilide ed alcoolismo in gran p a rte sono favoriti dalla vita u r bana, dalle migliorate condizioni econom iche, e neil'esnurirnento n ervoso ,!ella febbrile vita moderna trovano aiuto valido per produrre griwi dann i mentali; in vece il più elevato senti men to umanitario pone maggiori ostacoli alla selezione natura le, proteggendo i deboli e g li anormali e favorendone la prolificazione, donde un peggioramento degenerativo della razza (Yedi s u tu lc ~ n1v1:: problema uno studio di Steinmctz "'L'avven ire della r a zza-. nella !Uv. Hai. di Sociologia, fase. IIJ). II Tema generale"' La J':,icopalologia nell' A1·te e nella L etlerat11l'a ,. fn trntt... to dall'll..Zlpach, m entre il l 'ic/i riferiva sulla i11/ii1e11za nociva che il romanzo criminale ha saffo (au /asia dei (anci11lli.
RIVISTA DI MF.DlClNA LEGALE
225
Altri argomenti interessanti i quali di più richiamarono l'attenzione dei congressisti' forono i seguenti: I}aas istenza /a•nilia1·e degli alienati (Peeters): bnportanza di una òe11 regolata assistenza dei lattanti e dei bambini per p rei·enire l'epilessia, l'idiotimio e le psicopatie (Tltieinich ed !loppe); L 1 imp1n·tanrn dei portatori di bacilli nei Manic-01ni (Lentz Il Neisser); La ri!lenel'azione sociale dei 1nalati di mente p er mezzo di mia razionale tei-apia del lavoro (Van Derenter) (da applic1&re anche nelle carceri e reclusori militari) - e, sopratu tto, sulla reazione del Wassermam, (Marie, Beaussart, Tamburini, \Yassernmnn ecc.) e sulla malattia del sonno, in cui Ehrlic/1 espose le sue conce;doni teoriche sul nuovo rimedio 606. cd i risultati già ottenuti in essa o nella sifilide (a genesi protozoica insieme alla malaria), ed in cui Mott dimostrò con proiezioni le alterazioni anatomiche del cervello in detta malattia, assai simili a quelle della p11 rnlis i progressiva; ed A . .M a rie con cinematografie dimostrò le varie specie di spirocheti in azione nei tessuti, e le loro varie fasi di vita e di sviluppo. Infine Alzheime,· fece una magnifica conferenza sui prodotti di disfacimento del tessuto nervoso, con proiezioni. Sul III Tema anzidetto, dell'Assistenza dei milita1·i alieno.ti in pace e in guerm, parlò primo l'ufficiale medico D clrnatel, illustrando specialmente: a) il forte aumento dei m ilitari alie nati o nevrotici in tutti gli eserciti, s ia perchè Acuita la ricerca diagnostica nell'interesse della disciplinn, sin. perchè la maggiore cliff:ico ltà della tecnica militare fa rivelare un maggior numero di insufficienti o di abnormi; b) la forte proporzione di anot·mali tra i volon tari; e) la necessiti, d i esaminare i soldati che s i dimostrano difficilmente ed ucabili o sono spesso puniti od incorrono in gravi mancanze, e la opportunità di sceverare gli inabili educabili, dagli ineducabili ; d) la inefficacia delle comp11gnie di disciplina, che hanno dato cattivi risultati. Il Krause, poscia, fece noto quirnto si attua in Germn.nia per evitare il reclutamento di militari ps ichicamente abnormi, e lucidamente dimos trò l'insania del l'opinione comune, per cui si ritiene avere il servizio militare una favorevole influenza. educativa sui nervosi o sugli anormali, mentre e,:si vi trovano ben presto, e facilmente, motivi di mancare gravemente, e ciò, più ancorR che nell'esercito, nella Marina, per la vita più intima e piu disciplinata. In Ge rmania ben fanno a mettere quasi in tutte le carceri militari di rigore e nelle prigioni in fortezza dei medici militari specialis ti. Dopo, lo S tier parlò sull'assistenzn. dei malati di ment-e nell'esercito tedesco. In ogni ospedale militare è organizzato un reparto d'osservazione per alienati, retto da ufficiali medici perfezionati nelle cliniche p;:ichin.triche e nei manicomii, e con personale di as3istenza cui si è data una istruzione professionale adatt.a; in detti reparti si tengono provvisoriamente tutti i militari im pazziti, ed i casi dubbi che debbono essere studiati ed osservati, passando poi agli Asili comuni i casi conclamati. In Austria anzi esiste un vero manicomio militare a Tirnau. Apt (pochi giorni dopo crudelmente colpito dn morte) parlò lur.idamente s ulla necessità. di una ananmes i minuta ed esatta per tutti i militari che facessero so· spettare della integrità della loro mente, proponendo una lunga serie di norme per le. compilazione di una tale anamnesi, mercè numerosi modelli stampati, di grande interesse. Più dettagliata fu la comunicazione del Pact.et sul!' Esercito e gli ali~nati: gli alienati rappresentano circa il 0.6 %o della forza; le forme di alienazione so110 quelle stesse degli individui de lla medesima età a ppartenenti a qualsiasi alt1·0 ambiente; lo sforzo di adattamento discopre le disposizioni psiconen·ose !Rtenti. t5 -
Giornale di meli:i11a 111illtare -
Fase. lii.
226
RIVISTA DI ~IEDICJSA Ll\:t,ALE
mentre gli nlienati perturbano gravemente le. disciplina; quindi occone prontamente eliminare gli alienati ed i degenerati morali, 1uentre altre categorie di anormali, con educazione si;eciale, possono forni re ottimi soldati ; la maggiore parte degli aliena ti sonov olontari, d.onde il rigore nell'arruolamen to relativo (esclusione deg li illetterati, ùei condannati pit volte, dei sog.i-etti con marca.te stigme.te fi siche degenerative - dichiarazione s ulln snnità mentale precedente dei volontari - cer t ificato scolastioo su lle attitud ini psicologiche di es3i. - Condizione indispensabile per tale opera complessa di profila<;si: una sufficiente preparnzione psichiatrica. per i medici militari, r,he agevoli l"os;;srvazione, quotidiana o periodica. ai reggi menti, dei sogg<'tti dubbi; la ist ituzionu in ogui ospedale di u11 adatto re parto d'osservazione ; l'insegnamento di linee w• nernli lii psi<'hiafrin militare a tutt i gli ufficiali dell'ese rcito, perchò sappiano dubitarè dl'l la natura di certe manCtLrl7.e disciplinari; - lo studio perita],, di ciascu11 i::olda to che drve essere tradotto dinanzi ad un cousiglio di disdplin1i o arl un tribuuale mi lit.are: le ispe zioni t1·imc3trali nei luoghi di penu militarn da part,• cli t111 uffic iale mi.,dico specialista: infine preparare tutta una orgaoiz;,,azionc os pt·dalie ra per gli alienati in gue rra.
P. CO:>i>IGLJO.
Dott. E. FAnu111. - Le l&1lonl aurloolarl •lmulate ed 1 mani plù atti a avel&rle. Guida per i medici periti in materia fl 'infortu nì sul lavoro. - ( l3olfrlt. delle malattie dell'orecchio, della gola 11 del naso, settembri' 1910). L'A. es pone largamente quanto può esser,· utili' . an;,,i indispensabile, conoscere dai mCll ici non specialisti nominati o ri c· hies ti come periti, dando al lavoro un carattere essenzialmente pratico, scartando tutto eio che l'es perienza non sanzionò n el modo più assoluto, ed om utt~ndo tu tte qut>lle nozioni circa l'organo d ell'udito che formano il patrimonio di cultura di ogni sanitario., In conclusione egli raccoglie solo quei mezzi di indng iue aliti portata di tutti, o specialmente di quelli forniti del più modesto quanto indispensabile 11.r111amentario, in modo che da ogni medico s i possa portare un giudizio sui ,ari casi di s ordità allegata, in dipendenza di un infortunio sul lavoro. Lo scopo dell'A. e lodabile, giacchll in questo grande impulso che oggi si dà alla patologia i::ul lavoro, è bene che i medic i generici, i quali purtroppo spesso s ono chiamati come periti anche in riguardo a llo lesioni aur icolari prodotte dii qualche infort un io, abbiano una guida pratic,A. di esame a t ta a portare nell'esam inatore una semeiotica fac ile e sicura. L . Ruc:ANr.
227
RIVISTA D'IGIENE MILITARE RENSSE:LUR:
Ealtte uu perloolo venereo per noi ? -
RAYMOND:
Il 4ebe1-
lamento dell'uretrite •peolfloa dall'esercito per mezso 4 el pacchetto lt', rinforzato dalla legge e 4laolpllna mllltare. - G ,waas: ProfllaHI venerea nel H rvtzto militare. - FAU.NTLEHOY: Le malattie veneree nell'eHrclto e l a neceHltà 41 una • peclale azlone dello Stato e del munlclptl per UD efficace controllo - ( The milita1·y S1Lrgeo11, dic. 1910). Negli Stati Uniti d' America esiste veramente un pericolo venereo. Fauntleroy afferma che il 95 p. 100 dei giovani ha contratto una o pi·ù malattie veneree. Nell'eeercito le malattie veneree stanno in testa a tutte le altre malattie; nel 1907 davano la morbosità del 196 p. 1000, mentre la malaria, che vien subito dopo, raggiungeva solo il 6S p. 1000 (Grubbc;). Nel decennio 1899-1908 la media morbosa .raggiungeva le seguenti cifre per mille di forza. A. -
Per tutto l'esercito.
Malattie veneree 169,83 p. 1000, di cui: Sifilide 24,70 p. 1000. Gonorrea 101:l,18 p. 1000. Ulceri veneree 86 p. 1000. B. -
Per l'esercito residente negli Stati Uniti.
Malattie veneree 163,01 p. 1000, di cui: Sifilide 23,36 p. 1000. · Gonorrea 102,78 p. 1000. Ulceri veneree 29,28 p. 1000. In complesso, dette malattie sono andate sempre aumentando dalla guerra d1 -secessione fino al 1905; ma for tunatamente tale aumento si è verificato a s pese -della gonorrea, mentre la sifilide è in via di decremento. Le suddette cifre sono molto più elevate che le corrispondenti negli altri eserciti. E difatti le 1·ecenti statistiche dà.nno per l'esercito ing1ese 97,01 p. 1000, per l'italiano 81,2, per l 'a.mitro-ungarico 60;0, francese 29,08, germanico 19,08, bava,reiie 14,06. Le misure profilattiche proposte da R ensselaer s ono: 1° l'orga.nizzazion" di clubs, cantine milita,ri, locali di ritrovo, per trattenere i s oldati in caserma; 2" la costituzione di società di temperanza fra i soldati ; S° la precol'e S·coperta delle malattie veneree per mezzo di visite sanitarie ,periodiche; 4° tenere in osservazione tutti i cas i fino a guarigione completa; trasmet.tere in caso di trasferimento del soldato la sua storia. venerea;
228
RIVISTA D' JGIE:'\E MlLITARE
5° istruzioni con conferenze su dette malattie, facendo rilevare la loro prevalenzl\ nelle prostitute ed i pericoli non solo per chi le contrae ma anche per le· famiglie; 6° adozione della. profilassi personale, che, secondo Rensselaer, in qualche guarnigione austro-ungarica avrebbe apportato il 62 p. 100 di diminuzione nelle malattie veneree. Circa la profilassi individuale, Rensselaer propone che in ogni quutiere si stabili,;ca un locale, ove si trovi una soluzione di imblimato corrosivo 1 p. 100, uno. soluzione 1 p. 100 di nitrato d'argento o 20 p. 1()0 di argirol, una soluzione 1 p. 6000 di permanganato potassico, una pomata 30 p. 100 di calomelano, contagocce. Il soldato dopo la copula si dovrebbe portare in questo locale, lavare il pene con soluzione al sublimato, fare unR iniezione di preparato argentico nell'uretra e spalmare il prepuzio colla pomata mercuriale. Raymond preferisce il pacchetto K', composto di nna soluzione 20 p. 100 di protargolo in glicerina, o 10 p. 100 di argirol o di un contagocce da distribuirsi ai soldati. L'esperimento fatto al forte Sam Houston (Texas) ha confermato il valore profilattico del metodo: con 666 fiale distribuite ad altrettanti soldati, solo 3 contrassero la blenorragia per imperfetta esecuzione delle misure preventive. Il pacchetto di Orubbs consta di 4 cc. di argirol 20 p. 100, 4 eme. di pomata al calomelano 30 p. 100, 1-2 gr. di cotone assorbente, due stecchi. Harvey vorrebbe che il soldato non avesse questi pacchetti gratis, ma li po· te,:se comprare. Rey mond, visti gli splendidi risultati conseguiti col pacchetti K' , ravvisa nella malattia venerea contratta una mancanza disciplinare e come tale la vorrebbe punita. Raymond e Grubbs, in formR semplice e piana, dànno uno « specimen :t-della.. is truzione che si dovrebbe fare ai soldati sulla natura, s ui pericoli e sulle profi. lassi delle malattie veneree. Il maggiore Faunt.leroy infine sostiene che la profilass i delle malattie veneree nell'esercito non può da ::;ola dar buoni risultati se non vi s i associa la segrega· zione, l'ispezione ed il controllo della pros tituzione da parte dello Stato e dei municipii. G. 0STI:-IO.
RIVIS'rA BIBLIOGRAFICA A. CONSTANTIN. - Studi di antropologia aoola le nell'ambiente mllltare. - (Uulletin dc la Sociéte d'Anlh1·opologie de Lyon, Tome XXIX, l!lll;.
Cap.
Il capitano di cavalleria francese, Constantin, al quale s i ilevono altri scritti di an tropologia demogrnlica applicata all'n.mbiente militare, (t.ra cui un volume: « le r,;te sociologique de l<I gttei·re et le senti ,nent 11atio11al, Parigi, 1907) ha pre· :;euta to alla società di a n t ropologia di Lione uno studio molto originale e molto,
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
229
~omplesso, in cui esamina dal punto di vista antropologi.::o il tipo del militare francese, e specialmente quello degli apppartenenti alla Cavalleria, ufficia.li e truppa. Egli ha sottoposto ad osservazione persona.le parec(~hie <'enti naia di suoi colleghi ufficiali, di isottufficiali e di soldati. Dal confronto fra l'ufficiale di fanteria. e quello di cavalleria ris ulta che quest'ultimo è di piu alti\ statura, sebbene anche l'ufficiale di fanteria abbia una statura. superiore alla media generale dei francesi. Tra gli ufficiali di fan teria. il numero dei miopi è proporzionatamente molto maggiore che trn. quelli di cavalleria (in fanteria 1 miope su 5; in cavalleria 1 su 1.J). Di più tra gli uffic iali di fanteria sono molto piu fre4uenti che non in cavalleria. i tipi brachicefa1i. In quest'arma. sono invece più frequenti i tipi biondi. Queste differenze dimostrano che i caratteri fisic i degli uomini consncrati ad una stessa professione sono anzitutto determinati dalle condizioni di attitudine che questa. professione esige; ma che subiscono ancora l'azione della selezione, e le infiuen:,;e modificatrici delle particolari circostanze in cui la professione è esercitata. ()ertameute la predominanza del tipo biondo dolicocefalo nell'arma di cavalleria e dovuta principalmente a due circostan.e: 1° a che questo tipo è pii1 frequente nelle classi aristocratiche francesi che non nella borghes ia : 20 alla distribu7.ione geografica della tendenza a servire in cavalleria, la quale è, giusta. le ricerche dell'autore, maggiore nei dipartime nti a tipo più dolicocefalo e piu biondo. L'Autore ha anche ricercato, .~tudia.ndo i cognomi ed altre indicazioni, la frequenza dell'origine aristocratica. o borghese, ~ dell'origine urbana o campagnuola degli ufficiali ; ed ba trovato che ne lla fante ria è minore assai t11,n to l'origine aristocratica che l'urbana. Egli fa anche un confronto fra i caratteri somatici e antropologici dell'ulli.·ciale, del sottufficiale e del soldato di c11.valleria.. Trova, tra altro, che la statura e la dolicocefalia vanno diminuendo in ragione diretta d.:l grado. Chiudono il lavoro tlelle osse rvazioni su alcuni caratteri fis iopsicologici delle varie categorie di militari: per es. la frequenza delle malattie me ntali, delle condanne, delle riforme per incompatibilità. psichica, le quali sono sempre più fre·quenti fra gli engagés (in massima parte sottufficiali) che tra i semplici soldati di leva. Il tatuaggio non è punto raro fra i soldati di cavalleria; ed ha un carattere professionale: corazze, elmi, sciabole, fioretti, corone di alloro attorno al mille-simo della classe di leva, ecc. ecc. Tatuaggi osceni o tragici si trovano soltanto su soldati crimiuali o criminaloidi. Il lavoro del capitano Constantin ci porge un bell'esempio di ciò che può fare ,u servizio della conoscenza biologica e psicologica del soldato anche un ufficiale <Don medico, purchè colto e volenteroso.
R. L.
230
CONfERENlE ~CIENTifICHEDEGLI o~r~DAU MILITAR[ Sommarlo degli argomenti trattati.
(DAI PROC l>SSI VERllALl PKR\'EllU'r1 Al,l.'ISl'~;T1'0JU,TO DI SANITÀ :Ull,ITARr:DAL 1° OEi;SA!O AL lJJ M .\RZO 1911).
A L ES~ANDRIA (i;cnnaio). -- Tenente medico Eorn10 CASASOO: Importanza della,. reazione di Wassermann p er la diagnosi della s ifil ide. L'O. illustra efficacemente la t eoria su cui s i basa il metodo dellll reazione di \Vassermann, e di moi:;tra praticnrncnte alcune reazioni di sangue di si(-ilitici ricoverati nell'ospedale, con risultati positivi. Viene quindi a trattare della nuova cura della sifil ide col 6011, riferendosugli ot timi risultati da lt1i osservati nell'Univers ità di Pavia in alcuni casi di sifilide nelle sue varie manifestazioni, e conclude augurandosi l'he questo m ezzo terapeutico sia nppl icato su larg a scala, e cbe oltre alla rapi tla scomparsa delle manifestazioni sifi litiche po);sa dnre nmhe la guarigione completa. e radicale dell'infezioue. B(>LOGNA (ge nnaio). - Capitano medico F1mo1NAsuo DE NAP01.1: Sulle febbri (•,;ti l'e o dei tre giol'ni do minnnti in Bolog ua. - Preme~i-o nlcuni cenni s tori ci e l,ihliografici sulle febbri esti ve e sui risultati ott enuti dnlla Corumissione incari r·ata dello studio d i fclibri n nnloghe dominanti nel Sud dcli' Erzegovina e Da lmaz ia. che porterebbero a ritenere i pappataci come i vc i,:oli di nn vincs filtra bile g enerntore di dette frbbri, 1'0. r ife risce su 11umer o,e osservazioni cliHiche fatte in due srngioni epidemiche (l!IOH-HllO) sui be rsaglieri del 6° R eggimento, che sono in armonia con a l tre osser vazioni fotte dal Tedeschi e N1Lpolitan i in un reggimento di cav111le1·ia 11, Parma. Dalle osservnzio1,i fatte e da i rapporti ch o corrono fra l'iuizio e la cessazion e dell'epidemia estivn, colla comparsa e scompars a dei pappataci n e lle camerate, n oncbè da.ll'esame delle lesioni cutanee r i~contrnte su quasi tutti gli ammnlati, e da considera;>:ioni sulla biologia del dittero in parola, l'O. è indotto a rite nere questo rome il veicoloprobnbilwente u nico del t·irus infetta nte. 'T'ratt"eggia infine il quadro clinico della u1al nttin, occupandosi anche del la cura e dclln. prnfilas~i. Iu. (felibraio). - Ca pitano medico FEHlllNA lmo DE 1'iA1•01,1 : Sulle fri,>:i oni merc urinli n ella curn d ella sifi lide. L'O. espone sinteticaml:nte la storin dell'im· piego del mereu rio sotto forma di fri 1.ioni fi n dall'epoca dd la prima. m anifestazione della sifili rfo in Europa. Tratteggia le vicende. uon semp1·e favor evoli, che le frizioni, qual i rnppresent11.nti della cura m e rcuriale antisifili t ica, banuo 11Ynto clunrntc i qua ttro S('coli <lacchè souo in u so, dimostrand o quan ta im. portanza abbia avuto per il r iconos.. imento dell'eftì,,11c·1n del mercurio la c11duta. Ò('ll'ideotismo domiua111c iu s i!ìl ngrnt.i11 fino all'epoca del .R icord.
CON"FERENzg SC' IENT!li'IC'HE DEGLI OSPRUALI MILI'fAltl
231
Esposti i pareri dei clinici contemporanei s ull'uso delle frizioni, parla del meccanismo di azione di quest e, e fa rilevar1:1 l' importanza che assume la dimostrazione fatta da alcuni autori sul trasporto del mercurio metallico p er mezzo dei fagociti. L'O. conclude enumerando i vantaggi e gli inconvenienti del metodo endermico n ella cura antisifilitica, in confronto del metodo ipodermico e gastrico e stabilendone le indicazioni. CASERTA (gennaio). - Dimostrazione dell'autopEia praticata in un caso d i pleuropolmonite destra su un allievo guardia di finanza, morto il 17 dicembre 1910, e cons iderazioni andomo-patologiche relative. Io. (febbraio). - Dimostrazione dell'autopsia. prat icata in un caso di tubet·colosi miliare dei r eni su un maresciallo dei carabinieri, morto l'll gennaio 1911, e considerazioni ano.tomo -po.Lo logiche relati ve. CAVA DEI TIRRENI (dicembre). - Sottotenente medico di complemento ,·1:-:CENZO 0TERI: Ricerche sul -ricambio respiratorio in seguito alla soppressione della circolazione epatica. L'O. riferisce sulle modificazioni ch1:1 si manifestano n el ricambio r espiratorio delle anitre in seguito alla brusca soppressione delbi funzione epatica, e che si possono ria~sumere in un aumento del consumo dell'ossigen o. in un aumento delln el:minazione dell'acido carbonico ed in un innalzamento del quoziente r espiratorio. Queste variazioni si possono riteuere secondo l'O. dipendenti dal111. soppressione del la funzione glicogenica, poichè dimostrano che una maggior combustione di idrati di carbonio avviene nell'organismo. Nei giorui s uccessivi Rlla legatura la circolazione si ripristina più o meno rapidamente, ma il fegato n on riacquisrn. 1·ompletamente la sua funzionalità, e quindi l'assorbimento degli idrati d i carbonio non viene ancora. sottoposto all'azione regolatrice ese1·citata dal fegato stesso nello stato normale, per modo che lo sc1unbio respirnto1·io vn. soggetto a forti oscillazioni. ID. (febbraio). - Capitano medico Et.:OENIO DE SAnLo: Resoconto clin ico stati • stico del riparto chirnrgico negli ultimi cinque mesi. L'O. illustrn i casi più importanti osse1·vati in questo tempo, riferendo anzitutto su un caso di spasmo dell'Ul'etra, determinato clalla diatesi uricemica, la quale agiva sia per lo stimolo prodotto sul centro sfinterico dall'urina iperncida e ricca di snli. sia nncorn per un'azione centrale, inducente u111t vera nevras ten ia uricemica. Ricorda inoltre an caso di tubercolosi vescicale operato coll'epicistotomia e sutura completa della vesC'ica. li de~orso postoperatorio fu normo le; senonchè nei giorni successivi si manifestò unn classica paralisi del rndiale di s inistra interessante la parte clistale di detto ne n·o, spiegata dall'O. colla compressioue esercitata sull'arto durante la cloronarrosi pel' tener fermo !'operando, o cog li sforzi da lui fatti durante il periodo di e,·citiimento. Riferisce infine su alcuni rl\Si di varicoçele da lui operati co1l'oschiectomia, mediante la quale si ottir ne una vera JJlastirf\ dello ~eroto, e su un caso di enterocele pa1·zialmente aderente operato col pn>cesso B assi11i e con una modificazione del colonnello Baldanza., consist ente nel suturare all'arcata di Falloppio i soli elementi muscolari della regione (obliquo interno e trasverso ), risparmiando la fascia del Cooper. GENOVA (dicembl'fl). - Ca1>itano medico EJ1.EA BAr,1.1ANO. L'O. riferisce sopra un metodo di cura usn.to nelle. clinica r hinugica del Prof. No,nro delle ferite lac.ro,contuse ,·on il bagno permanente parziale tit>pido con acqua di dor o t\l 4 %Immersa la parte lesa in una bacinella conteneute la solnzione alla temperatura. di RO<> 40° C., si cambia, il hngno ogni 3 .5 ore, e in questo modo la ferita si
232
COXFERE:,iZE SCJE :-(TIFIC'HE Dlò:GLI OSPEDAr.t MILITARI
dete rge prontamente. cadono gli strati cornei superficiali inquinati e sud ici, s i forma la linea cli demarcn.zione fra le pa r t i morte e quelle vitali, e dopo 10 o 15 giorni i processi riparativi sono di giil. tan to progrediti che si può passare al tratta1mrnto asettico asciutto con i soliti metodi. Tale trattamento tot·na di graude u tilit à. ne lle fratture comminuti ve, espos te ed anche nei processi settici ordinari, flemoni comuni o da geloni, paterecci ed anche nelle scotta.ture. L'O. cita numerosi cnsi t rnttati con tale metodo e conclude dimostrandone i seguenti vantag~i: 1° è estremamente conservativo ; 2° protegge le parti lese dall'impiauto di procesJi settici ; 3° a ssicu1·a l'es ito conti11uo delle escrezioni della fori ta; 4° e\·ita tu tte le manovre di disinfezione e le successive medicazioni ; 5° non toglie In possibilità di un interven to tardivo; H0 è di grande semplici ti\ ed innocuitii. e molto economico, permettendo n n forte rispar mio di mate riale da medicazione, la qual cosa può essere di grande im portanza in certe ,·ontiugenze di guerra; 7° evita in parte le rigidità. articolari ed ipotrotie muscolari tan to frequenti per l'immobilità prolungata nelle fasciature, poichè nel bagno la parto resta l ibera ed il me.lato dopo pochi giorn i può comi11ci1t1·e a fare piccoli movimenti. Iu. (gennaio). - Capita.no medico EN!sA BALIAANu: Riferisce sopra un caso di tu be rcolos i del testicolo che offre grande interesse da l lato clinico, anat-0mopatologico, mac roscopico e microscopico. 'l' rattasi di un tumore d el volume di un uovo d'oca, svi luppatosi a cal'ico del ,lidimo, liscio, regolare e di consistenza uuiformcmentc resistente: al taglio si nota superficie d i color rosa pallido con puntegg iature biancastre finissime. L e sezioni microscopiche banno fatto rilernre la to tale s comparsa. dell'epitelio dei tubul i dell'epididimo, nonchè di quelli seminiferi, trasformati in n.lveoli ripieni di detr i ti in degenerazione grassa ed il connettivo interstiziale fortemente ingro,sato: ,·on la colorazione di Ziehl si è messo in evidenza la p re,s enza di bacilli tubercolari nel d etrito contenu t-0 neg li alveoli. L'O. conclude trattarsi di un processo tubercolare localizza to al tessuto epiteliale dei tubuli seminiferi e dell'epididimo con proliferi.zione del connettivo interstiziale, e ritiene che l'infezione, anzichè dalla via. sanguigna , sia avvenuta dall'csLeruo, cioè pe r l'uretm, attrave rso alle vescichette ed al defecen te. MB::ìSlNA (geunaio). - Cnpitano medico ROSARIO SCA LIA: La chemioterapia e l'uso del G06 nelle spirillosi. L'O. espone i principi s u cui s i fonda la chemioterapia come s istemn. curativo e collle metodo di indagine ed accenna ai più importan ti risultati otte nu ti dai clinici italiani e stranieri nel trattamento d ella si6 Jide c:oll'Msenobenzolo, soffermandosi specialmen te a commentare le s tat istiche del illlntegnzza, del Truffi, del De Amicis, di Alt, Neisser, eco. Tratta diffosameute delle indicazioni e d elle controindicazioni della cura de l 60G e del suo indiscutibile valore specifico che si desume dalla rapida scomparsa dei treponemi, diLlle modilicazioni della reazione di Wasserma.nn e dalla formazione di an ticorpi. L'O. conc lude che in considerazione dei fatti d i reazione locale e g enerale taluni imponenti, consecuLivi alle iniezioni di arsenobenzolo e della d ifficoltà di ottenere con uua somministrazione soltanto la distruzione completa dei treponemi e quindi )11, guat·igionc dell'infermo, è preferibile non adoperare il 606 nc:lle forme di sifilide che cedono all'ordinaria cura me rcuriale, r iserbando •ella pratica l'uso più attivo del nuovo r imedio per i casi d i sifilide gravi, di insuccesso della cura mercuriale o di idiosinnasia per questo medica.men to.
CO~FERENZE SCIENTIFICHE OP.GLI
Q,,PEDALI MILITARI
233
.MlLAKO (novembre). - Colonnello medico S1LVtO CA)!ETTt. Fa uu esauriente commento del nuovo regolamento sulla esecuzione delle rassegne, mettendo in rilievo l'o.ffidamento concesso al corpo sanitario, quale solo competente del com pleto servizio di eliminazione del milita.re da.I servizio, e l'influeaza che la moderna legislazione sugli infortuni del lavoro h,i avuto sulla definizione della responsabilità dello Stato di fronte a i militari colpiti da infortunio o malattia in servizio, sia allargando la portata del compenso, quando non è il caso di applicare la legge sulle pensioni, sia concedendo n.1 militare la facilitazione di godere di licenza di convalescenza con mezzi di sostentamento provveduto dallo Stato sino alla definizione della sua pratica, contrariamente alle misure coercitive che quasi gli si impongono coll'antico regolamento. Tale concetto di responsabilità trova ancoro. applicazione nel provvedimento di licenza di convalescenza, invece che di rivedibilità accordate. a quei militari che contraggono malattia anche dopo l'arruolamento, e la portata di tale con· cessione risulta evidente quando si pensa alle conseguenze che il provvedin:1ento di rivedibilità i·ecava all'individuo e alla sua famiglia. ID. (gennaio). - Sottotenente medico di complemento VINCENZO Sc!UFANI: Riferisce
sopra un caso di paralisi completa deJ facciale sinistro di origil1e traumatica, con perdita del gusto nei due terzi anteriori della lingua. dal lato sinistro, iperacusia. dell'orecchio dello ste~so lato, paresi del velopondolo: sintomi tutti che hanno fatto loralizzare la lesione circoscritta. nel canale di Falloppio, e più precisamente nel tratto compreso fra il ganglio genicolato e l'emissione della corda del timpano. Dopo aver dimostrato l'esattezza. d i tale diagnosi con i dat i e le t eorie anatomo-cliniche più recenti, l'O. iu mancanza di un referto a natomo-patologico illustra la natura della les ione riscontrata in indiv iduo normale, senza traccia di sifìlide e di morbi organici, senza nessuna causa infettiva o reumatica pre· grassa e senza alcun sospetto di isterismo o nevropatia. Riconosciuta come unica causa il traumt<, che senza fratturare il cranio ha egito sul punto più debole del pilastro petro-mastoideo, l'O. discute tutte le po$Sibilitil. di diagnosi, concludendo per un disturbo circolatorio in quel tratto del canale di Falloppio, causato molto probabilmente da emorragia. tardiva. Io. (febbraio). - Tenente medico GESUALDO GIARRUSSO: Sulla responsabilità penale degli epilettici. L'O., rilevata la maggiore frequenza di richieste di pe· rizie medico legali che in questi ultimi anni è andata verifica.ndo.,i per l'accertamento della responsabilit.A penale, ed tt<'cennato agli elementi costitutivi etico-giuridici del reato, in rapporto con le alterazioni psichiche degli imputa.ti affetti da anomalie mentali, viene a passare in rassegna i reati piu comuni degli epilettici della forma psichica. Mette quindi in rilievo l'esame peritale sulla causalità, sul fine, !lui mezzi e sul111. ragione sufficiente di cui si compone il reato, in modo · da poter giungere con vera co3cienza scientifica alla. conclusione della maggiore o minore responsabilità del delinquente. Dopo d'aver ricordato le difficoltà cui va incontro il perito nei casi di simulazione ed i mezzi per scoprirla, l'O. esamina le complicazioni della respon• sabilità, accennando alla. difficoltà di stabilire il grado di essa nel cosiddetto vizio parziale rii mente, e conclude sulla necessità di istituire medici alienisti presso i tribunali militari e le compagnie di disciplina, ove sotto la falsa veste della delinquenza militare si sorprende spesse volte una mentalità mor•bosa o insnfficiente o inadattabile alla collettività. dell'esercito. Si augura infine
234
COh"l'ERKNZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI
che la commissione dei medici alienisti militari incaricata di studiare la questione d ella criminalità possa ottenere presto la traduzione pratica di quei provvedimenti, che, mentre da un lato faciliterebbero il compito della giustizia penale, dall'altro tendArebbero ad epura.re in tempo l'esercito dagli elementi d eleteri che ne infirmano il valore morale. NAPOLI (dicembre). - Capitano medico CARLO lNFAN'l'E, Riferisce su di un ca.so di frattura dello scafoide per infortunio tranviario. Il tenente ti. nel 1907, nell'accorrere a portare aiuto ad un soldato che era sul punto di essere travolto da un tram, riportò una lesione al piede sinistro, che in primo tempo, sia dai sintomi, sia dall'esame radiografico, fu diagnosticata per distorsione tibio-pe· rone-astragalea. Dopo parecchi m1;si avendo l'ufficiale intentato giudizio alla Societil, mediante altre indagini cliniche ed altri esami radiografici, fu riscontrata una frattura della base della tuberosità dello scafoide: tale frR.ttura pei postumi che ha prodotto, ba determinR.to una. serie di disturbi nervosi e funzionali d!'l piede corrispondente. L'O. parla della rarità di tale frn.ttura, e p resenta tutte le radiografie eseg uite, nonché le fotografie delle impronte deì piedi. Io. ( febbrai o). - Tenente medico ALrnEDO BEvA<.:QUA: Resoconto delle autopsie eseguite nell'ospedale militare di Napoli dal luglio 1902 all'agosto 1910. L'O. divide i rusi a seconda delle lesioni riscontrate all'autopsia nei s ingoli apparecchi ed org11ni ed in u ltimo li ria~su1ne pe,r malattia. Fa il resoconto delle lesioni os~ervate a carico del sistema nervoso (meningi, encefalo, midollo spinnle) e del sistema circolatorio (pericardio, cuore, grossi vasi), rirl.ssmoendo la storia ed il reperto iRtologico e ba.tteriologico dei casi più importanti, e rimanda la traU11zione delle lesioni degli altri apparati alla success i va conferen za. PALERMO (rliccmbre). - Tenente medico BENEDETTO CAFl'ARELI,f. - Riferisce sopra un cnso di tubercolosi ossrn de lle vertebre cervic,di, osservato in un carnbiniere ricoveralo altra Yolta nell1osped11le per ascessi freddi mult.ipli localizzati al la rl'gione sopra scapolare sinistra, a quella trocanterica destra ed a ll1emito1·ace destro. Successivarne11te s i manifestò un ingrossamento osseo in corrispondenza dell'arco delln scco11da vertebra cervicale con fenomeni di paralisi fla ccida agli arti, dispnea e quindi contrazioni clonico-toniche agli a1·ti paralizzati. Nessuna al terazione dei riflessi e della sensibilità, ecr·etto iperestesia alla nuca ed alle regioni sternale e sopraclavicolari. L'O. ammette che la malattia abbia sede intrarachidea n ella porzione cervicale tra g li a1·chi della 2°, 3• e 4" vertebra.: quanto alla. natura esclude la forma s ifilitica ed ammette la tubercolare. I fatti morbosi sareùbero detenni· nati d alla compressione esercitata dalle vegetnzioni fungose, non cosi grave però da iotenomrcrc la continuità. dei fasci cortico-spioali. Per la cura ritiene necessario un intervento c~irurgico allo scopo di togliere la compressione del midollo. Il). (gennaio). - Colonnello medico Lu101 B1mN.\R IJO : Riferisce su due casi di meningite cerel;ro spinide manifestalisi nel 6° Reggimento Fanteria. Nel primo ca,;o l' infermo presenta febbre, vomito. opistotono e mancanza del segno di E l;rnig: tu praticata la puntura lombare e n el liquido cefalo rachideo ei cons tatò il rneningococco di "\\'eichselbaum inhacellulare, con intensa polinucleosi~ 8uccessivamente si pmlicò un'iniezione di 20-30 cm<'. di siero antimeningo-
CONFERENZE SCIEXTIFICHE DEGLI osrEDALI ~IILJT,\.RI
235-
coccico, che fu ripetuta ogni tre giorni, mentre quotidianamente furono fatte iniezioni sottocutanee di siero di 10 cc. A questa cura si aggiunse quella dei bagni caldi ripetuti e dei calmanti . L'esito fu favorevole. Nel secondo cttso l'individuo fu 1·icoverato all'ospeda le con febbre alta, vomito, cefalea, fotofobia, contrazione de i muscoli frontali: mancava il seg110 di Kornig. Si tenne lo stesso metodo di cura del precedente infermo, ma l'ammalato cominciò a manifestare opistotono, incontiue nza d'urina, ileo paralitico ed alt ri sintomi progressivamente più gravi che condussero ad esito letale. All'autopsia. fu riscontrata meningite purulenta, sia cerebl'are che s pinale, e nel liquido venne confermata. la presenza del mening ococco g ià constatata in vita. ROMA (ottobre). - Sottotenente mndico di corovlemonto ANTONIO R u GOF.llt: :-iul l'endocardite blenorragica. L'O. riferisce la storia clinica di un bersagliere che nel corso di una bknorragia fu colpito da endocardite specifica ed in seguito fu dimesso dall'ospedale in buone condizioni generali, pur c:mservando della localizzazione cardiaci\ un soffio di insufficienza mitralica. L'O. ammette che il gonococco penetrato in cii-colo possa iprodurre dei focolai lontani dalla sede inizia.le, fissandosi sulle s ierose viscerali ed in special modo su quelle endocardiche. In tal c11.so può originare od un'endocardit e acuta semplice, analoga sotto t utti i punti di vis ta all'endocardite r eumatica con prognosi relativamente benigna, o un'endocardi te infettiva acuta, <'be ass ume la for ma tifoide, setticemica o emorragica a prognos i infausta, o finalmente un'endocardite infettiva subacuta a prognos i molto r iservata.. L'O. conclude che il reumatismo blenorrngico non sia più da couside1·arsi quale intermediario necessario fra la blenonag ia e l'endocard ite, ma come il risultato della set ticemia. gonococci<:a
NECROLOGIO Ancora tre dolorose per d ite t\ bbia mo da regis trare nel corpo sani t a1·io mili t are nel volgere di men che due me:;i.
Il 19 gennaio morirn in Alessnnd1·i1i il tenenle colouuello medico Cesare Gemellt. Era nnto a Buttigliera d'Asti il 20 agosto ltlò3 Tenente colonnello d al 81 ma.r,.o 1009, attendeva fra breve la nomina a diretto re di osp,:tlale priu,·ip:d e quando la morte lo colse. Il 7 marzo, rapidamente m inato dn un tumore nlldomiuale , mori a Torino in età di 61 anni il colonnello medico direttore d i sanità cli quel corpo d'armata, dott. Amedeo Orlggi llontù. Si è spe1.ita in lui una bel la figurn di medi<'o mil itare. Ingegno versatile e vivace, ac,;oppiava le qualità dell'uomo di sci enza con q11elle di chi deve comandare e dirigere. :lla le doti più caratteristiche, che .n e rendevano carissima l'amicizia e 1a co111pngnia fu rono la s ua g ioviale bontà, la sua
:2:3G
NKOROLOGIO
costnnte eguaglianza d'umore, la conversazione s cintillante di argu;:ia e di spirito. Ques te brillanti qualità esteriori non erano in lui il prodotto di una. concezione egoistica ed epic ureica de lla. vita, ma soltanto della sua natura rifuggente dal male e dal brutto, del suo cuore aperto soltanto ad alti sentimenti. Rimasto celibe, tutti i suoi affetti di famiglia erano concentrati sul venerando capo della sua madre più che ottan tenne. Ungiornu doJ,o di lei! ci diceva pochi mesi or sono, mostrandoc i una fotografia riproducente la madre e il figlio sorridentisi l'uno all'altra, quasi in atto di reciproca contemplazione. Ahimè!, no, povero amico, quella che avresti tu voluto compone nella bara, per seguirla tosto, è rimasta a 3Ji1mgerti, contro il suo voto ed il tuo. Il 10 mano è mancato in Cagliari il capitano medico Luigi Verdura. Supe· rati brillantemente gli esami per la promozione a maggiore a scelta, egli non at· tendevn ora che il Regio decreto, essendo rimasto il primo dei promovendi I Era nato nel 18G2 in Cag liari stessa, dove fece pure tutti i suoi studi, e passò pure molti anni della sua carriera militare. Fece la campagna d'Africa del 1887. Fu medico operoso ed apprezzatissimo anche nell'ambiente civile. Alla famiglia di lui, ed a quella del tenente generale medico comm Lai, suo suocero, le nostre sincere condoglianze.
Movimenti avvenuti nel Cor~o Sanitario e nel Personale Farmaceutico (llalla llospe11se n. 6" •I la 9• del lJulleltono 11/ficwle (Ml e ,1011<1ntJ.
Ufflolall ln aervts lo permanente .
R. decreto 26 gennaio 1911. I seguenti sottotenenti medici di complemento sono nominati tenenti medici in servizio permanen te con la destinazione per c iascuno indicata: MAUGERI l!l'icolò, distretto Catania, iu servizio temporaneo 8:? fanteria. - Desti nato battaglione specialisti g onio. h G RAVALl,E A l fredo, id. Roma, id. 81 id. (a disposizione Ministero interno). - Id. 81 fanteria, continuando a disposizione come contro. PrcoININr Ugo, id. Aqui la, id. 18 id. - Id. 18 artiglieria campagna. GEn.111No Alfredo, id. Potenza, id. 09 id. (a disposizione Ministero interno) - I d. :)9 fanteria, continuando a dis posizione come contro. M AltUr,u A llie1·to, id. Napoli, id. ·10 id. - Id. -!O id. b oE1,1cATO Gi11sepp e, id. Catania, in servizio tempora neo 11 bersaglieri. - Id. 11 bersl\glic ri.
MOVlllENTI AVVENUTI NEL CORPO SA:SIT. E NEL PERS. l''AR:\fAOEUTICO
237
R1cc1 Gastone. id. Firenze, id. 8-1 fanteria (a disposizione Ministero interno). Id. 84 fanteria, continuando a disposizione come contro. C1i1BVELLO Ugo, id. Palermo, deposito bersaglieri Palermo, in servizio temporaneo ospedale Palermo.. - Id. ospedale Palermo. FASANI F rancesco, id. Frosinone. - Id. id. Perugia. BUONOPANE Carlo, id. Salerno, in servizio temporaneo G3 fanteria. - I d. 6.'1 fanteria. DENARO Antonio, id. Messina, ià. 8 id. - Id. 3 id. MAGLIULO Luigi, id. Napoli, id. reggimento lancieri di Foggia. - Id. reggimento lancieri di Foggia. SCUJFANI Vincenzo, id. Cefalù, id. 12 bersaglieri. - Id. 6 alpiui. Li;cc1 Amerigo, id. Roma, id. 61 fante ria. - Id. 51 fanteria. PELLEORTN! Oreste, id. Orvieto, id. 60 id. - Id. 82 id. FKLICIA~OELI Guido, iò. Macerata, id. 98 id. - Id. 2 bersaglieri. SoRBARA Emilio, id. Catanzaro, id. 48 id. - Id. ospedale Catanzaro. FADDA Siro, id. Cagliari id. 4/l id. - Id. 46 fanteria. CAJ,DAROLA Francesco, I d. Barletta, id. 8 id. - Id. 8 id. Rossi Antonio, id. Avellino, id. 30 id. - Id. SO id. LUCANGELI Giovanni, id. T eramo, id. 17 id. - Id. ospedale Ancona. LO.JACO~O Antonio, id. Catanzaro, id. 15 id. - Id. id. No.poli . .Fru)tEFREODO Vincenzo, id. Catania, id. 4 id. - Id. 4 fanteria. BACCHIAtO:NO Adolfo,· id. Cuneo, id. 91 id. - Id. 91 id. Fusi P ietro, id. Firenze, id. ospedale Firenze. - Id. reggimento cavalleggeri di Alessandria.. Fo1u11oornr Manlio, id. Modena, direzione sanità Verona. - Id. scuola militare. FRENI STERRANTINI Santo, id. Messina, in servizio tempora.neo 92 fanteria. - I d. 92 fanteria· RoMAN<l Nicola, id. Reggio Calabria, id. 1° bersaglieri (a disposizione Ministero interno). - Id. ospedale Milano, continuando a disposizione come contro. DE DunANTE Nicola, id. Napoli, direzione sanità Firenze. - Id. id. Cava dei Tirreni (Salerno). Rosai Ferruccio, id. Roma, in serviiio temporaneo 7 fanteria. - Id. 7 fanteria, CucINoTT.\ Eugenio, id. Messina, id. ospedale Bologna. - Id. !J artiglieria. cnmpagna. PoLoSA Vincenzo, id. Potenza, id. reggimento cavalleggeri di Roma. - Id. reggimento cavalleggeri di Roma. CASTORJNA Giuseppe, id. Catania, id. 6 bersaglieri. - Id 6 bersaglieri. CAl>U!ARATA Gioi:anni, id. Caltanissetta, id. 86 fanteria. - Id. ospedale Perngia. CORTI Luigi, id. Massa. - Id. Id. reggimento Nizza cavalleria. Muno~NA Anton io, id. Ascoli Piceno, direzione sanità Firenze. - I d. infermeria presidia.ria Bergamo. LA MA.NNA Salvatore, id. Nola, in servizio temporaneo ospedale Napoli. - Id. 11) artiglieria campagna. ltiAzzo<:coN~ CamiUo, id. Chieti, id. 18 fanteria. - I d. 4 alpini. Vox Vincenzo, id. Bari, id. 9 id. - Id. 9 fanteria. Ro~tEO Giambartolo, id. Catania, id. 39 id. - Id. infermeria presidiaria Civitavecchia. R1Tucc1-C111NNI Agostino, id. Chieti, in servizio tem poraneo 6 fanteria. - Id. G fan· teria..
238
MOVU.lENTl A VVE:XOTl NEL CORPO SANlT. E NEL PERS. FARMACEUTICO
Mw1.ACCIO Romano, iù. Campagna. - Id. ospedale Bologna. RANDACCIO Paolo, id Cagliari, in servizio temporaneo 46 fanteria. - Id. 11 fanteria. ' TANC:n&ao1,1 rante, id. Livorno. Id. :} bersaglieri. DE FILll'P!S Ginseppe Maria, id. Cosenza, in servizio temporaneo 28 fanteria. Id. 28 fanteria. Vwr,tAKl Federico, id. Casale, id. l50 id. - H. reggi monto cavalleggeri di Saluzzo. D E 0ARIS Agostino, id. Sulmone, id. 88 id. - Id. 88 fanteria. 'GALANT~ Carlo, id. Potenza, id. 35 id. - Id. 35 id. GIANNINI Pa.;quate, id. Catanzaro, di reiione sanità Bari. - ld. reggimento cavai· leggeri di Lucca. MEnr::u Rosolino, id. Cagliari, in servizio temporaneo -16 fante ria. ld. 5 arti· glieria fortezza (costa e fortezza). Cwco Giuseppe, id. Girgenti, direzione sanità Palermo. - Id. infermeria presidiaria Girgenti. 01 PAOLO Emilio, id. Campobasso, in sorvi7.io temporaneo reggimento cavalleggeri di Lodi. - Id. regl-!imento cavalle/.(geri di Lodi. · OnLANDJ Vincenzo, id. Bari, id. ospedale Roma Id. 11 artiglieria campagna. PELLEOIUNI Pellegrino, id. Cats..n zaro, id. 1° bersaglieri. I d. 1° 'bersaglieri. F10R1Nl J\luzio Ji'e rrncdo, id. Cremona, id. 65 fanteria. - Id. infermeria presidia ria Cremona. P1L.\TO Adolfo, id. Catanzaro, id. -J8 id. - Id. 20 fanteria. BA8tr,E Antonio, id. Taranto, id. 47 id. - Id. infermeria presidiaria Lecce. GRAZIOLA Gerardo, id. Barletta. - Id. reggimento lancieri di Montebello. ZEPPONI Napoleonf1, id. A1·ezzo, in servizio temporaneo 86 fanteria. - Id. 10 artiglieria fortezza (assedio) . PAltEN'fE li'erdinanclo, id. Benevento, id. ti3 id. Id. ospedale Piacenza. ()'l'ERI Vi11renzo, id. Salerno, deposito fanteria. Salerno C., in servi7.io temporaneo osped1ile Salerno. - Id· 2 artiglieria montagna. ·GnECO Domenico, id. Lecco, direzione i;anità Firenze. - Id. 2 id. id. hlURA'J'ORl Carlo Felice, id. Mondovi, in servizio tempornneo 2S fanteria. - Id. reggime nto lancieri di Vercelli. F1tANC..:fl Vincenzo, id. Cefalù. - I d. 6 a~pini. 8AVAJU1'0 Saverio. id. Palermo, in servizio temporaneo 75 fanteria. - Id. 75 fanteria. ZAPl'Al,À Giacomo, id. Siracusa, id. 4 id. - Id. reggimento cavalleggel'i di Aquila. SulJA Cosimo, id. Lecce, id. 27 id. -- Id. 8 alpini. G 11n·1 Vincenzo, id. A11coua, id. 61 id. - Id. 6 artiglieria campagna. R UGGJo~Rl ..4.ntonio, id. Messina, direzione sanità Palermo, in s ervizio temporaneo ospedale Roma. - Id. ospedale Messina. PETTITI Pasqua~, id. Torino, direzione sanità Torino. - Id. 7 alpini. R. <lecreto 2 febln·aio 191 L.
C.\ l'l'A RELLI l 'ince11zino, tenente medico in aspettati va per moti vi di famiglia per la durata ùi sei mesi dal 16 agosto HHO. - Ammesso, a data.re dal lG febbraio 1911, a concorrere per occupare i due terzi degl' impieghi che si facciano vacanti nei quadri del suo grado e corpo, come gli uflicitili contemp!A.ti dall'articolo 11 della. legge 25 maggio 18:-i'2.
MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FAR~lACIWTIOO (;/.PPARELLI Vincenzino, id. in aspettativa a
Castrovillari. vizio dal 16 febbraio 1911 e destinato ospeda!E1 Padova.
239
Richiamato in ser•
Dete1"11iinazione ministeriale 16 feòb,-aio 1911. DONATI Giuseppe, tenente medico 2
bersaglieri. - Trasferito legione allievi carabinieri. B1wm Nicola, id. 18 artiglieria campagna. - Id. ospedale Bolog na. MAFt'l GiWJeppe, id. infermeria presidia.ria Civitavecchia. Id. id. Roma, <iATTl Dionigi, id. 4 alpini. Id. 1° artiglieria montagna. PEzzALr Roberto, id. ospedale Piacenza. - Id. ospedale Torino. 8ArJA Paolo, id. id. Torino. - Jd. accademia militare CAn'AIU!lTTJ M ario, id. S alpini. - I d. ospedale Torino. BRUNO Francesco, id. ospedale succursale Mantova. - Id. 2 artiglieria c11mpagua. {;AND1D01u Enrico, id. 2 artiglieria campagna. Id. ospedale Roma. P!TRELU .Vicola, id. reggimento cavalleggeri di Lucca. - Id. id. Ravenna. RO)IDOLÀ Antonio, id. ospedale Catanzaro. Id. 4 artiglieria fortezza (costa). L o:mo Orazio, id. R. corpo d i truppe coloniali dell'Eritrea. -Id. ospedale Torino dal 23 febbraio 1911. Lr Vmoar Salvatore, ospedale Mess iua. - I d. id Pale,·mo.
Determinazione ministeriale 23 febbraio 1911. D~; V1011.ns cav. Raffaele, tenente colonnello madico ospedale Bari. - Trasferito ospedale Ancona. 0AND0LF1 cav. Giaco-mo, id. id. Ancona. - Id. id. Roma. MWNACCA Pietro, tenente medico R. corpo di truppe coloniali dell'Eritrea.. - Id. id. Firenze, dal 6 marzo 1911. B Cl R$ARELLJ: Alessa11d,-o, id. id. id. - Id. 2 alpini, dell'S id. R. decreto 22 dicembre 1910. I seguenti ufficiali medici sono collo~ati in posizione augiliaria, per ragione di età, dalla data. per ciascuno indicata: BIT.E cav. Giovanni, tenente colonnello medico direttore ospedale Bari. gennaio 1911. B 1zzo cav. Michela11gelo, id. id. id. Messina. - Dal 4 id. Ci;oco Luigi, capitano medico 67 fanteria. - Dal 2G id.
Dal 25
R. dec1·eto & gennaio 1911. FALCONI cav. Ga1:ino, tenente colunuello medico ospedale Ct\g\iari. -
Nominato direttore ospedale militare Messina. CARTA MANTIGLIA cav. Filippo, maggiore medico id. Torino. - Promosso tenente . colonnello medico (a scelta eccezionale - art. 25), continuando come contro.
:-&40
MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SA NIT. E NEL PERS. PABMACEUTlCO
Detin·minazicme ministeriale 2 marzo 1911. DE SARLO Eugenio, capitano medico ospedale Cava dei Tirreni
(Salerno). -
Tra-
sferito ospedale Livorno.
Farmaoutt mllltarl. Determinazione ministeriale 22 febbraio 1911, Russo cav. Em'ico, farmacista capo di 1" classe, ospedale militare Caserta. - Tl'a• sferito ospedale wilita1·e Napoli· MARINI cav. Pietro, id. id. l' id., id. Vone,da. - Id. id. Caserta. CEN'rA cav. Achille, farmaci sta di 1• id. Verona. - Id. id, Venezia.
OlfORIFICERZE R. decreto 1° maggio 19 10. su proposta del ministro degli affari esteri.
B1m Guido, tenente medico R. corpo di truppe coloniali dell'Eritrea. - Nominato cavaliere nell'Ordine della Corona d'Italia.
.":, ~t . .'":;;·;.<l!ì . ,-., · <...'f,.t .'., ~ . ~· çi-·,-~,,~ t
I
-
... -~ . '1· . .'../.:. _ ;:!-,,. -~
11 D1 r c t t o r e
Comm. CLAUDIO SFORZA, maggior generale medico. ll R eda t t o re~ RrnOLFO L1v1, tenente colonnello medico.
(ii3) -
Roma, 1911 -
Ti~1. E. Vog he ra.
f1 L1PPO GIDSTI, Germte.
ILuu.YB.4. -
Stuelli storico-critici sulla meningite cerebro-spina.le epidemica in It.e.lia e partioole.rmente nell'eeeroito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole g:re.6obe. Prezzo ridotto • , L. l 50 8.u.m~. - Le lesioni tJ 4wnaticbe de i centri nerv011i. Memoria onorata del premi, Riberi. - Roma, 1900. Vn volume di pag. 320. Prezzo ridotto . » 3 50 8 l'OBU e GlOLlABIC'LLT. Le. malaria in Italia. Opera onorata del 1° premio al oonoorao Riberi. Un volume con 7 grandi tavole oromolitogra6obe. Roma, 1885; prezzo ridotto . • . . . . . • , 3 TOIIUILLINI. - Delle malattie piil frequentemente simulate o provooate dagli insoritti. - Roma, 1875 • . . . . • . . • • . 3 50· l'lf. a . - Per l'acqullto delle opere sopraindicate Inviare comml..lonl e vaglla all'Ammlnltlraz loH
del Qlornale di medicina mllltare via XX Settembre Roma.
A.ltt•e pubbUca;:loni m edtco-tn,iUta,•i: C.UALI PtETBo, tenente medico. - La chirurgia colll!ervatrice nei suoi rapporti con la traumatologia e la legge concernente gli infortuni sul lavoro. Tra~ tato di esegesi clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgica generale e alla legis1&7ione sociale italiana. - Roma, 1901, Società editrice Dante Alighieri. (Vendibile preeeo l'autore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) . . . . L. 3 ID. ID. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - Milano, Associazione tip. prh,. 2• edi.z., 1900. (Vendibile preeeo l'Autore, via XX settembre, 89 p. 1°), 2 D11: F ALOO ANDREA, tenente colonnello medico. - Patogenesi unica delle malattie vascolari, secretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini. Un voi. in 8° di pag. 240 con 8 tavole fuori testo. - Napoli, Società commerciale libraria, 1905 . , 8 Di: SARLO EUGENIO, capitano medico. - Le ferite prodotte dalle moderne armi da fuoco da guerra, escluee le artiglierie. - Ravenna, 1911, Tip. Ravegnana. (Vendibile presso l'Autore, \)&pedale militare di Cava dei Tirreui . , 10 hBB.uu LJ:LU FRl..~OJ:soo, capitano medico, - Manuale di bromatologia pei medici militari. - Firenze, 1906. Un vol. in 16° di pag. 484. (Vendibile preeeo l'Autore in Firenze, ecuola d'applicaziona di sanità militare). • . • . • 5· lKBB1AOO PlJ:TBO, tenente generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili da guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. /Studi sperimentali, e.on 15 tav. di fotografie e radiografie ri• prodotte in fototipografia).- Roma, 1003. (Vendibile presao la Tip Voghera)., , ID. m. - Le operazioni piil frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure intercalate nel testo. - Firenze 1898. (Vendibile presso la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . . • . . • . . . . . . ) 8 .J..t.NDo:c.o COSTANTINO, colonnello medico. - Oftalmoscopia ed ottica oculistica. Manuale teorico-pratico. Un voi. in 8° con 82 figure e 12 tavole. - Napoli, stabilimento tipografico Fel't'ante, 1905. (Vendibile presso l'Autore, Roma, via Principe Amedeo 47) . . . . • 8 lfANOIANTI Ezio, colonnello medico Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po (1889, 1898, 1905). Testo e progetto con illustrazioni, premiati con diploma · d' on,pre ali' Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile preeeo l'Autore, direzione sanità militare) . • , ID. ID. - ..Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profila88i attuale. - Età della chiamat&. - Ferma biennale. - Abbasaamento della statura). Relazione al congresso nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . • . , 2 B..t.BELLICO URBA.NO, capitano medico. - Faeciature ed apparecchi, fratture ., lusaazioni. - Firenze, tip. Barbèra . . . . • Bu..Qi'.uu SM.VATQBE, maggiore medico. - L'anatomia e l!lt chirurgi!lt operAtoria della marulibola e dellé parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un voi. in s•·di pag. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile preeeo l'Au~e. Corso Vitto!'io Emanuele 386, Napoli) . . . . . • 3 ID. m. - La chirurgia delle vie biliari. Memoria onorata di un attestato di lode della Società medico-chirurgica di Bolo~a. - Bologna, 1903. Un voi. in 16° di pag. 198, (Vendibile presso l'Autore, CoTSo Vittorio Emanuele 386, Napoli). • l 8..t.NTUcOI STEFANO, maggiore medico, libero docente di oftalmologia e di olinica oculistica nella Regia Università. di Torino. Studio scienti.fico pratico •ui traumatismi oculari. Voi. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 microfotografie e con prefazione del professor C. REYMOND, direttore della Regia clinica oculistica di 'forino. - Roma, Enrico Voghera 1906. (Vendibile presso la tipografia Enrico Voghera, via Po 3, Roma) . . . . • . . • • 'l'Esn FB.ANoEsco, tenente colonnello medico. - Ricordi di microbiologia pura ed applicata. - Un vol in 16° di pag. 408. Firenze, 1906. (Vendibile preS110 l' Autore, scuola d'applicaùone di sanità militare, Firenze). . . . .. . • 6 -
- -- ~~o.__,._ _ _ _
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE Direzione e Ammlnlstraz: Via Venti S_ettembre (Palazzo del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. 1° Il Giornale di meclicina militare !'li pubblica l'ultimo g iorno di ciascuo m ese in fascicoli di 5 fogli di stampa. 2° L'abbonamento il annuo e decore dal 1° gennaio. 3° 11 prezzo dell'a bbonamento è: P e r I' llalia e la Colonia Eritrea Per l'Estero . . . . • . .
Un fa~c1colo separato costa
1·
L.12,-
• In,-
in •Italia . r. l a 11 è,S ero.
•
.l ,25
,
·1,50
4° L'a bbonamento non disdetto pr ima del t • dicembre s"intende rinnovato
per l'anno s uccessivo 5° I signori abbonati militari in effettività di ser vizio possono pagare l'importo dell'a bbonamento per mezzo dei risp elli vi comandanti di corpo (anche a rate mensili). 6° Ai librai si fa lo sconto del tO 0, 0 • ma soltanto per gli abbo namenti delle per~one e degli enti non militari, che non possono frui re delJa facilitazione di cui al n. 5. 7° Le spese per gli estratti e quelle per le la vole litografiche , fotograf.che, ecc., che accompag nassero I~ m e mor ie, sono a carico degli au tori. 8° Gli auto r i delle memorie potra nno ave r ne ~li estra tti facendone richiesta all'atto dell'invio delle bozze corrette. Gli estra tli sono di due tipi: T IPO À.. Con copertina in bianco, senza frontespizio, e coJla impaginatura e numerazione de l fascicolo. . TIPO B . - Con copertina s tam pata, frontespizio, impaizinatura e numera· zione s peciale. Il prezzo è r egolato dalla seguente tariffa : Pre.z.zo di. o:la.aou.:o.. i'og1io cl.i. sta.mpa. TIPI or ESTRATT I
Tipo A Tipo B.
NUMERO DELLE COPIE 25
so
100
200
4,-
5t7,50
6,60 9,-
10,13,60
6,60
Per · ogul cent.in•io oltre 200
.
S,30 4,80
Gli eslraLli minori di un fogl io si contano come foglio intero per !e ordi nazioni d1 100 e;,,tralLi o meno. P er quelli che superano uo foglio, le fra zioni in più, che non s upe rano il mezzo foglio, si contano come meta, purchA però l'ordinazione non sia infer iore a :iO copie. Potranno ave rsi estratti in carta e formalo diversi, pr evii accordi personali tra gli Autor i e la Tipografia. 9° I manoscritti non si restituiscono. ·
•
INDICE DELLA RIVISTA DI GIO~A.LI ITALIANI . ED ESTER] RIVISTA DI CHIRUllGIA GENERALE. Sculll. - Della miosite ossrneante nell'esercito te,1esco dal 1897 al t 907 Paq. !!89 del Brot_. ~ ln~sslcaziooe Iodica mortal11 consecutiva all'impiego della tintura· di i~do p~r ster1hua.z1ooe pre-operatoria della pelle . • . . . . . . . • 289 RIVISTA DI C'CULIStlCA. Semptrl. - Delle atrezioni oculari in rapporto alle vie llnlatiche ed alla costituzione generale • . . . . . . • . • . • '9( Mao Mull•. - Gli effetti lesivi della luce sull'occhio. i9l 1\lVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE. Weollatlmann. - Cura della slOIMe col dloxydlamido-arsenhenzol . • . . . . t9o Ruta. - Sulla pretesa sostitu11one del clorat.o di potassio all"ambocettore emolJtico nella reazione di \Yassermann. - Ricerche sperimentali . . . , • • . . m Helfmann. - Conclusioni della relazione sulla eziologia della s1fllide . . . 300 Pulnl. - Ricerche comparative rra i diversi metodi di sierodiagnosi proposti per la sinlide e considerazioni di sinlologia . . • • . . . . . . . . . 301 Plok. Relazione d i treni.< casi di siOlide curati col preparato d'Bhrlloh 606. - Loeb. Espe· ~lente col dloxidiamide arsenobe!}zolo (6_-06). - Ehrllch e von Gratz. Il prPparato d'Ehrhch. n. 606 - Glllck. Relaiione do 109 r,as1 d1 sifilide trattati col preparato Ehrlich n. 606. - flacher ed Hoppe. Il prerarato d'Ehrllcl, nel corpo umano. . , . • . . . 303 RIVISTA DJ MEDICINA 1,EGALE. Ranellltll. - Le lesloni valvolari del cuore di or igine tr.111r:natlca . 30i Bolgey. - Il còmplto del medico militare negli s tabllimPnti penlteuilari 306 Baller. - La simulazione della tubercolosi polmonare Incipiente • 307 Herbold, - L 'esercìto e l'asstcurazloae contro gli Infortuni 307 RIVISTA 0 1 TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE. Stalner. - li nuo• o regolamento per I treni sanitari nell'esercito austro-ungarico 307 Ro... - Tabelline diagnosliche per feriti io guerra . 308 Sim111on. - Storia medica della guerra del Sud-Africa 309 siraab. - Serrlzlo sanitario In campagna . 3ll RIVISTA D'IGIENE MI LITARE. Coindreau . - Cor.eggla di marei• o correggia pe r 3pedat, su RIVISTA BIBLIOGRAFICA. Moraelll. - Antrooot,,i:ta generale. 3U MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSONALE FARYACEUTICO 315
1:•
.
Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz. del ' 1 Giornale di medicina mllltare 11 Vu
XX SnTK11011s, P,uzzo o•L M1No,T1mo DBLl,A GrBRn•
A n l r ~ militare. - Risultati ott.enuti dallo spoglio dei fogli eaoitari delle claasi 1859-1863; due volwni in 4° con atlante Voi. I {Dati antropologici ed etnologici) con Atlante della geografia &n· tropologica dell' Italia. - Roma 1896 . . L. 18 • 6 Voi. Il {Dati demografici e biologici) - Roma, 1905 8.LBO:rJ'tO e S:roau.. - Compendio di chirurgia di guerra compilato sulla storia medico-chirurgica della guerra di seceBBioue d'America. - Roma, 1888 4 volumi, prezzo ridotto • 6 50 BSBNARDO e Baszz.r. - Lo agombero degli ammalati e fer iti in guerra. Memoria premiata. al concorso Riberi. Un volume di pag. 276 con molt.e figure e ta.vol.e grafiche. - Romll, 19011 . • li llO C.1.aABtm. - La fatica nella vita. milite.re. Memoria premiata nel concorso &iberi 1904-1905. Un volume di pag. 330 con 66 figure. - Roma, 1908. . . " 6 ID. - Le malattie e gli infortuni nella vita milita.re. Memoria premiata al concorso Riberi 1905-1906. Un volume di pag. 402 oon tavole grafiche e èt.atieticbe.- Roma, 1908 , . • 8 Ou&Al!TL ~sposizione aomme.ria dell'ordinamento e funzionamento del eerviz.io aanitario in campagna presso l'esercito italiano. - Rom&., 1906 • • I 60 Dlii CllsaE. - Studio sulle mediMti.n.iti (mediastini4i euppure.tive, e.eoe"80 mediastinico). - Roma, 1900. Un voi. di pag. 144 . • 2 HYJlTL. - Onome.tologia anatomica. Storie. e critica del moderno linguaggio ane.t-0mico. Traduzione libere. italiana dei dottori C. Pa= e C. S:roau. Roma, 1884. {Edizione rara) • 6 -
MEMOR I E
CLINICA CHIRURGICA DELLA R. UNIVERSITÀ Dl GENOVA
(! -~·-~--;)
\.;:.-<
·~. : ·" -· ~ I,· l .
'. ·.. ·,
.....
OR I GINALI
(Direttore: Prof. Sen. G. F . NovA.Ro)
,,
;--.....
~)L\~J9i TJEPIDO PERMANENTE PARZIALE IN ACQUA DI CLORO
.. ' ·,:-,'. ,~' l~ ' :ò
0:i7
Per il dott.··Arturo Balllano, capite.no medico, assistente onorario
In seguito alle scoperte del Pasteur, colla medicazione listeriana, la chirurgia inizia l'era dei suoi trionfi. Ma la medicazione del Lister, combattuta e discussa, andò gradualmente modificandosi fino a diven· tare asettica, dando così sempre migliori risultati. P erciò fu generalmente adottata ed anche oggi la medicazione asettica è ritenuta la migliore, specialmente nelle ferite operatorie asettiche. Per le ferite settiche fu il Preobrajensky, che coi suoi classici esperimenti ci mostrò la via migliore da tenersi. L'antisepsi fisica, come ce l'ha insegnata, risponrle egregiamente. In questi ultimi tempi il Grossich ba indicato un mezzo di medicazione molto semplice e che consiste nella pennellazione con tintura di jodio. . Ma vi sono dei casi in chirurgia, in cui non è possibile adottare gli accennati mezzi di medicazione generalmente in nso. Per esempio in ferite lacero-contuse delle estremità, con fratture o no, le comuni medicazioni non si possono applicare senza prima ricorrere alla regolarizzazione dei lembi delle ferite o alle altre mutilazioni più o meno estese. Il chirurgo in primo tempo non può giudicare quali parti sono vitali, e quindi da rispettarsi, e quali no. Fu appunto in simili circostanze che il prof. Novaro, fin dal 1881 quando era primario all'ospe-
dale di S. Giovanni in Torino, applicò il bagno permanente tiepido con acqua di cloro al 4 "/ 0 invece che con acqua semplicemente o diversamente medicata. I risultati furono ottimi; ed egli l'applicò e l'applica ancora in tutti i oasi in cui è indicato e nel modo che verremo esponendo nel corso di questo lavoro. Premettiamo che il bagno tiepido permanente parziale in acqua di cloro al 4 % è applicabile solo nelle lesioni della ma.no e dell'avambraocio, del piede e della gambe., perchè, quando vi sia lesione del braccio, della coscia o del tronco, bisognerebbe ricorrere a.I bagno gern - Giornale di medicina mililat·e. - Fase. lV.
242
IL BAGNO TIEPIDO PERMANENTE PARZIALE IN ACQUA Dl CLORO
n4:lrnle, che richiede impianti speciali, che fino ad oggi nei nostri ospedali non abbiamo, e che non è possibile improvvisare. Per il nostro scopo invece basta avere una bacinella.. di forma allnngata, la quale sarà più adatta se ad un estremo prèsenta. una incisura semilunare del margine, munita di una doccia la. cui concavità è volta in alto, allo scopo di appoggiarvi il segmento p rossima.le dell'arto. Sul fondo della bacinella si mettono alcuni strati di cotone e garza, su cui viene
a riposare la parte lesa. Regolata, a seconda della tolleranza del paziente, la temperatura dell'acqua (in genere intorno ai 35-40 centigradi) il liquido si rinnova ogni 3 o 4 ore, ed anche più di frequente, se la parte lesa è molto sporca, o se vi sono secrezioni abbondanti. Questo per la mano e l'avambraccio. Per l'arto inferiore il recipiente sarà modificato: la forma migliore è q uella di largo stivale, ma in caso di urgenza, in mancanza di questi apparecchi possono servire recipienti di qualunque genere, pur,:hè la parte lesa possa rimanere coperta dall'acq u~. li trattamento col bagno del cloro altrettanto semplice, quanto sicuro, risponde ai requisiti essenziali che furono sempre l'aspirazione dei chirurgi : quiete, Ubero de/fosso delle sec1·ezioni, antisepsi. La quiete si ottii>ne specialmente evitando qualunque lavaggio, disinfezione, irrigazione, toccamenti ed esplorazioni, le quali non fanno che provocar atroci dolori. Oltre all'evitare tali manovre dolorose, il bagno esercita. una. azione pronta nel calmare i dolori già esistenti: il malato anche nei casi più gravi riposa quietamente. Tale azione è dovuta alla tempera.tura la quale dilatando i tessuti e prevenendo la. formazione di croste, dà libero deflusso ai secreti, e quindi diminuisce la compressione sulle terminazioni nervose. Tanto vero che quando si toglie l'arto dal bagno ritornano i dolori ed il paziente reclama l'apprestamento del bagno. Nei casi di torpore delle ferite una temperatura alquanto elevata accelera i prooessi riparativi col facilitare la circolazione sanguigna l0cale, e col rammollire le callosità del palmo della mano e delle
piante dei piedi. L a disinfezione, più che al cloro, si deve probabilmente al libero deflusso dei secreti delle ferite. Il prof. Novaro, riconoscendo il limitato valore battericida del cloro, si propone di esperimentare nel prossimo anno scolastico. il bagno con soluzione fisiologica di cloruro di sodio, invece che con acqua di cloro. Negl i ospedali da campo dove è st:ragrande il numero delle ferite lacero contuse per colpi da fuoco d elle estremità, l'attività e lo spirito
IL BAGNO TIEPIDO PERMAXEXTE PARZIALE IN ACQUA DI OLOT!O
243
di sacrificio dei medici curanti è post0 a dura prova, e, nonostante la più perfetta. organizzazione e preparazione, può talora essere impari all'immanè lavoro che in poche ore deve essere espletato durante e dopo combattimenti di centinaia di migliaia di uomini. I n tali circostanze di grandissima. urgenza credo che non sia. da trascurarsi un metodo di cnra di prontissima. applicazione, che mette il ferito in condizioni ottime, nelle quali può attendere giorni e giorni il decorso regolare della ferita.: un medico che sorvegli l'andamento, e due uomini per il cambio del bagno sono sufficienti per un numero anche rilevante di feriti, che possono formare una sezione a parte, e così alleggerire immensa.mente l'ospedale, in circostauze critiche. Esso poi rappresenta un grande risparmio di materiale di medicazione, del quale talora potrebbe sentirsi penuria in campagna, per cause d iverse, e non ostante la migliore organizzazione e previdenza. Il merito essenziale del metodo è di essere eminentemente conservativo. Come abbiamo più sopra accennato, nei tempi passati, in presenza di traumatismi complica.ti della mano, dei quali specialmente ci occupiamo, si ricorreva. abitualmente all'amputazione, specialmente quando erano interessate le ossa.. Acciocchè tale intervento potesse logicamente riuscire al suo scopo, si doveva amputa.re sulla parte sana, e tanto in alto da avere assicurata. la vitalità del moncone, e dei lembi cutanei necessarì per ricoprire la. superficie di sezione. È evidente che in questa maniera. si era costretti a sacrifica.re una porzione vitale, che si sarebbe potuta con· servare, qualora si fosse lasciato libero campo alle sole forze dell'organismo e ai proce:1si naturali di riparazione. Nè vale il dire che è meglio ottenere con Pamputa.zione una guarigione più pronta e un monco~e regolare, sebbene qualche poco più corto, che non esporre il ferito ai pericoli del tetano o Ili una complicanza suppurativa e prolungare enormemente la durata della. malattia, solo per gnadaguare qualche centimetro nella lunghezza di un moncone che talora saremo poi costretti a regolarizzare o a demolire perchè imgombrante o dolente. La mano è un organo di tale importanza, che la moderna chirurgia deve sforzarsi di risparmiarla fino all'estremo limi te del possibile. Essa rappresenta non solo l'organo essenziale della presa mecm\nic11. e della sensibilità secondo il concetto naturalista, ma fra le esigenze della vita sociale rappresenta per la maggior parte d egli uomini Pistru· mento indispensabile per guadagnarsi la vita; la sua mancanza. riduce al nulla., o quasi, il valore dell'individuo, che si trova abbandonato ai soccorsi della carità. Quindi ci sforzeremo di conservare quanto di
244
IL BAG~O TIEPIDO PER:MA!\E~TE PARZIALE IN ACQUA DI CLORO
vitale è scampato al trauma; una mano per qna.nto storpiata, può es· sere sempre più utile di una artificiale, ed a priori non possiamo sapere quali risultati si potranno ottenere con Pa.dattamento, Peserei-zio e l'educazione del moncone residuo, risultati, talora, sorprendenti. È appunto in tale campo che la. chirurgia conservativa ha avuto le sue più belle e utili applicazioni. In una lesione recente irregolare noi sia.mo nella. impossibilita di conoscere quale sia. il limite esatto tra le parti vitali e le non vitali; infatti l'aspetto esterno, la ricerca. del polso al di sotto della. lesione, ecc. sono criteri non sempre applica.bili e che spesso ingannano, perchè il ripristinarsi deìla circolazione mediante vie nuove, può mantenern in vita zone che si sarebbero giudicate perdute. Il metodo aspettante sarà quello che ci darà. i migliori risultati. Nostro compito sarà dunque di proteggere la parte dai nocumenti esterni, e di lasciare all'orga.nismo il còm pi to di eliminare le parti mort e. .A. queste esigenze risponde con sicurezza. e comodità il bagno per• manente. Una mano priva del pollice o della sua funzione sarà immensa.mente ridotta nella sua capacità funzionale, venendo a mancare l'opposizione alle altre dita e la formazione della. pinza: un monconcino di pollice per quanto breve, come pure un pollice anchilosato sarà. sempre ancora di inestimabile importanza per la funzione della. mano. Il metodo conservativo col bagno ha anche il vantaggio cbe non impegna l'avvenire, cioè non esclude la. possibilità di intervenire iu seguito nel modo che gli eventi dimostreranno pii1 opportuno: avremo sempre la possibilità di fare le regolarizzazioni necessarie, le eventuali suture di tend ini, riduzione di fratture, e plastiche, anche senza a.spettare la completa cicatrizzazione, e in condizioni di asepsi migliori e con ogni comodità. *
* * Tra i vari casi trattati nel modo sopra indicato col bagno di cloro 4/ 0 .. ne riferiremo soltanto alcuni dei più importanti a modo di esempio. 1°). -
Frattw·a. complicata commim,tiva della f alange basale dell'indice, medio,
a 111Ila1·e.
Il s ig nor A. B. macchinis ta di marina , trovavasi a bordo di un vaporino n el porto di Gen ova qu ando, n el p1tssa re sotto la poppa di un piroscafo, la ciminiera del Vftporino urtò obliquamente con t ro un cavo d'acciaio al quale era ormeggiato il v a pore : il B . che stava in piedi sul vapori no appoggiandosi con la mano destra allii. ciminiera e rivolto verso poppa, ebbe presa la mano tra il cavo e la cimi-
IL BAGNO •rIEPIDO PERMANENTE PARZIALE IN AOQUA DI OLORO
245
niera che per l'urto fu abbattuta, ed egli riportò una grave lesione alla mano, per l'azione combinata di pressione e di s triscio del cavo. Ci fu portato in uno stato di notevole abbattimento: la ma.no insanguinata, molto sporca e nera di carbone, polvere, grasso di macchina tenacemente ad(>rente, e presentava le seguenti lesioni: a) ferita lacero contusa alla parte dorsale della falange basale dell'indice, trasversale, comunicante con un focolaio di frattura comminutiva della parte superiore della falange stessa; b) ferita e frattura presso a poco simile a quella dell'indice, alla base della falange basale del medio e dell'anulare ; e) lunga ferita di circa 6· centimetri alla piega digito palmare, molto profonda, trasversale, con margini irregolari e arrovesciati in dentro; <I) varie abrasioni In diverse parti della mano. Le dita sono in attitudine di semiflessione, ed ogni tentativ.> anche delicato di estenderle e ogni altro toccamento minaccia di provocare un deliquio per i forti dolori diffusi a tutta la mano e al braccio: in causa della frattura vi è una deviazione delle dita. In tali condizioni è impossibile pensare a praticare una adeguata pulizia, e tanto meno la disinfezione della parte lesa. Piuttosto si affacciò per un momento l'idea di disarticolare le tre dita o di amputare nei metacarpi, data l'ent.ità della lesione. Subito si fa preparare il bagno con acqua di cloro 4 %, e vi si immerge la mano e parte dell'avambraccio si pone il malato a letto, si copre e si lascia a sè, in ,·iposo. Il polso cbe era 100 al minuto, discendo dopo qualche ora a 80: il malato dice di sentire grande sollievo dal gradevole tepore del bagno; i dolori si calmano, e circa un'ora dopo prende sonno tranquillamente. Il giorno seguente continua il benessere; sente appetito, ed e ùi buon umore e sempre apirettico. La parte si ripulisce rapidamente, si macerano gli strati superficiali della epidermide, che cadono spontaneamente, o mediante leggero agitare dell'acqua; già dopo due o tre giorni sono possibili leggeri movimenti attivi delle dita, essendo minimi i dolori. Durante il cambio del bagno il malato accusa senso sgradevole di freddo alla parte, e sollecita la ripresa del bagno. Le profonde ferite acquistano un bel colore roseo, sono pulite e di bell'as petto; temperatura sempre normale, nessuna complicanza infettiva: già dopo circa dieci giorni non si scorge più nessuna comunicazione con i focolai di frattura. Allora si riducono le fratture delle falangi, e si applica a ciascun dito una piccola e ben adatta stecca ùal lato palmare, fissata con pochi giri di fascia, lasciando scoperta la ferita dorsale, e si continua il bagno. Dopo 20 giorni, ridotte le ferite a semplice perdita di sostanza superficiale, allontanato ormai il pericolo di infezioni, divenuta la. parte trattabile, si passa al solito trattamento asettico asciutto. Dopo uu mese dalla sua entrata in Clinica usciva completa.mente guarito; le fratture sono ben ridotte, la configurazione delle dita è regolare, i movimenti di flessione ed estensione, sebbene non completi, :nolto estesi. 2°). - Frattura com,plicata del 4° metaca,-po per co/pQ da fuoco, seguita da /f,e?nmone della mano e dell'avambraccio. Il signor C. D. di Novi Ligure, volendo trasportare un fucile da caccia carico a pallettoni da un angolo all'altro della casa., lo afferra per l'estremità della canna tenendo il palmo della 111ano sulla. bocca dell'arma.: questa esplode e gli sfracella la mano. Per circa 8 giorni fu curato in casa. sua, e poi inviato in questa Clinica,
246
IL B AGNO TIEPIDO PERMANENTE PARZIALE IN ACQUA DI OLORO
dove si riscontrò una ferita al palmo della mano, grande come una moneta di un soldo, con margini ustionati, lacero contusi, tumefatti, dolenti. Al dorso della mano vi e una ferita stellata., imbutiforme, molto più grande dell'altra, con margini irregolari; nella ferita si vedono alcuni tendini estensori in parte lacerati; sul fondo compaiono brandelli di fibre muscolari, frange aponeuratiche, schegge ossee di frattura del 4° metacarpo. Le pelle nei dintorni è arrossata; vi e tumefazione forte al palmo e al dorso della. mano, che si estende fino alla metà dell'avambraccio, ingorgo delle ghiandole ascellari, dolorabilità grande, spontanea, esacerbantesi violentemente alle manovre esplorative le piu leggiere. Vi è secrezione di pus abbondante dalle ferite e dal cellula.re sottocutaneo, che aumenta con la pressione alla regione .del polso. Stato generale poco buono: lingua patinosa, inappetenza, sete, r.efalea, inquietudine; la temperatura da 4 giorni oscilla fra 38°-39°, polso 95. Si mette il malato a letto e si pratica il bagno tino al gomito, con acqua di cloro 4 % a 30<> C. L'am• malato dice di sentirsi sollevato: dieta liquida leggera: già verso sera i dolori erano quasi scomparsi. IJ giorno seguente e il successivo T. 88° P. 80, il malato ha dormito bene. Nei seguenti 8 giorni si cambia il bagno ogni 2-3 ore. Si osserva rapida diminuzione del rossore e della gonfiezza, e la parte si può esamina.re comodamente: il pus def:luisce senza ostacolo dalle ferite: decorso regolare senza incidenti nè alcuna cosa not,evole. Si detergono le ferite con eliminazione di lacinie aponeul'Otiche, qualche scheggia. ossea, e lembi cutanei, si formano delle granulazioni, la suppurazione si fa scarsa e quasi nulla. Anche in questo caso dopo 20 giorni si passa al trattamento asettico asciutto, e dopo 46 giorni di degenza in Clinica il malato esce guarito. L'esnme elettrico dimostra normale la reazione dei muscoli della mano e di tutto l'arto. I movimenti di estensione del mignolo sono alquant0 limitati per aderenze dell'estensore col tessuto cicatriziale; il resto della. mano presenta movimenti normali. Va ricordato che appena entrato il malato in Clinira gli furono praticate a distanza di 24 ore tre iniezioni di siero antitetanico (1 milione di U. I. per volta) a i.:copo preventivo data la speciale g111.vità e natura della fer.ita. 3°). - Flemmone profondo dello m:ambmccio. Il signor L. A. presenta. temperatura elevata 39°: 39,2° già da. parecchi giorni colorito terreo, sudori profusi, brividi, P. 100, cefalea, sete, in causa di un flemmo11e allo avambraccio. Da un'incisione longitudinale di circa 15 centimetri e largamente beante sulla faccia flessoria dell'arto fuoriesce abbondante pus misto a lacimie necrotiche di cellulare sottocutanea. L'incisione rlell'aponeurosi corrispondente a quella cutanea lascia allo scoperto i ventri muscolari dei flessori, che si presentano tumidi e edematosi e tendono a. fare ernia dalla breccia: uno di essi presenta. una. porzione grossa come una fa lange ungueale del mignolo quasi staccata, di colore in parte bianco giallastro, in parte n ero, necrotica; gli interstizi cellulari intermuscolari sono tutti invasi dal processo suppurativo, necrotico, che arriva fino alla faccia anteriore della membrana. interossea. V i è forte edemll. e rossore dell'arto, che presenta un volume quasi doppio del sano: le dita sono in semiflession e, e ogni leggero tenta· tivo di estenderle provoca vivissimi dolori: vi è ingorgo delle glandole ascellari. Il mA.lato è molto impres!lionato, è già disposto in cuor suo alla terribile prospetti va di perdere l 'arto.
IL BAGNO TIEPIDO PERMANEl'ìTE: PARZIAl,E: IN ACQU A DI CLORO
247
Impossibile lavare e disinfettare e sopratutto drenare convenientemente i nu. merosi interstizì muscolari e le anfrattuosità suppuranti, in causa del turgore della parte e degli insopportabili dolori che si provocano con tali manovre. Subito si pone l'arto nel bagno permanente. Stante la grande quantità di pus il bagno si intorbida prontamente, indizio che le secrezioni defluiscono bene: si è costretti però a. cambiare il bagno un po' più di frequente che non nei casi ordinari. In 30-40 ore i sintomi gravi e minaccianti già sono grandemente diminuiti: la temperatura discende quasi al no1·male, e soltanto alla sera si ba 37,8 per i primi 3-4 giorni, poi si fa normale del tutto; i dolori sono scomparsi; l'edema molto ridotto; si eliminano cenci necrotici, e la parte si deterge grado a grado: l'ingorgo ascellare diminuisce e si fa indole nte, cessano i sudori e i brividi, il malato prende sonno e domanda da mangiare: in seguito tutto procedette regolarmente senza alcuna recrudescenza. nè complicazione. Dopo dieci giorni cli questo trattaruento già si sono formate delle granulazioni ed è finita l'eliminazione di parti necrotiche, il malato fa movimenti e.bbas te.nze. estesi delle dita, senza dolore. Io questo ca.so, più ancora che in e.Itri, fu sorprendente la rapidità con cui si colmarono le estese lacune intermuscolari e sottocutanee. Anche qui, domata. la grave infezione, i fatti di riparazione furono rapidi e la lesione si ridusse a. une. comune piaga. superficiale e di bell'aspetto. Si sospese il bagno e si praticò la solita medicatura a.set.tica asciutta. Dc po un periodo totale di 85 giorni il me.lato esce guarito: i movimenti di estensione delle dita, specialmente dell'anulare e mignolo sono leggermente limitati in causa di aderennze della cicatrice con i muscoli e tendini sottostanti: ma è prevedibile che con ad!atto esercizio il malato riacquisterà. anche tali movimenti. 4°). - Fe1·ita lacero-contusa, con ca1icreiia ciel dito 1nedio e flemmone alla mano. Il signor P. R. di Campoligure, mecca.nico, ebbe la. mano destra schiacciata fra il s uolo e una ruota dentata. del peso di circa 16 chilogrammi caduta da circa 60 centimetri d'altezza. Senti vivo dolore ed uno scriocchiolìo nl dito medio che si fece gonfio e nerastro; osservò alcune piccole ferito al dito, prodotte dai denti della ruota, che vi lasciarono l'impronta. Curato per 4 giorni in casa, fu poi inviato a questa Clinica; ivi si riscontra ferita lacero-contusa alla faccia palmare della falange grosse. del dito medio, verso la sua. parte superiore, con flemmone diffuso della palma della mano, sottoaponeu• rotico e conseguente tumefazione forte e.Ha regione dorsale, fino allo avambraccio dolora.bilità spontanea diffusa, e cancrena del dito medio che si presenta. di color nero in corrispondenza delle due falangi distali E' scuro nella falange prossimalei tutto il dito è freddo e insensibile, sono aboliti i movimenti. T. 38,S. Si praticano due piccole incisioni al palmo della mano. una e.I disopra, una al di sotto dell'ar• cata superficiale, e si da esito cosi alla. abbondante raccolte. sottoaponeurotica. S i fa pa~sare un tubetto di gomma bucherellato in diversi punti che fuoriesce coi suoi estremi dalle due ferite, e quindi senz'altro si immerge la mano e le. parte inferio,r e dell'avambraccio nel bagnoa permanenza. Cessano i dolori, la temperatura scende rapidamente al normale. Lo stato generale migliora, il pus ve. man mano diminuendo di quantità, s i eliminano piccoli cenci necrotici, la. tumefazione diminuisce e la ferita. si deterge. Intanto si va delineando la zona di demarcazione fra la parte caduta in cancrena e la parte sana, che si trova verso la metà
248
IL BAGNO TIEPIDO PER~lANENTE PARZIALR IN A CQUA DI OLORO
della falange media, e dopo 12 giorni si diF1tacca con un colpo di forbice la fa. lange ungueale ormai attaccata soltanto per mezzo del tendine flessore di !\Spetto bianco sporco necrotico, e con leggeri movimenti di torsione si estrae la falange media senza. provocare dolori e con grande facilità. l>opo altri 16 giorni, vinta l'infezione e rimanendo solo due piccole perdite di sostanza del palmo della mano e dell'estremo del moncone del dito medio, tutte ben granuleggianti, si passa alla medicazione a piatto con garza asciutta sterile. Il malato esce guarito dopo una degenza di 39 giorni: i movimenti della mano e tielle dita sono tutti liberi e completi, 11 moncone del medio liscio, regolare, indolente segue le altre dita nei movimenti. b0 ). -
Periostite della (alange ungueale dell'anulare destro.
La s ignora N. E. da più di due mesi soffre della in.dicata infermità, sopravvenuta in seguito ad un patereccio consecutivo ad una puntura d'ago. Vi è una piaga torpida sul margint1 radiale della falange affetta, della superficie di millimetri 10 X 10, con granulazioni lardacee, secrezione di pus, ingrossamento notevole di tutto il dito, edema della mano, dolori violenti e continui che tolgono il sonno alla paziente. Ogni contatto è grandemente temuto dalla paziente e le medicazioni sono dolorosissime. La paziente non entra in Clinica ma le si prescrive di fare in casa sua il bagno permanente con cloro e di lasciare libera la mano, e di fa-rsi vedere ogni due giorni. La piaga muta prontamente di aspetto e si copre di buone granulazioni, diminuisce la secrezione purulenta, cessano i dolori e svanisce l'edema. Dopo circa una settimana si rende libero un sequestro osseo e si estrae. Il processo ripara tore progredisce m.pidamente, e si passa alla medicazione asciutta. Dopo quindici giorni in tutto si ha cicatrizzazione completa: il dito è anc~ra un po' ingrossato. ma è indole n te e la ma.lata può servirsi della m11no per le sue usuali occupazioni.
Oltre ai casi suesposti, nelle sue lezioni di Clinica chirurgica. il prof. Novaro accennava e.d alcuni altri da. lui curati con esito felicissimo ed incoraggiante. 1• Giovane di 18 anni con schiacciamento dei due, piedi e fratture m ultiple aperte. Morcè il bagno permanente con acqua di cloro al 4 %, si ottenne la guarigione invece che con l'ampuzione è.ei due piedi al di sopra dei malleoli, con una Chopart da un lato e una Pirogoff dall'altro. 2' Giovane di circa 17 anni con frattura complicata della gamba. Entra nel· l'ospedale dopo otto giorni, con febbre alta e esteomelite dei monconi di frattura. Il paziente rifiutò l'amputazione. Col bagno a permanenza in acqua di cloro presto cadde la febb1·e, diminuì la secrezione purulenta e si deterse la ferita. Stanco il paziente del bagno permanente, si dovette ricorrere alla medicazione alla Lister. Ma dopo qualche g iorno comparve il teta.no che condusse a morte l'infermo, in terza giornata. Questo c-aso disgaziato è molto istruttivo: esso dice chiaramente che mentre l'arto era immerso nel bagno a permanenza, i veleni del bacillo del tetano, dato che questo fosse a ttecchito, venivano portati all'esterno, e diluiti nell'acqua di cloro e quindi resi innocui all'organismo. Fatta la medicazione tipica di Listar, cioè con interposizione di uno strato impermeabile di machintosh fra il 7° ed 8° strato di garza. fenicata, i prodotti dell'agente tetanico furono assorbiti e deter-
IL BAGNO TIEPIDO PERMANENTE PARZIALE IN ACQUA DI CLORO
249
minarono l'esito letale. Ciò e chiaro dopo le classiche esperienze del Preobrajenski. Forse se il paziente avesse continuato a tenere la gamba nel bagno permanente sarebbe guarito dal suo grave accidente. 3°, 4° e 5°. Tre casi di ferite multiple e gravi della mano sinistra, per scoppio di fucili da caccia, che ebbe occasione di curare quando era professore alla Università di Siena. Col bagno a permanenza non solo si r iusci ad evitare l'amputazione ma anche a conservare un resto della mano con almeno due dita formanti pinza, in modo da avere una certa funzionalità, sempre superiore a quella di una mano artificiale.
Si è tentato l'uso del bagno di cloro nella cura della. tubercolosi chirurgica. Realmente esso dà buoni risulta.ti subito dopo l'operazione (resezioni atipiche, scucchiaiamento) fino al cadere delle esca.re, quando si è adoperato il termocauterio. Ma in seguito presentii. l 'inconveniente che, siccome nel bagno tutte le granulazioni sono un poco idropiche non è possibile differenziare quelle di buona natura, che bisogna rispettare, dalle fungosità tubercolari, che bisogna. distruggere appena si possono riconoscere. Un altro va.sto campo, in cui può trovare ottime applicazioni il bagno con acqua di cloro 4 % sono le scottature di terzo grado dell'a.· vambraccio, della mano, della gamba e del piede. In questi casi l'opera del medico sarà rivolta dapprima a calmare i gravi dolori, il che si può tenere in modo pronto e sicuro con l'immer• gere la parte scottata nel bagno a permanenza. Inoltre il bagno facilita la separazione dell'escara, ed allontana in modo sicuro i prodotti di secrezione. I processi di riparazione si possono svolgere indisturbati; quasi come nei proceg:si asettici e quindi la cicatrice si ridurrà al minimo, sarà più regolare e la guarigione più pronta.. I secreti abbondanti richiedono frequenti medicazioni, la pulizia e disinfezione è difficile a. farsi. Il bagno di cloro, evitando le medicazioni, ne evita tutt.i i da.noi e gli inconvenienti, e dà buoni risultati.
**• Conclusioni. Il bagno permanente io acqua di cloro 4 % parziale (limitato all'a.va.mbra.ccio, alla ma.no, alla gamba e a.I piede ) è indicato: 1° Nelle ferite lacero contuse con o senza. lesioni dello scheletro; 2° Nel patereccio, nella vagioo-tenosite e nel flem mone, previe limita.te incisioni per dar esito a.I pus e drenaggio con tubi di gomma ove occorra ; 3° Nelle scotta.ture di terzo grado.
250
IL BAGNO TIEPIDO PERMANENTE PARZIALE IN ACQUA DI CLORO
Esso presenta i seguenti principali vantaggi: 1° È un metodo eminentemente conservativo, che permette di salvare tutto ciò che è vitale, in conseguenza di gravi traumatismi; 2° con esso si previene ogni infezione, e si domano quelle già esistenti; 3° per mezzo della temperatura del bagno si calmano i dolori esistenti; si risparmiano tutti i dolori inerenti alla lavatura e disinfezioni, e successive medio11zioni ; 4° è un metodo di medicazione pronto, facile, economico; 5° risparmia molto tempo e fatica al sanitario e specialmente a.i medici condotti e ai medici militari negli ospedali da. campo; 6° è raccomandabile in chirurgia militare, specialmente negli ospedali da. caro po.
Porgo i miei più v1v1 ringraziamenti al prof. Novaro che mi ha. permesso di pubblicare i casi da lui curati e che mi è stato largo di consigli nella compilazione del presente lavoro.
BIBLIOGRAFIA. DM permanente warme ·was8erbad ccc. (Deut,•che Klinik, 1855). L eitfc,den zur antiseptischen W11ndbehcmdltmg. Stuttg11rt, 1887. N1moomrim - Atta der chirurgiRchen Klinik fiir Militéiriirzte. Vienna, 1879. VÉROUDART. Dell limite., de la c~ervation de la main. Paris, 1887. NEUD0RFER. Die chirttrgische Behandltmg der W11nclen. Vienna, lR77. STEINER. Ueber die modernen Wundbehandlungsmethoden, ecc. BLUM 01,irurgie de la main. Bouor.E. O<msidérations sur l1JB écrascments d~a doigts, de la main et du pi•à, e cc. Parie, 1863. BROBON. Dtt traitemmt du plaies dea doigts et des orteils. Parie, 1877. CouRroux. D es plaies 0011/UBeB de la mai11 et de., doigts, et de leur traitem ent par la méthode antiseptique. Lille, 1881. GUERMOID'REZ. Pratique chimrgicale des établissements industn'els. Pf:LAILLON. Chirurgie du cwi'.gt. STROMEYER. .Maximen der Kriegsheilkimat. Hannover, 1861, p. 385. EsMARCB. R1JBectior1en 11ach Schuaswr,nden. Kiel 1851. PaEOBRAJENSKY. Annal~s de l'lna,titat PMtwr. Voi. II, p. 609. LANGENBECK
NussBAUM. -
-
251 CLINICA OFTALl\IOLOGICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI TORINO (Direttore: Prof. (). REYMOND)
CONTRI BUTO CLI NICO ALLO STUDIO
DELLADEGENKRAZIONE MARGINA LEDELLACOR NEA (*) Con una tavola
Por il dott. E. Passera, cupitono modico, assistente onorario
Sotto il nome di degenerazione o di atrofia marginale del la cornea, oggi, dopo le ricerche anatomo-patologiche del Fuchs, del Rupprecht e del Seefelder, intendiamo un particolare processo degenerativo, a. decorso estremamente cronico, il quale ha per risultato un assottigliamento talora. ragguardevole dello spessore della totalità, o di parte, della periferia della cornea. Tale assottigliamento, clinicamente, si manifesta. sotto l'aspetto di una. scavatura marginale a doccia, ovvero, per effetto della pressione endoculare, sotto quello di un'ectasia. periferica. Su questo argomento, nella. clinica. oftalmologica. del ·sa.ttler a Lipsia, il Seefelder, medico milita.re germanico, ha compiuto nuove e importanti ricerche anatomo-pa.tologiche, che esporrò in seguito dettagliatamente. Di questa. singola.ra affezione, che appariva come una rarità, all'epoca delle prime pubblicazioni, vennero in seguito, una. volta richiamata. su di es3a l'attenzione degli oftalmologi, resi noti in breve tempo parecchi casi, tanto che v'è oggi luogo a dubitare se essa effettiva.mente sia così eccezionale come sembrava da principio. Nell'Ospedale oftalmico di Torino, diretto dal mio illustre Maestro il Professore Raymond, cui debbo pertanto la più viva gratitudine, (*) Lavoro pervenuto alla Redazione del Giomale il 19 novembre I9l0. (!.'v. à. R.).
252
DEGENERAZIONE MARGINALE DELLA CORNEA
ho avuto l'opportunità. di osservare un caso tipico del genere, che mi sembra conveniente il pubblicare, non solo per alcune .sue importanti modalità cliniche, ma anche perchè non so che altri ca.si, dopo quelli descritti dal Vaudetti e da me (2J, siano venuti fin'ora a. far parte della letteratura. italiana. A quella tedesca appartiene il maggior numero dei casi fin'ora. conosciuti, il che potrebbe lasciar supporre, ciò ch'io non credo, che, in Germania ed in Austria, quest'affezione sia più frequente che altrove.
Il caso riguardo. un uomo di 67 anni, contadino, nato e residente a Fénis, in valle d'Aosta, il quale, non già per l'affezione in parola, ma. per un grave accidente traumatico all'occhio sinistro, ebbe, il 6 settembre uno, a ricoverare nell 'Ospedale oftalmico di Toriuo e precisamente nella seconda sezione di esso, retta dal chiarissimo professore Gaudenzi, cui debbo vive g razie per lo. grnnde gentilezza con la quale volle concedermi di studiare il pa;,:iente. Questi non ricorda an tecedenti morbosi, ereditari o personali, degni d'imponanza. Ha moglie e figli, tutti in buona sn.lute. Non ha precede ntemente sofferto malattie degli occhi o, per lo meno, non ricorda che alcun sintomo subiettivo abbia mai richiamato la sua attenzione su di essi, all'infuori di un po' di bruciore, leggero e transitorio, facile a verificarsi negli abitatori delle montagne. Come tutti i contadini, è sempre stato esposto a qualche causa d'irritazione oculare, specie a quella che è inerente alla distribuzione annuale delle soluzioni d i solfato di rame alle viti. Inoltre ha lavorato, qualche anno nddietro, per breve tempo, in un forno di caìce ed ebbe allor11 a provare a gli occhi un certo grado di bruciore. Non ha prestato il servizio militare e ci manca perciò un dato importante per giud icare, dall'attitudine al tiro al bersaglio, delle condizioni della sua acutezza visiva ne ll'età giovanile. Asserisce p1,rò di avern sempre goduto di vista s uflìcientemer.te buona fino a quindici o venti anni addietro. Da quell'epoca ba notato bensi un certo grado d'indebolimento del potere visivo, ma non bo. creduto di dare a ciò importanza alcuna, giudicando la cosa un fenomeno fisiologico inerente al progredire degli anni. Del resto su questo, come su altri punti dell'anamnesi, non è possibile avere dal paziente, dotato di assai scarsa intelligenza, risposte categoriche e dati precis i. Egli assicura di non essersi dedicato mai alle bevande alcoolic he. Fiuta tabacco, ma non lo fuma, nè lo mastica. Asserisce di non aver contratto malattie veneree. Il 15 agosto del corrente anno, mentre guidava al pascolo una vacca, questa, con l'estremità di un corno, lo colpi violentemente all'occhio s inistro. L'infermo ne risenti vivo dolore ed ebbe anche a nota re, da esso, la perdita di qualche goccia di liquido sanguinolento, ma non fece ricorso al medico e tardò fino al 6 settembre a presentarsi alla consultazione presso il dispensario dell'ospedale. All'esame obiettivo, l'occhio che fu sede del trauma presenta oggi i postumi di una rottura. della s clerotica, lunga circa sei millimetri, localizzata a circa un millimetro dal limbo e parallelamente ad esso, sul quadrante supero-interno. Da questa breccia prociJe una voluminosa ernia dell'iride, a ssai rilevata, la quale è
DEGENERAZIONE MARGINALE DELLA CORNEA
253
in via di organb-.zarsi in seno ad una cicatrice notevolmente ectatica. Quest'occhio presenta ragguardevole iniezione ciliare, congiunti vale ed episclerale. La camera anteriore è ancora un po' ridotta e la tensione del bulbo è assai diminuita. Su quest'occhio, nonostante i reliquati del traumatismo, si possono agevolmente riconoscere le traccie di alterazioni marginali della cornea., del tutto analoghe, anzi qua.si simmetriche a quelle che descriverò tra poco al lato destro e che eviden• temente preesistevano all'accidente traumatico. Ho cercato di ritrarre nell'unita tavola e con la migliore es attezza possibile, l'aspetto dell'occhio destro, quale si poteva osservare, tanto all'esame diretto, quanto con gl'ingrandiroenti procurati dalla lente binoculare di Zehender-Westien e dal microscopio corneale binoculare dello Czapski. A questa tavola mi riferisco nella descrizione che segue. La periferia superiore della cornea è occupata do. una zona a forma di falce, notevolmente ectasica, il cui limite inferiore forma, con la porzione centrale, di aspetto normale, un angolo rientran te all'indietro, abbastanza. marcato e ben apprezzabile all'illuminazione laterale ed all'ispezione di profilo. Questa zona misura una larghezza massima di oirca due millimetri. E ssa si estende parallelamente al limbo superiore, in tal modo che le sue estremità temporale e nasale scendono quasi a toccare il meridiano orizzontale. Questa zona ectasice, in alto fl sui lati, è s eparata dal limbo da una sottile striscia di cornea, abbastanza trasparente e di colo1·ito plumbeo. Cent ralmente e concentricamente a questa decorre un'altra striscia, di colorito biancastro tendente leggermente al giallognolo, opaca, larga circa O, 4 mm., Ja quale per la sede e per il suo aspetto, ha grande somiglianza 1:on un gerontoxon. Devesi anche notare che il limite sclero-corneale superiore, sul meridiano corrispondente alle ore 11 dell'orologio, non segue, come altrove, una curva perfetta.mente circolare, ma è respinto centrifugamente, con una curva molto più marcata, come nell'occhio sinistro del caso II descritto dal Vaudetti e da me (2). Segue, centralmente alla striscia ora descritta, una larga zona di cornea, al~ un po' più di un mm., a forma di falce, la quale, mentre è trasparente alla periferia, lungo il lato rivolto verso il centro della cornea è occupata da un'opacità. ~nue, quasi lattescente, in aspetto di nubecola, dentellata in alto, mentre in basso, 11,l contrario, è delimitata nettamente da i.mli! sottile striscia di tessuto corneali:, trasparente. Quest'ultima, infine, è separata dalla porzione centrale della cornea a mezzo di una striscia spessa circa un quinto di mm., marcatamente bianca e bene appariscente, la quale forma anche il limite inferiore di tutta l' ectasia. Questa ,ottile striscia, di aspetto tendineo, opaca, forma l'orlatura inferiore dell'ectasia, dal lato tempora.le a quello nasale, ove si allarga di molto, per cont inuarsi verso il basso, ma con un limite centra.le molto meno marcato. Tutta la zona ectasica del margine corneale superiore è percorsa da numerosi vasellini sanguigni che decorrono in senso radiale, dal limbo verso il centro de lla cornea, per a rrestarsi nettamente alla sottile striscia tras parente che sta imme• diatamente sopra all'orlatura d'aspetto tendineo. Di questi vas i nella fignra è riprodotta solo una parte, quelli cioè più appariscenti: molti altri però ne esistono, ugualmente radiali, che si possono distingue re solo coi forti ingrandimenti del microscopio dello Czapski. Sulla bianca orlatura tendinea, nel meridiano corrispon<iente tra le 10 e le 11 ore, esiste un piccolo accumulo fosiforme, disposto orizzontalmente, costituito da fini granuli di colorito giallo-·arancione.
2M
DEGE~ERAZIONE MARGl:,;'ALE DELLA CORNEA
La periferia inferiore della cornea è occupata. pur essa da una formazione che, mentre, a prima giunta, sembra nell'assieme analoga a quella superiore, ne diff'e. risce non poco nei particolari. E' conveniente premettere che s ul la congiuntiva bulbare del lato esterno, asse.i vicina al limbo, esiste una zona a forma di triangolo, pressochè isoscele, con ra.pice ri volto verso la commessura temporale delle palpebre e con la base parallela. al limbo. Siffat ta zona. ha colorito grigiastro tendente al giallognolo, è un po' rilevata s ulle superficie della v icina congiuutiva, ha confini abbastanza precisi e, tanto per la sua ubicazione che pel suo aspetto, ha una grande somiglianza. con una pinguecola. Il lato inferiore di questa è orlato da una striscia più chiara e rilevata, la quale si dirige verso il basso e l'interno, giunge sul limbo, si allarga. ivi per 1tbbr11.cciare una piccola rilevatez7.a o voidale, lunga circa. un millimetro, a superficie xerotica, situata sul meridiano delle ore 8; poi si restringe di nuovo e, assottigliata, si perde snlla zona inferiore di degenerazione marginale · della. cornea. Simmetricamente alla pinguecola, esiste, sull'angolo inte rno dell'occhio uno pseudopterigio. Questo possiede una forma pressochè triangolare, allungata: con la sua base g iunge quasi fino alla plica semilunare, di cu i non r imane che un rudimento, perchè cancellata d11.lla trazione su di essa esercitata dallo pterigio. Il quo.le è poco rilevato sulla congiuntiva circostante, possiede numerosi vasi sanguigni, decorrenti fra loro paralleli in senso trasversale e, passando a ponte sul limbo, senza aderirvi, si proLende per tre millimetri sulla cornea, s ulla quale t<'impianta. nel meridiano delle ore tre, con una testa in forma di ovale, il cui asse maggiore misura circa 3 mi Ili metri, di colorito biancastro, rilevata e marcatamente xerotica. Il luogo d'impianto della testa di questo pseudopterigion è circondato da tessuto corneale abbastanza t rasparente, il quale, però, centralmente, è lirnitato con nettezza dalla larga orlatura bianco-tendinea che sopra venne des,:ritta. La periferia inferiore della cornea, compresa tra l'inserzione del pseudopterigion e il lato inferiore della pinguecola, è pur essa in preda, come già bo detto, al processo di degenerazione, il quale occupa una zona falciforme, decorrente lungo il limbo, con la concavi tlt in alto. La porzione pit1 eccentrica di questa falce è rivestita. da un'esilissima tela grigio-rosea, spostabile; la porzione più centrale, invece, ha l'aspetto del tessuto corneale, è abbastanza, ma non del tutto trasparente ed è delimitato., verso il centro della cornea, da una. sottilissima striscio., elegantemente <'ndulata, di te~suto corneale, la quale. per maggior trasparenza e refrangenza, forma un netto limite tra la falce periferica e la porzione centrale della. cornea., dal lato ddla quale esiste, e le dà. maggior risalto, una tenue opacità lattescente, a. forma. di albugine, decorrente parallelamente ad essa in senso orizzontale. La zona falciforme inferiore, ora descritta, non è per nulla ectasica. fuorchè in una piccola area di forma. ellittica, situata eso.ttamente sul meridiano delle 6 ore, lunga 3 mill imetri, la quale protubera. sensibilmente all'innan?.i ed è del tutto ben tras parente. Invece il rimanente te rritorio della zona falciforme ora. detta, è leggermente affondato verso la camera anteriore e ciò specialme nte nel quadrante infero-interno. Sottilissimi vasi sanguigni giungono dal limbo inferiore e attraversano radialmente quest'area falcata di degenerazione marginale, senza però sconfinare oltre il suo limite centrale, a cui terminano nettamente.
DEGE.N ERAZION"E :MARGTNALE DELLA CORNEA
255
Dal lato temporale, nelle insenature inferiori che riRultano dalle ondulazioni di questo limite, trova.nsi alcuni accumuli di granuli minutissimi, di colorito giallo-arancione, analoghi a quello già descritto nella ectasia falciforme del margine superiore. Esiste ana spiccata ipoestesia su tutta la cornea trasparente ed una totale anestesia sulle due zone falca.te superiore ed inferiore. Una soluziona di fiuoresceina, instillata nell'occhio, non rivela alcuna. interruzione nella continuità dell'epitelio cornEale. La congiuntiva bulbare e la. sclerotica non presentano, oltre quelle descritte, altre anormalità, ove se ne tolga una marcata tortuosità. dei vasi ciliari anteriori. Coi più forti ingrandimenti del microscopio dello Cz11pski, peraltro, s i O!'Servano qua e là, nei sottili vasi del limbo e della congiuntiva vicina, delle dilatazioni fusiformi e qualche strozzamento. In qualcuno di essi, inoltre, è a rrestata la circolazione del contenuto sanguigno, di cui, invece, negli a ltri s i può osservare il moYimento. Non vi sono traccie d'infiammazione locale, non ser.rezione della congiuntiva. Del resto il paziente non accusa. sintomi subiettivi (dolori, lacrimazione, fotofobia, ecc.) . Normali risultano pure la congiuntiva. palpebrale, quel1a dei fornici, nonchè tutti gli annessi dell'ocr.hio. La camera anteriore appare assai profonda. L'iride, di colore grigio uniforme, nei t ratti in cui è visibile, non mostra anormalità. La. pupilla reagisce bene alla luce ed all'accomodazioue e si mostra di forma non perfettamente ci:;:colare. ma sembra (forse per l'<tlterazione di curvatura della cornea) un po' ellittica. in senso orizzontale. Il margine pupillare, come nel caso dell'Adamantiadis (7), mostra tre piccole incisure. Esso, sul meridiano delle ore 10'/ 1 , possiede, per un tratto di circa 3 mm., un eotropion dell'uvea. Non risulta che esistano sinechie posteriori. Il cristallino è in stato di sclerosi senile, ma. non mostra depositi sulla cristalloide anteriore, nè opacità. Vitreo del tu tto trasparente. All'esame oftalmoscopico nulla di anormale nelle membrane profonde. Non è possibile, a causa del forte astigmatismo irregolare, l'esame ad imagine diritta, nè, quindi, con ta.l mezzo, la misura, dello stato di refrazione dell'occhio. Tono normale: così la motilitil. di quest'occhio. Esso poss iede un visus rli appena •;,.0 R eyrnond, con emmetropia. apparente, ed è in grado di leggere il carattere minuto 1,25 de llo S11ellen da 12 a l6 centimetri, senza lenti. All'ottalmometro di Javal e Scbiotz (modello Pfi!lter e Streit, di Berna) le imagini delle mire risultano as.;ai deformi ed un po' sfumate. Si riesce tuttavia ad ottenere una misurazione approssimativa di questo astigmatismo irregolare, il quale dà 56 diottrie a 0° e 32 a 90o(*), ossia un astigmati~mo inverso di circa 24 diottrie. E' naturale perciò che col disco cberatoscopico del Placido, innestato sull'ottalmometro, si abbiano ad osservare imagini, non già circolari, ma ove.lari, spiccatissimamente allungatA in senso verticale e col polo minore in basso. Il campo visivo è concentricamente un po· ristretto pel bianco e pei colori. Pel forte astigmatismo irregolare non è possibile la schiascopia, ( •) Notazione interlll\zionale, adottata dnll'XI Congresso internazionale d'oftalmologia di Napoli, nel 1909.
256
DEGENERAZIONE KABGINALE DELLA CORNEA
Riescono del tutto negativi, dal punto di vista batteriosoopico, i preparati microscopici, per strisciamento, del materiale raccolto coll'ansa di platino salle zone marginali della cornea e nei fornici de11a congiuntiva. Negativo l'esame generale del paziente, con speciale riguardo al sistema circolatorio ed alle urine. Egli non presenta traccie di sifilide, di tubercolosi, nè di altre infezioni. All'infuori delrocchio, non mostra segni di arteriosclerosi. E' portatore di un piccolo gozzo cistico mediano, dolla grandezza di una noee, fatto mol to freq uente a riscontrarsi negli abitatori della valle d'Aosta eche non reca meraviglia a quei medici militari che hanno avuto occasione di visita:re gl'inscritti del consiglio di leva di quel circondario. Occorre aggiungere ch'egli presenta segni somatici e psichici che parlano per una leggera forma di cretinismo, quali, oltre il gozzo suddetto, un certo grado di macrocefalia, il volto un po' tumefat to, di colorito terreo, secco e rugoso, la sta.tura i nferiore alla media:, le mucose pallide e inspessite, l'intelligenza tarda e l'aspetto ebete e sorridente. L'infermo venne nell'occhio sinistro operato di doppia iridectomia, ai due lati della c icatrice ectatica, col metodo Raymond, e potè uscire il 10 ottobre, con un visus, da quel lato, di circa 1 / , 00•
*
** Le particolarità. del quadro clinico or ora illustrato, non lasciano alcun dubbio sulla diagnosi. Trattasi evidentemente di quella particola.re affezione del margine cornea.le, che venne variamente designata colle denominazioni di distrofia· ma.r~ina.le simmetrica, di sclerosi ed a.trofia. marginale, di assottigliamento periferico cronico, di formazione periferica di doccia e di ectasia, di cheratite a solco perifenca cronica., e che le ricerche a.na.tomo-patologicbe indicano come dovuta ad una. peculiare degenerazione marginale della cornea. Tornerebbe superfluo i l ripetere qui la letteratura e l'esame dei vari casi sin'ora conosciuti di questa singolare, e, a quanto risulta, ancora rara affezione della. cornea, poicbè il lettore può trovare qna.nto gli occorre nei lavori già. pubblicati sull'argomento (*) e, tra. gli altri, anche nella. memoria che il Vaudetti ed io pubblicammo n el marzo 1909 (2). Riporto dunque, in fondo al presente studio, solo la bibliografia. più ( ' ) i<'RANK; I naugura/, Dia8ertation, Marburg, 1806. fiBBIEN; A:rchivu à'opl.talm-0/ogie, 1900. - F ucBs; Orae/e'a Archiv fiir Ophthalmologie, 1901, 52 Bd. - LAUBBR 1 Klinische Motw/.1/bl~ tter fii r Augmheilktmde, 1905, 43, I. - SEErELDEB; I bùl.., 1906
44, I. -
U JCKER ;
Inaugurai DisBertati=, Freiburg i. Br., 1906. -
Scuaun:R; Kli-
nische M o-natsblae/ler /ur A11r,enheilkund.e, 1906, 4.4, II. - RUPPRECRT; Ibià., 1907, 4 5, III. l SC'KREYT; lbid., 1007, 45, III. SEEFELDER ; lbid., 1907, 45, III FRtlCUTE; lbid., 1907, 45, I V. S1!:1'1l'r.LDER; lbid., 1907, 45, IV. - AXENJ'lliLD; lbid., 1907, 45, IV. - W1SCBNJAKOW; /bid., 1908, 46, V. - FLEISCFIER; ]bid., 1.908, 46, vr, e: D-ie ophthalmologieche Xlinik, 1908, n. 10 e 11. - GlLBERT;lbi,J.., 1908, 46, VI. HANDld"ANN; lbid., 1908, 46, VI.
DEGENERAZIONE llARGINALE DELLA CORNEA
257
recente, comparsa dopo l'epoca. ora detta e, dei oasi cui essa si riferisce, mi limito qui ad un breve cenno. In una donna di 54 anni, tracomatosa, la quale per la durata di dieci anni, con intervalli diversi, s'era instillata atropina. negli occhi, il De Rschanitzin (1) ebbe ad osservare, d'ambo i lati, una forte ectasia della. porzione superiore della cornea, in corrispondenza della quale la camera anteriore era da tre a quattro volte più profonda che in basso. Coesisteva anche qui un astigmatismo, di 14 a 15 diottrie. L'abuso del midriatico aveva certo non poco contribuito allo sviluppo di siffatta alterazione, che però, in questo caso, come in quello dell'J schreyt (1907), coesisteva con un tracoma. Il caso del Lauber (3), riguardava un uomo di 64 anni, nel quale il processo di atrofia marginale aveva già arrecato un alto grado di chera.tectasia periferica e, perciò, un elevato astigmatismo. Il visus, ridotto ad appena 1/ , 0, migliorava, con l'idrodiascopio, fino a '/ •. La paziente che fu studiata. dalla signorina Molodenkowa (4), mostrava il quadrante superiore della ·cornea destra opaco, ectatico e percorso da sottili vasi. Quest'ectasia era delimitata, a mezzo di una bianca striscia, dalla restante cornea, che si mostrava trasparente. Coesisteva astigmatismo irregolare di 18 diottrie e l'acuità visiva era ridotta a con· tare le dita a 4 metri di distanza. Il Fisher (5) ha osservato una douua di 41 a.rrno uhe aveva sofferto d'infiammazione d'occhi una volta.sola 15 anni prima e che da quell'epoca aveva notato una progressiva diminuzione di vista. In ambo gli occhi, in alto, esisteva un'ectasia marginale a semiluna, limitata in basso da una fine linea grigia. Il visus a destra era di '/w Il Komoto (6), professore a Tokio, richiama l'attenzione sulla possibilità di gravi lesioni che un trauma, anche leggero, può arrecare ad una cornea già affetta da depressione periferica a doccia, il che ha la sua importanza. in medicina legale. Tratta.vasi di una donna di 60 anni, c1:te, all'occhio sinistro, presentava un ben marcato gerontoxon, il quale in alto si scostava dal limbo per quasi quattro millimetri, lasciando cosi una zona a falce, lucente e trasparente. Esisteva. una forte miopia ed nn elevato astigmatismo inverso. Il visus, dopo correzione, raggiungeva '[..- L'occhio destro, per una grave contusione, era sede di una rottura corneale, in alto, quasi parallela al limbo, ma l'autore non ha potuto trovare in esso segni siouri di esistenza di una depressione a. canaletto, nè di un gerontoxon. Ugualmente intereasante è il ca.so dell'Adamantiadis 17). In una donna di 38 anni il solo occhio destro presentava un'ectasia circoscritta. La cornea, nella. periferia supero-interna., mostrava una semi11 -
Gi.mwle da modicina militare. -
Fascicolo IV.
258
DEGEN.ICRAZIONE MARGINALE DF.LLA CORNEA
luna biancastra, a foggia di un piccolo e.reo senile, e.lta un mm. circa e per 7 od 8 mm. parallela al limbo, dal quale era separata. da una strisoia corneale trasparente. Era.vi astigmatismo regolare di 15 diottri~. Il visus era ridotto al conteggio delle dita ad un metro, ma si elevava ad '/ , con appropriata correzione. L'autore trattò questa. eotasia con applicazioni ripetute di termocauterio, alla mu.niera già usate. dal Terrien ed ottenne cosi un miglioramento del visns ad '/ •. A. questa curiosa affezione l'autore crede convenga meglio l'appellativo dato dal Fuchs, di sclerosi o atrofia cornea.le periferica, che si può manifestare, clinicamente, o con la formazione di una doccia o con la produzione di un'ectasia circoscritta, forme che raramente coesistono insieme sullo stesso oechio. Il caso del Seefelder (8) mostrava l'affezione ad ambo gli occhi, in un uomo di 76 anni . Sul destro la depressione a doccia. era poco profonda e quasi circolare. Invece sul sinistro, che dovette essere enucleato due mesi dopo un'operazione di cataratta, per ottalmia. simpatica., soltanto al margine corneale inferiore era visibile un canaletto, ma le manifestazioni della degenerazione marginale furono dimostra.te anche in alto, con l'esame anatomico, i cui dettagli riferirò in seguito .
*•* Il caso da me illustrato presenta alcune particolarità degne di interesse. Vedemmo il Komoto (6) richiamare l'attenzione sull'importanza. ohe l'affezione corneale in parola può avere in traumatologia ed in medicina legale. A pri01·i !!embra infatti logico il supporre che un occhio, già in precedenza affetto da atrofia marginale della cornea, sia questa e.Ilo stadio di depressione a doccia o a quello di ectasia, debba mostrarsi molto più facilmente vulnerabile, in altri termini debba, ad esempio, più agevolmente cedere e rompersi sotto un'azione vulnerante dirette. o indirette., per sè stessa non in grado di arrecare così gravi danni ad un occhio perfettamente sano e normale. Ognuno vede come ciò possa avere la sua importanza medico-legale, poichè il perito può tJ'Ovarsi in imbarazzo1 iu un dato caso, nello stabilire esattamente quanta colpa. all'azione vnlnerante e quant1:t. invece alla preesistente degenerazione margine.le della cornea, sia da attribuirsi, nella produzione di una rottura da meccanismo diretto o indiretto. G1à. il Seefelder (1007, Klin. Monatsbl. f. Auge11h., 45, III) aveva descritto un caso di depressione a canaletto al margine corneale superiore: nel territorio del quale, per un leggero colpo d'una mano, si era prodotta una ferita parallela al limbo.
DEGENERAZIONE MARGINALE DELLA CORNEA
259
L'ocohie destro della paziente del Komoto, a seguito dell'urto di un libro, presentava una lunga ferita al margine corneale superiore. L'autore osserva che fu buona ventura, per l'ammalata, l'essere la le· sione caduta sull'occhio destro relativamente sano, poichè è sicura· mente convinto che se identico trauma avesse colpito l'occhio sinistro, che mostrava le note cliniche d'una depressione a canaletto, la rottura avrebbe avuto per conseguenza danni molto maggiori. Egli peraltro non è riuscito a trovare su quest'occhio, così ferito, alcuna traccia di gerontoxon e riconosce essere incerto se la rvttura avesse relazione con una depressione a canaletto o con un'ectasia, di cui non fu in grado nè di ammettere, nè di escludere l'esistenza. Il caso da. me osservato ha dunque, sotto questo punto di vista, una grande importanza, poichè l'occhio sinistro, lo vedemmo, presentava, simmetrica.mente al destro, due zone di degenerazion~ marginale, l'una in alto e l'altra in basso, ed ivi il tessuto della cornea era evidente· mente assottigliato. Rotto il brusco aumento della pressione endocu· lare, arrecato dalla corna.te., si sarebbe quindi aspettato di vedere la rottura formarsi appunto in corrispondenza· di una di queste zone corneali di degenerazione, ove l'assottigliamento dell'organo sembrava costituire un locus min01·is resistentiae. Nulla invece di tutto ciò : la rottura avvenne, in questo caso, non sulla cornea, ma, come di solito, sulla sclera, al suo luogo d'elezione. Si ritiene, col Mueller, che le rotture della sclerotica in alto e all'interno, siano per lo più dovute alla presenza della puleggia del grande obliquo, la. quale forma, nell'angolo supero-interno dell'orbita, una. sporgenza ossea.. Quando il globo oculare viene spinto verso quest'an· golo da una. forza, la quale, come appunto suole avvenire per le cornate dei bovini, agisce sul lato infero-esterno, la sclerotica viene compressa. contro la puleggia., in corrispondenza del suo quadrante superiore-interno ed ivi perciò si forma, o ha principio, la rottura di essa. Poichè è na~urale il pensare che, in tali condizioni, il guscio ocnla.re, prima di rompersi, venga a subire, ovunque, su tutta la sua superficie interna., un aumento di pressione, non riesce agevole il comprendere perchè, un occhio, affetto da zone di degenerazione marginale della. cornea, non debba rompersi piuttosto in corrispondenzi\ di una di queste, anzichè sulla sclera. Infatti se in un occhio norma.le la. regione del canale dello Schlemm costituisce, sotto un violento accrescersi della pressione endoculare, un luogo di minore resistenza, perchè ivi gli strati interni, solidi, della sclerotica si continuano nelle fine lamelle del legamento pettinato e ne resta così infirmata in q nel punto la compagine della membr~na, con che si spiegano le rotture
260
DEGENERAZIONE MARGINALE DELLA CORNEA
della sclera, per lo più esordienti, dall'interno verso l'esterno, appunto in questa regione, non si comprende perchè una zona periferica. di degenerazione corneale, in un occhio che ne è affetto, non rappresenti un punto di predisposizione anche maggiore, di fronte a siffatto mec• canismo traumatico. Si può supporre, perciò, almeno nel ca.so presente, che i tessuti, i quali, in virtù del processo degenerativo margina.le, sostituirono quelli della cornea normale, avessero un coefficiente di resistenza maggiore di qnesti ultimi, per modo ohe l'organo, quantunque assottigliat-0 da.I processo degenerativo, possedesse ivi una compagine non meno robusta. di quella della cornea sana. · Ad ogni modo, dal punto di vista clinico, resta fissato che un occhio in preda all'affezione di cui ci occupiamo, quando subisce una. violenta. contusione, per la qua.le il suo contenuto viene bruscamente sottoposto ad un'elevata pressione, può scoppiare, non già in corrispondenza. della zona periferica ammalata., ma, ugualmente, come di solito, nel suo luogo di elezione sulla sclerotica. Debbo ancora far notar~ che, mentre sull'angolo interno dell'occhio destro del nostro paziente, trovasi uno di quei pseudopterigi che vennero più volte descritti in casi consimili, su quello esterno si assiste, molto probabilmente, ai primi stadi della formazione di un analogo processo. Infatti si può supporre con fondamento che la piccola eminenza ovalare, esistente sul meridiano delle 8 ore, non sia che la testa. di un pterigion, il cui corpo, tutt'ora rudimentale, è in stretta relazione con quella zona. triangolare, siedente sulla congiuntiva. bulbare al lato esterno, nella quale ci parve di ravvisa.re una pinguecola.. Ciò non farebbe del resto che appoggia.re una volta di più, se pur ve ne fosse bisogno, la. teoria. sostenuta dal Fuchs, dell'origine dello pteri• gion dalla riingueoola, teoria che invece il Seefelder (1907), per questi casi, ebbe a ritenere per lo meno non necessaria. Nel caso presente l'ecta.sia, che si trova. in alto, giace eccentricamente a quella bianca. orlatura d'aspetto tendineo che, dalla. maggioranza degli autori, è stata omologata. con un. gerontoxon, ma., anche dR.l lato del limbo, è delimitata da una larga striscia bianco-giallastra. che, con quello, possiede anche maggiore somiglianza.. Nei casi di cheratite a solco periferica cronica, descritti da.Ilo Schmidt-Rim pler, la lesione marginale siede invece centralmente alla bianca orlatura. suddetta, ciò che del resto, come fa osserva.re il Gilbert (1908), ncn costituisce un argomento per negare a quest'ultima forma clinica. la. stessa provenienza. etiologica della tipica depressione a. canaletto e, rispettivamente, dell'ectasia.
DEGENERAZIONE MARGINALE DELLA OORNEA
261
In questo pure, come in molti a.Itri casi, esisteva una qua.si perfetta. simmetria bila.tera.le del processo, È appena. necessario che io richiami l'attenzione del lettore sulla coesistenza, sullo stesso occhio, di un'ectasia. in alto e d'una depressione a. canaletto in basso, e, specie, verso l'interno. Fatti simili furono già osservati nella casuistica di questa affezione. Lo stesso posso ripetere per l'astigmatismo irregolare inverso, il quale, peraltro, misurava un grado molto elevato, quale non mi sembra d'aver ma.i letto, in ca.si di degenerazione margina.le della. cornea. L'Eversbusch (vedi Gilbert, 1908), crede che, secondo la. sua aspe· rienza., questo processo degenerativo si manifesti volentieri nella sclerosi dei vasi del limbo, che si la.scia. riconoscere per una tonalità giallastra. dei vasi terminali e per una marcata tortuosità di esRi. Anche in questo ca.so erano presenti a.Iterazioni dei va.si del limbo e della congiuntiva. prossimiore, alterazioni che possono ascriversi all'arteriosclerosi, benchè di questa non si avess~ro traccie altrove nell'organismo. Il che, com'è noto, non ha importanza. negativa, perchè l'arteriosclerosi può esistere, latente, in territori vascolari del corpo non accessibili in vita alle nostre indagini, oppure essere presente soltanto nell'organo visivo.
L'anatomia patologica di questa speciale affezione, si è trovata. a lottare con una gra.nde difficoltà: quella dell'estremn scarsezza. di ma.teriale. Per una semplice degenerazione marginale della cornea, non può venire in mente ad alcuno di procedere all'enucleazione. E poichè, d'altro lato, questa malattia è stata, fin'ora almeno, osservata abba· stanza raramente, può dirsi del tutto eccezionale l'occasione di avere sul microtomo nn occhio che ne sia affetto. Tuttavia, sopra un tota.le di quasi sessanta casi clinici fin'ora conosciuti, abbiamo già. quattro studi ana.tomo-patologici, dovuti al Fuchs (1901), al Rupprecht (1907) e al Seefelder (1907 e 1910); e poichè dei tre primi è stata fatta parola nel nostro gia. citato lavoro (2), così desidero qui limitarmi a riferire, brevemente, soltanto l'ultimo di esso, dovuto al Seefelder (8). Egli, fissando il bulbo enucleato, prima in soluzione modificata dello Zenker e poi, come già aveva fatto la prima volta, nel liquido dell'Hermann, potè mettere in chiaro, nei tessuti, la presenza di adipe, la quale non potè essere dimostrata dai precedenti osservatori, per avere questi usato procedimenti di fissazione e di disidratazione capa.ci di sciogliere e di asportare il grasso.
262
OEGENERAZlO~E MARG1NALE DELLA CORNEA
Egli trovò adunqu'e che, in corrispondenza. delia periferia cornea.le inferiore, la. congiuntiva. si estendeva siffattamente sulla. cornea da. occu• pare quasi tutta la superficie della depressione a. doccia. Il limite tra l'epitelio corneale e quello congiuntiva.le, trovava.si all'incirca sul margine centra.le di quella ed era notevole il fatto ohe la periferia. di una specie di cono epiteliale, il q uale si estendeva da questo margine fin verso la metà della scanalatura, era occupata in parte da ceHule basali della cornea, in parte da quelle della congiuntiva, segno che ambo le sorta di epitelio aveva.no compartecipato alla formazione di esso. L a membrana del Bowman e gli strati piì1 superficiali della sostanza. fondamenta.le della cornea, già un po' prima. del principio del vero canaletto erano tramutati in nn tessuto fibrillare lasso e ricco di n uclei, tra le maglie del qua.le si trovavano va.si, in parte tagliati traversa.lmente, Ìn parte per lungo. L 'estremità periferica della. membrana del Bowman era sfilacciata a forma di pennello, ovvero, altrove, leggermente smussata. Quanto alle lamelle corneali, una parte di quelle confinanti con la. doccia. perdeva la sua. struttura normale e si risolveva iu un tessuto fì brillare lasso, ondulato, percorso da molti va.si. Peraltro una parte delle lamelle, nel luogo del trapasso al tessuto del canaletto, cessava del tutto improvvisamente ed ivi esse mostravano la loro estremità leggermente arrotondata e foggiata a clava e, sovra.tutto, si colora.vano molto più intensamente col rubino e diventavano più omogenee e più fortemente refrangenti la. luce, del téssuto normale della sostanza fondamentale della cornea. Al Seefelder non riuscì di trovare una. diretta relazione tra queste estremità delle lamelle ed il tessuto fibrillare della. doccia.; piuttosto egli ha. visto che quest'ultimo s'introduceva fra l'una e l'altra. di quelle, nelle fessure del tessuto, in direziont) verso il centro della cornea. Qua lche volta le lamelle corneali, giunte alla doccia, si sfioccavano solo per un breve tratto e poi riprendevano la loro struttura normale, per mutarsi finalmente di nuovo nel tessuto fibrillare della zona. in degenerazione. Il q uale ultimo trapassa.va in modo del tutto insensibile e assai poco marcato nel tessuto della congiuntiva., dell'episclera e delle. sclerotica. Erano del tutto assenti segni d'infiammazione a carico del tes: suto della doccia. Mediante l'azione osmica. del liquido dell'Hermann, l'autore potè dimostrare che in questo caso non esisteva. r eazione grassosa nelle lamelle corneali, centralmente alla doccia, e neppure nel tessuto lasso
DEOENERAZIONE )o{AROINALE DELLA OORNEA
263
di queata. Invece, abbondanti furono trovati i granuli adiposi dentro le lamelle corneali formanti il fondo della doccia, fino alla membrana del Descemet, mentre nel precedente · caso dell'autore (1907) essi si rinvennero anche sul margine centrale della. doccia stessa, il qua.le mostra.va nn'intensa. opacità a foggia di gerontoxon. È a notarsi che tali granuli risiEideva.no sempre entro alle lamelle e non già. negli interstizi del tessuto o nelle cellule corneali fi sse. Ana.logbe alterazi0ni istologiche si rin veni vano sul margine corneale su perior<i. Riepilogando, trattasi dunque essenzialmente d'una dissoluzioue del te11suto corneale, che viene rimpiazzato da altro fi brillare, ricco di nuclei e di vasi. Ma. poichè lo spessore di quest'ultimo è minore di quello della. porzione di tessuto corneale da esso sostituita., è natur11,IA che ne l territorio della cornea colpito dalla degenerazione, si abbia, in definitiva, uu assottiglia.mento. Quest'ultimo, clinicamente, in primo tempo, ai appalesa., per lo più, sotto forma di una depressione . a doccia. L'accumulo di granuli adiposi, entro alle lamelle della cornea, è, per l'autore, il primo degli anelli di una catena di manifestazioni degenerative, meutre l' ultimo di essi consisterebbe nel totale dis:;olvimento del tessuto corneale. Com'è noto, la presenza di adi pe in seno alle lamelle della cornea, forma, giusta le ricerche del Takayasu, del De Lieto Vollaro e del Fuss, il sintoma anatomico cardinale delParco senile. Ora.1 poichè tale reperto è sta.to pure rinvenuto in quei casi di depressione periferica. a doccia., fin'ora esaminati anatomicamente sotto questo punto di vista., e poichè, d'altro lato, clinicamente quest'affezione quasi sempre è compagna. a.d un'opacità. a forma di gerontoxon, sembra all'autore che nessun dubbio possa esistere circa. la. stretta. relazione e parentela che corre tra. i due processi ora. detti. Quanto alle provenienza. del grasso1 il Seefelder inclina a credere ch'esso molto verosimilmente sia dovuto ad una degenerazione adiposa. delle lamelle corneali, benchè ciò non possa venire dimostrato con solide basi, mentre invece il Fuss è d'avviso che il g rasso venga. ~tradotto nella. cornea dal di fuori, forse per mezzo della linfa., ricca. m componenti a.diposi. , Trattasi dunque d'un processo fondamentalmente diverso da quello d'~n'ulcera. corneale, tanto pel contegno clinico, che per quello anatomico; di un processo degenerativo a cui bene si confanno le denominazioni di atrofia marginale (Fuchs) o di degenerazione ma1·ginale della. cornea (Seefelder).
264
DKGENERAZ.!ONE JlARGIN.ALE DELLA CORNEA
Esso, almeno clinica.mente, appare anche differente da. quella che il Fuchs (1892), pel primo, descrisse sotto il nome di keratitis marginalù, pro(unda, forma nosologica. che venne illustrata., ancora recentemente, nei lavori dell'Isakowitz (*) e del Meyerhoff (**), Torino, 16 ottobre 1910.
AGGIUNTA.. Poco dopo la compilazione di questo lavoro, il VAN DuvsE (9), ha pubblicato un'interessante e tipica osservazione di questa malattia, in un uomo di 70 anni, ch'egli va studiando da 26 anni. Fra questo caso e quello da ·me qui descritto, esistono parecchie analogie, che il VAN DuYsE, a sua. volta, trova, del pari, tra il suo e uno di quelli preceden· temente descritti dal V AUDETTI e da me. L'illustre oftalmologo belga ritiene, col SEEFELDER, che, nella maggioranza dei casi, la lenta formazione del solco e dell'ectasia periferica,. rappresenti una malattia. ti pica, dovuta ad una degenerazione speciale della. sostanza. fondamenta.le della cornea. BIBLIOGRAFIA (•••).
Tu. DE RsCBANlTZIN. - Un cC1<10 di ectaaia comeak periferica, bilaterale (in lingua. russa). (Società ojt.a.lmologfoa di M oaca, seduta. del 26 febbraio 1908: e TVieatnik Ophthalmoloquii, t. X>. VI, 1909, n. 4, pag. 290). (2). S. VAUDETTl ed E . PASSERA. - Contributo clinico alla conoacema deU'aaaottigliamento cro1~ico periferico e dell' ectaaia marginale deUa CONi,ea. (Ophthal~logica, voi. I, 1909, pag. 97-12/i). (3). H. LAtJBER, - Ra.1u:latrophie der Komea und hochgradiger Kerat,ectaaia ptripherioo. (Wiener ophthalmologische Gesellscl1aft, Sitzung vom. 12. Mai 1909). (Bericht in: Klin. Monaldbl. /. A-uge11heilk., XLVII, 1909, VIII Bd., S. 210). (4). MOLODENKOWA. - Ectairia corneale periferica (in lingua russa.). (Socutà oftalmologica di Mosca, seduta del 27 sett. 1909). (Riaasunto in: Klin. Monatsbl. f. Au: ·.,-.. genheilk., XLVII, 1909, VIII Bd., S. 778). (5). FISBER. - B ei.deraeitige K eratektasia marginalia. (T!te ophth-almologiool Socidy o/ lhe United Kingdom, seduta del 21 ott. 1900). (Riassunto in: Klin. Monat4bl. f. Augenheilk., XLVIII, 1910, IX Bd., S. 368-369). (1).
('") J . ISAKOWITZ: Mitteilung oiniger soltener Hornhauterkrankungen (Keratitis mar• ginalis profonda und Kerstomycosis aspergìllinea) ; (in: Klinische Monatablaetter filr Augcnheilkunde, Boilngehoft zum XLVII Jshrgo.ng, 1900 (Festschrift zum 70. Gebur• stage von H. Schmidt- Rimpler), S. 95-104. ( • • ) M. llf EYE}UtOF: Keratitis mnrgino.lis profundu; in: Centralblatt jiir praktiache A ugenheilk1111de, XXXIll Jahrgang, 1900, S. 236,237. e•••) Soltanto dRI mnrzo 1009 fino ad oggi.
H. Sturtx A. G., Worzburg,
/
/
I
e
Q)
ro
'(.)
o
ro Q) Q)
"O
e
ro ro
'-
.O>
Q)
E e
o .N Q)
ro c.. Q)
e Q)
Ol
o
..
Q)
c..
ro (/) Cl)
ro
o...
L
..., ..::;
...
Cl.
.,,o
DEGENERAZIONE MARGU.ALE DELLA CORNEA
265
(6). J. KOMOTO. -
Zur Ka8Uiatik und DiQerentialdiagno8e der periphertn Rinnenbildung der Homhaut. (Klini8che Monatablaetter /iir Au.genheilkunde, XLVTI, 1909, VIII Bd., S. 44 7-450). (7). B. ADAIU,NTU.DIS. - Un ca8 d'ectasie circonscrite de la comée. (Archivea d'ophtalmologie, t. XXX, 1910, n. 1, pag. 46-51). (8). R. SED'ELDBlt. W eilitrer Beitrag zur pathologischen Anatomie der Randdtgeneranon der Homhaut. (KlinÙlehe Monatablaeller /ur Augenheilkunde, XLVIÙ, 1910, IX Bd., S. 321-328). (9). VAN DUYSE, - Dégénéruct~ marginale dea coméea (dyatrophie marginale aymétrique de TBRRIEN). (Archivee d'ophtalmologie, t. XXX, 1910, n. 11, novembre, pag. 657-666).
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA. Occhio destro dell'ammalato, visto di fronte, alla. lente binocula.re di ZERENDEBWESTlEN", con un ingrandimento di circa sei diametri.
La periferia della cornea. presenta., in a.lto, una zona falciforme, pronuncia.te.mente ectaaica; in basso, invece, una zona., del pari falcata, ma di assottigliamento e di depressione a doccia. Dal lato naaall' è presente un pseudopterigio, da quello temporale una formazione analoga ad una pinguecola.
266
SULLA UTlLlTA' DEI MINIMI ANTROPOMETRICI NELLA SOELT A DEL SOLDATO (1)
Per il dott. Ridolfo Llvl, tenente colonnello medico L ibero docenle n ella R. Università di Roma
Il servizio di perito presso i consigli di leva è, per il medico militare, una funzione ambita ed onorifina., ma colma. di pericoli e di responsabilità; è una rosa odorosa., ma. sopra.ccarica di spine; un fico d'India c he fa pagar cara l'imprudenza a chi lo gusta senza averne, con le dovute pr ecauzioni, tolta. la scorza. Chi di noi, almeno fin tanto che l'entusiasmo giovanile non fu sepolto sotto il cumulo degli anni o sotto i disinganni della carriera., non si è dato ogni anno una buona fregatina di mani, all'annunzio della sua destinazione a un consiglio di leva ? Lasciare per un mese o due la vita. monotona della guarnigione o dello speda.le, fare un ,iaggio in paesi nuovi, per lo più pittoreschi; poi lu soddisfazione dell'amor proprio per essere stato incaricato di un servizio importante; di farlo da solo senza l'immediato controllo dlei superiori; la possibilità di fare per conto proprio osservazioni scientifiche sulla gioventù che deve passarci fra mano, sono t ante circostanze che riempiono d'entusiasmo il giovine medico militare. Ma, di fronte ad esse, quanti pericoli ! La. responsabilità grave, le difficoltà del diagnosticare seduta stante, l'imbarazzo in cui ci si trova di fronte ai casi ambigui, a individui cioè pei quali non si sa. se far pendere la bilancia dalla parte della. idoneità o della inabilità; ( 1) Nel 1009 fui gentilmente invitate, dal comitato della sezione di medicina militare del Congresso medico internazione di Budapest a fn1·e una comunicazione per aprire la discussione su quttl<.-he argomento d i interesse medico m ilitare. Risposi che avrei t rattato il presente tema, il quale fu anche messo all'ordine del giorno, ma inutilmente, perchè non intervenni altrimenti a q ue l congresso. P iù tard i, In redazione del giornale Der Mili tiirarzt di Vienna mi faceva cortese preghiera di mandarle la mia comunicazione, proponendosi essa di pubblicare tutti i lavori presentati alla aezionti. Indugiai 11 mandarla perchè varamento non l'avevo ancora scritta. Tradotta in tedesco, essa fu pubblicatr:L nel n. 1 dol corrente anno di quel giornale, e qui la pubblico om. Questa breve storia ho voluto narrare per dar rag ione della forma di questo scritto, e per giusti6carmi un poco presso i le ttori italiani se vi troveranno cose già. a loro ben note.
SULLA UTILITÀ DEI MINIMI ANTROPÒllRTRICX, EOO.
267
e poi la. calunnia, sempre pronta. a. colpirvi nella parte più delicata., nell'onore! Basterà che abbiate stretta la. mano, in una semplice e gelata presentazione, a qualcuno dei notabili del paese perchè i maligni si a.ffretti1io a. propalare la notizia che voi avete convenuto con lui il prezzo della dichiarazione d'inabilità di un suo figlio o di un suo nipote. Vi sono anche, nei paesi più... evolu,ti, degli onesti specialisti inter· medìari, che il medico militare non ba. mai visti nè conosciuti, ma che sanno benissimo quali sono tra i coscritti quelli che hanno difetti ohe necessariamente li esimeranno dal servizio. Danno a int endere alle famiglie che il difetto non è tanto grave, ohe vi può essere dubbio sulla. riforma, che perciò sarebbe bene, con un po' di denaro, assicurarsi il favore del medico militare. Vantano amicizia con lui, si fanno vedere in pubblico trattarlo con intimità ... poi, quando il giovane è stato, naturalmente e regolarmente, riformato, il compare riscuote lji, mancia. convenuta per sè e quella per il medico militare, la quale passa tutta nelle sue tasche. E così voi vi siete acquistata jn quel paese la. fama di uomo venduto e vendibile, senza avere il menomo sospetto di ciò che è stato tramato ai danni del vostro onore! A questi pericoli d'insidia criminose, i quali, è doveroso riconoscerlo, vanno sempre diminuendo col progredire della civiltà. o, più vera.mente, col diminuire dell'avversione contro il servizio militare, se ne aggiungono altri, meno terribili, ma che forse impressionano di più il medico militare. Sono quelli del controllo a cui sarà. sottoposto il sno operato a leva ultimata. Se sarà.rigoroso nel pretendere per il servizio individui robusti, potrà. incorrere nel sospetto di troppa compiacenza verso gl'interessi delle famiglie; se la.rgheggierà. in senso opposto, ha lo spettro dei rimproveri e delle osservazioni che gli faranno i colleghi dei reggimenti e i direttori degli ospedali quando troveranno ohe ha. fatto incorporare degli elementi scadenti. Ora. questa svariata. congerie di pericoli che sovrasta.no al medico perito, non è a mio credere una delle ultime cause della tendenza che vi è tra i medici militari e nella legislaziorie del reclutamento nei vari eserciti, a mettere, per quanto è possibile, al coped.o la. responsabilità çlel perito, la.sciando al metro, od alla bilancia, la cura di decidere della indoneità del coscritto. La. robustezza dell'uomo, la sua resistenza alle fatiche, alle influenze morbose sono il prodotto di un tal complesso di condizioni anatomiche, congenite od acquisite, e di svariate attitudini fisiologiche più o meno occulte, che non è possibile di trovare, per il loro esatto apprezza.mento, un'unicà. formula, un unico termine di confronto; ma bisogna invece tener conto di più e di versi sogni, il cui valore può talora essere disore-
268
SULLA UTIL1TA.. DEI llINn.tI ANTROPOMETJUOI1 EOO,
pante, nel senso che un individuo, che secondo un dato segno dovrebbe essere classificato come robusto, può, secondo un altro, risulta.re meno robusto. Cosi, per esempio, sarebbe erroneo basarsi, per la. determinazione della robustezza., soltanto sulla misura dello sforzo muscolare massimo di cui un individuo può essere capace. La robustezza dovrebbe essere piuttosto determinata dalla quantità di lavoro muscolare che l'individuo può fa.re in un dato periodo di tempo senza alterazione del suo stato normale di nutrizione. Ma, poichè non sarebbe praticamente attuabile questa determinazione per la sceJta dei coscritti, perchè darebbe luogo a troppe incertezze e contestazioni, così i criteri su cui deve basarsi il perito per la scelta del soldato, a parte la constatazione dell'esistenza di malattie locali o genera.li contemplate dall'elenco delle infermità, sono: 1 ° i caratteri d'insieme. e per così dire, descrittivi, non vincolati da alcuna miRura, quali sono lo sviluppo apparente delle masse muscolari, l'armonia delle forme, l'agilità dei movimenti, il colorito della. cute, ecc., ecc. 2° i caratteri antropometrici. Questi, nella legislazione militare dei vari stati, Hono più o meno tassati vi; vale a dire in taluni CH.Si costituiscono una condizione « sine qua non > per l'ammissione; in altri è invecie ammessa una certa latitudine di oscillazione, in modo che il risultato della misurazione abbia a servire al perito soltanto come una norma. per l'apprezza.mento generale. Ma il carattere che serve di base per la determinazione della. idoneità militare è la sta.tura . Fino da quando esistono eserciti regolari, e per ciò fino dall'antichità più remota, si ricorse per prima. cosa. al criterio della statura per la scelta del soldato. Ma soltanto nella organizzazione militare, così perf<,tta, degli antichi romani, si trovano tracce di prescrizioni medico-lega.li circa la statura. Apprendiamo in· fatti da Vegezio che i giovani coscritti romani era.no, precisa.mente come si usa negli eserciti moderni, misurati prima della loro a.coet,. tazione, e che, ai tempi della repubblica., si era molto più esigenti, in fatto di statura, che non all'epoca in oui visse Vegezio (1v secolo dopo G. C.), cosicchè per la cavalleria leggiera e per i fanti delle prime coorti delle legioni si esigeva.no uomini della statura di 6 piedi, o almeno di 5 piedi e 10 pollici, cioè rispettiva.mente di m. 1,778 e 1,728. In tutti gli eserciti moderni è ora richiesto, per la idoneità milita.re, un minimo di statura, il quale è generalmente di 8 a 10 centi-
SULLA UTILITÀ DEI MINIMI ANTROPOMETRICI, ECC.
269
metri inferiore alla sta.tura. medi!\ generale della popolazione maschile adulta del paese. In Italia questa differenza è di cm. 7 1y2, essendo· la. statura. media dei coscritti (compresi quelli al cli sotto del minimo)· di cent. 162 lt2, e il limite di statura m. 1,55. Soltanto in Francia, dal 1901 in poi, non è più prescritto nlcun limite di statura. Il provvedimento adottato dalla. Francia non è stato imitato da.gli altri stati; e, crediamo, con molta. ragione. Al di sotto di un cerlo limite di statura, infatti, le gambe sono troppo corte per eseguire le lunghe mareie, la massa muscolare troppo esigua per sopportare il carico dell'equipaggiamento, dell'arma.mento e del vestiario. Dall'altra. parte bisogna considerare che, volendosi assegnare un punto al di sopra del quale il coscritto possa essere dichiarato idoneo, e al disotto del quale debba essere rigettato, si corre sempre il rischio, anzi è inevitabile, che qualcuno, che, nel complesso delle sue qualità, sarebbe veramente idoneo, debba invece essere rifiutato, e venga accettato qualcuno, che meriterebbe in vece la esenzione. Così, a. qualunque punto si fissi il minimo della statura., vi· sarà sempre, tra quelli che stanno appena al di sotto del minimo, e che soltanto perciò vengono rifiutati, una certa quantità d'individui, i qua.li sarebbero eccellenti soldati, o, per lo meno, potrebbero stare alla pari dei loro compagni a.venti appena pochi millimetri di statura di più. Ora, quanto più alto sarà il limite minimo di statura, tanto maggiore sarà il ,fanno della nazione, la quale perderà per la sua difesa. un numero maggiori d'individui, bassi sì ma. validi. Delle prove assai positive ci dimostra.no intanto che una sta.tura. relativamente molto bassa non nuoce nè all'attitudine militare, dal punto di vista tattico, nè alla salute dell'esercito. Nella grande inchiesta statistica, ordinata dal Ministero della Guerra italiano, i cui risultati sono riassunti nell'opera Antropometria militare, fu Rtudiato il rapporto fra la statura degl'individui osservati e l'esjto da essi avuto nella vita militare. Limitando l'esame a.i 256,166 individui che vennero alle armi all'età ordinaria della coscrizione, cioè tra i 20 ed i 21 anni1 si hanno le seguenti cifre proporzionali per gruppi di stature: pr11porzione per~ntnale stature
inf. a 1,60 da 1,10 a 1,64 . da 1165 a 1,69 . di 1,70 e più .
d~i
mal ammalati
degli ammalati e dei mori
49,6 47,4 44,8 44,4
50,4 52,6 55,2 54,6
270
SULLA UTILITÀ DEI MINIMI ANTROPOMETRICI, ECC,
Gl'individui di più bassa st atura sono dunque quelli che resistono meglio alle varie influenze della vita militare, perchè danno il minor numero di ammalati e di morti. Calcolando la stat ura media degli individ ui osservati, si ottengono risultati affatto analoghi: Statura madia dai mai ammalati • 164,6 id. degli ammalati 164,7 id. dei morti 164,9 Si potrebbe forse obiettare che nella popolazioni italiane vi è, come è ben noto, una grande varietà di stature, di\ 4.uella molto alta dei Veneti e dei Toscani, a quella bassissima dei Sardi e dei Calabresi, e che la minore statura. dei soldati che non furono ma.i ammalati possa appunto dipendere dall'essere i Calabresi più robusti e resistenti per il complesso delle loro qualità. Ma è appunto il contrario che si verifica. I Oalabresi ed i Sardi figurano in tutte le statistiche militari come i meno resistenti ; ed anche nell'inchiesta della. Antropometria militare i soldati calabrcs: ebbero il 316 per 1000 di mai ammalati, i Sardi il 326 per 1000, mentre, per esempio, i Piemontesi ebbero il 524, i Lombardi il 534 ecc. Il fatto poi della minore statura dei mai ammalati ,e della maggiore statura dei morti si verifica. come legge anche se si prendono in esame le singole regioni, anzi che il totale del Regno, con che si dimostra che in ogni popolazione, sono i soldati più piccoli quelli che meglio resistono. Ne consegue che un abbassamento dell'attuale limite minimo di statura non pot1·ebbe portare nessun danno a lla difesa del paese. E questo vale specialmente per l'Italia., la. ·quale, sebbene la sua popolazione sia di statura., in media, piuttosto bassa, ha, per l'esercito, il limite di statura più alto. Ma se questi risultati dimostrano in modo indubbio che nell'esercito gli nomini di più piccola stature. sono i meglio resistenti, dovremo noi perciò creJere che qnesta maggior resistenza dipenda. da una vera e propria leggd fisiologica generale ed invariabile, per la qua.le, sconvolgendo la credenza comune, si debba ammettere che, quanto l'uomo è più piccolo, tanto più sia forte e resistente alle lotte della vita? Nulla sart.'ùbe di più erroneo. La spie,gazione sta tutta invece in questo: che tra gl'individui di pit'.1 bassa statura sono più numerosi gli appartenenti alle classi lavoratrici e povere. Queste classi danno, è vero, se prese < in toto ~, prima di essere selezionate dalle accurate visite, che RÌ fanno alla leva ed ai reggimenti, la più forte proporzione d'individui difettosi, e perciò di ri formati; ma una volta selezionate, e selezionate con gli stessi criteri delle altre classi, danno degl'individui che sono superiori agli altri per resistenza. Giacchè, sebbene molti di
SULLA UTILITÀ DEI MINI.MI ANTROPOYETRICI1 ECO.
271
essi debbano la. loro ba.ssa sta.tura a influenze sfavorevoli, a fatiche precod, ad alimentazione insufficiente, cosicchè il loro sviluppo in sta.tura. ed in peso ne fu ritardato, ciò non ostante, o forse anzi appunto per que,ito, cioè per avere subita una specie di prova del fooco attraverso a. tante influenze sfavorevoli, hanno guadagnato contro di esse una maggior resistenza. degli a.Itri. Aggiunga.si poi che una gran parte di essi trova, nella vita militare, un ambiente, sotto molti aspetti, specialmente sotto quello dell1a.limentazione, molto più favorevole di quello che hanno lasciato. *
** E veniamo al secondo dato antropor!!etrico, che, presso tutti gli eserciti, viene dopo la statura per la determinazione della idoneità fisica., il perimetro toracico. Sarebbe inutile il parlare qui delle difficoltà di questa misura, cosi semplice in apparenza, della sua incertezza, delle variazioni che presenta in uno stesso individuo misurato da diverse persone, od anche da uno stesso misuratore in successive osservazioni. Anche la legislazione del reclutamento ha risentito evidentemente di queste incertezze tanto è vero che in Italia, dalla costituzione dell'esercito nazionale, nel 1861, fino ad oggi, si sono avute ben sette diverse prescrizioni per il perimetro toracico minimo da pretendersi per la idoneità e precisamente: 1° fino al 1° ottobre 1881 si ebbe un limite minimo unico per tutte le stature di 0,80; 2° dal 10 ottobre 1881 a.l 6-0ttobre 1882 un limite minimo di 0 180 per le stature di 1,60 e meno; per tutte le altre stature il perimetro toracico doveva essere uguale alla metà dalia statura; 3° dal 5 ottobre 1882 al 13 maggio 1888 il perimetro toracico minimo di 0,80 fu adottato anche per le stature che non raggiungeva.no 1,62. Da queste stature in su a ogni due centimetri di sta.tura doveva corrispondere mezzo centimetro di perimetro toracico; 4° dal 13 maggio 1888 al 21 marzo 1880 le prescrizioni riguu.rdanti il torace si fecero ancora meno rigide. Il perimetro minimo di 0,80 bastava per tutte le stature di 1,6:3 è meno. Per quelle da 1,G3 a 1,72 fu fissato un minimo di 0,82; per quelle da 1,72 a 1,84 un mi· nimo di 0,84, per quelle da 1,84 in su un minimo di ù,86. Ma il minimo di 0,80 era il solo tassativo; per gli altri era ammessa la t olleranze. di un centimetro in meno quando concorressero altri caratteri di sufficiente robustezza.
27~
SULLA UTILITÀ. DEI MINIMI ANTROPOMETRI0I1 EOC,
5° dal 21 marzo 1889 fino al 4 maggio 1896 si ritornò al regime di cui al numero 1 1 cioè di un minimo di 0,80 per tutte le stature. 6° d al 4 maggio 1896 al 6 maggio 1900 si adottò nuovamente una scala propon~ionale, con un minimo di 0,8J per tutte le stature inferiori a 1,65, e coll'aggiunta di un centimetro di perimetro toracico per ogni 5 centimetri di statura, fino a raggiungere il perimetro di 0,84, da valere per 'lualunque statura al di sopra di m. 1,80. 7° finalmente, dal 6 maggio 1909 in poi, si è tornati ancora une. volta. all'antico sistema indicato al numero 1. Questa variabilità nelle disposizioni legali .dimostra., di per sè stessa, quanto sia. delicato il problema della esatta delimitazione metrica della attitudine militare. Certo, se si potesse misurare in gradi matematicamente determinabili l'attitudine al servizio, quale risulta dal complesso di tutte le qualità bsiche metricamente valutabili, e se si facesse la classificazione di un intero contingente di soldati grado per grado, in serie decrescente di attitudine, e si potesse poi, con pari esattezza, calcolare, per ciascun grado, la resistenza effettiva alle influenze della vita militare, la morbosità, la mortalità ecc., si troverebbe, molto probabilmente, che la mortalità e la morbosità aumenterebbero regolarmente dai gradi più alti di attitudine a quelli più bassi. Ma il difficile sta precisamente nello scegliere il punto di delimitazione, nella serie dei vari gradi di attitudine1 al di sopra del quale il coscritto possa. essere dichiarato idoneo, al di sotto del quale debba essere rifiutato. Quanto maggiore sarè. la. esigenza d ella robu,,tezza1 di tanto aumenterà la difficoltà di com· pletare il contingente; e q uindi la magg ior prestazione personale che verrebbe a dare ciascun individuo è controbilanciata dalla. deficienza numerica del contingente. Ciò che si guadagna in qualità si perde in quantità. E se questa difficoltà sussiste nella. ipotesi in·ealizza.bile che abbiamo ora. fatta., cioè di una matematica determinazione del grado di attitudine per mezzo di misure, :figuriamoci quanto essa diventa maggiore per la incer tezza e per la variabilità della misura del torace. La prescrizione di una determinata. misura di perimetro toracico ha certamente il vantaggio di dispensare il perito da ogni preoccupazione. Ma la. sua azione è, per così dire, tutta meccanica. È come un vaglio, il qua.le trattiene soltanto g li oggp1.ti che raggiungono une. data dimensione, e lascia cadere gli altri insieme ai rifiuti ed alle immondezze. Tra quelli rimasti nel vaglio si possono ancora scegliere, con nuove selezioni 1 i migliori 1 ed eliminare gli scarti; ma tra. quelli
273
SULLA UTILITÀ DEI YINIM1 ANTROPO:METRICI1 ECC.
caduti dal vaglio solo perchè non avevano quella data dimensione, quanti ve ne sono che potrebbero, per lo meno, essere utilizzati qna.nto la media dei rimasti ? Una prova statistica che anche una severità esagerata nella prescrizione del perimetro toracico, cioè nel senso di pretendere uno sviluppo toracico relativa.mente molto ampio, non porta un vantaggio sensibile alla resistenza media. del soldato, mentre porta degl'inconvenienti sicuri, si è avuta nell'esercito italiano. La disposizione del 10 ottobre 1881 (vedi più innanzi al numero 2), colla quale si esigeva. un perimetro toracico eguale a. metà della statura, si dimostrò all'atto pratico troppo draconiana; ed ebbe per effetto la esclusione per inabilità di un troppo gran numero d'individui, che l'occhio esperto dei medici militari, ed il loro apprezzamento basato sul complesso delle qualità fisiche, avrebbe dichiara.ti senz'altro accettabili. Appunto per ciò, questa disposizione durò un anno soltanto, per far luogo ad altre, di minore esigenza. Ora i militari che furono oggetto della inchiesta statistica della Antropometria militare, e che appartenevano alle classi di leva. dal 1859 al 1863, furono recluta.ti con tre diverse norme legislative; e precisamente: quelli delle classi 1869 e 1860 con quella. indicata. al numero 1; la classe 1861 con quella indicata al numero 2; e le classi 1862 e 1863 con quella indicata al numero 3. Ora, se veramente la norma più restrittiva. (numero 2) avesse avuto per effetto di migliora.re in modo apprezzabile il grado di resistenza. del contingente, si sarebbe dovuto a.vere per la classe 1861, un minor numero di ammalati e di morti in confronto coi nati nel 1869-60 e nel 1862-63. Ecco invece il ri~ulta.to statistico:
CLASSI
I
Totalo generale delle osservazioni/
Proporzione per 100 dei mai ammalati
-
I
degli ammalati
I
dei riformati
I
dei m orti
1859-60
102.282
37,4
64,l
6,3
2,1
1861
52,465
42,7
50,0
5,1
2.1
1862 63
102,419
51,9
42,5
3,7
1,9
266,!06
44,2
48,7
5,0
2,1
TOTALE
I
Si ebbe, è vero, un migliora.mento dalla classe del 1869-1860 & quella del 1861; ma questo migliora.mento è stato ip.olto minore di quello ottenuto da.Ila classe 186,1 a quella 1862-1863, sebbene in questo l8 - Giornale di ~dicina milllare. -
Fascicolo IV.
274
SULLA UTILITÀ DEI MINIMI ANTROPOMETRICI, EOO.
gruppo le prescrizioni per il torace fossero diventate molto meno severe. Ne consegue che il miglioramento progressivo della. morbosità non fu punto l'espressione di miglioramenti avvenuti nel sistema di reclutamento, ma soltanto di quelli avvenuti nelle condizioni. igieniche e sanitarie dell'esercito. Un'altra. prova. ci è dato dallo studio dell'esito della. vita militare secondo il perimetro toracico, quale è esposto nella seguente tabella.: Proporzione per 100
GRUPPI DI PERIMETRO
I
I
dei mai ammaJati
deizli ammalati
Inferiore a cm. 85.
43,8
47,4
7,0
1,9
da cm. 8G a 89
44,4
48,9
4,5
2,2
di cm. 90 e pi ù
44,4
49.6
3,8
2,2
44,2
48.7
TORACICO
TOTALE
dei riformati
15,0 I
dei morti
2,1
È natura.le che gl' individui di torace più stretto diano la proporzione più forte di riforma.ti, perchè una. buona parte di questi riformati è costituita da coloro ohe, fino dalla. prima visita., furono trovati deficienti di torace. Ma la minima. proporzione di ammala.ti e la. minima proporzione dei morti sono da.te dagl' individui di minore sviluppo toracico. Lungi però da. noi l'intenzione di concludere che quanto più il torace è stretto tanto maggiore sia la resistenza del soldato. Ad ottenere il risultato statistico sopra. esposto concorre certamente il fatto che i toraci più stretti sono necessaria.mente più numerosi fra. le sta.ture più basse; e, per conseguenza, i risulta.ti di questa tabella. non sono che una derivazione di quelli della tabella precedente. Ma., in ogni modo, il fatto che i toraci medii (85-89) e quelli massimi (90 e più) da.uno la. stessa proporzione di ma.i ammalati e la stessa. proporzione di morti è molto significativo, e vale a mettere molto in dubbio la efficacia delle svariate modificazioni alle norme legislative, delle quali ho parlato più sopra. Questa scarsa efficacia. è dovuta, a mio parere, al fatto che il perito veramente pratico e coscienzioso si forma da sè un giudizio complessivo sufficientemente esatto sulla idoneità dell'individuo, e sostituisce l'azione del proprio criterio scientifico e pratico a quella puramente meccanica della tabella. Ond'è che sono, a mio avviso, da
SULLA UTILITÀ DEI MINIMI ANTROPOMETRICI, ECO.
276
condannarsi le troppo restrittive disposizioni riguardanti la. sta.tura. ed il perimetro toracico, siccome quelle che la.scia.no cadere da.I vaglio un troppo gran numero d'individui sufficientemente idonei, mentre, con limiti, tanto di statura quanto di perimetro toracico, un poco più bassi, si porta questa. perdita. a.l minimo, giacchè il perito eliminerà da sè, col suo criterio, quel di più di non valori, che è necessariamente contenuto nei gradi più bassi di statura. e di perimetro toracico.
*** Da. quanto precede è ovvia. la deduzione che la. perdita. lamentata aumenterebbe ancora. se alla. prescrizione legale di un minimo di statura e di torace si volesse anche aggiungere quella di un minimo di peso. Il peso è misura ancora. più soggetta a.d oscillazioni del perimetro toracico, poichè subisce l'influenza anche di sta.ti morbosi passeggeri, che per nulla ledono la validità dell'individuo; e per questo riescirebbe molto facile a.I coscritto, che volesse carpire la esenzione dal serv1z10, di ridurre considerevolmente il proprio peso, anche in tempo relativàmente breve. Ancora.; non tutto il peso del corpo è di buona lega. Esso si può anzi considerare teoricamente diviso in tre porzioni: una, che si può dire fissa., perchè non varia se non in proporzione diretta del variare di statura, ed è costituita dal peso delle ossa, dei visceri, della. cute e del sistema nervoso; una. seconda., che sta. pure in rapporto colla. sta.tura, ma il cui maggior sviluppo sta pure in ragione diretta. collo stato di salute, coll'esercizio ne.turale delle forze, e che è costituita dal sistema muscolare; finalmente una terza porzione, varia.bile in pochissima. parte a seconda della statura, e indipeudent,emeute dall'esercizio muscolare, è rappresentata da.I tessuto adiposo. La prima porzione si potrebbe chiamare inevitabile, la seconda necessa1·ia, la. terza i1mtile. La. seconda. è quella che ha la. massima. importanza come espressione della validità; m~nessuna bilancia. può dirci quanta sia la. sua quota.. Per queste considerazioni stimeremmo ancor pi.ù pregiudicevole, per il buon recluta.mento del soldato, l'ammettere come criterio legale una. combinazione del peso cogli altri due dati antropometrici, la sta.tura. ed il perimetro toracico. E ormai universalmente nota ai medici militari di tutte le nazioni l'ingegnosa. formula del medico milita.re francese Dott. Pignet, il quale esprime in una. sola cifra (index de robusticité) il complesso della mi• sur~zione della sta.tura., del perimetro toracico e del peso. L'indice i'i ottiene sottraendo dalla cifra. esprimente i centimetri della. stature. la.
276
SULLA UTILITÀ DEI MINIMI ANTROPOMETRICI, EOC.
somma. del numero indicante i chilogrammi di peso e di quello indicante i centimetri di perimetro toracico. In formula ma.tematica:
Ind.
= S - (T+P>
Siccome la differenza è, nella immensa maggioranza. dei casi, a favore della statura, ne consegue che l'indice ha un valore invertito, cioè quanto maggiore esso è tanto minore è la robustezza.. In casi poi di toraci, o di pesi, eccessiva.mente sviluppati in confronto colla. sta.tura, l'indice sorpassa lo zero e diventa. negativo. Le numerose osservazioni già fatte da diversi autori dimostrano concordemente che, effettiva.mente, gl'individui con indici più piccoli sono quelli che, sia pel complesso dei loro caratteri somatici esterni, sia per le loro attitudini, sono stati riconosciuti come p,ù robusti. E di ciò non era. invero da dubitare, neanche a priori, perchè i più robusti sono in generale gl'individui più pesanti ed a torace più sviluppato. Ma, se si tratta di assegnare un limite minimo per la idoneità militare, allo scopo di escludere definitivamente come inabili coloro che non lo raggiungono, noi crediamo che l'indice del Pignet non abbia. alcun vantaggio pratico. Esso infatti, trascurando il rapporto fra. perimetro toracico e peso, può bene spesso far passare per più robusto di un altro un individuo che realmente non sia tale. Abbiansi per esempio due uomini della stessa statura. Uno di essi sia. obeso ed a sistema muscolare poco sviluppato ed abbia una cassa toracica poco ampia, ma ricoperta da spesso pannicolo adiposo; l'altro sia asciutto, ma muscoloso, e il suo torace raggiunga la stessa. perimetria dell'altro, non già in grazia dell'adipe, ma della reale ampiezza della gabbia ossea e dello sviluppo muscolare. Abbiasi per esempio :
Statura . Peso , Perimet,ro toracico
nel primo individuo
nel secondo individuo
m. 1,65 kg. 81
m. 1,66 kg. 69 m. 0,90
m . 0,90
Col sistema Pignet, il primo individuo sarebbe molto più valido del secondo, perchè ha un indice di - 6, mentre l'altro lo ha di 6. Così dunque, mentre non si ha il mezzo di formare una vera. e giusta graduatoria sì degli idonei che dei non idonei per ordine di robustezza, si ha lo svantaggio di aumentare ancora la probabilità. di eliminare con questo procedimento meccanico, un certo numero d'individui, che effettivamente potrebbero essere idonei. Non si tratta, infatti, nella scelta. del soldato, 0.i formare, come era il caso antica.-
+
SULLA UTILITÀ DEI MINIMI ANTROPOMETBICI1 ECO.
277
mente, una eletta schiera degl'individui pìù robusti, più prestanti e più forti. Se si trattasse di questo, allora converrebbe davvero stabilire più alti e rigorosi che fosse possibile i limiti di statura, di peso e di perimetro toracico, e stabilire anche fra loro delle armoniche combinazioni. Ma si tratta invece e soltanto di eliminare i non validi. Bisogna che tutta la popolazione, e non soltanto alcuni privilegiati dalla natura per pregi fisici, concorra alla difesa della patria, e perciò bisogna che il minimo di validità che si richiede da cittadino sia piuttosto al di sotto che al di sopra della validità media della popolazione. FinalmenLe, contro una eccessiva esigenza fiscale di limiti minimi antropometrici sta un'altra considerazione; quella della differente co. stituzione fisica dei giovani coscritti a seconda. della differente loro professione o condizione sociale, e quella anche del differente modo con cui gl'individui appart~nenti a differenti condizioni sociali possono nell'esercito servire utilmente la patria. Sia in grazia di eredità, sia in grazia di selezione, sia in grazia di adattazione graduale per mezzo dell'esercizio, è naturale che le classi lavoratrici, quando in esse concorra anche la esistenza di buone condizioni igieniche di ambiente e di alimentazione precedenti allo arruolamento, presentino uno sviluppo corporeo molto più favorevole di quello che presentano le classi sociali superiori; nè varrà mai a portar queste a livello di quelle l'ir,.cremento che va prendendo in tutte le nazioni la vita sportiva. Le classi dirigenti, appunto perchè devono consumare la maggior parte della loro vita giovanile in occupazioni intellettuali, saranno inevitabilmente sempre inferiori alla media della popolazione, dal punto di vista del lavoro muscolare. Ma non per q nesto esse ser viranno la patria, nell'esercito, meno utilmente delle altre classi. Prima di tutto il militare di una cultura superiore è destinato sempre ad essero un graduato o un comandante, sott'ufficia.le od ufficia.le che sia, cioè a. dare più contributo di forza psichica ed intellettuale che non di t'c,rza muscolare. E poi non è già. detto ohe, anche tra. i soldati semplici, l'indice della migliore presta• zione debba essere unico per tutti. Anche nelle file dei semplici soldati, sieno essi fucilieri, cannonieri o cavalieri, è necessaria varietà e molteplicità. di attitudini. La tolleranza. delle lunghe marce, delle faticose ascensioni, dei trasporti di carichi ecc. sarà in talnni dovuta. principalmente alla loro forza bruta muscolare, in altri invece alla loro agilità. ginnastica, in altri infine alla loro resistenza. nervosa e psichica. In questi la import-anza di un minimo antropometrico, o di statura, o di peso e di perimetro toracico, sarà. molto minore che negli altri.
278
SULLA UTILITA. DEI llINIMI ANTROPOM:ETRICI1 BOO.
Ora, nella. impossibilità di stabilire norme separa.te e diverse per i letterati o gl'illetterati, per i contadini o per i cittadini, per gli agili o per i nerboruti, val meglio di ridurre al minimo possibile le prescrizioni antropometriche, lu.sciando all'esperienza ed al criterio del perito il giudicare, dal complesso dei caratteri esterni, se il giovane candidato sia o no veramente atto alla vita militare. La sola prescrizione che dovrebbe rimanere sarebbe, a parer mio, quella di un limite minimo di statura, resa conveniente, oltre che da ragioni mediche, da ragioni tattiche. Nessuna prescrizione dovrebbe fa.rsi per riguardo al peso. E per il perimetro toracico dovrebbe soltanto racoomandarsi che non fosse inferiore a 80 centimetri, lasciando però, nei casi d'individui che presentino spiccate attitudini fisiche o psichiche, la facoltà di accettare anche dei soggetti con uno o due centimetri in meno.
279
' DEI VAPORI ACQUEI SULLA STERILITA OHE SI SOLLEVANO NELL'ATMOSFERA Nota del dott. Claudio Sforza, generale medico
Mediante numerose inoppugnabili ricerche fu dimostrato che l'acqua evaporizzata da colture ricchissime di microrganismi è sterile. Parimenti fu dimostrato che l'acqua, la quale proviene daìla condensazione di vapori acquosi dell'aria non è mai priva di germi, perch è l'atmosfera ne contiene sempre una maggiore o minore quantità che per cause meccaniche, specialmente per l 'azione dei venti, si sollevano dalla. superficie della terra. e si diffondo~o in essa (Loeffier) (1). Dunque nelle immense quantità. di vapori acquei, che si sollevano incessantemente, in ispecial modo per l'azione del sole, dagli oceani, dai mari, dai laghi, dai fiumi, dalle paludi, dagli stagni e in generale da tutte le raccolte di acque di ogni specie, non si trovano germi. E ciò veramente è utilissimo, perchè altrimenti l'aria, sopre.ccarica di microrganismi delle acque, e più particolarmente delle paludi, potrebbe riuscire non del tutto innocua. nella respirazione dell'uomo ed anche degli animali. Approfittando della cortese ospitalità concessami dal direttore genera.le della sanità pubblica prof. R. Santoliquido nel laboratorio di microbiologia diretto dal prof. Gosio, ho voluto eseguire qualche ricerca in proposito. Ho dapprima esaminato numerosissime goccioline di acqua, che si formano alla tempera.tura. di .37° 5 O, sulla superficie interna. dei coperchi delle scatole di Petri, contenenti colture in agar e successi· va.mente in brodo norma.le di coltura semplice o diluito con acqua. sterile o siero fisiologico, di v del colera, b del tifo, b del carbonchio ematico, b del fieno, dei germi del muco nasale, faringeo e bronchiale, di colture di fieno e di erbe in brodo ed in acqua, e non ho riscontrato ma.i alcun microrganismo nei rispettivi preparati colorati su vetrini porta. oggetti. Dubitando che i va.pori acquei formatisi alla temperatura di 37°, 5 C, non avessero avuto forza sufficiente per sollevare i microrganismi a.b(1) Haw:lbuch der Hyuiene, herausgegeben von D.r Med. Tb. Weyl. Jene.. 1896, pag. 598.
Erster Band,
280
BOLLA STERILITÀ DEI V.A.PORI ACQOEI 1 EOO,
bondantissimi esistenti nelle rispettive colture liquide, ho posto queste entro capsule di porcellana., e le ho tenuto esposte all'azione di va.pori acquei che si sprigiona.vano da un recipiente a. bagno ma.ria.. La tempera.tura. nei liquidi di coltura. saliva. a 71-72° C e le goccioline era.no raccolte su vetrini porta-oggetti da.i vapori, che usciva.no dall'estremità di un imbuto di vetro capovolto, col qua.le ricuoprivo le capsule. Nei numerosissimi esami non ho trovato ma.i nei prepara.ti colora.ti su vetrini porta-oggetti germi di nessuna specie. E notisi che prolungavo la. raccolta. delle goccioline da.I principio alla fine dell'evaporazione delle colture, cioè fino a. quando il liquido era del tutto scomparso e non rimaneva nelle rispettive capsule, che materia.le solido. Per aumenta.re ancora la. forza dei vapori acquei, ohe si sollevavano dai liquidi di coltura versati nelle capsule, ho tenuto queste su reticelle metalliche esposte diretta.mente all'azione della fiamma di gas sino all'ebollizione e le rispettive goccioline di vapore condensato raccolte su vetrini porta-<;>ggetti col solito mezzo dell'imbuto di vetro capovolto non contenevano alcun batterio. In un grande ma.traccio di vetro ho meRcolato un litro di colture liquide di fieno e di erbe, vi ho aggiunto colture liquide di germi del muco nasale, faringeo e bronchiale, di v del colera., di b del tifo, di carbonchio ematico, colture di b di difterite e di tubercolosi ed ho distillato sino a siccità. Nel liquido distillato non ho trovato alcun microrganismo, mentre nel residuo ho riscontrato micrococchi e diplococchi, che ancora si colora.va.no bene coi comuni colori di anilina. L'acqua. distillata poi conteneva ammoniaca, nitriti, nitra.ti e sostanze organiche. Dunque anche queste semplici ricerche di laboratorio confermano il fatto, cioè che nei vapori che si sollevano dalle colture e a più forte ragione dalle acque naturali per l'azione del sole non si trova.no microrganismi.. Per co11seguenza anche i vapori acquei delle paludi non sono perièolosi per possibili infezioni di germi, ma certamente molesti pel contenuto dei prodotti chimici elaborati dai microrganismi in esse sviluppatisi, come egualmente molesti sono i vapori gra.ve-olenti, che si sollevano dalle latrine. Roma, 80 marzo 1911.
281
DELL'AZIONE DELLA CUTE PLANTARE IN RAPPORTO ALLA MEDICINA LEGALE MIL!TARE Per il capitano medico Luigi Ruganl, docente nella R. Università. di Torino
Il dott. Brunacci dell'Istituto di fisiologia della R. Università di Siena, nel recente Congresso internazionale di fisiologia tenuto in Vienna (27-30 settembre 1910) presentava una importante comunicazjone sull'azione della cute (palmare e plantare) su le ureidi. L'A., avendo osservato il caso di un indi viduo il quale dopo una poliartrite reumatica aveva un sudore molto più acre di prima, ha supposto che questo fatto potesse essere in dipendenza. di un particolare ricambio delle ureidi che avesse luogo nella pelle medesima. Tale ,mpposizione si basa.va tanto sulle conoscenze derivanti da?:li studi di Wurtsite, che, partito dall'acido ma.Ionico, ottenne la sintesi di molti acidi bi basici, quanto sul fatto che tutti questi acidi contengono due gruppi carbossilici attaccati al medesimo atomo di C, e che essi hanno inoltre in comune con l'acido malonico la proprietà di poter perdere una molecola. di Co2. Ora siccome le mono- e le di- ureidi si possono considerare come nuclei condensati dell'urea e degli acidi malonicomesossalico, e tartronico, così l'.A. ha. voluto ricerca.re se la cute potesse - in sostituzione del calore - promuovere l'eliminazione di una molecola. di anidride carbonica. in quelli acidi bibasici che eventualmente si venissero a. forma.Te. A tale scopo egli ha fatto agire a 39° gradi in stufa la. cute palma.re e plantare tanto dell'uomo quanto del cane triturate mi~utamente ed in soluzione di Ringer, per circa 48 ore, con acido barbiturico; acido malonico, più urea; urato sodico; allosana; a.llossantina; a.llantoina. In· ciascun recipiente era aggiunto uno strato di toluolo ed in recipienti a parte furono messi i controlli. Dato il numero con· siderevole dei prodotti ottenuti, non tutti ancora identificati, l'A. crede suo dovere limitarsi a riferire in massima generale i punti principali dei risultati. Egli ha. ottenuto una grande quantità. di ammine specialmente inferiori, e delle sostanze terziarie e quaternarie di carattere prevalentemente acido con forme cristalline ben definite, co-
282
1
DELL AZ101'1E DELLA OUTE PLANTARE, EOC.
stituzione chimica e punto di fusione costanti. Alcune fra. le sostanze sono parzialmente solubili in acqua. Tutte poi hanno perduto ogni proprietà delle sostanze originarie. Le sostanze azotate si alterano fa.. cilmeute all'aria cambiando anche di colore. Da questi primi risultati incompleti che l'A. ha voluto comunicare, per questo, nel modo più generale, risulta. che la cute è capace, ad una tempe1·at,wa fisiologica, di scindere i nuclei delle ttreidi, ed è capace di dare da questi nuclei così risultanti, delle ulteriori scompoKizioni 1iel. grtippo dell'urea (ammine) e delle sintesi nel gruppo acido formando prei•alentemente delle sostanze terziarie e quate1·r1arie di carattere acido. L' A. ha già. iniziato le ricerche sistematiche sulle singole ureidi anche per risolvere il quesito se in questo caso si tratti di azione di fermenti, oppure - come secondo ultime ricerche risulterebbe possibile - se l'azione catalizzatrice sia. spiegata. da. sostanze proteiche termostabili, forse presenti anche in altri tessuti. Queste le cousiderazioni del dott. Bruna.cci, che fu già pregiato collega. militare, la importanza delle qua.li a niuno sfugge. Noi vediamo come le presenti ricerche dell'A. tendano infatti a chia· rire la patogenesi del sudore fetido riferibile ad un alterato ricambio delle ureidi. Interessante quindi sarebbe stato, sotto il punto di vist& medico legale militare, tentare la. cura degli affetti da. tale disturbo servendosi delle sostanze solventi l'acido urico, allo scopo di vedere se avendosi modificazioni nell'elimiuazione di tale sudore si potesse portare una differente formulazione dell'art. 89 dell'elenco unico delle iufermità. Infatti sappia.mo che l'art. 89 dell'elenco citato è così concepito: « Constitnisce titolo di non idoneità al servizio milita.re il Sltdore fetido abitttale dei piedi, copioso, macerante ed accertato in uno o.~pedale militare>. Ora, se in ogni ospedale militare e magari anche presso i singoli corpi, dapprima si tentasse la cura del caso, dato l'esito favorevole delle ricerche, l 'art. 89 dell'elenco potrebbe essere modificato nel senso che il sudore fetido dei piedi sarebbe titolo di riforma, allorchè copioso, macerante ed accertato in uno ospedale mili tare, (lopo infruttuosa cttra. Ciò anche alla stregna di altre infermità contemplate dall9 stesso elenco. In tal modo non sarebbe improbabile, come appunto accade per altre forme morbose le quali costituiscono titolo di riforma dal servizio militare solamente quando non si modi· fica.no con un'adatta. cura, che il numero degli idonei aumentasse au· cora.. Sfogliando qualche relazione sulla leva, troviamo ad esempio che quella dei giovani nati nel 1884 ne contiene 44 riformati per l 'art. 8\:1 dell'elenco, vale a dire sul numero dei visitati (377,686) si ha la proporzione p. 100 di 0,02; quella del 1885 ne ha 109 su 406,602
DELL'AZIONE DELLA OUTE PLANTARE, ECO.
283
visitati (0,03 p. 100) e quella del 1887, numero 96 su 439,607 visitati (0,02 p. 100). A me pare, sebbene nel modo più breve, di aver abbastanza chiarito siffatto concetto senza entra.re in merito vero e proprio della patogenesi urica., non essendo questo il momento, nè il compito mio. Farò solo, e sempre in riguardo allo scopo nostro di medici militari, un'altra considerazione. Purtroppo spesso vediamo, in specie nei reggimenti delle armi a. piedi, alcuni individui che possiedono un sudore copioso e ma.cerante dei piedi, senza essere veramente fetido, per cui sia.mo indotti a fa.re le relative proposte di rassegna. per cambiamento di corpo, o ad assegnarli alla compagnia deposito. In tali ca.si ritengo che sia dovere del medico milita.re richiama.re RU di essi una speciale attenzione, sia perchè con le cure del caso si ' possa tentare di modifica.re l ' infermità, sia perchè tali militari essendo dotati di dia.tesi urica, per una diminuita. resistenza organica, con più facilità possono contrarre a.I tre ma.la.ttie, in ispecie qualcuna inerente ai disagi della vita. milita.re.
284
CASUISTICA CLINICA UN CASO DI ANCHILOSTOMIASI NELL'ESERCITO, pel dott. N. Bruni, tenente medico. Mi è sembrato non privo d'interesse comunicare un caso di anchilostomiasi, verificatosi in un soldato del 18° reggimento artiglieria, sebbene sia essa una ma· lattia ormai ben conosciuta, ben definita e meglio curabile, perché diverse questioni, specialmente di profilassi, sono ancora. sospese, in attesa di provvedimenti legislati vi, e sopratutto poi perché ogni caso che si verifica, a me pare possa servire a stabilire meglio la distribuzione geografica dell'anchilosloma in I talia, quantunque ormai quasi più nessuna provincia sia rimasta immune. In questo caso peraltro, essendomi rivolto all'Ufficiale sanitario del comune di Lanciano, patria del soldato ammalato, potei conoscere che tanto nel comune di Lanciano, come in quello vicino di Treglio, dove esistono fornaci, non vi è notizia che si siano verificati casi di tale malattia. Solo qualche emigrato tornato dall'America, pare ne sia stato affetto. Ed ho creduto altresi utile far conoscere la compar,..a di tale caso, perchè mi pare che nell'esercito pochissimi od anche nessuno ne siano ricordati, almeno per quanto ho potuto riscontrare nelle statistiche di morbilità degli ultimi anni. E non percbè possa. affatto intimorire il pericolo del diffondersi epidemico di tale malattia, giacché dovunque le condizioni delle caserme, e le abitudini che i nostri soldati acquistano, ed il genere di lavoro che essi eseguiscono, sono assolutamente sfavorevoli allo sviluppo e alla diffusione delle larve di anchilostoma. Al contrario che per la ciasse dei lavoratori della terra, pei quali la questione dell'anchilostomiasi s'impone, come già si é imposta quella della pellagra e della malaria, perché la diffusione dell'anchilostoma continua lentamente, ma dovunque. Direva il prof. Messedaglia in un articolo comparso nella Nuova Antologia del giugno scorso, che nulla o quasi nulla si é fatto ancora dal mondo Qfficiale contro l'anchilostoma., mentre la lotta è assai meno difficile che non per la pellagra. e la malaria, per le quali esistono ancorn parecchie incognite. Basta constatare i re· sultati ottenuti negli ultimi lavori del Sempione, dove nei 26,000 operai che si avvicendarono nei lavori delle gallerie del solo versante Sud, mercè le ottime difese igieniche ed anche le misure disciplinari contro i contravventori agli ordini impartiti severissimamente, la galleria del ~empione potè e&Sere mantenuta immune dal terribile flagello, mentre, purtroppo, nel traforo del Gottardo moltissimi furono gl' individui colpiti dall'anchilostoma.. E giusta.mente il dott. Volante, nella relazione sanitaria sui lavori del Sempione, fa notare cbe nella costruzione di questa galleria. non il tecnico solo ha ragione di rallegrarsi per la prodigiosa vit• toria, esempio ammirabile del genio e dell'ardimento umano, ma altresl l'igit,nista, al quale in gran parte si devono gli ottimi resulta.ti ottenuti, colla semplice e scrupolosa applicazione dei suoi dettami. Ed appunto il prof. Messedaglia, fra i provvedimenti profilattici indiretti, ritiene urgente che si renda obbligatoria la. denunzia. della anchilostomiasi, e non solo dei ca.si individuali, ma anche dei luoghi (miniere, fornaci, ecc.), dove po-
CASUISTIOA OLINICA
285
trebbe a nche imporsi la temporanea sospensione del lavoro. Come pure opportuna sorveglianza dovrebbe praticarsi sugli emigrati, i quali in gran numero tornano infetti dall'America. e trasportano una nuova varietà di uncina.ria, il Necator Àme· ricanus, scoperto dallo Stilee nel 1902, e già riscontrato in parecchie regioni d'Italia (ultimamente in provincia di Pavia e di Modena}. Nel caso u me occorso di esaminare, portai la mia attenzione anche a quest11, possibilità, che cioè si fosse potuto trattare della specie americane., tanto più che ero indotto in tal so!!petto dal fatto che l'ufficiale sanitario di Lanciano asseriva non essersi verificato in quel Comune e nei dintorni casi di anchilostomiasi altro che in qualche emigrato tornato dall'America. Però nei ripetuti esami da me praticati, tenendo presenti le caratteristiche differenziali fra la specie del Dubini e quella americana, ed! anche confortato da qualche autorevole giudizio, potei accertare senza dubbio trattarsi dell'anchilostoma duodenale Dubini. Ecco adesso in breve la storia clinica; T. C., soldato della classe 1889, del distretto militare di Chieti, comune di Tr.iglio, circondario di Lanciano. Non ricorda di aver sofferto alcuna malattia, È figlio d'ignoti, ed è stato allevato da una famiglia di coiitadini, la quale non ha figli propri, ma soltanto un'altra bambina, anch'essa figlia d'ignoti. Ei.;li pure è contadino, non ha mai lavorato nelle fornaci, che trovansi vicino al suo Comune, nè è stato i.n America.. Nel novembre dell'anno 1909 fu arruolato al corpo, e non fu mai in licenza nè prestò alcun servizio fuori di Aquila. . Verso la fine d'aprile del 1910 egli racconta d'aver comi nciato a sentirsi un po' debole;conservando però sempre buon appetito e senza avvertire alcun disturbo nè intestinale nè cardiaco, tanto che non ricorse mai alla visita medica. Verso la metà. di maggio, in una delle consuete visite sanitarie, osservando questo soldato, mi colpi il notevole pallore della cute; però, interrogatolo, egli mi assicurò di sentirsi bene. Domande.te informazioni anche al Comandante la batteria, questi mi confermò cha il detto soldato prestava sempre il suo servizio senza ac(·.usare alcun d istu rbo, soltanto egli pure ne aveva notato il pallore della cute e da qualche tempo anche un po' di sposs~tezza nel disimpegno del s110 servizio. Essendomi accertato che nessuna alterazione riscontravasi nei vari organi, e sopra,tutto avendo riscontrato perfettamente normale la milza, mi sorse il sospetto che potesse trattarsi d'una anemia da anchilostoma, e perciò feci ricoverare il detto soldato nella infermerie. presidiarie. d'Aquila. Il direttore, capitano Caccia, condivise pure il mio sospetto, che divenne certezza all'esame microscopico delle feci, le quali fecero riscontrare la presenza delle caratteristiche uova di anchilostoma. Accertate. la diagnosi, prima d'iniziare la cura, per consiglio del capitano Caccia e col suo controllo, procedei all'esame del sangue e riscontrai, col contaglobuli di Thoma-Zeiss, che il numero dei corpuscoli rossi era ridotto a 2,800,000, mentre i leucociti ascendevano a 14,600. Rapporto 1 : 198. Dal sangue ottenuto dal polpastrello del dito, feci dei preparati per strisciamento, colorandoli col triacido di Ebrlich, e non potei rilevare d'importante altro che un leggero aumento di polinucleati. Non furono riscontrati eosinofili. sebbene a ccuratamente ricerca.ti. Fu iniziata la cura con S grammi di timolo, benissimo tollerati, e quindi un purgante oleoso, ma noi si riscontrarono parassiti nelle feci, mentre continuava
286
OASOISTICA CLlNIOA
la presenza delle uova. Somministrato il felce maschio alla dose di 10 grammi di e!!tratto etereo, neppure furono riscontrati parassiti. Ripetuto il timolo a.Ila dose di 6 grammi, comparvero nelle feci in buon numero gli anchilostomi di a.mb6due i sessi, e ripetuta. tale somministrazione dopo qualche giorno, in dose minore, comparve ancora qualche parassita, però quasi esclusiva.mente di sesso maschile. In successivi esami microscopici delle feci, non fu più rilevata. la presenza delle caratteristiche uova.. Il detto solda to fu trattenuto per qualche tempo ancora. all'Infermeria presidia.rio. e gli fu praticata una cura ricostituente ferruginosa. Quindi fu inviato in licenza di convalescenze. di 2 mesi, dalla quale tornò in ottime condizioni, tanto che all'esame del sangue, praticato nuovamente, furono riscontrati 4,600,000 di globuli rossi. Le feci si manteneva no senza tracce di uova di anchilostoma. Attualmente egli gode ottima. salute e presta regolarmente il suo servizio. Voglio per ultimo accennare e far rilevare il fatto che questo soldato ha. prestato regolarmente servizio per 5 mesi senza accusare il minimo disturbo, sebbene l'anemia si andasse accentuando, giacchè è da ritenere indubbiamente che la malattia sia stata contratta. prima dell'arruolamento, non essendosi in Aquile. verificati casi d'anchilostomiasi, altro che in un ,emigrato tornato dall'America, e non certamente fra i soldati del 1S° artiglieria. In s econdo luogo mi serobra meritevole di considerazione l'altro fatto, che sebbene nel comune di Lanciano non sie. stata accertata l'esistenza. dell'anchilos toma, pure in quella regione la malattia esiste e deve avere una discreta diffusione, in quanto che il nos tro soldato non si mosse mai dal suo comune e si dedicò esclus ivamente ai lavori della terra. SU DI UN CASO DI REINFEZIONE SIFILITICA. medico Eugenio De Sarlo, libero docente.
Nota clinica del capita.no
Un tempo si riteneva generalmente che la sifilide, a simiglianze. di un certo numero di malattie infettive, conferisse costantemente l'immunità. assoluta. contro nuovi contagi dello stesso age nte specifico, tanto che i primi casi di reinfezione sifilitica furono considera.ti veri errori di diagnosi, ovvero delle lesioni terzinrie simulanti i fenomeni ini?:iali della lue. Ed a nche op;gidi qualche clinico ritiene ancora che un attacco di sifilide confe-risca l'itnmunità p e1· tutta la vita, mentre il F inger ed il Lands teiner avrebbero dimostrato con interessanti esperienze, praticate sull'uomo, che non vi lia immunità assoluta in nessuno dei suoi stadii. In generale dalla maggioranza dei s ifìlogra.fì è ammessa ormai la possibilità. di contrarre una. seconda infezione luetica; però. come rileva giustamente il Taylor (1), i casi veramente autentici di reinfezione sifilitica sono rari. Infatti il detto autore su lGO casi, raccolti da lui, ritiene che solo SO possano resistere alla critica. Inoltre Henri Dardenne (2), nel riferire recentemente un caso di reinfezione sifilitica nove anni dopo la prima, confessa che su diverse migliaia di sifilitici, curati da lui in sedici anni di pratica, il detto cn,so è l'unico che egli abbia. osservato. ( 1) RonERT W. TAYLOR. (2) The Lancet, 4 ottobre.
MalallÙJ degli orga.ni ge11ito,11ri11arii 11et1el'ee e ai/ìz.itiche.
OASUISTIOA OLINIOA
287
Data dunque tale rarità, oredo non del tutto inutile riferire il seguente caso di reinfezione sifilitica curata da me in persona di N. N. del . . . . . reggimento fanteria, il quale entrò nel mese di luglio 1910 nel reparto ufficiali dell'ospedale militare di Ravenna. Eccone in breve la storia clinica: « Ha i genitori viventi e sani. La madre non ebbe aborti. Un fratello e due « sorelle morirono in tenera età per malattia non bene precisabile. Tre sorelle « godono buona salute. L'infermo dice di avere avuto nella prima età i comuni « esantemi e di aver goduto in seguito buona salute fino a 9 anni or sono, nel « qual tempo si contagiò di blenorragia uretrale, di cui guarì completamente in « seguito alle opportune cure. Sei anni fa si contagiò di un'ulcera avente, secondo « l'opinione di uno specialista. molto sperimentato, tutti i caratteri di una vera e <1 propria sifilosclerosi, cui tenr.ero dietro segni non dubbii di sifilide secondaria, « qua.li: sifiloderma. maculoso sul tronco, placche mucose sul faringe, dolori reu« matoidi, adenopa.tia universale. Riconosciuto adunque llffetto da sifilide costi« tuzionale, cominciò subito un'enei·gica cura mercuriale, costituita da SO frizioni « con unguento napoletano alla dose di 4 grammi per volta, indi praticò una cura « iodica; in seguito fece complessivamente, con vario intervallo, 180 iniezioni ipo· « dermiche di bicloruro di mercurio, 2 di calomelano ed infine altre 20 frizioni. « Con tale cura energica. scomparvero ben presto le varie manifestazioni e per « molto tempo non ebbe sintomi di lue. « Nei primi giorni del mese di luglio llHO, cioè sei a nni dopo la prima infe« zione, si contagiò novellam1:nte di un'ulcera, la quale apparve rn giorni dopo « un coito impuro; la. curò con polvere di calomelano e con xeroformio. Senonchè, « stentando essa a guarire, l'infermo si decise di entrare nell'ospedale. « E' individuo di buona costituzione organica, con normale sviluppo scheletrico« muscolare, alquanto deperito nella nutrizione generale. « Sulla lamina interna del prepuzio, in vicinanza del solco balano-prepuziale, « si rileva un'ulcera, in via di guarigione, liscia, di forma ovale, di colorito unifor« memente rosso, a margini non bene definiti, colla base in modo caratteristico « tumefatta ed indurita, cosi da avere la classica consistenza della cartilagine. Le « linfoglandole inguinali sono tumefatte, dure e<l indolenti. « Nei giorni consecutivi l'infermo e preso da. dolori reumatoidi; inoltre appare « un sifiloderma maculoso sul tronco, nonchè placche mucose sulla lingua., sul fa. « ringe e sulla mucosa anale. Infine l'adenopatia. si estende alle linfoglandole epi« trocleari e la.tero-cervicali, presentando le note caratteristiche dell'adenopatia « sifilitica. « Intrapreso il trattamento specifico, le varie manifestazioni cominciarono a re« gradire ed infine scomparvero del tutto, non residuando che il caratteristico indu« re.mento nelle. sede della lesione iniziale e la poliadenope.tia oltremodo ridotta ~.
*** Nel nostro ca.so e.dunque si è trattato evidentemente di un'autentica reinfezione sifilitica; infatti non vi ba dubbio alcuno che il nostro infermo abbia contratto la Rifilide sei anni prima del suo ingresso all'ospedale. I caratteri della lesione iniziale e le successive manifestazioni, rilevate da. competente specialista e riferite dall'infermo con esattezza, depongono indubbiamente per una infezione luetica, la quale per giunta venne curata nel modo più energico, il che non sarebbe di certo accaduto se si fosse trattato di s emplice erpete prepuziale associato
' 288
OASUISTlCA OLINIOA
ad eritema cutaneo e non di vera e propria sifilosclerosi seguita da roseola, da. placche mucose, da dolori reumatoidi e da tutto il complesso sintomatico della sifilide secondaria. Similmente la sindrome fenomenica, presentata dal nostro infermo alla distanza di ben sei anni dal primo contagio, non si può in alcun modo mettere logicamente in rapporto colla pregressa infezione luetica, non avendo alcuna attinenza con quella del periodo terziario; nè si può ravvicinare a quei casi che il Fournier distingue col nome di sifilide secondaria tardiva , tenuto conto del lungo intervallo trascorso tra le une e le altre manifestazioni, che nel loro complesso rappresentano invece due infezioni ben distinte. Ed infatti la lesione presentata dall'infermo sulla lamina interna del prepuzio mostrava tutti i caratteri della sifilosclerosi iniziale, col classico induramento alla base, tanto più dimostrativo in quanto il nostro infermo non aveva fatto uso di caustici. E' noto infatti come perfino le semplici forme erpetiche, trattate colle causticazioni, possono lasciar perplessi anche i clinici più sperimenta.ti. Si aggiungano poi le successive manifestazioni, quali la poliadenopatia, la roseola, le placche mucose, i dolori reumatoidi, il cui insieme costituisce indubbiamente la prova manifesta di una vera e propria reinfezione sifilitica. Ci sembra dunque che il nostro caso si possa ritenere veramente autentico e quindi, unito agli altri finora descritti nella letteratura, valga a dimostrare ancora una volta come non sia vero che il ti·eponema conferisca costantemente all'organismo l'immunità per tutta la vita. Tratta.si invece, come fa rileva.re giustamente Henri Dardenne, di una immunità soltanto relativa.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVJSTA DI CHIRURGIA GENERALE HANs ScuLz. - Della mlosUe oHllioante nell'e1&rolto tedesco 4al 1897 al 1907. - (Deustsche miliiartirztliche Zeitschrift, febbraio 1910).
L'autore raccolse le storie di 127 casi di miosite osflifi<'ante traumatica verificatisi nell'esercito germanico nel periodo dal 1897 al 1907. Di questi ben 64 riferisconsi ai muscoli flessori del braccio, 43 al quadricipite estensore della gamba e solo 13 agli aduttori del femore, due al massetere, due ai glutei, uno al temporale ed uno ai muscoli del pollice. Nel maggior numero dei casi da lui osservati, potè rilevare come la miosite ossificante trovasse la sua prima origine in traumi causati da circostanze attinenti alla vita militare, quali brui::chi raddrizzamenti e piegamenti di arti, ciò che spiega la loro frequenza fra i primi sopratutto nei muscoli flessori del braccio e della gamba, e fra i primi sopratutto nel brachiale anteriore. Nel maggior numero dei casi l'origine di simile affezione è periostale, data da distacchi di particelle di periostio, tras portate assieme a fibre muscolari stra ppate. In ogni caso saranno i ra.ggi Rontgen che oonfermeranno la diagnosi. Ritiene doversi ricorrere ad un i ntervento operativo soltanto in pochi limitati casi, quando la diagnosi sia bene accertata e quando i disturbi prodotti dallo osteoma sieno tali da rendere l'atto operativo quasi indispensabile, nè ma.i prima che l'osteoma abbia raggiunto uno stato di complesso sviluppo. In generale si dovr à usa.re un trattamento conservativo a base di precoci solleciti forti massaggi e di chinesiterapia. Ritiene per icolose le iniezioni di flbrolisina consigliate dal Nicolai. essendo tale rimedio un linfagogo iperemizzante certamente non scevro di posEiibili dannose sorprese per l'organismo. 0-. DERNUOCI.
Intossloazlone .iodio& mortale oonaeoutlva all'lmplego 4ella tlntul'a 41 lodo pu la aterlltzzaztone pre- operatorla della pelle. - (.ifrchives de médecine et de pha.rmacie 1nilitaires, n. 2 fe-
P ATRIS DEL BRolll, med. maj. -
vrier 1911. La tintura di iodio viene usata sistematicamente in chirurgia da oltre 60 anni e, dopo la~ guerra russo-giapponese, ha preso più grande diffusione specie nella ch irurgia di urgenza. Grossich di Fiume cominciò ad utilizzare l'alcool iodato per la s terilizzazione del campo operatorio alla fine del 1908 e poi furono molti ed entusiasti i seguaci di questo procedimento semplice, specialmente nell'ambiente militare. 111 -
Giornale di medi~llta ,nllllare. -
Fascicolo IV.
290
RIVISTA DI CHIRURGIA GENEJULE
Se ne sono anche notati gli inconvenienti che vanno fino ai sintomi più imponenti di intolleranza ed a casi di idiosincrasia che sembrano veramente incredibili. L' A. ha sempre ottenuto eccellenti risu ltati in un centinaio di interver.ti operatori e perciò riteneva tale seducente metodo di sterilizzazione della pelle privo di ogni inconveniente; ma il seguente caso ha modificato alquanto il suo con vin. cimento. Un soldato del 128° fanteria, senza alcun precedente morboso e nulla di anormale negli or gani r espiratorio, c ircolatorio e nelle ul"ine, viene operato per ernia inguino-scr otn le sin istrn previa steri Iizzazio ne della pelle con t intura di iodio, preparnta di r ecen te, e melliante l'anestesia locale (8,9 c. m.• di cocaina all'l: 200) Il giorno d opo, per lie vi rantoli tran cheali, gli viene praticata una pennella.tura di ti n t ura di iorlio sul petto. Dopo un al t ro giorno, passato in eccellenti condizioni, l'infe rmo ha, duran te la notte, un prurito penosissimo sul petto e sul ventl'e dopo il quale compare un e ritema poliformo, rosso vivo sulla regione ombelicale fino al terzo supe riore de lle coscie, sul petto fin verso le spalle. Si rilevano inoltre successivamen te r eazione febbrile intensa. congiuntivite bilaterale, corizza, diarrea, ag itai:ione, fenomeni di origine bulbare, convulsioni, strabismo divergente. Nulla a ll'esame della g ola, del pet to, dell'addome in cui non si noti la minima t raccia di reazione J)eritonea le. Il giorno dopo l'infermo entra in uno stato di calma che diviene presto torpore; la t empe ra ta m discende a 37° 8, il polso si fa piccolo e molle. Sopravviene una respirazione stertorosa, lo. dispnea aumenta a ccompagnata da cianosi e la morte àVvieoe, il mattino succes"ivo, per ns 6ssia. All'auto psia si ri contra: manifesta fluidità del sangue, ipertrofia considerevole d egli 01·gani splancnici addominali , specialmente del fegato, friabilità e rammollimento della milza, modificazioni nell'as petto e ne lla consistenza del parenchima r enale. I rilievi clinici e necroscopici coincidono dunque- col quadro completo che gli au tori descrivono de lle intol'sicazioni i odiche. E ssendo stata la quant it à di iodio assorbita poco considerevole e non essen. dosi rilevato alcun anteC'edente morboso capace di di,ninuire la permeabilità dei reni (a ngin a, scarlatti na, nefri te), i deicritti acciden ti mortali devono attribuirsi solo ad una s peciale idiosincras ia. L'A. add uce anche in discussion e il t itolo della ti ntura di iodio, poichè, dopo · il ~908, quando cioè es~o è stato e levato nella farmacopea da 1: 18 ad 1 : 10 sono sta ti r ifer iti dai dottori Bies::d skj e Moskovitz a l t ri due casi mortali d'intossicazione ac utis,imn. iodica con dermati te intensa e mielite. Il Patris infine osserva che n on pe r q uc~ti r asi de ve esser i tato l'impiego chirurg ico dell'nkoolito di iodio, tollernto cosi bene dall'immen ~~ maggio1·anza dei pazienti, ma ri tiene ind icato u~are, per la, sterilizzazione pre-operntoria d ella pelle la t intu ra di iodio con a lcool a 90° a parti uguali. Così la tiutu rn di iodio conserver ebbe a sufficienza il potere di penetrazione e il valore batteric ida, mentre c i metterebbe senza dubbio al sicuro di accidenti gravi anche di fron lo ai pazie nti che a bbiano la mass ima intolle ranza per l'iodio. A. BucCIANTE,
291
O. S,U!PERr, capitano medico - Delle afl'eztoni ooularl La rapporto alle vie ltnfatlobe ed alla ooatitazlone generale. - Parte seconda: Tratto u,·eale. Nervo ottico, - (Archivio d'otfalmologia, anno 1900-010). L'A. seguendo lo stesso metodo che nella parte prima, si occupa anzi tutto dei
linfatici endo-oc1ùari. Dopo aver fatta una rassegna minuta. dei lavori esistenti sull'argomento, da quello dello Schwalbe a quelli reN nti di Nue l, Benoit e Magitot e dopo avere accennato alle varie sostanze adoperate dai difr"Elrenti autori per lo studio di queste importanti vie di deflusso, viene a riferire le sue ricerche personali. Per tali ricerche egli ha preferito l'inchiostro di china, che ha iniettalo ora nel vitreo, ora nella ca.mera anteriore di occhi di animali vivi di taglia diversa. (pecora, capra, cane, ecc.) e due volte in occhi umani, che dovevano essere sacrificati Gli occhi cosi iniettati, enucleati dopo un tempo variabile dall'iniezione, dopo essere sta.ti fissati, disidrata.ti ed inclusi in celloidina venivano sezionati per l'esame microscopico. Da quest'esame è risultato che i granuli d'inchiostro iniet tati nel vitreo si portano dapprima verso il polo posteriore della lente, poi contornando questa, penetrano, attraverso la zonula, nella camera posteriore e di qui nell'anteriore per dirigersi verso l'angolo sclero..corneale, dove si rinvengono accumulati dietro la parete interna. del seno venoso di 8chlemm. Una via d'eliminazione attraverso il nervo ot tico non venne mai constatata nelle cennate esperienze; furono invece rinvenuti dei granuli liberi tanto nello stroma che attorno ai vari iridei. L' A. perciò concbiude che nell'occhio esis te una sola corrente di liquidi diretta da dietro in avanti, essendo trascurabile, se, pure esis te, quella attraverso il polo posteriore. I liquidi passano attraver~o la zonula nella camMa posteriore ed attraverso la pupilla nell'anteriore per dirigersi verso l'angolo sclero-corneale. Non esistendo una libera comunicazione tra camera anteriore e canale di Schlemm, nel senso voluto dallo Schwa.lbe, i liquidi passano in codesto canale per filtrazione, come dimostrò il Leber. Oltre queste vie principflli di deflusso ne esistono altre, secondarie, più s pecialmente attravet·so l'iride ed il corpo ciliare. A )l'infuori dei conigli, non è dimostrata un'eliminazione attraverso il nervo ottico. Come naturale conseguenza dello s tudio della circolazione linfatica endo-oculare, l'A. passa a parlare del Glaucoma, di cui si studia di stabilire l'e$senza. Dice, che le prime teorie sorte per spiegare la. vera natu ra del glaucoma dovevano per necessità essere molto lontane dal vero dal momento che non avevano tenuto alcun conto della tens ione endo-oc ulare, cioè a dire del sintoma principale d ella malattia. Ma dopochè il Graefe ebbe dimostrata in maniera indiscutibile l'aumento cos tante di tale tensione in questa m11.Iattia, sorse una nuova serie di teorie per spiegare il modo come una tale ipertensione si verifichi.
292
RIVISTA DI OCULISTICA
L'A. accenna alle principali di esse soffermandosi più particolarmente sulla. teoria infiammatoria, sulla. neurotica e su quella meccanica e dopo averle discusse minutamente conchiude : Il glaucoma riconosce la. sua essenza. in un'alterazione del circolo linfatico endo-oculare; Ogni osta.colo quindi che vale ad impedire la. libera circolazione dei liquidi nell'interno dell'occhio può essere causa di glaucoma ; l'ostruzione dell'angolo irideo è certamente quella che ha m11.ggiore importanza a.I riguardo, essendo qui la principale via. di deflusso dei liquidi suddetti: un'ostruzione brusca di esso deve di conseguenza determina.re un accesso acuto di glaucoma, mentre la sua graduale occlusione (glaucoma cronico semplice) passa pressoche inosservata, se si eccettua il disturbo visivo, che spesso e il solo che richiama l'attenzione dell'ammalato; tutte le alterazioni del tratto uveale anteriore, come quelle che valgono a determinare dei cambiamenti nei normali rapporti dell'angolo· irideo, potendo ostacolue la funzione dello spazio filtrnnte, possono perciò stesso provocare lo scoppio della malattia; può darsi che la g . tta, determinando l'alterazione dei liquidi oculari, venga a determinare per irritazione l'ostruzione dell'angolo irideo; può darsi anche che in certi ca.si la densità m11ggiore dei liquidi, aumentando la difficoltà di filtrazione, valga secondaria.mente a determinare lo scoppio del glaucoma; a giudizio dell'A. però, la causa la più frequente dell'ostruzione dell'angolo irideo e quindi del glaucoma deve attribuirs i alla sclerosi del plesso venoso di Schlemm. Segue quindi il capitolo sui linfatici del nel'vo ottico. L'A. cita al riguardo i lavori anatomici di di Schwalbe1 Miche!, Key e Betzius e quelli eseguiti, secondo il metodo fisiologico, dal Quinq ue, Deutschmann e Magi tot ed in base ad essi e a delle ricerche personali istituite da lui più che altro a scopo di controllo, conchiud-,: Le guaine ottiche, che riproducono la medesima disposizione di quelle dell'encefalo, racchiudono d ue spazì : il sotto-durale ed il sotto-aracnoidale, designati complessivamente col nome di spad so/tovaginali od intervar;ùw.li. Data l'intima aderenza tra nervo ottico e guaina piale, non si può a rigore parlare di uno spazio subpillle. Siccome però le guaiue suddette prendono da una parte intima aderenza colJo sclera, mentre dell'altra. si fondono in corrispondenza del fora.me ottico, ne deriva che nello stato normale gli spazì stì ricordati sono virtuali e dimostrabili solo se inietta.ti. Ma tale fusione sembra si lasci forzare allorche il liquido cefalo rachidiano, notevolmente aumentato, viene a far pressione suita superficie endocranica del forarne ottico; ad ogni modo quelle che cedono sono le aderenze tra l'aracnoide e la pia madre, sicchè e lo spazio sub-aracnoidale del nervo quello che può eccezionalmeute comunicare col cervello e contenere del liquido cefalo-rachidiano, mentreche lo spazio sub-durale limitato tra il bulbo ed il forarne ottico, rimane sempre virtuale se non direttamente iniettato. La presenza di tali s pazi intervRginali non implica in nessun modo l'esisten7.a in essi di un'attiva circ.>lazione linfatica, che non e inoltre ancora dimostrata nè tra gli spazi nevroglici del nervo, ne tra le sue guaine perivascolari. IJopo ciò !'A. passa a trattare dell'oftalmia simpatica e della sua probabile etiologia. Cita la numerosa serie dei lavori esistenti sull"argomento ed osserva che tre sono. secondo ess i, le teorie che tentano spiegare le genesi di quest'oftalmia: la teoria ciliare, cioè la teol'ia tossica e la teor ia batterica. Combatte con una seri e d'argomenti lti prime due e dice poi che la teoria batterica, malgrado tutte le ob-
RIVISTA DI OCULISTIOA
293
biezioni che vi si possonC\ muovere, è la sola che possa dar ragione del modo d'insorgere e dell'evoiuzione della malattia. · Se la maggioranza degli autori però accetta la natura microbica dell'affezione rimane sempre sconosciuto l'agente patogeno e la via cb'el:lso sceglie per raggiun• gere l'altr'occhio. · Il trasporto avviene attraverso il circolo generale sanguigno come vorrebbe la teoria metastatica, ovvero attraverso le vene, per via reflua, secondo la teoria del Motais-Arnold? Nell'un caso e nell'altro l'irritazione ciliare esercita un'azione predisponente come pretende lo Schmid-Rimpler? Quale l'importanza delle vie ottiche? Ecco tante tante quistioni che l'A. si propone e che discute minutamente. Cita infine una seriEI di esperienze personali e conclude: L'Oftalmia simpatica è un'uveite di natura infettiva che si trasmette da un occhio all'altro attraverso le vie ottiche. Il germe :patogeno deve ricercarsi tra i saprofiti che vivono d'ordinario sulla congiuntiva e specialmente tra i bacilli sporigeni. Malgrado non ci sieno dati sufficienti per poterlo in modo assoluto affermare, si può ritenere che il germe specifico dell'oftalmia simpatica appartiene al gruppo del bacillo sottile (b. sottile, micoide, megaterio) e che l'intensità dell'infiamma· zione dipende dal ceppo diverso, variando l'azione patogena col variare del gruppo a cui il microrganismo appartiene. L'A.. arriva così all'ultimo capitolo dedicato alla papilla da stasi. Egli dopo avere esposte le varie teorie formulate intorno a quest'affezione dice che le teorie tuttora dominanti si possono ridune a tre e cioè: alla teoria dello Schmidt-Manz, alla teoria del Parinaud-Ulrich ed a quella del Leber-Deuschmann. Secondo l'.A. la teoria dello Schmidt manca di una base anatomica, clinica e sperimentale. Non ha base anatomica perchè fondata sull'esistenza di un sistema di canali, nell'ambito della lamina cribrosa, che non è stato ancora dimostrato i non ha base clinica perchè esistono numerosi casi di papilla da sta.si senza idrocefalo nè idrope delle guaine e viceversa; non base sperimentale, perchè, come risulta anch& da. ricerche sue personali, i tentat,ivi fatti col determinare in modo duraturo la diminuzione della capacità cranica, non hanno condotto ad alcun ap· prezza.bile risultato. Per le stesse ragioni l'A. ritiene inammissibile la teoria dal Parinaud-Ulrich, perchè in fondo basata sullo stesso principio della penetrazione del liquido ceroebro-spinale tra le guaine ottiche e della loro conseguente distenzione. Per l'A. è la teoria infiammatoria (del Leber-Deutscbmann) quella che meglio si presta a spiegare la genesi della papilla da _stasi, concordando in ciò i dati clinici, i reperti oftalmoscopici e la serie dei momenti etiologici. Egli cita perciò una serie di casi, esistenti nella letteratura, di pupille da sita.si consecutive a meningite, ascesso cerebrale, trombosi, rammollimento cerebrale, sifilide, encefalite, meningo-mielite, cellulite ed empiema dell'orbita, eresipola. e persino ad intossicazione saturnina, oasi confortati da dati anatomici e sperimentali. Istologi-:amente difatti pochi sono i casi finora esaminati nei quali si sieno potute esclndere le alterazioni infiammatorie. L'A. quindi in base ad altre considerazioni ed a qualche osservazione personale conchiude: I dati clinici, anatomici e sperimentali sembrano favorevoli alla teoria infiammatoria; l'idr ope delle guaine non è un fatto essenziale come pretende il Leber,
294
RIVISTA DI OCULISTI0A
ne è dimostrato che la sostanza flogogena agisca attraverso il liquido cefalo-ràchidiano; secondo l'ipotesi più probabile perciò, parrebbe che le sostanze i rritanti ed i prodotti di degeneraziooe delle neoplasie dovessero essere t ra.smesse attraverso il circolo sanguigno. L'occh io ad ogni modo non dev'essere riguardato come un manometro cerebrale sul quale vengono a ripercuote1·si tut te le variaziooi di pressione della cavità endocranica, come avrebbe voluto lo Schmid t, ma piuttosto come un organo, che per essere embriologicamente un'appendice del cervello non può fare a meno à i risentire tutta l'influenma delle altera zioni di questo. La vecchia espressione quindi secondo la quale fu definito l'occhio lo specchio dell'anima deve oggi essere intesa nel senso che nel fondo di quest'organo e5tremamente delicato e sensil.iile vengono a rispecchiarsi tutte le modificazioni che Helle più svariate a lterazioni subisce il cervello, ossia l'organo cent rale della vita e del movimento. A questa seconda parte del ln,voro, che occupa 149 pagine di stampa e che contiene. come lo. prima, una completa bibliografia, sono annesse due tavole. (Autoriassunto). \Vestminster. - Gll ef fetti lesivi 4ell& luoe aull'ooohlo. - (The oplttlwlmic R eview, aprile 1910).
HALL!BUR'roN 1iIAc MuLLEN, dell'ospedale oftalmico di
L'espos izione alla luce ecc,1ssiva può dare, com'è noto, alterazioni della vista. Oltre alla cataratta dei soffiatori di vet1·0 ed a quella che segue al rolpo di luce (che s i ritiene debbano dipendere principalmente dall'azione della luce), la cecità da ecclissi (che può insorgere osservando non solo un ecclissi solare, ma qualsiasi lnr.e hrillante, c,on occhi insufficientemente protetti), la cec itlt da neve e l 'oftalmia
elettrica sono le condizioni cliniche con le quali si rende evidente l'azione lesiva della luce sull'occhio. L'A. tratta partitamente delle lesioni che per effetto della luce si possono riscontro.re ne lle varie parti dell'occhio, cercando di determinare a quale specie di raggi es.~e sieno dovute. 1° Effetti della luce sulle parti superficiali dell'occhio. - ),'oftalmia elettrica dà congiuntivite con opacità ed erosione della cornea, iperemia dell'iride ed essudnti nel cnmpo delln pupilla; la c~cità da neve ha una sintomatologia analoga; la cicità da ecclissi s'inizia talom con un"infiammazione della congiuntiva. La luce deve concorrere anche alla produzione del catarro primaverile; Birschllirschfeld infatti, esponendo alcuni conigli ripetute volte a luce irit.ensa, ha ot· tenuto una forma ùi infia mmazione della coagi untiva con i caratteri di questo catarro. Comecchè i s intomi dell'oftalmia e lett.rico. s i possono generalmente evitare interponendo un comune vetro tra la sorgente della luce e l'occhio, ed il vetro, come si sa assorbe tutti i raggi ultra violetti di lunghezza d'onda minore di 300 µ, s i dov rebbe ri tenere ohe l'oftalmia in parola sia causata da questi raggi. Schanz e Sto,·khausen l1auuo però visto, e;;perimenlando su conigli e sull'uomo, che anche con l'uso di un vetro comune ;;i può mao ifostare l'oftl\lmia elettrica; si deve quindi concludere cha quest'oftalmia può essere clnta dai raggi ultrn.violetti di qualsiusi lunghezza d'onda, benchò sieno sopratu tto atti a produrlo. quelli di lunghezza. minore di 300 µ;i.. Anche la cecità da neve si deve r itenere doVLlta all'azione dei raggi ultravioletti, ed infat~i essa si verifica specialmente nelle elevate alti tudini, dove la luce
RIVISTA DI OCUL1STIOA
295
solare contiene raggi ultra.violetti in gran quantità. Infine è ragionevole supporre che l'irritazione coogiuntivale che si manifesta lavorando alle. luce brillante di lampade e. vapore di mercurio ecc.) come flSponendosi al bRgliore dei deserti o delle bianche strade dei tropici) sia egualmente causata, almeno in gran part.e, dai ragg-i ultra violetti. 2° Effetti sul cristallino. - Sperimentalmente si sono potuti ottenere opacamenti del cristallino esponendo gli occhi a.Ila luce di un e.reo elettrico ed usando un condensatore che assorbe i raggi calorifici, me. lascia passare quelli ultravio• letti, mentre nessun'alterazione si è avuto usando un condensatore che assorbe i raggi ultravioletti ovvero un vetro ordinario. Ciò porterebbe alla conclusione che le alterazioni del cristallino sono dovute solamente ai 1·aggi ultravioletti, specialmente e. quelli di lunghezza d"ouda. minore di 300 µ. Se gli esperimenti fatti io proposito da Schanz, Stockhausen ed Hess possono addursi e. conferme. di ciò, vi si oppongono però decisamente qnelli di Birsch Hirschfeld. L'A. è d'avviso che in sostanza tutti i raggi che arrivano al cristallino concorrono a produrre le alterazioni di esso, benchè spieghino una più energica azione gli ultra violetti. Il cristallino possiede un alto potere di assorbimento pei raggi ultravioletti, una parte dei qua.li si crede che dopo l'assorbimento possa venir convertita in raggi tluorescenti. Non è stato dimostrato, ma si ritiene che l'nzione dei mggi ultravioletti (luce solare od artificiale) possa concorrere nella produzione della cataratta senile. 3° Effetti sulla ,·etina. - Secondo Birsch-Hirschfeld, dopo esposizione dell'occhio a luce intensa. si può avere cromo.tolisi ed anche complete degenero.,lione delle cellule nervose dello. retina. Considerato l'alto potere di nssorbimento del cri~tallino per i raggi ultravioletti, e a credere che i rnggi luminosi dE>bbano avere larga pe.rte nella produzione di queste lesioni, benche non si po~~a escludere l'azione dei raggi ultraviolttti. Gli esperimenti fatti da Best confermano questo fatto. L'eritropsia invece si ritiene che sia dovuta. a.Irazione dei raggi ultravioletti sulla retina ed in effetti essa. si manifesta con una certa facilità. negli occhi afachici. Beste Vogt hanno però dimostrato che non è necessariamente dovuta a.Ila azione di questi raggi. Si deve venire dunque alle. conclusione pratica che tutti i raggi che giungono alla retina possono prendor p11rte alla produzione dei disturbi risultanti dall espo· sizione alla luce intensa, ma è evident.A che qnesti disturbi ricorrono p1u facilmente quando .la. luce contiene un gran numero di raggi di corte. lunghezza di onda, essend,o !"attività. fotochimica dei raggi inversamente proporziona.le alla lunghezza d'onda. Nel pubblico è comune l'idea che la luce elettrica ~ia dannosa per la vif-ta. Be.n chè non sia da temere alcun serio disturbo dall'ordine.ria illnmioazione elettrica, non v·è dubbio che molte persone risentono qualche sofferenza (;;pecialmente il dolore retrobulbare e,1 il me.I di capo) causata dall"eccessivo bagliore o da.I cattivo confezioname11to delle lampade. Si hanno disturbi specialmente quando i raggi della lampo.da. entrano direttamente nell'occhio, sicchè .:i produce un contrasto ecces· sivo tra l'immagine del filamento, quella molto meno brillante, ma auconi. viva, ad esempio, di una pagina di carta bianco. o altro oggetto chiaro tenuto alla piena luce e le altre immagini circostanti, che in rapporto alle anzidette restano debol· meote illuminate. Per impedire simili contrasti si dovrebbero usare ltimp.1de n
996
RIVISTA DI OCULISTICA
luce moderata (impiegando diverse di queste invece di una sola a luce troppo viva) o lampade colorate ovvero racchiuse in globi opachi ecc. Del resto se la lampada per leggere è posta sul tavolo restando il resto della stanza debolmente illuminata, una luce moderata è sufficiente (basta una lampada della forza di una candela alla distanza di BO centimetri; se la lampada eccede la forza di sei candele può dare già dei disturbi). S. CALENDOLI.
RIVI~TA DI MALATTIE nNERE~ E DEUA PELLE W. WECHS1i:LMAN:>.. -
Onra clella 1Ulllcle col dtoxydl&mldo- arHnbensol.
1 (i1erli11er klinische Wochenschrift, n. 27, 4 luglio 1910). L_1lavori, cui l'Ebrlich, in quest'ultimo decennio si è dedicato, hanno per iecopo di · preparare e di esperimentare sostanze chimiche, capaci di guarire le malattie infettive, distruggendo, con una sola doi::e, tutti i parassiti patogeni ed effettuando, cosi, ciò che egli chiama, la sterilisatio magna. Questa sostanza deve essere innocua o.gli animali infetti, deve avere grande avidità. per i parassiti e averne pochissima per i tessuti. L'Ebrlich ha preparato ed esperimentato centinaia di queste sostanze su animali infetti da tripanosomi e da spirilli. Con a lcuni ebbe risultati splendidi e finalmente nel novembre dell'anno scorso potè annunciare che il llOG, preparato dal giapponese Hata, seguendo i criteri del maestro e des ig nato col nome di dioxydiamido-arsenbenzol, con una sola somministrnzione, libera in 24 ore, dalla spirocheta una manifestazione primaria sifilitica e procura. una rapida guarigione. L'Ehrlich ha dato le più minute cautele per portare alla prova clinica questo medicamento, che dapprima affidò all'Alt. Quando l'Ehrlich nel marzo di quest'anno affidò anche all'A. il prt>parato per altra prova clinica, era es, o già. stato provato da Alt, Hoppe e Schreiber nella sifilide, d11ll'Ivt:0rseu uella feU,n, dcorreutc. I quesiti che si devono porre nal provare un medicamento di tal genere, sono i seg uenti: io È esso uno s pecifico della sifilide e supera esso l'azione dei medicamenti sinora in uso?; 2° Guarisce def:ìnitivamente la sifilide ?; 8° C'è qualche pericolo che stia in rela1.ione coll'intensità della sua azione? Riguardo alla prima domanda non può sussistere alcun dubbio perchè il preparato agisce su tutte le forme delle manifestazioni s ifilitiche e in modo così rapido e radicale, corno non si può ottenere con altro me1.zo sinora conosciuto. L'A. provò il pre parato in 80 casi e l'azione fu sic ura. Durante la sua conferenza, presenta ammalati in persona, fotografie, riproduzioni plastiche (moulages), tutti riferen tis i a casi g ravi di s ifilide in vario stadio di sviluppo, in cui l'iniezione del preparato f',OG ebbe rapid i e s plendidi ris ultati. La dose deve essere sufficiente, e già. l'Ehrlich avea messo sull'avviso che qualche risulta to incomple to era devoluto a somministrazione esigua di preparato,
RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE
297
essendo assodato che nelle malattie da tripanasomi e spirilli la guarigione di . pende dalla dose del preparato impiegato. L'A. ha elevata la dose a grammi 0,45 nella donna e grammi 0,60 ne!l'uomo. L'Ehrlir.h, in base ai suoi esperimenti sugli animali, avea già constatato che il rapido o lento scomparire degli spirocheti stava in relazione colla dose adoperata, che il trovare ancora spirochete nel giorno euccessivo all'iniezione, indicava che la dose era insufficiente. Un'assistente dell'A. studiò particolarmente il modo di comportarsi degli spirocbeti, ed ha trovato che essi scompaiono dopo un giorno, e che quando resistono per qualche giorno, mostrano però subito alterazioni nella loro forma e mobilità. Circa la reazione di Wassermann un assistente dell'A. ba fatto queste ricerche, due volte alla settimana, nelle persone iniettate col 606 e ne ha constatato la
scomparsa nei casi a lungo osservati. L'intensità. della reazione cede lente.mente e in modo regolare. Dalle 011servazioni fatte dall'A. e da altri, che sommano ad alcune centinaia risulta. che il preparato dell'Ehrlich nelle dosi sinora usate non è tossico. Le scimmie sopportano grammi 0,15 per ogni chilogramma del peso del r.orpo, ciò che darebbe in un uomo di 60 chilogrammi la dose di 9 grammi. Nelle prove fatte non si ebhero effetti nocivi sul cuore, nè sull'11pparecchio digerente, nè sulla eliminazione dello zucchero, e dell'albumina: non si riscontrarono alterazioni nel nervo ottico: nel sangue si è notato leggero aumento di leucociti. U na gravida ed un nefritico banno tollerato bene il medic11mento. La maggior parte del preparato si elimina nei primi giorni coll'orina. Una speciale osservazione merita la sifilide dei neonati. L'A. ne ha sottoposti alla cura alcuni, che non davano speranza di rimanere in vite. Si tratta.va del pe-inphigus syphiliticus neonatorum, una forma di sifilide in cui gli organi interni sono Rddirittura invasi da spirochete. Ebbe due guarigioni: tre morirono alcuni giorni dopo l'inie:1.ione, e anche in questi le manifestazioni cutanee migliorarono rapidamente: alla sezione si trovarono gomme nel fegato, nel cuore, nel cervello, che certo non poteano più cedere a qualsiasi cura. L'A. non ha osservato ancora recidive, ma il periodo d'osservazione è breve, e solo per due ragazzi arriva a tre mesi. .A. questo quesito come alla domanda se una sola. dose potrà guarire la sifilide risponderà. l'ulteriore osservazione, come questa dovrà stabilire le indicazioni e controindicazione di questo medicamento, che per la rigorosa prova scientifica e pratica, cui è stato sottoposto, la~cia fondato speranze di successo.
Nella seduta del 22 giugno 1910, della. Società. medica di Berlino, ebbe luogo una interessante discussione, cui prese parte lo stesso Ehrlich. II dott. Leonor :Michaelis, a cui l'Ehrlich avea. anche affidato la prova clinica del preparato riferisce su due casi, che gli permettono di fa.re un confronto coi preparati mercuriali. Egli presento. un individuo che avea contratta la sifllide nel 1906, otto volte avea fatto cure mercurio.li, aveo. fatto 15 iniezioni di atoxil e preso molto ioduro potassico, e malgrado questo persistevo.no gravi manifestazioni. Il paziente pre• sentava ulcerazioni a destra e a sinistra dell'ugola, che parea che questa stesse li 11 per cadere. Il giorno della presentazione, otto giorni dopo l'iniezione del 606,
2!)8
RIVISTA DI MALATTlB VENEREE E OELLA PE:LLE
si nota appena qualche residuo dell'ulcerazione. Sin dal terzo gior no dopo l'iniezione s i notava un vivace arrossamento attorno ai bordi dell'ulcerazione, la qua.le rapidamente progredi verso la g uarigione. Il secondo caso si riferisoe ad un individuo, c he avea una idios incrasia marcata per il mercurio: una sola in;ezione dava gravi disturbi, pe r cui si dovette sospendere benchè ~i trattasse di una sifilide papulosa con psorias i palmare. Al \l g iugno ebbe u n'inie,done del preparato 60€1 alla dose di grammi 0,80, ed il g iorno della presentazione era scomparso l'es R.ntema. L'Alt, psich:atrR., fu il primo, cui venne clall' Ebrlich affidati\ la prova clinica, che a cce ttò di buon g rnrlo ave11do g ià arqui ~t11to m<•ltn e•perienza. cogli altri preparat i e non avendo avuto nessun int·onveniente nei 150 uo mini, in cui avea usato l'arsenofenilgliciua. Dapprima egli provò il 606 sul cane e sull'ngoe!lo, indi pnssò all'uomo. Due suoi colla boratori ferero nuche esperimento sopra sà stessi con un'iniezione di g ram mi 0,10 del nuovo preparato. L'Alt l'ndoperò in se i cns i di ta be recente, e vide non solo scomparire i dis t urbi su bbietti vi, ma un progressivo mig lioramento dei sintomi obbiettivi: ebbe pure note voli s uccessi nell'epilessia da infe?.ione sifilitica. Il dott . S<" hreiber curò 150 ind ividui, 128 con iniezioni intramuscolari, 28 con iniezioni endovenose : ebbe ottimi ris ultRt i. P er iniezione intramusrolare adoperò g rammi 0,-10, che in ultimo aumentò sino a g rammi 0,60 e gr. 0,70. Con queste dosi non ebhe inconvenienti. Nelle iniezioni intravenose ha a doperato g rammi 0,40-0,oO di 1trsenbenzol sciolto in 100 grammi di acqua e crede do11 ersi ancorn. a Jlunga.re la soluzione. Non trovò nel sangue metag lobina..
• •• Il dott. Géronne nelln seduta del 15 g iugno 1910, della Rocietà medica di ~ 7iesba.den ri ferisce su 35 casi curati ; nella se1.ione del prof Weintraub. Per iniezio11e int ra muscolnre ad operò il medicamento alla dose di g rammi 0,30, e· per iniezione endove nosR. a I la dose di g rammi 0,:50 o grammi 0,-J-O secondo il peso del corpo. Per via int ram uscolnre non cons tatò f'e bbl'e o s intomi di in tos!'licazione, ma dolori, che s c em11.v nno p;radntnme n te e qualc he v olt11. persis tevano otto g iorni dopo l'in iezione.
P er v ia e ndovenosa notò spesso s egni di le!,!p;era intos~icaziooe, cefalea. brividi, vomito, leggera diarrea, qu1tlche vol ta mo,imen to febbJ"ile. In tutti però constatò scomparsu rn pida dei si ntomi morbosi, qu id che volta. in modo sorprendente. Fin dal giorno dopo l'iniezione non t r ovò più spi rocheti, in due cas i già sei o re dopo co11sta tò la d iminu1.ione e In d eformaz ione d t> lle s pirochetP, D11Jl' insieme del le osser vn1.ioni fatto risulta che nel preparato 606 si ha un ti· medio di g rande efficacia noi t re s tadi della sifil ide, efficacia, che viene es plicata a nche in quei ca,i in c ui il men•urio e l'iodo non d/rnno ri <mltati di sorta o per essi av vi a ssolu ta intolleranza. Pann i gi usta un'osservnz ione del Toulon che, pur magnificando il n uo vo p reparato, nccenna a cure soi-prenrlenti avute coll'ioduro pota;;~ico a granòi do'li crescenti e col me rcul'io, s pe('ialmen te nella sifilide terziaria. Lo studio tenace e r igoroso dell' E hrlich e i ri<;ultati delle p rnve cliniche fanno p1:esagi re ch e il nnovo preparato avrà mig lior fortuna che l'atoxil e l'ar• s aeetin e che dovrà costituire u n ri med io e ffic11ce e s icuro per corubatLere l'infez ione sifilitic11.. A. V1At.E.
RIVISTA DI lULATTill: VEN.ERF.E E DELT,A PELLE
299
Solla. prete.a ao1tltozlone del olora.to 41 po . taHlo all'ambooettore emolltloo nella reulone 41 Wa11er-cnann. - Btoerohe aperlment&li. - (Gazzetta foternazionale di mecUcina e chiru:rgia, n. 24-
8. RUTA, capitano medico. -
del 1910). L'A. ba sperimentato nell'Istituto Dermosifilopatico della R. Università di Napoli un nuovo processo proposto recentemente da Brie!Jer e Renz avente per iscopo di semplificare la reazioni! di Wasst1rmann, sos tituendo al s iero di coniglio entimontone o anti-bue una soluzione di clorato potassico in siero fisiologico ne lla proporzione di 1: 150, che ai due citati autori 11.vrebbe dati ottimi risul tati. In una prima serie di ricerche ha sottoposto alla siero diagnosi n. 16 individui, di cui alcuni certamente sifilitici, altri affetti da malattie diverse, altri perfet tamente sani. A ciascun soggetto si praticava, per confronto, anche la reazione di Wassermann col metodo classico. L'esito della reazione fu positivo in 5 cas i e negativo in 11: i primi si trovavano d'accordo s ia con la Wasserma.nn che coi da.ti clinici: degli 11 negativi, in 2 vi era disaccordo sia con la \Vasserrnann che coi d11ti cli nici; quanto ai rimanenti 9 negativi con ambedue i metodi, in 6 si poteva con sicurezza escludere l'infezione, in 2 si trattava di individui sottoposti a cure specifiche intensive, in 1 d_i lesione iniz iale, che datava da 8 giorni appena. Malgrado però questa apparente parziale concordanza col metodo classico, !'A. notò prima di tutto, che l'emolisi nou era mai perfetta, e quindi la iusufficienze. delle prove di controllo, gie.ccbè nei tubi testimoni (contenenti o il solo s istema
emoli•ico ovvero sistema emolitico+ antigeno) non si aveva l'emolisi m11ncando così il controllo più importr..nte all'esa t tezza delle. reazione. Dai ripet uti saggi l'A. conchiuse, che le. soluzione di clorato di potassio non era emolitica pei globuli di montone, ma aveva. bisogno dell'aggiunta del siero umano (sano o sifilitico). In una 2" serie di ricerche poi s tabili, che l'emolis i tanto col siero sano quanto col sifilitico si avverava. 110mpre più completamente, a misura cbe aumentava la. proporzione del siero stesso, e che il clorato di potassio agiva. solo alterando l'e· moglobina. (trasformandola in metaemoglobina). In una 3° serie di espl'lrienze, l'A. a.vendo soppresso addii·itture. il clorato di potassio, usò de. una parte siero umano inattivato+ complemento di cavia in dosi crescenti da 0,1 centimetri cubi a. 0,-l centimetri cubi, dall'altra s iero umano fresco non inattivato a dosi da 0,1 a 0,4 ce ntimetri cubi senza com plemento di ca vin, 1:d ebbe sempre l'emolisi caratteristica più o meno completa. In tu t ti i saggi si servì comparativamente di siero di sifilitico. e di siero s ano. R estava quindi esaurientemente dimostrato, che la soluzione di clorato d i potassio non solo non aveva nlcuna influenza attiva nella produzione dell'emolisi, ma ani.i riusciva soltanto a disturbarla., e che quindi l'emolisi ottenu ta nelle prime esperienze siero diagnos tiche col processo l:lriegcr-Renz era dovuta esclusivamente
a proprietà fisiologiche del siero tt11~a 110. Conclusioni dell'A.: 1•• la modi.fìcazione di Brieger-Renz al metodo classi co della reazione di Wassermann non è assolutamente consigliabile perché fonda ta s u di un principio ine• satto, cioe su di una voluta propri&tà. emolit ica del clorato di potassio pei globuli di montone, la quale in realtà non esistej 2° se i suoi risultati sembrano realmente concordare con quelli della reazione
300
RIVISTA DI MALATTIE VKNEBEE E 01, LLA PELLE
di Wassermann, come l' A. stesso ha. constatato, ciò dipende unica.mente dal potere emolitico pei globuli di montone, che è fisiologico nel siero umano; 3° in sostanza. questa modificazione non è altro che il processo primitivo di Ba.uer non sempliticato, ma anzi complicH.to dall'aggiunta del clorato Ji potassio, il quale altera l'emoglobina, e quindi disturba l'emolisi; 4• l'azione emolitica del siero umano fresco è un po' più debole nei sifilitici, che negli individui sani. Questo fatto, se confermato da. ulteriori r icerche, potrebbe spiegarsi con alterazioni del complemento causate dagli a.uticorpi specifici, e ri!'lpettivamente delle sost&nze colloidi contenute nel siero di questi ammalati, in seguito allo. distruzioue di materiali ricchi di globuline e lipoidi, specialmente delle cellule nervose; 5° Infine, essendo Il potere emolitico variabile da individuo a individuo ed anche nello ste:1so soggetto in condizioni diverse, l'uso dell'ambocettore umano espone ad ottenere risultati inesatti; e quindi per ora è preferibile attenersi al metodo classico di Wassermaon, che meglio risponde in teoria ed in pratica al princ ipio della deviazione del complemento. (Autoriassunto).
Oonolu1lonl della relastone 1ulla eslolog la della ldflllde. - (Scltlttsssl:itzc zii d ein Ilef ei·at iwer die A ctiologie der Syphilis). Congre~so interna,1ionalo di dermatologia e di sifilografia di Budapest, settembre 1909.
E111c H H o nMANN. -
E cco le conclusioni alle quali venne l'Ho ffmann in un.a relazione al Congresso di Budapest sull'eziologia della s ifilide: 1° La spirocheta pallida è senza dubbio l'agente patogeno della s ifilide; 2° La s ua cultura pura non è ancora riuscite. in modo sicuro, e le nuove ri• cerche di Scbereschewsky e Mi.ihlens, che sembrano comprovo.re la natura anaerobia della spirocheta g ià sostenuta da Hoffmann, richiedono ulteriori studi. Con tutto ciò il s ign ificato etiologico della spiroch eta pallida non può essere messo in dubbio, giacchè io migliaia di c1tsi di sifilide ereditaria, di sifilide o.cquisita,e di !'lifilide sperimentale, e•se. è smta riscontrata in grande quantità nelle manifestazioni di s ifilide recente, in quantità minore nel sangue circolante e nelle mani• festa.zioni t n.rdive della sifilide; 3° Un fatto importan te e nuovo nella patologia della sifilide è la dimostraA:ione della spirocheta pallida, fotta dall'ito.liaoo Pasini, nel germe dentario; essa ha grande valore in quanto chiarisce la patogenesi delle anomalie dentar ie di Hu tchio~on ; 4° La presenza della spirocheta pallida ha un grandissimo valore per la diagnosi, sopratutto di fronte a sifilorui al loro inizio ed a molte altre manifesta· zioni d i sifilide recente, anche nei c asi di s ifilide latente. La ricerca. della spiro· cheta pallida nel liquido estratto c.:on p uutura da ghiandole linfatiche o delle tonsille, giungo talvolta a risolvere il problema diagoostico; 5° I r isultati importaotissimi della sierodiagnosi non hanno diminuito il valore de lla ricerca della spirocheta palliJa. E ssa resta ancora l'unico mezzo per accer· tare la d iagnosi all'inizio dell'iofez ione, ed ha perciò un grande significato per la profilassi e per la terapia. Coo l'ultramicroscopia, oppure con la colorazione rapida d i Preiss, '>Ì può accertare :a diagnosi in modo piurapido e semplice che con
RIVISTA DI MALAT'FIE VENERE~ E DELLA PELLE
301
la fissazione del complemento mediante il siero di sangue, metodo quest'ultimo che non è scevro di cause d'errori. Inoltre la ricerca della spirocheta serve per la diagnosi tipica di un processo patologico, mentre la sierodiagnosi indica soltanto se l'individuo porta con sè il virus sifilitico;
6° Entrambe le scoperte (spirocheta pallida e sierodiagnosi). lungi dall'incep· parsi si aiutano a vfoenda, poichè n ei primi tempi dell'infezione ha speciale importanza la spirocheta, mentre nella sifilide avanzata, nelh1 latente e n elle forme parasifilitiche, ha preci può valore la. sierodiagnosi; 7° Le nostre conoscenze sulla morfologia e lo sviluppo della spirocheta pallida sono ben poco progredite in questi ultimi tempi: non esistono ciglia che s i possano par11gonare a quelle dei bacteri, e gli esemplari annodati devono essere considerati come stati di riposo; 8° In mezzo ai tessuti le spir ochete sono per lo più extracellulari n egli s pazi linfatici e nel tessuto connettivo; se ne trovano però anche nell'interno dnlle cellule parenchimali e connettive; 9" La fagocitosi ha una certa importanza nel distruggere la spirocheta pal-
lida; non si deve però dimenticare che la spirocheta è dotata. di movimenti attivi vitali, e che può da per sè sola. entrare nei protoplasmi, come, ad esempio, n ell'ovulo; 100 Anche facendo astrazione dal modo di divisione della spirocheta pallida e dalle sue proprietà biologiche, la sua grande flessibilità depone più per una natura di protozoo che di batterio; allo stato attuale delle nostre conoscenze sembra che essa occ upi un posto intermedio fra queste due specie microbiche ; 11° In Iuogo della denominazione propoata da Schand in, ma non sufficientemente suffragata, di treponema pallida, Hoffmann mantiene il nome di spirocheta pallida o spirocheta della sifilide. Ulteriori ricerche dovranno comprovare la grandé regolarità della spira, la forma rotonda della sezione t r11sversa e la mancanza di un accentuato orlo marginale, dati questi sufficienti per creare·una nuova specie.
G. BE'RNUCCI. A. PASINI. - Bloerhe oomparatlve fra l dlver•l metodi dl • lerodJagnoal propoatt per l a al4Ude e ooulderazione di aUl4ologi&. - (L'ospedale mag• giore N. o, 1910). Da una serie di ricerche sierodiagnostiche comparative fra i &eguenti metodi; metodo di Wassermann, metodo di Porges-Meier, metodo di Klausner e metodo di Fornet-Schereschewsky- Ei&enzimmer, applicati in 100 sifilitici in diverso periodo dell'infezione ed in altri individui esenti da sifilide, l'A. giunge alle seguenti conclusioni: Dei metodi sierodiagnos tici anzidetti soltanto il primo, quello di Wassermann, dà risultati che sono, di regola, conformi alle contingenze cliniche, e perciò di pratico valore diagnostico. Nella sierodiagnosi di Wassermann è particolarmente utile ceme estratto reattivo o ant.igeno l'estratto acquoso d i fegato di neonato eredo-sifilitico. Utilissimo è anche l'estratto alcoolico di cuore di cavia; m eno adatte sono le sospens ioni di lecitina e di oleato cli soda. Nella s ifilide in periodo primario, la s ierodiagnos i di Wassermann, dà risultato positivo a datare dal ventesimo, trentesimo giorno dall'inizio clinico del sifiloma. Nella sifilidedel sistema osseo la sierodiagnosi di \Vassermann diede all'autore, come già ad altri
302
RIVISTA DI MALAT'l'IE VENEREE E DBLLA PELLE
risultati negativi. La cnra specifica mercuriale ha virtù di muta.re da positivi in negativi i ris ultati deJla sierodiagnosi di Wassermann. Questo mutamento accade tanto in sifilidi antiche come in sifilidi recenti, ed è, di regola, concomitante e.Ile. regressione ed alla scomparsa dei sintomi clinici della ma latt.ia. La reazione di ·wassermann con orin8, in sostituzione del siero di sangue, dà risultato posit ivo in c irca. 1'80 p. 100 dei casi, senza distinzione fra individui affe tti ed individui esenti da sifilide. Ne consegue che i risultati della reazione in parola con orina sono privi di qualsiasi valore diagnostico per le. sifilide. Il metodo s ierodiagnostico di Porges Meie1· coocorfa con i ris ultati della sierodiagnosi di \\"a ssermann ne lla proporzione del 45 p. 100. Però lo stesso metodo applicato al siero di individui e~enti da sifilide diede ris ultato pos itivo ne l 18 p. 100 dei casi. Il metodo sierodiagnostico di Klausner concorda. coi risultati della sierodiagnosi di \Vassermanu nella proporzione del 37 p. 100. Però lo stesso metodo applica t o al siero d'individui esenti da sifilide dà risultato pos itivo nel 56 p.100 dei casi. Il metodo sierod iagnostico di Fornet -Schereschewsky-Eisenzimmer concorda coi risultati della sierodiagnosi d i Wassermann nella proporzione del 80 p. 100. L o s tesso metodo però applicato al s iero d'individui esenti de. sifilide dà risultato positivo nell'8 p. 100 dei casi. I risulta t i d ei tre metodi Porges-Meier, Klausner, Fornet-Schereschewsky-Eisenzimmer concordano raramente fra di loro. Se a questa. circostauza s i a ggiunge la freque nza con la quale detti me t odi sono positivi negl'individui sani, si è indotti a. togliere agli stessi ogni pratico valore dia.gnostico ne lla sifilide. Da queste conclusioni l'autore tra'! argomeuto per alcune considerazioni di s ifi lidologia. La prima riguarda l'epoca nella quale la sifilide da accidente loca.le diventa mala ttia generale, e si inizia q uind i ciò che si chiama sifilide costituzionale. Alle. introduzione della. spirochete pallida nei tessuti segue uno spazio di tempo nel quale essa compie un lavoro di adattamento alle nuove condizioni di vita e di DU· t ri,,;ione che le offre il tessuto nel quo.le è avvenuto l'innesto (Leva.diti, Jamanuchi). Compiuto questo lavoro la s pirochete entra in un periodo pal ese di attività patogena, è dà luogo a produzioni patologiche reattive ; la. prima. di queste è locale e costituisco il sifiloma. Le s uccessive manife4a zioni della. sifilide compaiono in località lontane da que lla dove è a vvenuto l'innesto, e devono di necessità corris ponde re ad un tras porto e ad una di !fusione per via sanguigna della spirocheta pallida. Questa, in realtà, sembra diffoudersi nel sangue- fin dai primi giorni successi vi all'innes to, me., in questi primi tentativi d'invasione non giunge ad es plicare sull'inte ro org anismo un'azione patog ena, e viene distrutta: è quindi necessario, perchè la s pirocheta pallida possa v;ver nel sangue e dar luogo a metosto.s i, che l'economia subisca un complesso di modificazioni, probabilmente nello s tato fis ico-chimico del sangue. Ora poichè anche ll'ini:>.iars i del reperto positivo della s ierodiagnosi di Wasserm nnn coincide (secondo q uanto oggidl ai crede) con una mod ificazione dello etato fis ico-chimico del sangue, cosi l'autore pensa che il compa rire de l. reperto pos itivo della s ierodiagnosi Wassermann, possa segnare l'epora precis o. nella quale l'organismo subisce una modificazione per influenza dell'infezione, e la s pi rocheta pallide. comincia a. vivere nel sangue circolante e ad esdrc itare un'a zione pa t og ena su tutto l'organis mo ; pen~ii pertanto che questo mo• mento pos~a con siderars i come l'inizio della sifil ide cos tituzionale. E perciò l'autore eniette il concetto c he la sifilide costituzionale :1i inizia con la co,nparsa della pr<1p1·iet à an/icomplem ent<ir e del sa ngue, e cib dal vente~iino al trentesimo giorno dal p rimo man ifeMarsi del 11ifi lom a .
RIVISTA DI MALATTIE VKNEREE E DELLA PELLE
303
La seconda considerazione riguarda l'influenza della cura mercuriale nel mutare da p'lsitivi in negativi i risultati della sierodiagnosi di Wassermann. L'autore pensa che la sierodiagnosi in p&rola può essere di guida nella cura della ,;ifìlide, ed i risultati positivi devono indurre, di regola, ad istituire una cura speciale mercuriale, i risultati negativi a desistere dalla stessa. Da ultimo l'autore riferisce di aver sperimentata la reazionti cromatica di recente proposta da Schilrmann per la sierodiagnosi della sifilide, ma di non averla trovata rispondente allo scopo che essa si prefiggti. G. BFlRNUCOI.
W. PrcK, - Relazione dl trenta e&sl 41 1Ulltde ouratl col preparato 4 '1:hrltoh 808. (Mii.nchentr med. Wochesnchrift, giugno 1910). G J .o&B. - E•pertenze ool dloxldlamJdo arsenobenzolo ( 808) (Miinchener 111ed Woche 1schrift, gigno 1910). EBRLICH E voN Gaosz. - Il preparato d'Ehrltoh n. 608. (Miinchener med. Wochenschrift, luglio 1910). G L nCK. Belaztone 41 109 oasi di 1Ullide trattati col prepar•to Ehrltoh i n . 808. (Mii.nchener med Wochenschrift, agosto 1910). FISCHER ED HOPPE. - Il preparato d'Ehrllch nel oorpo umano. (Munchener mecl. Wochenschrift, luglio 1910).
La straordinaria efficacia del nuovo preparato dell'Ehrlich, il doxidiamido arsenobenzolo, contro le manifestazioni sifilitiche, è oggidì riconosciuta dall'unanimità dei medici che ebbero a ~erimentarlo. Tutti ebbero a rilevare la straordinaria rapidità. di retrocessione dello lesioni recenti e tardive e la scomparsa, in un periodo di tempo variabile da 24 a 48 ore del treponema, di <:cbaudinn, e ciò in casi nei quali le mamfestazioni specifiche avevano resistito alla cura mercuriale e iodurata. Tutti gli sperimentatori ebbero ad osservare delle recidive, ma. in numero molto limitato, mentre, ad esempio, il Gliick, avendo curati 81 casi di sifilide recente con una sola iniezione di i:l06, non ebbe ad osservare alcuna reciaiva. Per quanto concerne l'i11Buenza del nuovo rimedio sulla reazione di Wassermann, i pareri non sono punto concordi. Pick trovò che la reazione non veniva. influenzata affatto, Loeb poco, Glilck la trovò negativa soltanto in 6 casi su 20 dopo quaranta giorni della cura. Tutti gli autori sunnominati ebbero a constl!.tare qualche accidente consecutivo alle iniezioni, e prima di tutto un dolore vivissimo, con tumefazione locale, ma. senza traccie di suppurazione nè di gangrena. Quali manifestazioni generali, os• servarono febbre generalmente moderata., ma che talvolta. raggiunse e superò i 390; talvolta vomito ed abbondante sudore (Gliickl, eruzioni scarlattinose, eritema.tose ed orticaria.. Però simili Recidenti manifestaronsi sotto forma benigna. I nvece in tre casi, taluni sperimentatori (Bohac e Soboska di Praga) ebbero ad osservare ritenzione d'orina di durata variabile (da uno a nove giorni). Trattandosi di fatti isolati, convien pensare che Il medicamento adoperat.o in s imili -ca.si avesse subito delle trasformazioni spontanee prima d'essere adopera.t.o. È parimenti oggetto di continue ricerche dei vari autori, il rendere le iniezioni più pratiche e meno dolorose. Così l'Ebrlich per evitare l'azione tossica dell'al-eool metilico, consiglia di adoperarne appena due o tre decimi di centimetro cubico, quel tanto che b11.sta a.d umettate il diamidMrsenobenzòlo, che dovrà essere
304
RIVISTA DI :MALATTIE VENEREE E DELLA P ELLE
accuratamente tritato in u n mortaio; del resto, egli assicura che senza inconvenienti di sorta si può sos tituire l'alcool metilico con l'alcool etilico. I dolori provocati dalle iniezioni intramuscolari sono dovuti all'alcalinità molto forte delle soluzioni adoperate, non potendo il doxidiamidoarsenobenzolo sciogliersi interame nte che in un mezzo alcalino. Dipendendo dalla n eutralità de lla soluzione, l'assenza. di dolore nel momento del'iniczione, Wech ~elmann e Lange giunsero ad ottene re una soluzione assoluta men te neutra, e quindi indolora , in modo da poter praticare le iniezioni nel tessuto ce llula.re sottocu taneo d ella regione sot toscapola.re, anzichè nella massa mu~colare della nat ica. Fischcr ed H oppe studiarono il modo d'eliminazione del dioxidiamido-arsenobenzolo fuori dell'organismo. Dopo iniezione di trenta centigrammi di sostanza nei muscoli, la durata dell'eliminazione per le orine può prolungarsi durante tredic i giorni nei paralitici generali, da t re n cinque giorni negli f·pilettici, ed al pit'I dieci giorni nei va rii s ifi litic i. Nelle iuiez ioni intr.avenose l'elimin11zione completa compiesi in due o tre giorni in tu t ti g li infermi. Così l'eliminazione di simile preparato è molto più lenta di quella dell'atox.il, dc ll'arsacetina e dcll 111.r scnofenilg licinn. Dopo le iniezioni intramuscolari si trovano ancora. delle traccie dosabili d'arsenico nelle materie fecnli dopo dieci giorni, e soltanto in capo a cinque o sei giorni dopo le iniezioni intravenose. Il rimedio non s i fissa nell'organismo; secondo l'espressione dell'Ehrlich egli è parassitotropo e non orga notropo. In un malato morto quattordici giorni dopo l'iniezion~ non fu possibile s coprire la banche menomi traccia d'arsenico negli orgnni; ne persistevano soltanto nei muscoli nel sito dell'iniezio1rn. Parimenti in un sog getto morto trentacinque giorni dopo l'iniezione si potè riscontrare un sol centigrammo d'arsenico ne i mu;:coli delle natiche. Ugualmente in trenta centimetri cu bici di sang ue prelevati quattordici giorni dopo l' iniezione, non esisteva la menoma traccia d'arsenico. G. BEltNUCCI.
(Le speranze dettate nell'intera umanità dal nuovo preparato dell'Ehrlich n. 600 son o ta li e tante che d ell'argomento ebbero ad occuparsi larga.mente perfino i periodi ci politici. Frattanto, in pochi mesi, la s peciale le tteratura., ebbe ad arric• chirsi di un numero strngmnde di pubhlicazioni, delle quali le suaccennate non sono che un semplice sag gio di un solo giornale. N. d. R).
RIVISTA DI MEDICINA LEGALE Dott. A. RA NELLETTr. - Le lealonl valvol,ul ctel ouore di origine tr&umattoa. - (Roma. Tip. A. Di Fabio 1910). L' A. mette i nnan zi tut to in r ilievo il fatto che le lc;,ioni valvolari del cuore di origine t raumatica sono più frequen t i d i quant o comunemente si crede anche in cuori preceden temente suoi ; e r iferisce la ~toria clinica di 107 osservazioni pub -
RIVISTA DI MEDIOINA LEGALE
305
blicate in tutte le parti del mondo a comincin.re da.l 1778, in cui il Sénao riferi realmente tre casi bene accertati di rotture dell'apparecchio mitralico per traumatismo toraci,:o, fino all'epoca presente. In tutte queste osservazioni bisogna. tener distinti due gruppi: un primo gruppo cioè, rappresentato da 79 casi, in cui il trauma agi producendo una lesione valvolare diretta; e un secondo gruppo, compr1:1ndente 28 casi, in cui il trauma. fu ca.usa. di endocardite. Il traumatismo o è esterno e consiste ordinariamente in una brusca e violenta. contusione per lo più sulla regione precordiale; o è rappresentato da uno sforzo violento. unico o ripetuto; ambedue queste cause possono anche combinargi insieme. È importante poi a rilevare che le rotture valvolari, le quali determinano sempre una insufficienza della valvola corrispondente, sono dovute in maggior proporzione allo sforzo, mentre le endocarditi tigurn.no nella grandissima maggioranza dei casi prodotte da traumatismo esterno: a ciò s'aggiunga che la rottura. clelle valvole aortiche è più frequente di quella delle valvole mitraliche, inversamente a quanto accade per le endocarditi traumatiche; la rottura delle polmonari e della. tricuspide è rarissima. Tra le ca.use predisponenti alle rotture valvolari l'A. ricorda le lesioni valvolari da arteriosclerosi e da endocardite, e l'aumento della pressione sanguigna.: esclude dal numero delle rotture valvolari traumatiche 1uelle prodotte da traumi lievi su valvole profondamente alterate e che chiama rotture valvolari spontanee. Circa la patogenesi delle rotture valvolari traumatiche è certo che esse sono determinate da una esagerata elevazione della pressione sanguigna nel cuore enei grossi vasi che ne dipartono: Ciò fu anche dimostrato con ricerche sperimen tali sui cadaveri e con esperienze sugli anima.li. Più difficile è interpretare la patogenesi dell'endocardite traumatica per la quale é necessario ammettere cheper effetto del trauma si determinano leggiere rotture valvolari, o ecchimosi dell'endocardio o piccoli scollamenti della sierosa ecc., lesioni tutte clinicamente non rilevabili, ma che possono divenil-e pol'ta d'ingresso di germi infettivi eventualmente circolanti nel sangue, e che secondariamente attecchiscono sulle valvole cardiache: anche per le endocarditi traumatiche sono state fatte ricerche sperimenta.li molto probative. Dal punto di vista ane.tomope.tologico secondo l'A. risulterebbe che dall'esame di 44 autopsie la rottura delle valvole aortiche colpisce più frequentemente una o due valvole, raramente tutte e tre; inoltre la lesione consiste ordinariamente nel distacco parziale della valvola dalla linea a'inserzione,. meno spesso nella rottura del bordo libero o di parte della lunghezze. o larghezza del velo valvolare. La rottura della mitrale è a carico delle corde tendinee e meno spesso dei muscoli papilla1·i per la loro minore resistenza di fronte ai veli. Le o.Iterazioni anatomiche nell'endocardite traumatica sono uguali a quelle dell'endocardite comune. Quanto ai sintomi essi non differiscono obbiettivamente nelle rotture val'Volari da quelli delle comuni insufficienze; però i rumori sono più intensi e con speciali caratteri musicali ed inoltre essi sono abitualmente accompagnati da un complesso di disturbi subbiettivo-funzionali ad insorgenza brusca etumultuaria quali il dolore lacerante, l'oppressione, la dispnea; qualche volta è stata notata. la cicatrizzazione delle lesioni valvolari. Per poter stabilire con precisione la diagnosi di una lesione valvolare da ce.usa traumatica secondo l'A. non be.sta la sintomatologia per sè e il modo d'insorgere, ma. occorre anche poter escludere un vizio cardiaco preesistente, al qual riguardo la grandezza del cuore pressoohé normale dopo il trauma. è elemento di grande valore. L'endocardite traumatica che si svolge cronicàmente in modo subdolo non è certamente di:io -
Giornale dl medicina mllUare - Fase. JV.
306
BIVISTA DI MEDIOI~A LEGALE
mostrabile; tutta.via. si deve ammettere, e molti vizii cardiaci, la cui origine è oscura, possono riferirsi alla causa traumatica. Le lesioni valvolari traumatiche hanno generalmente breve decorso, e la loro prognosi è quindi .Più grave che nei vizii valvolari comuni. Nell'ultima. parte del suo libro l' A. fa alcune considerazioni medico-lega.li di grande interesse: innanzi tutto data una lesione valvolare è necessario ricercare se essa è di origine traumatica o preesistente al trauma; in secondo luogo in caso di preesistenza del vizio valvolare questo era rimasto sempre allo stato latente sino al momento del trauma, oppure aveva già dato jisturbi cardiaci? nel primo caso gli effetti medico-legali debbono ritenersi uguali a quelli di un vizio di origine traumatica; in terzo luogo é necessario stabilire quale incapacità al lavoro è seguita e quale indennità. spetta all'infermo In caso di morte del paziente la questione diventa anche più ardua e il giu<iizio de,e essere naturalmente basato sui risultati dell'autopsia, in base ai quali solamente si potrà valutare quanto é da attribuire al trauma e quanto a lesioni preesistenti. BALESTRA.
Dott. Bo10EY, maggiore medico.
atablllmentt penltenuarl.
Il oòmplto del medloo mllttare negli (BuU. SocW~ de Médecine mil. Française,
16 giugno 1910). L'A. dopo aver rilevato che il medico militare, contrariamente ai medici civili i quali banno ordinariamente un còmpito unico e liberamente scelto, ha per lo
più attribuzioni molteplici e svariate, imposte o liberamente accettate, nota che nei penitenziari esso rappresenta uno degli agenti moralizzatori più attivi; e nell'immensa maggioranza dei casi appare come il deus ex machina chiamato a risolvere incidenti insorti improvvisamente. Il suo·còmpito è molto difficile perchè egli si trova di fronte a due categorie di individui, delle quali una è costituita da rivoltosi intolleranti della dii;ciplina, che respingono per antipatia naturale o per rispetto umano i soccorsi e i consigli del medico; l'altra invece fatta da furbi corazzati d'ipocrisia. Egli è circondato da esageratori, simulatori, con tare ereditarie, stigmate degenerative, che, pur non essendo degli irresponsabili, non hanno però meno diritto alla sua benevola attenzione. In linea generale secondo l'A. un contegno dolce e persuasivo da parte del medico è più dannoso che utile: egli consiglia. in ogni caso un contegno freddo, riservato, grande sobriet~ di parole e di commenti, una pazienza instancabile: la pit\ piccola familiarita o debolezza fanno si che il detenuto ne abusi immediatamente. Il còmpito del medico è reso anche più difficile dal fatto che gl'inferniieri sono generalmente altl"i detenuti; inoltre la vita iu comune oppone grandi ostacoli ad una azione moralizzante continua ed eflìcace esercitata sui detenuti, la quale azione avrebbe una grandiss ima importanza per la difesa sociale, quando si pensa al destino ulteriore dei detenuti il giorno che segue la loro liberazione. Da questo punto di vista la funzione del medico militare nei penitenziari ha una rilevantissima. importanza: e l'A. opina che l'opera. del medico dovrebbe essere poi in seguito integrata dal Ministero del lavoro a cui dovrebbe spetta.re il còmpito di seguire l'ulteriore dtistino dei detenuti che scontarono la loro pena. BALESTIIA.
RIVISTA Dl llEDIOINA LEGALE
307
Dott. BATlER. - La almulalllone 4ella tnberooloal polmonare lnolplente. - (Bv.U. de la Société de Médecine 1nilitaire Fronçaise, marzo 1910). Per quanto possa sembrare straordinaria la simulazione della tubercolosi polmonare all'inizio, tuttavia secondo l'A. essa è abbastanza facile; e se si pensa all'orrore assai giustificato che si ha per questa malattia nell'esercito, si comprendono anche facilmente le conseguenze medico-lega.li d'un tal fatto, alle quali porterebbero concordemente da un lato la grande difficoltà e delicatezza dell!l diagnosi nelle forme iniziali, dall'altro la preoccupazione spesso non dissimulata nel medico militare la quale agisce suggestionandolo. L'A. riferisce tre esempi tipici a lui occorsi in breve lasso di tempo : egli è d'avviso che in casi simili bisogna innanzi tutto non basare la. diagnosi sui soli segni fisici d'indura.mento degli apici i in secondo luogo bisogna avere la precauzione di non scoprire mai i propri dubbi all'infermo, poichè altrimenti potrebbe accadere che proprio il medico creerebbe il simulatore. In complesso si tratta d'un problema di osservazione clinica e di psicologia pratica. Secondo il Lemoine possono avere un valore incontestabile la diminuzione della inspirazione sotto la clavicola destra, la temperatura presa. dopo esercitazioni, cioè la febbre provocat4 secondo il mewdo di Da.remberg. Ad ogni modo non bisogna aver fretta nel far la diagnosi di tubercolosi all'inizio, ed è desiderabile che il mondo medico militare si convinca della opportunità di non eliminare troppo presto dalle file dell'esercito individui che con una paziente aspettativa potrebbero paga.re regolarmente il loro tributo al BALESTRA. paese. Generale medico H sRBOLD. - L'eaer6lto e l 'uslouruloae oontro gll lnfortun.l. - (.Aenitliche Sach-versUindigen-Zeitung, 16 settembre 1910). L'A. mette in rilievo la nuova mentalità (creata in certo modo dalle. legge sugli infortuni) colla quale i soldati entra.no nell'esercito, nel senso che essi sono disposti a sfrutta.re ogni minimo accident~ chirurgico e medico per reclamare indennizzi: da ciò trae motivo per segnalare la. necessità cli esami individuali completi e minuziosi, specie in ordine a malattie nervose, affine di p otere svelare il vero stato degli allegati disturbi e di guardar;;i da possibili frodi. FUNAIOLI.
RIVISTA DI TECNICA E SERVlllO MEDICO MILITARE Sn nma. - Il nuovo regolamento per I treDI S&Dltarl Dell'eeerotto àUtrounsarloo. - (T he military surge(m, novembre).
In Austria-Ungheria vi sono tre specie di treni trasporto male.ti e feriti: i t reni-ospedale (Spitalziige), i treni-trasporto permanenti (l'erma.nente_Krankenzilge) ed i treni provvisorii (Temporare Krankenziige). Ogni t reno ospedale consta: di 18 carri per me.lati e feriti, di cui ciascuno porta 8 i ndividui in posizione orizzontale, 2 carri per il personale, 1 carro per la
308
RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO llEDICO llILlTABE
cucina, 1 per le vettovaglie, 2 per equipaggiamento, bagagli ecc. totale 26 carri. Ogni ospedale perciò trasporta 144 pazienti. I carri per feriti son costrutti a posta per essere convertiti in vagoni-ospedale: solo i vagoni per il personale sono vagoni di ~ classe. Tutti i vagoni sono intercomunicanti e riscaldati in inverno con i.tut'e in ferro. I vagoni sono numerati e segnati colla croce di Ginevra. Il personale consta di un capitano medico, un tenente medico, un farmacista, tre ufficiali e trenta uomini di truppa. Questi treni servono al trasporto dei feriti gravi dalla zona di battaglia fino agli ospedali territoriali. I treni-trasporto permanenti - uno per ciascun corpo d'armata - sono com· posti di 25 vagoni cosi succedentisi: 1 per bag<lgli ed equipaggiamento, 7 per pazienti in posizione seduta (ogni carro per 20 pazienti), 4 per pazienti in posizione orizzontale, (ogni carro per 8 pazienti), 1 carro di 1• o 2• classe per il personale, 4 vagoni per pazienti in posizione orizzontale, 8 per pazienti in posizione seduta. li treno permanente trasporta cosi 36! pazienti, di cui 6! in posizione orizzontale. Il persona.le consta di 1 ufficiale medico, 2 altl'i ufficiali e 23 uomini di truppa sanitaria. I vagoni per pazienti da traspor tarsi in posizione orizzonta.le sono simili a quelli dei treni-ospedale; quelli dei pazienti trasportabili seduti sono vagoni per passeggieri attrezzati in modo molto semplice. Non v'ha cucina e si provvede il vitto dalle stazioni di vettovagliamento o di rinfresco militari o della croce rossa. I treni improvvisati servono solo per pazienti da trasportarsi seduti. Ciascun corpo d'armata. ha l'attrezzamento per due treni. Il personale è dato da.Ile truppe delle linee di comunicazione o dalle società di soccorso. Oltre alle tre specie suddette, vi sono i treni ordinarii, che in caso d'urgenza sono pure adibiti al trasporto di malati e feriti. OSTINO.
Ross ALESSANDRO. - Tabelline dlagaoatlohe per feriti in guerra. - (The mililary surgeon, nov. 1909). Da.to l'umanitario principio della convenzione di Ginevra, pel qu!\le s i debbono curare i feriti nostri come quelli nemici, sarebbe utile che le indicazioni annotate nelle tabelline diagnostiche fossero uniformi ed in una lingua internazionale. Ciò non essendo possibile, il Ross propone di adottare segni geometrici e cioè: Per i feriti leggieri O un circolo. Id. gravi d un triangolo. Id. gravissimi O un quadrato. Medicazione provvisoria - una linea orizzontale. Id. definitiva due linee orizzontali. Ferito da operare I una linea verticale. Ferito già operato Il due linee verticali . F erito che richiede una operazione d'urgenza cxi un otto rovesciato. Queste .figure geometriche si possono adattare a tutti i casi. Per es. se ad un ferito grave ~ s'è applicata una medicatura provvisoria si taglia il triangolo con una linea orizzontale, dopo applicata una medicatura definitiva si traccia una seconda linea orizzontale. Se si deve eseguire un'operazione si taglia il triangolo con una linea verticale, dopo l'operazione si traccia la seconda linea e se l'operazione è urgente si segna sotto la base del triangolo la cifra CJ:J. Lo stesso sistema si adatta per i fel'iti leggieri O e per i gravissimi D. OSTfNO.
=
RIVISTA DI TECNIOA E SERVIZIO MEDICO MILITARE Sni1PS0N, -
309
Storia m•4loa della guerra del 8ud-Aftloa. - (Journal of the
royal tnfdical w rps, nov. 1909, genn. e febbr. 1910). Questa eccellente monografia del Siropson ci dà. una idea delle grandi difficoltà. che hl\ incontrato il corpo s anitario inglese nella guerra del Sud-Africa per
mantenere quello stato sanitario nelle truppe, per il quale vanno tanto decantati gl'inglesi nelle l oro spedizioni oltre mare. Le condizioni igieniche del paese, ove andavano a combattere, erano molto infelici. Poche città. provvis te d i acqua potabile, tutte s povviste o malamente fornite di mezzi di eliminazione degli escreti; assenza di latrine per la popolazione indigena. Paese polveroso, abbondanza di mosche. Legis lazione s anitaria mancante o deficiente o non osservata; non es is teva obbligo di denuncia delle malattie infettive salvo nella Colonia del Capo, ove pare avesse una limitata applica,:ione. Il tifo era molto frequente. Nelle 36 principali città. della Colonia del Capo nel 1902 vi fn una mortalità. del 66,0 p. 1000 europei e del 116,2 per uomini d i colore, mentre in Inghilterra si ra ggiunge, nel decennio 1881-1800, appena il 19,6 p. 1000. Eccetto dunnte il periodo della guerra la dissenteria del tipo bacillare non è mai s tata di particolare importanza nella storia medica del Sud-Africa ; era per lo più leggiera, non resis tente alla cura coli' ipecaquana come nell'India, ma più spesso seguita da complicazioni epatiche. La malaria limitata a pochi distraiti ; prevalgono forme anomalo di febbre dette tifomalariche, febbri del Capo, tifo sud-africano, febbre di Kimberley ecc. Alcune delle febbri dette di Kimberley pare siano febbri mediter ranee; le tifo· malariche si presume s iano tifi di tipo non classico, come pure parecchie delle febbri continue semplici. La polmonite è spesso epidemica specialmente nell'alto Weldt come a Kimberley. Ciò che impressiona s ubito nella etoria medica del Sud-Africa è la prevalenza
delle malattie epidemiche (feblbl'i continue e dissenteria) che raggiungono il 30 p. 100 degli entrati all'ospedale ed il 46 p. 100 dei morti per quals iasi causa (comprese le ferite) e 1'86 p. 100 1:lei morti per malattia. Interessante è lo studio comparativo della morbos ità. e mortalità. per le dette malattie nelle altre guerre in regioni tropicali o s ubtropicali: Campagne
llorbosità si tOO maiali
42*
Mortalilà so 100 malati
Nilo 1889 100• Sudan 1886 86 39 87* 24 66* Egitto 1882 Chitral 1895 26 00 Mashonaland 1896-97 88* -* 4!)• Dongola 1896 8-1 100• Matabeleland 18!16 38* 89 Nilo 1898 48 China 1900-01 9 76* Nilo 1884-86 40 88 Sud-Africa 1899-1\J02 31 86 Le cifre segnate con asterisco riguardano campagne, a cui prese parte poca truppa e quindi hanno un valore molto relativo.
310
RIVJSTA DI TECNICA E SERV IZIO M EDICO :MILITARE
Le perdite totali (per morte, invalidità ecc.) e le perdite per morte furono cosi distribuite nei vari periodi della campagna.: Proporzione per 1000 di forza per a11no Periodo Perrtite totali Mortalità 1899 (13 ott,-31 dic.) 156,64 60,89
1• metà 1900
477,88 288,60 379,72 169,97
~ metà 1900
Tutto il l!lOO Tut.to il periodo deJla guerra
76,53 !:9,22
61,66 38,09
Il primo semestre 1900 fu certo queJlo in cui le condizioni erano più gravi; entrano in questo periodo lo sblocco di Ladysmith e Kimberley, l'avanzata a Bloemfontein ed a Pretoria., le epidemie dopo la presa di Ladysmitb e quelle di Bloemfontein e Kroons tad. Si calcole. che le perdite debbano eguagliarsi al 10 p. 100 delle forze ogni trimestre, 40 p. 100 ogni anno. Per mille di forza (esclusi gli ufficiali) entrarono nei luoghi di cura: Per tifo 129,90 ) 9 Per febb1·e continue. ,4,38 I 204,~3 260,92 ) Per malaria 56,64 , 888 88 Per dis;:enteria So,81 1 \ ' 127 96 , Per diarree. 4'l,16 1 J Per altre malattie 46-!,19 Tutte le malattie 843,07 Ferite in battaglia 47,95 114,90 e altre cause traumatiche 66,95
t
l
l
Mortalità per mille 111 !orza.
Tifo 18,06 ~ 18,11 l F ebbre continue. 0,05 1· 18,Sl Malarie. 0,20 Dissenteria s,02 I o,06 I 8,01 Diarree. S,20 Altre malattie
21,38
Mortalìta per cento entr, ti in luoghi di cura.
Tifo 13,90 Febbre continua 0.07 Malaria 0,33 Dissenterie. 3,62 Diarrea 0,11 Altre malattie 0,68
Media 2,90 Feriti 6,65 I feriti furono in tote.le 26,286, morti per ferit-e 6266: proporzione dei morti per ferì te e.i feriti 1 : 6. Le. proporzione degli entra.ti nei luoghi di cura per ferite a quelli. entrati per malattia fu di 1: 17,58. La proporzione dei morti per ferite ai morti per malattie fu di 1: J,96. Nella. campagoa del Sud-Africa il tifo assunse un tipo relativamente leggiero,
311
Rl\'ISTA DI TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE
avendo dato una mortalità del 18.90 p. 100 casi, mentre in tutte le altre campagne, salvo quella di Snakim (1886) la mortalità aveva raggiunto cifre molto più alte ad es. S8,4 p. 100 in Ohina (1900) ed il 60 p. 100 a Dongola (1896). La dissenteria invece diede all'incirca. la mortalità (8,52 p. 100) che nelle campagne antecedenti. La storia dell'esercito sud.africano in relazione alle due malattie epidemiche tifo e dissenteria, si deve dividere in due fasi, una d'invasione, sviluppo a disseminazione, ed una fase in cui le due malattie sono più o meno diffuse secondo le stagioni e le locali condizioni. Il primo periodo è caratterizzato da certe gravi epidemie, delle quali le più importanti sono quelle di Ladysmith, Bloemfontein e Kroonstad. La guarnigione di Ladysmith aveva già. sofferto di tifo prima della guerra e cioè nel 1897-98-99. Le condizioni per lo sviluppo di questa malattia erano favorevoli; per la rimozione degli escrementi il sistema a bottini mobili, inadatto nei climi subtropicali e non eseguito colle dovute cure. L'acqua era tratta dal Klip River (tributario del Tugela) che nella stagione asciutta era carica di materiale minerale ed organico. Si cercò di provvedere prelevando l'acqua più a monte, ma i1 nuovo attacco fu tagliato dal nemico, i filtri Berkefeld e Cbamberland man dati dall'Inghilterra non giunsero a tempo, gli ebollitori non fornivano acqua sufficiente. E cosi, su una forza di 12,700 europei entrarono negli ospedali dal 2 novembre 18W ed il 2 marzo 1900, 1280 individui per tifo, 9';'0 per febbri continue semplici, 1841 per dissenteria, 491 per diarrea e 42 per enterite con 360 morti di tifo e 116 di dissenteria. L'esercito del Nata! del Sud destinato allo sblocco di Ladysmith aveva una forza di 28,290 uomini, e si trovava nelle condizioni di un esercito in movimento e quindi usava acqua per lo più di fiume, i rifiuti non erano allontanati. Ora in questo corpo d'esercito si ebbero di: ~fo c~i lM mMhl~ Febbre continua semplice » 941 » 2. Dissenteria » 1302 ,. 46. Diarrea » 641 » 1. Euteri te ,. 26 » 8. Per mille di forza e per anno s i ebbe cosi : morbosità per febbri continue 1781 per dissenteria 264 e per tutte le malattie intestinali S12; mortalità S8,S per tifo, 6,6 per tutte le febbri continue; S,6! per la dissenteria e 2,61 per tutte le malattie intestinali. L'A. ci dà i diagrammi dello svolgersi delle due infezioni, dai quali appare che le malattie intestinali insorsero prima delle febbri continue e che decorse un l ungo periodo dai primi casi di tifo al rapido accrescimento del loro numero. O STINO. STR.AUB (Stati
Uniti d'America). -
• • rvulo 11&ultarlo tn oam9agna. -
(The
military sui·geon, dicembre).
L'A. traccia le linee generali del servizio sanitario in guerra. Riferirò di questa lunga memoria le parti più interessanti ed originali. Compito tkl medico divisionale. - Egli deve ricevere dal direttore di sanità di armata le seguenti indicazioni: 1° la. destinazione dei malati, che devono essere sgombrati prima che le truppe entrino in azione e la via che devono seguire ;
312
RIVISTA DI T~~CNICA E SERVIZIO MEDIOO MILITARE
2" il luogo d'impianto e la ca.pacità degli ospedali destinati a ricevere i fe. riti della. divisione e la strada che essi feriti devono percorrere per giungervi; il numero degli ospedali di sgombero che dovranno avanzare fino al campo di blittaglia per rilevare gli ospedali da campo; 8° la. specie e la quantità di mezzi di trasporto che possono essere forniti dalle linee di tappa per lo sgombero dei feriti della divisione; 4° dove devono essere diretti i ferì ti leggieri; 6° le località lungo la linea di sgombero dove si s tabil.iranno i posti di fermata; G0 le località ove si trovano i depositi di ma teriale e le disposizioni pel rinnovament.o del materiale sanitario. Il medico divis ionale, in base a queste indicazioni e sentite le intenzi-0ni del comando, propone a.I capo di s tato maggiore che siano compreso nell'ordine di battaglia da emanarsi dalla divisione: 1° il tempo ed il posto ove i malli.t i della divisione devono riunirsi pel trasporto indietro; 2" il luogo di riunione dei feriti ; SQ il luogo in cui sono impianta.te le stazioni di medicazione e gli O·spedali .tla campo, quando s i potrà fissarlo in p1·ecedenza; 4° l'assegnazione di mezzi di tra.sporto tratti dai carri delln. sussistenza; 6° la dispos izione delle rimanenti unjtà sanitarie della divisione 6nchè di -esse si può aver bisogno sul campo di battaglia. L'A. calcola che giornalmente le truppe anziane dànno, in norma.li condi:i:ioni sanitarie ed in assenza di epidemia. il S 0 1o di malati da ospedale ed il 6 °[0 di malati leggieri; con truppe nuove la percentuale si eleva di più. La inserzione all'ordine del giorno della di visione delle disposizioni del medico divisionario assicura a queste maggiore autorità. e pubblicità che non gli ordini provenienti dal medico divisionario. Stazioni di riunione pe1· f eriti leggieri. - Basterebbe una per divisione e ser-virebbe per feriti l eggieri, in grado di marciare a qualche distanza, non avendo bisogno di immediata. cura. ospedaliera. Essa sgrava le sezioni di sanità e gli ospedali da campo di un rilevante numero di malati e feriti e costituisce una sta• .zione intermediaria tra la linea del fuoco e gli os pedali della zona delle tappe. I mala.ti o feriti che dopo un po' di riposo o di ristoro sono in grado di ripren· -dere servizio son rimandati alle compagnie, gli altri trasferiti agli ospedali di tappa sotto la guid a di un ufficiale o d'un graduato anche malato o ferito. Queste stazioni si dovrebbero costituire, appena le truppe entrano in ordine di bat.taglia, al riparo nel tiro nemico, non sulla linea di ritirata, ma su una strada Tota.bile per potere in caso d i bisogno trasportare i malati e feriti non più capaci <li marcia.re. S'installerà in abitati spec ialmente in ca so di cattivo tempo o quando sta. per cadere la notte. L' A. calcola che il 16 p. 100 dei feriti vi potrebbe affluire. Ospedali da campo. - Nell'esercito degli Stati Uniti si hanno solo quattro ospedali da campo da 108 letti per divisione di fanteria; calcolando solo il 10 p. 100 di perdite in un combattimento della divisione, ogni ospedale dovrebbe ricove rare 860 pazienti. Siccome il 10 p. 100 circa dei feriti non devono essere ~ggetti a trasporto (feriti cavitari) cosi una parte dell'ospedale da campo dovrebbe funzionare a lato della sezione di sanità. Nulla. di nuovo ci dice l'A. circa. il funzionamento della sezione di sanità e dei posti di medicazione.
313
RIVISTA D'IGIENE MILITARE Dott. J . CotNDREAU. - Correggia cU marola ooorreggla per apedatl -(.Archfoes de médecìne et phar,nacie militaires. Voi. LVI). L'A, dopo aver fatto rilevare il gravissimo inconveniente derivante nelle marcie e nel Hervizio in campagna in genere dalle lesioni cosi frequenti ai piedi dei soldati, descrive un mezzo semplice e pratico per rimediarvi: esso consiste in corTeggiuole di cuoio spesse circa 3 millimetri, larghe 16 millimetri e lunghe 80 cent imetri, con ana fibbia resistente ad un estremo ed una serie di circa 12 buchi all'altro estremo; si applicano facendole passare come sottopiedi dinanzi al tacco; si incrociano quindi sul dorso del piede e passando poi dietro la scarpa sopra il contrafforte si alh1.cciano infine sul lato esterno del piede dinanzi al malleolo, descrivendo così una specie di otto in cifra: devono essere allacciate abbastanza strette ma non eccessivamente. L'A. riferisce l'esperimento fatto con questo mezzo su quindici individui, tutti soggetti a formazione di flittene ed escoria,,,ioni ai piedi, nei quali si ottennero splendidi risultati. I vantaggi dell'applicazione di queste corregge sarebbero dovuti al fatto che esse modificano i punti di contatto del piede con la scarpa, limitandone gli sfregamenti senza d'altra parte provocare per sè stesse alcun inconveniente : in sostanza quindi, limitando esse gli s postamenti del piede dentro la scarpa, riparano agli inconvenienti d'una calzatura. difettosa, troppo grande cioè o non appropriata; eà è importante a rilevare il fatto della grande rapidità con la quale guariscouo le lesioni ai piedi dopo l'applicazione delle corregge sulla scarpa. La spesa relativa sarebbe tenue non sorpassa.udo i 26 centesimi. BALESTRA.
RIVISTA BIBLIOGRAFICA E . MoaSELLI. -
&ntro9ologla generate· - L'uomo secondo la teoria dell'evoluzione. - (Un volume dl circa 1400 pagine, formato grande, illustrato da 671 figure, 1 tavola e 3 carte. - Edito dalla Unione Tipografica Editrice Torinese, 1911).
L'alba del nuovo anno ha visto finalmente ultimata la classica, colossale opera del nostro illustre psichiatra, meravigliosa sintesi delle molteplici scienze biologiche che, nel fulcro e cou la bussola mentale dell'evoluzione, studiano l'uomo nella natuni., nel 1ouo sviluppo formativo, e nel suo evolversi continuo e fatale verso l'avvenire, Come va intesa la Antropologia generale, - e così la intese fra i primi il Morselli - essa è una scienza altamente sintetica, che a bbisogna dei risultati di
B14
RIVISTA BlBLIOGRAFIOA
moltissime altre scienze che banno di mira l'uomo, dalla paleontologia alla mesologia, dalla embriologia all'anatomia e fisiologia comparata, dalla etnologia alla psicologia, in quanto essa è la storia natttrale dell'uomo, cioè non solo del più elevato fm gli esseri viventi, ma di quell'essere nel cui cervello soltanto la natura sente, ed ha coscienza di sè stessa 1 Ho detto che vediamo finalmente compiuta l'opera grandiosa, percbè il Morselli, dopo le prime lezioni impartite nell'Università di Torino, e raccolte in dispense, sin dal 18b8 diè mano al libro, la cui tela, anno per anno, veniva allargandosi straordinariameute, sopra tutto per le continue conquiste del pensiero scientifico in molte branche dell'Antropologia, e specialmente - nell'ultimo decennio dalla Paleo-antropolologia e dalla Etnologia. Come di<'evo, questa opera dà « la sintesi delle applicazioni della teoria dell'evoluzione dell'uomo, sotto l'aspetto fisico •; l'Autore ci promette fra breve lo s tudio della evoluzione menta.le nella antropologia psicologica): - spina dol'llllle del lavoro è la concezione monistica: che l'evoluzione umana è soltanto un caso particolare della evoluzione generale. Come tale, quest'opera compie la sua fonzione nel progresso storico della scienza naturale dell'uomo, e rappresenta nel suo insieme - come ben dice l'Autore - « un momento storico importante nello s viluppo delle discipline biologiche ed antropologiche >. Il programma può ben sintetizzarsi dicendo che essa svolge, e riprova, le varie conquiste del< pensiero scientifico positivistico ed evoluzionistico intorno all'uomo, alla sua posizione in natura, alle sue origini, al suo passato, alle aue razze e al suo avvenire, quale fu formulata tra l'ultimo decen.n io del secolo xix e il primo del xx io. Quindi l'Opera viene divisa razionalmente in 4 parti: Introduzione allo studio dell'antropologia. - L'uomo nella natura - L'evoluzione fisica dell'uomo L'uomo nel presente e nell'avvenire. Nella l' parte, in appositi capitoli, sono studia.ti : I problemi dell"antropologia - Le dottrine trasformistiche in biologia La teoria dell'evoluzione, nei suoi dati obbiettivi, nei suoi principi t'ondamentali, e nelle sue applicazioni e deduzioni alle varie scienze biologiche. Nella 2 1 parte sono s volti i seguenti argomenti: l'uomo e la realtà cosmica l'uomo nella serie degli esseri viv1mti - l'uomo durante le età della terra l'uomo e l'ambiente, Jisico e sociale. - La sa parte si occupa dell'origine dell'uomo - della filogenesi d1>ll'uomo - della formazione e patria del genere umano - dei primi uomini (estetica umana, forme fossili umane), dell'umanità protomorfa, sua evoluzione e suoi rapporti con la filogenia, la etnologia e la psicosociologia. Infine la parte 4° studia: le razze umane attuali con i varii criterii di classificazione di esse; la loro origine e filogenesi, con la critica del monogen ismo e del poligenismo, e la loro forzione naturale; infine, nell'ultimo capitolo, svolge il suggestivo argomento dell'umanità nell'avvenire, studiando la trasformazione attuale dell'organismo umano, la lotta etnica, ed il diverso destino delle razze attuali, terminando con la costruzione ideale - poeticamente scientifica - del Weltanthropos quale e:;ito futuro della evoluzione organica ed umana. P. C0Ns1ouo.
=
315
Movimenti avvenuti nel Cor~o ~anitario e nel Personale Farmacentico (l>lspenae n. IO a 18 del Bolldlino u(fieiak delle nom lne)
Ufflolall In Hrvislo perm&nente. R. decreto 22 gennaio 1911. BARBATBLLI ca.v. Ettore, colonnello medico direttore ospedale Padova. - Esonerato dalia carica sopraindicata e nominato direttore ospedale principale Bari. GERUNDO ce.v, Giuliano, tenente colonnello medico ospedale Roma. - Nominato direttore ospedale principale Padova.
R. decreto 29 gennaio 1911. PALOMBO cav. Giuse,ppe, capitano medico ospeda.lo Chieti -- Bucc1NO cav. Tobia, id. infermeria presidia.ria Civitavecchia. - Collocati in posizione ausiliaria dal 1° febbraio 1911. R. dec1·eto 9 febbraio 1911. FALCONI cav. Gavino, tenente colonnello medico direttore ospedale Messina. Collocato in posizione ausiliaria, per ragione di età, dal 26 febbraio 1911. R . decreto 9 marzo 1911. DEOLl UBERTJ cav. Gennaro, tenente colonnello medico, ospedale Genova. - Nominato direttore ospedale militare Messina. dal 26 febbraio 1911. R. decreto 16 marzo 1911. P ETRACCONE Michele, tenente medico 12 artiglier ia campagna. - Collocato in aspettativa per infermità. temporarie provenienti da cause di servizio, per un anno, dal 1° aprile 1911. R. decreto 26 febbraio 1911. I seguenti ufficiali medici sono collocati in posizione ausiliaria, per ragione di età, dalla data per ciascuno indicata: DE Fuau cav. Etttore, colonnello medico direttore sanità. X corpo arIDAta. -Dal 18 marzo 1911. MASSA cav. Giuseppe, id. id. VI id. - Dal 16 id. NATOLI cav. Francesco, tenente colonnello medico direttore ospedale Chieti. - Dal 12 id. PICENI cav. Giulio, id. id. id. Verona. - Dall'll id. DE SntoNE cav. Zeferino, maggiore medie? ospedale Case1·ta. Dal li id. R. decreto 2ò marzo 1911. CIARLA Ernuto, tenente medico 2 granatieri. - Collocato in aspettativa per motivi di famiglia, per un anno, dal 16 aprile 1911. B. decreto 2 aprile 1911. I seguenti colonnelli medici sono esonerati dall'attuale loro carica e nominati rispettivamente, a datare dal 1° aprile 1911 alla carica per ognuno di essi indicati ; BERNARDO cav. Luigi, direttore os~dale Palermo. - Direttore sanità. VI corpo armata. BALDANZA cav. Andrea id. id. Napoli. - Id. id. X id.
3Hi
MOVIMENTI AVVE~UTI NEL CORPO SANlT. E NEL PERS. FARMAOH:UTICO
Bllu. cav. Maurizio, id. id. Torino. - Id. id. I id. MINICI cav. Eugenio, id. id. Catanzaro. - Id. ospedale Napoli. VALLICELLI cav. Antonio, id. id. Venezia. - Id. id. Verona. I seguenti tenenti colonnelli medici sono nominati rispettivamente, a datare dal 1° aprile 1911, alla carica per ciascuno di essi indicata: BUONOMO cav. Lorenzo, direttore ospedale Ravenna. - Esonerato dall'attuale carica e nominato direttore ospedale Chieti. PRKSSACCO cav. Pasquale, ospedale succursale Parma. - Direttore ospedale Catanzaro. MAUOEHI cav. Francesco, ospedale Livorno. - Iò.. id. Ravenna. FAFIRIS cav. Comenico, ospedale succursale Mantova. - Id. id. Venezia. 0ANl,OLPI cav. Giacomo, ospedale Roma. - Id id. Cagliari. CHlilRUB1~1-GrAMMAHO~l cav. Or!ando, id. Bologna. - Id. id. Piacenza. I seguenti ufficiali medici sono promossi al grado superiore con anzianità 31 marzo L911, e con decorrenza., per gli assegni, dal 1' aprile 1911: Te nenti colonnelli medici promossi colonnelli medici: G1ULIANI cav. Ftancel'lco, direttore ospedale Cagliari. - Nominato direttore ospedale Palermo. GIUFFREDI cav. Al/redo, id. id. Piacenza. - Id. id. id. Torino. CERVJGNI cav. Giovanni, id. id. Bologna. - Continua come contro. Maggiori medici promossi tenenti colonnelli medici: LANZA cav. E1nrn,anuello, ospedale Bari. - Continua come contro. V101..1ARDI cav. Luigi Ignazio Paterio, infermeria presidiaria Pinerolo. - Id. id. GALLI cav Gio. Domenico, direzione sanità IX corpo armata. - Destinato ispettorato sanità militare. ARPA cav. Vittorio, ospedale Napoli. - Continua come contro. PERASSl cav. Giovanni Antonio, id. Caserta. - Id. id. GEUIETTI cav. Arturo, direzione sanità V corpo armata. - Destinato ospedale Verona. DEL VECCHIO cav. Ruggero, ospedale Palermo. - Continua come contro. RUDI! cav. Camillo, id. Ravenna. - Destinato ospedale succursale Parma. Capitani medici promossi maggiori medici: CAnA Francesco, infermeria presidiaria Sassari. - Continua come contro. LuCIANI cav. Lavinio, ospedale succursale Parma. - Id. id. B&l'CARIA cav. Giovanni. Il alpini. - Destinato ospedale Piacenza (a scelta). Fusco cav. Emilio, direzione sanità X corpo armata. - Continua come contro. LoNOARI cav. Rodolfo, scuola applicazione fanteria. - Id. id. G1ANAZZA cav. Giuseppe, direzione sanità III corpo armata. - Id. id. CIOLIUTTI Giuseppe, 1° aytiglieria montagna. -· Destinato ospedale Torino (a scelta). 81MON1 cav. Giuseppe, 80 fanteria. - Id. id. Ancona. PE'l'RONE cav. .Andrea, 60 id. - Id. id. Perugia. CANEGALLO cav. I,orenzo, 1° artiglieria fortezza (costa). - Id. id. Genova. BONOMO Nicolino, ospedale Napoli. - Continua come contro (a sc11lta). Tenenti medici promossi capitani medid : BALLA Alberto, scuola applicazione sanità militare. - Destinato ospedale Torino e comandato scuola applicazione sanità. militare (dichiarato promovibile a scelta), C0STANTJN1 Git.seppe, ospedale Chieti. - Continua. come contro (id. id. id.). SERIO Vito Nicola, 7° bersaglieri. - Id. id. {a scel ta).
MOVIMENTI AVVENUTI NEL OORPO SA.NIT. E NEL PERS. 1'"ARMAOEUTIC0
317
LENZI Armando, ospedale Torino. - Destinato legione carabinieri Torino (dichia• rato promovibile a scelta). SooTo Filippo, id. Palermo. - Id. 80 fanteria, (id. id. id.). T!i:RRA·ABRAMI Giitseppe, scuola applicazione sanità. militare. - Id. 19 id. e comandato scuola applicazione sanità. militare (id. id. id.) MAZZETTI Loreto, ospedale Napoli. - Continua come cont ro (a scelta). GAZZA Alessandro, ospefale Verona. - Continua. come contro (dichiarato promov1bile a. scelta.) PAPALE Raniero, id. Napoli (a disposizione Ministero interno). - Destinato reggimento cavalleggeri di Udine, continuando a disposizione come sopra (id. id. id.). CASALI Pietro, 13 artiglieria campagna (comandato comando corpo stato maggiore). - Continua come sopra (id. id. id.). DI LALLO cav. Carmine, reggimento lancieri di Mantova. - Destinato reggimento lancieri di Aosta (a scelta.). ALESSANDRELLO Giovanni, ospedale Palermo. - Id. ospedale Messina. CORRA.DI Numa, fscuola applicazione sanità militare. - Id. ospedale succursale Parma e comandato applicazione sanità militare. lliONINI Geremia, id. id. - Id. 8 artiglieria fortezza. id. id. id. (-dichiarato pro• movibile a sceHa). BORSARKLLI Giovamii, 2 alpini. - Continua come· contro. FARAGGIANA Francesco, 6 bersaglieri. - Destinato 90 fanteria (dichiarato promovibile a. scelta). Sottotenenti medici di complemento nomine.ti tonenti medici in servizio permanente, con decorrenza per gli assegni dal 16 aprile 1911 e con la destinazione per ciascuna indicata: BoccA Tito, distretto Torino, in servizio 59 fanteria. . - Destinato 53 fanteria. D'AGOSTINO Francesco, id. Padova, dire~ione sanità. Alessandria.. - Id reggimento cavalleggeri di Saluzzo. VANNOCCI Quintilio, id. Livorno. - Id. 2 artiglieria fortezza (costa). Cu1a1SE EttO're, id. Sulmona, in servizio 10 bersaglieri. - I d. 5 id. id. (costa e fortezza). SESTO Antonino, id. Siracusa, id. 74 fanteria. - Id. 2 alpini. ALBANESE Ricciotti, id. Reggio Calabria. - Id. 21 artiglieria campagna. CROSJGLIA Evaristo, id. Genova, in servizio 89 fanterie.. - I d. 1° artiglieria. fortezza (costa.). FERRO CanneùJ, id. Firenze. - Id. 1° alpini. DE ANGEL s Arduino, id. Napoli. - Id. ospedale Nova?'&. R1ocò Ettore, id. Palermo, in servizio 5 fanteria. - Id. reggimento lancieri di Mantova. SmaPI Vincenzo, id. Gaeta, id. 69 id. - Id. G9 fanteria. CAMERANESI Dino , id. Ascoli Piceno, id. 22 id. - Id. IO artiglieria fortezza. (assedio). PORCARA Isidoro, id. Reggio Calabria, id. 61 id. - Id. reggimento cavalleggeri di Caserta. VALEN·r& Gioacchino, id Torino, id. 9 bersaglieri. - Id. id. Savoia cavalleria. G&1.0RM1N1 Luigi, id. Foggia. - Id. 15 fanterie.. R1NALD1 Giuseppe, id. Taranto. - Id. 20 artiglieria. campagna. TOllA8ELLI Vito, id. Roma, - Id. ospedale Chieti.
3 t[;
MOVULENTl AVVESUTl NEL CORPO SA.NIT. E NEL PERS, FARMAOEUTIOO
DEL VASTO Giu~eppe, id. Campobasso, in servizio 71 fanteria. - Id. 71 fanteria. Id. 16 artiglieria campagna. D11 PASQUALE Antonino, id. Messina, id. 76 fanteria. - Id. 72 fanteria. V1GGIANO Alfredo, id. Campagna. - Id, 7 alpino. NocE Giovanni, id. Genova, in s ervizio 68 fanteria. - Id. 9 artiglieria fortezza. Vmo1s Pieti·o, id. Sassari, id. 42 id. - Id. os pedale s uccursale Mantova. FBRRARI Giovanni, id. Vicenza, id. reggimento lancieri Vittorio Emanuele Il. - Id. reggimento lancieri Vittorio E manuele Il. O R1LLO Gerolam o, id. Girgenti, id. 68 fanteria . - Id. 6 fanteria. M.i.sSARO Giova,nbaltista, distre tto Caserta, direzione sanità. Napoli. - Destinato reggime nto lancie ri di Mi lano. PROFETA L iborio, id. Messina., in servizio ospedale Messina. - Id. 8 alpini. {)oGLIA'l' t- DEZZA Giuse]ipe, id. Roma, legione carabinieri Roma, in servizio ospeda le Roma. - Id. infermeria presidia.ria. Civitavecchia, PrcAzro Antonio, id. Caserta, depo.~ito fanteria Caserta. - Id. 10" artiglieria campag na. P1mJI.LI Giovanni, id. Campobasso. - Id. reggimento cavalleria di Padova. IPPOLITI Ar11aldo, id. Sulmona. - Id. 18 art iglieria campagna. MIONEMI Francesco, id. Catania, io servizio 69 fan teria.. - Id. ospedale Piacenza. B1NAOHI Albei·lo, id . Varese, id. 41 id. - Id. 7 artiglieria fortezza. CoRCIONI Corradino, i d. Casert.a, id. 29 id. - Id, 16 id. campagna. VBNEKONI Carlo, id. Pavia. - Id . os pedale Ravenna . . ADINOLFI Salvatore, id. Caserta, in !.ervizio 7 bersaglieri. - Id. 84 fanteria. (h OGIA Emilio, id. Belluno. - Id. reggimento lancieri di Aosta. V1TOLO E mmanuele, id. Salerno, in servizio os pedale Novara. - Id. 14 fanteria. ROMAN UCCI Erancesco, id. Napoli. - Id. 8 alpini. BORDONE Carmelo, id. Siracusa, in servizio 87 fanteria. - Id. infermeria presi· diaria Siracusa.. BATTISTINI Cam,illo, tenente medico 1° alpini (comanda to scuola applicazione sa· nità militare). - Trasferito 2 granat ieri, continuando coma ndato come contro, MAn'J Giuseppe, id. ospedale Roma. - Comandato Ministero guerra.. 0 GOERO Cesare, id. reggimento la ncieri di Aosta, - Tras ferito scuola applicazione cavalleria. Ro~rno Giambarlolo, id. infermeria presidia ria Civitavecchia. - Id. ospedale Roma. LA MANNA Salt-alore, id. 10 artiglieria. campngna. - Id. id. Napoli. PAREiSTE .E'erdina1uto, id. ospedale Piacenza, - Id. 12 artiglieria campagna. Su~u. Cosimo, id. 8 alpini. - I d. os ped1tle Bari. P.ETTITI Fasquale, id. 7 id. - Id. reggimento CII.Va.lleggeri di Catania.. Z EPl'ONJ Napol,eone, id. 10 artiglieria fortezza (assedio). - Id. 86 fanteria. VIGLIA Nl Federico, id. reggimento cavalleggeri di Saluzzo. - Id. ospedale Alessandria. .OA.LAN"rlì: Carlo, id. 3 5 fanteriu. - I d. id . Bologna. Rn·ucc1-CUINN1 Agostino, id. 6 id. - Id. 18 fanteria, ànA Achill<J, id. Novara, id. 7 bersaglieri. -
UFFI CIA.LI I R OOBGBDO. Maggiore medico promosso tenente colonnello medico: AllllATE ca.v. Do11ato, dis tretto Napoli. Sot totenenti medici promossi tenenti medici; .SA~GREGOmo-GALLI Ettore, distretto Milano, direzione sanità Milano, - D• ANOEI..IS Giovanni, id. Ancona., deposito fanteria Macerata. - SIGNORINI Emilio
UOVUl l!:NTI AVVENUTI NEL CORPO SA.NIT . E NEL PERS. FARMACl!:UTIOO
319
Giv.seppe, id. Milano, direzione s anità. Milano. - BIONDI Giuseppe, id. Napoli. - BRESSI Mario, id. Frosinone, 1° artig lieria. fortezza. (costa). - 0CANASSO Bartolomeo, id. Torino, 1° id. id. (id.). - SIMONl!lSCHI Pietro, id Roma, direzione sanità Roma. - BCUTO Carmelo, id. Catania. - ATT01.1co Vito Domenico, id, Bari. - CARFAONINI Valerio, id. Campobass o, 10 artiglieria. campagna (Qa. serta). - MAZZONI Giovanni, id. Voghera, direzione sanità Genova. - SCALLA Epifanio, id. Cata.nia, id. id. Palermo. - SAN'fACROCE Ett01·e, id. Genova, id. id. Genova. - CALCATERRA Ezio, id. Genova, id. id. Genova. - S0Lt0NI Gio, vanni, id. P iacen za, id. id. Genova. - PEPE Benedetto, id. Napoli. - BIOCHNr. Luigi, id. Genova, direzione sanità Alessandria. - PICCOLI Salvatore, id. Napoli. - GRlllALDI Ugo, id. Napoli. - MOSCA Attilio, id. Milano, 7 artiglieria fortezza GOJ Giovanni, id. Milano, deposito fanteria Milano M. II. - TAURO Francesco, io.i. Roma. - CALÌ Andrea, i d. Napoli. - MOTTA Rosa·rio, id. Catania, direzione sanità Palermo. - COSTA Giuseppe, id, Brescia, id. id. Genova. - B1ANCm An!Jelo, id. Genova, id.. id. Genova.
Uftlolall 41 mtusl& territoriale. Tenenti medici promossi capitani medici: DELL'Al'INA Donato Michele, (Lecce), direzione sanità XI corpo atmata. - PETRILLI Torquato, (Firenze), distretto Pistoia. - FERJU Attilio, (Milano), 5 alpini. DALT}0LJO Vittorio, (Fer rara), 8 artiglieria fortezza. Sottotenenti medici promossi tenenti med ici: SALVINI Curzio, (Frosinone), 1° genio. - Scui1MACCA Stefano, (Cefalu), d irezione sa· nità XII corpo armata.
Uf4olall 41 riserva. Colon nelli medici promossi maggiori generali medici : PINTo cav. Antonio, distretto Campagna. - I ANDOLO cav. Costantino, d istretto Roma. Tenente colonnello medico promosso colonnello medico: NEVIANI cav. Pio, distretto Bologna. Maggiori medici promossi tenenti colonnelli medici: NAPOLITANO cav. Michelangelo. distretto Roma. - PMQUALE cav. Ferdinando, id. Torino. - C1TTOLINI cav. S ilvio, id. Treviso. - RAINERt cav. Gaetano, distretto Catan ia. - MoRosnn co.v. Marco, id. Mil&.no. - ZANCRI cav. Dante. id. Berga mo. Tenenti medici promossi capitan i medici : MINNECI Edoardo, distretto Paler mo. - Russi JJJrrico, id. Napoli. - CtMADVOMO Nicola, id. Napoli. - ToaTAROLO Antonio, id. Genova. - Dr L IBERTO Fran. cuco, id. Palermo. Sottotenente medico promosso tenente medico: GENEIIONI o,.e,te, distretto Massa.
Farmaolatl mllltart. B. decreto 26 gemiaio 1911. Proozzo cav. Felice, farmacilita capo di 1• classe, ospedale Cagliari. a riposo, per ragione di età. con decorrenza 27 gennaio 191 L
Collocato
DeteNninazione ministeriale 16 marzo 19ll. ANTOLINO Alberto, farmacista di 2• classe, ospedale militare Raven na. rito ospedale militare Ancona.
Trasfe.
H2Q
MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARliACEUTIOO
B. decreto 9 febbraio 1911. BOLOGNrnr cav. Giuaeppe Carlo, farmacista capo di 1• classe, ospedale Napoli. Collocato a riposo, per ragione di età, con decorrenza dal 19 febbraio 1911.
Decreto ministeriale 29 gennaio 1911 BozzOLA cav. Emanuele Eugenio, farmacista capo di 2• classe, farmacia. centrale militartl. - Promosso farmacista capo di 1" classe. MARTIN! Giovanni, farmacista di 2• id., ospedale militare Roma. - Id. farmacista di 1• id.
Decreto ministeriale 26 febbraio 1911. BARONI cav. Edoa1·do, farmacista capo di 2" classe, farmacia centrale militare. Promosso farmacisti\ capo di 1• clas~e. CERRUTI dott. Romolo, farmacista. di 2• id., ospedale ruilitai·e Roma.. - Id. farmacista di 1• classe id.
Determinazione ministeriale 6 aprile 1911. NoNJS Raffaele. farmacista di 1" classe, ospedale militare Brescia. ospedale militare Cagliari.
Trasferito
0ll01UFICE11ZE
G1·and'titfiziale nell'01·dine della Corona d'Italia. SANTANERA cav. Giovanni, maggiore generale medico. ruoli.
Non più inscritto nei
D etuntl.
Mo:nù cav, Amedeo, colonnello medico direttore sanità militare I corpo armata. - Morto a Torino, il 7 marzo 1911. VERDURA cav. Luigi, capitano medico ospedale Cagliari. - Id. a. Cagliari il 10 id. FuoA Luigi, maggiore medico, non più inscritto nei ruoli. - Id. a Forll il S ottobre 1908. PALAGANO '. Luigi, capitano medico di riservft, distretto Siena. - Id. a Sorano, (Grosseto), il Sl marzo 1911.
GRIGOt
All'ultimo momento ci giunge il tristissimo annunzio che il tenente generale medico Randone è morto la sera del 20 aprile a Rapallo. Ci riserviamo di dire diffusamente n el prossimo fascicolo della vita e delle opere di questo insigne medico militare. Oggi diamo soltanto sfogo al nostro do· !ore, che è certo diviso da tutto il Corpo Sanitario.
Jl D1re t.t.or e
Comm. CLAUDIO SFORZA, .~~gior genera.le medico, Il R e({:lrit. t.~ ~
RIDOLFO LIVlr, tenent~ -~~nello medico. (407) -
Ro oia, t 9tl -
Tip . E. Voghe ra.
'
f
FILIPPO G105TI, <,w,tlle.
I.A fmte cauaat<!I dalle armi da guerra. Sintesi della relazione eanitaria sugli Mereiti tedeschi durante la guerra franco-germanica 1870-71. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. . . . . • • • • L. 2 ILuràTB.A. - Btudii etorico-critici eulla meningjte cerebro-spmale epidemica in Italia e particolarmente neli'eeercìto. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto . . . . • . . • • 1 1 50 Sil.INAlU, Le lesioni t1Aumaticbe dei centri nervoaL Memoria onorata del premi., Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Prezzo ridotto. • 3 50 8-roBu. e O!GL1ARBLLl. La malaria in Italia. Opera onorata del 1° ·premio al ooncorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitografiche, Roma-, 1886; prezzo ridotto. • 1 3 To1mLLINL - Delle malattie più frequentemente simulate o provocate dagli inllm'ittL - Roma, 1876 . . . . . . . • . 1 3, 50 Il. H - Per l'açqulato delle opere 1opralndlçale Invi are commlHlonl e vaglia all'Ammlnlsfraz1ot11 del Qlomale di medicina mllltare via XX Sellembre Roma .
.d.lt1•e pubblicazioni, mecUco-mtlita,•/.: La chirurgia coDServatrice nei suoi rapporti con la traumatologia e la legge concernente gli infortuni auJ lavoro. Trat.tato di eeegeei clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgica generale e alla legi.sla~ione sociale italiana. - Roma, 1901, Società editrice Dante Alighieri. (Vendibile presso l'autore, via XX Settembre 80 p. 1°, Roma) . • . L 3 ID. ID. - L'ipotesi dell'evoluzione. S,tudi e ricerche. - Milano, Aeeociazione tip. priv, 2• ediz., 1900. (Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, 89 p. 1°) • 2 Da: F.u.oo ANDBS:A, tenente colonnello medico. - Patogenesi unico. delle malattie vascolari. secretive e nodulari degli occhi e degli organi vicinL Un vol. in 8° di pag. 240 con 8 tavole fuori testo. - Napoli, Società. commerciale libraria, 1906 . . . • . • . . 1 8 Ds: SARLO E uoENIO, ce.pita.no medico. - Le ferite prodotte dalle moderne armi de. fuoco da guerra, esclUBe le artiglierie. - Ravenna, 1911, Tip. Ravegnana. (Vendibile pr8980 l'Autore, ospedale milita.re di Cave. dei Tirreni . » 10 ~ LELLI FRA.oqCJcsco, capitano medico. - Manuale di bromatologia pei m&dici militari. - Firenze, 1906. Un voi. in 16° di pag. 484. (Vendibile preeso l'Autore in Firenze, scuola d'applicazione di sanità militare) . . • . • • 6 ÙfBBIAOO PIETRO, tenente generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili da guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. /Studi sperimentali, con 15 tav. di fotografie e radiografie ri• . prodotte in fototipografia). - Roma, 1903. (Vendibile pre1!6o la Tip Voghera).• 4, ID. ID. - Le operazioni più frequenti nella chirurgia di guena con 112 figure intercalate nel testo. - Firenze 1898. (Vendibile presso la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . . . . . . . . . , 8 JANDOLO Co&TANTINO, colonnello medico. Oftalmoscopie. ed ottica oculistica. Manue..le teorico-pratico. Un vol in 8° con 82 figure e 12 tavole. - Napoli, stabilimento tipografico Ferrante, 1905. (Vendibile presso l'Autore, Roma, via Principe Amedeo 47) . . . . . • 8 MANoIANTI Ezto, colonnello medico - Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po (1889, IJl98, 1906). Testo e progetto con illuatre.z.ioni, premiati con diploma d'onore ali' Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile preeeo l'Autore, direzione sanità. militare) • 4. ID. m. - Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profilassi attuale. - Età della chiamata. - Ferma biennale. - Abbassamento della statura). Relazione al congresso nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . • . • • . • 2 BABmLLlCO URBANO, capitano medico. Fasciature ed apparecchi, fratture ., lussazioni. - Fironze, tip. Barbèra . • B.u.m.uu SALVATOBl!:, maggiore medico. - L'anatomia e la chirurgia operatoria della man-:libols- e deUe parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un vol. in s• di pe.g. 130, con 68 figure intercalate nel testo. (Vendibile preeso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli) . • • . • 3 ID. m. - La chirurgia delle vie biliari. Memoria onorata di un attestato di lode della Società medico-chirurgica di Bolorna, - Bologna, 1903. Un voi. in 16° .d i pe.g. 198, (Vendibile prèsso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli). • l S.ui'l'UcOJ STl!lll'ANO, maggiore medico, libero docente di oftalmologia e di clinica 'ocullatica nella Regia Università di Torino. Studio scienti.fico pratico aui traumatismi oculari. Vol. di 242 pagille con 16 tavole contenenti 63 microfotografie e con prefazione del profe89or C. REYMOND, diret'tore della R&gia olìnica oculistica di Torino. Roma, Enrico Voghera UIOG. (Vendibile preeeo la tipografia Enrico .Voghera, via Po 3, Roma) . . • 4, CA8ALl l'll:TRo, tenente medioo. -
~·-----
- - -.....
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE Direzione e Amminlstraz: Via Venti Settembre (Palauo del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI ABBONA.MENTO. 1° Il Giornale di medicina militare si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese io fascicoli di 5 fogli di s tampa. 2° L'abbonamento è annuo e decora dal 1° genna io. 30 Il prezzo dell'abbonamento é:
Per l ' Italia e la Colonia Eritrea Per n' Estero . . . . . . . . .
Un fascicolo separa Lo costa
1·
io Jtalia . , E l e 11 •s ero.
L.12,1 15, 1 1,25 I
1,50
4° L'abbonamento non disdetto prima del t • dicembre s 'intende rinnovalo per l'anno successivo 5° I signori abbonati militari in effettività di servizio possono pagare l'importo dell'abbona mento per mezzo dei rispettivi comanJeoli di corpo (anche a rate mensili). 6° Ai librai s i fa lo sconto del 10°1o, ma sollenLo per g li abbonameoli delle pert1one e degli e nti non mìlitari, che non possono rruire delle facilitazione di cui al n. 5. 7° Le spese per g li estratti e quelle per le tavole litografiche, fotogrei';che, ecc., che accompagnassero le memorie, sono a carico degli autori. 8° Gli autori delle memorie potranno aver ne gli estratti facendone richiesta all'alto dell'io vio delle bozze correUe. Gli estratti sono di due tipi : T1Po ..4.. - Con copertina in bianco, senza frontespizio, e colla impagina· l urà e numerazione del fascicolo. TIPO B. - Con copertina stampai.a, frontespizio, impaginatura e numera· zione speciale. I l prezzo é r egolaio dalla seguente tariffo :
Prezzo él.:l o:la.aou.~ 1ogiio Ci.i. ata.mpa. 25
Tipo ..il. • . • . • Tipo B. . . . .
I ogui oentmalo Per
NUMERO DELLB COPIE
TIPI DI KSTR.ATTI
1-4,I
6,60
80
- ---
100
200
ol&re IOO
6,7,60
6,60 9,-
10,18,60
S,.80 4,SO
Gli estratti minori di un foglio si conteno come foglio intero per le ordì nazioni di 100 estratti o meno. P er quelli cb,e su perano un foglio, le frazioni in più, che non superano il mezzo foglio, si coolano come metà, purcbÀ però l'ordinazione non sie inferiore a 50 copie. P otranno avers i estratti io carte e formalo diversi, previi accor di personali tra gli Autori e la Tipogralla. ~ I manoscr itti non si r estituiscono.
Plwblic,uione me1""8ile
GIORNALE DI
.
~
MEDICINA MILITARE Giornale di modiclnn militare : 1,851- 1884 Giornale modico del Regio Esercito e della Regia Mari na : 1885-1895 Giornale medico del Regio Eurcllo : 1896-1907
ANNO LIX - 1911
FASCICOLO V
31 }fAGGIO
SOìVIMARIO H E H O R I IE O R. I G I
i,
AL I .
- L'anestesia re~onale nelle operazioni sul denti • . • . . . . . . . . Pag. 8Boaco. 1 •
•rc'i~· s-;;j ~i~ercbe sulla intossicaiione da nltroglicerioa negll operai del R. polveri-
tr:..~i~ne'
o.
biochìmicà jet. rnggi u'ttr~,-ioI~tti Il probÌe,,;a deÌJ•acqua..pota: F ile nel servizio delle truppe in campagna . . . . . . . . . • · •lohl. - Sull'Idoneità 3) servizio di aviazione • . . . . . . . . . Baleb11Pa. -
0
3it 319 341
J47
CASIJISTIC.\ CLINICA ~7:9rlall e l.ueGI. -Contributoalla casulstica e a Ila ~iaitnosi del • Situs Viscerum inversus , 11111drallo. - Su di no caso raro di Iperidrosi unilaterale o circoscritta . . . • . RIVISTE GENERAI.I
J5l 359
Plrotl. -
36t
Sull'anafilassi . • • . , . . . . . . . . . . . . . . . . . RITl8TA BI GIORl'lALI ITALIAlH
E D E•TERI .
( V. l'Indice nell'falerno della coptrllna).
--·~----
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE ROMA • PaJau;o del Mini.8tero della Goena, Via XX Settembre • ROM.A
==~=============---'---=-- ---~- =~~=~~=~- '-'-'=-= Per le inserzioni a pagamento rivolge;si esclusivamente alla SOCIETÀ ROMANA DI PUBBLICITÀ -
BOJIIA, Cor so Umberto I, 160.
I ND ICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI fllVISTA bl!WICA. Curschman•. - Rapporti fra le torme mllammatorie tonsillari e le malattie inretth·e . Mass1longo e Zambelli. - La ~allcilato-reazlone e la albumino-reaziooe
ltJVISTA DI NEVROPATOLOGIA. Congresso annuale <!ella Societa tedesca di Psichia tria, t909 fll\'ISTA IJI CIIIR UIIGIA GENEIIA LE. Abadle e Raug6. - Le fratture dello scaroicle del to rso Wyst, - Lo staio aLLu:,le delle rieerche sul eancro . RIVISTA 0 1 OCULISTICA. Hess. - Ot totipi lnternaz,onall Reymond . - Ta,·ole ollolioiche Marongtu. - Ricerche batterloloi;iche nelle congiuoli\'lli o da criocisliti. 111v1sn 01 MEDICINA LEGAl, E. Fabrl. - L'alge~imetro di lloas rer la ricerca e 1ier la valutazione del dolore in materia di tnrortuni . . . . . . . . . . . . . . . . . Biaaloll e Masuocl. - Sopn, uo caso interessante d'ariosmia traumatica dal punto rii vista mediro-lega le . . . . . . . . . . • . . . . . lll\11STA n'IGIENE Gt<:::~EIIALE E 8.Hl'ERIOLOG IA. Plaut e Fl1cher . -
Pergola. - I.a diagnosi battoriologica rapida d el colera . Bandi. - NuoYo metodo per la diagnosi batte riologica rapld .t del colera
Pa(J. 37'! 373 374
377 379 379
38f 38'!
38-4
385 380
38S
RIVISTA D' IGIENE MILITARE. Mori. - Ricerche spPrimentali sulla cllsmrczione <!elle hardature mediante la miscela gassosa prodotta dagl i ai,parecchi Clayton . , . , . . . . . . . $ u rll un 11110\'o sistema di latrine da CA111po ll lVISTA BIOLIOGIIAFICA. Lemolne. - Trattato (l 'Igiene militarn .
39:i!
NOTIZIE Sottoscrlzi<JM per uu monumento ad Aless~ndro Riberl
393
f.OWEBE.,ZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPED.\Ll MIL!T.Hll
389 391
MISCELLANEA .
393 397
~OVI.\IENTI Al"VE;>iUTI !\'El, COltl'O SANITAHI U E N~;L PERSUN.ILE FAR:IIACEUTICO
399
Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz, del II Giornale di medicina militare ,. YIA
XX SKTTEIIIJl<8 , l>A LAZ/.0 OKL ,\hNisTERO OP.LI.A GO!!ROA
A.ntropometria militare. - Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle claaai 1859-1863; duo volur.ni i.o 4° con a.tla.nto Voi. I (Dati antropologici ed etnologici) con Atlante della geografie. antropologica del!' Italia. - Roma. 1896 . . L. 18 Voi. II (D o.ti demografici e hiologioi). - Roma, 1905 , 6 BA.BOl!'FIO e S:roRZA, Compendio di cl:ùrurgi.a di guerra compilato sulla storia medico-chirurgica della guerra d i secessione d'America . - Roma, 1888 4 volumi, prezzo ridotto , 5 50 BERNA.UDO e Biu;:zz1: Lo sgomber o degli ammalati é feriti in guerra. Memoria premiata al concorso Rìberi. Un volume d i pag. 276 con molto figure e tavole grafiche. - Romn, 1905 . • 3 50 C,a.BARI1'"I. - La fntice. nella vita m ilita.re. Memoria premiate. nel concorso Riberi 1904-1005. Un volume di p ng. 330 con 65 figure. - Roma, 1908 . . 6 In. - Le mal11ttie e gli infortuni nella vita mili tare. Memoria. prerniat"1 al concorso Rib11ri 19ù5- l 900. Un vol ume di p~. 402 con te.vole grafiche o statistiche.- Roma, 1908 . • 8 Cu8Allt. Esposizione sommaria dell'ordinamento e [unzionantento del 1181'· vizio sanitario i.o campagna pree;io l'esercit,o italiano. - Rom~. 1906 . , I 50 DE C!:SAnE. - Studio sulle mediastiniti (mediastiniti Bllppure.tive, ascesso 1n&d.iaatinico). - R oma., 1900. Un voi. di pag. 144 • • 2 HYnTL - Onomatologie. anatomica. Storia o critica del moderno linguaggio anatomico. Traduzione libera italiana dei dottori C. PRETTI e C. Sro-au.. R oma., 1884. (Edfaione mra) 6 -
MEMOR I E
ORIGINALI
L'ANESTESIA REGIONALE NELLE OPERAZIONI SUJ Nota pratica pel dott. Pietro Bosco capitano medico.
La comune chirurgia dentaria è uno dei compiti più frequenti di quei pratici che, come il medico militare p1·esso i Corpi, sono chiamati da necessità di ambiente a fare un po' di tutto; ma la relativa anestesia, così grata ai pazienti già esauriti, per solito, da lunghe ore o giorni di sofferenze, e tanto utile anche per la maggior calma ed esattezza che conferisce ai piccoli ma spesso delicati interventi, è ben lungi dal riscuotere, ancor oggi, quella com.iderazione e quelle cure che meriterebbe. Molti si astengono in moòo assoluto da qualsiasi tentativo di anestetizzare il dente, ostentando uno scetticismo di cattivo gusto di fronte al trepido paziente e fidando in una discutibil~ abilità che consi ste troppo spesso nel far presto, sì, ma anche male. Molti ancora si accontentano dell'anestesia superficiale ecl im perfetta che il cloretile, senza il sussidio del poi veri zzatore a forchetta cl i Kuhne, può soltanto produrre; e pochi infine si spingono ad una infiltrazione della gengiva e del periostio intorno al dente, con una soluzione anestetica, per lo più senza darsi conto sufficiente dell'estensione sempre limitate. degli effetti ottenibili da un procedimento così incompleto. Spesso, del resto, nè il cloretile nè l'infiltrazione peridentaria sono impiegabili. Il ra:ffreddame11to di un dente che duole per la carie o per la µeriostite che sono in atto risveglia per sè medesimo dolori co~ì vivi che l'ammalato preferisce senz'altro quelli dell'estrazione. L'infiltrazione poi delle parti molli Yicine non è meno dolorosa se vi è periostite; un ascesso già formato la. rende impossibile addirittura. Ad ogni modo, essa non può mai raggiungere i nervi della polpa e del pericemento, onde permetterà., nella migliore ipotesi, una buona p1·esa, mentre l'estrazione deve rimanere, e rima.ne, dolorosa. Da oltre due anni io mi servo esclusivamente del metodo regionale n ell'anestesia dentaria, secondo la tecnica elaborata. da H. Bra.un (1), e (I) Die Lokalanàetuie, ihre wis8ensèho/tl-ichen Omndlagen und praktisclw AnwencJu-ri,g. jt -
Leipzig, 1908. 2. Aufl. Giornale di ,ne lltina rnilita..c. - Fase. V.
322
L'ANESTESIA REGIONALE NELLE O P ERA ZIONI SUI OE1'TI
le numerose uperazioni dentarie eseguite in questo tempo sui militari nella più perfetta anestesia mi incoraggiano a descrivere i dettagli della t ecni ca per quei l'.Olleghi che, per avventura, non ne avessero ancora conuscenza. È indispensabile richiamare i dati anatomici che riguardano l'innervazione delle due arca te dentari e. Incomincio dalla superiore, dove la tecnica è anche più semplice. I. La polpa ed il pericemento dei denti superiori, come pure la gengi va ed il periostio alveolare tlel lato esterno di questa arcata (lato genio-labiale) so110 innervati dai rami del N. sottorbitale, che si distaccano dal tronco nervoso in parte prima del suo ingresso nel canale omonimo, ciriè nella fos~a pterigo-mascellare. Questo primo gruppo decorre per nn certo tratto sulla faccia esterna della tuberosità del mascellare superiore, poi penetra nello spessore della parete o.~sea, dove s'incontra e si anastomizza con a.Itri rami discendenti, stacr·atisi dal N. sottorbitale uel suo tragitto intraosseo; si forma così il plesxo dentale .~uperiore, da cui si di partono i filamenti nervosi per le sing(,le radiui. Alcuni rami iJ1fi11e lasciano il N. sottorbital e dopo la sua uscita dal canale e decorrendo snlla faccia anteriore del mascellare si recano direttamente alla gengiva ed al periostio alveolare (lato labiale) dei denti anteriori. Mentre adunque una soluzione anest.etica può esser portata diretta.mente a to11tatto dei nervi posteriori ed anteriori, penetrando con l'ago della siringa nel fornice boccale su periore da punti opportunamente scelti, non può dirsi lo stesso per i nervi di mezzo, protetti dall'osso in tutto il loro decorso. Lo strato osseo in questione è però notoriamente così sottile che una soluzione anestetica di sufficiente concentrazione, che possa esser tenuta un po' a lungo sulla sua superficie esterna, riesce dopo qualche minuto ad atLraversarlo per diffusione, raggiuugPndo così i nervi radicolari avanti c he essi si immettano nelle rispettive radici. Dopo l'adr,zione dell'adrenalina come coadiuvante delle soluzioni anestetiche, si può ottenere lo scopo con titoli molto moderati. Braun adopera la coc:aina all'l p. cento e la 11ovocai1111., che preferisce, al 2 p. cento in soluzione 1isiologica di Na Cl al 0.8 p. cento con l'aggiunta. di 4-6 gocce di adrenalina cloridrica al millesimo, come spiegherò meglio in appresso. L'iniezio11e si fa a questo morlo: con l'ago tenuto orizzontalmente, mentre la mano libera ;iolleva il labbro e la. guancia in modo da spianarf' il forn ice bocca.le superiore, si penetra nel forn ice stesso, ad tm livello piit alto delle 1·adici, da un punto c he corris ponde sul dente che pre-
1
L .AKESTES1A REGIONALE NELLE OPERAZIONI 't;I DE:-TI
323
~ede quello da anestetizza.re, e si procede poi con l'ago sempre orizzontale, iniettando continuamente della soluzione, mentre si avanza, nel connettivo lasco sottomucoso, tangenzialmente alla superficie ossea ed in tutta vicinanza cli essa. Si passa così al disopra del de11te ammalato e si va oltre di esso, sempre iniettando, fin sopra a quello successivo. Un centimetro cubo di soluzione, così ripartito, è sufficiente. Estratto l'ago, si chiude il piccolo foro col dito, o meglio, vi si comprim<1 sopra la guaucia. (o il labbro) per impedire che il liquido re.fluisca i11 parte. Un leggiero massaggio praticato dall'esterno accelera il risultato. L'anestesia è completa, per solito, dopo 5-G minuti, spesso assai prima, e si potrebbe ora procedere a qualsiasi operazione sulla polpa e sulla <:orona; per l'estrazione però manca ancora l'insensibilità della gengiva e -del periostio alveolare dal lato interno (palatino). Queste parti sono innervate: per i molari, dal N. palatino anteriore, che esce dal suo canale osseo un centimetro all'inter110 (medialmente) del 3° molare vero; per i denti anteriori, dal N. naso-palatino di Scarpa, dopo la sua uscita dal iorame incisivo. P er un dente anteriore bisognerà dunque fare un'iniezione <:omplementa.re sottomucosa subito dietro dell' incisivo mediano di quel lato: il tessuto molto compatto che qui unisce la mucosa al palato osseo richiede uua notevole pressione sullo stantuffo perchè l'iniezione si effettui; di conseguenza è indispensabile ehe la siringa funzioni pflrfettameute e che l'ago sia solidamente innestato su di es.,a. Quando sia.si penetrati nel punto giusto, bastano del resto poche gocce di soluzione iniettata, per avere l'anestesia che si desidera. Per un molare, si infigge un po' obliquamente l'ago 11ella mucosa del palato duro, un centimetro medialmente al 2) molare vero e, raggiunto l'osso, si inietta lentamente - ed anche qui non senza un certo sforzo - un mezzo centimetro cubo di soluzione. Il rapido diffondersi .dell'ischemia adrenalinica intorno al punto dell'iniezione assicura che essa è fatta. a dovere. All'iniezione dal lato labio-genieno prima descritta. e che è natura.I· mente la più importante, segue subito l'altra dal lato palatino. Indispensabile l'attesa per cinque minuti in media dall'ultimata iniezione, durante i quali si possono fare collutori antisettici. S i saggia poi con la punta dell'ago la sensibilità. dolorifica della gengiva. sul dente da estrarre e quella del dente stesso picchiando leggermente sulla. corona con un istrumento metallico. L'infermo si convince così della reale presenza dell'anestesia, e si presta in seguito col massimo buon grado alla presa esatta e profonda nonchè alla. manovra lenta e metodica di una estrazione coscienziosa.
324
1
L AXESTES1A REGIOKALI:: NELLK OPERA?.10:SI SUI O.ENTI
II. Nel mascellare inferiore l'innervazione è data dalla. 3a branca del trigemino, propriamente dal N. linguale per la gengiva ed il periostio alveolare del lato interno (linguale) e dal N. alveolare inferiore. Quest'ultimo, penetrato nella mandibola dalla sua faccia interna presso la lingula (spina di Spix), dà. nel suo decorso intraosseo rami ascendenti che formano il plesso dentale inferiore. Dal plesso si dipartono i filamenti apicali per le radici e la polpa. dentaria, oltre a rami che perforano l'osso verso l'esterno divenendo sottomucosi e si distribuiscono alla gengiva ed al periostio alveolare dal lato genieno. All'altezza del primo o secondo premolare il nervo esce in gran parte dall'osso, {N. mentoniero) e dà, fra l'altro, rami alla gengiva ecì al periostio alveolare (lato labiale) dei denti anteriori, mentre la piccola parte che continua il primitivo tragitto nell'osso dà i filamenti apicali alle loro radici ed innerv.a anche la gengiva ed il periostio dal lato linguale. Per i denti anteriori della mandibola si può a.dunque applicare con successo una tecnica analoga a quella descritta per i denti superiori; si può cioè iniettare per la via del fornice inferiore la. soluzione anestetica più in basso della radice del dente, secondo una linea orizzontale che~si estenda fino ai denti prossimiori, indi pratica.re dietro al dente, occorrendo con ago curvo, una seconda iniezione nel connettivo sottomucoso alla base della gengiva. Per i tre molari veri però non si può fare assegnamento snlla possibilit;à di raggiungere, a questo modo, i nervi radicolari, perchè il tavolato osseo esterno è così spesso che la soluzione iniettata alla sua. superficie sottomucosa non riesce ad attraversarlo per diffusione. Bisogna qui ricorrere ad un processo speciale, che, ideato ed attuato prima da. Halstedt e Raymond, sperimentato in seguito da numerosii chirurghi, fra i quali Reclus e Schleich, ha ricevuta la maggior perfezione da H. Bra.un; processo la cui importanza eccede dal ristretto campo della chirurgia dentaria. Si tratta infatti di interrompere la conduzione nervosa del tronco intero così del N. linguale come del N. alveolare inferiore, ottenendo anestesia di tutto il loro territorio di distribuzione e rendendo possibili per tal modo operazioni estese all'intero corpo del m ascellare inferiore. Qui occorre ancora qualche ricordo anatomico. Il~margine anteriore della branca ascendente della mandibola si tasta con facilità attraverso la mucosa nel fondo della bocca, lateralmente all'istmo delle fauci, a circa un centimetro e mezzo in fuori del 3° m0lare inferiore. Mentre esso si prolunga iu basso nella linea obliqua e.~terna del corpo della mandibola, il nito esploratore riconosce-
7
L ANESTESIA REGIONALE NELLE OPERAZIONI SUI DENTI
325
medialmente ad esso margine, un po' più in alto del 3° molare ed anche nn po' più all'esterno, una faccetta ossea triangolare, leggermente con<!a.va., rivolta. in avanti ed all'interno, ricoperta dalla sola mucosa. È il trigonwm retroniola1·e di H. Bra.un, che costituisce il punto di repere del suo procedimento. Esso è limitato all'interno, verso il pilastro, da uno spigolo acuto, dove si inizia propriamente la faccia interna della branca . a.scendente. Una sezione orizzontale condotta all'altezza di questo trigono mostrerebbe che il N. linguale decorre proprio accosto al suo spigolo interno ora accennato; adagiandosi sulla faccia. interna della branca montante. Un centimetro e mezzo o due più indietro, parimente acc0sto all'osso, la. sezione mostra. il N. alveolare inferiore nel punto in cui esso sta per penetrare nell'osso. Un po' più in alto esso ne è già. lontano, addossato al mùscolo pterigoideo interno, e pit'.1 in basso è Bparito nell'osso stesso. Ecco ora la tecnica di Bra.un. Si infigge l'ago, possibilmente sottile, lungo 4-5 centimetri nel bel mezzo del trigonum t·etromolare previamente riconosciuto. Quando la bocca. è aperta, esso si trova fra le due arcate dentarie, ad ùn centimetro circa al disopra ed altrettanto all'esterno della superficie masticatoria. del terzo molare inferiore. L'ago deve urtare sull'osso appena ha attraversata la mucosa che lo ricopre: se affonda., è segno che la. sua punta si trova spostata troppo verso la linea mediana. Questo primo tempo è facilitato se la siring11, su cui l'ago è innestato, vien tenuta un po' obliqua, in modo che il manico dello stantuffo corrisponda all'angolo opposto della bocca. Penetrati nel punto giusto, si procede ora tastando l'osso con la. punta dell'ago, verso lo spigolo interno del trigonurn, raggiunto il quale essa affonderà. d'un tratto, perdendo il contatto con l'osso. Si
inietta allora per il N. linguale un mezzo centimetro cubo di soluzione subito sotto la mucosa, mentre l'ago va. e viene nel senso antero-posteriore nello spazio di qualche millimetro. Indi si a.vax:za. pm profondamente nella stessa direzione, sempre iniettando del liquido per altri due centimetri in profondità. In questo secondo tempo è indispensabile badare a due condizioni di capitale importanza. La. prima. è che la punta dell'ago deve, prima di avanzare, riprendere contatto con l'osso (superficie interna dalla. branca montante) e non perderlo ma.i finchè avanza; ciò che si ottiene anche qui facilmente obliquando il manico della siringa. dal lato opposto.
326
L'A::-E~TESB. RE(;fON"ALE :-/ELLE OPERAZIONI SUI DENTI
La seconda condizione, più importante ancora, è che l'ago e la siringa restino costantemente, mentre dura l'avanzata. e l'iniezione, in un piano parallelo alla superficie masticatoria. dei denti inferiori. Poichèl'iniezione si fa necessariamente a. bocca aperta, questo piano sarà diretto d'avanti in dietro e dal basso in alto, non orizzontalmente, comesulle prime ci si potrebbe i magina.re seuza la necessaria r iflessione. fle si commette questo errore, vieue a mancare l'anestesia dell'alveolareiuferiore, perchè l'ago andrà ad incrociarlo in un punto in cui esso ègià in tra osseo. In tutto non occorrono più di due centimetri cubi di soluzione. Per lo più il paziente avverte subito dopo l'iniezione, eseguita in molto meno tempo che non ne occorra a descriverla, delle parestesie nella metà corrispondente della lingua. e del labbro inferiore; ma solo dopo lu-20 minuti si può contare sull'anestesia della polpa dei molari~ della gengiva e del periostio alveolare, perchè Ja soluzione pone del tempo a penetrare nei grossi nervi attraverso la loro robusta guaina connettiva (epineTvio). Per i denti anteriori l'anestesia non si otterrebbe complettt. se non con l'iniezione bilaterale, perchè verso la linea. mediana i nervi dei due lati invadono reciprocamente i rispettivi campi di distribuzione. La novocaina, come meno tossica., sarebbe allor a da preferirsi. Del resto ho già detto che per questi denti basta l'iniezione nelle vicinanze, secondo Je regole generali. Specialmente alle prime volte, il processo speciale Halstedt-Braun dà qualche risultato negativo o imper fetto, poichè lo. tecnica, senza esser difficile, richiede attenzione ed accuratezza nel dettaglio. L'errore che si commette più spesso è quello di non tenersi rigorosamente nei piani prescritti. Ma con un po' d'abitudine si 1-iesce presto a ridurre al minimo il numero degli insuccessi. Per l'estrazione manca qui la comoda ischemia adrenalinica, e volendola, bisognerebbe aggiungere altre iniezioni intorno al dente, i l che può del resto essere un modo di completare eventualmente un eflet,to solo parziale ottenuto dal processo Halstedt-Braun.
*** Così con pochissima quantità di anestetico e con soluzioni abbastanza allungate per non suscitare preoccupazioni, si possono eseguire in p erfetta 1,nestesia i comuni interventi sulle arcate dentarie. Il processo speciale Halstedt-Braun permette poi, come ho detto, interventi ben più vasti sul mascellare i11feriore. In grazia dell'adrenalina. l'anestesia si mantiene a lungo (in media per c:irca due ore), e la mancanza
L'A'.:(IF:STESIA RP.OIONALE :-F:I,LE OPE RAZIONI SUI l)E:,(T!
327
quasi assoluta di emorragia che si ha col processo generale facilita dopo un'estrazione, lo zaffamento della cavità alveolare, che per ovvie ragioni è sempre raccomandabile e che garentisce qui anche dall'emorragia. secondaria addebitata da qualcuno all'adrenalina (neuropa.ralisi). L a lunga durata dell'anestòsia oftre infine il vantaggio di risparmiare il dolore postoperativo e quello di evitare all'infermo anche gli effetti dolorosi dell'azione iniziale dell'arsenico che si fosse even · tualmente deposto, in polvere o in forma di pasta, in una cavità dentaria vuotata della sua polpa, per mummificarne gli ultimi residui. Sebbene io abbia avuto a lodarmi molto delle comode tavolette dosa.te di novocaina con s0prarenina borica preparata dalla fabbrica di Hochst a. M., sono presto tornato alla cocaina, che, nelle dosi e titoli occorrenti, non dà preoccupazioni di sorta, e che adopero ora quasi esclusivamente per l'anestesia locale e regionale in tutte le piccole ope· razioni d'ambulatorio. Le soluzioni preparate al momento del bisogno sono, com'è noto, cli un'efficacia di gran lunga superiore a quella di soluzioni vecchie anche di un giorno solo. Inoltre le soluzioni acquose così deboli, e specialmente quelle di cocaina, si inquinano rapidamente di muffe. Siccome la ebollizione riduce il t itolo, scomponendo in parte la cocaina, ho adottato il metodo consigliato da i.\Iiku likz per la preparazione di soluzioni sterili di cocaina. Tengo a tal uopo sempre pronta una soluzione alcoolica dosata di cloridrato di cocaina, che si conserva. indefinitamente. Io ho scelto il titolo del 10 °;, tl 1. Una goccia della. soluzione contiene mezzo centigrammo di alcaloide. P er preparare la soluzione anestetica di cui bo bisogno, lascio cadere il numero occorrente di gocce di soluzione alcoolica in una capsula di por· cellana, sterilizzata alla fiamma e calda ancora. L'alcool evapora rapidamente e sul residuo cristallino verso la quantità. stabilita di soluzione fisiologica di Na Cl al 0.8 %: che nel frattempo ho fatto bollire in una seconda capsula. Aggiungo 4-6 gocce di adrenalina al millesimo, mai di più, qualunque sia. la quantità d i soluzione da. prepararsi. Mentre la soluzione, così pronta, si raffredda alquanto, il che può affrettarsi ponendo la capsula a galleggia.re sull'acqua, faccio bollire gli aghi in quell'altra capsula servita prima a sterilizzare la soluzione fisiologica.. La siringa,da 2 cent. c., è sempre pronta perchè conservata, al solito, in soluzione fenica al 3 ";). (1) Più osatto.mente: dieci parti in prso <li clori<lrnto di cocaina vengono sciolto in 100 volumi di alcool a 90°. Così ad es.: un grammo del sale in 10 c. c. di alcool.
328
t..'ANES'rr!:SIA REGI0:,1ALE NELLE OPERAZiùNJ SUI DENTI
P er rendere indolora la penetrazione dell'ago nella mucosa, mi servo di un piccolo stuello di cotone avvolto all'estremo di uno specillo ed imbevuto moderatamente (in modo che non goccioli) di una soluzione fenica concentrata o anche di fenolo liquido puro. Con la. sua punta tocco leggermente il punto di penetrazione prima riconosciuto, ottenendo così, oltre all'immediata anestesia, anche la disinfezione completa e la visibilità del punto stesso. Per evita.re l'eventualità, per quanto lonta,na, di fenomeni genera.li spiacev0li, è necessario attenersi ai precetti formulati da Reclus per l'anestesia. cocainica : 1. !tfai iniettare ad ago fermo. Ciò può essere naturalmente, e specie nel caso nostro, inevitabile qualche volta, ad es. nel palato duro; ma è specialmente nel connettivo lasco sottomucoso, e durante l'iniezione profonda del processo Halstedt-Braun che è opportuno iniettare mentre l'ago è in movimento, sia nell'eutrare sia nell'uscire dai tessuti; e ciò per non iniettare eventualmente dell'alca\oide in un vaso. 2. Mai f are le iniezioni nè opera1·e sul 'iOggetto sediito. L'ischemia cerebrale momentanea, dovuta specialmente a cause d'ordine psichico ed aumentata dall'azione vasocostrittrice di piccole q uantità di cocaina. penetrate in circolo, provoca spesso deliquii, che il decubito o rizzontale, adot.tato fin dall'inizio, vale a scongiurare. Per lo stesso motivo Reclus aggiunge che, prima di rimandare i suoi pazienti, li lascia. decombere ancora per mezz'ora od anche per un'ora intera e dà loro q ualche cosa. da bere o da mangiare avant i che si levino.
329
RfCERCHE SULLA INTOSSICAZIONE DA NITROGLICERINA NEGLI OPERAI DEL R. POLVERIFICIO SUL URI Per il dottor Duilio Balestra, capitano medico.
Durante il servizio da me prestato per lungo tempo presso il R . P olverificio sul Liri avevo rilevato con una certa. mernviglia la sca!·s1tà. e relativa. poca. frequenza di disturbi accusati dagli operai addetti a.Ila lavorazione della balistite e della solenite, al punto quasi di dubita.re della. veridicità di quanto io conoscevo sulla intossicazione da nitroglicerina. È noto infat ti quanto questa sostanza f C' T-1° (A, O")' detta. a.nche glonoina, trinitrina, triazotina., azotato di glicerile 1, base di fabbricazione delle suddette polveri, sia tossica. per l'uomo: bastano poche gocce per dare cefalalgie gravissime, vertigini e ronzio d'orecchi, ambliopie, nausee ecc. (Dujardin-Beaumetz) (1); ed è certo d'altra parte che gli o pera.i addetti alle varie fabbri cazioni sono esposti ad assorbirne facilmente quantità rilevanti sia attraverso le vie r espiratorie sia attraverso la pelle per contatto diretto. Desideroso pertanto di conoscere più da vicino gli effetti di questa intossicazione, ho esaminato un certo numero di opera.i, scegliendo a preferenza. quelli addetti cla più 1ungo tempo alle lavorazioni maggiormente nocive. Per chi non ne abbia conoscenza. non è fuori di luogo accennare che la fabbricazione della nitroglicerina comprende: la nifrazione, per cui si unisce le. glicerina. a.d un miscuglio ben determinato di acido solforico e acido nitrico; la separazione, per la quale la nitroglicerina. si separa. de.ll'eccesso di miscuglio acido sul quale gn.lleggia.; il lavaggio, che serve
a saturare l'acido trattenuto ancora nella. nitroglicerina con solu.zioue di soda e e.equa a caldo e a freddo alterna.ti va.mente. In tutte queste operazioni l'agitazione si compie con getti di a.ria compressa, il che fe.vorisce l'eve.porazione e quindi l'inalazione dei vapori da parte degli operai addetti alla. lavorazione. Dall' unione della nitroglicerina. col nitrocotone risulta.no formate la. balistite e la solenite; e in una. prima operazione si fa im,bibi?-e nit.roco(l) M"U'QUAL. -
Traité de thérape1ttiq1<e, de 11U1trria medica et pharmacologie .
330
RICERCHE SULLA INTOSSIOAZIONE DA NITROGLICERINA, ECC.
t one con nitroglicerina. entro grossi tini contenenti acqua. ca.Ida, agitando continuamente il miscuglio con getti di aria compressa. In seguito la poltiglia così ottenuta., detta galletta., viene laminata per mezzo di cilindri. riscaldati a vapore (caland1·e); quindi le placche o la.mine vengono tagliate in varia guisa; e da ultimo si procede alla cosidetta .scelta o cernita, che viene fatta a mano e con le mani nude. :Pertanto in ognuna. di queste operazioni, come si vede anche da. questi brevi cenni, è facile e grande negli operai la possibilità dell'assorbimento tli nitroglicerina per le vie respiratorie o attraverso la pelle. ***
Per ogni genere cli lavorazione ho scelto adunque un certo numero di opera.i; ed in essi, oltre un esame somatico completo, ho praticato un esame del sangue riguanlante le possibili alterazioni morfologiche, il tasso emoglobinico, lo spettro cli assorbimento: un esame delle urine ricercando i pit1 comuni componenti anormali; infine ho misurato in ognuno con la magg!ore esattezza possibile la pressione arteriosa.: mi sono servito ail'uopo dello sfigmomanometro del Riva.-Rocci, nuovo modello, che è di applicazione facile e rapida e dà risultati abbastanza attendibili, avendo cura di eseguire le ricerche per ognuno nelle rneclesime condizioni di tempo e di Jrn,go e con le stesse modalità, cioè posizione seduta sul la stessa sedia e coll'arto superiore destro sullo stesso tavolo, in atteggiame11to ,li riposo. L'esame morfologico del sangtH' fu fatto a fresco, prendendone una piccola quantitit con la puntura d'un 1lito, senza aggiunta di nessun liq uitlo addizionale: l'esame spettroscopico fu eseguito con lo spettroscopio di Schmidt ed Haescher; il valore emoglobinico fn ricercato con l'emometro di Fleisch-Miescher. Nell'intento poi di fissare quasi un punto di partenza e di a.vere ùei dati di raffronto d'un certo valore (per quanto noti e bene studiati siano i fenomeni dovuti all'intossicazione acuta), ho creduto opportuno innanzi tutto riprodurli sperimentalmente nell'uomo. Ho scelto all'uopo due individui giovani dai 20 ai 22 anni, perfettamente sani ed esenti da qualsiasi rapporto con la lavorazione della nitroglicerina: per l'esperimento mi sono servito di una soluzione di glicerina. in alcool a.ll'l 0 ~ . Facendo frizionare la pelle delle mani fino a. completa eva.porazio11e con 15 cc. della detta soluzione, in uno dei due individui cominciò dopo circa un'ora cefalea frontale e ciccipi tale, con batti· mento molest,o alle tempie, malessere generale, na.usefl., senso di ver-
RICERCHE SULLA INTOS$ICAZJ0NE DA NITROGLICERINA, ECC.
331
tigine; l'esame delle urine, l'esame morfologico e quello spettroscopico del sangue praticati dopo circa due ore furono completamente negativi ; l'esame sfìgmomanometrico dimostrò un sensibile abbassamento della pressione arteriosa, essendo questa discesa da 130 mm. di Hg prima dell'esperimento a 114 mm . Nell'altro individuo una frizione, fatta nelle identiche condizioni e con la medesima dose, provocò dopo pochissimi minuti un dolore alla nuca a forma di crnmpo, irradiantesi alle tempie, che per altro si attenuò rapidamente e scomparve in breve tempo senza alcun altro, disturbo nè dello stato generale nè dei singoli organi. Ripetuto l'esperimento in quest'ultimo individuo a distanza di un paio di giorni e con una dose più forte (35 cc. di soluzione), insorse dopo circa tre quarti d'ora una cefalea cosi. grave come se il cranio dove~se scoppiare; inoltre senso cli grave malessere generale, vertigini e bisogno di star 0oricato; strana e molesta sensazione all'epigastrio con nausea; congestione della faccia; impulso cardiaco piuttosto forte e lieve dicrotismo sulla radiale; lo sfigmomanometro segnò l 20 mm. di Hg. in luogo di 132 come fu trovato prima dell'esperimento. All'esame spettroscopico si riscontrò lo spettro caratteristico dell'ossiemoglobina, cioe le due strie di assorbimento nel giallo e nel verde, più una terza stria non molto netta, per quanto però snfficieutemeute bene visibile, al principio del turchino. L'esame delle urine fatto dopo circa due ore fu negativo, tutti i disturbi cessarono dopo alcune ore con ritorno al completo benessere. Questi esperimenti, sebbene non numerosi, dimostra no tuttavia con sufficiente evidenza che, se è ovvio l'assorbimento dei vapori di nitroglicerina attraverso le vie respiratorie, non meno pronto ed efficace è l'assorbimento attraverso la pelle, bastando piccolissime dosi (pochi centigrammi) per dare fenomeni d'una certa gravità. Qne3ti fenomeni sono evidentemente dovuti a nitroglicerina circolante nel sangue, sul qua.le pare eserciti una particolare azione diminuendone il potere ossidante: con questo fatto sono probabilmente in rapporto le altera,zioni dello spettro di assorbimento sop1·ariferite, e le altre simili che troveremo nel cor,-o di questa esposizione; e mi affretto ad aggiungere che in tutte le mie ricerche io non ho mai riscontrato lo spettro caratteristico della metemoglobina, la. quale trasformazione secondo alcuni parrebbe dovesse accadere per l'azione della nitroglicerina; altri per contro la negano; e il Nystrom afferma che la nitroglicerina circolante nel sangue si scompone dando luogo alla formazione di acido prussico. Comunque sia, importa sovrattutto di stabilire che la nitroglicerina. assorbita per la pelle (o per le vie respiratorie), passa. rapidamente·
332
RICERCHE SULLA INTOS$10AZIONE DA NITBOGLIOERINA 1 ECC.
nel circolo, ed anche per piccole dosi espli<'a un'azione pronta e rilevante che si tra.duce con disturbi vasomotorii, alterazioni del polso, abbassamento notevole della pressione sanguigna, disturbi nervosi svariati, disturbi gastrici. Ciò premesso, passiamo a studiare da. vicino i fatti più salienti del!' intossicazione cronica. In questo intento e allo scopo di rendere q nesta esposizione più obbietti va possibile, credo utile di riferire innanzi tutto particolarmente quanto di interessante concerne ciascuno degli individui esaminati, e di fare da. ultimo quelle deduzioni che ci sarà possibile ritrarre dall'esame dei singoli fatti. "' *.* 1 G. Sante di anni •19; ammogliato sen;,;a prole: .anamnesi familiare e personale remota negativa. È adibito alla lavorazione della nitroglicerina fino dal 1893, e da questa epoca. ha cominciato a notare senso di bruciore all'addome, alla gola., agli orchi; inoltre frequenti cefalee a tipo frontale, più gravi nel lavoro di ripulitura dell'apparecchio o nell'operazione di rir.upero della nitroglicerina.; disturbi della minzione caratterizzati da una certa difii<'oltà nell'urina.re associata. a senso di bruciore. Del resto tutte le funzioni si compiono normalmente; non ha parestesie nè alterazioni dPgli organi dei sensi; solo da quattro mesi si lago& di nevralgie nccessuali nllii gamba sinistra. È moderatissimo bevitore e moderato fumatore. Obbiettivamente è individuo di robusta costituzione fisica, con florido stato di nu trizione generale, cute pallida. Presenti\: organi toracici e addominali san i ; cuore nei limiti normali con toni netti, il secondo ;;ul fooolaio aortico scoccante, il polso sulla radinle alquanto teso o duro con 70 pulsazioni al minuto, regolare e ritmico. Ha lieve blt'farite cronica e faringo-tonsillite cronica catar. raie; norma.le la motilità e la sensibilità. normali i rifle;;si, eccetto i rotulei che sono sensibilme11te torpidi. Sfigmomanometria. - 203 mm. di Hg -- urine con reazione acida e con assenza di albumina e zucchero - sangue normale morfologicamente e per il tasso emoglobinico. con spettro di assorbimento uguale a quello dell'ossiemoglobina. 2. B. Costanzo di ll!lni 34, ammogliato con 4 figli: anamnesi familiare neg&· tiva. Tre anni fa ebbe ittero cntana le; nega lue ed alt re malattie veneree; è moderato nel bere e n el fumare. È adibito da 4 anni alla lavorazione della nitrog licerina, e da qm•st'epoca si lagna di bruciore all'addome e dolore alla palpazione; inegolaritll. dell'alvo per cui è costretto a purgarsi frequentemente; inoltre ha bruciore agli occ:hi o frequenti cefalee frontali; di tanto in tanto dolori reumatoidi alle braccia e alle cos cie. De l resto tutte le funzioni si compiono regolarmente, rompresa la funzione sessuale; gli organi dei sensi sono normali. È individuo di buona costituzione fisica con s tato di nutrizione generale buono; ha cute pallida, e non presenta alterazioni obbiettive degli orgaui toracici e addominali; il secondo tono sul focolaio aortico è spiccatamente forte scoccante ; il polso s ulla radiale teso, regola.re, ritmico con 63 pulsazioni al minuto. Nulla si nota a carico della motilità, delle varie sen><ibilità e della riflettività, eccetto i riflessi rotulei che sono spiccatamente torpidi. S/ig11unnano1net1·ia. - 1-1~ mm. di H g. - urine a reazione fortemente. acida, con assenza. di componenti anormali - sangue normale morfologica.mente e per il tasso emoglobinico, con spettro di assorbimento eguale a quello Jell'emoglobina.
RICERC'HE SULLA INTOSSICAZIONE DA NI'IROGLICERI!'>A 1 ECC.
333·
S. D. R. Giuseppe, di anni 35; ammogliato con tre figli; anamnesi familiare e personale remota negativa; non ebbe mai malattie veneree e sifilitiche; moderato nel bere, non è fumatore. Trovasi adibito da 5 anni alla lavorazion11 della nitroglicerina, e va soggetto a disturbi gastrici, come nausee, tendenze al vomito, digestioni laboriose; irregolarità dell'alvo con tendenza alla stitichezza; si lagna di cefalee frontali intermittenti, che non scompaiono completamente all'aria libera; ha spesso senso di bruciore agli occhi, ambliopie e obnubilazioni fugaci della vista: l'udito, l'olfatto, il gusto, sono stati sempre normali; analogamente la fu n zione sessuale, vescica.le e tutte le altre funzioni. Soffre di tanto in tanto dolori reumatoidi alle braccia e sovrattutto alle gambe. Obbiettivamente è individuo di mediocre costituzione fisica, con stato di nutrizione genera.le soddisfacente, cute e mucose pallide: nessuna alterazione degna di nota presenta. a carico degli organi toracici e addominali, e all'esame neurologico; il cuore è nei li~iti normali con toni netti; il tono diastolico sul focolaio aortico forti.', scoccante; il polso sulla radiale teso, regolare, ritmico con E6 pulsazioni al minuto. SfigmomanO'lnetria. - 166 mm. di Hg. - urine normali - sangue morfolog icamente normale e con lieve diminuzione del valore emoglobinico; spettro di· assorbimento come per l'ossiemoglobina. 4. F. Vincenzo, di anni 32; ammogliato, con 3 figli; soffri malaria da ragazzo; nega lue ed altre malattie veneree; moderato nel bere e nel fumare. E' addetto da 4 anni alla fabbricazione della nitroglicerina e soffri solo nei primi tempi bruciore e iperemia agli occhi; del resto ha raramente cefalee frontali e qualche nevralgia; tutte le funzioni si sono conservate sempre buone. Ha. robusta costituzione fisica : stato di nutrizione generale buono; cute pallida; non presenta alterazion i a carico degli organi toracici e addominali. Il cuore è nei limiti fisiologici con toni netti; il 2° sul focolaio aortico piuttosto forte; il polso sulla radiale regolare e l'itmico con 74 pulsazioni. Nulla risulta. a carico della motilità, delle sensibilità e dei riflessi, tranne i ~otulei, che sono alquanto torpidi. Sfigmomanometria. - 125 mm. di Hg. - urine normali - sangue senza alterazioni morfologinhe nè spettrali. 5. B. Loreto, di anni 44; ammogliato, con 6 figli: anamnesi personale e familiare negativa; da 8 anni è adibito alla lavorazione della nitroglicerina, e soffre fino da allora di ct'falee frequentissime frontali e occipit11.li; di tanto in tanto coliche intestinali. Del resto tutte le funzioni organiche si compiono regolarmente; gli organi dei sensi sono normali. Non è bevitore nè fumatore. · Ha costituzione fisica mediocre; stato di nutrizione generale soddisfacente, cute pallida.. L'esame dei singoli organi ed apparati e l'esame del s is tema nervoso non ha fatto rilevare nessuna. apprezzabile alterazione. Il cuore è nei limiti normali con toni netti; il polso sulla radiale regolare e ritmico, alquanto teso~ con 66 pulsazioni al minuto. Sfigmomanometria. - 143 mm. - urine senza componenti anormali - eangue n ormale dal punto di vista morfologico, spettroscopico e del valore emoglobi nico. 6. D'I. Alberto, etl(anni 36; ammogl iato con prole; da giovane soffri blenorragia e da 6 o 7 anni si lagna di dispepsia gastrointestinale. E' addetto alla scelta. della balistite da circa 16 mesi; e soffre di cefale1, quas i continue piuttos to
334
lllCERCHE .SU.I.A I:-TOS31CAZI ONE DA NITROGLICERINA, ECC.
gravi, con ambliopie, r on zio d'orecchi, vertigini; ha bruciore agli occhi, disturbi intestinali per cui si purga spes!'o : di tanto in tantc, dolori reu matoid i alte braccia e alle ginoccl1ia; le funzion i sessuali son o un po' indebolite; da. qualche tempo ba smesso l'abitudine di fumare e beve pochissimo vino. E' ind i,·iduo di appa ren te rohusta costituzione fisica; a l moment o dell'esame si lagna di forte cefalea e presenta noteYole pallore della cute del viso; 110n si riscontrano alterazioni a pprezzabi li degli organi t orarici e addominali; il cuore è n ei limiti normali con ton i netti: il :3° però ;.ul focolnio aortico è forte, scoccante; il pJlso sulla radiale regolare e r itmico, ma teso, duro, con 68 pulsazioni al minu to. All'esame neuroloµ;ico tutte le varie foru1e di sensibilità, compreso il sen so stereog nostico. sono normali, eccezione fatta della sensibilità dolori fica notan,lo»i 0n.\lgesia completa in tutto il t ron r.o, al collo. agli arti superiori fino al polso, aJle r egioni sopra.cigliari; motilitil e r cfiettività normali. Sfig111oma110111e[l'ia. - l-16 mm. di Hg. - urine norm:tli - sangue normale morfologicamente e per il tasso emoglobinico: all'esame s pettrale due strie di a ssorbimento come n ell'ossiemoglobina, più una stria un po' più larga, ma non molto netta. al princi pio dell'azzurro. 7. P . L uigi. di anni 44; ammogli ato, con t re figli; non ha mai sofferto malattie d'i mpor tanza. T rovasi alla srelta della balistite da un anno e va soggetto a cefalee quasi contin ue : talvolta a disturb i gastric i con nausee e ten ùeuza al vomito : s pesso si lag11a di dolore al fianco destro: ba. disturbi intestinali con irregolarità dell'alvo; lil'Uciore agli occhi; talvolt a sudori freddi e senso di intorment imento con formicol ii a lle l.,raccia e ulle g ambe. Da mol to tempo non fuma più e non beYe vino. È iudi viduo di robusta. coqtituzione fisica con flori do stato di nutrizion~ gene . r aie; c ute del viso pallidil : ha blefarite cronica e carie den taria. estesa dissecante; 11011 presenta alterazioni ap prezzabili degli org 11.ni toracici e addominali : il cuore è n ei limiti normali; il pr i:no tono è pa rllfonico, i l tono diastolico sul focolaio aortie.o forte; il polso sulla r adiale duro, teso, leggermente nritmico con 69 pul· snzioni al minuto. Sig1110111anomel1'1a. - 163 mn1. d i Hg - urine normali - sangue normale morfologicameute e per il tasso emoglobinico; all'esame s pettroscopico s pettro di assorbimento come in (6). 8. C. \' in ce11:i10 di anni 5R; ammogliato con un figlio. Da gio vane ebbe broncopolmonite e ulceri veneree. È adibito alla scelta della ba listite da sei anni e non accusa disturbi salienti ; s i lagna solamente di cefalee frequenti frontali e occipit1tli, t ah·olta di obnubilazioni della vista e dolori reumat oidi alle spalle e alle braccia. Appare individuo precocemente i1Heccbiato; ha muscoli flaccidi, pelle e mucose pallide; car ie dentaria es t esa e profonda. Non presenta lesioni apprezzabili degli organ i interni; il cuore è nei limiti n orma li con toni n etti; i l polso r egolare e ritmico a lquanto teso con 82 pulsazioni a l minuto. Not ansi leggeri tremori a lle mani prote,;e; i r otule i esl\gerati; i pupilla ri a lla luce torpidi: del resto mobilita. e sensibilità appaiono normali. Sfi,Jmomanometria. - 158 mm. di Hg - urine n ormt\ li - ~angue normale all 'esame morfologico e per il valore emoglobinico; all'esame spettroscopico strie di assorbimento come in (G) e (7). 9. P. !::iozio, età ann i 8!'1: anam11e3i familiare e personale negativa. È adi bito da 4 anni a lla la\·orazione dC'l!a imLibizione della nitroglicerina ; e da. allora soffre
RIOEROHE S ULLA INTOSSIOAZIONE DA NITROGLJOEIHSA, ECC.
335
dispepsia gastrica. con digestioni difficili, stitichezza per cui si purga spesso, catarro faringeo; e di tanto in tanto coliche, cefalee frontali e occipitali non gravi, perchè passano ra pidamente all'aria libera; va soggetto a dist urbi vasomotorii cos tituiti ora da vampe di calore, ora da sensazioni di freddo: del resto non ha altri disturbi. Ha costituzione fisica mediocre; s tato generale di nutrizione soddisfacente; pallore della cute e delle mucose; nulla risulta a carico degli organi toracici e addominali e all'esame neurologico ; il pols o sulla racliale è regolare e ritmico con 67 pulsazioni al minuto. Sfìgmo111ano1netria. - 1!30 mm. di Hg - urine normali: sangue normale morfologicamente e per il tasso emoglobinico, con spettro di assorbimento come nell'ossiemoglobina. 10. S. Marco, di anni 36; ammogliato con 4 figli - anamnes i fa.miliare e personale remota negativa. Trovasi da. tre anni alla imbibizione della nitroglicerina, e in questo periodo ha sofferto bronchite: va soggetto a continue cefalee frontali e occipitali; ha senso di bruciore allo stomaco con digestioni difficili, stitichezza, dolori reumatoidi vagan ti. È individuo di mediocre costituzione fisica. senza lesioni apprezzabili dei vis ceri toracici e addominali: iJ cuore è nei limit i normali con toni netti; il polso sulla radiale sensibilmente dicroto con 42 pulsazioni al minuto: l'esame neurologico è negativo eccetto per i ri flessi rotulei notevolmente vivaci. Sflgmomano111etria. - 12'3 mm. di Hg - urine normali - sang ue normale all'esame morfologico e del tasso emoglobinico, con spett.ro di assorbimento come in (6) e (7). 11. A. Aniello, età anni 45; ammogliato con figli . .Anamnesi negativa. - Lavora da 8 anni alla imbibizione della nitroglicerina; va soggetto a ce falee frontali e occipitali, nausee e vomiti, ora però meno frequentemente ; ha talora ambl.iopit, obnubilazioni della vis ta, vertigini ; s pesso senso d i bruciore allo stomaco e bruciore nell'urinare. È fumatore e bevitore. È individuo di mediocre costituzione fisica, con stato di nutrizione generale scadente ; profonda ed estesa carie dentaria; non presenta peraltro alte ra~ioni apprezza.bili obbiettivamente in nessun organo od apparato. Il polso è piuttosto teso, ma regolare e ritmico CC'D 63 pulsazioni a l minuto. Sfigmomanometria. - 145 mm. di Hg - urine a reazione fortemen te acida eon assenza di componenti anormali: sangue norma.le morfologicamente e per il valore emoglobinico; all'esame spettroscopico strie di assorbimento come in(6)(7) (10). 12. P. Francesco di anni 40; ammogliato con 6 tigli; anamnesi remota negativa. Soffd bronchite due anni addietro. È adibito a lla imbibizione della nitroglicerina da quattro anni; e nei primi cinque mesi soflri cefalee gravi occipitali, divenute in seguito meno frequenti e più lievi: di tanto in tanto si lagna di obnubilazione della vista, dispepsia gastrica, stitichezza, È fumatore, non bevitore. È di costituzione fisica buona e buono stato di nutrizione genera.le; non presenta lesioni apprezzabili in nessun organo od apparato; il cuore è nei limiti normali con toni netti ; il tono diastolico sul focolaio aort ico è forte scoccante ; il polso teso, regolare, ritmico con 56 pulsazioni. All'esame neurologico mobilità. e sensibilità normali; riflessi pupillari alla luce torpidi ; rotulei molto vivaci. Sfigmomanometria. - 145 mm. - mine normali - sangue normale sia all'e.<;ame morfologico e del tasso emoglobinico, che all'esame spettroscopico.
336
lllClmC!IE SULLA I~TOSSIOAZIONE DA NITROGT,JCERINA1 ECC.
Orbene quali considerazioni e quali deduzioni si possono trarre dallo studio degli esami individuali sopra.riferiti? Dissi al principio che ero rimasto sorpreso della scarsità e poca entità dei disturbi accusati dagli operai: ed invero a chi consideri i gra,i effetti che susseguono rapidamente all'assorbimento di nitroglicerina in dosi anche piccolissime in individui non abituati, deve certa.mente recar meraviglia il fatto che gli operai, esposti ad assorbirne dosi notevol i per lunghe ore del giorno, risentono solo di tanto in tanto disturbi che, se non sempre leggerissimi, sono tuttavia. quasi sempre sopportabili e compatibili con le occupazioni abitua.li di ognuno. A che cosa. sia dovuto questo facile e rapido adattamento, questa specie di mitridatismo, se così possiamo chiamarlo, non è fa.. cile stabilirlo; nè, per quanto io sappia, trovo che altri abbia. dato una. spiegazione di questo fatto e di altri analoghi: così ho potuto accertare che vi sono individui i quali subiscono adattamento per una data lavorazione in cui ad esempio l'assorbimento avviene principalmente attraverso la pelle, ma soffrono nuovamente disturbi allorquando sono trasferiti ad altra lavorazione in cui l'assorbimento si compie principalm ente per le vie respiratorie, o viceversa: come pure vi sono talnni, rari però, i quali sono refrattarii all'azione tossica. deJJa nitroglicerina per qualunque via essa venga assorbita. Il fare delle i potesi al rig uardo non equivale certo a dare delle spiegazioni plausibili dei vari fen omeni: ci sarà tuttavia lecito fare qualche deduzione, sia pure un po' arrischiata, sulla base dei fatti . Intanto è fuori dubbio che, se rapido è l'assorbimento della nitroglicerine, non meno pronta e facil e è la eliminazione: tutti i disturbi scompaiono generalmente dopo la permanenza anche di poche ore dell'individuo all'aria libera e pura. E di questo passaggio attraverso l'organismo non restano, anche dopo anni, traccie per alterazioni obbiettive evidenti: fa eccezione solamente l'apparato circolatorio. il cui esame funzionale ci ha rivelato dei fatti di indiscutibile valore. È noto che l'azione della nitroglicerina, come quella del nitrito d'amile, si esplica principalmente abbassando la pressione sanguigna. per effetto di una dilat&.zione delle pi<'cole arterie, dovuta. a indebolimento o paralisi delle pareti vasali delle arteriole stesse o dei gangli vasomotori che sono dentro o presso loro (1) : conseguentemente il poleo diviene molle e più freq11en te. In rapporto sovra.tutto con questa. azione vasoparnlitica, da cni cleri,a una non indifferente alterazione del circolo cerebrale, sono da mettere una. gran parte dei disturbi. ( l ) LAUOER-BllONTOs. -
Trailo/o di /am1oe-0terapia.
RICERCHE SULLA lNTOSSlCAZIO:-E DA NITROGLICERINA, F.CC.
337
Ciò abbiamo constatato in modo evidente nei due casi cli intossicazione sperimentale sopra.riferiti. Orbene, se esaminiamo invece i risultati degli esami praticati nei singoli operai, rileviamo dei fatti che sembrano quasi paradossali: innanzi tut,to i valori della pressione arteriosa, misnrata con la maggiore possibile esattezza col Riva-Rocci, sono per tre quarti almeno tutti alti, e qualcuno anche esageratamente elevato; inoltre il polso sulla radiale si dimostrò con una grande frequenza teso e duro, e il numero delle pulsazioni per minuto primo fu per lo più inferiore alla media normale, sino ad aversi in taluni nna vera e propria bradicardia; se a. ciò si aggiunge jnfìne che il tono diastolico sul focolaio aortico si dimostrò nel più dei casi forte scoccante, come osservasi abitualmente nella ipertensione arteriosa, saremmo quasi indotti a pensare ohe la nitroglic~rina, anzichè un'azione ipotensiva, esplica invece l'azione contraria. A spiega.rn questo fenomeno strano e quasi paradossale si potrebbe solo forse riuscire dopo una lunga serie di osservazioni sperimentali in A.nimali, che io non ebbi nè modo nè mezzi 11.degnati di fa.re; non credo tuttavia di pnigiudicare menomamente la questione affacciando la ipotesi che possa entrare in campo, qnale meccanismo regolatore, Pazione vasocostrittrice dei centri nervosi fino a. neutra.liz-
zare ed equilibrare l'azione contraria del farmaco: in questo modo potremmo fino a un certo punto comprendere la q nest ione dell'adattamento ali' azione del veleno, e renderci anche ragione del perchè nella intossicazione cronica i disturbi sono generalmente scarsi e sopportabili. Tm questi disturbi quello più frequente e più saliente è la ce· falea: non è però la cefalea grave dell'intossicazione acuta come se il cranio volesse scoppiare; ma una forma attenuata, a tipo per lo più frontale o talvolta frontale e occipitale, che abitualmente scompare dopo qualche ora di permanenza all'aria libera. Associate alla cefalea abbiamo riscontrato anche in qnalche caso vertigini, ambliopie, ronzio d'orecchi, essenzialmente però come fatti di poca entità, transitorii e da ritenere quasi eccezionali. Analogamente per quanto riguarda la mobilità, la sensibilità, la eccitabilità riflessa, possiamo affermare che non si riscontrano generalmente alterazioni degne di nota: è ben vero per altro che in uno degli individui esam inati (caso n. 6) fu constatata una curiosa a.Iterazione della sensibiiità dolorifica costituita da analgesia estesa specialmente al tronc0; ma il fatto di averla riscontrata. nello stesso individuo in altri esami, e di 1wn a,ere per contro riscontrato ma.i nulla di simile in nessun altro soggetto, mi fa. piuttosto H -
Giomal~ di nltdieiM mililar1. -
Fuclcolo V.
B3K
Hl('El{C}l l•: SULLA l:'i'l'OSSICAZION~: D.-\ NITROGLICE HlNA, ECC,
pensare ad un disturbo funzionale in rapporto con la speciale costituzione del soggetto anzichò ad un fatto donlto ad intossicazione. Parimenti non possiamo attribuire nessun significato speciale alle variazioni nella intensitit che abbiamo riscontrato a carico di certi riflessi in q ualt:he individuo, segnatamente dei riflessi rot11le i e pupillari: essi sono da considerare quali oscillazioni individuali entro limi ti del tutLo fisiologic'i ; vero è per altro che la nitroglicerina agisce diminuendo 111. eccitabilità riflessa; ma non sarà sfuggito il fatto che se in qualche individuo si riscontrò torpore dei rifles,;i rotulei, fu trovata invece in q~1alche alLro una ,i~acità maggiore. Dopo la cefalea i disturbi gastro-intestinali tengono il primo posto: u uu si tratta in veri tà di una sindrome morbosa, rapportabile a qualche tipo di mah1.ttia ben definito: i distnrvi che vengono accus1:1,ti in maniera quasi stereotipa sono la sensazione di bru.::iore all'addome, la stitichezza, il meteorismo. Detti disturbi sono assai verosimilmente dipendeuti da un leggiero stato paretico delle fib re musc.:olari lisce del tubo gastro-intestinale, il che potrebbe rapportarsi ali 'azione paralit ica della nitroglicerina sui ner vi motori: a riprova del fatto trovo utile accen nare che in qualche caso, in cni i detLi disturbi si mauifestarono più accentuati, una cura tonica con impacchi freddi a lla Priestnitz. massaggi, stricnici per via interna si mostrò singolarmente giovevole; in un gio·rnne operlìio (caso non riportato) il meteorismo da paresi intestinale raggit)use proporzioni veramente allarmanti, e scomparve al lonL11.uando l'individuo dalla lavorazione nociva. Del resto le funzioni gastriche le riscontrai buone nella grande maggioranza. Analogamente non ho mai r imracciato alterazioni apprezzabili del ricambio, e l'esame delle nriue, risulta~o costantemente negativo, esclude la esistenza di alterazioni renali. E veniamo ai risultati dell'esame del sangue. A priori se si pensa che la nitroglicerina assorbita pa,;sa r1tpidameute nel sangue e vi circola, modifieata o no: ci sarebbe da aspettarsi di trovare negli elementi del sangue stes,;o qualche caratteristica alterazione. Ebbene, se si fa eccez ione di dne indi,idui io cui abbiamo potuto constatare una leggiera diminuzione del valore emoglobinico, dovuta cer tamente allo stato di lie,e deperimento generale, in tutti gli altri il reperto morfologico e il ndore emoglobi nico si d imostrarono perfettamente normali: si potrebbe quindi concludere che la nitroglicerina assorbita e circolante nel sangue non determina, anche per un'azione lunghissimamente ri petnta, alterazioni apprezzabili negli elementi del sangue slesso. Senouchi• q nal1,;he ri:;erva è da fare relativamente ai rii!ultati dc·l l'esame spe~troscopico. Aleuni ammettono una d iminuzione del po-
RICERCHE SULLA INTOSSI0AZI0~ F: DA NCTROGLICERINA1 ECC.
339
iiere osside.nte del sangue; altri parla.no di una. trasformazione dell'ossiemoglobina. in metemoglobina. Ciò che da.i nostri esami è risultato in modo certo è che in due terzi dei casi si ebbe lo spet~ro caratteristico dell'ossiemoglobina; nell'altro terzo oltre le due strie di assorbimento proprie dell'ossiemoglobina, fu manifesta una terza stria ·un po' più larga ma assai meno netta al principio del turchino . Quale significato debba attribuirsi a. questa. alterazione dello spettro di assorbimento non sono in grado di dirlo. Ho consultato la scarsa letteratura al riguardo, ed ecco quanto di interessante ho potuto rintracciare : < Le Dr. Starkow de S. P éter· sbourg avançait en 1872 q ue la nitroglycérine avait une action sur le pigment du sang analogue à celle de la nitrobenzine, des nitroani lines, etc. Dans l'un et l'autre cas, le sang exam iné au spectroscope donne, outre ]es deux raies d'a.bsorption de l'oxyhémoglobine, une autre raie sur la limite de la partie ronge et orangée du spectre c'est à dire correspondant à la ligne C de Fraunhofer. Les corps reducteurs portent cette raie un peu vers la droite • (l). Come si vede la terza stria da noi riscontrata. non coincide affatto con quella trovati\ dal dottor Starkow, essendo spostata. molto di più verso destra tra la linea E A la linea F di Fraunhofer. È una questione quindi che meriterebbe di essere ancora meglio studiata. e approfondita. Come conclusione riassunti va e in maniera generale possiamo af. fermare che l'assorbimento della, nitroglicerina, per qualunque via avvenga, non determina, ripetendosi anche per lunghissimo tempo, alterazioni caratteristiche permanenti in nessun organo od apparato. I disturbi che si hanno nell'intossicazione cronica sono simili a quelli della intossicazione acuta; ma. più attenuati, più fugaci e meno fre. quenti, in virtù di un facile adattament0 dell'organimo all'azione del veleno, adattame1tto però non duraturo, cessando dopo un certo tempo allorchè l'individuo si sottrae all'azione del veleno. È interessante a notare, e ciò mi risulta in maniera non dubbia, che tutti i disturbi si aggravano singolarmente per l'azione dell'alcool: ciò è ben noto anche agli operai, i q ne.li si astengono q nasi istintivamente dall'uso di bevande alcooliche, e taluni sono diventati addirittura astemi. Particolarmente utile riesce invece il latte, sia per l'azione benefica che esso e~plica sull'apparato digerente, sia per la spiccata azione diuretica, per effetto della. quale viene favorita la eliminazione delle sostanze noci ve circolanti nel sangue. Saggio provvedimento è quindi quello attuato in quel R. polverificio, riguardante la distribu(1) CROPCTS. -
Précid d~ toxicologie, p. 540.
340
RICERCH.E SULLA l.NTOSSI OAZIONE Dà NlTROGLIC~:RrNA, EOO.
zione gratuita del latte, per quanto sia da lamentare che essa. si faccia.. in maniera. troppo restrittiva e in quantità scarsa.. Questo provvedi. menta dietetico adottato in più larga. misura., insieme con l'altro della. ottima attuale refezione quotidiana, ed inoltre i perfezionamenti tecnici intesi ad evita.re quanto più possibile l'assorbimento di nitrogli· carina potranno neutralizzare completamente o quasi gli effetti da.n· nosi di questo veleno. Agosto, 1910.
341
L'AZIONE BfOCHIMICA DEI RAGGI ULTRAVIOLETTI ·e il problema dell'acqua potabile nel servizio delle truppe in campagna Per il dott. Duilio Balestra, capita.no medico
L 'interessante pubblicazio·ne del capitano medico dottor R izzuti sull'.iufl.uenza. dei raggi ultravioletti sui microrganismi in vitro e in-vivo, apparsa recentemente su questo giornale (1), mi è d'incentivo a. riprendere brevemente l'argomento sovra.tutto dal lato pratico, e in particolare in quanto esso si ricollega con l'interessante problema. della. ·sterilizzazione dell'acqua. L'importanza igienica di una. buona. acqua. potabile nel servizio delle truppe in campagna è di tale evidenza che non ha al certo bisogno di esser dimostrata: medici militari e comandanti di truppe assai bene conoscono e sentono la gravità d'un tale problema, che non raramente è molto difficile a risolvere in maniera soddisfacente. Non ·è quindi a. meravigliare se numerosissimi e svariatissimi sono i mezzi volta a volta. proposti per la depurazione delle acque inquinate o sospette, mezzi che troviamo .anche elencati e descritti nella nostra e Istruzione per l'igiene dei militari nel R. Esercito>. Ma credo di non esagerare affermando che nessuno dei mezzi sinora proposti o in uso può reggere ad una critica rigorosa sia perchè imperfetti sia perchè poco pratici. Dai mezzi meccanici, quali la sedimentazione e la filtrazione, ai sussidii fisici come la congelazione, la distillazione, l'ebollizione, l'elettricità, nonchè ai numerosissimi ingredienti chimici volta a volta consiglia.ti, tutti più o meno offrono facilmente il fianco alla -critica, sia perchè non garantiscono una vera e propria sterilizzazione dell'acqua, sia perchè le comunicano gusti poco u nulla gradevoli, sia. infine perchè generano la formazione di prodotti seconda.rii, come ap· punto avviene per la. sterilizzazione con Pozono. che aveva. un tempo incontrato l'universale favore, ma che è oramai riconosciuto non rispon·dente allo scopo, perchè produce la formazione di acido nitroso e comunica alJ>acqua un sapore sgradevole. Orbene in mezzo a tali e tante incertezze e difficoltà, sembra. si possa. cantar finalmente l'osanna, poichè un nuovo metodo altret.ta.nto rapido quanto sicuro si è recentemente fatto strada nel campo scienti-fico e in quello industriale, le. sterilizzazione dell'acqua a mezzo dei (1) Giornale di mwicina militare. Anno 1911. Faso. III p. 190.
342
L'AZIONE BIOCHDIIOA DE[ RA GG I ULTRAVIOLETTI , E CC.
raggi a ttinici; di maniera che tutto il cumulo dei metodi vecchi & nuovi sinora. in uso sembra. si debba e si possa relegare in un canto come un pesante fardello divenuto oramai. inutile. P ertanto, d i front& ad un argomento di così grand e interesse, in un momento in cui riviste scientifiche e giornali di medicina se ne occupa.no diffusa.mente, stimo per lo meno non su perfluo riassumere brevemente quanto d i importante ad esso si riferisce, e mi sarà anche consentito di entrare in qualche dettaglio, per potere convenientemente comprendere se e in qual misura. potrebbe praticamente risolversi a mezzo dei raggi attinici il problema della sterilizzazione dell'acqua nel servizio delle tru·ppe iu campagna.. È noto ube nello spettro solare esistono due zone di raggi-in visibili, una al di là del rosso, detta dei raggi infrarossi, i quali sono prevalentemente calori fici, l'altra al di là del violetto, costi tuit.a in vece da raggi freddi e detta dei raggi attinici o chimici o ultravioletti _ Sono a ppunto questi ultimi i raggi che a noi interessano, e si possono r endere visibili col metodo di Subu mano, collocando lo spettroscopio nel vuoto e nrnnendolo di quarzo, poìchè una delle proprietà caratteristiche di det,t,i raggi è che attraversano assai facilmente il quarzo; anche altri corpi come il salgemma, lo spato fluoro, il vet ro Uviol sono. facilmente permeabili dai raggi attinici, mentre vi sono delle sostanze u.ffotto opache, come ad esempio il vetro comune d'un certo spessore ,
la celluloide, Jo stagno, il picrato d'ammonio: l'acqua, se limpidi\ sovrattutto, secondo gli studii di G. Vallet, si lascia facilmente attravers11.re dai raggi ul travioletti, mentre altri mezzi liq uidi, a seconda della loro d ensita e costituzione, presentano notevoli differenze dall'uno all'a ltro. Mo. ancora più delle proprieta fisiche sono importanti quelle chimiche e biologiche; cosi. q uella di trasformare l'acqua in acqua ossigenata, l'ossigeno in ozono, ed il potere di togliere rapida.mente ogni vitalità alle cellule viventi. Non tutte però le radiazioni ultraviolette possiedono queste proprietà, ed al riguardo vanno distinte tre zone a seconda della loro lunghezza d'onda; ecl è oramai accertato che il massimo potere biochimico spetta alle radiazioni comprese fra. 3030 e 2480 unità Angstrom (l ). Lo spettro sole.re non contiene radia( L) Il Billon-Daguem•. s~ndiando la ster ilizzazione dei liquidi con radiazioni di n.ssai bre,·e lungho:r.za d'onda e servendosi all' uopo di ncqua <lolla Senna con aggiunta rli culture di colil,acillo o dolio rad iazioni e mt'sso da un tnbo di Geiesler, cioè un tubo di vetro contenont,e itlrogono rarefatto a ttravors ato da una corrente indotta, avr,ibbe potuto dimostrare cho le raùi,lzioni comprese fra 1100 e 1030 U. A.ngetrom hanno lLne. aziono biochimica 25 volte maggiore dc•lle Bltrc (v. Compt. rcnd. de l' ..\cad. des Sciencea 5. 21 fobbraio 19 IO).
I
J}AZJO:SF. BIOCHIMICA nEI rur.c r \'1.Tfl ,\\"IOLETTI, ECC.
3..t:3
zioni ultraviolette al disotto di 2900 nnità, Angstrom, per cui la luce del Role non esercita un'azione abiotica sulle cellule viventi; il modo più pratico per ottenere delle radia.zioni ultraviolette biochimicamente molto attive è l'impiego di una lampada a quarzo a vapori di mercurio, la cosidetta lampada di Kromayer, la cui invenzione è dovuta al dottor Kuch: essa è schematicamente costituita da un tubo di quarzo in cui fu fatto il vuoto, contenente mercurio, e nel quale per mezzo di due elettrodi ( il mercnrio stesso pnò servire da elettrodi) si fa passare una corrente elettrica, la quale sviluppa al polo negativo una speciale vivissima luminescenza, sorgente ricchissima di raggi ultravioletti. Per fare agire una simile lampada bast11,uo 110 Yolts e B - 5· Ampilre, e · il suo funzionamento può dura.re assai a lungo senza inconvenienti e senza alcuna sorveglianza; lo spettro emanante da detta lampada contiene radiazioni ultraviolette fino a 2224 unità Angstrom. La costruzione di dette lampade snbì in seguito gradatamente utili modificazioni, e se ne fecero tipi sempre più perfezionati, tra i quali uno dei migliori è quello di F. (')ooper Hewitt: esse in principio servirono solo a. scopo di illuminazione, e solo in prosieguo di tempo, riconosciuta la loro importante azione biochimica, cominciarono a. divulgarsi applicazioni nel campo indust.riale ed anche nel campo della medicina.; la finsenterapia si applicò e si !tpplica tuttora per la. cura. del lupus, dell'acne, dei nèi vascolari, e delle infiammazioni croniche della. pelle. • Senza. entrare !\ parlare della storia. degli stutlii sull'azione biologica. della luce sui microrganismi, basterà ricordare r.he i, primi im portanti studii sull'azione biochimica dei raggi attinici sono dovnti al Raybaud (1) : questi aveva osservato che i detti raggi esercitano una azione fortemente nociva sulle mucorinee, e che i filamenti dei micelii già sviluppati perdono rapidamente la loro vitalità e muoiono. Secondo Dreyer ed Hansen il protoplasma cellulare, il quale è capace di assorbire i raggi a.J disotto di 2!:JOO unità, facilmente si coagula, si ra.ggrinzà poi gradatamente, diviene granuloso e perde ogni vitalità. Gli studii al riguardo si sono in seguito moltiplicati, specialmente in Francia., e con risultati interessantissimi. Mlle Cernovodeanu e V. Henri ne studiarono particolarmente l'azione sui microbi (2), servendosi di 4 lampade a. quarzo a vapori di mercurio: l'emulsio11e di (1) V. Comp. rend do la. Soc. ùe Biologil'. 1910, n. 8. (2) V, Comp. rencl. da l'Acnd. des Scienccs. Tom, 150. S. 3 i;:onnf\io l!HO.
344
1
L AZIO.'.'.E: DI0CIU:UICA DEI RAGGI ULTRAVIOLETTI, ECO.
microbi perfettamente omogenea veni va. posta a distanza varia.bile dalla sorgente dei raggi; quindi venivano prelevati a intervalli di t empo determina.ti e dal fondo del vaso 1-2 centimetri cubi di liquido, che veniva ripartito in due tubi di brodo fresco: dai loro stud ii gli A. A. hanno concluso che dettj raggi esercitano direttamente nna potente azione battericida, la quale è identica a basse come ad alte temperature, in presenza. dell'aria come in A.!lsenza di ossigeno, e che la detta azione decresce pii.i p~·esto dei quadrati delle dist.anze; l'azione battericida è rapida : lo stafilococco aureo muore in 5-10'', il vibrione del colera in 10-15", il coli in 15-20", il b. tifo in 10-20", il b. tetano in 20-fìO'', il b. megatherium in 30-60", il dissenterico (Shiga. e Dopter) in 10-20", la sarcina bianca in 20-30", quella gialla in 40-60", il carbonchio in 20-30", il b. subtilis in 30-60''. Gli stessi autori (1), facendo uno studio microchimico relativo all'azione dei R. U. sui microrganismi e sulle differenti cellule, hanno trovato che all'esame ultramicroscopico allo stato fresco di parameci e globuli bianchi, il protoplasma si fa granuloso e brillante; inoltre i microbi €S gli elementi cellulari più <liversi vengono celermente fisr;ati; la colorazione dei microbi esposti ai raggi U. V. avviene con mAggiore difficoltà per tutto. una serie di sostanze coloranti; i microbi che prendono il Gram perdono questa proprietà; il b. della tuber colosi perde la reazione d~ll'acido-resistenza. A.d anliloghi risultati sono giunti il Bordier e l'Horand, che studiarono l'azione dei raggi U. V. sul trypil.nosoma Lewisi; A. Helbrouner e Max de R ecklinghausen che fecero ricerche sul bact. coli, sul b. tifico, del carbonchio, del colera, stafilococco aureo e Friedliinder; Courmont, Nogier e Rochaix (1) dimostrarono che un'acqua. contenente 1,800,000 colibaci lli per cm.' non ne contiene neppure più uno pflr litro dopo alcuni second1 di irradiazione, e che nella stessa maniera sono distrutti i microbi sporigeni. Analoghe conclusioni troviamo nel recente particolareggiato la.'Voro del dott. Rizzuti. Emerge adunque dal complesso degli studii e delle ricerche a.l riguardo il fatto ben dimostrato che a mezzo dei raggi ultravioletti si può ottenere una sterilizzazione altrettanto rapida quanto sicura delle acque anche le più fort,emente inquinate: neo fa quindi meraviglia che si siano ben presto succedute numerose applicazioni nel campo industriale. E la compagnia. Quartzlampen Gesellschaft in Hanau utilizzò la lampada a vapori cli mercurio per la sterilizzazione dell'acqua e del latte: e il Yallet dimostrò che con un apparecchio ad (I) lbidc111 S. U marzr, 1010.
L'AZIONE BIOOBIHIOA DEI RAGGI ULTRAVIOLETT! , ECO.
345
una sola. lampada si può sterilizzare un'acqua anche molto inquinata -con un reddito di circa. 10 metri cubi all'ora.. Egli si servì per le sue esperienze dell'acqua. di canalizzazione di Montpellier carica di colibacilli e ca.paca di fertilizza.re il brodo in 24 ore al cinquantesimo di goccia. Il Courmont e il Nogier di Li0ne costruirono uno speciale apparecchio, noto sotto il nome di sterilizzatore Nogier, costituito essenzialmente da. un tubo di alluminio in cui circola l'acqua da sterilizzare e in cui è immersa la lampada a quarzo a vapori di mer·curio : esso dà un reddito di circa 800 a. 1000 litri di acqua all'ora, con una spesa di soli due centesimi per ettolitro: Henri, Heilbronner, Max von Recklinghausen costruirono un grande apparecchio capace di dare 125 metri cubi di acqua sterilizzata all'ora. e corrispondente al fabbisogno di una città di 20000 abitanti (1). La compagnia Westiughouse Cooper Hewitt ha costruito anch'essa speciali apparecchi di vario tipo (2), conosciuti col nome di Westinglwuse S teriliser, basati tutti sostanzialmente sul medesimo principio i tratta,,i cioè della solita lampada. a quarzo a vapori di mercurio, la quale è tenuta sospesa sulla superficie dell'acqua da. sterilizzare; questa, mossa da speciali agitatori, passa a mezzo di adatti congegni ripetutamente in vicinanza. della lampada, in modo da subire più volte l'azione dei raggi .attinici, e in pochi secondi può ritenersi sicuramente sterilizzata. Il reddito di questi apparecchi è persino di 600 metri cubi d'acqua. nelle ventiquattro ore; e l'acqua stessa, oltr<:1 ad essere C{Jmpletamente sterilizzata, non acquista nessun cattivo sapore, conserva perfettamente inalterata la sua composizione chimica, ; i suoi gas disciolti non subiscono evaporazione, nè si ha. precipitazione di sali. Da tutte le premesss considerazioni due fatti dunque emergono sicuri e inconfutabili: · I. I raggi attinici emessi da una lampada a quarzo a vapori di mercurio hanno un rilevantissimo e rapido potere battericida anche verso i batteri più gravemente patogeni. II. Si possono con detto mezzo sterilizza.re rapidamt:1nte anche grandi masse di acqua per uso di acqua potabile senza ohe q nesta perda nessuno dei suoi caratteri fi sici ed organolettici. Ora il problema, interessantissimo dal nostro punto di vista militare, è il seguente: si possono utilizzare i raggi attinici per la. sterilizzazione integrale dell'acqua. in campagna per uso delle truppe? .A primo aspetto il problema sembrerebbe irto di difficoltà relative al (1) Oomp. renà. de l'Acaà. des S cience~, s. 11 aprile 1910. (2) V. The Jo11mal of the Royal Army medical Corps, febbr. 1911.
34fl
L' AZ!Oè\E BIOCHD.IICA DEI RAGGI ULTRAVIOLETTI, ECC.
trasporto, ali' impianto e al funzionamento degli apparecchi, e, quel che più importa, alla sorgente di elettricità che dovrebbe servire aò attivare le lampade a mercurio. Orbene, queCJte difficoltà a parer mio, o non esistono o sarebbero così lievi da essere facilmente sormontabili. Innanzitutto g li apparecchi sinora costruiti sono di tale semplicità cheper il loro impianto no n si richiedono nè speciali attitudini, nè particolare sorveglianza; non sono fragili e sono facilmente trasportabili. Riferendomi semplicemente a quanto il signor tenente generale medico Ferrero di Cavallerleone è riuscito 11.d ottenere col suo tipo militare di apparecchio portatile per radioscopia e radiografia., certamente assai più delicato e complicato che uno qualunque degli appar ecchi sopraricordati pf,r la sterilizzazione dell'acqua, ogni obbiezioneresta priva di fomlamento. Riguardo alle. sorgente di elettricità, in analogia con quanto esiste nell'apparecchio Ferrero, allo sterilizza.torerlovrebbe essere annessa anche una piccola dinamo, facendo però rilevare che, mentre nell'apparecchio Ferrero, per il quale occorre un basso potenziale, la dinamo può benissimo essere azionata. col semplice lavoro delle braccia, occorrendo invece per il funzionamento di una lampade. a vapore di mercurio nn potenziale di 110 volts e una intensità di correntn di 3.5 ampère, si renderebbe necessario un motorino qualsiasi a. petrolio o benzina; occorre però rilevare che per il funziona.m e nto stesso non é. necessario il rocchetto di Rumkorff. L'ingombro dovuto al tra!iporto di questi materiali è insignificante, e tanto meno dovrebbe dar pensiero quando si pf}nsa che, essendo enorme il rendimento di ogni singolo apparecchio, uno solo potrebbe essere :;ufliciente per grandi reparti di truppa. In conclusione mi sembra dunque che le considerazioni esposte meritino di essere segna.late, potendo esse racchiudere la soluzione d'un problema altrettanto difficile q uanto importante. o aprile 1911.
347
SULL'IDONEITÀ AL SERVIZIO DI AVIAZIONE Per il dott. L. Falchl, tenente medico nel Regg. Cavalleggeri di 'l'reviso (28), comandato alla Scllola militare di aviazione.
In seno al « Battaglione specialis ti del Genio » è stato costituito uno s peci11le reparto, sotto il nome di .- Sezione aYiazione » . Esso li comandalo da un ufficiale superiore di artiglieria. e composto da una quindic ina di ufficia li della R . Mariua e di tutte le armi dell'Esercito, coadiuvati da un adeg uato rrnmero di soldati e di operai, La <e Sezione:. è dotata attualmente di sei monoplani Blériot, tre con motore Gnome e tre con motore Anzani, e di sei biplani Farman. Alrri apparecchi sono in costruzione e di altri, più moderni e più rispondenti a s copi militari, pendono le trattative di acquis to. Con questi gli allievi vengono giornalmen te nddestrati al volo con metodi seri e ra:,:ionali. intesi non tanto al graJ ua le s viluppo delle attitudini quanto alla tutela de ll' ineolumit à pe r~onale. Tutto fa prevedere dunque che, fra non mollo, col perfe;,:ionars i delle cos trnzioni e col progredire della tecnica, l'aviazione entrerà in prima linea nell'arte della. guerra.. Ed è giusto quindi che, come diceva il magµ;iore Nieddu-Semide i nel dotto articolo recentemente pubblicato su ques to periodico. si apra un nuovo capitolo di fisio-patologia, quella dell'uomo vola11te. lo prendo la parola nel suo stretto significato con alcuni brevissimi cenni s ull'uomo che vola, senza occuparmi di quello cbe, sen·endosi del più leggero dell'a ria., propria.mente naviga; e mi limiterò ad una esposizione puramente descrittiva. delle sensazioni e dei disturbi dell'a,·ia tore, chè troppo giovane e ancora il nuovo mezzo di locomozione per aver lasciato negli organi alterazioni apprezzabili. Esamineremo poi, s enza alcuni\ pretesa scientifica, qualche lato dell'importante questione dell'idoneità per il servizio aviatorio, con la saltuarietà. inevitabile ad un primo tentativo e con la competenza più che modesta che posso trarre da una recentissima esperienza personale.
Sensazio,ii e disturbi dell'av iatore. - Sembrerebbe ad un osservatore profano che le sensazioni prodotte dal volare e i disturbi che ne conseguono dovessero avere molti punti di C'ontatto con quelli delle ascensioni in montagna. in pallone libero o in dirigibile, quali le modificazioni del sangue, le !!Iterazioni dei movimenti respiratori, della forza muscolare o quelle che sono percepite dal labirinto non acustico. Invece, se, in determinate condizioni, esis te qualche affinità, assai più grandi e importanti appariscono i divarii. Ed è naturale, poichè, per tacer d'altro, raramente i vtlivoli raggiungono altezze tal i da risentire della variata
SULL' IDONEITÀ AL S ERVIZlO DI AVIAZIONE
pres~ione a tmosfo1·ica come altrettan to rari sono i casi nei quali gli altri mezzi. d i locomozione aerea raggiungono la velocità degli aeropln.ni. I l e più leggero dell'aria> naviga in un equilibrio s tabile che si man tiene spontaneamente; il e più pesante " si eleva e si muove in virtù delle stesse forze a ttive che lo mantengono sollevato, e delle quali il pilota è l'arbitro diretto e necessario. Converrà dunque preoccuparsi meno della prima e pi1\ della seconda. ragione di differenza. Di solito, «ia. in rotta ordinaria che in servizio di esplorazione o di ordinanza, raramente gli apparecchi milita ri r agginngernnno quote s uperiori ai 1000- 1600 metri. Ed a queste altezze è forse più facile che r isenta modificazioni il motor e che nou il pilota. Cosi è rarissimo osservare n eg li aviatori r c3piro ansioso, cefalee, e pistassi, sounolenza. Un al tro dist urbo cl1e a torto ~i crede più freque nte del vero é il cosi detto • s enso del vuoto" i capogir i e le Yertigi ni. L'ap parecchio in volo ha un movimento elastico dolcissimo e, col suo t elaio, con i suoi montanti, con i suoi piani, produce un' impression e di equilibrio e d i stabilità quale non St-mbrerebbe allo spettatore. e che forse. più di una volta, ba tratto in ing anno i troppo fiduciosi piloti. li 111,al di 111are è fenomeno qua., i scono5ci11to i n aviazione e, se mai in taluni., più sensibili, a ccenna a presentars i, è durante i voli li brati (vol plané) per l'im• pressione che prorncano di sfuggita del « t erreno >. Contrazioni violente del diaframma e conseguenti conati di ,omito si verificano piuttosto quando la macrhinR, solle1·ata eia \,D'onda aerea o da un vortice d i ven to, fa un improvviso e rA.pido balzo verso l'alto. ~[a sono disturbi momentanei per la breve durat a del movime nto o per fa rapiditlt con la quale si raggiunge il suolo. Quello c he prende un allievo, anche il più animoso, il giorno che per la prima vo lta monta s ulla macchina aerea é un sen~o 1mgo cli timore e di an8ia, come di chi sale in sella di u n cavallo scouosciuto e ch e si s a dittfrile. L'allievo è ~olo, tra le s ue a li, e fra un istante sarà lancia to a velocità v ertiginosa nello spazio, arbitro de' suoi comandi e della sua. vita. Egli, che già ri• sentì, come passeggero, l'emozione del volo e che s i era abit uato alla res ponsabilità. pre murosa del pilota, sente pesare s u se stesso tutta l'impo rtattze. delle. manovra. E Ja solitudine del naufrago, che nuota lontano da lla riva, g li appare meno penosa ... Parte. e i cons ig li, i ricordi, le t eorie gli si all'olla.no alle. men te tumultuosi, mentr1• la terra vola sotto i piedi, gli os tn.coli s i a1·1·icinano ed ingigantiscono, ed egli dc,-e dirigersi se,.ondo le tre dime nsioni d1:llo spazio, la direzione . l'eq uilibrio trasvers ale e long itudine.IP n on sono ancora un istinto, me. debbono risul tare dalla rittr•ssione con u na pt·rc<•zione e uno s timolo più rapid i de lla incomparabile docil ità d ella macchina. Penoso e s nerrnnte la,·orio: mentre le mani e i piedi, n uovi al governo, sono incer ti, disorga nizzati a l comando ! Questo senso di imbarazzo n ella sct•lta e n ella coordina.:ione dei movime nti potrebbe provocare, in chi fosse soverchiamente impressionahile, quel s'?nso di sgomento che conduce, tal,olta , a ris oluzioni disa~trose. lntanto la corrente d'aria che investe il viso Stror.za il r espiro e provoca una lacrimazione abbondante, mentre il freddo gela le mani . l'olio, ch e taÌl'olta spruzza dal motore, offuaca la vist a e il rombo de i conge gni assorbe t utti i s uoni d'intorno ... Ma, se il moto pro~cgue regolare, sopra tutti i distu rbi e turte le pene, domina, sovrano e malioso, il volo. ~ Dov'è l'America? che ci vedo,. diceva di aver ,pens a to, al suo primo distac!'O da la terra, un r arissimo collega.
SULL'mo~EITÀ .AL SERVIZIO DI AVI.\ZIO~E
349'
••• Conclusione. - Per trarre da queste fuggevoli impressioni qualche risultato pratico, ecco qualche criterio che mi sembrerebbe opportuno tener presente nell'apprezzamento dell'idoneità a pilota aviatore. L'età. - Malgrado gli ottimi risultati ottenuti da pochi , che non erano più giovanissimi, noi consiglieremmo di scegliere gli allievi fra ufficiali dai 26 ai 35 anni, quando cioè alla vigoria del corpo si associano un saldo e sereno concet.to della vita e del pericolo. Più presto, i potel'i inibitori possono non essere profondamente disciplinati ed esporre ad audacie insensate; più tardi, possono alterarsi la circolazione e la respirazione, nè si presta l'età · matura aUe fatiche e alle ansie del periodo di istruzione. Come è noto, il pe80, se piccolo, consen te con la maggior quant ità di benzina, un più lumgo cammino. E questo cri terio a noi sembrerebbe non inopportuno di aggiungere a quelli cons igliati per la scelta degli allievi piloti aviatori, fino a. stabilire come minimo quello chti, in rapporto alla statum, è compatibile ron una sana e vigorosa. costituzione fisica e come mass imo una. cifra, per esempio, 76 chilogrammi. Questo diciamo, ol tre che per il combustibile, per il modo di reagire che hanno alcuni apparecchi verso pesi esuberanti. E sarà prudente guardarsi dalle diminuzioni di peso provocate artificialmente per raggiungere una idoneità mal sicura. Costituzione fisica. - La velocità, le correnti d'aria, lo s tato di tensione nervosa e talvolta, se non la manovra, il genere di vita e le cure dell'apparecchio richiedono nell'aviatore un elevato grado di robus tezza. E' superfluo sconsigliare da questa specialità i figli di epilettici e di alcoolisti e tutti coloro che risentano, per malattie pregresse o per via ereditaria, di menomazioni nella integrità del sistema ne rvoso. Come poi sieno necessari ottima vii:.ta, ottimo udito, ottimi organi respiratori e ottime condizioni dei centri cardiaci fu ampiamen te dimostrato dal maggiore Nieddu Semidei. ' Il carattere aarà equilibrato, lontano dalle facili emotività e dalle indecisioni come dalle temerarietà insensate, docile e r isoluto, pronto al comando come all'obbedienza. L'intelligenza, per consentire l'armonica es trinsec1Lzione di queste doti, dovrà naturalmente, ei:.sere bene sviluppata. Essa, d'altronde, è la base di ogni nostra attività, ma è auche cosi generale e approfondita la credenza individuale di poss ederne, che ma.i alcuno si terrà lontano dai voli per questa sola. ragione. Infine la predisposizione può, insieme alle doti fisiche e morali, essere favorita dalle cognizioni e dall'allenamento. Per chi non è ingegnere o uomo di macchine di t erra o di mare, occorrerà almeno la cultura necessaria per ess ere suscettibile di ncquistare una chiara. conoscenza della st,ruttura e del funzionamento degli apparecchi . Per allenamento intendiamo la preparazione a. una od a più delle impressioni, prodotte dall'aeroplano. Cosi ch i avrà. fatte ascensioni in pallone libero sarà abituato all'osservazione dall'alto, all'apprezzamento del terreno, alla stima delle distanze, a risentire meno i disturbi prodotti dall'altitudine, alla conoscen za del vento. Lo stesso dicasi delle
3GO
~ULL'IOO:s'ElTA AL l-EBVIZ!O DI AVIAZIO:--E
a scens iom 1n alta montagna, dove ino ltre si è egposti a climi rigidi e a bruschi cambiamenti di temperatura. L'automobile abituerà alla m,movra di una macchina e, per qunn to radicalme nte di\'ersa da quella di un velivolo, servirà alla dis ciplina e alla coord inazione dei movimen t i; spinto a velocità elevate, provoche rà quegli s tessi dis turbi nel respiro e ne lla secrezione delle ghiandole lacrimali che s i incontrernnno d opo, in vo lo. "L"n"imbarcazionP a vela , governata da soli, lontani dalla riva, può contribuire oltre che alle osserva zioni aerologich,., a ll"abitudine di sentirsi soli e ad acquis tare fiducia nelle proprie furz,,. S rnria riss imi dunque possono essere le couoscenze utili e gli sports favorevol i allo s vilu ppo della speciale attirudinP, e noi ne a.libiamo citati solo alcuni, tm que lli che l'esperienza recentis~i ma ci semhrò sugg erire. L'esa me di unn dulorosa staLis1 ica ci iucoragl!;ia infine a raccomandare In magg iore e.,igcnza nelle doti mornli. P;irchè, per ora, riel pericolo, volando, ce n'è; e, pu rtroppo, inaspettato, imprevedibile, irrimediabile quas i sem pre. Se quest o, per gli utTiciali italiani, rappresen ta la maggior seJuzione della pot:.,;ia del volo, ciò non toglie che, per limitar le ca use di sciagura ali<! fl.ltali tà della sorre, si scelgano peL· l'avtazione militare uomini an imati dalla su prema virtù del coraggio guidato dal ragionamento. Aviano, aprile WU.
351
CASUISTICA CLINICA CONTRIBUTO ALLA CASUISTICA. E ALLA DIAGNOSI DEL (( SITUS VISCERUM INYERSUS ._., per i dottori G iulio lmpe 1•iall, capitano medico e Ameri go l ,ucd, tenen te medico. È generalmente diffic ile diagnosticare un v1z10 organico di cuore nella prima, tumultuaria visita delle reclute giunte al corpo. Ad evitare, in tale cont ingenza, che lesioni valvolari a. sindrome tipica possano sfuggire all'osservazione, portato lo sguardo sulla regione precordiale è bene cht1 il perito applichi eziandio una mano a. piatto allo scopo di palpare, eve nt ualmente, un fremito od altra grossolana anormalità dell'azione cardiaca, e, nel cnso posit ivo, proi:ede re ad un accurato esame dell'appareccb io card io-vascolare in opportune condizioni di tempo e di ambiente. E a tale abitudine che do bbiamo la coustatazione di un caso di sit us-viscerum-inversus fra le reclute RAiuite al 51° reggimento fanteria. sulla metà de l novembre 1910. Sorpresi di non vede re, nè di palpar battiti s ulla sede normale del cuore, ricercammo altrove, sul torace, la esis'.enza d i pulsazioni visibili: e ci fu agevole cosa scorgere e palpare sull'emitorace destro, nella zona simmet rica alla regione precordiale, una pulsazione simile a quella dell'itto della pun ta del cuore. Accertata semeiologicamente la esistenza di un'eterotass ia card iaca (destrol'ardia), procedemmo, in seguito, ad un es!une accurato degli altri ,isceri toracici e addominali ed allo studio di quanto il caso poteva offrire d'inten•ssante dal lato antropologico, fisiologico e patologico.
• ••
L e deviazioni dal tipo antropologico (most ruosità) raccolte propriamente sot to il nome di eterotassie viscerali, non costituisc:ono un fen omeno oltremodo raro nell'uomo; per altro i cas i di eterotassie cumplete diag nosticati in vita, esistenti nella letteratura medica, non sono numerosi. Inoltre il caso nostro, presentando riunite alcune particolarità, non ris contrate insieme nelle al t re osservazioni, può r iuscire un utile contributo a lla casistica ed alla diagnosi del situs-viscerum-invors uo,i: o r,i siamo pol'oio decisi a renderlo di pubblica rag iono. Eccone, senz'altro, la storia. Anamnesi. - Cucchiarini ,·enerando, di anni 20, da Scalocchio (Cit tà di Castello), celibe, di professione contadino. I suoi genitori sono viventi e sani; è il 5° di sette figli, due de' quali sono morti per malattie imprecisabili; la madre non ebbe alcun aborto; i quRttro fratelli viventi godono tutti buona salut.e. A. sua. conoscenza, nessuno fra i puenti diretti, gli ascendenti e i collRterali presentò una traspo~izione del cuore o di altri visceri. Nacque a termine, di parto fisiologico e fu allattato al seno materno; non sa 'dire se abbia sofferto de' comuni esantemi dell'infanzia, mentre ricorda che, all'età di 6 o 7 a nni, fu colpito da tosse convulsa. Ebbe sviluppo fisico normale e, non ancora adolescente, fu impiegato a g uardare i buoi: da quell'epoca, senza a.vere soffe rto in precedenza. alcuna malat tia d' importanza, cominciò ad avvertire nella. corsa una violenta. palpitazione di cuore ed
352
OASUISTJCA CLINICA
una lieve dispnea. Quindicenne attese all'aratura de' campi; allora e in seguito, m:dgrado non si esponesse a strapazzi fisici, continuò e soffrire di cardiopalmo e dis pnea in modo progressivamente accentuato, specie nel camminare in salita: contemporaneamente, ad ogni sfoi.-zo corporeo, notava un senso di stringimento alla regione mammaria destra, dove percepiva. subbiettivamente la sensazione di battiti. Ino!Lre, uel curv11l'si a terra, avrebbe sempre avvertito un dolore a cintura all'altezza degli ultimi nervi intercostali, fugace e di modica intensità, sensibilmente più acuto a destra. Non soffri mai di vertigini, nè di cefalea. Ha s empre fatto un moderato uso del fumo e di be vande alcooliche (vino); non fo mai contagiato dalla Venere. ESAME 0BRJETTIV0,
A ) E:;ame generale. - Statura m. 1,69 ; Perimetro toracico; m. 0,90 '/,. Individuo fisicamente bene sviluppato, al di sopra alquanto della media ordinaria, di conformazione esteriore secondo la norma, eu1·itmica nelle varie parti, con impalcatura scheletrica tipica, colorito della pelle e delle mucose visibili roseo. La cute è di temperatura e umidità normali, si solleva in ampie pliche che rapidamente scompaiono: non vi si scorgono re ticoli venosi abnormi, nè, in nessun punto, la traccia d'impronte digitali.li pannicolo adiposo è bene sviluppato; le masse muscolari appaiono copiose e normalmente toniche. L'A. decombe d'ordinario sul fianco sinistro; gli altri decubiti sono tollerati ; per altro egli àvverté un notevole senso ,di molestia decombendo sul fianco destro. Sistema linfatico-glandolare ester11,Q. - Si palpano de' piccolissimi gangli soltanto alle stazioni inguinali. B) Esame speciale. Capo. - Di forma. brachicefala, volume e mobilità normali, ricoperto di folti capelli castani scuri, con doppio vertice capillare: l'uno, il sinistro, diretto nel senso norma.le, cioè secondo il movimen to delle lancette di un orologio; l'altro, il destro, cliretto in senso opposto, come si vede n ella fotografia annessa. I centri de' due vertici sono lontani 35 millimetri. Non si lamenta. di cefalea. nè cli vertigini. La faccia è atteggiata a un'espressione bonaria, spesso sorridente; la. mimica attiva è normale. I globi oc ulari sporgono come di ordinario e sono mobili in ogni direzione ; le pupille sono eguali, d'ampiezza norma.le, bene reagenti alla luce ed all'accomodazione. La lingua è ben protrusa, non devia da alcun lato, è mobiJe in ogni ditezione, velata, umida. Nulla di patologico nella retrobocca e nel faringe. Colio. - Di forma cilind rica, volun1e proporzionato a.I corpo, mobilitlt. normale, con tiroide situata e sporgente secondo la norma. La porzione inferiore delle re· gioni carotidee pulsa visibilmente nella diastole arteriosa e tale puls azione è più evidente e diffusa dal lato s inis tro. Infossando un dito nel giugulo non si r.iesce a percepire la pulsazione dell'aorta. All'ascoltazione delle carotidi si avverte soltanto un tono s istolico. Circa il decorso dell'esofago, piuttosto che affida rci alla semplice ascoltazione del bolo facendo deglutire l'A. (con cui si è potuto seguire il decorso del bolo a destra della linea me<iiana) a bbiamo volntC' controllare la posizione e direzione
353
OASUJSTICA Cl,JNICA
dell'organo, praticandone il sondaggio. La introduzione in esso di una Foucher discretamente rigida ci ba permesso di stabilire, che la porzione non introdotta della sonda assume, lasciata a se stessa, una direzione leggermente obliqua, dalla posizione mediale, nell'istmo delle fauci, deviando alquanto verso sinistra sul dorso della lingua, per uscire dalla bocca più che un centimetro a sinistra dal punto mediano delle labbra. Inoltre, invitando l'A. a fare attenzione su quanto avverte nella introduzione delle sonda e mentre che questa è lasciata nell'esofago, egli, in ripetuti esami, ha costantemente affermato di percepire la sensazione di un corpo rigido alquanto a destra della linea mediana.
F igura I• - Doppio vortice capillare
TQrace. - Di forma normale, apparentemente simmetrico nelle due metà, le quali, per altro, alla misurazione, non risultano di eguale sviluppo, il perimetro toracico all'altezza delle papille mammarie assegnando 46 cm. all'emitorace destro e cm. 44 '/, al sinistro. La colonna vertebrale è lievemente scoliotica, con una curva a concavità verso destra nelle ultime vertebre del collo e nelle prime dorsali ed una secondla cuna a concavità opposta, nelle restanti vertebre del dorso. Angolo di Louis bene evidente, epigas tric.) ottuso; spazi invisibili, di ampiezza normale alla palpazione. Non esistono dolori nè spontanei nè al pigia.mento. Apparecchio re..'lpiratorio. - Nulla di patologico alla ispezione funzionale; tipo di respiro costo-addominale prevalentemente addominale. N. degli a tti respiratori al minuto primo 20. Apici polmonari ad eguale altezza (livello deJJa prominente}; limiti polmonari inferiori: A de-tra
A sinistra
lungo la para.sternale : 6° cost11 > > emiclaveare: rnarg. infer. 6° costa ,. > aseell. anter.: marg. inf. 7° costa 7° costa s• ,. marg-. sup. t:s• costa > » media: > 9• » » » pos ter.: 8" spazio > emiscapolarc: 10• cesta 10" > " >» para 11·· ,. vertebrale: . 11" costa > !3 -
Giorn~le di m e lic·11a mililll,·, - Fns•. \'
354
CASCISTIOA CLINIOA
I margini polmonari inferiori si espandono normalmente. Posteriormente la riMnanza polmonare è ovunq ue chiara, normale; anteriormente è fisiologica in alto, ed è chiara eziandio sulla regione mesocostale sinistra e sull'ipocondrio destro, mentre si ha ipofonesi od ottusità nelle due regioni rispettivamente simmetriche, sulle quali si ha di normi\ suono chiaro o timpanico Lo spazio di Traube risulta pe rciò invertito. Ll\ voce si trasmette bene ovunque. Nulla di patologico all'ascoltazione polmonare; mute.1za respiratoria nelle due zone d'ipofonesi predette. A Pl'ARECCU!O CARDIO·VASCOLARl:l.
Cuore. -- Nou esiste bozza precordiale. Non è visibile a sinistra alcuna pulsazione, nè ee ne avverte colla palpazione e l'ascoltazione sulla sede normale del cuore, mentre una puls azione in form'a d'itto si vede e si palpa nel 6° spazio intercostale destro, mozzo centimet ro all'interno della linea emiclaveare : questa pulsazione è discretamente diffusa (sopra una irnperficie alquanto piu grande di due soldi), dà alla me.no che palpa la sensazione ste,;,;a dell'urto puntale del cuore ed è sincrone. colla. dia.stole delle grosse a rterie. Non si osservano sul torace altre pulsazioni.
CASUISflCA CLI1S'ICA
355
Colla percussione sulla zona dell'itto la punta del cuore si fissa dietro il margine supel'iore della 6" costa, lungo la papillare destra. A sinistra non si riscontra mattità cardiaca, che invece si rileva e si delimita a destra in una zona quasi perfettamente simmetrica alla regione precordiflle fisiologica, tra la 4° e In. 6° costa, fra lo sterno e la linea emiclavenre. QLiest'aia di ottusità (relativa~ del -cuore, delimitata colla triangolazione del Baccelli, corrisponde: lungo la parasternale alla 4° costa, sull'eruiclaveare al margine superiore della s• costa; a sinistra guadagna lo sterno, senza raggiungere la sterno-mal'ginale. L'aia cardiaca cosi inscritta misura ne' diametri massimi: cm. 12 sull'obliquo, cm. 10 sul tras verso e 7 ' ~ sul verticale. Per la intelligenza a colpo d'occhio della topografia del cuore e di altri visceri, che descriveremo in seguito, uniflmo la fotografia del Cucchiarini. la quale fu presa dopo che furono tracciati sulla pelle i confini degli organi interui co' metodi di esame clinici in uso. La pulsazione, che dobbiamo riferire a \l'itto puntale del cuore, presenta alcune anomalie nel1a frequenza e nel ritmo: nella posizione orizzontale si contano 6G battiti al minuto primo e 133 passando da ques t'ultima alla posizione eretta, 68 a 72 dopo lieve affaticamGnto (fk~sioni cd estensioni alternate del tronco); inoltre, in periodi di tempo variabi li da uno a cinque minuti primi, si notano due o tre pulsazioni accelerate, a. grnppo, con minore intervallo che fra le altre. Ascoltando s ulla sede dell'itto si odo un 1° tono breve, molto cupo ed un 2° tono pit'I lungo, chiaro, più sonoro. Gli stessi toni, e colle stesse particolarità, si avvertono sui punti simmetrici (o quasi) a' normali foc,olai d'ascoltazione del cuore; sul fl0 spaz;o intercostale destro (che qui dovrebbe corrispondere alla sede d'ascoltazione della polmonare), fra la sterno-marginale destra e la para.sternale, si ode un 2° tono sonoro, rinforzato, d'intensità variabile ne' vari momenti d'osservazione, talora bipartito. Grossi vasi. Polso. - Sulla regione episternale, corrispondente a.Ila sede normale de' grossi vasi, in continuazione colla porzione superiore-mediale dell'aia di -ottusità cardiaca, si delimita una. zona d'ipofonesi a guisa. di fa.scia, larga circa. 4 centimetri, la quale non è diretta secondo la norma, cioé verticalmente, ma ascende invece in direzione leggermente arcuata dal basso in alto e rivolgendo a -destra la SLia concavità.
Iladia/e de.J"IPa.
H.,:;ul1l'L/.e sù1,ù{ra Flg. 3• -Tracciali del polso delle radia.Il.
Il polso alla radiale è irregolare: di frequenza inferiore alla norma. (fra 56 e primo), con aritmie aperiodiche, ineguale, leggermente ipoteso, differente alle duè radiali, come risulta da' relativi tracciati s f:igrnografìci.
~ pulsazioni al minuto
35(;
CASU rSTICA OLl1'! CA
Mentre lo sfigmogramma della radiale sinistra indica un polso irregolare, con una linea d'ascensione piuttosto brusca (lievemente obliqua), uncino all'apice & l enta discesa, la quale presenta una forte elevazione di rimbalzo (tendenza al dicrotisroo), a destra invece il tracciato indica un polso più irregolare, a minore ampiezza d'onda, con una curva arrotondita alla sommità, obliqua nella branca anacrota e con lieve elevazione di rimbalzo nella catacrota. Nessuno d e' due sfigmogrammi pr11senta una qunlche particolarità caratteristica di un'insuffidenza o d i una stenosi degli apparecchi valvolari cardiaci. La p ressione arteriosa, misurata col Riva-Rocci, risulta.: alla. omerale destra. di millimetri 113, alla omerale sinistra di millimetri 185. Addome. - Di forma. fis iologica, pianeggiante. Cicatrice ombelicale infossata, non stirata in alcuna direzione. Indolente spontanea.mente ed alla palpazione superficiale e profonda. Non vi si notano tumefazioni abnormi. Mercè una palpazione a ccurata e profonda la resi,;tenza carntteristica, che di norma si avverte nella fossa iliaca destra in corrispondenza del cieco, nel nostro A. si palpa nella. fossa iliaca sinistra (cieco invertito?). Il notevole spessore de' tegumenti esterni e la spiccnta contrazione de' retti impedisce la palpazione dell'aorta. Mancano segni di versamento nella cavità peritoneale. Stomaco. - L'aia gastrica presenta la forma ti pica, ma la si t.rova invertita nel senso orizzontale (v. fig. 2•). Rigonfiando lo stomaco colle polveri del Frericbs se ne tro\·ano i limiti: in b!iSSO 15 millimetri sopra la cicatrice ombelicale ; a destra, sull'arcata costale, 8 centimetri all'esterno del prolungamento della linea emiclaveare e più in alto, nel ripiegare all'interno, lungo la emiclaveare e le. pare.sternale, al margine superiore de lla 6" costa; a sinistra, sull'arco costale, in un punto simmetrico al limite destro, da cui ascende ad arco verso l'interno per per.bi centimetri, si riabbassa medialmente e raggiunge di nuovo l'arcata costale 3 centi m etri all'interno d e lla linea e miclaveare, per rie.scendere infine verticalmente
lungo la parasternale. Il fondo gas trico ris ulta situato a d estra anzicbè a sini~tra. Ntilla di anormale all'esame funzionale dello stomaco. Fegato. - Sull'ipocondrio destro si hn risonanza timpanica (Spazio di T rau be) mentre si rileva nella regione simmetr ica a sinistra, una. zona d'ipofonesi e di ottus ità a ssoluta, avente la forma caratteristica d ell'aia epatica. Il limite superiore della ipof'ouesi decorre in senso quasi orizzontale, secondo una linea medialmente retta, poi lievemente curva, co ncava in alto (v. fig. 2•); essa trovasi lungi) la pare.sternale, al margine inferiore della o• cos ta, lungo la emiclaveare al 6° spazio, sull'ascellare anteriore al 6° spazio e sull'ascellare media al margine inferiore della 7• costa. Il fegato, in basso, non debonda dall'arcata costale, ma se ne palpa il margine nelle profonde inspirazioni, margine tagliente, di cons istenza normale. Il limite inferiore dell'organo s i trova, colla percussione, lu ngo l'arcata predetta e coll'ala anteriore esso risale in alto, fra il terzo s uperiore e il terzo medio della xifoombelicale. L'altezza massima dell'aia epatica , lungo la emiclaveare, è di centimetri 17. ltfilza . - Anche quest'organo si trova invertito ne lla sede (v. fig. 2"), mancando n <'ll' ipocondrio sinistro un'aia. di ottus ità. riferi bile alla milza , aia che è presAnte i n vece nel l'ipocond rio destro, colla fo rma tipicB d ell'aia splenica e co' st>g ucnti l imi t i: in alt o (polo superiore) lungo l'ascellare posteriore, il margine superiore della 9" costa, io bas so, lungo la s tessa linea, 1'11° spazio intercostale;
OASUISTIOA OLINIOA
337
medialmente giunge a toccare l'ascellare media. L'organo non si palpa nel!e profonde inspirazioni e la sua lunghezza massima, fra i due poli superiore ~d inferiore, è di 9 centimetri. Reni. - Nelle profonde inspirazioni, mercè la palpazione profonda, combinata lombo-addominale si riesce a palpare soltanto il polo inferiore del rene sinistro, montre di norma è palpabile solamente il rene destro. Organi genitali. - Normali. Testicoli ad eguale altezza. La minzione e la defecaaione si compiono normalmP.nte. Le urine sono normali per qualità e quantità. Si è omesso l'esame del sangue non ravvisandosene la opportunità. All'esame 7i.ervoso no:i è risultato alcunché di anormale nella motilità, nelle sensibilità generali e specifiche, ne' riflessi, nelle condizivni statiche e dinamiche. La forza è pr8l!SOchè di grado comune e l'arto superiore destro è alquanto più forte del siuistro. Non esiste mancinismo. Nessuna anomalia o nota patologica all'esame psichico.
*** Diagrwsi. Considerazioni. - L'esame praticato e descritto ci autorizza a ritenere nel modo più certo che siamo dinanzi ad un caso di situs viscerum inve1·sus quasi completo: cuore, esofago, stomaco, fegato, milza, reni, cieco sono infatti invertiti nel Cuccbiarini per rispetto alla sede normale. Inoltre)a zona d'ipofo, nesi episternale a guisa di fascia curva, a lieve concavità. a sinistra, e il decorso dell'esofago, a destra della linea mediana, sono due argomenti che parlano in fa.. vore di un arco aortico decorrente in modo atipico e della inversione di rapporti dell'aorta toracica colla colonna vertebrale. È superfluo porre il problema se nel caso da noi osservato la destrocardia sia da considerare un fatto congenito od acquisito: destrocardia congenita di e.erto, la trasposizione del cuore essendo associata ad inversione degli altri visceri e mancando ne' precedenti personali dell'individuo quelli relativi ad una malattia qualsiasi, che potrebbe spiegare lo spostamento del cuore (pleurite essudati'\'& sinistra, idrotorace sinistro, neoformazioni pol monari o u,ediastiniche, e..:c.). È meraviglioso nel caso da noi studiato lo sviluppo somatico dell'individuo rigoglioso e armonico nelle sue parti - ed uno stato di salute, finora non t11rbato da nessuna affezione d'importanza, nè da una di quelle malattie dell'apparecchio circolatorio costituenti il maximum di affezioni concomitanti del S. V. I.; mentre è risaputo che gl'individui affetti da eterotassia viscerale sogliono presentare una costituzione piuttosto esile, con grande frequenza vizi congeniti del cuore e, non infreque ntemente, delle gravi turbe funzionali circolatorie. P er altro anche nel caso attuale abbiamo risc<.>ntrato qualcosa di patolog ico nel meccanismo -cardio-va.scolare: notevoli sopratutto una facile dispnea e il facile insorgere d'uno stato astenico dopo sforzi corporei anche lievi e di breve durata; e sir.come non possono tali fenomeni spiegarsi con una insufficienza del cuore - di cui tace obbiettivamente la sintomatologia - dobbiamo, con tutta probabilità di cogliere nel vero, riferirli ad una congenita debolezza o meschinità del miocardio e dtll'al,. bero vasale, debolezza con cui possono mettersi in rapporto di dipendem:a i tre fenomeni seguenti: la lieve, ma pernrnnente bradicardia, l'm•itmia e la ipotensione arteriosa, riscontrati nell' A.
358
CASUISTIOA CLINICA
Come conclusione reputiamo degno di porre in chiara l uce i dati o segni somatici esterni pii1 salienti del caso, i quali essendo stati riscontrati a vol ta a. volta, ora: gli uni, ora gli altri nelle osservazioni pubblicate di S. ,·. I ., hanno indiscutibilmente un notevole valore sotto l'aspetto nosografico del fatto a natomo-patologico in discorso ed a nche perciò quale contributo alla dia(!:nosi del S. V. I. Infatti, a prescindere dalle indagini plessiche, ascoltatorie e radioscopiche per l'esame e localizzazione degli organi interni, noi, col semplice esame generale,. abbiamo rilevati nel Cucchiarini molti dei caratteri, che furono generalmente in parte, ora gli uni, ora gli altri, segnalati ne' cas i di eterotassie registrate nella letteratura medica. Tali caratteri sono: 1° Un vortice capillare invertito (i:ortice sinistrorso). L'impianto dei peli· sul cuoio ca pelluto ba di norma una direzione da sinistra a destra, cioè nel senso. in cui si n1uovono le lancette di un orologio. Nel caso in esame, sul vertice, a lato di un vortice capillare diretto in questo senso (il s inistro), si osserva a destra. un secondo vortice con direziono opposta, da destra ve rso sinistra (V. 6g. 1°). Questo fatto fu riscontrato in pochi casi di S. V. I., ma quando esiste è <li notevole i mportanza diagnostica; · 2° Une. inversione della curvatm·a fisiologica della colonna vertebrale. Di norma·,questa presenta all'altezza della 4"-6" vertebra dorsale una lievissima curvatura, guardante colla sua concavità. il lato sinistro. Secondo Bichat il fatto sarebbe da attribuirsi all'uso preponderante del bracc io destro nell'uomo normale, mentre a ltri pretendono di riferirlo alla presenza dell'aorta a sinistra: spiegazioni entrambe poco attendibili, la suddetta curvatura trovaudos i nuche ne' mancini e l'aort11. non ispostaudo nè i ncurvando i corpi vertebrali, ne' quali invece si limita a produrre una se mplice doccia. Nel nostro A. l'accenno ad una scoliosi fisiologica inte ressa le ultime vertebre cervicali e la metà superiore della colonna. dorsale, ma essa rivolge la s ua concavità a destra a.nzichè a s inistra: onde il fatto, di difficile interpretazione, è invertito; '3° la dest?-oca1·dia, di cui nasce tosto il sos petto di fronte ad una pulsazione vis ibile e palpabile (come l'itto cardiaco) in uno spazio intercostale dell'emitorace destro, anteriormente, mentre è muta alla viste. ed alla mano la regione che è sede normale del c uore; sospetto che s i fa certezza. mercè la. conferma de' dati percussori e ascoltatori propri dall'aia cardiaca e del polmone: 4° Polso alla radiale spiccatamente ipoteso, aritmico, di frequenza inferiore a lh, norma, ineguale, eminentemente variabile di frequenza. nelle diverse pos izioni del corpo (fenomeno costante negli ipotesi e che ve. col nome di « Segno di Huchard i.); 5° Ipotensione arteriosa, con differenza alle due omerali, più ragguardevole dal lato dell'eterotassia cardiaca (des tro), fatto che può dimostrare la mancanza. d'invers ione del tronco arterioso brachio-cefalico, la. tensione artel'iosa maggiore dell'omerale sinisti-a inducendo ad ammettere che la succlavia sinistra si origini direttamente dall'arco aortico; 6° Testicolo sinistro ad eguale altezza del destro, SMgno per altro che assumerebbe un maggior valore quando il testicolo destro si trovasse più basso del s inistro. Il mancinismo, osservato fino.ra soltanto in due casi di S. V. I., non è present& nel caso nos tro.
CA i'ìt.:ISTICA c r,,~roA
359
Circa la trasposizione degli organi interni (eterotas,ie) un accurato esame se· meiologico permette sempre o quasi sempre di rilevare la topogratia de' visceri. Oggi abbiamo un controllo validissimo nella radios1' 0J1ia: e noi avremmo desiderato nel caso nostro aggiungere una conferma. con questo mezzo prezioso ai risulta.ti avuti co· metodi d'esami clinici in uso; ma a pal'te la certezza della diagnosi e quindi il lusso della indagine radioscopica., il nostro buon volere è stato frustrato dalla me.ncanza qui a P(lrugia di un appareccb io adatto o sufliciente allo scopo. Perugia. marzo 191 I.
BIBLWGRAFIA. Lucc111. -
Ri/. mw. I . 1902.
Dt!Jltrocardi a congenite,. ( Ri/. ?Md, , I. 1901). Un caso di destr(J('ad;a c<mge1iita. (Rif. m rd , I. I 'JO L). P ALTA UF. - DeBtrocardia e d estroveraio-cordùi. ( Ri/. m rd., 190 L, I V). MlNERBl. Situa eiscer1mi in cers«s. (Ri/. mcd., L901, Il). LotrsaE. - M ii1iclmier m edicin i$Che Wochenschn/t, 1901, n. 34. L.U.", llOLll'I, Tre casi di dcstrocard fa acquisita. (Ri /. rn,<d., l 905). WEJNBERGEB. Dtstrocardia congenita. (Ri f. m ed., 1902. U). HALFF. Un ca<10 di situs ù iversas. (/?i/. tned., 1905). ZIEOLER. Trai/alo di a,uitomia patologica. MoNSF:LICE, N ote su di tcn caao di 11it1111 viacerum fr1vers 1<a lot,./e (Oazzel/n deyli Ol!JJt· dali , 1910, D. 151), GoSSAOE. -
L owENTHAL. -
T R EROTOLI -
a: Sitns v1Ar.P..r1l'm in.m r 111tR » d i a o n oRh~c rlln
i n un Cflll() di. .f.fPttif'n7ì iP,tt1ù 1. 7J1tt!r-
perale con •Jscuso polmonan , 1910.
SU DI UN CASO RARO DI IPERIDROSI U~ILA.TERALE E CIRCOsCRI'l'TA ' per il Dott. Gio , ·aooi Alf!81Jand r-ello, capitano medico. Il fenomen o del sudore unilaterale (hyperidro.çis unilateralis) este&o a metà del corpo, od a una metà della faccia in seguito ad eccitazioni od a sforzi, viene non di rado sotto la. osservazione dei medici, che sono interrogati per l'opportuno trattamento; ma non è occorso mai, che io ne sappia, o per lo meno con grande rarità si presenta il caso d'una iper idrosi unilaterale e circoscritta a piccola superficie della cute della metà sinistra della faccia, Per la rarità. e la curiosità del fenomeno, e per quello interesse, che potrebbe a.vere nello stabilire un nesso piu o meno intimo tra l'iperidrosi ed il sistema nervoso o tra essa e lo stimolo dei nervi perifer ici, io mi sono deciso a darne conoscenza ai lettori del nostro Giornale. Dmante le operazioni di reclutamento in corso presso il consiglio di leva ùi Bivona, provincia di Girgenti, si presenta alla visita l'iscritto Vito D'Amico di Pietro e di Tina Sultano, nativo di Burgio, della classe 1887, p1·esentatosi colla classe 1891 percbè omesso tra gli iscr itti della sua classe. È contadino robustissimo, di colorito bruno marcato, con !)0 cm. di perimetro toracico e m. 1,62 (\i statura. Ha sviluppo scheletrico normale e muscolaturn. ab·
360
CA ' UISTIOA OLINI CA
bondaute e tonica, specie alle gambe, coscie e tvrace; non ha malattie o difetti tisici rilevi.bili, per cui è giudicato idoneo al ser-ç-izio t::.ilitare in genere. L'iscritto D'Amico, interrogato sulle sue eventuali malattie od imperfezioni fisiche, riferisce che solo durante la masticazione degli alimenti ba osservato sin dall'età di 6 anni una abbondantissima produzione di sudore nella meta sinistra della faccia, e propriamente circoscitta alla cute, che ricopre l'articolazione temporo-mascellare dello stesso lato. Tale s u.lore è così imponente per quantità che l'obbliga a piegare di lato la testa per uon bagnarsi la camicia e per farlo cadere a terra; il fenomeno s'inizia coi primi atti della masticazione e finis ce completamente col riposo della mandibola. Egli accusa tale fatto come una imperfezione, ed è convinto che sia un motivo d'inabilità al servizio, benché per nulla abbia m ai compromesso la sua salute e le sue attitudini al lavoro. Impressionato del fenomeno da me mai visto, e mai appreso come possibile, l'invito a casa per costatarne la realtà. e la intensità, e quivi datogli un poco di pene a masticare, osservo quanto segub: Sin dal terzo o quarto atto di masticazione compaiono numerose goccioline di sudore bianco, trasparente come rugi1<da, inodoro tra i follicoli pilari di una zona di pelle Don superiore alla grandezza di uno scudo d'argento, sito al davanti del trago di s inistra, solto l'arcata zigomatica ed occupante la parte alta della regione masseterina. Man mano che mastica e deglutisce, le n 11merose goccioline ingrandiscono, aderiscono e cominciano a scorrere per la regione me.sseterica, pel collo e scendono sul petto. Col progredire della masticazione il fenomeno si rende evidentissimo, e non sorpassa i limiti netti assegnati; mentre la cute circostante e quella dell'altra meta del viso resta asciutta e normale per colorito, per calore. Fatt olo sospendere di masticare. ed asciugata la regione in parola cosparsa di goccie di sudore, ho provato a farlo masticare a vuoto, cioè senza bolo alimentare e dopo 60-80 atti mas ticat ori ness una gocciola di su dore b comparsa. Il fenomeno è indipendente dal lato con cui mastica ed indifferentemente si produce, sia che mastichi coi molari sinis tri o coi destri. Il fenomeno non è accompagnato da nessun seDso di molestia, nè da dolore, nè da pizzicore, nè da irrigidimento dei muscoli masticatori. Ma tutto finisce li; si forma un rivoletto di sudore, che scende, se non disturba to o deviato, per le guancie e pel collo, e dura quanto dura il pasto. In nessun'altra occasione all'infuori dei pa,iti, si genera la detta iperidrosi parziale e circoscritta. Il soggetto non ha tare ereditarie nervose; il padre è vivente e sano, ha madre, fratelli ed una sorella tutti robusti e di ottima salute. Egli stesso, esaminato attentamente, non presenta la minima nota di malattia nervosa nè di deviazione delle varie sensibilità, nè dei riflessi; normale è anche per sviluppo ps ichico. Riferisce soltanto che a 6 anni di età, essendo sta to affetto da grave parotite d oppia, accompagnata da febbri e da intensa reazione locale infiammatoria, il medico curante credette opportuno di trattarlo con applicazioni locali di ferro r ovente, in seguito alle qul\li, egli dice, guarì della malattia, ma si manifestò il fenomeno del sudore nella masticazione e nelle identiche proporzioni e nella stessa topografia, che si rileva anc he ora. Delle applicazioni del fuoco si vedono naturalmente le tracce in forma di due cicatrici depre~se, ipercroruic be, della forma e dimensione d i due datteri, s ite una.
OASUISTICA CLIN10A
361
sul lato destro del collo nella regione sottoioidea., l'altra a sinistra all'angolo inferiore della mandibola. Ambedue le cicatrici sono superficiali, libere e ben lontane dalla zona iperidrotica. La patogenesi di questo fenomeno raro, ed anche curioso, resta all'oscuro completo. Quanto avrà influito nella genesi del :fenomeno la parotite e per quale meManismo? La parotite è una flogosi propria della ghiandola, che può non interessare la cute e quindi i suoi elementi anatomici, tra cui le ghiandole sudorifere, ma può anche interessarla. per contiguità e propagazione di flogosi o per eccessivo distendimento della pelle, i cui elementi in V;<rio modo ne restano momentaneamente offesi. Oro. io penso che probabilmente in quel piccolo territorio le a.lteraz.ioni subite dalle ghiandole sudorifere dovettero essere di carattere permanente, in modo che ogni volta che si riproduce la distensione della cute per contrazione masseterica, si ba l'iperidrosi, cioè l'abnorme stimolo delle terminazioni nervose deputate alla secrezione del sudore. Ma, si dirà, perchè in una zona tanto limitata, e non in tutta la metà. della faccia? Percbè solo ivi si produsse forse la. pa-ralisi delle terminazioni nervose, che agiscono frenando la. secrezione, oppure per un processo morboso minimo, che sfugge al controllo elinico ed anato1no-patologico. Ed allora, in attesa di una spiegazione accettabile a base anatomica o rigorosamente fisiologica, contentiamoci di registrare lo strano fenomeno con le circostanze di causa proba.bile, che l'hanno determinato. E per me vale la fatica il piacere di averlo reso noto ai miei egregi colleghi. Bivona, SO marzo 1911.
~62
RIVISTE GENERALI
SULL'ANAFILASSI. medico.
Rivista sintetica del dott. Amedeo Plroli , capitano
Fin da quando si diffuse nel mondo quel mirabile siero antidifterico, che va annoverato fra i più sicuri trionfi dello studio uel campo biologico, malgrado la contraria opinione d i qualcuno, che sente ogni tanto il bisogno di far udire la sua solitaria voce discorde, come avvenne anche nel recente Congresso di Budapest, fin dal principio fu notata, bencbè pochissimo frequente in confronto delle numerosissime applicazioni sieroterapiche, la comparsa di urticarie o di eritemi circoscritti, fugaci, in un periodo di tempo variabile dal 5° a l 15° giorno dopo la iniezione. La spiegazione di questi fenomeni restò oscura fino a che i lavori di Richet, di A rtus, di Pirq uet non lumeggiarono la questione. Nel l!J()-2 Charles Ricbet (1) esperi mentando gli effetti di un veleno organico, l'act ino-cong estina (estratta dai tentacoli delle attinie ed adoperata in soluzione a l 0,05 %) osserYò che, iniettata ne lle vene di un cane. questa soluzione, alla dose di 0,08 per kg. di animale, riusciva per esso mortale, producendo abbattimento, tristezza, d iarrea abbondante con tenesmo, indebolimento progressivo con ipoturmia, finchè ent1·0 3 giorni circa inten·eniva la morre senza fenomeni nervos i, riscont randosi a ll'au ropsia solo la mucosa intestinale congesta ed emorragica. Iniettando invece dosi inferio ri a 0,075 per kg. di animale. questo sopravvivev& pur presentando fenomeni tossici: cosi a d es.: per una inoculazione di 0,06 per kg., l'animale presentava diarrea, a bbattimento per 2- 3 giorni, dimagrava: dopo 10-11 giorni riacquistava l'appdito e la Yivacilà abituale, dopo un mese aveva riacquis tato il suo peso cosicc•hè nulla l'avrebbe fatto distinguere da un animale se.no. Praticatagli una seconda inoculazione di una dose 20 votle minore della prima, cioè di 0,0025 per kg.. s i vedevano 11,ppari re in pochi secondi fenomeni d'intossicazione gravissimi. vomiti abbondanti em01'?·agici, dispnea intensa con abbassamento della pressione a1·ieriosa, cfopressione profonda del sistema ne,'Voso centrale con parnplegia, i11sPn.~ibililn generalP, abolizione dei riflessi tendinei, cecità psichica e torp<Yre profondo. A questi fenomeni l'animale poteva sopravvivere, data la tenuità d ella dose: sopravveniva invece sicu ramente e rap idamente la morte se, i n vece di una dose 20 volte m inore d ella preceden te (0,00-20 per kg.), se ne fosse inoculata una, solo /j volte mi nore, pari a 0,010 per kg., mentre con una dose 80 volte minore della minima mor tale, cioè di 0,001 per kg. s i produce va soltanto il vomito. Si vnificava dunque questo fatto stranissimo e sconosciuto, che cioè, l'organ ismo, lungi da l mitridatizzarsi per la inoculazione del veleno organico in dose ( l ) RTCH"ET et PORTIER, de Biologie, 1902).
De l'action ana.phylactique de certain., venina. (C. R. Soc.
RIVISTE GENERALI
363
non mortale, aveva invece a causa di esso e nei riguardi di esso acquistata una maggiore sensibilità. Questa proprietà sensibilizzatrice, che in ulteriori provt> il Richet riscontrò inerente altresi ad altre sostanze tossiche, estratte dai corpi d'animali marini, questa proprietà Richet chiamò anafilattica : dovendosi cosi per anafilassi intendere quello alato d i ipe1·sensibililà e di vulnerabilità s,,eciale che può acquistare l'01·ganismo dopo una inondazione di certe sostanze o,·ganiche; onde dii-enta t'enefica, per questo o,·ganismo cosi moclifi.cato, mia niwva inoculazione di esse sostanze in dosi che, antecedentemente alla pl'ima inoculazione, sa1'ebbero riuscite indifferenti o poco tossiche. È dunque l'anafilassi il contrario dc:ll'immunità, anzi, s tando all11. parola, una immunità a rovescio (,v, 'l)vÀaaam). Comprese subito il Richet l'importanza. del nuovo fenomeno biologico, che veniva a disorientare in parte i concetti che si avevano sulla immunità, e che Lepine non esitava a considera.re come la più bella scoperta. di quest'ultimi anni: vide il Richet il nesso fra que~ti fenomeni e quelli della ipersensibilità alla tubercolina nonchè a certi alimenti d'origine marina: prosegui pertanto i suoi studi riuscendo a stabilire due fatti importantiss imi: 1° Che i sintomi d'intossicazione nell'animR.le anafìlassato sono differenti d~ quelli che presenta l'animale inocularo per la prima volta in dose tossica e p11.r· ticolarmente si osservano nell'anafilas~nto dei sintomi nei-vosi caratteri~tici, man· canti assolutamente nelle inoculazioni di dosi tossiche nell'anima.le normale; 2° Che l'anafìlassi si stabilisce soltanto dopo un tempo determinato, dopo un periodo che può ben dirs i d'incubazione, che dura da 2.3 settimane : da questo momento lo stato anafilattico è in progressivo aumento fino alla 6° settimana, in cui raggiunge il suo maximum, per diminuire in seguito, potendosi però prolungare anche durante molti mesi, non essendo raro osservare per certi veleni, come la mitilo-wngestina, una fase d'i1n11mnilìi 1·elati1:a, che dopo due mes i e mezzo sostituisce lo stato anafilattico. Mentre l'es istenza d'un periodo d'incubazione dimostra evidentemente che l'a.na• filassi non è dovut a ad azione cumulativa del veleno, pensò Ricbet l'anafilassi essere dovuta ad una trasformazione e ad una elaborazione del veleno iniettato nell'organis mo, con probabile formazione di una nuova sostanza, che chi11.mò toxoyenina, non tossica per sè, ma capace di divenirlo in presenza. di una nuova dose di veleno o capace di rendere venefica la nuova dose di veleno, ed effettivamente se iniettava il siero di un animale anafilassato ad uno sano, questo presentava i mmediatamente lo stato anafilattico come se avesse ricevuto 3 settimane innanzi una. iniezione 11.nafilaesante. L'importanza della scoperta del Ricbet fu messa maggiormente in evidenza un anno dopo, allorcbè Artus (1) in Francia, Pirquet e Schick (2) in Austria comunicarono quasi contemporaneamente il rif'ultato dei loro studi, in cni, pur essendo partiti da punti divel'si, furono concordi nelle conclus ioni. Ecco le osservazioni di Artus: Si sa che l'iniezione di siero di cava11o non è tossico pel coniglio normale, potendosene inoculare più di 10 eme. sotto In. pelle e nel peritoneo senza provocare accidenti. All'incontro, se si fanno ad interval li di qualche giorno ripe tute (1) ARTUS. log., 1903).
Injutio-n répétées de aau m dr ch'.t·al chez le lapin. (C. R. Soc. Bio-
(2) PmQUST und Sca1cx. -
Zur Throric der Inlrnbationzeit. (TVien. Nin. ll"ocl,.).
364
BI VlSTE {:E:SERALI
iniezioni di 6 eme. di sip1·0 di carallo ad un coniglio, si osserva ben presto che le ir.ier. ioni cocniuciano dal provocare un edema locale al punto di iniezione, che aumenta ogni volta di gravità fino a produrt·e alla 6'-6" inoculazione la gangrena, con t inuando ancora le inocu lazioni, uon più sotto cute, ma nel torrente circolatorio per la Yena auricolare, si può provoca re la morte in pochi minuti con soli 2 eme. di siero di un animale antecedentemente inoculato per 6-8 volte. In qualche caso si produ cono solamente fenomeni convulsivi acuti, che permettono la sopravvive nza, ma In morte avviene ugualmente per cachessia dopo alcune settimane. Dimostrò dunque Artus cbe nuche certe sostanze albuminoidi, in apparenza indifferenti e sopportate senza dilnno ad alte dosi da un animale sano, possono provocare in esso uno stato anafilattico intens is:,imo ed Artus assimilava questi modi di ipersensibilità. per il siero ai fenomeni anafilattici del Richet. Alla lor volta Pirquet e Schick, in un bambino i,carlattinoso, inoculato prima. con siero antistreptococcico e 40 giorni appresso a scopo profilattico con soli 2 eme. di siero antidifterico, avendo visto ioten·enire orticaria generalizzata in breve ora e di notevole intensità, furono inùotti a studiare t utti i casi di reiniezione di siero, potendo cosi pe,·suadel'Si, che, in un gran numero di casi, si verificavano gli stessi accidenti dopo un tempo assai bl'eve: tale complesso sintomatico descrissero sotto il nome di malattia da siero. Gli stessi, in ulteriori ricerche, videro che con certi veleni, con certi virus, con sieri organici. i q uali por produrre i loro effetti hanno bisogno d'un periodo d'incubazione determinato, dopo la seconda inoculazione il periodo d'incubazione era. molto abbreviato. mentre l'effetto tossico era notevolmente più intenso. Proseguendo le ricerche sugli animali notarono che l'inoculazione di vaccino in soggetti in istato lli immimità vaccinica provocava u.na reazione precoce, ma abortiva (che antecedentemente e ra s tata descritta sotto il nome di falso vaccino); e non esitarono n ravvicinare q uesti fenomeni a quelli rapidi ed intensi che intervengono alla iniezione di tubercolit1a nei tubercolosi e de lla malleina negli animali morvosi. Queste importantissime osservazioni trovarono larga eco in ogni parte e l'anafilassi spel'imentnle e bbe appassionati cultori: cos i Artus e Nicolle stabilirono che lo stato ,rnafilattico ne l coniglio per siero di cavallo si produce solo dopo 3.4 settimane: Smifh osservò che le caYie che avevano se1Tito alla titolazione del siero antidiftPrico, restavano estremamente sensibili ad una nuova iniezione di siero e che la maggior parte di esse morivano rapidamente dopo una iniezione di dose anche minima. W eil-Hallè precisò insieme n Le1nafre ( l j la quantità di siero di cavallo sufficiente a sensibilizzare un coniglio cioè videro essere necessarie delle dosi di 4-16 eme. per ottene re i migliori risultati, mentre per le cavie bastano dosi piccolissime, e lo stato auafilattico compare verso il 100 giorno, al momento cioè in c ui tutto il sie1·0 eterogeneo è stato eliminato ed in cui apparisce invece nel siero del cmiglio una p,·,,cipitilta pel siero di rai·allo: Rosenau ed Anderson (:3), studiando il ferunne110 ili Smith, dimostrarono che la ipersensibilità della cavia nulla ha a che vedere col potere an titossico del siero an t idifterico, ma mostrarono che questa proprietà. è donita anche al siero di cavallo normale, cosicché una iniezione minimale di (1 ) W EILL·H.'"LL~ e L E)l.\lRE. - C. R. Soc. de B iolooie, 1908. (2) Ros1::~.-u et A~ nEaso~. - B u/letin Laòor. d'l, ygiène ll'a8h ingtcm, 1906-07.
RIVISTE GENERALI
365
siero di cavallo basta a sensibilizzare una cavia per una ulteriore iniezione. purehè fatta 12 giorni dopo la prima, a.l punto da. produrle la. morte od accessi convulsivi gravissimi con la. iniezione sottocutanea di 10 eme. di siero norma.le o con l'iniezione intrarachidea di 1/ 10 di eme.; riuscirono altresi essi ad impedire la
compa,..sa dei fenomeni anafilattici iniettando per dit"ersi giorni grandi quantità di siero nel peritoneo: Biedl e Kra.us (l) mostrarono che anche il cane è anafilassabile pel siero di cavl\llo colla dose di 1 cml!. per kg. di peso, essendo di 2 eme. la dose di prova per via. endovenosi\ con produzione di gravi fenomeni convulsivi, abbassamento della pressione arteriosa, dopo un periodo d'incubazione di 21 giorno. Interessantissime osservazioni ha fatte Besredka che dell'anafilassi sperimentale si è con amore occupato (2). Anzitutto egli ha dimostrato che il miglior modo di mettere in evidenza il grado d'anafilassi nell'animale è di fare l'iniezione di prova. per via intracerebrale: mentre nella cavia not·male l'iniezione intracerebrale di eme. 0,5 di siero di cavallo non produce alcun fenomeno patologico, nella cavia sensibilizzata basta l'iniezione intracerebrale di 0,0-25 di eme. per provocare la morte in pochi istanti con sinton1i respiro.tori e convulsivi caratteristici. Egli ha osservato inoltre: 1° che la n arcosi eterea. impedisce lo clwc anafilattico; 2° c!he piccole dosi sensibilizzano assai meglio delle elevate, lè quali invece agiscono più difficilmente e tard ivamente; 3° che si può impedir e Jo choc anafilattico se, durante il periodo preana6la ttico, si introducono nel peritoneo delle forti dosi di siero, come coll'ìntrod11zion11 d'una debolissima. dose di siero (1/100 di eme.) nel cervello si vaccioa l'animale contro l'introduzione d'una dose mortale. Ma. ritorneremo su questi argomenti più tardi allorchè esporremo i concetti di questo autore e le ipotesi che forma per la spiegazione dei fatti. Intanto dobbiamo notare che non solo pe\ siero eterogeneo si è potuto provocare l'anafilassi, ma anche per tutte le specie di albumine animali, cos i col bianco d'uovo (Artus), col peptone, col latte, ecc, ecc., come si pot è crea.re l'anafilassi per differenti specie microbiche (Delanoe) (3). Veniva. cosi a chiarirsi in parte quell'oscuro fenomeno osservato nelle prime applicazioni di s iero e chiaro appariva come le urtica rie e gli eritemi parziali, fugaci, che seguivano la iniezione di siero, trovassero la spiegazione in uno stato anafilattico congenito pel siero di cavallo: quindi la rarità del fenomeno nelle inoculazioni sia preventive che curative. Ma allorché si dovevano praticare nuove inoculazioni, i sintomi tossici comparivano con tale frequenza, che nelle statistiche di W eil-Hatlè è giudicata. dell'86 % ; manife,;tandosi (4): 1° Con una reazione locale caratterizzata. dall'apparire pochi minuti dopo e nel punto d'inoculazione di un rossore edematoso, che dopo qualche ora assume un aspetto di pseudo flemmone e che Marfan per analogia all'osservazione d'A1·t-us ha denominato fenomeno di Àrtus, potendosi altresi accompagnare a comparsa di pomfi, d'orticaria, di petecchie, ingorgo glandolare prossimiore, dissipandosi il tutto in 4-5 giorni i 2° Con una relazione generale sotto forma di una orticaria precoce, inizian(1) Bn:oL et K1uus. Experi111entel/e Sti,dien iiber .A11aphyla:cie. (fVien. klin, Woch., 18 marzo 1909). (2) V. I' interel!8&ntieeima rivista nel Bt1ll. Imi. Past., 1008, pag. 841, 889, 937. (3) DELANOE. - O. R. Soc.. Biologie, 1909. (4) WETLL-BALIJb et LEMA!BE, - Sem. 111éd., 15 sept, 1909.
Bli6
RIVISTE OENllRALI
tesi m puIJti s variatissimi del corpo e rapidamente generalizzantesi, fortemente pruriginoso, che può estendersi alla mucosa boccale, respiratoria e digestiva con vomiti, tosse, talora febbre modica e di breve durata (24 h al massimo), in qua,lche caso albuminuria, tendenza allo stato sincopale: fenomeni tutti di corta durata e che non può con certezza dirsi abbiano dato la morte, dovendosi a ccogliere con grandissima riser.a quelli notati nella le tteratura, e non sottoposti ad una critica rigoros a.
....
Taluno si domanda: dato che l'orri,·aria sembra una manifestazione quasi costante di anafilassi, sono da riportars i a stati anafilattici congeniti od acquisiti nel corso della vita, le orticarie che seguono alla ingestione di molluschi, crostacei, fragole, noncbè quelle affezioni che si accompagnano ad o rticaria od a formazione di p11.pule pruriginose? Quantunque non siasi 'J}Otuto ancora realizzare l'anatìla~si sperimentale per via digestiva, sembra tutta.via potersi legittimamente riportare l'orti caria consecutiva alla inge~tione di sostanze 1\lime ntari ed i fenomeni tossici che l'a ccompagnano a fenomeni di anafilassi. G iacchè è ,·ero che le albuminos e eterogenee dei c:bi vengono scisse per azione dei succhi diges tivi, per ricomporsi poi in forma assimilabile uell'nttraversarn le paret i intestinal i, ma non sembra impossibile che, in condizioni :,p,•ciali (e nei bambin i lat tanti anche in condizioni normali data la permeabilità del lol'o intestino), lo s tomaco e l'intestino presentino una maggiore permeabilità per alcune a lbumine eterogenee, dando cosi i fenomeni di ipersen-
sibilità. llnu;k, per prova.re questa teoria, ha fatto delle ricerche per vedere se le so• stauze, che provocano orticaria n ell'uomo, sono capaci di generare anafilassi negli animal i, conig li, cavie, i quali e rano stat i antecedentemente tra.tta't i con siero di porco o con es tratto di musco lo d i gambero. Ora questi anima li, ad una nuova iniezione di queste sostanze , presentano fenomeni tipici d'anafilassi e la iniezione di s iero di questi animali anafilassati ad animali sani poteva renderli ipersensibili. Un uomo non poteva d a due anni mangiare carne di maiale senza presentare t osto una eruzione estesissima di ortii·nria: iniettato il s,ero d1 quest'uomo ad uua ca.via provocava in essa tost o u no stato di anafilassi manifesta pel siero di maiale. Nelle idiosincrasie alimenta ri noi ci imbattiamo tuttodi in fenomeni curios issimi: cosi bo \·isto un signore che nell' ingest ione di carciofi a veva subito dopo una pro fusissima diaforesi a l cuoio capelluto durante un paio d'ore : ho osservato a Cr'3ta una giovanetta che all'ingestione (fatta a. sua insaputa per controllo) di carne d'animale femmina era presa io breve da vomito persistente da fenomeni gravi d'intossicazione generale da ricordare quelli dell'anafilassi sperimentale. Non è infrequent e il vedere intolleranza nei latta nti per il latte materno o per il latte di vacca ed Hu t inel ammette trattars i anche in questi casi di manifestazioni anafi lattiche : cu rioso in questi cas i i l fatto che cess a la intolleranza colla sornminis traiione di ba/Jeu1Te, che s econdo llesredl,a avrebbe delle proprietà vaccinan ti contl'o la ipersens ibilità da latte. J I !Jillc1rd segnala. le seg m,nti o~sen·azioni; U n dottore. con eredità art ritica twcentnat issima. fino all'età di 18 anni avendo mangia to seuza a lcun disturbo og ui q uali t à di pesci mal'ini e c rostacei commestibili, a quell'epoca mangiò d ella razza a l pasto dell11 sera: alla fine del pasto,
RIVISTE: GE.:,JE RAL!
fl67
solo fra i convitati, è preso da ambascia respiratoria, da orticaria generalizzn.ta, d'asfh1sia: guarisce nella notte. Qualche mese più tardi mangiò delle telline: s i ripeterono gli stessi accidenti con rapida guarigione mercè un emetico. A 19 anni mangia dell'aragosta ed un'ora appress o insorgono orticaria cutanea e s ibili bronchiali. A 25 anni una sera si lasciò tentar,e da frut ti di mare e ne mangiò uno solo: nella notte orticaria benigna. A 50 anni mangia ostriche la sera: nelJa notte orticaria e s ibili bronchia li. A 56 anni mangia triglie del Mediterraneo. nella notte leggera cris i d'asma e prurito al petto. Ecco dunque un ammalato, egli dice che, per diverse t appe di reazione manifestatesi a mezzo dell' urt-icaria, è stato condotto all'asma, malattia che pel brvciore intenso, che determina nelli, prime vie respirator ie, può essere cons iderato come un'orticaria di qui,sta mucosa. L'asma essenziale, periodico od aperiodico, si domanda il Billard, è dunq ue una manifestazione d'anafi lassi? Sappiamo che l'asma non solo può essere provoca to da ll'azione di tossi a l humine del polline e di polveri vegetali sulle vie respiratorie e sulla mucosa congiuntiva.le, ma. in certi malati le crisi s i veggono apparire dopo l'ingest ione di carne stagionata, di carne di animali non dissanguati (e contenenti quindi sn,ng ue e siero tossici), di pesci marini, di crostacei, di molluschi, ecc. Sappiamo inoltre che nell'eredità neuro-artitrica gli s tati indi vid uali s i tras mettono quas i s empre con loealizzazioni e manifestaz ioni different i del neuro-artritismo: cosi da un obe~o si avrà un 6glio gottoso ; da questo s i può avere un tiglio asmatico, diabetico, calcoloso, eczema to~o. Sembrerebbe adunque che i neuro-a.rt ritici. i pred is posti a ll'as ma, alla fobbre da fieno, siano individui anafilassati per via ereditaria e c he il di~ordine bulbare si esplichi per l'azione di tossine anafi lassanti i1 sistema nervoso.
**;i': Come suole avvenire per ogni scoperta, anche per q uesta v'è tendenza a compre ndervi largamente, cosiccbè da taluno si vorrebbe farvi rientrarn tutte le fo2·me di idiosincrasia quali manifestazioni di stati anafilattid; all'a,venir<', allorcbè cioè le conoscenze sul meccanis mo di produzione e sulla essenza del fenomeno saranno più chiare e più sicure, il còmpito di circoscrivere questo capitolo interessantissimo della biologia ent ro i limiti che gli spe ttano. Dobbiamo intanto notare che una serie d'atfezi:mi, fino a poco fa inesplicabili, trovano una facile interpretazio ne, facendo intervenire l'anafilassi, come ad es . il così detto fenomeno di Rol>erto Koch. Se si fa ad una cavia o ad un coniglio una serie d'inornlazioni sottn<"utanee di una s tessa quantità di bacilli tobet"C:o]al'i, distanziate di una o più settim:ane, si nota che più ci si allontana. dalla prima inol'ulazione, più i fenomeni di r eazione locale sono importanti per intensità e precocità, cosicché avendo la prima inoculazione prodotto soltanto un picf'olo nodo sottocutaneo, la seconda e la terza producevano rapidamente un as cesso caseoso ecl alla 4" e 5" l'asci,sso s i accompagnava ad eliminazione di escara. Il Kocb allora nou fece che segnalare il fenomeno, rnent re noi possiamo oggi ravvicinal"io al fenomeno dì Arlus. Dopo che gli accidenti gravi consec-utivi alla iniezione di li nfa K ocb ne deter minarono l'abbandono a scopo terapeu tico. ques ta cont inuò ad essere usn.ta come ottimo mez7.o diagnostico, utilizza ndo l'eleva zione te rmica provocat a nei soggetti
368
RIVISTE GE:'.\' ERALI
tubet C'olosi d a iniezioni m iuima li di essa. È noto infatti che l'iniezione sottocutanea di g r. 0,0001 di t ub11rcolina bruta, disc iol ta in 1 cc. di soluzione fisiologica. di rloruro di sodio in u n soggetto a dulto, affetto da t ubercolosi, che non abbia da m olt i giorni akunA. elevazione t ermica, dà reazione posit iva, si osserva cioè una ele v11zione termica, che comincia verso la 6" ora dopo l'iniezione, ch e aumenta per lo più fino alla 12"-18" ora, potendo raggiungere il S9°, decrescendo poi pro· gressivamente per ritornare al normale iu capo a 48 or e. Era questo un fenomeno oscuro, la cui s piegRzi one solo ora ci è stata fornita dalla conoscenza dei fenom eni ana fìlal tic i. In egual modo ci appare più ch iaro il fenomeno della cutireazione del Pirquet (1), st1 cui piacemi soffer marmi un po', essendo esso per la tecnica sempliciss ima" scena tl'iQconve nicn ti di s peciale ctlicienza pratica., tan to cbè da taluno (Fab ri) si vorr,, bbe questa r eazion e più lnrgamente usata n elle visite d'ammissione d'opera i n Pgli stabilimenti industriali, ed io vorrei v edere largamente usata ne ll'esercito fino dalle prime visite d'amm issione : è c hiaro come, in queste grandi colletti. vita il potere di,·im cre un dubbio abbia somma i m portan7.a igienica ed economica. H o già a nteredeokmen te detto come il Pirquet, essendo sta to colpito da che i soggPtti anaf'ìlassati pel siero reagivano s pesso con uua reazione locale precoce, che c· hiamò a f/l"rgia (-.in?v t?'(?v, ossia azione differente da quella. che ba provocata Ja p1·ima pPnetrazione dell'agente patogeno), non r h e dal fatto, che i sogget ti vac• cinati r eagivano preco<'em ente (3. ·i giorni dopo) ad unll inoculazione di vaccino virulento, fpnomeno conos,·iuto da tempo sotto il nome di falso vacdno, ma male interpretat o, ebbe l'idea di s tud iare la reazione allergica applicando sulla pelle la tulierrolina bruta, come per il vnccino, e, come prevedeva, osservò una reazione locale po,:itiva soltan to nei soggetti portatori di focolai tubercolari aperti o latenti. Ognuno ve,],, q uanta importanza pratica abbia la scoperta. d el Pirquet e come s ia stato r eso inuo,·uu e.I alla portata di ognu no un me7.zo diagnost ico, uh" prima er a r iservato ai IP clinich e. Eccone la tecnfra : Si deter ge bene con etere la pelle, ad es.: della faccia esterna d'un braccio e vi si fanno, a d istanza almeno di 5 cm. una da ll'altra, duP es,·ari6 ('azioni picC'olc cli cirra 2 cm. di lunghezza interessanti solo l'epidermitle sernrn. farla sanguinare, di q ueste h1na d11ve servire d i controllo e perciò sutlicientemente lont ana dalla zona di reazione possibi le dell'altra: su questa si deposita con un'ansa. di platino sterili7.zata uni\ goccia di t ubercolina brut.a (otten uta per t·on rentramento a l decimo di brodocultura sterilizzata a 105°); si lascia essi!'care per 10 minuti, s i cuopre con garza stPrile, poi si fascia. Si ri· cerca la reai:i one 24 ore dopo, perché un eventuale rossore n elle prime ore va attribuito al traumatismo e che si ha ugualmente nella escarificazione di controllo. ment,·e invece il maximum della reazione vera si ba abitualmen te dalla 15•-S0° ora., potendo Altresl comparire in capo a 48 ore e talvolta benché raramente dopo S gior11i. Ln reazione i·ua è CMAtteri7.7,atn dalla comparsa di una papula rosea, che occupa il tra.tto esca rifirnto. circolare, di un dia.metro di 8 - 10 mm., nettamente dura al ti\tto, qualche volta assai rossa, soven te circondata. da un a.Ione congestizio: in nlcuni soggetti il colore roseo è assai pallido, in altri invece livido, ed è questa una reazione in individui ca.chettici e pwfondamente deholitat i. Nella sCJ\rifìca7.ione di co11trollo non esiste al contrario alcuna r ea zion e infiammatoria: in capo 11. 48 ore in media, In pnpula reattiva regredisce, la.sciando sovente in suo luogo una macchia pigmenta.tn. ( I) , on PtRQUET. -
Dwt8che mcd. Wod,., 23-30 maggio 1907.
RIVISTE GE::-IEIUJ.1
Poco dopo il Pfrquet, Calmelte (1) (giuguo 1907) propose d i sostituire la renzione cutanea colla reazione della cong iuntiva oculare, il ct1i potere assorbente è supe· riore, mercè l'instillazion e di una goccia di tubercolina dilui t a all'l ~~- Non mi soffermo a descrivern e la tecnica essendo 'tuesto mtltodo ora assn.i poco impiegnco per gl'inconvenienti gravissimi cui ha dato luogo spessissimo. Recentemente il Mantaux propose l"fatrade1·mo-reazione , che, secondo le .~tatisticbe presentate anche all't1ltimo Congresso di Budapest, darebbe una maggiore percentuale di es iti positivi sulla ciiti-reazione, ma anch'essa non sembra destinata a.Imeno per ora all'u~o pmtico quotidiano. Aggiungerò fìnalmeHte per chiudere sn questo argomento in cui mi sono per incidenza addentrato, che nel giugno dell'anno scorso, il Yamauouchi ba dim ostrato poters i trasmettere passivamente l'anafilassi alla tubercolina, iniettando ad un coniglio il siero d'un ammalato di tubercolosi o d'animale pr ecedentemente inoculato di tubercolosi, ottenendo, per l'iniezione secondaria di tubercolina., u11a rea zione intensissima, che ma n ca negli animali di controllo anteced~nremente iniettati con siero norm:1.le (2}.
•••
Mentre così i fenomeni anafilattici cominciano ad essere beu conood u t i e ben descritti, la loro inte1·pretazione è ben lungi dall'essere chiara e soddi"facente, qnl\n tnnque non manchino teorie allo scopo di llar ragione del meccanismo intimo del fenomeno. Abbiamo già accennato al coucett.o del Richet : egli bRsnmlosi sulle sue espe rienze, ammet te, in seguito n.lla prima inoculazione di u na dose non mortale di veleno, la formazione di una :;;ostam:a, la toxogenina : al lo rc hé vie11e introdotta una seconda dose di veleno, questa si combina colla toxogenina . producendù u n nuovo elemento tossico, la. così eletta da lui apoloxina, di natura e costituzione divers a dai componenti, per cui la morte interviene cou unn. siutomatologia diffe rente eia quella caratteristica del veleno iuocu lnto. Infatt i egli d de non so lo trasmettersi lo stato anafi lattico ad un animale sano per !"inoculazione di siero cli animale a na.fìlassato, ma rim,cì a riprodurre i fenomeni tipici clell'anafìlassi in anima.l i, mercè l'inoculazione cli una mescolanza fatta in vitro di siero d'animale anafìlassato e di veleno in do,;e di prova (3). Pirquet e Schick ricorsero alla teoria degli anticorpi di Ehrlkh : es~i perciò ritengono che le sostanze eterogenee, t osskhe o no, introdotte in circolo, agi~cono come antigeni, determi nando la forrna1;ione d i anticorpi per la c ui elal,orazio11e necessita un tempo determinato (periodo d 'incubazione) : dopo questo periodo, corrispondente presso a poco alla eliminRzione dell'an tigene, se viene introdotto del nuovo veleno, s i ha la rapida combinazione frn gli anticorpi e l'anrigene che si manifesta colla nota sintomatologia . Per Nicolle (4) l'introduzione di un an t ige ne qualsiasi (cellule, micr obi o to~si ne) in un organismo eterogeneo, determina le. fonnazione d i clnc ordini <li anticorpi, ( I ) CA!,)IETTE. - Gomnwnicatio,~ cì /".·1ecidr mil' d,-s Rcirnc,·o·. ( 2) Y .\llANOCCHI. Jr icn. Hin. li' oc/,,, giugno 1900. (3) Rr•nET. - EtudeR 8llr la cré piliii~. 1:11wn mité r/ a,wp /l y 1a.>:i 0 • (.·hma /,s l nst
Pasteur, ott. 1909). (,l) Xrcor,LE - Co11~•p!ion !Jénl:ra /r </ 9 rmt icorps. (S oc. dr B fo l ., luglio 1941 ì ed A,m . Jns/.. Pa.ste11r, 1908). 0
i• -
Gio1·11a 1e di mediciw1 mi/ilare. -
f ,t<.-Ì•'olo IV.
370
RIVISTE GENEHALI
gli u ni coag11la11ti, g li alt r i dissolventi, detti a.99l'lttin i,ie gli uni, lisine gli altr i , onde, secondo l'a n t igene adoperato, il nome d'emoagglutinine ed emolisine, t08SO· a,119!tdi11ine e t-Ossolisi11e; a secondn, d ella p redominanza d elle agg lutinine o delle lisine si hanno secondo Nicolle fenomeni d'imm unità o d'ipersensibilità; in quest o secondo caso la lis ina ag irebbe dissociando la molecola albuminoidea della tossina brut a li berando la tossina vera, ch e sola produrrebbe l'effetto toss ico. L'es istenza di q uesta lis ina non si può apprezzar e di ret t a men te ma s e ne può stabilire l'esis t<>nza col metodo del la de viaz ione de l complemento e Nicolle dimostrò che il siero di cavie anafilassate con t ossina dif terica dà la d eviazione de l complement o in presenza d i t ossina d ifterica ed il siero di cavie ana filassate con tossina t etanica. dii la dev iazione del complemeuto in presenza d i tossina t etanica. llesredka (1) ammette anch'esso che l'anafi lass i s ia funzione di a n t icorpi, ma l a sua t eoria differisce n otevolmen te da lla precedente per il modo cli concepire la produzione d egli an t icorpi che g enerano a na fi lass i e per la patog enesi dello shock ana fì lat ti,·o. lnqunnto,·hè eg li, servendosi come so<;tan za sens ibi lizzatrice (an t igene) d i »ier o d i cavallo. ave va notato: 1° C' he deboli dus i ùi an tigene se nsi bi lizzano meg lio delle ele vate (l'atto che si verifica anche ne lla formazione del s iero emolitico). 2° ChP, men tre nel s iero la ,,1·oprfrlà tossi,·a si atten ua ad una temperittura d a 5(i ' -J0(10, l 'ciz ione se11sibilizzalrice r imaneva h 1a ltcrata, e lnnto più squis ita era q u,·st a quanto pi ù il s iero era portat o ad idtissime tem perature, cioè d i 120° per 16 minut i, dis t rnggen dosi cosi l 'azione tossica in modo a ssolu to. (~uimli egli r itiene l 'e ffetto t ossico del siero dovu to ad una speciale s osta nzR tenuolnbil~, cbe chiamò antise11siòilisina, mentrn la p ropr ie ti\ sensibilizza nte ritenne do vuta ad un'altra sosta n za che d isse sensibilisinO!Jeno. Il St·ns ibili:.inog eno. fou zionan te da antigene, secondo lui, proVOC$1. lrt produzione d i uno s prc ia le a n t ico1·po, lo. se11.yi/1ilisina, che ha s peciale a ttività pe r In cellulR. nervosa , ove vtt R fissa rsi man rnnno che si forma; ed appunto colà, pu r pote ndo a ,· v1•n ire in par ti• anr·lic• in circolo, c he av verre bbe l' uniont> d ella sen.sibilisi na coll'antisens ihilisin a (nllor chè s i fa la seconda ino("lllaz ione di siero), p rod ucendos i in tal modo lo .~hock ana fi lattico. Ora, egli d ice, se no i introduciamo delle forti d osi di antigene, la sensibilis ina , 1·he s i for ma assai lentament e, man mano viene a combinarsi in circolo coll'antiseusibilis ina coutenuta nell'antigene (s ieroì e rapidamente eliminata senza gi uog,·re ad impn ·g na re il sis trm a ner voso ; men t re colle piccole dosi, for mau,losi lentanw ute l'antico1·po, si da te mpo a ll'a ntigene d i veni r eliminato, e può la sens i bilisi na andare a d impregnar e la ce lluln. nervosa ed a t tendere il n uovo a ntigene per prod u n e lo shock a11atilattico. Senza d ilfo11cler111i uheriormen te iu u na noiosa e lencazione d i teor ie d i a l tri nutori. d irò per concludere, che tutte ha uno per base il concetto deg li a ntico1 pi. L l' a lbumine ete rogenee, i !:'ier i, i veleni d'or ig ine batterica, a nimale o ,-eg1,t ale, a girebber o come nn tig cn i. pro,·ocando, dopo un periodo determ inato, In formazion e d'an t icorpi, i ')uali veneudo a con tatto con l'antig ene in uns seconda inoculazio11c. gli coat'erirebbero delle proprietà to,siche o mo,l ifiche rebb,•t·o, au menta ndole quelle chP gii1 po<;~iede : dobbiamo i no lt re ritenere che, nllo rchè s i i noculano do<:i for t i d 'anti~·· ne, l'a11ticorpo, che si forma n.·:-ai leut,lmente, ,·iene ma n ma no li-,,ato (I ) H F.~l< EUI..:\. -
L . e.
RIYI,>,TE GENERALI
371
dall'antigene, ed insi,nne eliminato, pir cui, non esistendo nel sangue in quantità sufficiente, non può modificare la nuova dose d'antigene introdotta. Fortunatamente i fenomeni anafilattici in patologia uman& non sembrano ri• Yestire quel carattere cli gravità che notasi nell'anafilassi sperimentale : pertanto non abbiamo ancora, pur essendone stati avvisati alcuni, un metodo preciso e sicuro e sopratutto applicabile in patologia umana per proteggerci dagli accidenti che ad es. intervengono nelle reiniezioni di siero: giova sperare cho la completa nozione dal fenomeno, come ci ha permesso di spiegare per analogia un certo numero di fatti patologici fino a ' poco fa oscuri e misteriosi, mostrando altresi che la reazione dell'organismo contro l'introduzione di tossine o di sostanze albuminoidi eterogenee non è univoca, ci aprirà nuovi orizzonti nel campo dei processi di difesa dell'organismo e ci fa.rà fare altri progressi nella conoscenza del mec· canismo della immunità consegnandoc i i mezzi di lottare contro l'agente patogeno ne i processi . tosso infettivi.
Per la bibliog rafia, ricchissima, vedere, oltre a quelli g ià citati, gli eccellenti studi critici ed analitici seguenti: Do1::1m. - Die Anaphylaxie r Handb. der 'l'echnil.: mul Melhoclil.: der Immuni· t utsforschu n9). BESREDKA. L' Ana11hylax ie sérique experimentale. (B11/l. Insf. Pasteur, pa· gine 841-889-901, 1908). OTTO. - A naphylaxie u n.d Serum-1ua11kheit. (I1andb. der PaUwg. Mik,·o,·ganismen, Il, 190U, pag . 231-253).
RIVISTA DI GIOK~ALl ITALIA:\! ED ESTER!
RIV1S'l1A MEDICA H. Cunsc1-nu:s:-1. - Bapportl fra le f orme lnflammatorle tonalllarl e le malattie lnfettlve. - ( Jliinclt~ite,· mediz. ll'ochensd1rift, febbraio 19l0). Trousseau fu il primo a rilevare la frequente simultaneità delle angine e de l r eumatismo articolare. Dopo di lui Jarrod, Fowler e Stemirt insist ettero sui rapporti che corrono fra le affe1,ioui faringee e particolarmente dell'amigda lite sup· purnt11, con la poliartrite; anzi, secondo il Fowler, nell'SO p. 100 dei casi l'angina sarebbe il punto di partenza di affezioni articolari, donde la necessità d'un trattamento preventivo dell'amig,lalite per prevenire il reumatismo. L'Autore associandosi a tal<: ordine di idee, raccomanda quindi in tutti i casi di remnatismo articola re di esaminare con cura le ton~ille, non accontentandosi semplicemente di giudicare del loro stato is1wzionandole abhassando la lingua con una spatola. Pertanto egli coJ1siglia di rP.clinare con n n uncino smusso il pilastro anteriore della volta palatina metrendo nllo scoporro le tonsille, esistendo spesso nelle stesse delle vere piccole s accoccie ripiene d: pus, saccoccie che un e.same superficiale può lasciare ignorate, menti·e simili agenti settici possono passare nella circolazione generale e localizzarsi nelle vario articolnzioni. In simili casi egli raccomanda di ri cercare le lacune tonsillari ripiene cli pus e di incider!~ e vuotarle accuratamente. ,\ggiunge che spesso lo stato de i denti, delle fosse nasali e cl.ii seni della faccia, affetti da cronica infezione, possono esser causa di renmatismo. Uenemlmente un'energica cura delle tonsille malate apporta una rapida regre;;sioue degli attacchi di peria rtrite ed impedisce le recidive. Può in pari tempo porta.re un miglioramento delle endocard iti che complicano tanto frequentemente i r eumatis mi, riconoscendo es., e la stessa patogenesi. Aggi ungasi che le poliartriti d'origine touc;illare sono sopratutto quelle la di cui eYolnzione s i trascina a lungo senza esser accompagnate da reazioni infiam- . mRtorie molto spiccate, veril"icnndosi atlzi spe;;so, fra gli attRcchi acuti o subacuti, dei periodi proluugati caratteriz7,ati da pert'etta salute. In simili soggetti generalmente si constatano delle ronsilliti la<' unari con tappi purulenti nelle cript e. Parimenti sarebbei·o di origine amigclaliena la massima pinte delle setticemie c riptogeneliche. In nunwrosi casi di tal genere il Curschmann avrebbe trova to all"autops ia, in me~zo al t es,uto tons illnre, un focolilio suppurat o, grosso come una lenticchia, la di cui p resenza s piegava l'infezione generale. Più di SoYente vi si trovnno lo stre ptoco,·co ed il pneumococco. Co,i pure talnne n efriti in apparpnza protopatiche. non riconoscono altra causn., giacchò è da riteners i che più che gli agenti piogeni trasportati in circolazione e generanti artriti, endocarditi e nefriti, trattisi pit\ di sovente di tossine cbe giung ono n.llo ,;te~so risu lt11.to. ('onclvdeudo l'A. ritieue esser do,ero del medico l'esaminare 11.ccuratamente lo stn.to delle ton,ille og;ni quah·oltn. egli trovasi d 'ayer da curare un ammalato di poliartrite. G-. BEn::succr.
Rl\"ISTA MEDICA
R. MASSALONGO, G. ZAMBt::1.L1. - La. • allolla.to-reazlone e la albumi no-reazlone - (Contributo nlla semciotka delJo sputo). Gazzetta internazionale cli medicina e chirurgia. N. 28, 1910. Gli A.A. hanno ripet uto e controllato !'esperienze di Falk e Tedesco sulla snlicilato-reazione, proposta per differenziare gli sputi pneumonici dagli sputi dei tubercolosi e da quelli di malati sofferenti di comuni affezioni br;ichinli acute e croniche. Come è noto, tale metodo consiste nel somministrare all'infermo uun certa dose di salicilato di soda (2-!3 grammi) e nel raccogliere ed esaminare gli sputi dopo 10-12 ore col seguente procedimento: Si ac;ita una data quantità di escreato con 6 p1nti di alcool a 96°, e contempor/\neamente si rende il liquido acido; le albumine cadono in fiocchi al fondo del recipiente; si filtra; il liquido ottenuto si evapora a siccità e il residuo si scioglie in acqua, poi si acidula e si precipita, e quindi s i tol"Oa a filtrnre: ii filtrnto si agita con etere ed il deposito che si ottiene si riprende con 10 cc. di acqua e 1 cc. di una l'loluzione al 10 ° 0 di cloruro fenico. Se vi ha salicitnto di soda nelJo sputo, si ottiene una colornzione violetta. Gli A.A. hanno ricercato la salicitato-reazione negli sputi di circa SO malati delle più varie affezioni bronco-polmonari, ed i risultati hanno confermato in ma;:sima parte quelli di Falk e Tedesco. cioè che questa reazione s i ba quasi co s tantemente là dove vi è processo in6ammatorio e~sudativo, pel"ciò nella pneumonite e nella bronco-pneumo:1ite 11cuta, mentre fa difetto negli escreati prodotti da .,;emplici secrezioni ghiandolare delle vie brochiali, come nella bronchite acuta e cronica, con o senza 11~ma. nel le bronchiectasia, ecc. Nella tubercolos i polmonare, su 59 casi esaminati, la salicilato-retiz.ione si è manifestata, generalmente, in rapporto inverso con la profonditi\ delle lesioni polmonari; si po:,sono però avere casi di reazione negativa nel primo stadio, e casi di reazione positiva anche nel terzo stadio con estese caverne, e ciò perchè il 1>rocesso tubercolare può t1·ovarsi nell'ambito polmouare a diversi stadii. La salicilato-reazione, secondo gli A.A. costituisce un processo di ricerca clinica di un certo valore e può tornare assai utile nella diagnosi, potendo for intravedere, ad es., la tubercolosi polmonare lii dove il decorso clinico e l'esame fis ico condurrebbero ad ammettere una bronchite acuta o cronica, o rilevare un focolaio nascosto di polmonite acuta: n ella prognosi invece ha un vnlore limitato per quanto rig uarda la tubercolosi polmonare. Gli A.A. inoltre hanno intrapreso nna seconda serie di ricerche allo scopo di controllare le esperien1.e di Roger e Levi-Valensi c-irea la presenza cieli' albumina. negli sputi. L'albumino-reaziooe si ottiene nel seguente modo: si prende una piccola quantità ,di escreato e si stempera nell'acqua., poi si aggiuuge qualche goccia di acido acetico per coagulare il muco e le nucleo-albumine; quindi si filtra e il liquido che si ottiene si riscalda, oppure si tratta con una soluziona concentrata. di ferrocianuro di potassio; se il liquido contieue albumina anche trnccie, il filtrato s'intorbida. Roger e Valensi r itengono potersi escludere la tubercolo~i, quando sia dimostrata l'assenza. dell'albumina all'escreato. Dalle esperienze di controllo gli A.A. hanno constatato che in 69 casi di tubercolosi pol monare si ebbe l'albumino-rea?.ione positiva in 66, e in 4 negati,·a; quindi se non la costanza. assoluta si può ricono~cere la sua straordinaria frequenza e la sua precocità. Infatti i::ono riusciti ad os,ervare l'albumino-reazione prolungata nell'escreato di n.mmalati, nei quali i dati clinici, e fra ques ti l'intra-
874
RIVISTA MEDICA
dermo-rea.1ione e la ricerca del bacillo di Koch, non fornirono reci;,e indicazioni. Ritengono pertanto che l'assenza di albumina sia i n generale u n ottimo criterio, per escludere la tubercolosi polmonare, e la compr.ova si è potuta avere in casi di bronchiti acute e croniche anche a lento decorso, in cui l'albumino-reazione fu sempre neg ativa, nè alcuni di questi pazienti presentò anche nel decorso ulteriore del morbo mai sintomi d'infezion,i tuber colare. Nella polmon ite acuta l'albumino-reazione fu sempre positini., e la sua scomparsa. coincideva sempre con la risoluzione del processo pneumonico. Gli A.A. concludono ammettendo l'esistenza di un nesso fra i risultati ottenuti fra la salicilato-reazione e J"albumino-reazione, perchè l'una e l'altra sono, in via generale, /'"IOSitive, quando la malattia primi ti va polmonare è di natura in· fiamma toria, parencbimale, essudativa, negative nelle affezioni acute o cronich e bronchiali: ritengono perciò che queste ricerche diagnostiche abbiano una certa importanza ed utilità pratiea, specialmente l'albmnino-reazione per quanto r iguarda la tubercolosi polmonare. Di fronte al notevole progresso degli studii microscopiei, citologici e bat teriolog ici dello sputo scarse sono le conoscenze sulle vicende chimiche dei suoi componenti: la chimica dello sputo merita quindi studio ed attenzione quanta ue ba meritata finora la chimica delle urine. CASAIU:SI.
RIVISTA DI NEVROPA110LOGIA OongreHo annuale della SooleU te4e1oa 41 Palohlatrla, 1909. - Rela?.ioni sui rapporti fra l'amlisi progressiva e sifilide, dei professori PLAUT e F1 SCH1m (da una rivis ta sintetica del dott. Levi-Bianchini, in lllanloomlo, fas e. I, 191U). Nel det to congresso, su questo capitale problema di nevro-ps icopatologia, fu . rono presentate due mag istrali r elazioni, per la. parte clinica, dal Plaut, e, per la parte anatomica, dal F ischer. Le conclusioni del Plant sono le seguenti: 1° senza pregressa sifilide non esiste paralis i progres siva (su 183 casi la reazione di Wassermann pos itivo. in 182); 2" non è inveros imile che, mentre si s volge la paralisi pr og ressiva, esiste ancora in atto la sitilide, che cioè i paralitici si1mo ancora portatori di s pirocheti (ù paralitici, inoc uhi ti di s ifilide, r eag irono negativamente; scimmie curate di s ifi lide, liber11.te da manifes tazioni luetiche per molto tempo, non s i potevano reinfet t a re perchè ancora malate. ed invero, port11.trici d i spirocbeti, potevano con estratti di loro org ani infettare altre scimmie (Neisser); se lo spirochete non s i è tro\·a to nel cer vello d i pa rali t ici, non lo si è cercato in altri organi, mentre mol t i p rodotti ter zia ri, pur essendone pr ivi, in a pparenza, possono infettare le scimmie ; !A. r eazione d i \Vasserma n11 semb,·ll dimostrare la permanenza dell'infezione e quindi la presenu, d ello s pirochet e, mentre è positiva solo nel 45-50 p 100 dei sifilitici tardivi privi di si ntomi) ;
RIVISTA DI :-;i;:VROPATOLOG!A
375
S0 per una ipotesi di sifilide da virus nervoso mancano i dati s ufficienti (tn.le ipotesi avrebbe a suo attivo: l'osservazione di alcuni processi metas ifilitici-paralisitabe - da un medesimo focolaio; e l'es istenza (però rara} di fatti tabetici e para.litici coniugali o familiari); 4° il fatto che quasi costantemente, nei futuri paralitici, la sifilide è decorsa straordinariamente mite, permette l'ipotesi che in essi esista fin da principio un meccanismo di difesa abnorme e costituzionalmente insufficiente contro l'a~ente stesso della sifilide (di 24.1 luetici gravi, nessuno, in appresso, paralitico ; 83 paralitici, quasi tutti con fenomeni a ssai miti, e per lo più monosintomat ici '.Fom·nier), onde questi scrive che paralis i generali succedono molt o spesso, anzi q uasi costantemente, a sifilide benigna; ciò non per la. cura poco o molto ene rg ica, ma per una r ea t tività organica speciale ed unilaterale alla sifi lide, cioè pe r un insufficiente meccanismo di protezione gangliolinfatica) ; 5° i t entativi di me ttere in rapporto eredità, degenerazione e p r ed isposizione con la paralisi generale non banno da to sinora una form ula soddis facente ; sembra piuttosto ammissibile che si tratti d i una predispos izione speciale solo de l cervello (razza? acclima.tamento della lue in una popolazione, recettività mutata n el passaggio attraverso le g enerazion i ?); 6° le influenze esogene (alcool, trauma, strapazzo) s ul sistema nervoso n on sembrano agire in modo essenziale, ma piut tosto come fat tori concomitanti di dan no in quanto sono capaci di determinare un a bbassa mento della r esist enza fi sica e ps ichica dell'organismo; 7° la diversità dei prodott i s ifilitici n ei singoli s tadì della mala t t ia sembra si riferisca non a varietà. qualitative dello spirochete, ma ad una modifica zione progressivamente is tituentesi della reattività dei s ifilitici s t essi, (nei varì periodi, di fronte agli spirocbeti) modificazione che può interpre tars i come una vera degenerazione (dei tessuti). E poichè tale degeneraz ione provoca s ola una piccola percentuale di fenomeni terziari, non riesce str ano che tale percentuale di venga an• core. minore per i casi di paralisi se ad essa, come sem bra ammissibile, s i fa riferire per analogia la patogenes i di questi ul ti mi (i paralitici sono 1'1-2 p. 100 d ei luetici; i fenomeni terzia rì si hanno pure ne: 3 ,3-7 p 100 dei luetici ; il concet to della degenerazione dei tessuti può spiegare il fatto ; la citologia del liquido ce falo-rachidiano fa. ritrovare linfocitos i nel 40 p. 100 de i comuni sifilitici, non neu• ropatici, quasi certamen t e per processi irri tativi delle meningi, che, protraen dosi per anni, potrebbero dare la paralisi progressiva; gli an ticorpi del liquido cefalo, rachidiano potrebbero essere toss ici per le cellule nervose, od essere essi s tessi t ossine con affinità specifica. per la lecitina, che è u n lipoide, e la cronicità a ssai lenta delle alte razioni spiegherebbe il lungo tempo ch e passa tra l'infezione luetica e la paralisi progres~iva o la. tabe; l'inefficacia del mercmio in q uest e forme non depone per la differenziazione della lue, ignorandos i il meccanismo d'azione di esso, s e battericida, o anti toss ico o cellulotrofo); 8° una serie di fatti permett e l'ipotesi che le ma nifestazioni paraliticlie s iano basate su processi cronici sifilitici ; ma se questi ul t imi s iano s trettamente localizzati al sistema nervoso centrale, o altrove, n on si può ancora afferma re. Ciò però spiega il perchè di un cos i lungo perioclo d i tempo fra lo. pri ma infezione e lo scoppio della paralisi ; 9° dalla inefficac ia del mercurio non s i può dedurre la indipenden za de lla paralis i d ella s ifilide, perchè il mecca n ismo d'azione d i que llo ci è t otal mente sconosciuto;
37G
RIVISTA DI NE'"ROl'ATOLOr.IA
10" i dati della sierodiagnosi parlano per uno stretto rapporto fra paralisi e lue; tutta'l"ia essendo i metodi di quella ancora molto incerti, convien e attender e ulteriori e più deci;;ive ricerche. Il Parie a11atomica (Fischer). - L e conclusioni del Fischer, derivatti non sol tanto dallo s poglio della let teratura, ma anche dall'esame Istopatologico dallo stesso eseguito iu S5 paralitici, 120 altre p~i,•osii e 15 cervelli normali, sono le seguenti: 1u a) a lJase della para.lis i geucrale sta una lesione cere brale bene cara.tt~r izzatn (nella J>iamadre : lo s troma connettivale ispessito ed infi ltrato da vari tiJ>i di cellule, dai linfociti alle cellule granulari. e con le tipiche pliumazellen o cellule granulari giganti. proprie d elle flogosi CJ"oniche; vasi con proliferazioni end oteliali tra cui quelle a forma di ba tutolo simili alle endoarteriti luetiche, e neoformnzioni di capillari; n ella corteccia: .aumento di vasi, proliferazioni endoteliali comuni, infiltmzione delle loro pareti da linfociti, da rare ma_slzellen o cell ule giµ-anti. e da lle caratteri:;ticbe plasmazelle1i; alterazioni difiuse e ~re.vi, non però patognomoniche, del neurocito, che è diffusamente colorato, con fibrille frammen tate e non colornbili: le cellule sono ammassate, scemate di numero, atrofiche o scompaiono del t utto; note\·ole distruzione d elle guai ne midollari, e delle fibre m·n·ose, prima nel :!0 e 3" strato r ellulare e poi delle tangenziali di Tuczek; e spesso ad isole vi ha scomparso delle guaine, restando i cilindrassi; diradato l'intreccio delle fibrille neurossoniche e d endritiche; aumento più o meno forte della glia cellulare e della ~tia fibrilla re, sopratutto al con flue della sostanza. bian ca con la grigia, cou cellule a lmstoncino, o forme mixomicetiche, a zolle ecc.); o) tutta da nua d iagnos i sicura non può ba;,arsi sulle singole lesioni, ma sol tanto s ulla s omma di tutte; 2" il processo istopatologico è una scomparsa del parenchimn. legato a c ronica i11 fiammazionc·, quantunque l'una sembri ind ipendente dall"altra. ( l'essenza d ella paralis i è l'alterazione e la distruzione, cioè la degene razione primaria del parenchima nervoso, che può essere solta.nto di demielinizzazione a focolai, senza o quasi, fatti infìam111atori, e che non sta perciò in diretto rapporto o sotto l' intlueuzll degli ultimi); 8" per la dete rmiuaziont· del criterio clinico dernsi in prima linea utilizzare il reperto i~tologico (allato al reperto corticale univoco, vi sono casi clinicamente diver!-(enti ma con ide ntico r eper to, e casi clinicamente di paralisi ma con diverso a spetto istologico, come per le encefalom"lacie luetiche e le atl'ofie cel'ebrali 1uterio-sclerotiche; cosi col Klippel nlcu ni r itengono esii-tere un grande gruppo di paralisi, a reperti vari, e da suddi viders i con concetti clinici ed e tiologi<"i; ma altri, m eglio, pens:mo con Kissl ed Al zh eimer che la paralìsi è una uniti\ clinica strett n111ente limitata, e c he condizione assol uta delln diagnosi sia il reperto istopatologico; : ·1° dnl punto di \·ista c linico si possono di~tinguere qua t tro varietà (la paralisi progressi \·a è una s pe<'iale malattia. del sistema nervoso centrale, che per Yerità decorre clinicamente ne i modi più srnria ti; i quali tutti però ha.uno in comune i noti caratteri somatici e unn demenza lentamente progrediente ed arrivante, in un tempo relatirn.mente lungo, a l gtado più profondo): a) la Jlaralisi CO· 1111111e, dal quad ro cla!<sico (compresa la formi\ iofanlile e gionrnile): b) Il\ paral i.,i a forolaio o di I,issa11,:r (caratteriz.ata dn s intom i a focolaio, e quindi da l e.,ioni a focolaio -parnlitici, epilettiformi. emianopsici, ùisfMici cerebntli, cerebellari <> t:tliu uici, che <'omplicano il quadro d i u ua deme oza conclamata o che lo iniziano, el in cui nd isole nrnmab no grnYe mente le cellule e le fìbrill,• iutercel-
377
RIVISTA 01 !\EVR0!'ATOLOG1A
l ulari prima delle fibre mieliniche, e prima della proliferazione gliare, mentre nella forma classica s i inizia la scomparsa delle fi bre; tale forllla di distr11zio11e sponoiosa può trovarsi in altre forme demenziali, come nelle senili e p1·esenili); e) la paralisi atipica (forme che hanno caratteri indistinti. simulanti altre psicosi, e poi infine finiscono in demenza, e cioii: con sintomi catatonici; paralisi senili: forme fulminanti quali delitì acuti; alcune psicosi tabetiche; e le forme epilettiche d ella paralisi); d ) la paralisi stazionaria. Tntte queste forme, con a ssai casi di passaggio, parlano per un gruppo naturale di malattie, dette J)aralisi 9enerali, caratterizzato da una lesione cerebrale ben distinta e particolare; 5° la paralisi progressiva, dal punto di vista anatomico, non può venir cons iderata come una lesione direttamente sifilitica (ed è discutibile la esi;;tenr.r1 di ur,a s ifilide cerebrale diffusa o lue11 cerebl"i di Lndame, secondo questi clinicamente differenziabile dalla paralisi, con positività della curn s pecifica, e con lesioni anatomiche paralitiche, pili la endoar terite lueti~a : quindi' uè sfat o fJ?W lenwrio a è meningoencefalite luetica per la paralis i ge nerale). P. co:-.sw ,.w.
RIVISTA DI CHIRURGIA GENE RALE Le fratture 4ello 1cafolde del tarso. Chin1r9ie, n. 9, sei tem bre U:110).
AeADIE e RAi;o~;. -
( llPi;ue ile
Le frn t ture dello scafoide do! tarso hanno a cquistato interes,;e da :tlcuui anni dopo l'applicnzionc della radiografia, la quale ha pennes,.o d i svolare la loro esi· stenza, di apprez½arne la frequen za e d'ind ividualizzarle separandole dallt: lesioni s imultanee od R.oaloghe con le quali erano r estate pe r il pa..s:nto confuse. Gli A.A. hanno 1·accolto nella letteratura 2l> casi di fratture isolate dello scafoide dtl tarso e dopo uno studio dil igente vengono ad interessanti deduzioni sul loro meccanis1uo di produzione, sulla sintomatologia. diagnos i e cu1·a. Meccanismo di produzione. - Pa1·tendo dall'anatomia e fisiologia dello sca. foide gli autori ammettono che quest'osso s ia sottoposto ad un du plice lavoro, per cedimento e per fles;;ione. Secondo le. pos izione rispettiva dell'as tragalo e del lo sc11foide nel momento del traumatismo, secondo la situnzione dei punti di appoggio dello scheletro del piede sul suolo, secondo la direzione delle forze ngenti, fii può nettamente dare l' importanza predominante sia al cedimento sia alla fle!-sione e con t rapporre a queste azioni differenti delle lesioni carntteri,stiche. Spesso il meccanismo i; complesso, sia che si a bbiano ins ieme qne.5li due fattori, s ia che ,·i si aggiunga la tor<1ion<i.
378
RIVISTA 0 1 CHIRUR GIA GENERALE
Pertanto si possono determinare deJle fratture dello scafoide allorchè il dorso del piede !!Opporta un peso o subisce un colpo che tende a schiacciare il piede stesso; quando il soggetto stando bocconi o in ginocchio, con l' avanpiede fisso, un traumatismo cade sulla regione calcanea, sia sul tallone medesimo, sia sulla parte posteriore della gamba; nella torsione del piede senza caduta; infine e fre• quentemente, nella caduta sulla punta del piede. Sintomatologia - I s intomi fonzionali sono quelli di ogni lesione ossea del piede. Il dolore non manca mai: spontaneo, esso è talvolta estremamente vivo, diffuso; provocato, esso si produce alla pressione sul dorso del piede e sopratutto in corrispondenza dello scafoide. Tutti i movimenti, at tivi e passivi, sono molto dolorosi, specie quelli di pronazione, supinazione, abduzione ed adduzione. L' im p~otenza è generalmente assoluta. I aegni fisici sarebbero di un maggiore valore diagnostico. Il piede è spesso deviato e per lo più in addu1.ione. Mentre il bordo esterno del piede ha conservata la Stla lunghezza normale, il suo bordo inte1·no è raccorciato da mezzo centimetro ad un centimetro e mezzo, e la concavità della volta plantare è aumentata. Il gonfiore del piede maschera spesso o rende difficile percepire un altro segno importante, cioè l'esistenza sul marg ine interno del piede di una sporgenza ossea dolorosa alla pressione; la quale, quando è dorsale, corrisponde al frammento superiore del lo scafoide enucleato; negli altri casi, corrisponde al tubercolo distaccato e spostato in dentro o semplicemen te divenuto più prominente per l'Otazione dello scafoide sull'asse della testa dell'astragalo. La crepitazione è eccezionale. I sintomi s uddescritti sarebbero per sè stessi netti, se non fossero oscurati più o meno dalla tumefazione del piede, la quale si accompagna ad ecchimosi. Diagnosi. - Deve basarsi sopratutto s ull'adduzione del piede, sull'aumento del suo spessore, sul raccorciamento del suo bordo interno, sulla presenza di un11. sporgenza anormale. Questi segni pos 3ono però essere incompleti o molto attenuati, don de l'errore più frequente nel diagnos ticare una semplice storta. D'altronde, anche se completi, essi lasciano sempre d11bbia la diagnosi della sede esatta della les ione. Il solo modo d'investigazione pratico e veramente interessante è l'es!tme radiografico. T,-atta1ncnlo. - L'evoluzione clinica impone che la les ione in parola sia seria.mente trattata. Bisogna dapprima tentare la ri duzione incruenta. Le manovre di riduzione consist erebbero nell'allontanamAJ1to dell'astragalo e dei cuneiformi con delle tl'azioni del bordo interno de l piede, n ell'aumen tare l'ampiezza dello spazio portando il piede in valgis mo, nell'esercitare una pressione diretta sullo scafoide per rimettPme i frammenti a posto. S3 la riduzione è impossibile, è indicato l'intervento che avrà per scopo di togliere g l i ostacoli legamentosi che si oppongono a rimettere a posto l'osso o piuttosto di prat icare l'ablazione del o dei frammenti o di tutto l'osso. Dopo la r iduzione semp lice o cruenta il piede sarà mantenuto in h11ona posizione con una ingc5satura che può limi tarsi ad u na s tecca plantare rimontante a met:\ g amba. A. SERTO l, f.
t,
379
R I VI>';TA DI CHIRURGIA GENERALE
Dott. OSCA R Wvss. - Lo :atato attuale 4elle rtoerohe aul onoro. iJJX>ndenz- Blatt (ilr Schweizer Arzte, nn. 10- 20 luglio 1910.
Co1·re-
Vi è un gruppo di cancri, dice l'A, i qua.li si originano da germi epiteliali, nascosti nei tessuti e richiamati in vigore da eventuali stimoli tardivi; vi è un altro g r uppo di cancri, che si originano all'infuori di un fondo di speciale predisposizione. Non si può, oggidì, ammettere, dopo gli studi di Pfeiffer, di Bra e di .Adamkiewicz, la teoria parassitaria. del cancro, nè si può fondatamente sostenel'e che il cancro sia in dipendenza dello spirocheta pallido. Il cancro e un appannaggio dell'età adulta e della vecchiaia, è una triste eredità di certi organi, stomaco, uter o, ghiandole ma.mmarie, lingua ecc. In Svizzera, in questi u1timi venti a.uni, è a ndato molto aumentando, spes!ie il cancro gastrico. Rispetto alla terapia, è preferibile la cura operatoria quando è possibile; la radiumterapia, la rèintgenterapia, la coagulazione elettrica di Doyen ecc., hanno scarso valore tera peutico, e si poss ono applicare solo in pochi casi. F U :-IAIOLI.
RIVIS1,A DI OCULISrrICA Ottotipi lnternaslonalt. - J . F. Bergroann, \Viesbaden, l 909. (.Archiv f'ii?· Augenheilkunde, LXIII Band, Het't 3 ~ 4, S. 2!39-257).
C. HEss. -
Da tempo era vivamente sentita la necessità di un nccordo tra gli oftalmolog i delle varie nazioni, inteso a stabilire un unico modo di determinazione e di no tl\zione dell'acutezza visiva; si desiderava., in alt1·i termini, l'adozione di una tavola ottotipica internazionale, in luogo della infinita varietà di tavole probatiche esistenti. Com'è noto, il X congresso oftalmologico internnzionale di Lucerna (1901), incaricò di questo grave compit-o una commissione, composta da O. Hess, presidente, dal Cbarpentier, dal Dimmer, dall'Eperon, dal Jessop, dal Nui:l e dal Reymond, la quale doveva presen tare le sue decisioni e proposte all'XI congresso. Questa commissione si trovò davanti a difficoltà non lievi. Tratt1wasi anzitutto di decidere quale fosse il gra.do di acutezza visivn da a<'cetta rsi per medio normale. Dopo ripetute esperienze, si riconobbe che effettivamente si può ritenere per esatto il principio su cui posano gli anelli del Lnndolt, che cioè un occhio normale può ancora percepire come separati due punti, qnando essi siano guardat i sotto l'angolo di un minuto primo. Venne perciò nella determinazione di adottare la serie di anelli spezzati del Landolt come ottotipi internazionali. Ma la maggioranza degli oftalmologi, inter pellata al riguardo, dichiarò che in nessun modo, nella pratica, si poteva fare a meno di ottotipi anche sotto forma
mvr--TA DI OCL"LISTIO.A
di nu mer i o di lettere di stampa. La commissione si accinse dunque a costruire una tavola, in cui, da un lato, in una colonna verticuJe, fosse designata la serie completa ilegli anelli tipo Landolt e dall'altro de i numeri. Resta,·a peraltro a de terminare, per me?.zo di ricerchr, quali dimensioni dovessc:ro avere questi numeri, perchè essi potessero venire riconosciu ti alla stessa dista11za dei corrispondenti anelli. In una prima serie di esperienze, accanto a ciascun cerchio del Landolt, v6nnero posti dei numeri, inscritti ciascuno in un quadrato, il cui lato era uguale al diametro del cerchio corrispondente e si potè così constatare che siffatti numeri venivauo generalmente già riconosc iuti ad una distanza ragguarde volmente maggiore di quella a cui viene percepita l'interruzione del corrispondente anello del Landolt; una prova ques ta che dimostrn infondato il concetto teorico su cui furono basati gli ottotipi dello Suellen. All'opposto si t1·ov9 che numeri, costruiti secondo un principio proposto dal Ja,·al, alti 5 millimetri e formati da t1·11.tti spessi 1 mm., sono in genere ricono· sciuti. da occhi normnli, ad una distanza un po' minore di quella, cui viene dis tinta l'interruzione dell'anello del Lanclolt di mm. 7,5 di diametro (corris pondente al V di 1,0). Da una terza serie di espe rienze ris ultò finalmente che un numero di 6 mm. di h,to. con tratti s pessi mm. 1,:2, vieue, in media, esattamente rirnnosciuto ad una distanza sensibilmente ug uale a quella cui è percepita l'interruzione del corrispondente anello del Landolt, ossin a 6 metri. Cosi vennero stabiliti anche i numeri corrispondenti alle altre gradazioni di vis11s e, determ inando con essi l'acutezza visiva di una serie di occhi, si trovò, pei nullleri, in ge11erale, con sutliciente esattezza, lo st<Jsso valore di 1:isus che si otteneva con l'impiego dei corris pondenti nnelli del Lando lt: i limiti d'errore a,uti coi numeri, non furono, cio~, maggiori di quelli ottenuti con gli anelli. Si decise tosi di adottare per internazionale una tavola ottotipica, divisa in due colonne verticali: a destra sono disposti. dall'alto al basso, in serie crescente d i acute zza visiva , gli anelli tipo Landolt, dal V di 0,1 a quello di 2,0: a sinistra, e a ccanto ad ogni anello, è disposta una coppia di numeri, come 17. 44. 10, 41, ecc. nume ri cui furono date dimensioni assai più piccole del diametro del .conispondente anello. appunto perché ne poss edt'SSe ro lo stesso grado di riconoscibilità e quindi di vi,nis. La tavola contiene tutte lo gradazioni deci mali di acutezza visiva. ossia il 0,1; O.:?: 0,3; 0.4; 0.5: 0,1,: 0,7; 0,8; O,!J ; 1,0; 1,5 e 2,0. gradazioni esprP.s~e con notazione a mezzo di numeri d ecimali e non g ià di frazioni. La de tonninazioue deve essere fatta a. 5 metri di distanza, ma volendo. come alcuni fanno, o per necessità, o per consuetudine, eseguirla a! metri, bnsta moltiplicare il visus trovato pe r la cifra 0,8. Cosi l'acutezza visi,·a. d i un occhio che a 4 mcti-i l1iggt1 solo gli ottotipi del V ::::: 0,6, è effettivamente di 0,6 X 0,8 :- - 0,4. La commissione infine adottò anche una seconda tavola, analoga alla prima.. in cui, perb, gli stC'sSi segni visivi sono disposti in altre combinazioni e direzioni. Ciò per avere a propria di~posizione, come ne fu espresso il desiderio, una maggior ,•ariet/i di ottotipi, pei casi di simulazione, ecc. Questi ottotipi, costruiti dall' Hess, vennero adottati alla quasi unanimità all'XI congresso internaziona le di oftalmologia, t en uto a Napoli dal 2 al 7 aprile 1909 ( ,·edi in A lti relath·i: Ceber einheilliche Beslim num_q uud JJczeichnung der Sehsc//fYrfe, R oma, E. Armani e \\". ::;tein, editori, U:109, fn;;cicolo I, pag. 3-24). Dagli studi della commissione è dunque risultato che i numeri, a parità di
RIVISTA DI OCULISTICA
381
acutezza v1s1va, debbono, iu collfronto degli anelli del Lanclolt conispondenti, essere assai più piccoli di quanto fin'ora si era creduto, sulla base errata di i potesi teoretiche. Ne risulta che allorquando, se1·vendos i delle tavole internazionali, s i. scrive V l ,O, s i deve intendere un grndo di acutezza visiva più alto di quello
=
designfl>to con la notazione V =
i
delle tavole dello Sne]len.
Nella pratica oftalmologica medico-legale militare, ha t utto ciò la più alta importanza. Dopo gli studì della commissione e di altri ricercatori parecchi, risulta. ora assodato sperimentalmente, (come del resto venne inte,·nazionalmente adottato), che il valore dell'acutezza vis iva media normale è rappresentato da una u nitll cli misura, differente, anzi, più squisita di q uella fin'ora segnata dagli ottitipi Gi· raud-'l'eulon, Snellen e De Weckcr e d:1 quasi tutte le scale probatiche in uso. ~e consegue che volendo avere nell'Esercito e nella Marina uomi11i con V non infe. riore ad 'I:. o a 0,6 della normale, in ambo gli occhi o di '/,i o di 1/ 0 in un solo occhio, bisognerà anche modificare le disposizioni dei ris pettiv i el,mchi delle imperfeziqni ed infermità, nel senso che gli ottotipi, per misurare tali 1;is11s, non facciano già parte di una scala probatica basata sul principio che ammetteva, per A. V. normale, quel grndo di visus che permette di distinguere i caratteri di prova sotto un angolo visuale di 5' o non maggiore di esso, (a vvertenza 15 del nostro elenco; pag. 30 di quello della Marina), ma facciano i11vece parte di tll,·ole basa w sul nuovo concetto degli ottotipi inten,azionalL Auzi, que:::ti ultimi, poichè furono elaborati da un'accolta di oculisti fra i più compPtenti, nella quale era rappresentata la scienza ot'talmologica non solo dell'Austria, del Belgio, della Francia, della Gennani:i., dell'Inghilterra e della Svizzera, ma anche df'll'Italia. nella persona dell'illustre profe5sore Reymond, il Nestore dei nostri oftalmologi, e poichè banno avuto la solenne sanzione di un congresso internazionale, potrehbero ,·enire adottati senz'altro ufficialmente per gli usi militari. E coll'occas ione si potrebbero auche abbandonare i visHS dj 1 ,. e di '/l. per adottarne altri espressi in numeri decimali e compresi nelle ta vole intemn-:ionali, come, ad esempio, il 0,1 ed il O,t Ne conseguirebbe un minore fiscalismo nelle idoneità. al servizio m ilitare e marino, poiche è chiaro che un occhio, il quale abbia, poniamo, un V= ' 10 De Wecker, può non raggiungere il V di 0,1 internazionale, rappresentando questo un valore più squisito di acutezza visiva. pe r essere i s uoi segni ottotipici di d imensioni minori e quindi di più diflicile ricono,cibi li tà. Minore fiscalismo, sul quale credo non vi sarà h1ogo a lngnan;,:e da parte di alcuno, visto che i limiti di acutezza visiva, tissa ti dal nostro elenco per l'idoneità, sono ins ufficienti per molte delle esigenze del serv izio militare, specialmente per quelle del tiro. PA)<!iJ':RA.
C. REYlfOND. - Tavole ot totipiche. e C., Torino, HJ09).
(Litogrntìa Salussolia di G. Carpig nano
Il X Congresso internazionale di oftalmologia (L ucerna, 1904, 13-17 settembre) aveva eletta unA. commiss ione, composta d:1. C. Hess, presidente, dA.1 Charpentier dal Dimmer, da.ll'Eperon, dal Jessop, dal Xucl e dal Raymond, con riucarico di unificare e la determinazione e la designazione dell'acutezza visiva, in alt ri ter-
382
RIVISTA DI OCUUSTIOA
mmi d i costruire una tavola ottotipica e di rroporre u;.a notazione dell'acutezza visi \'a, da valere per tutte le nazioni. In seno a questa commissione il professore Reymond propose di adottare, come internazionale, una tavola da lui costruita, la quale, benché non sia stata accettata ufficialmente dalla coiumissione stessa e dall'XI Congresso internazionale di ortalmologia (Napoli, 2-7 aprile 1909), corri~ponde perfetta mente, a mio modo di vedere, ed assai meglio di molte altre, agli svariati bisogni della pratica. ocul istica. Ciò posso affermai-e, non giit. per vedute puramente teoriche e scien tifiche, ma in base ad una esperienza che riguarda oltre duemila osservazioni, da me praticate sui casi più disparati della clinica e dell'ambulatorio, nell'Istituto oftalm ologico di Torino. La tavola del Reymond consta di tre· generi di ottotipi: di lettere e cifre, e queste occupano una colonna verticale mediana; di anelli tipo Landolt, disegnati nella colonna verticale destra; infine di forchette a tre aste, occupanti la colonna verticale di sinistra. Peraltro i 1<egni visivi di queste t re colonne si corrispondono, per og ni gradazione di visu!'I, sulla stP.ssa linea orizzontale. Nella colonna mediana sono disegnate soltanto lettere e cifre, ed esse sono escl usivamente L, T, Z e 7, 4, Questi caratteri di stampa, infatti, sono composti da linee r ette, fra loro inrlinate a 90° o a ,16°, condizioni, queste, utili pei casi di a!>tigmatismo. Le forchette della colonna rli sinistra hanno t re aste fra loro uguali, mentre g li uncini dello Soellen a,evano l'asta mediana un po' più corta delle due estreme. L'esperienza quotidiana mi ha confermata la grande utilità prat ica. di questi oggetti visivi, in materia di analfabeti. Infatti s i tratta di segni assai semplici ed alla portata di tutte le intelligenze, anche le più basse. bastando, da. parte dell'esaminato, un gesto con la mano per indicare la direzione in cni vede disposte le punte della forchetta che gli , iene indicata. Nella colonna di do.stra e:;istono anelli spezzati del tipo Landolt. Analogamente a lle conclusioni cui è giunta la commiss ione, questi ottotipi hauno ben diverse dimensioni e condizioni di visibilità di quelli finora usati, specie degli ottotipi dello Snelle11, del Giraud·Teulon, del De \Vecker, ecc. E' infa tti risultato, dagli studi della commissione, che il grado di acutezza visiva media degli occhi emmetropi normali, corrispnnde a lette re e cifre con dimensioni rninori dei segni, che, n r llc nutiche tavole, indicavano il visus 1,0 o 20'20, o 6 fl o 5 5. La tavola R eyruond comprende le seguenti grndnzioni di n<' utezza visiYa: 0,1; O, l!i: 0,:2: 0 .4: 0.5; 0,6; O,o; LO; 1.6; 2.0. L a tavola $t es~a può essere piegata verticalmente, in modo da escludere la colonna laterrile s inis tra o quella destra. o entrnmbe al tempo stesso. PASSERA.
=
Dottor L. MAHnNGn:. - Bloerobe bt.tterlologl~he nelle oongluntlvltl e da orloolatltl. - (/,u clinica oculistica, 11.prile-maggio 1910). l\ono,tnnle le molteplic i cognizioni circa gli agenti etiologici di varie infeidoni oc11lal'i, molto scnr,;e sono 11ncora quC'lle relatiYe ni fattori (clima, altitudin e, condi?.ionì economiche ec<'.) che influiscono SLtl loro insorgere e diffondersi, daHdo luogo. quanto ai reperti batteriologi<'i, n notevoli diA'eren ze da regione a rc·g ione. (Cosi. ad e~.. n Pnrig-i ed al Cairo la formn cong iuntirnle più frequC'nte
HI\'ISTA DI OCl:LISTICA
083
è quella. da.ta dal bacillo cli Koch- Weeks, mentre iu Omaha cd a Konisberg non è stato mai riscontrato tale bacillo nelle congiuntivit i). Interessante è a.dunque lo studio della Gora batteriologic:a delle malattie oculari delle varie regioni, tanto più delle malattie provenie,nti dalle regioni meridionali, sulle quali si hanno s c8.l'si dati (Axenfeld), per quanto non manchino osservazioni in propos ito (Gonella). L'A. porta un nuovo contributo sull'argomento studi1tndo la flora della Sl\l'degna.. Avendo egli esaminato un gran numero di cas i nella Clinica di Cagliari, è venuto ai seguenti risultati: Congiuntiviti. - Dopo il tr&corun, la forma più frequente è que lla data dal diplobacillo di Moru:-Axenfeld (42,5 p. 100). Essa è diffusissima a Cagliari, specialmente nel contado, ed in città sopratutto nel ceto operaio. E' più frequente in primavera. Dà lU!ogo a svariate complicanze e predilige le congiuntive affette g ià da tracoma, nelle qui.li assume le forme più gravi. lmmediatamente dopo per frequenza viene la congiuntivite catarrale da ba· cillo di Koch-W'eeks (RO p. 100), genuina o complicata a tracoma. Essa si può dire che sin endemica a Cagliari, ove, uell' inverno, provoca delle vere epidemie. Eccezionale è invece la congiuntivite catarrale acuta da pneumococco (5 p. 100), che pure in molte 1·egioni, specialmente nordiche. dà luogo a vere epidemie. Essa ali' inizio può venire facilmente confusa con quella da bacillo Koch-Weeks. Scarsissimi sono i casi di congiuntivite da stafilococco, da gonococco, da bacillo di Miiller e da streptococco. Nei casi di tracoma poi l'A. ha isolato 41 volte il bacillo di Morax-Axenfelcl, 22 il bacillo di Koch-Weeks, 18 il bacillo di nUiller (egli ritiene questi due ultimi bacilli due varietà affini di una medesima specie. ma con individualità distinta ed un comportamento clinico e batteriologico costante), 16 il pneumococco l<'nlnckcl, in 15 ci.si nessun bacillo; finalmente Jl volte ha riscontrato il bacillo della xerosi3, la cui iufiuenza negativa. nell'etiologia delle congiLLDtiviti catarrali è stata gia messa in evidenza (Bietti). Se a ques ti bacilli non è cli. attribuire alcun' impo1 tanza etiologica riguardo al tracoma (al più essi trovano neJia congiuutiva. affetta da quost' inJezione condizioni propizie di sviluppo), essi hanno t uttavia una notevole influernm sul decorso e sulla diffusione del morbo, sia perchè provocano attacchi i11fiammato1 i che favoriscono l'insorgere di les ioni corneali, sia perchè dànno luogo ad abbondante secrezione, con la quale diffondono col proprio germe, quello del tracoma. Dacriocistiti. - ]';ella forma acuta, conformemente a quanto altri osservatori hanno dimostrato, l"A. ha riscontrato quasi sempre lo st1·eptococco. Scarse osservazioni si posseggono sulle forme croniche in individui affetti da congiuntivite granulosa in atto o spenta, nbi quali deve trattarsi, bonchè non sempre (Axenfeld) dti diffusione del tracoma. L'A. ha quasi costantemente riscontrato la presenza del bacillo di Muller e del pneumococco, il più delle volte associati. La presenzn del liacillo di Miiller, s'è co11forme ai reperti del llfiiller stesso in questa affezione, con tradice però alle osser,CL,1ioni fatte da altri in Italia, ciò che del resto non deve sorprendere data In frequenza di que,sto bacillo in Sardegna. Fra gli altri microrganismi che l'A. ha riscontrato, oltre lo stafjlococco aureo ed albo, sono da anno,·erni·e una snrcina gialla, il micrococcus cauclidans ed il l.iacillo sottile, l'azio11e saprofitica dei quali germi è oggi messa in discus~ione.
8. CALE:'\DVI,!.
384
RIVISTA DI MEDICINA LEGALE E. l:'A11n1. - L 'algeslmetro 41 Bou per la rioeroa e per la valutwone del dolore tn materia 41 lnfortunl. - (Ilicista critic,i di clinica medica, nnno XJ. n. 25). Non d i rn<lo, come consea;uenza d' infoi·tuaio, s i accampa unicament,e dolorabilitil <lolla parte lesa, e l'iperestes ia è più di frequente accusata cbe l'anestesia, specialmente qunnilo il trauma agì in un'epocn piuttosto lontana dall'esame che si prnLica. Abitmi lmente In gravità di un traumatismo sofferto, le conseguenz11 che indusse, le cons idèrnzioni circn il m odo con nti ò tornata a funzionare la parte giil le.,;a ~ono, il pitì del le vo lt'é!, s ufficienti i11dizi per far ammettere o meno la ve r iciùità delle as ,;erzioni dell'infortunato. Xon è infreque nte però imbattf'lrsi in individui i quali nr cusano soltant o dolora liilità sulln parte giii. lesa, e per questo solo sintoma acl.'.ampnno incapac ità al lavoro, rpmntmtq t,e l'esame somatico s i sia dimostrato S<'mpre negativo. SvariRti e numeros i sono i proces,;i de,tin1ui ad a ccertare 111. realtà del dolore accusato dagl' int'erm i : però i più s i mostra110 insutlic ie nti, ,:pecialmente s e u;;ati isolatamentt e senza il controllo 1·ecipror.o dell't1no sull'altro. .llenier consigli11. di dis togliere 1'11.t t en zi,me del malato e di pigiare in modo brusco t: rnpiùaUJcn tti ~ul pu11Lo dolt:11lc. St: il gri llo ili dolore non è imme,liti-to e ."8 il mo\·imento ritiosso è ritarda to, s i dovril sospettare la simulazione. Mann kopH ha 11otato un 11.umento delle pulsnzioni a ll11. rncliale ogni qual volta si preme ,:u di un punto realme11te doloto.~o : mfl. se 'luesto s egno ha qu11.lche importanza quando è pos itivo, non permette di concludere per la simulazione, quando rn11.ucbi l'acr,elerazione del polso o quando le pulsazioni siano poco aumentate sulla med ia normale. Dello s tesso ordine é il fenomeno della dilatazione della pupilla, sotto la inlluenza del dolore. Il .Mullcr, bnsando~i sul potere diverso di localizzazione dei ner\'i della cute 1,er le varie regioni del co1·po. cons ig lia d i premere col dito uu punto distante circa -i Cl!ntimetri da quel lo accu~ato dolente, poi merttre si continua a pigiare con l'indice s ug-geriiwe di porre 1'11.pice de l med io lentamente e ron precauzione sul punto indicato pre ventiv11.mente come dolente e premendolo gradat11.mente cli cessare la pressione cl1e si facev11. con l'indice t·itirandolo. In caso di sim:1lazione, quando la manovra s ia fotta abilmente, con cautela e prontezza, l'individuo dirt\ di non provare molestia tanto n el p r imo qnl\n t o nEol s,•con do tPmpo della prova. M11. anche qucc;to metodo ò d i applic11zio11c difticile e non serve che nei casi di dolore molto ben locnlizzato. L'A., nella sua n on breve pmtir 11. in materia d'infortunio, ha ottenuto buoni ris ultati dall' i mpie~0 dell'alg esimetro ciel Boas, ideato per misurare l'intensità ù olor ifica a lla p n·ssion c de lle singole sezioni del trl\tro ga s tro-intestinale. L o strum ent o co11~t11. scltr,mat icnmente d i un cilinrlro metallico vuoto, sormontnto da un man ico tis,o : 1,ell' int e rno s i trova n na spirale d·acc iaio r.he spinge in bas~o un
TlIVISTA Dr MF. DICIX.\ LEGALE
885
pistone rigido, lungo c irca il doppio del cilindro stesso e portante un indice, il quale scorrendo su una scala graduata dà in chilogrammetri lo s forzo necessario per destare la dolorabilità. Bendato il soggetto in esame, con un lapis dermografico si limita il più esattamente possibile la zona accusata dolente, quindi si comincia a premere l'algesimetro contro punti alquanto -:listl\nti dalla superficir segnata avvicinandosi man mano ad essa ed invadendola in ogni direzione, e di ogni manovra si s crive il risultato. Il giorno dopo si ripetono le prove, segnandò i va.loti ottenuti, e cosi successivamente con due o tre giorni cli intervallo, mentre s i comincia a confrontare fra cli loro i dati calcolati. Una volta cons tatato che i l dolore, entro i limiti segnati, si suscita sempre facendo una pressione uguale o qua~i sull'istrumento, ma minore di quella che si deve impiegare per ottenerlo sulla omonima l'egione sana, si può concludere per la reale esistenza del dolore. Se invece si ha un r eperto non costante in cui le cifre ottenute s i vedono sitlire e scendere in modo non comprensibile, si può essere quasi certi che l'individuo allegava una infermità non esistente, poichè tale esito si deve unicamente all'aver perduto egli ogni orientazione, non conoscendo le cifre t,rovate in ogni siugolo esame. P er rendere più evidente il fenomeno si possono raccogliere i valori in un di11gramma, scrivendo in senso verticale le cifr11 che r appl'esentan o i chilogramme td occorrenti per suscitare il dolore e orizzontalmente in bas&o i giorni d'esperienza. L'A. conclude che è sempre opportuno in ogni caso d'infortunio mis urare la ioteosità. del dolore fin dall' ini7.io del male per poterne tenere nota e vedere se con lR graduale scomparsa dei sintomi obbie ttivi, vada esaurendosi anche il disturbo subbiettivo, e si augura che l'algesimetro del Boas possa entrare, come utile sussidiario, a far pute dell'amumentario che deve po~sedere ogni medico, il quale si occupa di traumRtologia in rapporto agl i infortuni del lavoro. CAS.\ HISI.
Sopra UD oaao lntere•aante 4 'ano•mla traumatica 4&1 punto dl vtat& medloo-legale. - (Archivio italiano cli otelogia, ecc., voi. XXI, n. 5, pag. 391).
Bi.\SIOLJ e MASUl:CI. -
Agli AA. fu po3to il seguente quesito medico-legale: Un contadino, di 25 anni di età, colpito ripetutamente alle. faccia con um~ pietra, del peso di circ11 un chilog ramma, alcuni giorni dopo il trauma patito accusò anosmia co mpleta ed ipogeusia. Esisteva realmente l'anosmia od era essa simulata ? I n caso positivo dipendeva essa dal trauma od a.veva potnto preesistere ad esso? Era essa pre vidibilmente duratura o transi t oria? .~ll'esame del paziente, gli AA. rilevarono: 1° all'ispezione: Note,ole depressione della radice del naso in cor rispondenza d elle ossa proprie e di parte del margine formato dalle due cartilagini delle ali nella. loro congiunzione, deviazione della rimanente porzione del naso da destra. a sinistra; 2" e.Ila palpazione: Avvallamento dell'o•so nasale sinistro ed esagerazione della convessità nasale della fa<·cia 11steroa del!'osso nit!.ale destro; 3° alla rinoscopia 11ntl:!riore: Sul lato s inistro del setto, d:i.va nti al cornetto medio u11 \ tumefa7.ione della grnssezza di un grosso fagiuolo, di colorito eguale a quello della mucosa circostante, di co ns istenza cartilaginea, impiantato sullo stesso setto cartilagineo; iperti-otia. dei 2/fl posteriori del cornetto medio e della. cocl11. del turbinato inforiore sini ,tro; nella cavità nasale destra tumefazione impia.nte.ntesi a mo' di griv:lino sul piitno verti<:ale del setto tS - Gior1111le cli m,Jl; rna 11ulflarr. - F.i.,c. lii.
386
RIVISTA DI Ml::DIC'ISA LEGALE
e dirigt:ntesi verso la volta. Dal reperto obbiettivo ritennero quindi gli AA. che
le sporgenze formate dalla parte più bassa dell'articolazione della lamina perpen dico:are dell'et111oide con il margine supero-posteriore della cartilagine del setto fos~ero l'effet to del trauma riportato dal paziente sulla radice del ne.so. Evidentemen te le anormali s porgenze, destra e sinistra, del setto ostacolavano la corrente a erea inspirator ia nel la s ua progressione verso l'alto; quindi erano causa di auosmia respiratoria o meccanica per mancata eccitazioue della zona olfattoria. Dippiù J 'anosmia era anche essenziale, chè il paziente non a ccennava ad alcuna percezione olfattiva, pure essendo portato, dopo superat i gli ostacoli del setto, a contatto della anzidetta zona una soluzione di gas solfridico. Che il trauma quindi avesse po- ~ tuto causare la completa perdita dell'ol fatto, risposero affermativamente gli AA. (confortati anche dall'autorità scientifica di Massei , .Ferreri, Cortese, Gare!, Escat. hlenier) dipendendo assai probabilmente l'anosmia da distacco della muC"osa nasale cou rottura rlei filetti nervosi sensorihli, lesione associata o no ad alterazione dt:i bulbi olfattivi Un accurato esnme <lPI paziente fece escludere la supposizione di isterismo. La simulazione dell'anosmia poté essere pure esclusa, essendo a ssociati alla mancanzn d'olfatto un'altera zion e del gusto, nccuratamen te riscontrata (consen•azione d i sapori elementari e soppressione dei complessi (salvo dello zucchero)], disturbi dell'ud ito (ronzii dell'orecchio) ed ipoestesia della mucosa. nasale, più sopra accennata, della qua le possibile conco11,ita11za di disordini funzionali, il paziente uon poteva essere antecedentemente informato, tanto più per la sua condi,done sociale poco elevata. Era da escludersi poi che l'anosmia fosse preesis tente al trnuma, la semplice ipertrofìa dei cornetti 0011 potendo da per sè sola spiegarla. Do,·eva ritenersi duraturo il difeno oliattivo. sia perchè 10 mesi dopo il fatto non si era per nulla modificato, sia perchè era logico s upporre. come gilt. antece· de utemeute accennato, lo stroz:rnmento delle fibre nervose sensoriali, la cui rigenera1.ione del re.;:to a poco aneuhe potuto gio\'are, a causn della permanente deviazioue del setto nasale. BAI.I.A.
RIVISTA D'[GlEN~ G~N l~RH~ E BATnRrnrnGIA Dott. P. P 11:1wvLA. - La dlag uo•l batterlologloa ra pida del colera . - Osse1·Yazioni s ul << IJ/11 ta/ka/iaga1· • del Dieudonnè. - (Igiene modt ma X. 2, 1911). li Dott. P ergola, clte è a,,sisu·nte al laborntorio di mic1·ogra6a e batteriologica dc:l1°11 Sitnita pul,hlica,ha :;lu<liato molto llC<'llrntameute la questione dt!ll'bolamen to <lei Yibl'ione colerico, ed in questo interes,ante lavoro espone i risultati delle sue os:.ernv.ioni col • JJlnlalkaliay,u » del Dieudonnè. L'..\. giustamente dice cl,e, allo stato att uale 1lclla scienza, non basta la semplice d iagm,,i clinica per dichiarare come \'C l'O uu cn,o sospetto di colern : occorre l'esame b:,tteriologico. .Ma pc rcl,è, io hase al ri:,uJtato di un tale esame, si possano prontamente atl.,lta ro le misure, imposte dalla moderna profilassi, e c, uindi r iprometter,i i 1·nntn~~i che da essa dr;ri,·ano, è necessario cli giuogi:re nl pii, presto allo i!'nlnmtnto dul ,·il,rio11e e alla :,;un identificazione.
1
RIYISTA D IGlE:-iE GENERALE E BATTERIOLOGIA.
387
L'A. 1·itiene, e delfo stesso parere sono molti altri osservatori, che per l'accertamento della diagnosi batteriologica del colera sia più che sufficiente la prova dell'agglutinazione, senza dover ricorrere assolutamente a tutti gli altri mezzi, la cui attuazione richiederebbe tempo non breve. Oggi, mercò il substrato del Dieudonnè, si è in grado di confermare o rigettare la dia.gnosi clinica di un caso sospetto di colera in poche ore (12-8 ed anche meno). È vero che l'agglutinazione può talora. condurre a risultati erronei in vista d ell'agglutinazione di gruppo; ma, d'altra parte, è un fatto pure assodato che la agglutinazione di vibrioni colera.simili si produce soltanto in un rapporto molto basso. Il Pergo la, che aveva studiato in laboratorio la questione dell'isolamento del vibrione colerico (Poli,clinico, Voi. XVII, 1910) mediante l'impiego del substrato nutritivo del Dieudonnè, e si era convinto della sua. utilità, durante l'epidemia nelle Puglie se n'è servito con profitto. Giova inolke tenei· presente che in tutte le stazioni batteriologiche, ivi istituite per la cirdostanza, siffatto mezzo nutritivo è stato larg1.1.mente adottll.to, conseguendone risultati pratici veramente eccellenti. Ecco come si procede per ottenere il substrato del Dieudonnè; Si prepara una
soluzione alcalina di sangue, unendo, a parti eguali, sangue di bue defibrinato e 1<oluzione normai-e di potassa cau.çtica. Quindi si sterilizza il tutto nella pe-nt.ola di Koch. D'altra parte si prepara l·agar nel modo ordinario, ma che sia neutro alla laccamuffa, mescolanào 70 parti di questo ayar con 30 della detta soluzione di sa11rri1e,
Si ha cosi un substrato, nel quale il vibrione colerico si sviluppa rigogliosamente, mentre il b. co,li non si sviluppa affatto o soltanto debolmente. Ora, se su quest' agar si fanno degli strisciamenti con feci normali, non si osserva alcuno sviluppo; esso invece ba luogo, se le feci contengono vibrioni colerici. Per usare il descritto substrato, lo si versa in piastre che s i lasciano asciuga1:e, e poi con un bastoncino di ,·etro si striscia sulla superficie di esso il materiale in esame. Il Pergola, che ha avuto campo di spor.i mentarlo, cosi si esprime: • Se l'agar del Dieudonnè non può dirsi specifico pel vibrione colerigeno, tuttavia non gli si può Mgare un'azion.e addirittura meravigliosa, eliminatoria o meglio inibitoria sullo sviluppo dei batteri fecali. Basta esaminare al microscopio un preparato di feci per convincersi che sono milioui i germi che si portano col materiale sulle piastre, e rilevare il contrasto che con tal numero fa la relativa esiguità, delle colonie, che v i si sviluppano, specialmente quando si tratta di feci contenenti il vibrione di Koch "· Come mezzosussidiario essenzinle per le cnltnre di arricchimento si può adoperare l'acqua peptouizzata. Il P ergola propone altre~i. la gelatina a base di a cqua peptonizzata ed anche la gelatina aggiunta di blutalkali. Non è superfluo, per chi voglia avvalersene, rammentare come vanno prPparnti questi substrati. Il 1° si prepara, addizionando ad un litro di acqua gr. 10 di peptone, gr. 10 di cloruro di sodio, gr. 0,2 di carbonato di sodio e gr. 0,1 di nitrato di pot11.ss io. Il 2° si prepara, sciogliendo il .LO-L;'i % di gelatina ne lla suddetta acqua peptonizzl\ta. E' bene che l'alcalinità sia marcata, ma 11ou ei:cessiva. Il 3" in1ine si prepa.rn. pRrtendo pure dall'acqua pe ptonizzata; ma, dopo ave rvi sciolto il 10-15 O[O di gelatina, si rende neutro anzichè alcalino alle carte di tor-
RIVISTA O'IGJE:-.E (;E~ERALE E
BATTERIOLOGIA
nasole. A qnesta gelatina si unisce poi la soluzione alcalina d i sangue, nelle solite proporzioni di 30 e 70. Il P ergola in ultimo cita quali ricercl1e debbano esser praticate per· giungere rapidamente all'accertamento della diagnosi, alla ver ifica d61la guarigione batterica dei casi accertati ed infine al riconoscime n to dei cosi detti portatori di vibrioni. Esse sono: 1° .dlle.~ti/11.ento di pl'eJ)al'ati mic1·oscopici colorati e a goccia pende11te, fatti direUam,1;11fe dal materiale in esame; 2n Cultura per strisciamento nRlle piastre di Bl utalkaliagar e lo1·0 successit"o esmne (preparalo colorato e a goccia pendent~): 3° C,,lture di arl'icchimento in a) acqua peptonizzatri, b) gelatina a bai1e di acqua peptonizzata, c) gelatina addizionata di BlutRlkalia.gar; , -1• Cnltu1·e in piastre con Hlutalkaliagar dalle cult111·e, di cui in a) b) e) clopo fi- 8 01·e di termostato; 5° Proi·a dell'a.r;gli1tinazio11e i11wtediata e sen;i;' alcun ritardo, prelei.:a11do il materia(,!• dallfl piastre sulle q1iali sia11si si;il11ppate colonie .vospette d i essere costi, tuite da vibrioni colr:rici. li Pergola molto opportunamente conclt1de dicendo che spetta poi al criterio clel batteriologo sopprimere delJe suddette ricerche quelle, ·che, nel singolo caso, apparissero non strettamente neces~arie. A. ALTOBET,LI .
I. BANDI. - Kuovo metodo per la 411.gn.011 bt.tterlologio& rapida 4el colera. - ( Rivista critica di clinica medica, anno XI. 1910). Un altro metodo, che iu poche ore (2 a 7) beu si presta all'accerta mento della diagnosi batteriologica del colera, è questo del Bandi. L'A. l'escogitò, e lo descrisse fin dal 190:2 n. propos ito dell'isolamento del cos ì detto bacili.o icteroide, chiamandolo metodo dell'isolamento e della identificazione dei genni agglutinali allo stato nascente. Questo metodo è fondato sulla spe:iificità dell'assorbimento cellulare, che, come la nutrizione dei gerrui, è regolato da una legge d i selezione molecolare. L'A.., in seguito a numeros i tentativi, ha avuto occasione di osservare che, addizionando a mezzi culturali liquidi queJ:a quantità di siero specifico a gglutinante (in modo che sia eliminata l'azione antibatterica generica. e specifica, e sia sorpassato il limite dell'agglutinazione di gruppo) si determina sui germi uno stimolo attivo, cui i germi stessi reagiscono con una rapida. ed abbondan te riproduzione, si da ri.iscire ti p1endero il sopravvento sugli a ltri germi. L'A. rileva che neppure il substrato del Dieudonnè « B lutalkaliaga r » r a ppresenta l'optinmm per la diagnosi rapida e Ricura del colera; poichè esso non ha proprietà nettamente specitiche, ed ha quindi bisogno del conforto delle due p1·oye microbiocbimiche, cioè dell'agglutinazione e della ba tteriolisi. Secondo l'A., col suo metodo, si realizzano coutempol'anea.mente le condizioni stre ttamente necessarie, in base a cui si è autorizzati a formulare senz'altro la dia.gnos i di colera, e, di più, in limiti di tempo, nei quali non si nota , al meno nella maggior parle dei cas i, neanche l 'accenno allo sviluppo delle colonie di ,;ibrioni colerigeni nelle cullure, allestite col substr.itto del Dieudonnè. Ecco la tecnica da st-guire: In provetta s trozzata a l'orma d'imbuto e ttirmioante con una lunga affilatura interrotta ad un certo punto e riunita con un raccordo di gomma, si pongono
llIVISTA o ·w1ENE C:EXJ::RALE E BAT1'ERI0LOGIA
389
6 c. c. di soluzione acquosa di peptone e cloruro di sodio all'l %, a. cui si addiziona una. sufficiente quantità di siero anticolerico agglutinante, del quale si conosca il valore. Ciò fatto, s'infetta il tubo in superficie con un'ansa di feci sospette, e si pone al termostato a BSo- S7o. Se nel materiale di ricerca sono presenti germi colerigeni, in un periodo di tempo, che varia dalle 2 alle 7 ore, si noterà nel liquido culturale una grande quantità di piccoli grumi, costituiti da vibrioni agglutinati allo stato nascente, che vanno man mano ilepositandosi nella porzione declive della provetta, tinche raggiung~ l'affilatura terminale. A questo punto la diagnosi può considerarsi come positiva; ma qualora si voglia procedere all'esame microscopico del materiale, non si ha da fare altro che capovolgere la provetta e staccare la parte aflilatn, dove i vibrioni si eroveranno, specialmente nelle prime ore, in cultura quas i pura. Con questo metodo rapido, semplice e sicuro sono stati ottenuti risultati brillanti non solo dall'A. ma da altri, specialmente dai batteriologi del municipio di Roma. L"A. infine assicura che il su descritto metodo ris ponde eccellentemente anche per ia ricerca del vibrione colerigeno e del bacillo tifico nelle acque. Egli consiglia, che, ove si tratti di esaminare grandi quantità di 11.cqua, si può far uso di un fiasco svestito, nel quale si mette l'acqua in esame, a cui si addizion11. una soluzione d i peptone e cloruro di sodio (in modo da aver nel fì,tsco l'l ~o di peptone e di doruro di sodio), e la quantità necessaria di siero specifico agglutinante. Si chiude il fiasco con un tappo traversato da un tubetto di vetro chiuso all'estremità esterna, e quindi lo si capovolge. · Se nell'acqua. in esame sono presenti i germi che si ricercano, si noterà la formazione di grumi, costituiti da microrganismi agglutinati allo stn.to ni.scente, i quali man mano vanno depositan-:losi lungo il collo del fiasco. A . AL'f0Di,;LLI.
RIVISTA D'IGIENE MILITARE Bloerohe apertmentall sulla 4lalnfezlone delle bardature mediante la mlaoela ga..oaa prodotta dagli appareoohl Olayton. rl,a cli-
K. MORI. -
nica vetel'inaria, Sezione pratica settiman11.le l!HO).
L'A., per incarico del colonnello Costa, capo dell'-C-ITicio d'ispezione veterinaria presso il Ministero della guerra, ha eseguito pres5o la R. Stazione sperimentale del Comizio agrario di Milano interessanti ricerche sulle disinfezioni delle b11.rdature mediante la miscela gassosa prodotta dag li apparecchi Clayton. Questi apparecchi sono costituiti da un forno metallico, nel quale viene bruciato lo zolfo; da un refrigerante ad acqua per raffreddare il gas prima di immetterlo nell'ambiente da disinfettare; da un ventilatore destinato a spingere il gn.s sotto pres-
390
1
RIVISTA D I GIE:>;E MILITARE
s ione nell'ambiente e da. un tubo d'immissione del gas nel locale e da un altro di aspirazione dell'aria da.I locale stesso. Introdotti nell'ambiente da disinfetta.re il tubo d'immissione del gas e quello di aspirazione dell'aria, s i chiudono le porte e le finestre. e quindi si t&ppa.uo l e fes. sure con carta impastata. Preparato così l'ambiente, si comincia. col caricare sulla graticole. e sul fondo del forno la quantità di zolfo necessaria, si mette in azione il ventilatore, indi con un batuffolo di stoppa imbevuto d'alcool si dà fuoco allo zolfo e si richiude ermeticamente lo sportello del forno. Il gas penetra subito nel locale sotto pressione, e perchè la sua azione si manifesti occorre che si trovi nell'ambiente in una determinata proporzione: questa si misura con un apposito apparecchio deJ;to dosiml'tro, il quale si basa sulla solubilità del gas solforos o nel l'acqua.. T erminata l'operazione di disiufezione, si aprono completamente porte e finestre della stanza per favorire una pronta aereazione: questa può esr;ere faci-
litata utilizzando il ventilatore dell'apparecchio e facendolo agire in senso con trario. L'A. si è proposto di studiare l'azione del gas solforoso sui germi saprofitici che normalmente si trovano o che possono trovarsi sugli oggetti di bardatura. e l'a:1.ione sui germi patogeni che e·ventualmente possono inquinarli, e durante le ricerche ha potuto, anzitutto, convincersi che l'anidride solforosa n on danneggia affatto nè il cuoio, nè il feltro, nè la lann, nè il r.rine, nè le. tela, e non determina alcune. azione deteriorante sul legno, nè sui metalli delle fibbie e degli anelli. Dalle numerose esperienze istituite l'à. ba potuto rilevare che il metodo Clayton è per la dii-;int'ezione delle bardature di un'utilità. indiscutibile; la miscela solforosa, fatta circolnre per 4 ore nell'ambiente nlla percentuale dell'8-10 p. 100 e fatta in esso permanere per altre 20 ore, uccide sic uramente tutte le forme vegetative dei germi saprofitici aderenti agli oggetti di bardature.: non ha. invece azione s ulle forme spore.li. La. stessa miscela fatta circolare e permanere nell'ambiente per I<., stesso pe riodo di tempo e nella stessa pro porzione uccide sicuramen te le forme vegetative dei germi pato~eni inquinanti il cuoio, il feltro, i tessuti di lana e di tela; e lo stesso ris ultato si ottiene coi g ermi patogeni introdotti all'interno dei cuscinetti sottosella, il che dimostra il forte potere di penetrazione del gas solforoso. I germi patogeni in forma spora.le non vengono uccisi dalla de.tt.a miscela, fatta agire alla percentuale dcll'S-12 p. 100 per due sedute di seguito condotte colle modnlità anzidette. L' A. ritiene che la disinfezione col metodo Claytou debba essere preferita anche sotto il punto di vis ta economico, perchè per la disinfezione in un ambiente capace di contenere 100 bardature complete la spesa non s upera le L. 16. Propone l'is tituzione di un padiglione di disinfezione reggimentale, della capacità di 30-50 metri cuhi, con pareti, soffitto e pavimento impermeabili e chiudibile ermeticamente, il quale potrebbe servire anche per la disinfezione degli ogg etti e indumenti dei militari affetti da malattie contagiose. Il trasporto del materiale infetto dovrebbe farsi mediante nno speciale furgoncino e con cautele ri 6 orose da un personale all'uopo istruito onde evitare la dissem inazione dei germi. U n solo apparecchio Clayton bas terebbe per ogni pr11sidio e l'apparecchio potrebbe e,sere a ssegnato in dotazione ad un ente militare del presidio, de.I quale i direttori delle infermerie uomini e ca\'alli, lo ritire rebbero, nl momento del bisogno, in seguito a rcgolnre richiesta. C ASARlNJ.
RIVISTA o'JGrE:-E MILITARE
B91
lu UD nuovo slatema di la trlne 4a o&mpo. La questione delle latrine nel servizio delle truppe iu c11.mp11gna si collega, come è ben noto, ad un problema igienico di sommo interesse pratico per la possibilità, tutt'altro che rara, che esse diventino punto di partenza di infezioni più o meno gravi ed anche di fiere epidemie. I sistemi attualmente in uso in molti eserciti, compreso il nostro, sono, a dire il vero, quasi primitivi, e non è difficile convincersi che anche con la migliore sorveglianza e la più esatta applicazione delle norme igieniche appropriate, essi non danno garanzie sufficienti per un buon funzionamento. Pertanto ogni progresso che in questo campo viene attuato ha per noi una rilevRnte impoi.-tan~n pratica: gli è perciò che credo opportuno riferi re un breve cenno su un nuovo sistema adottato con splendidi risult11.ti fin dal 1003 nell'esercito degli St11.ti Uniti d'America. L'invenzione è dovuta al chirurgo militA.re americano J . H. :ì\Ic Cali: tutto il sistema risulta essenzialmente costituito da quattro bottini 1netallici di forma rettangolare forniti ognuno di due sedili; a due a due poi essi vengono collocati sopra forni in accia.io a forma di cassa quadrangolare; un unico camino serve per il tiraggio ad ambedue le fornaci; esistono inoltre altri due recipienti separati per le urine, i quali però possono mettersi in comunicnzione coi bottini sopradetti a mezzo di tubi forniti di rubinetto. Quando i bottini sono pieni di escrementi vengono tolti i sedili e sostituiti con coperchi metallici ; quindi si 11.ttiva il fuoco nelle fornaci, ed il calore cosl prn· dotto è sufficientemente intenso da produrre, in breve tempo, l'incinernmento dei materiali escrementizi; quando ciò è av\1 eunto si fa scorre re den t ro i bottini l'urina d11i recipienti separati, e se ne effettua rapidamente l'evaporazione. Tutti i vapori e i gas emananti dai bottini come anche i prodotti della combustione sono facilmente rimossi attraverso il camino il quale è sufficientemente alto da produrre un attivo tiraggio; oltre di che essendo s ituato alln base di ogni camino un altro fornello, i prodotti s tessi della prima combustione, i gas e i ,·apo ri subiscono una nuova ossida1.ioue e non s11ugono cosi cattivo odore. Si calcola che per un i11cineramento completo di tutti i materiali escrementizi Riano sutticienti quattro ore e mezza, e che quattro dei s uddetti impianti siano sufncienti per un battaglio:1e. li materiale, è leggiero e fncilmeute trasportnbile, l'impianto è facile e si effettua rapidamente con pochi uomini; per il funzionamento e la manutenzione basta un solo individuo per ogni impianto. Come dissi più sopra ques to sistema di latrine è in uso fin dal 1906 presso le truppe degli Stati U niti d'America, nonchè a Cuba e ad Honolulu; i risulta ti con esso ottenuti Rarebbero in verità perfetti dal lato igienico. mentre nel passnto si erano sempre lameutate infezioni talora anche es tese e gl"ll.vi. Ed invero, 11.nche considerando la cosa dal lnto teorico, a noi sembra che il fatto di poter rnccoglierc in modo s icuro e conveniente i materiali escreinentizì, e poterli volta a volta distruggere completamente a mezzo dell'incenerimento, il che assicur;1 naturalmente anche una completa distruzione dei germi morbosi, risolva e.ffìcacemente e in modo pratico un JJroblema igienico d'importanza capitale: gli è perciò che il sistema di J. H. Mc Call merita di cs;;cre segnalato e tenuto in com;iderazione. D. BALEl;TRA.
RIVIS'rA BIBLIOGRAFICA G. H L~;~101:-.e:. - Trattato d'tgteoe mllltare. - Parigi, Mas:;on e C.. edit., 1911.
I lavori del chiaris,;imo professore d'igiene della scuola d'applicazione di sauitil m ilitare di Val-de-Grftce, att ualmente vice direttore della scuola stessa e direttore dell'annesso ospedale, oltre ad essere densi di dottrina e di pratici insegnamenti e a rnppres entare il frutto di lunghi ed accurati studi dell'ambiente militare, banno il pregio note vole di leggersi con vivo piacere, di interessare in sommo grado il lettore. t11nta è l a chiarezza dell'esposizione, tanta è la saldezza delle convinzioni, tanto spiccata è la pe1·sonalità dell'autore in ogni argomento c he egli prende a trattare. Un lihro di ig iene militare il quale tenesse conto di tutte le ultime noYità, c he fosse alla portata di tutti i medici milita ri, che presentasse, dirò così, il s utco dell' igitme applicata a g li eserciti era desiderato tanto in Francia, quanto nelle altre nazioni ed è con vero piacere che, quale saldo e sincero ammiratore dell'opera indefes~a e altamente scientifica che in ogni suo lavoro (e non sono pochi) ha spiegato l'es imio collega di Val-de-Griice, mi permetto additare ai colleghi dell'esercito ques t'opera veramente mag istrale nella qua.le, senza alcun lusso di rettorica, senza alcuna tendenza o.d ingombrare il libro con inutili disquisizioni, con soverchie citazioni, con monotone des crizioni di procedimenti e di esperienze che s pe;.so lascia no il tempo che trovano vengono esaminati, discuss i, ed es attamente delineati t utti i problemi che si riferiscono alla igiene milita1·e, a <·ominciare dall'alimentazione per finire coll'igiene dei paesi caldi. Il libro, ripeto, si leg ge da r.11.po a fondo senza sforzo alcuno, e fini ta la lettura, In. mente riposa ìn una visione siutetica chia ra., precisa, ordimLta di tutto lo stretto necessario che un medico militare deve conoscere e di tutto ciò che deve saper fare a prò della salute dei soldati. I rapitoli sulle conserve alimentari e s ugli accidenti consecutivi alla consumazione di alimenti alterati, sulla epurazione dell'acq ua potabile, sulle caserme, sull'allontanamento dei materiali di rifiuto, s ulle disinfezioni In genere ed iu particolare, dono del più alto inte resse, dens i di cognizioni, utilissimi anzi tutto. La parte che r iguarda l'igiene dei paes i caldi dimostra nell'au tore una competenza tu tta s peciale. Il libro è essenzialmente moderno, ess enzialmente pratico, e mentre i, strettamente personale in molte ques tioni che il Lemoine già in precedenti lavori trattò con mol ta competenza, non tralascia di far tesoro di tutt i quei dati che i colleghi france.~i e quelli degli a ltri eserciti hanno saputo offrire per la risoluzione dei più vitali proble mi dell'igiene milita.re. Meglio quindi non potre i lodare l'opera dell'eg1·egio collega, che raccomandandola ancora una volta caldamente n tutti coloro che riconoscono la grnnde importanza di questo capitolo particolare dell'igiene collet ti\·a.
-
TESTI.
391:>
SOTTOSCRI ZIO:SE PEL' MONUMENTO AD ALESSANDRO RIBERI. Dall'onore\·ole senatore Conte Taverna, presidente d1::lla Crote Rossa italiana abbiamo ricevuto la somma di lire cento, che egli ci invia come contributo del Comitato centrale di quella benemerita associa'l,ioue alla nostra s ottoscrizione. Detta somma abbiamo trasmessa subito nl signor s indaco di titro ppo. Cosi con questo ulti'mo cospicuo contributo, il totale della nostra sottoscrizione ha raggiunto la somma di lire 195ò/J0. :
CONFERENZE ~CIENTlHCHE DEGU O~PEDAU MIUTARI SOWRIO DEGLI ARGOIENTI TRATI'ATl 1
( DAI l'llOCl:lSS! \'ERBALI l'El(Vf•:I\UTI ALL l:s1•E'l'TO RATO D! S AI\IT,Ì. MILl'l'ARF; DAI, l AI. 30 APRI LE).
ALESSANDRIA (febbraio). - Capitano medico ET'l'C>l<E TRUt'FJ : Coutril,uto allo studio dell'ernia di appendici epiploicbe. Esposte alcune nozioni sull'anatomia delle appendici epiploiche, 1'0. riferisce sul note\•ole contri buto portato dal Riedel sn!l'argomento e sugli accidenti endo ed extra-addominali da lui osservati. Le appendici possono staccarsi e dar luogo ad accessi doloros i che somigliano a coliche da calco li biliari ; oppure possono dist enders i su u n'ansa iutestinale ed aderire colla loro estremità libera ad altro punto in guisa da formare come un cordone che scliiaccia l'ansa, e determinare dapprima ostruzione inte;;tinale e quindi ileo : in fine riune ndosi per le loro estremità lil,ere possono costituire degli anelli più o meno larghi, in cui può av,·enire che s i impegnino e si strozzino anse in testinali. Le alterazioni extra-addominali riguardano lo strozzamento e la torsione delle appendici epiploiche nei snccb i erniari. I sintomi dello strozzamen to ernin.rio di tali appendici corrispondono perfet· tamente a quello dello s trozzamento dell'omento de ll'appendice vermiforme, de lla tuba dell'ovaio o di un'ernia parietale dell'intestino, e perciò non consentono di stabilire la diagnosi esntta. . Da ultimo l'O. passn .i n rass egna 18 casi raccolti nella letteratura naziona le ed estera, e ri1>orta uu caso da lui ossen·ato nell'ospedale civi!CJ di Pavia.
394
CO~FERh'.'>ZE SC IE'.'>TIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI
BARI (febbraio). - Tenentfl medico VrncE:szo Vox : Influenza. della lecitina e della lecito-emoglobina. sulla composizione cellulare dtol sangue. L'O., dopo di aver pnsse.to in ra.sscgua le precedenti ricerche sull'influenza delle iniezioni sottocuta.nee di lecitina e di lecito-emoglobina nella composi:i:ione cellulare del sangue, espont1 il metodo da lui seguito per tali esperienze sui conigli ed i ri• sultati ottenuti. L'ovo-lecitina iniettata provoca negli elementi morfologici del sangue s peciali e caratteristiche modificazioni. In generale dopo le prime iniezioni si osserva un aumento della quantità dei corpuscoli rossi, ma dopo 10-15 giorni diminuiscono, mentre i leucociti in un primo momento offrono una diminuzione, ma poi ritornano al norme.le più rapide.mente, con un aumento dei mononucleati e dei pseudoeosinofili. La lecito-emoglobina determina un aumento nella quantità dei globuli rossi del sangue e nel contenuto ernoglobinico, con qualche degenerazione basofila e policromatofila di alcuni globuli rossi: i leucociti raggiungono inoltre valori elevatissimi, 14-15 mila, laddove nel coniglio normalmente sono 4-6 mila, e presentano varie forme : un nuclt>o più grosso del normale, con protoplasma fortemente colorato mediante colori basici sino alle forme normali con nucleo di media grandez;,;a e con protoplasma d ebolmente colorato. L'O. inoltre ha. riscoutrato piccoli granuli nell'&lone protoplasmatico e spesso vacuoli nel nucleo, che dopo le l'icerche di Detre e Sellei possono ritenersi come granuli di lecitina incorporati. BOLOGNA (febbraio). - Capitano medico FER1>1NAND0 DE NAPOLI: Il« 606:. nella sifilide. L'O., a ccen nato ai lavori di Ehrlich e dei suoi collaboratori Rata e Butliein per ottenere dopo una lunga serie di preparati arsenicali l'arsenobenzolo e dopo nv'3r ricordata l'intluenza che ebbero nel successo di Ehlrich la scoperta dello spirocl1eta pallida., nonchè la inoculazione delln sifilide nelle scimmie e sopratutto nel coniglio per opera del nostro Bertarelli, espone i risultati clinici del « 606 • finora ottenuti nella clinica .iel prof Majocchi e nei militari del R. esercito curati dallo stesso O. unitamente al capitano medico Pizzocolo, e presenti\ JO uomini di truppa assoggettati all'iniezione del « 606 ,., illustrando i singoli casi e gli effetti curativi. Fa rilevare che la ci<'atrizzazione delle placche mucose e di altre lesioni secondarie, verificntnsi anche soltanto dopo due giorni dall'iniezione, ha una grnndissima importanza per la profi!Assi della sifilide nell'esercito, sia col diminuire notevolmente la d<'genzn dei soldati negli ospedali, sia coll'eliminare il pericolo del contagio per la collettività. Si dimostra fautore delle iniezioni endovenose per evitnre gli ingorghi che determina la iniezione intramuscolare, ritar<landq il più sollecito ritorno degli infermi a.I servizio, e conclude augurandosi che dai n umerosi clinici che us ano il « 606 .. possa essere affermata e confermata la sun. aiione nella g uarigione della sifilide, realiziando quella terapia. :1teriliza11s magna sia pure dopo 2 o più iniezioni, tanto tenacemente cercata da.ll'Ebrlich. L'O. da ultimo pratica insieme al capitauo medico Pizzocolo due iniezioni, eseguendo la soluzione colle modalità indicate dall'Ehrlich, diminuita solamente nel volume (IO, 12 cc.) secondo le iudicazioni del prof. Majocc.hi. CASERTA (marzo). - Tenente medico 8ALVAT01n: FORINO: I caratteri morfologici, culturali, biologid del vibrione del colera. Esposti i cnratteri morfologici rlel \•ibrione rolerigeno e delle di ver,e forme che può assumere quando è col-
CONFER~ZE SCIE:STIFIOHE DEGLI OSPEDALI )ULJTARI
395
tivato per lungo tempo in laboratorio sui divers i mezzi culturali, l'O. viene a parlare della diversa resistenza del vibrione stesso ai mezzi esterni ed agli agenti chimici dis.infettanti e dei luoghi in cui può trovarsi, accennando all'argomento tanto importante dei portatori di bacilli, non trascurabile in epidemi.)logia militare. Discute sull'insufficienza della diagnosi microscopica per l'accertamento del vibrione di Koch, specie nei primi casi sospetti cli colera e dell'assoluta necessità delle prove biologiche (fenomeni dell'agglutinazione e della batteriolisi). Dell'una e dell'altra prova espone la tecnil'a e la esatta interpretazione, indicando tino a qual punto debba ritenersi specifico il fenomeno della s iero agglutinazione. A complemento della conferei::za dà infine comunicazione di cinque istruzioni pubblicate per cura della Direzi<>ne generale della sanità pubblica per la difesa contro il colera. GENOVA (febbraio). - Tenente medico AU'REDO LOFl'RF:DO: Dopo breve accenno alla s toria dell'epidemia coleriea, alle manifestazioni cliniche del mol'bo ed ai caratteri dell'agente etiologico, fe. un'es tesa rassegna circa lo s tato attuale delle nostre conoscenze per l'isolamento del vibrione e l'accertamento precoc·e della malattia come fondamento della profilassi soc:ale. MILANO (marzo).- Maggiore medico G. BAT'rrS'l'A CALEGAHI: Un caso di fer ita di arma da fuoco penetran te nell'addome. Trnttasi di un soldato di fanteria, che nel settembre u. s. si sparò un colpo cli moschetto a scopo suicida, riportando una ferita a pieno canale in corrispondenza del fianco sinistro, penetrante nella cavità addominale. Ricoverato nell'osped1de civile, non fu sot toposto ad operazione alcuna e venne inviato in licenza dopo due mesi. Per la persis tenza della fistola stercoracea res iduata e per i disturbi che ne conseguivano l'infermo fu costretto a ricoverare in questo ospedale milita1·e, ove fu operato il 13 febbraio u. s. di enteroanostomosi latero-laterale dell'ultima insa del tenue col sigma ilin.co, mediante largo affrontamento e sutura alla Lejars. Ne risultò guarigione per primam della ferita operatorie, chiusura del la fistola e ristabilimento delle normali funzioni intestinali. Il processo operatorio seguito dall'O., cl1e port1wa all'esclusione di tutto il colon dalla circolazione intestinale, venne prescelto nella considerazione che l'anastomosi termino-terminale dei monconi del colon non sarebbe stata po;:sibile, e per il lungo tratto di colon da escidere, data la vastità. della cicatrice e delle conseguenti probabili estese aderenze e stenosi dell'intestino, e per la fissità propria del colon discendente. Traendo motivo dalla lesione in discuss ione 1'0. accenna all'intervento operatorio nelle ferite d'arma d" fuoco penetrant i nell'addome e mette in rilievo come l'ammaestramento delle ultime guerre ci faccia accettare come assiomatica l'indicazione del non intervento nelle formazioni mobili in guerra, ma aggiunge che tale _postulato non deve essere adot tato nelle forma1/.ioni stabili e in genere nella chirurgia in tempo di pace, pretendendosi o meglio dovendos i pretende re che in questi ultimi casi si abbia a disposizione tu tti quei coellicienti necessari alla laparotomia, i quali, purtroppo, mancando in g uerra consigliano di attenersi a quan to patologicamente non sarebbe accettabile. PALERMO (f'~bbraio). - Capitano medico GTIJOLAMO LtoXTI: Presentazione d'naa gna.rdia di finanza affetta da tumori adtlomine.le. L'ana.mnesi è negativa; l'e~ame obbiettivo ha fatto riscont rare alla regione mesognsti-ica l'es i!Stenza d'un
3(.)6
COXFEREXZE SCIEXTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI
tumore, del volume di una testa di feto, a superficie bernoccoluta, mobile specialmente in senso laterale e situato prof'oudamente. L'O., esposte la varie ragioni per cui si deve escludere che il tumore interessi la parete addominale anteriore, o il g rande epiploon, ol'intestino tenue, o i reni, o il piloro, si sente autorizzato a localizzarlo nelle pagine del mesenterio. Stabilita la diagnosi di sede, viene alla diagnosi di natura, e ritiene che per il decorso clinico il tumore sia neoplastico maligno od infiammatorio specifico. Fra i neoplasmi primitivi del mesenterio a rapida evoluzione non si può pensare che al sarcoma in una delle sue varie forme istologiche, mentre per la forma infiammatoria specifica, esclusa la s ifilide che manca assolutamente fra i dati anamnestici, non si può parlare che di tnberrolosi mesenterica. L'O., in base alla data recente dall'inizio del tumore ed al suo rapido sviluppo, nonchè al decadimento grave e rapido delle condizioni generali, è indotto ad ammette re la forma neoplastica (sarcoma): nè contro questa ipotesi pos,ono invocarsi gli elevamenti incostan ti di temperatura tjd i sudori abbon• dan ti, giacchè anche nei tumori maligni possono aversi dei rialzi termici. La prognosi, dato lo sviluppo dell'affezioue, non può essere che infausta, e nonostante la statistica sconfortante degli interventi opera.tori in s imili casi, l'O. si propone di eseguire una lapllrotomia esplorati va: se le difficoltà non saranno iusormontal,ili, egli aggredirà il tumore asportando tutta la parte adere11t.e del tenue. In caso contrario rinchiuderà l'addome ed abbandonerà il neoplasma alla sua evoluzione fathle. lu. (marzo). - Tenente meclit·o di complemento G1uSEl'PE S'l'AZZONE : Presenta u11 soldato ricoverato nel riparto infettivi, che non ha pt·ecedenti e reditari nè personali degni di nota. Senza alcuna causa apprezzabile l'infermo venne colto da dolori al torace, obnubi !azione della coscienza e rialzo della curva termica, e durante la notte dol suo ingresso presentò dei fenomeni di grande eccitazione nervosa: al mattino seguente egli offriva uno stato di completa astenia, con sensibile difficoltà nella pronuncia, specie di alcune lettere (disartria) e note...-ole ritardo della percezione sensoriale, fenomeni che scomparvero nel giro di pochi giorni, meno la disartria. L'esame obbiettivo non fece rilevare altre alterazioni. L'O., dopo aver discusso ampiamente delle varie forme che possono dare il quadro presentato dall'infermo, ed escluse le affezioni meningitiche e tifose, espone le ragioni per cui è indotto a ri tenere trattarsi di una forma nervosa d'influenza. I fenomeni di grande eccitazione sono dovati probabilmente a fatti irritati...-i della corteccia cerebrale ed a disturbi circolatori: la localizzazione non può addebitarsi che a focolai dapprima molto estesi, di poi attenuatisi e .,:uccessivamente persistenti nella zona corticale del centt·o della parola.
WJ7
MISCELLANEA XVII Congresso medico Internazionale, Londra, 1913. - Il comitato ordinatore di questo congresso ba. tenuto un'adunanza. i l 29 marzo, nella quale, fra altro, è stato deliberato: che il congresso sarà. tenuto dal men·oledi 6 agosto al martedì 12 · che le sezioni XX e XXI del precedente cong res.30 di Budapest lsezione XX: medicina militare e sezione XXI : medicina navale e tropicale) si intitolino la XX: medicina militare e navale e la XXI: medicina tropicale. L'arterlosclerosl e I medici. - Alla Società. dei medici di Yienua il dott. Herz_ ha. fatto una comunicazione in cui si è specialmente occupato della arteriosclero~i in rapporto alla professione medica. E' evidente che la proporzione degli attaccati dalle varie forme di arteriosr.lerosi è molto maggiore tra i medic i c he in altre categorie di professionisti. Come per altre malattie, i perfezionamenti diagnostici hanno fatto si che la arteriosclerosi viene riconosciuta più facilmente e più presto di quel che prima si faceva, cosicché gli attacchi di angina pecloris, coi loro tragici e rapidi ri.~ultati, sono diventati meno frequenti, per cedere inYece il pos~o alle lente manifestazioni della arteriosclerosi cardio-renr..le. Il dott. Herz ba fatto una specie di inchiesta fra i meJici austriaci per investigare i fattori etiologici dei casi di arteriosclerosi fra i colleghi. Nella maggior parte dei casi l'origine della malattia è attribuita ad eccesso di lavoro mentale e fisico. Concorso a un premio. - La società filoiatrica fiorentina, per solennizza.re il 1• centenario della sua fondazione, che ricorre nel prossimo anno 1912, ha stabilito un premio di L. 1500, indivisibile, da assegnarsi alla migliore memoria. inedita sul tema La malattia riel Banti e la sua cura. Sa.ranno ammessi al concorso soltanto i lavori di laureati in medicina e chirurgia nelle univer,;ità del Regno. I lavori, da inviarsi entro il 31 agosto 1912 alla. presidenza della società fi loiatrica, dovranno esser contrassegnati da un motto, ripetuto su di una busta s igillata, contenente il nome e le altre indicazioni relative al concorrente. 11 premio sarà conferito da.Ila società filoiatrica riunita in assemblea, discu~so ed approvato il rapporto della commissione esaminatrice, la quale sarà composta di due membri della società e di un membro estraneo. La proprietà del lavoro premiato rimarrà all'autore. I cani sanitari nell'esercito francese. - Il 21 giugno ultimo scorso a Parigi, durante il corso d'is truzione s ul servizio sanitario, furono fatte esperienze interessantissime circa l'impiego dei cani nella ricerca dei feriti. Nel parco di St-Cloud per cura!della Società Nazionale dei cani sanitari furono presentati numeros i animali addestrati, fra cui .'1:ars e .lfa.T da Lepel Cointet, Princz da Descbamps, Nelly dal capitano Tolet, Stop dal medico maggiore Rudler e Fl'icla e Gal'ac dal Granjua.
MISCET,L .Ui'RA
11 l uogo scelto per la prorn fu un piazzale piuttosto elevato, dal quale par tivano in dolce pendio u na serie di strade e :;entieri limitanti nel bosco dei grandi t riangoli. Le esper i<:nze furono oltremodo suggestive e concludenti : due colpirono sopratutto gli inten·euuti. Nella prima M a1·s, sotto la guida del capitano Tolet, riusci a scovare tre supposti feri ti nascosti nel folto del bosco alla distanza di 1;1u metri ciascuno; nella seconda ln ca gna N elly pote, mediante abbaiamento, fa.r rintracciare al proprio istruttore un individuo coricato fr11. i cespugli. Prima dell'inizio di queste ricerche il medico principale Boisson, direttore tecnico del <.orso, tenne u na conferenza sul!'utilit/1. de ll'impiego dei cani nella ricerca dei feriti e sul loro addcstramPnto. Con tali spiegazioni, e per le ottime disposizioni a dottate nell'esperime nto, g li i11tervenuti furono in grado di seguire i vari est:rcizi e di convincersi de lla bontà ed efficacia di questo o quel metodo d'ammaestramento: d'altm parle la prl'senza d'una folla numerosa nella zona battuta dai i:Rni durante le loro ricerche dimostrò che essi potevano ind is turbati compiere le perlustrazioni indipendentemente da l rumore e Ùlll viavai di gente. Le esperienze proseguirono anche nella notte, alla prèsenzà del Sottosegretario d i stato per la guerra e del generale medi,·o ispettore F evrier, e tu t te prova rono che i can i lavorano meglio di notte che di giorno e <'he trovano d u rante le ore nottu rne più rapid!lmente i feriti: di pi ù dimos trarono che un cane bene addestrato a l,11ttere un terreno, per riunnto d iffic ile. è <:apacl' d i notte di rivelare la presenza di tutti g li individui nasco.,ti, il c he viene ad assuml•re una gran-:lissima importanza nello sgombero del campo di battaglia.
l a stomatologia nell'esercito francese. - Nel dicembre u. s. è s tata emanata una <·ircolare ministeriale. colla quale l'org1mizzazione del servizio dentistico nf:ll'escrcito, già sancita colla precedente c ircolare del 10 ottobre 1907, ma ch e era stata lasciata alle iniziative individual i, è regolata in tutti i detta gli di esecuzione. Ne riassumiamo la parte sostanzi ale. In ogni ospedale mi litare, od ospedale misto, via. via che i credi ti stanziati lo permclt,mrnno, sarà is tituita una clinica dentaria, pel servizio degli ufficiali e truppa dell'esercito attivo. Le eure da fars i si limiteranno, fino a nuovo ordine, 1dle opcra;1,ioni di prima necessit,t, cioè all'ablazione del tartaro, cauterizza zione delle gengive, estrazione de i denti, 0 U11n1.zione per mezzo di amalgami e di cementi. li servizio di queste cliniche sarà affidato a militari che, all':1.tto della loro incorporazione. abbiano pro·n1to di possedere il diploma di dentista, o, in mancanza, che s icno studenti con almeno otto iscrizioni di chirnrgill dentaria. Questo servizio è sotto la sorveglia nza e re~ pon'l11.bi lità del medico di rettore doll'ospeda le. L'armamentario di ogni clinica è il i,eguente: 1 Polt rona per dentista completa, con tavoletta porta strumenti e s putacchiera. 1 Trnpano n pedale con manubrio n. 7 e raccordo a doppio scatto. 1 Porta· fre~c ad angolo retto n. 2. 12 Escavatori. 2 specilli. 10 tenaglie assorti te. 1 leva a piede di cnpra, u1H\ lcvn a lingua d i carpio. 12 sonde. 12 t iranervi a l,nrbette. 60 frese n'lSortite. 2 mandrini per <lisr·hi e spn7.olc, a scel ta. 2 l spa 7.zole a pennello. 1 ffoeoue di arnalgitma d,1 1 oncia. 2 specchi manicati, nichelati. G lime da separare. l Ila.eone oli mercurio. 1 SC'atoh di dischi assorti ti. 2 spatola per cemento (metallo od ossoj 2 pinze da medicatura nil'l1elate. 3 dischi di cari.ione. 4 strumeuti per la. puliturn dei denti l pera per Rt'')UR. 1 sh·i11gn per lnrni?;gi. 1 di~<'o di vet ro per cemento. 2 ,catole <li cernr nt')·pol\·ere e liqui<lo. 1 pncchetto di legno drngone. 1 spaz• 7.0!11 per frese.
MISCELLA~EA
399
Nuova busta chirurgica pel medici militari francesi. - Il n. G del Bollettin o militare i1tfìciale francese pubblica la disposizione che tutti i medici militari sono obbligati a portare durante le marcie, campi e manovre una nuova bust1' da m edicazione contenente i seguenti oggetti: 1) Un apparecchio di Miche! con cinquanta uncini contenuti in un astuccio di meta.Ilo; 2) Una scatoletta di metallo nichela t o contenente delle tavolette compresse d'aotipirina e di chinino e delle fialette sterilizzate di morfina e caffein a ; 3) Una scatola di metallo, in cui sono allogati i seguenti strumenti chirurgici: due bistori, due pinze emostat iche di Doyen, un paio di forbici, un astuccio con 20 aghi da sutura, una siringa per iniezioni ipodermiche, una sonda scana:ata, due cateteri d'arge nto per uretra maschile e femminile, un termometro, una benda emostatica di Denain e due pacchetti da medicazione.
Movimenti avvenuti nel Cor~o ~anitario e nel Personale farmaceutico (l>3lla dispensa n. 47 alla 18 riel Bullellino ufficiale delle ,11,111 h1f)
Ufflolall ln servizio permanente. Delenninazione ii1in1:..teriale 18 aprile Wll. l:!E1t1-i;cc1 cav.
Gioi;a1mi. maggiore medico ospedale Verona. -Tr!\sferito ospedale succursalt1 Mantova. Cuccio cav. Andrea, id. id. Roma. - Id. direzione sanità IX corpo armata. DEROSA cav. Michele, id. id. C1wa dei Ti.rreni (Salerno). - Id. os pedale Caserta. SrtNA cav. Vince11zo, id. id. Perugia. Id id. Romu. V1·1·uLLO cav. Giuseppe, id. id. Piacenza. - I d. direzion.i sanità Y corpo armata. SAXTORO cav. Giuseppe, ca,pitano medico 9 fanteria . - Id. ospedale Bari. Bo zzi Piefro, id. 90 id. - l d. 1° artiglieria fortezza (costa). MAR1N1 bnilio P aolo, id. 1° id. - I d. infermeria pres id iaria Civit1wecch!a. NEGRO El'l1eslo, id. -1 alpini. - Id. 1° artiglieria. montagnr.. OLIVARI Pietro, id. reggimento cn.va.llegger i di l\l.011femtto. - Jd . reggimento cavalleggeri di Vicenza. F101tENTJNJ Emilio, id. 28 fanteria. Id. 71,) fanteria . Zt;C('ARI Federico, id. 59 id. - Id. ospedale Cava d ei Tirreni (S!\lerno). B1tACCO Giacomo, id. 25 id. - Id. ,! alpini. Su1w1 D omenico, id. 18 id. Id. 9 fanteri!\. SP,IDARO Gi11seppe, tenen te medico ospedale Ravenna. - Id. ospedale R oma. DE NAPOLI Anlonio, id. 8 art iglieria fortezza. - I d . laboratorio pirotecnico Bo , logna. C1Acc 10 Vilo, id. 16 art iglieria campag na (a disposizione :Ministero inte rno) - I d . infern1erie. presidiaria Trapani, contiuuando a dispo~izione come sopra. F.e:1tR1ER Stefano, i d. r eggimento cavalleggeri d i Catn.ni11.. Td. os pedale Torino . CLlC!NOT'rA Alf,·edo, id. id . id. di Caser ta. I d . iù. Torino.
400
MOVDIF.NTI A VVE)IUTl ~EL CORPO SA:-.lT. E ::,;'EL PERS. FAR!'dAOIWTJCO
Determinazione ministeriale 20 a1n-ile 1911. FADDA Siro, tenente medico 4/; fanteria . - Trasferito, d'autorità, nel R. corpo di truppe coloniali dell'Eritrea. Ha preso imbarco a Napoli il IG aprile 1911.
Determinazione ministeriale 27 aprile 1911. MAsSAR01'TJ Giuseppe, capitano medico reggimento Nizza cavalleria. - Trasferito l egioni, carabinieri )filano. COT,A,TAN:-.r Federi,·o, id. 9 artiglieria fortezza. - Collocato a disposizione Mini• stero interno dal quale percepirà gli assegni e le indennità spettantigli dal 7 aprile a l !31 dicembre 1911. lNGRAVALLE Alfredo, tenente medico 81 fanteria. (a disposi1.ione Ministero interni). - Cessa di essere a disposizione come sopra d:il 10 aprile 1911.
D ete,·minazione 1ninisteriale ./ ma.'lgio 1911. Paolo, tenente medico 11 fante ria. - FERJURI Giot:anni, id. reggimento lancieri Vittorio Emanuele ll. - 'frast'eriti, d'autorità, nel R . corpo di truppe coloniali dell'Eritrea. Prenderanno imbarco a ?fa poli il 14 maggio 1911.
BA~D.\<'CIO
Farmaolatt Decreto ministeriale 29 m arzo HH1. SANNA Emanuele, farmacis ta militare ùi 3" classe, direzione sanità IX corpo di armata. - Richiamato in servizio, per tempo indeterminato, dal 1° aprile 1911 all'ospednle militare Ca~ liari.
R. decreto 9 aprile 1911. (l)SVA REI.I.I Fi-ancesco, sergen te
allievo farmacista di complemento, 10,. <'Ompagnia sanit a, distretto Castrovillari, diplomato in farmacia. - ~ominato farmllcista mi litare di complemento di s• cl11sse e destinato effettivo direzione sanità militare XI corpo armata. Presterà servizio di 1• nomina all'ospedale militare di Cat anza ro dal 16 m aggio 1911.
Decreto ininisfrriale 10 ap,·ile 1911. F1L1l'PI
G1'iscanlo, farmacista di !3° class e, distretto Siena, direzione sanità Vili
corpo armata. aprile 1911.
.Kichiamato in ser,izio per tempo indeterminato dal 14
Defunti DE FRAN<.:Es<·o cav. F,·ancesco, tenente colonnello me dico, non più inscritto nei ruoli. - )!orto a Monteleone (Catanzaro), il 28 febbraio 1911. RANDOSE cav. Gio. Francesco, tenente generale melico posizione ausiliaria, distret to Roma. Id. a Rapallo (Genova), il 20 aprile 1911.
=====~===~~~~--=~----- - - ---~=--=~== l i D i r et t o r e
Comm. CLAUDIO SFORZA, maggior generale medico. l i R eù at. to r c.,
Rrnor.Fo L1vr, tenente colonnello medico. (571) -
llo ma. 1911 -
Ti p. E. Vo~hera.
FILIPPO Grou,, Gertttle.
C.e ferite caiuate dalle armi da guerra. Sintesi della relazione sanitaria sugli 888rciti tedeeohi durante la guerra franco.germanica 1870·71. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. . . . . . . . . . . . . ' L 2 M.4NAYRA, Studii storico-critici sulla meningite cerobro-spinale epidemica in Italia e particolarmente nell'esercito. - Roma, 1883. Un 'Volume di p ag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto , 1 60 SALINAJU, Le lesioni t1t\umatiche. d~i centi:-i nervoei. Memoria onorata del premiJ Riberi. - Roma, 1900. Un volmne di pag. 320. Prezzo ridotto. » 3 110 81'0BU e GmLI.ARELLt. La malaria in Italia. Opera onorata del l O p remio al concorso Riberi. Un volume con 7 grBDdi tavole cromolitografiohe. Roma, 1885; prezzo ridotto. 1 3 TOMELLINl. - Delle malattie più frequentemente simulate o provocate dagli insnritti. - Roma, 1875 • 3 110 ."W. n - Per l'acquisto dalla opere sopealndloate Inviare commissioni e vaglia atrAmmlnlsfrazfone
-del Giorna le di medicina militare via XX Settembre Roma,
Alt1·e 1ntbbticazio14i 1ne<Uco-1nilitrt'l'i.: - R icordi di microbiologia pura ed applicata. - Un voi. in 16° di pag. 408. Firenze, 1906. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicazione di sanità militare, Firenze). . L. 5 ID. ID, - Le malattie infettive diffusibili più frequenti nel so!da'to italiano. Nozioni di epidemiologia tnilitare. Un voi. in 8° grande di pag. 298. - Firenze. 1907. ' (Vendibile presso l'Autore, scuoio. d'applicazione d i 110.nità militare, Firenze). » 7 lo. m . - Le grandi epidomie esoticho. Colera, poste e febbre gialla, - ~iilano, Ulr ico Hoepli editoro, (Manuali Roep li) » 2 VmDIA TOMMASO, maggiore medico. - Il consulonte Sanitario, Guido. pratica per conoscero e curaro le malo.ttie in assooza d el medico. III Edizione. Un voi. di pag. 410; elegantemente rilt,gato in tela. Rocca So.o Casciano. L. Cnppelli 1899. ( Vendibile presso l'Autore, vio. Napolsone Il! n. 70. Roma). • 3 DE S.&nLO Eu<,ENJO, capitano modico. - Le ferite prodotto dalle moderne armi da fuoco da guerra, escluse Io artiglierie. - Ravenna, 1911, Tip. Raveb'Ilana. (Vendibile presso l'Autore, ospeda le militare di Livorno • 10 Fl:B.BARI LELU FRA:<10Esco, capitano medico. - Manuale di bromo.tologia pei medici rnilito.ri. - Firenze, 1906. Un voi. in 16° d i pag. 484. (Vendibile presso l'Autore in Firenze, scuoio. d'applico.zione di sanità militare) : " 6 hrB1UACO PIETRO, t<'nonte generale medico. - Sull'aziono degli attuo.li fucili da guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. /Studi sperimentali, con 16 t av. di fotografie e radiografie riprodotte in fototipografia). - Roma, 1903. (Vendibile presso la Tip Voghero.).1 4 In. ID. - Le operazioni pitì frequenti nella chirurgia di guerra con I 12 figure intercalate nel teato. - Firenze 1898. (Vendibile presso la Lib. Berniirdo Seeber Firenze) . , 8 J.a.NDOLO CosT.&NTTNO, colonnello medico. - Oftalmoscopia ed ottica oculistica. Manuale teorico-pratico. Un voi. in 8° con 82 figure e 12 tavole. - Napoli, stabilimento tipografico FtnTante, 1905. (Vendibile presso l'Autore, Roma, via P rincipe Amedeo 47 ) • 8 l\fA.NOIANTI Eno, colonnello medico Lo sgombero o.cqueo di,i feriti nella valle del Po (1889, 1898, 1905). Testo e progetto con illustro.ùoni, premiati con diploma d'onore ali' Esposizione intornazionale di Milano 1906. (Vendibile presso l'Autore, direzione sanità militare) . • 4 ID. ID. - Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profilassi attuale. - Età della chiamata. - Forma biennale. - Abbassamento della statura). R elazione al congr osso nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . • 2 -SALINARI SALVATORE, maggiore medico. ·- L'o.natomia e la chirurgia operatoria della man:libola e delle parti molli ohe le. rivestono. - Napoli, 1906. Un voi. in 8• di pag. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile presso l'Autor.e, Cor5o Vittorio Emanuele 386. Napoli) 3 ID. ID. - La chirurgia delle vie biliari. Memoria onoro.ta di un attE.>~tato di iode delle. Società medico-chirurgica di Boloyna. - Bologno., 1903- Un voi. in 16° di pag. 198, (Vendibile presso l' Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli). • l BANTUCCl STEUNO, maggiore modico, libero docente di ofto.lmologia e di clinica oculistica nella Regia Università di Torino. Studio scientifico pratico sui traumatismi oculari. Voi. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 mi· crofotografie e con prefazione del p rofessor C. RE,MOND, direttore della Regia clinica oculistioa di Torino. - Roma, Enrico Voghera 1906. (Vendibile presso la tipografia Enrico Voghera, via Po 3, Roma1 . . • 4 .R. Rrv.ALTA, capitano medico. - Malattie professionali ed infortuni del lavoro n ella vita civile e nella vit a milìta re. Rocca S. Casciano 1908. (Vendibile presso l' e.utoro, 11 ° reggimonto fanteria,, Forlì). » 5 'l'lllSTI FRANCESCO, tenente colonnello medico.
GIORNALE DI
NlEDICINA MILITARE Direzione e Ammlnlstraz: Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI ABDON.A.illENTO. 1° Il Giornale di medicina militare si pubblico. l'ullimo gio1·no di cie'tlcun mPs~ in fa;:cicoli di 5 fogli di stampa. 2° L'abbono.menLo iJ annuo e deco1·re dal 1° gennaio. :Jo 11 prezzo delrabbonamento é:
P er l' llalja e la Colonia Eritl'ea Per l'Estero . . . ~ • . in Jla lia . Un fa !:'c1colo seper alo costa , ~ t a 11 1.!.S ero.
.
· 1
L . 12, -
• 15,• 1 ,25 • 1,5 0
4° L'a bbonamento non disdello prima del 1• dicembre s 'intende rinnovato per l'anno s ucce;;:sivo 5° I signori abbonati militari in etfetLivilà di s ervizio pOS!"Ono pagare l'imporlo dell'abbonamento per mezzo dei rispetti vi comandanti di corpo (anche a ra te mensili). 6° A.i librai s i fa lo sconlc, del to 01o, ma soltan to per gli abborlamenli delle per:;:one e degli enti non militari, che non possono fruire della faci litazione . di cui a l n. 5. i 0 Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche , folograGche, ecc., che accompai:massero 1~ m emorie, sono a carico degli autor i. 8° Gli autori delle memorie potranno a ver ne gli eslralli fa cendone richiesta. all'alto dell'invio delle bozze corrette. Gli estrali i sono di due ti pi: T1Po ...t. - Con coperti na in bianco, seuza frontespizio, e colla impagina· Lura e numerazione del fas.cicolo. TIPO B . - Con copertina s tampala, fro11tespizio, impallinatura e numerazione speciale. I l prezzo é r egolato dalla seguente t.sriffA: Pre.:...a:o d:I. o:l.a.aou.n. :fogJ.:l.o d:I. •tampa TIPI DI ESTRATTI
I
NUMER:O DELLE COPIE Per - - - - - - - -- - - - , - - - - ogni centinaio 50 I 00 200 oltre 200 25
-------------- -· Tipo A • . . . . .T ipo B . • . • .
4.6,60
6,7,60
1- - - -1, - -- -1 - - - 6,60 9,-
10,18,60
I s,so
4,80
Gli eslralli minori di un foglio si conteno come foglio intero per le ordinazioni di 100 estralli o meno. P er quelli che superano un foglio, le frazioni in più, che non superano il mezzo foglio, s i conta no come metà, purchA pero l'ordinazione oon sia inreriore a :iO copie. PoLranno aversi e!:ltratli in carta e formalo diversi, previi accordi personali tra gli Autori e la Ti pogl'afla. 9° I manoscrilli non s1 r eslituiscono.
1886-1896
INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI Rl\"ISTA MEDICA.
Baoc•lll. - Delle 1nreziool acute latenti nelrumano organismo. Mal afosse . - Dell'albuminuria talento nel regitlmenti . Luschi. - Ricerche batteriologiche s ulla parotite ep1domira .
Pag. 458 459
460
HIVISTA UI TECl'ilCA I~ SERVIZIO MEDICO MILITARE. Proiettore elettrico automobile dell"e,;ercito franc~,e.
461
Rl\'ISTA O"IGIEt'iE Gl>t'iERALE E B.U TERIOLOGIA . Orlxonl. -
L'epidemia colerica In ,Puglia nel 19t0
46!
CONGRESSI.
XIV Congresso della Sociera Freniatrica ilaliana.
464
lllVISTA BIBLIOGRAFICA.
Microhiotoiiia J)ura ed applicata e' tecnica miorobiologica . Goggla. - Formul11rlo ragionato di cliolca medica 1era11eatica. Testi -
471 47t
f'iOTI ZIE
Primo corso pratico sulla pellagra in Italia.
473
Ricompense ad uR!ciJli medici ben~merill por i l t erremoto Clllabro-siculo
476
MISCELLANEA .
47i
MO\/IMKì->TI AVVENUTI NEL CORPO SA NITARIO E 1'~:L PERSONALE FAR~ACEUTICO
478
Pubblicazioni vendibili presso I'Amministraz. del II Giornale di medicina militare ,, \'IA
XX S&TTEl.lOlllt, f'ALAZZO OKL M1Ni.TEKO OSLLA GUERRA
Antropomuria mili.tare. - Risultat.i ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitar~ delle cl888i 1859-1863; due volumi w 4° con atlante Voi. I (De.ti antropologici ed etnologici) con Atlante della geografie. e.ntropologicA dell' ltaliA. - Roma. 1896. . L. 18 Voi. II (Dati demografici e biologici) - Roma, 1905 • 6 B.ui:orno e SJ'OJlZA. - Compendio di clùrurgia di guerra compilato sulla etoria medico-chirurgica della guerra di secessione d'America. - Roma., 1888 4 volumi, prezzo ridotto • 5 60 BmLNARDO e BREZZI. Lo sgombero deglì ammalati e feriti in guerra. M&moria premiata al concorso Riberi. Un volume di pag. 276 con molte figure e tavole grafiche. - Romn, 1905 . • 3 60 CASA.BI NI, La fatica nella vita milite.re. Memorie. premiata nel concorso Riberi 1!904-1906. Un volume di pag. 330 con 65 figure. - Roma, 1908. • 6 In. - Le malattie e gli infortuni nella vite. milite.re. Memoria premiata e.I concorso Riberi 1906-1906. Un volarne di pag. 402 con tavole grafiche e etati• etiche.- Roma, 1908 . . . . . • . , . • 8 CusANL Esposi:done sommo.ria dell'ordine.mento e funzionamento del Bel'· vizio aanitario w campagna presso l'esercito italiano. - Roma. 1906 . • l 50 DI: CESA.BE. - Studio sulle medie.stiniti (mediaetiniti suppurative, aaoes110 m&diMtinico). - Roma, 1900. Un voi. di pa.g. 144 . . . . • • 2 HYBTL. - Onomatologia anatomioa.. Storia e critica del moderno linguaggio anatomico. Traduzione libera italiana dei dottori C. PRll:'l'l't e C. Sroau.. Roma, 1884. (Edizione rare.) • 6 -
MEMORIE
O RIGINALI
ISTITUTO D'IGIENE DELLA R. UNIVERSITÀ DI PARMA Dirotto dal Prof. E. BERT,UlELU
RICERCHE ~PERIMENTAU ~UlLA ETIOLOGIA DEUA fEBBRE E~TJVA Per i dottori Melchiorre Napolitanl, Capitano medico noi Lancieri di )lontebello (8°) e Aldo Tedeschi, Aiuto ail' Istituto
!NTRODUZlONP..
Lo scopo del presente lavoro, che completa la nota preventiva da noi pubblicata sullo stesso argomento nel Policlinico, sezione pratica, agosto 1910, e nel Centralbfrttt f. Bakteriologie ecc. ecc. Bd. ò7 Heft. 3 1911, è di dimostrare la identità clinica e specialmente etiologica della febbre da noi conosciuta col nome di febbre estiva con la febbre da pappataci di l>oerr e Birt. Nella trattazione delle varie parti svilupperemo limitatamente la. storica, la. clinica e l'epidemiologia ampiamente svolta da moltissimi autori, limitandoci a discutere qualche punto controverso; ci occuperemo invece più ampiamente della parte sperimentale per la dimo'. strazione dell'agE:n te etiologico e del veicolo di diffusione della malattia. DEFJN1Zl01".E Dl!:l,L A :\IALATTIA.
Da. parecchi anni, durante la stagione estiva, cioè dai primi di giugno alla fine di agosto si è manifestata in molte provincie d'Italia, e specialmente nella Valle padana, una speciale forma morbosa, sempre febbrile con carattere fortemente epidemico, impressionante per la r apidità. dell'insorgere e del diffondersi, in special modo dove individui vivono in comune, come nelle caserme, nelle carcl:lri, nei collegi ecc. ecc. Questa malattia, che ha esito sempre felice, è caratterizzata da un accesso febbrile, della durata di circa sessanta ore, lasciando l'infermo per circa quindici giorni in grave prostrazione fisica e psichiea. '!6 - GitJN1al• di medicina mili/are. -
Fascicolo VI.
4()2
IUfel':ROHI,: ~ l'l!:HIMEN'l'ALI SU LLA ETIOLOGIA DELLA FEBBRE ESTIVA DKNOM.INAZIONE.
Fu chiamata in Italia con varì nomi. Anzitutto fu detta febbre estiva dai medici militari, per la. stagione dell'anno in cui si manifesta; da altri fu denominata: febbre infettiva, febbre climatica, febbe effimera, febbre gastro-reumatica, influenza estiva, influenza malarica, ma.le del la secca ecc. Ù t,;N:>J STORICI.
I primi osserva.tori che studiarono e cercarono di approfondire le cause di tale forma. morbosa furouo i medici militari : Già fin dal 1888 il colonnello meciico Saggini, nella. relazione sanitaria annuale del presidio di Bologna, ne fece cenno. Nel 1895 Durel li e Cevaschi e uel '96 Sforza, rich iamarono l'attenzione sulle epidemie di febbri estive dominanti annualmente in Bologna. oltrechè tra i militari anche in altri ambienti collettivi, come l'Istituto di correzione pat erna e le carceri giudiziarie di S. Giovanni in Monte. Queste febbri si diffondevano anche al di fuori degli ambienti collettivi, come risulta dai lavori dei suddetti autori e anche da una pubblicazione di Gambara, che studiò una di queste epidemie verificatasi nella p opolazione de.Ila città di Parma. Il maggior generale medico Sforza fece anzi studì accur ati sulla etiologia dal punto di vista ematologico, e gli parve di avere riscontrato all'esame microscopico del sangue di sei ammalati un parassita di forma rotonda, che classificò tra le amebe ; repEèrto che non fu d a altri confermato. Negli anni successivi si osservarono epidemie- di queste febbri , sempre nel periodo estivo, in varie città e regioni d'Italia. Nel 1902, si ha una pregevole relazione del colonnello Ferrero di Cava.llerleone, a-ttL1ale Ispettore capo di sitnità militare, su una epidemia di febbre estiva. svilu ppatasi tra le truppe alloggiate in Roma a Castel San.t'Angelo. Nel 1907 comparve un lavoro di Menòes, che le studiò fin dal 1904: in Roma presso la. brigata granatieri, occupandosi in special modo d ell'etiologia con importanti ricerche batteriologiche, che lo persuasero trattarsi di una malattia similtifit:a. Mannella, che fu di guarnigione lungo tempo a Piacenza., ed ebbe agio di osservare le annuali epidemie di febbre estiva nel 4° reggimento genio, n e scrisse nel 1908 con conclusioni analogh" a quelle di l\Iendes.
RICERCHE SPERIMEXTALI SCLLA ETIOLOGIA DELL A FF.B8RE ESTIVA
403
Infine, in questi ultimi anni, per osservazioni e ricerche da noi fatte, oltre che nelle caserme iella città di Parma, anche nelle vicine cittù. e borgate, le febbri estive hanno avuto, sebbene di gravità attenuata, il solito decorso e la solita diffusione, come risulta anche da.I recentissimo lavoro di De-Napoli, su queste fabbri dominanti in Bologna. CARATTERISTICHE CLINICHE.
Noi che da un decennio, osserviamo questa infezione nella guarnigione di Parma, possiamo affermare in modo indubbio, che ora la malattia si è attenuata, fatto pur confermato da vari distinti medici militari delle guarnigioni vicine da noi interpellati. Le epidemie di febbre estiva negli anni decorsi erano un vero disastro per i reggimenti, poichè il numero, la maggior gravità dei casi, le conseguenze sull'organismo colpito erano molto più importanti che ora. I fenomeni nervosi come cefalea, algie, delirio, dominavano il quadro morboso; le ipertermia erano accompagnate da grave depressione, per cui i ricoverati negli ospedali militari salivano a cifre altissime. Ba.sta compulsare i registri nosologici di alcuni ospedali militari del decennio scorso per convincersi di quanto si asserisce.
Nelle ultime epidemie si è potuto consta.tare che la malattia general mente ha avuto un decorso più mite, per cui solamente nel 10 p. 100 dei colpiti si verificarono temperature al di sopra di 40°, ed in pochi casi subdelirio ed altri gravi fenomeni. Noi possiamo esibire molte centinaia di stor ie cliniche di questi ammalati da cui si può rilevare, qua.si sempre, il seguente qut1.dro morboso: in piena. salute l'individuo viene colto da un senso di malessere seguito da cefalea frontale, susseguono dolori agli arti inferiori ed a.i lombi; insorge ben hosto la febbre, che rapidamente ascende per r aggiungere il suo a.eme in 12 ore circa e discende con curva alquanto i,iù lenta, senza remissione alcuna, e cessa completamente in sessanta ore circa. Ma talvolta la febbre non è preceduta da prodromi, la cefalea e i dolori, che ne sono il corteo costante, si presentano dopo. Noi abbia.mo visto soldati febbricitanti, all'atto di smontare da cavallo dopo le consuete istruzioni, i q uali non a,evano avvertito alcun segno prodromico. Jn genere questi ammalati conservano l'appetito, in qualcuno diminuito; presentano però la. lingua bianca., l'alvo chiuso e rarissimi gorgoglic:? alla regione ileo ceca.le.
+
404
RIOERCRE SPERDIENTALI SULLA ETIOLOGIA DELLA FEDBRE E STIVA
Svio in pochi casi si ba anoressia.. Noi escludiamo clinicamente qualsiasi localizzazione delFappareccbio gastro-intestinale; e lo prova il fatto, che gli ammalati curati nei locali d'isolamento dei reggimenti, sebbene si facesse loro larga distribuzione di latte, brodo, uova, preferivano il rancio usuale, molte volte anche con febbre alta, e mai, nelle molte centinaia di casi da noi osservati, abbiamo notato alcuna complicanza, in relazione a questo regime dietetico, da noi tollerato con animo tranquillo, sicuri che nes~nna conseguenza avreube subito l'ulteriore decorso della malattia. Anche Mendes e De-Napoli banno verificato che in alcuni dei casi da essi studiati, mancava assolutamente qualsiasi disturbo a carico del tubo digere11te. In qualche caso si è osservato arrossamento delle tonsille o del faringe, ma nulla di più; in qualche altro caso epistassi. L'apparato respiratorio rimane integro. Non alJhiamo mai notato splonomegalia. Sono molto importanti i fenomeni nervosi, i quali non manca.no mai; la cefalea, per lo più cede con la caduta della febbre, ma le algie agli arti inferiori ed alla regione lombare molte volte durano anehe più giorni nella convalescenza; sono però meno intense che nelJA prime epidemie da noi osservate. Infatti, uno di noi (N apolitani) ricorda, per essere ~tato nel reggimento di cavalleria fin dal Hlùl in Parma, che, dura.nte i mesj estivi, l'ufficiale med-ico di guardia di questo ospedale militare succursale era frequentemente chiamat,o di notte nellA vicine caserme, per soccorrere solda,ti ammr.latisi improvvisamente di febbre estiva e che presentavano, oltre la temperatura a lta. sintomi nervosi imponenti da. richiedere il loro immediato trasporto all'ospedale. Non nascondiamo però, che anche iu quest'ultima epidemia, tali fenomeni assunsero in un caso una gravità. eccezionale da essere erroneamente creduto per meningite cerebro-spinale. I riflessi cercati in molti ammalati, nulla banno presentato di anormale. L e urine, sistematicamente esaminate, lasciavano notare bilinogeno 111 gran quantità durante l'acme febbrile, molto diminuito durante la convalescenza; mai al bumina nè a ltri reperti patologici. •raie fatto è certa men I.e in relazione con un'accentuata emolisi che potemmo constatare nel fare le ricerche ematologiche. Crediamo in ultimo far rilevare che in quasi tutti i nostri ammalati abbiamo osservato un rossore alla faccia molto intenso e duratm·o, quale non si verifica in altre malattie.
RICERCHE SPERIMENTALI SULLA ETIOLOGIA DELLA FEBBRE ESTIVA
405
La recidiva è facile nella epidemia in corso. Alcuni assicurano che gli ammalati godono di immunità nell'anno seguente ad infezione superata; noi ci siamo trovati nella impossibilità di conferma.re o · meno questa osservazione, perchè nel 1909 avvenne il cambio di guarnigione e nel 1910 la classe anziana fu assente da Parma, durante i mesi estivi, per servizio di P. S. Il quadro è così semplice e chiaro che non può indurre in errore di diagnosi un osservatore attento, e facilmente si riesce a distinguerlo da altre malattie. Duo:-.osr DIFFERENZIALE. Infatti la febbre estivs. non può confondersi con l'infezione grippale per la stagione diversa in etti scoppia, per la mancanza di c-0rizza e di qualsiasi alterazione delle vie respiratorie, per la durata più breve della febbre, e in ultimo per la mancanza assoluta del le tanto frequenti successioni grippali (nevralgie, otiti, bronchiti, pneumoniti). Si distingue da un accesso di infezione malarica: a) per la mancanza del parassita specifico nel sangue; b ) per la più lunga durata della febbre; e) per l'assenza di tumore splenico; d) per il grande e prolungato malessere che sussegue alla febbre ~stiva; e) per la mancanza di un vero attacco accessuale così come nella ma.la.ria ; /) pe1· il non ripetersi dell'accesso febbrile, a certa distanza, oome succede nella malaria; g) per la mancanza. di anemia secondaria. Non si può confondere con una infezione tifica. o paratifica: per le ricerche batteriologiche; per l.i. sierodiagnosi negativa; per la. durata e curva della febbre (nelle tifoidee abortive e similtifo a forme anche molto attenuate (febbricole) la. piressia. dura. sempre di più che nella febbre estiva) ; per la mancanza di tumore di milza, sempre presente o qua.si nelle infezioni tifiche; per l'assenza delle così frequenti ricadute, che si osservano nel tifo. Nè si può confondere con una febbre infettiva. reumatica; anzi tutto per la grande diffusione della malattia; poi per la costante assenze. di tonsillite, che sì spesso precede la febbre reumatica.; per, la mancanza di successioni articolari, muscolari, nervose, cardiache, così frequenti nella infezione reumatica; per le recidive più gravi e piu fre. quenti della febbre reumatica.
406
RICERCHE SPERIMENTALI SULLA ETIOLOGIA DELLA FEBBRE ESTIVA
Inoltre per l'andamento della curva febbrile, e in ogni caso per il reperto negativo sia cultura.le che batterioscopico del sangue e per i1 fenomeno di agglutinazione specifica, non si può confondere con la febbre mediterranea. Infine va.rii autori hanno trovato una grande rassomiglianza. con la. febbre dengue, propagata, come hanno dimostrato le esperienze di Graham a Beyrutb, dal culex fatigans. E invero, a prima vista parrebbe molto simile la sintomatologia. ; però noi osserviamo che la dengue è rara nei nostri paesi; è caratterizzata da dolori acutissimi nei movimenti attivi e da una. esantema. polimorfo che manca nella febbre estiva; infine la fehbre ha un decorso rhverso, costituito in generale da due parossismi piretici separati da. uno stadio intermedio di remissione. EPIDEMIOLOGIA GE::-iERALB E ANALOGIA CON FORME STRANIERE.
La febbrn estiva in Italia è molto più diffusa di quello che si crede. Per le succi tate pubblicazioni dei medici militari italiani si sa che è endemica tra i militari di guarnigione nelle grandi città della Valle Padana; si è riscontrata inoltre lnngo il bacino del Tevere, a Roma, in Sicilia, in Calabria; onde può dirsi che tutte le regioni d'Italia in maggiore o minore gravità ne sono state colpite. Da una. nostra accurata inchiesta ci siamo convinti, che essa si diffonde, oltre che nella popolazione civile delle grandi città, anche nei villaggi situati sulle sponde degli afiluenti di destra del Po (.A.rda., Taro, Parma, Baganza, Enza, ecc.). Essa. venne inclusa. nel vasto grnppo di quelle febbri, che sogliono nella stagione estiva., dominare a. forma. epidemica nei paesi caldi ed il cui agente t'ltiologico si ignora. Venne identificata. con la febbre dengue, con la febbre continua. semplice delle Indie, con la febbre del Chitral, con le febbri climatiche dell'A lgeria, con le febbri comuni continue di Massaua. e· in generale con tutte quelle febbri a forma simile, che si conoscono n el bacino del Mediterraneo (Albania, Grecia, Asia minore, Siria, Egitto, Sudau ecc.) e n ell' Estremo Oriente prendendo generalmente il nome dalla località ove si s viluppano. Noi però, d opo i risultati ottenuti con le nostre ricerche, mentre riteniamo indiscutibile oramai la sua identità con la. febbre da. pappataci della J3osnia ed Erzegovina (Doerr, Franz e Taussig), con la. fe bbre climatica d i Cret a (Rossini), con la febbre da pappataci di l\la lta e CrPta (Bir t), con l'ultima epidemia di febbre dei tre giorni di lfessi ua e d ella costa Cal abria (Gabbi) e per la precisa identità della
IHOERC:UE SPERll[ENTALI SULLA ETIOLOGIA DELl,A FJmnrm F:STIVA
407
forma. clinica. e per l'agente trasmettitore della. malattia, non possiamo identificarla con le febbri di Verona, che Loschi stesso definì febbri a forma. tifosa, nè con molte delle forme straniere su enunciate. Infatti la. febbre di Shanghai, come ebbe a scriverci il ca.pita.no medico della R. mariua. Quattrocchi, non è che un paratifo, la cui curva. terminea dura 21 giorni; la febbre dei Docks o dej non acclimatati di Bomba.y, come ebbe a scriverci Polverini, che studiò sul posto le febbri malariche, è di natura indefinita, con localizzazioni inte~tinali e la cui febbre è di più lunga durata. Lo stesso va detto delle febbri di Massaua. e delle febbri climatiche del!' Algeria. Nè ripetiamo ciò che abbiamo detto innanzi per la dengne,, affatto differente dalla nostra febbre esti va. CARATTERISTIOHE EPIDEMIOT,Ot:lC.E[F: DELLA GUARNIGIONE- DELLA CITTÀ DI PARMA.
Il presidio milita.re di Pa.rmA. è molto importante; ne fanno parte: due reggimenti di fanteria.; un re~gimento di cavalleria; una brigata. del 21° artiglieria da campagna; scuola d'applicazione per la fanteria; distretto militare; ospedale militare succursalo; deposito 2° reggimento granatieri; reali carabinieri e servizii vari. Come si vede dall'annessa pianta, la truppa è alloggiata in varie caserme, disseminate in ogni parte della città. Ad eccezione della scuola di applicazione per la fanteria, magnifico edifizio di costruzione relativamente recente, di qualche padiglione della caserma A. Farnese (ex cittadella) e della casermetta Vittorio Bottego, sono {IX conventi, ed ex edifici pubblici, che presentano gravi difetti inerenti alla loro trasformazione e adattamento per abitazione di truppe. Noi ci limitiamo ai rilievi epidemi0logici del solo anno 1910, perchè ben poco differenti dagli anni precedenti. Le caserme che in special modo vennero colpite dalla febbre estiva. sono: P,·incipe Amedeo - Smeraldo Smeraldi -- Riccio da Parma e un padiglione della caserma A. Fa.mese occnpato dal deposito del 2~ reggimento granatieri:
408
RIOEROHE SPEiUVENTALI SULLA. ET10LOGU. DELLA FEBBRE ESTIVA
Una percentuale più bassa si ebbe:alla scuola di applicazione per la fanteria; a due padiglioni della caserma A. Farnese, occupa.ti dal 62' fanteria 9d all'ospedale milita.r e. PLA N IMETRI A DE L L A CITTA D I PARi'-1A
I S...· uot• .t •r1•l" •t1·•n• ,m. jJ Anu ,t...., I" ' P,r,,u~
1(
c...s..
/I /
•
/ I' V
VI
\'
~,.~1 .. ,c..
Sni,.,alJ
•
'n,, r"ld1
Re.)11 \ .;. r al11111r r , ~
Sp1t 1l,,(•
•·.,,ni,.
11
I 10 1,., ttr m •llt.,r,
• 0.;<.1 S \'1L&J• I X 0.!!p'&dal~ ~ 1lwCM..
b
J'. ,r(l.;fio,., A rl iqlur i.ri
X C,~,...,ma Ennnud"' Fil1hertr Xl • "F'... r :w,., (',(' 1lU1,, l ....lla)
d
Gt'O IIOlltr,
l'II I A1ot"nllll H,, .:t·~ rl, VIII
l •tUtff'r'1'J
el l'i.11,,,,11:ro 1) <.' o,ulQUo o bbondonotG
Rimasero immuni le caserme: Vitto1·io Bottego - Emanuele Filiberto - Ugo Sanvitale - Santo Spfrito ed un padiglione dell'A. Farnese occupato dall'artiglieria.. Noi ci domandammo se la causa dell'infezione risiedesse nella ubicazioue di queste caserme, nella distribuzione e sistemazione dei loca.li, n el vario agglomeramento degli individui ecc. ecc. Anzitutto non
lllOF.BCHE SPERIMENTALI SOLLA 1':TIOLOGIA. DELLA FEBBRE ESTIVA
409
poteva risiedere nel torrente Parma, per lo più 11.sciutto nell'estate, con .acqua stagnante qua e là, perchè la. caserma Principe Amedeo, sulla riva destra del torrente, era invasa gravemente dall'infezione, mentre la caserma Vittorio Bottego, quasi di contro sulla sponda sinist.ra, rimaneva assolutamente immune. Non nei lavori di sterramento e rimozione di macerie lungo il lato ovest della caserma Principe Amedeo, per i lavori di costruzione -del lungo Parma, perchè questa caserma è sede di infezione da più anni, quando non erano stati iniziati quest.i lavori. Non nell'ubicazione perchè, mentre u ella scuola d'applicazione per la. fanteria, attigua alla Vittorio BottE1go immune, vi verifica.va. l'infezione, rimaneva invece immune la ca:-;erma S. Spirito, occupata. anche da truppe della scuola e situata nell'oltre torrente, tra un dedalo -di strade strette, mal pavimentate e in mezzo ad abitazioni malsane, e con una popolazione poco curante l'igiene. Nè potemmo invocare condi zioni loca.li~tiche poichè nella caserma ..A. Farnese, avevamo contemporaneamente nn padiglione (Deposito granatieri ) con una percentuale di colpiti abbastanza alta; un padiglione (Brigata d'artiglieria) immune ed altri padig!i~i (62° fanteria, con percentuale di colpiti bassissima. L'esame delle costruzioni delle varie caserme, la. loro diversa manutenzione e distribuzione dei locali ci convinsero che neppure qui risiedeva la causa della infezione. E infatti era colpita la caserma Principe Amedeo, massiccio fabbricato relativamente di recente costruzione che pur ha dormitori ben tenuti e ben ventilat,i, la. scuola d'appli0azione per la fanteria, che nulla lascia a desiderare per la pulizia, am piellza e manutenzione dei locali, un padiglione del 62° fanteria della caserma A. Farnese di costruzione recentissima; rimanevano invece immuni la S. Spirito, la. Emanuele Filiberto e la Ugo Sa.nvitalo, che per e:1sere vecchi ex conventi tra.sforma.ti, non sono certamente locali ideali per abitazione della truppa, Dovemmo infine escludere quale causa dell'infezione l'agglomeramento degli indivi:lui nelle camera.te, poichè nell'estate scorsa una. parte delle truppe della guarnigione e specialmente del reggimento .lancieri di Montebello, venne impiegata fuori della città per servizio di P. S.; onde nei dormitori, occupati appena da u11 terzo degli individui che vi sogliono abitualmente dormire, si ebbe una percentuale ·di colpiti non dissimile dagli anni precedenti. La. seguente tabella indica il numero dei colpiti nei va.rii reggi.menti secondo statistiche gentilmente forniteci dagli ufficia.li medici,
410
RICERQl{r,; SPERDIENTALI SUL LA ETIOLOGIA DELLA F .EBBRE E STIVA
capitano Ugolini, tenent.i Visconti e Grifi, ai quali r,e ndiamo vivissimi ringraziamenti. Q UADRO A.
STATIS 1' I CA dei colpiti da ( e&b1·e estiva nei ccrpi e repa1·ti delta guarnigione di P anna nella epide1nia del 19 LO.
lI ""'""' I·
'I"""'",
N
,•r,·,·ulu:i ,.
,lei ,·.:,lpltl
lsul l rnlle 11nvoro ,1
/JSSER l'.\ Z /0.\"I
tl ,·1 ,,,.Jpill
IH0 fanteria .
19!)
Ml,6%
:2985
n:2° fanteria .
21
3%
315
~!J
37,3%
1036
20
5.:i,5
375
In questa stat istica sono compresi solo quelli che vennero cu rati n elle infermerie, nei locali d'isolamento e all'os pedale militare. Le giornate sottratte al lavoro sono calcolate in ragione d i 16 giorni per individuo, poichè effettivamente trn la malattia e la convalescenza i colpiti rimangono esenti da ogni servizio per uon meno di 15 giorni. lfancan o nella statistica i cas i lievi che :-:fuggirono all'osservazione.
CORPO o R EPARTO
Scuola ci' ap plicazioue per la fant eria.
- •
----
Depos ito grana-
Lieri . 21° artiglieria
N.
~-
N
Lancieri cl i Mon te bello, a nno Jt/0:J .
:234
oS,4%
l1510
L a ncieri di ~fonte· bello, anno 1\.110 .
172
07 ~~
2580
Ospedale militare.
10
:25 %
HiO
-
1
R APPOP.TO T RA DECOR SO DEI.L El'Il)E'l,lIA, CONDIZIOXI ATMOSFERICHE, E PRESE XZA DEI P APPATAC I XELLE C,HIERA'I'E,
NE'll'anno 1!109 avevamo fatte accurate osser vazi:o ni meteorologichee cercato un rapporto tra queste, il decorso dell'epidemia e la presenza di pappataci. Tali osser vazioni furono ripetute nell'anno successivo con risultati perfettamen te iclent.ici. Dai quadri B. e C., nei quali le osserva zioni meteorologiche e le tem pera ture sono esattissime per averle con trollate a ll'Os,;er vatorio astronomi co d ella R. Università. di Parma, a ppare chiaro che, dopo ven ti forti ssimi e tem porali con abbassamenti
RICERCHE SPERIMENTALI SULLA. ETI OLOGIA DELLA FEBBRE ESTIVA.
411
notevoli di tempera.tura, il numero dei colpiti decresceva solo dopo 4 o 5 giorni dal turbamento atmosferico. La spiegazione di questo fenomeno sarà. facile intenderla. in appresso quando sarà. trattata l'incubazione. Intanto, contrariamente all'affermazione di Mennella (allora non ci era. ancora noto il lavoro di Doerr, Franz e Taussig) avevamo notato nei dormitori la presenza di numerosissimi pappate.ci durante tutto il periodo epidemico e cioè dal giugno ai primi di settembre. Questi insetti quasi scomparivano o per l'abhasilarsi della temperature. o pel vento forte, nascondendosi nelle screpolature delle pareti, nelle commessure dei travicelli del soffitto, dietro le plancie (mensola,attaccapa.nni in uso tra militari) e negli angoli più oscuri a più reconditi della ca.mera.te. per uscirne appena tornata la calma. Nell'anno scorso poi potemmo confermare questa nostra. osservazione, a.vendo dovuto st,udiare la biologia dell'insetto, di cui ci occorsero molte centinaia di esemplari per le esperienze di cui diremo appresso.
4 12
RI CERCH E SPERnfENTALI ~ULLA !;;TIOLOGTA DELLA FEBBRE ESTIVA
QuAnno n
Reggimento lancieri di Montebello 8°. E LFJ.VOO nw1w·ico degli ammalati gionialieri di f ehfn·e estiva nella Oase,·ma Principe A me1l1'0 in P nnna crm o.<seroa,ioni ,nPfeorologiche. cliniche ell epideminlo.qichc (rin 110 JYO!I ). ;; D .~T.\
""
T,rn1peratur t1
~
-"~
z
.!:!
""
Oaservnzioni cliclche
"
.§ e
I I ~
Osserva.doni met<·orolot,,"iche
ed epidemiologic he
.,,.!!
" ~
:? :n.r, l:U 1s 10 'f emporale, pioggia forte e g randi ue
JG giugno
17
,.
1
25.:? 146 19.90
Stato del cielo seren o
lt'!
>
-
:?\1.1 17.H 21.JO
Id.
lH
>
28.f, lG.7 21.50
Jd.
:?!l.:l 17.3 2:? -15
Id.
27.!3
20
>
-
21
.,.
-
22
,.
1 :?7.8 17.1 23.80
2,1
,.
1
2!3.7 19.0 20.87 A.q uazr.one; venti fortiss imi di ::-ud-Ovest
24
,.
-
2-1.6 18.:2 :W.~o Venti forti e fortissimi, sereno
HU :?d.G5 \ ' ento ovest forte-sereno Sereno
25
>
]
25 ':2 15.ì :20.r;o
Sereno
21i
,.
2
24.r.. 15 2 18.97
Id.
•
-
'25./l 12.8 1850
Id.
4
25.9 H.ì 20.02
:a7 28
,.
I d.
29
>
8 :24.:2 lG-1 :?O.l o
flO
,.
4
21'>.fi 15.0 20.3(1
Vento d i Nord-Ovest; i,:ereno
1 luglio
6
27.J 2-U) :W.6
Sereno
>
2
25.0 lll.O [!).8
Id.
,. ,.
1
:2:1.4 LU :?O.I
Jd.
-
2fi.7 lì.:l 21.5
fd.
.j.
27.0 J:1.!3 22.f>
Id.
2
8 4 6
r,
" ,.
Ven to forte s econdo quadran te; breve pioggie. 1 recidivo.
1 recidivo.
2 recid ivi e 1 di s quad.
immune , ma. pia ntone a ll'inf. ca.valli. 5 :21ò.7 17.S 22.:1
Jd.
RICERCHE SPERIMENTALI SULLA I!:TI OLOGIA DELLA FEBBRF. ESTIVA
.. DATA
"
·; 'O
T~mperatura.
. 8
s
,I
z
:a
:,
;
" .§
:a=
I I
.. :;
Ouervasioni meieorologlcbo
Osservazioni cliniche
ed ep1demiologlche
.! ,.,
7 luglio
2 24.3
17.7 20.2
8
,.
5 24.5
16.9 20.1 Vento forte di Sud OvesL; 1 recidivo. sereno
9
>
10 25.6
13.8 20.5
Sereno
10
>
15 25.2
16.H 21.2
Id.
11
>
6 23.1
16.2 18.9
Id.
2 id. id. id.
12
>
4 24.7
12.7 18.4
Id.
1 recidivo.
»
6 23.6
15.0 19.26
Pioggia forte
8 25.7
14.8 19.87
Sereno
13 14
,.
413,
.
Pioggerella; venti fortissimi di Sud-Ovest
2 recidivi.
2 degenti aJl'infermeria. per altre malattie.
1 trasferto all'ospedale· milita.re con complicanze bronchiali.
5 27.1
16.9 21.57
Id.
4 27.4
17.0 20.72
Id.
17
,. ,. ,.
5 29.10 19 5 23.5
Id
1 recidivo e piantone camer a isolamento, febbri estive.
18 ·
»
6 31.1
18.8 26.G
Id.
3 recidivi.
19
>
6 82,3
19.0 2625
Id.
2 recidivi e 1 di squadrone immune ma piantone all'informe· rioi. cavalli.
20
,.
2 29.2
21.8 24.66 Venti forti di Sud; pioggia
16 16
21
»
3 28.7
17.9 24.27
Sereno
22
»
5 29.6
20.9 25.27
Id.
23
»
6 31.5
22.0 26.41
Id.
24
>
3 80.8
20.7 25.4
Id.
25
>
8 38.3
21.5 27.62
Id.
2 recidivi.
26
,.
7 B4.4
21.0 27.75
Id.
1 recidivo, 1 degente all'infermeria ed 1 piantone ai febbricitanti.
2 recidivi.
27
>
22.1 27.32
Id.
1 recidivo.
,.
6 34.3
28
8 32.1
21.6 26.2
Id.
2 recidivi.
29
>
6 31.4
20.4 26.87
Id.
1 recidivo degente all'infermeria.
414
RIOEROHE SPERIMENTALI SUL LA ETIOLOOIA DELL A F EBBRE E STIVA
·a DATA
.,,.:
Temperatura l- - - - - - 1
. I .,,
s :,
z
-e
.!
.:
Cl
;;:;
:;i
0&1ervazioul meteorologlchr
Onervulon
cltoicl1e
,•d epldemiolo11iche
3U luglio 81 ,.
5 Sl.8 :H.O 26.67 9 32.7 20.2 26.8
Sereno Id.
2 recidivi.
1 agosto
2 32.7 2192i.87
Id.
1 recidivo.
2
6 S2.G 22.2 2i.22
Id.
1 sottuflicialP. di squadrone immune ch e aveva montata.la guar-
1 recidivo.
dia alla caserma P. A· medeo.
,.
6
29.5 202 25.0
Temporali con tuoni e pioggia
1 recidivo.
J
:.
.J
2:1.0 16 li 20.4:l Tuoni, lampi e pioggia
3 recidivi.
6
,.
~
3
1 20, 15.7 18.2i
Pioggia
,.
s
7
,.
t I 2u.1 18.8 2.l.66
Sereno
8
,.
:;2.0 20.826.17
Id.
34.H 21.! 27.0-.2
Id.
12!
-
7 Hl S 21 .H2 Pioggerella; vento forte di Nord-Ovest
2 recidivi.
2 recidivi.
•
l
10
•
11 29.'1 2-2.l 2J.46
11
:.
1 21.6 1a.o 22.21
Sereno
12
»
S 82.0 ll.1.3 26.0
Id.
18
:.
2 S2.l 20 S 2G.ll6
Id.
H
,.
2
S.'3.2 21.7 27.S6
Id.
16
,.
4 S4 4 24.ll 2H.16
Id.
1(j
,.
17.
,.
1 27.6 22.6 24.17 Vento forte di Nord-Ovest 1 recidivo.
18
•
1 31.G UJ.8 25.16
Sereno
19 20
•
1 80.6 20.426Uo
Id.
'>
- , 2!}.2 H.l.9 2!.35
Id.
21
.,.
so o 19.ù 2.u
Id.
I
I
-
82.G 22.S 26.55 1
1
Pioggia, temporale vento forte
degente all'infermeria per altre malattie. id. id. id. 1 recidivo e piantone degli ammalati di feh. bre estiva. R reddivi di cui 1 per ~~~~
I d.
l re<'idivo.
2 21.!) Ul.1 20.62 Tempor. con vioggia. forte N. B. Chiamiamo immuni gli squadroni occupanti le caserme V. Bottego e
E. Filiberto.
•I
R ICERCHE SPERIMENTALI SULLA ETIOLOGIA DELLA FEBDRE ESTIVA
415
QUADRO C
Re ggime nto lancieri di Montebqllo 8 °.
ELEiVOO n14me1·ico de,r1li ammalati giornalieri di Jeò/Jre estirn 11eUa Caserma Principe A medeo (ex Pilolta) in Parma con osservazioni cli11iclte, meteomlogiche ed er,idemiologiche (anno 1910).
...
DATA
" ;;
""B z"
21 giugno
2-2 23
,,.
•
Temperatura
!!
·i..
~
Osservazioni cliniche
"
I I .. ~
:iii
l
ed opide miologiche
:a" ,i
1 , 24.0 17.2 \!0.25 -
Osservazioni meteorolugicbe
Sereno
2G.7 163 22.16
Id.
27.1 16.3 2t.S7
Vento forte; sert•no
,.
Sereno - 26.7 11;.9 21.7 28.4 18.6 Vento forte di Ovest 2'2.92 • 2ti
24
25
•
1 24.7 20.7 22.77
Id.
,.,
2 27.5 15.7 2267
I d.
28
>
2 28.3 17 0 22.75
Sereno
2!)
,. ,.
5 26.9 18.0 22.42
Id.
27
80
2
26.0 19.1 22.67 Venti forti ssimi di Sud ed Est; sereno
1 luglio
3 27.0 18.3 22.0 4 270 16.6 21.5
Id.
3
,. ,.
Id.
4
,.
G 24.8 17.7 18.6
7 20.4 14.8 17.4
P ioggia a.d intervalli con tuoni e lampi
2 25.4 13.1 19.2
Sereno
5 2-1.7 17.6 '20.4
Id.
4 24.6 16.3 20.0
Id.
1
2
5 6
,. ,.
8
,. ,.,
u
,.
10
,.
11
,.
12
,.
7
Se reno
.
24.6 16.0 10.2
I d.
·2 27.7 14.9 20.8
Id.
3 27.1 1/J.8 21.8
I d.
1 piau~o~e infermeria uomm1.
8 27.4 lG.4 21.3
Id.
1 di squadrone immune ma che dormi a.Ila Cl\· serml\ P. Amedeo.
7 26.5 l i .3 22.0
Id.
1 recidivo.
1I
416
RICERCHE SPF.R lM ll:NTAJ.l SULLA ET IOI,OGI A DELLA FEBB RE ESTIVA
...
DATA
18 luglio
" .;
...
Temp~ralura
.,
.. .. I ..
8
§
ed ~pidemlologich~
è
z"
],.,
-
27.7 17.8 2'2.8
Sel'eno
1
80 l 2L.1 24,,l
Jtl.
.;; ::i
e
~
O,aerva.zionl cliniche
Onervulool rneteorologlche
I
I
I 1 recidivo appena con-
1-1
,.
16
,.
r,
806 Hl.fl 25.1,
Id.
lH
,.
4
:?8 7 19,li 23.6
Piovigginn
17
,.
I
Hl.li
lampi e tuoni
l~
,.
19
H ·>9 _,. 81 •}•? 8 22.!I
20
,. ,.
8 29.fi 208 2!.5
Id.
1 recidivo.
21
,.
o 81.:3 20.6 25.6
Id.
2 recidivi ed l di sqnadroue immune ma. degente all'infermeril\.
2~
,.
:3 :123 20.4 255
Id.
23
,.
21
..
10 28.2 15.:l 21.7
26
,.
7
2H
:a 28
valesceute.
fl
31 7 1n, 252
--·
Vento forte di Ovest, la sera 3 n·<~idivi.
Sereno
!3 S08 21.:? 24.4 \'enti fortii,simi di sud, temporale con lampi, tuoni e pioggia 27.(~J 21 o 2~2
2 recidivi.
Sereno
2 recidivi ed 1 di squadrone immune, ma di guardia all' infernwria cavalli.
Jcl.
" "
4 26.G 17.0 21 Hl VentofortediNord-Ovest 1 recidivu. i;
250 1l0 19.8
Pioggia al mattino, sereno nel pomeriggio
'2 recidivi.
6
25.9 16.5 212
Sereno
1 recidivo.
2 295 17.1 23.1
Id.
so ,.
1 805 18.6 212
Id.
81
tone dt>ll' infermeria uomi11i.
I
,.
,.
1 recidivo.
19.0 2l'd Nuvole temporalesche, I s recidivi di cui 1 pian-
,.
29
I
3 1ccidivi.
2
820 198 26.2
Id.
1 agosto
2
29.7 208 291
Iù.
2
,.
]
31!3 1'~ 26 I
Id.
s
,.
.. J
-~ .......
ma piantone all'infer nwria c:wnlli.
21.ì 7 20.8 23.+ Pioggia nel pomeriggio I
l cli,;quadrone immune,
1 i,l. id. id.
I
RIOEROHII: SPERIMENTALI SULLA ETIOLOGIA DEI..LA FEBBRE F:STl\'A
'i.;
T eruperalura
.., .. .. .. : .;a .,
OATA
.§
È
:,
z
:a
I
Ù'ISt'I vaz1nni cll11ich~
Os1er,•nt1oni meteorologJt·he •·ti epiuern,oloi.;f.ho
.:;
:a I :a
1 27.6 18.6 ~2 !f
4 agosto
Hereno
6
,.
3
26.7 19 G :H.7
Vento forte di 'lud, temporale spar,:o
6
,.
2
!-serenu
7
,.
26.2 16.21 22.9
1 24.0 16.U UJ.3
Id.
26.8 16.S 22.0
r,1.
1 22.S 169 19.9
1d.
",.
8
!I
10
,.
-
23.3 16.4 19 l Tempontl, ad intervalli: v,•uti forti
lt
,.
-
24 2 16.0
12
li>
8
14
,. ,.
16
,.
16
•
18
17
,.
18
,.
rn
,.
~
,.
21
...
,. 28 ,.
22
417
rn.n
"ivreno
2 26.6 lG3 20.2
Id .
-
284 168 22.4
Jd.
81.H 17 8 2H.8
Id.
27.8 19.0 ~2.9
IJ.
28 7 19.7 2R.O
l<l.
28.4 19.B 2H.7
Id.
1
-
S0.3 19.7 2,l.G
l<l.
1
32.1 21 7 25 7
T,1.
-
31.6 21.1 264
Id.
328 21 7 26.0
Id.
-
80.7 217 2fl 5
Id.
2
25.81 20.6 :228
Veuto forte di Nord
1 di squadrone immune, ma dormivn o.Ila caserma P. Amedeo tla 4 giorni
2 giunti il Hl J11 Fer-
rara.
N. B. Chiamiamo immuni gli squadroni occupanti lo caserme V. Bottogo ;
E. Filiberto.
17 -
G,or,101~ di >1•··•/lcw a militare -
fJsc. VI.
118
Hl t 'léRCHI•: S l'ERJ.\H:~TALI SULl,A ETIOLOG IA llF.Lf,A f' EBill?F: ESTIVA
BIOLOGIA DET, PAPPATA('r.,
Il Phlebotomus pnppatasii per opera d1 Doerr, Franz e Taussig è 011trato in quel gruppo di ditteri capaci di trasmettere malatt,ie. Nella dotta memoria di Grassi « Ricerche sui flebotomi ,. troviamo 1111tizie c.;omplete specialmente sull'anatomia di questo insetto. Noi però, iu omaggio a Camillo Rondani, grande entomologo parm igiR.no, che stabili per esso il genere Fhlebotomus, denominazione che tolse « d alla forma a lancetta delle lamine del succhiatoio e da.Ila maht abitudine di estrarre il sangue dalle nostre vece,. ci piace d i riportare integralmen te l'introduzione della sua. memoria edita a. Parma Ilei 184:<l, non da altri compulsata., sembrandoci di non dover nulla agginugere alle :semplici ma a.cute osservazioni che fa sul modo di vivere de l pappatR.ce. Egli si esprimeva così: « Abita nelle case di L ombardia, e nelle stanze principalmente da -. letto, u u insetti no bialato, il quale a. guisa delle zanzare trae suo « 11ntrimento dal sangue umano. « Durante la viva luce del giorno si asconde nell'alto dei muri « dietro i travicelli o le corn ici , e da quei nas0ondigli non esce che « a,JJ'im brunire del di. od allora che si trovano socchiuse le imposte « dell e fin ~stre per scemare la troppa luce dei nostri appartamenti. « $i vede allora a piccoli ssimi voli, i quali ponno paragonarsi a « ::<1.lti, d iscendere man mano in cerca della sua preda, e giunto a « poca distanza dalla medesima, mettersi a volo onde trovare il luogo « più couvenieuie per estrarre il sangue, immergendo in essa un lungo « e compliL"ato succhiat,oio. « La sua punturn. è acuta e lascia lungo e doloroso prurito, in « modo che par ecchie di q ueste sono capaci di risvegliare e di im pe« dire il sonno per lllOlto tempo:. . Hi sa chi, solo la femm ina succhia il sangue e si distingue macruscopicamente facilmente dal ma,:;chio, perchè non ha le appendici copulat,orie ed ha il ventre di. forma pit'.t tozza e di colorito rossiccio, specie se ha suC'chiat.o il sangue. Grassi afferma che le larve vivono ju luoghi oscuri e umidi, in mezzo ad ogn i sorta di tritume; prediligono i sot LPrra11 ei. Jp cantine e pii.t specialmente i punti delle fogne, dove non po:;,.uno arri\-are che sprnzzi di a<·qna lurida. l,e ninfe si trovano nelle stesse localita e stanno nascoste manfr!l.tlno:<ità dèlle pietre dei mattoni del cosi detto cretone. Gli adulti vi \·ono a pn•forenza nelle camere.
RIOEROHE SPERIMENTALI SULLA ETIOLOGIA. DELLA. FEOBRE F.STIVA
419
Noi non ci dilunghiamo oltre su questo argomento, di cui ci occuperemo in altro lavoro sulla profilassi delle febbri eet.ivei ora ci importa far noto che abbiamo trovato adulti non solo in notevole quantità nelle scuderie, nei pian terreni, ma anche nelle camerate e nn in quelle che erano agli ultimi piani e cioè a una distanza con:Siderevole dal suolo. RICERCHE SPERJMENTALI.
Il Ministero della Guerra Austriaco, nell'anno 1907, preoccupato -che nei mesi estivi le truppe di Bosnia ed Erzegovinn. andavano soggette a una speciale forma morbosa febbrile, epidemica, chiamata nel linguaggio dei militari malattia del cane (Hunds Krankheit) nominò nna commissione composta di Doerr, Franz e Taussig, la quale, dopo accurate ricerche, concluse trattarsi di una febbre prodotta da un virus filt.rabile e trasmessa a mezzo delle p unt ure del phlebotomus pappatasii. Resa pubblica la relazione àella commissione austriaca, Memmo affacciò l'ipotesi, basandosi sui dati clinici, che la febbre estiva nei nostri militari fosse identica alla forma descritta dai sunnominati autori. Decisi di studiare l'etiologia di queste febbri, ci rivolgemmo per un piano di ricerche al prof. Bertan•lli, il quale fu ben lieto di gui<larci nei nostri studii, tanto più che, recensionando nella e Rivista <li Igiene e Sanità. pubblica • il rapporto di Doerr, aveva egli pure notato l(;l prob{l.bili identità delle febbri dell'Eriegovina con le estive italiane. Grassi, Bla.nchard ed altri, pensarono alla stessa cosa, che rimase nel campo delle ipotesi, poichè, ci teniamo ad affermarlo> nessuno prima di noi, ricorse al campo sperimentale per la dimostrazione dei fatti. Noi ci proponemmo di ottenere la riproduzione della febbre nei modi usati dalla commissione austriaca, e avvalendoci degli studi gih <la noi fatti nell'anno precedente (1909) e della conoscenza che a,-evamo di tali epidemie, preparammo l'occorrente per sperimentare, possibilmente con successo nella imminente st.agione epidemica del 1010. Si prevedeva che verso la. metà di giugno, nella Caserma di cavalleria Principe Amedeo, sarebbe insorta la solita epidemia di febbre estiva, si sapeva della contemporanea presenza. di pappataci nelìe camerate; onde stabilimmo di condurre gli esperimenti nel modo seguente:
420
RICERCHE SPERIMENTALI SU LW. ETIOLOGIA DELLA FEBBRE ESTIVA
1° Gruppo. Esperienze sugli animali: Trasmissione per 101ez1one di siero di sangue di ammalati di febb:re estiva. 2° Gnippo.
Esperienze sull'uomo:
a) 'J.1rasmissione diretta con siero di sangue degli ammala.ti; b ) Trasmissione a mezzo di punture di pappataci infetti. Pensammo di procurarci, ai primi casi, una certa quantità di siero di sangue per procedere :subito ·alle esperienze negli animali, e convinti della innocuità del sjero, intraprendere gli esperimenti sull'uomo. Onde appena iniziatasi l'epidemia nell11. Caserma Principe Amedeo, e quando clinicamente potemmo accertarci c he la forma davanti a cui ci trovavamo era effettivamente la. febbre estiva, cercammo di ottenere il siero occorrente per i nostri esperimenti. Nella scelta del soggetto che dove ,·a essere sottoposto al salasso avemmc, cura di osservare: a) che fosse individuo robusto e senza precedeuti morbosi; b) iebbricitante in 1 ° o 2• gioruate; e) che si trovasse all'acme della curva febbrile; d ) che i fenomeni nervosi fossero nella fase più accentuata. Dopo aver proceduto a scrupolosa antisepsi della cute dell'antibraccio, immergevamo n ella -vena prescelta e resa più appariscente da un laccio applicato superiormente, un ago cannula da veterinario, alla cui oliva era applicato un tubo di gomma cbe pescava in una boccetta di Erlenmeyer. Tutto veniva preventivamente sterilizzatot per cui si era presumibilmente sicuri di estrarre sangue nella quantità che ci occorreva e perfettamente al di fuori del contatto degli agenti esterni. Questo sangue era posto a sierare in ambiente fresco per 12 ore, dopo d i che veniva raccolto il siero e filtrato a mezzo di candele Berkefeld. Ne riempivamo poi delle fiale di conosciuta capacità, e a seconda.. del bisogno ne facevamo le diluzioni con soluzione fisiologica.
E sPERIF:xzg s1ro1, r AXJMALI. Gli animali da noi prescelti furono conigli, cavie, cani ed una scimia; la inoculazione di siero veniva fatt.a con una comune siringa di Pravaz nel tessuto sottocutaneo della regione addominale con ven iell.t emente preparata.
RICERCHE i-PERIMENTALJ SULLA ETIOLOOfA DELLA FERBRE ESTIVA
421
Coniglio n. 1. l giorno. - Temperatura. del coniglio anteriore all'iniezione + 38.5. Ore 11: viene iniettato c. c. 1.50 di siero nou filtrato contenente il 10 °~di soluzione fisiologica.. Ore 18: temperatura+ 40.6: il coniglio si mostra piuttosto abbattuto, ha perduto la sua vivacità e mangia con svogliatezza. 2" giorno. - Condizioni generali come il giorno antecedente: Ore 6 t emperatura + 39.5 ~ IO . > 39.9 » 18 . ~ + 39.5 3° giorno. Condizioni generali tornate pressochè normali. Temperatura. durante il giorno 38.4, che rimane sebbene con lievi oscillazioni, invariata nei gioi·11i seguenti. O
+
+
Coniglio 11. 2. Viene iniettato c. c. 1.50 di siero filtrato. Nessuna reazione e la temperatura si mantiene invariata per più giorni dopo l'iniezione. Coniglio n. 3. Iniezione di 3 c. c. di siero non filtrato.
La. temperatura non subisce oscillazioni degne di nota sia nel g-iorno della iniezione che nei seguenti.
Coniglio n. 4. Iniezione di 3 c. c. di siero non filtrato. Anche questo coniglio non presenta reazione di sorta.
Cavie. Viene iniettato a 4 cavie rispettivamente ~~ c. c., '/ 10 di c. c., 1 c. c., 1.50 c. c. di siero di sangue filtrato e la temperatura, presa' per più giorni dopo l'iniezione, non dimostra variazioni importanti.
Cani. À. due cani vengono inietta.ti rispetti va.mente 3 e 5 c. c. di siero filtrato e nessuna reazione si ha. per parte dell'organismo di questi animali. &imia (marnws C.1/nomolgus).
26 giugno. - Tempera.tura dei giorni precedenti e prima. dell'inie:zione 37.5.
+
422
R ICEJlCTIE S P RRrnEtsT,I LI SULLA l!.TIOLOQIA DELLA E'EBB RE ESTIVA
Ore 10: si procede a. un'in iezione di 0.5 0 c. c. di siero fil t ra.to neJ sottocutaneo addominale. Ore 17 temperatura 37.8 27 grngno " 8 » 37.1 » 16 > 37.7 » » 7 28 » B6.9 » 16 » 37.6 » :20 > 37.2 » » 7 29 » 37.4
+ + + + + +
dO
»
,. rn
»
»
21)
>
>
7
»
>
] Ii
» »
»
20 7
»
li,
,. 1 lugl io
»
,.
+ + 13ts 2 + HR.B + 3fJ.0 + 31).3 + 30.0 + 38.6 + 39.1 + 30.1
» 20 » Nei g iorni ~. H, 4 1 5 luglio la temperatura, m eut re è pressochè n ormale nelle ore del mattino, subisce nel pomeriggio un'elevazione che raggiunge + 38.4. ~ei giorni seguenti torna lo stato normal e. Dalla rela~ione fedele degli esperimenti fatti sugli animali appar e chiaro, che essi furono assolutamente negati vi per lari produzione del la febbre estiva. Infatti, secondo il nostro avviso, la ipertermia uel 1(\ e 2° giorno del coniglio N. 1 non è da pren dere in considerar.ione, poichè probabilmente fu dovuta a una speciale i persensibilità dell'animale, chè, allo stesso, dopo circa u n mese, iniettammo del siero di sangue cli bue normale ottenendo identici risultati. È vero che la scimia alla sera del 3° giorno dal l' iuiezioue ci d iè una r eazione febbri le, d urata tre giorni e che si accosta al tipo della febbre est i va; ma abbiamo successi va.mente a questo periodo febbrile , nei giorni 2, 3, 4, 5, 6 luglio una febbrere mittente mattutina, mai verificatasi nei casi di febbre estiva; onde è g iocoforza concludere sia per l'unicità dell'esperimento, sia per la curva termica, che anche nella scimia la riproduzione del la ma lattia è mancata.
E s1>r,:nrn:--zr-: suu}uo:r..10. Fn deciso a lla fine d i giugno di procedere alle esperienza sull' uomo, ii,endo già pronti gl1individui che si prestavano ai nostri studi. Ciò fu fat to con ogni cautela e con una certa trepidazione poichè è• vero
RICERCHE SPERIMENTALI SULLA ETIOLOGIA DELLA FEBBRR F.STIVA
423
che avevamo la quasi certezza di essere nelle identiche condizioni di Doerr e di t rasmettere una. malattia. senza. gravi conseguenze, ma ci trovava.mo sempre di fronte all'incognita delle, possibile non identitìt delle due malattie.
TRASMISSIONE A MEZZO DI PUNTURE DI PAPPATACI.
Venne tentato prima questo mezzo per Je seguenti ragion i: a) perchè meno pericoloso dell'altro; b) per raggiungere subito la prova che i l pappatace fosse l'agente trasmettitore della malattia; e) per a.vere già raccolti una. quantità di pappataci, i quali :'larebbero morti se si f9sse posto indugio negli esperimenti; d) per assicurarci che quest' insetti, c0sì come avevamo <leciso di tenerli in cattura, fossero effettivamente capaci di attaccarsi ngli individui. e) perchè riuscito positivo questo esperimento, avremmo potuto con più confidenza usare il siero filtrato. I pappataci (femmine) venivano raccolti a mezzo d i comuni tubi di Roux, che per la loro forma speciale, si prestavano mol to bene permettendo di raccoglierne, qualche volta, anche due o tre esemplari in uno stesso tubo, purchè si usasse l'attenzione di mandare nella camera inferiore l'insetto già. catt urato; indi, medial1t,e manovra d i capovolgimento venivano fatti cadere in un unico tubo d'egual diametro, che chiamammo raccoglitore. Per i nostri esperimenti venne scartato il metodo impiegato da Doerr ed altri, cioè della comuni gabbioline con pareti di garrn, usate abitualmente per gli anofeli malarici, e nelle qnali si introduce un a.rto di colui che deve essere sottoposto alle punture; invece ci servimmo di coppe di vetro perchè ci permettevano non solo <li appl ice.rie in una regione del corpo di nostra scelta, ma di sorvegliare ogni movimento degli insetti. Per avere in queste coppe il numero di esemplari che si desiderava, veniva usato uu metodo semplicissimo: dal tubo raccoglitore, previi delicati movimenti di oscillazione, per cui i pappataci, perdendo pel momento la facoltà di attai::carsi alle pareti, cadeva.no tntti uella camera inferiore, venivano versati nella coppa di vetro, chiusa da un cartoncino forato nel centro. . I1 foro, come i tubi, véniva chiuso cou tappo di garza per unpedire che sfuggissero i pappataci.
42!
RICERCHE SPERfMENTALl SULLA ETIOLOGIA DELLA FEBBRE ESTI\"A
Appen&. pronto il soggetto veniva tolto 11 tappo e rapidamente capovolta la coppa sulla regione prescelta e per scorrimento ritirato il cartoncino, per cui i pappataci rimanevano direttamente in contatto della superficie cutanea. Si procedeva nel modo inverso, con cartoncino non forato, per ritirare la coppa. Le regioni del corpo prescelte furono: le lombari, la faccia anterointerna nelle cm,cie e La superficie anteriore dell'addome perchè più pianeggianti. Sapendo che questi insetti si attaccano più facilment.e di notte, la sera del 30 giugno alle ore 21 viene applicata una di queste coppe contenente una trentina cli pappataci, digiuni da due giorni, a un ammalato di febbre estiva in 1• giornata, tenendola immobile per una mez;r,'ora, e cioè fino a quando nessuno più di questi ditteri succhiava il sang ue. L'indomani (1° luglio) uno di noi si reca presso C. F . (vedi N. 1 quatlro D), lontano dal centro d'infezione e alla stessa ora del giorno precedente si fa succhiare il sangue. dagli stessi pappataci adoperati per l'ammalato di febbre estiva. J!:ra poco agevole lavorare di sera, in me11zo u una miriade di difficoltà, per cui si decide di tentare le ulteriori prove in ore più opportune, onde il giorno· 4 luglio, con ·10 stesso procedimento suddescritto, vengono fa tti pungere altri due individui (N. 2 e 3 del quadro D ) con avvertenza di fare dell'oscurità nella camera ove si operava. Nello stesso modo nel giorno 7 viene punto il N. 4 e nel giorno 11 il N. 5. Intanto si procedeva, come verrà detto più avanti, anche agli esperimenti di trasmissione all'uomo a mezzo di inie;1,ioni di siero di sangue filtrato ed il m11,ttino dell' 11 luglio veniva constatato il primo caso positivo. Oramai veni va in noi confermata la persuasione che nel sangue dei febbricitanti circolasse un vìrns capace di riprodurre la malattia, i-estaudo a spiegarci come mai non si riuscisse ad ottenere nessuna reazione negl' individui fatti pungere da pappataci infeW, pur trovandoci verosimilmente nelle identiche condizioni di esperimento della commi ssione austriaca. In vero, ci eravamo accorti, che il metodo da noi escogitato aveva dei gravi difetti; anzitutto le coppe da noi adoperate del diametro di 3 a 5 centimetri erano troppo piccole e potevano contenere pochi esemplari; q uando poi la superficie cutanea si trovava in forte traspirazione, si condensava del vapore acqueo sulle pareti dE:. lla piccola coppa, onde _una parte dei pappataci rimaneva appiccicata con le alette alle
RICERCEIE SPERIMENTALI SUl,LA ETIOLOGIA DF..LLA FEBBRE ESTIVA
425
pareti umide dell'apparecchio, impossibilitata a muoversi; inoltre, per le manovre di capovolgimento della coppa e di scorrimento del cartoncino, qualche esemplare sfuggiva, qualche altro rimaneva schiacciato, onde finiva col succhiare il sangue una percentuale bassissima degli esemplari immessi in primo tempo nella coppa. Stabilimmo allora di adopera.re delle coppe pit\ ampie, di 12 a 15 centimetri di diametro, e chiuse da velo di garza, forata al centro, e le cui ampie maglie permettevano facilmente le punture dei flebotomi. Avevamo inoltre osservato, nel riparto d'isolamento dei militari febbricitanti, un'affluenza. straordinaria. di pappataci in rapporto alle altre camerate della caserma; cercammo quindi metterci nelle medesime condizioni provocando un'attiva iperemia della pelle degl'individui sani per favorire le punture dei ditteri; perciò veniva rasa la superficie cutanea prescelta, poi sgrassata, lavata con acqua calda e sottoposta a prolungato strofinio con panno di - tela. Questo metodo si dimostrò negli esp~rimenti successivi eccellente. Infatti il giorno 12 luglio viene applicata sulla superficie dell'addome del N. 6, convenientemente pt~eparata una coppa di vetro contenente un centinaio di pappataci, che in gran numero succhiano avidamente il sangue, lasciando un ponfo largo quanto il diametro della. -coppa, su cni si possono contare agevolmente le punture che hanno l'aspetto di tanti fori di spillo. Il paziente può accudire nei giorni seguenti alle sue ordinarie occupazioni, ma il giorno 16 luglio alle ore 12 comincia ad avvertire un vago seuso di malessere, svogliatezza al lavoro e cefalea; verso le ore 17 avverte un senso di freddo alle ossa, ed alle 18 ha già. la febbre 38,8; si manifestano subito vivi dolori alle gambe ed alla regione lombare. L'indomani (17 luglio) alle ore 16 la tempera.tura. rag. giunge l'acme 39,9, con persistenza delle suddette algie e cefalea più intensa. Il giorno 18 la temperatura. è alle ore 8 37,9, alle ore 16 37.3, alle ore 20 37, la cefalea va scemando ma i dolori persistono. Il giorno 19 è scesa. a. 36,'2, presentando l'ammalato ancora. qualche algia e una grande debolezza che dura ancora dodici giorni. Nei giorni 14, 15, 18, 19; 20 luglio applicammo le solite coppe, anche in numero di due, contenenti un centinaio d'esemplari, fatti infettare in precedenza, ad altri cinque individui sani, con risultato superiore alle nostre speranze, poichè in tutti e cinque ottenemmo la riproduzione della malattia nel modo più evidente, non solo per la casatt~ristica curva termica, in qualche caso mantenutasi più bassa, ma prrncipalmente per il quadro fenomenologico che accompagnò la .malattia.
+
+
+
+
+
+
426
RIOERCJIE SPll:RIXENTALI SULLA ETIOLOGIA DELLA FEBBRE ESTIVA
Infatti, tralasciando di accennare ai N. 8 e 11 in cui le tempera.re.ture raggiungono rispettiva.mente l'acme di 39,7 e 3!), e per i quali si dovrebbe ripetere la sintomatologia. del numero 1, si dirà. brevemente che C. G. (N. 7) ebbe i soliti prodromi, cefalea intensa. e grave stanchezza. che perdurò circa. 20 giorni; che B. M. (N. 9) ebbe segui prodromici (cefalea., inappetenza, ma lessere) trenta ore prima che si manifestasse la febbre; che M. C. (N. 10), oltre ai comuni segni prodromici e a. vivissimi dolori alle ossa, ebbe sempre integro l'appetito e non ostante le sofferenze non tenue il letto.
+
r-• 6 P. C Lui,:ho 19 10
N• 7 C. r. T.uglaù 1910
TAOELLR TERMOGRA F~HE degli indi\ Jclul nel quali si riprod11s;c sperimentalmente la febbre estiva mediante punture di pappataci. (Quadro O).
Nei giorni 21, 221 24, 25 luglio vengono punti a.Itri quattro in dividui , ma con pappataci raccolti direttamente nel reparto ove erano isolati gli ammalati di febbre estiva.: di questi, due P . O. (N. 18), S. L. (N. 14) non manifestarono alcuna. reazione, mentre C. R. (N. 12)
RICERCHE SPERIMENTALI St:LLA ETIOLOGIA DELLA E'EBBUE ESTIVA
427
e B. G. (N. lo) presentarono il caratteristico quadro morboso con l'aggiunta che il N. 12 ebbe dolori rachialgici così vivi da non potersi muovere nel letto per circa due giorni. Finalmente il giorno 29 luglio adoperammo per V. G. (N. l G) dei pappataci raccolti nel reparto suddetto e tenuti a digiuno per 10 giorni, ed anche in questo caso viene constatata una sintomatologia forse più spiccata. che nei precedenti individui. Dal quadro ria~suntivo D, corredato delle rispettive tabelline termografiche, appare chiaro che gli esperimenti di trasmissione della febbre estiva a mezzo delle punture di pappataci, ebbero un risultato positivo e con una percentuale· così alta da non lasciare il minimo dubbio, specialmente se non si tiene conto dei primi ciùque esperimenti, tutti risultati negativi; insuccesso che deve addebitarsi sicura.mente 11,lla nostra inesperienza ed all'erroneo concetto di ~oler riprodurre la febbre solo con poche punture di flebotomi. Onde può dirsi che si ebbero nove casi posi ti vi su undici esperimenti, risnl tato da ritenersi assai persuasivo. Dei nove casi po8itivi, in tre si ebbe un'acme febbrile che non raggiunse 38. Però in questi casi, e lo abbia.mo sopra accennato, si ebbe tale 1111 quadro morboso da non lasciare alcun ùnbbio che si trattasse della riproduzione della malattia, anche perchè durante le epidemie si hanno os~ervazioni innumerevoli di soldati, nei quali la malattia si manifesta iu forma. molto attenuata. È notevole il fatto ùi aver trasmesso ne,! caso N. 16 la malattia. con pappataci tenuti a digiuno 10 giorni1 peorchè dimostra come il pappatace possa conservare per lungo tempo il virus attivo.
+
~ !)O
QUADRO b.
T .A nRLLA -ri<Lsstintira degli esperimenti .(atti su individui punti con pa1,pataci infettati in precedenza suc('hiando il sangue di ammalati di febbre estiva
-
~
- -·
OhffUO NI o rn
Gl<,rno cd orn
Ginrnu rd or:\
""8
in r ul gli Individui
in r11i si po tè ron&lii.ln.rt'
In c11i comlnl'iò Il perloJo
'\l',;mi-
r11Mt10 punti
I:\ r.1,1,r<•
p rod ro n, l~o
1
c. s.
-
5
6
P. C C. G
1 luglio, ore 21 4 > > H \\ 15 4 7 V )) 11 9 » 12 10
-
4
C. F. F. G. B. G. C. G.
2
s
7 8
9
10
P
C. F. B. :M. M. C
,.
,. ,.
14
lf,
>
18
"'
19
p c. c. R.
20 21 22
16
P. O. S. L. B. G.
16
V. G.
2!l
11
12 18
14
»
24 25
"
,. " .,. ,. ,.
"
,.
" 11
"
l G luglio, ore 18 18 » » lG
.. 10 .. 2'2 " 19
,.
"» lG7
9
" 17 » 18
,. 18
25
"
25
,.
26
»
16 luglio, ore 12 » 14 18 ,.
",.
» '20
25
,.
1G
26
lG
26
"',.
» »
12 8
»
i
»
\\
t)
»
...
6
.,. 18
-
18 "'I> 10
-
-
!30 luglio, ore 7
2'J luglio, ore 19
19
2 ago~to, ore 7
l ngosto, ore 1D
)I)
l>l
~
-
19 2L
OSSERVA Z/0,Yl CLlf\'JC/JE
('1
-
-
o C'l g
Julziall ciel Cognome
z"
:::,
:::,
:a
-;
00
Nessuna reazione. Nessuna reazione. Nessuna reazione. Nessuna reazioue. Nessuna reazione. Sintomatologia completa. S intomatologia completa benchè l'acme della febbr e sia stato 37,9. Sintomatologia r,0mpleta. E bbe un periodo prodromico di 80 ore con me.lei sere e cefalea intensa. Sintomatologia completa benchè non si tllevasse d h·oppo la tempera tnra. Sintomatologia completa. ' Vennero adoperati pappataci raccolti dire tto.mente nelle camerate; s intomatologia completa. Nessuna reazionl'. Nessuna reazione. Vennero adoperati pappataci raccolti nelle co.me1·ati sintomatologia completa. Vennero adoperati pappataci a digiuno da 10 giorn sintomR.tologia completll.
+
i..,z I>-
!: rr.
e:: t"' t"'
>
.., C'l
o
s8 ~
o
t=I t"
t"'
>
"l r-i
! tlj
t'll
~ ~
RICERCHE SPERlME)(TALI SULLA ETIOLOGIA DELLA FEBBRE ESTIVA
429
TRASMISSIOKE A MEZZO DI SIERO :FILTRATO.
Il siero di sangue di ammalati di febbre estiva da usarsi per gli esperimenti sull'uomo ,eniva raccolto con ogni cura, filtrato a mezzo di candele Berkefeld e chiuso in. fiale saldate alla lampada. A mezzo dell'ago di una siringa di Prava.z, veniva aspirato il siero dalla fialetta e iniettato n.J paziente. La iniezione veniva fatta nel tessuto sottocutaneo delle regioni deltoidee e laterali costali; in due casi preferimmo le iniezioni int.ramuscolari nelle regioni glutee. L' esperienze di trasmissione a mezzo di pappataci infetti erano. inizia.te già da.I 1° luglio, e si voleva attendere almeno un sol caso positivo per <:ominciare quelli a mezzo di siero di sangue fil trato ; eravamo però così impazienti di raggiungere un qualche risultato che il 5 luglio ci siamo decisi di iniettare a due individui (P . C. N. 1, F. G. N. 2. Quadro E ) rispettivamente 0,50 c. c. di siero filtrato. Al N. 2 non si manifesta. alcuna reazione·; il N. 1 invece, nel pomeriggio del 10 luglio, accusa cefalea e dolori agli arti inferiori, però accudisce alle sue faccende ordinarie e mangia con discreto appetito. L' individuo, abbastanza intelligentti, constata col termometro che la sua temperatura alle ore 21 era ascesa a 38.2. Nel mattino seguente possiamo an cor noi constatare la febbre. Ma, pur persistendo i dolori agli arti inferiori e 111. cefalea, si sente in grado di accudire ad alcuni lavori di lieve importanza. Il giorno 12, mentre la temperatura inizia la curva discensionale, compaiono dolori rachialgici lombari così vivi, che l'obbligano a letto senza potersi muovere. 11 13, con la caduta della febbre, scompaionc, i dolori agli arti inferiori e la cefalea; permangono per più giorni ancora i dolori ai lombi. L'appetito durante la malattia fu sempre ben conservato. Il giorno 8 luglio a P. G. N. 3 ed S. G. N. 4 (quadro E) si pratica trna iniezione di siero nella medesima quantità adoperata precedentemente. Il N. 4 non presenta reazione, mentre al N. 3, che aveva dormito bene durante la notte, si inizia il periodo prodromico il mattino del 12 luglio alle ore 7 con i soliti sintomi, ed alle ore lG potè essere constatata la febbre col'.! tutto il treno fenomenologico che accompagna la. malattia. Questi due risultati positivi ci convincono oramai che la malattia è data da un virus filtrabile, e perciò torniamo ad occuparci per qualche giorno esclusivamente degli esperimenti di trnsmissione a mezzo dei pappataci.
+
.J:30
BlCEUCHE S PERIMENTA L I SULLA ETlOLOG U. DELLA FEBllR F. ESTIVA
Però nei giorni 16, 24, 25 luglio ad a.Itri sette individui (Quadro E) viene iniettato rispettiva.mente 0/iO c. c. di siero filtrato, allo scopo di convincerci semprEi più della esistenza del virns, ed anche per procurarci una statistica, che per la sua importanza non lasciasse alcun dubbio sui nuovi concetti etiologici, che dovevano assumere fonda.men· tale importanza, specialmente ne lla speranza di una p os!iibile profilassi. -
N• l P. C. l,111,ho 1910
~ ·· :i P (;
s• r, R
r.ugl,o l\lllJ
M. Lu~ho 1910
;---,.,-,-,;-r-7-r-~-,-'.l-,-lll-i-l -, I .-1-2,-1-! I ,-1-4 -,-1-.\-y-~-,-"-,-Hl- ,11-,--1_-, -I -. , -, -, 1 .1-t,.J,-; .-1,- ~)-, . - .-, ,-1-o!-1,1-,,- -_.,·-'~ ,- .!~- ..,;;~1 "'" ~
-1--4-
•
_.
:
•
· :-,..i--:-
!l\l" : ~ :
i-
~ ,
..
..
I -lA :
(·
-1- :
-
:
I
:
I '
±i=!:--: ""1 ;- _t jl :. : -:- ~
:t
I
-
•
•
. , -· l -
- ~
! I / 11---1:- l· --f-, · t---t-+-:
:
r ., _: ~... . . ! -: r • . ; - . • 1:.. . : ?~1 t : := : 1. _; : ~-· >-:-_ : ~ : "T . \.: 11 :1
r-x -
i=; 1
37, h: '" : -· : ,u;• :
''. .
~ •
- r · , - ... . - 1
·
• -f
•
•
I
•
.
:
.
• Il
I
· :-
N• 6 M. O Lugl,c, l!ll O
:_i =-!-:
! l....:.. ,_:-= : j ; 1::_
t-~-+1· . . . . -\ 1";-~=
·- •
i ' : r,... : : : 1~ : ,..i ~ 1::. 1 : i.. i-+ ·: \;_I./' i : t : : . : ;--i---- ! :. '
• I • • •
. •
>~· ' · \/~.
-
: · , ~ I':-~ o. P. L11glto 19 10 N•S F C. L ui;l ,o-A~O!IU 1:llO
N· 7 O
16 17 18 I~ :lO t i "l'l
N• 9 P. fl [.nglio-Agosto 1910N•10~.A.L ul(lto Ago,t.. l !Jll'lls•I I B.S. Luglio-Ai;o,to 19 10 ·.!4 ~.,
w ' :r.,• 1
·SJ
·n ·~ ·tcJ ~ 31 a -i:, ~ .n ~ -.."J ~ :n _:
;
-:-·
- . - : i
l
;
-.;: ,-: _: _: ::. -:-
:
:
:· .;- : / :
I ~
'f 4
i- •
-
i
. - r-; :1 ,.,:
:!1' :
~ ',)
•
t
; :
- L: _:: I, _:_:'\ :
35• •
1
1 t . - :-
-
__!
~ ~
•
-•
1
:-
,
f
&
~
~
f" :
I
#
•
0
-
-
:
-
:
;
:
'.
"-;""'h
•
•
! = ~ ;'
:. ;
t
I
J
-i
•
•
•
J
•
t ,- 7~
:
1:~ 7f: ; ,·
r• -- : ;
I
.- :- :.. : -:- r:t- ·
:
~ ~ , JO I 3t
•
; '
•
'.
"
.·, ~
•
. _ , - .. :_.
: j -
:
;i
- ~ .I
t;.- ~ : : . I ;
j -
:
, , 1
-- \ ,
_ +- ~~ • . :..... i)-~~ _ • . : : 1\ T ~~I i :··1-.~ ·-: :· :\ ili J ~_ __i i_ ::• ..t--i~
l
•
•
~
•
1
~
--t •
-
TAOEL LE TRRMUGRAFtt:IIE
d egli iadh·idui nel qual i si rlpro~ usse la fellhre estiva merliant e Iniezioni d ì sier.> filtralo ottenuto dal sangue (lei re bbricilan li in l' e i • giornala. l'Juadro li).
E q nesti altri settd i odi vid ui contrassero tutti la malattia., onde il risultato fu ancora superiore alla nostra aspettativa. Noi ci dispensiamo, perchè superfluo, dal descri\,ere i singoli ri· sultati, che ci porterebbero a ripet€' re sempre le medesime cose per ciascun caso, quinùi ci limitiamo a darli io un solo quadro (E) che corredato delle tabelline termografiche indidduali, 1limostrano quanto siano esaurien ti e deci sivi i no:;tri esperimenti.
QUADRO E .
TADELT,A 1·iasswitiva degti es1ie1·imenti fati.i con sie1·0 di s,i11gue di ammalati di febbre estiva e iniettato wdl-a quantità di O,uO c. c. a individui perfettamente sani e lontani dal cenfro d'infezione.
..
i
;,
s
:,
...o
IIS t"l
fo!1f~I(
Giorno ~d ora.
tl i.'Ì Cognom,!
111 ,~ui Vt'Uth: praticata.
Giorno ed orn
Oloroo ed or:a
ln cui si potè constatare lu r ul r.omiucl.ò Il p~riodo
OSSEB VAZIONI Cl/NICJTR
~
l'l
.,,
C/)
u Numi~
la febbre
l'lnic ,o;iuntJ
prod romico
p;
z
:o
1
!2.;
... il;
l'l
2
s
P. C. F. G. P. G.
6 luglio, ore 9 5
8
11 luglio, ore 8
10 luglio, ore 18
I>
»
9
-
-
»
,.
8
12 loglio, ore 16
12 luglio, ore 7
Nessuna reazione.
4
S. G.
8
»
)>
8
-
-
6
R. M.
16
»
»
8
20 luglio, ore 18
19 luglio, ore 12
6
.M. G.
16
...
,. 16
20
7
D. O. P.
lG
»
>
18
22
24
,.
»
..
8
28
..
>
8
19
»
» 16
81
8
F. C.
9
P. G
:2-1
,.
10
S. A.
25
b
11
B. s.
26
»
18
2!J
))
,. ))
..
Ebbe dolori ai lombi vivissimi, non mancò alcun segno della. malattia. Sintomatologia . completa. Nessuna. reazione. Nella notte dal 18 al 19 insonnia. La sintomatologia fu completa .
,. 16
20
»
»
12
Ebbe inappetenza e sete: non mancò alcun segno della malattia.
8
21
»
I>
9
Benchè la temperatura non abbia raggiunto+ 38° la sintomatologia fu completa.
»
>i
;,.
....
C"
u,
e: t"" t'
I> t'l >i
o
b o ; o
l"l t"" t""
;,. ',;I
29
,.
1G
28
,.
»
6
Sintomatologia completa.
l"l
"
8
28
>
»
19
Temperatura bassa; ma la sintomatologia fu com· pleta.
<l I>
»
8
so
I>
»
10
Sintomatologia completa.
» '))
16
»
5
Molto abbattuto durante la malatt ia, la quale si riprodusse perfettamente.
l"l t:O t:O
~
~ ....
ii:.
o, .....
432
RICERCHE SPERIME~TALI SULLA ETIOLGGIA DELLA FEilBRE ESTIVA
Anche qui però convien dire, e lo stesso è accaduto per gli esperimenti di trasmissione a mezzo dei pappataci, che in due individui N. 7 e 10, l'acme deJla curva febbrile non raggiunse 38. Noi però osserviamo che in ambedue i casi, a parte la curva febbrile, la sintomatologia, e nel periodo prodromico e nel corso della malattia e nella convalescenza, fu tipica. Per noi la curva termica, anche bassa, più che la sintomatologia, h à fondamentale importanza, somigliando perfettamente a quella. di individui che contrassero l'infezione naturale. Gl'insnccessi ottenuti nei cat<i N. 13 e 14 del quadro De nei casi n . 2 e 4 del quadro E, con tutta probabilità, sono da attribuirsi a immunità naturale degli individui prescelti per gli esperimenti; il che del resto non ci stupisce, poichè abbiamo una serie di osservazioni, durante le epidemie, pe r cui individui, pur trovandosi nelle condizioni più favorevoli per contrarre la malattia, ne l.imaisero costantemente immuni.
+
l NCUilAZIO:,/E.
E d ora poche parole sulla incubazione, da noi tralasciata nella parte generale, allo scopo di avvalorarln. con le prove sperimentali oltrechè con le osservazioni epidemiologiche. Dallo studio accurato dei casi di riproduzione sperimentale della malattia, sia c0l siero che con i pappataci, appare in modo indubbio che ìl periodo di incubazione della malattia è della durata di 4- a 5 giorni. Le tabelline termogrnfiche, a corredo dei quadri D ec.1 E,, in cui la temperatura è segnata dal momento in cui ebbe inizio l'esperimento, dimost,rano in m odo troppo evidente, la durata del periodo di incubazione. Questo fatto sperimentale è avvalorato largamente da una serie di osservazioni cliniche od epidemiologiche. Infatti, per le speciali condizioni in cui si trovava. il reggimento di C'avalleria l\fontebello, distribuito in tre caserme, di cui una « Principe Amedeo> infetta e rlue « Vittorio Bottego ed Emanuele Filiberto• immuni, noi avevamo osservato fin dal 1908 che i militari delle due caserme immuni, che per qualsiasi ragione erano obbligati a pernot· tare uella caserma Principe Amedeo ammalavano non prima del 4° giorno. Ammalarono così q ua,;i tutti quelli rli servizio settimanale al· l'infermeria cavalli, qualcuno ricoverato all'infermeria uomini per allre malattie, qualcuno di guardia alla porta ecc. ecc. Iuoltre si sa che nei reggimout.i vi è un movimento quotidiano di individui. Ebbene ai nuovi arrivati si manifestavano i primi sintomi
RICERCHE SPERIMENTALI SULLA ETIOLOGIA DELLA ~'EUHRE E ::iTIVA
433
della malattia. non prima di quattro giorni dal loro arrivo : così vedemmo ammalare uno per uno due attendenti giunti da Ferrara, tre militari giunti da. una ltcenza di convalescenza, nove allievi caporali giunti da Piacenza, e così potremmo addurre innumerevoli altri esempi che avvalorerebbero le nostre affermazioni. Riteniamo però perfettamente inutile insistere su questo pnnto quando presentiamo una larga statistica sperimentale che stabilisce in modo ineccepibile la durata. dell'incubazione in 4 a 5 giorni. Solo tenia.mo a richiama.re l'attenzione su un fatto importantissimo, che avvalora. non solo questa nostra affermazione, ma che dimostra come effettivamente è il pappa.tace, e forse soltanto esso, il veicolo di diffusione della. malattia. Durante un'epidemia di febbre estiva. il numero ùei casi subisce poche variazioni giornaliere; se però si verifica una perturbazione atmosferica. con abbassa.mento di temperatura, mentre il numero dei casi non va.ria per quattro o cinque giorni ancora, decresce invece sen~ibilmente al 4° o 5° giorno dall'avvenuto perturbamento. Quale interpretazione si deve dare a questo interessante e costante fenomeno? Hi è già detto nella. biologia. del pappata.ce che non resiste al vento ed a.gli abbassa.menti di temperatura, cercando di nascondersi dietro le cornici; nelle screpolature delle pareti, nelle commessure dei travicelli dei soffitti ecc. ecc. Ora se per un perturbamento atmosferico il pappatace non esce dal suo nascondiglio per succhia.re il sangue, ne consegue che nessuno rimane infettato, e perciò non si possono verificare nuovi casi di malattia al 4° o 6° giorno, dato appunto il periodo d'incubazione che è di 4 o 5 giorni. Ciò si intende in tesi assoluta.; è naturale però che qualche caso si verifica. sempre, anche perchè non tutti i dormitori, per la loro ubicazione, subiscono le variazioni dell'ambiente esterno.
Co~CLt',c;IONI.
Dalle prove sperimentali, che siamo venuti più saprà esponendo resta in modo indiscutibile dimostrato : 1° Che l'agente morbigeno della. febbre estiva italiana e un virus filtra.bile. . 2' Che l'agente trasmettitore di detto virus da uomo a uomo è Il Phlebotornus pa.ppatasii e verosimilmente soltanto esso. 3' Che il periodo d'incubazione della malattia è di 4 a o giorni. i8 - Giornale di mtdl,ina mìlit<11·e. - Fase. VI.
4 :l-1
RICERCHI•: '-'?ERIMENTALI SULT,A El'lOLOGIA Dr.LLA 1,'lrnBRE E STJ\",\
4° Che nel pappata.ce il virus resta attivo un tempo abbastanza lungo (10 giorni). 5° Che per contrarre la malattia. occorrono molte punture del pappatace. Così le nostre esperienze dimostrano in modo evidente l'identità. etiologica tra La febbre estiva italiana e La febbre da pappataci della Erzegovina. In recentissimi lavori il professor Gabbi ha afferm ato, che le osservazioni cliniche autori·z zavano a supporre tale identità; ma, con tutto il rispeLto dovuto allo s<:enziato illustre, ci permettiamo osservare, che in materia sperimentale, anche le più logiche presunzioni hanno un mediocre valore, mentre i fatti solamente hanno significato decisivo. Un'nltirua parola circa la denominazione da dare a questa malattia. Nou ci sembra conveniente denominarla (ebbl'e dei tre giorni, perchè cosi venne chiamata anche la fèbbre Den,qne, che dura pure tre giorni, e con la q uale venne dA. alcuni confu~a. Gli Austriaci e gl'Inglesi dopo i recenti)avo ri sperimentali la chiamano febbre cla pappataci. Nemmeno approviamo questa denominazione perchè ci è ancora ig nota la natura dell'agen te infettante, essendo il pappa.tace solamente il mezzo trasmettitore della malattia ; la. mala.ria non si chiama febbre da anofeli, la Dengue non si chiama febbre da Culex fatigans ; per c iò noi crediamo debba. ancora chiamar~i ( ebbre estiva .. Al pro(. E. Be·r tai·el/.i, che ci (1t gnida sapiente net nostro lavoro, vadano i no;;tri più, sentiti ringraziamenti. Parma
aprile, 1911.
Bl13LTOG HAFIA. RoNDA..'11. - Sopra una specie d i iuacl/o dillrro. )lemoria 1•. Parml.\. 1840. R oso,\!n. - Italicac gmui., /kb'Jtomi ecc. occ. Extrait des annal,•s de la société entomologique de France (2 sé rie, t.orne J ), I ~4 3. R.110. Oontribi,to alle studio delle pirel!Bie 7>iù com11n i a, .V rMsaua {Giomalc medico ciel R. eacrcil.o e della R. marina, 1880). Prc i,:. - Z1tr Pathologie 1md T herapir r.inrr ringentiimlichw enclcmischcn K ,·a.nkhcil.9/orm), (ll'ien er mrd. W ochenacl, .. :N". 33-34, 18Sll). P tOK. - I d.cm (Pragcr m rd. ll'ochmBchr. ~- 43, 1887). S.,001 .'I L Rda:io,w. s,111!1<1ria mmurile del Presidio di Bologna. 1888. PASQtrALE. No1<1 prcvenifra .•ulle /rb~ri re1nille1~ 1 i c/im.atichc (Giornale medico del H. esercito e della n. mari,ia. 18X!l). KAR L JNSCKI. .lfiiw;h•11cr m cd. ll'ochrMc1,r, 188!),
RICERCHI<: SPE RBIE'.)(TAl,I SULLA fi:TIOLOOIA DELLA F E IIBRF. EST!\',\
435
L e febbri climaliche di Massarui (Giomalc medico del R . uercilo e della R. marina, 1891). PASQUALE, Studio etiologv..o e clin ico dcllt malattie febbrili più comuni a Mas8aua. (Giomale medico del R. esercito e dell(i R. marina, 1891). D uRF.LLt . Oomunicazione alla Società M edica di Bologna sulla fel>bre estiva, 1894. D uRELLI, - Siilla febbre estiua (Bollettino dette scienze m ediche, serie VI I-, voi. V 0 , 1895. CEVASCll!. Sopra un tipo specùile di febbre dominante in Bologna (Giomale medico riel R. esercito e della R . marina, 1895). SFORZA. S1tll'etioloyia delle febbri estive domiflanti a.mualmei>te in B olog,ia (Giornale m,:dico d•l R . esercito, 1890/, Los rm . - L e febbri a forma ti/oda dominm1ti nella g1tamigione di Vero,ia (Giornale medico del R . rsercito, 1896). -GA)f BA.BA. 0011/ributo allo studio di ,ma /ebbre di tipo speciale presentatasi in diverse località della città di Parma nella stagicme utiva (Note. pre,·entiva). Parma 1898. CAB EL. - Ei,~ akute I nfectionskrankh. ( IV imcr m cd. TV ocl11m,11chrift, n. 4, I 900). 0RAIUM. M osquitoes and dengi,e (Jo11m. o/ trop. med., 1902). Fa:RaERO DI C'AVALLERr,EONE. R elazione di nna epidemia di febbre tra le truppe del genio alloggiaM a 0a8tel S . Angelo, 1902), PoLVERINl. Malaria in Jnclia (ll Morgagni, 190 4), TAUSsIG. Die Hunclskr011kd t in der Erzegovina (Wiener kli11. Wochcnschrift, 1905), R uB. - Beobacht1mge,i iiber das Virus ecc. (Archiv. f. B ygime, Bd. X LIX). LANDSTENEW. Z entralbl. f. B<1kteriologie, 1 abt., Bd. X.XXVIJI. Ref. GRASSI. Ricerche sui flebotomi. Roma, 1907. OTTO. - Gelb /ìcL•er (Pathog. Mikrorg., l Heft, J00 7). A sTtorrnN E CnAtO. E ,;p. i»uue. r cgard. rJ,o ctiology o/ <lc'l>gue / ovòr (Tliò J.,fil. S«rg., August l 007). IDBM. PMl. Journ. o/ acifflce, May 1907. MEi<SE. Malattie dei paesi tropicali. 1907. R ossrm. - Note di 71atologia r.retenJJe. (Oiomale di ~Iedià na Militare, 1907). l\h::,,orNI. - Corriere sanitario, nove mbro 1907. i\fs:,,oEs. - Oonlributo allo studio tJ,,.lla j,hbr,. estiva nei m ilitari (Giorw.ile medico del R. esercite, 1907). ME1'"N.B:LL A, Della / ebbre estiL'a (Giornale di medicina militare, 1908). NrcaoLs. - The mil. surg., l\foi l!J08. Roo&RS. - La11cei, n. 4377, 1908. GR.i.ss1. - l,1tomo a un ntwvo flebotomo (Atti della R. Accademia dei Lin~ei, voi. X\'II, 1908). DoERR. - Ueber c·in ne11es i11visibles V-irus, (Berl . klin. H'ochenschrift, n. 4 1, 1008 ). Mut[L"ENS. - - Oebcr einige fi,eherhafte Trope11kronkheiten (Berl. kliti. Wochmscll., :'.Il". 3/l, PETELW.. -
190R).
W r.itere On!erscl11mgen iiher das Pappataci/ìcl,er (Archiv /iir Schi(ls und Tropenhygime, Bd . XIII, 1909). SEKOENr. L cs insectes piqueurs e auceurs. Paris, 190!). BoEan, F R.u~z und TAUSSIO. - Das Pappatacifwbrr, in Ersclui11m l.,ei D ri,1.,ch1. li" ien,
DoERR UND Russ. -
l!l09.
?.111:r,ruo, - La febbre u tiva nei mii-ilari è la febbre da pappataci? (Giomalr. di medicina militare, g iugno 1909. .BLANORARD. A pro7,oa des phlcbotomus. (Extrait <le B ulle/in de la société mto,nologique de France, n. 11, 1909).
436
RICERCJIE SPERDIE:'-TAT, I St:LLA E T IOLOGIA DEl,LA FEBBRE ESTI\"A
Phlebotomwi fever i n Malta and Creta (Joum. of the Royal army m ecl. Corpa, 1910). BERTAMLT,T. La febbre da pappataci (Rivù1ta d' igime e 8anità pubblica, giugno 1910 ). NAPOLITA.NI E TEDESCBJ. Ricerche sperimentali Bulla etwlogia della febbre utiva. Nota preventiva (Policlinico, sozione pratica, agosto 1910). GABBI. Una epidemi<• di febbre di tre giorni a M usina e sulla coBla Oalabra (Pa· thologicn, sett,embre 1910). NAP01..1TANl E T.EDESCB I. R icerche aperirnetuaU Bulla etiologia della febbre u tiiVJ. (Bollettino d ell'accademio m edica di Parma, fascicolo 9, 1910). GABBI, Sulla febbre dri tre giomi o /ebbre da pappata,;i (~a//10/ogi«,, novembre 1910). FnANZ E K OLAn· Zur P fllhologie ,md Therapie dea Pappataci/ieber~ Leipzig. Verlag von J. A. Ba rth, HJlO. T11DEBCJU B NAPOLITAKI. Experimcntelle Untersuchungm iibcr die A etiologie dee • Sommcl'/ìeberB • (Centralblatt, 191 1). D E NAPOLl. Sulle fl bbri estive o dei tre giorni dominant.i ;n Bologna (Giomale di m edicituci militare, fobbraio 19 11). 0Al3DI. Malatlie tropicali dell'Italia mcridiornile e della Sicilia. G. Principato, l\les, sina, 1911. BIRT.
437
UTILIZZAZlONE DEL CRITEI\IO ANA~INESTICO PER IL PRECOCE SEGNALAMENTO PSICOLOGICO DEL RECLUTANDO
Per il Dott. Gaetano Funaioli capitano medie'>.
L'identificazione anamnestica tende a fissare la personalità individua.le; la sua importanza è stata già da tempo riconosciuta. e, periodicamente, riconfermata; e già se ne è discusso e stabilito il suo valore di fronte alle altre forme di identificazione (fìsi~a e psichica), per il che io mi esimo dall'istituire, ancora una volta, una comparazione a questo riguardo. Sono noti gli studii in cotal argomento e gli schemi biografici di Ottolenghi, di Sergi, di De-Sanctis, della. Montessori, di Montesano, di Pizzoli, ecc. È noto, con quanto calore l'avv. Lanza. nella sua opera « La delinquenza militare> abbia insistito sulla ne-0essità della indagine anamnestica a scopo profilattico-militarn. A me pre me mettere in rilievo come l'identiiìcazione anamnestica possa essere utilizzata, nel modo più renditizio e più sicuro, per il preventivo segnalamento psicologico degli iscritti o, per dir meglio, <li quella categoria di arruolandi, che, nell'interesse della disciplina e òell'erario dello Stato e per lo stesso decoro professionale del medico, necessita trattenere alla soglia dell'ambiente militare, all'intento di ~seguire la più rigorosa profilassi. Ma, prima di entrare in argomento, mi sia permesso di rievocare brevi cenni, sia. sulla natura degli elementi costituenti una tale identificazione, sia, specialmente, sulle difficoltà inerenti al rilievo di -0iascun g ruppo dei dati anamnestici nella medicina comune, per venir poi alla. enumerazione delle difficoltà, che a questo scopo si incontrano nel campo medico-militare, specie per le fì.nalitit medico-legali, e per passa.re in rassegna i mezzi più atti a superarle: dal qual raffronto emergerà. l'indirizzo più giusto da seguire per arrivare allo scopo, <:be s>intende raggiungere. Natura degli eleme11ti costitue11ti l'identificazione a11a11me.~tica.
Tre specie di elementi costituiscono (come è noto) il perno di essa; i dati eredita.rii indiretti, i dati eredita.rii diretti, i dati individuali. I dati eredita.rii indiretti hanno valorè in quanto possono svelare, <.:ome le tendenze dei discendenti abbiano un addentellato con quelle
438
UTILIZZAZIO:-'E DEL CRITERIO ANAmrnSTlCO, E CC.
che furono attività orgauiche degli ascendenti, e riproducono quindi, in un'epoca posteriore e a. distanza più o meno grande di tempo, manifestazioni fisio-organiche proprie di un'epoca trascorsa e, perciò, meno evoluta, dimodochè .::olui che non ha. sufficiente conoscenza. dei caratteri degli antenati di una famiglia riesce difficilmente a. rendersi conto dei determinati modi di sentire e di agire di quei membri successi vi della, stessa famiglia, che si differenzia.no nell' intelletti vità, nel le estrinsecazioni affettive, volitive, ecc., non solo dal resto degli altri familiari ma anche dalla massa dei loro contemporanei. I dati ereditarii diretti hanno maggior valore, perchè le stigmate dell'ereditarietà diretta sou10 le più frequenti a rinvenirsi nella prole, vuoi cbe il figlio sia il prodotto prevalente dei caratteri paterni o dei materni, vuoi che egli sia il prodotto a parti uguali degli uni e degli altri, t.a)chè rappresenti una coesione delle qualità morfologiche e fisiopsicologiche dei genitori. I dati individuali sono q ueJli che possono c:adere meno indiret,ta.mente sotto gli occhi dello studioso, anzi alcuni :li essi, in qualche circostanza, possono essere di osservazione immediata, perchè colui che studia un individuo può trovarsi anche in grado di fare a. se stesso testimonianza. di alcuni suoi atti, di alcune sue a,1ioni, che costituiscono indici rivelaturi della ùi lui persona lità; ma, all'infuori di questa speciale circostanza, anche i dati anamnestici individuali devono essere attinti all'altrui testimoniam:a e, quindi, sono riprodotti in forma ora accesa, ora sbiadita, di rado comunicati in tono genuino. Non mi dilungherò sul metodo àa seguire in queste ricerche biolo· giche: accennerò solo come, circa la ereditarietà indiretta, se ne investigherà specialmente la natura, l'uuicità o la duplicità; circa la ereditarietà. dirett11, se ne ricercherà pure l'unicità o la duplicità, la natura (la presenza o meno dell'alcoolismo o di una malattia costituzionale debilitante, l'eventuale presenza di traumi o di altri disordini durante la gestazione, l'età d.i spari dei genitori, la legittimità o meno della prole, la resistenza della razza, ecc., ecc.). Quale appendice ai rilievi anamne:;;bci paterni e materni, si devono valutare i dati sui fratelli, sorelle e affini dell'individuo in esame, dati che ne concero ano sopratutto lo stato mentale, la moralità, la laboriosità . Ricord erò infine come, rispetto ai C:ati indi,iduali, i rilievi più interessanti si incardinino: a) f-nlle manifestazioni dell 'infanzia in relazione a fatti convulsivi,. sonnambolici, traumi al capo, malattie d'infezione ed auche in rispetto alla presenza o reanc:anr.a di una efficace p rotezione, ma.llevatricedell' edncazioue;
439
UTILIZZAZIO~E DEL CRITERIO ANA)IXESTICO, ECC.
b) sui fenomeui dell'adolescenza.; a questo proposito si ricercherà sopratutto se il soggetto abbia avuto tendenza per l'istruzione; come sia.si comportato in iscuola verso il maestro ed i condiscepoli; si rileverà purn il di lui contegno coi genitori e cogli altri di famiglia; e) sui fenomeni della giovinezza: si osserveranno in modo speciale le abitudini, le disposizioni al lavoro, la qualità d elle compagnie frequentate, le vicende della pubertà, il contegno nella vita sociale, l'esistenza eventuale di gra-vi avvenimenti domestici, il to110 sentimentale, ecc.
Difficoltà nelfo 1·accolta dei singoli gmppi di dati anamnestici in medicina 01·tlinaria.
Le difficoltà. relative al rilievo dei dati ereditarij indiretti d ipendono sopratutto dalla distanza di tempo, che si frappone tra il momento in cui si rivela la necessità. d i assumere le notizie e !"epoca di vita. delle persone, oggetto -d'indagine. E, poichè tali notizis si devono il più sovente attingere a foute interessata, consegue che rare volte sono poste in forma di precisione, di schiettezza e di completezza, come si richiede per il fine delhnvestigatore. Certo, se gli individui in questione abbiano dovnto, ad esempio, essere curati in nn ospedale pubblico o iu manicomio, allora
le ricerche saranno coronate da esito felice, potendo esse coudurre a un resultato il più conforme a verità. Le difficoltà dipendenti dal segnalamento dei dati ereditarii diret,ti sono di varia indole: per la constatazione di tali dati le diflìcoltà cronologiche sono minori, oppure possono del tutto mancare invece altre ne sorgono, prodotte da cause varie (suscettibilità, interessi, pregiudizii, diffidenze, ecc.). Cosi, ad esempio, si potranno ottenere informazioni esatte dai membri di famiglie in cui allig nino eredit.à morbose? e il medico di famiglia sarà tenuto a dare con esattezza. le richieste informazioni? Anche in questa evenienza le nofo-:ie più sicure si possono avere nel caso di ricovero del padre o dP]la mndre o di qualche collaterale al manicomio o in altro ospedale pubblico, od anche nel caso in cui le infermitù, eia cui i genitori sono affetti, siano di tal natura da essere di conoscenr.a pubblica. Se poi si consideri quanto certe malattie acquistate dai genitori per colpa loro e trasmissibili, ::iieno circondate da segretezza, ri:::ulteranno ancor meglio le difficoltà nel rilievo dell'anamnesi anche Lla questo p unto cl i vista. Rispetto al gruppo dei dati anamnestici individuali, tali dati si raccolgono (come è noto) dalla viva voce del soggelto, o dai suoi paren ti, o dai suoi amici, o dal medico.
t
410
UTILIZZAZIONE DEL Cll.JTF.RIO ANA~INF.;.:Troo, E CC.
Anche qui, quante cause di errori involoota1·i e volontari! L'individuo in esame non nasconderà al sanitario di casa certe notizie (anche se d'indole delicata), essendo egli il primo interessato a rivelargli tutta la verità: ma esigerà dal medico proprio che la sua malattia., i suoi disturbi sieno tenuti segreti. Che cosa dire delle notizie, che si apprendono dalla testimonianza degli a.miei, dei parenti? a. parte l' interesse, che dà il colorito alle notizie stesse, vi sono altri fattori di deformazione, ineren ti alla. psicologia del testimonio, all'indole della testimonianza., ecc. ciò che fece dire a. Sommer, che e le constat.azioni anamnestiche sono il risultat o di una lotta incessante cogli errori d i pensiero del testimonio>. Si bad~ poi che, oltr e a t utte le cause accennate, vi sono altre ragioni d i difficoltà e di errori, provenienti dalla metodologica che lo studioso segue nel fare le domande, metodologica che dovrà avere per fine precipuo di evitare la. suggestione. Ad ogni modo però credo che il gruppo dei da.ti an11.mnestici individuali, ad onta delle riser ve e delle obiezioni fatte, è quello meglio suscettibile di controllo e, certo, più utilizzabile anche per gli intenti della medi cina comune.
Anamnesi e t·eclutamento. Di questo tema molto si è parlato in riviste o in Congressi, ma u essnno ha fatto una rassegna critica (almen0 in modo esplicito) sulle varie fonti, a cui si possono più sicuramente attinger.e i vari dati anamnestici. Ora lo stabilire il valore delle fonti di anamnesi e la. procednra da tenersi in pratica a questo proposito, costituisce la prima condizione per dare credito al criterio anamnestico, specie per gli alti fini medico-legali, qua.li sono quelli di cui q ui m'occupo. Il compianto Dott. Franz Apt, capitano modico austriaco, presentò all'ultimo Congresso internazionale JJer l'assistenza degli alienati, tenuto a Berlino 11ell'ottobre u. d., uno schema di procedura n ei rilievi a namnestici a scopo medico-militare, reclamando che per la. compilazione dei dati anamnestici a scopo militare vi sia la collaborazione de l si n<laco, del maestro, del parroco, del presidente d el tribuna.le, degli agenti dell'ordine, delle direzioni dei manicomi e dell e case di conezione; insistè, inoltre, imlla presentazione da. parte dei volontari di nn documento firmato dal medico di famigl ia, e vidimato da.I sindaco del paese, documento constatante che l'aspirante al volontariato non aveva subito malattie mentali o nervose. Le d i ffi.co l tù., che sono state messe in h1ee nella constatazione delle indagini anamnestiche per gli scopi d el la medi~ina ordinar_ia,
GTILIZZAZIONE DEL CRITERIO ANAMNESTICO, E CO.
441
aumentano a. dismisura nei casi d'iudagini anamnestiche per gli scopi della medicina legale militare. Ragioni d'indole utilitaria possono spingere i volontari ordinari ad abbracciare la carriera militare unicamente per risolvere il pro· blema. economico della vita e non per vera vocazione ed intanto, nel fine di raggiungere lo scopo, possono presentare documenti non rispondenti dal tutto al vero, il che può indurre in errore anche medici provetti, per quanto essi, nella visita di arruolamento, siansi adoprati per un esame dettagliato e completo; è infatti notorio, come l'arruo lamento volontario costituisca una delle fonti più ricche èli non valori per l'esercito. E non è mai successo che i volontari di un anno presentino certificati di completa salute psichica e che, riconosciuti fisicamente sa.ci e d'altronde uon avendo essi anomalie antropo-psicologiche emer· genti, sieno arruolati, mentre dopo un breve cimento alla vita militare sono incolti, ad e<;;empio, da convulsioni, diagnosticate epilettiche, convulsioni confessate poi preesistenti all'arruolamento o da essi stessi spontaneamente o dietro abili domande mediche? Che cosa dirò poi, di diversi cart.ificati avanzati dagli iscritti di leva? È difficile trovare un documento, che risponda ai tre requisiti, già esposti, di una buona indagine anamnestica, appunto percbè diversi documenti sono dettati o da un senso di soverchia compiacenza per l'arrnolando, o dal dovere di non trasgredire il segreto professionale oppure sono ispira.ti da. motivi di parentela verso il futuro soldato o Ja eccessiva suggestione dei discorsi altrui. Quindi difficilmentl) , si possono avere documenti rispecchianti la verità nuda, la cui esp<J· sizione avrebbe tanto maggior valore, in quanto essa può facilitare il medico nelle sue difficili operazioni di perito.
Fonti varie, a cni si può attinge1·e dal punto di vista rnedico-rnilita1·e. Se, dunque, la conoscenza veritiera di tanti elementi anamnestici è sì difficile da far dire a Sommer, che la ricostruzione della vita pregressa di un individuo è impresa talora maggiore dello stesso esame obiettivo; se la raccolta di tante manifestazioni psicologiche da mettersi in adeguato rapporto con svariati elementi etiologici e da coordinarsi metodicamente, è nei problemi di medicina legale milita.re assai più ardua che nei problemi di medicina ordinaria, dovrà il medico militare nelle speciali circostanze del reclutamento non utilizzare in più larga scala il criterio anamnestico? Io crederei ciò un grosso errore, perchè l'anamnesi bene condotta -ha un grande valore clinico-militare.
442
liTll,lZZAZIONE D EL CRJT E IO O A~.A .\ l'N ESTIC01 ECC.
Ona pri ma fonte, a cui per tempo si potrauno assumere le notizie saranno (come del resto si p ratica auche ora ma incompletamente) i manicomi, dai quali avremo u na messe di informazioni dettagliate sull'individuo e forse anche sui suoi genitori e avi; il che servirà. sopratutto all'eliminazio~10 prevent iva dei d eboli di mente, che sono poi, in buona parte, i futuri psi0opat ici dell'esercito. Un'altra fonte, i nvero non adeguatamente oggi sfruttata, è custituita dalla magist,ratura. Nel grande numero di anomali morali arruolandi, i qnali tendono disgraziatamente alraumento quasi ogni anno, è di grande valore il conoscere qual tn il loro contegno nell'ambiente sociale, perchè ln prova da essi fatt.a nella vita comnne e segnalata al medico e d a questi valutata secondo i criteri della moderna antropopsicologia, costituisce (come ho messo in rilievo nel mio lavoro: Contegno del delinr111ente borvhese nell'eserl'ito), un'ind ice preziosissimo di orientamento per le decisioni da prendere e può costi tuire motivo fondato di preventivo invio in osservazione presso l'o~p&dale militare di certi anomali, per i quali l'adattamento alla vita militare è assolutamente imprn,si bile. E la giustificazione scientifica di questa selezione preliminare, fatta sull'adozione del cri terio anamnestico, sta nel fatto inoppugnabile e via ,ia riconfennato dall'esperienza, che le fasi successive dì vita di un delinquente costi tuzionc1,Je sono fata lmente identiche a q uelle precedenti. Nell'oper a di conos(.'enza precoce degli arruolancli pregiud icati p uò e deve più largamente coadiuvare la pubblica sicurezza (già istruita da adatta. scuola coll' indirizzo indieato dall'Ottolengh i al rapido segnalamento nel reo) auche perchè essa, trovandosi a. contatto q notidiano col degenerat.o, è in grado di conoscerlo meglio d'ogni altro. E un'altra sorgente di dati anamnestici sicuri è costi tuita dall'arma d ei reali carabinieri : essa si onora di n na scuola preparatoria in R oma, nella quale scnola vi è un corso di polizia s(·ien tifica, che ha l'intento di preparare g li alunni alla ricerca delle notizie biografiche. Molti, che già vi furono allievi, sono quindi al corrente delle nozioni più inùispensauili e dei mezzi p iù pratici prr l'identificazione del reo : adunque ancl1e a questa fonte si dovrà attingere a larga mano e in epoca sempre precoce. L a scuola può considerarsi sorgent.e di dati anamnestici sicuri da valersene per i fini del recl u tamento? Il doLt. Apt, conw d e] resto altri autori , propongono, per orientarsi circa il rilievo del grado di CApacità psico-morale dell'iscritto, d i tener co11lo della. pro,·a. ch'1>g li ha fatto nella scuola. 8cnrn rlul,bio la convi,euza scolastica si presta efficacemente a
UTIL1ZZAZI0:)IE DEL CRITERIO AXAMNESTICO, ECC.
443
svelare molte faccie della. psiche individuale ed essa, più che la. vita di famiglia, è adat.ta a palesare le attitudini intellettive: volitive ed anche mora.li dell'alunno: perciò, dal punto di vista teorico, si impone l'utilizzazione dei dati anR.mnestici scolastici per il segnalamento precoce individuale. E poichè in Austria, in Germania, ecc., le scnole sono ovunque diffuse, bene organizzate e bene condotte, l'uso di tale rilievo anam11estico per gli scopi pratici del reclutamento può essere lodevole e dare buoni frutti; quindi la proposta del dott. À pt può essere accettata dal punto di vista del suo pae:ie senza discussione. Ma. in Italia mancano in div~rse regioni le scuo le, ,e in vari luoghi ove esse esistono, difetta una vera coscienza scolastica: e però bisogna riconoscere che qui da noi è, per lo meno, prematuro fare appello a una tale prova da. utilizzarsi per i fini med-ico-militari, per quanto si dovrà convenire che in questi ultimi anni si sono fatti progressi anche nella organizzazione scolastica; prova 110 sia che pe· dagoghi della mente di Pizzoli, di De Sanctis, .Montessori, Montesano hanno attuato metodi assai adatti alla conoscenza della personalità psicologica dell'alunno, onde potergli impartire conveniente istruzion& ed educazione sulla. base di criteri scientifici positivi. Il sistema della richiesta di notizie anamnestiche ai sindaci non può rigettarsi per principio, ma in pratica (almeno :in Italia) può dare luogo a seri inconvenienti, poichè i ~indaci, essendo l'esponente dei vari i partiti locali, si possono lasciare faci !mente guidare dalla passione nelle informazioni e nei gindizi sui fatti che interessa cono· scere. Riassumo, quindi, le mie idee dicendo che, amme,i:sa la necessità. del ci-iterio anamnestico a.i fini del preventivo segnalamento psicologico del reclu.tando. si dovrà. precocemente e in proporzioni adeguate fare appello per le ricerche anamnestiche a quegli istituti, che danno la massima garanzia di serietà. (direzioni di manicomi, magistratura, gendarmeria), senza. disconoscere che in alcune na:,;ioni più progredì te si possa sicuramente trar profitto anche dall'opera dei sindaci e delle direzioni scollistiche ecc. Ente 1·accoglitore e co01·dinatore delle noli::ie anamnestiche -in u·n a cai·tella biog1·a(ica-ìncliàcluale.
Per raccogliere e coordinare una serie di notizie sì importanti da, attingersi in modo precoce e completo alle fonti anzidette, occorro un ente a ciò stesso incaricato; e questo ente sarà la commissione di leva,.
444
UTILIZZAZIONE DEL CRlTF:RI O A~AMNESTIC0 1 ECC.
alla quale però si dovrebbero aggregare uno o più medici, da servire di guida. ai funzionari in ricerche così tecniche. E per potere procedere uniformemente in tutta ltalia, evitando cosi i reclami che deriverebbero da una disparità di trattamento, e p er ridurre al minimo gli effetti della suggestione, si dovrebbe fare uso di uno s0bema unico di rilievo nnamnestico, schema sobrio, ma completo, analogo a quello formulato fino dal 1909 dal Ministero d~lla guerra prussiano per un fine simile a quello che io mi propongo. In tal modo le commissioni di leva del Regno non avrebbero altra. cura ch0 quella di attingere in tempo debito alle esposte fonti : i moduli riempiti dovrebbero essere controllati anche dal medico della. Commissione per la parte che gli spetta. Il sanitario poi del Consiglio di leva, sulla base della anamnesi raccolta colle garanzie di cui sopra e al lume dei criteri della moderna psichiatria valutando i dati anamnestici, invierebbe in osservazione all'ospedale quelle reclute, i cui precedenti sono tali da farne presumere l'inadattabilità al servizio. Nell'osped!ale p0i, oltre a far tesoro dell'anamnesi raccolta e coordinata., si metteranno in pratica (ben s'intende) l'identificazione fisica o quella psichica allo scopo di integrare tutti gli esami per il segnalamento completo della peri:IO· nalità individua.le. Così l'operato del medico delh commissione di Jeva troverebbe un' integrazione e un controllo in esami successi-vi e la procedura per l'identificazione individuale avrebbe ogni garanzia possibile.
T' antaggi derivanti daU' utilizzazione del crite1·io anamnestico. Il primo vantaggio che ne risulta, è il segna.lamento preventivo del r eclutando, segnalamento che permette una precoce selezione, quale è oggi richiesta dalle esigenze di servizio e dal decoro dello stesso ambiente milita.re. Così, i delinquenti nati e le categorie affini ne sarebbero esclusi; e molti deboli di mente non indosserebbero la divisa. E un altro vantaggio ò quello di far armonizzare il sistema di reclutamento (nella sua parte più difficile e delicata} coi postulati della. scienza.
È pos,çibile l 'attnazione di una tale 1·ifonna? Io bo la convinzione che sia possibile, purchè alla commissione di leva si dia personale e tempo adeguato e le si im part,i scano istruzioni precise, come sarebbe quella, ad esempio, di mettersi in ;·elazione colla gendarmeria, la quale conoscendo per doveri di ufficio gli
UTILlZZAZIOXE DEL CRITERIO ANAMl\"ESTIC0 1 ECO,
445
individui più facinorosi, può e deve servire di guida in tali indagini e può anche servire di mezzo comunicativo colla magistratum, colle direzioni di manicomi ed eventualmente coi sindaci e colle direzioni dei riformatorii o delle scuole. Del resto, l'esempio recente della Germania., che ha adottato, da. qualche anno, analoga procedura, per quanto il suo reclutamento sia più esteso e gravoso del nostro, è incoraggiante in modo che mi dispensa dallo spendere ulteriori parole atte a dimostrare la possibilità di esecuzione di tale riforma; anzi credo che un tale esempio crei quasi l'obbligo di m_ettersi sulla stessa via, feconda di buoni risultati, tanto più che l'Italia nella. dottrina della cri mina.lità è stata la maestra alla stessa Germania. Questi rilievi e queste riflessioni sull'impiego dell'anamnesi ai fini del reclutamento, rilievi e riflessioni che offrono il modo di r isolvere il lato più urgente e il più fondamentale dell'arduo problema del rinno-vamento morale dell'esercito, mi sembrano un utile ed anche una doverosa. appendice allo studio sul contegno del delinquentè borghese nell'ambiente militare: e perciò mi sono indotto a pubblicare queste, poche pagine, lieto se le mie propoate saranno prese in considerazione.
44G
FERITA D'ARMA DA FUOCO DEL CERVELLO (Cont ri buto alla flsiO·flatologia dei lobi frontali) P er il dott. Giovanni Bernucci, maggiore medi co
Il capitano d'artiglieria X. Y., dell'età d'anni ~5, dotato di robusta. <:osti t uzione fisica, nrn, affetto da grave nevrastenia e;onsecuti va ad intenso -~1t1·mP11oge intellettuale, sul le prime ore d el mattino dell'8 ottobre 100!), tro~andosi distaccato in uno dei forti di sbarramento della nostra frontiera orientale, in un momento d i grave sconforto, con la pistola d'ordinanza a rotazione modello 1889, spara.vasi, a scopo suicida, un <;o]po di rivoltella al capo ( l) . Il tenti"tto suicid io non venne scoperto che circa t re ore dopo. qua11do, sfon<lato l' uscio della stanza ove era.si svolto il lutt,uoso dramma, venne scorto il disgraziato ufficiale seduto su d'una sedia, agra.ppato ad un mobile, col capo reclinato sullo stesso, ~d in istato d i completa im·osci enza. Soccorso e medicato alla meglio da quel personale militare, il sottoscritto ebbe a visitarlo soltan to dieci ore dopo il fatto. Allora l'infer mo trova vasi in istato semicomatoso respirando lentamente e profondamente con rapide aspirazioni, mentre la. ferita, prodotta. dal grosso proiettile della pistola d'ordinanza, presentava un foro cl' ingresso ci rcolare, a contorni netti, del diametro di circa nove millimetri e mezzo, posto circa due centimetri indietro dall'apofisi orbitaria esterna di destra, lungo la linea. di riunione dell'apofisi predetta con l'inion, mentre il foro d'uscita, irregolare, con margini estroflessi, del diametro di circa dodici millimetri, trova.vasi circa tre centimetri dietro la bozza frontale sinistra, circondato d a. una serie d i scheggie cLe, quantunque mobili ed aJquaoto proiettate in fuori, mantenevano solide aderenze col periostio e con le parti molli sovi·&· stanti dalla galea capitis. Da amhedue i fori usciva sostanza cerel>rale piuttosto abl1ondante, commista a poco sangue. Data la direzione del colpo: i l proiettile dov!'tte a ttraver sare in linea retta dal ùasso in alto e rlall'~sterno ali' interno le circonvoluzioni frontali 8•, 2a, 1" di destra e 1" e 2" <li sinistra, passa,ndo sovra il corpo calloso, prohabilmente (I) La piRl-0ln. a r<>la1.iono morlt'llo 1889, sistema 13oùeo. tuttora in uso nell\1scrcito italiano. pro.s enta nn calibro cli millimct ri 10,3.\ con proiettili ùi piombo incarni· cinti d'ottone d ol peso di 1-(rnmmi ll, 3!i, e cun una carica di grammi 0,60 d i bnlistito, con una \"elocità inizi,ile ùi 2;30 motri.
FERITA D'ARMA DA FUOCO DEL CERVELLO
447
intaccandolo, senza ledere alcun ramo anteriore della meningea media di destra., distante certa.mente pochi millimetri dal foro d'entrata (1), fuoriuscendo intatto dalla. scatola cranica, deformandosi soltanto (dopo il tragitto intracranico) nell'involucro suo metallico, con un'intaccatura profonda circa un millimetro, avendo battuto contro lo spigolo di marmo d'una porta (2). Quantunque l'infermo si trovasse in istato semicomatoso e la temperatura fosse salita a. 38',9, con 100 pulsazioni al minuto, fin dal primo sommario es:!me ebbi a rilevare come non fosse leso alcun centro cerebrale importante, persistendo integri tutti i movimenti. Praticata un'accurata toilette delle regioni ferite, limitai il mio intervento all'applicazione di una semplice medicazione occlusiva asettica. Pur conoscendo come i feriti al capo mal sopportino qualsiasi trasporto (3), trascorse ls prime ventiquattro ore, non essendo peggiorate le condizioni generali dell' infermo, trovandomi in un villaggio alpestre privo di qualsiasi risorsa, provvidi per un sollecito trasporto del ferito in automobile all'ospedale militare di Verona. Questo ebbe a compiersi felicemente in poco più di un'ora, sott.o la mia diretta sorveglianza. Lo stato semicoma.toso durò complessivamente circa cinque giorni, associato ad elevazione termica. soltanto nei primi due, poscia l'infermo cominciò a riacquistare man mano, ma. con grande lentezza., prima l'istinto del soddisfacimento dei più elementari bisogni della vita. anima.le, quindi una limitata percezione di persone e cose, mentre, cessata dopo soli quattro giorni qualsiasi fuoriuscita di sostanza. cerebrale, ambedue i fori della. ca.lotta cranica tendevano rapidamente a cicatrizzare. Dopo 46 giorni dall'avvenuto trauma, non avendo per nulla. modifi cato il primitivo semplicissimo metodo curativo, ambedue le ferite presentavri.nsi completamente cicatrizzate, e l'infermo potevasi considera.re chirurgicamente guarito. (1) Come è noto, nel suo decorso, il ramo anteriore del,'artorif\ meningea media rivolgesi dapprima in avanti ed in fuori, poscia verticalmente in sopra, per raggiungere la doccia scavata nell'angolo sfenoidale do l parietale ; quindi il foro d'entrai.a del proiettile, nel nostro caso, rispetto al decorso dell'arteria s tossn, dovette trovarsi in avanti t.ld in basso. (2) Ebbi la conferma di simile decorso con ripetute prove sperimentali su cervelli di cadaveri. (3) Il :Nimier cosl si e~prime in proposito: L e semplici tre7>ida:ioni che all'encefalo
traumatiuato imprimono i mez:i d-i trMporto, d·i q11alsia,ii Rpede e.,si sieno. prolungano, in certo modo, l'azione meccanica vulnerante del proiettile, cd aumrntano i diUusi di8ordini, calUa/lj dallo stesso. - :NottEa: Blcs,m res de l'Encéplwle par coup de feu . F olix Alcan. Paris, 1904.
1
FERITA. D ARMA DA FUOCO DEL CERVELLO
Durante questo lasso di tem po e nell'ulteriore soggiorno in questlospedale, egli ebbe sempre ad accusare dolori intensissimi al capo, più forti e frequenti nei primi giorni, diminuiti d'intensità e di frequenza. col tempo, senza mai cessare completamente, venendo colto tratto tratto da veri accessi di furore rivolti indistin tamente contro tutto le persone che lo circondavano. L'esame somatico prati cato il 20 novembre, quaranta.tre giorni dopo il trauma, diede a rilevare: A carico della sensibilità : presente la dolorifica, diminuita la tattile; gli stimoli percepiti con ritardo e male localizzati; nor ma.le la sensibilità gnstat.iva, normale il senso dell'olfatto. L'esame dell'occhio nulla fece rilevare di anormale. A carico dei riflessi: normale il plantare, tardo il crema.sterico, assente l'addomi nale, normale il patellare, presenti gli iridei alla luce, alquanto tardi e persistenti i vasomotori. Normale la mohili.tà passiva e la coordina zione dei movimenti; il malato riesce a toc~ar e perfettamente le pa rti che gli vengono i ndica.te, ed il movimento è rapido e sicuro. L'andatura è normale : cammina con passo franco, anche da solo,. orientandosi bene. Invece la. siudrome psichica diede a rilevare come, essendo stati dalla ferita in particolar modo interessati i fasci associativi (cingulum, fascio a1·cttato), la percezione, l'attenzione, l' inibizione e sovratuttola memoria e l'associazione fossero molto indebolite. All'incapacità di formular giudizii che richiedessero la presenza. di molti componenti sensoriali ed alla facile esauribilità. e difficoltà delle astrazioni e dei raziocinii più semplici, associava.si forte indebolimento del1a memoria, caratterizzato da amnesia per le cose recenti e memoria abbastanza lucida per le lontane, nessun interesse per le ordinarie occupazioni, grave confusione mentale, disorientamento, a.patia., inerzia alternata con periodi di irrequietezza, mentre la volontà., che è effetto delle rappresentazioni e dei sentimenti, sembrava quasi estinta. Con l'indebolimento delle alte funziJni intellettuali si osservava la stereotipia di motti e di frasi; così ad esempio, invariabilmente, mattina e sera, mi porgeva il solito saluto limitato alle tradizionali due parole : Buon giorno, buona sera; parimenti rispondeva con un semplice stereotipato : B enone, alla domanda del come egli stesse, non sapendo che ripetere sempre lo stesso motto anche dopo reiterat& domande volte a dilucidare in qualche modo le sue asserzioni. Incapace di qualsiasi sforzo associativo di idee, rispondeva a tono, ma con
FERITA D'ARMA DA FUOCO Dl!L CERV~LLO
449
dei Sdmplici monos.illa.bi di: si e di: nò, quando l'interrogazione era fatta in modo da non richiedere per la risposta che uno sforzo limitatissimo; in caso diverso non rispondeva affatto. Riconosceva perfettamente gli oggetti e ne ricordava il nome, ma. non riusciva che per brevi momenti e per semplici cose e posizioni a dirigere volontariamente il pensiero ed a. rievocare immagini per più complessi giudizii. Come ebbi prima. ad accennare, fra le altre manifestazioni più o meno accentuate, presentava. non comune rilievo, nel nostro infermo, il profondo disturbo della memoria. Mentre ridestandogli il ricordo di
fatti lontani mostrava di rammentarsene, non conservava la più piccola. memoria. del tentato suicidio e meno che meno delle circostanze che potevano avervelo indotto; ricordava ad esempio il nome della moglie e di una sua bambina di sette anni, ma aveva dimenticato il nome e l'esistenza di altra minore dell'età di un anno. 'l'alvolta dimenticava. con grande rapidità ciò che era.si prefisso di tare, tal'altra ripeteva, con minimi intervalli di tempo, le stesse frasi, mostrando di non ricordarsi affatto di e.verle p1;ma prnnunciate. La degenza ospitaliera del nostro infermo si protrasse per 66 giorni, durante i quali, contemporaneamente al decadimento de.lle funzioni intellettuali, ebbesi a constata.re un rapido miglioramento delle condizioni generali, nutrendosi egli abbondantemente e perdura.udo ottime le funzioni tutte della vita vegetativa. Allora., per desiderio dei parenti egli recava.si in patria, dove veniva. sottoposto alle diligenti cure di distinto specialista. Dallo stesso ebbi ripet1.1tamente notizie dell'infermo, fino all'epilogo del triste dramma, chiusosi la sera del 3 febbraio scorso. Nel frattempo egli mostrossi sempre come stordito, lamentandosi tratto tratto di cefalea e di penose sensazioni al capo, dimostrando profonda alterazione del carattere reso eccessivamente irrita.bile. Per un certo periodo di tempo presentò lieve forma di mania di persecuzione rivolta sovratutto contro la. madre. Ripetuta.mente rinchiuso in case di salute, mai volle perma11ervi a. lungo; una volta non volle nemmeno rimanere presso la famiglia e facendo perdere per un certo tempo le sue traccie, r ecossi a soggiorna.re in nn albergo; altra volta, a.llont ann,ndosi inosservato da chi lo custodiva, andò vagabondando a caso. Da. ultimo nel gennaio scorso, essendo ricoverato in una casa di salute, andarono gradatamente aumentando ed aggravandosi i fatti di eccitazione psichica, ed una sera veniva improvvisa.mente colpito da febbre altissima accompagnata da sintomi di meningite acuta.. j9 -
Gior nale cli medi<i11a mi lilau . -
Fase. \'I.
450
1
FERITA 0 ARMA DA FUOCO DEL CERVELLO
Sulla. natura di ta.l forma. morbosa. diverse furono le opinioni dei medie.i curanti ma., in seguito sovra.tutto all'ulteriore decorso, unanimi formularono il concetto che si trattasse di un ascesso cerebrale conseguenza. dell'antico trauma, o rimasto latente per del tempo o svilup· patosi rapida.mente per una ca.usa qualunque occasionale. La sera. del 3 febbraio, dopo quindici mesi dal riportato gravissimo trauma. al capo, il disgraziato capitano cessava di soffrire. Non venne malauguratamente praticata l'autopsia; manca quindi la. dimostrazione anatomo-patologica delle sofferte gravi lesioni cerebrali e dell'epifenomeno leta le. La storia clinica. suesposta prestasi a. numerose osservazioni tanto nel campo chirurgico come nel fisiologico. In primo luogo la ferita oggetto dei' nostro studio non riusci immediatamente letale perchè fu colpita la zona del cervello che trovasi sopra la. linea di riunione dell'apofisi orbitaria con l'inion, mentre al di sotto di detta linea le perforazioni riescono fatalmente letali (Bonomo). D'altronde nella letteratura chirurgica passata. e presente, sono numerosi i casi, osservati sovra.tutto nella ultima guerra ::;ud Africana e della Manciuria, di ferite dei lobi frontali con perforazione completa del cranio ..eguite da guarigione senza complicazioni immediate (Follenfant, Osten-Sacken). I caratteri presentati tanto dal foro d'entrata come da quello di uscita, il primo a stampo e di grandezza alquanto minore del calibro del proiettile, il secondo alq ua.nto più grande del proiettile stesso, corrispondono alle numerose prove sperimentali con armi da fuoco di corta portata praticate da stranieri, ed in Italia con la pistola a rotazione modello~1889, dai nostri Imbriaco, Bonomo e De-Sa.rlo. Altrettanto dicasi dei mancati fenomeni di scoppio; per essi devesi sopratutto tener presente il giusto concetto espresso dal Bonomo, che ritiene la gravezza ed estensione dei guasti ossei, nelle ferite del cranio, essere in rapporto con la diversa struttura, resistenza, spessore ed elasticità dello scheletro cranico: Le petfomzioni semplici, scrin1 il predetto autore, si osservano anche alle brevi distanze nei cranii a tipo marcatamente dip1.oico, ed a simile categoria apparteneva. in· dubbia.mente il cranio del nostro ferito. Inoltre il proiettile, avendo percorso un tragitto endocrauico r elativamente breve, pur essendo stato esploso a. bruciapelo, produsse le· sioni ossee endocraniche relativamente limitate, e ciò in causa della S<;arsa pressione m olecolare trasmessa al cervello (Bonomo, Reger, Kri:iulein, H abart etc.); mentre la relativa lontananza dell~ ferita eUL·efalica dalle zone psico,motrici fece sì che anche nell' ulteriore
FERITA D'ARMA DA FUOOO DEL CERYELLO
451
periodo di ripa.razione e di assestamento della lesione in parola. queste non venissero menoma.mente interessate, donde la mancanza. di qualsiasi sintomo di eccitazione delle zone stesse. E nella cerchia degli esiti ordina.rii delle ferite encefaliche entrano i disturbi psichici verificatisi nel nostro infermo, disturbi, in un primo periodo, caratterizzati da cefalea intensa, amnesia, affievolimento dell'intelligenza, cambiamento di carattere, sistematizza.tisi, in llln periodo _più avanzato, sotto forma. rivestente carattere di franosi maniaco-depressi va.. La. perdita della memoria per i fatti di recente data, conservan<lola invece per quelli svoltisi in epoca remota., spiegasi col Ribot ,(Les mala.dies de la. mémoire), ammettendo che le ultime acquisizioni mnemoniche sieno necessariamente più instabili perchà non hanno avuto il tempo di organizzarsi e di assumere saldi vincoli di asso-ciazione con altre che costituiscono la personalità psichica, essendo così le prime a scomparire, procedendosi nel potere mnesico per via. inversa. a quella evolutiva della. personalità. Nel caso nostro, come in altro simile riferito dal Bianchi nel suo trattato di Psichiatria, lo stato di quasi generale amnesia. dipese certamente dall'estesa lesione dei lobi frontali, ed il fatto che egli riconosceva. oggetti ed intendeva parole dimostra che le immagini esistevano ed erano riproducibili, mentre difettava il potere evocatore, ,sostenuto dal processo di sintesi che è funzione del lobo frontale (Lucia.ni, fisiologia.). Col difetto di sintesi venne naturalmente meno il potere mnesico. Da ultimo l'ascesso cerebrale, sopravvenut0 oltre quindici mesi -dopo il sofferto trauma, rappresenta una complicazione abbastanza. frequente di simili lesioni, ed iu proposito il Nimier (Blessures du -era.ne et de l'Encépha.le) così si esprime: Il quadro clinico che preseutano gli ascessi del cervello è notevole per la sua diversità. La lesione si manifesta qualche giorno, più di frequente qualche mese, talvolta qttalche anno dopo il traumatismo, i di cui fenomeni immediati furono .talvolta. quelli di una semplice commozione cerebrale. Ed a spjegare tal fatto ben giova l'ipotesi enunciata dal nostro Bianchi che i fo1·ti fraumi sul capo hanno per conseguenza mia mino1·e 1·esistenza del cervello ai comuni ngenti mo1·bigeni. Solo così, egli dice, n oi possiamo spiega.rei perchè dopo un trauma al capo, a lungo andare si sviluppi un ascesso, ovvero una forma di encefalite acuta emorragica in individui i quali non avevano manifestata anteriormente nessuna tendenza a malattie nervose e mentali e presentarono -Sintomi relativamente poco significanti immediata.mente dopo l'azione
462
FERlTA D'AR)IA DA FUOCO DEL CERVELLO
del trauma. E conclude: Io avanzo l'ipotesi che in conseguenza. di traumi sul ca.po, se gra7i, il cervello perda. il potere fagocita.rio o· biometabolico sopra. le sostanze tossiche ed i microrganismi che cir-colano, i qua.li trovano più facile preda. in un orga.nii!mo ohe non ba. più il potere di distruggerli. Concludendo, nel caso oggetto del presente studio, ebbesi a ma• nifestare quella. varietà di frenosi traumatica che sovra.tutto osservasi nelle lesioni d'ambo i lobi frontali, costituita, dopo coma profondo,. da grave condizione stuporosa, con stra.ordina.rin. sordità dei pensiero, confusione mentale, disorientamento, mnesia retrograda, eccitabilità di carattere, accessi di delirio acuto, chi usa.si per la tarda comparsa. di un ascesso cerebrale causa ultima della morte. Verona, aprile 1911. Trattato di pstchiatria. - Fasquale, N apoli. 2. BIANCHI. - Atti del XIV Con gr~ so internazionale dt medicina. - Sezione di ne, vrologia, (B udapest 29 agosto 4 settembre 1909). Riassunto dalla Riforma Medica, 8 ottobre 1909 n. 45. 3. B ONOMo. - T ramn atologfo. ~ (Lezioni fatte alla scuola di sanità militare durante l'a nno scolnstico I 906-0i). · 4. CORTESI. - Tumore cerebrale del lobo prefrontale Binietro (Il lllorgagni, 1908). 5. DE-SARLO. - Le ferite. prodotte dalle. modcm e. anni iw fuoco eRcluse le. artiglierie. Ravenna 19 10. 6. F or,LF.NFANT. - Notes médicales sur la gt,rrre rusRo-faponaise (Archive.s de méd. et pham,. mil., 190G). ? . HABA.RT. - DaB Klrinkaliber 1md die Behandlw1g dcr Sch ussw11nde11, 1894. 8. lMnn1ACO. - Sulle armi da fuoco attuali e. sui loro proiettili in rapporto con la chirurgia militare (L ezio ni tenu te alla scuola di sanità militare. -- Firenze, 1898). 9. KnoNLETh". - Uber die ll'i rk1111g dcr Schàdrl-Hi rnBchiiue ous u mnitte.lbarer Nlilie (Beitrage zur klin. Chir., Voi XXIX). 10. LEJA.RS. - · Ce que l'on peut p e.nser de la guerre modu,ie e de la chirur gie d'aprè8· la campagne r 1U180-j<ipo11aise (Le sem<iùie niédicale, maggio 1908). Il. L UCIANI. - Fisiologia dell'uomo. - Società EJitrice Italiana, Torino. 12. l\1.ARTJN. - Ooup de feu du era.ne p<ir balle (Rel'cnsione; d~lla R ev11e de. Chirurgie, maggio 1905). 13. ]l[uoo1A. - Sopra un t11more dei lobi ;rcm1ali e del corpo calloBo, con partic-Olare · considerazione ai disturbi della memoria (Rivista italiana di Ne11ropatolog-ia, Psichiatria e.d Elettrotenipici, Volume II, fascicolo 6°, l 9IO), 14. N!MIER. - BlesBttres du cr6ne e de l'Encéplialepar coup defeu - (Parigi, Alcan , 1910 ), 15. P onQIJlER ET AvEno:ss. -Tra1m1atism e ducr6ne. par arme àfeu. (Archive.s de M édeci™ ,wmle, 1006). 16.. R ooER. - Die J,::riinlP-insche Scl,dclelsc/,usse (C'entralblatt fii r OhinJ,rgie, 1901). l ?. RmoT. - Les malodies de la mémoire. - Pnris, 1004. 18. SCllAFEn, St"ENSO~, voi, mm OsTEN-S,,.i,EN - Uber die Wirktmg du fapanischenKriegs-,caffrn i1n Mandschurischen F cldwgc (Archiv fiir klin. Chir., l 006). I !l. Vro1M,r1D1 E 1'uFFI. - Feritr d'arma da Jt,oco alla tel!la (Gioma!e medico del R e.gioesPrcil'3, novemhre 1!105, 1. BuNCHI . -
453
CASUISTICA CLINICA -CALCOLO VOLUMINOSO DIVERTICOLARE CONGENITO DELL'URETRA BULBO-CAVERNOSA, per il dottor Oddo ne O ddl, capita.no medico all'ospedale militare di Ancona. La. calcolosi uretrale non è capitolo nuovo in patologia.; gli autori t utti in ge· .nere accennano all'esistenza dei calcoli dell'uretra, e tale conoscenza si è certo fatta rnolto più ricca di da.ti dopo che si è potuto con apposito strumento rompere la pietra in vescica, dopo cioè la. invenzione della. litotripsia. Si comprende infatti di leggeri che colla distruzione della pietra restano di solito nel serbatoio dell'orina. piccoli frammenti, poco 'voluminosi, i quali sormon· tauo il collo vescica.le e arrivano cosi nel canale soffermandosi in vari punti ~i esso. È la porzione membranosa. dell'uretra quella ove piu di frequente si arrestano ~ si trovano allogati i calcoli, come quella che per la sua intima struttura, per la. sua. dilatabilità. permetJ;e di sosta.re e permanere anche a calcoli di esagerato volume. Svariatissima è la. sintomatologia. della calcolosi uretrale, e mentre alcuni casi trascorrono per molto tempo quasi ino3servati non dando alcun sentore clinico e subiettivo della. loro esistenza, in a.Itri il sintomo dolore e reazione fiogistica ·sono importanti sino all'inizìo dell'infermità, che si rende penosa per l'infermo ed obbliga il chirurgo ad un pronto intervento. };' a questa svariata sintomatologia. che devesi attribuire forse la disparità. di giudizi dati da.i vari autori, mentre a mio parere necessita. fare una netta distinzione della calcolosi uretrale, in calcoli congeniti, e corpi sopravvenuti dall'esterno o dalla. vescica improvvisamente. E' in questo ultimo ca.so che i sintomi sono gravi per il sopraggiungere di un cor po estraneo nell'uretra non adattata alla compressione; è in questo caso che la reazione locale ostacola l'uscita del1'urina, determina dolori, flogosi; mentre detta sintomatologia non appare allorchè la calcolosi è congenita ed ha quindi determinato un adatta.mento dell'epitelio uretrale allo stimolo compressivo locale.
Il Nélaton (voi. 6°, pagina 144) ammette che in a lcuni la presenza di calcoli .nell'uretra. non determini alcuna specie di reazione locale; ma nella. gran maggioranza. dei casi, per poco, egli dice, che il soggiorno di corpi estranei si pro· l unghi, si vedono sopravvenire accidenti molto gravi, febbre, ulcerazioni, infiltra· .zioni ed ascessi urinosi. Per il Tillaux il calcolo uretrale proviene quasi sempre dalla. vescica e i sintomi che rivelano la sua p1·esenza nell'uretra sono: dolore vivo, e qualche ,·olta .impossibilità. nella minzione, che compare improvvisa.mente.
454
CA SU ISTICA CLINICA
L' Haenig, parlando della calcolosi uretrale, r i tiene che possa questa originarsi, nell'uretra per corpi estranei penetrati e che costituiscono poi il nucleo di elementi molecolari ; ma non accenna ad alcuna d i1<tinzione fra la sintomatologia data da. t ale congenita entità morbosa e le a ltre forme di calcolosi uretrali, che egli dice producono sempre una serie di disturbi, che tanto più sono gravi, quan to. più grossi sono i calcoli, q uanto più la loro superficie è scabrosa e bernoccoluta; affermando inoltre che un corpo estraneo il quale resti per l ungo tempo in un punto dell'uretra produce tumefazione, ulcerazione, sup purazione, perfora la. pa· rete ed in tal modo il più delle volte giunge a ll'es terno. Altre volte, dice il Fis<'her, i corpi est1·anei sono il cent ro sul quale si formano i calcoli uretrali, mentre in a lt re drcostanze la loro formazione è in intimo rapporto con un punto dilatato o diverticolare dell'nretrn, raggi ungendo il calcolo anche grandezze meravigliose con superficie chiaramente levigata. Quest'ultimo concetto esprime forse il convincimento dell'autore che alla perfetta levigatezza del <,a.\colo debbasi as crivere la possil,ile esistenza di grossi calcoli nell'uretra. Il Durante infine, cosi si esprime trattando della calcolosi uret rale. R aramente i calcoli dimorano nell'uretra senza dare notevoli sofferen ze; per solito a livello del corpo es traneo si risvegliano dolori gravativi e puntori, i malati hanno bisogno frequente di urinare, di tanto in tanto ritenzion i passeggere ed in via ecceziono.le ritenzione nssoluta. Quando il calcolo è voluminoso spesso le orine vengono emesse in modo da sim ulare una incontineuza per rigurgito. Ed in altro capoverso lo stesso autore asserisce: la lung a dimora del calcolo nell'uretra determina., se già non preesisteva, come causa predisponente, ulcera.doni da decubito dell' uret ra, infìltraxioni urinose e flogosi suppurative, le quali, faceuclosi strada nel retto e nel perineo aprono il vo.rco all 1elemina1.ione del corpo estraneo. :1:*:::
L'aver avuto occtisione di esaminare, stuùiare ed operare in questo ospedal& militare un ca~o, che pel suo decorso si allontanava nettamente da quanto gli autori asseriscono, ed avendo nella letteratu ra potuto racimolare qualche altro esempio. che assomigliandosi al mio segui lo stesso decorso, mi s pinse a d illustrare il caso din ico in paroh ed a fare su di esso ,1ualche considerazione. D. G., brigad iere delle g uardie di finanz.a, di anni 28 di etil, con dieci a nni di ser vizio, viene ricoverato la sern del 14 p;ennaio HlOS in que;:to ospedale con d in gnosi di orchite blc:norragica, però nella mattinata seguente al suo ingresso, essendosi manifestata la ri tenzione assoluta dell'orina, si riduce a fare conlidenza a l medico che egli è fin dall'infa11zia affetto da calcolo uretrale. I nterrogato allora dettagliatamente circa la sua anamnesi, nulla si rn.ccoglie drd lato gentil izio: circa i precedenti morbosi personali, raccon ta cho egl i sa d i essere affetto d a calcolo uretrale sino dall'età. di otto anni. quando, <·olto da orchite metastatico. pnrotiticfl, g li fu comunica.to dal meò.ico che nell'uretrn. si palpava u n calcolo, affezione, sul la quale mai era. stata ri chiamata la sua attenzione. Gmirito dell'infermità avuta, nella spensiorRtezza dell'età infantile, non r ipensò mai più a quanto il sanito.rio gli aveva comunicalo. All'età. di 18 anni si arruolò nella R . guardia di finanza, compì il servizio senza mai soffrire infermità a lcuna, non ostante le lunghe marcie compiute in regioni montane ed i disagi ai quali più \'olte si espose.
OASUISTICA CLINICA
456
La minzione si compi, a suo dire, sempre regolarmente; mai ritenzioni di orina, mai dolori gravativi e puntori, mai stimolo di orinare, mai incontinenza di orina. Il coito si effettuava pure normalmente e l'erezione non fu mai dolorosa, fino a. quindici giorni dal suo ingresso in questo ospedale, allorchè ebbe a. contagiarsi di blenorrea. Fu allora che, dopo circa 4S ore da che si manifestò l'infezione, compa1·vero i dolori e il gonfiore, che iniziatosi alla regione inferiore delJa verga, si estese allo scroto accompagnato da difficoltà nell'orinare, mentre abbondante secrezione purulenta. fuoriusciva dadl'uretra. Fu per lui una vera sorpresa allorquando gli venne dai sanitn.ri comunicato che l'infermità da cui era affetto era dovuto, oltre che alla blenorrea, al grosso calcolo che esisteva nell'uretra.
Trasferito al reparto chirurgia, all'esame obiettivo mi f'u dato rile"are qua11to appresso: Individuo di ottima costituzione organica, organi sani, sistema scheletriro regolare. Portata l'attenzione alla regione scrotale, si nota: rigonfiamento, dolenzia alla palpazione e spontanea, scroto protuberante in avanti e so.llevato cla un corpo duro, grande quanto una. grossa noce, cho s i palpa abbastanza nettamente per quanto i tessuti limitrofi ed il dolore cl1e si suscita con tali manone iudagntrici non permettano di rendersi esatto C'onto colla palpa1.ione della forma del corpo estraneo. Delill)itata In vescica. orinnl'ia., si constata che essa è fortemente dilatata (margine superiore due dita dalla linea ombellicnle trasversa). Tentai il c11teterismo ma esso mi fu in primo tempo infruttuoso, g iungendosi a. ridosso di una parete dura, scabra, all'altezza dell'uretra bulbo-cr,vernosa, che impediva cli oltre proseguire, e dall'uretra fuoriusciva abbonclnnte scolo. Tenuto conto allora che il calcolo, sino all'epoca dell'nccideute attuale, per quanto voluminoso, non aveva. mai imped ito In libera minzione, ritenni che pure non doveva essere assolutamen te impossibile eutrare in vescica; ed infatti, rit.entata la prova con noa candelctta n. 5 munita di mandarino, pur seateuclo lascabros ità, scivolai su di es3a, ed entrato in vescica ostrnssi circa due litri di orina opalescente, il cui esame chimico e microscopico fece notare un'alta percentuale di fosfati e carbonati di calce, fosfati di magnesia ed urnti amorfi. Previa anestesia genernle procedetti senz'altro all'aUo operativo (urctrotomia esterna] notando dopo l'incisione clei tessuti esterni. in61tmziono purulenta. dei tessuti peri-uretrali. uretra integra ed addossata al c:ikolo che venne asportato previa. incisione lineare. E sso era situato in uno sfiancamento della pareto \netralr, In. quale app11riva notevolmente inspess ita ; aveva la forma di un'ocarina, del peso di grammi ven· ti tre e mezzo, la sua lunghezza massima cli centimetri 7, il suo spessore in corrispondenza dei rigonfiamenti di centimetri quattro. L'analisi chimica e strutturale lo fece risultare costituito con prevalenza di fosfati magnesiaci nella parte più periferica e di carbon:,i,ti e fo;;fati di calce nella parte più centrale, nonchè di urati amorfi, il tutto costit uente una struttura del calcolo a strati concentrici e sempre più compatti andnndo clnlla periferia verso H centro, mentre gli ultimi strati erano tuttora spongiosi.
456
CASU IS1'J f;A OL[~lC .\
Segato il calcolo in due parti simmetr-iche, è risultato che nel suo centro, e più propriamente nel centro della protuberanza. inferiore, si nota.va. un nucleo della. grandezza di un grosso cece, di color cenere scuro e che nella emisezione dà. l'aspetto di un guscio di ostrica per le va rie ed eccent riche stratificazioni. Isolato ques to nucleo centrale, s i riconosce cos tituito di sostanza organica., che certo avrà agito quale cent ro cli orientamento per il deposito dei successivi cristalli salini. Applicato in primo tempo un catetere flessibile a permanenza, medicai per se• conda intenzione, tenuto conto della infiltrazione liogistica esistente, e solo allor• quando i tessuti furono granulanti e deters i, pratica.i la uretrorafia. con esito in guarigione comple ta.
Tra i casi raccolti nella lettera tura, mi soffermo solo s u tre, che ritengo più important i e cbc hanno stretta attinenza col caso da. me osservato. Il dott. Zanin (Annali d'igiene e medicina coloniale, n. I, anno 1900) tratta di un uomo di a nni 57, che improvvisamente in seguito ad infezione blenorra· gica cominciò a soffrire difficoltà nella minzione, senza che precedentemente avesse mai sofferto coliche nefri tiche.
Nella regione perineale si osserva no due tumori distanti fra loro due o tre cent imetri, e praticata l'uretrotomia esterna, dalla ferita. furono estratti grande quantità di calcoli. Eg li da molti anni, come riferisc,1 l'autore, si era accorto di tali ingrossamenti, che non provocavano a lui il benchè minimo disturbo. Il dot tor Repetti ripot·ta (Giornale m edico del B. esercito e della marina, anno 1893, n . 1°) il caso di un marinaio, che introdotta nell' uretra una forcella da donna, dopo piccoli d is turbi sofferti nei primi g iorni, portò il corpo estraneo per 14 me11i senza a vver tire nel f rattempo fatti obiettivi nè disturbi subiettivi apprezzabili. Egli, arruolato nella. R. marina, segui il corso d'istruzione e di ginnastica, e solo dopo 14 mesi, essendo cadu to, battò for te con la r egione glutea sul selciato ed a vvertì fo rti dolori 1Ll10 scroto. Da.ll'uretm gemeva liquido giallognolo, ed ull'oepedale fu fatta. diagnosi di corpo es traneo n ell'uretra e nei tessuti periuretrali (uretrite ed ascesso orinoso allo scroto consecutivi), fatti tutti che certo si erano iniziati dal momento dell'ultimo tra uma sofferto.
CASUISTIOA CLINICA.
457
La. terza. memoria. infine ci viene esposta dal dott. Roig (Sémaine m édicale, 11. 21'> maggio 1908). Essa è importante non solamente a causa del volume eccessivo
del calcolo che albergava nell'uretra, e che certo era. di origine congenita; ma anche perchè si riscontrava in soggetto di anni 36, il quale dai primi anni della sua gioventù si era accorto della presenza di un tumore duro nl disotto della verga, senza che questo provocasse il minimo disturbo e senza che fosse giammai sopraggiunto alcun accidente uretrale. L'infermo era ammog liato con figli, e cominciò a risentire qualche dolore solo pochi giorni prima che si procedesse alla operazione. Il calcolo, estratto colla uretrotomia esterna, era grosso quanto una palla di bigliardo; pesava 125 grammi, e oiò che è a notarsi si è chll all'a tto operativo si constatò che non vi era. alcuna traccia di processo infiammatorio.
Ed ora, riassunti cosi brevemente i casi raccolti neìla letterat ura e q uello che mi fu dato di esaminare nel riparto del nos tro os pedale, quali cons iderazioni potremo noi trarre? Dovremo continuare a ri tenere quale dogma, quanto la generalità d1:igli autori ci dice circa la intollera nza dell'uretra a trattenere corpi estranei? I soggetti di cui antecedentemente si parlò banno dimostrato che non solo piccoli corpi estranei possono albergare nell'uretra senza che si provochi il piri lie\·e disturbo; ma grossi calcoli, ed anche in contiogenz1: della vita diverse e più disagiate della normale. Fu possibile infatti al brigadiere D. G. di tl'ascorrere molti anni nel corpo delle guardie di finanza, di eseguire seryizi in regioni montane senza provocar alcun disturbo. Fu possibile al marinaio compiere ginnastica, esercizi di bordo, ecc. senza che mai alcuno degli incidenti riportat i dagli autori sia.si presentato. Nei casi osservati si trattò di corpi estranei di un volume anche cons idere,ole, con superficie scabra, e lo stimolo reattivo per molti anni mancò. Nè può essere infirmato il caso ripo1·tato dal dottor Roig, nel quale è pur vero compai·vero i disturbi, consistenti in qualche dolore, senza. che alcun fatto immediato ne avesse provocato l'inizio, ma all'atto operativo non venne riscontrato processo infiammatorio alcuno, ed allora è logico presupporre r.he il dolore e gli altl'Ì sintomi clinici comparsi, s iano dipesi da stimolo locale per eccessivo peso del calcolo, convalidato ciò dal fatto che in tutti gli altri casi clinici citati la flogosi, i dolori, la ritenzione dell'orina solo allora comparvero, quando per una causa intercorrente si iniziò una int'e· zione locale o un trauma. Dovremo quindi concludere, a mio parere, che la mucosa e l'e pitelio uretrale, sensibilissimi agli stimoli compressi\'i locali anche lievi, improvYisi e settici, sia no invece facili all'adattamento, con sensibilità e conseguente reazione agli stimoli a.settici quasi nulla; tollerando che pe r lunghi anni, grossi calcoli e corpi est ranei ,alberghino in una porzione dell'uretra senza che <iiano il benchè minimo sentore .~ella. loro esistenza.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVIS'rA MEDICA Prof. Gu100 BACCEt.r.r. - Delle lnfezlonl aoute latenti nell'umano organllmo - (Policlinico, sezione pratica). Con quella genialità e Jnrghezzii di ,odute che gli son proprie, il Baccelli dettava, nel col'so di quest'anno, ai suoi discepcli ed uditori della clinica, un~ lezione intorno alle infezioni acute latenti nell'organismo umano, che qui ria~su• miamo. Si dànno talvolta sindromi di infezioni n.cute gravissime, di origini ignote, perchè sconosciute e la morfologia del microrganismo patogeno e la porta d' ingresso nell'or~anismo, contro le quali è for za provvedere con azione pronta e gagliarda. Tali infezioni, dette dal Leube cripiogenetiche, il Baccelli propone di chiamar più esattamente nel nostro idioma <li ori9ini latenti; ed afferma che contro di esse la clinica non é disarmata. 'l'utta la medicina nacque e si svolse per secoli nello stesso modo, osservando, cioè, e descrivendo ingEnuaruente ogni fatto morb0so, senza tentarne la spiegazione genetica. Ed in questa condizione appunto ci trov.iamo noi anche oggi, e ci troveremo sempre, ogni qual volta ci avvenga di imbatterci in uno di quei processi infettivi pe1· la loro doppia origine assolutnmente nascosti. La dottrina che i microrganis mi patogeni non ucc idono con la loro sola presenza, ma anche con le sostanze tossiche che producono e per le reazioni dell'or• ganismo vivo contro tnli sostanze, ebbe la fede prima e costante nella. scuola di Roma, già molto avanti che il Koch segnalasse al mondo medico il bacillo della tubercolosi. Il Baccelli, pur riaffermando Ja superiorità della clinicn, con uno studio analitico-critico, ricouosce lealmente che, tra la suprema nece~sitt\ della. dingnosi e del la cura, le ricerche di laboratorio riescono. a volte, di grandissimo aiuto, non ostan te le incostanze, le incertezze, le fallacie ed i ritardi, che talora possono offrire. P erciò le due ricerche debbono soste11ersi ,, franc11Rygia,·si a vicenda; ma la diagnosi dove fond:irsi sopra tutto e più solidamente sulla ra gione clinica, che insegno ad individualizzare i quadri morbosi quando ancora la batteriologia el'a molto di là da eenire. li metodo del Baccelli, contro le infezioni acute latenti, consiste nella introduzione di un farma,.o eroico, il bicloruro di mercurio, neJle vene deg li infetti. E, con alcune s torie di esempi gravi e di\·ersi, egli dimostra che le iniezioni di bi· cloruro furono, al di sopra di qualunque altro mezzo, più 1·is pondent i alle speranze umane. Sia che il sublimalo ecciti mirificamente la produzione di q11elle celliile bianche, cui è: dato im:ol!Jei-e e 1.:arcerarn gli attori dtl danno, sia che <listr119ga i ba /Ieri e 111odifichi le sostanze lossìclw n el sangue, r endendole innocue, sta in fatto che esso 1: il piì1 grande amico d ell'inle!;rifà del globulo.
RIVISTA MEDICA
459'
La formula adoperata è la seguente: cgm. 1 Bicloruro di mercurio Cloruro di sodio . mgm. 75 Acqua sterilizzata • gm. 10 Questo presidio, nei casi gravissimi, può esser ripetuto anche duè o tre volte nelle ventiquattro ore. . L'illustre clinico conclude incitando i suoi discepoli a non dimenticar wai que l che videro e quel che udirono, quando si troveranno innanzi a sindromi infettive e.cute latenti: avrete allora, egli dice, il conforto di quei S1lCCessi che salvando la vita degli uomini ringrancliscono il prestigio della scienza e de/l'arte, che 1:oi professate. SAL.VATOUE. Dott. 11 . P . MALAk'OSSE. - Delralbumlnurla latente nel reggimenti. - (Arch. de m écl. et pltann. milit., maggio 1911, p. ;,:H). L'A. pratica già. da qualche anno la ricerca sistematica dell'albumina uelle urine dei soldati del 41° reggimento fanteria, si~ di quelli gia incorporati, sia delle nuove reclute, come pure dei mili ta ri che rirntrano al corpo dopo liceuze o altro. Per 1"6ndere agevole e spedita questa operazione, egli si serve all'uopo d'un aiutante intelligente e is truito, incaricato d i esaminare le urine colla prova del calore, e di segnalare quindi tutti i cas i in cui ò manifesto un intorbidnmento : l'A. s'interessa poi di esaminare con metodi più precisi qnc~ti casi, che con la prima prova sono semplicemente sospetti. I n questo modo egli ha J)otuto scoprire dei veri e J>rOJJri albmuinurici, i qunli sarebbero altrimenti rimasti sconosciuti, perchè il medico mi lit11re nella pratica, sovratutto nell'esame delle reclute, non può portare la. sua attenzione speciale sul 1 ene, a mer,o che la recluta ste;,sa non vi richiami l'attenzione con qualche certificato medico o ao:cus11ndo particol11ri sintomi. D'altro canto vi sono albuminurie latenti che non si fanno risentire meuomnrnente sull'organismo. L ' A, limitandosi a parlare dei casi che subirono il controllo dell'ospèclale, dis tingue : ! 0 a lhnminnria. postinfettiva; 2° albu minuria tubercolare; 0° al buminuria. dn fatica.; 4° albuminulia ortostatica : - e riferisce la s toria d i alcuni casi interessanti per ognuno di questi gruppi. È importànte a rile vare che in tutti qucsLi casi mancavano i sintomi comuni d i nefrite, come pure i piccoli a ccidenti del brighti,mio; e che queste albuminurie latenti, compatibili spesso con uno stato perfetto d i salute, si poterono svelare semplicemente co n l'esame s istematico delle urine. Dall'esame di tutti i casi osservati dall'A., s ia nel reclu ta men to, sia durnnte In permanenza dei m ilit11.ri alle a1·mi, ris ul terebbe che i casi stessi sono generalmente dovuti ad una alterazione renale recente o antica consecutiva nd u na malattia infettiva acuta (scarlattina, fcbb,·e tifoide, angina, influenza), oppure att ribuibili ad una infezione tubercolare. L'album ioutia si manifestò or11. sotto fo1·ma continun, ora intermittente, comparendo in quest'ultimo caso sotto l' ir1Huem:a del frt-ddo, delJa fatica (marcie), o della posizione eretta (ortostntica) : inoltre essa non fo mni abbondante, oscillando tra un minimo di 0,30 e un massimo di 2 grammi per litro. L'assenza al,itua.le dei sintomi di nefrite acuta o cronica (grandi e piccoli accidenti del brigtismo) rende impossibile la diagnosi dcll'alternzione renale lia o alla scoperta dell'albuminuria: e le a ltre ricerche di laboratol"io sulla tossicità urinaria, sull'esame citologico, la permeabil:tt\ renale, l 'annlisi chimica e batteric,logica po;;i,ono utilmente aiutare per la di:1gnosi. L a prognosi di que~te al buminurie dove
4fi0
RIVISTA MEDICA
sempre essere riservata, nonostante che esse siano compatibili con uno stato perfetto di salute: alcune di esse sono perfettamente curabili e guariscono anche in tempo relativamente breve; ma altre possono gradata1.n ente avviarsi verso la nefrite cronica o assumere improvvisamente una gravità impossibile a prevedersi: sono stati osservati anche dei casi dì morte improvvisa per uremia. Dal punto di vista militare le condizioni speciali della vita militare _sono certamente sfavorevoli agli individui che hanno una albuminuria latente, ~ualunque sia lo stato genera le di salute: quindi dopo un periodo di osservazione e cura all'ospedale si renderebbe necessario per detti individui un provvedimento medico-legale o di riforma o di lunga licenza di convalescenza. D. BALBS'l'RA.
S. Luscm. - R1oerohe battertologlohe aulla parotite epl4em1oa.- (Rivista internazionale di medicina e chirm·gia, N. 31, 1910. Dopo aver accennato agli studi precedenti di Laveran e Catrin, Mecray e \J.7alsh, Michaelis e Bein, Mirone,ecc., l'A. riferisce sopra alcune ricerche batteriologiche eseguite nella sezione infottìva rlella Clinica. medica di Pisa su numerosi casi di _parotite epidemica, provenienti per la mnggior parte dal 22° reggimento fanteria, e dal 7° Artiglieria, di stanza in quella città. Egli ha fatto delle colture in brodo, sia dalla sierosità estratta, colla puntura esplorativa, i'lal tumore parotideo, sia dal sangue ricavato dalla vena d'un braccio: per la notevole densità. e vischiosità dell'essudato non è riuscito ma i ad as pira.me più dì qualche decimo di centimetro cubo, cd alla vena estraeva sangue mediante una siringa di vtitrodebitamente sterilizzata. coll'ebollizione, iu quantitli. di un centimetro cubo e successivamente lo distribuiva in boccette di Erlenmeyer contenenti da 150 a 200 centimetri cubi di brodo semplice e poste in termostato a S7°. Com plessivamente egli ha praticato 30 esami batteriologici, dei quali 17 con esito pos itivo e 18 con esito negativo: de i 17 positivi, 4 appartenevano all'esame del succo parotideo. L'A. ha potuto anzitutto convincersi che per ottenere un esito colturale positivo occorre che l'ammalato s ia all'inizio o nell'acme della malattia e presenti temperatura. elevata: allorquando invece, pur persistendo la temperatura., è trascorso qualche g iorno dall'insorgere della malnttia o l'esame vien fatto nel periodo de lla defervescenza, si ha sem1ire esito negativo. Il microrganismo, costantemente riscontmto nelle colture ottenute dalla parotide e dal sangue, ha l'aspetto di un cocco, raramente isolato, quasi sempre riunito a due, in forma di diplococco e talora anche a quattro, in forma di tetragono, ·e s i presenta appiattito ed un poco incavato nei punti cli contatto fra ele mento ed elemento. È dotato di vivacissimi movimenti browniani. si colora coi comuni colori d'anilina e resiste al Gram. Il brodo viene uniformemente intorbidato e n ello spazio di 24 ore si forma al fondo della provetta un precipitato costituito da fi occhi piccoli e numeros i. Nell'agar la coltura prende 1'aspetto di una patina a marg ini lievemente frastaglia.ti, umida, tenuissima, e risulta costituita da nuruero~e colonie puntiformi, di colorito bianco grigiastro. Sulla gelatina a piastra. si ottengono tante piccole colonie rotonde, leggerme nte rilevate, non fondeuti il mezzo colturnle : per infissione le colonie si sviluppano abbondantemente lungo la linea d'innesto ed a lla superfic ie si ha uua patina tenuiasima bianco-grigia.stra. Il latte viene coagulato nello spazio di 21 a 3G ore. L'A. ba provato ripetutamente il potere patogeno di questo microrganis mo sulle -cavie e sui conigli: tutti gli animali furono tenuti in osservazione oltre i 45, nè
RIVISTA ll!ED1CA
46t
mai si ebbe alcun rialzo termico. Contemporaneamente a queste esperienze egli ba eseguito, inoltre, altre ricerche allo scopo di stabilire se il siero di sangue degli ammalati e dei convalescenti di parotite epidemico. avesse la proprietà di agglutinare il micrococco isolato e costantemente ha ottenu to un'agglutinazione evidentissima, nella proporzione variante da 1 : 250 a 1: :300, mentre col siero di sangue di individui affetti da altre malattie tale agglutinazione non si effettuava. Egli ha inoltre saggiato la sensibilità all'agglutin11zione di ciascuno stipite di micrococco, adoperando per esso non il siero del malato, dal quale era stato isolato, ma il siero degli altri ammalati o convalescenti, i quali avevano dato o no esito a reperto batteriologico positivo, ed anche con questa prova bn. ottenuto sempre un'agglutinazione evidentissima. Dal complesso delle indagini l'A. viene alla conclusione che il micrococco isolato· di ammalati di parotite epidemica debba ritenersi come l'agente patogeno della. parotite epidemica stessa: il fatto del111. mancata riproduzione della malattia negli anima.li non infirma., secondo l'A., tale asserzione, poichè è noto che molti microrganismi non riproducono negli animali da esperimento il quadro sintomatologico ed anatomo-patologico della. malattia. che essi originano nell'uomo, e molte volte ancora non si mostra.no verso di essi dotati di molta virulenza. La parotite epidemica deve essere, quindi, considerata. come una. malattia. generale infettiva, il cui agente patologico probabilmente dalle prime vie respiratol'ie penetra nel sangue, dando luogo ad una forma di setticemia attenuata, localizzandosi successiva.mente Ed a pr,eferenza nelle glandole salivari e genitali: si possono in tal modo interpretare a.n che quel cas i, nei quali il sintoma pit'I importante, la tumefazione cioè della parotide, fa. difetto e quei casi n ei quali la malattia sombra esplicarsi con sempUci fenomeni catarrali febbrili. CAS.-\RINJ.
=- - -
_=----=::;:.
RIVISTA DI TECNICA E SERVIlIO MEDICO MILITARE Protettore ele&trtoo automobile dell'e•erotto tr..1oese. - (Rivi-sta d'artiglieria e genio, voi. II, giugno 1910). In segllito agli studi compiuti dal comitato tecnico d'a1·tiglieria, sono stati recentemente adottati nell'esercito francese cinque nuovi proiettori elettrici, montati sn automobili, di grande intensità luminosà, fa cilmente mnnonabili e di grande mobilità. I nuovi apparecchi si compongono ciascuno di una sola vettura automobile nella quale è collocato il proiettore ed ovo trovano alt res i posto cin que uomini dei quali soltanto tre sono sufficien ti per il funzi onamento dell'appa.reccbio. Il proiettore è alimentato da una dinamo insta.1 lata. nella vettura e messa in azione dallo stesso motore dell'automobile : esso e montato su un carrello a quattro ruote collocato sulla parte pos teriore della vettura e che con facile manovra si può facilmen te mettere a. terra mediante un piano inclinato ed un venicello. Una volta a terra, il proiettore r esta collegato colla. dinamo mediante un cavo di 100 metri di lunghezza, avvolto su apposito tambu1·0, e per-
462
Rl\'ISTA DI TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE
ciò può e~sere tras portato a mano in un pun to qualsiasi del terreno, nei limiti della lunghezza del cavo ed impiegato per illuminare in q ualsiasi di rezione il campo di battag lia. Per maggiore comodi tà esso si può manovrare non s olo sul posto, ma anche a distanza, a. mezzo di uua piccola sta zione portatile di comando, la. quale comprende i necessari organi di commutazione e può essere collocato nel punto p iu conveniente per l'osservazione del ten eno: il proiettore a d arco, il cui s pecchio parabolico ha un diametro di 90 centimetri, è sus ce ttibile di due movimenti : uno orizzontale per la direzione e l'altro ,erticale per l'inclinazione. L'apparecchio può funzionare sia a terra, sia sul carro, anche quando q uesto ,è in marcia.. Il motore è della potenza di 18 ca vall ii la. vettu ra è ca pace di superare 1iendenze .anche del 15 °lo, e può raggiungere una velocità. di 30 chilometri all'ora colla. dinamo inattiva e di 10 chilomc ~ri a ll'ora col proiettore in a:done durante ·la marcia. Con q uesti proiettor: elettrici, di g ra nde intansiti, luminosi\ e di facile trasporto, la. r icel'ca dei fer iti s ul ca mpo di battaglia a.,rà a ripromettersi notevol i~sim i n i ntaggi. C ASAnI~I.
RIVISTA D'IGIENE GEN[RHE R BATrnIUOLOGIA L'epidemia oolertoa In Puglia nel 1910- ( Rit•ista critica di clinica medica, aprile 1910).
G. G1m::o:-1. -
A.vendo seguito circa 200 cas i di colera, duran te l'ultima epidemia, !'A. può fare in merito dei rilievi di g rande importanza pratira. La. caratteristica speciale di ques ta. epidemia. è sta ta costituita dal predominio dei fatti tossici. Il vibrione s pecifico inolti-e, anche nei cas i piu tipici e nel momento piu propizio, non si rinveniva abbondante, nè quasi mai con la classica dispos izione a banco di sardine, ma sparso, frequentemente isolato o riunito ad S. L a reazione agglutinante, ot tenuta col siero di capra immunizzata con un a utentico vi br ione di Koch di una precedente epidemia, era pos it iva a ll'l: 600 - 1: 1000 per tutti i ceppi. Vagar-sangue di Dieudonnè preferito, per consiglio del prnf. Gosio, a t utti gli a.Itri terreni solidi, ha dato risultati rap idissimi e s icui-i, poichè il vibrione colerigeno vi s i moltiplica in 8-12 ore e quasi sempre isolato dalla r estante m icroflora intes tina le. Tale terreno nu t ri t ivo, se non esclusivo, è da ri tene rs i il miglior mezzo di isolamento pel b. virgola. L' A. ha notato un parallelismo costante fra l'abbcndanza dei germi banali e l a persistenza di quello s pecifico, talchè poteYR affer mare che la per;,ona gua rita clin icamente d i colera cominciasse a li berarsi dal commabacillo, quando la flora batterica intestinale risultava semplificata. ~tabilmente. Ila notato inollre, che, accertato il progressivo e ininterrotto dimi nui re del nu mero dei microbi s pecifici nell'intestino, dopo tre esami negativi, separati dall'inter vallo di 3-J giorn i, i portatori di bacilli possono essere dimessi dall'isolamento.
RIVISTA D'IOIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA
463
Siccome però lo sviluppo dei vibrioni nei terreni nutritivi può, per varie ragioni, non a.versi, l'A. consiglia il diretto insemensamento del materiale allo Schottelius, facendo, dopo 10-12 ore di tennostato, dei trapianti dalla parte superficiale di questa cult11ra. sull'agar di Dieudonnè e, come ultima garanzia, prima di ammettere il portatore di vibrioni a libera pratica, di somministrargli dopo due esami negativi un leggero purgante salino e di praticare poscia il 3• esame tenendo il materiale al termostato almeno 48 ore. Da tutto ciò appare evidunte quanto sia fallace decidere della. contagiosità. di un guarito dal ,:olera, in base al solo esame diretto. Un altro punto è meritevole di rilievo: in seguito a ripetuta esperienza è risultato evidente al Grix:oni che la coesistenza di vibrioni morfologicamente identici a. quello asiatico ma filogenicamente del tutto diversi, rende più facile la. vita del comma.bacillo e ne ritarda la completa eliminazione e l' A., oltre ad ammettere l'azione favoreggiante che alcuni germi banali possono esercitare sui commensali patogeni incontrati neli'i11testino, crede che non sia azzardato supporre che possano favorire anche l'attecchimento del comma.bacillo, preparandone l'ambiente. Studiando comparativamente i vibrioni colerigeni da deiezioni risiformi tipiche l'A. ha !'iScontrato tre ceppi di comma.bacilli con tutti i caratteri morfologici, colturali, chimici del vibrione indiano, ma che non si lasciavano agglutinare dal siero di animali preparati contro tale germe, pur dando agglutinazione di gruppo. I tre vibrioni quindi, malgrado i fatti che deporrebbero per la. loro natura colerigena., non era.no che b. virgola-similari, talchè l'esame clinico, microscopico e colturale non erano stati sufficienti a svelare l'eziologia diversa delle manifestazioni morbose coleriformi. Un giudizio definitivo, dunque, indiscutibile sulla vera natura. dei commabacilli ricavati da deiezioni di malati, non si può formulare senza aver esaurito le opportune ricerche biologiche. In pratica non è dannoso omettere tale accertamento, quando, durante l'epidemia, la diagnosi clinica. e culturale ci convincano che si è in presenza di una gastro- enterite specifica contagiosa, ma si rende indispensabile, per le misure di profilassi da. adotta.re, in ogni primo caso ed è di necessità assoluta per i vibrioni ricavati dalle acque di zone infette. Nell'epidemia ultima abbondarono le forme leggerissime con disturbi iusignifìcanti, messe in evidenza. da. metodiche reazioni eseguite su molte persone, onde è che la morbilità è a. ritenersi molto superiore a quella risultante dalle denuncia e non furono scarse le forme a.normali delle quali solo l'autopsia e la minuta ricerca batteriologica svelarono la vera natura. Un'altra caratteristica ha presentato questa epidemia oltre il predomin io dei fatti tossici e cioè il debole potere diffusivo, non essendosi avu ta una vasta disseminazione della malattia., pur riscont randosi all'evidenza essel'e stato il contagio la causa precipua. dell'estensione, per le abitudini e la mentalità. dfllla popolazione enormemente affettuose. ed espansiva. La contagiosità meno intensa rispetto alle epidemie antecedenti, si esaurì inoltre con grande facilità. Fra le questioni pratiche che lo studio di questa epidemia rimette in campo, il Grixoni discute esaurientemente quella relativa ai cinque giorni di isolamento per le persone che hanno avvicinato colerosi: contrariamente all'opinione dominante e riconfermata. nelle conferenze internazionali, l'A. ritiene tale periodo di tempo molto infido, come quello che ci espone al pericolo di rimettere in circo-
464
RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA
}azione individui che, agli effetti epidemiologici, sono veri e propri colerosi, e propone perciò che i cinque giorni rappresentino un limite minimo di osservazione,.. trRttenendo inesorabilmente quelli che oltre tale limite si riscontrassero pClrtatori di vibrioni colerici, sia cioè dei portatori cronici di bRcilli, pur non avendone avuta l'infezione, sia di quelli che avendola superata, continuo.no ad ospitarli. La sorveglianza di tali individui costituisce il mezzo più efficace di garanzia. contro la propagazione dell'e pidemia e l'A. ritiene giustamente che tale compito, impo1·tante per quanto grave ed oneroso, debba entrare a far parte della profilassi di Stato, integrando siffatto provvedimento col compenso adeguato da corrispondere a quelli che guariti, in vece di essere restituiti al lavoro, vengono trattenuti solo a tutela e beneficio degli a ltri. La persis tenza dei bacilli nell'intestino, le. quale nei casi attente.mente seguiti dal Grixoni è oscillata da un minimo di giorni sette a un massimo di settan tuno, è da mettersi in relaiione con lo stato generale dei pazienti, con l'alimentazione sana e razione.le, riconfermando cosi il convincimento che il colera è la malattia. oltre che dell'ignoranza, della miseria. Per affrettare l'elimina zione totale dei vibrioni - che è lo scopo precipuo da proporci (anzichè dimettere dall'isolamen to i portatori di vibrioni, in base a semplici vedute aprioris tiche) - riesce molto ntile il regolare rigorosamente l'alim entazione dei convalescenti, in modo da. diminuire il più che possibile le fermentazioni putl'ide e il ristagno delle feci n ell'intes tino, associando, a. questo pror.edimento fondamentale di e.utodepurazione, la batterioterapie. che l'A. è con Yinto. doversi adoperare con fiducia e tranquillità.
Circa. la. lattopresamina del Gorini, pur non potendo pronunzia.re un giudizio definitivo, il Grixoni 11.ssicur.a. che nei casi da lui adoperati quel fermento prot eolitico esercitò una influenza senzA. dubbio ben efica, il che può per lo meno incoraggiare nd ulteriori indagini. Da quanto sopra, ; iassunto brevemente da un lucido e preciso lavoro, si tra& argomento per concludere che il m ezzo più certo ed efficace per impiantare su solide basi scientifiche una razionale profilass i, è quello di intensificare il controllo batteriologico sui malati sospetti, sui convalescenti di colera e sulle persone che ebbero contatti con essi, non chè sulle acque potabili e di uso domestico. A. BUCCIANT!iì.
CONGRESSI XIV Congre•so della Sooletà Frenlatloa Italiana - I n quest e brevi note n on inten d ia mo fare u na recens ione dei lavori del XIV Con gresso di Frenia trie. te• nuto n e1 mag gio u. s . a P e rngia, poich è riuscirebbe impossibile contenere, in una ruan at e lla di pa g inette affrettate, ]Ji tra tto.zione di temi della più a lta importanza e di un gra ndissimo nu iuero di comunicazioni corr elative, molte delle quali sono delle ver e m onogra fie a n a tomich e, t ecniche e sperimentali (1). (1) T erni <liscussi: Epifoesia ed A lcoolmno; Noaogra(ia d ella P ara11oia; Anatomia patologia dolio Demenze; Co11dùio11i dei medici e degli infermieri nei Ma11icomi p ribblici e p1·ivati ; Rtgislrazio1ii e S tatiJJtiche manicomiali.
<:ONGRESSI
4G5
Trascuriamo perciò di occuparci della parte del Congresso riflettente la tP.cnica psichiatrica, pur costituendo essa una .delle più efficaci e feconde manifestazioni della Medicina sociali', e ci limitiamo a riferire s ui temi generali di carattere prettamente scientifico, fermando la nostra attenzione su alcune risultanze della discuss ione, che chiariscano questioni ancor111 dibattutissime, come quella della Nosografia della Pam,wia, oppure che, oltre al valore generale scientifico e sociale, abbiano un più diretto rapporto con problemi che riguardano la vita militare, come quella de 11'Alcoolismo ed Epilessia. Non possiamo però fare a meno di dare un cenno della relazione « Anatomia patologica delle Demente,» anche perchè a questo Capitolo ha dato un forte contributo la scuola del Tamburini, con una ricchissima produzione da parte del Cerletti, del Perusini e del Bonfiglio. Per effetto di tali studi, è confort,mte rilevarlo, siamo pe r uscire dallo stato della Psichiatria clinica propriamente detta, dalla delimi bazione cioè delle forme morbose in base alla sintomatologia, al decorso ecc., che a volte s i confonde con la Psicologia o si rifugia addirittura nella Metafisica, e ci s iamo decis amen te messi sulla via che ci permetterà di raggruppare forme morbose, fluttuanti s inora nella patologia mentale, in quadri anatomopat ologici c11ratteristici e costanti. Periodo intenso di fecondo rinnovamento e di radicale trasformazione è dunque quello attuale che il Prof. Tamburini, nel suo discotso inaugu1·ale1 ci rappresenta. con un lucido sgual'do d'insieme: la nosogrnfia clinica delle ma.làttie mentali si è i n gran parte rinnovata per opera soprattutt.o del Kraepelin, con la formazione di nuovi quadri, come la dementia praecox, la psicosi maniaco dep,-essiva, la melanconia involtttiva ecc. i quali s nbiscono di continuo allargamenti e riduzioni, dimostrando cosi trattarsi pi(1 che di vere entità cliniche, di gruppi sintomatici provvisori. Dall'altro canto le recenti conquiste sulla genes i delle infezioni e delle intossicazioni d'origine esogena ed endogena, e gli studi sul ricambio e sui rapporti delle lesioni dei va rì visceri e specialmente degli organi a secrezione interna, con le alterazioni del s istema n ervoso, hanno chiarito la genesi di molte p,;icopat ie. Ma quanta via - esclama l'illustre maestro - quanta via ancora da percorrere, quanti problemi tuttora aperti n el campo clinico e soprat tutto nel campo anatomo - patologico! Persino rispetto a quelle forme morbose cos i dette organiche, come la paralisi progressiva, l'epilessia, le demenze organiche, restano ancora da deliro i tare tutte le varietà molteplici che si accomunano in sindromi complesse, s enza parlare ,li tutte le forme acute e croniche di cui i l processo anatorn ico cerebrale è ancora ignoto. Li. soluzione di tanti e cosi ardui problemi non potrà aversi che dall'applicazione del metodo fondamentale di ogni branca della sci enza medica: il metodo clinico - anatomico. E veniamo senz'altro ai temi trattati nel Congresso sui quali ci ,;iamo proposti di riferire e cioè : .ALCOOJ.ISMO ED EPH, ESSIA (relatori Ayosti11i e Seppilli). Una ricca letteratura dimostra all'evidenza i rapporti s trett i dell'epilessia con l'alcoolismo, che ora procedono associati nello s tesso soggetto, ora si alte rnano nei membri di una stessa famiglia, forne ndo un contingente consider1::vole alln popolazione dei manicomi, degli ospedali e delle carceri. D opo aver ciò rilevato, 31) -
Gim·,1111, di medicina milftare -
F.1•r. VI
4Gli
CON GRl·:SSI
an<"he per dimostrare q uan ta s ia l'importanza di questo tema di patologia socia.le, i relatori prendono in esame il qu~s ito se le bevande alcooliche possano per s è da.re orig ine all'epilessia comm lsiva e in caso affermativo, a che tale a zione possa att rib uirsi. S uccessivamente vengono studiati gli effetti d elle beva nde alcoolic he nel corso dell'epilessia generica e il valore dell' eredo-alcoolismo nella genesi del! 'epilessia. Che l'abus o delle beva nde alcooli.che possa genera.re l'epilessia è d imostrato dal fa t to che l'alcoolismo occupa un posto eminente nell'etiolog ia d ell'epilessia quale determinante degli attacchi. Circa la forme del!' alcoolis mo nelle quali s i ve rifca la nevrosi in parola, l'osservazione clinica dimos tra che l'a t tacco convulsivo scoppia, in alcuni casi, in seguito ad uno stato di intossicazione alcoolica acuta, ma, generalmen te, nel corso él.ell'alcoolis mo cronico. Sembra che in certi bevitori abituali le bevande alcooliche, col diminuire la res is tenza. del loro s is tema n ervos o, ingenerino una suscet tibilità. convulsiva che s i annuncia con l'accesso epile ttico. In tali casi l'épiless ia rappresentit. spesso una manifes tazione tardiva dell'alcoolismo cronico e cost ituisce l'epilessia costitm;iunale o abituale dei bevi· ta,ri (Drom,t ). Nell'alcoolista cronico, inoltre, non sono rare le vertigini e gli attacchi convulsivi caratterizzati da. scosse cloniche de i polpacci e dei muscoli flessori de lle gambe, a.ccompngnati d a offuscamenti o perdi ta della coscienza. Talvolta. a favorire l'epilessia, concorre l'arterioscleros i: e la. cosi detta epilessia tit.rdi va è talora conseguenza. delle les ioni cerebrali dell'alcoolismo cronico. Precisate le somiglianze e le differenze fra l'accesso convulsivo dell'alcoolista e l'attacco classico dell'epiless ia genuina, g li A. A. illustrano la precipua impo r• tanza che fra le cause dell'epiless ia negli alcoolisti ha. la predisJiosizione ori9inaria o ereditaria e ritengono che « non possa aversi epilessia. alcoolica senza. una « originaria abnorme, costituzione dei cent ri nervosi, e che l'alcool diventa la « ca.usa. diretta, occasionale della cris i convuls iva•; si deve ammettere insomma una epile11sia latente, una attitudine convulsiva tradotta dall'alcool in attacchi convulsivi, di cui esso è uno squisito reattivo rivelatore. Coll'epilessia classica, quale conseguenza dell'intossicazione 11.lcoolica.1 han:no s tretta atti nenza quelle sindroni speciali, a ccess ual i, con caratteri epilettoidi, che si notano frequentemente nei bevitori, da llo s tato crepuscolare al turba.mento profondo della coscienza, a d atti impulsivi brutali criminosi, alla tendenza suic ida, all'automatismo ambulatorio ecc. Circa il meccanismo d'azione delle bevande alcooliche, nel dare l'epilessia., le e sperienze praticate su animali (Orf:ì la, Albertoni e Lus sana, Agostini, Joffroy e derveaux, Montesano ecc.) inducono e. ritenere che i vari alcool per sè non producono epilessia, ciò che t rova riscontro anche con l' osservazione clinica che l'insorgenza delle convulsioni ne i bevitori di vino, anche smodati, è un fatto raro a verificarsi. Per tutto ciò i re latori ritengono che le bevande alcooliche non contengono veleni specia l i atti a produrre, mercè la loro presenza nei cent ri nervos i, una cond izione epilettogena, e che l'E>pilessia alcoolica si deve at• tribuire a que lla abnorme, eredita.ria irritabilità dei centri nervosi (attitudine con vulsiva) ed ai profond i d isturbi de l rica mbio materiale inde tti da ll'alcoolismo cronico o a cuto. Quale pos to deve ass egnars i in nosologia all'epi lessia alcoolica? I 1·E-latori riten· gono col Tanzi, \ Ya rtma11, V\'ildermuth "he essa non deb ba conside rarsi un'entità morbosa, ma uno di quei stati di intossica zione a cc ide11t1ile che &ono causa d11lla 1Jovrosi epilettica (piombo, arsenico ecc.)
CONGRESSI
467
Per i rappor ti tra eredo - alcoolismo ed epilessia viene confermata la diretta influenza dell'alcoolismo sull'epilessia; dati sperimenta.li e clinici fanno inoltre ritenére che nell'alcoolismo acuto del padre, a.I momento della fecondazione, e della madre durante la gestazione, l'alcool agisca, sia alterando le pro1•rietà del nemasperma, sia disturban<lo la normale evoluzione dell'timbrione, donde gli aborti i nati - morti, le encefalopatie prenatali. S1 può anche ritenere che, nei casi di alcoolismo cronico del padre, il prodotto -della f'econclazione erediti una particolare vulnerabilità, del sistema nervoso, a risentire prontamente i danni delle ordinarie cause tossiche. Da tutti i fatti premessi deriva evidente il rapporto fra alcoolismo ed epilessia, entrambi prodotto diretto di generazione ereditaria, entrambi fattori di degenerazione; rapporto cosi stretto ed alternante che si avrebbe una degenerazione progressiva in un numero veramente imponente di individui, qualora non si avessero due potenti condizioni di epurazione e di ingagliardimento, l'una per la sollecita eliminazione e per la 6.nale sterilità di questi degene ra t i, l'altra per la
provvi.ienziale interferenza degli elementi sani, che nuovo e fecondo seme fa. sbocaçiare dal tronco parzialmente fulminato dalla degenerazione. La discussione del Cong resso riguardò s pecialmente la magg iore o minore in• -fluen2.a delle bevande alcooliche sull'epilessia., influenza che da qualcuno (Ruata) viene pressoché del tutto negata. Molti oratori sostengono con copia. di argomenti e di dati statistici le conclusioni dei relatori e tale modo di vetiere ha il consenso quasi unanime del Congr11sso. Fra le numerose comunicazioni fatte sul tema generale merita speciale ricordo quella del Prof. Tamburini: contrariamente all'opinione del \,Vartmann, del Tanzi e un pò anche dei relatori, egli sostiene giustificata la figura dell'opilessia alcoolica., identificabile ua caratteri propri e peculi1ni. II. - NosoGRAnA Dli:LLA PARA~OlA. (Relatori: Cappelletti, Ji'l'anchini, Riva,
Esposito). Il problema oscuro della nosografia della paranoia viene pos to in chiara luce, es istendo finora una certa. confusione nei suoi riguardi diagnostici : gli uni tendono a restringere sempre più i confini della paranoia per allargare quelli della demeuza precoce, gli altri fan diagnosi di paranoia ogni volta cbe si trovano inne.ozi ad un delirante o ad un allucinato, includendovi forme appartenenti con più gius te designazioni alla demenza. precoce, alle psicosi in'l"olutive, alla psicosi maniaco.aepressiva, alla. confusione mentale, ecc. I relatori banno distinto ciò che è sindrome paranoica da ciò che è E>ntità paranoica vere. e propria, e con serrata critica di eliminazione fanno rientrare nel quadro della paranoia vera soltanto i paranoici nel senso di Krae pelin e l'a nzi <querulanti, perseguitati, erotici, ambiziosi) mentre le altre forme aven t i decorso dissimile, o per la gllaribilità o per l'esito in demenza o per l'insorgere assai tar<livo e secondario del delirio, trovano il loro posto in altri gruppi nosogrnfic i. Cosi faranno parte deJJa demenza precoc11 paranoide, t utti q llei cas i in cui le idee deliranti, accompagna.te da svaria.te ed imponenti allucinazioni, sono incoerenti, instabili, non si organizzano in un sistema ben delineato e vengono in un tempo relativamente breve sopraffatte da una completa. demenza; la paranoia acuta potrà açonglobarsi con la demenza paranoide o della frenosi maniaco-depressiva; la paranoia tardiva s istematica caratterizzata de. disturbi sensoriali intensi e frequent i, in individui già avanti in età e da un rapido volgere in demenza, potrà rient ra re nella demenza senile; la para.noia secondaria, che racchiude in se un cer to de-
468
CONGRE:':SI
cadimento psichico, sarà co·ns iderata quale fase termin!!.le di una psicosi affettiva:la paranoia periodica rientrerà senz'altro nella franosi maniaco-depressiva. Restano t uttora fluttuanti quei casi che non pos sono far parte della paranoia,. nè della dem enza precoce paranoide e che sono riuniti da alcuni (Kraepelin) nel gruppo de lla paranoia fantastica e dal Tamburini in una forma intermedia.: psi• cosi paranoidea. Il < delirio » ha, per i relatori, s econdaria irnportanz.a: essendo comune a tante altre psicos i, n on basta per s ~ s tesso a riavvicinare e fonde l'e in un sol gruppo forme tanto disparate per origine, per decorso e per esito. In caso di paranoia il delirio è nient'altro che l'esagerazione, il più delle volte stabile, talora trans i toria, della costil·uzione paranoica, per effetto di cause endogene, tra le quali banno speciale import anza deterministica le forti rappresentazioni emotive. Degna di nota, per la differenziazione diagnostica, è la parte in cui viene trattata l' influenza che la cos t ituzione paranoica eserc ita sul quadro clinico di psicosi da essa indipendent i, e sovraggiunte nello stesqo s oggetto; influenza analoga a quella ch e esercitano la costi t uzione ist.erica e la e pilettica, dando alle psicosi, che indipendentemente da coteste costituzioni s i avevano, un. colorito tutt'affatt;o. s peciale, e t ale da indurre facilmente in er rore. Importante fÌTJaJm4:int e d al lato clinico e più da l lato medico-legale, è la constatazione di manifestaz ioni deliran t i nella paz11ia moral e, a ffin i sintomaticamentema tot almente d iverse n.el meccanis mo genetico, a que lle d ella paranoia. Circa l'essenza della. paranoia i relatori concludono (Cappellett i, Franchini) cbll· la paranoia è una anomalia ·originaria della personalità, caratte:rizzata da quella s peciale condiz.ione della ps iche d efinita « costit uzione p11.ranoica », e che (Riva, Esposito) la paranoia vera è una forma di alterazione ps ichica c ostituzionale deg enerat iva lenta e progress iva, cr onica, s enza fine ordinaria in demen~a, sostenuta dn un s i~tema de li rnn te incr ollabile, non inftuenzat <\ ordinariamente da all ucina zioni e ch e non turba la lnrilfrzza mentale e lascia intl'gra la volontà. Tali ultime frasi pe1·ò n on costit u irebbero una espressione psicolog icamente definita ed e:satta, e n on risponderebbero all:i concezione modbrna de lla paranoia, come a lcuni hanno osservato (Moniesano, Consiglio) durante la discussione, ma esse, secondo i Relatori van no intese uel senso c he. all'infuori della ce rchia del loro delirio, i paranoici d isputano con calore e con chia re11za di idee, e danno giudiz i esatti sopra question i d i ordine generale. A tal proposito il Ta nzi, d'accor do con altri a~tori (Kraepelin, Fuhrmu.nn, Morse!li ecc.), scrive: « I pa ranoici per la lucidità dell'intell igenza e coerenza di condot ta souo l'aris tocrazia dei manicomi ». Il paranoico ino lt re ha v olon tà decisa, perseg ue le p roprie id ee con costanza. e fer mezza, non s i lascia mai s ug ges tionare, e non presen t a, come il d emente paranoide, a l t ri d isturbi dolla volon tà (negati vismo, aut omatis mo passivo, ecolalia, ster eo t i pia nei gest i ecc.). L'esito de lla. discuss ione di mos t rò che il Congresso con ven iva nelle idee esposte dai relMor i e ciò. s e sa rà defi n it i va opinione , conferirà mol t o per un più preciso, i ndir i,:zo ù ieg nost ico in q ue ,;to ca pitolo tan t o impor tan ti! de lla ps icopatologi11,, l H , - A N \ 'l'V mA P AT O J,O(JICA DEI. LE D J.; ~11, NZII:. (Re la tore Ce·rletti). l i relat ore premette che con l'appe llati vo d i demen za s i d esig na una sin• d rome mentale che s i pre~enta in var ie malattie, traendo da ciascuna di essespeciali ca ra t te t·istiche. Gli Au to ri, ,:on~idernndo come esponente comune d.egli s tati dememdali la dissoluz ione dei pot.erì menta li, ha nno t e11tat.o di determinate-
CONGRESSI
469
il correlato anatomico. Si è dato speciale valore al fatto che in molti dementi la -parte dell'encefalo macroscopica.mente più alterata è quella prefrontale, I' istopa-tologia. ha potuto stabilire che talora sono precipuamente colpite altre regioni del cervello. · Non essendosi perciò a ncora potuto stabilire quali alterazioni anatomo-patologiche nelle diverse forme morbose mentali rappresentino il substrato necessario e sufficiente della demenza, il Cerletti riferisce sui reperti anatomo-patoJogici propri delle malattie in cui interviene uno stato di demenza. In base a reperti caratteristici e costanti è stato possibile raggruppare in quadri anato•mopatologici, le seguenti malattie: 1°) malattie sifilitiche e metasifilitiche (sifìlit.le cerebrale nelle sue varie .forme, paralisi progressi va). 2°) la malattia del sonno 3°1 la demenza senile nelle sue varie forme 4°) la demenza da arteriosclerosi cere brale. ]. -
SU'JLIDE CEI\EBRALE:
a) forma gommosa: tocca i l tema solo in quanto può dare i s intomi di de-terminati tumori cerebrali ed in quanto può andare unita ad una delle a ltre due forme che più spesso stanno in rapporto con s tati demenziali. b) nella forma m-,ningo-encefalitica l'alterazione essenziale è a carico della leptomeninge e dei suoi vasi in forma di una. infiltrazione diffnsa di linfatici e plasmatociti delle trabecole connettivali e doi vasi della. pia. Questi infiltrati si estendono per breve tratto lungo le guaine avventizia.li dei vasi che da.Ila. pia penetrano nella sostanza nervosa. Le lesioni della. sostanza cerebrale per lo più ad aree limitate, sembrano in rapporto con le 1dterazioni va!<ali; e) nella forma. tipica.mente vasale l'alte razione più salientfi è data dalla rea_zione progressiva. enorme delle cellule delle pareti de i vasi cerebrali. Nei grossi vasi si banno tipici ese mpi dolla cosi detta endoarterite di Heubner con grande proliferazione r;lelle cellule dell'in t iioa; ne i piccoli vasi si hanno ipertrofia ed iperplasia di tatti gli elementi cellulari e spesso la formazione dei « fasci vasali » per neoformazione periva.sale; 2° Nella paralisi progressiva. l'encefalo è l'organo più gravemente leso. L'alterazione che più colpisce è la grave e diffusa. ctistruzione di elementi specificamente nervosi, per cui ne risultano profonde alterazioni del tipo della mielo e citoarchitettura. delle varie aree della corteccia e gravi atrofie delle circonvoluzioni -con rigogliose proliferazioni nevrogliche. Il Nissl ~ più speciallllente l'Alzheimer, tra le alte razioni della corteccia. cerebrale nella paralisi progressiva, avevano messo in pl"ima linea la reazione progressiva proliferante del sistema vasale endocerebrale, s pecialmente dei capillari e tale ca· rattere comune nella sifilide cerebrale ravvicinava non poco il tipo anatomo-pa,tologico delle due malattie. Le ricerche del Cerletti hanno invece di,nostrato trattars i di processi oppo:;ti cioè regressivi, involutivi del sistema capillare e co,;l non solo si differenzia.no nettamente i quadri istopatologici della. sifilide cerebrale e della paralisi progressiva, ma si ripone in campo la questione se veramente la pa.rali~i progressiva debba considerarsi come flogosi vera e propria.. li Cerletti ha. poi potuto risolvere in modo brillante la questione de lle cellule a bastoncello, tanto frequenti nella corteccia del pi.ralitico, ritenute da l NissJ e
470
C0KGRf~$SI
dall'Alzheimer ce1lule avventiziali proliferate e :ni,;rate, mentre egl i dimostra c.:h& molte sono uevrogliche, e quelle nou nevl'ogliche rappresentano gli ultimi residui di capillari degenerati e quasi totalmente scomparsi dal tessuto. Lo guaine avventiziali di tutto il sistema vasale endocerebrale contengono plasmat oci ti e lint"ociti più o meno numerosi e svariate sostanze di disfacimento, tra le quali, come ha recentemente messo in rilievo il Bonfiglio, vi è una quantità. notevole di emosiderina, di111ostrando che una parte almeno di esse ha origine non. dal tessuto drcostante, come era fin'ora ritenuto; ma dal s1.ngue; 3° Nel.la malattia del sonno sono m olto evidenti le alterazioni dei centri n ervosi nei quali notansi soprattutto i mponenti infiltrnti perivasali specie nei vas i maggiori, costituiti da viasmociti e linfociti e gravi tilteril7.'.oni del t essuto nervoso in aree peri vaso.li (f;pielmeyc l'); 4° Nelle forme di deme11za da involuzione.senile la più imponente alterazione colpi~ce la corteccin celebrale. Costant e reperto sono le placche :;eniti di IledlichFischer; inoltre la massima parte d elle cellllle n ervose presentano dtJgcnerazione grassosa, i vasi propri presentano le disposizioni ad ansa, a treccia, a grovigli. Lo studio più completo dr;lle placche senili si deve al Perusini del laboratorio di R oma il quale ha analizzo.to le varie parti cosiiiutivc di esse e più tardi il hlontesauo, ampliando precedenti ricerche del Cedetti e del Peru,,ini, potè dimostrare che molte delle for111azioni ad :1.uello, a clava ecc. tinora erroneamente interpretate come esp ressioni di processi r igl!ucmtivi dei dli11dras1,i, so110 i11,·cte pro· duzioni novrogliche. 6° Nella demenza da arteriosclerosi cerebrale, in rapporto non oeces,ario col grado e 1'es tenzione delle alterazioni arteriosclerotiche del sistema vaso le in genere e dei grossi va.si de l cervello in specie, si ossen·ano n ei piccol i e miain1i vasi ondocorobtn.li, o.ltcrazioni regressive di vnrio tipo : dcgcncrnzionc ialinn, grns5n, la sclerosi fibrosa, la calci6cazi011e ecc. In diretto rapporto con le al terazioni vasali si tro,· ano le alterazioni del sistema n e rvoso, dal ram mollimento ai processi di dis trnzione delle s trutture nervose, con con;:ervazio ne del tessuto di sostegno. CerlPtti per primo precisò negli oiierni confini !ti differenze istopatologic he essenziali tra la d tmenza arteriosc lerotica. e quella senile e il concetto da lui espresso nel 190() che la demeuza. senile, dal punto di vista is topatologico si avvicina. molto pio alla s enilità semplice che JJ On alla demenza arte riosclerotica, venne poi confe1·mato dalle successive ricerche specialmente dal vasto recentissimo lavoro del Si111cbowicz. La relazione del prof. Cerletti, 11mpia, precisa, illus trata ùa una innu111erc ,·ole copia di proiezio11i microfotograf:iche, meritererebbe ben altra e di !fusa trattazione e noi non sappi:11110 renderle più a deguata lode che auguran<ioct"ne la immcdiatn e integrale publ,l ic,,zione.
.•. P er quanto riguarda dircttnmente l'Eser cito, noteremo solo che l'accoglienza. a n oi fatta. da. parte dei con g ressisti ci ba dato la più ta ngibile espressione del gen r.,rale interes~e che attualmente destano le questioni me.\ico-legal i militari. Kclla seduta preliminarn v1:1nnero da noi accen1i ati e lumegg iati, alcuni problemi riguardanti l'igiene m enta le n ell'Esercito, ed i più autorevoli congressisti, che pref<ero parte nlla d iscussione, convennero co1wordcmentl', a proposito di essi, <'he nou più di ,1ueslioni militari è a parlarsi, ma di viYe e gra,·i tiuestioni so-
CONGRESSI
:!71
ciali. E le nostre cotnunicazioni (1), discusse in appositll seduta, ebbero l'assentimento e il pia.uso di tu tti, per modo che, quando si venne alla scelta dei temi generali da trattare nel prossimo Congresso di Palermo, rii::ultò alla votazione fra. i primissimi « Criminalità e pazzia nel!' Esercito», di cui venne a noi affidata la trattazione. Uno speciale valore ha dunque per gli uliicial i medici il XIV Congresso di Freoiatria, essendo stato in esso riconosciuto ufficialmente, ed in modo eloquente, che le nostre questioni militari, sono di pertinenza generale, 111e11tre abbiamo sicuro aflidamento che i nostri sforzi, intesi a. risolvere tanti grRvi problemi in,,ombenti st11l' E sercito, ed a costituire 611a\mente una coscienza psichiatrica militare, non rimarranno più isolati, nè eRposti alla diliidenza, al pessimismo e allo sconforto, ma saranno sostemtti dal favore e dalla f raterna solidar ietll. scientifica dei psichiatri italiani. ?I.faggio 1911. 'l'enente Bu<'t ' JA~'l'F:, esten,;ore. Ca,,itcrno Co:s,;101.10.
··-----
RlVISTA BIBLIOGRAI?ICA F, 'rEs-rJ. -
Mlorobiologi& pura ed applicata e teonioa mlcroblolog loa. (Società editrice librnria 1\Iilano, 1911).
Cou questo titolo è recentemente apparso un elegante volume. oporn del prnt'essor dott. P. 'l.'esti, tenente colonnello medico, vi,·e di rettore dclln scuol11 ù'applicazione di sanità militare. È la serooda edizione del l'altro che venne alln luce nel wur.. sotto il modesto titolo Ricordi di microbiuloyia 7>-am e applicata. Lo !!tudio delln. batteriologia, o meglio della microbiologia, che uella medici1m ha inaugu1·ato addirittt1ra un'e ra nove lla, oggi s'impone ad ogni mtJdìco: donde la rJccessiti1 dì trattati, che, senza ditlicoltà, possan o es~ere compulsati da chi voglia seguire e tenersi al corrente dei quotiùia11i iuN!S~anti progrfssi, d1P si compiono in tale disciplina. I malluali pubblicatisi all'estero da un trentl'nnio in quil, oltre dtl' nnm(·rosi, sono in gran pa r te pregevoliss imi ; ma in Italia, a vero dire, sono pochi e scarsi. L'A. ba il merito di averne scritto uno veramente ottimo, che, pu1· no11 presentandosi di mole eccessiva, può dirsi completo ; poi,:hè tutto qt1anto s i riferisce alla microbiolo~ia e alla t ocnicll batteriologica vi è svolto in modo esauriente, con chiarezza e precisione, si da formarne un quadro completo. Que3to manuale. al pari di tante altre pubblicazioni del genere, che ci vengono di fuo ri, ri ~ponde perfettamente ai bisogni di coloro che coltivuuo siffatta branca, ma specialmente di quelli che vi si iniziano. ( l) BoccrANTE: Il pazzo morale rùpetto ulla legge venale. - P,·o/ilaesi della delinque,ua 11ell'Eaercilo. - CONSIGLIO: Afrooliot,10 nrll' f.'sercito. - M c11ta/ità del/'epi/ct1ico. - Pazzia in g-ue1Ta. - lnf[11cma dell'op,.ra di L ombroso sulla mtdicin<, miliWrr.
472
H!VJ ::;'r,\ JIJBLIOGR.l~'.CCA
Il successo del libro, a ·n ostro avviso, è indubbiamente as.,icurato dal fatto che, e,;aurita la prima edizione, l'A. è stato obbligato a pubhlicarni, un a seconda , nella quale egli ha modi6.<;ati, migliorati, ampliati e rifattl quasi tuUi i capitoli. Ciò dunque costituisr:e un'arra che il nuovo manuale, come il primo, incontrerà il favore dei colleg hi. E ~so risulta di t re part i. I principali capitoli della I parte « microbiologia pura ,. sono: I bntt~ri - I(o,niceti. h/aslomiceti paloge11i, sporotricnsi - Protozoi p atogeni - Ctaclimozoi, germi filtrabili, ultramicroscopid, di natura incei·fa. Fra i capitoli d ella II pa rte « microbiologia applicata -» vanno segualati qui,lli che t rattano delle a pplicaz;ioni clelle r icerche ballerioloyiche all'igiene, all'epiJ.emiologiu, alta clin ica, alla in~dici,.a legale, alt' i11111ntnizzazio11e e alla cura delle 111at,i ttie. E finalmente nella III parte e tecnica microbiologica,. in teressanti sono i capitol i cbe s i occupano : del microscopio e <iell'ossen;azione mic1·oscopica dei microryanis,ni Wf!Plali e rr.nimali; rtella sterilizzazio1ie; d ei mezzi nufritit·i (com11re~i 11/c1mi ,;ped a li fe1·r1mi ,wtrifiui) ; clell' isolainenlo e della coltura clei germi e dPlla trnii~a clelle inocutazio11i .,peri/11.eofali. Ria~su1uend o il 11ostro giudizio sopra il rnaouul o d el Testi, possiamo dire che esso fa eloquento t estimonitinza del fiorire dello studio delle. microbiologie. in Italia, e dellt\ rigog liosa vitn scientifica de lla nost m scuola di appl icnzione di sani tà militare; ed è un'altra prova della indefessa laboriosità. dell'A. A. A LTOllELLI. P rof. dott. C. P. Gooo1A. - Formularlo ragionato 41 ollnloa medio& t erapeutloa. - (Volumet t o cli pag. 200 legato in tela. Casa. editrice libraria Yittorio Idelsou. Napoli UH 1). U1m delle prin cipal i esigenze d ella pratica med ica quotidiana é l'arte d i forruularo. Occorre spe ,so, in ca si di dubbi, di dovt1r consultare uu qualche ricetta,,io per sapere dell'azione, d elle dosi e dell'uso di un dato ri medio. Ma. quasi tutti i for,n ula ri, anche se razion,di, riportano un numero grandissimo di formule per ogni m1d,ttti.-i.; di guisa che, fra un si gran numero di ricerche, un medico, per quauto provtitto, finisct1 per t rovarsi imb« razzato nella scelta di quella, che meglio si adatta al caso suo. L'A., che è docente di patologia speciale meJica e capo sezione nella clinica medica dell'università. di Genova, facen do tesoro dell'ésperie nza pratica quotidi;i.na, attinta agli inseg namenti e nlla scuola del suo illustre maestro, il professore :\!aragliano, ha voluto pubblicare que:;to libretto col precipuo scopo di condensare in poche pagine le n ozioni necessarie all'arte di ri cettar e sparse qua e là nei comuni trattati di t erapia e di clinica delle ma lattie interne; e vi é perfettamente riusci Lo. Al formulario, il quale risulta diviso in 24 capitoli. distinti a seconda dell'azione dei medicamenti e delle loro ind icazioni, fanno seg uito come complemen to tre appendici. La prima tratta delle dosi medie dei principali medicamenti; la secouda costit uisce un prontuario delle fomrnle più a datte a lle singole malattie; la t erza i nfine r iporta le principali reazioni per l'analisi d elle urine. 11 volumetto, ch e i:, tascabile, si raccomanda anche per il comodo ed elegante fo r mato. A. A r. T OflEl.l,I.
473
NOTIZIE Primo oono pratioo sulla pallagra tn Italia. - Il 18 aprile u. s . si ini.ziava il 1° corso pratico sulla pellagra presso la clinica delle malatt ie professionali in Milano, sotto la direzione del dott. Ambrogio Bert:uelli, primario clermosi6lografo all'ospedale maggiore e presidente della Commissione pellagrologica della provincia di Milano. Questo corso speciale ebbe molta fortuna e per il valore degli insegntinti e per il gran numero dei medici iscritti, non solo italiani, ma anche di alti-e n,lzionj, fra cui il prof. Langlois, delegato della Società di igien~ alimentare di Parigi, il prof. De Kutschera, I. R. Referente sanitario del governo austriaco, il dott. \.Veis, ispettore sanitario del Tirolo e del Trentino, il Dott. De-Probize1·, direttore del pellagrosario di Rovereto e molt i altri. Di ufficiali medici non poteronoi nscriversene un gran numero, s iccome pur sarebbe stato desiderabile, essendo in quel periodo moltissimi impegnati per la visita degli iscritti di leva della clas.3e 189 L. Le lezioni furono iniziate dal primario dott. Be rta.ralli con un brillante discorso di apertura. Fra le lezioni e le dimostrazioni cliniche e sperimentali più' importanti sono ·da ricordare quelle dei professori Devoto e Bonardi sulla clinica interna della pellagra, del prof. Bezzola sulla semeiotka medica della stessa, del prof. Fio1·ani sulle sue alterazioni cutanee, del prof. Bc:1ta sulle forme nervose e mentali della ,pellagra, del prof. Besana. sull'esame chimico e microscopico del mais guasto e dei suoi derivati, del prof. Monti sull'anatomia patologica della pellagra, del dott. Pampana., medico provinniale di Milano, sn!la legislazione italiana. relativa alla stessa. malattia., e infine del prof. Terni, che tenne delle brillanti conferenze sullo stato att uale delle nostre conoscenze intorno all'eziologia della pellagra. Furono di utilissimo complemento al corso un gita al pellagro3ario provinciale di Inzago, ove il dott. Fritz rife.r i s ui metodi terapeutici ivi seguiti, e sui risultati favorevolissimi sempre ottenuti, e quindi una visita al 1nanicomio di Mombello ·con (illustrazione di molti malati di pellagra, fatta dal vice-direttoreprof. Rossi. L'illustre Prof. Devoto, che da anni si o,~cupa, con vari suoi valorosissimi allievi, della. patogenesi, della semeiotica e della cura della pellagra, e che fu (secondo quanto ebbe a dire il dott. Bertarelli nel sullodato discorso da cui spigoliamo queste notizie) il ve:.·o promotore di questo corso pratico, aveva gill. iniziato corsi speciali di pellagrologia già nel 1901 all'ospedale di Pavia, dove seppe ottenere l'apertura di una sala speciale, per raccogliervi dei pellagrosi a scopo di studio e dimostrazione a.gli studenti. Propose in seguito al :J° Congresso pellagrologico a Bologna. nel 190:a, che ta.le insegnamento fosse goneraliu;ato in tutte le cliniche, e fu quindi conferenziere apprezzatissimo ai cor:1i pratici promossi dal De-Pro·bizer nel pella.grosario di Rovereto per istruzione a.i medici condotti. Egli presentò ora in questo corso od illustrò magistralmente molti e svariati casi clinici (piccoli eredo-pellagrosi, forme pre-pelI.1grose, formo leggere e forme gra.vi) e riteniamo merito dell'ope ra trascrivere qui alcune felicissime sue espres-sioni, che riassumono molto efficacemente la 6sonomia clinica di tale malattia. « La pellagra rappresenta un'intoss icazione lenta, cronica, contrassegnata da
47±
::wnzrn
alterazioni funz ionali del s istema nervoso, in parte precoci; da disturbi delle vie digesti.,.e (funzionali e l:logistiche); da altre nlterazioni viscerali (fegato, reni); da alterazion i delle sierose: da compromissioni funzionali (tu rbame11to delle funzioni surrenali?) e anatomiche dei vasi, e da m odificazioni qunlitntive del ricambio materiale. « Le alterazioni c utanee mancano di rado; pur non esscudo indispensabili, facilitlmo ed as,icurnuo la diagno,;i. « La clinica individuale del la pel lau:ra è tempe1·atn. o modellata sull'ambiente di miserin pcr!<onale eredi tata od arqnis tata. Le nlterazioni anatomiche possono vivere a sè dominando la situazione; esse po~sono dar e ln spiegazione di r ecidive anche sotto l'in!luenzn di pir.cole qnamiti~ di mais, forse anche sano. « I.a pellagr:i. compromette la razza». Hitcniamo pure opportuno di riassumere breYemente nelle sue parti principali il disr.orso d i apertma ciel Bcrt11relli. and10 pnchè in e.~so sono ricor date le vedute del De-Probi.,,er espresse nel ~° Congresso pellngrologico g ià ricordato, in rigunrdo alla detta mnlattia nelle file dell'esen;ito. "Poche malattie potrebl ,cro contendere alla pellagra il merito d i aver pitì seriamente ~fruttato l'acume, la pcrtinaciR, la devozi1Jne dei medici, siano eziologisti, patologi e pratici,._ Con queste parole dell'illustre Gnet11.no Strnmbio, dn poco perduto, il terzo di s ua fnm,glia studioso di pellagra, e~primenti una dolorosa veritlt, il Bertarelli ricorda che da orn,ai due secoli è stata :1 vvisnta in Europa questa triste malattia, che infiacc hisce e spezza anzitempo tante vite dt' i Invoratori dei campi. Il lungo ed intenso la,·oro, i sacrifizi e l'npos tolato dai numerosi scienziati, di sociologi, di filnutropi e specialmente di m edici, infaticabili n ell'ass istenza dei poveri infermi e nelle ric,•r che scieuLifìche, n on valsero fino1::i. a darci una dottrina certa ed inconcus~a, così dn i111por;;i e farsi ammettere come verità ind iscutibile da tutti gli studiosi de ll'argomento. Infatti ora noi abbiamo visto sorgere due nuoYe ipotesi eziologiche, che si l\llont11nano pieuament,e dnl la teo ria ch e port ò all'adozione delle misure, che produ~sero indubbiamente grandi bcueHci, dimi u ue11do assai la pell:i.gra. P erò, anche c~sendo convinti della g:ustezirn dei principi, sui qual i v enne fonùata la teori11 etiologica a limentHe, e delle illazioni che se ne dedussero, non possiamo cons iderarci cosl sicuri di e, sa. ùa rigettare ogni nuova ipotes i etiolo· gici• scuza accurnto e,-ame. Quindi, pur affermando ott ima e allnmente provvida la legge 21 luglio H)(IJ per la prevenzione e b cura della pellagra, e sentendo la necessita c he essa venga rnl\utenuta rigorosamente, fino a ch e non siano stati dimostrnti erronei i provvedimenti igienico-amministrativi per essa imposti, dob· bil\mo cercare di favorire la continuazio11e delle ind11g ini p roposte in ogni campo per la ricer ca d ella verità e della soluzione a;,soluta di questo problema. Indi prosegue testualmente: « !fa io vedo qui nnche medici militari. Noi s iamo abituati a vedere il nostro amato, g lorioso esercito rendersi utile t\] paese nuche in tempo di pace, portare aiuto e soccorso alle popoh1zioni colpite da sciagure, s iano esse prodotte di\ comm ozioni t ell u riche, o da strnripllmenti di fiumi o da incendi o da epidemie. Om, auc-he in questa seiagu,·a, q uale è la pellagr11, l'oserci to può essere utile per vostra mauo, egregi colleghi m ilitari. "Voi potrete, o:;servando gli ammessi nelle file dell'cser·cito provenienti da zone pellagrose e già colpiti dai princi pi del mnle, dire poi come essi si comportino d urante il senizio, ed ni11tare co;;ì pur v oi a giudicare delle cause della ma]11Uia.
NOTIZlE
475
« Le truppe in molti luoghi si es pongono, durante gli esorc izi mattutini nelle campagne, ni pericoli cui andre bbe sottoposto il contadino secondo l!l nuova ipotesi emessa dal Sambon, e anche a quelli che risultano dall'uso di acque contenenti larve di nematodi, della famiglia delle F ilaridae, secondo il pens iero dello Ales sandrini di Roma. « Anche per questo riguardo quindi, voi egregi collt'ghi. poh'cte prestare un utilissimo concorso di osservazione epidemiologica ricercando se nelle file dell'esercito sia dato di incontrare casi n uovi d i pe llagra. « Ed ancora in altro modo la vostra opera può svolgersi utile in questo campo, potendo voi spiegare azione assai 1Je11efìca verso i giovani, sulla salute dei quali dovete vegliare. « Nel secondo Congrei;so pellagrologico a Bologna nel HHJ2, il Dott. Guido De · Probizer trattò un argomento fino allora n uovo, ris\·egliaudo l'interesse e la piena apprqvazione di quanti udirono la smi dotta comu11icazione: sotto quali punti di vista òovrebbe venire esaminato l'arruolamento e la ferma mili tare, nonché la chiamata sotto le armi alle periodid,e esercitazioni, avuto 1·iguardo a lla pe llagra. « De-Probizer osservava allora molto giustaroel.lte, come, per il giovane pellagroso a llo stadio iniziale del male sia una fortuna il ser vir.io militare, poiché esso nelle cambiate condizioni igieniche generali e di vitto, t rova il :nodo di rimettersi e di guar ire dai primi ins ulti d!!ll'in tossicazione subita a casa. « Ma osserva pure come i medici dell'esercito devono ri cordare che anche allo stadio iniziale d el male i l pellagroso è già colpito da pove r tà fisiologica, e q nindi a motivo della sua debolezza sarà soggetto n. facile s tanchezza, mal incon ia, s voglia tezza. Disturbi però che a ndranno rapidamente scomparendo se per esso s i avranno giusti riguardi ne l primo periodo del serv izio mili tare, du1·ante il q uale non dovrebbe esser sottoposto a fatiche t roppo g ravi pol s uo organismo, tem pora neamente indebolito. Ben presto a llora il coscritto si troverÌl migliorato e posto nelle stesse condizioni fisiche di quanti sara11110 entrati nllll'esercito sani e forti. " De-Prohizer fa ceva inoltre osservare c he, se reutratH. nell'esercito è una fortuna per il pellagroso inizio.le, che vi accorro per la ferma ordinaria d i leva, la cosa procede ben diversamente per i militi delle classi di rise·rva ricbiamtiti alle esercitazioni per 2-4 settimane. « Qui trattasi infatti d i uomini più inoltrati nell"ctit, più avanzati nel male e destinati alle armi per un periodo d i tempo bro\·iss iroo, nou s utlicìeute ad influenzare favorevolmente la loro salute. Inoltre questo periodo Ì:! di solito ded icato ad esercitazioni piuttosto faticose, assai più g ravi di q uelle che s i devono praticare nelle prime settimane della ferma ordinaria. " Per i richiamat i q ui udi occorrerebbero maggiori precauzioni, che per i gio vani cos critti, e assai diligent~ oculo.tezz11. nell'ammissioue. « De-Probizer osservò poi allora anche l'interesse spe,;ia le, che d evono r isvegliare quei padri, che, pur giovani, ma già affetti da pellng ta avanzata e quindi incapaci di un lavoro reddi tivo, reclamano o l'H-rrnolnmcuto o il congedo dal servizio attivo del figlio, necessario ai li.vori del campo. « Dòpo questi brevi cenni crerlo inutile spendere altre pllrole per dimostrnre quanto può essere utile, nella lotta contro la pellagra e nello studio critico delle sue cause, anche la vostra azione, egregi colleghi militari. Ringrazio qu indi voi della vostra presenza qui, e il vostro superio re 1'111. mo genera le :E'errero d i Cavallerleone, cbe vi rese po3sibile cli frequen tare questo corso ». Cap. 111ed. C,\.~·nor. lOLA.
476
NOTIZIE
BloompenH ad ufftolall medlol benemer1U per 11 terremoto oalabroaloulo. - Siamo lieti di annunziare, che, in aggiunta a quelle già note e da noi pubblicate nel fascicolo di giugno 1910, S. M. il Re ha conferito le ricompense più sotto elencate a ufficiali medici che si distinsero pe r atti di abnegazione e corRggio nella occasione della immane catastrofe del 28 dicembre 1908. Vediamo con orgoglio io testa all'elenco il nome del corpo sanitar-io milita.re, a cui viene conferita la medaglia d'oro. Guiderdone ben giusto; giaccbè la beo~merenza del corpo nostrn non si estrinsecò solu:~nto per l'opera di quelli dei suoi membri che ebbero l'occasione di più emergere o la fortuna di una maggiore efficacia deJla loro azione, ma anche per il concorde sentimento del dovere e del sacr ifizio, che fu eguale ed unanime in tutti quelli dei nostri che accorsero alle città devastate. ,Tediamo pure con gran piacere conferita la med11glia d'oro al caro e valoroso collega, colonnello medico EugeHio hlioici, il più atrocemente colpito dall'immane
disastro negli atfotti più cari. A tutti i nuovi decorati come agli antichi vadano le nostre più vi ve congratulazioni. E vadano pure i nostri ringraziamenti all'illustre tenente generale Ferrero di Cavallerleone, il quale, duce colla mente e animatore coll'.isempio, d(•ll'opera di carità dal corpo sanitario prestata, insignito tra i primi della altissima ricompensa della medaglia d'oro, non ne fu completament11 pago fìuchè non potò ottenere il pieno riconoscimento della benemerenza dell'io tero corpo. R. ESERCITO (Medici). CunPO SAKl'l'A!ll O .,tIJ.ITAHE, medl\glia d'oro. Capitano Annino Beniamino encomio solenne. Id. Bayon Edmondo, medaglia di bronzo. Colonnello Carino Tommasioo, men1.ione onorevole. Capitano Di Giacomo Luigi, medaglia d'argento. Id. Fiorentini Emilio, id. id. Tenente Fiorem1a Ignazio, encomio solenne. Id. hl. T. Fiz Riccardo, medaglia. d'argento I d. Gallia Amelio, id. id. •renente colonnello Gambino Gaetano, encomio solenne Capitano Gerbaldi Giovanni, medaglia di bronzo. Id. Illfante Carlo, encomio solenne. 'l'enente complemento La Rosa Gaetano, id. id . Sottotenente complemento Luchetti Carmelo, id . id. Id. id Mancione Luig i, men~ione onorevole. Colonnello Minici Eugenio, medaglia d'oro. Capitano Mirnglia Eustachio, meHzione onorevole. Id Moro Tito, medaglia d'argento. Sottotenente Nicolosi Mauro encomio solenne Tenente Papale Raniero, medaglia d'argento Capitano Po.sino Eligio, id. id. 'l'enente colonnello 'I'rom betta Edmondo, id. id. Tenente hl. '!'. •rropea Santo, enc-omio solenne. :i[aggiore Virdia Tommaso, medaglia d'arge nto H. MARINA.
Capitano medico F ~rmro Dante, medaglia di bronzo.
CONFERE:);ZE SCIE:\'TIFICHE DEGLI OSPEDAT,I )111..IT.sRl
477
MI SCE LLANEA IV Congre110 Nazionale d'Igiene. Torino. - Il Comitato organizzatore ba stabilito che il Con,gresso stesso abbia luogo nei giorni dal 6 all'S ottobre p. v. I temi da ttatta rsi saranno i seguenti: I. Ris-ultati igienici e sanitari della legge 2t dicembre 1888. Relatol'i : Professori L. Pagliani, P. Canalis, A. Di Vestea, A. Sciavo, F. Abba, E. Bertarelli, 8. Balp. - IJ. Bonifica umana nella lotta contro la malaria. Relatore: Prof. A. Negri. - III. Diminuzione del dazio snllo zucchero nell'interesse del1'ivier11' J,t1bblira. Rela tore : Prof. P. Giacosa. - IV. Trattamento profilattico del latte nell'interesse dell'ir1ie1/e urbana. Relatore: Prof. G. Volpino. V. - Pm:imentazione d.elle sli'ade dei centri abitati nei riguardi economici e sani/arie. Relatore: Prof. L. Pagliani. - VI. Rinnovamento e 1·infrescamento dell'aria ne.gli ambienti umidi delle indusfrie. Relatore: Ing. R. Bianchini. - VII. Servizi sani/ari igienici 111·ovinciali, comunali e 1;e1·sonale ad essi adibito. Relatori: Prof. F. Abba e Prof. F. Faelli. Saranno inoltre trattati altri argomenti a scelta dei singoli Congressisti. Il Municipio offre ai Congressisti un ricevimento, una Guida igienica della città. e concede il libero ingresso a.i Musei. La quota pei congressisti è 6s8ata in Lire Dieci e quella per gli aderenti in Lire Cinq1c.e, da inviarsi al Comitato, Via Bidone, 37. XXI Congresso della Società Italiana di mt dicina Interni. - Questo importante Congresso aVTà luogo quest'anno in Torino, dal 9 al 12 ottobre. Il Comitato ordinatore, presieduto dal Sen. Prof. C. Bozzolo, ba stabilito per la discussione le seguenti relazioni generali: 1. Anemia perniciosa progressii·a. Relatori : Proff'. A. Ceconi (Torino) e F. Micheli (Torino). - 2. Diognosi delle malattie del pancreas. Relatore: Prof. G. Zoia ( Parma). 3. Arteriosclerosi viscei·ale. Relatori: Proff. A Rossi (Genova) e C. Frugoni (Firenze}. - 4. La medicazione per via endovenosa. R e ia tore: Prof. L. Fornaca (Torino). In una prossima comunicazione il Comitato ordinatore renderà note la sede e le nonne del Congresso, le facilitazioni per viaggio, alloggio e soggiorno ottenute pei Signori Congressisti ecc. Per ulteriori schiarimenti rivolgers i alla Segreteria dei XXI Congresso di M. I. - Via S. Massimo, 2 ~ - Torino.
478
MOVIM'E:-ITI AVVF::-OTI NlèL COUPO SANIT. E NEL PERS. FARMACEOTIOO
M ovimenti avrenuti nel Cor~o Sanitario e nel Psrsonale Farmaceutico (lhlla d ispensa n. 'tO alla ! 3 riel n ,,llt tl(•io uffìcia le delle nnm,ne).
Ufftolall tu aervtzto permanente . R . d ecreto 2 a prile 191 L
-SuscA ca v. Domenico, colonnello medico direttore sanità mili t are XI corpo armata. - Collocato in posizione ausiliaria, per ragione di età, il 19 a prile 1911. R. decreto 28 a111·ile 1911.
DE FALCO ca.v. Andrea, tenente colonnello medico in .a speUativa per infermità, per un anno (R. Decreto 27 febbraio 1910). - L'aspettativa. è proi·ogata. di un altro anno, dul 12 marzo 191 l. L ovAGLJO Rocco, tenente medico in a spettativa per sospensione dell'impiego, a Barletta t R. decr eto S gennaio 1911). - Ric hiamato in servizio 93 fanteria, da l 16 aprile lfJll, con anzianità 28 febbraio 1910. ll. decreto 2 aprile 1911.
PA 111s1 cn.v. Felice, colonnello medico direttore ospedale Roma. - Esonerato dalla c11.rica indicata e n omin1to direttore sanità militare X I corpo armata dal 19 aprile 1911. ·G RIMCO cav. Giuseppe, tene nt e colounello medico ispettorato sanità militare. Promo, so colonnello medico e nominato diretlore ospeda le militare Roma, con decorrenza per l'anzianità e per gli assagui dal 19 aprile 1911.
Determina zione ministeriale 18 maggio !!Hl. BINI Guido, tenente medico R. corpo di truppe coloniali dell'Eritrea.
-
Trasfe-
rito ospedale Roma dal 28 maggio Wll.
H. d ec1·eto 11 maggio 1911. FERRO Carm elo, tene nte medico 1° alpini. - Collocato in a spett11.tiva per motivi di fam iglia, BJlr un anno, dal 1° giugn o UH I. O JAN.-,:1 :-11 l 'asqnale, id. r eggi mento cavaller ia d i Lucca. Dispensato, per sua domanda, dal servizio per manen t e dal 1° g m gno 1911 ed inscritto col suo gmdo e con la sua an zianità n el ruolo degli u tnciali medici di complemento, d istretto Cat11,n za ro.
MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SAN IT. E NEL PERS. F.~RMAOIWTIOO
479
Determinazione ministei-iale 1° git1yno l!Jll. Dl'lMORTA9 Co,-11,elio, capitano medico legione carabinieri Cagliari. 7'2 fanteria.
Trasferito
Farmaol1U.
Determinazio1ie ministeriale 1L maggio 1911. ELETTO .Al(071So, farmaciste. di 2• classe ospedide militare Genova. -
Trasferito ospedale militare Palermo. Suzz1 dottor Filippo, id. 2• id., id. Firenze - CoRJtADI Remo, id. 2• id., id. Palermo. - Ammess i a frequentare il corso di perfezionamento presso la dire· zione generale della. sanità pubblica e coman dati, durante il cor5o, ospedale militare Roma.
Decreto ministeriale 7 mag.r;io 1911. LA ROTONDA cav. Raffaele, farmacista capo di 1• classe, ospedale Cava dei Tirreni (Salerno). - Ammesso a.I 2° aumento sessennale di stipendio, dal 1° maggio 1911.
R. decreto 27 aprile 1911. Cmcco Giuseppe, sergente in congedo, distretto Cuneo, diplomato io farmacie.. - Nominato farmaciste. militare di complemento di 3• classe e d~tina.to effettivo direzione sanità militare II corpo ar mata. Presterà il mese dt servizio di prima nomina presso l'ospedale militare di Torino dal 1• giugno 1911.
Deter"iinazione mintsteriale 25 maggio 1911. MANTrcE Giovanni, tarmacista capo di 2° classe, o~pedale militare Brescia. Trasferito ospedale m ilitare Verona. R onERTI Giuseppe, id. id. 2• id., id. Verona. - Id. id. Brescia.
OBOBIFIOENZE.
R. decreto 2 giugno 1911. Or41oe del 81 lll&nrtzlo e Lazzaro. In considerazione Ili lunghi e buoni servizi.
Uflìziate. CAPORASO cav. Luigi, colonnello medico segretario ispettorato sanità militare.
Cavaliere. GTULIANI Cl\v. Francesco, oolonnello medico
direttore ospedale militare Palermo.
480
MOVJlfE:)ITJ AVVENUI NEL COPO SANIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO
In conslderazlon e di speciali benemere1ze. AnPA cnv. V ittorio, t enente colonµello medico, ospedale militare Napoli .
Ordine della Corona d'Italia. In considerazione di lunghi e buoni servizi. Ulfizia.le. RoSANJGO Alberto, colonnello medico direttore sanità V corpo d'armata. Sn1conN1 cav. Carlo, id. id. III id.
Cavaliere. C t GL l UTTl GiuseJ,pe, maggiore medico ospedale Torino. Bo:sOMO Nicolino, id. id. Napoli. CntSPO MARINI
Ubaldo, capitano medico 4.5 fanteria. Pio, capitano medico collegio Roma. Cai-aliere.
In considerazioni di speciali benemerenze. PrCARDI il.ntonio, maggior e medico di riserva.
Def'untl. FAnmzr Sperello, maggiore medico di riserva distretto Perugia. glione del Lago (Perugia\, il 17 mnggio l l:111.
Morto a Casti-
l i O,r-ct r ore
Comm. CLAODIO SFonzA, maggior g enerale medico. li R e>cla ttor ~
Rmo u ·o L1 v1, tene nte colonnP.Jlo medico. (i \ O) -
ll,,1111\. 4~11 -
lir•. ~:. \"n~l,,•ra.
l.~1,a P At, lltf. Rf. Gi,rrnte.
Le ferite CQu&a.te dalle armi do guerra. Sinteai della rélazione sanitaria sugli eserciti t&deschi durante lo guerra franco-germanica 1870-71. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. ·· L 2 M.uu.YnA. - Studii storico-critici sulle. meningite cerobro-spinale, epidemica iJJ Italia e particolarmente nell'e&ercito. - Roma, 1883. U n volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Pr&u.o ridotto , 1 110 BJ.LJNAJU. Le lesioni t1 ,\Umatiche de i centri nervoai. Memoria onorata del premi, Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Preu.o ridotto . • 3 !IO 81'0BZA e GiotJAR1'LL1, La malaria in Italia. Opera onorata del 1° premio al concorso Riberi, Un volume con 7 grandi tavole cromolioogrn6che. Roma, 1885; prezzo ridotto. , 3 TOM.ELLINI. - Delle malattie più frequentemente simulo.te o provoca.te de.gli · insnrittL - llome., 1875 . . . . . . . . . . . . . . . . . . , 3 60 li. u - Per l'acquisto delle opere sopraindicate ln•lare commissioni e vaglia all'Ammlnlsfraz1on1 del Giornale di medicina mllltare via XX Settembre Roma. Alt,·e 1>·, il,1:,(,ù;ftzi,oni. 1ne<ltoo-1nlUta't·t:
TESTI F'BANcE!Jco, tenente colonnello medico. - Ricordi di microbiologia pure ed applicate.. - Un voi. in 16° di pe.g. 408. Firenze, 1906. (Vendibile presao l'Autore, scuole. d'e.pplicRzione di sanità militare, Firenze). . L. 5 ID. JD. - Le malattie infettive diffusibili pili frequenti nel soldato ite.liano. Nozioni di epidemiologie. militare. Un voi. in 8° gronde di png. 298. - Firenze, 1907. (Vendibile presao l'Autore, scuola d'applicazione di eanità militare, Firenze). • 7 ID. xo. - Le grandi epidemie esotiche. Colera, peste e febbre gialla, - ::1-Iìle.no, Ulrico Hoepli editore, (lllanuali Hoepli) » 2 VIBDIA Tor.ou,so, maggiore m&dico. Il consulente Sanitario, Guida pratiot1 per conoscere e curare le malattie in assenza del m&dico. ID Edizione. Un voi. di pag. 410; elegantemente rilegato in tela Rocca San Caaciano. L. Cappelli 1899. ( Vendibile presso l'Autore, vin Napoleone lll n. 70. Roma). , 3 DE SA11LO Eom!INIO, capitano medico. - Lo ferite prodotto dallo moderno armi da fuoco da guerra, escluse le artiglierie. - Ravenna, 191 l. Tip. Ravegnana. (Vendibile presso l'Autore, ospedale militare di Livorno • 10 FlmRABI LELU FRA~OESCO, capitano medico. - Mimuale di bromatologia pei medici militari. - Firenze, 1906. Un voi. in 16° di pag. 484. (Vendibile presso l'Autore in Firenze, scuola d'applicazione di eanità militare) . 1 5 I11anuoo FILTRO, tE'nente generale medico. - Sull'azione dogli attuali fucili da guerre. e apecialmen~ del fucile italiano di picc9lo calibro, in confronto con quello di medio ce.libro. /Studi sperimentali, con 15 tev. di fotogrlifie e radiogra6e riprodotte in !oto tipogrofia.).- Roma, 1903. (Vendibile presso la Tip Voghera)., 4 Io. m. - Le ,operazioni più frequenti nella chirurgie. di guerra con 1 I Z figure intercalate nel testo. - Firenze 1898. (Vendibile presso la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . • 8 J.&.N1J0t.O Cos-rANTlNO, colonnello medico. - Oft o.Jmoscopia ed ottica oculistica. Manuale teorico-pratico. Un voi. in 8° con SZ figure e 12 tavole. - Napoli, stabilimento tipografico Fo.,rrante, 1905. (Vendibile presso l'Autore, Roma, via Principe Am&deo 47) . . . . . , 8 MANGIANTI Ezio, colonnello modico Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po (1889, 1898, 1905). Testo e progetto con illustrazioni, premiati con diploma d'onore ali' Esposizione internazionale di Milano 1906. · (Venclibile presso l'Autore, dir<lzione sanità. militare) . . . . • 4 lD. ro. - Esercito e tubercolosL (Notizie. - Profilassi attuale. - Età della chiamata. - Ferma biennale. - Abbassamento della statura). Relazione al congresso nazionale d'igiene 1906 'Milano. (Id. id. id.) . . . . . . • 2 8.f.LINA.111 SALVATORE, maggiore m&dico. -- L'anatomia e In chirurgia operatoria della maniibole. e delle parti molli che le. rivestono. - Napoli, 1906. Un voi. in 8• di pag. 130, con 58 figure interce.le.te nel testo. (Vendibile preBBO l'Autor.e, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli) . . . . . . . . . • .3 (D. m. - La chirurgia delle vie biliari. Memoria onorata di un attestato di lode de!Ja Società medico-chirurgica di Boloynn. - Bologna, 1903. Un voi. in 16° di pag_ 198, (Vendibile preaso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli). • 1 8.A.NTUCCI STEJi'ANo, maggiore medico, libero docente di oftalmologie. e di cli· nica oculistica nella Regie. Univeraità di Torino. Studio scientifico pratico sui traumatismi oculari. Voi. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 microfotografie e con prefaziono del professor C. R&YllION'D, direttore della Regia oli.n ica ocu.listica di Torino. - Roma, Enrico Voghera 1906. (Vendibile pr688o le. tipografia Enrico Voghera, via Po 3, Roma) . . . . . . . • 4 R. RrvALTA, capitano medico. - Molat,tie professionali ed infortuni del lavor o nella vita civile e nella vita militnra. Rocca S. Casciano 1908. (Vendibile presso l'autore, Il O reggimento fanteria, Forlì). 5 -
- - -....~ 4'·--'..,____
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE Direzione e Amminlstraz: Via Venti Settembre (Palauo del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. 1° Il Giornale cli medicina militar e !li pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese ia fascicoli di 5 fogli di stampa. ZO L'abbonamento è annuo e Jecorre dal 1° gennaio. 3• Il prezzo dell'abbonamento è:
P er l' llelie e le Colonia Eritrea Per l'Estero . . . . • . .
Un fs8c1colo separato costa
1·
L. 12,1
in .llalia E t . a11 •s ero.
1
I
15, 1 ,25 1 ,50
4° L"abbonamento non disdetto prime del 1' dicembre s'intende rinnovato per l'anno successivo 5° I signori abbonati miiitari in effettività di servizio possono pagare l'imporlo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche e rate mensili). 6° Ai librai si fa lo sconto del 10 •, 0 • ma soltanto per gli abb0nanienti delle persone e degli enti non militari, che non. possono fruire della facilitazione di cui al n. 5. 7° Le spese per g li estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc., che eccompag-nassero Id memorie, sono a corico degli autor i. 8° Gli autor i uelle memorie potra nno aver ne gli eslraUi facendone richiesta all'atto dell'invio delle bozze corretie. Gli estrali i sono di due tipi: TIPO .A... - Con ropertina in bianco, senza frontespizio, e colla impaginatura e numerazione del fascicolo. ·r1Po B. - Con copertina stampala, frontespizio, impaginatura e numerazione speciale. Il prezzo é r egolato dalla seguente Lariffa : Prezzo c:1.:l o:la.aou.:n. ~og:J.:lo c:1..1 stampa :-IUMBRO DE LLE COPIE TIPI DI ESTRATTI
Tipo a Tioo B.
25
so
100
200
4.6,60
5.7,50
6,50 9,-
10,1S,60
Por ogui oentlnaio olt re 200
s,so 4,SO
Gli estralli minori di un foglio si contano come fogl io intero per le ordinazioni di 100 estratti o meno. Per quelli che !>-uperano un foglio, le frazioni in più, che non super ano il mezzo foglio, si contano come metà, purchA però l'ordinazione non sia inferiore a ~.o copie. P otranno avers i estratti in carta e fo rmato diversi, previi accordi personali tra g li Autori e la T ipog-rafìa 9° I mano!.critli non si restituiscono.
INDICE DELLA RIVIS1'A DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI I\IVISTA .\I EOICA. Blumenthal. - Le glicosurie 11011 diabetiche. Wlener. - Cura della sciatica e delle ne,ralgie In genere con le inieiioni
Po.g. 6'JI 6!3
RIV ISTA lii NKVIIOPATOLOG!A. La reaiione di Wasserm«nn In raprorto a lesioni sperimentali !lolla so5taoza ner• vo,a centrale Garbi. - Intorno al substrato dell~ emozioni
Nini. -
6!3 6)4
!IIVISTA Ili CHlllllktaA 1,ENF.:IIAI.E.
Lu1ardo. - Congideraz,oni cliniche fc.l ist<>lo~iche rcr a lo1111i casi lii erma appendicolare Sertoll. - Contributo allo studio dell.. rrnollma .
ò!5 6t6
RIVISTA 01 .IIIWICINA 1.1':GALE.
Baatogl. - Frequenza e<I importanui di alcuni slnlom, obl,ieltivi della scia tica . Chavlgny. - Acondropla$ia e ser1itio m1htarr .
617 6~
IH\"ISTA. !lllll.lO<:IIAFICA.
Guzzonl degli Ancaranl - L'1laha ostel riraj. CO!WEIIR:-17.~ SCIENTIFICHE DE<1LI OSP~:llA l.1 MILll"AIII àllSCE!.LA:-.'EA . MOVIMfl:i'iTI AVV1':NUTI N~I. cuRPU 5ANrr.~lllO E ,\ t:1. PEllSON.11.E FAR~IACEUTICO
(,!')
630 635 6J6
Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz. del 11 Giornale di medicina militare "
Antropometria militare. - Risultati ottenuti dallo spoglio di,i fogli sanitari delle ola.ssi 1859- 18tl3; due volumi io 4° con atlo,nte Voi. l (Dati ontropologici ed etnologici) con Atlante della geografia antropologica deU' Italia. Roma 1896. . L. 18 Voi. Il (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 • 6 BABoi;rro e Sroazi,.. - Compendio di chirurgin di g uerra compilato s ulla storia medico-chirurgica dolla gnern\ di ~ooessione d'America . Roma, 1888 4 volumi, pr~zo ridotto 5 60 BitRNARDO e B1rnzz1. Lo sgombero degh nmmalati e foriU in guerra. M&moria premiata al concorso Riberi. On volltme di png. 276 con molte figure e tavole grafiche. - Rom!\, 1905 • 3 60 C•SARINT. - La fllti<'a nolJa vitn militare. J\fernoria premìatn nel concoreo Riberi 1904-1905. Un volume di pag. :!30 con 65 lìgure. - Roma, 1908. • 6ID. - Le malnttio o gli inforLnni nella v irn militare. Memoria prertùata al concoreo Ribe>ri 1905- 1900. Un volume di pag. 402 con tavole grafiche e statistiche.- Roma, 1908 • 8 CO&Alfl. Esposizione sommaria dell'ordinmnento e fu.,w.ionamento del ser· vizio sanitario in campa;.,'t1a pree~o l'osercìt-o it.aliano. - RomR. I 006 • 50 DB CEs,urn. - Studio sulle nocdiastiniti (modiastiniti suppurative, ascesso mediaet.inico). - Rorna, 1900. On voi. di pal(. 144 . • 2 HYRTt.. - Ooomatolo~io anatomica.. Storia e crit.ica. del moderno linguaggio anatomico. Trn.duzione libt>ra it.alia.na dei dotiori C. P1n."TTI e C. Sroau.. Roma, 1884. (Ediziono rnra) • 9 I.e /eri.te causate da l/e armi da r1acrra. Sir,tcsi della relaziono sanita.ria sugli ci,erciti teclcsr.lii duranl<' la J!IWrra frunco-germnnicn 1870-71. - Roma, 1889. On volume tli ptlfl:. S-11:i. prNzo ridotto. • 2 M,HIAYtlA. - 8tuò1i 1<t.orico-u1tìc1 sullll m<Jningite corobro-epinal<> epidemico in llo.liA. e p11nicolnrmMto nc•ll',,eer<'ito. - Ro,r1n, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole grnflche. Prono ridotto • l CiO
MEMORIE
ORIGINALI
CONTRJBUTO ALLA CURA ODIERNA DELLE FRATTURE IN RAPPORTO ALLA LEGGE DEGLI INFORTUNI! SUL LAVORO Per il maggiore medico dott. Salvatore Salinari, libero docente di Clinica Chirurgicn
In nessun altro genere di lesioni la medicina sociale può vantarsi di avere aperto al chirurgo un più nuovo ed ampio campo di azione quanto in quello delle frattme, ed in nessun altro genere di lesioni come in queste si ò fatto a mano mano strada il concetto che la futura capacità degl'infortuneti dipende moltissimo dal modo con cui la cura è stata loro praticata. E perciò oggidì, si a nel lo sta bi lire il trattamento primitivo di tali lesioni come nello addivenire ai mezzi con cui combatterne le conseguenze prossime e remote, devesi in prima linea cercar di risolvere questo importante quesito sociale: con quali mezzi curatini si possono otfene1·e i miglior-i risultati anatomici e funzional·i? o - che vale lo stesso - in quale modo pi'.ìt rapido e più co.-npleto può 1·isfabiti?-si la capacitcì, del paziente al laroro in genere ed all'arte sua in ispecie? A tale risposta dovrebbe essere preparata la moderna chirurgia dopo la pratica acquistata. in tanti anni e specia lmente dopo la esperienza raccolta nella cura degl'infortun ìi . Eppure quante difficoltà, quanti tentennamenti, quante sconfitte! Non rare volte mi è accaduto osservare in pratica che, pur avendo spiegato tutta la. sollecitudine e tutte le cure possibili nel ridurre a perfezione i framm enti divaricati di un osso e nell'applicare, seduta stante, un appropriato ap_parecchio iodurantesi che li tenesse bene a posto, tuttavia, al tog~iere di questo dopo 20. 25. 30 giol'lli, ho trovato non la coattazione da me attesa, bensì la riproduzione dello sposto.mento e la formazione di un callo vistoso e sporgente. Kon meno raramente ho dovuto avere l'amara sorpresa d1 constatare che fratture curate in tutt_a regola e col massimo concorso di buona volontà da parte del paziente, pur essendo finite con una guarigione auat.omic.:a soddisfacente, . avevano presentato una pessima guarigione funzionale, e che, 31
- Giornale di me,llci11a mi/ilare -
Fa.<c. VII-VIII.
482
CO::s'TRIBUTO ALLA CliRA ODlERl\A DELLE FRATTURE, ECC,
viceversa, altre abbandonate del tutto o quasi alle risorse naturali, pur facendo notare una notevole deformità della parte, offrivano un pressochè completo ripristinamento della funzione. Come spiegare intanto questi risnltati così strani, atti ad ingenerare la sfiducia nell'animo del chirurgo tuttora nuovo alle lotte dell'arte ed a disorientarne le sane direttive terapeutiche? - quali rimedii opporre al loro ripetersi? - a quali criteri più corretti informare la propria condotta? Ecco altrettanti postulati cui oggidì siamo chiamati a rispondere dal progredire della scienza e dalle mutate esigenze sociali, e dei quali clou biamo a preferenza occuparci noi medici militari, cui tocca continuamente curare simili lesioni e cui incombe in modo speciale l'obbligo di restituire al paese nella loro massima integrità professionale le giovani esistenze che da quello ci ~engono a ffidate.
** * Alle difficoltà grandissime inerenti alla tecnica se ne aggiungono oggidì ben altre derivanti dai tempi e dall'ambiente. La complessa legislazione moderna sugl'infor tunii del lavoro ha introdotto delle innovazioni ch'erano sconosciute ai chirurghi del passato. Una volta quando il fratturato era da questi dichiarato guarito veniva licenziato siccome un convalescente; ed a tale situazione transitoria egli cercava sottrarsi alla meglio mercè le premure dei parenti, la tollerante commiserazione del padrone e sovra.tutto mercè le misure pr e· cauzionali e lo zelo che spiegava durante i primi tempi della ripresa del lavoro. Oggidì la scena è cambiata. La legge sugl'infortunii fa obbligo espresso a tutti i medici eserceuti di rilasciare al termine della cura un certificato comprovante la capacità o meno del fratturato a riprendere il proprio lavoro. Essi quindi non possono più come una volta disinteressarsi C?mpletamente della sorte ulteriore del loro cliente, ma debhono con ogni premura cercare di conseguirne la completa guarigione funzionale, valendosi all'uopo di tutte le risorse terapeutiche che l'arte mette a loro disposizione. A ciò fare sono spinti anche, lor malgrado, dall'incubo del certi5cato che, presto o tardi, dovranno rilasciare sullo ~tato definitivo dello infortunato; ed è ben naturale che tanto questi, quanto le associazioni di soccorso, li chiamino oggidì responsabili di risultati che un tempo erano per loro scevri di fastidii e di compromissioni. Pur troppo nello stato attuale delle co,ie vanno sempre più moltiplicandosi per i l chirurgo i gra,i contrasti tra i due generi di operai infortunati, gli uni che godono e gli altri che non godono i l be-
CONTRIBUTO ALLA CUBA ODIERNA DELLE FrlATTUl'IE1 ECC.
483
nefìcio dell!i legislazione sociale. I primi mal si prestano ad uu trattamento opportuno, e cercano eludere e rendere vana ogni cura, premurosi soltanto di prolungare sotto qualsiasi pretesto la convalescenza; i secondi, al contrario, tendono ad abbre,iarla con imprudenze che compromettono le migliori guarigioni. Senza parlare di questi ultimi i l cui numero è in verità. assai esiguo, è indubitato che oggidì la serie -dei pretesi invalidi resi inabili al lavoro è immensamente cresciuta dopo la promulgazione della legge sugl'infortunii e la pubblicazione non interrotta delle sentenze dei tribunali, le quali incc,raggiano di molto la simulazione, permettendo ai colpiti di contare sopra indeunità. facili e copiose. L'accidente di cui ciascuno è stato vittima colpisce la. fantasia; si ha presante il caso di tale o tal'altro compagno rimasto impotente in seguito ad un hmgo riposo forzato; ed, abbandonata ogni buona volontà. tfi guarire, si adoperano tutti i mezzi, leciti ed illeciti, per divenire un candidato alla rendita. 'l'ale perniciosa ten,denza a sfruttare la situazione è divenuta, si può dire, generale. Vittima, parenti, legulei sono cosi affascinati dalla prospettiva del lucro che questo finisce per rappresentare un dritto. Si giunge persino a. desidera.re che una guarigione troppo perfetta non venga a. scemare l'importanza eventuale del guadagno; e, se quella si avvera, non si ha. ritegno di mostrarsene contrariati e di gridare all'ingiustizia. Bisogna tener gran conto di tale disposizione di animo degl'infortunati per convincersi quanto sia. illusorio il richiedere loro un con~orso qualsiasi al buon risultato della cura. l\Iolti anzi respingono, sempre e senza alcuna esplicazione, qualsiasi manovra chirurgica col semplice pretesto ch'essa è o può divenire dolorosa; e se s'insiste nel volerla eseguire, si valgono della libertà di scelta offerta loro dalla legge per rivolgerdi ad uno di quei colleghi che si prestano a. tutto e nulla rifiutano ai proprii clienti. In tal guisa l'infortunato conforma la sua. condotta ad una passività che r ende fruttifero l'acci<iente; ed il privilegio che la legge gli accorda si traduce in una libera. scelta della infermità. colla rendita legalmente assicurata. Molte volte, nonostante la cattiva volontà. della vittima ed i perniciosi consigli e le male arti di coloro che la circondano, le sorti <lella frattura volgono a bene; e sorgono allora da parte del! 'interessato l'esagerazione o, peggio ancora., la. simulazione. Io credo che non vi abbia. alcuno tra. noi che non sia stato più d'una volta ingannato da questi calcola.tori di professione, i cui atti sono meditati, preparati ed eseguiti con un'abilità. che sorprende. Essi usano ogni mezzo per non la.sciarsi cogliere in flagranti, e suppliscono coll'astuzia alla
48:1:
CONTRIBUTO A:i,LA CURA ODIERNA DELLE FRATTURE, ECC.
deficienza di nn vero spirito d'invenzione. La. loro mira. precipua è quella di col pire i sensi delle persone che devono decidere della loro sorte. Se la lesione risiede al membro superiore, non staccano per un istante q uesto dal tronco; e se altri tenta. di farlo, oppongono una resistenza vivissima ed accusano dolori che non sentono, conturbandosi in volto ed imprecando al maPanimo di chi impunemente si permette di farli soffrire. Se la lesione r ignaria l'arto inferiore, la gruccia ed il bastone diventano gli strnmenti di scelta; essi non li abbandonano giammai. e quando è il momento opportuno s"ingegnano di mostrare che non possono eseg1lire il menomo passo senza l'uso inarcato e lento di simili appoggi. Alla. esagerazione ed alla simulazione si accoppia non di rado la p rovocazione. Sempre ipnotizzati dal prestigio fascinatore del denaro, inconsci dei pericoli cui si espongono mettendo in uso delle manovre illecite ed intempestive, questi disgraziati, spontaneamente o per altrui consiglio, non si perit1mo di aggravare le loro infermità, sovrap· ponendo, per esempio, alla semplice scomposizione delle ossa una lesione delle parti molli e suscitando processi flogistici di ,ario grado ed esten· sione, di cui naturalmente incolpano l'infortunio. A tal uopo non si limitano soltanto alla loro dichiarazione avvalorata dalle testimonianze dei compagni di professione, la cui compiacenza è spiegabilissima., ma ricercano specialmente l'affermazione del med ico, <lei quale si sforzano sorprendere la buona fede; e se non giungono ad ottenerla, s'industriano di carpirne almeno, mercè solleci t1tzioni ambigue, qualche risposta evasiva, che diverrà in seguito il punto di partenza di una rivendicazione capace cli compromettere la re;;ponsabil itò. di quello. Non altrimenti si svolgono le cose nelFambiente militare. La caccia. al denaro ha preso anche in questo decisamente il sopravvento; ed è per noi doloroso vedere il più delle volte le nostre cure premurose approdare a meschini risu1tati. Le g uarigioni che per lo innanzi con metodi terapeutici im perfeLti ed insufficienti davano un lusinghiero per cento, si sono oggil1ì, malgrado il moltiplicarsi cd il perfezion !l-rsi dei presidii curat.ivi, ridotte di numero e di grado. Si griderebbe qua,;i~alla bancarotta della chirurgia, se non si conosL·essero le vere cagioni dei nostri insuccessi e SP. da tutti non si lamentasse questa lotta forzata contro la passività., l' inerzia, i l malvolere dei pa· zienti. Tale decisa e perseverante, per qu,mto fraudolenta, attitudine è maggiormente nociva pel fatto ch'è oltromoclo conta.giosa, per cui il mal seme va sempre più diffondendosi, nè vi ha mezzi capaci di debellarlo.
I
I
\
,
CONTRIBUTO ALLA CURA ODIERNA DELLE FRATTURE, ECC.
485
Difficilissima adunque e preoccupante è la posizione del chirurgo chiamato presentemente a curare una frattura, sia perchè il suo còmpito si è allargato dovendo egli non solo mirare al conseguimento della gt1arigione anatomica ma eziandio a quello del ripristinamento funzionale, e sia perchè gl'incombe l'obbligo di premunirsi contro le rivendicazioni dei clienti e contro !'eventuali liti che i medesimi possono intentargli sotto il pretesto o di non avere riconosciuto uno degli elementi della lesione o di essersi col suo metodo di cura reso in parte responsabile della loro infermità. Non è più suflfoiente quindi per noi fare il proprio dovere, ma ò necessario prevedere e pre"e· nire le accuse di negligenza e d'imperizia ed essere sempre in grado di fornire le prove che non si sono commessi errori tecnici e cbe tanto meno si è stati condiscendenti verso i proprii clienti, come del pari essere sempre preparati alle sorprese che ci vengono dai colleghi, i quali sovente rilasciano certificati assai diversi dai nostri, dando (lOSÌ agio agli uomini della legge di contrapporli e commentarli m ~enso contradittorio. Con ciò non voglio dire che si debba trasformare l'esercizio di questo ramo della chirurgia. in u na lotta aspra e continua contro le insidie che ci si tendono. La ricerca della verità deve mantenersi sempre spassionata e serena; e, lungi dal perseguitarli, si devono
commiserare certi deboli di spirito, che si lasciano facilmente vincere da fallaci e prepotenti lusinghe, infondendo in essi, insieme alla fì. ducia nell'arte nostra, l'attaccamento devoto al ricupero completo della salute. *
* * Le viva.ci discussioni degli ultimi tempi sulla più opportuna maniera di fissazione dell'arto fratturato e sull'ulteriore trattamento di essoi hanno disgraziatamente sviato in molti l'attenzione da uno dei punti più importanti nella cura delle fratture, cioè dal modo e dal tempo in cui fa.re la riduzione. Eppure nessuno può diseonoscere che solo facendo scomparire, mercè l'esatta realizzazione di questa, l'elemento perturbatore del focolaio morboso, si prevengono gli accidenti :iecondarii e si fa per così dire la profilassi dei medesimi. Si è preteso dalla maggioranza che la riduzione di ogni frattura debba eseguirsi al più presto possibile, ma ben pochi hanno cercato spiegarsi il perchè in molti casi quella. non si riesca ad ottenere. Certamente se il chirurgo arriva presso l'infortunato subito dopo l'accidente quando tuttora perdura il così detto stupore dell'11.rto. la riduzione può praticarsi in sull'istante con sicurezza di riuscita. Ma devesi con ve-
486
CO~TRIBUTO ALLA CURA ODIER~A DELLE FRATTURE, ECC.
nire che questo periodo è assai breve, talora persino fugace, e che bene spesso non si ti·ova sul posto l'occorrente per assicurare la contenzione dei frammenti. Presto o tardi quindi insorgono nel focolaio di frattura. dei fenomeni reattivi tali da riuscire contrariissimi ad una perfetta riduzione. Com pare innanzi tutto la ipertonicità dei muscoli dovuta alla flogosi che !-Uccede al pesta.mento ed alla lacerazione di essi (miosite primaria), e ch'è quindi tanto più accentuata quanto pii1 estesamente e profondamente ha agito l'azione diretta od indiretta traumatizzante. Tale iper-· tonicità obbiettivamente si rivela colla tumefazione, colla ipertermia. e colla ipereste~ia della parte, ma specialmente colla. consistenza. aumentata e pressochè lignea delle masse muscolari; e mentre contribuisce ad aumentare la scomposizione dei frammenti, oppone un serio ostacolo al loro affrontamento. Di pari passo si pronunzia. nella zona traumatizzata.. l'ematoma, che rappresenta una seconda sorgente di diffieoltà alla riduzione e più ancora alla contenzione dei monconi ossei. Moltiplicandosi intanto intempestiva.mente le manovre di riduzione, si aumenta in modo deplorevole l'ematoma. e quindi si moltiplicano le difficoltà della.. contenzione. C'ome l'ematoma nelle fratture diafisarie, così agisce in quelle articolari l'idroemartro, dovuto alla rott ura pii'.1 o meno estesa dei ligamenti delle sinoviali e delle guaine tendinee, e che, interponendo del sangue liquido tra i vari frammenti ossei, ne rende difficile non tanto l'affrontamento quanto il mantenimen to a. posto. Bisogna a.dunque, prima di accingersi a queste manovre, attendere il momento propizio, quando cioè la sensibilità della parte è divenuta meno squisita., lo spasmo dei muscoli ha ceduto il posto alla flaccidità. di essi, la tensione dell'ematoma non è più al suo massimo e l'idroemartrosi si è arrestata. Saper cogliere questo momento prova in sommo grado la sagacità del clinico, la destrezza del pratico e la potenza efficace dell'art.e. Se lo si previene, si corre il rischio di provocare una nuova fase reattiva dei tessuti e quindi il ristabilirsi dello spostamento dei framm enti; se lo si ritarda, si perde un tempo prezioso per il consolidamento della frattnra e se ne compromette l'esito. Dare delle regole in propo::iito è impossibile ed anche inutile; ciascuno ha bisogno di convincersene facendo intervenire i propri sensi e non stando a quel che dicono gli altri . Occorre aver praticate molte riduzioni di fra tture in condizioni abbastanza svariate ed in epoche più o meno distanti dalla loro insorgenza, per essere in grado di percepire, talora. successiva.mente talora in modo simultaneo, la liberazione di frammenti incuneati, l'adattamento di quell i sin allora accavallati, l'allungament.o di ligamenti articolari irregolarmente retratti ed irrigiditi, lo spri-
•
I
CONTRIBUTO ALLA CURA ODIEB~A DELLE FRATTURE, ECO.
487
gionamento di tendini dalle aderenze contratte colle guaine e via dicendo. Per rendersi conto intanto di queste molteplici e fine modalità vi ha un mezzo che in mani esperte può riuscire un potentissimo mezzo esploratore ed è il massaggio, ma il massaggio metodico, eseguito in attitudine di completo riposo, senza scosse e senza asprezze; il massag~io cioè cbe incomincia con un semplice sfioramento, con una specie di dolce carezza, per convertirsi in frizione gradatamente più forte e spiegantesi su organi più profondi; il massaggio infine ch'è la combinazione simultanea della. palpazione e del tatto e che ci fa apprezzare il grado di elasticità della cute e di sofficità del cellulare sottostante, l'ipertonicità dèi muscoli, le modalità diverse delle raccolte siero-ematiche, nonchè le vere condizioni dei frammenti ossei. Il massaggio metodico non viene soltanto in aiuto de11a diagnosi, me. ser ve anche ad abbreviare di molto con le. sue. azione pronta e costante il periodo di attesa. per la r iduzione ed a rendere questa più facile e più completa.; riesce quindi non soltanto esplo1'atore, ma sin dal primo momento c1trativo. Esso infatti, pur eseguito lentamente e con dolcezze., facilita. la disseminazione ed il riassorbimento dello ematoma e della infiltrazione esistente attorno al focolaio di frattura, e per conseguenza ca.Ima. notevolmente il dolore abbassando il tono muscolare e la tensione degli altri tessuti ; inoltre agevola mirabilmente la coe.ttazione dei frammenti, nonchè la contimzione di essi. Per ottenere intanto questi risultati conviene ripetere il massaggio quotidianamente e non interromperlo se non a riduzione completa ed assicurata. Tra una. seduta. e l'altra, ond'evitare che per la deformità e ::nobilità dei frammenti si risvegli il dolore, sarà ben applicare sul fo<:olaio di frattura un apparecchio provvisorio. Si comprende dal sin qui detto che il periodo di attesa per la riduzione deve essere di varia durata secondo lo stato delle parti molli, la potenza dei muscoli inseriti su ciascun frammento, la natura spongiosa od 6burnea dell'osso rotto, l'età del pa2iiente ed altre circostanze accessorie. Per eseguire poi la riduzione bisogna situa.re l'arto leso in une. posizione che la favorisca e che varia secondo ciascuna. frattura pur rimanendo il principio identico per tutte , val dire: l'estensione deve farsi nella direzione ch'è imposta al frammento reso più mobile dalla tonicità muscolare. Citerò com'esempio la riduzione della frattm·a. diafisa.ria del femore, la quale ha preoccupato i chirurghi cli tutti i tempi. Poichè la difficoltà di essa consiste nell'attitudine di spiccata abduzione assunta dal frammento superiore, il chirurgo è obbligato, piuttosto che a ricondurre questo in adduzione - cosa difficile a con-
488
COSTRIRUTO ALLA CURA ODIERNA DELLE FRATTURE, ECC.
seguirsi - a portare il resto dell'arto uella stessa attitudine di abduz ione, acciocchè il frammento periferico possa affrontarsi col centrale (Guermonprez). All'uopo io procedo in questa guisa. Facendo, mercè un laccio passato al di sotto del perineo, eseguire la contro-estensione da dne assistenti piazzati a sinistra dell'ammalato, all'altezza del suo capo, affido a due altri la esten1'lione da praticare a livello del ginocchio e del collo del piede, esor tando loro di porta.re nel cont~mpo lentamente l'arto in abduzione. Io stesso sostengo il focolai o d i frattura; e quando lo credo opportuno, imprimo all'arto alcuni movimenti nel senso della flessione, sino a che la mano non percepisca. la sensazione brusca di un rilievo superato, accompagnata. da uno scroscio appena avvertibile: la coattazi011e è avvenuta. Un altro esempio è da.Lo dal le fratture dell'avambraccio così frequenti e così svariate nelle loro modalità, le quali sono assai bene apprez;,:ate dal chirurgo che fa il massaggio, trattandosi di fratture superficiali. Ebbene, per praticarne la riduzione io vario le manovre di estensione secondo le modalità sudette. Mentre infatti lo infermo stesso od un assistente esercitano la contro-estensione, io con una mano pratico le t razioni o secondo l'asse dell'arto facendo presa sulle dita mediane, se tutto lo scheletro dell'avambraccio o del pugno è compromesso; ovvero secondo l'asse cubitale facendo presa sulle ultime due dita, se le lesioni più importa nti cadono sul cubito; od infine secondo l'asse radiale facendo presa sul pollice e sull 'indice, se è il radio princi!:)almente in causa. Nel frattempo colla mano libera conseguo la coattazione e quindi applico il b endaggio nel modo che dirò in seguito. Un terzo esempio va ricavato dalle frattnre recenti del calcagno, alla cui riduzione procedo da me solo. Mentre infatti con una mano sostengo l'avampiede e l'inclino successivamente in dentro ed in fuori, coll'altra friziono, palpo ed in ultimo impasto il focolaio di frattura. La mano che torce il piede, fa la presentazione dei frammenti da ridurre ; quella che pratica il massaggio, ne effettua la coattazione, respingendo a grado a g rado quelli sporgenti, rilevando gl'infossati e restituendo così al tallone progressivamente la sua configurazione.
*** Colla ottenuta riduzione si è risposto al primo compito della cura delle fratture : 1·ùlonare, cioè, ai framm enti il più esatto 1·appo1·to e ripri-~tinare la normale direzione dell'osso. 8egae ora il secondo compito, non meno importante, quello cioè di ottenere la pe1'(etta consolidazione del callo senza che si atte1·i la giusta pogizione dei frammenti e senza clte
CONTRIBUTO ALLA CURA ODIERXA
DELLE FRATTURE, ECO.
489
~engansi a stabilfre in modo accentuato le alte1·azioni post-fratturali secondarie e tardive. Il problema. non è così semplice come sembra. a prima vista. e come è stato per lungo tempo ritenuto dai fautori dei così detti apparecchi inamovibili. Questi infatti banno data. la illusione che alla. loro inamovibilità fosse naturalmente legata la inamovibilità. dei frammenti. Errore gravi~simo, poichè lo apparecchio inamovibile non tiene i frammenti meglio a posto di qual;iiasi altro mezzo contentivo; e la ragione sta nel fatto che il focolaio di frattura non rimane immutato ma si modifica nella sua costituzione. Allo ematoma ed allo idroemartro che compaiono subito dopo l'accidente e contribuiscono a. rende,e difficoltosa. la riduzione dei frammenti, succede, allorchè questi sono stati messi a posto, una notevole vascolarizzazione reattiva. dei tessuti con abbondante essudazione ed attiva diapedesi. Ne risulta dapprima una. imbibizione, indi un gonfiore marcat.o dei tessuti che circondano il focolaio di frattura; e q nesto fenomeno è <:osi costante ed imponente che si consiglia da. tutti nello a.pplicare il primo bendaggio d'i non stringere troppo per evitare le tristi conseguenze dello strozzamento. Ma il gonfiore sudetto è destinato man mano a scomparire, a misura che si riassorbe l'essudato; epperò ue consegne che, quantunque l'applicazione dell'apparecchio sia stata fatta colla massima esattezza, pure al levar di esso si riscontro. che non più si modella all'arto e che tra l'uno e l'altro passa facilmente il dito. Ciò vuol dire che la contenzione, la quale era in primo tempo completa, è divenuta a poco a poco insufficiente. Ciò posto, si dirà: aboliamo gli apparecchi inamovibili ed abbandoniamo l'infermo al riposo spontaneo della parte lesa, al quale egli volentieri si assoggetta per tema di risveglia.re il dolore. Iu tal guisa potremo renderci conto giornalmente dello stato della frattura, completarne o rifarne la riduzione e sopra.tutto sottoporla sin dA.Jla prima settimana alle manovre di mobilizr.azione, il cui ritardo è la causa precipua degli accidenti post-fratturali. Questo ragionamento è logico e rispondente al vero, tanto che può essere impunemente tradotto in pratica in un buon numero di fratture, ma non in tutte. Bisogna infatti convenire che per alcune fra esse la riduzione sarebbe affatto illusoria se, appena conseguita, non fosse mantenuta da un bendaggio contentivo. Se ne può fare a meno nelle fratture in cui lo spo~tamento è minimo ed i frammenti sono poco mol,ili, come si verifica appunto in quelle diafisarie di un osso appartenente a segmenti di arto provvisti di due ossa e nelle fratture articolari e para-articolari; ma non lo si può certamente nelle fratture diafisarie di segmenti d'arto a un solo
490
COXTRfOUTO ALLA CCJRA ODIER~.A. DELLE FRATTURE, ECC.
osso, come quelle del corpo del femore, le ·quali presentano facile tend enza. al riprodursi dello spostamento, e tanto meno nelle fratture complete di segmenti di arto a due ossa, come quelle della gamba, in cui la tendenza sudetta. è eccessi va. Non lo si può neanche, rigo• rosamente parlando, in quelle fratture epifisarie che, pur essendo vicine alle articolazioni, hanno i frammenti notevolmente scomposti ed assai ribelli alla contenzione, q ne.li sono appnnto le fratture del collo dell'omero e del collo deol femore senza incunea.mento. È prudenza a.dunque sapere innanzi tutto differenziare le fratture che richiedono l'uso di un apparecchio inamovibile da quelle che ne p ossono far senza, e quindi apprezzare che genere di apparecchio occorre per ogni singola frattura, com'esso deve essere eseguito e, specialmente, per quanto tempo e con quali precauzioni dev'essere usato. Da. questo assai complesso e delicato esame, dal proporzionato ed armonico impiego della i mmobilizzazione e della mobilizzazione, dipende l'esito definitivo della cura. Non si dimentichi giammai la grande legge fisiologica apposta da Championnière come epigrafe al suo tra.t.tato sulle fratture : il moi;imento è la vita; e si consideri che.la immobilita prolungata di una. parte d~l nostro organismo, destinata a muoversi, cagiona. a questa disordini gravi che nou si limitano a lla parte lesa, ma si ripercuotono nelle vicinanze di essa, e ch'è così grande l'armonia esistente tra. i diversi organi del movimento (ossa, articolazioni, muscoli) che la perturbazione accentuata di uno di essi si risolve in t:irbe acces· sorie degli altri. Del resto non soltanto la fisiologia e la clinica. ma anche l'esperimento ha dato al metodo dell'immobilizza-zione e della. mobilizzazione combinate nella cura delle fratture una base scientifica. Risulta infatti dalle prove sperimentali di Ca.stex e di Gourewitch che provocando delle fratture doppie e simmetriche negli art.i dei cani e sottoponendo l'uno dei Iati alla mobilizzazione intercorrente mercè massaggio e movimenti graduali ed abbandonando l'altro alla i mmobilità istintiva, si riscontra: 1°. che la funzionalità. della parte subisce minori alterazioni e si ripri· stiua più presto dal lato mobilizzato che da quello abbandonato a sè stesso; 2°. che, sotto il punto di vista a.natomo-patologico, sacrificando l 'anima.le a. varia distanza dal traumatismo, si riconosce che nella parte mobilizzata l'ecchimosi si riassorbe più presto, i muscoli riacquistano più facilmente il volume e la nutrizione normale ed i frammenti si saldano più prontamente dando luogo qua.si semprP. ad un callo più r egolare e più solido; 3~. che in ultimo, per quanto riguarda le fine alterazioni istologiche, il microscopio fa rilevare poco o nulla. nel lato mobilizzato, mentre dimostra nell'altro dissociazione delle fibrille mu-
....
f
.....
.i
CONT.BillUTO ALLA CURA ODIER:,,' A DF.LLE F.RA1'TCJRE 1 ECC.
491
scolari, iperplasia del connettivo, note resid uali d i emorragia intersti~iale ed ingorgo dei vasi. Immobilizziamo a.dunque la parte fratturata con un adatto apparecchio, tutte le volte che ciò è indispensabile per il eonseguimento d'un callo regolare e quindi per la conservazione della forma dell'arto, ma non las<.:iamo detto apparecchio per lungo tempo senza sor;eglianza, nè trascuriamo nel contempo le pratiche di una sa Yia, prudente e precoce mobilizzazione. Quel massaggio che in primissimo tempo ha contribuito a favorire la riciuzione dei frammenti calmando il dolore, vincendo la ipertonicit à dei muscoli e favorendo il riassorbimento del sangue Yersato, varrà in questo secondo periodo, se ri petuto ad intervalli diversi secondo il genere e la sede della frattura, a secondare tuttora il riassorbimento del sangue e degli essudati secondarì e ad er.cit.are insieme alia vitalità degli altri tessuti l'attività formativa. dell'osso. Ma il massaggio da solo non il più sufficiente; la lotta contro le artropatie e le atrofie muscolari insorgenti e minaccianti esige clae ad esso si aggiungano e s'intercalino i movimenti comunicati. Solo in tal guisa il medico potrà. rispondere alle esigenze od ierne per cui il tempo r appresenta veramente un valore, evita.udo, per quanto è possiùile, i r eliqua t i lenti a. guarire eJ abbreviando per conseguenza la cl urata del trattamento. Falsamente si è creduto e si crede tutt'ora. da mo lti che per a vere la. formazione di un callo tipico occ0rra la immobilità assoluta e prolungata. L'esperienza invece dimostra che le ossa, come hanno bisogno del movimento per vivere, hanno a nche bisogno del movimento per ripararsi e che, per una delle manifestazioni più paradossali della fisiologia patologica, il salùamento dei frammenti si fa più presto mercè la cura. mista che mercè quella della immobilizzazjone completa (Championnière). D'altronde io mi vado sempre più co,nvinceudo che tm certo grado di deformità della parte lesa non ostacpla la regolare funzi one dell'arto, purchè i muscoli abbiano ripreso U loro potere e le ar ticolazioni si siano mantenute elastiche ed indol enti, ciò che non si può ottenere se non sottoponendoli al movimento metodico. Bisogna non essere clinici per non apprezzare quanto sia <l elicato decidere a quale intervallo di tempo convenga mobiliz;1,are le membra. frattura.te e per conseguenza quale debba essere la periodicità di rinnovellamento dei bendaggi di contenzione. Si crede aver tutto <letto con l'avere pronunziate le due parole massa,qgio e mo1.,-imenti p ,.ecoci; e non si riflette che in questa fase del tratto.mento delle fratture tali potenti risorse per essere efficaci dernno essere usate a tempo e luogo, e le relative manovre devono es:.ere eseguite con tutta destrM:Y-a e maestria
492
CONTRIBUTO ALLA OURA ODIERNA DET, LE FRATTURE, ECC.
senxa spingerne la confidenza oltre i limiti del razionale e dell'innocuo. Vi è stata e vi è tutt'ora presso la. maggioranza dei chirurghi una grande ripugnanza per la pratica personale del massaggio e della mobilizzazione nella cura delle fratture. Essi credono di venire così meno alla propria dignità, immemori che Ippocrate aveva. detto sin dai suoi tempi che il « medico deve, oltre alla esperienza di molte altre cose, possedere anche quella del massaggio> e che Dupuytren non isdegnava praticarlo in persona, considerandolo come un atto chirurgico preponderante. Solo la mano del chirurgo infatti può agire colla. prudenza ed intelligenza indispensabili in siffatto genere di manovre; solo essa può, guidata dalle conoscenze anatomo-patologiche, riconoscere sotto la pelle e seguire con precisione i muscoli ed i tendini contratturati ed i liga:nenti lacerati, rendersi conto dei risultati che mano a mano si realizzano e modificarli, completarli, perfez ionarli, conciliando in tal guisa due elementi che devono procedere di conserva: la nota clinica ed il trattamento rispettivo. È d'altronde un errore il credere che il massaggio ed i movimenti, comunque eseguiti, riescano sempre ed in ogni caso inoffensivi. È provato invece dalla esperienza. che le frizioni se fatte con troppa energia stancano i muscoli in luogo di riattivarne la nutrizione e la funzione e che l'utilità dei movimenti comullicati è subordinata alla maniera con cui sono eseguiti. Vi ha per ciascuna fr11.ttura una dose di movimento utile, }a quale ,aria secondo le circostanze della frattura e secondo la natura dell'osso fratturato. La mobilizzazione quindi deve essere metodica; dev'esser(;'I, cioè, bon distribuita e dosata. Occorre ezia.ndio che i movimenti sia.no impartiti senza scosse e senza suscitare soverchio dolore; e sopratutto necessita che l'impulso esteriore si armonizzi collo sforzo dei muscoli che muovono i segmenti dell'arto. Quante volte non bo visto ad un massaggio fatto senza regola e a dei movimenti disordinati ed intempestivi tener dietro in persone predisposte un artroca.ce anzichè la guarigione di un'artropatia! Già s'intende che ciò che si mobilizza non è il focolaio di frattura., sono bensì le articolazioni a questo vicine, delle quali cercasi conservare la elasticità; e tra le medesime si mobilizza a preferenza quella ch'è più soggetta ad irrigidirsi. Cosi nel caso di una frattura della diafìsi del femore si mobi lizza anzitutto l'articolazione del ginocchio. È d'importanza capitale impartire dei piccol i movimenti, i quali senza nuocere bastano da. soli a mantenere nella giuntura. l'attitudine alla funzione. E ssi possono essere eseguiti anche prima della completa. consolidazione del callo1 se una mano fissa bene la leva ossea corrispondente al segmento fratturato e se da. parte del chirurgo ch'esegue la
I
ì
CONTRIBUTO ALLA CURA ODIERNA DF.LLE FRATTURE, ECC'.
493
manovra si usa tutta la dolcezza possibile. Se invece s'imprimono dei movimenti estesi e bruschi, questi invece di cadere sempliceU1ente nelle articolazioni si ripercuotono anche sul focolaio di frattura. e possono deviare la. naturale consolidazione del callo, dando luogo ad u na. pseudoartrosi. È un errore anche rinnovellare quotidianamente le sedute di mobilizzazione, ciascuna delle quali provoca fenomeni reattivi nelle rispettive articolazioni, fenomeni che vanno senza dilazione combattuti col riposo assoluto della parte per potere dopo la scomparsa d i essi ripetere 1~ manovre di mobilizzazione. Sopratutto è necessario che tra una seduta. di questa ed un'altra, sino a completa consolidazione del callo, sia applicato un apparecchio immobilizzante; e questo provvedimento è di tale importanza che si consiglia da tal uni di tenere preparato in antecedenza tutto il materiale occorrente per il bendaggio, onde evitare spreco di tempo. Siffatto apparecchio non avrebbe ragione di essere se non rappresentasse, per così dire, la. continuazione delle manovre di riduzio11e, e se non offrisse nel contempo l'opportunità di eseguire ad intervalli quelle di mobilizzazione. E poichè il chirurgo in persona. si è curato della. riduzione valutandone le difficoltà, egli stesso deve, per completare l'opera, confezionare il bendaggio, mettendo in <',iò a profitto il tesoro della. sua arte e della. sua esperienza. Non si può dare la preferenza a. questo od a quell'altro genere di apparecchio; ognuno per tanto è buono per quanto risponde all'esigenza del proprio caso, e nessuno ha valore se non per il modo col quale si usa e per l'abilità. del chirurgo nel saperne ca.va.re i l massimo profitto. Già dissi che vi sono delle cate~orie di fratture che non richiedono affatto di essere immobilizzate. Tra queste vanno in primo luogo annoverate le fratture articolari e quelle opi 6sarie a spostamento po1.:o accentuato. Simili lesioni determinano con grande faci lità e precocità. fenomeni di rigidezza articolare che si accompagnano q uasi sempre a dolori più o meno vivi e ad impotenza più o meno prol ungata dell'arto corrispondente. Tratbandole quindi colla. immobilizza7,ione anche discontinua., siffatti accidenti assumono una gravitn. eccezionale; trattandole invece senza immobilizzazionE>, i dolori cessano sin dai primi giorni come per incanto e In. esecuzione dei movimenti, sopratutto se il paziente non è pusillanime nè di cattiva volontà, si ripristina gradatamente. Per convincersene passiamo ra.piclamen te in rassegna tali fratture e cominciamo da quelle della epifisi omerale superiore. Ve n'ha alcune che fino a pochi anni fa non si diagnosticavano neanche e venivano l'itennte per semplici periartriti traumatiche e rilevate soltanto da.Ila radiografia (fratture verticali della tesia dell'o-
404
COXTRIBl'TO AI..LA CURA. ODIERNA DELLE FRATTURE, ECC.
mero, fratture orizzontali con iucuneamento lieve, fratture delle tuberosità., ecc.). Ebbene guai ad immobilizza.re in tali occasioni la spa'lla. con u11 apparecchio; ne seguireùbe,ro disturbi funzionali gravi e talora irremovibili . Ogni qualvolta mi sono imbattuto in simili fratture, le ho sempre trattate sin dai primi giorni col massaggio, solo fissa.udo ~on un triangolo il braccio al tronco ; e ben presto ho aggiunto al massaggio i movimenti passivi, quindi gli attivi. Il più delle volte ho <lovuto lottare contro le resistenze degli infermi, dei parenti e dei colleghi medesimi; ma posso affermare di aver sempre avuto ragione del mio operato. I risultati sono stati in ogni caso lusinghieri ; a capo di 30-40 giorni i pazienti hanno potuto servirsi del loro arto. Tra gli esiti più brillanti ne ricordo due riflettenti individui sulla sessantina, nei quali Petà avanzata e la specialità della professione m'incitavano a ricorrere con più rigore al metodo suddetto; ed assicuro che non si poteva desiderare una guarigione più soddisfacente, quantunque la frattura. si complicasse in ambo i casi a va.sta e pro· fonda contusione. In pari modo mi sono comp~rta.t~ nelle fratture del gomito intre.- e para-articolari, con questo per giunta che in esse non mi sono arrestato neanche dinanzi a casi di fratture multiple con evidente mobilità preternaturale delle leve ossee, non prendendo per esse, durante g1'1ntervalli delle seùute di mobilizzazione, altra precauzione se non quella di fissare il gomito al tronco dapprima in una doccia e quindi in una semplice sciarpa sino a guarigione. Anche qui il successo ha sempre coronato l'opera mia; pur rimanendo talora la. parte alquanto deformata., l' arto ha riacquistato in ogni caso più o meno completamente la sua funzione. Quanto alle fratture del pugno, tanto frequenti a verificarsi e d'importanza funzionale così c0spicua, specialmente quelle del pugno de· stro, ecco in breve quale suole essere la mia condotta.. Nei ca.si semplici - fortunatamente i più frequenti-, nei quali la deformità è poco o nulla accentuata trattandosi per lo più di distacchi epifisarii del radio o di fratture dell'estremità di questo senza notevol6 spostamento, lascio i:,in dallo inizio la mano protetta soltanto da un triangolo, allo scopo di dare al paziente l'agio di muo,ere le dita ed al chirurgo la possibi1i tà di eseguire le opportune manovre di mobilizzazione. Si ha così a capo di 20 25 giorni una guarigione completa, o per lo meno assai più soddisfacente di quella che si avrebbe se s'imprigionasse la parte in un apparecchio lasciandola. per lungo tempo esposta alle rigidità ed alle anchilosi. Nei casi difficili, al contrario, in cui vi ha notevole deformità della parte e grande tendenza dei frammenti alla dislocazione
OONTRIBUTO ALLA CURA ODIER~A DELLE FRATTURT~, ECC.
496
e nelle quali l'estremità inferiore del radio è fortemente spinta verso il dorso e la. mano tutta ha girato intorno al cubito, mi sono convinto essere follia sperare di rendere alla parte la propria forma, rettitudine e funzione senza l'uso di un apparecchio immobilizzante, avendo però l'avvertenza. di rimuovere questo al pin presto possibile. All'uopo mi sono servito dapprima, seguendo l'esempio di Championnière, di una. doccia al gesso ben modellata, che non rimovevo prima del settimo giorno. I n seguito però, avendo constatato che con tale mezzo non si raggiunge lo scopo per la invincibiìe tendenza del frammento inferiore del radio a portarsi indietro, sono ricorso alle stecche di legno consigliate dal Guermonprez, ed ecco come. Praticato il massaggio metodico, durante il quale effettuo la riduzione della frattura nel modo sopraindicato, senza interrompere la estensione avvolgo rapidam ente la mano e l'avambraccio - in posizione prona - mercè giri di benda., e tra questi dispongo per colmare gli spazii lacunari fa lde di ovatta, o tavolette di sughero, o strisce sovrapposte di feltro precedentemente allestite, di cui l'una riempie in senso longitudinale la grande doccia anteriore del pugno; l'altra, stretta ed incurvata, risponde al solco della faccia. dorsale del cupo; le rimanenti, più larghe, sono variamente allogate a.ffinchè nello insieme il diametro a.utero-posteriore àel pugno sia pari al trasversale. Ciò fatto, situo dal lato palmare una stecca lunga. da. 20 a 30 cm. e larga da 5 a 6; un'altra all'occorrenza ne pongo dal lato dorsale; più raramente ne adatto una terza, assai stretta, a ridosso del cubito. I nfine dispongo l'arto in una sciarpa colle dita. sempn, interamente libere; e lasC1io il primo bendaggio a posto 6 giorni, rinnovandolo in seguito ciascuna volta con un giorno di anticipazione e praticando, sempre sotto la estensione, il massaggio e dei movimenti metodici e graduati. Consolidata la frattura e tolto definitivamente il bendaggio, assicuro la parte in una doccia. di cartone cubito- palmare per prevenire le deformità secondarie. Per quanto sono corrivo alla mobilizzazione precoce nelle fratture in genere dell'arto superiore, per altrettanto vi ricorro assai cauta.ment~ in quelle dell'arto inferiore; e se ne indovina facilmente la. ragione. Nelle prime richiedesi a preferenza, qualunq ne sia. il segmento d'arto leso, che vengano a questo ridonate la elasticità e la estensione dei movimenti necessarii per i vari i generi di lavoro ; nelle seconde i nvece cercasi anzitutto di assicurare al membro una solidità. sufficiente a resistere al peso del corpo; epperò, mentre in quelle devonsi in l:lpecial modo temere le rigidità articolari e più ancora le an-0hilosi, in queste devesi cercar di evitar.e la pseudoartrosi.
496
CO:-iT.RinUTO ALLA CUHA ODJER~A OF.Ll,E FRATTURi,1 ECC,
Vi sono nondimeno aucbe nell'arto inferiore delle fratture intrae para-articolari ch'io soglio trattare senza bendaggio immobilizzante. Cito in primo luogo le fratture della rotula. Compressione, massaggio e movimenti articolari precoci ne costituiscono unicamente la cura, la quale dura in medit\ una. quarantina di giorni ed i cui risultati sono. infinitamente superiori a quelli di qualsiasi altro metodo. Potrei citare in appoggio di ciò una serie di casi personali se la mia asserzione non fosse avvalorata da quella assai più autorevole del Tilanus e dall'altra. più recente di Championnière, il quale, mentre in primo tempo riteneva paradossale un simile trattamento mantenendosi tuttora fedele alla sutura,, ne ammetteva in seguito i vantaggi reali e ne assumeva la responsabilità. Sono sempre vivi nella mia mente i ricordi d'individui trattati colla sut,nra che, pur non p resentando defor mità apprezzabili dell'osso, erano incapaci di flettere il ginocchio, e di altri tratf.ati colla mobilizzazione precoce, che, pur facendo notare un divaricamento più o meno notevole dei frammenti, si servi vano assai bene d el proprio arto. Le fratture del collo del piode mi hanno suggerito 0onsiderazioni e precett.i t erapeutici analoghi a quelli delle fratture del pugno. Anche tra esse infatti ve ne sono molte che offrono lieve deformità e niuna tendenza alla deviazione del piede infuori. In simili circostanze, qnalnnque sia la varietà della frattura, io pratico dapprima semplici sedute quotidiane di massa.ggio, cui unisco in seguito i movimenti passivi del piede, lasciandolo a riposo neghntervalli. Nelle frattnre in,ece con g rande spostamento e mobilità dei frammenti e con invincibile t endenza del piede a cieviare in fuori, ritengo indispensabi le nei primi giorni l'apparecchio immobilizzante; altrimenti persiste la tendenza suddetta , che non si riesce più a vincere senza nn intervento chirurgico. All' uopo mi servo anche qui, come nell e fratture d el pug no, di stecche d i legno, procedendo in questa guisa. Ottenu ta la riduzione della frattura, p ia,zzo a ridosso del teudine di Achille un cuscinetto di ovatta, nffincbè il calcagno cada nel vuoto; con altri cusci ne tti ad U circondo i due ma!Jeoli e fisso il tutto mercè giri d i benda. Indi applico due stecche laterali rettilinee, nonchè u na di filo di ferro a squadra, con occhiello in corrispondenza del calcag no, e di cui la branca verticale poggia sul polpaccio e la orizzontale sott o la pianta d el pie,1o per mantenerlo ad angolo retto. Un bendaggio così sem plice risponde assai meglio di quello gessato e permette <li essere con faeilità rinnovato di cinque in cin quo giorni sia per e:.e· guire le manovre di mobilizzazione che per ap portarvi le mcdificazioni r ichieste l1a circostanze speciali.
CONTRIBUTO ALLA CURA ODIERXA DELLF. FRATTURE , E CC.
497
Soglio trattare anche senza bendaggi immobilizzanti : 1°) le fratturedi un osso appartenente a segmenti di arto forniti di due ossa (avambraccio e gamba), quando però la dislocazione dei frammenti non è grande; 2' ) le fratture delle costole e dell'omoplata; 3°) da un tempo e. questa parte, anche le fratture della clavicola, visto che, all'infuori della sutura dei frammenti, qualunque altro mezzo di fissazione dà risulta.ti meno incoraggianti. E pe.sso ora alle fratture diafìsarie dell'omero e del femore, a sposta.mento non molto accentuato ma costante, ed a quelle diafìsarie dell'avambraccio e della gamba, a spostamenti estesi, e di difficile contenzione, per le quali, se generale è il consenso dei chirurghi - compresi i piu accaniti fautori della mobilizzazione precoce - circa la necessità di un appart1cchio immobilizzante, l'accordo invece vien meno quando devonsi nei singoli casi stabilire la scelta di tale apparecchio e la durata della sua applicazione. Prendiamo ad es. le fratture della diafisi omerale. Solo chi ignora la frequenza. in esse delle pseudoartrosi da un verso e delle artropatie dall'altr o, può permettersi d i lasciarl e, com'è abituale, per 35 a 40 giorni imprigionate in un apparecchio confezionato alla maniera di Hennequin o di altri; nè è a meravigliarsi se, così operando, la consolidazione diventa, come lo stesso Hennequin confessa, capricciosissima. ed irregolarissima nel suo decorso. Eppure non è diffic ile ottenere in nn buon numero di simili fratture dei risultati soddisfacent.i se si ricorre, come soglio io fare, al semplice cmicino ascellare per mantenere respinto in fuori il frammento superiore, e se se ne avvalora l'azione con una stecca laterale interna, fissando il tutto con un bendaggio alla. Desault facilmente rinnovabile. In ta.l guisa ho potuto con assiduità. ed esattezza sorvegliare e mobilizzare la part e, ed ho visto segnire in meno di 30 giorni guarigioni che indarno si sarebbero att ese in più lungo tempo, e talora anche Riammai, coi cosidetti apparecchi modelli. Identici risultati sono riuscito ad ottenere nell e fratture diafìsarie del femore, adottando il seguente benda~g io consigliato dal Guermonprez. Conseguita la riduzione dei framm enti nel modo su accennato, subito dopo avvolgo tutto l'ar to, dal piede in sn, con una benda; indi adatto attorno alla coscia uno strato di ovatta u niforme e su di es;;o dispongo, in corrisponden za del trat to fratturnto, sei stecche di legno della lunghezza di 25 a 30 cm., mantenute esattamente applicate mercè giri di benda a cui si fissano con cuciture onde non si spostino. Ciò fatto, sospendendo la estensione e la contro-estensione, metto i due art i in parallelismo; talora adatto quello le,-o in una doccia d i Bonnet ; non n - ~ "4 medt'ei1111 mililare. -Fase. VJ(.\'111.
498
CONTRIBUTO ALLA OURA ODIERNA DELLE FRATTURE, ECC.
di rado, quando l'accentuata. dislocazione dei frammenti ed il cospicuo sviluppo muscolare mi fanno diffidare di una buoua contenzione, com· pleto la. cura. colla estensione continua mercè pesi. Rimuovo il bendaggio di 15 in 16 giorni per circa sei settimane, eseguendo ogni volta il massaggio ed i movimenti g raduati del ginocchio. Infine rimpiazzo detto bendaggio con una doccia qualsiasi, an0he di cartone, applicata intorno la porzione esterna della coscia. Non nego di avere ottenuti buoni risultati anche coi metodi di estensione permanente di Tillaux e di Hennequin comunemente usati, e specialmente con quello di Bardenheuer, che alla trazione in senso longitudinale accoppia anche le altre in senso laterale ed in direzioni diver.~e secondo i casi; ma attesto che le migliori guarigioni le ho avute col trattamento suddescritto. Il problema pii1 difficile a risolvere è quello di realizzare un bendaggio immobilizzante efficace per le fratture diafisarie dei segmenti di arto a due ossa. È noto che in esse la complicanza più frequente che si può avere a causa di una contenzione imperfetta, si è, oltre la pseudo artrosi od una consolidazione viziosa con accorciamento di uno degli ossi e deviazione deformante laterale della mano o del piede, la tendenza dei frammenti ad inclinarsi verso lo spazio interosseo ed a fondersi tra loro, dando luogo a calli angolari enormi che annulla.no detto spazio ed ostacolano la funzione. Precipua cura del chirurgo dunque sarà qudla di ovviare a tale inconveniente e di prevenire le artropatie. Per combattere l'inclinazione dei frammenti verso lo spazio interosseo, nessun mezzo ho trovato più efficace delle autiche com presse graduate, le qua.li per la compressione ch'esercitauo sulle parti molli respingono eccentricamente i frammenti e ne correggono, per quanto è possibile, la direzione. Ma, perchè questa compressione non riesca nociva. alle parti molli circostanti alla frattura, è bene attenuarla mercè ovatta e distribuirla equabilmente mercè l'azione delle stecche. Così per le fratture dell'avambrMcio, mentre si eseguono opportunamente la estensione e la. controestensione, soglio avvolgere la. parte di uno spesso strato di ovatta, dalla linea interdigitale sino a.l gomito, riempiendo ed appianando tutti i vuoti; e quindi applico sia dal lato dorsale che dal palmare le compresse graduate comunque allestite (con tela ripiegata, con cotone, con sughero, con feltro od anche all'occorrenza con un pezzo di legno a forma prismatica triangolare rivestito di ovatta). Ho cura di fissare bene dette compresse con giri di benda; e ad esse sovrappongo le stecche: una dorsale, uniformemente larga e sorpassante un poco la larghezza dell'avambraccio; una palmare, parimenti larga alle estremità, ma restringeutesi gradatamente ad arco di cerchio nel centro, disposizione questa che facilita. la fissazione dei
CONTRIBUTO ALLA CURA ODIERNA DEJ,I.E FRATTURE, ECC.
499
giri di benda; una terza, uniformente più stretta delle precedenti ed adattabile a quel lato dell'avambraccio e della metà. superiore della mano verso il quale questa. tende a devio.re. Piazzate correttamente le stecche, esercito, specialmente sul tratto corrispondente alla frattura, la. necessaria costrizione, la qua.le stante la larghezza delle due prime stecche si spiega soltanto nel senso antero-posteriore e viceversa., rispondendo così bene allo scopo. Rinnovo il bendaggio di 10 in 10 giorni per praticare le manovre di mobilizzazione, e dopo due mesi sopprimo le stecche e vi sostituisco una doccia. di cartone conservando l'uso delle compresse graduate. In un caso recentissimo di frattura esposta del cubito, nella quale dopo circa un mese i frammen ti nor:. si erano saldati, deviando notevolmeute verso lo spazio interosseo, ho ottenuto mercè il metodo suddescritto una guarigione soddisfacente. Questa in vece si fa assai spesso desiderare nelle fratture della gamba degli adulti, e manca pressochè assolutamente in quelle dei vecchi. L'esito più comune, e contro il quale non si prendono per lo più le necessarie precauzioni, è l'anchilosi t ibio•peroniera a li vello del focolaio di frattura; più raramente si ha pseudoartrosi dei frammenti di uno degli ossi della gamba ; in via eccezionale, le due complicazioni si accoppiano. Tutti e tre gli esiti disgraziati fanno perdere all'arto la elasticità. dei movimenti, la quale ha tanta importanza nell'esercizio di alcune professioni; ma più specialmente determina.no un debilitamento più o meno accentuato che r ende l'uomo inetto ai lavori faticosi. È giusto intanto prevedere e prevenire questi sconfortanti eventi, combattendo l'obliterazione dello spazio interosseo; il che si ottiene qui, come per l'avambraccio, mercò l'uso delle compresse graduate. In questo caso però, più che nell'altro, è necessario aggiungere alle compresse delle stecche di legno, le q :iali, oltre a rendere più eguale e meglio distribuita la pressione, valgono eziandio di sostegno alle ossa non ancora consolidate. Che anzi la loro azione è proficua anche dopo la co:isolidazione del callo pn prevenire, durante il periodo di malleabilità di questo, l'insorgere di spostamenti "Seconda.rii ed anche tardivi. Le stecche cui d'ordinario ricorro sono due, varia.mente costruite secondo le modalità del caso, estese a tutta h. gamba ed applicate, previo avvolgimento in ovatta, il più diretTamente possibile sui tegumenti, salvaguardando la libertà funzionale delle due articolazioni prossimiori. Adatto quindi l'arto in una doccia di Bonnet, coll'avvertenza di piazzare un cuscinetto di cotone sotto ~l t~ndine di Achille perchè il calcagno cada nel vuoto, e di situare 11 piede ad angolo retto per evita.re la tendenza di esso all'eq uinismo 1ad alla. deviazione in fuori.
500
CONTRIBUTO ALLA OURA ODIERNA DELLE FRATTURE, ECC.
Pur troppo nelle fratture della gamba. il bendaggio di contenzionedeve rimanere applicato più lunga.mente che nelle altre fratture, dev'essere in vario modo confezionato secondo il ca.so .richiede, e devepermettere la. continuità delle altre risorse terapeutiche. Quando anche tutto ciò si conseguisca, il chirurgo deve nel formula.re la. prognosi aver presenti le parole di Hennequin: « Sperare di far cammina.re bene i fratturati di gamba no.n è per il momento che un bel sogno, il cui dimani, per quanto desidera.bile si sia: non può ancora. essere previsto ». Come risulta intanto dal sin qui detto, l'importanza. assegnata. al massaggio ed ai movimenti precoci nella cu1·a. delle fratture non importa che si debba da.re loro il valore di rimedii specifici; essi infattinon rappresenta.no che a.bune delle va.rie risorse di cui si giova il chirurgo per conseguire nel miglior modo possibile la riparazione di siffatte lesioni. È soltanto l'insieme di tali risorse · che costituisce il metodo, il quale risulta perciò complesso ed arduo, e va messo in atto ne lla. sua integrità, assegnando a ciascuno dei componenti il proprio posto e facendo sì che essi, mentre concorra.no armonicamenteallo scopo prefisso, non s' intralcino tra loro per tutta la durata..
della cura.
*** Lo stesso indirizzo terapeutico dev'esser~ per altro seguìLo nella. espli<'az.ione del t erzo e non meno difficile còmpito che incombe al chirurgo, val dire nel trattamento dei molteplici accidenti secondarii che sogliono render e lunga e fastidiosa. la convalescenza delle fratture. Co m'è noto, questi per lo più consistono in rigidita articolari con o s,enza minaccia di anchilosi, in contratture o retrazioni, in cicatrici aderenti che comprimono vasi nervi tendini, in atrofie o distrofie muscolari, in para.lisi, in incoordinazi oni, in attitudini viziose ed in altri disturbi fnn;,,;ionali, che, secondo la entità, la durata e la localizza.zione più o meno in rappor to coi bisogni professionali, ap· portano al traumatismo un aggrava.mento sovente più considerevole e sempre più oneroso della lesione primitiva. Non vi ba, si può dire, frattura degli arti che non si tragga dietro un certo grado di a l1'fl(ia mu,.~colare più o meno accentuata secondo la gravi tè. della lesione ed il genere di trat tamen to. Compressione inopportuna. ed esagerata., lunga. immobilizzazione e relativa inattività sono le cause nocive, cni è particolarme nte sensi bile la sostanza. muscolare. Il dimagramento dei muscoli compromette l'attitudine al lavoro, non solo per chè i nduce una r elativa diminuzione di forza. nei movimenti,
CONTRIBUTO ALLA OURA ODIERNA DELLE FRATTURE, ECC.
501
ma anche perchè impedisco alle giunture di potersi atti va.mente fissare nelle posizioni diverse, così come richiedono le resistenze ch'esse debbono offrire in tutti i lavori pesanti. Ne seguono quindi strappi e distorsioni minime, la cui somma concorre a mantenere uno stato irritativo cronico nelle articolazioni stesse. Si noti inoltre che un muscolo può essere visibilmente dimagrito, ma aver pochissimo perduto in consistenza. ed energia; come al contrario può essere leggermente assottigliato, e presentare una. .flaccidezza. ed un indebolimento notevole. Infine un'atrofia. muscolare d'alto grado solo in rari ca.si si ripara completamente; però, restando ridotto il volume, può la capacità <lOntrattile risollevarsi. Non vi può essere indecisione allorchè trattasi di daterminare clinica.mente l'amiotrofia post-trau,matica.. Essa è caratterizzata da coesistenza frequente di fenomeni paralitici, rapidità abituale di evoluzione, localizzazione predomjna.nte su certi gruppi muscolari sempre identici per una. data articolazione, difetto di proporzione tra l' intensità dell'artrite ed il grado dell'atrofia, debole tendenza alla guarigione spontanea., curabilità mercè trattamento opportuno. Pa.s~a.ndo alle a1·tropatie, è oramai acquisito ch'esse non sono esclusive delle fratture epifisarie, ma si riscontrano anche in quelle diafaarie, e si localizzano persino nelle articolazioni più lontane dal focolaio di frattura, p. es. nelle articolazioni del collo del piede, del tarso, del metatarso ed anche delle dita, quando la lesione ossea riguarda il femore. A dimostrare che le artropatie sono, più che il risultato della. diffusione del processo flogistico, la conseguenza. della immobilità prolungata., sta il fatto che quando la. frattura. risiede, poniamo, al collo del femore, si trovano delle lesioni minime nell'anca e delle più gravi al ginocchio ed al piede. Ciò si spiega perchè, mentre è difficilissimo assoggettare alla immobilità l'articolazione <lOxofemorale, è facile invece impedire al ginocchio ed al piede di e::;eguire qualsiasi movimento. L'impotenza funzionale che va dalla semplice difficoltà dei movimenti sino alla immobilità forzata, rappresenta insieme al dolore il primo sintomo rivelatore di un'artropatia. Qua--si fatalmente si vede <loesistere un versamento intraarticolare sieroso, pit1 o meno abbondante, che, secondo il concetto di Cloqnet, sarebbe l'espressione di un difetto di equilibrio tra il potere di assorbimento e quello di esalazione della sinoviale e che si p~senta come tumore fluttuante, di varia forma e grandezza., rivestito da cute di colorito e di temperatura norma.li. T!llora tratta.si di un vero idroemartro; ed il sangue qui non proviene dal focolaio di frattura, oome nella prima fase del processo, bensì da diape-
502
CONTRTDUTO AU,.A. CURA ODIERNA DELLE FRATTORE1 ECO.
<lesi dei capillari della sierosa ipercongesta; prova ne sia che nell~ raccolta non si organizza per lungo tempo alcun coagulo, per cui facile riesce praticare e rinnovare le punture aspiratrici. Stante la immobilità più o meno completa e prolungata della parte, tut,ti i tessuti fibros i che circondano la giuntura s'indurisconoe s'ispessiscono; anche i muscoli ed i tendini subiscono le stesse alterazioni ; e perciò, allorchè si vogliono imprimere all'arto dei movimenti, si prova una difficoltà tanto più grande quanto più lungamente l'articolazione è rimasta inerte. 8ono queste briglie fibrose che si lacerano nei tentati vi sudetti ; sono desse che comprimono e strangolano i vasi erl i 11ervi 1 favorendo l'atrofia della parte; sono esse infine che, sempre più organizzandosi e fondendosi, divengono taloxa delle vere masse fibrose percepibil! con una palpa,1ione metodica. ed intramezzate non di rado da gittate ossee. Si passa cosi da ciò che gli autori chiamano anchilosi fibrosa incompleta pe1·iferica alla (ib1·osa cn11pleta periferica, in cui ogni movimento è spento. Qualuhe volta le gittate ossee acquistano maggiore sviluppo e si saldano tra loro, formando dei ponti od una vera cintura attorno all'articolazione; e si ha allora l'anchilosi ossea periferica. Quello che avviene intanto nei tessuti psriarticolari si ripE1te anche nello interno dell'articolazione, dove le cart.i lagini si opacano si ulcerano e man mano si Tiassorbono, mentre organizzasi in loro vece nu tes~uto fibroso che riunio:;ce i due capi articolari (anchilosi centrali! (ìb1·osct). E qui eziandio può in luogo di tessuto fibro30 formarsi del vero tessuto osseo in guisa da risultarne una fusione bella. e buona delle due estremità (anchilo.~i Cl'ntrale ossea) . Le diverse alterazioni su descritte si combinano vP.riamente tra. loro; ma ciò che più importa saper distinguere è l'anchilosi completa d a lla incompleta; al che si giunge con un esame metodico che r.i\'eli la persistenza, o meno, di movimenti anche minimi. Risultando porò da detto esame una immobilità completa della g iuntura, non per questo si dovrà senz'altro afferma.re che vi ha fusione delle ossa, perchè ho visto talora simile diagnosi essere smentita dalla radiografia. È necessità della cura provvedere alla profilassi delle anchilosi ed intraprendere a tempo la mobilizzazione sistematica di quelle fìbrose prima che passino allo stadio definitivo, fortunatamente raro ad insorgere nelle anchilosi post-traumatiche. Per altro anche il processodi calcificazione può essere in primo tsmpo combattuto sino a quando gli stallattiti sono ancora suf!icientemente friabili; ciò mi è riuscito in tre casi di anchilosi post-traumatica del ginocchio.
CONTRIBUTO ALLA CURA ODrnBNA DELT,E FRAT'l'URF:, EeC.
r:,03
Accanto alle alterazioni che hanno per sede le articolazioni, altre ve ne sono più rare e piì1 difficili a rilevarsi ecl interpretarsi, le qnali si svolgono nei teilsuti vicini, costituendo nna nuova sorgente di di:ffi coltà per il trattamento. Esse affettano i muscoli ed i tendini e si esplicano con sintomi flogistici lenti, sclerotici, tenaci; sono le cosi dette mio.~iti, tenositi, teno-si?ioviti, peritenositi. Antica è la nozione della miosite post-frattm·ale C'J'Onica fibrosa, ma essa venne per molto tempo indicata a preferenza coi nomi di reumatismo muscolare o di contratture. L'espressione e contratltwe > deriva dal sintomo caratteristico della miosite che r e11de appunto i m URC'oli duri e rigidi. Tale indurimento va di pari passo coll'aumento di volume dell'organo per ìnfìltrazione facile a constatare, colla diminuzio11e e scomparsa della capacità fonzionaJe, colla sensibilità alla pressione o con vero dolore svegliantisi duran te il lavoro del muscolo. Le ricerche anatomo-patologiche non hanno potnto ancora definire in modo preciso la nat,ura del!'affezio11e. La si ritiene in genere dovuta ad un'alterazione del tessuto muscolare, analoga a quella che si constata in altri organi per lo sviluppo del tessuto fibroso interst iziale A. spesa del parenchima; e ne sarebbe punto di partenza un perturbamento del ricambio materiale, i cui prodotti anomali desterebbero uua irritazione len ta speciale. Se il proces~o non si arresta a te1Dpo, tutto il muscolo trasformasi in un fascio fibroso retrattile che non subisce
ulteriori mod ifìcazioni. Un identico processo si svolge nei tendini e nelle guaine che l'involgono (teno.çiti e teno-.~inoviti), nonchè nel tessuto cellulare che forma l'atmosfera del tendine (per-iteno.~itil. Non riesce quindi più possibile differenziare questi diversi strati, divenuti inelastici ed ipersensibili al tatto ed alla. pressione; i tendini, non più spianati ma cilindrici, dà.uno alla. ma.no la sensazione di una rorda. È tutta a.dunque una seguela d'infermità insidiosf\ nella loro origine, non ben definite nella loro natura e nei loro caratteri, tena.ci nel loro decorso, le quali costituiscono delle sorprese per il chirnrgo ed inducono in fin dei conti una incapacità temporanea o permanente al lavoro. Circa la determinazione di detta incapacità è bene tener presente a.Jcuneconsiderazioni che possono riuscire <li somma importanza. Ed in primo luogo ho appreso dalla esperienza che un'articolazione del tutto irrigidita ma in buona posizione è sempre funzionalmente superiore ad un'altra, che pe1·mette minimi movimenti attivi o passivi, i quali riescono per lo più dolenti ed inducono debolezza nell'arto. Ne consegue che l'anchilogi in posizione corretta non costituisce più, come un tempo, nella chirurgia. degl'infortunii una indicazione per la resezione, allo
604
CONTRIBUTO ALLA CURA ODIEHNA DELLE FRATTURE, ECO,
scopo di produrre una. pseudoartrosi, perchè essa non può coll'atto operativo, anche se completamente riuscito, guadagnare nulla in capacità funzionale, bensì può perderne se l'operazione ha esito cattivo, 'l'rattandosi di una rigidità articolare parziale, è bene poter differenziare se l'c,stacolo alla esecuzione dei movimenti sic. causato da una. resistenza ossea o da una tensione delle parti molli; nel primo cai,o l'arto potrà, sonatutto nel sollevare pesi gmvi , sviluppare molta maggiore n.sistenza e quindi rendere molto maggior lavoro che nel secondo. Infine non occorre dimenticare che un aumento p~tologico della. mobilità articolare riesce sotto l'aspetto fuuzionale più sfavorevole che la rigidità parziale. Data intanto la moltf"lplicità e varietà degli accidenti consecutivi alle fratture, è ben ragionevole che complesso dev'essere anche nel reri odo di convalescenza il trattamento, il quale non deve trascurare nessuna di quelle pratiche che oggidì sono date dal progresso terapeutico. Tra queste occupano sempre i primi posti il masMggio ed i movimenti, che in tale occasione perdono ogni valore profilattico ed a cq uistano invece esclusivamente quello curativo; ma meritano anche la massima considerazione: a) la comp1·es15ù,ne metodica con il be11dciggio; b) la etettrolerapia; e) la termo-idrote1·apia ed) la ki11e~·iterapia nelle sue varie esplicazioni. Il massaggio agisce determinando una. vasodilatazione e quindi un flusso sanguigno più abbondante che provoca una nutrizione più attiva. della parte. Esso perciò non più consiste in manovre di dolcezza, ma. in frizioni progressivamente intense e profonde, in un vero petri.~sage. Con un tal mezzo ho visto modificarsi gl'indurimenti più rospicui, scomparire i sintomi fisici della miosite, della teno;;ite e della peritenosite e riprodursi con la configurazione normale delle parti la funzionalità di esse. Circa. la durata e la periodicità delle sedute, occorre sottostare alle circostanze; come regola, soglio eseguirne due a.l giorno, di quindici minuti ciascuna. Il massaggio così inteso è talora troppo faticoso per chi lo esegue e troppo molesto per chi lo sopporta., potendo persino determinare leggere e::chimosi, sovra~ut,to nei vecchi a causa. della friabilità. in essi dei capillari; ma non di rado anche riesce, nei casi antichi, insufficiente a vincere quegl'ispessimenti e quelle pastosità. occupanti, p. es, i prolungamenti sinoviali del ginocchio od i la.ti del tendine di Achille, e che non cedono nemmeno ad impastamenti eseguiti colla eminenza tenare o addirittura coll'articolazione trapezio-metacarpea di ambe le mani. In simi li casi sono ricorso con grande profiLto alla compr~.sione elastica me1·cè bende di gomma, allo scopo di modificare con una specie di
CONTRIBUTO ALLA CURA ODIERNA DELLE FRATTURE, EOC.
505
massaggio automatico e continuativo la vitalità dei tes,mti sclerotici e di esercitare su quelli infiltrati una pressione equabile e dolce capa.ce di spremerne in certa guisa i liquidi che ne riem pio110 gl'interstizii e di respingerli nelle parti sane ove sono facilmente assorbiti. Per meglio localizzarne l'azione sono ricorso sovente nlla interposizione, tra la benda e gl'indurimenti cronici circoscritti, di blocchi di ovatta o strati di feltro destinati ad esercitare una pressione più energica sugli strati sottostanti, avendo cura di premunirmi contro gli spo· sta.menti involontarii di essi mercè l'adatta applicazione dei giri di benda. Lascio questa a. posto non più di cinque minuti e cerco evitare l'insorgere nelle prime sedute di crampi dolorosi invitando ed aiutando il paziente ad eseguire mel frattempo dei movimenti nell'arto affetto. Tolta la benda, la sostituisco con un bendaggio ovattato compressivo. Quando mi è possibile, fo precedere e seguire ciascuna seduta da. un bagno caldo della parte o da applicazione su di essa di compresse caldoumide, la cui azione emolliente è egualmente propizia sia a far meglio risentire ai tessuti l'influenza del rimedio come aù apportare loro pronto sollievo dopo l'energica influenza di esso. Il massaggio e la costrizi011e elastica hanno nel trattamento delle infiltrazioni cellulari, nonchè delle miositi, tenosiLi e peritenositi, una. influenza. preponderante; ma. per trionfare delle atrofie muscolari, e più specialmente delle artropatie, occorrono i movimenti. Se si è avuto cura. di imprimere alla parte, per tutta la. durnta della consolidazione del callo, dei piccoli movimenti nel modo e nel la misura innanzi detti, basterà soltanto continuarne l'esecuzione, rendendoli più ampii e più frequenti Ma se la parte è rimasta per lungo tempo inerte in guisa da divenir grande la rigidità articolare, non sono più realizzabili nè sufficienti i piccoli movimenti, siano passivi che attivi, ai quali ultimi per altro i pazienti non si prestano e per il timore di svegliare delle sofferenze e per la lusinga di potere in tal guisa conseguire una rendita. Ed allora è necessario ricorrere a. manovre più o meno brusche. Supponiamo uno dei casi più frequenti, la frattura cioè diafisaria del femore. Il callo è formato~ i fenomeni flogistici sono scomparsi, ma il ginocchio è rigido. Quale condotta è da seguire? Bisogna come alcuni consigliano, agire diversamente se(;ondo che l'arto è in buona. od in cattiva posizione; e cioè astenersi dallo intervenire nel primo caso, affrettarsi invece nell'altro a mobilizzare passivamente la. parte rompendo all'occorrenza le briglie mercè l'aiuto della. clorona.rcosi? lo in verità. divido il parere di coloro c-.he sostengono essere l'opera pel chirurgo in ambo i casi preziosa, perchè l'esperienza mi ha convinto che un'anchilosi anche in buona posizione riesce sempre di
506
CON'l'RIDUTO ALLA OURA ODIERNA DELLE FRA'rTU RE, ECC .
gran fastidio al paziente, e, sovratutto se non è completa, induce d ebolezza nell'arto; e perchè inoltre ~ dimostrato che delle manovre saggiamente condotte riescono sempre innocue, purchè, s'intende, l'anchilosi sia la conseguenza diretta del traumatismo e non si abbia. nel suo svilu ppo menomamente a sospettare il concorso di una di quelle affezioni articolari croniche che appartengono ai gruppi tutt 'ora mal definiti delle artriti e dei tumori bianchi. Ciò premesso, nel caso supposto dell'anchilosi del ginocchio, avendo per lo più da fare con i ndividui giova.ni, mi sono per combatterla avvalso quasi sempre con successo del processo di Delorme. All'uopo fo solleva re la coscia ad angolo retto sul bacino e la fo mantenere in questa posizione dalle mani di due robusti assistenti. L'infermo irrigidisce immediatamente il ginocchio; ma, essendo gli estensori insufficienti, a capo di pochi istanti il ginocchio si flette su sè stesso e cade sino a,Jl'angolo r etto. Basta allora, esercitare una leggera pressione pen·hè la tlcssione si completi. In alcuni casi però, specialmente in individui di età avanzata, questo processo, a causa della cospicua resi· stenza delle brig lie, non è riuscito efficace; ed allora sono senza esitazione ricorso alla flessione forzata sotto cloronarcosi, spingendola un un po' al di la llell'angolo retto e facendol11. immediatamente seguire cla una este11sione brusca e completa sino alla rettitudine. Questa manovra viene ripetuta tre o quattro volte; e quindi, seduta stante, viene applicata nna fascia~.nra imm0bi lizzantedi tutto l'arto e compressiva del ginocchio, situancio nna larga stecca posteriore ed, all'occorrenza, d ue l uter..li att.orno alla giuntura. Alla prima sedu ta seguono altre senza narcosi, a distanza di parecehi giorni l'una dall'altra. Dopo qnelle del g inocchio meritano essere prese iu seria considerazione le artropatiE> della spalla, le qnali s'impongono per l'estrema. facilita con cui si producono a11che in seguito a trauma.t.ismi d'intensità media, quali le fratture delle ossa in vicinanza dell'articolazione (clavicola, acromion, collo chirurgico dell'()lnerol, e per la gran<le difficoltà che oppongono al trattamento. E vero che insistendo nella cura si perviene sovente arl ottenere piccoli movimenti di abduzione; ma questi, com piendm,i per lo più nell'articolazione acromion-clavicolare e non raggiungendo mai l'angolo rett,o, sono privi di utilità reale, non tanto perchò limitati, quanto perchè, essendo prodotti da piccol i muscoli access01·ii f'en,:a il contributo del deltoide, non possono spiegare molta. forza e resistenza. Meno gravi sono dal lato fnnzionale le artropntie dell'anca, ma. a.nche ess'3 sono d i difficile rimozione. I l p rocesso ch' io soglio usare contro le une e le altre e che mi è sembrato 11 più pratico ed efficace
.,
CON1'Ril3UTO ALL.A. CURA OOIERNA DEL!,E J,'RATT ORE, ECO.
507
è il seguente. Comincio col friziona.re lungamente l'articolazione in
causa.; indi, dando ad un assi!'ltente provetto l'incarico di fissa.re la radice dell'arto (il bacino per ~'anca, la scapola e la clavicola. per la spalla)1 conduco e regolo da me stesso il movimento di flessione per la prima, di abduzione per la seconda, procedendo con lentezza ed arrestandomi prima. di completare il movimento. Dei comuni tenl;ativi di flessi one e di estensione sono sufficienti a reudere dei servizii a. quei disgraziati che un'artropatia più o meno grave del pugno e delle dita od nn'anchilosi in buona e, peggio ancora, in cattiva posizione del gomito riduce in un deplorevole stato d'infermità. Non bisogna. parò nei cac,i avanzati dimandare alla mobilizzazione ciò che essa non può dare. È evidente che deJle artropatie le quali datano da molti mesi, sono quasi fatalmente incurabili; il processo morboso è troppo avanzato per poter'essere vinto senza un'operazione cruenta. Tutta,ia, anche facendo guadagnare alla parte un piccolo grado di movimento e diminnendo in lieve misura l'incapacità di essa, il trattamento è utile e merita di esst:1re sperimentato. Dopo aver ridata ai muscoli in parte la loro nutrizione e forza e dopo aver combattuta la rigidità articolare, si comincerà a sotto1nettere l'arto agli escrcizii volontari i metodicamente graduati; nel che occorre che il chirurgo dimostri aucora la su11, sollecitucline per co1tseguire la rieducazione dei movimenti, specialmente se trattasi dell'arto inferiore. Oltre infatti alla mancanza cli r.onfìdenza nell'uso di questo, la quale così spesso diviene il punto di partenza di nno stato di impotenza progressiva, vi ha un'al tra catBa, pure d'ordine p:;ichico, che contribuisce in modo spiccato alla perdita gr,1cluale JeJJe funzioni locomotrici, ed è il difetto di coordinazione consistente in una sorta di oblio dei movimenti. È necessario quin::li che rinasca nel paziente la memoria. di essi al pari che la fiùu eia di poterli novellamente bene eseguire. Questo esercizio metodico e razionale è assai facile a mettere in pratica, perchè non richiede che poche nozioni di ginnastica camera.le e non ha bisogno di attrezzi speciali. Devesi però avere l'avvertenza di graduare con cura lo sforzo domandato ai musco.li, allo scopo di evitare un afi'atieamento che non mancherebbe di ripercuotersi sinistramente sulle articolazioni convalescenti. È una quistione di buon senso e di esperienza che non comporta regole generali. Bisogna sapere arre;;tarsi se il malato soffre e se la parte lesa reagisce con sintomi iufiammatorii, come bisogna saper spingere La guarigione al pii'.! alto grado, senza :mpplire alla. insufficienza. dell'arto con mezzi di contenzione artificiali delle giunture rila-
608
CONTRIBUTO ALLA CURA ODIERNA DELLE FRATl'URE, EOC.
sciate (braccialetti, ginocchiere ecc.). Questi dànno una falsa sicurez2a., al paziente, il quale invece deve abituare i suoi muscoli a non contare che su loro stessi. Io sono persuaso 0he se la cura è ben.diretta sin dallo inizio e se il chirurgo fedelmente si attiene ai precetti sopra accennati, egli può trionfare, nel maggior numero dei casi, dei varii accidenti post-fratturali. I suoi sforzi però urtano talora contro scogli imprevisti, come ad es., la speciale entità delle alten,zioni anatomfrhe non sempre bene diagnosticabili ed apprezzabili, l'età del paziente, le tare costituzionali di esso, infine, e sovratutto, il suo scarso concorso o addirittura la sua riluttanza completa alle pratiche terapeutiche. Di qui la necessità. di sperimentare le rimanenti risorse curative che godono oggidì una ben meri tata ri pu tnzione. Contro le miopatie ostinate va senz'alt,ro applicata la eletf1·oternpia che in questo ha un valore indiscusso; ma l'uso di essa otire quasi sempre al pratico difficoltà insormontabili. Oltra la mancanza frequente di uno st,rnmentario adatto e la deficienza di dispensarii di elettrotern pia accessi bi] i al pu bblico, è ben raro trovare dei medici che sacri:fichino i n dette pratiche il loro tempo, e più difficile è ancora trovarne di quelli che posseggano le co.noscenze esatte del rimedio per ben servirsene e siano in grado di controllarne e misurarne periodicamente i risultati. Male usata e male dosata, la conente sveglia dolori intempestivi contrari i allo scopo che si vuol. raggiungere, ovvero colla sua inefficacia stanca l'infermo e lo costringe a sospenrlere ben presto la onra, sfiduciato e pentito di avere c0sì inutilmente sciupato un tempo prez10so. Beil a.Itri apprezzamenti merita invece la tenno-balneoterapia, di cui sono oggidì oltremodo volgarizzate le pratiche e sono andati sempre più moltiplicandosi gli stabilimenti, nei quali un personale provetto ed esercitato l'esegue sotto la direzione di persone dell'arte. La. maggioranza dei chirurghi è presentemente proclive a prescriverne l'uso anche quando la frattura è di r ecente data; ciò vuol dire che non più si nutre il timore che il cullo u on ancora bene ossificato possa con dett.a cura rammollirsi; che anzi si è dimostrato ch'esso acquista in resistenza quello che perde in elnsticità. Si è visto infat,ti che col progredire del trattamento si verifica una diminuzione dei fosfati urine.rii; e d'altra parte è noto che i fosfati ritenuti nella economia sono a preferenui utilizzati per i nervi e per le ossa. L'infermo stesso durante la cura si rende conto del progredire della consolidazione del callo e mostra di giorno in giorno una sicurezza maggiore nei movimenti. Non è dunque una esagerazione l'affermare che la termo-balneoterapia.
CONTRIBUTO ALLA CURA ODIER~A DF.LLE FRATTURE, ECC.
50(}
aumenta la vitalità. della parte offes~ e n'esalta il potere trofico determinando la consolidazione di un callo ritardato ed attenuando i disordini di un altro callo esuberante, facendo scomparire gli edemi residuali, trionfando delle atrofie muscolari pronqnziate, ridonando alle articolazioni la. loro elasticità ed infine coordinando tutte le forze utili al ristabilimento delle funzioni dell'arto. D'ordina.rio però ho trovato la termo-balneoterapia specialmente indicata contro i calli voluminosi e viziosi, di cui rid.uce sensibilmente le proporzioni, con questo di particola.re che si rammolliscono e si riassorbono gli stra.ti periferici, mentre la parte centrale che rappresenta l'asse del callo guadagna in resistenza, minera.lizzandosi. E ciò forse ignora.vano coloro che hanno combattuto l'uso precoce del rimedio per tema del rammollimento del callo, quantunque non sia da negare la possibilità che in certe fratture il processo riducente sorpassi i confini ordinarii ed induca l'atrofia dell'osso per maltrattamenti subiti dal periostio nell'atto del traumatismo, specialmente allorchè questo cade nelle pertinenze del fora.me nutritizio. Trattandosi di fratture antiche e di calli obsoleti, occorrono cure prolungate e ripetute perchè la termo-balneoterapia possa mostrare i suoi benefici effetti. Colla perseveranza infatti si sono conseguiti miglioramenti insperati e si sono visti calli difettosissimi ed artropatie gravi subire modificazioni prodigiose. Tali risultati sono resi più evidenti dalle pratiche contemporanee. del massaggio e della mobilizzazione, agenti terapeutici che acquistano sotto l'azione della cura termale una efficacia che sembrava addirittura spenta. Prova ne sia il fatto ch'essi si vanno sempre più generalizzando negli stabilimenti termo-minerali, dove si vedono installate delle sale di massaggio a secco o sott'acqua, nonchè altre destinate alla ginnastica. a· prevalenza attiva. Il calorico, se è l'anima. delle docce come delle fangatm·e, non è però l'unico fattore dell'efficacia terapeutica di queste; infatti, se così fosse, i comuni impacchi, le lozioni, i fomenti, i bagni stessi di acq ua semplice portati ad alte temperature dovrebbero produrre identici effetti. Ora con questi mezzi non si riesce a provocare q nel grado di eccitamento delle funzioni organiche nè quelle ul teriori modificazioni specifiche che si ricavano dall'uso delle acque termo-minerali e dalle fanga.ture. Occorre quindi invocare altri fattori. Una grande importanza. si attribuisce generalmente alla loro composizioue chimica, tanto che Chaptel non esita ad affermare che «quandosi analizza un'acqua termo-minerale si disseca un cadavere>, Ma il separare i diversi elementi chimici non basta, poichè l'efficacia dell'acqua non sembra
-510
CU:STR!DUTO AL l,A CURA ODIE:R:,/'A DEl,l,E FRATTURE, E CC,
dipendere da questo o da quell'altro elemento, ma dalla combinazione da essi derivante, che rappresenta un medicamento complesso sul qnale l'analisi del laboratorio resta muta. Molti invece ritengono che la. maggiore attività delle acque termo-minerali sia spiegata dalle proprietà. elettriche, ed adducono come prova il faUo che giammai dette acque trasportate a di stanza producono gli stessi effetti di quelle somministrate sul posto. Per altri infine l'import anza più grande va dovuta alle con ferve termali , le quali conteugouo iodo intimamente legato alla loro trama organica, nonchè altri priucipii chimici. Riguardo poi alle fangature, si è tenuto anche conto della loro azione meccanica, cioè della pressione ch'esercitano sul sito di applicazion~. Questa pressione ostacolernbbe la circolazione dei capillari cutanei e favorirebbe l'afflusso del sangue verso gli organi profondi; in tal guisa. piuttosto che avere, come nel bagno caldo, un dispérdimento di calorico, si avre bbe invece la tendenza alla elevr.zione della temperatura. o rgamca. Uscendo intanto dal campo delle ipotesi, quello che si può col Patissier asserire si è che le acque termo-minerali rappresenta.no un opera ammirevole di polifarmacia naturale, la. cui precipua azione si esplica coll'esercitare un forte stimolo sui tessuti e col favorire il pro· cesso di disassimilazione e di ossidazione organica. Quindi gl'infìltramenti cronici, le miositi tenositi e peritenositi, nonchè le forme torpide di artropatie se ne avvantaggiano grandemen te. Le docce e le fangature sono ormai note al mondo intero, ma. meritano di essere maggiormente volgarizzate le stufe umide, che sono -delle stufe naturali costituite da camerini situati proprio al di sopra -delle sorgenti, il cui vapore affluisce in essi direttamente. Siffatta nebbia da cui l'infermo è avvolto, gli riesce più piacevo}~ e meno molesta del vapore artificiale acre ed irritante che si sprigiona da una. macchina, e non lascia come questo alcun senso di stanchezza e di abbattimento, sovratutto se si ha cura dopo un cer to numero di sedute di far seguire immediat.amente alla stufa umida. calda, la doccia fredda. (vero bagno n,sso). Qualunque sia la forma sotto cui si somministra la termo-balneo·terapia, essa riesce per quanto utile per altrettanto innocua, a condizione però che sia bene sorvegliata. e diretta. Anche la bontà dei risultati è diversa secondo che l'indirizzo è affidato ad uu medico specialista o ad uno q ualsiasi che non si è mai occupato di simile argomento. D'altra parte è bene notare che, quantunque i successi dovuti alle cure balneo-termali non più si contino, essi però non sono sempre egualmente sicuri nè egualmente brillanti. Che beneficio infatt.i
I
I /
CONTRIBUTO ALLA CURA OD1EllNA DELLE ~'RA.TTORF.1 ECC.
511
possono quelle più apportare aliti alterazioni inveterate di un'articolazione profonda come la. spalla., l'anca? Esse potranno tutto al più riattivare la nutrizione e q uiudi la vitalità dei tessuti circosta.n ti; ma per agire sui componenti veri della. giuntura, per renderne atti vi i ligamenti, scorrevoli le superfici articolari, occorre un altro mezzo, cioè la chinesiterapia. È questa l'ultima ratio, che può anche in un tempo molto distante dall'accidente ridonare a 1t1embra impotenti la funziona.lita e ricondurre al lavoro individui gia condannati alla inabilità complete. La cliinesiteMpici si fonda sostanzialmente sullo impiego del movimento in tutte le sue forme, di quel movimento che abbiamo visto rappresentare l'essenza della cura delle fratture sin dal loro insorgere, ma che in questo periodo risponde ad indicazioni diver:,e e sopratutto non va confuso colla mobilizzazione. Questa infatti non ha altro scopo ohe di vincere gli ostacoli i quali mant~ngono l'arto in un'attitudine rigida e gl'impediscono di funzionare, manovra che non è e non può essere eseguita dall'infermo medesimo; la chinesiterapia invece agisce su di un arto che conserva la possibilità di muoversi, ma è troppo d ebole per muoversi bene e completamente, per cui occo1Te provoca.re una serie di esercizii nei quali i movimenti si su.::ceda.no e si moltiplichino sino a ridona.re alla parte la sua funzionalità normale. Tali esercizii possono essere provocati da due agenti diversi: l'uomo e la macchina. A prima vista sembrerebbe che i movimenti volontarii eseguiti dal paziente medesimo dovessero avere Ja preferenza. siccome i più facili a mettere in opera ed i più efficaci; e così è infatti, astrattamente parlando; ma nell'atto pratico si oppongono alla loro esecuzione osta.coli di versi. Il primo di questi è il dolore o la tema del dolore. Sia leggero od accentuato, risieda nelle ossa. o nelle articolazioni o nei muscoli o nella pelle, il dolore frena i movimenti; d'altra. parte l'istinto che ne teme il risveglio, abbandona alla loro infermità i convalescenti di carattere pusillanime. In secondo luogo, entra in gioco l'impotenza puramente psichica. Se si ordina infatti a simili pazienti di contrarre quei dati muscoli, essi se ne mostrano incapaci; ma se s'insiste suggestionandoli e facendo cenno di aiutarli, eseguono .senz'altro il movimento. In terzo luogo, s'impone la speranza del con-seguimento di una rendita. È difficilissimo far eseguire dei movimenti volontarii a chi ha la prospetti va di raggiangere con un riposo forzato la meta. dei suoi sogni; la suggestione della guarigione non varrà ma.i a. soppiantare quella finanziaria.. Occorrerebbe quindi che il chirurgo, il quale tiene alla sua reputazione, consacri per ciascun infortunato, dopo la guarigione anatomica.
512
CO~THIBUTO AL,LA , ORA OD1ER'.I/A DELLE FRATTURE, ECC.
della frattura, almeno un'ora al giorno per fare esE'guire all'arto leso i necessarii esercizii, e ciò per un tempo indetermi:1ato. Non essendo ciò materialmente possibile a chi è vessato da. molti clienti, si dovrebbe ricorrere all'aiuto di persone estranee bensì all'arte medica, ma abilissime in questo genere di trattamenti. Siffatti infermieri non si trovano però facilmente, per cui si è stati indotti a rimpiazzal'e l'uomo colla macchina, la giunastica manuale colla. meccanoterapia. La macchina sola è ca.pace di fornire un lavoro sempre eguale, perfettamente dosato e che mai non stanca. Basta che il chirurgo designi il genere di movimenti ohe crede necessarii, ne indichi la intensità, l'ampiezza, la frequenza, la. durata, perchè la macchina esegua fedelissimamente le sue prescrizioni. L'indicazione della rnecc.ano-terapia può quasi sempre ridursi a questa formula: provoca.re attiva.mente o passivamente il movimento che la parte lesa stenta ad eseguire. Di qui due gruppi di apparecchi: 1° quell i a movimenti attivi funzionanti sotto l'azione della forza muscolare propria. del soggetto che li mette in azione; 2' quelli a movimenti passivi funzionanti per mezzo di un motore qualsia.si (macchina a vapore, ad acqua., a gas o ad elettricità). I fautori della ginnastica manuale sostengono che la macchina non pnò valere la mano dell'uomo, perchè essa agisce automaticamente mentre la mano percepisce, durante lo svolgersi degli esercizii, il modo con cui l'arto affetto reagisce. Aggiungono che un movimento qualunque del corpo, sia anche un semplice movimento di flessione e di estensione, è troppo complesso perc hè possa essere realizzato da un 11.pparecchio. Simili argomenti attestano che costoro ignorano la ricchezza. e la per fe zione delle macchine di cui oggidì si dispone. È naturale che lo intra?rendere delle cure meccaniche con uno strumentar.io primitivo ecl incompleto sia fonte di disinganni. Occorre non solamente un apparecchio per ciascun gruppo muscolare e per ciascuna articolazione, ma occorre ezi1md io, per ent ra mbi i casi, un apparecchio distinto per i movimenti attivi e per quelli passivi, come or.corre del pari avere a disposizion e d ei congegni che riproducano i principali strumenti del mest iere (il trapano, la se~a , la pompa, il martello, ecc.), quantunque alla mancanza di questi si possa supplire restituendo grada tamente l'operaio a l lavoro. De l rest0, per dare un e;:atto giudizio circa l'efficacia della ginnastica manua le e q uella della meccano-terapia, si abbia per norma. di non g eneral izzare l' uso sia dell'una che dell'altra, ma di adottare, secondo il periodo del trattamen to come secondo le particolarità del si ngolo caso, ora la p rima ora la seconda, tenendo pr esente ch'è dif-
CONTRIBUTO ALLA CURA. ODIERNA DELLE FHATTURE, EOC.
513
ficile risolvere oggidì in modo esauriente problemi cosi controversi senza urtare contro l'inerzia. perniciosa della maggioranza ed i calcoli interessati della. minoranza.. Sarebbe assurdo pretendere che il movimento metodico.mente applicato possa. guarire tutti gl'impotenti, derivando sovente l'impotenza da. lesioni che sopprimono definitivamente la funzionalità. della parte. E' però oggidì riconosciuto che le a.Iterazioni anatomiche sono per lo più meno gravi di quel che la perdita. della funzione potrebbe far credere, ciò che fa ammettere l'esistenza. nell'organo di una latente capacità funzionale, la quale eccitata sarebbe pronta a manifestarsi. D'altra parte, anche quando le alterazioni ana,tomicbe siano tali da a.vere distrutto nell'organo ogni attività, l'esercizio possi ede un'ultima risorsa, quella cioe di suscitare una supplenza di funzione. Per quanto riguarda. gl'infortunii del lavoro, è indubitato che la chinesiterapia. diminuisce la durata della incapacità al medesimo e riduce di molto il grado d'inabilità permanente, com'è provato dai rapporti delle associazioni assicuratrici. Ora è evidente che va.le meglio per un opera.io onesto e ben pensante poter lavorare e guadagnarsi un salario il più ch'è possibile completo piuttosto che dover vivere seuza far nulla ma con una rendita meschina ed insufficiente. In Italia la cura medico-meccanica. per gli accidenti consecutivi alle lesioni violente ha raggiunto un notevole sviluppo al pari delle altre branche della terapia fisica. Difettano però ancora, mentre abbonda.no all'estero e specialmente in Germa.nia, quei vasti stabilimenti ospedalieri destinati in modo esclusivo alla cura degli infortunati sul lavoro. Per darne uri'idea. dirò che questi stabilimonti risnltano di due parti: la prima, destinata a raccogliere l'infortunato snbito dopo l'accidente, racchiude il servizio di chirnrgia propriame nte detto; la seconda, pronta a ricevere il paziente allorchè la lesione è consolidata, è adibita alle differenti risorso terapeutiche complementari. Alcuni di questi stabilimenti sono fondati diretta.mente dalle associazioni professionali; altri sono propriet,à di medici privati che stipulano con tratti speciali colle corporazioni. In virtù della loro istituzione e del personale propostovi. il quale senza essere fa,tto escl,1sivamente di medici. ~ però istruito della tecnica e diretto e sorvogliato continuamente da. m eclici, questi istituti sono chiamati a rimediare a molti degl'inconvenienti deplorati nel trattamento consecut ivo delle fratture. I risultati da essi ottenuti sono ottimi, innanzitutto perchè il tratta.mento è metodico e continuativo e più ancora perchè gl'infermi dal principio alla fine della cura rimangono sempre affidati allo stesso personale tecnico; il che, oltre a gart1ntire i buoni risultati, facilita il rico noscimento dell'esagerazioni e delle simulazioni. 33 -
Giornale di m~diciria militare -
Pasc. Vll•\'111
014
OOlHIHBUTO ALLA CURA ODIER:-.-A DELLE FRATTU R E, ECC.
Nessuno meglio di noi medici militari, ,ihe sia.mo continua.mente a.Ile prese con simile genere di amm&.lati, può deplorare il gra ve sconcio derivante dal fatto che i convalescenti di lesioni traumatiche vengono ben presto perduti d'occhio dal primo medico curante; ed è questA. appunto la ragioni:, per cui il Delorme si è sempre addimostrato contrario al loro invio agli stabilimenti balneo-termali; i quali per giunta alla maggior parte di essi, lungi dal!' arrecare vantaggio, riescono scuola nefasta. e perqertitrice. Quivi infatti abitualmente impara.no tutte le malizie per mantenere e rendere definitive le loro lesioni; quivi insorge nelle loro menti suggestionabili e ,i giganteggia l'idea della pensione. Troppo ardita sarebbe intanto la proposta. di vedere anche nell'esercito adottate le istituzioni ospedaliere dei genere sopradescritto per gl'individui colpiti da. lesioni violente; come strano sarebbe il pretendere che, in tutti i nostri ospedali militari, ai progrt>~si sinora gradatamente conseguiti siano pure g.ggiunte tutte le risorse della chinesiterapia, d'impianto difficile ed oltremodo costoso. E' però desiderabile che almeno presso g li stabilimenti balneo•termali, dove ogni anno affluisce una ~ran quantità d'individui con re liquati di lesioni traumatiche, simili risorse non manchi no i anzi è da augurarsi che detti stabilimenti siano convertiti in veri istituti di cura complementare delle lesioni medesime, in guisa che tutti gl' infortunati possano essere ad essi avviati subito dopo L'uscita dagli osped!ali militari e vi possano rima.n,ere fino a trattamento completo. Si obbietter à certamente che a.Ila r ealizzazione di tale proposta si oppone un serio ostacolo, e cioè la. spesa ingente richiesta dall'an-edamento di un Ì!-tituto meccanico-tera.pico, il quale, per quanto ricco si sia, non può dirsi mai completo, essendo sempre suscettibile di perfeziona.menti. Ma l'obbiezione cade di per sè stessa qualora si consideri che, per grande che sia la spesa. d'impianto, essa venebbe -ad usura com pensata dalla economia che l o Stato otterrebbe per la conseguente fort.e diminuzione delle inabilità al servizio e quindi delle pensioni da liquidare. Se così non fosse, le associazioni tedesche non si sarebbero volentieri assoggettate ad enormi sacri6zii pecuniarii, costruendo quei vasti stabilim enti destinati esclusi va.mente ai loro clienti. Aggiungerò anche che, solo disponendo di mezzi di controllo cosi scientificamente esatti e praticamimte efficaci, si potrebbero introdurre nella pratica militare, come in qnella civile, le grad uazioni d'invalidità corrispondenti alle di~erse conseguenze dell'infortunio, riempiendo cmi una grande lacuna esistente nelle dir,;posizioni legislative del n0stro esercito e mettendoci meglio in grado di rispondere a lle esigenze
OONTBIBUTO ALLA CURA ODIERNA DELLE FRATTUHE, ECC.
515
ad un tempo dell'equità. e della finanza. N è è a credere che c10 richiederebbe delle cognizioni speciali od implicherebbe responsabil ità. -eccessive da parte del medico militare, poichè basterebbe eh' egli. prendendo per guida le diverse attività dell'operaio e raggruppando in una scala tutte le gradazioni esistenti tra. la piena capacità e la incapacità. completa professionale, sappia in ogni singolo caso determinare esatta.mente il reperto obiettivo e da esso far scaturire senza bisogno di calcoli difficili e peregrini il grado della scala a cui l'individuo va ascritto. Quanta ma~giore diligenza. e precisione si usera. nello eseguirò l'esame obbiettivo della parte lesa. sin dalla prima visita. passata allo infortunato, tante minori difficoltà s'incontreranno nel fare il calcolo del grado d'incapacità a.I lavoro come nello apprezzare le differenze che risultano dai singoli reperti e ohe valgono o. far emet-
tere una. prognosi esatta e coscienziosa. Va senza dire che questa innovazione potendo dar luogo a controversie innumerevoli, dovrebbe essere rigorosamente disciplinata, istituendo all'uopo dei magistrati arbitrali chiamati a stabilire dei confronti tra il reperto medico oggettivo e !'esigenze tecniche della relativa professione, ed a decidere in conseguenze..
616
OSSERVAZIONI SULLA CURA DELLE ACQUE DI SALSOMAGGIORK Per il dott. P. Glanl, maggiore medico
L o specch:io seguente, desunto dalla R elazione Medico-statistica. delle condizioni s!l.nita.rie del R. Esercito, serve non tanto a dimostrars il numero degli uomini di truppa curati per mala t tie dell'organo dell'ud:ito, quanto a mettere in rilievo le perdite che per e!lse si fa.nn o in seguito a provvedimenti medico legali. S P ECCHIO NUMERICO di tutti gli -individui ammalati di afjezioni auricolari, c11rati. morti, riformati, rivedibili ed im:iati in licenza di convalc.,cenw negl,i anni 190!
1903
Ammalati entrati in r um noi vari stabilim~nti militari e n egli os pedali civili .
2327
2472
2258
Cifre prop or zionali per 1000 dello forza .
1I.7 %o
12 % 0
10. 7 ~~o 14.2 %<>
Morti
3044
6
6
o
7
Riformati per la malattie. mnni Costatnsi dopo l'ar-
72
157
105
184
Rivedibili ed invi0,ti in licenzn di convalescenza per le. mnl1<tti0, munifestntn~i d opo l'arruolfl mon to in soguito u rassegna.
83
11 1
110
142
Rifo rmr,ti per la malattin manifestatasi avanti doll'o.rruolamento.
110
91
120
382
Rivedibili od invio.ti in licenza per lo. malattia manifestat1<si avanti d ell' arruolamento
245
252
298
429
ruolamen to .
T ali cifre confrontate con quelle di questi ultimi anni accennano a farsi sensibilmente maggiori, la qual cosa, se in parte è dovntaall'aurnento del cont ingente chiamato sotto le armi, non esclude però che allA. più graude oculntezza o l"igore nella scelt a del soldato, si c0ntrapponga dagli iHtoressati uno st.uclio nel m ettere in mostra ed esagerare infermità o difetti fi ,1ici all o scop o cli esi mersi d a l servizio militare, malgrado !ti rid uzione dolla forma. Orn, se per molti casi è giustificata un ' accurata e ruinuta selezione yJer n on accettare dei non valori, parmi che per altri questo eccessivo r igorismo 110n risponda p iù alle e:.ig enze modern e d ella vita militare, t a n to p iù che in tal modo n on ,·engono arruolati elementi intellettual-
OSSERVAZIONI SULLA CUUA DELLF. ACQUE DI SALSbMAGGIORE
517
mente capa.ci, i quali per condizioni speciali, dà.uno più facilmente motivo a. difetti od imperfezioni che scompaiono in breve volgere di anni. Una. interpretazione quindi delle infermità più consona. a nuove vedute, una. distribuzione razionale e stabile del soldato in rapporto alle sue attitudini e condizioni fisiche, varranno a.d impedire che molti, specie nella. classe degli studenti e degli operai, si sottraggano di pagare il dovuto tributo al paese. È bensì vero che si è obbiettato che di uomini non si patisce penuria., ma è anche vero che t'ra. essi non bisogna. perdere i buoni e gli intelligenti per i robusti ma deficienti. Volendo brevemente accenna.re alle cause delle affezioni dell'orecchio che ci interessa.no, si può dire ohe una. parte risale all'infanzia., e per lo più va. compagna alle malattie proprie di questa età e che con vicende di miglioramento e peggioramento si tr!lscina alla. visita d'ar· mola.mento, !Oentre un'altra., assai minore, è acquisita durante il servizio, e si complica. sovente ad affezioni varie, qua.li influenza, tifo, morbillo, o sorge in modo secondario per propagazione di mr.la.ttie della. retrobocca.. La scrofola. però fra. tutte è quella che più le provoca e le mantiene, e non jel tutto infrequente è la sifilide congenita.. È perciò che in questi ultimi anni, per poter distinguere l'una. forma. dall'altra., si mise a. profitto la siero-diagnosi di W a.sserma.nn e così si venne a conoscere che molte otiti, credute prima. di natura. scrofolosa, era.no invece lega.te a lue congenita; e di ciò abbia.mo avuta. prova. in due casi ricovera.ti nel nostro ospedale milita.re. Il substrato tubercolare e sifilitico, o l'uno accoppiato all'altro, sono una. fra. le ca.use precipue delle affezioni auricolari croniche, il che si desume anche dal fatto che, mentre le otiti di altra natura passano in tempo relativa.mente breve a. guarigione, queste inve.ie permangono fino a. che l'organismo abbia. trionfato colla neutralizzazione completa. delle tossine speciali circolanti. Difatti tali affezioni vanno decrescendo colla. età fino a. cessare dopo il 25" anno; perciò rari sono i casi che dopo tal periodo di tempo si presenta.no a.gli ambulatori per consultare gli specialisti in materia. L'orecchio per la sua. speciale configurazione, per le comunicazioni molteplici, è organo facile a. risentire dell'azione degli agenti morbosi che in particolar modo nella tenera. età pullulano nelle prime vie aree e digestive, dove per peculiari condizioni vi acquistano virulenza.. Trovato cosi un terreno adatto per il loro sviluppo, migrano per la. tuba. eusta.cchiana nell'orecchio medio, promovendo in concor-
518
OSSERVAZIONI SULLA CURA DELL E ACQUE DI S.ALS0lIAGGJORE
renza d.i altri micro·organismi, suppurazione la quale a lungo persiste per i numerosi recessi 13 de::1tando soventi serie complicazioni per la facile via di comunicazione, a mezzo dei linfatici, con organi importau ti. Uno degli esiti fortunati è la pE1rforazione della mambrana timpanica che permette drenaggio alla fuoruscita del pus; si stabilisce perciò una apertura a carattere fistoloso che perdura sino a processo esaurito e questa suole essere di lunga durata nei casi di scrofola e sifilide congenita. A vendo altrove osservato come la cura delle acque di Salsomaggiore modifichi rapida.mente i seni a lungo suppuranti dtille ghiandole linfatiche e quelli dovuti a carie ossea, cercai di vederne anche l'influenza nelle otiti croniche, in quelle specialmente che hanno per causa la scrofola e la sifilide ereditaria. Nello stabilimento balneario militare è difficile trovare sia per l'età, sia per la selezione che viene continuamente fatta, materiale per tali studi; mi rivolsi quindi a;lla cortesia del prof. Baistrocchi direttore del locale Sanatorium, parchè mi facilitasse tra i suoi ricoverati in tali ricerche, ed egli, come in altra occasiona, fece buon viso alla mia domanda, mettendo a mia disposizione anche i necessari mezzi di indagine; del che glie ne rendo, insieme al personale medico, le più sentite grazie. Pareva su!Je pri me clte scarso fosse il numero degli ammalati di otite, il che era dovuto sia alla poca entità dei disturbi da essa pro· vocati, sia al fatto che altre complicazioni della malattia genera.le più facilmente richiamavano l'attenzione; masern;ibilmeute aumentò quando in ogni caso non si trascurò di fare sistematicamente l'esame dell'orecchio. Trattandosi par lo più di bambini, ci si attenne per lo studio a mezzi semplici, alla portata ùella loro intelligenza, mettendo da parte tuttociò che presentasse qualehe complicazione. Gli ammalati venivano osservati prima e dopo la cura, la quale era della dur ata di venti giorni e che consisteva in bagni ad immersione in acqua salso · iodica a progressivo aumento di densità ed in inalazioni di vapore d i acqua madre pure a grado vario di densit.à, a getto diretto coll'appa·. recchio del Siegle. Devesi notare che i ricoverati nel Sanatorium, oltre a vitto sano ed abbondante, usufruiscono di frequenti pa,.;seggiate che col clima dalla reg ione, cost ituiscono un complemento benefico e non trascurabile della cura. Non essendo gli ammalati accompagnati da parenti e da storie cliniche dettagliate, si dovette per lo più fare a fidanza delle scarse no-
OSSE'RVAZCONI SULLA. CURA DELLE ACQCTb: DI SALSO'.\fA.GGIORE
519
tizie da loro stessi fornite, in ogni caso non si tralasciò di ricercare le stimmate che sogliono essere spe<.:iali ad alcune affezioni, vagliando tutti gli altri sintomi che potevano fare un po' di luce sulla genesi della malattia. Sarebbe stato profittevole sotto ogni riguardo, controllare molte osservazioni colla. siero-diagnosi, mezzo già usato d r, molti, ma ciò fn inattuabile per molte ragioni . È perciò che in alcune storie si dovette fermarci su alcuni cara't· teri somatici che sono sino ad un certo punto appanaggio della eredo,sifilide, per mettere in rapporto la otite riscontrata con una tal causa,. Il numero dei casi riportati in confronto al materiale ahbondaute riuscì assai limitato, il eh~ è da attribuirsi più specialmente al fatto che dovetti lasciare 8alsomaggiore per ragioni di servizio, proprio nel momento più p1·opizio per le osservazioni, mentre sul principio riuscivano scarse per la poca attenzione portata dagli ammalati alle affezioni auricolari. 1. M. F . di anni 14, da Brescia, m. All'età di s ei anni <'Omp:i.rve !!colo purulento dai dotti uditivi che cessava ad intermittenze. Si :iecC'n t uò per morbillo che ebbe o r son due anni. È un adenoideo. Nutrizione scadeute. Abito scrofoloso. Nes· suna anomalia n ella disposizione e struttura dei denti. Svilu ppo scheletrico armonico Stato della malattia p'l'ima della wra. - Perforaz ione delle membrane timpaniche nel quadrante inferiore an teriore, più ampia a sinistra. Granulazioni fungose scolo muco-purolento abbondante. Funzione uditiva normale. Risultato di essa a cu'l'a itltimata. - Nntrizione assai migliorata. Persiste la perforazione a sinistra. Scomparse le granulazioni. A destra la membrana è cicat rizzata, ed arrossata. Secrezione mucosa. 2. P. G., di anni 21, da Brescia, f. Soffre dall'infouzia di o tite media purulenta sinistra. Lo scorso anno ebbe recrudescenza del processo con dolori e fuorusc ita. &bbonda nte di pus. Presenta chemto congiuntivite bilaterale. Non vi sono <1,DOmalie nello scheletro. Carie dentaria estesa. Impianto degli iuc is ivi irregolare. Leggera rinite. Mes truazioni irregolari. Stato della malattia p1·ima della cura. - P er fornzione della membrana nel quadrante superiore anteriore ed in vicinanza di e~sa e sulla membrana granulazioni torpide, secernenti muco-pus. Non soffre di vertigini. Udito normale. Risultato d·i essa a cura 1illimata. - Stato generale migliorato. La perforazione tende a restringersi. È cessa.ta la sec:rezione purulenta. Anche la cherato con· giuntivite è migliorata . S. B. E, di anni 6, da Como, f. ])a due anni soffre di otite media purulenta destra. Condizioni geuerali di nutl'iziono discreta. .È anemica con eczema impe ti· ginoso ret ro auricolare. Numerose adenopa tie cervicali. Stato della malattia prima della c111·a . - Abbondanti vegetazioni fungose, san· guinan ti e secernenti muco-pus impediscono di vedel·e la membrnna. li condotto uditivo è macerato e tumefatto. Funzione udi tiva ben conservata.
520
OS~ERVAZlONI SULLA CCJ RA DELLE ACQUE D I SALSOMAGGlORll:
lllsultato d i e><sa a cm·a ultimata. - Le granulazioni in massimo numero scom• parse, laaciuno vedere una piccola perforazione in via di riparazione. Stato generale buono, adenopatie ridotte. 4 F. P ., di anni 9, da Busseto, f. Da parecchi anni soffre d i otite bilater ale che a volta ~ volta s i riacutizza con febbre, dolo ri, scolo purulento. Stato generale d epel'ito, anemico. Li ufo-adeniti multiple al collo. Asimmetria cranica, denti incis ivi spugnosi con seghettature al marg ine li bero. Rinite cronica. Staio della 1w1lattia prima della cm·a. - Distruzione completa della membrana timpanim a de~tra, con carie degli ossicini. A s inistra, la secrezione è p iù limitll.ta. Scarsa secreiione s iero-mu cos&. Udito ben conservato. R isultalo di essa a cura ultimata. - La nu t rizione generale ha molto guadagnato. Nessun miglioramento nelle condizioni dell'orecchio. 6. A . I., di anni 27, uubile, da Trecate. Dall'et à di 18 anni va soggetta ad attacchi e r ecrudescenze di otite media bilate rale. È un'adenoidea. Nutrizione deficiente. Mestruazione scarsa, leucorrea. Cranio oxicefalo. Dentatura irregolare, carie estese ai molari. Palato ogivale. Soffrì di cherato congiuntivite. Stato della malattia prima d ella cura. - Membrana integra a destra., l eggermente iperemica. A sinistra picco la perforazione n el quadrante s uperiore posteri ore, con qualche granulazion e tor pida. Secr ezione mucco-purulenta. P ercepisce Lene la voce afona. I ton i alti ed acuti sono n1Rl tollerati. Non vi ba nist11gmo. Risultato di essa a cul'a ttltilnala. - Colle condizioni generali migliorn.te e ces!':ato l o scolo purulento a ~inistra, dove la meml.Jrnna è arro~sata, tumefatta, in· tegra.. Sono scompar,.i i disturbi dell'udi to. 6. N. C, di anni 6. da Carnv11,ggio, m. Non s a dire q uando s ia cominciato lo scolo do.Ile orecchie. È a uemico con li u fo-adeniti al collo ed eczema impetiginoso ret ro auricolare. Cos tituzione sch eletrica irrcgol,1re, cran io voluminoso con bozze parietn,J i sporgeuti, p lngiocefalia, den t i1,ione irregolare. Segui di rachit ismo alle estremita. Eczema al naso. Staio della n1a/allia prilna della cura - Presenta otite media bilaterale con al.ibon,Jante secrezione purulenta. Le membran e sono perforate, assenzn. del trian· golo lam in,,so. Numero;e vt.:getn,zioui polipose maschemno la m embrana. Funzione uditiva, n orm a le. Hi.mltato di essa a cura ultimata. - È cessnta completamen te la secrezione; le membrane sono visibili, arro~sate e tumefatte. Scomparso il segno di Yalsalva. Le linfo-adeniti sono ridotte: migliornto lo stato generale. 7. M. P., di anoi 8, dn. Como, f . Presenta eczemi retro-aurico!ari, adeoopatie cervica li. E anemica. Nessuna. a nomalia scheletr ica. Dentizione r egolare. f:: a mmalata d i ot,ite dall'infan zia. Strrto della malattia 111·ima rlPl/a cura. - All'esnme otoscopico si , ode a sin istra una perforazione imbut ifo rme, la me mbr ana è fortemen te iperemicn, tumefatta. Dall'n.pertura fuorcsce p us. Funzione udili va n.ormnle. Risultato di essa dopo la cura. - Non s i riesce più a distinguere la perforazione, nè coll'espirazione a naso chi uso si vede usci re l iquido od aria. 8 . A. O., di anni 8, da Como, m. È un adenoideo con nu t rizione deficiente e liufo-adeniti limitate alle r egioni cervi cali. R.,golt1re couformnzione dello schelet ro. Proporzione degli arti, normale. Nessuna nnomnlia della dent izion e. Non sa precisare l'epoca in cui comparve lo scolo purulento da l condotto uditivo destro. Stato della malattia pl'i111a della cura. - Ali esame n cn ai riesçe a vedere il punto di perforazioue p<'rchè il fondo di::1 dotto urliti,·o e la membrana sono co-
OSSERVAZTO:'\l SULLA CURA DELLE .!.CQU~: DI SALSO)fAGOIORE
52[
perti da granulazioni di aspett.> rosso-grigiast ro. Manca il fenomeno di Valsalva. Udi to ben conservato. .Risultato di essa dopo la cura. - Le granulazioni sono in parte ridottP., cosicchè si vede la membrana arro;sa ta, leggermente tumefatt a, cope rta da essudato siero-mucoso. 9. G. V., di anni 11, da. Brescia, f . E un'adenoidea., con ecze ma al padiglione -0ell'orecchio ed al mento. Pleiadi gangliari alle r egioni cervicali ed ::.Ila reg ione sopraiiodea. Carie dentaria; leggero progaatismo. Rinite. Denti incisivi con im. pianto irregolare, palato ogivale, fronte sporgen t e. Soffre di scolo dall'orecchio dall'età di quattro anni con alternativa di p eggioramento e miglioraiue nto. Staw della m.alattia prima d ella cura. - Notasi n libondantc secrezione muco· purulenta dal condotto uditivo di destra che si trova ostruito di. abbondanti granulazioni fungose e sanguinanti. A s inistra. si può vedere una perfora1.ione in basso ed in avanti, di aspetto c ircolare. imbutiforme. Udito regolare. Risultato di essa dopo la cura. - Miglior a t e le condizioni g enerali, a sinistra si nota. la membrana tumida, arrossata, senza traccia ui perforazione. Leggera secrezione muco-sierosa. A destro. le granulazioni si _sono ridotte e con esse la sec rezione che è assai scarsa. 10. A. B., da Milano, di anni 8 e m ezzo, m. È in condizio ni g enernli di nutrizione discrete; ha pla.g io-cefalia. ed un'ampia c icatrice alla fronte, aderen tti, da. .antica lesione ossea, naso rinca gnato; irreg olare l'impianto dei denti, co n incisivi piccoli, spugnosi, con margine seghettato . Leggiern. rinite. Dallo scorso anno soffre di mal d'orecchio che sa.rebbe insorto dopo un'angina ca tarrale. Stato della malattia p1·ima della cura. - Si nota no le membrane timpanich e, iperemiche, t omentose di modo da n on esser vis ibile il manico del martello cd il triangolo luminoso. Non si o •sorça alcuni• po1·forazioue. Funzione u ditiva bon conservata. Ris-ultato di essa dopo la cura. - Le membrane sono meno i.r1·03sa.te e mostrano la loro naturale struttura Non vi ha alcuna secrezione. 11. C L., di anni 14, da Mantova, m. È anemico con poli-adeniti al collo, ed eczemi retro-auricolari ed alla. faccia, Seni fistolosi al collo. Oxicefalia, fron te olimpica, palato ogiYale, carie dentaria, segni di rachitis mo agli arti inferiori. La. ma· lattia dell'orecchio destro si iniziò a sei anni, con successi va carie dell'apofisi mastoide. Stato della malattia prima <lella cura. - Catarro purulento abbon d:mte che non permette ad un primo esame di veder la membraua. Successivamente la si può osservare tumefa tta, ede matos a, coperta da v egetazioni polipose, di colorito grigio-sporco. Con espirazione a naso e glottide eh iusn, si osservano bollicine lucenti fuoruscite dalla parte anteriore. Udito n orm,tle. Risultato di essa dopo la c·ura. - Colle migliorate condizioni generali è pres&achè cessata la secrezione e si è modificata in siero-mucosa. La me mbrana d i aspetto rosso-cupo, tomentosa, è facilmente s anguinante. l'iella parte postol'Ìore sono visibili ancora granulazioni di aspetto rosso-chiaro. · 12. R. E., di anni 7, da Milano, m. È un· adeno ideo, con abito scrofoloso, anemico, assai denutrito. Denti1.ione irregolare, a den opat ie multiple al collo. Da un anno soffre di otite media. bilaterale e non sa dire la causa, sare bbe però comparsa lentamente. Stato della malattia prima della cura. - A destra, la membrana è integra, a.rrossata. Si vede bene il manico e la piccola apofis i del martello; triangolo lumi-
522
OSSERVAZIONI SOLLA CURA DELLE ACQUE DI SALSO)IAGGIOUE
no.ilo poco visibile. Non vi ha. sect'ezione. A sinistra, modica secrezione che fuoresce da una piccola apertura in basso. Scarse gra.nula.zioni, posteriormente. Funzione uditiva normale. Risultato di essa dopo la cura. - Scomparsa. la secrezione a. sinistra. Membrana integra, iperemica. È vi~ibile il triangolo luminoso. 18. F. M., di anni 8, da P a rma, m. Adenopatie multiple al collo ed e.gli inguini, dovute queste ad eczemu delle coscie. È denutrito ed anemico. Presenta strabismo convergente, prognatismo con palato ogivale, cranio a pan di zucchero. Rinite cronica. Impianto dei denti incisivi irregolare e con margine seghettato. Non sa dire qul\ndo si s ia. iniziata l'affezione delle orecchie, la quale poco lo disturba. Stat? dPUa malattia pri1na delta ciwa. - Otite media bilaterale con perforazione piccola ai quadranti posteriori superiori. Scarsa secrezione purulenta. Udito ben conservato. Risultato di essa clopo la cm·a. - Pers istono le perforazioni; scomparsa la sec1·ezione. 14. F. G., di anni 11, da Poviglio m. È la terza volta che viene al Sanatorium pe r manifestazioni scrofolose. Dalla più tenera età è ammn.lato da otite sinistra. Non ha stimmate speciali. Stato della malattia prima dellri cura. - Dalla ampia perforazione che si ossen·a. a s inistra t1 che lascia veder e In. carie degli ossicini geme scarsa secrezione. P oste1·iorme11te vegetazioni polipoidi. Funzione ud itiva normale. Risultalo di e:1sa dopo la cura - Condizioni dell'orecchio immutate. Migliorato lo stato generale di nutrizione. 15. P. M., di anni 19, da )I ilano, f. Si presenta assai denutrita ed n.nemica. Abito scrofoloso. Segni di rachitide agli arti e colonna vertebrale. Mestruazioni irregolari. L,rncorrca. Carie dentaria. estesa. Incisivi piccoli, pontuti, con margine fras tagliato. Soffre rii otite destra dall'infanzia, per cui l'anno decot·so nell'Ospedale c ivile di Milano. fu sottoposta a raschiamento ron ablazione del martello. . 'tato delta malattia prima dPlla oura. -- Distruzione completa della membrana timp1rnica di clestrn. con scomparsa degli ossicini. Scarsit secrezione siero-mucosa. Udito ben con<;ervato. Soffre d1 vortigini Non ha nistagmo. Risultato di essa do110 la cura. - Condizioni dell'organo immutate. 16. A. Z., di anni 14, da Milano , f. E' in buone condizioni di nut.rizione, non è ancora mestruata. Presenta eczemi\ cronico del naso. Adenopa tie cervicali con seni fistolosi. Nessuna stimmata speciale. Conformazione scbelet1·icn. regolare. Rifei-isce che solo dn1 primi dell'n.nno corrente cominciò la mall\ttia de lle orecchie con do· lori violenti, feblire, secrezione abbondante che andò d iminuendo sempre più. Di tn.nto in tanto va soggetta a dolori acuti alle regioni auricolari. Stcilo della malattia prima della cura - All'esame otoscopico, non si ha cheleggera iperem ia delle membrane. Trinngolo luminoso distinto. Nessuna. secrezione. Risultrito di essa dopo la ciira. - Sono scomparsi i dolori. 17. P. L., di anni 8, da Milano, f. Abito scrofoloso. Eczemi alla faccia. ed al padiglione dell'or ecchio. L inf'o- adeni ti al collo ron seni fistolosi. Ha sofferto di congiuntidte. Carie dentaria. L eggero valghismo. Rinite cronica. Naso a sella ; fronte sporgente per bozze frontali molto sviluppate. E' denutrita, anemica. La affezione A.uricolare data dall'infanz ia, con alternative di peggioramento e migliora mento. Staio della malattia /)rima della ciira. - Otite media bilaterale con perfora· zione circolnre, imbutiforme della membrana, più grande a sinistra e situate nel
OSSERVAZIONI SULLA CURA DELLE ACQUE D1 SALSOMAGGIORE
523
quadrante posteriore inferiore. Abbondanti granulazioni fungose. Secrezione muccopurulenta, modica. Risultato di essa dopo la cura. - La secrezione è assai diminuih; le membrane arrossate con leggiero essudato sieroso. Negativa la prova di Valsalva. Le granulazioni diminuite e di bell'as petto.
In base all'osservazioni sopra. riferite, si può concludere che una gran parte delle otiti va compagna alla scrofola e che un'altra, certo non piccola, è dovuta, in base a stimmate proprie di detta affezione, ad eredo-sifilicle. È vern che q nesta asserzione meriterebbe più ampia conferma colla prova di dati anamnestici e di quelli forniti dalla siero-reazione; ma sappiamo pure che esse non sono sempre sicure e lasciano dei dubbi. L'esame otoscopico ed i sintomi non permettono cl i fare una distinzione tra le due malattie che pou110 del r esto coesistere per simbiosi. La cura dei bagni e delle inalazioni agendo favorevolmente in uu caso e nell'altro, spiega il miglioramento e talort1. la guarigione del maggior numero dei casi. La eredo-sifilide nelle manifestazioni sia dell 'or ecchio medio che interno, non mostra differeuze da quelle che avvengono in altre malattie, cosi si ha la. suppurazione dell'orecchio medio con il corteo di tL1tte le altre complicazioni e raramente, secondo le statistiche del Baratoux, appare sotto forma di sclr3rosi, come nella lues acquisita. L'Hutchinson fin dal 1863 descrisse nei bambini eredo-sifilitici, sordità. che fa salire al 10 p. 100 e con essa, stabilì la triade fa.mesa. Una tale sordità. sarebbe dovuta ad alterazioni nervose del N. uditivo nel labirinto e troverebbe un'analogia in ciò che si riscontra nella retinite sifilitica.. La bilateralità però della affezione avrebbe fatta avanzare l'ipotesi che in questi casi si tratti di lesioni che interessano i centri nervosi nel pavimento del IV ventricolo, donde emergono i nervi acustici e sarebbe identica. alla sordità che si osserva nella tabe. La pE-<rcentnale data da. Hutchinson, se viene messa a confro11to negli ammalati che accedono a.gli ambulatori di otaiatria, deve essere assai ridotta, mentre invece sarebbe di molto più frequente la forma differenziata come sifilide ereditaria tardiva che comparirebbe dai dieci 11nni in avanti e che, secondo il Gradenigo, si protrarrebbe sin oltre ai venti anni. Essa. è assai spesso ignorata, combina con alcuni casi osservati ed interessa. assai vicino in rispetto al servizio militare. Tralasciand o di parlare dei vari esantemi che possono a.versi compagni all'otite esterna tale forma. decorre come d'ordina.rio ed oltre l'infiammazione purulenta della cassa, può assuP1ere andamento più grave ed interessando gli ossicini, dà luogo non infrequentemente a carie ed a necrosi. Nell e due
.52±
OSSRRVAZION[ SULLA CURA DELLE ACQUE DI SALSOMAGGIORE
alternative o avvenga u ua cicatrizzazione la quale non sempre è apparente, ovvero apporti una. diminuzione della facoltà. uditiva, non si ha. <:he scarso ed insufficiente criterio per farne sospettare l'origiue specie.le. Così generalmente il giudizio si basa sulla mancanza del corteo sintomatico che suole precedere ed accompagnare la otite ordinaria; l'esplosione perciò indolente di questo catarro purulento, senza febbre, senza disturbi loca.li, in adolescenti che presentano partic0lari stimmate nel senso di una tara eredo-sifilitica. Queste possono o comprendere tutto l'essere, come la facies, la costituzione, l'infantilismo, o solo interessarlo in modo parziale, come le malformazioni craniche, que.lle delle ossa nasali, dei denti, dei mascellari, degli arti; oppure si estrinsecano per mostruosità, come nel gigantismo, sproporzione degli arti e così via. Taii caratteri, come quello dell'eredità, hanno scarso valore se non sono sostenuti da prove più sicure fornite dai recenti mezzi di indagine, e solo con tutti si farebhe molta. luce sulla genesi di siffatte otiti e si avrebbe un indirizzo curativo e profilattico più razionale. MentrA le otiti da eredo-sifìlide sono abbastanza frequenti, non lo sono molto que lle da lues acquisita, tantochè è raro osservarle negli ospedali militari ed anche pochi sono i casi segnalali nella Clinica dermosifilopatica di Parma da oltre un . decennio. Frequenti sono al contrario le otiti che insorgono quale complicazione di altre malattie, come morbillo, influenza, scarlattina, tifo tee., e ben lo dimostrano le statistiche dei mesi di inverno e primavera dei nostri ospedali militari; ma che per altro sono da differe nziarsi da quelle che vengono ridestate dalla concorrenza di microrganismi i più svariati e che sono dovute alla scrofola. In quelle dopo una tumultuosa compar:;a di sintomi che mette capo a suppurazione colla perforazione della membrana timpanica, tutto rientra nel normale con la cicatrizzazione della apertura e la mortalità per le complicazioni è minima; nelle altre invece il processo segue lentamente per molti anni con varia alternativa, si notano compli cazioni da parte di a!tri organi e cessa soltanto quando l'or~anismo ha acquistato il potere di opporre resistenz~ e neutralizzare l'invasi one delle so,tanze tossiche elaborate dagli speciali agenti morbosi. Come la scrofola e la eredo-sifilide offrono nelle varie loro manife,;tazioni, e nel caso nostro, nelle otiti, un certo parallelismo, cosi lo osserviamo negli effetti d ella cura delle acque di Salsomaggiore, non che esse facciano sentire l'azione direttamente sull'[,.gente patogeno specifico, con tro cui la scienza possiede altri mezzi, ma bensì sui loro prodott i che derivano dall'alterato metabolismo cellulare; non altrimenti di q uello che osservia mo succedere n elle malattie da alterato ricambio.
OSSERVAZIONI SOLLA OURA DELLF. ACQUE DI SALSOMAGGIORE
62t>
È così che l'azione di queste acque, trova sua indicazione in determinate contingenze, perchè l'eme.nazioni in esse contenute trovano affinità speciale con sostanze che circolano nell'organismo ammalato. Per ricerche fisiologiche di recente data, è stato provato che le emanazioni del Radio le quali durante il bagno penetrano nel corpo e che vengono in parte eliminate per via renale, entrano in circolo per mezzodella inalazione. La terapia delle emanazioni attraversa un nuovo stlldio; riesce però ancora difficile stabilire norme risolutive, causa il loro insicuro dosaggio, la speciale instabilità e la loro volatilizzazione, perchè le sostanze ua.tura.li come anche le radioattive, non si possono serbare in recipienti chiusi e perdono di massima troppo presto l'azione loro. Cosi l a emanazione nello spazio di quattro giorni viene distrutta per la. metà della quantità iniziale e scompare in trenta giorni. Un gran passo ai è già compiuto nel mantenere durevole la fluidità di essa. È pr~cisamente in appoggio a tale osservazioni che la cura sortirà effetto più efficace qua.udo sia. fatta in loco dove, come per Salsomaggiore, l'atmosfera è pure molto radioattiva. ed~ coefficiente importante dell'esito. Tenuto conto perciò della favorevole influenza spiegata dalla cura <lelle acque di Salsomaggiore sulle otì ti, siano esse dovute a scrofola o a.d eredo-sifilide, meriterebbe venisse tentata in tutti i casi di affezioni auricolari sviluppatesi in militari per i quali o non è possibileo non si crede opportuno prendere provvedimenti medico-legali definitivi; a meno che le complicazioni insorte fossero così inoltrate da non dar più speranza per nn esito felice in t.empo breve. La. cura delle emanazioni darebbe i risultati migliori nelle malattie croniche di indole reumatica e gottosit; mentre in quelle nervose l'effetto sarebbe molto minore, rlove è il sintoma dolore che suole specialmente migliorare. Le condizioni anatomiche '.'!elle articolazioni dipendenti da traumatismo e che vediamo essere efficacemente influenzate colle fangature come in A.equi, in A.bauo, sono per nulla ·migliorate. Negli essudati, gonfiore, inspessimento e raggrinzamento delle articolazioni, la cura riesce bene se associata a q nella con fi brolisi,ua. Finora si è solamente constato che l'azione biologica delle emanazioni del Radium accelera il ricambio materiale ed attiva i fermenti autolitici e si spiega sui nervi vaso-motori nel senso di una dilatazione che porta ad nn peggioramento nella eritromelR.Jgie, ad un miglioramento invece sensibile nel morbo di Reynand. In ogni caso prima di ammettere alla cura, converrà vaglia.re prudentemente le ca.use, la natura, lo stato dell'affezione e nel nostro caso
526
OSSERVAZIOXI SULLA CURA DELLE ACQUE DI SALSOlUOOJOR B
tener conto della anamnesi, dei segni obbiettivi, sia nell'inte;:esse dell'ammalato sia anche per non ingombrare soverchia.mente le mute, come bisognerebbe sfatare la credenza in molti radicata, che specialmente, per la sifi lide, sono necessari tre a.uni di cura consecutiva di bagni di Stl.lsomaggiore, per far sparire ogni traccia. Tra i numerosi esempi che si potrebbero citare per la conferma della vera efficacia della cura. dei bagni di Salsomaggiore, meritano d i esserne riferiti due in quest'anno osservati, che possono dar luogo a speciali considerazioni. M. A., sergente del 21 artiglieria, proviene dall'ospedale militare di Parma, ove era stato in cura per linfo-adeniti alle regioni cervicali e laterali del collo. Tutti i mezzi erano stati esperiti sia durante la sua degen7.a in ospedale che nel tempo di licenza di convalescenza, dalle iniezioni alla Durante a cu re ricostituenti ed esportazione di a lcune g hiandole più voluminose, ma senza alcun profitto. Visitato alla sua ammissione nello stabilimento, presenta. alle regioni laterocervict1.li lin fom i così voluminosi da sembrare come il capo fosse affondato nel collo; è assai denutrito ed anemico ed ha febbre serotina che raggiunge in media i 38~5. Alcune delle a.d enit,i sono in certi punti fl uttuan ti. Non si notano sintomi polmonari, all'infuori di respiro aspro nelle fosse infraclavicolari; cuore sano. L'ammalato non ha precedenti ereditari e morbosi da. rjchiamare attenzione speoiide. L'esame del sangue fa veder e linfociti piuttosto numerosi e la radiografia non ha mostrato alt.erazioni nell'ambito polmonare, nè ghian · d ole peribronchiali iperplastiche. Si fu in forse di accettarlo per la febbre, la quale, come vogliono i più, contro indicherebbe la cura ed anche nella considerazione che lo stabilimento non ha. modo di tener separati tali infermi e di istituire una dieta. conveniente. Lo si trattenne per insistenti sue preghiere, sorvegliandolo io modo speciale, sottoponendolo a vitto adatto e facendo le cure al mattino. Si osservò -così che la febbre a poco a poco rimise com pletamente, che migliorarono le cond izioni locali e generali, aumentò in peso e per tale miglioramento venne proposto per una con t inuazione di cura. Dimesso dopo venticinque giorni, usufruì di una lunga licenza d i convalescenza, durante la 'lnale intrn,prese una cura con preparati d'arsenico. Nell'ottobre fece altra cura di bagni ed inalazioni, dalla quale ancora molto si a,vantnggiò, come ebbero a confermare per lettera i snoi genitori. Questo caso ser,irebbe anche a. dimostrare che la febbre quando non sia sostenuta da alterazioni viscerali g ravi, non è co1~tr oi11òicazione alla cura, potendo i materiali tossici circolanti in piccola dose essere neutralizza.ti dalla emauazione colla quale entrano iu combinazione.
OSSERVAZIO~I SULLA. CURA DELLE ACQUE DI S ALSOMAGGIORE
527
L 'altro esempio concerne un maresciallo di fanteria. che si trova.va. in licenza. di convalescenza. per gonartrite destra, della quale era stato curato nell'ospedale milita.re di Parma e che fu consigliato di intraprendere la cura dei bagni di Salsomaggiore, prima di quella delle fanga.ture di Acqui, alla quale ultima era stato proposto. Avendo domandato prima di far la cura di esser visitato presso lo stabilimento militare, venne trovato di costituzione fisica robusta., alquanto obeso, con ricambio lento, tendenza all'artritismo. Non ha pn,cedenti morbosi importanti, in famiglia vi sono soggetti con diatesi artritica. È fumatore, bevitore discreto di vino. Per incedere ha bisogno dell'aiuto di due bastoni, l'arto destro è semiflesso e non poggia al suolo che colla punta del piede. L'articolazione del ginocchio è ingrossata. uniformemente, sono scomparse le fossette laterali della rotula; non si percepisce fluttuazione. Le urine fortemente acide, contengono molti urati: assenza. di zucchero e di albume. A cura ultimata. e che durò per venti giorni, le condizioni della. articolazione sono ritornat,e pressochè normali, cosicchè egli cammina senza sostegno e senza zoppicare, poggiando il piede al suolo. Que1,ta osservazione avvalora la indicazione della cura nei casi di artrite gottosa, come in molte altre affezioni. specialmente n ei postumi lasciati dalla sifilide. Ed è lecito pe nsare che il siero sanguigno di tali ammalati alterato nella sua. composizione dai prodotti elabora.ti da agenti specifici, venga favorevolmente influenzato da elementi imme~si in circolo i qua.li neutra.lizza.no la. sua. composizione e ne stabiliscono di nuovo l'equilibrio biochimico. Di qui per l'efficacia ed il buon esito della cura, l a necessità di saper valutare quali siano le stazioni balneari che più si 0onfanno a.i singoli casi ; il qual compito urta spesso in gravi difficoltà per le cognizioni assai scarse ed ancora basate sull'empirismo. Parma, aprile 1911.
BIBLIOGRAFIA. De la eyphil. dr. l'oreillc. Revue m ena. d'otologfo etc. Schu·artze'a Haw:lbuch Archiv. f. Ohrenheilk. RuTOBlNSON. Sur cert. malad. de l'oreille conséc. r\ la eyph. Mrédit. Io. - Syphilis. A. FOURNIB'R. - La syph. héréd. tardive. J UNo B eitrag zur Kennt,nu, der syphil. Erkra,ik. dea Acu8ticttR..•tnntnes . 1889. D .' FELIX MANO&L-ESSEN. - La terapia drlle ema,iazioni a m e:zo delle inie:::. di radio intermuscol. Deutsche m ediz. Woch 1891 3. D : Jou. HADER~Al-'N. - Die luctische Erkrankung des Gchòror:1an e (Klin. Vortrèige 41'8 dem Gebiete der Otologie u.nd. Pharingo-Rhinol. Erst. Batid. N e-imtes H eft). E FO'OBNIEB, - Stigmat. Dystrophi q. de l'H éréd. Syph. 1898. B ,HlATOUX, -
G RAOENIGO. -
528
LE FORME DI PAZZIA NE! MILITARI Per il capitano medico dott. Placldo Consiglio, addetto all'ospedale milita.re di Roma (assistente onorario della C1inica Nevropo.tologica della R. Universit-è.)
I. - Si è mo! to discusso, se col progredire della civiltà, avvenga. un 1·eal.e aumento nel numero dei nevrotici e dei pazzi, o se invece l'aumento non sia che apparente, cioè statistico, e dipendente dalle più diffuse cognizioni psichiatriche, dallo studio di parecchie forme mentali dapprima indistinte nella vasta zona grigia degli eccentr ici e dei bizzaITi o dei deficienti, come pure dall'aumento dei luoghi di cura, e dalla maggior fiducia cho il popolo ha nell'ospitalizzazione dei pazzi. È cP.rto che la c iviltà. è un virus di notevole potenza tossica, come ben dice il Ferri, ed allato ai suoi splendori crescono !lincronamente le ombre: la maggior somma di godimenti ed i relativi desideri, accresciuti in molti, e diffusi sempre più nella massa d ella. popolazione, l'acuirsi dei bisogni e quindi delle attività. lavoratrici, i l fervore enorme delle industrie e dei commerci, la vita stessa più intensamente vissuti1., tutto ciò costituisce nna serie di fattori che certamente ammorba - con la miseria, la denutrizione, il vizio e gli altri fattori più direttamente tossici che aumentano, pnr troppo, con la civiltà - sia l'embrione maturante nel seno di una donna, spesso provata da. molteplici cause degenerative, - sia l'individuo nel suo sviluppo biop~ichico, e ne intossir.a le fouti della. vita, e ne degrada. il potenziale energetico. Onde molti soccombono, con la morte o con una delle forme di naufragio della mente umana - delitto, pazzirl, sn icirlio - (Ferri), o debbono fatalmente arrestarsi, o degradare, ad una forma di adattamento inferiore alle condizioni sociali di esistenza (amorfi, servili, degenerati, vagabondi, prostitute, ecc. - Sergi). 11 moltipli carsi delle r elazioni interpersonali (Bianc hi ), il cosmopolitismo, l'azione delle citttì-piov1·e (Van der Velde) che costituisce lo inurhanismo, la diJJ'usione stessa della cultura, elementare spesso, e scompagnai-a da fattori di educazione morale e del carattere, formano al trettiwti cause cbe si aggiungono alle altre nell'esaurire i sistemi psico-nervosi, e nel degradarne le energie, le cui ri ch ieste d'altronde vanno sempre più crescendo per il complicarsi progressivo dei modi di
LE FORME DI PAZZIA NEI MILITARI
529
vita ~ di attività sociali, e dei mezzi stessi di lotta nella fase industriale di civiltà. Ma. appunto perciò ben pensa il Tamburini che l'aumento della. pazzia. è in gran parte apparente perchè in rapporto col fatto che, da una. parte le crescenti esigenze neUo adattamento ambienta.le, più complesso ed elevato, dall'altra la istruzione cresciuta e sopra.tutto asse.i più diffusa, hanno . meglio messo in luce moltei,lici deficienze ed a.normalità della. personalità psichica, nej suoi rapporti , mesologici: di quella. cioè che splendidamente il Venturi chiamava personalità sociale. Vale a dire, tanto la collettivitit che la famiglia hanno sempre più inteso la morbosità di molte manifestazioni a.noma.le del carattere e della. condotta, e il danno che deriv1t da tali individui per le deviazioni sentimentali od intellettive, o per lo meno la. forza d'attrito che producono nell'ingranaggio collettivo, ed il loro non-valore fìnchè duri eletta condizione morbosa: tale per costituzione biologica o per fattori esogeni, anzichè per un affiatus demoniaco o per perversa. volontà morale dell~infermo. Questa sempre più acuita sensibilità sociale verso le anomalie meota.li, e sopratutto ètiche, è effetto del progresso scientifico, e bast,i a scagionare la civiltà d,dle colpe che su di essa gli spiriti oscurantisti ed i laitdatoi·es temporis acti lanciano con l'acredine che deriva da una vera fotofobi,1 mentale: la civiltà ha messo meglio in luce i fattori degenerativi della vita umana, la scienza ne ba illuminato le tènebre e lotta per risa,narne le sorgenti e per fecondarne il germoglio; il progresso prosegue il suo fatale andare verso una mèta sempre più radiosa, ove il lavoro sia godimento del braccio e del lo spirito, e vivificatore di energie, ove tutte le attività umane siano po3te in valore, e siano ridotte al minimo le molteplici cause che le degradano o le isteriliscono; dove l'uomo possa alfìn sentirsi signore cosciente di sè, nei suoi rapporti con la. natura, nella grande serra, calda e fiorita, della. sentimentalità solidale con tutti gli nma.ni e col mondo di cui fa parte, e che in lui ha acquistato coscienza di sè ! I~. - I va.rii complessi fattori che hanno condotto ad nn aumento, ·apparente o reale che sia, dei pazzi sociali, ne determinano per riflesso ed in rapporto immediato, un aumento nel numero degli iscritti e dei militari, degli iscritti sopratutto, come ho dimostrato in altre pubbl icazioni. Ma. l'aumento, specialmente fra i militari, è dovuto sopra.tutto - e nel nostro ambiente si trova chiara conferma - alla più acuita sensibilità collettiva verso le forme anomale dello spirito : inoltre si sono com plicattl le relazioni interpersonali, si sono a.cere sciute notevolmerite le richier,te di energie psico-morali che oggidì l'esercito fa ai suoi componenti, e sempre più si accresceranno, sia. 34 - Giorn'l/e di medl:i11a 111ilil11r~ -
Fa.,~. VII -VIII.
530
LE ~-01urn DI PAZZlA NEI MILITARI
perchè il soldato si avvia ad essere tale per sforzo cosciente ed inteUigente di volontà, sia perchè l'esercito progredisce verso l'espletamento di molteplici funzioni sociali. Parallelamente crescono, e si affinano, i rapporti disciplinari, i metodi pedagogici, le varietà di ùtruzioue tecnica, ora che la guerra va di vantando una immane, ma sapiente ed intellet..tuale mossa scacchistica, nella quale si applichino tutti i più raffinati ritrovati scientifici; e crescono pure il senso della vita mora.le, e della responsabilita umana, e della cooperazione attiva e solidale, in armonia alle correnti di idee e di sentimenti che formano nel complesso la formida,bilA eredità sociale (Sca.ràno), gravante sulle reclute, e su di esse fervidamente operante nel loro adatta.mento psico-fisico al nuovo ambiente, ed alle nuove maniere di vita e di atti vi tà nerYose. Onde, e per i progressi della psichiatria milita.re, sempre un mag· gior numero di giovani si disvelano non valori, o dannosi alle funzioni dell'esercito, oltre che per le forme conclamate di psicosi e di nevrosi, per le incompletezze e le disarmonie della personalità psico-morale, per le dedazioni evolmive di essa, per le dismorfìe del carattere. Sono questi ultimi, anzi, i i<oggetti più dannosi o pii1 inutili, spesso misconosciuti, trasgressori delle norme disciplinari per inattitudine educati,a, od anche costituzionale, detriti umani dello specifico aggregato; eome sono spesso più dannosi i tanti anomali del senso more.le o delle attitudini nevrotiche della personalità, che costituiscono equivalenze morbose, espressioni particolari del perturba.meuto e della deviazione del sistema psico-nervoso, sul terreno comune della degenerazione e del l'epilettoidismo. Così anmentauo sempre più le riforme per lmorma.lità nervose e mentali, in proporzione ben notevole da un decennio all'altro, con as~ai benefica ri percu~sione sulla massa della criminalità militare, e sulla qualità di essa; intendo, sopratutto, della specifica e fata.le forma criminosa. del misdcismo, che specialmente - come ad onor nostro proclama.va. il Ferri alla Camera - si è attenuato con la pro~lassi dell'esercito, contro i degenerati epilettoidi, che da noi attiva.mente si pratica. Con tutt0 ciò siamo ben lontani dalla. meta; la profilassi morale deve essere più ampia, ma,ggiormente preventiva, più audace anche, nell'interesse collettivo e sociale, della disciplina. e dell'individuo, e come dovere statale rispetto ai sani che le famiglie tributano a.ll'eserci to per la tutela della pA.tria: ed occorre tntt.a una trasformazione e<l una scientifica organizzazione psichiatrica dell'esercito, ed un rin110,amento de l sistema punitivo attuale, al duplice scopo: di avvistare ed allontanare tutti gli anormali ed i degenerati ineducabili e refrat-
LE FORME 01 PAZZIA NEI MILITARI
531
i.ari a questa forma superiore di vita sociale, e di emendare e miglionre - nella mente e nel cuore - gli educabili, ed i riadattabili utilmente alla vita militare. III. - Dopo ciò, quali sono, in realtà, e nonostante l'attiva, profilassi morale esercitata sugli iscritti di leva, le forme morbose della mentalità che noi ritroviamo nei militari? Ed esiste realmente una, o varie forme specifiche della vita militare stessa, come vogliono alcuni autori, specialmente di confusione mentale nel campo delle psicosi, di epilessia nel caro po della nevrosi? A questi problemi la soluzione può venire da due vie: tia uno studio dinicosintetico che l'osservatore - che abbia una specifica competenza. - può fare in un grande ospedale, com'è specialmente quello di Roma, specula ricchissima per le indagini delle anomalie me ntali dei militari; e da uno studio statisticoclinico fatto sul materiale di un grande manicomio, ove affluiscano - da un forte presidio - i tipi_ più conclamati di pazzia in militari. E dico più conclamati in quanto oggidì, come si pratica in quell'ospedale, e come dovrà farsi in tutti i nostri prima.rii stabilimenti di cura, parecchi psi copatici che debbono essere sottoposti a perizia psichiatrieo-forense, od a speciali indAgini medicolegali, o che presentino forme dubbie, o che si presumono di breve durata (d,l alcool, di\ tossici varii, forme a.cute, episodii versanici varii, sopratutto equivalenze psiconevrotiche protnitte, fasi psicopatiche transitorie in degenerati ecc. 1, che non siano pericolosi nè ab bisognevoli di mezzi speciali, vengono trattenuti in un speciale reparto, ove sono studiati e curati: dopo, dato il giudizio medico-legale o psichiatricoforense, - quando ne sia il caso - sono direttamente accompagna.ti in patria, riformati, aliorchè si sono reintegrati od appaiono non più perìc~losi alla collettività. Cosi, contemperando giusta.mente le esigenze sociali e d:isciplina.ri con gli interessi dell'individuo, non si sottrae al medicolegista militare il soggetto sul quale deve essere dato il giudizio, che taute volte è mezzo per un inte.rvento, pecuniario per lo più, da parte dello Stato, che ben ha il diritto di vttlersi per tale accerta mento dell'opera dei suoi strumenti diretti; e rimane a.Ho studioso una l11rga mèsse di casi interessantissimi che, perfezionandone la cultura specifica., gli permette di estrinsecare l'opera sua, con maggiore utilità dell'esercito, non solo nel campo della medicina legale militare, ma. in quello più va..;to della igiene mentale e morale di esso. Tali due vie, sinte~icoclinica e statistica ho voluto seguire per dare uno sguardo d'insieme sulle varie forme cliniche di pazzia che si osservano nell'esercito, e che qui brevemente tratteggio, nella parte sintetica, perchè più ampiamente me ne occupo in altro lavoro.
532
LE FORME DI PAZZIA ::SEI 'MILITARI
•
** I. - Dal punto di vista clinico1 nel maggior numero dei casi di psicosi, si tratta di forme degenera.ti ve del carattere, di stati di incom pletezza o di deviazione evolutiva della personalità psicosociale, dicostituzioni neuropsicopatiche, odi equivalenze menta.li di nevrosi: queste forme il Cramer di Gottingen raggruppa nella categoria degli stati limiti (greuzzustanden), calcolandoli a circa il 90 p. 100 del tota.le; questa proporzione all'incirca osserviamo pure nel nostro esercito. EvideRtement,e tale proporzione va sempre più innalzandosi per quanto più lato si fa il concetto della profilassi morale, dalle forme tipiche a quelle - assai più numerose - che hanno fondamento psicastenico o nevrotico o degenerativo. Oosì, in quest'ultimo decennio, - per opera sopratutto di una schiera operosa. d1 ufficiali meiici, - da. una parte nel campo della. psicosi si è hen estesa. la loro valutazione - ai fini della. profilassi mo· rale dell,esercito e della utilizzazione nel servizio - anche alle notevoli disarmonie, o squilibrii del carattere, sopra.tutto alle deficienze ed anomalie del sentimento cd alle incompletezze evolutive della mentalità.; d,altra parte nel campo delle nevrosi si va dando il mnssimo valore alle espressioni della condotta. che ne rivelano le latenze, da quelle emotive reazionali a quelle costitutitve del carattere psicomorale, culminanti da un lato nei temperamenti isteroidi, dalla iperemotività. sentimentale, che produce spesso tentativi o attuazioni suicide, e dall'altro alla espressione, epilettoide del carattere, segnata dalle tendenze impulsive, violente, repentine, inadeguate agli stimoli ambientali, sul fondo degenerativo mora.le. Così sempre più si va sfatando l'accusa rivolta.ci dal • che cioè noi si dà molta importanza alle psicosi, scarsa alle Saporito, nevrosi, che dal punto di vista. della vita collettiva hanno maggior valore morboso: e basta. per tutti l'opera bella del compianto Scarsno, sulle nevrosi nell'esercito. Per meglio fissare Je varie proporzioni di queste forme, che da noi si osservano, ricordo alcuni dati di una. statistica da me fatta nell'ospe· da.le militare di Roma, raccogliendo i casi che vi ho potuto studiare dal 1° gennaio 1904 al 31 marzo 1908 (quasi tutti personalmente nei dne reparti osservazione e segregazione) : nel 1904 furono riformati o rimandati 105 militari ed inscritti, su cl i un totale - in tutto l'esercito- di 811, cioè il 12 p. 100, mentre il presidio di Roma gim1ge appena al 6 p. 100 dell,effettivo totale; l'aumento si è fatto notevole negli anni successivi, sino a 296 casi nel semestre ultimo Hl07-marzo 1008, vale a dire il 18 p. 100 di tutti
LE FORME DI PAZZIA NEI MILITARI
5:33
gli anomali riformati e rimandati dall'esercito: in tutto, nel periodo, 842 ca.si di a.normalità. psiconervose. Questi 842 casi vanno così divisi: 441 di forme psicopatiche diverse; 401 di nevrosi varie, delle quali 191 di isterismo convulsivo o di equivalenze psicoemotive; 238 forme nevrasteniche, di cui alcune cerebrasteniche, o da trauma, o ce;ratterizzate - nel maggior numero - da stati varii di eccita.mento emotivo, con agitazione ed escandescenze, episodi isteroidi, reazioni emozionali esagerate e protratte, stati depressivi, notevoli oscill azioni del tono sentimentale, per lo più con una condizione psicastenica fondament,ale, che deve riportarsi, secondo il Cramer, a forme nevrasteniche congenite, costituzionali. Poi vi sono 60 epilettici motorii, ai qua.li si dovrebbero aggiungere molti casi di isterismo degenerativo, in cui cioè si hanno manifestazioni isteriche sul fondo di un carattere epilettico; inoltre 69 casi di psicosi isterica od epilettica, nella quale categoria. probabilmente entrano parecchi tra i 25 caf>i di sonnambulismo, tra i 25 di confusione mentale e tra i 12 di psicosi cefalalgiche (come pensa il Mobius). 'l'ra le frenopatie: 26 casi di psicosi depressiva od ipocondriaca; 28 di alcoolismo cronico o stati alcoolici acuti su fondo degenerativo od isteroide; 90 di psicastemia originaria, con degener:.zione morale ed anomalie gravi del carattere, tra cui alcuni folli morali veri; 67 casi di incompletezze accentuate della mentalità (frenastenie in genere), comprendenti, anche, forme di primitività evolutiva, di disarmonie psicomorali, di degenerazione del carattere con incompletezze mentali, che, pnr non essendo vere psicosi, sono anche più perico lose per la vita OQllettiva, e rendono comunque inut ile, e dannoso, il permanere di tali scarti umani alle normali funzioni della vita sociale. Vale a dire che, nel complesso, predominano di gran lunga la degenerazione psicomorale e l'epilessia nelle sue vari.e espressioni: esse costituiscono il massimo problema igienico, e medicolegale, dell'eser cito e della so0ietà. tutta, sul fondamento originario di una incompleta 1 inferiore, condizione evolutiva, d'ordine morboso, della personalità biopsiohica. U. - a) Le forme nevrasteniche sono assai frequenti, e solo in minima parte comprese nelle statistiche dei riformati: alcune sono forme semplici - nevrastenia acquisita -· per lo più da :c:t rapazzo fisico, o da viziosità educative ; spesso migliorano col lavoro metodico e regolato, con l'attività. fisica disciplinata e sopratutto le furme cerebrali; alcune sono prodotte da contrasti emotivi, da urti disciplinari, da impressioni depressive dell'amor proprio, o da fatti nostalgici; molte volte possono aggravarsi nelle tendenze suicide, specie da preoccupazioni finan-
534
LE FORYE DI PAZZIA NEl M!LlTARt
zia.rie o da turbini passionali, più frequenti nei sottufficiali e nei carabinieri, per la pàrticolare condizione di servizio, e di possibilit~ economica in cui si trovano, e per altre cause che ho considerate altrove. Nel superiore lo stat,o di emotività, di irrequietezza morale, di impressionabi lità -- ch1:> esa.~erando i pot1:>ri reattivi ne scema ta potenzialità inibitoria, e quindi" riflessiva e cli autocritica - è ·non meno dao·noso, alla vita collettiva, dello stato di insofferenza, di scontrosità. e riottosità dell'inferiore. Le prime però ben pit'.l curabili, e meno ci.annose in genere, perchè sopratutto d'indole intellettiva, ed in soggetti che, in genere, hanno una cultura ed nna educazione morale: l'isterismo, i l caritttere epilettoide. note primitive de.Ila personalit.à, psiconervosa, s0no in genere del soldato e rappresentano stadii degenerativi o di incompletezza evolutivn.; la nevrasten ia vera è degli intellettuali, che si elevano .nella. gerarchia, e risentono perciò cerebralmente lo strapazzo; ed in ciò concor<1ano Ha.rtenberg, Bernard, Romeyn. Alcuni presentano la forma di 'llevrastimia en·ante del Meige, cioè desiderano e cercano sempre di mutare guarnigiGne, per una. equivalenza di tendenze vagabonde, cui spesso i nevrastenici sono soggetti, da un semplice stato ambulatorio che, producendo fatica muscolare, induce sonno ristoratore, sino a stati ossessivi, veramente, dal fondo abulico; a.llora essi incontrano anche gravi mancanze, pur di mutare, e rli allontanarsi da certi luoghi, se impressioni subcon scie si accumularono nella loro mente, sino a costituire nna valanga emotiva che, col valore di idea coat.ta, li sospinge verso un lno~o o fuori da ana sede. Allora, però, lo stato nevrast-enico è una fa,-e riacutjzzata. di una. predisposizione originaria, p8icastenica, messa in sommovimento nei detriti degli strati inferiori dalla contingenza r1efaticante o emozionante, che dà l'espressione di acuzie nevrastenica: l'idea fissa, lo stato osses.,ivo, impongono sempre una costitnzivne nevrotica originaria, che Ianet chiama di incompletezza psichica, e che è essenzialmente disarmonia e ~carso potenziale energetico, costituzionale, del sistema. Tnfìne molti c:11.~i ~ono di nen·aRteniri dùpP.pfita., !'\On 11.ggiuntA - tnlora - di disturbi cm·cliaci (Krishaber): o specialmente genitali (dalla nevrastenia spinale, con polluzioni, ejn.cnlazioni pre.;oci e faticanti, erezioni inco:nplete o frnste, alla impotenza psichica con stati depressivi, psendoipocondriaci); quivi si trovano molti tendenti al suicidio per la minorazione del tòno sentimentale, che lo scarso assorbimento intestinale, o processi autotossici digestivi, od anomali eccita.mentì del plesso solaro, producono; od anche per la preoccupazione che i
LE F01n1E DI PAZZIA l\'EI MIY, ITA.Rt
535
disturbi della. sfera sessuale ingeuerano, per via morale e per via. nervosa (faticamento, stati tensivi spinali, riflessi vasomotorii ecc.). · b) Ma, come più volte si è accennato, molti casi, dell'una o dell'altra. forma, associano al semplice stato di esaurimento, con debolezza irritabile del Beard, fenomeni variamente complessi, d'indole ossessi va, fobica, emozionale, parnnoide persino, con tendenze suicide o passionalmente lesive per altri, che depongono per un substrato ano:r;na.lo, nevrotico (nel senso del De Giovanni), della personalità neuropsichica. Invero sono assai più diffusi i casi della neurastenia. originaria, costituzionale, ed in ogni classe sociale: si tratta di insufficiente potenziale nervoso, onde, sminuito il tono energet.ico della personalità, i soggetti si stancano facilmente, si lagnano di continuo di molteplici sofferenze vaghe, appaiono fiacchi, poco 1·esistenti, àpati, poco volenterosi, pigri ed indolenti, nè le punizioni potranno mai valere a ritemprarli. Ma allato a questi scarsi valori, si trova.no molti altri che per l'instabilità del tòno sentimentale, per le oscillazioni neuropsichiche, e per la iperemotività. propria dei sistemi disarmonici, hann<> una impressionabilità esagerata, una maniera di reazione ambientale 1;ccessiva, facile, sproporzionata, si no agli scatti a.ntidisciplinari od alle improvvise azioni autolesive, o vanno soggetti ad episodii ansiosi, di angoscia, con le più varie perniciose conseguenze, od anche - per minime cause (alcool, fatica, punizione, indigestione) - soggiacciono a stati confusionali od ipomaniacali, subdeliranti od allucinatorii, assai somiglianti agli epis<,di psicopatici diversi dei degenerati, e.i quali molti si accostano intimamente (categoria dei deg:merati sMperiori del :Magnan, tra i quali taluni e volvono verso la paranoia. originaria., o rudimentale, specie nella forma 1·ifo1·mat01·ia od inventiva). e) I veri degenera.ti, (degenernli in/eriori) sono la grossa piaga di tutti gli eserciti: soggetti di incompleta e difettosa evoluzione, dalla personalità primordiale, o assai détraqués da 7iziosa educazione familiare e sociale, ed innanzi tempo · attossicati dell'alcool e dngli abusi d'ogni sorta, spesso ancora di famiglie tubercolose o artritiche, in cui serpeggia l'alcoolismo ed il crimine, e dilaga il malcostnme, o in cui la sifilide fa triste scempio delle fonti della vita . Anomali della scuola, discoli in famiglia; delinquenti o viziosi abituali, detriti sociali nella grande corrente umana, hanno fondamentalmente: ipoestesia morale sinc, ad un vero grado di analgesia psicoetica; ecci tabi lit.i. esagerata, impulsiva, periodica o a scatti, repentini!, e violenta; grande intollerabilità all'alcool (stati di ebbrezza. patologica, episodii psicoepilettoidi); od anche deficienze della mentalità, sopratutto per quanto riguarda la
5BG
LE FOR:\t E DI PAZZI A XEI MILITARI
nozione dei doveri sociali, e quindi la potenzialità di ad attamen to collettivo. Sono perciò destinati fatalmente alle var ie forme di adattamen to inferior<' (Sergi), dal delitto all'ozio ed al vagabondaggio, essendo incapaci di uno sforzo plastico, di un lavoro metodico e continuativo, e mancando spesso cli una esatta percezione dei rapporti normal i dell'io con l'ambiente. 'l'anto meno possono essere capaci di un adattamento superiore, quale importa. la spel:ifiM collettività militare, con le sue, particolari esigenze e complicazioni di rapporti ambienta.li. Tutti questi anomali involutivi sono sempre scarsi valori umani, anche se vengono volontaria.mente (per capr iccio, o per essere corretti dalla disciplina, o per aver modo di guadagnare la vita, o per a ltre ragioni che spesso dimostra.no la imprevidenza., e la fatuità dei motivi determinanti), o se dappril4.Pipio si mostrano volenterosi, per la novità dell'ambiente che li eccita in modo fittizio. Spesso, ancora, sono dannosi, o per la ind isciplina, o per la resistenza e l'attri to che producono nell'ingranaggio collettivo, o per il contagio morale pernicioso e fermentante, o per gli scatti e le reazioni repentine e violente, sopratutto nei tipi epilettoidi, nei quali, con o senza substrato di degenerazione mora le, vi è la precocità e la abnorme esagerazione d elle reazioni disci plinari. Essi debbono essere prontamente elimina.ti; alcuni pochi possono essere destinati a r eparti speciali, o sezioni di emendamento; i delinquenti comuni debbono essere ,ariamente trattati (riformati, od inviati alle dette sezioni od alle carceri ordiriarie ,, secondo che suggerisce, ed impone, l'esame psichiatrico da parte di uu uilicialfl medico specialista. Questo è uno dei più complessi problemi di psicosociologica militare, e la ragion d 'essere di una pronta e larga profilassi morale, di una prevenzione collettiva contro l'anomalo o il degenerato, prima. del danno attuale che la sua potenzialità criminogena minaccia ad ogni istante, per i contrasti umani inevitabili della vita colletti va. d ) Vengono poi le psiconevrosi ti piche, isteris11w ed epilesHia, di notevole importanza per la profilassi morale dell'esercito, sopratutto dopo che gli studii recenti di psicopatologia tendono ad accomunar le sul terreno degaoerntivo, e di una condizione primitiva - per ìnvolu· zioni o per infittenze morbose - della personalità bio-psicbica. Nell'anno 1005 furono ricoverati negli ospedali 91 isterici; molti altri sono temporaneamente eliminati dai corpi in seguito a convulsioni, ed all'iRterismo appartengono gra n parte dei 149 inviati in lic1:onza di convalescenza lunga o fatt i rindibili per ne,rosi, con pure pa.recchi dei ±!5 nevroliici ri formati nei primi dne mesi dell'a.rrolttmento. L'isterÌ('() è un psicopa.ti<.:o od un degenerato, qnalunqne tt>oria ,1 ogliasi
LE FORMF: DI PAZZIA NEI MILITARI
537
.accetta.re nella. sua. patogenesi (Ianet, Sollier, Babinski, Ola.ude, ecc.) : in lui si trova., più o meno, facile disintegrazione della coscienza., o restringimento del campo mentale, iperemotività imperante, tendenze all'automatismo psichico, suggestionabilità grande, notevoli oscillazioni di umore e di credenze, impulsività varie, specie d'ordine passionale. Ma anche nell'isterismo molte credenze si sono rinnovate, o vanno trasformandosi radicalmente: la nevrosi emotiva, la nevrosi d'angoscia, è attributo parziale, di :alcuni soltanto; le ten\lenze allucinatorie, di réverie, gli stati crepuscolari o secondi, gli episodi sonnamboli ci, sono piuttosto rari a trovarsi, ora sopratutto, e nei maschi, e per lo più prodotto artificioso, di cultura, dai medici o dall'ambiente. Rimane la attitudine anomala di primitività biopsichica, che rende irregolari ed instabili le espressioni di condotta; oscillante, impulsivo, irriflessivo il carattere; spe;;so con forme amorali od ipomorali, e con il cachet della violenza reattiva. emozionale, e con le tendenze menzognere e simulatrici, che sono appannaggio della costituzione anomala, degenerativa, della personalità, e non espressione della nevrosi isterica: questa è soltanto un epifenomeno di quella, un modo di essere della disposizione emotiva, forse d'ordine viscerale. La qual cosa ba anche grande importanza semeiologica, poichè la diagnosi dello stato degenerativo-isterico non può basarsi sulle vecchie note nevrologiche, spe0ie nel campo delle varie sensibilità, essendo i disturbi classicamente descritti prodotto artificioso, non stigma.ti permanenti, e patognomoniche. Invece la diagnosi occorre farla sui segni psichici, morali. ed emot.ivi; sulle espressioni del carattere, sulle note dt,l temperamento, sui modi di condotta ambientale: ed allora si vede come il quadro dell'isterico prenda dalla nevrastenia origina.ria per la parte psichica ed emotiva, e da.Ha degenerazione per lo scialbore o la perversione ètica. E, dal punto di vista sociale, esso si manifesta sopratutto con le due note fondamentali, di massimo valore per l'esercito : la credulità, la suggestionabilità, la emotività. esagerata e sproporzionata, talora ossessiva ed angosciante - da una parte - producente restringimenti del campo conoscitivo, e fìnanco dissociazione della coscienza; e, dall'altra, con le precocità, la illogicità apparente, la esagerazione, il frago1·e delle reazioni contro l'ambiente. Ed appunto l'isterismo del1'uomo ba sopratutto il carattere di pro• testa, di rivendicazione contro le condizioni sfavorevoli della vita, quasi come l'isteria del de.~iderio nei fanciulli (Vaillard), e quindi la reazione è illogica, esagerata, disforme, nel ti po isteroide o nettamente isterico, a seoondo della costituzione biopsichica e delle tendenze emotive.
5S8
LE FOR)IE DI PAZZIA NEI MILITARI
E s::;o per010 e assai diffm;o, come substrato nevrotico, sopratutto f ra gh indisoipl-ìnati, i simulatori, gli instabili, i poco volenterosi, i criminali dell'esercito; ma., come si rileva da quanto ho detto sulla diversità delle attua.li concezioni patogenetiche di esso, molte volte non si riscontrano i famosi segni classici dell'emianestesia, del ristretto campo visivo, delle discromatopsie, ecc. tranne ohe per il miofono da. me osservato quasi costantemente, specie nei m0menti emotivi, e che io ho stndiato q ua,Je espressione acustica di una fine con vulsi0110 fibrilla.re dei musc~li, di una miochimia da irrada.izione energeticoemozionale. La dia.gnosi sopratutto dovremo farla. con l'esame comples!';O dell'individuo, del suo carattere e del suo contegno nelle nrie circostanze della vita militare, e dai modi di reazione e di sentimentalità presentati, sopratutto in rapporto ai contrasti disci plinari, agli effetti della fatica, ed alla. tolleranza alcoolica: donde la necessità di una accurata indagine psicologica, analitica e sintetica, che meglio dimostra il valore della specializ1.r.zione nella medi ci na militare. 'l'alE:i necessità maggiormente è dimostrata dalla frequenza con la quale si riscontra l'isterismo tra i simulatori, nei nevrotici da trauma, tra i disertori-vagabondi, tra i disciplinari ed i condannati militari; ciò concordemente provano le ricerche · di vari autori, confermando le mie osservazioni, secondo le quali anzi la sua frequenza. sarebbe maggiore nella massa dei degenerati che nei grandi ospedali noi attiva.mente eliminiamo, impedendo così la loro fatale débacle dinanzi a.i contrasti del nuovo ambiente. Così in tutti gli eserciti aumenta, ad ogni anno, la quota degli eliminati per tale nevrosi, che è spesso messa in valore dall'ebbrezza alcoolica; ciò basta a dimostrarne la importanza medicoforense, sopratutto per i rP.ati di violenza, mentre d'altra parte occorre essere a"sai oculati (fortunatamente quasi dal solo punto di vista. diagnostico) nell 'ammetterlo senz'altro in quanto, come dirò, si è potulo accertare che in Yari casi esso mentisce una lesione psichica più grave, la demen1.a precoce. e) Dell'epiles~ia nei militari molto si è detto, e variamente io stesso me ne sono occupat.o, perchè crena di doverne molto parlare qui. Si sa quanto valore abbiano le equirnlenze psichiche degli a.t.ta.cchi ben più degli a ccessi motori, e quanto sia talora difficile la diagnosi del caso se non ca.pita Elin da principio all'osservazione del medico. Voglio qui affermare, però, alcune mie considerazioni cui la esperienze. mi conduce: 1° In alcune forme p:sicoepìlettiche la coscienza non è del tntto abolita, e, specialmente, non è abolito il rapporto dell'io epilettico con l'ambiente ; è una specie di reverie, con spasmo della mentalità attorno ad uu nucleo di false per0ezioni, illusionali od anche alluci-
I
I
LE FORME DI PAZZIA NEI MILITARI
539
na·tori'Ei·, che può far dirigere - ue! senso del tumulto di idee morbose che turbinano veementi - l'azione dell'epilettico verso oggetti esterni, qua.si logicamente, talora anche con una specie di premeditazione, oppure di selezione ragionevole: ciò talune volte fa dubitare della rfla.ltà deH'irccesso morboso, perchè comunemente il psicoepilettico si intende come un: furioso cieco, del tutto incosciente nella sua violenza. brutale ed irragionevole. 2° Specialmente ciò accade negli stati crepuscolari, e sopratutto quando in es31 appaiono degli sp1tnli paranoidi, che ac· cennano a. persecuzioni, tentativi di avvelenamento, e simili, cui si accompagnano assai agevolmente reazioni violentemente ostili, rivolte ad uno scopo, o contro una persona data, che però può anche essere una. contro la quale l'infermo aveva dei rancori; in quanto, cioè, anche alcuni degli elementi mnemonici possono concorrere nella ristretta associazione incosciente dell'episodio, cosi come negli sta.t,i sognanti l'allucinazione onirica trae alimento da sensazioni della veglia. Vale a dire che, a.llato alle forme puramente motor ie dell'epilessia, od n. quelle essenzialmente psichiche com'è l'assenza. e la vertigine, od alle sensoriali o viscerali, dovremmo porre la forma rerittiva, in cui le tentenze ejettive d'impulsione, di scatti, di viol~nza esteriore sono eccitate abnormemente, e condottA alla estrinsecazione prepotente, anche nel senso che potenzialmente esse possedevano. 3~ Ed appunto si è da. notare sopra.tntto il fatto che, forse ancora. piì1 pericolosi degli epilettiri psichici (se non altro per la maggior freq nenza.), sono i soggetti dal carattere epilettico (epilettoicliuno del De Sanctis), che hanno le note di una ipoestesia mora.le, di una incompletezza psichica, di facili tendenze impulsi ve, ossessi ve, con scatti improvvisi o periodici, sempre violenti, nell'azione come nel gesto o nella parola, per lo pit'.1 blasfemici, turbolenti e queruli; .i quali soggetti, o per turbe cene· stesiche che sfuggono all'indagine preventiva, o per minimi contrasti, . o per azioni comunque tossiche, sopratutto di natura alcoolica, esplodono con atti clastici o di violenza antiumana., in forma quasi auto· matica., ma senza. perdere del tutto la. coscienza. dell'atto, be nchè in una. fase di spasmo psichico, in cui la scarica ba i carat teri dell'atto riflesso spinale, e la concomitanza emotiva turba, ed annega, la coscienza dell'io. Donde la pericolosità., sopratutto. rlei dPge nerati mora.li sulla. base dell'epilettoidismo, autori della maggior parte dei reati di fa.ngue, e di molti funesti episodì di misdeismo. 4° La diagnosi di tali forme risulta. dalle note degenerative somatiche, da.Ile dismorfie funziona.li, e sopratutto dall'esame psicologico d ei soggetti, e dal vaglio di tutta la condotta. precedente, dall'infanzia all'età a.ttnale; attraverso i pe· riodi scolastici, familiari, professionali, sociali, mi lj tari e criminosi.
540
LE FORME DI PAZZIA NEI M1LITARI
del soggetto, la. figura psicoetica della personalità balza subito chiara e nitida, nel ti po della rlegenerazione epilettoide del carattere. 6° Esiste la forma che il Saporito d escri.veva. come epi lessia dei militari, od epilesF:ia militare, credo di sì, non nella. forma. clinica, ma nella specifica. frequenza, in q uanto una. vita collettiva. così intima, e specifica. per le norme complesse, del servizio e della. disciplina, costit uisne sorgente di numerosi stimol i d'ogui sorta., specialmente emotivi e tossici, intanto che la limitazione di liber tà, la costrizione esteriore, agisc·ol'.lo come fattori fermentativi, ipertensivi, che un lieve stimolo basta a sprigionare e scaric-are i::n provvisamente . Tale azione è facilitata anche dallo stato di debolezza e di squilibrio uhe proviene al sistema per lo sforzo di adattamento superiore che è imposto ai soggotti, ed a cui non possono sottostare, in quanto l'epilettico, nelle sue va.rie forme, è essenzialmente una personalità inferiore, nel potenziale e nello equilibrio energetiuo, un disarmonico, i ncompleto ed involuto, e quindi fatalmente turbato e sconvolto da u no sforzo di adatt.amento superiore. Co;,ì, la specificità delle cause, e la loro freq uenza., porla la frequenza. degli episodi psicoepilett,ici (o psicoe pilettoidi) e la loro specificità. uniforme, per l'orienta.men to similare delle reazioni morbose, in armonia alla simiglianza delle azioni esteriori. Donde la consegue nza, che qllftsi sempre tali r eazioni presentano la figura. giuridico -morale della insubordinazione grave, o del misdeismo, che è per lo più una forma di insubordinazione che avviene d opo un periodo di sub-conscia ruminazione mentale; e le va.rie forme morbose presentano il cachet della ostilità verso l'ambie nte, varia.mente espressa. a seeonda delle ingenite t endenze personali, dalla. diffidenza. e al d elirio persecu torio. E che, per lo più, tali reazioni, pretta.mente morbose, av-:engono dopo una fatica, o dopo una punizione, o con l'aggiunta delle. costrizione in cella., o, sopra.tutto, sotto l'azione dell'alcool, anche in dose modesta : nel terzo caso si ha spesso l'equivalente psicomotorio dell'accesso clastico, o l'eq uivalente psicomnemonico del delirio carcerario; nell'ultimo caao l'ebbrezza. alcoolica. patoìogica., in cui l'alcool ha soltanto valore di stimolo occasionale. () La demenza p1·ecoce, fra le pure psicosi dei militari, è piuttosto frequente, comprendendosi iu questa forma Kraepelinie.na molti casi delle. così detta confusione mentale, qualcuno delle così dette paranoie (origina.rie o rudimentn.rie), o degli stati di debol~zza men1,ale, o di fasi di epilettiformi, o di eccitamenti isteroidi, e sina.nco di simulazione di infermità con deficienza mentale: vi rientrano pe.recc.. hi -dei casi che si sono descritti per stati depressivi, o stuporosi, o per episod i convulsir'orm i a fase tonica (tetani forme) protratta. (tipo
LE FORME DI PAZZIA '.'!El MILITARI
541
ca.tatonit'!o·; come ceTtamente molti rientravano nella forma catatonica che dapprima erano riformati per catalessi, figura morbosa che io mai ho osservata tra i militari, mentre in tre soggetti che ne avevano l'apparenza, indubbiamente si trattava di dementia praecox catatonica, come in seguito confermò l'osservazione manicomiale. La diagnosi di queste varie forme è difficile; ma assai ardua diviene per altri casi, in cui l'apparenza schernevole, testarda, men~ognera, manierata, renitente agli ordini, svogliata o goffa di taluni, o la persistenza in atteggiamenti ed in azioni poco disciplinari, e simili, suscita l'idea del mal volere, della scorrettezza, della indisciplina, quando si tratta invece di fasi varie nell'evoluzione morbosa di una cosi grave forma menta.le. In Francia la si trova più spesso, perchè meno larghi nelle riforme preventive; da noi. fortunatamente, la maggior parte sono eliminati nelle categorie dei deficienti, o degli isterici, o dei confosionali; pure rimane la grande importanza medico-legale di queste forme, o negli episodi paranoidi, confusi o epilettoidi, cui possono andar soggetti, e variamente conducenti a.d azioni indisciplinari più o meno gravi; oppure nei casi di simulazione di una infermità. Come varì scrittori vanno notando, è spesso difficile, anche per i medici, non prenderli per oziosi, vagabondi, simulatori, testardi, disubbidi enti, svogliati, artificiosi, quando non sono ritenuti bizzarri, eccentrici, originali o depravati. Ciò vale specialmente nei periodi prodromici di essa, p eriodo medico-legale, che trova l 'equi valente in q nello della. para.lisi progressiva per i sott'ufficiali ed ufficiali; in tal caso, oltre alle note di indisciplinatez:ta su ricordate, si possono avere segni di apparente isterismo che da essa è ben mentito e in cui solo il decorso ulteriore può fa.r luce; oppure - come dicevo - episodi allucinatori con scatti violenti, come per il soldato Magri , che, misdeista, e fortunatamente non fucilato, ritenuto poi per un paranoico, dopo pochi anni è caduto in grave stato demenziale. Sopratutto la dissociazione psichica - schizofrenia - può valere alla diagnosi, insieme a qualcuno degli altri segni (manierismo, anaffettività, stereotipie, atteggiamenti catatonici, spunti paranoidi, arparenza. • confasiona.le, riso e pianto automatico, ecc.); ma spesso è arduo l'accerta.mento, talune volte anche per lo spec.:ial ista, come nei casi ~pilettiformi, o di apparenza. isteroide: e qui sopratutto varia il giud izio e la necessità - del medico-legalista competente, sopratutto in occasioni di giudizì dinanzi al tribunale militare od al consiglio di disciplina. g) Confitsione mentale. - In questo capitolo - se vogliamo usare un calemboui·, il confusionismo ancora è grande, perchè, a.llato alla de-
542
LE 1,'0R.IIE DI PAZZIA NEI MIUTA1U
scrizione sintomatologica. degli stati confusionali, la tassinomia è ancora assai incerta., sebbene per opera del Kraepelin si sia potuto iu, tanto differenzia.re il gruppo granitico della demenza precoce, come sintesi nosologica. di varii stati morbosi. Più giustamente a.Ila. eonfusioue mentale si possono applica.re i giudizi severi che Lombroso e Tamburini ed altri ancora. della. scuola italiana .hanno rivolto alla demenza precoce, cioè di •un enorme pasticcio, o di un gran ealderone in cui i pseudoclinici caccia.no 'l uasi tutti i dementi, qua.si tutti i paranoici, qua.si tutti gli aliena.ti. Quasi sempre, di fronte a forme menta.li assai diverse, noi tutti parliamo di confusione, quasi sinonimo di psicopatia. a.cute., differenziata nei sottotipi di atlttcinatoria, o delirante o semplice. La confusione mentale dello Chaslin è U'JO sfato mo1·boso, puramente sintomatico, proprio di una grande quantità di forme psicopatiche, di episodi o di complicazioni di psicosi ; ma fra le altre forme menta.li, vi si comprendeva anche la demenza acuta ostupiditàdell'Esquiro1, che o di già la. visione clinica. della demem:a. precoce, benohè poggiata. per gran parte sulle caratteristiche che, primo, il Delasiauve nel 1851 poneva alla confusione mentale: « torpore intellettuale, assenza. più o meno assoluta. di idee, l'esercizio del pensiero obolito o in arresto>. Poi il Meynert distinse l'amentia; il Erafft-Ebing la demenza acuta e il delirio sensoriale (psicosi da esaurimento), che dapprima il Kraepelin riteneva comprese nel quadro della confusione mentale, insieme al delirio febbrile, al tossico, alla catatonia del Kalbhaum, 0ui il Kraff-Ebing aggiunse in seguito il delirio allucinatorio, (psiconevrosi a.stenio11,). Gli italiani, d'altra parte, più che all'astenia. cerebrale o al disor• dine mentale primitivo, dettero valore all'elemento sensoria.le, all'allucinazione, come fatto primitivo di varie forme psicopatiche (franosi sensoria del Verga e Morselli, sopratutto svolta ed afte1·mata. dal Bianchi) ; secondo la scuola del Bianchi, la franosi sensoriar andando dalfe forme illusionali sino al delirio sensoriale o paranoico, ed a.gli stati ca.telettoidi, comprende anche la confusione mentale, che sarebbe in molti casi una conseguenza del disturbo sensoriale. Di conseguenza è stato un immenso progreSl:lO la creazion,e dell'entità clinica delltt. demenza pr., che è essenzialmente demenza. dissocia- • ti va, e com prende molti dei casi di d<>.1irii paranoidi, di forme allucinatorie; ehefreniche e for.s'anco catatoniche dei giovani. Ma rimane intanto, almeno sintomatologica.mente, un gruppo di forme in cui vi è stupore, o disturbi sensoriali eù allucina.torii, che noi risc0ntriamo piutt osto di frequente nei soldati, ma. che hanno valore ,ario. Quand'a nche il clinico potesse riuscire, con la es1,1erienza e l'acume dello specialista, ad elimina.re con probabilità una delle forme
LE FORME DI PAZZIA :-El ~llLITARI
543
di demenza. precoce, rima.ne sempre da indagare se non si tratti di stati sognanti o deliranti isterici, di stati crepuscolari epilettici, di episodi sub-deliranti dei degenerati, oppure realmente di una vera forma confusionale. In tal caso, se pur non vogliamo ammettere il valore primigenio dato dal Bianchi alla. franosi sensoria, troveremo per lo più un fatto tossico fondamentale, ed il quadro stesso si avvicina alla sindrome del delirio tossico, o febbrile, o alle psicosi asteniche, da esaurimento, pure di origine tossica. I n fondo - attenendoci soltanto all'osservazione dello stato morbo,o - in parecchi di tali casi sembra che la fatica della. vita.milita.re, producendo o.favorendo un'autointossicazione del cervello, od occasionando processi autotossici dell'intestino, o da infezioni (influenzale, paratifi.che e simili) conduca ad uno stato di depressione psichica, di ipoattività mentale, che ha tutta la simiglianza con l'a111entia del Meynert. Il Sll.porito ben dice che questi casi banno tutti un cachet speciale, rivelante la causa tossica, o tossinfettiva; e ben a ragione ne incolpa le tossine dello strapazzo neuromuscolare. Però non bisogna dimenticare che qui ha molto valore l'elemento individuale, e che, ·appunto per ciò, la facilità astenica di taluni pnò essere, più che conseguente a minorata disintossicazione da parte degli apparecchi di difesa e degli emuntoi dell'organismo, dovuta invece a facile esauribilità del sistema, a disintegrazione della sintesi mentale, a decadimento del potenziale psiconervoso, in che - del resto - parrebbe risiedere la ragione prima. della demenza. precoce: un soccombere dell'organismo mentale, .fiacco e poco coerente, dinanzi agli stimoli della vita ambientale, facilitato da una contingenza tossica, od infettiva. Comunque, molto spesseggia.no i ca.si della confusione mentale nei llOlda.ti: il decorso ulteriore soltant.o, in molti casi almeno, potrà far chiaro il fonda.mente, degenerativo, o nevrotico, della personalità, o la. influenza tossinfettiva, o il retroscena. della dissociazione demenziale d'una forma ebefrenica. Ma rimane uguale il valore medicolegale della psicosi, per quanto riguarda l'inabilità al servizio militnre; mentre assai complicato può farsi nei rapporti con possibili eventi di servizio, come può avvenire per lo strapamo, l'emozione o il colpo di sole! Invero, in parecchi ce.si si tratta di puri episodi psicoisterici, con confusione agitata, allucinazioni, subdelirio, che, nei casi di insolaziont', può far pensare anche a meningite : rua un esame accurato, specialmente del decorso, ne fa riconoscere la natura, in quanto la r éverie delirante isterica. ha una fisonomia clinica speciale, quando specialmente la si segua nella sua evoluzione. Allora il fattore esterno ha soltanto valore occasionale o di concausa, non del determinismo patogenetico.
644
LE FORME DI PAZZIA NEI MILlTARI
Così per i ca.si in cui l'apparente confusione sussegue ad una emozione: siano casi di isteroneurastenia traumatica, o di pura. ne,vrosi d'angoscia, con stupidità pseudodemenziale, se la diagnosi talora può rimanere dubbia, il decorso ulteriore e qualche nota semeiologica particolare aiuteranno a risolvere il problema clinico, e medicolegale. Meno ciò si può dire per lo strapazzo: anche nelle forme isteriche provocate, vi è più di stato confusionale, p iù di apparenza autotossica.; credo che i.n tali ca.si minor valore - dal punto di vista. medicolegale - debba darsi a.Ila. disposizione nevrotica dell'organismo, e massimo ai coefficienti che dalla fatica neuromuscolare traggono diretta. scaturigine. A ltre forme dipendono, e susseguono, a crisi cefalalgiche od emicraniche; qui, però, non può agevolmente differenziarsi la determinante isterica o sopratutto epilettica, in quanto, per lo più, ci troviamo in pr,esenza di veri stati crepuscolari, di notevole interesse medfoolegale. Fortunatamente da noi (e ciò non è, per esempio in Francia.) un episodio pr;icopatico, anche transitorio, impone la eliminazione del militare, ed è questa una vera conquista della medicinamilita.re,in quanto sminuisce abbastanza la possibilità di mantenere un epilettico, a crisi psichiche, di notevole pericolosità collettiva. Tanto più che, per quanto si faccia, epilettici ne rimangono sempre, nelle file dell'esercito, che magari hanno presentato soltanto degli scatti repentini, dei periodi brevi di taciturnità depressi va, o degli improvvisi impulsi a bere, o ad allontanarsi dalla caserma, o che soffrono di convulsioni brevi, o di soli incubi notturni o di assenze fugaci: e non è abbastanza. raccomandare un dtipistage quanto mai accurato e fattivo di tali anomali pericolosi. Infine qualche caso di coufusione mentale è da att.ribuirsi, in modo concomitante per lo più, all'alcoolismo; guaribili in pochi giorni, tali casi :-sono importanti perchè dimostrano la la.be morbosa della personalità, dissociata o perturbata da stimoli tossici moderati, per instabilità fondamentale del sistema. h ) .dlcoolismo. - Molto vi sarebbe da dire a tale proposito; ma., essendomene occupato in apposito laYoro (1), qui mi limito essenzialmente ad ammonire che l'alcoolismo nel nostro esercito costituisce purt1·oppo una gra,e piaga, e che è illusoria la proverbiale sobrietà. del soldato italiano. Sono r elativamente sobrie parecchie regioni d 'Italia, sopratutto perchè il vino è forte e generoso, e poco suade ad abusarne, e pen·hè è sr arso il consumo dei liquori; ma altre regioni sono alcoo(1) L'alcoolismo ncll'tsercito (Riv. mii. ital., apr.·magg. 1911).
LE FORME Dr PAZZIA NEI mLITARI
545
lizzate, di vini e di liquori, e tutti bevono molto, e per difesa contro il freddo, e per perniciosi contagi abitudinarii, e per tendenze fa.miliari ereditarie, si da non temere il confronto, purtroppo, con alcune provincie francesi di fama ordinaria. A Roma e Venezia non esistono meno osterie di quanti cabarets si trovano a Parigi; a Genova non si consuma.no meno liquori che nalla ca.pitale francese: le quote di epilessia ligure vengono appena dopo delle calabro-sicule (primeggianti per altre cause complesse), ma quella regione ha la proporzione più alta di psicosi, di alcoolisti pazzi, di frenastenici, e forte percentuale di lesioni violente . E i soldati, purtroppo, continuano - i.n genere - nell'esercito, con le contratte viziosi abitudini; sono fiacchi, poco disciplinati, reattivi, e mancano spesso disciplinarmente, sino ai gravi reati di insubordinazione. Ricordo qui appena alcune cifre, per l'esercito soltanto: Il numero dei militari ricoverati in luoghi d1 cura, dal 18!)4 al 1907, è andato aumentando come segue: 2-7-18-4-20-7-18-15-17-24-29-32-30-51; la quota proporzionale all'effett ivo annuo, ndl'ultimo triennio, è stata del 0,15-0,17-0,24 p. 1000, in media del 0,19 p. 100. Tralasciando qui di parlare degli eserciti inglese ed americano, il cui sistema. di arrolamento è così diverso dal nostro, ricordo che l'esercito tedesco nel periodo 1898-'01 aveva in media la quota del 0,12 p. 1000; e che il fran- · cese nel 1904 aveva il 0,20 p. 1000; negli eserciti belga, svedese, rumeno, norvegese, olandese, non si osserva quasi più alcun caso di alcoolismo. Inoltre in tutti gli eserciti, mercè una serie di provvedimenti profilattici, le quote sono andate decrescendo: il tedesco dal 0,42 al 0,10 p. 1000 (anni 1881-87, 1901-'07); l'inglese dal 3,2 al 2,23 p. 1000 (anni 1897-'0l); il bavarese dal 0.18 al 0.16 nel periodo 1904-1908; lo stesso esercito francese era disceso dal 0,24 al 0,11 (periodo 18801901 ), ma dopo è risalito, come il nostro, e nel 1906 dava giil. il 0,43 p. 1000." D'altra parte una statistica da me rac0olta nel manicomio di R oma, per il periodo 18!)7-1910, mi ha dato, su 152 militari che vi ricoverarono, 82 casi in cui l'alcool a.veva direttamente provocato, od aveYa contribuito a provocare la pazzia, o ne aveva facilitato lo scoppio (o4 p. 100); la quota si innalza. al 61 p. 100 se si considerano soltanto i militari di truppa. D'altra parte: studiando i processi discussi nel tribunale militare di Roma nei primi 8 mesi del HHO, ho potuto accertare che i,u 108 rei l'alcoolismo esercitò un'azione criminogena prevalente, od anche esclusiva, nel 38 p. 100; ma tale q nota ricercata. nei 35 rei <l' insubordinazione, sale al 66 p. 100, e sino al 75 p. 100 (<li cui 55 p. 100 per vera ubbriacchezza, 25 p. 100 per ebbrezza semplice) se ,i 33 -
Giornale di mcdic111a militare. -
rase. VII -VIII.
64G
LE FORME DI PAZZIA NEI MILITARI
si aggiungono alcuni rei di diserzione, di rifiuto d'obbedienza, e di uhbriachezza in servizio con abbandono di posto. Quote analoghe sono state riscontrate in Francia ed in Germania, e dalla. Commisi:iione sanitaria militare speciale nelle sue indagini psichiatriche praticate negli stabilimenti militari di pena; quindi la. piaga è grave, profonda ed estesa, è necessario provvedere attivamente e con larghi concetti profilattici, non solo per il vantaggio dell'esercito, ma auche della nazione, se quello deve esplicare anche una provvida. funzione sociale. Dal punto di vista medicolega.le, e sopratutto psichiatrico, vi è da notare qualche cosa che è di interesse considerevole per i medici militari ; e cioè, allato a qualche forma di alcoolismo cronico in sott'ufficial i anziani od in qualche ufficiale (benchè ora di rado), o di episodi acuti psicopatici che sn tale forma possono insorgere, ed allato a casi di ebbrezza vera, nei soldati, sorprende la frequenza di accidenti ve· sanici varii, in cui i fatti alcoolici stanno appena ai margini, e nel retroscena, o essi passano presto, mentre si impone, e perdura per alquanto tempo, un quadro vesanico di vario aspetto, che comprensivamente possiamo chiamare di ebbi·ezza patologica. A parte i pochi casi di chi si ubbriaca per attingere il coraggio di malmenare un superiore a lui inviso, o per avere una scusante nè può dirsi che in questi casi non si tratti, spesso, di veri anormali, ed è sempre da discutere il valore giuridico, e quello morale - non sempre concordi - della premeditazione, e del reato commesso durante l'ebbrezza procurata - il quesito da risolvere è sempre duplice: 1° chi ha commesso il reato durante uno stato d'alcoolismo acuto è più o meno completamente irresponsabile? 2'' può e deve considerarsi l'ubbriachezza - come fa il codice penale militare - una aggravante, perohè il soldato non deve ubbriacarsi, e deve conoscere che, chi è ubbriaco, non potrà padroneggiarsi e conservare il decoro e la critica, necessari per un militare? D ice bene il R égis (discussione al congresso di Nantes, sull'alcoolismo nell'esercito) cLe la disposizione del codiee (che guarda alla disciplina. ed agli effetti collettivi dell'azione individuale, non all'attore) sarebbe, giusta « se ciascuno fosse libero di ubbriacari:ii o non, di perdere - o non - la testa ubbriacandosi >; che la tendenza all'alcool è spesso già patologica, od ereditaria, e l' ubbriachezza alcune volt.e non fa che render più mtt.nifesto un carattere, violento in dipendenza di debilitazione generale; vi sono poi, egli dice, dei soggetti che, indebo lit i da malattie, o affranti dalle fatiche (o nell'illusione di preservar.:;i dalla malaria,, o per l'arsura prodotta. dal calore in una marcia) bevono,
LE FOR:Mls DI PAZZIA NEI MILITARI
547
e facilmente presentano disturbi mentali, e della condotta, provocati più dai singoli fattori accennati, che dall'alcool stesso, il quale diede solo il colpo di grazia ad un sistema in squilibrio. Noi abbiamo più volte sostenuto - e spesso il tribunale ha. accolto la tesi - che non si alcoolizza. chi vuole; che se spesso si beve molto per cattiva abitudine, questa. ha fa.talmente disposto l'organismo al bisogno dello stimolo tossico; che molte volte la tendenza. all'alcool è un segno degenerativo, una disposizione ereditaria, un fenomeno morboso finaoco, pur punibile per sè ed in sè; mentre, purtroppo, per eql!ità psicologica, non può addebitarsi completa la responsabilità a chi, nell'ebbrezza alcoolica (non pa.rlan.fo dei deliri alcoolici) commette un reato disciplinare, nella. grande obnubilazione appercettiva di critica, sotto il tumultuare degli istinti umani inferiori nei bassi fondi della psiche, e -0on l'effioresoenza delle tendenze violente ed antietiche. i) Debolezza mentale. - Nonostante la larga epurazione che si pratica in base all'art. 18 dell'Elenco, se una gran parte degli ottusi di mente è selezionata nelle varie visite d'arro!&.mento, o, quanto meno, nei primissimi tempi del servizio, rimangono tuttRvia - nell'esercito inolti deboli di spirito, fatui, puerili, tardi di percezione, incompleti o dismoroc.i, arrié1·è,<1 della scuola e dei mestieri, la cui vita mentale ~ intessuta di primitività e di meccanicità nelle attività comuni del servizio; quindi, disadatti a servizi più va.rii, o più complessi, o a mutantisi condizioni di vita colletti va, od a richieste nuove, e di verse, <li energie psichiche o volitive. Tanto più ciò per quanto più complessa, e più individuale, si fa. la funzione del soldato nel ·modo odierno di guerreggiare; donde la necessità di utilizzare, tutt'al più, gli scarti morali in servizi sussidia.rii, e più routinie1'S. Ma rimane l'altro lato della questione, e cioè i rapporti disciplinari ed interpersonali, in un cosi intimo aggregato umano. Essi, io genere, goffi, mal destri, poco riflessivi, frivoli, vani anche se, talora, in apparenza brillanti per qualche lato di attività mentale, come sopratutto nei volontari, e nei sottufficiali; sono facilmente suggestionabili, anche a.I mal fare; bersaglio degli scherzi dei compagni o dei gradua.ti, talvolta sono tratti a reazioni violenti ed anche gravi, per -quanto inaspettate; pigri, o indolenti, o restii all'attività agile dei muscoli, tal'a.ltra irrita.bili in quanto sono cerebralmente fiacchi; spesso .anche malevoli, menzogneri, grossolanamente furbi, mitomani, testardi, riluttanti; talora. anche nostalgici, depressi, queruli, anche disposti al suicidio od a.Ila diserzione, q utl.s-i per soddisfare quel senso di disagio presente che spinge inconsciamente a sfuggire lo stato attuale per una ,qualche cosa di diverso che si spera sia migliore e più dinamogeno.
648
LE FORME DI PAZZIA NEI MILITARI
L 'educazione militare, in genere, poco fa per essi; l'attrito ohe ne viene, nel vivo della compagine, è superiore agli scarsi vantaggi; molti si ammalano facilmente di morbi venerei perchè trascinati dai com pagni a còiti impuri; peggio, sono per lo più poco tolleranti dell'alcool e ne 1·isentono danno non lieve, che può esplodere facilmente. Tantopii1 che i graduati, senza volerlo, li scherzano od anche gravano di più la mano su di loro, e che, per la situazione che sentono di tenere, acquistano molte volte un senso di percezione ostile, o almeno di diffidenza e di sospettosità, la quale, mentre toglie ancor di più la possibilità di un'esatta nozione dei rapporti ambientali e del giusto valore degli atti altrui, li rende più reattivi, più irritabili e scontrosi, più aggressivi :financo: sopratutto se contemporane!\mente vi ha in essi ipoestesia morale. Ora, se questi casi non arrivano al manicomio, vi giungono per<> sotto altro aspetto: sono forme episodiche acute, pseudomaniacali, o semiconfusionali, o con spun ti di delirii transitorii, o nostalgiche, oppure forme di ebbrezza alcoolica, di intossiC'azionf' sifilitica, od anche di latenze psiconevrotiche, nelle quali - dopo il ripristinamento dell'equilibrio mentale, - si è rilevato il fondamento di labilità psichica, di deficienza ed incompletezza, cosi come, altre volte, nelle grossolane simulazioni di pa.zzia. Un'indagine più aocura.ta, sui precedenti di COI\· dotta ordinaria, potrà valere ad additarli al medico, per toglierli dal vivo delle compagnie, ed adibirli e. speciali servizi di natura più meocanistica. l) Altre n ei:rosi. - Rare, oggidì, le forme coreiche, le catalettiche, le son namboliche, le ticcose e simili; la. conoscenza attuale di queste varie cond izioni neuropatiche porta a classificarle, ed a~segnarle piutt osto all'una o all'altra delle tipiche nevrosi, o ad associarle agli stati degenerativi. Vale a dire, si tratta preferibilmente di sta,ti o di sin clromi morbose, anzichè di tipiche malattie nevrotiche: così molte forme catalettiche sono stati cata tonici del] 'ebefremia. kraepeliniana, 0 1 a,;sai poche 1 rientrano nel cosi <letto isterismo (e:-pressioni emotive abnormi di u no stato degeneraiivo); le coreiche e le ticcose per una parte rientrano nell 'isteri~mo, e, le ul time, spesso nell'epilessia (equivalenti epilettici), o nelle fo rme coatte ossessive (d iatesi di inr.oerci· bilità men tale del Ta nzi, panibulia coatta impulsiva del Morselli, ecc.), t:he sono modi di essere dell a. degener azione psicouevros!t; le form e sonnamboliche costituiscono eq uivalenze isteriche od epilet t iche, e di rado sono episodi di ipnagogia &.llucina toria degli stati neurastenici, d'origine emotint. • .Ma, se dal p unto di vista clinico perdono alquanto, con l'autonomia., del loro valore, mi sembr a ne acquisti no di p iù dal lato med icolega1e;
LE FORME DI PAZZIA !\ET MILITARI
549
anche se la sindrome morbosa in apparenza si attenua e scolorisce, rimane il fondamento psiconevrotico, o degenerativo, comunque anormale che la generò, o di cui quella è un'espressione contingente, e -che perciò permane, qual'è, una condizione inabilitante a l servizio militare, al di là di una. speranza di guarigione che possa intervenire <:on l'anno di licenza, o di rivedibilità. ·E da questo solo punto di vista può aver ragione il Saporito di lamentare che noi si dà molta più importanza alla psicosi che non alla nevro3i, benchè dal punto di vista medicolegale militare sia al contrario. Così, in genere, pe!" le nevrosi tramnaticlie: non ritorno qui sulla discussione sempre accesa sulla loro natura, in rapporto specialmente alle attuali leggi di indennizzo e di assicurazioni sugli infortuni. Che sia un isterismo provocato poteva affermarsi ai tempi e dalla scuola di Cbarcot, quando si faceva la cultura artificiale delle manifestazioni isteriche; molte volte è proprio una nevrosi da spavento: simile alla nev1·osi d'angoscia: ma mo] to spesso à anche la nevro.si del deRiderio come dicono i tedeschi, seguendo il Brissaud, che la chiamava col nome di 8inistrosi per non pregiudicarne natura e patogenesi. Comunque, lo studio dei casi - in cui prevale l'elemento individuale - dimostra appunto che trattasi, per lo più, di predisposti, neuropatici o psicopatici, eredita.rii spesso, facili alle impressioni ed alle suggestioni emotive, in cui sopratutto esistono due condizic,ni: tendenza alla dissociazione mentale; facilità all'imporsi di uno stato emozionale che offusca i poteri di critica e di riflessione, esso stesso alimentato dal disagio ansioso in cui, l'aspettativa della indennità ed il litigio, mettono l'infermo. Nella vita militare, così come nella vita civile, si sono moltiplicati fortemente i casi di nevrosi traumatica, e dalle più varie forme, e spesso non poco difficoltose: occorre a ciò uno studio accurato, con tutti i mezzi diagnostici che allo specialista offre la neuropatologia; ma, occorre pure che, appena formatasi la convinzione diagno~tica, il giudizio sia netto, esplicito, risoluto, sì da troncare quello stato quasi illusorio, fatto di attesa, di ansia e di desiderio, che costituisce ricco ali.mento e cultura feconda dei disturbi cenestesici ed emozionali di vario genere. D'altronde, io credo debba.usi tener presenti due fatti: 1° è certo -che in taluni casi, per un l'3nto processo di ruminazione mentale, favorita dalla costituzione neuropatica del soggetto, alcune sensazioni vanno lentamente assommandosi, si concretizzano in idee emotive, si sistematizzano in nuclei ossessivi, tanto da orientare abnormemente tutta l'attività mentale, tutta. la condotta dell' infermo: paranoia rndinientaria; 2° in altri casi, come per gli impiegati degli ambulanti
550
LE F ORME DI PAZZIA NEI M1LI'l'ARI
postali, o neg1i scontri ferroviari per molte persone intellettuali, quando la psiche è orientata verso un determinato gruppo ideativo, - e quindi si ha come uno spasmo cerebro.ti vo-oligoideismo polarizzante delle corrent-i neuropsichiche - lo schok traumatico produce danni più gravit in quanto il cervello ébranlé, non ha il tempo di riordinarsi ed orientarsi verso la nuova improvvisa sensazione; e la stessa attività psichica si fa oscillante attorno alla tonal i tà normale1 senza raggiungerla e senza racquietarsi nell'equilibrio stabi le, così come quando una forte corrente turba d'improvviso l'ago del galvanometro, sino al punto da. costituire il così det.to e impazzimento dell'ago >. Queste osservazioni che io ho avuto campo di fare studiando molti casi di nevrosi consecutive a scontri ferroviari, sono ora confermate dalle conclusioni cui di recente è venuto lo Ianet quando si è discussot nella Società dei neurologi e psichiatri francesi, il problema. della emozione nella genesi delle psicosi e delle neuropatie. Lo !a.net, fra le nitre cose, afferma che la. localizza zione emozionale su di una funzione dipende: dalla natura dell'avvenimento provocatore; dalle condizioni anteriori di debilita.mento; dalla forma presa da altri possibili disturbi emoziqna.li; dalle idee del soggetto, a causa della suggest.ibilità che fa. parte dei sintomi dell'esaurimento emozionale; ed infine, e se una certa funzione dell'organismo era già per altre ragioni in attività al mo· mento dell'accaduto, essa sembra acquistare una vulnerabilità. speciale, ed essere la più colpita>. Il Ba.binski parla giustamente di 11e1'rosi emotiva, cost,ituita dagli effetti provocati dal traumatismo morale, capaci di prolungarsi per parecchi mesi; Déjèrine e Claude ne affermano la necessità predisponente. Ma, mentre Crocq (di Bruxelles) non ammette la indipendenza della forma in parola, considerandola quale risultante di un com plesso di stati neuropatici, isterici e neurastenici, il Dupré, invece, distingue in essa: fenomeni in diretto rapporto con lo choc emotivo; fenomeni dipendenti dall'auto e dall'eterosuggestione, fenomeni subordinati alla simulazione ed all'esagerazione (cosciente e volontaria), fenomeni infine tardivi, in rapporto con la preoccupazione della indennità (sinistrosi) . Da ciò si vede quanto importante sia. q uesto capitolo della medicina legale per gli ufficiali medici, e come complessi i problemi che essi sono chinmati a risolvere, tanto più che non soitanto la nevrosi emotiva, ma. anche la corea, i tics, l'epilessia, le psicosi stes:;e sono allegate dipendere da un fatto emozionale, e quindi aver diritto ad indennizzi: ma su questo argomento vitale rimando ad una. rivista sintetica da pubblicare in questo stesso giornale. P.sico.9i. - Come ho già detto, non vi sono psicosi speciali per i militari, ma essi ne sono affetti così come tutti g li individui della.
LE l,'ORME DI PAZZIA .NEI )lILlTARI
551
medesima età. Però vi è qualche nota particolare in questo, che indubbiamente molti coefficienti esistono, nella vita militare, d' ordine fisico e mora.le, che accelerano, favoriscono, concorrono allo scoppio, od all'evoluzione di t11.luue forme morbose, essenzialmente nel campo della. nevrosi da una parte - per l'efficienza. del fattore emozionale-, e, dall'altra, per la demenza precoce nelle sue forme confusionali, per la para.noia, per la paralisi progressiva. e per il suicidio. Fatiche, uniformità disciplina.re, coazione esteriore, contrasti varii, responsabilità di servizio, mentre accelerano la decadenza del demente precoce iniziale o del demente para.litico ancora nella fase medicolegale o prodromica., costituiscono urti ed attriti che vengono percepiti ostilmente dal paranoide, ed alimentano la sua:. attitudine antiambier.tale, ed i germi del delirio; infine hanno valore di deprimenti le energie morali di molti soggetti instabili, emotivi, nostalgici, che, sopratuUo con l'interferenza di una passione amorosa o di un dissesto economico, sono trascinati al suicidio con tanta maggior frequenza e;he non nella società. civile. Ma vi è un'altra causa che ha forte valore: la sifilide, in quanto, per varie ragioni - che è superfluo enumerare e discutere - i soldati si ammalano facilmente di essa, e, s~ mal curati (<.:ome avviene spesso per timidezza o per altro negli allievi di scuole, e simili), essa facilmente passa. alle mauifesta,zioni qnaternm·ie; donde la grande frequenza relativa della paralisi progressiva e della tabe nei militari (ufficiali). Come controprova di tale frequenza. vi è il fatto che spesso, nell'anamnesi dei dementi para.litici si ritrova, la lue contratta durante il servizio militare; ed essa ha spesso note di pervicacia. nelle sue manifestazioni, sopratutto nel sistema nervoso, come mi osservava. il :M:ingazzini. Un altro gruppo di ammalati mentali sono paran01~1: ma qui vi è a. distinguere la paranoia classica, tardiva, sistematizzata, che si riscontra negli ufficiali e negli impiegati, in genere non prima dei 35 anni, da tutte le altre forme descritte di para.noia, acuta, originaria, allucinatoria1 ecc., nei soldati, nelle guardie1 nei carabinieri e simili, in cui il termine paranoia si fa qua.si equivalente a quello di pazzia, o di deviazione morbosa della mente, mentre assai diverso ne è il significato, come il Morselli specialmente contribuì ad affermare. Il capitolo della paranoia. è stato il più complesso e caotico della psichiatria moderna, e soltanto superato in confusionismo, in questi ultimissimi anni, da quellù delle demenze e delle amenzie. Oggi si ha fìnanco chi nega l' esistenza di una paranoia tipica, e parla solo di alcune sindromi paranoica.li, o su base paranoica.le, ed appartenenti a quadri morbosi differenti. Intanto, cosi come per ora l'esperienza
552
LE FORME OJ PAZZIA NEI MI LITA RJ
clinica impone, noi dobbiamo ammettere, dal punto di vista nosografico, una paranoia cronica sistematizzata, in cui lentamente si va svolgendo un delirio egocentrico, fondato su illusioni percettive, e su interpret.azioni false di tali percezioni, orientate, attorno al n ucleo di egocentrismo con attitudini sospettose, diffidflnti 1 ed infine ostili all'ambiente, per istintiva reazione dell'organismo mentale verso i pretesi attacchi e danni dall'esterno; dopo, si aggiunge il delirio pel'secutorio vero, con allucinazioni ,arie e interpretazioni cenestesiche erronee, su base ipocondriaca clelirante1 assurda; e finalmente il delirio di grandezza come contraccolpo dei tentativi di spiegazioni che la mente inferma dà alle persecuzioni esteriori, ed insieme come effetto di un decadimento mentale, che avvia verso la fase demenziale finale. fn fondo, si tratta di graduale dissolvimento di u na personalità apparentemente ben costituita sino ad una certa età, ma di certo ad evoluzione incompleta, di potenziale fiacco, in cui rivive - per insuffic ienza integrativa - la tendenza ostile, sospettosa, paurosa dell'ambiente, con interpretazioni erronee ed illusorie, che banno i selvaggi od .i bambir.i: effetto, quindi, di un arresto di sviluppo nerveopsichico, o cii deterioramento nelle energie del sistema, di cui l'efflorescenza oligo-ideativa 0oatta è effetto. Vale a dire si avrebbe quello che accade n el giovane che si avvia alla demenza precoce: dissolvimento graduale deJla personalità, per deficienza energetica di un sistema che precocemente si senilizza, ed involve: le differenze sintomatiche credo derivino dalla diversa età, e quindi dalla diversa costituzione mentale evolutiva, dalla diversa stratificazione psichica dei due gruppi di cer velli, con conseguente diversità di reazione; d ipendente pure dal fatto che un cervello, precocemente in demenza è più fiacco, meno integrato, meno evol uto, del cervello che mantiene sino alla virilità. un grado tensivo sufficiente. · Quindi le distinzioni esatte di una paranoia r udimentale,, e di una paranoia originaria; qui si ha il caso del precocemente senile i n cui l'atteggiamento sospettoso ed ostile prepondera sull' intoppo psichico, sul dissolvimento mentale; là, u na parvenza di difettosità percettiva ed ejettiva, una modalità di temperamento sospettoso, diffidente, egocentrista, che dà le note del carattere paranoica.le, essenzialmente stigmate di meno completa ed integrata evoluzione della personalità. psico-etica. Ed ecco perchè le parvenze paranoicali sono cosi frequenti, nel carattere, e nelle forme episodiche che si svolgono acutamente, nei degenerati, o nei delinquenti, negli squilibrati o negli intossicati. Ma. queste parvenze paranoicali, note involutive della personalità, stigmate dege-
LE FORME DI PAZZIA NEI MILITARI
553
nera.tiva frmdamenta.le della psiche, se così facilmente si accentunno, infezione febbrile, o di un~ intossicazione endogena od eterogena., sopratutto alcoolica, od anche nicotinica, morfinica e simili, - non costituiscono una vera para.noia, non un quadro clinico a sè, ma soltanto esprimono le tendenze costitutive dell'essere, e ne rivelano le deficienze della trama mentale. Onde sono da togliersi assolutamente dal quadro delle paranoie: molte di esse sono da. mettersi nella colonna delle psicosi alcooliche, in cui cioè l'alcool eccita e disvela le varie manchevolezze psicomorali, donde l'ebbrezza patologica, le forme allucinatorie degenerative ecc. Invero, nella diagnosi - esclusivamente sintomatica - si parla <li paranoie o delirio allucina.torio, su base alcoolica; e nella mia statistica i casi sono 10; qui l'alcool costituisce una concausa, ed u110 stimolo abnorme, ma probabilmente le espressioni morbo!:le si sarebbero avute più in là, nel corso ulteriore della vita, per la abnormità fonda.mentale della vsicbe, di fronte ai comuni stimoli ambientali. Ora, è notevole il fatto della grande luce che su queste forme psicopatiche dai nomi più va.rii ha gettato la concezione kraepeliniana della demenza precoce, intuizione profonda.mente geniale che abbraccia le varie forme psicopatiche giovanil-i sotto l 'etichetta comune del dissolvimento, della involuzione mentale, allato alla varietà sintomatica dei gruppi mentali, che appunto sono in funzione àella diverdità individuale. Predomina qui lo stato confuso, o la depressione intellettiva e volitiva, o lo stato stuporoso g lobale; là è più manifesta la fase ipoma-niaca, l'episodio di esaltamento, l'euforia ca.otica, che esprimouo lo stato di squilibrio e di deficienza fondamentale; qui gli spunti paranoidi, o le tendenze ipocondriache, o la contingenza allucinatoria, o l'atteggia.mento catatonico, là la esagerazione masturbatoria., le parvenze estatiche, le attitudini manierate ed effeminate, l'eretoma.nia, od anche gli impulsi reattivi ecc. Nel!o stesso modo, per i cosi detti normali, si hanno le profonde diversità dei flemmatici e dei depressi, o degli euforici e degli espansivi, dei fiacchi e degli energici, dei maschi e dei puerili o femminei, degli ipoaffettivi e dei sentimentali, romantici, iperestesici dell'amore ideale, o dei sensuali amatori, dei timidi e dei violenti, dei collerici orgogliosi o dei modesti e riflessivi, degli egoisti e degli altruisti, ecc. Adunqne, le forme psicopatiche dei militari si possono raggruppare essenzialmente così : nei soldati, demenza precoce, equivalenze nevrotiche, episoàii acuti di degenerazione, espressioni alcooliche semplici o patologiche, degenerazione morale su base epilettoide, deficienze varie della mentalità ; - negli u fficiali e sott'ufficiali anziani,
,e si disvelant', sotto l'azione emotiva, o della fatica, o di una
554
LE FORME DI PAZZIA NEI MILITARI
demenza paralitica, (e taboparalisi), alcoolismo cronico, paranoia cronica tardi va sistematizzata1 sifilide cerebrale ed arteriosclerosi precoce (ed emorragia cerebrale). Fra le malattie nervose essenzialmente la sciatica (strapazzo del nervo, raffreddamenti, e poi, di gran lunga più frequenti, le nevralgie. Per dare un' idea esatta del numero di tali forme, e della proporzionalità relativa., accenno soltanto alle medie del triennio 1905-1907, in cui entrarono per curarsi (ospedali militari, civili ed infArmerie) : n evrastenia 192, isterismo 76, apople.~sia emo1·ragica 19, congestione cerebrale 25, meningite cerebrale semplice 42, epilessia 224, f1·enopatie va1·ie 76, paralisi progressiva 8, tabe 3, a ltre malattie del sistema nervoso cent1'ale 44, nev1·iti varie n2, sciatica 347, nevralgie 1345, altre malattie n ervose diverse sino al totale di 2727. Nel lo stesso periodo m orti 60, specialmente costituiti da 47 casi di meningite ce1·eb1·ospi nale, da 5 apoplettici e da 5 psicopatici (quasi tutti dementi paralitici). Come controllo statistico riproduco qui altre cifre, comunicate ad un congresso freniatrico, riguardanti 842 casi stud iat i nell' ospedale militare d i Roma dal gennaio 1904 a l marzo 1908. Essi possono così distinguersi (classificazione essenzialmente su criterii sintomatologici e medicolegali) : nevMstenia. 171, iste,·ismo (convulsivo o di equivalenza psicoemotiva) 18G, epiles.<da motoria GO; G9 di psicosi ep'ilettica od isterica., 27 di confnsione mentale allncinatoria (di cui parecchie forme i niziali, riacutizzate, di demenza precoce?), 25 di sonnambulismo, 26 di stati <lepressivi ipocondriaci o melanconici, 28 d i psicosi alcooliche varie, !) di psicosi cefalctlgiche, 90 di psicastenie originarie ed anomalie degenera.ti-ce grai;i del ca1·attere, e 37 di incompletezza p sichica, oltre a 19 casi di irnbecillità; 12 clementi prllcoà ptiri, di cui 6 della forma. paranoide; 5 di iste1·onem·astenia da trauma, 67 casi di forme varie di eccitamento, di iperemotività, su base di nervosismo, e quindi oltre a quelli _g ià classificati nell' una. o n ell'al tra categoria. Onde, nel complesso, di g ran lunga predominano le forme nevrotiche varie e le degenerative, che sono poi quelle molto più pericolose per la vita dell'aggregato, per la disciplina e per la stessa incolumità fisica dei militari nor mali. Oltre a q uesti casi, si sono studiati 59 suicidi tentati: di cni 17 da isterismo, 6 da epilessia psillhica, 2 da psicosi cefalalgica. Vedremo in altro lavoro quali forme di pazzia si riscontrano fra i mili tari di un manicomio, e le caratteristiche di taluni di essi, sopratutto dal punto di vista medico-legale militare, mentre la gran maggioranza. dei casi osservati nei nostri ospedali appartengono comprensiva.mente alla zona grigia dell' epilettoidismo e della degenerazione morale.
55f> R. ISTITUTO DI CLDHCA CHIRURGICA DI ROMA Diretta dal P rof. DURANTE
UN NUOVO APPARECCHIO PER L'E~OSTASI ALLA mo~IBUI\G RISULTATI SPERIMENTA.LI E CLINICI
Per il dottor Enrico Pornponl, Assistente onc>rario
L'interessamento destato nei chirurgi, le numerose applicazioui che in breve tempo si susseguirono sia in chirurgia generale ed in ginecologia., sia in ostetricia, sono la pro,a più evidente della grande utilità che in molti casi può dare il sistema emostatico ideato dal Momburg. Ed invero, se indiscutibile vantaggio la chirurgia moderna ha tratto dall'emostasi fatta col metodo Silvestri-Esmarch, permettendo essa al chirurgo, ogni qual volta deve operare sugli arti, di procedere con massima tranquillita. e risparmiand,> sangue al malato, altrettanto non si poteva dire per le operazioni sul bacino, sugli orgaui della pelvi e sulla radice degli arti inferiori. Ond'è che non appena il Momburg fece nel giugno 1908 la sua prima comunicazione, molti chirurgi, fra i quali i l Rima.un, Trendelemburg, Aschansen, Bier, \Villems, Ver· hoogen, Leclerc, Rossi, Pieri, Ceci, Rolando, Mara,gliano e molti altri ancora, riconosciuto nel metodo a priori una utilità. pratica indiscutibile, vollero sperimentarlo anch'essi al:fine di poter dare un personide giudizio. Vediamo infatti applicato il metodo in difficili ed interessanti operazioni, quali la disarticolazione e resezione dell'anca, la re• sezione del bacino, la prostatectomia perineale, la disarticolazione inter-ileo addominale, l'asportazione di un rnsto teratoma del coccige, l'amputazione del retto e molte altre ancora, operazioni nelle quali in mai;sima parte si potè ottenere che l'infermo perdesse la più piccola quantità. di sangue. Risultati non meno buoni si ebbero allorchè il metodo venne applicato per arrestare emorragie da placenta previa, da rotture del collo dell'utero, metrorragie da atonia ut.erina post-partum ecc. essendosi sempre riesciti ari arresta.re l'emorragia. ed a salvare le pazienti.
606
UN NliOVO APPARECCHIO PF.:R L'EMOSTASI ALLA MOIJBURG
A mano a mano che andò est endendosi il campo delle appli ca·zioni, aumentò sempre più il numero dei fautori, tanto che in breve tempo la. statistica potè raggi ungere una cifra assai elevata. Semplice ma geniale fu l'idea del M:ombnrg: passare attorno al corpo, fra l'arcata costale inferiore e le creste iliache, uno o più -giri di u n grosso laccio di gomma., onde comprimere l'aorta addominale prima della sua. divisione, fino ad arrestare la pulsazione delle fe- . morali, ischemizzando in tal modo tutto il territorio :iottosta.nte al laccio medesimo. Si disse che una insufficiente compressione, capace solo di occludere le vene perchè a pareti più sottili, o la possibilità ammessa dal Weber cbe l'aorta possa scivolare sul fia nco della colonna. vertebrale per speciali disposizioni a natomiche, e qualche volta anche l'eccessivo Ìl1tasamento fecale, potessero essere la causa di un insuccesc;o. Tali ipotesi non sembrano poggiate su valid i fondamenti, poichè mentre la seconda. non è stata ben dimostrata anatomicamente, le altre due sono determinate da ostacoli facilmente rimovibili. Pnò accadere invece qualche vo lta che non si riesca a raggiungere l'assoluta ischemia: in tal caso l'eventuale stillicidio, d ovuto alle numerose anastomosi fra le arterie lombari é mammarie interne con quelle del bacino e coll'epig astrica che potranno sfuggire alla compressione, oltre a non portare g rave conseguenza all'infermo, permetterà sempre al chirurg0 di poter procedere nell'atto operativo colla calma necessaria. Altre obiezioni si fecero pertanto al metodo, alcuna delle quali abbastauza grave e degna della più seria considerazione, sia perchè rilevata nel corso di varie applicazioni sia perchè più validamente appoggiata, essendo i I disturbo cui essa si riferisce in diretto rapporto colle inevitabili modificazioni di circolo che in ogni caso si debbono produrre. Se le pareti addominali, perchè fornite di strati adiposi più o meno sviluppati, possono abbastanza bene tollerare una com pressione anche prolungata senza che su di esse abbia a rilevarsi alcuna lesione, se la maggior parte degli organi contenut i nella cavità addominale può sfuggire alla compressione, a meno che per qualche stato patologico alcuno di essi abbia cambiato la sua normale posizione, n on può dirsi altrettanto d i quella parte dell'intestino che essendo mantenuto fisso d alle inserzioni mesenteriche inevitabilmente deve restare sotto il dominio del laccio costrittore e risentirne le conseguenze. F ortunatamente però anche in questo, sia perchè la pressione su di esso viene, non direttR., ma trasmessa attraverso le pareti addominali e quindi molto modificata, sia i n virtì1 della grande resistenze.
1
UN NUOVO APPARECCHIO PER L EMOSTASI ALLA MOMBURG
557
alla pressione ed abolita circolazione, le lesioni rilevate a suo carico sono abbastanza scarse e transitorie e non destano preoccupa.zioni. Il Pieri a questo proposito riporta un caso nel quale ebbe a verificare una profusa enterorragia; il Yerth ed altri rilevarono anch'essi fatti irritativi a carico dell' ultima porzione dell' intestino: tutto però fu tran~itorio e senza lasciare all' infermo alcuna triste conseguenza. In quanto ai disturbi motori degli arti inferiori cui il Pagenstecher accenna si può osservare che venendo i tronchi [nervosi a trovarsi fra la massa intestinale ed i muscoli lombari, difficilmente dovrebbero risentire gli effetti della compressione. Inoltre nelle esperienze che antecedentemente feci, studiando le alterazioni che si producono sui vari tessuti in seguito a protratta ischemia degli arti, ho potuto osservare come solo quando la com pressione si era protratta di qualche ora si determinasse una leggera paresi e come anche questa ben presto scomparisse. Nè si deve parlare di alterazioni vascicoli, stante il fatto che la compressione viene ad esercitarsi al di sotto della terminazione spinale: ond'è che i disturbi rilevati a ca.rico di quest'organo vanno. ricercati in altre cause e non ritenuti quale conseguenza della compressione addominale. Disturbi alquanto più gravi, sia per l'organo che colpisce, sia per gli effetti che si ripercuotono sull'infermo, sono quelli che possono capitare e che disgraziatamente qualche volta si sono verificati a carico dell'apparato cardio-vascolare. La sottrazione brusca in primo tempo ed il repentino ripristino poi di un vasto territorio vascolare, devono senza dubbio ripercuotersi sull'intero circolo e massimamente sulla funzionalità cardiaca. In questo ha non piccola parte la sottrazione della circolazione mesenterica, che come venne dimostrato dal Ludwig e dal Thiry da sola è capace di innalzare sensibilmente la pressione aortica. Le esperienze fatte al riguardo sugli animali e sull'uomo da Katzenstein ed Offergeld, da Coene, Rimano e ,Volf, da 'rrendelemburg e da Thòle ne dànno una luminosa conferma. P er ovviare in parte a simili inconvenient i il 1\fomburg pensò ad una modificazione di tecnica, consigliando di mettere l'ammalato nella ·pc-sizione di Trendelemburg prima di applicare il laccio e di apporre una o due fasce d'Esmarch ischemizzanti alla radice Jelle cosce. Così facendo, egli dice, si 1·icaccia in alto il pacchetto intestinale e si soUr.ae l'arteria meseraica inferiore all'azione del laccio; come pure ,;i allontana.no le tristi possibili conseguenze, specie una paralisi cardiaca, che
.558
UX NCOVO APPARECCHÌO PER L'I::MOSTA S{ ALLA MOMBURG
potrebbero derivare dalle inevitabili variazioni di pressione, a l momento in cni si applica e si rimuove il laccio. Secondo le esperienze del Verth invece la prima modificazione propo,;ta dal Momburg riu!lcirebbe non solo inutile ma maggiormente dannosa, inquantochè, mentre non favorirebbe l'arteria meseraioa inferiore :1:1, sottrarsi alla costrizione del laccio, produrrebbe per sè stessa maggiore aumento della pressione sanguigna e del lavoro del cuore: utile sarebbe al contrario la fasciatura ischemizzante degli arti, perchè permetterebbe il rialzo e l'abbassamento della pressione sanguigna in modo lento e graduale anzichè brusco ed istantaneo. Anche st1 questa seconda modificazione non vi è conformità di giudizio; ed ultimamente il Tornai, sperimentando il metodo con e senza tale precauzione, venne alla conclusione che essa riesce inutile, stantechè la superattività dell'apparato circolatorio rimane nei due casi pressappoco ugul\le. L'osservazione del T ornai se è vera in parte, che cioè l'aumento della pressione sanguigna e dell 'atti vità cardiaca non vengono di molto modifìc!l.te col ricacciare verso il centro la masga sanguigna esiF1tente negli arti inferiori, non è giusta nella seconda parte. Sapendosi difatti dalla fisiologia come l'apparato cardio-vascolare possa sopportare un sensibile aumento della pressione arteriosa a con·dizione però che l'apparato stesso sia. perfettamente sano e che l'aumento si produca lentamente, l'applicazione delle fasce ischemiche raggiunge sicura.mente lo scopo; fa si che il cuore adagio adagio si venga adattando a lle variazioni di pressione. L a modificazione proposta dal Tornai è completamente differente: egli applica sulle due cosce e magari anche sulle due braccia, immediatame nte al di sotto dell'ascella, dei tubi elastici, esercitando una compre9sione assai moderata, per impedire la sola circolazione venosa ; provoca ciò facendo una stasi alla Bier, una i paremia passi va, capace ·di impedire al momento della. compressione aortica un aumento esagerato della pressione vasale, che può essere causa di tristi conseguenze. L'idea del Tornai è logica e razionale, poichè è chiaro che, sovracaricando di sangue in antecedenza uno o più arti, la restrizione del ter· r itorio circolatorio susseguente unita a relativa diminuzione della massa sanguigna in esso circolant e, debba riuscire molto meno nociva.. Io ritengo che sia da preferirsi la modificazione del Tornai a quella del Momburg, eccetto il caso in cui, essendo l'infermo già. di molto impoverito di sangue per perdite antecedenti o per lo stato anemico generale, il ricacci arne ver~o il centro anzichè toglierlo possa per sè .stesso migliorare le condizioni dell'infermo.
UN Nl:OVO APPARECCHIO PER r}~;iIOS'l'ASI ALLA MOMllURG
659
Altra obiezione fatta al metodo è Ja. seguente: sia. che si proceda. all'ischemia. degli arti inferiori sia che si provochi in essi una stasi, al momento dell'operazione, specie se questa cade sul bacino, si avrà. la fuoruscita di quel sangue che è rimasto fra i due punti compressi dell'aorta e degli arti. Anche a questo piccolo inconveniente, se così può chiamarsi, pensò riparare il Momburg, ischemizzando prima gli arti, applicando in secondo tempo il laccio sull'addome, ed infine togliendo e rimettendo di nuovo la fascia alla radice degli arti dopo averli tenuti qualche ii;tante in posizione declive affine di ricacciare verso la loro periferia. quel po' di sangue che poteva essere rimasto in primo tempo nel territorio compreso fra le parti com presse. Tale procedimento, se può essere utile ne l senso di rendere la regione operatoria al massimo grado di ischemia, praticamente a mio avviso non lo ritengo consigliabile, inquantochè, mentre la quantità di sangue che ancora può uscire non è dannosa all'infermo e non ingombra di molto il campo operativo, le manovre n ecessarie non sono tanto semplici e richieggono molto tempo: inconvenienti che si devono sempre evitare quando si vuole che un metodo riesca di facile applicazione e venga più largamente adoperato. Per poter intervenire sugli organi contenuti nel bacino il Machetondt propose l'incisione trasversale della parete addominale come in a.l('.uui casi venne consigliata dal Pfannenstiel ; ricacciare verso il diaframma il pacchetto intestinale, indi stringere il laccio. Re il taglio trasversale riesce più vantaggioso perchè permette una. breccia. più ampia. da rendere più facili le manovre operatorie, credo debba darsi la precedenza all'applicazione del laccio che all'apertura della cavità addominale, sia. per aver maggior sicurezza nella riuscita, .sia perchè sembrami che cosi facendo si possa più facilmente evitare un'infezione. Dalla breve esposizione fatta due cose abbiamo rilevato : come parecchi chirurghi abbiano cercato di migliorare il metodo con modificazioni più o meno importanti, e come tutti siano d'accordo nel ritenere che la compressione e decompressione sull'aorta debba. essere fatta in modo lento e graduale affine di permettere al cuore ed ai vasi di potersi adattare al relativo aumento e diminuzione di pressione. Se con le modificazioni, specie dello stesso inventore e del Tornai, .si sono ottenuti dei buoni vantaggi, non è a dirsi si sia raggiunto completamente il desiderabile, per poter dare al metodo il pieno riconoscimento nella chirurgia pratica ed in modo particolare nella chirurgia. di guerra.
5f:i0
'GS NUOVO APPARECCHIO PER L'EMOSTASI ALLA MO.\IBURG
Il desiderio che la. sua applicazione diventi sempre più estesa deve essere sussidiato da. nuove ricerche, che insieme concorrano ad allontanare maggiormente le possibili tristi conseguenze. Il Moroburg, come vedemmo, utilizza un tubo di caucciù rosso numero 12-14 a seconda che serve per ragazzi o adulti, lo stira fortemente, indi lo applica attorno all'addome facendolo passare fra le arcate costali e le creste iliache. Dopo 2-4 giri egli ottiene la completa. scomparsa della pulsazione femorale : fissa allora i due capi d el tubo con una robusta pinza. Ora è facile comprendere come, pur riuscendosi ad a.vere con tale proredimento l'arresto circolatorio, la. manualità n ell'applicazione e rimoY.ione del laccio non sia. troppo facile e come, ciò che più interessa, la lentezza e progrnssività nella compressione, che tanta parte hanno per una buona riuscita, solo in m odo assai relativo possano essere ottenute. Inoltre acquistando il tubo elastico, causa lo stira.mento, una certa rigidità. che lo riduce ad una corda strozzante, gli effetti sui tessuti ed organi che cadono sotto il suo dominio non potranno certamente essere . . sempre mnocu1. A tali inconvenienti pensai poter ripara.re sostituendo al comune tubo di gomma, come l' ideò il l\Iomburg, un apparecchio assai semp lice : quello stesso che feci costruire per eseguire uno studio sugli effetti della prolungata ischemia, consigliatomi dal mio maestro professor Durante. Con esso mi fu pcssibile raggiungere più scopi, quello cioè della. maggior semplificazione nell'applicarlo, della sostituzione al tubo che ba perduto molta parte della sua elasticità di un m ezzo maggiorment6 elastico ed a com pressione larga e soffice, ed in fino di poter meglio che con alLri mezzi graduare l' azione pressiva, iu modo da ottenere lentamente e progressivamente l'arrf'sto ed i l ripristino della circolazione onde evitare il brusco e dannoso rialzo ed abbassamento della pressione arteriosa. L'apparecchio, cùme rilevasi dalla figura, const.a di un tubo di gomma con d iametro di 2 '/,3 cm. e spessore delle pareti d i 1 '/, 2 millimetri, lungo sufl icientemente da. poter avvolgere la circonferenza del corpo. Ad una certa distanza l2i>-30 cm.) di una delle estremità vi è innestata una piccola cannula metallica mantenutavi fissa da due p lacehe, a111.:h'esse met all iche. Alla cannula è k•gato un t u bo di gomma d i una cer ta resistenza, che porta:all'estremità un tubetto-valvola che penm·tte l'ent.rata ed i mpedisce l"usciLa dell'aria trasmessayi da una pompa qualsiasi. Il
UN ~uovo APPARECCHIO PER L'EYOSTA:Sl ALLA MO~IBUll G
661
tubo grande è ricoperto da. una camicia di tessuto non elastico e resisteJ1te a forti pressioni, di ampiezza. maggiore del tubo stesso, con diametro cioè di 4 '/, 'ò cm., per poter permettere a questa di espandersi .
,
..
n·. "· L'apparecchio deve essere applicato ben stretto ed aderentE 'alle pareti addominali, fra le arca.te costali e le creste iliache e_tal,, viene mantenuto da una morsetta metallica. Per farlo funzionare si innesta alla vahola. la pompa e si gonfia.
Fig. '!11
3G - Glorn,, le di me ll<ina mi/ilare. - F'a1c. VII· ,. 1,1.
562
u:,; NUOVO APPAfit,:Cl'lllO l'El: L .J!:.M uSTASl ALLA MOMIJUllG 1
Man mano che l'apparecchio viene g onfiato la pulsazione fe morale va gradatamente affievolendosi ed infiue scompare. Ad operazione u lti~ata, senza rimuoverlo, si apre lentameute la valvola fino a l r itorno della. pulsazione femorale, ma non si giunge al completo svotamento se uon dopo 10-15 minuti dalla ritornata circolazione : ciò ad evitare la libera e troppo violenta espansione delle pareti ed organi addominali che potrebbe essere pericolosa. Prima di utilizzart:! l'n ppareccbio sull'uomo m e ne servii per esegufre esperimenti su animalj, nclotta11rl0 in parte le modificazion i p roposte dal Nomburg, i n parte quelle dc_>l Tornai . Di\'isi gl i esperimenti in tre gruppi, il primo di quattro, il secondo di sei ed il t erzo di due cani, sui quali la durata dell'applicazione si protrasse relativamente per un'ora e mezzo, per due e per tre ore. I cani adoperati furono di media taglia, del peso oscillante fra un massimo di kg. 8,300 ed un minimo di kg. 5. L'iniezione cli uno o due ceuiigrammi di morfi na bastò a rendere sufficeutemente tranqui lli gli animali almeno sul primo tempo, al momento cioè in cui si applicava l'apparecehio. Le avvertenze preliminari e postume alle quali sc:rupolosamen te mi attenui furono le srgllenti; che l"animale fosse digiuno dal giorno a vant.i: che avesse In. vescica vuola, venisse po5to 11ella posizion e del Trendelemburg solo per il tempo necessario all'applicuzione dell'apparecchio fino nlla scomparsa del po!so femorale, inùi rimesso or izzontalmente, al termine dell'esperimento arrestarmi nel vuotare l'apparecchio appena nvverLito i l ritorno della pulsazione femorale e solo dopo 5-10 minuti sgonfiarlo complet.amente, togliere le fasce dRgli arti a distanza di 10 minuti l'una dall'altra e la prima un q uarto d'ora dopo rimosso l'apparecchio. Su sei di essi produssi l'i schemia nei due arti posteriori, sugli altri sei provai la stnsi venosa. Premesso che tutti gli animali sopravvissero all"esperimeuto, riassumerò i disturbi più o mt•no gra ,. i che i u ciascun gruppo si verificarono. Nei primi quattro nulla n carico della. vescica e del retto, soltanto u na transitoria e leggera incoordinazione motrice degli arti inferiori scomparsa d1)po poche ore. · Su due del secondo gruppo si constatò per qualche ora una pare.lisi retto-Yescicalo senza tracce ùi sangne nelle feci; su tutti leggera paresi dt:'l tre no posteriore c:he si protrns::;e dalle 12 alle 24 ore per poi scom pariro. Xei due del terzo gruppo, nei quali la durata dell"esperimento fu di tre ore, i disturbi furono un po' più accentuati, ma auche in essi ben
1
1
UN NUOVO APPARECCHIO PER L EH0STASI ALLA MO)lBURG
563
-presto si dileguarono senza lasciare conseguenze: si ebbe paralisi retto-vescicale accompagnata da lieve enterorragia per 24 ore circa, paraplegia per mezza giornata indi incoordinazione motrice per 3-4 giorni. Su tutti indistintamente al principio dell'eaperimento si notò una -accentuazione del battito cardiaco, qualche volta unita ad aritmia, respirazione quasi normale; al termine il polso divenne più frequente -ed un po' vuoto, la respirazione più frequente e profonda. Tale perturòamento dell'apparato respiratorio e circolatorio fu sempre di breve -durata e mai mise l'animale in pericolo di vita: fu più accentuato al momento della rimozione che dell'applicazione dell'apparecchio, ms. senza apprezzabile differenza colla modifie-a.zione del Momburg o del 'Tornai. I miei risultati furono senza. dubbio migliori di quelli ottenuti d1tl -Oarere: per quanto egli non abbia mai sorpassato la durata di due ore '<ii applicazione, nella maggior parte dei casi ebbe a notare disturbi .assai più gravi e per maggiore durata, quali vomito sanguinolento, profuse enterorragia, paraplegie che si protrassero per 5-20 giorni e in · un caso perfino la recisione di un'ansa intestinale per la metà della. .s.ua circonferenza con associato versamento di sangue e feci nella ·cavità addominale. Per quanto il Carere attribuisca questi maggiori distu.bi all'eccessiva ampiezza del laccio elastico, non credo possa -escluderai il fatto che, stante la necessi~à di dover praticare più giri uno dopo l'altro per ottenere l'arresto della circolazione, non si mantenga sempre la medesima trazione e q aalche volta magari si esageri ~ di molto, onde inevitabili disastrose conseguenze. I buoni risultati ottenut.i sugli animali mi fecero prevedere ti.Oche ·una buona. riescita sull'uomo; attesi l'opportunità per averne una con-ferma. Occorse difatti, non è molto, di doversi operare in clinica di -disarticolazione dell'anca un infermo affetto da osteo-sarcoma dell'estremità superiore del femore. L'atto operativo venne eseguito dal prof. Durante che benevolmente permise la prova dell'apparecchio: di ciò sono al mio maestro senti"tameute riconoscente. Per le condizioni gravi dell'infermo ed eccessiva iperestesia. si dovè ricorrere alla narcosi cloroformica. Posto l'infe rmo nella posizione del Tre ndelemburg ed eseguita una fasciatura espulsiva. sia sull'arto sano ·che sul malato e q ai fin sotto il tumore, venne applicato l'apparecchio, col quale si ottenne in modo facile e graduale l'arresto della circola~ioue. Riapparsa questa al momento in cui l'infermo fu rimesso nslla posizione orizzontale, l'introduzione di altra piccola quantità di o.ria
664
u:-1 NUOVO .APPARECCHIO PER L'EMOSTASI ALLA MOMBUno
fu sufficiente a farla. di nuovo scomparire. Fu così possibile proceder& all'atto operativo quasi a. bianco; si notò solo la fuoriuscita di quella. minima quantità di sangue rima.sta al disopra. delle fasce ischemiche· ma che non disturbò punto l'operazione. Nè quando si applicò l'apparecchio, nè durante l'operazione ebbe a. verificarsi alcun disturbo sia. a. carico dell'apparato respiratorio che del circolatorio; in vece nel momento in cui si procedè alla sua. rimozione, e ciò dopo quaranta minuti circa da che era stato applicato, nonostautele precauzioni prese, si avvertì un sensibile abbassamento della pressione cardiaca, durato solo pochi istanti. Ripetutosi nuovamente ali termine dell'operazione ebbe durata maggiore e si manifestò con sintomi più gravi, tanto da dover richiedere la soL.lministrazione di eccitanti cardiaci, ipodermoclisi ed altro. Tale perturbamento dell'apparato cardio-vascolare, se deve ritenersi diretta conseguenza ·del metodo, credo che alla. sua produzione in molta. parte abbia. dovuto contribuire la grave depressione nervosa dell'infermo nonchè il suo accentuato stato anemico, condizione patologica questa capace di esaltare il più lieve squilibrio verificantesi nell'organismo. Ciò non ostante l'inferm0 verso sera cominciò a riprendere e gradatamente a migliorare nei giorni succesi:.ivi. Nessun disturbo ebbe a rilevarsi nè a carico dell'intestino nè della. vescica o dell'arto inferiore. Conclusioni: Il metodo emostatico ideato dal Momburg, giustamente applicato econ tutte le precauzioni necessarie, in moltissimi casi può riescire di grande vantaggio, specie nelle operazioni che cadono sul bacino, sugli organi in esso contenuti (vescica, retto, utero, ecc.) e sulla radico degli arti inferiori ; pur riescendo in tali operazioni un mezzo assai prezioso sia peril risparmio di sa11gue sia perchè rende libero il campo operativo, non. potendosi escludere che qualche volta possa dare cattive sorprese, ad esso è consigliabile ricorrere nei soli casi di assoluta necessità (chirurgia di guerra, disarticolazione iuterileo-aùùolllimi.le, cachettici, bam-
bini, ecc.) ed escludendo in modo assoluto gli individui obesi od affe ~ti anche dalla più l ieve alterazione dell'apparato cardio-vascolare; la dura ta dell'applicazione deve essere limitata alla pura necessaria per compiere la parte più difficile dell'operazione, onde non. prolungare di t roppo lo stato di superattività. cardiaca; l'intestino de,·e essere perfettamente sgombero dal materiale fecale e la vescica vuotata avanti l'operazione;
•
1
f
UN NUOVO APPARECCHIO PER L'E~lOSTASI ALLA MOMBURG
565
l'infermo sarà messo nella posizione del Trendelemburg e cosi la.sciato finchè viene applicato l'apparecchio, indi ricollocato oriz.z0ntale; utile riesce la modificazione del Momburg e del Tornai; migliore :la. seconda., a meno che l'infermo non sia in uno stato di grave anemia., nel qul\le caso la prima è da preferirsi all'altra;
le fasci e alla. radice degli arti devono essere tolte 10-15 minuti ·dopo il ritorno della circolazione e a distanza di 10-16 minuti l'una dall'altra; non essendovi controindicazione è meglio praticare la clorouar·cosi che la rachistovainizzazione; l'apparecchio da me presentato, sia per la sua applicaz ione1 massima elasticità. e sofficità e modo con cui risponde, sia perchè con esso è possibile graduare meglio l'arresto ed il ripristino della circolazione, può essere bene utilizzato a sostituire con vantaggio il comune laccio Momburg. BIBLTOGRAFL\. Presse méd., n. 19, 1910. Ricerche sperimen!al-i sull'emostasi alla Momburg (Riv. Med.. n. 17, 1910). CECI. Congresso Italiano di chinirgici, ottobre-novembre 190!1. DE-Bovis. - Semaine médicale, 1909, pa.g. 589. Do!<ATI. - Riforma medica, marzo 1910. F.RAXKI.. M iincl,n. med. Woch. 1910 FebruA.r. G ALLINGANI. A ccad. med. di Genovci, marzo 1900 (Policl., sez. prat.. 1900, png. 400), ,Caoss E:r B1NET. - Revue de Chirurgie, n. 5, 1910. 111.~YER. Jçumal de Chirnrgie, février 1910, pa.g. 121. l\fARAGLIA.'s'O. Congresso Ital'iawJ di Chirurgia, 31 ott.. -2 nov. 1909. iioltmmo. - Zentralblatt fiir Chiri,rgie, 1008, n. 23. n » " 1908, n. 141. n - Archiv fiir klir1. Chir., Bd. 80-4 Ha{t. » Dwt,,che ·me<l. W oclienschr. 1909, n. 48. MoRESTIN'. - Soc. de Chir. , 9 ma.rs 1910 (Sémainc m édicale, IG mano 1910)PAOENSTECJIER. Àrchiv f. kl-in. Ohir. xc, 1909, png. 160. P1Em, - Societé de Chir. de Marseìlle, 18 nov. 1909 (Revue de Ohirurg., 1910, I, png. 99). ,S1.G\VART, Archiv fiir Oynéikologi'.e, 1909, LXX:ll.IX, I. Rivista Sintetica • La clinica chirurgica•, n. 5, 1910. Rou..Noo. - Congresso di Chirurgia Italiana, ott -nov. I 909. 'TRENDELEMBURG, Società di Med. di Lipsia, 1908, 8 doc. M. Dr TORNAI. De l'infiumce e:,:ercée par la méthode de Momburg Rltr le cre11r et sur la circulation (Sémaine = édicale, n. 43, 1910). WrAR:r. - Prease med,, 1910, n. 23, pag. 198. ·zuii VERT. M uncliener med. Woch. 1910, n. 4, pag. 1'19. "\VOLI' E RtMANN. Deutsche Zeitschr. fiir Chir., 1909, 9S, O. ANVRAY. -
CABERE. -
666
LASUTURA !~!MEDIATA TE~O-CAPSUL:\RE NELLE FRATTURE DELLA ROTl:Ll METODO CU RATIVO Ol ELEZ!O:\E l~ QUATTRO CAS l
Comunicazione fatta al Congresso ùella Socic>tà. italiano. di Chirurgi,\ dal maggiore medico Antonio Perassl, libero docente
Nel trattare la vessata questione relativa ai metocli di cura uellefra ttnre della rotula, indicherò gli e.,iti definitivi conseguiti in quattrocasi clinici, in cui venne applicato un uniforme ed irn;:,..ediato intervento operatorio di facile e rapida e,;ecuzione. E se fino ad oggi l o ve· dute intorno al migliore inl1irizzo per curare l'accennato traumatismo banno oscillato, il motivo è ov,io. esistendo in tal genere di frattura articolare, lesioni multiple, acni si provvede imperfettamente con qualsiAsi mezzo terapeutico unilaterale, non proporzionato a favorire nn regohwe proce;;so di ri para,,ione. L'a.rgome11to prescelto assnme una particolare importanza nella sfera d'azione della chirurg ia militare, in ruì non mancano i lagni dei pazienti, allo scopo di conseguire più alti compensi per inabilità td lavoro, ogni qual volta siano residuate uotevoli al terazioni materiali o funzionali post-traumatiche. Presentemente non si discute più l'iudicazione di prat.icare, sempre quando sia. possibile, la immediata riunione della rotula tras,ersalmente fratturata e con din.;;tasi. dei frammenti, in modo analogo a quanto è consigliato nelle ferite e rotture dei tendini. Infatti quest'osso è un voluminoso sesamoide, s<ciluppato nella parte terminale do! muscolo quadricipite, il cni tendim,, a rot ula estirpata, si continua col lega.monto rotuleo. Inoltre medialmente e lateralmente alla rotula vi è un com plesso di formazioni fibrose, denominate a.la mediale e ali laterali, aven ti l'ufficio di impedirne gli spostamenti nei vari movimenti del gi11occhio e nel contempo cli aumentare notevolmente l'azione estensoria clel muscolo quadricipite crurale. I legamenti a.lari della rotula agiscono pure dma.ute i movimenti di flessione della gamba sulla. coscia, funzionando a ginocchio flesso. per ricordare il confronto fatto da Chaput,. come un soggolo applicato sul mento.
L .\ ${.;Tlfn \ DDI Z lH.\TA TE:l"O·CAl'S'til,Afrn, ECC.
567
È noto che in ogni frattura trasveraale completa della rotula, e massime in quelle da ca us!l. indiretta, avviene costantemente una lacerazione, più o meuo estesa, delle ali legamentose, media.le e la.tera.li. Ne consegue, come effetto lesivo principale, l'interruzione nell'imerzione tendinea. del cospicuo muscolo estensore della. gamba. e il successivo divarica.mento nei margini dei frammenti rot ulei, dovuto a. retrazione attiva del muscolo in gran parte disinserito. Questa. soluzione di continuo osteo-legamentosa. resta a~grava.ta dalla continua
Fii,. l'.
mobilità dei frammenti e dalla costante interposizione fibrosa inter frammenta.ria. Esistono inolt re concomitanti lesioni articolari, rappresentata specialmente da emartro, piu o meno considerevole ed i cui effetti tensivi e distensivi sulla. capsula articolare con corrono ad aumentare la diastasi dei frammenti.
568
LA SUTURA IMMEUfATA TENO-CAPSULARE, EOO.
Come provvedere simultaneamente ad una serie combinata di fatti lesivi, mediante una cura ra,1ionale? Prima che Listar nel 1878 avesse fatto conoscere gli splendidi risultati della sutura. ossea, a cielo aperto, per la aura della. rotula frattura.te., l'italiano Marco Aurelio Severino già l 'aveva eseguita tre secoli innauzi. Ma que;;to metodo operativo fu una seconda volta abbandonato, perchè, rendendo più grave l'avvenuta le;;ione ossea, è seguito quasi sempre da un ripristino funzionale dell'a.rticolazione of-
Fig. !•.
fesa troppo incompleto. L'eliminazione di un processo operatorio eccessivamente lesivo, bisogna riconoscerlo, costituisce uri.a buona regola, <:he però aucora conserva qualche eccezione. Si ammetta, acl esempio, il supposto di dover curare una frattura di rotula nel periodo tardivo, senza che siasi ottenuta la r iunione
LA SUTURA UU1E DIATA TEXO·CAPS ULARE, ECC.
569
-dei frammenti con callo fibroso r esistente, ovvero si faccia l'ipotesi che occorra provvedere alla rinnovatasi diastasi dei frammenti, pro-dotta da una refrattura; ebbene, in simili situazioni, se si vuole pro-cedere ad un atto operativo per migliorare le condizioni funzionali nell'articolazione del ginocchio leso, occorre praticaro la sutura ossea previa recentazione dei margini ossei, essendosi colla pratica osservazione personale, constatato che le suture secondarie dei t,essuti fibrosi lacerati riescono insufficienti per dar luogo alla formazione tardiva di un callo osseo nella rotula, da assai tompo fratturata. Invece è ora quasi del tutto omessa l'applicazione degli svariati metodi sottocutanei di sutura, perchè ossi nou tengono alcun conto delle esistenti lacerazioni dell'apparecchio legamentoso estensore, nè dell'interposizione dei lembi fì brosi in terframmentarii, 11è delle raccolte ematiche eudoarticolari e periarticolari. Un esclusivo valore _storico avrebbe poi la enumerazione dei varii apparecchi e fasciature immobilizzanti, tutte teoricamente ideate per ottenere la fissazione e la coattazione dei frammenti rotulei. La manifesta insufficienza di tali mezzi c urativi empirici fu messa in evidenza dalla reazione verificatasi colla più rece11te metodica applicazione del massaggio e della mobilizzazione precoce nella cura delle fratture rotulee, ottenendosi in tal modo risultati funzionali relativamente vantaggiosi; di guisa che rimase ampia.mente dimostrata la grande importanza. degli accennati coefficienti curativi, massime in quei casi in cui la diastasi dei frammenti sia poco accentuata. Per esclusione si giunge così ad un metodo curativo di scelta, il quale deve proporsi: I ) La rimozione del versamento ematico endoarticolare e periarticolare; II) L'esatto affroutamento e la fissità dei frammenti, mediante la semplice tenorrafia perirotulea; III) La sutura dei lembi fibrosi lacerati, evitando l'interposizione interframmentaria, e riducendo l'immobilità della parte lesa e l'inazione alla minima durata di tempo possibile. Ohi no·n osserva gli anzid~tti capisaldi curati vi non consegue l'ottimo grado di guarigione raggiungibile. · A questo punto non è fuor di proposito ricordare che Lejars (l) <lonsidera la speciale situazione in cui o per l'età avanzata del paziente 0 per rifiutata autorizzazione o per mancanza di mezzi adeguati, non si possa praticare un intervento colla sutnra; per tali casi egli con(1) Ohirurgie d'urgence .
670
LA SCJTURA BIMEDIATA TENO-CAPSU LARE, ECC.
siglia di ricorrere senz'altro al massaggio, da cui, a suo dire, si possono ottenere guarigioni con soddisfacenti reintegrazioni funzionali, paticolarmente se, esistendo nn voluminoso emartro, si fa precedere la cara da una. paracentesi articola.re. Il chirurgo che si proponesse di mettere in esecuzione il mentovato indirizzo terapeutico, a.nzichè la puntura evacna.trice, dovrebbe praticare l'artrotomia per vuotare la cavità articolare, spesso zaffata da. coaguli sanguigni. Inoltre coll'appoggio dell'esperienza clinica posso
.. '
l Fig. 3' .
aggiungere che, dopo la completa evacuazione dell'emartro, i frammenti, rotulei diastasici, col sussidio degli ordinarii apparecchi inamovibili, 1,on sono mai stabilmente mantenuti avvicinati fra loro; motivo per cui la riunione si fa. sempre per mezzo di un rallo fibroso, spesse. volte poco resistente e lacerabile colla massima facilità.
LA SUTURA DUIEDUTA TE~O-CAPSULAR E ECO.
571
Fur ono Perrier, Chaput e Vallas che proposero di riunire i frammenti rotnlei, fissandoli colla sutura dei legamenti prerotulei e peritulei lacerati. Berger ha, in seguito, perfezionata la tecnica operativa., mediante l'accerchiamento, eh~ altro non è se non una tenorrafia., a rotula interposta, e rappresenta. il fattore principale, che serve ad immobilizzare i frammenti ossei, neutralizzando nel contempo la. tendenza a. disgiungersi fra loro, per effetbo dell'azione spiegata dalla retra.zion& del quadricipite '!rurale.
Fig. 41 .
Negli interventi operativi, praticati nell'Ospedale militare di Caserta, in casi di accertata considerevole diastasi dei frammenti e coesistente copiol'!o versa.mento ematico dentro e fno1·i la grande cavità. articolare del ginocchio leso, si agì previa cloro-narcosi, scoprendo con una breve incisione semiluna.re trasversa.le a concavità. iu alto, il fo-
572
LA ,',IJTURA DHdEDIATA TEXO· CAPSULARE1 ECC.
<:olaio di frattura e dopo aver yuotato l'emartro, fu eseguita. la riu11ione dei frammenti col processo di tenorrafia di Berger, combinato colla capsuloITafia part\ostale, cioè fibro-periostea.. Quindi fu suturata. l'incisione cutH.nea per prima intenzione. È da. notarsi che per l'accerchiamento e per la ca.psulorra.fia. fur ono sempre usati gli ordinari aghi d a sutura ed il filo di seta. sterilizzato . L'intervento fu da me praticato da poche a. ventiquattro ore, dopo la r iportata. lesione e coll'i ndicata t ecnica operativa in q uattro casi di frattura. trawer.sale rotulea diastasica; cioè uua sottocutanea prodotta. da causa indiretta, e tre consecutive 11 causa diretta (calcio di cavallo), presentandosi in dne di questi ultimi casi leso il rivestimento cutaneo. Mediante tale intervento si ottenne la riun ione dei frammenti con callo osseo ed una normale reintegraz ione• nel la motilità del ginocchio leso dopo un periodo d i tempo quasi sempre superiore a tre mesi. Si osservò poi che in quei casi in cui la mobilizzazione dell'arto operato fu possibile effettuarla precocemeute, l'i potrofìa resid uale del quadricipite estensore non era molto appariscente. Così nelle fratture da causa diretta, quali postumi impor tanti vanno menzionati l'aumento di spessore della rotula e la produzione di un rnmore di sfregamento, dovuto a persistente stato di ruvidezze. nella. sinoviale articolare . In ultimo r itengo non del tutto privo d'interesse il fatto, emergente da parecchie constatazioni clinid1e1 secondo cui i traumatismi da. calcio di cavallo si Yerif:icano a;;sai più frequentemente sul gino::chio sinistro, che non su quello destro. Infatti, d urante una quiuquenno.le prn.tica ospitaliera, a Caserta, nella cui cir .:oscrizione si trovano sei reggimenti a cavallo, m i è risultato che sopra sette casi di sr.ontinuità. ossea deJJa rotula, prodott i da calcio, sei a,,ennero a sinistra ed uno solo a destra. Un'altra considerazioHe noli si deve dimenticare. E ssa si riferisce alla possibile esistouzr. di g ravi effetti les ivi nell'articolazione del ginocchio, causati dall'accennato trauma diretto, anche quando si conservi integro il rivestimento cutaneo. L'agente vulnerante indicato talvolta. determina distacchi o fram mentazioni epifisarie, associate ad estese lacerazioni dei legamenti e della sinoviale articolare, nonchè a parziale spappolamento della contigna cartilagine sem ilunare, senza che sia avvenuta alcuna sol uzione d i continuo nelJa cute della regione col pita. P erciò la distinzione fra. fratture d ella rotula, esposte, o no, a vrebbe oggigiorno un valore piuttosto relativo, assumendo una maggiore impor tanza, specialmente per
LA SUTUnA I MMEDIATA Tl'::'\O·CAf'~ULARE ECC.
573
la prognosi e per la cura, sia 111. gravezza, sia la molteplicità delle lesioni osteo-artic0lari. Quindi fra i traumi del ginocchio e quelli addominali, da calcio di cavallo, sotto q nesto aspetto, esisterebbe una qualche analogia. A complemento dell'esposto contributo casuistico annetto l'elenco nominativo dei quattro casi operati, per ciascuno dei quali l'esito definitivo è pur e documentato da uno schiagramma dimostrativo, ottenuto coll'apparecchio radiografico da campo, modello Ferrero, e comprovante l'avvenuta. solida. riunione dei frammenti rotulei per mezzo di callo totalmente ossificato. Elenco nornfnatl vo dt•I cnid ClpernU. 1. Cecaloni Pietro, classe 1885, soldato 15° cavalleggeri Lodi. Frattura es posta della rotula sinistra da calcio di cavallo. Radiografia n. 1. Entrato 15·5-1908, uscito 19-10-1908. 2. Stimabili Pietro, classe 1887, soldato 21° cavalleg ger i Padova. Fratt ura. tra.· sversale della rotula s inistra per caduta. duraute un esercizio del salto con la.. gamba in flessione. Radiografia n. 2. Entrato ll-12-1908, uscito 6-3-1009. S. Tommasone Alicandro, classe 1889, soldato 16° cavalleggeri Piacenza. Fi·attura esposta scheggiata a tre frammenti (di cui uno piccolo e mobile) da calciodi cavallo. Radiografia n. 8. Entrato 2o 4-1910, uscito 12-9-HlOO. 4. ::\Iazzetti Franco, classe 18l-l!J, soldato 15° c:avallcgged L od i. Fratture. t rasversnle della rotula sinistra da calcio di cavallo. Radiografia u. 4. Entrato 7-9-1910~ uscito B-12-1910. Caserta, aprile 1911.
{>74
CIRCA L'ESlTO DEI RIFIUTI DELLA VITA AL CAMPO Per il dott. Ello Tlrelli. capitano medico, direttore della infermeria speciale della Scuola militare di Modena
Le nuove idee sui portatori di germi, siano essi portatori precoci, <:onvalesceuti o pamclos.;;ali (1-2), e quindi la più esatta conoscenza. <lellevie di propagazione delle malattie infettive, hanno aperto un va.sto cMOpo di studio per gl' igienisti, obbligandoli a. ricerche di nuovi e più sicuri mezzi di difesa. Pur rimanendo nell'ambiente militare, nou intendo occuparmi di quanto si verifica in guarnigione, perchè ivi con calma e quindi con facil ità. si possono seguire ed applicare i dettami della scienza.; ma credo più opportuno interessarmi della vita al campo, oYe spesso il medico si trova di fronte a difficoltà. gravissime e che non sempre può convenientemente fronteggiare. È noto come il soldato in questo periodo si trovi iu modo speciale minacciato da un gruppo di malattie infettive, che colpiscono -di preferenia l'apparato digerente, e come le at'!que ed i rifiuti della vita. siano le vie principali della loro traemissibilità. A lle prime si dovrebbe provvedere rivolgendo l'attenzione a.Ho stato delle sorgenti, alle condizioni sanitarie delle popolazioni che di esse si servono, ai mezzi di raccoglimento e di trasporto ed alla loro .analisi chimica, ma ciò in pratica il più delle volte non si fa. perchè è abitudine inveterata, nello scegl iere gl i accampamenti, di non chie• dere il parere del medico e d i mandare un ufficiale combattente, il -quale è guidato da. concetti tattici od amministi-ativi, mai scientifici. S i dovrebbe quiudi con disposizioni regolamentari prescrivere che in pace il medico sia il perito costante nella scelta degli accampamenti e lo si dovrebbe fornire di materia.le suflìcieute per eseguirb sul posto le analisi chimiche necessarie ed a questo scopo, più che la cassetta regolamentare in uso nei nostri ospedali da campo, credo possa meglio servire quella da me già in altra occasione proposta (3). Non è qui il caso che mi dilunghi a parl!l.re della epura zione delle acque e degli .apparecchi (filtro da campo (4), filtro Berkenfeld (6), regolamentari, poichè è noto, ed io stesso in al tra occasione dimostrai (G), dove sia J)Ossibile il loro impiego e quale affidamento si possa fare su di essi.
CIROA L'ESITO DEI RIFIUTI DELLA VITA AL CAMPO
676
I'ei rifiuti del'ta vita non vi è che la loro distruzione col fuoco: il che per alcuni è di facile .attuazione, ma per altri (feci ed urine) non disponiamo ancora. di un mezzo pratico per effettuarla. A. tutt'oggi -ci serviamo delle cosi dette latrine da campo (4), che sono fosse comuni protette ai lati da rami, nelle qua.li le f~ci rimangono esposte ;&gli agenti esterni e ohe poi vengono colmate con terra quando si tolgono gli accampamenti, oppure quando sono in gran parte ingombre -dai rifiuti umani. È facile immaginare il pericolo che ne deriva. alle popolazioni ed ai militari per l'inquinamento del sottosuolo e quindi -delle acque sotterranee e pel trasp0rto dei materiali infetti, sia direttamente cogli uowini, che facilmente s'imbratta.no le scarpe e gli -oggetti di vestiario, sii~ cogli insetti, dei quali, specialmente le mosche, vediamo brulicare questi luoghi immondi. Ed anche negli altri eserciti non ui è fatto ma.ggior progresso, poichè pei campi mobili usano tutti lo ste.ss? sistema e solo per gli .abbaraccamenti si consigliano le tinette mobili del Goux e del Thuasne, -oppure le fosse settiche automatiche del Bezault (7), ma sono apparecchi alquanto com plessi, di sicurezza problematica, di difficile tra-sporto, che richiedono una certa abilità di maneggio e possibili ad impiegarsi soltanto in casi determinati e cioè dove le truppe godm.o di una certa stabilità. In questi ultimi tempi si nota un risveglio negli igienisti militari, e per quanto riguarda la soluzione di questo problema, qualche tentativo di lotta. scientifica si sta facendo in Germania ed in Fran. -0ia (8) e specialmente negli Stati Uniti d'America, ove si è già sperimentato il campo modello del capitano J obn Smith, nel quale funziona 11n tipo di latrina incineratrice, che sebùene presenti di versi i nconvenienti, pure ha l'inestimabile merito di avere additata una via di :soluzione logica e sicura (!)). Nell'anno d ecorso, durante la epidemia colerica a Cerignola, ove -fui mandato ad impiantare e dirigere i servizi sanitari, mi trovai .appunto nella necessità di provvedere &.1111, mancanza di latrine nei loca.li d' ii;olamento ed ideai un apparecchio che per la sun. sempli·cità, facilità di maneggio e sicurezza, mi pare possa corrispondere .alle e1:1igenze della vita militare e del servizio sanitario in campagna. 0
DESCRIZIOXE.
Consta di una oaldaia cilindrica (A) alta un metro e di ottanta. ·centimetri di diametro. Il cielo ( B) ,a poca distanza da un punto qualunque della sua circouferenza e cioè a. dieci centimetri dalla mede-
676
CIRCA L'ESITO DE! RIFIUTI DELLA VITA AL CAMPO
sima, presenta un foro circolare ( C), di trenta. centimetri di diametropel passaggio delle feci e che si può chiudere con un coperchio (D )r fornito di un tnbo tE ) ch8 serve da manico e che può essere chiuso al suo estremo libero mediante un coperchio (F ) amovibile. Il cieloin corrispondenza del foro di caduta delle feci e per circe. dieci centimetri di ra~gio è concavo, perchè meno facilmente su di esso abbiano a ferm arsi gli escrementi e per poterlo lavare, senza incorrerenel pericolo d'insudiciare e quindi d'infettare l'ambiente circostante_ Può servire come latrina e come incineratore. ,V
Fig. 1.•.
Fig. !".
Si perfora in unn. scarpntit di terreno un foro sufficiente a contenerlo per intero, o meglio -in modo che ne sovrasti per dieci o quindici centimetri e foggiato in guisa da. avere sotto al f~mdo del cilindro metallico uno spazio (R) che possa servire da fornello. In un primo tempo, a forn ello spento, l'apparecchio non è se non una comune latrina a lla turca (fig. l ") ed in unsecondotempo ecioè qnan<lo le feci e le urine lo hanno occupato per circa tre quarti, si fa funzionare da inciueratore, accendendo con qualsivogli11, combustibile il fornello, dopo aver tolto dal ma.nico il piccolo coperchio F, pe.::- d ttre libero passaggio ai prodotti della combustione. In circa. un'ora.
1
·l
CIRCA L 1ES1T0 DEI R!lmJTI DELLA VITA AL CA11PO
577
e mezza tutto il contenuto viene trasformato in una poltiglia cretacea,
od anche in un pugno di ceneri. È bene però per non deteriorare il fondo, non arriva.re quest'ultim o esito, tanto più che uiò è superfluo. La mia latrine. incineratrice, così come è sta.te. descritta., è più che sufficiente ad assicurarci un perfetto funzionamento, pure per un eccesso di precauzione, ho aggiunto due tubi a gomito (G ed H) ohe s'innestano fra di loro in J/ e col tubo E e servono a portare i prodotti della combustione a contatto col fuoco del fornello (fig. 2'), pro· vocandone la loro ricombustione. I rlue tubi sono costruiti in modo da potersi allungare ed accorciare a guisa di cannocchiale, per rendere più facile la loro applicazione in qualsivoglia condizione di terreno. Se poi qualcuno avesse a guastarsi, si rinuncia alla ricombustione suaccennata e si lascia ohe i prodotti si spargano liberamente per l'aria, o passando soltanto a ttraverso al tubo E, oppure aggiungendo ad esso ad uno dei tnbi a gomito (fig. 2" - N ). In primo tempo può servire anche soltanto come un semplice serbatoio fisso o portatile, il che è della massima im portanza special· mente nei nostri ospedali da, campo. Lo si tiene in un ambiente in prossimità dei luoghi di ricovero degli ammalati e gl' infermieri possono, ogni qual volta se ne prese nti il bisogno, V11otare in e,;so i materiali luridi, evitando cosi il pericolo del loro spandimento col trasportare i vasi che li contengono.
Gli apparecchi da me usati nei local i d'isolamento a Cerignola. furono costruiti in forte bandone di zi neo, cou margini aggraffati e funzionarono perfettamente e senzn, interruzione per oltre quattro mesi, quindi anche dal lato della solidità non lasciano alcun appiglio alla critica. Che se poi si desiderasse un fondo più r obusto, e quindi resistente al fuoco, basterebbe costruirlo di rame. È certo che q nesto mezzo è della massima. semplicità, di facile maneggio e trasporto, non ingombrante, di costo relativamente minimo e di risultato -igienicamente sicuro. Sarebbe quindi desiderabile ohe ogni battaglione ed ogni ospedale da campo ne fosse provv isto e per ognuno di essi basterebbero due tipi che per economia di s pazio e per maggior facilità. di trasporto si dovrebbero costruire di di,·ersa dimensione, in modo che uno possa essere con tenuto nell'altro, a guisa delle sc(l,tole giapponesi. Così racchiusi in una cassa qualunque potrebbero con faciliH trovar posto sulle comuni carrette da battaglione e su quelle degli ospedali da caro po. Con due o al più quattro apparecchi si può provve<lere su fficientemente a.i bisogni dei detti reparti, poichè mentre u na metà funziona da latrina, l'altra funzionerebbe da incinerntore. E nei local i 37 - Giornale di medici11<1 militn.-e. -
Fa,c. VII-V III.
l
578
eme.i. L·E,-)TO .[)El RH'Il!TI 01,Ll, A VITA Al. CAllPU
d ' isolamento d i Cerignola, o-e in certi periodi si tro,arono oltre duecento persone, ho potuto sempre ed inintenottamente in questo morlo pron·edere alla eliminazion e dei rifiuti della vita. E ripeto, i risnltati furono c:osì convincenti sotto ogni aspetto, che mi sono sentito incoraggiato n, renderli noti, nella speranza che le autorità superiori vogliano benignarsi di prenderli in esame e d ecidere se e do, e la mia latrina incineratrice possa essere utilizzata.
BIBLIOGRAFIA. (I) L. SACQUEPtE. naio l!JIO).
J port(l(o1·i di (/ermi. (H•1/lr ti11 de l'i1utit11t Pa..!leur, 15 gen-
(2) O. H. LEMOlSE, - L'i nffam:a dei portatori cli germi Br,lla etiologia della febbre IÌ · foùlr. (Jourw,l d,s Pratfoims, p. !)7, 1910). (3) 'fmELLI e FJ':I\R.\Rl L ELLI. - Di 1111 procrAso rapirlo per l'rmolisi chimfrc, dell'acqua, cl, / 1•i110 e dc'lle 11rù1r. (Oiomalr m rilico dtl R. esercito, gennaio 11104). (4) btruzionc s11i lai·ori da ZClpl)alorr p er la fanteria, 1910. (6 ) latr11zio11e per l'impi,·!fO di alcuni 1w1teriali da cc,mpo pe/ aerui:io sanitario in guerra, p. 59 6 1, ediziono Inl I. (li) T1 R1,r.r,.t. - Circri il ,n.•l'rn filtro du rnmp?. (Gif1rw1/c mrtfic<J rie.I R esercito, aprile 1002). (7) Roum:T e Doi'TER. B ygiènc inilitafrc l'aris, 1907. (8) I 7)ortalori rii grrmi e la profitr,.,.•i d ella / rl,br<' 1;/,,ide n rll'r11rnito. (La Presse M édic(llc, l!HO. p. li 3). ( O) CHARLES o , voonRU!'J;. - L 'i:1ime dei modem i r1ccC1m7>c1men ti. (The m i lita.ry S11rgron J o,mrnl of the a,sociation o/ m ilita ry Surgeo11s o/ the Un ited Sta/es, voi. XXI, n. 6. dicombro l ll07). l\loò L•no, 2 g iu!!n O 191 1.
ò7!1
CASU I ST ICA C LINICA :SOPRA. UN CA.SO DI TUBERCOLOSI PRL'IIITIVA DEI TUBULI SEllI~H'ERI DEL DIDD!O E DELL' EPIDIDI~O, per il capitano medico dottor En"'a A 1•tur o H n lllan o, ac;sistente onorario alla clinica chirurgici~ della R. università di Genova. Il disaccordo c he tuttora regna ne l campo scientifico into rno alle vie per le ,qua li hanno origine le affezioni tubercol ari della sfera. genito-urinaria , e l'a,.cer· tamento di nuovi fatti clinici e anato mo-patologici la cui origine si è potuts. mettere in relazione col bacillo della tubercolosi. mi hanno indot to a riferire brevemente su di un note vole caso che ci occorse in questo Q3pedale, e che, a mio -avviso, presenti\ un certo intere$Se specialmente dal lato clinico, ma anche da l lato anatomo-pa.tologico e istopa tc:,lo~ico. Il maresciallo A. B. si presenta. di sani\ e robusta. costi tuzione fisica., senza precedenti morbosi notevoli. Gentilizio immune. Circa. sette anni fa contrasse una •blenorragia di cui gua.rl completamente in c irca 4 mesi ; non vi furono co:nplicanze al didimo nè all'epididimo. Da sei mesi circa notò l'insorgerd di dolori leggeri e diffusi a l testicolo destro, con molesto senso di p eso, per cui gli fu consigliato l'uso di un sospensorio, che gli portò giova.mento, ma solo per pochi giorni; dopo di che ricominciarono i -dolori, intermittenti, ma leggeri, eh, non g li impedirono di fa.re il suo servizio -regolarmente. N;il tempo stesso notò che il testicolo affetto cominciava ad aumenta.re di volume, lentamente, ma in modo progressivo, eJ egualmente in ogni sua pa rte, tanto da assumere il volume qua5i di un uovo d'oca. I dolori sono andati in seguito diminuendo, fino qua.si a scomparire: solo rimane un senso di stiramento nella parte inferiore dell'addome. Pe r ogni al t ro riguardo è sempre stato bene; ha buon appetito, dorme tranquillo, non suda la. notte, non ha tosse, non -diarrea, nè disturbi nell'orinazione; non ha stringimenti uretrali. Persistendo IR. .affezione in parola. fu inviato in questo Ospedale. All'esame della p~rte ·si n ota.: testicolo d. del vol ume di un UO\'O d'oca, rico"J)erto da scroto norma.le, senza aderenze, nè arrossamen ti della cute. Alla pal pazione si rileva. che l'organo affetto conserva la forma di nn testicolo normale, ma è aumentato di volume, con superficie uniforme, li~cia., regolare. Anl'.he l'epididimo partecipa dell'ing rossamento totale dell'organo, e anch'esso -si presenta regolare, uniforme, senza nessuna. nodosità, nè aderenze: è dure e in-dolente alla pressione moderata. Il didimo è anch'esso indolente, ha. una. consi-stenza. ca rnosa., dura : nella vag inale esis te un piccolo versamento liquido, che Permette ancora di rileva.re beniss imo i caratteri dell'organo sopra descritti, senza -ehe sia necessa rio un preventivo svuotamento del liquido. Il canale deferente esce d,,\111. massa indurita. dell'epididimo, con cui si sente fus~ nella sua porzione iniziale: esso si prese nta :-1ssoluta mente regola re, cilindrico -e di volume normnle per tutta la parte accessibile alla pnlpazione : non si rilevitno nodi, nè indurimenti in nessuna parte : anche gli nitri elementi del cordone sper-
580
CA SOISTJCA CLI ~ICA
matico sono normali. Il riscontro rettale fa rilevare che la prostata e la part& accessibile delle ,eicichette sono di volume e consistenza normale. L'esame dell'orina non ha fatto rilevare nulla di speciale. All'esame degli organi res pirntorii non si rileva nulla di patologico: suono di percussione normale ed eguale ai due lati: respiro vescicolare normale su tu t tol'ambito polmonare Stato g enerale ottimo. Nei primi sei giorni di degenza all'Ospedale s i e osservato un aumento di tempera tura che oscillò da S7°,4 a 38011, I ripet uti esami d el torace e di tutti gli altri organi non f ecero mai rilevare nulla. che potesse spiegare tnle tempera tura: solo vi fu ,itipsi intestinale con lievi disturbi digestivi, n carico dei quali fu messo il fenomeno, che del resto scomparve· presto e defini tivamente. Considernto il modo di insorgere dell'affezione, il suo decorso relativnment& rapido, li\ d,1rezzt1., )a. consistem:a della parte lesa, la sua forma e volume, i dolori che l'avevano a ccompag nata, l'età d el paziente, l'assenza di localizzazioni tubt1i-colari nella. sfera. genitale, ne altrove, s i fece d iagnosi di sarcoma, e si propose al malato la pronta ablazione della parte affettn. Egli accettò la proposta, espri• mendo però il desiderio di sentire anche il parere di un valentissimo snnitario di questa città; il qua.le condivise la diagnosi d i sarcoma. del testicolo, e consigliò l'operazione immediata. Questa fu fo tta. in questo ospednle il 29 ottobre 1909: tnglio obbliquo alla radice dello scroto, prolungato in alto fino a tre dita sopra l'orifizio inguinale s uperficiale, isoh1men to d el cordone sperma t ico, dopo aperto il canale, legatura o resezione isolatamente del funicolo e degli altri elementi, il più possibile in alto. Il moncone centrale si ritrae n ell'a<ldorne Isol1,,to il mon cone periferico si procede all'ablnzione di tulti i detti elementi, in unione a l testicolo coi suoi involucri, procedendo dall'alto al basso : sutura delln pelle : guarigione per prima. Il malatoesce completamente g uarito dopo 1G giorni daU'operazione, con una proposta di 60 giorni di licenza di conva lescern..a. Da informazioni assunte in via privata da.1l'iudividuo stesso, ora r esidente a Livorno. risulta che egli gode ottima salute, senza alcun distu rbo nè localmente, nè in alcuna al tra parte del corpo: stato ge. nera.le ottimo, fa il ser vizio regolarmente. L'esame macroscopico del pe7.7.0 d:ì. qmu1to segue : Una rnA.ssa della lunghezza di cm. 11,5, larghezza cm. 8, spessore cm. 7, del peso di circa gr. 230, di forma o vale, che si continua alla es.tre miti\ superiore con il co1·done sper matico, formata d11l didimo, e dall'epididimo, di consistenza solid:i., carnosa. Aperta la vaginale esterna si dà esito a una raccolta di circa 00 cc:. di siero limpido paglierino. La vaginale é ispessita e r esistente, a s uperficie interna biancastm, lucente: a ssenza d i zone ulcerate, o aderenti, o altrimenti patologiche Il didimo appa r e ricoperto di albugi nen, nor ma.le. s plendente, u niforme : n on si rilevano protuberanze nè tubercoli o nodi, ma una Sllper ficie liscia regolare : similmente l'epididimo è ingross ato in toto, m11 non present a n odi nè sporgenze: ha colorito biancnstro uniforme Prntica.ta umi sezione verticale antero-posteri ore intcressnntè tutt a la mnssa;· s i notn (fìg. 3) un:i. superficie di taglio d i colorito biancRstro, che in a lcune zone pa$;sn insens ibilmente in ullli tintn rosea molto sbi11dit11, e nltrove giallastra, anche m olto pallida : tuttn la superficie è disseminatn di finissimi punticini sporgenti del diametro di forse 1[2 mm. diffusi s u tuttn I n massa. Ln consistenza di tale superficie è eguale in ogni sua parte, carnosa, piuttosto dura e resistente, menonl didimo, e più all'epididimo : t m questi due organi si nota una banderell,, d i
OA.SUISTICA OLI~ICA
581
-connettivo (fig. 3, m .) più bianca e netta, cbe spicca sulle parti vicine, che par-tendo dall'incisura sotto li1 testa dell'epididimo, si spinge indietro e in basso, delimitanclo i due elementi, che altrimenti non sarebbero da distinguere sul taglio. 1n nessuna parte, nei diversi tngli pn1tic11ti sia al didimo che all'epididimo è dato -rilevare la presenza di cavità asce;;suali, nè zone di rammollimento, nè formazione di nodosi ti\. Gli eleme nti del cordone spermatico non presentano nulla d i patologico: i vasi appaiono sani; il deferente è biancastro, duro, resis tente, di forma cilindrica uniforme, senza traccie di alterazioni : alla sua parte iniziale si perde nella massa. -dell'epipidimo, con cui si fonde, e da cui ncn è possibile isola rlo· Furono allestiti preparati microscopici, di pezzi presi in diverse zone. l, issRzione e indurimento in alcool ; cloroformio, parnfina a 66°; colorazione co,n erna· tossilina-eosina, etc. L'esame a piccolo ingrandimento fa rilev11re la presenz,1 di un tessuto connettivo fondamentale (fig. 1, c, i,) molto nucleato, che passa gradatamente in altre zone di aspetto amorfo, con scarsa colornzione. In questo tessuto giacciono delle formazioni ~fìg. 1 e 2, t; t') simili a una sezione trasversa di .tubulo ghiandolare, rotonde, elissoidi, altrove allungate, e con estremitit arrotondate, e talora con decorso flessuoso, a seconda della direzione in cui furono sezionati, di calibro qu::.si costante, nettamente limitate dal tessuto fond;,mentale per mezzo di una menbrana per lo più in preda a degenerazione, con pochi, o pessun nucleo. Detti tubuli contengono una sostanza amorfa, colorata debolmente con l' eosina, priva di nuclei, in parte libera nel lume a forma di zolle frammentate, di accumuli disformi, in parte aderente alla parete del tubulo. Lo spessore della sostanza intertubulare è molto rile vante, e anche variabile: in alcuni punti arriva a un iutero campo di microscopio (Reichert oc. 3 ob. 2) altrove è più scarsa, eguale a 1/ . , '/ 5 di campo micro$copico. I tubuli descritti banno un diametro di poco superiore a quello dei tubuli normali. In nessun punto si rileva traccia <iella configurazione normale del tessuto testicolare. A più forte ingrandimento si nota che il tessuto intertubulare (fig. 2 e i) è formato da connettivo giov11.ne, con nuclei allungati, chiari, netti, contenenti fini granuli. Detti nuclei non hanno una orientazione uniforme, ma sono disposti irregolarmente in un reticolo fibrillare t,mue. In alcuni punti però si nota che essi sono disposti in direzione perpendicolare alla pnrete di un tubulo, con In quale Tengono quasi a. contatto con una estremità. In alcuni punti queste zone nucleate, verso la periferia, vanno perdendo grasdatn.mente i nuclei, e passano in vaste zone (fig. 1 e 2-z), dove i nuclei sono scomparsi del tutto, costituite da una sostanza amorfa, scarsamente colorata con l'eosina, dove non si rileva più alcuna. struttura. E' notevole che il processo necro-tico ha sempre il suo punto di partenza e di maggiore intens ità nel tubulo, (il ~uale negli stadi iniziali, pur essendo già in completi\ necrosi, si presenta r,ir· -condato da connettivo ancora nucleato, come si ò visto sopra (fìg. 1-t'), anzi in via di aumento, per rea;r,ione), e si estende grnd11.taruente alla periferia, con intensità che va diminuendo con la cl istanza dal tubulo s tesso : dette zone anulari ,di necrosi (fìg. 1 e 2-z) per lo più si confondono t ra loro incontrandosi a.1111. peri_feri11, col progredire del processo, senza che residui interposizione di connettivo ancora ben conservato; mR in alcuni punti troviamo !\ncora una zona nucleata.. situata a una certa distanza da.i tubuli, da cui la separa la zona necrotica più o meno spessa. In nessun punto si trova che il tessuto interstiziale presenti già.
582
r,1~UI$TlCA CLI :-i l CA
n.lternzioni necrotithe più o meno a vam:nte, e che in vece i tubuli io es:;o giace nti con-erviuo ancorn epitelio normale : ciò indil'a chiaramente, a nostro pa re re, che la lesione non ~'inizia nel tessuto i nterstiziale, ma sì bene n ei tubu li, .come si vedrà più sotto. Nelle zone inter stiziali non ancora in prn la a necrosi si rileva in alcuoi punti una forte inti ltrazioue di cell u le a nucleo unico. rotondo. inten • samente colorato, n protoplasma scarso, che si addensan o specialmente ver so i l confine con la zona necrotica (lìg. 1, ip), penet rundo in essa per breve trat to, inframmezzal i dn. nuclei connetti\·ali, senza online. Nel t essuto inte rstiziale ancora conservato si rileva la pre~enr.n. di a lcune cellule gigan ti caratter istich e, con nucl1:i chiari, tli>'posti ad arco alla periferia (tig. 2 cg ). Passando all'esame de lle formazion i tubulari, a cui si è accennato, si osserva che han no u na mcmhrana b11sal", 111, quale anch'essa è gin quasi sempre n ecrotica, solo in qualche r11ro tubulo conserva ancora qualche scarso n ucleo nella zona pil'I estorna : sulla parete interna ~i troni.no an,·ors, sebbene 1·anu u ente, nl· cune cell ule epiteliali con nu clei mal colorati, o protoplasma gmnnlo~o, altre che ltanuo conservata solta n to In. forma e l'ordinamen to. •rali r esti a ncora r iconosci1,ili :iell'epitelio seminifero perm.,ttono di riconosrc re in t ali formazioni gli 1.wanzi ,lei tubul i seminiferi. Nel loro !umo vi o u11:1 mas~n i11fo r ro1·, g rnn ul o:;a, senza nn clei, fo 1·m1\t:i dai detriti dell'epitelio seminifero nccrosnto e dist acca to. La preseu,ca di cellule giganti (fig. :2, cg ) a ssai belle e caratter istir- he, portò alla .tiagno><i di proce~so tubercolare, seùl11mo il r eperto macroscopico u u lla depon esse a favore di e,;so: la pro.;enza doll u z:mc ?1ec rotich1> rilev11.te a l mi(' roscopio si può ave re nei proco~si t ubcrce>l1u·i, come nncbe n e i tu rooi-i ; e in genere è ~olo l 'espressione di una alterata nu t ri zione cellulare, <'he può dipendere da i ntossicamento (come nei proc1·s.;i tuber colari), o da alte rata circolazione loca le, (coiue ancora nei processi tulier colari, n ,;i tumor i .a rapido sviluppo, ecc.). La colorazione dd bal!illi di Koch nelle ~e7.ioni ancbbe risolta la questione. S i p raticò la colo razione con ln. fuchsiun. fonica, con i soliti metod i per le sezioni. Molto laboriosa riu;;cì ùetta ricerca, e J"alleslirncnto e l'esame ò elle sezioni ( 1). I vacilli tubercola1·i (fiy . li, I,/~) ( ,0-0110 ri~('Onlrati sempre ed esclnsivament~ nella sostanza ( 1) Da prima usai il metodo solito per la ricorca de b, t.. nei prepnrati per striscio (sputi), leggerruent-0 modificato; 1° colorazione per 24 h a freddo in liquido di Ziehl; 2") docoloraziooe in acido nitrico puro !!O, acqua 100, finc hé le sezio ni appe.riscon~ prive d i coloro; 3°) blou d i metilene 6"; 4°) lavatura in acqua; 5°) prosciugamento : X ilolo : balsamo. I risultati furono buoni. l\Iigliori fu rono con l'uso del mc,todo consigliato n.-1 Manuale d i Klopst ock-Kowarsky (30) ,·he è il se~uente : F issazione del p ezzo in a lcool assoluto - pf\ssnggio in cloroformio 10 h, paraffinn .11: n 50° 55°. Spnraflonte le se,ioni 1°) si colorano pPr 20' a freddo m,1 liqui:lo Ziehl ; 2°) lavaggio in a cqua l '-2'; 3°) ocido cloridrico gr. 3, Aleool n 70° gr. 100 lavare lino n scolorazinne delle sezioni (oppure acido nitrico 20 % per 10" e poi alcool a 60° fi no a decolorazione , 4°) a<:qua 2'· 3'; 5°) bleu d i met ilene 0,5 % per G"; 6°) lavare in acqua ; 7°) nsciugsre a l calore (e,·iture l'alcool !) Xilolo-balsamo. Risul tati poco soddisfacenti ot.tenut,i col mete>do di Much (9 1), in cauBB, della d if. ficol lò. estrema d i decolorare le sezioni anche abbreviando flno a 20° il loro soggiorno n oi l\[etilvioletto fenico : l ") Colorare por 2411 olla temperatura ambiente con J\letilviolotto fenico (10 cc. di soluzione satura di l\Ictih iolctto B. N.; aggiungi 100 cc. d i acqua fenica 2 %). 2°) 5'-15' in Lugol (soluzione jodo-joduro di K ).
CASUl:,TJCA OLI~ICA
amol'fci, residua dell'epitelio seminifero contenuta nelle (ùrnwzioni tubulari descritte (6g. 1-2 t t'). Essi si presentano in alcuni punti hen netti e spiccati, a. due, a tre, con la. disposizion,e caratteristica ad angolo a , ·, piuttosto scarsi, isolati, non mai in n1nmass,i, nè in raggruppamenti ;.uperiori a 2-U; in alcuni tubuli si presentano con caratteri di involuz:ooe, talora frngmentnt.i, talom con vacuoli chiari, non colorati, con es tremità tronche irregolarmente, o assottigliate. Alcuni tubuli contengono molti bacilli, fino a 10-lo per ogni campo di microscopio (Oc. J oL. immersione 1/,i), ma regolarmente dissemina.ti nella massa necrotica, e non mai a cumuli: altri ne contengono soltauto po.:hi, da 1 a 6 por ogni campo. Un fatto molto importante e carattenst 1co a nos tro iwviso, su cui vogliamo subito richiamare l'attenzione, è che i bacilli t.ubercolari si presentano esclu,Nil;amente nell'interno del tubolo :;e111i11i(ero distrnflo. Per quante ricerche l unghissime io abibia fatto in cil'ca 15U sezioni non sono riuscito a trovare bacilli tubercolari nell'a\,bond:iote tessuto interposto tra i canalicoli. In nessun punto si nota una qualunque soluzione di continuo della membrana, che metta l'intt.ruo del tubolo in comunicazione con una zona esterna contenente bacilli. Come si disse, l'epididimo presenta lesioni simili. Nel tessuto inter-,tizinle, anche pil\ abbondante, e presentante alternzioni di vario grado nelle diverse zone, simili a quelle descritte per il didimo, si riscontrano i resti dei tubi epiteliali, contenenti detriti amorfi, nei quali si trovano bacilli tubercolari. Nè al didimo ne all'epididimo fu riscon tmt:i, 1111. presen1.a di altri m icroorgan ismi all'infuori d el b. t. Alcune sezion i trasversali inter essanti tutti gli clementi del cordone, \'asi sanguigni, linfatici, ecc. e colorate con ematossiliua-eo::;ina, n on r ivelar ono nulla di anormale; tuttavia furono praticate alcune colorazioni per il b. t.; l'esito fu ne- ~ gativo. Isolato il deferente, di esso si presero quattro traiti in diversi punti, e si praticarono su di essi circa 80 sezioni: alcune, colorate per gli elemeot.i cellulari, dimostrarono completamente normali le tonache clrn costituiscono il deferente, e bellissimo l'epitelio, senza che in alcun punto si s ia poLuta ri levare In più piccola alterazione. Circa 60 sezioni furono colornte per i b. t.; ma le lunghissime ricerche r iuscirono sempre negati ve: non un liacillo fu potuto riscontrare nel luuie di esso, nè nelle p111reti, nè nell'epitelio. Riparleremo più sotto d i questo reperto. D:i, quanto abbiamo riferito risulta il notevole interess0 clinico del caso in esame, il quale di un processo tubercolare non avevo, nessuno dei caratteri cl iuici cli.ssici, comunemente descritti dagli autori, rnent1·0 invece presentav:i, molti fatti che si osservano nei sarcomi. La sede di predilezione del processo tubercolare nella ghiandola. genitale maschile è l'epididimo, e specialmente la testa, dove si rende da prima manifesto con nodi disseminati, di volume e consistem-.a varia, con grande tendenza a rammollirsi, a ulcerare la pelle, originando tistole a decorso
m,~
3°) Un minuto in acido nitrico 5 %, 4°) 10 secondi in acido cloridrico gr. 3 acqua gr. 100. 5°) Acetone e alcool assoluto a parti uguali: differenziare a lungo. 6°) Colorazione di contrasto con fuxina fenica. l goccia in 50 gr. di acqua di-
stillata.
584
0A:5U1ST1CA CLINICA
cronico. Nel contempo difficilmente è esente da alterazioni il deferente che presenta ;;pesi;o tumefazioni a nodi di rosario, ecc. La prostata e le vescichette di regola sono affette, ingrossate, bernocculate, dure, o gil,. rammollite. In fl.ltre parti del corpo sarà fac ile rilevare altre localizzazioni tubercolari le più svariate. Nel nostro caso invece assenza di tutto ciò: lesione localiz?.:it.a al didimo ed epididimo : stato generale ottimo, nessuna lesione rilevabill' in altri organi, tumore diffuso, uniforme, duro, carnoso, liscio, poco dolen te, a sviluppo rapido, in un soggetto giovane: questi fatti inducono nella diagnosi d i sarcoma. Dal lato anatomo-patologico-,uacroscopico vi è poco da aggiungere a completamento dei fatti r ile vati clinicamente: un proces,o tubercolare che non ha dato nodi, ascess i i»olati, focolai sparsi. caverne, isolate da tratti di organo ancora sani: abbiamo invece una lesione uniforme totale dell'organo, che istologicamente, a nostro parere è una tubPrco/osi primaria totale dell'epitelio rlei canalicoli, con ripercussione sul tessuto interstiziale, e degenerazione secondaria di questo.
*•• R iguardo alla patogenesi sorge la domanda: donde sono venuti gli agenti specifici che hanno provocata questa forma morbosa? Cinque sono le ipotesi che si possono fa re in tesi generale: 1° i bacilli t. sono venuti per via sanguigna diretta (metaslasi): 2° per via li11fatica; 3° per via san~uigna indiretta (per escrezioue); 4° pe r la. via ciel l'uretra, prostata, defe rente, (dall'esterno!; 6° dai reni, vescica, uretra, prostata, deferente.
• •• 1° La prima ipotesi è quella che si presenta più piana, e si presta a spiegare , con facilita la cosa. La presenza di b. t. circolanti nel sangue di individui tubercolos i è dimostrala ,:on certezza, e non solo nelle forme a decorso rapido, con vaste lesioni ulcerative, nelle migliari acute con alte temperature, ma a nche in forme cronid1c, a decorso subdolo. Qut>,;ti b. circolanti susciterebbero fatti tubercolari nelle va.rie regioni del corpo iu cui arrivano. La migliarc acu ta sarebbe propriamente una manifestazione di t a le innesto di b. t. in tutto il e-0rpo, e sviluppo locale i n tube rcoli migl in.ri ossia un equiv,dente delle pioemie da comuni piogeni, con formazioni di ascessi multipli. Contro di questa ipotesi vi sono però, nel caso nostro, parecchie obbiezioni. E da. prima, l'assoluta mancanza nelle altre parti del corpo di qualsiasi focolaio tubercolare d11 cui far provenire i bacilli. L'individuo non fu me.i tossicoloso, nè diarroico, nè artrop1ttico ; e si presenta florido e s1tno. Si può obiettare che talora }JOtrebbe esistere un focolaio nascosto, ghiandole peribronchiali, ecc. inacessibile all'indagine clinica: e veramente alle autopsie so, enti si rivelano focolai insospettati di tale natura, passati a guarigione, o tuttora vil'ulenti, in persone morte per allre cause. Su tale punto non possiamo quindi che addurre la certezza clinica che tali focolai non e!'.istevano. Del resto ln tulJercolosi primitiva del t1<sticolo è un fotto accertato e ammesso da tutti. Tra gl i altri il v. Haumgarten (35) accetta l'opinione di v. Bruns (32), che In. tubercolosi del testicolo può essere l'unica Jocnlizzazione tubercolare, e fa notare che le capsule soprarennli possono essere affette da tubercolosi primitiva, ~enza che sia dimostmbile uu altro focol:tio tubercolare in ne~suna altra parte
CASUISTICA C"LI~lOA
585
del corpo. Anche Kocl1er (3-l), il v. Bramann (13), il Durante (62) ecc. l' ammettono. Lo stesso dicasi per altri organi, parotide, mammella ecc. ecc. Il Cholzow (64) in 74 casi di tuliercolosi genitale minutamente esaminati, ma· ero e microscopicamente, trovò che soltanto 19 volte vi erano concomitanti lesioni di altri organi. Lo Ziegler (69) dice che « La tubercolosi del didimo e del< l'epididimo può essere il solo focolaio di tutto il corpo -.. Il Kowalewsky (U) riferisce due casi di tubercolosi isolata del t esticolo in due tori: all'esame anatomico non fu possibile rilevare alcun altro focolaio tubercolare in nessuna parte del corpo. Anche il Kriinzle (15) riferisce di una orchite acuta t uber colare, locale, primitiva, in un toro, che all'esame anatomico non presentò alcun altro focolaio. Ma anche da.to cbe ; b. t fossero venuti da un ipotetico focolaio preesistente, a distanza, allora l'infezione avrebbe probabilmente invaso anche altd organi; -ciò che non avvenne. D'altra parte essi arrivando nell'organo in questione si sarebbero localizzati e moltiplicati nel tessuto connettivo scarso e lasso c he circonda i tubuli epiteliali, nel quale decorrono le arteriole e i capillari sang uigni, ed ivi a vremmo dovuto riscontrarli e.~clw1ivamente o p revalentemente, ins ieme a tutte le manifestazioni che a,ccompagnan-> la loro presenza, e solta11to in t'ia secondaria li avremmo visti propagarsi nell'interno dei tubuli, dopo aver distrutta la parete di questi; la quale è costituita di una membrana fibrosa este rna, di piu strati di cellule connettivaH, e di una membrana propria. le quali pl'esentAno una notevole re~istenza al passaggio d ei bacilli. Invece troviamo che è av\·enuto l'oppos to. Come si disse, i b. t. furono riscontrnti esclusivamente nell' interno dei tubuli; nessuno nel connettivo e tessuto di infiltrazione interstiziale. Tutto ciò dunque depone contro l'ipotesi che l'infezione sia nvvenuta per via diretta sanguigna. Naturalmente non parliamo neppure del!' ipotesi di un innesto di b. t. dall'esterno direttamente nei vasi sanguigni per punture o ferite con oggetti sporchi di materiale tubercolare, perchè tali lesioni non si verificarono nel caso nostro.
*** 20) La seconda ipotesi, infezione per via linfatica, non ci sembra ammissibile. Infatti primieramente è da notare che anche in questo caso, come nell'ipotesi 1°) dovremmo notare una localizzazione delle lesioni nel tessuto interstiziale. <love si originano i linfatici mediante i capillari che circondan o i tubuli seminiferi, con presenza di b. t. prevalentemente in detti spazi : il che non è. La sistemazione anatomica delle vie l infatiche, capillari peritubulRri, che si uniscono in vnsi linfatici che seguendo il cordone spe rmatico vanno a mettere n ei ganglii para.vertebrali lombari, rendono difficile ammettere cbe i b. t. abbiano potuto fa1·e inversamente un sì lungo tragitto. contro la corrente linfatica. Da numerosi espt1rimenti si sa, e clinicamente pure si osserva. c he i b. t. seguono il decorso della corrente linfatica: ciò si utilizza a scopo diagnostico: iniettando neg li animali materiale tubercolare p. e. all'estremità di un arto, si ha prontamente ingorgo nelle ghiandole corrispondenti. Ci pare dunque da escludere l'infezione per via linfatica.
*** B0 ) Viene la terza ipotesi: la via sanguigna indiretta. Intendiamo con ciò supporre che i b. t. circolanti siano arrirnti nei capillari sanguigni peritubulari,
58G
(;A · t;ISflCA CLINlC A
e di qui siano passo.ti ne i tulrnl i epiteliali. In che n,odo? Per e.~crezio11e. - Po.ro acrertalo che le ghiandole io genere hauuo la proprieti\ di espellere insieme ai prodotti loro propri i, anche sostanze chimiche sciolte nel sangue, n on solo, mo. n1whe sostanze 11011 sciolte. ma circolanti in soi::pens ione in forma di m inutissime particelle, e anche corpu'<coli d i maggiori dimensioni, p. e. s pore di muffe, bacilli (del t ifo), st rdilorocch i, ecc.; cosi i reui, i qu:,li funzionano senza dubbio come epuro.tori doli' organismo, non l:.olo per la parte chimica, lll!l anche microbica. Grawit;,; ha di111os t.rato cl1e e lementi di una certa dimensione come le spore di mull't>, possono tm,·er~nr e lo piucli dei cnpill:ni e anche l'epit elio dei glomeruli renali. senrn provoca re ,,lrunn lesione ri levab ile al micro~copio. 1 bacilli i n genere. svecialmente i tu bercol1,ri. sono m olto più piccoli d ulie spore d i muffo. 1Ja molti s i ammetto ch e normalmente nel rene siano secreti gern1i circolanti nulht corrente sanguigna, e co,,i al !outauati dall'organismo, invece da. moltissimi s i negR li \\'yssoko\\'Ìcz (~8- JG) nega la possiliilitil della s ecrezione fis iologica di s pore o di bacterii dii un r ene 11onuale, nn1.i esclurlo che lale secrezione pos$a avvenire, nncho quando vi i, nlbumiua uolle orino : essa potrebl;e succedere solo quando vi sia uua d istrnzione ddl' e pitelio, e il filtro renu.le sia gnwemento g uasto, bucato. Dello stesso parere è a nche Budll)' (·13) ; \', Klecki e Wr1.0sek (-17) negano la pos»ibilità del pas,aggio d i germi da l rene normale. Cerlo nelle forme gravi e croniche vi può essere tale lesione del rene da lasciar pa~sare i germi. Anche per l'a lbumina si è fatta la stessa quistionc: essa. p uò riscontrarsi in condiz ioni di salute normali, e fisiologic11.rneote, dopo una fatica. p. e., sen;,;a pue r escl ud er e però uno stato patologico locale, fugace se si vu o lo, e sen,:a cou.~cg uom:e [1\llèrnziono di nutl'ir.io11e degli epitelii dn. iperemia,
da veleni del la far ica, da modilicata crasi sanguigun (sudor e)]. Invece Or t lt (:2 l), R èis'\B<'r (:'?5) ammettono che nuche a rene normnle possa. avvenire l'eliminazione di germi. Holly (5G) trovò i bacilli del tifo uelle orino de i tifosi a nche q uando non vi era a.11.mmiua nelle 01·ine. cio~ a epitelio inlc~ro. lniettimùo nei cani i b. del tifo n oi circolo sanguigno, riscontro i bacilli nello orine, non albuminose. già dopo mezz'ora. liein (~l) ammette tale passttggio dal sang ue ai g lomeruli renali o poi ai tubuli, anche per i bacilli tubercolari. Anche Moyor ( Hl) ammette la esistenza. di for me speciali di tul,er colosi del rene da secrezione di bacilli : in alcuni preparati di reni di soggetti tubercolos i trovò i b. t. nei tubuli renali; egli diruostrn che possono essere ivi pPrvenuti soltanto da i glomeruli, 1>er escrezione. Cohnheim ammette ln po~sibilità ch e i b. t. siano secreti dal sangue nel reue e chiama la forma t.ul,ercolare cl1e ne con$egue « Aus~cheidungstuberculose -:.. Anche Kriimer 18-8:2) è di questo parere, e parla di forme tubercolari da i:ec1·eziono. In modo a -inlogo deve essere interpretata la presenza, più vol t e accertata, di b. t. nel latte di vacche tu bercolose, nelle quali però l'esame anatomico non riusci a dimostrare alcuna les ione anche solo so;;petta delle ghiandole lattifere. Citeremo solo le ricerche recenti dell' Ressler (55\ che portò una. nuova conferma a. tale reperto. Possiamo dunque ritenere che i reni possono secernere bacilli anche in condizioni normnli. Om, possiamo ammettere che tale fatto avvenga anche nei tubul i gh inn1lolari del lel:tticolo? 1.lolto interessanti sono I~ accurate ric:erohe del
C A:-,L"I::-TJCA C LIXTf'A
587
Jani (1) su tale soggetto. Occupnn,lo.~i delta ereditn rietà ddln tubercolosi si pr.:>· pose d i constatare se il testicolo sa110 di 5oggetti {11/Jel"colo:;i conteveva bacilli di K ocb I risultati delle lunghe ricer che fatte sotto la gu ida di \Yeigert riuscirono infatti positivi; i bacilli fw·ono trovnti in 5 doi 7 soggetti e,aminati: e::;si furono sempre scarsi, da 1 o. 2 per ogauno dei prepnrnti positivi, ma o.ccertati e indiscutibili. Fat to molto n ote,·ole : l'epitelio fu sempre trovato del fotto nonnab•, le pareti d el canalicolo n on mo5ti·nrono alcuna lo::;io11e ; n elle v icin:rnze non v i furon o a ccenni alla formazion e di tu bercoli, nll altri ncccnni :i. proce-;si t ubt:rcolari. Il J ani ammette che i b. t. siano stati secreti clall'epilelio del testicolo, a somiglianza cli quanto avviene pt:r il rene. Il G:irtnEr (2) contesta al Jani che t Rli b. s i trovassero nel Lume d el canalicolo semini fero già q ualche temi;o prima de lla ruortr. e più e;;attame11te quan,lo ancora il paziente era in nt ti vitil gcuerativn, poiché app unto rnau ca qualuuquo lesione tubercolare n ell'epit elio e nelle ,·icinauze, che non potrd,bc ma ncare ~e si ammetto un soggiorno alquanto prolungato dei b. t. n el lume del tulmlo. Inoltre pare s trano che fossero t an to scarsi e che n on s i siano moltiplicati in sito. Egli Ci<JJOne l' ipotesi che forse i J:,. erano nel sangue circolnnto del t..:stic0lo, e cì1e solo ,topo mor to. o poco prima, siano passati nel tubulo. rare che ne l periodo agonico difatti, e nelle fonue a cute febbrili, si a bbia una più abbondante inva~ione di b. t. n el snngne, forse in caus a del venir m eno delle r e1istenze o rganiche, ch e permetttl un più rapido s vi luppo dei germi. Il Kriime r (.S2 8) che. come abbia mo ,·isto. ammetto una forma di tubercolosi ren:de da sccl"ezion r, o.mmotte nuche una forma analoga. di t ube rcolosi dei t ubuli del testicolo. da secrezione. Anche Hueter ('ìG) o.mmci.te che i bacill i t. possono essere secreti dnll'epitelio seminifero ; e quindi d ice che di regola a1Jbian10 l'in fe1.ione del didimo ed epididimo per via ematogena, da seerezione. Trde teoria trova uo appoggio nuch e n ella prese117.a d i b. t. che soventi si constata intra t 1ifa,n n ello s per ma di individui tubercolosi. Porò si può olJicttare che possono i b. essersi m escolati allo sperma durant e il pas<.ngg io ne lle ve::.:cichette seminali, prostata, uretra: e r ealmente si trovano cli frequente affette tali parti senza po.rtecipazioue del test icolo. Il Maffucci (2D) ha dimostrata la presenza dei b. t. nello sperma dei conigli ai quali aveva iniettato b. t. n ella giugulare: egli so.,;tiene che n on sono i tutu li seminife ri a secernere i b1tc illi cl,e s i trova.no nello sperma, ron bensì la muco-a delle vescichette semina li. Anche il Koekel, dai risultati de l suo allievo :S-akarai (85) che trovò i b. più abbondanti nelle vescichette seminali conchiu<le che ln mucosa di queste e ra la sede princ ipale della secrezione di essi; egli ammntte però che tale secrezione avviene anche nei tubuli del tc~licolo. Il Jiic kh (3) ammette aucl,'eg li che sia piurtos to ln mucosa d elle vescichette a secernere i t. b. che si mescolan o poi al seme. Il Simmonds (7) s tudiando alcune forme iniziali di tubercolosi delle vescichette, trovò in esse enormi quantità di b. t., ed espri me l'opinione che questi s iano pro· venuti sia per escrezione dai canalicoli seminiferi del testicolo, e trasportat i dalla corrente seminale e a ccumulati nelle v escichette, e ivi proliferati, sin dalla mucosa. delle vesdchette. Certo pare più adatta alla secrezione di b. t. l'ampia su per fici e ghiandolat'e dei tubi semina li, che n on la mucosa. delle vescichette. Spano (20) iniettò nel peritoneo di cavie lo s perma preso do.Ile ve,icichette di individui morti di tuber~olosi mig liare acuta (le$licol o sa no) ed ebbe esito positivo: invece ebbe
688
OASUISTICA OLlNlCA
esito negativo in due casi in cui il materiale proveniva da due soggetti morti con tubercolo,;i cronica delle articolazioni (nei quali pure era sano il testicolo). Negativi furono i ri,;ultati delle esperienze di Roblff (!36) med iante l'iniezione di contenuto di vescichette seminali di soggetti tubercolari (tes ticolo sano) ne lla camera anteriore dell'occhio (capre e conigli). Anche il \Vestermayer (37) ebbe ri$ultati negativi dagli innesti negli animali di pezzetti o emulsione di testicolo sano di individui tubercolosi; a nche negativa fu la ricerca diretta dei h. t. nel testicolo degli stessi individui. Anche il \Valtber (38) controllando le ricerche del Jani (1). non riusci mai a dimostrare al mi· croscopio la presenza di b. t. in testicolo sano di soggetti tubercolosi. Dunque non sono ancora concordi i risultati dello ricerche, per poter stabilire con sicurezza se l'epitelio seminifero de l testicolo sàno possa secernere, oppure no, i b. t . Ad ogni modo. in tutti i casi studiati dagli autori sopracitati, sia con reperto positivo, sia negll.ti\·O. si trattava sempre di soggetti 1nanife.~tame11te tubercolari, anzi. nella maggior parte dei cn,sì pos itiYi, esistevano d iffuse e gravi lesioni di n,ltre parti del corpo. Nel nostro caso in\·ece non fu rilevata nessuna lesione. che potesse versare nel sangue i bacilli dn, eliminarsi poi d1lll'epitelio seminifero. Oltre che tale fatto non avrebbe mancato di accompRgnarsi a sviluppo di metastasi in altri organi, e a le,;ioni renali e a fatti generali che mn,nciuono R$So1utamente, sia prima dell'operazione che molti mesi dopo. Quindi noi crediamo di poter al, bandonare, nel nostro caso, anche l'ipotesi che i b. t. siano arrivati nel tubulo seminifero per escrezione.
4°) Viene l'ipotesi che l'in{ezio11e tubrrcolare sia t:e11uta dall'esf,ero, e risalita per l'untra, prostata, t:escichette, deferente, alla ghiandola seminale. Tale teoria, già. molto in voga, fu lungamente discussa, ed ha tuttora illustri sostenitori, e n on meno vale nti avversari. },ragli av\"e rsui troviamo il Reclus, che con i suoi studi i le portò un grave colpo. Contro di e><Sa si pronunciarono pure Rokitansky, Yirchow, Cornil e Ranvie r, Dufour, Le Dentu, ed altri. Il Jani (l) ammette che i b. t. seguano la corrente spermat.ica. Le ricerche di v . Baumgarten (35) riuscirono favorevoli alla teoria di un'infezione ascendente, (dal te~ticolo o.ll:1 prostata). In una lunga. serie di prove fatte iniettando, con cnnula ottusa, materiale tubercola re nell'uròtra di conigli, riusci bens l molte volte a pi·ovocn,re una tubercolosi dell'uretra, vescica, prostata. vescichette, ma giammai del cRnale deferente e testicolo (nè dell'uretere e reni). Perciò afferma che l'infezione non può mni avvenire contro la corrente d(•I l'Ocreto, nè contro la corrente l infatica. Riuscì invece a produrre tubercolosi del deferente, della prostata, in senso inverso, cioè iniettando con ago e siringo. il materinle tubercolare nella testa e coda d1,ll'epididimo, o nella parte iniziale del deferente. Dice che i b. t. souo privi di movimento proprio. e perciò non possono ris alire il deferente o l'uretere contro rorrente, ma che essi migrano nel corpo affatto pa ;:si\·nmcnte. trasportati dnlla corrente del secreto. ·Egli d ice che i b. t. non sono s,T, ret-parassiten come i piogeni comuni. i gonococchi, ecc., cioè non si moltiplicR.uo nel secreto normale ; questo serve loro soltn,nto come veicolo: per infettare ~ss i de,•ono passare dal secreto nel tessuto della pn,rete. Se e~s i avessero la proprietii di moltiplicarsi nel secreto normale, allora potrebl,ero invadere la. massa
CASUISl'IC,\ CLINICA
58!>
del secreto, specie quando questo ris tagna, in ogni senso, e anche nello. direzione contraria. alla corrente fisiologica, e così diffonderi l'infezione anche contro corrente. Risultati identici a quelli di v. Bo.umgarten ottenne il Bobbio (67), espcl'imentando s ui conigli. Nella sfera rlegli organi orinarii troviamo le es periE>nze d el Campora (C,8) eh& infetto.ndo la vescica con b. t. non vide mai la tubercolosi risalire per l'uretere al rene. L'opinione di Hueter (7G) dallo studio di molti pezzi anatomici, si accorda con i risultati sopra citati. Sia per l'apparato orinario, che per il genitale, egli dice che non trovò, nei casi studiati, alcun punto d'appoggio per sostenere l'infezione dall'uretra, che egli esclude: ammette come regola che 1'infe1.ione del rene, come pure del didimo ed epididimo av venga per via ematcgena (escrezione). Il I ordan (81) conferma le vedute di Huetor. Ma altri studi ed esperimenti s tanno invece in favore di una infezione salito. dall'uretrR. alle. ghie.ndola. Di fronte agli illustri nomi citnti sopra s i contrappongono i nomi di Verneuil, Lancereaux, Mo uod, e Térillon, Cobnheim, Steintbal, Collinet, Tuffier, Weigert, ed a ltri, di cui pMleremo più sotto, i qual i ammetto110 invece che le. diffusione della tubercolosi avvie ne contro la corrente dei secreti= Orth la ritiene come la regola: Birch-Hirschfeld l a ammette in molti casi, come pure Guelliot, e R. Konig, il quale osser vò una def el'entite tubercolare, pur essendo sano il didimo e l'epididimo. Il Dar.ante (G2) fa n otare che, contrariamente ai risultati delle esperienze di v. Ba.umg·arten, clinicamente la relativa frequenza dèll'epitlidimile tuber colare primiti1:a senza traccie di altri focolai nell'o1·gnnismo, fa ritenere che avvenga l'infezione dall'uretra, almeno nella maggior parte det casi. Anche per i ren i ammetto che l'infezione tubercolare possa risalire dalla vescica per l'urete re al rene. Il v. Bramann (!'l3) dice che la t ubercolosi del testicolo fu os;;ervata iu modo sicuro anche assolutamente sola in indit'idui p erfettamente sani, e a i,cetta IA teoria che possono i b. t. imm igrare nel testicolo p er la 1:ia clei canali seminali. Il Cholzow (64) in 7 anni e~amiuò più di 200 pazienti con tubercolosi genitale, e soltanto 25 con tubercolosi degli organi orinarii. Osservò che nel tes ticolo più soventi il proce~so tubercolare ha principio 11ell'e1,itelio e nella parete del caualicolo: egli si esprime in favore dell'infezione eclogena. Dice che la tulJcrcolos i genitale non è per nulla tanto sovente secondaria <'Olllfl s i crede; s u 7-l casi trovò soltanto 19 vol te concomitanti les ioni di al t ri organi: la via ematogoua non è dunque tanto frequente, n è la sola possil,ile. In dotti 74 ca~i trovò solo 6 volte una tubercolosi del rene: nella tubercolosi urogenitale dunque il rene non è certamente Si3mpre il punto di partemm dell'infezione g-eoitn.le. Molto importanti sono gli esperimenti d i DelJi Santi (75) : iniettando bacilli tubercolari nell'uretra, !Jià dopo t1·e giorni li rilroi:ò 11ei testicoli, 11ll'esa111e microscopico: iniettando sottocute a due cnvie un'emulsione di questi orga11i, vide le "o.vie morire in un mese per tubercosi genera.le. Conchiude che auche in condizioni normali è possibile l'infezione del testicolo dall'to-etl'a, se11za le~ioni interm edie. Anche Palad ino-Bland ini (78) iniettò materiale t ubercolrll'e nell'uret ra dei conigli, e trovò già dopo tre ore i b. t. nell'epididimo. e i n due casi su dieci anche nel testicolo: 1·esecato ·u.110 dei deferenti, e praticata l'iniezione nell'uretra, trovò i!
C,\ SUJ<TJCA CLl~ICA
testicolo conispondentc pri•·o di b. mentre li trovò numeros i nel testicolo con defere nte integro. Il ](riimer (!::i2) riusci a provo,,:u-e la tubercolos i del testkolo con iniezioni nel lume del deferente, previa. legaturn. di questo tra la prostrata e il punto del l'iniezione. Cornet (7ì) ri ti<>ul" che l'infezione a.vvicne molto di frequente dall'uretra. Lo Ziegler (l.ifJ) dice che « tra gli agenti flogogeni che dall'uretra. attraverso « il vaso deferente giungono all'epididimo . . . . . . ... i gonococchi e i b. t. s ono i "più importanti "· U 'foutschliinder (72) ammette che la tL1bcrcolosi si diffonde sia da.I testicolo alle ves,•iche tte (uretropetale\ sia in senso opposto (testipetnle) cioè sia. secondo la. corrente dello s1wrm11. che contro di essa : in entrambe le forme il diffondersi dei baci lli è i11fracan.alicol are (nel lume del deferente), e avviene attraverso una corren te di secr eto patologico (essudnti). TalorA. è il testicolo e l'epidid imo, talora inver.e sono le vescichette il foc-o laio primitivo. P raticamente la co~a ha grande importanza: se i l t esticolo è il focolaio primitivo. e bene asportarlo subito : se è secondario a que llo delle vescichette, op· pure l'uno e l'al tro vengono da metastasi da altri organi, l'operazione e inu tile. I l Kuhll (731 ritiene cl1e i gonococchi risalgono al testicolo per il deferreote, contro la. corrente spermatica: riguardo ai b. t . comunica tre reperti necroscopic i, che con qualche ce rtezza. possono dimostrnre che la t ubercolosi si può d iffondere contro corre!lte. 1'ei casi di contemporanea lesione tnbercolare di altre parti dell'apparecchio ~cn ito urinario, alcuni ammettono che il testicolo sia i l focolaio pri mitivo, e i b. t. passino s uccessivamente a.I deferente, alle ,escichette, pro~tata, uretra, ve:,cic a, ureteri, reni; a ltri opina110 che succeda l'inve rso, cioè i b. t. per venuti al rene per via sanguigna (escrezione) scendono in vescica, e poi dall'uretra rimontano alla prostata, deferente, testicolo. Il Kocher (!lei ) inclina per la seconda teoria, perchè soventi, essendo sano il testicolo, si trova affetto il deferente, mentre sono sani gli nitri elementi che formano il cordone (vasi l infatici, sanguigni, cellula,·e ecc.) : ciò indicherebbe che l'infezione va al testicolo uel lmne del deferente, mentre che u na infiltrazione tuLercol are del fascio vascolare e connettivo del cordone a.nebbe il significa.t-0 di una. diffusione per le vie linfatiche, cioè di una affczic.ne secondar ia a un focolaio esistente nella ghiandola. IL Pauchet {63) si esprime cosi:« Il ba.cillo tubercolare... è eliminato per l'urina : • al momento in cui questa nrinn. bacill ifera p11ssa ne ll'uretra posteriore, il 'b. t. « guadagna le vie spermatiche: (il b. di Koch discende il corso dell'urina e ri« monta le v ie spermatiche). Nel suo tragitto sperma tico infetta in pa,·te o in to" t a lilà il canale genitale... con lesioni di aspetto ed evolu;,:ione variab:le seco ndo « la virulenza del b. e la re~istenzn de l soggPtto " · I nvece il v. Bruns (fH\ Biirr, Finkh, Haas $ODO fautori della teoria di una propagazione dl\l testicolo all'llretra, Yescica, reni, cioè mt!tlono la sede pdroaria d ell'infezione nel testicolo. Ma. in tal caso, di che origine è il focolaio del testicolo? Ematogena o ectogena? Del resto gli esempi clinici d'infc1.ione contro la corrente del secreto sono troppo comuni, e non sol.J da germi che g.:>dono di mobi liti\ propria, ma anche da cocc hi e bncilli immobili. Sono TJote le co·nplicnnze d i blcnon11gia acuto o croniche, con epididimite, da. gonococchi, che, come i bacilli tub. sono privi di movimento, eppure arrivano a l-
CA>"O ISTI C'A CL.1:-:I CA
591
l'epididimo dopo un lungo tragitto contro conente. Lo stesso è delle epididimiti da cateterismo, infezioni uretrali miste, da cocchi e bacilli immobili. Macaigne e Vanverts (45) ammettono che le orchi-cpididimiti da infezione uretrale sono molto più frequenti di quelle per via sanguigua: riferiscono un caso <la essi operato per epididimi te acuta con ascesso, causato dal b. di J.'riedliinde1·, che si mostrò a l microscopio in coltura pura, e che es;;i ritengono penetrato dal meato uretrale. Anche il rene è soggetto a proccessi infiammatori che hanno ident:ca genei<i. Tali le frequen ti pielo-nefriti da c istite, ipe r trofia prostatica, ecc. Tale compli-canzn è comune in seguito all'innesto degli ureteri nel retto. Sono i comuni cocchi, bacilli della flora intestinale, che salgono fino al rene, superaudo la corrente dell'orina, C'.he certo e di molto maggiore entità che la corrente s permiitica del deferente. Furono perfino osservati casi di pielo-nefrite da gonococco, risalito per l'uretra, ,,escica, reni, contro currenta ' Bossos {591 . Ma la. possibilità. che anche i b. t . possano risalire dalla vescica al rene contro 1n corrente dell'orina è ammessa da. molti autori. Fra questi e il \\'eigc r t, che -chiama t ri le forma di infezione « P yelonepbritis tubercolosa"" a somiglianza della forma comune di piogeni. Anche Albarran (-i!'.l) ammette una. fornn ascendente di tubercolosi rena.le, sebbene riconosca che esso. non è molto frequente. Il Rovsing (50) non solo l"ammette come Albarro.n, ma credo anzi che essa non -sia per nulla rara.; Carlier (51) ritiene che possa avvenire l'infezione con decorso ascendente, in certe condizioni speciali, ma. che la più frequente sia. quella per via ematogena: dello stesso avviso sono Fedorow {52), Brongersma. (-!6), Illyés (ò!). Il Wildbolz (57) inietta.odo materii\le tubercolare nel lume dell'uretere nei cani, lascia.odo libero il corso dell'orina, riscontrò l'insorgere di un,1 tubercolosi del rene dal solo lato iniettato, che egli r itiene avvenuta per direttR ascensione dei b. t. contro la corrente dell'orina. Pru.ticnndo iniezioni extracanalicolarr della parte inferiore dell'uretere. ebbe tubercolosi del rene corrispondente nei casi in cui un tubercolo s i apriva nel lume dell'urete1·e. Ritiene che nell'uomo si possa ammettere che l'infezione seg ua lo stesso decorso dalla vescica ai reni. Giani (65), invece nega tele possibilità., libero essendo il deflusso dell'o1·inn. Fatti del tutto simili possia.mo osservare in altri organi ghiandolari. Noi fegato abbia1::o le i.ngiocoliti da propagazione dei bacteri intestinali ai t ubuli biliari. contro la corrente della bile. Ricordiamo anche le mastiti suppurative parenchimatose, da piogeni risaliti nei tubi lattiferi, (da distinguersi dalle interstizia li consecutive a, innesti da ferite, raga.di della cute del capezzolo). Ebbingh:,us (10) ammette che anche i b. t . possono risalire i condotti gitlattofori e dare unn. mastite specifica. Il Reerink (11) nega. tale possibilità, a.ppoggiauJosi all'analogia con gli organi genitali maschili, ·dove dice, tt1.le propagazione lungo le vie naturali è a.ncora da dimostrare. Gaudie1· e P éraire (l'n) illustrano t re casi di tubercolosi mammaria, in cui l'infezione è a punto di partenza. epiteliale (e non vasale, interstiziale). Citeremo ancora il Mintz (9) che ri ferisce un caso di tubercolosi primitiva della parotide, e ritiene che i b. t. siano risaliti alle ghinndole per il can a le di Stenone Anche Legueu e Marieu {41) illust.rnno un caso di parotite tubercolare, isolata. primitiva; dall'esame istologico gli AA. concbiudono che il b. t. deve essere risalito per il canale di Stenone. Il catn.rro delle vie naturali deve favorire certamente la propagazione di germi patogeni nelle vie naturali. Forse si formano nei secreti patologici delle correnti
5H2
CA8U1STICA. Cr.INICA
contrarie alla. direzione fisiologira, o i condotti escretori hanno delle con trazioni abnormi. Cosl nelle ipe1·tro6e prostatiche p. es. l'orina ris tagna in vescica, fermenta, il ristagno si ripercuote negli ureteri; i bacilli trovano facile la. via al rene. Il F orkel (66) illustra. un caso in cui il rene sinistro presentava. grave tubercolosi asceudente in causa di una compressione dell'uretere (da' tumore\, .i cons eguente ristagno dd secreto. Nella. sfera genitale è ancora piò. facile immaginare un ristag no del seme nelle vescichette e detto deferen te: anzi tale fatto è del tutto fisiologico; ness una meraviglia c he i b. t. vi si possono moltiplicare _in n umero stragrande, e presentars i in veri accumuli e diffondersi al testicolo. Ancora è da osservare una importante part icolarità di sede dell'affezione. Nelle complicanze blenorrogichG come nelle forme miste da cateterismo, causate sicuramente da germi risali t i d all'u retra, troviamo che il primo ad ei:sere affetto è l'epididimo. Ma anche nei processi tubercolari sovente è l'epididimo che ammala per il primo. Questa analogia di comportamento fa pensare che anche i b. t. ab- · biano s~guita la s tessi\. via contro coneute, per arrivare alla. ghiandola. Come si vede dunque su tali questioni sono ancora discordi i pareri degli Autori. Nel caso nostro c red iamo che si possa spiegare la presenza dei bacilli tuùe1·colari esclti:sirnmenle n el l11111e del t1ilmlo seminifero e la presenza cli lesioni del tessuto circostante, pitì o meoo av:rnzate, ma che dimin,liscono di intensità con la distanza dal tubulo, Ammettendo che i tub11li stessi siano la sede prim ilit-a dei bacilli, i quali perciò devoro essere 1:enuli dall'esterno percorrendo l' u retra, prostata, vescichette. deferente, a somiglianza di quanto abbiamo visto essi fat·e in altri organi, e di quanto su1·cede per altri micro-organismi, che rimontando le vie n!lturnli, dànno lesioni paragonabili a queste, sia nel test icolo, sia in altri organi. Si può obbiettare che in questo caso, la via percorsa dai b. t per giungere al d idimo dovrebbe presen tare lesioni anch'essa. Ma tale concomitanza. non è necessaria: e di fotto troviamo che non sono rari i casi di t u bercolosi dell'epididimo insieme e delle ve~cichette, con il deferente intermedio sono : il deferente stesso talora prestata nodi a rosario, separati da. tratti completamente sani. Trovia1uo anche diffuse lesioni tubercolari degli apici polmonari, per infezione dc,lle vie aeree, pure es8endo SI\D:~ la 1t1L1c:osn del la laringe, e le a.Itri parti del condotto aereo: possiamo avere una IPs ione del bacinetto renale, sr.nza. cl1e l'uretere e la vescica s iano atrPlti. Tnle fat to può dipendere da una d iversa resistenza delle varie specie d i epitelio nei d iversi segmeoLi delle vie pe1·corse dall'agente pa.togeoo. E s i sa che in generale l'epitelio dei condotti escretori delle ghiandole è più resistente dell'epitelio secernente. Riteniamo appunto che questa s ia la ragione per cui dette vie furono t rovate immuni nel nostro caso.
••• G0 ) Quanto nll' ipotes i che l'infezione sia venuta da i reni, per la vescica, uretra, vie seminali, oltre a quanto diffusamen te si è dr·tto sopra, ci li mitiamo ad aggiungere che essa può e,;sere ventilata nel caso di lesioni diffuse della sfera genito-urinaria: nel caso nostro mancavano lesioni concoruitnnti di dette parti o di qualunque altro organo, da. cui potessero provenire i ger mi, e perciò non ne parliamo più oltre. Porho parole ancora sull'esito che avrel,he potuto ave re l'affozione che abbiamo dc.scritto soprn.
CASUISTIOA CLINICA
593
Il processo avrebbè potuto progredire, diffondersi alle altre parti, dare fusione dell'organo, con ascessi, fistole ecc. come di' solito. Ma noi vediamo anche talora trionfare la resistenza dell'organismo, esaurirsi il processo, con la morte dei b. t., assorbirsi i prodotti della necrosi, i tubuli epiteliali essere sostituiti do. connettivo che si sclerotizza, e risultarne così una guarigione clinica, o almeno un incapsulamento della parte malata, come talora all'autopsia si riscontrano focolai obsoleti in vari organi. Similmente questo processo avrebbe potuto passare in Orchite fi· brosa, una formo., sulla cui genesi ancora si discute. Generalmente i, messa a carico della sifilide tale entità morbosa: le affezioni sifiliticb.e, di origine nettamente ematogena, localizzate primitivo.mente nel connettivo interstiziale, dànno dapprima la proliferazione a zone di questo con ingrandimento dell'organo: col tempo si coarta il connettivo nuovo, strozza l'elemento epiteliale, che s i riduce e scompare, e si ha come esito una Orchite fibrosa disseminata. Ma già il Chiari nel terzo Congresso della Socie tà Tedesca di Patologia - L'Aja, lSOO - si pronunciò contro tali concetti esclusivisti. E g li sostiene che anche al t ri process i infiammatori, propagati dall'esterno per l'uretra, dotti seminali e che colpiscono primitivamente l'epitelio dei tubuli, e precis nmente i proces si blenorragici, pos· sono in seguit.o alla distruzione dell'epitelio essere seguiti da processi sderosanti che dè.nno una. orchite fib1·osa: di questa. opinione si dichiamrono anche Ponfich, Hansemann, Lubarsch e altri. Il Friin.kel ( 70) opina che " ... La. base della Or,. chite fibrosa è una affezione dei tubuli seminiferi con esito in distruzione del « lume .. . : si deve parlare di una Spermato-angite 'obliterante fibrosa : ques to « tessuto cicatriziale non ha nulla ila fare con la sifilide; manca un aumento del ,e, connettivo interstiziale ... La gonorrea., più raramen te 111. tuhercolosi . .. ha al• trettanta i mportanza nella. genesi della Orchite fibrosa :.. Nel rene abbiamo fatti s imili: in seguito a dist!"uzione dell'epitelio (nefrite parenchimatosa) avviene una sostituzione di connet tivo, che dà una. sclerosi renale. Avviene cioè il fatto generale, che la dis truzione di elementi più elevati, più differenzia.ti (epitelii, cellule n ervos e, fibre muscolari e cc.) è sos titui t,i con elemento primordiale, connet tivale (cicatrice). Forse nel caso nostro, se l'affezione fosse stata lasciata a. sè, e se l'organismo fosse riuscito a vincere il processo, si avrebbe avuto un esito simile. Nè ciò fa meraviglia, tenendo pres ente la molteplicità d e lle forme cliniche e anatomiche che il b. t. può dare, olt re alle più comuni affe zioni delle ossa, articolazioni, pelle, intestino, vie linfatiche, peritoneo, polmoni, meningi, organi genito-urinari, laringe, ecc. è accertato oggi che da esso sono causate forme a de• corso cronico che finora erano ritenute di oscura origine. Il Keersmaecher (63) riferisce di albuminurie, di nefri ti Cl'oniclte ca usate dal b. t. e afferma che una infe1.ione da b.' t. può rivestire l'as petto di unn infiammazione s;nza .caratteri specifici, la quale, senza formazione di tubercoli, porta alla sclerosi: essa è causata non dalle tossine tubercola ri circolanti, ma da tossine fabbricate in sito da bacilli presenti nei tessuti. 11 Lie bermeister (/l) ha descr itte forme speciali di alterazioni di ve ne, arterie, nervi, ecc. riscontrate in soggetti tubercolosi, le quali non prP.sentn.no i caratteri is tologici comu ni dello. tubercolosi: egli dimos tra che si de vono tuttavia al bacillo di Koch e alle sue tossine. Anche H eyn (21) ha a ccertato che in alcuni organi, polmoni, reni, prostata ecc. il b. t. può dare anche forme di infiammazioni semplici, che possono pas sare in esito di indnramento c icatriziale, senz'avere dato nulla di carat teristico per la tubercolosi, forse in dipendenza della diversa virulenza d ei bacilli, e della diversa rflsistenza del soggetto. 38 -
r;iornal~ di 111M id11a miWar,. -
f ;,s;. v11 - v11r.
504
<'ASUlSTICA CLINICA
••• Riassumendo brevemente: oltre alla solita forma clinica di tubercolosi, da princi pio localizzat a per lo più all'epid idimo, con formazione di nodi isolati c he presto ca.se ificano e danno ascessi che si aprono formando tragitti fistolosi, e successiva partecipa zione delle vie s permatiche. e diffus ione per via linfatica (tubercolosi metastatico., pe r via ematogena, con sede primitiva nel connettivo intertubulare), poss i1,mo anche avere una forma da infezione risalita dall'esterno per le vie na· t1wali (uretra, pros tat a , defere nt e), la quale interessa piuttosto a forma diffusa il didimo e l'epidid imo insieme, ha sede p1·im.itiva nell'epitelio dei tubuli seminife1·i, con proliferazioue reattiva d el connettivo interstiziale, e infiltrazione parvicellulare e ingrossamento uniforme dell'organo, che riveste le apparenze di un sarcoma, per la forma, il decorso. ecc. In sta.dii ulteriori si ha caseificazione e distruzione dell'o1·gano; ovvero, se la difesa organica trionfa, e il processo si spegne, si può avere [guarigione clinica. con sclerosi dell',organo (Orchite fibrosa) a somiglian7.a d ei focolai tubercolari spenti e s cle rosati che si osservano in altri organi. E sprimo vivi rin g raz iamenti al sig . Colonnello Medico dott. Celestino Car· ratù, dire t tore dell'Os pedale, il qur.le mi permise di utilizzare il inaterinle che forma oggetto del presente lavoro.
Cenorn, .Aprile 1911.
BlBJ,l OGH.AFIA. (1) Lu,r.- Ucbl)l' daa Vorkommen von T11berkelbazillen i m (J'.Sllnden Oenitalapp<irat, ecc. (Vircltow's Arr.hiv, Voi. 103, p. 5 22, 1880). (2, a ·;l<TKER. - Ueber d ie Erblichkeit d er T u berculoac (Ze·i tachri/t /iir Hygime, V oi. XIII,
18fl3, p, !101-250). Ueber den Bazilltmgelwlt der Oeschlechtsdriiaen , ecc. (Virchow'a Archiv, Vol. H2, p. 10 1, 1895). (4) SrnENA e PERSlC E, - Oazz,tta degli Oapedoli, 1887. (6) F o l . - Gazzetta degli Ospedali, 1802. S1tlla presen za dei baci lli tubercolari nello sperma. (61 LU:DEHlll&lSTER G . - Studien iiber Koinpliea tionen der Lungentubercu/.o~e, etc. (Virchow'a Archù .> , Vol. 197, p. 332). · (7J S 11,DCONOS. Ueber Friihformen der Samenbl<wentuberc:uloae, (Vircho't6'a Arcl,iv, Voi. 183, p. 9 2). ( 8 ) K n·;m:H. - D ettlache Z citscltri/t / ur Chimrgie, Voi. 49, p. 363. (9) MtNT Z. - Ein Fati 1.>on prùn4 rcr Parotistuhcrculose. (Dal Zmtralblatt /iir Ohin,rgie, 1902, n. 47). (1 0 ) Eu111:,.o trA US. - l solierte rcgùm cire Ach11eldrii,ientubercu /o•e. etc. { Virchow', Archiv . Y ol. 17 1, p. 4 i:?, 1903). ( 11) RE1m1;,:-,-. Tleitmg zu r L cl, 1·e 1·on der T uberctdose d-er w eiblichen Brt<$ldrii$e. ( Brmw,'s lleitriigr wr kl in. Chir1<rgie, Voi. XIII). (12) ) hnTtK. Co,;17rcs.90 dr i 11nt11ral i,,ti e med ici tedeschi, Karlsbards, 1902· (3 ) J;CKlf. -
CASU ISTJCA C l.l:,/IC,1
5\15
( 13 MEYER E - Ueber Auascheid,mgstuberculo.~e der Nieren. (llirchow's Archiv, Voi. 141, p. 414, 1895). (14) KOWALEWSKY. - La tuberculose deA génitaux, etc. (Revue gén. de médecine, vétérinaire, T. VII, p. 417. Dal J ahresbericht der geeam/em Medicin, 1907). (15) KRANZLE - Hodemubercufose bei eine11l Stiere. (Wochen.•chri/t fiir Thierheifkimde. Voi. 41, p. 601. Dal Jahresb. d er ges. Med. 1907. ( 16) P.l!:Ol!tRE. - Rein tuberc11le11x el n Jphrite tubercttleuse. (B1,ll. de la Soc. roy. des ecience,, méd. et nature/l~e de Bruxelles, N. 3, 1905). ( l 7) SA."oronor. - Ricerche sperimentai i s1,l mo1o di diUo,.dersi della t11bercol0Bi. etc. (Dal Zentrnll>lau f iir allgem eine Pathologie, 1909. n. 20). (18) L ,U•"DO OZY et ì\IARTlN - Sttr quelq11es /aits expérimentaux rélati/s ti /.'!tidtoire de l'Hérédo-t11bcrcolose. (Ètudes e:i;périmentaux et cliniquea, ecc., di Vemeuil. T. I, p. 59, 1887). ( 19) CAVAONTS. - Contributo sperimentale, ecc. l .4tti defl'Istitut.J Veneto, 1885-86, 6° serie, T. IV, p. 1145). (20) SPANO, - Re~herches bacteriologiques sitr le Aperma, etc. (Rwue de la lttberculose, 31 dicembre 1893, n. 4). (21) HsYN. - Ueber dieaeminierle Nephritia bacillaris, etc. ( Virchow's Archiu, Voi. 165, p. 42, 1901). (22) K AUFllllANN. Anatomia 7Jatologica. (23) BoRREL - Tubercolose expérimentale do rein. (Annalea de l'Instit1<t Pasteur, feb• braìo 1894). (24) 0RTR. Ueber die Aus•cheidung van abnormer kòrperlich.er Best<mdtheile durch die Niereri, 1890. (25) R1tISSNEJl, Ueber die Ausscheidung von Fremdkòrper cfurch die N itren. (DiS8. Gottingen, 1889). {26) CouNREIM. - Die tuberculose von Standpunkt der ln/ectionskrankeiten, 1881. (27) v. BAUMOARTEN. · - Hietogenese des Nierentuberkels. (Zeitechrift /iir kl-in. Med., X, 24, 1886). (28) WYSSOKOVJTZ. - Ue ber die ,'i!c11ioksale der in'11 Blut iniicirtcn M i kroorganiamen in Kor per der Warmblutere. (Zeitschrift fur Hygiene, 1886, Voi. 1). ( 29) l\lAFFOOCJ. - Ueber da8 Verhaltm dee Embr-yo, gegen lnfectionen. (Zentra lblatt filr g/lg. Patliologie und path. Anatomir, 18 94). {30) l{LOPS TOC'K-KOWARSJ.::I. - Prakticmn der kliniechen, chemiech-mikros/.:opischen tmd bakteriologischen Untersuchunga methoden. {31) B11:tTZKE. - Tasohenbuch der p,athologiach-histologisch.en Unter11uch1mg11methodcn. (32) v. BRUNS. Ueber die E ndreatLltate der Gastration bei H odentubercutose. (Archfrio di Langenbeck, Voi. 03. f. 4, 1901). (33) v, BRAllL\ NN . - Tubercolosi elci Jesticolo e del l'c pid·idimo. (Dal B.l!:ROMANN, Trattato di Ohir,.rgia pratica). (34) KocnEJt. - Die Kra,ikheiten der m<innfiche11 GescMechtsorganen. (De11/sche Ghir. Voi. 50, b .. 1887). (35) v. BAUMOA.RTEN. - Ueber ~perimentelle U rogmita/iuberculose. (Langmbeck'• A.rchiv. Yol, 63, f. 4, 1901), {36) RoHLn. - Beitrag zur Frage i·on der ErbUchkcit der T ttberculo8e. (Inaug. Di~. Kiel, .1885 [Citnto d o.I J°~cKH (3) • (37) W&STEIWAYER. Beitrag zur Froge t·on der Vererb1mg der Tuberct1lose. Ino.ug. Dìss. Erlangen. Niirnberg, 1893. (38) WALTHER. - Eine Gontrol/,mter~11chung cfer Jani'ech•n A rbeit, e tc. (Ziegler's Bei/rage, Voi. X VI. p. 274, 1804 ).
596
CASUI STI CA OLINlCA
39) KLOTz. - Ei,1 Fall von prim,ire Parotistuberkuloae, etc. ( V irchow's Archit>, V. 200, p. 343, l!HO). (40) LACJÌ:NE. - Parotite tubercolare (Revtte de Chirurgie, 1901, n . 4). (41) LEGUEN et M.'\BIEN . - Tubercolosi della parotide. (Semaine médicale, 1896). (42) F 1sCBER. - U eber Niermveràndemngen bei T>1berkulosen. (Z iegler'a Beitrii.ge, 1010, p. 3i2). (43) BuOAY. - E:cprrimPntel-histologi,,che Studicn iiber die Geneae du Nierenwberkela·. 1 Virchow·B A rchiv, Voi. 186, 1906, p . 145). (44\ METNERTZ. - T uberbtloRe 1md Rfotstrom ,mg. (Virchow's Archiv, Voi. 192, 1908, p . 383). (45) 11:lAc,uoNE et VANVERTS. Etiologie et pathogenie des orchi -épididymiìu aiguu , et en particulirr dcs orci,-,: épùl. d'origine urétrale et non blénorragiqttU. (Amw:1lu dM mal. dea org. gén ito-urina ires, Voi. 80, 1896, p. 674. Dalla S emaine Médiwle, 1896, n . 4i). (46) WYSSOKowic z. - U t bcr die Passie,·barkPit der krankm Nieren fiir dù. Bakterim. (Zcil8ch . /iir H y11ime ,md fo/ectionskr., Voi. LIX, 1908). (47) v. KLECK! e \ YRZOSEK. Zar Fragr der A11sschcid1mgs von Bacterie" durch di,; nornwlr Nier e. (Archi11 f iir e.rprrim. Pathol og ie, Voi. 59. Dal Jahrb. der gesamlc-n M cd., 1008). (48) B1tONC:ErtSMA. L N J indicntio1u opératoi res dans la tuberculose r énale. I Congresso inter. di Urologia, Parigi, ,Dal Jah,·esb. d er gea. M cd., 1908). (49) Ar. BARRAN. - A pro'[)Os dc lei t11berc11/ose ré11,a/c. (Ibidem). (50) Rovs1:-c:, - S 11 r la t 11berc11/ose réual e. l Congresso internazionale di Urologia. Parigi. Dal Jahresb. der yrs. M ed. 1908), f,.d icati ons operatoires dans la tuberculose dea reins. (Ibidem). (51) C ARLlEJt. (52) FEno1ww. - :1'1ihcrc11/08e rhwle. (Ibidem). (53) KEF:RS)!AECHEH. - L rs alb11mi miries, l es n éphrites chroniques et le baci /le d e Koch. (lbùlrm). (54) ILLYÉS. - · La t11b1>rc11/osc r(malr . (lbidrm). (55) HESSI.ER. - E in B ritrag z11r Fmgc der In/rctiositcU dcr ~lii/eh tuberculoser Kiiche. Innug. Diss. B orn., 1009). (Dol JaJ.u~b. dcr g,•s. lJied ., 1909). (56) R oLT.Y. - Z u r .1"ra!fe dr-r D 11rrh!(ii11!(i!(kr.it der N icre / ii.r Bakterù.n. (Da l Jahresb. d rr ycs. M cd .. 1909). (57) W1LDBOLZ. - E .rperim rntr lle S 111d icn iiber ascendire,w:lt N iercntuberkuloac. (Folia urol. Voi. 111, n. 6, apr., 19001. (68) Bos s os. - Pyvn i,phrose gonococciq11 e. (A ,males di GuYON, I, 5, 1909). (59) F1tESI':. - D ic Hezich11n111·n zwischen K ehlkopf-11nd L 1m _qm-t11brrk11/ose. (Miinch, . ,,er med. ll'ochrn11cliri ft, 1!)04, 13). Z 11 r A etioloyic d rr orchi1;s (ìbrosa. (Miinchcn cr med. Woclwn schrift. (60) LE!=.SEH. l !)04, 12). (Gl) GA ODTER ot PÉRAIRE. - Contribution ù l'é/11de d e la /i,berculoRc mammaì re. (Ret:uc dc Ghir., 1895, sottt,mbre. Dl\lln S unain r méd icalc, 1895, 59). (fl:?) D 0 1t.1.NT E. P c,toloyia Ghir11rr1ita , p. 7112. (63 ) PAOCTI ET. - T 11berc11ltJse !Jén italr ch cz /'homme. (A11nat, ., dea maladies gé11it.o-11r inaire11, l OO!l, p. :lll ). (64 ) B . .N. Cuor, zow , - P<Mholor1ischr A w1/om ie 1111.d Pathogn,csc d er tubercoloae der mànnlichm GcnitaloriJmlcn . (Z m tralhlatt f iir CJhi mrgir, 1909, p. 1"'29). (65 ) G <ANI. Contrib1110 a lla queiiliol'c drllu t 11/irrcol oM: a.,ccndcnte d elCapparccchio urinario. (.·Jrcf,frio dl'i/, Srin,~, ,,,, dirhr , Vo i. XXX , n. 24, 1906. (60) F ORC!l, - EinR< itigr aszcndicrmdc T 11b1•rrn/osr d rs Urogm italapparal. (Miinchener m cd lroch., l !JOO, 39).
OASU ISTICA CLINI CA
597
(67) B0ss1o. -
Rù:trche sperimentali sulla tubercolosi genitale maBchile. (Giornale della R. Accademia di medicina di Torino, 1909, n. 6 -7, p. 329). (68) CA.MPORA.. - Ricerche sperù1umtali sulla tubercolosi orin.aria discendente e CJl!Cmdente. (lbidem., 1906, n. 6-7, p. 313). {69) Zn:oum. - Anatomia Patologica, Parte II, p. 808 e seguenti. {70) FWKEL - Ueber die sogrna1111te Orchitis inlerstiJ.ial~ fibrosa. (Munch,mer med. Wochemchrift, 1906, 26). {71) K APPIS. Expcrime11te iiber die Ausbreit1mg der Uroge11itaUuberlmlose bei Sekret;ita,. uung. (Arbeitcn aiw1 dem Geb. der patii. Anatomie 1md B<1cteriologie, Voi. 6, fascicolo 3, 1906). {72) T.euTsOR.L~'iOl::R. - Wie breitet sich die Gmitalt,wuculose au.af ( « Asemsion • ,md • Discmsion •) (Beitrage znr Khnik der Tuberc11Jose, Voi. 5, fase. 2, 1906. Dal IarC6b. der ge,r..M edu;i" , l OOU, p . 711). (73) Kun~. Pathologisch •anmomische tmd experim. B eitrage w r Pathogenese der Erkranktmg~n de.a ma,m!ichen Oroye••Ìtalapparates. Arbeitcn a11s dem patlwlogischen Institut zt1 B erlin. (Iahreab. de,· yrs. M ed., 1906, p. 711). {74) SIMMONDS, -·· Ueber primiire Tuberculose dl'"r Scm1enblasen. (Miinchener m ed. Wochenschrift, 1906, rL 16). {75) Da:LLI SANTI. Sulla epididi mite tubercolare primaria. Nota sperimentale. (Riforma medù:a, 1903, n. :l4). {76) Hu1tTER C. Ueber Ausbreitimg der Tuberculose im màtmlkhen Uroge1,italsistem, zugle~h cin Be,itrag zur Le/ire vm der T1,berc11loae dcr ProBtala, (Zicgler'8 Beitrage, 1904, 35, p. 252). {77) CARNET. - Tuberculoae. (Patologi.a speciale e terapia, di NoTUUAOF.L). (78) PALAUINO-BLA.NDINL La tuberculose de l'épididime daw, sea rapporta avec la mode <k propagati01, dea ,nieroorganismes le lo"g dea voies de l'appareil uro génitale. (Annalea dea mal. dea org. gfoito-nrina,irea, 1900, n. 10). (79) ISRAEL. - Er/ahrungen ·ii.ber pri,nan Nierentttherkulose. (Deut11clie med. Wochenachrift, 1898, 28). <80) GUELLIOT. - Lea véscicules séminales (Anatomia patologica). <81) IoRO.A.N. - Zar Paihologie imd Therapie der Hodentuherkulose. (Beitràge zur K linik der Tubercii/.ose, Voi. 1. fase. 3). 8 2) Kn~MER. - Experimentelle BPùrrige ,mm Studium der Hode11t,therc11lose. Verhand. der pe.th., Gesellschaft. 3 Tagung Berlin, 1901. (Zeigler'a B eitràge, 1904, n. 35, p. 301). (83) v. 8AU~OABTEN . - Ueber di histologisl,e Dig,,rentialdia(!nose zwùichen tuberkulòser und gummoser Orchiti.a. (III Congresllo della Società tedesca di patologia, I' Aja,
<
1900).
<8 4) CBlABI. -
Ibidem. Experimentelle U1itersucl1tmyen ii.ber das Vorkommen t•on Tuberl.elbazillc,. in den ges,mde,i Genitalorganen v011 Phlhisikem. (Zieglc.r's B eitriige, 1893. n. 24). <86) JANSS.1':N. - Die Urogen-it-altuberkulose. (Recensione del Zeutralblatl /ur Chimrgie, 1911, n. 15). {87) 1':mn1&L. - Die operative tind apezifische 8 ehandl1mg der Nieren -,md Blasentt•berkulose. (Zentralblatt /ur Chirurgie, 1911, n. 11). ( 8 8) B A.BINI. T11bercolotri primitiva dell'cp ididi11w. (Gazzetta degli Ospedale e delle Cliniche, 1907, n. 66). ( 89> C.&.!UN. - Ma~tite da tubercolosi. (Recensione della Gazzetta degli Ospedali e delle
{85) NA.KAB.u. -
Cliniche, 1908, n. 60. Miitlchmer mediz. Woche11schr/t, 1908, n. 11). Ueber ein durch die Ziehl/àrb1mg nicht darstel lbare Form dea t11berkcl bazillua. (R,itriige zur Klinik der T11berk11/ose, 1907, Vol. VIII, fa.scicolo 1, p. 79).
9 ( 0) ,M1oaAl!:L1Dts. -
5~8
CASl'lSTIC ..\ CLI NICA
(91) )I ucu.
Udu r die r,ro1w /1ire, nnch Z ù:1,/ 1iìcltt ftirbbare lt'orni d,•,, t11berk11loflei·irus. (B,·itrciye zar Kli>iik dcr T11btrk11[0J1t , 1007, Vol VIII, fase I, p. 85).
hacil/i di Koch ,i,y{i oryani yellito urinarii . Società B elga di l-rologi,., l!)ll. (Recensione della Ua:zrtta Z..rrrna:iunale di M edic.ina Chir..1911, n. 26). (!J3) Docc.rno1. - ,·',tifa p ermeabilità del yfomer-ulo malpiahiatto al bacilfos cmtracia. (Riforma mtcli,·a, 1888, n. 131-132). (94) WREDE, Urb,r .41,;,seh,•id un:1 coi• B a k/Pr frn d11rch deii Schwei.ts. {llrcltits fiir J.-linieche Chiruryir di v. Lnngen beck, Vo i. 80, I 906). ( !.J.j ) 13RUNNER, Z ur A11sachrid1my i·on Jlil:robiru cforch die Sclw:rissdriisen. (Archiu /iir klinisch e Chirurgie di Long,,nbcc k. Vo i. 80, 1901.i). (()0) BtEDL e K1u us. - Urbe,· riù• A us.•ch,·id1111y i-on ,ll ikrooryanismcn d11rch riic N iucn. (Arcltiv fiir experim . Pa1/,nlouir. \ "ol. 37, 18()6). (D7) lo. Ucber d fr .·l 1tsRc/,,ùl 1my cfrr .1J i hoorria1ii8me•l d11rch driisioe O,·yan.e. (Z ei t· scltrift fur H y'./i.-ne, Voi. 2G, 1:lfli .) (98) BHUN'.:>l>'.R. - C rbrr A uxscf,,,ù/11nr1 patho(Jn11 r Jlikroo1·!/C1t1i1<mr n durch dNl S chwfi8s. (Bm·{it1er ldiliiscl,e lf'()c/im,.chrift, 1801, n. 21, p. 505). (!19) Or1Tz. -· fl pitra!Je zur Frar1e dn D111·1·l,f1d11r,igk eit von Dann ,md ~ ieren /iir Baktericn. (Z, it81.·hrifr /iir Hyr,fr ii,,. \"o l. 2!). 1898). (\J2) KEERMACKER. - - /
Oo11trib11to cii/o Rl•ulio ri,·lte eie di dimin11zion c dall'orfla1&ùnno dt'llo ilta/ifocucco pioy11~0 aureo. ( Rifr,r ma 111, dica, li,() I, p. 28!1). ( IO I) Ft NOl':R. - Z u r h nm 01nilflt d•r Sr/11r1·is.•ririisrii r,tyrn Eitrrkokk, n. (Beilr<igr :ur D ermatologi, ,m Sy philil!, l90fl). ('itnto d n\ B!l1J;,IN1'fl , Oii), ( 102) CASPF;n, -· · D ir Dinyn,oRr' 11ml Thrra p ie d er BIM1n-1md X icrrnt11brrlw/ose. (Ber• linrr klinisc/11, IVochwschri/1. 1909, n. 22).
( !00) T1zzON-r. -
(103) T .u mo. - Tnbrrcolosi s p1•rimrntalr dt!l'apparato uro-ycnitale. (Ca:~etta dt'r,li 0RTJC• r/ali e lldle 0/i,iic/, e, 190!), n. 130). (I 04) Dx )fa"l'TEJ. Sulla trasm is~it,i/ itt'r rfrl/n 11,b,•,·co/oxi p er m•zzo del Budorc d ei t isù·i. (Archh-io p1•r l e Scirnu M , riich e, 18:ss, \'ol. Xll). (IO.i) Snmo:rns. - Ueb.-r Fib,·osis 11.,tis . ( l'ircho ,v's Archiv, Yol. 201, 1910). ( 106) COQ UOT E CÉSAR!. ( ',,IJcr d en U,•b,•rtrilt !"Ml t11brrkelba:i/Jen in d fo i'\1ilch. R ~c. dr 111,;d. rét. HI08, p. 140 (O,dl' Jalm·sb. /iir gr~. M cd. 1()08. I. p . 919). (lOi) PiutNJCE E S0AOL1os1. - S111/a. rlim iwnio,ie rlci bacterii daU'or yanisnw. R iforma
m edica IS02, (10'3) DELFt:,;>o. '1'11berco/osi drl/,i yh iandola 11wmmaria Cozzctta d,egli Os p edali e delle
Cl. l!l06. ( I 09) ZmoNt. - Contrib11to allo st,u/io della t11brrcolodi primitiva dr/la. mammella. Riforma med. 1907. 10 (110) FrnRt:NT!NJ. - Come arrfra il bacillo t11bercolare nel latte? Giornale della r. soc ietà it. d' ig iene 1!)!18. p. 2,,G.
SFIF.O.\ZIO~E DELLE FIGURE . .Fi~. I, - (Reichert-Ob. 3, oc. 2). t'. - Tubulo seminifero, contenente detriti amol'fì dell'epitelio necrotico, c ircondato <lnl conne ttivo interstizìnl,1 ancora be n con servato, e aumentato (stadio iniziale dol p rocesso). t. - Tubuli necrotici il processo s i è g ià d11Tuso al conne ttivo interstizio.le circostante. z. - Zone di connettivo n ecrotiche. ip. lnfiltrnz.iono parvicellultue. ci. - Conne ttivo intorstizit\lo Elillllentalo.
=
Alto.
,.
ip Pig . 1•. Alto.
Alto.
,, "I
l,k_,,...
\
\. Fig 2".
E A 8111iano. -
Fig. 3•.
S01>ra un caso di tubercolosi p rimitiva del tuboli seminiferi del Oid imo e deil"epididim,,.
C'ASU I::,TIC.\ <'LT:,il CA
Fig. 2. -
l
(Re icher t-01.,. 1mm. Omog. 12 -
59D
Oc. 4).
Detriti dull'epitolio seminifero noi tubulo. ci. - Connettivo intorsti1.iale. z. - zona di con nettivo nec·rotico. cg. Colluln gig11nte. l>k. - Bacilli tubercolari (disegnati troppo 11;rossi)· l Fig. 3. - ( 2 g r. nnt ). Sezione sagittale. 1. -
<li. -
e. e/e. -
es. vi. ve. m. -
D idimo. Epididimo. Oi,feronte. Elementi comuni del cord o ne spormol ico. V uginale int.erno, Vnginalo e.~terna. Benderella conu ettiva tra il didimo e l'opitlidimo.
NOTA SU Dr UN CASO DI SUPPURAZIONE PERI -URETRALE CIRCOSCRITTA. DELL'URETRA PENIENA , pel dott. P iet,1•0 C.hir•oni, tenente medico. Gr adiamo meritevole di menzionaro questo caso clinico per 111. maniera con Ia. q uale si è manifestata l'affezione, e per la sua locn.lizza1.ione: Musacch io An tonio, soldato nel 31ì0 reggimento fanter ia, 11• compagnia, d ella classe 1887, col n. 22291 (·l6) di matricola, del dist retto militnre di Campobasso, domici liato ne l comune di P ortncannone, veniva ricover ato all'ospedale militare principale di Bologna il 6 giugno HIOU, con diagnosi di ascesso peri-uretrnle. L'infermo riforiva di aver sofferto di blenorragia acuta nel maggio Hl08, per cui fu ancora ricoverato in quell'ospedale, rimanendovi degente circa 8 giorni, e ne usci poi guarito. Alla. metà del maggio 1909 egli cominciò ad avver t ire molestia all'asta durante il cammino ed a risentire bruciore nell'uretra duran te la minzione, con difficoltà di emettere le urine. Il 10 luglio dello stesso anno l'infermo fu improv\"isamente colto da febbre serotina, pre-:eduta da bri vidi, che rimetteva alquanto al mattino, e cominciò ad avvertire verso la radice del pene, lungo l'uretra, una durezza che g l'impediva di camminare e spesso g li arrecava v ivo dolore. .All'esame obbiettivo si notò a circa due ditR trns\·erse in so prR dell'angolo peno-scrotale una tumefazione mediana, accollata al canale u retrale, della grande?.za e for mo. di una grossa castagna, beo limitabile ne i t essuti circostanti, di consistenza dura-elastica, e con cuto soprastante integra e per nulla ader ente. Dall'uretra fuoriusciva una secre:1:ione mucosa scm·sa biancastra. L'introduzione di un catetere ne ll'uretra fece n otare, in corris pondenza della tumefazione esterna, una v iva res ist enza durante il suo passaggio, dovuta sicu ramente al fatto che essa faceva sporgenza nel canale urinario, ostruendolo in parte.
600
CASUfSTICA CLINICA
Il giorno 18 giugno l'ascesso fo aperto con incisione cutanea detla lunghezza di circa 3 cm. in corrispondenza del rafe, dando esito a discreta quantità. di pus cremoso, frammisto a sangue. La sacca purulenta fu cautamente raschiata con un cucchiaio di Volkmann ed, attentamente sondata, non dimostrò alcuna lesione di continuo, specie i.D. corrispondenza della parete uretrale. Uno zaffo di garza sterile fu introdotto nel cavo e rimosso man mano dopo qualche giorno. L'infermo si mantenne in istato febrile fino alla fine del mese, indi divenne apiretico. Ai primi del luglio successivo la Sl!crezione uretrale d iminuì sensibilmente, mentre che il cavo s'andava man mano colmando. L'esame microscopico del pus contenuto nell'ascesso eseguito diligentemente su lamelle colorate, dimostrò la presenza di soli due batteri piogeni e di rari mi• crococcbi. Il malato fu dimesso il giorno 2 luglio 1909 completamente guarito e con uretra normalmente dilatabile. Si è trattato evidentemente di un'infezione peri-uretrale circoscritta. prodotta dai microrganismi piogeni es istenti nell'uretra, i quali hanuo attraversato le pareti uretrali, che sebbene intatte, erano alterate dal processo blenorragico cronico esistente.
••• Le le~ioni peri-uretrali sono generalmente dovute a. due fattori principali: alle alterazioni delle pareti uretrali ed alla setticità delle urine. A seconda che l'uno di questi du~ fattori predomina, si possono stabilire, secondo Legueu (1), tre gradi: 1° :e peri-uretriti acute (ascessi urinosi); 2° le peri-uretriti sub-acute (ascessi urioosi cronici, tumori urioosi supputati); 3° le peri-uretriti croniche senza suppurazione (tumori arinosi). Molto si è discusso intorno alla patogenesi degli ascessi uri.D.os i (2). Damaschino (3) definisce l'ascesso urinoso per • la suppurazione del tessuto cellulare peri-uretrale, dovuta all'intiammazione ed alla mortificazione di questo tessuto per mezzo dell'urina col concorso di germi pioge ni •. Egli, seguendo il giudizio di molti, ritiene che per esserci ascessi urinosi è necessario che vi sia ferita del canale, poichè la immigrazione microbica attraverso !'interstizi anatomici dell'uretra non esist.6 come causa, ed il trasporto dei microbi per mezzo dell'urina avviene attraverso una fessura sempre costante della parete uretrale. Se la fessura è larga si ha l'intiltrazione d'urina, se piccola l'ascesso. L'uri.D.a nonna.le produce in generale il tumore urinoso, l'urina settica l'ascesso. Nei trattati moderni l'ascesso urinoso e l'infiltrazione d'urina sono descritti separatamente. Per A lbarran l'ascesso è una suppurazione peri-uretrale circoscritta; l'infiltrazione è invece costituita dallo spandimento dell'uriua al di fuori delle vie naturali e la sua propagazione più o meno lont,rna nei tessuti. Dopo le ricerche di Hunter, Civin.le, Ricord, noi conosciamo l'ascesso uretrale senza urina, e la presenza di questo liquido nei focolai non ba più che un valore patogenetico ristretto. Essi infatti hanno segnalato degli ascessi peri-uretre.li indipendenti da ogni rottura uretrale e da ogni infiltrazione d'urina. (1) D e l'eni~ion dr., abcu 11rinatu:. Oaz. hobdomad, 1893, n. 17. (2 , Vedi ALO~RRAN in LE BENTU e DELBET. - Traité dr Cliirurgic e/inique et opé· ratoirr. P nris, 8nillièro. 1900, T. IX, png. 488 e seg. (3) Oontriblllion à /"é111dr dr11 ol>cès 11rinmu:. Thèse d e Pnris, 1800.
CASUISTIOA CLI:-lCA
601
La mucosa uretrale allo stato normale non lascia passara i vari microrganismi ~istenti od introdotti nell'uretra, ma. se in seguito ad una causa patogena speciale, (rottura, ·traumatismo, infiaroma.zioni [uretriti acute e croniche], incontinenza di urina, e sopratutto restringimenti) questa mucoiia è alterata, anche quando essa non è perforata, i microrganismi l'attraversano e provocano una suppura.zione peri uretrale. La breccia qui11di che offre l'uretra all'infezione pÙò essere d"origine traumatica o d'ordine patologica. Sicchè la causa ordinaria di queste suppurazioni è l'infezione ~dell'uretra, la q_uale in certe circostanze si propaga al tessuto cellulare vicino; a l tre volte invece l'urina, infiltrata attraverso una soluzione di continuo dell'uretra, serve di veicolo agli agenti infettivi. Le infezioni peri-uretrali possono perciò essere primitive o secondarie: nel primo caso i germi, traversando le pareti infiammate dell'uretra, determini.no un'infezione locale sui limiti esteriori del canale; nel secondo que&ti microrganismi penetrando con l'urina da una ferita del canale trasformano il liquido in pus. Delefosse (1) ritiene giustamente che la denomina~ione di ascessi urinosi do· vrebbe essere abbandonata: asces:10 tl1'inario, infezione peri-uretrale, sarebbero dei termini più logici in rapporto a ll"etiologia, poichè in effetto l'urina, in molti casi, non ha niente a vedere, per così dire, n ella formazione degli ascessi. Noi crediamo che sarebbe opportuno conservare le denominazioni di ascesso urinoso e di flemmone urinoso diff"uso (mal denominato infiltrazione d'urina) per le iniezioni peri-uretrali secondarie, le quali avvengono col concorso dell'uriua; ed adottare quelle di aBcesso peri-uretrale o peri-uretrite cireose1·itta e di peri-uretrite flemmonosa o ga119renosa (flemmone diffuso peri-uretrale) per le suppurazioni che avvengono per semplice inoculazione nel t essuto cellulare peri-uretrale. Secondo la natura dell'agente infettivo si avrà l'ascesso semplice o dei fenomeni gangrenosi. Gli studi batteriologici prima di Bouchard, e poi di Albai·ran, Hallè (1888), e Tuffier (1890) hanno dimostrato che l'origine delle iufezioui urinarie è dato dal « batterio piogene -., il quale è stato r isenntrato allo stato puro. Clado, nel dicembre del 1888, ha trovato il batterio settico associato a microbi piogeni, stafilococchi e streptococchi. Il batterio piogeno è lungo 1,6 µ su 0,5 µ di s pessezza, mobile, facile per colo· razione e cultura. Inoculato in gelatina per infissione a 20 gradi, forma una leggera. striscia opa.lina, che presenta delle dentellature al 8° giomo, ed al 6° o 7° giorno delle colonie lenticolari orizzontali; alla superficie i microbi si sviluppa no meno rigogliosamente. Le culture su gelatina nella stufa a. 33°, danno dopo 20 ore delle belle colonie. Questo è il vero microrganismo piogeno dell'apparecch.io urinario. Le urine infette da questo microrganismo sono sempre purulenti, ma con diversa virulenza. Vi è qualcuno che sostiene l'identità di questo batterio col bacterium-coli comune, qualche volta ritrovato, ma ciò è molto d ifficile a determinare per la var ietll. dei microrganismi che si t rovano u~lle urine s e~tiche. Infatti le osserva zioni di Clado, Tuffier ed Albarran banno dimostrato, a lato dell'infezione pura e legit-
(1) Abda urinauz 011 pltltot 1111pp1<ration péi-i-11rétl1rale san~ lésion du c<mal de l'urW1re. - Ann. des mal. des org. gen. ur. Anno 1901, pag. 1201.
60:2
('.\Sl"JSTICA C Ll :-.lC A
tima, delle iufezioni combioate pc:1· associaz ione a qualche tnicrococco, a i stafilococrhi o streptococch i. Lo studio batter iologi~o delle formP ga11greuose è m eoo avanzato; s i crede che l'agente microbico della 111aggio1· parte d egli sfaceli d iffusi e rap idi debba essere il v ibr ione settico d i Pasteur, ma souo stati recentemente r iconosciute da Guyon ed Albarrall ( I) déll <: altre gangrene dovute all'inoculazione di m icrorgan ismi contenuti n elle vie urinarie e n ell'ur ina, cioè il batterio piogùno ordinario, il batterio settico della , e~ciCI\ di Clado, accideutalmente modificati e divenuti specifici. Nessun carath·rc cult1,ralP ha potuto far d ist iogùc:rc questi due microbi, e non r esta che l'azione p atogena, g iaechè il batterio p iogeno uon determ iua lu gangrena nelle iniezioui eottocutn11ee. per cui tal i autori credono esservi in questa forma un carattne di Yiru le11 z1\, a cq uistato i n seguito ad influenza che noi ignoriamo, qual e J)er es. qu ella di cs,er v issute n. lato d i uu bacillo anaerobio. Il batterio p iogPno adunque, agente di suppurn1.ion e, può diven ire un fattore di gangrena , fornm11do con ciò un dettaglio batterio logico interessante, capace di spie;.c,1re deg li sfaceli che complicano tnh'olta. le infiltriuiioni urinose. Forgue (2) ri tiene che tale fatto è p robnb ilmeHte dovuto alle inoculazioni a dosi variabili, alle a s,;ociazioni microbic he che, secondo le ri cerche di Monti, possono restituire od esaltare In. v irulenza d i un microrganis mo, ed inoltre crede gi ustamtmte dovers i inYocn re In varietà stessa de l. terre no e le condizioni favorevoli allo sfacelo, che offre l'alterazione dei tes,;uti d1:lle vie urinuie. 1' utte le infezioni peri-uretrali po;:sono esse re drco:.cl"itte o di/l'use: acute, sub. acute o ci·oniche; i·irulenli od attenuale: c:!:sc affe ttano, secondo i casi, la forma sclerosa, flc mmonosa o ga ngrenosn . Le forme primilil;e s ia circoscrille che di/f1tse, in seguito all'infezione del tessuto cellulare, se111br111,o molto simili alle suppu rn zioni di altre r eg ioni. E;:se si osservano in (orina ac11 fa 1L! p,•ne, allo scroto ed al p erineo, dove acquistano u11'estens ione p iù grande. Le loro pareti sono costi t uite da una zona d'iutiltrazione embrionaria che tende alla tra.,formazionc ,;clerosa e che può a cquist'ire rapidamente una spe~sezza. considerevole. Nei cnsi a n t ichi l'i.;pcssimento e la dure1.za di queste pareti sono eccexionali; sebben e c ircoscritti que~ti asce,si. n ella loro fonna cronica, possono essere l'origine di tratti flemmooosi, che s i es tendono a poco a poco in tutta la lunchezza del perineo, ri111ontando anch l! al davanti del puLe, od al contra.rio riportandosi i11di .. tro verso la r egione anale late rale. Ne lla porzione anteriore della verga, al livello della fossetta navicolare o della regione peno-scrotale, gli ascessi peri-uretrali hanno quasi sempre per punto di partenza delle fo ll icoliti o p eri-follicoliti, le qu1di sono sopratutto delle complic11.zioni dell'uretrite blenorragica acuta, eccc~iona lmente di quella cronica, che si localizza più spesso n ei punti suddetti. Gli ascessi peri-uretrali del pene si presentano sulla parete inferiore dell'uretra sotto forma di 1111a. tumefa/.ione d ura, più o meno arrotondata, variabile dal vol ume di un pisello a quello di unn nocciola, che hanno spesso un'evoluzione lenta, ed in seguito s i vuotano nel cana!e o s'evacmino al di fuori. Essi sono raramente doppi, ma occupitno a ssni sp esso la linea mediana e la presenza del frenulo fa. (I) Congrès <lo Chirur,iio do l'nl"Ìs, 18!! ! . (2) Yedi: D t·rLA ,. o R ECr,11s. - Trait è ,fr Cliir11rgic, l'oris, 1897, T om. VII, pag. 958
a 960
·,
C'.A SUI STICA CLINICA
603
loro acquistare un aspetto bilobato. In corrispondenza. della fossa. na\'icolare la loro disposizione è presso a poco la stessa; essi appariscono tuttavia. rneno prns picienti e più appiattiti. Raramente si osserva negli ascessi penieni la raccolt a prendere l'andamento di uu flemmone grave. Infine al l ivello del bulbo si vede indietro dello scroto un tumore assai mal limitato, a grossa estremità ripiegata indietro, ed affettando la f'onna. di una racchetta (Rollet). Le infiammazioni delle gianduia di Litt re, di Cowper, delle vescichette seminali e de lla prosta ta, che occasionano le grandi s uppurazioni perineal i, sono dovute ai microbi dtill'uretrn infettata, c he seguendo i condotti escretori di que~te glandule, pl'ovocano la loro iniin.mniazione, specie nel corso della blenorragia, e, sia separatamente c he n el lorn insieme, ess:e possono dn ,· l uogo a lla forma.7.ione di raccolte purulenti, chfl restano incapsulate o si propagano al peri11eo, forman,ì o un ascesso perineale, e ral'l\01en te danno luogo ad un Hem mone. Gli ascessi del111. loggi11. perineale superio re consecutivi a lesione de:Ia porzione prostatica. dell'uretra, non sono che una varietà del tlommone del R etzi us od una peri-prostatite su ppurata. Tali suppurazioni quindi si possono presentare : 1° sotto forma. di s uppurazioni insidiose (croniche), che s i riscoutrnno solo all'autops in; 2° sotto forma. di suppurazioni perineali, di asce~si perineali circoscritti, con dei sintomi clinici gr11,vi ; 8° sotto forma d'infezione dift'usn, di flemmone diffuso, che ha sorpassata la regione perineale. Una semplice inoculnzionc i1iersettica è su thc iente a prorncare una pe ri -uretrite flemmonosa o gangrenosn, T re risoluzioni sono possibili : 1° apertura u retrale; 2° apertura cutanea; 3° apertura uretro-cutanen. Quando l'apertura avviene nc ll' uret rn l'ascesso s i vuota n el canale uri nario, ma l'orifizio di conrnnicaziooe permette allora all'urina di penetrnre nella cavità àell'ascesso. Si è visto perciò talvolta sviluppars i i gravi accidenti cl' infiltrazione d'urina e spesso questa vi soggiorna come in una saccoccia od in un ascesso urinoso senza tendenza a fare uscita fuori della saccoccia. La penetrazione di urine nella sacca suppurata dà luogo talvo lta a ll'evoluzione cronica della suppurazione, trasformando il tessuto del perineo in mas-e dure, qualche volta rli cons istenza lignea. P iù sovente ancoro, qua11d'esso abbia un orificio di comunicazione, l'uri11a vi passa al di sopra senza penetrare nell'as cesso, che guari,;ce spontaneamen te: questo fatto tro,·a la sua spiegazione nella forma, nella direzione d ell'oriticio e nella debole pressione dell'urina. Le. terminazione più fortunata è l'apertura cutane11, che assicura una guarigione completa. Una doppia apertura uret ro-cntanea, mol to più rara, non s i produce subito; in sflguito all'evacuazione dell'ascesso nell'ure tra, se l'uscit11. è insuf'ncien te, il pus s i apre una nuova strada verso la pelle: la fistola ne è allora l a conseguenza.. Nelle fo1·me secondarie d'infezione pel'i-uretrale, le l esioni infettive dell'uretra, che espongono più agli ascessi urinosi ed alle infil trazioni d't1rina, sono quelle che accompagnano i restringimenti dell'uretra angusti o larghi; si s piega questa
604
CASUISTICA CLINICA
frequenza con lo stagna.mento dei prodotti settici al di sopra. rlei restringimenti, in modo cbe si producono delle lesioni iufìa.mmatorie gravi e delle ulcerazioni, Si può anche talvolta incriminare l' .influenza dei tentativi di dilatazione, se lo.eerano la mucosa (fa.Jse strade, piaghe uretrali). L'infiltrazione d'urina vera è sempre consecutiva. ad un focolaio di peri-uretrite acuta o cronica. L'ascesso urinoso corrispontie alla forma circoscritta, lenta, benigna dell' infiltrazione. Durante gli sforzi della minzione una piccola quantità d'urina passa attraverso una lesione ure trale nel tessuto cellulare peri,uretrale, riuscendo spesso a provocare una reazione infiammatoria più o meno viva. Alla periferia. della zona di penetrazione s i organizza un procei;so di sclerosi difensivo limitante, una infio.mma.zione adesivo., per cui, dice Voi llemier, « l'urina cerca da sè stessa una barriera.». Nelln porzione centrale, al contrario, più diretta.mente in contatto dell'urina stagnante, l'io fiammazione é generalmente più attiva e ravvivata d'dltra parte da una qualche causa d'irritazione locale: essa tende così alla suppurazione, e vi arriva più o meno lentamente Kecondo la quantità dell'urina in· fi ltritta, s econdo le sue qualità settiche, e le cause occasionali capaci di stimolare il lavorio infiammatorio. La tossicità. dell'urina deve essere considerata in rapporto ai microrganismi, che essn contiene, ed ai loro prodotti solubili, L'ascesso urinoso acuto si 1:1viluppa ordinariamente in qualche giorno. Quando ba il suo punto di partenza dall'uretra peniena, si manifesta come tumefazione uniforme, accollata al canale. Quasi costantemente però occupa la loggia infe. riore del perineo, e le infezioni partono dall'uretra retro-membranosa, producen· dosi al suo livello facilmente delle perforazioni, essendo essa la regione per eccellenza retrostante ai restringimenti. Al principio si presenta sulla linea mediana del perineo, facendo corpo con l'uretra., un indurimento allungato davanti in dietro, i limiti anteriori e posteriori del quale possono essere indecisi, ma. che spesso, sopratutto di l"to alle borse, si termina. con un rigonfiamento indurito nettissimo, indolente, che però rapidamente ingrossa. La cute conserva i suoi caratteri normali e scorre bene su questa tumefazione profonda: il tumore stesso può essere un po' s pos tato da destra a tiinistra, mentre che à assolutamente fisso se si tenta muove rlo da avanti in dietro. Allorchè l'infezione è un po' avanzata il perineo rigonfio forma una salienza o voidale più nettamente arrotondata in dietro, a lato del bulbo, o che sembra. terminarsi a due o tre centimetri dall'ano ; la pelle è spesso tesa, lucida e rosea. In avanti la tumefazione si perde sotto le borse che diventano edematose. Alla p1\lpazione la tumefazione perineale è dolorosa, ma non è ancora fluttuante. Piu tardi ancora il pus frammisto ad urina guadagna le regioni vicine dando 'luogo alla forma diffusa; i n avanti si insinua ai la.ti del pube, in dietro si formano delle dilatazioni purulenti di lato alle fosse ischio-rettali. Questi fenomeni s i accomp11gnano :,d al terazioni dello s tato generl\le. Forgue (1) riassume l'opinione clnssicn del fl,emmone urinoso diffuso od infiltrazione d'urina e riconosce l'es istenza di due vn rietà.: l'uno ha luogonelln loggia inforiore del perineo, al disotto dell'11poneurosi media, !'nitro nn to dalle regioni membranosa e prostntic,, s'espande 11el1,, loggia s uperiore del perineo. Q•Jesta topogrnfin non è assolutu e le due borse possono comunicare per difiusione sup. pun,tivn, (1 ) Yecli : Duruy e Rr.cr.us. -
'l'rnitc de Ohir11rgie, Poris, l S97, tom. VII, pag. 060.
·,
I CASUISTICA CLINICA
60&
Le gangrene poi sono in rapporto con h, setticitli. delle urine e non vengono operate da un microrganismo speci,1le, ma molti microbi possono produrle esplica.odo un'azione mortifica111tc per specificità ,tcquisito. Esse sono tanto primitive, cioè evolventi di botto, quanto complicanti una lent,, ,1lterazione cronica. I focolai urinosi peri-uretrali posteriori, quando non invadono il perineo, si n.prono piuttosto nel retto, nel tramezzo retto-uretrale (ascesso urinoso peri-membranoso o prostn.tico). Negli ascessi urinosi svbacuti, e negli ascessi urinosi cronici od agcessi a pùreti spesse, l'infezione peri-uretrale avviene con lo stesso meccanismo degli ascessi ncuti, ma la minor virulenza dei microrganismi determina, 111 luogo ed ul posto di una v,\sta infiltrflzione e suppurnzione, un focol nio poco considerevole, circondato da un11 forte bnrriern di tessuto sclerotico. L'ascesso urinoso cronico, molto meno freque nte, è una varietà lentn di 11scesso urinoso; qui il lavorio d'infiltrazione ades ivn b n prevalso sul processo di suppurazione centrale. Esso è caratterizzato dall' indoleoza dal suo inizio, restando lungo tempo insidioso, sicchè spesso è misconosciuto dall'infermo, e si presenta come un tumore leggermente allungnto, facendo corpo con l'uretrn, d'un,, durezza petrosn pntognomonicn, dovut,1 1111' ispessimento considerevole delle sue pareti, coperte d11, pelle sa1111 e scorrevole, e visibile e palpnbile dal perineo. Tnlvolt11 è consecutivo 11d un ascesso :icuto a perto nell'uretra e ma 1 vuotato; altre volte comptende delle saccocce a nfrattuose e circonda te da una c11psul11 fibrosa spessa. Quest'ultimo è un vero fiemmone cronico che può rcstnre stnziona rio od numentnre lentnmente, mn dopo in un momento, sotto l' inAuenza di un trauma o d i un'occasione infinmmatorin, per una contusione locale o per uno sforzo nella minzione, ques to nodulo duro suppora, e ~i può evacuare unicamente nell'uretra oppure all'esterno, dnndo esito ,~ pus fr,\mmisto a poca o molta qunntità d'urina, mn nella maggior parte dei casi si vedono fnrsi s ucces~ivamente delle nperture cu· t rmee ed uretrali. Gli ascessi ul'inosi cronici oomprendono unn cavità suppurante generalmente ristretta ed una parete spess11, talvolta enorme, lo sviluppo della quale acquista un volume molto prepondeninte in rapporto Il quello della cavità. La bntteriologi11 di questi ascessi è rmcora poco studi>1tn e le ricerche sono tutte fatte solamente nel momento dei fenomeni.,1cuti. Albarran ha trovato r11lorm gli stess i microbi che nei casi primitiva mente ncuti: cioè batterio piogeno, colilJntterio, micrococchi (stafilococc},i e streptoçocchi), anaerobii varì. I tmnori urinosi sono delle va rietà. Je ute d' infiltrazione urinosn, in cui l' indurnzione infiammntorin e l' iperplnsin connettivnle sono la sola mnnifest:,zione dell' irritnzione del t essuto cellulare. In essi l' urina, probabilmente asettica, versatns i nel tessuto cellulal'e peri-uretrnle in piccole dosi, s i comporta come un corpo estraneo, non infettante; intorno itd eSSf\ s i. accende un lavorio di rea zione infiammatoria che l'incis ta e finisce per da r luogo alla formazione di tumori sclerotici, veri fibrom i di una chtrezza qu11s i p ietrosll cnrntterist,ica. Anch'cssi occupano generalmente la linea mediana, intimamente accollati alle pa reti del canale, e sono pure ca paci del res to d'infettarsi, suppura re e procur11rs i umi vi,L d'uscitn, e vuotarsi producendo delle fistole. Riguardo al trattamento, nelle infezioni peri -uretrali acute circoscritte della verga e dello scroto basta incidere al più presto, rispettando l'uretra, quand'essa non è alterata, a fine di evitnre fis tole. Se e5se invece hnnno t endenza a diffondersi, è necess,irio un pronto e generoso largo sbrigliamento.
C06
C,ISUISTIOA CLJ:):IC'A
~el le forme subacute o croniche le tasche non debbono essere incise, ma estir11ate per quanto è possibi le, come tumori ( Horteloup (1) ). r isp1U'roiando con cura l'uretra durante la loro dissel ione. Se le ca psule sono v:tste ed nnfrnttuose. e si prolungsno troppo per essere completumeute escisse, si ,1 prir nnno lar~amen te, togliendo ln pi11 grn n parte possibile della loro parete, ed il res to sarà distrutto col cucchiaio o col terwoc .. utnrio · I tumori urinosi verranno egualmente resecati E'd nsportati. Bolog1111, giugno 1910.
BIBL1OG RA FI .A. ?l'otr ""' ,m bactérie 1'1fO[IÌ-nr et 1mr son rolr dons l'ùi/ertion 11 ri-
ALDAllNKA ET H AI, L È. -
nnire. -
Acndémie de médicine, 19 ooùt 1888. C1Y11tril,ution d l"h1alr d es s>q,purflfiotis, et~.
BA..'12 f.:T. -
-
T h l•se, 1891'\.
B e:11~., nnn,; 10. - .41.x:é~ pèri-11r,thra1,x an co11 rs de la bf,,1orrhar1ir. ticicns. l !.197.
<:..r1r.1F:n t~T AnNAIJLl) .
-
Journol d es pra-
Pathoyt'nfr et troitemr,;t drs abcès 11rinr11x.
-
GRzette des
B òpitaux, 19 morzo 1892. CoLu:T.
R rchrrch,~ barti'rioloyiq11r• 811r l e~ s11µp11rat irm~ prri-11retralt s. -
-
Thèse,
1~99).
Sotiété anatomique, 30 novembre 1888. Traùé de 1110/adits d es voiP11 11r inaires. - Poris, 1009. EscAT. - ln/il trat i<m d'urine et pr.ri-urrtrite. - AnnalPs des mal. des org. gen.-ur., 180R. OuvoN t:T ALB.\RHA N. - S11r la f!(mgrène urùiairr d'oriyin• 111ic1·obfr1me. - Congrèa François de Chirurgie, 1891. ÙLADO. -
Boctérir stptique d e la 1·1·ssie. -
Dt~SNOS. -:-
J ,:.\l< DE SlJ ETR. -
(Brochure, Bru'<elles, Hl04}. - Q 11,·lq11~ cnnsùlération s 1mr lrs abcès vrii,wx. - Annales des mal. des org. gcn -ur., l!l05, peg. 1831. llfon: ET B AIITHIXA - Contr. a l'ét. drs al,cés perinéaux t i des 7>hlr ymons diUus d'or it1inr 11rétrah. - Annoles dos mal. <les org. gon.-ur., 1903, TOFl'H: H t:T At.BAHR.\N. Note sur !es micro-organi~mr~ dr8 abcès urinaux péri 11r/J/h(111 x . -
Annales dee mal. des org. gen.-ur., 1890.
,CONTRIBUTO ALLO STUDIO OEI CHELOIDI SU CICATRICI DA VACCINAZI ONE, pel dott. Ple f.ro Chirone, tene nte medico. Credo utile far conoscere questi cas i di cheloidi, svi luppatisi su cicatrici da vaccinazione, per la loro rari tà clinica: OssERVAZtOXE l ". - Dotti i\farino. soldat".> del /lo r eggiment o Lancier i d'Aosta, dello cla;;se 1887, del distretto militare di Berg amo, l\l n. 20776 (42) di matricola. ent rava n oll'Ospedale m ilitare prin cipale di B ologna il 13 novembre 1909, per cheloidi al brarcio sinistro. Egli non Rilegava precedenti morbosi ereditari degni di note, essendo il padre morto per causa a ccidentale, Il\ madre per bropco-polmonite l\ll'età di 65 anni: (I) Tro itr mmt d r fl ahcès 11rinwx. -Ann. des mal. des org. gen.-ur., ottobre, 1891.
CASUISTICA CLl:'\ICA
607
aveva fratelli viventi e sani. Riferiva di non avei· mai sofferte malattie d'importanza. Nel novembrn del 1907, appena giunto alle armi, fu vaccinato con esito positivo; però sui punti di cicatrizzazione delle pustole vacciniche, nel '/5 superiore del braccio sinistro, comparvero, dopo qualche giorno, due piccoli noduli duri ed indolenti, i quali crebbero in breve tempo notevolmente, ma poi si mantenner.:, delle medesime dimensioni. Il Dotti era individuo di buona costituzione organica, di temperamento linfatico, con masse muscolari ben sviluppate, in buone condizioni di nutrizione generale. Nella. regione esterna del 1/ 3 superiore del braccio sinistro si notavano all'esame obbiettivo due tumefazioni, della grandezza ciascuna di una grossa noce, ovoidali, con superficie irregolare, di colorito roseo, di consistenza fibrosa. indolenti sponta.neamente ed alla palpazione, compresi nella spessezza della cute, ma non ader enti 11i sottostanti tessuti.
Fig. t•. - Cheloidi alla regione esterna del 3° superiore
del braccio ~lnlstro.
All'esame generale non presentava alterazioni apprezzabili dei visceri, organi ~d apparecchi. La diagnosi di cheloidi, sviluppatisi sulle cicatrici della vaccinazione, non presentava alcuna difficoltà e si pensò di secondare il desiderio dell'in fermo per un ~tto operativo.
608
CASUISTICA CLJNIOA
Il 6 dicembre 1909 i due cheloidi venivano completamente asportati con scrupolosa e.sepsi, previa anestesia locale cocainica, e la ferita, di forma losangica, fu suturata con seta a punti staccati. La. cicatrizzazione si ebbe per prima intenzione: il 16 dicembre furono tol ti i punti di sutura ed il giorno UI successivo il Dotti usciva dall'ospedale completamente guarito, recandosi in patria (Tagliano) m licenza di convalescenza della durata di giorni quaranta. Attualmente non presenta accenno di riproduzione in sito dei cheloidi.
J/u.f,rn ,k,ffur,l{)rf'
rpit,,!,o
l Fig. ~~ .
Es(l.1ne dei tumori. - All'esame macroscopico i d ue tumori a::1portati si presentano di forma ovalare; il superiorll misura 60 millimetri di lunghezza, 36 mill imetri di larghezza e 15 millimetri di spessezza; l'inferiore r ispettivamente 66 millimetri, 20 m illimetri e U3 mill imetri. La superficie di essi è convessa e la curva di convessi tà. appare maggiore nel centro dei tumori t:, diminuisce gradatamente verso la periferia. In complesso per la forma i due tumori si potrebbero paragonare al g uscio di u.ça tartaruga. La s uperficie cutanea al cli sopra dei tumor i appare irregolare, lievemente boz· zoluta, ed il derma forma uno strato dello spessore dì 6-8 millimetri. La superficie profondn, s i mo3tra connessa strettamente col tess uto cellulo-adiposo sotto· cutaneo, tanto che a mala pena si è potuta da esso liberare.
CASUJ!"TICA CLIXIOA
600
La rete dei vasi sanguigni che scorrono al di sotto di questa superficie è pure abbondantis;;ima, rendendo per tal modo più resistente la connession e con gli strati profondi e cagionando notevole emonagia all'estirpazione del tumore. All'esame istologico, le sezioni dei tumori, colorate con l'eosina e l'ematossilina, si osservano formate da abbondanti fasci di fibre connettival i, alcune giovani, altre adulte ; queste fibre formano un fitto reticolo, in mezzo alle cui maglie appaiono le sezioni dei vasi decorrenti in vasta reù>, che concorrono ad irrorare il tumore. Questi fasci di connet tivo lasci11no fra di loro qualche interstizio, ed in questi interstizi si possono vedere le ghilmdole del derma ben conservllte. Gli zaffi connettivali si spingono fino tra le piramidi del Ma.lpighi, interessando tutti gli strati del dormll, ma tuttavia gli strati dell'epidermide non appaiono alterati: notasi soltanto in essi una certa dimi nuzione di spessore, dovuta al fatto c he l'epidermide rimane come d istesa e comp1·essa dalla proliferazioue dermica sottostante. Considerando una sezione che comprende il Iimi~e fra tnmore e tessuto sano, colorato col metodo Unna-Taenzer all'orceina, si osserva che. a differenza di questo ultimo, il tessuto del cbeloide è assai povero di fibre elastiche, le quali si trovano negli strati più superficial i del derma, e non li fasci od a reti, ma sotto forma di fili esili, talvolta. isolati, tal'altra incrociantis i fra. loro. Tali fibre decor rono negl'interstizi dei fasci connettivi in prossimità dei vas i sanguigni. OSSERVAZIONE 2". -
Di Rusci Giuseppe, solcla to del 36° reggimento fanteria,
della classe 1889, del distretto mil itare di Frosinone, al n. 42131 (85) di matricola, è stato ricoverato net Reparto Osservazione dell'Ospednle mii i tare principale di Bologna dal 14 aprile all'll giugno 1910, per disturbi psichici· Come dati gentilizi ha riferito che il padre, vivente, era molto dedito alle donne, e la. madre, che ha procreati 12 figli, del quali sette morti in tenera età per grave deperimento organico da cansa a lui ignota, godeva buona salute. Egli era. individuo di regolare costituzione organica, ma alquanto oligoemico. Sulla cute del braccio sinistro e del petto si osservavano diversi tatuaggi. Il torace, carenato, non presen tava alterazion i apprezzabili degli organi in esso con· tenuti. Vi era a.s.'lenza della triade di Hntchioson, ma presentav.a mic ropoliadenopatia, sebbene l'infermo assicurasse di non essersi m><i contagiato di sifilide. Nel dicembre del 1009, venuto sotto le armi e vaccinato, si formarono sui punti d'innesto due pustole, le quali guarirono dopo cir ca due mesi, residuando al loro posto due piccoli cbeloidi, di forma circolare, del diametro ciascuno di un centimetro, con superficie l iscia e margini irregolari, duri, indolenti, interessanti gli strati superficil\li cutanei, d i colorito roseo, molto vascoral izzati e circondati da un alone rosso-bruno. E ssi sono però rimasti sempre stazionarì. Espletata. l'osservazione fu propos to a rassegna di r imando pel congedo assoluto a mente dell'art. 18 dell'Elenco delle imperfezioni ed infermità. Il cheloide, cosi denomina.Lo per la som igl ianza molto vaga con un granchio dalle zampe d istese (;,:-ri-X~, zampa di granch io ed dòo::i, forma1 rassomigl ianza) è un tumore della cute formato da tessuto cicatriz iale. Faure (1) ritiene che, conformemente alle regole della tet·m inologia, si dovrebbe denominare ulo1na (dA. lu).i,, oìcatrice, ed òµò c;, simile), se non fosse affatto inutile di sost itnire un nome (1) J. J,. FAURE. - Maladic8 chin1ryicalr<1 dc la p,,au - in A : L E DE~-ru o P . DEL· Nouve<m traité de Chiriiryie. Paris, Ba.illière, 1909, tomo III, pag. 94 e seguenti.
BET. -
39 -
r;ion,alr //i m edicit1a 1111/1rarr. -
Fase. VII-V III.
610
CASUJ STIOA CLl~ICA
perfettamtmte couosciuto e consacrato dall'uso comune, cou u oa denominazione corrett a, ma d11, t ut ti sconosciut11,. Noi riteniamo però più appropriato il termine di uloncoma (da o•:iì.-f,, cicatrice ; oyxo,, tumore, gonfiezza, ed Òµo'.:, simile. Il cbeloide è stato descritto in modo completo da Bazin (1). Questi, seguenrlo la d istiuzione dell'Alibert (2), chiama cheloide vero o spontaneo quello che sorge sulla s uperficie cuta11ea senza alcuna lesione precedente oppure in seguito ad una p iccola lesione (bruciatura, e rosione, pustola), e cheloide falso o cicatriziak se si sviluppa esclusivamente sopra vaste perdite <li sostanze e loro successive cicatrici.
Ha. inoltre notato unn forme. di cheloide vascolm·e di colorito rossastro, roseo o v iolaceo, il quale per aver sede t op ografica prevalente alla nuca ed anatomica alle gla.n dole sebacee, viene da l u i designata col nome di acne cheloidea.
F
Reyionr !ti111k111t,· fi-t, /111!/(lre ,, !Ps.mtt/sano.
1
Fig. 31 •
Per Bazin il cheloide t·ero e sempre spontaneo o, se prece.duto da lesione locale, questa è sempre s proporzionata alla produ.z ione cheloidea; ha punto di partenza da elementi normali della pelle, ed ha la sua sede esclusivamente n el derma. Jl Dici. niryc/. dr8 8C. méd.; articolo: Ohél<Jidr, 18i4. Df;,cri71tion dn 11w{(ldir8 dr {(I 7,ra11 . p,.fis, 18 14; M<>nograplli.e Dermato8el! 011 précù1 th éoriq11r rt pratiqur de.• maladie8 de lr, J)ea11, Tomo II, Psris, 1832.
(l) B A ZIN. -
(2) AtTBEUT. -
a,~
CASUISTICA CLI::-IICA
611
eheloide falso invece è secondario a ,c icatrici, si può es tendere anche oltre la c ute, ba forma. e volume differente. Il Kaposi fin da.I 1871 si è occu pato in ispedal modo del cbeloide, di cui ha distinto tre forme cliniche: il cheloide spontaneo, il cludoide cicatriziale, e la cicatrice ipert1·ofica. La prima formir, che è rappresentata quasi esclusi vamente dR neoformazione connettivale nel corion, è da lui ravvicinata al sarcoma ed al fi. broma. li cheloide cicatriziale, sempre s econdario a cicat rici più o meno estese, e costituito da massa connAttivale, che, avendo il punto di partenza ne l tessuto proprio della. cicatrice, può invadere anche il tessuto sano. Nella cicatrice ipert1·0fica non esiste altro che tessuto comune di l,icatrice sviluppato in modo a bnorme. Riconosce però il Kaposi che la dia.g nosi clinica delle tre form e è sempre molto difficile, e qualche volta addirittura impossibile. Joseph (1) ha studiato le diffo. renze t ra il cheloide cicatriziale e le cicatrici ipertrofiche, dimostrando che mentre nel primo si ha lo sviluppo di un tumore, in queste ultime non s i ha che un'ipertro·fìa ed un'iperplasia delle cellule di grnnulnzione e del tessuto cica t r iziale. Nelle grosse cicatrici è distrutto lo strato papillare. Leloir e Vidal (2) distinguono clinicamente un cheloide spontaneo o primitivo ed un cheloide cicati·iziale, con una sot tospecie, la cica frice ipertl-ofica. Molteplici sono le cause oggi note dei cbeloidi. Essi possono provenire in seguito a ferite lace,·o-contuse, a ferite da sanguisughe, a cicatrici dn. salassi, ad escoriazioni per contatto di corpi dur i (6bbie di bretelle, bottoni di camicia): in seguito alla vaccinazione, a pustole d i ,niuolo, ad eros ioui, a g?"attamenti, n s cottature, a lesioni tubercolari, a lupu", a sifilodenu i ulcerati ; in seg uito n.d alcune der matosi [acne pilare della nuca (E. Pellizzari), od altrimenti detto: acne cheloideo (Ba:t.in)l ; in seguito a scottature da fulmine, n scnlfìtturc, n morsic11ture di ragno; e qualcuno bn ,,nche nfferm.11to che s i può trovare il pnnto di pnrtr nzn dei cheloidi nella pre~,iom• degli ubiti e nelle irritazioni che sove nte s i producono fra le pieghe della pelle. Cos i molti medicamenti d'u~o cHterno possono pro· vocare cheloidi: i caus tici chimici, i vescicanti per lungo tempo mantenuti in s ito, le t nps ie, l'olio di croton, I,\ tintura d'jodio, alcune pomate, s pecie l,, mercuriale, i c11tnplnsmi sennpizzati, ecc., ecc. La letteratura è scarsa di escmpii di sviluppo di cheloidi in seguito alla vac· cinazione. Lerodde e Pautrier (3) riferiscono la storia clinica di un caso di che· Ioidi multipli osst:r:vato in una. ragazza di 2'2 anni, in seguito a rivaccinalioue. Sopra u:r.o dei punti rivaccinati, al braccio sinistro, si sviluppò un picc olo tumore, ~he venne dapprima cauterizzato col termocauterio: a.vendo questo a ccidental mente toccato un altro punto del braccio, ancor qui si sviluppò un tumore: iu seguito senza nessuna causa rintracciabile, provocatrice, s i svi lupparono ben alt ri 18 tumori, dei qua.li 8 sopra ciascuna spalla e 2 sullo s terno. L e intumcsccn1.P. .avevano un volume variabile da quello di una nocciola a quello di un uovo di gallina.: forma ovale abbastanza regolare e colorito ros;,o-'\'iolaceo: superficie liscia, omogenea, dura, regolarmente conYessa, però nei tumori più g?'OSsi la parte ~entrale era depressa, molliccia, e la periferia formava un anello liscio e dur0 (I) J OSEPR. -
Ueber Kf/oide. Archiv. f. d crm. Syph., Band . 49, H cft 2-3, 1890.
(2) LEwm e V10AL. - Simptom atofogic et a11atom ie p<11hologiq11c. Annales de Dermat
et Syphil., 1880. (3) L ERP!DDE e PAURtER. - Sue 1m cas des chéloidu 11111/ti p lu en 1'm1e1tr~, d'origin e «-neique. Revue pratique des mal. cut. ayph. e t ve ue riennes, l" mara 1004.
612
CASUISTICA CLI);JOA
circonscriveote la prima afflosciata. I tumor i non s i approfondivano molto nel te~suto d'impi11.nto e n on trepassavano mai il derma, non erano circondati da. alcunn. zonn. d' in fiammazione o di rossore. L'esame istologico d imostrò a.Iterazioni limitate al derma, consistenti nella presenza di densi fasci fibrosi ondulati e varia mente in t recciantisi, che formano ,d elle isole di tessuto fibroso compn. t to : su di queste vi erano del le zone d i tessuto connettivo a giovani cellule r otondi>ggianti, nel quale scorrevano dei vasi circondati da un manicotto cli ele men ti d'infiltrazione, rappresentati in parte dR cellule fine conne ttivali, in parte Ja linfociti. "Cn altro caso è riportato da Rivalta (1) e riguarda un bambino citato da Juan Azua, al quale, dopo vaccinato all'et à di tre a nni, si manifes tò un'eruzione di vacc ino generalizzato, ed. alla cad uta delle cr oste, si ebbero d11lle cic11.trici ipertro fiche ch e invasero le parti vicine e furono ri conosciute q trnl i cheloidi da vaccino. Ormai sembra a ccertato ch e tutti i cheloidi si s viluppano su cicatrici preesistenti o su ulcerazion i della cuti>, ed in realtà sempre non si tratta che di una ipertrofìn. c icatriziale. Il cheloide spontaneo o vero n on d ifferisce da l cheloide cicatriziale o falso, se non pel fatto che il suo punto di partenza è dato da una cicatrice o lesione piccolissima, quasi invisibile, per cui t ale d istinzione dovrebbe essere abbandonata. Dal puuto di v i-;ta cl in ico però esi;;te eddentemente un'apprezzabile d ifferenza tra i ch1:,loidi sorti su cicatrici importanti, delle qulll i rappresentano una ipertrofia, dn.i c:h eloidi che, moss i da. un punto di partenza. impercettibile, da una. cicatrice t alor a puntiforme, s'ingrandiscono e s'estendono, invadendo la cute v ici na., per modo che nulla rimane della l esione cicatriziale primitiva, ma queste differ en ze co<;tituiscono solo dei gradi d<:lla stessa affezione. Hutchinson (2) crede doversi escludere l'esistenza del cheloi<le spontaneo, in quanto ch e sArebbero sempre esistiti i n precedenza delle cicatrici anche minimi o l ievi lesioni in fiammator ie della cute; t ale ipotesi però è contraddetta da. Taddei, tenut o conto se non altro delle osservazioni fatte "di nmnerosis;;imi cheloidi ne llo stesso individuo: 105 S cb,vi mmer (8) ; 8 18 De Amicis (4). F ou rni er (5) fa g iustamente n otare che, se per il cheloide da cause determin11nti si sono in questi ultimi anni reg istrati ed illustrati molti casi clinici, è certo che n essun fatto n uovo si venne pubbli~ando, il quale p ossa avvalorare il con cetto del cheloide s pontaneo ammesso da molti dermatologi. D'altra parte è e,· idente che una tale forma di cheloide non può es istere per i l fatto che, come dice Fournier, « non esiste una spontaneità ne fisiologica, nè patologica. Le leggi che reggono le cellule di un organismo seno immutabili, inerti per se s t esse subiscono norm almente, ne i loro diversi modi di riproduzione. d i sviluppo, l'influenza di fenomen i di r eazione. Cosi n el corso di manifestazioni morbose esse si trovano sotto stimoli specin.li, dovuti a cond iz ioni d'ambien te speciali». ( I ) R lV.\LTA RAFF.\ELF. . -
Sulle drrmatosi mccinichc. Giornale di medicina militare,
dicembre 1909. (2) R urcmNSON. -· Ricrrrhe sul che/oide. Med. Times and. Gazzette, maggio 1885.
(3) Scaw1mmn. -
Dns multiple K eloi<l. Archiv. f. Dermat. und Syphilis, 1880.
(4) DE Amc rs . Congresso Internn1.ionale di Dermatologia a Parigi del 1880. (5) Foun:,mm. - Il n'y a pas de chNoide Bpontanée. Jouma.1 des mnladies cutanées
8t syphilitiques. 1808.
CASU1S1'1CA CLINICA
613
• I progressi della fisica potologica, egli aggiunge, della l,utteriologia, della biochimica., banno dimostrato chiaramente che non vi sono cheloidi spontanei, come non vi sono risipole spontanee, febbri tifoidee spontanee, ecc., che pure un po' di anni or sono si ammettevano dngl i autori ». P er riguardo alle cause che p1·oducono i cheloidi, siccome talvolta può darsi che esse non siano afferrabili ed apprezzabili, anche per iosutlicienza dei nostri mezzi d'indagine, se si vuol fare provvisoriamente una classificazione generale dei cbeloidi, Fournier propone di d istinguerli in: cheloidi da cause note e chcloidi da cause sconosciute; premettendo però egli a priori che questa classificazione scomparìrò., quando il perfezionamento ancora maggiore de i mezzi d'investig(lzione ed i progressi della sci11nza o le ulteriori r icerche, ci permetteranno di rilevar poi le cause che possono aver determi nato un choloide. La maggior parte degli autori, i quali si sono occupati dell'a.rgome11 to, hanno rilevato l'esistenza di una predisposizione allo sviluppo delle forme cheloidee, per quanto essa sia assai variabile nei vari casi, nelle persone affette da nevrosi, scrofola, sifilide, da distmbi del ricambio, gotta. ccc. Esse colpiscono poi a preferenza le donne, i giovani e gli adulti, rata.mente i fanciulli ed i vecchi. Secondo le altera.zioui dobbiamo ritenere con Mautcgazza (1) che nel cheloide i fatti anatomici predom inanti sono quelli di un processo infiammatorio cronico con tendenza. spiccata alla neoformazione connettivale. In alcune forme questa prendo addirittura il sopravvento, cos i nei cheloidi, che hanno sedo sulle parti rlel corpo prive di follicoli, i fatti flogistici sono masche rati dallo sviluppo preponderante connettivale, inv1icc laddove le ca.use irritanti locali sono assai co· muni, come alla nuca, noi kovinmo in modo evidente i sogni di un'infiammazione t ipica più acuta., e con fatti s uppurativi r ilevanti. L'anatomia patologica insegoa che il cheloide costitui~ce sempre una semplice ipe1·trofia cicatriziale: si tratta cioè di una proliferazione di tessu to fibroso che invade più o meno le ghiandole cutanee; molle, elastico, rosso, disseminato di numerosi capillari quando il tumore è giovane, i n via d'accrescimento; più duro invece, più resistente e più bianco, con foscetti fibrosi più fittamente addos~ati e con minor vasi capillari, quando più invecchia. Trawnìscki (2) ritiene che la limitazione di aumento del cbeloide si spiega ammttttendo che la potenzial ità di sviluppo del collageno è col tempo arrestata dalle cellule del tessuto connettivo, menLre contribuisce anche ad uua limitazione di sviluppo la press ione dei tessuti circostanti. In generale il cheloide è stato considerato dai più come tumore benigno nella <:ategoria di quelli connettivali. La struttura anatomica è molto semplice: essa corrisponde ad uni\ neoplasia connettivale che ba sede nel derma reticolare. Nel cheloide spontaneo si hanno tanti fascetti fibrosi, rotondeggianti, riuniti gli uni accanto gli altri, in modo da formare dei cordoni p iit grossi, diretti in senso trasversale, risultandone un tessuto compatto e serrato, Le cellule che concorrono n formare la massa dt>l Lumore hanno tutti i caratteri di quelle connettivali. Ve ne souo di voluminose, ovali, tozze, con nucleo pure (l) MANTEOAZZA U. - D el chrloide. Giorn. ital. dello malattie ven. e della pelle. .anno XXXII, 1897, pag. 754. (2) TaAWI!lSCKI (Vienna). Zur K e1mtnis8 dea di,•~emin iertell Sponlankcloids, Archi\;, f. Dermat. und Syphil., Band. IJ(ì. l !l09.
614
CASOISTICA CLI:-IIOA
ovale, carico di cromatina.; altre p iù sottili, più p iatte, p 1u allungate, con prolung11menti filiformi, altre infine che hanno quasi perduto i caratteri di cellula cd hanno assunto quelli di fibrilla connettivale. L'epider mide e lo strnto papillare di solito è immune da lesioni; qualche pap illa, e. d ifferenza di quello cbe si osserva nel ch eloide cicatriziale , è ancora conservnt11. L e fibre elast iche, dove s i svilnppa il tumore cheloideo, vanno completamente d istrntte. Qua e là, in me,:zo al t es~uto patologico neoformato recente, vi possono e:c-ser c an cora le traccie, le quali poi vanno scomparendo man mano che la lesione si fa più grn.ve cd antica: le fibre elus t id1e mancano i nvece del tutto nel che , Io ide c icatriziale. Cosi a poco a poco la n eoplasia connettivale sostituisce il derma normale, distruggendo gli organi che in esso si trovano. Le mastzelfr n sono molto m eno i1umerose che nel cheloide della nuca e di sol ito anch e p iù piccole. Ì\nn vi è tracc ia di cellule giganti. Yerso la periferia del tumore, dove anco ra es is te tessuto n or malt>, appa iono attorno a i vasi de i focolai costitu it i da poche cellule linfoid i. I vasi souo a lq uanto dilatati. ma uon alterati, alla periferia del tumore: nella parte centrale o riprend ono il calibro no rmale oppure sono 11nche più stretti. ;i;el cheloide cicatriziale si ha pure n eoforma zione cli connettivo, solo che predom in a una g rande irregola rit/l sia n ella dis posizione dei fasci, sia nella loro forma, stru t turn, S\'iluppo ed e;,tensione. I fnsci fibrosi poi non sarebbero cos ti· tui t i solo da fibre collagene, ma potrebbero trovHsi n el loro s pessore anche cellule connettive n ei vari s ta.d ii del la loro evolu z ione . L o strato pap illare n on è 1Hai ris p,umiato dal t essuto di nuova formazione, per cui le papille e g li zalti interpapillari non si ve,'.ono pit't. Secoudo Kaposi (1) ed altri, la scom parsa de llo s trato papillare s arebbe u n carattere che varrebbe a. differenziare il ch cloide falso dal vero; secondo G oldmaun, l'integrità dello strato papillare del derma ve rrebbe a differenziare il choloide cicatriziale dalla cicatrice ipertrofica. L e 11wstzellen sono abbastan,:a numero:;e p iù che nel cheloide v ero, ma me no che in q uello de lla nuca. ~ essuna t raccia di cell ule giganti, nè di c01·puscoli di lfossel. Qua e la a ppa re qualche cellula con i Cttratteri di quelle plasmatiche. Le fib re elastiche in mezzo al t essu t o cicatriziale non si vedono affatto. Taddei (2) ha acc11rn.tameote studiatn. la questione delle fibre elastiche nel ch elo ide cicatriziale. Tali ricerche mir!\no a risolvei-e una questione istologica tutt ora controversa tra i vari ricercatori, relativamente alla presenza ed all'importanza. delle fibre elas tiche nel cheloide cicatriziale, tanto più che taluno Golldmann (3) ha r11ceuteme11te creduto di poter spiegare la patogenesi ancora cos i oscura del cb eloide con lesioni d ella trama elastica della cute. La gran maggioranza d egli autori era d'accordo nel ritenere che le fibre elastic he andassero d istruttte nel cnmpo della produzione cheloidea e che le fibre
(1) K .\POSI. - Pnthf//nl]ic et trnitem en t de11 m a ladic., d c l ei p retu . - 'f r aduit et annotò par Bosoior et Doyon, l 8 !ll. ( 2) T Ar>Dt:1 Dolt EN rco. - S iti/a q11•st irm e dr•//e fibre elastich e n , / c/i eloide cicatriziale. Lo Sperimontn le, anno LIX, 1005, png. 4,5!l. 1 3) Gor.r.o~u:--:-.. - Z ur P athoyrnesc 1md Thrrapie deB K etoids. - Efo Be.itrag rnr Pathologie d er Ncsrbl'. Chirttri(en K o ng r->SS, 1901; Bruna B eitriige z Klin, Chirurg., 1901.
CA$U1STICA. cr.1::,;1cA.
615
elastiche del derma cutaneo si limit,nssero alln periferia della produzione, dove starebbPrO a segnare i limiti tra parte sana e parte nrnlata. Goldmaon, in uno s tudio m olto accurato, osse1·vò che n ello spes~ore della produzione cheloidea non esistono fibre elastiche, ma. ne osservò delle sottili decorrenti parallelamente all'epidermide negli strati connettivali sottoepide1·mici. Anche alla periferia e negli strati profondi del cheloide, al limite di questo col tessuto adiposo sottocutaneo, esisterebbero fibre elastiche neoformate. Secondo questo autore, il cheloide occupa. lo strato reticolare del derma e sarebbe come avvolto in una capsula connettivale, ove si svolgerebbe la neoproduzione elastica; le fibre neoforma.te proverrebbero dalle vecchie fibre pe riferiche del derma, dalle fibre che si trovano alla. periferia dei follicvli piliferi circostanti e nei vasi sanguigni. Taddei ri tiene che il cheloide cicatriziEde è caratterizzato da una iperproduzione di tessuto collageno e da un'alte1·azione particolare :i.Ila quale il tessuto neoformato va. incontro, cominciando dalle porzioni p;ù centrali. Conseguentemente alle alterazioni degli elementi connettivali fa notare la mancanzn., nelle sedi più gt"a.vemente colpite d el cbeloide cicatriziale. di una. neoproduzione di fibre elastiche. Dove poi es iste te~suto n ooformato, che por i cnrattel"i si avvicina al tessuto connettivo cicatriziale adulto evoluto normalmente, si può osservare in sedi analoghe a quelle delle coruuni cicatrici per prima o per seconda intenzione una più o meno abbond11.nte rigenerazione di fibre elastiche. Questo meccanismo di rigenerazione sarebbe iclentiro a quello già da lui l"Ìconosciuto nei tessuti di cicatrice (1) e cioè le fibrille elastiche di 1·ige nerazione appaiono primitivamente come esili fibrill e omogenee e sono un prodotto ciel protoplasma degli elementi connettivali adulti normali. Egli infine conclude che le sue ricerche, mentre conf1>rmano che si debba escludere ogni importan7.a, per la rigenerazione elastica, alle fibre adulte del derma circostante, fanno ritenere inaccettabile il concetto che la patogenesi del cheloicle cicatriziale possa spiegarsi con un'alterazione primitiva, che colpisca la r ete elastica del derma cutaneo. Gli osservatori poi sono, si può dire, concordi nel ritenere che i vasi sanguigui sieoo nei primi periodi di evoluzione del cbeloide abbast11.nza abbondanti e circond11.ti di solito da elementi connettiv~li giovani, i quali avrebbero, secondo alcuni, un rapporto genetico con gli elementi delle pareti vasali. Essi sono dilatati specialmente nella parte dove predomina il connettivo giovane, e poi vanno progressivamente diminuendo di numero. L'epidermide di nuova formazione, oltre ad essere pri,·a di zam interpapillari, è più sottile, specialmente nella parte cornea. Il ch.eloide della nuca od acne della 1111ca si è collegato in Italia, secondo il concetto del Bazin, al quadro generale del cheloicle, per cui viene giustamente descritto come una varietà di cheloide (Mantegazza), mentre altri osservatori vorrebbe1·0 fare di esso una forma nosologica a sè. Esso si svilup1>a in segnito ad un processo flogistico, tendente a suppurare ed a recidi vare in sito, localizzato all'apparecchio pilo-sebaceo, con scomparsa delle glandule e dei follicoli. In questa varietà di cheloide si osserva che i fasci di tessuto connettivo ten-
(I) T,1. ooEt D. - L e fibre eilutichP 1'ei te1<Buti di cicatrice. - Go,uributo allo Blnclio della /fenttri e dello wiluppo delle fibre elastiche. Atti dell'Accad. med, di Ferrara, 3 marzo, 1903.
(>16
CA:-t;I-iTH'.A CLlNIC.A
do no aù incrociarsi in vario s~nso e sono privi completamente o quas i d'elementi cellulari. Oltre a lle Colliuni cellule liufoidi, molto abbondanti do\·e predominano i fa tti suppurntivi, im me;czo ai fasci <'Olla~eni profo11<li del connettivo ohe separa i lobi ad ipos i e n ell'avventizia di qu.oi vasi da cui origiuano i piccoli focolai profondi del tumore, mentre intorno a questi incomincia la neoformazione connettivale, si ha la presenza. di scarse pla111nazelle11 di Unna, d i solito rad unate in gruppi, più rare tra i fasci di connettivo adulto ; ed attorno al focolaio di suppurazione, n elle pani di pas~ng"gio al tessuto cbeloideo, di nuuierosi elementi celhtlari ( mastzellen) spa1·si se11z'ordiue a lcuno o sempre isol11.ti. I .e glandule sebacee Yengono rimpiazzate da un amm,~sso <li cellule yi,qa11/i perfottauu,nte caratte1·izzate, che si trovano u egli strnti profond i, dove intinf' si r i.~contrnoo delle cellule wsi nofile (1) e dei co1p11scoli cli R11:1sel, p ù uumeroai questi nelle forme antic he di ch l.lloiJe chi, non nelle recenti, e do\'e vi ~ suppurazione, spe:sso spars i all'infuori del le cell ule e ra ramente tra i fasci counettivA-li del cheloido; non mancano però anche dentro a l protoplasma cellulare. I vasi non presentano s egai di les ioni dellti pareti, sebbene s i di mostrino dilatati. L'e pidormi<le con lo strato papillare sono meno di tutte le altre parti della pelle attaccate dalla malat tia. Umberto :\h11tegaz1.a (2) ecl Ullurnl'.lu (3) hanno trovato nel cheloide della nuca dei g er mi piogcni, dio in verità 110n autori7.zano a considerare la malattia. determi1rnta s olo da tl\li germ i. Alcuni, specialmente n egli ultimi tempi, hanno pen,;ato alla natura p1uassitaria del ch11loide della nu ca (hlarcacci !<l), Mibelli ( 5 ). che viven do nelle sedi am malai.o producono delle tossine capaci di agi re come stimolant11 locale rontinuato. Secchi (6) ha ritrovato con colorazione speciale (metodo G ram-Mar tinot ti) dei bJa.stomiceti, i qua. li hanno i carn.ttc ri di quelli descritti n el cancro. La natura d el cheloide n on ha trovato ancora spiegazion11 cer t a nella ri cer ca istologi<m : ulteriori r icerche dovranuo mettere in luce se il cheloide t! legato a spet·iali i:au~e irritative, e valutare questo sopratutto dal lato de lla. chimica patologica e d ella batteriologia. li hlan t egazza crede che co1l\"en ga limi tars i a considerare il cheloide come una malattia la qua le può spiega rsi col co11corso di cause generali p1·edisponen t i (nevrosi, disturbi d.,J ricambio, scrofola, ecc.) e di cause locali irritanti (azioni mecc1\uiche ripetute, traumatismi, germi piogeni e loro tossine).
( I ) Lf; n~: 1,)1Ax:-;, - - Zur /,J iHIOlo!Jic d cr Dcnnalitis capiflc.ri ,. cupi// itii. \"e rhand . der deutAoh Ue rmat. G eooll,;ch, HHJ5. (2) Vedi loc. cit. a µa g. 12, anno l~!J7, pag. 755. (3) U L tMA N N , - Congresso d i dormntologia tedesco del 18!!5. (4) M.,iic., cca U. - D ermutiU ch,•loidio,a d,1/a •rnca (8,.snicr). Giurn. ite.l. delle mal. ' '"" · e d e lla p ollf', anno 1887. pag. 2!15. (5) )I tOfl:LLl V. - S ,,1 ch ,·loirfr ac,•• ico. Ciorn. i lul. delle 1110!. ven. e della pelle, anno l 1i113. (6) :::i ~;Oc1u T. - O~•cr m:fo,1i Hii/la i-Rtoloyia P ~11 fl', tiolo11ia d1•l ch cl oid c della n11ca. f:iorn. ital. dello mal. vcn. e d t•lla pr lle, 011110 XXXI I. 18!fi, pa.q. 201.
CASUISTIC,\ CLlè\IC A
617
Noi l'iteniamo che l'origine batterica. del cheloide deve essere invocata nella maggior parte dei casi, come fattore determinante il tumore, sia essa causa irritativa locale che causa infettiva specifica. Infatti nei casi da noi riportati, pur .amm ettendo la predisposizione individualo, non s i può menomamente dubitare che lo sviluppo dei cheloidi si11. stato provocato sia dall'azione del virus ,·accinico o dei suoi prodotti, sia da uu'azioue irritativa od infettiva dovuta ad associazioni microbiche, oppure dall'inoculazione accidentale in terreno favorevole del microrganismo specifico del tumore, attualmente a noi misconosciuto. Il fatto poi di ritrovare ne l cbeloide spontaneo alcuni elementi normali della cute, i quali mancano in quello cicatriziale, supponiamo dipenda dalla diversa ~stensione della cicatrice cutanea primitiva, che se piccola e superficiale non apporta grandi" modificazioni negli strati profondi della pelle, i quali vengono distrutti dal tessuto cicatriciale se questo è vasto e profondo, è perciò non è giusti fica bile la loro distinzione. Bologna, agosto HJlO.
UN CASO DI LACERAZIONE SOTTOCUT..\NEA PARZIALE DEI ~lUSCOL1 PICCOLO OBLIQUO E 'l'RASVERSO ADDOMINALI DA TRAUMA INDIRETTO: FORMAZIONE DI UN EMATOMA INGUL~ALE PERI:3ACCULARE SIMULANTE UN'ERNIA STIWZZàTA, pel dottor A. Sert o li, capitano medico. La rarità della lesione di c ui è oggetto questa breve nota clinica ne giustifica la pubblicazione. Nella. letteratura. chirurgica trovansi difatti comunicate poche osservazioni che possono riferirsi alla. eventualità traumatica di cui sopra è cenno. D'ordinario le lacera;1,ioni muscolari sottocutanee nello spessore delle pareti .addominali sono dovute ad un trauma diretto, ed a preferenza poi sono passibili di tale lesione i muscoli retti. Maydl 11 ), mentre por i muscoli retti dell'addom11 potè raccogliere 16 casi di lacerazione, non ne riferisce che tre degli obliqui e trasverso, e tutti e tre dovuti ad un t.rauma locale. Esistono però anche molto osservazioni di lacerazione indiretta dei muscoli retti addominali, sia in individui sani e robusti, come ginnasti, fantini, giocolieri, ecc., pe1· uno sforzo eccessivo di contrazione delle pareti dell'Rùdome, s ia in alcoolisti, artritici, convalescenti di tifo, ecc., nei quali, per degenerazione delle fibre muscolari, un movimento appena un po' brusco, nel passare ad es. dalla posizione supina a quella seduta, determinò rottura dei detti muscoli, Per contro sta, come ho detto, la scarsezza dei casi di lacerazione indiretta degli a!tri muscoli addominali. Il Thiem (2) cita un caso interessante di lacerazione degli obliqui di destra determinatasi in un individuo il quale nel posare un gran carico mentre teneva fissa la. parte inferiore del corpo, si volse con la parte superiore da. destra verso siuistra, con la spalla destra in avanti. {l) Cit. da BERGl\lA,.'lN. -
(2) TG.IEM. -
Trattato di Chinirgia. Handb der Un/allerkrankm1r,en, 1893.
618
0A8 l;1STICA C LI~ ! CA
Un altro caso è ripo rtato dal Gé rard ( I) ; trattasi di llll giovane gin:10.sta , il quale, nello esercitarsi e. far rotare sul la sua testa e col br accio destro un pesante bastone d i ferro, riporta. iu un movimento brusco di tot·sione del tronco da sini· stra a destra lacerazione pnrziale dei muscoli adclomiuali di destra, dimostrata da u n vas to ematoma com r•arso in corris ponde nza del fianco sinistro e da un ampio occhiello pn,lpabile nei muscoli.
Un terzo caso finalmente, a\'veratosi quasi nelle medesime circos tanze del primo, è riferito da Bnndon (21. Det erm ion tnsi la lacerazione muscolare, s ia per trauma diretto, s ia indiretto, il sintomo più iu1porto.ute che si manifest.1. è l'emorrngia per rottura di vasi più o m eno cosp icu i dei mus coli e del connettivo presieroso. I v ersam enti san g uigni di mag g iore volume sono do\·uti, secondo gli A. A., spe· cialme nte alle lacerazioni dei vasi che decorrouo ne l grasso pre peritoneale. In rapporto all'est en s ione della lesio n~ l'ematoma che ne risulta o resta c ircoscritto nel punto della laceraz ione muscolare, o m igra in bnsso d ietro la muscolatura delle pareti addom inal i, distnccaudo facilmen te per le lasse aderenze i l peritoneo pnrielal c, per r en dersi tidvolta manifesto al la. superficie esterna della cos cio. Premessi q uesti pochi ri cordi d i patologia, pas so a ll'esposizione del caso da me osservato: Ne l g ennaio di qu est'anno fu r icoverato d'urgenza nella sezione chiru rg ica di questo Os peda le, da me diretta, il soldato del 7' reg g imento art iglieria Bozzett i Attilio con d iagnosi di e rnia ing u inale s inistra s;trozzata traumatica (?). Dall'anamnes i racco! t a r isultò che poche ore prima, mentre attendeva al go· verno d el prnprio cavalle, gl i era stato t irato da quesro in d irez ione clol basso ventre un calcio c he pe rò egl i era riuscito ad evitare con un mov imento brusco di es tensione e ù i torsione del tronco a sinistrn. Ciononostante aveva 11,vvertito un senso di strnppo alla regi one inguino- iliaca si nis tra e per il vi vo dolore era caduto a t ena co n ottund imento del s en sorio senza perde re completamente In coscienza. E,;am innto q ua lc he ora dopo dall'ufficiale med ico del corpo, questi aveva por· L'lto la swi. osservazione all a r eg ione dolente cons tatando la presenza di una pic-
cola tu met'Hzionc nll'ingu i11e sin is t ro. dolorosa ed affatto irri<lucibile. Ritenendo trat tarsi d i un 'ernia manifes tatas i in segu ito alla forte contrazione delle pareti addom inali e strozzatn~:i in modo a cuto, aveva tentata qualche manovra di tax is; ma, riusciti iufruttnosi i t ontati,i, aveva creduto urgente il ricovero del paziente all'o~peùal e. L'individuo ricordava con precisione d i non essere stato colpito in nessuna parte ù el corpo dal calcio del cavallo, ed assicura\'a inoltre di non essere affetto in precedenza da ernia. All'esame obbiettivo non si r ilevn,va sulla superficie dell'o.ùdoroe alcuna tra.e. eia. di traumatismo. Alla reg ione ingu inale s inis tra osservavasi una tumefaz ione di forma ovalare allungata col g rande asse d i ci1·ca 6 cm. d iretto secondo il tragitto inguinale, ri-
coperti\ da cute tosa e sana, dolente s pontaneamente ed alla pressione anche mo• dera tn,, di consistenza duro -elas t ica, atfatto irriduci bile. Il polo inferiore si pal· pava verso la r e.d ice de llo scroto, quello s uper iore s' interna\'a nel tragitto inguin ale, mentre 1'11.uello es lerno lo circ u iva strettamente. (I) GtHATID. ('?) B A~ooi-r. -
ArchiueR fo terw 1tio,.aln de Chir>tr(1ie, 1901. A re /i pron ·n ciriles d e Chir11ryie, rno:1.
(;A~ UI STfOA CLl:-lC,\
l.il9
La tumefazione dava suono ottuso alla percuss ione e non subiva modificazioni di volume facendo ponza1·e o tossire l' iufermo. Il cordone spermatico, aderente alla. t umefazione medesima, si palpava all'interno e posteriormente. Lo scroto non presentava alcuna alterazione nè dei suoi invol ucri, nè del contenuto. Esplorando l'orifizio esterno do! canale inguinale di d estra, si sentiva note7olmonte dilatato, ma libero. Le pareti addominali ernno retratte. La palpazione della regione iliaca sinistra provocava d ifesa musco lare, mentre ivi con la per• cussione si avern. una zona d i subottusità. a l imi ti indistinti. L'infermo aveva a,;petto sotforente, però non pres entava depres,;ioue d i forze : polso un po' frequente, ma ,;o,;tenu to e ritmico; tempe ratura 3,:,s• C, nè pallore del volto, nè tendenzB a l i poti mia. AccuS!\\'a dolore 11 Ila regione ingt:ino- iliaca sinistra irradiato all'addome, che veniva esagerato ch, lla pressione su lla tumefa. zione e dalla estensione completa de ll'arto inferiore corri,;pondente, onde preferiva il decubito dorsale con la coscia sin istra flessa snl l,acino. Non aveva vomito, nè singl1iozzi I fatti obbietti,·i local i e general i, mes~i jn rapporto con i dati nnamuesttc1, non permettevano d i staliilire unn d iagnosi precisa. Certamente l'ipotESi d i un'ernia s trozzata era quella che più s'imponeva, quantunqu11 non fo,,se al completo ,la sindrome di uno strozzamento ern iario. Inoltre il modo impron·iso d i formazione delhi tumefazione, la causa che l'aveva determinato, la comparsa :;otto v ivi dolori do. obbl ignro il paziente a sos11endere il servizio, il volume non eccessivo. l'as:<cnza d i a ltra ernin, associ:iti a i vaghi fenomeni di s trozzamen to, erano criteri, se non a~soluti, importanti per non escludere un'ernia traumatica; quest ione lo. quale poteva offrire interesse anche dal lato medico-legalo. E d 'altra parte, tenendo prcse11to l'esistenza di una predis po:sizione all'ernia dal lato destro, era logico peusaro alla preformaz ione d i un sacco d i ernia acquisita, ignorata da.li' iudividuo, in cui, per l'aumento di pres,-.ione dell'addome , si era impegnato per la prima volta il viscere fortemente d istendendolo e restando· strozzato per la ristre ttezza del collo e per la sua elasticità. Ne finalmente era da scartare l' ipotesi che lo sforzo fatto dall'indi viduo avess!l determinato l'intestino a penetrare nel tragitto apertagli da una comunicazione peritoneo-vaginale ancora es istente. La probabil ità di uno strozzamento erniario im poneva in ogni modo un intervento chirurgico,·a.1 quale il paziente si mostrò disposto ad assoggettarsi, esprimendo però il desiderio di as petta.re l'indomani pe1· preveni re la fami glia. Poichè il suo stato non era allarmante, si credette di soprassedere, ed iotanto, nell'at tesa., fu la sera tentata ancora con prudenza qualche manovra d i tax is dopo un bagno caldo, ma· con effetto negati.vo. Durante la notte le condizioni dell'ammalato si modi6carono poco. Al mattino la tumefazione inguinale non aveva subito alcuna modi6cazione di forma e di volumo; era divenuta però più cons is tente. La pressione anche leggiera determinava sempre viva sensibi lità, specialmente attorno al peduncolo. La percussione era rimas ta invariata; l'irriducibilità conservata; stato dolente del ventre, specie della regione iliaca sinistra; pareti ad dominali un po' tese; lieve meteorismo; soppressione delle deiezioni e dei gas dall'ano. Non vomito. né singhiozzi. Il pols o era regolare per frequenza, forza e
620
C AST.:I STIOA Cl.l~IC A
ritmo: r espirazioni brevi e frequenti ; temperntura 36-6° c. Le urine, scarse, non conteneva no principi chimici patologici. Sempre nella ipotesi di uno strozzamento erniurio, quantunque non conclamato, fu dec iso di intervenire con urgenz,1. Previa antisepsi loc,, le col m etodo di Grèissich, e sott o l'anestesia morfo-cloroformica, p r atico alla regione inguinale s inistra un'incisione di circa 12 cm. lungo unn l inea che dalla spina iliacu a s va alla spina dr! pube par allelamente ,,ll'nsse m aggiore della tumefuzione. Incido a mnn sospesa tu tti gli strati comuni sino 111l'aponenosi e scopro v er.so l'angolo in w rno della ferita un tumore ovoideo ad eshemil/i. affusete, di colorito rosqo vinoso, di cui l'estremo superiore si continua nel cnnale inguinale. l'nltro inferiore ed in terno si spinge nello scroto. Gli elementi del cord one sono situati posteriormente ed a ll'iuterno, re~tando aderenti al tumore. Cerco d'i!'o!Rre que~to per v ia ottusa prolungando un po' i11 basso e v erticalmente allo S<'roto l'inci3ione, e cousteto che esso s i continua col polo super iore del testicolo med iante un p Ì<'colo cordone fìbroso II cui sono fortemente aderenti g li elementi dt•I funicolo. Questi in alto sempre raggrupnati aderiscono più las~"mente nlla tumefazione, onde VPngo110 più facilmente ;;eparnti fino in vicin anza dell',mello estern o. \ "ieno diviso i l cordone dall'estremo inferiore della tumef:izione, la quu le offre )',.spetto di un sacco erniario con gesto e con soffusion i suni;uigne, come nelle ernie strozzi,te recen ti, diste;;o internamente da una m11ssn che allu pa lpazione di\. l'im pressione di un ,•ontenuto epiploico. L'age11te di strozzumento ;;<'mbr11 esser e fat.w in buona parte dall'unello ingu in ale e;;terno. Incido a llora con precauzione il creduto sncco e trovo che il contenut o è costituito da grumi s,inguig11i; li rimuovo ns pettan domi d i scoprire il viscer e str ozzato. m" noto che il con tenuto è t otnl mc,nte costituito da sangue coA.gulato che coinvolge un cordoncino di consistenz" fìbrosn presso Il poco r ettil in eo, delle dim ens ion i di un laccio da sc.. rpP, i l qnale decorre lungo l'asse della tumefazione. Jl de tto cordone io bas,o s i continuava con quello rilevato verso il polo inferiore e reciso, meotM in nlto penetra nel canale inq uinale aderendo di nuovo in t imA.me11te agli elementi del funicello ;;permatico. Affido ad un l(lem il cordone fibroso per continuare in :ilto l'isolamento. Incido nllc,no l'aponevrosi del grnnde ohliquo, sollevo in alto la parete muscolare del c&n;,le inguin,.le, molto i,ottile e flaccirln, e seguo il co1·done il quale raggiunge il peritoneo pa rietale all'11 nello ingui n,de interno dove si all nr ga nd imbuto: indubbiamente esso r appresenta le vestigia del condotto peritoneu-vnginale non completamente obliter:,to in alto. I n tutto il suo decorso è ci rcondato da g rumi sanguigni cC\ntonu t.i alla Jor voltu da un a m cmbrnnn muscol11re ti brosn che d11va le Hpp11renze di sacco erniar io Rimuovo r,l tri grumi sangu igni per scoprire l'origine dell'emorrngin; scollo col dito d,dl'11rcnt11 crural e la fascia trnsversa, sottilissima ed in pa rte l,icera.tn n Ilo esterno, ed osservo (lhe n el conn ettivo pre ·peritonenle esiste un altro p iccolo ematoma. Dopo un'accurata toe lette m'accerto ch e l'emorragia si è prodotta. per un& hcerazione del muscolo piccolo obbliquo in p rossimità del suo nttncco al terzo esterno dell'arcntfl crurnle e del trasverso in vic inanzn dei suoi attacch i aponevrotici a.nt e riori, qun<>i a l disopra dell'n nello inguinale interno, n onchè per rottura di a lcuni v a~ellini decorrenti n e l connettivo presieroso. L'emostasi o~sendo determinata quR.si !:1pont11neamente, sono necessarie appena po,;he legature e poch i punti di s u tura. muscolure. E completato i11t1rnto in alto l'isolame nto del do tto per itoneo-v R.gi nale d ,,l cor done spermatico. Aperto in \'icinanza dell'all nrgnmento imbutifor me mi a.ssicuro
CASUI STICA CLINICA
621
che è vuoto, che nessun viscere è 11derente alla porta ernial'ia e che la superficie interno. non presenta segni di infiammazione recente. Escluso in modo assoluto uno strozzumento erniario, completo l'operazione, procedendo al trattamento del piccolo sacco, che lego alla b,,se previo a ttorcigliamento e trusfissione P,,sso quindi n\la plastic,1 ricos truendo il canale inquin,,le secondo il processo Bnssini, lasciando un piccolo drenaggio di g,,na verso l'angolo interno della pRrete posteriore rifol'mata. Dopo 24 ore è rimosso il drenaggio e riunita. comple tl\mente la ferita. Il decorso post-operatorio fu affa tto regolare. La ferita ciOlltrizzò per prima. L'oper11to fu d imesso gunrito al 12° g iorno con proposta di licenza di convalescenza, nl termine della quale r iprese regolare servizio sino al suo congedamento. Emerge dalla mirrnzione di questo caso clinir.o la im portanza del reperto dell,1, biopsia. operatori,, la quale, non confermando il supposto strczznmento erniario, dimostrò unn lacerazione parziale sottocutanea dei muscoli dell1t parete addominale in corrispondenza della I"egione ipogastrica sinistra con stravaso sanguigno e formazione di un em,Ltoma pre -peritoneale La lassezza del cellulare perniise a l sangue di scivolare sui piani fibrosi e muscolari distar.cando il peritoneo pa rietale e facendosi strada, per la pressiona dei visceri, nei trngitto inguinale dovti si raccolse intorno a l dotto peritoneo-vaginule non obliterato, scollandolo per un certo tratto del suo involucro muscolo fibroso, al quale I"imasero aderenti gli eJe. menti del funicolo. La guaina che conteneva l'ematoma e che dava. le apparenze d i sacco non era che la continuazione della fascia trasversa r ivestita. allo esterno da fibre cremasteriche. Mettendo in rapporto la lesione con il trauma, devesi ammettere che la lncerazione dei mu~coli piccolo obliquo e trasverso sia avvenuta. per una forte contrazione di essi. Ricordiamo difatti che i muscoli larghi addomin11li mtntre nella loro azione simultanea restringono In cavità addom inale, contraendosi separatamente,· esplicano la loro azione in modo diverso, e cioè contraendosi i muscoli piccolo obliquo e t:rasverso di un lato fanno g irare la facciiL anteriore del tronco dal proprio l ato, riuscendo anta gonist i del g r11ude obliquo. Sia in questo, come nei pochi cnsi innanz.i citati, il meccanis mo delht produ· zione della lacerazione muscolare a vvenne indirettamente per un movimento di torsione a spirale del tronco. Forse vi potette concorrere, almeno nel c nso di esame, una predisposizione di, p11rte dell'individuo per la sottigliezza e fiaccidezza. delle pareti muscolari addominali. Ospedale militare di Livorno.
RIVISTA DI G!OR~AU ITA LI A~ l ED ESTERI
1tIV1S1,A MEDICA F. Bt.UMENTllAI,. editori.
Le gl1001urle non dlabetlobe . -
HallP. 11 S. C. Marhold,
E' un la,oro che merita di essere conosciuto, percbè completa le idee del medico riguardo alt' eliminnzione dello zucchero con la secrezione urinaria, e particolarmente tle!Je specie cli zucchero diverse dal glucosio. Sono notizie che per sè stesse hanno poca importanza in clinica, ma appunto per questo è bene conof'cerle, allo scopo di non sc11,mbiare anomalie del ricambio di lieve entità con una malattia della gravità del vero diabete mellito. L'A. prende in considerazione : a) le glicosurie non cliabr..tiche con eliminazione -di glucosio; b) la levulosuria; e) la Jiittosuria; a) la pentosuria. Le glicosurie non diabetiche con eliminazione di glucosio sono : 1° la alimentare; 2° la infettiva; 3° la tossica. La prima rientra c:uasi nella fisiologia, poichè si ba negli individui sani che sono sottoposti aH'ingestione di zucchero in quan· titlt superiore a quella che l'organismo pnò trasformare e quindi elimina come tnle. L'A. studia l'argomento raccogliendo in breve gli studi dei diversi sperimentatori e sottoponendoli nel loro insieme ad una s uccinta discussione, in modo -da da re un'idea esatta delle coDoscenze che si hanno riguardo a tale specie di glicosuria. Pochissimo è detto riguardo alla glicosuria infettiva, che è un'even ienza molto rara ; è citato un caso studiato da Strauss ed il reperto del Colas,rnti nei conigli infettati col virus rabbico. La glicosuria tossica, per la quale gli studì sono più numerosi e completi, è trattata piuttosto ampia1nente. Sono riportati i casi dì glicosuria per ingestione di varie sostanze chimiche (cloralio, cloroformio, cocaina ecc.) e sono esposti i relativi studì <lei vari osservatori. L'A. si ferma. brevemente sulla glicosuria alcoolica e su quelle. cbl! può presentarsi in certe malattie (morbo di Basedow. sifilide ecc.), e che egli ascrive ad intoss icazione dell'organismo. Riguardo alla levulosuria i l Blumenthal, dopo avere accennato come fu rico nosciuto il levulosio nell'orina, porla brevemente delle lesioni che possono dare origine alla levulosuria (anormale funzione del fegato) e cita le osservazioni e gli studi fatti in proposito. Similmente per la lattosuria sono riferiti i casi nei quali si può avere lattosuria e viene discusso il modo di prodursi clel lattos io nell'organismo, con l' esposizione degli espe rimenti fatti da g li autori. Si richiama poi l'attenzione sull' irnportftnza d ella diagnosi fra glicosuria e l attosuria per evitare errori, fra i quali la simulazione del d iabete (come fanno quelle reclute che met tono del latte nell'orina). Si parla poi dei metodi per ri,conoscere il lattosio, ed intine della lattosuria al imen tare.
RIVISTA MEOlCA
G23
La pentosuria, che è meglio conosciuta perchè più frequente, è trattnta dal1' A alquanto più estesamente delle specie precedenti. Riferisce come fu scoperto il pentosio nell'orina, e quale sia la specie di pentosio trovata (che d'ordinario è r- arabinosio). Passa quindi a discutere quale sia l'origine del pentosio nell'organismo, origine che è molto incerta. Al riguardo si sono fatti molti esperimenti, ma con scarso risultato, come couchiude !'A. che ha osserYato parecchi cosi { mette però in campo l'opinione che il pentos io possa derivare da alterazioni della sostanza. nervosa). Sono riferiti i ca.si pubblicati, con brevi osservazioni; quindi è esposta la diagnosi e la prognosi della. pentosuria, ed anche per questa lieve entitil morbosa l'.A. mette in guai"dia contro le conseguenze dello scambio della peutosuria con un vero diabete. Infine è esposta con grande esattezza la ricerca del pentosio. L'ultima parte del lavoro è un riassunto dei metodi di ricerca dello xuccbero n ell'orina. M. PENNETTA.
W. W1ENER. - C11ra della aolatloa e delle nev ralgie ln ge nere con le lnlezlont. - (Dev.tsche .Aerzte-Zeitung, febbraio). L'autore, nella cura delle nevralgie ln geoere, da quella del.la sciatica alla nevralgia. del trigemino, mostrasi partigiano del metodo di Lo.nge, vale a dire del1' infiltrazione perinevritica mediante soluzioni saline. Al metodo in parola egli apporta soltanw una modificazione nella soluzione, sopprimendo l'uncaina e diminuend..> lR quantità di cloruro di sodio; infatti quest'ultima sostanza possiede un'azione tossica che si manifesta con la febbre. Pertanto egli adopera la seguente formula: Cloruro di sodio grammi 6. Cloruro di calcio cristallizzato grammi 0,75. Acqua. distillata. gTammi 1000. La quantità da iniettar3i di simile soluzione sarà secondo l'autore di 100 centimetri cubici per la se iati ca e di 25 per la nevralgia facciale. Durante l'iniezione la pressione dovrà mantenersi costante. G. BER~UCCI.
RIVISTA DI NEVROPArfOLOGIA F. Nizzi. - La reazione del WaaHrmann In rapporto a leai onl aperl menta11 della aoatansa nervosa o entrale. - (Rivista sperimentale di f teniatria, fase. I-II). Il rnetodo della deviazione del complemento, trovato nel H/02 dal Gengou e ~ordet ed applicato dal Wassermann e Plaut nella diagnosi della sifilide nel 1906, 1 ~ questi pochi anni ha dato origine ad nna serie enorme di lavori clinici e sperimenta.li, ricercanti specialmente la specificità della reazione nella paralisi progressiva e nella tabe, per la supposta presenza di anticorpi sifilitici nel liquido
624
RIVISTA Dl ~EVROPATOl..OGIA
cefalorachidiano di tali infermi. Ma, in seguito, altri autori hanno oegata la specificità della reazione, ottenuta con estratt i di organi normali, con colesterina, lecitina, oleato di soda, emulsione di sostanza nervosa sana, ecc. Inoltre la tipica deviazione del complemento è riuscita pos itiva in casi di scarlattina, tifo, lebbra, malaria, malattia del sonno, t ubercolosi, piroplasmosi, ecc. L'A. ba ricercato quali risultati poteva. avere sottoponendo a.Ila reazione del \\'a ssermann il sie.ro di sangue di animali la cui sostanza nervosa (cervello) sperimentalmente ledeva, e spappolava. Sperimentando in 5 cani (sopravissuti) e 12 conigli, ba trovato nei primi netta deviazione del complemento, per i secondi positiva la reazione in 10 (83 3 p. I 00) ; ha poi confermato il fatto trovato rial Rossi, che cioè spesso il siero di sangue di cane normale dà. positiva la reazione (nel 42.8 p. 100 dei cesi secondo lui), e che lo dà pure quello dei conigli normali (2:! p. 100). Si deve quindi concludere che, se la reazione del \Vassermann conserva il suo valore pratico, è assai scossa la sua base scientifica, sopratutto la sua sp,xificilà; nei casi dell'A. si deve pensa1·e che la reazione è avvenuta per una sostanza proveniente dai tessuti nervosi (colloidali? lipoidi? colesterina?), e dal nevras~e passata nel sangue e nel liquido cefalo-rachidiano: egli ha trovato nei s uoi cani molta colesterina n el siero di sangue, non nel siero normale; ed il Pighini l'ha riscontrata nel liquido cefalo-rachidiano dei cani nei quali la reazione era positiva. (Ed allora qunle valore rimane a tale prova biologica per dimostrare la ne.• tura parasifilitica della tabe e della paralis i progressiva?). P. Co:,.s1or,10.
Intorno al •ub•trato 4elle em01olonl. di medicina e chin1r9ia, n. 26, 1910).
U. GABBI. -
(Gazzetta inte-rnazionale
Lo spavento e il terrore banno raggiunto un'intens ità senza eguali nella catastrofe tellurirn del 28 dicembre 1008 : solo ch i ebbe a partecipare ed assistere a quella infernale violenzl\ della nntnra durata 86 secondi può dire quanto fuimme.ne il turbamento ps ichico che si produsse. L'A. ba potuto constatare che uno dei primi effetti dopo il disastro fu una pare.lis i ncuta dell'emotività in quasi tutti i superstiti, i quali nel raccoutare le vicende del momento e nel dare notizi ,~ dei congiu nti non presentavano affatto l'attegg iamento fisionomico d el più grande dolore umano, nè In. parola tradiva l'interna angoscia od era velata dal pianto. Tale stato di anestesia emotivi\ li rendeva indifferenti allo spettacolo delle centinaia di feriti estratti dalle macerie ed esposti alle intemperie, li non mancò i:ìi impressionare coloro che erano venuti a portar soccorso, poichè nessuno poteva supporre che fosse l'inevitabile effetto dell'acuto turbamento psichico causato dal terremoto. L'anestesia emotiva durò un tempo più o meno lungo a seconda dei diversi individu i e poi scomparve; la prova che prima se ne ebbe fu l'interessamento dei supe rstiti a ritornare alle loro città, i suicidi d i alcuni d i essi a Palermo, Lucca e Torino, dove erano stati mandat i subito dopo il tenemoto, la ricerca affannosa dei congiunti fra le macerie, ecc. L'A., prendendo occasione da \lll 11,rticolo del prof. Patrizi sulla segreta fonte dell'emo7.ione, in cui !'Ono messi allo scoperto i punti deboli della dottrina somn t ica delleemo?.ioni di Lange-Ynmes, secondo la quale le oscillazioni vasomotorie
RIVISTA DI NEVROPATOLOGlA
625
ne sarebbero il principale substrato g eneratore, Tiferisce sulle numerose rirerche pletismogra.fìche che avrebbero indotto a ritenere che il delicato sistema vaso-motoTe non sempre rengisce, nè in maniera i,;tn.ntanea anche a profonde emozioni e che il muta.mento circola.torio quaudo s i verifica n on è in rapporto colla intensità. nè colla qualità dell'emozione. A conferma di queste esperienze di laboratorio, l' A he. potuto osservare nei superstiti rimas ti illes i che il riflesso vascolare allo stimolo meccan ico della cute non si manifestava che in modo lento e incompleto, e spesso in seguito alle. ripetizione dello stimolo: in qualche caso non era quRsi visibile. Questo fenomeno andò paralle lo con un altro osservato da tutti i chirurgi che operarono i supestiti, e cioè la strl\Ordinaria l entezza colla quale avveniva la guarigione delle ferite, anche in casi in cui non si poteva sospettare la nevrite traumatica a ritardo.re l'influenza vaso-motoria e trofica. Alla ricomparsa dell'emotività l'A. notò contemporaneamente n on solo il ripris t inarsi di una normale reazione vascola re, ma in t..'l.luni individui questa fu veramente esag erata. Queste osservazioni collimano perfettame nte con q uelle di Stierliug, che studiò due mesi dopo la catastrofo gli effetti sul sistema. nervoso nei s uperstiti: nel 16 p. 100 degli individui desiderosi di ritornare in patria trovò la dermografia sorprendente; in altri nei quali egli rintracciava dist urbi dello stato menta.le e somatici const,atò assenza o inLorpidimenlo della rea zione vascolare. Cosi tre mes i dopo il disastro gli atti operativi indipendenti da lesioni prodotte dal terremoto ripresero il loro norllliflle andamento. L'A. conclude limitandosi a s egnalare l'eviden te parallelismo tra arresto di emotività e quasi o nulla reazione vasale e tra ritorno della emotività e pronta rea zione vaso-motoria, lasciando allo ps icologo di indag are questo nuovo elemento di valotazione per la genesi dell'emozione, rivelato dal terremoto coi gravi turbamenti nervosi. CASAHINI.
RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE Oonldderas lonl cliniche ed btologfohe per alcuni oasi 41 •l'llla appendicolare. - (Rivista Veneta di Scienze Mediche, maggio, giugno 1910).
A. Lu:r.ARDO. -
L'ernia appendicolare pura lungi dall'essere un'11ffezione molto rara come s i credeva pel pe.ssato è in vece infeTmità abbastanz11 frequent e e di essa l'autore distingue quattro varietà: l'inguinale, la crurale, l'ombelicale, l'ischiatica. Cosi pure l'appendicocele al pari delle altre e rnie si divide in congenito ed acquisito, e nella gran maggioranza de i cas i è provvisto di sar co completo. Più fre.quente n el primo decennio di vita e poi nel quinto, il s uo meccanismo di fonnazione riesce completo. Vi contribui~couo le a nomalie di lunghezza. e di pos izione dell'organo, definito dal Farabeuf eminentemente l"iaggiatore, la lassezza dei suoi mezzi di fissazione e più che tutto l'11ppar11to di fissazio ne ceco-appendicolare. 40 - Giornale di medicina mi!ita,·e - r ase. Vll-VIIL
G26
HIVl,-.TA DL CHI RUIIGJA Gf:NERALF.
In simile ernia, se non cornplicatn, trovan si frequen temen te alterazioni istologiche dell'appendice do\'ute ad nn proces~o di Hogosi cronica, ed il suo conten uto batterico è costit ui to quasi esclusivamente da colibacillo attenuato che aumenta di virulenza non appena una causa qm~ls ias i viene a riacutizzare il processo flogistico. Rara mente le le~ioni infiammntorie in tras11.cc ulari propag ansi al peritoneo addominale, et\U.';a le rapide aderenze ch e formansi a livello del colletto del sacco. Così rimanendo localizzato il processo di peritonite, la prognosi riesce meno g rnve che n elle altre forme di appel1dicite. }.fancnno sin tomi caratteristici per dia g nos ticarla. Può farla sospettare la presenza di una specie di cordon e indipendente dal fu. nicolo od una speciale for ma di ricorrente stranguria: stran,1111ria appendicolare. Può simulare di avere i caratteri di una e piploite, di un enterocele· st1·ozzo.to, intn.sato. I vomi ti, il dolore, l'arresto delle feci esistono con una certa frequenza, ma viceversa la via alla fuoriuscita dei gas intestinali è per lo più aperta. La cura del l'appendicocele non complicato consisterà nella riduzione del viscere erniato n el cavo addominale, mentre quando vi fosse anche il m enomo dubbio d; trovarsi di fronte tLd un appendice malata, sarà misura prudente di praticare sedutg. stante l'appe ndicotom in che n on a~grnva sensibilmente l'atto oper a tivo. Trattandos i di e rnie. s trozzate. appendicolare si in t ervenà prontamente senza frapporre indugi di sorta.,. ed una volt a praticata l'erniccomie. e le. resezione dell'append icP., permettendolo le condizioni generali, si proseguirà nel far la cura radicale Jell'ernia; in caso contrario si 7.alferà accuratamente con garza. iodoformica. G. BBIRNUCCI.
D. A. S ERT01,1. -
Contributo allo •tuello del rlnolma. - (L'ivorno, 1911) .
L'A. in un volumetto di circa 120 pagine, illustrato da 18 bellissime tavole ruicrografìcbe, fo. uno studio completo di quella rara affezione del naso che è nota col nome di rinofima, acne ipertrofica, acne iodurata, elefantiasi dei bevitori ecc., e ch e e costituita da un ingrossamento lento e progressivo dell'estremità del ne.so, con protuberanze sessili o peduncolate di volume spesso ragguardevolissimo. Dopo un breve cenno delle notizie storiche che si riferiscono all'affezione in parola entra a parlare dell'etiologia, accennando alle cause predisponenti e a quelle occasiona.li, tra le quali ultime in s pecial modo all'alcoolismo cronico, facendo anr.he rilevare come alcuni autori n egano c he l'azione dell'alcool predispone al rinofima e sostaiogono che il rinofima e l'acue rosacea sono due mali diversi : tra le cause l'A. non trascura di parlare di quelle infettive e parassitarie, al quale rigua rdo anzi egli ha fatto ri cer ch e parassi tologiche speriment::tli e istolop;iche, le quali, per quanto non probative. tuttavi& non possono indurre a rigttlare l'ipotesi della causa infettiva. Relativamente all'a.natomil\ patologica tuiti gli autori s i accordano nel ritenere che le alterazioni sono dovute a dilatazioni vasali. aumento del connettivo, sdluppo e degenerazione cistica. delle g lnndole sebacee ; e l 'A. con r icerche accurate. b11sate s ull'esame is tologico di undir.i osser\'azion i ha potuto accertare che le alterazioni stesse sono di natura iperplastica, ipertrofica e iufinmmntorin. Dopo un breve cenno sui s intomi della ma-
627
RIVISTA DI Cl:lrRt:RGlA GENEIULE
la.ttia, i quali del res to non preseutano nulla di irnporta-nte. e sulla d iagnosi, la quale nella grandissima maggioranza. dei cnsi non offre ditficoltiL alcuna, l'A. si sofferma a parlare in modo speciale del trattamento chirurgico, unico tratta.mento prossibile di questa. affeziona anche allo stadio inizia.le: i metodi d i c ura. chirurgica sono numerosi, e l'Autore fa una critica particolar eggiata per ciascuno di essi in rapport? agli inconvenien t i c lie essi presenta.no, per venire poi a parla.re del m etodo preferito, quello cioè dol prof. Ceci, consistente n ell'ablazione tota.le del rinofima e nella. rinoplastica con lembi cutanei secondo Wolfe: i risultati ot tenuti con questo metodo sia dal lato curativo che estet ico sono splendidi e spesso a ddirittura perfetti. A confermare il valore del metodo del prof. Ceci l'autore ha istituito alcune ricerche sperimen tali, sia. n ell'uo010 che n egli animali, sull'autonomia d egli innesti cutanei alla 'iVolfe, servendosi come t erreno di trapianto di ferite recenti, e staccando in epoche diverse d i 1 a 180 giorni gli innesti con un tratto d ella cu te normale circostante; mettendosi cosi nelle identiche condizioni d egli innesti praticati a scopo e3tetico negli operati cti rinofima. Ed ~gli ha potut o concludere che i lembi di cute secondo \Volfe si conservano istologi<:amente quasi in toto, e sono da preferire ai t rnpianti secondo R everdin e Tbiersch.
D. BALESTRA.
RIVISrr A DI MEDICINA LEGALE G. BASTOGI . - Frequenza ed 1mportansa d1 alouni •lntomt obbiettivi della aotattoa. - (Rivista critica di clinica medica , n. 7). Fra i sintomi obbiettivi della sciatica, oltre a quEllli più noti del L aségue e ,del Kernig, sono citati quello cremasterico, che cons iste in un'esagerazione del riflesso cremaster ico dallo stesso lato della nevr algia ; il sinto mo di Gara, che si ha provocando dolore con la llressione in corris pondenza della 4• o 6" vertebra lombare; del Minor, m ediante il qua le gli individ ui affetti da ischia lgia quando passano dalla pos izione seduta a quella eretta., cercano di sost enere il peso del <·orpo poggiando un braccio ali' indietro, mentre l'nltro compie in aria dei movimenti irregolari di oscillazione; quello del B ondet, col quale si provoca. dolore per mezzo della forzate. flessione di un arto sull'addome, m entr e s i mantiene la gamba flessa sulla coscia., ed al t ri meno importanti. L'A. ha avuto occasione di sperimentare questi vari met odi su circa 600 casi di sciatica, ed ha potuto accertare n on di rad o, anche nei casi pit\ manifesti, la mancanza di detti sintomi, men t r e la diagnosi delle forme larvate si fonde. talora -esclusivamente sopra. uno di essi. Per quanto riguarda l'ordine di frequenza egh ba constatato anzitutto nel maggior numero dei casi il sintoma di LasJgue, il quale manca raramente; a .questo succede quello di K ernig, il quale si osserva t a lora quando manca il pre· <:edente: seguono il sintomo di Bondet, che raramellte si riscontra d a solo, ma è
62R
RIVISTA DI Ml::OICI::-A LEGALE
per lo più associato a.i due primi ; poi quello crema.sterico, che, secondo l'A. nou sempre s i manifesta dal lato mo.lato; poi il sintomo di Minor, il quale rappresenta un elemento importante per la diagnosi e finalmente il s intoma di Gara. L'A. conclude affermando che qnantu'uque in questi ultimi anni sì siano andati moltiplicando nuovi sintomi per la diagnosi della ischialgia, tuttavia questa non è resa più fa.:ile, nè più sicura. I sintomi di data antica offrono maggiore attendibilita e garanzia e nei casi dubbi, eccezione fatta per quelli in cui è necessario formula.re una diagnos i differenziale con altre ma nifestazioni morbose qual i le coxalgie, le lesioni midollari, ecc., i nuovi metodi d'indagine, di cui ora può disporre il perito, rappresentano un sussidio di non grande valore. CASARINJ.
Dott. C1uvro~v. gio 1911).
.Aoondroplaala e aervlzlo militare. - (Paris médical, mag-
Rileva aozitntto l'A. che il còmpito del medico militare è assai arduo allorché si trova alle prese con manifestazioni morbose ad un tempo rare e fruste; è questo appunto il caso dell'acondroplasia di grado non rilevante e che può sfuggire ad un esame superficiale. Riferisce al riguardo due casi interessanti; in u no di essi si tratta.va d'un soldato incorporato da poche settima.ne in un reggimento di fanteria, il quale si lagnava, dapprima coi suoi istruttori e poi col medico del reggimento, di non poter marciare a passo coi suoi compagni; partendo cioè col piede sinistro insieme cogli altri soldati, dopo pochi passi gia si trovava in ritardo su di essi. Sul principio si pensò a cattiva volontà del!' individuo, ma poi si fini coll'inviarlo in osservazione all'ospedale militare, dove dopo accurato esame fu fatta diagnosi di acondroplRsia; l'arresto di sviluppo era sovratutto a. carico dell'arto inferiore e specialmente d elle coscia, le quali erano assai corte. Questi acondroplasici cli lieve g rado, che possono riscontra1·si nei reggimenti, presentano spesso una muscolatura quasi eccezionale che può fare illusione sulla loro attitudine fisica in gen erale : per poter fare la diagnosi con sic urezza bisogna esamina.rl i facendo il confronto con altro individuo ben conformato e misurando rispettivamente ogni segmento. Nell'a<',ondroplasico il tronco è troppo lungo in confronto dello. s tatm·a. del soggetto; l'ombelico, la piega. della natica, gli organi genitali troppo bassi; le braccia corte di guisa che l' estremita delle dita arriva, appena. a livello dello scroto; gener almente poi gli acondroplasici sono dei macrocefali. Ni>ll'altro esempio riportato dall'A. si trattava. d'un soldato che fu parimenti maudato in osservazione a V11.l-de-Grf~ce per motivi analoghi; si lagna va egli inoltre di dolori a livello delle coscie: anche in questo ca.so risultò dall'osservazione trattars i di acondroplas ia a carico speci11.lmente dei femori . L'A. rileva come simili individui non adatti per il servizio delle armi a piedi, n on lo sono n eppure per quelle a cavallo, perchè il loro centro di gravità è troppo al to, di guise. che sono facilissime le cadute: trattandosi però in genere di ìndividni d'altra parte robus ti, possono essei·e u tilizznti nei sen·izi ausiliarii. D. BALESTRA.
RIVIS'rA BlBLIOGRAF[CA A. Guzzo:s1 DEGLI A:-.<.,;ARA:--1. - JJ'Italla oatetrioa. 2• edizione completamente rifatta. - Siena, T ipog ratia ed itrice di S . Bernardino. Nel 1002, in occas iono del J• con~resso interna zionale di oste~ricia. tenu tosi in Roma, il prof. Guzzoni, d'inc arico del ciomit1ito ordinatore. ave_.a compilato un volumetto portante i l t itolo sopra ind icato, inteso a porre in evidenza lo s tato attuale e i progressi doll'ostetricia in Italia. Ora eg li ba ripreso con s tudio e con amore il primitivo la voro, in occasione dei faus to cinquantenario de lla nos tra uni ti\, 11111 piuttos to c he una seconda edizione può chiamarsi questo un la voro P,C 1w1·0. Non è un semplice amwario, non u n'arida y uida. E' una raccol t a s11.ggiamente ordinata di documenti s torici ; un lavoro di critica e d i erudizione ('.ui è facile Pronosticare vita non etTimera, ma che an:r.i sarà letto e consulta to anche dai venturi collo stesso, e forse con maggiore intercs,:e, d ei presenti. Il grosso volume (di 660 pagine circa), è diviso nella sua prima. parte, la più importante e più lunga. in tanti capitoli, quan te sono le Università del Regno. Per ognuna di queste preced e un cenno storico ben documentato s ulla università in genere, e poi sulla facoltà. di medicina e sulla scuola d'os tetricia , cominciando dalle più antiche memorie. Non vi è nome di os tetr ico antico o mode rno poi quale l' A.. non si sia data la briga di darci · s uccose notizie biog rnG che traendole spes so da. documenti inediti. Lo stato attuale poi dell'in~egnameuto è ampiamente documentato per ogni u n iversi ti\ colla descrizione c1'1i fabbricati delle cliniche e d elle sc uole, e con ampi cenni bio-bibliografici degli 11ttuali insegua nLi, c ioè tanto dei profess ori titolari che degli aiuti ed nssistenti. Og nuno di questi capitoli è poi largament e illustrato con ritratti, vedute e piante. Segue una seco nda parte in cui sono date notizie complet e biobibliog ra fiche di tutti i liberi doceuti in ostet r icia, ginecologia non nominati precedentemente. In uua terza parte, cogli stessi criteri e metodi della prima parte e cC1n p1u i accura t ezza. ed erudizione, è data la s toria e lo stRto presente dei vari is titu ti di maternità esis tenti in Italia, delle sale os tetriche dei principali os pedal i, e delle guardie os tetriche. Quattro ind ici completissimi permettono anche al lettore frettoloso di orientarsi s ubito in que:lta ricca selva. di noti zie d'ogni genere. . Noi non possiamo che congratularci coll'illus trn autore. E' beli<> e i ncoraggiante 11 vedere chi è alla tes ta del movimento scientifico e dei suoi progressi quotidiani, soffermarsi a riguardare, coll' C1cchio sereno dello storico, il cammino percorso <iagli antichi come dai contemporanei, d a i cn pit nni come da modesti greg;i rii. R. L.
CONfEil~XlE ~CltNTff lLII~DEGU OSPEDALI MILITARI SOHARIO DEGLI ARGOMENTI TRATI'ATI
(DAI l'RU!,;l•:/;SI \'ERBALI l.'li:l!VE::.UT I Af, 1,'l,wETTORA'I'O D! SA::SIT,\ ~IILITARE DAL 1° )IAC,010 AL flQ lòlUc;::.o 1!111).
ALESSANDRIA (gi ugno). - ~faggior e medic·o C,rnn,w VrrTAOt::-1 : Sulle proprietà t erapeutiche dei fanghi d'Acr1ui. Dopo l\\'er fatto rileyare l'importanza che oggidì vanno assumendo la balneoternpia, l'idrologia, la climatolog iA. e la tera pia fisica l'O. accenna brevemente a llo SYiluppo degl i stabil imen t i balueot ermali d'Acqui e specia llllente di quello miliLue, dimostrando i progressi fatti dal medesimo in questi ultimi t empi coll'aggiunta delle sale di Kinesiterapia, radioscopia e massaggio. Riferisce quindi sulla composizione dei fan ghi e dell'acqua secondo le ant iche e moderne aualisi, e sulla lo ro azione fisiolog ica e t er11peutica, riconoscendo che anche ora non si è in grado di dare una risposta che sia fonda ta. so pra ossen·nzioni esatte ed e~perienze incontrastauili, se l'azione de lle acque e dei fang hi s ia dovuta a l l11. loro te r malita semplicemente, oppure all'nzione chimica de i loro princi pi mineralizzatori. Cita al rig uardo la teoria dcll'assol'bimento a pelle illesa, che oggigiorno no n si ammette cho per i soli gas e non per i l'rincipi fisici sciolti nelle acque, le opioni dd lo ischivn.rdi, del R oh r ig del Nas111i sull'elettricità delle acque, la teoria della radioattività delle acque minerali ontundi e della loro probnbilc aziono catali t ica per mezzo dei metalli fermenta ti. P er l'acqua ed i fanghi d'Acqui 1'0. ritiene ch e la loro efficacia. terapeutica sia dovuta all'insieme di tu tti i fattori s uaccennat i, coadiuvati dal massa ggio, dalla kin esiterapia e dall'azione climatica. ANCONA (llpr ile). - Capituno medico Oooo::.E 0001: L'O. illustra un caso clinico di calcolosi dell'urrtra, curato ed operato n el reparto chirurgico dell'ospedale. Dopo aver fotto alcune con sidera zioni di indole gen erale sulla calcolos i ure tri.ile e ri fer ito in proposito il parere di vn.ri autori, s i intrattiene sul casoosservl\to e ne riporta altri tre citati nella letteratura per l a stretta attinenza che hanno co11 quello in esame. L'O. concl ude ritenendo che deve fars i netta distinzio ne, in rapporto ali~ sintomatologia, fra calcoli congeniti dell'uretra e corpi estranei sop1·avvenuti improvvis11mente dall'esterno o dalla vescica, t. che la mucosa uretrale, sens ihilis-;imll agli stimoli set.tici ed improvvisi, di111ostra una grande facilità di R<la ttamcnto pe r gli stimoli 11settici e congeni ti.
CONFEREXZE SOIE~TIFICHE DEGLI OSPEDALI )IILJTARJ
G31
ANCONA (luglio). - Capitano medico GAET.\:-.uFu xA1or.1: Organiz;mzione del servizio psichiatrico de!J'Esercito in tempo di pace. L'O. dimostra come i capisaldi dell'organizzazione psichiatrica de llo esercito in tempo di pace siano tre : a) dare una più estesa educazione ad alcuni medici militari di speciali attitudini, coll'aumento di assognazione alle cliniche o ai manicomì, e colla istituzione alle. Scuola di applicazione di sanith militare d'insegnamento autonomo di psichiatria. clinica e criminale, corredata da largo materiale di osser-
vazione; b) istituire gradualmente un numero con,euiente d i sale per osservnziolle psichiatrico. negli ospedali militari conforme al piano progetta to nel l!)()G da l t enente genera.le medico Ferrero di Cavallerleone, oppure fare un comparto attiguo al corpo di fabbrica dell'ospedale, comparto che rappresenti un manicomio in miniatura, cioè un vern i8tit uto clinico di ossen·a~ione e 6no ad un certo periodo della malatt ia anche di cnrn; e) forme.re un corpo scelto d i inferm ieri, robusti, intellige nti e vole nteros i (sull'esempio delh Germania), dando ad essi adeguata istruzione e cong ru3. carriera. BARI (maggio). - Tenente medico A1ni;1to Ì\F.l'l: Il « 60G » nella c t1ra della sifilide. L'O. riferisce su pareccl1 i cas i di infermi cura ti col « 606"' nel riparto venerei dell'os pedale e su al t 1i di s peciale interesse ctuat i con lo s tesso preparato nella clientela p r i vatn. Dalle osservazioni fatte l'O. t rne le &egnen t i conclus ioni : 1° Il Sa l varsnu o « G06 », nlln. dose d i 50,60 centigram m i inietta to per via ipodermica è sempre bene tollerato; non dà luogo a fat ti r eatt ivi locali o ge nerali di r ile vante importanzn. 2" Il Salvaraan non guarisce radicalmente l'infezione sitllit icn. 3° Le manif'esta.zioni che più si nvvnuta gginno ne lla cura sono le affezioni delle mucose e della cute ; quelle terziarie non risentono che benotici minimi o nulli. L'O. riferisce di ave r provato il « G06 » anche in 11.111 caso di psoriasi, rna senza alcun ris ultato. CASERTA (maggio) - Dimos trazione dell'au tops ia praticata su un allievo guardia di finanza nfl'etta da tubercolosi miliare de.I lobo s uperiore del polmone sinistro, con tubercolosi dei gangli peribronchiali, ind i periton ite tubercolo.r e diffusa . CAVA DET T IRRENI (maggio). - 'renente modico NtCOLA DE DuHA~'rE: Intorno ad un caso di anchilostomiasi duodena.]e. Premesse alcune cons ideraz iou i g euel'ali sulle anemie parassitarie e st1lla d iffusione de ll'anchilos tom ia s i in Italia, l'O. riferisce sopra un caso do. lui oi;servato n ella clinica del prof. De Renzi. L'infermo ricoverò all'ospedale, accusando facile stanch ezza e dvlori lombari. L'esame obbiettivo fece rilevare uno stato notevole d'anemia con marcata eosinofilia accompaguata a leucocitosi e con rumore sistolico sui focolari delle. punto. e della polmonare, nccentuantesi coi m ovimenti: nelle feci si riscontrarono numerosi anchilostomi. maschi e femmine. Dopo aver d escritti gli anchilos tomi ed aver a ccennato ai più comulli veicoli di trasmissione e alle principali v ie d'entrata nell'organismo, l'O. illustra. il tipo classico di un a.nemico per aucb ilostomia, m ettendo in rilievo le les ioni cliniche ed istologiche ed espone le tre princ ipali teorie che spiegano la manifestazione dell'anemia: continue perdite di sangue dall'intestino; flogosi en-
(332
00'.\FERE '.\ZE SCI E:-l'l'IFICHE DEGLI 0$1'1-:t>ALI .MU,ITAHI
fr rica determinat a dalle punturn degli aucbilistomi; assorbimento di tossine p1·odotte dai p:nassiti a\·eoti azione eminuntemente emolitica. L'O. parla infine della cura e delle norme igie niche e prof_ilat,th:he da seguirsi per impedire l'attechimf:nto e la diffusioue dell'anchilostoma.. MESSINA (giugno). - Tenente colonoello m edico Gi.,::o,Ano DgGLl UnERTI: Pt·esentazione di un carabiniere, iJ quale in seguito a caduta, aveva riportato unn g r ave lesione all'occhio sinistro. All'esame obbiettivo fu riscontrato edema. palpebrale e dei tessuti perioc ulnl'i, erosioni dei margini palpebrali, una soluzioue di continuo n ella cornea lunga 1/ 1 cm. ed occupante il segmen to esterno, attraverso a.lla q uale faceva no eruia il cristallino e l'iride: sublJiettivamente l'individuo accusava dolore acuto ed abolizio ne lotnle del visus. L'O. dopo a,·ere pn~sato in ra~segua nkuni ca si consimili da lui osservati, ('Sprime il parere che oltre ad unn la1·ga e r igorosa dis infezione del!' occhio sinis tro s ia necessario d i pl'ocedero a l l)iù presto all'exenteratio, atto operat:v o pili ind icato pe r evitare il p ericolo di un'ot't..-dmia s im patica. NAPOLI (11prilet - Magg iore mdico SA l,VATOIU: SA LINA RI: Contributo alla cura odierna delle fratture in rappor to nlla leggo degli infortuni su l lavoro. L'O. dimostra come in seguito 11,lla promulgazione della nuova Jeg~e degli infortuni sia immensamente cresciuta la serie dei pretesi invalidi, res i inabil i al lavoro, e si sia diffusa presso gli infortunati la t endenza perniciosa a sfruttare la situazione. conforma ndo la propria comlotta ad una p assività che rende fru t tifero l'accidente ed ass icur,t una rendita leg alizzata. Yiene q uindi a riferire con qual i mezzi curativi si possono ottener e i migliori ri,..ultati anatomici e fonzionnli, occu pandosi an1.itutto del modo e del t em po in cui va fatta la ridùzione di una fratt ur11, e prova con argomen ti ricavat i dn.lla fbio-pntologia, d a lla clinicn. e clall'anatomiR patologica come la riduzione dt"IIR frat.tura n on dehb11. es~er e fatta Il.I più presto, ma s ia necessario attender e il momento propizio, che varia secoudo la sode e il gener e della les ione, noncbe secondo il soggetto ed alt.re circost!lnze a ccessorie. Dimostra l a necessità e l'utilità del mas~aggio e de i movimenti precoci del le ar ticolazioni in ogni genere di frattura, e fa ne l contempo risaltare i danni che da questi potenti ed efticaci mezzi di CLII'!\ deriver ebbero qualora si faccin.no in modo i mproprio, disordinato ed intempes tivo. Passa infine in rassegna le fra tture che pos~ono e~sere curate senza bendaggio immobilizzante di sorta e quelle che n e richiedono l'uso, e dcscri ve per le une e pe r le altre il trattam~mto ùn. lui usato, e per qrn,ste ultime il genere di bendaggio più indicato per ciascuna di esse, fermandos i s opratutto sul modo come questo deve essere esegL1ito, sul tempo ch e deve r imanere applicato o s ulle precauzioni che devono :wersi du1·nnte tale appli<'11zione. lo. (mnggio) - :'lla~giorc oiediro SAt, \· A·rn1:lil SA 1.1:-.A111: L'O. continua la trattazioue degli a ccidenti mo rbosi che sogliono seguire alle fra.I.iure e d.,) lo ro trattamento e dimostra. in qual m odo ciascuno di e3Si concorra ad iw:iurre la. incapacità temporanea o permanen te a l h1vo1·0. Nota come complesso d ebba essere il trntta.monto e si diffonde a parlare sul massaggio, indicando le norme co n le quali va. eseguito cd avvalornnùone l 'ef:lic1tcia con la com pressione elasticn mercé bende di gomma. Parla in s~gui to della mobilizz1tzione d..,lle nl'ticolazioni n ei loro vn.ri sta di di r igidità, iutrnt tenenclosi sugli eser ciz i graduali da impartire agli arti, specialmente a quelli inferiori, per conseguire la rit•ducazione dei movimenti.
COXFERENZE S01ENTIF1CUE DEG LI O~PEDALI MILITARI
633
Accenna. anche all'elettroterapia, utile sovratutto contro le miopat.ie, alle cure balneo- tern1ali, enumerandone i vantaggi più re,di ed immediati, ed infine alla. kinesitere.pia, 1 della cui efficacia si dichiara fautore convinto. J,,ormulR infine delle proposte concrete, dimostrando i vantaggi che ne deriverebhero ai singoli individui ed all'erario col fornire tutti gli ospedali militari di gabinetti kinesitera.pici, 6 si augura di vedere queste idee presto o tardi realizzate, NAPO LI (luglio). - Capi tano medico :\[Azz1:,;r Vor,PE: Due cas i di sincinesia volitiva patologica. Premessi alcuni dati di palologia sui disordini qualitativi e quantitativi della motilitù. ed acconnRto alle principali siucincsie fisiologiche e patologiche, l'O. descrive due casi di movimenti associati, avuti quest'anno nel reparto osservazione. Il primo caso riguarda un individuo che ogni qul\lvolta deve pronunziare una parola comincia a battere in terra il piede sinistro, indi schiude di poco la bocca, piega più vol te la testa iD Rvanti, l'ontrae i muscol i del collo, poi quelli torn.cici ed addominali; q uindi abduce ed adduce con movime11ti ritmici prima il braccio destro, poi il sinistro c rotl\ l:1. te.~ta. ver,;o destra, mentro il viso si fa cianotico, i l polso si fa fr~que11tisi;imo (105), lilifom10 cd aritmico e finalmente la parolR esre libera e spedit:i. Nel i-econdo caso Lrat.tasi di un ra_gazm che tutte le volte clH.- muove uno degl i arti superiori deve muovere anche l'Rltro: la sincine~iR. è completa. e recipi·oca, specie nelle mani e qun.ndo il soggetto si sforzR per non muovere il secondo arto, lo sforzo viene solo per qualche minuto, e nel frattempo si hanno le contrazioni nei muscoli del lato omologo. Accennato ad un altro caso da lui pubblicato nel 1:JOS, l'O. ri corda che questn manifestazione morbosa è rarissima, tanto che i casi conosciuti non raggiungono la dozzina. Fa la critica de lte teorie emesse dai vari autori e sostiene, cont ro l'opinione del )Ior.;a, che quel le di Hnuau e Medea, di Boer·i e sua siano le più accettabili. PALERMO (aprile). - Capitano medico GrnOLA)IO L rmnr: Su un caso di ernia appendicolare. Premesso a lcuni cenni sulla rnrità di quest'ernia, l'O., per ben comprendere la diversità di sede in cui può riscontrarsi !"appendice erniata, la moda lit:\ e rnrietà del sacco, ricorda alcun i. dati anatomici 1·iguardanti il ceco e la su11 appendice. FR notare come lo ernio appendicolari siano pnr lo pit1 irtiducibili: il che dipende dall'essere l'appendice erni~ta assieme al sno me.so e dalle aderenze di natura in6amm11.torin. Nel punto in cui si manifesta lo strozzamento si for ma ordinaria,rnente sull'appendice un solco dove si verificano i primi segni della cancrena, la quale conduce rapidame11te alla perforazione dell'organo, talvolta al suo completo distacco: si trovn. allora. un ,c;a cco pieno di on contenuto siero-pur ulento, fetidissimo, con numero,i detriti necrotici e con i resti dell'a ppendice. Circa la sintomatologia non vi sono dei caratteri distinti, po:chè anche un'ernia epiploica può dare la stessa sensazione dell'!1.pptmdice erniata. e lo strozzamento decorre come quello degli altri visceri. Vi sarebbero invece dei sintomi funziona.li ai quali molti hanno annesso grande importanza e cioè la mancanze. di vomito e l'emissione dall'ano dei gas e delle feci: però anche semplici pieghetto.menti d ell'intestino po3sono dare la stessa sintomatologia. In quanto a lla cura l'O. é d'avviso che q uando vi sono delle appendiei alterate si debbono asportare, ma allorquando e~s.i sono libere e nulla vi s i:1. che
634:
CO~FERE:-.ZE scm:-.'J'l.l,'ICHE DEGLI o:-;P!,:OALI MILITARI
possa for pensare ad alterazioni entra od intra-appendicolari la riduzione non debba essere proscritta. P ALER:JO (maggio). - Tenente medico BK:-.EDRTTO C.a'FAUELLI: Presenta un soldato ricoverato nel reparto chirurgico, il quale nel dicembre ultimo scorso du rante l'istrm:ione cadde, battendo violentemente la r egione sacrale sul suolo. Venne r icoverato all'o!>pedalc di Messina, ove cominciò ad accuse.re dei disturbi degli sfinter i vescico-rottal i, c:i,ratterizzati de. fenomeni d'iscuria e da coprostasi ed associati a notevole tumefazione della parte. F u dimesso con dia.gnosi di ascesso freddo e con licen za di giorni novantn., durante la quale essendo aumentati i disturbi, ricor,;e a questo ospedale per le oppor tune ::mr& All'esame della regione sacl'l\le si nota une. tumefazione del volume di una mammella, che si estende insensibilmente verso i glutei di sinistra, a superficie liscia, fluttuaute al centro e d i consistenza papi rncea in corrispr,ndem~a dcJl'ultima vertebra sacrale ed aderente R.ll'osso sottostante. Colla palpazione comb,uata s i può constatare che l'ampolla rettale è notevolmente sfia ncata e dalla sua parete posteriore sporge la tumefazione. L'indi,,iduo avverte appena lo stimolo della. defecazione ed urina frequente mente, ma a goccie: sono diminuiti i r itlessi rotulei, ed il pe rineo è sede di una ipoestesia abbastanza manifesti\. Le punture praticate sulla tumefazione non hanno dato cho sangue rosso limpido. senza r lementi anormali. L'O. per la mancanza di caratteri basilari e per il reperto della puntura esclude pos~a trattarsi di un ascesso .freddo, ed esclude pure l'ematoma, perchè dopo 5 mesi dal trauma si sarebbe dovuto avere l'organizzazione de i coaguli: è ind otto qu indi a ritenere che trnttnsi di un tumore a rnpido sviluppo di origine ossei\, o periostea, o paraostale e quindi di un sarcoma midollare riccamente vac;colarizzato. L'O. presenta succl'ssivamen te un altro infermo ciel r eparto chi rurgico rico· vcrato nel febbraio u. s . per fonincolo al mento: coll'incisione si notò che J'asces,o era sottoperiosteo. Dopo alcuni giorni insorse febbre con scollamento del periostio dal mascellare, vacillamento dei denti e tumefazione delle gengive. Mediante iniezioni d i elettrargolo le condizioni generali migliorarono: gli incish·i C'd i canini vennero espulsi ed in seguit'> si elim inò il margine a lveolare del mascellare inferiore corrispondente ai denti caduti, ma si manifestò contemporaneamente unn t111nefazioue in toto del mnscelln re inferiore. L'O. passa in rassegna le varie alternzioni che possono dar e il processo morboso e vie ne alla conclusione che trattisi di osteomielite. la quale colpisce di preferenza nei giovani le ossa lunghe, specialmente nei punti in cui si notano le cartilagini iuxta-epifisaric: ed anche la man di bola, secondo l'O. può considerarsi fra le ossa lunghe. L'ascesso ba rappre~ente.to la porta d'entrata e lo stafilococco piogeno ha determinato i fenomeni gravi generali e locali. I n. (giugno). - Tenente medico BENEDETTO CAF.FARELLI: Il colera. Premesso alcuni cenni sulla morfologia del vibrione del colera e sui caratteri culture.li, 1'0. vi rne diffu~amente rt trattare dei mezzi di trasmissione del germe e delle forme cliniche dell'infezione, intrattenendosi specialmente sulle forme fulminanti. Parla successivamente delle alterazioni anatomo-patologicbe ed in particolare della degenerazione grassa del rene e del fegato ed in g rado minore cli tutti i tessuti e quindi si occupa della vaccin11zione preventiva e dei vaccini di Ferran e di Hnffkine, dimostrando come i pareri dei diversi a utori a l r igunr,1o siano contradditori.
CO'\},'IWE:-.ZE SCIE~TIFICHE DEGLI OSPIW ALl ~IILITARI
635
Parla. infine della diagnosi battùriologica del colera e delle va,·ie prove che si riferiscono all'esame batterioscopico diretto, all'isolamento del vibrione, alla identificazione del germe, sia con le prove colturali che per mezzo delle proprietà biologiche e delle reazioni specifiche dell'agglutinazione e della bacteriolisi, ed accenna da ultimo ad tm nuovo metodo per la diagnosi rapida del colera, ideato dR.l Bandi e basato sull'identificazione e sull'isolamento dei germi del colera agglutinati allo stato nascente. VERONA (aprile). - Maggiore medico GIOVANNI BERNUccr: Su di un caso di ferita d'arma da fuoco del cranio. L'O. espone la storia clinica di un uflìciale, che sparatosi un colpo di revol,er d'ordinanza alla tcmpin. destra, ehbe forati i lobi frontali, fuoruscendo il proiettile intatto tre centimetri indietro della. bozza frontale sinistra. Dopo pochi giorni di stato se1uicomatoso, riacquis tò man mano parzialmente l'intelligenza e dopo 4G giorni di deg en za ambedue le ferite esterne erano complet:Lmente rimarginate. I dist urbi che s i ebbero a rilevare fin da principio furono tutti inerenti alla sfera psichica, con perdita della memoria, specialmente per i fatti recenti, grave confusione mentale, incapac ità di fo1·mulare giud izi alquanto complessi, facile esauribilità, stereotipi1L di motti e di frasi, ecc. Simile sintomatologia non ebbe a migliorare col tempo, sistematizzandosi invece sotto forma. di una frenosi traumatica, caratteristica delle lesioni dei lobi frontali. Dopo quindici mesi dal trauma l'infermo fu preso improvvisamente da febbre altissima, accompag nata dai sintomi di meningite a cutli, ed iu pochi giorni cessava. di vivere. Fu fatta diagnosi di ascesso cerelirnle, ma questa non potè essere confermata per la. mancata. autops ia. L'O. aggiunge altre considerazioni sul non avvenuto esito letale immediato, sulla mancanza di fenomeni di scoppio, sui guasti anl\tomici relativa.mente poco rilevanti, soffe1·mand.osi soprntutto nello spiegare i disturbi della memoria retrograda e la comparsa dell'asresso cerebrale.
MISCELLAN EA Libere docenze. - Al numero notevole e confortante dei medici mili ta.1·i, che con vero sforzo di volontà e con i;acrifici personali, concedendo i momen t i di riposo allo studio, hanno saputo in esso distinguersi, si11.mo lieti di agg iungere ancora i nomi dei Capitani medici Tonietti dottor Pietro e Sertoli dott. Alfonso. Il capitano medico Tonietti ha ottenuta ad unanimità la libera docenza per titoli in otorinola.ringologia nella Regia Università di Torino, presentando numerosi lavori originali di patologia e istologia patologica, di ricerche s u questioni medicolegali, di fonometria e di a cumetria e di rendiconti statistici delle molte operazioni della specialità da lui eseguite. Il capitano medico Sertoli l'ha ottenute. per titoli e per esame in patologia. speciale chirurgica. presso l'Università di P isa. Oltre a molte altre pubblicazioni
63G
)IISCELLAK EA
sc ientifiche egli ha presentato come tesi di libera docenza una bella m onografia sul rinofi ma e snlla plastica cutanea. La lezione pratica ebbe pet' t ema: Forme cliniche ed anatomo-patologich e deJ1 ''1ppendicite. Ai due egregi colleghi vada no le n ostre sentite congrat ulazioni.
Annuario del Corpo Sanitario militare. - Abbiamo pubblicato il quadro di anzianità de l Corpo Sanitario, portante la situazione al 1° luglio 1911. Esso è distribuito g ra tis a tutti gli abbonati, e vendibi le, per i non abbonati, a.l prezzo di L. 2.00. Rinnoviamo in,listiutamente a tutti i n ostri lettori, la preghiera già. fatta l'anno scor so (con voco risultato a dir vero), di rivedere ciascuno a ttentamente le indic:a.zioni clic lo riguardano, e di indicarci gli eventuali errori, tanto quelli sostan:dnli, come nnche i semplici errori di stampa, lii Congresso Nazionale delle malattie professionali. T orino, 13-lG ottob l'e 1911. In ocrasione dell'Esposizione 11,vr à luogo n. Torino ne i giorni 13-lG ottobre il III Co11g resso J\azio11ale delle mala ttie profes~ionali. I temi scelti per le relazioni !:'Ono i soguenti: J. Patologia polmonar e da i11a Iazione di polveri. R e In tori: P rof. Devoto; dottor Cesa. Bi;1uchi (ì\lilano). - II. Dìn~nosi emaLologica delle malattie professionali. R elatore: P1·of. C. Biond i ($iena). - IIL Il volume del cuore n ello sforw e n ella fatica. Relatori: P rof. Bortolotti (Torino); dot.tor Tari.bi ni ( Modena). - I V. Le n euro~i trnunmt iclie. Relatore: Prof. Enrico Morscll i (Ge nova). C ifre a queste r elazioni ;:aranno poste all'ordine del giorno del Congresso, per il loro svolg imento e discuss ione, le comuni cazioni degli aderenti che ne invieranno il t itolo non più tar di del ;I() settembre. Sede del Comitato, Via San Massimo 2-1
Movimenti arrenuti nel Cor~o ~anitario e nel Personale Farmaceutico (D~lla <lis,11'11sa 2,• alla 33• ,fol Bolll'/tino ulficill le d elle nomine).
Ufllolall lo servizio permanente . R. d ecreto 21 1na9yio 1911.
VE:--1-:rw:s1 Carlo, tenente medico o s pedale Ravenna. - Collocato in aspet ta tiva per motivi di famig lia., per un n,nno, dal 1° giugno Hlll. Delerm.inazione mi,iisteriale 8 9iu!)110 1911. CAuEoou Alberto, capitano medico 11G fanteria. -
Trasferito legione carabinieri Cagliari. P o,rnu Piet ro, t enente m edico 3 artiglieria fortezza (costa e fortezza). - I d. 4G fan t erio.
llOVThlEXTI AVVENUTI ~EL CORPO SANIT. E NEI, PERS. FARMACEUTICO
!i37
R. decreto 4 maygio 1911. cav. Giovanni, colonnello medico direttore sanità IV corpo armata. Collocato in posizione ausiliaria, per ragione di età, dal 10 maggio 1911.
CREMA
R. dec1·eto 18 maf!gio 1911. VERRI cav.
Luigi, colonnello medico direttore ospedale Alessandria. - Esonerato dalla carica controindicata. e nominato direttore sanità militare IV corpo armata dal 18 maggio 1911. VIOEDOMINt cav. Matteo, tenent.e colonnello medico direttore ospedale Cava dei Tirreni (Salerno). - Promosso colonnello medico e nominato direttore ospedale militare Alessandria dal 18 id. Determinazione ministeri,;ile 2-2 giuv110 1911. ÀNDREINI Alfredo, t·apitano medico 22 fanteria.
- Trasferito ospedale Chieti. Guido, t,enente medico 13 artiglieria campagna (a disposizione Ministero interni). - Cessa di essere a disposizione come contro dal 20 giugno 1911.
L APPONI
B. decreto 11 giugno Ull 1. DE PASQUALE .il1donino, tenente medico 72 fanteria. - Dispensato, per sua domanda, dal servizio permanente dal 1° luglio 1911 ed inscritto col suo grado e con la sua anzianità fra gli ufficiali medici di complemento (distretto di Messina). R. dec1·eto 18 yiiigno 1911. FASANI Francesco, tenente medico ospedale Perugia. - Collocato a disposizione Ministero affari esteri, dal quale percepirà gli assegni e le indennità spettantigli dal 9 luglio 1911. Prenderà imbarco a Napoli per il Benadir il 9 luglio 1911. Delenninazione ministeriale 29 giugno 1911. TKMPESTA Francesco, capitano me:lico 23 artiglieria.. campagna. - Messo a disposizione del Ministero de ll' in temo, dal quale perciperà gli assegni e le indennità spette.ntigli dal 24 giugno 1911. 'VISALLI Paolo, id. ospedale Palermo. - Trasferito ospedale Messina. FKRRAR1 Pietro, id. reggimento Genova cavalleria. - Id. 25 fanteria.
R. decreto 21 maggio 1911. GERUNDO c11v.
Giuliano, tenente colonnello medico direttore ospedale Padova. Esonerato dalla carica controindicatn e nominato dirett.ore ospedale militare principale Cava dei Tirreni (Salerno). STEN'ENONI cav. Ettore, id. ospedale Novara. Nominato di.rettore ospedale militare principale Udine dal 1° !aglio 1911. T:RoltBETTA cav. Edmondo. id. scuola applicazione sanità militare. - Id. id. id. Padova e comandato scuola ap1ilicazione sanità militare.
608
MOVIMEXTI AV\'EXCTI è\El, CORPO SAXfl'. E N KL, PERS. FARMACF.U'l'ICO
Deterniinazio11e mini1Jleriale 6 luglio 1911. .l\:fAHZO('Clll cnv.
F aliio, maggiore medico os pedale F irenze. - Trasferito ospedo.le fl1:n·enna.. C1A cc 10 Y ifo, tenente medico infermeria. Trapani (a. disposi1.ione Ministero interni). - Ha cessato d i essere a disposi;done come contro dal 29 giugno 1911. R. d1•c reto 1 l11glio 1911.
J seguenti ufficinli medici s ono promoss i ,11 grado supe riore, con anzianità !N giugno 1911, con decorrenza. per gli assegni da.l 1" luglio 1911 e con In desti· nazione per ciascuno ind ica ta: Maggiori medici promoss i tenenti colonnelli medic i: P1tONO'I'TO cav. B enedetto Su/pizio, ospedale Nova ra. Continua come contro. T o ~rnASINA cav. 3Iario, id. Torino. Des ti nato os pedale Genova. Capita ni medici promossi maggiori medici: SA STORO cav. Giuseppe, o, pedal., Bari. - Continua come contro. AL'I'OBl!:f, 1.1 cav. A.lberfo, is pettorato sanità. militare. - Id. id. (a scelta ecceziom1le - articolo 2o della legge d'11 vanzamento). -CR ISl'O cav. Ubaldo, 4o fanteria. Destina to os pedale Cagliari. Tenentl medici promossi capitani medici: P1c o 10 ;: Bartolomeo, 24 artig lieria campagna. Destina to 5 bersaglieri (dichiarato promo vibile a scelta). Vi::cc n10 l\E Adolfo, reggimento artiglieria a cavallo. Id. 6 11rtiglieria fortezza (cost11 e f'ortezzi,). Determinazione ministeriale 12 lugllo 1911. DE V1011.11s cav. R a ffaele, tenente colonnello modico ospedale Ancona. ri to ospedale Bologna). RF.cc1110:-10 Ell01·e 1 cnpitano medico 5 bersaglieri. -- Id. id. Ancona.
Trasfe-
R. d ecreto 8 yh1gno 1911. CAPOBIANCO c11v. Dome11icoanlonio, maggiore medico ospedale Verona. -
Collocato
in J)OSizione ausiliaria per ragioni di età., d>ìl 14 giugno 1911. D eterminazione minis teriale 20 lHglio 1911.
Camillo, tenente medico 2 g ranatieri (comandato scuola applicazione sanità militare. - Cessa di essere c;.0mnndato come sopra e comandato deposito allevamento cava lii Grosseto fino al 1° noYembre 1911.
BATTIS1'1Nr
ll. decreto 2'2 gi11g110 1011. C1P1HA:S-O cav. Luigi, maggiore medico os pedale P ulermo. -
Collocato in posizione
nusiliaria, per rag ione di età, dnl 3 luglio 1911.
Farmaolatl. netenninazione m hli11teria le 27 l uglio 1911. G um1 Gio. fla tti:;ta, fnrnrncista di 1" classe, farmacia centrale m il itare. -Trasfe-
r ito ospedale milita re KoY11.1·a
MOV! MENTJ A \"\'E~GTI NEL CORPO SA:-111'. E XEL PER8. FA R~!A CE UTICO
639
Farmaolati militari dl complemento. R. decreto 5 gennaio 1911, s1i proposta del ministro <lell1 inter110. P tETROCOLA F rancesco Saverio, farmacista di 3• classe, direzione sanità IX corpo
armata. -
Nominato cavaliere nell'Ordine della Corona d'Italia. Decreto rni11i~teriale 3l maggio 1911.
G .&TGNANf Eugenio, · farme.cista
di 3' classe, d is tretto Ccfalu, direzione sani ti\ Richiamato in servizio, per tempo indeterminato, all'ospedale militare P alermo dal l" gingno 1!111. CREMISINI Edyardo, id. id. s• id., id. Perugia. id. id . IX id. - Id. id. id. :i.ll 'o~pe· dale militare Livorno dal 1° id. X[l corpo a rmata. -
ONORIFICENZE.
Ricompense di benemerenza concesse a militari dell'esercito che si segnalarono per operosità, coraggio, filantropia e abnegazione nel portare soccorso alle popolazioni fu. nestate dal terremoto del 28 dicembre 1908. ELENCO
SUPP L ETIVO
R. dec1·eto 2i rnaggio 1911. 1\IElOAOLIA o'ono.
Al corpo sanitario militare. M1N1c1 cav. Eugenio,
tenente colonnello medico direttore ospedale Messina. commutazione della medaglia d'argento.
In
MEDAUL 'A D'ARGE::-ITO. VIRDIA cav. Tommaso,
maggiore medico ospedale Roma. - In commutazione della rr..edaglia di bronzo. MoRo Tito, capita.no medico 1° genio. P ASINO Eligio, id. 2° genio. D1 GIACOMO .lAtigi, id. ospedale Bari. - In commutazione della medaglia di bronzo. F10RENTINI Emi lio, id. direzione sanità VIII corpo armata.. Id. della menzione onorevole. P APALE Raniero, tenente medico ospedale Napoli. - lcl. della medaglia di bronzo. Fiz Riccardo, id. milizia territorinle. MEDAGLIA DI Bno~zo. B -AYON Edmondo, capitano medico brigata ferrovieri. GERBA.LDI Gioi:anni, capitano medico S4 fanteria .
fì4()
~IOY1MENT1 AV\'ENUTI NEL CO RPO SA:SIT, i,; NEL PXRS. FARMACEUTICO
ME:SlllONE ONOREVOLE.
CARINù cav. Tommasi110, tenente colonnello medico ospedale Palermo. - In commutazione dell'encomio solenne . MrnAGLIA F:iistacchio, capitano medico 19 fanteria. - Id. id. id. MAXC'tONE Ltiiyi, sottotenente medico di complemento. Excomo SOLENNE. G,urnrno Gustavo, tenente colonnello medico direttore os pedale succursale Parma, ANNINO Beniamino, capitano modico reggimento lancieri di Milano. INFANTE Carlo, id. os pedale Napoli. F1on1;;NZA l!fnazio, tenente medico 3 artiglieria coste.. LA ROSA Gaetano, t enente medico complemento distretto Me.~sina. L UCRETTJ Carmelo, sottotenente medico id. dir ezione sanità XII corpo armata. N1COLOSI ]1,fauro, id. id. distret to Catania. TROPEA Santo, tenen t e m edico milizia territoriale direz:one sanità XII corpo armata.
Bouol.& 4 'applloaslone 41 •anltà mllltare. MEDAGLIA D' A RG ~,l'.TO.
TnoMBE'rTA cav. E dmondo, maggiore medico. GALLIA Amelio, tenente medico. - In commutazione della medaglia di bronzo.
Defunti. ALESSIO A 11tonio, tenente medico r iserva, distretto Cuneo. - Morto a Co.ramagna Piemonte (Cuneo) 1'11 febhrnio lHll. DE AsOELlS cav. Laz.?aro, tenente colonnello m edico riserva, distretto Roma. Id. a R oma, l'll id. NtCCOLI G,ino, sottotr.nente medico di complemento, distretto Firenze. - Id. & Siena, nella notte dell'll al 12 id. DE L UCA Giw1Pppe, tenente m edico di riserva, distretto Cosenza. - Id. a S. Giovanni in Fiore (Cosenz11,)1 il 4 id. DE LUCA Costantino, maggiore medico in aspettativa per infermità non provenienti dal servizio. - Id. a San Giovanni a T educcio (Napoli), il 24 luglio 1911.
JI Direttore
Comm. CLAODIO SFORZA, maggior generale medico. rl Rcda tton~
Rrnou·o L1v1, tenente colonnello medico. (8~1) -
R,1111a. 1911 -
Tip. K. Vo~hera.
Le lesioni t r t\umatiche d e i centri n ervOBi. Memoria o no rata del premi , Riberi. - R oma, 1900. Un volum e d i pag. 320. Prew;o ridot to. L 3 60 8 T OBZA e G10LIAR&LLJ. L a m alaria in I talia. Opera onorata del 1° p remio al concorso Riberi. U n volu me con 7 g ra n d i tavole c romolitografich e. Roma, 1885; prezzo ridotto . 1 3 T o 1111:LLIN-i. Delle malattie più froquentoment.e eirrnilate o provocate dogli insr rit ti. - Homa, 1875 . 3 60 S""LlNAlU. -
!W, Il -
Per l' acquisto dalle opere s op raindicate i,wlare commission i e vag lia all'Amminls trazlone
del Giornate di medicina militare v ,a XX Sette mbre Roma.
A ltre pubbllcaz lont 11u:clicu -mititflri :
A. Sswror,1, capitano medico, libero d ocente d i patologia spccmle cbirun;ico nella R. Un iversità. d i Pida. - Cont ributo ,~Ilo studio ciel rinofima o ricerche iRto· l ogiche sui trap ianti di cuto secondo Wolfe (con 18 tavnle) - Li\'oruo UH l, Officin o gm!iche Ch inppini. (\leudibile p l'esso l'Autore, Ospedale Militare d i Livorno). . L . (i T E STI F 1U..NCESCO, t en ente colonnello medico. Ricordi d i microbiologia puro e d applicata,. - Un voi. in 16° di pag. 408. Firenze, H.106. ( Veudibile prosso l'A u tore. scuola d'0,pplic11.7jone di sanità m il iture, Fironzo,. f) l o. I D. - Le mala ttie infettivo diffusibili più frequenti o ol sokl1.1,to italiano. Nor.iooi di epidemiolog i!\ militare. Un voi. in so grande di png. 298. - F ironze , 1907. (Ven dibile presso l'Autore. scuo la d 'applicazione di sanità m ilit.aro, Firenze). » 7 Io. 10. - Le g mnrli epido, oit, esot1ch!\. Colera, peste o febbro gialla., - .\Iil!l.no, U lrico H oepli cditu ro, (~[anua li H ot'pli) • 2 Vrn.DIA T o~uu so, maggioro medico. - Il consulonte Sanitar io, Guida praticu por con oscere e curnre lo rn.ilattio in assenza del medico. III Edizione. Un v o i. cli pe.g. 410 ; e leg,mtemontc r ilagato in tel!\ .Rocca San Casciano. .L. Ca ppelli 1899. (Vendibile presso l'Autore, vii\ :,,;o,potoono IlI n . 70, Rom11). • :I D E SA.R.LO F.u,,ENIO, capitano medico. - Lo forite prodotto dalle ruo,loru(' armi d a fuoco da guerra, o:10l11se lo artiglierie. - H1wonna, Hll 1, Tip. R1ivognnna. (Ven dibile presso l'Autore. ospedale militare ri i Livorno • 10 F1t11.11ABt L itr,U Fn,\..'<OESCO, c,,pitnno rJ1edioo. - Manuale di bromatologia poi modici m iU tari. - F irenze, 1906. Un voi. in 16° di pag. 4S4. (Vendibile prOSi!O l' A u to re in Firenze, scuolt1. d 'applicazione di sanità militare). • 5 htnuu.co P1ETRO, tt>nontt• gon e rnle med ico. - 8ull'nz.ione deg li a t tuali fucili da guerra. e spociaJmonte del fucìle italiano di piccolo cnlibro, in coo,fronto con q ue ll o d i medio calibro. /Studi sperime nto.li, con 15 tav. di fotografie e radiografie ri· prodotte in fototipografia).- Roma, 1903. (Vendibile presso la 1'ip Voghera ).• 4 l o. m . -· Le ope.r az io ni µiù fre q\lonti ne!Ja chirurgia cli guerra con 112 figu re intercalato nel testo. - F irem:e 1898. (Vendibile presso la L ib. Bernardo Seeber Firenze) . ~ 8 JANDC1Lo COSTANTINO, colonnello med ico. Oftalmoscopia ed ottica o culistica. Manuale teorico-pratico. U n v oi. in 8° con 8 2 figure e 12 tavole. - Napoli, etnbilimento tipografico FtJrranto, J905. (Vendibile presso l'Autore , Roma , via Principe Amedeo 47 ) 8 M ANOìANTJ Ezio, colonnollo medico L o agomboro a cq uoo d e i foriti n ellll valle dol Po ( 1889, JSOS. l!lOii). •resto e progeuo con illustrazioni, premia.t i con d iploma d ' onore all' Esposizione intoroazionnle di lllifano I 906. (Ve n d ib ile presso l' Autoro. d irw~ione sanità militnre) . 4 lo. ID. - Esercito e t\lborcolosi. (Notizie. - Profilassi attualo. - Età ùolla chia mata. - F ormo biennale. Abbassa.mento della statura\. Relaziono al congresso nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . · • 2 8 .i.Ll.N.un S.i.tVATORE, maggiore med ico. ·- L'anntornio e lo ch irurgia operatoria d e lla m nn:libola o dello parti molli ohe la rive~ton o. - ~opoli. UJ06. Un vo i. in 8• di pag. 130, con 58 figure iut-Orcalato nel teslo. (Vendibi le presso l'Autore, Corso Vittorio F.mruwolo 386. Knpoli) • 3 ID. U>. - L a chfrurgia delle vio biliari. )[erooria ooornta di un nttt>!>Lflto di lode della Società medico-chiru r;::ica di Dolorna. - Bolr,gna, 1!!03. u n voi. in 16° di pag. 198, (Vendibile presso l'Autore, Corao Vittorin Emanuele 386. ~ n poli). • 1 8 .&NTUCOJ S'J:E.FANO, maggioro modico, Jiborn do,·ente di oftahnolo;::ja e di clinica. oculistica n ella Rogin Uni\'drsità d i Torino. Stutlio sciontilico pra.tico s ui traumatismi oculari. Voi. d i 2!2 pni;i.ne con ! G tavole contenenti 63 m icrofotografie o con prefazione Llel pro[wsor C. R1;,,10:,ru . direttore dolla Reg ia clinica oculistico di Torino. - Roma, Enrico Vo,;hem 19ù6. (Vendibile presao la t ipografia Enrico Voghon,, via P o 3, Homa, . . . . . . . · • 4 R . RIV,\.tTA, capitano m,•dico. - ,\(nlt1.ttio p roic'!<$Ìo11ali od infortuni dol la\'Oro ne lla vita cil,;le e n ella vita militurl'. Hoc<'a S. t:ascilrnO 1008. (Vondibilo pr esso l'autore, 11 ° rec:,;im<•nto funt.:ria, F'orlì). ~ 5 -
GIORNALE DI
MEDICINA 1tflLITARE Direzione e Ammlnls!raz: Via Venti Settembre (Palano del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI AUBON.AJlENTO. 1° Il Giornale di medicina militare !'li pubblica l'ultimo giorno di ciascun m ese in fascicoli di 5 fogli di ·s tam pa. 2° L'abbonamento è a11nuo e llecorre dal 1° genuaio. 30 11 prt:'zzo dell'abbonamento é:
P er I' Italia e la Colonia Eritrea Per l'Estero • . . • . . . .
.
L. 12, • 15,-
i· in Italia .
Un fascicolo separato costa ·~a ' 11, E~s t er o.
• •
1,25 1 ,;=;o
4° L'a!>bonamento non disdetto prima del 1° dicembre s'intende r innovato per l'anno successivo 5° I signori abbonali militari in effettività di servizio possono pagare·l'importo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). 6° Ai librai si fa lo sconto del '10 °10 , ma soltanto.per gli abbonamenti delle persone e degli enti non militari, che non possono fruire della facilitazione di cui al n. 5. 7° Le spese per gli estralti e quelle per le tavole litografiche , fotografiche, ecc. , che accom pag11assero le m emorie, sono a carico degli a utori. 8° Gli autori delle memorie potranno averne gli estratti facendone richiesta all'alto n.ell'invio delle bozze corrette . Gli estraLti !'<Ono di due ti pi : TrPo ..4.. - 0011 copertina in bianco, senza frontespizio, e colla impaginatura e numerazione del fascicolo. TIPO B . - Con copertina s tampala, frontespizio, impaginatura e numera· zione speciale. Il prezzo è r egolato da lla seguente tariffa : P re zzo cl.i o:la.8ou.n :fog1:lo di. stampa.
- ===~=== =~~=~=-~~-~~-=--=====-==Per NO.MERO D ELLE COPIE 25
50
100
200
ogni centinaio oltre 200
•i .6,60
6,7,60
6,60 9,-
10,13,60
3,80 4,80
TIPI DI ESTRATTI
T ipo A . . . Tipo B .
Gli estra tti rninori di un foglio s i coDlano come foglio inlero per le ordi • nozioni di 100 estratti o meno. Per 11uel!i che superano un foglio, le frazioni in più, che non super ano il mezzo foglio, si contano come metà, pur c!iÀ però l'ordinazione non sia inferiore a 50 copie. P otranno aversi e!llratli in carta e formalo di versi, previi accordi personali tra gli Autori e la Tipografia. 9° l manoscritti non si r est1tuiscono.
Glotnale .. madlclna 111n11are 18&1-181-4 laloni&le lfledlco del Rallo Eeerolto e «wla Resta Mo.r{na • 11811 18011 a,oraai. n,ecjiao w it.ilo -...otto 1800-1001
ANNO LIX - 1911
30 S&TTEMBRB
SOMMARIO
...
l'Df.
........... . . 81. . .&1.I IT&UA•I
s•
... IC•Tmat.
(V, l'IMu, ..,,.ftlfffllo dfUG ,op,rU,14).
-~-
'4(
IN Di.CE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI IHVISTA MEl)ICA.. Frugonl e L•idl, - Di alcuni rilievi topo-termomatrici nella tubercolosi polmonare S11a1n, - Meningite cerebro-spinale e sierolerapia . nl VISTA DI OCULISTICA. Tho111pstn. - Il trattamento operativo della miopia elevata . Traqualr, - Il trattamento delle cheraUtl purulente con l'looloforesl dl zloco Perrod. - Disturbi ocnlari nelle fratture del mascellare superiore. Pa11,r1. - Studio clioi co ed anatomo-patologico ., ulle cisti sierose spontanee dell'iride
Untllcaz,ooe della notazione dei meridiani dell'astigmatismo . RtVISl;A DI MALATTIE VENEREE E DELLA. PELLE. Kromayer. - l i trattamento cronico della aifllfde col • 606 • secondo l'esperienza fatta su 100 casi. Ruta. - Studio cliojco su I sitlloderml zosteriformi con contributo di un caso non comune a localmaz:ione facci:ile e lombo addominale Plnart. - Autolnoculaz.lonl spontanee e sperimentali di si Alomi iniziali. l(&JII. Sulla reazione cutanea presentata dai slOloderml negli individui trattali col , 600, e suo significato .
Pag. 693 696
.
697 69. 699
700 1'01
'j'O)
703 7U5 706
RIVISTA DI MEDICINA LEGA!.t:. RandoH. - L'ernia inrortuo!o o malaWa? . Ruganl. - Dell'incontinenza recale e d~ll'incontinenza urinaria nell'infanzia.
,~
RIVISTA I.li TECNIC! K SERVIZIO MEDICO MILITARE. Trounalnt. - La direction du servlce do santtl eo campa11ne • Fu11aJoll. - Organizzazione del serYizio medlco-psi.c hlatrlco nell'esercito.
i 08 709
706
RIVISTA D.'IGIENE GENERA LE E BATTERIOLOGIA. Muzio. - Tripoli visitata da un medico Lhommt. - CooJerenza internazionale slllla peste, tenuta a Mokden n~IJ'aprlle t 9 11
i tO il'!
IU VISTA BIBLIOGRAFICA. CurL - Manuale ,11 oclilistica pratica, per i medici e gli studenti.
;u
NECROLOGIO.
Giovanni Ostino. CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITA[I[ MOVIMENTI A\'VENUTI NEL CORPO S.\NITARIO E NEL PERSONA.LE FARMA CEUTICO
;1& 716 71g
Pubblicazioni vendibili presso I' Ammlnistraz, del II Giornale di medicina militare ,, VtA
xx· Sl1TT8'1DH11, PALAZZO DKL M1Nl :<TBRO DSLLA GURR8A
Antropomelria mili.lare. - Risultati ottonuti dallo spoglio d10i fogli sanitari delle cl888i 1869-1863; dJJO volumi io 4° con atlante Voi, l (Dati antropologici ed etnologici) con Atlante della geografia antropologica d e U' Italia. - Roma 1896. . L. 18 Voi. Il (Dati de mografici e biolugici) - Roma, 1905 • 6 B.illO!'FIO o S1t0RZA. Compendio di chirurg ia di guerra compilato sulla storia medico-chirurgica della guerra di secessione d'America . - Roma, 1888 4 volumi, prezzo ridotto • 5 50 BERNARDO e Bni::zz1. Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra. Memoria p rem iata e l concorso Riberi. U n volume d i pag. 276 con molte Bgure e t avolo grafiche. - R oma , 1905 . • 3 5U CASAnun. - La fstica nelle vita mili tare. Memoria p remiata nel concorso Riberi 1904-1905. U n v o lwne d i pag. 330 con 65 figure. - Roma, 1908. . . 6 lo. Lo malattie o g li infortu ni nella vitn militare. Memoria premiata al co:mcorso Ribcri 1905-1006. On volu me di pag. 402 co n tavole grafiche e statistiche.- Roma, 1908 8 CtlSAt<r. Esposizione sommaria dell'ordinamen to e fundonamento del serl 50 viz.io sa::iitario in carnpogna pres~o l'eaercito italiano. - Roma. 1906 .
1\/J EMORI E
O RI G I N A L I
Le scatolette di carne in conserva in uso presso il l'er il dott. Alberto Altobelli, mn1r~iore med ico, li boro docculo d' igic>no
• l.'nrt <le In gu,•rre 11·est ri rn ,ang celui ile !aire su l>sister le sol,lat •. VACA.A.~.
L'alimentazione del soldato. Necessità delle conserve di carne in campagna.
Non v'è chi non ricon osca quale impor tante compito spetti allA. alimentazione pel bene.sl:iere del soldato. Anch e coloro, che non si occupano di quistioni militari, sanno che l'a limont az ione del soldato è tale un argomento, che merita sempre un o studio accnrato e perseverante. La fisiologia e l'igiene insegnano che la fon -:a, l'energ ia di ogn i individuo, in condizioni normali di salute, dipendono in gran parte dal modo com'egli si nutrisce. È ovvio quindi che per conservare al soldato in tutte le contingeuze, iu cui viene a trovarsi, il suo valore fhico, gli si debbano somministrare alimenti, che per qnalitù e qnantitiì siano adatti e sn//icienti al suo organismo. Com'è noto, gli elementi che entrano ne lla composizione dei ci bi, sono i proteidi, gl' idrocarbonati, i grassi e le sostanze minerali. Ai primi e alle ultime sono rise rvate la formazione e la rein tegrazione tlei tessuti; ment re gli idrocarbonati e i grassi e in minor grado, i proteidi stessi forniscono l'energia potenziale, queli'a cioè che si traduce in lavoro. muscolare. Con altre parole; a rifare le celln le, che nel lavorìo quotidiano :;:i logorano, a protlnrre il calore, che mant iene costante la temperatura del corpo, e finalmente a sviluppare l'energia, chfl cont1~uamente si spende, occorrono precisamente tutte le suddette sostanze m adeguate proporzioni . . 11 nostro organismo, nel funzionare, usa anehe i suoi elementi ·costi t u ti vi, ed a qnest/uso incessante, · · n l t1ma · · · s1· nso · Ive 111 · c I10 10 ana11s1 s un con umo, deve corrispondere una riparazione n on solo incessante,
GJ:2
LE SCATOLETTE DI CARNE 1:,; CO:>sERVA, ECC.
ma equivalente. Vale quanto dire, l'organismo umano, per compiere da una parte le sue funzioni vitali senza disturbi e dall'altra per nulla perdere, ha bisogno d'introdurre alimenti. I wuscoli, che sono organi destinati alla. produzione del lavoro, vanno soggetti, per l'a;,:ioue delJo stesso lavoro, a distruggersi; e la sostanza albuminoide, che ne è il substrato fondamentale, non trova la sua sorgeute di riparazione che nell'albumina alimentare. Non vi è attività dell'organismo, la q uale si espl ichi diretta.mente o indiretta· ment,e, senza un correlativo consumo di alimenti; ne consegue che, se q uesti mancano o sono insufficienti, l'organismo fllnziona a. spese delle proprie sostanze. I cibi non sono semplici mezzi di compenso; sono altresi una fonte d'energia potenziale, che serve alla produzione del calore e del mo-vimento. Rotto qnesto punto di ,ista calza bene a proposito il paragone, che ordinariamente si suole istituire, di considerare cioè la macchina. animale come la macchina a vapore, dicendo che gli alimenti sono per la prima ciò che il carbone è per la seconda. Ma continuando nel pa· ragone (sebbene in questo ca.so, come giustamente osserva. il Di Vestea, esso non corrisponda del tutto, è da tener presente che, come nella macchina a vapore si rimedia agli effetti del lento logorio delle singole sue parti in rame o in acci aio, sostituendole con pezzi dello stesso metallo, così pure ne lla m1:1,cchina anima.le, data. la. forte percentuale di materia azotata esistente nella massa del corpo, specialmente in forma di albumina, le perdite cosi dette integrali non possono com pensarsi altrimenti che fornendo cibi ricchi di principii azotati. Adunque l'albumina si sostituisce con l'albumina; e la quantità di essa assolutamente neces~aria dicasi albu1,iina di conservazione. Solo quando si è fornita all'organi smo l'albumina di conservazione, le so· stanze alimentari possono esattamente sostituirsi l'una all'altra, secondo il valore calorimetri co o isodinamico, in ragione del loro contenuto in energia pote1rniale. L'albumina, dice il Rubner, è la sostanza più necessaria; quella. che contiene il segreto del la vita. Essa è come morta, prima di entrare nell'organismo; ma, appena viene a contatto delle cellule, si anima., si fa quasi creatrice di nuova vitalità; senza di essa nessun organismo potrebbe vi vere. Nell'economia della nutrizione i principii alimentari quanto più si rassomigliano, per la loro struttura, agli elementi più semplici dell'or· ganismo, tanto maggiormente riescono utili ed efficaci. Non v'ha. dubbio che l'idl>umiua animale, che noi ingeriamo col nostro regime abituale, a differenza di que lla vegetale, si av,iciua molto più per la sua strut-
LE SOATOLETTE DI CARNE lN OONSF.RVA, E CC,
643
tura all'albumina, la quale autra nella costituzione àal nostro organismo; donde deriva, a ma para, la. superiorità dal regima carneo e forse anche la necessità di esso. Ma. nou basta. che nn alimento sia ricco di principii nutritivi; bisogna. ch'esso sia pure facilmente digeribile. Il coefficiente di utilizzazione di un cibo, ossia il rapporto fra la quantità. ingerita e la quantità. assimilata, dipende molto dal grado di digeribilità. Li tale coefficiente, che varia da cibo a cibo, si deve tener gran conto nella nutrizione. Un alimento può essere ricco di questa o quella sostanza nutritiva, può anche contenerle tutte insieme in forti proporzioni; e, ciò nondimeno, il suo valore 11.limt'ntare essere mediocre, perchè l'organismo non riesce ad assimilarlo che in piccola parte. Ora si sa che il coefficiente di utilizzazioue dell'albumina animale è molto superiore a quello dell'allmmina vegetale. Ammesso infatti il basso coefficiente d ' utilizzazione dell'alhumina vegetale, è evidente che l'organismo, per procurarsi tutta l'albumina necessaria, debba consumare di cibi, provenienti dal regno .vegetale, nna gran copia. Si spiegano così le difficoltà del vegetarismo puro, senz'altra aggiunta di prodotti animali; ma il ,egetarismo inteso in senso assoluto è, secondo i fisiologi e gl'igienisti, un'utopia vera e propria! Le nozioni della composizione chimica dei . cibi e del coeffioiente di utilizzazione, nonchè lo studio anatomico dell'uomo dimostrano che la migliore alimentazione è quella mista, la quale è adottata. dalla maggioranza dei popoli civili. Sta poi il fatto che l'uomo non può fare a meno di sostanze albuminoidi, le quali gli sono indispensabili per riparare a.l consumo dei tessuti; e poichè queste sostanze si trovano in forma. più digeribile e più assimilabile nella carne e nei prodotti animali si spiegano, e, dirò anche, si giustificano le nostre abitudini, le quali, anzichè cessare, andranno sempre più diffondendosi ed imponendosi nel mondo. Senza dubbio la preferenz:1. per la carne ha le sue ragioni. Non è ta.uto i l desiderio dell'albumina in essa. contenuta, che induce l'uomo a preferire quest;o cibo, quanto il suo sapore gradevole, la rapida. prepara zione culinaria ed infine la grande varietà delle pietanze, le quali -0on essa si possono comporre. La carne contiene inoltre d~lle sostanze eccitanti, cosi dette estrattive, le quali esercitando la funzione di tonici nervini ed avendo quindi un'influenza anche sulla circolazione, finiscono per produn-e in tal modo un senso di benessere. Insomma la carne possiede ottime qualità; è un alimento molto nutritivo, facilmente digeribile, poco voluminoso e un efficace stimolante dell' appetiLo.
64-.l:
LI,; SCATO LETTE
I) !
CARNB DI COX SERVA , E C'C.
S i sente sovente a ripetere che i popoli, i quali mangiano più carne, sono anche più attivi e intra prendenti. L o stesso Virchow ebbe a dire che, esaminando la storia dei popoli civili, si trova. la conferma come le più grandi opere della razza umana si devono a popoli, i quali praticavano o pra tica.no l'alimentazione carnea. Ma a questo proposito mi sia permesso d i osservare che i due sistemi, il vegetariano e il carneo, peccano entrambi cli esclusivismo, e, pr esi separatamente, sono difettosi e l' uno e l'altr o. Soltanto la razionale fusione di essi può dare all' uomo quella nutrizione, che vale a mantenerlo sano e forte, preservandolo quindi da non poche infermità-, causate da un male inteso regime alimentare.
• ** Molti di coloro, che in questi ultimi tempi si sono oc.:cupati della alimentazione del soldato, hanno sostenuto la nece.;;sità di variare la razione secondo la statura, il peso del corpo, il clima , la stagione e, specialmente, secondo il lavoro, che il soldato è chiamato a compiere. P er regolare convenientemente l'alimentazione del soldato, sia per la qualità, sia per la quantità, si deve tener con to d i parecchie circostanze; ma sopratutto delle condizio11i organiche e del genere di la ,oro, cui egli è sottoposto. In tosi generale bisogna convenire che i diver si tipi cli r azione, fi ssati nei varii eserciti, corrispondano abbastanza bene alle esigenze della fisiologia. e dell'igiene, massime se le derrate vengono adoperate con economia e con intelligenza. Una curn ed un contr ollo rigorosi sono assol utamente indispensabili, affiuchè la preparazione del rancio sia. variata, e di più riesca di p ieno gusto alla t ruppa. Il segreto consiste nel sapere utilizzare tutto, senza n ulla perdere ! Questo principio d i economia domestica è da applicarsi non solo alle fam ig lie; ma, a più forte ragione, alla grande famiglia militare. T utti concordano nell'ammettere che uno dei coefficienti più importanti dell'esito d i una. guerra è il servizio d i vettovagliamento delle trnppe. Come ho accennato fin da principio, il solrlato per resistere alle fatiche ha. bisogno, specialmente in campagna , d i cibi nut rienti 1 i quali debbono essere pure faci lmente digeribili, g raditi a l palato e poco volu· minosi. Fra questi cibi la. cR.rne tiene il primo posto; donde la necessità che la carne entri a far parte come elemento essenziale, nei vari tipi di rn:,;ione, sia in pace, sia in guerra. E poichè oggi è cli'\"entato d i mocla. trarre insegnamenti dalle mer avigliose vittorie nipponiche, le quali, come con arguto spirito rileva il Matiguon, a piacere degli stuc1iosi, servono ùi prova arl una quant ità di teorie, militari, politiche, religiose ed anche alimentari ... non è fuori
LE SCATOLETTE DI CARNE IX C'OX,-ERVA, ECO.
645
di luogo il ricordare che la razione pel soldato giapponese, oltre il riso, i legu mi, le salze, il sale, lo zucchero, il thè, l'acquavite, comprende : grammi 150 di carne in conserva, oppure grammi 187-287 di c~rue fresca con osso, o grammi 150-225 d i carne senz'osso. Non è affatto vero dunque, come da certuni si è preteso, che la battaglia di Mukden abbia segnato il trionfo del vegetarismo giapponese contro il carnivorismo russo. Dal citato l\utore infatti apprendiamo che prima i Giapponesi consumavano molti alimenti idrocarbonati e poca carne macellata ; giacchè antiche massime di morale buddistica vietavano di mang iare carne di quadruped i. Da un certo tempo però, in previsione della guerra, il regime alimentare dell'esercito aveva subito delle modificazioni. Si_ disse: rneno alimenti iclrocm·bonati e più alimenti azotati. Per altro già da venticinque anni un tale precetto si era applicato per gli equipaggi dell'armata, vincendo in tal modo il beribbri, che prima vi me· uuva strage. Così pure si volle fare durante la guerra in ì\Iancinria; ed i risultaLi, a vero dire, sono stati tanto~eccellenti che la caroe attualmente entra nella composizione della razione quotidiana del soldato giapponese. Il mentovato .Matignon riferisce che l'esercito giapponese fece gran consumo di carni fresche e in conserva. Negli accampamen ti stabili le carni erano fornite da mandre di lmoi provenienti dalla Mongolia; e in marcia si distribuivano carui in conserva o congelate. Ritornando alla questione generica della somministrazione della carne in campagna, tutti i competenti sono d'accordo nel riconoscere ch'essa rappresenta un problema di non facile solu-zione, il q llale va considerato sotto vari aspetti. Occorre che la carne sia sana, ben pre, parata e ben conservata ; in ogni caso occorre poi che il rifornimento sia pronto, rapido e sicuro. In tempo di guerra, in campagna, è sempre possibile ottenere tutto q uesto? Dice il Marte! : Finchè non si avranno dappertutto riserve di carni congelate, e non si potranno u tili~zare carni refrigerate, raccolte in camere frigorifere, altre soluzioni bisogna cercare al problema del vettovagliamento delle truppe in campagna. È evidente che la carne in conserva, sterilizzata all'autoclave, costituendo un alimento salubre e di faci le trasporto coocorre a r isolvere il problema nelle circostanze, in cui manca la <'arne fresca, 0ssia macellata di recente, ovvero quella refrigerata o congelata. B erthelot, l'illustre chimico francese, alcuni anni or sono profetizzò la n utrizione a base di pillole alimentari.
646
LE SOATOLETTB 01 OAR:-IE IN CO:-ISERVA 1 BOC.
S i è parlato altresì, e ripetutamente, d i cibo sintetico, ossia di sostanze nutritive che, prodotte artificialmente con mezzi chimici, pot rebbero fornire i materiali che noi ricaviamo dai generi alimentari. È vero che si è riuscit i a produrre artificialmente, per sin.tesi, alcuni idrati d-i carbonio, e che si è pure diffusa la notizia. che il Fiscber. chimico berlinese, abbia. ottenuto per la stessa via. sostanze albuminoidi; ma non è il caso di fars i Lroppe illusioni. A prescinderò che tale produzione per via di sintesi, da.te le enormi spese che si richiedono, allo stato attuale è da. considerarsi soltanto come un semplice per quanto brillante esperimento df\ laboratorio, r imane il fattoche siamo ben lontani dal g iorno in cui l'uomo si adatterebbe al cibo sintetico e alle pi llole alim entari. Diciamolo franca.mente, senza lascia.rei prendere da. illusioni: l'uomo non vi si adatterà mai!. .. Stando al nostro argomento, cioè alla. nece$sità che la carne debba entrare a far parte della razione del soldato, voglia.mo rammentare, con !'autori tà del La.vera.o, le d iffico ltà di assicurarne il rifornimento in campagna, difficoltà che aumentano sempre più a misura che vengono aumentati gli effettivi degli esercit i. Con gli eserciti moderni da ca lcolare a mili oni di uom ini, e dal generale Goltz paragonati a nuvole di ca.vallette le quali tutto d ivorano lungo il loro passaggio, le risorse locali verranno presto ad essere consuma.te. Data a.dunque la. superiorità numerica, per cui in una. guerra moderna. debbonsi mobilitare milioni di uomini, si comprende di leggeri come e perohè chi è chiamato a prepara.re la guerra, ed è preposto al comando di un esercito, abbia a preoccuparsi grandemente non soltanto delle difficoltà d i muoverlo, ma. più ancora di vet,tovagliarlo. Nè vale il dire che si ffa.tte dilllcol tà saranno su pera te col perfezionamento dei mez;i i di trasporto, con l'allarga.mento e la moltiplicazione delle reti ferroviarie e stradali, con l'uso delle automobili ; tutto al più saranno attenua.te! Orbene, lasciando da par te tante altre considerazioni d i ordine logistico, anche sotto il punto di vista dell'igiene, il tra.sporto del bestiame vivo oggi rappresenta qua$i un anacronismo. Va da sè, che, quando è possibile la scelta, la preferenza debb'essere data alla carne fresca oppure refrigerata. o congelata; ma· allorchè, per un complesso di circostanze, ciò non è possibile, s'i mpone la necessità di far uso di carne in conserva., T utti gli scrittori moderni riconoscono q uale e quanta importanza. abbia.no le conserve alimentari in tempo di guerra. E3se pesar.o poco, occupano limitato spazio, sono facilmente trasporta.bili; inoltre, anche tenute a l ungo, per lo più non perdono alcune delle loro proprietà.;
LE SCATOLETTE DI CARXE 1:-, COXSERV A, ECO.
647
finalmente si possono consumare subito, somministra.udo così a.I soldato, spesso esausto dalle fatiche, un ottimo nutrimento. La. conservazione delle sostanze alimentari è un problema che in tutti i tempi ha. avuto una. grande importanza sociale. Non basta a.vere a. disposizione le sostanze alimentari, occorre, per poterle utilizza.re a tempo voluto, metterle al sicuro dalle alterazioni, cui vanno soggette. Per i popoli questa è una questione di vita o di morte! Nei tempi passati i mezzi di conservazione erano assai rudimentali; si riducevano ad un semplice essicca.mento più o meno perfetto; ma, da un secolo a questa parte, cioè da che la scienza si e messa a fianco dell'applicazione pratica per esserle di gnida1 grandi progressi si sono compiuti per quanto concerne la conservazione degli alimenti. Oggi la fabbricazione delle conserve alimentari, bE•sata su cognizioni non empiriche ma. scientifiche, è divenuta una delle industrie più importanti e prospere. Dovunque questa industria conta numero.ili e grandiosi stabilimenti; ma. più che altrove negli Stati Uniti d'America. Vengono poi l'Inghilterra., la Germania, la. Francia. Anche in Italia oggi funzionano parecchi stabilimenti, dove si fabbricano conserve alimentari veramente ottime. Un fatto da molti ignorato è che non poche conserve vengono preparate in Italia. da ca.se inglesi, le quali poi le mettono in commercio sotto il proprio nome. L'Inghilterra, la. quale pure occupa uno ilei primi posti del mondo nella preparazione delle conserve alimentari, assorbisce più della meta della nostra produzione. In Italia. la. produzione delle conser ve alimentari, per quanto il con.sumo ne sia. asse.i limitato, è in continuo progresso. Dalle pubbli-
cazioni della Direzione genera.le delle gabelle si rilevano dati, i quali dimostrano che presso di noi l'esportazione delle conserve alimentari è sempre in aumento, mentre l'importazione va diminuendo. Le conserve alimentari che noi maggiormente prodnciamo sono i lPgumi, gli erbaggi, le frutta. E se ne comprende Ja ragione! Non è possibile fare la concorrenza. con le conserve di carne; poichè la carne presso di noi è insufficiente a.i'.bisogni, e costa più che altrove. Si spiega pure come l'importazione di carni congela.te e refrigerate, per buona fortuna, dopo aver vinto le diffidenze, che nei primi tempi costituivano un serio ostacolo pel consumo di tali carni, oggi vada acq nistando favore anche in Italia. L'estensione delle carni in conserva, secondo Rouget e Dopter, è agevolata. non soltanto dai progressi conseguiti nei metodi di fabbricazione, ma ezia.ndio dalle fa.ciii comunicazioni, da.Ilo sviluppo delle re-
li+ R
LE :-C'ATOJ.ETTE 1)1 CA HNE IY COXSEl?VA 1 ECC,
lazioni commerciali, dal miglioramento verificatosi nella nutrizione dei popoli e, finalmente, dall'imponente aumento ddgli eserciti e d elle armate, nonchè dalle esigenze della moderna tattica. Col nome generico di conserve si sogliono designare quegli alime11ti racchiusi in recipienti, per lo più metallici; e sottoposti, contenente e contenuto, alla sterilizzazione. A nzi l'uso ha limitato questo nome alle sole Yere conserve di carne, fra le quali quella di hne rappresenta il tipo abituale. La carne in ronserva è il prodotto integrale della cottura d ella carne fresca, impiegata per la sna fabbricazione, esclusi i tendini, le os;,a, le masse grn:-sose apparenti, la schi nma del brodo e una certa qnantilà di ac<1ua, eliminata nel corso della fabbricazione. S'intende quindi che le proprietà alimenta1·i della conserva sono precisamente quelle della carne, che ha servito alla sua preparazione. La fabbricaziuoe del le scatolette di carne in conserva per uso d egli esf'rcit i è dnnf] ue una vera e propria necessità. La Germania, che pure possiNle importanti installazioni frigorifere, non trascura m!l,i la preparazione ùi carni in conserva. A Magonza e ad Ha,selhorst pres;;o Spandau ha stabilimenti di prim'ordine, che funzionano con tinuamente. I tecuici francesi, i quali, in modo particolare, si occupano di studiare il problema del Yettovagliamento delle truppe in campagna mediante carni r efrigerate e congelate, sono anch'essi di avviso che convenga continuare la fabbricazione di carni in conserva, procurando di per· fezionare sempre più i metodi or a in uso. E così pure presso le altre nazioui, in A.ustria, in Russia, nel Belgio, ecc. si preparano scatolette di carne in conserva di tipi più o meno con formi allo nostre scatolette, con la sola d ifferenza nella quantità d i carne e nella qualità d i condimento. In [ talia, da molti anni, presso lo stabilimento militare di C11.se.ralta, si confezionano scatolette di carne in conserva per uso del nostro esercit.o. In questi ultimi tempi però, alla stessa guisa di quanto si pratica in Francia, l'amministrazione della guerra si è avvalsa anche della produzione di stabilimenti di ditte private le qual i, massime alcllne, hanno corrisposto bene agl'impegui, fornendo conserve di ot· tima qualit.à. Un altro carnificio, oltre quello di Casaralta, si sta costruendo, per conto del .i\Iinistero àella guerra., a Scansano presso Foligno. S i calcola che la produzione media giornaliera a Casaralta, 111 casi di bisogno, potrà spingersi fino a 300 mila scatolette. Uno studio, che abbia per iscopo di trattare, o meglio di riassumere la questione della carne in con~erva sotto il duplice aspetto del
LE l'-OATOLETTE DI CARXE I:>: COftSERVA,
r-:rc.
619
1:alore nutritfro e dello sta/f/ di co11.Qe1·rnzione delle scatolftfe in uso p1·e:1so il 110.~tro E8ercito, dopo a,erne brevemente descritto il loro pro-
cesso di fabbricazione, a me sembra, possa a,ere nn certo interesse.
**~ Processo dì preparazione delle scatolette: sue varie fasi.
Com'è noto, la fabbricazione delle scatolette di carni rn conser·..,a per uso dell'esercito, tanto nello stabilimento militare di Oasaralta. quanto negli stabilimenti di ditte pri,ate (Firenze, Napoli, Milano ecc.) ,iene sempre eseguita sot.to la rigorosa sorveglianza di speciali commissioni. Il processo di preparazione, che attualmente è in uso presso di noi, come anche altrove, è quello di Appert con alcune peculiari modificazioni, suggerite dai progressi, che di mano i u mano si sono andati conseguendo. Que;;to processo, ohe nella sua originaria sem plicità è tuttora adottato nell'economia domestica, costitnisce la base del· l'odierna industria. Non starò a ricordare per filo e per segno la parte storica del processo di Appert, il quale, riscaldando a bagno- maria le sostanze alimentari da conser,are in bottiglie ben chiuse, fu il primo ad ottenere risultati veramente incoraggianti. Gay- Lussac, incarica to di studiare questo nuovo processo di conservazione, constatò che nelle bottiglie delle conserve manca,a l'ossigeno; e all'assenza dell'ossigeno attribui i felici ri,:.ultati. Ma all'originario processo di Appert successiYa11Hmte furono apportate, come poc'anzi dicevo, parecchie modificazioni da Collin di Nautes, <la l\Iartin de Ligoac, da Ferstier, da Abnrden ecc . Si cercò quindi : l' sostituire alle bottiglie di vetro scatole cilindriche di ferro bian<·o; 2" riempire con liquidi (e per la carne col brodo) gli sp!ìzii lasciati dalle parti solide; 3° praticare un piccolo foro per dnre libera uscita all'aria e al vapore durante il risca.ldamento, foro, che veniva occluso col saldarlo, sottoponendo poi la scatola a nuovo riscald,imento; 4° portare la temperatura del bagno- ma.ria a llr> O, mercè l' aggiunta di cloruro di sodio o di calcio; 6° evitare la deformazione delle scatole con lo stabilire l'equilibrio tra la pressione interna ed esterna di esse, adoperando per la sterilizzazione la pentola di Papin; G' impiegare appositi autoclavi per avere la sterilizzazione perfetta. Quale sia precisamente il modo di preparazione delle nostre scatolette di carne in conserva rilevasi, in tutti i suoi particolari, dai cosidetti capitoli d'oneri per la forniturd ad impresa di scatolette e scatole 0
650
LE SCATOLETTE DI CAR:);E IN CONSERVA, ECC.
di carne di bue in conserva e di boccette di brodo concentrato per i! R. Esercito e per la R. Marina; e meglio ancora, sotto il punto di vista scientifico, dalle pubblicazioni del generale medico Sforza. A. me b:!.sta descrivere per sommi capi le varie operazioni. 1• Opei·azione. Consiste nell' accet.tazione, nel!' osservazione e nella macellazione dei buoi, i quali, oltre ehe di razza nazionale, debbono essere di qualità scelta, di età dai 6 a i 9 anni, perfettamente sani ed in ottimo stato di nut,rizione. L'osservazione dura per lo meno dodici ore, ed è fatta in apposita stalla. L'abbattimento degli animali si effettua col metodo napoletano, cioè con una stoccata. al midollo a llungato. Tien dietro immediatamente il dissanguamento, mercè la recisione dei grossi vasi del collo, e subito dopo lo svenLramento. Allo scuoia.mento invece si procede più tardi ; però mai prima di dodici ore dall'abbattimento. 2• Op erazione. La. carne liberata dalle ossa, dalle membrane aponeurotiche, dai temlini, nonchè da tutte le masse di grasso libero e surerficiale, vien ridotta in pezzi del peso medio di circa òOO grammi ciascuno, suddivisi incompletamente in due parti da un taglio profonào; indi è cosi sottoposta alla prima cottura. o, come dicono i francesi, all'imbianchimento. La carne è mantenuta in attiva ebollizione per 30-50 minuti, a seconda delle parti della carne, da cui sono stati prelevati gli stessi pezzi . Operazione. - Dopo questa prima mezza cottnra la carne si estrae dalle calda ie per lasciarl a raffreddare, affi nchè pos5a essere agevolmente maneggiata dagli operai. Viene, per una seconda volta, spogliata dagli ossicini rimastivi, dai tendini, dalle membrane aponeurotiche e da tutte· le masse di grasso fusibile aderente. E a questo proposito mi sia permesso di osservare che la dizione gt·asso fttsibile aderente, a mio avviso, si presta a.Il' equivoco; perchè artificiosa è la distinzione fra grasso fusibile e grasso non fusibile. Tutto il grasso propriamente detto è fusibile; e la differenza tra una specie e l'altra di grasso è data soltanto dalla qualità e quantità di tessuto connettivo, in cui il grasso è contenuto. Ritornando alle modalita di questa terza operazione è stabilito che quando la carne è raffreddata, ossia quand'essa ha perduto tutto l'ecces,,o di acqua, viene ripartita fra gli operai addetti alla ,·iem pitttra dolle scatolette. La 1·iempit1tra, è superfluo dirlo, dev'essere fatta con cri terio e con cura nell'intento di ottenere, per quanto è possibile, una. certa omogeueita nella massa della carne, che s'immette nelle scatolette. In ciascuna scatoletta si po ngono non meno di 200 grammi di
.r
LE SCATOLETTE DI CARNE IN co:-;:::ERVA, ECC.
651
pura. carn.e muscolare, completamente raffreddata; in ultimo vi si aggiungono 20 grammi, in media, di brodo concentrato ottenuto dall'ebollizione della stessa carne. Finalmente le scatolette si chiudono, si aggraffa.no e si pesano. 4• Ope1·azione. - Consiste nella sterilizzazione. ·chiuse le scatolette nel modo sopra indicato, si mettono nell'autoclave, disposte in diversi piani, ad una certa distanza tra loro; perchè così il vapore possa investirle tutte e com pletameute. La sterilizzazione si compie alla temperatura di 120,f>~ C., ossia alla pressione di un'atmosf~ra. per la durata di quaranta minuti, calcolando questo tempo dal momento, in cui nell'interno dell'autoclave si raggiunge la detta pressione. Dovendosi sterilizzare parecchie centinaia di scatolette per volta, per quest>operazione si ricorre a grandi autoclavi. In queste condizioni quindi un. certo t~mpo è assolutamente neces~ario, affinchè si stabilisca !>equilibrio tra la temperatura interna de lle scatolette e quella dell'autoclave. Come facilmente si comprende, la steri lizzazione è la p1u importante delle operazioni, quella. da cui dipende la buona conservaz ione del prodotto e la conseguente innocuità. E cli quale importanza sia la questione della sterilizzazione delle conserve alimentari lo dimostra il fatto cb'essa fu data come uno dei temi del XIII Congresso internazio·nale d'igiene, tenutosi a Bruxelles nel Hl03; tema, di cui furono relatori il generale medico Sforza, il prof. Vailla.rd ed il prof. Ra.nwez, e sul quale la. discussione si protrasse per ben dne sedute. È noto che la sterilizzazione ha per iscopo Ji distrnggere i germi viventi, i quali possono essere contenuti o eventualmente capitare nella carne, nel brodo, sulla. superficie interna dei gusci delle scatolette ecc. Una sterilizzazione incompleta può essere causa o della perdita d'intere partite di scatolette o, peggio ancora, di accidenti gravi, ossia di avvelenamenti, come pnr troppo si ebbe a verificare con r&lativa frequenza nel passato presso altri eserciti, specialmente in quello francese e in quello tedesco. Si sa che la tempP.ratura e la durata di sterilizzazione variano in grandi limiti, a seconda della natura delle sostanze, che si · vogliono conservare, e a seconda del volume delle scatole. Quando è possibile~ come nel caso nostro, trattandosi di scn.tole di carne, giova meglio adoperare una temperatura assai elevata, quale è in effetti quella di 120,o~ C.; poichè essa offre il vantaggio di ridurre di molto la durata della sterilizzazione e di provare altresì la resistenza dei gusci.
Gf>2
LE SCATOLETTE Dl CARNE L'i COXSE RVA, EOO,
:Ma al disopra di tutte le ragioni prevale quella che la sterilizzazione a temperatura elevata, senza dubbio, dà garanzia di sicura. riuscitii; perocchè e le forme vegetative e le forme duratur e dei germi, ossia le spore, anche le più resistenti, come quelle del b. nieserztericus vul,gatits, del b ..mbtilis, del b. rnegate1·iwn ecc., sono più facilmente e prontamente uccise. E qui cade in a<'concio il ricordare come in Francia, iu seguito ai numerosi incou venienti, accaduti nell'esercito per la consumazione di carne in conserva, nel 18\)9 dal Ministero della guerra fu n ominata una speciale commissione col mandato di studiare a fondo la. questione dt>lla sterilizzazione delle conserve alimentari. Tale commissione, sotto la presidenza del Brouardel, istituì all'uopo non poche esperienze, ed in base ai risultati ottenuti concluse che si dove,;,;e far obbligo ai fabbricanti di sterilì:,,;zare le scatole di carne in conserva, confezionate per uso dell,esercito, del peso di 1 kgr. alla tem paratura di 118~-120' C. per la durata di due ore. Questa tassativa disposizione, che in principio sembrava ecce;;siva ai fabbricanti, oggi è pienamente giu~tifìcata. Anche in Germania, presso a poco nella stessa epoca, essendosi avuti a lamentare inconvenienti del genere di quelli verificatisi in Francia, per non incorrere in ulterio1·i errori, fu dato incarico al Pfnhl, molto competente in materia, di studiare quali condizioni fossero necessarie per avere la perfetta sterilizzazione delle conserve di carne. Il Pfuhl praticò anch'egli non pochi esperimenti, dai quali risultò che per le scatolette dd peso di grammi 600 il contenuto di esse rag· giunge la temperatu ra di 100° C. dopo 40 minuti, e quella di 116,5° dopo un'ora e 10 minuti. Risultò pure che, quando si opera sopra un grande numero di scatolett.e in un medesimo autoclave, occorre pro· lunga.re anche di più la durata d~lla sterilizzazione. B vero che elevandosi maggiormente la temperatura dell,autoclave, la durata della sterilizzazione pnò alquanto ridursi; ma, oltre un dato limite, non si deve andare; poichè tornerebbe a scapito della buona qnalità del la conserva. Con temperature più alte l'elasticità. degl'involucri diminuirPbhe, la carne perderebbe il suo sapore naturale, e la gelatina, dopo il raffreddamento, non si rapprenderebbe piit. Per ovviare duuque a questi ultimi inconvenienti ormai si è convenuto, e da tutti è stato !l,CCettato, che la temperatura di sterilizzazione non debha sorpassnre i 120,5'' C. Ru un altro punto, a proposito della sterilizzazione, bisogna insistere, cioè snlla neces,;ità di dare uscit,a, in principio dell,opera.zione, al vapore che &'introduce o si svolge nell'autoclave, per privar questo
LE SOATOLETTE DI OAR~I<: J:-, C0);~Ell.YA 1 ECC.
G53
di tutta l'aria, che vi si contiene. Tale precetto non ;;i dovrà mai trascurare; poichè la fisica ci apprende che se l'aria non viene scacciata tutta., la temperatura raggiunta nell'interno dell' autodo.ve, pur segnando il manometro un'atmosfera di pressione, non è di 1~0,5° C., ma molto al disotto, fino a scendere soltanto a 110° C. od an(;he più giù. Per conto mio è d esiderabile che negli stabilimenti, dove si fabbricano conserve alimentari, ciascun autoclave sia munito di un termometro registratore. A. questo modo verrebbe, per ogui opemzione, descritt,a la curva termica. È vero, e questo lo sappiamo dalla fisica, che tra pressione e temperatura vi è una perfetta corrispondenza; ma è, anche vero che possono intervenire cause di errore. Con un tale dispositivo invece, ottenendosi le grafìche della sterilizzazione, ossia il suo andamento dal principio alla fine, a,remo La certezza che la sterilizzazione si compie regolarmente. Non parmi poi sia superfluo controllare spesso le indicazioni del manometro e del termometro, introducendo nell' autoclave o meglio ancora nell'interno delle scatolette dei termometri a mas:;ima. E non basta neppure; bisogna ottem penire ad un'altra prescrizione. Messe fuori dell'irntoclave, le scatolette si de,ono esaminare una per una con molta attenzione, per accertarsi che i due fondi sieno conve~si; essi riprendono la forma piana o leggermente concava soltanto dopo il completo raffreddamento. Può nondimeno accadere che all'uscita dall'autoclave qualche scatoletta presenti uno dei due fondi non convei<so. In q nesto caso, si eserciti con le dita un po' di pressione snl fondo convesso; se quest.o resiste o, se dopo aver ceduto, riprende la sua forma primitiva appena cessa la pressione, la scatoletta è buoua. Ma a maggiore garanzia, per non andare incontro a gravi delusioni, un'a.ltrti. precauzione bisogna mettere in pratica, quella cioè di sottoporre le scatolette ad un bagno di prova. Questa consiste nel collocare le scatolette in recipienti, contenenti acqua ad una temperatura non inferiore ad 80° C., e lasciarvele pAr circa mezz'ora. Il calore fa dilettare l'aria dell'interno delle scatolette; e quindi se la chiusui·a delle scatolette non è ermetica, ed esistono in veee soluzioni di continuo, anche impercettibili, in corrispondenza. dei tratti dell'aggraffatura e della stagnatura, l'aria sfugge producendo nell'acqua delle bollicine più o meno numerose a seconda della. quantità dell'aria stessa. Questa prova della così det.ta permeabilità, che ha. per iscopo di accertarsi se le scatolette sono tutte a perfetta tenuta, è d ella massima importanza, come a ragione Sforza prima e Pfuhl dopo hanno rilevato. Ma., snll'indiscntible valore di questa prova, mi riserbo di richiamare l'attenzione più tardi per d imostrnre, in conformità dell'opinione
654
L E SCATOLETTE DI CA RNE IN CONSERVA, ECC.
espressa dai dna suddetti autori, che l'alterazione, la. q uale talora si constata in talune scatolette, abbia luogo precisameqte per avere omesso la prova della permeabilità. In altri termini l'alterazione si verifica. no11 per imperfetta od incompleta. sterilizzazione; bensì per inquina.mento posteriore alla. sterilizzazione da parte di germi, che trovano la via d' ingresso nelle soluzion i di continuo dell'aggraffatura. o della saldatura. Si · può essere simni che tutte le volte che le varie operazioni, che io ho sommariamente descritte, vengono esattamente attuate, il cont enuto delle scatolette non lascia punto a desiderare. Si ha un pro· dotto veramente ben riuscito, sia per i caratteri fisico-organolettici, sia per lo stato di consen-azione, come ho potuto constatare da cinque anni in quà nei numerosissimi esami di riscontro, eseguiti nel laborat orio d 'igiene dell'Ispettorato di sanità militare. La carne si presenta di bell 'e.spetto, di colore roseo alquanto oscuro presso a poco come quello de lla carne di manzo bollita, di odore gradevole, di sa1)ore gustoso; ed è resistente alla pressione delle dita. Il grasso è bianco, sodo, mai liquefatto. La. gelatina che circonda la carne, e soda, trasparente, di colore d'ambra e di sapore piacevole; infine il brodo, allo stato liquido, ha anch'esso aspetto limpido ed un colore nocciuola oscuro. La carne ed il brodo.gelatina alle carte di tornasole danno sempre reazione spiccatamente acida. U no dei caratteri di una buona conserva di carne è che la gelatina. si t rovi rappresa; ma non bisogna dimenticare che durante i forti calori esti vi, stante il basso grado di fusione della gelat ina, essa può I iq uefarsi, senz' alterazione del prodotto. Da quanto fin qui sono venuto esponendo, risulta chiaro qua.li sia.no le norma fondamentali da mettere in pratica, per ottenere una. conserva di carne ottima. sotto ogni aspetto. In breve occorre: li. 0 Scegliere la carne; e perciò s'impone la necessità di procedere ad un esame attento e minuzioso, prima e dopo la macellazione, dei buoi destinati per la preparazione clelle scatolette; 2° Evitare qu alsiasi causa di contaminazione durante le varie fasi de lla fabbri cazione delle scatolette; è quindi assolutamente indispensabile la proprietÌi la più rigorosa dei locali, del materiale e del personale; 3° Sterilizzare le scatolett e, secondo la tecnica la più scrupolosa, sen:1:a indurre nella carne trasformazioni o, meglio, modificazioni, che possano in qualche modo scemarne il valore nutritivo.
LE S CATOLETTE DI OA.RNE IN COl\St,;RV A. 1 E CO.
G5o
*
* * Valore nutritivo del contenuto delle scatolette. Si è gia detto che la carne in consena deve ra.ppresent.are il prosòotto integrale della cot tura della carne fresca impiegata per la sua fabb1·icazione, fatta eccezione, ben s'intende, delle ossa, dei tendini, ·delle membrane aponeurotiche, delle masse grassose apparenti, della schiuma. e di una certa quantità di acqua, eliminata. nel corso della sua
preparazione. Il rendimento della carne, eome si sa, varia a seconda dell11, ra,1za dei buoi, della. loro età, del loro stato d'ingrassamento, ed a seconda del pr0cesso di preparazione della carne stessa. Generalmente si calcola che occorrono due chilogrammi di carne per preparare una scatola d'un chilogramma di conserva. A parere del Rubner 100 parti di carne fresca corrispondono a 57-60 parti di carne bollita a 100° C. Durante la cottura la carne perde una certa q nantità, relati va.mente piccola, di sostanze solide, ossia una parte di albumina solubile, che si coagula., ed è allontanata col grasso, una parte di gelatina disciolta e di grasso fuso ed un po' di sostanze estrattive e di sali solubili. È da notare poi che la carne di bue grasso non solo contiene minore quantità di acqua, ma a parità di peso, messa in confronto con carne di bue magro, possiede pressoché il doppio di valore nutritivo, senza dire ~be la carne di bue magro va soggetta a contrarsi fortemente, cioè a ridursi di volume, mentre la carne di bue grasso rimane succosa, tenera e di buon sapore. In questi ultimi tempi, grazie agli studi e alle ricerche intrapresi P. condotti a termine da Wilbur Atwater, p!ofessore di chimica all'università. di Milwaukee, le nostre cognizioni intorno .al valore nutriti "o di va.rii alimenti sono andate modificandosi. Troppo lungo sarebbe se volessi passare in rassegna le ricerche di questo eminente scienziato; mi limiterò quindi (è questo che ora mi interessa) a rileva.re i risultati delle sue indagini per quanto si riferisce alla cottura della carne e al brodo. Si sa che la carne cambia sensibilmente di costituzione e di digeribilita pel modo come viene cotta e per la temperatura, alla quale la si porta. La carne che meglio si digerisce, e che dà il massimo di utilizzazione, poichè non subisce alcuna modificazione, è la carne cruda ; ma l'uso di siffatta carne, a prescindere che ai più ripugna, non è
GoG
LE :<CdTOLEl"l'E D I CAll:'\E IX COX SER V A, ECC .
puuto raccomauda,bile, g iacchè potrebbe riuscire pericolosa, qualora contenesse parassiti animali e batteri patogeni. Circa il grado di cottura v'ha di quelli, clie preferiscono la carne, la quale a bbia appena visto il fuoco, ma ripeto, essa è da evitare per la possibile presenza di microrgan ismi e parassiti, che alla tempera.tura di 50''-G() · C. non vengono uccisi: e v'ha di quelli, che preferiscono la carne ec<'essivamente cotta. • In generale, un conveniente grado di cattura giova per la concentrazione di alcuni princi pii nutri ti vi, cioè a dire delle sosta nze al buminoidi, per la diminuzione del grasso e per l'eliminazione dell'acqua. E curioso il fatto clte la carne perde la maggiore quantità di acqua precisamente quando Ja si cuoce n ell'acqua ; in questo modo la perdi ta può rngginngere il oO p. 100. Anche la perdita delle sostauze gra;ise nella carne bol li ta è assai forte :· u na carne, cbe cruda ne contenga il 12 p. HHJ, dopo bolli ta, può averne anche al disotto dell'J p. 100. Il gra sso passa nell'acqua; ma in prafr::a non ,e ne r imane per l'abitudine di sgrassare il brodo, il quale, se contenesse tutto il grasso della. carne, riescirebbe indigesto. Circa il valore nutritivo del brodo non si è <l'accordo. P er molti esso altro nou è 0he dell'acqua bollita, nella quale si trova.no disciolti alcuui principi i eccitanti; e però non merita di essere considerato come un alimento nelJo stretto senso della parola. :Ma secondo l'Atwater q uest'opinione sarebbe erronea. Facendo bollire per due ore la carne nel]' acqua ad una t emperatura di 90° C., egli ba r iscontrato nel lit1 uido rs e perfino i l !) p. 100 degli elemeuti albuminoidi . Nei suoi e,,perime11ti ba constatato altresì che, se la durata della. bollitura si prolunga ancora, cresce la proporzione di detti elementi. In base alle sne ricerche quest'autore conclude che il brodo in realtà è un a limento, ed è un alimento prezioso; perchè P.~so contiene una discreta quantità di sostanze albuminoidi, oltre ai sali di potass io, fosfati in ispecie, alle lecitine e alle sostanze estrat• tive, le q uali, se a forti dosi riescono tossiche, a dosi piccole invece esercitano una notevole azione tonica sul cuore, favorendo la circolazione ed anche la digestione. Adunque è perfettamente giustificato, anche dal punto di vista della fisiologia, l'nso che si fa del brodo nell'alimentazione del soldato; o che gli venga somministrato come tale, o che con esso si prepari la zuppa di pane oppure la minestra di pasta o lli ri so; piì1 giustificato ancora è l' uso del brodo in campagna, quando il soldato è sottoposto a lavoro faticoso. Per gli stessi moti vi è sempre da approvare e da raccomandare la preparazione, fin dal tempo di pace, del brodo concentrato in boccette,
LE SCATOLETTE DI CARNE IN CO~SERVA 1 ECC.
657
il quale può rendere utili servigi, in tempo di guerra, come vivere di conforto ai malati e ai feriti; purchè tale brodo sia conservato sterile, e sia. sottratto alle cause d'inquinamento. Ma l'inconveniente molto gra.ve dell'alterazione del brodo concentrato (alterazione che oggi, col sistema attua.le di chiusura della boccette, tanto spesso si verifica.) potrebbe essere senza dubbio eliminato, qualora venisse fi. nalmente adottata la chiusura mediante la fusione alla fiamma dei colli delle boccette, sistema caldeggiato ed attuato dal generale medico Sforza e dal colonnello medico Ca.para.so. La qualità. del vitto ha un'importanza scientifica di non dubbio valore; poichè le funzioni di tntto l'organismo di pendono strettamente da.i cibi, che si ingeriscono. Ma oltre alla qualità s'impone la questione della quantità. E a proposito della carne, poichè è questo l'argomento di cui mi occupo, quanta se ne deve mangiare, o meglio quanta ne è necessaria? Non è facile precisarlo. Il bisogno quotidiano di carne varia secondo gli individui. Ad ogni modo, facendo astrazione dai casi straordinari, si può ritenere col Voit che la media giornaliera per un adulto, il quale non coro pia un lavoro eccessivo, debba essere di grammi 175 senza ossa e senza grasso. Il valore nutritivo delle scatolette di carne in uso presso il nostro esercito è stato studiato dal Cerruti (a.. HlOl), dal Grixomi (a. 1902) e dal Carlinfanti e Ma.netti (a. 1905). Fino al 1901 non essendo stato fatto nulla da.I lato chimico riguardo alla nostra carne in conserva, il Cerruti credette utile di occuparsene, per ricercare se il valore nutrivo delle scatolette fosse in realtà quale si dove,-a pretendere, ed inoltre, se dopo una lunga serie di 11.nni, cominciassero ad avvenire alterazioni d'indole chimica in rapporto alla durata della conservazione. Egli per le sue ricerche si avvalse di scatolette degli anni 1888, 1893, 1894, 1896, 1897, 1898 e 1899, procedendo ad analisi separate per la carne e pel brodo. Allo scopo poi di rilevare le differenze, che si sarebbero per caso potute avere nella composizione chimica della conser va, rivolse le sue indagini, sia pel brodo, sia per la carne, su scatolette di tre annate differenti, lasciando fra esse intervalli di tempo pressochè eguali. Per la carne quindi si servì di scatolette delle annate 1888, 18!13 e 18D7; pel brodo di scatolette delle annate 1888, 1894, 1897; poichè le sca_tolette del 1893 non ne contenevano. Lo studio fu compiuto nei laboratori scientifici della sanità pubblica. In base ai dati I che risultarono dalle analisi della carne e del brodo, presi separatamente, il Cerruti calcolò il valore nutritivo della carne, 4:! -
Giornale di mediciria mililnre -
Fase. IX,
668
LE S CATOLETTE DI OAR:,.'E IN OONSl1':RVA, ECC.
mettendola a confronto con preparati consimili, e per di più con la quantità di carne fresca di bue, necessaria alla fabbricazione. Contemporaneamente il Gri.:oni, nulla sapendo delle ricerche intrapre,;e dal Cerruti, volle anuh' egli studiare la composizione chimica delle scatolette di carne, fabbricate per l'esercito nello stabilimento militare d i Casaralta. Per siff11.tte indagini il materiale da lui adoperato era costituito da scatolette degli auni 1888, 1894 e HlOO ; e lo studio fu compiuto nel laboratorio di fisiologia della R.. Uni,ersità di Bologna, sotto la direzione del prof. Albertoni. Qui giova notare che nelle scatolette fabbricate dal 1888 al 1894 il contenuto era stabilito a grammi 180 di pura carne e a grammi 36 di brorlo concentrato, e che nelle scatolette fabbricate dal 1894in poi il contenuto era stato portato a grammi 200 di carne e a grammi 20 di brodo. Occorre tener presenti questi dati nel fare poi i necessari calcoli e confronti. Il Grixoni, contrariamente a quanto aveva praticato il Cerruti, analizzò complessivamente tutto il contenuto di ogni scatoletta, in c0nsiderazione del fatto che tutto viene mangiato, quando si consuma la scatoletta, carne e brodo, senza d ire poi, che, secondo il suo parere, riescirebbe illusoria ed incompleta la separazione della carne dal brodo. Ed a questo proposito cosi si esprime: « Il brodo è ricchissimo in gelatina, col raffreddamento infatti coagula; quindi e sa.li e sostanze estrattive e albumosi e peptoni vanno a depositarsi almeno fra le fibre muscolari, da dove un leggero e breve òscaldamento, sufficiente solo a sciogliere la gelatina, non potra. asportare che in parte i vari componenti. Inoltre, la carne raffreddandosi su reticella ba perduto molt'acq ua, essa quindi ne assorbe molta, allorchè viene a contatto col brodo, ed è mantenuta. ad alta tempera.tura per la ster ilizzazione a ll'autoclave. Quegli elementi no n vengono più abbandonati al liquido residuale> . Anch'egli ritenne necessario, per stabilire il valore nutritivo della conserva, che convenisse paragonarla con preparazioni consimili del commercio e con la carne lessata di recente. Sarebbe fuori posto, olt re che andrei t roppo per le lunghe, se qui volessi riferire intorno ai metodi analitici prescelti dall'uno e dall'altro sperimentatore. P er lo scopo del presente studio, a me basta. riportarne soltanto i risultati e le conclusioni: Ecco quelle del Cerr uti: 1 L a carne in conserva in uso presso l 'esercito contiene tutti gli <'lemen ti di una buona preparazione;
LE SCATOLETTE Dl CARNE
r:,; CONSERVA, ECC.
659
2° Essa, come valore nutritivo equivale ad una quantità propor-zionale di carne fresca di bne, e con·isponde a preparati rommerciali .analoghi più accreditati. E quelle bi Grixoni: l u L a carne in conserva in uso nell'esercito italiano, al pari di <}Uella più rinomata del commercio, non può a,ere il valore nutritivo -della corrispondente carne fresca; 2° Essa rappresenta il peso della carne crnda necessaria alla sua preparazione; 3° Il Yalore nutritivo della nostra carn.. in conserva è quasi eguale a quello della carne lessata dei buoi della stessa regione ; 4° L'energia potenziale è snperiore a quella della carne fresca. Leggendo le due memorie si rileva con vera soddisfazion.. che i dati indicanti la. composizione chimica delle nostre scatolette di carne sono pressochè eguali. Ciò è una conferma dell'esattezza e dello scrupolo dei due sperimentatori. Essi dissentono in alcuni apprezzamenti. Il primo dice che il con· tenuto di una scatoletta di carne in conserva ha un valore nutritivo -eg11ale alla quantità corrisponrl.ente di carne fresca, che servì per fab,bricarla.; il secondo invece seri ve che il valore nutritivo di tutte le carni in conserva è notevolmente inferiore a. quello della corrispondent-e quantità di carne fresca. Tutti e due poi concordano nell'opinione che la. carne preparata. -òa parecchi anni non presenta alterazioni da sconsigliarne l'uso. P er conto mio osservo che l'analisi chimica, almeno per ora, è insufficiente a svelare quelle a.Iterazioni molecolari, cui le carni in conserva invecchiandosi vanno pur soggette. È ovvio che le sole ricerche -chimiche non autorizzano a stabilire se con l'invecchiamento le carni conservate si alterino in modo da renderle meno atte alla digestione, .all'assorbimento del tubo gastro-enterico e all'assimilazione da parte <legli elementi anatomici dei tessuti. Ed infatti a. risolvere un quesito di tanto interesse, in collaborazione, -il dottor Pa.nà assistente all'istituto di fisiologia dell'Università di Bologna e lo stesso Grixoni si accinsero ad istituire ulteriori .ricerche per essere in grado di stabilire un limite di tempo massimo per la conservazione delle scatolette di carne. Essi praticarono su sè ::;tessi tali ricerche, sostituendo la carne della loro alimentazione giornaliera con una derminata quantità di carne in -conserva; in conseguenza, per diversi periodi di otto giorni ciascuno, si sottoposero ad uno speciale regime, costituito quotidianamente da una scatoletta <li carne in conserva e di altri alimenti variati. In
6fi0
LE SCATOLETTE DI C.AR:SE l:S CONSERVA, ECC.
questa razione, valutata in calorie, la conserva rappresentava appena. la sesta. parte e come alimenti azotati i quattro decimi. Iu base ai risultati delle esperienze poterono stabilire: 1° che lesostanze proteiche e i g rassi contenuti nella carne in conserva di data recente, con leggere differenze in meno, sono assorbiti e quindi digeribili quasi in egual modo di quelli contenuti nelle carni lessate; 2° che mentre non esistono quasi differenze sul grado di digeribilità e a.ssorbibilità dei grassi della carne lessata e della carne in conserva sia questa di data. recente o antica, vi è in vece una leggera differenza per le sostanze proteiche, nel senso che sono meno assorbibili e meno di· geribili quelle nelle carni in conserva di an tica fabbricazione. E così conclusero : Che la carne in conserva di Casaralta:. t.anto di recente che di antica fabbricazione non solo ha, per la sua com posizione chimica, un valore alimentare pressochè eguale a quella lessata di buoi delle. stessa regione ed una somma di energia potenziale superiore a quella della carne americana in uso presso l'esercito francese; ma anche i principii alimentari in essa contenuti (tolta una leggera differenza in meno causata dalla ripugnanza, che si ha ad ingerirla, dopo che se ne fa uso da qualche giorno) si prestano discretame nte, mai però come quelli della carne fresca, alla digestione e all'assorbimento nel tubo gastroenterico e all'assimilazione nei vari tessuti dell'organismo. In ultimo gli autori osser vano che se l ' uso della carne in conserva. è da consigliarsi tutte le volte che non si può avere a disposizionedella carne fresca, non deve essere continuato però per molti giorni per il senso di ripugnanza. ch'essa susciterebbe. Qui cade in acconcio il ricordare che secondo le opinioni della. maggior parte di coloro, che hanno studiato siffatta quistione, è prudente di rinnovare ogni tre anni il quantitativo di conserve strettamente necessario per i bisog ni della mobilitazione della truppa e di preparare, durant e la mobilitazione, le conserve per ~li ult eriori bisogni della guerra. Nel 1895 venne alla luce un altro lavoro: «S tudio sulla carne in consei"'i;a, " del prof. E. Carlinfanti e del dott. A. Manetti dell'istituto di chimica farmaceutica della R. Università di Roma. Questi si proposero il compito di vedere quali fossero le alterazioni, che subiscono i princi pii alimentari nella preparazione e nella conservazione di tali prodotti, e di ricercare altresi le cause della nausea per il loro prolungato uso. Con altre parole voJ!ero sopratutto determinare i principii aliment ari e i prodotti di trasformazione di questi, per azione della cottura e del vapore acqueo sotto pressione a temperatura ele vata (120,5° C.) per un'ora, cioè la saponificazione dei grassi, l'alterazione delle fibra
LE SOATOLETTF: DI CARNE IN COXSERVA1 ECC.
G61
muscolari, dell'albumina, della gelatina, e finalmente vollero esaminare Je a.lterazìonì, che subiscono le carnì couservate per lungo tempo. Prìma delle ricerche del Carlinfanti e Manetti era stato osservato da. alcuni che nella preparazione della carne di bue in conserva: ottenuta per protratto riscaldamento sotto pressione a temperatura elevata, i. prìncìpii subiscono delle alterazioni, che aumenta.no, col tempo, anche -se la conservazione è fatta con tutte le norme prescritte. Già il Cerrutì, a complemento delle sue ricerche, dì cui ho fatto cenno, se n'era occupato, partendo dal concetto che se si verificano <l.elle alterazioni, queste provengono dalle sostanze azotate, la cuì molecola più o meno complessa, quando si altera., può dar luogo a formazione di sostanze sempre meno complicate, fino ad arrivare alla forma più semplice dì composti ammoniacali facilmente decomponibili, i quali vengono fissati dagli acidi organici, contenuti nella conserva stessa. Così, secondo luì, l'unica vìa da. seguirsi era quella di determinare la quantità di ammoniaca contenuta nel brodo e nella carne; -ed, infatti, riuscì a dimostrare che la quantità dell'ammoniaca diminuisce man ma.no che si ha che fare con preparazioni più recenti, concludendo per altro che, sebbene col trascorrere degli anni si riscon· trino indizi di possibili alterazioni, specialmente negli albuminoidi, queste, anche dopo lo spazio d i _dodici a.uni, si mantegono cosi leggere da non permettere che si prendano in considerazione per sconsigliare l ' uso della carne in conserva, trascorso un discreto numero di anni. Ma, come ho già fatto rilevare più innanzi, il Panà ed il Grixoni con !'esperienze compiute su sè stessi poterono dimostrare che, sotto l'aspetto del ricambio organico, le sostanze proteiche delle conserve dì .antiche preparazioni sono meno assorbibilì e meno digeribili. Anche il Ca.rlinfanti e il Ma.netti per le loro indagini si ~ervirono d·i scatolette fabbricate nello stabilimento militare di Casaralta ed offerte loro dall'amministrazione del Ministero della guerra. Operarono -su scatolette confezionate negli anui 1897, 1899, 1900, 1901, Ht02 e 1903. A differenza. del Cerruti, e in conformità del Grixoni, il Carlinfanti -e il Ma.netti preparavano i campioni di analisi con l'intero materiale di ogni scatolat non ritenendo opportuno cli dividere cìoè il brodo e il grasso fuso della carne; poichè, a loro avviso, la divisione, per quanto ben condotta, non può essere mai netta e sopratutto non può riuscire completa. D6.lle loro ricerche risultò che il prolungato riscaldamento sotto pressione non produce nella carne trasformazioni di principii alimentari riscontrate da altri, come per es. dal Cohneim, e che queste trasformazioni non sono determinate od aumentate dal tempo di conserva-
GG2
LE SCATOLETTE DI CAR~E IN OON$ERVA 1 ECO.
zione; risultò pure che non si forma alcun nuovo princj pio, che giustifichi il senso di ripugnanza per l'uso protratto delle conserve di carne. Secondo loro, il senso di nausea. dipenderebbe dalla eccessiva quantità di grnsso e dal modo come questo si trova ammassato nelle scatolette. Anch' essi constatarono piccolissima. quantità di ammonio.ca.; ma spiegarono il fatto coll'ammettere che l'ammoniaca sia dovuta alle basii carnee e alle altre sostanze azotate, contenute nel brodo aggiunto. Passati così in rivista i lavori del Cerrnti, del Grixoni e Panà, del Carlinfanti e Me.netti, e messi in rilievo i lati più importanti, per sta· bilire il valore nutritivo delle scatolette di carne in conserva, mi occorre porre in confronto i risultat i dell'analisi dei vari sperimenta.tori~ Li riporto qui appresso : Cerruli
r.rixonl
Cnrlinr:tnl i-MaoetU
57,77 p. 100 11,59 > 26,75 > · 3,40 >
67,85 p. 100 11,94 > 18,21 > 2,00 >
:....
Acqua Grassi Albuminoidi Ceneri
.
55,80 p.100 12,783 > 26,329 > » 3,62
E siste dunque maggiore corrispondenza tra i dati del Cerruti e def Grixoni; poichè nelle analisi del Carlinfanti e Ma.netti trovasi una minore quantità di sostanze albuminoidi ed un aumento di grassi. Evidentemente la differenza è dovuta alla qualità dei campioni di scatolette esaminate. Addizionando i dati suddetti e facendone la media, si può calcolare che per ogni cento parti del contenuto di una scatoletta di carne in conserva si ha di : Acqua 60,473 Grassi 12,104: Albuminoidi 23,763 Ceneri . 3,007 Ora, se si tiene presente che il con tenuto medio di ogni scatolett a. si aggira intorno ai 230 grammi, il rapporto dei vari principii alimentari viene ad essere : Acqua 139,087 gr. Gr1tssi 27,839 > Albuminoidi 64,654 Ceneri . > 6,916
LE SOATOJ,ETTE OJ CARNE J:'.'< CO:'.'<s1':RVA1 ECO.
663
E a questo proposito giova riferire che nei numerosi esami di riscontro, istituiti a richiesta del Ministero della guerra, negli anni Hl08, 1909, 1910 e 1911 1 nel laboratorio d'igiene dell'Ispettorato d i sanitl, su scatolette fabbri cate i11 stabilimenti di ditte priv11.te e su scatolette fabbrica.te nello stabilimento militare di Casaralta, allo scopo di accertarne i caratteri fìsico-organoletti èi, la quantità di carne e lo stato d i conservazione, si è potuto stabilire su 432 scatolette la seguente media: Di pura carne muscolare. grammi 1 60,3 Di grasso libero. ,., 13,2 Di brodo-gelatina . » 55,-! Adunque qua.le valore alimentare devesi at.tribu.:.re alle scatoleLte di carne in conserva., come elemento costitnt.ivo della razione viveri di riserva? Supponiamo che a far parte della razione alimentare pel tempo l1i guerra siano stabiliti grammi 375 di carne fresca. L'esperienza quotidiana e le prove, fatte in proposito, insegnano che grflmmi 100 di carne di bue fresca corrispondono in me::lia a grammi 80 di carne senz'osso. (1) Quindi stando a q nesti rapport i si può cakolare che grammi 375 di carne fresca corrisponderebbero a grammi BOOsenz'osso, che computati secondo i dati del Kong equi valgono a.cl Acqua 228,0 Grassi. 4,5 Sostanze albuminoidi 6'1,5 Sali 3,0 Orbene, sottoponendo noi all'euollizione i grammi 300 di carne, cioè lessandoli, data. la perdita del 43 p. 100, poichè la carne lessata rappresenta. il 57 p. 100 della carne fresca., ne consegue che i grammi 300 di carne fresca riduconsi a grammi 171 di carne lessata., ed inversamente grammi 100 di lesso corrispondono a 175 di carne fresca. Secondo i valori del Konig i grammi 171 d i ca.me lessata sarebbero costituiti così : Acqua . 100,Gl gr. Grassi . 7,18 ,. Sostanze albuminoidi 5!),21 ,., Ceneri . 4,2l::S » Messi a confronto i da.ti suddetti con q nelli rappresentanti i 300 gr. di carne fresca, la differenza delle sostanze albuminoidi è minima. ( l ) Il Mangianti in uno studio statistico snl renùimento della cam e di bue b ollito (il quale studio fu oggetto di comunicazione al Congresso d'igiene e di demogrnfìn in
Bruxel)e9 1903), tenendo conto della razione indidd uulo ciel soldMo italiano in tempo di P&ce, poichè vi comprende la giunta, calcola In perdita a 59,127 p. 100.
(l{i4:
l, E SOATULETTE DI C'ARXE
n: C'ONS~:RVA, EC'C,
Facendo la media dei dati an~litici del Cerruti: del Grixoni e del Carliufanti-Manetti si hanno le Reguenti cifre: Acqua , 60,473 p. 100 Grassi 12,104 'I> Sostanze albuminoidi 23,763 > Ceneri . 3,007 > che riferite a grammi 230, contenuto medio di ogni scatoletta, danno: Acqua 139,087 Grassi 27,839 Sostanze albuminoidi 54,654 Ceneri 6,916 Appare chiaro che, paragonati i componenti dei grammi 171 di lesso, i quali alla loro volta, rappresentano grammi 300 di carne fresca. (dedotte le ossa), t·.on quelli dei grammi 230, che è il peso del contenuto di una scatoletta, il quantitativo delle sostanze albuminoidi è alquanto inferiore, con un certo aumento di grassi. Questa lieve deficienza di sostanze al buminoiù i è dovuto al fatto che nelle scatolette esaminate dal Cari infanti e l\lanett,i abbondava il grasso, tanto vero che al grasso, secondo questi autori, debbonsi attribuire il senso di nausea e la minore digeribilità didla conserva di carne in scatole. Ma poichè n elle fabbricazioni successive il grasso delle scatolette è anelato diminuendo, sono da accettarili i dati del Cermti e del Grixnui, dati che rappresentano questi valori medi: Acqua 56,785 p. 100 Grassi 12,186 ,. Sostanze albuminoidi 26,559 > Ceneri . 8,020 > e che riferiti a grammi 230 del contenuto di ogni scatoletta danno: Acq ua 130,605 Grassi 28,027 Sostanze albuminoidi 61,039 Ceneri 8,073 Se mettiamo a raffronto q neste ultime cifre con quelle, le quali stanno a di notare il valore di grammi 171 di carne lessata, r,he si ottengono da grammi 300 di carne fresca senz' osso, vediamo come il quantitativo d elle sostanze albuminoidi è pressoohè eguale. P er concludere possiamo se11z'altro affermare che il valore alimentare di una scatoletta di carne it1 conserva, come elemento costitutivo d ella razion e viveri di riserva. per le sostanze albuminoidi, corrisponde perfett11,mente al valore alimenta.re della quantità di carne fresca, che potrebbe essere fissata per ogni soldato nella razione di guerra.
LE SCATOLETTE DI OAUXE IN OON!'\li:RVA, F.CO.
666
*
** Stato di conservazione delle scatolette. Upton Sinclair ebbe l'idea di comporre un grande romanzo, e per parecchio tempo stette in cerca di un soggetto veramente interessante, Un bel giorno lo trovò: L'indust1·ia delle c<mserve alimentari a Chicago. Si stabili a Chicago; e come soleva fare lo Zola nel pr~parare il materia.le dei suoi lavori, procedette, innanzi tutto, ad una diligentissima inchiesta, interrogando lavoratori, inten istando scienziati, consultando igienisf.i. Raccolti cosi tutti i documenti necessari, si mise all'opera, e compose il romanzo: The Iungle, che da un giorno all'altro lo rei.e celebre. L'autore descrive il lavoro degli opera.i e il genere di vita che questi conducono; fa assistere il lettore a tutte le manipolazioni, che _la carne snbisce dal principio alla fine, conducendolo presso le macchine rumorose e strideuti, che gli provocano come un senso di vertigine. Il romanzo del Sinclair menò rumore, appena pnbblicatosi, commo,endo il mondo civile; e, a vero dire, dal punto di vista morale, sociale ed igienico ha recato dei benefici effetti. Ma gli appunti, i rilievi, le critiche, che sono stati fatti, ed a ragione, all'industria della carne in conserva di America e al funzionamento di quegl'immensi stabilimenti, per buona fortuna non possono muoversi all'industria e agli stabilimenti d'Europa. Pur facendo astrazione che questo genere d'industria, in paragone, non è così diffuso come negli Stati Uniti, è un fatto che da noi le cose procedono ben diversamente. I prodotti sono eccellenti; e gli operai, tanto dal lato del gL1adagno quanto da quello dell'igiene, non hanno di che lamentarsi. Non sarebbe giusto dimenticare che l'industria della conservazione degli alimenti, ad onta che nei suoi primordi fosse guidata dall'empirismo, ha compiuto grandi progressi. P er l'ignoranza che esisteva sugli agenti della. putrefazione non rare volte si verificarono accidenti, talora gravissimi per i consumatori. È facile comprendere che tutto ciò si ripercuoteva con enormi danni sulla stessa industria. In passato, ma in un passato non molto lontano, non avendosi una idea. precisa sulla diffusione dei germi, si ammise perfino che l'alterazione o meglio la putrefazione di una sostanza org~nica potesse avvenire spo~taneamente. Erano necessari la influente personalità. di Pasteur, i\ suo autorevole giudizio, le sue esatte ricerche per togliere questi e,rrori tradizionali.
666
I.E SCATOLETTE DI CA:RNE IN CONf'ERV A1 ECC,
E così pure, non possedendosi nessuna conoscenza. sulla straordinaria resistenza delle forme durature dei germi, ossia delle spore, si oredeva d'impedire ogni vita, sol perchè si sottoponevano le sostanze organiche, per un quarto d'ora, ai va.pori bollenti. Ma a questo modo si trascurava di accertarsi se la temperatura avesse agito egualmente su tutte le parti. È ormai assodato che ciò non avviene senza. speciali precauzioni, e che la JJenetrazione dei vapori bollenti non ha luogo tanto facilmente, come una volta. si riteneva. L à dove non pervengono i vapori, le spore possono trovare un luogo di protezione e sottrarsi quindi ad ogni distruzione. Nessuna meraviglia quindi se si vedevano comparire vegetazioni di batteri nelle sostanze organiche, che si giudicava. di a,ere difese da ogni jnquinamento esterno. Per quanto oggi tutto questo possa sembrare naturale, molto tempo e gran fatica ci sono voluti, affincbè divenisse patrimonio della scienza. ! Rimarrà sempre celebre la seduta dell'Accademia delle scienze di Parigi del 29 giugno 1RG3, quando Pasteur, con una memoria ivi letta, potè dimostrare che la putrefazione non è dovuta. all'ossigeno del.l'aria, ma ai germi ch'essa contiene. Per ben apprezzare gli ammira.bili lavori di Pasteur bisogna rendersi conto delle idee e delle dottrine d'allora! Fino a quell'epoca aveva. dominata. sovrana l'ipotesi di Liebig, il quale attribuiva ali' os~igeuo tanto il processo della. fermentazione quanto quello della putrefazione. Secondo Liebig, l'ossigeno sa.rebbe stato l'agente ecc1tatore per l'inizio del processo; mentre la successiva alterazione, e q uindi distruzione delle sostanze albuminoidi, sarebbeavvenuta per l'instabilità propria delle sostanze stesse. I n che consiste dunque il processo della putrefazione? Nella decomposizione di sostanze organichf'I per l'azione di germi. Pasteur lo spiegava. coll'attività di batteri anaerobi, e riteneva perciò che l'a.s.senza.. dell'ossigeno, determinata dalla contemporanea esistenza. di microrga.· nismi aerobi, fosse una condizione necessaria e caratteristica. della. pu· trefazione. · La putrefazione non è un processo specifico, dovuto all'attività. di alcune determinate specie di batteri; ma. è l'spressione di un insieme di fenomeni, che possono distinguersi col nome di fenomeni di riduzione, e che hanno per risultato la. produzione di ammoniaca., d'idrogeno, sol forato ecc. Conviene nondimeno confe3sare che il fenomeno della putrefazione è così complesso che, ma1grado le molteplici rinerche fin quì pratic?,tet esso non è del tutto chiarito ; è quindi difficile darne una. definizione~ Certo è che da una parte entrano in campo le sostanze organiche-
LE SCATOLETTE DI OAR~E IN CONSERVA, ECC.
667
azota.te (il cui principale tipo è l'albumina) e dall'altra organismi microscopici di specie numerose, i quali attaccano dette sostanze, dissociano la molecola albuminoide, e la decompongono progressivamente in molecole sempre più semplici. L 'edificio molecolare dell'albumina, dice il Duclaux, À preso d'assalto successiva.mente da. specje mjcrobiche, che si sviluppano ed agiscono man mano che il mezzo è loro favorevol e ; più tardi esse spa· riscono per cedere il posto ad altre, che continuano il lavol'io di distruzione. Non v'ha dubbio che il fenomeno della putrefazione si svolge sotto l'influenza di diversi microrganismi, anaerobi e aerobi, i quali, secondo Dnclaux, nel dislocare la molecola di albumina operano per mezzo delle loro diastasi. Non ho creduto superfluo richiamare alla mente queste nozionit che molt'attinenza hanno con l'argomento, che io ho impreso a trattare. Teoricamente, stando alle cognizioni fino ad oggi acqui»ite, si deve ammettere che la. carne conservata in scatole, una volta sterilizzata, se essa viene sottratta alle cause di contaminazione, deve rimanere sterile sempre, cioè per tempo indefinito. Ed invero dalla. batteriologia apprendiamo (e questo fatto ne co&tituisce, dirò, il canone fondamentale) che un mezzo nutritivo reso sterile mediante il calore, se è ben condizionato, si cons13rva sempre sterile, finchè il mezzo stesso dura. Sterilizzare significa rendere una sostanza scevra di germi, siano patogeni, siano saprofiti; quindi nel caso nostro, dopo la sterilizzazione delle scatolette, a meno chei non sopraggiungano ca.use d'inquinamento per la rottura dei gusci, la carne non dovrebbe per alcun motivo subire alterazioni d, sorta. Nondimeno sta il fatto che, massime pel passP.to, accadeva; con relativa. frequenza. di riscontrare inquinate 110n poche scatole di carne in conserva. Come fin da principio ebbi a ricordare, esistono parecchi esempi di accidenti alimentari tra le truppe, per l'ingestione di carni in conserva alterate; ed il Laveran nel suo bel trattato d'igiene militare li descrive. Tali accidenti, per il numero degli individui colpiti, qualche volta assunsero addirittura il carattere di vere epidemie, specialmente in Francia. e in Germania; ma nella nostra letteratura medica. militare non si rileva che presso di noi, per il consumo della carne in conserva-, si sia.no mai verificati casi di avvelena.menti. Accennai già che nel 1899 Freycinet, ministro della guerra, preoccupato della. frequenza e gravità degli accidenti, di cui in Francia erano vittime i militari che consumava.no le conserve di carne, no -
GG8
"LE SOA.TOU~ !"l'lli DI OAR:'\E IN CO~SI;:RVA1 ECC,
mmo una commissione sotto la presidenza di Brouardel. Questa ispi· randosi 11.lle dottrine di Pasteur, dopo aver studiato esaurientemente la questione e le cause delle alterazioni delle scatole di conserva, pro· pose i mezzi adatti per porvi riparo. Da quell'epoca, poichè sono sempre rigorosamente applicate, nella fabbricazione delle conserve di carne, le norme dettate dalla predetta commissione, non si sono avuti mai più a lamentare quegli accidenti, che erano principalmente dovuti alle conserve mal preparate. Questo fatto, che ha l'indiscutibile valore di una vera. e propria esperienza, eseguita su vasta scala., è molto dimostrativo. Adunque quando le scatolette sono confezionate con tutte le cure, cioè in con· dizioni asettiche, e la loro sterilizzazione è perfetta, esse si possono conservare per auui, e consumandole non provocano mai alcun di· stnrbo. Costituiscono insomma un alimento di riserva veramente ottimo. Ma per quanta sorveglianza, rigore, scrupolo si pongano nella prepara.zione delle conserve, avviene talora che una qualche causa, la quale passa inavvertita, possa compromettere la bontà e lo stato di conservazione di tali prodotti e, determinare più tardi accidenti alimentari. La letteratura medica intorno agli avvelenamenti da carne è ricca, e scorrendo le pagini, che ~u questo argomeuto sono state scritte dagli autori, non è facile oriE-ntarsi· Il medico, in ispecie il meùico militare dell'esercito e della ma• rina, più che altri, può trovarsi nella circostanza di osservare acci· denti isolati o molteplici di avvelenamenti o di affezioni gastro-enteriche, causati da carni alterate, e precisamente da carni in conserva, senza che l'alte,razione sia sempre constatabile con gli ordinari mezzi di ricognizione. Or sono pochi a1rni, si poteva dire che carne malsana fosse sino· nimo di carne putrefatta o lli carne appartenente ad animali ammalati. Oggi, come ben dice !'Angelici a questo proposito, dopo i nu· merosi lavori, che sono stati eseguiti nel campo della. patologia umana e veterinaria per opera di molti autori con attività ininterrotta e fe. condissima, i vecchi concetti sono rimasti sconvolti, e nuove teorie si fanno strada iu un campo ricco di osservazioni cliniche e sperimentali. l\Ia. lascio da parte le discussioni più o meno intessanti, e mi limito a rilevare che il complesso clinico degli avvelenamenti da carne è costituito da vere entità n1orbose, e può assumere due forme ben distinte: la to11.~ii:a e la infeflh:a. Nella prima l'inizio dei disturbi tien dietro, quasi immediata.mente, .all'ingestione della carne, ed i disturbi, che si osservano, sono di natura
LE ~CATOLETTE DI C,\RNE IN CO~SERVA 1 ECC.
6139
nervosa: cioè astenia., afonia., abolizione del riflesso faringeo e pal pebrale, midriasi 1 ecc. Insignificanti o addirittura assenti sono i disturbi da. parte dello stomaco e dell'intestino. Non si ha febbre; può esservi inve<1e ipotermia.. Nella seconda forma dominano la. scena precisamente i disturbi gastro-enterici, che dai semplici imbarazzi vanno alle forme graYi e talora. mo1·tali, simulanti il chole·M nostra~, la dissente1•ia, e qualche volta la febbre tifoide; e cosi si è descritta una. forma gastro-intestina.le semplici,, una forma colerica, una forma dissenterica ed una forma tifoidea.. Adunque nella forma a. carattere tossico sono imponenti le manifestazioni nervose; nella f<n·ma a carattere infettivo sono imponenti le manifestazioni gastriche e intesti11ali. Nell'ulteriore decorso d.i questa seconda forma si possono osservare fatti emorragici, cutanei (roseola), tumore splenico, albuminuria, ecc. Ciò, che maggiormente colpisce, so110 le differenze che nei vari casi si riscontrano, come ebbe già a rilevare il Vailla.rd, per quanto. concerne, dirò, il loro esordire. Nella prima categoria, il principio degli accidenti è brusco, e snc. cede poche ore dopo l'ingestione della conserva; quindi fa pensare all'assorbimento di un veleno. Nell'altra. categoria invece l'inizio è più tardivo, cioè dopo alcuni giorni; si ha in altri termini un periodo d'incubazione, e però è giustificato il concetto che si tratti di un'inf'ozione microbica.. Se il quadro clinico degli avvelenamenti da carne si presenta in differente modo, è chiaro che diversa debha esserne la causa. In altri termini la. fo1·ma tossica è prodotta dall'introduzione nell'organismo di veleni microbici, e la. forma infettiva dall'introduzione di germi, atti a. det erminare una malattia. Si sa che le sostanze capa.ci di da.re fenomeni d'intossicazioue possono formar.si nel corpo dell'animale, essendo questo ammalato; oppure, dopo la macellazione, per sopraggiunta decompo~izione. Dette sostanze poi non rimangono distrutte, ad ont'a che la carne sia sottoposta alla cottura e alla sterilizzazione. Con altre parole durante la bollitura i germi sono uccisi; ma i veleni da essi prodotti non sono punto modificati. Alcuni casi invece, e forse sono i più, debbono considerarsi come une. vera. e propria infezione, cioè dipendente dal consumo di carne ricca. microrganismi patogeni; e perciò si spiega come e perchè la malattia. insorge., non subito, ma alcuni giorni dopo l'ingestione di una tale ca.me.
670
LE >-OATOLETTF:
or OAR:SE IN CONSERYA, ECC.
A confermare il concetto dell'infezione basta l'osservazione di individui, che presentarono la stessa forma senz'avere mangiato la carne, ma che ebbero contatto con gli ammalati. Può darsi pure chfl si verifichino dei casi d'infezione associata a fenomeni d'intossicazione. Il Rubner, parlando degli avvelenamenti da carne, dice che parecchie specie di batteri sono state coltivate, specie, che possono esserne considerate come cause dirette; poichè, n€lgli animali da esperimento, si è riusciti a produrre, per mezzo di colture, il quadro tipico della malattia. Anche il Pouchet riferisce che iniettando alle cavie, nel peritoneo o sottocute, l'estratto di conserve, il cui aspetto era affatto normale, ha potuto ottenere il quadro clinico dell'avvelenamento. E a questo proposito giova ricordare ciò che mala.uguratamente capitò ad un ve• terinario di Gand, il quale, rassicurato dei caratteri fisico-organolet· tici perfettamente normali di una carne sospetta, egli stesso volle mangiarne. Non l'avesse mai fatto! Dopo pochi giorni ne morì con fenomeni di gastro-enterite. Finalmente si ebbero ad osservare anche dei casi, nei quali la malattia, manifestatasi dopo il consumo della carne, era da attribuirsi al processo di putrefazione, svoltasi nella medesima; ordinariamente però le sostanze tossiche che si producono durante la putrefazione, nell'origine degli accidenti alimentari, entrano soltanto come parte accessoria. Adunque il complesso clinico degli avvelenament i da carne ci si presenta costituito da vere entità morbose, sostenute da cause specifiche, fra cui vanno tenute assolutamente distinte la forma. tossic:a (botulismo cla.~sico) e la forma infettiva (gastro·enterite). Sono stati descritti, quali agenti di siffatte entità morbose, nume· rosi germi denominati e classificati, in modo diverso, a seconda degli autori, che nelle varie epidemie sono riusciti ad isolarli ; ma, volendo semplificare le cose in questa. intricata. quistione,· a tre soli gruppi o sottogruppi di batteri (identjfioati per prove colturali o biologiche), essi possono ridursi : a ) In un primo gruppo vanno ass~gnati il bacillo isolato da Van ErmengPm nel 1895 e le &pecie affini. Già fin dal 187G il Bollinger aveva richiamato l'attenzione degli st11diosi ' UÌ casi d'avvelenamento da carni, mettendo bene in luce i rapporti di causa ad effetto, per aver ripetutamente osservato, che dopo l'uso di carni conservate (affumicate, insaccate), si verificavauo talora malattie, IP quali menavano a morte.
LE SOAT OLETTE DI CAR:-.E IN CONSEH.\' A, E CC,
671
Il b. di Van Ermengem è uu anaerobio sapra.fita, che può infettare le carni accidentalmente; produce una tossina potentissima, ohe da sola provoca tutto il quadro del botulismo . Fu isolato la prima volta da un prosciutto; ma non potè essere isolato dall'individuo, il quale, a.vendo mangiato il prosciutto, ne era morto. Sta il fatto che lo stesso prosciutto, dato ad alcune scimmie, queste presentarono gl' identici sintomi riscontra.ti nell'uomo, e ne morirono. Ma v' ha di più; l'acqua di lavaggio del prosciutto, filtrata attraverso la caudela di Chamberland, iniettata a delle cavie ripro<lusse i medesimi fenomeni. Le colture aerobiche rimasero sterili, quelle anaerobiche dettero luogo allo sviluppo di un bacillo lungo con estremità arrotondate, il quale, in tutti i substrati, dava origine ad una tossina, che, inoculata sotto cute o nelle vene od anche somministrata per bocca, si localizzava di preferenza sul sistema nervoso. b} I n un secondo gruppo sono da ascrivere i cosidetti b. similtifici, ohe hanno preso il nome di b. di Giirtner o b. dell'enterite. Questo bacillo si_ avvicina molto al gruppo del b. coli. Ha più la forma di un cocco-bacillo, ed è pure dotato di ciglia periferiche, e quindi è assai mobile; ma non coagula il latte, non fa fermentare gli zuccheri, specie il glucosio, non dà la reazione dell' indolo. Secondo alcuni autori esso possiede un'endotossina, che r esiste a tempera-
ture alte. e) In nn ultimo gruppo bisogna comprendere il b. coli e le sue infinite varietà, il proteo ecc. Prima si riteneva. che l'alimentazione con carni alterate per proeesso di putrefazione cagionasse delle forme morbose, dovute a ptomaine; oggi invece è ammesso dai più che dette forme sia.no determinate da tossine di saprogeni. Come ho già accennato, per ciascun gruppo non si ha un solo tipo di batteri, ma anche qualche varietà biologica dello stesso tipo. Non sono manca.te distinzioni e sotto distinzioni, le quali più che altro hanno ingenerato nell'argomento una certa confusione. Ad ogni modo, è bene il ricordarlo, nel procedere a.Il' identificazione di un germe, ossia alla diagnosi differenziale batteriologica di una forma tossica e gastro-intestinale, causata da ingestione di carne alterata o sospetta, ovvero di una forma tifosimile, bisogna sempre riportarsi a quelle varietà, che hanno assunto l'importanza di altrettanti tipi distinti. Rimane pertanto stabilito ohe il veicolo più comune delle intossicazioni o infezioni da carni è rappresentato dalle carni stesse, e non
tiì2
LE SCATOLETTE 01 CARNE I:- CONSERVA, ECC.
soltanto da carni crude, ma spesso anche da quelle cotte o rn conserva. Ed ora viene spontanea la. domanda: Le scatolette di carne in conserva alterate, ossia quelle, che risultano contenere dei germi, si sono inquinate dopo la sterilizzazione, oppure sono rimaste tali ad onta della sterilizzazione? L'inquinamento può spiegarsi nell'uno e nelJ 'altro modo. È facile intendere che se la sterilizzazione non è stata completa, o la temperatura, cui si è portata la sostanza, non ha. raggiunto il grado necessario, oppure essa non ha agito per un tempo sufficiente ; di conseguenza i germi contenuti nella carne non sono stati uccisi, e le scatolette sono restate inquinate. Ma può anche avvenire (e questo è precisamente il meccanismo del1' inquinamento, che suole oggi più di frequente verificarsi), che la sterilizzazione e pel grado e per la durata della temperatura si compia in modo regolare, completo e perfetto; ma dopo, per la mancata prova. della permeabilità. dei gusci, i germi si facciano strada attraverso impercettibili soluzioni di continuo nei punti di aggraffatura o saldatma degli involucri, ed alterino il contenuto delle scatolette. Un'altra doma.uda ancora conviene rivolgersi, ed è questa? Ammesso che i germi, di cui sopra ho fatto parola, si trovino nelle carni destinate per la fabbricazione delle scatolette (o che siano proprio io esse contenuti, o che vi capitino accidentamente), possono es~i sopravvivere al processo di sterilizzazione così come oggi questa vit'ne praticata? Assolutamente no. Alla temperatura di 120,5~ C. cioè con vapore sotto pressione ad una atmosfera, per la durata. di quaranta minuti, qualsiasi specie di germi, anche se sporigeni e molto resistenti, qua.li ad esempio il b. mycoid88, il b. megateriwn, il b. subtilis, il b. mesentericw; vulgatus, il b. mtsenterictis fusws, il b. rnesentei·icU,S i·uber, il b. liocle1·mos, il b. mttltipeclic1,lus, ecc. rimane distrutto. Com'è noto, il vapore acqueo sotto pressione esercita un'azione germicida cous.iderevole. Ed infatti dalle esperienze istituite da Globig con le spore del b. r osso delle patate (b. mesentericus 1·uber), • che si tro,a nel terreno, risultò che dette spore mentre dal vapore fluente a 100° C. veuivano uccise soltanto dopo 6 1/ 1 a 6 ore, col vapore sotto pressione restavano distrutte in 45 miuuti a 109°-118°, in 26 minuti a 113°-116° e in 10 minuti a 122' -123·. E così pure le spore di bacilli di resistenza maggiore (trovati da Christen anche nel terrencl che sopravvivevano perfino 16 ore all'azione del vapore acqueo fluente a 100°, in 1 a 6 minuti tra i 120° ed i 1% 0 rimanevano dist.rutte. Si comprende quindi che ,,e anche le carni impiegate per la pre-
LE SCATOLKTTE DI CAR:-iE IN 00'.l:!:!ERV A 1 ECC.
673
pa.razione delle scatolette o la superficie interna. d ei gusci contenessero le spore dei germi sopra indicati, con la temperatura a 120,5° C., ossia. con l'azione del vapore acqueo alla pressione di un'atmosfera, detti germi verrebbero certamente uccisi, e la carne e gl' involucri rimarrebbero perfettamente sterili. Si può con ragione obietta.re che la temperatura nell'interno delle sca.tolette, o meglio nel centro del contenuto di esse, non raggiunga :ma.i il grado segnato dall'autoclave. Ciò è esatto ; ma è auche Yero, come e risultato in tante esperienze, ed anche in quelle personalmente presenziate dall'attuale nostro Ispettore Capo tenente generale Ferrero di Cavallerleone nel Hl07 a Casaralta, che essa si mantie ue nelle scatolette intorno ai 116° C., e, quando l'operazione e ben condotta, n'on scenùe mai a] disotto dei 114° C. Adunque una tale temperatura è più ohe sufficiente ad uccidere le spore anche le più resistenti. Per altro non mancano osservazioni, da cui è risultato che le scatolette di carne in conserva, confezionate nel modo da noi descritto, coutenessero dei germi. Il primo a sollevare dei dubbi fu il Poincarè: quest'autore ebùe a constatare che le carni conservate in scatole, sterilizzate all'autoclave, fossero inquinate da germi, di cui molti riuscivano patogeni per gli anima.li di la.boratorio. Aoche il Macè ottenne g li ste>lsi risultati. In seguito a tali reperti essi dichiararono che le carni in conse•rva ordinariamente contengono germi, i quali, finchè le scatole sono ben chiuse, rimangono l\llo stato latente per mancanza di ossigeno; ma, 110n appena vengono aperte, i germi si sviluppano, e le conserve si alterano. Un altro sperimentatore, il Cassedebat, riscontrò egli ptne nelle conserve la presenza di germi. Il Va.illard, le cui indagi11i al riguardo sono molto interressanti, in principio espresse l'opinione che solo raramente nelle scatole di conserva si trovassero germi viventi; ma, in seguito ad ulteriori ricerche, disse che la proporzione delle scatole contenenti germi vivi fosse molto forte, fiuo ad arrivare al 70 ed anche all '80 p. 100. Il Fernbach, al contrario, nelle scatolette da lui esaminate non riscontrò mai microrganismi. Indeotici furono i risultati del Laveran, il quale trovò sempre sterile il contenuto delle scatole di carne in conserva, da lui sottoposte a rigoroso esame. In Italia si occuparono di questo A-rgomento lo Sforza ed il Ca poraso; ed, in base ai risultati delle loro rit.:erche pratic·ate su scatolette fabbricate a. <Jasaralta (anni 1877-78), vennero alla conclusione che l& scatolette, le quali all'apertura. presentano i caratteri di una buona conserva., non contengono mai germi capaci di sviluppar:Si. 43 -
Giornale rli merlirina malìl,o·e -
Pasc. IX.
LE S CATOLETTE DI CARNE I~' CON S ERVA, ECC.
Altre indagini batteriologiebe furono istit uite sulle scatolette in uso presso il n ostro esercito dal Grixoni, il quale in alcune rinvenne dei germi sporigeni, appartenenti a gruppi, che hanno sede abituale ne l s uo lo, nell'aria e nell'i ntestino umano. La tecnica adottata dal P oincarè consisteva nell'aprire ampiamen te le scatole, mettere fu ori la carne con strumenti sterilizza.ti preleva.re dal centro di essa dei frammenti e con questi allestire delle colture in brodo. La tecnica, messa in opera dal F ernbach, invece consisteva nello sterilizzare con IR fiam ma una parte della superficie (p. e. il coperchio), praticare con uno strumento aguzzo arrovent ato un foro, introdurre, attra,erso detto foro, profondamente nell'interno della scatola un robusto filo di platino previamente sterilizzato e con questo staccare dei piccoli frammenti. Il Laveran si attenne allo stesso metodo del F ernbach; ecl anche lo Sforza ed il Oaporaso lo prescelsero, apportandovi però qualche lieve modificaz ione, dettata dalla necessità. di coltiva.re la parte liquida e la carne, non solo della superficie, ma pure delle parti centrali e profonde della scatola. Questi ultimi sperimentatori, per escludere l'intervento di germi dell'aria, eseguivano il trasporto del liquido e della carne entro un cassone aventi pareti chiuse con vetri, spalmati nella parte interna di glicerina. Il Vaillard, riten endo che i germi, i quali inquina.vano il contenuto delle scatole, fossero per la massima parte aerobii, nei suoi esperimenti si limitava a. praticare numerosi fori, con metodo asettico, sul coperchio delle scatole e a ricoprire il coperchio con cc.,tone sterile; indi nrntteva le scatole al t ermostato alla temperatura di 37° C. Il Grixoni per eliminare qualsiasi causa d'errore, dopo aver accuratamen te ripulite le scatole, le lasciava al termost ato per 48 ore; e non soltanto per mettere nelle migliori condizioni di temperatura i germi, che si fossero potuti trovare nella carne, ma per accertarsi eziandio d ella chi usura dei gnsci. Indi, agitat.o ben bene il brodo e sterilizza to il fond ello con la fiamm a di una lampada. Bunsen, praticava nella scatoletta capovolta, con punteruolo sterilizzato, un forellino, da doYe il brodo m isto a det riti d i carne si faceva schizzare direttamente deuLro pruvette con tenen ti substrati di coltura. Della bontà del metodo, secondo lui, sono prova luminosa la mau<:,1nza assol uta e cost,a ute nelle sue colture d i germi dell'aria e il reperto, quasi costante, di u na sola specie microbica, in generale !-porigcna, per ogni scat.ola.
L~:
CATOLETTF. .or CA R:-. F: IN CO.:-'SERVA, EOC •
6'i5
•'econdo Rouget e Dopter queste divergenze nei risultati, potrebbero spiegarsi colle differenze dei metodi impiegati nel fare gli esami. Ma a mio avviso, (ed in questo sono d'accordo anche col Grixoni), i differenti risultati, ottenuti dai varii ricercatori, e le eone] usioni con-tradditorie, ,c ui essi sono venuti, trovano la loro spiegazione non nelle ~iverse modalità della tecnica usata, bensì nel diverso grado e nella. durata di temp9ratura., cui vennero sottoposte le scatole per la sterilizzazione, nouchè nel volume di es,;e. Nel laboratorio, annes:a.o all'ufficio d'igiene dell'Ispettorato di sanità militare, come dicevo già, io ho iwuto occasione di istituire n umerosissime esperienze su scatolette di carne in conserva, fabbricate nello stabilimento militare di Casa.ralta e in stabilimenti privati ed inviate dal ::Ministero della Guerra (Direzione generale dei servizi logistici e amministrativi) per gli esami di riscontro, sia per accertarne la preparazioue, sia per determinarne la quantità Jel contenuto (pura -cr..rne muscolare, grasso, brodo- gelatina ecc.) sia infine per stabilirne lo stato di conservazione. Dal gennaio 1908 fino al maggio 1911 da me e dal sig. Celli, farmacista. capo, addetti entrambi al laboratorio d'igiene, sono state esamina.te ben 432 scatolette e 45 scatoloni Per tutte le scatolette t\ gli scatoloni, appunto per vederne lo stato di conservazione, ho fatto indagini batteriologiche, a.ttenen-dom i, in massima., alla tecnica adottata dal Fernba.ch, dal Laveran, dallo Sforza e Capora.so e dal Grixoni, con lievi modificazioni. Ed ·ecco come procedo : Ricerca dei ge1·mi anae1·obi. - Per otto giorni d i seguito lascio le scatolette al termostato alla tempera.tura di 36,5° C. Se esistono germi anaerobi, qnesti si moltiplicano, dando luogo a sviluppo di gas,, la -cui pressione interna rende convessi i coperchi delle scatolette stesse. Aprendo un piccolo foro su uno dei coperchi per dare uscita al gas, <lhe vi si trova sotto forte tensione, l'inquinamento è svelato pure ,da un odore penetrante e nauseabondo. Rice1·ca dei genni ae1·obi. - Tolte le scatolette dal termostato, .allestisco colture in brodo, avvalendomi di materiale solido e liquido del contenuto cl-i esse, prelevl\to dalla superficie, dalle parti centrali -e dalle parti profonde di ogni scatoletta in esame. Sterilizzo il coperchio della scatolettt1., facendovi bruciare sopra alcune gocce di alcool, ind i, con un grosso punteruolo previamente sterilizzato alla fìamma e rn.ffreddato, pratico nel centro del coper<:hio un foro del diametro di 1 cm. circa. Attra,erso tale foro prelevo, con pipetta di vetro sterilizzata
676
LE: SCATOLETTE DI CAR~E ID CO:SSERVA, ECO.
1/. eme. di liquido (brodo-gelatina), che immetto in provette, contenenti brodo di Loffier nella proporzione di 10 eme. Sempre con le più scrupolose cautele, con un grosso e resistente ago di pia.tino, conformato ad uncino all'estremità, distacco, sia dalla parte centra.le, sia dalle parti periferiche, spingendo l'ago in vari sensi, dei frammenti di carni-, e.be immetto in altri tubi contenenti brodo nutritivo. Talora faccio anche colture in substrati solidi (gelatina ed agar). E poichè mi si potrebbe opporre, che essendo la reazione del contenuto de1le scatvle (della carne e del brodo-gelatina) fortemente acido, anche se vi fossero germi, questi seminat,i in un mezzo alcalinv, dato il loro precedente adattamento a. vivere in un mezzo acido male si svilupperebbero, ho qualche volta adoperato, come per controllo, brodo colturale neutro o leggerissimamente acido. Orbene tutte le scatolette da me esaminate, fatta eccezione di una, la quale si era alterata subendo il processo di put refazione, sono state riscontrate in perfetto stato di conservazione, ossia assolutamente sterili. L'in,1uinamento dell'unica scatoletta trovata inquinata fu svelato col tenere la scatoletta stessa al termostato. Essa, che già presentava il coperchio e il fondo alquanto convessi, si rigonfiò fortemente, e, praticatovi un foro, dette esito ad una gran quantità di gas di odore acre e nauseabondo. Evidentemente l'inquinamento era dovuto a specie anaerobiche, che non mi curni d'idçintifìcare. Così pure nel 1909, nel procedere all'esame di alcuni scatoloni, ebbi a trovarne inquinati tre, ed anche in questo caso l'inquinamento era dovuto a germi proprii della putrefazione. Come spiegasi dunque che, ad onta di si rilevante nu.mero di i,catolette e sca toloni esaminati, soltanto quattro, cioè una scatoletta e t.re scatoloni si sieno presentati inquina.ti, mentre tut ti gli altri sono stati trovati in ottimo stato di conservazione, cioè assolutamente sterili? La risposta è semplice per quanto naturale. Vuol dire che tutte le norme, stabilite dai capitoli d'oneri nella fabbricazione di siffatti prodotti, vennero rispettate ed osservate. Mi si potrebbe a questo punto obiettare che il contenuto di alcune scatolette può tuttavia contenere germ i j quali non impart iscono, alle scatolette alterazioni apprezzabili, perchè i germi stessi rimangnno 11,llo stato latente. ì\[a a combattere tale obiezione, basta considerare che tutte le scatolette sottoposte al mio esame furono t enute al t ermostato per ben otto giorni allo scopo di favorire, dirò, l'arricchimento dei germi, se mai ve ne fossero stati. Se quindi le colture sono risultale sterili, ciò significa indubbiamente che nelle scatolette non esistevano germi, nè di specie aerobiche, nè di specie anaerobiche.
LE SCATOl,ETTE DI OARXE IN CONSERV A1 ECC.
677
Adunque, m base all' osservazioni da. me fatte, e non souo state scarse, mi sento autorizzato ad affermare che il sistema di preparazione e di conservazione delle scatolette in uso presso il nostro esercito risponde perfettamente allo scopo. Molto dimostrativo è un dato di fatto, su cui mi piace di richiamare l'attenzione del lettore. Presso di noi, nè recentemente, nè pel passato si sono avuti a lamentare accidenti tossici o infettivi, individuali o collettivi, da attribuirsi al consumo di scatolette di carne in conserva. Alcuni anni or sono, essendo stato notato che con una certa larghezza si dichiarava.no a.variate delle scatolette, che in effetti non lo erano, il Ministero, preoccupato di questo inconveniente, venne neilla. determinazione di estendere un provvedimento già applil!ato nell'VIII Corpo di Armata, provvedimento che aveva dato ottimi risultati: di delegare cioè agli ospedali militari l'esame delle scatolette giudicate avariate, nell'intento di bene a.ccert.are le cause delle a.varie e di avvisare ai mezzi per rimuoverle. I n seguito a tale provvedimento si è potuto stabilire che il numero delle scatolette avariate è minimo, e che la perdita. media annuale non supera l'l p. 1000; perdita., la quale quasi .s empre è dovuta ad alterazione sopraggiunta nelle scatolette, per fori accidentalmente fatti nei gusci nell'atto d'inchiodare le casse. Ma prima di porre termine a questo mio studio, che dal lato pra· tico parmi possa avere un certo interesse, mi sia permesso di raccomandare a coloro, che sono preposti alla fabbricazione delle scatolette di carne in conserva, di assicurarsi non solo della sterilizzazione delle scatolette, ma della impermeabilità dei gusci cioè della loro perfetta · tenuta. Ormai è assodato che se talune scatolette si r.lterano, nella mag· gior parte dei casi, ciò dipende non da mancata o imperfetta sterilizzazione, bensì da passaggio di germi attraverso soluzioni di continuo, preesistenti nelle scatole o anche determinatesi durante o dopo la sterilizzazione. Questo fatto fu bene messo in luce, innanzi tutto, dal no:;tro generale medico Sforza ; e poi anche dal generale medico tedesco Pfuhl. In q:a,esto stesso giornale io ebbi l'opportunità di fare la recensi0ne di un importante lavoro del Pfuhl, pubblicato nel 1908 nella Zeitschrift fiir Hygiene und Infektionskranheiten dal titolo « Ueber die Verunreinigung des lnhalts von Konse1·venbilchsen nach der Ste1·ilisation :.. In questo suo scri~to il Pfuhl, dopo aver premesso che primo fu lo Sforza, al Congresso d'igiene e di demografia di Bruxelles del 1903,
.ad esprimere l'opinione che le scatolette di carne in corserva, le quali si trovano inquinate, diventino tali soltanto dopo la sterilizzazione,
6i8
LE SCATOLETTE DI C'AR~E I~ CONSER\"A 1 ECC.
dice che egli l' ha potuto dimostra.re sperimentA.lmente, stabilendo cosi in qual modo si produca. la permeabilità delle scatole, e come vi penetrino i germi. Il Pfnhl riporta un fatto, che merita di essere riferito; perohè èmolto istruttivo. Una. fabbrica di conserve, a.vendo omesso la prova. della. permea bi lità, ebbe la poco gradita sorpresa che di una grossa partita di scatole moltissime andarono perdute. Il Pfnhl intanto, per mezzo di un esperto impiegato :folla fabbrica, aveva fatto porre dei :-aggi di terreno contenenti spore (le qua.li si erano mostrate resistenti al vapore acqueo fl uente a 100° C. per un'ora e mezzo) entro alcune scatole di conserva di carne, come egli stesso ripetut~ volte aveva praticato, e con succes,;o, nella fabbri ca di conser ve per l'esercito ad Haselhorst. Tali scatole dopo aver subito, insieme con le altre di eguale specie e dimen:;ione (da gr. 200, 400, 600, 1000 di carne ognuna) la sterilizzazione in autoclave alla pressione di un'atmosfera, furono invia.t.e in laboratorio e subito esaminate. Così facendo si potè accertare ch:1 tanto ì '3aggi di terreno quanto la carne erano perfettamente sterili. Egli, sicuro che le scatole riconosciute permeabili fossero state già eliminate, bene a ragione riteneva che tutte le altre fossero e doves sero rima.nere sterili. Ma purtroppo da parte della fabbrica non era stato adottato il provved1wento di scartare le scatole appalesatesi permeabili. La collseguenzu fu che la maggior parte delle scatolette andòa male. P el Pfuhl era di somma im portanza vedere se i batteri riscontrati nelle scatole inquinate fossero più resistenti delle spore, contena te nei saggi di terreno, le quali con la. sterilizzazione erano rimaste uccise. I stituite all'uopo le opportune ricerche, da queste risultò che i germi esistenti nelle scatole ap partenevano, in gran parte, a bacilli aerobi, asporigeni ed a cocchi. Una sola specie di bacilli formava. spore; ma queste si addimostrarono così poco resistenti che al vapore fluente di 100° C. morirono in un minuto. E' evidente che se i detti germi si fossero trovati nellf' ,;catoleprima della sterilizzazione, certamente sarebbero stati distrutti nello auto1,;lave, com'era appunto avvenuto per i germi del terreno, le cui spore si. er ano addimostrate resistentissime. ~on v'ha dubbio che i baU.eri, i guali si rinvennero nelle scatole~ vi penetrarono soltanto dopo la sterilizzazione. E poichè nè nei fogli di latta, nè nei fondi o coperchi si riscontrarono difetti, è da ammet· tersi senz'altro che l'inquinamento si determinò lungo i tratti della. aggraffatura.
LE S(' ATOLETTE DI C'AflX~~ I:::-f Cù ~<'ER\'A, Et"C'.
67\)
Se la fabbrica non avesse tralasciata la prova della permeabilità, non avrebbe subito un tanto danno. Hiassumendo, rimane adunque stabilito come un precetto, da \:ni non si deve mai derogare che, dopo compiuta la sterilizzazione, è assolutamente indispensabile, per assicurare la buona conservazione del prodotto, la prova delle. permeabilità delle scatolette. Con altre parole, occorre accertarsi sempre che tutte le scatolette siano a tenuta completa e perfetta. CONCLUSI ONI. Da questo mio studio è lecito dedurre : 1° li processo di prepar azione delle nostre scatolette di carne m conserva risponde pienamente allo scopo; 2° il valore n utritivo del contenuto di ogni scatoletta è pressochè eguale a quello della carne fresca., fissata per la razione di guerra ; ossia il valore alimentare d i mia scatoletta di carne in conserva, come elemento costitutivo della razione viveri di riserva, è pari al valore alilùentare della quantità di carne fresca stabili ta per ogni soldato; 3° lo stato di conservazione delle scatolette è perfetto; ed in conseg_u enza. non sono da temere accidouti alimentari, nè tossici, nè infettivi.
BIBLI OGRAFIA. ANOE LIOI. -
Sugli ai·velenamenti da car1«1, (lt P alic li11icn, Sezione prat ica, 1907).
AnNOI.Jl.D. -
Nou veaux élémcnts d'hygiè11e.
Principes de ,mtrition el valeur 1rntrit foe d,;s alim m ls. (Re viw d' H yyiè,~ alimentairt, 1905). BES El fAU. Uelier eine in Fleischc ye/ u t1dme in/cktiose /Juklerie. (A rchiv Jiir H yyi<111·, 1891). B1scnOl'J' und WINTOEN. - B eitràye z ur Ko11serce11/abricatio11. (Zcit•chr i/t j ur H yy irne
ATWATEB. -
una In/ektio118krat1k heiten, 1900). Ohimica fisiologica .
BOTTAZZI. -
Studic sulla caN1e in C-0118• ri·a. ( Archfrio di Farmacolo9ia sperimentole I! scienze a{Jìni, 1905). CAS SEDE BAT. Bacti!rics et ptomaint8 des vùmdes. /Rrt•1w d' Hyyiè11e et de police 11anitaire, 1890). C ERBUTt. Studio sulle scatolette ili came in cctisrr,·a fo ueo nel R. Enrcito. (Oiomnlr. medico del R, Esercito, 1901). CoCCONE, La razione del soldato i,i tempo d i pace. (Giomale m~dico del R Esercita, 1906). C ilLINrA.NTI e M.AllETTI. -
u; ,-.(',\"I OLETTE IH <"Af?NE I X C'O.NSEIIVA 1 ECC.
Glwmie der EiwciBak<irper. Manucile d'Igiene (quinta ediziono). D1 VESTE.i.. Principii d' [ gicne. D u oLAUX. Traité de Mi.cr()biologie. FERNDACII. De l'<1baence de gcrmc8 vivan/.8 dane les conserves. (Remie d'Hygiène et de po/ice eanitaire, 1888). Gll.IXONt. S u l contenuto in acqua, azoto e grassi di a lcune cami i n conservri. (RivÌ,ata d'Igiene e di "anità p ribblica, 1902). Io. - Gontribnto alla conoscenza delle alterazioni della carne in conaerva. (Giornale m e• dico del R. Esercito, 1902). 0UNTEB.. Baklerio/ogi;ichc Verauche in eine,n Falle oon Flei8chvergiftm,g. (Arohiv fur H ygime, 1896). K ARLINSKI. - Z iir.K m n tniss des B. entcrit ù/i.s Giirt·n er. (Omtra.Uilatt fiir Bak'teriologie, 1889). L~VER AN. Traité d'Hygiène 111it,'taire, LEMOI!.,.E. Traité d'HygUne 1m'.litaire. LucrANI. . · - Fisiologia ,:u,ll'uomo. l\1A'&STRELLI. 1 l vitto del soldato. MA..'IOI ANTI. È tu<le statistique s11r le re,idement de la via,1de de l>oef bouilli dcm11 lea alimentations collectiv(!,11. (Oompte ren4u dii Oongrès d'Hygièn e et de démographie.. Bruxelles, 1903). MARn~r.. Ln c,n~taminations dea viande_s, (Revue eoienli/i.que, 1910). ID. = Le,, viand.c,, et, fo raviwilleme11l dell troi,pc., en tempa de guerre. (Revue acientifique. 1910). M ATLOll'ON. La victofre japow.1iBe en Mandch<>urie fut-ell e, comm e on l'a dit, le triomphe du véyétarisme? (Revue Bcientifì,que, 1910). PA:-tÀ e C1i1xoN1. Sul valore nutritivo della, came in conserva di Oasaralta di antica e recente fabbricazione. (Rivi,ita d' I gii n e e sanità pubblica, 1902). P ASTEUR. - · Oo,nptes rendus de l' Académic dea .,cie11;,es, 1863. PELLERL'<. R echerchcs chimiqtie.., sur lt!,11 conaervea amérioain(!,11 (Revue d'Hygiène et de police sa,.it~iire, 1899). PEUllL. Ueber die M essung cler T cmperaturzunanme in Flei schkonserven, die in Oomprcasioi.~~·1·s8eln Rterili•irt werden. (Zcitschrift fiir H ygiene uoo In/ekti01'1>8krankheiten 1900). I o. - Ueber <iie Verun reinig1mg des lnhalts ,xm Konservenbiichaen nach der S terilieatwn. (Z eitach ri/t /iir Hygiet.e ,md infektionskrankheiten, 1908), Po1 NOARt. Rechcrclwa expfrime11.u,lea eur l'action toxique dea coneervu. (Renie d'Hygiène ~l police 11anitaire, 1888). P oINCARf: o lllACt:. S1ir I-a ,pr6.rnnce de gcrmu 11i-vdr1ta dans lu conaeri:u. (Re,nie d'H yr1iène et pol ice sani/aire, 1889). R A.N\\. EZ, Rapport au r la atérili8ation dea conserv(!,11 alim,mtair(!,11. XIII Coa gTès intoroe.tione.l d'Hygiène ot de d é mogre.phie, Bru xelles, 1903. RooQOES. Lrs i>ld,,atries d e la coneervation dC8 alimetU8. R ouOP.T et D o t>Ttm. H y giène alimentair,;. Io. Io. - Flygiène militaire. R u11N1m. - 'l'ratl,,to d'Igiene (traduzion e ìte.li e.ne. del Gualdi). s~·oRzA e CAPORA«o. - Contributo allo 8/mlio delle cons,orve a lim e.ntari. (Giomale medico ciel R. Esuc;to. 1890). SFORZA. - D el br/Jrlo, dcll'e..•tratto di camt di L icbiy e di. alc1m e conaerve alimentari, (llionwle m(diro dr/ R . Esercito, 1898). COB:NEl:\l.
DE Gux,1.. -
LE ~CATOLE:TTE DI 0ARNE 1:- ('ONS!sRVA, ECr.
681
Sulle 8Catolette di oon.e di bue in conserva e sulle bocce/te cli brodo conce,•• trato che ai preparano in Caaaralta. (Giornale medico del R. Esercito, 1903). I o. - Rapport s1tr la atfrili.,ation de;i conserves alimentaires. X.III Congrès international d'H;vgiène et de d emographie. Bruxelles. 1903. ID. - S11lle ronserve alimmtari chr. ai preparano i,. Oasaralta per il R. Eeacito. (Riviata militare italia'll.a, 1904). In. - SuJle cause d inq1,inam.ento da micror gcmÌl/mi del brodo eoncentrctto che ai prepara a Oasaralta per ·il R. E sercito. (Giamctle medico del R . Esercito, 1000). 8CflOOFS. Traité à'Hygi~™ pratique. V.HLLABD. Les co,.serves d e vian.d.e. Les accicle1lls qu'cllee provoqueM; leitrB causes ; nv,yens de les puvenir. (Revr,e d'Rygiine et de police 8Uttitaire, 1902). Io. - Rapport sur la 8tél'ili.aation des co1.serves C&limentaires. XIII Congrès inttima· tionnl d'Hygi.}ne et de démographie, Bruxelles, 1903. ' V AN EnMENGE:\!. - Unters11clwngen ;;ber Falle wn Flei8chvergi/tung. (Oclllralblall fiir Bakteriologie, 1800). I o. Ueber eìnen n c11en at1aeroben Bftcill11s umi srinc B r:ielu mgen zttm B otu lismu.s. Z eitschrift fiir H!!(liene, 1897). S:rottZA. -
682
SU LLO STARNUTO E SUL J10DO DI EVITARLO è\ ot.a <lei d ott. Claudio Sforza, generale medico, ispettore
Riassumo dal divino Giacomo Leopardi le notizie storiche relativeallo starnuto o sternuto. Lo sternuto riscosse dagli antichi omaggi ed applausi, decise del buou esito di qualche grande intrapresa e fu in procinto di farne svanire qualche altra. G li sternuti furono adorati. Mentre egli parlava, scrive Senofonte, un tale sternu ta. Ciò udito, i soldati tutti unanimemente adorano il nume. Aristotele, e;he chiamava Dio lo sternuto, lo d ice ancora sacro e santo. Il costume di salutare lo sternuto divenne quasi universale. All'ud irsi uno sternuto, secondo Aristotele, soleva farsi un prop1·io augurio. Tiberio, quando era in cocchio, voleva esser salutato a l suo ster, nutare. Procolo, secondo Ammiano, avendo un naso assai prolisso, non poteva sentire il suo sternuto, giacchè questo viene dal naso. L'eloquenza dello sternuto d' un soldato fu più forte d i quella tli Senofonte che arringava l'esercito per tentare un' imprésa difficile. Lo sternu to persuade l'esercito e l'impresa si tenta. U n'altm volta, mentre egli parlava pu bblicamente in mezzo all'esercito, sternuta un soldato. Senofonte è creato generale. Stimava.usi di fausto augurio gli ster nuti fatti dal mezzodì sino alla mezzanotte seguente ; d' infausto quelli dalla mezzanotte sino al seguente mezzogiorno. (Aristotele). Se starnuta.vano nel calzarsi, gli antichi solevano ritornare in letto; era tenuto di cattivo augurio lo, sternutare presso un sepolcro. Alcnni però fra g li antichi si mostrava110 increduli verso la divinità dello sternuto. Presso Clemente A lessandrino, dice Filemone Comico che tutt o avverrà ciò che il destino prefisse indipendentemente dagli ster nuti e dagli augurii. Il generale at.e11iese Timoteo, secondo Frontino, alla battaglia na, ale d i Corcira, disse al piloto della nave, che aveva cominciato a <lare il segno alla flotta di rientrare n el porto, perchè uno dei mari-
SOLLO STARNUTO E SUL M ODO DI EVITARLO
nari a.veva. sternutato: ti meravigli tu dunque che fra tante migliaia di uomini ve n'abbia uno a cui prndano le nR.ri? S i rise a. questo detto e si fece vela. Dai cristiani della Ch1esa primiti va fu riguardata come affattovana la superstiziosa. osservanza dello sternuto e propria .;;oltanto dei gentili. Nel terzo dei libri sopra Giobbe trovasi pur condannata la vana
osservanza dello sternuto. S. Cesario chiama quest'osservanza ridicola e sacrilega. Nel secolo duodecimo v'aveva in Francia chi si rideva degli a.ugurii tratti dagli sternuti. 4: Che cosa mai, dicea. Giovanni di Salisbury vescovo di Chartres, ba che far con il successo degli affari, che taluno sternuti una. o più volte? (1) » . F1sroLoG1A. DELLO s1·EHNUTO. - La presenza di muco, di corpi estranei~ o di sostanze stimolanti la mucosa na>iale, scrive Lucia.ni (2), può destar lo starnuto, che- consiste in uno o ripetuti colpi espiratori improvvisi e rumorosi attraverso le vie nasali, preceduti da inspirazione profonda. Nello starnuto la glottide è sempre aperta, le coane sono ristrette per sollevamento del palato molle, la bocca di rado è aperta. È sempre un atto riflesso, che s'imita malamente con la volontà., che può in parte moderarlo. L'uso del t11ba.cco da fiuto rende insensibile dopo pochi giorni la mucosa nasale, e riesce a sopprimere lo sta.muto. Gradenigo (3) dice che nello sternuto si ottiene una violenta corrente d'aria., che proietta all'esterno corpi stranieri e muco esistenti nel naso o nella bocca, secondo ohe la corrente sia volontariamente fatta passare dal naso o da.Ila bocca; la occl nsione delle vie aeree e la loro apertura improvvisa è data in questo ca.so dall!l. base della lingua e dal velopendulo. L' éternuement est im rnouvement subit et coiu;u.l sif des nmscles e:-i:pirateurs, par lequel l' afr, chassé avec 1·api.dité, va heurte1· les p01·ois anfrt!ctueuses des fosses nnsales avec mi b1·uit _partic11lie1·, et ent?-rt'ine les mu.cosités de la rnemb1·ane pit1àtai1-e (4). (1) GIACOMO LEOPARDI. - Prose italiane moderne. Lib1·0 di lettura proposto alle scuole secondarie inferiori da Ferdinando 1'Iartini. In Firenze, G. C. Sansoni, edizione 1894, pag. 497-600. (2) Fiaiologia dell'uomo del prof. LtHGI Lo-CJA:)11, ITI ed izione, volume I, pag. 460. Milano, Società Editrice Libraria, 1908 (3) Prof. O, GRADENIGO. - Pat-ologia e terapia d ell'orecchio e delle prime vie aer<'e (Otolog'ia, rinologia, laringologia). Torino, l Q03. (4) E. L1Tl'RÉ et A. GtLBERT. - Dictionnaire de "\fédecine, de Chirurgie, de Pharmacie, ecc. Vingt et uniòme édition, pag. 613, - Paria, 1905.
6ti4
Sl:LLO STAR:'>t.:TO E !':UI, :\1000 ()1 EYJTARLO
Insomma. questo fenomeno di azione riflessa complicata (Niemeyer) nou è ancora stato descritto in tntti i suoi int.imi particolari fisiologici. Si può ritenere in generale che la sensazione di solletico e prurito sia dovuta alle terminazioni dei nervi d el V paio che si diffondono nella. mucosa nasale; l'azione riflessa ai rami terminali nasali del VII paio e che l'arco d i riflessione avvenga fra la base del bulbo -e il principio del ponte d i Varolio (Caporaso). Tenendo però couto di tutti g li elementi che lo costituiscono, il meccanismo dello starnuto può essere riassunto nel modo seguente: a ) Cau.,e et·citanli sono note; e cioè ; 1° r affredùamento brusco della cute; 2° raggio luminoso abbagliante; 3° irritazione debole della mucosa nasale (meccanica. per lo più, ma anche chimica ed elettrica) ; b) Vie. affe1·enti, sono le fibre sensitive del trigemino (congiuntiva, mucosa nasale, fibre dell' iride, dei processi ciliari e retiniche, branca centrifuga delle cellule nervose a T dei gangli-spinali, e loro varie term inazioni nella cute; e) Vie centrali. Sono innumerevoli (rete nervosa diffusa). Certamente l'eccitazione veniente dalla periferia seguendo le vie meno resistenti fa capo ai nuclei <l'origine delle varie radici motorie del f1·enico (muscoli diaframma e intercostali), e ai filetti simpat ici va,.qom,oto1i o ghiandolari delle ghiandole lagrimali; d ) V ie efferenti, cioè la scarica che si manifesta con lo STARNUTO im pegna i nervi faciale, frenico, inter costali, ed i muscoli mimici della faccia, il d iaframma ed i muscoli respiratorii i ntercostali, i muscoli retti, trasversi ed obliqui dell'addome (torchio addominale), con secrezione lacrimale (Uag ini). P ATOLOGIA. L o starnuto si osserva generalmente nella corizza acuta, nel mor billo, nell'influenza, nella tosse convulsiva, nella rinite da fieno ed in altre malattie. • Inùipenden temente poi da stati pat<,logici inizia.li o conclama.ti gli staro uti avvengono pure nel pieno benessere della salute per cause variat issime e talora insigni fi canti, che producono un ' irritazione particolare nelle narici. In gener ale si avverte dapprima. un p rurito caratteristico nell'interno del naso, che aumenta rapidamente ed è seguito da i nfrenabile stnrnuto. E.,istono poi alcune poh·eri, che applicate nel naso pro,ocano lo starnuto, come il tabacc.:o da naso, la polvere di bettonica, d i stafisag ria, di sabadiglia, di maggiorana, ec(" .1 ecc.
S.ULLO STAR:SUTO E SUL MO DO DI EVITARLO
685
PROFILASSI. Lo starnuto rappresenta in ogni caso un mezzo di clifesa dell'organismo; poichè per esso si eliminano le sostanze estranee e i microbii penetrati nelle narici insieme a polveri più o meno irritanti, talora prima che taluni germi si sviluppino nella mucosa nasale ed anche dopo il loro iniziale sviluppo. Io sono riuscito a sopprimere completamente e costantemente in me stesso lo starnuto durante il periodo di sua formazione ed anche verso la fine di essa nettandomi le cavità nasali con batufoli di cotone idrofilo avvolti attorno al dito indice di una mano, sulla estremità di stecchini da denti o tenuti con una pinzetta comune. Questo mezzo di netta.mento del naso è innocuo e più mite di quello che si fa generalmente col fazzoletto, al quale si attribu1 scono nou pochi inconvenienti soprattutto per la profilassi della tubercolosi della sifilide, della meningite cerebro-spinale epidemica, ecc. Il netta.mento si esegue sulle pareti interna, esterna e sulla sommità delle cavità nasali accessibili al tatto. · Anche questo è un mezzo semplicissimo di profilassi, che complet,a quello descritto in una mia precedente nota (1). L!l. profilae:si delle cavità nasali con frequenti netta.menti mediante batufoli di garza idrofila; la difesa speciale di esse in determinate circostanze contro la penetrazione di microrganismi patogeni con listerelle di garza asettica.; eccezionalmente le irrigazioni nasali con soluzioni di cloruro di sodio, di acido borico o di borato di sodio, riusciranno sempre utili2sime a tutti, specialmente ai cantanti, poichè è assai più facile di arrestare un'infezione nelle prime vie respiratorie, che guarirla quando è penetrata negli organi e nei visceri interni. A tal uopo riuf!cirà pure utilissima la profilassi della bocca e della retrobocca con collutori e gargarismi, coi_quali ultimi si riesce spesso a moderare o sopprimere la tosse, fatti ad e:iempio con 200 grammi di acqua tiepida avvalorata con 40-50 gocce di soluzione di acido fenico al trenta per mille deodorata con essenza di menta, e con l' aggiunta di poche gocce di tintura di benzoino, con soluzioni di clorato di potassio, di allume, ecc. In medicina i mezzi semplici ed in apparenza di pocr. entità. sono quelli che spasso producono i più grandi benefici.
Roma, 6 settembre 1911. (1) C SPORZ&. Sopra tm mezzo aemplicisai mo di difesa contro le malaUie che ai contraggono con la respirazioae dell'aria attraverso le cavità 1iasali. (Giornale di Medicina militare 1911, pag. 44).
RIVISTE GENERALI SC'L VAL ORE PROFILA.T'rICO DEL « SALVARSAN i. NEG Lf AMBIEKTI COLLETTI\"! I N GENERE E NELL'AMBIENTE MILITARE IN ISPECIE, per il Dott. t,'erdloando D P. Napoli, capitano medico assistente onorario nella Clinica. dermos ifilopatica della R. Università di Bologna. • O dehil arte o mal secura scorta • Cne i l male ~Uendi ~ no'I previeni accorll, •. i>ARl!>'l.
È troppo recente l'impiego del « Sai vairsan • nella cura della sifilide e t roppo insidiosa e cronica. è questa per potere oggi pronunziare un giudizio scientificamente sicuro s ulla efficacia della therapia. sterilisans 11iagna. Ad un anno solo di distanza dall'e poca. in cui del nuovo rim.edio Ehrlich-Hata è stata. fatta, in un numero sia pure cospicuo di Cliniche ( !GO tedesche e 150 estere), la prova. nella sifilide umana e dopo circa dieci mesi dn.cchè ad esso, colla sua entrata. in commercio, è stato aperto un piu vasto campo di azione anche nella pratica ospedaliera ed in quella privata, un giudizio sulla guarigione permanente della sifilide, merce sua, è molto ])rema.turo. Soltanto col tempo, sempre lungo relativamente alle insidie che il male suole tendere all'organismo umano, in cui può covare ptor decennii in stato di latenza e di apparente inattività, potrà dirsi se il sogno della cura definitiva della sifilide sarà realizzato con un numero purchessia di iniezioni di " 606 "• sotto tale o tale altra forma, con questa o con quella tecnica, tuttora in discussione e da stabilirsi. P orciò è a ncora presto per pronunziarci su tale s peranza di vittoria. contro il male che affligge l'uomo, non completamente indifeso è vero, ma finora non sempre in grado di liberarsi sempre del suo secolare ncmioo pe r mezzo del suo vecchio e fedele ausiliare, il 1nercurio. Tale aspirazione non può dirsi ancora sicuramente real izzata col nuovo rimedio, sebbene questo già conti a.I suo attivo le prove di laboratorio esegnit(dall'Hata sulle spirillosi ed il controllo sperimentale severo ed equamine di osservatori come il Neisser, che su 12 scimmie s i6.lizzate e curate coll'arsenobenzolo è riuscito a guarirne completamente S con la sicurezza che deriva da una reinfezione franca ver ificatasi s u queste dopo un s econdo innesto. Se tutto ciò, con gli incoraggianti r isultati chimici, apre l'animo alla spera nza con maggiore o minore fede ed entusiasmo nei vari osservatori, è però ancora lontano dalla certezza nè riscuote il consenso unanime, che invece è tributa to da tutti indistintamente al « Salvars!lll ,. quale potente e pronto c icatrizzante dollle lesioni sifilitiche a. qualsiasi periodo esse l\])part.,ngano. E t ale efficac!a, non contestata da alcuno, ha permesso al Neisser di scrivere, dopo pochi mesi dall'uso del « 606 » : « Quasi in tutti i casi dove esi« stono dei sintomi visibili questi hanno regredito o sono spariti in modo sor« prendente. Le lesioni iniziali si rammolliscono e perdono la loro durezza; nelle « lesioni come i vasti rond ilomi non si trovano più spi1·ochete dopo 24 ore; i si-
RIVISTE G&'l"ERALI
687
-... fìlodermi roseolici, le papule indurate, i si61odermi II pi~cole papule si riducono « n delle semplici m11cchie pigmentarie; le placche mucose spariscono; grossi gangli « ingorgati divengono molli e piccoli, le gomme si riassorbono e perdono la do« lorosità, le lesioni della. lue ter7.ia.ria si ripuliscono in pochi giorni e si epider« mizzano in modo rapido; le paralisi ed i dolori della. sifilide cerebrale spariscono • in modo stupefacente nello spazio di qualche giorno e, per quanto possa sembrare « esagerato, di qualche ora•. Non farò commenti a. tali impressioni dei primi mesi di prova, che una. più lunga e phì estesa esperien7.a ha in grn.n parte modificate ed attenuat e. La con· sta.tazione, che è rimasta. immutata e che anzi ha avuto sempre nuove conferme da fautori e da detrattori del metodo, è una sola: la scompar!'la rapida e sicura .delle lesioni sifilitiche primarie, secondarie e terziarie in seguito o.ll'uso del Salvarsan. Intendo parlare delle manifesta;-.ioni visibili dei comuni tegumenti e delle mucose, che per la loro sede costituiscono una sorgente di infezione sempre apertn e sempre minacciosa per coloro cl1e hanno rapporti materiali col sifilitico. E tali lesioni quando non spariscono, coll'uso del « 60G io, rimangono però 1·apidamente sterilizzate. I risultati ottenuti nel laboratorio della Speyerhaus dall'Ehrlie:h e dall'Hata, che hanno potuto dimostrare la rapida sparizione degli spirilli dall'organismo di animali infetti di febbre ricorrente ed in eguale periodo di tempo dai conigli sperimentalmente sifìlizzati, hanno avuto una piena conferma da parte di
varii osservatori e clinici, nelle manifestazioni luetiche dell'uomo, specialmente nelle lesioni superficiali cutaneo-mucose. La spirocheta pallida sparisce rapidamente, in poche ore talvolta, da queste lesioni, che per la loro sede sono le più pericolose
•
per un possibile contagio. Si può affermare che dopo 24-48 ore dalla iniezione del « 606 » comunque praticata, nei sifìlomi, nelle placche mucose e nelle papule umide, che costituiscono dei nidi all'agente della sifilide, non si trovano più s pirochete o se ne vede raramente qualcuna. dotata: pe·rò di minore vitalità o addirittura degenerata. E sono eccezionali i casi in cui la sterilizzazione di tali focolai non sia già avvenuta nel suddetto spazio di tempo: il ~ieskind cita il caso della persistenza di spirochete per une. settimana dopo la cura col rimedio dell'Ehrlich-Hata, però fin dal secondo giorno esse appariv,mo rigonfie e meno mobili. Fraenkel e Grouven riportano il caso, veramente unico, di una sopravvivenza ancora più lunga, per due mesi dopo l'iniezione. Io stesso ho seguito, coll'aiuto dell'ultramicros<'-opio, la sterilizzazione di svariate lesioni sifilitiche e solamente in un sifiloma del labbro inferiore i!l un ammalato -di questa clinica, ho potuto svelare dopo ripetuti esami, e su abbondan te materiale, una sola spirocheta dopo tre giorni da una iniezione di 60 centigrammi di arsenobenzolo in soluzione alcalica e per via endomuscolare: mentre in media dopo le prime ventiquattro ore non ho mai trovato spirochete nelle non poche osservazioni fatte. Cosi l'Ehrlich stesso riferisce che talvolta in sifilomi non gu11riti prontamente si rinvengono anoora dopo qualche giorno delle spirochete, mentre le altre manifestazioni hanno dimostrato una rapida regressione. Egli spiega tale fatto come una conseguem:a di trombosi dei vasi aflluen ti al s i.filo ma; trombosi che impedirebbe al rimedio di arrivare in conta tto dei germi ivi esistenti. E tale spiegazione è forse applicabile ai rari casi succ itati. Invece nella qua.si totalitiì (tranne la eccezionale evenienza della a,·senofilia e quindi dell'a1·senoresisfenza della spirocheta pallida) l'agente della sifilide perde, in seguito alla cura dell'ar-
RIVISTE GENERALI
senobenzolo, l'attività patogena e la. facoltà di riprodursi, come è dimostrato dalla sua mi nore m obilità, dalla dimin uzione numerica che subisce e dai segui di rapida. iegenerazione che è rivelata dalla comparsa di forme corte, tozze e rigonfie. li L e va.diti ed il Twort hanno dato di tale potere sterilizzante del Salvarsan la prova sperimentale più rigorosa e più scientificamente esatta. Essi hanno injet tato il rimedio in conigli s ifilitici e da questi banno prelevato periodir.amente frammenti tli sifìlomi scrotali, di cui si sono serviti sia per l'esame in campo s curo, s ia per innesti in siero di coniglio coag ulato a 7Uo C, sia per passaggi in altri conigli s ani, sia finalmente per esami istologici (metodo del Leva.dit i). Ebbene in tali serie di esperienze i due osservatori banno visto che i treponemi si dimostrano mobili solamente per 24--36 ore dopo la iniezione del «606», ma che dopo 11 ore essi ban no già perduto qualsia.si potere patogeno ed infettante sui conigli sani che, inoculati coi prodotti sifilitici prelevati come è detto piti sopra, non contraggono la lue. Da ciò si deduce che l'agente spec ifico della s ifilide sotto l'influenza Jel nuovo prodotto organico dell'ar:-:enico perde la virulenza prima della vitalità, Essi hanno notato inoltre che dopo 7 ore dal la iniezione del r imedio le s pirochete non auba11donano più i frA.mmenti dei sifilomi introdotti nel s iero di coniglio coagulato: alt ro indice questo della loro minorata vitalità ed attività infettante. Nei frammenti inclasi e sezionati i parassiti farono invece dimostra.ti da.i due AA. anche quando per mezzo dell'ultra.microscopio non era stato possibile svelarli. E ciò Sta· r ebbe a provare che il riassorbimento delle spirochete morte avviene dopo la perdita. successiva della virulenza. prima e della vitalità dopo. Secondo gli AA. cioè le spirochete sarebbero dapprima rese inattive dal Salvarsan e poi dis trutte defor. mandosi ben presto, divenendo poi moniliformi e riducendosi in ultimo in gra.null, che non posso110 essere riconosciuti coll"ultramicroscopio come parti del corpo dei parassiti morti e che diventano così preda dei fagociti, specie dei macrofagi. Io stesso ho a vuto agio di osservare e di seguire la deformazione, lo spezzettamento e la scomparsa delle spirochete sotto il campo dell'ultra. microscopio servendomi di un artifizio di tecnica. molto semplice per far venire in contatto, s11ò vitro, il Salvarsan col prodotto di lesioni s ifilitiche. E' una vera. spirochetolisi cui si assiste e l'affin it,\ dell'arsenobenzolo per la spirocheta pallida (spirochetotropismo) è tanto più rimA.rchevole inquantochè esso colpisce l'agente specifico della sifilide prima. e più rapidamente di que llo eh~ non attacchi le altre- forme spirillari, che con quello possono trovarsi in simbiosi, come 1tvviene per esempi o nelle secrezioni del cavo balano prepuziale, in cui esistano insieme una siiilosclerosi iniziale ed una bala.nopostiti erosiva circinnata. In tale prodotto, iu cui sono dimostrabili la. spirocheta pallida, la spirocheta r efringens e la spirocheta balanitidis, rarsenobenzolo come io bo potuto constata.re in q uesta clinica su un m ilitare, ha una azione rapidissima sulla spirocheta della Schaudinn, mentre essa è lenta suJlo spirillo di BerdalBnteille. I nfatti gli esami q uotidianamen te praticati da me sull'infermo anzidetto, cui feci due iniezioni cudovenose « di 606 > da g r. 0,30 ognuna con intervallo di cinq ue giorni, hanno dimostrato la sparizione della spirocheta p11llida dopo due giorni dalla prima inie zione, mentre le al tre due forme spirilla ri persistevano ancora dopo nove giorni nel la secrezione sieropnrul enta. che scolava abbondante dal meato prepuziale limotico. La s tessa osservazione era stata già fatta dal Bertarelli, dal Pasini e dal Bottelli ed io ne ho a vuto la piena conferma dal lato clinico oolla regressione della siiolo,,clerosi iniziale mentre permaneva pressochè immutata nei suoi caratttiri la IJalanoJJO~tite. H o voluto poi procura rmene la prova diretta sub vitro nel modo-
RIVISTE Gl':XERALl
H89
suddetto ed ho constatato che dopo cinque minuti di n?.ione del « G06 » mentre non era dimostrabile che qualche rara spirocheta pallida deformata e meno l'ifrangente, le spirochete balanitidis e refrinyPn,; conserv;ivano ancora lu loro forma e ln loro mobilità. ed incominciavano ad immobilizzarsi e ad a lterarsi solu dopo dieci minuti ed anche più. Il « GOG » ;,arebbe cioè ,;J)ii-illicida in genere, ma tre11011emicùla per eccellenza. Ed ho riferito tali risultati clinici e spel'imentali per dimostrare quale azione elettiva esplichi l'arsenobenzolo sull'agente specifico d ella sifilide, che si comporta in modo da far credere che conte nga un nume ,.o di a1·se110,;etlo1·i più grande delle altre forme spirillari. Se per tale spirochefotropi.~11w 11 • GOlì ,1 non r iesce qualche volta a distruggere subito il germe della sifilide, riesce pe rò sempre ad inatt ivarlo, come provano le n umerose espel'ienze, specie queHe del L evatidi e del Twort, per 1;ui si può concludere fin da ora che il prepai·c1to J•.'ltl-lic!t-lfa la ha pot,•nz:a e rapidità. cu1·ativa S1llle mani(estazioni c1ila11eo mucose, e111i111M/e111cnle conlayianti, della sifilide.
Da quanto bo riferito sopra r isulta chiaro il contributo che il Salvarsan pnò apportare alla profilassi antisifilitica. Oggi qui11di, presc ir,det1do da qual<;iasi i1, . tempestivo e troppo precoce giudizio sulla efficacia terapeutica de6nitirn dal n uovo rimedio, dobbiamo per il bene dell'umanità. sfruttame il rapido potere curati,·o sia pure sulle sole lesioni superficiali ed apparenti della Jue. E tale dovere è mag giore in chi è preposto alla salvaguardia della salu t e di collettività umane. Dovunque la vita si S\•olge i n comune è più grande il pericolo di attecchimento e di propagazione delle malattie infe ttivo-contagiose, ed i consigli dell'Igienista e le misure prev'lnLive esigono quind i la più rigorosa applicazione negli ambienti collettivi. E' doveroso però riconoscere c he i pericoli sono divenuti sempre minori ed i contagi sempre meno frequent i dacchè la profilassi vige s ovrana nelle scuole come negli istituti, nelle ollìcine come nelle caserme. La sifilide, sebbene non da per tutto ricercata e combattuta come le altre malattie infettive specie nella sua forma ereditaria, ha subito non pertanto anche essa un freno llella sua marcia disa strosa attraverso l'umanità, colpita non sempre per peccati di senso, ma tnl.
volta per inconsapevoli ed innocenti contatti inevitabili. La lue, trasmessa da brar.cio a braccio per mezzo del vaccino-pus urnauo oggi è scomparsa coll'u;::o del siero animale· mentre la lotta antisi6litica si inten., ifica dovunque con tutti i mezzi e con tutta l a diligenza. E se questa si impone dovunque non sar:\ 111:ii bastante in quegli ambienti che, come quello militare; accolgono individui nel pieno sviluppo e vigore sessuale. Anzi di co che fra tuLte le collettività 111u11ne quella costituita dai militari di terra e di mare è la. più esposta. ai colpi del terr ibile flagello, grave quanto la tubercolosi, la malaria e l'alcoolismo ma di es~i più pericoloso perché più insidioso e quindi meno riconosciuto e pii\ facilmente tr11,scurato. Il benessere materiale talvolta n on scosso, la poca dolornbilitit delle lesioni, i lungh i periodi di latenza, creano le insidie maggiori ai s ifilitici eù n coloro che li circonda no e che possono diveni re rispettiva mente veicoli e vittime rielln infezione. L'età sessuale in cui si compie i I servii.io militare, il g enere di vita nuovo e movimentato, la mancanza di una compagna, cui il soldato a.spetta pe1· lo pit'.1 di unirsi dopo d'aver dato il suo tributo alla Patri.,, il cattivo e;:empio e talvolta un falso amor proprio virile stimolato da camerati gi/1 rotti al vir.io, eccitano H - (;èu,·nafe di m ediri,11, m,tita ..e. -
Fa,r. IX.
nr,·1,--ri,: GE:(l::H,\Ll anche p1u ingenui all'a mplesso sempre impuro e spesso fa.tale. E la tradizionale simpatia tra , ·enere e Marte non si è mai smentita. attraverso i secoli: la provano le prime epidemie di sifilide importate fra noi, ed in questa. stessa Bologna, dall'esercito di Carlo \'III ( Majocchi), che pare fosse seguito da un altro esercito di meretrici, che esercil<tvano il loro commercio anche n elle regioni per cui passavano. Ne abbiamo la. proni noi medici mi litari n ella pratica di ogni giorno. Abbiamo appre.a;o ciò dai nostri maestri, che quasi sempre chiedono ad ammRlati di qualsiasi malattia SP · /umno fatto i militari. E l'essere stato soldato è talvolta tlll prezioso precedente anamnes tico, che ha servito per lumeggiare diagnosi di sifilide ignorata. Nè a torto si dh tRnto peso n, tale precedente (ohe oggi ha nuche il controllo della reazione del Wassermann) specialmente riferendoci ad epoche non rernote in cui, per la minore corruzione dei costumi nei piccoli centri, la lue veniva acquisita per lo più durante l'epoca. del servizio militare, che anche oggi dii una percentuale (sebbene mollo diminuita per le severe misur1> profilattiche su periori a quelle usate in altre comu111ti~) sempre abbastanza elevata di casi di s ifilide in confronto degli altri periodi della vita o di qualsi>isi altro ambiente collottivo. Ed il numero relativamente elevato di militari sifilitici dice quale possa essere il pericolo di contagi extragenit,di per coloro che vivono insiP.me con gli ammalati. L e rigorose prescrizioni contenute nel regolamento di igiene del R. Esercito e della. R. Marina, sono una grande salvaguardia contro il pericolo del contagio sifilitico; ma talvolta nè le frequenti visite sanitarie, nè l'oculatezzo pii:. diligente bastano ad evitare che il male si propaghi. L'equipaggiamento dei militari non ha uulla invero per cui l'uso in comune drgli stessi ogge tti possa facilitare il cont,.gio, ma un individuo sifilitico non cessa perciò di essere un pericolo costante per chi lo avvicina, se si consideri quale enorme qu>1ntit.\ di spirochete pulluli in certe les ioni e quanto grande sin la loro resistenza an<'-he fuori dell'or ganismo infetto. Non riferirò qui i disparnti pareri dei varii osservatori, che fanno variRre la durnta della vita della spirocheta fuori dell'organismo da poche ore (Levaditi e Roché) a 53 gio1·ni e più (Beer); però bisogna in mnssima convenire che la spirncheta ba una vitalità non breve. 11 numero dei sifilomi extnigenitali che si osservano in ogni classe sociale e che non sempre derivano da alti dell'umana bestialità sessuale, sono una provi\ della resistenzu de ll'agente della sifilide. Il Gastou ed il Comandon hitnno t r ovato delle spirochete vive sull'orlo di un bicchiere d opo ben mezz'ora d>tccbè era stato .lav;ito e riscincquato. E non solo il bicchiere (tanto inC'.riminato come veicolo di sifilide!), che nell'Esercito è sostituito da un,, tazza di lattn di uso strettamente personale, ma qualsiasi oggetto contaminato dal sifilitico, per lo più ignaro del male che semina attorno a sè, può divenire mezzo di trasporto del contagio: gli strumenti musicali, gli utensili da zapp;itore e di cucina, un fucile, una sciabola che passi dll uu soldato ad un altro, tutto ciò in!::lommn che un sifilitico toccn colle mnui iu1brattate di materiale infcLt,0 pu6 diventare veicolo del male. Nè basta la più ocul11t11 prevenzione insieme con le istruzioni di igiene e di pulizia impartite quoti<lianamtonle n oll' EserC'ito ila medici e du non medici, per impedire certi ntti incoe rcibili e per vincere certo usanze, che res istono 11lle regole più element11ri di decen;r.a. Chi riescirit. p. es. 11 sradicare dalla mente del nostro contadino che non e lecito offrire da bere 11d a ltri nel bicchie re giit usato dn lui? Il diniego di mette re le lal,hra sull'orlo del calice, do ,,e uu camerat,1 che offre ha già bevuto, costituisce per ccrluni t111 'offosa ! l;n ,·ero pe1 icolo q11c:;to come tanti a l tri di cui
RlVl::,TE GEN ERA LI
6!)1
io, che ho visto un si6loma nella pnlpebr,, super:orc destro trasmesso d11 un asciuga11111ni, potrei moltiplicare gli esempi per dimostrare che neyli ambienti collellii:i la pit't sicitra profilassi é quella di so11p1·imere le so1·gent1 del male. Il rimedio dell'Ehrlich-Hatn è, a tnle scopo, il nostro migliore ausilinre. Mai altro medicina.le ha finora mostrato una cosi miracolosn azione steri lizzante. Io non ne discuterò q ui il meccanismo veramente sorprendente: se s i può dubi tare delle vantate 1·esurrezioni opera.te dal Salvarsan non è piu lecito negare la solle cita sparizione delle lesioni cutaneo-mucose. Avvenga questa pe1· sola virtù cicatrizzante od orga11otropa come vogliono alcuni (Gaucher, L essar, etc.) avvenga, c ome affe rmano Ehrlich ed i s uoi numerosi segua.ci, per azione parassitotropa ~sercitata direttamente sui treponemi, non è q ui i l caso di parlarne. A noi importano sopratutto i risu l t a ti e le conscgnenze pratiche di tale a zione del « GOO »: il sifilitico, mercè sua, e per alcuni mesi (per 8-5 mesi come è stato constatato in questa clinica) diventa innocuo, esso n on costituisce piu quella minacela continua, contro la quale talvolta è impossibile qualsiasi difesa. E non è la sparizione delle lesioni s ifilitiche che costituisce il pregio del SalYarsnn. Tale ris ul tato 110 11 è nuovo, perchè non è quas i mai mancato in seg·uito alla cura iodica ed alla cura mercuriale specie sotto forma d i preparati insolubili o col metodo d elle iniezioni endovenose di bicloruro. Il vero e più grande valore deriva invece e.I nuovo rimedio dalla rapid ità e dalla sicur ezza con cui esso agisce anche quando compost[ idrargirici potenti come il calomelano non banno dato che effetti scarsi o addirittura nulli. Io ho visto sifilitici, curati in clinica dal mio maestro prof. Maj occhi ed altri curati da me stesso nell'ospedale militare, guarire d opo una sola iniezione di arsenobenzolo, completamente, dopo pochi giorni di lesioni cutaneo-mucose (le più trasmissibili) che si erano mostrate fino a llora ribelli alla cura iodico-mercuriale. Fra tanti ca s i è notevole quello di un sottulticiale affetto da sifilide mnligna d a ben cinque anni, senza potersi mai liberare da lesioni, che senxa dargli t rej?ua., pullulavano da pertutto con una res is tenza ostinata a ben 70 iniezioni di calomelano, a circa 400 di bicloruro di merwrio da 1 e da 2 cg1·., a 60 frizioni di unguento mercuriale doppio, a 8 iniezioni di olio g1-igio. interpolate con una altrettanto energica cw·a jodica, che, tollerata fi,110 alla dose di -ben 200 gocce di jod.uro di potassio PltO 01&, raggiunse in cinque anni la qi1a1.1tità eonsicletevol e di piìt dì 1 ltg. I Ebbene questo infermo, deturpato dalla sifilide, cosl -energicamente combattuta e cosl tenacemente resistente al mercurio ed allo jodio, questo individuo costretto ad allontanarsi dai compagni, che lo schivavano, ed inviato più volte di autorità in ospedali militari, ha potuto ottenere in cinqui: soli giorni e dopo una sola iniezione alcalina endomusco!nre di « 606 » da me praticatagli nell'ospedale militare d i Bologna, la guarig ione di una vasta e profonda erosione gommosa del Jabbro inferiore e di un sifil oùerm& nodulo-ulceroso della grandezza del pa lmo di una mano alla reg ione occipitale n on modificati da a lcuna cura in ben otto mesi! Ed è sufficient e q uesto solo caso, in cui non era stata giovevole una intensa. ed ost.inata cura mercuriale laddove bastò una sola iniezione <li Salvarsan, per far v edere quale potente azione eserciti questo medicinale su tutte le manifestazioni cutaneo -m ucose della s ifilide e quanto valore esso abbia nella profilassi di questa infezione. Tale valore ris ul terà ancora maggiore se si considera che il « 606 » esplica l a sua azione non solo s ulle lesioni orali s pecifiche ma anche sulle altre l esioni della stessa cavità: cosi il Gerber, l'Acha1·d e Flandin hanno riscontrato la guarigione dell'allgina del 'i"incenti, ed il Laiguel, Leva stine .e P ortret hanno Yisto sparire rapidamente, coll'uso del Salva rsan, Jellc stomati~i
6rl2
R JVJ>,;TE GENERALI
banali e delle leucoplasia intense in individui sifilitici e fumatori. Ed a nessuno s fugge l'importanza. di tali risultati se si abbia presente quale fonte di infezione siano le lesioni bucce.li, anche non specifiche, dei sifilitici e di quanto beneficio sia la loro rapida cicatrizzazione. Io non credo quindi di esagerare nè di errare affermando fin da ora che se ad un tale mezzo rapido di cura delle manifestazioni luetiche si ricorrerà sempre e sollecitamente da una parte negli ambienti collettivi, ed in quelli militari in ispecie dove la sorveglianza e l'autori tà del medico sono sorrette dalla disciplina, e dall'alt ra parte nelle prostitute, col concorso delle competenti autorità sanitarie, la. sifilide in un prossimo av venire avrà un raggio di propagazione molto limitato. Oggi poi in cui la reazione del Wassermann rappresenta un valido mezzo diagnostico anche per sve lare la s ifil ide, che non dà segni apparen t i di sè, a quella si potrebbe ricorrere per prevenire le stesse l esioni specifiche, sottoponendo alla cura tutti quei sifilitici che d imostrassero in ripetu ti esami arresto dell'emolis i. Nè, a tal proposito, si parli d i coercizione, chè là dove si tratta di salvaguarda re la salute comune, che nel caso della sifilide assurge ad interesse della specie umana, qualsias i individualità deve tac ere. S i sottoponga perciò ogni individuo s ifilitico a r igorosa sorveglianza, cui non può sottrarsi a lmeno fin quando fa parte di una collettività, s i pratichi periodicamente la emoreazione negli individui sospetti di recidive, si intens ifichi la vigilanza sulle prostitute sottoponendoalla nuova terapia quelle di esse che costituiscono un pericolo di contagio (Emery) e certamente $1lrà più vicino il giorno dell'l\ttt1azione delll\ profih1ssi sifilitica internazionale da tutt i e da tanto tempo invocata. Il patologo di Francoforte per ciò solamente. anche se falisse la sterilasatio m.ag11a, avrò. diritto alla gratitudine dell'Uman i t-à. Il e 606 i. ha dimostrato finora non solo d i curare sollecitamente e s icuramente le manifestazioni cutaneo-mucose della sifilid.e (è ancora froppo presto pe1· dire se ciii-i la .~ifìlide o solo le sue manifestaziont) ma ha provato ancora di rispondere bene a lla prima parte dell'aforisma prinimn non noce-re cleillde ser1:i,·t. E <;so si può dire innocuo (a d ifferenza di a ltri de rivati organici dell'arsenico, come p. e~. l'a toxil) e per quanto i detrattori si sforzino di attribuirgli delle vere catasti-ofi o dei danni ri levanti, quasi per intimidire ammalati e medici, nessuno può sicura m 1mte imputarli al r imedio per sè stesso. È deficiente ancora. la tecnica, sono forse male appropriate le dos i, ma il rimed io è in gene1·e sicuro ed innocuo, a parte speciali casi di idiosincrasia con manifestazioni neurotossiche, non ancora bene spiegate. Nè si deve poi mettere a carico del Salvarsan ciò che è da imputare piutto$tQ a recidive specifiche per l'aiione t rinu11atiz1.ante che le iniezioni de l « Salvarsan i., come quelle di qualsiasi al tro rimed io. possono produrre. Occorrer/I perfezionare a ncora la tecnica allo scopo di raggiungere col ~ r;oo. la fhr,ravia sterilisaus ma!Jna, si dovranno superare ancora molte incertezze circa le dosi e la fo1·ma in cui esso deve essere usat o per ottenere l'effetto voluto dallo scopritore, ma al solo fine profilattico, che io mi sono proposto di dimostrare, noi possediamo già nel nuovo prodotto terapeutico un me1.7,o sicuro. Per ragg iu n· gere ta le inten to umanitario basta per lo più una sola iniezione di pochi centigl'amini di Salvarsan; e l'applicazione più semplice è qnell11, delle iniezioni endo· venose, che s peciRlmente nei militari è preferibile ad ogni al t ro mezzo di sommioistra7,ione, a solo ;:copo profilattico s i in tende, a nche per la sua grand e rap idità di azione e per l'11ç;sen1.a di neurot ropismo. Una dose piccola di Salvarsan.
Rl\'ISTE GE:-.EHALI
693
(centigrammi 20-25) per via endovenosa dà il risultato di rendere il sifilitico innocuo. Il mezzo è molto semplice ed è scevro di qualsiasi dolore o fastidio per il paziente, che tutto al più vedrà salire di pochi decimi la propria temperatura con qualche lieve. e non sempre costante, disturbo generale. La cura sia poi continuata come ognuno crederà meglio e come l'esperienza insegnerà, coi preparati mercurjali o cogli arsenicali, per provvedei-e all'avvenite del sifilitico, ma s i salvaguardi intànto chi è sano ed ha il d iritto di essere protetto nella propria salute! Nel caso poi dei mil itari, che debbono essere istruiti in un periodo di tem po piuttosto breve, le iniezioni endovenose offrono anche il vantaggio di una per· manenza minore nei luoghi di cura, da dove essi escono senza alcun postumo, che possa r itardarne o impedirne il ritorno al servizio. Le cons t ntazioni fatte in questa clinica dermosifilo patica sotto la guida del mio maestro prof. 1\Iajoccbi, che ringrazio vivamente anche per i consigli datimi nella compilazione di questa nota, e l'esperienza personalmente acquistata nell'ospedale militare principale di Bologna (di ciò rendo grazie all'illustre tenente generale medico ispettore cripo di s1tnità milit11re F1orrero di Cavallerleone, cui si deve l'inizintiva e l'autorizzazione pel nuovo metodo di cura nell'esercito, ed alla benevolenza. del colonnello medico direttore dell'ospedale suddetto cav. Cervigni) mi inducono a concludere che torna utile, a solo scopo zn·ofilattico, sottopone ad mw iniezione almeno di « Salvarsan » e prefm·ibilmente p~r via endovenosa, tutti i sifilitici che presentano manife.~tazioni cutaneo-mucose in atto. Sarà lascic.to al crite1·io del medico cumnle il decidere sull'ulteriore trattamenw degli infer mi do-
pocliè siano scompar~e le 1nanifestazioni suddette, eminentemente contagiose e perciò di grave pe1·icolo pe1· le collettidtà.
BIBLIOGRAFIA. A,·iU.IW e F LAS"DT!'-. -
Ai1!fine dP V ù,c!'11/ lrail/>e par l'ursnwl,enzo/. (l,u prcs8< medicale, n . 35, Hlll). BEER. - - D r11tsch . med. Woch. , n. 31). 1906. Bf.:RT.\1rn1.L1 A., C. PASINt. C'. BO'ITELl,l. Alcuni ca~i di si/ìlidc carati col nuovo pr•parato di Elirlich -Hata n. 606. (Gior,1(1/e italiano de lle malattie veneree e della 1,elle, l!Jl O, n. 4. p. 301). DF. NAPOLI F. - Un semplice ortifizio di tec-.ica appliwbilr atrultramicroecopio p er riccrcltr biolor,iche e trrapc11tiche 81tlla 8pirochftn w1llida. (Clazzetla dry/i o,~pedali e de(lp dinfr/,P, 1Hll 1 D, 73). EHJH.rcu e HATA. La choniotcra pia s7>crùnt·11talr d•lle spiril/o.•i. Yursiono del dottor R uhi. Società tipoi?ra.ficB na1.ionale, Torino, l fl 11. EltP.RY E. 'l'raitem.ene de la By71hilis 7,ar l,· ,N.cidiamidoarA{mob, n:ol (Sali·arsm1). O. Doin et fils-ocliteurs, Paris, 1911. FH.\F;NKF;L e GROUVE:-<. EBperie,.ze col rimedio • 6116 » di Ehrlich. (ll1ii11cl,. med, Woch., 1910, n. 34, p. 1771 ). G . \STOU. L'1iltrmnicrosr.ope r{(lns le dia(lnostic cli11ique et li'.• recherche11 de laboratoire. Baillière et File, 1910. -GAUC'JH~.R. Sur la t·a/e11r comparér de l'arsr11ic orr1aniq11e et d11 m erc11re cl,ms le trc,itcment de la syphili8. (Bullrtin de l' Acadè111 ie e/e M éd,cÌ11e, n, 36, 15 n ovembre 1910, J\fasson et C. éditeurs).
nJVISTE GEXEflALl
Gr.nnt:n. -- Il Salmrilan n,/1, l1$Ì<>ni oro/i di/ilitic/,r ( D r11/. m,d. ffocli., n . .51, l!llO). L AH,ot:L, f, \\"ASTl~ r t PllRTrtJ,;T. La pr1·.,_.e, n. 36, J!lll. LE'!SER. Or[{'lll-OIT'>J'. i!J,ir illotrop. (/:J,•rlin,.r Nin. ll'och., n . 43, 1910). L E,·.,nJTI e Rocn~. - La 11y11hilis. Mas~on e t C'. éditeurs, P11ris. 1110!). Lr.,·.,mT1 e Tw,111T. - ,V odo di n::ionc d,I S,i/rnrs<m 8ui tr, 7:>0nemi. (Ccmptr8 rc,w1,_. de la s,,,-i,·té dr R iolO!Jir, n. 3>l, l!llO). ~I \Jll(T!II. 8 •1/lo 1·ompar11a dr/i,, 11i{ i /idc ; ,. /Jologt«• dof") i l pas11a11irio d1•/lr t ri•/JJ)t di C'ar/() V Il f. Tipografin. Suciale rli E. Dal P o zzo, F11en~a. l!)O!). S E1ss1rn. Sul m,,wo r ini,dio d'Ehrlirh . (Le ttera apertn. al diretlor{'). (n,.,.t. 111,i/,'z. ll"'>Ch.. l!tlO, n. 20. p. 1212). X EISSER e E. Koz~ 1TSKY. S 11l/"i11111ort(mza d ,ll'ar.•1 t1-0bet,::c,/v d 'E hr/ich 1,rl tr,1trfl-
m11uo drllr, Ri/ilidr . (Brrlinrr klin . ll'orh., J!Hll), n. :rn, p. 148;:i). N,/mio,,, su 37.5 rasi trii/lati pr r .ll1i1ich . mnl. 11°?,;h., l!tlf), n. 3!J, p. 21)27).
S1E!'lK:,."J1>. -
111• zw dr/
prr1mmto rii Ehrlicb-H fll"-
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA A FRuGo:-1 e F. LEw1. - Dl alounl rlltevl topo-termometrlol nella tuberoo1,o sl polmonare. - La rifo1·ma ,nPtlica, anno XXVI, n . 8).
Gli A.A., nella clinica medica genernle di Firenze, banuo eseguito dei rilievi topo-termometrici, esplorando invece della temperatura. cutanea lo stato termico dei sottostanti organi e tessuti. Per tali ricerche hanno fatto uso di speciali tcr· mometri provvisti di bulbo a lnng:i spirale orizzontale e di una campanula. di ebanite isola.trice per impedire qualsias i dispersione di calore: i bulbi erano tenuti applicati a lla c ute con pressione costante e per la durata in media di 30--10 minuti, e le osservazioni furono fa.t te contemporaneamente da un lato e dall'altro del petto in punti esattamente s immetrici. , P rendendo punto di partenza da quanto la patologia e la clinica hanno acr ertato intorno alla reiizione locale d i un focoliiio tubercolare in seguito all'in t roduzione di tubercolina nell'orgnnismo per viii sottocutanea, gli A.A. si sùno proposti di vedere se tale reazione non fosse ta le da ind une localmente uu n.u mento di temperatura che poteva co~Lituire un elemento di g iudizio dingnos ttco. In tubercolos i apirettici o qua~i, a forn;a c linic-amente unilaterale ed apicale, si sono resi conto anzitutto dt:,J ~omport.a mento termico spontaneo del parenchima polmonare mediante sistema t ici r ilievi fatti uno nl mat tino ed uno a l pomeriggio in punti simmetrici subito al d isotto della cla vicola nello spazio intercostale. Stabilita cosi la media topo-termometrica pe1· ogni caso, gli A.A. hanno praticato successivameute un'iniezione sottocutanea di t ubercolina, geueialmeote in dose tale da provocare so ltanto una debole. reazione febbri le, ed hanno di nuovo mis ura ta la temperatura locale. Ora si è osservato qunsi costiintemente c he nei sog get,ti nei quali la temperatura era identica nei due la ti si staliiliva in s eguito all'iniezione una differenza per un a umen to termico nel lato leso; e nei casi, i più numerosi, in cui da prima esisteva d isuguaglianza, questa si a ccentuava più o me no considerevolmente, o per esclusiva eleva?.ione di t emperatura dal lato affetto o per la prern.leoza di essa da quella parte qualora s i manifestava aumento tL·rmico anche dal In.to sano TaH differenze di temperatura fm prima e dopo l'inieziono t.:rnno valutabili a 3 10 - 7/10 d i grado e più. Gli A.A. r iservandosi di studiare se con q neste metocliche ricerche s i pos,;ono svelare focolari laten ti in casi d i tubercolosi i nizinle, s i limitano per ora a concludere che la. tubercolin a int rodotta per via sottocutanea in soggetti tubercolosi anche in dose sì piccola da provocare, o nessuna, o assai lie ve reazione febbrile generale, deter mina invece a livello dei focolari tubercolari polmonn.ri un aumen to locale di temperatura; che ques ti feoomeui esotermici s ono facilmente rilern bili mediante rilievi topo-termometrici opportunamente istituiti, e che la. lol'o r icerca. meri ta quindi nella semeioticii polmonare pal'ti<:olare considc-r11,zione. CASAR[:-11.
lilVh,'l'A ~11-:IHC A
Dr. F. J. Si.A DE:-. - ••nlnglte oerebro-aplnate e aleroterapla. Hopkiw; Jlospi/a.l Reports. ,-01. XV).
(The Jolws
L'A. riferisce uno studio dettagliato di 23 casi di meningit,e cerebro-spinale epidPmica, sviluppatisi svorn.ùicamente nel primo semestre del 1908, e trattati col siero antimeningitico nell'ospedale .Johns Hopkins. L'argomento è di una grande importanza e per la novità e per i risultati: confronmndo la mortalità con quella dt:gli anui precedenti, in cui non fu applicata la sierote1;apia, vi sarebbe una no• tevole d iminuzione; cioè dal 66.G p. 100 al 17.4 p. 100, tJuesti lodevoli risultati si avrebbero non solo riguardo alln inortatit1\ mn anche riguardo alle complicanze. Cosi mentre in 33 casi non trattati col siero le complicanze attribuibili alla meningite raggiunsero il 61.l,G p. 100, nei 23 casi trattati col siero furono solo nella proporzione del 43.5 p. 100; oltre di che le complicauze stesse furono più lievi e non infl 11cnzarono seriamente l'ulteriore decorso della malattia. Gli esiti gravi e le succe,-;sion i morbose nei casi non mortali furono meno frequenti nei casi trattati col siero; e l'A. ritiene che l'idrocefalo può preveuirs i cou la iniezione intravcntricolare di siero, come è stato suggerito recentemente; come pure che l'ini,·zionc in traspinale. per quanto non giuuga ai ventricoli laterali, col rapido attenuars i dell'infezione spinale, possa impedire l'estendersi dell'infezione stessa a quelle cavità. 11 siero à attualmente Len noto : è un ant isie ro specifico prodotto con la immunizzazione del rnvallo coutro il diplooocco; Flexner per primo nel 1907 si servi di iniezioni iutrarachidee di siero nell'uomo con siero da. lui stesso prepa.rato e precedentemente esperimeot.ato sulle scimmie infettate artificialmente col meningococco. L'istrumentario e la tecnica de lle iniezioni intrarachidee sono semplici: l'A.. si è servito dei comuni aghi per punture lombari e di una siringa di 15 cc; ln puntura veniva fatta tra la 3'' e la .J! o tra la 4" e la 6" V. lombare: per poter misurare la pressione intrarachidea l'A. si è servito di tubi di vetro millimetrati del calibro di un milli1ueti-o, i quali potevano raccordarsi con la base dell'ago a mezzo d 'un corto tubo di gorniua; inclinando convenientemente questi tubi a fino di fare uscire una certa quantità di liquido rachideo, si può ricondurre la prei;s ione intrarnchidea fino al grado di subnormalità. necessario: si tolgono quindi i tnbi e s i inietta con l a siringa. il siero merce una leggiera pressione. Durante l'ioie,lione generalmente gli ioferrui s i lagnano di dolore che riferiscono specialmente alle ginocchia e alle anc he. Secondo l'autore il dolore potrebbe esser attribuito alla pressione esercitata contro la ca.uda equina durante l'iniezione. L'A. seguendo i suggerimenti dd Flexner iniettava taoto siero quan to era il liquido rachideo estrattoj ordinariamente 30 cc.; una dose maggiore potrebbe portnre g nwe malessere; in qualche cas o però fu iniettai.ti una quantità. di siero maggiore del liquido estratto, sen za che gli infermi ne risentissero disturbi. L'esperienza ha dimostrato che bisogna iniettare quanto più presto è possibile e quanto maggiore quantità. è possibile. Riguar,lo ad altre applicazioni del 11iero sembra. probabile che una comLinazione del metodo sottocutaneo possa riusdre utile nelle infezioni grnvi. !\ei casi estremamente s tenici, iu cui si forma un essudato purulento 11ci ventricoli laterali, l'A. consiglia l'ini ezione di siero nei ventricoli stessi; cosi pure in tutti gli altri focoli~i metastatici si può a pplicare l'iniezione localmente. L"A. sconsiglia. d i r icorrere Rll'ancstesia per praticare le iuiezioni: e ntwue opportuno di far le non solo nei CR5Ì bene a ccertati. ma anche in q uelli sospetti;
697
RIVISTA ME!JICA il fa
rile\·are che l'iniezione di siero non può riuscir dannosa anche nei casi di meningite non epidemica. Su sedici dei 23 casi trattati l'à. ba riscontrato eruzioni cutanee (urticaria, eritemi, eruzioni vescicolari). Sono importanti coadiuvanti della cura sieroterapica l'isolamento, la dieta liquida e conoborante, l'idroterapia interna ed esterna, in via eccezionale anche i medicinali e sovrattutto i farmaci stimolanti come stl"icnina e digitale, o calmanti come la morfina e l'atropina. Qu11rnto all'epoca utile per la somministrazione dE>l siero questo riesce tanto più efficace quanto piu presto vieno iniettato. BALESTRA.
Il trattamento operativo della mlopla elevata. - ('l'he Ophthalmic R euiew, novembre 1910).
liUGH THoxl'su:,;. -
Non e possibile predire con una certa sicurezza in ciascun caso particolare il totale di refrazione miopica che si toglie ad on miope con !'..straziane della lente. L'A., per sua esperienza, ha trovato che in mt dia. corrisponde alla metà della miopia preesistente più 10,5, ossia il grado medio di miopia che si può con l'e1 strazione trasformare in emmetropia di - 21 D ( / 10.5 =
e
+ o). L'A. ritiene opera.bili i casi che vanno da - lG a. - 22 + 2(i D (operando con
- 16 D, l'ipermetropia che susseguirà sat·à di circa la metà della differenza tra 16 e 21). Egli ha operato individui dai 6 ai 25 anni; oltre ques t'età l'operazione non e consigliabile. Nell'occhio fortemente miope vi è tendenza a les ioni coroideali e m:iculari; ora, secondo I' A., l'operazione si deve ritenere come controindicate. se questa ten· denza e evidente per segni manifesti. Fondandosi sopra llicuni s uoi casi che ha potuto seguire per diverso tempo, l'A. ritiené, d'accordo con altri oculisti che si so110 occupati di quest'argomento, che l 'operazione in parola non abbia alcun'inlluenz11. sulla manifestazione di lesioni coroidea.li o maculari. É saggio scegl iere per l'opernzione l'occhio in cui In miopia e più elevata; se uno degli occhi è emmetrope o qunsi, il paziente non guadngnerebbe n ulla dall'operazione. Se un occhio è seriamente ammalato e sopratutto s e vi è un distacco retinico, considerando la probabilita. che nell'altro occhio si verifichi un processo analogo, l'A. in generale non stima conveuiente di procedere nll'open,zione. Si )luò operare in tre modi: con piccole e ripe tu te discissioni, o, come preferisce l'A., pn,ticando una sola discissione (salvo la Lecessiti1 di un successivo intervento), ovvero ancora eseguendo l'estrazione lineare (con la quale si ha fac ile p erdita del vitreo).
Ili \'TST.-1. DI OCL'J.ISTICA
VA. nei 20 c ..si oper11ti ha anno, eccetto in tre, il migliorRmento della 'l"ista. in Jont,onanza. Degli al t ri 17 l',,si, la visti\ in lontananza in 10 era senza lenti uguale o migliore (in alcuni in mcdo considerevole) di quella che avevano prima usando lenti, ed in 7 ern ugu11le o migliore con l'uso di una lente più Jeggiera. Quanto ad operare il secondo occh io, l'A, lo scons'i~lia sempre, considerando che se il pazien te 1,a ottenu to dal primo un migliora mento, ~iò che potrebbe ottenere oper11ndo l'altro s"rcbbe poca cos11 relativi, mentf> 11i ri;;chi inerenti nlla opernzioue, mentr._., d 'altro lato, se il risultnto nel primo o,:chio è sfavorevole, i rischi aumentano se si opera il secondo. Tra le possibili c .. use d'insuccesso, alcune sono in rnpporro al processo operatiYo (infozi,me, gh,ucomu secondario, ciclite con fonuazione di una spe:,Sa membrana. ciclirira ecc,). ,.Jrre no (degenerazione maculare, coroidite disseminata, emorr11~ie, scollamento retinico ecc.). Per dcci,lere lR discussa quistione se lo scoll,uneuto retinico si veri6cbi in propor zione maggior e negli operati che nei non operati, l'A. ha confront11to il numero di distacchi ch e si h" nel primo an no dopo l'oper>1zione con quello che si ha negli :ioni successivi. Servl•odosi di un lmgo numero di casi e confrontando le cifre nel senso or" cennato, gli è r isult11to che in ell"etti l'operazione predispone allo srollamento. t.iuesto s i verifica più facilmente quando vi è opacin\ del vitr<•o prima dell'opernzioue o quando s i perd a del vitreo durante essa. donde la necess it,\ di tener p resente q uesto d,,to per la scelta dei c"si uonchè del processo operativo. S. CALF; :rnoLJ. 'TnA</u.,m, a,,sistente n.ll'o"pedale oftalmico cli L eith. - 11 trattamento delle obe-
ratiti ptirnlentè con nonloforesl 41 zinco. -
(The opltthalmfo
Ret'ieit·,
gennaio, Ulll). L'A. e:spone i risultati ottenuti col metodo dell' ionioforesi di zinco (a pplicato per primo da \\"irtz, nel 1Uu8, in svarial e malnttie esterne dell'occhio) nella. cberRtitr purulenta e specio.h nente nella sua varictl, pili frequente, ossin l'ulcus serpens. Egli "i è servito di un app11reccbio da. lui stesso ideato, che semplifica 1'11p11licazione. Ordinariamente con elettrode di millimetri 1-5 (di cui è fornito l'apparecchio) e ron 1 o.d 1-5 milliamper, la durata d 'applica zione sufficiente è complessivamen te di minuti 1 11.d J.5. È ess;;,w.iale l 'applica zione successiva de ll'elettrode so pra ciascun punto infetto. Dopo 1'11.pplicazione l'A. nei casi più gravi s i è giov11.to di compresse imbevute in soluzione di snhlimato 1 per r,000 e qu indi di pomata all'iodoformio. Si è servito 11.ncbe dol collirio di dion inR e di quello di ntropin11.; non ha mni usato il b,,ndaggio. Secondo l'A. l 'ulcera si deterge rapida.mente e volge bentosto a g uarigione ; nl p1·imo od al secoudo giorno il migliornmen to è già eviden te. L'A. ha trattato con qnesto metodo ~7 casi di ulcere corneali scelti tra i più gravi, 11.llestendo prima dei preparati microscopici e ri correndo anche, nei cR.Si duhbii, alle culture. Tra questi cnsi. 20 presen tavan o i cA.ratteri clinici dell'ulcus serpeus. e negli altri casi si tratt11.va cli ulcere 11.tipicbe. Delle 20 ulcere tipiche, 15 erRno pueutuococciche, 5 s,·onosciute ; delle 7 atipiche, 2 erano pneumococcicbe, 2 ùiplobncilbri, 1 mostraYR. pncumococr bi e streptococchi, 1 sar rine, 1 non fu e<;am inata.
Rl VISTA DL OCULI STICA
6!)9
E ccettuato 1 caso, in cui si ebbe una leggiera estens ione dell'ulcera dopo il trattamento, del resto i risultat i furono ottimi, dopo una sola applicazione in 21 casi, dopo due in 4 cas i, dopo t re in 2 casi, Si ebbe perforazione solamente in 2 casi: in uno l'ulcera presentava c:tratteri di speciale virulenza e fu riscon· trata la presenza di s tt-eptococchi, nP.ll'a.ltro i.I centro del l' ulcera si trovava assai assottigliato per precedenti cauterizzazioni senza successo. In tre casi fu praticata la parace ntesi per evacuare un denso ipopion. In 13 casi all'a pplicazione non segui dolore o quasi. negli Rltri casi nei quali si manifestò, ebbe la durata d i 3 a 9 ore, mramente di più, e, salvo in 3 cas i , fu moderato. 11 rossore della cong iuntiva bulbare e l'iniezione ciliare in diversi casi pers i· stettero anche dopo che l'ulcera a ppariva com pletamente g uarita : ma rimasero sempre senz'alcuna consegueuza. In meditt la guarigione si ra g giunse dopo 16 giorni. Le cicatrici erano più sottili e meno opache di quelle che geue1·almente residuano all'uso ciel c:i.tlterio e facevano sperare in un ulteriore maggior risch iaramento. Di maggiore interesse fu il ris ultato per la visione: eccetto in un caso clie presentava già cecità e 4 altri nei quali la visioue uon fu otte nuta, nel resto si 6 6 · l tata· ott11u1 · · se s 1· pensa c h e I e uI cere ~rano quasi. t utl e <'eU· e bbe a , risu 12 86 trali e scelte fra i casi più gravi. L'.A. ha compantto questi ris ultat i con quelli che si erano vtteuuti nei casi di ulcus serpens che si e rano presentati negli ultimi 4 anni (67 cnsi) nello s t e~Ro ospedale e che forono t rn ttati allo stesso modo, salvo il cauterio al luogo del1' icn io fores i. Nei casi trattati con l' ionio foresi i ris ul t,1ti, quanto a visione, erano decis amente mig liori, oltre che nessun occhio fn pewiuto e non ci fn mai bisogno di ricorrere a l tag lio del Saemisch. Infine si ebbero vantaggi più pronunziati ancora dal lato cosmetico per la minore densit a dellti cicatrici, vant11ggio sopratutto evidente nei cas i più g ravi e ciò iu dipendenza del fatto che l' ionio foresi può essere 1·ipetut11. quante volte si reputa necessario e ch'e~sa apporta mrn distruzione di tessuto minima. La tecnica è semplice, benchè occorra un app:irecchio spec i11.le. $. CALENDOLI.
G. PEnROD . - Disturbi oculari n elle fratture 4el mucelbre supe riore. (Annali di otta lmologia, l!JlO, anno XXXIX, fascicoli 3 -.J., con un11. tavola d i due figure).
U n contadino di 49 anni, cademlo al suolo, vi urta la parte des tra della faccia. Perdita della coscienza ed emorrngie nasali. Ritorna in si, e s'a ccorge di diplopia e di diminuzione della viste, a destra. All'e;;ame s i notano segni di frattura del mascella re superiore, interessante il margine orbitario, maggior ampiezza de lla pu· pilla dest ra, la quale ò rigida alla luce, alla convergenzn, all'a,·comodazione ed al consenso e si dilata più della sinistra sotto la cocaina. Si rinvengono pure, da questo lato, sintomi di paralisi dell'accomodazione e dell'obliquo inferiore. L'A. attribuisce tale sindrome ad uoa lesione del ramo an teriore della branca inferiore dell'oculomotore comune, quel ramo, cioè, des tinato al mus colo piccolo obliquo. La lesione doveva essere localiizata a monte del punto o ve tale ramo for-
'j(J()
[Il n,-TA
DI OCCJ,1:-,TICA
nisce la rndice motoria al ganglio oftalmico. Cosi si spiegherebbe la sintomatologia c~se rvata. Quanto alla natu ra de lla lesione, poich.: tali disturbi sopravnmnero subito dopo il trauma, u logico pensare all'azione di una scheggia de l pavimento dell'orbi ta fratturnta, anzic hù ad imbrigliamento tardivo, nel callo osseo,·formatosi in seguito alla frattura. Cl\si cons imili sono a ssai rnri nella letteratura e d i assai pii\ diHicile esplicazione di que llo qui riportato. In un altro paziente, ufficiale dell'Ese rcito, per unn caduta da cavallo si ebbe frattura del mascellare supe riora destro, il corpo del quale e ra come staccnto dlllle os.-;a circostanti per uua frattura concomitante de l palato osseo. Si ebbe subito di plovia. Più tanli furono rile vati anche abbassamento del margine orbitario infer iore, abolizione della s ensibilità sulla guanc ia destra, enoftalmo di circa sei mill imetri. La diplopia erR costante in tutte le d irezioni dello sguardo. Coesisteva fistola lagrimale, consecutiva all'obliterazione del sacco lagrimale o del canale nasale , lesi dalla frattura della branca montante del mascellare. A spiegare quella va rietà dell'enoft,t.lmo che s egue ad un traumatismo, furono fin 'ora enunciate circa venti teorie, che non è qui il luogo di esaminare. L'A. approfitta di questo caso, in cui al t ri sintomi oculari non venivano a turbare il quadro nosologico, per approfondirn lo studio etiologico d i questo s peciale quad ro clinico. E g li credo che in ques to caso non possa invocarsi la teoria nervosa, che attribuisce l'c ooft-almo ad una parnlisi del simpatico o ad ipotrofia de l grasso orbitario. E sclude del pari che possa trattarsi di una retrazione cicatriziale del tessuto cel lulo-adiposo dell'orbita. Accetta in parte, invet:e, l'ipotesi del Lang, dell'aumen· tata volume della ca,·ità orbitaria per depressione di una delle sue pareti ossee, specie per l'abbassamento del suo pa,·imc nto, ma attri buisce l'enoftalmo principRlmente allo strappo deg li apparec·chi lig amentosi l'he, unendo i tendini dei muscoli oculari estrinseci alle pare( i dell'orb ita, concorrono a mantenere la pos izione normale del bulho oculare. Anzi, in questo caso, il trauma deve avere spec ialmente offeso l'aletta tendinea infe riore o legamento de l Lookwood. Del resto l'enoftalmo traumatico non pare un'entità. morbos a a sè, ma un ,sin tomo che può essere provocA.to da varie A.lterazioni ,·onsecutive al trnuma, per la cui elucidRzione poco, fin'ora, hR giovato la i-adiogl"afia. H o dfel"ito ai let tori del nos tro Giornale ques ti cAsi. dall'A. osservati nella Clinica oftalmologka dt'I Re,\'mond, in 'l.'orin,>, p<.! rchi: di grande interesse per la pratica medico-militare. PASSERA. PA,,SEHA E., capitano medico. - S tudio olluloo e d· &n&tomo-patologloo s ulle olwtl sie rose s pontanee dell'iride. - ( Ophlhalmologica, volume I , fascicolo V, . e XX Congres~o dell'associazione oftalmologica i tal., Palermo, 20-2-3 april~ 1911.) Le cisti de ll'iride a contenu to solido, dette tumori perlati, sono dovute ad un trauma, il quale innesta sul! 'i ride, o in ca mcm anl.eriore , delle piccole zolle di c ute, di congiuntiva, o di cornea, d elltl ciglia e simili, tes-mti che formano il germe d ella fut ura neoformazione (Buhl-Rothmund). Quelle a contenuto liquido, o sierose, Yonnero distinte in tra umatiche ed in spon tanee. Le prime s eguono ad una lesione violenta, o ppure ad opt1razioui, od anche a pe rforazioni del guscio oculare, -don1te a processi pA.tologici ordinarì e si spieganu con la teoria dello Stoelting,
RIVI'<TA DI OCGLTSTICA
701
ossia dell'i nvaginazione dell'epitelio corneale o congiuntivale, a t traverso la. soluzione di continuità corneale o sclerale, fino all'iride, meno frequentemente con quella del Bubl-Roth:mund. Ma., accanto a queste cisti sièrose, ne es iste tutta una serie, nella cui anamnesi non è dimostrabile nè un trauma, nè un'affezione oculare qualsiasi. Sono queste le cisti sierose spontanee, di cui l'etiologia e la patogenesi sono tuttor~ assai vivamente dibattute nel campo pratico e scientifieo. · In questo suo diffuso lavoro l'A. ci riferisce un interessante caso di cisti sierosa spontanea1 che egli esan;ina e studia al lume delle varie teorie fin'ora es istenti. Tratta.vasi di una ragazza di 17 anni, presentatasi alla clinica di Reymond, in Torino, con una cisti trasparente, sviluppatRsi subdolamente, nel settore superiore-esterno dell'iride s inistra, con grave deformazione della pupilla e con sintomi d'irritazione oculare, scompagnati però da ipertonia. La sacca cistica, pre• mendo sul cristallino, ne aveva causata l'obliquità. del piano equatoriale rispetto all'asse ottico, con conseguenti modificazioni astigmatiche. Un'iridectomia, che usportò completamente la neoformazione, permise di esaminare microscopicamente la cìsti tutta, in ottimo stato. E ssa era costituita da uno strato, variabile in spessore, di tessuto fìb1·illare fortemente pig ment ato, rives tito, all'interno, da un epitelio pluristratific:ito. assai polimorfo, È a notare cbe non si rinvenne qui, come in altri casi, un rivestimento endoteliale. Dopo un minuto r.afl'ronto del proprio caso con quelli esis tenti n ella letteratura, l'A. crede di conchiudere c he esso, allo s tato attuale delle nostre conoscenze, t rovi la migliore esplicazione etiologica nell'ipotesi di una provenienza ectodermica indiretta, ossia da germi dell'epitelio retinico della vescicola ottica s econdaria, inclusi in via anormale nel me~oderma dell'iride (von Rosenzwe ig). Essi, spontaneamente, e sotto lo stimolo d'un trauma o d'altra causa qualsiasi, possono svilupparsi sotto foi-ma d'una cisti. Il pregevole lavoro è illus trato da 4 figure nel tes to e da altre 10 in due tavole litografate, di cui una a colori. Segue un'abbondante lette t·atura dell'interessante a.rgomen to. R. L.
UaUloazione della 11otazlone del meridian i dell'a1tlgmati1mo. Monal$blaetter ('iir A~1yenheilkunde, 41 Jahrgang, VII .Band.
(Ktinische
La notazione degli assi doll'astig matismo e di quelli delle lenti cilind riche impiegate a correggerlo, è stat:i, fin'ora sogge tta ad una grande varietà, non solo da nazione a nar.ione, ma anche dall'uno all'altro oftalmologo. Questo stato di cose non era certo il più adRtto a rendere chiari e semplic i i rf\pporti tra oculisti ed o t t ici cos truttori di occhiali, nelle prescrir. ioni di questi ultimi, come, d'altro lato, ingenerava difìicoltit. e confus ione anche nel campo puramente scientifico e clinico. Volle perciò il X Congresso oftalmologico internazionale di L ucerna (1904) cercare una soluzione del probloma e ne incaricò la stessa commissione già designata per l'unificaz:one della determinazione e della notazione dell'acutezza visiva, compos ta dal Jessop, presidente, dal Charpentier, dal Dimmer, dall'Eperon, dall'Hess, dal Nuiil e da.I R eymond (Vedi: }(eport on the U,iification of Notation of the ilferidians of ..dstigmatisinus, del J essop, negli Atti ÙéU' SI Congresso infornazionale d 'oftal111olo9ia, Napoli, 1909, 2-7 a prile, pngg. 311 e 60S -Gl•! J.
RIVJ8TA DI 01 · u1,ISTH ·A
Questa commissione propose di notare l'astigmatismo descrivendo intorno al centro di c iascuna cornea un semicer chio a concavita in Rito, cerchio s u cui i g radi, part endo dallo 0°, situato, d'ambo i lati, nasalmente, and:w11no discendendo fino al 90•, posto verticalrnen t e in basso, pe r r isalire a l HiQo. situato a l lato temporale. Questa proposta, p1·esentata dal J essop all'XI congresso oftalo1ologico internazionale d i Napoli (ll!O!J), fu oggetto d i una certa discussioue. In seguito a lla quale.su proposta del Landolt, il Congresso adottò. modificando alquanto il concetto della Commissione, la seguenf,e uota.:ione: in ciascun occhio, cominciando dal ()<>, nasale, la nu mernzionE\ dei gradi sale in alto, l ungo un semicerchio a coucavitÀ. rivolta in basso, fino a !)0°, posto verticalmento a l di sopra del centro de lla cornea, Iler discendere poi fino a l 180°, s ituato dal lato della tempia. Cosicchè, seri vendo, ad esem1)io, in una misura oftalmometrica : O. D. : -l~,. D . a 0° e 45 3/, . D. a 90° si inte nderà senz'altro che quest'occhio misura, a ll'oftalmometro, 45. D nel meridiano orizzontale e 45 •/, D. nel ver ticale: cioè tm astig mat is mo regolare, secondo ¼D la norma di Quest'uniticazione nella notazione degli assi •dell'astigmatismo, interessa da v icino, e grandemente, anche la medicina militare, in quanto che oggi i nostri o.;;pedali, al,bandonati i vecchi ed incerti sistemi obbietcivi e subbiettivi, si valgono d ell'oftalmometro d i Javal e Scbiutz per la diag nosi e per la valu t azione di quell'impor tante e assai frequente vizio di refrazione che va sotto il nome di astigm11.t ismo corneale. PAS1;ERA.
+
RIVISTA DI MALATTIEvrnER~EEDELLA PElLK 11 tra ttamento oronloo della sUlllde ool « 808 ,. secondo l'esperienza fatta su 400 oul. - (D eutsche 111,ediz:. Wochenschrift, n . 49).
J,nultAYEn. -
L e esperienze praticate finora dai vari R.utori non hanno affatto confermata. la spern.nzn. ni ottener e 1,. tltn·(lp;a sll•,·ilisn.,L, mngnn con una sola iniezione di « 606 ,., Infatti non si p uò mgionevolmeute ammettere Ja possi bilità d i raggi un• gore uno temp<Yre tutti i treponemi esistenti nei vari focolai specifici, nei quali la c ircolazione dei succhi nutriti,·i è notoriamente inceppata. D'al tra parte no n sono sen z'altro :.pplicabili alla sifilide umauR le conclusioni tratLe da esper imenti su scimmie e conigli, perchè l' infezione sifili tica dell'uomo d ecorre in modo assai diver~o da q uella sperimentale degli animali. Infine, g li ottimi risultati ottenuti col c. ti()lj » nella febbre ricorrente (nella quale i nfezione gli spirilli d rcolaoo nel s angue) non sono d,, paragonare a quelli che si hanno nella sifilhle, in cui il treponema è ann idato in seno ai t essuti. Siccome è dimostrato che l 'introduzione ripetuta di « 606,. n on produce fe nomeni di anaf:ilassia, è giustificato il con cetto d i somministrare i l rimedio a dosi piccole e ripetute. Il Kromnyer con ques to metodo - che possiamo chia mare fhl'rapia sfe1·ifù;nns e/ironica - ba otte11uto in 100 Cf.si risultati certamente supet·iori n quelli, che s i verificano co l metodo primitivo d i Ehrlicb.
703
RlVI,:,TA DI M,,LATTIE VE"'J,:J<EF: i,: DELLA l'F: LLE
Le dosi usate dall'A. variano secondo che si tratti di malati ricoverati all'os pedale ovvero curati ambu:atoriamente. Kei primi inietta 20 centigrammi del medicamento ogni 2 giorni fìno a l'f\ggiungere la dose totale di grammi 1.20 (in 12 giorni), nei secondi 10 centigrammi ogni due giorni, fino a consumare 90 centigrammi iii 18 giorni. In alcuni ammalati poi ha associato alla cura di « G06 » anche q uella mercuriale Ebbene, mentre nei primi tentativi di cura col « 60G •> ad alte dosi l'A. os· servò il 32 p. 100 di ins uccessi o recidive, nei 100 casi tmttati ultimam1onte con le dos i piccole ripetute ha aYuto solo -! recidive (4 p. 100); infine nes~una reci-diw, ha visto finora in 100 a1111ualati trnttati con la c11ra mis ta arseno-mercuriale. R UTA.
S. RUTA. - Stadio ollntoo au l alflloderml zoaterlformt oon oontributo di an ouo non oomane & looallzzazlone faoolale é lombo addominale. (Gazzetta i11temazionale di rnecticina. chinugia, i,qieue, n. 37).
L'A., dopo aver accennato ali' influenza esercitata dal sistema nerYoso su li\ ·distribuzione topografica delle dermatosi io gener!\le e dei sifilodermi in particolare, richiama l'attenzione s u alcune fo1·me molto interessanti di ,,;ifilodermi, descritte la prima volta dal Gaucher nel 1897, che smentiscono assolutamente la dis posizione dello zoster, rimanendo circoscritti in determinati tenitori nervosi e limitandosi ad una. metà. del corpo, senza mai oltrepassA.re la linea mediana. Distinte e separate queste lesioni dai casi di vero zoster infettivo o A.ffezioni zosteroidi in individui sifilitici, l'A. enumera e descrive brevemente tutti i casi finor~ studiati di sifilodermi zosteriformi (il cui numero non oltrepassa il ~4), stu-diandone le particolari ti, per quel che riguarda l'origine dell'infezione sifilitica, il periodo delta malattia, )'eta, il sesso, le varietà cliniche dei sifìlodermi, la sede -e topografia, le complicazioni, l'esito della cura. Riferisce quindi la storia clinica di un ammalato da lui osservato e seguito nella Clinica Dermos ifilopatica di Napoli. Si trattava di un individuo affetto da sifilide ignorata nel periodo ter?.iario, -con due distinte chiazze cli s ifiloderma tubercolo-ulcerante, l'una facciale che comprendeva tutto il terri torio <l'innervazione della 2° e a• branca del trigemino di destra rispettando complet&mente l'ottalmica; l'alt ra l-01nbo-addominale, che ricingeva come una fascia la parte antero-laterale destra d All'addomP. r.oprendo il ce.mpo di distribuzione dei rami anttiriori delle branche perforanti late rali del 9° e 1()0 intercostali. Riferendosi alle divisioni metameriche generalme nte ammesse (Bolk, H ead, Brissaud), l'A. fa risultare, che la zona occupata dalla lesione della faccia corrispondeva esattamente a quella dell!\ radice dorsale del II metamero cefalico (che comprende appunto il trigemino meno la l• bra11cn), mentre la chiezza lombo addominale coincideva precisamente col IX e X meta mero ciel tronco, la cui direzione è appunto, come la chiazza st essa, a.lquanto più orizzontale di quella. dei nervi, essendo questi verso la termina,r.ione anteriore deviati alquanto in basso. Venendo quindi alla patogenesi di queste curio:;e lesioni, si ritiene in generale trattarsi di un'affezione specilìcn dei gangli spinali o di una limitata meningite radicolare o di una vern poi ioroielite posteriore a.cutn luetica , da cui si originano disturbi trofoneurctici nei distretti cutanei dipendenti, e che, dato questo s tato irrita.ti,o della cute, vi si sviluppi il si61ode rma.
704-
RI\'I!':TA DI MALATTIE VEXEREE E DELLA PELLE
Nel caso del Ruta bisogna ammettel'e una duplice lesione: da una parte a livello del ~· e 10° intercostali rli de!;tl'a, dall'altra del ganglio di Gasser dello stesso lato; ed egli fa notare appunto come i territori cutanei di distribuzione degli intercostali e del trigemino siano quelli prediletti con maggior frequenza dal vero zoster. L'A. intanto, pur non negando la parte che ,-petta all'asse cerebro spinale iu questi singolari sifilodermi, emette l'ipotesi che un'azione non indifferente posEa e debba attribuirsi a l gran simpatico, facendo notare come siano proprio i gangli spinali quelli che rappresentano la connessione principale del midollo col sistema del simpatico, per mezzo dei rami comunicanti, di cui l'A. Rnalizza minutamente il decorso delle varie fibre g anglipete e ganglifughe. Ricorda come il gangli'l di Gasser sia l'omologo cefalico dei gangli spinali, e che tanto esso come l'oftalmico, lo sfeno palatino, l'otico, abbiano ciascuno una distinta e propl'ia ,·onnes;;ione col simpatico, anzi, secondo le vedute più moderne, que!;(.i tre ultimi più che del trigemino, col quale vengono abitualmente descritti, debbono f'ar parte integrante del simpatico craniano. Da questa intima connessione l'A. conclude, che sui disturbi t.rofoneurotici, i quali si verificano nello zoster ed eruzioni zosteriformi si eserciti l'azicme del simpatiro non solo per via riflessa ma anche per via diretta: si avrebbe cosi una spiegazione plausibile dei zoster cosi detti riflessi per les ioni viscerali, vasali eC'c. E questa teorie. s impatica troverebbe poi un'applicazione tanto più appropriata nei sifilodermi zosteriformi, in quanto che in essi, a differenza del vero zoster, si è costantemente notata la mancanza di disturbi sensitivi e motori. CONCLU~IONI DE!, J},\.:
1° i sifilodermi zosteriformi sono delle manif<!stazioni del periodo terzi,uio, che dipendono probabilmente da una lesione specifica dell'asse cerebro-spinale (gangli spinali - e rispettivamente di Gasser - radici posteriori, cellule delle corna pos teriori) ovvero dei gangli limitrofi del simpatico, le. quale detennina altemzioni trofoneuroticbe ntolle zone cutanee dipendenti, e quindi un locus minol'is resiste11tiae per l'azione del treponema; 2" essi si distinguono dai comuni s ifiloderroi serpiginosi o a chiazze per la loro disposizione e per la loro progressione a tipo evidentemente rizomerico o metamerico: 3° è utile tener presente la possibilità di queste singolari manifestazioni della siolido in certi casi, in cui l'infezione è ignorata dallo stesso infermo, e la lesione, superficialmente considerata, potrebbe confondersi .:on uno zoster; 4° d'altrn parte il si6lod01'ma zosteriforme si deve nettamente distinguere da,! vero zoster, olt re che per l'agente etiologico, flnche per la lesione elementare, la qunle non è mai una vescicol,i, ma. in,·ece un tubercolo, un nodulo o una papula, e per l'assenza di disturbi sensitivi; 5° data, l'etiologia di queste dermopatie, le quali sono direttamente prodotte dall'azio11e del treponema, e non sono di natura parasifilitica., è logico che la prognosi ue è relativamente benigna, g iacché, come l'esperienza ha pienamente dirnostrllto in quasi tutti i casi (l'ompreso quello de ll'A.) esse si giovano notevolmente d ella cura specificll, la qu1de porta ~empre la regressione completa dellelesioni in un tempo relativamente breve.
(.111toriass,mto).
l!l\"ISTA DI )IALATTIR VF.NEflEF. F: [)El.LA PELLE
M. PINAR'l'. zl.&11. -
705
Antolnoonlazlonl apontanee e aperimentall di aUllomt tnl-
(Presse .M édicale, 12 marzo).
Per molti anni si è creduto, che il sifiloma. iniziale non po tessi! essere reiaoculato al portatore. Pontopiddan pel primo, nel l&H, riferì un caso di auto inoculazioni multiple. Poi Queyre.t dimostrò la possibilità dell'autoinoculazicne durante i primi giorni (in medie. 11) della comparsa della sifilosderosi iniziale, dopo un periodo di incu· bazione di 12 giorni circa. Il nuovo sifiloma è di aspetto dapprima maculoso, poi papuloso, e si ulcera rare.mente. Il Queyrat, per controllo, provocava. altri traumat-ismi con vaccino, stili sterili, come pure servendos i di pus gonoco<·cico, di balanopost ite ecc. senza ottenere mai alcun elemento simile al si6loma, salvo il lieve rossore infiamma· torio dei primi giorni. Quanto alla reioocula:r.ione dell'ulcera semplice. essa si di· stingue sia per la brevissima incubazione (1 giorno o poco più), sia per l'aspetto pustoloso della lesione provocata. Le biopsie dei sililomi Ji autoinoculazione mo:::trano Ja s 1ru1tnra is tologica caratteristica, e la pre~enza di numerosi treponemi. La questione d ell'autoinocu lazione dell'ulcera sitilitica non ha solo un interesse puramente speculativo, ma permette di comprendere la possibilit/i.. ed il modo di svilupparsi di certe manifestazioni sifilitiche, gettando cosi nuova luce sulla questione della immunità. Fiui;er e Landsteine1· ritengono, che, 6nchè un sifilitic,) porta lesioni primarie, vuol dire che la sua immunità non è ancora perfetta, e che, come reagisce all'azione dei treponemi endogeni, cosi può similmente reagire a quella dei treponemi esogeni. Il Pinard riferisce la storia di un'amll1alatn, in cui ha osservato dapprima un' e.utoinoculazioue spootnnea alln. forchetta per contatto di un sifiloma d11l piccolo labbro, e quindi una secouda reinoculazione sperimentale alla regione del· toidea: la prima dopo H) giorni, la seconda dopo 31 dalla compnrsa della lesione primitiva : il periodo di incubazione liella inoculazione sperimentale fu di 12 giorni. Da questa osservazioue si conferma dunque s empre più, che l'immunità durante il periodo primario non è assoluta come si credeva finora: essa si stabilisce lentamente e progressivamente, ma è la stessa per tutti i punti della su· perficie cutanea, ed un secourlo sitiloma. può comparire durante tutta la durata del periodo primario in quabiasi punto dell'organismo vicino o lontano dalla lesione iniziale: l'immunità dipende da qualità umorali , che si sviluppano a poco a poco, ma essa non progredisce lentamente con l'invasione successiva dei territori linfatici. Riguardo poi all'uspetto speciale delle lesioni di autoinoculaziono, è facile spiegarlo. Si è voluto contestare ad esse il nome di sililoma, si sono volute considerare come lesioni secondarie. Ciò ha pochissima importanza. Il sifilitico, quando reagisce ad una nuova inoculazione, lo fa con un tipo, che dipende dall'età della sua sifilide. Così una lesione iniziale, inoculata nei primi giorni, ha più probnbilità di pro· dnrne nn' altra simile; in un'epo<'a pitì avanzata, le les ioni ottenute s i a,·vic inano al tipo secondario, come nell'osservazione clell'A. Infine nel periodo terziario, una reinfezione sperimentale dà. luogo a mani t'e stazioni terziarie dt tipo analogo a qu'lllo presentato dall'infermo stesso. Possiamo cos l s piegarci gli stadii caratteristici della sifilide (periodo primario, secondario, terziario), tenendo conto del diversu grado di immunità llegli infermi, dapprima ascendente e poi discen <lente. S. R u·r.i.. 45 - Gior11ale d i tli e,licina militare -
Fase. IX.
T01i
l'llVl"'l',\ D I ~1AL.\'l'TI E V E :'s' E ll EE l': Dl<:LLA l'l<:LLE
R. KA1.H. - Sulla re&zlone cutanea preaentata dal alflloderml negli in· dlvldul trattatl col « 808 » e auo •igatfloato. - r 1Jerli11er l.:li11 isehe Worhe11schrif"t, n. 1 del Wtl, pag. 10).
L'.-\. si occupa della renzione segna lata da Jarisch, Jadassohn ed Herxheimer (,·ongestione delle lesioni esanwmatiche s otto l'influenza della cura mercuriale). Questa rea zione è s pecialmente intensa nel corso della cura col « l.i06,. ed è quasi costante secondo .Jarisch. È stata osservata in corrispondenza della lesione iniziale, delle papule, nelle cicatrici, er·c. L'A. ha veduto persistere questa reazione per parecchi giorni intorno a papule o a l tre lesioni cutai1ce, e l'ha notata 11.n<'he in due casi di sifilide maligna, che avevano res istito al mercurio. Giit .Jarisch aveva spiegato il fenomeno, ammettendo la produzione, sotto la intluemia del mercurio, d i u11 corpo analogo alla tubercol ina. · Rerxheimer pensiwa, che le cellule ammalate presentassero una ipersensibil ità pel merourio. Ma .si deve ben ri cen;are un'alti-a patogenesi, una volta che il fenomeno è provoc::tto anche dal « 606 » . Thal man suppone, c he la cura, facenrlo morire gli spirocheti, metta. in libertà le eudotossi rle in essi contenute, e che queste concorrano allll formazione delle sostanze battericide speoifiche, onde la guarigione delle manifestazioni, la comparsa dell'immunità, ecc. Cosi pure Glaser so,itiene che, se un'iniezione mercuriale dete rm ina febbre, ciò prova che il soggetto è sifil iti<'o, a.,zendo la morte degli spirocheti provoc:ita fa, febbre pe r s prigionamento delle endotossine. Ma l' ipotesi d i Thalman, sebbene accettata da molti, non lo è stata da tutti: altri infatti ri tengono, che la produzione della reazione riveli invece una cura insuflfriente. Kal b crede che si possa paragonare il fenomeno in questione alla reazione tu bercol inica del lupus, facendo pure r ilevare che, come Finger e Jadas sohn, anch'egli ha oss~rvate delle reazioni loca l i nel punto d'i uo<·ulazione, il ohe avvalor11 sempre più il paragone con le in iezioni di tubercolina. R UTA.
RlVlSrrA DI MEDICINA LEGALE G. F. RA rw oxE - L'ernia lnfortualo o malattia? - ( La M edicina degli infortuni del lavoro e d elle assicnrazioni sociali. Anno I V. n. 5-1911).
Questa comunicazione fu inviata dal compianto già nostro ispettore capo di sanitit. al II Congresso medico internazionale delle malattie professionali, tenutosi a Bruxelles nel sett.embre u. s. Ne diamo un largo riassunto, non senza rimpiangòre l'uomo che anche fuori dal servizio ha continuato a dare il suo ingegno o la sua attività a pro del nostro corpo sanitario. Da osservazioui proprie e da uno studio fatt.o sui riformati per ernia e sulla sua cura rnditnle n ell'Esercito, l'A. ha potuto accertnre che dal 18tl8 al 1904 la.
RIYISTA DI )Jl:l>lC I:XA LP:GAL8
707
proporzione dei soldati erniosi o perati di cura rndicale e di que lli che rifiutandosi all'operazione sono stati riformati, non ostante le eliminazioni preliminari ai cons igli di le va, ai distrett.i ed ai corpi, si è quasi rnddoppiata. Ora, non essendo ammissibile pe r parte dni medici periti In mancanza d'attenzione, è permesso di pensare ad un concorso di cause che non esisteYano prima, la cui azione er!t meno intensa, prolungata e ripetuta, tale inLine, da mantenere le condizioni favorevoli alla formazione delle ernie. Infatti in più che GOOO operazioni di cura radicale di ernie fat te dai medici militari sui soldati, si è avuto occasione di constatare che nella maggior parte dei casi i caratteri anatomici del :;acco lo dimostrav,mo di formazione recenti5sima. D'altra parte i reperti necroscopici banno ridotto a d elle proporzioni veramente esigue la frequenza dulia persistenza negli adulti d"un condotto peritoneo - vaginale sufficienten:.ente dilatabile, da permettere l'introduzione di una piega del peritoneo. Da ciò s i può dedurre la prevale111.a. nei soldati della forma di predi· sposizione dell'ernia che deriva da una resistenza minore per arresto dello s viluppo o per anomalie delle aponeurosi e dei muscoli costi tuenti il canale inguinale, per cui questo, in seguito a s forzi violenti o ripet uti, si rilascia, ed il pe1·itoneo scivola e vi si introduce formando il sacco, che accoglieril in seguito l'ernia in testina le. Le statistiche delle eruie nei militari dimostrano che le manifestazioni dell'ernia prevalgono nel primo anno di servizio e che l 'aumento degli erniosi si verifica di preferen7.a nella fanLc ria, in cui si cerca di assuefare il più presto possibile le truppe alle ma.ree, alle corse, agli es ercizi ginnastici in completo equipaggiament(,. Ora, sopra.tutto nel salto, i visceri sono violentemente spinti contro le pareti addominali, mentre che i muscoli Jel tronco, fortemente contratti, restano in stato di tensione, per impedire la caduta in avanti del corpo; inoltre il soldato arriva a terra a ginocchia tlessc, in modo che le parti addominali si rilasciano improvvisame nte e diventano meno resistenti. Anche i trombettieri nell'emissione delle note a cute e prolungate devono mantenere energica.mente contratti i muscoli pettorali ed addominali , per cui la capacità. dell'aqdome viene a ridursi sensibilmente, ed i visceri non solo sono soggetti ad una fortissima pressione, ma ricevono un vero urto, ogni voi ta che la nota. è sospesa e più vio.
lentemente ripresa. Cosi le manovre di forza dei cimnonieri eseguite in posizione incomoda rispondono agli sforzi esagerati capaci di dar luogo all'ernia. I fatti e le circost anze di servizio riferite sono allegate comunemente dai soldati come cause e fficienti delle ernie per ottenere l'indennità. stabilita <l:i.I regolamento sulle pensioni. Ma quantunque l'][spettornto di sanità militare segua nei suoi giudizi sulle dipendenze dal servizio delle ernie gli stessi criteri della Giurisprudenl'.a di quasi t utti i paesi per dichiarare un'ernia infortunio del l avoro, il numero delle ernie riconosciute tali dall'Ispettorato è assolutamente esiguo. Il che conferma ancora le premesse dell' A. sull'unione delle cause capaci d'aumentare nel soldato la pressione addominale, le quali negli individui predisposti conducono alla formazione de11'ernia, senza alcuno dei sintomi attribuiti all'ernia di fo1·za, e quasi senza che l'individuo se ne accorga. Da ciò l'A. trae la conclusione naturale di considerare le ernie, che si riscontrano nei soldati, come una malattia che si stabilisce per effetto delle condizioni e delle modalità particolari al servizio mili ture, mentre l'ernia. infortunio non può accordarsi che col sacco preformato nel quale penetra improvvisamente il ,·iscere: ma a p11.tte la rarità. nei soldati d'un sacco antico, rosta sempre il
7118
nrvrsT.\ DI MF.D!CJNA LEGALE
dubbio che non si tra.tti della. ripetizione di un fatto g ià avvenuto e c he l'ernia. non sia apparsa per la prima volta. D'altra. parte anche quando si voglia ammettere l'infortunio, la pratica giornaliera tende a dimostra.re che alcuni dei segni più importanti e patognomonici dell'ernia di forza, come il dolore, n.on hanno sempre un valore assoluto, potendo talora mancare o var ia re d'intensità, a seconda delle sensibilità dell'individuo, e perciò non è facile di fissare i l imiti ben definiti fra ernia malattia ed ernia. infortunio. L'A. ritiene quindi che, ammesso che le cause delle ernie dei soldati trovino una corrispondenza d'azione con quelle che per l'opera io derivano da l la voro, il paragonare l'ernia cli un operaio che si manifesta. per la. prima volta per effetto e nella circostanza del lavoro a una malattia professionale, nel medesimo senso che si impiega questa. parola per la tubercolosi traumatica, non ma nca di base scientifica " può servire a risolvere molte questioni. CMlARINJ. Dott. L. R110As r. -
nell'lnfansla. -
Dell'lnoontlnensa feoale e dell'lnoontlnensa 11rlnarta (Arcli. i11tei·n. de laryngologie, cl'otologie et de rhino'logie).
L'A., in un compendioso lavorò d'insieme, si propone di studiane separata.mentale vnrie form& d'incontinenza basando il suo studio s ull'osser vazione di numerosi casi personali, e cercando di chiarire il punto tuttora molto oscuro dell'etiologia. Egli è d'avviso che tanto la incon tinenza fecale come quella urinaria possano avere un sustre.to etiologico all'inci rea identico; e ehe, dato lo stato a ttuale delle nostre conoscenze, pure a mmettendo l'alterazione funzionale delle glandole a se• erezione interna, si deve assegnare anche notevole importanza al di fetto della respirazione nasale, sia essn prodotta da vegetazioni adenoidi, da stenosi nasale per ipertrofia dei cornetti o altrimenti. Quindi non si deve disconoscere il rapporto intimo tra vegetazioni adenoidi e incontinenza fecale e urinaria, sia che la si faccia ctipendere da un ostacolo marcato alla respirazione, sia che la si consideri come sindrome d'insufficienza amigdalica, o come fatto riflesso. Nei rapporti esistenti tra glandole a secrezione interna e incontinenza fecale e urinaria, la. glandola. tiroide e le glandole surrena li eserciterebbero a preferenza una azione più marcata. Quanto alla cura, l'A. consiglia l'intervento chirurgioo, e cioè l'adenotomia o l a sopprei1sione delle ostruzioni nasa li. Anche il trattamento opoterapico può dare buoni ris•lltati; e così pure la somministrazione dello iodio combinato coi grassi. Nei casi lievi può avere unn certa etfica cia anche la' suggestione. D. BALESTRA,
RIVISTADI TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE Dott. TnoussArnT. 1911).
La dìrection du service de •anté en oampague. (Pnris,
Sot to questo titolo il dott. Troussa int, direttore di san ità del XII corpo d'11 r· mat11, ha r ias~unto in un volumetto di circa 350 p"gine tutto quanto è neces· sario s ia conu<;ciuto da parte dei medjci m ilitari che h nnno in campagna um1
Rl\"I::iTA 0 1 TEO:-ICA ~: SER\"IZfO M EDI CO :MILITARE
709
azione direttrice sul servizio sauita,·io. E gli pa1·te dal principio che, a,·uto r iguardo alla ot·g,rnizzazione complessa delle a r mate moderne, alla rapidi tà del!e operazion i di ent r a ta in campa~na, alla tattica aUuale, alle battaglie e nlle loro conseguenze, la d ireJ ione del servizio sanitar io non debba consistere sola mente n ell'applicazione delle regole igieniche e di epidemiologia militare, della ch irmgia d i g uerra, delle conosceuze del 1ualeriale san it a r io e del funzionamento inte1·00 delle va.r ie formazion i san itar ie, ma anche uell>t conoscenza di que:-tioni rnilitl\ r i s peciali, in particolar modo per qua nto r ig uarda certe nozion i d i stnto maggiore e di tattica. Perchè il d irettor e del ser vizio sanitario possa prevedere e pre pa rare l'n.zione del suo serv izio, si impongono a lui la unione e l a collaborazione intima con lo stato maggiore. Il l ibro è d iviso iu due parti: nella prima sono esposte le nozioni g ener,tli d'ordine milita re, amministrativo, medico-m ilitare necessarie u tu t t i i direttor i ec,.pi di servizio; nella seconda parte sono esposti i doveri e le cognizioni s peci;oli inerenti ad ogn i d ir ettore e capo di servizio nelle diverse formazioni di guerra. Tutta la par te t attica poi è d ovuta a lla coll,.bornzion e d i altri ufficia l i specialmen te competen ti in mate r ia. L'A. lrntt11 con molta com petenzn i vari argo men ti e in maniera succinta e chiara, e il s uo l ibro può riuscire part icolarmente utile a i di rettor i di s an ità o a i capi d i sen ·izio sanitario militar e in c11mpagna. D. B,.u.ESTltA .
OrganiH&zlone del aervlslo medloo-palohi&· trloo nell'eaerolto - (Rivista speri1nentale di Freniatica, fase. Il, 1911).
<Japitano med ico G. F UNAJOLr. -
~ Il tema dell'organizzazione dell'assistenza ps ichiatrica nell'esercito, é certo, uno dei temi più interessanti da l punto di vista medico- m ilitare, poiché il medico militare è tenuto n risolvere, quasi q uotidianamente, molte e del icate questioni sia d'indole medico-legale i n genere, sia di mnteria stret tamente forense, questioni connesse colla scien za psichiatrica: onde è, che egli non solo dovrà teners i al corrente e valersi di tutti i più fini accorgimenti d'indagine antropo-psinologica, ma dov rà pu1· porsi ni;,lle miglio ri coudidoni d't1mbiente, per potere svolgere la sua. ope ra con quella etlica cia e s inceri t i\ pari alla delicate zza d ell'impresa>. '! 'aie organizzazione deve ess~re orienlata ag li scopi dell'assistenza psichiatrica in tempo di pace, e poi a quello di guerra preparata sin dal t e mpo di pace. 1n tutti gli eser citi si verifica un for te aumento progressfro - specie da noi delle riforme per n europ.;icopatie, contribuendovi molti fattori (che si posson o rias• sumere nell' eredità sociale e nella p i~ larga 1~1·0/(/assi morale); q uind: s i fa sempre più manifesto il bisoguo di tal11 organizzazione, con lo scopo precipuo del fiue m edico-legale, della giustizia e della disciplina, per la selezione degli anomali, per rivelare i simulatori, per i rapporti di dipendenze da cause di servizio, o con l'obbiettivo psich ia trico-forense; tutto ciò senza dimen ticare anche lo scopo curativo che anche da noi deve essere attuato per i l bene degli infermi, c he Stato e famiglia c i affidarono san i. Perché sia ben costituita uua tale ol"gauizzazioue, in modo utile e ra:donale, si p ensi ; 1° all'educazione psich iatr ica d i a lcuui m edici militari (mandandol i numerosi a lle clinich e p.sichiatriche ed ai manicomii, ed imp ia11tnudo una cattedra apposita nella sruola di san ità di F i renze, con un corso di perfezionamento agli ufficiali medici di carriera); go a lla istituzione di con venienti sale psichiatriche dentro agli ospedali militari pri11c ipali, secondo il progetto d el generale F errero per il nuovo osp e<lale milit1ue di Torino, allo scopo d i accertars i de lle condizioni
710
RI\'ISTA nI TECNICA E l';F.RVIZJO MF:DICO MILITARE
di mente degli alienati militari, o presunti tali, prima di trasferirli nei manicomi, e di farne ceutrt di cultnra della scien:rn. psicologico-psichiatrica: o meglio attig ue agli ospedali, come comparti di os~erva1.ione, razional mente sistemn.ti, con possibilità di lavora·t ioni diverse; detto reparto, cui si. potrebhe unirne un altro per gli iscritti di le v:i in osservazione, ricovererebbe: i militari alienati o supposti tali - i militari che abbiano commes~o un reato durrin te il servizio militare o che hnnno tendenzn a feno11<eni di follia - e quelli g iiì criminnli, prima e dopo In leva, che appresso ad un reato militnre manifest ino segni di nnormalità ps ichica; 3° ad una adeguata preparazione del personale sorveglianti-infermieri (reclntame11to, ins egnamento profes sionale, carriera, ecc.). Per il tempo di guerra, poi, per il servizio di prima linea, occorrerà: ripartire i pazzi secondo che s ono tran')uilli. o più o meno ngit~ti. inviando quelli nelle retrovie con gli usu nl i mezzi di trnspoi·to, acoorupngnati da personale adatto, e g l i nitri invece con speciali mezzi, celeri e convenienti, nei primissimi stabilimenti psichiat r.ici d ella 2" linea, ospedalizzando temporaneamente io sit o quelli molto eccitnti, intrasportabili. L'esem pio della guena russo-giapponese ha insegnnto la grave necess ità di quest i ricoveri giù preordinati dal tempo di pa ce, nella seconda linea, e poi ne.I territorio, con la collahorazione degli alienisti ci vili dato lo scarso numero d egli ufficiali medici specialisti, tanto più pensando alla gran mole di lavoro che, dato il modo odierno di guerreggiare, incomber/l, durante e dopo una guerra, sugli ospedali militari anche dal punto di vista psichiatrico. P. CONSIGL10.
RIVISTA D'IGIENE GENmHRRBATTRRIOWGIA Dott. C. M uz1<>. - Tripoli v isitata da un medioo. tembre 1911).
( Pensiero ni~dico, 23 set-
Sotto questo titolo il dott. Mm1io, ex ufficiale med ico di marina, riassume in un nrticolo chiaro e succinto importanti notizie storiche, geografiche, nonchè climatiche e nosografiche. sulla Tripolitauia e la Cirenaica.. Riguardo alla storia egli dimostra cl1e è incontrastnbile il diritto italico di prelazione sulla Tripolitan:a, perchè dovuto nlla naturitle, secolnre, remota influenza della Sicil in; furono infatti i f;;ic ul i 1t dare di quel paese scono1;ciuto le prime not izie geografiche, mandandovi la più v igorosa g ioventù per coloni1.zarlo : e ne divennero in seg uito padroni i B.omA.ni dopo a s pre lotte. Le v icende storiche furono col Yolgere dei se~ol i molteplici e assai variP, e l'attuale dorn iuio turco da ta dal J8,l5, in cui i 'rurchi trasformnrono il paese iu u n l'ilayet dell'impero, con tre provinc:e di Tripoli, Cirenaica e Misrata. Dal lato geografico la Tripoli tania ha una notevole estens ione di più di u n mil ione di ch ilometri quadrllt i, con una cos ta di 2()00 chilometri bagnata dal Me· d itenaneo: una g ran pa r te di qut·sta. cont rnda è poco o nulla esplorata e sçono· sciuta; ma è cer to che essa è J·iccn di acque del sottosuolo, e ricchissimo. di ricordi storici: in a n t ico hi Cirenaica ern ferti l issima; att ualmente invece la colti-;azione è a bbandonata e vi si n otano zone deserte, mterrotte qua e la da oRsi. La Tri-
RIVISTA D'IGtENE C.E~ERALE E Il.AT1'ERJOLOG IA
711
politania non ha unità geografica, poi chè è composta di paesi di"ersi separati da spazii deserti inospitali : ma molte ed estese zone, che attualmente sono desert.e, potrebbero rendersi fertili mercè le ncque di cui è ricco il sottosuolo. I mineral i in Cirenaica n on sono stati sufficientemente esplorati, ma par certo che vi esistano miniere d'ogni genere. Quanto al clima, eccettuata la. contrada Sir ti ca, dove il clima è caratteristicamente continentale con forti sbalzi diurni e notturni, esso è all'incirca uguale a quello degli altri paesi meridionali cl1e attornia110 il )Iediter raneo. Assai dannoso è il vento Ghibl i o Simun, proveniente dal S,,hara., e che dura t re giorn i. Si possono inoltre disting uere due stagioni, una temperala. da. novembre a. maggio, e l'altra estiva da. giugno a ottobre; il veuto Ghibli spira specialmente in giugno. Nei mesi temperati o piovosi i venti ordinari sono di ovest, nord-ovest, con forti sbalzi, a tipo uragano da sud-est, carichi di elett1·icità. Il mese più piovoso è d icembre. La flora è poverissima; e tra. le piante fruttifere predominano l'ulivo e il dattero, che costituiscono la vE>rn r icchezza della regione. ]Ila vi esistono però anche cereali, ortaglie d'ogni genere, banane, ficl1i d'india, l imoni, aranci, nespoli, peri, peschi, albicocchi e J'a.lbero di Giuda. Anche la fauna è povera sia di animali selvatici che domestici; le bestie da soma per eccellenza sono i r cammello ad unn sola gobba e l'asino. I ricchi arabi possiedono oltre i cammell i anche buoi, greggi di capre e pecore ben provviste di lana. Presso le abitazioni pros pera.no anche anima.li da cortile come pollame, maiali, conigli, cavie, ecc. Dal lato etnico in Tripolitania predominano i tipi ara.bo e berbero con tutte le rimescolanze dovute i.lle invasioni s uccessive: il berbero ha una statura maggiore di quella dell'arabo, una costituzione meno robusta, ma asciutta, nervos11.; in genere poi esso è intell igente, vivace, buono, laborioso. Dopo l 'arabo e il berbero, il più fort e elemento è il negro, g iunto quivi per rsgioni di commercio e come schiavo ; l'elemento turco è scarso. Importante in Tripolitania è la setta dei Sen ussi, che è una setta religiosa. la quale ha in certo modo una missione civilizzatrice, e che è contraria al turco a ttuale. Riguardo alle malattie vi sono rare in generale l e dissenterie con le malnttie epatiche; ma sembra che nell'interno vi sono focolai endemici; vi sono anche nue le endemie che affliggono i paesi tropicali di Oriente. Sono sta te notate ep idemie d i meningite cerebro-spinale. La. malaria è rarissime., salvo casi sull11. costa nella forma estivo-autunnale; e l'anofele è il maculope"Qnis. 11 ve.iuolo è sporadico odetermina micidiali epidemie; gli al tri esantemi sono rar i. La peste bubbonica v i è a pparsa più volte e spesso ba fatto s tragi; così pure il colera importn,tovi da. pellegrini di ritorno dalla. :ì\lecca. La tubercolosi è frequente. Tutti qncsti Hngelli però sono conseguenze non già del clima, che è salubre, ma dello. mancanza di ogni regola igienica. È diffusissimo il tracoma, favorito dal citldo, dalla luce diffusa, dallo. polvere che satura l'atmosfera., dalla sporcizia e dalJ'ignoranza; nonchè dall'uso di dipingersi in nero l'orlo palpebrale mediante un bastoncino di legno (unico per una i ntera. famiglia). Durante la raccolta dei dntteri si osservano spesso casi di febbre eruttiva, accompagnate. da dolori articolari e muscolari, le cui origini rest1mo sconoscjute. Sono diffuse le elmintiasi (toenia solium, mediocanellata, ascaridi, anchilostoma); vi sono casi di filaria, di verme di Guinea. Lo scorpione tunetanwt dà sintomi generali febbrili con vomito, gonfiore, tremito. Sono frequenti le mnlattie cutanee (scabbia, lichene, tigna. imbricata) : frequenti inoltre i disturbi rPnmatici per gli sbalzi termometrici, specialmente in inverno; negli arabi poi sono frequenti i disturbi gastroenterici e le malattie nervose. BALESTIU.
'il~
RI Y ISTA o ' w1i:::--.E (.~::,; i::101.1:; E DATl'E:RIOJ,OGI A.
R. Luo11)1&. - Conferenza llltenaslonal• •1111& pe•te, tenata a •u4e n nell"aprlle 1911. - (La P1·e1.1se m édicale, 10 giug:no 1011). I II s eguito ad invito del Governo cinese, s i riunì n ell'aprile u. s. a Moukdeo una conferen za sanitaria internazionale, allo scopo di valutare i dati scientifici che si potenino trarre dalla epidemia di pci;t,e pneumonicca allora cessata e di 1·ispoodere ai quesiti che Alfredo ::lzo aveva po,,:to a nome del suo governo. Erano pre:,enti, oltre ai rappresentanti cinesi (Wu L ien Teh che diresse la lot ta contro la peste ad H a rbin, Chung, \\lang, Fang, Tchuan, Wu-Wai-U, al lievi della scuola medica di Tien-Ts in) quelli di dieci nazioni e cioè Gnlleotti (Halia.j, Zabolotny ( Russia). Ki tasnto (Giappone), Martini (Germania). Broquet (Fmncia). Petrie (Inghilterra •, Snong (America), \YoneE (Austria-Ungheria), Gonz,,Jes (Messico), liebe,,·erth (Paes i Bassi). Essi, dopo 23 sedute, 11rrivnrono >ilio ,-eguenti conclusioni. L Origine e p1·011agazione <le/la p eiite polmonare. - La malattia si tras mette direttamente da u omo a uomo e, circa la suR origine, nulla prova che vi sia !'tata uoa epizoozia d i rod itori e che questa possa aver portato un contributo qualunque alla propagazione del HRgello. I medici russi hanno parlalo di una epizoozia <ii taral,aga11!/. m11 ben,·hè si pos~a ritenere che si trattasse con moltn probabilità di peste, pu,·e ,iccome ma nc11 il reperto battHiologico, cu lt u rale e sperimenta le, si deve rite ne re la questione come insolut" dal IRto batte1·iologico. :?. Cause di d ec ,·escenza e di scompa,·sa della nialattia. - Furono es>'e nzinlzialmente le misure profilattiche, applicate rigorosamente e con criteri sciE>ntifici dalle autorità sanitarie ed accettate dal popolo per is tinto di con@ervazione. Gli ult imi casi d i pei-te polmonRre furono virulenti come i primi. S. .\lodo di propagazione. - L'infezione fu im portata. nelle città e nei villaggi da persone a mmalat e di pe,-te polmonare. o che l'n vevano allo stato d' incuhazio11e. Non ><i hanno daLi per ammettere la t rasmissione a mezzo dei vestimen ti. merco.nzie, od altri oggett i inanim,,ti. 4. l'al'iP/èr cliuiche, ~i11/om i e diag11ostico . - Si trnttò senza eccezione di peste polmo11are. Il periodo d' incubazione va1·iò da due a cinque giorni. Una ele,,az,one termica cd uu "ccelleraruento del polso furono abitualmenLe i primi sintomi osservllti: ma In diap;Msi s i rende possibile solìuoto quando si po!-sono i,ola re i bacilli pest osi nello spulo sanguiuolento. La diagnosi batterio logie,\ in !Seguito all'esame deg li e~creari deve escludere l'infezione d a pneumococco e da ali r i mic1·org,.nis1ui che possono <'ausare la polmonite: da ciò l'as,ioluta necessità d ella prova col Gram. Inol tre v isto che in tutti i cas i si sviluppa la setticemia, occor re l'esame culturale del sangue. I segui fisi ci della po]monite pestosa n on s on o s uffic ientemente defini t i. es~i o compaiono troppo t11rdi nel cor ~o della m n· J,.t ria per ave re un valore dingnoRtico, oppure si mantengono lie,·is~imi ed incerti anch e quando il malato è nssa i grave. 5° Morlalith - Azione del sforo. - La mortalità fu fortis,;ima: non si citano <·a!:'i di guarigioni! s icura. L'esperienza ha provato che n on vi è a lcun trattamento n1rn.ti,•o e clll' la si<'rotPrnpi,, ha potuto, :::oltanto in qualc he caso, prolungare la vitn ai milio.ti. ·1:i0 Rcilluiolof!ia -- ,1/vdo d'in(.,.ziv11e. - 11 bacillo il'lolato in questa epidemia di peste polruonare non diff.,risce da quello delle altre epidemie di peste bul>bo· n i<'t1. li solo agente in t'ezio~o fu lo 5-pnto dei peslosi. Nelln mnggior parte dei ca si
7.!.3
RlVISl'A o'IGIEXE GEXERALE E BATIERlOLOG !A
la malattia è stata contratta colla inalazione dei baci lli della peste contenuti nelle goccioline microscopiche di sputi, che uscivano dalla bocca. degli infermi e che causavano l'infezione dei bronchi, o della parte inferiore della trachea. Nei casi d'inalazione, il pericolo a cui si espone la. per,;ona è in relazione diretta colla distanza che lo separa dal ma.lato e colla durata del suo ,;oggiorno vicino a lui; 7° .i\Iezzi di protezione: - Provato che il danno maggiore si ha colla inala zione, diventa necessario l'uso delle maschere e degli occhiali per tutti quelli che si a vvicinano ai malati, od ai s ospetti. La miglior maschera consiste in una. benda di garza. a. tre capi, guarnita di cotone, che può essere dis trutta o disinfettata; 8° Valol'e delle inoculazioni preventive. - Le s tatistiche raccolte durante tr_uesta epidemia non perme ttono di trarre conclusioni sul valore delle.inoculazioni preventive, benchè sia sta to sostenuto che nella peste bul,bouica esse confedscnno un certo grado d'immunità. Prima. di potersi pronunciare, ~ono necesnrie a ltre esperienze sugli animali; 9° Quarantene - Regulame-nti sanitai·i. -- Si constatò la necessità di istituire un consiglio sanitario che regoli il servizio sulle ferrovie e sulle vie di navigazione; che sorvegli il traffico nei periodi di epide mia; che disciplini il trasporto coi coolies e che formi un apposito regolamento sanitario. È inutile inoltre dare restrinzioni pel trasporto della mercanzia e della corris pondenza non essend o essi incriminabili dal lato della. propagazione della mala ttia. TIREl, LI.
RIVISrrA BIBLIOGRAFICA CuRT Aour. -
Manuale 41 oouliatloa. pratica, per l medlol e gll atu4entl.
- Traduzione italinna del prof. Rombolotri lano, 1910.
Società editrice libraria, Mi-
Questo manualetto di oltre trecento pagine, è specialmente destinato al medico pratico. Esso, come dice l'A., presuppone ce rte conoscenze diagnostiche. L e malattie oculari più frequenti vi sono descritte per sommi capi, ma con una larghezza s ufficiente a porre il medico pratico in grado di is tituirne la cura in modo efficace. Con precisione ed opportunità egli ha voln to determinare i limiti fino a cui deve giungere l'intervento del medico pratico ed oltre i quali questi deve cedere il campo allo specialista. Le malattie più rare, e specialmen te quelle di cui è possibile la diagnos i solo con l'aiuto dell'ofta lmoscopio, vi sono t rattate par t icolarnumte nei loro rapporti con la medicina gtmerale. Nel campo della. chirurgia oculare si fa parola solo degli atti operativi minori, quelli che il medico pratico talora deve assoluta.mente e,seguire, mentre alle le-
sioni traumatiche è dedicata una trattl\zione più ampia, specie per quel che ri, .guarda i pronti soccot·si.
71+
HIV JSTA BIBLI OGR.U'JOA
Questo lib ro costituisce una b uoua guida nelle necessità quotidiane d ell'esercizio pratico. In esso e clc•dicnto nn capit olo importante alla terapia, alla quale fa ris1·ontro un ricco ticettario det tato dal profr,;soM von Miche!, di cu i l'autore è assis t ente nella 1• clinicn. di Be rlino. Assai ben condotti mi s ono se mbrati il capitolo ch e rig uarda la traumatologia oculare e q uello riflettente le pe rizie e la valutazione degli il1de11n izzi. argomenti cos i interessanti oggi, s ia pe1· l',d ta frequenzn cui sono giunti i t raum i dell'occhio, sia per la medicinn legale deg l i infortuni del ln.\'Oro. PASSERA .
NECROLOGIO I l 1° di settembre, fra il compianto dei numerosi a mici, dei colleghi e di tutto il Corpo snn itnrio mil itare, s i spegne va in Firen~e la nobilissima esistenza del maggiore medico prof. Giovanni Ostino, addetto alla Direzione di sani tà dell'V IU cor po d'arma ta, g ià insegn11nte di oto-rino-lnringoiatria nella Scuola d'applicazione cli sanità m i litare. Di lu i, della sii11. Vl\ria e copiosa produ:\ione sciept,ifica parleremo con maggior calma, 'luanclo ci sarà dato di mitigare l'angoscia del rimpianto colla dolcez:m dei ricordi; m;, oggi, a cos i breve distanza d:tlle. per dita crudele, ness uno di coloro i quali conoscono i vincoli di frate rn a amicizia che ci unirono a lui, pot rehbe pretendere da noi uu Mticolo biogra6co completo, cronologicamente e!<atto, r igorosamente fedele, e iu cu i i pensieri, i gi udizi e le reminiscen ze seguano il loro corso t ranqui llo, senz'esse1·e in terrotti, o addirittura travolti, dalla piena. d el dolore. La vita di Gio,·a1111 i Ostino, t roncat11 a 49 anni da nn morbo spietato, merit erebbe d i figurare tra le vite di qu<'gli uom in i che lo Smiles e il Lesson n celebrarono per volontà e tenacia incroJJabili; di quei selfmade-men, che, usciti dal nulla, raggiunsero le vette della fama. senz'altro aiuto che l'energia personale, sen7.',dtra g ioia che l'11ssiduo lavoro, avendo la visione ben cbi11rn della mèta verso cui s,,pevano di poter drizzare il volo colle sole ali del proprio ingegno. Come uomo privato e come citt,.d ino, il nostro compian t o amico fu un « ce.ractere » in t utta l'estens ione del termine : fedele e s11lclo nelle amicizie, ch'egli man• t enne fin all'ultimo suo giorno e da cui trasse i maggiori conforti: rigido osserv,,fore del dover e ; amante della sinrerità fino nllo scrupolo; intransigentissimo colla p1·opriu coscie11za. E conomo e seve ro con sè stesso, fu prodigo del suo coi bisognosi; nemico delle cerimonie, dei compliment i, delle adulazioni, e perciò alq u nn t o freddo nei rapporti socia li, rivelnva nella dolcezza dello sguardo la gmnde bontà del s uo cuore, sens ibilissimo " d ogni affetto genti le. Egli che visse una vitn. d ura e travagliata, egli che conobbe da vicino la nequi:da degli uomini e delln. sorte, n on ebbe mai p11rol e di ribellione nè di sconfo1·to : s offrì sempre in silen zio e seppe chiuder nell'animo il s uo dolore. E queste v irtù ùell'uo mo privato, s u cui m:,ggiormente insistia mo per chè purt roppo ra rissime, ri fnlscro di luce, se così può dirs i, più v in i nell'Ostino come
;,(E<"rl0!.00 1A
715
medico milib1rt1: del quale ufficio egli s'era formato un concetto chiaro e preciso, a cui non venne mai meno: compiere sempre e 11 qualunque costo il proprio dovere; dare tutto sè stesso al benessere dell;o grande famiglia militare ; aft'ronrn.re serenamente ogni disagio, ogni sucrifizio, pur di mostrare coll'Psempio che quella del medif'o è m issione di pieti1, d'abnegazione e di cor;iggio. Bd esempi meritevoli del più alto encomio egli d ieJ(, in Afric" nel 1887 e in Mess ina. nel 1908: due date, queste, frn cui sta racchiusa quasi tutta la sua carriera nell'esercir.o, e che. se ci ricbi>1mano alla mente due immagini ben diverse e lontane l'una dall'altra - la g iovinezza e l'età matura - le fo11dono, nello stesso tempo, in un'immagine ;;ola : quella d'un uomo, il quale si nrnHteune costantemente fedele ,d principii che ave,·a. ussunti a norma indefettibile della su.1 condotta, e che, giunto al termine della s ua giornat.1, potè dire col Giusti: « Non bo mutato nè peucoh~to ». Dell'immenso l11voro compiuto d"ll'Osti no nel campo clel!'oto-rin 0-laringoiatria, di cui fu libero docente e eultore fra i pit't g eniali. diranno con maggior compe· tenza di noi gli specialisti, che lo seguirono, ammirati, nel suo rapido camm ino ascenaionala: qui ci restringeremo ad accennare che i suoi stmli sul ui-tagmo, sui r nppo1·ti funzionali fra l'organo visivo e quello ud i tivo, sullfl scale acumetriche, e sulla medicina legale dell'orecchio, gli merit;irono non solo il plauso di tutti gli otologi italiani (quello, in spe~ie, ambiti!'simo del suo in~igue maestro prof. G1·adenigo), ma ben anche l e lodi incondizionate degli stranieri, tirnto più preziose quanto più rare e vernmente spa!'sionate. Se ci vediamo costretti a sorvol >ore sulla sua opera ~i scienziato per la tema che le nostre pal'ole non ne ritlettano che qu:ilche raro b,ogliore, mentre essa fu tu tt'un fascio di luce ,,ivi~sima, non possiamo a stenerci dal parlare brevemente di lui come insegnante, sembrandoci che, in tale ufficio, l'Ostino abbia unito alle più belle doti dell'ingegno, che tanta sti0111 gli a cquistarono frn i dotti, i più gentili impulsi del cuore, che lo fecero cosi caro a i discepoli ed 11gli 11mici. Non diremo - perchè son cose 11ote n t utti - della ram chia1·ezza dell'eloquio, congiunta a quella semplicità ch'era propria d!'l!a su" ind,>le schietta e ahorrente ogni iperbole ed ogni affetlazione: no11 di1·emo della s ua modestia, che lo rendeva perplesso, esitante, qw,si peritoso di parlare di sè e de' suoi lavori: non del suo eccellente metodo didattico, in cui voleva sempre 11ssocinta la teoria "Ila pr atic", cosicchè il suo ambul11torio appariva come un vero g>obinetto di clinica medico- legale, dove egli, instancabile. guidava gli allievi ncllR discussione dei casi: non dello studio preparatorio che egli, pur co3l padro11e della materia, solava far precedere ad ogni sua lezione, per quell'ansi11 scrupolos>1 dt1. cui è assalito l'insegnante onesto e sincero dinanzi ali" gravità d'un ufficio, cho molt i ,1de1npiono con soverchin leggerezza, mentre è tale da far trem,ore le vene e i poli<i. Mn diremo - percbll è cosa no ta soltanto ni più intimi - del suo g mudc amore pe1· l'insegnamento, ch'egli reput>tva un vero e proprio apos tol:oto, e al qua le dedicò tutte le mirabili forze della mente e tutti i nobili impulsi del cuore : del suo cuore buon o e generoso, che, sotto la ruvid11. l'orteccin, ern tutt'nn p..lpito di tenerezza e di affetto per i suoi assistenti ed nlliAvi, da cui sentiva (e cou qunl gioia n on è possibile esprimere) d'essere compres0 ed ,11nato. Ricord ia mo con profondo. triste,,z,, il giorno in cui egli dovette l,osciare 111 Scuola. Per nascondere - come sempre era solito - il suo dolore, ch'er11 a cerbissimo, egli sorrideva fiss,mdoci negli occhi; ma. il sorriso ern smentito dalle lacrim., che g l i r igavano il volto : e fn con voce rotta dalla. più violenta commozione che egli ci disse: « )li pare che oggi si sia fotto dentro di mo un gran s ilenzio : temo che la mia carriera sia finita. P11i:ienza!'
716
NEf'.ROLOGlA
P urchè non mi dimentichino i giornui, 11 i qu,\li ho data t nnta parte di me! » E r ipetè più mite sommesr-:o : « Purchè non mi dimentich ino! > Povero e diletto amico I Dimentic,.rti I Qui in torno a noi e con noi, i t uoi discepoli sconsolati pi,rngono presso la tomba, che ti s i è schiusa imma t urament,e e cr udelmente, spargendo fiori a piene mani sulle ultime zolle di terra. l'iessuno manca nl ti·ibut-0 pietoso : e, come oggi, cosi nel lu11go volger degli anni, avran sempre viva nelle pupille e nell'anima ]a tua buon" e cara immugi ne p11ternn,
E. TROMBETTA.
CONFERENrn ~crnN TirlCHI~DEGtl o~rrnAJJ MILITARI SOIIARIO DEGLI ARGOIENTI TRATrATI
( DAI PROIJl•:SSI YE:RIIALI l'ERVEKU'fl ALL'! S PE"l"l'ORATO D! SANITÀ MlLITARE DAf,
1° Lt;GLIO AL fJO $ETTE.IIBRE 1911).
CASERTA (agosto ·. - Dimostrazione dell'autopsia di un soldato del X reggimento artiglieria ,da campagna deceduto in seguito ad ittero grave, 4 giorni dopo il suo r icovern néll'ospedale. CHIETI (agosto). - Tenente colonnello medico LoRENZO BoNOMo: Discussione cl in icn su u 1l carabinit,re, senza precedenti ereditari, sifilitico da circa due anni, colto nell'aprile u. s .. quasi improvvisamente, dopo forti capogiri da emiplegia flaccida sinistra ed il giorno seguente da afasia completa, associata a disfagia, incontinenza delle feci e delle urine e ad intensa emotività. Hicovera to nell'ospedale, dopo energico trattamen to an tiluetico, migliorò notevolmente: attualmente presenta n1Rnifestazione cutanee sifilitiehe terziarie in fose regressivi\, emiplegia sinistra con atrofia dei muscoli innervati dal cubitale e delle eminenze tenar ed ipotenar, pares i del facciale i nferiore dello stesso l at-0, riHessi tendinei spiccataU1ente esager11ti con clono del piede e fenomeno del Babinski, riflessi c remasterico e addominale aboliti a sinistra, col'neale e faringeo pigri, andatura strisciante, anartria, disturbi della mentalità. Esclusa un'emiplegia da corea, nevrosi. isterismo e così pure una di quelle forme che si verificano nelle infezioni 11cute o nelle intossica zioni, s i porta la discussione sulle emipkgie per lesione organica dei centri nervosi superiori, e trnlnsciate le lt•sio u.i traumatiche dirette ed indirette si passano in rassegna quelle II focolaio da tumore, ascesso, o da emcrrngia, o da rammollimento per embolia o per trombosi. Il r11pido decorso della malattia, l'assenza di papilla da stasi e di disturbi drlla vis ione escludono la possibilità di un tumore cerebra le o di un ascesso : la diagnosi resta dunque fr:1. l'eruonagi11 cerel,rale ed il rammollimento per emlioli1t o pe r trombosi, ma si può escludere il fatto emorragico per la man-
COXFERE1\"ZE SCIEN1'Il'ICHE Dr.GLI 0:-PEDALl '.\llLl1'ATlI
717
canza di ictus apoplett ico, di perdita della coscienza e di perdita subi tanea della parola. Si conclude pertanto per unn trombosi di vasi cerebrali da arter ite sifilitica e più propriamente dell'arteria cerebrale media per l'emiplegia manifestatasi, e si può anc'h e localizzare la les iono a lla porzione anteriore della. capsula interna di destra con diffusione del processo ai rami cort icali che serpeggiano nella regione prefrontale e rolandica dello stesso lato, in r><pporto ai notevoli disordini psico-mentali. I d isturbi della parola potrebbero riferirsi a lesion i delle vie associative biemisferiche, le quali possono rappresentare il subs trato anat o:nico di al terazioni ideative perturba nti la figurazione mnemo· nicn d el linguaggio. L'O. presenta infine il cervello iiidurito in formlllina di un indi~id uo decedu to nell'ospedale, ovll era stato r icoverato parche colpito da emiplegia sinistra e sordità bilaterale completa, con perfetta integrità delle facoltà mentali mnemoniche ed ideative. All'a tto del suo ingresso all'ospedale fu fatta diagnosi di arterite luetic a dell'albero arterioso silviano con consecut ive alterazioni dpgenerative della zona a n teriore della capsula internn: diagnosi che fu confermata all'autopsia, che dimostrò nella zona della capsula interna, focolai d isseminati di rammollimento ed una ve ra vacuolizzazione >< cellette di varia grandezza della porzione lenticolo-ottica e lenticolo-s triata. Il pezzo ana tomico fu oggetto di ricerche ist ologiche per illustrnre l'interessante ca»o cliuico, che ha certamente molta analogia per l'etiologia e per In natura del!(• lesioni con q uello che fu oggetto ·della conferenza. PALERMO (luglio). - Capitano medico A NTONINO A llENTA: Sull'importanza clell'esame fisico e funzionale dei reni. D opo aver accennato alle difficoltà della diagnosi delle alfozioni renali, l'O. vieni' a parlare dei sintomi snbbiettivi ed obbiettivi per s tabilire se l'affezioue morbosa ha sede nei reni o n ella vescica, e se nei reni in quali de i due o se in en trambi. Il miglior metodo di esame delle malattie delle vie ul'inarie è senza dubbio la cis toscopia ed il cateterismo degli ureteri, e l'O. descrive e presenta il cistoscopio di Nitze e quello di Albanau per il cateterismo deg li ureteri, nonche quello a visione diretta del Luys . Per evitare gli inconvenienti del cateterismo degli ureteri si sono proposti i separatori endovescicali delle urine, e l'O. esamina i divisori del Luys, del Cathelin, del Dalla Vedova, mostrandone i vantaggi ed i difetti, la tecn ica ed il valore di ognuno. Fra i metodi per l'esame funzionale del rene l'O. dà. la massima importanza alla d eterminazione quantita tiva dell'urea n elle varie forme di tubercolosi renale, cancro, idronefrosi, rene calcoloso, ecc. Per fare conoscere piu facilmente duran te la cistoscopia lo sbocco degli ureteri in vescica per operare il cateterismo, si prnt ica un'iniezione int rarnuscol,.re d i un cen t imetro cubo di soluzione acquosa a l 5 p. l OIJ di bleu di metilene, il quale comparisce nelle uri ne dopo un tempo variabile. Altro metodo è quello della glicosuria floridzinicn, che consiste neJl'iniezione int ramuscolnre di una soluzione al cen ti;simo di floridzina, che ha la proprietà di produrre una gìicos uria renale : se lo zucchero compare nelle urine dopo 1/4 d 'ora vuol dire che la funzione di uno de i due r e ni è normale, se dopo lt2 ora vi è un dist urbo nella fu nzione dei due reni ; se dopo 31'1 d'ora vuol dire ch e il disturbo funzionale dei due ren i è tale che deve escludersi la nefrectomia. L'O. pal'la in6ne de lla crioscopia, per la quale si dctermiua la ,·oncentrazione m olecolare de l s angue e dcll'mina : se il rene è al terato, v i è r itenzione n el
', l::i
CO:S'FJ,:lU::szi,; SC'l ENT! FlCHt DJ-:GLl 0"1'~: DALI YJ LITAJU
sangue di sostanze che n ormalmen te vengono eliminate, e conclude che nessu no dei metodi suesposti vale da solo a dare un concetto esatto del ,alore funzionale d~l r ene, ma che soltanto dal raffron to dei r is ul ta t i ottenuti da ciascuno di essi si può giun15ere a farsi un concetto de ll'alterata fun zion e renale. SA \ "IGLIANO ~luglio). - hlnggiore medico V1TTORIO ABELLl: Riferisce su 8 casi di sitiliùe curati nel ri par to misto col « 60G :t. Notevole fra questi una sifilide di an t ica data, con manifestazioni recidiv11nti ad ogni in terruzione di cura, sottoposta "Ila provt\ del« GOG-. nel momento in cui esistevano placche mucose a!lR bocca, p~ronicbia ad un dito del piede, dolori lancinant i alla notte, senso d i cintura loml,are, ecc., guarito perfettamente senza alcuna recidiva; ed Ulla rinite cronica. con ulcerazione e perforazione del setto n asale, guari to con cicatrizzazione dell'ulcerazione in pochi giorni. Il Sal\·arsan dimostrò un'azione speci;,le e pronta sulle manifestazioni secondarie mucose, facl!odole scomparire prontnmenre in tm periodo di tempo ,11t·i11n te da 2 n 5 giorni: in tutti gli infermi si ebbe una modica reazione locale con febbre, ma nessuna complicazione, nessun sintomo allarmante comparve durante o dopo l'iniezione, anzi si no tò un notevole miglioramento nelle conùizioni generai i.
Movinrnnti avvenuti nel Cor~o ~anitario e nel Personale Farmaceutico (Oalla d1s~ensa 34' alla 39' dol llolldlì110 uflicillle delle nomi11r).
Ufflolall in aervlzlo permanente. R. dec1·eto
rn l uglio 1911.
DELOUU Gino,
tenente m edico R. corpo di truppe coloniali della Somalia (li diHposizione Ministero affari e5teriJ. - Ha cesse.to di essere a dispos izione del M inistero degli esteri dall'll l ugl io 1911 e_ tr;,sferito ospedale Milano.
R. decreto 21 higlio 1911. THliLL.t Nicola, h,nente medico in aspett11tiva per motivi di famiglia. (Regi dec reti 10 luglio 1910 e 6 gennaio U:111). - L'aspettativa di cui contro è proroga ta. di tre mesi da.I 16 luglio ll!ll. Il. dec,·eto 28 f.,vlio 1911. L o.,rnAllDO Leonida,
capitan o medico 41 fanteria. sospor.sione dall'impiego dal 16 agosto l!Jll.
Collocato in aspettativa per
Deter minazione ministeriale 10 agosto 1911. Co1.A.TA:-.N1 l?eclerico, capitHno medico 9 artiglieria fortezza (a dis posizione Mini-
stero :nte rni). - ila cessato di essere a disposizione come sopra. dal 2 agos to lUll. Cl'R\;10 Bat:erio, t en ente medico 6 id. id. (id. id.). - Id. id. id. dn l 4 id.
M OVf.\U:X'rl ,\\'\' E~VTJ XEL co11 1•0 $i:\Nl'I'. ,.; .\"l::L l'l,;JI;;, ]',\llll,\('.IW'l'I CO
719
A cc.;on1:-T1 Vincenzv, id. corpo di truppe coloniali dell'Eritrea. - Trasferi to 3 art igl ieria fortez7.11 (costa e fortezza) dal 10 agosto 191 I. DENARO Antonio, id. 3 fanteria. - Id., d'autorità, nel R. corpo d i trnppe coloni,tli dell'Eritrflo.. H1~ preso imba rco a Napoli il 6 agosto 1011 . CAllBISE Ettore, id, 6 artiglieria forte7.za (cos ta e fortezz11 ). - Messo a disposizione del Miuistero d e ll'interno dal 9 ag osto 1911.
R . decreto 27 a111·ile Hlll. NACùlARONE cav. Amleto, capitano medico R. corpo d i truppe coloniali dellu Somalia (o. d isposizione Ministero esteri). - l La cessato di essere a disposizione come sopra dal 16 maggio 1911 e t rasferito ospedale Cava de i Tirreni (Salerno).
R . dec1·e/o ~2 giugno rnu. NACCIAltoNE cav. .;hn/eto, capitano medico osped11 le Cnvn dei T ineni (Salerno). La decorrenza con In quale ha cessato di essere a disposizione del Ministero degli esteri. viene portata al 14 giugno l!·IJ , anzicbò al 1G maggio 1011.
Detenninazione ministe1·iale 2-b agosto 1911. L ICA8TRO Giuseppe, capitano medico 22 ai-tiglieri" cnmpagna. - 'l' ra sfer ito ospedale Palermo. B onnuso Pietro, id. 40 fanteria. - Id. 22 artiglier ia campagna. G 1tASS1 Giuséppe, id. ospedale Napoli. - Id. 40 f11nteri n e comandato deposito allev Hmento cavalli Persano. MAURI ca v. L 1iigi, id. 19 iutiglieria camp,igna. - Messo a d isposizione del Min is te ro dell'interno dn l quale percepirà gli asse~ni e le iudPnnità spettao t.igli dal 6 agosto 1911 ANNINO Beniamino, id. infermerin presidia.ria Tr:ipao i. -- Id. id. id. id. da l 6 id . D E SARLO Eugenio, id. ospedo.le L ivorno . - Id. id. id . id. dal 3 id. COTUGNO Pietro, id. id . Bari. - Id. id. id. id. dal S id . .S&LYI Giovanni, tenente medico id . Pndova. - Id. id. id. id. dal lU id. ToNrETTI Piitro, capitano med ico osp edale Livo rno (a disposizione Ministero 10terno). -· Cessa di essere a d isposizione come sopra do.I 10 agosto 1!)11. Mosouzzr Umbertc, tenente medico id. Geoovn (id. id.). - Id. i<l. id . dal 16. id.
R. decreto 18 agosto 1911. P1tLLEGR1NJ Pellegrino, tenente medico 1° bersag l ieri - G1uz101,A (;erardo, id. reggimento lancieri di Montebello . - Collocati in M.pettativa per motivi di famiglia per 4 mesi dal 1° settembre 1911.
Determinazione ministeriale 6 se/lem/Jre 1911. COLITTI Silvio, tenente 20 artigl ieria c11mpagna (a disposizione .Min ist ero in terno) - Ha cessato di es~ere a disposizione come sopra, dal 25 agosto 1911.
F armaolatl.
R. decreto 23 ap,·ile Hlll. I seguenti farmacisti di l' classe sono promos,;i farmac ist i capi di 2• classe. Vincenzo, (pe1· merito d istinto) - MAlt'l'INOTTr cav. dott. Carlo, (id.) MARENùO d ott. Vitto,·io, (id. ) - Gum1 Gio Battista, (per mer ito d ist in to) - CoSCEltA Nicomed,•, (pe1· idoneitil) - G.\SPAH I Pio, (id),
CELLI cav.
720
icovntEXTI AYVEXl;TI ~EL C'ORl'O S AXIT. E XEL PF:R!>. FAlnlACEUTl('O
R. decreto 21 lnglio 1911. Exn1co cav. Francesco, farmacista di l" c lasse, ospedale militare C,,gliari. -Collocato in a s pettativa pe1· infermita comprovata per ~ei mesi, dal 1° agosto 1911, c on l'a~segno annuo di lire 1500.
R. decreto 31 luglio 1911. MrnOLL! dott. Romeo, f.trmacis ta di 2" c lasse. - Cessa di essere a disposizione d el 7II in istero affn ri esteri dn l 13 mu rzo 1910.
Determinazione ministeriale 10 agosto 1911. Alfonso, farmacist a capo di 1 • c:Jasse, ospedale milita.re P alermo. - Tras feri t o ospedale militare Firenze. l\I1GL!AHDt Domenico, id. id. 2" id., id. Livorno. Id. id. Messina. :MAll'l' rno ·rTI dott. cav. Carlo, id. id . 2 " id , id. Torino. Id. id. Milano. J.LrnF::-;co dot,t. Vittorio, id. id. 2" id., farmacia centrale militare. - Id. id. Pal ermo. M ARINJ do tt. Carlo. farmacista di 2• iri. os pedale mili t are Roma. - ld. farmacia ce11trale militare. A rco!:ìSATO dott. Ermen~gildo, id. 2" id., id. id. Messina:- I d. ospedale militar& 1' orino. CAHlllflm
OllORIFIODZE.
Ricompense al valor di marina. R. decreto 11 maggio l !lll, s" proposta del Ministe1·0 della 1nari11a. MEDAUL'A D 1 ARGE:ST0.
.F rancesco, ca pitano m edico 4 artiglieria fortezza (costa). - Per l'animoso slancio con cui in un'ora di panico e di terrore generale, si spinse alla testa di altri g en erosi, con o.lcune barche, e.Ila ri cerca ed al soccorso di roarit t illli pericolanti al largo di Giardini, traspo1·tati da.I maremoto seguito al terribile terremoto che la mattina del 28 dicembre 191)8 distrusse Messina e Regg io Calabria.
BuDA
NOTIFICAZIONI Arrlvl e paTtenze da e per l'Africa DE:s,\RO Antonino, tenente m edico, 3 fanteria -
Partito per la colonia Eritrea
il ~ ag osto l\Jll. Defunti.
Dm L UCA Costantino, magg iore medico in aspettativa per infermità non prove n ien t i dal serviz io. -
~ orto a S. G iova.uni a Ted uccio (Napoli) il 24 luglio 1911, 1 I D1rct toro
Comm. Cr,AUDIO SFoRzA, maggior genera.le medico. li R c•tl R t.tor,-, RIDOLFO Ltvr, tenente colonnello medico,
19331 -
Ilo ma. 191 I -
T1p. E. l'oi;lwra .
;,.l. . ,7-ilt r.uH:1 PALln.,;J,:,1<"·'7".".
.. .......... ~
·;
~..:"'
• ,1
.,.. ·.
I ": I
,.
"·
Oa CJ:s.a.BE, -, Studio sulle mediastiniti (medfostiniti suppurative, Mcesso m-,diastinico). - Roma, 1900. Un voi. di pag. 144 • . L. HYRTt. - Onoruatologia anatomica, Storia e critica del moderno linguaggio anatomico, Traduzione libera italiana dei dottori C. PBETTI e C. Sroa:u. Roma, 1884. (Edizione rMa) • Le /eriu cauaate dalle armi da guerra. Sinteei della relazione sanitaria sugli eserciti ted811Chi durante la guerra franco-germanica 1870-7 l. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348, pr,ezzo ridotto. • M..t.NA'in.a.. Rtudii storico-cri tic, sulla meningite cerobro-epinale epidemioa in Jt.alia e particolarmente ne.Jl'eeeroito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prez.zo ridotto S.&LDIAJIJ, Le lesioni t.J numatiohe de i centri nervoai. Memoria onorata del premi~ Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Prezzo ridotto. :SroazA e G10u.a.RELLT. - La malaria in Italia. Opera onorata del 1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitografiche. Roma, 1885; prezzo ridotto. • TOl!BLLL"II. - Delle malattie pili frequentemente simulate o provooate dagli insP.ritti. - Homa, 1875 . •
2 -
9 2 -
6-0 3 50 3
3 50
IW. u . - Per l'aoqutsto d~lle opere sopralndloate lnrlare oomminlonl e vaglia all"Ammlnisfrulont del 81ornale di medicina militare via XX Settembre Roma,
A. lt·r e 1ml>blicazio-,,·i ·meauo-tnilita9·i: .A. S&RTOLI, ca.pitano medico. libero docente di patologia. speciale <:hirurgica nella
R. Università di Piea., · - Contributo allo studio del rinofima. e ricerche istologiche sui trapianti di cute secondo Wolfe (con 18 tavole) - Livorno 1911, Officine grafiche Chiappini. (Vendibile presso l'Autore, Ospedale Militare di Livorno). . L. .1.t.NDOLO CosTANTINO, colonnello medico. - Oftalm~opill' ed o~tica oculistica, Manuiùe teorico-pratico. Un. voi. in 8° con 82 .figure e 12 tavole. - Napoli, atabilimento tipografico Ftirrante, 1906. (Vendibile pre&IIO l'Autore, Roma, via Principe Amedeo 47) • :M.t.NOliltTI Ezio, colon.nello medico Lo sgombero aoqueo dei feriti nella valle del Po (1889, 1898, 1906). Teato e progetto con illustrazioni, premiati con diploma d'onore ali' Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile pr888o l'Autore, direzione sanità militare) , .lD. ID, Esercito e tubercolosi (Notizie. - Proflla88i attuale. - Età della chiamata. - Ferma biennale. - Abbasearnento della statura). Relaziono al oongreseo nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . • ,S4LLNA"BI SALVATORE, maggiore medico. L'anatomia e la chirurgia operatoria della man:iibola e delle pa.rti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un voi. in 8• di pag. 130, con 68 figure intercalate nel testo. (Vendibile pr&11110 l'Aoto(e, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli) • ,Io. ID. - La chirurgia delle vie biliari. Memoria onorata di un attestato di lode della Società medico-chirurgica di Bolorua. - Bologna, 1903, Un voi. in 160 di pag. 198, (Vendibile pre88o l 'Autore, Corae Vittorio Emanuele 386, N&poli). • 8.t.lfTUCOI STEEANO, maggiore medico, libero dooente di oftalmologia. e di clinica oculistica nella Regia Univdreità di Torino. 'Studio scienti.fico pratico eui traumatismi oculari. Voi. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 microfotografie e con prefazione del professor C. REYMOND, direttore della R~gia clinioa .oculistica di Torino. - Roma, Enrico Voghera 1906. (Ve.n dibile pr8fl6o la tipografia Enrico Voghera, via Po 3, Roma, . • R. RIVALTA, capitanu medico. - Malattie professionali ed infortuni del lavoro nella vita civile e nella vi ta militare. Rocca S. Casciano 1908. (Vendibile presso l'autore, ll O reggime nto fanteria, Forll). » -CASALI PIETRO, tenente medico. - La chirurgia conservatrice nei suoi rapporti con la trauma.tologia e la legge concernente gli infortuni sul la.voro. Trattato di eaegoei clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgica ge~erale e alla legiala7ione sociale italiana. - Roma, l 90 l, Società. editrice Dante Alighieri. (Vendibile presso l'autore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) . . • .(D, ID, L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - Milano, Aasociazione tip. pri,. 2• ediz., 1000. (Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, 89 p. 1°) • ,DE F AI,CO AND1lll:A, tenente colonnello medico. - Patogeneei unica delle malattie vascolari, secretive e nodull\ri degli occhi e degli organi vièini. Un voi. in 8° di pag. 240 con 8 tavole fuori testo. - Napoli, Società. commerciale libraria, 1905 . . . • . . • . . . . • .SA!IXLLICO URB.&.No, capitano medico. - Fasciature ed apparecchi, fratture e • IU88ftzioni. - Firenze, tip. Barbèra . . . . .
- - --'~~·-·- ---
6 -
8 -
4 _
2 -
3 I -
4 -
5 -
3 2
8
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE Direzione e Ammlnlstraz : Via Venti Settembre (Pataz.zo del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. 1° Il Giornale di medicina militare i>i pubblica l'ultimo giorno di ciascuo mese in fascicoli di 5 fogli di stam pa. 2° L'abbonamento è annuo e decorre dal 1° gennaio. 30 Il prezzo dell'abbona mento è:
P er l' Halia e la Colonia Eritrea . . Per l'Estero . . . . • . . l. in Italia • Un fs~c1colo ;;epatato costa a11• E·s 1ero.
L. 12,-
• 15,• t ,25 •
1,50
4° L'sbbonameoto non ,disdetto prima del 1' dicembre s'intende rinnovsLoper l'anno SUCCe!"SÌVO
5° I signori abbonati militari in effettività di ser vizio possono pagare l'impor lo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandsnti di corpo (anc,he e rate mensili). • 6° Ai librai si fs lo sconto del 10 0 • ma sollsnlo per gli abbonamenli delle per sone e degli enti non mili tari , che non possono fruire della fac,ilitazione di cui al n. 5. 7° Le spese per gli estrolti e quelle per le tavole lilografìche, fotografiche, ecc., che s ccompagnassero le memorie, sono a csrico degli autori. 8° Gli autori delle memorie potra nno a verne gli estratti fscendoae richiesta all'alto tlell'invio delle bozze corrette. Gli estrali i sono di due tipi: T1Po ...t. - Con copertina in bianco, senza frontespizio, e colla impaginatura e numerazione del fascicolo. tiPo B . - Con copertina stampata, frontespizio, impa:zinslurs e numerazione speciale. Il prezzo é r ~golato dalla seguente tariffa :
°,
Pre zzo d i oi.a.eo~:n. :fogl.io di. •te.mpa. NUMBRO DKLLB COPIB TIPI DI ESTRATTI
50
100
200
4,-
6,7,60 ,
6,60 9,-
10,, 1S,60
- - - -- - -- - - - - -Tipo A . . . . . Tipo B. . . . .
P•r
25
6,60
ogni oeatinaio ollre ,00
s,so 4,SO
Gli eslraLti minori di un foglio si contano come foglio intero per le ordìnazioni di 100 estratti o meno. Per quelli che superano un foglio, le frazioni in più, che non supersno il mezzo foglio, si contano come metà, pur chA però l'ordinazione non sia inferiore s :,O copie. P otranno aversi esLraLli in carte e formato diversi, previi accordi personali tra gli Autori e la Tipo:zrafia. 9" I manoscritti non si r esLituiscono.
Pul'>bUcazìone me1Mile
GIORNALE DI
MEDICINA MI.LITARE Giorna.l o di medicina mi1ilare : 185\-1884
Glom alo m•dico del Regio E1erollo o dello Regia Ma rina , 1885,18Q5 Glorn11;le medico del Rogio E•orcito : 1896:1907
ANNO LIX - 1911
FASCICOLO
X.
31 Ù TI'OBRE
SOMMAR IO :tlF.HOBIF. ORIGl!Wi\1, 1 .
Ftrrero di Cavallerleone. - Alessandro AiMri . . . . . . . . .
Pag.
i li
Renrtlconto statistico delle operazioni chirurgiche eseguite nP,gli ., tat,llimenll sanltml militari nell'o.nno 4910. .
B1'1'18Ti\ DI GIOBl'ii\1,1 ITi\l,li\ l' U F.D E•TIEKI.
( V. I' /nclirt ntll' illltrno dtlla coptrlina).
D I R EZIONE ED AMMINISTRAZIONE
ROll.A • Palazzo del MJnis~ro deUa Guerra, Via XX Settembre . ROM.A
Per le inserzioni a pagamento rivolgerai eacluainmente alla SICIETÀ ROMANA DI PUBBLICITÀ - ao•A, Corso Umberto I , 160.
735
I NDIC E DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI RIVISTA 0 1 NEVROPATOLO/ì l.\ Bonnier. - l., a capacita maoosl~tìca ,1egli a,•iato,, Stler, - UlterloM nro;lressl tlella cura dei pazzi in guerra MaJeac. - L' igiene pslchic.1 del soldato Hesuard. - La morie raJlicla nel decorso tiella demcn1:1 vrecoce
Pog. 77:l 77:t i i3 ;74
II IVJSTA IJI OTò- llJNO- LAR l!'(GOIATRIA. Portella, - CuralJillta e tr:,uameotu della tubercolosi laringea . Harper. - Ascesso cerebellare o la birintite acuta ~uppurati"fa .
1a
ii5
IUVJSl'A UI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE. Cilron. - :hlle /,asi della cura biologica della sifl lìrte co l mercurio Jarvis. - La ,·accinolerarla delle affezioni gonococciclre col meturlo or,:1011inante di Wright Joltrain. - La tera pia collvitlale in s iOlogr~fla e ,Jeru,atologia.
;76 777 778
RIVISTA DI ~IWICJi\'A LEGAI.I~. Gli i nfortuni nella marina mi liktre . Beaossart. - Il sen •izio militare <lei degenerati e rtei rleboll morali R6gls. - li problema Jella paralisi generali.\ traumatica rial ru nto rii vista medico- legale (1Jem~11za paralitic.1 o seni zio rnihLu e) . Glannone. -
779 78i
7SI
RIVISTA U"JGIE:'il!: MILITARE. Mouchet. - Nota sul va lore i gienico delle diverse stoffe impicBate per gli abili nelle colonie Slmon. - Ilei 111cdl dolorosi llclle reclu te •
78~
m
lìl VISTA 0 1 STATISTICA MEDICA Notizie somutarle s ulla statlslìca sanitaria havarese . Notizie sommarie sulla statistiw saoilarin lleJl'egercit o belga dorante r anno t906 Nolìt1e $0rn1naric s ulla stat istica sanitaria dcll 'esr rcilo ,Jei;ll Sta li Uniti !l'America per
r anno i 906 •
787
7S.S iS~
V,1Hll!:TÀ Maus. -
L·etica, lo sco1,o e le preroga tire rtcll'uOlciale utedi co
i OO
NOTIZIE L'lnau1tur, 2io110 d~I mouumento ad Alessandro l11beri
791
CONl'EflE:'iZI!: SCIE.XTIFtCHE DEGLI OSl'IWAJ.J ~ ILITAHL
i95
AIO\"l~IEl'iTI AVV E~UTI NEL conro SANITAlllO p; ~El. PERSONALI': F'A RYACEUTICO
i%
Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz, del " Giornale di medicina militare " V1 A
XX S&T T~U IIRK , f' A C,\1.1.0 OSI. :J1Nl $T&llO OKUA llUKftllA
Antropometri<, miluare. - R isultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle clllllBi 1859-1863; duo volumi io 4° con atlante Voi. l (Dati ant ropologici ed etnologici) con Atlante della geogt'afia an· t ropologica del!' Italia. - Roma 1896 . . L. 18 Voi. Il (Dati demografici o hiologici) - Romo, 1905 , . , 6 8 A.110!'l!'IO e Sronu. - Compendio di clùrurgio di guerra compilat o sulla storia medico-chirurgico della guorra di secessione d'America. - Roma, 1888 4 volumi, prezzo r idotto , 5 60 BEBNA.11DO e B1u:zzr. Lo sgombero degli ammala ti e ferit i in guerra. M&moria premiata al concorso Ribori. Uo volume di pag. 276 con molte figure e tavolo grafiche. - R omn, 1905 . . . . . . . . . . . . , 3 60 C ,t.SARINI. Le. fatica nella vita milite.re. Memoria p remiata nel con corso R iberi 1004-1905. U n volume di pag. 330 con 65 figure. - Roma, 1908 . ,, 6 ID. - Lo malattio o gli inforttmi nelle vita m ilitare. Memoria premiata a l concor90 R ib l'ri 1905-1906. Un volnmo di pag. 402 con tavole gra fiche e etatietiehe. - Romii, 1908 . . . . . . . . . . . . . . . , . . , 8 CuBA1>11. Esposizione sommaria dell'ordinamento e (unzionamento del ee.r · ,·izio a&nit ario in campagna pr osso l'esercito italiano. - Romn.. 1906 . , I 50 ,f
,
721
lVJ E 1\11 O R I E O R I G- l N A L J - -- - -- - - - - - - - -----------------,--, ·.·~·::"' .- ;~ .... .,",_. : ...~'\_
e// 2G ···0
ALESS1\NDRO IìIBERI
·:· 1 ~;
\ ,')\
0 I C \)-!> \ \ /,-;/
~.1j:-
./:?
'l.,_,,\I \)
Dù1cor.~o com1nemo1·atiro p1·0111rncfoto claU' ispetto1·e capo di Sanità milita,·e tenente genernle meclù.:o Ferrero di Cavallerleone pe,. l' i11ang1t1·azione del monmnento elernto in St1·oppo il 1° Ottoln-e . 1911. Alta.meuLe onorato dell'incarico che mi si volle affidare di pro11u11ziare il discorso inaugurale in qnef-te solenni onoranze cinquantenarie che si rendono al vostro illustre concittadino, sento per p rimo il dovere di ringraziare viva.mente l 'onor evole comitl\to ordinatr,re
e l' egregio ~indaco 'di questo comuue. Rendere omaggio ad Alessandro Riberi, sarà sempre per il corpo sanitario militare un sacro dovere di riconoscenza. E peroiò voi dovete indulgere se io, che ho l'alto onore di presiedere a quel corpo e di occupare quel posto che tenne quel sommo, senza misurare ln. arduità del còmpito che mi assumeva, e le mie deboli forze impari all'assunto, abbia accettato subito con entusiasmo l'offerta lusinghiera, parend omi quasi un dovere cJ1e >'pattasse al mio ufficio, lieto ed orgoglioso di poter esprimere pubblicamente quei sent.imenti di ammirazione e di memore 11.tfetto, che tutti gli ufficiali medici conservano per Colui che essi considerauo come il ,ero fondatore del corpo. Risale invero a Lui il suo rinnovame11to, la sua ricostituzione. Lo trovò disordina.te e poco stimato, ed. in breve volgere di a11ni lo elevò a tale grado da essere esso reputato uuo fra i più distinti, fra i più laboriosi, fra i più degni della grandEI missione che gli è affidata, e col tempo anche fra i più dotti, pari a quelli delle prime nazioni d i Europa.. Ed io n on saprei. perciò meglio incomincittre il mio dire se non
innalzando per l'appunto alla sua memoria un inno di gratitudine per questa opera sua., che certamente fu e rimarrà incontestata una delle sue glorie maggiori. Per i titoli di merito già acquistati , nominato a 25 anni chirurgo maggiore delle guardie del corpo di Sua Maestà, le quali in quel tempo raccoglievano i cadetti della aristocrazia del nostro Piemonte · ed altri giovaui delle famigìie più opule11te dello S tato, il nome del 46 -
Gio,.11ale cli >11eclici11a militare -
ra<c. X.
722
,\l,1<:S..;,INDRO RIBl:,Rl
.Riberi venne tosto messo in larga evidenza; e ciò gli valse di essere chiamato, non molti anni dopo, a membro del consiglio di sanità militare, come allora si chiamava il nostro ispettorato. Creatone poi presidente nel 1843 da re Carlo Alberto, e succedendo al Gillio, che ne era stato il primo presidente dal 1832, iniziò tosto quelle sa.vie riforme consone ai progressi <lella scienza e dei tempi che aprirono una nuova era per il corpo sanitario militare. A quell'epoca il corpo sanitario era diviso in due rami, medico e chirurgico, ossia era compost.o di medici e di chirurgi; e se i primi godevano qualche prestigio, questi ultimi erano considera.ti assai da meno dai loro stessi colleghi, mantenendosi così nel corpo un dualismo e uno stato di dissidio assai dannoso. Prima ordinanza che egli promosse fu pertanto quella che dal 1846 nessun chirurgo maggiore in 2• potesse essere ammesso agli esami per la promozione a chirurgo maggiore, se non fosse munito della doppia laurea in medicina e chirurgia. e più tardi nel 1800 promosse senza altro il R. decreto, col quale veniva st11.bilito che essa era. pure necessaria per l'ammissione nel Corpo, introducendo così subi to in questo quella riforma che e~li aveva di già promossa ed ot,tenuta per la. università, cioè la. fu:;ione d egli studi e del le lauree <li medico e di chirurgo ad un tempo, sia nell'insegnamento che per l'esercizio legale. E collo stesso cleeret0 del 1850, oltre al migliorare l'organico, ed al determinare l'assimilazioue dei gradi, stabilì gli esami di concono per l'ammissione e per l'a,anzamento. Questi e <JUella furono così i dne cardini sui quali poggiò l'edificio rlella restaurazioue, <;he andò poi man mano consolidando col promuo, ere fra gli uJliciali in ogni modo gli studi e l'emulazione: ordinando conferenze scientifiche frequenti e stabilendo biblioteche presso tntt-i gli ospedali di,isionali. sanzionando ed aiutando la fondazione di un giornale proprio del Corpo con un generoso contributo pecuniario, dando corpo così alla medicina militare ed alla chirurgia di guerra; - e, quasi ciò non bastasse, a fine di eccitare maggiormente la prodnzione scientifka, erogando ancora un premio annuo di lire 1000 per i modici militari autori di memorie originali, premio che poi rese perpetuo col suv testamento. Non fn facile l'opera sua al principio, nè tutta sem inat,a di rose, nè accolta con univNsale simpatia, perchè i decreti del '46 e del '50 le<lcniuo troppi interes<:i e troppe abitudini inveterate. 1\[a egli fu ri· gido osservatore di salda disciplina, ed inflessibi le, e nulla va,]se mai ~ farlo pi<'gare o deviare dal propostosi nobilissimo sc-opo. E cosi il Cor po sanitario militare divenne degno di avere a capo nn Riberi, e quest.i potè :;;entirsene orgoglioso.
ALESSANDRO RI8ERI
723
E tale si dimostra va. Basta leggere i suoi discorsi alla Camera dei deputati ed al Senato tuttavolta che si trattava di strappare qualche equo miglioramento pel Corpo, o mettere in luce il suo operato: ci si sente l'amore di un padre per la sua creatura prediletta. Quello della tornata del1'8 giugno 1848 della Camera dei deputati, nellit quale si discuteva una mozione circa il funzionamento del servizio sanitario durante la campagna, è tutto un lirismo sulla missione dell'ufficiale medico in guerra ~. di questo sacerdote di umanit{t, di questo angelo di pace, rappresentante della dolente carità della patria, cui i genitori, le spose, i fratelli, le sorelle tacitamente trasmettono il loro amore e le loro sollecitudini per le amate persone che sono al campo, onde poi nella loro lontananza tenga egli le loro .-eci a prò delle medesime nel caso cadessero colpite dal ferro nemico »; - cui (( la patria dolente dà il sacro incarico di rappresentare la sua gratitudine e la sua carità presso quei suoi figliuoli che fecero il Hobile e il generoso sacrificio della ,ita per salvarla» - e ne esalta la virtù e la bellezza meravigliosa quando e senza. distinzione di caste, di condizioni, di grn.di, di amico o di nemico, non altro scorge in tanta strage, fnorchè un fratello in pericolo, un cittadino da ~alvare alla patria, e che in sembianza di rimproverare colla sua presenza e colla nobiltà delle sue azioni i combattenti che fanno a gara nel rapirsi a vicenda la vita, accorre con inquieto trasporto fra gli strumenti di mortt, per recare al ferito ed al moribondo gli aiuti dell'arte e i conforti di un amico >. E nel discorso della tornata del 12 novembre 1849 n.1 Senato, quando espone tutti i sacrifici. i meriti degli ufficiali medici che loro dànno il giusto diritto di essere compresi fra le armi dotte - quale vivacità per difenderne gli interessi e il prestigio! E così via via sempre fino all'ultima ora sua in cui volle vicini i suoi fedeli medici militari, il Mantelli ed il Marchiandi, cui affidò i suoi manoscritti e il sno memoriale, cioè la cosa sua più cara e pii.1 sacra, sul quale egl i a\·e,a scritto, per così dire, tutta la sua vita di la.oro. E di quell'amore il corpo lo ri pagò con amore anche più intenso, pari all'ammirazione. E quell'amore dura tutt'ora non meno vivo dopo 50 anni dalla sna morte, ed è quello che mi ha fatto ardito a parlare qu i d'innanzi a voi per portare a lni l'omaggio reverente e devoto di questo Corpo, che fatto ormai non secondo a ne.;suno per dottrina e per valore, fiero delle pagine scritte col sangue sui campi di battaglia e colle subli:.~i abnegazioni di ogni ora negli o;;pedali e nelle epidemie, guarda a lui
724
ALES:5A:S-DRt) l!1B l::RJ
come a suo creatore per ritemprarsi ancora più al suo esempio per nuovi sacrifizi e per più alta ascensione. Ed è questo a more che mi ha fatto anche attardare così tanto sul soggetto a me cosi caro, dimenticando che, pari a quelle del presidente del Consiglio superiore di sanità militare, sono molte altre le benemerenze dell'uomo che onoriamo. Se il Biberi invero tanto potè per il Corpo sanitario mi litare, fu per la grande autorità ed influe11za di cui già godeva q uando venne preposto alla somma carica di quel Corpo. La sua ascensione a.i poteri ed ag li onori era stat a quasi vertig1 nosa. Ve1rnto nel 1810 a Torino dalla sna Ya llata (ll, dove colla vita si eredita per lungo atavismo la vigoria del corpo e la tenacità d~l volere, dopo avere ull1 mati con grande onore i suoi studi di filosofia nel collegio di Saluzzo, intraprese lo studio delle scienze mediche, e, fin dal primo anno di corso, fu nominato allievo dell'ospe11ale maggiore di San Giovanni, e 3 anni dopo f'utrò nel collegio delle Provi11cie, detto allora Pritar.eo I mperiale, ove tenne sempre fama di uno fra i più distinti allievi che van tasse l'università, sì da essere incaricato delle esercitazioni di anatomia per gli allievi suoi compagni.
Nel 1815, essendosi di nuovo, non appena avvenuta la Ristorazione, sciolti i corsi di medicina e cli chir urgia che durante il governo imperialeerano stati fu si assieme, si laureò in chirurgia e, diede l'esame con tanta lu1le che fu subito nominato ripetitore annuo nel collegio stesso, e nello scorcio dello stesso anno secondo ripetitore fisso ed ordiuario. E nel gennaio dell'anno successivo, malgrado non fossero ancora trascorsi i due anni prescritti dalle Costituzioni dell'università, ma soltanto pochi mesi dopo il conseguimen to della laurea, veniva abilitato. con decreto speciale 12) « per le qualità sue persona.li, e per la abilità da lui già dimostrata nell'esercizio dell a chirurgia» a subire l'esame d i aggregazione al collegio di chirurgia: ed in quell'esame egli !iPppe affermare cosi brillantemente la sua fama di dotto chirurgo, rla dare di sè le piil eccelse speranze. Ciò malgrado pai-eva al J~iberi che i suoi titoli non fossero ancora sufficien ti per poter ra-ggiungnre con sicurezza nella carriera quella ( L R ibo1ri nacque il 17 aprile 17!)4 in Stroppo, piccolo comune alpestre nella valle di )l nira d e ll a pro,·in cie òi Cuneo. (2 ) R.. <l!'C'ret o 211 gonnsio 1S l6. (Arclt it'io ,l-i Stato, T orino - R. Univai>ità - Reuistri ()rdin i rrgii, V ol. l '.
ALESSANDRO RIDER!
725
sommità cui aspira,a, e perciò nel 1817 si reeò a Geuova per addot• torarsi anche in medicina. Nè tardò difatti per i suoi meriti distinti ad essere nominato successivamente primo ripetitore nel collegio delle Provincie, chirurgo· assistente ed inciso1·e anatomico nell'ospedale di San Gio,anni, nel 1826 professore sostituto di chirurgia nella R. uuiversità, chirurgo ordinario nell'ospedale suaccennato, chirurgo maggiore nelle guardie del corpo del R e, come già si è detto, - nel '26 profe::;sore cli ope· razioni chirurgiche e di ostetricia, e subito dopo, - all'età di 32 anni! - salì alla cattedra di cli nica chirurgica, cui aveva rinnuziato il suo illustre ma estro Geri, per g rave sventura fam iliare. E vi saliva già con grande fama, che gli veniva dal suo sapere universalmente riconosciuto, dall'esercizio fortunato dell a professione, dalle prove brillanti già fatte nelle corsie dell'ospedale, e da.lle sue p ubblicazioni, che gli avevano ottenuto il plauso dei sommi: prima e principale fra le quali, quella .snlla cang1·ena nosocomiale o contagiosa, studio completo che colmò le lacune lasciate dagli autori precedenti. Opera questa che mi piace ricordare in modo speciale perchè con coraggio pari al suo amore per la scienza egli non si peritò dall'inocularsene il virus per dimostrare per l' appunto la contagiosità della affezione. « Tramontava » scrisse il l\larchiandi « un astro lucente, e un altro non meno fulgido compariva sull'orizzonte » . E fu veramente tale perchè si è nel pratico esercizio e nell'insegnamento che il .Riberi manifestò le sue più grandi virtù. Egli possedeva invero tutte le maggiori doti che rendono l' uomo at.tissimo a diffondere e a popolarizzare la scienza : intelligenza vi va, pronta, precisa di tutte cose; facoltà meravigliosa per coordina.re i fatti nella loro logica dipendenza ; potenza straordinaria di assimilazione ; lucidità, ordine, fl uidità di esposizione; alto magistero della parola e benanco prestanza della persona ed eleganza nel porgere; e, 11ato sovrano nel dominio della chirurgia, possedeva non meno tutte quelle maggiori doti che fan no il grande chirurgo: profondità delle indagini, sicurezza del diagnostico, precisione, risolutezza, ardimento, imperturbabilità, ricchezza di espedienti per gli imprevisti eventi, correttezza nell'operare; ecl a questi aggii.rngeva altro dono prezioso, quello della modernità. Mente aperta a tlltte le novità scientifiche, nel mentre la maggior parte degli insegnanti, man mano che avanzano iu età, si adagiano volentieri e quasi inconseiamente in quei principi e in quelle pratiche che sono diventate l0ro patrimonio, e, direi q uasi, il vangelo, rifug-
726
AL&SSA~DRO RlBERI
gendo istint ivamente da quanto sa d i innovazione che potrebbe suonare critica a lle dottrine ed ai precetti da loro insegnati, egli invece seguiva con amore tutti i progressi della scienza, discuteva. con sano criterio e vagliava, le nuove teorie, e nel campo della sua. arte adottava con ardimento q uei nuovi atti operativi, o q uei processi che venivano suggeriti da altre sommità. n ostrane ed estere, facendosene padrone e maestro con q uella valentia che n essuno poteva supera.re, così come, nel campo della medicina, non tral asciava. di seguire le nuove dottrine che m an mano prendevano dominio, giudicandole con mente posi ti va. Le sue lezioni orali ful'Ono pertanto il p iù b el titolo suo di gloria. E n on è e. stupire se ogni mattina di buon'ora, nelle corsie di quell'ospedale che fu per 60 anni il vero campo della sua maggiore ope· rosità e dei suoi maggiori trionfi, numerosa schiera di allievi erl anche di dottori gi à provetti, si !lssiepassero intorno a lui per sentirne la dotta ed eloquente parola. Quelle lezioni furono raccolte in tre volumi dai medici militari Fabre e Pecco, che fn poi p regiato ispettore capo di sanità mili tare, e si ripro,a, nel leggerle a distanza di tanti anni, lo stesso pia.cere, la st~ssa ammirazione, perchè ne esce tuttora chiara e viva la sua mente, lucido il suo ragionamento e n e emana ancora oggi per molte di esse la persuasione che egl i ùoveva infondere nel suo uditorio, la suggestione, direi quasi, che questo doveva subirne. lr:erito ma~simo questo per chi è preposto ad nn insegnamento, e specialmente per chi è chiamato ad im partire l'insegnamento di una scienza di osserrn>1ione e pratica come la medicina e la chirurgia. S imili lezioni, :neglio che qualunque t rattato, sia pur esso il più completo ed autorevole, formano veramente il patrimonio degli studenti e li rendono capaci di prestare più tard i, quando si t rovano abbandonati a sè stessi, l'opera loro con sicurezza e coscienza, con quanto ,antaggio degli ammalati non v'è chi non comprenda. E dalla scuola. del R ibori uscirono infatti preclari chirurghi e insegnanti che onorarono ospedali e cliniche. fra i q ua li è dovere ricordare sopratutto il professore L orenzo Bruno, che gli successe nella cattedra, calcan done le orme e continuandone l' insegn amen to con non minore scienza e maestria, e del qmde g li allievi ricordano n on meno grande il valore didascalico e lo stesso zelo impareggiabile mai venuto meno fino all'11l tima ora. E mi è caro mandare a lui, ch e mi fn maestro, il caldo sal uto di memore affetto. )Ia se la vera grnndezza del Iliberi fu nelle operazioni e n elle lezioni che pronunziava al caso pratico, a dimostrare 1~ sua enorme attività.
ALESSA:'.'<DRO B IBERI
727
scientifica meritano però pure essere ricordate, come assai meritevoli le sne pubblicazioni, che furono numerosissime, fra le quali furono specialmente apprezza.te, oltre quella sulla cancrena nosocomiale già accennata., le sue Opei·e ·m inori; il trattato stii seni e fistole e p1·incipali malattie delle v,ie lagrimali; la Ble(Mo-o('t,almo-terap ia open1lit'a; uno studio snlle infiammazioni a ba.se arterio.~a e '!;enosa, nelle quali tutte abbonda.no egualmente l'erudizione, l'osservazione clinica ed il senno pratico. (1) E speciale menzione va. fatta della. relazione da lui presentata al Senato del R egno sul Congresso internazionale di Parigi per le quarantene, per la quale il Lamarmora nella tornata del 2G novembre 1852 ebbe a dire che < basterebbe questo suo scritto per rendere il Riberi celebre nel mondo suientifico >. Non è questo il l uogo n~ il ( 1) U na bibliogrnfìa co mpleta degli scriUi !uscia ti dal Rihori sarebbe impresa molto difficile, per no n dire impossibile. Egli, troppo occupato nella catw<lra o nell'esorcizio professionale, non ebbe tmnpo di dettare volumi, mentre innumerevoli sono gl i opuscoli attinenti ai vari r a111 i della modicina, ma Rpocialment1: della chirurgia, e d cli!\ operativa in particolare, i quali si trovano sparsi nello 0ff<'mcri<li sciont ifìcbe ed accadumiche del Bll() tempo. Una buona scelta di ossi fu pubblicata a 'l'orino nel 1Si; I, col titolo di Raccolta d elle opecre mitlori, in duo YOlumi, a curn del do tt. P. )larchinndi, modico divisio nale. Qui so tto dio mo l'elenco di quell i se ri I ti cho non sono compnrsi nei detti due volumi. - Cnmi ,..,ua cancrN1a o nosocomiale. - Trai/Cito d i ble/(lrotta/1110 -t-,rapi<• opc,·atfra. - Trt1/lr,to tl•i 11mi e delle vie layrimali. Elementi. d·i tempeutica oprrativa - A mp11tazio11i e. r~i,ezioni d'os,9i. - Lezioni d'ostetricia - P rima parte. - M odo di ui,.ccre lo e7,as mo d ellt, vescica 11rll'allo d cl1"1tretro-ci.•toto111ia. - Utilità dcll'entrcitto di bel/aclonno e clell'"/tpio rii Beaimu) i11trodolli 11e/l' 11rrtra 11,•/((l cura dell'erni1& strotzaw. - Utili/cl ddlo eteRBO m , zzo n ella c11ra di. c,lc,rnc C'oli, Tir. - Oeservazione •01,ra t1n poli'fJo rl, l collo dilla t:rRcica rico110.~ciuto nel/' a/lo ti, li ' 11· retro-cietotomic1. - 08s~rvazi,me di 1m calcolo in/ìs•o 1'rll'uretcre ,iedtro, e/ove qw•<1to i ml1occa 11,·l/11, vescica. - N11ovo metodo di bl,•/aroplnPtia. - lntroc/11zione d'aria in ttna -vrna vnlumi11o~a nell'r,tto d'1m'operazio11e chirurgica. - Caso di nm,ru/gia st(l(a vinta con inciaioni 11ottoc,11anr<'. - · 17 casi di piedi torti equini. - L ua.mzione del cripo d../l'omero con /ratturr,1, del s110 collo. - Oasi d' incisione d<'l pircolo circolo irid• o p rr v i,u:err l'ir idospasmo ddl'e•lm:io11 c della cataratta. - Sinizesi imperfetta con pse•,do-cataralla yuan'ta col tar1lio dell'iride . - .'11odificuzionc al m etodo proq1/fr1to dal e/o/lor F urio iii Vmezia 11rll'operuziow • dello stafiloma pellucido.
ALE,-sANDRO RIBERI
rnome11to iu cm 10 possa dilungarmi nel prenderla m esame, ma, a merito del Ri beri, basterà ricordare che, accettando e propugnando i priucipii adottati in q uel congresso internazionale che limitava di molto le quarantene per stabilire soltanto dei posti di osser,azione e di i solamento alle porLe d'entrato. dei morbi contagiosi epidemici, diede prova di grande modernità., poi chè ill Italia tale principio era stato sempre combattuto. E rwrtanto, se pure r iesami11ando t,utti i suoi scritti, noi non possiamo anno,erare il Riberi fra quei grandi scienziati che ha nno aperti nuovi orizzonti alla scienza, o, tracciate 11uove vie, o, vere pietre miliarie, hanno segnati punti luminosi nel percorso clel la scienza, pure spetta a lui, anche per essi, il nome di vero scienziato, ed eminente, percht• della scienza del suo tempo t utto egli abbracciò e della scienza appli cò i sM·ii priucipii ed i savii metodi, discriminandoli cou rara potenza di analisi e con vi ,o genio sintetico. Ed ebbe il merito insi gne, coutinnando l'opera del Bertrandi, del Rolando, del ltossi, del Geri, d i por tan• la <;hirnrgia piemontese a grande a ltezza, g uadagnandosi la estima7.ione cli tutto il mondo scieuLitico, onde ebbe l'onore di far parte non solo della R. accademia delle scienze e della R. accademia di medicina d i Torino di cui fu presidente, e delle p!·incipali accademie d'Italia, ma benauco d i molte estere, fra le quali di q uella me(liea imperiale d i Parig i quale membro associato, prescelto in concorrenza dalle maggiori celebrità delle altre nazioni; e il rehi.tore della Commissione composta degli uomini più insigni, scriveva e essere il Riberi una delle notabilità chirurgiche dell'epoca. ed apparte11ere a quella classe cli intelligenze elette che da11110 gli scienziati ed i - C11ra d'tm l1t1nore /1mgo-melcmico-midollnrr drll'orl,ita. - Sei cc,,ii di mola/tir y11aritr mac.è de/l',1r,o-p1mturci, con alc1111r ri/lcl-'Ìoni ~11l mo<lo d'operflre. I' l'11tìlitù dr/lo mrdnimc,. - / worno n//1, /•rire ed n/lr /ixtolr del cando/le str nrmirmo, con proposta di alcuni cmnpe1,,,i oprrnt 111i. - X 11oro mr:,o di a//a-cciarr li rmorroidi. - Ca No cl-i recisione cl' 11na 1wrzirmc c/r/ ?irrt·o in/raorbitnlr, s11p1 r8/ÌI< lo nnsibilitcl nelle /)(Irti a c11i si c/i.,1ril111i~cc. Rricrollll dr/le opere mi11?r;. - T orino, (8,, l. tip. Schieputti. 2 voi. [,r,zicmi umli di c/inicc, chirurr,irn e di mrdicinu opera/ira, 3 ,·ol. Torino, ]'ol..zzn e Schieplltti. 1853 5:,,58. - Re/ociimr fnttn al S111ato 1ml pro11rtto di lcygc prr la 11011=ione d ella c!ln1·cn:ionc sanitriri11 intemoiiow1/e. - Genovn. frnl <'ll i Pacano (rienza data). Tr3i proHc ntuto por com•orso : Dr irirlr cnr/rRri - /)r. m11Rc1t!iR ,,, ,.erntirn. rtc. Dr it1f111:n, o(jcctior111m morbi· c/(lr11m /orfl/i11m etc. - Dr mo;,:(I !),, nirt//odo 8(1pnlonirmc,. - Augustne Tnurin. S. FnrnlP. 18 1H.
ALF:SS.-\:S-DRO HlllEIU
729
pratici superiori, genere ed alleanza di meriti di cui Dupuytren fu la più elevata espressione fra noi > soggiungendo: « Uomini così fatti sono proprii a tutte le fnnzio11i perchè posseggono tutte le attitudini>, paragonandolo così, e giustamente, ad trna delle maggiori glorie della chirurgia francese. Ed in rapporto alla sua fama il Riberi fu non meno carico di onorificenze nazionali ed estere. Già nel 1837 veni va decorato della Croce cli S. Maurizio e L azzaro, e 4 anni più tardi gli era conferita quella dell'ordine civile di Savoia, distinzioni veramente rarissime a quei tempi; e salì poi nei diversi gradi dell'ordine di S. Maurizio fino a quello di grande ufTìciale, ed ebbe quella più rara ancora di commeudn.tore dell'ordine militare di Sa· voia. Delle estere, degna di not,a speciale la commenda della Legione d'onore. E tutta quella grande attiv ità scientific;a la esplicò pure attendendo alla numerosa sua clientela per;-:onale, che 0111,i abbandonò, spendendosi pel povero, con alto spirito di carità quanto pel ricco, e ad altre moltissime cariche che in soprappitt di quelle già accennate, gli erano state conferite tlal Re Carlo Alberto, il quale, apprezzando alta.mente l' intelligenza e la vasta capa.cità del Riberi, lo volle medico suo particolare e della R. famiglia, capo del servizio medico chirurgico del la casa Reale, suo consigliere, membro del Consiglio ùi istnrnione pubblica; e nel 49 lo elesse senatore. Egli era stato elet.Lo deputato nel 4-8 in questo suo collegio di Dronero per la prima legislatura, ed in es,;a aveva preso parte abbastaJ1za attiva ai lavori parla men tari. L'avevano additato all'e lezione oltrechè i suoi meriti altissimi, certamente anche i suoi titoli di caldo patriottismo, affermato fin dal le prime aspjrazioni alla libertà ed alla, unità manifestatesi nel Pie-monte, coll'ascriversi alla grande Fed1,razione Italiana, e dimost,rato poi coraggiosamente nel '21, quanclo, sussegui tn. la reazione ai moti generosi, aiutò la fuga all'estero di alcuni suoi compagni (•he in quei moti erano stati gravemente compromessi, tantochè incorse nella disapprovazione del Reggitore degli studi, con pericolo di vedersi per -sempre compromessa 1a sua nomina a professore. « Specchiato patriottismo» come disse lo Sclopis, annnnzia,tdo la morte del Riberi al Senato con nobilissime parole « patriottismo ehe si mantenne costantemente vivo in lui e si riflettè su ogni opem sua sempre mai intesa al bene dPlla patria >. Ma certamente meglio che la Camera dei deputati, gli si addiceva il Senato. Torna a suo ouore il ricordare la rela-zione presentata. dal
78()
ALE"'SAXDRO RIBERI
Cibrario nella tornata del 20 ottobre 18'19 sulla validità dei suoi titoli per la sua ammissione. Dopo avere rappresentato essere il Riberi nella categoria dei soci ordinari dell'accademia delle scienze da oltre 7 anni e perciò essergli applicabile il paragrafo 18 dell'articolo 33, il Cibrario soggiungeva. « ma chi è che non ami dedurne la eleggibilità dalle disposizioni del 20, e annoverarlo fra quelle per:)one che con meriti e servizii em~nenti hanno illustrato la patria?> e suffragava. il suo dire ricordando come egli avesse « d i già. illustrato la. Patria. 110n solo colla profo11di tà delle sue cognizioni mediche, col mirabile e così fortunato magistero delle sue operazioni chirurgiche, ma. eziandio con molte opere in.,igni relati vamente alla scienza. che professa.> e come titolo non minore d:i merito e servizio eminente, ricordava non meno « il più caro reso da lui alla P atria proteggendo da molti anni la fievole salute del Re Carlo Alber to, prolungandone con sollecite, con intelligenti cure la pre.ziosa esistenza cosi spesso minacciata per la ferrea se,erità. con cui q uel Magnanimo, cosi indulgente con tutti gli altri, condannava sé stesso alle più dure fatiche, esponendosi ai più gravi disagi, e pi1'.l ancora per l'affettuosa premura con cui appena ri ~eppe infermo quel grande, abbandonando la nume::-osissima clientela, raggiunse in Oporto il Ile Carlo Alberto. > Il Riberi infatti, conosciuto che il Re era ammalato si portò ad Uporto col Principe di Cariguano, e se la sua arte riesci purtroppo inefficace per salvare ancora quella vita esausta da antichi patimenti e da l unghi dolori, i suoi conforti morali e la sua assistenza più che amorosa riuscirono però ad a,l leviarne le acute sofferenze. E potè procurare a quel grande infelice ancora una ultima gioia intensa, dandogli la certezza della guarigi one di suo fìglio Vittorio Em anuele II, pel quale Egli eveva in quegli ultimi giorni tanto trepidato e che per nwrito di lui era tornato alla primiera salute. Re Carlo Alberto ebbe sempre per il Riberi grande estimazione, non solo, ma grande simpatia, confidenza ed affetto, e fu a. Lui che rivolse le ultime parole) secondo ne riferisce il Cibrario nei "' Ricordi ,l'una mis.'.lione in Por~ogaUo al Re Carlo Alberto», dicendogli: « 11 capo mi si fa pesante, io muoio. Le voglio tanto bene, Riberi, ma muoio»; c1opo dl'l che, mentre questi continuava a fregar e le braccia fatte paralitiche, fissando costantemente g li occhi sul crocefisso rhe il confessore gli teneva dinnanzi, accompagnando con cenni del capo le orazioni, la grand.- anima del Re martire salì al Creatore a cercarvi quella pace che mai g li sorrise sulla terra. :)fomento tremendo di angoscia, in cni il dolore del medico dovette essere incommensurabile per la sua impotenza a salvare tale,
ALESSANDRO RIDERI
731
esistenza, ma che dovette pnre essere a l R iberi di grande compenso per quella ultima parola di affetto che congiunge il suo nome in modo cosi intimo con quello del Re magnanimo nella pagina solenne che la Storia ha scritto in quell'ora fatale. E Re Vittorio Emanuele II, il primo R e d'Italia, il P adre della Patria ebbe per Riberi non minore considerazione e fiducia i ndiscu:;sa, sì che non venne meno neppure dopo la morte dei suoi pi ù cari, e lo volle con sè nel viaggio a L ondra e Parigi e sui campi di battaglia pel nostro risorgimento. Colla sua nomina a senatore il Riberi non avrebbe più saputo a che aspirare ! Tutte le cariche alle quali egli poteva essere assunto, tutte le aveva ottenute. E le mantenne fino alla morte, portando sempre in tutte il massimo zelo, dando prova di una operosi tà e di una resistenza alla fatica più eccdzional i che rare. Operosità e resistenza che vann o ascritte olt,re che alla robustezza innata, al la vita sua sobria e schiva da ogni diver timen to, ed alla giusta distribuzione del suo tempo. La sua frugalità era veramente straordinaria; non prendeva mai parte a ritrovi mondani, dormiva pochissimo e l'i:d ternare le occupazioni era per lui il riposo. Visse celibe, e non sentì mai l'aculeo di alcun b ii:wgno, p er cmi nAssnna privazionA, ne.'lsnn siwrifìzio costn.vagli
fatica, e la grande sua. parsimonia in ogni cosa non era che la conseguenza della semplicità della sua vita. E che egli non fosse nè aYaro, nè avido di denaro, lo di mostrano e le sue gen erose elargizioni fatte in vita e la sua generosità verso i cli enti ai quali nulla chiedeva. Basti il r icordare il prem io di lire lCOO isti tui to pei medici militari, di cui è già. stato fatto cenno ; a ltro premio istit uito nel 1856 e r innovato fino alla morte per lo studente cli me<li..:ina del 6' anno che avrebbe ottenuto il maggior numero di voti dura11te i 6 corsi; la, rinuncia che aveva fatta al maggiore stipendio che g li ~arebbe spettato per la legge di aumento degli emolumenti agli ufficial i medici, atto splendidissimo, dettatogli dal la considerazione che, avendo egli strenuamente sostenuta q uella legge iu Senato, non voleva si pot<'sse supporre che vi fosse stato indotto da interesso personale; la rinunzia allo stipendio all'ospedale maggiore di S. Giovanni a fa,ore del museo patologico che volle istit uire in q nel nosocomio; fatti che dimostrano quanto fosse alto in lui l'affetto pei suoi subordinati, e il desiderio sopratutto di favorire la scienza, come lo dimostrò anche maggiorm ente poi col suo t estamento, dettato otto ore prima della sua stoica. morte, testamento che è la sintesi dei sentimenti che lo guidarono
73~
ALE,SANDRù RIHERI
in tutta la sua ,ita, lo spec:chio fedele d i quell'anima, di quella mente veramente superiore, sempre rivolta alla scienza, sempre desiderosa di promuornrne l'incremento, di aiutarne gli studiosi. tl) La fortuna venne a lni come venne il potere, come venne la glori a, frutto di una g rande nobile amhizione di elevarsi quanto più era possibile, di uno stoicismo assoluto, e di u na volontà ferrea aiu tate da favorevoli circostanze delle qual i egli seppe approfittare. Eppure furono non poche le colpe che gli si vollero addebitare e le acc:use che si )1wciarono contro di lui. Non si sale a grande altezza sorpassanùo anche i maggiori e tenendo per molti lustri il sommo di--1 fastigio, non si coprono numerose cariche, non si accumulano onori e ricchezz<', senza d, s1.are rancori ed invidie. Sopratutto la fusione delle due Facoltà medica e chirurgica, che egli volle ed ottenne nl'l 184±, r esistendo a tutte le opposizioni, spiegando una tenacità senza pari, quale soltanto possono dare e legittimare le profonde cou,inzioni, g li aveva creato ostilità non poche nè blande, e nemici che m,li si acquetarono e a ttentavano alla sua fama. Cosicchè il prof. Gian Battista Borelli, nei suoi bellissimi cenni necrobiologici su Alessandro Riheri inseriti sulla Gazzetta medica ita.lin 11a pochi giorni do po Ja. sua morte, seri veva « La Storia a tempi piì1 lontani e più calmi, a tempi meuo agitati dalle passioni, dagli intere.ssi, dalle ambizioni di coloro che tro,atisi al suo contatto ne andarono giustamente o fatalme11te lesi, saprà indagare e mettere in chiara lnee quale parte abbia rappre:o:entato il H.iberi nel suo lungo pellegri0
( 1) Tn quosto memori.bilo tostamenlo, oltre a vari i cospicui lMciti, tra cui uno di L. 30.000 per la costruzione d i una strada nella sua valle nativa, faceva le seguenti elargizioni (c he ci pitito riportare testualonentc) intese al beneficio della scienza. e ad aiutarn la gionml ù studiosa. "L,•go 1,i soonma necessaria per la fon,lazione di un posto g rntuito a favore di uno stude nto ùi m edici na o chirurgia della valle di Stroppo colle indicazioni di quelli della fondazione B ri cco. • L ego una ronuito an n ua <li lire 3501J, c1·01zione 1849. all'Ospedalo di S. Giovanni di questa citt/1 por la man11t,onzione del l11boratorio chirurgico-anatomico presso l' O· s1w<lalo mod&.~irno. " L ego in ron1ita del !!HO com~ snpra. la ,;omma necessaria perchè si possa ogni 20 mesi da ro no premio di lire milio II quello dei membri del corpo sanitario militare che se ne renderà più degno. ,, Lego la somma n<1cc;~oria in ,·ond ita come sopra, perchè ogni triennio si possa dare un premio di L. 20.0011, alla reale Accnùemil\ medico-chirurl(ica cbe ho contribuito a formnl'6, sit'chè i pr.,rni abbia no ud essere sette e quindi per la durah\ di a nui 21. " Inte ndo cho il mio or,,.!o ptt,;;hi t utti i dopoaiti degli e,sa mi specia li di medicina e chi rnr::da d oi:;li nllie\'i o.ddett i come scrh·ani al con,;iglio superio re militare di sanità • Logo 111111 ronditti annua di L. J l}IIO. cr<>aziono come sopra, all'associazione mutua di sot'COr3o m<'dico-t'hirnr11iC"a "·
ALESSA~DRO R1 l!ER I
733"
na.ggio sociale e quale influenza abbia esernitato sopra la scienza, l'istruzione, l'insegna.ment,o, la facoltà med ica, i suoi colleghi, la ,ma professione e la società »; e soggiungeva « potrebbe venire un'epoca in cui chi sparge fiori e compianto sulla sua tomba entri severamente nel santuario della vita più intima, e con analisi rigorosa vada scrutando tutta quella successione di fatti per cui fu bersaglio a tante a ccuse, onde estricarne la verità sul conto suo, sul conto di tutti » . Ebbene, a 60 anni di distanza la storia non ha fatto che naffermare sempre più la grande influenza heHefica che egli ebbe sulla scienza, illustrandola colle sue opere e colla. sua parola; sulla ist rnzione, promov-endola ed aiutandola colle sue generose elargizioni; sull'insegna.mento, facendone un vero sacerdozio, e portandole, ad altezza insuperabile; sulla facoltà medica, elevandone il prestigio colle sue riforme e dandole maggiore lust1·0 col suo nome; sulla professioue, nobilitandola col suo spirito cli carità e colJa sua grande autorità; sulla società, colla sua a.ttività multiforme e coll'opera sua sempre illuminata nelle numerose cariche che copri. E ce;;sate le passioni e gli odi tacquero pure tutte le accuse e nessuna voce più si alzò contro di lui e l'opera sua. Ne emerge anzi sempre pi(1 bella e più alta la sua figura morale e scientifica, figura che io vi ho tratteggiata appena e che avrebbe voluto parola più ricca di colori della mia per farla splendere di tutta la luce che ne irradia.. E questo monumento che a cinquanta anni di distitnza gli vien elevato dalla a.mm i razione e dall'amore dei suoi valligiani, col concorso del Re, del Corpo sanitario militare e del Municipio di Torino, e coll'intervento dei più nobili rappresentanti degli istituti e dei corpi cui appartenne; è nuova e più solenne consacrazione delle alte virtù dell'uomo e del grande valore del c.linico o dello scienziato, è la riaffermazione di quella calda riconoscenza accesa colle opere sue, riconoscenza che scaldò quei grandi affetti che si eternano nelle generazioni successive. Avete ben ragione Voi di esserne fieri, e di averne voluto eternare l'effigie e la memoria qui nel paese che vanta avergli dato i natali, e sono tanti ricordi di benemerenza., giusta ragione di orgoglio, della sua antica famiglia. (1) (1) Il padre del Riberi fu un m odesto geometm agrimensore dedito anche al commercio, di assai limitata fortuna; ma la famiglia Hiberi conta, con quella Abelli ad essa congiunta., fra le più antiche di Stroppo, risnlendone la memoria fino al xv secolo. (CAs.,us. D izùmario geogra(.co-8/or,:co degli Sfati di S. ,11. il Re di Sordeg1'a - art. Stroppo). Inoltre, il fratello Pietro, ca.noni~o, più anziano dell'Alessunòro, lasciò pure ot-
ALE!>SA:'.'iDRO RIBERI
Qui, ove furouo scritte nella st0ria dai vostr:i fo rti padri, pagine gloriose di eroismi per d ifendere la propria terra e fare, palmo a palmo, in una. estrema resistenza., argine coi loro petti alla invasione dei nemici, - qui, ove si ricordano non meno con g iusto orgoglio i convegni dei valligiani a difesa di diritti civili (1) - ; questo monumento dirà anche, come vi fu inciso con frase scultoria., che queste ignude roccie sanno anche essere madri di ingegH i che hanno volo di aquila. E più ancora, dini. ai vostri figli e ai vostri lontani nepoti, che guarderanno a questo monumento come a faro luminoso, dirà quanto p ùssano elevare alto l'amore dello studio, la tenacità di volere, la energia del carattere, la religione del dovere, la rettitudine dell'animo, lo spirito di carità opl'rosa, la sublimità del sacrifizio di sè stesso - doti tutte che si somm11rono in Ale.~sandro Ribe1·i. tirna fumo di ,;è p er dottrina. Mrmtenne poi de1rnamon t.o l'on <>re del ca sato il nipow Ant o nio Ril)i,ri, p;i11recons ult-0, già d eputato di Dron,.ro, il quale . c hiamato dallo ?.io erede delle s u e s ostanze , co n nohile g en ero sità, rese pe rpetuo , aumc.> n tand one del suo il ce.pita le , il p remio \ascinto all'A c<'odern ia d i modicino; e ne segue oggi le nobili tradi· zioni l'nUuale com mendatore Dott. Ant o nio Abelli -Riberi. ( 1) Stro ppo subì molt i danni per vicende guerresche verso il fìno del 1600 e il principio del 1000. Nel 15!16, d opo che le t ruppe dncali el,bero forze.te le poRizion.i ù elle P orto <li Lot.t.u lo, i mo nt,mnri s i riunirono a Stroppo, e si fortificarono nella c hiesa parrocchia);, dominante il paese. llln avendo poi dovuto rendersi a p a tti, dovettoro anc ho a ccettare la cond izion a della dis truzio ne delln deu.a chiesa e delle case d e i c a pi de lla rh·olta . A St ro ppo. n el modio evo usa\'ano riunirsi i deputati d e i co· munì d ella \'alle por tra ttare gli interessi comnni. (CASA1,1s. Di:·itmario geor,ra(tco ,storico dryli Stnti di ,<.' , .M. il R ~ di Sordcrm a. - Art. Stroppo. pnir. 486-480).
735
RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE ESEGUITE NEGLI S'rABILIMENTl SANITARI MILITARI NELL'.\NNO 1910
Le operazioni chirurgiche praticate negli stabilimenti sanitari militari durante l' anno 1910 furon o 2152, cifra che rappresenta una lieve diminuzione in confronto del numero delle operazioni eseguite nell'anno precedente (2410). I morti furon o 19, il che corrisponde alla proporzione del 8 182 p. 1000, percentua le notevolmente inferiore a quella del 1909. Come si è fatto nei precedenti rendiconti, abbiamo riunito nello specchio A i dati statistici delle operazioni, classificate in gruppi, col nome degli operatori e l' esito del!' atto operativo, e nello specchio B abbiamo ripartiti i vari gruppi delle operazioni a seconda degli stabilimenti ove furono eseguite. I 2152 interventi chirurgici, fra cui sono comprese 16 ridm-:ioni incruente di fratture e 12 riduzioni incruente di lussazioni, sono stati distribuiti in 16 gruppi, comprendendo nei primi 7 le operazioni sulle varie regioni, negli altri 5 successivi gli atti operativi sui diversi sistemi e tessuti, e nei rimanenti le asportazioni d i tumori, le estrazioni di corpi estranei e le operazioni per flemmoni ed ascessi, che si è ritenuto opportuno riunire in categorie speciali, anzichè ripar tirli secondo la sede delle singole regioni. Il 16° gruppo comprende infine quelle operazioni di minore importanza, che non si è creduto necessario di distribuire nei gruppi precedenti, come le asportazioni d i unghie incarnate, le spac.;cature di seni fistolosi, di ematomi, etc. Seguendo la consuetudine dei r ondiconti degli anni scorsi, facciamo precedere ai quadri stati:;;tici una b!·eve relazione sui casi più gravi ed importanti, nei limiti ristretti consentiti dalle succinte indicazioni e dalle pii1 rare annotazioni segnate nelle tabelle nominati ve, mod. 8, dei singoli operati.
I. -
Ùp~;HAZI0Nl SUL CHA:'s!O.
Ricorderemo anzitutto una craniectomia praticata dal maggiore medico Calegari in un caso di frattura complicata e comminutiva. della volta del cranio con affondamento dei framme11ti: la morte seguì all'ottavo g iorno da ll' operazione per meningite. L'autopsia dimostrò,
73(;
REXDICONTO STATIS'rJCO
oltre la vasta frattura della volta, anche la frattura della. base dP-l cranio interessante la fossetta anteriore, con lesioni dell'etmoide, dello sfenoide e del frontale. S0no successivamente registrate 21 trapanazioni dell'apofisi mastoide, quasi tutte provocate da diffusione del processo suppurativo di otite media : in 7 casi la mastoidotomia fu seguita dall'antrotomia, in 1 caso, data l' infiltraz ione dei tessuti circostanti, si praticò una conlro apert ura nella regione carotidea. Per tutti gli operati è segnato esito di guarigione. Citeremo ancora un caso di frattura esposta dell'apofisi mastoidea sinistra con pestamento della parte superiore ed esterna del padiglione, da cale:io di cavallo. Il maggiore medico P arassi praticò lo sbrigliamento del periostio mastoideo scollato e la rimozione di due fasci di capelli in fissi fra le labbra dell'osso fratturato : esito di guarigione, co11 perdita della porzione <li padiglione pestato, ma senza lesioni residuali della funzione uditi va di q nesto lato. Notevole infine un caso di frattura comminuta della bozza frontale sinistra in seguito a ferita d'arma da fuoco: il capitano medico Cimino esegui la sequestrotomia di numerosi frammenti, con asportazione della sostanza cerebrale delle circùnvolnr.ioni frontali spappolate, ottenendo guarigione per. primam.
IL -
0PBRAZI0~I Sl'L l,A FACCIA.
a) Operazioni sugli occhi. - Fra le operazioni praticate sull'ap· parecchio visivo sono segnate iu primo luogo 2 enucleazioni del globo ocular e per lPsioni traumatiche. Di queste1 una fu praticata dal maggiore medico Snntucci in un caso di ferita d'arma da fuoco i l'altra dii.I capitano meùico ~er toli su un soldato, il qnale durante i tiri collettivi, in seguito a scoppio della culatta mobile del proprio fucile, era stato colpito al bulbo oculare destro da alcune scheggia metallichP, ed aveva riportato due ferite sclero-corneo.li, con estesa lacerazione e prolasso dell' iri<le, ~morragia endobulbare e permanenza di corpi estranei profondi. Fu proced uto in primo tempo ad un'accurata antisepsi ed a ll'escisione del prolasso irideo, ma dopo tre settimane, persisLendo una notevole i potensione e dolorabilità 11.lla pressione della. zoua ciliare, nè essendovi alcuna speranza per il riacqu·isto anche parziale della funzione visiva, si procedette all'enuclea7.ione del bulbo per prevenire nna oftalmia simpatica. Il decorso postoperatorio fu regolare in ambedue i casi. Sl'guono 3 e,i:enteratio bulbi, delle quali una praticata dal maggi.ore medico Delogu in un caso di panoftalmite dell'occhio sinistro, insorta durante la convalescenza <li nua polmonite acuta; la seconda del ma,g-
DELLE OPF.R..\ZI0.:,.1 CHIRL'RlilCl:IB, ECC
737
giore medico )forino in un caso gravissimo di frattura delle ossa della faccia con spappolamento dell'occhio tlestro e feri ta dell'occhio sinistro: dopo l'exenteratio clell' O. D. fu fatta la cantoplastia delle palpebre dell'O. S. e la sequestrotomia del mascellare dello stesso lato. La t erza exenteratio fu eseguita dal capitano medico Cimino in uu caso di ferita dell'occhio destro da scoppio di fucile. È riportata una sola paracentesi corneale esegnita dal maggiore medico Calegarì, con estrazione di grumi sanguigni, in un caso di ferita d'arma da fuoco all'occhio sinistro con ipopion e perdita totale della vista; ed un'operazione di cataratta praticata dal tenente colonnello medie;o Bonomo su un capitano garibaldino: fu fat.ta l'estra zione semplice con lembo corneale superiore, senza iridectomia, a si otten ne la guarigione con ottimo esito funzionale. Sono inoltre segnate 2 iridectomie, di cui una fatta dal maggiore medico Sa,ntoro in un ca.so di ferita all' occb io destro per esplosione acvidentale del moschetto, con rottura completa della cornea, ernia dell'iride ed incipiente panoftalmite: si praticò l'escisione della porzione d'iride prolassata e successivamente fu esrgnita l a cheratotomia inferiore per dare esito a pus formatosi nella camera anteriore. Coll'aiu to anche delle cure mediche si riuscì a ,incera ]a panoftalmite ed a prevenire lesioni simpatiche. L'altra iridectomia venne esegu it,a dal capitano medi co Sertoli in un caso di ferita d'arma da fnoco all'occhio destro con prolasso clell' iride e con e:;ito dj gtrnrigione. Sono registrate successivamente 6 asportazioni di pterigio, di cni 5 all' O. D. ed 1 all' O. S., e 27 aspor tazioni di calazio, delle qnali lo furono eseguite mediante incisione <le] lato esterno ed 11 dal lato della congiunti va palpebrale, e con risultato di guarigione per tutti i casi, meno per 1 con esito non specificato. Infine sono !legnate 3 asport.azioni complete del sacco lacrimale in casi di dacriocistite purulenta, e 2 dilatazioni graduali del canale lacrima le colle sonde di Bowmann. b) Ope1·azio11i snl naso e orecchi. Sono notate in q nesta categoria 7 aspor tazioni di poli pi nasali ed 1 asportazione dei turbinati .inferiori in un caso di rinite i pertrofic.a, con esito favorevole. Fra le operazioni sull'orecchio ricorderemo 2 aspor tazioni di poipi auricolari ed 1 miri ngotomia fatta in tu caso di otite media pul r ulenta acuta. Il capitano medico Tonietti, olt.re che l'estirpazione di un polipo auricolare, fece anche l'asportazione del manico del martello coll'anello tagliente del Deleustoche, avendo riscontrato carie degli ossicini del!' orecchio. Sì ebbe esito di gnarigione in tutti i cas1. 47 -
G,or11ale ui me4ici11n milila,·e. -
Fn;c, X. ,
738
REN DI CONTO STAT ISTI CO
e) Operazioni sulla 1·etrobocca. Sono dportate anzitutto 77 asportaz ioni di tonsille ipertro.fìche con 76 guarigioni ed 1 rimasto in cura al 31 dicembre: 39 asportazioni furono eseguite col tonsillotomo di Fahnenstok; in 15 casi si ricorse allo spezzettamento colla pinza dell' Arslan e col morceleur del Ruault, in 9 fu applicato il tonsillotomo del I\1athieu, in 7 il metodo classico di Celso, in 4 il concotoruo dell' Hartma nn, e in 3 il tonsillotomo di Mackenzie. È segnata inoltre uo' asportazione di pol ipo dall'ugola con risultato di guarig10ne. Fra le operazioni sulle ossa della faccia noteremo 2 asportazioni di sequestri ossei in un caso di ferita d'arma da fuoco allo zigomo sinistro (capitano medico Oddi); una resezione parziale atipica del mascellare superiore in un caso di osteoperiostite (capitano medico Ci· mino); 3 r iduzioni di frattura della mandibola; e 2 estrazioni di frammenti ossei necrosati in 2 casi di osteoperiostite del mascella.re inferiore: è indicato l'esito di gnarigione per t utti gli operati.
III. -
OPERAZIONI SUL COLI.O.
Fra le operaz ioni sul collo sono segnati due interventi per angina del Ludwig, un'asportazione di gozzo cistico mediano eseguita dal maggiore medico Carta-Mantiglia ed un'enucleazione di un lobo suc· centuriato della tiroide fatta dal tenente colonnello medico Carbone, cou risultato favorevole per tutti i casi.
IV. -
OPERAZIONI SU L TORACE,
Souo comprese in questo gruppo 15 toracentisi, delle quali 14 ese· guite coll'aspiratore del Potain ed una col toracentesio Cavazzani in un caso di epatite con ascite ed idrotorace destro: oltre che la toracentesi fn praticata per quattro volte la paracentesi sulla linea. ombelico- spina iliaca anteriore-superiore sinistra, ma senza alcun risultato favorevole, essendo l' infermo venuto a morte dopo 2 mesi di degenza all'ospedale. Sono inoltre registrate 3 toracotomie intercostali, le quali furono praticate in seguito ad em piema, con esito di guarigione per granulazioni. Seguono 16 toracotomia retrocostali, delle quali 13 per empiema, 1 per carie costale, 1 per ascesso polmonare ed 1 per versamento pleu· rico, accertato durante l'operazione per echinococco della pleura. Sui 13 operati per empiema si ottennero 10 guarigioni, in 2 residuò un lieve seno fistoloso e si ebbe un esito letale per settico-pioemia in un caso di pleurite purulenta metastatic;a coli bacillare da appendicite: nei
IJl::L.LI~ OPERAZIOXI C IIIRUIW!CIIE1 E CC.
739
suddetti casi una voi ta fu resecata la settima costa, nove volte l'ottava e tre la nona. Kella toracotomia per ascesso polmonare furono rese-0ate l'ottava e la nona costa e nelle ultime ':iue toracotomia fu fatta la resezione dell'ottava costa. È segnato l'esito di guarigione per tutti i -0asi, tranne per uno, rimasto in cura al 31 dicembre. Fra gli int,erventi chirurgici sul torace noteremo infine un caso di ferita d'arma da fuoco a scopo suicida attraversante il polmone ed il torace sinistro: il proiettile penetrato nel a~ spazio intercostale era uscito posteriormente all'angolo inferiore della scapola. IL maggiore medico Santoro praticò la sutura delle ferite, ma l'infermo morì al 17° giorno dall'operazione. \. -
1
0PE1HZI0NI St:LL .\ DDO~IE E DACINO.
a.) Lctpm·ato111ie. - Ne sono registrate 27, con 15 guarigioni, 2 rimMti in cura al 31 dicembre e 9 morti: per 1 no n è indicato l'esito. Furono prat icate 4 laparatom ie per lesioni traumatiche. La prima fu eseguita dal tenente co lonnello medico Bonomo con successivo drenaggio alla Mi°lrnlicz in un caso di contusione all'addome con grave commozione toracico-addolllinale : essendosi in seguito manifestati fenomeni di occlusione intestinale per aderenze post'operatorie, si praticò l'entero-anastomosi ileo colica, ma la morte seguì 2 mesi dopo il primo intervento. La seconda fu fatta dal maggiore medico Calegari in un caso di ferita d'i\.rma da fuoco al perineo, con lesione intra ed extra peritonealo della vescica urinaria e con arresto del proiettile nei tessuti molli della natica sinistra, in corrispondenza dell'estremo superiore della sin f:ìsi sacro-iliaca: oltre la laparatomia fu eseguita la cistotomia sopra pubica e si fece il prosciugamento della cavità peritoneale contenente urina e sangue, ottenendosi la. g uarigione completa senza. fi::1tola urinosa. Le altre due laparatomie furono praticate dal capit.ano medico Lionti : una laparatomia me<liana sopraombellicale in un caso di contusione addominale da caluio di cavallo con perforazione intestinale e peritonite acutissimn : si fece l'emostasi <lell'epiploon, l'enterorrafia. ed il lavaggio peritoneal e con siero fisiologico, ma l'infermo morì il giorno dopo l'operazione. L'altra. laparatomia fu eseguita su una guardia di finanza aggredita a bruciapelo e ferita da un colpo di fucile alla regione glutea sinistra, con penetrazione nell'addome di numerosi proiettili che determinarono ferite multiple del!' intestino, del mesenterio e doll'epi ploon : furono praticate due entero anastomosi termino-terminali alla l\Iurphj (digiuno e colon discendente) e la sutura delle altre ferite con resezione deJl'epiploon, ma con esito infausto. Sono successirnmente notate 14 laparatomie per appendicite con
RE:s'DICù:s'TO STATISTICO
9 guarnigioni, 2 rimasti in cura al 31 dicembre, 1 esi to non indicato e 2' morti per infezione peritoneale da perforazione dell'append ic~ In 8 casi l'intervento fu moti vato da appe11dicite acuta, n egli altri fu fatta l'appendicectomia a freddo e in 2 casi si intervenne per appendici te rocidivante. · Seguono 4 laparatomie tubercolari con 3 guarigioni ed 1 esito letale. Fra queste ricorderemo un caso di enteroperitonite specifica. operato di laparatomia laterale destra dal maggiore medico Carta-Mantiglia, il quale constatò peritoneo ispessito, anse intestinali agglutinate e ricoperte di essudati e di tubercoli, nonchè numerose gla.ndole mesenteriche ingrossate : ne residuò un ascesso pio-stercorale con fistola intestinale. L'esito letale segui un mese dopo l'atto operativo. Sono ancora segnate 2 la parato mie per occlusion e in te::;ti nale da briglie cicatriziali. La prima fu. eseguita in 1rn caso di occlu:,;ione per aderenze post'operatorie da appendicectomia praticata in u n ospedale civile: il tenonte colonnello medico G iuffredi fece la la.par a tomia. metlia11a1 riscontrando note,ole ispessimento del peritoneo per un trat.to cli G centimetri al d i sotto della cicatrice ombellicale e lo strozzamento ùi un'ansa del tenne mantenuto da robusta fibra. cicatriziale situata in vicinanza della cicatrice, reliquato dell'operazione di appendicitti. La seconda fu praticata dal tenente colonnello medico Gerundo con ta1;lio mediano sottombellicale in un caso d i stenosi intestinale di natura cicatriziale: si fe<.:e l'entero-anastomosi latero-laterale, ottenendosi la. guarigione per primam e la completa ripr isti nazione d ella funzioHalità dell'intestino. Sono riportate infine un'operazione del Talma fatta dal capitano meclico Di Gia.como iu un caso di cirrosi epatica. co11 guarigi(lne per p rimam dell' atto operativo, ma con esito letale avvenuto all'8° g iorno per intossicazione di origine epatica, ed una laparatomia esplorativa, con taglio obliquo sottocostale, prolungato con taglio verticale all'esterno, praticata dal capitano medico U. Riva su un individuo ricovera.te da tempo in un reparto di medicina e pas-;ato in quello chirurgico p ~r essere operato di un probabile ascesso epatico. Questo non fu riscontrato alla Japaratomia, ed i n seguito si fece diagnosi d i ascesso para.renale sinistro, che fu subito aperto con t aglio lombare e con risultato immediato soddisfacente: ma l'infermo si spense len tameute per esaurimento progres:;ivo in seguilo a degenerazione amiloi<le dei visceri. · b) Opn·azioni tailfrali di el'l1ie fÌ.m ~rali. - Gli interventi per la cura raùicale delle ernie viscerali nel uno sommano a 381, d i cui 359 per ernie inguinali unilaterali, 15 per ernie inguinali bilateral i, 6 per
DELLE Ol'ERAZIO:-.;I CHllffR(; ICllE, ECC.
741
ernie crurali ed 1 per ernie della linea alba, con una lieve diminuzione in confronto a quelli dell'anno precedeHte: per 378 è segnato l'esito di guarigione e per 3 non è indicato. Delle 359 ernie inguinali unilaterali, 189 avevano sede a destra e 170 a sinistra e si ebbe in quasi tutti la guarigione per prima intenzione. Il metodo generalmente prescelto per la cura radicale di queste ernie fo quello classico del Bassini, adottato 349 volte: in tre casi il capitano medico U. Riva praticò il processo Bassiui colla modificazione proposta dal P erez, cioè coll'apertura della guaina del muscolo retto addominale e colla sutura del suo margine esterno al legamento del Falloppio, e ciò allo scopo di rinforzare la parete posteriore del canale inguinale, essendo i muscoli piccoli obliqui e trasverso atrofici. Il metodo Bonomo fu applicato 7 volte dall'autore; 2 volte fu scelto il processo Mugnai ed una volta quello del Postempski per l'estrema sottigliezza dello strato muscolo-aponeurotico delle pareti del canale inguinale. Sono registrate fra i ,mddetti inter venti 5 operazioni r11.dicali di ernie strozzate, tutte con esito di guarigione per primam; 11 operazioni per ernia recidiva: fra queste una erasi nuo,amente manifestata dopo due anni dall'operazione radicale, e fu applicato il processo Bassini con alcune modificazioni per l'esistenza di numerose briglie cicatriziali costituenti salde aderenze del sacco cogli elemeHti del cordone, con la ente e con l'aponeurosi del grande obliquo. In un alti-o caso l'ernia era recidivata dopo un anno: al reperto operativo si constatò mancata adesione del triplice strato al margine posteriore dell'arcata crurale in vicinanza dell'anello interno : il nuovo sacco si era formato lateralmente al moncone del primo, al quale era aderente. In un terzo caso l'ernia era ricomparsa alla distanza di tre anni dall'operazione, ed il sacco trova.vasi in corrispondenza. dell'estremo inferiore del canale ricostru ito. È segnata la guarigione per prima intenzione iu tutti i casi. Sono ancora segnati 17 casi di ernia inguinale congenita: in un caso furono contemporaneamente asportate alcune vene varicose del funicolo sinistro e la porzione aderente dell'epiploon. Notevole un caso di cistocele inguinale destro con voluminoso lipoma prevescicale operato dal capitano medico Caccia, il quale non riscontrò la presenza del sacco erniario, bensì un voluminoso lipoma situato all'interno _dei vasi epigastrici e propagantesi dietro al pube nella regione vescicale, ed alla sua dissezione ri1wenne un diverticolo vescicale, attorniato da tessuto grassoso. Nelle manovre piuttosto laboriose pratic!lte, essendosi lacerata La tunica musco lare del diverticolo
7-!2
RE:,.oxco:,.To :STATIS'J'lCO
v'3scicale, fu rono fatt;i due piani di sutura al katgut nel punto lacerato. Il divertjcolo era del volume di una noce avellana e la sua dipenùenza dalla vescica fu accertata, sia coll'esame diretto, che col cateterismo metallico. Nessuna alterazione si verificò dopo l'atto operativo nella minzione: le urine furono normali e l'esame cistoscopico nulla fece rilevare di anormale. Cit,eremo ancora un caso di lacerazione dei muscoli piccolo obliquo e trasverso dell'addome e dei vasi del connettivo sottosieroso in corrispondenza della regione i11guinale sinistra da trauma indiretto per iperestensione del tronco, con formazione di ematoma attorno ad un sacco di ernia congenita incompletamente obliterato, simulante una etnia ing uinale strozzata. Il capitano medico Sertoli isolò il sacco erniario dall'ematoma che venne asportato, e fece successi,amente la plastica ing uinale secondo il processo Bassini . In 4 casi l'ernia inguinale era associata a varicocele, in 2 ad idrocele cistico, e per questi contemporaneamente alla cura radicale dell'ernia fu praticata anche la flebectomia; in 1 caso si riscontrò altresì ectopia ed atrofia del testicolo, per cui venne eseguita l'orchiectomia, ed influe in un altro caso per la presenza di varici alla gamba destra, fu fatta. successi ·r nmente l'asportazione di esse. Nei 15 operati di ernie inguinali bilaterali si ottenne per tutti la g uarigione per prima intenzione e per tutti fu seguito il processo Bassini: nei 3 operati dal capitano medico U. R iva al suddetto metodo fu apportata la modificazione del Perez già accennata, per il deficiente sviluppo dei muscoli piccolo obliquo e tras,erso. Per le ernie crurali, dei 6 operati: in 2 fu adottato il metodo Ruggi, in 2 quello del Tricomi, in 1 il processo Bassini e nell'ultimo il processo Novaro1 con risultato di guarigione per primam in tutti i casi. Delle suddette ernie 5 avevano sede a. destra ed 1 a sinistra: fra le prime si ebbe uu caso di ernia recidiva. È da ultimo registrato un caso di ernia sopraombellicale, operato dal capitano medico Cimino, con esito di guarigione per prima intenzione. c) Operazioni di fistole a1uili, emo1-roidi e ragadi anali. - Sono comprese anzitutto in questa categoria 80 operazioni di fistola anale, di c ni 50 eseguite col processo ordinario dell'incisione col bistori e 30 colla spaccature media.nte il termocauterio, con risultato di guarigione per tutte, meno per 2 rimasti in cura al 31 dicembre. Dei 48 guariti coll'incisione a mezzo del bistori, 10 guarirono prima del 20° giorno, 13 dal :20° al HO", 11 dal 30° al 45? e H su pararono i 46 giorni di cura. Dei 30 guariti in seguito all'operazione col termocauterio, per 5 la llurata della cnra post-opnatoria fu inferiore ai 20 giorni,
DELLE OPERAZIIJNI CBIRORG1CIIE1 l!:CC.
743
per 8 oscillò dai 20 ai 30, per 7 dai 30 ai 45 e per 10 infine oltrepassò questo limi te. Le operazioni di emorroidi furono 85, di cui 8 praticate col metodo della legatura e 77 operate col termocauterio, con 84 esiti di guari gione ed 1 non indicato. Degli operati colla legatura, 7 guarirono prima del 20• giorno ed 1 fra il 20° e il 30° giorno. Nei 77 operati col termocauterio si ebbero a verificare 37 guarigioni prima del 20° giorno, 22 fra il 20° e il 30°, 13 fra il 30° e il 45° e finalmente 5 oltrepassarono i 45 giorni. Sono da ultimo segnate 7 operazioni di ragadi anali con 6 guarigioni ed 1 esito 11ou indicato: in 5 casi fu fatta la di vutsione digitomeccanica degli sfinteri, in 1 caso la dilatazione strnmentale col dilatatore di Nicaise e nell' ultimo caso la divulsione fu seguita dalla cauterizzazione col termocauterio. d) Operazioni snll'appm·ato 1t1·0-genitale. - Sono segnate anzitutto 7 nefrotomie. Le 2 prime furono eseguite dal maggiore medico Perassi: l'una su un carabiniere affetto da pielo-nefrite suppurata di natura tubercolare : coll'incisione lombare fu aperta in corrispondenza del polo superiore del rene sinistro una sacca marciosa verirenale e quindi due altre raccolte purulenti parenchima.li, comunicanti con la pelvi renale. Nel periodo post-operativo, durato 9 ore, furono emessi colla minzione volontaria in tre voi te eirca 100 eme. di pus denso, non sanguinolento. :Malgrado ripetute ipodermoclisi ed iniezioni eccitanti, la morte avvenne per annria completa ed adinamia cardia.-Ja. All'autopsia si riscontrarono esiti di pleurite sinistra, traccie di pericardite e di ateromasia aortica, tubercolosi renale a sinistra con focolari tuberco· lari incapsulati in ambo i testicoli . L'infezione tubercolare sarebbe stata discendente, con localizzazioni secondarie nelle sole ghiandole seminali. Il reperto istologico confermò la diagnosi clinica ed anatomo-patologica. L'altra in un caso di ascesso retroperitoneale voluminoso alla re~ gione epirenale destra da pregressa appendicite ascendente: coll' incisione nefrotomica costo-iliaca si diede ampia apertura. ali' ascesso: ma l'esplorazione digitale non fece rilevare nella sacca marciosa la presenza dell'appendice. L' infermo mori al 23 giorno dall'operazione per fistola stercoracea da perforazione extra.peritoneale del colon ascendente; all'autopsia si trovarono infatti 2 perforazioni sulla faccia. esterna del colon, determinate da. uu processo di necrobiosi circoscritta delle tuniche intestinali ; l'appendice, situata. sulla faccia. posteriore del colon, era ripiena di muco pus, ma non _p resentava traccie di necrosi.
7-11
RE~lJICUXTO STATISTI CO
La terza nefrotomia fu praticata dal maggiore medico Pimpiutjlli in un caso di peri nefrite suppurata sinistra : fu fatto il tc1glio lo mhare alla Guyon, ma non fu pos,.;ibile Tintracciare il fomi te d'orig ine dell' infe;,:ione: l'esame culturale del pus dimostrò la presen za de llo sta fì Iococco piogeno aureo. La quart.a fu eseguita dal maggiore medico Bernucci in un caso di parltnefrite suppurata, eon estrnz;ione di circa u u litro d i pus e guarigione per se(;onda. La quinta fu fatta dal capitano medico Sertoli i n u n caso di p ionefrosi sini~tra da calcolosi. 'l'rattavasi di nu individuo, che da ci rca un anno emette,a ad i nter,alli urine u1olto t0rbide, con abbon da nte sedimento fi.uccoso, che all'esame 1111croscopico ave,a fatto rilevare numerosissime cellule linfoidi, cellule epiteliali pavimentose delle v ie periferiche e qualche cellula renale. l\ ll'esame obbiettivo si constatò la presenza di un grosso tumore che da lla lin ea ombellicale si Rping1;wa solto l'arco costale sinistro, liscio, dolente, non spostabile; la cbtoscopia fece rilerare sol tan to 1.rn arrossamento periuretrale a sinistm. Fu fott,~ anche la di,·isione endo,escicale, preYia iniezione di florizina, la quale diede a destra urinF limpide abbondan ti contenenti zucchero ed a sinistra poche gocce di liquido purulento senza zucchero. Fatta rosi L1iagno,;i di pionefrosi sinistra, con incisione lomboiliaca fn messo allo scoperto il rene, presentan tesi come un a g rossa saeca fluttuante, che non fu possibile isolare per l'ampiezza e le aderenze estese; si praticò guiudi la nefrotomia, con esito di molto pus denso, raccolto i n molti locu li e con estrazione d i un calcolo della. grossezza di una noce, a superficie irregolare, occupante la pelvi ed ost.rnente la pri ma por;,;ioue nell'uretere, e si fece q uindi il d renaggio e lo zaffameuto. Nelle medicature successive furono scoperti nella sostanza renale altri due calcoli a getto della g rossezza di un fagiuolo. Quale complicanza si ebbe a verificare a l t rentesimo g iorno un ascesso perisi~moideo, che si vuotò attra,erso la stessa breccia lombare. L'infpnuo, t u ttora i n cnra al 31 dicembre, era in v ia di g uarig ione : la. grande sacca si era ridotta ad un bre,e tragitto, le urine n ormalmente incanaltite si present.avano affatto limpide e le condizioni generali erauo floridissime. La sesta nd'rotomia fu pratieata dal capitano medico U . R iva in un ca,;o tli a:scesso fetido pararenale sinistro, con t,~glio lombare e resezione della XI e XII costola 1 in vicinanza dell"articolazioue verwbrale. E:;seudo in seguito insort.a carie costale e dei processi verte· lmdi tras-ersi, fu fatta r escissione di tutto il tessuto morboso scler0tico ed in parte fungoso, la resezione della X costa, dei monconi
DlèLL.E OPERAZIOXI CnIRURGICHE, ECG .
dell'XI e XII già resecati e delle apofisi trasverse corrispondenti. Si ebbe la guarigione per granulazioni e l'infermo fu dimesso in ottime condizioni generali. L'ultima nefrotomia fu fatta dal capitano medico Di Giacomo in un caso di ascesso peri renale destro, con esito di guarigione per prima. Seguono 3 cistotomie soprapubiche per calcolosi vescicale, tutte con esito di guarigione per primam. Una. fu praticata dal capitano medico De Sa.rio col taglio mediàno verticale, estraendosi un calcolo moriforme di media grandezza, e colla riunione della f,~rita vescicale mercè doppia sutura, conforme alla tecnica consigliata dal Bassini. L'l seconda fu eseguita dal capitano medico Sertoli, con estrazione di un calcolo delle dimensioni di una mandorla con nucleo di acido urico e corteccia cli fosfati. La terza fu fatta dal capitano medico U. Riva, il qnele estrasse un calcolo ùi ossalati, grosso quanto un uovo di gallina. Sono successivamente riportate 2 nretrotomie interne, delle quali una eseguita d'urgen;:~a dal tenente medico Citanna coll'uretrotomo del .Maisonnenve in un caso cli restringi mento uretrale doppio da processo blenorragico di antica data, con ritenzione di urina., e l'altra dal maggiore medico Marini: esito cli guarigione in ambE>due i casi. Sono :noltre segnate 3 dilatazioni graduali dell' uretra, con favorevole risultato. Sonoancora registrate 7 orchiepiclidimectomie, delle quali 6 in casi di orchioepididimite d i natura tubercolare ed 1 in un caso di sifilide costituzionale, con esito di guarigione per tutte ed una orchiopessia fatta dal capitano medico U. Riva in un caso di ectopia inguinale del testicolo destro aderente per mezzo della tunica fibrosa ai tessuti sopraaponenrotici della parete anteriore del canale inguinale, con risultato di ~uarigione per primam. L e operazioni per la cura radicale del varicocele furono 382 con 379 guariti, 1 rimasto in cura al 31 dicembre e 2 con esito non indicato. Nel m11ggior numero dei casi (21U ) fn eseguita la resezione frà due legature delle vene varicose e .S:::sazione del 111oucoue inferiore al pilastro interno del canale inguinale: in 59 casi fu applicato il metodo del Carta, alto e basso e sue modificazioni, in 2! il processo Kahler, in 23 fn prescelto il prot esso misto del Tricomi, in 14 casi fu fatti~ l'orchiopessia inguinale col metodo Bonomo, i n 18 la scrotectomia trasversale col processo L ejars, in 14 fu adottato il processo Durante, in 8 la flebectomia alla Kocher, in 6 si seguì il processo del Cooper, in 3 quello del Reclns, in 3 quello del Tansini, in 1 quello del Volpe, Dei 379 e~iti di guarigione in 122 la durata della.
nE:,mcONTO STAUISTICO
cura postoperatoria fn inferiore ai 20 giorni, m :231 variò dai 20 a r 4G e in 26 superò il 45° giorno. Sono quindi riportate 4o operazioni per idrocele, di cui 31 per idrocele cistico della vaginale, 7 per idrocele cistico del funicolo spermatico e 7 per idrocele comunicante, con 42 risultati d i guarigione e 3 esiti oon indicati. Nei 31 operati di idrocele cistico della vaginale in 9 casi fu prescelto il metodo del Wolkmann, i n 7 quello del Bergmann, in 5 quello del Kocher, in 4 fu fatta l'eversione della vagiuale alla labulay-Vautron e per g li altri non è indicato. Nei 7 operati di idrocele cistico del funicolo spermatico fu applicato 5 volte il processo Bassini, che fu pure presc,,Jto pei 7 operati cli idrocele comunicante. Dei 42 guariti, per 12 la durata della cura post-operatoria fu inferiore ai 20 giorn i, per 2G oscillò fra i 20 e i 45 e per 4 superò i 45 giorni . Successivamente sono registrate 101 operazioni per fimosi, con 9G guctrigioni, 1 rimasto in cura al 31 dicembre e 4 esiti non indicati. In 58 casi fu usato il metodo dalla circoncisione, in 33 quello del taglio dorsale <lel prepuzio, in 3 q ue llo del Campana ed in 2 il processo del hlalgaigne. Fra le operazioni sull'apparato uro-genitale sono infine segnate un'amputazione di pene s0prannumerario in un caso di penis duplex fatta dal capitano medico Lionti, con guarigione per primam; un dislocamento t1cl1'uretra scrotale e perineale in un caso di ipospadia peno-scrotale, eseguito dal maggiore meclieo Calegari attraverso il glande ed il pene perforati, con esisto favorevole e colla persistenza di una piccola fistola UP.l solco peno-scrotale in via di guarigione spontanea; ed una urctrorrafia praticata dal te11ente medico Zaffiro in un caso di grave contusione perineale con rottura dell'uretra. In questo qninto gruppo di atti opci·ativi sono state cla ultimo comprese 2 punture lombari. La prima fu pr::iticat,a dal capitano medico T onietti in un caso tli meningite da otite media. purulenta acuta destra, con estrazione di 20 eme. di liquido cefalorachidiano ed esito infausto. La seconda fu eseguita dal capitano medico Truffi in un caso di meningite cerebro-spinale: la prima rachicentesi diede esito
a liquido torbido, che lasciò depositare uno strato abbastanza r ile· van te di pus, con presenza, al microscopio: del meningococco del Weichselbaum . In seguito si pratit:arono altre S(>Ì punture, delle quali le prime procurarono aU'ammalato dr i periodi d i vero benessere cbe durarono parrcch i giorni, mentre le ultime non apportarono alcun sollievo, e 1' infermo dopo nno stato cli completa incoscienza. morì.
DELLE OPERAZIONI CllllH!RGICHI;, ECC .
VI. -
747
OPERAZIONI SULL'ARTO S U PERIORE.
Fra gli atti operativi eseguiti sull'arto superiore acce1fneremo anzitutto a 6 amputazioni; due del braccio col metodo circolare praticate rispettivamente dai maggiori medici Ci tanna e San toro dopo vari ed inutili tentativi di cura conservativa: la prima in un caso di a.rtrosinovite tubercolare del gomito sinistro, la seconda in un caso di a.rtrocace al gomito destro a grado assai. avanzato, con carie e degenerazione estesa dei capi articolari, confermate all'esame radioscopico. Un'amputazioue dell'avambraccio al 3° superiore con metodo a lembo, fatta dal capitano medico Oddi in nn caso di artrosinovite tubercolare del polso destro ; un'amputazione del 2' metacarpo sinistro per osteo-artri te tubercolare dell'indice, eseguita dal maggiore medico Salinari; un'amputazione del dito medio della mano destra per flemmono settico fatta dal maggiore medico Calegari ed infine un'amputazione della 2n falange dell'indice àestro in un easo di frattura esposta della medesima eseguita dal maggiore medico Aantoro. È segnato esi to di guarigione per tutti. Sono inoltre segnate 25 disart icolazion i con 22 g uariti, 2 con esito non indicato ed 1 rimast,o in cura al Bl dice,mbre : di que,;t,e 1 disart icolazione di dito soprannumerario de ll a. mano sinistra, 2 dell'indice per processo tubercolare1 1 dell'n.nulare per frattura da schiacciamento, 2 del mignolo per lesioni traumatiche; 8 disarticola zioni della 2• falange, di cui 4 per ferite da strappamento, 2 per patereccio e 2 per carie; infine 11 disarticolazioni del la 3' falan ge, di cni 5 per patereccio, 3 per osteoperiostite e 3 per ferite lacero·contuse. Seguono 2 resezioni dei capi articolari di falangette in un ca.so cli carie ed in un cas.o di ferita da strappamento, con guarigione per primam in entrambe. Sono registrate 15 riduzioni di fratture dell'arto superiore, dello quali 5 cruente e 10 incruente, con esito di guarigione p<!r tutte. Delle 5 riduzioni cruente, 1 fu pratitata. per frattura della clavicola. sinistra, 1 per frattura complicata e comminutiva dol coadilo interno, dell'omero sinistro, 1 per frattura dell'olecrano destro, associat1t a lnssazione posteriore de l gomito destro, 1 per frattura a scheggia del cubito sinistro da ferita d'1trma da fuoco ed 1 per frattura. del radio destro, con notevole spostamento dei frammenti. Delle 10 riduzioni incrueute, 4 furono fatte per frattura della clavicola., 1 per frattura doppia dell'omero destro al collo chirurgico e al terzo inferiore, 1 per fratt ura dell'omf'ro sinistro, 1 per trattura dell'olecrano sinistro, 1 per frattura del radio ed 1 <lel 4° metacar po dello stesso lato ed influe 1 per frattura della. prima falange dell'indice destro.
7-18
R ENDI CO ~TO STATISTICO
Sono segnate infine 9 riduzioni incruenti di lussazioni con altrettanti esiti favore,oli: delle q uali 7 per lussazioni della. spalla (5 sottocoracoidee ed 1 intracoracoidea), 1 per lussazione del gomito destro ed 1 della ma no destra.
Yil. -
0PE1UZI0NI St;LL 1ARTO INFERIORE.
Fra le operazioni praticate sull'arto inferiore sono in primo luogo riportate 6 amputazioni, delle q uali 1 al terzo medio della coscia, fatta daJ maggiore medico Piergianni col metodo c ircolare in un caso di artrosinovite tubercolare d<•l ginocchio sinistr o con esito di guarigione per prima, e 5 della gamba. Fra q ueste 1 per cancrena. della gamba sinistra con esito infausto, e 4 per artrosinovite tubercolare delle ossa del piede (2 amputazioni sottoperiostee alla Bruns al terzo superiore, l al terzo men io eù 1 al terzo inferiore), con 3 guarigioni per prima.m ecl 1 esito 11011 specificato. Non è segnata al cuna disarticolazion e, ed è registrata 1 sola ar· t rc•tomia per si110,ite tubercolare del piede destro e guarigione con anchilosi dell'articolazione. Seguono 43 paracentisi articolari al g inocchio, delle q uali 21 per gonidrarto traumatico, 19 per gonemartro traumatico1 e 3 per artrosinovite tubercolare, e;on consecutivo lavaggio per questi ultimi casi di g licerina iocloformica. In 4 casi fu fatta anche l'incisione anterolaterale esterna per lo svuotamento de lla raccolta siero-ematic,.a. È segnato esito di guarigione per tutti. Sono inoltre elencate 4 estirpazi oni di borse sierose prerotulee ed 1 estrazione di corpi mobili articolari al ginocchio sinistro cou guarigione per primam ; 3 seq uestrotomia con estrazione di frammenti ossei dal femore, dalla tibia e dall'alluce, con 1 guarigione per primam e 2 per granulazioni; e 5 raschinmenti, d i cui l alla tibia destra per periosti te traumatica, 1 al malleolo esterno, 1 all'astragalo e 2 a i primi metatarsi dello stesso lato per carie fungosa, con 4 risultati favore,oli ed 1 non indicato. Sono snccessiYamente riportate 19 rid uzioni di fratture, delle quali 13 cruante e 6 incruente, con 16 esiti di guarigione, 2 rimasti in cura al 31 dicf>mbre ed 1 letale. D elle 13 riduzioni cruento accennerf> mo anziiutto ad un caso di frattura esposta della gamba destra, con spappolamento dei muscoli e vaste lacerazioni della ente in seguito a sehiacciamento sotto un tram a vapore. Si tentò la. cura conservati-11, e furono fott i sbrigliamenti e causticazioni col termocauterio, e dopo la riduzi one dei fram menti e la sutura clei muscoli si applicò un apparecch io pro,visorio; ma il giorno seguente insorse violenta cancrena che trasse a morte l'infermo. Seguono 1 riduzione per frattura
DH:LLE OPE RAZlO::SI CHJRURGIC'HE, ECC.
del femore destro con fessura longitudinale dei frammenti, 1 riduzione per frattura epifisaria del femore sinistro con n otevole ,ersamento sanguigno capsulare, 7 p~r frattum trasversale della rotula, 2 per fratture complete esposte della gamba al terzo inferiore ed 1 per frattura e distacco sottocutaneo della testa del perone sinistro, con lacerazione della capsula sinoviale articolare e voluminoso ematoma al poplite sinistro comunicante colla cavità articolare del ginocchio: il maggiore medico P 1:1rassi praticò i n q uest'ultimo caso l'osteosintesi mediante filo metallico e l' art,rosint.esi con filo di seta, con guarigione asettica e soddisfaceute r eintegr azione funzionale. Delle 6 riduzioni incruente : 1 fn eseguita per frattura del l'ala iliaca destra, 1 per frattura delle due ossa della gamba llestra, 1 pPr frattura del perone sinistro, 1 per frattura esposta della tibia destra, 1 del malleolo esterno ed 1 bimalleolare associata a lussazione til; io-astraaga· lica sinistra. 80110 infi11e rPgistrate 2 riduzioni i ncruente di lus~azioni, delle quali 1 lussazione iliaca <lei femore sinistro, ed 1 del polli ce dello stesso lato. con esito di guarigione.
VIII. -
0PERAZTO~I St;J VASI.
È segnato in questo gruppo 1 solo in tervento per all acciatura dell'arteria tibiale posteriore fatta dal maggiore medico Giani in un caso di ferita d'arma da fuoco alla g amba sinistra, con esito di guarigione. Sono quindi riportate 18 operazioni per vari ci : in 10 casi le vene varicose era.no localizzate all'ar to inferiore sinistro ed in 8 al destro: per la mn.ggioranza dei casi la vena inte1·essaLa fu la safena interna, e fu adottato il metodo del Trendelemburg. P er tutti gli operati si ottenne la g uarigione per prima in tenzione. IX. -
0PP.RAZI0 :-.I
surj S IS'l"F:U,1. GLAN 00I.AR E ·LI:"1,'ATICO.
Gli interventi sul sistema glandolare linfatico sommano a 331, con 319 guarigioni, 2 rimasti in cura al 31 dicembre, 6 10 esiti n on specificati. Sono segnate 15 asportazioni t1i glandole ingorgate alla region e sottomascellare, d i cui 13 ebbero una durata post'operatoria inferiore a. 30 g iorni e 2 superiore. Seguono 37 enucleazion i di adeniti alla regione cervicale: notevole n n caso operato dal capitano medico Caccia d i adenite la.tero-cervicale destra, profonda, t nbercolare, con estese aderenze alla giugulare interna, che per lo sviluppo r elativamente rapido e progressivo, per l'unilateralità della lesi one e per la completa indolenza. aveva dato sospetto all'esistenza di un tumore maligno : dei 37
750
RENDICO~TO STATISTICO
operati 22 guarirono prima di un mese e 15 superarono questo limite. Sono inoltre registrate 2 asportazioni di adeniti alla regione toracica con guarigione entro a trenta giorni, e 15 alla regione ascellare, tutte seguite da guarigione, la. quale per 10 avvenne entro 30 giorni. Come negli anni precedenti, il maggior numero di interventi fu praticato alla regione inguino-crurale con 161 enucleazioni di adenopatie, di cui 102 di natura idiopatica e 59 di origine venerea. Delle prime, 9 erano bilaterali e 7 iuteressavano soltanto la regione crurale; delle altre, 5 erano bilaterali e 2 crurali. P er le une la durata. della cura postoperatoria fu inferiore a 30 giorni soltanto in 24 casi, e per le rimanenti, 18 guarircno prima del 30 giorno, e 41 superarono questo limite. :I!: infine segnata un'estirpazione di glandole infiltrato alla regione perianale, guarita in 2 mesi.
X. -
ÙPEl!AZIONI SIJ I TENDINI E SUI MUSCOLI,
Sono registrate in questo gruppo 3 tenorrafìe, con 2 guarigioni operatorie e funzionali ed 1 esito non indicato. Una dei tendini flessori dell'indice destro eseguita dal maggiore medico Carta-Mantiglia, e le altre due dal maggiore medico Calegari (sutura dei tendini flessori del modio destro, e del tendine estensore del pollice sinistro). Sono ancora indicate 14 estirpazioni di ci;iti sinoviali (gangli) con 13 risultati <li guarigione ed 1 non indicato: di queste 8 avevano sede alla regione del polso, 3 al dono della mano e 3 alla regione dorsale dél piede. Da ultimo sono compre~e 2 operazioni di ernie muscolari, di cui 1 con sede al lato esterno della coscia sinistra e l'altra non specificata. Guarigione per prima intenzione in ambo i casi.
XL -
ÙPERAZTONI SIJI NERVI.
È segnata una sola neurorrafia praticata dal capitano medico U. Riva in un caso di postumi di ferita d'arma da taglio all'avambraccio sinistro con paralisi del nervo cubitale: fu fatta l'escisione della cicatrice aderente e ricercati i due monconi del nervo cubitale, pre\·io cruentamento, si a ffrontarono con 3 punti di catgut, di cui uno a tutto spessore e due marginali, ed attorno a l nervo suturato si cucì la. guaina e l'aponeurosi intermuscolare. Si ottenne la guarigione per primam, e q uando l'operato fu dimesso, la paralisi del cubitale non era ancora del tutto scomparsa, ma i segni di rigenerazione nervosa erano evidenti e la fun zione della mano ora notevolmente migliorata.
DELLE OPERAZIONI CHlRGROICHE, E CO.
XII. -
751
OPERAZIONI DI PLASTICA .
Furono praticate 6 plastiche; tre delle quali dal capitano medico U. Riva: una plastica alla l\Iirault d'Angcrs, in un caso di labbro leporino, previo distacco del labbro dal processo alveolare, al quale era aderente; una plastica all'italiana in un caso di ferita d'arma da fuoco, con strappamento della 2• falange del pollice sinistro e del rivestimento cutaneo della l" falange e metacarpo corrispondente; fu preso il lembo a largo peduncolo dalla cute della regione anteriore dell'atldome; una plastica alla Doyen in nu caso di ipospadia balanica. Le altre tre plastiche furono eseguite dai maggiori mediei Perégo e Marini e dal capitano Chini, rispettivamente in casi di sindactilia fra il medio e l 'indice della mano destra, di postumi di scottatura e di reliquati di favo alla nuca. È segnato esito di guarigione per tutti i 6 casi.
XIII. -
AsroRTAZ1ox1 01 TUMon1.
Le asportazioni di tumori furono 137 con altrer,tante guang10ni e le loro varietà sono registrate nello specchio A per ordine alfabetico. Sono anzitntto riportate 7 asportazioni di angiomi, di cui 1 alla gnancia, 2 alla regione cerviuale, 1 alla spalla, 2 all'avambraccio ed 1 al braccio; 2 di ateromi (alla guancia ecl al cuoio capellnto); 10,J: asportazioni di cisti, cl i cui 3;j di origine sebacea, l!l dermoidi e le altre di natnra nou specificata. Delle suddl3tte cisti, 5 ayevano sede alla fronte, 14 al cuoio capelluto, 11 al padiglione dell'orecchio, 22 alla regione sopraciliare, 1 alla labiale, 22 a lla guancia, 13 alla regione cervicale, 2 alla regione scapolare, 1 alla coccigea, 1 alla regione toracica, 6 all'epididimo, 2 all 'arto superiore e 4 all'arto inferiore. B segnato esito di guarigione in tutti i casi. Sono successivamente riporta.te: 1 estirpazione di epitelioma. del margine sinistro della lingua, fatta dal maggiore medico Carta-Mant iglia, previo taglio trasversale della guancia, con guarigione operatoria; 10 asportazioni di fibromi, di cui 3 alla regione occipitale, 1 alla palpebra inferiore: 1 alla mandibola, 1 al collo, 1 al dorso, 1 all_a spalla, 1 alla regione perionale ed 1 all'anulare, con esito ùi guarigione per primam; 2 enucleazioni di igromi al gomito ed al dorso della mano; 4 estirpazioni di lipomi (1 alht regione dorsale del peso di 1 kg., 1 al collo, 1 alla regione sopraombellicale ed 1 alla regione glutea.); 1 enucleazione di rabdomio-neuroma all'eminenza tenar della mano sinistra e proveniente dal canale del carpo; 4 asportazioni di osteomi (\:l miosteomi nello spessore del brachiale anteriore, aderenti all'apofisi coro-
752
RE:S-DIC.lQITO STATISTICO
noi<le del cubito, ~ o:;teomi al terzo :mperiore del radio e della tibia), e finalmente 2 estirpazioni di papillomi del pilastro anteriore destro, asportati col concotomo dell'Hartmann. E sito in tutti d i guarigione.
XIV. -
ESTRAZ I ONI DI CORPI ES'JRA:S-EI.
Sono registrate in questo gruppo 9 estrazioni di proietti li in teri e 3 di frammenti di essi . Dei primi, 3 furono estratti dal maggiore medico Calegari, rispettivamente deJl'avambraccio (]ungo supinator e), dalla regione glutea e dal primo spazio interosseo metatarseo d i sinist.ra; 2 dal maggiore mer1ico Carta-Mantiglia alla regione anteriore della coscia e della gamba sinistra; 1 dal maggi.ore medico Fanchi.otti al quinto metacarpo d<:stro, 1 dal maggiore medico A.belli al tessuto parostale del femore destro, 1 dal capitano medico U. Riva dal braccio sinistro ed 1 dal tenente medico Zaffiro alla regione volare della mano destra, con esito di guarigione per tutti gli. operati. Delle 3 estrazioni di framm enti di bossolo, 1 fu fatta dal maggiore medico Salinari da l palmo della mano d estra, le altre dal maggiore medico Vnsilicò, e dal capitano medico Cimino dal quarto spazi.o intermetacarpeo destro con r isultato di guarigione per prima intenzione. 80110 inoltre riportate 3 estrazioni di corpi estranei dalla cornea, 1 dall'orecchio, 1 estrazione d i un frammento di grosso ago dalla regione motaearpea destra, 1 dalla coscia sinistra, 1 dalla gamba destra ed 1 estrazione <li frammento di vetro dalla pi.anta del piede sinistro, con risultato d i guarigione por 7 e per 1 non indicato. XV. -
0PERAZIO.NI DI FLl;;MMO:S-I E D ASCESSI.
Le opera?.ioni per flemmoni. furono 40 con altrettanti esiti d i g uarigione. Di questi: 1 era tliffnso alla faccia, da periostite alveolare; 5 avevano sede alla reg ione parotidea, 8 alla r egione cervicale, 1 alla. toracica, 2 al braccio, 4 all'avambraccio, 6 alla mano, 2 alla coscia, 2 al ginocchio, 2 alla gamba, 6 al dorso del piede e 2 a ll'alluce. Gli interventi chirurgici per ascéssi furono 81: psr 71 è segnato esito di guarigione, per 6 n on è indicato; 3 erano tuttora in cura al 31 dicembre : si ebbe a verificare un esito letale in un caso di ascessi multipli tla otite purulenta e pioemia. Deg li 81 ascessi: 8 avevano sede alla faccia, 7 alla regione cer,icale posteriore e 5 all'anter iore; 2 a l la regione ulavi-pettornle, 4 alla regione toracica da carie costale, pei quali l'apertura dell'ascesso fu seguito dalla. resezione delle co:;te necrosate; 1 al fegato, operato dal maggiore medico Salinari per ,ia transpleuro addominale, preYia puntura esplorati,a; 1 alla regione periceC'ale estendentesi fino alla loggia renale, operato dal maggiore me-
DELLE OPEJU;,;IQ:,.:r C li lRORGICHE, ECC.
753
dico P erego con incisione obliqua lombare, 1 periappendicolare apertu con incisione lungo il bordo esterno del muscolo retto; 5 alla fossA. iliaca. Seguono 4 ascessi p erinretrali, 1 prevescicale erl 1 della pro· stata, 16 ascessi perianali, 2 al cavo ascellare, 1 al braccio, 1 all'avambraccio, 4 alla mano, 7 alla regione glutea, 2 all'ing uinale, 3 alla coscia, 1 alla gamba e 4 al piede.
XVI. -
0PERAZI0)<I VARU:.
Sono comprese in q nesto ultimo gruppo 90 asportazioni di unghie incarnate con 86 risul tati di guarigione e 4 esit i non indicati ; 5 spaccature di seni fi stolosi, di cui 1 al collo, 1 alla regione lombare, 2 alla coccigea ed 1 all'inguinale con altrettanti esiti fa.~orevoli; 9 incisioni e raschiamenti di paterecci con 8 guariti ed 1 esito uou indicuto; 5 svuotamenti di ematomi tutti seguiti da guarigione, di cui 1 nella regione lombare, 1 alla vaginale del testicolo e gli al tri nell'arto inferiore ed infine 8 escisioni di cicatrici (delle quali 1 alla nuca, 1 all'angolo palpebrale esterno, ed 1 alla r egione inguinale) ed 1 escisione di margini granulosi in un ca~o di ferita lacero-contusa alla regione posteriore della coscia.
48 -
Gior,u1le di mt<li; iw, 1,ulil11 r, -
f':i,;, . X
754
RENDICONTO STATISTICO
SrE CC' IIIO
A. -
Quadro statistico delle operazioni.
I eI tf I o;:
n;RAZIO;\I 11r, lll'l:IHTUII!
.s ~
~
c:.C
-e
6~
~i I -.., J!=;:; I ·;::
::,
.;
e
I i
..
e
f~ ~f
e
=
I
Cl
2
~
~ e
~
:;;
l
I
0PER.t.ZIONI S~' L CRANIO,
a ) crauiect.om ie .
l
- -
-
21
21
-
-
M~g;ure medico: Calegarl. b) trapanazionti dell 'apoflsi mastoidea Tenente coloonello medico: Bonomo 1. ~lajlg-for i medici: Carta Mantiglia S. Tavazzani 2 , Nieddu 2, Ueroucci l, Delogu 1, San· tuc<'i I, Fanchfotti 1, \'asllicò ). Capiten i medici: Caccia l, Tonietti ], Ohi!lini 1 . Sert.oli I. TPnenti medici: 7,'lffiro 2. Singlltico 2.
-, I
e) aaport azio nl di sequeRtri ossei MalCgfore meclico: Perassi l. Capitan o medico: Cimino l.
2
I
o
2
2
-
- -
2
2
-
- -
3
3
- - -
l
1
- -
l
1
-
2
2
- - -
Or&RA z1ois1 s Ul.LA FACCIA
a) operezion I sujlli occhi:
l) en uclern:loni del p:lobo oculare .
Magp;iore medico· Santucci l ('ap11an o medico: 'ìerto\i 1.
2) exE'Dll/ratJO bulhi. Mngi,cio1·i medici· Delol{n 1, Morino 1. Capitau o medico· Cimino ]. 3 par acent isi della cornea.
Ma~inor<' medico Caleirarl ]. 4, "I*' razioni di cataratta. Tenente colo11nello medico: Bonomo Il. ;i) iri dertomie . Mag~iore medico: 8autoro;1. Capitano medico: ~ertoll 1. ,_
Da riportar,,
,_ - -33
a2
-
-
1
- -
--
1
DKLLE OPEHAZ IO:'.\I CHlHCRG I C. II E, ECC.
Io
e
Il ~ ;: = o .:''~
I-=-E., ' -~~ '
~i:
-
=~ ="5'
., k
-: "' ::2. 1: ....
OP tlU ZJùXl f. 11 Ol'EUAT(•fil
z:
o"'
I
· o~~ ,::,
I:i
- --- - R iporto 6) aspor tazion i di pterigio
·;:
"'
o
6
= eo
!;
~ ..,
S3
.
I
~~ I ~f
" -·~
~-:: e: -
::-:
<e ::,
.; '
;;
s
o "" I ::;: ' ·;;
- - l 6 - -
32
1'1ag-,l'ior i med ici : Bernucci 1, Morino 1, Sanlucc i 2. Capitani med ici: Pellerino 1, Truffi 1. 'i)
11-
21
26
-
..
:1
3
-
-
.
2
2
-
- -
7
7
- - -
Hspor taz ioni di calazio .
Tenent A colonnello med ico : Bonomo 1. },fait1<iori med ici : Bernucei ~. Santucci 4 , Ca· leµ-ar i 2, Salinari 2. Snntoro 2, 1'1orino 2. Oarr:t I, Pimpinelli 1, Delog-u l , ~Jairflett.a J. Capitani medici : De Sarlo 2, Serto li 1, Ci·mino J, Znccar i 1. Tenen te medico : Bucciante 1.
8) oper~zioni per dncriocisti te
-
Magi,riore medico: S:rnt ucci 2. Capitano medico : 1Jarri l. 9) <lilat• zione del condotto lacrimale Ca pitani modici : Cimi no 1, Caccia ].
li) operazioni sul naso e orecchio : 1) ae por tazi oo i di polipi nasal i .
Ii
1'1aggiori medici : San tucci 2, Bernucci l , San toro 1. Capitani medici : Toniet t i I, Serioli I. Tenente medico : Zaffi ro ). 2) t urbi notom ie
1
J
- - - I
3
3
-
77
":6
I
1'1agglore med ico : De Rosn 1 8) operazioo i su ll'orecchio.
-
-
-
-
Maggiore merlico: San toro I. Capitano medico : Tonietti 2. e) ope razioni s ulla r C'trobocca.
1) asportazioni di tonsille . Mag!!'ior i medici: S:rntncci 11, Bernucci 7, Calegari G, Ostino 4, De llo~a 2, Santoro l, Fancbiott i I , \"as iiicò I , Giani 1. Da riportarsi
.
1
I I
I
-- -- - - - 159
156
I
1
_I I· l
il
7oG
RENDICONTO STATISTICO
1-~-
I
·e:o
:,C
I t~ e: ~ ;o z~ ·-
~~
..
~ .s., ..: ""' :,.:., I .:
,:,·;:;
.,-~
-::,<P
UPERAZIO!'il ED OPERA TORI
. c.
" -'- 1 e:-
·-·- .,E
e:
is s_ .s .." =o, .. ~ -;:; ;:i I I I 159 156 1( 1 1 I
-::,O
.,,~o~.,
._.,,,
o
e:
o
:, e:,
z
.RipOf"tO
Capitani medici: Tonletti 1!I, Caccia 2, Cimino 2, Riva U. 1, Gbilllni 1, De Bario 1, Sertoll 1. Tenenti medici: Risicato 4, Della Cioppa S, Talei I, Zaffiro 2. 2) operazioni 1ull'11gola.
:i;
d) operazioni sulla ossa della faccia Maggiori medici: (;arta Mantiglia gianni 1, Calegari 1. Capitani medici: Oddi 2, Cimino 1. Tenente medico: Costantini 2.
s
1
I1 -
10
10
-
1) operazioni per angina del Ludwlg
4
'
-
- - I I
I
I 2
2
Tenente colonnello medico: Carbone 1. Capitano medico: Cimino 1.
!
I I I
I
- I-
-· ''
-
_I
Ù PERAZIONI SUL COU.O.
I
I
I
s, Pier-
2) asportazioni di gozzo Tenente colonnello medico: Carbone 1. Maggiore medico: Carta Mantiglia 1.
I
I
Tenente medico: Risicato.
.I
2
21
'
-
I
I
I
I
ÙPBRAZIONl SUL TORACK.
I a) toracent!lsi Tenenti colonnelli medici: Fai;,ris 1, Barbatelli 1. Maggiori medici: Cutri, 5, Delogu 1, Vlgliardl l. Capjtano medico: Truffi 6.
I
"O
.::
II b) toracotomia intercostali .
15
14
-
-
1 I
I
j
3
s -
16
14
-
_ I
-
1
Maggiori medici: Bernucd 1, Cut ri 1. Capitano medico: Cannas 1. e) toracotomle retrocostali j
I I
I
I I
I i
1
Mag giori medici: Calegari 7, Bernoccl l, Delogu 1, Carta Mantiglia 1. Capitani medici : Riva U. 2, Cimino 1, Camboni 1, Sertoli 2, Truffi 1.
I
I 1
d) operazioni va rie .
Maggiore medico: San toro 1.
Da r ,portar,i
-
-
-
-209 202
l
--
2
l
4
757
DELL E OPERA1:I0XI CHIRURGI CHE, ECC,
Il ~= ~-~
't:;::
-é o
OPERAZIOi\'I F.!> OPERATOHI
..~':;5 ~~
R iporto
I
I I I '
I
e .e
·-e
1•1 ·=- I :- c. o
~
z
I
~e
·~.~
z.~
o."t:
5
I
0 ·~
I ·~ ~
!; f:~
'
2'"=
2 :::,
.s.,
Il
" ~ ·= g e
3
I ="" .; ~
~
209 :102
2
~
o
~
4
I
OPERAZIONI SULL'ADDOME E SUL DAC!NO.
a) laparotomie
I) per traumi
-
-
3
4
I
14
9
4
3
-
-
2
2
-
- -
Tenente colonnello medico: Bonomo I. Maggiore medico: Caleg ari l. Capitano medico: Lionti 2. 2) per appendicite Tenente colonnello medico: Rizzo I. Maggiori medici: Calegari 9, Carta Manti glia 4, Bernucci I. Capitani medici: Oddi 2, Lan za, I , Sagg ini I, Caccia 1. 2) per peritonite tubercolare .
I
2
2
1
Magg iore medico: Carta Mantiglia 1. Capitani medici: Saggi ni 1, Ghillini 1, Truffi 1. 4) per occlus ione inte1tinale. Tenenti colonnelli medici: Oiutfredi 1, Gerundo 1. 5) per cirrosi epatica
Il
:
I
-
-
-
l
1
-
-
-
I
Capitan•> medico: Di Giac':lmO 1. 6) laparatomie. esplo rative Capitano medico: Riva U. 1. b) operazioni di ernie viscerali 1) ernie inguinali unilaterali.
359 852
-
'7
-
Colonnello medico: Camettl 3 . Tenenti colonnelli medici: Carbone 3, Bonomo '7, Gerundo 4, Citanna 9, 'Maggiori medici: Carta Mantiglia 88, Proootto 2. Abelli 11 , Sandretti 2, Calegari 36, Perego 1, Santoro 5, Giuffredi 1, Olani 1, Bernncci 10.
Da riportar,,
- - -- - - -- 594 56\l
4
9
I
12
'I
T>R
RE'.\DICO:STO STATI STICO
~~
ò
~e
I~-~
E~
~-3
Z'=:'
ùl'EH.\i'.JU:'( J Er> OPEA ATIJRI
- ò
:o
;~
"
~
-:,
'-'
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ----R i por to
1/
I
.
.
•
e: =M
·;:
594
"
569
I
3
" I ~-
1/
V
= e
11
o
=
3
,..
"'1
;;;
·;:;
o
il
- 11 9 12
4
i'I
Magp-iori medici : Darm 3, F auchiottl 4, T rev isan 2, Vas ilicò 5. LOl!Chi I, Doni oi 2, Piergianni 6, Pimpinelli I. Gaodolf:I I , ~l a rini 5, Boccia 9. S:1linari 12, Perassi ll, ne Rosa I, l>elog u I. Capitani medici: Lanza 3, Castellan i I , Cannas 1, Cimi no 14, Chini 1, Sag-g-ini 1, Ghil· lin i 2. l\lolina ri 3, De Sarlo 4. Odcli 4, Sertoli 8 . T onictti 1, Ri va Y. 26, Sabellico I, Zuccari 2, Di Giacomo 18, Trulli 2, Lionti 2S, , · iola 2, Caccia lU. T e nen ti m edici : :.Jancuso 1, Evange listi 1, Ch i· r oui 1, Zatll ro9, Fra11 2, Romby7. Dei nr.a 1, De lla Cioppa 1, Caffarelli u. Crescimone 3.
I I
Sottotenenti medici: Ardizzonc 2, Gallingao i 1. 2) ernie in gu inali bilaterali .
• • .
•
•
15
I
_ ,
15 -
Ma:igior i medici: Carta Mantigl ia S, Calegari 6, San to ro 1. Capitani medici: Ci mino 1, R iva Y. li. Tenente medico: Zafli ro l.
3) e rnie c rurali
•
I I)
I
- 1
O -
I
Mo1?g i,1ri m e dici : Carta Man tiglia 1, Pe rassi 1. Capi tani medici: Sa~gini 1, Di Giaromo 1, Liont i 2 . .j) ernie d ella linea a lba .
I l
Capitano :med ico : Cim ino. e) operazioni d i fistole anali. emorroid i e ra ~adi a na li
I) flstole anal i : incisione col bisturi
51)
48
Tenenti colonnelli weùici: Carbon11 3 ,Citanna 1. }la 17jl"io ri medici : C~ rta ~lao ti!!lia 1, Pe re ~o 1, Cale~ari l, San toro i, Bernu cci li, Darra 2, F nnchiotti 2, Trevisan .
2
-
-1 I
_ ____ ! Da r 1porcan1 .
.
.
6\it\
039
9 12 il
759
DELLE OPBRAZIO:,;J C.S:IRL'RGIClIE, EC'C.
.s ~
:a .!:
UPf.R.\ZIO'.'il El\ 01'~:rt\TOBI
e
o e
...
" t.!)
- r-
3
~
r.l
::a
·;;;
:::,
" o
Riporto
o
9 12 \
Capitani medici: Amati 2, Lanza l. Cimi no 5, Ghilllnl 1, ·rroiani I, Riva U. I, Di Giacomo 2, Lionti I, Truffi 3. Tenenti medici: Zaffiro 3, l\falabarba l, .à 1ballO 1, Privitera 2. Sottotenente medico: Mafll 2. 2) fistole anali: incisione col termocauterio
·I '
80
I.
80 -
:
I
Tenente oolonello medico: Car bone 2. Maggiori medici: Calegari 3, Faocbiottl I , Piergiaoni 2, Pimpinelli I, Boccia 3, Salinari 6, De Rosa l. Capitani medici: De Sarlo 1. Troiani l, Ser· · toli I, Caccia 3. Tenenti medici: Crespellnni l , Campeggiani l. Zaffiro I, Crescimone 1. Sottotenente medico: Caffarelll 1. 3) emorroidi: asportazi one colla legatura .
'
8
8 -
7'1
76
-
6
-
Maggiori medici: Carta Mantiglia 1, Pronotto l, Calegari I, Santoro 1. Capitan i medici: Lanza 2, Tonietti 2. 4) emorroidi: asportazione col termocouterio
il
I
Tenenti colonnelli medici: Carbone 4, Gandolfi I, Gernndo 2. Maggiori medici: Carta ~!antfglia'9, Calegari I. Bernucci 18, Darr11 l, Vasilicò 3, Loschi I, Piergianni I, Marini l , Salinari 1. Capitani medici: Lanza 1, Ghillini 2, De Sarlo 1, Troiani 1, l.iouti 9, Di Giacomo 1, Caccia l, Amati 2, Chini 2, U. Riva li, Sertoli 2, Tonietti l. Tenenti medici: Malabarba l, Della Cioppa l, Crescimone l, Zaffiro 5, Balestra 1. Sottotenente medico: Maffl 2. 5) RagaJi anali .
1-
Maggiori medici: Calegari l.
Ca pitani medici: Lionti 2, Tonietti 1, Sertoli 1. Tenente medico: Catfarelli 2. Da riportarsi
788
15~
6
11 12
7U()
RE:SOICU~TO STATISTICO
--'-'-'=~=---=
I
·- I
~ ~~
e
..e~g_ I =
nl
e .O
~
UPEl1\ZI0;-;1 EO OPEn.norn
z.!?
.;
"'
Rip orto
.. ""
., ~ :::,
:;,,..,~ e,: ·-.
~..,
.§:: C: "'
= c.,
.;
'i88 'iMl
3
I
'o
·= e o = s ~
~
o
:il
Jl 12
6
dJ OJJerazioni sull'apparato uro-genita le 1) oefrotom ie .
.
.
-
'7
4
s
s -
- -
2
2
-
- --
3
s -
- -
7
7
-
- -
1
•, 1
-
l
2
l',lag-sriori medici : Pimpinelli 1, Pe rego 1, JJern uoci l, Pcrassi l. Capitnni medici: Sertoli l , U. H1 \'Il 1, Di Giacomo l.
2) ciatotomic soprapubiche Capitani medici: Sertoli 1, U. Riva 1, De Sarlo 1. 8) u retrotomie inte rne .
.
.
Tenente colonn ello medico: Cita nna l. Maggiore medico: ì\larini 1. 4) d ilatazioni grad uali dell'ur etra .
Ma1,ririori medici: 8antoro 1. Ma ri oi l. S0ttote11eote medico: Hom by 1. 5) orchiepidi dimectomie Tenen t i colonnelli mAd ici: 13onomo I. Ge rundo 1. Mairg ior i medici: Carta Mantiglia 1, Cale!!"ari l , Pimpinellì. Capitano medico: L ionti l. T euente medico : Frau 1. 6) orc)1iopessie
S82 878
'7) operazion i per varicocele .
l
T enen ti colonnelli med icl: Cametti 2, Carbone 11 , Bonomo 14. Gerundo l. Maj:?gio ri medici : Carta ~lantl g- lia 17, Pronotto 3, A belli 11, Calegari 2 :l, Perego 1, San toro 11, C,1ouas l, Bernucc1 4'i, Darra 2, Fanrh iotti 'i, V11R!li cò 5, Pimp ine lli 3, Marini 2, Boccia 4, Salinari 2, (;1·tanna 2, Delogo 1, Tavaziani 9. Capitani med ici : T.ania 4, F ede rici 1, Castagnoae 1, Cimino 10, Camme 1, Ghillini 1, Sagg ini 1, Amati 1, Chini 1, ne Sarto 'i, Oddi 2, Troiani I, Sertoli 19 T onie tt! 'i, U. lli'"a 15, Zuccari 3, Della Cioppa 3, Di <liacorno 23, Trul li 1, Lionti 18, \" iota 1, T ruflì 4, Cas tPllanl l, Caccia 5.
- s I
I: I
i
.
Da r i11orta r1i
I
II I
I
-- 1rn,j--s 1193
-~~J
761
DELLE OPERAZlO~l CHIRURGICHE, ECC.
o
5
:;; .!:
OPERAZIONI en OPERA TORI
!I
·;;; ..,
JUp~ r to
14 14
Tenenti medici: Evangelisti 4, Chironi 7 Zaffiro 13, Malabarba 1, Serio 2, Frau ,; Balestra I , Forino 2, A Ibano I , Crescimonll 4, Stazzo ne I, Ab I te 3. Sottotenenti medici: Biggini l, Sing!Hico 1, De Bernardis 4, Vannocci 2, Mafll l, Catrarelli 12, Ardizzone 6, C"ammarota l.
.,
8) op~razioni per idrocele: o) idrocele cistico della vagioale
~o
;:a
I
. I 31 29 -
2 -
Tenenti colonnelli medici: Carbone 1, Bonomo 1. Maggior i medici: Carta Mantiglia 4, Abel I! 1, Calegari 8, Santoro 1. Beroucci l, Fanchiotti 1, Piergianni 1, Salinari 2, Ta\•azzani 1, Gandolfl 1. Capitani medici: Cimino 2, Toniettl 2, Zuccari 1, U. Riva 3, Lfonti 2. Tenenti medici: Bucciante I, Forino I, (;alfa· relli 1. I>) Idrocele cistico del funicolo
7
6
-
7
i
-
101
96
1-
Maggiori medici: Calegari 2, Bernucoi 2. Capitaoo medico: Lionti I. Tenenti medici: Dalla Cloppa 1, Caffarelll I.
e) Idrocele comunicante .
Maggiore medico: Pimpinelli I. Capitani medi~I: Cimino I, Lionti 2. Tenenti medici: Zaffiro 2, Della Cioppa l. 9) operazioni per fimosi
I '.I
4 -
Tenenti colonnelli medici: Carbone S, Bo nomo I. Maggiori medici: Carta Mantiglia 3, Tommasina 2. Abelli I, Calegari 5, Perego l, Santoro 7, Oiani 3, Bernucci 5, Vaallicò 3, Piergiannl I, Marini 2, Salinari I , Boccia 2, Plmpinelll 1, Citanna 5, Tavazzani 4, Galvagno 1, Maggetta 1, Ceino 1, Delogu I. Da riportarsi
1389 1295
9
21 14
HE:SPil'0:STO ST.l'l'l$TICO
•WERAZ IO:'il ~" Ul't::11 \ Tùlll
o
::;
I Riporto.
14 I
I S3f) 12!15
Capi tani medici : Lanza 1. Federici I , Foresti 1, Cimino I, Ghillinì I , :\la rf!"otta 1, D<! Sa rlo 6, ()ddi 1, Tonietti I. Zuccari 1, Liont i 2, T esio I, Truffi "2, Caccia 3, Trivelli l. T enenti medici: Chironi o. T rombacco l. Zaf· tiro I, Buccianto l. Costantini "2, Lappon i 2, Oella C1oppa I, Crescirnone I , Gozzi 1. S0ttotene11t.i medici: :\la11ì 3, Romby 1, L'affarell i 2, A rdizzone I. 10) operaz ioni 1"arie .
.
.
.
s -
3
Ma.zgiore med ico : Calc~ari I. Capi tano medico: Lionti J. Tenen te medico : Zaltiro 1. 11) punture lombari .
.
.
.
:2
2
-
Capitani medici : Toni e tti 1, Truffi (i
0PER,\ZIO:SI SULL'ARTO SUl'El<IORI-:.
a) ampu tazioui
.
.
.
.
6
6
:':.fa!!i::-iori medici: Cal('gari 1, S,111 toro 2, Sa.Jina ri 1, Ci tanna 1. Capitano medico: Oddi l. li) disa rticolazion i .
.
.
.
.
22
1
2 -
10
23
T enente colonuel lo medico: Carboue 1. l\!aµ-giori med ici : Santoro i, Darra l, Loschi 1, Pierg-ianni 2, Salinari "2, Beruucci 1, Pimpi· nelli 1. Capitani medici : Lanza I, Cimino I, De Sa r io l, Tooietti I, l". Riva l, Trnffi l. T enenti medici: Yalletta I, Albano 1, Priv itera. e) re~ezioni
2
2
-
:\Jai:rg-icr l medici : Calega ri I, Pimpinelli 1.
d) ridu,.ioni di fra ttnro I ) cnttmte .
.
5
~Jap:g-iori medici: C~lcga rl I, $nntoro 1, Per <'lo(O J. C:ip1tani medici: Lionti l, Odd i I.
Ila ,·,portarsi
1S8:? 133:3
-;1
i U3
DELLE OPERAZIOXI Cltl RCRGIC HE , E CC.
·= ?·~
OPl::R \llO~I u, OPl::H.HUR I
~~
o
;::; ~e ·=E
I I I
'
Riport o
V
";; I
1382 1333
10
2) incruente
.E
Il J
~i Il! 1.: 15 g
--------- - - - - - - -
~
~
10
~
:E
23 li.>
10 '
Map-giori medici: Co.rta :Mant iglia 1, Santoro 2, Piergianni I. Capitani medici: Cimino 2, Oddi l. Sertoli 2. Della Cioppa I.
I
I
e) riduzioni di lussazioni
l 9
1) lncruen te.
9
-
Magg iori medici: Carta Mantiglia 1, Santoro 1, Parassi 1. Capitani medici : Ci mino 1. Saggini l, Sertol i 2. Tenenti medici: S inglit ico l, d' a lboro l.
i I
1,
I 7
'
O PERAZIONI SULL'ARTO llSFERIORE.
a) amputazioni .
o
.
1
4
I
Maggiori medici: A belli 1, P ier giauni l, Pimpiaelli 1, Salinari l. Capitano medico: Lionti :?.
I
l,) artrotomie, paracemesi articolari, estirpazioni ù i borse mucose.
'
1) artrotomie . '
Maggiore medico: Marini l. 2) paracen tesi articola ri
I
Map-giori medici: Calei;rari 10, Dernucci 16, Fanchiotti 2 , Boccia l. Capi tani med ici: Cimino 3, Saggiai 1, O,ldi 2, f'lertoli 3, 'l'rnflì 2, Cucci,, l. Tenente medico: Resegot ti l. Sottotenente mc,lico : Adinol fi l.
Il,;
Capitani medici: Cimino 1, U. Ri va. l, Lionti l. Tenente mrdico: Del!n. c:opp:i. 1.
ij
3) estirpai.ioni di borse mucose
43
2
41
4
4) ostn1zioni di corpi mobili articolari . Capitano medico : L ionti J. !)a ripot'tarsì
145S 1403
10
26 1'7
764
RE:-(DICONTO STATISTI CO o
I f~~; .§3
i:
11 I .. I I z~ ~~ .. 2M .. -;;
"
o ·N
llPEll \ZIO:'il Efl Ol'IWATUIII
tE
'.:I"
-è
Rfporto e) J) sequestrotomia.
,
-=e ;:; e_
-e
.5 o e
~
.3
e
1111
o ;a
ir.
:,
10
1456 1403 3
3
51
4
13
11
G
5
2
2
l
1
lB
18 -
26 17
Maggiori medici: Calei:-.iri 1, PE!rRssl 1. Tenente medico: Cu.l 1fano I. 21 raschiamenti .
-
1 -
Maggiori medici: Cnrtu. Mantigli!\ 2, Bernucci 1. Capitano medico: J,anz:i 1. Teuente medico: Cu.mpegiinul 1. Il, riduzioni di fratture 1) cruente .
.
.
l
Maggiori medici: Cnrtn. ,\lnntiglia2, Sant.oro2, Vaeilicu 1, Perng~i 3, Citanna l. Capitani medici: Cimino 1, Lionti 1, Tl relll l , Tenente medico : Albano L
2 incruente.
.
1
Ma~giori medici: Cnrta Mantiglia 1, Santoro 1, Capitani medici : Cimino 3, Amati I. e) riduzioni di lussazioni
l) iucruente
-
Capitani medici: Chini \, Della Cioppa l. 8
0PBRAZIONI SUI \ 'ASI
1) allacciatura di arterie
Maggiore medico: Giaol 1. 2) opera.ziooi per varici
Tenente colonnello medico: Bonomo 1 Magitiori medici: Carta Mantiglia I, Cnleg0.ri 1, Bernucoi 1, Yasilicò J. Capitani medici: Lenza 1, Oddi 2, Sertoli 5, ll. Riva 2, Truffi 1, Caccia 1. Tenente medico: Serio l. Da rtportar11
-1
'jtjf>
DELLI,; 01'1::IUZIO);I C'lllR(;RGI C'liE, ECC .
s
u
"'
·= g
UPEII I ZIO:\"I ED OPEll.\ Tùftl
e
s
o
~
9
ÙPERA%10Nt SUL S1ò1'E~11 OLAN IJOLIIHE 11Sl'OH l'AZIO:<t DI GLIINOOLE
Ll:<l'ATICO:
I
I
I
I
l J nella reg ione sottomascellare . . . .
15
15
Maggiori medici : Calegari 2, De roucci 1, \'asi· lic0 I. Capitani medici: Serto li 1, Tonietti 2, Zuccari 1, Truffi l. 2) nella regione cervicale .
.
.
I
Irno411447
Riporto
.
10
:;;
21:l
I
I .1
Il 18
I
-, - 1 11
I I
I
91
Si
-
2
2
-
151 15
-
Ma ggiori medici: Carta Man tig lia 1. Catei:rnri 4, Santoro 4, Bera ucci 5. F aocll io tti 3, \'as ilici> 1, Salinari 1, Pimpinelli l. Capitani medici: F oresti 1, Cimino 5, Amati 1, Sertoli 2, Touietti 1, Sabellico 1, Caccia 1. Tenenti medici: Zaffiro 3, Albano 1, Privi lera I.
3) DPlla regione toracica . Maggiore medico: Darra l. Capitano medico : T onietti J.
4) nella regione ascellare . Ma:;!giori m~dici: Calegari 4, \'asilicò 1. Capi1:rni medic i: Cimi no 1, Chini 1, De Sarto 3, Tonit1tti I , Sertoli 2. Sottotenente mPrlico : Sassoli 2
II
5) ae ,la reg ione inguino-crurale (id iopatiche)
102
-, I
I
.
.
.
-1
2
5
11%: 16 11
12
~ 1-;;;
Tenenti colonnelli medici: Car bone 3, Bonomo 1, Citanoa 2. ?.Jagiriori medici: Carta Mantil,!'liaS,Calol!'ari 10. Pere1rn 1. Santoro 12, Giani 2, Fanchiotti 1, Yasilicò 8, Pimpioelli 1, Pe rassi 2, De Rosa l , IJp logu 2, Cei no l. Capitani rnrd ici: Lanzn 1, Cimino G, Ghillin i 5, Arno.ti 2, Pcrtnli 3, Tonietti :, Militello I, Lion ti 7, T rulli I, Caccia 4, ?\laria ni 1. Tenenti medici: Chironi 4, Zaffiro I, Campeg1?iani l, Romby l, Al bano 2. \ 'alletta I, Crescimone 8, R sicato 1. Sottotenenti medici: ?.laffl 1, D'Albore 4, Ardizzo ue 1. ])a ripor ta,·,i
I
\)5
7Go
RE~DICO~TO <;TATISTICù
OPERAZl•JNI Kll OPEfl.\ TL•lll
I
Riporto.
12
16i:'> 1611
G} nella r egion1o ingnino cru rale (veneree)
50
. J
54
. Maggior i medici: Tommasina 18. Calegarl 2, Santoro 3, Fanchiottf S, Vaeillci, 6, Maggett a 1, Ca pitani medici: Federlcl 1,Gbilli nl 6, Amati 1, Milltello 1, Cianri I, Truffi 3, Caccia 1, Ti relli 5. Tenenti medici: Camerano 6, Bruno 1, \'al- , letta l, Della Cloppa 1, Bmni 1. Sottotenente modico: D'Albore :.i. i ) nella regione perineale
I
.I 1 -
Maggiore medico: Calegarl 1.
5
I
I
10
34 18
I
1-
OPERAZIONI SOi TENDINI B MUSCOLI
a) tenorrafle .
3
2
14
IS
2
2
-
I
1-
-
I
1-
12
42 18
Ma{!'giori medici: Carta Mantiglia I, Calegari 2. b) esti rpazioni di cisti sinoviali (gan gli) .
.
.
. ,
1
Mairglorl modici: Calegari 4, Santoro 2, Ber· nucci 1. Capitani medici: Sertoll 2, U. Ri•a l, Tirelli 1, Tenent i medici: Zaffiro 1, Balestra 1. Sottotenente medico : Moffl 1. e) operazioni di ernie muscolar i . Maggior i medici: Perego 1, Berouccl I.
I. 11
0PBRAZIO:SI SUI NER\'I ,
l
Capitano medico: U. Riva I.
12
Il
I
l
OPERAZIONI DI PLASTICA
6
I
6
Maggior i medici: Perego 1, Mar ini 1. Capitani medici: U. Riva 8, Chini 1. )3 A Sl>OllTAZIONB 01 TUMORI,
a) angiomi.
i
Tenenti colonnelli medici: Carbone 1. ~ap:ir1ori medici: Bero11cci l, De Rosa J. Capitani metlicl: Lanza 1, Cannas 1, Sertoli I. Tenente medico: Cbironl I. Da riportarsi
li68j 169G I
I
I
7(17
DELLE OPERA210Xt CHIRURGIOHE, ECO.
5"._
·._-e
E:::.
::, <>
e
:,
z:
o
-
I
.Riporto
I
I ' j
I I I '
I
I I I I I
~
·= o
I e:~
.~
C
.. I g~ = ~
" :'6é:
I
:;
'o
~~
o ,!!
I
I::
..'- .,l:
OPERAZIO~ I 1m OPER~ TORI
3
='-'f c: ..0
o ·N
EO
I
o .,._e»
g
'-o ,,,,_ :§ E _.,, ::ic
b) ateromi . Capitani medici : Zuccari l , Truffi 1.
I
1768 1696
2
àJ epiteliomi .
104
o
-, -
- -
1
I
42 18
-
-
I
.
I
I
I
'
I
I I
- -
l
-
10
_I - -
2
2
-
- -
4
4
-
- -
1
l
-
- -
4
4
-
-
1
I
101
Maggiori medici: Caleirari 3, Santoro l, Bernucci 1, Pimplnelll J, Snntucci I, Tavazzanl 1. Capitani medici: Sertoli 1, Lionti 1. /) fgromi
.:: ~
I
Maggior e medico: Ca rta l'IIantig lia 1.
'
12
2
I
Tenenti colonnelli medici: Car bone 5, Bonomo I. Maggiori medici: Carta Man t iglia 6, Morino 1, Abelli 2, Calegari 1S, Perego 5, Santoro 5, Beroucci '7, F anchiotti l, Vaailicò S, Pierg ianni l, Santoro l, Spina l, Boccia 4, Pim· plnelli 2, Tnvazzani 2. Vigliardi 1, r-Iaggetta S, Sotie l . Capitani medici: Foresti 1, Cimino 3. Ghillini l, Chini l, De Sarlo I , Od<li 3, Sertoli 1, Lionti l, T ruffi 3, Caccia S, Lanza 2, T irelli 1. Tenenti medici: Chiron i 2, Zaffiro 5, Mala barba l, Balestra S, Al bano 2, Forino l, Properzi l. Sottotenente medico : De Franco I.
e) flbl'Omi.
1
104
e) cisti.
""
.
I
Maggiori medici : Delogu 1. Tenente medico: Zaffiro l. g) lipomi .
Maggiore medico: Calegari 1 . Capitaili medici: Lanza. 1, Castagoone 1, Cimino I. h) neuromi
Capitano medico: Caccia l I
•l osteomi.
.
Maggiore medico: Car ta Mantig lia 1. Capitani medici : Di Giacomo l, Trulli 2. I
-
- - -- - -- -, Da riportarsi
12
1896 1s2<1 1
42 18
768
RE~DIC0:STO STATISTICO
.9
5
=o
-=
lJPEIIAZIO!\I !!Il OPEII..\TORI
= e:, =
'.3
!:
o
~
:2
I.
I .Ripodo
1896 1824
k) papillomi .
12
2
2
12
12 -
42' 18
-
Capitano medico: Tonietti 2.
14
ESTRAZIONI DI CORPI ESTRANEI.
a) proiettili e frammenti
Maggiori medici: Carta Mantiglia 2, A belli 1, Calegari 3, Fancbiotti 1, Vasillcò l , Sali· nari 1. Capitano medico: Cimino 1. Tenente medico: Zaffiro 1. Sottoteoente medico: Maffi L
b) altri corpi eatranei Mnggiori medici: Pronotto 1, Santoro 1, Boccia 1, De Roaa 1. Capitani medici: Lanza l, Cimino 1, Caccia 1. Tenente medico: Zaffiro I.
15
I
'i
1-
-
OPERAZIONI P 8R FLEM MONI E ASCESSI,
a) flemmoni.
40
40 -
81
'71
Maggiori medici: Calegari 1, Santoro 12, Sguazzi 1, Vasilicò J., Perasei li. De Rosa l. Capitani medici: Foresti 1, Cimino I. Chini 1, Amati 1. Sert-0Ji 5, Tonietti 5, Mariani 1. Tenente medico: Zaffiro 3 Sottotenenti medici: Migliorati 1, De Ber11ardinls 1, Saasoli 2. b) ascessi .
s
Tenente colonnello medico: Carbone 1. Maggiori medici: Carta Mantiglia 2, Perego 1, Calegari 3, Santoro 4, Rinaldi 1, Gian! 1, Bernucci 1, Sguazzi 2, Fanchiottl 1, Vasilicò 2, Boccia 2, Salinari 2, Perassi 1, Delopu 1. Capitani medici: Foresti 4, Olivari 1, Cimino 6, Gbillini l, Chini 1, Oddi I, Tonietti 5, Sertoli 10, Zuccari 1, Di Giacomo 1, Mariani 2. Tenen ti medici : Zaffiro 8, Albano 1, Privitera 8, De Bernardioie 2 Campeggiani 3 Sottotenenti medici: Arn 1, De Franco 1, Maffi 1, Sassoli 3.
Da riportarsi
6
1
I I
Ii I
I
2039 1956
I
15
49:-;;
-
7ti9
DET,LE OPERAZlONI CHIRCRUICHE EOC.
r:;-::•c 2.2 "'" I 'ij~ -:,o,
OPEfl.\ZI0.'-1 El• OPERA TO RI
120~g-1
1t•1___ - - ---------R iporto
\ 16
.
.
.
15
2039 1956
49 19
ÙPERAZION! VARIF.:
a) aaportazioni di uo g-hle incarnate
I
90
86
-
5
5
-
9
8
-
5
5 -
4 -
Tenenti colonnelli medici : Ca rbone 7, Fabris 1. Magiz-iori meclict: Pronotto 2, San toro 14, Sguazzi 1, Bernncci 17, D11rra l, Loschi 5, De Rosn l. Capitani medioi : Foresti l, Caooas l, Chini 2, Amati 1, De Sarlo 11 , Tonietti 2,Sabellico 1, Tirelll l. Tenenti medici: Singlitico 1. Malabarba 4, Zaffiro 10, Campeggiani 1. Sottotenenti medici: Ara I. De Beroardlnls 4.
I
I
I
I
I
b) spaccature di seni flstolost.
. .
Ten1mte colonnello medico: Barbatelli 1. Maggiori medici: Carta Mantiglia 1, Giaoi 1. Capitani medici: Zuccari 1, De Giorgi 1.
/.'/
e)
I
incieionl di . paterecci .
.
1 -
Maggiore medico : San toro I. Capitano medico: Sertoli 8. Tenenti medici: Aimone I, Zeffiro 2. Sottotenenti medici: hligliorntl 1, De Bernardinis 1. d) apertu re di ematomi .
.
.
.
.
.
.
- 1
Tenente colonnello medico : Citnnna 1. Maggiore medico: Pernssi 1 . Capitani medici: Della Cloppa I, Caccia I. Sottotenente medico: De Bernardinis l. e) escieiooi di cicatrici .
.
.
.
.
4
Capi~ni medici: Chini 1, Saggin i l. Tenente medico: Zaffiro l. Sottotenente mrdico: Maffl I.
TOTAL!l
40 -
G i ~ dC m~icina mililare. -Faso X.
2152 2064
15
54 19 I
770
RENDICO!>TO S1'AT1ST1CO
Operazioni ripartite
S PECCHIO B. -
O S PE
I
I
-
Operazioni sul cranio
·--
] -
1- -
I Id.
su Ila faccia
Id
11ul collo
Id.
lOI 6
o'-
I U -
]- - - - I
1--
1111 t1>1".iC('
11-
2-
Id.
sull'addrime e bacino.
92
Id
~ull"arto superiore.
) _
Id
aull"arto inferiore .
6
Id.
sui •asi.
2 -
Id,
aul sistema glandolare linfatico
24 -
Id.
lllli
li
Id.
11ni nervi ,
I
Id.
di plastica.
'I 6 IO(l 95 U 45 2 ·l
I I
-
-
-1-
I
I
li
7
3 11 "
I 12 -
I_ 3 li- 2
• 8 - '-
-1-L
1 - -
11- 24 22 12 _, 2 18 1 , 32
I
-1I- -,- - - - - ~ =1=
muscoli e teotlinl,
~~
j Aaportazionl di tumor i
7
-J- ~
I 2---
2 .
.1:ò
~:Mtru:GIOIII ,li ~Jrpi e~tl"rtll8Ì,
3-
3
1 2--
Op1;1r.1zio111 pt'r flemmoni c.J aacessl ,
2
5
.1:~ 7 )
2
ToTA1.1
1
•
••
2 -
160110
-
-
17 l -
4
1 18 2 2
~ "1i"I '1"!"'1·1" ,o 191
I 1715
100~ -I
r 771
DELLE OPERAZIONI OHlR\;BGIOllE, EOO.
per stabilimenti sanitari. I
DA LI
INFERMERIE 01 PRESIDIO~; SPECIALI
I,
, J.: -I~ :·i I~ ~ ~ I
I
g"
i e,
I=I~ a
i
~ ~ ~_2 i_~~&_ .,~~~ a:.:~- ·-,--d.: us-~ :o..e :;:l~ :"-~~O"~t~~~.~o i : .!! = == g ·=Is BI g_ ~ T OTALR _ < .,, f rn -1,__ ____.21_ 2...:.,__;:_1_-1 -_1-_-----=-1_-'--,-_-'--_'_- 21__ 1 _ _ _ _ .;
C::o
..
--~
u
Q,.
L~
1
1 3 3
) 21 29
1 _I
2
r,
3
- --
-
1
2 -
-
-
6 -
• ,,, "
.,1
1 28 1913 ,. 55 •• 1 -
I
S3
1
2 I
1
l
,. _ -
8-
-
\
I -
4
1 -
5
2 -
-
1
2 1
3 -
-
1 15
_ I__ -
2
-
2
-
8
I, I,
1 -
- ;- -
1 16
61-
-
1
___ -1- •1 S 1
2
,
- 1-
- 11110-1I ---
-
-1-
'1"
0
3 1- 3 I
-
2-
-
-
-
-
l -
-
-
--1-
2 11 l - -
51
-- -
,-1-----
1
l- 1
5 I 8 1- -
1-
2 5
l__ iI__ _____ _ I
l
, --i ---, -1-- --1 ----------
- -
-
8
l
r
I
- ,- - ,
41 4
31
l
1-
12
1
2- - .
1
-1--i- _
6 11- -
3--- -
-
81----
l-
22-:"--1 ---1--_J______I 1 - - - 1--
1 1
4
3 - 12 10 1
I
I
I
84 '
231
19
I
-j 4 3 3 1 1 2 - 1 1 3 • ' 3 5 - - ,LL 1 1 , - I- - ,1_ __1_1_,__
5
I
Hl
__
I I
118S
I
ll_l_l 1- - - ,- - - - -
46,34 23 4316413'1 13 25 60 "/G s4i52 24 134 8: 2 20 34 7 50! •I 1
-
I
-
-
-
35
1
i
- ·- - -1 -
1-7------- 2 -
1
Il ',
4
-- -
i -1- S--1-I 1--J----
I 1I
1
_I _ _ _
I I
f
1--
_I_-
146
I --- -
-
24.
2-
9 50 19 115 , - 1.ln
SI 6
5
1 1 s-
-
-'--i-----1-. - -
2
t""" ci ...J r"'"
0.. c.,
.::
1
I
1 6
137
20 121
113
2152
I
RIVISTA DI GIORNALl ITALIA~! ED ESTERI
RIVISTA DI NEVROPA'fOLOGIA P 1E1t11E BoxNIER. -
La capacità mano•tatlc& degli aviatori. -
(T,a 1>resse
médicale, 10 giugno 1011).
L'A. avrebbe trovato, nel segmento inferiore del bulbo, dei centri manostatici 11.venti l'ufficio di assicurare il mantenimen to attivo e vigilante dell'equilibrio tra la nostra pressione interna e le ,•ariazioni della pressione ester na. Questa r egione del bulbo contiene un gran numero di fibre nervose derivanti dalle rad ici del trigemino; fibre, la d i cui proiezione perifericn sulla mucosa nasale, occup" la testa del cornett o inferiore. Ora, nei soggetti In cui tensione arteriosa (che è l'agente d iretto di questa re· gola mn n ost a ticn) esce dalla norma, basta d 'ordina.rio una lievissima cauterizza· :i;ione della m uco~a nasale in d etto punto, per far ritornare norma le, pressochè istantaneamen te, la tensione arteriosa Le 1·icer ch e sulla tensione arteriosa, sulla capncità manostuticn., e sulla eccitabilità. dei centri nervosi che la d i rigono, s'impongono negli uviatori. Cosi potrn nno essere evitati g ravi nccidenti p. es. da quel torpore che si impad ronisce degli aviator i quando non pos5ono equilibrare prontamente l a pressione interna e la troppo rapida varia:t.ione es terna, s ia nel salire, che nel d iscendere. T!RELLJ
8T11m. - Ulteriori prope11l della cura del pazsl. in guerra. militiirNrzlliche Xeitsch;·ift, H eft 11, lBU).
(Deutsche
L'argomento della curn dei pn.zzi in guena, come quello della p10Jilassi della d e linquen za, sono d i g,·ande att,ttdilà e p reocoupano incessantemente i m e dici mi-
litari delle nazion i civili: non fa qu indi menwiglia, se lo Stier. gi!ì. n oto per molti e pregiati lavori di psichiatria mil it11.re (tra. c ui uno del 1908 relativo aÙa t era· pia degl i alieno.ti io guerra) r itorni a quasi tre anni d i distnnza su quest'ultimo tema, per segnalare ciò che la colta e previdente Germania, utilizzando i r isulto.ti della guerra rnsso-g iapponese, ha continuato a fare in questa sfera d i servizio. La guerra. russo-giapponese mise, fra l'altro, in evidenza : a) la n ecessità d i avere a disposizione efficaci e numerosi ri111edii c,dmanti del cervello, assu111endo le fonuc psicopnticlle di guerra Jieonomia speciale per l'illlponente intens ità dei s intomi; b) la nocessità di n.,·are un persona.le (medico e di cu,;toclia) gii, istruito fin dal tempo d i pace, allo scopo di curare nel m iglior modo i pazzi e di sgombr arli, il più r apidamente, dal leatr o delle opera,doni. In onrnggio n t ali necessità, l'au torità sanitarin militare tedesca ha introdotto fino dnll'anuo de~orso nelle dotn.z ioni s ,mitHrie dei posti avan zati e de~li o<;pedali
773
RIVISTA DI NE\"R01'AT0I/)l,1A
da campo fiale di joscinu. con morfina e grandi qunntità di veronale e di trionale, 1·imedii che s i sono rivel:1.ti più acconci alla cura provvisoria degli ulienati in campagna; inoltro ba stabilito nel regolamento sanitat"io militare il numero dei medici alienisti e il personale speciale di cu~todia, che dona fare parte dell'org anico dell'ospedale da campo, personale già. edotto alle cliniche o ai manicomi i germanici: di più fin dal tempo di pace ha determinato quali linee ferrodarie don·,inno essere percorse dai pa?.zi per arrivare prontamente n destinazione. FU:SAIOLI.
Dottor M ,\JEAC. - L'igiene palohioa del soldato. - (Arti;i'r:es d'ant/1ropologie crim.inelle, febbrnio 1911.). · L'autore rileva le profonde modificazioni che rarubiento militare ha s,1bito parallelamente e subordinatamente a quelle dell'ambiente bor ghese : il soldato dei tempi trascors i era soprattutto un elemento automatico o, per di rla con Nimier, un 1uidollare, esigendosi da lui la riproduzione fedele di un certo numero di atti relativi a un ambiente sociale, in cui l'attività mentale era quasi spenta. Oggi la ,·ita militare si è radicalmente trasformata, è qirnsi spiritualizzata; quindi non b11sta più all'educatore militare di creare colla ripetizioue degli atti qualche centro r iflesso midollare, ma gli occone avel'e individui, a cui affidare stn1menti delicati e potenti di lotta, azionati specialmer.,te dall'iniziativa individua le; onde nell'igiene generale dell'esercito l'ele mento psichico dovrà prendere posto accanto al fisico, g iacché 111 salute mentale del soldato inte ressa direttamente l 'esercito. essendo essa un elemento effettivo del suo valore. Pur troppo si contano, anche oggi, neJl"esercito francese candida ti allii pazzia ed anche alienali, dei quali divers i non conosciuti e perciò non registrati nelle statistiche. Secondo la statistica medica dell'esercito frnncese la morbosita mentale è stata nel decennio 1908-11!07 di 0,43 per 1000 di effettivo; nel 1:J08 fu l,'2:!6 per 1000 cioti : paralisi genarale imbecillità . epiless:ia . isteria nevrastenia
0.2:10 0.:227 0,501 O,:?Hi 0,053
Se si bada poi alla ripartizione degli psicopatici, si yedril come i penitenziai-ii. le carceri. le compagnie di Jisciplina abbiano un contingente di alienati assai s uperiore a quello del resto dell'esercito. I medici militiiri e i borghes i rilevarono poi il fatto che degli ps icopatici in cor,;01 (ignorati) portarono anche la pena dei loro atti criminosi: il fenomeno della misconoscenza dei nes~i di a.zioni criminose con pnrturbazioni mentali è un fenomeno assai doloroso e abba~tauza freque11te in medicina mentale e 1,erciò merita speciale rilii,vo per e;;sere ben considerato. Que!"ti psicopatici entnmo a far parte dell'ese1·c it-0: a) coll'arruolamento ohblig,itorio: il tramite del cons iglio di leva agisce da filtro molto imperfetto e il tmmite della visita reggimentale, per quanto abbia lo scopo di integrare il fi ne del consiglio di leva, fa sempre opera incompleta un po' per ragioni di organizzazione, un po' anche per In naturn .stes~a delle malattie n1entali.
774
RIVISTA DI N~: VROPATc)LOGIA
Fra gli arruolat i obbligatoria mente si badi in modo speciale ai renitenti. b) col volontariato: Granj ux, Du Roselle, ecc. hanno dimostrato specialmente come i volontari siano ciò che di migliore o di peggiore abbia l'esercito. Rigu a rdo alle forme ps icopatiche d ell'ambiente militare l'autore pon e in rilievo l'i mportanza della d egenerazione (vera piaga dell'esercito secondo Règ is) la quale può rivestire tutte le forme di aberrazi one dalle p iù lievi (le forme disarmoniche) alle più g ravi (l'imbecillità, l'idiozia) : gli squilibrati s tanno nel punto in lermedio tra la ragione e la follia e non s i adattano al s ervizio per la loro ins t a bilità. di caratter e; i deboli di mente non vi si adatta no per la loro eccessiva sugges tibi li t à e per le t endenze ant isoc ia li: i dementi precoci sono frequenti nell'esercito 38.%; la ps icos i maniaco depr essiva è a bbastanza frequente e ricca d i accidenti medico-le~ali; n egli ufficiali e sot t o-ufficiali è frequen t e la paralisi prog r essi va. F u :-A10L1. Dot t. R ESUARD, m edico di ma r ina. - La morte rapll1a nel 4eoorao della demenza precoce. - (L e CadHcei, lug l io 1911). Si tratta di u n soldato di 23 anni , pastore di professi one, immune da eredi ràr ietà , d'intell igen za torp ida, ruclimeutalmen te ed ucato, fisica menie robusto: q uest i s i m an tenne abbast nnzn tranquillo (per più di u n ann o) al regg im ento, ove subi v1irie p u nizion i specie per poltroner ia, poi, il sccond n an no cli ferma, cominciò seuza ca use ad eccitarsi, a p1 coderseln coi compagni, a fare g esti di sconven ienza a graduati, a r idere di tutto, e a n on volere fare al cun servizio. Questa cond izione. di cose, ch e g li procurò vuri e a ltre e gr11d pun izioni, d urò pit'l d i un mese : accentuandosi poi i l s uo stato di eccitazione psichica, fu fatt o Yisitnre d" l med ico c he s nbito lo fece ent rare a ll'os pedale il 7 ag osto 190!), Quivi fu accer tato essere i11 corso una form a di démen za precoce .-on si utom i " prefer en z,1 c .. ta to11 ici (è una forma d i d en,en,.a precoce fren asten ie" secondo T " mhu r in i o subsequen s secondo Dc Sanctis . Il 14 ngosto il m i l ita re mori va per co mplicazioni cardio -Jlolmonari, insorte al segu it o di uno stato ac uto di ecci tamento. L'A. segnala qu e;.to caso : 1° p1:: rc:l1ò l'u rnisconosciuto da i s uperiori del mil it.. r e per lu ngo tem po e ignorato nn che d a Ilo stes so medico; 2° perchè d imostra la nece-;sit a di organi zznr e p rontam ente n ell'esercito l'assist en za ps ich iatr ica, im partendo n ozioni adat te anche a i g radua ti d i truppa e agl i u fficiali , F UNAIOLI.
IUVISTA DI OTO-RINO-LARI NGOJATHIA J. P oH'rE r.LA. -
CurabiUtà e trattamento della tuberoolosl laringea. -
(.di'·
chit·. Jnlem . de L a ry 119. 1 <l'Ot. et de Hliin ., T ome XXX. n. 1, jui llet-ao ùt 1910). L'A. dopo aver ri cor dato i t empi nei quali la t uber colosi laring ea era considerat a come una malattia incu rabile, ri assu me divers i dei molteplici lavori d i, questi ultimi a nni cfrca la curabilità d i essa og gi ammessa dai lari ngolog i, trat-
1nyr:-TA DI OTO-RJ:-;O-LARINOOIATT1IA
775
tenendosi sulla proporzione dei ris ultati ottenuti da ciascuno di essi, sia nelle diverse forme, sia per l'estensione del processo. L'A. dopo avere discussi alcuni metodi laringei s i crede quindi a u torizzato a venire a I le seguenti conclusioni: 1° Le forme lal'iugec della tubercolosi possono esser curabili purchè certe condizioni lo permettano. 20 Nella curabilità della tubercolosi laringea influiscono diver$i fattori: alcuni dipendono dalla laringe ste~sa (periodo, forma, estensione della malattia), altri da lesioni polmonari concomitanti come pure dallo s tato generale e da circostanze sociali. 3° La grande estensione imprime una gravità. speciale a l la tubercolosi laringea, lasciando ridotte al minimo le probabilità della cumbilitt\; -!0 Le recidive, benché frequenti, non costituiscono la regola; vengono in epoca variabilissima e non escludono (di per sè stesse), la probabilità di un nuovo successo che pnò esser più duraturo se le lesioni polmonari associate non l'impediscono. 5° ll trattamento si deve adottare alle circostanze particolari di ci,1scun caso, ed i vari fattori che influiscono sulla curabilità devono esser presi ugualmente in considern,zione per guidarci su lit, indfrazioni delln. terapeutica ln.ringea. 6° L'assoluto riposo vocale prolungn.to costituisce unn. prescrizione impoi-tantissima, che deve essere npplicata a tutti quanti i casi. 7° I progressi indiscutibili della terapeutica locale della laringite t ubercolosa. sono dovuti principidmente ai tra.Lt1unenti chirnrgici endolaringei moderni tra i quali deve essere considerato il metodo galvano caustico. 8° I metodi c}1irnrgici extrnlaringei non sono applicabili in tutti i periodi nè a tutte le forme della malattia 9° I metodi chirnrgici extralaringei non possono avere che indicazioni eccezionalissime. 10° È di grande importanza no11 dimentica.r mai in ciascun caso le prescrizioni che corrispondono al trattamento generale ed in particolar modo le cure d'aria e cli altezza, come pure il t rattamento iclrominernle azotato al momento del periodo iniiiale e per consolidnra i risultati ottenuti . L. Ruc:A:-:I. HARl'.EH (.J.).
- A•oeHo oerebell&rfl e lablrlntltè a outa •uppuratlva : dia-
gnosi diff'enziate, ··- (Thc T.,ant"et, 1\110, voi. J, n. XIX, p. 12GA).
In casi di diagnosi tlifferenziale clitncile fra l'una e l'altra afl'e;,:ione patologica, l' A. mette n. profìtto le speciali prove labirintiche, prove che per dare un responso differente di quanto si ha normalmente ci istruiscono « non solo !-:ullo stiito cli malattia del labi rinto, ma anche, in un grnn numero di casi, sulln gravità del male,.. Barany ha recentemente con metodi suoi spiognti gli stuùi e gli esperimenti di Flourens e Ewald, i qL1ali metOlli, in numero di tre, producono mm. irritazione del labirinto, due tra essi provocando un movimento dell'endoli nfa nei canali semicircolari. No1·malmente i cann.li semicirc:olal"i, 11, mez;,:o d elle fibre nervose loro prop1·ie, fibre che transitano per il ganglio di ::lcarpa, ed il nucleo di J)ei t ers, sono in relazione col nucleo del VI paio del lato opposto: questo nucleo controlla il 111. retto esterno omonimo ed il m. retto interno del lato opposto nei movimenti oculari
flll'ISTA DI OTO-R!NO·l.ARI:'\G(1JATHIA
coniugati. t~uaudo que4o equilibrio tra i due lati ,·iene n mancare. sicché il la· birinto di un laLo ahl,ia un'ai:ione più potente o quello dell'altro lato un indebol imento di funzione, si avrà il nistagmo che consiste di due componenti: 1° mov imi,nLi lenti; 2" rapidi movimenti a s,·osse. L e trn prove che lo provocano, sono la calorica, la ~ah·anica, la rotatoria. L 'A. n on fa cenno del metodo meccanico (variazioni ili pressione atmosferica nel condotto uditivo esterno) per la provocazione del ui-,t11.g1no; del nistllgmo s pòntaneo n on accenna i gradi fin dal 190:J distinti da Ostino, nè del nist agmo provocat.o rammenta gli studi d i Trombetta, Ostino e degli nitri autori. L'Hn1·per nella sua mc:mor ia si diffonde ampiamente sulla tecnica e sui risultati oLtcnuti delle prove galvan ica, r otatoria e calorica; ma poichè queste, colla mecc1rnkn sono state trattate da Ostino in questo stesso g iornal e (I rifie.ssi ocu/nri nelle malal/ie dr•ll'o1·eccliio interno, del 1,.e>'t'O acustico e lm·o i mportanza 111,•diro-le!tale, Gio,·. di 7nf'd. militare, 1909, 4, p. 211) m i limito a riportaro le condusion i dell'Harpl'r ci rr-a la diagnosi differenziale trn ascesso cerebellar e e labirintite ar·uta purulenta. Amhedue hanno sint.omi comuni: distu rbo di equilibrio, vertigine, nistagmo, il comportarsi del polso e d ella temperatura; siccbè soventtl il chiru rgo è costretto di procedere ad un atto operativo d'esplorazione, sovente a nche non soddisfacentù. Coll'u,o RJ'ilropriato della prova calorica - e questa sulle altre prove ha il vantaggio della srmplice esecuzione - riusrirà invece fari le la distinzione t ra asces,;o cerebellare e l:tliiri11tite acuta sn ppurativn. Allorqua11rlo, cioi:, il pnzieute ha nistagmo spontaneo verso il lato ammalato, ed e,;,;o n istagmo uon Yiene devialo verso i l laLo opposto dopo 19-60 secondi di ir· r igazio11e con a cqua a ~1° C. nel c. u. e., si deve arguire che esso sia d'origine cereht•llare; infatti ed i canali semirircolari corrispondenti, hanno una funzionalitA diminuiln. sicche 11011 sono più capaci di i nviare irn pulsi, od ancorn qualora questo nistagmo spontaneo fosse dovuto alla distnrnionc dei cnmili semic ircolari, dovrebbe c,sere rivolto ,·erso il lato opposto. (.,lualora In vece ci sia nis tagmo spon taneo ,·erso il lato ,;ano, si farà un 'irrigazione di acqua a ll~° C. nel c. u. e. del lato ammalato, por 1Jrovocare un nistagmo da que,t'ultimo l ato : sé pcrm1rne la funziona.li ta, per quanto diminuita, del labirinto ammalato, s i farà diagnosi di labirintit e, ma se pernltro dopo 4 o :J i.:iorni il nistngmo spontaneo v erso il lnto sano non di111inuisce, si donclJhe p<.:r giu111a diagnost icare un ascesso cerebellare. !:!ALI.A.
=-=--------==--- -
RlVI~TA DI MALATTIEvrnrnrn E~EtLA PElLK Crrnux. -
Sulle ba.ai della. oura biologica della 1l1lltde col merourlo. -
( Medizinm:!te K linik, n. 3, p. 1).
L'A. arnnilo stuùiuta la reazione di W a~srr 111ann su 58 sifilitici con o seni:a mnnifotstnzioni, ha trovl\to, che nei "/, dei casi con rea;:ione positiva la cura ::ner· cm·iale 110 diminuiva I' iuteu;.:ità. e, circa llella llll'ltà, arrinwa a farla sparire del tutto. fipus~o qut·<;lo risultato si il avu10 parecchie settiman e dopo la fine della rurn, ma non !'Cmpre è :=:talo duraturo. L'A. pone la questione, se cioè si debba
777
RIVISTA DT ~IA LAT T IE \'EXE!lEE E DELLA l'ELLI>
con lVassennann, Neisse1·, Brnclc considerare la reaz ione come uua prova d'infezione ad un'e poca qualunque. ov,·ero, come lo porterebbero a credere i fatti nuovi, come una prova di infezione attiva. Tra questi fatti cita la pe rsis tenza della reazione nei casi curati insufficien- • tement11 o n on curati affatto, la sua ricompars a a d ogni recidiva, l 'influenza della cura sulla r eazione a l di fuori di ogni sjntomo. G-li s i potrebbero opporre i risultat i positivi in per:,one ~:me, coniugate e con figli sani, ma si vedono spesso in essi soprnggiung1.:re })iù tardi tabe, aneurismi, paralisi, ed .i loro figli sani dànno anch'essi reazioni positive. Cosiccl,è è poco ser ia l'obbiezione fondata sull'inutilità. del mercurio in alcune nevropatie, allorché la reazione diventa n egati,·a: il me rcurio è impoteute davan t i alle cicatrici, che possono render e per manenti i fe11omeni dolorosi. Quanto alla lecitina, se la sua iniezione f'a ca111biare il senso della reazione, resta seuza effett o terapeutico. L'A. ritiene adu nqne, che la terapia della sifilide ùov ri, cessare dal combatt ere sol tan to i sintomi, per lott!lre an~he per la scompar.S!l delle renzioni positi,e. Sicchè tanto una recrudescenza della reazione quanto la più legge ra man ifest azione costituiranno una ind iea,.ione per ripi gliat·e I.i. cura.
s. R UTA . C. J A11n,;. - La vaccinoterapia delle affezioni g onocoootch& col m etodo op1onlziante di Wrig ht. - ( !',·esse MédiN1,le. 5 marzo). .d priori l'infezione gonococcica sembrerel,bc quella, che, mono d i tutte le altre, si do,·esse prestare a lla vatcinoterapia. Il diplococco di l\eisser iut'atti ha una v ita ìutracollulare: germe e cellula sono, pe1· cosi di re, in istnto di simbiosi; e sorge quindi il dubb io, se sie. prmltmte applicare all'infezione gouococcica 111, ter11,pia dei vn('cioi, cbe ba per effetto precisamente di aumentare il potere assorbente dei leucociti rispetto ai batter ii. I fatti però dimostrano che questa obbiezione ù più teorica che reale. D'altra parte, la blenorrngia u retrale semplice non manca di esercitare un certo r isentimento su tutto l'organ ismo. Senza pnrlnre della setticemia gonococcic11, in cui si trova il diplococco nel snngue, e.~ìste, anche uel per iodo acuto dell'infezione uretrale, una spicca ta l eucocitosi (spec. d i pol in uclear i ed cosi nofili). la quale dimostra. n ient'altro che una rea,,ioue genernle sebbcue ordinariamente attenuata. Ma pi uttosto che le ,·ousidernzion i t~orii·he, i r isultati giustitienno la legitt imit;\ della vaecìnoterapia gonoco,·,·ica. In pratica si presentano 2 questioni p rincipali: 1~ si debbo110 usare vaccin i autogeni o gia preparati (stock1·nccin/!)? Date le difficoltà e la delicatezza d ella preparazione dei vac,·ini, e la fra~ili tà del gono· cocco, che si sviluppa male sugli ordinnrii mezzi dì coltura, è, preferibile per la pratica servirsi d i quelli g ià pronti in fialette eh~, secondo parecchi autori (Iron~, " "hi tmo re, Eyré, Stewart, Mai11ini, ec('.), dirnno 1·isultati egualment e buoni. I ,nrr: ini vengono preparati dnll'Istituto .Pasteu r di Parigi, dall'Isti tu to Lister di Londra, da n\rie cnse commerciali ingles i ed americane, d:i.11' i stituto sieroterapico mihrnese, ecc.; 0 ~ Può farsi a meuo del controllo dt>ll' indice opsonico~ Certo sarebbe prefe r ibile uniforma r.si alla curv11 opsouicn. per ripetere I' ino<.:ulnzione a ll n fine della ha.~e positin1, e dimin uire I:\ dose, so la fa,e nc 5 a tiva precedente fu t r oppo ac-
778
•
TU\'I:':TA DI MALATTIE VE~EREE: E DELLA PELLE
centuata o prolungata. In pratica però la 1·icerca dell'indice opsonico è di una manifesta d iffic-olt,1, richiedendo speciali cognizioni, apparecchi speciali, e sopra.tutto molto tempo . I l medico pratico può fare perfettamente a meno di que,;ti criterii, basandosi sull'evoluzione .:linica. La vaccinoterapia opsonica e stata applicata nella blenorragia acuta dei due sessi ed anche nei bambir.i, nella bleno1·ragia cronfra, nelle complieazioni loca.li (epididimite, cowperite, prostatite, cis tite, adenite, s perruatocis tite), n elle iriti, nel reumatisrno ble11onagit•o, nella goHocoP<·e,uia, e sempre cou buoni risul t llti. Da uno s tudio d'insieme clei numerosi casi raccolti dall'.A. si possono ricavare i seguenti p tccetti : 1° a dosi deboli o medie, ed an<'he a dosi forti opportunamente date, il vac· cino go1l<'cocrico i! inoffensivo; ~· nelle affezioni gouo,·occiche non è indispensa bile regolarsi sulla cm\·a opsonic!l, e non è ne~essar io s ervirsi di vaccini autogeni, giacchè i stockvacrini ,tauno sens ibilmente gli stessi r isultati; 8° le dosi deboli (da 1-1 0 milio11i) ripetute ad intervalli di 2-7 giorni, sono più sicure di quelle forti (i:>0-lUU milioni) ad iute1·valli più lunghi; ci" I<' closi delioli o medie determinano una fase negati,a di JS ore al mass imo, cnraLlerizza ta clin icamente da un :ippan,ute aggraVRJ\lento dei sintomi, poi suc<iede un migliornmento, spesso sensibil issimo, che può durare ,J-5 gic.rni. Verso ln 6ne di questo periodo è il caso d.i ino,·ularo una nuova. dose d i vaccino più for te del Ia precedeu t e. 5° la vn rcinotem.pia si mostra ancora più eflicace n,•lle •'O nl plicnzioni che nella blenorragi!l uretrale ursPmplic·e; 6° !a terapia opsonica n on dispeusa dal curare le manifestazioni locali del1' infe;donc gonocc ccica coi me?.~i clRssici. Rt:1'.~.
E. JuLTHAIN. -
La terapia oolloldale ln 1UUografta e dermatologia. -
( A nnales dl's maladies t·,:11tidcn,ies, g eun.).
In un lungo ed inter essan t issimo studio spc,rimen tale sull'1wgomento, l'.A., dopo ,we re studiate le proprietà Hsito-rbi mi(·he de i colloidi, il loto utlicio biologico e l'azione terapeuticn, ne trae di\·erse conclusioni pratiche, che cerch erò di rias~nmere brevemen te, e r he possono 11pplicfll's i perfettnmente a lla terapia generic!l: 1° i metalli colloidali provoc!lno nell'orga nis mJ dei Yeri fenomeni cli dit"esa; sicchè è lecito nut rire fondate s1,crnnze s11i risultati ch e p os~iamo nt tenclerci dalla introd uzion e d i lipoidi colloidali, veri antigeni, che forse potranno un giorno esercitare anche un unicio impottaute in terapia, creando certe immunità naturali ; :l' si spiegano cosi i risultali gi:'L ottenuti coi metalli colloidali in terapia e la loro !l7.ione specialmente nei proce;;si setticoemici ; 3° le proprietà fisico-chimir lie di q uesti agenti medicalllentosi s i avvicinano a q nello delle sostan1,e costituenti i va1·i tessuti umani; .j,o il fatto mes~o in evidenza dnll'A., della doppia nzione del colloide pel metallo che contiene e pel suo stnro particolare s u tutto l'intero org anismo. dimostra, che si com111etterebbe errore, facendo a.Ila terapia colloi!lale gli s tessi appunti, che si fanno a ll'omeopatia. È !lgevole infatti renders i conto come le so-
779
RlVJ1<'fA 01 )IALA'fTJE VE:S-1::REE E OEl, LA PELI.~
stanze medicamentose possano sotto q uesta forma, a gire o.ttivameute, auche a piccole dosi; 5° oltre alle proprietà battericide, è lecito ammettere, che i metalli colloidali creino nei n ostri umori modificazioni dello stesso genere di quelle prodotte dai sieri terapeutici . L'aziono eviden te sulla temperatura, il modo come ordinariamente questa p. es. si al>bassa, dopo un leggel'o aumento, in seguito ad iniezioni endovenose d i electrargol, 'li ammaestra circa la essenza del fenomeno; G0 le modificazioni della for mola sanguigna e citologica con a u mento della polinucleosi, e l'elevazione del potere opsonico del siero r ispetto ad un grno numero d i microrganismi, padano in favore di un'azione diretta sui p,·ocessi fagocitici; 7° i colloidali, favorendo le eliminaz ioni renali, esercitauo pure un'inflnen;rn. favorevole nelle setticemie e tossielllie; 8° infine bisogna considerare, che l'organismo a ssimila meglio le sostanze, che si avvicinano di pii, a lla cos tituziou,., fisico·cbimica dei propri ele menti; e così basta pensare, che esso è compos to principalmente di sostauze allo stato colloidale, e s i difende contro le infezioni ed intossicazioni con feuomeni fisicocbimici, pet· ammettere, che la terapia dell'avveni re s ariL s opratutto colloidale. R i;T -1.
RIVISrr A DI MEDICINA LEGALE A. G1A:o.30NE - 011 infortuni nella marina militare. navale e coloniale, Anno XVII, voi. I, t'asc. II, HJl l ).
(.lnnali <li medicina
Prem~sso a lcune cons iderazioni generali ;;nlla distribuzion i:! del lavoro f 1a i com ponenti d ell'equipaggio, l'A. illuiatra ampiamente le mans ioni e le attri buzioni delle varie categorie de i m il it,nri dell'arma ta ; miwinl\i, timon ieri, cannon ieri, t orpedinieri, maccbiuisti e fuochisti, semaforisti, furieri, mus icanti, infermieri, :.int,anti, ecc. Gli infortuni che si verificano og gigiorno nell n, marina militare banno subito un'evoluzione carat t e1·istica. Sfogliando la s tatis tica d ei disgra ziati accidenti ue i primordi della marina italiana, s i rimnne co lpiti da d11e g ene r i di di~graz ie p1·edominanti in quell'epoca e 1lovute l'unn all'essere la, n,arino. da guer ra prevale ntemente veliera, l 'altrn a.Ila necessit à. di caricare i pezzi pt!r la bocca : cosi abbiamo da u na parte un numero notPvole d'individui s cornparai iu mare, o morti, gravemente feriti in seguito a cad uta duraute le manovre di vele o d i alberatura ; dall'altra un numero ingente di asportazioni d ell'arto superiore nei se rventi per l 'accensione improvvisa de lla carica , men t re ven iva introdotta e calcata ne l pezzo. Attualmen te questi due generi d'in fo rtuni sono pressoc:hè scompa1·si ed hanuo ceduto il.posto 11._q uelli do vut i a.I la complessità dc:i meceaui, mi e che sono più frequenti, ma anche meno gravi per es iti letnli.
lllVl:,T,\ DI Ml-:lllCl:-'A LEGALE
L'A. ha portato le sue accuratissime indagini su a0::3H infortun i avvenuri nelraruiata italian ri. clal 1° gennaio 1879 al 21 agosto 1!J09. Secondo il genere del la lesione s i ossen·a che le fratture predominano nel la proporzione del 36,69 p . 100: ma in questa categoria l'A. ha compreso anche le numerose aspor tazioni d i parti di falRngi che formano l'accidenla piu comune s ia nell'alzarn le im barcazioni, sia nel ,·eriticare il funzionamento delle macchinH motrici, sia infine per i cn.nn on ie ri nell' impro,·dsa cliscesR dello scudo dei pezzi da 120 e 152 mm. Seguono le ferite lacero-contuse nellll proporzione del 27.51 p. 100: le contusioni coll'll,60 r , IUO; le ustioni col 7.1;8 p. 1(10, delle quali più della melà si sono ris,·ontrate, collie fncilmcute si compreude, nei fuochisti e nei macchi1tisti; le lesioni multiple col H p . l!JU, le ferite da tai;lio o da p11nta col 2,lj p . llJ{); le distruzioni e le lu~~azioni col '2.1 p. WO, l'<'C. Biguardu itlla fre']UL'nza degli i11fortuni a i:;ecouda delle varie cat<>gorie dei militari dell'armata l'A. h a coustalato che il m11ggiore contiogcoto è dato dalle cat!.'gnric in cu i i me<,canismi si sono sv!luppati in questo ultimo trentennio e cioe dai fuochi~ti (lU. l4 p. 100), d11i macchinisti (7,!)5 p. 100), dai torpedin ieri (5.U.::i p. 100) e d11i cnnnonit-ri (5,0~ p . lUU). Vengono in seguito con frequenza ugucde i marinai (-!,16 p 10\1) e i mc,zzi ordinari (4,57 p. 100} per l'identità di la\"oro cui sono adibiti. Le cause più frequen ti di h$ioni strettnmente professionali ne lle ,arie catego rie sono le seguenti ; r ei marinai la manovra delle ancore, d egli ormeggi, delle Yele, dt·lle imbarcazioni: pei t imoni eri la caduta lungo le scale della plancia o lici ,·nri boccaporti: pei cannonieri le wanovn; delle torri ed il maneggio dei peui; por i torpedinieri 111. brus!·a messa in moto delle eliche del siluro; pei macchinisti e fuochi.sti In verifica della funzione di pezzi in movimen to, la lubrificazione ed i \"ari hn·o1·i in macchini, ed in carbonaia; pei semaforisti le fulminazioni co n scariche atmosferiche. le r ipara:>:ioni n lince telcgrnGchc, e::c. Quant unque sia po,:sibile ri,'onosrt.-re frn gli infortuni 'cbe si verificano nella R . .l\larina un cerlo r.um ero di l<trettameute professionali, inerenti cioè alle occupRzioni di ogni singola categoria. tuttavia in g enerale n on presentano q11esti una fisonomia carnll eri5'tica per ogou ua di e!',e. perchil non esiste una netta distribuzione di la voro fra le di,·erse categori e, Rpecinlmente per il personale iml1Rrcato su piccolr na\"i. l'or la di~trilmzione degli infortuni rispetto alla regione del corpo colpita l'A. ha potuto accertare che il maggior numero di lesioni si è verificato a carico di t utta la mn110, comprese le ditn (401,7·1 p. JOOO) e fra queste il dito inàice presentò il Ul.,Oli p. l OOU delle lesioni; seguono le lesioni dell'arto inferiore (W0,:?-2 p 1000), del rnpo (t>i,8 1 p. IOOU), dell'occhio (48.GO p. 1000). Nelle lesioni di organi si1,1rnelrici si ebbe un nume1·0 rnnggiore a destrn che a sinistra . L'A.. natura lmente non ha potuto stud iare in qunl modo le varie condizioni dc:ll'amuie11te intluiscano sul prodursi dei di$grazinti a ccidenti, essendosi gli infortu ni vori!i cnli in tutte le longitudini e le latitudini e nei climi piu s~ariati. lla inve,·c p or lnlo la sua Rtlenzio11e sull'etii e sul tempo di servizio ed ha conslntalo che l'età non ha alcuna influenza sul mauifo ·tar,,i degli infortuni, mentre si ~ari:bbe potuto supporre di trovarne un mnggior numero fm i gio1·ani per l'inesperit>nza e la SYenrntezza proprie d<Jll'età. Anche il teinpo trascorso ill servizio n on ha alcuna iullue11za sulla produzione o meuo di disgraziati a ccidenti frn i militari dell"nrmata, ,,icchè l'A. è indotto a r ilevare c ho nell'ambiente del lR marina mil it:ne l'infortunio è per lo più indipendt?oLe dall\ilemen to individuo, e che
Rl V!Sl'A DI MIWJ C I.:-.A LEC!A Ll!:
781
è conseguenza. ineluttnbilt;! del lavoro che il militare è chiamato a compiere, specialmente a bordo, tra macchinari di ogni specie Circa. le con!'eguenze degli infortuni l'A. su 1U34 casi esaminati ha ottenuto una cifra di 85,60-1 giornate d'invalidità temporanea presunta. pari ad una media. di giorni 18,41 per infortuni; tali cifre sono approssimative perché compilate sulla scorta delle prognosi registrate n11lle pe rizie modiche nè confortate dai certificati di guarigione definitiva che non sono obbligatori. Le categorie con una media più alta sono quello in cui il numero degli infortuni è minore, il che è dovuto al fatto che le categorie più esposte n trnumi ne subiscono in grnn numerò di lievi, i quali abbassano considerevolmente le medie. I ca,i d'invalidità permanente, totale o parziale, sono rappresentati dn,lle riforme, le quali costituiscono il 7,Ul p. 100 degl i infortuni: il più gran numero delle riforme è d<'vnto a fratture e specialmente alle esportazioni d i parti di diia nei macchinari diversi Le morti accertate in seguito a disgrnziato accidente sono state 108, pari al 3,60 p. 100 sul numero totale degli infortuni; ma questa cifra compre11de soltanto qutii casi in cui la morte avvenne quasi immediatamente all'n.tto dell'infortunio, o per scomparsa dell'individuo in mare. L'A. infine propone un nuovo sistema delle perizie mediche in tema d' iufortunio. lJ modello 58, madre e figlia, che il medico dell'armata chiamato a prestare i primi soccorsi deve coinpilare nelle prime 24 ore dall'accidente, dovrebbe constare di tre parti : la prima verreube compilata al momento del1'infortunio e dovrebbe contenere, oltre la diagnosi e la prognosi sull!\ cura, un cenno sommario delle circostanze allegate dal fori LO, un giurlizio su Ile probabili conseguenze del trauma, ed un esame delle regioni ed organi circostanti o sottos tanti a quelli colpiti; la seconda. dovrebbe essere un certificato defini tivo e contenere una decrizione esatta delle cond izioni della regione in r.ui è avvenuto il t rauma, al momento in cui l'infermo è dimesso dal il luogo di cura e delle conseguenze lasciate da esso; tinalmente la terza parte non sarebbe chti una copia della prima, cui si potrebbe aggiunget·e un riassunto delle conseguenze ultime del trnuma, qualora fosse possibile averle. ln tal modo ~areliuc d ifficile per parte del militare col pito di a ccampare in seguito pretese insussistenti, e si po· trcbbe riscontrare, in cttso di richieste, se r ealmente quanto egli d ichiara possa o meno aver rapporto con esso. L'A. termina la sua importante relnzio11e statistica nffermaudo che, poichè il marinaio è sempre in servizio quando è a bordo ed essendo l 'imbarco un servizio comandato, ne viene che non vi sono mai nei disgraziati accidenti, a bordo specialmente, ragioni occasionali di sor..-izio, ma solame nte dirette, o che quindi non ha ragione di esistel'tl la dicitura « cause diret te od occas ionali » che si richiede nei verbali di disgraziato accide1Jte o nel testo unico delle pensioni, pe:rchè qualunque sia la causa che ha prodotto un infortunio in un militare imbarcato, ques to ripete sempreln su« origin e dR. un servizio camandMo, cioè dalla destinazione avuta dal militare che patì l'i11 fortunio. CASAn1:-.1. Dott. B&:AUSSAi-T - Il senizio militare del degenerati e del deboli mor&ll. - (Societri me,lico-psicolo,,1ica, seduta dC'l 21 aprile - lnfonnateur des alien. ef des 11wrolo!Ji.,tes, supplemento a 11' 1,;ncéphale, maggio 191 t ). L'A. riferisce interessantissime osservazioni di degenerati e debo li morali r icoverati nella sezione speciale di alienati difficili, di Vi llejuit' (di r etta dal professore Colin), specie per i rapporti avuti d a essi con il servizio milita re.
782
IHVISTA DI UF:DlCIXA LEGALE
Ln sintesi delle sue osserva7.ioni, preziosissime per la profilassi morale dell'esercito, è espressa in alcune conclusioni : 1°. 10 rli tal i al ienati sono troppo g iovan i per la leva, ma parecchi di tlSSi tentarono gi/1 d'arr olarsi, o si arrolarono volontari, e furono r iforma.ti, anzi 2 lo furono dopo essere stati denunziati ai tribunali m ilitar i; 2°. o furono r iforma.ti perchè n el manicomio, quando fu chiamata la classe; H0 • 15 furono r iformati nei consigli di leva; di essi 8 erano stati di g ià nel manicomio; 4°. 3, di leva, furono e limina.ti dopo poco tempo, e con poche punizioni; di essi 2 erano stati al manicomio; 5°. 6, volontari, r iformati dopo essere stati gravemente puniti, e poi denunziati a l tribunale; di essi, 8 erano stati a l manicomio; 6•. Di altri 15 volontari, tutti denunzia.ti ai tribuna! i m ilitari, 8 furono riformati , 2 ricovera.ti all'asi lo, 4 si arrola.rono dopo n ella legione straniera, e 2 piq volte sono stati condannati ; 7•. 11 furono incorporati direttamente nei battagl ioni d'Afri ca e di essi 8 furono condannati dai tribun al i militari; quasi tutti er ano passa.ti attraverso le compagnie di disci plina, 1 era stato d i già a.I manicomio; 8°. Soltant o l aveva compiuto il suo serv izio r egolare. ml\ era stato di gi/\ al manicomio. ]Sella d iscus8ione che ne segui, Vigouroux affermò che, per alcuni deboli mentali, buoni mornlmente, il servizio mi lita re può essere benefico, ricevendo essi guida ed ammaestta.menti d isciplinari, ch e fanno loro compiere g l i obblighi. E Briand si domandava se, come per gli anormal i delle scuole, non fosse il caso di pensare a raggruppa.menti militari speciali. Ma Colin s i oppose strenuamente, sopra.tutM per il pericolo di geueralizzare, mentre l'esame individuale solo può illuminare. Tutti, e con essi Pact e1, medico mil itare, concordarono nel dovere eliminare al p ii, presto ogni debole mora!<' e degenerato del camttere.
P. CoNSIGLTO. Prof. Ri;;G1s. - Il problema della parallal generale traumatloa dal punto dl vista medioo-leg&le (demenza paralltloa v aervl'Zio mWtare) - (Relazione al 1° Congresso francese di medicina legale; Parigi, maggio 1911). u:,1c,:,,hale, giùgno 1911). A ssai interessante la relazione del prof. R &gis, non solo per il problema gene· raie che egli ba discu sso, ma anche per le applicazioni d i medicina militare che se ne possono trarre, e per gli ammaestramenti derivantj dalla discu!:lsione, nei casi di demenza paralitica di pretesa orig ine traumatica, e quindi in rapport o ad eYenti di servizio. Questo problema, dice il r clalo1·e, essendo stato posto dinanzi a.i tribunali, è di grnnde a tturd ità, teoric!l e prntica, per le varie quistioni d'indennizzo che di frequente pos~ono sorgere, e c.he intercs,mno soprnt u tto i medici milita;·i e quelli degli infortuni ll problenm per lo pi ù è stato risolto dal pun to di vista teorico, in senso n!·~ativo, quando si ammette la esdusi,·a etiologia sifilitica ; altre volte si ammette senz'altro l'origiue tra.umalica, o la concausa d el t rauma, solo perchè quC'~to è esil'< tito, e nell'anamnesi nou si è trova ta la lne. I capisaldi che i l m~dicolrgista de ve tener presenti alla mente in un caso di pcr i,,in, ~ono di 2 ordini, .~cic11i'if,c:o o 111edicoleyale. Dal punto d i vistn scientifico,
RIVISTA DI M l,:Olt'INA LEG ,\f,E
783
tra le esagerazioni opposte, bisogna amro cttc1·e che la paralisi progressiva. ha la sua causa prepomleraule, non esclusit:a, nella sifilide; questa, inolt re, da sè sola non basta a produrre quella, cioè può essere la causa necessaria, ma non ne è la causa sufficiente; perciò, andie se si voglia essere esclusivi nella etiologia luetica, bisogna a,mmettere il concorso di a ltri fattori, e non si può negare che il t rauma sia capace di fa"orirne, precipitarne od aggravarne il decorso, cosi come per la tubercolosi. 2°, dal punto di ,·i,;ta 'llleclico-legale : risulta da quanto si è detto che t u tte le opinioni sono compatibili con la possi liilit/1 d'un rapporto di cause ad cffett.o fra trauma e paralisi progressiva; t ale presunzione (secondo i lavori tedeschi ed inglesi) si ha: a) quando, nei momento dell'accidente, il soggetto era ne l suo stato di salute m entale, nè aveva presentato prima disturbi cere bral i, nè modificazioni sospette dell' inttilligenza e d el carattere; b) quando il trnuma cranico è stato forte od ha prodotto una intensa scossa generale; e) quando l'intervallo fra t r auma e comparsa della paralisi progressi vit non è s t:\to nè breve molto, nè assai lungo (da qua lche mese si due o tre anu i). Del 1·esto si de,·e anche ammettere un rapporto di causa ad effetto quand.i il trau111a ha aggravato una paralisi progr essiva. esistente, e si sono a vvera t i si ntomi post-traumatici (cefalea, astenia, confusione mentale), e g iu ridicamente più voite è stato amiuesso, quando risulta eviden te la successione logica de i fatti morbosi. In conclusione il perito deve, iu tali casi : 1° ricercare se la paralisi progressi va preesisteva o già s i annunzia va; 2' s tudiare la uatura, sede, grnvità, eff11tti immediati e prossimi del trauma; 3° precisare l'inizio della malattia, le sue prime man ifestazioni, la sua forma ed il suo decorso; 4° stabilire se fra essa. e trauma esis t ettero sintomi morbos i di pass>lggio; 5° menzionare tutte le altre ca us~ che possono esser e inter venute, sopratutto ricercando la sifilide. Nella discussione furono iateressanti le d ichiarr.zioni di /:iimonin, (medicomi litare, p rof: a Val-de-Grilce e rappresentante il Coinifé de Santé del .Min rstero del la guerra) : la qu is t ione è assai importante per i m edici militari, ma per fortuna da essi è stata di già risolta nei prin cipii fondamentali; la paralis i generale sta fra le affezioni capaci di provocare un iudcun izzo a i militari, quaudo si pres uma derivata da fatiche di servizio; nel periodo di stato è assi iuilata alla perdita assolu ta de ll'uso di un mem bro; nel periodo finale alla perdita d i due membra (demenza consecutiva a fer ite della testa, insolazioni, rueuingo-encefalite, fatiche del servizio, ecc. ; vale a dire ammettendo, sul terreno prntico, la possibilità medicolegale di cause 11mlti11le). L a legislazione militare è qui co~i larga da nou far ritenere ostacolo inso n noutabilo la preesistenza della lue, se, all'origine della mal attia, ed in apparenza cau,a dell'esplosione, vi è una dell e cause suaccennate. Negli ufficiali montati non sono rari i traumatismi cranici; i contrasti di servizio, la non riuscita nell'esame, le emozioni della. guerra, costituiscono vere fatiche di servizio, che possono favorire lo scoppio delh~ iualattia. Natural mente, co111e disse per ultimo il Ballet, est mo(lus i,1 1·ebus, nè si può dare importanza ad ogni s pecie di trauma, eri a t utti gli accidenti cl1e possono sopravvenire in uua malattia a decorso cosi lungo, ed intramezzato da period i di r emissione o di apparente interm issione. P. Cu:-.:s1ouo.
78±
RIVJSrrA D'IGIENE MILITARE R. )lut:l'HET. - l'fota sul v alore tgtentoo delle diverse stoffe impiegate per gli abiti n elle oolonte.- (A1-rhit-. /';lr Schi/f:1-1mcl Tropen-Hygiene, 1911 vol. X\", n. 2). Uno degli clementi importanti nelln. vita delle regioni t ropica.li è certamente co<;tituito dall'igh•ne de l vestiario sia c he Li i questi ultimi se ne consilleri la forma, sia che se no con8ideri la s tot'fn ed il colore. L'A., in vista della tendenza odierna a sostituire alle stoffe bianche delle stoffe di colore più scuro quale il /.;aki o delle stoffe a doppia colorazione come quell11 detta Solm·p od .dssvlar giallastra o g rigio-chiara all'e.,;temo, rossa scura all'in temo, ha voluto riprendere h. que,:;tione con opportuni es perimenti. Egli è partito dai dati dello Schmidt il quale considera il valore delle stoffe dal pnnto di vista della ri tlossione del calore, dell'assorbimento del calore, della traspar{lnza ai rnggi calori lici ln111inosi, della facilità di vt ntìlazione; e siccome in essi non è considerata l'inHuenza che può avere la stoffa. sulla traspirazion e la quale ha tanta im· portanza nel regolare la temperatura del rorpo uma•10, ha voluto con un ingeg noso dispositivo s tudiare llnchc questo dato valendosi d i stoffe di d iverso spessore e colore quale il r l'JJS bianco o kaki, il <lriU d i diverso s pessore e di diverso cok.re, la tela da v ela, le fianelle sottili bianche, grigie e k aki, l'assolm·. ],e esperienze d ell'A. confermano in gran parte i risultati dello Schmidt nel senso che p,~r le stoffe spesse i l bianco è certamente prefer ibile !nentre per le sotti li val meg lio il knki; si è però an r.hC'constat1\ta una superiorità evidente dei tes· suti s pessi sulle s toffo sottili. Quanto all'assolar esso è leggermente superio re alle fino stoffe kaki, ma è in feriore ai r eps è drill ~peS$Ì bianchi. Ris ulta da queste esperienze ch e le stoffe bianche che attualmente si tende a j rnscurarc non hanuo perduto affatto del loro valore di protezione e che debbono ancora conservarsi per gli abiti coloniali. Sembrn, anche che le stoffe s pes:Se con s ufficiente ventiJa,.ione debbrrno proteggere p iù efficacemen te delle sottili il cui vantaggio della leggerezza non ò suffic iente a farl e preferire TF.l'TI. G1m11Ano SDw:-i. - Del piedi doloroat delle reolate. riùzllìche Z eilschri/Z, 5 ottobre 1910, pag. 7:W-738).
{Deut:;ch~ mililii.
È molto impor tante per i medici militari il saper diagnosticare questa forma morbosa che si denomina piedi dolorosi delle rec lute, chè essii non s i apprende alle uu i,·ersità. Noi ne dobbiamo la cono~cenza ai l1tvori di H o ffa o della sua scuola. ~on si trntta di piedi piatti, porchè vi nrnnca il fat.t o camtteris tiC'o dell'appianamento dell'arco plautare, nè si deYe confondere con a ltre forme po.toJogiche, quali la tarsalgin, In metatarsalgia, la ctilcaneodinia, il mor bo di Morton. la fasc ite plantare. l roffa, lmsan1lo3i sul smtom o caratter istico dt:llii dev iazione all'infuori, chiamò tale piede, piede ad z o ,algo_ È importante saperlR di11gnosticnre, perrhè senza causa trnumatira o clin ica apprezzabile si vedono accusati ai piedi disturbi soggctti,i straordinariamente
RIVISTA rJ'IGIE:SE lflLITARE
7-35
violenti e ostinati in aperto contrnsto colle rilevabili alterazioni degli stessi, e siccome sono allegati come insorgenti durante il servizio e scomparenti col riposo, e si tratta quasi sempre di r eclu~, così si potrebbe esser erroneamente indotti a con.'liderarli una esagerazione, se non add irittura una vera simulazione di malattia. Ora, se noi ci facciamo a interroga re siffatti pnzient i, apprendiamo che i disturbi consistono in dolori alle regioni dei malleoli e dei polpacci, in trafitture ai tnlloni ed ai polpastrelli delle dita, in bn1ciore alle piante, in una esagerl\ta sens ibilità dei piedi contro le scabrosi t à del s uolo, in senso di s tanchezza e debolezza generale. Ed è specialmente al mattino, appena alzati da letto, che i ma lnti li allega no, affermando che i primi pitssi son cosi dol orosi da poter a malapena camminare, mentre scompaiono, tosto ch e si mettono a sedere o si coricano. Queste indicazioni valgono anche n di lucidare la natura dei disturbi st essi, i quali alt ro non sono che alterazioni di funzionalità dei piedi insorgen t i quando ques ti soggiacciono compressi sotto il peso del corpo; perciò noi dol.ibiamo es aminare i malati nella stazione eretta e col metodo indicato da Hiibscher. Si fa salire in piedi il malato s ur un tavolo, le s palle rivolte all'osservatore, che si pone sur una sedia di contro. I contorni dei calcagni devono arrivare al margine 11.el tavolo; sotto i piedi si colloca un foglio di carta bianca, il cui lato posteriore combacia con quello del t a volo. Con uno. matita si traccia allora la linea trasversale congiungente li\ sommità de i malleoli; poi si segua il punto di mezzo del poplite e del calcagno. Dal primo, con un piombino, si cala una perpendicolare che , nel piede normale, taglia la linea intermalleolaTe perfettamen t e sul mezzo del tendine di Achille, e, nel suo prolungamento, pas~a per il punto di mezzo del calcagno. Non così nel piede ad z. Il punto medio del poplite e del tend ine di Achille si trovano ancora sulla s tessa perpendicolare, ma iii prolungamento d i ques ta non passa più per la metà del calcagno, ma cade sul margine interno di questo. Cosi, essa, colla retta che dal punto di mezzo del calcagno va a quello d'interse1.io11e coHa linea interma1leolare, formerà. un angolo, detto angolo valgo, la cui ampiezza, facilmente determinabile, indicheri\ anche il grado di valg ismo. Con questo metodo pote sempre l'A. cons tatare nelle reclute con piedi dolorosi un certo grado di deviazione 1dl'esterno. All'esaminatore risalta inoltre fa. cilmente alla visita l'abnorme sporgemm dei malle oli interni e la presenza quasi sempre di una tumefazione, in altra pos izione difficilmente visibile, nella. fos setta retromalleolare. Altri da t i importanti per l'accertame nto del caso si possono avere tracciando sul foglio di carta sottos taute il contorno dei piedi o seg nando la proiezione verticale del malleolo interno o prendend o l'impronti\ della pianta. La linea di contorno mos tren\ al la to int erno, a s econda del g rado della deformazione, una s porg enza più o meno accentua ta. I punti della proie?:ione verticale dei malleoli si vedranno cadere al di fuori della linea di cont orno e tanto pil't distante, quanto maggiore è la spor genzR, c ioè il grado di deviazione. L'impronta ci farà avvertiti di a ltre anomalie, che altrimenti potrebbero passare inosservate. Queste si riferiscono a deformi t à d egli all uci cbe sono quasi sempre deviati all'esterno; presentano; cioè, essi pure un certo gr.ado di valgismo con caratteristico ingrossamento alla tes ta del metatarso. Altre particolarità, in fine, di s iffatti piedi sono: frequenti dilatazioni delle vene della cute; iperidrosi; callosità dolorose alla pianta, specialmente in corrispondenza della tes ta dei metatars i di mezzo. LR natura d ei disturbi accusati, il reperto dell'esame, i risultati negativi della cura s in qui ottenuti stanno a de50 - Giornale di ,neJfoina milital'e. - F.,sc. X.
786
1
RIVISTA D IGIE'.\"E MILITARE
porre che la malattia consiste in nient'altro che in una deformità da compres· sioue dei piedi effettuata dal peso del corpo, ma che non ha. a ncora indotto in essi delle alterazioni, cioè l'appiattimento della volta. Quanto alla causa di questa deformità, HUbscher che la. considerò e dal punto di vil;ta anatomico e da quello fisiologico e anatomo • patologico, potè assodare cLe !ii tratta d'una debolùzza della muscolaturn di sostegno del piede e s pecialmente del flessore lungo dell'nlluce. Tale debolezza può essere congeni ta o a.equi• sita. pei processi che agiscono dannosamente sull'or ganismo in senso locale o generale, come gli strapazzi, l'influen:1.a, altre malattie infettive, il reumatismo, le varici. Con tutta. probabilità essa è preesistente, ma è accusata per la prima. volta durante la vita militare, perchè i disturbi si fauno più gra vi. E che il piede ad :x sia una deformità piuttos to frequente lo prova. Ewald, i l qua.le in una. visita, prnLicat11. a più di GOV a lunni delle scuole, la riscontrò in due terzi di essi. Dut·ante là vita ruilita1·e due sono i fattori che entrano in g ioco per de· terminare la deformita in parola : il servizio e la calzatura e questi spiegano, perchè essa jnsorga durnnto le prime settimane del tem po passato sotto le armi e perchè si osservi o~clusivamente nelle reclute delle truppe a piedi. Lo stare, infatti, lunga.mente fermi in piedi nel cortile della caserma, duran te le istruzioni, in posizione, cioè, di più forte pronazione dell'e.rticolazione tibio- tarsice., induce un maggior affaticamento dei supinato1·i già indeboliti e il cammina.re a passo lento esige un più grande sforzo por la statica del c01·po. Ma. fattore più dannoso ancora deve considerarsi la calzatura, sia per In. sua forma che per il modo con cui viene distribuita. U na scarp11. buona, e che calzi bene, può dare in ma rcia dei servigi vernme11t e preziosi ed è portatn volentieri dal soldato; ma se è vecchia con a rtico· lazione logora, come ordinariamente, afferma l'A., viene distribuita alle reclute nell'esercito tedesco, essa uon offre più a l piede il necessario appoggio e sostegno e lo danneggia. 11.nzi di più costringendolo a un lavor o maggiore. L'A. trovò inoltre che nelle reclute con piedi dolorosi havvi spesso una notevole differeuza. di grandezza t ra l'uno e l'a ltro di essi, C'he può raggi ungere persino j due centimetri. Se gli stivaletti distribuiti son troppo stretti o troppo larghi, uon basta, come si fa per eco• 11omia, cambiarli <ion a.Itri di grande:1.za immediatamente superiore o inferio re, ma bi.sogna ordinarne un paio di speciali. La cun1 deve raggiungere due scopi : togliere i disturbi in atto e sopratutto impedirne il ritorno. Por il primo liastauo il riposo n. letto, l'applicazione di ba. gni, il massaggio; per rAggi ungore il secondo c'è ancora molto da fai:e. Noi dob· biamo mirare a favorire la guarigione spor.tancit del processo sostenendo o irro• bus toudo i muscoli della gamba che sono i peculiari fattori della conserva.zione dell'arco plantare. Perciò bi;;ogna: 1° Rilevare la presenza e determinare il grado di deviazione del piede, col metodo indicato. 2° Controll1,.re coll'apparecchio di misurazione dei piedi, che ogni compagnia dovrelJbe possedere, se la grandezza della scarpa corrisponde realmente a quella del piode. 3° Badare che l'articol azione della. ()alzatura. non sia logora. Se in magazzino non ci fosse la grandezz11. vo• lutn. per i due piedi, bisogu11. ordinare un paio di scarpe speciali al calzolaio della compagnia; il quale, edotto dell'angolo di deviazione, vi applica. un tallone obliquo, e di tau to, quanto è necessario per correggerla perfettamente. Il tallone obliquo non disdice all'estetica e costituisce, secondo Hiihscher, la più semplice, meno costosa, più razionale maniera di correzione della deformità. Riassumendo quindi: scarpa nuova con articolazione intatta. ben sostenente la volta del piede; tallone obli!J.uo; ecco la YerR. lerapia razionale del piede doloroso ad z. Sin che
787
RIVISTA D'IGIENE MILITAR E
t e scarpe speciali non sien pronte si esenti il soldato dai servizi esterni; gli si applichi una conveniente fasciatura di sostegao, in generale assai bene tollerata, con cerotto; lo si sottoponga a massaggi la sera; si informi del suo stato il com:1ndante la compagnia; g li si raccomandi di non farlo stare inutilmente troppo n. lungo in piedi durant,\ le istruzioni. Il risultato sarà brillante se la malattia è riconosciuta in tempo; che ee i mezzi indicati non bastano a vincere i disturbi bisogna al piu presto dichiarare il soldato inabile al servizio ed eliminarlo. Solo in montRgna potrebbe egl i resister alle marcie, Rlle quali i suoi piedi si rifiutano in piRnura, perché sul suolo piano la correzione spontanea della deviazione manca. E. C OSTA.
RIVISTA DI STATISTICA MEDICA Rotlzie:•ommule sulla •tatlstloa sanitaria bavarese. - Colle norme consuete sono state pubblicnte le notir.ie sommarie sulla statistica sanitRria dell'e~ercito bRvaresc per l'anno 1905-HJOti. 1lforbosith e m ortalilà in _qenemle. - Sopra una forzi\ media complessi va di 65.522 individui si ebbero 2 1.718 m:ilati in caserma e U.337 ricoverati negli o~podali con 83 morti . Le giornate d i deg,,nza neg li ospedali furono 366.545. Queste cifre a ssolute diurno le seguenti cifre proporzionali per 1000 della forza media: 57.>0,2 per i malati in quartiere>; :?l8,S per gli en trnti all'ospedale e, Uifl per la mor10.litil l\:fol"bosilà e morla/ifÌt .~econclo l e m·1n'i. - Il iuovime:nto degli ammalati a seconda d ell'arma è rappre,entato dalla sc•gucntc tabella: )lr r hc,sil.1
p. 1000
Fanteria Cavalleria . ArtigliPria c1a cnmpngoa Artig lieria da for tezza Genio. Saniti\ Sussistenza Altri corpi
Morl.o lila p. l()OII
50 1,2
u
613,3
2,1
70:2,:2
1,0
GHJ,U
O,:H
675,6
2,G
418,l 402,7 2lH,7
n,<;
Morbosità e mortalità secondo le guarnigioni aventi una forza su;1e1·iore a 1000 E cco le cifre p-ropor;donali a 10110 per i presidi più importanti :
·uomini. -
/ilorhos1ta
(). 1000
Auslmrgo. Ingo lstadt L andau Metz Monaco. Norimberga . · . Ratisbona W lirzburg
Mnnaltt~ l'• 1000
oSG,O 4M,8
0,72
7:20,0 Gll6,3
0,55
0881 2 3tl:i,4 362,4
2,1 ,,J,~ 0,66
781,7
1,4
l/1 1,-) •)
788
RIVISTA 01 STA'IISTICA YEDIC'A
Malattie dalle quali furono cclpili gli uomini di trupJJa. - Sono in prevalenza le bronchiti acute nella proporzione del 56,7 °'••; seguono le malattie dell'orecchio per il 13,S ¼ o; le affezioni oculari per il 12,1; le blenoragie per 1'11'9 l'influenza per 1'8,9. I casi di tubercolosi polmonare furono 90 con 17 morti; quelli di tubercolosi degli altri organi 12 con 3 morti. Sono segnati altresì 440 casi di polmonite con 18 morti, 21 casi di meningite cerebro-spinale epidemica con 7 morti, 183 malattie di cuore con 4 decessi. Morti. - I morti complessirnmente furono 126, di cui 88 per malattie, 2! per infortunio e 17 per suicidio: di essi 68 avevnno meno d'un anno e 76 più d'un anno di servizio.
Notizie 110mmario 1111ll& •tatl•tloa •anltarla 4ell'eaerclto belga durante l'anno 1808. - Secondo le norme della Commissione internazionale per l'unificazione della statistica sanitaria militare sono stnte pubblicate per l'esercito belga le notizie sommarie rigua rdanti l'anno 1906. Morbosia, e mortalità in _generale. - Sopra una forza media complessiva di 37.785 individui s i ebbero 16.907 ricoverati negli ospedali, con 68 morti e n. 822.663 giornate di degenza. Queste cifre assolute dànno le seguenti cifre proporzionali per 1000 della forza. media: 447,46 per gli entrati negli ospedali e 1,€0 per la mortalità. Mc1rbosità e mortalith seconclo l,e armi. - Il movimento degli ammalati a secondo. dell'arma è rappresentato dalla seguente tabella: Morbosità Mortal!là p. tOOO
p. 1000
466,46 Fanteria. 2,05 528,35 Cavalleria 1,06 Artiglieria . 451,80 2,25 Artiglieria da fortezza Sl3,11 1,30 552,71 '.l'reno 2,86 491,97 Genio 4,12 Compagnie specialiste del genio 247,17 Battaglione sussistenze . 108,43 Compagnie di disciplina. 760,00 409,41 Scuole militari 1l/oròosità e mortalità secondo le gtta1'1iiyioni aventi ttna forza superiore a 100() 11omini. - Ecco le cifre proporzionali a. 100 della forzil. per i presidi più importan t i: Morbosità M~rtnlità p. l OOO
p. 1000
Am·ersa. S77,9ct 1,86 529,78 2,17 Bruxelles Liegi. 558,72 1,S8 Kann11· . 1,96 580,62 Gand. 346,80 1,87 Campo di Bcverloo . 4o·i,G7 Malattie dalle quali furono colpiti gli iunnini di tr1tppa. - Le malattie sono cll'lSsificate secondo la tavola n osologica internaziona le. Sono in prevalenze le bronchiti a cute, con uno. proporzione del 40,10 p. 1000 : a queste fanno seguito le malattie della. pelle per il 24,19; le blenorragie per il 20,91; le malattie oculari
789
RIVISTA DI STATISTI CA MEDICA
per il 16,38; le affezioni d ell'ot·ecchio per il 18,66 ; i reumatismi articolari per il 18,87; l'influenza per il 13,29. I casi di tubercolosi polmonare furono 118 con 20 morti; le infezioni tubercolari degli altri organi furono 16 con 4 decessi. Sono segnati Rltresì 32 casi di tifo addominale con 2 morti, 87 casi di polmonite con 4 morti e 188 casi di malattie dell'apparato circolatorio con 6 decessi. Morti. - I morti complessivamente furono 99, di cui 82 per malattia, 7 per suic idio e 10 per infortunio : di essi 21 avevano meno d'un anno e 47 più d'un anno di servizio.
Rotlzle sommarle 1ulla 1tatl1ttoa sanitaria dell'eaerolto degli Stati Ullitl d'America. per l"anno 1808. - Secondo i de liberati del congresso di Budapest sono state pubblicate le not:zie sommarie pe1· l'esercito degli S tati Uni ti riguardanti l'anno 1006. Jl[orbosità e mortali/a in generale. - Sopra una forza media complessiva di 66.443 individui si ebbero 61.090 ricoverRti neg li ospedali con 358 morti e 1.025.815
giornate di degenza. Dette cifre a.ssolute dànno le seguenti cifre proporzionali p. 1000 della forza media: 905,16 per gli entrati negli ospedali e 6,11 pe r la mortalità. 1.llorbosit21 e mortalità secondo le armi. - Il movimento degli ammalati secondo le armi è rappresenta to dRlla seguente tabella: ~lotbosita
r. 1000
Mortalata I). 1000
7,,19 FRnteria 959,G:! Cavalleri1\. !JJ.0,60 6,-13 Artiglieria d11 costa . 858,òO 4.21 Artiglieria da fortezza. 1017,74 6,78 4~l9,lr.i Genio 3,ZS Sanità 585,37 5,nn A.Itri corpi 1205,oG 4,06 Jo[orbosità e mortalità .~econdo le yuarniyioni aventi una forza superiore a 1000 uomini. - E cco le cifre proporziona li a 1000 della forza: Mo rbo,ilà p. 10\10
~h,rtallla p. 11\10
Forte Riley, K11ns 829,30 6,59 Forte L eavenworth, Kans 829,20 6,06 Presidio di S. Franc i~co . 898,68 Forte Mackilney; Luzon . 1501,73 5,94 JJfalattie dalle quali funmo colpiti gli u omi11i di truppa. - Le malattie sono 1·ipartite secondo la tavola nosologi.ca internazionale. Sono in magg ior numero le affezioni blenorn.giche, con una proporzione d el 124,25 p. 1000; a queste fanno seguito le febbri malariche per 1'80,26; le bronchiti ncute per il 39; le ulceri ed adeniti per il 37,21; l'alcoolis mo acuto per il 29,56; l a sifilide per il 28,.GO; le malat tie della pelle per il 26,19. I casi di tubercolosi polmone.re furono 257 con S7 morti, le infezioni tubercolari deg li altri orgRni furono S9 con 8 decessi. Sono registrati altresi 347 casi tifo addominale cou 15 morti, 100 casi di polmonite con 14 morti, e 170 casi di malattie dell'apparato circolatorio con 13 mor ti. Morti. - I morti complessivamente furono 358 : di cui 192 per malattia, 127 per infortunio e 39 per s uicidio: dii essi 47 avevano meno d'un anno e 59 più d'un anno di servizio.
790
•
VARIETA Colonnello med. MEnvJN MAus. - L'étioa, lo aoopo e le prerog&Uve 4ell'ufflolale me4loo. - (Tlle Mililary Surgeon, marzo, p. 205).
L'A. rileva innnnzi tu t to che in ques ti ultimi tempi molto è s ta to fatto negli Sta t i Uni t i d'Ameri c1, per la. curn delle t ruppe in camp11gn11, per l'organizz1\zione del se1·vizio sanitario, per l'ig iene dell'ese rci t o e per la profilassi delle m,llnttie infetti ve, il che ba g ià dato n otevoli buon i fru tti con una r iduzione della morbosità: tuttavia ancora molto r esta. a fare, e la trist e es perienza. dell' ultinrn guerra cou la. Spugna deve insegnare c he m ol te mansioni son o da 11ffidr1M al corpo s anitario ncciocch è esso po~s11 esplica re tutte le fun ,:ioni che gli competono. La perfet ta or g,mizzazione di nitri eserciti, specialmente germrinico e g iapponese, dovrebbe essere di nmmonimento e di incitumento II fare cli più e di megl io. L e ragioni per cui il corpo san itar io m ilitare n on h u consegui to quello svilu ppo e quella importanza che g li spettano devono r icercat"si in molti fot ti: in ta nto però è certo ch e nessuna classe di ufficia li h n nell'eser cito una m"ggiore import11nz11e t ielle una posiz ione d i m uggiore fiducia e res ponsabilità come quell11 degli ufficiali medici. Gli è perciò che nll'ufficiale medico occorrono mol te qual ità 11cciocché esso possa r iuscire valente e utile: non bastano qu indi i meriti ncquis tnti all'Un ivers ità o a.I la s cuoln d'11ppli c11zione, m a occorrono nat urale d isposizione e ndattabilitll; inoltre tatto e diplomazia, npplicàzione e zelo, onestà e lenltà; sono requ isiti negati vi l 'incoerenza e In. non uni for mità delle azion i, lo squil ibrio, la. r i.~trettezza. d ell'orizzonte mentale, il considerure le questioni da un sol lato e sotto un uuico augolo visuale. Il medico m ili tare, olt re un11 sufficiente e sva.riuta cultura. scientifica, d eve conoscere l e leggi mil itari, un po' di tattica. sovrntutto per ciò che s i rifer isce agli ospedali e nlle ambulnnze, deve essere un po' archi tetto, giud ice e avvocato, commissario e contabi le, deve s11per dirigere un ospeda le, una n aveo,.;p edale o un treno-ospedale, ecc. P er In prepar,,zione degl i u fficial i medici l'A. dò. innanzi t utto u11>1 g ntnde im porta nza 111l'istruz ione m ilitare, la qua le non deve· e:-;sere cosi estes11 come per un 11ltro ufficiale qu,d siasi, ma deve pe rò min,re n istill11re quei prin cip i i di discipliua, d i i:;truzione militare e di ogni altr11 cos11 che è essenziale nl comnndo. I principii di etici~ che r e~olano lu profession e nei medici civili son o u g uulm ente applic11 bil i al medico mil itare, e la s ua posizione nell11 gernrcbi,1 m i liture n on lo obbliga nè lo disobbl iga dal f are d iscrimin,1zioni nell'adempi mento del proprio servizio. L'A. è d'<lvviso inoltre che il medico m ilitare è bene uhe curi anche le fn m i~lie degli uffic i11 li, le vedove, i fi g li e le donne di servizio, poichè ciò serve ,, d ar gli prestigio e importan za: e s e, come del resto uccade, spesso l'opera su a non è 1tppr ezz11tH, ciò non de\·e scornggiarJo, perchè nella pratica civile accade a lt rettn nto. Nelle diagnosi deYe esser chi11ro ed esplicito, evitando le prognosi fosche e cercando di es,;ere p iuttosto otti111ista, ispiran do fiducia nei casi g rnvi. Inoltre
VARJETÀ
791
nei ra pporti coi colleghi ci\"ili, ,;ov ratutto in ea,.:i di con,-ulti, sia sempre ben d isposto e generoso; in qual u nque lot'alità. egli si trovi si mostri geloso custode delln salute pubblica specialmente in casi di ma la t tie epidemiche contngiose. Relntivnmente 11!10 scopo dei doveri dell' ufficiale medico si sa che esso consiste nel!!\ snlv11guHrdia della salute dei mil itari: ora a ppunto perciò l'ufficiale medico ha il dovere e la facoltà di proporre ai comandi tut te quelle mis ure che egli stimn migliori per In salute delle t ruppe; possiede quindi un'11rma di au to1·ità quasi formidabile di cui ra1·:omente eg li s tes,;o appre1:za il va lore. Nei r 11pporti coi comand an ti, e s peciahnente quando trattasi di fare osservazion i o prnposte di ordine tecnico san itario occ-0rre abi lità., tatto e d iplomazia; p1,rcbè pe1· qu11nto ln franchezza e il candore ,-ia no belle qualità, i comand an t i di corpo i11 genere non tollerano una critica aperta, e ottiene spesso migliol'e tlffetto u n' udieuza verba le o un'in tesa cordiale che non una rnlazione scr itta. L'A. entrando a parlare d ei doveri stre ttamente professi onali de l med ico m il itare lamonla che nel coi·po sanit,nio sia scarso il numero di specia listi, e sm·ehbe vera mente desiderabile che il Governo provvenesse c he un certo numero di ufficial i med ici avesse modo di pe1·fezion11rsi nelle va r ie d iscipline mediche. Un còmpito importa m e degli ufficiali medici è quello d i prendere parte ai consigli per hl riforma: però no n è lo,!ico che detti consigli sia110 formati di due ufficiali medici e di tre ufficial i di altra ann,o, i qu;ili 11011 hanno ne,.:suun. compewnza in materia; essi tlo\·rehbero essere orrnat i esclusi va mente d i u fficia li med ici. L'A. vo rre bbe abol ito il titolo di chirurgo dat<> a i medici mil itn ri in. genere negli Stati Uniti d'America, e gi ustificato solo nel passato in cui il med ico m ilitare era solo cbi,unato ad amputare braccia e gambe: ei;li vorrebbe che fos~ero designati col t itolo di ufficial i med ici e con una gerarch ià e attribuz ioni bene definite; perchè l'ufficiale medico è n n vero e p ropr io mil itare, il quale, per poter divenire in guerra un elemento valido, de,·e liberamente im parare e accettare la parte militare dei snoi doveri. D. BM.ESTltA.
L 'Inaugurazione del monumento &4 .&le1An4ro Blberl. - Il 1° di'ot tob1·e p. p. ebbe luogo in Stroppo l'inaugurazione del monumento ad Alessandro R iberi. Ai nostri l et tori non sarà certo discara qm1lche informazione s n questa festa, che, nella s ua modesta veste montanai-a, fu pure u na festa del nostro corpo, ed alla cui riuscita esso concorse cosi val idamente colla sottoscrizione aperta l 'anno scorso in questo giornale. li modesto comune che dette i natali ad Alessandro Riberi è situato nella grand iosa e selvaggia valle de lla Maira, a metà strada circa t ra le sorgenti di questo fiame e il suo sbocco nella pianura padana a Dronero.
w
ci:
ir
ID
o::
o
<(
o ' z
.,
<(
IJJ IJJ UJ ..J
XOTIZIE:
793
Esso cons ta di diverse frazioni o parrocchie, spal'se, anzi inerpicate per la r ipida montagna. Iu una di queste, s ituata ancora più in alto dellfl altre, è l'umile caset ta che vide nasce1·e il grande chirurgo. Il monumento però è stato eretto in una delle frazioni piit basse, a t traversata dalla strada carrozzabile. \'el'SO le undici &ntimeridiane ricevuti d al sindaco cav. Laugero, dal sagretario ed anima del comitato cav. Balocco, dal comm. dottor Abelli,Riberi, il più diretto rappresentante della discendenza di Alessandro Ri beri, e da tutte le at1torità e dalla p opolazi.one intera non solo di Stroppo, ma di tutti i comuni della valle, arrivo.rono in varie automobili le rappresentanze invitate. Il governo vi em rappresentato dal prefetto di Cuneo, e, se il momento poli tico non lo av esse trattenuto a più gravi doveri a R oma, sarebbe indubbiamente intervenuto S. E. il presidente del Consiglio l'onor. Giolitti, che non solo, come ognun sa, è nativo della \'alle stessa di Stroppo, ma è anche, si può dire, uu successore del Riberi, giacch é questo fu il primo deputato al parlamento subalp ino pel collegio di Dronero. Il corpo s anitario militare era rapp rnsentato in persona del suo capo, tenent e g enerale medico Ferrero di Cavallerleone (il qunle, preg>1to dal comitato, fu appu nto l'oratore della festa, pronunziando il di$corso che riproduciamo in testa al presente fascicolo) e dal tenente colonnello medico Ridolfo Livi. Fra le prime a utorità della proYincia interven11ero il comm. Moschetti, presi.dente della deputazione provinciale, il venerando senatore Spirito Riberi, presidente del consiglio provincia.le, il medico provinciale dottor Marchisio, il dottor Fornaseri, presidente delle Opete pie di Cuneo, il cav. Nicolino, consigl iere provinciale, il cav. dotto1 Caldo, sindaco di Dronero ed altri ancora. Da Torino inter• · vennero i dottori Camera e Fontana dell'assoda,.ione di mutuo soccorso fra i m edici del Piemonte, dal R iberi largamente beneficata; i l dottor L erda, nativo anch'esso della v alle, giovane e distintissimo chirurgo dello speda.le di San Giovanni, che fu primo e principa.l teatro dell'opera chirurgica di R iberi. Dalla stessa c ittà sì era. pure mosso a.Ila volta di S troppo il prof. Cnrle, attuale titolare della. cattedra. di Riber i, ma una panne della sua a u tomobile lo fermò a. p oca distan za dalla meta.. Altri personagg i sarebbero immancabilmente intervenuti, se importanti doveri, resi più gravi e impellenti dalle circostanze politichfl non li avessero trattenuti altrove: tra questi il senatore Rossi, s indaco di Torino, il comm. Quirico, medico di Sua Maestà, il senatore conte Cibr n.rio, presidente dello speda.le d i San Giovanni ed alt ri. Ma non è il caso di fare lunghe file di nomi ; e, domandando scusa alle gentili person e c he non ahbiamo nominato, basterà che d iciamo che a. questa festa prese parte con v ivo entusiasmo la popolazione intera di quella bella vallata, colla sim , pat i,:a partecipai;ione di tutto il Piemonte. Gli invitati furono dapprima ricevuti nei locali del nuovo ospedale, altro vero monumento innr1lza.to a Riberi, e che, ora interamente compiuto, snrà quanto prima adibito al ricovero degli ammalati della ,·alle. Quivi fu loro offerto un rinfresco; dopo di che la comitiva si diresse, preceduta dalla banda del paese, verso il luogo dove sor ge il monumento. È questo collocato nel punto pit\ centrale del paese; ma, per essere questo, per ·cosi dire, aggrappato alla montagna, s i dove, per ottenere un piazzale sufficientemante ampio, costruire una specie di bastione, bell'opera a rchi tettonica. Il monumento cons iste, come ben si vede dalla figura an nessa, ohe dobbiamo alla gen-
7!H.
~OTIZIE
t ilezza del cav Balocco, in un alto basamento di marmo (1), cui sovrasta il busto del R iberi, molto simile a quello esistente nell'ospedale m i litar e di Torino. Dopo alcune belle parole di saluto del sindaco cav. Laugero, il commendatore Mos<'hetti, che portava a i valligiani della Maira il saluto dell'intera provincia, presentò l'oratore della festa, il generale Ferrero di Cavallerkone. Questi, dopo che fu tolta, fra gli applausi generali, la tela che nascondeva ancora il busto, prese subito la parola, tenendo desta l'attenzione e provocando l'entus ias mo generale col discorso che abbiamo più oltre pubbl icato. Dopo di che la comitiva si recò ancora al nuovo Ospedale, di cui si potè ora con p iù comodo ammirare la semplice ma saggiamente ordinata costruzione È un piccolo ospedale per una ventina di le tti, cifra ancora esuberante al b isogno non solo d i Stroppo ma dell'intera Valle S uperiore. Ne è autore l'architetto valligiano s ig. Bermone. In una delle maggiori sale dell'ospedale stesso ebbe poi luogo (ultima e sostanziale parte della festa) un cordiale e lietissimo simposio, anzi succulento ban• chetto, durante il quale furono distribuiti agli intervenuti un grazioso ricordo in forma di quadro fotolitografico, e un pregevole opuscolo del dott. Lerda sulla vita del R iberi. II comm. Moschetti, felice e brillante oratore, improvvisò u n altro discorso, vibrante di affetto per la bella valle della Maira, di patriottismo per la gran madre Italia. Ebbe pu1·e parole di lode ed ammirazione pel Corpo sanitario militare e di gratitudine per il concorso da esso dato alla erezione del monumen to. Dissero poi applaudite parole il gen erale Ferrero di Cavallerleone, il prefetto comm. hlolinari, il comm. A.belli Riberi, il dott. Camem, il medico provinciale cav. Marchisio, il consigliere provinciale cav. Nicolino, il dott. L erda, e finalm en te il cav. dott. Balocco, il quale volle ancora ringraziare il Giornale di ;l!edicina militare, ne lla persona del suo redattore, per la sottoscrizione dal giornale promossa. ~a noi pur anch e, e con noi il corpo sanitario intero, dobbiamo essere grati agli egregi com ponenti del comitato e soprattutto al s in daco cav. L»ugero ed al cav. Balocco, di aver saputo organizzare cosi belle onoranze a colui che sarà sempre da noi considerato come il pad re della medicina militare italiana. ( I) Sui quattro lati del
basamento sono scolpit~ le seguenti inscri1foni dettate dal-
l'rgregio dott, Lordo.: A!rs~attdro Riberi - (1794-1861) - chin1rgo prindpe d Pi tempi s 11oi - portò t1r ll'at1•11eo tor in P11r. - il caklo Rollio delle 1wo1•r idre - , 1•01/r - che ,nPdicinti e chir11r f1ia - Ri intrgra~srro -· i n 11r •·~ro cont1.11bio di 8cin1::a - Dall'opera s ,w s avace la BCll(,la di T orino 1•bl>P l'im1ml110 - che l•1·ò la R1ta fama alta n r l mondo. N el Sct1.a lo - n ell'Accadrmia m edica che egli /<,nd<} - n ella Scien:.a, n ella Scuola, t ir/la ,·ita - ma soprolttllo c,l /l'tlo clPl malato - portò - il yen ·i o f er vido del novatore - la /rrrra volml<l mae11tra d i audar,ie - il citorr del /ikmtropo, del patriota Da lui - l'esrri:ito H<trclo - ~he o/filava le armi dr l rùcal/o - ebbe m i rabilmet&le orqcm i,:oto - il Corpo di sanità m ilitare - Da lui - R e C arlo Alberto - et,/,,. eonjor/ut,J /',·~i lio da lui Vitl<>rio 1';ma,111rlr I l - /11 ,.iyilato Hll'i campi d r /la villoria. Q11i - clO'll(/'ri 71<1rtl povero ed iy, w rato - alla conqui,,ta c/elw /ortuna e c/r llc1 glorie, il 11110 11omr. - i1iHr[f'l,i r,i vallif1ùmi - che l'onrl'la povrrtcl - è l'a$Billo miglioro n ..tl'o11l'T" d1t/'i,•;1r11rw e cldJa mano - e d u ti in essi Ja /edP - ch r qnvste ign11df'. rou·ì e - t«mn" 18#Cr madri rl'ingrr,ni - r/re han t•olo cl'11q11ila. La l'trllr ,u,tìa - col concorso - di R e V i /Iorio E111rm11rl, 1 I i - d• l Corpo di Sanit,ì 111ilitarr r dl'/la cilltì di Tori1V> - JJC JlXI.
'
795
CONFERENlE ~CIENT1F1CHE DEGLI O~PEDALI MILITARI SOD!RIO DEGU ARGOIIMTI TRATI'ATI
(DAI PROCESSI VERBAU PERVE~ UTI ALL'ISPETTORATO DI S .\XIT.o\ :UlLITARE DAL
1° AL 31 OTTOl!RE 10 11).
ANCONA (settembre). - Capitano medico GAE'l'A:SO Fu~..\101.1: Rapporti tra epilessia e traumi. L'O. prende occasione da un caso clinico da lui studiato in un iscritto entrato in osservazione all'ospedale per trattare dei rapporti fra traumi ed epiless ia. Fa cenno dapprima. della frequen1.a oggi ammessa. d elle vere epilessie traumatiche e cita la classifica. di Ottolcnghi, a questo riguardo, ed i criteri pratici che hanno indotto il prede tto autore a fnre tale classi fica. Riferisce quindi sul caso dell'inscritto di leva, insistendo con un certo dettaglio sul fattore ereditario e sul suo valo:·e antropologico, sui precedenti individuali, sull'e·ntità del trauma e suoi postumi, sul tipo clinico dell'affezione, sul significato del tatuaggio osservato nel soggetto, sulle varie note neu1·ologiche e psicologiche, e ne deduce che la forma morbosa in esame appartiene al secondo gruppo delle epilessie Ottoleng hi, cioè al gruppo delle epilessie traumatiche indirette. PIACENZA (settembre). - Maggiore medico ScIPJO~E R 1:sA1, 01: Osservaz ioni cliniche e batteriologiche sul cole ra. Esposto un breve cenno storico r iguardante la propagazione del colera, dopo aver accennato alle cinque pandemie di tale malattia r isaltanti da.Ile tavole di Hurchs, egli passn a trattare dell"etiologia del morbo, trattenendosi in modo speciale sull'opinione del Kunnin gam circa il polimorfismo dell'agente infettante, contl'ariamente all'opinione della scuola. di Berlino, custode ortodossa delle idee di Koch. \'iene quindi a parlare sui vari metodi di colturn del bacillo, con speciale riferimento a quell i del Dunbar, del Bandi, del Die Donné, di Hech, Naufeld e \Vorte, Fichera, ecc. Trà.tta in seguito della cura, intrattenendos i in particolar modo su quel la proposta dal Roger, consis tente in iniezione endovenosa (che l'O. ritiene possa. esser& sostituita più prat icamente coli' iniezione sottocut1rnea) con soluzione ipertonica. di Na. cl., nonchè nel . largo uso di permanganati, sia sotto forma di pillole che di pozione. L 'O. conclude infine accennando alla profilassi anticolerica ed intrattenendosi sulle disposizioni eman11te dal consiglio superiore di sanità. per la difes a contro il morbo. RAVENNA (settembre). - Magg iore medico C 1.E~!E~TF: P1zzoc ARO: Presenta duecasi di frattura., una al terzo medio delli, coscin. l'altra al terzo inferiore del re.dio destro, curati con buon risultato. P e r la frattura della coscia fu applicato l'apparecchio del Tillaux, che per semplicità e rapidità d' a.pplicazioue,
1;96
CO:S-FE:RE'.'\ZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI
nonche per la facilità di permettere l'osserva.zione e correzione quotidiana ed una certa liberti\ di movimenti all'infermo costituis ce un apparecchio verame.n te ideale. L'O. presenta all'esame dei convenuti l'arto inferiore fratturato e confrontandolo col sano, fa. ri levare come non vi sia alcun accorciamento, ma solo un cel'to gl'ado di i poi rofia : il callo è ancora voluminoso, ma ben consolidato. Circa la frattura del rndio, l'O. espone le difficoltà che si incontrano per rnl-!giungere la perfetto. co,~ttazione dei due frammenti, anche esercitando delle tr11zioni esagerate sul pollice e corrispondente eminenza tenare, alJo scopo di portare all'interno tutta la mano cd obbligando il frammento inferiore a spostarsi a ll'e~terao, ed aggiun~e che quanto pi111 la linea di frattura si allontana dall'ar ticolazione radio-carpicn, più r iesce difficile ot tenere ottimi risultati. Nel caso in esame, put· essendo normale il movimento di supinazione e di pro110.zione de ll'avaml,raccio, nonchè quello di fless ione, all'esame rad ioscopico si è accertato che i due frammenti non presentn.no una linea continua, ma un leg-gcro spostamento all'interno del frammunto inferiore. l"D[SE (sette mbre). - 'l'enente medico PI6:TRO MALAllARBA.: L o. cura. delle ma • oife~tazioni sifilitiche col « Salvars ao ». L'O. espnne i risultati ottenuti col « Sakarsau >, pre parato secondo la fonuola del dott. Pasini e messo in commercio in tubetti preparati, dosati, autoiuie ttahili per uso endomuscolare. Accennato a lla preparazione dell'infermo ed alla tecnicn dell'iniezione, l'O. illust ra i vantagg i e gli incon,·enionti che presenta il nuovo prepar11to, in con• franto degl i altri con cui viene praticata. la cura Ebr lich-Hata. Tra. i vantaggi considera la praticità dell'uso del medica mento, attuabile in qualsiasi l uogo e condizione, la sua forma sto.bi le e conserrnbile anche a lungo senza diminuzione del potere, terapeutico della sos tanza attiva ed infine la scarsità. dei fenomeni generali e locali inerenti alla somministrazione del medicamento. Fra gli inconYenienti attribuiti ricorda i g ravi fenomen i di a vvelenamento per un troppo rapido as~orhime nto di una quantitÀ. eccessiva di sos tanza attiva. liii infermi curati furono 19, scel ti ira i casi più g ravi e che avevano res istito alla cura mercuritde. I risulto.ti pio; efficaci furono verificati nella cura delle forme sécondarie e terziar ie; più refratt1nie si sono most1·ate le manifestazioni pr imarie, per qua nto la guarigione dell'ulcera sia avvenuta in ogni caso in modo più rnpido e regolare che non in quelle curate col mercurio. L'O., esposto il quadro :,,intomatologico presentato dai malati trattati col q Snlvarsan i., contrappone la sua azione beuefi\'n su Ile condizioni generali a quella depressiva de ll'uso prolungato del mercurio, e conclude raccomandando il eletto preparato in tu tti i casi di sifilide con manifestazioni che si seno mo· s t rnte resistenti all'n.zioue del mercurio, in quelle in cui il mercurio non è sopportato, ed infine nelle rei::idive prossime a mn.nifestazioni cura te precedeu· temente col mercurio e nelle quali persistono evidenti i segni delJ'azione emolitir a di quest.o medicamento. ,.ENEZfA (~ette mbre) - Farmac ista d i 2• cl11sse ALFREDO PAONIEl,LO : Tossico· logia del cinnogeno e dei composti cianici. L'O., dopo aver esposto le idee gene· r,di per le q u111i il cianogrno ed i compos ti dclln serie cianica godono di una gra ndiss ima import,ouza dal punto di vista tossicologico e dopo nver accennato alle dos i tossiche di ogni composto di q·Jes to gru ppo e di a.ltre sostnnzo che conten~ono e possono svilupp,,rn a cido cianidrico, tra.ttn dell'azione fis iologica di questi potentiss imi veleni . Illustra perciò il comportnmento che banno nel-
CO.NFERt::NZE SCTENTIFlCHI~ DEGLI OSPEDALI MILITARI
79T
l'organismo animale del quale ,tlternano, sia il ric11.mbio materiale che il sistema n ervoso, funzionando come veleni delle cellule viveTJti, in ispeciale modo di quelle ematiche e nervose. Descri tta la fenomenologia dell'avvelenamento e le lesioni da esso prodotte s ul sistema nervoso e sul sangue, si occupa successivamente dell'assorbimento e dell'eliminazione, nonchè degli antidoti e del trnttnmento consigliati in questi casi. Passa poi ,,ll'esame chimico-legale, mettendo in rilievo ,tlcune osservazioni sopra cause di errori inerenti a tali ricerche e facendo una completa esposi zione della combinazione dell'acido cianidrico col s,1Dgue e delle ricerche spet• troscopiche relative. A tale riguardo espone i cr iteri per differenziare il sangue cianidrico dnl normale, facendo r ilevare, come a mezzo della metaemoglobina sia possibile preparare R.nche dei reattivi sensibilissimi dell'acido ci,midrico. Tratta infine del dosamento dei composti cian ici ne i casi di avveleunmento, facendo delle considerazioni sulla ricerca del cianuro di mercurio e su quello dell'acido cianidrico, quando vi siano presenti dei composti cianici non tossici e chiude l a conferenza, illustrata da esperimenti chimici, a cc!l111urnùo ai mezzi atti ad interpretare la. forma del composto cianico col quale è stato prodotto. l'avvelenamento e ad al tre considerazioni d'indole generale.
Movimenti avvenuti ner Cor~o ~anitario e nel Personale Farmaceutico (Oalla dispensa .«>• alla 45• del BolMlino ufli,ci«fe delle 11omi11e).
Ufflolall ln Hrvtldo permanente. R . decreto 9 agosto 1911. Giat:anni, maggiore medico direzione sanità VIII corpo armata, Collocat,o in posizione au!liliaria, a sua domanda, dal 16 agosto Wll. CROSIOLIA Eva1·tsto, tenente medico 1 ° ar tiglie1·ia f'ortezim (costa). - Id. " dispo· sizione Ministero affari esteri dal quale percepirà gli assegni e le indennità spettantigli, dal 3 settembre 1911.
OST INO cav.
R. decreto 1° settembre 1911.
Carlo, tenente medico ospedale Alessandria (a. dispos izione Ministero interno). - Collocato in aspettativa per motivi di famiglia, per sei mesi.
M AZZETTI
Determinazione rninisteriale 14 settembre 1911. SouAzzI cav. V ittorio, maggiore medico os pedale Mantova. - Trasferito ospednle Messina. PAOE cnv. Luigi, id. ospedale Messina. - I d. direzione sanità VIII corpo armata. CODA Carlo, capitano medico 77 fanteria. - Id. ospedale Padova. ZANOTTINr cav. Primo, id . 79 id. [d. reggimento cavalleggeri di Monferrato.
798
M.OVI?JESTI AVYE~L"Tl l\EL CORPO SANIT. E N B L PERS. FAR~!AOEUTIOO
TOBIA cav. ..1frturo, id. 18 artiglìerin campagna - Collocato a disposizione Ministero interno dal quale percepirà gli assegni e le indennità spettantigli, dal ~9 agosto 1911. Sc.-1.1.ESE cav Gior[Jio, id. legione c11 rnbinieri Nt1,poli. - Id. id. id. id., dal 9 set .. tembre 1011. AN:-.ARATONE cav. Ca1·lo, capitano medico osfedale Roma. - Id. id. id. id., dal 7 settembre 1911 SEc<,111 F1·ancesco, tenente medico id. Brescia. - Trasferito 77 fanter ia. DomKE Micliele, id . 64 fanteria (a disposizione Ministero interno). - Id. 79 id. continuando a disposizione come sopra. I l\GRAvAJ.LE Alfl"edo, id. 81 id - Id. reggimento lancieri di Firenze. G&1011so Alfredo, id. 39 id. (a disposizione Ministero interno). - Id. 24 artiglieria campagna continuando a disposizione come sopra. .MAnu1, r..1 A lòert.o, id 40 id. - Id. Ollpedal1> Napoli. Rrccx Gastone, id. 84 id ( >1 dispo~iz ione :Ministero interno). - Id. 22 fanteria continuando a disposizione come sopra. Bl.iO:<OPANJjl Cm·lo, id. 63 id. Id. reggimento cava lleggeri di Salu:zzo. LUCCI Americo, id. 51 id. Id. osped11le Perugi:o. Pi;:1.1.Eon1N1 01·eslc. id. 82 id. - I d. 69 fanteria. PrJ.ATO Adolfo, id. 20 id. - Id. 2 artiglieria mont~g n,l, CALOAROJ.A Francesco, id. S id . - I d. r eggimento art iglieria a cavallo. (hERI Vincenzo, id 2 reggimento artiglieri" montagna.·- Id. infermeri11 Capua. Rossr Anto1iio, id 3) fanteria. - Id. reggimento cavalleggeri di L ucca. Ftt;MME'HEDDù Vincen zo, id. 4 id. - I d . GO fanteria. BACCl!IALONI Aclolfo, id. 91 id. - Id. ospedale Torino. D'ACCAROO Salrntore, id. 8 bersaglieri (a disposizione Ministero interno) - Id. id. Brescia, continuando a disposizione come sopra. VALENTE Gioacflino, id. reggimento Savoia caval leria. - I d. 1° alpini. FRENI Sn:1rnANTINO Santo, id. H2 fanteria. - Id 24 fanteria . Hoss1 F'c1·rucoio, id. 7 id. - Id reggimento Savoia cavalleria. CASTORIXA Giu~•ppe, id. 6 bersaglieri. - Id. 28 fanteria . .M1..\ DONNA A11lonio, id. infermeria prcsidiariR. Bergamo. - Id 4 fortezza (costa). Vox Vincenzo, id. 9 fanteria. - Id. ospedale Ba ri. DE F11. tPl'lS Giu,qeppe, id. 28 id. - I d. id. C:i.tanzaro. DE CAR1S À!JOSlino, id. 88 id. - Id. 41 fanteria. ZEPPONI Yapoleone, id. !36 id. - I d. GG id. SAVAHINO Saverio, id. 76 id. - Id. ospedale Palermo. DEI, V.1s-ro (iiuseppe, id. 71 id. - Id. 61 f,mteria. G 1ut.1.o (;il'olamo, id. 6 id. - Id. l' id. V1TOJ.O lJmanuele, id. 14 id. - Id. reggimento cavalleggeri di .\fon ferrato. GE1,0H)11in Luigi, id. 16 id. - I d. ospedale Casert11. LovAGLJO Rocco, id. U3 id. - Id. 13 fanteria. Sn,,1P1 Vincenzo, id. 69 id. - I d. infermeria pre~idiariR Gaeta. F10HENZA I.fJnazio, id. 22 artiglieria campagna (a d isposizione Ministero interno). - Ha cessato dal 2~ luglio 1011 di essere a disposizione come sopra
R. dec,·eto 3 .vettem/Jre lVll. AnA 1'& Alessanclro, tenente medico infermeria presidiai-in Gaeta. u«pettativa per moti\·i di famiglia per un nnno.
Collocato in
MOVrnE:-;Tr AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. F ARMACEUTICO
799
Determinazione ministeriale 2S settembre 1911. P1E1wcc1 cav. Goffredo, capitano med ico S be1·s11glieri (a disposizione Ministero interno). - Ra cessato di essere a d isposizione come sopra d11\ 26 settembre ll)ll. C nESC DIONE Rosa rio, id. 6 fantP.ria. Messo a d isposizione del Ministero degli interni dn\ qua le percepirà g li 11ssegni e le indennità spettantegli dal 17 settembr e 1911. Z At'PIRO Antonino, id. ospedale Venezia (comandat o ospedale Padova). - Id. id. id. dal 13 id. DI L A1,1.o cav. Carmfae, id. brnc ieri di Aos ta. - Id. id. id. dal 21 id. PAOLINI Adolfo, id. osperlnle Roma. Comand a t o scuola mag istrale m i li tare di scherma e di educazione fis ica ( insegnan t e titolare) dal 1° ottobre 1911.
Determinazione minfate1·iale 5 ottobre 1911. COSTA Ernilio, Cli pilano medico 20 artig lier ia campagna . - .Messo a disposizione Ministero interno, dal q ua le perce pirà gli assegni e le indennità s pcttll n tigli dal 22 agosto 1911.
lt. decreto 21 .~ellembre Hlll. M1cELA ::;{afratore, capitano medico in aspettativa per infermit/\. provenienti da cause di servizio per sei mesi, a Palermo. (R . decreto 28 feb braio 1911) L'aspettativa di cu i sopra è prorogata d i un anno, dal 1° settembre 1911.
R. dPcreto 2 ottobrr l!Hl.
I seguenti uffici" li m edici sono promos~i al grndo superiore, con anzianità. 30 settembre Hlll, con decorren~n per gli assegni dal l v ottobre 101 t e con la destinazione per ciascuno indicata:
Capitani .medici promossi maggiori medici: TREV!SAXJ cav. Gaetano, ospedale Roma. R EcCUlOXE J.:tto,·e, id. Ancona. - Id. id.
Continua come contro.
Tenent e medico promosso capitano medico:
MONACO Artu ro, scuola applicazione sanità militare. -
Destinato ospedale Napoli
(a scelta).
Determinazione ministeriale 12 ottobre lVll. MARIXl Pio, cap itano m edico r.ollegio militn.r f' R oma. - Trasferito ospodiile R omn.. F n1sox1 Paolo, id. ospedale Perugia . - I d. id. militare Roma. P IANTlilLLt Ginsl'pp e, to11ente medico H. corpo di truppe coloniali dell'Er itrea. Id. id. Genova, d,i l 1'l ot tobre 1911.
Dete,.minazione ministeriale l!l ottobre 1011. ANNAHATO:i;& cav. Carlo, capitano modico ospedale Homa (a disposiz ione Ministero i ntern i). - Trasfer ito collegio militare R oma, cessar,do cli esset·e a disposiz ione come sopra. MALANGA Donato. t enente med ico 8 artiglieria fortezza (costa e fortezza) a disposizione Ministero in tern i). - Ha cessa to d i esser e a disposizione com e sopra d a l 18 ottobre 1911.
800
MOVDIE:STI AVVEXUTI NEL C:ORl'O SAXJT. E :SEL PERS. FA.R~lACEUTICO
Farmaohti mllltart. Determinazione m inisteriale 14 settembre 1911. Bo~1PlA:-.1 cav. Alessandro, fa,rmacista capo di 1" classe, ospedale Roma. - Tra- sfarito farmacia centrnle militare. FKRllAltl Claudio, id. id . 2" id. id., Piacenza. - Id. ospeda le Roma. GIU.FFREOI (,'i11ffredo, id. id. 2" id., id. succursale Parma.. - Id. id. Piacenza. Detenninazione ministeriale 21 settemb1·e 1911. MAN:-.AJONI Giovanni, farmacista capo di 2° classe, osp!ldHle Perugia. - Trasferito farmacia centrale militare. M,ccm:-.t Antonio, farmacista di 1• id. infermeria. presidia ria Cremona, - Id. ospe· da.le P e rugia. CORNEU,1 Cornelio, id. 1" id. ospedale Messina. - Id. infermeria presidiaria. Cre· mona. R. dec,·eto 7 sette1nb1·e 1911. A~!ATURO Aurelio, farmacista di 1• classe, os peda le Cava dei Tirreni (Salerno). Collocato in aspettativa per infermità comprovata: par tre mesi, dal 1° settembre 1911, con l'annuo assegno di lire 1760. R. decreto 22 giugno 1911. GE1tu1NO Vittorio, farmacista di l8 classe, in aspettativa per infermità. comprovata. - R ichiamato in servizio dal 1° giugno 1911 e destinato ospedale militare Sa vigliano. R. decreto 24 agosto 1911. CARNELUTTI cav. F ederico, farmacista capo di 1• classe, farmacia centrale militare. - Collocato a riposo, per ragione di età, con decorrenza dal Sl agosto 1911. n. decreto 25 settemb1·e 1911. P ARllOZZANI Gi1ilio, farmacista di 2° classe, ospedale Chieti, in soprannumero nella classe stessa. - R ientra in ruolo dal 1° settembre 1911. Decreto ministeriale 26 sette1nbre 1911. MAN:<AJONJ Giovanni, farmacista capo di 2a classe, farmacia centrale militare. Promosso alla l ' classe, dal 1° settembre 1911. Suzz1 dottor P ilippo, farmacista di2' 1d., ospedale Firenze. - Id. a lla l'id, dal 1° id. NOTIFICAZIONI Arrivi e 11artenze da e per l 'Afrloa CASELLA Dante, tenente medico. - Ritoma to in I talia dalla colonia della Somalia italiana, per rimpatrio definitivo, 1'8 ottobre 1911. Defunti. Osnso cav. Giovanni, maggiore medico in posizione aus iliaria, distrett-0 Firenze, - Morto a Firenze, il 1° settembre 1911.
JJ
Direttore
Comm. Cuomo SFoRzA, maggior generale m edico. Il R edattor e
R1ootFO L1v1, tenente colonnello medico. ({f.lò'll -
lluma, 1~11 -
li µ. i,;. VoRhera.
l.~1G1 PA LIUEnt, Gtnnte.
D& CESARE, - Studio sulle mediastiniti (mediastiniti suppurative, aaceB110 rnediaatin.ico). - Roma, 1900. Un voi. di pag. 144 . • L. 2 HYnTt. - Onomatologin anatomicn. Storia e critica del moderno lingua ggio anatomico. Traduzione libera italiana dei dott,ori C. PRETTI e C. Sroau.. Roma. 1884. (Edizione rl\ra) • 9Le /uiu causate dalle armi do guerra. Sintesi della re lazione sanitaria sugli esorciti tedeschi durante In guerra frnnco-germanicn 1870-71. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. • 2 M...i.NAYRA. Studii storico-critici sulla mefl\llgite cerebro-spinale e pidemica in Italia e particolarmente nell'esercito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto , l 60 SALINARI. Le lesioni t1,\umatiche dei centri nervosi. Memoria onorata d el premi~ R iberi. - Roma, 1900. Un volume di pe.g. 320. Prezzo ridotto . , 360 81'0RZA e G10t.1ARELLT. La malaria in I talia. Opera onorata del 1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tB;vole c romolitografiche. Roma, 1885; p rezzo ridotto. , 3 1'0114.ELLlNI. Delle malattie piò frequentemente simulate o provocate dagli inacritti. - lloma, 1875 . . · , 3 60 .'i. u . - Per !'acquisto dalla opere sopraindicate Inviare cammisslonl e vaglia all'Ammlnlsfrazlont del Giornale di medicina militare via XX Settembre Roma .
.-H tre p11,bùlic(r.zio1ii ·m e,Uco-1niUta1·i.: A. S1m·co r.r, capitano motlico. libero <lo<:en te tli po.tologia. s pecia le chirurg iua ne lla
H.. Università di l'isa. · - Coutribi1to a llo s tlldio d e l rio.ofìma e ricerc ho isto- ' logiche Slli trapianti di cute secondo Wo lfe (con 18 tavole) - Li vorno 1911, Officino g rafic he Chiap piui. ( Ve ndibile presso l' Autoro. Ospeda le Militare ùi Livorno ). . L. O JANDOLO COSTANTINO, colonnello medico. - Oftalmoscopio. ed ottica oculistica. Manun.lo teorico-pratico. Un voi. in 8° con 82 figure e 12 tavole. - Napoli, stabilimento tipografico F errante, !905. (Vendibile presso l'Autore, Roma, v ia Principe Amedeo 47) • 8 M.u;o1..i.NTI Ezco, colonnello medico - Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po ( 1889, 1898, 1905). 'resto e progetto con illuetra~ioni, premiati con diploma d'onore o.Il' E sposizione inte:roazionale di Milano 1906. (Vendibile presso l'Autore, direzione sanità militare ) • o& • In. ID. - Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profilassi attuale. - Età della cbiam6t a. - Ferma biennale. - Abbassamento della statura). Relazione al congresso nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . . • 2 Su.nu.n1 SALVATORE, maggiore medico. - L'anatomia e la chirurgia operatoria d ella man:l.ibola e delle parti molli cbo In rivestono. - Napoli, 1906. Un voi. in 8• di pag. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile presso l'Autor e, Corso Vittorio Emanuele 381l. Napoli) 3 lo. ID. - La chirurgia tielle vie biliari. Memoria onorata di un attt>stato di lode della Società medico-chirurgica di Bolof'lla, - Bologna, 1903. Un voi. in 16° di pag. 198, (Vendibile presso l' Aut-Ore, Corso Vittorio Eman.uele 386, N a poli). • I 8ANTUCCI ST1!:FANO, maggiore modico, libero <locent-e di oftalmologia e di clinica oculistica nella Regia Università di Torino. Studio scientifico pratico sui tro.umatisrni oculari. Vo i. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 microfotografie e cdn prefaziono del professor C. REì"MOND, direttore della l\egia clinica oculistica di Torino. - Roma, Enrico Voghera 1906. (Vendibile presso la tipografia Enrico -Voghe ra, via Po 3, Roma) , 4 R. RtvALTA, capitano medico. - :\Ca lattio professionali od infortuni del lavor o nella vita civilo e nella vita mllitarfl. R occa S . Cascia no 1908. (Vend ibile preSilo l'autore, 11 ° reggimento fanteria, F orlì). . . . . . • 6 C•eALI PtETRO, tenente medico. - La cl1iru.rgia cooae rvatrice nei suoi rapporti con la t raumatologia e la leg ge concernente gli infortuni sul lavoro. Trattato di esogosi clinica in rapporto aUa Propedeutica chirurgica generale e alla legisla1iono socio.le italiana. - Roma., 1901. Sooietà editrice Dante Alighieri. (Ven dibile presso l'autore, via XX Settembre 89 p. 1°, Romo.) . " 3 lo. ID. - L' Ì;J>Otesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - l\lilano, Associarione t ip. pri,. 2• ediz., 1900. (Vendibile presso l'Autore, via XX se ttembre, 89 p. 1°) • 2 -DE FALCO ANDREA, tenente colonnello medico. - Patogenesi unica delle malattie vascolari. secretive e nodulari degli occhi e degU organi vicini. Un voi. in 8° di pag. 240 con 8 t avole fuori tosto. - Napoli, Società. comroer- , ciale libraria, 1905 . . . . . . . . . . . . . . . . , , . . • 8 .SABELLICO Un.BANO, capitano medico. - Fasciature ed apparecchi, fratture e lu68azioni, - Fironw, tip. Be.rbèra . '--,e:,=,,. ......_
_ __
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE Direzione e Ammlnlstraz: Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. 1° Il W ornale di medicina militare !'li pubblica l'ultimo giorno di c iascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. 2° L'abbonamento è annuo e decorre dAI 1° gen naio. 30 11 prezzo dell'abbonamento è: Per I' Italia e la Colonia Eritrea L. 1 2, • 15, Per l'Estero • . . . • . . i· in llalia . 1 ,2.e; Un fa 8c1colo separalo costa ,E t a 11 s er o. . . • 1,50
4° L'abbonamento non ùisde tto prima del t • dicembre s'intende rinnovato per l'anno s uccessivo 5° I s ignori abbonali militari in effettività di servizio possono pagare l'importo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). 6° Ai librai si fa lo sconto del 10 °1 0 , ma soltanto per gli abboname nti delle pert"Ooe e degli enti non militari, che non possono fruire della facilitazione di cui al n. 5. i 0 Le s pese per gli es tratti e quelle per le tavole litografiche , fo tograGche, ecc., che accompag nassero le memor ie , so no a carico de gli autori. 8° Gli autori delle memorie po tranno averne i?li es tratti fa cen!lone r ichiesta all'alLo tiell'invio delle bozze corrette. Gli estralli sono di due tipi: TIPO ..4.. - Con copertina in bianco, s enza frontespizio, e colla Impaginatura e numerazione del fascicolo. TIPO B . - Con copertina s tampala, frontespizio, impaginatura e numerazione s peciale. Il prezzo é regolato da lla seguente tariffa : Pre2':zo cl.i o:l.a.aou.:n. :fog1.io cl.i ata.mpa NUMKRO DKLLE OOPIB: TIPI D.I ESTRATTI
Tipo A Tipo B.
----
25
50
100
4,6,50
5,7,60
6,50 9,-
200
10,13,60
Per ogni centinaio oltre !00
3,80 4,80
Gli estralti minori dii un foglio si contano co me foglio intero per le ordina-zioni di 100 estratti o meno. P er q uelli che s uperano un fog lio, le fra zioni in più, che non s uperano il me.:zo foglio, si contano come metil., purchA pero l'ordinazione non sie infer iore a ~,o copie. Polran110 avers i es l ratti in cari.a e formato diversi, previi accordi pert'Onali tra gli Aulori e la Tipografia g- I manoscritti non si restituiscono.
GIORNALE DI
Qlorn.t.e di mlldiclna 111IIU1N 18&M884 Cllomal• modico dol R. .lo &:....,ilo • della Reale Mar,aa C31ofn•t. inedloo dol Roelo Effrclto 189MII07
188& 111H
AN.NO LIX - 1911
SOMMARIO • • • • • 1 1 1 eaUIIRIALI.
.. . .. . . .. . . .
"'
. . .. . . . . . .
Coìdrlbàte "Sllfflmenlale allo atudlO delta dlalol'e&IOne delle mani, • • •
8&J
CASIJlstlCA CLli;ICJ
.......,....... cue. ..au IT,H,IIAIR B• _T..._
. ..
.
I f, V"'41ef tldl'IRJertlo 4dla tOJlfflllaa),
-·~ DIREZlONB l!lO AltJrtNI8TRA2:I0NB
.,.,.. _Palusè 4el Ktiallten delli e--. V1- XX Seneialln • BOllA.
Wr le fuenfcmi a paguaento rlVOlpni IIClllliftlllOte
l RIMANA DI ,VSIIUCITÀ - &OIIA, Co:r•o U.mbuto Z. 1dp.
INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI RIVISTA 0 1 NEVROPATOLOGIA Negro. - PPr la s torm delle <lislroOe mùsrolari progreisi,e . Cltaron e Caurbon. - ln lo1.foni mercurlal1 ed emiple11ìa . • Lagrllle. - llire rche sull'errd1tà n1>lle malattie ner ·.o,o • . . • Tommasi A Colbacchlnl. - A µroposito ,11 1111 nuo, o 1c11omeno p upillare. Lant11u1111. - Contrlb\llo a llo s tudio della demeni i. precoce ne, m ilitari o, Gondtes. - li campo , i:Jvo oell'"teri~mo III VISTA IJI CIIIRUBGIA GEN KR.\J, E. BrUnlng. - L'actmo111icosi rlelln i;hla ndula parotide . Losaro. - Un nuovo proee.<.•o •li 1,1asLro~1omin . . . • . . . . . • La Torre. -Sulla com11re..,,ioue ,Jell'aorta a,tdominale mecliaale Mrella fnsciatura sul ventre Calabrese. - Intervento chl ruq;lco razionale n •gla nv, elenamenti acuta da suhllmato corrosirn RI VISTA DL ClCLJ J.JSTICA. Butler. - Un caso d i ritardala r iformai i<>nc dulln c;.mcra ant eriore dopo estrazione di Ca· .
.
•
.
.
•
.
,la SViJUJ'PO " gas
taratta .
•
•
•
•
•
•
James -
.
,
,
·
•
·
·
·
·
Lesionr penotrnnte r1el Alobo con pan dft.ilmitc dovata ad uo microrganismo c he •
•
Passera. - Ciou (!ella con~lllnth·a a contenuto insoliLo . • Herzog - S ulla 11atura doi uerarn riel tra~oma . . . . Blchelonne. - C,1t.11raua 111,ilaternle do ,•leltrocuziono rnd~stri:i.Je Brewerton. - lrado-ciclile tul•ercolare rrùnlca . . • . . • Passera. - Sulln s truuura <.tci:cli ~ngiomi e&\'ernosi dell'orbita. - Contributo èlln iéo cd 1stoloi;iro
.
.
.
.
•
.
•
.
.
.
.
.
.
.
Png. 891 891 89! 891 89~ ~9,
89, 8Yll
896 897
899
000 900 901
901 904
905
ll lVJSTA IJI ANA rO.III A E FISIOLOGI A NOll~IAI.E F. J>ATOLOGICA. Lesiona aaatonao-patolo1:icho e morte per a nafllas~i RIVISl'A UI MAI.ATTI€ VE!li EIIEE E UELLA PÉI.LE. Ba11r. - C11oioi;h urelrnlc e sua a)lplirazione a lla oi,,gnosi rkgli esili in6ammato ri! delle nretrili croairhe . , . . . . . . . . . . . . . Ciuffo. - T•ntativi <1! r.ullrea,.i()ll<' e ofto lmo- rcazinnc nella s,fllid~ Knauer. - [lu IOl'Z'l.O ~ernpl10c• per 60SII IU1re la nevo di achlO c.uhon1.;0 04!lla èura 'delle uwlatt,e cuta 11r.e . . . • • • . . • • Saalleld, - Cura <!elle dcrmatvsl coi \'~cc ini Chirhlno e Consoli. - Acne salllatka . Hollmaun . - Sull'uliologia <lellA sil\l11Jp. • . . • , . . • . . . • Bore lii e Mossi neo - Jnllnenia ,le ll'H r.;cnw, r d e l mercurio s u lla reazion e del Wassermann e ra,pclllvo , ,1lor& tera p eutico nella ,<tflli-le . . . . . • . • Baudouln o Fra.ncaìs. - l.l re,uio ne butamca di NC>Ktachi e Moore nella d iagnosi deJie ar: r~1.moi sinlitich~ riel ne, rnssu . . . . . . . . . . . . . Noguoh!. - Produi.ionc di orchite s afllit,ca ael conigli cc>n cult ure pure di treponema palHdo
Puntoni. -
JIIVISTA DI MEIJJCJi'ìA LEGALE. Oelmas r Boudon . - Dehol~z7.a morale con os,es~ìonl-ìmpu lslooi multiple, ed a c~sl sub.,cuti ,11a lco,olismu cru11 lco sc~11 111 ,la idee llss" post.oniriche (in ex-militare). . . Tramonti. - I.e 1,•n ,1001.e criminali nei rancmlll r1,,nc1,, nti. . • . . Slmonin " Benon - I.e ror.Se!!UPll'H 10111;,ne d , rlue l(ra,•I lrau matlsmi cranici $1monln. -
Compii! dal m e<ll•·o maiitare negl i SL~b11lrnenti di pena.
.
Rlchards. - PsH'hiatria militar e • • . . t:havlgnJ Un •111ern lantn nell'nmliiente militare Stiar. - c;11 r sirc,palici 11rll'Pscrcito . . . • Monk,moller. - :-1011io rner1i•·o-Jei::al/\ sni delitti nella Marane. Consiglio. - L'alcoolismo nelJ'esercat,> . 'HlVISTA D'IG IENE MILITARE Hubl6. - Gli ~~r.rcU n e lle installazioni mili la ri . IIIVISTA [)' l(; Ji,NF: GENEIIALf~ E llATTe:RIOLOGIA. Bandi. - Ostricoltura e malattie inteslmali. . . , . . • Bcnamarllnl - Ln r icerche 0:1ico-d1imirhe apJllicale all" hromatolo,na. • Bandi. - 1:amcchlmçnto s,,.,.·,lico e J'agg l11t1un1.rone allo slato nascente i1ella diagnosi l1attenolomca rapida <lei rnlera
.
.
.
.
.
•
.
e a lla malaUla <lei sonno os,rr,·nta o t.iava e a Suma1ra .
.
mal,,ttio del ., unno
.
.
·
·
Elders. - Sop ra uon malatlla nlll u c clioicarnent.e ed eziologicamP,nlc alia tripanosomiasi Splendore. - Bulta-1llasto1111c,,sl· LPis hmaniosl . . Prowuak. - Sulla cziolo~1a del mollusc11 ronlagicso Guarnierl. - S11ll'ctaologl? dell'infezione ,·;,r,c1nlra . . . . Casagr1ndl. - E1inlog1a del vaiolo umano . • . . . . . . · · Bruca. - 11:~pnlmenli 11er acr.erloro ~e l'antilope sia adat ta qnale serbatolo dei virus della .
.
.
.
.
.
.
.
.
.
CaslDllanl. - IJl!trlOri ricer che ~ugli ifomlccti della 1111e11 imlmcata . . BNquet. - Proce,;sv di consPn ·a1.ione degli orgnol pestc,sì pe r la diagnosi . Guerra-Copploll. - Sulla presenza del bacillo 111 Koch nelle urine dea malati 1i tuberco• lo·o poun,, nnri . . . . . . Marlt-Da.y. - Il lavoro a rlom,cìlio e 1'1~1e11e . . . . • Army . - La rc,11ione di Strau,s prr In diagnos i della morva . • . Armi o Marlon Wade. - Prove dcJla vJrul<•nza del bacillo daftcrlco . . . · · Maglnl, - S u ll'nlle , ~mr11to dei bufr,lml e sul va loro nuLritl\'O d eJla loro came Jn confrooto i·vr, r,u<•H,t ll,•t iio, mi. . . . . . . . Coac~. -- lU•:erd ,a sulln tuhercolos, delle vacche da lolle CONGRESSI. Sot ticno con~resso da autrr,11oloi;,~ r r,mm~le 9-13 1Jlt(lhro l 9U . co;w~;r1&:'\ZE sc; JF.NTIFICHE m:i: 1.1 OSP~:nAt.J Mll,ITARI
MOYIMEKTI AVVKNUTI !\EL COfll'O S.•l'ilTARIO E NF.L PKRSONALE FA!l'.IIACEUTICO l~DICE GEN&IIAl,E UELLE MATEIIIE PER !,'ANNO t911 .
006 908
!)()'J
909 9 10 910 910
911 91\l !112
913 914 !MS
9 16 !H7 918
918 919 lliO
9!! 91,1
925 926
917 9 t7 9!8 9!8 930
931 931
93! 93t
033 933 9Si 93l 935
939 94! 946 935
801
MEN10RlE
ORIGINALI
_..:-_;:~11. ... ; ,, ' }'
ISTJTUTO DI MEDI Cm.-\ LE< :.-\LE DELLA R. U:s/IVERSiTÀ DJ RO:\lA. '. : f dirdto do.I Prof. S. OTT<JLE:'<C Hl
. ',· ,, , · J" <t-' < ; ;' ,.;:._.
t•.'<\, Y_•:_:·~ ~ :(_,~~~-g
Contriiuto alle ossemzioni lei mal!e1·i an!ro1w-r1iicologici ~aei militari 1lelim1uenti ron ~11el'iale 1·i~uarao al ùelinr1uente ocrasionale Per il dott. Gaetano Funal11i, <'Apita no medico
Ho sottoposto a indagini una. serie di militari detenuti jn un luogo di pena, ove, antorizzato dal Ministero della guerra. e confortato dal1' incoraggiamento lusinghiero dell'Ispettorato di sanità. militare, fui dal 1° febbraio al 28 marzo 1910 allo scopo di eseguire uno studio diretto su alcune categorie di militari delinquenti, facendone la diagnosi individuale e passando poi a considerazioni d'indole scientifica sui loro caratteri antropologici, antropometri(;i, psicologici, anamnestici. Il tema, quindi, è un ulteriore svolgimento del mio programma dì studio e di osservazioni sulla delinquenza militare e rappresenta un'illustrazione e un' integrazione al mio la,oro «. il contegno del delinquente nell'esercito 1>. La casuistica, che per ora presento>non è numerosa, sommando gli individui a. 21, che io ho scelti secondo il criterio della condotta ed ho differenziato prendendo a base la diagnosi individuale: mi pare pe.rò, che essa sia adatta a l rilievo dolla personalità a ntropo-psicologica dei va.rii militari delinquent i e a gettare luce nuova sul problema che ci occupa. Tntti i soggetti in i studio sono uati vi dell'Italia meridionale o centrale. Nell'esame di ogni singola individ ualità, dopo il dovuto accenno alle generalità, ho fatto l'amilisi delle condizioni di famiglia, dei dati persona.li remoti e prossimi costituenti l'identificazione anamnestica, avendo cura. di attingerli. (per quanto mi era possibile) a fonte ufficia.le; ho tenuto conto poi delle notizie fornitemi dall'autorità mili,, -
Ciorna/e di medicina ml/ilart. -
fa<c. Xl-Xli
8 0:J
!'O~TIUBUTO ALLF. OSSJmVAZIO~I, E CI'.
tare riguardo alla condotta nel reggimento e nel reclusorio nonchè di altre indicazioni favoritemi a llo scopo di meglio fare emergere i connotati personali: indi sono passato al segn alamento descrittivo-anatomico con quell'indirizzo da Ottolenghi segnalato nel suo trattato di Polizia Scien t ifica, indirizzo da me già seguito in ~Itri la,ori. Nel fa.re ricerche sui va.ri organi mi sono pure soffermato (applicando il metodo di esplorazione Cerletti-Perusini) sul rilievo della forma, volume, consistenza, posizione della ghiandola tiroide, onde , •edere se fosse possibile intuire un nesso tra delinquenza e malattie della ghiandola. Completai il segnalamen to descrittivo-anatomico con quello antropometrico, attenendomi alla procedura indicata uei comuni trattati di antropomPtria per ciò che riguarda le misure della testa e della faccia e utilizza.udo il metodo e le norme date da De-Giovanni e da Viola per il rilievo del tipo morfologico individuale e da Ma.Houvrier per il rilievo delle proporzioni delle d iverse parti del corpo, senza l' uso di ,eri canoni antropometrici. Nell 'eseguire il segnalamento descrittivo-funzionale, diedi la dovuta parte alle indagini sulla funzionalità di ,isceri d el torace e dell'addome, riserbando uno sviluppo più ampio a q nelle sulla motilità, sui principali movimenti combinati, sulla sensibilità, sia specifica, sia genera.le (tattile ed elettrica): dal punto di vista nella sensibilità P.lettrica. mi sono valso del metodo L ombroso modificato da Ottolengbi, metodo inteso a rile,are non solo il momento, in cui il soggetto avverte attraverso la pelle il passaggio del fluido elettrico come un fremito, mR auche il momento in cui l'eccitazione elettrica è capace di determinare dolore, che si rivela con nna mimica t utta. speciale. E per rendere eloquenti i dati estosiometrico-elettrici e algometrici, ho collocato ac· canto alla cifra media, che risulta da tre ricerche fotte snl soggetto, quella cifra che emerge da esperimenti fatti su me medesimo nella stessa ora e nelle identiche cond izioni d i pl'Ova. Indi sono venuto ali' identificazione psichica. Nell'esecuzione dell'esame psichico ho non solo utilizzato le norme d i clinica psichia trica ordinaria (norme apprese alla clinica del prof. Tamburini) ma ho applicato pure quelle esposte daJPOttolenghi nei suoi quadri sinottici per lo stud io del delinquente e attuale nella. clinica criminale di Regina Coelì; 110n ho dimenticato di far tesoro dei testi menta.li B inet modificandoli secondo i dettami della mia esperienza personale. Il o iniziato l'esame dalle mani festazioni psichiche in relazione alla capacità intellettirn del soggetto, onde saggiare la facilità, la durata. e la r esistenza dell'attenzione, onde , alutare la capacità di apprendere e di r itenere ciò che fn oppreso, Ja capacità di riferire verbal-
CO~TRIBG'l'O ALLE O»SERV,17.IO~J. ECC.
81)3
mente le nozioni acquistate, la capacità di ricordare i fatti pm im· portanti della vita, sia nella successione cronologica che nel loro cont.ennto, la capacità di critica e di argomentazione nelle contestazioni e nelle obiezioni, la capacità di esternare atti di furberia con superiori, e con compagni, la capacità. di associare idee a idee, la capacità di astrazione: ho pTeso in 0onsiderazione le manifestazioni psichich e in r elazione aJla vita emotivo·morale, affine di constatare del soggetto l'umore, l'emotiviUl, la timidità o la spanilderia, la modestia o la '\'R·· nità, la tendenza alla solitudine o alla socievolezza; e aftlne di rile,are, in modo speciale i sentimenti di rispetto verso i superiori, il senso di rispetto all'esecuzione di ordini, la tolleranza delle riprensioni e delle punizioni, nonchè il senso di rispetto all'integrità personale e all'altrui proprietà, il sentimento patrio, l'affettivo, il religioso, il sessuale ecc: indi ho posto mente alle manifestazioni psichiche rapporto alla volontà col fine di rilevare pit'.1 specialmente il grado di tenacia nei propositi oppure la facilità di cambiamento voliti,o, l'attitudine al lavoro, la facilità. di iniziati,a oppure la necessità di stimoli energici p,ir indurre all'azione, la sveltezza o la lentezza nell'esecuzione dt>gli atti, la resistenza o l'accessibilità alla suggestione, l'eventuale impulsi vi ti1 nelle varie forme. Fatti questi singoli esami ho proceduto alla sintesi della perso11a · lità antropo·psicologica individuale, mettendone in rilievo i connotati più salienti, onde assurgere all'identificazioue specifica. Ecco ora i singoli casi clinici:
1. C. L. figlio di :F. e E., nato a Fas ano (Provincia di Bari) nel dicembre .1887, ~a leggere e scrh·er e poco, panettiere. CONDIZIONI DI PAMIO I.IA.- Padre ,iYente e SII.DO. :Madre morlll di polrnonilc. Due fratelli sanissimi. ÀSAMNt•:s, PEH.~OSAl.l, lllè)t01'A. -Affc:rma di non essere smodato fumaton,, nèdi essere dedito eccessivamtute ai piaceri di Venere. Ha fatto la prima cla~:sc elemen t11.re. ~ ()TIZIE DJ,;!,;UN'l'E DAI.I.,\ VITA Mll,l'l'ARE - Nell'o ttobre ll.!07 \"CUile sotto le 11.rmi e fu arruolato noi J •' reggi mento Genova. cavalleria. P1mizio1ti di consegna: Gennaio lf/08 i D isnttenzior.e ncll'istrnzione a Ca\·allo ( 1° anno di serv izio). Ptmizioni di prigione: luglio l!IIJ8; Aveva poca cura verso l'arredo. - Nel Ju. g lio 190!) : condannato per correità in appropriaziono di due pantaloni a danno, dell'amministrazione militare a 1 11.uno e un mese di earcere dal Tri. bunale militare di 'roriuo. - Nel deceml>re l!ì()() : trasferto nel reclusor io militare d i G. - Le informazioni assunte presso il com11ndo di c.;>rnpagnif\ lo segnalano come iodi Yiduo docile, ri,-pettoso e amante Ù')] lavoro. 5EONAJ,A)JEINTO Dl,;SCRITTIVO ASATO~!I(;(). l::ita tura IUPdia, muscolatura soda, pelle rosea. 'l'<lsta: proporzionata 111la s tatura. 8 czioue cr11.nica; nè l unga, nè
Hl-~
('O:-(TR IDUT O ALLE 0SSE R VAZ10NI 1 ECC',
larga (mesaticefalo), di mP.din altezza, d i forma ovoide, simmetrica, capelli castagni, piuttosto radi, specialmente nella reg ione psirietale, segmenti cranici proporzionali. Sezione fac iale: proporziona ta a lla cranica, prevale la larghezza a!'se mediano diritto, forma elissoidale. Seg mento fronto-orbitario: proporzionato agli altri due segmenti faci,. Ji, bozza frontale s inistra p iù evidente della destra, seni frontali evidenti, pupille castagne. Segmento in termedio : nulla di s peciale. Regmento inferiore: lieve prog natis mo alveolare (profatni a /;erg i). 'ripo cranico-faciale comune. Collo : Ghiandola tiroide imprd pahile. 'l'orace : \"isceri addominali in pos izione normale. Addome: Organi in situa zione regolare. Bacino : di forma ma.scolinK, peli del pube ad inser zione normale, organi genitali esterni nonnal i. )f1 ,;L'nE ET, 1:-1JlCJ. - Statura m. 1,67, peso kg. 66. Indice pondera le 242. Circonferenza cranica mm. 655. ~emicurva :i.nteriore mm. 290. Semicurva posterione m m. 266. Cuna longitudinale mm. l335. Curva t rasversale mm. 301. JJiametro antero-posteriore m m. Ull. Dia.metro t ras versale massimo mm. 142. Indice cefalico 'i I. CRpacità cranica. prolialiile c. r. 1524. Diametro frontale mi nimo m 111. 11 ,. Diametro fron tale ma,,simo mm. 121. Altezza del segmento frontale mm. G~. Altezza del segmento intermedio mm. tiO. Altezza del ~egmen to mii.~cellare mm. GO. Altezza dPlla. faccia mm. 182. Larghezza della f'accin mn1- lHI. Indice faciale tota le 71, 17. Distanze. bima ndibolare mm. 116. .\l tezza. del cranio mm. 151 a destru . Altezza del cranio mm. l o-la sinistra. Indici:: di a ltezza 79.4' Distanza vertice-mand ibola mm. 22-1. Collo: dist1rnz11. trago- giugolo m,n . Hi:2 a d<·~tra.. Dis tanza. trago giugolo mm. l G:2 n sin istra. Altezza del collo mm. 124. P erimetro del collo cm. 85,6. 1'0,·ace: perimetrocm.87. I ndice toracico mm. 52,l l. Altezz,. dello s te rno mm. 176 Indice sternale mm. 10,::i. Altezza del torace 111111 . 26~" destra , mm. 21i8" s ini~tra Dia.metro antero-po$teriore mm. 219. Diametro tras,-er.~alo mass imo mm. 2,;:2. Cuore : misura alla l.illse 1:111. 10,n, a.I ventrirolo s inistro cm. 11 ,1;; al veutl'icolo destro cm. 12,7. A ddo1,1e : Altezza addominale mm . 31 1 ( indi ce addominale rom. 18,G; di cui mm. léifi è la d istanza fra l'apofis i ensiforme e l'ombelico (i11dice xif'o-ombellica le mm. 9,4J e mm. 166 è la clis tnn7.a fra l'ombelico ed il pube (indice ombelico-pubico mm. !J,2). Diametro antero posteriore ipocond. mm l!>6. Diametro trasversale ipocond. mm. 21;1, /J(lcino : JJia.met ro biiliaco mm. 2-l'i. Indice liiiliuco mm. H ,7. Dillmetro bitroc. mm. 2'1U Al tezza del bncino mm. 197. 8tntur11. seduta mm. 8n5.Indice altezza del trouco mm. 50,(1. A ,·to su,,P,riore d,·sti·o : L ungheua totale mm. 710. Indice arto superiore de• s t ro 41,5. Luughe;,;za del brnccio mm. ~SU. LunJl11:zz:i. ùell'ava.mbmccio m illimd ri 230. Iudice nntibrachiale 78,21. Lunghezza della mano mm 110. Larghezim della mano mm. 8:2. Circonr'erenza metà brnccio cm. 25,7. Distanza giul-(. a cromiale mm. 11,5. .drto 81lperiorP sinù;lro: Lunghezza totale mm. 710. Le singole sezioui identiche alle destre. Circonferenza metà braccio cm. 2·U>. Dislan1.a giugolo-acromiale mm. 165. Grande apertura delle braccia cm. 175. Ind ice cm. 104,8. A do inferiore d,,>stro: Lunghezza tot.11.l e mm. 835. Indice arto inferiore destro f,o,UO. Luoµ:hezza della coscià mm• 4:1:,. Lung h ezza d el la gamba mm. 345. In, dice tibio-fe morale W,1:1. Altezza del piede mm. 55. Lunghezza. dC'l piede 111111. \?j(), La rghezza del piede mm. 81. Circonferenza coscia cm. 49,5.
COXTBIUUTO ALLE OSSETIVAZIO~I, ECC.
800
~frlo inferiore sinisl.ro; Lunghezza totale mm S:lo. L e singole sezioni identicl,e
alle destre. Circonf. cosèia cm. -1.8,2.
Ei;ame /isiolO!JiCo : Reazioue vasale cutanea normale. Organi del torace e dell'addome integri in funzione. Pulsazioni 70 al miuuto. Riflessi : pupillare, faringeo, xotuleo, crema.sterico regol,ni . .\fotilità: lllovimenti passivi ed attivi dfgli arti integri. Andaturn normale È destrimane mano destra kg. 78, mano sin istra kg. 7 l. SensiLilitil : a ) tattile:sul polpastrel lo medio d estro estesiometria a 2 mm. di distanza. 2'' prova risultMo identico ; s ul polpastrello medio sinistro estesion,ctria a disto.nza di 3 m m. 2° prova: risuitato identico. b) genemle: dorso mano destra a 78 mm. della slitta ( media 3 o;s.) dorso mano sinistra a 76 tnm. dalla s li tta (media 3 oss.) e) doloTiflca : dorso mano destra a 5H (media 8 oss.), dorso man o sinistra a 58 (media 3 oss.) F unaioli S. G. D . M. D. :.--: 81 sl itta D l'L S 80 id . S. D. lJ )l. D. 62 id. D )l. S. 59 id Vis us 11ormale. ::ienso cromatico nor111ale. Udito n ormale. 8VO.'IA l.AMEJS'l'O DE$(.;RITTIVO-~·u:-. z10t-A LE. -
= = =
ESMIE PSICHICO:
Come ti chiami? - O. L D.>ve sei nato ? - A .Fasano (Provincia di Bari) I n che anno sei nato? - Nel 18!:'G. A che età. hai cominciato a frequentare le scuole i' - A 14 ;inni. P uoi leggere quest o brano dell'istruzione per l'igiene dei militare del R. esercito relativo alle marce? - Nel leggete compita e sproposita sovente pronunziando soldatti invece di soldati, yradualti im·ece d i g raduati , ~vilupo inYcce di sviluppo. I't1oi cancellare in cinque milrnti del brano dell'if'truzione r idetta, r elativo agli a lloggiamenti tutte le lettere O? - Ha cancellato tutte le lettere nel tempo prestabilito S.,i fare di conto? - Un poco. Domanda: 4 X J. Risposta; J(; Tcm po impiegato! pronta Id. 4 X 8 I d. S:2 I d. id ]d. 'i" I d. 7 X 8 Id. G.J.? pronta. I d. Id 9 U id 18 Id id Id. 15 15 Id. BII id. Id. Id. 2J ~3 Id. 4G (" .:>sa è q u est'oggetLo che ti presento? - U11 oro!ogio. È d'oro o d'argento? - È d'oro. A c h e serve l'orologio? - Serve a mis urare il tempo. Di quanti minuti primi ,;i compone un'ora? - Di GO minuti primi. Di quanti giorni s i compone la settimnna? D i sette cioi:: Lunedì, Mnrtedì .\l ercoledì, ecc. n; quanti mesi si compone un anno ? - Di dodici me$i cioè: Gennaio, 1''eLLr~io l\l arzo, ecc. Di quan t i giorni si compone un mese? - Può essel'e di 30, può es~en: di 31 e di 28 Q.111.}i so~o mesi di 81 gio rno? -- Gennaio, Marzo, :11aggio, Luglio, Agosto, O ttobrc, DJ<·emhra.
'+ + +
i
811G
('(J::,.TRlnUTO ALLE: o~~ERV,IZIO~r, ECC,
Qun.h• è il me'ie di :?8 giorni? - Feblwaio. F<! bh1·R.io si compoai' sempre dt 2:3 gi0rni oppure può essere un mese più lungo? - :\:l'gli R.n11i bisestili ha 2D giorni lii che parto d,•I mondo si trova l'Italia? - In Europa. )).:,ve rimano Ba r i? - ~ e ll'Italifl merid ionale, B.'lri li piccol n cit ti, o città grnnrlc? - Bari è Cl\poluogo di Provincin. eqtdnrii città grandi>. Yuoi scrivere sotto ,lettnto q ucsto brano d,•l Giornale d'Italia del 7 marzo c·or. relRtivo allo corse alle Capanne Ile di Bo11111. f - Scrive con molta lentezza il brano calligraticamente poco iutelligibilo o comn11, tto alcun i errori, ;.;cr ivondo ad e 0 • solo invece di sotto, riu.,t ilt,• im·ece di riu~cite, al'!:olmo invece di 11a voluto. D.>ve ti trovi n.ttunlmente ~ - A G. l'erchò ti trovi in questo luogo? - Per nppropl'iazione di due pantaloni ùel · l' Amm ini,;trazione mi li tare ]fai faLto il reato da solo o con nitri? - lo vi fui indotto da un mio compag no di a r mi che ern. un ,·ompaesn.110 a prende re e a t enere presso di me, C'he ero attendente ùi un tenente di cl\n\lle1·i1<1 IR roba. che il compagno avc\·a sottrnt to all'nrnm inistrn,dono (risulta \·<·ro) l'1!rcl11i tenesti di mano a. un tuo compaesano ;:;apcndo di fore mnle? -- Per a.ffetto verso di lui. .Ifa non ti accorges ti che i pllntnloni avevano la matricola e qui n di tu potevi essere compromes~o? - Il mio compagno mi portò il pacco tutto confezionato e si raccomandò a me che s apevo scrivere di fa:·e l'indiri7.zo e di ~re· Jirlo a ca;:;n di lui. Tu ti prestn.,..ti I\ queste s uggcslioni? - Per amore di lui dovetti tenere lfl pnrte. Il tribunale militare ti hl\ ac<'usato di correit a in furto? - 8i;:;signore. ,\ vevi avuto condanne in precedet11/.a ~ - ) l a.i sono stato con<lannnto nè io, n è alcun altro d i m ia. famiglia che è compost.a di gente dabbene. 'ri dis pillce di essere incor so in questa. condanna? - Molto mi dispiace per la fo.m iglia mia che so nlfl.tta e per me, c he ho fatto un::1. cosi\ grave. Co,a fart·sti tu a colui che si 8ppropria 1,, roba altrui? J~ g iu;:;to, chP, chi r u ha, vnda :11 carc,,re. Fu giusta In tua condanni\? - Si, fu giu stissim a, Ilicadrni in conda uni\'! - Xo, <'ert o: me ne basta una e me 1111 pento. Olio cosa fa l'uomo onesto? - Tiene buona condotta per sfoggire alle cn.rceri. Cosa fa l'uomo di -;onesto '! - F11. ma le al prossimo, non lavora e tiene cattÌ\'I\ condotta. A chi, vorrai tu rassomigliare ? - All'uo ru<> onesto. ('he la\'ori fai dentro il reclu,a;orio'? - Sono addetto, da quando ;:;ono venuto, fllln t i pogrntia. Lavori con 7.Clo? - :\lolto. t~u anto guadagni al giorno? - Due soldi. Conw impieghi il rl enaro? - 8 :rivo s pe~so a cns11. Cosa mandi a dire 11.i tuoi? - Che anelo di essere liberato e che mi perdonino que;:;t:1. «cnppata che ho fatto per suggerimento di nitri. Conw ti eomporti coi superiori del r eclusorio? - Rono r ispettoso con loro, come fui al reggim,..nto, do\·e l'Ì fu rnccoml\11d11.to sem pre di avere il ri~p,..tto ,·er~o le 11.u tori t :, .
('ONTRIRUTO ALLE Q,.:!';(l;R\"AZIONI, E C'C.
807
Hai avuto che dire coi tuoi compagni? - Kon ho mai detto, nè mai a vuto una. parola cattiva. Che cosa fares ti se alcuno ti molestasse:' - Lo direi subito a l caporale o al sergente. Quando sarai liberato? - Nel mA.rzo corrente, perchè sono stato varii mesi nel carcere preve11tivo di Torino ed bo scontato qualche mese di penA.. Dove andrai a pena finita? - .-\ Fasano, do\·e atte nderò al lavoro di panettiere per campare me stesso e la famigl ia. s ~i religioso t u ? - )Iolto. Hai mai appartenuto ad associazioni politiche ? - Mai, sono stato sempre solo. Si sta meglio isolati dai compag ni o assieme a d essi'! - Si sta m eglio soli, percbè i compagni portano in mala strada, come è capit11 to a me. Dall'esame psicologico r isulta, che il C. ba integrn le varie facoltà mentali, è d'inteJligenza comune, risponde con prontez;r.a e con coerenM alle do mande, che gli si fanno sn a.rgomenti comuni : di tono seutimentale comune, di contegno regolare, di espressione fisionomica ca lma, di affettivi tà uorma le, present:L un'integrità. del senti men to morale, però r isulti\ dall'interrogatorio, che il suo potere volitivo non ha sulliciente resistenza cont ro le suggestioni riel l'ambiente. S11>n:sr - Sogge tto non ereditario. a tipo cranico faciale comune, classificabile nella 2·' combinazione morfologica De Giov>Lnni, mesosccle, offre nel suo complesso una ps icologia, i cui caratteri non s i differenziano dai cara t teri uormRli, salvo nella sfera ùella volontà, che risulta un po' rl.ebolc, forse per deficienza educativa: quindi il suo unico reato. per il quale i l s oggetto dimo· stra di sentire molto orrore, si può inte r pretare anche n ell'assenza di nbnormità de1le altre estrinsecazioni nervose, come uua manifestazione eccezionale nella vita di lui, attribuibile a lla sua scarsa energia volitiva: ò per i suoi caratteri psico-antropologici un delinquente occasionale.
2. hl. I. figlio di ignot i, rn,to nel settembre 1888 a Catignano (Teramo; , analfabeta, contadino. A:-:AMNES 1 PEl(SONAl.J; HE)!O'f.\, Risulta che non soffri convulsioni , uè \"01'· tigini, nè malattie di r ilievo. Non 11busò, a suo dire, di vino nè di ta bacco:affen na anche d i non avere avuto alcun rapport o Sl'S,-;uale. Attese se1upre o.i lavori agricoli con un contad ino, che lo tenne come figlio, verso il 1-1° anno elll igrò nel Brasile con la fam iglia presso cui convi\'eva.. N1,·nzm DESUNTE DALLA Vl1'A Mll.!T.\ltE. - Nell'ottobre l !lOS fu arruol,oto ne l 2° 1·eggime11to g ranatieri. Punizioni di consegn,1.: Gennaio 1()09 : Comandato di corvè alla. cuci n" r itardava ,. presentarsi. - Febbraio 1009 : Presentav" pot o conteb'llo durante l'istru;;;ione interna. - Magg io HIU9 : Si presentaya a lla r ivista 11oco pul ito . - Giugno 1909 : Interveuiva all'is tru;r.ioHe principale senza. il completo equipaggio - Luglio 1909: Dura:ite il si leuzio del pomeriggio si allontana\'a Ruus ivamentc dall',.ttendamento. - Agosto 1909 : Nonostante il divieto tent a va di uscire fu ori dello steceato che limitiwa la ;,.ona pericolosa dei bugni llta rini. - Nel novembre llJOO : Condanrn, to (l " anno servizio) dal Tribunale in i litare di Palermo ad un anno d i recl usioue per il reato ù'insubord ina;r.ioIJe vtr so capora li. - Nel dicembre 190U: Trasfcrto nl l'<'clusorio militare d i G. QL1ivi, secondo risulta dR informa;r.ioni a vute a fonte competente, è stato docile ai comandi, contegnoso, laborioso.
808
( 'ONTRIUU'l'O ALLE OSSER\"AZIONI, ECC'.
Statura inedia, muscolatura robusta, pelle rosea. Testa: proporzionata alla statura. Sezione crunica: larga (brachicefalo) a forma o,•oide, ~immetrica, capell i castagni, di media foltezzu, segmenti crauici proporzionati. Sezio11e f11ciale: proporzionata alla cranica, '°i prevale la largheua, asse meuiano diritto, forma ovoide, s immetrica. Seg, 111ento fronte-orbitar io: riun ione sulla linea medi;ona delle sopracciglia con peli piuttosto folti , soprncciglio destro p iù lungo e più ele,·ato del sinist1·0. pupille castagne. Seg111ento intermedio: orecchio destro tondente a fonuare l'ansa solo nel segmento s uperiore. Segmento mascellare: mento prominente, tipo cranico-faciale comune. Collo: g l1 iandola ti roide impalpab ile. Torace; v isceri in situazione normale. Addome : organi n ei rapporti normali. Bncino: di fonn>o mascoliua. Peli del pube ad inserr.ione normale. Orgaui genitali normali. hl1'!i;RE ED INDICI, - Statura m. 1.77, peso kg. 81. Indice ponderale 2·H. Circonferenza cranica 111111. 574. Semicurva anterio1·e mm. 200. Semicurv a p osteriore 111 111. 28i. Curva longitudinale 11:111. 341. Curva t rasversale mm. 840. Diametro antero-posteriore mrn. 180. Diametro trasversale massimo uuo. 151. Indice cefalico nim. 8 l. Capncità cranica probabile c. c. l6H2. Diametro fron, tale minimo mm . 121. Di11met ro frontale mussimo m111. H32. Altezza dell:1 faccia mm . 179. Altezxa del segmento f'routnle mm. G2. Altezza del segmento intermedio mm. 6,. Altena del segmento mascelJ,.re mm. 81. Larghezza della faccia 111m. l-l2. Indice facialc totale mm. 78,28. Distanza bi 111andibolare mm. 11\( A ltez:r.a de l cranio 111m. l GG a destra. Altezza del cra· n io 111m. 166 " si n is tra. Imlice di al tezza 11un. 89,3. Dist anz!l. vertice man· dibola 111ln. :252. Collo: dist,i nza trago-giugulo mm. 179 a des tra. Distanza trago-giugulo millimetri 179 a s inistra. Altezza del collo mm. HO. Perimetro del eolio cm. HS 2 To1·ace : Perimetro cm. 98. Indice toracico m 111. 55.65. Altezza delJo sterno m m. 201. Indice s tema le mm. 11,3. Altezza del torace mm. 287 :, destr:,, Al, t e-.z11 del t orace 111m. 287 11 sinistra. Diametro 11utero-posteriore mm. :21'!. l>i.. met ro trnsvers,de mm. :&1i9, Cuore: 111is ur11 nll11 base 0111. 10,2; al ventricolo s inistro cm. 11,4; 111 ventric,,lo destro cm. 1!3,2. Acldomc• : nltezza 11ddo111irnde 111m. ll:2:2. Ind ice addom inale m m , 18,1 di cui 111ill imetri W5 è la distanza fra l',,pofisi ensiforme e l'ombelico. Indice x ifon111 l,,.Jir.11IA mm. !J,ll e m m. H,7 i, J,. d i,:;t,.n:rn fra l'omhl!lico ed il pnbe Indice oml,elico-pubico mm. 8.8. Diametto au tero-posteriore ipocond. mm. 2'23. D ia111etrn trasv<, rs:ile 111assi1no ipnc·ond. m m. 21;r,, Bacino: lli:,met ro b iil i:icv 111m. 25 1. Tnd ice biil i:ico mm. 14,1. Di:0111ctro bitroc,ont. m111. 2~)1. Allezz:i del b:icino 111111. 221. St11tura sed ut:i mm . 886. Indice altezza t ronco 60.00. A,·to :i11periore de:;t1·0 : lunghezza t ot " le mm. 71iO. Indice a r to superiore deF<tl'•> 111m. ,ill,b. Luuµ; hezz11 del bn,ccio mm 30~. Lunghezz:1 dcll'arnmbr:",ccio milli111etri 2fl7. Indico :intibrachiale 78. 1.5. Lunµ;hezz:, della mano mm. 231. L ,ir. gh•·~;,,11 della m ao no mm. :,o. t"irconferem:a. 111etiL lm1ccio cm. 2!.>,2. Distanz,l g iug ulo :,cromia le n1111, 135. A ,-to supel'iore sinisll'o: L unghezza t ot.ile mm. 7l.i0. Le i'i ngole sezioni identich e :ille d(·strc. Circo11feren;,,a 111etlt. braccio c m. -27/!.. Distamrn giugo lo ;icromi:ile m111. 155. G ranùc apertura delle brnccin cm. Hl3. Indice gmnde apertura braccia LO~,H.
~EGXALAMEKT(J DESCHIT'l'IVO-ANATOMICO. -
OOXTRIUUTO ALLE OSSERYAZIONI, E('C •
809
.Arto inferiore destro: Lunghezz11 totale 111111. 8811, Indice arto inferiore destro 111m. 50,00. Lunghezza della cosci>1 rnm. 450. I.unghcz;rn della g11mb11 mm. 375. Indice tihio-femorale mm. 83. Altezza del p iede mm. GO. Lunghezza del pic:de mm. 260. Larghezza del piede mm. 85. Circvnferenza coscia cm. 55,2 .:frto in feriore sinist1·0: lunghHza tot nle 11tm. 885. Le singole sezioni identiche alle destre. Circonferem:a co:sci" cm. ti3,.1. StW!>A l,UUCNTO DESC!UT'rlVO FUN7.IUNAI.E. Esame fisiologico : re11zione va,w le cutanea normale. 01·gani del torace e dell'addome integri in fuJtzione. Pul:,;,iz ioni 76. Polso validissimo. Rifle,s;;i : pupillare, fnringeo, non11ali, cremastet·ico piuttosto vivace, rotuleo ed achilleo norm11li. Jloti&ità : Movimenti attivi e pas,;ivi degli arti integri. Audarurn nor11111 le. É des trimane, mano destra kg. 40, mano siuistrn kg. 35. .')P,1isibilità: a) tattile: sul polpastrello medio destro estesiometria 1111:, distanza di S min: 2" prova: ris ultato Pguale; s ul polpastrello medio s inistro estesiometria a distnnz;, di 4 mm ; 2• provn: risultato identico. b) ge11ei-ale dorso mano destra a 81 (media di 3 os:s.) dol'so mano si n istn, a ::lO (media di 3 oss.) c) dolorifica : dorso mano destrn a 60 (media di 3 oss.) dol',.;o 111ano sinistra a 58 (media di 8 oss.) F unaioli S. G. D. M. D. SL D. M. S. SO S. D. D. l\I. D. r.1 D. M S. Ci~. Visus normale. Senso cro1aatico normale. Cùito normale. E SA.ME PSICHICO. Come ti chiami? - :IL I. Dove sei nato ? - A Cat ignano, provincia di Tera11t0. Quanti anni hai? - Ventidue a nn i. i::;ai leggere, scrivere? - No. Quali sono gli att1·ezzi più necessari pol contadino? - Sono J,. zappa, l'aratro, le vanghe, ecc. Quali sono gli animali più necessarii in campagna? - Il cavallo, il mulo, il bue, l'as ino, ecc. Quali sono gli animali di campagna che danno il latte? - La vacca, la pecora, la capra, ecc. Con quali elementi s i forma l'olio? - Con le olive. Q uando si ra.colgono le olive? - Verso il dice111bre di ogni a nno. L 'ul ivo è una pianta che abbisogna di cura, oppure dà frutti senza cura al• cuna? - L'olivo è una pi11nta 111olto delic11t11, perché ba bisogno cli pota t ura e d .i molto concime. Quali s ono i mezzi di comunicazione più celeri? - Il telegrafo, il telefono, il treno, tram ecc. A che serve il telegrafo? - Serve per comunicare notizie urgenti nel modo più
= = =
=
rapido.
A che servono i treni ? - Servono al tras porto degli uomini e dello merci. I treni banno tutti la medesima velocità? - No, i treni direttissimi sono più veloci, i treni omnibus ed .i merci vanno più piano. Dove corrono p iù rapidi i treni, in Italia o in America? - I treni del Bras i l e dove sono stato io, avrel,bero molta velocità, 11ta il terreno là è poco Pia.no, le curve delle strade frequenti e quindi i treni vanno 111eno s,elti. Sapresti dirmi quante sono le classi sociali~ - Tre: la classe po\·era, la clas~e meno pov6ra, ed infine 111 r icca.
810
0 0 :-;'THillGTO ALLE OSSER \".AZIONI 1 E CC,
Sapresti dirm i quali sono gli anedi più necessari i della camera e della cucina? - Per la ca111er11. occorre il letto, mater"ssi, lenzuola, coperte, guanciali, ecc . pllr la cucina or.corrono il focolare, le marmitte, le brocche, lo caldaie. t ;o voli. coltelli. cucchiai ecc. ~a presti dirmi che cosa significa Yauitì1? - Xon lo so. Sapresti dirmi che cosa sign ifica virtù? - La Yirtù è una buona dote dell' nomo. !'-a presti dirmi che vuol dire elernosinn '! - Vuol dire d,o re q ua lche cosa a un povero. i:;,,prest i dirmi co~a vuol dire furto? - Significa appropriarsi !11 roba degli altri. Hai commesso mai furti? - No, no: perchè è una cosa d isonesta, che fa. vergogna. Dove lo metteresti tu chi ruba ? - 1 n carcere. Perchè lo metternsti in carcere? - Perchè imp11r asse a non fare p i ù furti. t,luaÌi sono i rea ti che più frequeute111ente si commettono'? - Il furto, il ferimento, gli oltrag;~i ecc. Quale è il reato più grnve, secondo te? - Il fu rto. Perchè il furto? - Perché il furto si fa a sangue frecldo, pensando a che cos, s i fa, e s pes~o s i fo da molte personA r iunite. Che cosa don·ebbe f,:irc l'uomo onesto? - L'uomo onesto deve non rubare, la\·orare, r is pett,.re la lel-(ge ccc. Quali ricordi h ai del r l'ggimento? - :\Ii ri cordo di ayere atteso all'istruzio11e
del fucile, all'istruzione di piaz~a d'armi, di aver montato dei picchetti, nlla Cam<:ra dei deputati, al Quirinale ecc. li;,i avuto pun izioni al reggimento?- H o avuto punizioni di consegna. H ai avuto nrni p unizioni d i prig ione ? - No, m .. i. In q uali rapporti eri coi graduati di trup pa e coi tuoi compagni? - Coi gn,<luati di truppa dovevo obbedire perchè ero soldato, cogli altri soldati do\'Cvo andare d'accordo perr-hè ernno miei compagni. Come commet test i il reato d' insubonli nazione del novembre 1909 ? - Ero in distaccamento a :\Ie:<sina; e una s era ero in un' osteria con alcun i caporali: dopo ,,,·ere beV11to u n po' di v ino, n iicqne una questione perchè un citpornle d i fan teria voleva pagare me110, e m i disse :« Tu sei granatiere e devi pagare di più ». Io diss i alcu11e par ole. che il caporale credette olfensirn e tenn i co ntegno cattivo anche di nan zi ag-li al tri capora.li di fanteria, che pre, sero lt> parti del primo. Di ques ta questione portai la pena. Quanto ave vi be vuto quella. sera? - Uu l itro e mezzo e più. Conoscevi d i es,ere, allora., di nan zi a superiori? - Conoscevo, e capivo beni,silllo, ma col vin o in tes ta presi troppa confidenza co l caporali!, 'To lleri bene o male il Yino? - Benissimo. R itornasti quella tale sem, al quartiere da. te. F ost i a ccompagnato? - Il it or· nai da me solo, perchè non ero proprio ubria<'.O. 'l' i d i,-piacque di avere commesso il reato? - Mo! to : e dirò che ho anche pi auto 111olt o tnt me, perchè mi sono sciup11.to la condotta. Come ti t roYi a l r eclusorio di G.? - )fi trovo bene. Quali lavori fai ? - :-3ono ad detto nll'ufficio tipografico. (,)uanLo guadagni al g iorno'! - Dieci c~ntesimi. Come li spendi '? - L i :<pendo in sigar i, in Tino ,ecc. Scri\'i mai .t1 J11 famiglia che ti ha allevato? - :--i, scr i't'o ora una ,·oltn. orn dne \'Olte i l mese.
('{; ~TRIUUTO ALLE os;.;ERVAZIOKI)
ECC.
A. chi mi b11 fatto da pad re . Vuoi bene alla fnntiglia che ti h " " !Jevato i' - ~i. vogl io molto bene, perchè non m i ha fatto m ai mancare unila, mi manda da naro " mi vuole be11e, come se fossi figlio vero. ~ei rel igioso tu? - :--i, molto: \Tado spess0 a messa e faccio i dover i de l cristiano. Hai avuto a manti tu 1 - No, m ai, non conos,·o donna, perchè non v oglio prendere malattia. Dove andrni, >1ppena liborato e ultin,a to il ser vizio 111i lit.. re? - R itornerò subito in Bras ile dai m iei per lavorare con loro. Dall'esame psicologico r isu lta, che il M. è d'iu t.elligen zn media; d'i ~trm:iooe deficiente, ha nozioni bastanti su oggetti di uso comune. ha buon orientatnen to p er sow,le e non è de l tutto privo di alcu n i concetti astratti più acce;::sibili alle mentalità mediocr i, egli poi ri\·ela portamento comune, contegno educato, carattere 11bb11St ;ouza onesto e costant e e u11 ;;entirnento di g ratitudi11e tl di amore per la famiglia, c he l'ha assis t ito. S1:.n-:s1. - Il M. figlio di ig noti, il tipo c ran ico-faciale comune, classificnbilt• nella seconda con,binazione morfologica De-Giova11ni, mesoscel", non h,o co· stitm:ione somatica nè funziow,lità abuonne: e~li però è un po' ro,.,.o e for~e un po' deficiente n el senso morale, come dimostra no le lievi ma varie ma11can,.e d isciplinar i : questa scarsa evoluzione morale ù:o difetto educativ o d'a cconlo collo stimolo alcoolico determinò il reao to del 1909, r eato che sta. in 11.11titt>s i con il tenore di sua vita precedente e che h a tutti i caratteri del crim inoi di un reo occasionale. A c h i scrivi? -
3. B . R . 6g lio di R o A. n>< to nel genn;iio 18Si " Sulemo, :111aJf,,bet11., contad ino. Co:-v1z10)<1 DI r .1)PG 1.1A. - P:odre sano. )ladre mort,1 d'infezione puerper:ol e Due fratelli e due sorelle sane. A~AM:-!RSI PEllSOXAI.E r:E.l!OTA. - Risulta che non soffri ,ti C011\"Ull'ioni: fu parchiss irno fumatore e bevitore. );°oTl7.IE OESt.::-l'l'E DAI.I.A VITA M/1.l'fAUE - :-.Tell'ottobre 1!107 fu arruolato nel reggimento Cavalleggeri di :'l[onferrato ( 13°). Punizioni di p1·igione: febbraio 1!.109. Esse11do di piantone agli ulnci, g ettava le immondizie dnlla finestra, anzichè portarle. come era di prescrizione, al letam11io. Il 21 decombre 19CJt\ cond:onnato " lii mesi di r eclusione militare per il reato di lesione personale cont r o un compagno. Il 30 decembre l!J09 trasfcrto nel recl usorio militare di G. Da informazion i assunte al comando di compagnia risulta. che nei pochi mesi di soggiorno nel r eclusorio s i è a rldimostra.t o obbediente, lavoratore ed è s t:.to sempre d'accordo cogli altri condetenuti . SEGNA I.AMENTO T>ESCmTTIVO .\)<ATOMICO. - Statura media. ;'lfos colaturasoda. Pelle rosea 'l'esta. proporzionata alla statura Sezione cranica di dimen s ioni med ie (rnesa.ticefalo), di forma o voide, simmet.rica, capelli cnstagni, piuttosto radi, dei segmenti cranici nn po' prevalente il segmento occipitale, in cui l'inion & sporgente. Sezione faciale proporzionata alla cr .. nica. Fa<'cia l11rg a, asse mediano del ,i!'lo deviato a sinistni, forma elissoida le, lievemente a.simmetrica. Segmento fro11to orbitar io un poco deficiente, sopracciglio s inis tro più rialzato di quello destro, pupille cerulee. Segmento intermedio alqua nto pre,·alente. Segmento m11scellare: labbro s uperiore piuttosto grosso. Diastema. mediano superiore. Tipo cninico-f:icial1>, >1 nti-euritmi~o leg germente. Collo: gliiandola tiroirle impal-
!'O:\"'l'Ril!UT O Al,LE OSSERYAZTOKI 1 E C'C:.
palpabile Turace: I visced in situ>1zione normale. Addome: Organi in po-i zion e nol'm11le. Bacino di forma mascolina . Peli del pube ad inserzione n c,rmnle. Organi genitali esterni normali. ) I 11,1.:nE ED 1xu1c1. - Statura m . 1,liG l:'eso kg . 64. Indice ponderale mm. 2,t':l. Circoferenzn cr11nica mm . 66). Sem icun·a anteriore mm. 2(11. Semicurva posteriore mm 273. Clln·a longitud inale mm. 830. Curva trasvers11 le mm. 3:2n. Diaruetro :mtero-posteriore mm. l VU Indice cefalico 78,1 Diametro t rasverso massi mo mm. 148. Capaciti~ cranica p robabile c. c 1&58. Djametro frontale minimo mm. 116 Diametro front11le m:issimo mm. 124 Altezza della faccia m m . 1G7 Altezza d el segmento fro ntale mm. 6R. Altezza del seg mento intermedio mm. GO. Alte7.za dul segmento mascellare mm. 61 Larghezz11 della faccia mm 13:i : indice f11ciale totale mm. 80 83 Distanza bimand ibolare mm. 118 Altezza del cranio mm. 157 a destra. Indice di altezza mm. 821 12. Al tezza del cranio mm 157 a sinist ra. Distanza vertice- mandibola mm. 2'20 Cvllo: Di:sLl<mrn. trngo-11:iugulo rum. 161 a clest,·a . Distunza trngo-giugulo 1uu1. Hll " s inistra. Alte1.za del cc.Ilo mm 90. P erimetro del collo cm 36,4. :ro,·ace: Pti1·imetro cm. 85, indice toracico mm. 51,20. Altezza dello slerno mm. 1"4. indice sternale mm f.1,96. Altezza del torace 1Jl111 :268 a destra. Al· tczza del torace mm 2li8 a sinistra. Diametro antero-post. mm lVL Diamc· tro trasv. mass mm. 268. Cuoi-e: Misura a lla base cm. 10,4, al ventrico!o sinistro cm 11,7; al ventricolo destro cm. 12,8. Addome: A ltezza addomi11ale mm. 811, (indice addominale m111. 16,W) di cui mm. 1(,6 e la distanza fra l'apofisi eusiforme e l'ombelico (indice xifo-oml,el· lic:de mm. 10) e mm. 146 è la. distanza fra l'ombelico ed il pube, indice om· belico-pubico mm. 78. Diaruetro antero posteriore ipoc. m m. 213. Diametro trasversale ipoc. mm. 25f.l. Bacino : Dirunctro bi iliaco mm . 251, indice biiliaco 111m. J5, 12 Diametro bitroc. mm 2Gl. Altezza del bacino mm. lDl. Statura seduta mm . 83:;, indice altezza del tron co mm 50,f-lO. . 11'/o superiore d estro: Lunghezza totale mm. 085, indice a rto superiore destro mm. 41,20. Lunghezza del braccio m111. 294, indice antil.,rachiale mm. 75,15. Lunghezza d t!ll'11vaml,raccio m m 222 . Lunghezza della mano mm. 1G9. Liu• ghezza della mano mm. 79. Circonferenza meta braccio cm. 27 ,3. D ista nza giugulo acro111iale mm. 1,;o Arto superiore :;i11i:;lro: Lung hezza totale mm. 685 L e singole sezioni ident iche alle dest re D:stanza giug acromia le mm. lùO. Circonfer enza metà bracr.io cm. :2G,2 Grande aper tura delle braccia. cm. 166, indice grande apertura delle braccia mm. 101,8(1 Arto infc1·io1'e destro: Lu nghezza t otale mm 8~5. indice a rto inferiore destro mm. ,!!J,Cl\!. lnd icetibio-t'en10ra lemm . 8l171 Luughezzadella coscia mm •1:21. ,\ltez~a della gamba mm. 344. Altezza del piede mm. 50 Lunghezza del piede mm. 2 .Hl. Lunghezza do! p iede mm 88. Circonferenza coscin cm. 4V,8 A do inferiore ,qi11i;;fro : Lunghezza totale m m 8'25 Le si o gole seziou i ideu ti cbe alle dèstre Ci rconferenza C'Oscia cm 4G,3 R1,:u.ll.\LA~IF.:-.To l)f.;;(; Rl 'l''l'J\'() n : xz10:-.A1..E.
fìsiolO!fÌ!'O : R ca:>.ione:: va~o-motoria cutanea normu lo. Organi del t orace e dell'aùdomo intt·gri in fuu~i one. Pulsnzioni 70 al 111inuto : polso rnlido. Ri Jlcssi p upill1nc, fal'i11geo, crem,,st eri co, rotuleo. normali.
J·,'.,;(t11H'
co:-TRll!t:TO Al.LE o:;SEH V A1/.I Q:-I, Efl(,' ,
Motilità : :.\[ovimellti pass ivi ed attivi degli arti integri Andatura normal,s ad occhi aperti e chius i. È destrimane, mano destra kg. -12 mano sinis tra kg.K2. Riflesso cremasterico vivace. Sensibilità: a) tattile: s ul pol pastrello medio della mano destri\ estesiometria a O mm di clistan1.a. 2" prova: risultato ident ico: sul polpas trello medio della mano s inistra estariomet r il\ a 4 mm. di distanza 2" prova i ris ultato identico b) generale: dorso mano destra o. 75, dorso ma no sinistra a 74 (media di O oss.) e ) dolorifica: d ors o mano des tra a 69, dorso mano. sinis tra a 58 (media di 3 oss.) F unaioli S G D . :.\l D ~ SO D
:.\L S
S . D. D :.\1 D D :.\I S
·i S.
= Gl = 58.
,isus normale. :::ienso cromatico normale udito normale. E S.\)I i:; P.', ICH!CO.
Come ti chiami 'I - B. R. Dove sei nato? - A S,de rno. Hai sempre vivi i t uoi geni tori? -- Ho vi\'O i l pad re ma è morta mia ma ùrn Quanti anni bai? - Venti t re anni. Sai legge re e seri vere? - X o. Perchè non hai cercato d'imparare " leggere e scr ivere~ - P erchè ho donito attendere ai lavori di campagna per camp,ne la vita. Sai dirmi di quali stanze, più special men te, a bbisogna una casa colonic·a ? Di una camera da letto, di u?:a s tanza per cuc ina, d i una stanza per mi\n giare, di una stnnza per grant urco ed >1.ltri viver i, d i una s talla. Quali s ono gli n,nimali più necessari all'agricoltore ? - I bovi per arnre il terreno, i cavalli, g li asini o i muli, per il tra~por to ùelle robe, u n maia le per fare salsicce, lardo, ecc. Ne tengono delle vacche al tuo paese ! - Sì A che sen·ono le vacche ? - J'er fare il lat te A quali classi sociali appartiene il con tadino ? - Alle basse classi Quali sono i generi di prime. necessità? - Pnne, sale, patate, fagiuoli ecc. È nece~saria la pioggia per la campagna'? - :'ii, in proporzioni modem.te e utile Sono utili i corsi d 'acqua alle ca mpagne? - Si, sono utili s pecialmente Jllcl l' gli orti che banno 1,isogno di acq ua. Sapres ti dirmi il s ignificato della parol a elemosina'! - Elemosina s ig nifica dn1·e al povero del d enaro per aiutarlo a vivere. Conosci il senso della parola affetto? - Alfet u-, è un sen t imento buono clrn hanno i figli per i genitori, i genitol'Ì per i figli. Sapresti dirmi cosa n1ol dire furto? - Il t'urto consis te nel rubare ciò che è di altri. Hai mai rubA.to tu? - !\o. È J)iù grave il rea to di furto o d i ferim ento? - È più grave il reato d i fur to Perchè è più g rave? - Perché il furto è sempre calcolato; il ferimento è spesso dovuto ad agitazione passeg gera. Sono necessarie secondo te le prigioni? - Sono nece~sarie per metterci le per~one cattive. Sei stato in buon accordo, al reggimento, coi compagn i ? - In gen ere si. H a i sempre obbedito agli ordini dei t uoi superior i m ilita ri ? - Sl.
( '0:\''l'Rllll! TO ALLE O~S EHVAZloXl 1 i,:C',.
S i, e molto necessaria, perché non si p11i,, se no, mantt·nere In disc i plin " · !la i atteso con dil ig euza 11ll'istruzione milit,,re ? - ~i ho sempre fatto l'i~t ru· zione regola rmen te. (~w, li sono ~tat e le istruzioni principali che lia i avuto? - L eistruzioui d i ma· n egginrc bene il ca vallo, l>t sci11 bol11 e il mosC'hetto. l 'urchè commettes t i il rea to d i lesioni person,,Ji sotto lu anni? - Fui offeso gra vemente, D\·ll'onore, da un m io comp11 g no e li sul su hito gli died i uno :schinffo e un colpo di lmstoue. l ' ercl1è nou rico rres ti II i tuoi su peri ori in vece di d i fenderti da te? - Lo so clic feci m a le: ma r cst11i tanto i mpression:it-o, che presi la collern. )'",,ces ti ferite gravi al tuo compngno? - Gli feci d i,,erse ferite al capo, per cu i s t<-tte riual che m ese a letto. :--ci pE>Htito del rea to? - i\lolto, e s pero di n on farne pi i1 pe r hene 111io e per non d:ire disp ia,·c:ri ai mie i d i cas;o , Ti trovi 1,eue ne l recl usorio d i G. ?- ~i, tni tro,·o bene, pe r il vitto, per i compa~ni e per i superiori Q uale serv izio !<peci" le di~impE>g ni? - f-ouo p ia ntone nll' u fiicio ro;iggiorità dtl r,.c] i1l'orio. A v resti quindi un incarico, quas i, di HdL1cia? - Sissignore. Qo:on to gund n~ui al giorno? - Dicci centesimi. U i c he cosa ne fai ? - In parte l'imp iego per scrivere II casa. Yuoi bene molto " tuo pndre? - Si. Sei re lig ioso tu~ - ~i, souo c r i!:'t i:o no. R itorn i volentieri al tuo paese na tio? - )1,Jlto per vedere il gcnitort>, gl i amici e i fratelli. ()11ar1do 6uir11 i In pena? - Xel decl'mbro WlO n ove and ra i q111rn<lo sarai liber ato? - And rò ;1] pne 0 e 11110 per lavnrnre e a i11t11re 111io pad re e le mie son·lle. Dnll\·l'ame p, icologiM emergo, che il B. I.a m emo r i" ,·i va di tutt i gli ,ovveniment i di s ua vita, ha un patrimon io idea tivo prnporz iouato al :;no st11to ,ori a lc. può anche a ssorgcre a idee as tratte d'indolo m ornle: non r;s ulta, poi c he a lJbin uua qu>o lc he deficienza etica o affettiva. e di couteg no educ,1LO, di u111ore comune, di e;;pressionc tis onom ica tran quilla. ~ 1xn:,;r. 1.1 H. soµ:g .. tto non ered it>t rio, a tipo cran icot'ac iale licvc1nente antieuritmico, c l11.ssificahile nell:i 2" comliinazion e morfologica D~·Giov" uni, qu usi mcsoscl'le offre una funzionaliti1 pe r fettamente normale salvo un'ipomora li ti dn d ifet to edu cnti ,o: <lesta qu indi rnemdglin il reato comune comm esso d u r:inte la v ita m ilitare, r ea to, che devt· a vero a vutn, pe r caus a, un fnttJre mesologico piutt.oslo g rave. pe r dcterrn in., re a li» reazione un s ogge t to d i attitu· dini funz ionnli c:o~i integre. Egli è un delinqucnto nccasiom,le da l punto di ,·ista dell'an trnpologi11 crirninn.le . È necess,1 r ia l'ol,bed ienza al sup,:r iore in mil iz ia ? -
4. C. G. tigl io di )f. e K , n a to n 8ut ri (circorn lar io di Yiterbo) nel giugno l i-i87, sa 1..ggere e scrivere, cout ad; no. ('o:,; 1,i7,wN1 DI F A ) tIG I.IA. P ;idre sano. Mndrn snna . Fratelli u sorelle s 11nissime. A XA l tl'\ES1 PERso-.:A r.1': 1n:)11,·1·A. - A sei an ni c:omiuciò II frequ r nta ro le scuole o,l ha fatto i<: sruole ele me ntar i. 1\'on è ec(·es~iYo bevitore nè è fumatore . n ou ha prop<·nsio ue specia le p er i piaceri Yenere i.
co:--TRII.IUTO ALLE OSSERVAZIONI, EU' .
815
Yenne alle armi nell'ot tobre UJ07 e t'u arruolato nel 10° reggimento fanteria. 1'"on ha nvuto al reggimento alcuna
NOTIZIE Ol•JSUNTE DALL A VITA MILI fAHE. -
punizione di prigione nil di consegua. Ne"ll'agosto 1908 con dann ato dal t ribunale militare di Firenze per il rea lo d'insubordinazione con t"ie di fallo verso un capora le a 3 anni di reclusione. Kel gennaio lflO!) trasferito nel reclusorio mili t are di G. L11. sun. vita ne l reclusorio, 11ei tredici mesi di dimora, non ha lasciato, secondo risulta da informazioni u liiciali, a desiderare sia sotto il punto di ,·ista del rispetto e obbediem;a ai gradu11.ti, sia da quel lo della volontit al):,. voro e d ello spirito di socievolezza. SEGNAl ,AMENTO DESCRITTIVO ANA"l'O)IICO. :Statura b11ssa. Muscolatura abbastanz,~ soda. P elle rosea. Testa proporz ionata alla statura. Sezione cranica: di dimensioni medie (mesaticefa lo) di media altezza, di formi\ ov.,ide, simmetricn, cnpell i cas t~ gni e folti, segmenti cranic i proporzionati. Sezione facinle; proporzionata alla cranic11, preYalgono le dimensioni medie, asse mediano clil"itto, forma elissoidalo, s immetrk a. Segmento fronto-orl,itario: proporzionato, pupille castagne, di cui la sinistrn è un po' più d ilatata della destra. Regmento intermedio: orecchio destro con lobulo di Darwin evidente. Segmento mascel lare : angolo labiale sinistro pi ù rialzato del destro. Tipo crRnico-faciale comune. Collo: ghiandola tiroide impalpabifo. Torace: organi nei rapporti normali . Addome : v isceri in situazione r egolare. Bacino: di forma mascolina. Peli del pube ad inserzioue r egolare. Orgnni genitali nonnali. M rsUHE ED 1 ND1cr. - Statura 159, pe5o 5S. Indice ponderale 243. Circonferenza cranica mm. 661. Semicurva anterio1·e m m . 276. Samicurva posteriore mm. 275 Curva. l ongitudinale mm. 335. Cur va trasver sale mm . 305. Diametro antero-po· steriore mm. 190. Diarnetro trasversale massimo mm. 146. Indice cefalico 'iG.31. Capacità cranica, e.e. 1630. Dian1etro frontale mi uimo mm. 116. Diametro fro nt ,.Je massimo m1u. 126. Altezza della faccia mm. 160. A lh•zza del segmento frontale mm. 55. Al tezza de l segmento intermedio rnm. 66. Altezza del segmento masr ellare mm. 50. Larghe;rni della faccia mm. 141. Indice faciale tot11:e m.illimetri 88.16. Distanza b iman dibolare mm. 125. Altezza del cran io mm. 15.6 a destra. Altezza del cranio mm. 11,5 a sinistra. Indice d i a ltezza mm. Sl,11. Distanza v ertice-mandibo la mm. 225. -Collo : Dis tam1a. tr11go- giugulo mm. 169 a destra. Distanza. trngo -giu~ulo m illimetri 168 a s inis tra. Altez,:a de l collo mm. 91. Perimet10 del collo cm. 5il,2. 1'nrace : P erimetro cm. 88. Indice toracico cm, 52. Altezza dello sterno mm. !~O. Indice sternale mm. 9,1. A ltez7.a del t orace (giug. bordo cost>1le) mm. 2'15 a destra. Al tezza del torace (giug. bordo costale) mm. 2t.i5 a sinistra. Diametro a.ntero-posteriore mm. 20-1.. Di11mctro trasversale massimo mm. 2ò5. ·CmJre: Misur a alla base crn. !),7, al ve ntricolo sinist1·0 cm. 10,8: al ,·entricolo des tro cm. 11,9. Addome: Altezza addominale mm. !HO (indice addominale mm. 21,3) di cui millimetri 200 è l a distanza fra l'apofis i e~sifonne e l'ombelico (indice x ifo-0111 belic11.le mm. 12,o) e mm . 140 è la distanza fra l'oml,elico ed il pubo (indice ombelico-pubico mm 8,8). Diametro antero-posterion: ipocond. mm. 1!17. Diametro trasversale-posterior e ipocond. mm. 253. Bacino: Dio.metro biiliaco mm. 2H. Indice bi iliaco m m. 15,3. D iametro bitroc. mm . 284. Al tezza d el bacino m m. 1SS. St!lturn seduta mm. 705. Indice altezza tronco mm. 50,0. .Arto S1lpe1·iore destro: Lunghezza totale m111. 660. I ndice arto-s uperiore destro 1 n1n. 41,5. Lunghe7.,:a del braccio 111111. 285. Lunghezza del1'1wA111braccio mil-
Rl6
CONTRIBUTO ALLE 0SSERVAZIO:S! 1 ECC.
limetri 210 Indice 11,ntibracl1iale mm. 73,Ht. Lunghezza della mano mm. 165. Larghezza della mano rnrn. 87. Circonferenza metà braccio cm. 28. Distanza g iugolo-acromiale 111111. 150 Arte superiore sinistro: Lunghezza totale mrn. 660. Le singole sezioni identirhe alle destre. Circonferenza metit braccio c111. 27,6. Distanza giugulo-acromiale mm. 150. Grande apertura braccia cm. 162. Indice grande apertura bracciA. llllll. 101 ,14. Arto infe,·iore <l&tro: Lunghezza totale 111111. 795. Indice arto inferiore destro mm 50,00 Lunghezza. della coscia mm. 414. Lunghezza. della gamba mm. 331. lndice tibio-femorale mm. W,3. Altezze. del piede mm 50. Lunghezza del piede mm. 251. Larghezza. del pie<la mm S5 Circonferenza coscia crn 5B. A ,·to infel'iore sinistro : L Lmghezza. totale mm. 795. L e singole se7.ion i iclentich e alle destre. Circonferenza coscia cm. 51. s~:m,,U.AMENTO DESCRITTIVO f'U:-ZIO~ALE. Esam,• fisiologico: Reazione vasRle cut,.nea normale. Org ani toraco-addominali integri in fonzione. Pulsazioni cardiflche 77 al 111inuto. P ol:so valido. Riflessi: pupillari, faringeo, cremasterico, tendinei regolari . .llotilifèi : Movill\enti nttivi e passivi degli arti integri. Anda.turu normllle. E' destrimane: dinamometria me.no destra kg. -1,5, mano sinistra kg. 35. Sensil,ilitèi : a) tatlile: nel poi pastrel lo rned io destro estesion1etrin alla distanz11 di 2 mm.; 2• prova: identico risultato; sul polpastrello medio sinistro estciometria alla distan7.a di 3 mm.; 2" prova: identico risultato; b) ge11el'ale: mano destri\ (dorso) avverte la corrente a SO ; mauo sinistra (dorso) avverte la corrente a 80 : c) dolorifica: m11.no destri\ a 6fJ; 10ano sinistra a. ò9. Funaioli S. G. D. l,I. D. SZ. D. M. S. = 79. S . D. D. hl. D. 5!J. D. M. S. 57. \"isus normale. Senso cromatico nornlflle, campo visi\·o normale. Ud ito normale. Es~)I~~ r s1:s1co : - Come ti chiami? - V . S. Come si chiama il tuo paese natio ? - Sutri. A che età cominciasti a d a ndare a scuola? - A 6 anni. ~ai leggere? - Si. \"uoi leggere questo brano dell'istruzione per l'igiene dei militari del regio esercito relativo alle disinfezioni? - Legge con esattezza il brano, e dietro invito ripete il già letto esatta111ente. <)uanti sono i giorni della settimana? - Sette: lunedì, martedì, ecc. Quanti sono i mesi dell'anno:' - Dodici: gennaio, febbraio, marzo, ecc. l)unle è il mese più breve? .._ Febbrnio. Quale è la capitale d'Italia? - Romu. Come si chiama il Re cl'Itfllia? - ~- ~- Vittorio Emanuele III. E la R egin11 che nome ha? - R. !I.I. Elena di Montenegro. lu che anno mori il Re Umherto? - Nel 1900, 30 luglio. ~fori di rnortc DfLturale o d i morte violen ta? - Di morte violenta. Sai fare di conto? -· Sì Domandi\: 2X 4 R isposta : 8 '.l.'empo impiegato: pront-a. Jd. 7 Id. J:3 Id. id. ]d 8 Id. 1.a Id. id. ld. 7 fù. 14 Id. id.
= =
=
GX 7+
sx
roNTRllll'TO ALLE 0SSEf/VAZIONi l r-:cr.
s+ 9+
817
Domand,s: •rempo impieg,ito : pronta. 8 .Ri3posta 16 Id. 9 ld. 18 Id. id. id. Jd. I d. 15 Id. 30 - 15 Jd . Id. 5 Id. id. 20 - 15 Id . Id. 20 Id. id. 60 - 40 Hai commesso 1·eati da borghese? - No, no. Al reggimento hai puni,doni? - No, non sono stato mai punito. Sicchè hai sempre o,bbedito i superiori e vissuto in pace coi tuoi compag ni? Sl, ho sempre fatto il m io dovere da. solda to. Come andò il fatto dell'ins ubordinazione dell'agosto 1908? - Avevo avuto il permesso serale dal capitano della ~omp:ignia fino a mezzanotte. Verso le 23 e 30 me ne stavo passeggiando per le vie di Livorno adiacenti alla caserma, q uando venne un caporale dei ber;;aglieri che mi voleva, per fo1·za, fare rientrare in qnartiere. Io gli dissi c. pensa ai fatti t uoi -. ed egli mi cominciò ad offe ndere: allora io stizzito reagii dandogli due schiaffi. Avevi bevuto? - No, bevo poco io. Conoscesti di essere dinam:i a un tuo superiore? - Sì, perchè lui si impiccia,·& dei fatti altrui, quando io avevo il permesso? Facesti male o bene a comportarti cosi verso un supei·iore ? - Feci male, ma è !'tato lui che mi ha provocato e d'altronde lui era bersagliere ed io appartengo alla fanteria. Te ne duole di questo fatto? - Purtroppo ora mc ne devo dolere e pentire. Da quanto te111po ti trovi nel recl usorio di G.? - Dal gennaio 1909. H>oi voglia di lavorare? - Si, ho sempre lavornto e cercherò di lavorare sempre. C'he concet to hai del lavoro? - Il lavoro è necessario sopratutto per mangiare, per mantenersi in salute e liberarsi dai vbdi ! Sa presti dirmi che cosa è la virtù? - È ml b•me dell'uomo. Damn;.i un esempio di virtù? - È una vi rtù il disinteresse che ha la madre per il figlio. Cosa ~ il giuoco? - È un vizio dannoso per l'interesse delle famiglie. Vuoi bene ai tuoi? - Sicuro. Scri\"i spesso? - Ogni quindici giorni. Dove :mderai ulti mato il servizio m ilitare? - Al mio paese. Con quali proposi.ti? - Col proposito di lavorare. Dall'esame ps icologico risulta, che il C. comprende bene le domande che gli si rivolgono, anche su argomenti astratti, vi presta la ma.ssima attenzione e vi risponde in rnaniera pronta e corretta, rivelando un'espressione fisionomica tranquilla e tenendo trn contegno corretto: mostrn sufficiente affettività e una squisitezza lodevole di sentimento morale, manifestata non solo dal s uo abituale contegno verso le autorità, dalla sincerità delle dichiarazioni fat te nell'interrogatorio, ma a nche dalla viva operosità. S1NTESI. 11 C. non ereditario, a ti po cranico-f'aciale con,une, ch1ssi iÌ1·a.bile nella seconda co111binazione De-Giovanni, 111esoscele, ha un temperamento calmo ed equ ilibrato, e sotto le armi tenne, in massima, buona condotta se s i prescinde dal reato d'insubordinazione. Questo reato lo prospetterebbe come un individuo eccitabile e deficiente di senso morale; il che è a.ssoluta111&nte l'antitesi di tutto il carattere psicologico, da lui ri velnto anche durante il ser vi?.io militare prima e dopo la unica sua manifestazione criminosa. Quindi poichè si deve escludere l'ubriachez;,:a di cui tacciono anche i documenti uffi~l - GIM11,ilt di m t di;i 1111 1111/11,1.-e - Fa,~. XI -X •I
818
C'ONTIHHUTO ALLE O~Sl!RVAZIONI, ECC.
ciali, Ìl a presumere che la causa dell'insubordinazione sia stata piuttosto gra,·e non poter frenare una reazione. Ad unque, tenuto conto del pentimento, susseguito al crimine, considerato pure lo svolgiU1ento ::ormale di tutta la di lui ,·itn all'infuori del fatto specifico e l'assen:r.a di un fatto1 e antropologico abnorme, credo di pc,tere inscrivere il C. tra i delinquenti occasionali. 11 ta)11 d;o
5. G. E figlio di I. e di C. C. na to a Napoli il 28 giugno 1887, sa leggere e scrivere, amministratore in un'impresa teatrale. CO!SDIZIONI 01 FAMIOI.IA, - Aft'erma che suo padre mori di epitelioma linguale, che la mad re peri per polmonite: ha. una sorella e tre fratelli sani. AN,UINESI PERSO:SALE REllUTA. - Fu parco bevitore ; ebbe una inclinazione un po' spinta per i piaceri di venere; non risulta che sia dissipatore. Ha fatto le scuole elementari e i primi due anni di ginnasio. Dopo la morte del padre, ba coadiuvato lo zio oell'imprese teatrali. Nor1z1E OESt::-ITE OALJ.A \'ITA liii LITA RE. - Nel 1907 fu fa tto rivedibile per oligoemia. Nell'ottobre 1908 fu armolato nel 13° reggimento artiglieria da campagna Punizioni di prigione: Febbraio 1909: usci va essendo consegnato. O iugno 1909. non interveniva. alla pulizia della selleria. Nell'agosto 1909 : condannato dal tribunale militare di Roma a un anno di reclus ione militare per il reato di rifiuto di obbedienza verso un graduato di truppa. Nel settembre 1909: fu tras ferito n el reclusorio di G. Da informa;doni assunte risulta che è un poco eccitabile; del 1·esto a111a il lnvoro, è rispettoso e si comporta bené coi compagni. SEONAJ.Al!ENTO UESCH!TTIVO·AN.\TOlUCO.- Statura alta. Muscolatura un po' tloscia. Pelle pallida. Testa proporzionata alla stat ura Sezione cranica: di dimensioni medie (mesaticefolo) di media a ltezza, forma ovoide simmetrica, capelli neriss imi di media foltezza, segmenti cranici proporzionati. Sezione fa ciale; proporzionata alla cranica, prevalgono le dimens ioni medie, asse mediano dritto è di forma ovoide-simmetrica. Segmento fronto-orbitario: pupille castagne di colore più accentuato a sinistra. Segmento inte1·medio; radice del naso alquanto schiacciata, orecchio destro con lobulo sessile, orecchio sinistro ad ll.Psn solo nel segmento superiore. Segmento mascellare: tipo cranico-faciale comune. Co llo: ghiandola trroiùe impalpabile. Torace: visceri in situazione normale. Addome; organi in situazione normale. .Bacino : di forma mascolina. P eli del pube ad inserzioue normale. Organi genitali normali. )ItSUltE ED 1:-.01c 1. - Statura m. 1,73. Peso kg. 70. ludica ponderale mm. 238. Circonferenza cranica mm. 565. Semicun·a R.nteriore mm. 200. Semicur-va posteriore mm. 270. Curva lougitudiuale mm. 322. Curva trasversale mm. 305. Diametro antero-posteriore mm. 187. Diametro tritsversale mass imo mm. 142 Indice cefalico mm. 7(;. Capacità cran ica probabi le c. c. 1511. Diametro frontale minimo mm 118. Diametro frontale nmssimo mm. 122. Altezza della facci a mm. l GS. Altezza del sPgruento frontale mm. 61. Al tezza del segmento intermedio mm. 55, Altezza del seg mento mascellare mm. 52. LMghezza della faccia. mm. 148. Distanza bimnudibolare n11u. 113. Indice faciale totale mm. 86,62. Altezza del cran io mm. L59 a dest ra. Altezza del crnnio mm. 159 a sinistra. Ind ice di altezza mm. 85,4. Distanza vertice-mandibola mm. 282. Collo : Distanza trngo-giug. mm. ltiJ. a des tra. Distanza trngo-giug. mm. 184 a. sinistra. Al tezza del collo mm. lnO. Perimetro dc-I collo cm. SG,6.
CONTR IDUTO ALL E 0,:-.'<Eln·.\zlO:-r, ECC.
819
Torace: Peri-metro cm. 05. Indice torac ico cn1. 4\J,13. Altezza dello sterno millimetri 170. I ndice sternale mm. D.82. Altezza del t orace mm. 28 1 a des tra.. Al t.ezza del torace mm. '281 a sinistra. Dinmetro antero-posteriore mm. 2Q.t
Diametro trasversale massi mo mm. '.?,16. Cuore: misura alla base cm. 10,7: al ventricolo sinistro cm. 11,8, al ventricolo dE1stro cm. 12,9. Addome: Altezza addominale mm. 304 (indice 11ddo111inale mm. 17,57) di cui mm 172 è la distanza fra l'apofisi ensiforme e l'oml,elico ( indice xifo-ombelicale mm. 9,04) e mm. 132 è la distnnza. fra l'ombelico ed il pabe (indice 0111belico-pubico mm. 7,63. Diametro antero-postenore ipoc. mm. 188. Diametro antero posteriore ipoc. mm. 245. Bacino : Diametro biiliaf'O rum. 251. Indice biiliaco mm 14,50. Diametro citroc. mm. 261 Al t ezza del bacino mm. 200. Statura seduta mm. 9()(). lndice altezza del tronco mm. 52,61. Arte superiore destro: Larghezza totale mm. 720. Indice arto superiore destro mm. 41,«L. Lunghezza del bracc io mm. 2!!0. Lunghezza d<'ll'avambraccio millimetro 221. Indice antibracbiale mm. 76,60. Lunghezza della mano mm. 200. Larghezza della mano mn1. 73. Circonferenza meta braccio cm. 26,8. Distanza giugulo acroniale mm. 170. Àrto s1ip1wiol'e i;inii;tro: Lunghezza totale mm. 720. Le singolo sezioni identiche al le destre. Circonferenza metà braccio cm. 25. Distan;m giugulo acromia.le mm. 170. Grande apertura delle braccia cm. 178. Indice grande apertura braccia min.102.S!J. A.-lo inferiore destro: Lunghezza totale mm. 830. Inrtice arto inferiore destro mm. 47,39. Lunghezza della coscia mm. ·1130. Luog hczza della gamba mi llimetri 350. Indice tibio-femorale mm. 81,HO. Altezza del piede mm. 50. L un· ghezza del piede mm. 2-l8. Larg hezza dol piede mm. 78.,Circonferenza della coscia cm. 49, l. Àrto inferiore sinistro. - Lunghezza totale 111111. 830. Le singole sezioni irlen· tiche alle destre. Circonferenza coscia cm. 48. Si,:csAl,AMF.:STO DESCHl'rTLVO k"UNZIOKA l ,E. -- R1,ame fì.~iologico: Dern1ografismo spfocato sopratutto nella regione t oracica anteriore. Organi toracici e a ddominali integri in funzione. Pulsazioni 7tl al minuto. Riflessi: pupillare nor1nale, faringeo viva.ce nelle d ue metà della fa.tinge, cremasterico vi vacìssimo a. destra e a sinistra, rotuleo normale ai due lati . .\Iotilità: Movimenti atti vi e passivi degli arti intatti. Andatura nor111ale. E' destrimane, mano destra kg. 23, mano sinistra kg. 20. S~nsibililà: a ) sul polpiistrr·llo medio destro estesiometria alla dista11za di 2 mm. 2• p1·ova: identico risultato; sul polpastrello medio sinistro est csiometria al la clistan;m cli 3 mm., 2" prov:i.: risultato identico; b) generale: dorso mauo destra a 81, dorso mano sinistra a 79 (media. di 3 oss.): e) dolorifica: dorSQ mano des tra a 58, dorso mano s inistra a 56 (~cdia di 3 oss.). Funaioli S. G. D. M. D. 89. D. )I. S. ,H. S. D. D. !I. D. -=: o!I. D . .\I. S. 57. Visus normale nell'occhio sinis tro. uguale a '!.f:'', nell'occhio dest ro. Sen~o croma· tic o normale. Udit,o normale. ESAME PSICHICO: Come ti chiami? - G. E. Dove sei nato? - A Napoli. Quanti anni' hai? - Ventitrè anni.
=
=
CO:,;'TRifltiTO ALLE u,:sf:H VAZIONI, ECO.
\"noi leggere questo brano della Trilruna 16 1narzo corrente relativo alla confe· r cnza di G. E oni al teatro Romano? - Legge correttissimalllente il brauo, ripetendo con disinvol tura quanto ha letto. \"uoi cancella.re in sette minuti tutte le lettere a, i ed o del bra.n o del mede.si1no giornale relativo al programma na.vnle britannico? - Cancella nel tempo pres~ritto ed esattamente tutte le lettere del brano indicatogli. Scrid più rapidamente che puoi sotto i tre numeri che ti presento, cioè 2!; 37jl, i numeri successivi? - Scrive con esattezza i numeri che si succedono ai 3 indicatigli nel periodo di 4lJ'. H iempi più presto e più esattamente che puoi gli spazi vuoti di un brano del giornale ridetto, relativo ad un violento incendio avven uto in Pietroburgo il 14 marzo lt/10? - Completa con esattezza, nel periodo di 6 minuti primi, tutte le frasi incomplete disseminate nel brano, mostrando di riconoscere !'U· hito la sillaba o le sillabe a bella posta ammesse. Copia un brano del ,1/essaggero del 15 marzo corrente relativo alla ri bellione in Ariccia contro i carabinieri? - Scrive con ortografia il brano: invitato n ri· petere il brano che ha scritto, riferisce il contenuto con molti particolari ed a nche con molta animazione. Hai no;r,ioni di geografia.? - Sì. (.Juante sono le parti del m011do? - Cinque: Europa, Asia, Africa, America e Oceania. Chi scoprì l'America? - Cristoforo Colombo. Dove nacque Cristoforo Colombo? - In Genova Qual'è il fiume più importante che attraversa Parigi? -- La Senna. Come ~i chiama il fiume che attraversa Roma? -Tevere. Come si chiama il fiume che attravel'sa Verona.? - L'Adige. Come si chiama il fiume che a ttraversa Firen;,,e? - L'Arno. Chi em il padre di Vittorio Emanue II? - Carlo Alberto. Chi è il Re attuale? - S. )I. Vittorio Emanuele III. Sai far di conto? - Si. 8 Ris posta: r;,i Tempo impiegato : pronta. D0111anda: Jd. 8 Id. Id. id. Id. !IO Id. 180 Id. id. Id. 110 Id. id. I d. GO+ 5U Id. Id. 010 Id. id. 210 + noo 9 Id. !16 Id. id. Id. 45 12 I d. 65 Id. Id. ià. 77 Per-:hè sei anelato a scuola? - Pel desiderio di apprendere. A qual materia d'insegnamento hai tlVUto pit\ passione? - Ad apprendei-e la m:t· temn.tica ed il francese. Quali giornali l egge\·i a preferenzit? - L'amore illnst?·ato, il T eafro, Ja Rivista te11t1·ale, la .\/elodrammatica, ecc. Ti piace molto la. carriera t eatrale? - )li è pinciuta. molto, mi piace molto e quella sar à la mia caniera. C'he r:osa è che ti ha attirato e ti atti1·a più specialmente alla vita teatrale? li guadagno al,ba stnnza facile e più la facilità di potersi divertire nel mondo galante. Chi ti ba consir;liato a darti alla carriera. del teatro? - Lo zio. Hai a vuto amanti? - Capirà : chi si dà alla carriera teatrale, ha le a manti che vuole.
sx ux 2x
72
CONTRIBUTO ALLE OSsJ.;BYAZIONI, Ecr.
8:21
Quante ne avrai avute? - Non posso contarle. Iu qua le città hai avuto più oonne ! - A Napoli e Roma. Ed bai speso molto denaro? - Denari ne bo spesi rna non mol ti: avevo l'arte di guadagnare la donna colla passione. Hai mai rnbato? - P er grn;.:ia di Dio, mai: io ho sempre lavorato cou mio zio · per il teatro. Il furto è un reato grande o piccolo? - Per me è un g ran male. Che differenza c'e tra furto ed omicidio f - Il l,1dro calcola e pensa tutto: chi fa l'omic idio, lo fa in genere a sangue caldo; il furto è sempre disonesto, l'omicidio può perdonarsi, pncbè anche involontario. Se t u fossi offeso che faresti? - Lo citerei dinanzi al tribunale c ivile per avere una soddisfazione. Ti faresti ragione da te?· - No, perchè potrei trascendere e mettermi dalla parte del torto. Che funzione disimpegna l'avvocato? - Difende gli imputati, le ragioni della legge, ecc. Stavi volentieri al reggimento? - Sì. H 11 i avuto che dire coi tuoi comp11gni d'11r111eecoituoisuperiol'i? - Sono stato sempre d'accordo coi miei co111p11gni : ho nvuto che dire qu11ld1e ,·olta coi superiori sottufficiali. Percbè h11i 11vuto che dire coi sottufficiali? - Percbè spesso vole,·o uscire da I quartiere un po' prim n e loro non mi volevano far uscire. Come nndò il reato dell'a gosto HIOO? - Ero comandato a un servizio di pulizia, ma il modo brusco di com:ondo 11ii urtò, ed io dissi: « non f:occio tale scn ·i;do signor gr,1du11to, perchè oggi mi sento male » . Ti sentivi male davvero o per iscusa? - Sul serio. Che disse il medico? - Il medico 111i diede torto. Dunque il sentirsi male era un,, scusa, è vero? - I medici si possono ingannare. Ti sei pentito del reato? - On, 111e ne pento e me ne pe nto fort-emente: capisco di nver fatto un n bambinn t,o. Come ti trovi dentro il reclusorio di G.? - Bene, sia coi s uperiori, sia coi condetenuti. Sei contento del vi t to? - Si. Che lavori fai qui dentro? - Sono addetto ,o lJn tipogrnfL,. L avori volentieri? - Abb11stan zn. Vedo che sei faceto nel le tue risposte? - Sono a li egro, percbè presto 1110 ne vado. Quando finirai la pena ? - li BO mn rzo U/10. Dove nnd rai, nppena S>1n1i libero? - Andrò da mio ;.:io n Brindisi per rh·edcrlo e coadiuva rlo nelle sue imprese. (Juindi ti dan,i di nuovo ,dia vita galan te ? - Questo s'intende. St,ii attento a non compromettert,i con donn«! - Colle donne mi so co111porta re bene, so come dev'essere governat11 J,. donnn . Hei religioso tu? - Non ho 11vuto insegn,o mento di re ligione. Yuoi be11e ni tuoi fn,te llif - Sl, io sono un:o pe1·so11:, dal,bene. Scrivi a loro ? - Si, ogni Hi-20 gio rni. Conosci tu associ,ozioni criminose 01·g11 ni;,;z11te? - No, no: io mi onoro di non essere appartenuto nè di a ppa r tenere " cotest11 gente. Hai letto fatti tristi co mpiuti d,ii loro 11ffiliatif - Si, li ho let t i nei giorn:oli.
c o:,çTRIHUTO Al.LE OSSEHVAZIONJ, E CC.
E r he in1pressione ti hanno prodotto? - Un'i mpressione di disgusto e di desiderio che questa cattiva gente sia sradicata. Ti sei mai incontralo sul teatro con donne che facciano parte di tnli organizza. zioni'.' - No, no, primn di scritturare donne, s i guarda anche a i precedenti: le ùonne allegre si pigl iano; ma le donne da carcere no. Dall'esan1e psicologico emerge che il G. ha intelligenza e cultul"&, piuttosto elevate : rnpido nella percezione, di memoria vivace, ha un lingunggio facile. a ccurato, per modo che nella conversa;.:ione, in cui ti vela la sua grnnde inclina· i ione alla vita drnmmaticn, riesce molt.o simpatico, anche perch è mlln t1~11e un contegno educato e raffinato. Di espressione fisionomica. allegra. egli a ddirnostra un temperamento un po' eccitabile: è laborioso, intre.pre ndente: all'infuori di una certa i nclinazione per la donna (inclinazione che non è poi molt.o esagerata) non ha abitudini viziose; anzi la. franca dichiarazione, che ha fatto duran\.e l'interrogatorio v. che cioè si sa ben comportare colle donne ver non spendere troppo " Jichiarazione non smentita. dai documenti nfficiali , rivela che egli, per q ua11to un po' eccitabile, sa bene equilibrare la sua condotta pratica: ha vivo il sentimento di rispetto per le Autorità., nutre a more per i fratelli' ed ha affetto e riconoscenza per lo zio. che lo consigliò a seguire la. professione teatrale. S1l'\·n;s1. - Il G. non ereditario, a tipo cranico faciale comune, classifica bile nella !leconda comliinazione morfologica, brachiscele, presenta una fenomenolo1?;ia che non devia dalla norma; però, sebben~ il complesso delle sue attitudini p;icologiche sin in sostan;r,a regolare, pure esiste una piccola manchevolezza nella intensità delle reazioni motorie che, in date circostanze essendo troppo vivaci per un sentimento un po' a cctJso dell11 personalità. non sono sufficente· men te controbilanciate dal potere critico ; da ciò si può spiegare il difetto di condotta, presentato nell'agost,o 1009, difetto ammesso dal G. stesso, e, da lui s tesso spiegato in modo veros imile: egli è quindi un delinquente occasionale.
6. P. G. figlio di F. e A.; nato a Bagnorea '.circondario di Viterbo) nel lugl io 16, 7, :<a leggere e scrivere, barbiere. CoN 1Hz10:s1 D I t'AmG1.1A. Padre sano. J\Iadre sana. Tre frate lli e tre sorelle sanissimi. A:-;Al1:-.ii:s1 l'RHSONA I.E REllO'rA. - R isulta che non fu smodato bevitore o fumatore. ~~bbe, a suo dire, i primi rapporti sessuali a 17 anni. R a fatto le scuole elementari. NO"l'IZIE DESUN'fE DAI.LA Vl"fA ) IILITARE. Nel dicembre 1897 fu arruolato nell' 86• fanteria. P,inizioni di prigione. Maggio 1898: faceva. indebite osservazioni a un ordine ricevuto di cambia.re le lemmola. Gi ugno 189S: essendo sta.to rimprovera.to e pun ito di consegna. da un cmpora.lo, ne sorrideva con un vicino. Nel dicemhre l!l0'2 : (due a.noi dopo i l congeJo dall'esercito) fu 11mrnesso, dietro di lui domanda, nel corpo delle guardie di finanza. Non ebbe a.lcuna punizione per mancn.nze disciplinari. Nel giugno I!;Jù8: condanua.to dill trib un nle militare di Firenze a. 8 anni di reclusione per insubordinazione verso un sot:.O·briga· diere di 6nan7.a. Nel lu!{lio l!:l0S : trasferito nel Reclm;orio militare di G. Le ini'ormn,zioni sulla. s ua condotta, a tti nte a fonte competente, lo segnalano come indi\"iduo buono. docile, labor ioso. S EGNAI.A)ll-::-ITO D&f,j("J(ITTIVO AN ,\T())IICO. Statura media. Muscolat ura. robusta. Peli,! rosea e fornita a :;unicicnza di ad ipe. Testa propor;.:iooata a lla sta-
CO:-.'l'RIUU10 -ÀLLE OSSERVAZIO:U1 ECC.
823
t ura. Sezione cranica 'di dimensioni medie (brachicefalo di metlia altezza, di forma ovoide simmetrica, capelli castagni e di media foltezza, segmenti cran i,;i proporzionati. Sezione fa.ci aie: proporz iom, le allo. cranica, larga, asse mediano diritto, di forma un po' poligonale-simmetrica . Segmento fronto-ortario: sopracciglia riunite sulla linea mediana da scarsi peli, pupille castagne e s immetriche. Segmen to intermedio: naso un po' grosso e storto Segmento mascellare: labbro superiore grosso Tipo cranico-faciale comune. Collo: ghiandola tiroide i mpalpabile. 'Torace : visceri intatti nei rapporti aua· tornici. Addome: organi in situazione normale. Bacino: di forma mascolina. Peli del pube ad inserzione normale. Organi genitali esterni normali. M1sum;; ED I :rn1c1. - Statura m. 1,61. Peso kg. 66. Indice pondera bi le mm. 250. Circonfere nza cranica mm. 570. Semicurva anteriore mm. 290 Seroicurva posteriore mm. 280. Curva longitudinale mm. 82l:I. Curva trasvers ale mm. 32-2. Diametro antero-poster iore Ulm. 18fL Diametro tras,·ersale massimo mm. 14!1. Indice cefalico mm. 80. Capacità. cranica c. c. 155li. Diametro frontale minimo mm. 120. Diamet ro frontale massimo mm. 127. Altezza rlella faccia mm. 17'2. Altezza del segmento frontale mm. 60. Altc?.za del segmento intermedio mm. 52. Altezza. del segmento mascellare mm. GO. L arghezza. della faccia mm. 13V 1ndice facciale totale mm. 80,U . Distanza bimandibolare mm. 116. Altezza dol cranio mm. 153 a destra. Altezza del c ranio mm. 153 a sinistra. Indice di altezza mm. 82,4. Distanza vertice-mandibola mm. 232. Collo: Distanza t rago-giugulo mm . 16l a destra. Distanza trago-giugulo mm 161 a sinistra. Altezza del collo mm. 101. Perimetro del collo cm. 37,2. Tora<'e : Perimetro çm. 89· Indice toracico cm. 55,-!5- Altezza dello s teni,o mm . 170. Indice sternale mm. 10,6. Altezza del torace mm. 276 a destre. Altezza del torace mm. 28l a sinistra. Diametro antero-posteriore mm. 197. Diametro trasversale massimo mm. 261. Cuore : Misurn alle base cm. 10,7 ; al vent ricolo sinistro cm. 11,6; al ventricolo destro cm. 12,8. Addome: Altezza addominale rom. 303 (Indice addominale mm. 18,8) di cui mm. 153 è la distanza fra l'apofisi er.siforme e l'ombelli<;o (indice xifo-ombelicnle mm. 9,6) e mm. 150 é la distanza fra l'ombellico ed il pube (indice ombelico- pubico m,u. 9,3) Diametro antero-posteriore ipoc.mm. 201. Diametro trasversale posteriore ipoc. mm. 259. Bacino : Diamet ro biilia.co mm. 24!3. Indice bi iliaco mm. !5. Diametro bitrocant. mm. 21',8, Altezza del bacino mm. 192. Statnrn sed uta mm. 8(15. Indice altezza del tronco mm. 50. Arto superiore destro : Lunghezza totale mm. GGo. Indice arto superiore destro mm. 41.8, Lunghezza del braccio mm. 28;1. Lunghezza dell'avambl'a.ccio mm. 211. I ndice antibrachiale mm. 74,22. Lunghezza della mano mm. 170. Larghezza della mano mm. 71. Circonferenza metà bra ccio cm. 27,!) Distanza. giugulo-acromiale mm. 150. Arto superic,re sinisfro: L unghezza totale mm. 665. Le s ingole sezioni identiche alle destre. Cii-conferenza metà braccio cm. 26,5. Disto.nzagiugulo-acromiale mrn. 150. Graude apertura braccia. cm 168. Indice grande aper tura braccia cm. 10 1,39. ..4rlo inferiore destl"o: Lunghezza totale mm. 805. Ind ice arto inferiore des tro mm. 50 Lunghezza della coscia mm. -! 2G J,ungbezza della gnmba mm. 32!1. Indice tihio,femorale mm. 08,13. Altezza del piede mm. 60. Lunghezza del piede mm. S:3L Larghezza del piede mm. 6S. Circonferenza ,:osria cm. 5-1.7.
824
CU:STR IBL'T O ALLE US$ E1H'A7.IO.S'I1 ECC •
.-irto infe1·iore i,illistro: Lunghezza totale mm. 805. ~e singole sezioni identiche alle des tre Cir.:onferenza coscia cm. 62,3. ~EGN.\LA~IENTO !Jt;SCBITTl\'U F UNZlo::-:AJ.E. Esam e fi.•iologico: Reazione vasomotoria cutanea normale. Organi del torace e dell'addome integri in funzione. Pulsazioni 80 al minuto. RiH essi : pupill11re, fari ngeo, cremasterico, rotuleo n ormali. Motilitù. : Movimenti passivi ed atti,·i degli arti integri. Andatura normale. È destrimane, mano destra kg. 49, mano sinistra kg. 41. Sensibilità: a) tattile: sul polpastrello medio destro estesiometria a distanza di 3 mm. 2 " prova : risultato identico; sul p olpastrello medio sinist ro estesiometri a a dis tanza di 4 mm. 2" p'rova: risultato identico. b) yenerale : dorso: mano destra a 70, dorso mano sinistra a 68 (media di 3 oss.). e) do{orific·i dorso mano destra a 68, dorso mano sinis trn a 67 (media di S oss.). Funaioli S. O. D. M. D. = 82. D. M. S. W. S. D. D. i\L D. ::: 68. D. M. S. -= 57. V isus nonnale. Senso cromat ico normale. Udito normale . EsA.\IE PS1c111co. Come ti chiami' - V. G. Dove sei nato? - A. Bagnoree. Quanti anni bai? - !13 anni. Sai leggere e scrivere? - Si. \'uoi leggere ques to brnno del Giornale cl'Italia 10 mnrzo corr. allusivo ad un grave scontro ferrovin.rio a Catanzaro? - L egge correntemen t e e senza errori tutto il brano e ne ripete con precisione il contenuto. Puoi can cellare in 10 minuti t utte le lett.;re e ed o di questo brano del Gior· nate d'Italia riferentesi ad una conferenza del prof. Fradetetto s u Carducci? - Cancelln, nel periodo di tempo a s~egnatogli. tutte le lettere e t,d o che s i trovano n el brano. Riempi, più presto che puoi, gli spazii vuoti di questo brano del Giornale d'[. talia, riferentes i alle elezioni del nuovo sindaco di Catanzaro? - Non riesce a riempire anche in uno spazio di tempo lungo t utti quanti gli spazi vuoti per quanto il brano scelto n on contenga pa role e frasi straordinarie. Puoi copiare i I brano del medesimo g iornale, relativo alla. cronaca. sportivn? Esegue il compito con molta precisione e con ortogrnfìa. Sai far d i conto? - SI. Domanda: !1 X 3 Ilisposta : 27 Tempo impiegato: pront a . Id, I d. oX 8 Id. 40 id. Id. HG I d. I rl. 4 X V id, Id. 9 X 9 Id. 81 Id. id. Id. 16 Id. id · Id . 8 :i Id. 32 ,1:? Td. 64 I d, id. Id. i;! G! Id. l:?ti Id. id. I d. S5 8 27 l ù. Td. Id. I d. 44 - l:? Id. 32 Id. id. Id. !18 :?4 Id. 74 I d. id. Qual' è la c itt,\ p iù importante del Veneto ? Venezia. V,mezia è cittit di mare o di terra? - Di m:ue. Qun li sono i pregi princi pali di \"cnezin? - I te,;ori d 'arte. Dove 1·imane Palermo? - N<.'lla S icilia.
=
+ + +
C'ONTHIBUTO ALLE 0:-Sl::I<VAZIONI,. F.CC' .
825
'1uale è ia città più importante della Sicilia, dopo Palermo? - Messina. Esiste tuttora la vecchia Messina.? - No, nel decembre 1908 fu dis trutta da un violento ter remoto. Quali ricordi hai del tuo soggiorno noll'ambiente militare e nel corpo delle gue.rdie di finanza? - In complesso si sta bene; però ci sono dei periodi in cui vi è un lavoro eccessivo. •l'i volevano bene i tuoi superiori? - Ero benvoluto perchè ho fatto sempre il mio dovere. Andavi d'accordo con i tuoi compagni? - Si sono sempre a ndato d'accordo, e non ho dato noia a nessuno. -Come avvenne il fatto dell'insubordinazione nel corpo delle guardie di finanza? - Ero stato di servizio 3 giorni di ~Aguito: fui comandato ancora ad un servizio di 2,'l ore di notte da un sotto-brigadiere; io ero stanco e quella sera un poco avvinazzato, di modo che all'ordine risposi dicendo che quel servizio nou mi aspettava e non l'avrei eseguito: quindi fui condannato per insubordinazione. Quanto vino bevesti? - Un lit ro e mezzo o due litri. 'Tolleri b,me il vino? - Si; ma noi bevie.mo spesso vini di commercio guasti. Chi era il sotto- brigadiere, che ti comandò il servizio? - Era un uomo buono troppo galante. Credi di aver fatto bene o male a non eseguire l'ordine? - l\Iale. Quale era il tuo dovere in quella circostanza? - L'obbedienza pronta. Te ne sei pentito del fallo commesso? - Si, molto, anche perchè mi sono sciupata la posizione ed ho perduto otto a nni di servi:do, Che cosa fa l'uomo onesto? - Non fa cattive azioni. Quali sono queste cattive azioni? - Furti, litigi, ubriachezza, lesioni ecc. Qnal cosa des ideri pit't d'ogni al t.-a? - Il lavoro e la libertà.. Perché desideri il lavoro? - Per campare me stesso e vivere onestamente. Perché desideri la libertà? - Per sottrarmi a questo luogo di vergogna, e pe r ritornare in famiglia. Scrivi ai tuoi? - Si, ogni quindici giorni. A chi scrivi? - A mio padre o = ~mia madre. Sei religioso tu? - Ho la 1·eligione di mio padre. Quando finirai la detenzione? - Ormai mi restano pochi mesi. Dall'esame psicologico risulta, che il P. comprende e risponde con prontez'l.a alle svariate domande fatte, ha anche s ufficiente capacità di astrazione; hll. una cultura proporzionata al suo stato sociale; di linguaggio piuttosto a rcurato, di contegno franco, di espress ione fisionomica tranquilla, é di tempera· mento non. emezionabile, nè eccitabile, ed ha vivo il sentimento del rispetto al principio autoritario, e il sentimento affettivo: ha poi un concetto giusto del lavoro d'une. spiccata attitudine al lavoro medesimo. Si:irrJ<;sr. - Il P. non ereditario, .a tipo cranico-faciale comune, classificabile nella 2• combinazione morfolog ica De-Giov1rnn i, mesoscele, offre una sintomatologia funzionale e psicologica perfettamente normale. Intanto egli è anche un crimin11le. Non s i conoscono tutte le circostanze, che hanno 1>receduto, accompagnato e seguito il reato: ma l'indole del rea to stesso (insul,ordinazione) reato non gravissimo, la causa determinante da lui dichiarata e confermata da.i documenti ufficiali (alcoolis mo acuto) il fatto fors e che il vino venne a I agire su un organis mo un po' affatir ato, il franco pentimento da
82G
CCN'rRIBt:'TO ALL E OS~E\"V AZIO:SI 1 EfC .
lui rivelato dopo il reato commesso, tutte quE'sto complesso di fenomeni presi ass ieme fanno subito escl udern il delinquente grave, e tendono a farlo clas . si6c11re tra i delinq uenti di occasione.
7. V. G. figlio di P. e E. nato a Gragnano nel novembre 1888 - sa leggere e scrivere - fal egname. Co~mz10:.1 Dr t'AmGJ.TA . Padre sanissimo. Madre sana. Fratelli e sorelle sani. A~,u1:.Es1 PEHSO~ALE HE~IOTA. -Risulta che godè otti ma salute, a8 anni cominciò a frequentare le scuole elementari, che fece tutte, traendone profitto sufficiente, f'u poco bevitore e fumatore - a 17 anni a vverti a suo dire i primi impulsi sessuali. NOTIZIE DESUNTE DALLA Vl'l'A MlJ.l'rAllE. - Nell'ottobre l!l08 venne sotto le armi e fu assegnato alla 12° compagnia sus sis tenza. Punizio1ii di consegna : Nel novembre 1908 : teneva conteg no poco disciplinato dinam;i a un sergente. (1 anno servizio). "Nell'agosto 1909: condannato dal Tribunale Militare di Palermo a d un anno di reclusione per insubordinazione verso un caporale. Nell'ottobre 100\'.l: tras ferito nel reclusorio di Gaeta quiYi ha tE'nuto condotta buona, mos trandosi laborioso, curante dell'arredo e sottomesso alla disciplina. SE~l NALA)IEN'fù 0Esc mT·1·n·o ANATomco. - Muscolatura soda. Pelle rosea. Testa: pro11orzionata alla statura. Sczioue cranica: ln.rga (brachicefalo), di media alt ezza di forma ovoide simmetrica; capelli nerissimi, di foltezza media, a ciuffo - sc~menti cranici proporzionati. Sezione faciale proporzionata alla cranica - vi prevale la larghezza - asse mediano diritto è di forma ovoidale - simmetrica. Se~mento fronto-orhitario - sopracciglio destro più rialzato e mobile del sinistro: peluria scarsa nello spazio inter-sopraccigliare pupille ca ~tagne. Segmento inter medio : tubercolo darwiniano evidente all'orecchio sinistro. Seg111cnto mascellare: lieve pros natismo alveolare. Tipo cra.nico-f'aciale: comune. Collo: ghiandola tiroide impalpabile. Torace: visceri in situa zione normale. Addome: ergnni in posizione regolare. Bacino: di forma mas colina. Peli del pube ad inserzione normale. Organi genitali normali. M1su1n; i::D INDICI. - Stat ura cm, 15i. Peso kg. 57. Indice ponderale mm. 245. Circonferenza totale del corpo mm. 550. Semicurva anteriore mm. 280. Semicurva posteriore rn111 270. Curva longitudinale mm . 324. Curva trasversale mm 830. Diametro a.utero posteriore mm 180. Diametro trasversale massimo mm. 160. In· dice cefalico S,J,33. Capaci tàcranica c. c. 168'1. Diametro frontale minimo mm.120. Diametro frontale massimo mm 131 Alt-ezza della faccia mm 180. Altezza de l segmento front1de mm. 62. Altezza del segmento mascellare mm 57. Larghezza della faccia mm. 135: indice facciale totale 75 10. Distanza. bimandibo· lare mm. 115. Altezza. del cranio mm. 152 a destra. Altezr.a del cranio mm . 152 a sinistra Indice di altezza mm. 85 4. Dis tanza vertice- mandibolare mm, 210· Collo: Dis ta11za. trago-giugulo mm. 183 a destra. Distanza trago-giugulo millimetri 1,;i3 a sinistra. Altezza del collo mm. 100 Pe rimetro del collo <'m. Si,5 '.l'orace: P erimet ro c m . 87: indice toracico 65,-U Altezza dello sterno mm. 140 ind ice sterna le 8,91. Altezza dal torace mm. ~lO :i, destra Altezza del torace mm. ~ l9 a s is tra. Diametro antero- poste1·iore mm 211. Diametro trasversale nrn~sin10 m111· 2t:2. Cuore - misurn. alle base cm. 10,1, al ventricol o sinistro in 1J ,2 al Vèntricolo destro cm . 12,9. A,l<lome : Al tezza addomina le mrn 3-W (indice addominale 21,69) mm. 180 è la distanza fra l'apofisi ensiforme e l'ombelico (indice xifo-on,belicale 11,40) e
co:-.TRIBUTO ALLE OSSER\"AZIO:NI, ECO.
827
mm 1130 è la distanza. fra. l'ombellico ed il pube (indice ombelico-pubico 10.19). Diametro autero-po3teriore ipocond. mm. 217. Diametro trasversale ipoc. millilimetri 2U3. Baciuo: Diametro biiliaco mm. 21:J indi.:e biiliaco 9,5S. Dia.metro bitroc. mm. 28. .Altezza del bacino mm. Hl5. Statura seduta mm. 790 - indice alte?.za del tronco 50,31. Arto superiore de.yfro: Lungl1ez7.a totale mm. 6-W indice arto superiore destro 40,76. Lunghezz1.1 del braccio mm 282 L unghezza dell'avambraccio mm 198 indice antibracbiale mm 7ù.OO Lunghezza della mano mm -160. Larghezza della mano mm. 75. Circonferenza. metà. braccio cm 27,1. Distanza giugulo· a.cromiale mm I(ll. Arto siipe1·iore sini.1fro: Lunghezza totale mm. G!O Le singole sezioni identiche alle destre Circonferenza metà braccio cm 26,2 Distanza giugulo-acromiale mm . 161 Grande apertura braccia cm 160: indice grande apertura braccia mm 101,91. ATto inferio,-e de.9t1·0: Lunghezza totale mm 780 indice arto inferiore destro -J9,GS Lunghezze. della coscia mm. 385 Altezza della gamba mm 331. Indice tibiofemorale mm. 85,79. Altezza del piede mm 51 Lunghezza del piede mm 23fl Larµ;hezza del piede mm. 75 Circonferenza coscia cm. 51,2. Arto inferiore sinistro: Lunghezza totale mm. 780. Le singole sezioni identiche e.Ile destre. Circonferenza coscia cm. 50,7. SE:ONALAlIENTO lJlèSCIHTTl\"O f'U~ZIUNAI.E. l::same fisiologico: Reazione vasale cutanea normale. Organi toracici, addominali normali in fun;,ione. Pulsazioni 'iO td minuto - Polso pieno - Riflessi: pupillare, faringeo, tendinei normai i. Motilità: movimenti attivi e pass ivi degli arti integri. Andatura normale. È destrimane - mano destra kg. 71 - mano sinistra kg. 60. Sensi/Jitità: a) tattile: sul polpas trello medio destro e;itesiometria alla distanza di 3 mm. :l" prova: risultato uguale sul polpas trello medio sinistro e,;tesiometria a 3 mm. di distanza. 2" prova : risultato identico; b) generale : sul dor.,o della mano destra a mm. 66 della slitta sul dorso della mano sinistra a mm. 63 della slitta; e) dolorifica: dorso mano destra a 50 mm. della fllitta (media di 3 oss.) dorso mallo sinistra a 48 mm. della slitta (media di 3 oss.). Funaioli S. G. D. M. D. 81. D. M. ~78. S. D. D. M. D. Gl. 58. D. :\I. S. Visus non·male. Sen~o cromatico normale. - Udito normale. ESA .\!E PS1ç111co. Come ti chiami? - V. G. Dove sei nato ? - A Gragnano. Quanti anni hai? - Ventidue anni. Che scuole hai fatto? - Tutte le scuole elementari. Vuoi leggere questo brano del Giol'nale (l'Italia del 21 marzo relativo al n:rnFragio d'un ba, timento italiano? - Legge assai correntemente e ripete il brano discretamente. Vuoi seri vere sotto dettato quest 'altro brano dello stesso Giornale d'Italia rifei·e:n tesi alla riforma elertorale in Prnssia? - Scri\·e poco rapidamente, con ~ettere grosse e con qualche sgrammatica tura: ad esempio scrive Frebbafo invece di Febbraio, riformo invece di riforma ecc. Hai nozioni di geografia~ - Si.
= = =
=
CO:ST IIJDUTO ALLE OS!"E RYAZIO:-:I, E CT.
Quale e la capitale d'Italia ? - Roma. Quale è la. città pi ù importan te delle Puglie? - Bari. Cosa. è il mare? - È una quantità di acqua s alata. Sai fur di conto? Sl.
2x
Domanda: 2 I d. 8 ld. 8 X t:! I d. 7X ti Id. s+ t:! ld. H,+ lii
:2 x
Jd.
2r, + ~.1 JO - 6
Id.
!3:l- 1:l
I d.
64 - 14
Id.
R isposta : 4 Id. Hì (H I d. 51; l d. Id. 16 Id. 82 I d. 50 ld. 4 :!O Id. Id. 50
T empo impiegato: pronta. Jd. id. f d, id. ld. id. Ld. id. Id. id. ld. id. Jd. id. Id. id. I d. :2 secon<ii.
:Di, p1u rnpidamente che puoi, la parola che ti ,·iene in mente quando tu avrai udite le seguenti parole che ti pronunzio : Pi.rote induttrici:
P a role indotte:
Casa:
Cor ti le, camere, giardino, finestre, magazzino, orologio, t avole, stufa, quad ri, orologio, seggiole, cuc ina, piani. ']'avoli da legger e, tavoli da scrivere, posto del maestro, carte geografiche, lavagna, mezzo di cnncell1tture, ri · tratti di uomini grandi, rit ratti di battn.gl ie de.Il' indipenden za italiana.
Scuola:
Tempo impiegato : 70 secondi.
r.2 secondi.
Hai commeS!'<O r eati prima della leva? - No. Ti ~ei mai uliria~rtto? - hli piace poco il vino. Hui avuto amanti? - No; quando senti rò il bisogno d i a mare, prenderò mog lie. Hai avuto punizioni du rante il servi;do milita1·e~ - Ho avuto unrt sola punizione d i couse~na pcr cbè ho mancato d i rispett o a un sergen te. J::ra gravoso per te il servizio militare? - No, lo fncevo volentieri. H ii i av uto l itigi coi compagni? - No. non b o fotto questioni mai. Sui ondata d'accordo coi graduati? - ~uasi sem pre, meno una volta. ·Come comme ttesti il reato d'ins ubordinazione dell'agosto l!JO!)? - Ritorna\"O dall'est inzione di un incendio e domandai n.l caporale di giornata de lla compagu ia di sussis tenzn la m ia g avetta, essendo affamato : il caporn.le di cucina m i rispose che la giwetta non si tro va va e il vitto era fìnito. Nacque allora una que~tione t r a me e il caporale ch e mi olfose, perciò io feci a t ti di impazienza; ed avendo il capora le fatto rappo rto di questa q uestione, fu ri t,e uuto che io avevo mancalo d i rjguardo al c-aporale e fui denunziato al tribunale. \" i erano stati alt r i lit igi tra te e il caporale? - Ko, si viveva ass ieme come d ue fmtclli . Pcrch e li lasciast i a urlare a d atti d'impazie nza? - l!:ra un 1.,rutto momento: s tanco ,::d affa mato.
CONTRIBUTO .ALLE 0!':l,;EHYAZIONl: ECC.
82!)
È giusta la condnnna che hai avuto'.J - Si, perchè io mancai in quel momento. Che lavoro fai dentro il reclusorio? - Lavoro di falegname. Quanto gundagni al giorno? - Due soldi. Che ne fai? - .Me ne valgo per ccmpletare il \·itto. Hai avuto punizioni disciplinari dentro il reclusorio? - No: ho sempre lavorato e ten uto buona condotta. Allorchè uscirai da questo reclusorio, dove anelera i? - Dovrò ritornar<' alla compagnia di sussis tenza dovendo completare il s ervizio militare. Ultimato il servizio militare dove anderai: - A Grngnano. Ci ri torni volentieri ? Si, perchè amo molto il pRCse natio e rivedo volen tieri i miei. Qual mestiere farai? - Seguiterò il mestiere d i falegname, che dà sufficien te guadagno. Dall'esame ps icologico risulta che il \'. h >t perfet ro ricordo deg li avveni meuti e del corso degli avvenimenti di sua vita; ha un'ideazione propcrzionata al grado suo sociale, è <l'intelligenza media. Ha poi contegno raffinato, espressione fisionomica. buona e tra nquil la: dimostra la boriosi tà, contegno di ossequio vnso il principio au toritario, è socievole. 81:--TES J. li , ·. individuo non ereditario. a ti po cranico-facialc comune, cJ,.s s ificalJile nella seconda combinazione morfologica De-Giovanni, lievemente ùrachiscele, non presenta abnormità nelle estrinsecazioni fuuziona.li e possiede un temperamento calmo; quindi il suo crimine cl' insubordinazione appare come un fenomeno isolato nel corso di sua vita e per sè solo non può essere adeguata.mente spiegato, se non ammettenc1o ne l momento del reato il f:ot tore etiologico della f:ttica e lo stimolo della fa111e, che a g i s ulla sua psiche, d iminuendo la inibizione. E però, tenuto conto dei di lui precedenti borghes i, della sua laboriosità, del s uo contegno, tenuto durante l'interrogatorio, egli è classificabile tra i rei militari occ11sioni,li.
8. V. I . figlio di L. e T., nato nel g iugno 1~ 7 a. Pagnni (,:ircondario di Salerno), analfabeta, cocchiere. CvND1z1<1:-11 DJ rA)IIOI.IA. - Padre sano. :\lad re sana Ha una sorella che gode salute. As,nrnESI n :1tS<1NA 1.F. l( F;)t.,TA . Risulta c he è s tato sempre sano e non lia avuto mai convulsioni. Nou è stato nè è eccessivo bevitore, avverti secondo egli dice, l'istinto s essuale a 15 anni. N11TIZIF.: DESt:::.TE DA' r.T,A \' ITA )(ILJTAlt!;;. Giuns e alle armi nell'ottobre L907 e fu arruolato nel 21° reg gimflnto fanteria. Al reggimento ebbe t re pun izioni di conseg11a: 1• pun izione: marzo 1908 (1° anno servizio). Faceva schiamazzo in riga: 2'' punizione: maggio 1909. R itardava di venti minuti a rientr:nc in quartiere: g. punizione: maggio UJ09 (1° anno di servizio). F aceva schiamazzo nell'iuf~rmer ia. ~all'agosto 1909 : Condannato ad un anno di reclusione pe r i rèati di d isobbedienza. ed insubordinazione verso un caporale. Nell'ottobre l!J09: trasferte nel reclusorio militare d i Gaeta, dove non ha avuto alcuna punizione ed ha rivelato, a detta dei s uperiori, indole buon", molta propensione a l lavoro e sufficit-nte socievolezza. S &O:-.A 1,.u1~;:,;-r1) DESC1111 T l\'O .~NATmuen. - Statura bass". Muscolatura robu<;ta. P elle rosea. Testa proporzionata alla statura. Sezione crn11ica: d imens ioni medie ( meseticefalo) di medin altezza, di forma ovoide simmetrica: capelli cas tagni, alquanto rndi, lisci. Seg menti crnnici proporzionati. Se:i:,one faciale:
COX'fHll!GTO ALLE 0:--,;ER\'AZlOXI, EC<'.
proporzionata all u cranica, largR, asse mediano diritto ovoidale, simmetrica. Segmento fronte-orb itario: iridi castagne. ::.~g1uento intermedio : 01 eccl1io si · n istro distaccato n el suo segmento superiore. S1>~mento mascellare : angolo labia le des t r o leggermente r ialzato p iù del sinistro Lieve progeneismo. 'fif o 1;rani co-faciale : comune, Collo: ghiandola ti ro ide impa lpal,ile. 'l'orace: visceri in situazione n ol'Jolllf>. Addome: orgnn i in posizione norm" le. Bacino: di forma mascolina. Peli del pube ad inserzione uorrnnle. Organi genitali noruiali. l\l1 su 11~~ EU 1:-iu1c 1. St;ilura m . 1,57. Peso kg. 08. Indice ponde ral e mm. 245. Circonferenza cranica mm. 660. Scmicm·\·a auterio re mm. ~00. Sernicurva posteriore mm. 270. Curva longitudiuale 111m. 3:?0. Cun·a trflSYersa.l_e mm. 315. Di >1 metro antero-posteriore mm. L91J. Diame tro tras-rcrsale m .. ssimo rom. 150. Indice cefalico rom. 78.04. Diametro tras ver-;ale massimo mm. 150. Capacità cranica prob11bil<., c. c. 1535. Diametro fronta le minimo mm . 1:30. Diametro frontale massimo mm. 1:12. Altezza della faccia mm. 180. Altezza del segmento frontale mm. 61. Altez-za del segmento iutermedi o mm. 60. Altezza del segmento mascellare mm. 69. L arghezza della f&<·cia mm. 110. Indice facc-iale totale 77,77. Dis tanza bimandibolare mm. 115. Altezza del cranio mm. 16~ a destra. Altezza del cran io mm. 162 a s inis tra. I ndice di altezza mm. 85,5. Di, stanza vert ice-mandibolare mm. :?20. Collo: D istanza trago giugulo mm. H.il a de1>tro. Dist.anza trago-giugulo mm. 161 a s inistra. A ltrzza del collo mm . l Oll. Perimetro del collo cm. 37,2. Torace : Perimetro cm. !IO. I nd ice toracico cm. 57,B:2. Altezza dello sterno mill imetri 160. Indice sternale mm. !1,55. Al t ezza d el torace mm. :257 u dt>stra. Altezzn. del torace mm. 257 a sinistra. Diam.:tro an tero, posteriorc mm. 1!14. · Diametro trasversale mass imo mm. :W5. C uo,·e: Misura nlla base cm. 10,1; al ventricolo sinistro cm. ll,2; al ventricolo destro cm. 12,8. Addome: Altezza nddorninale mm. :330 (indice a,ldominale mm. 21,01) di cui mm. 170 è la distanza fra l'apofisi ens iforme o l'ombc:lico (ind ie<: xifo-oml,clicale mm. W,8:?) e m m. ! GO è la distanza fr;i. l'ombelico ed il pube (indi re ombL•lico-pubico 111m. 10, L!>). D inmetro nntero-postcri or,· ipo<-: mm. cl 16. Diametro trasvers ale ipoc. mm. 2!i5. J:Jac:i no: Diametro bi iliaco mm. :?~5. Indice uiil iaco mm. 15,l'lll. Diametro citroc. mm. 281. Altezza del bnci no mm. 1!15. Statura seduta mm. 800. Indice altezza del tronco mm. 00,1 1;;• •I 1·to sup,.1·iore <l"st,-o: Lunghezz11 totale m m . .!i 11,. Indice arto supc· r iore de;;tro rum. -I0,7G. Lunghezza del Lraccio mm. 280. Lunghezzn dell'a\·ambraccio millimetri 198. Indice antibracl1iale m m. 70,110. L unghezza della mano mm. Jl\2. Larg hezza della mnno mm. 81. Circonferenza m etil braccio cm. 27, I. Distanza giugulo-acromi1ile mili. 175. ~ l'io s11pcrio,-e sinistro: Lunghezza t otale mm. r.LO. Jn,l ice mm . .JIJ,7G. Le s in· gole ~eziooi identiche alle deslr<>. Circonferenza m ela brnccio cm . :2'1. Distanza giugulo-acromiale mrn. 175. Gi·ande 11pntura delle bn1ccia cm. 157. Indico grattde aper tura braccia cm . 100. .1rlo i11{t'riore dri<tro : Lunghezza. tot ale mm. 7,0. Jn,i ice a rto inftcriore destro mm . .Jf,,O I. L unghezza della co,;cin min. ,105. L unghezz;, d ella gRml,n. roilli· mètri Bl5. Indice tibio-femornle mm. 77,77. Altezza del piede mm. [i0. L un· ghezza del piede inm. :?11. Lnrg hpzza del piede mm. 7V. Ci r confon,nza della coscia cm. u2.1.
CO~TIURl'TO ALLP. OSSERVAZIONI, ECC •
831
.lrto inferio1·e sinistro. -
Lunghezza totale tr m. 770. L e singole sezioni identiche alle destre. Cil'confer enza coscia cm. 61,2. SEG!iALAMENTO DESC IHTTl\'U FU!/Zlt>NAJ.F:. l!:same fisiolovico: Rea zione vasale cutanea normale. Organi to:·aco-addomiuali normali in funzion e. Pulsazioni 79 al minuto. Polso valido. R iflessi : pupilli,re, foringeo, cremasterico, rotu leo normali. Motilita: Movimenti attivi e passivi degli a r ti intfltti. Andatura normale. E' destrimane, mano destra kg. 4~, mano sinistra kg 4[;. Sensibilità: a) tattile : sul polpns t rello medio destro estesiometria a 3 mm. di di stan;a: 2• prova: ris ultato iùentico, sul polpastrel lo medio sinistro estesiomet,ria a 4 mm. di distanza: 2• prova; identico ris ultato : b) generale: mano destra a 70 mm. della slitta (media 3 oss.); mano sinistra a (;7 mm. del la s litta (media 3 oss.); e) dolorifica: mano dest ra a ii5 mm. d ella slitta {ruedia S oss.); mano sinist ra a 52 m m. della slitta (meùia B os~.). Funaioli S. G. D. M. D. 78. D. M. S. 75.
= = S. D. D. M. 8. = 6!J. =
D. N. S. 67. Visus : un po' ridotto per miopia in ambedue gli occhi. Senso cromatico normale. Udito normale. EsA11E PSICHICO. - Come ti chiami? - V. I. Qua n t i anni hai? - :l3 anni . Dove sei nato? - A Pagani. Sai leggere e scrivere? - No, so fare so lo la mia fir11111 . Perchè non hai imparnto a leggere? - Perch.: uon ho avuto telllpo, dovendo attendere al lavoro per guadagnare. Hai commesso reati prima dei vent'i a11ui? - Uio mi guardi. Quando fost i chiamato al ser vizio milita1e? - Ì\ell'ottobre HI07. Hai avuto punizion i '! - 80110 stato tre volte consegnato. E gravosa la d isciplina mil itare'! - P er cbi ba voglia di fare e per chi è obbediente non è grave. Come commettesti il rea to di disobbedienza e d'iusubor<li nozione sotto le armi? - Mi trovavo al campo d i manone a Pontremoli presso Spezia: ero atten· dente a un tenente e andavo a prendere per couto del mio padrone un ùi· done di acqua: un caporale mi t'erm11, perche io Yestivo fuori regola e mi ordina che io ritornassi s u bito indietro, dicendo ingiurie (vero); io che ero a spett ato dall'utliciale risposi qualche parola vivace, riempii i l bidone di acqua e poi ritornai indietro. Per disobbedienza ed iusubord inazione sono stato citat o al tribunale e condannato. T i pare giusta la cond.i nna? - Mi pare giusta perchè m1111cai in quel momento. Av,,vi bevuto troppo quel g iorno? - Bevo sempr e poco. Hai avuto punizion i nel r eclusorio militare di Gaeta'! - Kon ho avu to punizioni. Che lavori fai dentro il reclusorio? - Faccio lavori di lattaio. Quanto guadagni? - Dieci centesimi al g iorno. Come li spendi? - Pel mio nu t rimento. Hai voglia di lavorare? - Si, molta. E' meglio la\·orare o s tare in ozio? - E' meglio lnvorare.
832
ro ~T.RIBCTO ALLE OSSERVAZIO~l, E:<'C.
Perchè preferisci il lavoro a ll'ozio? - P erchè, chi lavora, fa il galantuomo. \°uoi bene ai tuoi geni tori? - Si, molto. Scrivi loro? - Sì, scrivo ogni quindici giorni. Cosa d ici nelle tue lettere? - Domando come stanno, chiedo informazioni dell1L mia sorella che è in America e dico che spero di andare via presto da questo, R ecluso rio. Si sra meglio al reclusorio o al reggimento? - Si sta assa i meglio al reggimento. Che farai q uando sarai in libertll.? - :\Ii ammoglio e ins ieme con la moglie la vorerò pé r i miei genitori ché Sono vecchi. ])all'esame psicologico non risult,rno alterazioni ne lla sfera intellettiva e morale della psiche : egli ~nfatti ha ben sos tenuto la non breve conversazione, rispondendo adeguatamente alle v1uie parole-stimolo e dimos trando di ave re ottima memoria degli avvenimenti principali di sua vita: è di contegno s ufficientemente educato, di ul!lore piuttosto g a io, mostra un'integdtà perfetta di senso morale e di sentimen to affettivo. ~J NTF:Sf. Il V. non ereditario, a t ipo cranico-t'aciale comune, cJassiticabile nella seconda combinazione morfolog ica De-Giovanni, un pò braehiscele, ha sortito da n utura un temperamento equilibrato, in modo da potere, di ma'!· simn, imprimere agli a t ti d i sua v ita un corso costan te e conforme a rettit udine : è vero, chtl questo equilibrio di condot ta si è rotto in una circostan za speciale della vita mili tare, in occasione cioè di un a t trito nato tra l ui e tm ('aporale Però dai suoi precede11 ti, dall'esame psicologico, da.I contegno tenu to dopo il rea.to, dalla s ua. personalità an t ropologica, si è indot ti a classificarlo tra i delinquenti occasionali, il cui senso morale dovrà con ulteriore educazione evolversi.
9•. P. P. figlio d i P.e C., nato a Cotrone nel luglio 18:3G, sa leg ~ere e scrivere, muratore_ Co:,;D1z1<,N1 DI ~'AMIGL'IA. - P adre sano. ;\ladre sana. Sette fratelli e due sorelle goden ti salute. A:-IA)l :-IESI PE1<l;o:,;A1,E HE)rOTA. Risulta che fu parco bevitore: non ha avu to. a suo dire, eccessive tendenze per Il\ donna. - A 6 anni frequen tò le scuole. ed ha fatto tutte le cla,:;si elementari. NO'l'!ZlE DESUNTE DALLA VITA MILITARE. - ~ell'ottobre 1900 si arruolò nel corpo. delle guardie di Finanzu. Non e bbe puni?.ioni. Nel novembre 1909 condatina to dal Tribunale militare di Torino a 17 mesi d i carcere per il reato d'insubordinazione verso un sotto-brigadiere delle guard ie di fioan7.a. Nel dicembrel!/09 trasferto nel reclusori:o militare di G. R isulta dn informazioni assunte al con1Rndo di compagnia che nei tre mesi d i soggiorno al reclusorio di Gaeta egli te une condotta irreprensibile. Sf:(;NA f.A)!EN'l'O DESCH1T1'1VO A:-;A"rO)IICO. Statura media. :Muscolatura robus ta. Pelle rosea. Testa proporzionata ali" statura. Sezione cranica lun,ga (dolicocefalo) p iuttosto alto, di forma ovoide, simmetrica. Capelli nerissimi di media foltezza a ciuffo. Segmenti cranici proporzionati. St zione faciale : proporzionata alla crnnica. Vi prevale la larghezza, asse mediano d iritto. F ncc iu ten· dente alla forma poligonale-simmetrica. Segmento fro11 to-orbitario: pupil le 1!aS1Ag11c. Segmento inter medio: un pò prevalente, n aso a base rialzata, orec· chio destro ad ansa nl'i segmento superiore. Seg men to mascellare : fo~ etta mentoniera mediocremen te accentuata, apofisi lemn rinica palpabile all'angolo
COXTRIBU TO ALLE OS!'-ElffAZIONI , EC<'.
833
man dibolare ,;inis tro. Tipo cran ico - faciale: comuue. Collo: Ghiaudcla tiroide imp al pabile. Torace: \'iscer i in situazione normale. Addome: Viscei-i in posizione normale. Bacino cli forma mascolina. Peli del pube ad inserzione nor male. Organi genitali n ormali. M1.SURE ED 1~01c 1. Statura m. l.G-k Peso kg. 6G. I ndice ponrlernle 243. Circonferenza tot.ale del capo mm. 51;5. Semi<:urva anteriore mm. 800. Semicurva posterior e mm . 265. Curva longitudina le mm. !H·l Uurva t rasYersale mm. Sll . Dia metro an ter.:>- posteriore mm. W4. Diametro trasversal.e massimo mm. 1-12. Indice cefalico mm. 73. Capacità cranica probabile e.e. 15M. Diametro frontale minimo 1:111n. 118. Diametro frontale m"ssimo mm. 127. Altezza della faccia m m. 179. Altezza del segmento frontale mm. 57. Altezza del segmento intermed io mm. 62. Altezza del s<'gmento m,iscellare mm. UO. L arghe;r,za del 111. faccia. mm. 138 indice facciale totale 77,0U. Distanza bimandibolare mm. 116. Altezza del cranio mm. 167 a ùestra. Altezza del cranio mm ll'ì7 a sinistra. Indice di altezza 8G,·l. Distanza v crtice-m1rnd ile mm. 240. Collo : Distanza trago-giugulo mm. 174 a destra. Distanza trago-giugulo mm. 174 a sin istra. Altezza del collo mm. 100. Perimetro del collo cm. iJG,9. Torace : P erimetro cm. So; indice toracico 51,82. Altezza dello sterno mm. 170; J indice sternale mm. 10,36. Altezza del tornce mm. 259 a destra. Altezza del torace mm. 259 a. sinistra. Diametro antcro-pos ter iore mm. U,5. Diametro trasversale massimo mm. 258. Cuore: Misura alla lm<;e cm. 11, al Yentricolo si11istro cm. 11,9, al ventricolo destr o cm. 12,8. Adilome: Altezza addominale mm. !310 (indice addomin,.Je mm. 18,901 d i cui mm. 165 è la distanza fra l'apofisi ensiforme e l'ombelico (indice xifo-ombelica.le mm. 10,f>O) e mm. 1-15 è la dista11Za fra l'ombelico ed il pube (indice ombelico-pubico mm. 8,40. Diametro antere- posteriore ipoc. mm. U.16. Di11111etro trasver;;ale ipoc. mm. 257. Jl(lcino: Diametro bi iliaco mm. 210, indice bi iliaco mm. 12,80. Diametro bitrocanterico mm. 2G9. Altez·ia d el baci no mm. IU9. Statura: seduta mm. 820; indice altezza del tronco mm. 50,00. Arto superiore desti-o: L nnghPzza tot.al e m m. H80, indi,·e arto superiore destro, ,U,46. Lunghezza del b raccio mm. 277. Lunghez:w. dell'avambraccio mm. 212; indice antibrachiale 77,27. Lunghezza della mano mm. 191. Larghezza della 1nano mm. 74. Circonferenza mebi. braccio cm. 25,2. Di~tanza giugulo-acromiale mm. 145. Arte superiore .vinistro: Lunghezza totale mm. 1.SO. Le singole sezioni identi"che alle destre. Circonferenza mct,\ braccio cm. 2-1,2. Di!'tanza giugulo-acromiale mm. 146 • Gra nde apertura brac<"ia cm. 11jfi; indice grn,nde apertura braccia mm. 100,60. Arto infe1·iore destro: Lunghezza totale mm. 820, indice arto inforiore destro 50,00. L unghezza della COS(!ia mm. 410. Lunghezza della gamba m m. 360, indice tibio- femorale 78,1 2. Altezza ciel p iede mm. 50. Luughezz,, del p iede mm. 232. Largbezz,. del p iede mm. 60. Circonferenzn cosciR cm. 49,0. A1·fo in feriore :;inistro: Lunghezza totl\le mm. 8~0. Le singole sezioni identiche alle destre. Circonferenza coscia cm. ,! 7,8. SEGNALA:\!ENTO DF.'SC1111·n v o Fu:,.z111NA I.E. J-.Jsame fisiol-Ogico : Reazi one vascol a re cutanea normale. Organi riel torace e dell'addome integri in funzione. Pulsazioni 73 a l min uto primo. Rii-lessi. !)Upillare, farin geo, regolari. Riflessi crE>me.sterico, rotuleo, un po' vivaci. 53 -
r.10,·11111, ,ti 1110•àic1n11 mii/fare. - f'ase. Xl- Xli.
834
CO~TRtnt:TO ALLE OSSB:RYA ZIONI1 ECC.
Motilità. - Movimenti attivi e passivi degli arti integri. Andatura normale. È destrimane: mano destra kg . 43, mano sinist ra kg. 40. Sensibilità. - a) tattile; sul polpastrello medio destro estesiometria a 2 mm. di disti1nza; 2• prova : identico risultato; sul polpast rello medio sinistro a ;distanza di 3 mm., 2" prova identico risultato; b) generale: dorso mano destra a 79 mm. della slitta (media 3 oss.); dorso mano s inistra a 76 mm. della slitta (media 3 oss.); e) doloi-ifica: dorso mano destra a 6:? mm. della slitta (media 3 oss.); dorso mano sinistra a 69 rom. della s litta (media 3 oss.). Funaioli S. O. D. M. D. 79. D. M. S. 77. S. D. D. M. D r.2. D. M. S. 59. Visus normale. Senso cromatico normale. '(;dito normale. E ::1AME PS1cn1co . Come ti chiami? - P. P. Dove sei nato? - A Cotrone. Quale uomo illustre è nato a Cotroue? - Pitagora. Hai sempre vivi i tuoi genitori? - Si. Che professione fai? - Il muratore. Sai leggere? - Si. Vuoi leggere questo brano del Giornale d'Italia del 9 marzo corr. relativo alla soppressione del Reclusorio della Maddalena~ - Legge il brano correntemente e ne r ipete il contenuto con molta precis ione. Puoi scrivere sotto dettato quest'altro bi:ano del medesimo giornale relativo ai francobolli ed alle cartoline commemorative per l'interno del Reguo nel 1911? - Sc rive esattamente tutto il brano dettatogli. Sni far d i conto? - Si. Domanda: 4 X 2 Risposta : 8 Tempo impiegato: pronta. Id. 16 Id. id. Id. 2 X 8 Id. 82 Id. id. I d. 16 X 2 Id. 24 Id. id. I d. 12 12 Id. 30 Id. id. ltl. 15 16 Id. Id. 24 24. I d. 48 id. 6 id. Id. 16 U Id. Id. id. Id. 40 I d. I d. 66 - 15 Quali sono le città più importnnte della Calabria? - Reg gio, Catanzaro, etc. A quale sventura è anda ta incontro la Calabria da poco tempo ? - Al terremoto nel 28 decembre 1908. Hai porduto qualcuno nel disastro? - Nossignore, per fortuna. Quale è la capitale d'ltn I ia? - Rom!\. Dove si trova Firenze? - In Toscana. Stavi volentieri nel cor po delle guardie di fì nanza ? - Si. Hai avuto che dire coi tuoi compagni del corpo? - Mai : mi sono fatto onore sempre. Obbedivi ai superiori ? - Sempre : mi sono comportato bene anche coi superiori, ed ero ben voluto ed amato. Come mA.i hai commesso, nel novembre 190!l, il reato d'insubordinazione verso un sottufficiale delle guardie di F inan?.a ? - Un sottufficiale del <'-orpo vo· leva che una sera di ottobre 1009 entrassi in caserma due ore prima della. ritirata per causa di ser vizio, ed io, che avevo ben1to un po' più del consueto, feci degli atti, che fur<>no cons iderati come contrarii alla disciplina.
= = = =
+ + +
l'ONTRIRUTO ALLE OSSER VAZIOXI, E<'C.
s,;5
Quali furono questi atti? - Furono atti virnci colle braccia, come per di mo· s trare impazienzll. Quanto bevevi, in media, nel corpo delle guardie di 61,anza? - Un litro circa al giorno. Quella sera quanto bevesti? - Bevvi due litri, e il vino mi dava noia. Tolleravi -bene il vino di solito? - Si. Avevi 1·ancori col brigadiere? - Nessuno. Credi giusta la punizione? - La punizione è giusta pe rché son o venuto meno al ris petto verso il superiore. Ti sei 11entito del reato? - Molto. Hai fatto istruzioni militari durante la tua permanenza nel corpo delle guardie di flna:n:,a.? - Sì, ho fatto tutte le istruzioni piu necessarie per il soldl\to. Q uali SOII.Q le principali istruzioni che hai fatto? - Gli esercizi di fucile, di ginnastica, e gli esercizi di piazza d'armi. Come ti trovi nel reclusorio di G.? - Bene. A quale sezione sei addetto? - Alla sezione tipografi. Lavori volentieri? - Si, moltQ. Scrivi ai t uoi? - Hcr ivo a mio padre ogni 15 giorni. Cose. mandi a dire? - Che io sto bene e non veùo l'ora di r ivederlo. Cbe cosa fa1ai a casa tua, appena libero? - Il muratore. È proficuo il mestiere d i muratore? - Lavorando con zelo. come facevo io, il mestiere rende a sutlicienza. É doveroso il lavoro? - Si. Che cos a fa l'uomo onesto? - L'uomo onesto lavora, guarda a sé e alla sua famiglia e non commette brutte azioni. \)uando sami messo in libertft? - Sono da pochi mesi dentro il reclusorio; spero, menando buona con dot ta, di andare Yia quando avrò scontati i ' l;; della pena. Dove a.nderai allora? - Ri torne rò a casa coi miei genitori e col lavoro g uadagnerò la v ita. Dall'esame psicologico risulta, che il P. di intelligenza media, proporzionata a.Ila sua etit e allo s tato sociale, ha cul tura comune, e ha normali le singole .attitudini mentali: ha portamento piuttosto d ignitoso, contegno molto edueato, un'esp1·essiooe fis ionomica intelligente e tranquilla, un'inclinazione lodevole al lavoro e un sentimento vivo di rispetto per lo aut orità. S 1:-1TES 1. Individuo, non ereditari o, a tipo crani,·o.faciale comune, classificabile nella secondi. combinazi.one morfologica De-Giovanni, mesoscelc, rinila una funzionalità. orgnnica e psich ica completamente regolare: i l reato di cui fu colpevole, rappre;;en ta. una vera stonatura in mezzo a uuo svolgersi di r eazioni biologiche normali e non si può qu ind i addebitarlo che a causa ar.· ddentale, rappresenU\ta ne l caso specifico dal vino che il P . be vve nella sera ,di ottobre più del consueto secondo egli dichiara e secondo risulta pure d a documen t i. Egli, in conc:us ione, è un delinque nte or·casionale.
10. u. R .di S.e M. nato a Napoli nell'aprile 188!, analfabeta, di professione meccan ico. c,,:-mz1ox1 oc FAmCLtA. - Afferma che s uo padre morì per emorragia cerebrale, che sua madre é sanissimn: ha un fratello e una sorellr, che godono salute. Afferma che n on ha avuto convulsioni, nè malattie di r ilieYo. È stato in· buoni rapi;orti colla fam iglia. Non a ttese 11\ .
A~AMX ESr f'EltSON ALE REltoT,\.
COXTRll!UTO Al.LE: OSSERVAZIOXI, ECC.
l'istruzione, pen:hè dovette, per la prematura perdita del padre (egli a\·e,·a ~ei anni di eti,) guadai;nai·si la ,·ita da se stes5o. Non fu bevitore smodato, a lo ann i ebbe le prime manifestazioni sessuali. :'ioTJZIE DE><U:>;TE UAJ.J,A \'JTA .\ tll,JTAl!~J. - Fu arruolato come marinaio n el febbrnio 1~105, ed assegnato nl compartimento d i T a ranto, in qualità d i al] ievo-fuochista. Puniiioni di co11.,eg11.a sotto l,, a,·111.i : Sertemb1·e 1!)1)1:i: tem·va ,·onteguo poco cor· retto ver,;o il pri mo nocch iPro (l nnno serv izio). Agosto 1H06: orinava fuori posto. Ottobr_e 1!106 : abb,.ndonn\'a senza mot ivo il posto di pulizia as~egnatogl i ('2° anno servizio) Decr mbre UJ07: rimase as,;ente da bordo 2-2 ore (3° am,o servizio) Gennaio 1~09: condannato per il reat o di diserzione dal tribunale marittimo di ljpezia, a due an ni di r eclusione. Nell'aprile 1909: trasferta nel reclusorio m il itA.re d i G . Risulta da informaz ioni del comando di compagnia. che il G. è mol to attento al lavoro ne l magazzino stampa ti. lavoro che disimpegn a con ze lo cd intl'lligenz11, e si com porta be ne sia con graduar i di truppa, sia cogli altri soldati : è uno dei migl iori in condottn. S1-;<;)'IAJ.A)rns-ro rn:sca1-rT11·•i·ANA'l'O)J1co. - Srarnra Rita. Mu scolatu ra rob usta. Pelle r osea e suflicienremeute fornita di a dipe. 'festa proporzionata alln stat ura.. Sezione cranica: di dime nsioni medie {mesaticcfalo) di media altez za, di forma ovoide simmdric,1 1 cnpelli castagni, molto folti, segmento crani,,o a nteriore alquanto prcvale11te. Sezione faciale: proporzionat!l alla cr anica, piuttosto larga, a f'orm11, ovoide, asse median o diritto-simmtc>trico Seg mento fronto- orhitario : prevalc·ote alquanto s ugli a ltri ,lue ;:;cgme nt i, sopra c\•iglia riunite da lieve peluria sulla l ineA. m ed iana, pupille castagne Segmento intermr;dio : lobulo auricolare sinistro se~sile. S<'gmento mascella1·e : un po' defi•·iente, m ,;nto prominente. Tipo cranico fac iale : comune con alcuni carat· teri di antieuritmia · Collo: ghiandola ti roide normale. Tora<'e : v isceri nei rapJJOrti normali. Add ome: vis,·eri in situazione normale. Bacino : di forma mascolina. Peli del pabe ad inse rzione n ormale. Organi g!•nitali es tern i normali. l\!1su11.c F.D 1:--u1,·1. - Statura m . I,7U. l',•,o kg. 7() Indice p,;nd L• rale mm. i2-11. Ci rcoufere11za, totale del capo rnm :iGO. Semic un·a ant,· riore mm 2SG. Semi cun·n po5tfol'iore mm. 27-~ Curva longitudin,de mm. 315. Curvn trasversale rum. aw. Diametro a.ntero posteriore mm. 185. D iametro tra·l\'er:<ale massimo mm. 145. lndice cefali<"O mm. 78,ffi. C,,pacità l'rani"" proba bile c. c. 1516. Diame1 ro front:de minimo mm. 122. Diametro frontnle m:i.ss imo mm. 13 1. Altezza della faccia mm 111. A ltezzA. del segmento frontale mm. GO. A ltl'zza del S(·g111e11to i11tern1edio mm. 513. Altèzzn dPl segm,·nto ma~cell:uc mm. 56. Latg h,.z,:a della faccia mm. 1.J2, indice fac<'i:de totale mm. 83,04. D istanza bimanJ,bolare mm. J:?1. Alter.za del cranio mm. loo a destra. Alt~zza del cran io mm. U5 a s in istra. ln•lice di altezza mm. ti3,l 1. Distanza vertice maudi bola re mm. !HO. Collo : Distauza rrago-giugl1lo mm. iSl a destrn. Disranza trngo-giugulo mm. 1::lO a sinistra. A ltt!zzn del collo mm. 1:20. P erim etro del collo cm. 37,2.. 'l'orace: Perimetro cm. 89. Indir.e to1·a cicù mm. 60,òG. Altezza dello st erno 1uillimetri 170. Indice s;t cruale mm. 9,1;5, Altezza del torace mm. 282 a destra. Altezza del torace mm. 2d:2 a sinistra.. D iametro antero-posteriore mm. 2 11. Diametro trasversale massimo mm. 2G2. Cuore: misura alla s ua base cm. 10,2, al lato sini<;tro cm. 11 ..1, al lato destro ,·m. 12,8.
CONTRJDUTO ALLE 0SSEl1VAZIONI1 F.('(' •
837
.,t<ldome: Altezza addominale mm. B60 indice addomiuale mm. 20.45, mm. 186 è la d istanza fra l'apofisi ensiforme e l'ombelico ind ice xifo-oroLelicale m ii· limetri 10.34 e mm. 177 è la distanza tra l'ombelico ed il p ube indice-ombelico-pubico mm. 10,11). Diametro antero-posteriore ipo:::ond. mm. 226. D ia· metro tra!lversale i pocond . mm. 271. J.Jacino: Diametro biiliaco mm. 2,J9. Indice bi iliaco mm. 14,l. Diametro bitrocanterico mm. 235. Altezza d el bacino mm. 20-2. Statura seduta mm. 890. Indice altezza tronco mm. fO,f G. .Arto s1ipel'iore destro: Lunghezza totale mm. 720. Indice arto superiore destro mm. 400. Lunghezza del braccio mm. SOS. Lunghezza dell'avamlJraccio millimetri 230. Indice an t.ibrachiale mm. 7,i.20. Lunghezza della mano mm. 182. Larghezza della m11no mm. 82. Circonferenza metà braccio cm. 27,1. Distan za giugulo a cromia le mm . 160. Arto superi01·e sini:itro: Lunghezza t otale mm. 720. Indice mm. 40.9. Le sing ole sezioni dell'arto identiche alle d estre. Cir conferenzn metà braccio centimetri 2G,5. Distanza giugulo- ncromiale mm. 1G5. Grande apertura delle brnccia cm. 176. Indice grande apertura braccia. cm. 100. Arto inferiore de:itro: Lunghezza totale mm. 870 Indice arto inferiore destro mm. 49,43. Lunghezza della csocia mm ·160. Lunghezza della gamba mm. 3/ìO. Indice tibio-femorale mm. 80. Altezza del piede mm. Gu. Lunghezza del piede mm. :?61. Larg hezza del piede mm. 102. Circonferenza coscia cm. 63.4 . ...!rio inferlore sinist1·0: Lunghezza t ota le mm. 870. L e sin gole sezioni dell'arto identiche alle destre. Ci rconfel'enza coscia cm. 62.2. ~EGNA I.AMENTO D&SCIUTT[VO FUKZIONALE. Esame fl:siolo9ico: Reazione vasale cutanea n ormale. Org ani del torace e dell'addome integri in funzione. Pul· s azioni 71 al minuto primo. Pol;;o ben percet tibite e sostenuto. Ri fle!<Si: p u· pillare, faringeo, rotuleo normali, vascolo cutaneo normale. M otilità: Movimenti attivi e passi vi integri. Andatu1·a normale. È destrimane, mano destra kg. 40, mano sinistra kg. 36. St!11sibilitl1. a) tattile: sul polpastrello medio destro estesiometria alla dist anza di mm. 1 112, 2" prova: r isultato identico; sul ,>clpastrello medio sinistro estesiomet ri a alla d is ta n z,, di mm 2, 2• prova: risultato identico ; f1 ) generale: dorso mano de'!tra a 7!) mm. della slitta, dorso mano s in istra a 75 mm. della s litta; e) dol-Orifi,ca: dorso m"no destra a 67 mm. iiella slitta, dorso man o sinistra. a 5G mm. della slitta. Funaioli S. O. D. M. D. -= 82.
D. M. S.
= 78. =
S. G. D. M. D. 57. D. M . 8. ~6. \ 'isns no rmale, campo visivo e senso c romatico not male. Udito normale. Ei.A ME Ps1c111co. Come ti chia mi? - O. R. In che anno sei nato? - Nel 1884. Dove ti trovi ora? - A G. Come si chiama il luogo dove ora si fa l'esame? Infermeria del reclusol'io 1nilitare. A. che serv6 l 'infermeria? -· Serve per la visita degli ammalati. Sei stato mai ammalato prima d i venire sotto le a rmi e a bordo? - No, sono s tato sempre sano. Hai avuto condanne da borghese? - Ko.
=
CONTR.ll!UTO ALLE ·OS-.;KR\"AZJOXI 1 ECC'.
Hai avulo qualche puni7.ione disciplinare ne lla vita militare? - Si-. . l,lnante punizioni l1ai avuto? - Ne ba a.liuto quattro in tre anni. Hai comme><so reati? - Si, uno nel gennaio 1900. <'ome andò questo reato' - 'Ero sulla R. nave .Pieramosca, e mi trovaivo nello acque di Montevideo : scesi n te rra per mangiare e bl'l'e con una ra g azza cui Yoh·vo bene e che era mia compaes ani\ e mi trattenn i a ?llontevid<'o un po' t roppo, cosicchù la nave riparti per l'Italia. lasciandomi a terr&: cosi fui dichiarnto disertore. Eri ubbriaco quel g iorno? - No Non sapevi che la nave doveva ripartire per l'Italia? - No, fu per ordine im• provviso. Quanto rimanesti a ::1Ionte video? - P oco, perché rimpatriai subito. Ti d ispiace di essere incorso nel reato? - Mi dispiace molto per me e specie per i miei di casa. '.l'i trovi bene nel reclusorio coi graduati e coi compagni f - Sì, mi t rovo b..,ne perche l!lvoro ed ho rispetto per i superiori e vivo d'accordo con i miei pari. Che cosa deve fare il buon soldato? - Obbedire e lavorare . E' necessario avere buoni rapporti coi compagni d'arme? - SI. A quali lavori sei addetto n e l Reclusorio? - Ai lavori del magazzino stampati, Sei sempre stato in questo reparto? - Salvo qualche mese di assegna,:ione al laborat-0rio meccanico, sono s tato :sempre a l magazzino stampati. Come mai hai cangiato reparto? - 11 laboratorio meccanico, cui ero dapprima nssegnato, è proYvisoriamente chiuso per mancanza cl i ordinazion i ; e perciò sono stato trasferito. \'uoi bene ai tuoi? - Sl. S.:rivi mai a loro? - Io non so leggere nè scrivere, e quindi faccio scri,·ere ai miei ogni lo giorni da un compagno recluso. Sei religioso tu? - SI, sono religioso. Sei molto portato verso la donna:' Come tutti gli uorui n i (rossore). \)uanJo snrai in libertà, che cosa conti di fare? - Ho intenzione di ritornar· mene a Napoli e di lavora1·e come ho fatto finora per aiutare la famiglia. Dall'esame psicologico risulta che egli ha nozione sufficiente dell'ambiente ove ha vissuto e ove vive ; conosce i doveri del propr io stato, sente il rispetto verso il superiore e mantiene buoni rapporti coi suoi compagni: presenta un tono sen t imenta le comune, è rispettoso. . S 1;:.;TESI. - Di t i po c1·anico-fac:iale comune, il G. hn una struttura organica che lo ravvicina al tipo ideale della combinazione morfologicrt De-Giovanni, è l,racbiscele. Nelle sue cst rinscca7.ioni funzionali e psichiche non si discosta dalla normalitr. se s i eccettua una lieve ipomornlità dit rozzezza educativa; quindi il 1·ent-0 di diserzione figurn come una manifestazione subordin!lta forse a circostanze d'indole mesologica-sentimentale. Egli tt·ova posto tm i delinquenti occasionali dal punt-0 di vi;,ta de l!' identificazione s pecifica.
=
11. S S., figlio di F. e H., na to a Catani:i nel maggio 1887 - sa leggere e scriver & - murnto1·e. Co:-DJ7.IIJ:-(J 01 PA)ll1~1:,A. - .Alforrn,~ di avere il padre sofferente di reumati$mo articolare, In marlre sana; ha una sorella e quattro frate lli sani A:<.1\)J:-E,;1 1"1-:111-;o:,;.u,i;: 1n;)1\l'l'A. - A trcrma di aYer goduta buona sal ute : e a stemio.
('O~TRillUTO ALL,E OS.';~;RVA Zio :-.r, ECC.
839
·"OTIZIE DESUNTE DALLA \'l'l'A ;\IILITAHE. - Nel dicembre 190G fo arruolato nel corpo delle g uardie di finnnza in seguito n sua domanda. Gennaio 1908 : fu punito <li consegna per alterco con compagni (2° an110 servizio). Novembre 190!J: condanna to dal tribunale militare di Roma, per diserzione, a un anno di reclusione. Nel dicembre 1!)09 : txasferito nel reclusorio militnre di G. Risulta da informazioni assunte sul di lui conto, che nei pochi mesi di soggiorno nel reclusorio si è distinto per laboriosit.11. e per condotta corretta. SEt;NALAllENTO DESCRITTl\'0 AN,\TQ,\llCO. - Statura media. l\foscolntura robusta. P elle rosea e srarsamente provvis ta di adipe. Testa: proporzionata alla s tatura. Sezione cranicn : di dim1:1osioni oblung he (dolicocefalo) di medill altezi:a, forma ovoide-simmetrica, capelli foli issimi neri, segmenti crnnici proporzionati. Sezione faciale proporzionatn alla cranica, di dimensioni medie, asse mediano diritto, elissoidale simmet rica. Segmento fronto-orbitario proporzionato, pupille castagne. Segmento intermedio, orec,;hio destro cou lobulo darwiniano. Segment.o mascellare, npo(isi lemurinica all'angolo dest ro della mandibo!,1. Tipo cranico-faciale comune, con qualche carattere atavistico. Collo : ghiandola tiroide normale. Toraf,e : visceri in posizione regolare. Addome : visceri in situazione normale. - Bacino: a forma mascolino. P eli ad inserzioue regolare. Organi genitali di sviluppo non "bnorme. M1su1rn ED rno1c1. - Statura m. l,GG. Pe.so kg. 63. ludica ponderale mm. 240. Circonferenza cranica mm. 560. Semicurva anteriore mm. 290. Semicurva posteriore mm· 270. Curva longituùinale mm. 320. Curva trasversale mm. 301, Diametro antero-pos t.eriore mm. lSiì. Diametro transverso massimo mm. 135. Indice cefalico mm. 73. Capacità cro.nica probabile c. c. lo(hl. Diametro frontale minimo mm. 120. Diametro frontale mass imo mm l34. Alte7.za della faccia mm. 161. Altezza del segm~nto frontale mm. 68. Altezza del sej?rnento intermedio mm. 51. Anezza del segmento ma~cellare mm. 52. Larghezza della faccia mm 112. Indice faciale totale, 88.82. Distanza bi mandibolare mm. 125. Altezza del cranio mm. lj9 a destra. Altezza del cranio mm. 169 a sinistra. Indice di altez½a mm. 85,7. Dis tau,:a vertice mandibola mm. 240. Collo: Distan,:a trago.giugulo mm. 160 a destra. Distanza. trago-giugulo mm. 150 a sinistra. Altezza. del collo mm. 100. Per:metro del collo cm. 36,8. Torace: Perimetro cm. 8-L; indice toracico 50.60. Alte,:za dello ste rno mm. 180; indice stern~le 10,8-1. Alte,:za del torace mm. 2G2 a destra. Alte,:7.a del torace mm. 262 a sinistra. Diametro antero-posteriore mm. 210. Di11.metro transverso,massimo mm. 21 T. Cuore mis ura alla base cm. 10.1; al ventricolo s inistro cm. 11,8; al ventricolo destro cm. 12,4. Addome : Altez;,.a addominale, mm 320 indice 11.ddomi1111.le mm. rn,27, mm. 163 è la dista.n za fra l'apofisi ensiforme e l'ombelico, indice xifo-ombelicale mm. 10,10 e mm, 167 è la dislan ,:a frn l'ombelico od il pube, indice ombelico-pubico mm. 9,17. Diametro antero- poste1·iore ipoc. mm. 2.10. Diametro transverso ipoc. mm. 266. Bacino: Diametro biiliaco mm. 220; indice biiliaco mm. 13,25. Diaroetro bitrocant. mm. 281. Altezza del bacino mm. 210. St11.turn seduta mm. 8.'30; indice altezza del tronco mm. 60.00. Arto 111,periore desfro: Lunghezza totale mm. 700 ; indice arto supel'iorn destro mm. 42,16. Lunghezza del braccio mm. 2:JS, L u11ghezza dell'avambr11.ccio mm. 212. Indice anti brachiale mm. 71.12. Lungheaa della mano mm. UJO. Larghezza della mano mm. 7:?. - Circonferen;m met,\ braccio cm. 26.l. Distanza gluguloacromialemm . 1,60.
8-!0
('Q:,."TflllJl'TO A LI.~; O.',:sr,; J{ V A7.CO:-r, F:CC.
Arto supel'ÌOl'e sinistro: Lung hezza totale mm. 700; ind ice mm. 42.16. Le s ingolc> sezioni identiche alle de,tre. Circonferenza metà braccio cm. 25.1. Distan7.a
giugolo-acrominle mm . 150. Grnnde apertura delle braccia cm. 170; indice grande apertura braccia cm. 10-2.40. Arto infe1·i(lre desfro: Lunghezza totale mm. 830 ; indice arto inferiore de!<tro mm. oO. Lunghez;m della coscia mm. 4:'10. Lunghezzn della gamba mm. 34S; indice tibie-femoral e 80,46. Altezza del piede mm. &4. Lunghezz" del 1iicde mm. :?fl9. Largbezz!l del piede mm. 90. Circonferenza coscia cm. 61,1. .Arto supel'iore sinistro: Lunghezza totale mm. 830. Le sin gole sezioni identiche alle destre. Circonferenza co!<cia cm. 60. SEGNAL.A~1ENTO 0E;;cm •1vn1·0 F i.;:,;z10NAT,E. r.'same fi~iologico: Reazione v:osnle cutanea un po' vivacP. Organi toracici ed addominali snni. Pulsazioni 72 al mim.1to. Ri tlessi: pupillare, faringeo, crema.sterico, rotuleo, regolari. lllolilità : Movimen t i nttivi ,. pass h·i d egli arti integri. Anda tu ra normale. È de· stri m ane, mano destra kg. 46, mano sini;;tra kg. 38. S1•11.SiiJilith : a) tattile. S·ul pol pastrello medio destro estesiometria a 2 mm. di distanza. 2" prova: uguale ris ul t ato, sul polpastrell o medio sinistro esterom etrin a 3 mm. di d is tnn zn; 2• prova: uguale risultato; b) generale: mano destra a 7V mm. della s littn; mano sinistra a 78 mm. dclln slitta; e) dolorifica : a destra G() mm. dulia slitt:,1,; a sinis tra a 58 mm. della slitta. Funaioli S. G. D. M. D. 83. D. :M. S. 79. S. D. D. \I. D. 5U. D. M . S. ::.. 51;. \"isus n ormale. Senso croma tico normale. Udito uormnle. E S .HIE PSICUICO. Che nome hai ? - s. s. Hai sempi·e ,i\·i i tr.oi g en itori ? - Si. Dove sei nato? - A. Catanin. In che mese e in chl· anno i-ei nato? - Il 1S maggio 1877. 'l' u sei nndato a scuola ? - Si . ,uoi seri vere, sotto dettnto, questo b rano de lla Dome11ica del Corl'iere del 27 feb· braio mio r elativo a lfa coufe ren za del Duca degli Abruzzi s ull'Himalaia ? Scrive un po~o stentatamente il brano dettatogli e commC' t te qualche e rrori>: ad l·sempio, scrive Abrezzi i uv1:ce di ..4/n·uzzi. Vuoi leggere un brano d ello st<·sso corriere relativa al }.fonumento a Vittorio Emanuele in Romn? - L ee;ge l'OD sufficil•nte corrcntc·zza. S11,i far di f·o11tn ? - SI. Domaudn : 4 4 Ri.~ ro~ta : 8 T l·mpo impiegato: pronta. I d. B I d. id. Id. 6 <; id. Id. I d. Id. 10 10 ] d. I d. id. ld. ::, X 2 IO ~,; [ d. Id. 6 X ,; Iù. id. id. I d. -1:? Id. li X 7 I d. Hni 1wuto l'ondannc prima del servizio militare? - }fai; ho fatto sempre il mio dovere di ciitadiuo. Che impressione ti fa l'uomo che ruba? - )Ii fa bruttissima impressione, es· sem!Q ,•g li persoua disones ta e cn ttinl. Che di l'f:lrenza c'è fra furt o e orn icid io ? - ::iono due catt ive azioni, che le fe. chi non ha ll\'Uto educa 7.ione ·
=
= =
+ +
+
co:-;TRIBUTO ALT.E Os.'<ERVAZIO:-:r, J::CO.
841
Faresti tu un furto? - Io non commetterei mai s imili cose, anche se mi dovessi trovare povero Ha.i sempre lavorato? - Ho lavora to sempre con mio padre, guadaguando 2 lire al giorno. Come impiegavi il denaro'.' - L o davo a mio padre, perchè campasse meglio la famiglia. Vuoi bene ai tuoi 't - Sissignore, voglio Len e a tu t ti indis tin t amente.
Stavi volentieri nel corpo delle guardie di finanza? - Si, stavo volentieri, percM i superiori mi volevano bene. Hai fatto, mentre eri nelle guardie di finanza. qua lche mese d'ist ruzione milita.re? - Si, ho fatto sei mesi d'istruzione militare nel deposito n elle guardie di finanza di Messina. Ricordi qualche istruzione? - Si, ricordo bene tutt i gli e8ercizi di fanterin . Ripeti un po' il presentat'al'ln ? - Ripete l'esercizio, mos t1·ando d i averne per· !'etto ricordo. Come mai fuggisti dalla caserm11. t - Avevo chiesto una licenza p er andare a vedere mia madre che sapevo gravemente ammala ta, mi fu negata la licenza ed io andai, per il desider io di rivederla, da Roma ove ero di g uarnigione, a Catanin.; quivi rimasi 4 o 6 giorni, vidi mia madre e poi ritornai al reggimen to Era veramente malatR tua madre? - S i, (è vero) . R icordi tutti i pa1·ticolari della diserzi one ? - Si , r icordo tutto perfettamente. Ti sei pentito d'aver commesso que.~t o reato? - Si, mi son molto pent.ito anche perché m.i sono ttoncato 111. carriéra, mebtre eto segnato buono in condotta, ma lo s tato di agitazione, in cui mi t rovnvo, mi fece sbagliare. Ed ora dove ti trovi? - Sono nel r eclusor io mili ta1·e d i G. Vi stai volentieri? - Si, perchè sono trattat o bene, posso la,orare e quindi non ho da lamentarmi. Hai avuto mai che dire con altri concletenuti? - Ko, ho v issuto d'accordo con tutti. e ho pensato sempre alle mie faccenùe. Quando andrai via da l r ecl usorio? - Se mi <'ontano il sofferto, vado ,in, il 6 giugno 1910. Dove andrai? - Andrò a casa mia. Con quali propositi andrai a cnsa ? - Ho la volontà cli attendere al lavo1·01 come ho fatto prima e d i aiutare i m iei di famiglia. L 'esame psichiatrico mett e in evidenza la normali ti\ delle yarie attitudini m1,ntal i del sogget to, n è fa cons tatare deviazioni s ia nelle manifes tazioni del se:n t imento morale, sia in quelle del !;entimen to affettivo: anzi le informazioni attinte a fonte auten t ica e le affe1·mazioni dell'individuo stesso, espresse uu poco in tono di auto-ac<" usn e con parola alquanto alterata per l'emozione, tendono a segnalarlo tra i soggetti con estrinsecazioni etiche le più evolute. S tNTESJ. Soggetto non eredita.rio, di n ormale tipo cranico-faciale, fis ica mente robusto tanto da esser e quas i classifica.bile nella com binazione mor fol o· gica ideale De-Giovanni, me;,oscele, presenta. euritmia. a n ch e n elle manifestazioni p s ic hich e, euritmia non interrotta che una volta nel corso di soa vita, all'epoca cioè del servizio nel corpo delle g uardie di finanza: ris ulta da do cumenti e da dichiarazioni da lui fatte, che il suo squilibrio di condotta è stato determinato da un m ovente passionale piutto1<to intenso, il quale h:i. agito sopra un temperamento facilmente emotivo. È un sem plice deli nquente occasionale dal punto di v ista della psicologia crimi nale.
CONTRIBUTO Al.I.E 0!sSEH\"..\ZI0NJ 1 ECC.
12. T . G. figlio di l\f. M. nato n el decembre 1867 a :Uessina, analfabeta. Bracciante. CtJNIJIZI!/XI DI F.\)IIGLIA . - Padre e madre morirono sotto le macerie del terremoto del decembre 1908. Ha due fratelli san i. ANA)l!',ESI PERSONALE l(E:IIL>TA. Ha godutb buona salute, non è beYitore né fuma tore. N11TIZIE DBSUN'fE DAI.LA YlTA MlLl'l'AHF:. - \ "e1me alle armi nel n ovembre 1907. Punizioni di consegna: decembre 1907-marzo 1908; l " Non eseguiva pronta. mente un ordine datogli da u n caporale. z• Di sentinella. a.d un forte si fa. ceva trova.re addormentato. s• Non obbediv a prontamente al oa.pitano di com pagnia (1 anno servizio). Condannato nel maggio 1900 d al Tribunale milita.re di Paler mo per i reati di àisobbedie11.za ecl fn.çubordi11azicme verso un caporale ad u n anno di reclusione. Nel settembr e trasferto nel reclusorio
militare di O. ; dove si è dimostrato rispettoso, obbediente, socievole e aman• tissimo del lavoro. SEGNAl,A:IIE:-l'I'O UESCHIT'fl\"(t ANATumco.- Statura media. Muscolatura soda Pelle rosea.Testa; proporzionata alla statura. Sezione cranica: lunga (subdolico«'.efalo) di media altezza, di for ma ovoide, simmetdca ; capelli n eri, lisci, foltissimi, segmenti cranici proporzionati. Sezione faciale: proporzionata alla cranica. Vi prevalgono le dimensioui medie, asse mediano diritto, di forme elissoid e-sim· metrica. Segmento fronto orbitario : pupille ca stagne. Segmento in termedio: orecchio sinistro lievemente distaccato ad ans a. Segmen to mascellare: lie\-e prognatismo dentario. Tipo cra.nico- facinle : comune; Collo: ghiandola tiroide im palpabile. Torace: Visl:eri in situazione normale. Addome; Orgirni nei rapporti regolari ; Bacino : d i forma mascolina. Peli del pube ad inserzione normale. Organi g enita li normali. M,sunE ED INDICI . - S tatura cm. 161. Peso kg. 60. Indice ponderale 2t3. Circonferenza crnnica mm. 5GO. Semicurva anter. mm. 280. Semicurva post. mm. 280. Curva longitud mm . S20. Curva trl\Sv. mm. 309. Diametro antero-post. mm. 189. Diametro trasv. mass. rum. lJO..Indice cefalico mm · 74. Capacità. era • n i<'a c. c. 1511'!. Diametro front. min mm 11S. Diametro front. mass. m m. 124. Altezza della faccia mm. 160. Altezza del seg mento frontale mm. 55 . Altezza del segmento intermedio mm. òl. Altezza del segmento mascellare mm. 51 Larghezza deUe. faccia mm. 1-10. Indice facciale totale mm. 87.8. Di· stanza bimandib. mm. Ll:Z. Altezza del cranio mm. 155 a destri~. Altezza del c ran io mm. 155 a sinis tra. Indice di altezza 75.8. Distan7.a vertice mandib mm. 2'25. Collo: Distanza trago-giugolo mm. 1110 a destra. Distanza tra.go-giugulo m m. IGO a sinistre.. Altezza d el collo mm. 101. Perimetro del collo cm. 35..!. 1'ora<'e: Perimetr o cm. 85. Indice toracico cm. 52,79. Altezze. delto sterno millimetri 160. Indice sternale mm. 9,98. Altezza del torace mm. 250 a destra. Altezze. del torace mm. 250 a sinistra. D i:i.metro antero-posteriore mm. 212. DiA.metro trasversale massimo mm. 286. Ctto,.e: Misura e.Ila base cm. 10,S, a l ventricolo s ioiRtro cm. 11,7, al ventricolo destro cm. 12,~. Acl<lo1ne : A ltez7.a a ddominale mm. 320 (indice addominale mm. 19,87) di cui mm. 170 è la distanza fra l'apofisi ens iforme e l'ombelico (indice xifo-ombelicale mm. 10,55) e mm. 150 è In. distanza fra l'ombel ico ed il pube (indice ombelico-pubko mm. U,02). Diametro antero-posteriore ipoc mm. 211 Dia metro trasversale ipor•. mm. 2:34.
CONTR.IHl..'TO ALLE ()SSER\',\ZI0NJ 1 RC<" .
843
Bacino: Dia.metro biiliaco mm. 23V. Indice biiliaco mm. 14,SJ.. Diametro citroc. mm. 278. Altezza del bacino mm. L!l2. Staturn seduta mm. 805. Indice altezza del tronco mm . 50,00. .Arto sttperiore <leslro: Lunghezza total1: mm. 6!iii. Jndice arto superiore destro mm. 40,68. Lunghezza del braccio mm. :2!H. Lunghezza delravamb1·accio millimetri 215. Indice antibrachinle mm. 73,88. Lunghezza della mano mm. 181. Larghezza della mano mm i5. Cirnonfer.inza metà braccio cm. :21;,!J. Distanza giugulo-acromiale mm. 150. .,Irto superiore sinistro: Lunghezza totale mm. G55. Le singole sezioni identiche alle destre. Circonferenza metà braccio cm. :21i. Distanza giugulo-acrnmiale mm. 160. Grande apertura delle braccia cm. 11;1. Indice g rande apertura braccia cm. 100,00. A rio inferio1·e destro : Lunghe1.za totale mm. 8!J5. Indice arto inferiore destro mm. 50,00. Lunghezza della cosria mm . ,!HO. Lunghezza della gamba m illimetri 824. Indice tibio-femora le mm. i 5,3.J. Altezza dt'l piede mm. 51. Lungher.za del piede mm. 2:32. Larghezza del piede mm. 7:2. Circouferenzn della coscia cm. 4(•,4. Arto inftriore sinùih-o: Lungher.za totale mm. 805. Le singole sezioni idt>ntiche alle destre. Circonferenza meti\ cos<:ia cm. -17,ii. Si;:(;NALAl\lENTl) OE~CHITTIY• ) FUNZIONAI.E. F:same fi.,iologico: R eazione V/\Sl\le cutanea regolare. Organi toracici e addom inl\li integri in funzione. Pulsazioni 79 al minuto, polso validissimo. Riflessi : pupill:tre, faringeo, cremasterico, rotuleo normali. Motilità: Movimenti attivi e pn,ssivi degli a rti integri. Andnturn. norrun.le. J~ def'trimanc, mano destra kg. 39, mano s inistra kg. 3fl. S ensibilità: a) tattile: sul polpastrello medio destro estesiometri& a 2 mm. di -tistanza: :3• prova: risultato identico; s ul polpastrello medio sinistro estesiomotria a S mm. di distanza:~· prova: risulta to identico; bj ge,u,·ale: dorso mano destra a 73 mm. della sl itta (media 3 oss.), dorso mano s inistra a 74 mm. della slitta (media 3 oss.); e) dolon·fica: dorso mano destra a 5G mm. della slitta ( media 3 oss.), dorso mano sinistra a 5-1 mm. della s litta (mfldia 8 oss. ). Funaioli S. G. D. M. D. 77. D. M. S. ::::: 74.
=
S. D. D. M. D. = G:3.
=
D. M. S. 57. Vis us normale. Senso cromatico normale. Udito normale. Es,u11;: P~1ce1c1J. - Come ti chiami? - T. G. Che nome ha il tuo paese? - Messina. Quan ti a nni hai? - Ventitre anni. · Sai leggere e scrivere? - No. Come mai non hai imparato a leggere e a scrivere? - Perchè mio padre non ha pensato a mandarmi a scuola. H a i commesso reati avanti la v ita mil itare? - No, ho sempre vissuto be ne. Stavi volentieri al reggimento ? - Sì. Hai avuto punizioni di prigione?- No; perchè ho sempre avuto la testa a posto. Ha.i avuto punizioni di consegna? - Sì, ne ho avuto tre. Che diffe renza passa tra punizioui di prigione e di cons<·gna? - La puni;r.ione d i pr igione si dà per cose fatte molto male, quella <li consegna per mancanze leggierE.
CO:STRllll:1'0 ALLE OSSERVAZI0NI1 Ef'I",
È necessaria la punizione nell'esercito? - :::ìì, perchè ci sono delle teste sventate. Come incorresti nel reato militare del maggio 190:)? - Ero distaccato a Caltanissetta: mi trovavo in Piazza d'armi per gli esercizì e un ca porale mi comandò bruscamente di attaccare allo zaino il tira-tenda; io in,·ece non lo volli attaccare; nui mi comandò di nuovo; ma io non ne volli sapere. Perchè non obbedis ti all'ordine del caporale? - Perchè la mattina cLe successe il fe.tto, cioè il marzo dell'anno scorso, ero ancora sotto pena perchè parte della mia famiglia era rimasta, da pochi mesi sotto le macerie del terremoto del l\!08: essendo di male umore la testa mi diceva male ed io avovo tutt'altra voglia che di obbedire. Avevi dei rancori col caporale? - No, io non ho avuto rancori con nessuno, tauto meno coi superiori. A ved bevuto trop110 forse? - Ho sempre bevuto poco. Ti penti del reato commesso? - Conos<:o di aver fatto il male e mi dispiace assai. Come si chiama il carcere do,·e sei ora? - R ecluso rio mil itare di G. Hai imparato qualcosa qui de ntro? - l:' ra qui e il reggimeuto ho imparato a fare la mia firma e a lcune cose di geografia. lini imparnto poco? - Si; ma, sotto le armi. si ha poco tempo per studiare. Sapresti dirnii che cosa è il mare? - E un mucchio di acqua salata. Cosa contiene il mare? - .Pesci ed oggetti di valore. Sai cosa è l'Italia? - .E' un grande Stato. Chi è il Re attuale: - S . M. Vittorio Emanuele III. Che lavori fai dentro il redusorio? - Sono addetto nllR legatoria. Lavori volentieri? - ~i. Sei contento del tt·attamento? - Si so110 contento. Stai più volent ieri qui o nl reggi mento? - Stavo assai meglio al reg gimento. Eri a Messina, all'epoca del terremoto? - No. Hai detto poco fa di 111·ere perduto i genitori in quell'epoca? - Sissignore, e, dopo quel fatto, !,ono stato sempre più o meno impressionato, e ho pi11nto e piango spesso. Yolevi molto bene ai tuoi? - .Moltissimo. Hai al t r i parenti a Messina? - No: ho altri due fratelli in America. Dove andrai "Ila fine del ser\'izio militare? - Forse ritornerò a. Messina per lavorare. Quanto pot ra i guadagnare? - I n mcd iR tro o quntt1·0 lire al giorno. L rwonm\i volentieri: - Si, ho sempre lavorato e sono sempre stato molto nmante della fatica. Dall'esame psicologico risulta che il T. è bene orient,,to circa la sua personalità, ha un corso regolare di idee, s ufticiente al suo stn.to sociale, ha bastante facoltil di razioci nio, e d'intelligenza ordinaria: di contegno educato, di espress ioue fisionomica atteggiata a mestizia, ha il sent imento dell'affettività e della mornlitit ed ha spirito di socievolez7.<•. S1:-.·1•Es1. - Il T. non ereditario, di t ipo cranico-faciale comune, classificabile nella seconda com binazione morfologica De-Giovanni, mesoscele, non presenta abnormiu\ funzion.de. Come spiegare il reato in cui è incorso dur11nte la vita mil itare? Ntill'assenza d: ogni fattore antropologico ed in con.~iderazione del fat.to che egli non è di temperamento eccitabile, riesce non facile darne, s ulla scorta dei dati c he si Ila a disposizione, una ~picga:-.ione :uleguatR.
CONTRIBUTO ALLE 0$::,ERVAZIONI, l':('C.
845
Non esistevano precedenti tra il T. e il caporale col qua le egli ebbe che dire ; non vi era di mezzo l'ubbriachezza: nei doc umenti ufficiali non si t rov11 il minimo cenno della causa determinante il fatto. In mancanza di notizie comprovate rimane la dichiarazione dal T. fatta, che egli, il giorno del fatto, era più fortemente impre.;sionato del solito per la recente morte dei genitori nvvenu·tit sotto le macerie del terremoto: e può e~sere che la depressione psich ica (di cui tuttora resta una traccia) influenzando la su,. inibizione, l'abbia trascinato a un atto, che è in evidente antitesi col suo tenore abituale d i condotta. Inclino n ritenere, sulla guida di q uesti dat~ antropo-psicologici, che i l T. si!I. un delinquente occasionale (Co11ti11ua).
8-1G
Istituto di farmarologia sperim1 atale e materia 111e1lira drlla R. [aimsità di Pavia 1
Diretto dal prof. l\I. ALIU..,.1!:St:
Su alcune particolarità tossico-fisiologiche dell' " Uabajo ,, (Vel e n o
da 1reccie dei S0n1alì)
RICERCHE SPERIMENTALI
Per il dott. Gino Delogu, tenente medico
L 'uabaio, u.~ato dalle popolazion i della. Somalia per avvelenare le freccie a scopo di caccia od in guerra, viene estratto dalle radici e dal legno della acokante1·a uabaio, che cre,;ce spontaneamente nei versanti delle montagne Soma.le : appartiene al genere Carù.ça, della. importante famiglia delle Àpocinee e si avvicina alla Carissa Schirnpieri, origi · naria dell'Abissinia . dalla quale differisce per i fiori che formano piccole cime serrate al la sommità. di un peduncolo lungo 2 o 3 centimetri. L e prime sommarie notizie su questo ,eleno si devono al Van l:Lasselt (1) il quale in due comunicazioni fatte nel 1871 e 1873, all'ac·Ca1lemia di Amsterdam sui veleni d a freccia africani parla incidentalmente di una sostanza usata dai Somali e di cui l'azione si avvicinerebbe a quella dei veleni stricnici. Più tardi, nel 1882 A.ma.ud e Rochebrune (2) analizzando l'estratto indigeno, èli legno lj di re.dice di uabaio, provenienti dalla spedizione in Somalia. del Revoil, affer· marono di averne identificato il principio attivo i n un glucoside che cniamarono uaoama e La cui composizione centesimale era abbastanza atline a quella delle Digitaline e delle Ciclamine :
Carbonio Idrogeno Ossigeno
U11bain,
Oii:lt~lina
t:icl:> mina
48,3 6,5 45,2
54.,72
54,M 9,12 36,34
~,2:.l
36,06
SU ALCUNE PARllCOLARITÀ TOSSICO-l,'JSIOLOOlCHE DELL' « UABAJO >
847
In seguito (.l888-1897) l'Arnaud riprese con maggior cura lo studio della ua.ba.ina., ne fissò più esattamente la. composizione> elementare: (3) Carbonio. Idrogeno. Ossigeno.
59,93 7,GG 32,46
da cui dedusse la formula C 30 H'6 0 12 molto vicina a quella della Strofantina (G'' H'8 O" ) della quale perciò la uabaina va considerata. come l'omologo inferiore immetliato (4). L'Arnaud trovò inoltre che il principio attivo è contenuto non solo nella radice ma anche nel legno della. parte aerea dell'acokantera in proporzione di gr. 3 per chilogrammo di legno. Studiò gli idrati che si formano per cristallizzazione ed evaporazione 1lelle soluzioni acquose di uabaina (5) i prodotti di sdoppiamento per idrolisi (6) le modifica?.ioni provocate dall'azione degli alcali (7) i derivati che si ottengono per azione dell'acido nitrico (8) ed una eptacetiua dalla formula. C' 0 H ' x (G· H • O)' (I risultante dalla reazione dell'anidride acetica. con l'uabaina a 70-75° (9). Questi due autori ne studiarono inoltre l'azione tossico-fisiologica sulle rane, sugli anellidi, sui pesci, sugli uccelli e sui mammiferi, venendo alla conclusione che: l'uabaio è un veleno cardiaco che agi.,;ce su l'organo centrale della circolazione per l'intermediario del sistema nervoso, paralizzando, secondo tutte le probabilità le estremità perisferiche dei filetti cardiaci del vago. Per riguardo all'effetto del veleno somministrato per via gastrica. essi costatarono che dosi 7-8 volte superiori provocano salivazione abbondante, nausea, ,omito, diarrea, aumeuto della diuresi, ma non la morte, mentre nelle rane e nei pesci hani10 azione letale ma più lenta che per via ipodermica. Gley e Rouclan studia.udo l'azione fisiologica dell'nabaina sui mammiferi ne fanno risaltare gli intensi fenomeni bulbari (vomito-turherespiratorie) (10) ed il Gley stesso in ricerche comparati-rn fra la uabaina e la strofantina dice che essenzialmente l'azione d.i entrambe si esplica sul sistema bulbo-midollare e sull'apparato cardio-vascolare. Secondo questo autore una dose di uabaina pura 26 volt.e superiore alla minima mortale per via ipodermica, somministrata per bocca determina, nei cani, tutto il quadro dell'avvelenamento, senza però causarne la. morte (11). In Italia l'uabaio fu oggetto di studio per parte del Baroni (12) che ne estrasse il principio attivo da due caro pioni di veleno preparato dagli indigeni e del Gianturco (13) che lo estrasse diretta.mente dalle radici dell'ac<ikant era.
848 st· ALCUXE PARTICOLAl?JTA T0:-'-'100-FISIOLOOICH E DELL: e UABAJO .. na.l vuoto di vista fisiologico e tossicologico si sono occupati di questa sostanza Colorni e Bressanin (14), che poterono constatare la minima tossicità deffua.baio per Yia gastrica, somministrando ripetutamente ad una cavia da 2 a 4 grammi di estratto indigeno ed il Pasquale, che dopo aver descritto minutamente il q uadro del1'avvele1rnmeuto da uabaio accenna alla mancanza di azione cumulativa del -veleno (15 ). Se però le ricerhe sulla composizione chimica. e sull'azione fisiologica dell 'uabaio appaiono già, da questi brevi cenni bibliografici, abbastanza. numerose e soddisfacent i, altrettanto non si può dire in riguardo alla diminuzione di tossicità che subisce il veleno somministrato per bocca. Della importante quistione alcuni non si occupano affatto, altri solo incidentalmente ; altri infine, si accontentano <li tledicarvi poche ed insignificanti esperienze. Questo particolare com portamento dell'uabaina, che richiama alla mente quello caratteristico d i altri veleni da frec;cia (curaro) profonclamente diversi per la composizione e per il meccanismo di azione, mi è sembrato pertanto degno della massima co11siderazione e tale da giustificare ulteriori ricerche. Gli aumentati rappo,r ti dell'Itali a cou la Somalia poi fanno si che la q uestio1rn possa eveutualmente assumere un valore di praticità nell'esercizio p rofessionale. Nelle esperienze ho usato tanto l'estratto acquoso di radice d i acokautera eia me prepara~o, quanto l'estratto fornitomi da indigeni della Somalia quale e,;si lo preparano per l'avvelenamento delle freccie. P er. la preparazione dell'estratto, grammi 100 di radice di acokantera uabaio, ridotta in truccioli venivano fatti bollire per un'ora e mezzo cir ca i11 centimetri cubi 1000 d i acqua, indi si faceva l a colatura per tela spessa: spremendo forte il residuo (se nza torchiatur a). Si ottenevano cosi circa centimetri cubi 360 di un liq uido torbido, di colorito bruno olivastro, tli odore leggermente bal samico, di sapore tunarissimo, di reazione debolmente acida. L11. tossicità ùell'astratto così preparato si potrebbe calcolare in base alle quantità di uabaina. in esso contenute, e poichè è noto che in media, in tali condizioni, un chilogrammo di legno d1 uabaio fornisce 3 grammi di principio attivo, ne risulterebbe cbe il liquido da mti usato conteneva in totale grammi 0,3 d i quest'ultimo e cioè grammi U,0008 per ogni centimetro cubo. In vista però delle notevoli differenze quantitative che naturalmente presenta il contenuto in principio tossico dei vari campioni e d i c1uelle non meno sensibili. che possono ,forivare da varia:e:.ioni anche
1
SU ALCUNE PARTICOLARITÀ TOSSICO-FISIOLOGICHE DELL « UABAJO li>
849
minime nel procedimento di estrazione, ho preferito tralasciare tale criterio il cui valore sarebbe d'altronde in ogni caso, troppo approssimativo e come unità di misura per la. tossicità mi sono attenuto al centimetro cubo del mio estratto. Naturalmente poi, tutte le volte che occorresse usare dosi più basse diluivo con acqua distillata l'estratto originario ad un titolo esattamente noto. ***
Come soggetto di esperienza adoperai la. rana, la cavia, il <.:oniglio ed il ca.ne. Stabilita la do::;e minima mortale per iniezione ipodermica somministravo per via gastrica dosi seni pre più crescenti di veleno sino a raggiungere qnella letale. Per fa.re apprezzare piii fa.cilme11te il ,ariare dell'azione tos~ica a seconda della via cli somministrazione, d0po la descrizione dei sintomi per ciascuna specie di animale, riassumo in tabelle il risultato delle esperienze. RANE. In un prnno momento, in seguito all'inazione ipodermica di centimetri cubi 0,005 - 0,3 non sembra che le rane risentano alcun effetto dal veleno ; ma po:;cia tra:;corso un certo tempo, che varia l!On la dose da 10 a 30 minuti, sopraviene una fase di e,:;citazione caratterizzata da salti, da movimenti ,;pontanei disordinati, da ripetuta apertura. ,;pamodica delltt bocca. A qnesto stato ,mbentra un periodo di calma relativa; i movimenti ioidei si fanno sempre più frequeuti, l'animale si gratta fortemente il muso con le zampe anteriori ma nou si muove se non stimolato. Lo stato di depressione va sempre più accentuandosi ed è interrotto solo da qualche contrazione delle membra seguito da completo rilasciamento muscolare. L'animale giace sul ventre e posto nel dorso non · può più rivolgersi: i riflessi sono molto indeboliti. Spesso si osserva nel dorso e nella bocca un liquido mucoso, filante. Infine si ha totale abolizione dei riflessi, compreso quello oculare, e sopraviene la morte senza scosse nè contrazioni. Negli animali col cuore allo scoperto si nota, in seguito alla iniezione del veleno una graduale diminuzione nel numero dei battiti cardiaci: quindi diminuisce anche l'energia dell'impulso si che il veniricolo non giunge più a riempirsi di sa.ngue: si ha una vera peristasi cardiaca. In ultimo il ventricolo si arresta in sistole forzata mentre ancora lo orecchiette continuano a pulsare debolmente per arrestarsi però ben tosto esse pure in diastole.
54 -
Giorno.le
a,
medieino. mililo.re -
~·asc. Xl-X l!.
850 su ALCUNE PARTICOLARITÀ TOSSICO-:n RIOLOOI CHE DELL1 « UABAJO > TABELLA I.
R&ne.
-
- ., ",..
-
-----
-
- --- -
-·
conceotrazionr della soluzlone
Quantlla di soluzione iniP\tata
Quantità
lo cm•
in cm"
l
50· 7o
O.IO
O.OOJ
ì\'on s i apprezzano fenomeni tossici.
2
•
0.30
O 015
D epressione passeggera 2-3 ore.
D
ù.40
0.020
Depressione accentuata 5-7 ore.
10°~
0.20
0.020
Muore dopo oro 9.
e
·e .,
::.. ~
Peso
medio
di
ESITO
estratto
:i
I
3 ,l
<:, M
'§
5
e
•
0.25
0.025
Id.
4.15',
6
!io
•
O.tiO
0.05
ld.
2.5'.
•
0.70
0.075
[d.
1.45'.
•
l
O.IO
Id.
1.40'.
20%
0.50
O IO
ld.
1.40'.
• •
o. 7,i
0.15
[d.
1 25'.
l
0.20
]d.
1.5'.
0.30
In.
O 50'.
C
o
7 8 !)
~
a o,. .,
~
10 11
,.
12
TABELLA
n.
=
=-=--=
..
., e: ·~ .,
Pew
~
medio
" z;
1.50
Quanti la Quantila Ce11· di cen trazlone soluzione di somdella estratto soluzione mln1.trata cm• per os. rm•
ES I TO
Non si opprozzono f<'norueni tos.,ic:i.
1:3
10 %
0.20
O 020
14
,.
0.50
0.050
Id.
•
0.7J
(J,0~5
Id .
•
l.
0.10
20°:,
0.50
O.IO
0.75
0.15
Depressione n otevole. 4-6 ore.
•
l.
0.20
l\Iuore dopo o re 3.30'.
•
2.
15 l(i
oM
·e
eC
li
!io
18
o .... 'O .,
19
8
20
o gJ
F enomeni depressivi liev i 1-2 ore,
Id.
0·40
Id.
1.50'.
21
0.40
Cd.
1.30'.
22
o.so
ld.
~
circa
su ALOUN'E PAHT1C0LARI1'À TO~<;ICO·PlSIO LOG I CHti: m;u.' <! UABAJO. 851
Nelle rane (peso medio grammi 30) la do;;e minima mortale dell'estratto da me preparato, per somministrazione ipodermica è dunque compreso fra centimetri oubi O,OiO e 0,025 (tabella I ), mentre per via gastrica è di centimetri cubi 0,20 (ta bella II) à ose circa 10 volte superiore (•). Non riporto per breYÌti't le esperienze analoghe fatte con l'estratto indigeno, giacch è i risultati sono identici salvo l"attiYità di poto minore di quella dell'e.~tratto acquoso.
CAVIE. Nella cavia, ali' iniezione ipodermica di centimetri cul1i 0,06, di estratto di uabaio, segue un primo periodo di irrequietezza durante il qua.le l'animale si muove di8ordinatamente dentro la gabbia, tentando di arrampicarsi alle pareti. Quindi sopraggiunge u;1a sempre più accentuata dispnea, facile stanchezza muscolare e seme di malessere generale (desumibile da continue con trazioni muscolari del muso, da ripetuti atti di deglutizione accompagnati spesso da conati di vomito e da salivazione vischiosa). Stimolato, si muove torpidamente: urina di frequente ed appare molto depresso; la sensibilità. generale però è conser vata.. Si n ota cianosi del muso e della mucosa orale ; l'animale cade di fianco in preda a convulsioni asfittiche intervallate da profondi atti i11spiratorì, finalmente il cuore si arresta e sopravviene la morte. Il riflesso oculare persiste sino all' ultimn. All'autopsia il cuore è in sistole ventricolare specie per parte del ventricolo sinistro che è contratto, duro, vuoto di sangue e di coagul i : le orecchie t,te sono di la tate e ripiene di sangue fluido. S i rileva inoltre una notevole iperemia del tubo gastro-enterico, il fegato congesto, le pupille quasi sempre dilatate. In seguito alla somministrazione gastrica. fatta con un sottile ca~etere di gomma, i sintomi dell'avvelenamento (quando il Yeleno sia 111 quantità sufficiente a provocarli ) non differiscono da quelli ora descritti se non per la minore violenza; anche per Le do~i altissime la morte sopraggiunge più lentamente, il periodo agonico e prolungato, le convulsioni asfittiche meno intenfle.
( • ) L'ARN AVD (loc.
cit.) con I' iniC'zione ùi milligrammi 3 d i cslroL!o in una ra na · gas t r,ca · \"Il\ occorrevano 4 milligrammi pe r e.vere lo stesso risultato in 4 o re. Un piò esatto rAffronto, !)('rò non è possibile ded urre dallo sue espe rienze, mancand,, altri dati co mparati vi.
<ld pe~o • I1a o ttenuto Ia morte m · ,..., • -• menLro por · d 't grammi· n ;;::,,
8;)2
::,U ALCU:-I E PARTICOLAHITÀ TOSSICO-FIS IOLOGI CHE DELJ/ < UAUAJO >
TABELLA
III.
~ ,:'.
Peso
.:
!
In KR.
"'
;i
1
I
i
conQunntita di centrazlone soluzione delln. Iniettata soluzione In cm•
..
-
j UuantJÌn di estratto
--
inie1tato In
ES IT O
cm•
cm'
per Kg. corporeo
0.49,j
5 0~
0.25
I 0.005
0.0 10
N on si apprezzano fenome ni tossic i.
Q.510
•
0.50
0.025
0.0 48
Irre({uietez7,o. - dispnea • depres-
3
0.500
l O'Ju
0.25 0.50
4
0.501
5
0.4.95
• •
G
0.-12.;
20° 0
7
Q.49.;
-
-
8
0.5 10
-
-
i
I I
l
I
l
.
sione. 0.025
0.050
0,050
0.10
O.IO
0.20
0.20
Id. Muore in m innti 39'. Id.
13'.
0.43
Td .
ll'.
0.50
1
l d.
.; '.
o (ìj
l.Jl
l d.
4'.
TAllE LL& JV.
~
~
Peso
1i ~ "' ;i
9
in Kg.
I 0.436
tità tli estrali.O Quantila Quaniniet tato in Condi centrnzlone soluzione somrlella mialstrata rm • percmKg. sol uzione peros. cm• cornon o
I
20%
0.60
ESITO
I I I 0.10 I O23 Kon si apprezzano fenomeni
tOB-
s ici.
10
0.4(1.3
•
I
II
0.38 7
"
2.50
o..;o I
l.3
12
0.4 7;',
•
5
l
2 l
13
0.460
J.50
:u
Dispnea.
l-1
O 545
• •
7.50
3. 7
Dis pnea - irrequietezza chezzs muscolare.
15
0.530
00~~
i,
4.7
Dispnea
10
O 20
I2
2 .iO
16
0.495
•
6
3
17
0.515
7
3.50
18
0.485
• •
19
o. 02
•
Id.
I 0.40
]cl.
I
l d,
stanchezza
sion e .
6
I
' 7
I
Id.
3.45'
I
ld.
J,40'.
ld.
1.3,S'.
8
4
81
12
6
l!? I
I
:Muore dopo ore 5.
- stsn-
- depres·
su ALCC'IE P ART ICOLA RITA. TOSSICO•l''ISIOLOGICHE Dl!:L L1 « UAIJAJO • 8G3 Nelle cavie adunque la differenza di azione per l'estratto di u abaio a seconda del modo di somminist.razione è ancora più spiccata. P er via ipodermica centimetri cubi 0,05 sono gia ,-ufficienti a determinare la morte di una cavia del peso di grammi 601 in 35 minuti, mentre occorrono centimetri cubi 3, e cioè 60 volte circa la dose minima mortale per avere la morte per via gastrica, di altro animale di ugual peso in 5 ore (V. esper. 2-16). *
** CONIGLI. Il comportamento dei conigli per avvel enamento da uabaio non varia di molto da quello delle cavie. In seguito all' iniezione di centimetri cubi 0,075 - O, H, si ha ugualmente salivazione, dispnea, diuresi e fenomeni depressi vi che Yan no sern pre pi i1 accen tnandosi fino alla fase :finale che è anche in q uesti animali caratterizzata da contrazioni asfittiche conseguenti all'arresto del cuore. T .\ B ELLA
Conigli
V.
-- -
<,
!::
.. 9
~
in Kg.
z
-l
I l.3!10
10%
I
I
2 II :1 i
4
51
Qu•n lità di estratto 1nie1tato in
Quantità Condella centrazione soluzione della lnlelt~ta soluzione in cm•
Peso
'-'
I
cm•
• • D
"
I
E;ITO
cm• per Ki::. corporeo
I O 2.;
0.025
O OH!
O.iiO 0.75
o or,o
O.O-IO O 04!1 0.066
I
I
1.200 l .350 1..300 ).4i5
I I
-
-
·-
O.fli.3 0.10 0.15
l
1.50
I O. I O I
Non si a pprozzano fenflmoni t c,ssici. L ieve stato depressivo. Dis pnoa-deprc,ssione aecenlu6h\ . l\Iuore dopo ore I , 12'.
Id.
0.33'.
TA B ELL,\ V I.
- ;:l
-
Qunn'it.à Condella centraiione solU?.iono so mdella soluzione ministrata In cm•
e
i:
..,,
"' c.
P~so in Kg.
.i fl 7 $
l.345
II 50%
l. 5i,l
!)
1.480 1.42"
10
l..'iOl
Il
J. 4!1.'i
12
1.575
'
-·--
' (.luantHil ,Il eslratlo
cm•
I
ESITO
corpono
I I
I
)
0.73
• •n
2
1.28
(\ 8
3
2.10 2 :-O
"•
JO I:!
.j (l
•
4
14
---
cm' per K:.;.
I 2
--
sommin1s1 ra1u in
4
o
3 33 4.01 4.44
I
Non si apprezzano fe no me ni toss ic i. ld. ' Dispnea, malessere . Di~pne11, malcsscro, stnnchezzl\ musco lare. Th•pre nsione molto a ccen t-u nta. ; i\lno re dopo ore 2,30'.
I I
Td.
1,20'.
85.J:: ,;u Al,Ct'~E PARTICOLAll!T.À. TO;<SICO·FISIOLOG ICHE DELL1 « UABAJO >
Quin«li la tolleranza dei conigli all'ouabaio somministrato per ,ia gastrica è per;:ino più accentuata che nelle cavie in quanto che a provocare la morte sono necessarie dosi 67 volte superiori alla minima mortale ipode rmica (Esp. 4 e 11).
*** CA:-r. - Anche nei cani ho confrontato gli effetti della sommin i"' razione ipodermica con i: uella. gastrica. A ùosi piccole o medie (0,026 - 0,030) nei primi momenti in segni to alla iniezione il cane non mostra di risentire alcun effetto: ma. dopo un certo tempo (15- 40 minuti) perde di vivacità, si adagia sul po,;teriore cambiando spesso tli posizione, fa atti di mastic11,zione, deglutisce la bava che gli cola dalla bocc11, e poggia il muso a terra. Poscia la salivazione aumenta, il respiro si fa affannoso, sopraggiungono conati di vomito sempre pii'.1 forti e quindi il vomito che si ripete più o meno intensamente a seconda della gravità dell'av,elen"amento. La matèria Q'Omitata. è costituita da un liquido denso, schiumoso, filamentoso, spesso, ve rdastro per bile. Al vomito si accompagnano o scguo110 presto segui di grand e prostrazione. Gli animali sta.11110 volentieri sdraiati ed a. tratti si lam entano; il respiro si fa meuo frequente e più profondo; se si molestano o si cost,ringono a camminare mostran o un'andatu ra uarcolfante. Le pulsazioni cardiache in un primo tempo a ument1rno notevolmente di numero poi vanno gradatamente rallentando sino a che il polso lentis:sirno diven ta scoccante, irregolare. Il cuore si arresta sempre prima del respiro : col massaggio al precordio e con eccitanti cardiaci (c(l/(eina, ,;t1·icnina) è ancora possibile ottenereqna.lche altra pulsazione, ma per brevissimo tempo, perchè presto segue la morte, non accompagnata. da ,ere e proprio convulsioni asfittiche, ma da respirazione stertor,Jsa, da. imipira.zioni profondissime e dal ievi sco:-se degli arti. Durante l'avvele11amento l'animale urina spesso. La. sensibilità generale è sempre mantenuta sino agli ultimi momenti. All'autopsia il cuore è generalmente in sistole ventricolare; più contratto è il V. S. meno il destro che alcune volte contiene piccole quan ti t,il, di sangue. (*) Le orecchiette sono ripiene di sangue fluido rant· men te mi,;to a qualch e coagulo attaccato alle pari>ti. (•) Aku11r, volto pùrÒ mi è ucco r~o cli Lrovnro ancl,o il V. :-; dih"tato e ripieno di o;ang,1i,.
SU ALOUNE PARTICOLARITÀ. TOSSICO-FISIOLOGICHE DELL' « UABAJO »
855
Il fegato, la milza, i reni sono congesti, la mucosa gastrica ed intestinale iperemiche. Alcuni dei sintomi accennati possono per le minime dosi non mortali essere appena apprezzati; per le massime invece si susseguono rapidamente, tumultuosamente, in modo quasi da sfuggire alla osservazione. Nell'avvelenamento per via gastrica la sintomatologia, nelle linee generali è identica ma molto più attenuata, anche in seguito alle dosi mortali altissime. Il vomito non è così ostinato e penoso, la depres· sione passeggera, i sintomi cardiaci meno imponenti. Residua. tutt'al più un cer to grado di inappetenza. che scompare nelle 24 ore. All'aumento della diuresi già. ricordata, si associa diarrea di materiali mucosi, anch'essa. transitoria.. Questa è più durevole e più intensa. quando si fa pervenire la sostanza direttamente nell'intestino, come e~bi ad osservare somministrando ad un grosso cane gr. 1,20 di estratto indigeno in capsule cheratinizzate (non attaccabili dal succo gastrico). Si ebbe nausea., vomito, diuresi abbondante, diarrea. a carattere muco-sanguinolenta, che si attenuò nol secondo giorno e scomparve a.I terzo dalla. somministrazione. TABELLA VII.
..
Cani.
o
e
~
"'
Q.
i
Concent razione soluzione
7.300
20%
0.5()
0.10
0.013
7.600 0.700
»
l 1.5
0,20 0.30
.1 OO 026 030
Coneentrazlone soluziono
Quantita di soluzione iniettata in cm•
6 0%
4
2
•
10 l4
5 7
"
18 20 30 41)
10 15 20
della
In Kg.
z
2 3
Quantita di est ratto Iniettato In
Quantllà di soluzione Iniettata In cm•
Pe.s o
cm•
I
ES I TO
cmKg. • per corporeo
N on presenta appre-Lzabili feno · meni tossici. l\foore dopo ore 1.20'. Id. 0.50'.
TABBLL& VIII.
:i e
·~
Peso
~
In Kg,
"' "'
della
z
4
II
8.900
0 I 11 .100
o 7
I
I
li.SUO 9 500 i ~ 9.6,50 I 9 I 10.800 ' 10 I 9.250 I
Quantità di estrali o somministrato In
cm•
o
I
cm•Kg. per corporeo 0.22 11.45
0.6() 0.94 l 04
1.:n
2.16
.
E S ITO
N on si apprezzano fenomeni tosa.ici. Nausea scialorrea. Nausea - scialorrea profusa. Vomita d opo ore 3. 1.28'. Id. Id. 0.35' . 0.31'. Id.
85(3 SL' ALCUNI;: PARTJCOU RITÀ TO-.::::ICO-FISIOT,OG IGRE DELL « UAllà.JO > 0
Risulta pertanto dalle esperienze ri por tate che dosi più che 76 volte su?eriori alla minima mortale per via ipodermica, non sono sufficienti a d eterminare la morte nei ca.11i (e.~p erienza 10"). Tuttavia il vomito che per q ueste alti,-sime dosi si manifesta con una certa prontezza (31'-3n' mi11uti dopo l'ingestione) potrebbe far pensare che la mancata tossicità sia attribuibile al rapido rigetto del veleno. Ho YOluto chiarire questo punto facendo seguire all'ingestione dell'estratto l'allacciat ura dell'esofago o la cocainizzazione dei vaghi secondo i l metodo Valenti (*) ed ho potuto constatare che effettivamente impedendo il vomito il limite di tolleranza al ,eleno, per via gastrica si abbassa alquanto tanto che in tali coudizio11i basta a provocare In. morte 1nfra sei ore anche una dose G6 volt.e circa superiore alla minima mortale ipodermica e per avere la sopra.v,i,enza si deve diminuire la quantità d i veleno introdotto fi110 a poco più che 50 ,olte la dose minima stessa. Tut.tavia se ciò mostra in modo evidente che di fatto nei cani il vomito susseguente alle ingestioni del ,eleno contri· lmisce in parte ad attenuare la tossicità, risulta pure provato che la influenza del vomito è soltanto parziale e !imitatissima come si può anche desumere dall 'altissima tollera11za che anche gli animali incapaci di vomitare (Cavia-Coniglio) oppongo110 alla sommi11istrazione gastri,,a del veleno. R esta dunque, da l complesso delle esperit:nze che ho riportato definitivamente dimostrato q uanto sia notevole, specia lmente negli animali superiori, la r esistenza opposta al l'azione dell ' uabaio introdotto per la Yia gastrica, in confronto alla squisita ~ensibilità per L'iniezione ipod ermica. La coi1tcicle11za già accennata di questo fatto, con quanto avviene iu riguardo al curaro, suggerisce naturalmente l' idea di ricercare la. causa ed il mecca11i smo del fenomeno iu condizioni analoghe a quelle che ent rano in g iuoco per quel veleno. Cl. Bernard tl 61 che per primo si propose di indagare per qual i ragioni il curaro, altamente tossico per via ipodermica riuscisse quasi innocuo all'i11gostione orale, attribuì il fatto alla. sproporzione fra la rapidità dell'assor bimento e quella de ll' el iminazione del veleno, ammette11du che quest'ultimo fosse tanto lentamente assorbito pel tubo gastro-intest inale che la rapida elimi11azio11e renale non permette al princ ipio attivo d i accumularsi nel sangue in proporzion i sufficienti. (*) ,-.,i:.E:-.Tr in un o ,;t 11cliP s ul Co111porlC1m ,nto drl C'rirdir, ~7>eci11lme,~tc in rrt/>porto "l ,.,,m;,,. pr,11·rwfl/fl d11yli em~t i,:i (rl rrl,frifl d i /nn,111<·ofo:1ia ,<p , rim e11tol~ e ~riruze affini .
nnn n l!IIO) lrn <limo strotu che In cncuinizza1.iono d,•i Vlll!hi inibisro c ompletnmentc il , ·on iilo .
S'G ALOTTNE PARTICOLARITÀ 'l'OSSICO·FJ,;IOLOGICHE DEf,J) « UAIJAJO »
857
Zunt, Sauer ed Yess, più tardi diedero un'altra spiegazione nl fenomeno, invocando invece l'azio11e di contatto del succo gastrico che Hentra.lizzerebbe il veleno re11dendolo inattivo. Gaglio (17) dimostrò 1'importa11za grandissima che nell'avvelenamento da curare per ,ia gastrica esercita il fegato, trattenendo il ve· leno man mano che esso vi giunge dal circolo intestinale. Albanese (18) potè dare al fatto una più chiara interpretazione pro· vando che: « l'azione antitossica esercitata dal fegato sul curaro si manifesta anche in vita > e che le « modificazioni che la curarina subisce sul fegato non consistono nè in dislocazioni o in profonde mo·difìcazioni della molecola., nè in un puro e semplice deposito meccanico del veleno nel parenchima-epatico, ma molto probabilmente nella formazione di composti i11solubili, relativamente labili, da.i quali il principio attivo può essere di nuovo messo facilmente in libertà. * ** Partendo dalle esperienze or citate dell'Albanese e servendomi della stess~ tecnica, ho voluto cercare se in riguardo all'uabaio il fenomeno ,p ossa attribuirsi ad un'azione specifica del fegato o della mucosa ga· strica. A tale scopo a due mn 1,racci contenenti rispettivamente gr. 100 di poltiglia di fegato e di stomaco di maiale, si aggiungono gr. 50 di una soluzione al 20 p. 100 di e,.;trA.tto di uabaio e si lasciano in tern10stato per circa 6 ore (37-38°) agitando frequentemente. Quindi spremoudo forte si passano i miscugli attraveno teli e si ricuperano 55-60 centimetri cubi di liquido la cui tossicità dovrebbe corrispondere a quella di una soluzione a cn·ca il 20 p. 100 di estratto d:i uabaio. Iniettando ad una cavia del peso di gr. 525, centi1netri cubi O,òO della colatura di poltiglia di fegato (circa centimetri cubi 0,09 di sostanza) si osservano solo lievi fatti di intossicazione tcontrazione de l muso, atti di ma~ticazio11e dispnea). Solo con l'iniezione di centimetl'i cubi 1 (circa centimetri cubi ·0,18 di sostanza) si avvertono pii1 accentuati i sintomi dell'avve lename-nto e la morte segue infra 11 ore, mentre, iniettando centirnetri -cubi 1,50 in altra cavia di peso uguale si ha la morte in f> ore. Parimenti un cane del pe,.;o di chilogrammi 3,800 ha sopravvissuto per oltre 8 ore alla ~omministrazione sotto ente di centinwtri cubi 3,i") di colotura (centimetri cu.bi 0,63 di sostanza l"')
e
(*) Come si vi:;to nello espc-rie nzo preced,, nl i. la d o~,, minimn mortnl<' ipod <:'l'· mica dell'estrat,to acquoso è ri,;petti vam('nt e di c,•ntimC'tri cuhi O. I 0-0,0 28 per C'l1ilng ramma corporeo di ('1,wia e di cane e con t Ali do.s i si ha la m ori e infra 35-6.i minuti.
H.j8 SL" AI.CUXE PAfn'ICOl,,\lHTA T O:,SI CO·FlSJOLOGICIIB DF.LL' « UARAJO >
Anche il contatto con la poltiglia di stoma<:o attenua sensibilmente, ma in proporzioni alqnanto inferiori a quanto fa la poltiglia epa.ticat J"atti,ità dell'e,-tratto di uabaio. Difotti, iniettata tma. ca.via con cantimetri cubi 0,30 delle cola.ture di poltiglia di stomaco (0,048 di sostanza) non si apprezza. alcun fenome110 tossico; con centimet,ri cubi 0,50 (centimetri cubi 0,08 di sostanza) si provoca. dispnea., conati di vomito, depressione passeggera, e con centimetri cubi 1,50 infine si ha la morte in 9 ore in una. ca.via. del peso di chilogrammi 0,507. Hisultati q11asi ident ici si ottengono col succo gastrico fisiologico di maiale, addizionato del 10 p. 100 di estratto di uabaio. Un centimetro cubo d i questa soluzione 10,10 di sostanza.) inietta ta sotto cute resta inattiva nel coniglio (pes<J chilogrammi 1,520), ed occorrono centimetri cubi 2 della stessa, (0,20 di sostanza. per a.vere la morte d i altro c,miglio, di peso quasi ugna.le infra 2 ore l"). Le esperienze 11i controllo con la colatura di poltiglia di fegato e di stomaco trattate a.Ilo stesso modo, previa aggiunta di centimetri cubi 50 di soluzione fisiolugica, diedero sempre risultati negativi: salvo in alcnn i cas; la formazione di ascessi ne l punto di iniezione. * ** P er quanto però, 1lalle esperienze fatte si riveli, specialmente per contatto col fegato, una sensi bile attenuazione nell'attività del veleno, questa non è affatto paragonabile a q uella notevolissima che secondo Albanese subisce, pel contatto colla polpa epatica., il curaro, nè perciò è tale d a autorizzare ad attribuire la grande attenuazione nelle to:-· sicità del l'estra.tto d'uabai o som ministrato per bocca in confronto alle sommiuistrazioni ipod ermiche, nè all'influenza del fegato, nè meno ancora, ad un'azione del succo gastrico sul veleno. Se, d'altra parte, si tiene conto che l'a"t"velenamento da uabaio suscita sempre una SJ_.> Ìccata diuresi, scialorrea profusa e spesso diarrea, si è piuttoc,to indotti ad ammettere cLe la diminuzione nell'attivita. del veleno dell'uabaio, o-;servata in seguito alla somministrazione orale. si!l. in massima parte da attribuire alla rapidi,..,.;ima. eliminazione del principio to,,-ico co11 le urine e co11 le altre secrezioni, la cui iperatti,ità impedisce ~he il principio tossico stesso, le ntamente assorbito da.I tnbo d igerente, arrivi ad accumnlarsi nel sangue iu proporzioni sufficienti. (<") Ln doso miniinn rno rtnlo nei co ni i;l i è di centiuu, tri .,u\Ji 0,0GO por uhilogra m111ò c, ,rpo r en ( V. <·np. pr,:,,·,·d<!nto).
!;U A.!.CUXE PARTICOLARIT À TOSSICO-FISIOLOGIC'H E m:r.L' « UABAJO »
859
A ciò può contribuire poi, per le alte dosi e quindi, eventualmente, anche nell'uomo, il prònto manifestarsi del vomito. La dimostrazione ,;perimentale diretta di questa ipotesi, a cui si è indotti sopratutto per esclusione non può es,;ere data ,;e non dalla ricerca del principio attivo nei di versi prodotti di eliminazione e nel sangue; al che si oppongono diverse difficoltà e ;;pecialmente La mancanza di metodi semplici e facili pel riconoscimento del veleno. MiriRer vo tuttavia di tentarla pro;;simamente adoperando invece dell 'e· st,ratto acquoso, 'l'uabaina pura l*). Tutto ciò d'altronde uon esclude che le cause della diminuita tossicità dell'uabaio introdotto per os possano e.--sere molteplici e che per una certa parte, oltre allo squilibrio fra l'assorbimento (gastro-enterico) e l'eliminazione, non entri in giuoco anche un'azione propria detossicante sia del succo gastrico, sia particolarmente del fegato, come lo indica i l risultato delle ricerche da me e,;egui te con la polpa. e col sncco dei rispettivi organi.
BIBLI0<1RAFIA. (l) Arclt ive.• Nèerlcmda iAcd tic Nri,·t1('r.• ,·, ·(JJ'/ 18 et n <tl«rclle•, 18 72-1874. (2) ARN ,\OD et Roc nEBRONE. R,,rJ,,,rc/,e,, rhimiq•<P,< et to:ciro-physinlnaiqw •s s>1r l e ou.abaio. (3) M . AR:-IAUD . - Sur la 11u1tièr~ cri,</f11/i.,i!r 1u1ive d,•s fl••·l, ,11 empl)i.,01m ée1J dr.o {'omalis, e.ctrait,: rlu 1,oix d',rnlmio (Oomp. Ru1.1l., T . 120), (4) :\f. AnNAOO. - S11r la compo1Jitioi~ 1llémr,.taire dc fo ..1rophantilrn cristal/is•\e r:t·traitr. da Blrophan!us f[o,nl,c. (Oo11lp. R,avl., T. 107). (i:i) M. AmSAOO. - R erl,,•rch•w su r l'o,wbam,,. (Co11111. Rnid.. 'l'. 126). (6) ii. AttNAUD. Sur /,,,i prod11 it,i ,te drrlo,,l,leme11/ d c l 'o,w/Jn'i.ne. (Oomp. lle11d., 'l'. 1211). (7) M. ARNAUD. l',u:ti,m d•• c,li'al is 1J11 r l'o11al,c1111e. (C.:1,m p. T. 126), (R) :\{. ARNAU D. S1tr / rs tf,rfr/.11 1•itr1'11 r•><11ltmu ,7,, /'lf r./i•m de l'flrid e nill'Ì'Jne 811T l't>11almi1'e, (Co,np, R , 11.tl., 'r. 126).
S,,r
R,",.'··
(*) In rice,·oho s u,a,es~i\'e sul pote-re w ititossico del 1JCl'f/a1M11,ato <li 1>otax•io nell'at•velenamento di ,wbaù, di prossima pubùl ic azione n e lJ'Ard1ivio di Fat·macolo~ia ;, perinvm-
ta.lo o scienze affini, ho potuto ccmstatare ch e aomm ini.5tranùo pe r os ai conigl i, do~i certamente mortali di cstr,1.tto di u ab1liO o s u ceo~~ivamente solu z ioni titolnt-0 cli p ermanganato di pot,M sio, l'aziono toss ir·a d e l velen o vie no complelnm,mle a mancare . li potere antitossico del p ormanl{nn nto po i s i manifesta a n ch o d o po oltre un'ora dalla HOnunini,;trazione d o) \'elc·n o; i l ch e in modo indirot.to /;uu·c bbo a dimostrare ch o r oalmente la diminuita tos.~ie it.à ,J.,Jruabnio 1w r via. g-astrica 6 da attribuir~i soprnlutt o ..1 ,mo lonto as,iorlJimen to noi t ul,o gastro ont1,r Ìt'O ed allo. rnpida elim inozione , p er c ui n o n g iungo ad ctc,;um11 l>1rsi ne l ~"n J.:11<1 in pruporzio n i Huffi,·i•'nti a dotAr min111·e tu tta l'azio n e tossih1.
HGO ,.:;u ALC'UNE l'Ar!TTCOLAIUTÀ T OS<;IOO· l•'ISIOLOOICRE Dl~LL ' « C:ABAJO > (9) i\l. AnNAUD. - S11r 1mr 1>r 1>w rNiile criRtolli1<tt d/.rivle d e 1'011alx1i nr. (Gomp. Re11tl., T. 126). (IO) IC:. C; r.E\' c>t Ho:<DAX. - S11r l'artio,. 1,l,y•io/t.,yiq111> d, /' ,,.,r,ba,nr. (C:om. Rr.nd. d, la Sori~,:, d, Ui,,lo~,iP, 11nno 188~). ( 11) E G LEY. - 8,,r lo to.ci•·ito compari ,· dr l'o11ouaiu r et dP. frt 8trop/11mlinr. (C:011171. Rmrl., T . 107). ( I :!J E. BA1t0:<1. - .4 ,wli;,i rhimiro di r/,,c ru111pirmi di 1·d•1w I'' ,. , ~ fr,·ccie d e:i Somali ( Uui,11i,,) ,.,1 extrozi,,,.-, d,·l prinr ipio cl/lino (.-1,.,v,li di 1,irdic i 1M lll'.ll'rdr , nnno 1899). ( 13) J,; , GtANTUlt('O . S,,/ fo r,di,nu, cow1izi<mi cl,imirl11· intun,o al .-rle,.,;da /reccied,i Somali ( (lc,ltt,io) ,,/ 1rl 8"0 prir.,.i1,icJ (l(ti ,·o « Uc,1,aina 11. (A ,moli d ·i m u licina 1111vafr, 111100. 18!/!l) (14) (;vLOR:<t e B,rn:ss.1:-1:<. -
Il v,•I, ,u, c/P/11 frecrie d,.; S111nuli o u f.!al,aio • . (Annali
1/i n1rdiriw1 1w,·al,. anno 189,). 11ic,rc/,r RJ,erim, ,.11,ii .r nllc, /o.•.•irità d, Il' Uab11i,, ,, dii 8UO prin cipio a tt i rr, Uub11i,,u. (.-I 1111uli <li mrdicina , .ava/,, anno J 8!l9). (16 ) CL. BERNARD. [,rçrms R11r la toxicité d r,; mhliromr1ilA. ( I 7) C ,,01,w. - J,if/,,rn:a d,,f f ei111to t11lln tossici tà d, I c11ra r:>. ( lo 8prritt11:'M11lc, gonnnio J ll83). (1Bì ALHAXE Sfi:. - s,./11! •m,,di/icuzi~mi ,;auite ,.e/ /rga/r, dal princi,,io atti,·o d , l curaro. (Arrhirfo di /11r111arr,/ogi(( 1<prrit11en1<th , Rcien::/l a[Jì,1i, anno 11, vo i. 11). ( I J) A. P ASQUALE. -
;:: = = - =. - - - -·
8G1 CLINICA CHIRURGICA DELLA R. ONlVERSJTA DI GENOVA ( Direttore: Prof. Son. G. F. No\"Ano)
Contributo sperimentale allo studio della disinfezione delle mani Por il <lott. E. A. Balliano, capitano medico -
a.ssist,mui onol'erio.
Il decorso delle ferite operatorie dipende, oltre che dalla resistenza organi ca del soggetto, principalmente f1al numero e qualità dei germi che si trova.no presenti: 1° sulla pelle del paziente; 2" sulle mani dell'operatore ; 3' sul materiale che viene a contatto con la ferita. Ho tralasciato di elencare i germi che possono venire in contatto con la. ferita per mezzo dell'aria-ambiente, perchè oramai è dimostrato che nella massima parte <lei casi e nelle condizioni ordinarie delle nostre sa.le operatorie, essi sono cosi scarsi e attenuati, da uon poter esercitare alcuna infl nenza deleteria sul decorso delle ferite; e perciò non ce ne occuperemo oltre. Mentre la sterilizzazione degli strumenti chirurgici e del materiale ohe deve venir in contatto c on la ferita operatoria è stata raggiunta ai nostri giorni con a,;solnta sicnrezza mediante la sem pi ice azi0ne del calore umido o secco, o della bollitura in acqua semplice, o in soluzione fisiologica, o in soluzione di bi carbonato sodico, o di borato di sodio ecc., o in glicerina (per la sterilizzazione della seta) che ha una tempemtura di ebollizione molto elevata, di circa 2ù0 , la questione è ancora aperta invece per ciò che riguarda la disinfe. zione della. pelle, sia 11el campo operatorio, sia del le maui del chir urgo, più difficile ancora questa che q uella, poiehè Je mani sono p1it esposte ai contat ti infettanti: che non le parti coper te. Ho detto disinfezione; poichè la sterilizzazione della pelle inte;;a nel senso batteriologico è ritenuta. or amai da tutti come cosa impossibile ad ottenersi, poichè ad essa non si possono a pplicare, per ragioni ovvie, i mezzi sicuri in uso per il materiale, e bisogna quindi ricor~ere a.i mezzi chimici-meccanici, i quali però finora si sono di::::i.ostrati • insufficienti a.Ilo scopo, usati nella. concentrazione ad energia di azione compatibile con Ja vita de lla parte con cui vengono in contatto. In.oltre la presenza dei germi è stata constata ta non solo alla superficie e nei primi strati della epidermide, ma anche negli strat i
8G2
COXTRI I ,UTO SP ERI :UEN'l'A LE, ECC.
profondi, e negli elementi che l'attraversauo e comunicano con l'esterno, follicoli piliferi, canali escretori e fondi ciechi delle ghiaodolo sebacee e sudorifere, donde è quasi impossibile sloggiarli com· pletamente. Secondo alcuni a utori anzi le ghiandole sudorifere (come anche i reni, il fegato, le mammelle, e in genere tutti gli organi ghiandolari dell'economia animale1 avrebbero la proprietà di eepellere germi eircola nti nel sangue (V. i lavori di Wyssokowicz (#), ,V rede (4.o), Brunner t4G), Biedl e Kraus (-±7), Tizzoni (18), Pernice e Scagliosi (49 ) ecc.), e quindi provocare e mantenere lo stato di inquinamento della pelle su c ui shoccano i loro condotti escretori . E ciò tanto più che durante l'atto operativo generalmente sono in special modo attive elette ghiandole sudorifere, sia del paziente. del quale sono note le profuse sudorazioni in cansa del cloroformio, sia dell'o· peratore, per la tensiune nervosa, la temperatura-ambiente ecc. : e <inindi la pos::1ibil ità del l'arrivo dei germi alla superficie della pelle è facilitato da tale lavacro abbontlante delle ghiandole sudorifere e loro dotti escretori. Di qui l'opportunità che l 'operatore si sciacqui le mani durante il corso dell'operazione, oppure adoperi guanti di filo da cambiarsi al bisogno. Sterile nou potrà quindi considerarsi neppure la pelle del paziente, non ostante la più minuziosa pulizia e scrupoloso trattamento secondo le norme dei moderni metodi pii'.1 in uso. Secondo le ricerche di v . l'lfikuli cz, confermate da ogni parte, nella grande maggioranza dei easi si constatò la presenza. di ger mi (cocchi comuni ) nelle ferite operatorie, 11011 ostante la più scrupolosa asepsi ; sterili non putremo quindi cliiamare tali ferite. T uttavia con l'applicazione dei moderni metodi il numero dei microrganismi è talmente ridotto, e la loro yj. talita tanto danneggiata che l'organismo facilmente trionfa di essi; il potere J;actericida dei succhi organici e dei leucociti è sufficiente a ucciderli, o a renderli innoCL1i all'organismo; e le ferite guariscono senza ne pnnto a.rrossato. Con ciò praticamente abbiamo raggiunto il nostro scopo, che è la gnarigione delle ferite senza r eazione, sebbene non si raggiunga la sterili zzazione in senso bacteriologico. I metodi proposti per la disinfezione delle mani sono molto numerosi, forse in rclar.ione all<.1. insufficiente sicurezza della maggior parte d i es~i o alla troppo loro complicazicne, o agli inconvenienti della loro applicazione, o al grado di esiger1za e scrupolosità dei vari operatori, alla ricerca di un metodo ideale che fiuora manca. • ~oi non crediamo opportuno di fare una rassegna completa dei vari metodi. Diremo succintamente che la lunga serie si apre con il metodo d i Lister della nebulizzazione di soluzione fenica sulle mani
oo:-.TRIH('TO SPF:HIME~T,\ (, f•:, ECC.
del chirurgo e sul campo di operazione protratto per tutta la {lurata dell'atto operativo, nel l' intento di distruggere i germi vaganti pH l'aria, e impedire che, depositandosi sulla ferita vi pro,ochino la suppurazione. I risultati furono ottimi; specie col vivo paragone dei disastri dell'epoca precedente. Il metodo però dava anche avvelenamenti da fenolo, era troppo complicato e incerto, e fu presto abbandonato. Fu sostituito con lavature con soluzioni di sublimato corrosivo, di acido salicilico, timolo, acido borico, cloruro di zinco, allume e molti altri disinfettanti, dei quali è troppo lunga la. serie. Il metodo di Fiirbringer (1). consistente nella lavatura con acqua calda. 1:1 sapone e spazzola per 11 -2', pulitura del solco ungueale, la,·a· tura. con alcool, con soluzione t'enica 3 p. 100 e sublimato 2 p. 1000 ottenne larghissima diffusi01ic. Il Robb (2 ) propose la lavatura. con acqua, sapone e spazzola, seguita da lavatura con soluzione satura di permanganato di potassio. poi con soluzione satura di acido ossalico per togliere il colore mogano, poi con acqua. di ca.Ice per neutralizzare l'acido, poi con acqua tlistillata per levare l'ossalato di calce, e finalmente lavatura per 2' in sublimato corrosivo 2 p. 1000 seguita da acqua sterile per togliere l'eccesso di sublimato. Tale metodo era eccessivamente complicato. U na ottima modificazione vi fu apportata dal prof. Novaro (8), consistente specialmente nel far precedere al permanganato di potassio una lavatura con bicarbonato sodico 10 p. 100, nel sostit uire· il bisolfito di sod io 10 p. 100 acidnlato con acido cloridrico all'acido ossnlico per decolorare le mani (con che rimanevano superflui l'uso dell'acqua di calce e successiva acqua distillata) e nel so~tituire il sublimato 1 p. 1000 alla soluzione 2 p. 1000 usata dal Robb, prolungandone l' uso da 2' a 10', e tra lnsciando l'ultima lavatura di acqua semplice sterile. Tale ottimo metodo semplificato, tuttora in uso in questa Clinica, ha dato eccellenti risultat i. Esso è stato argomento di accurate ricerch e bacteriologiche pratica.te da.ll'assigtonta dott. Licini (30 e 43) che ne dimostrò il grande valore. Tra i moltissimi altri metodi proposti in questi ultimi anni ac· cenniamo ancora alla. soluzione di acitlo solforico 1 p. 100, l'acqua ossigenata 1-3 p. 100, il lisolo 2-5 p. 100, la miscela di Krouig-Paul (permanga.nato di potassio e acido cloridrico), che tutte si sono dimostrate di per sè, e usate da sole, insnfficient.i allo scopo, e n on privH di inconvenienti. Engels (4) raccomanda il sublimato in alcool, 2 p.1000; Heusner (14) è fautore de lla benzina iodata 1 p. 1000; siccome tale soluzione riesce molto irritante, egli consigli a di aggiungervi 10-20 p. 100 di parafina liquida; il Frank ([12) dà la formula: iodio 1, benzinu 750,
8«ì4
co:s;'l'Rllll"TO !,,PERB!EXTALF: , E CC.
parafìna molle 250. Il Schumburg (7J propose una miscela di alcool 2t etere 1, a cui si aggiunge acido nitrico 0,5 p. 100; con un batuffolot1i garza imhevuto <li essa si strofinano le mani, e poi si passa. il sul1limato 1 p. llJOO, o acq ua ossigenata. L 'acido nitrico è troppo irritante e poco efficace. Il medesimo autore propone (8) lo spirito saponato e alcool. l\[estral (G) propone la soluzione di sublimato a 1 p. 1000 in alcool a 7ll~. Altri autori tornano semplicemente all'alcool: così v. Brunn (12) lod a l'alcool a 96' : così pure lo Schoffer (5) e altri. I1n ece Klapp e Douitz hanno proposto l' uso del chirosoter, specie di vernice protettiva, la quale però alle prove hacteriologiche ist it uite da Becker tll) si è dimostrato infido. Herff (131 propone una misceli\. di alcool e acetone; e tale metodo non è risultato neppure esso certo e sicuro alla prova bacteriologica, ma in pratica., secondo l'autore, ha. dato risultati non inferiori a quelli ottenuti con altri metodi. Wa.llace (31) riferisce di eccellenti risultati con l'uso di etilen<liclorill 102 H 2 Cl,) con aggiunt1L di iodio 2,4 p. 100. Cosi purevanta buon i risul tati il Kutscher (37) con l'uso del chira.lcool, e il Zoliludowski (3:2-33) mediante una soluzione alcoolica di tan nino 5 p. lUO. Il Grassmann usa ;1 henzinoformio tbenzina più tetraclo· ruro di carbo11io): esso è molto irritante e ha avuto poca diffusione. Il Phochas pr0pose di disinfettare le mani col tenerle per lungo tempo nella stufa ad aria calda a 125°, alla B ier. In questi ultimi tempi fu proposto dal Grossich (D ) l'uso della tintura d' io11io per la <lisinf~zione del campo operatorio. Ta,Je concetto però era già sorto nella mente ùi al tri, prima che il Grossich elevas5e a metodo tale procedimen to. E invero il Kocher da molto tempo usa disinfettare con un batuflolo intriso di tintura d' iodio la cicatrice ombelicale prima. di procedere alla laµaratomia. S imilmente il R oux di Losanna consiglia la tintura d ' iodin per disinfettare il solco ungueale, ~he r appresenta il punto difficile della disinfezione delle mim i. Doderlein applicava la tintura di iodio sul campo d i operazione dopo a vervi praticata la disinfezione meccanica: Schauta la usa,a già, dopo aver disinfetta.Lo con acq na calùa., sapone e spazzoli\. e soluzione di sublimato. Il metodo del Gros:;ich con siste, come è noto, in semplici pennellature abbondanti di tintura di iodio officinale (circa 12 p. 100 F. A. U.J sulla. 1-1arte da operarsi, senza precedenti lavature con acqua e sapone nè altro, IDI\ soltanto previa rasatura a secco dei peli quando occorre : dopo dieci minuti si ripete la pennellatura con la stessa tintura : nei casi di mgenza si può abbre,·iare l'intervallo tra. le dne pennellature, fino a confonderle in una sola, prolungata. 1
COXTRIBUTO $ 1:'ERlMEXTALJi:1 ECC.
866
Il metodo ha avuto immenso successo e diffusione e da ogni parte e giunta. una. quantità di relazioni di migliaia di casi in cui ha dato la gt1arigione per prima. Però i risultati del controllo bacteriologico e istologico praticato da vari autori sono riusciti meno sotldisfacenti. Il Duse (23) ha studiato istologicamente pezzetti di pelle trattati col metodo Grossich, per vedere a quale profondità arriva l'c1zione dello iodio, ed ha. trovato che la tintura penetra per tutto lo spessore dell'epidermide c0rupreso lo strato basa.le, penetra negli infundiboli piliferi e nei dotti delle ghiandole sebacee, e sudorifere. Bacteriologicamente ha trovato che seminando nei varii mezzi di coltura pezzetti di pelle trattati col metodo di Flirbinger si hanno 4:! p. 100 di semine sterili; col metodo Grossich invece le colture rimasero sterili nel 59 p. 100 delle prove, e col metodo (-i rossich preceduto da lanttura. con acqua e sapone nel 68 p. 100. Dunque indiscutibilmente, come per gli altri metodi finora in us..> anche con la tintura di iodio possono rimanere nel campo operatorio germi patogeni. Però su 203 interventi asettici col metodo Grossich mR.ncò solo 2 volte la prima intenzione, cioè praticamente si ottiene lo scopo voluto, sebbene vi sia disR.ccordo con i risultati batteriologici. R icerche pratica.te dal dottor Licini (30-43) hanno dato che la raschia.tura. della pelle sulla superficie dove ha agito l'iodio, seminato in aga.r, gelatina, ecc. dà sviluppo di scarsissime colonie dei comuni cocchi piogeni; la raschiatura. della superficie laterale di taglio dà un numero più elevato di colonie, e finalmente la triturazione di inten pezzetti di pelle ha dato sviluppo di innumerevoli colonie. Possiamo ripetere dunque, che per il chirurgo non ha importanza assoluta e decisiva la presenza di a.lcu11i pochi germi in seno ad nua ferita, ciò che si verifica. molto più sovente di qua~to alcuni credono, e che nella. grande maggioranza dei casi l'organismo trionfa di essi, e le ferite guariscono per prima. Tali reperti quindi 11ou infirmano la bont,à. pratica del metodo, nei riguardi ai risulta.t i. "Ma mentre l'azione della tintura di iodo è costt1.nte e sempre eguale (supposta costante la sua composizione e il metodo di usarla), invece ben diverse sono le par ticolarità di struttura e la resistenza della pelle su cui si <leve applicare, e sarà risentita. ben diversnmente p. e. sulla pianta del piede o sul viso. E da varie parti sono sorti lamenti in questo senso, di una troppo energica e non regola.bile azione della tintura ; eczemi ribelli, formazioni di vesciche, scottature, piaghe. Il Iungengel (51) giudicando che tali fenomeni di irritazione fossero dovuti ess·enzialmente all'alcool della tint ura, 55 - Giornal e di rntdici11a militare. - Fase. Xl-Xli.
CO:-.'TRIDC:TO SPER IM E:\'TALE,
~:cc.
pr opose di sopprimere questo solveote, e di far agire l'odio da solo, por· tando sulla pelle da disinfettare i vapori di iodio sviluppati da un suo speciale apparecchio elettrico : ma pare che i risultati non siano del tutto soddisfacenti, senza contare la troppa complicazione del metodo. P er ovviare a tali iucon,enienti si consigliò di attenuare l'azion e della tintura, mediante diluizione di questa in alcool assoluto. Così Hesse (25) usa una miscela di 200 gr. di tintura di iodio in 800 di alcool assolnto. Il Grossich però (10) re,-pinse tale modifica come inutile e dannosa. Altri usarono ancora tinture a titoli. diversi, inferiori a quello del l'ofticinale A. U. al 12 p . lOOU. Ma in tal modo si abbassa il potere antisettico della tintura, rendendola debole e insufficiente allo scopo. Altri autori, fra cui Bérard et Chattot (18) hanno proposto in vece, e più giustamente, di lascial'e intatta la composizione della ti11t1wa e la sua elevata energia antisettica, ma di .sospendei"Tle l'azione a tempo desiderato, Za i:anclo con alcool as,qo/n to, il quale asporta l'iodio, che rappresenta la parte atti va e causticante. Anche nella clinica di Kron· lein, secondo il referto di Schnmburg (7) si usa lava.re con alcool assoluto dopo la tintura di iodio, per sciogliere e asporta.re l'eccesso di iodio, e limitarne e sospenderne l'azione. Seubene l'iodio sia solubile facilmente in alcool, tuttavia è difficile allontanarlo completamente con tale sistema, o almeno in modo sufficiente e con la desiderata. prontezza. Per tale scopo pensai di ricorrere invece ad um pi·ocesso cltùnico capace di /issare p1·onta111e11te l'iodio e troncarne l'azione al momento de· ,çicfrrato. Ciò si ottiene neutralizzamdo l'-iodio con solitzione di iposolfito di .~oclio 10 p . 100. In of'talmoiatria per la cura delle congiuntiviti noi adoperiamo delle soluzioni di n itrato d'argento ad un t itolo abbastanza forte, sufficiente per prO\'"ocare una oansticazione degli strat i pii'.1 superficiali della mucosa, che sono quPlli che contengono i germi <la dist,ruggere, o anche il nitrato in f.Ostanza: se lasciassimo a. Rè la !)arte così t rattata, per r azione troppo forte e prolungata del rimed io avremmo causticazioni dannose e pericolose sulla cornea, ecc. P er evitare ciò, noi non possiamo usare soluzioni diluite, perchè esse sarebbero incapaci di dare il riRultato desiderato, della causticazione <lei primi strati, limitata ma energica. Dobbiamo invece usare tali caustici forti, ma arrestarne l'azione al momento voluto, e non già mediante lavature cou acqua àii:;tillata, per sciogliere e asportare il rimedio superfluo, bensì mediante un processo chimico pronto e completo, cioè mediante la soluzione di cloruro di sodio. AgNO, + 2 Na Cl== Ag Cl,+ Na~ NO, .
OO~TBJDCTO Sf'EI/IME:--TALE, ECO,
SG7
Analogo processo avviene la,ando con iposolfito di sodio le parti t rattate con t intura di iodio. -~vviene istantaneamente la seguente reazione: J2 2 (N'a, S, O, 5 H, 0) 2 Na J Na, S, O,. + 10 H, O con formazione di ioduro di sodio e tetrationato di sodio, c.he sono sostanze indifferenti, non irritanti. Si potrebbe obiettare che esiste una così detta tintura di iodio inglese, o decolorata, la quale dovrebbe a,•ere tutte le proprietà della tintura officinale (meno il colore) e quind i pos,;edere anche le proprietà antisettiche e irritanti di quella; qualorn ciò fosse, sarebbe illusione il nostro tentativo di arrestare l'azione della tintura oflìcina.le, mediante l'iposolfito: essa rimarrebbe egualmente irritante, e solo avrebbe perduto il colore. :Ma la tintura. di iodio inglese prepa,rata per azione dell'ammoniaca sopra una soluzione alcoolica di iodio al 2 p. 100 è un assurdo chimico, ossia non è più tintura di io:iio, })Oich è non contiene pitt iodio libero, ina è una soluzione di ioduro di ammonio, che ha proprietà affatto diverse. Col procedimento indic1.1,to d nnque siamo in grad o di poter applicare la. tintura di iodio officinale sul la pelle anche la più fina, nei bambini, donne, ecc., ,enza preoccupazione per le possibili causticazioni, poichè a piacimento possiamo sospendere l'azione del rimedio. In considerazione cli tali fatti pensai che c:a,lHa l'ostacolo che finora aveva impedito di applicare il metodo Grossich per la clisinfezio11e delle mani dell'operatore, cioè la troppo irritante e causticante azio ne della tintura.. Determinai perc iò di fare alcune pro, e, e i risultati fur ono soddisfacenti. Si procede come segue. Con trna pinza ~u c:ui :;;i mo11ta un l.,at uffolo di cotone (preferibilmente una pinza ve<.: chia o fuori d' uso, p<1ichè l 'iod io corrode e rovina fortemente il metallo) o meglio con una bacchetta d i leguo o vetro su cui è fissato u11 batuffolo cli cnt.one intriso cli tint ura, si comincia a pennellare le unghie, le dita, la faccia palmare di. aml>e le mani, che abitualmente $0110 le parti più infette, e anche perchè più l'esistenti. Dopo due o tre minuti si p e11nel1a con speditezza la faceia -d orsale del lemani, e da ultimo la parte i II f eri ore dell'avambraccio. Qua11do per l'evaporazione dell'alcool, la. tintura rapiòamente si coucentra, e Jo mani hanno perduta la loro lucentezza e sono diventate asciutte, e ,-i comincia a sentire u11 lieve senso di calore, specie all'avambraccio, ir. media. dopo 2 o 3 minuti si immergono le mani in soluzio11!.' ste1·ile di iposolfito di sodio 10 °0. Subito si osserva un pronto dec.:olorarsi dE>lle mani, ~pecie alle parti dove la pèlle è meno spessa. Alla palma e alll' ui1ghie iuvece persiste talora una leggera tinta giallognola. Le man i
+
=
+
SGR
C'OXTRlllUTO SP ERDI E'.'.TA LE1 ECC .
sono pro11 te per operare. Finita l 'operazio11 e se le mani e le unghie hanno conservato anMra un a tinta gialla per l'azio11e della tintura vi si passa UJ l batuffolo di garza imbevuto di amm oniaca , con che la. tinta i tterica. scompare all' istante. Le pri me vol te eh~ si fa uso di t ale p rocedimento si avverte per alcun i minut i un lieve senso d i calore alle par ti con pelle più sottile. il <·he però è cnsa t rascurabile : d<Jpo due o t re giorni si osserva una li evissima desqu amazione, e se è leci to il paragone, a somiglianza d ell'er itema solare ch e si osserva nei primi giorni di permanenza in m ontagua, per l'azione ch imica della luce. I n seguito tale fatto si a ttenua e scom pare ; sì che i11 occasione di esperien ze su a nimali pratica.i fi no a t re volte in due ore tale procedimento sulle mie mani, senza. inconve11 ien ti. ~e] tempo in cui praticai tali esperienze ricercai sistemat icameu t.e l ' iodio nolle orine : fu sem pre assC"nte: sol0 l1ue volte ne riscont rai traccie; l' assorbimento du nqu e è nullo o limitat issimo. La ricerca dell' albumina fu sempre n egativa, nessuna modificazione nello ;;:tato generale: nessun fenomeno d i così dP-tto iodismo. Da q uesto lato dunque 11011 vi so110 preoccu pazioni. Qui cre(lo oppor t uno far notare che n ella tint ura di iodio conser,ata i n boccette 11 011 ben chiuse si forma col temp o acido iodidrico. [Curtot (20)], a ldeide e etere acetico: ad essi specialmente si devono attribuire i fenomeni di irritazione c he talora si osservano dopo l 'uso della tin tura di iodio. Nella ti ntura d i iodio tenuta. n elle ~!\le comuni deg li ospedali tali sostanze si trovano in gran copia: olt re a ciò, per l'evaporazione dell'alcool detta tint ura si concen t ra, e viene a contenere un per cento cli i odio sempre m aggiore, e superiore d i m olto al prestabilito (12 "~ circa) . Di qui la norma di usare preferibilme11te, per il n o»tro si·opn, la tintura d i re1·e11te preparazione, e d i co nservarla in vasi chiu si cnn t appo smerig liato e parafin ato, e al riparo dalla luce. P er controllare l'efficacia d i t ale procedimen to h n inst,it uite due serie <l i esperienze : l '') Colt ure sopra i comuni me1/-zi n utrit ivi; 2') Applicaz ione in operazioni sug li anima li. Riferisco s uccintame11te le un/3 e le al t re.
*** 1°) R1cE11on1s 11ACTE n 101,0 0 1c HE. - A). Dopo aver trattate le mani r on ti11tura di i odio seg uìta a tempo oppor t uno <la iposolfito di sodio 10 °~ come si disse, e d i aver le deterse dai residui di questo mediante u n batuffolo asettico, i m mersi l' estremità delle dita, &
8tiU
CO:XTRIBUTO Si•El<Hll~l\ l'AL&, ECC
specialmente le unghie, in scatole Petri colltenente gelatina fusa a 35'; si pongono le scatole in camera umida (!;catola di Tindall). Le dieci p·rore fatte in gio1-ni dire1·si non diecle1·0 nes.,,uno li'l.:iluppo. B). - Con le mani trattate Hel modo descritto si fecero i u dieci giorni diverse dieci prove su agar in scatole Petri, poggiandovi ripetutamente la estremità. delle dita: la parte dorsale e le unghie. r~ clieci prore rimase1·0 sterili: solo in una si svilupparono dopo 10 giorni due cespugli di P eniciliu,rn glaucmn, il che 11011 ha importanza. C). - Le mani preparate come sopra sono portate iu contatto con brodo sterile in scatola Pet ri, agitando e lavandovi legger· mente le dita. Lasciata. la !,Catola 2-1 11 a 37°, passai un'ansa del contenuto in in tubo di brodo sterile; di questo, dopo aver agitato, passai un'ansa in un secondo tu bo di brodo; e dtt questo un'a11sa in un terzo. P oi da ciascuno di questi tre tubi passai un'ansa di brodo~ rispetti vamente un tubo di gelatina fusa a 35°, ' agitando leggermente e get· tandola a. solidificare in altretta11te scatole P etri, che misi in camera umida. - Risultato: Su gelatina seminata col 1 ~ tubo nessuuc, sviluppo > > 2" > >
s·
>
>
»
>
»
0 1) Modificai ali ora l'esperienza C ) nella seconda parte: preparate le mani e portate in contatto col brodo in scatola Petri e tenuta questa per 2411 a 37~ come in C), passai direttamente in 6 tubi di gelR.tina fusi a 35°, rispettivamente 2, 4, 8 anse, II, lV goccie del brodo: mescolato, agi tauclo si getta a solidificare in scatole P etri ; a.mera. umida. - Risultato medio di 6 esperiouzo: con 2 anse di brodo nessun sviluppo » 4 > > > > >
8
»
II goccie
>
IV
> >
>
»
,.
>
>
da O a 5 colonie » > 2 a. 8
lJ). - Dopo l'applicazione dell'iposolfito di sodio volli provare a lavare le mani per circa 2'-3' con acqua comune sterile calcla, e poi le misi in contatto col brodo, come nella esperienza C) e C'). - Dopo un soggiorno di 2411 in stufa a 37° il brodo mostrò un lieve intorbidamento: di esso un'ansa fu portata in m1 tubo di brodo sterile; da que~to un'ansa fu seminato in un secondo tubo di brodo, e da questo un'ansa in un terzo. Da ciascuno di questi tre tubi passai un'ansa di brodo rispettivamente in tre tubi di geJatiua fusa a 35C, portando poi questa a so·
8'i()
CONTrlIDUTO SPERI:\!E~T ALP., F.CC.
lidificare in scatole Petri: camera umida: su 4 prove s1 ebbe il 8egu~nt,e risultato in medi a: Su lla. gelàt ina seminata col 1' tubo, da 30 a. 80 colonie »
>
»
2'
>
'l> ))
10 ,, 4.0
»
2 >
»
8
Da questa. esperienza risul terebbe duuque che dopo l'applicazione della tintura d i iodio seguita da iposolfito di sodio 10 p. 1.00 le mani sono, se non ster ili, almeno così povere di germi, e questi sono così attenuati e d i scarsR. vitalità che non dànno più alcun sviluppo in gell\tina nè in agar. In brodo invece t ali germi hanno m ostrato di potersi meg lio moltiplicare, sì che dopo 2-!11 sono già in numero sufficiente per dare i risultati dell'esperienza C'). È lecito su pporre che se invece di essere per,enuti in brodo, cioè in un mezzo di coltura favorevole e del tutto passi\'o, tali germi di scarso numero e di d iminuita vitali H\ fosi-ero pervenuti in seno a una ferita operatoria sarebbero stati distrutti dai poteri di difesa. del l'organismo a11imale . e la ferita 110 11 avrebbe mostrato alcuna reazione, il che è quanto ci interessa in primo lu0go di ottenere. <,iuanto all'esperienza D) si può arguire che la lavatura. con acqua semplice steri le calda abbia agito favo revolmen te sullo sviluppo, sia nllontanando completamente i r esidui d i i posol fito di sodio che, sebbene abbia un potere antisettico limi tato, t uttavia n on si può escludere cl1 e possa eserci tare u na certa azion e di arresto sullo sviluppo dei germi: siR. procurando un aume nto d i numero dei germi mediante il rigonfiamen to e la caduta di squame epitlermiche, o liberando così i germi che fossero rimasti imprig ionati negl i strati più profondi. Ciò vuol dire che noi ci guarderemo bene dal lavare le mani c0n acri ua sterile p rima di operare, pratica che ritengo affatto d11.nnosa; in caso di bisogno si nsi l'alcool a 80', n el corso dell'operazione.
*** 2°) E,er-:rni:::-:zE ;:um,r ,,Nrn ,1LT. - Gli esperimenti sui cani diedero risultati molto soddisfacen ti: A ) 1 eani erano prepara ti con rasura a. secco dei peli, e appl icazione di due pennel lature di tintura d i iodio su l campo operati,o, a cinque minuti di in tervallo. Non praticai n essuna applicazione di iposolfito: poicl1è non ave,o nessun i nteresse d i limitare e arrestare l'azion e della tin tura : narcosi cloroformica. Da prima, mi limitai a praticare operazion i asettiche nella ca,ità peritoneale. Fatt.a la lapa-
CONTRIBUTO Sl'SR UdE::-ITALE, ECC,
871
ratomia. mediana, dopo prolungata. esplorazione della. cavità addominale allo scopo di aumentare i contatti, praticavo l'atto operativo : sutura. delle pa,reti a tre strati: tintura di iodio sulla sutura ; collodion. I 12 cani sopr11,vissero tutti ; in nessun caso si ebbero segni di r eazione peritoneale: in 3 casi suppurò la. sutura. della pelle. a) Gane barbone 15 aprile splenectomia guarito p. p rima. b) Cane volpino 15 id. id id. e) Ce.ne comune 17 icl. id. suppunta la sutura cutanea. id. guarito. <l) Cagna. comune. 17 id. id. id. e) Cagna comune. 17 id. id . id. f) Ce.ne da caccia. 19 id. id. suppurata la sntnrn g ) Cane volpino . 21 id. cutanea. id. id. a') Cane barbone. 28 id. nefrect0111 ia d . id. guarito p. prima l/1 Ca.ne volpino . 28 id. id. id. d'J Ca.ne comune . 20 id. legat. art. reo. d. p') Cane comune . 2~l id. id. id. id. id /'J Ce.ne da caccia. 2Q id. *
** B) V isto l'ottimo esito della serie A) di esperimen ti, pa!':<ai a praticare operazioni non asettiche nella cavità addominale. Anche qui i risultati furono eccellenti. Furono praticate 9 resezioni della parte pilorica dello stomaco: resecato l'omento rasente la grande e h, piccola curvatura e della pariJ pilorica per il tratto che si voleva resee,ire, collocati robusti compressori sullo stomaco e sulla parte superiore del duodeno sul limite della parte da resecare, si tRglia, e si esporta il piloro; sutnra e inCt\ppuccia.mento del moncone duodenale che si abbandoua nell'addome (a causa della vici nanza del pancreas talora riesce scarsa h~ porzione di duodeno disponibile, e difTiciie l'iucappncciamento) : sutura. completa dello stomaco ; fissazione di un'ansa del digiuno sullv stomaeo in anastomosi : sutura della parete a tre strati. Dei !:) can i così operati 7 guarirono, 1 morì dopo due giorni, per peritonite, per cadubi di un punto nell'angolo destro della gastroenteroanastomosi; 1 guarì bene dell'atto operativo, ma al dodicesimo giorno mori di peritonite e si trovò lo stomaco pieno di schegge di ossa : stante le ottime condizioni dell'animale, gli era stato dato il cibo comune, il quale cunteneva residui di carne, con O!l:S!l 1 ecc.
872
<·O:,,TRIDC:TO S PERIMENTALE, E CC.
h) Uane comune
3maggio resezione del piloro e gastroenteroanaguarito p. prima. stomosi id. id. i l Cagna comune. 4 id. id. id. l > Cagna c<,mune. 6 id. id. id. m I Cane bracco 8 id. n) Cane volpino id. peritonite acuta. 9 id. id. guarito. h") Cane volpino . 1G icle') Cane comune . 17 id. id. id. d") Cane comune. 22 id. id. id. g' ) Caue volpino . 23 id. id. suppurata la sutura cutanea. Pratic,ù ancora 9 entero anastomosi termino-termina.li previa re· sezione di un tratto di iutestino di varia lunghezza, e due colecistectomie: delle 9 enteroauastomosi 7 guarirono per prima, 1 mori nella notte dopo l'operazione (cane a" che aveva subita la nefrectomia a' il 28 aprile, e la splenectomia a ) il 15 aprile, ma che del resto era in l,none condizioni) ; 1 mori 6 giorni dopo l'operazione per occlusione intestinale in causa di un grosso tappo di peli lungo circa. 8 centimetri, arre,,tatosi al disopra della enteroanastomosi. Le due colecistectomie guarirono entrambe. o) Cane comune vecchio. . 24maggio resezione intest.-entero-anastomosi termino · terminale guarito. p) Can e bracco vecchio. . 24 id . id. id. g) Cane comune 26 id. id. id. 1· ) Ca11e barbone . 27 id. id. occlusione per tappo di peli . .,) Cane v o 1 pi u o giornue. 27 id. id. guarito. t ) Cane da caccia. 2!) id. id. id. 11) Cagna da caccia 2!) id. id. id. id, a") Cane barbone. 30 id. morto dopo cir-
.
ca 8 ore.
Cane ha rhone . BO id. id. ,r ) Cane co mune piccolo . ,$ giug no colecistectomia 21 Ca n e b rtt. cco Yecr-hiu . H id. id. r)
guarito. id. id.
co:-.TRIBUTO SPERDIE:,."TALE, E CC.
873
***
Come si vede i risultati furo110 molto buoni. Allora mi sono fatta l'obiezione se ,ciò non dipendesse in massima parte dal potere molto energico di difesa del peritoneo, specialmente negli animali, contro i germi che vi potessero essere stati portati dalle mie mani. Perciò pensai di praticare alcune operazioni sulla cavità cranica, poichè alle meningi fa. difetto tale potere difensivo. Rasata la cute e trattata. col metodo Grossich, condotto un taglio della pelle della regione parietale praticavo con lo scalpello e martello una apertura nel cranio, grande come un soldo; aperta la durn. madre introducevo successivamente in contatto col cervello l'estremità delle dieci dita: sutura delle me11ingi, del periostio, aponeurosi, cute. Di 7 cani cosi operati 5 guarirono i;enza complicanze, 2 morirono pe~ la. suppurazione di un grosso ematoma. sottocutaneo m seguito a deiscenza della sutura cutanea e meningite. o' ) Cane comune . 5 giugno trapanaz. cranio, incisio11e dura maguarito. dre • 7 id. p') Cane bracco id. id. q') Cane com une id. id. ematoma su ppur. 9 meningite. s') Cane voi pino 10 iLl. id. guarito. id. t') Cane da. caccia. 12 id. id . id . it' ) Cagna.da caccia 14 id. ematoma suppur. meningite. id. v') Cane barbone . 16 id. gu&.rito. *** Dai risultati su esposti si può dedurre che il procedimeuto i11dicato, sebbene non dia la certezza della sterilizzazione delle mani, il che :non si ha a rigore con nessuno dei metodi in uso, tuttavia p roduce una. disinfezione di e~se molto spicc,ita, e tale da permettere di eseguire atti operat ivi abbastanza lunghi e delicati, in regioni e organi estremamente seusibili. Per cui ritengo che il medesimo pos.:;a essere pr eso in considerazione, anche per la sua estrem,t semplicità e rapidità, nella pratica chirurgica., in genere, o per lo meno nei casi di e:;trema urgenxa, specia lmente in contingenze particolari, dove manchi l'opportunità di applicare gli A.Itri metodi che più fosse ro graditi. · Genova, novembre 1911.
874
COXT.Rlfft:TO S PE RDJl, NTALE, ECC.
BIBLIOGRAFI.A. Unlt>1·s11chttn!fl!ll mul Vorschriflen iib6r clie Desinfection der /!linde rles . frztes nebst Bem e1·k ungen iiber den bakteriologischen Characte1· d es Sa9el.~ch1m1tz,,s - (Centi·. fiir Chir., 1&'>8). ( 2 ) Roes. - Praci ical applicatio11 o( the pl'incipes o( sterilisation. - (Ame1·. JO!lrll , of' rJbsietriCS1 189!, V. 30). ( 3 ) ~O\' ARO. - Asepsi e anlisep,i in chirurgia. - Tipografia Landi, Firenze, 189~. ( ·1 ) E:-.GELS. - Die Desinfektion der I1ii1ule. - (Jallresbericht der uesammten M ed., UI05, I , p. 558), ( 5 ) ScnAEn·i,;n. - fil Saclten A l!.ohol wider S 11blamin . lifonalsschdfl f. Gebm·ts, hiilfe. - (Dal Jahresb. f. g ~s . .lfecl. 1!105, p. 558). ( t,) :llES"rHAL. Contributio1i ci t•,;t11de de la dé.~infection des mains - (Recensione del Z entralb. f. Chir., l!)QG, p 105:> ). ( 7 ) S CII U)IBt::Ho. - Vers11 che ·iiber ][linded esin(ektion. - ( A rch. di tJ. Langenbeck, V, 79, f. 1, 19llG). ( S j I o. - Seifenspiritus mid Alko~iol bei <ler H iindedesinfektion. - (Deutsche 111..cl. W ochenschrift, ll)ll, 20). ( !) ) Onnss1c11. Eine 11eue Sterilisi1Jnmg.rn1.etho<le der Haut bei Operationen. - ( Vorliiufi!1e .llitteilun!J - ½entralòla U fii1' Chfr., 1!)08 44). ( 10) ID. - Zit ineinem Desinfel.:.tio11s1·er/'a/11·en dei· Ha ut des Operatio111feldes miftel.~ Jorltinl.:lur. .:..• (Z enfralbl. fiir Chir., 1910, n . 11). (11) Br::CKER. - Uebe,· Iliin<lPclesinfek.lio11 111it Chfrosoter. - (1,liinchener med. Woch., 190!.l, n. 11, p. 567) (12) v . Bnu:s::-:. - Uebl'r 11ew •r P IJPsil'cbm1ge11 zm· Verbesse1·uny und Vereinj'acl11m9 der Hiill([Pde.,infel.:lion. - (.llilnch. m.ed. Woch 1909, 17, p. 893). (W) HEt:FF. - D er Azetonalkoh ol in <ler Desin(el.lion des Op erationsf eldes. 1½eni1·a.l/J. f. Chir. 1!)09, 52, e ib. l!JlO N. 1 (1-!) HEL'S::-IEH. - Uebe1· eini.'Je nniere D esin(ektionsmethoden. - (Zentrlb. f. G,ljnek, HIO\:J, 38). ( 10) H ,,1,1•1-:1::-.. - Ueber ein ei11f"aches v ,,r(altren der llr'inde-und llautclesinfek·tio1l. - (Jalmsb1>,·icltl, 190!1). ( ll•ì S THl·:'l'TI. - S 11lla sterilizzrizione della p elle con fo tinlllra di iodio. - (Po· liclinico, HIO!'I, pa, te p1 atfra/. (17) \V At.TBEH . - Desi11feciio11 d e la p 1•0 11 p ar la teintu re d" iode. - (S emaine m,:ct., WO\:J, p. 152,1. ( 18) B~:1u1:o et C11ATTOT . - I/asepsie du c!th-111·gien et <le l'op,;,.é pr,r la t einwre de iodc. - (Lyo,i chir., IU10, Vol. III, JJ. 545. R ecens ione del Zentr. f. Ch ir., !HlO, 3:.i). (1!1) H un1.1T:,cuE:sKO. Uebel' lla11tdesinf<tklio11 mii Jod. - ( Zentr. 1: Chir., ( l) F C i:RRI~GER -
ll.110, 32). (:2Uj C l:1n'<>T. - .lctio11 d 1t io,/e sur l'alcool. H111l, I. Dal X entr. f. Chi1· .. 1910, 32). (~1) D o :oiATt -
J o<l. (:2:2) DL·sr;'"' 1910·.
(Arclt. de m éd. et pliarrn. militaire,
UPbel' clie U atlttlesi11( eklion des Operationsfeldes mit Al'kohol w1d (De 11tscl1e m ed. IVo~h , J!JlO, 13). J 11uot:i m etodi di di.~in f ezione cMla p elle. - (Clinica Chinn'[;ica,
CO:).TRJBL.TO Sl'ERIMENTALE1 ECC',
Ricerche istolo.,,i,·h~ e t,acterioloyidte sttl m etodo G ros.~ich. - (Policlinico, Se:-:. Chir, J(JJ I, 2). (2,1) F1me:ruuss. - Die De.sinfektion der l1ai,t m.it Jodtinl.:tur. - Società m cdicn. di Berlino, gennaio, HHO. ( Mìindi. nied. 1Voch., lUlil. 2). (:20) RESSE. - Die De1in(o:l.hon d er llauf 11ach G,-ossich. - (Xe11lr. f. Chir. , 1910, 15). (2fl) KA i;SCH. - .Zur J o,llinktiirdPsinfektion 11ach Gro:,sfoh. - (Xenfrall,. f. Chir.,
(23) DusF.. -
l!JIO, 321•
(27) KNOKF~ - Die Gms:,ich'-sche b[etho<le d~r Jiautdesinfel;tion. - (Miittch. med. Woch, 1910, H,). (28) LAN'GEltA K. - .Zw· H;i1uledesinfektion. - (Ze11tr. f. Chi,·. , UJLO, 2U). (Z<J) Scumu<.:m;ri. - Ue!Je,· Neuenwgen auf (fon Gel,ide dei· Hautdesinfektion und ihre /Ju leulim,q (iir die allye111ei11e Praxis. - (X rnl-ralò. fiil' Cltiniryie, lVlO, 32). (30) S'!'lll<:tTBERO~:R. Ue/Jer die nesin(ekfion ,Zes Ope1·ations11el,ietes mit Jolltinl.-tur. - (Deutsclte m e,t. W ochenschrift, !UlO, 20). (31) WALl,ACis. VorWufìye Milteiluny iilier die D~infektion dcr [/a11t ruit ../Jethylendichlorid (C, H, Cltl und .Jod. - (/lrit. med. Jo11rn., 1910. Rec(\nsione delln Jliinch med. Woch., HllO, -H). (R2) Zt.JJLUDOWSKI . - Zm· llatttde.si11fcktious/ra!/e, - (Z,·11tm/l,lflt (iir Chfrw·yi.r:, 19LO, 8).
(3:1) Io. - Weitere Er(alirw1gen itf,er die l 'eNin(ddio1i der H iinde mul des 0Jie· ration!1feldes mittels Alkoholtannin. - (Deul. med. H"och., 1911, 9). ([H ) BnC~1xo. - T"erylPichende De.,i11(ektio11st·ers11che 111/t Jodli11klnr 1md All.ohol, - (Archit·. fiir 7,·lin. Cftirmgie, V, 9-1, f ;J. Recensione ùella D eutsche m ed . IVochenschrift, lUJ I, lt!, p. E;.i:?). (nsi DEc K1m. - E,1·pe1·iinenlellc JJeitr,"ige zur Frage d ,i1· J ndtinl.turdesi11(el;lion. - (Deutsche 11ted. Woclienschri/t, 1911, 23). Olì1 Bonus:;-. Uelie1· die m ocleme J odpi11sel1mg, ::ou:ie iiue1· deren weiter es .-lnwend11n!/s.'le!,ief. - (l}euls. med. Woc71., 1011, S). (<l7) K11Tsc 111-:n. - UntP,1·s1tehtLn!Je11 iil,er die Hii11dedesinfektion init C!liralkol. ( /Jerlitier ldin. ll'oche11sch1'i(t, 19 U, 17), (:38) KCT'l'NErt. - Die Desi11fectio11 dPr Hii!lde und des Operntion.sfeldes. - Congresso dc ll;i Soc. ted . di Chir. Berlino, apri l<' Wll. (Deusche 1n1:d. ll'oclt. Hlll, 20. Z entr. f. Ch., HHl, ~J). ,H!.l) LrtaNJ. - Sulla <li.~inj'e zione della p,,fle in chir1wgia. - (Corl'iere sanitario, 19 LO) . (40) S1cK. - Alle.v wid ..Yeues z11 r lflìnclPdesin(el.:tion. - /Jeulsche m ed . H'ochen, .~chrift, 1911, 17). (41) V. H ECl!T uncl R. Ki1111.Er1. - l'11te1·suchw1.y en iil1Pr .-l11Ppsi::. - Wienel' ldinische Woclten.~cMift, !Vlt. 11). (-k2) SPF.CK. - Hygienische lllindedesiJ1fection. - Y.eit.vchri(t ( ii r fly9ie11e, Y. {il ,, p. li0-2). ( lfl) Lrc1:s1. - 811l.teriolo9i11che N achfo rscl11wget1 iilier die l/,'inde1L·11in/'ekti,m na;•h Xo,.aro. - (linws's Beiln'ige, 1911). ('1 ~i WYss· ,K»\'ITZ. l',,t,e,· die s,:hicksrtle del' iii's Bfut i1\jicirlen Mikl'ooryanis• men i1n Kiil'per clP,· \\'nrn1l11iilere. - ( Z eit.~.;hl'ift (iir llyyicne, 188fi, V. I). (-1:.i) Wn&oE. - u~ber ,1usclwicltmg 1:on TJaklel'il'n cl1t1·ch den S.:lureiss. - ( ,hr.hi.{il?• 7:l. Chir. di v. l.nngcnbcrk, 1!)011).
070
COXTRIBl!TO SPERUIENTALE1 ECC.
Zur Anssclteidung von Mil,Tol,i1'11 durch die Ekh/l'ei.,sdriisen. (Archir fii.1· kl. Chir. di v. Langen beck, 1906). (-17) BtEIJt. e K,u c..;s. Uet,er die Ausscltei1lm1g der il/ikroorganismen durcli d1·ii· si!te Oryane. - (Zeitschrift fii1· Hygiene, V. 26, 189i). (IB; Tizzo~,. - Co11tril1uta allo studio delle vie di eliminar:ione dall'organismo dello stafilococco pio!Jeno aureo. - (Riforma medica, 1SU1, p. 289). (1:J) P1::11~1CE e St:AG1.10s1. Sulla eliminazione dei l,actei-i dall'organismo. (Riforma Medica. H:J!>2ì(o0J LAUBt:;:SH ti:J.\IER. - 1lii11ded1:sinfel,tio11. - (D~11tsche med. Wochenschcrift, UHO, p. l~l), (oJ) l u:suENOJ,:L. - 1/auldesinfeklion 1md Wvndbehandlimy mit J oddampf. (.lf ii11chener med. IVoch., 1!)10, n . 12, p. 6:35). (o2J FRA~"· - Zm· Jocll11:nzinfragt. - (Miinch. 111ediz. Wocheuschrift, 1910,
(.lG) B1wxx1-:11. -
n . 12, p. IH4ì, (63) ELJCE Mc D nxALJ>. -
Sterilisatiu1i o{ the ski11 by a ne,c jodi11e sohition. ( Med. record, l!Jl 1, n. lo). Da l Zent1·. f. Chi1·., H!ll. n . 38). (:1 i) J F;!-.1•:Y. C.:1,er die :;ogenannte Sclmelldesinfel,tion de l' lilinde mii Chlo1·1netal;l'esolazeumall.:ohol nach Dr. Konrad. - (lVimer med. Woche11:;chrift, 1911, :H. Recensioue del Zenlralblatt f. Cltil'., 1911. 43, p. USG). (oò , Tm~LLI. - f:iulla disinfdlal,ililà della ptlle mnana normale. - (Archivio J>el' le .vcienze u1ediche, HIO-!). (5GJ Ft11\TA:SA . - Dei recenti metodi d ì dfainfezione della cute e d i im nuovo me· lodo con soluzione alcoolica di acido vicrico. - (Riforma 1nedica, 1911, i55). (57) AHLt"~:r,o. - Deutsche m ed. ll"ochenscrift, 18~1, n. 1 ). (&SJ Lurn1,;~1A:-N. - Verst1chsel'gelmisse m it !tfeliofor111 als Desinfeclction:;mittet (iir Hii11de mid Inslrmnenle. - (Detti. 1ned. lVoch., l!)Ofl, p. 302ì, (o\l) R uTA. - 811l valore scientifico e pratico della anli:;epsi della p elle pel' mezzo della ti1itu ra di iodio. - (Giornale di medicina 111il., 1!)09, XII).
877
CASUISTICA CLINICA CONTRIBUTO ALU. CURA DELLE FRATTURE DELLA MANDIBOLA COìllPL ICATE A FERI'rA DELLA )[UCOSA ORALE, E DI QUELLE DELL'OLECRANON COMPLICATE A LUSSAZlONEDEL G0:111ITO E ROTTURA DELLA CAPSULA ARTICOLARE, per il l\Iaggiorc Medico San t o1•0 dott. Glnse pp~ dell'ospedale militare di Brescia. Due importanti casi di traumatologia capitati sotto la mia osservazione e cura !lei reparto chirurgico dell'ospedale mili tare di Brescia, e riferen tesi uno a frattura doppia della mandibola, l'altro a rottura complicata dell' olecranon dest.ro. hanno fissata. la mia. attenzione su alcune considera:doni d'indole anatomo-pato• logica ed operativa, che io non credo superAuo comunicare ai colleghi. I CASO. -
Fratlura doppia della 1na11dibola.
Di tutte le ossa della faccia, il mascellare infer iore è quello che s i frattura più frequentemente. Nondimeno le sne fratture sono più rare di quel.le che a prima vista s i potrebbe supporre per la sua posizione superficiale: s embra che debba alla sua mobilità dall'alto in basso, e forse alla mobilità della testa sulla colonna vertebrn le di poter causare le violenze esterue. Tutti i punti dell'osso possono essere s ede di una soluzione di conti nuità, ma s i rompono specialmente il corpo dell'osso, tra la s inlh i e l'inserzione del mKssatere, all'inizio della branca montante, ed al collo del condile articolare; p iù rare sono le rotture delle branche e dell'npofisi coronoide, forse perchè protette da un cuscinetto più o meno abbondante di tessuto muscolare. Non di rado la frattura no11 è unica, ma multipla o doppia, e questo 11.vviene più particolarmente nei trau matismi g ravi ad azione diretta sulla manrlibola. L a scontinuità dell'osso di solito ha direzione verticale, meno s pesso obliqua, sempre colla s uperficie dei frammenti, in genera.le, abbastanza scabra e seghettata da permetter e, più o meno bene, un reciproco incastro. Questa particolari tà è utile rilevarla fin da ora giacché permette per se s tess:i la faci le coa ttazione dei frammenti, e la facile tenuta vicina di essi per la formazione della cicatrice ossea, anche con modesta fascia t ura compressiva. Tale rilievo anatomo-patologico non deve ritenersi però sempre costante, e molte volte l'irrequietezza dell'ammalato per le acute sofferenze che prova, sofferenze causate da lesioni del nervo den tario, la necessità di aprire, anche modestissimamente, la bocca. per la sua disinfezione, o pel nutrimento dell'infermo, congiurano contro il coalito dei frammenti co' mezzi es terni sempl ici, ed obbligano invece il chirurgo e r icorrere a mez.zi contentivi più energici. Accennando alla necessità della disinfezione del cavo orale implicitamente ho voluto alludere ad una complicanza che spesso accompagna la frattura della mnn -
C.:.ISCIST! CA CLI :S:IC A.
d ibola, e cio~ la es tesi\ lacerazione della mucosa boccale con scope rchiatura del focolaio di frattura. Tutti sanno i numerosi rnicrorganismi che popolano la nostra bocca, e tutti sanno la facile loro esaltazione e virulenza in date circostanze dando luogo a processi di decomposizione e di putrefazione che, complicandosi a manifestazioni fte mmonose purulente, compromettono la vita dell'infermo, o la vitalità dei fram. menti. Sicchf,1 è bensì vero che le fratture del mascellare infe riore rappresentano un accidente non grave. ma si converri, con me che: la rotturn della mandibola, com· plicata a lacerazione della mucosa, non è più l11sione lieve, ma seria per le conseguenze funeste e terribili a cui può dar luogo una irritazione flemmonosa della faccia o endo-orale. La ricchezza di JinfaLici e di glandole nelle guance, e nel collo, l'abbondanza del connet tivo spiegano la violenza delle complicauze in:fiammatorie boccali o cervicali, ma un fattore non trascurabile per me è la virulenza straordinaria dell 'esercito lii mic rorganismi che ospita o passa per la bocca. E non è neces~rio che un'ampia breccia della mucosa permetta 1'ingre$SO di numerosa coorte di germi infetti; ricordo che In semplice estrazione di un molare fatta da uu dentista ad uu uffic iale superiore mio amico, pel bacillo de ll'edema maligno, causò a questi un terribile flemmone alla guancia sinistrn che solo il bisturi ed il termo-cauterio, usati dalla mano lnaestra del prof. Ruggì per tutto il contorno inferiore della mandibola, vals ero a sai vare la vita del malato: cosi pure ricordo la comparsa di uu violento e terribile flemmone gassoso-putrido in un soldato che dovette soc· combere, non ostn,nte gl'interventi generosi chirurgici eseguiti, causato anch'esso da una circoscritta lesione della mucosa geugi"ale, S'è p1u-lato perfino de lla meningite cerebro-spinale epidemica, che pare abbia una porta d'ingresso nella Locca, e tutto q uestq deve indurci a prendere sul serio le lesioui della mucosa orale, specie se compilate a lesioni ossee. D'altra parte anc he una banale suppurazione in vicinanza di un focolaio di frattura non è senza conseguenze sui frammenti: il periostio difatti, per la produzione d i pus, e per hl cons eguente sua infiammazione, si scolla dall'osso, ne provoca la necrosi, che impedisce la c.icatricc ossea fino a che il sequestro non ò e liminato e fino a che il nuovo osso non lo l1a s os Lituito, a meno che un mezzo arti6ciale di protesi (di caoutcoucl1, o di metallo) non vog l ia interpo1·si tra i due pezzi residuali di mand ibola. Altra complicanza 1,fortunntameute frequente nella frnttura della mascella in· feriore è la commozione cerebrale se mplice, e si spiega fac ilmente pensando che la violenza traumatizzante si tras mutte dall'osso rotto alla base del cranio, attraverso l'articolazione temporo-mascellare. U n dato di fatto po i assai serio, che impressiona i pazienti ed i profani, l: la deformit,t che s i produce por le fratture della mandibola, ma più specialmente la d is locazione d ei frammenti, dovuta alla direzione ed alla forma dell'azione tr1<u· ma tizza nte, al decorso della l inea d i fratt ura, e dn ultimo alle trazioni muscolari. P er queste cause da uno ::postamcnto minimo nelle frattul'e semplici, si µuò a,·erc a cca vallamen to dei frammenti, ecl arroves,·iamento in dentro varso le fauci del pezzo lil1ero d'osso, nei cas i di fraLture d oppie del c01·po della mandibola, con m inaccia di asfissia. Queste pi~rtico laritil anatomo-patologichc son note ai: chirurghi, ed esse spie· ga uo le ingegnose applica:1.ioui operntorie che ris algono ai tempi d'Ippocrate, e
CA!':t:I:iTICA CLI:- I CA
87U
che riflettono appunto i diversi mezzi escogitati per t enere n contatto i frammenti fra loro. Ciò premesso descrivo il raro caso di frattura doppia della rnandiboln occorsomi, indicando la condotta da mo te1tuta nella terapia chirurgica. La mattina del 15 luglio c. a., all"ora della visita, e11trò con me all'ospedale militare di Brescia un bersagliere, attendente d'ufficiale montato, il quale, poco prima, sui vicini s palti era stato balzato di sella dal cavallo che montava e che pazzamente spiccava salti via.lenti da montone, e, ne l cadere, avea battuto con estrema violenza la guancia destra a terra su terreno sassoso e disugualo. Raccolto da un altro militare e dn un inftnuiere fu a pied i accompngnat o all'ospedale vicino, accasciato ed in preda a violenti dolori, colla faccia deforme, impossibilitato a chiudere la bocca, dalla quale usciva in discreta copia sangue e saliva. Accorsi subito ad ass istere l'i11fcrmo, e, fatta una prima puliz ia esterna, rilevai che la parte inferiore della faccia era deforme, la bocca era <,bblige.torie.mente Rperta, la cute della guancia era gonfia, ed in varii punti escoriata, e dall'apertura orale fluiva sangue, saliva ognor crosceuti per l' irrequietezz1t del ruaiato, e per gli sforzi che faceva n egli urli e col JJianto. Oltre alle dette escoriazioni pre, sent a.va ferita lacera v erticale intere~sante il labbro superior e qu:,si a tutto spoasore. Divnricate le labbra si consiatò all'ispezione che il m:irgine s uperiore della metà destrR dell'arcata dent11 ril\ inferio re, a c0minci11 re da llo spazio tra i 2 in('isivi mediani terminando all'ultimo mol"re inferiore destro non era allo stesso livelJo della corrispondente metà sinistra delL1rcat11 dentari", ma essa, oltre ;1d essere più bass,, di circa ' 1 cm., era and1e arrovesciat11 e pieg:1 ta <'oi denti in dentro verso la lingua . :N'el solco labio-gengivnle, in C"o rris pondenza dei 2 inf'isivi c·entrali si rile\·ò una soluzione di continuo lineare per la l unghezz,, di due ,·entimetri a murgini contusi interessante la mucosa ed il tessuto sottomu('oso. Scorrendo sul contorno inferiore dell11, m a nd ibola si pcrl'epi (·he la continuità d i essu era. interrotta in m odo manifesto in due punti, e cioè tra i due iuc·isid medi,1ni per uun linea obliqua e spezzati\ dall'alto in b:,sso e da dentro in fuori, e d opo il 3° mola.re vero, quasi all'inizio della branca montante, per una linea ,·erticale coperta in parte dall'inserzi one m;mdibolare del massetere. l i segmento osseo reso libero ed indipendente dalle due fratture er" complet,1me11te mobile, e, nei movimenti per rimetterlo a posto pro\'Oca vasi ev idente il segno della scricchiolata. Nessuna lesione fu rilevata a ca ri co del coudile arti,·oh,re, o dell'articolnziune temporo-mnscellare, e n essuna les ione da parte clell'"potisi !'Oro11oide. L'is pezione e la palpazione bim;,nuale, con po,·a fatica mi fac ilitar ono la diagnosi di frnttura doppia della mandibola r iportata nel grave trauma dal ber.~agliere, e perciò due importanti quesiti s'11ffaccia rono ali.. mia mente, per non di re dei problemi secondari, e cioc: io la disinfezione del cavo orale; :?0 1,1 riduzione e 1,\ coattazione dei frammenti. Dopo quanto ho esposto precedentemente s'imponeva lu nettezza accur11t11 del cavo ornle sporcato continuamente da sangue e dn saJi..,a, terreni non indifferenti per coltura di microrganismi, e pensando che esisttJvano nella bùcca del trnurnatizzato va.rie soluzioni di continuo, e più o meno profonde, della mucosa gengi-
880
CASl' I. TJCA CLJSlCA
vale, per giunta a livello del foco laio di frattura, mi affrettai n curare l'emostasi prima e la disinfezione della bocr·a. L'emostasi mi fu fa,·ile ottenerla, se non completnmente, in grnn parte col),. riduzione del frammento libero, e "I gemizio ancora persistenttl rimediai con l'ap· plicazione mediante un batuffolo di cotone inzuppato, di acqua ossigenata. fatta sulle ferite della UlU<'osa gengivale. Con l'uso dell'acqua. ossigenat,11, che io uso largamen te nelle medicazioni, e sempre <'On loctevole risultato, raggiungeva. il duplic·e intento emostatico e disinfettante. Pass,. t i i primi giorni, coadiuvato bene dall'infermo, che fina lmente si mostrò d ocile e obbediente, con crescente generosità insistei nei collutori che feci ripetere giorno e nottP. ad intervalli servendomi di soluz ioni fenica.te lievi con clora to d i potassa , somministrate all'ammalato con ampolla. di porcellana. termiuante con beccuccio. Qualche volta son ricorso a pennellazioni lievi di tintura di iodio fatte sulle ferite granuleggianti della mucosa per modilÌca.rne il fondo e disinfettarlo, e anche di questo mezzo t erapeutico ho avuto a. lod1umi. Res tava. l'altro quesito della con cem:ione dei frn.mmenti, gia.cchè la riduzione mi fo fa,·ile ottener!A., e francamente la soluzione non a ppariva. scevra. di difficoltà per la complicanza delle ferite gengivali, e per la necessità imprescindibile <li aprire an(·he lievementl'I la bocC'a per i collutori e per l'alimentazione. Molti tra ttatis ti moderni, tra cui Le,iars, non esitano a definire gravi le frat tnre della mandibola per lo difficoltà della contenzione dei frammenti, epei contrattempi che l' o.ccornpaguano, E l\nzi anche per questo capitolo di terapia chirurgica, come per tanti a.Itri, si sono sbizzariti gli operatori antich i e moderni 11. vantare apparecchi e metodi i< per.iali di immobilizzazione cruen t i ed incruenti. Tutto questo repertorio di protesi chirurgica. mi conv in~e che tutti i s istemi di cura sono buoni, ma. nesliU no è perfetto. · To non credo a d esempio che le fn.scil\ture esterne, magari solide, rispondano allo scopo di t enere formi i frammenti . Non è possibile intanto fissare la mascella dovendole pur p<'rmettere quakhe limitato movimento per l'alimentazione e la d isinfezione orale, d'altru parte resta sempre l'azione mus<"ola.re che non è neutralizzata di\ una fas,·iatnra per quanto ben fatta. Pot rà un buon bendaggio obbliga.i·e l'infermo I\ t ener la bocca più o meno ferma, ma non impedirà ai frammenti cli s postars i. s pecie avendo a r he fare con un ammalato poco docile. E col bendaggio du nque, che metto in 2• linea, anche perchè, imbrattandosi, occorre spesso rinnovarlo, includo anche quell'ingeg nosi apparecchi fatti di cing hie di cuoio che furono giustamente a ssomigliati a vere capezze pel' cavalli e degni di far bella mostra nei musei di chirurgia. Con ragione quindi s'.i pens1tto di t ener vicini i frammenti con mezzi mPccanici, e, di essi, il più antico consiste nr·l pa.ss1tre un filo metallico negli interstizii ed a livello del11t corona dei denti vicino al focolaio della frattura, e nell'annodare i capi del filo e ribadi r li in a.vanti. Questo processo rara.men te può infiammare le gengive e far b1trcollare i denti, ·e però diventare inutile e nocivo, ma esso uou è applicabile quando mancano i denti vicino a.I focolaio di fr1tttum. A questo s'è rimediato facendo col filo di metallo una lunga ansa con ganci trnsversali la quale si applica su qua.si tutti i denti della mnndibola., e li t iene vicini e fissi. Oltre il filo metallico sono stati usati iipparecchi ad impronta. di vulcanite o di cauccit1 messi tra i denti, o tra le branche della mandibola.
CA.st· ISTJ CA CLn.'IC.I
881
Certo il mezzo più forte di fissazione dei fni.mmenti, e dirò anche il più sicuro, se l'asepsi ac,:ompagna gli sforzi e l'opera del chil'Ul'go, è la sutura metallica semplice o doppia dei frammenti fatta dalla via endorale. ~el mio caso p11rticolare m'accorsi che nel ridurre i fraromeuti, questi. per obliquità e disuaglianza delle linee di frattura, a mascella ferma, si tenevano abbastanza vicini, e, tenendo saldo il focohi.io di frattura anteriore, combaciavano perfettamente i frammenti del focolaio di frattura posteriore. E di più, esistendo già in bocca soluzioni di continuo della rnucosa gengi"'ale, esitai a provocarne ad arte altre per tentare la sutura ossea. Ricors i allora ad un grosso filo d'argento che feci sconere tra gl'incisivi ed i canini da una parte e dall'altra, e ne annodai i capi sul davanti a livello delle corone dei denti. Rinsc·ii cosi a tener perfettamente vicini i frammenti anteriori, e non mi preoccupRi dei po, steriori che erano a posto, e ben contenuti, dai muscoli, ma~sntere all'esterno, e pterigoideo interno all'interno. Dopo ciò applicai un impacco borico caldo sulla guRncia del malato, ed eseguii un bendaggio a capestro doppio piuttosto stretto, raccomandando all'infermo hL disinfezione del c1wo orale. ll decorso fu ideale: s'ebbe sempre apiressia: dopo 12 giorn i, dalla dieta Ji. quida. cominciò ad ingoiare qualche polpetta, e finalmente, dopo 1D giorni dRll'ingresso all'ospedale, passò definitivamente alla dieta ordinaria. Succ1,ssivamcnte nessun disturbo el>be l'aroma.lato nella funzione masticatoria all'infuori d'u n lieve debilitamento funzionale inevitabile do]lO l'immobilizzazione e l'obbligato riposo, ma. anche yucs to postumo andò dileguandosi, e perciò, riconosciuta l'esistenza d'una buona cicatrice ossea, per quanto non tanto fortemente consoli• data, tenuto conto della data recente del grave traumatismo, tolse il filo d'argento e si dimise l'infermo dall'o~pedale il 4 agosto concedendogli una. ben meritata licenza dopo tante acute sofferenze (1).
II. CAso. - Frailura dell'olecranon còmplicala.. Le fratture dell'olecranon sono frequenti, dMa la superficialità dell'osso, e ripetono la loro origine prevalentemente per trauma diretto an ziché per contra:i:ione del muscolo tricipite estensor(\ dell'antibraccio. Esse pero variano per gravità, oltrechè per la forza dell'azione vulnerante, per la posizione dell'RvamlH'accio sul braccio al momento del traumatis mo. Indubbiamente più disastrosa è la lesione dell'olecranon, per le inevitabili conseguenze endonrticolari e sulla capsula articolare, quando l'avambraccio è flesso ad angolo retto sul braccio; meno grave è l'infortunio se l'avambraccio è esteso, e ciò per la protezione, almeno parniale, che esercitano sull'articolazione del gomito l'apofisi omerali, epitroclea ed epicondilo. Ognuno app1·ezzerà l'importanza d'un trnuma nei diversi casi: se ad esempio la grave contusione ha prodotto la. soluzione di continuo pura e semplice dell'olecranon conservando intatto il periostio e le fibre tendinee dell'inserzione del tricipite, la guarigione è assicurata. clinicamente ed anatonicamente, e perciò senza reliquati cli sorta; ma se la contusione fo assai violenta, allora la diastasi dei frammenti sarà notevole, inevitabile sarà l'emartro e l'edema periarticolare, (1) Notizie chieste d'ufficio ai Rlt: CC. confermano che il be rsagliere sta bene, o che le funzioni ed i momenti della sua mantihola vnnno sempre più raffor,andosi. 56 - Giornale di i,,edidna milita,·c. - Fase. Xl-Xli.
CASl' ISTICA CLl~IC A
possibile e non infrequente la rottura della capsula articolare, ed iu tal caso fa. cile diventa la produzione di perdita dei rapporti dei capi articolari del gomito. Tutte queste complicanze possono coesistere i n un infortunio, ed allora sono in giuoco la rassegnazione del paziente, che dovrà disporre se stesso a. sopportare moleste e lunghe cure, e l'abilitll del chirurgo che deve lottare, nei casi fortunati, colla minacciante anchilosi, ed in quelli di!;grnzia.ti, coll'inesorabi le demolizione parziale o totale della parte per l'invadente suppurazione. Coll'ant isepsi e coll'asepsi, senza dubbio, si sono allargate le conquiste della chirnrgia moderna. ma certo nessun operatore, per quan to esperto, potrà garant ire a priori in modo sicuro il risultato d'uu trattnmento conservativo. Le sorprese ce le dà a nche la terapia chirurgica, e, chi conta qunlche anno di pratica, nei suoi ricordi a vrà scritto qualche disillusione Non voglio dire con questo d'essere radicale metodica.mente negli interventi operativi, occorre studiare assai Ja lesione ed il malnto, tentare ogni sforzo per la. conservazione, ma non ridursi ad atti demolitivi quando l'infermo, estenuato dalla febbre, dalle lunghe sofferenze, dall'inappeten;r.a, e dal grave esaurimento offre all'operatore poche risorse per sopportare uun grave operazione. Come abbia mo sopradetto i gravi traumatis1U1i del gomito, e, per essi le rott ure dell'olecranon, sono sempre complicati ad altre lesioni Se si considera poi che l'olecranon rappresenta quasi un osso sesamoide racchiuso nella spessezza delle fibre del tendine del tricipite brachiale, a cui dà inserzioue, e tutto insieme forma lo scheletro e buona parte della parete posteriore del gomito, si comprende cht>, mancandone la continuità, è facile Ja rottura della capsula articolare, lo spostamanto deJl'estremo superiore del cubi to, e l'inevitabile raccolta sanguigna nell'interno del cavo articolnre. Orbene in questi casi, passati i fenomeni gravi reatti,ri, s'impone un inte rveuto energico senza illudersi in vane speranze coi rimedì esterni, solo agendo col ferro s i può gustare la soddisfazione d'un piccolo trionfo E occorso a me curare nell 'ospedale militare di Brescia una frattura assai complicata dell'olecra non, ed io ne riassumo la storia e la condotta chirurgica da me seg uita. U n attendente di cavalleria nel maggio dello scorso a nno montava nel maneggio scope1·to un cavallo d'uffida!e, e teneva un altro cavallo sottomano. D'un tratto questo s'imbizzarisce, si slancia al galoppo, e non sentendo più il freno del cavaliere, che pur lo tratteneva sempre con forza, lo fece cadere a terra col lato destro del cor po, lo trascinò pe r un tratto di maneggio, e lo sbattè contro lo steccato con gran violenza. Raccolto dai compngni fu l'infortunato trasportnto all'ospedale, dove ricevè subito da me le prime cure. Presenta.va l'inf'e1·mo semi flesso ed accorciato un po' l'arto superiore des tro, il gomito specialmente era deforme e notevolmente gonfio con aumento in modo manifesto del diametro antero-posteriore. infossamento anteriormente dell'apofisi coronoide, rilevatezza posteriore anormale del!'olecrauon spostato. Non erano pos• sibili i movimenLi di pronazione dell'avambraccio, e nemmeno quelli di estens ione, anche la flessione era limitata e dolorosa. Palpando il gomito, in mezzo ad un indistinto senso di fluttazione, si percepivano spo$tati i capi articolari dell'articolazione con slogamento posteriore del gomit-o, e più di tutto si rilevava che l'olecranon era scontinuo nella direzione trasversale e presen tava una diastasi, di circa un centimetro, dei frammenti ad avambraccio semiilesso. Provocando movimenti di lateralità tu t to il gomito era spostabile da destra a. si11istra e viceversa, e tentando di spostare i due pezzi
CASUJSTICA CLIXfCA
dell'olecranon . pur essi m senso in,·erso, si avvertiva distinto i l senso della scricch1olata. Fu fa tta ctiaguosi di frattura trasversale dell'olecranon complicata a lussazione posteriore del gomito, e se ne ricevè la conferma co!la radioscopia. Primo mio còmpito s i fu la riduzione della lussazione anche per solle,·are dalle acute sofi'erenze l'ammalato. Scartai le manovre di forza colla fionda o col ginocch io (processo di AstleyCooper), e ricors i al metodo dol<·e di elezione, e cioe alla trazione dell'avambraccio, eseguita da un aiuto, nella sua flessione progressiva, e alla propu lsione da dietro in avanti, eseguita co' miei pollici, dell'estremo superiore del cubito. La ripristinazione dei rapporti dei capi articolari s i ottenne subito con gran sollievo da parte dell'infermo, ed allora pei primi giorni, per facilitar& il riassorbimento del versamento intrarticolare, e prevenire la compa1·sa di fatti infiammatori, prescrissi l'immobilizzazione dell'arto in estensione, l'a_pplic-azione d'una modica fasciatura co111p1·essiva, e su questa, a livello del gomito, applicai la Yescica di ghiacdo per qnnlche giorno. Pur avendo decorso a pirettico, e non cloloroso, pensai alla necessiti\, dall 1av1·icinamento dei frammenti dcll'olecranon, per quant.o e~si, per la posizione dell'arto, non fossero distanti tra loro, e, per tenerli più aderenti, ricor;;i ad un primo mezzo antico, che pur ha avuto ed ha qualche volta fortuna, e cioè alle lunghe striscia di cerotto, cli cui l'ansa circonda il framm ento superiore clell'olecranon, e gli estremi della fionda di cerotto sono incrociati a mo' di 8 sull'avambraccio. Con questo mezzo di contenzione si tiene l'arto in estensione completa, o, pcrC'hè qu('sta sia meglio rispe ttata, con un giro di fascia, nel lato anteriore del gomito si adatta una strisciit di cartone. Al termine della terza settimana tolsi ogni apparecchio per cominciare il massaggio, ma. nel flettere l'avaml,raccio, mi accorsi che non v'era nemmeno un accenno a callo fibroso ; i framwent i olecranieni tornarono n staccarsi liberamente, l'ipo tenza estensorin. dell'n.vambmccio era ancora persistente. hla quel c h o più mi
impressionò fu la persistenza della gonfiezza dell'articolazione del gomito e la pastosità della tumefazione. Ciò prnmesso, compresi essere inutile ogni ritardo in un intervento armato. Tutti i chirurghi ammettono l'obliligatorictà di cucire i frammenti di certe ossa piccole quaudo altri metodi immobilizzanti non hanno sortito buon risultato, e l'atto operativo s i rende indispensabile quando, come nel caso mio, era lecito supporre che l'articolazione fosse piena cli sang11e. È dogma di patologia chirurgica che un gonfiore notevole di un'articolazione., formatosi subito dopo il traumatismo, è espressione di e111artro, specie se s i accompagna ad ecchimosi super ùcial"'; un gonfiore invece progressivo, lento, com,. plicato a febbre, parla al cont.rnrio per un essudato sieroso, siero-fibrioso, purulento. Nei versa.menti sanguigni endoarticolnri, di solito, non provvedo solo col massaggio, col freddo o colla compressione : mi sono sempre ser\"ito dell'asph-atore di Potain, e sempre me ne sono trovato contento, rappresentn,ndo esso il mezzo m igliore e p iù rapido per · togliere sangue da. un cavo a rticolare. l\Ia. nel caso nostro bisog nava anche pensare che occorreva s uturare i framm en ti e bisognava perciò metterli allo scoperto e forse aprire l'articolazione, se già questa, come mi nacque il sospetto, per la grave lussazione 1·iscontrata, non era stata lacerata dall'estremo superiore del cubito spostato. Decis i quindi non aspirare ma scoprire i frammenti, ed all'oc<:orrenza eseguire l'artrotomia per to• gliere il sangue dal cavo a rticolare. Ho detto che era mia intenzione suturare i
C-ASUISTJ CA CLlNIC,\
frammenti con oli metallic i, scartando l'idea di ricorrere alla plastica tendi nei\ della quale mi sono già orcupato quaudo ern assistente alla clinica chirurgica di Roma, e di cui s i può leggere un mio lavoro sperimentale eseguito s ui cani e sui conig li io quell'istituto, l' g ià pubblii.:ato nel nostro Giornale di medid1ia milita,·e fin da l 9 ooveml.,re l!-J()II, L a plastica te udioeit, messa già io opel'a dal F erraresi, e piu vol te dal prof ~ lessa11Jri nelle fratture di rotula e di o lecranon, con;;i~te o ollo sdoppiare una porzione del moncone s uperiore del tendine del t ricipite (per l'olecranon) e del !tuad r icipite (per la rotula), arrovesciarlo in bnsso, e suturarlo col moncone inferiore del tendine, comprendendovi ed al.,bracciaudo i franmenti dell'osso rotto. Senza dubbio ques ta opernzioue di plMtica è ardita e geniale, ma deve e~sere circondata da grnndi cautele asettiche, e non dà, a mio modo d i vedere, que i b rillanti r isultati immediati che dà l'unione metallica senza quei noios i reliqua ti di ade re nze tendinee che sempre limitano la libertà funzionale della parte. Sicché ecco, in succinto. come mi · son regolalo pel nostro t raumatizzato. Previa narcosi morfio-cloroformica, e pre via disinfezione regionale con tinturii. di iodio, di cui mi ser vo sempre con splendi<lo risultato in qua si tu tte le ord inarie opernzioni per sterilizY.nre il campo operat ivo e le estremità delle di t a mie, dell'assisten te e d,,g l'in fo rmieri, esegui una incisione longitudiualc, a tutto spessore, delle pnr ti molli mediane delln. regione posteriore del gomito. Scoprii i frammenti ,Lell'olec ranoo distan ti fra loro con su perficie disuguale nella linea di fra t t ura in m'!zzo ad un'atmosfera d i tessuto neot'ormato, pre1·nlenfrmente fi broso, ma non ca rtilagi neo, e tanto meno osseo. La capsula articolare era spaécata t1·as,·ers:\lmt>nte, e per di,•erso t rn.tto ai lati dei frammenti. e nel cavo articolare era un11 c:ertn quantità d i sangue in parte coagulato, in pa rte liqu ido.
Cou a cqua ca lda sterile netta i bene l'articolazione del contenuto anormale, mi,i a llo scoper to la su percie di fratturo. dei frammeati e le recentai col cucchiaio di Volkman11, poi servendom i di un per1'oratore o:1seo a mano, applicai due rohtt5t i punti con fi lo d'argento paralleli a ll'asse longitudinale del braccio, e nerilmdii gli estremi sulla. facc ia posteriore del frammento superiore dell'olecrnnon. 1;ou catgut a l iod io suturai In capsuln ov'era scontinuata, con eguale catgut p ure a p un Li s tacca t i perduti unii le part i molli sottocutanee, e finalmen t" colla s eta. anche a punti s taccati, cucii la ente re~tando aperto l'angolo in feriore:ad arte per potervi applicare uno stuello di ga rza. Uso questo ripiego per accertarmi ch e non vi siano e111orragie secondarie, e lo faccio per evitare r ista g no d i sangue, conoscendo a quali tristi conseguenze s i può esporre l'infermo per un ematoma secondario formatosi lentame nte, e sapendo qunle ideale terreno di coltura pei n1icrorganismi è il siero emat ico. U n ri tardo di qualche giorno per la guarigione non de ve arretrare il chirurgo <lall'applicare un drenaggio per evitare ris tagni di sangue. In certe operazioni i, impos,ibile avere emostasie i<leali e sicure, anche eseguendo le piu complete e minuziose a lla cciat ure, e l'irrequ ietez,:a di certi ammalati i, un gra n fattore nella produzione di emorragie secondarie. Ho visto chirurghi di vaglia drenare quasi sempre gli operati, e sempre in certe operazioni. p. es. ne ll'estirpazione di gozzo, ho vi,to a pplicare un bel tubo a d renag gio che in 2' o g• giornata venivn tolto senza scopri re il campo operativo, t irando ingegnosamente u n lungo filo di seta esterno c he era o.ttaccato a ll'nltro estremo al tubo d i gomma. 1::Lbeoe il drenaggio per me in molti casi lo trovo veramen te utile, giacchè esso evita quei piccoli ematomi, se non grandi certe vo lte, che, pur decorrendo a set-
C&i':t: Ii':TTCA CLI :SIC.A
tici, non s i riassorbono, e meccan icamente lasciano un vuoto che è solo riempito dalle granuhLzioni quando è stato asportato il sangue dalla cicat.rice già avuta, e che s i deve riaprire, ritardando cosi la guarigione perfetta. Appli cato il drenaggio coprii la parte con materiale asettico e fissai il braccio piegato ad angolo ottuso in un a pparecchio a rete metallica. Il decorso post-operatorio fu ot t imo: mai febbre, nessuna reazione locale, niente sangue, niente pus. Tols i perciò dopo pochi giorni dall'atto operativo lo stuello, e dopo circe. venti g iorni comincia.i a far flettere l'avambraccio all'infermo. I punti metallici tennero benissimo; la cicatrice ossen formatasi, e confermata colla mdioscopiu, procedeva regoltu·111ente pe rme ttendo sempre meglio le manovre fisiche necessarie per eccitare il trofismo dell'arto. L'ammn.lato molto si avv;1ntn.ggiò del 111assaggio e della ginnastica metodica a cui in ultimo fo aggiunta qualche ap plic:izione di corrente elettrica. Tutte queste c ure sortirono buon ris ultato, giacchè il buon at tendente, che temeva perdere il braccio destro per il gravissimo trnu ma, lo consernL tuttora, estendendolo bene, flettendolo pure bene ed aspettando gua rigione perfetta coi fanghi a i qua li fu proposto, e dei qu«li ha già usufruito in una muta un buon effetto, come mi risulta da notizie ass un te. Brescia, 18 ottobre l!Jll.
CONTRIBUTO ALLA CASUISTICA DELLE MALATTIE LATE.!\TI E LARVATE, pel dott. Alberf,o Sant a-1\tarht, capitano medico. Lo studio de lle malattie latenti e la rrnt e ha una grande importanza nella me dici na 1uilita re. Su di esse gli scrittori d i me,lidna legale militare non richiamarono troppo l'attenzione del lettore ; solo il Trombetta (1) recen temente nella s ua « Mcdicina legale militare,. ins iste s ull 'argomento, dedicandovi una s peciale pai-te de1 suo aureo manuale. Egli cosi definisce questi due gruppi d'infermità: <-: Le malattie latenti sono quelle che de<·orrono senza manif1;stare alcun sintomo veramente caratteristico, e possono a vere un esito letale ~oventi volte improvviso, senz'aver dato luogo a disturbi fuuzionali d i tale entità da r ichiamare su di esse l'attenzione del medico e talora neppur quella del paziente. « Le malattie larvate son quelle che s i manifes'.ano con sintomi va riabili. proteiformi ed oscuri, i quali sviauo l'osservatore da una diagnosi esatta; nel senso <:he, mentre la s ua a ttenzione è rivolta a disturbi di un organo o di un sistema, l"affezione morbosa si va svolgend o in una parte lontana déll'organismo, dando luogo ad un intreccio cosi disordina to di fenomeni, da far con fondere un quad ro nosologico coll'al tro e da indurre nell'animo del medico un dubbio che lo tiene a lungo perplesso, pri ma di pronunc iare un giudizio -.. :--1el nos tro ambiente militare questi due gruppi di malattie assumono un aspetto ben più grave che in al t ri amhien ci. Difatti siamo noi che scegliamo i nostri gio• ( 1) Tao~lUETTA. jfmwale di medicina lt-!J"le militure.
~lilano, i!IOS, pug. 1113 o 2t,G.
C,\;.t.;JS.'TICA CLI~ICA
vani soldati, ritenendoli perfettamente sani; se uno di essi muore improvvisamente, o è assalito da gravi sintomi tli un male preesistente alla data dell'arraolamento, ma che non dava segni manifes ti, tutte le a pparenze son contro di noi, tutti gli strali più velenosi sono s<"agliati coutro il medico responsabìle e contro t utto il corpo sanita rio e ciò più per odio n.lle istiluzioni che per ben inteso amor& della veritA. E se l'infel ice vittima di un morbo latente o larvato ebbe in precedenza ad accusare qualche lieve cefalea, qualche disturbo di poca o nessuna intensità, allora piti grave è la responsabilità del medico, c he non lo riconobbe infermo, o che diede poca importanza ai disturbi accusat i; in questo caso il medico sarà certamentevittima di gravi torture morali, tenùenti a minare la i,ua reputazione professionale ed a trascinarlo anche innanzi a.i t1ibunali per omicidio colposo, per liquidazione di danni, o altre respons1ibilità penali e civili. E non solo la morte di un infelice soldato, preda di un morbo latente, può arrecar danni gmvi al po voro medico, ma anche un delitto commesso da un soldato, istantaneamente preso da un ra,,tus epitepticus ; in tal caso non manca chi grida contro il medico, che non seppe riconoscere a tempo debito quell'epilettico fra i s uoi giovani c lienti, contro il corpo sanitario con basse accuse ed insinuazioni. Lo studio delle malattie latenti e larvate, pericolose non solo per -gl'iufonui ma anche pe l medico, merita pr r tanto un posto importan~e nella nostra medic:int1. militare. E' per ciò che mi son deciso a pubblicare alcuni casi non comuni, lR> r.ono;;cenza dei quali può ri uscire utile.
)Lu.ATTI.E LA1· i-;x1·1. Ossen·azio11e 1•. - Nel IVO~ mentre ero addetto 1d carcere militare preventivo in Na poli, durante ilri chiamo della classe 18'r8, vidi una mattina un ric hiamato, cer to C. M. ., il quale, non essendosi preseut~.to il giorno stabilito, era stat-0 tradotto al carcere e deferito al tribunale militare. Co:<iui veniva presentafo alla vis ita medica, non perché egli richiedesse l'opna del medico, ma percbè, cli regoln, ogni nuovo entrato nel carcere, prima di essere amme~so nelle camerate comuni, è visitato allo scopo di ricercare se è o no affetto da malattie contagiose. I l richiamato in parola col1, i la mia a ttenzione per l' nspetto di sofferente e per l'andatura lenta e barcollante. Gli ch iesi notizie della sua salute e ..;eppi cosi che egli avvertiva un malessere gcuerale, una cefalea ed un lieve tremore agli arti. Appresi pure che d urante il servizio militare egli cominciò ad avvertire lA. cefal ea, che non cedette mai e che ritenuto affetto da oligoemia, fu inviato in
l u Hga l icenza in attesa de l congedo. Soggiun;;e poi, che, dal momento in cui era
ritornato in famiglia, al richiamo della clnss~, poco più di 10 me::ii, egli ave,a. 1,offerro solamente cefalea ed astenia e elio solo un mese prima del richiamo in servizio aveva cominriato ad esser preda di co1n·ulsioni, che gli si ripetev1tno dr tanto in tanto. Tutt i questi fatti però non gli ave vano impeù ito di attendere alle s 1e occupnzioni. Colpito dnllo st11.to gen erale del richiamato e del racconto dal suoi mali, so,;pettando che egli fos~e affetto da grave infermità del s istema neryoso, quantunque egli stesso non desse grande importanza alle sue sofferenze, deci:;i di ricoverarlo all'infenneria del carcere, risr.rbanrlomi di esa minarlo attentamente
CASUJ;-TICA C LI;>;ICA
887
qualche ora più tardi, dopo, cioè, 11\'er eseguita la vis ita medica ad un reggimento presso il quale prestavo pure servizio. Però non potei raccogliere a: t ri dati, oltre quelli accennati, perchè lo sventurato, poco dopo la mia uscita dal carcere, mo1iva in preda nd una convuls ione, duratagli dieci minuti circa. L' autops ia, es,;guita pe r ordine dell'autorità giudiziaria, mise in evidenza un tumore del cervellet to, che dai perit i fa gi udica to di antica d,i ta e di d ubbia natura. Osservazione 2•. - Un altro caso pressoché simile e bbi occas ione di ossen·a re all'os pedale militare di Napoli. Il soldato H. della X comp. di saniti\, nel gennaio 1909, cominciò ad accusare cefalea, la quale, lie ve al principio, andò col tempo mn.n mano accentuandosi. Il B., g iovane buono e volenteroso, presentavasi l'l\rameute alla visita medica mattinale, e fa ceva tutto il possibile per presta r servizio, per quanto fosse facilmente vinto da astenia. L'egregio collega dottor Mazzet ti, impressionato per la persisteuza della ribelle cefalea, s timò prndcnte ricoverare l'infermo all'Ospedale. Ma neppure il riposo e gli opportuni rimedi giovarono ali' infermo, il quale notò un progressivo aumento della cefalea e dell'ns tenia. Tra~corsero cosi tre mes i senza che s i potesse determina re la causa del mnle : se il soldato B. non fosse sta to tla tutt.i conosciuto come un g iovane di ot tima indole, forse avrebbe generato in q nalcuno, per la insistenza del suo male, il sospetto di simulazione, Dopo tre mesi dall'inizio del male l'infermo cominciò ad avverti re u na d iminuzione di \ isus. Fu per ciò che egli capitò alla mia ossenazione. :\'otai un visus d i 2 fl in OD e di 215 in O S, anisocoria (pupilla destra midria tica), n istag mo orizzontale ed all'esame oftalmoscopico replezione venosa, ed assot tig liamento delle arterie. Rividi piu volte l'infermo nei giorni seguenti e notai che il vis us andava man mano diminuendo, e che l'andatura d iventava inr erta, tituba nte. Impressionato da q ue~ti fatti, insie me al caro amico ed egregio collega BevncquR, protedemmo Hd un e,-Hmc completo dell'infermo, dopo q ualche giorno. Il B. aveva un colorito pal lido della cute e delle mucose appare nti, micro poliadenopatia bi ing uinale, lRterocervicale cd epitro1:leare, polso piccolo e frequente (112 pulsazioni al minuto). L'infermo presenta va nella stazione eretta una certa titubanza, che manifes ta vas i con oscillazioni, doqo alc une delle quali rimaneva termo. Un accenno al fenomeno del R omberg com parivo. ad occh i chiusi. L'andatura era difficile ed incerta, e, man mano, nei giorni seguent i, divenne manìfrstamente atassica, avendo bisogno l'infermo di un punto di appoggio per conservars i in equilibrio, ed in pros ieg uo assunse il tipo dell'andatura. da ubbriaco. Norma.li i rifie3si cremnsterici ed addo minali, aboliti i patellari, deboli i planta ri, nonnRli le sensibilità, L'esame clinico e funzionale dell'apparecchio uditivo non fece r ilevare alcun segno di otite interna, a carico della quale potessero metters i le alterazioni statiche e dinamiche, le. cefalea ed il nistagmo. I fenomeni oculari s i vennero col tempo man mano accentuando, sia con la graduale diminuzione del visus, s ie. con la comparsa d i una pa pilla da s tasi. Pensammo allora alla possibilità di un tumore cerebellare e, dopo il ris ultato positivo della cutireazione del Pi rquet, s ta bilimmo la diagnosi di t ubercolo solitario del cervelletto. I ntanto l'infermo si aggravò sempre più, non potè più muovers i d i letto, pe rché ia. stazione eretta producevagli accessi sincopal i la cefal ea divenne pili intensa e 1
8:-:g
CASl.."I STICA CLl:);lCA
localizzata a preferenza nella regione occipitale e mastoidea; il visus si ridusse alla percezione delle dita a pochi centimetri; l'esame de ll'urina fece rilevare tracce di albumina e scarsi cilindri granulosi. Dopo alqu .. nti giorni ùi uno stato cosi grave, il povero B, colpito improvvisamente da una convulsione, mori. L'autop,,ia, eseguita dal collega Bevacqua, confermò la diagnos i fatta in vita. Ci1·ca i particolari di essa rimando il lettore al lavoro del .Bevacqua ( l ) .
• ** Questi due casi di tumore del cervelletto si presentano entrambi con un periodo iniziale di latenza qua:;i simile, Difatti s ia nell'uno c he nell'altro la sola cefalea per,sistente e ribelle, costitul l'unico segno dell'in izio del male; e ~e nel secoudo caso il periodo di latenza fu relativamente breve, poiclaè tre mesi dopo l'inizio della ce falea si potè fare sicuumente la diagnosi, nel primo la malattia conservò il suo camttere di latenza quasi fino alla morte, poichè l'infermo non fu disturbato nel senso statico e dinamico a segno da do,er g ~ardare per forza il letto, nè ebbe disturbi oculari di alcun genere, almeno subbietti,·i, nè Je stesse convulsioni dovettero a ccrescere le sue sofferenze, tauto che egli non senti mai la ntJce:s,sità di richiedere l'opera di un medico, neppure la mattina della sua morte, il giorno in cu.i entrò nel carcere, nè lasciò mai le sue abituali occupazioni. Evidentemente quest'infermo, se uon fos,.e ri lornato sotto le arm i, sarebbe mol'to repenti namente durante le sue occupazioni e se, pl'esentatosi a tempo al richiamo della classe, fosse capitato i n un reggiwento, probabilmente sarebbe morto durante una marcia, o qualche lavoro faticoso. Non discuto sotto l'aspetto clinico questi due casi quasi :simili, presentatisi en· trambi con un periodo di latenza pili o meno l ungo costitu ito da sintomi scarsi ed indecisi, poichè panni oziosa una discussione clinica, quando l'autop:;ia ha me5sa in luce una indubbia diagnosi. Queste due osservazioni costituiscono un nuovo contributo alla casuistica delle malat tie latenti del sistema uervoso, 1a quale registrava solo classici casi di malattie del cervello (2).
:.\IALA'l"l' IE LAH\'ATE . Atcennerò a due casi di malattie larvate da me osser· vate fuori ambiente mil itare, la cui es posizione non cessa per tanto dall'essere meno idtruttiva per noi medici militari. o~servazione 1•. - Una signora, persona carissima di mia famiglin , di anni 66, senza precedenti di sorta, se s i eccettuano v11rici, non notevoli però, agli arti in· feriori, è colpita da un momeHto all'altro da tosse stizzosa, senso ùi costrizione >11le fauci, o dopo poco da vomito di m;o teriale alimentare, misto a sangue bruno. (Jnesti di,;turbi ,;i ripeterouo tutti i giorni. Medic i distinti, pur non riscontrando al r·u n dato all'o,ame dello stomaco ed escludendo ogni alterazione dell' apparecchio respiratorio, f,,cero diag1t0si di dubbia ulcerazione gastricn, mentre altri non
il ) Re11oco1110 delle a!ltop,;ie c;irg,iite. ecc. (Oir>m. cli m cd. mii. • l!lll). (2) TRO)IIH:TTA, locu citato, pag. 183 e 1S4.
CASUISTICA CLINICA
88\:l
~sclusero la possibilità di un neoplasma gast rico. futanto l'inferma, mantenuta ri~orosamente a blanda dieta lattea, dimagra,a note volmente ogni di più. U11ico miglioramento, dopo vari mesi, fu Ja cessazioue del vomito alimentare misto a sangue e la comparsa di un'ematemesi solamente nelle ore mattinali , preceduta d11 tosse stizzosi\ e senso di co~trizione ulle fouci. L'inferma non Yolendo più sottostare alla dieta lattea, di sua iniziativa, cominciò a mangiare e dopo un mese circa. durante il quale digerì benissimo ogni specie di alimento, cominciò ad aumentare di peso, a notare m igliorate le sue forze: in una parola essR si ricos t ituì quasi completamflnte, malgrado 111 persistente ematemesi mattinale. Vidi l'inferma in queste condizioni e, dubi t>rndo che la lie ve tosse stizzos,~la quale era stata ritenuta come fenomeno riflesso durnntc l'ematemesi - potesse es.~ere di origine laringea, la feci visitare dall'illus tre speciaUsta Prof. Massei, il quale fece dia~11osi di varici multiple del laringe, alcune delle quali ulcerate, spiegando cosi tutte le soffere11ze pre!'edenti ed attuali. Evidenlemente il sangue Yenoso, emes~o dalle v11rici l11ringee, era deglut ito dull' inferma, producendo la t osse stizzosa, ed emesso poi dallo s tomaco (ema temesi) Una curn locale migliorò man mano le conclizioni dcli' inferma, la quale ora, dopo cinque anni dalle soffereaze descritte, vive benissimo, co11 l'unico fastid io <li qualche laringi te, che di tanto in tanto la colpisce, con cspc·ttorato m isto a sangue. P er quanto l'esame dello stomaco non avesse dati risult11ti positivi, le dingnosi dubbie di ulcen< o neoplas ma erano le uniche che potevano ammettersi, non esse11do raro il c11so di gravi forme gastriche senza segui loc,di <.'aratteristici. E s e, nel momento che visitai l'inferma, r itenni necessario l'esame laringoscopie,>, ciò fu perchè il vomito alimentare era cessato, perchè l'alimentazione mista e eompletu, cui l' inferma era spontaneamente ricor"a, no11 produceva alcuu disturbo, mR era sopportata be nissimo con vantaggio dello stato generale, pcrchè ia tosse stizzosa non l'abbandonava, pur non esstJndovi nlcun'app,1rente Rlten,;done dell'apparecchio respir11torio. QuestA malattia la rva ta, continuandosi la blanda alimen tazione lattea, a vreb be eertamente tratta l' infermn all' inauizione. 0Jservazione 2". - N. R coutadim, da Lucolcn" (Chiant i), di anni 28, ;a;en;,:,. precedenti ereditari e person,di, sana, robusta, con vene varicose e noùose agli nrti inferiori, che non le cagionavano fastidi di sorta, viene un giorno del dccor.-;o an no, nel Mnrzo, presa da tosse violenta, stiuosn, cui segue una modica emottisi. Chi»mato il medico condotto, questi ricorse alle solite cure. raccomamhndo specialmente l'assoluto riposo. L' indomani, rinnovatasi J,, tosse, con l'emissione di sangue, l'inferma divenne qun;:;i afona. ndi l' amm11!Ata iusieme al medico curante dott. Niccoli, e per qunnto avessimo assieme esplornto l'11pparecchio respi ratorio, non rinvenimmo ,olcuna al terazione. Ad ogni modo il dubbio di una emottisi iniziale, primo seg no, cioè, lli tubercolosi polmona1·0, ci fece cons igliare ;i\l' inferma il ripos o a5soluto e le appl icazio11i di gh iaccio. L' inferm,o, che non ebbe l\lcuni\ alterazione febbrile, al quarto giorno a tten1eva nlle sue faccende domes t iche, senza aver più emottisi, conservando però la voce qu11si afona. Sospettando un'alterazione laringe;, ( varici?), procedlli all'esame laringoscopico, ebe confermò il dubbio, mettendo in e\·idenza alcuni noduli ,•aricoJi, uno \lei qu 11.li ulcerato. L'uso dell' hama mfllis virginica per via gastrica, associato a polverizzazioni locali di adre nalina e cocaina in veicolo ,dcalin'J, ridussero il volume
8!)0
C.\SUISTIC"A c u:-:ICA
delle varici, mentre l' inferm u r i;icquistò mnn mano In sua voce normnle. Attunlmente, oltre un anno dopo, la N. R. è san issima e vegeta, come prima di ammalarsi. Iu questi due casi d i varic i laringee la malattin pr,esentavasi sotto aspetto p<wo rass icurante, induct>ntlo iu errori di;ignostici beu gravi, tali drt gettare l'a l· larme e lo scompiglio nelle famiglie. E' vero che l'esame laringoscopico riesci a 1·ender chiaro, sia nell'uno che nell"altro caso, il quadro fenomenico, ma è anche vero che a quest'esame, come a tutti gli esami speciali, non si ricorre, di solito, se non quando sono assolutamente richiesti. Infatti nel primo caso l'esame la ringoscopico s'impose solo perchè, per esclusione e dopo parecchi mes i dall'inizio del m&.le, potei pensare ad una pos sibile lesione laringea., alla quale, certo, in primo momento, non pote\'a pen· sars i. . Il ricordo di que;::to primo cnso istruttivo mi s pinse nel secondo ad eseguir s ubito l'esame laringoscopico, che diede anche q ui la chiave d ella diagnosi. La cnsu istica dei morbi larvati è r icca: molte volte il tavolo anatomico mostra diagnosi perfettamente diverse da quelle fatte in vita, oppure lo stesso S\"Ì· luppo del male, in un certo momento, manifes ta sintomi nuovi, i quali ci guidano ad una diagnosi t utt' affatto diversa da qu!llla precedentemente fatta. Non ho aYuto per ciò la pretensione d i d ir cose nuove sulle malattie larvate, che non sono pur troppo per noi medi<:i fonte d i soddisfazioni, ma bo creduto richiamare l'attenzione dei collC'ghi sulle varici del laringe, le quali manifest,mdosi in modo subdolo, possono far pensare a di11gnosi ben gravi. come n ei due ca.si accennati. :;:
•• Conclud,;ndo sulle malattie latenti dirò che ogni qualrnlta. un soldato si presenta alla n ostra OS!'lervazione, acc us;111do ostinat11mente un qualche disturbo anche lieve, che non ceda nè al riposo nè ad un' adeguata terapia, noi non do\ibiamo subito correre col pensiero alla simulazione, il cui fantasma, se riesce a penetrare nel nos tro animo, oscura ed aunebuia le nostre ricerche, portandoci, a volte, nn· che a commettere errori non lievi; ma c i guidi in ques ti casi solo una prudente a ttesa ed un'accur:,tn. osservazione dell' infermo. In tal modo, se esiste un morho latente. il tempo e lo studio dell'infermo non mancher~nno d' illuminarcL ::--on voglio escl udere h1 possihilitii. rara, dobbiamo convenirne, di simulatori cl1I' giochino d i astuzia: la prudente a tte,;a gioveri~ aucb c in questi ca;;i, perchè il simulatore col ternpo si smaschera o si tradisce in tanti modi. Come p@r le maluttio Intenti, anche per quelle larv11 te 111 prudente attesr. e l'osservazione complet11 dell' infermo non ma nc hen1nno di orientarci sulla. retta v ia d iagnostica.
RIVISTA DI GfOR~ALl ITALIANI ED ESTERI
RTVIS1,A DI NEVROPATOLOGIA Prof. N1rn1w. - Per la atorla. delle distrofie mu1oolarl progreHlve. i:ista N europ atoloyica, n. 10-1910.
(Ri·
Le atrofie muscolari prO!Jre,;1,ii;e, meglio chiamate d" Il' Erb distrofie, pe r merito sopratutto del Ray111ond sono state sistematizzate, ed un ific11 te, dal punto d i vista generale patogenico ed etiologico, <1uale e,pres~ione patologica di un proce,,,o degenerativo ,iuvolu t i,·o del sistema motore, a sede v"ri", donde la:dive r;.ità
dei t ipi ( forma 11iielopatica o spinale, d i cui è cla;:;sico il (ipo descritto dal Ducbenne de Boulogue nel 18l9, e dn. Ar"n nel 1850; fot mH sclerotico-laterale; forma n1m rale di Hoffmn.un; forma miopatica o psei,doipPrtrofica, forma lm lba1·e ecc.). Nclln. storia d i queste malHttie è ripetuto che al Cru\"eilbier spetti i l merito d i aver abbozzato le atrofie m uscolari progressive dal punto di vista clinico ed o.uatomopalogico, con lo studio d i tre cas i, pubblicati nel 1839, 18-18 e 1853. Ma il prof. ~egl'O mette in luce la grande impor tanza. cli una nota cl inica puùblieatn dall'italiano 8ac he ro, clinico medico di Torino, nel 18-l3, e che perciò, cronologicamente, viene suùito dopo la primn. o,;servazione del Crnveilhier, che per altro em i ncompleta, in quanto negava ogni compartecipazion e nervosa alla Ier.ione; mentre essa, per il Sachero, doveva predomi nare n el quad ro clinico, da lui brillantemente messo in luce nei più fini dettagli semeiologici. A buou diritto qui udi bi · sog11a associare i nomi d i questi due clinic i n ell,1. '> toria delle atrofie musco-· ln.ri progressive. P. CONSIGl.lO.
Dott. R. 011.-1.noN et P. Coi.:nuoN. - Inlezlonl meroarlall ed emiplegia. (-'Vouvelle I conographie de la Sal.1,efrii"rn, aprile Ul 11). Nella grande estensione terapeutica delle inimi ioni, sotto-cutanee od intramuscolari, s i è di giil trovato per ciascun medicn.mento la formula d i s oluzione, o cli composizione ch imica, che ne permettano la migliore utilizzazione curativa, senza alcun dànno, locale sopratutto. Mn. bisogna tener conto, a nche, delle cond iz io11 i organiche diverse, perchà - per motivi varii - si trovano intolleranze dei tessuti d'ass orbimento, cosi come si tro vano intollerauze digestive; cd esse ,-ono per lo più la causa degli n.ccidenti locali (necrosi, ascessi, emorragie, cisti~ Naturalmente t utt i gli edemi sierosi od adiposi contradd icono l'iniezione sot· tocutanea; ma, olti-o a queste a ffezioni cutanee di origine d ifferente (~ardia cn, renale, cachettica, ecc.), vi sono delle latenze morbose di tali tessuti, non manif est e per segni speciaH, che però sono capaci di dare insuccessi ed anche dinn i consecutivi alle punture, per esempio nei cirroti1·i per le iniezioni sottocute ; così
H!J2
RIVISTA DI NEVROPATOLOO I A
specialnwnte, in ctrte 11ffezioni nervose che perturbano a nche il trofismo del tessuto cellulare cutaneo, e ne sminuiscono la funzione assorbente, predisponendo alla disorg1mizzazione necrotica. Assai dimostrativo il caso clinico studiato dai d ue Aa., di una cancrena vasta e profonùa dell'anca consecutiva, rapidamente, ad alcune iniezioni di biioduro di mercurio nelle natiche, in un giovane emiplegico per sifilide cerebrale, con soHta del miglioramento ottenuto con le prime punture. Tale accidente si è manifestato nella natica emiplegica, certamente per disturbi concomitnnti del trofismo. Ma allo1·a, se iu tali casi ciò può accadere, neanche le iniezioni sulle psrti in apparenza snne assicu1·ano1 poiche. in ogni emipleg ia., per l esioni del fascio piramidale d iretto del Tiirck, od omolaternle del Dejérine, si ha anche ipofunzionaliti\ ed ipotrofismo del lato sano, ed invero non sono rari i casi di ulceri necrotiche bi· laterali. Corollario pratico: negli e111i plegici 1 nei cerebrali in genere, è molto prudente preferire la via gastrica (od anche la endovenosa) alla ipodermica od alla intra· muscolare.
P. Co~s101,10. Dott. LA ORJt'fl,:. - Rl oerohe aulr eredità nelle mala ttie ne rvo,e. d' A.nih1·opoloyie Criminelle, luglio 1910ì.
(Àrchives
Sulla base di 126 casi l' A. fa ri len1,re l'importanza dell'eredità nella patologia mentale e conclude: 10 che l'eredità e un fenomeno g enerale che domina l'etiologia delle malattie mentali; 2° che l'eredità. è più sovente unilaterale: 3° che l'importanza di essa si fa sentire sovra tutto dal lato materno; 40 che l'eredità ò più sovente nervosa che Y&Sanica; o0 che essa è a gg ravata da certi fattori sociali (alcoolismo, tubercolosi ecc,); 6° che la ra zza pare in parte preservata, spesso, per la· frequenze. de l celibato, dei matrimoni sterili, dei nati morti; 7° che la di:;cendenza degli ali.euati è seriamente compromessa quasi nella metà dei casi. FUNAIOLI.
A propoalto 41 un nuovo fenomeno pupil(Rivista di p atologia ne1-vosa e menfale, faso. 8 -10).
C. 'fom,1As 1 ED E. CoLBACt:1111>1. -
lare. -
I1 R cdlich due anni fa descrisse un feuomeno pupillare, caratteristico nella epi· lessia e nell'is terismo; i due Autori hanno volut o controllarne la esistenza, la cos tanza e la s pecialità, ond e concludere se veramente esso possa ritenersi, o non, patognon1onÌ<'o per dette uenos i, come il Redlicb pensava, (la qual cosa sarebbe anche cli molto interesse per la medicina l egale militare). Il fenomeno consiste in questo : fot·ti e du revoli oontrnzioni muscolari detcrminnno una. notevole dil1t tnzione pupilla.re, c ui segue una reazione fotomotrice a ssai scnrea, ed anc he ns;;entc, sopratutto se lo sforzo s ia a ccompagnato da profonde rc,;pirazioni ; rimane in1·ece la. rea?.ione alla convergenza.
RIVISTA DI ~EVROPATOLOGIA
893-
I due Autori hanno esperimentMo su di 94 malati (41 epilettici, 10 isteriche, 2 nevrastenici, 2.J, mal ati d i psicosi maniaco-depressiva, e 2 dementi precoci), esaminandoli dapprima nelle condizioni ordinarie, per sceverare i casi in cui di g ià esistevano più o meno alterate le normali reazioni papillari. Dalle loro molteplici esperie11ze concludono: 1° I n quasi tutti i casi (compresi 18 normali) forti contrazio11i muscolari producono dilatazione della pupilla. 2° Le ordinarie rea,t.ioni n.lla luce. accomorlazione e convergen;:a s i trovano alteraw con minore frequenza nei normali (1 su 18), che nei malati anzidetti (in 8 su 28 epilettici bromizzati, in 3 su 13 epilettici non bromizzati, in f> su 24, mR.n in.cod epre,;sivi, in 1 demente precoce ed in 1 neurastenico). l3° Le dette reazioni, se cli gin a lterate nello stato di riposo, lo sono anche durante la prova del R~cllich, e per lo piti in grado maggiore. 4° Fra i soggetti a reazioni normali nel riposo, du rante lo sforzo la fotoiridea è più frequentemente alterata, scal'sa negli epilettici (25-80 p. 100), ma il fatto non può avere grande valore, s ia porchè la perccutuale non ò nSSRi alta, sia pcrchè lo stesso fatto s i riscontra nel 17 p. IOOdei normali . 5° Soltanto in una isterica tali reazion i erano assenti durante lo s forzo; negl i epilettici la cura bromica non ha intiuito sul comJ>ortamento ,lei rillessi, al contrario di quel che credeva Gilles de la Tourette. 6° Quindi il fenomeno del Redlich esiste realmente in alcuni isterici ed epi· lettici, ma può anche ri~contrarsi in alld m11.lati, e nei normali; esso perciò non Jrn, valore diagno~tico. P. CONSIGLIO. L A:-.TEAU)IE Contributo allo atudto della demenza preoooe nel mlltarl. (Asilo di 8. Piene, a Marsiglia). - (A rchiues de med. et de 1,harin. mililaire. - marzo l !J Lt ).
Cap ì\Ied.
Il Lanteaume ha pubblir ato un notevole studio s ui dementi precoci mil itari dell' Asilo di 8. Pierrti, ove sono ricoverati i pazzi dell'Alger ia e Tunisia, di partedel XV corpo d'armata, oltre a nuruerosi coloniali. Egli ha potuto seguire per molto tempo, e diligentemente sottoporre a ripetuti esami, 9 cac,i, dei quali 3 della forma paranoide, 2 della ebefranica, 4 della cata.tonica; la proporzione rispetto al totale dei mili tari ricoverati nell'Asilo è del 10 %, che è un po' inferiore a quelle date pe r gli altri pazzi non militari dal K raepelin e Sérìeux (l:2· 14 %). I n un caso si trattava di un sergente dell'età di anni 36, con 11 di servizio; in un alt ro di un cnpociurma di 34 a nni, con 16 d i servizio: in \In terzo pure di un sergente di 33 anni, con 15 di servizio; in un quarto di un recluso di anni 21:l, già 2 vol te disertore; in un 5° di un soldato trasferito in una compagnia di disciplina per cattiva condotta; in un G0 di un solda to coloniale, di 11.nni 28, con 9 di serv izio; in un , 0 di un operaio coloniale, di anni 35, con 12 di servizio; in un 8° di un soldato del treno; nel 9° di un recluso di anni 2G, condannato per g rave ins ubordinaz ione con vie di fatto verso un caporah:. L'A. fa u na serie di interessantissime osser vazioni, psichiatriche e mcdicolegali, su questi 9 casi; sopratutto discu te il valore della stereotipia degli atti e d e lle parole, la facile confusione delle forme prodromiche con gli stati nevra-
HIVI~TA DI ~EVROPATOLOOJA
stenici ed istero idi, e del d1:r11dim1::nto mentale caratteristico con l'imbecillità, m e ntre il mutnrismo e la g olfagine incongrua possono sembrnre simulati ; mette in rili evo la grande importanza medicolegale militare di tale quadro m orbo!.o della mentalità, sopratuÙo per il tripode : disturbi del caratt er e (bizzarrie, spiri to d'oppo;:;izione, tes tardag~ine ecc.), indifferenza emotiva, e dim in uizione dl'll'at· ti\'ità mentale e fis ica. Inoltre richiama l'atte nzione s ulla es trema sug gestionabil ità deg li infermi, sulla fac ilità. cli atti impulsivi improYvisi ed incongrui, sulle di~e1·zioni che talvolta si manifostano nella forma di fuga demenziale, sull'intoppo psichico che p uò condurre a r ifiuti d'obbedienza, ed infine sulla necess ità che uno studio a ccurato, per parte di un competente, faccia discernere le modalità sintomatiche che ri\·elino la diag nosi, si chC' si possa subitamente eliminare l'infermo, per provenire a lui ed agli altri, ed alla disciplina, danni possi bili e tn.lora n on lievi.
P. Coxs1ouo. Dot.t. JosB D.E Go:s;r,,,1.1-:s. - Il oampo ,rtaivo nell'i1tertamo. - (Arcllives de Piiiq11iatria y Criminolo!Jia de ln9egnieros, anno IX, marzo-aprile lVlO).
L'A. da no ve casi clinici di ligenteme11te studiati, fa le seguenti deduzioni: I. che il vero sintomo dell'is teri a non è il restringimento del campo visi,o per il bianco, ma l'inversione del campo dei colori, ciò che è dimostrato dai r isultati di sette su nove o5servazioni; 2. che è frequente trovare negli isterici, in esami ripetuti, deformazioni marcate nella l inea-limité del campo visivo, il che risulta in tre sulle no,·e osservazion i; 3. che non è raro n egli isterici, anche affetti da forme gravi, notare u n C1\mpo visivo perfettamente normale, ciò c he sarebbe dimostrato dalle osservazioni di duo s ui nove cas i c linici. F LNAIOl, I.
RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE Dolt. BRC:-uw, t unente medii.:o. - L'aotlnomloo1l della ghiandola p&rotl4e - (Dwtsche Mili/ii1·iil'ztliche Z eitschrift, 20 m a gg io. L'A. rif,•risce un ('aso rli altinomi<·osi, verificatosi in un ~oldato del 111° reg gimento fanteria di R11~tatt. Il militare appartene\'a a famig lia sana cd c m d i robus ta cos tituzione. Sei s ettima11e prima della malattia che lo incolse sotto le nrrui, fu comandnto al governo de i cavalli ed in tal te mpo contrasse l'abit u dine cli t enere sovente in Loccn, pag lia e 6 eno
RI VI:<TA DI CHIRCIWL\ m;~1m,\l,E
8! 15
La malattia cominciò con gonfiore e forte dolore della metà sinistra del vi:,o, tu mefazione localizzRtn. speciRlrnente alla regione parotidea ed ac·comp:1gnn.ta da febbre. Dieci giorni dopo, essendosi manit'estata una eh iara flutt wizionc nel luogo tumefo.tto, vi fu praticRta una la rga incisione, da cui usci pus abbondante- e pieno di granali; nel pus furono riscontrati i comuni s tafi lococchi e streptococchi e il fungo attiuom icotico. La febbre dopo l'evacuazione del pus, diminuì per cessare ben presto : la ca-• vità. ascessuale fu più volte lavata con soluzione iodica e tiunponata con garzi\ iodoformica. In 20 giorni s i ebbe completa guarigione. FUNAlOLI.
Un nuovo prooeHo 41 ga1troatomla . di Clinica chirurgica di Roma, \·ol. Ill).
L OSA RO. -
(Aunali del R. Istituto
L'autorE:e, partendo dal concetto che nessuna fo rztL passiva p11ò, a lungo andare, resistere ad un forza attiva ed energica. quale è la contrazione peri~taltica dello stomaco, si propose di contrappore a quest' ultima forza muscolare attiva, un'altra della stessa natura, ma più energica, e cioè q uella d ei retti addominali. Sullo s tesso concetto si basano pure i vari processi a stinte re, ma questi non co1risposero allo scopo, probabìlrut ut{l p<'1·chè si cercò di creare lo stintere incidendo, o divarican ùo dall'aYanti all'inrlietro le fibre del retto, in modo da costituire un anello ad asse a nteroposterio re. Infatti se s i considern che l'azione di questi muscoli si spiega talvol ta da ll'alto in basso, o dal basso in alto e costantemente dall'avanti all'indietro comprimendo gli orga11i addominali (Testut), ue risulta evide11temente che nes,rnna di queste ire direzioni dell'energia muscolare può agire in modo da chiudere efficacemen te la breccia creata e quindi In fistola o prima o poi diventa incontinente. Inoltre non basta soltanto utilizzare la spiuta da ll'a van ti all'indietro dei muscoli retti ma è 11ecessuio creare a llo s tomaco un puuto d'appoggio sul qua le esso poss a fissarsi, percho non venga ricncciato all'indietro dalla spinta antero po!.teriorn cl1e gli viene impressa dnl muscolo, ma possa essere compresso nel suo trngitto fistoloso. L'A.. sdoppiando il muscolo retto addominale e collocando quindi il seno fistoloso tra i due piani muscolari, ritiene di aver soddisfatto a queste due condizioni. L 'atto operati vo procede nel modo seg uente. Aperta la. cavità addominale mediante uua inc isione lungn 8-10 cent. sulla linea alba, introduce in essa la mano sinistra, coll'indice ed il medio situati nell'interno lungo la faccia peri tonale de lla. parete e col pollice sulla faccia cutanea quindi rintraccia il muscolo retto di sinistra, il quale appiu·e al tatto come un grosso cordone, duro, res istente che sfugge alle di ta c,he tentano d i s tringerlo. Riconos ciutolo, lo mantiene ben fisso: infigge in ~sso un lungo ed aguzzo tenotomo c on direziontl rettilinea da destra verso sinistra, incidendo successivamente la guaina rettale nel suo margine interno, il muscolo nel suo asse mediano o rizontale, la guaina r ettale nel suo margine esterno e la cute a qualche centimetro dal punto corrispondente a l margine esterno del retto. Per allargare l'incis iontl, colla mano sinistra, mantenuta nella posizione descritta, guida il bis turi in basso ed un pò piu in nl to, in modo che allargando la
su,;
RfVISTA DI OHifl URGIA GENEHALE
primitiva ìessura, viene a sdoppiare in quel punto il muscolo retto in due foglietti u:;uali, uno anteriore, l'altro posteriore ed a creare nello spessore del muscolo s tesso un tunnel con direzione da destra a s inistra della g randezza e della forma del cono gastr ico, che esso dovrà contenel'e, e cioè colla base situata &ul margine interno <lei muscolo ret to e l'apice sulla cute, in corrispondenza del margine esterno di detto muscolo. Pinzettando ora lo stomaco, forma un cono di parete ventricolare che attr11.e fra le labbra dell"inc1sione, indi con tre punti di catgut l"aponeurosi ed il peritoneo corrispondente alla base del cono gastrico lld al mar~ine interno del fo~lietto posteriore della ferita muscolare; fissa lo stomaco sull"aponeurosi ed al peritoneo dell'altro lato e rest ri nge in alto ed in basso la breccia attorno nl ventricolo. Ciò fatto, con una pinza iotrodottn dalla piccola ferita late1ale cutanea passa attraver,, o In breccia muscolare, prende l'apice del conogastrico e, lo porta nel t unnel muscolare, già co~tituito, e lo fissa assicurando ra1,ice stesso con qua, tro punti di sutu ra al margine muscolare sinist ro od esterno che si vede facilmente ed al margine cutaneo della p ic~ola breccia. la.terale. li cono 1;astr ico a,·quis tn cosi una posizione intramuscolare, perchè circondato ovunque da muscolo ed è fissato in detta pos izione col suo apice al margine esten:o e colla sua base al margi ne interno del muscolo retto a ddomina.le. A questo punto chiude la grande breccia a ddominale con doppio piano di s utura: e cioè con un primo avvicina le aponeurosi e con un secondo sutura la cute. Finalmente incide l'apice del cono gastrico sporgente sulla pelle e ne fissa. a questa i suoi margi111. 1Jai risultati ott.enuti dell"Antore, questo nuovo processo realizz.e rebbe note· voli vantaggi su tutti i precedenti c ioè brevità di esecuzione sul processo Tiwel: 1•erma11en te e perfetta contineo?.a che spesso fa difetto coi metodi semplici (S.i. dil lot - Nélaton - Egeberg - Ble11dot e Basson - Fenger - Cooper - Forster - Lowe - Verneuil) e con quelli a sfintere (Howse - Haeker - Girard Terrier Gosset Hahu}, immutabilità delle nuove condizioni create, il che non sempre si realizza coi metodi a valvola (Penierel - Fontan - Seno - Forgues - Poir ier C("<'.) e con quelli a lungo seno obliquo (Kader,, o spiroide (Allemann - Souligoux - Sa baoyef - Frnnk - Marwedel - \\'itzel - Kocher) e per ultimo ha il pregio di creare una lunga fistola e tale da permettere anche una alimentazione non esclusivamente liq uida. 1'JR.E J, LI.
Sulla oompreHlone 4ell'aort~ a4domlnale mec1J.a.nte stretta fasci atura sul ventre. (La clinica osleti'ica).
Prof. F. LA ToRnE, -
L.A. dopo aver rilevato il fnvore incontrato nella pratica ostetrica, ginecologica e chirurgica dal proce~so che Ya. sotto il nome di « Momburg -., fa di tale argomento uu a ccurato esame storico R.ffine di poter s tabilire se effettivamente va dato al Momburg o ad altri il merito di averne avuta la prima ispirazione. Ricorda come c hi per primo comp1·esse l'aor ta nelle emorragie post-partum fu Daniele Luigi Rud iger verso il 1797; lo segui il Boer al principio del xix secolo. più tardi llax Se.xtorpb e l'Clsaruer : i due primi praticarono la compressione R.t· traverso la parte posteriore dr-\J'u t.ero, introducendo la mano nelle. cavità uterina gli altri comprimendo colla mano attra Yerso la pa rete addominale al di sopra del fondo dell'utero. Introduttore di tal metodo in Francia fu il Tréban e non il Baudelocque, come egli stesso atfcrm11; que;;ti ha solo il merito di a verci pensato
RIVISTA Dl C'HlRUR (HA GE ~ERALE
897
senza avervi mai ricorso. Però anche prima. del Baudelocque anche lo Smellie t.veva avuto la s tessa idea, praticandola in donne minacciate da svenimenti nei primi momenti che seguono il secondamento. Ma anche lo Smellie non praticava la fasciatura allo scopo di comprimere l'aorta, sibbene per obbligare l'utero a r imanel'e nella pal'te inferiore dell'addome se11ze. abbandonarsi da un lato o dall'altro. J1 Momburg s i occupò della fasciatura a rldominale, quale mezzo emostatico preventivo, solo a scopo cl1irurgico nel 1908. e un anno dopo il suo procedimento per opera del Sigwart, dell'Hohn, del Rielander ed al t ri venne esteso nella pratica ostetrica e ginecologica. L'A. invece ricorda come fìn dal 1875 comprimesse l'aorta sÌIL direttamente che indiretta.mente mediante fasciatura addominale nelle emorragie dell'utero e delle parti inferiori del ,·orpo. Quale testimonianza del suo asserto riferisce che nel 1889 pubblicò nel n. 4 delle N ouvelle.~ .1frchives d'Obst,;triqiie et de Gyné.cologie, fonrlate e dirette dai professori Cha.rpentier e Doleris, uno studio sulla compressione del. l'aorta addominale nelle emorragie post-partum, illustrandolo con otto osservazioni cliniche. · P er tali considerazioni, folldate su dati storici indiscutibili, l' A. ritiene che, per giustizia ed onestà scientifiche, il processo della compressione delraorta addomi nale mediante costrizione del corpo per mezzo di una fa.scia s trettamente ap · J)licata sul corpo, quale mezzo emostatico. a lmeno in ostetricia, debba portar il nome di processo T,a Torre e non del lfo rnlmrg. Pm,IT'oN1.
Dott. n. CALABRESE. - Iutervento ohirurgioo r&siouale negli avvelenamenti acuti da 1abllmato corro1lvo. - (Bullettino delle scienze mediche, far;cicolo VII, luglio 1911} Le ricerche dell'A. }111nno lo scopo di dimostrare che l'inter vento chirurgico p:.1ò coadiuvnre In terapi11 medicH, quasi sempre insufficiente negli nvvelenumenti acuti e gravi d n sublimato corrosivo. Questo potente veleno, introdotto r,ello stom,ico. produce lesioni varie secondo la concentrazione della soluzione e lo stato cli ripienezzu del viscere. Talvol t,i 111 soluzione viene ussorbi t n senza l11sciare traccie nello stom11co, sal vo a da re segni di sè por J'.,ssorhimonto del veleno. S e lo stom,ico 4 ricoperto di mttco denso, si producono combinazioni poco solubili ed in tal caso :tnche forti dosi di sublimato, se pront11mente estrutto, possono ri uscire innocue. Se la mucosa stomncnle è poveno di sa.ngue si possono produrre escare. L' A., dopo di aver fatto cenno dell'assorbimento del veleno, del modo di 11gire del mercurio nell'organismo, ricordando l,1 pregevole monografi11 del Guelfi « sulla, p,1togenesi del mercurh1lismo:. domand11: Come si tratta 11ttunlmente l'avvelenamento ncuto per ingestione di sublima to corrosivo? Alcuni, ritenendo pericolos11, la sondn gnstricn per la lavaturH dello stomaco, nttesa lii. possibile corrosione delle s ue pnreti, somministr,\no ,mtidoti chimici; altri, ricorrendo nlla lava.tur,i. dello s tom>1co, ,iggiungono 1.. somministrazione del latte o dell'nlbume d'uovo per ottenere l'nlburoine.to di mei·curio insolubile : molti preferiscono prnvocare il vomito. 57 -
Gior nale di m ,dt;i,w ,,.//ilm·~ - Fa.se. Xl-Xli.
898
RIV!:,TA DI C HIRURGIA GE}<ERALE
Questi mezzi saranno capaci di " llont11na re dnllo stomaco e di neutrnlizzare, quella qua.ntitil di sublimato c he vi si trova, ma non di eliminare e di neut ralizzare quell n p11rte già p,,ssata nel tenue, ed è quindi nell'intestino che si sta· biliscono necess,1riiimente delle les ioni più o meno gra vi, come è là che nvviene l'assorbime nto della sostanzn. Perciò l'azionti chirurgicn deve permettere di allont,mnre dall'intestino, o per lo meno di neutr11lizz11re, prima ancora che il sangue lo sciolga e se ne impadronisca tutto il mercurio che vi si trova, L'A. fece i suoi esperimenti sui cnni. I quattro primi cani, del peso ciascuno da 6 a 7 chilogrammi, morirono un.ora dopo della somministrazione di un g r ummo e mezzo di sublimato in soluzione, present,mdo a lla necroscopÌII, l,1 m1,cos1\ gastrica caustica ta. L a tecnica usata dall'autore è la seguente: somministra a due cani a mezzo di sonda gastrica, una quantità di sublimato in soluzione acquosa che corris ponda da G a 8 centigrammi per ogni chilogrammo di peso dell'animale; dopo unu, due, tre, quattro ore da ll'ingestione, ad uno dei cani (cane di controllo) prntica In lavatura dello stomaco per mezzo della stessa sonda, somministrando dell'acqua 11lbumina ta con albume d'uovo; all'altro cane, oltre ulle dette manovre e previa anestesi", prntica la J,.parotomia, ricerc11 la primn a nsa del digiuno, la estrne dal ventre con le opportune cautele, apre l'ansa, ed attraverso l'apertura praticata fa passare un lungo t ubo di gomma a doppia corrente, col quale opera il lavaggio dell'intestino, prima verso il duodeno e lo stomaco, poi nella direzione opposta, con soluzione acquosa al 5 % di tai::mlfato sodicv, come consiglia il Sabbnt ini. Pratica poscia l'enterorafi" e la sutura delle pareti addominali e, seduta stante, coli" stessa soluzione del taisolf11to1 sommi nistra un clistere. Il taisolfato s odico, secondo le esperienze del Sabbatini, forma col mercurio un trisolfato doppio nella dissociazione elettrolitica del quale il mercurio passa all'anione. L'A. riassume il seguente risultuto o ttenuto dai suoi esperimenti: di 5 cani avvelenati col sublimato introdotto direttamente nello stomaco e tratta ti a distanza di 1, 2, 3, 4 ore con lavatura dello stomaco, ne mori rono 5 con tutti i fenomen i dell'avvelenamento acuto da sublimato; in altri 6 invece sottoposti alla medesima distan za di 1, 2, 3, 4 ore dell'avvelenamento a lavaggio dello stomaco e con l'operazione della laparotomia e lavaggio dell'intestino, 6 vissero, non potendosi irnputi,re la morte di uno di essi~avvenuta in 27" giornnta al sublimato corrosivo. Resta a v edere se il procedimento eseguito sui cani si poss11 applicare all'uomo. Che il quesito suscit i, di primo acchi to, perplessi tà. ed incertezzn, dice l'A. è cosa naturale ed in parte a nche gius ta e tutti sono compresi delle gravi condizioni in cui versa la maggior parte degli avvelenati da mercurio e della responsabilità che veniamo ad assumere, specie quando, di fronte 11d un disgraziato in peri colo di vita, si debba praticare un'operazione che può far sorgere il dubbio di aver servito, se l'esito sia infausto, ad affrettare la morte. Tuttavia. siccome colla sola lavatura dello stomaco i colpiti da avvelenamento muoiono nel!,\ m aggior parte dei casi, il lav11ggio dell'intestino, come viene proposto, deve necessariamente giovare. In altri termini, questa semplice e razion11le terapiaroperntiva deve completare la terapi>ì medica e giungere in aiuto a questa appunto là dove essa non può arrivarn coi JLezzi di cui presentemente dispone. ::,i i ntende che la terapia chirurgica debba essere te ntata solo nei oasi di a,· velenamento acuto da sublimato, tenendo conto essenzialmente del tempo decorso dall'ingestione del veleno, delle condizioni dol paziente, delle lesioni già. indotte negli org,mi_ e principalmente nei reni. OozzANO,
8!)!:.l
Un oaao di ritardata rilorm&ziOnt dell& Ol\mera anteriore dopo erir&zlone dl cataratta. - (The Ophthalmi cReview, s ettembre).
HARR1S0N :BuTLER. -
,,,..
L'accidente è raro (1- 2 volte s u 100 casi), ma interessante pel fatto che uun. operazione di cataratta, -perfetta in sè s tessa, può avere UH esito infelice se la. camera anteriore tarda a riformarsi più di uno o due giorni, come nel caso trrittato da ll'A., il quale essenzialmente decorse nel seguente modo: La camel'a anteriore non si riformò che 17 giorni dopo l'operazione, ma al S5° giorno si notava una punta dell'iride nell'angolo esterno dell' incisioue e q uindi la camera anteriore scompariva di nuovo. P iù tardi, nel punto dell'incuneamento dell'iride si formava una fistola. Al 60" giorno si riformava di nuovo la camera anteriore, ma poco dopo al posto della fistola insorgeva una piccola. . cisti. Trascorso qualche giorno, tutto procedeva in modo da far credere all'.-\. alla guarigione, ma dopo poco meno di un mese ricompariva la fistola, Poc bi giorni dopo si 1·iforma.va la camera ante1·iore (allol'll. l'A. procedeva alla cau te rizzazione); solo al 5° mese dall'operazione si raggiungeva la guarigione definiti va con Tn , V
~I
.I:·
=f e dopo un mese e mezzo ancora = ~ .
L'A. ritiene che probabilmente dopo l'operaziC"ne l'incisione fu mantenuta beante da una punta di ca.psula. capitatavi pel fatto che nella notte susseguent(' all'operazione stessa. il paziente ebbe a. fare un movimento bruseo (si assise improvvisamente sul letto, allarmato da un casuale rumore), a.l che dovette seguire l'impegno dell'iride. La ferita restò si lungo tempo aperta, che q uando finalmente si chiuse, s i JDanifestò un disturbo nelle condizioni di equilibrio tra la secrezione e l'escrezione, donde un glaucoma passeggiero. Widmark in casi consimili ha ritenuto che un tale esito fosse dipeso da un errore di tecnica nel pl'l\ticare la sezione; infatti esso occorre con relativa maggiore frequenza quando il taglio viene praticato sulla cornea; ma l' A. personalmente non ha. potuto notare alcuna. difl'erenr.a nella gu;1rigione, siasi praticata un' incisione corneale od una sclerale, purché non sia capitata l'iride o la capsula tra i margini. Con la ritardata formazione della camera anteriore, so generalmente si ha, senz'altro d unno, un corrispondente ritardo nella guarigione, spesso però si lm opacità della cornea, siu lieve e passeggera, sia al punto tale da richiedere una iridectomia ottica ; l'occhio inoltre può andare incontro ad infezione, ovvero talorn andar perduto in conseguenza di una. fistola a permanenza o di un glaucoma. Il miglior trattamento è il riposo a letto con un bendaggio compressivo sull'occhio, l'uso di irrigazioni con soluzione di sublimato 1 ptir 5 mila e talora il termocauterio. S. CALENDOL!. Sopratutto è importante la profilassi .
900
RIVISTA DI OCULISTI('A
R. .J A~1Es. - Lesione penetrante del globo oon panoftalmite 4o91lt& a4 un mtororganl1mo ohe 4ì. sviluppo a gas. - (The Opllfluilmic B evie11:, giugno).
e~•
•rrattas i di un fon,ciul]o di O anni, contro il quale casualmente un compagno, col q u1lle scherzava, aveva tirato con un fu cile ad aria compressa, colpendolo n.ll'occl,io sinistro. L'A. all'esame del paziente praticato due g iorni dopo l'accaduto, riscontrava, con una t emperatura subnormale, scarso ede ma alla palpebra superiore, lie, e cheruosi e piccola ferita corn eale, dalla quale, scoprendo l'occhio, uscivano bolle di gas. Paceva diagnosi di panoftalmite precoce con sviluppo di gas da microrganismi e s i decideva a d eseguire l'enucleazione. Il bulbo veniva immerso in formalina al 10 p. 100 ; esso presentava unn perforazione lateralmente al nervo ottico; nel s uo interno, con i raggi X si poteva notare un dardo. I prepara ti eseguiti con un'ans a intrisa nella ferita, cosi come le culture in diversi terreni (latte, patata, gelatina, brodo), l'inoculazione in una cavia, le subculture e le inoculazioni in a ltre cavie fatte con materiale ottenuto dalla. prima, e 6na1mence l 'iniezione intra venosa in un coniglio prat icata con lo s tesso mate· ria.le, non lascia vano alcun dul,bio r.he l'infezione era data dal B. aerogenea caps ulatus, descritto dal ,ivclch nel l tl!1Z, e precisamente da una varietà di questo bacillo ( in quanto che al raso presente si aveva negli animali inocula ti solamente uua rea:,;ione locale, mentre col B. descritto da We lch, a ll'inoculazione tien dietro un'infezione genende rapidamen te mortale). I preparati is tologici eseguiti con pezzetti dell'occhio facevano vedere che la sclerotica era norma le, la coroide fortemente congestionata e tumefatta, la ret ina ispe$Sita ed a lterata. Gli strati intern i di quest'ultim11. contenevano i cennati bacilli in numero rilevante. Questo bacillo è stato riscontrato con una certa frequenza in casi di cancrena acuta e diffusa, in ascessi di appendicite o da mastoidite ed in cnsi di emp1ema. L'A. aveva a\Tuto poco tempo prima un caso identico al presente (sul quale s'intratteneva. in una seduta della Società Oftalmologica di Londra), ma non ne ba trovato segnato n ella let teratura a k.un altro. Egli è però del parere che i casi de~r ritti da Chaillou~, Darier e Oreste (Francia) e da loro 11.ttribuiti al hacillus perfringens sieno identici, cioè a dire che ques to bacillo e quello di Welch s i debbano identificare. S. CA I.ENDOLI.
E., capitano meuico. - Cl•ti !\ella oongtuntlva a oontenuto luo~ovara, G. Gaddi, 1910 e XX Congresso dell'associazione oftalmologica italiana, Paler mo, 20-2S aprile 191 1.
PASSERA
lito. -
Nella congiuntiva s i possono, seguendo il Saemisch, distinguere le seguenti categorie di cist i : 1°) Cisti linfatiche o linfangiectasie; 2°) Cisti originatesi a ~eguito d i alterazioni dei tessuti congiunti vali, d i tra,;posizioni di essi e di malattiedelle glandole, e questa s pecie di cisti egli s udd ivide in tre sottoclassi, delle cisti
RIVISTA Dl OCULISTICA
901
sierose epiteliali, delle c. da increspamento eisti da insenature, delle cisti da malattia delle g landote del Kruuse; 3°) Cisti dovute a ferite della co::ginntiva; 4°) Cisti idatidee; 5°) Fal3e cisti o formaz ioni cistoidi, dovute a soluzione di conti;ouità del globo oculare; 6°) Cisti che appaiono in altre neoformazioni e neoplasie. L'A. ritiene probabile che cisti epiteliali a contenuto liquido, oggi ritenute spontanee, possano trarre la 101·0 origine dalla pre.~enza e dallo stimolo. sull'epitelio congiuntiv11le intatto. di un corpicciuolo estraneo, non molto irritante e non upidamente riassorbibile, sotto l'attività biologica e chimica dei tessuti circonvicini. Il caso da lui osserv11to nella clinici\ del Raymond, a Torino, ed e-%minato anche ana tomicamente, riguardava un fanciullo, portatore d'una cisti ve:,;cicolare della piega di pa;;saggio inferiore. Ess11 venne eo<ti rpata e conteneva un liquido tor bidiccio, :ricco di corpuscol i di pu~, di cellule epiteliali cilinddche degener,,te e di detriti, nonchè una mnb,s,;ina di fibre di cotone, lung" circ11 cinque millimetri. La natura di queste fu dall'A. accertata con le reazioni microchimic be proprio della cellulos i Le pareti cistiche erano cos t ituite da connettiva e rivestite internamente di elementi cellulari, an,1loghi a quelli della congiuntivo normale. Questo CJ\so offre all'A. la base per un· interpretazione, in molti punti diffe· rente da quelle fin'ora emesse ,;ulla genes i di un certo numero di cisti congiun· t ivuli. Egli crede che il flocculo di cotone, int romessosi nel seno congiunti vale in· fer iore, vi sia ri1nasto impigliato ed abbia meccanicamente provocato una mod ica, ma dural ura irritnzione flogistica delle zone di mucosa circos tanti, la loro ipertrotìa ed il lol'O s viluppo a cisti Da questo caso l'A. trae per,;iò occasione per domandarsi se la dur,1tura presenza d i un corpo estraneo sulla congiuntiva, specie ll'll fornice inferiore, non rappresenti, più ,;pesso ehe non semb1·i. la causa di molto c i~ti, intorno alla cui origine è viva tutt'orn la di,;cu,;sione. Infatti in questo ca,:o t rnttavasi d i corpo estraneo assai resi.~tente all'azione di,;gregatoria dei tessut i e perciò facilmente lo ai rintracciò ancora all'atto dell'operazione. Ma quando si avesse a che fare con corpicciuoli meno resistenti, es~i possono· riassorbirsi dopo un <:erto tempo, i n seno alle cisti da essi medesimi provocate e, all'esame anatomico di queste, non si avrebbe alcun reperto e criterio per differenziare queste da alt re eisti epitelia,li a contenuto liqu ido, "110 vengono dichiarate spontanee a da inclusione. R. L . HEnzoo (Berlino). - Sulla natura del germi del traooma. -- (Deutsche MedizWochensc/11·ift, giugno). In ogni caso di congiuntivite g ranulosa è riuscito all'autore di provare che i cosi detti corpuscoli del tracoma sono identici ad una certa forma, non ancora abbastanza. nota, di involuzione del gonococco di Neisser: e l'inft:zione del .tracoma avviene cosi che questi germi involuti cres(·ono in s imbiosi di un parassitis1no nell'interno delle cellule epiteliali della congiunfrrn e qui\·i moltiplicanùosi formano le :zooglee note sotto il nome di corpuscoli del tracoma. Queste constatazioni si fondano specialmente sopra i seguenti fatti: 1° Mediante trapianti ripetuti sull'agar \\'ertheim è possibile riconrlurre ~ueste forme di zooglee morfologicamente fra di !ore identiche a culture pure di gonococco di Neisser, dimostrabili con la colorazione del Giemsa. Nei batteri racchiusi nell'interno degli e pitelii av\'Ì<,oe una dissociazione fra il plasma e la ceromatina e d3. quest'ult ima si indualizzano delle teleutos pore c he prendono l'aspetto di frammenti nucleari come ne col plasma degli infusori.
\l1J2
RIVISTA DI OCl.! LI~TICA
JI comportamento cl1imico irregolare delle forme definitive dell'invol uzione - dall'A. designate come microgonococchi - è cosi caratterizzata o che assumono una decisa coloraz ione rossa col Giemsa a differenza delle forme normali che s i colorano in azurro. :'.\la fra i due estremi si possono S('guire dell~ gi-adazioni che vanno dall'azurro al violetto pallido, al rosa, al rosso deciso. Con tali prove culturali cade cosi la divisione _fra i corpi di Prowazek come e~e uti del traroma ed i batteri di Neisscr. 20 NellA. classe dei protozoi e negl i organismi affini non è conosciuta alcu na forma di vita di cosi teuue e semplice organizzazione. Anche nella sotto cla<Jse dei ch ytridiaci che si riportono all'eziologia di certe infezioni vi ha una pii't alt& e grande organizzazione di vita (f-lagelli, pseudopodi, capsula ecc.). 3° Indubbiamente nei casi d i blenorrea della congiuntiva il prof. Henogha potuto seguire la diminuzione della virulenza del gonococco, l'attenuarsi dei sintom i del!' infiammazione acuta, la scomparsa di ogni germe dal secreto, e influe lo stabilirsi delle forme d'involuzione col qundro tipico dei corpi del t racoma. -i 0 N~i casi di tracoma rflcente si po:;sono riscont rare ancora fra gli epitelii i miàogonococchi con tutti i cua tteri de i gonococc hi normali (ch icchi a.ppaja ti, colorazione a zuri-a) detti dall'A. forme di passaggio (Uebergangsformen der Mikrogonokokken) e seguirli fino all'i nvoluzione nei corpi del tracoma. 5° Finalmente con l'ino<'ulazione di una cultura pura di gonococco nella cong iuntiva di un uomo cieco per glau(!oma assoluto è riuscito all'A. di ottenere lo sviluppo negli epiteli i di zoogle e sia per riunione di s ingoli microgonococc hi, sia per spars i elementi nei plasma cellulare. Le numerose forme d'involuzione del gonococco e del microgon ococc.o sono del resto facili a seguirsi con la colorazione del Oiemsa anche nei corpo dei leucociti ed una tale simbiosi fra cellule bianche e batteri spiegherebbe la metamorfos i regressirn di questi ult imi per la. formazione di tossine ingenerate nel plas ma. Rimane così aperta la questione io quale rapporto stia per molte malattie d'infezione a d eziologia ancora ignota un germe noto involuto o di virulenza nttemrnta con le cellule Yiventi. P er certa i:,arte tale questione venne adombrata nel co,;ì detto catarro vaginale infettivo delle g iovenche causa frequente di aborti e di cui l'eziologia venne riconos1·iutn. in uno s treptococco negativo al Gram c<fu inclusioni epiteliali sim ili ai corpi d i tracoma.
B1c11E1.o:s-.sE. - Cataratta unilaterali da elettrooaslone lndutrlale. (.4mwles d'oc11/isliq11ll, tome 14-1, p. 108-117).
111 un'oflicina elettrica, un impiegato di Bl a nni riceve attraverso il corpo, io <'it·costanze non bene precisare, una corrente di '30 000 volts, che fonde del tutto i grossi chiodi delle sue r.alznture. Oltre a perdita della coscienza per qua ttro ore, si prod ussero scottature al lato destro del capo e del collo ed alle dita del piede dest ro, profonde fino a ll'osso, che r ichiesero circa un anno di cure. Ag li occhi non s'ebber~ fatti immedinti, ma dieci giorni dopo, a destra, si riscontròuna leggera congiuntivite, che guarì con inqtille,.ioni di solfato di zinco e, subito dopo, una lc~gera irite, che si ri.<olse felicemente.
RIVI STA DI OCULli'>TICA
903
Senoncbè, sette mesi dopo l'infortunio, l'individuo cominciò ad avvert ire indebolimento d ella vista all'occhio destro. E saminato a nove mes i di distanza dall'acci dente, esso mostrò leggere opacità cristalliniche periferiche, con riduzione C:ell'a.cutezza visi va ad un qua rto. Tre mesi più tardi la cataratta era totale, omogenea, biancast ri\, int umescente, con buona percezione luminosa, campo visivo e movimenti pupillari normali. Non era i ndicata un'operazione, nè il malato la richiedeva. E' da notarsi che in questo caso tu t te le lesioni elettriche erano localizzate alla metà destra del corpo, mentre la sinistra era. rimasta incolume. Questa, dall'autore, è computata come la settima tra le catarat te da scarica elettrica fin'ora pubblicate. Trattasi effett ivamente di un capitolo nuovo di traumatologia oculare, destinato forse, p urtroppo, ad arricchirsi di numerosa casistica, per le sempre più frequenti applicazioni dell'elettrici tà, ad alta tens ione, a tutte le branche dell'industria. Di qui l'importanza dell'osservazion e e del lavoro d el collega francesti, il quale riassume i principali caratteri di ques to g enere di cataratta, des umendoli dalle precedenti osservazioni del Brixa (HlllO), d i Des brières e Bargy (1900), del Bistis (1906), del Terrien (1908), del Roche (l !J09) e del L e Roux (1909) e dalla sua. A tale letteratura conviene inoltre, io credo, aggiungere i cas i dell'Ellett (1906), dello Stilson 1907) e· del Komoto (1910). Il Bichelonne, da questo studio comparativo, v ientt alla conclusione che la cataratta elettrica. è per lo più unilaterale e si localizza quasi sempre dal lato del corpo che viene colpito dalla scarka. Il voltaggio della corrente non sembra avere grande influenza, poichè, in un· caso, 20.000 volts provocarono soltanto delle opacità puntiformi disseminate, mentre in altri bastarono 600 volts a produrre una cataratta totale. Nel caso dell'A. trattavasi di una corrente di ben 30 000 volts. Dalle esperienze s ugli animali (Ba.t telli) e dai casi della letteratura, sembra potersi concludere che la cataratta ha. luog o soltanto quando uno dei punti di contatto della corrente vulnerante è in ,·icinanza dell'occhio. Le lesioni cristallinicbe si spieg herebbero, non già col fatt o della compartecipazione della lente ad estes i disturbi nevritici, ma con una modificazione locale, per gli effetti di un disturbo circolatorio o di un altro disturbo di nutri zione, su \ln organo cosi sensibile come il cristallino. In un caso che ho avuto occasione di osservare nella Clinica oftalmologica di Torino, diretta dal prof. Rey mond, e che viene ora pubblicato dal collega della R. :Marina, dottor Pastega, negli Annali di 111edicina nat:ale, t rattavasi di un individuo che, da una corrente di 22.000 volts, riportò gravi lesioni alla reg ione fronto,temporale destra, profonde fino alle ossa , ch e si mostra vano necrotiche, alla radice del naso ed alle piante dei piedi. L11. cata rn.tta in questo caso fu bilaterale, ma si iniziò prima a destra, o ve fu segnalata due mesi e mezzo circa dopo l'infortunio e, poi, sei mes i dopo, anche a s inis tra. L e opacit1\ lenticolar i. costituite da punteggiature e st riature, decorsero assai lenta men t e verso la cata· ratta tota.le, di colore cenerognolo. ln questo campo delle cat aratte prodot t e dall'ele ttricità, è da ricordarsi infine il caso illus trato dal Gozzano in ques to giornale (anno L, febbraio 1902, pag. 158-16.~}, in cui trattava.si di un solda to che, trova ndosi sotto una t endn, fu colpito dal fulmine. Anche in esso si ebbe d apprima congiunt i vite e poi, a poco a poco, lo sdluppo di opacità lenticolari bila terali , con forte rid uzione del visus . PAsSJ.'.li A.
!}04 E. BREwER'I'ON. ·•·iew, agos to).
R[\' I STA DI OCU LISTICA
lri4o-olollte tuberoolare orollioa. -
( The Ophlhalmic Be·
~i tmtta di due cal,i molto istruttivi cli tubercolosi dell'occhio, con decorso I ungo, interrotto da periodi di tregua, cas i nei quali 111 diagnosi non s i pre.c;entava chiara, almeno all'inizio. t o Caso. - Donna di 24 anni. Nei suoi precedenti conta una leggera pleurite ecl una tumefazione ad une. tibia. Ecco il decorso dell'a.fl'eziooe agli occhi: Si ammala prima l'O. D. e dopo un anno (nonostante le cure a base di mercurio e pil<'carpina, assieme a ricostituenti), diventa cieco. Circa un altro anno appresso s i ris veglia il processo infiammatorio, prima all'O. S. e poi e.nche e.l D., con dolori che coatringono la paziente ad assoggettarsi alla nevrectomia del nervo ottico-cila re da questo lato. Dopo breve tregua, la male.ttia risorge e l'esame fa rilevare all'O. S. sclerite e cheratite punteggiata limitate, con lieve pigmentazione della <"apsula del cristallin o e poco dopo si aggiungono altre ch iazze di sclerìte, irite con s inechie posteriori e nella camera anteriorE: a ppare una massa bianca di essudato fiocconoso. S i pratica allora l'enucleazione dell'O. D. "L'esame istologico del bulbo non fa rilevare bacilli tubercolari ; ma granulazioni ed alcune cellt1.le giganti in una massa di te!'suto connettivo posta dietro al cristallino e che conglobava un dis tacco retinico. Altra breve sosta del male, dopo la quale l'infiammazione si risveglia di nuovo all'O. S.: i sintomi precedenti riappaiono più rilevanti ed"i dolori più intensi; la cheratite punteggiata guadagna terreno. Segue un lie ve miglioramento, poi, con l'infiammazione, s i riaccendono più vivi ancora i dolori. S i ricorre ai ragg i X: e si ha un considere,·ole miglioramento, quindi una ricaduta: la pupilln è quasi completa mente inv11,5a da essudato; la vista molto r idotta. Si sospende l'applica zione di q uésti raggi: cessano i dolori ; ma si man ifesta un g laucoma secondario, la cornea si va opacando, la camera anteriore resta. abolita, In. pupilla aderente, l'iride atrofica, con perdita. della. vista e tensione 8. La diag nosi di t ubercolos i fu posta abbastanza per tempo (,·enendo es clusa la sifilide dalla storia clinica e dalla resistenza al tmttameoto mercuriale); ma non venne usata la tubercolina per t imore di una reazione lor.aie. ;_,o Caso. - Donna di an11i 30. Ha <iubito negli ultimi anni 17 operazioni per adeniti al collo e per lo stesso motivo è s tata sottoposta ai raggi X.. P er varii anni ha sofferto inolt re di una forma di artrite reumatoide alle dita delle mani e dei piedi, per la quale ques te sono rimaste n.bbastanza gravemente deformate. Decorso della malatti.a oculare: comincia con irite doppia, che guarisce: dopo 1111 anno, risvegl iandos i il processo, s i ha: O. S. atrotico co1i camera anteriore impicciolita, iride torbida, pupilla ristretta, aderente e chiusa da essndnto. All'O. D. una zona di scleri te e cherat ite, una limitata opacità inters tiziide in alto. opat·ità generale della Descemet in basso. s cars e aderen?.e del]' iride. All'oftal moscopio il fondo sembra normale; In vi,::ta è r idotti\ di molto. Ben J>res to l'infiammazione in quest'ulti1110 occhio si accentua: appariscono chiazze di cheratite punteggia ta e le aderenze dell'iride si fanno carnose.
a+
!J05
RlVli;TA D I OCULISTICA
S'inizia. il trattamento con la tubercolina. Si ba un miglioramento, al quale, ool sospendersi della cura, succede un peggiorament.> per l'aumentata opacità del vitreo ; la vista si riduce ad ', 60 • Si ritorna alla tubercolina e si ha un nuovo e notevole miglioramento, al quale segue un'altra interruzione della cura ed un altro peggioramento e questa volta il ricor:,o alla tubercolina non riesce più efficace: la vista va sempre abbassandos i per l'aun1ento delle cennate opacità del vitreo, alle quali se ne uniscono altre da parte del cristallino. La proiezione della luce è diminuita dal lato nasa le, fatto do,·uto indubbiamente ad un distac.:o retinico. L'A. conclude consigliando di trattare di buon'ora con In tubercolina tutti i casi <:ome questi cioè di irido-ciclite cronica, quando il tipo della malattia fa pensare a l la tubercolosi e quando la s ifilide può essere esclusa. Egli è convinto che questi due pazienti avrebbero potuto guarire se la cenuata <:ul'a fosse stata iniziata avanti che si perdesse il primo occhio. s. CA I.ENDOLI.
Bulla struttura 4egl1 ugloml oavernoal 4el· l 'orbit~. - Contributo ollnioo e d btologloo. - ((}phlhalmoloyica, volume ll, fascicolo I, e XX Congresso associazione oftalmologica italiana, Palermo, 2\J-
PA»:SERA E., capitano medico. -
23 aprile 1911). Lo studio dell'intima struttura degli angiomi caverno,;i dell'orbita, già ricco di molti reper ti anatomici, venne ripreso in questi ul timi anni, col su.s sidio ùi nuovi mezzi di tecnica microscopica, che permisero di rintracciare particolari i:,tologici molto importan ti, in sè stessi e nei riguardi della clin ica. L'A. coglie !'oc casione di un nuovo caso da lui osservato nella clinica de l R eymond, a 'l'orino, per ricercare e analizzare, in un ditfo:so ad accurato ,;tudio, i varì sintomi clinici e le particolarità istologic he fin'ora conosciute. '. Cra.ttava.si d'una persona di S2 anni, in cui il tumore, a sinistra, datava da 7 anni. Il globo oculare mostrava esoftalmo assile di 5 mm, con spo;otarnento contemporaneo ver:•o l'alto e l'interno. Non esistevano disturbi della ,;ua motilità. La pupilla. aveva contorni un po' meno netti del normale. A.c uita visiva 1,0 R eymond in ambo gli occhi. Nell'angolo inferiore: esterno dell'orbita palpa.vasi un tumore, molle-elastico, fluttuante, abbastanza spostabile, non suscettibile di a ppn,zzabile diminuzione di volume, nè spontaneamente, da un'epocu all'altra , nè sotto la pressione digitale; sprovvisto di pulsazioni e di rumori; indifferente alla colllpressione delle carotidi e dello giugulari al collo. Sotto l'a uestesia cloroformica, il 11eopla~ma. della grandezza e forma di una noce, venne estirpato, per via trnnspalpèbrale, attraverso nn'incisione curvilinea. t racciata sul quadrante inferiore-esterno dell'orificio orbitario. E ~so ri:siedeva nella porzione temporo-inferiore della loggia posteriore dell'orbita. Sutura amovibile della fascia tarso-orbitaria, sutur11, a punti s taccati della cute. Riunione per prù11am in sei g iorni e guarig ione d'efinitiv11, senza recidiva. Il tumore ris ultò, al microscopio, un· tipico angioma rnvernoso, ben incap,ulato. In e»;o l'A., dopo ricercate tutte le particolarità di struttura fin'ora segnalste dalla lei;teratura, viene :ille iaegllenti conclusioui: 1°) Res ta confermata la presenza riscontrata pel primo e, fin'cra. unicamente dal Guglianetti, di l'fasmazellen nell'orditura degli angiomi ca\·erno~i dell'orbita e. cioi:, tanto nella capsula, che nelle trabe cole interla('unari, ~ia allo stato :aporadico che frammiste
=
9116
RIVISTA DI OLUJ,I,-TIOA
ad altri elementi d'infiltrazione tiogistic11. (linfociti). Tale presenza merita d'essere nuovmuente ricercata in altri cas i, per stabilire se trattisi di UI) reperto costan"te, 2-) Viene del pari confermata la presenza, entro le cavi tà ematiche del neoplasma, tra gli elemtlnti proprii d el sangue, di Plas1nazellen, per lo piu degenerate, viste per J,. prima \'Olta dal Ouglianetti. Anche questo elemento citologico crede sia conveniente ricercare in nuove o;servazioni; 8) In questo eselllpla l"e esistevano, ed assai numerose, le Afa.1tzellen, descritte per la prima volt" in questi neoplasmi <lai Lodato e ritrovate da qualche altro autore; 4°) Acc:into ad emungiomi cavernosi dell'orbita, intessuti prevalentemente da fibre elastiche, altri ne esistono, in cui questi elementi istologici sono scarsa.mente rappresantati, prevalendo invece, nell'orditura del neoplasma, il tessuto collageno, di sua natura poco distens ibile. Ciò spiega perché, clioicamente, possano, talvoltn difettare, in questo genere di tumori, h, compressibil ità e le variazioni di volume spontanee o provocHte; 6°) Possono >1versi angiomi caverno,;i dell'orbita in s tato d'incipiente tras formazione fì. hrosa, a grado affatto primordiale, con sclerosi delle pureti vasali; 6') Esistono tipici angi(1mi sprovvisti d i pigmenti ematici contenenti ferro. Il laYoro è illustrato da una ta vola di 13 figure, in cui sono riprodotte, tra l',.ltro, parecchi tipi delle suddette Plasmazellen. R L.
RIVISTA DI ANATOMIA E FISWlO~fA NORMALE EPATOLOGICA Dott. V. P i.;xTONJ. - · Lesioni anatomo-patolGglche e morie per anatllauL - (Bullettmo delle scienze medichP, fascicolo VII, lnglio 1911). Il fenomeno dell'anafilassi, accolto da poch i anni ne l dominio della patologia e studiato con tutto il fervore che la sua strana natura, tanto opposta ai fenomeni di immunità, poteva ispirare, è oggi perfettamente conosciuto. I problemi dell'anafilassi attiva e passiva e dell'antianafila.ssi s ono stati risolti e Len determinati s perimentalmente sino nelle lo ro più piccole particolarità, mentre dal lato clinico si è trovata la spiegazione di fenomeni 1:he sembravano essere inspiegabili e ne sono seguite feconde applicazioni nel campo pratico, a scopo profilattico. Ancora poco conosciuta - dice l'A. - ò la causa intima de l fenomeno, il meccani~mo di azione, il perchè d ella morte per a nafilassi, e la molteplicitt\ delle teorie emesse per dare una spiegazione scientifica dell'anafilassi, mostra come regni grande incertezza in questo campo, e come non sia ancora illumitata la que~tioae. Nemmeno vi è concordia nello spiego.re per qua le motivo preciso viene a mori re l'individuo colto da analìlassi. :.\folte delle teorie sull'analilassi portano a credere che sopravvengano grn vissirne perturLai:ioni dei centri nervosi. o per la fo rmazione di un veleno o per traunrn. BJ•portato dalla neutralizzazioue fra antigeuo ed anticorpi, ma no11 è dimo~t rato se queste sole perturl,azioni siano capaci di produrre la morte, o se mm fnccinno pane di un quadro generale pit1 ampio, di uu'nffezione che colpisca
RIVISTA DI A.',ATOmA E FISIOLOGIA N CRMALE E P ATOLOGICA
907
anche altre parti dell'organismo. E per chiarire questo quesito è più utile, secondo l'autore, lo studio anatomo-patologico dello s perimentale. Vari autori s i occuparono dello studio anatomo-patologico, quali Gay e Southar d, L ewis, Tscharnotzky, Auer, Bield, Kraus, Faure e Villaret ed ai reperti da essi riscon t rati l'autore aggiunge i risultati che ha ottenuto esaminandoquat tro ca.vie morte per anafilassi idatidea subacuta. che si possono riassumere in un quadro generale: ipere mia capillare e venosa di tutti i visceri; focolai> emorragici del cuore, polmone A stomaco; les ioni parenchimatose del cuort>, feg ato, pancreas, rene u capsule surrenali; una volta degenerazione grassa spiccata del f egato e speciali lesioni polmonari. Ques to reperto conrorda, nelle linee generali, coi risul t ati ottenuti da altri autol'i, la sintesi dei quali è: congestione pass iva ed em orragia da un ln to; degenerazione dall'altro. L'A., dopo di aver passato in rivista. le teorie ammtlsse dai vari autori per spiegare la morte per anafilas;,i, e fatte le vropri!: osser vazioni, prende in esame i due reperti capitali che fornisce l'esame a.natomo-patologico e cioè: lesioni parenchimat ose da. una parte, lesioni vascola ri dall'altra. e s i domanda. se fra queste vi s ia. una relazione, se l'un fatto possa essere cons iderato ca gione de ll'altro. 'il: noto come l'iperemia passiva possa indurre n otevoli les ioni nel parenchima. di vari organi, ma qui non è possibile concluder e che un'iperemia, la quale n ei casi acuti durerebbe soltanto pochi minuti, possa causare i fat ti degenerativi osservati. Importam:a maggiore per spiegare la morte per anafilassi, pare all'A. che spetti alla degen erazione, specialmente avendo riguardo a quanto a ccade nel muscolo cardiaco. Quest'organo infatti, al pari d i al t ri organi, è stato trovato dai vari autori in uno stato pit\ o meno spiccato di degenerazione parenchimatosa. È quindi legittimo pensare che esso possa esser e la causa dei dis turbi del circolo. La presenza di una degenerazione cardiaca, mentre è facilmente comprens ibile per la forma sube.cute. di anafilassi, nella quale si ha. u na malattia. durata assai a lungo, rimane invece s trana per ciò che riguarda la forma aruta, veramente class ica, nella quale l'animale muore in pochi minuti. Quale a2lione cosi potente può essere invocata che determini la degenerazione degli organi in brevis;:imo tempo? Senza 1.mtrn.re in disc c1ssione delle vari e teorie sull'an afilassi, l'A. dice soltanto che la teoria del .Richet, che amme tte .la formazione di un veleno attivissimo per una combinazione fra antigeno e anticorpo. sebbene corrisponda un po' meno nello s piegare l'andamento gen era le del quadro dell'anafilassi, conco1·da m eglio col quad ro anatomico. Certo che resti\ ugualmente strana la fonna:r.ione di un veleno, che avrebbe la propriet:\ di produrrn la degenerazione g ra~sa de~! i organi forse in pochi secondi. Comunque, an che se nei casi di morte a cu ti;.sima non s i potessero svelare lesioni degenerative del miocardio e degli altri organi, si p otrebbe tuttavia. legittimamente pensare che il quid da cui è causato i l fenom en o, spiegando u n'a:r.ione oltre modo violen ta, tronchi il funzionamento di quell'organo, del quale, per una più prolungata azion e, produce altre volte la degenerazione. L' A. propende quindi a considerare le lesioni cardiache come cagione irnportan· tis~ima ntta a produrre i più gravi e pericolos i disturbi anafilattici, pur non pretendendo egli di affermare che unicamen te le lesioni cardiache debbano valero a produrre la morte per anafilassi. Gozz,H.o,
'D08
RIVISTA DI MALATTIE V[NEREE E DELLA PELLE J. HAuR. - Oltologla uretrale e aua applloaslone alla 41agnoal 4eglt esiti lDJlammatorU delle uretrttl oronlohe. - (Presse Médicate, 8 gennaio). L' istrumentario usato rli.! l'A. è ~emplicissimo: una comune siringa di P ravaz su cui s i adatta una sondi\ da instillazioni profonde. Il mattino, avanti la prima urinazione. ovvero d urante il giorno 4-5 ore dopo uriuato, si instillano nel canale uretrale con tutte le cautele asettiche 2-3 gocce di soluzione fisiologica od anche di acqua distillata, che si depongono sul punto della mucosa, che si intende esaminare. Si fa un lie,·e massaggio dell'uretra in questo punto, e si riconduce a livello del meato una goccia di liquido : si raccoglie su vetrino, si distende, si asciuga, :si fissa e si colorn Possiamo avere di\'erse formolo cellulari: a) se si tratta di un'uretra indenne da. quals iMi contaminazione precedente, e si pratica l'osserv1tzione al mat tino, si tr.ovano abbondanti cellule epiteliali cilindriche, f'11sif01-mi, nien te cellule pavimentose, niente leucociti nè mono nei poli nucleari. Ques ta formola ù chiamata dall'A. formula di <les1;namazio11e epiteliale normale, e dimost ra, che, se vi è stata uretrite, questa è stata molto leggera, e non ha modificato la costituzione istologica della mucosa: quindi guarig ione completa; b) celltile epiteliali cilindl'iche e pav i1nentose senza leucociti : questa formula dimostra, che l'uretrite eùbe durata piu lunga, e modificò l'e pitelio: però mancano i fatti infiammatori attuali : guarigione; e) J>Oclte cell aie epiteliali cilindriche, moltissiuie pavimenlo1Je, che si colorano in g ia llo pallido col picrocarminio; rari mononucleari. Indica trasformazione sclerotica dell'uretra: segno di infiam mazione cronica; <l) cellllte epitel iali cilin<ll'iche fmiform.i e pat·i11ien t.ose: pochi mo11onucleari, molti ,,olinucleari: sclerosi uretrale: riuc utizzazione di uretrite cronica. In tutti i CMi, se si trovano i gonococchi, si identificherà. cos i l'agent e etiologico dell'infiammazione. NaturaJmenle, le indicazioni fornite da questo metodo non valgono se non pH la pa rte di uretra situala tra il meato ed il punto ove fu depo,:ta la goccia. Perc iò, per nn esame metodico, si dovrà procedere in pitt tempi, facendo l' instillazione sui punti della mucosa suscettibil i degli esiti in6ammatorii. P er concludere, l'esame citologico dell'uretra può rendere grandi servizi, perchè, con uno strnme ntario ridotto nl minimum e con una tecnica facile, indica l' fsatto s tato anatomico della muco::;a dell'uretra, for mando C'osi adatto complemento e controllo di ogni a;,:ione te rapica islitnita per migliorare e guarire un' infiammazione uretrale. Ha, fra l'altro, il vantaggio di far a meno del centrifugatore, e permettere quindi al medico pratko (es. nel servizio sanitario presso i corpi) di allestire con facilità dei preparati, che po~$ono poi inviars i per l'esame ad un lahoratorio.
s. RUTA.
RIVISTA DI MAC.ATTIE VENERr;E E DELLA PELLE
Tent ailvl 41 outlreaztone e oftalmo-reazlone nella 111lllde. (Gazzetta .Vedica I taliana, n. 43,'.
C1uFFO, -
L'A. segue un metodo ann.logo a quello escogitato <la 1'icolle per' la lepra: si serve cioè della milza, fegato e gangli linfatici di eredo sifilitici. Egli triturA. i pezzi con del brodo in mortaio, quindi li tratta per mezz'ora all'autoclave, poi li concentra a bagno-maria, vi aggiunge glicerina pura, e filtra su carta bibula sterile. Pe1· la cuti-reazione si serve dell'estratto puro. Per l'oftalmo reazione di una diluzione del detto es tratto all'l- 2 p. 100 in siero fisiologico. Ha anche adoperato estratto di placenta ricco di trepomeni, e soluzione di lecitina. I n tutti i casi e con qualsiasi estratto adoperato i risultati sono stati costan· temente negativi, cioè non si è avuta una reazione con cara.ttcri speciali che· possano ritenersi specifici per la sifilide : la reazione o mancava del tutto o era debolissima, o si verificava anche in soggetti non sifilitici. Per spiegare questo fatto in apparenza sorprendente, l'A. fa osservare, che, procedendo nel modo suindicato per ottenere la sostanza reattiva da inoculare, si ottiene, oltre ad un estratto di treponemi, auchti quello del tessuto, in cui i tre· ponemi stessi risiedono, e quindi questo secondo estratto sarebbe capace di neut ralizzare l'azione s pecitica, che potrebbe avere il primo sull'individuo sifilitico in esame. E' questa un'ipotesi ablJastanza ingegnosa, e non priva di verosimiglianza, e. della quale, in mancanza di meglio, dobbiamo accontentarci.
s. R UTA.
Un meszo aemplloe per so• tltulre 1& neve 4l aoldo oarbonloo nella oura delle mala.tue outanee. - (Miinchn. mediz. IVocherischrilt,
KNAUER. -
1911, n. 10, 7 marzo).
I n questi ultimi anni si s ta adoperando con una certa frequenza la neve di acido carbonico nella cura di alcune dermatosi, ma il s uo uso richiede uno s tn,· mentario ed una tecnica, che non sono alla portata di tutti. L'A. propone di sostituirla con l'acido tric loroacetico cristallizzato. Si prendono con una pinza alcuni cristalli, e vi s i aggiunge una piccoli~sima quantità di acqua, cioè appena quanta è necessaria. a sciogliere i cristalli stessi. Toccand:> allora leggermente il punto o la lesione che si vuol trattare, si vede che il tessuto prende subito una tiuta bianco-nevosa, mentre alla periferia si ba una lieve e fugaoe iperemia.: mai formazione di bolle, La tinta biancastra si trasforma in poche ore in un'escara brunastra, che cade dopo 8-10 giorni. Il risultato plastico è perfetto, quando si OJ>era con tutte le necessario ca utele, ottenendosi delle belle cicatrici lisce, uguali a quelle. che s i hanno con l'a· cido carbonico. Le indicazioni sono le stesse: 1:erru.che, cheloidi, 11;,i, ef elidi, tatna,<Jgi . Per con· eludere, possiamo dire, che, se per la cura delle grandi superficie è preferibile l'acido carbonico, pe r le piccole, riesce pitì pratico e comodo l'acido tricloroacetico. RUTA.
910
R!Vf,TA DI MALATTIE VE!rnlU!:E E DEl,LA PELLE
.SAALrli:LD. Cura delle dermato.l ool vaoolni. - ( Medizinische Klillik, 1911, n. O, 26 febbraio). L'.c\.. si è servito per la cura dell'acne, del vaccino preparato dalla fabbrica di G Listrow, col nome di opsottoge110, in fialette sterilizzate contenfnti per ogni c. c. lùO milioni di stafilococchi uccisi con l'aggiunta del ' i p. 100 di lisolo. Le iniezioni non producono alcuna reazione locale: in un sol caso comparve ne l sito della puntura una placca orticata, che scomparve in 2 giorni: non si ebbero mai dolori nè infl trazioni; e neppure risentimento da parte dei reni. L'A. comincia dalla dose di 50 milioni, e dopo due iniezioni, arriva a 100, indi aumenta fino a fSf)O ed anche più secondo i casi, facendo un'iniezione ogni S-4-5 .giorni. Le piccole dosi servono solo per saggiare la tolleranza. dell'infermo. In tutto bastano per lo più 8-10 iniezioni. In qualche raro caso, non essendosi ottenuta la guarigione radicale, l'A. dovette ripetere l a cura qualche mese dopo, e -questa volta con esito detinitivo. Egli ritiene, che gli insuccessi della vaccinoterapia nell'acne siano dovuti esclusivamente alla insufficienza delle dosi usa.te: invece, adoperando dosi progressivamente crescenti, si hanno sempre ottimi risultati. Oltre che nell'acne, l'A. ha sperimentato con buon esito il metodo anche in .casi di furuncolosl ribelle. S. Ru1·A.
V. C1un1v1t-o e N. CuK:iOLJ. - Aone •11llltloa. Studio critico e nosografico con ricerche anatomo-istologiche e parassitologiche. - (Rivista .Medica, t. XXI V,
n . 18). L'acne sifilitica nelle sue dilfereuti forme (glandolare e follicolare) ba un valore clinico i111portante nelle manifestazioni specifiche seeondarie. La suppurazione degli elementi è esclusi,a111ente in relazione con l'intensità del processo flogistico, per cui la glandofa e il follicolo sono distrutti, e per nulla in rapporto con l'invasione di germi piogeni esterni, trattandosi di una suppura zione amicrobica. L'acne sifilitica risult .. sia da un'intensa virulenza della infezione, sia Ja una predisposizione del terreno, reso più atto al suo sviluppo da. un indebolimento generale, che p uò dipendere da una causa generale o dalle cause complesse e va1·ie, che mettono l'organismo in istato di inferiorità nella lotta contro le infezioni. Gli AA. non sono r iu~citi, malgrado le numerosissime ricerche, a trovare la spirochete, nè nel l iquido delle pustole nè nei tagli praticati.
s. R UTA. E. Hot>PMAUK. - Bolretiologl& della •11illde. t. XVI , p. 687;.
(Dennalologische Zeitschrift,
Nel suo lavoro (che formò oggetto di una interessante comunicazione a.I Congresso di Budapest), l'A. concbiude, che non può più mettersi in dubbio la. specificità. della s pirocheta pallida per l'etiologia della. s ifilide, facendo anche notare come l'asini l' a libia trova ta nei g ermi deuta1·ii degli eredo-sifìlitici. Dimostra l'interesse delll\ ricerca della spirocheta. nei primi periodi della malattia e come
911
RIT1STA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE
la siero diagnosi non ne diminuisca par nulla l'importanza, poicbè la spirocheta -si rinviene già in periodo precoce, in cui la siero reazione non si produce ancora regolarmente, mentre quest'ultima si constata più tardi, nel momento in cui la ricerca del parassita dà risultati positivi molto meno numerosi. Per 01·a non si banno dati nuovi veramente interessanti circa la morfologia -della spirocheta: non bisogna confondere i suoi filamenti terminati coi flagelli batterici. Ordinariaménte la spirocheta nei tessuti è extra cellulare, ma può essere anche intracellulare: si avvicina, pel suo modo di comportars i, più ai protozoi cbti ai batterii. Sinora non si sono ancora ottenuti risultati positivi d'inoculazione col paras-sita anerobio coltivato da M•iilùe11s secondo le indicazioni di Schereschewsl,y, e la questione non è stata ancora completamente risoluta. Sono interess1snti alcune figure di preparati microscopici dell'A.: in una si vede una spirocheta, che è penetrata in UU(l. cellula plasmatica; in un'altra il microrganismo li giunto fino al nucleo; in un'al tra si vedono le spirochete nella spessezza dei fasci connettivali e nei peli.
s. RUTA. L. BonEr.r,1 e G. MEsS1NEo. - Inflnenza dell' arsenico e del meroario •ulla reas loae del W aHermaDD e rllpettlvo v alore terapeatloo nella •i fl114e. - (Biochimica e terapia sperimentale, anno II, fascicolo 2°). Gli AA. in queste ricerche si sono proposti innanzi tutto di osservare il cotn· portamento della reazione di \.Vassermann di fronte alla cura di atoxil, seguendola sistematicamente col progredire della cura stessa; in secondo luogo di verificare gli effetti della cura mercuraniale sulla reazione indicata e fiualmente di studiare l'esito combinato delle cure di mercurio e di atoxil. I risultati ottenuti in questi tre gruppi di esperienze fanno ritenere che la reazione del Wassermann in seguito ad una cura arsenicale può in rari casi scomparire, ma per lo più rimane invariata od aumenta d'intensità, mentre dopo una cura mercuriale tale reazione, nella maggioranza. dei casi, scompare o si atten ua notevolmente. Durante la cura mercuriale possono manifestarsi nella sieroreazione delle oscillazioni riguardo all'esito ed all'intensità della reazione, senza però che ne venga disturbato il risultato finale, laddove nel periodo della. cura a rsenicale tale fatto si verifica più di rado e meno chiara.mente. Facendo seguire una cura arsenicale intensa ad un trattamento mercurialt.: naturale si hanno notevoli vantaggi, tanto in riguardo alla. presenza della sieroreazione, quanto rispetto al decorso clinico. Al contrario facendo precedere una intensiva cura. arsenicale ad un trattamento mercuriale non si nota alcun vantaggio speciale in rapporto colla scomparsa o con l' attenuazione della sieroreazione. Gli AA. concludono che la cura alternata mercuriale e arsenicale ripetuta. a lungo rappresenta il miglior sistema curativo della lue, e che la reazione del Wassermann deve costituire un controllo necessario e ripetuto della terapia della sifilide, con la quale si deve raggiungere l'esito negativo permanente della sierodiagnosi. CASA RIN I.
912
R l\'I S'l'A DI MALATTIE V E:-'EREE E DE LL A PELLE
La reastone butlrrtoa 41 Kogucbl e Moore nella 4lagno•l delle dnlonl •Wlttche del nevruae. - (R Pvur d"
Dot t. A. B A00001l'! et B. F n .\ NCA1s. n~•trofoyi~. :io maggio'.
I due Autor i fanno meglio conoscere la reazione b io-chimicll di Noguchi e Moore, la quale, t ra le va rie reazi<mi cosi dette biologich e, escog itate per la diagnosi precoce, o sicurn., delle affezioni 11ervose para e metasifì litiche - che tanta imp0rtan za òauno assunto in pat ologia nervosa e mentale ·- sembra esser e la più semplice e, ne llo stesso tempo, delle pili probati,·e, pilÌ ancora, forse, della r eazione del " 'assermann, che sembra, del r est o, abbia valor e semplicemente em· p iri co anzichè di vero metodo biolog ico, ed è assa i complica t e, e non di 1,ratica a t tuazione. tieconclo i dne scopritori essa, nella ;.ifilille secondnria o terziaria, senza lesion i' d irette del s istema nervoso, può da re r isultati p,1sitiv i anche quando nè la citodiagnosi nè la r eazione di Wassern11mn rispond ono allo scopo; - 11ei casi di sifilide !'er ebrale e m iùollare il lìquido cefalorac hidiano dà la reazione butirrirn n el 100 p. 100 dei casi, la citod iagnosi è positi,·a pure nel 10() p. 100, ma la ""assermt1.nu solo n el 50-75 p. 100; - nella pn,ralisi generale le dette reazioni sono positive rispetti vamente nel 90-fJl-73 p. IUO dei casi; nella tabe dorsale si hanno: 100-100-ofl p. 100 di ri,;ulta.ti positivi. L a tecn ica, quanto mai semplice, consiste nello scaldare, sino 11ll'ebollizione, • una mescolanza di 2 centimetri cubici di liquijo cefalo-rach id iano, e di 5 centimetri r•ubici d i una soluzione d'acido buti rrico a l 10 p. 100, aggiungendo dopo 1 centimetro cubico d i soluzione norm ale cli soda, e sculdando di n u ovo ,1d ebollizione; è posit iva, q uando appare, subito, u11 precipitato i;ra nuloso o fioccoso, più o meno in tenso. JI Baudouin ed il Fr,oncais h,m no pra tica re ri<·ercl1e d i controllo s u di G6 casi, \'ene11do alle seguenti conclu,ion i : la reaz io11e butirri ca è positiva in t utt i i casi di s ifilide del n evrasse, e coesi,;te genera lmente con la limfocitosi; posi ti va in 2 casi di tubercolosi, in 1 di parali~i progre;;s irn cd 1 caso ad etiolog in incertn, in cui 111uncani, od era assai scnrsa, la l imt'ocito~i: ha fatto difetto per ò in qualche C>1>'0 cli tabe e d i p ar,disi generale, in 1 •·a~o d i em·ef;, Jite ed in 1 cnso di meningite sierosa, con p re~enza di limfocitosi. Quind i il metodo hn sicuramen te u n grande \'alorc cliiai,·o, però, p roba bilmente, n on nel seHso "s~olutamente s pecifico, rua di gra ndissinrn appro5s imnzione per la esi,-tenza della sifilide del sistema nervoso, mentre la sua assenza reJ1de quasi ;,icura l'esclu~ione della lues in e\'olnz ione nel uevrasse. P. C OSJGLIO, H . NonUCHI (t rad. di P. GASTou). -
Produzione 41 orchite •Ullitlca nel 00• nlg li c on culture pure 41 treponema pallido. - (P resse Médicale, 9 agos to 1911, p. 6-.19).
L a questione della cul tura del t re ponema in un terreno artifici,d e h a forma to oggetto di numerose r icerche, ma fi no:·a senza sodisfacente solu;,;ione (Scheresch<:ws ky, ::'uiihlens, Hotl'm:inn, lhuc:koer e Palasesco, ~owada). )!ogucbi si è servito d i vari terreni (siero di conil,{lio, siero di cav nllo con o senza ossalati, miscuglio di siero di caYallo i<elai,inizzato e d i siero d i con iglio, siero- aga r, siero -gelatina, saogue-agar. s iero e brodo), adoperandoli ner obicamen t.e,
RIVT~TA DI MALATTli,; VENEl<:E E DEl, I.A P ELLE
913
semi aerobicamente, I\D11~robicamente, ma sen z11 alcun risult11to. ·n solo che gl i h n dato buoni risulta t i è stato un miscuglio di siero fisiologico con del tessuto fresco sterile (preferibilmente rene o testicolo); ricoperto da uno strato di olio di paraffin11 sterile. L a qu,mtità. del liquido dev'esser e di 16 centimetri di al tezz,t in un tubo del diametro di cen ti metr i 1,5. Dopo introdotto il materiale sifil itico, si f,, pass11re una corrente d'id rogeno per alcuni m inuti, e quindi si pone in un a pparecch io per culture anaerobiche in cui si fa il vuoto con un m iscuglio dj idrogeno. acido pirognltico e potnssa'. I:n cultur,. si ottiene " 37° centigradi dopo un soggiorno di circa 2 settimane senza interruzione. L'A. si è servit o di un ceppo di treponema, che era passato per diverse generazion i pel coniglio (testicolo). In q uesto teri-eno (siero fisiologico + t.essuto) lo spi 1·ochet e assume una lun· g hezza enorme, conservando per parecch ie set.timane Jr, mobil it à. can,tt13ristica. Finoggi l'A. ha controllata l'azione patogena di due specie d i c ulture pmP, Con la 1° specie 2 conigl i su 8 inoculati hanno avuta orchite tipica con gran quantità. di treponemi ai tagli, che presentavano le solite note istologiche. Con Il\ 2" specie 3 conigli su 4 hanno avuta l'orchite dopo 3-4 settimane con lesioni identiche prodotte dallo innesto d iretto di un frammento di tessuto sifilit ico u mano Queste esperienze di Noguchi sono importantissime, essendo la l " volt", che si è ottenuta in uu animale una lesione s pecifica con l'inoculazione di una cultura pura di t,reponema, e notandosi inoltre uni\ considerevole differen za fra le specie di trepone m i da lui ottenute e quelle descritte d ai precedenti autori, le qual i n.on sono patogene, e quindi debbono considerarsi o come un treponema, pallido snaturato, o sono un altro microrganismo, che gli rassomiglia molto da vi<"i110 morfologicamente. S. R UTA.
RIVIsrr A DI MEDICINA LEGALE Deboleua morale oon oaHHloDi-lmpalalonl multiple, • 4 aooeat aub- aoutl 4'alooollamo oronloo Hgultl da Idee 8He poatontrtohe (ln ez- .mllltare). - (Comunicazione alla. Società di psichiatria di
D&LIIA s E BouDON, -
Pal"igi). - (E'ncéphale, giugno lUll). Giovane di 26 anni, madre s pesso depressa , morta di cancro; padre robusto, bevitore forte; il frat:&llo misantropo; a 3 anni febbre cerebrale; andò a scuola sino a 1S anni, ma dai 10 cominciò a fare delle fughe, e poi, man mano, la sua instabi litlt. portò un conti nuo mutare di mestieri e di sedi; a 18 ann i condannato P~r una revolverata, poi per un furto; a 19 anni sj arruolò volontal'Ìo nell'eser· cito. lvi stette 2 mesi in fanteria, poi fu tra.sferito alle compagnie di disciplina d'Africa perchè g ià condannato da borghese ; là per 6 mesi abusò - per la prima volta - di vi n i e d i liquori ; facendo parte di una s pedizione nel sud-Algeri, d0po 1 mese di forzata a st inen za , mentre era d i sentinella, di notte, ebbe un accesso
~il -
Giornale d( mtdici 11a milila ,·e. -
Fa,c. Xl-XII.
91-!
IIIVIS1'A DI M EDICINA LEGALE
alcoolico subacuto, allucina.torio: vedendosi circondato da. nemici, comi nciò asparare a.ll'impazzata, fortunatamente senza dùnno. Rimpatria.to, dopo osservazione nel manicomio di Marsiglia, fu r iformato. Dopo di allora ba presentato altri 5 accessi s imili, con questo di più che egli crede, poi, assolutamente alla realtà d elle sue allucinazion i onoricbe, il cui con tenuto si è trasformato per lui in idee fisse. Inolt re egli è stato un d1·omoma11iaco, e, dai 13 anni, 1uutava sedi e mestieri, non solo per l'instabilit/1. psicastenica, ma anche per crisi procursive vere: tali crisi si manifestarono specialmente nette durante il sert1izio m ilitare, per tre volte, in seguito ad un gra,·e malessere d ovuto alla lotta interiore, e dopo avere, ogn i volta, rubato un revolver agli ufficiali, per d ifendersi all'occas ione. Simi lmente per la di)!somania, apparsa sotto le arm i, e che sopravveniva a periodi variabili, con forte depressione morale e mutamento di carattere. I11fine egli era un masochista, con impulsi all'automutilazione (porta centinaia di c icatrir.i da taglio sul lato sinistro del corpo), con o senza eccitamenti erot ici, ma per lo p iù con oniinismo, poiché la v isti\ del proprio sangue gl i eccita la voluttà; ma è anche, e più spesso, un sadisla, e due volte, durante il servizio m ilitare, fu sul punto di uccidere l'amanti! di un ufti.ciale, pure s ua amantt>, una volta con l'impulso di una. revolverata, 111 seconda volta con un tentativo di s trangolamento. Fortunatamente, a lla fine, fu r iformato, s enza dànni gravi; ma avrebbe dovuto essere eliminato dopo le prime fughe od i primi accessi alcoolici e intermitteLti ; megl io ancora, presentava tali note antropologiche e neurologiche da permetterne il rifiuto all'arruolam1,nto volontario. P. C ONSIOLLO.
Dott. E. TRA)l (Jl,'J'J, tenente medico di complemt nto. - L e te u4• nse orlmtnalt net fanolullt 4 eflolentt. - (Rivista sperimentale <li freniatria, fase. J.JI, 1910). Da qualche anno si studiano con molto amo1·e, sopratutto in Francia, le « de· bili ti\. di spirito ,., cioè le insuflicienze e le manchevolezze della personalità psichica nei soldati, per quel che r iguarda il servizio militare e le sanzioni di.;ciplinari e penali, in rapporto con la insocialità borghese, con i precedenti d i aM;eriis sco· !as tici, e con i fattori di eredità socialt1 che perturbano l'adattabilità alla nuova vi ta dell'ambiente militare. Doppiamente interessan ti riescono, perciò, le osservazioni raccolte dal T ramonti io questo bel lavoro, un sunto del quale egli ha comunicato al congre!':So in ternazionale di Budapest. L"A. ha s tudiato l!lti fanciulli deficient.i dell'asilo-scuola. ,del De Sanctis, del quale segue la classificazione de i frenastenici in; a , cerebropatici o idioti (per lo più divenuti tali dopo la nascita, con un minimo di degenerazione e con un massimo di a.Iterazioni motorie; b) biopatici o<l imbecilli (con un massimo di degenera· zione ed un minimo di altt'rnzioni motorie; e) òiocerebropatici (notevole degenerazione ereditaria e fatti ntorbosi spiccati) Per il De Sanctis - al contrario dt-1 Sollier che fa antiso<'iali solo gli imbecilli, ext1·asociah ed innocui g li idioti« ma· lat i "• e che perciò 1·i tiene questi ultimi più educabili - le osser vazioni indagìnose e ripetute conducono a ri ten(' re che tutti i frenas tenici 11d un certo momento della loro esist<>nza diventano socialmente nocivi, o meglio sono in imminenza di antisocialit-:\, se consPrvano uu po' di vitn di reln7.ione; e che i biopatici sono, in
Rl V ISTA D I MJ:: DIC lXA LEO A LE
!)15
g enere, pi l't educabili, perchè me no defic ienti, s ebbe ne più freq uente in essi l'e pilessia. e l' amoraliti, t a lvolta però so ltanto d i orig ine sociale. Dallo studio accurato ed a.pprofond ito d ei l:3G i;a~i il Tramon t i tra e uo a p ri ma cons tatazione: in L12 (83 masch i s u 9 1) presenza d i tenden ze crim i na li, o suberi m i nali (mendacio, d issimulaz ione, indocili til, tur piloquio, ecc.:: 99 volte per ten· den ze antipersonali (78 masch i) ; 3(; contro il buon cos t ume (24 maschi): 21 cont ro la proprietà (10 maschi) ; e 52 rnlte te ndenze s ubcr iminali (!3 m aschi ); assenti dette tendenze m 2-l (17.6 p. 100). S u 20 cerebropatid esse mancava no 8 volte (Hl p. lOC) , s u di G5 biopa tici 7 vol te (11 p. 100) ; su di -l:2 cc rcbrobiopatici 9 volte (:H p. 100). La lieve prepon deranza n ei biopat ici, delle ten denze criminali, s i spiega con l'età m eno infan tile e con la maggiore potenzia lit à d i meizi a loro d ispos izione, avendo pii\ la rga v ita d i relazione, ed anche maggior facilità. di abu sare, specie d ei t ossici. Ad unque: t ra i frenastenici s pessegginno i ca n didati alla delinquen za; ma a nche tra i delinquen ti spesscggiano i frenas ten ici (:J lS s u !JOO for %ati-T homp,;on; {;4 su 200 adolescenti del lll ca.sa. di correzion e ùi Berlino-Muonkmoller, ecc.) : la. frenastenia, congenita od acquis ita , è la causa pi ù potente della cri minalità precoce. Grave fatt ore criminogen o n ei frenasten ic i r isu lta essere l'alcool ; cosi pu re l'anibiente familiare per la sugges tione morale ch e sp inge il fanciullo a ll'imitaz iont>, e per l' a bbandono educativo da parte dei parent i, cui mal può soccorrere la scuola. Nei maschi predomina1.io le t en denze ·d olente, n elle donne le frnudoll' nt e e le erotiche ; col crtscere dell' età. la cri mina lità tende, da v iolenta, a d ivenire piu spesso di frode. Rimedio profilattico sare bbe un a ru:io nale viricull 10-a, per ora n on att uabile, e cioè impedire a l degenerato la pr olifica zion e (da ll'epilet t ico a l tuber coloso, da ll'alcoolis ta al f renast enico), ed un ll rinnova t a stru t tura economico-socia le, ch e elimini la denutrizione e l'a ffa ticamento che degrada ed is teri lisce. Ma cominciare i n t anto, a ttiva.m en te, co n il la rgo impianto d i s pecia li pat ronati e di as ili -scuo la,
di colonie agricole e di spec iali sana t or i, s ig nif-ìc11 fare un g ran passo per la. profilassi morale della. s ociet à, tanto più che parecchi sono g ua ribili, C'he le tende11ze a morali possono in a lcun'r essere eli m inat e e sos titui te da con tenuto etico, e che il delinquente crealo è for s' an ch t· più freriu en t e - t ra i frenasknici - del delin1 quente nato. Ed ucRre occorre, molto più ohe i st ruire, pe r mezzo del lavoro muscolare e,sen zialmcnte, ed in modo oppo rtuno a da t ta to e graduato , poich e esso è ve ram c11 te educatore dtll carattere, p i11c1:ivolc, dist rae e soltc v.i. lo s pi rito ed o rg1tn izza il sen.~o della disciplin a e della solidarie1à. P . Co s.-,1n1.10. Dottor i Smo N1r. e BEsoN. Le oonaeguens e lontane dl due gravi tr&umatlaml oraDlol. - (&, Ca1fociic, 3 dicembre 1910). Gli autori ri fe l'iseono due osserva7.ioni d i g rnvi traumal is mi cranici, iute re.'ls ant i militari cli truppa e a ccomp11gnate da con 5iJc,razioni cliniche e medicolegali. La prima osservaz ione s i riferisce a u n soldato del :l3° r eggimen to fa11 teria. il quale, al segui to d i uu colpo alla t esta, c he av ve nne 10 circostan7.e di s~r, iz io comandato, e a c.ui t enne d ietro un coma d i 3 g ior n i, p resentò a poco a poco un insieme di d isordini fun 7.ional i ( uen·os i e psichici/ a naloghi a quelli della de-
RIVISTA Dl M V.UIO INA l, EG AI, E
me111.a traumatica: il provvedimeuto medico-legale, adottato tre anni dopo il traumatismo inizikle. è stata la cvncessione della mass ima pens ione, non permettendo la malattia l'e,ercizio di una qunlsiasi profo,sione ed essendo essa da considerarsi ingua ribile. La seconda osserva1.io11e riguarda un soldato d'artiglieria, che nel 1908, avendo riportato un colpo alla te~ta, ebbe per quattro giorn; coma, e poi uno stato cont'tisionale, con eccitazione m otrice e con allucinazioni vi.si ve: i disturbi psicopatici ~i accompagnarono il 7° giorno a febbre vespertina. Nel Col"SO di un mese en trò in convalescenza; indi il traumati1.zato fu invi><to a casa in licenza. Tre mesi di poi sopravYem1ero cefalP.e intercorrenti, apatia; vi si aggiunsero un g raduale indebolimento psichico, in,lifferenza affettivn e, ad intervalli, accessi di collera, im pt1ls ioni violente: nello stesso tempo si notò forte tendenza A.i tics, puerilità di A.tti. suggestionabilità. immobilità della persona. Fu fatta diagnosi di demenza 11recoce. E, poichè fu accertato che il soldato, prima ,lell'accidente non aveva sofferto malattie mentali ; poichè In demenza non fu rilevata l'indomnni subito dalla ,t isgrnzia subita: poichè tra il patito traumatismo e la psicos i insorta, vi fu 1m periodo intermedio di tempo contrassegnato da muditìcazioni d'umore e da alterazione del potere attentivo, volitivo, ecc., lo stllto demenziale precoce non pote\'a l's;e1·e che la conseguenza diretta ùel trnuma: quindi la. demenza fu consideiata come malattia dipendente da sen·izio: e giacchè essa è di natura inguaribile. fn riato nl militare la pensione massima voluta dalla legge francesi'. FUNAIOI.1 .
llott. S1Mo:-.1~ (profe:;sore di medicina legale militare a \"al-de-Gri\ce). - Oòmplti del medico militare ne~ll •tabllimentl dl pena. - (foformatew· des aliP11iste.~ P.l d.-s n ew·olo!Jisle.~, maggio 1911, s upplemento ali' F.nc1:phale). Problema capitale per la m edicina militare è quello di bene organizzare le peri1.ie psich iatriche nell'esercito, che, fra i primi, hl\ magistralmeut~ impostato l'r,x-utliciale me:!ico Granjux, ora direttore del Caduc,;e; e da allora il corpo sanitario militare ha iniziato tale difficile specializzazione, cercando del suo meglio per assicurarne la integritit delle sue fonzioni tecn iche, senza bisogno del\'011era clello specialista borghese. li momento è quanto mai opportuno, ed è coronamento nPr.essario della comples;a opera diuturna dell'ufficiale medico, essenzialmente nwdicolegista, e quindi p,•ritn nelle sue funz ioni ab ituali, come l'A. stesso ebbe a dit:hiarare nel Congresso di Nantes del 190'J. La specil.\lizzazione da noi si impone in eluttabilmente. ed è un errore pretendere l'abilità in tutte le bran<'he med ic he; in psicnil.\tr ia poi la cultura. comune ,lei medico non ba~ta, ed una preparazione insufficiente del perito è dann osa quanto mai . all'equitii, romc all'ind ividuo, ed al prestigio del corpo, le nozioni geoflrali d i p.tichiatria sono un bagaglio iosutliciente, e si è tentati a dare sovercltiR importanza ai segni antropologici o funzional i d egenerativi, non integ~at i da u oa completa indagi ne psicologica. Se è necessario dare a tutti gli utticial i medici, sin dall'foizio, delle nozioni ~om1narie di patologia mentale, perché possano sospettare le anomalie mentali, onde affidarne lo studio allo s pPcialista (come l'A. ha d imostrato nel suo lavoro sui J)PgPnerali nell'e.~ercil.o '.1), e come il generale medico Vaillard iniziò a Val-de-Griice), è necessa.rio soprntutto organizzare il servizio psich iatrico di secondo grado. Orcorre cioè a vere un nucleo di ufficiali medici r ealmente esperti in psichiatria,
RIVH,' TA DC MEDICl~A LEGAL F:
JJpecializzali so non s,,eciali.,ti, da ta la natura del servizio m il itare che essi 111 m,odi va.rii debbono esple tare ; e,si saranno i periti per t utte le infermit,\ o ma lattie mental i un po' ditlicili, da i consigli di leva a i corpi ed agli ospedali ; in campagna saranno i r.ap i de l servizio sanitario di ricovero e sgomhero de i pa?:zi, prodotti dai traumi fisic i e morali della g uerra; inolt re saranno i psichiatri per tutti i procedimenti d isciplinari o giudiziari, quando i comandi o i tr ibunali, o gli s tessi imputati eù i loro avvocati li chiameranno; infine av-ranno il loro posto legittimo nelle prigioni e reclusori per r ilevare i nevrotici, i degenerati, gli alienati. Con una legge imminente che trasforma i t r ibunali mil itari, facendone mis ta la composi?:ione, e rende ndo quasi obbl igatoria la periz ia per c ia scun prevenuto, aumentano i doveri e le responsabil ità del perito, e se i medici militari non vogliono essere soppiantati, debbono creare in essi il nucleo dogli s pecialis ti mentali, i quali debbono avere studi e pratica, lunga es per ienza di tri bunal i e de l servizio m ilitare in genere, e qu indi mai inferiori al grad o di capitnno per lo meno. Per ciò s tesso il loro impiego deve avere una certa fìssiti1, perl'es perien za acquistata, e pe1· la rinomanza che ne consegue, e c·he li rendono più autorevoli: essi debbono essere stabiliti, per legge, almeno 1 per corpo d'arma ta (Hl in t utto, oltre a 8 per l'Algeri!\ ed 1 per la Tunisia), cominciando intanto d ai pos t i più importanti finché il nucleo non s i sarà formato (Marsiglia, don de passano gli anola.ti della legione s traniera e quelli dei corpi d i pro\"a e degl i stabilimenti di pena; Algeri e Tunisi - a Parigi bastano i du e professori di Val-de·Grii<;e: a L ione il professore della scuola del serv izio d i sanità mil itare). Lo special istn. s arà a capo d'un adatto reparto neuro -psichiat r ico nell'ospedale militare principale, ed 11vrà cura del serv izio medico delle carceri militari regionali. L'istruzione psichiatrica deve ncqu istars i nelle c li n iche, specie in q uelJe che t rattano anch8 di psich iatria militare (l'arigi, L ione, BoTdeaux), e poi completata con uno speciale periodo d'istruzione nell'ospedale m ilitare annesso all'insegnamento d i merlicina lega.le, a Val-de-Orflce. Ma con tutto ciò r imane gravoso il còmpito del perito militare, per la crescente complessit:\ delle sue funzion i, e per la s tessa favorevole preparazione che ba l'ambiente ver~o di essi : in poch i anni l'ese rcito si è trasformato, la mental itit del soldato è assai d iversa, é cresciuLa la social izzRzione, l'ufficiale è divenuto più educatore che istruttore e semp re p iù va occupandos i e preoccupandosi de lla psichicit,\ dei suoi subordinati ; la d iscipl ina nei suoi obbli;i;h i e nelle sue s a nz ioni, non si rinserra più in form ule rudi, s t rette. invariabili, e fac ilmente si sospetta l'anomalo ed il degenerato nelle gravi mancanze o nei rea ti : per fortu na il corpo s anitario ha perfettamente coscienza della necessit i, d i que~ti nuovi s forz i che gli si r ichiedono, e sa il suo dovere, poiché esso ba per di, isa d 'ono1·e: ,. il dovere non cessa che là dove manca il potere l » . P. CONSI0!.10.
L. RiceA nos. - Palohl&tri& militare . (Americon J onrnal ofi11sa11ity, luglio l!JIO).
J1 quadro clinico, in psichiatria, varia con lti ra ?:ze, le c lassi ~ociali e le condizioni di esistenza.; quindi è log ico attende rs i particolari problemi ps ichia trici nell'ambiente mi litare. Ne cons egue la necessita di una speciale istruzione per i medic i militari. In tanto si possono fare le seguenti osservazioni fondamen tali: 1° gli al ie na t i militari, quasi tutti giovani, guariscono in più forte proporzione dei pazzi civili
D18
RIVISTA DI )IEDICI XA LEflALE
- 2-0 le attuali condizioni delle g uerre reudono lit presenza di alienati nelle fil& particolarmente pericolosa - 3° un esame serio permette d.i selezionare i candidati alla paz;,;ia, perché in genere più o meno sospetti nella lor o vita sociale }>recedente - 4° le esigenze e le fatirhe della vita militare sono fatali ai psicopatici, che non possono piegarvisi, e si rendono colpevoli di mancanze disciplinar i 6° tali alienati entrono più spesso in conflitto con la legge militare che con la civile - G0 quindi il medico militare trovasi più spesso del civile alle prese con ditlicili problemi medico lega li , sopratutto quando trattisi di giudicare le relaz ioni con cause di servizio, o la responsabilità. penale e morale dei delinquenti d i;,r:iplinari. P. CoN!ilGLJo .
C11A VJG};Y. -
Un queralante 11eu ·amblente militare. (J-:,tcép hale, fase IV, H1lO}.
I l querulante è un alienato che reagisce contr o l'ambiente; tali reazioni sono più vivaci e precoci, in un ambiente che h a obblighi e rapporti più stretti e più numerosi. L a precoc ità. e la vivn.cità delle r ea zioni psicopatologiche neU'eseri:ito rendono ben presto intollerabile la presenza del querulante, o lo fanno subito urtare contro le. disciplina ed il codice pene.le JI caso riferito d all'A riguar da un maresciallo cnpo r.he, retrocesso a maresciallo ordinario per negligenze am1ninistrative e pecuniarie, cominciò a recla· mare reiteramente, con os tinazione petulante, implacabile, contro t utti i suoi s u, per iori e contro i compagni con i quali aveva relazioni, sino a che, imposse~,\t osi con inganno di un documento che lo rigua1dava, e rifiutandosi ostinatamente di consf'gnarlo al colonnello, fu deferito al tribunale mili tare per rifiuto di obbedienza. L'ufficiale is truttore però pensò di farlo sottoporre a perizia psichiatrica ; lo Cha.vigny notò le caratteristiche del paranoico quenilante persecutore, J,e. cui atti,ità mentale, in apparenza lucida, logica nel concatenar;;i delle deduzion i, pronta nel percepire e nell'associarr, ere. tutta sistema tizzata attorno ali' idea fissa del farsi n m dere giustizia, donde la inaccessibilità s ua ad ogni obbiezione, la appercezione ostile, e la facilità reattiva conseguenziale al sistema delirante. Pu g iudicato irresponsabile e riformat?; ma lo Chavigny fa ben nota re che un enorme incartamento, numerose pratich e, esempi antidisciplinari, attriti moltoplici s i sarnbbero evitati se il medico reggimentale lo aYe>'!-ie esamina.to, e sospettatane la malattia mentale, i cui sintomi a l profano appariscono segni di mn.h-agilà o, al più, bizzarrie di carattere. P . CONSJGUO
E
8 -rIER. -
011 psloopa tlol nell'eserolto. -
(Berliner l,:linische H'ochenschri(t,
n. 2'J., 1910).
Jlfolti autori si sono occupati del prol>lcma dei degen1:rati nell'esercito, e della n ece;;sitl!. della loro selezione ; altri, sopratutto dei veri psi~opatici, iutes i speculi mente nel senso del S~rieux, cioè di psicopatici pericolosi Ora, lo Stier parte dnl principio che akuni di essi po,;sono fine bPne il servizio, in t.empo 01·dinario, e guadagnare anche qualche ~ rado. sino a quello d ' uffici ale, mentre sarel)bero, al contrario, senza vnlo re d urante la guerrn., t utto 11ll'opposto di taluni de generati
RIVISTA DI ~IK JHCI:-IA LEGALE
919
che, nei momenti del pericolo, possono divenire eroi. Ma, poichè iu ogni militare bisogna tent1r presente l'eventuale combattente, poco importa la sua condotta ed il suo contegno nel reggimento, dal momento che particolari note della sua psichicità ne fan temere la insufficienza nell'ora del periglio. Il medico militare dovrebbe dunque poter fare una selezione di essi, naturalmente dopo la prova in caserma, studiando gli individui sospetti, e raccogliendone accuratamente gli antecedenti personali ed eredita.rii. Però iu parecchi casi il provvedimento assume natura assai delicah, e In. res ponsabilità del medico si fa grave, perchè si può trattare di militari professionali: volontari, graduati, ufficiali anche, cui non far/\ certo piacere l'eliminazione; donde la necessità degli s pecialisti, di un esame antropologico-clinico diligentissimo (e di temperamenti speciali, caso per caso). Si possono distinguere tali psicopatici in 4 c11tegorie, a gravità ascendente: a) neurastenici: i soggetti facilmente si nffaticano, hanno s pesso cefalea, dormono male, sono irritabili ; b) isterici: disturbi dell'attenzione, cangiamenti rapidi negli stati affettivi, tendenza a sviluppare una immaginazione aberrante; c) e.pilettici: accessi repen tini di collera vi.olent11, intolleranza dell'alcool; d) degenerati ereditarii: impulsioni ed· ossessioni, disturbi gravi del caruttere, moralità deficiente, squilibt·io nel!' insiellle della personalità. I soggetti appartenenti ,1 quest'ultima categoria debbono essere recisamente e presto eliminati, non appena avvistati e d1ngnos ticati, anche che abbiano di g1à passato un certo periodo nel reggimento, dappoicbè la loro tara mentale è a~sai seria, ed il pericolo immanente. P . C0NS1uuo.
M oNKEMi>LLEH. -
Studio me41oo-legale •ut dellttlaella Jllariaa. - (A.rchives
fur Psyclliatrie, fase. 1- 2, lVlO). Questo studio medico-legale è di una grande imJ)ortanza per la criminologia milita.re; esso s i fonda sull'osservazione di 52 cas i. Sintetizzando bre,emente i risultati di tali osservazioni, si ha: la maggior parte dei reati sono stati commessi n terra (60) in 19 casi esiatevano precedenti giudiziari i ; in 41 cas i forte eredità. morbosa varia; in 13 il reato fu commesso nel 1° trime,stre del servizio, in altri 21 n el 2° trimestre. L'invio in osservazione per la maggior parte dei casi ebbe l uogo nel !à0 anno di servizio, vale a dire per lungo tempo anormalità menta.li rimasero misconosciute; tuttavia in 16 cas i la peri zia psichiatrica fu chiesta sin dal primo reato. I reati pit'i frequenti sono stati: l'ins ubordinazione con insulti (IO), l'assenza illegale (7), la diserzione (lH) ; dei casi giudicati, in 29 fu riconosciuta la irresponsabilità, in 24 no. In 29 cas i gli imputati accusarono amnes ia del reato; essa fu riconosciuta simulata 16 volte. La diagnosi medicolegale riconobbe in 11 l'imbecillità, in 6 la demenza precoce, in 8 la paranoia cron ica, in 2 l'epilessia, in 6 l'isterismo, in 5 l'alcoolismo cronico, in 8 l'nbbt·il\· chezza delirante: cioè in 18 casi su 81 (42 %) ha avuto grande importan?.a criminogena l'etiologia alcoolica. L'A. conclude alla necessiti\ di segn11.lnre ed osservare q uelli che pres entano segni di degenerazione, quelli che incorrono in n umerose puuizioni disciplinari, o c.h e h anno subito tr11.umatis111i cranici, o che s pesso si dànno ammalati senza
fl!VLSTA DI .Mf:DICINA LEGALE
motivi plausibili. Il medico militare deve o ttenere che i graduati osservino I&. condotta ed il contegno dei loro soldati durante e fuori il servizio, poiché è hene che i graduati sappiano come la goffaggine, la. tardità, In. testardaggine, la difficoltà. d'apprendere s iano da addebitare a soggetti a.normali che debbono essere segnalati al medico. E' necessario, infine, che i militari incolpati, supposti alieuati, siauo osse rvati da un ufficiale medico specialista, ed in adatti reparti d'ospedale.
P. 001'S!GL!O. Capitano P. Co!'is10·110. - L'alooollamo nell'eaerolto. - (Rivista milita1·e italiana, fascicoli dell'aprile e maggio U/11). - (Comunicazione al XIV Congresso freniatrico di Perugia). Si sa quale grossa piaga sociale s ia l'alcoolismo, e di quanta importanza n~lla etiologia dEille malattie men tali e nervose; per Ley e Charpenter, relatori del Congresso francese di Bruxelles H/10, l'ered•:mlcoolismo è anche più grave dell'e· redosifilide. Ciò oltre ai danni economici ed organici, fisici e morali, per cui tutte le nazioni, e gli altri eserciti, vanno a t tuando provvedimenti vari i contro di esso, meno che da noi, nella tradizionalistica fallace illusione che il popolo italiano sia sobrio, ed il nostro soldato temperante. Tutt'altro ci insegnano le cifre. I . E' vero che nella media del Regno per consumo individuale di alcool l'Italia non sta alla testa, certamente, delle altre nazioni; ma troppo divario passa tra l'una e l'nltra provincia, e pe r alcune regioni; l'alcoolismo è piaga assai funesta nou meno che per lt\ Francia o g li S tnti Uniti, e, come appare dalle numerose statistiche studiate nel lavoro, si manifesta con alte quote di morti per alcoolismo, di accidenti, infortuni o reat i d:i ubbriachezza, di pazzi alcoolici, oltre che nelle quote-consumo di alcool in litri pe r abitante, e per numero relativo di spacci, per cui Roma e Venezia superano Parigi. A tale va ria intensiti\ regionale di alcoolismo risponde, nelle linee generali, una distribuzione di pazzia e di suicidio, e, per talune regioni come la Liguria, >Lt1che di epilettici e frenastenici. Ed allora è possibile che con tanta eredità sociale e familiare il coscritto non porti nelle caserme le s ue funeste abitudini, educative cd organiche? Già, come anche pensava il colounello Testi, l'aumento forte, progressivo, delle riforme per nevrosi e psicosi, è pure ess o indice del dilagare dell'alcoolismo, e dei SPoi danni sull'individuo e sulla discendenza, tanto più che permangono negli anni le variazioni regionali nell'intensità. di tali riforme, con rapporti non accidentali alle regioni piu alcooliche: cos i pure, in parte. per le riforme da debo · lezia fisica. Vedi il mio lavoro: Psico.,i, Ne111·oi1i e Cl'iminaliià, in questo Giornal e 1910. Il. 11 numero assoluto dei militari ricoverati per alcoolismo nei vari luoghi d1 cura è andato crescendo, ed in modo marcato, io questi ultimi anni; neg!i ultimi otto anni se ne ebbero: 18, 16, 17, 21, 20, 32, 35, 51; le 01edie al per mille della forza media sono salite dal O.OD al O.:M. Ebbene, l'esercito tedesco nel periodo l l:SU8-90l aveva una quota del O.l2 per 1000, l'esercito francese nel 19().1, del 21) 0 0 , il ba va rese m•I 1907 del 0.111 quas i nessun caso d'alcoolismo negli ese rciti belga, svedese, rumeno, norvegèse; cifre minime nello spagnuolo e ncll'nu· striaco. Soltanto l'esercito iuglt.:,e e l'americano hanno quote molto pil'l alte, d.:! :Li l'uno, del 2::Ul l'altro, nel 1$!)7; ma troppo dive rso è il i·eclutamento, trat-
RIVISTA. DI )IEDICINA Ll-:c;ALE
921
.tandosi di soldati di professione, tra cui molti spostati sociali, chA riproducono le condizioni dell'esercito francese prima del H:s70. Ma vi ha di più : l'esercito tedesco dalla quota dtll 0.4:2 nel 1886-87 è sceso al 0.10 nel 1906-07; il bavarese aveva il 0.23 nel 1905-0ti, ed il 0.16 nell'ultima statistica pubblicata;, il francese per molti anni ba presentato pure una forte discesa, sino al 0.11 nel 1911; poi ha risalito, e nel 1906 aveva il 0.43; l'inglese pure è disceso dal 3.2 nel 1898 al 2.2 nel 1901; e più anco ra l'americano dal GS.7 nell8S2 al 27.8 nel 1007, ed al 6.9 per la Marina nel 1U06. Dunque, tra gli eserciti a reclutamento obbliga.torio, il nostro ed il francese hanno le quote più alte, e soltanto essi sono .in aumento annuo. Il!. StudiaJ.Jdo le storie cliniche dei wilitari ricoverati nel manicomio di Roma dal 10 gen.naio 1897 al 31 agosto 1!:110, su di 152 casi (di cui 18 utliciali e 12 sottufficiali) si trovano 8'2 nei quali l'alcool aveva direttamente provocato, od aveva -contribuito a provocare la pazzia, cioè nel 54 °/0 ; considerando soltanto i milital'Ì di truppa, la quota· sale al 61 %; invece nel manicomio di Vicenza, ove più a lta è la quota relativa dei pazzi alcoolici, essa è del :2fJ % di tutti gli entrati, uomiui, nel triennio IDOS-05 IV. Alto è il valore antìdi,.ciplinare e c1·iminogeno dell'alcool, nel soldato, come l'esperienza quotidiana insegna, oltre al fatto che spesso l'ebbrezza provoca .accidenti nevrosici, o si trova frequente nei precedenti ereditarii, personali e viziosi del nevrotico o del delinquente. Studiando 10S processi svoltisi nel tribunale militare di Roma nei primi l:l mesi del 1910, dei quali 35 per insubordinazione pura, si trova che l'alcoolismo esercitò azione prevalente, o addirittura csclusi,·a, nel 38 % del totale; ma una cinquantina erano rei di furto, mentre per l'insubordinazione la quota sale 111 60 % ; aggiungendo poi a.lcuni rei di diserzione, o di abbandono di posto per ubbdaohezza, e di insubordinazione mista, s i ha che l'alcoolismo ha agito nel 75 % -dei· casi, dì c 11i il 60 % per vera ubbriachezza, il ll5 % per ebbrezza semplice. Cifre analoghe ha trovato il !ude in Francia, il Freund in Austria, ii Metzel in Baviera, ove anzi la. quota sarebbe dell'bS % I Da un recente studio di 117 reclusi militari, si rileva che ben 81 colll111if.!ero il loro re&to in is tato di ubbriachezza (-13), o almeno di ebbrezza alcoolica (cti), vale a dire l'alcool· ebbe azione criminogena n el G8 % dei reati, 1ti volte come fattore predominante, M- volte (sn 100) quale unico t'attoro. Nel totale di 117 1:eati rientrano: 64 casi di insubordinazione nelle sue varie forme, 24 di furto, 83 di diserzione, 12 di lesioni diverse commesse prima del servizio militare: in que,,te varie specie di reati l'alcoolismo ha ngito, rispettivamente, nella proporzione del1'86, 42, 111, 48 ° 0 I Dunque con quote elevate anche per reati non di violenza. La prognosi risulta chiaramente da quest'altra. constatazione che cioè nel 74 (G:3 p. 100) c'era ereditarietà ps icopatica, alcoolica o criminale; in :23 (20 p. 100) precedenti morbosi gravi, o nevrop...ti<'i; chP. in 8(1 si aveva.no da. a.nni forti tendenze alcooliche, ed in 12 scarsissima tolleranza alJ"alcooi ; in 40 cattivi o pes simi precedenti familiari, o sociali (vizii, crimini), ed in 39 pessima condotta. indisciplina.re. Vale a dil'e in gran parte il problema dell'alcoolismo no11 è soltanto di educazione, ma anche di moralità e di viziosità dei carattel'e, aggravata dalle abitudini e da.gli esempi. e '1uindi la lotta sociale contro di esso è assai complessa . V. Urge quindi provvedere, ed attivamente; l'alcoolista è un maleducato, ma anche un infermo, ed occorre curarlo, e sopratutto profilass arlo. Fra. i molteplici
92:J
RIVISTA DI NEDICINA LEGALE
mezzi escogitati ed attuati, nelle altre nazioni, uno è veramente il più efficace: la casa (foyer ) del soldato, fuori della caserma: una specie di ricreatorio milita i·e, ove il soldato si raccolga per scrivere, leggere, g iuocare, conversaru, far della. musica, organizzare recite e gare, con ànnesso u n giardino per gli sports vari, ed un ba1· gestito in cooperatirn, con b&v1tnde ig ieniche. Aboli~ le cantine reggimentali, vere osteri'3, oggetto di speculazione. la casa del soldato attrae, diletta, istruisce ed educa, migliora il carattere, affina il senso del dovere ed i sentimenti a ltruistici, col benessere di una vita intima più elevata. Così la lotta antialcoolica bene si inizierà dall'esercito per le successive generazioni ventenni, ed il soldato continue rà. potentemente - tornando in famiglia - alla educazione del popolo ed alla sua elevazione morale nella scala ascensionale dei 'l'alori umani (1). A UTO-Rl.ASSUNTO,
RIVISTA D'IGIENE MILITARE Hi;m.i:;. - 011 eaoretl nelle toatallasionl mWtarl. lant, UJll.
Parigi, Impr. Bouil-
Questo importantiss imo e completo studio fu presentato dall'autore al 8° Congresso d'igiene delle abitazioni (Congresso nazionale) tenutos i a Parigi nel 1909, ma solo in quest'anno potè essere publJlicato. Crediamo fa.r cosa utile ai lettori di questo giornale riassumendo il programma del lavoro stesso, le conclusioni alle quali fu tratto l'autore, ed i voti in proposito espressi e presentati in seduta plenaria al C'ong resso su ci tato. L'A. comincia con alcune generalità sulTe quantità. medie ·di materie fecali e di orina prodotte quotidianamente dall'uomo, s ulla moltiplicità. dei processi e d egli apparecchi usati per la d is truzione di tali escrezioni, sulla. divisione della materia la quale tratterà il problema nelle caser me, nei campi e nei forti, negli ospedali, in alcune circostanze speciali, problema che si riassume nella remozione ini ziale degli escreti, nella loro raccolta, nella loro distruzione finale la quale ha lo scopo da annientarne la loro nocività, lli assicurarne la loro utilizzazione nellu circolazione del la materia. Vengono prese in considerazione dapprima le latrine delle caserme, e a tt,le scopo vengono studiati la loro installazione generale e tutti i dettagli relativi a lla forma dei rec ipienti collettori e ai materiali da usarsi. La preferenze. è dat" alle bacinelle di g1·ès smalta to, d i di mens ioni suJticienti e portnn ti una doppia ( I) <}uc,;to studio è stato oggetto di una comunicazione a l r1>conte Congresso psichinlrico d i Pen1i;ia. \'l'di pure, dello stesso :\., nn articolo nell'Eserci/,0 itciliano del 21> oUobre. una co,nnnic·azione al n · C'on!!Tesso antialcc'IOlista di )filano dell'ottobre 1910 ed una .N'<>ta n,, ll' Archivio cli Psit·hiatrin ùt>I Lombroso (mal!gio 1911).
RIVISTA D'IGIENE MILITARE
impronta un po' elevata per situarvi i piedi permettendo a chi se ne serve una comoda e fisiologica posizione di flessione sulle gambe, munite ciascuna dii un tubo di caduta per le materie fecali provveduto di sifone idraulico Yentilato e di apparecchio collettivo per la cncciata dell'acqua. Sono inoltt·e studia ti gli urin,,toi sia a lastra verticale che " bacinella, ai primi dei qua.li si dà la preferenza.; le latrine di notte alle quali l'A. fa una oerta critica dichiarandosi f',n1tore delle medesime soltnnto nei casi in cui eistnno o il tout 2t l'egout o le fosse Moura~, o il septik tank; le latrine dei loc.ali disc iplinari per le quali invoca unii installazione eguale a quella della caserma; le latrine delle infermerie reggimentali delle quali alcune del,bono essere a sedile e tutte debbono essere provvedute di carta igienica. Termina il c11pitolo una esposizione succinta di misure diverse di pulizia e di profilassi. Un secondo capitolo è destinato ,, studiare il modo di raccolta e di evacua· zione delle materie escrementizie. E qui vengono studiati dnpprinm la raccolta locale consistente nelle fosse fisse semplici, nelle fosse a sistema separatore·, in recipienti mobili con terra secca o sostanze assorbenti, al qual proposito vengon fatte parecchie c1·itiche, specie in rapporto alle fosse Mouras, le quali però sono un elemento di transizi,me tra la fossa fissa e gli apparecchi divisori e rappre· sentano l'origine degli impianti d'epurazione biologica, e alle fosse mobili; in se· guito i processi di raccolta generale qu1tli I' impi,mto di una canalizzaz.1one spe · ciale dalla quale vengono aspirate le materie fecali e le urine (sistemi \Varing, Liemur e Berlier) poco applicabile per delle c;-,serme, il tout-Zt·l'égout sia a sistemo. separatore che a sistema unit,.rio che egli considera ottimo purchè siano ottime le condizioni di drenaggio della. località, i processi di epur:1zione sieno chimici, sieno biologici. per epurazione n11turnle del suolo, sieno hiologici artificiali. Riguardo ai processi biologici artificiali usati fino ad ora negli stabilimenti militari l'A. esprime delle riserve nel suo giudizio; egli non si nasconde In possibilità ~he le materie che escono dai letti batterici sieno ancora in grado di veicolare dei germi patog1mi In conclusione l'A. trovn degli inconvenienti in tutti i proces,i. Non ve ne è che uno il quale corrisponda veramente allo scopo del risanamento ideale dell'abitazione, e questo è la distruzione sul pos to di tutti gli escreti per mezzo d'el fuoco. 11n apparecchio incineratore del dott. Bréchot che ha 1·ealizzato notevoli migliorie sui precedenti, e attualmente in uso all'ospedale militare di Val-de-Ori\ce dove fnnziona ottimamente. In un terzo capitolo son prese in esame le latrine degli acc>1mpnmenti ed è studiato il modo di smaltimento delle materie fecali: a quPsto proposito si consigliano le tinette Goux e, quando sia possibile, l'utilizzazione agricola per spa~dimento Così pure sono studia.te le latrine nei forti, nei c11mpi di tiro, negli accuntonamenti. In altri capitoli viene esaminat" 111 questione delle lntrine negli osped,,li militari e nelle formazioni sanitarie in campngnn. Le conclusioni più import,mti ris ultano da quanto si è detto a proposito dei diversi cnpitoli in cui è diviso il lavoro, e da esse l'A. ha tratto argomento per sottoporre nll'>1pprova,:ione del Congresso i seguenti voti: 1. Che nelle caserme e nei campi le latrine sieno stabilite per unità amm inistrative (compagnia, squadrone, batteria) e che il loro allestimento e la loro sorveglianza sian dovuti a queste unità e non al servizio di settimana; 2. che gli uf'6ci cl' igiene militare istituiti cou decreto minis teriale in data 2,1 dicembre H/07 allargh ino la loro azione, ora limitnt11 allo studio dell'approv vigionnmento dcll'acqu11 potabile, " t utte le questioni d'igiene della tn1ppa;
1
H!VlSTA D IGrn:,;E MILlTAftE;
3. che per ciò che s i riferisce all'epu razione biologie" delle materie di ritinto, l'autorità militai-e ~i accordi colle a.utorjtll municipa li a llo scopo di renlizz11re degli impianti comuni i quali sen·ano sin per la popolazione civile che per quella m ilitare, piuttost o che stabil ire nelle caserme e in altri st,,bilimenti militari . degli impianti speci11li; 4. che le lat r ine in uso presso le truppe s iene munite di sufliciente illuminazione d i g iorno e di notre, e che l'ampiezza d i ogni l11triua non si~ inferiore n HO cen! imetri; 5. che s iano cost.ruite delle !.. trine ·i,J vicio11oza dei ci,mpi di tiro; 6. che pe1· otteuere dalle t inette mobili 1 [ maggior vantaggio possibile, si fo i::cia in modo: a) che i recipienti sieuo guarniti internamente di materinle non soltan to secc·o, ma 11ocora polverulen to e assorbente; b) che si levino le ti nette prima di essere completamente r icolme; e) cbe vengano a ccurntamente d isinfet tate. f;~Ul. che in ogni caso le t inette \·eug,,oo >tsportate dal d i fuori; 7. che negli os pedali milita ri il trattamento ùelle materie escreme ntizie s ia fauo per mezzo di apparecchi che :ossicurino l'incinerar.ione completa delle m ater ie fec:ili combinata colla s terilizzazione, ad alta te mpen,tur11, delle urine e di tutti i liquidi inqui nat i. T E STI
RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA l. BA:-iur - Ostricoltura e malattie lutestlnall. - ( Vita Sa 1iital'ia. Nn. 15 e 16, R oma ltill) . L 'A., dopo aver fatto un po' di storia. sulla ostricolt ttra quale speciale industr111. di alcune regioni d'Italia, esamina le dh·erse manifes tazioni morbose a cui può dar luogo l'ingestione delle ostriche le quali possono raggrupparsi in due di~tinte categorie: nrnlat.tie clinicamente ben ddinite; disturbi gastro enterici non ben distinti Nel primo gruppo entrano il tifo, le affezioni pltrati 6cho, la dissenter ia, il colera ; nel se,·ondo trova no pos to ~uelle ma.nifestl\zioni morbose che iasvrgouo ad un tratto, poche ore dopo l'ingestione dei m olluschi e che hanno parVl'nza. di veri a.Yve lenamen ti. Scartate le diverse opinioni antiche sulla genesi delle manifestazioni a tipo emiuenteroente tossico, i fatti banno orma.i conferma ta pienamente la supposizione lo~ic11 che anche e,;~e sieno di origine batterica, per cui il problema eziologico del possibile dan no arrecato dall'uso alimental'c delle os tric he s i riduce sempre, trattisi di \'era infezione o di intossicazione, ad investigare quali siano le condizi,mi d'11mbiente in cui esse vivono e le man ipolazioni a cui vengono sottopos te
9%
RIVISTA D'IGIEXE GE~ERALE F, BAT'l' ER IO LOGlA
da coloro che ne fanno commercio, etl il pericolo è rappresentato in ultima nnali:,;i dall'inquinamento delle acque dei parchi d'allevamento e d i raccolto. e dei d epositi di molluschi, e delle acque colle quali i vend itori :il:iettagliosoglionorinfrescare i mollusr.hi stessi. Le condizioni igieniche dei principo.li parchi d'allernmento esis tenti in Italin non sono ser.:pre delle migliori. Se sono relativamente buone o.Ila Spezia, al lago Fusaro, e Mare l!orto sulla s piaggia Cumana, sono pess ime nel Mare Piccolo di Taranto il quale, come ben d ice il Carazzi, rnppresen ta la cloaca permanente cli 50000 abitanti. E per quanto vi sie.no cause no.tumli di depurazione delle acque dei parchi d'ostricoltura, come la diluizione loro con a cque relativamente pure, l'azione sterilizzante della luce solare, la sedimentazione, la ne.tura stessa dell'acqua marina, re.ttivo processo di auto-depurazione C'he s i esplica nell'interno dell'ostrica e de i molluschi in genere, pur tutte.via i pericoli d'inquina.mente non sono lievi; che o.nzi lo stesso processo di au to-difesa del mollusco portante a fenomeni spiccati d i batteriolis i può essere fino ad un certo punto dannoso mettendo in libertà dei prodotti tossici donde l'esplos ione di ncute forme di intossicazione. L'A. chiede che si provveda al più presto ad una definitive. sistemazione dei pal'Cbi d'ostricoltura. s u basi razionali non solo nei rignard i dell'igiene pubblica ma anche nell'interesse degli stessi mollusd1icultori. TEST!.
G Bo~AltAH1'1"'· - Le rloeroh, fl1ioo-chimlohe applicate alla bromatologia. - Estratto dagl i A nnalP.s de /alsifications (giugno U•ll).
L'A. dopo aver passato in rivista i diversi metodi preconizzati ogg1g1orno in bromatologia pel riconoscimento delle falsificazioni delle sostanze alimentari, a cominciare dalla crioscopia 1>er venire alle misure viscosi metriche per la deterinino.zione dei grassi, e.Ila invers ione della saccarina per la gessa.tura dei vini, alla. dialis i, ecc, prende in considerazione i metodi fisico-chimici e specialmente quelli relativi alla conduttibilità. 1:11:<ttrica la cui ricerco. è pratica, assai sens ibile, molto s pediti va. Le prim~ ricerche dirette in questo senso furono fatte sugli aceti e sul vino sapendosi che la conduttibilità elettrica ò specialmente legata e.Ila q uantità di sostanze minerali in soluzione e più esattamente in relazione con quelle sostan ze che vi s i trovano in soluzione cioè a dire colla loro ionizzazione e colla mobilit:\. dei loro ioni, e che l'aggiunta. quindi di una sostanza od una sofistificazione altere.odo uno dei fattori strettamente legati alla conducibilità specifica di un vino. o di un aceto (come di qualunqne altra. sos tnm:a) daranno luogo ad una modificazione della conducibilita. A questo riguardo souo importanti le aggiunte di a cidi minerali liberi agli aceti e qualche volta anche ai vini. Le determina zioni della conducibilità. elettri ra s pecifica furono fatte tutte alla. temperatnra di 25° utilizzando un apparecchio di Kolhrausb e. filo di platino iridiate e seguendo le prescrizioni indica.te nel manuale di Ostwe.ld e Lutber sulle misu1·azioni fìsico-chimicbe. La capacità. del va.so di resistenze. è s tata determinaui. ogni due giorni e le operazioni vennero eseguite in solU?:ione di cloruro cl.i potassio N/50. Da.Ila esperienze dell'A. nello studio della conducibilità elettrice. in rapporto all'annacquamento ( mouilla9e) dei vini e degli aceti, all'aggiunta di gesso e di
Rt\"lSTA. o ' WIENE ClEXEll.ALE E BATTERIOLOGIA
alcool ai vin 1, all'aggiunta di acido acetico agli aceti, risulta che nel primo caso per la diminuita mineralizzazione in causa dell'aggiunta di acqua potabile (a fortio1·i se si tmtta di acqua di~tillata) la conducibilità elettrica è diminuita; nel se· condo caso, per poco che il solfato di calce sia dissociato, la gessatura ha per effetto di aume11tare la conducibilità elettrica, cosa però che raramente si avvera <JlHtndo l'aggiunta del gesso è fattn in modo da non sorpassare troppo i limiti re· golruneutari; che nel terzo caso il metodo non corrisponde nel caso d'agg;unta di acido acetico, può avere invece qualche risultato nella ricerca dell'alcool essendosi rilevato, ad esempio, che un vino coll'S,20 p. 100 di ricchezza alcoolica, sbarazzato dall'alcool per evapora,:ioue e ricondotto al volume ini,::a1e con acqua d istillata, presenta una conduttiùiliti1 leggermente diminuita ; che nel quar to caso il metodo è di risultato sicuro trattandosi di svelnr11 l'aggiunta di un acido minerale ad un a ceto, avendosi cioè un aumento considerevole della conduttibilità. Not isi ancora che la conduttibilità è pure aumentata quando vengono aggiunte al vino sostanze coloranti tratte dal catrame. Le es perienze sono molto interessanti e giustificano pienamente il desiderio dc ll'A. di riprenderle cercando d i trarre il maggiore utile possibile per la ;ricerca d elle falsificazioni delle sostanze alimentnri. TF:ST(.
I. BANDI. - L'arrlcohlmento 1peol.flci, e l 'agglGtlnazlone allo 1tato na•oente aelh èllagnoal batte1lologto1. rapida del colera. - Arch. di f armacologia sperfou:n/a/e e scienze affini. Anno X , voi. X1. 2~11 Il Bandi già nel suo lavoro comparso nei nn. 47, 48, 49, 60, anno XI della Rit}isla. critica di clinica medica. aveva fatto cenno esauriente del suo metodo di diagnosi rapida del colera. Nella presente comunicazione ritor na sull'argomento e vi ri tornn evidentemente per due ragioni: per difendersi in primo luogo dalle c ritiche mosse;..:li da tlcuni autori s in sulla specificità, sia sulla praticità del metodo, in secondo luogo per assicurarsi la priorità del metodo, metodo il quale fu da h,i escogitato fin dnl U,!1:l a proposito della ricerca mpida del bacillo itteroide e che 11011 deve confondersi con quello usato dal Wildelbandt e modificato poi da Sche1>ilewsky, Altschiiler, Hagemarm. il quale serviva pe1· l'isolamento del bacillo tifico dalle acque inq uinate con al t ri germi. Le ragioni che l 'egregio autore espone a difesa del concetto che informa il suo metodo di diagnosi rapida del colera sono convincenti, e dato che il fenomeno da lui studiato diJi<.mda, come tutto fa ritenere, non d a una semplice azione meccanica dello agglutinine presenti nel siero aggiunto al mezzo colturale dopo che i germi ;;i sono, in g ran parte almeno, s,·iluppati, come avviene appu n to nella prova del \\"ildelbandt, rna da un vero e proprio fenomeno dinamico dipendente dall'azione stimolante spe<'ifica cumulati,·a degli anticorpi col risultato, quale rt!a1.ione difensiva. di una rapida moltiplicazione del germe e della sua agglutinazione allo stato nascente, tutto fa r itenere che il metodo stesso debba trovar posto onorevole fra i mezzi in uso pe r s,elare la presen,:a del vibrione ne]le feci coleriche. L'A. usa per la tecnica d,;l suo metodo delle provette a fondo a ffilato nelle quali s i mettono 5 c·entimetri cubi per ciascuno di acqua peptonizzata e salata. all'l p. 100. All'acq ua peptonata si aggiunge il siero specifico in una diluizione tale da elin1inare l'mdone di gruppo, poi si infet ta il liquido colturale con due o
U27
R IVISTA D' IGfENE GENERALE E BA.Tl'é:RIOT,OGIA
tre anse di feci sospette mettfndo poi in termostato a 86°. Se nel materi:de in ~ame esistevano vibrioni colerigeni, iu un periodo di tempo che varia fra 2 e 7 ore, apparirà nella massa del liquido una grande quantilà di piccoli grumi costituiti da vibrioni agglutinati allo stato nascen te. Introducendo nel tubo di coltura un tubetto di vetro affilato si potrà ra1·togliere tanto mate riale-da poter eseguire tutti gli esami non esclusa la pro ,;-a batteriolitica 111 quale se è fa t ta con metodo può anche i n vitro dare ottimi risul tati diagnostici Si ricordi facendo la prova in vitro di agg iungere l'alessiaa e di aggiungere >1nche del s iero anticolerico a quello fissato da i vibrioni a gglutinati allo stato nascen te per poter ottenere una rea zione esaurientemente dimostrati\·a. Il processo del Bandi non è di difficile esecuzione. Chi S("rive ebbe occasione d i a pprenderlo dullo stesso autore il quale gen tilmente volle dimostrarm, in persona il modo di esecuzione cd il profitto che dal suo uso se ne può ricevere per una diagnosi rapida del colern. Te,;11.
Sopra una malattia af8ne ollnloamente e4 es.tologtoamente alla t, lpano110mla•I e alla malattia del sonno OHervata a Giava e & 811matra. - (Archiv. f iir S chiffs-und Tropen- llygiene, UJll, Yol. XY, n. 1).
Er.nmRs. -
La patologia esotica sembra e,-sersi arrichita di una nuoYa forma morbosa 111. quale ha molta affinità colla malattia del sonno ma so ne differenzia per la morfologia dei pa rassiti riscontrati ne l ~angue. Anche in essa ossen·asi l'ingrossa• mento delle ghiandole cervicali, ascellari, ed Inguinali. Anche in essa la currn febbrile è generalmente irregolare, mentre la milza, e qualche \'Olta il fegato, sono ingranditi. L'esame delle tavole colorate annesse al lal"Oro mostra une. quant ità di forme assai \'ariabili, alcune piccole a forma di pera con abbondante cromatina, altre tondeggianti altre in Yin di d ivisione, al tre allungate a forma di ,·ermicolo, altre a\'enti una traccia di flagello. La maggior parte di ta li forme sono estrnglobulari, alcune però sono evidentemente entro i globuli rossi. L' A. ritiene che i parassiti da lui descritti abbiano, come l'Haemoprotens degli uccelli, una doppia fase di es istenzR dRpprirua senza Hagelli e fuo1·i d el corpu, scolo s an~uigno, più tardi col flagello ( formR tripanosoma) e dentrn al corpuscolo che poi Rbbandona nuovamente per entrare in altri corpuscoli sanguign i. Le formé giovani s i moltiplicano su divisione tras , er:<ale, le adulte per di,·isione longitudinale. La copuln.zione si fa probabilmente nel siero di sangue. TESTI.
f:!Pr,ENDOR~,. -
Bub&·Blutomloo•l-Lelahmanlo.t. - (A rcltiv. ( iii' Sclti!f:Mmd,
1'ropen- Hygiene, 1011, ,ol. XY, n. 4). L'A. dimostra che in Bras ile è dato il uomo di Buba soltanto all"affezioue già nota in altri pn.esi e donomin ..ta Pian e che la denominazione di B11ba brasiliana data alla malattia cosi magi.~·tralmente descritta dal Breda non regge alla critica. I n Bras ile esistono altre due forme di framboes ia che hanno per localizzazione le cavità mucose. L'una è di natura micotica e rappresenta uu tipo speciale di /Jla-
928
HJ VJSTA D' IGIEN E r.~~NERALE E DI BA'fTERIOLOGIA
stomicosi (forme bla~tom icet iche un ite a forme fi lamentose a guisa di micelio, classificabili nel n uov o g enere Z.IJll!Onema d i Beurmann e Gougerot), l'alt ra rapp re1-:enta una nuova forma di .:iei sl1111aniosi (s ia dal lato clinico che da q uello dell'agente eziologico). Queste due ma lat t ie h an no molta soruiglianza fra loro e possono es~ere cl inica mente confuse colla malattia. descrit ta dal Breda. Terapeutica mente l'A. ha ottenuto dei buoni r isultati colle a pplicazioni del radium . TES 'l'J.
PHow AZA K. - Bulla ezlologl& del molluaco oont&glo10. - (A rchiv . fii ,· 8chiffs. 1111d 'l'ro1,enfolyyi enf', 1911, n . 6).
Il mollusco contag ioso è comune in tutte l e n•gioni tropicali. Da un caso dì que,;ta mAla ttia osser vatosi a Samoa, l'A. trasse il mater iale per fare degli s tudi interessati s ulla eziolog ia. Prev ia disinfezione d ella cute e rasch iato il tumoretto sul quale a vea po~t o una goccia d i soluzione sali.:ia fisiolog1ca, attendeva che la goccia st Pssa fosse intorliidata f' con questo liq uido torbido faceva dei preparati che fi~sava in alcool e colorava co l metodo di Loeffler per la coloraz ione delle ciglia. Nel prepara t o osservans i dei r a ri e grossi cocchi ed i corpuscoli elemen tari di o lor rosso ch iaro scoper ti già da Li psch iitz; questi presente. A ansi o isole.t i o nelle. ca ratteristica fo rma a dn e. A pplicando un metodo pa rticolare (soluzione di Brille.nt kresy lblau e Neutralr ot alca lin izzate. con alcune g occie di soda no rma le) il q uale è applica.bile e.Ile s pirochete, all'En tamoeba bu,:ce.lis, a lle i nclusioni d ella epiteliosi desq ua mativa, rA. potè dimost rare ch e i suddetti cor pi elemental"i godono di una. certa mobilità ma soltanto molecola r e, non a t tiva, che cons tano di un contenuto di natura. fluida. e d i tma caps ula membrano~a, che avvengono deter m inanti stadi di divis ione, chesono molto a ffini A.i corpuscoli del vaiolo. Fino a d orn. non si seJ)pe chiaramente spieg are come a vven ga il fenomeno della circolazione passiva dell'a g ente morboso (dimostra ta da inoculazioni e.d es ito positivo) nelle cellule degli ·organi cutanei e dtlla. s uccessiva. molt iplicazione. Ora si può st11.bilire che per una var iazione delralcalescenza del sangue le capsu le si fanno v isch iose ed in tal modo i corpuscoli s i fermano in qualche v aso ce.pilla.r e. Allora aument ano d i numero e preparano il terreno per mezzo d ella produzione di mrn. s peciale tossina ad una seconda fas e di s viluppo. T EST[.
8ull'ettologla dell'Ini ezione vaoolnloa . ve1·silà toscani,, V. 20).
O uAR)rnm1. -
(Annali d.elle 1A1ii-
Nella ente d i ind ivid u i morti per infezione vaiolos a, e specialmente nei punti dove i processi d i altera zione sono iniz iali, come nel periodo prepustolare, si osservano localizza-ti nelle cellule del corpo mucoso di Malpighi dei corpu.s coli di forma varia che assumono fortemen te le ma t er ie coloranti e c he han no una grande nna· logia con altri corpiccìol i di r eper to costante in un·a ltra infezione molto s imile a quella vaiolosa, la infezione vacrini ca.. L e proprietà di questi corpiccioli s i possono s tudiare inoculando il vaccino sulla cornea dei conigli dove 9i ot tf•n gouo delle pi1.rticolari manifestazioni neo-
7
RlVJSTA D I GJE:-iE GENERALE E DI BATTERIOLOGIA
929
formative caratterizzate da ispessimenti rilevati attorno alla lesione de. innesto,· i quali sono costituiti in massima parte da elementi epiteliali proliferati. Con l'esame a fresco questi c01·piccioli appaiono splendenti come pezzetti d'ambra della quale hanno il colore e la trasparenza, contenuti entro a speciali vaenoli sul protoplas ma degli elementi epiteliali. Con l'evoluzione del processo patologico aumentano di volume fino a raggiungere le mass ime dimensioni come nuclei mentre sono piccolissimi all'inizio del processo e n elle parti più lontane dal focolaio d'innesto. La. costanza di questi reperti ottenuti con rigoroso metodo scientifico condusse ~lla convinzione che i coi-piccioli ritrovati nelle produzioni patologiche spontanee ed in quelle sperimentalmente provocate con il virus vaccinico e c<>n quello vaio· !oso hanno un valore specifico; e per fissare il valore biologico di essi vennero 1!:1.ll'A. designati col nome di Citoryctes desnmendolo dalle loro caratteristiche proprietà di ledere profondamente il protoplasma degli elementi cellulari che li os pitano. Ma alcuni autori, come il Salmon, l'Kiickel e il Borrel pur accet tando il con cetto della specificità dei corpiccioli vaccinici. banno voluto assegnare ad essi il $Ìgnificato di prodotti particolllri di metamorfosi regressive del protoplasma cellulare provocate esclusive.mente dal virus vaccinico e da quello vaioloso. Queste vedute della origine tossico-degenerativa dei Citoryctes appaiono molto inverosimili e non trovano appoggio negli ultimi risultati intorno alla filtrabilità del vaccino. Difatti le ultime ricerche hanno dimostrato che il filtrato di polpa vaccinica conserva la. sua attività, con la produzione, sulla cornea dei conigli, nella pelle delle vitelle, e sulla cute dell'uomo, delle manifestazioni papulo-pustolose che dimostrano 11d evidenza come il contagium vaccinico possa attraversare bensl i sottilissimi pori delle candele Berkefeld Y, ma non quelli ultra fini delle candele di Kitasato e di Chamberland donde la presunta sostanza tossica si dovrebbe ritrovare sia pure in considerevole diluzione nel filtrato. Tattavia sul valore dell'ipotesi che i Cit<>ryctes siano esseri parassitari viventi sono stati gettati anche recentemente molti dubbi. La ragione di questa disparità di opinioni si deve ricercare -nelle condizioni diverse di osservazione nelle quali si so-oo trovati i diversi autori, condizioni determinate con ogni probabilità. dai procedimenti tecnici adoperati. La cornea di coniglio infettata con vaccino costituisce sempre il materiale che presenta i maggiori vantaggi per lo studio Jella minuta struttura dei Citoryctes e della loro. natura di esseri viventi. Qualunque siano le loro dimensioni, sono contenuti nelle celluJe epiteliali e di solito collocati nelle regioni protoplasmatiche adiacenti al nucleo. L'alterazione perciò che caratterizza il processo patologico negli epitelii è una lesione di continuità del citoplasma cellulare: la sostanza filare mostrasi interrotta e le sottilissime fibrille spezzate e contorte Vdnno a formare nell'orlo dei vacnoli degli addensamenti cromatki che servono mirabilmente a limitarne i contorni. Queste altera:1.ioni degli epitelii invasi dai parassiti devono essere aggiunte alle al t re alterazioni elementari che concorrono a formare il processo patologico e di esse si deve tener conto nel ricercare le ragioni patogenetiche del quadro anatomico caratteristico di questa infezione. I corpuscoli del vaccino in certi stadi del loro sviluppo mostrano di possedere dei movimenti proprii che si rivelano in maniera molto semplice &.!l'osservazione d1,lla polpa vaccinica dissociata e preparata a goccia pendente sul tavolino riscaldante, o del raschiamento s uperficiale di cornee di coniglio infettate con vaccino. 59 -
Giorna(e di 11mlici11a militare -
fase. Xl -Xli.
~130
J<IYISTA o·H~IF.NE GID/EHAJ.E F. DI JIATTERIOLOGIA
Questi f,•nomeni hanno indubbiamente tutto i l carllttere di manifestazioni vital i e co,;tituiscono un valido sostegno per l'ipotesi della natura parassitaria del Citoryctes. Questo concetto \'errel,be a ltresl ad essere appoggiato dai risultati delle ricerr he sull'iutima stl'uttura dei Citor;·ctes nei quali si può ottenere con adatti m etodi una differeuzia:l.ione di due sostanze, una cianofila che è paragonabile a quella delle anse cromatiche delle mitosi epitP.liali ed una eritrofila che circonda la prima, di as petto omogeneo con t utte le apparenze di una massa cito· plasmatica. Il significA.to morfologico e biologico di queste strutture è ana logo a quello dei nuclei e dei citoplasmi cellulari, e come ques ti si moltiplicano per un processo di divisione che si inizia m•l la sostanza cianofi la e prosegue nella sostanza eritrofila. La riproduzione per sissione si verifica di solito nelle forme di pi ù piccole dimensioni; mentre alcuui esempl:iri che banno raggiunto un considerevole sviluppo, presen t ano tah·olta apparenze microscopiche tali da far su pporre
che i corpuscoli si possono moltiplicare anche per un processo di gemmazioue. Mn. ce r tamente non sono solo qui,ste le maniere di riproduzione di tali corpuscoli. Quando si pratica l'esame di cornee preparate da 4 o 5 giorni dall'ioocu · !az ione si nota che alcuni corpuscoli vaccinic i presentano un cosi particolare aspetto da rendere molto verosi1nile il concetto secondo il quale io alcune for me, d opo che hanno raggiunto un alto grado di sviluppo, si compirebbe1·0 processi di m olt ipl icazione per sporoyo11ia coccilo111ica. I fenomeni sopradescritti fonna no le proYe più sicure della natura vitale del Citoryctes, e nfl.turalmente la teoria sulla pat-0genesi e sulla eziologia dell'infezione vaccinica che ha le basi nella d imos trazione di tnli fenomeni acquista sempre maggior valore.
DoME:-:1c;o Bo~o.
CA,;AOHANL>t (Cng\i;u·i).
-
Etiologia d el vaiolo umano. - ( Pathologica, n. 30
11110). Lu scoperta dol Gu:o rn ieri dei c·orpuscoli chiamati Clitoryctes variolae h :; forto progredire le no!'tl'e co noscenze ~ull'etiolo!;ia dell'infezione vaiolosa Con obietth ·i a pocro!Tlatici, in cam po oscl.lro, su preparati ad. impronta d i NI"· nee di conigli in oculate 1·011 v irus v11iolo.~o filtrato, si ossen·11no dei finissimi gmnuli disposti a corona attorno a l nucleo e 11ttoruo 11i Citorycles, o ppure ad anello p iù o me110 completo 111la por iferi " del protoplasma, m,i sempre nell' interno de! lume cellular.:!; nn ici o m olteplic i nel p rntoplasma stesso. Osservr,ndo nttent11me11te que,.;ti 11mmassi s i \'!'dono r am biate di forma e qual· cu n o a nch e ingni nd ir!' i e dAr !u"go ad um massi 6g!i. J grnnuli che li costituiscono sono m obili e In mnl,ilitò. loro è ben visibile in quelli pi ù periferi~i, mentre l'iusieme m ostra u n m o\·ime11to vh·issimo, t11111ult uoso, qu:, le e stato descritro da l Volpino nei granuli n,rcinici: questo movi111eoto ri rord11 rea lmente un liqu ido in eboli,.ione i11 cui si;,no sospesi m,iteri:ili puh·e,.ulenti. Questo reperto ch ia r isce molli fatti altrimenti iuesplicnbili: come h, filtrnb ilità. del virus att ra,·erso c11ndele anche a pmi tinissirui, e la pos.~ibilità di ottonere la lesione corneale con materiali infett:i11ti in cui i grossi Cit,Hy C'tes si;rno s1 ati distrutti.
RIVISTA D1 IGIE:-.-:E GEXERA!,I<: F; DI RA1'TUl 10 LOGJA
UB l
I fini g ranul i mobili nel protoplasma delle cellule cornea li f,.nno supporre t'apporti fra essi e i Citoryct1;s come deriva n ti d" un processo di mol ti plic:11.ione r iproduttiva nnalog" a qucll11 descritta in :tlcuni protozoi. 0:,;servnndo iu campo oscuro dei preparati d i corn ee fissate in bicromato potass ico e formalina si possono notare nell'interno dei Ciloryctes delle forme cosi deue 11 s pilla la cui capocchia è format11 eia un anello. T ale par ticolari tà fa pensare ,che nel Citorycteas il virus compia 11 lt re fasi di sviluppo atte a condun'e a lla formazio ne di cor pi speciali, forse forme più reHistent i. I d11 t i sulla fi ltra hiJit-à del viru, indicano uim coincidemrn frn la loro a~senz;, nei fi ltrati e la non trasm i,;.~ibilità del la lesione (·o rne,.Je ll<'i co1,igli coi fil t ra ti s ressi. Dol1Ex1<.:o Boxo.
E1perlmentl per accert&re 1e l 'antilope 1ta adatta quale 1erbatoio del vtru1 della malattia del sonno ('l'ripanosoma gambiense). (The Joiirnal of troJ,ical m edicine and hy_1;iene, n. 5, \·ol. xn·, 1911).
B RucE. -
Le principali conclus ioni di q uesto interessante lavoro sono le seguenti: Le antilopi (alcune sped e designate da ll'A.) possono infet ta1·s i colla sprde u mana di tripanosoma per mezzo del le p untu re de lla GLossi ,w pal11alis; L'esposizione alle punture di zan7.are ird'dte è s uffici.:n te ad infetta.re le an-
tilopi col virus della malattia de l sonno ; L'incubazione della malattia nell'antilope è probabilmente, di sette giorni; Le antilopi infottc possono tras met tere il virus al le glossine nate in laliuratorio; La Gl. p alpalis i nfettala col ;:aHgue infetto di antilope è capace di t ras mettere Da malattia agli animali suscettibili. Una notevole percentuale di Gl. p al11ali.~ può infettars i pungendo le anti lopi sofferenti di questa malattia. L'antilope de ve quind i considernrsi come un serbato io <' potenziale,, del virus <lella malattia del 1,onDo. Fino ad ora però non se ne è riscontrata alcuna iufotta na.tu ralmente col tr. yambiei~e; Aggiungiamo cbe in un susseguente lavoro il Bruce es pose a ltre ri,·erche dimostranti che anche gli uccelli domestici po.ssono essere un serbatoio del tr. yamb~T~L CASTELLANI. -
Ultntorl ricerche augll lfomloetl della tlnea tmbrtcata. -
( 1'he Joumal of tropical med icine aud hy!Jime, n. 1\ Yol. Xl\·, 1!)11 ).
In una forma di de rmatomicosi assai comune n leylon, il Castellani ha s tu<liato due s pecie di ifomice t i, l'uno già descritto in altro lavoro, l' Endndl!'l'UlO· phyton c011ce11tricwn, l'altro isolato e studiato di rtJccnte, l'E,idodennophyton in-dic11111. L' A. d escrive i cara tteri morfolog ici e colturali d i questi ,lue parnssiti cd espone i r isnltati di alcune esperienze dalle quali viene chiaramente dimostrata l'azione patog ena specifica dei med esimi. Il lavoro è accompagnato da una tavola colo rato rappre8er,tante le colture dei d ue ifomiceti s u egar glucosato. TESTI.
1
!132
RIVJ,;·rA D IOIE~F: OE~ERALE E DI HA.TTERIOLOGTA
lfaoQUF.'r.
PrOt1..10 dl ooDHrvazlone 4esll orgalli peatoal per la 4\a-
g noal. -
(Ann de l' lllsW. l'aslmr, 1910, voi. XXI V, p. 888).
Jl materiale g landulare dei casi sos petti vien preso clall'ammalato in modo ster i lfl e posto ne l seguente m eno d i conservaz ione : Glicerina neutra eme- 20,0; Acqua distillata eme. 80,0 ; CA.rliona.to di calce g 1·. 2. Portato il recipi,mte in labora torio s i preparano dei piccoli pez1.etti di glandula, ai quali s i leva la g l i<'e rina i n eccesso con carta da filtro, e si dilacerano c·on un bas tone forte di vt>tro in nn bicchiere da reazione contenente circa 2 eme. di soluzione salina fisiologica. Ottenuta una specie di emulsione si aspira con u na siringa e s i fanno iniezioni intramuscolari in una cosria anteriore ad una ca,ia. o ad un rat to. Un materin.le cos i trattato vecchio d i 13 giorni può ancora dn.r,• T~; STI. l,uoni ri,mltllti.
L. GuEn1tA -CoPP10r.1. - Bulla preHDZ& del baoWo 41 K.ooh nelle urine dei malati di tuberoolo1i polmonari. - ( Ufrista critica rli clinica medka, a nno X, n. 2!J). La bncilluria tu bercolare non ha soltanto importanza clinica, potendo l'inda{!;ine batterio-urinar ia porta1·e qualche lume d iagnostico in quei cas i, specie di t u bercolos i acuta o cronica inizi,de, in cui le usual i risorse di semeiotica e di lnboratorio vengono a far difetto, ma as sume anche uno speciale valore dal punto <li vista igienico, in quanto le urine dei tubercolosi come gli escreati e le feci, donebbero essere consi<lerate q uali mezzi di diffusione e di contagio della mnlattia L'A., es posti i vari metod i d i r icerca del bacillo di Koch nelle urine ed i ris ulta.t i pos it ivi ottenuti da. Pliil ipovicz e Sondern, Fourleton e Hillier, Bertier, E iagi, noncbè q uell i nega tiv i riscontrnti da Bellei e Collina, Supino e V. Mn.ragliano, ri ferisce intorno ad una serie di r icerche fatte su 25 malnti dell'arcispedale di S,rnta Maria Nuova in Firenze, tutti a ffetti tia. tubercolosi polmonare conclami\ta nl 2° o 3° s tndio, tutti con repe rto pos itivo del bacillo specifico nell'esercato, e fol,bricitanti, alcuui in co::i:dizioni molto gravi. tutti senza. sospetto d i localizza· zioni del processo tubercolare nelle vie urinarie. I metod i d' indagine appl icati furono tre: 1) la centrifugazione e le ripetu te decanta z ion i dell' uri na, in modo eia. avere una notevole concentrazione del liquido 2) il metodo del coagulo col bianco d ' uovo e necess aria. digestione nel termostato a tl7° col succo gRstrico antisettico ùel J ou8set; 3) l' inoculazione sottocu tanei\ ne lle cav ie del sedimento o ttenuto con la centrifugazione diretta delle urine o col liq uido ottenu to con la digestione del congulo. I n t utte queste r ice rche l'A. ha ottenuto costantemente risultati negat,i, i e viene perciò alla conclusione che, una volta evitate tutte le varie cause che por· tano con freq uenza e fa'!ili tà all' inq uiua111ento del lì4uido in esame con i me,zzi n.bitunl i d' indagi ne, i bacilli di Koch non si riscontrano in via ordina ria nelle uri ne d i persone in cui l ' io f'e zione tubercolare sia local izzata solamente all'ap· parato respira torio, CASARISt.
RIVISTA D'IClU:N1': GI:,;~ ll:RALE
i,;
OI l:ATTER!Of.OGlA
-n la.voro a domioWo e l'igiene. - (Comunicazione alla seduta. del 14 ottobre 1910 del primo congresso intern«zionale sul lavoro i. domicilio).
MAllU:-DAVY F.
L'A. comincia dal rilevare come il lavoro a domicilio debba a buona ra.g ione preoccupare gli igie11isti oggi specialmeute che, a causa anche del riposo festivo, tale lavoro si è intensificato in modo che quasi tutti gli artefici, gran parte dei qt,ali prima neppure se lo sognavano, trasportano spesso in casa lavoro da rifin ire; quando anche costoro, a causa degli aumentati prezzi di locazione, nou trasformino direttamente qualche camera dell'abitazione, g ià destiw,t" ad altro uso, i n un vero e proprio laboratorio. Tal genere di fatto può "\'ere seri inconvenieuti s in per l'operaio stesso, come per la sua famiglia, per i ,·icini, per l'intera collettività, e questa tanto in rapporto alle materie prime adoperate, quanto in riguardo ai residui, ai prodotti, alle emanazioni del h,voro medesimo. L'A. non disconosce la difficoltà di poter sorvegliare un t11le la,·oro, perchè oc-. correrebbe penetrare in casa altrui e infrangere in un certo qual modo la sacrosanta inviolabilità del domicilio privato; 1nr1 certo, egli soggiunge, che la /iberlh indii:id11ale cessa di essere tale allorchè l'individuo di1,iene o può dii:Pnire pe1·icoloso alla collettii:ilà, e d'alt;ra parie la trasformazione del 111·01wio domicilio i n laboratorio, toglie al medesimo alquanto del sao carattere 7,rivato. Cosi i congressisti emisero unanime ,·oto che a non lunga scadenza il lavoro a domicilio possn essere regolato da apposita legge ed efficacemente sorvegliato. ~ cl medesimo congresso furvno pure prese altre deliberazioni riguardanti sopratutto l'educazione delle masse, da cui nll' igiene molto è dato col tempo a sperare. MAGNlNI.
B. L. A11MY. -
La reazione di StrauH per la diagno1i della morva.
( 'l'he JO'Urnal of the A?~cri.!an medical Associalio71, voi. L ,·, pp. 591-593).
L ii re>1zione di Strauss per la diagnosi della morva, scopertH dall'autore nel 1886 e poi genernlmente us11ta, è Hssolutamente probativ" quando è pos itiv11, ma
non esclude la diagnosi di morv11 se negativ ... L'A. su 86-! casi l'ha riscontr"t" positiva in 301, ossia nel 3-! .4 p. 100; egli ins iste molto nei p11rticola ri dc:lla tecnicu. Basta avere a disposizione una sc,1tola contem,nte due tamponi sterili mon· tati racchiusi in tubi, ognuno munito di c11rtclliuo bianco che deve essere riempito dal vettlrinario: raccolto il materiale sui tamponi, si s ped isce)! tutto ad una st.,zione o ad un laboratorio di microscopia; qui s i ;iggiungono S-5 cc. di :icqua sterile nd ogni tubo, e in essa si stempera il t11mpone spremendolo contro le pn· Teti; quindi d>tl tampone si fa una cul t urn su pa t>1ta, d" cui si preparerà poi uo vetrino da esaminare al microscopio; e con l'acqua in cui fu emulsionato il materiale si fanno iniezioni intnipcritoneali in 2 cavie, in una con 1 cc. e nell'altra con 1;2 cc.; metà dose se i microrg,mismi sono molti o se vi è s treptococco. È 'bene inoculare due cavie perchè una può essere positiva e l'altra neg:otiv:r, e d'altra p«rte perche una può morire e l'altra vivere e d;,re la. reazione; inoltre :Jlriorn di fare l'inoculazione è bene fare un esame microscopico che d1we servire
!),H
RJV)STA n·H,IF:~li: CE::H:1'1.UF: E
or
BATTERIOLOGI A
di guid11 al dos~ggio dell'inoculnzione stessa; ),. cultura su patata fatta direttamente dal tampone può essere di grande ausilio per la d i;ignosi. I porcellini di Jndin inoculati vanno tenuti in osserv11zjo ne per un mese quando la renzione è ne~ativa; d urante la prima settim,.na Ya1rno osservati ulmeno due volte al giorno :in notando su "pposito cartellino ogni cambiamento : non :ippena poi s i manifesti l:o reazione di Str uuss, bisogne. fare l'autopsia, dopo di che è necess11 rio fare cult 11 re da ciascun testicolo che mos tra la can,tteristica lesione. BAr.&STHA.
B. L. A1rnY e E. MA wn:s \\'A DE. - Prove della vlrulenu . del bacillo dltterloo. - ('I'lte J onrnal of t/<P, A,nerican m edi<:al . lssociatio,11 voi. LVI, p. 50!•). ~folte volte può e~sere ricl,iest11 11 i laboratorii la determinazione della virnlenza del bacillo difteri('o specialmente nei casi a lungo decorso e in quelli rhe si svolgono in colletfr; ità. All'uopo l'A. s i !'erve per I' isol11mento dei germi del metodo dello strisci .. mento. p>1ssnndo successivamente da un tubo ,dl',dtro con una snie di otto a dieci tubi, oppure de l metodo della semin agione in supertici<> stemperando il materiale ne ll'acqua di condensazione di un primo t u bo e facendo poi p:oss1111:gi s uccessivi in alt ri qua ttro tu bi, prendendo naturalmente il materiale sempre dall'acqua di condensa1.ione del tubo ·precedente. Dopo una incubazione di -18 ore si fanno inocula zioni Rottocuta nee 11d anu cav iu nella proporzione di O,n p. 100 del peso dell'animale. Può aversi reaz ione locale o generale, oppure l'una e l'altra: essa si manifestn. per lo più il g iorno seguente o al più t:,r,li tlopo 18 ore. Dalle sue numerose osservazioni !'A. conclude : che le forme cliniche di difterite sono prodotte d,, bac illi difterici Yirulenti: di regola in esse i microrg an ismi conser vano la 101·0 virulenza per t utto il tempo in cu i per!:istono ; d i regoln. non si ri~contrnno nel medesimo caso bacilli ,·irulcnti 1, ,ovirulenti, e quando ciò avviene p rima d i poterlo dichiarare bisogna aver esper iment11to parecchie g1•nnin,i1.ioni: nelln d ifterite si ha una larga percent ua le di indi vidui portv.tori d i germi senz" che in essi si rivelino sin tomi clin ici; in ogni caso di d ift,erite snra uno fotte colture prima clte termin ino i qua ra nta giorn i. BALESTll A.
C:-. Àl "n1:s1. - Bulrallevame.oto del bufalini e sul valore nutritivo dell& loro carne i n c,nfronto oon quella del bovlnl. - (R1mdico11ti deU'Accarl . dl'i J.inNi, 2 luglio J!)l] ).
li prof. } l agi ni in unn nota comunicata all'Accadem ia dei Lincei, e che si propone di svolgere anche più ampiamente in SPguito, fa innanzi t utto rilevare che ne ll'1tntic bit1\ era as~rii più esteso che nou orn l'a llevamento dei bufal ini, che servivano naturalmente co me bes tie da macello; e dopo avere esposto in riassunto i r i,.: ult:1ti di o~scrvatori precedenti sullo differen ze morfologiche e sul valore nutrit ivo deJI,, carni bufaline in confron1 0 di quelle VI\Ccinc, riferisce i r isultati di r ii,crche personali, f:ttlP. co11 i me tod i d i tec nica moderna, per vedere se vi ,-ono cnmttcri differenziali più p1·erisi fra le carni di bufalo e quelle d i bove, e se i1l
RIVISTA n'WJE..',E GENER,ILE E DI B,l'l''l'F.!UOLOGIA
935
base ai reperti, specialmente circa la quantità della nucleina e della mioeurn.tina, se ne può desllmere il valore nutritivo per l'alime-ntnzione umana. Le conclusioni sono le seguenti: a) L'allevamento dei bufalini dovrebbe intensificarsi al più presto possibile uelle regioni adatte, e sopratutto nel L11zio, a beneficio della popolazione vessata. dall'enorme rincaro della carne; ò) Il valore nutritivo della carne di bufalo è superiore a quello della carne vaccina per la maggior quantita di sostanze albuminose, di nucleina e di m ioematiua: perciò i medie.i israeliti la tengono in grande considerazione per l'alimentazione di convalescenti, anemici ecc.; c) I.e fibre muscolari nel bufalo hanno diametro maggiore che non nel bue, con quantità maggiore di nuclei, i quali non sono mai fui,iformi ma sempre ellittici o rotondeggianti ; d) La striatura trasversale è più distinta, e analogamente i campi di Cohnheim; ed è più marcata la. tendenza alla dissocia zione fibrillare e alla dissociazione trasversale. Le fibre stesse hanno sezione nettamente poligonale e non cilindroide; e) Le cellule adipose del perimisio ed endomisio sono rotondeggianti o poliedriche, e non ellittiche come nel bue; f) Non esistono differenze rimarchevoli nel tessuto connettivo, nel tessuto elastico, e nei vasi sanguigni; g) ]~ da notare una maggior quantità di fibre nervose e più copiosi i nuclei delle placche motorio nel bufalo che non nel bue. BALES'fRA.
G. Cosco. - Bicerche sulla tubercolo1l delle vacche d.a latte. - Nota pr.ventiva. - (Archii;io di f,1rrnaeologia spel"imen(ale e s cien ze affi11i, anno X, volume XII, 1911). L'A,, coadiutore presso il laboratorio di batteriologia e di micrografia della direzione generale della sanità pubblica, ha intrapreso uua serie di ricerche dirette ad accertare per quali vie, ed in che modo, avviene l'eliminaziorre del bacillo di Kocb dal corpo delle vacche lattifere ammalate di tubercolosi, ed allo scopo di portare un contributo di nuovi fatti alla questione lungamente dibattuta, e non ancora. defin ita, riferentesi tdle diverse vie per le quali il bacillo tubercolare può pervenire nel latte delle bestie suddette. VA. ha esperimentato coi materiali fornitegli da nove vacche da latte, nelle quali la malattia era più o meno avanzata e variamente localizzata. Va notato, però, che nessuna di esse mo,;travasi affetta all'esame clinico, da mastite tubercolare. I diversi materiali prelevati da ciascuna vacca furono i segueuti: a) il latte, estratto as etticamente dall'interno della mammella; ò) il latte, munto alla maniera ordinaria (come usano i vaccari) e raccolto in recipienti sterili; e) la. bava, raccolta nell'interno della bocca; d) l'orina, estratta dalla vescica con un catetere me!"allico s terilizzato; e) le feci, raccolte direttamente nell'intestino retto. Circa l'estrazione asettica del latte dall'interno della mammella l'A. osserva che veramente, il latte non fu estratto dall'interno delle run111melle alle prime due vacche; ma fu munto dopo che veniva eseguita una serie di operazioni atte a garantirlo dagl'inquinamenti dell'ambiente esterno. Ecco come si pNcedeva. Si incominciava col fissare la coda e con l'avvolgere gli arti posteriori della vacca, fino all'altezm della grassella, con dne bendn.ggi
ù:36
Rl\'l,' iTA u ' IOtl!:l-.'E v E :-:EHALE I!: D I
BATTERIOl,O(HA
inumiditi di una solmdone antisettica ; poi si ri copriva la superficie addominale del la bestia con una panc iera sterilizzata di grossa e fitta tela, n e lla quale trovavansi quattro fori per farvi passare i capezzoli. Prima di ada ttare questa panciera, si p ul iva alla meglio la pelle del ventre, e poi erano accuratt1mentc sgrassati, lavati e disinfettati i cape7.zoli, badando di portar v ia quel piccolo cerci ne di grasso e di s udi ciume che suole fer marsi intor no allo sbocco del condotto . Le maui della persona che doveva eseguire )a mungitura erano, anch'esso, sgrassate, lavate e disinfettate attentament e . Non si raccogl ieva il latte che spicciava nei primi getti della mungitura : m a quello che dopo veniva fuori, fino al completo esaurimento d ella mammella. 1:u grande recipiente di vetro, a bocca piuttosto stretta , pr eviamente ster ilizzato, era adoperato per raccogliere il latte. (Juesto lJrocedimento lungo e laborioso fu a l,ban donato appe na fu possibile, e fu adoperato un apparecchio assa i semplice, che sen,i ottimamente per l' estrazione asettica del latte dalle altre 7 vacche. Tale apparecchio ern princi palmente costituito da un p iccolo catet.ere metallico ( trait-vache), lungo circa centim. 9 e del diametro tii millimetri 2,5; il quale era in comurticazione con una grande bot tiglia di vetro mediante un t ubo di gomma. La bottigli:'l portava in alto uua t ubolatura, che si riempiva di cotone e che servirn, per fare uRcire l'aria contenuta nel recipi,mte, E1.1lorchè in questo fluiva il latte. 'l'utto l'appar ec(·h io, prim a di essere adoperato, si sterili7.zava all'autoclav e. L'estra;r.ione de l latte si faceva precedere ùalla disinfezione dei capezzoli d ella. vacca e delle mani della pers ona chl· doveva eseguire l'operazione, come sopra è stato detto. e si mu ngevano alcuni centime tri cu bici d i la tte, che non si raccogl ievano. Indi, dopo aver unto con ol io s terile il piccolo catetere, questo ven iva introdotto deliclltnmente nel canale del capezzolo, arrestand olo nllorche s i v edeva sgorg:ue nella bottiglia il latte, che si raccog)i('va fino alla cessazione del flusso. Oltre ,-he la ba\·a era intenzione dell'A. di raccogliere anche lo scolo nas1de; ma quas i sempre, esso, o m,tncnva affatto, o trovavas i in quantità. minime da non poter essere a doperato a ltrimen t i uelle ricerche. Del res to, la constataz ione m·l s,·creto nasale del bacillo tubercolare non implica, come naturale conseguenza, che l'eliminazione di questo germe si effettui anche per la v ia delle nn.ri ci, pott- ndo in esse perven ire da ll'esterno, o per contatto d iretto del le apertu re del naso, con mate r iale contaminato, oppure median te l'ins piraz ione di ar ia car ica d i pulviscolo bacill ifero. T'ariment.i, la presenza nella bocca del bacillo di K ocb va s piegata nel grand issimo n umero dei casi, c·on l'introduz ione in essa di quest'aria r icca di g er mi e di al imenti inquinati. C instuno dei de tti mate1·ial i fu somministrato ogni volta in quantità r e lati 1·a mente grami i e per molti giorni (da un minimo di ll g iorn i ad u n massimo d i :Jlì ) n.d un ma ialetto appen:i. slattato e pre1•inmente sottoposto alla. prova della tuhercolina (cutirea ?.ione ed oftalmoniaz ione) Il la~t e fu dnto a bere; mentre che la 1'ava, l'or ina e le fec i furono sommiuistrate mescolate all'alimento, g ià reso ster ile col calore. In pari te mpll, si fecero con gli st.e, s i mnttir ial i - ad el'cezion e delle feci iuocu l:ir.io ni sot tocu tau ee nlle ca1·ie. Ogni inoc ulazione fu fatta : a ) o con G e me. ùi h1w n; b 1 o c<>n r. cmi·. d i cr ema di latte :
RIVISTA D 1 IGIEN1è 01!::{ERALI, E
DI
IIATTERIOLOOIA.
937
e) o col sedimento della centrifugazione di più litri dello ste,:50 latte da cui fu prelevata la crema; d) o col sedimento della c,) ntrifugazione di circa un litro di orina. Fu adoperata un,1 grande centrifuga elettrica facente 4000 giri al minuto, ed ogni centrifugazione ebbe la durata di mezz'ora. Tutte le l'acche, dopo aver fornito per un certo periodo di tempo i material i occorrenti all'esecm1ione dell'esperimento, furono macellate e sottoposte ad un'accurata, minuziosa autopsia. L'A., volendo dare una idea abbastanza chiara dei risultati ottenuti, ha an· nesso uno specchietto, nel quale si trovano registrati g l i esiti delle esperienze e~e· guite coi materiali prelevati da ciascuna vl\l'ca, e sono riassunte le uote anatomopatologiche osse rvate alla necroscopia delle vacche stesse, ed ha portato una speciale attenzione nell'esaminare minutamente ciascuna mamme lla, in cui non gl i fu possibile rilevare macroscopicamente alcuna lesione tubercolare. Egli ha indicato gli esiti negativi delle esperienze col sog no -, e g li esiti positivi col segno
+.
"' ·= o
J
I\El'ERTI :'iECR05COPICI
-
Il
III JV V
VI \'JI
- - +· - + tubercolari all'intestino cieco ; tulien·oli allt.: glan·- + I + °(;!ceri dole l int'. mesenter iche. - + -1- + Tubercolosi avanzata, spef'ialmente del polmone dei::tro
·-· + ++
-
1-
+ 'L'uber<'olosi non rnolto avanzata del polmone deHro.
+'+ -+ I
+
YJIJ IX
-
-
++ - i' - +
\+ 2
6
2
O 7
,_
fl
7
~
ToWi •
P ochi~simi tuh~1·coli gri~i ad unaglando la linf. peril,ro nchiale Pi al pol111one sin istro. Tu bercolosi molto nv11n7.ata di entrambi i polmoni.
7
'l'ubercolosi molto avanwtadi entrambi i polmo11i, es11,sa anche alla pleura. viscerale e costale. 'rubercolosi avanzata d i entrambi i polmoni. Tul,ercolosi delle g landole l inf. peribronc.; rurissirni tu· bercol i e due piccol i focolui h,bulari grigi 11! po lrnouc siui,;tro. 'l' ubl'rcolosi m1,lto avanza h'.t dei polmoni; tubercolosi de l fegato: della. wilza, dclii:' g!andole linf. 1nesent. 1 ecc.
:?
Da quanto sopra e da tutto il complesso de lle r icerche, l' A. ha potuto tra rre le seguenti principali conc lusioni: 1° La trasmissione della tnl,ercolosi fra i bovini avvera~i, nel gran numero dei casi, per mezzo delle feci. che co ntengono vivo e vimlento il bacillo s pec ifico.
D38
RlVl.-:TA D' I GH: :,;E GB:C\EfiALE E DI BATTERIOLOGIA
Questo s i tro\·a in esse, o perchè è st.a to e l imina to de. lesioni tubercolari esi• stenti lungo il c11n,tle di gerente. o r erchè proviene dai polmoni con l'espettorato, che i bo, in i degl u tiscono quas i intieramen te, o perchè, infine, proviene nello stesso t,· mpo da localizzazioni n egli appareccl1i res pir;otor io e digerente. Tali feci , disseminate in una sta lla, co~tituiscono 111 grandissima fon te d'infezione de lla malatti;o. Esse, imbrattando la let tiera, i foraggi , le erbe, arrivnno con g li ali menti nel canale digerente delle bes tie, e pene trano nei loro polmoni allorchè. essiccate e polverizzate, si solle,ano nell'aria e sono inspirate con questa ; 2° Il Lacillo tubercolare può trovar.,;i nel latte di vacche tubercolose, ma. con mammelle aventi tu tte le apparenze della sanità, anche quando questo secreto viene es trntto dall'interno della glandola m,tmmaria, adoperando tutte le precauzioni atte ad eYitare qualunque inqu inamento proveniente dall'esterno. Gli a u tori che negano questo fatto, sostengono ch'esso non possa avverarsi senza l'esistenza d i unn localiz;111zione tubercolare nella ma mmella, localizzazione che, quando è appena iniziale, può es~ere rileYata solamente con l'esame m ic roscopico. Siccome per fare ciò, s i richiederebbe un tempo ed un lavoro enor mi, dovendo:;i !<ezionare al microtomo intere mammelle, colorirne le sezioni, montarle ed esamirn,rle al microscopio uua per una, non è facile, sotto questo riguardo, ,dare 1111a soluz ione assoluta di ta le questione. i'\oo rimane, cl unquP, <.'he limitars i a l piil rigoroso esame macroscopico. Per conto suo l'A. paò affermare d i aver r idotte iu min imi pezzi le mnmmelle delle vacche n. \'I e IX, il latte delle quali risultò contenere il bacillo tubercolare, anche estratto asetticamente dall'interno della glandola, e di averli esamina t i con cura minm.iosa , senza essere i·iuscito a scoprire in essi alcuna lesione t ubercolare. Aggiunge, anzi. che l'inoculazione alle cavie d i un'emulsione in acqua sterile dlli gangli ret romammari, fìnamPote spappolati, delle dette vacche, rimase senza effetto. :'\on è fon!li iuopportuno far rilevare che, nei r iferiti due casi, le vacche furono trovate, a lla necroscopi,,, affette da tuhercolosi graviss ima ; 3° LI\ frequenza con cui s i riscon t ra il bacillo di Korh nel latte muuto e.Ila man iera ord innr ia da vacclie tubercolose, senza loca lizz11.zion i alle m1tmmelle (l;,tte che ri,;ulta, in vece, sfornito d i bacilli se è estr:,tto ;isetticamen te col catetere dal1-interno dell:1 urnmmella) è dovuta agli inquin umenti fecali, che ,ivvengono duran te la mungi t n r11 È faci le imm uginare come siffatte contaminazioni si :wverino. Particelle di materie fecl\li bacillifere aden>nti ni capezzoli. alle mammelle, sulla pelle dell'addome delle vacche, e spesso anche alle mani della persona addetta a lla. mungiturn. se ne di~taccano e cadono, durante ques t'operazione nel secchio in cni si rn<'.,·oglie il la tte 1 se<"chi s tcs,i. lasciati scoperti nella stall", possono ri ceYere, prima e dopo la raccolta rlel latte, altre qu;o utità ùi hncilli col polviscolo, che in essi va a depositars i, forn,atosi dalle feci disserca te e sollevarosi nell'aria. Inoltre, un Rltro modo di contaminazione è dato da l fatto che, durante mungitura, le vac..Jie, s pecie quando sono infastiilite dalle mosche, agitano contin uamente la ::orla. on,le avviene che, se questa troYas i imbrattata di sterco. una buona 1,1nte <li c~so yn. a C'adere nel secC'h io: 4° L'eliminazione del bRcillo tubercolare per la via de lla bocca, deYe an·enire in proporzioui minime. e certamente da non poter essere paragonata. C'On la
I.,
RIV lf-TA D'IGl'E:-.E GE::-.ERALE E DI BATTEHIOLO(,IA
!13!)
grande disseminazione che si effettua per l'apertura anale, e la presenza nella bocc11 del detto microrganismo può essere dovuta quasi unicamente all'introduzionein essa di elementi contaminati e di aria ricca di polvi,rolo bacillifero; 5° L'emissione con le orine del bacillo tubercolare non si e verificata mR.i nelle esperienze citate, ma è ovvio ammettere che ciò deve effettuarsi uci casi in <·ui esi1;tano loc11Jiz1nzioni tubercolari nell'apparato genito-urinario. G0 Siccome un bovino affetto da tubercolosi chiusa non emette per nessuoA. ,·ia bacilli specifici, è naturale che la sua convivenzsi. in un medesimo locale con altri bovin i rimo.ne innocua, 6nchè, col progredire del processo morboso i bacilli tubercolari non troveranno una via di uscita l\ll'esterno.
CONGRESSI Settimo oongreaao di antropologia criminale 9 - 13 ottobre 1911 . - R esoconto del capitano medico D. GAETANO FuNAIOLl rapr,resentnnte del Mini1;t~ro de lla Guerra. Il settimo congresso di antropologia cri111in11le fu inaugurato in Colonia alln. presenza di numerosi delegati di og ni nazione oivile, di moltis~imi r>1ppresent11.nti di 1u;socia?.ioni mediche e µ;inridiche, di urao stuolo di signore, di s tudenti e studentesse, ecc. La sedut!I. inaugurale venne tenuta nell'am11lissi111a sala del Gii1Tenich, che è un grandioso e artistico palazzo municipale. Dopo alcune parole inaug urali rivolte al congresso dal prof. Aschaffenhurg. infaticabile organiz1.11tore del congresso stesso assieme ai professori Kurella e Sommer, venne il turno del saluto dei singoli deleg11ti utlici,,!i: tra i primi chiamati sono stati g li itali,rni, l'on. prof. Enrico Ferri, che rappresentava i Ministeri dell'istruzione, dell'interno e di gr:izia e giustizia; ed io r.he ebbi l'onore cl i mppresentarvi il Ministero della guerra. Ecco le parole di saluto che pronuncin.i: Siyno1·e, s(qn()'l"i, Sono ben lieto e onorato di rappre~entare n questo ill ustre congresso in uni, nazione r.osl dotta. in una cittìL cos i nobile, il Ministero della guerra italiano il quale ba. sempre seguito con la più viva simpatia i ris ultati degli studii di psicologia criminale, e favorite le "pplicazioni che i suddetti studi i possono ave1·e in quest ioni di reclutamento e di disciplina. Nella qual vin esso già si è incamminato, come dimostra l'incarico atlidato recentemente ad una commiss ione sanitaria militare srecil\le, di esaminare, secondo gli insegnamenti e le norme dell'antropologia cri11ai11ale, tutti i militari detenuti nelle cu rceri P negli stabilimenti di pena, onde vedere di t r11rre dalla larga messe cli osservazioni alcuni criteri i pratici, v:devolì per la. migliore selezione antropo-psicologict\ nell'ambientP
CONOHl::"51
militare e atti, quindi, a provvedere al rinnovamento morale dell'esercito secondo le esigen;,.e della collettività militare. Ond't'.l che io, modesto cultore di questi studii, altamente a ppreziando i prezio:;l <'On tributi eh(! la Germania, e specialmente il corpo sanitario militare tedesco, ha1100 dato in questo ramo tanto impoi·tante delle scienze mediche, sono felice df porgere, per incarico de l :'\finistol'O e a nche dell' I s pettorato di Sanità militare, (clic degli studii antropologici è ferve nte e convinto fautore), il più caldo saluto di ade.;;ione a questo l'Ongresso di dotti, il quale lascerà un'om1a notevole nella storia della sciellza antropo,psicologica criminale». 11 Ministero della guena prussiano si era fatto rappresentare dal tenen te-CO· lonnello medico dottor Partlie.,·. Indi il profossor KmclJa teasè l'elogio di Cesare Lo111 bl'oso, mettendone in rilievo le qualità geniali, la grandiosità dei lavori scientifici e l'influenza che que;;te opere han110 a,·u to e avranno ancora nella trasfor, mazione del <liritto pe11ide e Hell'i11dirizzo dello 'itudio sull'uomo. Tra i lavori che furono letti nei vari i giorni di seduta citerò alcuni più interessanti anche dal punto di vista militare. Enrico Ferri riferl sugli n\'amprogetti del codice penale tedesco, austriaco e svizzero in relazione all'antropologia e sociologia criminale; in questo rapporto l't1.utore ha dimostrato come il complesso delle innovazioni dei tre avamprogetti siano uu chiaro esempio di s aggezza e di arditezza legislativa, r ispondente in pttrte alle conclusioni della sociologia criminale, pe1·cbè pene e misure di sicurezza lianno in essi lo s tesso valore. anzi le misure di sicurezza sono più importanti e più numerose d elle stesse pene, mentre poi pene e misure di sicurezr.a si proporzi,onano, non alla graviti'• del fatto. ma piuttosto a l li1. personalità del delinquente più o meno adattabile alla vi t a sociale, e hanno lo stesso scopo preventivo; talchè ogni pena. è una misura di sicurezza, e una misura di sicure:r.ze è una pena ; e. conclude F erri, se la teoria classica della. giustizia penale rappresenta il passato, g lorioso si, ma ine,·ocabile, se la teoria eclettica rappresen ta il presente, la teoria positiva della antropologia e della sociologia crimina le rappresenta sicuramente l'avvenire prossimo (già in via di formRzion t1), di nna giustizia più umana e più vern..
li d ottor Maus di Hrnxclles tenne un rapporto c irca la protezione dei fanciulli criminali: i!l esso cons tatò come le infrazioni, da loro commesse. differiscano da quelle dt>gli adulti, sia riguardo all'elemento obbiettivo del reato, che a quello sogge ttivo; come la r i::sponsabilitù personale di essi sia assai minore dell'influenza d e ll'a mbiente. :Kon si può oggidì tener conto del cosidetto discernimento, perchè In quest ione de l discernimento è puramcn,tc filosofica, che allontana l'attenzione al le circostanze del fatto e alle misul'e adatte alla situazione del fanciullo. Allorclaè si tratta di gio\·inctti delinquenti, la re pressione devè prendere la forma di misura ed ucn t i ,·a. li profes~or Cramer comunicò sull'assistenza psichiatrica degli alunni del rifornrntorio, e concluse che pit't del 50 % di essi :;ono degli psicop11tici, e molti imhocilli oppure degenerati; per scoprire cotali psicopatici è necessaria. una sezione <li os.serva·1.ione do\'o fare l'cs11me psichiatrico di tutti gli accolti nei rif'ormatori i, e ripeterlo perio<l icnme!lte, Gli alunni psir·opatici saranno sognala ti per l'esonero dn l sen •i:r.io militare. li prof. Carrar.. prc~entò uu rapporto sulle a lmormitll. morfologiche,specialmeute cr.inicbe, d al punto d i Yista ddla. perizia medica, facendo risa.ltare il valo1·e delle nnoinalie fisiche dt:'I deli nq uente in teoria e in pratica; il significato prat ico di
CONGRE~Sl
941
tali a.nomalie consiste nel fatto che esse offrono un mezzo prezioso ed efficace per scoprire all'esame esteriore i predispo~ti al crimine e in genere i soggetti a tendenze anormali, e il significato teorico sta nella circos tanza che i rapporti di con comitn.nza tra anomalie fisiche e psicliiche costituis cono uno degli argomenti piu caratteristici per interpretare la genesi psicologica e il \·alo re biologico della degencru:ione criminale. Come appendice del rnpporto Carrara, il dottor Lattes di Torino espose un suo studio sull'Rsimmetria del cervello nel criminRle, facendo rilevare il parallelismo tra le spiccate variazioni cerebrali e le spiccate variazioni craniche di e;,so, nonche il va.Jore genetico delle asimmetrie morfologiche. Saporito riferì sull'allontanamento degli alienati pericolosi dal pnbblico consorzio, considerando il problema. sotto l'aspetto clinico, il sociale, l'amministrativo. Distinse dapprima tre categorie di alienati temibili, c ioè gli aliena.ti criminali, i criminali alienati, gli anormali o criminali puri; dimostrò poi come lo alienato semplice, l'alienato criminale, il criminale alienato e il criminale puro costituiscano una scala di temibilità progressivamente più intensa e come nello stato presente della scienza e della legislazione la società sia, presso quasi tutti i paesi civili, s ufficientemente garantita contro i pericoli dell'alienato semplice e dell'alienato criminale a c><usa rlel sequestro preventivo dell'ammalato in. base all'accertamento dell'affezione e p er un tempo indeterminato, che può estendersi anche a tutta la vita del soggetto, laddove la società è assai poco garantita. contro il criminale alienato e il cri1nin11.le puro, il cui internamento non è preventivo, ma repressivo, poichè ha luogo solo dopo il fatto d'un delitto e per una durata proporzionale all'entità del delitto stesso. Indi, passando al lato amministrativo del problema, egli sostiene la necessità di avere ta.nti istituti specia.lizzati,quante sono le categorie dei delinquenti clinicamente di fferenziati, istituti che sono il carcere giudiziario (che dovrebbe essere istituto di osservazione}, il penitem:i1nio (che dovrebbe essere luogo di educazione e di correzione per i delinquenti eme1idabili}, l'nsilo per gli a lienati comuni con funzione ospitaliera, il manicomio criminale per gli alienati criminali e i criminali alienati, l'asilo cli sicurezza per gli a.normali costituzional i incorreggibili, il riformatorio per i minorenni traviati o delinquenti. Su lo stesso te~a riferl pure il prof. Aschalfenburg. Il prof. Sommer fece un'esposizione sullo stato attuale della psicologia crim inale; trattò cla.pprima la psicologia criminale generale parlando delle varie funzioni mentali (l'appercezione, l'intelligenza, l'astuzia, le associazioni ideali, il po· tere volitivo, le emozioni, l'irritabilitlt., l'impulsione, la vanità, la suggestibilità, l'immaginazione); poi passò alla psicopatologia speciale, insistendo specie sui cr imina.li alcoolisti, epilettoidi, isterici, che hanno relazioni con gruppi netta.menLe morbosi, e sni criminali a disposizioni fortemente ereditarie. !ullo stesso tema riferì il prof. Mittermaje,·, affermando come la psicologia criminale debba r estare in nesso intimo colla ps icologia proprie.mente detta, coll'antropologia. e colla sociologia criminale, colla psichiatria; come si rlebbano sYiluppare ph\ inteni:amente i metodi statistici e individuali di osservazione e come si d ebbi, an cora. studiare per rilevare i tratti psichici dei t ipi criminali, per esaminare le idee fondamentali del diritto penale, per osservare il valore pratico dei motivi determinanti le reazioni, per rendersi conto dei risultati dei nostri me1.zi di combattere il crimine (privazione di liLertà, sentenza indeterminata,educazione e-0rrezionale, patronato, ecc.).
C"O:-.'GRES"I
li dottor H iilmer comunico circa l'org.. uiz7,uziooe dell'istruzione universita ria io fatto di ps icologia criminale e di criminologia, e tentò provare come sen za grami.i spese si possano istituire corsi inerenti ai prob:emi di statistica crimin,.Je, di antropologia e psicologia criminale, di ps icologia giudizi,.ria, di sistemi varii di identificazione, di regime penitenziario. li prof. Gleispach parlò s ulla pen:1 indeterm inata; egli dimostrò come la detta pena sin necessaria per migliorare i delinc_uenti e non diminuisca nffatto l'efficacia del codice penale. anzi l'accresca. lo comunic,,i i risultati del mio studio sul dclinqueute militnre. specialmente occasionale,studio compiuto io base a 21 osservazioni morfologich11,antropometriche, fuuzionali, psichiche, 1111amnestiche, fatte in un luogo militare di pena. Dimostrai come il militare delinquente di occasione si differenzii nelln struttura soma tic" e nelle estrinsecazioni neuro-psichiche, nonché nei prec.eden t i ercdoiudividuali dal delinquente endogeno, e come sotto identici stimoli dell'ambiente militare, le due categorie di rei assumano atteggiamenti opposti: il lavoro in -ex1e11so vien publ,licato in questo giornale grazie 11lla gentilezza della Direzione. li congresso è riuscito completamente e ha lasciato nei pnrtecipanti il più gradito ricordo, special men le poi 11egli italiani accorsi in gran numero, fatti segno a fini cortesie e applai.;diti in ogni loro comunicazione. Rinnovo per parte mia ai m('robri organizzatori del congresso o al signor colonnello dottor Parthey le più calde espressioni di ringraziamento per l e molte plici gentilezze.
CONFEllENrn ~CIENTJnC~E DEGLI O~PEDAU MILITARI IOAUIARJO DEGLI ARGOMENTI TRATI'ATI
(DAl PROCESSI \ ERIJAL! PEl<VENU1'l ALL'ISPETTORl.TO 01 S,\..,,T.\ lULITAl<J:: 0
DAL
1° AL 3'J 1'on:.11um; l!lll).
ALl~SSANORIA (ottobre). - Capitano medico Ho.11&0 C .1STELl, AS1: Yalutazione medico-lega le d0lle infermità dipe11denti da cause di servizio iu rapporto alla nmrnis8ione ne l corpo dr> i veterani. Premesso akuni cenni sulrorgauizzazione <lei corpo dei vctera11i foso con quello d c~li iuval idi, 1'0. ne ricorda brevem_cntc la storia, le ori gi ni, le trasformazioni e r id uz ioni, e parla delle diffe1·enze essenziali che passano tra p;li invalidi e vete rani nel ~ervizio, nel ge· nere di vita, negli obblighi d i divisa, ne1;1i assegni. Basnndosi sui dati degli
co:-l!ER E):ZE SCIENTIFI<.HE UJ::GLl o,:p~;D,\LI ~IIL!TAHI
943
ultimi anni, enumern le infermitil che ruot ivaro110 l'ammiss ione nl'I corpo dfi ,·eterani e quelle che determina rono il passaggio da i Yettirani agli invalidi, obbiettando che per trnrre da tali precedenti una normn pei casi consimili converrebbe couoscere con precisiuae l 'entità, c\ei:;umendola d::dl'esame obbietti,·o quale l'isulta dai verbali di ~·isita collegiale L'O. tratta 4ui1tdi il quesito, se l'ammissione ai ve terani sia un vantn!,{g io elle accorda lo Stato a clli è di1•enuto inabile al servizio nei corpi attivi per causa del servizio stt<sso, o se non s arebbe più va11taggioso per l'ammesso al corpo dei vete1·ani il percepire subito ]11 pensione spettantegli, e dal confronto d elle cifre deg li assegni di pensione e di quelli da vete rano, e sopratutto dalle numerose rinunc ia all'ammissione 11el corpo per parte di coloro che han compiuto solo un breve periodo di servizio ed banno la possibilità di guadagnarsi alt rove il sostentamento, il confe1·emdere ~onclude per ritenere l'n.mmissione n ei veterani un trnt.tamento d i fnyore per il p(·nsionando elle non abbia altri mezzi propri per vi vere. L'O. s i domanda inoltre se il man tenimento dei vcternoi co,-tituisca. per l'erario un onere maggiore della liquidazione pronta della pensione, e considerando il risparmio derivante da un mi nor numern d i pensioni. che s i l iq uid a per fatto di rinuncia., e da lla r iduzione <lei personale degli impiegati sostituito dai veterani, è indotto a ritenere che il 1nn.ntenime11to dei ,·etp1·a ui non rap, pre8tnti un onere maggiore. E se anche il mantenimento dei veterani costituisce qualche dispend io per lo Stato. questo non avrebbe da preoccuparsene, considerata l'indole patriott ica ed umanitaria dell'istituzione e tenuto conto che in qualunque risarc,imento di danni lo Stato compensa tutte le in formità deri,·anti da cause di servizio meglio e più a lungo di ogni ente privato. L'O. pone inf:ine il quesi to se il perito, in cnso di dubbio di parere, deve propendere per il g iudizio d'idoneit /, al corpo dei veterani o per quello di inabilità, e ritiene per parl;e sua che con,·eng;o propendere per l'ammissibilità nei veterani, interpretando in tale senso lnto l'aYvertimento del Bonalumi, il qunle raccomanda e g li ufficial i med ici il provvedimento del passaggio ai vete rani, og ni qualvolta es-;i si s i~no fo rmata la cou,·inzione che il militare in esall\e vi possa prestare un qualche utile sel'vizio. BRESCIA (ottobre). - Mag~iore medico G1USE1·rE SANTOl<O: Contributo alla cu ra delle fratture della mandibola. complicate I\ ferite della mucosa orale, e di quelle dell'olecrano, complicate a lussazione del gomito ed a rotturn. della capsula articolare. L'O. riferi,-r.e su d ue casi da lui osservat i nel r iparto chirurgico: uno di frat tura doppia della mandibola. compli c11ta a ferite dell1i mucosa; l'altro una ferita grave de ll'olecrano. complicata a lusso1;ione del gomito ed a rottura della capsula articolare. Circa il 1° caso, l'O., dopo aver a ccennato al modo di prodursi della frnttura d ella mandibola, alle diverse sue modalità 011ato1110-patologiche, si trat t ieue particolarmente sui pericoli g ravissimi che si incontrano quando la frattu ra è complicata a feri te della mucosa. le quali possono rap presen tare altrettant~ vie d'infezione dei microrganismi che popolano la cavità ornle. Descrive quindi con accurato e metod ico esame il caso s peciale, formulando la diagnosi, e tratta s uccessivamente della cura. in!'isteado s ulla nece,-sità. <li un'n.ccurata emostasia e disinfezi one della bocca, e dì una pe rfetta coesione dei frammenti. A q ues to proposito descrive i vari metodi per tenere avvic inati i frnm1uenti, e quello da lui adottato. consistente nell'applicazione Lii un tilo d"argento passato negli
fl44
CONFERENZE SCl E~TH'ICHE DEGLI OSPEDALI IUT.lTARl
interstizi clei denti e ribadito antel"iormente s ul colletto dei denti stessi ed in una successiva fasciatura contenti va. Il risultato fu favorevole, e l'infermo dopo 19 giorni dal tr,mma fu dimesso guarit o. Riguardo al 2" caso, l'O., con ordinato ragionamento e metodico esame fisico, e!'!pone i vari dati pbr cui E>gli è star.o condotto alla diagnosi di frattura del· l'olecrano des tro, complicata ad emartro, a rottura. della capsula articolare ed a lo.1ssazione posteriore del g omito. Di fronte a.I grave trauma l'O. curò dap· prima la riduzione della lussazione con metodo di dolcezz11 1 che descrive, e poi tentò la ri unione incruenta dei frammenti olecrnnici, mediante liste di cerotto, tenendo l'arto superiore esteso. Fallito lo scopo, egli pensò d'interver,ire con sollecitudine chirurgicamente per non essere in seguito obbligato ad atti de· molitivi più estes i, e perciò praticò la sutura metallica dei frammenti, preferendola alla plastica tendinea consigliata da vari chirurghi. Spiega quindi H motivo, perchè al termine della operazione egli non volle ad arte chiudere la feritA, sia per i l ritardo che può apportare nella cura anche un circoscritto· ematoma, sia per la possibilità che il sangue trav11s>1.to Ji venti terreno d i colturA di microrganis mi patogeoi. CASERTA (novembre'. - Dimostrazione del risultato di due autopsie praticate su due turchi prig ionieri di guerra: la prima ri g uardante UD caso di tubercolos i diffusa delle g landule linfatiche del collo e peribroncbiali del polmone e della pleura; la seconda un caso d i tubercolosi intestinale diffusa.. CHlETl (ottobre). - Tenente colonnello med ico LonANZO BoNOMO: U n caso di miosite ossificante post-trauma tica dei muscoli della regione anteriore della coscia sinistra. Presenta un soldato del reggimento lancieri di Milano (7°), clte nel gennaio 1909 riportò una grave contus ione alla coscia sinistra. per calcio di cavallo, dalla quale lesione, nonostante le cure praticate i11 primo e secondo tempo, res iduò una neoformazione d i consistenza ossea, a superficie leggermente nodosa, quas i sottocutanea, solidamente impiantata sul femore ed occupante i dt1e ter zi inferiori della r egione antero-laterale intern.a della coscia stessa. L 'O. es pone minutamente l'esame obbiettivo e funzionale praticato e pre1<e11ta due radiografie del tumore, fatte in due pose: fro11tale e laterale. Accennn successivamente alla diagnosi differenziale fra neoplas ma a carattere maligno (osteosarcoma) e neoformazione benigna. I caratteri clinici, e più ancora il reperto radiografico, fanno escludere il neoplasma., del quale mancano d'altra parte le irregolarità di consistenza, i dolori spontanei, il carattere di rapido accrescimento, i disturbi circolatori, il deperimento generale, ecc. La. diagnosi quindi che s'impone è quella d i miosite ossificante, o, per essere più preci!li, di periostite e miosite ossificante, gi ucchè il periostio ha indubbiamente concorso nello sviluppo del nuovo tessuto, specialmente in quella parte che costituisce l'impianto della neoformazione sul femore, che nella radiografia è rappresentata da un'ombra cuneiforme di forte intens ità. ~on potendo il caso attu11,le rieutrare nelle forme di miositi ossificant,i spontanee, che generalmen t e sono m ultiple e di origine oscura, 1'0. ritiene ind ubbiament.e che il momento etiologico della forma in er.ame è rappresentato dal trauma c he deve avere determinato distacco parziale del periostio, con ematoma consecutivo organizzatosi per esagerata attività insorta nello stato osteogeno in tess uto osseo d i nuo,a formazione. Per quanto riguarda b. parte a vnta. d al tessuto muscolare nello sviluppo della neoformazione, l' O. ritiene
OONl,'ERENZE SC' IENTIGJORE DEGI,l OSDEDALI MILI'J'ARI
945
che non la. fibra, ma la parte connettivale del muscolo, per disseminazione di elementi o trapianti periostei, abbia acquistat-0 una. iperattività. Tale concetto che riavvici na la patogenesi della miosite ossificante a quella dei tumori malign i (teoria del Durante) è quello che, a giudizio dell'O, può spieg11.re la formazione di tessuto osseo spontaneo nell'elemento muscolare. Per quanto infine si riferis ce alla cura, nelle attuali condizioni, non vi è molto da sperare. La cura chirurgica sarebbe facile, ma anch'essa con va11tA.ggio funzionale molto relativo; giacchè il tessuto muscolare già scomparso non si ripristinerebbe, e potrebbe essere al più sostituito d1\ un tessuto cicatrizinle di valore molto discutibile per gli effetti funzionali. MANTOVA (novembre). - Maggiore medico G1ovANN1 BERNuccr: uu· caso di aneurisma dell'arteria grande anastomotica del ginocchio sinistro. Presenta un sottufficiale dei carabinieri, che nel 1909 per cadute. da bicicletta riportò una contusione e.Ila regione inferiore interna della coscia sinistra, cui non diedc1 alcuna importanza fino al suo recente ricovero all'ospedale. All'esame obbiettivo si riscontrò la presenza di un tumore di forme. ovoidale, estendentesi dal1' anello degli adduttori obliquamente in basso ed in avanti, e pulsante sincronicamente con la femore.le corrispondente, mentre le. pulsazione stessa si affievoliv,t e quasi si sospendeva, esercitando una forte pressione sulla femorale. L'O. ha fatto diagnosi di aneurisma dell'arteria grande anastomotica del ginocchio sinistro, d'origine traumatica, formatosi molto lentamente e reso possibile soltanto dalle alternte condizioni di nutri1.ione del sistema arterioso dell'individuo. Data la topografia dell'arteria grande ano.stamotica, ramo della femorale discendente fra il vasto mediale ed il grande adduttore, l'O. dimostra la rarità del suddetto aneurisma. e la difficoltà della diagnosi. Per quanto riguarda la cura, consentendo l'individuo ad un intervento chi· rurgico, l'O. si propoue di allaccia.re la gra.nde e.nastomotica sinistra alla sua origine, vale a dire a livello del cane.le degli adduttori, in quel punto cioè ove le tuniche si presume essere in discrete condizioni per un'efficace allacciatura, la quale si praticherà in modo da dissociare il meno possibile le pareti arteriose dalla guaina muscolare, stringendo il nodo soltanto per quel tanto che basti a dare il mutuo contatto dell'intima. PALERMO (set.tembre). - Capitano medico 01ROt,AMO L10NTl: Presenta un ca, rabiniere ricoverato nel reparto chirurgico affetto da probabile linfoadenite gommosa delle linfoglandole della loggia retrostiloidea. L'infJ!rmo era stato trasferto dall'o~pedale milita.re di Messina. per supposto ascesso incistato della mastoide. L'O. dopo aver riassunto i dati anamnestici pit'i importanti descrive ed illustra diffusamente l'esame obbiettivo del paziente e conclude, come diagnosi di sede, trattarsi di un processo patologico che s i svolge nelle linfogl andole della loggia. retrostiloidea della parte subglandolare dello spazio fe.ringo-mandiboJo-vertebre.le. Come diagnosi probabile di natura, l'O. ammette trat tarsi di linfoadenite gommosa delle linfoglandole clella loggia retrostiloidea. La prognosi, data 111. non sicurez~a della diagnosi, è riservata ; certo, quoad vif,am, sarebbe fa vorevolt, se si trattasse di sifilide tenia.ria. Circa alle. cura l'O. riferisce di avere già iniziata quelle. mista: essa avrà valore diagnostico, e, se la di agnos i è esatta, a nche curativo per l'nmmmalato. UDINE (ottobre). - Capitanò medico CESARE MARGO'rTA: Cons idei'azioni anato· miche, diagnostiche e cliniche sopr a un caso di appendicite complicata a pleul'o 60 -
61or11cilt di m edicuta m,tirare. -
Fase. Xl · Xll.
046
CONFF.111-:~ZE scn::-.TIFIORE DEOLI OSPEDALI MILITARI
polmo11ite e v er icardite. L'O. fa la storia c linica dell'ammalato, rilevando per sommi capi i dati principali, e trattenendos i su alcuni sintom i ch e ren devano diffi c,ile la di11gnosi della les ione primitiva. R icorda brevemen te il risultato della n ecroscopia, facendo 1·ilev11re che dalla lesione primitiva (appendicit e act1ta con J>erforazione) ern. s eguito un ascesso retroceca le contene nte un ascaride, p iù una pleurite sierosa ed una pericardit e purulenta. Basand osi sulla storia dell'infermo, fa rilevare come l'appendicite offra le maggiori difficoltà diagnostiche e dal modo di diffondersi del dolore in basso all'inguine ed allo scroto fa notare come s ia possibile una confusione tra l 'appendicite con ascesso retrocec,ale e la colica renale. Discute qu indi la possibilità. c he il dolore ectopico n elle pleuriti rappresenti una lesione primaria misco· noscinta e che ques ta potrebbe essere anche un'appendicite con esito favorevole, facenrlo all'uopo r ile vare come le pleur iti siano di origine secondaria ed espo· n endo le relazioni anatomiche della pleur a con gli organi vicini. Nonos tante la mancanza dell'esame coltumle, l'O. cerca con argomentazioni d i dimostrare che l'agente infettivo sia stato il medesimo per t utti i focolai. Attribuisce il diffe rente comport1uuento delle sierose alla diversa modalità e a ttitudine allR difesa per ci.iscunn di essa, e dimos tra come il peritoneo sia. la sierosa che possiede le migliori attitudini difensive, tendendo a circoscrivere il proces,;o, a iutato in ciò dalla fibrina e dalla grande mobilità dell'epiploon, mentre nella pleura la tattica si es plica con i copiosi versamenti, e nel pericardio sono scarsamente sviluppate le attività. difensive. Così nel caso attuale il proci,sso circoscritto del peritoneo ha dato origine ad un semplice ascesso 1·etrocecu. le, associato a pleurite sierosa ed a suppurazione del pericardio. L'O. inoltre, dalla presenza dell'as caride n ella cavità a scessuale, r ileva l'importanza degl i elementi nelle infezioni intestinali iu genere e nell'append ice in ispecie, e conchiude facendo rilevare l'importanza de l caso e la necess ità per il medico pratico d i far tesoro di tutto questo materiale d'istruzione, che val più d i tutti gli iu~egnamenti t eorici.
Movimenti avvenuti nel Cor~o ~anitari oe nel Personale Farmaceutico (IJ~lla d ispeu:;a 46' alla 51• de l 8 01/dlino 11{1ìcfole d elle nomi11e).
Ufllolall ln servlzlo permanente. U. decreto 12 settemb,·e 19ll. F rancesco, ca pitano m edico in as petta ti,·a p er infermita non pro,•en ie11 t i da cau~ di servizio, per tre anni, d a l 14 maggio 1908. (Regi decreti H maggio 1908: 10 g iugno 1U09 e 1° agosto l!JI O) . - Amme~so, a datare dal H maggio l !ll 1, a con correr e per occupa re i due terzi degli impieghi che s i faccia n o vacanti n t i q uadri del suo grado e corpo, come gli ufficiali contemplati dall'art icolo 11 de lla legge 26 ma g gio 1Sò2. C ASTEL LO P rn ncesco, id. in as pettativa. - R ichiamato in sen,izio dal 3 luglio 1911, con anzi irnitil !) dicembre 18UU e de" tina t o ospeda le ?ifant ova. CASTE 1,1.u
MOVDIE:"\TI ,\ VVENUTI :"\EJ, COHl'O SA~IT. E Nl::L. n:ns. F,\10[,\C IWTICO
tl47
R. decreto 2 oll<,/.Jre lt/11.
flo!Je,-lo, teutiute medico R. corpo di truppe r.:olouiali della Somalia italiana (a disposizioue Min :ste ro affari esteri). - Cessa. di essere ad isposizioue come sopra a datare per gli assegni dal 26 settembre 19 ll e t ra:;fe rito r tg· gimento Savoia cav11lleria.
LANDl:IANJ
Determinazione minislel'iale 1:1 novembre Wll. medico R. corpo di truppe coloniali dell'Eritre11. sferito reggimento cavalleggeri di T reviso dal 13 novembre l!Jll.
FIERflO M ichefo, tenen te
'l're-
U. decreto 2tì seUeui/Jl'e l!J 11. CR1scuo1.1 cav. Niculu , maggiore medico direzione sani tà. Xl corpo armata. - Collocato in posizioue au:;iliaria, per mgioue di eta. Jal 4 ottobre l :Jll.
R. d ecr eto :;:o ott-01.J1·e Wll. TRULLI Nicola, tenente medico in a;;pettat irn per motivi di famiglia, per quindici mesi. (Regi dec reti 10 luglio lt/10, 5 g ennaio e 21 luglio 1! 111). - L'as1,ettativa di cui contro ~ prorogata di nove mesi. H. decreto 2d settembre 1911
S1x1s1 Guicw, tenente medico 3 genio. - Collocato a dispo.,izione Mini.~tero nfiari esteri, dal quale percepirà g li as,segui e le iudeunità spettantigli dal 1° ottobre lVU.
DetBr1,,inaziQne mini:;leriale 23 11ove111/.J1·e HJll N1EDDU cav. Antonio, maggiore medico ospedale .li irc11zc. -
Trasferito scuola applicazione sanita militare e nomina to inseguanre titolare di mediciua legale militare. ALTOllELLI cav. All.Jerlo, id. bpettorato sanità rnilitare. - Id. id . id. id. di microbiologia ed epidemiologia. GR1xoN1 Giovanni , capitano medico ospedale Palermo (a dbposiz ioue Miui~u,ro interno). - Id. id. id. id. di igiene militare e di bromatologia cessando d i es· sere a disposizione come sopra. PE!'l:-ETTA cav. Mario, id id. Ravenna (coma ndato 7 artig lieri a ca mpagna). - I d . ospedale Bari. PA!'ITANO A rl11ro, id. id. Livorno. - Id. id A lessand1·ia· Cunt·10 Save1·io, tenente medico 6 artiglieria fo rtezza - :lrwxAt:CA l'ielr-o, id. ospe. dale Firenze. - Trasferiti scuola applicazione s anito. militare e nominati rnsegnanti nggiun ti di traumatologia in guerrn. R o1ornv Paolo, id id. Gn gliari - C OSTA Fa11:;to, id. n ggimenlo lancieri di \"ercell i (a disposizione J\I i11istero inte rno). - Id. id. id. id di micr obiologia ed epidemiologia, ,:essando q uest'ulti1110 d i essere a disposizione come sopra. I seguenti ufticinli medici sono confermati quali assistenti onorari alla clinica od ii:;tituto dell'università per c iascuno indicata por la durata dell'anno
scolastico 1()11 912.
!)-!~
MQVI:\IE:-ITI A\'VE ~UTI NEL CORl'O SA~IT. E NEL PERS. FARMACEUTIOO
Pr:1.L&n1:;o .-\ ndrea, capitano medico ospedale Nova ra (comandato ospedale Torino.
- Clinica oculistica del l'università di Torino, continuando com andato come sopra. Co,-,su Alberto, id. id. Venezia (id. id. Firenze). - Id. chirurgica, id. Firenze id. id. id. Bo,;co Piel,·o, id. id. Novara ( id. id. Roma). - Istituto di anatomia patologica id. Roma, id. id. id. S ,\I. VA T OltE Dome,1ico, id. id. Caserta (id. id R •>ma). Clinica medica id. Roma, id. id. id. CA1,1-::;001,1 Saverio, id. id. Alessandria (id. id. Torino). - Id. oculistica dell'univers ità di Torino, continuando comandato come sopra. 1/.u·.-rno .4,ito,iino, id. id. Venezia (id. id. Padova). - Id. chirurgica id. Padova, id. id. id. R1zzuT1 G iuse11pe, id. id. Ancona (id id. Napoli).-Id. medica id. Napoli, id. id. id. Co:-i,;rouo Pla ci(lo, id. id. Messina (id id Roma.). - Id. nevropatica id. R oma, id. id. id. GAuOIA .Ilario, id. id. Alessandria (id. id. Torino). - Id. oto-rino-laringoiatricn id. '.l'orino, id. id. id. DE NAPOLI Ferdinando, id. id. Bologna. - Id. dermosifilopatica id . Bologna. MAzzi,:TT( J,oreto, id. id. Napoli. - Isti tuto d'igiene, id. Napoli. I seguenti ufficia li medici sono destinati quali assistenti onorari alla cli· uica dell'università per ciascuno indicata per la d urata dell'anno scolastico 1911-912. }h;~so E11yeiiio ,V ario, capitano medico scuola applicnzione cavalleria. - Clinica oculis tica dell'università di Roma, trasferito ospedale Saviglian.o e comandato osredale Roma. Oom Oddone, id. ospedale Ancona. - Id. ch irurgica id. Roma e comandato os pe· date RomA.. C1n:scrnoN1-: R osario, id. G fanteria. (a disposizione Ministero interno). - Id. id. id. Palermo cessando di essere a disposizione come contro, trasferito ospedale Hari e comandato ospedale Palermo. S1·A1,1A Ho,ario, id. 3 id. - I d medica id. Napoli, trasferito ospedale , Mes"c'i na e comandato ospedale Napoli. T E1tRA-AH1tA)t1 Giwseppe, id. 69 id. (comandato scuola s.pplicazione sanità militare). - Id. chirurgica id. Pisa cessando di essere comandato come sopra, tnsfe. rito ospedale Firenze e comandato 7 artig lierie. campag na. MO:<ACO Arturo. id. ospedale Napoli. - Id. id. id. Torino e comandato ospedale Torino. B~: vA CQUA Al(reclo, t-enente medico id. Napoli. I d. id. id. Roma id. id. R oma. D•~ B•:1tAR1>1:.1s L1ti.,qi, id. l " granatieri. - Id. medica id. Genova e t rasferito os pe· dale Geuova. V1u.AsANTA Giusepp,•, id. o~pedale Firenie. - Id. id. id. Pisa a comandàto 2-2 fanteria. ALllA:-10 /,uigi, id. id. Ca4erta. - B.. chirurgica id. Genova id. ospedale Genova. R. decreto 13 ottobre 1911. J\ui.tA.SUCCI .Prance, co. tenente medico 8 a lpiui. - Colloc,1to in aspettativa per motl\·i di famiglia, per sei mesi.
MOVIMENTI AV\'ENU'l'I NEL COHPO SANIT. •: '.'iEL Pls RS. FAR~IAf' EUTICO
!),!!)
R. decreto 2U ottob,·e lVll.
Hoss1 Innocenzo, tenente medico in as pet.tat iva per motivi di famiglia. - Dispensato, per sua domanda, dal i;ervizio permanente dal 1° novE>mbre 1911 ed inscl'itto col suo grado e con la sua "nzianità. nel ruolo degli ufficiali medici di complemento, distretto Savona.
Determinazione m inisteriale SO novembre 19ll. BARILE Fefire, capitano
m ed ico reggimento cavallegg eri di Piacenza (a disposizione Ministero interno). - Ha cessato d i essere a disposizione come sopra. dal 29 novembre 1911. RUTA Sebastiauo, id. ospedale Caserta (cornandato ·ospeda.le Napoli) ..._ BAU,IANO Enea, id. id. Sa.viglian o (id. id. Genova) - PENlSE'l" fA Mario, id. id. Bari (id . 7 arLiglieria campagna - VERANDO Ettore, id. id. Verona (id. 22 fanteria) Pmou Amedeo, id. id. Bari (id. ospedale Firenze) · - Mo~aco Costanli110, id. id . Alessandria (id. id. Torino). - Cessano di essere comandat i come contro R1cc1 Serafino, capitano medico ospedale Novara (comandato os pedale R oma). Trasferito 69 fan teria cessando di essP.re comandato come cont ro e COII\"ndato ospedale militare Napoli. . COHRADt Numa, id. id. Parn1a (id. scuola applicazione sanità militare). !IAGNINJ Geremia, id. 8 artiglieria fortezza (id. id.J - BALLA Alberto. id . os pedale Torino (id. id.). - Cessano di essere comandati r,ome sopra. Brn1 Guido, tenente medico id. Roma - D E MAR1/.0 Vincenzo, id R . corpo d i truppe coloniali dell'Eritrea - MIGLIACCI Giot:anni, id. 19 artigli6ria cam pagna. - Comandi,.ti quali as sistenti stmordinnri alla scuola applicazione di s anità ro ili tare. R. decreto 28 settembre 1911. GAGJ, IANO cav. Ji'rancesco,
maggiore medico os pedale s uccursale Mantova. - Collocato a riposo, con decorrenza dal l'ottobre 1911, per aver raggiunto i limiti di età e di servizio pres critti dal testo unico delle leggi sulle pensioni; inscritto nella riserva e noninato cavaliere nel!' Ordine de i Ss. Maurizio e Lazzaro. H. decreto 16 n<n;embre HHl.
Nuc1~ Gioi;anni, tenente medico 9 artiglieria fortezza. -
Collocat o in as pettativa
per motivi di famiglia, per un anno.
R. decreto 3 dicembre Hlll. Lo)IRARDO Leonida, capitano
medico in aspettat iva per sospensione dall'impiego a Palermo. (R. decreto 28 luglio 19 ll). - Richiamato in servizio ospedale militare Palermo dal Hl dic:embre 1011, ,;on anzianieà i 0 no,·embre IOOS e con decorrenza per gli assegni dal 16 dicembre 1911.
Determinazione 1ni11isleriale 7 dicembre 1911. MEMAIO ca v. Giot:auni, capitRna med ico ospedale R o1u a. - Tras ferito is pettorato sanità militare. P OMl'ù NI Enrico, id. id. Piacenza. (comandato o,;pedale Romaì- - Id. ospedale Roma.
t)50
MOVHJE :-; TJ A YV ENUTl ;-r;;L CORPI) SAXIT. E XEL PERS. F ARMAOBUTIC'O
Decl'el o m inisteriale 28 no1;e11,IJl'e t9 LL. tenen te medico ospedale militare Ca serta. - L o s tipendio an nuo, con un quinquennio, è portato a. lire 2800 dnl 1° cl iccmb re 1911.
Al.fMN<J L 11iyi,
Deten n ina:>:ione 1ni11isteriale 1.J dice»iure 1911. D 'A1,<·.1.1. Giora111ii, capitano medico os pedale Ca va dei Til"reni (Salerno) (comnn•
d ato deposito convalescenza Massa.lubrense). - Tras fe rito GO fanteria, cess ando di esse re comandato come sopra. P1 E1wccr cav. Golf1·edo, id. 8 bersaglie ri - Collocato a dis posizione Minis ttiro int.erno dal 10 dicembre 1911. ll. decreto 8 dicemb re 1911.
B,,~a ·A1·10 Giuse1,pe, t enen te medico in a s pettativa pet motivi di famiglia, per un 111100 . (R. decreto 20 n ovembr e Wll). - L'as pettativa di cui sopra è p ror ogata di un anno, dal 1° dicembre H!ll. M1 u 1,rAu .:io Homa1w , id. ospedale Bologna (a. dispos izione Ministero interno ). - Colloca to in as pettativn per m otivi di fam iglia, per mesi sei , cessando di essere 1~ d isposizionu come SOJ)l'a.
Determi nazione m i nisteriale 2 1 dicemln·e 191 t. L o:-1c.A1u cav. R odolfo, maggiore medico scuola a p plicazione fanteria. - T1REU .1 }:;fio, capitan o medico scuola mil itare. - Nominati insegnanti titolari. B \RI 1. E F elici', id. r eggimento cavalleggeri di Piac,•nza. - Collocato a disposizione Minis t ero interno dal 14 dice mbre J!J11.
Ufflclall In posizione di aervtzlo auslllarlo. R . decreto 21 O!JO.~to 1911. I seguenti ufficial i sono collocati a riposo, per an zianità di serv1z10, con decorrenza dal 1° s ettembr e 1911; inscritti nella r iserva ed ins igniti dell'onorificenza per ,:iascuno indicata : P o1, 1s't!NA cav. Domenicoantonio, tenen te colonnello medico, distret to Napo li H·r1cco c>< v A ntonio. maggiore medico, id. Perngia - GASSI cav. E'ran cesco. id., id. Bari. - Caval ieri nell'Ord ine dei Ss . Mau ri zio e Lazzaro.
R. dee,·eto ~ otto/Jre 1911. Capitano medico promosso maggiore medico: CAIR<JNE cnv. F nbrizio, distret.to l'ìa poli.
R. d r:crelo 20 ot tobre. 1911. 01111il cav. Ra/laet,,, t enente colonne llo me!lico, distretto Firen1.e. - Collocato a. r iposo, pet anzianitil d i sc;rvido con pecorrenza dal l G novembre 1911: in· s r r itto nella riserva e nominato cavalìere ne ll'Ord ine de i Rs. Mauriz io e Lazzaro.
MOVJMEN'fl AVVEXl; TI NEL CORPO SAN I'J'. E NEL PER$. FARMACE IJTTCO
~51
Uffloiall 41 rberva.
R. clecreto 2 ottobre 191 l. I seguenti ufficiali medici cessano di appartenere al ruolo degli ufticiall d i riserva per ragione di età, conservando il grado con la r elativa uniforme. VOLINO cav. Carmine, colonnello medico distretto Torino - MEZZAl>RI cav. Giu:ieppe, id. id. Cremona - M.ELIDORO Giuseppe, maggiore medico id. Potenza D1 MARTINO Carlo, capltano medico id. Palermo. R. decreto 2 ottobre 1911.
Tenente colonnello medico promosso colonnello medico: Fn&SA cav. Aristoclemo, distretto Como.
Tenenti medici promossi capitani medici: DE BENEDIC'r1s Onorio, dist retto Teramo - GIANI Do11ato, id Potenza - Mu!(OA Calogero, id. Calt..'\nissetta - T1xozz1 Domenico, id. T eramo - PEv1A:-:1 Gi11, seppe, id. Milaµo - Dr L oHENY-O Giusevr,e, id. Campagna - GRA)IOLI Tommaso, id. R eggio Emilia - M,1om Emilio, id. Orvieto. - GRASSA Antonino, id. Trapani - SESSEJ.EOO h..'1irico, id. Cagliari - MAZZA HONE Alfon;:o, id. Cosenza - Cocc1A /.ttigi, id. N1\poli - BANFI Giulio, id. Monza - DE F1.AM· mNEIS Luigi, id. Teramo - CQRUI 2" ~t11/011io, id. Roma - PARIGI Giw;eppe, id Arezzo - P~:Rs1c nE'l"l'I Michele, id. Chieti - BnUNI C'a1''11lelo, id. Napoli - BOT! Guido, id. Firernr,e.
R. decreto 19 noi:emdre 19/1. I seg uenti ufficiali cessano di appartenere ,~lii\ riserva, per ragione di età con servan do il grado cou la relativa miifonne: P1RACCn.1 I,-uigi, maggiore ffiedi co distretto Forli. VATALARO Bruno' tenen te medico distretto Catannro.
Farmaoi•U militari. R.. dec1·eto 28 selfombre rnu.
D• PAOLI cav. Antonio, farmacista capo 1" classe, ospedale Milano. - Collocato n. riposo, per ragione di età, con decorrenza dal 1° ottobre 1911. Decreto miiii.~leriale .'J noi:emb1·e /91 L.
MAH1N1 Francesco, farmacista capo di 2• classe, ospedale Torino. - Promosso farm a cista capo di 1• classe, dal l' ottobre 1011. Muzzrou Antonio, farmacis ta di 2° id., infermeria presidiaria Aquila. - Id. farmacista di l· id., dal 1<> id.
~152
~lOVIME:XTI AV VEXUTI N~L CORPO SA NI T. E N B L PERS. FARMACE UTI OO
R . decreto 5 novembre 1911. Bozzor.A c:n·. l!·rnanuele Eugenio: far ma cista ca po di 1• classe, far macia centr ale mili tare. - Collocato a riposo, per ragione di età, con ~decorrenza dal 3 nov ernlire 1\111. R . d ecreto 10 d icemlm~ 191 l. far macista di l' cla sse, in a s pettativ a per infermità comprovata. (R. decreto 7 settembre 1911). - Richia m a to in serv izio da l 1° dicembre J!) ll nll'o!-pellnle mili t:.i-e Cava dei Tir reni (Salerno).
AMATURO Antonio,
OKOIUFICEKZE
concesse nella ricorrenza del genetliaco di S. M. Il Re. Ordine della Oorona d "ltall&. R. decreto 9 novembre 1t1 u. Cavaliere.
J•:llore, maggiore medico ospedale milita re Ancon a. Giulio, c11pitano medico ~ a rt iglierin campa g na. CABIBBE llclice, id. fan teria. PASSAHELI.A Ugo, id. 2 granatieri. Rn:(' CH11,l\E
NA ROI!il
OBO:&ll"IOE:RZE
concesse nella ricorrenza della festa di Capo d'anno 1912. U. decreto 28 dicembte 191 l. 0 1·dlm! d e lla C"()l'OOa d 'U a lia .
In considerazione di lunghi e buoni servizi. Uf {iziali. Nicolò, colonnello medico direttore sanità \"II corpo d'armata. J•:::io, id . id. I X id. P A1wn cav. Felice, id. id. XI id. HE11:,1.1nno c:a v. Lttiyi, id. id. V[ id.
B ARLETTA cav.
MA:,101A:sT1 cav
Cavalif l"i.
Fraw:e..•co, capitano medico ospedale m ilita re Mantova. Umbei-to, id. G5 fanteria. A HZ ANO Francesco, id. 4!3 fa11terin. BAST1A:-.1,:L 1.1 U mberto, id. 1• artigl ieria campagna. :-:lA:-1To1.1 /•:milio, ic.. os pedale militnn, Palermo. Ha~NATI Alfo11~0, i<!. id. Holog11a. Frm.:1n c;1 1"iclro, id . id. Alessandria. CASTI,;Ll.11
PALTR1:<:1i;:nr
MOVIM ENTI A \.YENUTf NEL CORPO SANf'r. E NEL Pl':RS . F AllllACEl.T lCO MANTIC I-:
9o3
Giovanni, farmacista capo l" c lasse ospedaie militare Verona.
MANNAJOXI Giovanni, id. id. farmacia. centrale mi litare. MA1t!NI Francesco, id.
id. ospedale militare Torino.
NATALE I,ttigi, id. id. id. Chieti. Mt0L!ARD1 Domenico, id. 2° id. id. Messina. FARRIS }liccardo,
id. 2° id. id. Padova.
In considerazione di benemerenze acquistate verso l'associazione della Croce rossa Italiana. i ·f /ìz iale. MENorn1 cav. Gh1seppe, maggiore medico nella riserva.
liOTIFlCAZIOJllI Arrlvl e Jl&rteaze 4& e per l 'Africa S1N1s1 Guiclo,
tenenta medico S g1mio - DE P EnsHs Gustavo, sottotenente medico complemen to ospedale R oma - .P1-;srE .4.<lriano, farmacista militnre di complemento os pedale Genovn. - Partiti pe r la colonia della Homalia italiana il 2 novembre 1911
Defunti. Gaeta no, m aggiore mw:lico ospedale Homa. - Morto a R oma, il 16 ottobre 19 ll. M<>NTEClliARI cav. Oi1,seppe, capitano medico di riserva, dis t retto Rourn. - I d . a Roma, il 18 id. ÙURC l O .t1nto11io, tenente medico in a spettativa per rmotivi di fa,nig\ia. - I d. a Roma, il 1° id. VENTURA BONVICINl cav. Pietro, m ag giore 111edico in pos izione aus iliaria, distretto Firenze. - Id. a New York, il 18 marzo 1911. Co RA.DB:SCRl S cipione, tenente colonnello medico, non più inscritto n ei ruoli. Id. a S iena, il 2S novembre 191 1. G1onoANO ca.v. Gi11lio, colonnello m edico, n on più inscri t to 11ei ruoli. - Id. n T o· rino, il 16 id. DEMUHTAS Amerigo, tenente medico 3 bersagl ieri. - Id. a 'rripoli, il 23 ottolire l !Jl L. DA!\fJANO Nicola, capitano medico 82 fanteria. - Id. a Tripoli il 9 dice mbre l l!ll. Ta1-; v1sANI ca v.
~ - - -=---,.- .. _ 11 o,r-ot t.on'
Comm. CLAUDIO SFORZA, maggior generale medico. 1 l H c d R t.Lo , "
Rrnor.Fo L1v1, tenente colonnello medico. ( I I~ )
Ho ru!\, HIII. -
Tip. E nrico 1·og h~ ra.
.. ' .-~···~ (f..f.:, ,. .,;'
INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1911
MEMORIE ORIGINALI. ALTOBELLJ ALBERTO, maggiore med ico. - Le sca t,o lette di carne in conser,·a in uso presao il nostro esercito . . Pag. BALEST11A D 0 1uo, capita no medico. - L'a zione bioohlm i~a dei raggi ultrav ioletti e il problema dell'acqua pota bile nel servizio delle t ruppe in campagna . . • - Hicerche sulla intossica zione da nitroglicerina n egl i o perai del R. polver ilìcio su l Liri . • B.uUANO ARTURO, capitono medico. - Il bag no tiepido pe rmanente p1uziale in acqua d i cloro . » - Contr ibuto s perimentale allo studio della d isinfezione alle mani . • BEn:succr GrnvANNr, rlrnggio.-e medico. - Fer ita d 'arm a d e. fuoco del cervello (Cont ributo alla fìsio-patologia d ei lobi frontali) . BEv.\ CQ OA ALFREDO, tenente medico. - Resoconto delle a utopsie eseguite nell'ospedale m ilitare di X apoli dal 1° luglio 1902 a l 1° agosto 1910 col reperto istologico e bat teriologico dei casi più important i . n Bosco P 1!!:T110, capitano modico. - L'anestesia reg,~nale nelle o perazioni sui denti . • Boccr....NTE A L FREDO, tenente medico. - P rofilassi della delinq uenza nell'esercito . » CoNS IOIJO P L \CJOO, ci.p ite.no m edico. Le forme di pazzia nei militari • DELOOIJ Orno, t enente modico. Su ulcune particolarit à t ossico-fisiolog iche ùell' • Uaba jo • (\ 'eleno d a traccie d ei Somali) . • DE NAPOLI F &RDfNA.'<DO. capitano medico. - Sulle febbri estive o dei t re giorn i dominanti in Hologna . FAr.,CHI L OIGJ, tenonto medico. - Sull'idoneità nl servizio d i aviazion e . Fe:11RERO DI (;AVALLF.R[,KONE Lu 1o r, ten ent,e generale m edico. - Alessand ro Riberi, d iscorso commemora tivo . » FrJNA.IOU GAETA,,,;o, ca pitano med ico. - Utilizzazione tlel criterio anamn estico per il precoce segna.lamento psicologico d el reclutando . - Contributo a lle OS$81'Yazio n i dei caratteri a ntropo, psioologici dei militari d elinq11ont i con specia le i-i.o;uardo nl delinquen te occasionale . • C:u.Nr P IETRO, maggiore medico. - Ossen ·azioni sulla c ura delle acq ue di Salsomap:i,riore . L1v1 Rmouo, tenente colonnello medico. - Sullo utilità dei m inimi an t ro pometrici nella scelta del soldato . • ~APOl,ITA:-1 1 MELCHIORRE, ~apitano medico 8 TEOESCB1 ALDO, aiuto nll 'I stituto ct·igiene d ella università di P a rma. - R icerche sperimentali sulla e tiolo2ia della febbre estiva . • Kn;oou-tiir.un1::1 AN1'0Nro, m ..ggiora medico. - Sutridoneità fisica a l ser· ,·i1.io di navigazio ne aoroa . . PAssE1<A Rac.!OLE, cap,t-nno me<lico. - Contri buto clin ico allo studio della dPgen('mzione nrnri,ri nale d~ll a cornea. P E1<Ass1 AN1'0NIO, mAggiore medico. - Le uradai.ioni dell'erni a crurale • La sutura immo<liata tono-c!lpsulareo nelle fra tture dell n rotula. )letodo curntivo rii ele1.ione in <]Ui.ttro cosi •
641 341
329 24 l 86 1 446 l 6I 321
l 07 628 846 81
347
721 437 801 5 16 26C. 401
3 25 1 41
666
1:-.DICE GE:SERALE DELLE MATERI E P ER 1,' ,\N~O
1!)11
95[>.
P o :1tPON1 ENRICO, cnpit,ino medico. - Un nuovo apparecchio pel' l'emostasi alla )Comburg. Risultati sperimentali e clinici . . . . . Pa(J. 555 Rendiconto statis tico d elle o perazioni chirurgiche eseguite nogli stBbilimenti sanitari militari nell'anno 1910. . . . . . . . . . . . • 735R1zzuT1 G 1usKPPE, capitano medico. - Sull' influe nza dei raggi ultravioletti sui microrganismi in vitro e in vivo . J ()O RuOANI Lo101. capitano 1uedico. ·- Dell'azione della cut~ plantare in rapporto alla medicina legale militare . . . . . . . . . 281 SALlNAl>l SAL..,ATORE, maggiore medico. Contributo 111Ja cura odiema delle fratture in rapporto alla legge dogli infortuni sul lavoro . . . 481 SFORZA CLAUDIO, generalo medico. - Sulla sterilità dei vapori a cquei che si sollevano nell'atmosfe ra . 271} Sullo starnuto e sul modo di evitarlo . . 682 - Sopra un mozzo semplicissimo di difesa contro le malattie che si contraggono con la respirazione dell'aria attraverso le cavità. nasali . . » 44 TesTIFRANCESCO, tenente colonnello medico. - La dottrina dei portatori d i germi e la profilassi delle malattie infettive nell'ambiente m ilitare l'ag. 128 e 2114 T1B1tLLI Euo, capitano med ico. - Circa l'esito dei rifiuti della vita al campo . . . . . . . . VrROALLlTA ) l uuo, maggiore medico. - La c ura rapida. delle liJ1fadeniti ingu inali suppura nt i col metodo dello. puntura-incisione
CASUISTICA CLINICA· Au:ss~Nr>RELI.O G tOVAXl"I , ·capii.ano medico. - Su d i un caso rllro di iperidrosi unilate rale e c,rcosl'ritta . . Pag. H,u ,E$TRA DUILIO, tenente medico. - Contributo s ilo studio del pne umotorace nella tubercolosi po lmonare . B ALLIAMO ENEA AnTuno, capitnno medico. - Sopm un caso di tubercolosi primitiva dei tubuli seminiferi del didimo e dell'epididimo BnoNI NrcoLA., tenente medic0 - U n ca8o di anchilost omiasi nell'esercito Cli1 noN1 PIETRO, tenente medico. - K otn su di un coso d i s uppurazione peri- uretrole cir<'o;;critta dell'uretra peniera . • - · Contributo olio studio dei cheloidi eu cica t riC'i da vaccinnzione . De SARLO EooeNtO, capitano medico. - S u di un co110 di reinfezio ne sifilitica . . . . . . , . . . . . . . . • TMPERIALT GIULIO, capitano medico e Lucc i A MERIOO, t-Onnnte medico Contributo alla casuisticR e alla diagnosi d el • Situs vi3cerum inversui, • • Oom OooONE, capitano medico. - U!Ìlcolo volumino~o diver t,icolare con genito dell'uretra bulbo-cavernosa • SANTA M,rnLI. ALBEBTO, capitano modioo. - Contributo alla casuistica delle malattie latenti e larvate . . . . . . u S.it.NTORO GIUSEPPE, maggiore medico. - Contributo alla cu.r.. d elle fratture di>lla mandibola complicate a (erita delln mucosa or11le, e di quelle dell'olecrsnon complica.te a lussazione del gomito e r ottura della <:apsula a rticolare . , . • f3Ea·.rou ALFREDO, copit.ano med ico. - Un caso di lacera,Jone sottocutanea parziale dei muscoli piccolo obliquio e tros,·erso addominali da trauma iodiretto: forrnazio nn di un ematoma. inguinale perisacculare s imulante un'ernia. strozznta .
369
47 ,i7!l 28,l 6!lf• 6(1/1 28f> 36 1 4ii3.
88.:,
8 i7
151 7
l{IVISTE Gl~'.'\ERALI. D.1:: N APOLI FERDISANDO, capitano medico. - Sul valore profil11tt,ico del ~ 8alvorsan • negli ombitmti colletl,iv i in genere e ne ll'ambiente mili tare in ispecie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. Praou AKEDEO, capitano medico. - Sull 'an ufi los,i . . . • R OTA SF.BASTIANO, cspitRno medico. - Studio comparativo dei più recenti mPtodi di cu ra abortiva della sifilide . •
686 362 5:l
U5li
fNDl('E GENERALE DEI.LE l l ,\TJWIE
n :n L' A'.'<NO 1911
RIVISTA DEI GIORI\ALI ITALIANI ED ESTERI. RIVISTA MEDICA. Albuminuria late nte (dell') ne i reggimenti - Malsfosse Forme infiammatorie tonsillari (rapport i fra le) e le malattie iniettive Curshrnann . ,<Jlicosurie non diabotichc ( le) - Blumerithal . Infezioni a c ute latenti (de lle) nell'umano organismo - Baccelli . )foning ite cerobro-epinale epidemica (della) e dt>lla sua cura secondo i lavori più recenti - Vo isin . . Meningite ce rebro-spinale e sieroterapia. - Sladen . Parotite epidemica (ricerche batteriologiche s ulla) - Luschi Sa lic ilato-roozione ( la) e la alburnioo-reazione - Massalongo, Zarnbelli :-;ciaticii (cura d e lla) e d elle nevralp:i<' in genere co n le inie1.ioni - Wiener Tubercolosi-polmonare (d i alc um riliev i to po-terrno metric i nella) - Frugoni e Leidi .
Pag.
459 372 622
458
,.• •
• •
2 l'J 606 4 f,(I
37 3 623
695
RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA. Campo v1s1vo n e ll' isteri~mo (il ) - d e Gom.àle.s . Capacità manostatica d egli avio.tori (la) - B onnier . Cnra dei pazzi in guerra (ultel'iori p rogressi d el l11) - Stier. Damenza. p recoce nei mtlitari (contributo a llo studio della) - Lantea ume Distrofie muscolari progressive (per la storia de lle) - Negro. 'Emozioni (intorno al eul»<trato delle) - Gabbi . Ero<litè. nelle malattie ne rvose (ricerche sull') - Lo.griffe Igiene psichi~o. del solrlo.to (l 'J - Maj eac . Iniezioni mercurillli ed emiplegia - Churon et Cour bon . Morte rnpida (la) nel decorso d ella dernenzs precoce - Heeuard. Kuovo fenorneno p up illare (a proposito di un) - Tommasi e Colbacchini Paralisi progressiva e sifilirte (relazione s ui rappor ti fra) - Plau t e F ischer Reazione del \\'asserrnn1111 (la) in rapporto a lesioni sperimentl\li d e lla. sostanz.o. ne rvosa centrale - Nizzi
Pag. »
• •
• " ~
•
8!14 7 72 772
893 !-91 624 8!')2 7i3 11!11 774 892 3H G23
RIVISTA DI CHIRURGIA. Cnncro (lo stato attunle dello ricorcho sul) - \\'yss Cloroflobont<rcosi (sulla) - Ginni . Cu ra conservativa. (sulla) nello g rav i lesioni deg li orti minacciati da gang rena - Koesske . Ernia. o.ppendicolnre (co n~iderazion i cliniche ed is to logiche per alcuni casi di) - Luxardo. Actino micosi d e lla ghiandole p n1·otide (l'J - Briining Compressione d e ll'aorta addorninale (sulla) m edian te streth1 fasciatura sul ve ntre - La T orre E rnia c urale (sull'operazione radicele d oli') - Rno.s Fratture d e llo scafoide d e l t,arso (le) - Abadio e Reugé Onstrostornia (un nuovo p rocesso di\ - L osarn . Inte rven to c hirurgico razionale neg li svveloname nti acuti da su blimato corrosi,·o - Calnl.1rt1so 'Iutossicaz o no iod ica mortfl le consecutiva a ll' irnpiogo d ella tintura di iodio por la sterilizzazione pro-operatoria della pelle - Patris del Broe :\riosite Ol'll:li!ìcllnte (delln) 11e ll'e~ercito te<lesco dal 1S!l7 al 1907 Scnlz Narcosi rettale (su lla) - Dumont Hinnlin,a (contributo allo s tudio d ol) - l:icrtoli . l::iutura tiella po.retto 11ddorninale (la) - T o~rc V11ccinoterapia (la) nelle infezioni delle ,·ic urinal'ie da bac-terium coli \\' ulff
Pag. 079 67 6S
•
61!5 894
• •
806
•
)}
•
6/i :117
8\15 897
• • •
• n
28!) 2~0
66 626 218 68
INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO
1911
RIVISTA DI OTO- RINO-LARJNGOI..\TRJA. Ascesso cerebellare e labirintite acuta s uppurativa - Harpcr Tubercolosi laringea (curabilità e trattame nto d ella) - Portella
Pag.
'1'15· 774.
Pag.
29f
R IVISTA DI OCULISTICA. Affezioni oculari (delle) in rapporto alle vie linfatiche ed alla co~tituzione generale - Samperi . . Angiomi cavemosi dell'orbita (sulla struttura dogli). Contributo clinico ed ietoloiico - Passera . Cataratta unilaterale da elettrocuzione industriale - Bichelonne . Cheratiti p urulente (il trattamento delle) con l'ionioforesi di zinco - Traqua ir (;isti sieroee spontanee dell"iride (studio clinico ed anatomo-patologico sulle) - Passera Cisti d ella congiuntiva a contenuto insolito - Passera . Congiuntiviti e dacriocistiti (ricerche batteriologic he nelle) - Marongiu . Disturbi oculari nelle fratture del mascellare su periore - Perrod F.ffetti lesivi delle. luce sull'occhio (gli) - Halliburton, )fac )lullen . Fotoradioterapia (lo stato attuale delle nostre conoscenze sulla) in relazione all'ocltlistica - Steiner . Germ i del t racorna (sulla natura dei) - H e rzc,g Irido-ciolite tubercolare cronica - Brcwerton . , Lesione penetrante del glo bo con panoftalmite dovuta ari un microrganismo che dà. sviluppo a gas - James. .Miopia elevata (Il trattamento operàti\"o della) - Thompson . Ottotipi internazionali - Hess . Ritardata riformazione della camera anteriore dopo estrazione di cataratta (un caso di) - Harrison Butlcr Tavole ottotipiche - Reyrnond Unificazione della notazione dei meridiRni dell'astigmatismo .
905-
0026!1S
» »
700 900 382 699·
294' 21!1
901 !)04' 000
697 379
•
S!l9 :lfll '10 1
RIVISTA DI ANATO)IIA E FISIOLOGIA NOR:\IALE E P ATOLOGICA. Lesioni anatomo-patologiche e morte per anfilassi - Puntoni . Miscele di ossigeno e di anidride carbonica (nota preventi\"a s ulle applicaz:ioni terapeutiche nella pratica chir urgica e medica di) - Levi Struma t iroidea della base d ella linr,,ua (un caso di) - Livi .
Pag.
90&
iO }4.5-
RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE. Acne sifilitica - C'hirivino e Consoli Pag. 9 I Ct Autoinoculazioni spontanee e sperimentali di si61omi iniziali - Pinart. • 70:; Citologia uretrale e s ua applicazio ne alla diagnosi dogli esiti >nfiammatorii oos delle uret riti croniche - Baur . . . . . . . . . . , Clorato di potassio (sulla pretese. sostit uzione del) a ll'ambocettore emoli, tico nella reazione di Wassermann. Ricerche sperimentali - Ruta 290 90!l C utireazione e oftalmo-reazione nella sifilide (tentativi d i) - Ciuffo li 91(~ Dermatosi (cura delle) coi vaccini - Saalfeld Mezzo semplice (un) per sostituire la neve di acido carbon ico nella cura !)09delle malattie cutanee -- Knauer . . . , . . . . . . . . . Orchite sifilitica (produzione d i) nei conigli con culture pure di treponema pallido - Noguchi • 912 Reazione butirrica di Noguchi e Moore (la) nella diagnosi delle affezioni sifilitiche del ne vrasse -· Baudouin e F rancais . . . . . . . . 912 Reazione del W aasermann (influenza dell'arsenico e d el mercurio s ulla) e rispettivo valore terape utico ~ulla sifilide - Borelli e Messinf'o . 911 Sierodiagno1i (ricerche comparative fra i diversi metodi di) pro posti per la aifilide e co!ll'ide razione di sifidologi" - Pasini. . . . . . • . " 301 Sifilide (cure.della) con il dioxidiamidu-arseno-bcnzolo di Ehrlich - Schreiber ed Hoppe • 222:
•
•
•
•
lNl)I CE GE:\ ER .\LE OELU: MATER[ll: PI::H
L'.A10iO
1911
Sifilide (cura clellA) col dioxydiamido-arscnbenzol - Wechselmann Pag. Sifilide (cura del la) col dioxyd ia111ido-1usenbe nzo l -· l'ich, L oeb, Ehrlicb, von Gros.1, GHick, Fischer e Hoppe. ci61 ide (conclusioni della relazione sulla eziolo.1<ia della ) - H offmann . • Si!ilide (il trattamento cronico della) col e GOtt » se<'onùo l'esperienza [atta 11u 400 casi - I,ro111avcr . Sifilide (sulle basi <lolla cu; a biologica della) col merc urio - Ci tron • Sifilide (sull'etiologia) - Hoffmuun . Sifilod ermi zosteriformi (~tudio clinico s u i) 1,on contributo di un caso non comune a loculizza:t.ionc faciale e lombo-addominale - Ruta. Si!il,,dermi (~ulla rea zione cutanea presentata dai) negl i individui trattati i,ol e 606 • e suo signi ficato - K alb T orapi11 colloidale (la) in sifìlogra6a e dermatologia - ,foltrain . • Vaccinoterapia d elle affozioni gonococciche (la) col metodo opson izzante di ,Yright - Jarvis .
2()6 303 300
7 02 7 78
9 10 703 700
7i8 777
Rl\"TSTA DI MP.DICJNA LEGALE. Aco nd roplasia e ser vizio militare - Chavigny Pag. Alcoolis mo noll 'eserc ito (I' ) - Consiglio ~ Algesimetro di B oas (I') per la ricerca e per la valutazione del dolore in materia di in fortuni - Fabri. , • Anosmia tra11111otica (sopra un caso interesStlnte d') dal punto di vist,a medico -legalo - Biasioli e '.\lasucc i . Assistenza dogli alienati ( I\" Congresso intern uzionale per I' ) B erlino 1910 • l 'òmpiti del med ico militare negli stabilimenti di pena - Simorun. • Cò mpito d e l medico m ilitare (il) n egli s t abilimenti penitenziari - Boigoy Degenerati (il servizio milita re d e i) o dei deboli morali - B ea usaart . • Debolezza morale con ossessioni impulsioni multiple, ed accessi s ub-acu ti d'alcooli~mo cronico seguito da idee fisse post-oniriche (in ex-militari) - Delnms e Houdon . • Ernia ( I'), infortunio o malattia? - R andone • E sercito (I') e l'Msicurazio ne contro gli infortuni HPrhold Infortuni nella mari na militare (gli) - G iannone . • lncontioenza fecale (rl0 1l') o dell'incontinPnza urinaria - Rugani » Lesioni auricolari (te) ed i mezzi più atti a svelarle - 1'' abbri • Lesioni valvolari del cuore <li origine t raumatica (Le) - Ranolletti » :Medicina m ilitare (la) in rappor to lilla ferma biennale - Consiglio • P aralis i generale traumatica (il problema d e lla) dal punto di vista medicolegale (demenza paral iti ,a e servii.io militare) - Régis » Perizie psich iat ri<'he nell'esercito (le) o IA disciplina militare - Jude • Psichia trin militare - Rithardi! . • P sicopatici nell'esercito ( cdi) - Stier . " Querulsnte (uni nell'ambiente m ilitare - Chavigny li Sdatica (frequem;a ed importanzo di a lcuni sintomi ohbioui,·i d ella) Bostogi. Si1J 1ulazione d olls tubercolosi polmonAre incipien te (la) - l:latier :studio mcdico- lc•ga le s ui dPlitti nella Marina - llfonkemoller . • Studio me nta le d i u na categoria di delinquenti mil ita ri: i u bons absente • - Haubry . 'l'endonv.e criminali noi fonciulli d ofic ie nti (le) - Tramonti . i. Trnumatismi c ranici (lo cons("!lle nze lontane di d ue griw i) Simonia e ,. Hc non .
628 020
384 385 224 9 16 306 781
913 706 31.!7 Ti9 70S 220 304
71 i82 It 6 917 918 !! 18
627 307 91 (}
117 0 14 !)15
RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA.
All,·,·srne nlo d e i bufalini (s ull' e s ul valore nu t ritivo d olla loro carne in confrnnto con que lla d ei bo vini - :Uag ini . Pag. Jfac illo diflHico ( pro,·e d e lla ,·irule m.a d e l) - Arm.r o )Iarion Wade . Bromato logia (le rice rc he fisico •' himic ho applicate alla) - Bons martini • Bnbn-HIRBt o.micosi L ciali ms oiosi - Sple ndore . •
(l:l 4 9:l4 925 92i
I:,(Dl( 'E GE:,-~:RALE DELT,I,; MATEHIE PER L' ANX&-- 1911
Colera. (la dia)Znosi batteriologic·a rapida del) - Pergola . Colera (l'arricchiraento specifico e l'ai?glutinazion., allo stato na.,cente nella dingnosi batteriologie& rapida dt,)J - Ha.odi . Colera. (nuovo m etodo per la cliap,osi batteriologica rapida del) - Bandi Dissenterie. batterica (l'e,:iologia e la profilassi della) - G1tlli . Epidemia colerica (I') in Puglia nel l\JlO - Grixoni . Esperime nti per accertare se l'antilope sia adatta quale serbatoio del virus della. malattia del sonno - 13ruce . Igiene della panificazione (su alcune questioni dull') e sui vantl\!!1.d dell' impaste.ma nto meccanico - LRveran Ifomiceti della tinea imbricA.te. (ulterio ri ricerche s11i:di) - Castellani Infezione vaccinica (sull'etiologia cieli') - Guarni~ri Lavoro a domicilio \il) e l' igiE-ne - )larié-Davy. Mollusco cont,agioso (sull'e1.ioloi(ia del) - Prowazak , Morva (la reazione di Strauss per la rliagnosi della) Arn,y Ostricoltura e malattie intestinali - Banrli P ellagra in Italia (s ulla.) - Alessandrini . Peste (conferenza inte rnazionale sulla) tenuta. a :nukden nell'aprile IO 11 Presenza. del bacillo di Kock (sulia) nelle urine dei malati (li tuhercolosi polmonari - Guerra Coppioli Processo di consorva.zione d.,g)i organi pestosi por la diagnosi - Broq11et Tripanosomiasi (sopra una malattia affine clinicamente ed oziologicamente alln) e alla malattia ciel sonno os•ervata s Gi1wa e a Sumatra. Elders . Tubercolosi delle vacche da latte (ricerd1e sulla) ('osco . Vaiolo umano (etiologia del) - C11Ss1?rsncli Tripoli visitata da un medico - .Muzio
!15~1 38()
92G 38
;5 462 931
•
77 U31 !!28
0:13 !J:?8
93:}
"
!•24
• •
!)32 !l:.12
•
027 9 4:'; 9:JO ilO
•
•
14K 712
RIVISTA D'IGIENE MILITARE. Correggia. di marcio. o correggia. per spedati - CoinJt"cau . Pa'). Disinfezione delle barda.ture (ricerche sperimentali sulla) mediante la miscela. gassosa. prodotta dagli apparecchi Clayton - Mori . Escreti nelle installazioni militari (gli) H11blé Latrine da campo (su un nuovo si~tema di) . • Piedi dolorosi delle reclute (dei) - Simon . Profilassi delle malattie veneree nelJ'e,sercito R e nsselaer, Raymond. Grubbs, Fauntleroy . , Stoffe impiegate per gli a biti nelle colonie (nota sul valore igienico rlelle divtirse) - Mouc het .
313
38\l 922 391
7 4 2:! i
71H
RIVISTA DI TEC~ICA E SERVIZIO 1\lEDlCO MILITARE. Direzione ciel servizio sanitario in campagna (la) - Troussaint . . Pag. Guerra del Sud-Africa (st oria. medica della) - Simpson • Proiettore eletrrico automobile dell"esercito francese • Servizio medico-psichiatrico nell'esercito (organia.a2ionc ciel) - Fumajoli • Servizi<> sanitario in campagna - Straub Tabelline dia.gnostiche per feriti in g uerra - Ross • Treni sanitari nell'esercito austro-ungarico (il nuovo r ..gola111ento per i) ·Steiner. •
7118 3110 4fl I
709 :lll
3nx 307
RIVISTA DI STATI1>TIC.\ :ICEDICA. Statistica sanitaria bavarese (notizie sommarie sulll\) . . Pa'J. Statistica. sanitaria deJJ'.,sercito bell!a (notizie so111marie sulln) duronte l'anno 1906 . • Statistica. sanitaria del'eeerçito degli Stati vniti c1· America (noti1.ie sommarie sulla) per l'anno 1906 .
787 iSS 7S9
9(ì()
1:-'0 I CF. GE~ERALE DERLE MATRRIE PER L'A:-:~o
1911
RIVISTA BIBLIOGRAFICA. Antro polo~ia gt>ne rale - )torselli . . Pag. Antropo logia socialo nell'am biente milita re (studi di ) - Constantin . • Fe rito prodotte dallo moderne armi da guerra (lo) escluse lo artiglierie De Sarto . • F ormulario ragionato di clinica medica te rapeutica - Goggin • Jiriene m ilitnre (Trattato) - Lemoine . Italia oste trica (I') - Guzzoru degli Ancarani • L<,zioni ùi c hirurgi" di g uerra - Reve rdin . • :Mic robiologia pure. ed applicata e tecnica microbi ologica - Test.i Oc ulis tica pratica (manuale di) per i medici e gli studenti - Curt. • ~e rvizio sa nitario (il ) d ella guerra futura, diario di guerra - Wittmann •
313 22S 149 ,12 392 629 154
(7l 713 153
CO~GRESSI. XIV ()oni;re.,ao della S ocietà freniatrica it aliana. , Settimo congresao di antropologia c riminale 9-13 ottobre 1911
Pag.
(64
•
939
VARIETÀ. I medici militari dell'antica Roma - He.berlin g L' ética, lo scopo e le prerogative J ell'uffìciale medico -
Pag.
7U
•
790
L'inau"urazione del m onumento ad Alessandro Riberi . Pag. Primo corso p rat ico sulla pellagra in Italia . • R icompense ad ufficiali medici benemeriti pe r il terremot o calabro-siculo " Sottollcrizione pel monumento ad Alessandro Riberi •
7 91
)Iervin Maus
NOTIZIE. 473 476 393
NECROLOGIO. Pag.
GemE>lli Cesare G ri,!isi )lomù Ame<le<,. Os tino G io vanni
235 235 • 714 Pag. 154, 397, ('17, 635
MISCELLANEA .
CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI Pag. 230, 393, 630, '716, 79l'i, 942 :.\JOVDfENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSONALE FARMACEU11CO. . • Pag. rn1, 236, 315, 39!l, 478, 636, '118, 79'1, 946
----"'------"===
Pubblicazioni vendibili presso l'Amministraz. del "Giornale di medicina militare ,, VIA XX SSTTKllllRS, PAL4Z1.0 DU ~h~BTEllO OP.1.,1.A GU>:Rll•
Anropometria militare. - Risultati ottenuti dallo spoglio dei togli sanitari delle classi 1859-1863; due volwni in 4° con atlante Voi. l (Dati antropologici ed etnologici) con Atlante della geografia antropologica dell'Italia. - Roma 1896. . L. 18 Vol. Il {Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 • 6 Buomo e SroRZA. - Compendio di chirurgia di guerra compilato eulla storia medico-chirurgico della guerra di secessione d'America. - Roma, 1888 4 volumi, prezzo ridotto . . . . . . . . . . . . . . . . • 6 50 BimNABDO e BRE,ZZJ. - Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra. Memoria premiata. al concorso Riberi. Un volume di pag. 276 con molte figure e tavole grafiche. - Roma, 1905 . . • 3 50 C.UAnINI. - La fatica nella vita militare. Memoria premiata nel concorso Riberi 1904-1905. Un volume di pag. 330 con 65 figure. - Ròma, 1908. . . ,, 6 ID, - Le malattie e gli infortuni nella vita militar&. Memoria premiata al concorso Riberi 1905-1906. Un volume di pag. 402 con tavole graficlle e statistiche.- Roma, 1908 • 8 CU&ANL - Esposizione sommaria. dell'ordinamento e funzionamento del servizio sa.nitario in campagna presso l'esercito italiano. - Roma. 1906 . • l 50 DE CESARE. - Studio sulle mediastiniti (mediastiniti suppurative, ascesso medi88tinico). - Roma., 1900. Un voi. di pag. 144 • . • L. 2 HYBTL Onomatologio anatomico. Storia e critica del moderno linguaggio aoatornico. Traduziono libera italiana dei dottori C. PRETTI e C. SFORZA. Roma, 1884. (Edizione rnra) • 9 :• ~ ferit,e, causàte dalle armi da guerra. Sintesi della rela.z ione sanitaria sugli eeerciti tedeechi duronte In guerra i:ranco•germonica 1870-7 1. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348. prezzo ridotto. • 2 MANAYUA. Studii storico-critici sulla meningite cerebro-spinale epidemica io Italia e particolarmente nell'esercito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 t avole grafiche. Pre zzo ridotto • I 50 8ALIN.&.m. Le lesioni tlnumaticb~ dei centri nervosi. Memoria onorata del premi J Riberi. - Roma, 1900. Un volqme di pag. 320. Prezzo ridotto , 1 3 50 Broau e GtoLIARELLJ. - La mal&Tia in ltalio. Opera onorata. del 1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole . cromolitografiche. Roma, 1885; prezzo ridotto. . . . . . . . . . '. . . . . . . • 3 To11.ELLINJ. - Delle male,ttie pit'l frequente mente simulate o provocate dagli ine.,ritti. - lloma, 1875 . 3 50 0
li. K. - Per l'acquisto della opera sopraindicate Inviare comm,sslonl a vaglia all'Ammlnlsfrazlont del Giornale di medicina militare via XX Settembre Roma.
.J.lt1·e pul>bllc<iziotii. ni,i dlco-miUt a1·i:
A. Simrou, capitano medico. libero docente di pat.ologia speciale (•h irurgica n ella R. Università di Pis (è, ·- Contributo allo studio del rinofima o r icerche istologiche sui trapianti di cute secondo Wol fo (con 18 tavole) - L i\'orno 1911,
Officine grafiche Chiappiai. (Vendibile presso l' Autore, Ospeda le ilili tare di Livorno). . . L. G COSTANTU:,'O, colonnello medico. - Oftalmoscopia. ed ottica oculistica. Me.nua.le teorico,-pratico. Un voi. in 8° con 82 figure e 12 ta.vole. - Napoli, stabilimento tipografico FtJrrante, 1905. (Vendibile presso l'Autore, Roma, via Principe Amedeo 47) • 8 MANGIANTI Ezio, colonnello medico Lo sgombero acqueo dei feriti nella. valle d el Po (1889, 1898, 1905). Testo e progetto con illustra.zioni, premia.ti con diplomo d'onore al.I' Esposizione internazionale di Milano 1906. (Ve.1dibile pr0880.~rAuto're, direzione sanità. militare) . . . • , ID. ID• . - Esercito' è tubercolosi. (Notizie. - Profilassi attua.le. Età della chiamata. - Ferma bien nale. - Abbassamento della statura). Relazione al congreaso nazionalo _d 'igien? 1906 Milauo. (Id. id . id.) . . . . . , • 2 8AI..INAB1 SALVATORE, m11ggiore medico. - ;L'anatomia e la. chirurgia operatoria della ma.niibola e dello.~,parti molli cho la rivestono. - Na.poli. 1906. Un voi. in 8' di pag. 130, 'con 68 figure intercalate nel testo. (Vendibile preeeo l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli) • 3 JANDOLO
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE Direzione e Ammlnistraz: Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerr"t
CONDIZIONI DI ARUONA)[ENTO. 1• li Ufornale di me,Lic,na militar e ~1 pubblica J"ulli1110 i;riot·no di ciascun mesR in fa,;dcoli d1 5 fogli di slampa. 2° L'abbonamento ,, a11uuo R decorre dal 1° ~e11naio. ~ 0 fl prezzo dell'abbonamento é: P er l' llalio e la Colonia Eritrea . . L. 1 2 , Per l'Estero . . . • • . . . . . ,,. 1 5,. i in Italia . ,, 1 ,25 Un fa;:c1colo !SPpar alo costa I a li' E!"LHo » 1 iaO
li s upplemento contenente l'Annuario I in J1al1A " .:.?,r.o c/Pl corpo sanitario militare costa . l all'Estel'O. " :..!,7'a .~ 0 L'a bbonamento non disdetto prima del t• dicembre s'inte11de ri n nova lo per l'anno s ucceMivo. 5° I si~nori abbo11ali militari in effeLt1vilà di ~er vizio pos!'ono pagare l'im• porto dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi com anuanli di cor po (anche a rate mens ili). r;o Ptlr i ::,oli uffici,ili modici (dell'Eser cito e dello Marina) è amm6sso un al>bnul\meutn r.umulatlvo al Giornale di medicina nit/ilare ed agli Annali di med1<:ina. nanale e coloniale ul prezzo di L. 18 annue. Per ottenere tale abbonamento i;{li abbonati del giornale di m edicina inilil.are devono far per venire direLtamente L G. all'smmiois tratione degli Annali (presso il ministero della Marina). 7° Ai libr ai s i fa lo sconto del 10 °1o, ma soltanto per f\'li abbo namenti delle per sone e degli enti non militar i, che non possono fruire della facilitazione di cu i al n. 5 e O. 8° Le "'pe!<e per µ-li estratti e quelle per le tavole litografiche, foto~raGche, ecc .. che accompaf!nassero I~ memorie, sono a carico degli autor i. 9• Gli autori delle memorie potranno ave r ne p;li estratti fa cendone r ichiesta all'alto <iPll'invio delle bozze corr ette. Gli estratti !"Ono di due tipi : TrPO ...{. - Còn ·ropertina in bianco, senza frontespizio, e colla irnpa~ina• tura e numerazione del ra ..cicolo. TIPO B . - Con copertina stampata, frontespizio, irflpaginatura e numerazione speciale. Il prezzo è r egolato dalla seguente tariffa: P re z-2:0 cl.:l o l a.aou.:1:1 ~ogilo cl.i. at:.a mpa. NUMERO DRLL8 COP IE TIPI DI ESTRATTI
Tipo A. Tipo B.
25
60
100
200
4,-
6,-
7,60
6,60 9,-
10,-
6,60
13,60
Per o gni oeolinalo oltre 200
3,80 4,00
Gli estr~Lli minori di un fo~lio si contano come foglio intero per le ordi • nazioni drlOU estratti o meno. Per quelli rhe s uperano un foglio, le frazioni in più, che non s uperano il mezzo foglio, i;i contano come metà, purchA però l'ordinazione non s ia in feriore a copie. P otranno aver~i eslralli 111 carta e formato diver.;;i, previi accor di personali tra gli Au to ri e 111 Tipogt'afìa to• I mannscr1lt1 non s1 r el\l1Luiscono.
:,o
SUPPLEMENTO AL N. 7 e 8 del Gior nale di medicina mi litare. - (ANNO Lvm)
- - - - -- - - - - - - - - -
QUADRO D'ANZIANITÀ DEL
E DEI
FARMACISTI
MILITARI
al 1° lngllo 1911
ROUA fuoGRUU. .ENBIOO VOGHl!:BA
1911
(669)
INDICE
Spiegazione del segni imlic..~nti le decorazioni, ecc.
Paq. 5
Quadro organico del corpo sanitario . , . , . . Tabella organica rtegli a ltlciali del corpo s«ni tario militare .
8
Pro~peuo numerico di tutti gli u lllciali merlici efTetlì1·amente esistenti al luglio 19U,
9
Ufficiali medici dell' E:iercito permanente . . • . . , .
10
Ufficiali medici in aspettativa la cui anzianità è ,o,pesa.
»
61
lTfflciali medici di complemento in , ervizio attivo temporaneo.
63
Farmacisti militari. • • . . . • • . . . . . .
65
Ufficiali medici nella posizione !11 serviz io ausiliario
i4
Ufllclali medici di riserl'a . . . , . . • • . •
76
Ualciall medici tolti dai ruoli !lei Il. Esercito e che eon$ervano il grado e l'unllorme
86
Riparto degli ufilciali medici e dei larmacistl militari Ira i di,ersl comandi, corpi ed uffici del regio eSArcito. • . . . , . . . . . . • • • . . . . . .
90
Indice alfnbellco . . . . . . . . .
I,
Paq, UI
SPIEGAZIONE DEI SEGNI INIMCANTI LE DECORAZIONI, ECC.
Medaglia mauriziana. Cavaliere dell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro• IJ. Militare di Savoia. ~ della Corona d'Italia. l<l. .<>n1 sopra Gr.inde Ufficiale. d avanti. a1. se;::m. delle dPcoraz1 Co d t mmen a ore. G In~·ica1e. Ufficiale. Medaglia d·oro pei benemeriti del terremoto d'el t908. o Medal(lìa d'ar!lento al valor militare. lrl. al valor civile. 6 6 Jd. dorato pei benemeriti della salute pubblica. di Id. pei benemrrlti della sal ute pubblica. pei benemeriti del terremoto del 1908. Id. ~ o Meda gli~ di brontò al valor militare. o Id. al ,•alor civile. pei henPmPriti della saluta pubblica Id, O Id. pei benemeriti del terremoto del t908, ~ Medaglia commemorallva di Crimea. ~ Id. per le campagne dell'indipendenza d' Italia (t). ® Id. per le campagne d'Africa (I). C lrl. per le campagne della Cina (t). Eì:i Id. pei benemeriti del terremoto del 1908. ffi Croce '1'oro con corona per nnzinnitil di ser,Jzio. ,§o Id. per anzianità di servizio. Croce d'argento per anzlanita di senlzio. + Aiutante maggiore in t•. MM.
•y
l
~l
•
+
Id.
Id'!".
,hptll. fam.
Aspettativa per motivi di famii:i1a, Aspett 'nftt . .Asj)eltatlva per infermità Com. Comanrlo. com. comandato. R. A. Riserva d'anzlnnits. L. D. Li bero docente uolversilano. P. c. I . Perito chimico igienista. dir. san. direzione di saolta. Dir. san. Direttore di sanità. osp. ospedale principale. Dir. osp. Dll'f!ttore ,1ello ospedale principale. osp. succ. ospedale succursale. inf, pres. infermeria presidiarla. c. a. corpo d'armata. Se. app, san. :SCoola di applicazione di sanlta militare. pror. lito!. pro(essore titolare. a. ammogliato. c. celibe. ,,. vedovo.
(l) 1 acn1Cl'i esponenti in<1ica no le campagne.
OUADRI tl'1HIIO del oorpe aullarlo mllltan (Tabella XI , circolare 119 del 1910)
Limite
mas.,imo di eta
65
TenenU generali medici
65
Maggiori generali ,d.
3
6'.i
Colonnelli
id.
'i6
58
Tenenti colonnelli id.
36
56
Maggior i
id.
H3
53
Capitani
id.
314
50
Subalterni
id.
{1} !74
TOTALR. • .
(I} In parte possono e,sere sostituiti da urflciali medici di comp lamento.
767
8
'f11bt lla gmduult e '""" t rì,11 N, 67 de{Jli ufllol1II del oorpo 11nllulo 111IIH1re (1910).
II
Comando del cori•o di stato ma1?giore . Legioni territoriali carabinieri rcall (Roma, Napoli, Palermo e Cagliari Legio11e allievi carabi11icri reali. Regguncnti granatieri e fanteria rii llnr a Reggiment i bersaglieri
!
I I 96 c1J96
m
'
19 (lt :t9
a,
a
8
Com1iagnic di disci[lli11a sta b1hmcnti militari rti pena. Reggimenti di caval lcrh Re:zgim,•nli d 'artiglieria ,ta campag11a Rel!gìmento d'artiglieria a cavallo. Reggimento d'nrtlglieria da montagna Ref(gfrnentl d 'artiglieria da fortezza . Hep;rdmcnto d'.irli!(lìt>ria pcsaute d.i campo RPg11imen li del genio Dattaglione specialisti del i:enio • ts11cuorato di sauità mllilare. Direzioni di sanità militare Direzioni rii ospe,iali mìlil,1rì pr inch1ali e succ11rsall. infer merii, di presidio e speciali, compagnie di sanita . . · Scuola lii guerra · Scuola d'applicazione !l'artig lieria e gouio Accademia milit.ire Scuola militare . Scuola d 'a pplicazi one di sanila militare Collegi militari. Scu1Jla d'applicazlono di fanteria Scuoln d'applicazione dì ca,·alltria St.ibllìmr nti militari d'arth: liorla (R. polverillc10 sul Liri). T OTALI
't
t4 3, t 58
Il (1)1!
lleg~imenti alpini .
I
II
I
i6 I
36 I
I
t
:i
I
6
lO
j()
30
t
t
'
u
6
I
l
5
t
u
I
t,
11
11
17
:!Si
I I
t t
I
r,
I
8
15 !
I I
t
- t71
i63
!
t
I
I
. [~ ~ ~~
I t
( I ) Pùssono essere sostit uiti da umrinli medici di complemento.
JYl)lt. - /1011 sono compresi nella presente tabella gh uOJcinli che sono portali nel quadro organko ,l~I 11. corpo di trup pe coloniali. Vari:111dosi il numoro dei collegi militari, verrà 1·ariato in proporzione li numero dei capilan1 medici ad!lr t ti ai colle1ti stessi. Quan<lo l'uf!lcla.le Inferiore medico del comando del corpo di stato maggiore riveste il grado dì capitano, r or1?&nico degli ospedali •lene diminuito di t1n c.1pilano ed aumentato di un suhallcrno
P'ltOSPETTO numerloo di t1ttl 111 ulllclall medici 1ff11tlum1n1, Hisltntl 11 1° luglio 1111.
....,
P OS IZI ONE
[1 O Il AD I
I
11 h
I I Teneali go11crali. 1
5
Maggiori Generali
3 ••
51 ~
I
I Colonnelli .
261 IO ••
!6 ••
I Tenenti Colonnelli Maggiori Capitani.
a;; .. 116'
Tenenti . SOttotcnenll
. . i ••
18
9 .•
~70
,;
••
8t
(i(,
51 118
I
••
g IOJ 130
301 ~,
1!~8
,)
TOTAU.
117
I
·· 1 ' "
8
tùl ~)6 518 I
.. I
IOS~ ,161 ~5 1839
:!115
ltl
80!
963
71~:~---;-;I;;~
I 31
6 \163
I 1
1891 70:i 703 3566 ~
========
:
IO
DATA I.VOGO DI NA SCITA
di nascita
CASATO E NOME
POSIZIONE
DECORA ZIONI E C.HIIPAGN&
Tenente generale medico. n t. a
Torino
6. 6, 53 f'trrPro di CavallerlPone l u ig(, U •• G C ,§o, ® ''"", • • ffi.
!spett. c.;, po san. mii
Maggiori generali medici. ,fai n. 1 al n. a.
a
Narni (Perugia) .
Il. 3, 18 Sforza Claudio, U • · C ,§o. ffi .
a
S:1velli (Catanznr")
10. HJ. 51 Sciumbata Glur., U • · C
a
Aglié (Torino)
7. 11.49 Gozzano Francuco,
lspelt. san. mii.
+ al .
Id.
id.
u• ,c+, ®", al
Id.
id.
Colonnelli medici. dal n. I al n n .
+, ~-al+. ~ .
a
Bra (Cuneo)
?~. 10.50 Mori no Dommlco, U tll, C
Dir. se. app. san. mii. .
e
Foglianiso ( Benevfn ro)
ti. '!. !IO Caporaso L1dg!, U • · C
Segret. ispet. san. mii.
e lntra (Noura)
31. 8,51 Bobbio Bugenw, • · U ,§,, al.
Dir. san. Il c. a.
+. 12, ~
Mola di Bari (Bari)
19. t . 5t Susca Yilo, e, U
Carmagnola (Torino).
H. 7. ~· Bussone Chlnttone Giovamti Antonio,
a
r orino
IS. li. 49 Rosanigo Alberto, tlt, U
a
Voihera (Pavia).
13. 1,51 Selicornl Carlo, e . U ,§o. ® -
:\
Caltagirone (Catlnia) .
+. ffi.
hl. Id. VII
id.
a
Due Mi11ia e S. Savino (Cre- 19 IO. 51 Mangianlì Jh.io, e, o§,, al.
Id. id. IX
id.
a
ca,·a dei Tirr. (Sa lerno) .
16. 4. 55 Pari si Felice, • · ,§o, <~, ~
(d. Id.
Xl id.
a
Moiano (Benevento)
l(i. 3, 54 Bernardo luigi, • • ,§,, ~ . '?
hl. i,I.
VI id.
e
Tropea (Catanzaro)
i 8. \!.~4 Baldanza Andrea, e. o§,, ~ .
[d. id.
X id.
e
Caraglio (Cuneo)
! 5. Il. 53 Bima Maul'lzfo, • • <§,, ~ .
(d. id.
I ì,1.
a
Novi l.lgurc (Alcs,ar1dria) .
Il. 7. 5j
[d. irl.
IV Id.
a
Napoli
ti . 4.53 llar balelli EU,,..,, • · ,§,, © .,• al
Id. osp. Bari
a
.Mercalò S. Severino (Sai, rno)
C~rra.t u Crlt•$'.l111J, • · ,§,, ®, EB . I. (i,"1 ~lrn1c1 8110,111", • • ,§,, • . ~ . .
M.
id. Geno,•a .
1,1.
id. i'ia po1i
a
a
"
• . u +. al,
,.
3. 50 Barlella Nicolò, e.
+, al
mona .
Roce lla loni,·a (R eggio c.,labr,a).
I.
~-~;I
Verri Luigi, •·
+. ffi
, al,
Id. Id. Xli
id.
Id. ili. VIII
id.
1<1. 1,1. 1,1. i I.
V
id.
lii
id.
ti
ANZIAN l l'À DATA
VARIAZl<.MVI durante l'allllO
Tenente generate e
maggior generale
Colonnello
Tenente colonnello
Mag-
givre
Ca1•I· tano
TeSolto- 3rruolanente teoente mento medicina e chirurgia
...
3. !,910 18. 8.90! 18. IO 96 9. 4. 907
6, 9. 90 l't. 9, 79 ti.,~. ;3
I. 1,908 16. , . 903
i . l{,!JO I. IO. i9 ~- l'!,i6 ~!. (O. 74 :!(.
8, 6,97
17. ll-908
Id.
!ti
3, t.910
8. 7,903
'"·
...
hl.
18. 9.905
...
Id
'i8, 7.901
Id.
5, J.99
,. 6.99
25. ti. 73 16, 3, 74
:!. I O. 79 !8. lt. i6 10. li. 7' iO. I. 71 Torino
s. 8. 74
1,1.
3.80
Id.
Id.
u. (l. 9J 18. 3.80
Id.
Id.
!ti.
!I. 7.73
t. 70 Na11oli
3. I I. i9
9. ti. 97 !3. S.91
U.tl.73 Torino
3, ,. 1'! Padova
19. , . 91 11. 9. 79 ·U . 5, jf 13. 4.
19. 9,903 '7. 10,97
... ...
,.
1,
\H. 10.7' \!f. I O. 74
1,1 .
...
18. ,. 907 I~. 4. 903
...
Id.
"'·
(d.
8. t. 81 ,. 11. 78 j6, 10. 76 26,10.76 Pavia.
"·
,. 7t
18. 7,H
I . ti. 73
i8. !. 76 f . 9. 73
!1. ;. 75
s. 1, 8'1 ,. u. 78 M, t(•. 76 7, I. 76 Napoli
:i(). 9. 76
Id.
hl.
...
1,1.
i l , 1.904
...
Torino
,. 8.14
Napoli
...
Id .
'"·
:d
lrt.
,19. !l.St
Id.
Id.
16. 10. 76
tt;. t .908 !9. 9. 901 30, ,. 96 1. 6.81 11. 4. ; 9 !I. 4. 7; :!O.
17. I!. 008
! . 9.74
29, 9.903 16. f. 9fi 15. 10.81 9. ti. 7i 4.tt. 75 te. IO. 75 Torino
Id.
... ...
7. 95 u. 9,81 ti. 5. 76 19. 3. 1, 19. 3. 71
hl.
1 . 1.908 29. 9.900 13. l i, 94 8. 9.80 u. 5. 76 16. 5. 1, 16. 5, 74
...
...
,.
7.
Napoll
I. 6. ,~ Torino
13. {. 907 SI. 3. 901 13. Il. 91 6. ,. 61 '!8. ti. 76 ti.10,7' H.~.7'
s.a
Torino
i9. 8.80 IO. IO. 71\ 18. 8. 74 18. 8. 74 ~apoli
... ...
LAUREA in
di
lcl.
Id.
5. 4.905 14.li.96
...
ld.
!!9. fi.!IIJ,i
1,1.
lol. l O. 5.$3
IO, 8. 76
Id.
18.U. 76
I. 1.80 16. 10. 77 16. 10. ii Torino
!O- t.910 i9. Il. !!O' 18. f O. 96 s. I, Si 9. "· 77 4. Il. 75 30. 9.910 ~.IMO.I 18.I0.96 8. t.8l! 9.B.77 Ul.75
...
S.7'
Id.
!ti.
Id.
,.
f. 7~
Id.
4.H .i5 Napoli.
Id.
f. t.Sfl l f,.{0.77 l6.l0.77
u. 7. 77 9. 8. i5 !5. ~.?5
Id.
13, 8,75
Id.
!lf. 8,77
H
.!: '-
s
DATA LUOGO DI NASCITA
di
CASATO K l'\O~E
!l
nascita
e Napoli
7. 7.53 Bona,·oglia l uia•.
'JJ
POSIZIONE
DECORAZIONI E CAMPAGNE
ral n. I 8 .,I n. ••.
* +
Si/do, • ,§,,~. +
Id.
id. Milano
+
l•t.
i~. Verona.
hl.
i,1. Ancona •
Gattinara (Nuvara) ·
9.H. 53 CameUI
a
Massa Suprriorè (Ro,·i;:u) .
~.10.51 Vallicelli A111,,11fo, $ ,§,.
a
Dir osr. Firenze .
,§,,
e
Aquila
7. 9.53 O'Aogelantonio Ell"l'f, • <{},. ~
c
Aquila
!J.l!.51 Giuliani Frn11c-.c,1, •
a
Noceto (ParmaJ .
:?O. =J'.55 GiulTredi Al{1Td11, • o§•, ~
+. ~ .
• ,§o,+ . e +.~
hl.
Id. Palermo
Id.
id. Torino
~
Gu bbio (Perui1ia)
~,.. ~.55 Cer vigni Giun11111i,
M. id. Bologna.
a
l'isticci (Potenza>
ti. 9.55 Grieco r.iu.,,pp, ,
Id.
Id. Roma
a
Tramonti (Salerno)
7. 8.5~ Viceòomini .!lflll,•,,, ol!-,+ .
Id.
Id. Ales,andrin
Tenenti colonnelli medici. rial n. I al
I '
a.••+.
Id.
id. Livorno.
+, + .
Id.
id. Caserta.
+ ~' ..§..
Id,
id. Perugia.
e
Cic11la (C.itanzaro).
13. ~.55 T~ llarlco 8 0 11 ì(flcio, ,§,.
a
Lugo (Ravenna).
18. 1.51 Cavicchia F1·011cr~w.
a
Fal erna (Catanr.aro)
~- 4.:;.:; Carino Tvmma,'<(,,,,,,
a
Prato (Firenze) .
13. i. 56 Li vl Ridolfo,, e .&.® '"',ffi,1. D. in
a
Cervere (Cuneo).
:!0.(2,j5 Vil•uMa C<•rlo,
e
Torre Or~aja (S:,lerno)
6. 7.,,i 1:edrola Gt11.<f'J)pr,
il
AnJria (Bari).
U O.:,i Buonomo L"l'rnz11, e +. !!lii
a
Reggio Oila lJria.
l i. 3.5( Carbone Bru11 0,
a
Giugliano Campania (l'iapoli).
6.11.:\\ Gerundo Gillli111111,,§,,
a
Pomiglia.no d'Arco (l'iap~l1)
IG. 1,5 ,
a
Sedegliano (Udine).
13. tt.r,(i Pressacco Pasr1,wk, ,§,. ® ""• ,§,
a
Mo.iena .
1~.
antropologia u~lla tt. u. C11 Rurna.
o§,, +.
Dir. osp. &wlgllano.
+. ,§,. + L. O. in
chirurgia nella R. U. ct, lloma.
+.+
Dr gli Ubertl Gr 11n<11·u,
l~pett. san. mli • .
+ +. ~.
• t,• ®" a;i, + L. m igiene nella Il, . di Monena.
t.r.s Testi F'1·011uuo,
lJ.
a
V,zi.inl cc~ Lania)
\'
Latisana (Venezia).
a
lesi (A nCù'lil).
+. ®", + +,® " • ,§,. t s. s.;,,j Gandoln r.foc,111w, +. +
r
Panica le (Perugia).
1:1. f,.:,l Cherubinl-Giammaroni Orla11do, '?', ,§o
a
I.od i (Milano).
:!7. ! .:'1j StelTenoni Bllorr, +, ®", ,§o.
'!. 'i.55 Maugeri P1·1111asco,
il . l .5i Fabris Dr,m1•11it•1,
@ ".
e ~·· r_a.~ (,., O.
I(!.
id. NOYUl':I,
hl.
ili. ChieU
Ili.
Id. Brescia •
1,1.
id. tua 411 Tim,I (~leuo)
Id.
id. ldt'ssioa.
tJ.
ld. Catannro .
\"ice dir. se. appl. san. mii. (prof. tìlolare). Dir. osp. Ravenna Id.
Id. Venezia .
Id.
M. Cagliari.
M. Id. Piacenza Id.
I~. Udine
a Torino
3. ~.57 Trombetta Bd oio,,d n,
a
Palo del Coli e mari) .
!:i. 8.55 cte Vif.(iliis nu,ro,/;,, ,§o, ® ••" o§,
0 •1'· Bologna
~
Fano (Pesaro)
M. i .~15 Peti nari Adrianli, ,j!, ® " , ", " . ffi.
Id. Milar.o
in oculistica ne lla li
. o, 'l'orino.
id. Padova (com se. appl. san.J.
(d.
I
!3
ANZ IA NITÀ VAl/1.~ZIOIVI
DATA di Sollo· arruola· tenente mento
LAllllEA in medicina e ehir ur~ia
Capi ta110
Tenente
8. 6.97
IO. 5.S:l
I. t.80 16.t (l.77 16.10.77 r-apoli.
9.l':!.97
~ . 9.8~
1,1,
Id.
1,1.
Torino.
t. 7.!)11(\
Id.
9.1!.SJ
1,1.
lii.
hl.
Pado,·n
1,1.
Id.
Napoli .
J t. 8.ii
~- 6.81 ';!t. 3.8/)
3. l.78
3. J.78
Id.
':!~.1vs
c~lonne1lo
Mal!· giore
30. 9.910
Ut.!l05
M.
31.13.905
hl.
Colonnello
dum11 le I' a1111u
I' TenPOlll
I
I
30.10.906 '!7. t.907
"'·
Id.
!Il. !.907
9. t.98
I·'.
I. t .908 t. 7.9R '!t.10.84
Id.
"'·
(,/,
'!3. 1'!.8() '!l.t0.78 '!l.t0.78 Parma .
!. 8.87 1
u. 8.77
rn. ; .;s j
l rl.
Bologna
Id .
lii.
Napoli .
Jo. ~.,6 I
Id.
9. 9.i~
6. 9.78 1
!,i.
ltl.
lrf.
'!I. G.78 1
111.
'!l. tt.98
Id.
18. 5 911
lrl.
Id.
1,1.
Id.
Id.
1,1.
...
l•l.
5. 3.99
hl.
Id.
1,1.
Id,
Id.
...
Id.
4. f,,\l'J
Id.
Id.
hl.
Jd.
llom.i
...
Id.
ti. 3.91l/l
5. '-85
'!. t 0.70 r-a1101i.
l t. 8.79
...
Id.
lii. r..900 11.W.85 '!3. t\!.80 '!1.10.78 31.10.711 Pal'ta •
tt. 7.7$
... ... ...
Id .
17. 9.!!0(i
5.U':! i.t 0.79 '!.10. 79 Torino.
I ?. 7.i9
hl.
'!Il. 1.!lOI '!6. 9.86
Napoli.
18. 1.7g
t. 7.008 '!t . 3.9(11 J t. 5.90 ~7. ll.87 I O. 9.lil 4.12.X.1
Id.
5. J.sa I
5.U'! \!.10.79 U 0.79
hl.
Ili. 9.iS
t. 1.909 '!l.t \!.90'! u. 3.~i
Id.
:t.10.79
!!.lO.i9
Id .
...
-·~··· 8.,-9 I
31. 3.909 16. 3.903 \!4. 3.87
( ,1.
Id.
frl.
Id.
11. 8.i9
...
18. 4.909 16. 4.903
7.l0.87 lt. t.83 l!t.to.80 tt.t0.80 Padova
...
30. 9.909 '!9. 9.9()3
Id.
Id •
4.1 0.80
...
31.t\!.909
J,!.
lrf.
ltl .
Id.
Id.
Napoli.
"'·
3. 1.90',
Id.
hl.
Id.
Id.
Padova
Il. 8.RO
31. 3.910 1!6. f,.90\
Id .
Id.
Roma.
ir,. 6.~o
.. .
lrt.
'!9. 9.901
Id.
"'· M.
1,1.
Id •
Id.
Bologn~
!!t. 6.80
...
Id.
1,1.
1,1.
frl.
Id .
Id.
Pavia
...
30. 9.910
Id.
s. 4.8!1 t O. 1!.$1 !!I. I O.SI U.l0.81 noma .
...
[(!.
Id.
i.10.87 tl. !.83
...
Id.
Id.
19.· 4.911
... .. .
...
...
I
,~.
lrt. J t. 3.9tt
t J. s.;; J
hl.
:!~. 9.90$ '!3. 9.001 '!I. J.$1\
Id.
5. :!.l,2 '!,t0.79
lrl.
Id.
ld.
I. 7.78 1
I
Id .
4.10.80
Id.
,\ . t(l.80 Modena
I
\!.
s.so I
:11. u.8() ti. 8.80
o. 7.80
\!5. 6.~o
4.lO.t!O Napoli .
19. 8.fl()
Id.
!!I. 6.80
Bologna
I
H
I~
lHTA
I ;;
I ;; 1-;;
LCOGO Ili l'(\SClTA
CASATù E l'(O}IE
cli naicila
'~
POSIZIONE
llECORAZIONf E CA~P,\f,NE
I ,l a l n. •• al n. ae.
"
F,• rmo (A,coli Piceno)
i e llarge (Cuneo)
~I . ,.:;r. )losclliui ll111'ic", o§,.@•, .§o t 5. !,:;:;
Ile Gi,w•pp,.
+.
Orch iohcll o (RoviiroJ .
15. 7.!i.fi )l :t:?f.:Clla Edurn,ulo . t§a, ?.
llundolro (Pfsaro e l' rh Ot>)
~~ - :i.7-:",
Trn,·anelli h'dua nlti,
ffi.
e
Osp. Ale1sanclri:o.
•+, ® .... ,,.".
hl.
Verona
PeUìnengo (NoYara) .
11. 1.:;i; llellia E,11ili,,.'*'. <l "", .§o.
Id. Torino.
S.1s~ar i .
IL ~.afo Car t., M,1nli~lia Fil•PI'", * '*'·,§,, I.. O.
Id. Torino.
111 d11r ur~ 1a
a
Osp. F1reo1e Scuo la di guerra.
@ .., ,§,.
nella K . U. rl& Tor.no.
l'(nl)oll
16. 3.:\i Lanza B,11w a11ut/lo, o§,,@ " ,~ .
Id , Bar i
Turino
11. 9.~,i; V1~1iarl1i L 11 igi l g,u1:i11 Pnlfl'ÌO, ,§o,
ln fer m. presul. Pu1erolo .
@", ~-
C.131el1111ovo Scri\'la ( ~l1•ssnn- ti.;.:,; r.a lli t;tov. Dn111t 111cn, o§,. i, CiJ. ,§,..
!spett. san. mii ••
ti ri• ). C
I e
OrbetPIIO ((~rOS'C10)
13. i.~.. Arl'a
Oarf(e (Cuneo)
:!j, ~.:;1
rw.., fo. • +. ~.
Osp. Napoli
Per issi Ci<,1•a11ni .lu/,.,,fo, ,§,. ,§,. L Il. 111 cl,iruriia al1'1st11utu , ui,eme di
Id. Caserta
Virenzt • 1
I a Asola (~antu,•a).
u n.~,; G~lmetti Ar /111 ,,, '*'· ~.
Ia
Pu1.1allo (Siracusa).
:H. ,.~.. Ilei Vecchio //uy9iero,
I e
Sca r1tl ia110 (Rei:~io F.qul,a) .
~1..11.~R illtini Co111illo,
Ie
Pisc ma (Torino).
~~. 1,:;;
I a
norno wa,·ia)
'*'·?.
'*'·
,§,.
l'r.. nollo U1•1iedd/., Sulpl:;io. iÀ, Y·
Id.
Verona
Id.
Palermo .
Id. succ. Parma
'*
~ @.
Id. No,•ara. Id. Genova
Maggiori medici. ,lai n. 1 a l n. t t.
tr.. 3_:;!1 tlernucci G111vn,i11i, <§,,@ '' " , i:j. ,§, . a Casti glion Fiorentino (Arezw) lfi. ~.:.i F:,ralli Ctle,1iu11, ~', ,§, .
a a
Carrara (Massa Car ra rJ ) Pa lermo
Id. s ucr. Mantova.
Id. Firenze
3. i.:,i\ C,prian,1 /. uiyi. ,§,, (i , ~. ,§, .
Id.
Paler mo .
a
Reggio Emilia
rn. ~.5r. llinnld l Sd71fo11e, ~. (!, , ,§,.
Id. Piacenza .
a
Carcnre (Gcno,·a)
~-1~.:;; Sanguinet i Gi11 vn11,ii c,11·!11, ?, ,§o
fcl. Firenze
a
Ascera (Salerno)
U. fi.~r. Romano F1·a11c, , c1J, ,§e, ,§, .
n
S. Enlemia (Re~g,o Calabria!. 1:1. 1.· r. C11 Lri Ptl'11i11a11t111,+, ,§,
+. @ " ·" , ,§,
Id. C-1.!ierta
Id. Caserta
a
To rre Annunziata (l":1~oliJ.
19. i.~, Ausiello P11&q11,1/e,
a
Onri
un.;;:; Criscuoll 1Yic11to, ,§,, @"·" , ,§,
Dir. san. Xl c. n.
a
Cruvacu orc (Novara ).
t J. t.;;i! Sanlirelli B11 rlc11, ,§,, ® " "·" . ,§,
Osp. Afessa nclria.
a
Prnnlr (Modena).
'.!l.l/l.~,f, )lunelli 81·11ut .. , ~ - @, ,§, .
l'ir. san. VI c. a.
ç
<:asteh:olTredo [Mantova)
3.12.:,.. ;\'t dnri T'ietl'11 , +. ,§o.
Osp. PadoYa
Id. Genou
15
A~Z I ANITA DATA
Y>.RIAZ/0/rl dtwanle l'anno
Tendnte colonnello
di
Ma~g1orc
30. !l.9Hl !t'J.13.901
Capitano
Te· nenie
i .111.87 11. ,.s:1
Sotto- arruolalenente mento
In 111rdlcìna e cl,irurgia
4.10.J ,.10.so Bulo;rna
:!?. 6.8()
Torino .
'"· Bologna
7. 7.80
Id.
~·- 6.8() ~9. f..80
Id.
Torino .
11. i.SO
ltl.
S.usan.
9. ,.~,
11.
Id.
Id.
M.
Id.
lii.
Id.
Id.
Id.
IJ.
Id.
1,1.
5. '..905
Id.
hl.
Id.
Id.
hl.
1,1.
Id.
1,1.
'"·
5. 1.911 li. fi.906 li.IO.~
LAUREA
1,1.
1(1.
31. 3 911
lrl.
,,r.
Id.
,.,.
Id.
Napoli.
17. 8.80
Id.
hl.
le!.
Il).
Id.
Id.
Torino .
3. 7.!l()
1,1.
';!~. 6.9/)j
Id.
l ii. !.Si ~I.IO.SI !I.IO.SI Bologna
j<). 6.81
1,1.
:!S. o.oor,
1,1.
H. U3
\ .IO.SO 4.t().80 Napoli .
\, s.so
'"·
'"·
hl,
10. !.Ri ?I.IO.SI ':!I.IO.SI Torino .
30. 6.8(
8. ~.AA Il. i.83
IJ.
1,1.
Id.
31.19.!l()j
hl
15. 3,906
Id.
hl.
30. 6-~11
1,1.
~- 4.811
1d .
1/l.
Id.
,.,o.so 4.t 0,ij6 Pn\i3
8. 1.88 IO. ~.SI ':!1.10.~I 31.!0.SI Catania
:.o. 6.'lO I. 8.Sl
Mo,lena
~i. 6.81
1,1.
15.IU I 15.l'il.i;I Torino.
30. 6.81
1,1.
31.10.~I 31.10.81
30, f,,ijl
Id.
Id.
Id.
...
17. fi.!l06 Il .IO.~ 10. }.~\ i l.IO.SI \!l.10.k l l'atfova
...
16.l'il.906
1,1.
f<I,
l i. 3.~0i
1rt.
1,1•
t:i.li.81 I.H.81 l'~lermo •
Id .
ftl,
Id.
!l.l0.81 U.1 0.81 Modena
ii. 6,81
Id .
hl.
lii,
Genova
:lf,. 7.81
hl .
1,1.
. ..
.. . . ..
... ... ... ... ... ... ...
Id.
lrt.
Id.
hl.
Siena
':17. 7.Sl i.
7.~o
Il . i.8(1
lii.
~.U.81 :11.1~.110 Napoli.
U.l~.80
16. 6.90i 19. 5.8!1
lrl.
15.IU I 15.IUt l!e,qma
:!6. 7,111
11. ,.so
1.r.
Id . Id. :io. 6.907
n. t.81 31.12.SI :'<ar,oli.
"'· 31.1:!.(II '!9. Id .
hl.
i1.19.81 H.IUI
hl,
11.IUO
:t:;. 4.81
!I.R:t :!•. 9.~:! To11n? .
:!~. 6-S~
( !). !l.9(1;
IO. :;,i,9 IO. UI 15.1:!.81 15.IU I Modena
'!7. 6,81
Id.
4. 4./!!1 31.1~.!U 19. 7.8:t 19. !l.8! l'a l!ova
18. 7-8~
tfl
DATA
LUOGO 01 NA SCITA
~
di uascifa
CASATO E NOME
1
POSIZIONE
ii
DECORAZIONI E CAMPAGNE
- - - - - - - ' - - - - - - ' - - - - _ ! . , _ _ _ - -Il
11-----:-:n
dal n. •• al n.....
II. ,,.:,5 C:inohianco Dfl111,'nict1t1/011 ir, , +.@ "· Osp. Verona
... . . . . . . . . . .. .
e
Frigneto (Avellino)
a
Ripatransone ( , scoli Pìceno). l :i.ll.5i Nocelil n o111mic11 Gius1•ppt.
a
(.ago11rgro [Potenza) .
In. 7 .r.7 '.llarrocco Achitl,. ,§,,@ • .., i;J
a
C'~'lserta.
'!. 2.,.s dell:1 Valle F,·11,,c,.,c.. , • ,§,,
Capo ~ez. mlnist. gomi (incaricato) . .
C
Pavia.
+. $. 3.'>R Vittar1inl Ca ,,,m,,, <§-, ® ....., +.
e
Mortcn.,.
30.1~.AA Fu i Ioni AdP•l(JOI//, ,§,, @" ..,,§o.
Comando corpo S. M..
~
!O.
5. 9.m Mng!se,i '/'11"111"""·
a
n
'*'·
Id. Caserta
Scuola appl. sanità mii. (professore tltolare1.
lnferm. presid. Pa,,ia
~.,,i Virg~llila Mario,~. ® ~ ", +
e Terr:inol'n cli Pollino (Polcnza) n Massa (.\lassa CMrarnl
a
+, @,+ +
Osp. Roma •
@ ,,.,,, ~
Dir. sao. IV c. a.
l.uci11nano (Arazzo)
,!r,, 3.59
l'impinr lll Plell'", ,§,, ®"". + ·
Osp. Firenze
GaeL1
7. l.~i
Gaeta Anlt>11ìo,
Reclusorio militare .
'*'· ® "·", ,§,.
+.
Monreale (Palermo'
5. 3."8 De Luca C11.,ta111i11", +.@ "",
Risceglir (Rari)
1.rn.r,r, Cocola Vi11c,11;11, + ,@" ", '? .
Chieti
~0.11.r.o Snotoro a;.,,,,ppe.+ , ®'·'·"· ½.
S. Sehastìano Curone (Pavia). '!7. 1.59 Giani Piet,·",
Aspell. i 11{e1·. Osp. Ro,Ì1a . lrt. Breaci:>
+, o:}
111. soce. Parma
:i
S. Nicola da Crissa (CaL~nzaro)
~. I.SSI Marchc.,e Gio. 8 atii1t11, '1}, @", +
Id. Venezia •
a
Pielrasant11 (C.ucca)
31.10."6 GrotLI Car/ 11, "2°,',,@"",m, ,§o
Id. Novara
e
Montero,so (Catanzaro) .
7. Ui9 Farina Gi1urppe,+, O O ® ·@ ",&:l,+
Scuola appl. art. e genio.
a
Ca ltagirone (C1tani:1).
tO. 3.:,9 Barletta Sah,(ltni·e, ,§,, ® ", O, +.
lnrerm. presid. Catania
e
Rionero (Potenza) .
!i. 8."8 Mennella Arc<111g1•ln,
Torino .
5. 1.1.i Morino Fra11c,·sco, ,§,, (I)", + .
n
+. ,§<
a
Catanzaro .
13. U9 Giaccio Andrea,
a
Spezia
ti. 9.59 Gasole llafo,
c
Montesca~ lioso (Potenza)
'l. r..r.o Salinari S0ti·o1,,re,
+.
+. ®',·" , y.
Osp. Firenze Id. Torioo
dir. sao. I X. c. a.
@ "·",
+
Osp. Ca gliari
+, ® " ·" ;J, ~ L. D. in clinm1 chirurgica oeha R. u:
Id. Napoli.
cli Parma . . • . . . . • e
Bolotana (Sassari) .
\!G.10.f,9 Qggiaoo Gi11vn1111i, o{!,, (I)"", +
Dir. ,an. VII c. a,
a
Co,(·nza.
u. 1.~ Infelise Gil!•rppe, +. ®, +
Osp. cataozaro.
a
Pavia.
5. 9.:\9 Tavanani 0~11,·e, ,§o, (I;, @" u "" 11 .,_., •• , .§- • • . . . • • •• •
loferm. presld. Ivrea
'*'·
@ " " "-'' ", ~
n
Venezia .
!!8.lt.GO Schiu.i Pielt-o,
e
Uorso (Treviso) .
16.11.58 Tre,·isan 8ugmiv,
a
Fontanella (Rerpa1110)
1.11.r.9 c.,1egari Gin. 8 11/li.<111, •· ,§,,@ " " @, IMH!t-:, ~ . ~
a
Ca <amal'cian,, (Ca.s~rta) •
01p. Verona Id , Padova
+, ®, + •
,
•
•
•
•
•
Id. Milano.
:1
t7
I
ANZ IA N ITÀ
I
VAIIIAZIONI
du,·a11t, l' IIIIUù
I
i;rore
Capitano
:lO. 9.~1)7
4.11 .8\l IO. 't.81 ti. 19,gl 19.1'!.!ll
.l lag-
Napoli .
::19.l i.~I
'!I. 3.$f. IO. (I.Ml 31.tU! Roma.
Il . i.82
I. 1.\JOS 30. 3.\JO IO. 2.81 ~I.IO.SI 21.10.81 N1t()Oli .
tt.11.81
~.12.!lOi
lii.
Id.
:l.11.90 :!7. 8.87 23.11.85 10.t :l.83
Id.
:11. 5.90 'c!I. 3.86 19. 9.8',
'"·
Id.
l,J.
Id.
Id .
8. 1.83 Pavia
ii. 8.87 23.11 .8~ 10.1~.83 Modeua
I. 8.R I
22. ;.$;! 30. 6.83
!!.11.9,1 ! I . 3.fir, 19. \I.~\
l.12.82 Napoli.
r..11.ll()
"'·
lr!.
31.1'!.~ Firenze
Il. i tti
Id.
M.
Ili.
.;. i _,;3
Id.
19. 4.91 !7. 8 .27 i3.H .85
1,1.
~. 11.90
IO.IU3 Napoli.
311. i .SJ
1,1.
19. , .9t i l. 3.Sf, 19. 9.81 31.1!!.l!J Palermo
10. i.Si
li!.
17.12.~I :l6. li.8f,
Id.
8. I. 77 Napoli.
:!$. i.M
Id.
13. 3.92 27. 8.87
5.10.81
Id.
1,1.
1,1.
12. f,.!l'!
Id.
lii.
IJ.
l,J.
Id. Id.
lei. Id. 28. 5.!lO!l
lii.
II
DATA LAUREA di in Sotto- a rruolaTe· nente tenente mento medicina e chirurgia
5.10.81
r.i.
,i.lO.k4
1,1,
Id.
8. 4.AA 7.11.81,
Id,
Id.
I l. 7.81
Torino.
,. 7.83
5.10.81 Napoli.
:!3. $.SI
:l. 5.80
Id.
H. r..S'.
7. 1.85
Id.
8. 8.84
16.!2.Sf. 23. II.S5 10.1~.83
5.10.81
!i.l0.8\ Flren,.e
5. 7.81
't'l. 8.87 ~J.t t.8:,
9. 1,84 Na1101i .
15. i.83
8. 4.88
11.12.92 26.12.86
"'·
i .l '!.83
7. 1.85 Torino.
lf, i.!H
47.1!.91 ~7. 8.Si 23.H .85 to.tU3 Napoli .
1:1. i.83
5.10.81 Cagliari
5. 7.83
13.12.91 !7. S.87 \!3.11.85 7. l!!.83 Napoli.
s. 8.8-1
Id.
3. ,.93 ~6. l !.86
7.11.8•,
5.10.81
Id.
3. 4.9~ 8. 4.88 7.11.86
9. t.85 Sas,ari.
Il. 7.P',
Id,
17. 7.93 26.1!.86
5.IO,S.I
o.t0.84 Napoli.
lò.10.St
Id.
8. 3.9.1 ~i. 8.8; !3.11.85 10.1\1.83 Pa,•ia
M.
17. 7.93
9. 1.85 Bologna
7. i.tu
l,t.
8. 3.94 '!7. 8.87 ~3.11.85 10.1!.83 Padova
30. 7.83
Id,
Id,
Id.
13.l :i.9i
8. "88
7.11.86
8. 4.88 7.tt .86 7. 1.85 Pa,ia
10. 7.83
,. i .84
~
2 -
Id.
Qulid,v> di an.z1·101it(l dPl cm·p,J Mlltilu rio ,,, •ttt,,re, .-·cc.
Id .
9. l.!5 i\':ipoll.
7. 7.84
18
DATA
LUOGO 0 1 NA~C ITA
di nascita
CASATO E Nl)ME
POSIZIONE
OECORUIONI E CAMPAGN~
dal n •• al n. ••·
Osr. sa,igliano
.,
Scsegno (Cuneo)
I~. l .~,S Sciavo l1liql, ,§,,@"",.;i,.
a
Valeggio s ul Mincio (Verona). ? I. 9.5!1 Oarra l'ìllnrio,
a
Biella.
~l. ; ,m1 Gurgo Achillf , * ·@ ...... .;i,
Di r. san. Il e a .
a
Le11ol a (Caserta)
17. r,.r,; Boccia Salvatnrt, o§,,@ " ·", .;i,.
Os p. Napoli.
a
Caprino Berl(amasco (Rcrga- ~f.. :1.r.o Perrgo l'lllor fo, <l},, @ ' '·" , ~• .;i, . mo).
a
St roppo (Cuneo)
·I~. ~.r,9 Abelli l'lllnd 1,,+,@"·,.,,{,<,
Id. Sa.-igliano
a
Fondi (Gaeta).
~I. 1.r.1 Sotis ,lndna , ,§,, © ""·
Infer ni . presid. G,eta
a
Solopaca (Benevento).
t~. ,1.:18 Cusani Marli110, ,§,.@ " ·'•, y
Dir . san. I cor po d' arm..
a
Ca11liarl .
5. ;.~-is Sulliotli Efì.,i o, ,§,, @,@" ,.;i,
0.;p, Torino.
a
Napoli
2n. s.:;11 De Cesare Ed'11111·d<1,
a
llro~liaao (Vicenza)
:!,\ . R.;i!• Tomba Giu1rppr, '?,
+.@ " ·" , @.
lrt. Verona
Id .
+. @"u, .;i, .
Milano
Id. Livorno
*.
Id. Venezia
Potcn1.a.
Hl. f..on Rossi ,1 /frrdo, ,§,, {•.
Infer meria presi<!. Terni .
a
Roton,lella (Poten1.a).
n . i .:;r, Tuccl Fi ti ppn, ,§, '?
Osp. Perugia
e
r.asrelnuovu (Alessa ndria).
~o. u;~ Ost ino Gi11v11n,,i.JJ,,, @ " "· ~ . y 1.. O
Dir. san . VIII c. a. .
a
Vara poclia (Reggio Cala hria) . ~i.1 1.:;H Vìrtl in To~1u,uz..;n
A
Vizzi ni (C.~ta nia)
i7. :;,;;!I
Caizliarl.
2fi. f..f.t Oelogo Gne/0110, ,§,,@ " ", '?
lnlerm presid. Si racusa
Vaz1.ola (Treviso)
11\.1 t,(ò(l Mnzz• tt i F.l i .,en. • o§,;".'.> O, @ " " • "
( ,l di$p (1S Ì;";, IIIÌII Ì$I , t<ll'•'i l
l,1 ot urrno·l•riuguiatria ne, la Il. U. di To nno.
", l'.J, y.
1
+ ~.
~ ® M •
"
,,
Cantella Maria 110, '*'·@", o}.
0~11. Roma . Id. Napoli.
t1H.UH. Htl, y .
O' Ktlorre Alf1·ed11,
+. @ " , ", ? .
a
Chieti.
~. ~,;i\•
a
Goagnano ( l.eccr) .
21.1~.r.n Ceino Acltill,·, +, @ ,._.., o}.
a
Call:1gironfl
~I. 3.:,~ Furnò Gi11cll m11.
e
Budighera (Sa vona) .
~3. 3.:;9 Viale A11 grlo ,
a
Zuccarello (Genova)
!. r..r,1 Delminlo
e
Perur.tl;\ .
21.l:!.f.t Rossini Tnm111a,n, <l},, @ " , ? .
Accademia milllare .
a
l',apuli
i .B.!ii Gagliano Fra11cP•c11 . ,§,, @ " " , .;i,
Os r,. succ. Ma11to1·a •
a
Cara vngglo ( nr rga mo)
a Cagliari .
+, li) "· ", .;i,. +, ® " .. ,......, 'Ìl'
Ora:,~,+. @ "·", ?
Os p. Cllieri .
l nfer m. pres. Lecce . Oi r. san. Xli r. a.
lnferll'. pres. No,·i u ~ure Osp. Livorno
7. R.r.O Zihelli Gi1mppe, ,§,. .;i,.
Id. Milano.
~ - 8.!i9 Marini Bnu .,t.o, ,§,, @ .., ... .;i, .
Id. Cagliari
+. ® " ", .;i, .
Id. Roma.
o
Savelli (Catanzan,)
5. S.r.l Spina l'ince11zo,
e
Pollina <Treviso)
IO. 5.f.0 Losch i Ptetr1>1 ? , @ " .., , } •
e
Grollaglie (l.ecre) .
i. !l.:i!I Pier~lanni l' ir1u11z~, ,§,, .;i,
a
Varazze (Geno,•a)
6, 3.r.t Mombello E,·11r&10,
a
Sa rteano (Siena)
l ~. ;.:;9 Cugl lic11rgn, <§,, O
+.@"·". ~. .;i,
Id, Udine . Id. Chieti . (d. Milano .
Id. Pi,icenza
:I
19
A'.'lZ IA NITÀ
DATA
VAHIAZIO.Vl d Ul'Oll/f
) lo!::-
l"annu
gìurP
Capita no
LAUREA di In Souo- arruolaTe· nente teuente ment<, ,nedicina e chirurgia
~- u~
'.13. 5 908 !l.t~.91 :!i. 8.87 ':!3.11.$5 I0. 1':!.83 Torino l rl .
n t'!.91
.
I
Id.
U2.83 Pat101 a
'.I!. 7.83
1<1.
7.l':!.83 Torino .
!8.11.8:l
19. 9.8. 1. 11.83 Napoli.
30. 7.'3
1,• .
7. 3.9:;
Id.
Id.
I<!.
1,1.
lt1.
1,1.
lei.
, lrl.
hl.
27. 6.86 '!I.H.8~ Torino.
i0.II.S5
lrl.
I·'·
lrl.
~7.11 .87 18.11.85 Napoli.
2 1. 7.85
Id.
.
"1.
!l.1~.88 '!7 . 11 .87 ! 0.11.85 ravia
~- i.9:; '!i. 8.87 ~Ht.S;.
7. 12.S;l
Id.
7. 7.85
,. 8.83
M.
Id.
1. 1.
lrl.
lO.l:!.83 Cagliari
7. 7.83
111.
16. f.9f,
I'.
1,1.
Ul.78 Napoli.
27. 7.86
I •' .
Id.
8.t'!.83 Padova
'!8. 7.83
1,1.
[J.
Id.
hl.
9. tj.:<R '!7. 11.87 ~I.H .85 Napoli.
3. 8.85
1,1.
lrl.
18.1!.87
5.I0.81 ~'lrcnze
~ - 6.81
1,1.
s. fi.~7 l~.H.119 '!i.H .87 8.11.86 Torino.
16. 7.86
[ '.
16. C.%
'!C. 9.85
n. 1~.~
5.I0.85
lrt.
'lei."· :IO.lrf.I.% s. I.SS
7.11.Sf.
1,1.
Id.
Id.
ltl.
1·'·
Id.
lrl .
7.11.89
18.1 1.85 Napoli .
8. U lr.
Id.
9. t.85 Catania
1,1.
Bologna
5. ;.~.
9. 1.85 Napoli.
11. 8.~I
'"·
9. 7.96
Id.
lrl.
9. l'!.81\ ~7.tl.87 19.lt .$5
(d.
1,1 •
I•'·
s. ~-~ 7.11.Sfi 8. {.85
Id.
lii.
I d.
1,t.
1,1.
1,1.
ltl.
30. 5.8!1 27. ll.Si
3. 7.$1
'.18. 7.83
t7. 7M 5. 7,84
5. l.85 Firenze
9. i.SI
I.ti .85 Torino.
1;. ;.ss
1,1.
s. r,,9; 19.H.fitl
ld.
1. 11.sr. Firenze
s. i.85
I. 1.()(19
3. 4.9:1 2f..12.f;6
5.I0.81
5.I0.8~ Napoli.
16.t Mi
1,1.
li\, 1.%
Id.
~- 7.!J6 8. 4.S8
9.12.!!8 27.11.Si t 8. H.S:\ Roma.
6. i.S5
7.11.So 13. t.85 Napoli.
15. 1.85
l,4•
':!7.IO.(t; t!•.H.8!• 27.U .87
Id.
s. r,,9; s. 1.$8 7.11.86 9. I.Sa Bologna
lrt.
lrl.
Id.
9.lt .9i
9.12.$8 27.11.87
Id.
8. (,,9i
111.
..,.
9.11.86
Jd.
u. 8.86
s. 1.s,
Napoli.
3. 1.85
ò.11.8:\ Genova
i9.ll .S4
s. 4.88 i.tl .8(, I:!. t .8~ Firenze
9. i.SI
Id.
DATA
1.roGO lii NASCITA
di
nascita
CASATO E ~OME
POSIZIONE
OEC·, RAZIJ!il E CA.\IPAG!'iE
dal n. 7• a l n. •••·
Nav~lli (~<1uila).
o. t.r.:1 Sant ur.cl Sttf,,,,.,, +, e. ~. I . D. in
a
Sitlerou (Reggio Calahr'a) .
I. i .,w Romeo Pnmc,•,co, .Jì,, O, '? .
a
Chieri (Torino)
ocul.stica uel!a R. U. ili Torino.
I 0 1p. Roma Id. Napoli.
iO. ij.r,1; Richeri C,11·/n, ,§,, ½.
Id. Suigliaoo
n Perosa Argentina (Torino) .
5. fi,6 1 Gal\agno T ,·1111,•,,111, ,§,, ® "", ,}.
lo reriu. presld. Crt,mona.
Ma rwcchi p,.1,1o,
+, ? ·
a
Empoli Wirenzr)
lf.. !I.fil
e
Mar.;ico (Potenia) •
4. 3.liO L1,scal1,o ,l'llu, ~·. ~.
Osp. Ravenna . Id. Navoli.
a
!'iuoro (Sassari).
!. !1.61 Ni•<litu A 11t•,ni11. ,§o, ® " · O.½. l,. Il.
Id. Firenze
a
Urbino (Pesaro) .
~!. 5.00 Uonlni Giu,eppe, ,§,, ,} .
e
C,lSlelguiJone (Chieti)
r.. ~.60 Vitullo Gl11.<eppe, ,§o, ® " ••, ,}
a
Robecco d"Oglio (Crem<in:,)
f . l.f,0
in otorinu-lar1nguia1ria uelta K U. a1 l'urino
. . Id. Ancona
Dir. san. V c. a. O.i(>. succ. Mantova •
Sg11aZ1.I l'IUorlo, ,§,, ® " ". •}.
..} .
n
$. Lucia (Treviso).
6. 10.r.1 Vasllicò/ii11s.,,§,,@""-""" " O, ,}
a
Pieve Porlo-Merone (Pa, ia)
I~. 3.f,0 Moro Tilt/, ,§,, E:J. ® "·" , ½
lnferm. pres. Quale.
v
Caglir,ri .
!i. 6.63 l,hr ras llaff11l'lt, ,§•, @ ", ~.
Osp. Torino.
e
Trunta no ( ~o va ,~).
'!7. O.fil Fanehiolt1 Euymfo, ,§,, ,}
I d. Pado\'a
e
Napoli
j5, t.G3 Pacelui!Ji,e ,o§o,O,®'"'"'·" "·"'",EB
Id. Me;sl,1a
e
·s. N1candrn ( ~'ogg1a).
Il. r,.5~ Galasso A11tu1,it,, ,§,, @ " ·" , ,}.
l oCerm. 11r es. Fogila
n
Vall o della l.11ca111a ( ialeruo) ~.H.5v Rossi Gw•tfl11•1, ~. ® •1 . . ., ~
,1
Pavia
:!f,. 5.59 Pl1.,oc.1ro c1.. m,•11!,•,
a
!iapuh
15. 1.6~ De (.lris,o l uigi, ~ . -} •
Id. Caserta
a
Fiviz:z.100 (llfas.;a Ca rrara) .
:!3. 3.58 f'ior111i Ffo1'f11zo, ,§,, @ .. ", '?
Id. Brescia
Guastalla (Re~gio Emilia) •
IG.ll.6t Gualdi Cal'I/J. ,§o, O O, ® ,,_,. " • '?, L. U. in me,hcma, nella K. U. di i\a ·
Id. Napoli.
e
Tonno
8. 9.61 Gerbal,11 G111c111111i, '*'·O,@ ", ,}
Id, Brescia
a
Cag liari.
19. !i.6:t Cannas .Hcolò, ,§,, O. ® '' ", ~ .
Id. Bologna
Osp. Udine
+. ~. © " ·
Id. Ra \'eooa ,
poli.
,z,, ®, ,}
e Trino (No,•,1ra)
4. 4,f,0 Rrignooe frrdi11111,du,
a
Jel~I (CampulJassu).
:!6.11.0t D'AmicJ Blriyiu, ,§o, @ "", ,}.
a
Pmzi (Palermo).
t.l l.6J r.ristinn C,i.1ri•11.<P, ~ . O .® " ,
loferm. pres. Bergamo.
+.
+. ,:,.
e
Ac11ui (Alessan,tria)
6, ~-61 Faldella Pktr" ,
a
1'1a11ovoli (Ca la11zaro ),
3. 1.6:! Ma,lia Gius,•pp,·,
:i
Vernante (Cu11cu)
:10. G.ta Littardl 1Yi((1l311,
a
Q1iartucciu (Coghari) .
G. 1.61 Cnra. Fm11c,·,c", ,§-, ® "·", •} •
r
l'cdaso (Ascoli l'1ccno)
~3.11.61 Luriani l od11io, ,{•, O O, ® " ·" ,
'*'· O,
Id. Geno1·a lnferm. prts. Venar ia ne.11e
Osp. Palermo . lolerm. pres. Trerlso •
+. ,§o, o, ®, + . ® " ·" ,
Osp. Napoli. Id. Alessandria. lnrerm. pres. ~assnrì
+ Osp. suco. Parma
Il
' ANZ IA N ITÀ
DATA di
VARIAZIU'VI dul'lmte l'annh
Ma:zg,ore
c ,pi-
ta,,o
Te-
nenie
Sotto- arrnolareoente me nto
LAUREA in medicina e chirurgia
I. l.009 14 .3.000 ~ - 7.00 t4. 1.89 S.H.87 Napoli .
u. ,.s,
,,,.
8. G.9i'
8. ~.s.q
7.11.~\
7. 1.85
1'1.
M.
~- 4.S8
Id.
8. 4.83 Tor ino.
3. '!.SO
5,,1 1.86
! .11.85
1,1.
9,1!.9; 19.IU9 '!7.U .87
Id.
hl.
19.U.Si
lrl.
1,1.
20.H .85 Firenze
\ , 7,85
Id.
9.l '!.P7
lrt.
Id.
1.n.85 Napoli .
IO. 8.85
l ù.
Id.
lrf,
lrt.
SAI.Sfo Torino.
'!3. 7.l\6
IUl.85 Bologna
9. 7.85
31. 3.!l()\) <!7.10.97
1,1.
Id.
!l.l '!.88
Id.
~o. r..!l!l9
lrl.
1,t.
Id.
18.H.85 Napoli.
16, 7.85
lii.
tol.
111.
Id.
!O. tl .85 Pavia
I\, 7,85
30. 9.!/09 19. :i.98 19.1~.89
1,1.
8.H .86 PaJ ova
19. 7.86
!U'!.97
!l,ll!.88
Id.
20.H .85 Pa YÌl\
IO. 7.8:i
31.1'!.90!l
lrl.
19.1'!.89
M.
15.H .86 Cagliari
7. 7.86
3L 3.910
lrl.
9.11!.88
Id.
'!f..11.85 Pisa.
4. 7.85
1<1.
IO. 8.98 IO.l'!.89
lrl.
8.tl.86 Napoli.
16. 8.86
'M."·
9. l!.97
9.IU8
Id.
18.U .85
Id.
8. 8.$5
9. 1.98
lrl.
Id .
IO. 8.85
l,l.
19. 5.98
1,1 .
"'·
17.U .85
1,1.
IO. S.!lS 19.l'!.89
lrl.
rn. 5.9S
13.I0.9M
:10. 9.910
Id.
'!I.H .85 Pavia
17.11.85
Id.
tO.H.86 Napoli.
18. 8.87
R. 4.AA 7.11.SG 5. 1.85 Firenze.
I . 7.84
4. 6.99 19.t'!.89
8.l '!.87
8. t '!.87 Parma.
4. 7.87
27.H .87 8.tl.So Tor ino.
6. 7.86
lrl.
t9. 5.98
Id.
Id.
Id.
Id.
Id.
ut.sr. Cagliari
7. 8.86
Id.
IO. 8.98
Id.
Id.
I.H .86 Torino.
9. 7.86 ,. 8.86
Id.
ld.
ld.
Id.
7. \1.86 Napoli
Id.
1,1.
Id.
Id.
G,,tl .86 Palermo
7. 7,i\5
Id.
Id.
Id.
Id.
9. 11.86 Torino .
8 9.86
31. 3.~11
5. 3.!1<J
[,J,
Id.
UU!G Napoli .
17. 7.86
(,I.
'!UU•S
M.
Id.
5.~ I.Sii Torino.
fl. 7.86
Id.
lrl.
Id.
Id.
9.H .86 Cagliari
8. 7.86
1,1.
,. 6.~)
Id.
Id.
S.H .86 Bo logna
6. 1.Sfo
DATA I.UùGO DI NAS:tTA
di
CAS.\TO E NO~K
POS[ZIO!'iE
UECORAZIONI E CAllPAGNE
oasci a 1
I
da l n. ••• •In. 11, .
a
a
+.
Osp. Piacenza .
Car ru (Cuneo)
4. r,. 59 Bec(aria Giut:auui. ;§i,
Somma Vc,u1•iana (:"i.ipol1)
u,. I.fil Fusco E1,1ilio, ,§o, •}.
Oir. san. X r. a •.
Scuola nppl. rant.
a
Viadana (Manto,·a).
1;. 9.1H Longarl Rod•1lf ri, <J!,, @ "·", •}.
a
Reggio Calabr ia.
~6.l ~.ti2 Gianazza Giu.ep1,•, ,§o, @ " ", ~ .
Clr. san. lii r. a.
a
Cherasco (Cuneo)
18. t.6-1 Cigliutli Giu«·p p,. ,§,. 7
Osp. Torino.
e
Chieli
I~. 4.61 Simoni Gi1wpp,•,
e
Potenza .
6.1~.li:i Petrone A mir~11,
'fortona .
15.1~.,;o C.~gallo lt1n •,1 ; 11, ,go, o,
e
'*'·
:i.'?
Id. Ancona
+. © " .. " , ~ .
Id. Perugia
@ u ••,
@ ,._,. ,
Oonomo .\'icrilii,u, ~. @ ", 7.
Id. Genova
Id. N(lpoli.
a
Anzi (Potenza)
:!!l. 8.61
a
Altamura (Ba r,).
:?l. l:!.1.0 Santoro Giu.,rppe,
a
lllont cfa lcone (IJenevent, ) .
15. t .G3 Altohelli AlbPl'to, ,§,. @ ..... .:}, I,. D.
lsJ)ett. san. mii.
a
Tresnurai;hes (Cagliari),
19. H .:i9 Crisµo lllJfll,J.>, o{~. © "·", .l}
Osp. cagliari
+. O, @ " ·'' , ,§o
Id. B:irl.
in ig,en,· uella R. U. di Sior,a . • •
Capltanì medici. dal n. t al n. I,. a
Napoli
~. L0.61 CofJpola .Yic,1/11, ,§,,O, ©"""· ,§o .
+. © "-" . +.
69 rant.(dilp. 111 h1.i•l(rnul
e
Jllarza 110 Appio (Caserta)
311. 6.61 Vespasiano D11111,·11iro,
a
A velli no.
18. 3.6t Trevisani Gw·l1111t1, ,§,, t],
Osp. Boma .
a
Correggio (Rtg~lo Emllla) .
19.11.60 Cottalava 1.·,.rtco, ,§o, O, @ " ·", ,§o.
Cavali. Caserls (l7J.
e
Roma.
tS. 1.6:! Marini Pfo, <!•
Collegio Roma
a
Fucecchio {Firrn1e)
21. e.61 !'iardini Giulio, O, @ "-'' . {•
a
Siena.
4.10.63
a
Palena (Chieti)
10.12.63 Recchione Ett,;..e, @.
e
Papozze (Ro,•ig1,)
18.10.62 Passarella Ugo, @ " ·" ,
15 [ant .
7 art. camp. t7 rant.
Cablbbe frlia , @ •• ••, •}
+
Osp. Ancona
+.
'! itran.
Osp. l'ìapoli.
a
Succivo (Caserta 1
~;. 1.63 Maisto Pa., q11(1 /t>, ,§o, O, @ ", ,§o .
a
Carii i (Modena)
li. 9.6~ Paltrinier, lf111beri.. , () , @ "-'',
e
Pedaso (Ascoli Piceu ~)
~- r..61 Oi Giacomo l uigi,,§,, C ,@ "·" , ali,+
Osp. Bari (dlap. 111111. in·
+-
65 Cani.
lem o).
e
Firenze •
!?8. 5.62 Cheleschi C11,11illo, • ~ · O,@ " -" , ,§,.
A di$p. 111hl. l$ltri .
a
Tortona.
9. 9.1,~ Arzano Frn11C1'scr,, @ """• .l}<
43 raot.
a
Cagli (Pesaro).
t u.B.61 Bastianelli Umlx•rln, @ "· ,§,.
I art. cam p.
e
Cossato 1r-ova r.,1
8. t.63 Pa~rhetio F 1•,-1li11111, ,fo, ~ ® " ·"', «> tOG »U tot to.t Y,. 1
91 rant.
a
Rocca
i . i.fil Sa~t ol i E mili", © ""· ,z.
Osp. ca va dei iirrenilS:I·
s. Felice ( \Vr ll 110) .
lernol
I
23 :
AN ZIAN IT À
DATA
VARIAZ/0.YI cl1.1ra11te l.'a11110
Mag-
gior,•.
Cnpil :tDO
LAUREA di io Te• Sotto- arruolanente te11ente mente medicina e chirurgia
I. 6 !19 t 9 IU9 27. 11.87
t.11 .115 T<'rino.
u . 7.85
Id.
ltl.
Id.
9.11 .86 Napoli .
,I . P.xi
1,1.
l rl.
1,1.
Id.
6.11.86 Bologna
8. i.86
hl.
lrl.
lii.
8.l t.87
8.t ~.87 Napoli .
5. 8.S7
20. i .Si
3 1. 3 911
Id.
1,1.
i!L l'l. 99 20. i.00
t. i .!18 6. 11.87 Torino .
1,1 .
\. 6. $9 19.1~.89
8.11.87 26. !l.A7 Bolo~na
6.11.86
J.f.
R.12.87 Napoli.
5. s.116
'"·
Id.
Torino.
18. ll .8(i
1(1_
,.,.
Id
1,t.
,.,.
1,1.
'"·
IJ .
l j . 5.?0 10. 7.87
30. 6.91I ~5. 6. 99 19 l'l.89
I
8.1~.Si
8.11.86 Napoli .
5. S.86
8. l !.87 Napoli .
u. 7.87
Id .
23. ~ 9J I ~, . i .9 1
6. 4.90 t O. ll.88 Napo li
20. i .88
1,1.
i 5. 6. 99 19. ll.89
SH.M S.t\!.87 Sassari .
, . 7.87
.. .. ..
4, 6. 99 19. lt.89 :!i.l i.Si IJ .
Id.
Id.
!5. u 99
Id.
8. IH7
s.u.s; Na poli.
9.12.86
..
~1.12 . 99 15. 6.90 u. 4.8!1 ~0.11.85 Bologna
8. 7.83
7. ll.k6 Napoli . 10.11.86
Id.
}8.10.86 7. 8.86
..
lrt .
:!O. i .90
Id.
IO.lt.87 Roma.
..
Id.
15. 6.9()
Id.
8.ll .86 Firenze
..
Id .
~ - 7.90
1. i .88 10.11.87 Siena
'!. i .87
IL 3.900
IJ .
H . 4.89 7.11.87 Napoli.
G. 8.87
1,1.
1,1.
Id.
I0.11.87 Bologna
I. i .Si
111.
Id.
IJ.
8. 11 .87 Napoli.
16. S.87
tO. 6.000
hl.
Id.
6.I I.R7 Bologna
6. 7.87
l r! .
Id.
lrl.
11.11.87
.. .. .. ..
15.11.87 5. i.&;
..
Id .
id.
1,1.
8.11.87 Firenze
u. 7.87
..
!t9. 9.900
Id.
lii.
7.11.87 Pa~la .
, . 7.87
..
1<1•
hl.
IJ .
IO.ll.87 Bologna
9. 7.87
..
I l.
Torino
31.10.87
..
,.,.
"'·
hl.
Id .
1,1.
II .H .R7 Napoli
15. 7.87
hl.
ti
2!
~ 2 !:
D.&TA
LUOGO DI NASf.l TA
di
,.,
nascita
e Firrn le (Moden~).
16.IU.I
CASATO E NOME
POSIZIONE
OECORAZIONl E CAMPAGNE
dal n. 18 nl n. • •·
Beoatl AlftJ11so, © " ·" · ~-
Torre Or~aia (Salerno
~ - 8.61 Federicl Pietro, ®, ,}
Id. Ales&1ndria.
a
Pistoia
U.I0.61
71 rant.
8
Mioglia (Genova)
18. 6.~3 Oddera L11ìgl, ® ....., ,}
a
Porlo C··r~s io (Vare<e)
15. i .fo~ Mauri Luigi,
a
Masserano (Novara/
20. t'!.f.!! Costa Quinto, O,®" " ' '·"",,}.
a
6ardo11ecchla (Tonno/
$. 7.63
e
Racalm uto (Girgen•,).
I. U;J Reslìvo Pantalone Glu.•,•ppe. ® " ·",!,}
lnferm. pres. Glrgenlì.
e
Parma
I. 9.64 Cattani C11 rio, ,}
-Osp. Genon
r
Avellinc,
-:!G. 5.G~
a
Scanrtlano (Reggio Emilia).
7.10.64 Riva Antoulo, ® " " , ,}
a
Mon re.1le (Pa lermo)
20.t!.63 Grado Ptwlo, ®
a
Modena .
:11. t.G7 Riva lJm brrln, ,§,, ® ''·"
Id. Roma
e
Sa,ona •
31. 8.Gi Petlinelli Pilw,m,,,, ,} .
Id, Torino.
3
Cortemaggiore (Piacenza!
18. !!.63 Chini Gaetn11n , ® ",. ", ,} .
Id. Venezia
a
Canale (Cuneo) •
s. 6.63 Nota C,•lin, ® ......, ,}
!I genio
a
Napoli
13.H .63 Fortunato c.,.r/,,, ,}
Osp. Napoli (com. corpo inv. e <et.,
a Monrorte s. Giorgio (lle~si na) e Lucca.
D11ccesch l Mnde.,111, ® •·• " · ,}
'*'·O, ~ . ® • "·", '?·
Boggio Lera Gobrirle, ® ,..,.
Glmelll B11gr11 i,,, o, O, ® "" ", ,§o
••.>•, O, '?
.
{6 Id. (o dilp. min. fi-
nanze),
19 art. cunp. {7 id. id . •
91 fant.
.
Id. Perugia ·15 art. camp.
Osp. Palermo
10. 8.63 Visa lll P11u/11, ® ' '"", '?
td. Messina
8. ll.63 Martinel li Gi11.<Pppr, @ , ...., , }
'1 art. rorl. (co <101 •
e
Calt.1ni$Set1a .
8. 4.63 Pastorello Libnrio. @ "~. ,}.
u rant.
e
Borgin (Catanza r,,/.
, . 4.64 La Cava /g11ozio. ® ' """',,}
i4 Id.
e
Pa lermo.
2~. !.63 Licastro Giusrpp,, o.'?
'H art. camJ'.
a
Terni (rerugia) .
6. 6.63 Catini Alpinr,tn, ® , ...., ~.
Cavall, Catania (ttl.
a
Fumari (Messina)
5. 4.64 GiulTrlda luigi, @ , ...., '?.
'1 art. camp.
:i
Cergnago (Pavia)
7. 7.7& Zor,oli Ginu1111111 H11rlcr, Luigi,® · -
Osp. Alessandria .
r
l.onato ((Jresci,1).
f,, 5.63
a
Calttri (A velli no)
3. 6,93 Ma rgotta Ce~11 r1•, ® , ...., ~ .
Id, Udine
e
Siena .
:!!I. 6.611 Marl~ni H11 rlco, ,}.
tnferm. rresid. s,ena
;\
Sancesario (Lecce) .
13. 3.64 Oe Giorgl Bl'tlim11i1111. ®· {, .
47 fan!.
a
Sussari
El.l~.66 Camboni Fra11ct.•c•1, ® ''""
61 Id.
a
Roricomasino (Toru11,).
l i.li.64 Pellerino A11dre11 ® , ....,,}.
Osp. Nonra (COIII, 0$1'· , Torino).
r
Leonrorle !Cal~111.,).
:?:!. '!.C.7 Paz.io Gn 1>l11,u,, ® ·~,.
Regg. art. a cavallo. . ·
,}
I I
Osp. Bologna
a
Pizzocolo Og»ib. Prrnl1>, ® .,_,. " , ,§o.
(d. Bologna
I
·1
i5 J.
ANZIANITÀ
I
d111·a11lr l'/lllllO
,:
DATA di Te· Sollo- arruola11enta tenente mento
VARIAZIONI Ca1>i· tano
LAUREA In meJicina e chlrur~ia
I
I 19. 9.900 ':!O, 7.!lfl 14, 4,8!1
I
I
t.11 /17 Bologna
'!O. 1.901
"'·
Id.
Id.
Id.
Id.
Id.
"'·
11.14.87 Genova
(d.
M.
Id.
IO.lt.N7 Napoli
1,1.
~-1. 9,9/)\ ~I. 7.91
5. 7 Si
(Il.
Napoli
"'·
Padova
17.11.87
u. i.87
6. ~.!IO 6.1 t.AA Genova
Id.
Id.
Id.
lO.\l.~
l<l.
Id.
ltl.
9.11.11!! Paler mo
Torino
3. 8.87
u . 7 S8 i?> 1.ss I s. ll.118
Id.
M.
Id.
I0.11.88 Parma.
7, 7.88
1n.1i .!1(11
Id.
Id,
r..t I.Il~ l'-apoli.
SI. 8.88
M.
Id.
1,1.
1,1,
Bolo~na .
!5. 6.88
1,1.
Id,
Id.
I .I t.88 Palerm•• .
u. 9 88
! . r,.IJOi
a. 4.n \9. 4.!11 6.tl .89 Moden~
4. 7 89
M.
21. 7.91 6. 4.90 7.11.AA Firenze
13.11 ~8
l<l.
lrl.
t.10.!JOj
13. 4.00 8.ll.&l Bologna
5. 6~
3. ~.!13 19. 4.!11 IO.I t.8~ Torino.
!O. 7.89
ht.
Id.
Id .
10.11.88 Napoli.
3.H .AA S3. 7.ll'J
l,i.
l!I.
Id.
7.11.R,
lcl.
111.
Id.
R.11 $9 firenzo
IO. 7 89
"1.
Id.
Id.
6.11 .$!1 Palermo .
~. i .S9
Id.
.
lii.
Id.
Id.
hl .
Napoli.
lrl.
Jd.
Id.
Id.
Id.
M.
lei.
hl.
Id.
Id.
lrl.
Id.
1,1,
Id .
lrl.
10.11.8.~ Napolì.
~1.10.8~
hl.
1,1.
Id.
9.H .R9
Id.
SO.IO 89
IS. l.!lO~
lrl.
lrl,
IO.li .89 Sien;i
~9. 6 89
16. l .!Kt~
"· i.'. 5 ti. G.03 ~5.H .00 Napoli .
,. 8.90
1,1.
1<1.
Id.
23.tt .90 Sa,sar l.
!6. 7 .90
Id.
ìrl.
1,1.
iUl .,O Torino
16. i.90
lrl.
1,1.
I 5.11.90 Na(loli .
tt. 8.90
Id.
I
!!7. i .89 R. 7.89
13.11.S'J Roma.
Il. 7.~9
Id.
t~.tU9 Napoli.
9, 8.89
hl.
l0.11.~9 Pal'in .
5. 7.N9
1
I
t. 8.87
I
IJAT! LUOGO IJI NASCITA
CASATO E NOME
di
Inascila i
POSIZIONE
UECORAZIONI E CAMPAGNE
dal n. ll• ul n. l!tl. a
Monrea le (Paler mo)
~I . 5.GG Lo Bianco luigi, ® ,._.., ~
Osp. Palermo
o
Concordia (Modena)
':!8. L G6 Bonomi G11 e1,,,11,, ® ,...,., ?
3 geni"
e
Palermo.
2a. 3.65 Milltello B,11ilio, ® ''""· ~ " '. ,}
Osp. Caser ta
a
~lonterosso (Monlclr.,. ~)
5. 9.65 I.a Grotterìa P,rsqu,,k. @ ,,_,.
Il bers.
a
Salemi (Tra1>ani).
:?2.I0.65 I.a Cascia S11lu<1l"re. ® , ...., ~ •
86 rant.
a
Verona
;. 9.67 Saggini Bo,, ristr, , ® , ...,,,}
Osp. Bologna
e
Rulino (Salerno)
tl.10.f.5 Vertloliva Brn1a111,111,, ® ,._.. .
lnfe rm. presid. Capua.
e
As,oro (Catania)
I G. 9.r,, Panl ano Arlur1,, ® ''-". ,}.
O,p. Li "orno
a
Orosei (Sassari) .
19. I.fii
a
S. Ag ata Feltria (Pe,aro e t.:rlJ.) ~! .B.lia Trovanelli luigi ,® , ..... ~.
Vardeu Efi.,fo, © , ....., ,}.
j3 lant.
t 6 ari. camp.
a
GiO\'iOaZZ(I (Bar;)
7. 3.66 Castellano Fo-rMP, ® ,,..,., O ~ .
a
Atessn (Chieti)
5.tl.G5
Sommarlva Bosco (Cuneo)
2. 2.6G Buno Gfor,1111,I, ® ,....., .
Osp. Sa vig lia no
Schio (Vicenza).
18.l il.67 Brunello A11gu.,1.. , ® , ...., ~.
Id. Alessaodria
a
Vielri sul mare (S:tlern,•) .
21).l t.GG Cimino Fr1111crscanlonlu, ® ''"",O,,}
Id. GenO\'a.
a
s. Gimii,rnano (Siena) .
! IJ. 4.66 Marri B:iu, .:,.@,...Ù , ~ . L. o. ln oftal·
lct. F lrenM
Stefano 0111bert1,, ® ....., ~
molog•a nella R. • di Tor ino.
Osp. Rari. 3 art. camp.
e
Racalmut o (Girgenti).
E!. 2.65 Grillo El/ore. <!) ,,.. •
C.ivall. Saluzzo (ts) .
a
Firenze
20. t .r.7 Tonietti PMr,i, ® .....
Osp. Lh•orno (d ù. min .i11I.J
e
Collalto (Perugia)
5. t.66 Basìli Aitdri>«, @ ,._..,
Leg. al!. carab.
e
Avez1.ano (Aquila) .
20. 4.67 Corbi Edollrdn, ® ,...., !!:i •
Id, carab. Roma
a
Picinisco (Caserta ).
'!U O.r,8 Tobia Arlun, , <§, O, ® ' '""
t J a ri . camp.
a
Pontremoli (Massa)
18. 4.6i Boui Pit:jr1J, ® ''""
l art. fo ri, (costa)
a
S. Severo (Foggì:i).
!I. 6.67 Damiano Ni,,,111, ® ,,... .
8j rant.
a
Brà (Cuoeo)
12. t.68 Tesio Girrn·ppe, ® ....,
51 Id.
!6. '!.69 l,anza T(l1111,ws1,.,,§, ® , ..... ~ '"·'", ~
Osp. Torino.
t 7. t .69 SCalese Giorgio, 'I},, ® ...., • IL' '" " ' ..,,
Leg. carab. Napoli
15. ~.67 Marini b'111ill,, P<1olo, ® ''""', O .
ln ferm. pres. CMtaverchli
e Setlimo Torine~e (Torino) . a
Napoli
e Selci (Perugia)
~-
e
Ozieri (Sassari)
t5.l '!.i0 Sanna Altilfo, @ ''"", ~ .
89 rant.
a
Monte Vitlon Cc. rra,to (A;;col,
5. ! .t.S Farroni Enrico, ® ,...., "
Osp. Ancona (disp. i11l~n10J.
c,stelnuo vo (Fog~ia).
!il. 7 .69 Sebastianelli Giu.<epp,•. @ , .....
Cavali. Foggia (ti)
Vicenza .
l '!. t.Gi Costa Emili,1, ® ,,... .
IO art. camp.
a
Cotrone (Catan1,a r,,)
8. 8.68 Ointafora /\'iculo, O.
Osp. Catanzaro
n
s. UonJLo (Caser1:i)
U 0.6i
Piceno).
Tt'111 pesta C1J.1la 11zri, o . ® ..... .
t4 a1t. camp.
"',n.
!7
A NZ IA N ITÀ DATA
\'J.IIIAZ/0,V/ d 11,·a11te l'itllltO
Capita no
16. 4.903
,. i.~,r. Il . G.\13 l ;\,( f.90 Palermo .
6. 8.91
le!.
u.
3.12.~0 Oologn:i
8. 7.90
i,I.
Id.
In.
:1.1 1,90 Napolì .
, . 7.90
s. 7.90a
Id.
lrt.
3.t '.!.00
Id.
Id.
Id.
I I .li .90 Pa lermo •
l,f.
Id.
Id.
18.tl.91
:t<J. 9.!JOJ
Id.
Id.
9.l~.91 Napoli.
95. lt.91 31. i.91
[d.
Bologna .
Id.
Id.
1,1.
5.11.91 Cata1,ia
lrl .
1,1.
Id.
19. tt.91 Napoli.
~.U .903
lrt.
1,1.
Id.
IG. 8.90
31. 7.90 6 7.91
9.11.91
Oologna
{1. 11 .9 1
id ,
Id.
lrl .
ti.H .91 Napoli.
ts. 1.01
3. 4.90$
[,/,
Id.
10, ll.~I Bologna
5. 7.91
Id.
I(!.
Id .
l i .11.91 Torino .
91. ~.91
1,1.
ltJ.
Id.
12.IUI Padova
15, 7 91
Id.
Id.
(Il.
19.H.91 !\apoli.
!4. 7.91
'.!!;. G.!JOI
ltl.
Id.
:!O.H.91 Firenze
8. 7.91
8. 9.96 ~8. 7.95 15.14.20 Roma .
! 8 IO 9()
In.
Id.
Id.
10.H .91 llirenze
IO. 7 91
M.
[d.
Id.
19.H.91 Roma.
IO. 8.91
Id.
[d .
Id.
U.t'!.~
'!9. 9.901
Id.
Id.
15.t'.!.9'.! Napoli.
Id .
8.IUt 16. 8.9'.!
hl.
Id.
M.
U.t~M'.! Parma .
6, 7.91
Id.
lii.
Id.
15.1'!.9:! Napoli .
8. 8,91
Id.
Id.
IJ.
Id.
T orino.
l! .l'.!.9!
Id.
Id.
Id.
J.H .93
Id.
tJ.l0,93
Id.
ld.
IJ.
17.1'.!.!12 r,iapoll .
6.1!.9!
Id .
1(1,
Id.
13.t '.!.9~ Roma.
20.10.~
Id.
IJ .
M.
l.tt.93 Sassari
5. 7.93
(d.
Id.
Id,
Ui .93 Bologna
t. 7.93
:!9.l\!.001
l,J ,
1,1.
6.H .93 l\'apoli.
13. 8.93
Id.
Id.
lii.
HU3 Pado wa
13. 7.93
(,I .
Id .
Id.
~9.tl.93 Napoli.
19. 7.93
Id.
Id.
l.t.
:!3.ILY3
tl.11.93
I
l
in mediciM e c hirurgb
Id.
"'·
I II
LAUREA
di TeSotto- a 1Tt1o la· nente tenen te mento
Id.
DATA LUOGO nl I\ASCITA
di
nascita
CASATO EMME PO~ZIONE
DF.CORAZIONI E CAMl'AGNE
dal n. 8S al n. IIW.
e
Racconigi (Cuneo) .
t 8.I0-6i Dabhene Filippo, @ .,....,,-}
a
Bassano (Vìrem.a) .
t 3. 3-69 lJernncci R11d1,lf11, @, O
a
Ro111a .
li. 7_70 Memmo Gi.. p111111i, @, e3, L. O. in Igiene nella R. U. ,li Roma
a
Brà (Cuneo)
5.tt.r,s Negro Bn,esl" . @ . ....
I ar l. moot.
a
Cecina (Pisa) .
3. 8.68 Ruganl l11igi , @ ' '"" · L. D. in Otorinolaringoiatria nella R. U. di Torino
87 rant.
a
Tizzana (Firenze)
11.11.69 Procacci Arlur-1,, @ , ....., ~.
83 id.
e
Firenze •
ii. i .i () Antlreini Al(l'l'do, ® .
Osp. Chieti
e
Feltre (Belluno) . -
1:1 , 9.1;9 Ga~f;(ia Mnr/lJ, ® ''-".
l<l, Alesiandrla(eom. osp. Torino.
a
Glrgenti.
ti . r..69 P'erro-Luzzl Mt1s!ii11iliano@ , ...". ~ •
I gran.
Ventimiglia [Palermo)
lfo.l~.r.; Sanlinl Ftdt•r iw, @ .....,O
85 faot.
Biella (Novarol
H .tl.67 Coda Carlo, @ , ......
77 id.
CaravagFiO (Bergamo)
t 5.IO.r.9 Bolllerl n..r,ertn. @ , .... .
68.Jd.
Pomarlco (Potenza)
t (i. s.;o Massa rotti Giuuppr , @ 11- h . ltl -
Caccamo (Palermo)
30. I0.69 Micela S11for,t,,r,' , @ .,.... •• , ~ -
Corleone (Palermo)
~, . 6.69 Vinci Fr,rn CP$t1, , @ • ._,. .
I !ant.
Siracusa.
4, 8.09 Annlno lJt1ii11111i110
lalerm. presid. Trapani
a
4 h~r ••
y .
O,p. Padon
+.
••• .
Id. Roma
Leg. carab. !,lìlano AIJ)dl. lnfr n11.
Nola (Caserlll)
3.t~.69 Rooga Vi11ce1,z11, @ ' '""
Piemonte R. ca val!. (! )
e
Accettura (Potenw)
t. 6.in Romano Enrico, @ , ._ •
tt rnnt.
a
Caserta
t . 7.i~ Ruta Sf'bnsli,1110, ~ " "'
Os~. Caserta (com. u•I'· Napoli).
a
Ventotene (Napoli).
~:i. t.i t
a
Rotella (Ascoli Piceno)
t . ~.6, Troinni Pilolrn
Osp. Ancona
Chiaramontl (S., ss~ri)
30. ;_;o Grixoni Gl"l'"''"' .
Id. Paler mo (diq . "''"· intt,-no).
Jacono F, 1111ce.~c1,, O, @ ........ ..§-.
30 rant.
1$. ~.iO Pavia C11li11111 1,
6 alpini .
e FIietto (Ciliell)
i i .t1.r., Valerio Git1.<rpp1·, ~ .
Scuola nf'tJlic. di .u nrln (pror. titol. ).
a
Treja (Macerata ).
11. I .n
Castellnnl R ,11111"0 , ,§o .
Osp. A lessantlrh .
e
Bioglio (Rìella)
~!•. l .i O
Maglioli A 111,,,iio
Cavali. Roma (t:ll
a
Spioazzola (Ilari)
l.lt .i O M,raglia Eustachio.
n
Alessandria
e.,§,. @ , ~-
19 !ant.
To'.re Berretti (P;i via)
1. to.r.!1 Annnralone C11rfo ,
Modena.
ll<.Hl ;o Me~~erotti Ben1·enuti 1;i11.•11,p1·, 11:l "' " '
Scuola appli,~z. d1 s, nit, (prof. tltol.J.
Osp. Roma
Zog no ( Bergamo)
i .11'1. iO Fr.1nchi luigi
Il rant.
ANZIANITÀ DATA VARIAZION I
durante l 'a1111u
Capita o o
Te-
nenie
UURll:A
di Sotto- a rruola· te ne nte m ento
io medicina e chlrt!rg ia
1
~ .tt .90~ Il.
8. 9.96 28. 7.95 3.l l.~3 Torino
't5. t0.93
4.11.93 Padova
31.,~m
I. Il. 96 Roma .
IO. 7.94
I l.
5. 4,9(1,;
5. l .ll'J '25. &.9i
Il.
8. 9.96 28. 7.95
Ut.93 Tor in o
!7. 7.93
IJ.
1,1.
Il.
5.11.93 Siena •
30. 6.93
IJ,
Id.
hl.
Id.
Firt o ze
ss 6.9)
29. 6.005
l•f.
lrl.
I.I 1.\/3 Roma .
,. t\.93
M.
1,1.
IJ.
3. tl .93 Padova
13. 7.93
Id.
lo.1.
IJ.
:!.1\.93 Roma .
I .I0.93
Id .
Id.
lrt.
I.li .93 Napoli .
16.10.93 15. 7.93
Id.
Id.
1 •.
5.11.93 Torino.
lr!.
le!.
1,1.
11.11.93 Pa rma
8.11.93
5. 1.91 25. 4.9i 15.11.94 Napoli .
I\, \ 1.94
~. 9.!){)5 lr1.
lfl.
Id.
l.1 1.94 Pa le rmo .
Id.
l,f,
Id .
Id.
l f.
Id.
Id .
21. 9.95 Bologna
Il. 7.93
lcl .
l.f.
Id.
15.11 .(1~ Napoli.
t5. S.94
31.lt.905
111.
Id.
12.11.94
Id.
30. 7,9,
IJ .
IQ. 3.%
Id .
!!5. 8.94
Id .
Id.
28. 8.9, 19.I0,94
Id.
Id.
15. 3.906
Id.
IJ .
13.11 .91
Id .
Id.
Id,
13.\ 1.95 Roma .
I~. 7.95
, . 5.98 i.l \.96 Sa~sarl
7. 7,96
u . 6.906 26. 5.98 24. &.9i 15.11.95 Roma.
8.11.95
M.
~- 7,95
I. UH>6 13. 5.900 ~
Id .
Siena .
M.
Id .
5. 1.99
Id.
Id.
Id.
Id.
JJ.
I. 7.906
Id .
Id.
9.t t.95 Na poli .
16. 8.95
hf.
Id.
Id.
l !.tt.95 Torìno
n. 1.9J
Id .
Id.
Id.
13.11.95 Modena
6. 7.115
) I. 9.!!0t\
Id.
Id .
1:;.11.95 Torino,
) 1. 7.95 1
IJ .
~5- 4.97 I I.ti .95 Roma . l •I,
Pisa.
lt. 7,95 10. 1,95
JO
~
DATA
;;
;:: o
L UOGO 0 1 NAS':!TA
"
CASATO E NOME
di
POSI ZIONE
DF.CORAZIONI E CAMPAGNE
11asc1ta
-
-'fl
-------,--,--
- - - - , - - - -I dal n. tt• al n. t.as .
e
Fori, .
~i . 5.ii Rivall11 Rrr ff11r/,•.
u rant.
a
Torre a ' lsoln ( Pn vrn ) .
30. ; .i l Casto ld l Bllorv, @.
44 id.
I.odi
~l. I.i l Olivnri Plet , u, @. ?.
Ca vali. Vlcen,.a (:!4).
a
Mibno
IL 7.ill l jrolrll Luigi.
8 fant.
a
A \'ell!no
:!il. l .iO ()e ~arl11 Bug,,,,,,,, I . O. in chirurgia nella R. U. n, Pis• .
Osp. Livorno
e
.,lgher o (~as•ari)
~i. ti.&!• Coss u ,Wirrto, .I}>.@ " .
Id. v ~nezia (eom. osr. F1· r en1.e).
a
I
a
Cast roreale (!iles,inaJ.
I~. S.fo9 De Maria ,Yicolfl
Lanr. Firen1e (9).
n
Da~a (Ca tanzar!l)
t ~. 1t,;9 Palmieri Rafli1, le
lnrerm. pres itl. Montr le11ne
n
Popoli (A quila) .
9. 5.•òil °",.~tcphanis Giu.<o·p71r. @ ,...,. " , (I:) ..,
cavali. Trevis'l ,tS) .
e
Senise (Potenza )
!•. 5.1o:1 .\ larcone Slr{n1111 , @ '"'"
7 rant.
a
Novn.ra
~t. 3.li!• Fantoh Giulio
Osp. Piacenza .
a
Perugia •
I. !i.71 lllarloll i· Oh,nrhì Glo. llal l ì$/n, .S,, L. li. I n aroatomia pa1olvgica nerra R. U. di Ro111a.
Jd. Roma
a
Canosio (Cuneo)
t 1. i .6S
•
Palermo.
~ . U I LiooU Gfro/umn.
a
r. ra 1·ioa (Bari)
t 5. UO Pignalelll Filippo . 1:i. I .il
Garneri IJartr,lonlPI>, @ , ..,.
Osp. Torlno(dùp. 111in. ùi let'110).
+
Rlzi Luigi, @ ,
Id. P~lermo
84 fant.
!18 id.
n
Acciano (Aquila)
a
llestre (Venezia)
lt. S.i ~ Fiorentini Em i lio , Cl .
70 Id.
e
Pan• tlieri (Cosenz.1 )
~t. i .7~ Ri1.zuti Gfoseppr
Osr. Ancona (com. o,p. i'/,
e
Rogliano (Co, enza ).
i .lO.,O To~1i Damrnkv .
Collegio Napoli
c
Palomllara Sabina (Rr ma) .
19. i .ill Im peria li Giu lfo. ~ ,.. ..,
Osp. Per11gia
poil) (ctisp. m iii. intn ·11~1.
a Roma.
3. s.a Passera EYtol P
Id. Novara.
e Carmagnola (T•>rin<) .
H .11.74 Marengo Lo ,·wz,1 .
3 alpini
a
Ar p1no (Caserta)
~ . 8.iO Mancini Ang, la11to11ilJ
Osp. Roma
a
Livorno.
~3. l.iO Gillone Cflr la.
50 rant.
e
Rnrcino (Salr rm ) .
~ . 8.i3 Bosco Plrlrf/ .
Osr. Novara (com. o,r. Ro·
e
Sassari
11. 5.i:! Sa11a· Puletto Sa l val n•e.
17 fant
e Torino e !erzu (Cag liari)
15. ~.ifo Besso Eugr11 i1, Ma rio, e,
Scuola app l. ca vali.•
! I. I.il Oemurlas Cur111'!i11
7! fan!.
e
Aiello (f.osenia) .
~ . li.i ~ Voc.atu ro 1,,-11i11lP
lnferm. presld. ca,tr,;\'II· lari.
a
M11ssignano ( Ascuh Piceno
Ut.W Vlrgi li Luigi.
Os p. NoTar:i.
ma).
31 --
.HiZIAi'ilTA DATA
l'.4RIAZIONI
dura nte l'u11110
LA URU di in ~otto- a rruolatenente mento medicina e chirurgia
<:aoitan•>
Te n•nte
'.:! I. 9.906
;;_ 1.99
M.
J,I.
I<!.
t3. l 1.!15 ra,•ia
n. i .95
Jt.
1,1.
lii.
15.tt .W, Roma
9. 7,9:;
J,t.
Jrl.
lò.
I J.ll.!15 Pa via
Il.
1.10.()(lf,
J •.
lrl.
t 5.IU5 N3poli .
14 Il 93
16.IU06
Id.
Ili.
9.11.95
111 .
20. 8.9!;
~5- 4.9i ( 5.1 1.9."\ Clolo:(na .
f t.11 .95
li.
13. 5.!JOO
4. 5.98 15.11 .!)\
Id.
H . 8.94
Id.
1,1.
Id.
IUU\
1,1.
11 9.94
l i. 3.9()7
1/1 .
(d.
15.IU l\
Id.
13 11.91
Id.
14. 8.91
lrl.
lt.
Id.
14.ll.!ll
Jr!.
In.
f ,f.
15.ll .9j Parma.
9 7 95
Id.
1,1.
l ,i.
I.I l.9fi Roma .
Il. 7.36
16. 6.907
Id.
Id.
13.11.!ll Torino.
ii.
lei.
Id
1<1.
8.11.95 Palermo .
!ili. 8.95
lrf.
Id.
Id.
G.lt.~5 Bolr,gna
3 7.95
1,1.
1,1.
"1.
15.11.!n Napoh.
13 Il 03
l'.
M.
18 7.96
I l.
'"·
7.11.96 M,•s!ina
lfl.
Napoli.
8. 8.96
:io. 6.00;
Id.
1,1.
5.1
u,r.
Id.
, . s.~6
8.tl.9f,
J.I.
i . 1.96
111.
'"· id.
;11. Id .
7.11.!16
Id.
G. 7.96
lii.
Id.
Id.
8.I0.91\ Tori a o.
6. 8.96
~~-12.907
Jrl.
Id.
9.lt.9fi Napoli.
~- 8.96
19. 9.907
Id.
4.11.%
,.o,
Id.
Id.
lrl.
Torino.
tS. I1.95
lii.
Id.
1,1.
~8.11.98 Nnl"oli.
2Ul.96
IJ .
Id.
W.11.96 Saisari
(9.\ 1.116
t. t.908
M. M.
1(1.
~U I.% Torino.
'!4. f t.96
Id.
Id.
Id.
S.ll .96 Napoli.
13. i.96
1, 1.
Id.
1, 1.
4.ll .9fi Roma
li . 7.96
lit.
1,1.
Id.
5.l'll.9a
1,1.
Id.
t6.lU6
3:1
O\TA
LUOGO DI NASCITA
di
nascita
I
CASHO E NOME
POSIZIONI!:
OKCORAllONl E C.UIPA&NE
dal 11. I t a al n. t'J•. a
I Cl11etl. • . • .
e
Scoppito (Aquil~l
I
I 1). 5.7I Macchia Ernesto, ©, e , .. •• •
I bers.
1ft. 4.iO Caccia Fllippu, 12!. L. D. in troumal(1logia nella K. u. di Roma • . .
lorerm. prea. A<1uila
I. 8.71 F" lcetli Luigi
Bali. s pec. g enio.
e ::ìicna. • . . . . .
2~. r..;o Gerul li A 11<1n11 •
Osp. Fireoze
e
Al ia (Paltrmv) . . .
11.t?.i~ Sireci Giu,, ,•pp r, ®·
5 art. ca mp.
Casa1<111 11i (Be1lt've11lu)
1:1. 4 .71 D' Aloia Giova" ,ii
O~p. Cava dei Tirr eo, <~• lerno), (com. dtoos111 cunval. Massalul,ren-tl
l f. I.i l Pompc,ni E.:11 ric,1
fii. Piacenza (com. u,p Roma).
e
a
a
Ro111a. • ••
I I
,\ .,roh Ph:t>tH
1•
I a I Caglrari .
ti . 5 i l O.«Je,ldu Alberi,,, ©, O ••• "' •••
leg. carab. Ca;!liarl .
e
Torino
111. ~.71 Torchio Ern,·Mo, O
6 art. fort.
a
Petralra SofJrnua (Pa ler mo)
23. lò il 1icssineo Gi1,.,,,p,,e.
49 rant. (disp. mfo. lnltr/14
a
s . Martino ::iannila (lleneren to)
4 10.;o Certa fra11cru11
Ca,·all. Lodi (t5) .
c
s. non·>lo Val ,ti Co111ino (Ca- 16 . 10 .i t Tempest.a Pn t11« ·$,., . serla) .
ll3 art. camp. (di,p. """ inl6r110).
c Ca ~l,~ri .
:ffl. 1.7:! llernaroti Luigi
,11 rnnt.
e ~iscemi (Calt.an i-sett a ) .
13. 7.71 Samrnl Guetnno. t. D. in oculistica ne lld Il. U. d1 Torino.
t,8 1d ..
e Avellino.
24. o. a 'fecce Pr11qu,1l,• .
Osp. Napoli.
e
Ruma.
~li. 3.71 Bu ratti Aristide, ®·
3 art. ror l. (costa e ror1.1
a
Carpi ( Modeu a) .
':!f.. U 3 Tlrelli h'/lu.
Scuola mii .•
e
Vigevano (l'a\'i,,)
2'J. 9.a Sarlo V1ll11r i<l
5 alp.
.a
l<'ircn7.e .
16. 12.72 Senn i Ouratti Ug,, .
36 faot .
Il
za, allarello (Pavia)
:t.1. 9.72 Trurn E11or e •
1• genio
a
Sr:111sano (G rosseto)
~I. 1.74 Pierucci Go{fl't ÙJ1, ,§, .
3 bers.
a
~lo~ena .
20. R.76 Ferrnri-Lellì Frm1usco, O.
Scuota appl. san. (Prof1,
a
Nocer:1 ln(èrn,re (Salerno) .
!!6. 8.7t Gian nelli Al,•.w mt.Lro, ©
14 art. cam p.
e
Spello (Perugia).
IO. l.74 Tentoni R11(fntk
Si fant.
a
Bell:,gio (Comu).
18.11.73 Gl l:t rdonì Bni·icu
!i6 id,
c
C:il itri (Avellino)
94. i .a
e
c; raua (Alesrnndri•)
IO. 3.iì! Oalliano E11ta Artu,·u, O .
Osp. Sa vigliano (com o!J
e
Pomarance {Pisa)
~ - 3.73 Fun&ioli G11elm111
Id. Ancona.
a
Lenti ni (Si racu-a) •
~- ,.n ilassari Glu.,epp,
10 art. camp.
a
Rol onalt'lla {rùleuia) .
i.! I .; ;1 Amati Gi ,urppt' .
0 5r. Venezia
Polestra Gitmpp~. ® · O
lilOI.).
R. c.nr po di truppe coli•~ dell'Eritrea.
Genova):
33
ANZIA NITA
DATA
VAI/IAZIONI dut·a11te l'a11110
I
Capitano
Teneote
di Sotto- arruolatenente m ento
I. t,!1(18 13. 5.000
1,1.
I
-
16. 7.901
LAUREA in medicina e chirurgia
,. 5.YS i!Ul.9fi Rom:1..
18.11.96
8. 8.!l'.I
!1.ll.96
Id.
3. 7.96
hl.
Id.
Id.
1;.tl ,95
Id.
9.tl .95
Id .
IJ.
Id.
Id.
Siena .
i. i.95
hl.
Id.
Id.
5.11.96 Napoli.
19. 8.95
Id.
Id.
Id.
13.11.!15
16. 8.95
Id.
Id .
1,t.
9. I U/6 Ro ma .
Id.
lrl.
Id.
7.H.\lf, Gagliari
6. 7.91j
'"·
1,1.
lrl.
9.11.% Torino.
18. 7.9G
l.f.
1,1.
Id.
S.11.91; Palermo .
!$. 7.9f,
Id.
Id.
M.
:i.11.?f, i\'a)loli.
~- 8.96
Id.
Id.
IO. A.9!/ IO.ti.%
M.
u . 9.9j
Id.
Id.
hl.
8. S.99
9.IUHj
Id.
il. i.96
Id.
Id .
(il.
3.tl.!lfo
Id.
M.
hl.
I·'·
Id.
29.lll.97
((I.
16. 8.97
Id.
Id.
hl.
31.10.!lJ floma.
l<t.
Id.
M.
:!l'..40.tli Firenze
6. 7.97
Id.
Id.
I d.
31.I0.9i Pa\'la .
u. 7.9i '!. 7.9i
19. i 'li
1'1.
Id.
lrl.
27.IO.!li' Modenn
Id.
Id .
Id.
30.10.97 Pavia.
M.
l•I.
Id.
Id.
3t.10.Yi Siena .
6. 7.97
ltt.
I. 9.9/l~ I. 9.!IOO 30.H .99 )lo<lena
17. 7.99
Id.
16. 7.!lOI
5. i.97
Id.
Id.
Id.
'"·
Id.
Id,
Id.
Id.
31 10.9? Napoli.
6. 8.97
Id.
Id .
29.10.97 To rino .
~- 7.97
Id.
Id.
31.10.97 Siena .
3. 7.97
1,1.
ld.
Id.
~6.10.97 n oma.
19. 7.97
Id.
Id .
Id.
28. l0.97 i\'apoll.
!!I. 7.97
Id.
8. 8.99 1~.10.97
Id.
30.1 0.97 Roma.
l.t.
Pavia .
Id.
Id.
3 -
13. 7.9ò
QUlld1·,, ,l/ a11zfo11i/a ,lP/ COl'/111 xr1Jti/11 riO u11/j/,1 r t, fCC,
6. 9.97
IO. 7.9G
DATA rll
LUù GO 1)1 :',ASCITA
11ascll a
CASATO lt NOME
POSIZIO~E
LH:C•lRAZI ONI E CAMPAGNE
oal n. n a al o. se.a. a
l'ìicolosi (Gat an ia)
1'. ~.a Mazzo.g lia Giov11 ,.,, ,
4 fant•.
Osp. Messina
e
lto ntalhano (Messina).
i G. 8.i2 Ba.rharo /\'ict ,l ò .
a
Mirandola ()todena)
9. 9.7 1 Molina ri Mario .
0 ., 11. BolognB
a
s. Pie tro Vernotico (Lecce)
!•.H.;~ PennAlt., Alllrio, ,§o
Id. Ravenna (com. i .u t.).
e Ca~t ellamare (Tra 1woi)
1!1.1~.i~ Rr,rruso Pirt r n .
40 rant.
a
Roma.
~5.H .iO Oa rzCllli Vincmzo .
81 id.
n
Triggiano (8 ...r1).
~o. I.i:! Trull i Gflbn, le, O .
Os p. Bari.
a
Sorlino (Siracu s;i) .
3. 4.it Colomba Cr., a,·p .
4 art. camp.
e
l!odena .
Hl. ~.;i Righi Albel'lv .
Lane. Manto, a (~51.
n Roma.
16. ll.i3 Odrli Odd1111e, O.
Osp. Ancona
e
Montorio (Tera m o).
28. t.73 Paolini A<lolf o, O .
Id. Roma
e
Ferrino (Piacenia ) .
~8. 5. ;~ C:isapinta Gfowmm , Jl .
Lell'. carnb. Paler rnu (dup
A
Tor ino
H.tll.7~ friulzi 1;i11ci1ilo .
78 raot.
111i11 inler110).
a
Camposano (Caserb ).
S. L ii N•polilanl /t/rlclii111·1·,
e
S. Pietro Patti (Me~sina)
19.111.; l
e
Alatri (Roma).
e
e
Lane, Monte bello (8)
Anzà S€1 /~11 /r,1·1• .
J, rnnt.
l'. ~.i l
Sabellico f',·~om,, ~.
5t id. (d isp. min. i1111•,·1111)
Napoli
I L r..; I,
!';t'rtoli Al/1111~11 •
Osp. Lh·orno
Isola ,lei Liri (C,tocrl., l
1,,. :i.i:. 7.uccari FPd1Tic11
Id. Cava d,,i Tirreni (Sa·
terno)
n Sambur:1 (G ir~enti)
15. 5.73 Amenta A11l1o11i1111, o§,, O
a
Firmo (Cosenza).
~~- 3.: I
a
Caste l!uccio vanuag~1orc \F• I!· H . l:!.il Ziccardi Gius,•pp,• gìa).
e
~tigua no (Terra di Lavorc,).
lj,
De Napoli f 't1·ttina 11d1J, O .
Id. PaléfMO . Id.
Bologna
Id. Cagliari
3.7:1 Sall'atore 0111111•11i u ,
<com. osp.
Id, Casert.,
Romn). a
)loncalvo (Alessa11clria) .
:!.Hl.; :J
e
P,etragalla ( Potenza ) .
~. 3.H Grippo D1111nla11/011i11.
Aud isio P frt,·u
a
Snla Consiliua (S11 lerno)
3. i .i~ Volpe M11:zi 11i •
Osp. Napoli.
a
Tricesimo (Udine) •
:.. r..75 Zanulliai p,.;,u,1, <§,
79 rant. .
a
Chiaromonte (Pollenza)
30. R.i ,; Ricci Se1·11{/11n
Osp. Novar n (com. os1•ed. Roma).
e
Casale ( \ le,san,tr,a)
'28. ! .i l castngnone Pfrtl'II •
td. Sa vigliano
e
Tr:11rnn i .
ti. i .il Lomharrlo Leo 11icl11
41 rant
•
Id, Geno va
a
Vi1.zioi (Ca tania )
I. I.i l Guizardi Luigi .
75 id
Paler mo.
itt. \.n
Osp. Pale rmo •
e
i'i1ella Tanaro (Cuueo)
~-l i.il Raurtiuonc Gi.,V<m11i.
4 at11.
·I
. ...
e
Viola P ir'll·11
I
~ rant.
I ·I
35 '
AN7. IA N IT A
DATA
1'.WIA7.IOXI dto·1111le l'111'1l0
LAUREA
di
f.api·
lanu
Te·
nente
lo Sotto- arruolaten ente mento me,1/cina e ch irurgia
s. lt.99
~7. 10.!•i
Catania
'!i. R.97
1,1.
t .l . 9.901 rn. s.~!I
~~.I0.97
Palermo .
10. 7.97
1,1.
l f>. i.\101 8. 8.99
31.to.97 Pavia
Id.
~I. S.!101 I~- S.!l'J
~8.HJ.97
Napoli.
30.I0.97
Roma.
3. 9.97
8.11.96
ld.
9. i 95
I. 1.!IOS 16. i,!lOI
hl.
Id.
hl.
I O. 7.97 5 8.97
Id.
~3. 9.901 17. 9.99
'"·
~I. 8 !l(H
u. 8.9!1
30.l0.9i Napoli.
G. 8.~7
hl.
1,1.
jfi.l0.9i
Calaoia
u . i.91
(,I.
~J. 8.9\!
13.11.\!5
Mo.tena
lt. 7.95
~3. (1.901 18. 9.99
30.10.98
Roma.
6. 7 98
Id.
9. 9 98
Id.
I.J. lo1. Il.
Id.
IJ .
31.10.~~
Id .
Id.
Id.
29. 10.!IS
Pa lermo .
Id.
"'·
1,1.
3U O.\l8
Torino.
tt. 8.98
30.t O.!IX Napoli.
l i. 8 .97
,,,.
I ~. 7.98
ICI.
'"·
Id.
1,1,
l<I.
~.I0.\18 Piia.
lol.
1,1.
I l.
30.10.98
Roma .
:!5.11.97
IJ.
1,1.
In.
31.10.98 ~aµol ,.
20. 7.~8
l S. 3.\!/1$
f,1.
IJ.
~\1.I0.!18
Id.
Palermo .
l ~.tl .97
rn. 7.98
Id.
hl.
1,1.
31.I0.98
I. 1.!~1$
Id.
hl.
'lll.10.~8 Napoli.
hl.
Id.
f,J.
29.18.!18
Id.
'2. $.98
Ili.
I.J.
lii.
31.18.~$
11.
I. 8.98
I ~. 7.98
~. 7.9S
f,t.
Id.
1,1.
~9. 10.\!S
Torino.
19. 8.!IS
J,1 .
111•
Id.
:I0. 10.!lS Napoli.
~o. ,.os
IJ.
l,J.
1,1.
Id.
1,1.
3. 7.\IS
1,1.
i.•.
Id.
:11.10.!!~
Padova
16. i.9$
hl.
f,1,
lii.
'"·
~apoli.
30. ~.9S
lei.
lo!.
Id.
JO. I0.!1S
Torino.
17.1 2.97
lr1.
Id.
Id.
4li. t0.9$
Palermo .
~; .1'!.91
~~- 9.\llls
1(1.
Id.
~8.I0.!18
R<,ma .
f'!. 7.98
lrt.
1,1.
1,1.
~1.10.9~
ralerrno .
12. 7.98
lrl.
1,1.
lrl.
~.t 0.!J$ f orino.
3. 8.9S
LUOGO DI NASCITA
DATA di
nascita
I I
CASATO E NOME
POSIZIONE
UECORAZIONI E CAMPAGNE
dal n. t •.5 a l n. •••.
e
Volturara (Avellino\ .
~I. 5.i:I Pennelli C,·s,11·r .
.1
Zagarolo (Roma)
~5. 3. i:! Simeont A lr.-..<u u(t,·11
li art. cam1>.
a
Visciano (Caserta) .
U. l'.!.i2 O'Rl ia A uf.,11i<> •
Cavali. Um berto I (':!3).
a
Siracusa.
2. 3.i 3 C,tlea doli
3!! fant.
s,...,,,.;,._@
Os11. Aleuandria (com, oip. T~rlno).
e
Ll\•eri (Caserta) .
31. ;.n Soprano Bt1w, ,.à.,, O,
39 rant.
e
s.,ssari
t . v.i4 C.utigllola 0,·/111,tl"
li bers.
e
Tolve (Potenza) .
6. lò.73 Mattia ,lfic/td,•
Lane. Milano (7) •
c
s. Arsenio (Salernr,)
21.I0.73 Cafa ro JVic,.111
64 fant.
e Napoli
I. 4.74 lnrante C<11'lo.
O~p. Napoli.
e
I~. 1.71 zumpella r.111., ,•pp,·, @ •
! 6 raot.
Arpino (Ca.,erta).
c
Firenze .
8. 8.H Ghh.loli Jù1l'ic11, O
Lane. Vercelli (f6),
a
Castel di Casio (Bologn-,)
15.I0.71 Ugolini Gi 11.,Pp])1•
6 hers.
a
Perugia .
~- 5.72 Bayon 6111111111<111, O
6 genio
a
Modena .
16. 8.iG Casarini .frl to·o , O
lspett, , an. mii.) .
e
Giardini (Mes,lo:i) .
20. 8.70 Buda F rn11rl',<C•1, ®
, art. Cori. (costa)
c
Torino
'i!. 5.i l
a
Napoli
13. ~.i6 Nacciarone A111let,., ®
R. cor po truppe col. del la Somalia (a disp. mi n .
a
Brescia
li. fl.74 For ~ ti A lberto •
Osp. Brescia.
a
Reggio E milia
l' erando eu,,,,,. .
Os p. Verona(com. ii rant. )
t!l f l'Ì ).
'i!. 6.i4 Ferretti Al'l'ig1J •
Jd. succ. Parma
e Cas:1 le
'i!. i .i3 F,·rrabino OUavio, O
!Il ~rt. camp.
e
Catania .
~7. iL'iJ Martog lio F,•nli,w,ulo,
e
Sestri Leranlc (Gcnora).
$. j.i5 Gahri Giu,,,·ppr •
~ rant.
e
Parma
~I . V.73
to hers.
a
l\looteleone (Ca tanzaro) .
i. lf.72 C.1pialhi A1,1<,u i1o
48 fan!.
e
Tor repellice (Tor ino) .
U. 'i!.73 Armand·Ugùn r.iov111111i .
Osp. Milano.
9. 'i!. 73 Ciauri /11,wlii,., .
Id. Cava dei Tirrtni(Sa1Pr· no) (di&p. mi1'. i11li>r11,1I
+® .
R, corpo truppe col. r! e I· l'Eritrea (n t/isp, 111iri. tsfe,-1).
e Gi bellina (Tra pa ni).
Gherardi Gi.,v. Ba1t,,tu .
e
Sciacca (G irgenti)
I. t .i5 De Ani:relis G,,,,111no
Cavali. Lucca (t6)
a
Lent io i, (Siracusa) .
t . 6.ii Consig lio Pl,,ciri", O ,
Osp. Messina (com. 0~11. Roma).
i. 4. ;; Ro,ta~no C111·i•1 •
8 alp.
I U l.71 l>erroni /Ji,1u111111i,@ .
37 faut.
e Tori no r
Leonforto (Cata111a)
37
I
ANZl.Hi lTA DATA
VARl,tZ/QiVI
dur1rnte l"n>i no
Capi-
tano
Te-
nente
LAURl<:A
di in Sotto- arruolalenente mento meolicina e chirurgia
I ':!~. 9.!)08 ,!J, !1,\/01 18. 9.~9
29.10.91! Napoli.
i:!. 7.98
lrl.
I~
hl.
lii.
lrl.
Id.
Id.
Napoli.
:!S. 7.98
30. 9.!l(I~
Id.
Id.
,!8. to.~8
Id.
B . i.98
Id.
30. 7.98
30. I0.98 Roma .
7. 7.98
1i.12.908
1,1.
Id.
30.10.98
Id.
hl.
Id.
'!9.10.98 $assiri
9. 8.98
I<!.
1,1.
M.
30. I0.98 Napoli.
ti.tM7
Id.
1,l.
hl .
'!9.I0.98
Id.
30. i.98
I. !.!109
lol.
IJ .
30.I0.98
Id.
,. 8.98
l,f.
1-1.
Id.
U . lt.97
l . ll .O!J S1en,
3. 7.99
Id.
..,.
Id.
M . I .\IO:! 'J.7. l.!IOO
lrl.
~i . :l.90l 27. 3.900 31.10.97
Bologna
I. i .97
"'·
2a. iUlM ~,;. 8.900 IO. ti.% Firenze
8. 7.97
Il.
37. 3.!lO~ ~7. 3.()()()
:11. 3.90"1 12.I0.!"13
hl.
I. 9.!10:2
ltl .
"'·
Id.
8.10.901 30.11.9()11 Modena
10.uoo
1.11.96 Catania
~7. 7.?6
t. 9.!)()() ~ Il 99 T«rino.
19.11.98
Id.
28.ll 9!1 Naroll.
IJ .
Id.
30.11.9!1 Pa ,·ia
lrl.
lii.
Id.
Id.
lfl.
Id .
'!9. IO 98 Tor ino.
3r. 7 .98
lei.
Id.
Id
\!IIU".J Roma .
•16. 0.9~
16. 7.99
M.
Modenl
t:!. i.9\l 8. i ,O!~ 6. ;,99
30. 6.!IO'.I
1-l. l ii.
"'·
30.11.9\l Geoo , a
Id .
ltl.
l'arma.
10. i.99
Id.
Il.
lrl.
~. \l.!l!t Napoli.
IO. 8.99
Id.
Id.
Id.
lrl.
Torino.
17. 7.99
Id.
111.
Id.
1,1.
Palermo .
o. 8.98
lii
30. 9.900
lct.
Id.
30. IUY.J Catan., •
::!I. 7.99
l•I.
Ili.
1,1.
~-11 .~\l Roma .
15, 7.99
lii.
Id.
lct.
'!9.11.!l!I Tor ioo.
16. 6.99
lii.
Id.
1,1
30.H .!>U Palermo
30.\0.99
38
IHTA LUOGO DI NASCITA
di
nascita
CAS.', TO E NOME POSIZIONE
OKCOR UIONI E CAMP..\GNE
dal n. 11•• al n. 98.&. 27. r.,;3 C.11iendo E:rrico, ©
a
:'\apoli
a
)Ionio
e
Lugo (Ravenna).
i. 7,75 Casagrandi Gl,11,c,, .
76 fant.
s. Martino ( Macerat., ) . 15.t t.n
Piroli A,11, d,·o. o§,
Osp. Cava dei 'fimai (N· lerno). Id. Bari ( com. os p. Fi·
renze).
Filattlcra (Massa Carrara) .
28. ~.i'o Ferrari Pietr,,, O
!5 Id.
a
Alessandria
11. to.73 Mar::;ara C.·1111·,· •
; art. rurt.
e
Torre
e
s. Susanna (l.•cce) .
Cervelle ra D,111111,, .
IO fanl.
.\lonlepagano (Teramo) .
3. 9.;~ Pass:amon ti G11t1la 110, @ ,
73 id.
San~onato Val Comino (Caserta).
:i. G.75 .\lassa G"ffr.-d•1, © ,
31 id.
a
Vero li (Ilo ma)
21. 8.i! Rufo ri11 «·11 z.,
Asp el t. i11(e1-m.
a
Casalbordino (C:hict,) .
L 2.ill Molisani Al/1·,•,/11
93 fant.
~I. 2.H
e
Napoli
2.10.a :5anta-)larla Alb,•rt,,
Osp. Napoli .
a
F<,rli .
22. 3.75 Bedd .l/<1ul'i~i... :;,i.
57 rant.
e
Fiorano (1lo!kna)
!.U ;3 Frigierl (;i.,v11u11i, ~ .
Cavali. Aquila Ui l .
e Rieti (Perugia)
I ~ I~ 73 Cerafogli Tullio.
~
c
3. 1.7! Piaz:tn 0,•,1ia1,,i,10.
8 fri.
Tmn-oi (Palermo).
l,ers.
c
Niscemi (Ca ltanlsset .. )
l à 12.;1 Crescimone R111,1do, O .
6 fant.
e
Cs1tanla .
13.ll il Stella 1"111c,•11:.., ©
R. corpo truppe col. Ml· l'Eritrea (11 di,<p. 111111.
e
nrin~isi .
29. 5.i2 11agnaghi (;uicJ.,,
9 bers.
e
Paro1,10 (Cun~o)
15. H.73 Mo naco C<1.<l11u li11", @
o,r, Alessandr1a (co,nan·
c
Ru,•o di Puglia (Ilari)
29.11.H Cotugno Pil'l,·u .
Id .
e
Pizzo (Catanza ro)
!!I .t l.71 Bilottn Vi1w·11z.,
,o rant. (ct,w. 111i11. i11tunn1
e
Montelco1Je d'Orviclo (Roma). ~5 \1.7~ llanclnelli .fo11ibal,•, !z! .
e
Ripacandida (Potenza)
e
s. Stefano Camas lr3 (Messina) ~H.ti.75 Zatnro A11tn,1111"
P61f l'Ì),
!lato osp. Torino).
'.! S.i3 Santomauro Ru9gie1·1,
Ba ri.
Cavali. Aless-~ndria (U )
14 rant.
Osp. Venezia (com. o;p. Padova).
e
Vicoforte (Cuneo)
9. 8.73 Bracco Giac" m"
4 alpini.
a
Terlizti (Bari)
G.H. 76 Barile Cr.,,u·,.
Osp. Firenze (disp. 11, in.
a
Urbi no (Pe~ar,,) .
10.H .75 Frisoni P 111,fo
Id.
a
Firenze .
t S. il.iG Mendes Guidi,, ,f,, O.
C.1vall. Udine (:19) (corn. mio. guerra).
a
Spezia
t7 11.71 Foce Eìlg,,rdo, O .
GI rant.
e
Torino
26. 8.i6 Tam Gug/id111n .
S genio
tfl.~110),
Perugia
30
-
ANZIANITÀ
I I
DATA
l'AnlAZIONI
aw·,wle fanno
I
-
II
LAUREA
Capi, ta no
neote
di Sollo- arruolatene nte mento
30. 9.909
I. 9.~0:l
I. 9.900 :k<.11.99
lii.
Id .
Id.
29.11.99
Roma
. H. i. 91i
31.li.!lO\l
lrl.
1,1.
~5. ! 1.99
Catania
• ':!5. i . 99
hl.
hl.
I.I.
l.12 99
Parma.
15. l t. 99
Id.
Id.
Id.
~O.I 1.99
Torino.
. 21. i. 9!1
31 :l.911)
I<!.
1,1.
30. t(l.9S
Napoli.
5. 8. 9~
Id.
Id.
l,J.
2.11.99
Id.
. ':H. ;. 9~
Id.
lrl.
'"·
~ Cl.99
ld .
. 15. i . 99
• '.IO, . 97
Te-
in medicina e chirur~ia
Napoli.
. tr..H. 98
I
.
Id.
!3. 9.!WJI 18. 9.9!)
30.10.98
Roma.
Id.
l. '.J.90~ L 9,900 '.!9.ll.09
Bologna
2. 1. 99
~S.11 99
Napoli.
. 28. 7. 99
. ~.Il. 99
Id.
l,l.
Id.
I,!.
111.
1,1.
~.IM9
Pt,via .
1. i.9!0
Id.
Id.
30.tl.99
Modena
. 11. 7. 99
I(!.
1,1.
lrf.
2.1~ 99
Roma.
. 17. 7. 99
3(/. 9.91ù
lti.
Id.
2!1.t0.98
Palermo • , 16, 7. 98
Id.
Id.
~ lt.99
Napoli.
• 31. 7. 99
Id.
2Ul.9'J
Catania
. u. 7. 98
ld. Id.
1,1.
Id.
Id.
(et.
30.H.99
Pisa.
. 13.11. 9l!
Id.
l ei.
Id,
':!9.11.99
Torino .
. I:\. 7. 99
Id.
Id.
Ili.
i!Ul.99
Napo li.
. 18. 1. 99
Id.
Id.
Id.
{. 8 . ~9 . ':li.ti!. 97
ld.
ld.
Id.
Id.
M.
7. 3,98
Roma.
Id.
lt. 6.!1()3
9. 6,901
7. 9.98
Napoli.
3. 8. 98
Id.
U.to.903 8.10.901 96.11.91)() Roma.
• :!O. 7.900
Id.
Id.
hl. Id.
Id ,
Torino.
. !t. 3.900
Id.
Napoli ,
. 2S. 7.900
. ti. 7.900
Id .
Id.
Id .
IJ.
Id.
30.11.900 Roma .
Id.
Id.
Id.
20.11.900
'Id."·
Id.
l.t.
30.11 .900 Genova
, 15. ;, 99
Id.
IJ.
:!8.l l.9il() Torino.
. i$. 7.900
Id,
. 18. 7.900
I I
DATA LUOGO Ili NASCITA
di
nascita
r.ASATO E NOME
POSIZIONE
DECORAZIONI E CAMPAGNE
dal n. ••• al n. . . .. a
Pralormo (Torino) .
13.I0.75 Seia Gìac1J111u
4 genio
a
Acireale (Cata 11ia) .
2:i. l.i7 Scalia RoMrrio
3 Cant..
a
S. Glorr{io Morgelo (llrgg,o 20 9.75 Grassi Glu11'))pe . Calabria).
Osp. Napoli.
a
Boma.
18 I':! 7'! SagnottJ .4uguitu
94 fanteria
e
Bellona (r.aserta)
l':! l':!.ifi d ella Cioppa .A11gl'l11 •
Osp. C1 serta
e
C.· utelceriolo (Ales,an ,1ria) .
i . 8.75 Montanari .411Uio •
H art.camp.
e
Messiria •
l(l. 8.74 Colajanni Fed1•1ic11, !3
9 id. Cort. (cli,p. min lnt.\.
e
Nulvi (Sassari)
27. 7.75 Tedde Gl1uPppe .
Sa voia cavali. (3).
e
Gioì (Sa lerno)
'fl. 2.76 Pala,lino D011u·11ic11, ®·
63 C~nt.
a
Terlìzzi (Bari)
u. 3.76 Barile Felice •
Cavali. Piaci>nia (18) (di, p. 111/n. interno).
a
Po1.zolo Formlgaro (Ale3Sn n·
30.10.75 Oellacha Giuseppe .
33 Cant.
a
Mormanno (Cosenla) .
94 .W.75 Perna .4111rdeo, CJ .
Osp. Roma
a
Santa Ninra (Trapani)
lfi. 5 74
e
Napoli
21.lll.i5 Cotronei T 1111111111sn, ® •
1lria).
5 rant.
Accardl Ma,·io
Q; p. Cava dei Tirreni tSa·
lerno) (dlsp.
1111n. 1n-
ltr110).
o.
c
Villa del Conte (Parlo va)
3. r. 77 Zara Silvi o, ®·
a
Trigg:ano (Ba ri).
:!O. 6.ii S urdi Do mt'nico, O
9 Caot • •
a
Roma.
~ - 6.77 Fa lcetti Pitlro, O .
Cavali. Partova (il) (co111. [spett.. san. m 11.).
c
Rieti (Perugia)
~I. 8.76 llalestra Duilio, o.
Osp. Roma (com. h retL san. mli.).
R. cor ra truppe col. della Somalia (dup. '"'" · t· .<lr n).
a
Ci.,idate camuno (Brescia
~9. 1.77 Caslelnovl l udovicu
li1 rant.
a
Pa rigi \Francia) .
~I lV6 Ba lla .4111, rlo, eJ
Osp. Torino (co111. se. arri.
a
Nereto (Teramo)
5. 3 78 Costantln i Gfo.<1·p1 ,.
Os11. Chieti .
c
Campi (Lecce).
10.H .1r. Serio l'illl Nicola .
7 bers.
a
Bolug ua.
5.tt .77 t enzi Armando .
Leg. carab. Torino (d•·P·
e
Caltanissetta •
19. 9 77 Scolo Fili7ipo11rri. O.
80 rant.
c
Lecce dei Marsi ( 1quila)
i. ~-i~ Terra-Abram1 Gì,..<,ppe, o.
60 Cant.. !com. se. ar1,1. san.). Osp. Napoli .
san).
min. interno).
c
Nola (Ca;erta)
1.12.77 Mazzetti l 1,r1•to ..
a
Modena •
rn. l.i9 Gazza Altssa udrn .
li.I. Verona
e
Napo li
1:1. ; 7R Papale /1,mitru , ~ -
Cavai!. Udine 1'9) (d11p. ml11. fnfrnto .
I
H
ANZIAN1T.~
YARIAZIO/V/ dura,./r t·a11 un
Ca11Itano
Te-
nente
:1(1. ~.!110 n.in.~0:1
'
(I.
Id.
Id.
DATA di Sotto- arruolatenente mento
LAUREA in medicina e chirurgia
8. t0.!11\1 ::18.U.91~1 Turino.
. 'J;;. 7 .900
Id.
12 t ! .000 Napoli .
(,I.
Id.
~i.I 1.!IOO
Id.
lrt.
lcl.
!(ò.ll.!100 Roma.
hl.
Id.
Id.
'!7.\1.'.lflll Napoli.
6- 8.900
Id.
Id.
[d.
~.H .900 Torino
. 25. 7.900
Id.
5.\1.900 • 26. 7.!IO()
. ~1. 7.!l{)t
hl.
lrt.
1d.
28.t '!.!IOO Messina
. IO. 7.900
Id.
Id.
Id .
':!7.14.VOO Sassa ri.
9. 7.90()
Id.
1(1.
lrt .
:10.tt.000 Napoli.
. JS. 11.~00
"'·
1,1.
Id,
28.11.900 i'i;,poli.
• i i . 7,\1()()
hl.
Id.
lei.
Id.
Torino .
, ~- 7. 90
'"·
Id,
, 17, i 900
Id.
'"·
~i .I 1.\1(1() Roma .
Jd .
Id.
!7.tt.!19
Napoli.
. !6. 7. 99
Id.
Id.
lrl.
:10.tl .!100
[d.
. 19. ij.900
Id.
IO. i ~r,1 IO. ~.!li~ :!9.11 !IOO Boloitna
8. 7.%0
,~.
31. 8.90:i 22. 8.903
6. I !!03 Napoli.
. n. 8.00:!
~1.lt.9!0
lrt.
IJ.
30.11.001 Roma
. 15. 7.901
Id.
Id.
Id.
!. t.903
1d.
• 13. 7.901
lei.
Id.
Id .
Id.
Pa via
. 10. 9.9t!
31. 3.91I
lc1 .
Id.
I.Il . 9~ 'foriuu.
. ~ - ; . 99
lu.
Id.
Id.
20. 1.903 Napoli ,
• 19. i.!101
Id.
Id.
Id.
3. t .90~ Bologna
9. 7.901
'"·
lrl.
Id.
! . 1.903 Torino.
• i¾. 7_903
'"· 1,1.
Id .
Id,
j9.11.90~ Napoli.
. ~5. 7.00!
Id.
Id.
28 li 901
hl.
, 19. 8-001
lrl.
1,1.
Id.
3. l.90~
Id,
lrl .
Id.
Id.
2-J.H 901 Modena
5. 1.<01
1,1.
Id.
lei.
i. 1.00:1 Napoli.
. 18. ,.90!
I
1. 8.90!
DATA
1.uur.o l)J NA SCIT A
di
CA SATO E NOME POSIZIONE UECORAZl ONI E CAMPAGNE
nascila
dal o. tea al n. aet. a
Reg~io Em il~1
tO. 8.i6 Casa li Pfrtro .
13 Ht. camp. (corn. Cont.
e
S. An<:elo ,lei Pe,cu 1Ca111J)c·
19 l !.i fi d ì tallo Cal'miue, ,§,.
Lancieri Aosta (6).
a
Villoria (Simcusa).
23. i .17 Alessandrello G1ov11n11i, ,§,
Osp. Messina
e
Trecasali (Parm.i)
28 3.75 Corradi ,Yun,a. O .
Id. succ. Parma (c~m. se. appl. san.) .
e
Oeruta (Perogia)
27. I 76 M.ignini Ci,,.emia, O .
8 art. fort. (Id. Id. i~.).
e
Brla;d ia (Cuneo).
2 !.if. llor~arelll Giova,mi, @ .
I alp.
a
t evRf1to (Geno rnJ
17 10.71 Faragglana Pra uc,•.,co
90 fa nt.
a
Frasso T ~le,ioo (Jlenr venl(I) . 25. S.ii Pieonc na,·10Lom,11
5 hersag.
a
N:111(Jli
5 art. ro, t . (eost. rort.).
hn:;so).
1~. 8.77 Vecchione All1Jlf" .
C,Jrpo S. M. ).
Tenenti medici. J 3I n. I Ili n. ti. a
Napoli
:io tt.i8 Monaco Arhi r o, ~ .
e
Co;.:Jlari .
:10.12.78 Porru Pietro .
46 fant.
18. i .78 lannizzotto C:arn1 , 1.. , 'Ìf'.
Osp. Milano.
e Clllaramontc (Si rar.usa) .
Scuola appl. san. .
e
~tarcellinara (Catanzart,)
!O. 5.77 Jlevacqua Al(l'ed u •
Jd. J\'apoli.
a
Cas trooO\'O ( Palermo).
9.1t.i9 Altonzo /,u igl , O
Scuola appl. san. .
e
Trisohhio (A lessan<lria) .
9.11.79 Ga llia A 1,1elio, l:lì
a
Roma.
15. 3. i S Pazzi Ermamw, O ,
Osp. Roma.
Id. Napoli.
Id. id. Id.
e
Napoli
'.!:l.tt .77 Palombo l uigi •
a
Assisi (Perugia) .
:!7. IO.i7 Modcstini Paol,,.
t art. camp.
e
.~ugusta (Siracusa).
G.11.78 Maocuso Roberto
e Cottolungo (eres('i,,) .
l ~. u.77 Secchi Fraticesco
Osp. Milano. Id. Rrescia.
e
Napoli
'.!1. 1.79 Bracco .8dua,·do.
Ca mli. Umberto I (tl),
a
Pis:1
\!:;. i .77 Mat u cci Giuseppe
5 art. camp.
a
Amatrir.c (A •Jl• il•) .
3. 4.79 Oe Bermlìni~ L1tigl, O .
I gran.
e
A;:;ira (Ca1ania ) .
,. 7.77 Long o Orazi o. ® •
Osp. Torino .
e
Torino
~I. ~ 79 Grosso r morio, O.
Lane. Vitt. Eman. Il
e
Lerrara Frlrtdi (Palermo)
15.10. ii Giordano Giiue111ie,O.
Scuola app[. san..
e
Bar bania (Tori m,) .
21. 5.i7 Gaiottlno C!lrlo .
I art. montagna .
a
Nola (Ca1erla)
!G. r,.78 Rina Idi u1111(1·io.
Carceri militari Napoli.
3
Cag liari.
l~. l.79 Vi llasanta Gfos,pp;
Osp. Firenze
e
Roma.
18. :i 79 D' Anna Au.u,.• lo
Id. S3viglìano
43 ~
ANZ IAN ITÀ ~'ARIAZIO.VI duru11le
l'an11u
Cal'i· tano
Te oer1le
DATA di Solto· arruolatenente mento
11. 3.~11 31. s.~o;; tt. 8.!W):I
in
mP.dicina e chirurgia
4. l.00~ Roma
Id.
25. !i.!lOti 18. 2 9(1\ 21!. l:!,!)(l:! Na101i.
Id.
19. !l.90r. i~. 8 901 2,;. ( L91ll
Id. Id.
1,1.
ltl.
':!4. 9.90\ ':!9.11.901 Mo.Jeua
Id.
Id.
:s.u.qo1 Siena
5. tt.90~ 3. S.901
. u. 8.901 . 2(). 11.901 8. i.901
hl.
2f.. 4,!l()f, H . 4.!10~
~. 1.903 Torin11.
. !6.U.901
Id.
IO. 6.90ti
6. 6.90,
t . 2.90$ Geno, a
. 30. 7.!103
!',apol, .
9. 8.902
~-'- 6.911 5. 8.906 18. i .!IOI 1i.t 2.9M
lrl.
.. .. .. .. .. .. .. ..
'
LAUREA
lt1.
1,1.
4. 4.903
Id.
9. 8.91)!
~- l.~03 1,1.
. 28. 7.902
Id.
Id.
1(1 .
26. 7.!IO I
I. 1.90:I Caglia ri
• !!5. 6.901
Id.
!d .
:11.12.90:2 Roma .
. l i. 7.90!
I. 9.90(;
1.
s.~o~ 28.11.901 Napoli.
. !6. 7,90,
30.H.903 P:ilerrno
. !15. i.903
Id.
Torino.
18, 7.903
. t 5. i .903
1,1.
2-2. 8 901
Id,
Id .
Id.
Id .
Id.
Rom~
11.
lii.
Id.
Napoli.
. t i. 8.903
..
Id.
Id .
IJ.
Roma
. 16. i .903
..
Id.
Il.
!l.l~.903
Id.
. u. i-903
..
Id.
IJ.
30.1 UJ03
Oologna
1. 7.903
..
](I.
lò.
Il .
N.ipoli .
. 2P. 7.903
..
Id.
Id.
[J •
PiHl.
6. 7 903
..
Id.
[/f •
(,!.
Roma.
. 16 7.903
..
Id.
Id.
Il.
Catania
. 14. 7 903 • 15. 7.91)3
..
Id.
ltl.
t.43.903
Torino.
..
(d.
30.11.903
Palermo . . iti. 7.903
.. .. ..
,..
Id . Il.
To, inu.
• I O. i.903
hl.
1,1.
:!').11 .903 K:ipoli .
. 13. 8.903
11.
. 30. G 903
(,I.
"'Id·•
3 Il 903 Cn~han
..
](). 11.90:i Rtm,t •
. t ~. 7.91.13
IJ.
DATA
di on sci la
CASATO E NOME
POSIZIONE
OECOR.I ZIONI E CAMPAGNE
dal n. •• al n. i.e.. 3
S. Ferdinando (.'lapoli) •
!7. 9.iS Alba no Lul9i.
O,p. Caserta
o
Roma.
t1. 4.i 6 Di Nola Angelo
Labor. precis. Roma
c
Montopo li (Firr nze)
11 1~.;9 Falchi Luigino .
Cavali. Treviso ('!81 (com. hall. s1leclalist1 geo1uJ .
e
Cog;:iola (No,•ara) .
16.1~.;s >jmone ,llodulo, O
Osp. Torino.
e
Mon1erotondo !Roma).
R l.i6 Campeggiani Ma1si mn, [].
Id. u,·orno
c
Millesimo (Gen1,va)
11. !l.ifi Scarzella Miche'it
Ca vali. Guide (19)
!•. IO i6 Pomini Guido.
JJ. Pa110 ,•a (ti ).
c Soa,·e (Vero11a) .
Osp. Genov3
c
Varzano (Cal anzaro) .
1.11.1;
e
Conselve (Padova) .
1:l. 2 ii Delogu Gin", ®·
R. corpo tru ppe col. d Pila Somalia (d i&p• .,,in'. tsl.J
a
Sassari
6. ti i 9 Si mula Ubaldu
lnrerm. pres. Sa.ssan . .
e
Castro,lllarl (Cosrn,:i)
t I. i .i8
è
Felitto (Sale,no)
~. 1.18 Mi,-:liacci GIG va1111i.
19 ari. camf•.
a
Fossacesia (Chieti).
~. 5 80 Bocciante Alfredo .
osr, Roma
c
Delianova (Re~gio Calabria)
17. 8.i 9 Spada ro lii u.epp,
Id ,
a
Pollenza (Macerata)
·11. 7 .79 Lappon I Guido
t3 ari. camp.
a
Maddalena (Sassari)
ti. 8 79 Basso Hrmr 11,•gi lrJ.n.
Osp. Cagliari
c
Pisa
t~. 1.79 Calò Hllor io .
R. corpo truppe co l. dell'Eritrea.
e
S. Caterina (ù11l.,ni,sc11(1) .
Conciatore D0111enic11 .
De Napoli A11.lo11iu.
La bor, pirotec. Bologna
Roma .
~. l.i8 Gani:i S11 l v11t1we .
lnlerm. pres. c..,tania
e Carun (Caser ta).
IR.l0.77 Fi crro .1/ic//rle, ®
R. corµo truppe col. dell' l!ril rea.
e
21ò H .i8 CapparPlli l 'i1,c,•11:iun
(•sp. Padova
Il . i .78 Piantelli Giu<,·pp,, ®·
R. corpo tru11~e col. dell'&ril rea.
Acq ua!orrno~a (Cosenza)
e Flnnlmarina (Geno,·n). e
Frassi nello (Ales., an,l ria)
IG. t.81) Buscaglino Augu11,,
3 alp..
e
Palermo.
~~.U.80 Fiorenza /g1111 :lo
fl ort. cam JJ. (di,p 111111.
a
Carpignnno I Lecce/
8. I 78 Chirool PM r o
O.<p. Bologna
c
s. An~re.i Vallrlred,fa (C.,-
5. S ;g Mignar.c., Plrlr n, ®·
Id. Flrent e
c
Roma.
li. ti i9 Mongu1.zi l 'mberf11.
IJ. Genova (dl1p. m in.
Salo (Brescia.).
s I O.i~ L3ndrian i Rob,•r/11 •
R, corpo truppe rol. d elln Somalta (dlsr;. 1111n . e.< /.)
Ni7.za Sicilia Plessina)
~.10.i~ llrig1111lio S(111ti •
O,p. Novara
Rauco (l'rosl nonP).
un.n1 I ihera tl Luca.
I art. mont . .
lllltf'IIO).
serta).
interno).
I
45
ANZIANITÀ
•'ARIAZIONI du1·a,ale l'anno
Te· nenie
OATA di Solto- arruolatenente mento
LAUREA in medicina e chirurgia
:H.I l.90fi 9 lt.\)/)1
<.Il 97 Napoli.
\, Il 903
r,. t,.t,Oi ~!. 4.!Wt",
t . 8 97 Roma .
. t9. 7.901
30. t .905
I. l.~ì:i P'irenzP.
; , 7.()()1
28 3 \/07 28. 3 \/05 30 H.903 Torino.
• IO. 7.903
Il
30. 3,907 :!I. 1.no.1 30.H 901
1,1,
Roma.
. 18. 7.9-01
Cagliari
. ~,. 6.90f
I. 3.905
t , 3.905
'18. 1.!IOi 28. 1.!JO,,
I H .97
Bologna
2. i 903
27. 7.907 97. 7.905 30 H .~03
Napoli.
8. li 903
t9. 8.907 rn. s.90;; :!. I 903 Caglla,·i
• 28. 6.902
lrl.
l<l
30.H .903 Sas,ari
. !il. 7 .903
(,f.
M.
~5.12.903
Napoli.
8. 8.903
,,1.
hl.
30.11.903 Sien:1
I 9,907
Id.
30 ti 904
Id.
I 9,!!05
hl.
Id.
• 'l(J. i.904
Id.
lò.
. 18. 7 .90~
1<1
Id.
"'·
Roma.
hl.
i'iapoli.
Sa.sarf,
7. 7.903
. t 9. 8 901
4.tt .904
1,1.
fd.
Ul!.904 Pisa.
Id.
1,1.
~i .ti ,90,\ Pa lermo
5. i.90i
Id.
!d.
~O.H .904
Napoli .
. 17.t:1.904
. :!G. 7.904
Id.
hl,
ttl.
Roma .
• u. 7.904
15. 3.~08
6.10.005
t,J.
Genova
. I I. 7.901
M.
15 t O.!HJ:i
hl.
Torino
. t a.t0.~01
:li. 3.90$ :li. ~-(111(;
hl.
Palermo .
. u. 7.90\
4. 4.9(18
5. 4.908
4. UO<;
t.t:!.903 Napoli.
5, Ul06 30.11.901
Id.
8. 8.903 . !j, 7.904
• 15. 7.904
Id.
Id.
t.t~.004 Torino
1,1,
Jr!.
ii.tl.90$
Id.
1,1.
Id.
3.4!.904
Messina
• iO, 7.90~
Id.
ld.
30.tl.904
Roma .
. u. ~.901
. 17.10.904
'~
..u
~
2
Il.H A LUOGO Ili tiA SCITA
"' :;;
CASATO E NOME
di nascita
nra:CORAZIONI E CAMPAGNE
rial n. 61 a l o. 8e. e
C1µ1iari .
17 Il ; 11 Oeiann Ortslf.
e
Mess,na.
~i. :•.-itt Saija
e
Moden:, •
l !I. 1;,~f
c
Garlasco (Paria!.
I I
I o.,p. Caglia ri
Paolo
Severi l uigi
POSIZIONE
Accademia mi lit.. Osp. Bologna Id. Pincenza .
:!. fi3 1 Caslsco Bgìdi"
e Srlcll (~iracnrn).
,a r. .;~ ni~iCa tO
e Parma
~o. r..;~, Casella Doni, .
c
()igabona (C1 tanzaro).
~-
\ ,;/)
Tallnrico Gi11.<epp ,· .
AIJ)ell. {a 111.
e
Roma.
~~ .
i .,•(I
Bini Guido,;§,.
Osp. Roma •
~\ G.~I
l_luaglio 1:d io .
Id. Venezia .
e S. Appollonia (Rovil(O\ .
,~
f;11n1l tlllPlt'i1• ,
I
lnterm. pres. Aquila R. corf)O truppe col. della Somalia (d1sp. m ln. t.1.)
Id. Palcrmo (disp. m.i n. ì11l.)
e
Mezwiuso (Palermo) .
e
Corlii;oro (FerrHa ).
l~ IU I Rasero Rlcc11rd11.
r
Pino (Catnnzaro)
::!~. 7,79
e
S. Cipria no Picenti no (Sairrno)
~·
-1.81 Marotta Gwl o >•lj
R. corro trup1>e col. del-
e
11nnrrnrlnnia (Pngi,ia).
. i. :t i8 De M':u1.o \'iuri"tl::;,o
R. corno truppe col. drl· l'Eritrea.
e
Lentini (Siracusa) .
:!O. III W Srerraz1.0 Fi111dl'l (o.
i alpini
r
Tromello (Pal'ln)
t~. ,~.80 n esrg,:,tti E uriro
R. corin 1ruppe c'>I, del· l'Erit rea.
6 i!f Criscione Gaptun11 •
Aecorinti l'i11t::enz o, O
~o Giarrusso Ge,<ttaldo
e C:atanla .
:!j
~
c
Roma.
~1.
r..sn Donalo Giiwpp,·.
e
Livorno .
ll.11.i!I
Eva ngelisti F ilipt111.
3 alpini R. cor po truppe c,,1. ,lei· n :rllrea. l'Ero rea.
Osp. Mìlano . Leg. all. ca rnb. Os p. Genova
lii "·
e Campollasso
~, . 2.l«l Coli ltì Sllvl11 •
iO nrt. camp. (di.<JJ. in 1rr110).
e
111. ~.i!I Colloca lin riç11, o .
A. corr o trn11pe col. dell'Eritrea.
e Jerzu (Cagliari) .
~3. tl.f-0 Oem\lrla~ A111er1g,,.
3 liers.
e
~~. ~-~:I C:iarla llr11, <1n
llriatico (Ca ta nza ru)
Vr lletrl (Roma) .
,f,,peU. ( 11111 .
i . 1.84 Bertelli Bo1rlco
Lane. Novnra (:i) .
e l'iapoli
s. 9$1 ,le Porcellinis C(J ,.,,,
Cavali . Udine (!\>)
e Caprarola (Roma)
l ~. tUl'l Fabrizi Niço/r,
L~nc. Milano (7J (com. ,r. appl. san. mii.).
e Cagliari .
1. \1.~
Frnu Giu.,,•pp ,,
Osr. Firenze td($p. min.
e
Ba:,:noio S. Voto IManlova •.
2\l.1 11.~t
Gozzi C.-l,.<lh1 0
9 art. c.1mp.
e
S. Calogero (Ca t:11varo) .
j f,, ~.<;!
Romuola Au tn11fo •
! ar t. rort. (cosla).
r
Girw•n ti.
3. fU-10 Sordi Gliurppr
c
G.ui;:nano (Broscia).
i11lerno ).
. . al1>inl il
ANZIA NITÀ.
D.IT.\
1",IRIAZ/ 0.\'I d rn 1111/e /' 11 11110
Te-
Sotto-
lii a rruola-
LAUREA In
111eilicinn e chirurgia
nente
tenen te
9. &.!Kt~
,.
C;q:tli:t ri
. :17. 6 90,
I. !l.!lfts
t. 9.!l/16 1.1:1.\tO;j Torino.
7. 1.,05
:cO.H .!~l;; Mo,lena
" · 7 905
mrnto
,\.006 ;10,11.,01
1,1.
Il.
M.
l•I.
l•t.
Pa via
5. MO:;
[,I.
]~.
2'i. lO.!I05 Catania
8, 7.90:i
1,1.
J,I.
30.11.!)/)5 S;,s;ari
6. 7.90j
hl.
!,f,
3.12.\105
noma
. 'lO. 7.~0,
Id.
I~,. i .906 JO. t 1.9/l5
Id.
'"· M.
t. 0.!106
111.
Pa ,lo,·a
l•f.
Paler mo .
5.10.!•08
5.I0.10G
M.
"'·
5. 7.905 30.11.905
U:!.\I{);; Torino .
. i l,1090:i
!9.10.!l()$ l !l.lO.!){)r. ~1).1\.!lO:i N:tpo li.
. 3t. 1an,
5.1;!.fHlll :!S.I t.!rO:,
,,,.
. )i, 7.!l()!j
t i. l.!IO!l u t.!!07 ~0.11.\105
Id.
, ~. 8.901
l .12,!~l5
le!.
19. 7.905
5.1:!.' 08
5. 3.90!1 5. :t9(1i J,J.
"'·
H . '. .(4f~,
:?5. ~-~~· Id.
'"·
:l0.11.\l(tj Pavia
l•I.
C.d ariia
6. 5.905
'!.'J05
Ro,ua .
t8. 7.904
t.l !.~lf, 10.1,.111)5
,;enova
I ~. 7.9(,r,
~9. 3,!lOi :lii, t {.\ti):\ ~apoli.
7. 8 905
1-1.
~- i.lJOi' t.
!ij. i .~;()!1 28. 7.!)/li 18.1:!.\tOI
Id.
~o. s.!l(\IJ ~(). !1.007 :!Il.Il .!I()(, Cagliari
hl.
6. i 005
1,1.
~0.t l.!\(16 Roma.
t7.H .9(H
. 30. r..9()1i IG. 7.90ti
J.l.
M.
Id.
Pa n na.
13. 7 .906
1,1.
I d.
1,1.
Napoli.
. tO. 7,906
M.
l rl.
'"·
Roma
16.10.906
[d.
lei .
:!8.tt.\lilfi Cagliari
rrt.
I d.
30.H .900 Pa,ia
J,I.
Id .
Id.
Id.
• 1i. 6.906
5- 7.\lOG
hl.
Na1,oli.
19. 7.906
111.
Bolo~na
3. i .9()~
,~ I I .,, ·;;;
B "' vi
DATA di
l.UOGO Dt NASCITA
nascita
CASATO I NOMI
POSIZIONI!
DECORAZIONI E CAMPAGNE
I
I
I
dal 11. 1111 111 n. l i i.
Ie
Rln11PrO Vullllrt' (P~lCll7"),
I
I I
a arL rorl. (costa e fori.,
r
Palermo.
tr.. l."1 c,·Anna Gi"·"'PP"
Osp. Paler mo •
r
Volluram Appuln W<·i:~i:,).
t1ò ll.AA 81lanrla C11., t11nli11"
lolerm. pres. Fo,i~la
..-··
Gatti Dfonioi.
I art. monl.
)!asserano G1ullu
R. corpo lruf.pe col. d~lla Somalia (d •p. "'' "· ul.1
I ~. 1 ~:1
r
Susa (formo).
e
Tonnv
e
C.1llagirv11e (Cala1,,a).
t :!.
·1 )\~
3.,~, Gasparin1 lgit1il).
Osp. Chieti Cav Piacenza 118)
e
f\sn,11 (Ca,ert:i).
'l. 1.81 Terenzio An.<rlmo
r
Verona •
I . l.h1
e
i\a)>Oh
t:I. l.h~ Oommfl ,111,h..t, .
c
Rel(g10 Emili.,
6 ~.hi Tosi 11,cc,1 rdo
8 art. camp.
e
Montai lo M:irrhe IA,ro li Pi· reno).
IV.IVH Can,tltlorl K11ric"
Osp. Roma .
e
Caslellnnela (Lecce)
l h. ~ i,I)
e
Torraca (Salerno)
:1. 11 K~ Dilani M,rill .
loferm. pres. Terni.-
e
Peru~l;i.
:1. 2.81 Paol<•lll \ '1•rPcnnd, ,.
R. corpo truppe rol. dell 1 Somalia (dup. min. t , I.)
e
Cagharr .
~,t. tt.AA Granata S,n·trfo.
7 alpini
Fr,inrnvilla (CatanwruJ.
11. 1.79 Catalano Fr1111crw,
Osp. Catanzaro
a
I
8. X.~I Mal..HH.!A Oo,ml1,.
(dup. 111i11. lnùr•o).
I
PellPl(rin1 Frm1c,1co •
U•Jtlan Carlo.
6 alpini.
6l fant. (dtsp. 111111. in\...
R. corpo lrofipe col. dPlh Somalia (d sp. min. e.-1.)
e
Rieti (flnma).
I I. f,.7!1 Turilh A11l1111io •
6 art. rort
I'
C1Jrlona (.\ rezrn)
Osp. Bolop:nm
r
lllonterorte (A,ellino) .
I~,. :t.tll Bruni /l'ia11ln. ~. , v,1 Forino Saloalo1·e
e
Polla (Salerno) .
1,.11.,tl Curdo Sa11P1·io •
6 arL rort. (di1p. min. i111. 1
r.
Palermo.
~i. r,,~
e
Ve11os1 IPot~11za)
Il
2r. 11."'1 ~lalabarba Pietro
Osp. Udine .
.. 12.11.8::! Petraccone .llichek
.A,ptlt. , ..rerm.
I'
MllrL,ra (l•a,·ia l.
r
~ uro t.urauo (rulen1.a ).
r
Ca\arnll:1 (C:as• rl1)
I.I,/)
Li Virghi S./v,tlorr Lova1,l10 /locco •
:11 12.RO ti' AIhore Fn mce!co
Id. Caserta
Osp. Palermo 93 ranL
Osp. C.serla
e Orrst.ino (Cagh:1r1).
!O. 4.110
LolTredo Alf1·td 11
I art. lorL (costa)
\' 11:.;ra111le (Cata11m)
j, r,t,11
lii irone (iiu.,ppr
a genio
e
0SJl· Padova (dlsp. min.. in· ltrn.o).
e St>rr.1s1retta (Cat.., n ,.arù).
16. i .kO Singl,t,co liiu,<epp,
Coosel.-e ,r,1110, a) .
6. U,1 Penali fl,obnl o .
Id. Torino. , ari- camp.
t
e
M•JOIJlf!IIIO (Avell11111).
4. \I !,il Bruno F1a11roc11
"
Palermo.
:ll.H.7K Sale111
i,,.,, ,nd 1'0 •
' ~ alpini (dl,P. min. int.l.
ANZIANITÀ
VARIAZIONI dur,rnle l (UUIO 1
Te· oeote
Sott.o-
tenente
DATA di
LAUllEA
arruol11• mento
medicina e chirurgia
in
. '!O. 8.~0<J i'I. S.907 :io.u.•906 lloma. J.I.
Id.
((I.
le!.
le!.
1,1.
Palermo . • "'· 7.906 Napoli. 7 ll.903
M.
J.1.
Id.
Torino.
7. 7.90(,
1,1.
Id.
Id.
Id.
• 16. 7.906
,,.
ld.
29.IL906 Rorna •
4. tt.906
~~- ll.909 ,19. 8.907 28.11.'
Napoli.
. 20. 7.9ùG
Il\. 9.90!1 IIJ. 9.907 ;J().H.
Padova
7. 7.90ii
u.to.90!l IU0.907
1,1.
Napoli.
I . 9.900
'!5.11.!IO<J 2:>.U .907
l,I.
Bolo~na •
6. 7.9• G
28.11.909 '21!.11.907
lcl.
Rorna.
. t O. t 0.90/i
,.1.
Id,
7. 8.9\)6
"'·
l•I.
1,1.
lcJ.
ltl.
Napoli.
s. S.906
1,1.
1.J.
ltl.
Firenze
9. 7.900
Id.
Id.
28.H.906 Cagliari
. 3S. 9.906
5.t'!.90.\ Napoli.
3. 8.901
Ro111a.
. ,!f. 7.YO~
rn.1:1.909 IO.li.907 30.lt.
Pisa.
. !~- 7.005
tt.U.OO!l ~.l'!.907 2<J.H . 906
Napoli.
. 16. 7.906
15. l.9IO 15. 1.908 30.ll..905
Id.
31J.U .\IO~ :lO. lf.91)7
hl.
[d.
30.11.
30. t.910 30. I .908 30.tt. 904
Palermo .
7. 8.905
. u . 7.90.
28. '!.9!0 ~8.U .907 30.tt. 906 Napoli.
. ~- 7.9()f,
. •,. 7.906
~- 4.910
3. Ul08
Id.
Genova
[,I.
Id.
Id.
Napoli.
7. 8.906
r..:.
Id.
Id.
Id.
. 17. 7.9()6
M.
Id.
30.U .
Roma.
i. 4.YIO 7. 4.908 30.U .
Torino.
. u. 7.906 . tu. 4.906
15. 4.~10 15. 4 .906 30.11. 905
Napoli.
. 25. 7.901
24. 4.9!0 H . 7 .907 30.U. 901 Torino.
. SJ. t:i.S05
8. 5.908 2U'!.90;
. 13.l!.904
8. 5.910
I . 7.910 29. i .908 23.12. 905
" -
. 12. 7.906
Q1111dro di ,rn:ianllà dtl corpo R1111itr1ril} 111iWa re, tee.
Napoli.
Paterino . . 19. 9.905
CASATO E NOM.fl:
LUOGO DI NASCITA nascit a
POSIZIONE
DECORAZIONI E CAMPAGNE
- ' - - - - -- - ---'---"-- - -- - - ------ __________ ! dal n. t la al n. ••• · e
Cagliar i.
11. r..s~ n omby Pavl o
Osp. Cag liari
a
Napoli
to.11.8~ Ahate Alessa 11 ,l>"o .
lnrer. pres. Gaeta
a
Ribera (Glrg~nt,)
19. J.S~ Bonilacio Gius1•pp,•.
Aspell. (am.
r
Savona .
IO. 3.83 Sassoli E 1·11r &t11 •
Osp. Cava dei Tirreni lS•· terno).
15. I .82 llallisllni C11 mi/lv .
! g ran. (enm.
e Roma
se.
;tftf)I.
san. mii.).
e
Teirla (Cuneo)
15.10.81 Perrier Sll!{fl •H•.
Os11. Torino .
e
.H ezzano (A quila) .
! 9. 3.RI Oe Oernardin is 1"1,·gi 1ti o
M. Livorno (disp. min. illten io).
e
Cagliari .
16. 7 .8~ Cresi,ell,.ni ca,·ln .
Id. Firenze
e
Samtinca Zabut (Gìrgenll) .
:"!3. i .81 C•accio Vito
lnfer m. pre, . Trapani .
e
Racalinulo (Girgenl H .
13. 7.8! Scibetta G11el 11n11
7 art. camp. (dl1p. min. in·
e
Crema (Cremona)
~, . '.!.83 Citelli Alam m d ,·o .
4 id. id. (di1p . 111111. itll,).
ler110).
e
Palombara Sabina (Roma).
~I. 5.81 Porti lgiuo
6 geniu (di,p min. i11I. ).
r
Napoli
'ji)_fl .81 rlA Simone Giu.<eppe .
('.av. Vir,enu ('U ).
e
Prato (Firenze) .
u . 8.SI Maizetti C<•.-1<•
Osp. AIPs<andria (di,p.
Porto Torres (Sas~ar i)
r.. S.83 C11cinolla Al( ,·Pdu •
Id. Torino.
e e
Sambuca Pìst oie.se (Firenu) .
e
Saut~rroce cusa).
Ca111erina (Sira-
min . ili erno ).
~3. t.81 Vacc;,ro NMttlt.
Id. Messina
I . 8.S~ G1agnoni Piel,·o.
!I ar t. for i. (costa)
I~. LS~ Manganaro C11r 111eli, •
t4 art . camp.
e
Monterosso A 11110 (Siracus-i)
~3. 4.81 Azzaro Gl t.s,·ppe.
3 , lp.
e
Sciscina o (C~serta) .
'!. 4.81 Ariola Luco
Cav. Piemonte n. ('.t)
e
Hercct , ( Parma).
ili. i .SI Visconti Gfo.,,·p]'r .
e Ca rl•onara Scri,·ia (Al essan- !4. '!.~3 Ca rbone Yit1ce11zo . dria).
e
Catania.
7. i .83 Oe,nedio A J"1,11·u
e
v ,t wria (Sirarus:,).
\.~>. 4.83
Panai;i.1 Anlr,11111 0 .
:I
ùsp. suec. Parrna 5 art. fo rt. (cost a e rorr.). 4 hers.
Osp. Verona
e
ll,t~nto (Ilari)
l i . I.SO O tlia GMlrn,o
Id. Sa vigliano
e
Monreale (Palo•rrno)
:ir.. i .SI D'Accar do s,,lvMorr .
8 bers. (lli,p. min. in ferno)
s a,ona .
ti.li!.St C•a rlo S1llll u .
!3 a rt. camp.
San Remo (Purto Maurii i<•)
rn. 'l.81 Ra mpi PiPlro
R. cor po t ruppe rot. d,,fla
e
Ca nnn (Cosen1a).
S. !\.81 P1trelli N icula
Osp. Ra venn3 .
e
\'lzzinl (Cctania)
~- 1.8! Ca(T.1relll Bn ,Pdt tlo
Id. Palermo •
So,n~lia (11 dlsp. 111111. rxlu l ).
:a
ANZIANlfÀ l'ARIAZIOJV/ du,.0111,, l' l llt'IW
Teneote
Sollot ene nte
l>ATA di nrruolamenlo
LAUREA in medirina • ch iru rgia
··I. i .!HO t f,. 8.!108 30.11.907 Cagt,nri
. j ~. fi.!IOi
I l.
1,1.
hl .
Napoli.
. ,o. 7 \ìOfi
Id.
Il.
i~. l l.90i
Id.
. !5 i .iJOi
Id.
lii.
30.11.907
Id.
. !9. 7,907
(,!.
1'!.
Id.
Roma.
• I O.t 0.!107
Id.
1,1.
Id.
Torino .
18. 7.!JOi
(,I.
Id.
l,f.
Il.
rtt.
I~.
:10.11 .907 Paler mo.
. , ,: i.~7
lrl,
r1.
':!7.H .907 Napoli.
5. MOi
hl.
Jf,
:m.11.00;
\!9. t l.907 Roma
l1f,
Cag lia ri
19. i .~Oi
. !S. 6.9!'1i
Firen ze
. 18. 7.[J{r,
. t9. 7.907
IJ.
Id.
Jd.
Roma .
(,I.
l'.
lrl.
Napoli.
5. ~.,où7
'"·
'"·
Jr!.
Firenze
15. 7.90i
r,1.
}I ,
':!fo. l l.!107 s.,ssa rl.
5. 7.00i
. ~t. 7 !l07
le!.
J.J.
7.11 .907 Me:;sina
hl.
t,t,
30.ll .90i Firenze
9. 7 .007
1,1.
},J.
30.11.91\i Napoli.
.H 7.997
1,1.
1,1.
\!7 . 11.!Jlli Catania
5. 7.9"7
lrl.
Il.
\!9.11 ,91)7 Napoli.
Il.
Id.
31\, ( l.fl()i
l'nr ma.
. 15. i.:•07
ltt.
lrl.
18.I0.907 Geno va
Il. 7.907
111•
11.
~O. I 1.007 Roma.
19. 7 .~07
Id.
ld.
':!7.11.907 Napoli .
. 25 i .90i
t,t.
1,1.
~.11.907
Id.
lol.
30. 11 .907 Palermo . . !8.11.!•0i
1(1.
'"·
IJ.
Id.
Id.
lrl.
lrf.
M.
Id.
s. 8!!Qi1
G. i.!IOi
h l.
Geno va
1. i.901
Id .
Pavia
19. 7.90i
hl.
Napoli.
3. 8.007
~i. l 1.907 Pale rmo . • -!R.11.%7
DHA di
LUOGO DI i'HSCITA
CAS.\ TO E NOME
nasciL~
dal n.
e Spezia e
Messina.
POS1710NE
OEt:ORA.ZIO~I B CAMPAGNE
...
•.a• al n. ,
19. f..SI ca111or1ano /'ieh·o •
R. corpo tro1111e col. tlelh So111nl1a (" dllp. '""'· ,.<Itr i).
:!7. l.~ De Domen1co Frrr11c,·&eo.
0•1'· ~ euina
e e Roma..
ti. \!.81 Rossi /,rnuc,•u:o
A<ptll. (a111lgll11 •
5.11.S:! Mani Giusi•Jlpt
osr. Rom:i (com. mm.
e Gnagnano (Lecce) . e Grumo A11pula (Bari\.
t3.10h'! Degli Atti \ 'i,,,,.,,:11 ,
I genio
,1. v.~ Mastrovili Nic,,t,,
O~p. Bari.
Ellera (Geoo1•) .
11uerro).
G. U3 Selvi Gi11v,1111,i •
lol. Pado,•a
e Triggiano ( Bari).
i.10.t,() Trulli ,Yic,,111.
A <p,•11. (<1111.
e Lagonfgro (Potenza) .
~:;. 7.83 Gallottl Gi,,va,illl.
O.,r. Na11oli.
e
Sorano (Grosseto)
e
Pon1re111oll (llas<a Carrar• )
\!. fi.81 Sa•lnl 1;u11/h,•,·o
1 arr. ro1·t. (cosL1).
e
Br,chel'35io (Torino)
30. 8.83 CarTarntli 11,, ,·i,,
0•1'· Torino .
e Sassari
'1 .tl).8ll Costa F11 u,111.
Lane. di Vercelli (t6) 1d1<p. 111i11. inùrno).
e
i:i. ~.85 Be•ila,·qua A 111/,·l,1.
R. coroo truppe col. Jel·
e Torino
!H. 0.83 ~!olino C11,·I,,.
t al p..
Parma
18. ,1.85 So/ari C,·.w 1·,·.
R. co, i)() truppe col. del· l"Erl rea.
e Pian Castai:na10 (S,-na).
7 :,.S! Rassl 1;;11,, pJw •
17 ori. camp. (dlip. nuff.
e
Villarranca (A lessandrlo)
2(,. 8.~I Oggero C,·sore
Se. nppl. cavoli, •
e
Andria (Bnri).
I. 1.8\ Sinisi G"ld•, •
3 gemo
e
Siena.
ij. 1.81 Glard, G11li/e,,
Osp. Cat.aniaro
e
Benevento.
n:ritrca.
lnl1rr10J.
e Fiumalbo (Modena)
6. I.li.I lliaml,i Luig i, !.:i
4 alp..
e Or,ogna (Chieti). e MonteMrchio (Bene,•enlu) .
,. i$3 Ten,gli:i Giu.,,,pp, .
5 Id ••
Cel llno A.ttunw,io (Teramo)
17. ~.8% de All,enlil• Guir/...
O~p. Ancona
e Prizzi (Palermo).
18. 8.81 Pintacuda S11lc11t,11·, .
R. cor~\O truppe col. Jel· I" Eri rta.
e Carolei (Cosenzn)
7.10.Si Scaglione r W,1ti11.
R. cuq111 lrurpe col. Ml· l'Kritrea.
e Spaccarorno (Siracus.,).
I. 6.$1 Curcio A 11tn11io •
A1pt ll. (a.,.
i5. 5.Sl Signorino R 111111 l11.
R. corpo trup11e col. dell'Eritrea.
e
c
~ arsala (Trapani) .
,. Catania • r
Q. :;.st
Roma.
.
R. corpo truppe wl. del-
tapoce A 11l•11,iu, .:i
l'Erilrta.
23. 3.S,; Maugeri Meolo .
-1 Battagl. spec. genio.
li.lt.Ml lngrn,olle Alfrl'd•1.
•
81 rant• •• •• ,
I
I
53
ANZIANITÀ l>ATA \"ARIAZIONI //11ro11te
r,,n,,,,
di
Te·
nente
Sotto - arruolatenente mento
LA UREA lo medicina e t hirurgia
I. 7 .910 lfo. 8.908 30.H .907 Pisa.
9. 7.9 •7
~8.H .907 Messina
. 31. 10.907
lt1.
3. t.009 30.11.906 Genova
. ,o. 7.90fo
i,J.
16. J.!1()9 t6. 3.908 Roma .
. t i. i.!•00
(il.
~5. 3.009 30.11.907 Na1ioli .
Id.
Id.
Id.
Id.
15.U.907
Id.
6. i.90i
. '18. 6.907
1(1.
"6. 3.909 30.11.!!0i PJtia .
ltt,
10. 6.909 IO. 6.909 Roma.
Id.
Id.
10. 8.909 IO.l 'i.908 Napoli .
I .U .008
!!. i.90l!
[d.
JJ.
30.11.908 Parma.
. lO. 7.9(kl
M.
1,1.
• 12. i.908 . 17. 7.908
[J.
Id.
8.12.908 Torioo. ~.11.00S Sassari.
ld.
Id .
:JO.H .908 l'iapoll.
ti. 7.9()8
Id.
I l.
Torino.
. U.11.9,M
Id.
1,1.
i9.ll .90S Genova
. t1 . ;.ws
[d.
Id.
3(1.11.!l()S Siena
5. 7.908
Id.
(rt.
l.ll!.!)(!S Tor ino.
. ~3. 7.~08
30.U .908 Napoli .
5. 8.906
Id.
M.
1(1.
ftl .
111.
l ii.
Siena
5. 7 908
"1.
Id.
M.
Modena
18. 7.90$
id,
Id .
6.12.90~ Napoli.
5. 8.908
Id.
Id.
,\ .11.908
Id.
8. S.908 . 16. i .008
Id.
Ili.
:l0.11.908 Roma .
Id.
hl.
,. 1.903 Pa leru10 . . i i. i .'108
Id.
"'· 30.11.91)8 Roma . Id.
Id.
10. 9.909 tS.11 .908
[d.
:U . 1.910 28.U.907 Napoli .
26. 1.911
. ..
lt1.
...
. ~I. i .!IOS . 14. 7.90S . '23. ;,90;
30.11.909 Cat.1nia
. u. 7.909
Roma .
• :IO. i .909
[d.
51
LUOGO 01 l'-AS•'.ITA
UATA
C~SATO E :'lOYB:
111
DKCOOAZIO~! E CAMPAGNE
nasri la
POSIZIONE
dal n. 111 al n. ••• .
e
A•1111la
I; . :;.ss Piccini11i Ugo
e
Mulitcrno (l',ilem:i)
i. 11.s;
e
Napoli
11. 6.86 Marulli Albe.-to.
e
Acirrale (Cata ni") .
iL 5.83 !ndrlicato Giustpp,
e
!i'irenze .
'.19, ~-8:!
Ricci Ga.<lont
8~ rant. (d.$p. 111 in .i11len,01
e
Palermo.
L 4,81 Cervello Ugo ,
O, p. Paler mo (cllsp. 111itl. i»r. r110).
e
Maenza (Romnl .
11. 3. 'I Fa,ani F m11Ct$CO
°'·'P· 111i11. esleri
e
Salnno .
1s. 1.84 Bonopane Ca rlo
G3 rant.
Ger mino Alf redo
f8 3.J't. camp.
39 rant . (disp . .nln. i ntmu,) 40 id.
H beu .
e
Me~sir1a.
! f. 7.81 Denaro Antonio
3 id.
e
Napoli
11. , .ss Mnglmlo Ltlig i
Cavali. Fog•;la (Il) .
e
Cesarò (Mr s,inal
~8.11.85 Schilanl l'incenzo .
5 alpi ni
e
Roma
3 '. 7.~\
e
Bassano di Su tri (Rnm:o)
7 . 1 .82 PelJe,;r,nl 01'0le
e
Rrc inali (Macerata)
16. 7.85 F~hciamieli Guido
2 bers ..
e
Catanzaro .
11. 4.83 Sorbar~ J!m11io.
Osp. Catanzaro
t ;. 3.85 Pa<ld a S i ro
R, corpo truppe col, rlel-
e Cagliar! .
Luce, A111erico .
51 rant. Si hl.
l'Erltrea .
e
Ru,·o ,li Puglia t8H i)
n . :;.81 Caldarola Fran,,.i co.
8 fant.
e
Anzan o degli Irpini ( Av!'IJ,n o)
'!~. U 5 Rossi Anlnnw
SO Id.
e
Teramo ,
t0.11.81 l.ucangeli 1;i ova11ni .
Osp. Ancona
e
Tropea (Catauznn)
e
Rrgalhuto (C.. t..nt;,)
1; , 8.83 Fiumclrcddo Vin cenzo •
4 rant. 91 id.
. . 17. 6.85 Loiacono Antonio.
Id. Napoli.
e
Vara llo <Nova r , )
i t.tJ.84 O~echlalon i .~dol( u
e
Gallu1.zo (Firenze) .
3. ~.83 Fusi Pfrlro
Cavali. Alessand r ia (H )
e
Modena .
N. 4.83 Formiggini ,1/anli o
Se. ml i.
e
Ali (Me, sina) .
;io. 8.8& Frenl-Stcrrantino Sa ,110
fl lant .
e
Polistloa (Reggio C:ilauri:,)
t5. i .83 Romano 1Wcola.
Osp. Milan o (dlsp . m iri. i11· lert&!>).
e
Marsicovelr re tl'oten za).
t. 1.83 De Duran te .Vicula
Id. Cava dei Tirreni \:ÌA· ler no). 7 fant.
o
Ron,a.
9. 1.84 Rossi P tt'l' UCCÌO
e
S. Lucia del Mela (M,•s<ina)
15. 5.8! Cucinot ta Eugeni<I
3 :irt. eam p.
e
Acerenza (Poten1.n)
u . 6.M f'olosa Vincenzo
CaYall. Roma (!O)
e
Catan ia .
I. t .~ Castorina Gì u1eppe
o hers.
I .t 1.85 Cammarala GiOU(utni
Osp, Per u gia
e S0m111atino (Caltanlsse1 t:,),
:;:;
ANZI 1l'IITA'
VA/I/AZIONI tlurrmle l'«nno
- -Tenente
DATA
LAUREA
di
a rruolamento
In
med icina e chirurgia
~6. UII J0.11.909 Napoli.
.
I
.
. jf,,
6.\)0~
lrt.
t . 9.9()!)
Id.
. t S. 7 .909
Id.
7. 8 .90\l
Id.
ltt.
(d.
Id.
M.
18.t 1.909
111.
3P.tt .909 Firenze
3. i .!Jll\l
1·1.
30.11 .90\ P<1lerm1J
. H . 7.90!
Id.
10. (!i.908
Roma.
. 18. i .008
IJ.
30. I 1.909 Napoli.
. 14 . l:!.90!)
Id.
Id.
Palermo .
j. ~.00,J
!d.
Id.
l'lapoli.
9. 8.909
Id.
(d.
Id.
Id.
Id.
Rologna
Id.
Id.
Roma.
. iJ. 7.009
le!.
Id.
Id.
. ~o. 1.\109
'
7. 8.90'J 3. 7.909
1,1.
U.IU OU Napoli.
. rn.t~.909
Id.
30. 11.909 Cagliari
9,10.909
lei.
Id .
Napoli .
. H. $.900
lei.
(ti .
Id.
. 15. 7.90!)
Id.
ld .
Ro111a .
. 30. (1.\)()9
1,1.
M.
Id.
4.(0 .91l'J
. H . R.909
lei.
Id.
Napoli.
(d .
lrt.
Torino.
• :l'l. i .9119
Id.
30.(l .9()i;
Firenze
. :!G 9.003
. 18. 7.908
hl.
8. 1.903 Modena
lc1.
S0.11.909 Bologna
i. 1 .009
ltl.
30.lt.!!08 Napoli.
. 31. 7.908
hl.
16 .t'!.,06
(d.
hl.
30.tt .909
Roma
1<1.
30.11 .900 Napoll.
. t 7. 7.908 . 13. 6 .909
. 19. 7.906
I . 9.009
(d.
30.tt .900
l rl.
lrt.
Bol~gna
7. 7.909
ld.
l rl .
P:dermo .
. :w. 1.909
Id.
DATA LUOGO 01 NASCITA
CASATO B NOIIB
di
POSIZIOSE
DECORAZIONI B CAMPAGNE
nascila
I
e
Palermo.
da ln. ••• aln. 9N. 30. Ut Corti /,ulgi . • . • . .
Nliza cavali. (I) .
e
Craco (Potenza) .
5. I .Si Miadonna Anlonio. .
lnrer. pres. Bergamo
e
Vlscia110 (Casella) . S. Vito Chietlno (C:hleti)
t 7. l.8t La Manna Salvalore. li . J.u 1 Mazzoccone Can,Wo .
01p. Napoll.
e
' alp . .
e
Bari
t:-,. S.83 Vox n ncen;u
9 raot..
e
Aclrealc (Catania) .
17. 5.St Romeo Glambarlfll O.
Osp. Roma
e
Va.lo (Chieti)
6 U \ Rituccl..Chinnl A gostino
t8 tani.
e
Felitto (Salerno)
:-,. 6.83 !lllighacclo Romaiu>
Osp. Bologna (cUip. min.
e
Cagliari .
~:!. 1.6.1 Randaccio Paolo
R. corpo truppe col. del· l'Eritrea.
e
Bagni s. Giuliano {Pisa) 7.U .lt1 Tangheronl Da11le. Mnrano Marchesato (Caserta). ti . 9.8:1 De Filippis Giuseppe
e
3 bers.
t8 raat.
:I
e Pomaro (Alessandria).
7. U.tl! V!gll&nl Ftdtl~O .
Osp. Alesundria.
Collelongo (Aquila)
13. r..83 De Carb A11o•l1110.
88 rant.
6. l .tU Galante C111'10 .
Osp. Bologna (dup. min.
Mereu Ro,oli11 o
5 art. rort. (costa e rort.1.
e
e Moliteroo (Potenza) e
Sestu (Cagliari) •
e
S. Angelo 11101:aro (G,rgeatì) .
· ~· 'i.83 i. 5,81 Circo Giuupp, .
e
Monter.llco (C.1111poba,so)
17. !8S di Paolo Bmllw
e Turi (Bari).
IIIUl'M).
lnfer. pres. Glrgenll. Cavali. Lodi (15) •
8. U.8J Orlandi Vincenzo .
Il art. camp.
e
Mon tauro (Cataniaro).
1.10.s, Pellegrini Ptllt Qrll10.
l bers.
e
Sal,hloncta (Cremona)
~
e
Melfi (Potenza)
1s.1:u.1 Pilalo .tdolfo
to raot.
~7.t U! Basile Anlonio •
lnr. pres. Lecce
e Martino Franco (Teramo)
I
i tlterno).
1.8! Fit•rinl Jluaw-Ferrucdo
lnrer. pres. Cremooa
e
Rlùnero in Vulture (Potenza).
, . 8.8t Graziola Gtt·ordo, f:J.
Lane• .\lontebello (S1.
e
Cuneo
!I. ~.8t Zepponl N11polto11t
36 rant.
e Montesarchio (Benevento) .
3 9.83 Parente f '~rdi,wndo.
e Sar no (Sa lerno). e Lecce.
i l, 2.81
I~. t.Ss Greco D1Jmc11ico
!! id. Id..
e
Trinila (Cuneo) •
i. 2.8\ Mu ratori C11rlo-F~l ia
Lane. Vercelli ($/
e
Gang, (Palrrmo)
11. 7.l!i Franco \ll11cmzo
O alp.•
e Porllnlco (Palermo)
:1. 1-85 Savarlno Sm1erlo
7G fant .
Oteri Vincenzo.
I! art. camp.
.
! id. mont.
e
na,nmacca (C1tani,,J .
·U .IQ.81 Zai:palà Giacomo .
Ca v. di AQUIia (t7l .
e
c~ghe MM~ap,ca I I. ·te,)
IS 1.84 Soma Cosimo
Osp. Bari.
r
lesi
f. 11.83 GriO H 11etn::o, &] •
G art. eamp.
I
·1
57
I
ANZIANITA' LtfllAZIO.Vl dur (lnle /'1111110
.
- - -
LA UR&A io 111ed iclna e rhirurg ia
t 6. t.91t
f.ll.907 Boiogna
7. 7.907
Id.
30.tl .907 Napoli.
. ':13. 7.90 7
Id.
31},{l ,9()1j
Id . Id.
. 31. 7.908
Id.
. t i. 7.!)()9
. t7. 7.9(18
Id.
[d.
1(1 .
3(1.H .009
Id .
:JO.H .90R Roma .
. ~9. 5.90!!
Id .
30.U .909 Bolog na
5. 7.900
Id .
30.11.908 Napo li
5. G.908
Id .
3. t!.908 caglhtri
i. 7.IJOS
Id.
30.tt .908 Pisa.
. 20. 7.908
Id.
30.t t.909 Roma.
. 13.t !.906
[d.
6.12.908 Torino
8. 7.908
Id.
30.U.909 Ro ma .
. ~o. 7.909
Na poli.
. 13. 6.909
[rl.
3.ti.908 Cag liari
8. 7.908
Id .
30. \1.906 Pal ermo . . 16. 7.906
Id .
30.tt .909 Napoli
Id.
15.11.908 Ro m,, .
. U. l'!.90~
Id.
30.U .909 Na poli .
. 17.10.909
Id. Id. Id .
Id.
Id .
• 17. 8.909
Pa via •
-~-7.909
30.11.008 Napoli
. IO. 6.908
Id.
Id.
5. 8.908
Id.
t!.IU08 Rom,, .
Id.
30.t t.9()8 Mo,lena
. 10.11.008
Id .
Napoli
. ~~- 7.907
Id.
lt . t.909
Id.
. 17. 8.V08
Id.
30.11.007
Id.
. 17. tl.907
M.
30.\1.909 To rino
Id.
30.l t.90S Pa lermo . . tUl.908
(d.
30.11.909 Na poli
. i 4. 7.909
Id .
30.11.908 ca1a n ia
&. 7.908
Id .
30.H .909 Napoli
. ! 6. 7.909
(J .
30.tt .908 Modena
• 18. 7.908
111.
I
I
di a rruolaTen ente mento
Id.
.
DATA
. 16. 6.908
8. 7.909
I
DATA di
U: OGU UI NASCITA
nascita
CA SATO E NOME
PO:.IZIONE:
DECORI ZIONl E CA MPAGl'IE
dal n. ••• al n. 98111. Mes;ina.
il. ~.81 nuggeri Anlo'li110 .
e
Bra
~ . 2.St Pettfti P1uquale
cav. Catania (ti).
e
Sa l111.zo.
ti . i .8~ Rocca Tito
53 laot.
e
Cas$ano (Cosem.a) .
S. '2.8~ ()'Agostino F'rm1c~~co
cav. Salo1.zo (t9).
Mon teratin i Vn l ,ti C~r,11n .
6. 2.83 Vannocci (luiulilio
t art. rort. (costa)
.
Pescina (Aquila)
t. 2.8~ c.~mbise Btlore
I . 19. 11 .81 Sesto An lo>Jio
• •
5 Id. Id. (costa e rort.)
2 al p.
e
Ca rlentini (Siraeu;a) •
r.
Cittanova (!leggio Calai.ria I .
I ~. 3.8~ Albanese Riccio/li
e
Torri~lla (Genova ).
~!.10.83 Cro' i1Clia e varlttn .
t Id, fort, (costa)
r Catania .
I . l .8~ Perro Carmet,, .
A., p,•LI. (mn.
e
Napol i
3fJ.1! .ll2 De Anscens Ardui n1J.
Osp. Novara
e
Palermo.
3•1.11 .82 Riccò EUo,·e.
Lane. Manto,•a (~) .
e
ltrl (Ca.seria) .
2i. 2 84 Sinapi Vinc,·nzo
59 lant.
! I art. camp.
•
e S. Benedelto del Tront<>
li. ! .81 Camrranesi Dino
to arl. lort. (assedio)
e
Benestaro (Rel(gio Calabria)
I . '2.SJ Porrara Isidoro .
C.'\Y. CaserlA (17) .
r
Tor ino •
~1.tt .SI Valente Gioacchino
e
Castellucdo <le' Sua r i Wogi:i:,) lO. t .81 Gelorm inl Luigi Bernalrta (Potcnzn)
li
Osp. Messina
r
.
. .
. 116. 2 .81 Rinal di GiuU,P/!P
Savoia cavali, (3).
15 rant. iO art. camp..
e
Nirol, si (Catania)
5. 8.81 Tomasclli Vito .
Osp. Chieti .
e
Gildone (Ca,npoba,soi
H . !.81 Del Vasto Giuseppe
il lant. 16 art. camp.
r
Casale Mon ferrato .
i . t .81 Ara Achille
e
Torraca (Sal,•rno)
2.t0.8~ Yiggiano A lfredo
7 alp.•
e
Chiavari.
13. 3.85 Noce Giovan11 i .
9 art. fort.
e
Ozieri.
t. I .81 Virdis Pitlro
Osp. suec. Mantova .
e
Asiago (Vicen1.a)
16. 8.81 Forrarl Giovanni
R, corpo troppe col. del·
e
nacalmuto (GirgenL,).
16.tl.8! Grillo Gi1•ola.mo
6 rant.
l'Eritrea
e
Capod rise (C'.asorta l
30. 7 .Si Massaro Gio. Balla
Lane. Milano (7) .
e
S. Piero (Me,sina) .
:10. 5.~ Profeta Liborio.
8 alp ..
a
Roma
tS. 9.82 Cogliatl-Dezza Gi1t,eppe
1,,rer. pres. Ctvltavecclll1.
a
caserta .
9. !.82 Ph:aiio Anton io
to art. camp, •
e
$. Pietro O"ellanA 1r.am1,o
i .11 .83 Pdrlili Giova11ni
Cav. Padova (IO .
l1a$SO.
e
Pescina (A1111ila).
u . ~.83 Jppolìli Arnoldo
18 art. camp.
e
s. liior gio ,li c,,t~n,a .
ll6. ! K1 Mignemi Fra,1cesco
, Osp. Piacenza •
59
ANZI\NITA'
l'ARIAZIO.VI 1lur1111lt l'anno
- --
DATA di nrruol:1Tenente 1ne1110
LAUREA in medicina e chir urgia
t6. 1.911 30.11.906
Modena
u. 5.909 Torluo.
9.l t.909
J. ,1.911 30.11.!109 Pavia •
. SI. 5.90~
Id.
tl.12.90i Napoli
• 2~. 7 .90 7
Id.
!.l ~.908 Pisa
. IO. 7.90S
1,1.
U. 12.908 Roma.
. 15, 7.908
I().
!8.11.908 !'ia1>oli
• 21. 7.90S
LJ .
7. IS.%8
l<I.
30.11.909 Geuova
. il. 7.909
hl.
15.10.907 Catania
5. 7.907
Id.
30. 11.901 Napoli
7.t'.!.908
Id.
!7.H .908 Roma.
• 31. 7.908
JrJ.
30.t t.909 l'fapQjj
, 27.U .909
Id.
20.12.\!09 PiSl
8 .12.909
Id.
30. tt .909 Nnpoli
. '.U. 8.90'-J
Torino
. 16. 7,909
Id.
Id.
Id.
Id.
5. ~-908
Id.
!9.t U09 Napoli
3. 7.908
lei.
\!8.ll.!108
Id.
. 31. 7.91)8
Id.
30. U .907 Catania
3. 7.907
30.11 .91/9 Roma.
. 'Il. 7 .9()(J
Id.
Parma.
9. 7.90!)
Id.
l.l~.908 Napoli.
5. 8.90$
Id.
I
. 18, 7 .9()8
Id .
Id,
30.11-909 Bologna
. 'IO.Il .9()!)
Id.
t0. IU(l9 Torino
. 't:!.U .UJ9
Id.
30.U .909 Padova
. 16.I0.909
Jd.
'.17.10.908 Napoli
Id.
:t9. H.907
Id.
30.11.908 Messina
. u.to.oor.
Id,
4. 3.908 Roma.
. l!l. 7.901
Id.
30.11.906 Napoli
'.I. 8.906
Id.
'.!8 U .908
Id.
. '.13 . 7.008
Id.
19.11.908
Id.
. 13 . 7.SOS
Id.
!7.U .908 Ca tania
Id
. l !l.t O.tl09 . tt. i .907
s. 1 .ons
I
.!
DATA
>
·;:; o
LUOGO DI NASCITA
-;;
di
nascita
Vi-
CASUO E NOME DECORAZIONI E CAMPAGNE
POSIZIONE
dal n. ••• al n, . ,• • e Gallarate (Milano) .
H.U.85 Bioaghl Alberto
7 a rt. tort• . t~ art. camp..
e
Mad<1a1001 ccasertnJ
18. 7.65 Corcionl corraalno
e
s. Maria Capua Vetere .
H . t .8'2 Veneroai Cerio.
,Upell. (0111.
e
Marcianise (Caserta)
5, '!.83 Adlnolfl Sal~alore
34 tant.
.
e Feltre (Belluno).
5. 6.83 Gaggia Emilio •
Lane. Aosta (6)
e
H. t .8! Vltolo Emanuele
t4 r1111L
tl.H .81 Romanuccl Fra11ce,<co
8 alpini
13. 1.81 Bordone Carmelo .
Inter. pres. Siracusa '
Nocera lnrerlore.
e Afragola (~apoli) e
Siracusa.
.I
I
I
I
I
I I
I
AN7.IANITA'
VARIAZIONI durtrnle l'anno
- - - DATA di arruolamento
Tenente
LAUREA in medicina e chirurgia
3. l .~J \19.11 .909 Pa,ia •
-
. !(I. 7.909
1,1.
30.U .909 Napoli.
M.
30.tt.\!OG
Id.
. !7. 7.906
h).
~9.lt.908
Id.
. 31. 7.908
Id.
Id.
• !9.tt .909
Oologna
7. 7.908 • !.1. 7.!JOS
Id.
Id.
Napoli.
Id.
29.10.\lOS
Id.
. 31. 7.008
Id.
30.tt.909
Id.
. u. 8.909
I
li
Ufficiali medici In aspettativa la cui anzianità è sospesa. Dat.1
n. I .
Tenente colonnello.
9. 3.551 a I t t.l0.781 Ue falco Anàren • • • • . . . .
n. I. 3. 5.601 e J 11.11.851 Castello Frnuce&co.
,Il anzlanita
. . . • . . . . • . . • . • UI07 gen. 1;
Capitano. • • . • • • . 11101 1ic. 9
61
UFf'ICIALI MEOICI DI COMPLEMENTO IN SERVIZlO ATTl\'0 TEMPO RANEO
rl~l n. .a:a al 11 . ~u.
,!;ti 11. I al o. ....
7 ••allo 19 1o. 15.l i.~I A11r1ti Pillppo . . 19 rant. 5.10.83 Silivtti l :".-mlnlo . . . 57 !d. t. 6.85 Narcisi Ettore . . . . 5 bcrs. 15. tl.8! Bìttolo Bon D01t0lo . . cav. Genoa (4) t 0.to.S3 Matteucci Enrlc1,. . 51 rant. tt . t.86 Torracca A11lonio. . ~t 1d. 21. 7 .83 C:arile Raffaele. . 59 id. !7. 8.Sl Bellaz,.I Luigi . • . cas.Monr. (13). 14. 8.83 TeltlSe Vincen zo . . 83 rn nt. 9. 4.81 Vernuccio Pietro . . 53 id. IO. 4.81 Agnoli Valf,·o . . . 6t td . '!t .t0.83 Rasso Era,mo . . . 90 id. 17.10.84 Aziena-Moss11 P11.<111iate. 45 id. 30. 7.84 Amoroso 8 0/"lolomeo . 25 id. 10. G.Sl Scrio Michel e . . . . IO id. !9. lt.8 1 Tornellt1 Carmelo . . . ;o id. 3 . 4.&4 Pellegrino Lnrm.zo . . 37 id. tl. '!.83 PPlle:,r ino no,wla1ltonio H i~. 7. U .SJ Vìaciprùva A11lonio. . 80 id. 5. 9.85 Mancini l"igi . . . . ~o id. 12. 3.83 C:e11parulo 1;,ovam1i . . 67 od. :l!.10.81 Ca tapano E,tuar do . 33 ì:l. t 6. 8.83 Rainusso Bmilw . . 14 id. fl. 8.83 Casale Ginoannl . . 73 id. 6. ~-83 Sanmartìno /Vrculò . 5 M. lt .lt.83 Galli Giuseppe. . . 38 id.
18 giugno 1911.
Porcelli F e1"di11a>1do. . 68 r,,nl. Chlabr era Gfo, gio . 50 id.
I 8 giugno I 9 I I.
Marinu cc, ,l/a1"i110.
. 60 rant.
.Haneo Frrmu.,c11 O"A lfonso R11ffaet,•
. 39 11.
. 32 id.
• r,G 111. Rr ninr,asa /!muto . 1 Id. Perrelli Crisl1>faro . 8! id. Cappon~go Oel Mont e L11igi . • . . . 8 id.
Bertnrchi Giuiepr,,,
MalTeo l11igì. . . GamllPlli Rugger<• l.e,,ne R1tcco . $ahatini A11gdo . Tatarclli Lu,yi. • Canessa G"'sep71e. Col~ntool D0n,e,1ico. San toro e,,11111111 u,tr.
• 40 id. . 1\1 Id . . J9 Id. • i l id. . t5 id. • 89 id. . t• gran . . 63 rant.
R• llioi Gtrido . • . . 6 l!ers. M:ochl S1•bastl,111" . , fant. Cost<111liola A» IOt1iO . • 30 id. Pa11liu,;o Al{O>&SO. . 2 gran. Fera Gi t<,<fp/Je . . . ':!O fant. Balestr,,zil Lu igi. . ~ i,1. Lenlini Di•go • . . t ~ bers. Cam111si TJaldassm·e . . 86 lanl. Terrano1·a ,ti/io . . • 84 Id. VaMamer i r;111uppt.
. , iol.
Reng• f"rlippo . . . . 3 lrt. Pilella Alt11a,.fro . . 6i id. Palutnbo I face11:11 • . !lO ìd. Ca,t:1g11eri Giorr1io . • 74 Id . Borella Aless<mdro . . 61 ili.
Bagaro tti Giu~eppe Luzziani l 11cia1w.
• 28 id. • li9 id.
Sam lmtaro Gi•s~ppe.
Talenti Cesare. .
. 38 id.
Le1>ri Giulio. . .
. ~, id. . r,3 id. . 35 id . . 81 cd. . 51 id. . 49 id, • 91 id. . 31 Id. . 70 id.
Pi•etti Francesco. • . 75 id . Argentina Gio. Brrtl,.;111. li i,I. RilZO Cormlio. . . 87 lrl . De Uso Carlo . . . IO id . Cri,;erà Gi tut,,pe . . 19 id. Dal Collo ,t uquslo . 1.,nc. Villorio Eman. lf. . cav. U,tme. RomAnO J>frlr11 . . 88 fan!. Cionini Giul111 • . De Cesare l"llict HZO • . ii id. Priori A!{1111s11 • . i7 id. Oaneri c;; usr11p,· • • . 7 hers.
Berllnelli ,lfo ,ulli110 Piccoli Gfovam1i . Ma11cool 11/ichd r • !ilattoli Col"l"adint, 1mr1eriale Ct'sm·e . Bas ,o Gfo. Batti.<la . Romano (;mna,·o. Antoni l uigi . . 81-rtolili Am itcar1· Vannclli lh1dro •
. 9t td. . 41 id .
. 6il id .
GI
(Segue) UPPICIALI llBOICI 01 CO)JPL&llS.IITO ·~ SKRVlllO ATTl\'O Tl!IPOII ANEO
dal n. 8~ al n. •••. 18 gl119no 191 I. Civita 1/affaele. . t8 r,nt. Castelli Bpifani,, . 6 id. llaronio Dario • . 4t id. Russo D011,enlc11 . l>8 id. Maugerl Placido . 36 1d.
Monti Gtuu ppe. . H id. Aromando Angelo • 45 id. R.utolone Gioachino 8 hers. Saccomani (;iorgìo . 7t ran t. Rosica Alf.-ed,,. . u id. Vaje>la /Vasm·,1111. • 57 id Salvatore luigi ~ b~rs. Di Palma \'incmz,, • . :;9 (ant. . !li id. Oonadeo Vill11ri11 . Graziauo Carmine . l 6 i.I. Srotti di Ucc,o o..m,t1ic11 1n bers. • 83 ranl. La Torre Ag..1ti11" r.astPIII 8111·tc11. • 7~ i,J. Fanelli r,1,,nl1111fo Co;.:o lli Luigi
• 79 id . rdv. GuidP.
,fai n. '1•5 al n. •••·
18 .,.... 1111. Martone Allìlìo.
. t4 rant.
Fabris A /cute Franco Auoiuto Curtotti D011alo Battaglia Gioach/1111 . Oimartlno .H c11/11 . A la{,!na E111Ul11. Bellottl l/ubtrtu
. 55 id. . 64 id .
Scarpferl Cua,.e Gayno Orule
Gnllo Ar ltw,, Cavallarl Augu.11,,. Giizl io Rorc11.
Conti luio1 . Sunseri GiuieJlpt . Stanchi Sebasli1111,, Amici Siloì11. }llllzla l'i11cmz11 • Ani;relillo AIJ'tm111. Passera T1rnc1·edi.
. Geoo,·a e.vali• . 51 rant. t id • . Nizza cavali. . 65 rant. . 80 Id • . 37 id. • 5fo id . . 94 id. . $5 id .
lane. Novara. 5 rant . . 34 id. . 43 id. . t7 Id. . ~G id.
. i l i,I.
FARMAOLSTI ~fILITARI.
;; -
Q1u1ctro di nn1:innila del cm·w1 ,,111ilnril> 111ili/are, eee.
DATA LUOGO DI NASCITA
di
nascita
C , s AT O E NOME
POSIZIONE
DECOI\AZIONI E CAMPAGNE
FARMACISTI.
Chimico farmacista ispettore. a
Traversetolo (Par ma).
n. I 6. 8.5~ Ponzi
e,.,...,,,,, • C ,§, .
lsp. •:in. 111il . .
Chimico farmacista direttore. n t. n
Farm. r.P.ntr. mii.
IO. 9.5! A ntol•no llrl'nni·d" , 4' ,§,
A• elliuo.
Farmacisti capi di 1• classe.
a
a
Crescen tino (No• ara) .
r
òal n. I nl n. ••· 4. 9.:o:! flrer o Gi.,v1111» t .
+
f'arm. 1:entr. mii.
+. @" P. C. I.
1,1.
Na11oli
6.12.r.:1 Amoro<o ri11 r,,.zo,
Paternopoli (Avellino)
18. 9.M I.a Rotonda fl,i(Tuel,, <§o.
Id.
M·>dena .
3.1:l ;;5 Ahbat i ,1 ,.1011 /11, ,t.
O,p. A1.. ssand ria .
Udine . .
31. 8.!H Carnelutti Fi-rt.•,·iet, ,
e
Medicina {Bologna)
3.tn.:;r. 1l,11111ih ni ,11e, ...,ndm ,§,. '!> '' " l'.:3 l'.C.I. Osi•. Ru m• .
a
Ca~erta .
f f . 0.5~ Russo 1.·11,.ico, r~. @ .
a
!'.va riel Tir;,,n, 1~aler no).
+.
Far m. centr. mii.
ca, rier Al(""·" ',+ .
l ii.
Napoli
lii.
Pnler,110 .
Mil~no
e
Porlo::truaro ( Ven,•z,a)
H . G.r.:1
u
No.ile (\'e11e1.ia) .
f .t0.51 l\e Paoli .4,,t1,niu, ~' @ ., , <los-.ff "
Id.
~'arm . cPntr. mii.
a
T reviso •
a
~londo1 l (Cuneo>
e
Avia no (Udine)
+. + t ~,. r•.5\ ~tarmi Piefro. +. ® u u
n
Fonzaso (Belluno) .
.l .1l.~l
2. 3.!H L0\'3•1ina ,J/arco,
O<p. Bologna
~. :1.5~ Huvere f.i11.<,'/lJJe,
11
u,
nozzola Bmn111u•/r B..ge1tio,
G. 1,,r,5 llaroni B,1,,"1'1111, $ ,§, l'.
e S1 ra ( Ven~ii•)
='" "'·
+.
c. I.
[d. Caserta
l'ar m. cenLr, ,n,I. Id,
Id.
f armacisti capi di 2• cl asse.
a 1
I)luntamagno (A
• I
dol n. I a l n. a. le<sancl ria). •
i . 3.:,8 FPrraro A1wi ~11le •
Osp. Geno1a
Coloinob ai Cùlli (\'er ona) ...
8. r..r,q M:inticP r.i.. ,·111111i.
I~. ,·erooa
·I
ANZIA N ITÀ
DATA :1,imico !armaci ,ta
f a r macis t r,
I
I
I
I
I
rlell'en-
UIPI.OMA
trata
i n farmacia
rl i ca1>0 di <1 1 ,li di rl i ,n ser vizio 1spettorel0ire1tore t•capo cl:o,sc i' cla,se t• clas,e i • rla$SP 3• classP 4• classe
18. 8.95
4 . 5,9R
. . ! ! . i . il
17.H .87
tl.10.85
2!1, 1,,tl3
2:1.tl.i!I
7. 1.75
P,mna.
i3. ,1.~:!
~.i. :1.!Jr.
l,J.
~- 5.8S
l i.
!'(apJ li. . . 3.tO. a
12. 1.%
9. 5.~!1
fi. 1.s;,
M.
l'r rino.
~0.10.96
J,1,
JI.
11.
5 .(0.ti (
t . 3.76
Napoli.
2.10. ;3
fi. ~ .9!1
1:1. 3.9~
'!~. :1.s1;
11,
10, 6.8 1
7. t.i!1
I I.
. ~~- 8. 70
't8. !1,\1();
:lO.W.96 ~.;, 9.~i
~!l. l.~3 ~o. 1;.s1
. 20. F. ; 3
li.
Il. 7.77
Mo lena
\, 8. 74
I l.
'27.10.Hi
25. t .68
~~- ~.81
i ! . 4,7!
P:ulo rn
3. 8.iii
I l.
~fi.l:?.07
H.IL~i
rn. 1.s:1 ~, . ,U13
1.10.n
lloma
5. ; ,;;
1,1,
Id.
:!5. 9.Si
':!!J. /4.S;l
11. 7.77
!'(apoli.
9.10.a
·13. 5.!1 )0
H. 7.%
l,l.
1,J.
[ I,
P:1 tl11,a
7. 7.il
~7. f..!flll
tr..t~.9i
Ut.8!1
Il.
1~. 8.78
I(!,
t~. F.ir,
!5.I0.910
"· s.~s {9, l,.Yl
!<J. r..i~
1,1.
13. 8.77
"· 6.73
Tori1H,.
I~. S.i8 H. 8.5i
18. t'!.9 10 Il.
itl. i.$~ 'l9. Llj,3
13. 3.93
5. &.s:;
( I.
'tfo. G.!l(l'i ~s. r..i:m
~a. 3.Rfi
M.
28. S.70
l',1dOl'<I
li.I O.~~
"'·
(. f..72
le!.
~- 8.ii 10. 8.ili
6. 1.99
'!9. t.91I
'!8. 2.907
),f.
j;\, 2.911
hl.
~ I.I0.9111
LH .8~• 11.\(1.N;j
,. ~-83
31. 5.83
Id.
s. ,.s:;
11. i.S~
u. 8.i9
Torino.
I.H .78
l'aJo va
),J,
M.
H,.t ~m
11. 5.81
~5. 9.87 20. 4.8'1
to. 8.,G •
DATA
u :oGO DI NASCITA
di
nuci!a
CASATù E l'iOME POSIZ IONE
UECORAZIOl'i l E CHI PAGNE
dal o. S at n. 1.a. a
Firenie .
~i . 7 .5i i\t::t.nnajoni Gio1.·,,u1ti.
o,,i. Perugia
a
T, ie;le
~8. 5.;r. Msrinl F,·1111c1 , ro
lrt. Torino.
v
Fogg;a
~9. 1;.55 !\'ala lo luigi .
Id. Chiet i .
a
s ,nopoll (Reggio Calahrial.
'i8. 5.~3 :.S ig liar,li 1)11111t 11it., , ® " O .
Id. Livorno
a llel (Belluno).
31. S.57 Fabris /licco1·cJ11
1,1.
a
Imola (Raver,na)
3. i.:i3 Alberani E111i/in
l,t. R.nenna .
e
Melma (Trtviso).
Pado1·a
~- 3.:il Cen·elll n ,J11l1111l11 .
1,•.
e Corrocfano (Genova)
23. t.56 Ca~tellini r;iu~•pp,·, ...z,, ® , ..,.
Farm. rnntr. mli. (,, ,t1,,.
a
Modenn.
t6. ~.59 Ferrari C/111111/o.
O.<p. Pi·acenzn .
a
Pa lermo
Sa,·fghaoo
ndn. finm,:e).
19. 9.36 Pompeiani C11rlll
l rl.
a Noreto (Panna) .
I . : .;;; (ìinlTrerl i Gi!t/Tl·,•d11
Id, sue·. Parmn
a
ili. ; .ufo Hoherli Gio,.,,·p1,r, ® ""
1,1. Ores,·ia
Bassano ( V1ce01.a, .
ll~ri
Farmacisti di II classe. dal o. I al n. 19. Olta, lano (Napoli).
3. 5.5! l)ifulco A11rl'lì11.
Osr. Genora
Salerno .
18. 9.51 Amat11ro A11 11111io.
(,t. Ca l"a dei Tirren, (:'.l· l erno}.
a
Out, (Pisa).
tG. 6.:ia Coscera 1\'i rn,11,·tle.
Id.
n
S. Gior~io id Liri (Case ta)
9. ~.58 Lu lrario G, 11,.,1110 •
Id. Caserta
e
Montescudo (Porli).
30.11.51; Gaspari JJfo, ®" "
Id.
v
Consel• e (Pach.va) .
~i. 5.r,9 Micchini A nt11uir,
lnler. pres. Cremona
l j . 4.i,5 Cen· a Allili11 , <{o, @ ., " " " ...'
Osp. Venezia
13. 7.5i Pc1ott , r;1i,1r1r11.
Id. Parma.
a
e
Feltre (8ellu1,o).
a
Borgo
a
Sa• ona.
s. Donnino (Parma).
Livorno Anrona
U.10.5i CeJtpi l 'g,,.
IJ. f'almno .
e Trevico (Avellino) .
4. 2.:,il Fe , rara (;i11.,,·p1 ,.
1<1.
a
Bu<soleno (Torino).
~6 . .\ .59 Gerhino l"itf,.1·i11
Asp. luf.
e
AJghero (Sa,sari ) .
li .I t.63 Nonis R11ff11e'1·
Osr. Cagl"ari
a Sarno (Salerno). a
Genova .
c, taniaro
16.10.63 P:lrisi 1"ì11crn:11.
lorer. pre.<. Gacla
IO. 8.6:l Ser(ni noi> . .l/011/'ltio, o§,
Osr. Firenze
a
s. Fili (Cosenza)
4. 5.l',!1 Piraino St,,(111111 (iim:111,n,.
td. Nlòpoll.
n
Tenda (Cuneo) .
w. 6.fo3 Gnidi 1;io /1111111111
Fnrm. centr. mii.
a
Rot onda (Potenu) .
13. ~ .59 Te,Jeschi Fr11 uusc" , O . @ "
a
Villarranca (Vrron,,) .
16. 5.ftl
Rertsl Pfoh o •
Id . Udine .
a
Ali ilo (Caserta) .
30. Lfd Cclii rinr,,1:0. <§o r. C. I.
lsp. san. mii.
" " "·
Osp. Napoli .
6~
I
=•
ANZI ANITA F a rmaci s ta
l I I I
di t• classe di ·tc.,po - classe
tS. U07
di di t• ciane 3' clas~e 11 cldiasse
7. 1.900 15. t.88 '.!9. i .SI
17. 8.8!
Jd.
tn.t !.97
'.!5. 9.87
Id.
"'·
Il.
Id.
... ...
(,I.
19. 7.83
!9. 4.83
1,1.
(,I.
:l'J. ,1,83
D.\TA dell'en· Iraia ,n servizio
DIPI.Oll \
YARIAZUHI
in farmacia
tluranle 1'0111111
17. 8 8!
Firen1.e
18. 6.80
8. t.77
Parlova
io.1!.in
Ul.77
Napoli.
30.U.76
3. !!.l:H
Id.
19. 8.79
I I
IJ1.
6. l.99 17.11.87
JJ.
H. 8.8:!
!5. u s
Pa~ova
8. 8.77
li.
~. 1 .9()( '.!5. 9.87
Il.
'M. \.S3
15. ~.76
Bolognn
!5. 7.74
1.1.
19.1! .9()(
M.
f,J.
7. t.iG
Padova
10. 8.76
II
'.!I.H.907 :ti!. l!.907 :!3. 8.91
11.10.85
31. 5.$.1
s . 1.77
Genova
u. ,.~
I
Id.
1,1.
13. 3.!11!
!5. 3.86
Id.
30. 1.80
&loden~
!;;.10.;9
2':l.lU07
4. 5.98
i 5. 9.87
19. 7.83
2'). 4.8-1
5. ! .Si
Napoli.
IO. 8.80
I . ! .908 :!9. r..m 9. 5.89
5. 4.85
17. 8.Si
o . 8.6:! Par,ua.
!i. 6.81
:!9. 3.908 :ti!. !.907 t9. 4.91
11.10.85
31. 5.R.1
31. 5.83
Roma.
5. 7.81
16.1!.97
u . 7.87
:!9. 4.83
..
18. :i.so
l'iapoli.
:!3. 8.78
1(1.
!5. 9.87
1.1.
. ..
'.!8. 1.75
tct.
:I!. U9
I
Id.
.'
I . .. ... . ..
!R. UOi t 3.U .9t Il'.
11.10.85 31. 5.113
3.lt .93 '.!3. 6.85
7. 1.76
Pavia
7. 7.81
I I.
1.10.30
Napoli.
13. 8.SO
I ..
(,t..
i5. 8.93 !3. I.Si
Id.
!i. 6.77
Ur hin~.
7. 7.76
(,].
!8. 5.95 , J. 6.85
I. 9.8!
15.10.81
l'a<tova
3. F.A2
..
1,1.
i!!. l.!lG
I. 7 .87
19. !I.~
9. I.ii
Id.
5. !.78
1111.
i 7.10.97
SJ. f..85 '!I. 5.85
'M. t.;8
Par11m.
lo. 7.SI
I
I~.
16.1'!.97
1,1.
30.10.85
30.10.85
Genova
12. 7.83
..
hl.
Il.
M.
M.
'!i. I.i!/
riap()II.
16. 7.8.1
"· I.I .
H.
M.
16. 7.85
30. -I.SO
Torino.
i9. ll.8~
..
1,1.
25. '.!.86
30.iu, Sassari
rn. 6.85
. .
M.
,,.
h1.
Il.
n. H .86 !Ut.86
(,!.
M.
t5. 9.87
. ..
:t5. 9.87
C..gtiarl
4. 3.87
M.
IJ.
!3. fi.85
~.!.87
!O. :!.87
s~~sarl
l !U 0.83
t,j,
, . 5.98
~5. 9.87
. ..
'!5. 9.87
Tor ino.
:!9. 6.86
(>I.
7. 1.900 :io. .\.88
!O.U.85
30.1:!.8~
Na1ioli.
i l. 4.8!
l i,
!O. 1.901 ~5. 9.87
...
19.1:!.83
Modena
~6.11.83
I•!.
19.11.901 '!5. 1.88
...
!5. 1.88
Napoli.
9. 7.!U
.. . .
Napul i.
U.l.l!5
I
iO
I ..12
DATA
;:;
1,UOGO DI NASCITA
3
"'
di nascita
~
CISATOENOME
I
da l n. •• al n. a,. 7.1'.HI Falchi lì111ili,i
a Sassari .
POS17.10NE
DECORAZIO~I E CA)IPAGNE
o,p. Bari.
.....
e
Noceto (Parma) .
:1.11.r.1 Corchia p,.;,,,,., ®
e
Carate l.ario (Co1110) .
~G. 8.fi'. Cornei/i Cu,·11,·ri,,, ® .
e
Tito (l'otPnza)
U O.u!J Laurinl C11rl11
Id. .\lrlarro.
a
Calta be lloUa (G irg,•11t,) .
Jt. 8.67 Vaccaro /o't·,11,c;>.(co, t{Q
IJ, Bologrra .
a
Cres1,ellano (Rù lognal
7. !!.6, Nicolai ..f ng,111, '!) , ....., ...
M.
e
Chiarnmonle (S1s,ar11
13. !.61 Polo J.orm:r,.
Id. Caserta
a
CeYa (Cuneo).
4, 7.61 ~tnrenco dott. \'it/111'1,,.
F'arm. ceotr. mi'.
a
Oesa na (l\o, ara)
4.t':l.65 Martinotti dutt. (.'n rl,,' t§, .
Osp. Torino.
n
Casale (Alessanrtria)
4. <S.r.• llolla F,·anc,1,;c,,.
Id. No,ara
a
Felizzano (Ale;~ n,lm \ .
10.ll.fi:i Cornelio L,uioi
Id. Tc.rino
a
Alghero (Sassari)
13. 3.6r. Nonis Gt>r11lo,1w 1 ® ,J.N 11~ •
Id. Roma.
a
liivarone (AJu;s rnrlria \ .
7. i .fii ~'orcherio l" igi.
lrl. Alessa ndri •. Id. Mantùq.
lnrer. pre••. l'nv•n Osi), Mesii na
Bologoa .
V
11~deiano (l':ir111 ·1) .
4. 8.oi Alberli 8gldi,,
a
~·aJtoli
17. i.68 Giordano i iuc1·11~,,
li
ltiri (Sassari) .
I O. 5.67 Emico Fr11"ct:Jco, ,§.,, C
a
Arezzo
:!8.1':l.tiii .\lartì11ì Gioronni, (A) •"""tt
l rt.
a
Moncalvo (Alessa n~ri;,) .
~.1~.r.s Cerruti notr. Ro11rnlo.
Id. Roma.
[d. Napoli. HtTO ,
Id. Cagliar, Veroun
Farmacisti di 2• classe. dal n. t al n•
•••
Cesena (Forlr)
e
Perugia.
i4. 9.i! ~tuzzioli Aufo1,io,@ , ....H, cc,"° in• ••un
lnler. pres. Aqu,1 .. . Osp. Firenze
~G. 5.n
suzzi dol t. F ilip11ri, @
Osp. Firenze (com. o.'P Homa).
a
a
S. Miulato (Firem e)
'!9. o.r.9 Conti Corlo
a
Napoli
I O. 1.71 Eletto Al(o,w,, @ .
Id. Piac«>nz:i .
a
Roveredo (Urline)
;til. l UO Del Piero Giu. llultii/11 .
Id. Verona
a
S. Se,·erino (Macerai,,) •
5.11.74 Palladini ,l~tt. ,I/,, ,.1u,
Id, Roma .
e
Palcrrn~.
19. 9.i9 Corradi Re111,1
Id. Palermo (ClJID, o;r, Homn).
e
Milano
15. 5.i/\ Borlinctlo doti. On.de .
Fa rm. cenlr. 111il.
V
Padova
!i. 07 Tùderini dbi r.•fiard,s della Volta
Osp. Padova
'
a Castel del Piano (Grossetn)
not,. d oti . Teo n,·n.
jj, 7.75
:,tirolh dott. llnmen
I
Id.
Piacenw.
l'ado, a .
u . 5.78 Gherardini doti. J\1J/d ...
1,1. Bologna
e MelO (Potenz;,)
31 . 8.77 Pagniello d,.ll. Al{red".
Id. Ventzia
3
'
" i l
ANZ I AN ITÀ
I
DATA Fa r macista
dell'en-
DIPLOMA
VA RIAZIOIVI
I I
trata
In farmacia
durati.te l'atrno
di
di
dI
t• cla.<se t" classe 3• cfasse
-':15. 1.88
Sassari
(, f.
':!5.to.89
8.lt.87
Parma.
V. 7.87
l.l0.90i
9. 5.89
J 5. 3.87
PaYia .
:!9. o.~7
~- G.!l07 lt. 3.001 40.10.88
30. l.79
Na(}Oli,
~5. I.Si
30. 9.907 \!6. 6.90! ~. 4.90
':17. uo
Paler mn .
~- ':!.90
'!t.12.907 ':19. 9.903 :!9.U.89
34. 9.88
Dol cgna
6. 6.88
~- u os 31.10.901 ':15. t.88 :!9. 3.908 !8. !.907 u. 5.91
U 0.83
Sas~ari
18. 5.S6
8.tt .87
Torino.
:!6. 7.87
7. 5.008
Id.
7. 7.91
18.11.85
Id . . .
':!9.tl .88
\!9. 3.909
Id.
tt. 9.90
8.11 .86
Irl.
~O. tl .88
13. 5.910
Id.
23. 8.91
':13. 8.91
(d .
5.1"89
i 7. 6.910
Id.
':15. 9 .92
30.t~.85
Sas,a ri.
19. 6.9)
:!5.l0.9!0
Id.
1,1.
'!5. 5.18
Torino.
7. 7.~
~- ':!.907 'J9. 6.90:! ':15. {.88 Irl.
JJ.
I
in servizio
:!O. 6.87
18.U.9!0
id.
\!5. 8.93
!5. 8.93
Par111a.
13. 7.91
Id.
Id.
1,1.
Id.
Firenze
27. 6.9~
hl.
Id.
16. ':!.93
46. t.93
Sassa ri
':16. 5.91
:!9. l .9U
Id.
15. 3.94
6.H .89
Bologna
~$. 6.90
~3. U II
Id.
Il . 8.96
H . 8.96
Camerino.
18. 7.94
...
Id.
':!. 7.96
2. 7.96
nologna
.'. .. . ...
Id.
Id.
5.t':!.94
Per ugia
Id.
u . \!.97
3.t t.90
Pisa.
Id.
ti. 4.97
H . 4.97
Napoli.
,I , 7.93
...
M.
t. 7.97
17. 9.96
Pndo,,a
IO. 7.9i
... .. .
Id.
l 5. 9.00t 15. 9.90:I noma.
~- 5.9&.!
Id.
.. . . ..
hl.
{J.
Id .
Palermo .
J.I.
Id .
tS. 6.90
3. 7.901
Pavia •
&. 7.901
Id.
16.H .90i 16.11.00t Pnrma.
. U 6.90,I.
.. .
Id.
H .t':!.90!
UI. 3.90:I Roma.
. Il. 7.901
...
Id.
. 32. 6,901
..
t6.U .90:t \!8.1':!.00t Pa,m••
Id.
16. 9.903
U.U .90t Napoli.
. 9¼. 1.9()!
'
i:I ,.!? ;;:
u
8 ;;,
DATA LUOGO DI NASCITA
di
CAS.\TO E NOME DECORAZIONI E CAMPAGNE
POSIZIONE
"
nascila
&
Torino
3. 3.76 Appiotti dolL F1•,·din1111do.
Farm. cenlr. mli. (o dfap.
e
Galatina (Lecce).
8. 8.iS Regard dolt. Patlt-v
Farm. centr. mii.
e
Perugia.
t7. 7.81 Marini dott. Co ,·10 .
Osp. Roma .
dal n. t a al n. • • · m h1. Pitia,azt). . . .
e Bologna.
!5. l!U llouana dott. Cai·lo •
Farm. centr. mii.
Roma.
Osp. Roma •
a
Aquila
·~- 6.1!! Lomba rdi doli. Mnu/i11 . ~7.10.85 Parozzanl GluUo
e
Frosinone (Roma) .
7.10.80 Salrntori dott. m usrppr
Id. Roma.
e
Avellino.
13. ,.so Antolino Albel'I"
Id. t\ncona
e Ferrere (Alesundrla).
tl .t!.83 Accossato dott. Br111e11rgild11.
Id. Messina
e
5.tl.83 Gorreta dott. Cm·lo
Id. Savigliano
a
Nizza Monferrato (Alessandriti)
Id. Chieti.
il
ANZIANITÀ DATA
Farmacista J
di
I
di
t" classe 3• classe
dell"en·
DIPLOMA
l'A.IIUZ/01\'I
Itala
in farmacia
durou/1· l' a11.,w
10 servizio
I
128. '.l.!J(r, 3. 3.904
3. 3.001 Torino.
. ?5. 7.!l()t
Id.
H . n.004
t i. 5.901 Modena
9. 7.902
i. UO!I
.. .
I
-----
t. ,.907 Camerino. . 17.!l.003
Id.
...
t. t.909 Torino.
. 15. 7.!!08
Id.
'!O.tt.008
30. 4.908 8 0111a •
. 13. i.907
Id.
'6.H.906
t. 1.909 Napoli.
. 30. 7.\!08
Id.
...
31. t.908 Roma
. i. i.t)()7
Id.
.. .
,. l.90~ Napoli.
9. '-906
Id.
.. .
t. !.909 Torino.
. ! 6. 7.907
fd .
...
t. t!.908
(d.
. i3. i .!lOi
I
I
UFFICIALI MEDICI NELLA POS1ZIONE DI SERVIZIO AUSILIARIO
Il.
I
17 dicembre t 908
tr.. l.b lmhri:tro Pit!lr,,, r-$G Il,§,. ~ . . . . .
,Jr, I , ,. I :,I Il. $
• . . . . . • . . 1101110
,lai 11. • al 11
••
23 settembrn 190 I ~G. 3.,\G )lorossi Giovr11111i. $ tJ ~. ffi,,,.•ilc
30 settembre 1807 ~. t.16 Zi11,:a les Ant,mino. .f,, ~ ~l,•,si n:i
28 luglio I 9 ~• 18. 3.4\1 n e Furia l?lfo r t. ,&. li •~. ffi I aprlle I 905 16. 3.4~ )Jajsa Gi,,s;/JJJt . $ . Il,§,, '?'
2 aprlle 1908 28. ll .4i Tempo /.uir1i . ,§,. ? . . . Tor,oo 12 ottobre 1908 U.I0.48 Guarnirri Pietrfl. • · na ri 4 luglio 1909 ~o. 2.~1 llossi A11ou110. ~. ~ . . . ,·Niezia 90 glug~o 1910 I. 4.H Silves tri Fmnusto, ~ ,§, . . . . . .,Fir,·nze
1 rucllo 19 06 19. 4 49 Su,,·a /!o ·• m ie().•· 11 .i.i, ~ 27 gennaio 190 7 IO. :;.r.9 Crema 1;111. 8111/u fo, ;t; Il;
<§,. !Il .
' . . . .
•131 n. I al n. t3ò 2 9 settembre I 9 o4 ~9. l.49 ~l ichi,,11 litigi, o<} . . ,·e,.o na j6, 10.19 Orni R"(f11ele, ,§, q . . . Firenze 5 aprile 1905 10. 9.:iO }l1•n11ili J/i chelt, Ca tanzaro
+.
+. ~- . .
29 giugno 1905 13.10.:ll n ·.1jellu //flff,,eLe. ~. ~ . . Cas,•rt., 9 luglio 1805 ~~-l t . 111 ~iroml,o .Vala le,.§-.~ . . Torinr, 28 1ettembr1 I 9 o5 !O. 4.51 Pesarlori Bt1idio, EB . J. 4.51 Fr~~ni Anwld11,
+.
. Brescia
+,+ . . n,,logn.1
22 marzo 1906 17. i .~8 Cc,rte Silvio, +, '2'
. Torin o
27 gennaio I,807 13. ll.!il Orlaud, r;,ova,mi, e§,,
+ . Ma111,,va
3 ftbllralo 1907
, ~. 3.53 :-;atoli f.'m11ci,co, ~ .
+.?
+, ...
rial n. te al n. SI
21 giugno I 907 i.°i. 8.49 Perle tti Fru,icesco. ,§,. ?
. Coscn1.a
I gennaio I 908
'*'· +.
Il . J.:i3 PicPni Giulio, @" " . y li !.l~ n rezzi Gi1mp71e. $ . U o§, Roma 1:1. 8.5:! Ga,nhlno Ga,l ano, ,§,. ,§, • Ronu 4, 1.53 Rizzo .llic!Lt langel .. , ,i}, t. 28 gennaio 1908 8. 9.55 Malai·asi 8 111·ico Motl ena 2 aprlle 1908 10. i .51 Vl11orelli A chill,. llolo11na 19. IU9 ln1.1tari Giust11pe, r.asPrta ':!7. 9.51 Vila Gaetano, ,§, . . . Reggio C. 2 luglio 1808 :!4. i .51 Artluiuo Fortuna /o, ,§o, Torino 17 dlce111br1 1808 ~6. 2.53 Falconi Ga,m1n, ,§,. Roma 80 giugno 1819 18. 8.53 ~:lrtiello G.,,,1ano, ~apoli 4 ru,110 1809 19. 1.51 Boz1.I Felice, ,§,. ,§,. . . . Mi laM 80 glugao 18 IO t .ll.5t C:ilanna Nicola. <§,. ~ . • Cataniaro 2 aprii• 1911 15. t.r.3 Ahhate Donalo, ~. l'iapoll 27 ma1110 1911 :15. I .~3 P o I i s l i n n Dom,m icantanlo Balil~, ~ ® " 0 , ,§, • !'ia11oli
+
+, +. . . +... +. +. .
+.
+,
+ . .
+.+ .
+
21 aprile i '907 :!5. U3 Bile Giova11,.i. • ,§,. {t9. 1.r.t f'nglisì ,llichelangt lo, ? Frrem.e 28 giugno 1907 19. 9 49 Ucsliuo Sal va ll>l't, ,§-, ? . Cas,•rla i7. ~.48 !li~llinl 1'10 lfl/01·•. ~ \l:tnto1·a 3/l.lO.Ml Lirnri rit1ctnzo , ,§, ? . . Tnri110 ll t I :;o ~la,,ra~no Giacomo. ~ t , @ ., ., ...... '"'-..' ffi - . . Cuneo
'*'·
+.
+
..
+ . .
(.Se y1u?) Ut,")," . :0-: 1. I.A ~ US IZ. lii S8H\
75
.1, USIL., - ll,\fa •. , C Al'IT . ..~ tt-: ~. )J t;DIC I
MAGGIOlll MEOICl dal n. I al 11. • • 29 giugno 1905 t7.t't 55 Curt i Pe tarna Nicola.+. ,§o Tori a o t6.t 0.53 CarP.d,la Federico.+. ® " , ~ Ca gllari
28 settembre 1905 3. 9 51 Ragnini Ru111olo,
'*'· '? . . Roma
91 dicembre 1905 17. 3.51 Turs ini f,i,1c. Frn11,,,,,,,,
Uo§o, 0 O. ©"""·~ - . Aquila 17
marzo 1901
H. 3.57 Aba te Alfon so, ,§,. .§o . . . IJe n,•, cnto 29 dicembre 1907
7.l:1.53 Leoaa roi Benedello, ,§,,® {o Roma ~ii. 6.53 Sr.h,rru Gualitlmo. ~ Cagliari I gennaio i 908 I! 3.53 Do Sim one Zeft rio ,, , ,j!,, ©''"'". '? . . . . Caserta 13.12.!;s Fattori Giovan ni,+,® " 0 -? . . . . . . . . . Morlena
+.
.
2 aprile 1908
3. ~.57 Gassi Fra11cesco ,+, ® , ,...,,, ~ . . . . . • . . . Ilari
tlal n. I I al n. 18 2 lugll1 1908 3l . 5.55 S ticr.o Anto,110, ,§,, ® ", ~ - Perugia I gennaio I 9 09 7.10.59 Co rrn ,li .f r1gel11. ,§,, @, ® ",. " ?· , , . . . . . . Spoleto I •prlla 1909
o. t.56 Samor~· P os lMm io , + ,
® ,...... , ~ . . ~· irenze 15. t.57 Leuriui Frane., ,§o® ,,_ ~ - . . . . . . . . . Boior;na U. 1.56 Palermo-Patera Sl a11islao , ,§-. ® "", ~ . . . . . Trapani 14 ottobre I 909 7. ll .59 Ccccllt'tlani Dom enico , ,{!,,
® " " , ....,!B . . . . . Ar1uHa 30 giugno 19 I O 9. 3.57 t:anll F,·,rncesco, {•. @ , ....,
+ . . . . . .. . r.aeta
27 maggio 1911 ii. 6.:\9 Cu~mano En rico, ~ O ,
® 0 • • ,.,..., ..§-
. . . . . Siracusa
CAPITA NI MEll lCI
d:i.l n. I al Il I I
ti il n. I t
4 luglio 1895 :Il. S!.&l Calronc P(1hnzio. ,§,. -? . Napoli Il gennaio 189 8 t O. 8.57 Cevaschi Culullu, ,§,. ~ . Parm a 30 aprile 1896 :t.1!•5! Valle A111}'lv, ~ Firenze 24 dicembre 1896 li. 6.M De l Giudice Gaetano . • . Napoli 8 giugno 1897 tt. 8.60 Ongaro Giuseppe, olio,®" ",
+.
~
...
• . . • • . • . . Pado, a
IO.lt.59 Giannini Alfo n,o. ,§,, ,§<. . Genova 27 ottobre 1897
! 7. 9.60 Rost.agnoGiuseppe, ® ,...,,+ Torino 9 gennaio I 898 9. 7.59 De l Bello A11lot1.io, ,§o, ,§, . Ronu I 9 magolo 1898 '!3. 6.60 Palu mlio f;i ,,seJ)pe, I'!. 6.61 Buccino Tobia, <{!,, O , ®",
+.
., ••• ?
..... .
I O agoato 1198 14. 3.61 Melampo Gfo,eppe, ® , ,§, . Bologna
al n. ••
4 giugno
I 899
:.!6. 1.38 Cuoc ? l 11 1yi, ®''-", {o
21 dicembre 1899 t 6 !!.60 Renincasa Vincen; o, ® " " .§. Mantol'a
3 giugno 1900 t 6. 5.49 Dominrdo Giu ieppe .
.
. Catania
6 giugno 190 I H. 8.6l ~l a rs anlch Artur o , O, ® ' ...', ~ . . . . . . Ro ma !O. 8.63 Vinci Angelo, @ " ·", ,§o . Si rac usa 23 aettem~r, 190 I 31. t .6! Comola Gu.tio, ® ,...., ~ . Novara
+,
2 giugno 1902 U.tt.61 Doria Rosario, ® ....... ~ - . Trapani I ottollra 1102 '.13. t .64 Brivio F nmcei co, ®· {o . . Bergamo 2 I dicembre 1902 t7. 3.64 Pa s in o Bligio, ~ ® " 41 ,
+ Casale
11 marzo 1905 6. 5.61 Petre~<'a .f/ichele. . • . . r.amriobas .
TENENTE MEDICO
o. I 19. 7. 45 Na scimbe ni Aleua11dro. .
Il lllcembre 1178 Pa,iova
i6
UFFICIALI MEDICI DI RISERVA
TltNENTI Gl!:NERALI MEDICI dal n. I a l 11. a
n. t
1909 i9. 4 38 Lai Luigi, MM, t: • • Gt.Jol!,, 0, 15. '·
X .,.,, ", tB -
Pab1s Emilio, U • GU ,§o ~ O
. .
O O, X" ....,",~- . . . . .
Firenze apr.
t 13. 7.39 Landoln Ftderìco
C.
1909
Roma apr.
I
1910 GU ,O.,
® 113 - . . . . . . . . mar. 31
MAG!òlORl GENEIIALI MEDICI dal n. I al n. I
190!1
dal n. a al o. .a
r,, UI ChiaisoAl(6nso,U.GU,§,. X .., 1911 tB - . . . . . . . Roma apr. 16 i0.10.,3 Piro10.A1llonio.•c+ et,. X", 8. Ut De Renzl Giti xtppt, GU ,§, ffi . .' . . , . Camp3j!D3 apr. t et,, X ", tB • . . • R1·mn setl ~9 ~O. 1.411 Janrlolo Co1•onU,10, U • C ,§o,
C.
3, 3.44 Alvaro Giuseppe, U •
X " tB -.
• . .
C ~ @, . Roma
1910
1B . . . . . . . . Roma
id.
glu. 30
COLONNELLI MEDICI dal n. 8 al 11 • •
dal 11. • al n. I
1899 !3.10.46 Ca radon oa Anfonll10, • U'*'·,§,
~:UU5 Manescalchi L"do.,ico, • li ,§,.
X"", ® ", tB -. Napoli ti. 3.44 Cervas io Salvatore, • • C ,§,. tB -
. . • . .
• .
l'(apu l1
apr. 9
1900
. • . . . . . t' udova 7. 9.43 Mezzadri Giuseppe, • X" . . . . . . Cremoroa
+.
••o• lug. 9
id.
iziu. tO
1806
1901
il. 7.49 Rava Ernulo, .IJ+,,§,- Roma mar. 8
tt.11.44 Bianchi /,eopoldo, • e,§,. X " , 'i8. 3.45 Morpurgo Giaco,rio, •· '*'· ® " ffi- . . . . . . . Rom~ gen. 20 ,§,- . . . . . . MI iano giu 11 2$. i.SS Bocchia Enrico.• U,§,, ® ....., 1.11.46 Casallni /liccordo,.,<§>.®"", tB - . . . . . . Parma mar. i l 6j . . . . . . Venezia oLt. I
180S
5.11.44 Mnsizzano Luigi, e ~. X ", 19. 8.44 S0r111anl t,'i11s,.ppe, ,§, . • . . . . Torino ott. i 9
e+. X " ·
16. 9 13 Volino Carmine,
ffi -
1so•
, . Torinc, Oli. 31
.
•
•
•
•
•
,
0 0 10 ~11:t
,so,
X H " . Pavia mar il
~-
1908
+. . . . . . . Vero11a dlc. f7
18.11.5! Cavazzocca Gi.,,eppe, e . U
1911
1:;. 8.46 Pabls Hobt rlo, $, i; ,§,, o} •
'*'·
iii.
+.? -Bologna apr. S
17.I0.51 Nevlani Pio . • •
77
(Stpue) OVto'lCtAl. 1 n1 h1St..'.H VA • TK.S)'NTI COLOXN~LI.J )I EOICI
TENE.NTI COLONNELLI MEDICI dal n. •• a l n. ••
dal n. I al o. • •
i. U6 Pellegrini-Trieste Gfolio, ~ ", ,§o -
+.
1 908
19011
ol!<, ,§o -
6. 6.53 Arcangeli A /(01110, •
. . . . Treviso mar l 9 . . . . . . . . Ancona IUjl. 1 . . Perugia ott. i9 6. 8.50 OfTrc,li P ielro, • • Savona. id. 190,& Jl.10.53 Ciampioi ~ , are, • ~. @, ,§, l 6.l0.48 Fr esa Aristodemo, • +,@" " , • • . . . Fire nze id Como mag. H 9. 8.53Tcrzago Gi1uepJ>e, ,§, 7. 7.46 Rovelli Samuele, <li', ~ " - . i ,!. • . . . A le,sa nd ria . . . . . . . . Mondo,·i ott. 31 1909 t7. 11.46 Gentile Raffaele - . Catanzaro id. Milano apr. 190& 15. 9.ro Bu1.zi Emilio, 8. 7.49 Marlinazzi Lodovico, • ,§!li.tuo Laera Mlchelr, • ,§, d, . ~ . . . . . . . . Mantova i,t. . . . . • . . Milano I u:,. 9 1808 ,H. 7.53 C:tndrinl Ce1a1·e, • ,§, ~ - . • . . . . . . . Bologna id. 15. 6. H Baldassarre Geremia, • o§,, ~
+-
t G. 8.~5 Croci Pietro -
•*·
+- . . .. .. .
+- .
+.
IDIO - . . . . . . . Ter;imo mar. U , !5. 6.48 Ferraresi Salvatore, •,§o - · 20. 8.50 Sonnino Davi,le - . . lloma dic. 3t . . . . . • . . Modena id. s. 1.55 Gira/rii Pietro, • ,§-, ~ - . 190, . . . . . . . . Pado,·a mar. 31 5. t .5i Tempesta L'.lìgi, • · ,§, -. 14.l0.53 Spinelli Gi,u<71pe, • . . . . . . . Frosinone giu. 113 . . . . . . . . . Fo;?gia irl. 15. 3 53 De Cesare Zaecuria, ;& U !4. 5.5t Gallai Rim,rdu - . . l.ueca giu. 30 ~ " .. , ,§, . . . Ch ieti id u. i.53 Cougnet Hli1>PO, @ ",§, i6. U 9 AlzP.Oi Gillseppe, • ~ . . . . . . . . . To rino id. . . . . . . . . Cagliari hl. !!5. 8.iil PNlrazzi Al (redo, • +.+ . . . • • • . . Il rescia id. 1908 6- t 50 Romiti Guglielmo, f.ucca apr. '! 19U H. 4.50Gigliarelli Rn11lero, IO. 3.51 !'iapol itano ,'/ichelangelo. • ,§o . . Perugia icl. ~ • . . . . . . Roma avr. i '4. 3.50 Gu;,rino L1ligi, • ,§,, t9.l:l.5'i Pasr1uale Ferdi1Mudo, . . . . . . . . . Napoli id. . . . • . . . . Torino itl . 30. 3.48 Fiorentino L 1<igi , 41 'T, @. ~ 5. 6.i» Citlolini Silvio, • · ,§,, ~ - . . . . . . Catanzaro id. . . . . . . . Tre,·iso lrl. :Il. t .49 Patella Fi·a11cesco Paolo, •,§,, tt. t .50 Raineri Gaetano, • ,§,@, ,§, id. Palermo . . . . . Catan ia Id. 4. 6.50 Oterl Edoardo, 16. 4.54 )lorosini Jfarco, • ,§,, ~ . • . . . . . . Salerno Id . . . . . . . . • )l1lano id. 19. !.47 Levi Bonajut.o, ,§, . . :19. 4.56 Znnel,i Dante, • ,§,, ,§o - - . . . . . • . . . . Padova lct . . . • . . . Bergamo io!. SI~. 4.48 Comell i Pio . . Bologna id. I. 8 53 illnzei nob. ll:t lr. di Pistoia 13.10 49 Ma7.Zocato Auguslo - Po.;aro id. Giocannt, • U,§, ~ - Pis tola magg. lt 16. 4.5'! Cheruliini Edoardo, • o§, - . 26.1!.5~ Catelli Giovmrni, • . . . . . . . • . Roma id. . • . . . . • • • Massa id . t. t .53 Segui Bma>111ete, • o§,, u. 6.53 Bisbini Piell'o, • ,§-, ~ - • •
+.
+- . .
+,
+,
+- .
+. $+.+-
+-
+. ~ -
+- . ....
• +O - . .
+.
+. + - .
+- .
. . . . . . . . nrcscia t.lt.48 Carotenuto Dommico, • o§-, @
id.
Modena
hl
23.11.55 Frcchio Giuseppe, 41, y. ~ . . . • . . . . . Como 18.11.53 Turco Dome11ico, • ,§, - .
. . . . . . . .
id.
i,I. - • . . . . • • • !'iolrl 19.t0.19 SnUi Nicol a, . , ~ . . . . . . . . . Torino irl. • . . . . . . Frusinone t4.l U 8 Pece t to Giovann, , • ®" Il . 3.51 Bistarelli A11gclo, • ,§,, ,§, Torino l ug. 2 • . . . . . . . . Arezzo
+,
"", * -. . . . .
,. +,
+
id. id.
i8
dal 11. • al n.
MIGG'ORl m:01.::1
s•
18911
9. 7.47 Pc rris frcmu sco . - Cose11zr, mar. 9
,+ -
1896
Il. 4.47 San;:irardi A lem111dro, . . . . . . . . \ crona lug. 4
dal n. SI al n. , ,
100, ,. l.:•1 Astengofrancuco,§o,,§,Savona mar, Il 9. 1.56 Tarocchi Adolfo. • · <{lo, ,§, -
. • • . . . . . Peruµ:ia
Id.
}G. 5.58 Delle Piane L uig, • · ,§o, @ ", 3. 5.H Oizzarri Rodolfo, • ,§, . . . . . . Torino ili . . • C,1010 fil. . • • . . . . . . Mll:ino <lic. O 3.11.53 To llor fii11.•fJ)))f . . n ari hl. 1 808 io l.53 Stella Fnmceuo H. 1.19 :,Jard101ti 'J'emi$locle, ? - . . 17. 3 48 GalanLP Gìu&epp,. ,§, - \'cnctia irl, id. . . . . . . Mal'enll,1 rn.1 r. IO li.ti 46 S~rcnPro,p er o,o§o~"-Arczio 13. 5.48 Tra,·ostini Ton,11wso, ~ . 9. 3.46 la11i~ro Al/01110,? - . • . . . . . . . . Campol•ns•o 111. . . . . . . , . . Roma M. 13.10.46 Piracr i11 i Luigi - . . . Forlì ìd. ~9. 6.51 rii ) larlino A11g,to, • U ®· id. ® ,, u u " •' u . ..,, . EB- f\:.poli mag. 19 10.11.51 Caramilli Achille.<{1,-0l)fogna • Ravenna Id. 189!} H. I 5! Ghet ti Luig, 9. 8.54 Garr ll i Bmilìo - . . Or,·Jcto id. 30 I:! 51 \ ~r.en.:i //11/ilio, - . . 11.. 11,a ~111. 11 6.f ~.49 Cerqua 1\'icola . • Napnlf id 1!7. 5.46 Crirrhi Evaristo,,§,@. lloma id. 4. "8.53 Moscati 'fo mmnso, ,§, - . H . 9.46 ll ~lidoro Giiueppe - Potenzn ,rt 18. 3.4i l' lc.1rrli A11/01110, 'i• - Sassari . . . • . . . . . Napoll dic. t9 id. 3. l.58 Ruggcri Gi11sevpr, • 1;. 9.48 Zaw,·rthal 1"1dimiro, C . , , . . . . • . Turino icl. . • . • • . . . • flnma id . I. i.59 Aprosio Rolicrto, ,§o.® "~, 190~ • . • • • A IP«aJJ'1ri:l id. ili. 3.5! , .,care Frnnce.1co. • ,§o - :Xnl., :.r111. '! !16. 4.1',8 Sirif;O/lllO F,·tìcc, $ ,t\, ~ . ®' ....., 3, 4.51 Arrom Abr111110, • + - T,rnno id.
+- . .
1891
+
+. +. + +
+-
~ • • . . . . . ~ola 190:l ~ '!I. 5 51 Peroni ftlicP. • ,§, - \'e11ezia a,nr. Hl '!4. 3.57 Scvorico Gius,·Jl/>t, e . . . . t:reinoua 9. 9.53 Calalrti /, 11iyi, • o§, 11,,rna 4 . ll.57 Mari;:aria (;j 1111 a II u i , <i},, ~ , ~7. t 55 .\ lal'ro-r.in,cµp,• Achillr. '.t ,§,. @" " " ", ~ - . Viren1.a ® ,,,.,..1, _ . . . . Savnn,l <lii '!9 't 4 5~ llonzanl Ginrnmu - • Vicrnza 1I. li .,,3 ne lloherlo fìaetn 110, • ,i'}, 9. 4.49 ChNc ht!r Sa11le - . Catanzaro • . • , • S:111, ruo Hl • IO. !i.55 I.Ol're$(j Fran.c~uu- nc~ no C. 19. 5.-llJ Ile llo,;a Fr{lltCC,<CO - N:i1u,li i,J ~ 111.53 tllr,ono l'telro . flr•nevcnlo l!IOa• 9. i.53 IJRlpiano Girisa-ppe - Mondu,•1 t O. u ,3 Ruron1.o r.ìora,»1i, ,!I + . ? '!. 5.5\ 0 0 1111·11 ici Snbatwo - Livorno , . . . . . . . . T urino lng. 9 11. 4.50 l'u11ni l , uiyi Barletta
+ -
'"·
1..
19 l'!.:iG Ca11tara110 CO$la111i1111, t§•,@ " · ? - , , . , . . li , et.1 13. 6. 55 G1a11nla A11t,111io,,!, Parlo,·:, 6. 8 56 llossn Orrsle, $ ~ . @, ~ -
lfl06
Id.
M. id. Jd.
irl. irt. Id.
id. id.
1908
i6. 6.51 De Feo /,11i!Ji • . Oarldta a µr. t 1. 4.55 C:irloni LttJ1.a l'dO . Arezzo Id. 6. 5,51i l'in'l 1in, /,lligj . • V1'f11'z1,1 irl. Id. \l7. 6 56 G11ari111 Carn1ine - . A• c lli110 irl. 30. 6.51 Pronali c,,.,are- . . l'i 11crul11 lr!. . . . . . )ln11t10, l lfl. 3. 4,:,i Arr ari llenl!lr ,ln - Fro,lno11e id. 44. 7.55 Nnr<loni Anlu11io, $ o§,, © • ~5 6.58 Oc Simone L uigi - . A,·ellino id. ? -. . . . . ' . s,eu:, id. 2i. 1.5 1 )lallloli Ne,lore . OrviNo iii . '!G 6.5i Fra11rf.<rl1i- Scar11ffi l'i11crr100 , !. i .5! Oa•laloni r;;,<S • ,i, ,§, - flom:1 id. it <§o, @ " , ,§, - ncr:~lo K. itl. t5 I s:, M,•nkhu,o Prr111ce,co - Nola id. '!9, 3.53 lkl l'ulio Gio. /Ja/li.,ln , ,§,, '? 8. \l.57 .\laroLla F i/1111,trn . Siena id. - , . . , . . . , NaJIOli ~in. !t t!l. 6 59 (.!uiricu Gioi•n1111i, Il $ C ~ ® 1 10 :;~ J.i,rirlo r.i11,. ,§,. ? - A, ,·1/1110 i1L . . . . . . , Roma ul. t l. 8.:i/J Mcn,lini Grnseppe, ti. ,§o. ,§, 8. 4.56 ni Vrn.-ro r.aeta,ia U ~ . . . . . . . . Oolngn a iii. . . . . . . . . . Bari i,1. ti. 6 ~; Fasria (;i11.• ,+,@".~ - F,1r,:~ia ir! J . 8.58 L11 c('j11l,1 Gio, Giacomo, • ,§,. 1901 ~ , . . , . . . Rari Id. 49. 1 5! Parla ti Paolo, ,§,, @ " - • • l '.!.10.57 Corinngi lii11.,~ppP, • @ ''""', • . , . . . . Barle tl a m:, r, ti ? - . . , , . . Cacania ·1r1. 6. 4.56 llau1fac10 b'l·neslo, ,§o, t O ® 30. 9.57 U' A ru;ito C,u·m, 10, ? .;. , {o . . , . . . . Savo11a i'1, 1 ® , .... , y - . . . s.ilerno itl,
'*'· •} - .
+. -
'*'•
*
dal n. , a al n. 8~ 30.t 0.58 Tapparini Ce1are, $ ,
'*'· l.e~ce opr. ! ® " "
6.11.58 ~'rigoli L e~11111·do, ,§,, (!)
Campoha~,n Mon,tov1
t 7. 7.47 Gatti All(]elo t6. 5 54 Cirrarelli Angelo, o§o-llarle ll.i t 7. 7.:.3 Malava~i (,iu3,•p1>e - M11rl,•na ! I. ~.5t C:irchi<JOC Fr,.mce,ro, q -
'*'·
Canopoha,so
I~ 10.:\6 Scialpa /1',m~io . Toraulo U .I0.5G Chicro A/(01130 - . . Oarlelta U . t.58 San~a Giusl'/)pt Mila110 ~9. 8.51 Rina l,li 1\"lwde11au - ll,•nc1•c11to 30. 9 :i5 Sacc.1rr-l\o An ueto - . Monza 16.t O 58 (;uallli 'l'ilo - . . noma 15.11.57 r.araòo1111:i F,·1rncesco- ~·og1:ia ti. 5.51 llrri(um.i Ces,11·e - llei!ttirr E.
id. 1ol. itl id.
111.
t 8.H.5G Rargonf Alti/in, ,§,, (1) '', ~ -
• lh11113
i(J.
t8. 5.57 Co11"11na I 1/0, • · +.V·®, ~ . Ca:-,·rta
M.
f,I.
Are1.lo
iJ.
30. 8 .56 Mele Ammio, $ .+,® ", ~ llc11eve11to 19 Il .56 U,•lt<,ri Any../11, li, ,§,, ® ""•
id .
~ -
id . kl. irl. id. Id.
i<I • it.l
1 9 11 7. 3 53 Che loni l uigi 4 'J.5G Sai velli Italo U 1\1.53 Traina A/(01110 t5 l.5& Nier i N iwlao - . 4 I t.52 n occa Ttt·en:io IO ti 56 Cdli Felice - .
!7.l ! .58 Pa., calc A I/J,•1·1,, a ilip. M111is1erors1cn ,t; o§-.~ •' •• "· ? l~apnli 30.10.56 Traver.~i Leopoldo, U <l},, ® ", u. ,,, •\ ' '. •'\,,,••. ~ -
1 909
H . 8.:\7 Mira:rlia A11to11i110 - Palermo mngJ!. 'li 13 Il 54 Antooi //auieri Lucca ifl.
30. 9.57 D'11 rm,to c«r111elo, t§• f .® '...'•
.Salerno
+-
s.~,·ona ;,pr. I ili.
5. 3.57 Iorio Luigi110,. ,o§,.®" ,1-w, ~ -
+-
dnl n. l!oe al n. ••s
1008
Uvnrno . Sacilo Palo·rmo Pesaro Genova . Cremona
16. L 5i Torw l\o 1;io. Bnllist" - Cuneo
id. id. id. Id. id. id . Id.
Sassari l ug. i C.\ P IT.\:"i l m;1>1r.1
,lal n. I a l r,. 5. 1.5',l ~·anla~ia
s,,1,•ntor,.
. . . . . .
,tal n. •• al n. ,.,
18
'*'· ® " -
1 883
18 9 8
9
21. 2.~I (;risanti r.ioacchin o - . Cefalu mar. 1n id. 6. 2.a5 )laitri Felice - . . . Calania
t lìi~8
1 8 99
. . . liaclà ùic.
t 7. U.5l., llorcella r.iov. r,,oru. - llo1enna tlic. 9
8 5.1\l Marr;,cci f '1·,111ct3cO - Livorno g ru. Il 1 889 30.t 0.5:l Sclmemi J:.1·11.,mo - • Palt•rmo i rl. 3 l!.tO Ctlrrelll /.11igl . • 1\011111 rlic. 15 :!5. 5.55 r.ala,so Cost1111/i11v id. Lcccr id. 1 8 9 0 H. 9.5:! n,wnomn Atlall/tt·/o - Na1J<>li id. 9. 6.51 Corr\o,•a /.uiui - . n ,•J!i•o C. ma)!. 31 7. 6.53 Merlo l,uci rwo . . Tre1iso i(I. 16. 5.5:l Mundula 1,rnstppt - . Sassari ili. t. t. 1\:l Prlla ln:.:a b).,·ico Grnon, )Il. i,I. i4. 1.56 r rur;clii r.1ov111111i - . Sa,,ona 30. 5.:i3 l.,a Scola Fr,mcnco - Cdalu 1 8 91 is. t..i:i 1'1:.:11aLari SC1IVC1I . - Ca<Lro,·ill , id. id. t 7. 5.57 Me,luono F,·,rnc,·•c" , ,§-,. ® ''. l S. '!! 57 Marino Tom111(1SO - • Trar,nni N:ipoil agos. 13 6. 2.;;9 flo glio110 ,!fic/orle, Id. Como 1 8 9~ 25. i 57 O'Anlonio \ u1.ceruo, ® 11- 91 t . S.5i Giaruino l uigi - . Campagna apr. 3 id. . . . . . . . . Salerno iò. 1 89:. 2!. 2 :>i 7.11rrH(•lli A11gel o Napnh 1,1. 5. l .5i I.eone Balda ssar,e - . l u,•a 111:ir. ~I 11. 2.53 CT<·lmini />ielro • . l.o,li i<!. fl. 1.53 l.udovi~i //omeo - . Orv rNo lug. 4 tt.1(1.53 Consolo Cii11$f'Jl/1e • El3ri id. 1~96 JO.U.5I Fahian i Gnmnro - . N,>\IOli ili. n. 7.5i De F1l ippi; Adiutorc, ,§, 3 I t 51 Lai zeri A r<O ,.,,o - . Fircnzu . , . . . . . . ~·1n~uze gen. 16 :10 6 5~ Angel rni Parolr C,wlo id. 8. 9.57 lzzo (;i11vamii. ~ - . Napoli id . . . . . . . . . Perus.:1a 17. !1.59 Rossi Cesare,,§,® " " · ~ id. IO. &•.:il Cicchclli A m1ib11le - rotP11,a . . . . . . . Re;.quo E. lug. S id. t:!. 8 55 Pacinolli Giu-MpJle - . Pistoia 9. 3.60 Coll•l\es~a Alfo11so, <lr, ® ,...,. id. Chieti 1lic. 'U 16. 9.56 Mas,a l1Jn1(0 l/11ber-to - VProna irt. 3L Ui6 \lenii f'r1111re.1co - • . Milauo
+- .
'*' - .
. .
+-
+- . . . . . .
5.IO 6t 0,,1 Priore Grrriboldi, <§,. ® ••. t'ireuze
1897
lt.U.55 Biondi /Jumt 11ico - . . Swna 8. 4.54 01 Martino Nirolo - GirgPnLi I HD"' 7. 5.57 Bacchi (;io. llaWsl1, - Na1,oli !6. 8.5', fl~nctletti 1;i,.s10 - . Tr~\"i<o mar. IO 18. 6.50 Ballallene Cw1re ·- . Molano t 3. 9.49 Ui )lartrno Cal"lo - • Palermo itl. I. t .57 Vu~h era l.eu11e . • . R"m~ ! 5. 3.56 Zor.C"ola Gl11$epJ1e-Alcssandria itl. i l. •,.. 53 P,111dolfl Ar1H/l(o - • l'i,Lo ia
+- . . . . . .
•
olt. i7
iJ. irl. ili.
id. Id.
id .
\.StQUt) U~fl CIALI Ili RISEIIVA
dal n. ••• al n. IM
,lai n. 41ft al o . . . . 3 to.:i-0 Luci~ni Mlchtlt -
CA PITA~I .ll~IOICI
1899 ~ - 6 58 Focaccl Plelt·o . Rari .l(iU. tt
190& .
• Firenze mag.; ti
1. 6.58 Ingegni f,fooanm - Frosinone Id. Id 17.H.58 1,ombnrdi Vincmzo-Benevento Id. 1900 10 3.57 ForU PirTO - • . . Livomo Id. 3. 1 56 8rin,licci Ghutppt, ® " - 8.1ri gi u. 3 13. 5.SS Condorelll Mario, O - Siracusa Id. 1 tt .f,ll Scrrnno Cod1rnli110 - . . nari ili. 19. 4.58 Bianchi Gino - . . Ra,•enna rd. 1903 ,O. ,.ss Vertova Agostino - • Milano id. ~1.111.:,1 Cecchini ,1/ouimo - . !-pol~to Oli, 29 I. 3.SS Tinli Giovanni • Bologna id. 111. fl. 9.:.8 Fongoli l uigi - . . Spoleto Id. 11. 5 61 r.a mrili Gi111,p1ie . Roma ul. 10.10.5! Couerchio A/udo - . Pinerolo t3. 8.58 Pormoginl /JenuJr io - Milano id. ;,1. 16. ~.50 Roncnlli F'rancuco- Derp.mo i,t. r.. i .:i', Fra111.oni /Juh'o - . . Hrf''-rla id. u. 4_;;9 Marzano Fra,u.uco - . Napoli Id. 4. 1.5~ ~larl111i .~11/ot1io - . f.eno,a ili. 11. 1.:;1 o· l11potilo .S11lv<1lore- T,,rnn10 4. 7.58 <;olomlatli l u igi • Torino id. id. lfi. 3.~:i lo1lt tm,·ico - . . . . Lurça 3?. ! .60 Pre.,ia AgosHno - . . Savona id. 111. IO. I 51 Forno Angelo - . . . Torino 3.11.55 Piu.illo Nicolò - • . Bologna id. Id. ~- 9.:H Amali \'i11ctn:o . ì'(o,ara t. 6,j5 Ricotti A-a11ct1Co - . • Chieti id. 111. 6. 9.~7 .\ ngelrlli ,\'ico!a - . \ 11ro11a 19. 3.58 Ferrelli Giu&eppe - . Vo!lhera iJ. ,rt. i:i.l:t.~,t o~ Cer co (ii1uc,,v, Ch ieti 10. 3.60 l.uziatli Vallorlo - . l.ucca Id. ul. t~.lll.15 l'1•lrclla A11lon10 . <',,,wrla 16 7 .59 Tomma.-inl Remloio - Milano Id. 1,1. 1~. 3 :a Mnrc1ll1 francese. - Frosinone 29. 1.58 Novelli l'ìtlro - . • Pistoia Id. 15. 3.~I T~-~~ Angrlo- . . • . :Sola ~l. 3.51 Ale.;<andri Corto - . Areno ott. 3t i d. 15. ~.:;r. Ili t•:aolo /,uigi • • Cl11e1, :13 11.51 ~·orn~lliCo le lt i Be11td. - To rino 1,1. ,,1. 11. 7.51 .Stoccada f'ra,uuco - Venezia id. 17 9 52 Martiri' Arllonio - Froslnouc 111. :i. ! .~.~ Chinr"1ia r.11,10110 • Snr1le li.l0.57 Errern Gtovanm - . Trapani lii. 18.H .:i:i 1lru110 1ll•ì.11r lis S11!rolore , !\ 11.51; Ca rose Ila C11millo - . . Chieti id. • • . . . • . . T rapani ti. I:! 61 Di Rento Aulo11io . Napoh id. hl. 3. 11.~d S1rn1~nr1 f'rancr,co - . Sartio ~I. t.6! Onornt1 l oren-:;o . Spoleto Id. 111, 17. ;; ~.S Di Saulo PMro - . . . nar, t?. g G'.! Va,iall\ Putro - • . Glrgentl Id. hl. '!O. 9.53 Solimrnc Achille - . • ;'\apolt JO ~.6! lleuti Pomplanl Sa11to - . . 1,1. . . . . • . . • nrescla 1d. 4. l.n7 An;:rletti A,wi bale . Massa ul. ;;. 9_:;7 Cu<m:lllo (;iocomo - l',,IPrmo 1905 ':!9. 8.5r. lanumi Pn.,quale, © - l'ut,, nzn lii. 30.11.6:I 1',1l:i11.olo 1\'lr11lo - . Catania mar. li 111. 11. 4.5i Dal 1'uu0Domt11. -Al•'"anilraa Id. 17. 9 63 Fe rrante Biagio • Cosen,a id. 1\1. ':!.~7 llri nt Tommasa, noma h1. , 7. 9 .63 nollrnzona ,;,.genio - Milano 23.111 5; Darchiesi Enr ico - . Macer 1t., id. iol. ! U !.61 Dalacco Corrado - . • . 11.ul 16. '! ;;7 Quarrlla r.io.8afli1la - llresc1a Id. i<I. 13. :1.,;7 llrachlni Alfredo - . Orvieto o.IO r,r, l'a11rn1ar,10 Salvar. - Salerno lrl. !fl. lt .r.! Burr hl Fulv,o - . . llologn11 lug. 9 30. 1.r.R C.u,to nc J.'rauctsco - Fo~~la 111. !;;. '1.5:i Benedel!Rlh ,llanlio - . Roma Id. 3. R ~ti De Cecco Arlulfo, Chieti hl. ,. 9.M TnrilPII • Paolo - • • . Roma Id. ~5.lt .58 S1a1lr rint Cor to - . . (ieno1 a irt. i,i. 3. U 8 Rugi;iNO Giuseppe - Reggio c. tl.11 .r.s vrtoler Gmstppt - . )tantOH\ Id. ul. !.58 Del !Id Are11ngel11 - . Taran to 13. 8 5M Zalli r; iorgio - . . • l'noiova id. ltl. 7. 3.57 !Joli nnro .Salvatort - A,•ellino 7. ':!.59 Lon, 1'111ctn;o - . . lloma Id. ul. !O. 8.:i9 7.ampotti Alfon,o - Oerj:?amo 111. 8. .9.G~ Marra11esr Gi acomo - C1scrtn I 9. 5.57 Capelli Gloneppe - . . Cuneo id. 9 li 60 Galelll l'illorio h'm. - Mil11no Id. ul. !3. 9 58 Leccla Pa1q1<alt - . • CaserLII. 9.11.r,s Ra111one &,·cole - • . Fo:,:;.:,a 111. iii. 5.11.59 M:11.1.'lrrlla Bosilto - . Garta id. 1901 30. 5 GO Ferrar1a Bua,4dlo - . l,lila110 Id. 6.11 :il Ca1111li r.,ova,1111 - . . ,',apoli mng. n 3. :! 59 Qucrenghl l'rance,co - Milano i 7. 'J.u~ Colnmusso F lavian o - . No la ili. I r..tt.:19 Galanti f'ou, 10 - . . Roma irt. t9.l l.5i )laKnn r uocen;o . Venezia Id. 4. s.:;9 Piaequadio Ro{f11tlt . . • id 3. G.r,:; Mn111ra1.1.o G11et11110 - r.ascrta ili. . . 111,nevento id. 15. \I ~9 Pinzi Gìtutppe - . . Tre, ,~u ul. 7. 7.58 Crore SUt•l110 - . • • Chieti lcl. l!U l.~7 Rostni P,elro - . • . Arei1.o i<I. ! . 9.00 11ale.,:1ni l u igi . • Verona (d. 3.11 ~,g nortPlla Uao - • • . (i rno, o hl. 13 ,.oo Stura Pra11cu,o - Ale., ,andrla id. 'lii I a6 Co,ro A11g,10 . • C:o•enxa 111. IG. &.59 lracl Alfredo • . Perugia irt. H. 3 :;s pu~cinolh Al(rt d" - . . Lu crn irl. 11. i.llO Gando lro Ct1are - . . Savona Id. 9 I! M ~·Pthni 'f'llo • . . P~dovo 111. 3.I0.59 Ceccarelll Cnmillo - • Siena Id, 3. R.:,, r6tnmh:ir, ,v,,:11,·r110 - . • . !3.41.61 V,1 ndclli Giovanni - Mneer11ta (d. . • . • . . • )1acrrala ifl. ili. G.60 r.herar'1i Gi1Utppt - . Vicenza
r.. ':!.:'..," Caru Ora zi,, -
. . . l\apoli
"'
'"·
+. - . +-
117.
•
1Seg1U) UFFICIALI 01 IIISROl"A - CAPITANI IIKDICI dal n. ti., al n. •••
81
dal n. • • • al n. le&
1906 1 30.\0 6t Menalli Allilio - • . Trapani 9. 8.60 Sgobbo Fra11ce1eo - . Xapoli
1909
lug. 9 ' 14.11.57 Savio Giuseppe - . • Torino apr. id, , !6. U.57 Ciani (ii1ueppt - . Avellino id. , . 8 60 Lopori rillorio - . . Jlirenze 1d. I 7. S.53 Rem.i Alfredo, ® ,_._.. - Roma irt. t \.10 t;i Belli T1tllio, ~. o - . Parma id. '!8. 8.6t Pastore l'incenzo - Frosinone itl. l)i, 3.6l Zanoui E11rlco . . Varese ltl. '!9. 8.63 I acoli Zeffiro . . M0<lena irt. 1906 !7.H 63 Cin li Pranctsco -. . . Hùma irl. ti. ':l.5i D"Anto11io R11ffaele, o§o-Na1101i mar. 'ti 6. H 6~Civico Biagio - . ~'rosiuono id. 9.10,57 /ìianuotti Be,wmuto - Arezzo i<.l. IR. 6.63 Porro Carlo, ,§, . Savona id. t. S 58 Bitootl Guel,111,, - . . Lecc~ itl . 15.11.67 Bracchet ti Antonio - Ascoli P. id. 3.10.54 Gasca Etlo.-e . . Pinerolo ott. 13 I t.6! Damiani Vìnce11zo - • noma ,d. l':I. ':1.56 Grilli Alfredo - . . Asroli P. irl. 30. 5 G~ Giros .f.'mouue/e - . . 11/lma itl. i,). I. 9.57 Quadri Giusepp e, - . Pcr u:c:ia id. 3. \!.fa Lul"iano B111anuele - . G,mova 19.ll.Sll Gr0ssi Atwclelo - . Frosinon,• id. 7. IO.Oi D'Alessandro Raimoudc, - • . l':I. 6.61 Caoi:ci Sisirmio - • . Cagliari irt. . . . • . . • Girgentl id. 9. 4.46 Falconi Gregorio-. C:ampagna d. !. ~.;;: Della Vali!! Bart.ineo - Sa1•ona JII. 33.11.57 neracendl, Gi,u,ppe - . Ilari ili. 11 . 3.61 Torra /imilio - . . . i',o,·ara lrl. 31. 5 59 Gallia l"illorio . • Ore.scia Id. Il 3.62 IJuoni.;iorno Salvator e . • :!O. 1.83 ~ a~lio Giuseppe - . r.enova irl. . . . . . . . . . Naroli Id. 17. 8.63 Ravignani Gi1ue,>JJt - \'erona irl. 13. 10.6'! Oarhara Giucomo - . Trap:rni id. 16. 2 63 Vecchio Ciro - . . l'iarrnza lei. il. I 6::! Pa,;qualuccl /9,wzio - Al)uila iii. l 4. 9.6t Bongioanni An,11-ea - Milano irt. ti . 6 6j Ile llonnls Ct.<idio - Sulmona id. :15. 9.60 Cercignani (;iu,eppe- l.i,•orno dic. ::!3 t. ~.61 Na~trl Giusepµe - . . Gir~enli lug. 4 Il. 7.6 1 Lattcri Perdi11amlo - . Cefalù i,J. 15 3.01 Gurrierì Ha(f11ele - . B01..g11a itl. 18. 7.61 Raimonrti C11millo (,tov111111i :tl.l! 61 Anchi~i Tommcuo Cagl iari id. 1 • . . . . • . . Ver,1na id . i4. 4.ui Ga~llardi /Jltort · Castro, ,Ilari itl. 14.10.61 Brescia-Morra luigi - Sa lerno itl. '!6. 9 63 Grasso Giuseppe . Catania ,a. 16. 3.61 Picci11ino Gi,ueppe - . Napoli itl. !I. ,.r,t l'oleo Anlo11io - . . Sal'ona ,d. 30. 1.61 Agostini l t1igi -. . Ve11,•zia id. 4. 7.6:t IYA ddalJt,o Oroti:o - :\apoli 1,1. 15. 4.61 Canozzi A11lonio - . Avellino id. Il. 4.fi::! Rìa1ii11i Cari.1$imo - . . Siena id. 1907 19. 3.67 Sca lia Alfonso -. . Catania 111. U. 3.56 Carafoli Probo - . nologua 111:ir. 1·1 117. 5.65 C,iva,z.1nl Emilio, - . Ferrara itl. 15. 11.6! U1.an Clemente - . • Livorno Id. 3. t.63 r.ald11 /g,w:io - . . Cnnco iol. t6. ti.6~ Verduri Brnesto - . . 1'ar111a irl t!. 3.65 Frauceschi Car lo - . . Forlì id. 18.U,òO Oliva p.,.,rnceico . Cosen1.a id. I . 7.1\J ~·a ltlclla Pietro • . Ca~alc id. 16. t .6! l.iccianlel lo Ma,·io - Messina id. to. t .63 Montano Crueen:o - . Nok• IÙ . 1 !O. li fl4 Btllacolo nua A11lo,1i11 0 - . . ti. 1.63 Marrnone Giavmmi Pavia ,d. . . . . • . . . r.arauia id. 2.l i .63 Poli,loro Grn1eppe - SulmoM id. 4. 9 6t c,occloi G11eta110 - . . 1;aeta. irt. 8. li.~i lnra11lone Rocco - . Rer)(arno i<!. i9. 7.61 Piccione ,Yicolò - . . Trnpani id. 25. 8.63 Barrali Giorgio . . Siena td 9. 4 61 Milano Francesco - . :,avona irt. ~- 4.56 l'rancoschi Gi"Sep/Je, U ,§, 16. 5.60 !lanieri Franet$CO -llegf.!io C. giu :13 • • • • • • • • Bolo~na id. :I. 5 6:! Belli Pasqu11le . Frosinouo !d j t3.7.63 Guslincl~i. C11rmelo - Arezzo Ili. 30.40.6{ Brunelli llnberlo - . Brescia 1!1. ~ - 9,G) Fedele Aicola - . . . Saclle Id. 6. 3.6:1 D'Ambrosio Angelo . Nola irl. I n. 3.54 Floris A11tonio - . . Sassari ott. 14 Il. 5.60 Bianco Paolo - • . Avellioo Ili. 14.10.6! Oer Vecchio Pa1quale-Caserta Id. n.t0.60 Abate llatraele - . . Caserl.1 id. 31.t! 6! Pascall Silvia . As,;o li P. Id. 19. 3 60 Palmieri Giu1tppe . Napoli Id. 13. 7 63 Condorelli Mario - . Catania itl. 13. 5.57 Petrelli Rigoberto - . ~ ncona id. 30.11.63 Cangiano G.van11i - flenevenLo i(). U. 6.57 Fiorioli Francesco - . Sacile set. 30 il. \1.6! Guidarelll r.iot1a1111i - On•ieto id. 13.10 57 Bonfanti Corrado - Sir,1cu•a i•I. t 6. 7.6! Lorusso Camitlo - . . Bari Id. '.ill. 8.58 Gajaschl Cami/lo . Parma id. '!3. i.59 Patella Giov11,mi - . Salerno id 6. 1.58 Airoldi Prosp,rq, ,§, . Milano 1(1. :18. Vi9 O'A scola Gemete-. RP,:rgio C. Id. 5. 8.63 Pispoli Raffaello - Ascoli P. dic. 19 38.tt.63 BeretLa Pietro -. . . ~lilano 1d. 9. 1.5:11 Montechinrl Giuseppe, e C 14. 7 5t Da~asso Pia- /,uigi - . Torino irl. •• . . • • . . Roma id. 3. 3 6':l Catalurl(li Carlo - . . Nova.ra id. 1909 16. i 63 Panich i Lor,rizo - Ascoli P. id. !5.1.61 Chieru Michele - . Ascoli P. apr. I 20. 2 .63 San)lulnell Bma11. - . Genova id. e. 7.53 Restagno Gitueppe - Savona irt. i .11.63 Guidi Domenico . . Homa id. 11.IU7 Oli va Ferdinando-• . Nola itl. ~6. S.63 Giannonl Francesco - Massa id. 6 - (!wi:J.ro di 01,:i,uu't , del co,-po .c1111ilurio miUt,irt\ ecc.
I I
l
I
I
I
+
fSt{JUP} UFFICIALI DI RIS8RVA - CA l'!TANI E TESHNTI 11F.OICI
,lai n. 1•• a l o. 181
1909 ~6. '! 61 Tonnan·lli Gmssetti Ascanio . . . . . . . • Spole to olt. t4 iJ . 3.11.63 Tcm;ghi Giusepve - . ~!1lano id !.11.63 Rina.Mi Giovan11I - . Fog1:in id . 4. 9.63 Scommegua Anlo11io- Oarlella '!4.10.01 Oc France•co Gen naro itl. . • . . . . Caslrnvillari ili. \U . t.63 Sloltt Aleuanaro - . Potenza i1 . !1.11.50 Cou gnet Alberto,'*'- RPµ:111n E. !8.t H.6 ll11;dionl lìgicUo G10. Ballbla . . . . . . . Frosmone 1<1.
1!8. 1.65 U pri l'baldo - . . Cagliari 4. l.61 Do Simone Luigi - Ca mpobasso iii 10.64 Collntli b'cloardo - Pa lermo 13 11.6\ Di Maria Romolo Auguilo ,§,, - • . . •• • . Orvieto 13. &.6~ Levi Snlunlore - • . Padova t.t0.6! Nardò Domenico- . Fog~1a !3. l!.6.i I.o Presti Gaela110 . Roma 19.11.64 Barone l 'lnct11zo - • Pa lermo
1,1, i~. hl. i,t. i•I. id. ili. id. lrl
tla l n. 181 al o. •••
1909 ti. 1.61 Pozzi Gatla110 - . • . Sten:,. i . tt M All~g rctli LwJ011ico - Potenr.a IO 8 64 Mercat~lli Vi•tet11ZO - Cal(llarl
IO. 1.65 l.mardi Camilla - • . Roma I!. 9.6! 13ontardrlli Carlo - • Brescia t I. 6 M OP. Risio Al{OtlfO - . . Chieli 13.14.64 Vil la Giorgio - • . Verie1.ia 'l~. 7.58 La Manna To111ma•o . . . . • . . . . PBlo·rmo
+-
ott. 4' Id.
id. id. Id .. hl.
id , i,I.
UHO
6. 6 .64 \Ta,lora Prn11,ucn, ® , ,_ - . . . . • . Savona mar. ~I
1911 t f. 9.59 Mlnneci Edoa rdo - Palermn apr. ~ ~ . 5,65 Russi Bmco - . . . Napoli id. S. 6.6'1 Cimaduomo /l'icola - . Napoli lcl. 15.t0.59 Torlarolo .4111011 10 - Genova id. I.H .~ Di Liberto f 'ranctAco -Pal..rmo id. 3. l!.61 Torto rd GiusrJ!l,e - . Salerno ma g,r. i l
T&.,ENTI MIWlf.l clal n. I a l n. 1a
dal n. 18 al n. ••
1899
1!199
llarlella apr. 3 t7. 9.58 Tioozzi Domenico. Te ra mo gi u. Il Yllauo INBII I(). 8.f,0 J>~•ianl Giuuppe i 5.t 0.59 Ol Lorenzo ,mueppe - . !5 i .51 Mole r.iovan11i - . Fog~in r~l,h 13 1,1, Cam1>ag11a ~6. I .5i Grispini Crispi110 - . . Roma m:ir. 9 '!UO 63 Gramoli Tomm430 - Reggio &. lrt . irt . Orvieto 189.'i 4.10.63 li/agri Bmmo - . i,1. 8. i .53 Sriamauua Gitueppt -. Rom:1 mnr. t! 1!1.10.63 Grassa Antonino - . Trnpani ,,1 li . 7.6:! Se;selego Brll'iro - . Cagliari 1!9. 3.53 lura Filippo - . • Potenza 1,1. Id, tt. 9.6i Ma1.1.arone Alfo11so -. Co~nia I, t l.~5 l'~ro1.1.I Gatlano - . VicPnza ì,I. ld . 8. 7.51 llOlli FrancUCI) . Siena ,. i.54 Cantù Ar1!011io - • • Como id. id '.t&. 4.63 Coccia Luigi l'iapoll ,o. '!.53 De lloh~rtis Roberto - Salerno id. 1,1. 18. 1.66 ll&nO Giulio - . Monza irl. ,. 3.5i Vianello Anlo11io • Tre>i,o 5.n.M De Flammine is J.uigi ili. 9, ! .5! Mnlate~tn Federico - . Napoli Tt ramo id i,1, 16. tt .5~ Mor~lMtto Giu,eppe- Vicenza i,1. noma 14. t .61 Piraino Gl111tppe - . . Culalu mar. il tt. l'!.61 Corbi '!:° A11lo11io id . 13. ':!.65 Prh;i Giuieppe - . . Arezzo id. 31.10.63 Montallo l'lt1ee11zo - Trnrani id. ~6. i 66 Persichetti Michele - . Chieti id. ,,. 7 56 Sorge l.lberali Tiberio - llom.1 id. 13.11 .66 Martino Guglielmo - f.am1>ob. 8.t't.54 ()iscc!(lm Luigi - C:1strovillari lug. id. ':!6. 4.65 Bruni Carmelo - • Napoli td. 17. 3.5l Ammendola Pith'o . Nola id. 13.ll .65 Dello Strologo Dario- Livorno Id. 8. 5.55 Siliprau li Giov. . Napo li id. 30 t .64 11,,rri Rnlfnele . Catanzaro id. 1898 I. 9 .6, Serra Egidio - . Casale id . 1. 8.5t Altana Giu1eppe . Sas,ari mar. IO ':!8. 9.6~ Freda Oome11ico - Ben,wento 19. 3.64 SalJl,adini Ar naldo 5. 4.57 Brigalli Gi,ueppe - • Nov ara id, 13.1!.57 S11iracci Giuseppt -
1
1899
Frosinone
i(!.
Forll
id,
Novara '!3. 6.GS de Ocncdirtis 011ono- Teramo mar. 5 7. 7 611 G,.inl D11n 11lo giù ti tl.tt .67 Marzullo 11/iclt~le - . A,·e llino ':!8. ~.64 Rossi Gi11seppa Roma 9.10 ~t Vntalaro /11·11110 - • Cat:um,ro Id. !8. 4 64 Al d1 11io Gi,11eppt - • Potenza '!5. ;.,o M11n1laCafogtro-Caltar.issctta 1d. !i. 5.61 Corbi t• A11fonio - . Sulmona !.. 4.$5 :;.,echi Carlo - . . Campagna i,I.
Id. id . Id. ili.
, . 5 .65 s~ga \'irgl,~io - • 5. 4.6:i Morganlini Camillo -
i,t.
($Pl/11f) UPPIGIAll 01 Rl>ERVA • TE~P.~TI )IRIIICJ
dal n. 5& :li n. IM
eia! n .
83
••7 al n. •••
tH99 t3. 3.6! Di Gìuseppe Pier Cftmillo
5. 9.66 M8'l~ina 011ofrio - . • Napoli giu. 3 . . . . . . . . . Napoli giu. H :!4. l.65 Mariani Micht l t Teramo ir1. . A\'ellino id. li. 6.69 Sai vi Adolfo • . . Torino Id. H. UG fontana /l'icol// - • Trapani irl. to. 1.67 Panlchi Rodolfo - • Firenze id. t6. 5.64 Moramarco Giacinto - . nari id. !!I . Il 69 Del Vicario Gilueppt - Poggia id. Il. 9 64 Pisani Giacomo - . Ca t3nzaro id. , .. t \!.67 Gai bissi Adolfo -. . Sa,·ona id. 18. 3.64 Ottoni,llo H11rico - . Ca:;:lrnri iii. 11>. 4.68 C1<pparon1 Pitl!·o • lloma id. I. t.65 Rkcl l'incenzo - . f.osenza irt. 18. 8.67 Sanc.1ssani Amb,·ogir. - Milano id. ili. 3.U .65 ~lileLti .flicl1ele -. . M ollino id, I . 4.65 Venluroli Fra,1ct1co- Bologna 19.t0.68 !annoni Ct sm·e - . Catanzaro id. 31. 5.67 Corbellini Luigi o - . Como id. id. 1900 7.11 67 Btnndo Gio1·gio - . Siracusa IO. H.67 Rigazzi Bmilio - . . Torino id. ti. 7.58 Rol!l;hi Camillo . . Milano ,:iu. 3 IO. 9 66 Grimal<li Tomma,o Napoli id. 19.10.57 Brol(nalelli E1tgenio - Milano id. S. \!.69 Bruni Dome111co . Taranto id. t7. ':1.59 Ficarra Franctico - Messina icl. id. 17. \!.66 Maiorano Gabriele - Taranto tt.11.55 Ferraote A·11l<mi110 - . c,,ratu id id. 13. 9.66 Balboni Aldo - • • . Ferrara IO. 7.65 Do Nobili Eu,ta,liio - Napoli id. 4 . 4.68 f'oll! Fra11ct&co • Bologna id. 13. 3.66 R•nedettell I LeUo . Roma id. I\! . 3.68 Rotondo Gius,ppe - . . Bari Id. 5. 4.69 Fittipaldi /!mUio - . . Napnli ili. i9. 5.66 Ruscica f.aelni10 - . Siracusa id. 18. 1.66 Marchesi Gi11lio - . . Roma Id. 28. 8 68 Turbll Clemente-. . Torino Id. H. 7.66 D'Alesmndro Felice - l'\apoll lò. I\!. \!.69 Vulpi Girolamo • Bergamo id. 13.11.66 Accame Pietro - . . Savona irl. 16. 5.60 DeAmbrosiis Bmidio- Teramo id. 30.10.65 Pa~ano Basilio . Sa lerno id. H. 5.60 Nardacchione lJ011atn France14. 7.67 Olioli Fasola Giova11ni - . . .scn -. • • • Campobasso id . . . . . • . • . Pinerolo lrl. !1.11.57 Fortunato Rosario - Messina id. icl. 10.11.65 Stancati Raffaele - . Cos•nza id. \!3.10.53 Cinque Raffaele - Caslrovlll. 11.11.65 f;iarrizzo Michele Id. \!~. 8.57 Uga1t1 fJti-vltro - . • Ferrara . . . . . • Caltanissetta irt. 8. 5.57 MarinPlli ,tlichele Arca11gel_o 30. 9.68 Sandull i Adelchi . Napoli id. . . . . . • Campobasso id. id. 14. 9.67 Caccia.mali l'incimzo- Rer.immo 16. 1.66 Di-Franca Domenico - Ca1anhl id. I. 4.65 Laurenzana Donatanlo11io - • id. 3. 8 6i Basao Pietro . • Treviso id. . • . . . . . Reneven I.o 1\1.66 Alessio Antonio - . • Cuneo Id. s. t.63 Mura Glova,mi - . Cagliari id. 30 iS.10.67 Nannini Pio - . . . Modena id. '!6.H.65 Talarico Giacomo - CaLanwro id. u. 7.66 Boeri r11lerio - . . • Ma~sa id. id, t6.ll.66 R<mdlninl Giacomo - f'errara 1. 6 .66 Ugolini Atigtlo - . . • Fori! id id. 16. 5.65 Dflmich~li Albt1·to -. Voghera 15. 1.66 Guassartlo Giu&eppe - Genova id. id. 3. ~ 68 l'\ovo Salvalort . Palermo li .I0.66 La rizza Pietro - . RPggio C. id. ill.H.65 r.avaldini Leopoldo • Forll id. id. 17. 3.66 Minetti Rinaldo - . G~nova O . I~ 66 Conlella Michele - . Avellino Id 16. ft.66 Guadagno l\'icola - . Salerno id. 8. P.66 Ali11:nani Pa,qualc . Molano id. t\!.11.65 Tommasone L1ligi - Avellino ir1. 15. 11.65 Africa Gi1ueppe - . R~ggio C. irl. 15. t .67 Troisio Vi11cmzo - . Salerno id. 5. 3.68 Rucci Paolo - . • . . Bari id. ld. \19. 9.66 Mangini Gi oacchino - Geno"a 17.10.66 Angelico Giacomo - Siracusa hl. 3. t .67 Mazzoccone Ftrdi,~a11do - . . id. t8. 4.68 ZappaToli Luigi - • . Sacile id . . . • • . • . • . Cl1ieti Id. H. 3.67 Todcschini Gi1tseppe - Milano 1901 13.11.66 La Selva Lt,tgi - . . FORgia id. id. 15. \! 65 Damiani Girolamo - . Gaeta gin. 6 I. 7.65 Cavaliere Luigi - . Salerno id. \!i . 4.63 Sacra Errico • . Caserta lr1. 7. 8.65 l.iburdi Baldauare - • Roma to. 8.65 Allierl Achille - • . Monza id. ; . 1.67 Gagliardi Danaro -. Taranto ir1. \16. 5.66 Savio Rizzi A11ot10 Mìlano 13.1:!.67 Liscia Rmalo - . • Livorno id. id. IO. 9.66 Cataldo Gaetano - . • Nola icl. 6 .11 .66 Trarucanle Ji'ra,1ce,co- Girl(enu id. 'tUi.65 Di Laila Pr-ancesco - Fog11i:1 ili. '!7. 5.64 Caruso Cor rado . Palermo id. irl. 8. 5.65 Chiavacci Pietro . l, ucc.'\ 1. t.67 Pacilio Brnulo - . Napoli id. 4. 4.65 MagnetLa 11,11,enzo - . ~apoli ìcl. , . 3.59 Vacfati Luif l - . . Bologna id. ,. 6.66 Gay Gillstppe . • Torino irl. 3. 9 68 Ranr:i ldi A11to11ino t3. 4.68 Ra,~azzi 1;;0, Balli&la - Kovar:1 id. . • . • . . Caltanissetta id. 15. 6.6:1 D' IWa Gatlauo - . . . Kola icl. u.11 69 Sperliarci Corrado - . Siena Id. 6.tt 65 Pepe Baldassare • Foi?Kia irl. ~9. t.69 s..1a />'r11ulo . Torino id. 8.t0.66 )!atar11zzo Coslabile - C.imp:1gna id. &. 9.68 Qnas, olo Luipl - . Pinerolo id. 4. 6.1» Lieto Saloalore -
($ egtu) UFFIC IALI Ili IIIS~l\VA - T&:S 8 NTI MSUIC I
dal n. 11, a l n. 18-1
dal n. ••• al n . 11a
180 1
1901
I~. i 68 Corazza Giova1111i - . •.\.rezzo 1:111. i . Sulmona gm. 6 5. U 60 Ram ella Pietro - . lli lnno 11!. 1. 7.69 Grimalrli Artur o For ll id. 9. 12.67 Cucca Sebatliano, O O , ® """, 1d. id. tt .tt 68 Nasi StefatJO - . Monrlo • i " Sassari id. i'J.10.68 M:trìni A1mibalr - . Catanzaro ir!. I . 8 r.9 Dellintona Carlo . P:ivia id. l.l~.57 Lojacon'> Pietro - CaL'.lnzaro id. 18. 4 6S Ma rin o Clrn Ch ieti id . 18. 11.61 lla rhai:allo ,Ilario. Cal:inia id. 14. 8.67 Mac:1111~0 .t/irhel1111gtlo 6. 6.56 Hn<si Salvatore - . Lee<:e td. i I, Gi rgenti !11. 17 10.58 1'or1.ani L111gi Monito,·! ,. 8 GS Scopi naro Raffaele - Cli ieti 26. 4.61 l'am u j!ia ni Prnucuco - Arezzo id. 8. 3.67 Cassmi I tal ico - . Sar,lc Id. ~- i .61 Sarra flilf{riele . Taranlo i(I. i9 f, 69 Gii;anti H11rico I Worio - • J t.10.5' /; ianni Pra11cuco - . . Crra lù il1. ,d. Giri:en ti 3. 1? .6~ ;)prcial~ Ga, t,1.110 - . Pa lermo lil. '.!J 8.G9 Rug)!1eri Gu,uppe &<rletta hl. H,. l.5R Passe ri IJ111gi o l'vten1.a id. t8 11.69 Fu rnlnrò l'avio - . Tra µa ni irl. 15. 1. 59 A111at uro Fr ancesco - Salerno id. 31. 5.68 Chi~richotti Angelo Milano id. IG. 9.53 F,•rro F l ot"i11do - . Napoli 3Q. 6 til-1 l\lori CJmbe,·lo . llPgJ(iO F.. i,I. itl. I. 5.55 Cirelli Fil ippo Ferra ra 15. i .6$ f.accuri Domeiiicn Ca,erta id. id. 5.I0.58 Carl evaris Giuu pp e - f.unM id. 7. 6.67 llonelli Fronc,,co -. Avert ino hl. l . 4.59 Ra~n,,ti Achille Oa rt.•tta Hl. 13. 8.68 lla rita Do 111. ,!lii. - llcgg,o C. hl. '.!O. 9.67 \' lana Gi,ueppc - . N o vara Hill. 6 \18. i.67 Bocca Ctl.rn - . Loll1 id . l. I 60 ~lastra nl(et,, 1/a ,·co - Avrthn,, ~7. 6.li9 1'011.:rni Bllore Vernna id. itl. 30. 6 6~ Castai,;neri Gio. llatti, tn ~ - 5.68 Lo t; iud,ce Pnr,lo, ® .,.., ,d. To rino Catan,a Id. 7 10.M Gua;tallerro l"i11cmz11 - :'l'ola 31.10.67 Mol lisanli r.armetn - Sira"asa hl . hl. I ~. 6.6( f.er~11elli Gi«•t/Jt)e- )t,1ccra la lei. ! I. 1.6V Giaua ntuni l'om[!e,, - .\ n co11a id . 13. lt .66 Bosi Car lo - . .Fo r i! i<1. 1903 3. 8.67 Lagorio Mnuri::io - • sa, ona irt. t 8. 4.6, Chia i,pori P,1,q1111te - f; f 11o•·a mar. 19 'il4. 3.C.7 Cricozza F,·a11cesc11 - C'., ta nzaro Id. "tO. O.io :,iicolosi Gae/(1110 • Calania iol. O. 9.67 Magn:, var chi Paoto - 11r~gio ~; . irl. tt. tl.09 Giortlanu Tomm!lso-. i:liapoll g111 . 11.H.67 Ben<la Antonio- .. Ca1an1.:1ru i<l. 6. 9.70 Sig urta Gio. B a lti$/11 . J\li lano Id. 19. 9.67 Spndacci Giuseppe Siena Id li . 9. i O Tahur rhi rirgilio . . Li1·orno Id. 7.11.67 Argento Giustppr Girg1•nti i(I. '.! 9.69 Del Turre Adel ardo )l1 l:i11<) Id. i l. 7.67 Ma,sarotto Hrntito Sa, ona id. id. 13. 4.GS Co ncNt, Ut remia - Ascoli P. 11. i .66 M11ggi o 1/iccm·do - . Torino ,rt. 15 11 70 Masci te tti G" glielmo-Sutm ona id. U . 3.58 Giov111azzo t.iustppe -ReµJ,io C. iii. IO. 7.i O A111pri1111J lirntsto . Ca~a le ·11.11.69 Hcl~1ti An gelo \" Pne1.I, id. Ve rcelli id. 'i& 5.69 IJelJellis E111taCGhlo Dari giu. 2 ~ - , 60 P,, tooo llt1n11 17.10.70 Rossetti Luigi T orino hl. ~7. 11.69 P• rchinunno l'i11cw ::o-Fo1tJ:la ìrl. io. 8.i OChie,a - Ahhiati A 11 I 0 1l i O 17. r..59 F11Jppi Gioco1110 S.,von:i id . i~. Voghera , , . 4.59 larossi Gen naro - ll~novPn lo id. id. ~6. 9.69 Pispico Giova n 111 Lecce 16. 9.69 Sandr ioi Umb, r l o Sacile hl. 3 11.i O llivcra Gi,11ep pe G,m o va id. 14. 'il 69 Oe Gaet.1oi L ui[1i - • Messina id u. 3,69 Ile Giu lio P ,u quale - • • N<'la id. :15. 10.69 Carci, t ore Adolfo Lerce Id . !!8. 6.70 t:aruto Gusla oo Lecce i l. 6.69 Cuto re Gaela110 c.,t.,ma id. !d 14. 8.70 Aran1smo Luigi - . . r~'lgliari id . 7. 6 69 .\ tarino Sals•a/ore - CalL1msse ll.a id. io. '.t 70 Rnr h1cchio .1 11101,10 - . Lecce id, 11.16.69 Val<larner i .~ruano - . Milano id. 5. 6.70 v , tale R11ff,ielt - . llPi,t;.; io e 4. 6.68 Portiµ liolti Stefa110 - Vercelli 1d. id t. 8.69 To rre~iuui Am edeo - Pe rni("' I . 3.r,O Me.,rh111el h Com ino - \ iccnza itl. Id. 7.11.69 Catani Leopoldo Li vorn o ~I. 7.68 MPl zi Urbano - . . MIiano id t. 8.70 Grande Anlo11l11 0 - . Siracusa id . :19. 4.68 Rtirlolotla Anloni110 - Cefalù id. 19. 7.69 Li cc1ar,li .1Jargar itb10 IO. 3.09 Terce ,'Vico/a Rarletla iii . id. Sir;1c11sa 9. l! .68 Va lenti Carmelo . Cawnia id, ,d. 18. 6.69 la nn ielli F r anceicantoni o U . 9 69 Za nna Giusepve . )lunz.1 P0tentt1 i,l. 5. 10 68 Sot is Brmete . Gaeta ia. 'M.12 69 Ga llo de Tom111asl r.1r1111ar o 8. ; .66 Plnz1.11 Gerardo - . Napoli i<l. 5. 8.66 ) lessina Gitu eppe ;-iapoli O(t. '9 !rl. . N•ruti 30. 1.68 Mn1.1.a Alena,1dro, O, ® ,,_ 6. 1.70 Ch lrivino Vi1<c,•11z11- . '.'iapoll irl. id . 9.11.70 Bellir, via Can1u lo - . Messi na id. - Fog~ia ~. 11.68 Can,tela fiocco - Olstro,· illarl id. 18 1.70 .llai:nan i Camilto - . . Torino id. 19. 5.7QG1a mmarco Pie,· (; iu, ppe -
.
(Segut) UFFICIALI 01 RISKRl'A • TENENTI S S0TTOTBN8NTI MEDICI
S5
dal n. t11 a l n. •8~
dal n. ••~ al n. 11e
1903 t 8 UA;9 Ral,illi Augi,slo -
• ~lantova ott . t9
t. ~ 59 De Seta Demetrio -
c.;,,senz;, mag. fi
tt. 1 63 Camerino Nicola t 7. 6.69 Gna,lagno Paolo -
Napoli . 5'derno
Ul.69 D'Amhrosio Francesco
Caserta lug. 9
190.t itl. ,Ii.
1906
190•>
1906 3.t0.70 ()futili Gi,mo11do - dis. Roma mar. tt 19.11.55 Fioravanti Gal'ln - , . SiPna M. 13.10.69 Rinahli Camilla . lloma giu. i l 30. 6.70 Ferrari Paolo . Milano ul l I
28. l.iO ~liranda .lficllelm1g,·I0 -
1907 . . . . . . • F'ro~inone mar. li I. ..;o Colletti Gillslo Siracusa mar. 21 :15.tt .70 Pertini Luigi -. . . Torino id. 1908 t3. 4. iO Ue Blasi Frnnc,•sco- Trapani icl. 19.l '-67 De Crlstoraoo Ferdi11a11do t . 6 69 ,le l.utiis E,luanlo - . l\'ula irl. . . • . . Salerno :,rr. t to. 7.70 Nacr.arato Giotta1111i - Co,enza lug. 9 1910 U. i.iO Mazza Gi,mpp, - . C, tanzaro h1 . t7.U.69 Spoto Giacomo. - . Glrgenti 111:ir. 3t 46, , .70 CaricJ ti l'i11C1•1tzu 3.IO.G9 l.lritr:\ G,o,.gio -
'*' - l\'a11oli . S1rac11~a
id.
1911
i<l.
iJ.1 1.70 Gcne.;osi Orelle - . . Ma.s<a ~pr. '.I
SOTTOTl'.i'iENTI MEDICI da l n . .a al n. •
da l n. I al n. 3
tlJ90 i9. 3.63 Mnr,.ari Giovanni -
1896
· l'aJova gl u . 19 :!4. j ,6~ ~larlini Glo, Battisra - Cu111•0 a):o . 31
1899
;3. 3.65 Cuccorullo S,wwele - . Nola lu11. Il
I 896
18911
19. i .iO lJe Gennaro Pa1q1111le - l\',)la ~iu. ti 6. 9.69 Genco j/arla110 - . Trapani i,i.
30. 8.6i De C,·saro Mborin -
Salerno
lug. lt
86
UFFICIALI MEDICI CHE CONSERVANO IL GRADO E L' UNIFORME
dal n . a a l n. i.
clal u. 1 al n. •
1893
8. 9.33 D;1iuc lli l «1gi, lii
. luii.
li
1 890 l 6. lt.33 R111Ta /,t1ig1, r. $ , GU <§•,i.O, ~
........, EB . . . . . .
1 895
'? . . . . . . . . . . lui(. 4 1896
t7.H .31 Sn11La11ura Ginva1111i,C ;fl G U ,J!•
O,~ ......,~" ,. ", EB
e >i•, ~ "·
!3. '-3:! Sa~giui P l'l111CUCO. C •
C ,§,
o. ~ " ", EB . . . . . . apr. 19
23. 1.33 Montr111Mi /.uigi, U •
i,t.
~
GU ,J!,,
,...., " , EB .. . . . . <tic. n
COLONN ELLI '1al n. •• al 11. •e
dal n. I " I n l a
1 893 14. 8.3~ Pa~lore llo Gillitppc, • ~
", EB
C <§,,
. 111 ~.
1 8 D7
:!8. J .:19 A<le1?iano Gfo. llfllti1lu, U •
e ii• ;:;, ~ ", EB. . . . . gin. 8
11
1898
1 89:1
3. 1.37 \'1 rnli Filippo. • <io. ~ .., ~ mar. t O 31 I!. 9.39 Guerriero franuscv, e. U ,j,, t4 O . X " " , @ . ffi . . • . . 1,1. 1 89@ 19. 9 37 )l• ,nti lloberlo, • U 'B' X , ..., .. ffi. . . . . . . . . ili. Il. 8.34 l'arls A·11drw, • u,§,, ~".EB. mar. 7 H. 7.~0 Lihro,n L.t1igi. • i• O, X .. . mai. t O ! .10.~5 Arr i f.'11rico. tHJ,~, O O O, Z5 ....., ~ " " " ". • . . mar. IS t 6. 3.H Carahha na{Toele, • C 1• ®, 1899 7. j,3:; lla<lae lli Pel'fcle, • U '1!• O, X ". EB . . . . . . . . m a r. 5 ~ "'"'' .. . , . , • . . l11g. ' ~4. 9.3~ Cahh·ri 11i Pe,.dma11do, 8 U '2' 1896 d ~ EB . ' . . l,'iU. Il 9. 5.37 PrclLI Ca,·lo, U e r. <i!• ~ ~, 1900 ~" '"', EB . . . . . . . gen. 16 \l.tl.39 ù lvi,•ri Giuli<>, ift U 'B', ~ • " · U. 4.36 l3nrroccltino Cr11lo, tt C <§• ~". s i11. 3 ffi . . . . . . . . . . Id. J. 8.39 )lo,ci Frntlrt$f0, tit C '!', ~ t O. l.37 Cavi11ioli Amedto, $ C iv '>e" @ " ·", ffi. . • • • . M. ~ ", @ ... EB . .. .. . id. 1901 i~. 6 li Pisano Gio. llallislll. • Ci ' O, 13. 9.~0 r,onar,li /,uìqi, • 1• O, X ,..., .. ,®"' ",fB . . . . . . . ui11 . 6 ~ ....., ",®".EB . . . . . lug. t 17. U.33 Guida S,,t,1atu1·e, U • C ·~· ~ . 1903 18 9 41 Forti Gitt.<t'/JJ P. $ ~ ffi mag. I ~ ". ' . . . . . . . . id. 1.n 38 l'anara Pa11filo, U$ c,y,, ~" ", 190• @, ,§, . . • . . . , . . Olt. 18 t 5. 8.4:t Barulfol•li L11Jtl l'io, • ,§,, ~ . ott. 31 I. 7.38 Carns<o Ginv,11mi. ii, C et• i 11900 6. 3.13 Sc 111pllci U U av , o , • +. ~ mar. li ~ " " , EB • • • . • • • iJ. 5.10.33 (;ior1lano Gittlio. $ •§•.
. olt. I . t.37 Snµpa Domen., • C•e•, ~ ", EB (lic.
o.
........
m .......... o.
o.
'*'· ",
o.
Tt:NENTI COLIJNt'iELI.I Il. t
n. I
1 8"'2 18. li .32 .\ l,irini 11()1,. Fm11ce,cn, !f (j 1'
i, X "--4' "rt. . . . . . ~iu.
I
15.11.12 \'1<ol1 11i .1/.,rcn . •
e
~ - ~ " 11 .,
U •i• O O O •..
.
.
.
~iu.
i9
(Srg11e) UFFICIAU Cli i, co., ; 1rn ,·A.,o IL GRADO Il L' UNIFOllllB - CORPO SANI T . dal n. :a al n . n
dal n.
*,
a:a .,1 11. :a•
190!1
18tJO
.. ..
· · · · · · ma~.
1.1! .! 8 r. rossi FIiippo, •
U '!', <>e ... clic.
't'
20. 8.31 Ca bassi Pitti-o, •
87
t 3. li.3S ~Juzzioli Dr1110, '!•, X ,. " " . mar. 19
X .,
31
1893
15. Ui Oart.,linl Hmilio.• ,§,.X '"'', ,§o s. 6.4~ Gil(lto Gioacchi110, <!!•, <>e", ~ 8. U 3 Oirunon te AchiUe, ,f,. X ", ~
id .
id.
id .
17 17. 'l.43 Oecaro li Bm ilio, '!',X"· . . id. 1 896 tt. 3.43 Pclosin i Fran cesca,,§,~ X" • M. 13. 5.43 CrPspi Cesare, 't', X " hl. 8. 1'!.t S Ser rali Giovaim i , • 1,, X " " id. •• " . . . . . . . . . . m.1 r. t } t 9. 8 43 B:1ro11e Uo11ato. ®, ~ i I. 1 8 90 6. u , lancto lo Luigi, ~ . . tt . 5.1:! Aùcla•io Federico ,j!,, ">e .., '!' oli. 18 17. !l 44 M• !?ini Antonio, o§,. . i,1. 3.1~.H Quaranta Luciruio, '9", ~ " i,1. 1 900 8. t .45 Toni lt11({at1,, o§-. ~ " . . iJ. 18. 5.37 Pi~cmlni Ello,·e, U ,f,, X " ·"," ~111. 3 i 5. 8.38 Ricca An tonia '!', ~ ...., " " giu. 6.H .38 Oi Oomrnico Nlcnl <1, '1Ì' i,. . i.I, 1 4.10.39 n ovali Pr,wcesrn. '?'~.!>e "" ,,t.
1901 30 6 i :t n •
•
· ,.. !>e ., •
·I ti° E
0Sc le
I
0
uge1UO, ·;tl 1
•
:-,lll.
6
1902
o. X .... g iu. i
6. U.43 Bor<.;i Giova1111i ,,f.,
8. 3.10 Lo m bardo Alllo,1ill, • X ...., ", ,§,. . . .
e >i!•,
1903
. . mar. t9
8 3.11) Komano /;i14U/>P•' , 1• . . . . 5. 8.40 Borg hesi r.ael,1110, <J!•. X""" ", e .. . , . .
HJ.
~9. U5 Vit., Pietro, ,§- • . . • • . id. 30. H5 Alessa11,tr1 Cado,,§- . . • . itl. '!7. 5.42 Lupe tto Fioren1,Q, ;e;. tl!•. !>e " . ott. ~o
1.90 & 5.lt.41 Vana1.1.i A11tonio, ili '2' i d . ~
l•1g. '!
19 0 8
25. 8.39 Cìtanna Pmlh1a11dn, 'i!• O , !>e "
" ,,§, . . . . . . . . .
111.
id.
18. !U 3 r,Jr;ide,chi Scipio11e, ~ ,. • .
apr. '!
~IAGG!ORI rial n. I al n. 11,
18!iì6
da l n. • • nl n. 3 9
18 9 S
13.12.35 Gauherti Gfnuannl, e 'Ì!', X" tm:. 4 '!ll .9.t 5 ,\nj!r isani Gi11van11i I . ~.35 Seru/!hi Aug11st 11, <i•, X .. " . nQ\', l ò '!O. , .13 Chiar i Ni cola <x ..
1tic. 17
+.
id.
1 8 9.
1 887 ~ ...,., N .
.
.
i 6. 7.45 Tufano Gaetano, ,§o
• · U '?',
8. 1.38 Perlllo Fmncescn, .
.
.
l'l !!O.
.
. ott. t 18 9 5
1 89 1 ~o. 6.34 Verd u zio Vince,1zn, ,f,, ')e " . ma r. l i id. 5. !.34 PO;!/!Ì ,lfa1·c11, <!•. !>e " . . . nov. 2 7. 8.36 Foggelta Gi ,mppe, ®, ~,. . irl . tO. 9.30 Frer~Jean-Jolihois ,lllche/1,1,c,, 5. 11.31 n oma Penlinond11. X • ~ 1el. id. 1U 1.35 )laioc~ht Tisi Ter:Q, ,§, . . il. 4.36 Campoll Ale.isa11d. •l!•, !>e ,..., " id. 1 892 Il . 7.33 Asq uini E11rico, X • it1. 9. 3.37 Moren l,"gl, <i!' O O, X ,..,, id . 9. !!.32 flertin i Oreste, <i•.O, ~ • ... ". ,§, . . . . _ . . . . ma;!. 26 t8. 9.31 Zamhrjni A11tl)11 i o, 1•, !>e .. 3. 1.36 Rossi Pedt1·icn . . . . . . ,:iu. 3 .._., . • • • • • . . . . IUI(. 4 30. 1.37 Vicent ini Eug1mit1, <l!•, <>e " "· id. 19 . .~.27 Gernlno-Prom is l.ului , <i!•, ~ • id . ~- 3.33 Oame le Piet,·n, ,!,, !>e ". . • 111::r. 9 16.11.34 S:ln gior gio Placido . . . . !11~. l t
.. ....,, .. ... ... .
+.
IO. n.33 O' An tona G.eppt, <§• O, ~ "
+.
18 9.,,
",. · · · · · · · · · · id. t'!.H.32 Detlane~ra l uigi Anu(l;,o, 30. 8.35 o ·ono rrio 01)111,micl), '1!• ®• X " lol!, 19 "13' ....., !>e " ..,, ,§, . . . . dic.
1 893 8. 6. U B11cd11o Gabriel e. . . 17. 8.31 Ri:.(a M11 1'1110 • • • • 7. 8.t l Po!Té Atu ·elin, ,§,, <>e "
• ma , . 9
16
18 9 8 3. 7 4::l Ottolenghi Davide, ,Ji, O, ~ " •
~ . . . . • . . , . . mar. t O • d ic. 17 15. 3.53 Cn rzì Duio, e. ,J!,, ~ • . • id. 8. 8.U l'asquali110 P,lleg1·inn, <l!•, ~ " id. 4. 4.26 Sarno . 11'11ce,.zo, '?' ~. X " " lrl. !19. 6.40 Smurra P itll-1) . . . . . . Id. 13. i.3l S,1tta Giuseppe, <§•, X " " i1t. l i. 9.U Petrilli Ra({atle, ,!, . . . . . id . !3. 8.31 Crudeli Giu lio, • <l!• O , X ,..., &. 6.H Bro11l io E111·icn, ~ d , X ,,.., . i<l . . . . . . id. 15. 4.42 Corona Augusto, T· . . . . lo!. 31. 1.31 Tagliero nen111 l'Ilo, ,J!,, X .. " id.
...
...
..
id.
88
(Stl)Ut) UF>'ICIA LI cug CO:<S ~HI ANU IL GRADO e L 0NlfO"ll& • CORPO SA.~IT0
d~I n .
.a• al n . .tli +.
5. lt.15 Grillo fihppo, <>e H , ~ 9. 3.46 la111gro Alfonso, ~· 1!4. S 10 Guaitoli Cesn,·e . •
ti!. t U P:.n,lo lll fiaetauo, ,fi• t 9. 2.45 nonito Gio.mè
,lai n. .a• al n. 1•
18HN
189'-• ~iu. Il
tO 15. 4.46 C.1pua110 Bmllio
IOH,
. H. 4.46 Generali France~co
Id. id.
id.
1899
l ~.1140 Batolo Luigf, ,Ji, ®, y
i;:it1. ti
t.15.U Maccanti Giovanni, t4.ll.43 Porlezza luigi, X "
i<l.
'*' '>e ...
1903 . mar. 9 011. t9 j,(.
CA PITAI',! dal n. Il al n. • I
,lal n. I al n. ••
18.,.6 I!. 4 31 Cosininto Gìu1eppe, ,§,, ~ '" " inag. ti
1881 t :i. 1.19 Nlzzoli Achille, ,Jì• ~ u ,..., 30.IO.tS Na nlone Car lo, et, . . 't. 3.34 Ili Brnodetto ~eUf,n in l!8. 3.3i Tu ccl /I rnnn • . . .
4. 4.19 S0 rli1:o S11lv11tort,
+- .
'*'· <>e ,.. nov.
Hl. id.
id.
11 .l 'J.f,7 Ghilarrtucci f'r1111c,•;c,, 6. 7.10 Carparelli Giuuppe 9. 5.36 Jrace G11b.-itle, <>e ,. •
t 9. 4.40 O:isso Ghlseppe, ~ " .
1!3. 6.10 Au<lr nino Alberln ! 5. 5.31 Quaranta Aynsllno . 9. tU5 Zambr,lli />it11·n, ~ " 15 .9. a V m1ani Ginv,rn11i, <>e " .
oli. !9 . dic. 17 irt.
! . 8.45 Famili~ri Gfova.,,1/.
1.898 . mar. lO
. apr. 13 26. !.48 Armandi Carlo . .
. giu. Il
11eo. fc h.
n
8
. clic.
7
1899
188~
1886 t . 7.3~ Fa elli J'l'arcisn. ,j, <>e " . 't. 4.37 Vecrhi Fra11c,sco, ~ ".
i
1893
. 111~~. 4~
1882 t 9. 1.&8 Ll"A ,·er,m Ghueppe, ,I}, • t 6.13.'!9 Mas<,·I Vi11cet1;.11. 30. 3.37 Li:;uo1 i Vlilce11 ~n •
18tH
10. 3.4~ Casahuri f'nmc,scn,
. clir. 10 i5. 6.63 Tortora r;1,,v11111,t, ® ...... i,t. 1887 . fch. !O l f. 1.58 Ghellì l'elle9ri11,,.
1803 • dic.
~
t9oj
188 9
• 11rng. fl olt. 31
iii.
1906
t 9.ll.16 Perrone Gi1t&PJJf'r . mar. l O 'J9. 1.48 Munis />111cidn . . dic. l :i
3. 1.r,s Masel la lln cc" . f
irt.
Jd,
011.
TEì'>E(';TI
dal n. I al n. 11 l!t . l!.39 Ronci Livio.
3. i .19 Ca tu rei Paolo.
dal n. 18 al n . se
1888
1902
t .11.69 Ccs1,,ri Nicola. 1896 !4. 3.69 GlolTredl Cado . m•r. Jl 5. 9.75 Oellisari r.at111110
. rtlc.
9
1898
18.l f.69 Ui Gregorio ri11ct11 zo.
17. 9.69 Roherli Q1tinli110 2. 8.50 V~cchi At{Olt,<O 8.1 I 69 )linarvini fl11ffn ele . 3 6 69 :.tannino Ferdi11alldo . S t 0.68 San tini Uboldo fl. t.G9 Brilli l,o,·e11zo. 'J4. l.69 Catinari F'ilibel"lo 13. 4.69 Tomasell l .411fonfo .
31. 8.{;9 Sorrentino Fedenco 11. 5 69 P:ione GIIIS8Pf'e , 30. 8.69 Zamhier Adelchi. ~6. 8.69 fiossi Gi u.,eppe ~l 9 69 r.ar ho~nin Altflio t. I.io Oonetti Ed,H11·d•• .
8. s.;o Pial7.a Cnmillo ma r. IO 18. t .69 Ura~ Umbedo. , . 1899 7.11.69 Cu rh Michdt . . giu. tt ':!9. 4.69 Manna Salva/nrr . irt. l S. !.69 Muss i Gii.,,ppe 1800 19.10.69 Calderar.t Ga&pa,·e . glu. 3 II .U.611 Gar:,riulo A11lo11i110 . t I.G9 Messina H U111Jo . lrt 1901 t4. l 69 IJurin Giacomo . giu. 6 30 5 69 Di Nola Genna,·o ,rt. 81. 1.69 Cali Giusepp~ id. 5. !169 v,cenzoni Giu1rppe 29. 5 69 Arrari G111do id . irt. 'tS. 7 69 \fare l"i11cenzo Id. l 7.69 F.hner M11 /'/i>10 l S. 7.69 Chiodera /,uigi irt. id. j,t.
iJ.
~7. 7.69 Consigli Giornnni I li. 7 69 llhi()i,·rl Giov. Bt1llislo 18. 2.:1n llo,~i l'lelr,,,
. giu.
id . id. Id.
id. Id.
id. i(I.
irl.
irl. id. Id. irl. itl , id.
1,1. Id. i,I.
id, i.I.
1,1. j(!.
'!
(Segue) UPPICIALI CHE CONSBIIVANO IL GRAIJO K L'U;>;JPOfillE - COIIPO SANITARIO dal n. •• ;,I n.
,a
dal 11. 7 3 al n. •••
1902 t4. 4.70 De Mauro Aleua nd ro . tt. 3,70 Ravazia Vitrfll'io, 19. :;.70 Blancato /Ila II ro . 6. 5·70 Rocca ,·i!la Sle(IUIO 7. 9.70 Oreini Giu,,·pw .
giu. '.I 13.I0.69 Giupp oin 8111//io. ìd. Id. Jd. Id.
14. 2.70 Ci1n111ino l/11ffoelt. 19. 4.70 Adragna Allm·/11 • 'l3. 8.70 Gro,setti Pirlro.
! .U.69 l.asagna P ietro 17. 3.69 RalTo D11vide . t O. 4 69 r.stuto Ca, melo. l7. 5.69 Romano Ra{fCttle 13. 5 69 S..·uoelll /lobel'lo . 47. 9.69 Giacchi Roaolfo . n .l0.69 Giannatt.'lsio Dolilenlco t5. t .70 Spica A11lo11i>lu 8.tt.70 Procopio Giu,epp,• ,
• mar. rn 29. 7.69 Gallo Eugtnio.
. giu. & 13. 9.69 Anl!iu lli r.11davo. i,1. 2. t .70 Gravina Ema1111rlt id. ~. ~.iO Barg1oni Cnr/,,. id. 6.H .70 Ghieppa .Yalal,· .
id. Id. id.
i<l
id. Id.
M. id. Id.
id.
t4. 6.70 Vianello caccltide .11,, do. ! 8. 9.70 Lanna 1:ranu&e11 15. 9.70 Cassata li/terio . '16. 8.70 Palmieri fro11ce.,cop11olo. i . 8.70 Carano P1·r,11cuco
id.
3. 8.70 Allavena Adol{fl. Il. 4.69 Sarn1,wul Ceia>'e.
,. 6.69 Garii,a ldo lol'e11 :o . 23. l t.69 Cicch e Ila Pitlro . t,.lt.69 Pepe P rallCeJCO • 2:;. 3.70 l'orcelli At11iunzi11/11. !O. G.70 )!arri Ou11,·. 15. 5.70 Cahri11i Arl111·" 'l,11.70 Ferrnri E11rìco 18. lt .70 Anl ieo Tom masr, 28. 5.70 Solari (;ifl. /J11 1lisl11 • IO. 6.70 Garettl liiu/i,, . u. 6.iO De Monte Gi11v111111i . 5, 4.70 Railico P1111/,, n .t t.70 Masacci Be11,•detto
id.
irf. lei,
i,I. id.
18. 4.70 Pilli (;/U SPl'J)B 30. 9.70 Samele b'llore 18.t:l.69 Ferrari Ermtl• t.t t .70 Daniello .Satvat11re ! 5.11.70 Persico Tommr,10
M. id. id. irl.
id.
. mag. 2! irl.
id. id . id.
id.
. mar. Il id. itl.
id. id.
i<I. id.
id. 1,1. id. id. id .
id.
id. hl.
. lul(.
9
id. irt.
1906
Id. . OLL.
ili.
1,1.
190;';
id.
31. t.~o Vanacore Vi11ce,,z,,. 17. 3.70 D'Oria ,l11ln11fo 3, 5,7,1 Barhe rio l'hlCCIIZII 6. 5.70 Nosadlni \',1/roli.n,, .
Ut03 . ott. 2'J
190<';
1903 15. 5.69 Elmo Gìo~a1111I
4. 5.70 Pulvcrenli Greg111·io. l. t .69 Scorna vacca Gfase1i1ie. '16. t .69 !olorello llCtrlolomeo 8. 3.69 Pi1.t inl Pompeo 96.U.69 Ga l rano Roiario . 8.U .69 Gal lo /\'~ola U.tl .69 Virga Salvatore. '14.U.69 Talulli Pantaleoue.
89
29 18. 8.80 Carrara Ago~ri,w
. mar. !!
SOTTOTEl'iENTI dal n. e al n. IO
(lai 11. 1 al n. "
1900
1893 5 5.69 Fontana Viryini<J
. lug. H
6. 9.i'! Mi;:l1uri Domniico
189<1 17. 6.iO Gohhi T11acre11i .
lug.
4
t.t~.i5 Iodico 1\'icola.
·~96 17. 4.69 Zorzo lli E.11,·ìco
. tu:;.
7 20. 4.7i Va~;allo /jiov"""' .
18N t O. 1.69 Pr,i.:nuni ,111/onio
. giu. Il 49. 5.69 Aila Salvnlol'e
1 8 98 t O. 5.70 Caq ,inello Andre"
lui;:.
3 16.11.8! r.arullo fl,.mtniu,
. lug. ·19 1901 . aµ. 9 190:1 . lug. ?7 '180~ . lug.
I
1909 lug. 8
90
RIPARTO DEGLI lJFFlClAU )lEOICI E DEI FARUACISTL )111.ITH\I FRA I DIVERSI COMANDI, CORPI ED UFFICI DEL REGIO ESERCll O
ISPETTORATO DI SANITÀ MILITARE (IN ROMA ).
T. (;. M. Ferrer11 di CavallerleonP /.uigi (ispt!ltorr. capo). M. G M. Sfurza Claudio rispett,ire). M. G. lii. Sciumuatn 1;1,uep1,e (i<J.). M. G. M. Gozzano F,·ai,c,iw 1id.). Cui. M Capora~o L IIÌ!)i (segretario). C. F. I. Ponzi b'msmo (i<p1•tt,,rc). T. c. M. Li1•i lli1lol{o (afl1lrt111J. T. C. M. Galli Giov. u om111ic11 (irl .). )I. M. Altoile.Hi Alhtrt o (id.) C. M. Casarini A 1·t1uo jicl,J, f.'. Clllli l facenzo li<l.J . COllANOATI
C. M. Falcetti Piet,·o (ca1•. P,ulova) (U). C. M. lla lrslra Ou,llo (osp. n,im~). DIREZIONE DELLA SCUOLA D'APPLICAZIONE DI SANITA' MILITARE [IN FIRENZE). C,J I. M , M oriuo J>,,,ne,aic,> <dir.,.. ttor e).
T. C. M. Tesli Fr1111cesco (l' kO rllrel lOrP) (1,ro·
te.;sore tilolarei. M. ~I. Marrocco Achi/./e lpror,•,sore titolare). C. M. Val~rio mu,eppe litl.l. C. ~I. F,•rrari ·l.el ll ,..ra11c,sco, + (hl.) . C. M. ~lesscrvlti G111<r'P/Jf (id.). 'I'. M. Monaco Arl111·0 tass,s ten tc ordinario). T. M. G 1llia Ametio ti<I.J. T. M. Giordano (;i111evp,• (irl. ) . T. M. Airon ,o /, ,ligi (111.). C0\1A="OATI
T. C . M. Tromhelt,, 8:lmowl o (Di r. o,p. Parlova),
C. M. O·ll la A lberlu (osp. T,>rinu) (assistente or·_ 1finario1. C. M, T~rrn-.\h r,,mi 1;1<L<t /JP?. (69 fanler 1
(iii.)
C. M. Curr:uli N"m" (o,r. succ. Parma ( 11 1.). • C. ~I. Ma1,nini 1;el'tm i,, (R a rt. fortezza (i,I.). T. M. fahrit.l Nicola (lan e. )lilano) ( i ) (as,isl· ~lraorclinario) T. M. Llalli, tini Ca111itln l~ grao.) (icl. ) . .\Bllll ~:V t.17.tO:'i t. - T. t.. ~I., Lenente ~enerale mndico - M. G. :Il., magi:ior genera le me· rlico - Clll. .I l., colon n<'llo mPdico - 'I'. c. M., tenente colonnollo nmlico - M. M., mag~ioro mcclico - C. ~I.. w pitano 1111i1lico - T. M., lcncnto medico - S. T. M. C., sottoteucn te mpdico !'i complemento - C. P. I., ch imico fnrmari.• La ispettore - c. F. D., r himico rarnrnci,ta diret1ore - P. C., farnmr.ista capo. - F'. , rarrna~i.•la - F. Comp., farmacista di rornplemento - ,f, Atut:l11Le matz;liorn in 1°. -
- . Arntante ma~~iore 111 ~
(.Se111te) lllPARTO UKGLI UHICI ALI IIRDICI Il; DBI PA RIIACIS1'1 IIILITARI , se.:.
MINISTERO OELLA GUERRA (IN ROMA). Dìrez. gen . per~onale um ciali. Uivisione i •. Il. Il. della Valle ,..ri111ceico (t:apo sezione inc.1-
ncato). t:U.W.ANOATl
C. M. Mcnl1~s Gi,ldo (rav. U,line). T. t,1. Matll Gfost1ip, (osp. Roma).
COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE ilN ROMA) M. Il. Full,Jni A1froà11l11. COMANDATO
C. M. C111ah l',etro Ila nrt J. COMANDO OELLA SCUOLA DI GUERRA (IN TORINO) T. C. M Ile Giu&ep/it. COMANDO DELU SCUOLA D'APPLICAZIONE o·ARTIGLIERIA E GENIO cl N TORINO). lii. M. Farina Giuup/1t. COMANDO DELL 'ACCAOEMIA MILITARE (IN TORINO). M. M. Ro,<mi Tomm111u.
T. M. Su•ja
l'""'"·
COMANDO DELLA SCUOLA MILITARE (IN MODENA). C. M. T1rcll< Eho.
T. M. r ,irm1g1u11i .11t111110. COMANOO DELLA SCUOLA O'APPLICAZIONE DI FANTERIA (IN PARMA). Il. M. l.o ngdri /101lul(o. COMANDO DELU SCUOLA D'APPLICAZIONE 01 CAVALLERIA (IN PINEROLO). C. ~I. ne,~o Eugenio ,Ilario. T. M. o~~ero C,•.«11·,·. COMANDO DEGLI STABILIMENTI MILITARI DI PENA (IN GAETA). /lcdusorlo ( i1~ G11tt11J. M. M. Gaota Anlo11io. C11rcert 111,111,,,·e (fo Nt1poli). T. :.i. Rlnaldi Ono(,·lo.
COLLEGI MILITARI C. M. Marini l'io (rtoma). C. M. Tosti /Jomtn ico (:'ia11oli).
T. M.
R. POLVERIFICIO SUL LIRI.
•
9t
(Stgue) PI PART O JIKC.U IJPFICJA~I II EDICJ .
9:!
LABORATORIO 01 PRECISIONE (IN ROMA). T. M. Dì Nola Ang, 10.
LABORATORIO PIROTECNICO (IN HLOGNA). T. ili. De NaJ)oli Antnnlo. COMANOO DEL CORPO INVALIOI E VETERANI /IN NAPOLI). CO\IAN04T0
C. li. Por1unato Cfll'lu ros r . i\"a po ll).
LEGIONE CARABINIERI CAGLIARI
r.. M. f.a<letfdu Al l>• r/ ... LEGIONE CARABINIERI MllANO. C. li. ,l les•nroUi Gi"UP"'· LEGIONE CARABINIERI NAPOLI.
r.. M. Srn lese r.1o,·11iu. LEGIONE CARABINIERI PALERMO. C. M. ca,npintn f;iovn>1>1> (di,p. mi11. i>1lernn).
LEGIONE CARABINIERI ROMA. C. M. Corhi f."do11rd"
LEGIONE CARABINIERI TDRINO.
C. ~I. l.e nzi An1>0 .,d11 (dir,,. mi~ l nftrnn). LEGIONE ALLIEVI CARABINIERI (IN ROMA)
C. M. nn~ili Anrl n n T. M. l)ona tl GiuU /1/lP.
REGGIMENTI 01 FANTERIA. 1 ()>"fl11ofi•1·i ( in flo mn).
r.. M. FPrrn·I.HZ7.i .lfn,~imilim10. T. l\l. ne nr r.r nliui, /, ulgi. S. T. M. C. ColM toni n 11me1u·r11. 2 granalfrri / in Rown )
C. M. ra s•arelln IIao. T . M. Jlattis lini Camilla /cnm. se. npr,I. s an ).
S. T- M c. Pn~lluio Alfnr,.<n. f fr111/ei-i11 (in rn·nnn )
c. ~I.
s. T. M. r.. Oimartino .n,..1,-.. 2 f,1>1/erin ( In \',rollo).
r.. M. VI uci Fronce<co S. T. W. C. Vnlolamerl r.;u.,f/'Jlt. •7 (,rnlerio ( i11 Jf-,m,,,).
C. )I. Sr alia 110,ario. T. M. l)enaM A>t/on10. s. T. M C Ren11:• F,11,,,,...
DEI P,UIIACl <TJ II ILIT A•I. ECC.
(Segue) RIPARTO OKGLJ UFPICIALI .IJROICI x UEI FAR.IJACISTI ,\IILIT AIII, ~:cc. 4 {atlleria (ili Cal a11ia).
c. M. Barbaro ,Vicolò. T. Il. Flumerre<ldo l'i11ce,.:o. S· T. M. C. Alaclil Srbtt,li,111,,. 5 {<111ltrir1 t/11 Girgenti).
,.,1,,
C. M. Aceardi tu , S. T. M. C. Sa11mar1i110 Nirotl>. S. T. M. C, Suusen Gi11>1'/' l' e. 6 {u11t1•rìu (i11 P11ter1t11•).
C. M. Crescimo11e //o.,.,rlo. T. lii. titillo Girvl,11110.
s. T. M. c. c.,,te111 f.i1111111i,, . 7 {a11/erfo (in .lfilu110),
C. M. Alarco110 Ste/11110. T. M. llos,i F errucciv.
S. T. 'il. c. IJ~ninc.,sa /ù·11 u 1.,. 8 {anlerfo (i" .lfila11v).
t:. M. AJrohli l11i/J1. T. M. t:aldaroL, Frm1ce., co. S. T. M C. CappouaKo del Monte luigi. 9 {,11d,:1"1a (i11 lluriJ. C. M. S urdi Uomc,uco. T. M. Vox l'ince11,;o. s. T. Al. c. IJale;(r(llZI l .ttiyl. tO { ,mteriu (111 Ua rf).
C. /il. Cervellera /Jo11111,,. S. T. M. c. Serio .1/icllde. S. T. Al. c. l>cli,o Co r ro. Il f ,mler i11 l"' Fot'l1 ),
C. M. tlivalta 1/llffu,•le. S. T. M. C. Mout1 Gi"'''/•pe. 12 (a11tf ri,1 (i11 Ct.<(1tt1 ),
C. M. flomano 8111·ico.
s. r. M. c. Gambetti fluyyu,,. t .1 (1111/eria (fa Aq1til11).
C. li. Pastorello lib11l'io,
S. T. :\I, 1./ {a11teritl (ili Foggia).
C. M. Santomauro Rugguo. T. M. Yitolo E111a11v.el,•. S. T. M. C, Pellegrrn o D0nal c111fo11 i o . S. T. M. C. Marrone Attiti... t 5 {aul~ria (i11 Ca.< rrl a),
C. M. Vespasìano ~o,,,e,iico. T..\I. Gt!lormini L uigi.
S. T. M. C. Tatarel11 L,1, iyi. t6 {" 11teri a (i11 Gaeta) C, :\I. zumpetta GiitsepJ)t.
C. M. Odtlera litigi (dìsp. min. finanze). S. T. M. C. Grazit1no C11rn1i11e.
93
9&
(Stg,ie) RIPARTO O!OLI UFPICIALI IISDICI I Dlii FARIIACIS TI MILI TARI,
t7 {anlerfo ('11 Alcoli Picen o).
C. M. Salta Puletto Salvatore. S. T. lii. C. Mìlìzia Vincenzo. 18 fmiteria (ili ChlPh).
c. lii. T lii. Rltuccì·Ch innl Ago&lino.
S. T. M. C. Civita Raffaele. 19 fanteria (In No11teleo,1,).
C. lii. lllira11lia B11&/acçhio. S. T. M. C. Crisera Giult)JJlf. 20 fanteria (in Reggio Calal>Tta).
C. M. Bilotta Vincenzo (disp. min. interno).
T. lii, Pilato .Adolfo. S. T. ~ C. Mancini l uigi. S. T. 61. C. Fer:, Giuuppe. 21 fanteria (in Spezl,1).
C. N. Franchi luigi. S. T. M. C. Torraca A11/011io. S. T. M. c. :iab:itioi Anotlo. 22 {tmtel'la (In Pi,a),
C. M S. T. M. C. Lepri Giuli!I. COllANOATO
C. M. Verando Jillnre (osp. Verona) 23 fanteria (in 1\'ovnro)
C. M. Vardeu Hfì.<io. S. T. !I, C. 2 •1 {a11leria (In Novara ).
C. M. S. T. M. C. Passera T11ncredl. 2:, {a11leria (iu Piacmza).
C. M. Fer,atl Pielro. S. T. M. C. Amoroso Bm·to. ,,me11, S. T. M. C. l>onadeo l'i/1,,rw. 2G fa11leria ("1 Piacenza).
C. M. Gabri GiuuppP. S. l '. Al. C. Angel,IIO Alfo nso. 27 (anle,·ia (in /o'il'en:;e).
C. M. CabilJbe Felice. S. T. M. c. l>e Ce..sare l'lnce,,zo. 28 (a11teria (i11 Firenze).
C. M. T. M. De F illppls rau,epp, '"arin
S. T. M. C. 11agarot11 GiiutJ)JJe. 29 fa11te,·i11 (ili l'1Jte11 1:11).
C. M. Grippo Donatanto11lo. S. T. M. C. l.rone Hocc11.
~:cc.
(Segue) IIIPAIITO O~GLI UFFICIALI ll~OICI a DEI FARllACISTI ~ILITARI, ECC. 3() (1111/erit, (i11 Nocera lnferiort).
C. M. lacono ~ancesco T. M. Rossi A1>to11io. S. T. M. C. Costagliola A1>lm1io. 31 fanteria (in Nopoh).
C. .M. Massa Goffredo. S. T. M. C. Romano Uennurn. 32 (anleria (i11 Napoli).
c. 1t1.' Pennelli Ce«1>·e. S. T. M. c. Araneo P,·,111ce.<c11 33 fallt,rla (i11 c,1111•0).
C. M. Dcllachà Giuseppe. S. T. M. C. Catapano ErJ!tonlo. ,1-f {a11teda (in f o.,,,1110).
C. M. T. M. Adinolll Salvat1,re S. T. M. C. St~ncl1i Seb11.,1io110. 3;; (a11teria (i" Bolog,10).
C. M. Anzà Salvatore. s. T. M. c. Piccoli GiOVllllftÌ. 36 (a11te1·1a (i11 Jlodena).
C. M. Senni-Buratti Vgo. T. M. Zepponi Na7>oleonr. S. T. Y. C. M1ugerl Pl1>dd,., 37 fanteria (i11 Ales,a11dria).
C. M. Perroni Gi,wa111<i. S. T. M. C. Pellegrino l oreo,::.Q. S. T. a,. C. Gayno ()rute. 38 fmtlerita (in Aleuandria).
C. M. S. T. M. C f.alti GiUUJlpt. S. T. Id. C. Talentl Cm ,re. 39 fanteria (in Nnp1,1i).
C. M. Soprano Edua1·d11. T . M. Germino Al(rr1Jo (,Hsp. min. interno). S r. M. c. D"Alfonso Haffaek. -10 fanteria (in ,Yapoli)
C. M. Borruso Pietro. T. M, Marolli Albtl'lo. S. T. M. C. MafTw l14igi. 41 fanteria (in Savona).
C. M. LombArdo Leonida . S. T. M. C. Baroaio lJnrio. 42 fanteria (i11 GP1wvu).
C. M. Bernardi luigi. S. T. M. C. VanneJh /i11ric,,.
9U
(Segue) llleAHTù DEGLI uH1o: u1.1 llEOICI Il DKI PARllACISTI )ltLITARI, i;c~. •l.1 ( 0.11/tl'ia (in 7 urlrmq),
C. M. Arzano Francesco.
S. T. M. C. Amici Siloio. 44 fanteria (In J\'11vi /,igtll',).
C..\I. Cas toldi /Wore. $. T, M. C. Rsin 11:"0 BmiHo. 45 (r111te1·ill (in Sn,.,al'i).
c. ~I. S. T. li. C Az1.cna Mo,,~ J>,uq11,1lt. S. T. M. C. Aromando A11y,t... 16 fo11ft ri11 (in r:,,yti,n·I) .
C. M. T. M. Po rrtt Pietro.
47 (rwleria (ili /,ucei .
C. ~I. Oc (;iorgi 1J,11inmin11. S. T. ~I. C. Argentina Gi,,. l/111list11. 48 fa11tn·ia (i,1 CCl /,m:;11ro). C. ~I. C;ibialhi ,1,./.,nio. S. T. ~I. C. ,/ !) f,rnte,·ia (i li '/ 'orilll)),
C. M. Messineo Gitisep,,, (,tiip. min. ;,.ttl'.,11). S. T. M. C. Im periale 1;,~11re. 60 fonteria (hl Torino).
C. M. Gollone Clll'IO. S. T. M. C. Chial,rr ra (ìi,,,· y ,,,.
5 1 (a11teria (it1 l'ern9ia ). C. M. Sa lic!lico llrbo,10 (,li,p . min. in temo). T. M. t n cci Am,,·igo. S. T. M. C. Batta;.: lia Gi,w chi1111. 52 fa11teria (i11 Spolel o).
r.. M. T<:ntoni llr1ffael1•. S. T. M C. ~lattcucri E111·1c11. S. T. M. C. Malt-Oli Corr ,.,/in,,. 53 (1rnt,·ri,1 (in l>rctlli).
C. M. T. M. Oocca 1'it11. S. T. Id. C. llertinelti .lf,,rcellinu. 5 1 {twteria (in frrt<t).
r:. M. T,•sio /,'iusPJ)pe. S. T. M. C. 55 (un/erta (in Treriso).
C. M. S. T. M. r.. VPrn11eciu Pietro.
s. T. Al . C. Pabrl, Almlt.
56 r,111t1•r it.1 (111 IJ.-tt,11111).
C ~I. Gìlanloni li11ric11. S. T..Il. r.. G.,110 A rtur<1.
1Stf/tlt) All'ARTO OEGLI UFFICIALI YEDICI & DKI FAR IIACISTI Yll,ITARI, ECC.
5 7 (a,1tuia (i11 Pad,,va).
C. M. Bedel Maurizio. S. T. i\l. c. Siliotti Ermi11i<J. S. T. M. C. VaJola .\'/l:<1rw11. S8 (a11let·ia (ln P11drov11).
C. M Rizi luigi. S. T. )I. C. Russo Dummic11. r, 9 (anlir ia (ili Ci villivtcchia).
C. M. T. M. Sinapi Vmc,·11:11. S. T. M. C. lii Palma Vi11c,,1i:11. 60 rw,teria (i11 rnerbo).
C. M. s. T. M. c. Marinuccl ,f/11 •i,.,,. 61 (rinleri!l (in P11,·11111).
r.. M. Foce Edynrd 1. 1
S. T. )I. C. Barella Al,•1s1111dr1,. 62 (<111 /eria (i11 P1t1·11111).
C. M. Camboni f'ra11er.sco. S. T. M. C. Agnoli \'«i (ro. S. T. M. C. Samhataro Gi11,t1•N·
a.1 f o.>1te1·ia Ci11 s,11,n111). C. li. Paladino Dn11i,wcu. T. l i. Oonopane C111'10.
S. T. ~I. C. Sa·,turo lim,muet.·. 61 (aiit,i·ia (ili S11l,·r11,,).
C. li. Cafaro Nico/11. T. M. Domine ,llichel~ (àhp. niin. rnlenw). S. T. 11. c. Franco A •1r1uslt1. ,;.-; (a,tleria (ili Crt111011a ).
C. M. P:i ill'i11 ierl l'mber /(), S. T. 11. C. Bellotli R11l1irl,.. 66 fn,iterill (ilt neggfo J;,nilia).
c. /,I, S. T. li. C. Bcrlacchi GiP<st1•11e. 67 fa11tel'ia {in Cl)!IIO ) .
C. li. Ca~telnovl l oào,•ico. S. T. M. C. c~p1iar11lo (;i11vn,111i. S. T. li c. P1lella A l,as,111d1·11. 68 {,111/eria (i,1 .1/ilarto).
C. M. Boltieri Robtl'IO. S. T. M. C. Porcelli Pt rdin1111d11. 69 f,111/eri,, (111 R1111i11iJ.
C. M. Coppola Nicola (disp. min. interno). C. M. Terra-A.brami (;fot eI)pc (com. se. appl. , anitàJ. S. T. }I. C. Carile Rajf aele. S. T. lii. C. Lu zzianl l.1Lc111n,1. 7 -
(lu11d•n d i 1111-=frmil 11 dt'I corJM ~11 ..i/,, rio ,11 ililure, ecc.
97
98
(St{lllf) RIP• RTO DEOLI UFFICIALI ll&OICI E DEI ,.u1uc1ST1 IIILIT.lRI, l?<.C.
70 fa11ttr<a (ilt Ra venna).
C. M. Fiorentini BmUio. S. T. M. C. Tornello Ctwmtlo. S. T. :Il C. Aotooi lulfJi. 1 1 fanltrla (In Vene.zia).
C. li. Ouccesct11 .1/oduto. T. M. Del Vast o Glw1tppe. S. T. Y. C. Saccomani Gforgio. 72 f ,mterirl (In Mantova).
C• .\I. Oemurlu C11n1tll11. T. :Il. 13 fanteria (In Bergamo).
C. l i. Pa55amonti Garlnn o. S T. M. <... Casale Glovmrnl. 74 fa11le.-ia (in Rre,cla).
C. li. I.a ca,·a /11110:io. S. T. lii. C. Caslagneri (iiurgl,,. ;5 fa11ltria (in .Sfracu,n).
c. .\I. Guz,.ardi lulg,. T. M. $.no rmo so,•trlo. S. T. Y. ~. P,vetti Fr«naseo. 16 fmiltrla (in MtMl11a).
C. M. Ca,ni;randi (ita,w,.
S. T. li C. 77 (1111lt 1·la (in Br·II).
C. li. Colla Carlo. $. T. M. C. Priori .~ lf,11u u. 7 8 f,111tr,·i11 (in .~lba).
,·. M. Trlul,.i (ilacl11/o.
S. T. M C. Castelli /ù1rlr,,. 79 r,mltl'II< (111 l 'dlnf)
c. M. Zanu1tin1 Prm10. S. T. .\I. C. f•uelh Vit1111/u111u. SO fanln·la (111 Co 11rglw110J.
C. li. Scoto Fil ippo. S. T. M. V,nclprova A11lm1io. S. T. M. C. &arp,crl Ct<art.
c.
81 fa11tena (in n oma).
C. M. n,,rwlll \'i11ren:o. T. ~I. ln~ra,·alle Alf.-,d ... S. T. lol . C. Maocom flichtlt. 82 fa11tena (In lloma>.
c. M. llamlauo 1Hcol11. T. M 1•elle1tr1n1 Orr,t,·. S. T. \I . C _ptrrNlt Cn; /11(11,·"·
(Segue) Rl~AHTO UEGLI Uf"FICIALI IISOICI 8 DKI PARllACIHI .IIILIT ARI, &CC. 83 (a11teria (i11 Pi;loia.).
c. M. Procacci Aduro. S. T. M. C. Telese Yinw1zo. S. T. lii. C. La Torre Ag111ti110. 84 fanteria (in Firtnze).
C. ltl. Pignatelli Filippo. T. M. Ricci G,u1011e. S T. M. C. Ttrrnnova Alfi1o.
s.,
f1111/eria (i" Trapani).
C. M. Santini F,aerico. S. T. M. C. Giglio R1,ceu. 86 fa11ltri11 (in Pultrmo).
C. M. La Cascia Sal vatore. S. T. Y. C. Campisl 811 laou11rre. 87 fa11ln·i<1 (in Siena).
C. M. Rugnni Luigi. S. T. M. C. Rizzo Cor11eli". 88 (a11teriu (in /.ivor110).
C. M. Samperi G11Pla110. T. M. De Caris Agostino.
S. T. M. C. Cloninl Gwlfo. 89 fa11terìa (in 1;n1vva).
C. M. Sanna Al/i io. S. T. M. C. Canessa Giu1f!P11e. 90 fan/tria (i11 Ge11ov11).
C. M. Faraggiana Francesco. S. T. M. Bassu e,·asmo. S. T. M. C. P.ilumbo \"i11cmz11.
c.
91 fanteria (in Torino).
r., M. Boggio Lera Gabrìelt!. T. M. Bacchialonl Aaol(o. S. T. M. C. Basso Glo. Rulla . 112 {1111/eria (in Tori110) .
C. M. Paschetto Ferdin,mdo. T. M. Freni Sterra otino S011to. S. T. M. C. 8 ùrtol<l1 Amilcare. 93 f cmltrfa (fa A11co11a ).
C. M. Molisani Alfredo. T. M. Lova;;llo Rocco.
S. T. M. C. Rosica Al(redu. 9 1 fa11te,·ia (ili F (IIIO) . C. r.t. Sagnotti A11qu,, to. T. ili.. C11alb1ri AU!)!UIO.
s.
c.
99
IOù
1Styue) fllPAllTO D8GLI UPPJCIALI lll!DICI 8 Otll FAR)IACISTI MILITARI, ECC.
REGGIMENTI DI BERSAGLIERI.
t be,·sagl ier i (in San Remo)
C. M. Macchia Enitslo. 1'. !Il. Pellegrini Pelfrgri ,,v. 2 bersaglieri (i11 1/oma). C. M. Cerafogli '/'11/lio.
T M. Félician:zell G1<ldo. 3 lltrs(lg/ieri (i11 U 1:or110).
C. M. P,erucd Gc>ff1·,do. T. M. Oemurtas Amerigo.
T. M. Tanl!l,eroni Da11k 4 bersaglirri (lii Tori110J.
C. M. Dahh~ne Filippo. T. M. Uemedio A duro. 5 bersagliel'i 1i11 A11eo11a).
C. M l'icone Ilo rl,1lo111e... S T. M. C. Narci<ì Ellore. S. T. M. C. Salvalore /,uir1i, G be1·soglieri (111 HolOQlla ).
C. I l. Ugolini Gi,mppe. T. M. Castormn Gh,.,,pp,•. S. T. M. C. Rellmi Guid,,. ì bersaglieri (fo llrPSGit1) .
C. M. Serio l'ilo. S. T. !Il. C. Dancri Gìuse1,1•e. 8 ber.<aglìcri fin Pa lermo).
C. M. Pia1.1.a Bt1iiami11(J, T. M. D'AcrMdo S«lvol ore (, ti.ip. min . interno). S. T M. C. Barlulone G1,mcchio.,, 9 be1·s11gli,J'i (ili Asti).
C. M. }fagnaght r;uido. S. T. M. C. 10 bersc,glieri (ili Ver onll) .
C. )I Gherard! Gio. /Jallid,1. S. 1'. M. C. Scolli di Ucc10 u ,1me11rc,1. 11 bersaglieri fili l fop oll).
C. )I. La Grntter:a Pasr1ualt. T . Il. lndelic , tu 1;11w•ppe. Ji! berrnolit,·i (i11 .i/ i la no).
C. ~ - Gaslil'!liola Orlcmdo.
S. T. )I. C. Lentini IJ/1•0,.,
(~tQht/ hl~Ah\O UIIGLI fPPICIALI IIEOICI lii DEI PARll ACISTI ll1LITARl 1 KCC,
REGGIMENTI ALPINI. I a lpl11i 1111 .lfo11d11d).
C. M. naudiz1.one Giorn1111i. T. M. srerraz1.o Fil 11<Jt lf<1. T. M. 2 al11i111 (in r.,mtol. C. M. Rors:.relli r;11,rnm11. T. M. Sordi GiusepJJr. T. M. Molino Cado. T. M. Seslo Anto,111,,.. .1 alp111I (111 1'orlno). C. lii. Mnreni;o /. on•111.,1. T. M. Dusragl1110 A11y,ulo. T. M. lla§cro Riec11r<Jo T. lii. Azu ro Glusti,])t .
4 alpini (i,t hrea).
C. lii. Oracco Giac11m11. T. M. Giambi luigi. T. M. lllau occone Ciut 1110 . 5 alp/111 (iu :lii/ano).
C. M. SarlO l'il/or10. T. M.. S:llem At,.,,a11<J1·0 (disp. 1nin. interno). T. lii. Tenulia Gmu ppe. T. lii. Sch,rani ri11ce11 :o. ·G alp111/ Ifa Vtt·o1111) C. lii. Pa, b Ca/11111111 T. M. Pell, 1srini Pra11ctsro. T. li. Franco Vincen: o.
c. lii.
7 alp/111 (111 Co11egl111110).
T. M. Granata $anrio. T. M. Vlg1-:1ano Al(ri•,/11. Il alp/,. , (l,1 l 'tl / ,,.•),
C. lii. RosL1i;:no Ca rio. T. M. Pr <,fr ta lilxmo. T. lii. Roman11ccl Fl'll11usco.
REGGIMENTI DI CAVALLERIA. /Vi::n ca v . ( I) (i11 ,lii/ano).
C. M. T. M. Corti lu1g1. S. T. lii. c. Alagoa /i111ili,.. Piemonte Reo/e rnv. (2J (i11 Roma). C. M. nonira \'i11ce11:o. T . li. Ariola lur,r. SIIVOÌ(I rtw. (.'/) (ili Savi(J/111110).
C. lii. 'l'e,lt1e Gi1m11pt. T. M. Valente G1 oncchi11,,.
10 1
I~
(Segue) RlrARTO DEGLI UFFICIALI •&DICI 8 Dli PAR • ACISTI MILITAKI, ECC,
Griiora cao. ( 1) (111 Pa~va).
C. M. S. T. M. C. Oiltolo Bon Du11a1,,. S, T. M. C. Curtotli D01101<J. Lancieri di 1\'ocara (5 ) (in T1·et1l.to).
C. M. T Y. Berlelli Bnri cu. S. T. Y. C Conii l~igi. l a ncieri di Aada (6) (111 Ferra,·a).
C. M. d1 I.allo Can11l1w. T. M. Ga~11b Hmil,o. l a11cvri di Allla110 (7) /in Po1·dmom).
C. M Mattia Michele.
·r. M. Fahritl Nicok, 1cum se. appl. san.). T. M. Mu•nro Gio. 8 11tll1la. lanclui di ,llonl,bct/o (8) (in Par111a).
C. M. N3r,olltnnl .1/tlchiorrt. T . M. Gra:iula G,rardo. lo nciei·i di Firt11:e (9) (in Roma).
C. M. 011 Maria /l'ico/ò. l'. M. l,a11cltrl di \'11/ol'io Enuw. li {IO) tiri l'ictnza)
C. M. T. M. Gross,i r,11orfo. S T. M. C. Dal Collo Auyu, 111. Covolltyg. di Foggio (11) (In Napoli).
C. M Seli;_1st111nelli Gi1111 Glu~eppe. T. lii. Magllulo luigi. Caflallroo. d i Sn lu::o ( t !') (in Palmanooa).
C. M. Grillo lillore. T. M. O'Agòstino Pra11u 1eo. Cavallegg. ftl .llo11(trrot,1 (19) (i,1 lodi).
C. M.
s. T. M. C. llellaz1i Lu,gi, Cava llego. di ,ll.,$a1111>'111 ( t I) (i11 lticca).
C. M. Ma nd n elli Am1ib111,,. 'f. M. Fu,, p,,,tr o. Carnll,,oo. di lorJi (15) ( it, Avtr,a).
C. M. Cerza fhrncesco. T . .\l. d• Paolo /.im1lio.
c,uall,1m. tlf ll4rrn (IG) (l ,1 S11/11uo). C. M. O,, An:.:1•11, G11.llu ro T. M.
CSeguP) RIPARTO OKGLI UP PICIALI IIBDICI B D!I PARIIACISTI l!ILITARI, ECC .
- - - - - - - -- -CavaUegg. di Case,·la (17) (in Faenza) .
C. M. Couarava B11rico. T. M. Porcara l lidoro. Ca11allegg. di Pi<Jre11za (18) (i n Castrta).
C. M. Barile Felice (disp. min. mterno). T. M. Terenzio Am elmo. Cc,ualleggeri Guide (19) (i>< Voghera).
C. M. T. M. Scarzelln 11ficll1•le. s. T. 11. C. Cogolli Luigi. Cav"lt,,gg. di Roma (20) (i11 ,llila no).
C. M. Maglioli A11/011io. T. M. Polosa 1'i11crnzo.
Cavallegg. cli l'allova (21) (in Ve,·otta). C. .M. FalcHti Piefro (com. l,;p. ~an . mii.). T. M. Pomini Guido. T. M. Perilh Giovanni . Cavallegg. di t:alunia (22) (i11 Ton110).
C. M. Catini Alpino/o. T. }I. Pettiti Pcuquat, . (),v(l/len eri Um /Jtl'CO I (2 .3) (in S ,Il Ca pua \"etere).
C. M. D' Elia A11lo11io. T. M. Bracco b"doarclfl. Cavalleg11. di l'iceu za (2 -1) (in Udine).
C. M. Oli•arì Pi elro. T. M. de :Simone Ciiu,qipe. li111cieri di :lla11llloa ( P5) (fo Bologua).
C. M. Righi Alberto. T. Al. R1ccò 1:.·110,·e. L ,111c i, d di Vr,·t , lli (2 G) in
l'a celli.
C. M. Ghidoli 6 11,-ico. T. !Il. Costa Fnu!lo (rti; p. min. laterno). T . M. MuratC>ri C111'10 Felice. C11 v11/leggerl di Aquiln (P7) (ili Bre&cia).
C. M. Frigieri Giot·annl. T. !ti. ZarJlala G,,,como.
C!&vallegi,el"I di Treviso (U) (In Fire11ze).
c. M De Sl ephanis Gi1t~eppt. T. M. Falchi Luigino (com. batt. spec. genio). C11valltggt1·i di Udine (fil) (111 .Vola).
c. M- Mendes r.uldo (com. mln. guena).
c. M Papale /la 11frro (olisp. min. inlerooJ. T. M Ile Porcellinis Ca,·lo. S. T. M. C. Romani Pietro.
-- - - - - ---
103
w.
(.Segrre) IIIPARTO DIGLI UHICIA LI IIE DICI E DEI P A RIIACIS 11 )IILITARI. 1 cc.
REGGIMENTI ARTIGLIERIA DA CAMPAGNA 1 a r tiglieria d11 camgagna (fr1 Folign o).
C. M. llasllanclli Umberto. T. M. Modcstini Paolo. 2 artiglieria d11 campag1111 ( in Pesa ,·o).
C. ~I. GìulTiida luigi. T. M. Bru no f' r a 11ce<ev 3 cirtivliel'ia da ca m1111g111, (ù, Cotogna).
C. lii. Sterano Vmbtl'lo. T. M. Cncìnotta Eugenio. 4 arlìglieria d11 cam/)11{11111 (in C1·tmo11a).
C. M. Columha Cesare. T. M. Citelli A/e,.s,wdt·u (disp. 111i11. i11/erno ). 5 at'/iglierfo d« c1rntpF191111 (m Ve1111ri 11 R. ).
C. M. Sireci Giuse/Jpt. T. M. Malncri GiusepJJP. 6 artiglieria d11 campng11a (ili
\ligtvono).
C. M. T. M. Grill Vi11c,•1uo. 7 arlìgtieria da cm11pag11n (in Pisa).
C. M. N.1rclini Gìulio. T. M. Scihctta 1;Ml11n o (disp. m in. interno). C0lll4NDATO
C. M. Pennrtta MM·i o (osp. Ra,•enna). s arli(lliel'ia à1 c11 m/)ag11a ( ì>1 Ve1·01u.). C. M. T. M. Tosi RiCGt1/'d11. 9 nrtigtierfo d11 cF1mpag11a (in Pavi a).
c. )I. T. Al. n oni Cele~li110. IO al'li1Jlierit1 da cu >11pag11r, (i11 Caser ta).
C. M. Ma,sari Gi111eppe. T..Il. Pkaiio Anlo lliO. 11 arliolitria da campa1111a (in A tessrmdrlo).
C. M. Mon1anari A. lii/io. 'f. M. Orland1 1'i11cen~o. I :' arligltuìa d/1 (lWIJ)ay>ta (hl CIIJ)UO).
C. ~ - $101eoni A lessandi·o. T. M. Parente f'e,·di1>a11do.
1.7 a,·ti{llierill da ca111p11n11a (ili Roma). C. ~I. Tuhia Ar llt l'O C. ~- Ca~;ili P1tlro 1c,,1J1. Com. corpo S. \I .). T. M. tnpponi Guido.
(Segue) RIPAIITO UBCLI UPPI CIALI M~DICI g Dlii FAR.11.lCl.~T I ,\ 111,ITARI, b ~C. 14 arliglitria da ea,,ap(lgna (in Ferram).
C. ~- GiannPlli Alessandro. T. ~1. Mauganaro C11 rrnrto. 15 a,·tiglieri a da campagua (fa llt ggio B.).
c. M. Riva Anto11lo. T. M. Corcioni Cr,1·radi1111. 16 a,·tiglierla da cam7Jt1gn11 (in Brescici).
:,,. M. Tro,·,111P.lli luiyl. T. '.Il. Ara Achille. 17 a,·tiglie1·ia da camp11gna (in Novara).
C. M. Co,La Quiulo. T. M. Bassi Gi111emie (rlisp. min. lnternr ). 18 a,·tiglieria du campng11a (in Aqui/11).
C. M. T. M P1CClll10I Ugo. T. M. lppollti Arnald11. I!> arli'.)tit ,·i ·1 da w mpag11a \in Pirettzt).
C. M. Mauri L11igì. T. M. Migliacci Giovanni. 20 artigli :ria da camp11g11i• ;i11 Padovti).
C. M. Costa E11tili1J. T. M. Colitti Silvio (rl isp. min. interno). T . M. Rinaldi GiuuJ>pe. 21 1ll"ligtie1·ia da ca1"p<1g11a (lit Pfaienzn).
C. M. Ferrahino Ottav i o. T. M. AILanese Ricciotli. 22 artigli eria da campagna (i,i Palermo).
C. M. Lirastro Gitl3eppe. T. M. Fiorenza /ut111 : io (di,p. min. interno). 23 artiglieria da cam7itlg11a (in Acq111).
C. M. T rmpesta Fra11ctsco (llisp. mln. interno). T. M. Ciarlo .:iifoi,,. 24 artigliel'ia dtl campagna (ill Na1ioli).
C. M. T empesta 1;,,.,tou:,,. T. ~I.
REGGIMENTI ARTIGLIERIA DA FORTEZZA. l artlgliel'ia da forlezzo (co1la) (in Genova).
C. M. Oozzi Pieh·o. T. M. 1.ofTrerlo Alfredo. T. M. :,avlni Guaiti,.,·,. T. M. Crogl~lia Buo.-ist ...
IO~
($e!)!<') Rl l>A!ITO OEGLI UPPICIALI ll~OICI 8 OEI P! RIIACISTI 1111,ITARI, BCC.
t()G
2 artiglieri" da ( ol'l,z=<• (cosla) (h1 Spezia).
C. M. Martinelli Giu.seppe. T. Y. Gia~noni Pietr a. T. M. Vanno~ci Qui1UII lo.
3 r,1·/igtieriu da (orlena (coda • fortezza) (,',, Rn 111a).
C. M. 811raltl Ar i s: ìd,·. T. M. Mabnga Do11at11 (disp, min. i11ltrnn). 1'. 11. 4 artiylitria da f11rltzta (rosta ) (in j.feni11n).
c. M. nu,ta Pra11ce1c11. T ..\I. Romh,ila Antonio.
T. M. 5 artiglieria da (oruz ; ,i ( costa , (orte~::a} (i11 Vtnezia ).
C. lii. Vecchione Adutfo. T. M. Carhone l'i,ice11z11. T. M. Mereu Ro,olino. T. M. ,,ambiso Eitor, . 6 «rligtier1a da forte;zn (in Torino).
C. M. Torchio h'r11eslo. T ..\I. Turllli Anlon fo. l' M. C11rcio Sauel'io (di.!JJ. min. lttterno). 7 artiglieria da (urlezz,a (m
Altuandria).
r.. M. Margara C,111 r e. l'. M. Rinaghi Atbtrlo. T. M.
8 artiglierifl da (orlezzri (in Boloo•ia ). C. :.I. M,gnini Grre,n ia (com. se, appl. san. mii ). T . M. T . M. Il a,·tiglieriio da f,irlez:::a (in
l'er o11a).
C. M. Colaianni Pedt,.l r.n (!lisp. min. interno). 1·. .'d . N/Jce <,' iova1111i . T. lii. JO 11rl1~lit ria ,ta (orlezzo («isedin} (i11 l'iaeenza).
C. M. T. M. C:i merancsi Dino. T. M.
REGGIMENTO ARTIGLIERIA A CAVALLO IIN MILANOJ
C. ~ - fa1.io G11•lrino. T. ~I .
(Srg1u) RIPART O DEGLI cr,JCIALI IIBDICI li Dli PAftMAC &,TI MILITARI, ECC.
t• IEGQI.ENTO ARTIGLIERIA OA •ONTA811A (IN TOIIINO).
C. lii.. Negro /:.'t·11eflo. T. M. Gaiottlno Carlo. T , li. Galli Diunigi.
2° IIE8GIMENTO AIITIGLIU1A DA •ON TAGNA (IN CONEGLIANO). c. a.i. T. M. Li berati Luca T. M. uteri H 11ce11 ;,,. T. M. Greco D0111e11 ieo.
REGGIMENTI GENIO. 1 ge1110 ( Zappatori) (in Pa11la).
C. M. Trulli Bllol'e.
T. M De:zli Alll n,ieen.o. 2 ge11io !Z11ppalori1 (i" C.,s,lle)
C. M. Tam GuglM1110 T . .Il. s grul o ('l'et,gra(ìsli) (ili Fire11ze).
C. M. llonomi Gaetano. T. :Il. Slni,1 Guido. .i gmio (f>o11tierl) (h 1 Piacenza).
C. lii. Sei~ Giacomo. T. M. 5 ge11w (.lfl1w1oriJ (fii r o,·1110).
e li. Nola Celio. T. li. Mlrone Giu., eppe. 6 [ltnU/ (Perrooierl) (111 Tor ino).
C. li flnyon Edmondo. T. Id. Forti l g1r10 (disp. rnln. interno). IJ111taglio11e 1puial11li (in Roma).
c. M. f ,1lcetli l,ulgl . T. }I. Mauireri Meolo. Com,mdal o.
T, .Il. FAichi Luigino (cau. Trwlso) (1 8).
DIREZIONI TERRITORIALI DI SANITl •ILITARE EO OSPEDALI •ILITARI. OIHE7.10NB 0 1 SAIOT A
OB I. I CORPO O'ARMAT>
/IN TORI NO)
Col. M. Rima .Vaurizlv. M M. t.u•ani llarli110.
t 07
t ()S
(Se1111e) RI PARTO llEGLI UPFICIALI IIEDICI g OBI PARIIACIST I ~IILITARI, EC~. Ospedal e J,ri11c1pc1le di Tot·ino.
Col. M. GmfTredi Alf ,·edo (direttore). T. r.. ~I. U,• llla Emilio. T. C. M. C~rta l ln11ti::lra Filippo. M. lii. Morino Pro11rrsco. M. ~I. Sulliotti 6/ìsio. M. M. Marras flu//iitle. M. M. Cigliutt, G111sepp,•. C. M. I anz. Tom.,,asu.
c. M. Petti nelh Ftlowmo. c. M. Garneri /J11rlolomro (di ,p. min. i~lrrt10).
c. M. Balla Al~er to 1coin se. appl. ~an. mi i.). T. M. Ajmone .llòdtJ/1). T. l i. Longo 11ra~i o. T. M. Pc1.za li Rl!btrlo.
T . !Il. Per rier St,f'111,o. T. M. Cuc111ùt t.1 ,t11,·,d11. T. M. CalTaratti 11/nno. F'. C. Mn rrui 1,--,.11»tt6ro.
F. ~lari inulti Cori ... F. Cornelio /,u igi.
c,11n1111dati
C. M. Pellerino Atuil"ta (osp . No\'ara). C. M. G,1ii~ia ~/11rio (lfl. Ale,s:mdria). C. M. Cale11Jo11 Save,-i o (itJ. Id.). C. .\J. Monacu c,,ifanliw, (id. Id.). lnfe,·11, eri11 presiJìa,·ia di P11urol o.
T. C. M. V1,<li,ml1 luigi, lg11azio, P11l tTio. , ,, fe,·meriu p,·r•il.l irH·ill Vma, fo fleule.
,\ I. lii. Bri!!'noroe f 'e,·di,icwdo. Osprdale /H' ittri/Ja/e d i Nova ra.
T. <.:..Il. c e,!rola Gi11sep11r (cliret tore). T. C. M. Pro1,ouo lle11edello. M. M Groti, Cudo. c. M. P,l1eri110 A11d1·,·a (com . osp. Tvrino).
c. ) !. Passera Brcole. c. M. Oo,co Pfrl ro (cum. usµ. RomaJ.
C. )I. Virg1li luioi, +. ..:. M. Ricci Sernfin" (com. o;p, Ronrn), T. )I. llril(u glio Santi, -. T. M. rie An)(,' li:i Ardufoo,
F. ..:. P. llolla Giovanni. l nfei·m,rin 1i residim·i11 d'fvrt11.
M..Il. Tu.-azza11i Cr$<11"t, lll1\l!l'. l(INK 01 S.Aì'fffA' IJEL Il CORPO lì 1 ARlfATA (IS AI.JlSSANllhlA ) .
<.:"I. \1 llulil.i1> E11oe,110 (d iretto,·e). ~I. M. 1:ur~o Achille.
(SeflW') RIPARTO DBGLI UFFICIALI MEDICI • Dii FARMACIS TI ll lLITARI, ECC.
Uspedale J,ri11cipt1/e di Alessandria. Col. ~I. Vicedomini Mciltro (<lirettore). T. C. M. Mag/lrtln l 'd111011do. M. M. Sandrelli Enrico. M. M. Liunnll Nicolao. M. Federicl Pieh·n . C. M. Zorzoli G1uua,111'. C. M. Brunel lo Augusto, C. M. Gag/lia .4/o,·io (e m. osp. Torino).
c.
+.
C. M. Castell.,ni nu r, eo .
C. M. c.,tendoll S,.,v,•1·io (com. o,p. Torino). C. M. Monaco (;.,s1<1,; 1 in,, (rom. o;p. Torino). T. M. Manelti Curi" (1lhp. mili. i11/; r,10 ). T. M. Vigliani Fedtricu. F. C. Ablinti A11to11io. F. Forcherio LP1igi.
/11(ermeria pr,·sidio ria di Casale. M. M. Moro Ti/o. Infermeria pre; i<lial'ia di Noui ligure.
M..Il. Vial,• A11gelu.
hl{ermeria presidi•,l'ia ,li Pa via. M. M. Vilta•linì Camillv. T. M. F. Cor ~hia Primo. Qsµe<lcile pri11cip11le ili Sa uiglia110.
1'. C. f,f. Vivalda C11do (•lirellore). M. M Scla•·o L,<igi. M, M. Abelli \'il1<11·i,1. M. M. Rich eri C,il'lo. C. M. Bono Ginuu1111 i M, Ballianv t:,wi (com. o~p. Genova). C. M. Ca~tagn one Pi,/ro. T. l',{. D'Anna ÀU/)U$/O. T. M. Cal ia G11rto,,... F. C. Cervell111 Aul•111i•1. f'. Gorreta Ca do.
c.
OJ0&7.IUNJ.: Ot ~A NITA' OtL lii CURPO o'Af\}IATA
( 1~ .1111, A~OI.
Cùl. M. Seli~o,·ni Ct1l'IO 1,tj1·dtore). M. M. GitL11azza liiuseppe. Osptda te 11d11npnle <li "1il11110.
Col. )I. Cametli Slloiu (,lirettore). 'f. C. M. Peltinari Adrùrno. M. M. Calel{ari Gio. IJ«ttill,i. M. M. Pe rego Vittorio. M. !ti. Zibetti Gi11seppe. M. M. Momllello Br11esto. C. M. Armand-Ug-un Gi,1,·11n11!.
C. M. T. M. lannizzotto C11n11el11. T. M. Mancnso noDerlo, -. T. M. 1.ìiar russo Gesuoldo. T. M llom~no Nir.,/a (!li;p. min. int erno) . F. c. Oe Paolì A11lo11i110 . F. J,nnrini Cal'IO.
109
(Se/)ut) IIIPARTO DEGLI o,,icu.u .IIBOICI B DEI PAR.IIACISTI 1111,ITARI, ecc.
110
01pedalt p,·incipale di Bre,cia.
T. C. li. Carhone Bn1110 (~irottorel. M. ~I. Santoro Giulf1lpe. M. M. Fiorini PtQrt:nzu. M. )I. Gerbaldl G1ova111,i. C. ~I. fortsli Al~llo . c. M. T. M. Secclii Fra11cescu,
T. M. F. C. Roberli Gi1w11pt. I'.
ln(erml'rio p,·esldim·l a di Bergamo. M. M. D'Amico /Jlaqio.
T. M. Miadvnna Anloni11 . OIR~ZIO:SE D I S A:'<IT A
0
llS~ I V CORPO 0°ARIUTA
(IN GS~()V A).
Co l. M. Verri luigi (d irettore). M. M. Maggesi Tomma,o. Osptd1< prirn:ipale di Genova.
Cui. M. Carratti Ctlell/110 (<lircltore). T. C. M. Tomma,ina .lf11rfo. M. li. Ausiello Pas(111ale. M. M. Cannas /l'icolò. M. )I. c~nega Ilo J,nrmzo . C )J. Ca ttani Corto, +. C. M. Cimino Pratrcesco. c. lii. Audi~io Pitlt·o. T. M. Conciatore Domenico. T. M. l!.v~nf{elisti FiliJ>po, - . T. M. Mon:rnzzi Umberto (di&fl. min. interno). I'. C. l'llrraro Am,ibate. F. ll1l11 lco Aurelio.
F. C1,11,nn.d,1to
C .I l. Ballla nu Enea Arluro (osp. Savi:;llano).
o., ,•ed(rle pri11 cip<•~ di Piacenza. T. C. M. Cherul>ini-Giammar oni Orlando (di-
rr'ltornJ. M. )1. kina Idi Scipfone. li. M. Cugi l iwrga M. M. n-c,·aria Giorn11 11f. C. ~I. Fa 11t.. Ji 1;1ulio. +. li. Pornponi E,1riN (com. osp. Rom a). T. M. Casasco Egidio. T. }I. M,~ncmi Fra11cur,,. F. C. Ferrari Cl/lt1dfo. F. Mirolli Jl,.meo. I'. ~: leu o Alf,,11,11.
c.
lt1(ermel'ia 111·e1idiada di C,·emo11 a. M. M. G1 iv•~no Teo11e,t o. T. M. Fiorini .4111:iu Peri-.rccio. F. ll ,ccl,1111 .4n!u11lr,.
(Segue) Kll'AKTO UEGLI UPPICIALI ll~IJICI 11 0111 t· AttllACIOTI IIILITA~I ~cr..
U,'l)tdale rnuun11le di P<1n11a T . C. M. Ruinì Camilw (direttori'). M. M. Gianl Pietro. M. M. Luciani Lavi,, io. C. M. Ferretti Arrigo. C. M. Corradi Numfl (com. ,c. ap1,I. san. ). T. M. Visconti Ghul'ppe, - . F. C. G111fTredi Giu/fredo. F. Perotta Gustavo omEZIONK
01 SA,"' l'fA' Uf(f. \' COKl'O o'A RMATA
(IN \. kllON A).
Col. M. llo,anigo Alberlu (1liri>ttore), M. M. V,tullo GIIHeJ)pe. Osprdalt pri11t1/Jalt di r erono.
Col. :I.I . Vnlhcelli A11lonio (clin;ltore). T. C. l i . Tro 1·anelli h"doard o. T. C. M. Gelmeltl Arh.11·0. M. M. Ca11ohianro D0me11icr111lo11i o, M. Id. Schii1.i Pìtlro. M. Id. Oarra \'il/urlo. C. M. Vemntlo Rllore (c()m. tt• fant.). C. M. Grtua Altssand,-o, - .
T. M. Panagia Anton i no. T. Il. P. c. Monl·cP Gf.,u11n11i. F. Martin! Giovmmi. F. Uel Piero G,o. 1/11/11.<l(l Ospedale rncc1trsalt d1 .11,rnlova.
(dirrtlort').
'f. C. M
M. M. llernurd liiova1111i . Id. M. Ga~hano Frnnctiro. M. Id. S~uazzi rillol'lo C. M . T. M. V1rdl$ l>it lro. F. Alhorll Egidio. 0 1petl11lt 111'i11c1pale di Padùva.
T . c. M. T •ombetta lid 1111111<1" hl irettore) (com. se. ar1•I. sa11.). lii. M. Nod,ri Pietro. M. !I l. Trev1sa11 Hugenio M. M. Fanchiottl li11ge11!11. C. M. Bernucci Rod olfo. CM. T. M. Capp~ rclll Vi11c.11:1t10 -. M. Sìnglitico Gi1m ppe (rllsr. mio. Interno). T. M. Sel•I Giov11nnl .
·r.
F. C. Fabris Riecardo
F . Toder lni Teoclor(I. Coma11d11to.
C. M. Zalllro An/011ino (osp. Venezia). ln( er mfri11 pn1idi,1 rla di Trt visot.
M. M. Fal,lella f>it l ,·11.
lii
112
(Segu•) RIPA kTO ner.1.1 c . .·,c1ALI !IKlllCI B " '" FARllACISTI }llf,ITA RI, ECC.
OIRl-:7.l'>S ..:
111 1;;,\NIT'A• flEL \'I CORPO fl ARMA 1 .A
1
( IN 80 1.0GNA).
(;,il. li. llerna r,lo l11i9f (direllore). M. M..\tuucl ll Ernesto. Os11etl11le JJ<ittcip11le tli IJolo{)na.
Col. )I . Cen·1g11i raovmrn i ((li rettore). T. e M. Oe v ,:,ìhis Raffarle. )I. .Il Va,,licò Gi use11pe. )I . .Il. lii. ~I.
,:. M. lknali Al{IIIISO, C .\ I. Pi1.zocolo //!lnibf11t. e ~I. Sa:!i:ttni 1.·,,,,ridn. {; M. i\1 1,lim1ri J/11,·i,,, +. C. ~t. o~ l'(apoh F. l'lli111111cl<J. 'I'. M. Cl11ro ni P1cfrv. 'I'..\I. Severi /. 1.1ì111. T. ,\ I . Hruni Nfrola. T. M. Galao,le C11slo (<li~/J. mi,,, ;,.,,,.,. ,,), T. M. Mi:,! liarrio Romano (>llsp. mìn . inl•' rll l)). F. C. Rov~rc r:ì11.<i'J'/lt. F. V.1rcaro Fra11cesw. ~' . i'ì1colai ,4"gelo. I'. Gl11•ranli111 ,Y,,Ho <1111P1l1.lle p1·111e,1111te tli \'enezm.
T. C .Il. F:il,r is Oom,11ico (1lirPU'lre). M. M. ll,irch~se Gio. Uallu. M. ) I. To,ni,a Gito,,,,,a.
C. )I. C .<su Atbrrlo (rom. o,p. Fìr,.nze). C. M. A mali Gi1Utfl]>t, C. M. Chini r;Mtan u.
+.
C. ) I. Z ,lliro A11 t1111i110 (com. 11s1J. Pa<lo\'.1). T. M. Q11ai;:lio r.et.,11 F. Cen1,1 AU11i11. F. l'a;.:11ì.-llo A lfretlo. IJ.</>ed<1le 111·i11dpnle di lldi11e.
T. C. )I. s1,• 1T,•111\11 i 1,11,, r, (<l lretlore). M. ,\I, I.osch i l'ielrr,. M M. Hoss1 1;11et11110. e;. M • .11:1rgut1a f.r.<fl>"P. T. )l. .l lalaliarl,a Pi,1,·11 . F. llcris, l'iel,-o. 11,,iedul ,· prì11ci1111le <li 1/,,venna.
T. C. M. M:111g,•ri f'rr111ce.<co (<lirettorr). M. M. .llarZOl'Ch i f'«bi'1 . .\I M Piz1.11c;:,ro Clo,>,•ul,1 • C. M. P••nn,•tta ,1/,,no (ro m. 7 arl.).
C M. T ..11 P1tr,•f11 .\icola. T. ~I. F. (;. Af11era11i /,'mi/i,,.
F.
fStOUt) RIPA RTU Ol!OLI UFFICIALI llKDICI h OP.I f A RllACI~ 11 lllLIT AIli. t CC. 1
OtRB7.IONR Ili SA~ ITA' OF.L VII COHPO l..1 A IU4ATA ( I.~ A:'ICCl~A).
Col. M. Barlella i\'fro/o ldlrellorcl, M. M. ùggin110 Grovo,m i.
Osptdale pri11C1p11le di Anro11a.
Col. M. D"Ani:elantouio l,'llore rllorctt<1r,•). T, C. M. M. M. Donìnl ,;1uuppt. j M. li. Simoni Gi11se1,1ie, C. M. Recrh1one o/Iure. C M. Farronl Enrico (rlirµ. min. h1t,rn•>), C. M. Trrl:o ui l'let l'O. C. M. Rizzuli (;h11epp, (rom . 0•11. :"(apoll) (,los1•. mon. rnterno). C. M. Funaroli r;ae1n110. C. M. Orlrll O,lrlm1e, T. M. de Alhe11t•1< Gullln. T. lii. Lucans:Pli Gfo1 a,1111.
I
+.
P. C. F. Gns11ari Pio. F. Antolino Alberto. 0.-pt,lnle pri11c1µ11le di Cllleh .
T. C. M. Ru11nr mo l ormzo (di rNtor•). M. M · O'Ellorre Al{rttlo M. M. P1e,~1~1r11i rul(tu:u. C. M. C~3lnn linl Gill.<P/'I"'· c. M, Arnlrcin r Alf1·erl11. T. 11. Gasp:o rin1 /91110, -. T. M. Toma.•~lli lito. F. C. Natale /,11igi. F Parozzanl (;rnlio. h1fer 11,tria ,,re11d1111 ia di Aq11iltl.
C. M Car cia f'l hppo. T. M. IH,1rato U1111w11ele. F. Muzzioli A11lonio. lnfern11ria pruid,nrla di F'ogoin.
M. M. Galnsso A11t 1,n /o. T. M. B1la1rcm Cust,1111i110. fl lR EI.IOXE hl SA1\IT A' OP.1.1.°vur CORPO o'ARW.41A (IN PIIIH'1.S).
Col. M. 8th~n11r>-Cl11atto11r r:iova1111I A11lo11lo !1hrrt1nre). M. M. Ostino (;,ov<1,ml. Uspt1l ule pri11cipale ,li ~·irm:e.
Col. M. Oona,o,;:lla l11i9I (11ir~11orcl. T . C. M. Mo,rhlul Burico. M. M. faratl r <:, /f.<11110. M. M. S.1nJzu111r11 Gwrm111I M. M. l'1111pintlll />ir/1o. M. M. Mem1clla Arran yelo. 111. M. ~ iNf.l U A'1I011iu. C. M. Mam //:io. C. li. r.,•rulll And rea, + . c. M. Jl.,rlf,, CP&u r e (dtlJI. 111i11. lnltr,111). 8 -
Q11od1·fJ di a11:ilmil a drl corpo sa11 1111,·lo 1111flfor,, frr.
I I~
H&
(SegtLe) RIPARTO oen, llPPICIALI )1801Cl B OKI PARllACISTI MILITARI ,
r. .I l. \'1 lla,a111.a Giuupp e, -. 1'
)I. M1g11a 0 c,o Pmro. T . }I. f'r;,u r;iUUJIPS ( diSJI, 111111. i11ter T. }I. Cre,r>~llani O«rto.
,,,.
F C. f. St1~ru Jf,,uriz&O. r. S11z1i Filippo (··om. osp. Roma). F. Couti CtJrlo. f.'nma111tJ li. C. M. 1'1rol 1 A11,,J.,, (o~p. B·,ri).
C )I. CM~u Albe,·to (osp. Venezia). O<ptd11le pl'i11cipale tti J.lvo,·no.
T. C. )I. Tallar iro IJ0•1i(aci" (,llrnttore). M. )I. Ile Ces.ue E luardo. ,1. M. u,,1m111io on,zir1. C M Pantano Arlllro, +. C. M. To11i~lll l'ir tl'O (ttup. min. mte•tltJ ). C. .Il. llo S·trlu liuge11io.
c. )I. s~rtol, .ll(tt/110,
T )I. Ca111pei'./)C1a111 Afauimo, -. T. )l ne lhmrnr<l111is V,rgiuio (di&p. min. inl.) F. l:, )11::1,ardi Domenico. F. Coi1'Pra Nico mede. ln(ennerill pre!icliaria d i Siena .
c. M. ,\lari:i.ni B 1tl'ÌCO, OlltE7.10:0.R 01
1
SA:'\ l l'A 1 1).EL I X CORPO U ARlfAT\
(IN HOMA}.
Col. .Il. )t,n,zla nti l:;'z o (dir ettore) . .\I. M, Ci:tcl'io A11d1·ta. O;l'cdale p1·i1,cipate di Roma. Col. )I. Grieco Giuseppe (rllrettore). T. C. ~l. M. )I. Virgallila ~farlo . M. M Cocola l'fo ce11zo. M. )I. v,rllia To mmaso.
:.i. M. ::irina V,11cmzo. ~I. M. ::;,111 tucci Sle(a110. (;, M. Trev1s.1,,1 Gaet1m(). C. M Hiva Umberto. C. M Memrno Giovm111i. C. M. Annaratone Csl'lo. c. ,'4 . M;iriolli-H1a11clti Gio. Balla, +.
t; . M. ,\lanc,ni A11geta11l®fo, C. M. f'aol hti Adt1l(o. t: M. l'orna Amedeo . (.; M. Halestra D1<iho. T. M. Pazzi Bl'mrrnt10. T. M. 8 11cdante Alfredo,-, T, M. Spatlaro Giu,eppe. T. M. n,ni Guido.
T. M. C•11rf1rlori h'nrico .
,ru
T. )I. )I Giusepre (com. min. guerra). T. M. Romeo Gia11,bartolo. F. C. llo mpiani .4/rurrndro. F. Nouis Gerolamo. F. Cèrrutl Romolo.
BC,C ,
(Segue) IIIPAlllO l•F.GLI UFFICIALI ll&DICI E DEI FARllACISTI lllLITAIII, ECC,
F. Palladini Alar io. F. Marini Carlo. F. Salvatori Gìu•~pe. F. Lombardi Ma11Uo. Oltna11dali.
C. l\l. Bosco Pittro (osp. No,·ara) C. li. Pomroni e,.rico (ili. Piacenza). C. Al. Salvatore Dome11ico (ld. Caserta). C. M Ricci Semfiuo (lrt. Novara) . C. M. ,:onsli,tlio Plncid•J (id. Messina). F. Suzii Filippo (I<!. P1re11%e). F. Corradi Re w, (id. Palermo). fo(trmtria presidial'i1.1 di Civila vucllia .
C. M. Marini Rmllio Paolo. T. Al. Cogllatl-Dezza Giusep11e. Ospedale p ,·tncip1.1le di Caglia,·i. T. C. M. Gandolll Giacoma (,llmttore). M. M. Gasole Ila/o. M. M. Marini Ernesto. C. M. Ziccardi Git1<epp,. C. M. Crispo llbllldo. T. M Basso f:rmmegild11.
T. M. Romby Pa,1/0. T. M. Deiana Ur,•sle. ~·. Nonis Raffaele. P. Enr:co Fr,111ctsco. /11{e1·me,·ia vresidiari<& di Sassar i.
M. M. Cara Fra11cesco.
T. M. Simula Cb11ldo. Ospedale prlnGipale <li Perugia.
T. C. )I. Carino Tomma1i110 (direttore).
li. M. Turci f'iltppo. M. M. Petrone ,fodrea. C. M. Gimclli Euge11io,
+.
C. M. Imperiali Giulfo.
r.. M. Fr ,soni Paolo.
T . M. Cammnrata Giova11iil.
T. M. F. C. Mannaioni Giova,mi. P. hlfernteria prutaforia iti Ttml.
M. M. Rossi Alfredo. T. M. Bifani Alarlo . OIRiZIONE 0 1 S ANITA' Df: L X CORPOO'Aftl!A T A ( IN NAPOLI),
Col. M. Baldanza Andrea (direttore}. M. M. Fusco .B millo. 01ptdale pri11clpal e di Napoli.
Col. M. Minicl B"genio (direttore). T. C. M. Arpa rutorio. M. M. Salinari Salvatore. M. M. Boccia Salva tore. M. M. Cantella Mariafto. M. M.'Romeo A-a11cuco. M. M. Loscalzo VUo. ~1. M. Gualdì Carlo.
s· - (l1tadro t.l'anzianilà del co,·po Mni ta,-lrl willt1re, ecc.
U5
t\6
(Si(/1<! ) IHPARTO llSGLl UFFICI.Hl IIE OICI F. OSI l'ARII AC!STI IIILITARI, ECC,
lii. M. Madia Giweppe. M. M. llonomo 1Vicol ino. C. lii. Maisto Pas911ak
C. lii. For1unato Carlo(com. Cor1i. In\', e Veler.). C. lii. 'fecce P11 squ11l e. C. M, Volpe Mazzfni, + . C. M. l11fant.e Carlo. C. M. Santa Maria Albe,·to. C. M. Grnssi Giuseppe. C. M. Mazzetti l.or elo. T . M. nevacqua Alfredo.
T. M. Pal um bo l uigi. T. )I. Gallotti Gio»anni. T. lii. I.a Manna Salvalo>·t. T. ~ . l.ojacono Anlo11io. F. C. Russo J;'nrico. F. Pi raino Slefano. F. Tede,chì Pr1111ct.<co. F. Gìor<lano Vi11renzo. Coma,idalo
c. M. lluta Sebr,.•tirwo (osr. Caserta). C. M. Rin 11tì <,.,,se1111e , id. Ancona) 1chsp. min. interno) .
Ospe,tale pr111ci1;11 lc di C<iserl(I.
T. c.;, 11. Cavicchia F1·(111cesco (d1rf'ltor~). T. c. M. Pera,si Gioo. Alll ()II ÌO, M. M. nomano f'nrnce.sr,,. M. M. C11tri Fercli 11,rndo.
M. M. Noc1·lli D011,enico. ~I. ~ Ile Hosa ,tltehele. M M. l)e Pri<CO L 11 1g1. C. M. )fihlello l imi/i,,. C. M. nu1a Sebrul1a1110, (com. osp . ~:opuh). C. M. S ,ha lore l)omeniro (com. 0,1> 11,,m~). c. )1. (lc\lla C1or1ro A11grlo.
+
T. M. All ,auo /, uigi .
T. M. Forino Si1h•11to,·t . T. M. ll'A IIJ,,re Pr1111n,cn. F. C. Marini Pielro. F. l,ulrario Giacomo. F. Po lo lore11~0.
/n(,t·me1·iu :i,•·f.a•li,,,-i,, di 1;01ta.
M. M. S011s A11(1,-ea. T. M Ahalo Al e.<.<(I/IUr O. F. Pari:-1 \ inreH~o. /nfe,·111(,·i11 preJ1diuria di C117Jt<tl.
C. M. V~r,l<>li1•a Be11ir1mi110. n$JJ,,l ule pri11(.ip11le tli Cnva d ei 'firreni \ili Suler1101.
T. C. ~I. Gerundu Gfoli,mo (direttore) . M. M. M M.
C. )I. Sanluli /i11111io. C. )I. ll'Al11ia 1;;11t•a11ni (ru111 . t1e1• . con, . .ltaS· ~alul,r,·n<e).
c.;. \1. 7.t1ccar1 Ferle1·ico. ~ )I. Ciami R11sol1110 111,si,. ml11, interuv).
(Stg11e) HI PAllTO DIGLI UFFICIALI 11.I DICI B DBI PAIIIACISTI IIILIT.UU, IICC.
C. M. Caliendo E11rico. C. M. Cotronei To11,muso (tlisp . min. interno). T. M. Sassvli Ernesto. T. M. De Durante Nicola. F. La Rotonda Ra{f11ele. F. Amaturo Antonio.
c.
Depo1i/1, cunval escen ~a Mas,alubrenu Comandato, C. M. D' Alo ia Giovan ni (osp . Sale rno). 0
Olt\81.ION~ l>I SA NIT A' n~LL' .Xl CORPO D ARIIATA !IN UARI).
Co l. M. l'a ris l 1''elice (diret tore). M. M. Criscuoli /\'icola. Ospedale 111·i11civ rlle di Bari.
C. M. Barbat elli Ettur,• (direttore). T. <.:. M. Lanza Em111a11uello.
M. M. San toro Gìus•t'!Jt. M. M. C. M. Di Gla~omo /,,.igl (disp. m in. interno). C. M. Cn~lellano f'edele, C..M. Trulli 1:abrìele. O. i\l. Piro J, Am,tlco (co m. osp. Firenze), C. M. Cotugno l'M1·fl. T. M. Maslro,•1ti 1\'icola.
+.
T. M. Suma Cosimo. ~'. C. Prnnpeanl C11do. F. Falc hi Hwilio.
/11(e1·merill 11resitliurlcl di /,ecce. M. )I. Ceino Arllille. 1'. )I. Oa.sile An/01110. Q.,JJedale pr i11ci1>al, 1.h C(l/a11zal'o.
T. C. M. P,e.sacco P11.,q1rn1, (d irettore/. M. M. lnfehse Gi1uep11t. C. M. Cantarora 11·1c11la, +. 1'. M. Catalano F1·1111cesco. T. M. Giar<li 1:11llilni. T. ~I. Sorb:ira E111,li11.
F. C. J>. rerrara Giu.<eppe. /11(el'm,rl(I 1>rt<idwd11 di ,l/o,1teleot1t . C. 111. Palmieri llu /Tafle. l 11(~,·meri11 p1·esìdi,11·ia <li Ca$lrovi!l(lrl.
C:. M. Vv1·:1luro Gen1fllt. Olkl-:7. 10:-il..: 01 S:.\NITA' t)~l. ~Il C(Hll'O O'AfUfAfA (1,~ PAl,V.lll!O ).
C:nl. )I. Su;~a l'ilo (tlirdtore). M. M. rurno r:iacomo. O~µedale prinripole <li Palermo.
Col. M. Ginliani Francesco (direltore). 'f. C )I Del Vecchio //11gg,ro. M• .\I. Cipr,:11,0 l uiui. M. M. Gri~lin:i C,,.,t,·e11:e.
C. 111. r.n..10 1'<10/0.
tl7
118
!Segu,1 RIPAftTO 1)6flLI CPPICIALI II BOICI Y. DEI FA. IIACIST I IIILIT AIII, i:c~.
C. .\I. Lo Bianco Lui11,. C. M. Grixonl Giovanni (disp. mln. lntr.rno). C. M. Liontì Girolamo. c. M. Ameot.a Afl.lo11lno. C. M. Viola Pidro. T. M. Criscione Gaetano (dl,p. 111i,l. hlterllO). T. M. IJ'aona Giuseppe. T. M. LI Virghi Salvatore. T. 1,1. Calfarelll Brnwetlo. T. W. Cervello Ugo (dl,p. mi11. inter1111). F. C. Car rler Al(onto. F. Ceppi Ugo. F. Corradl Remo 1com. osp. Roma).
ln(trmtria pru i diaria d i Trapa11i.
C. M. Anoioo Bemmni110. T. M. Claccìo Vito. ln(t,·merin prt1W.iaria di Girgt 11ti.
c. M. Restivo Pani.alone Giusep7ie. T. M. Ci rco t.iuseppe. OQJodule pri11ci/)ll/e di .flessi11a.
T. C. M. Degli Uhertì Geunaru (diretlore). M. M. Pace Luigi. c. M. Visalll Paolo. C. M. Maizaglla Giova,uli. C. M. Consiglio PlacW.o (com. o,p. Roma). C. M. Alessandrello Gl1,vcm 11i. T. M. Vaccaro Natale. T. M. Oe Oomeuico Pra11ceacu. T. M. l\uf<f<Ui ,folo"i"o.
F. Comelli Cor11tllo. F. Aco,snlO Br111megilclo. hlfer»leria 1n·e1idia ria
a, Siracusa.
M. M. Deloi:;u Gaetano. T . M. Bordone Canneto.
l11farmt ri11 pruicli111·1a di Clllani n. M. M. llarlella s~1v11lo r1•. T. M. Gangi Salvatore.
FARMACIA CENTRALE MILITARE (IN TORINO). C. F. O. Anlolin0 Bernardo (rtircttore). F. C. Orero Gi ova1111i. F. C. Amoroso Vi11cenzo. F. C. Carnelutli Pederico. ~·. C. Lovadina Narco . F. C. Bozzola Eugenio. F. C. naroni 1/doarcto. F. C. Castellini Giu~eppe (diip. mi11i1I. finanze). F. G11i<li Gfo. Balla. F. )fnrcnco rillorio. ~·. Dorl inetlo b'rllt fll), F. A.priotli Fel'clhwnclu (ctisp. mh1i1t. fi111mze).
F. Reg3rrt Pltlro. P'. Mozzana Cal'I,,.
(Segue) RlrAIITO DEGLI UFFICIALI lll!DICI B l>BI FAIIIIACISTI II ILIT Aftl , 11cc.
REGI CORPI DI TRUPPE COLONIALI. I IN ASMARA). M. M. Mozzetti Eli~,u (disp. min. esteri).
C. M. Polestra Giuseppe. C. M. Martoglìo Ferdinando (di,p. min. trieri). C. M. Stella Vincenzo (Id.). T. M. Calò Villorio. T. M. Fierro Michele. T. M. Piantelli Gi11srppr. T. M. Accorinti \ 'lnce11:o. T. M. ~tarotta Gaetano. T. M. Ue Marzo n,wmzo. T. M. Resegotti Enric,;, T. M. Colloca f."1·1·ico. T. M. Bevilacqua Amleto. T. lii. S'>lari Ce.,are. T. M. lapoce Antonio. T. M. Pintacutl:1 Salvatore. T. M. Scag lione Viltorio. T. M. Signorino Ro.<!lrio. T. M. Fadda Sfro. T. M. Randaccio Paolo. T. M. Ferrari Gioçcurnl. F. compi. Robba Cla11dio. F. compi. Rossi ,Ilario. F. compi. Gent ile (;,ac,,m,,.
R. CORPO DI TRUPPE COLONIALI DELLA SOMALIA ITALIANA.
c. 11. Cheleschi Camìllo (disp. mh,. esteri). C. M. Nacciaronc Amltlo (id.). C. M. Zara Silu10 (id.). T. M. Uelog u Gino (id.). T. M. Lan'1riani 1/obtrlo (id..). T. M. Casella Otwte (id.). T . M. lllasseranu Giull11 (id.). T. M. Hottar! Carlo (icl.). T. M. Paoletti l"erecondo (id ). T. M. Ratn[li PIPfrO (id.). T. ~!. Camoriano /'ielr" (itl.). T. M. Fasanl Pr11,1ce&r" (id.). S. T. M. C. Balladore Pallleri Lorenzo (id), F. ro111pl. Beltran,li /inric" (id.).
INDICE ALFABETICO Amenta A1,1011i1w ~\ 1Au,tenino Alberto 88 Basile A11l,111io 5(; Amici s,toio 6' Auclisio Pietro 34 fusilì A1ulrea i6 Ammcndlll& Pitfro 8! Auri ti Filippo 63 Bassi Gi,mpp, 52 Abate Almaudro 50 Amoroso \'incen;o 66 At1$lello Parquale U Basso Bra,mo r,3 75 Amprimo Brnulo 81 ,zzaro Giuaeppe 50 lirmeuegildo H Al(Oll&O 8t Anc hisi Tonmwso 81 Azzena-Mossa PaGio. Balla 63 Raffaele 74 Andreini Al(rwo 2s' aq,wle 631 Gi,uepp-. 88 Abbate D011alo f,6 Angelflll .\'i<nl11 80 Pkli'o 83 Abhar.l A111011io t8 ,ngeletti Annibale 80 IBM tianPlli U111b, rlo fl Abeli i Vittorio 83 An)lellco Giacomo 8.3 Batolo li"g; 88 Accame Pidro 1Battaglia Gioact hfao 63 Accardi Mc,rio 40 Angehllo Al/01110 6~ Accorintl Ylllcei1zo 46 Aa~elini-Paroli Carlo 7918acchialoni Adolfo 54 llattislini Cam,llo 50 Anglulli Gu.1/11v,i 89 Br,laloni Gi,ueppe 78 Oaudizzone Giovan1\ i 3i Accossato /ìrme11e71 \ngris:ini Giovanni 8718agarotto Giu&eppe 63 Rayon Jllmondo 36 11ildo 87 Annaratone l'11rl o '!8 Bagnoli AchUle 81 Beccaria Giova,11, ti Adelasio Fetlerico 80 Bedel N1wrizio 38 Adinotn Salvatol'e 60 Annino Be11ia111ino '!8 Balacco Cormdo 89 Antico T omma,o 89 Balbool Aldo 83jBell:1ti A tigtlo 84 Allragna Alfredo 8 3 Anto lino Alberto 7t1Baldanza An<lrw !O Bellacolonna A11lo11io St Arrica Gitt$f1>JJt 81 An rolino Beruartlo 66 Baldassarre Geremia 77 iBellazzi luigi 63 Agos tioi l"igi 63 Ant'l11i Luigi 63,1Balestra Duilio 40 Belli Pasquale 8t Agn oli l'otFTn Ra11i eri 79 Qn:l~straz2! luigi . 63 Oellia Emilio U Alla SalvaforP Prll· 89 Anz.'1 S11lvato1·e 34 Balla Alberto 40 Belliovia Corm<'lo 84 .<pero Ajmone ,llodesto U A ppiottl Ft,·di1ta11do 71 Balla bene Ce&aro 79 Bellinaona Ca .-In 8l Ajroldi luigi 30 Ap ro,lo Roberto 78 Balliaa(l Hnea Arturo 3i Eugenio 80 Pro$ptro 81 Ara Achille 58 Banft Giulio 8! Reilisarl Gaclo110 88 Albanese RlCGioi,i 58 1raneo Pra11cuco 631Barbaga.!lo Mario 841Bellottì Roberto 64 Alagna Emi/io 66 Arangiao luigi 81 Barbara·Giacomo 81 Benati Alfonso U Albano lutgi u Arcangel i Alfonso 77 Barbaro /\'icolo 31 Benedette lli Lelio 83 Alberani Em,lio 68 Arcari Berutm.lo i8 Barbatelli Ettore iO Manlio 80 Alherti Egidio 70 Guido 88I· Barberio Yhiu11zo 89 Benede tti Gi1ulo 79 Aldinio GìusepJ)e 81 Arduino Fol'lm1alo n .Rarchlesi Enrico 80 Be nincasa Bn,nfo 63 Alessandrcllo Giovan- Argentina Gfo. Ball. fi31Barglool Cal'lo 89 Vl11ce11zo 75 ni 4'! Ariiento Gi11sev,1e s1 l furgoni Allilio 791Bergonzl r.es11n 79 Alcs-;andri Ca,·ln 80 Ariola l"ca 5-0 Bnrila Dom. Anlonto 84 0 eretta Pitlt'O 81 1 Ca,·l o 87 Armand-Ugon GioBarlle Cesare 38 Bemardi l1'igi 3i Alessio A11to11 lo 83 vanni 36 Pelict !O' Bernardo /,"fgi IO Alfonio luigi u ,lrmandi C111·/o 88 •Barletta Nicoli> lOjOernucci Glovam1i 14 Aliga,,m P1uq11ale 83 Aromando Angel o 6!1 Sal valol'e t6 Rodolfo j8 1 Allnvena Adolfo 89 Arpa Villorfo u lt.larone Donalo 87 Bertncchi Gi111tpps 63 Arri Bu rico 8'11 l'ince11zo SilOortelli Enrico ~ Allegrntll ludovi co ~ Arto m Ab.-amo 78 Baroni Bdo!lrdo 66 Bcrtinettl M1o·cell1t10 t;S Allieri Achille 83 Arzano Francesco ti Baronio Dario 64\Bertlni Ortsle 87 Alt.1na Giu$eppe Si As.:enii Rutilio 781Barrocchlno Carlo 86 Bertoldl Amilcar e G3 Allobelli Albedo 23 Asquiai 8>11'ico 87 Bartall Giorgio 81 Oesso Eugenio ,lfa>·io 30 Alvaro Giu1eppe 76 Astcgiano Gio. llotBa rtalini Bfltìlto 87 Belll Ttdllo 8t Amati Giu.1eppt 32 Udo 85 8nrtoloneGloacallino64 Revacqua Alfrwo 4! l'incenzo 80 As tengo Francesco 78 Bnrtolotla A>1lonio 84 1Bevìlacqua Amltlo 5t Amaluro Antonio G8 As tuto C11rn11,1o 89 BarulTaldl l iborio 86)8,ngini Carlrsimo 8t Froncnco 84,Atzeni Giustp/Je 77 Harzotti Vincenzo 3! Rinmontf Achille 87
A
B
(.Segue) I NUIC~ A LFAUE r,c1, 1J1anr hi Gi1t11
!IO Rra,·co 8t11tarrJu 4ilC:alderlni Fer rJi11a11<10861Carlle Rorfaele 63 i6 Giacomo 38 Caldo / gn o~io 81 Carino Tom maaino Il 81 llrachioi Alfrttlo 80 t:alegarl Gio. llalhata 16 Carlovarls G1u1,p11• 84 ,s Rrero Giovanni 66 Calcndoli Saverio 36 Carloni L,eo11ar do 18 lllfano Pietro i81Rrescla.Morra Luigi 81 Call Gi uirpJlf' 88 Carnelutll Federico 66 lllrulco Aurd10 68 Rreui Gi uuppt 74 Calia Gadano 50 Caro Om:i,, SO 1 B,lanr,a C1111J1>1/1110 48 llrigatli Giu&t ppe Si Callendo Brr ico 38 CarC>Jella Ca milio 80 Bile Giova,rnl 74 n r i I( non e F e rtli- Calu Vittorio u \carotenuto Domenico 77 !!,lotta Vi11cen so 38 nando ~ Cihieri Gl uti-0 86 Carparelh (;iw tppe 88 Biroa 1l/014ri:io 10 nril(11gllo Sa111i u Cam hhe Lill111·r sslearplnello Andr ea 89 Rrnagl1i Alber to ro1nrilli Lore111,11 S8 Cam boni F ra11cuco ~ !Carrara Agf/lllno 8!1 1 n,m 1;u.1ao 4f>ll.lrfn•l irrl mu,ep11e 80 Camerino /\'ico la 85:(:arratu Ctlutino IO ll1ond1 /Jom1J1lco 79 Brini 7'o rnma, o 80 Cametti Sii.vi{) U Carrier Alfonso 66 B1~hi11i /'11,fro i 7 Bm ·io f'ranusco 7~ Cameraoesi Dino 5S t:art:i-Mantiglia PiBisr~i,lia lu.1(1i 8:t10ro,:l io Bnrìco 88 Cammarata Gluva1rni lippo H Oislarelli Angelo 771RruJ.(natelll Bllgemo 83 Comoriano Pi, l r o 5t C;trullo Dr1111r11 i co go 1 IJ1tontl Go,·ta110 81 Br1111nll, Robe1·tn 81 CampPj1f:ia11i Alnuimo U Ca ruso Cor rrtdo 83 Blttolo 8 01, Drmato 63/llrunel lo A1111usfo i6 Campili Giustppe 80 Casal>uri Fra,i cesco 88 1 81zwrri Ro<lolfo 7illlru111 Carmelo 8t Campi.si Bllldassa r r e 6l 1casa11raodi Gla1<co 38 Blancato Maur o 89 D0me11 ico 83 Cam1>oli Alu 1011dro s1:easa1e Giovanru 63 lll11n1h.1 Gior (li u 83 Ni cola ,s Candela Rocco 81,Casali P~tro 4i Bol>hic B"q111 io 10 nr un~ clc Cur t1s Sa i/:., n,trrluri Enrico 18 Ca,a lioi Riccardo 76 Bocca Tito 581 votore 80 Candrinl Ct10t·e 77 Ca.sal)in ta Giovanul 34 lJr.ccella G1ot (;/orlnruno Prancuco 48 t:aue:gal lo Lor n1zo tt Casarini Ar/uro 36 010 79 1Jucc1antc Alfr edo 44 Canessa Gi,i.,;pp,· 6l'casa~co Buid.lo 46 1 1 Rucd11a B11r ico rn Buccino G11bri rte s- ()ingiano (;iovan11i 81 t:asclla Oanle 46 Boccl11cch10 A11to11i<1 1'o bia 75 Caunas N icoto to Cassa ta Ltlfr rlo 89 Uotria S<1lva1o,-e 18 Dulfa F rimr,ico 36 Cauta rora l\"icota ~6 Cassinì Italico 94 l eopuldo llianco Poolo n,rani Mar(o
s,1
sii
Boeri l'a lerio s} Bughuni b'u idìo Gio. Cantarauo Colltinfi110 ?8 Cas~,gneri Gio. BalOog~io·l.era r;i;t,,-ielt 'l ' 811tlida 8:! Cantella Man at10 181 tMa 84 1 1 !111,tlion~ .flic//elt 7~ Buongiorno Su l val. SI Ca ntu Antonio 8! Gi or11i o 63 1 11011,~rl //ube.1·10 28/ 1J11011omo Adalbtrlo 79:Caocci Sisì,ualo 81 Castagnone Pietro 34 nomplan i Afr1111n J,or e,a:u Il Chpelli 1;111&e11r,e SO'castellanl /lorneo 18 dro 6f, Uurattì ,frislide 31 Ca11iAIIJI Aiilonio 36 t:astellano Fedele ~6 Bona1·ogha l ,11191 Il llnrchl Fulvi o 80 Capohianco lJome11i- !castPI II Epif anio 64 1 Oonrlli f 'rance,co s,111uron1.o Gìo~mmi ca 11lo11 io llnr i co 64 llonfaot, Co,.,.mlo St ilusc.:i~hnu ,f i,g,ul~ 41 Caporaso l uioi IO t~astr llinl Giu1t )IJie 68 1Jon~ìl)a11ni A11drt11 81lllussone-C:hiallone An- p1poz,.I Antonio 81 C:i.itello f'rance&eo 6i Bonifacio Giu.,eppe 501 Ionio 10 t:apparclll l'it1ceii!Ca.stelnovi Lodovico 40 llonito Giosue 88 11111.1.i /::'m ilio 77 zlno 44 Castigliola Orlando 36 llouo r;,ovr11111i :ir.1 C:,ppHroni Pieh'o 83 Ca$lOldi h'ttore 30 1lu110111i Guet,1110 Capponago del Monte leastorina Giu.1eppe 51 Bo nomo N1rot fou tt /,uigi 63 ,CRtalano Fra nctico 48 Bonopane Ca,·lo fil Ca1,11nno Bmìlio 88 Cataldi lui gi 78 80111:mlclli Carlo 8i C~l,as~I />iptrn t:aputi (ilovm111 i 80 Cata ldo G11elat111 83 1 Bc,mono Carmelo r,0 Cahìhhc f 'tlice fl Caputo Gu., t11vo s, 1r..1aluddi Cado 81 Borghesi Ga ela110 li7 1Ca brinl Arlt1t·1, $9 t:ara France,co 20 Ca tani l 1•1q11,td" 81 Do rjli (;iova ,1111 117 Cacace Fr1111cesco 7$ Carabha Rll(fnele 86 c, rarano Bdua ,·do f,3 Dorella Alr.<.,1<11dro 6.1 t:acr l1 ione Fnmcesco 79ICarndonna A11l,111ino ; r, Catellì Giovanni i? Borìn i;w,011111 88 C;,ccb Filippo 31 F'rance&ca 79 Cal lnari f.llibed o 88 1 1 Oor linello Urtsle 70 Caccmm:d, I wcenzo 83 CArrnfoli Probo st Cn lini Alpìt1olo ti llorruso P ietro :u:cacci,.1tore Adolfo Si lCarnn11tti Acliillt iB Cali.ani Carlo !I Oorsarell i Giovm111i 4t Caccuri Domenico 84 Carano Pr on c,.co 69 Catucci Paol o 88 110,r.helli /iugeuio Si1Cacvz1.:1 Frllncuco 811Carasso Glo~a,mi 86 (:al'al iere l uloi 83 llo;ro P,et,·o :w Caclè,fllu Al ~trlo 3! Carllognin Attillo SS Cav:illarl Auou.1/0 o, Dosi l:111'10 81°t:afaro 1Yicola 36,t:arhone llrrmo u Cava1.zani /!milio 81 OoUari Cado 48 Ca/Taralli ,V,r l'ir, 51 1'111<:eft.:IO 50 Cavnzzocca Giwtppe 76 floui f 'ellc,• ;.'r.arra relli llme4ello 50 t:arrli Francesco 75 Cavicchia Fra11,e,cp li P1t1rn ~r, !:airone 1''<1/Jri:io 73'car>1011e Fn rnceaco 80 Ca vigioli Amedeo 86 noz7ola lfma11 ,ute !iò C:d,larola Fra11,,·rro 54 Caredda Federico ?5 Cccc11rolli CamlUo SO llracclre11, ,l. 11/011io 81 Ca l<lera ra Ga,par e 88 Caricati \'i11cr11:,i S51Cecchettanl Danieni coi 5
781
ttil
e
87
t6l
ti3
(StQ'UP) INOIC~ Al.PAlll::TIW
so Citlriano Luigi 14 Costa Emilio ':!6 D'Amato Carnielo 78 12 Circo Giuseppe 56 Fousto 5! Carmelo 79 t~ Cirelli Pilippo 84 Quinto 'M D'AmlJrosio Angdo 81 79 Cit:mna Ferdittando 87 Cowtagliola A11lonio 63 Frn11c1•1e<J 85 68 J\'icota 7' CostAnlin i Giusr11pe 40 l)amele Pietro \'inct>IZO 87 Centa Atlilio 50 Cotellcssa A lfo1uo n Oamiani Girol,11110 83 68\Citelli Altualldro 77 Cotronei ·ro1111na10 40 l'lnceri.:on SI Cepparulo Gillua11ni 63 Ctllol ini Silvio 68 Ci\'iCO Biagio 8t Cottafava B11rico i ! oamiaoo J\'icola Ceppi U{Jo ~6 1 38 Civita Raffaele Cerarogl1 7'111lio r.11t:ottcrchio A leuio 80 D'Amico /Ji11yio to C.ercig11ani Gi,ueppt 81 Coccia Luigi St Cotngno Pietr,> 31!,0aneri GiulfPJIC 63 78 Cocola H11ce11 :o C.er(Jua l\'icola 16 Couguet Alberto s2 0'Angelanto11io B11 Cerquctti Gi11seppt 84 Coda Carlo Filippo 771 lore t! 79 Cogllatl•Oezza GiuCcrretti L"ig i ,Cremn Gio. H11Ui11t, 74 Oanlello Salvalo,·e 89 70 $eppe Cerruli //or,10/0 58 Gre,ciu1ono Ro$ario 38 D' A11na Auyi;sln ,~ 1 Cervasio Salvator e 76 Coi,coll l L ui()• 61jcrospellani Carlo 50 Giuseppe 48 Cervellera Donato :J8 Colajanni Federico 40 Crespi Cesare 87 O' Antona Gitueppe 87 1 68 Colamus,o Flav iano SO Cricchi Bvar~to Cervclltn A11/011io 7t; D'Antonio lli;ffaele 81 Cervello I ·oo 54 Cola nloni Domenico 63jc riscione Gi,eta,10 46I D'Antonio l'incm:o 79 Ccrvig11i Gi<• vanni 12 Colitti .Silvio 4611:riscuoli l \'lcola H Darra Vii/odo 18 ai Colletti r;1u,1,, Cerza Francesco R51Cmera Gi,.seppe 63 O'Ascola 1;es11ele 81 Cestari .\'icut1, 88 Colloca 811 ,·lw ,\ 6 Crispo Ubald o u D'Aversa mu,epJ)e XR Cevasclli Catullo 75 COllotli Bdo,mlo 82 Croce Silvino 80,dc All ,entiis fit• id11 5t Cl,ele~rhi C11millo tt Colomialt i Luiyi so:c roci Pielt'o 77 De Amhrosys l1t1lidlo 83 Cherrher Sante 78 Columl)a Cesare 3& i<:rosigha Bvarislo 58 Dc Angelis Ard ui111, 58 Cherubini h'dou,·do n .comelll Pìo 77 Crudeli (;tulio 87, Gaetat10 31; Cherubini-Glamma75:Cucca Seballiauo S! I.le loell is B11<lflC/1i1J 81 1Comol:i Giulio roni Orla11do 12 Cuncclli Gtrtmi<t 8~ Cuccurul lo Sam11ele 85 Dc Benediclis Onorio 8~ Chetoni L1<iOi 79,Conciatore Vomeni· lcncinotta Alfndo 50 Oe Uerardinis J,uigt ,~ 1 Ch 1abrera Gi•11·11io 63 CO u 1 Bugc11io 5\ Ue Bernardluis \'irgiChiaiso A.l{OIISQ so'Cugi Licuryo 1s1 nao r,o 76 Contlorelli Mo l'io ChiaP1>ori PMquolt 84 Mario 81 ICuoco L1tfr1i i5 De Bla!i f'nmct~w 8~ . • • Chiaraflia Gt1ela110 80 Conenna Vìlo 7~ 1:urcio A 1tlo1110 5t Lle Caris Agoslinu Ch iari JVicota 87 Consigli Glo v,11,11 i 88 Savtr10 48 Dccaroli limilio 87 1 1 Chiavacci Piel>'o 83 t:onsi!(lio Plncilto 36,Cu rli Michele ss 1>e ('.ecco Adol(•1 80 1 Chicco Alfonso 79 Console Giuseppe i9 Curti- Petarda J\'icol<t 75 Giuseppe 80 1 Chietfl Afichele 81 Con lella ,lfichele 83 Curtolli Donato 6•/0e Cesare Eduardo 18 Chierichetti Angelo 8! Conti Carlo 70 Curzi Decio 87 /.ibo,·io 1!5 Chlesa-Abhinli Anto64 Cusani Alarli110 18 Vincenzo 63 Luiqi nio 84 Co1ipo1a' 1\'icol,1 ii'cusmano E,irico 75 Zacc11ri11 77 1 Chini Gaelauo Giacomo 801De Cristuf;inu Fe1·14 Coradeschi Scipio11e 87 Ch10,leni /,uigi s, Cutore Cifl etrrno 84 di11anlln SJ 88 Corazz~ r;iovatt11i Chiri\'ino l'i11cmu, Si Cvrbellini Luioi 83 Cutri Fe1·di,w11tlo 14 De Domenico f'ran· 1 Cllironi Pielro 44 Corhl t 0 Antonio ~ mro e ~2 , Oe nonni., Cesidi o St Cicchet ti Annibale 7!J ~ Anlo11ìu 1 Ciaccio .i11drea 16 Bdoardu t6 IOe Durante Nicqla 54 70 De Facendis Giu1,ppe 81 filo 50 Corchia Primo Ciampin i Ceso ,·, 77 Corcloni C,,1·radi111, 60 De Falco A11d1·e11 62 7g :oe Feo L11igi 78 Ci.1oi Gitueppe 81 CordoYa Li;iyi Cbrla l!rn•sto 78 Da libetJe FiliJJPn ~8 De Filippis Adi ulore 79 46 Corma.~i Giusr/Jpe 50 Corn,dio Luigi 70 D'Acc~rdo Salvatore 00 Giuseppe 56 Ciarlo Silviu 1 36 Cornelli Cornet,o 70 Jl'a<ldabl,o 01·011;;0 81 Oe Fiammi nei~ luigi 81 Ciauri Rosolìr10 1 Ciccarelll Angelo 79 Corona Auouslo 88 Da~asso Pier Luigi 81IDe ~·raocesco Ga1111m·o8! Cicchella Pielro 89 Corratll Angelo 75 0' Agostino F,·ance.,co 5S!De Furia lillort 74 CiccheLti Armìbal e a Numa 4S! D'.ljello na,raelt i4 D~ Gaetani L t•i11l 8& U lle11,o Ciitliuttì Gi1mppt 70 d'Albore Fr1111cesco 48 De Gennaro Pasquale 85 Cimaduomo l\'icola 8t1Corte Silvio 74 Dal Collo Auoudo 63 Lle Giorgl Beniamino S4 1 Cimino Francesco t6 Corti Luigi 54 D'Al~san'1ro Felice S3 De Giulio Paaquale 84 Cinti Fmncuco 68 Raimondo 81)Degli Atti l''1tcmzo !11 8 1/Coscera 1\'icomeile Cinque R11,r,,,1,• 83 Cosco Angelo 80 D' Al fonso Raffati e G3 0r.gli Ubcrti Ge1111aro. I! 1 Ciocchi Gaetnno 3! Oeiana o,·e,le 46 st jcosimato Gi,mppe 88 !)'.\loia Giovanni 63 Cossn Alberto 30 lJal P M.1.0 Domenico so' ocl llello Anl<111io i5 Cecchmi Ma111mo Cedrola Giuseppt Ceino Acllille Cclii Fdict
i81 ·
I
I
D
1.S,gue) INl>ICE ,ILPAIIKTICO
·~\
LIPI Giudke G11 eta11n 75 O'Eltorre Alfredo 48 F'aelli Narci&o 88jPllllpaldl Emilio 83 36 ,le Vigiliis Raffaele n Fai celti /,uigi 3t, Fior ioli Francuco St Go etano 83 Di Benedetto Settimo 88 Pietro 40' Plumerreddo H 11u110eli:;o C11rl11 63 DI Domen ico Nic1,/ò 87 F'alchi Emilio ;o so M OellaC'11il Giu,<eppt IO Ili F'ra11ca Domt11ico 83 L11ioi110 4' Floris ,ft1lo11io 81 1t,,lla Ciop1ia ,111yelt> IO Di G,acomo /, ui91 !! f"alconi Gnvl11u 7! Focncci Pietro 80 Or lla \'alle IJ11rlnloOi Giorgio Vi1,c,11;1, 88 Greoo,·10 S t Foce Bd_q11t'do 38 111eo 81 Di GiusPp1,r l'm·f:,,. Falllella /lieh'o ~ F'oggetta Giuupp, 87 Frn 11cesro !fi milio 83 l'let,·n 81 Polco Anto,1io 81 OellanPgra l111r1i 8ì 111 Lall.1 Pr1111c,., co ijJ ~·a mìllari G1ou111111 i 88 ~·0111 Fr1111cesco 83 Oelle Piano l 111g1 ;R ,li t a llo c,,rmine 42 Fancl1iotli B11oe,1io 20 Fo111ana l'iro•nio 89 Del l'Olio Glo. RattM11 ;s,n1 Lihrrlo Fr rw,nco Si fanelli 11,1,111101110 r.1 1\'icolb 83 Dello ~lrolo~o Oal'i11 sloi Lorenzo Gi,ueppe 82 Panta.sin Sfltvnto,·, 7~ f"ongoli luigi 80 Delmi11io o,·a:io , ~ n; Maria !1011,olt. Au· F'nntoh Giulio 30 Forcllf'rio Luigi 70 ll~logu Gn,t,1110 tS gnslo Rt Pnr:iggiana Prarac U Fnrcsli Alberto 36 l,irn, Urti )tarLi110 Angelo 71 F'arnlli Ctlesli110 14•Forinu Sat1Jalo.-e 48 o ,,lpiano 1;i usepp, 78 Ca,·ln n F.irina Giuseppe 16 Porn>iJZini n,·111 ctrio 80 Ilei Piero Gio. llatt. .Vicoli, r.1 Farroni B1&rico '!tò M11111io ~4 Del Re Arc,11,ol'lo M .Wcoli1 ;9 F'n;nn i Fr11 11Cl'<co ~I Fornelli Be11edetto 80 Del Torre Ad1/a 11l11 s1 ni l'iola Angrto H Fascia Giuiepp, i8 ~·orno Anoeto 80 Ile l.uc.1 Cost1111ti110 tr. 1 i;,.,,,,,,,.., 88 Fattori Gioua11ni 75 Forti luino :,O 1 ,le l.nllis B.t1111rdo 85 Di Palma n11u11:o 61 F:11.io Ga-tano 11 Gillseppe t!6 Del Vasto GillUJiP' :-in, Paolo F.wilio ~xi F'er.chio Gi,,sepp, ;; /lirr·o 80 Ori Vc•rr.hio P11sq11 nl e 1111 Luigi 80 Fe,lele 1\'frol11 81 Forlunalu f.'111'1,i 2' /111ggero 11 l)'lppolito .Sr,lvator, 80 Fe<lerici Pietro i! Ro,at·io 83 Oel v,rario Gi11se11p1• 83 Ui llcmo ,fotr11110 80 Fel,cia~it•li Guido 5! F,irz:1ni Lt,igi >Il O~ )!aria Nicoth :10:0; Santo />ielrn 80 P•llini Tilo KO F'rancc<chi Ca,.lo 81 Oe ~lnrzn l'inrn1 :.n 4r, Di Vc11NP Gnetnno 78 Frra Glu.~eppt 63 (;1uuppe 81 l)e Mauro Almn 11, loomPniri Sa/Jnli110 i8 ~·errablno Oll1111io 36 Franre.~rlli S,·ar:,m 78 <Ira ~~ ll•omine 11/frhrt, &Sterranle Biagio 80 1'111ce11::o Oemed,o Artu,·o ,"110.,mine<lv Gi,u,prie 751 Anto111110 83 Franchi l uigi Or .\licltrli Alberto ~:i flnnat1~n l ' ll/llr 10 C.4 F•rrara Gi ,,,eppe 1;s, F'ranr.o Auqttsto Oe ~ on le Gi.,v11,,.,i ~9 1.0nn.,11 Glr.ue11p,: 16 Ferraresi Salvllto,·e 77 Vi11ce11:11 llemurlss Am e,·igo 411 Oonrtli Edoardo 88 F'•rrari Claudio /;g FraniP11ì Pietro 46 Co>'lltlio :io Oonini Gì,;s,Pl,e 111 Enrico 89 ~·rau Giuseppe 8) l\e :,iapoli Autnn io .u :l)'Onorno 0,1rn f11iro 87 Jfr111P/1• 89 Frèda Domenico 74 Ftrdi11,rn,to 3410Mia Antonio 89 1;inva11ni :,8 F'regni Arnaldo Denaro Au/onio M Ro,,ario 1r. Ferrnri I.clii Fm11rt· Freni Stezza,1l1no l>e Niri,lals Pi,tr1> s2;noui Fn1·11c,,,co $ti sto ~I Sa11te Ile Nohill Eustatllio 83 1Jurepsc11i .110,1,$10 i~ Ferrari Paulo ll5 FrPrej, nn Jolihois ,tliOen1 , Pra11asro PiPll'O 38 c/1, /e 87 UPntl nompi:ini .Srmt,• 801 }' ,Ferrarla Rtuedtllo 80 Pres:i Aristodemo 77 Ile 11.,oli A11tonil> 6fo , F,•rraro A1111ibnle c.r. Fre~ia Ar,0&11110 80 1IP f',orc<•ll,ni< r:111·/11 4r., .f",rrcro di c."nller· Frigicrl Giount111i 38 Ile Pri,co l•<iOi ~n Ebner &l leon,• /,1&igi IO Friitoli /,eon111·do 79 Or R: n_zi Gi1tsepp, 1r. ~:tello Alfo>tsO ~r, !-'risoni Paolo 3S 70 Ft•rrclli Arrigo 1 De ll1•10 Alfonso 8t 1Klmo (ìluva,,,,i ll:i ' Gi1&seppe ~O Fulloc, I AdtQdCJlo 16 ne nohertis Rohedn ·r F ~~ ~'onaiolì G11eln 1111 31 70 f'Prro l'11r111el11 0 ne HoloNIO G11,•ta110 ;s "" rmic,,c,, •o' Flori11do 81 Ponllnrò Paolo ll4 Errera Gl1n·11n11i e Do 110,a F'r·a11cesro -il EvangelHI i f,/ippo .\fi Ferro-1.nzzi ~lauimiFurnò lii1rcnmll 18 .llich,t,· tr. li11110 ~s Fusco b'm1ti11 il De :-i1rlo E119mio ::o Pirarr:, F,·,r ncnrn 83 Fusi /litlro n, Seta IJr,,,,.,,.io R5 }' F,erro ,1/ic/i,le H De Simone /.uigi ili !F1llppi (;i11co1110 84 Luigi ~ti Finzi Gios,ppe !IO Gi ,utJJJ)t r,/1 F':il,lau, 1,·~111u1ro 79 Fioravanti C111'10 s;; Jf Xt (cri11 ,1 7:ijf'ahri~ Alcu lt r,41riore11l111i Emilio 36 77 Gahr i GiusrpJlt U l'iorénllno /, uigi llr SLPph~nls lilu· l)ommiro u ',aeta A11to1110 16 sr11pe ~() llicr ardu •l8 Fioren1.a l g11a d o f,() fl,•,tino .'i11 l uato1·t i', ;f'allr11.i i\'iro/11 211 ,a~gln Em lii~ 46 l'inrlni Piorm,.o J/tu ,t,, ~.. .Ilario t8 llettori Angtlo i9 ·1'ad 13 Sir11 :H
o· Elia A11tonlo
iOI
i91
I
·"""'i""
8~,E
G
l'!5
(St1111e) "'"ci; •ta.,u,;nco
IR Ghemrlli Gio. /lalln 36 Grasso Giuuppe 81 Infante Carlo 36 l!J r.herardi Giuseppe 80 GraYloa Hma11utle 89 lntantoue Rocco Sl t6 81 Gherardini J\'uldo 7(1 Gra1.iano Coru11fte 6~ lntelise Giuaep pr80 33 Ghetli lu'°i 78 Grailola G,•rartlu ~6 Ingegni Giova111d 42 Pell,r,,~"o 88 1; rieco Gfo1'7,pt t :! lngraYalle Alf1-edo 5t 74 81 Ghilloli B11dco 36 Grifi H11et•11 zo 5fo,lnz,t:,rì GiuSfJJJJP 80 78 Ghiepr,a Natalr. 89 Grilli Alfreào 81 lo,li D11r1co 89 Carlo 5r. Gh1IMJucci F l'!111cer.rit lo Bllore ~ti 1011 ,re .Hcola 78 r.alanrl P1111slo 80 •co 811 Filippo SS lnrio /,uigmo 58 ',alas~o hilo11io 20 Gi;icrhl .~dnlfo ~9 Giroln1111) ,,11l1r,poli1i A1·1111ldo 88 Co,11rnli11u i9 Giagnoni Pit h-o ,,o Grimal1li Arluro 8!11racP. Gobrkl,; 80 Gaietti Villorio Jim11li1amh1 /,1ugi 5i To111m11,u 113 lrnci Alfre,lo lii n11ele 811 CHammarco Pier Giu· r.rippo D0uata11touio 31 lura f.lliPPO Galrann no1t1t•io ij91 "l'Jlt 11\ ,;ri-a11ti Gio11Gchihu ;9 tno c; iou,11ini Galli Glo. IJomtnico 14 '.ianautvni Pompeo s , ,r.r ispi ni Cr1s-pi110 ~~ 'ìallia Amelio H 1Gianazza Gitoe:ppe ~tlr.rislina C<13frr11;e iO Villorio 81 Giani Oo11aro Si! 1;r,.xo111 Giovo1111ì i· Gallo A1·luro 64 I /Jielru li, r.rossl .~ ,,,,e/et•, HI Ga llo cle ·rom in asi r.,annattaslo /J•1111f· I Pil1p110 87 I.a Ca,c,:i. S«l oalvl't ~~ 1 1 r.em1111·11 84 11icu 89 •lrossetu Pit fro 11~ 1,a Cava I gnazio 24 Gallo 811 g,•,110 8!1 Gia111ll'lli Ateua11dro :11 Gro~so l'illol'11, lt I.aera 11/ìchtl• 77 Nlcatn x~ Gia11111 Francuro d4 °Grolll C11rlo ltì Lng-orio Maurizio 84 Gallottr Gìova1111 i 51 Giannini Alfmuo n 'r.uarlagno ,\'icn/11 s:1 La Gru lleria PM<t .lt !ti GaJy~gn o 'fto,.e., lo :!0 r.,an11011 f·r ,mcesco 81 Pi1ofo ria I.ai /, ulgi 76 Gamb~lli nuogt,·11 61 1Giannotli Br11 otn ulo lii Gua,tolr Crs<1re liK I,& Man,,a 7'ommaro Hi Gamhì110 Gaela110 74 r.,anula Antonio iS ì,uahh l'nr/o ~I) Snlc,11,,r 1• ~,6 Ganl!ol fl Giacomo tt n,ar,ti Ga,titeQ 5t 'filo 7!' L." llloill Fededw ili Ganctolro Ce3are go'Gianlino luiol 19 C11ar1ni Car111/11e i/l l,nnllr ,ani R.,t,er/o 44 ':a11gi Salval"''e 41, (;iarri1.20 Moch,lr. 1!3 Guarino l 1tigi i1 Laana f r r111u.r11 ~9 Garclli Emi cfo 78 G•arru~so Gtiu<1irlo 4H Guarn,eri l'ietro i4 l.anm Rn,<11111( 110 Il Garenl Giulio ll9 ,;1ga11ti /:'111'/cu 84 Guas,arl!o c;.,.,,,ppe !13 Tùn11u1110 26 Gargiulo A111oni110 !!S·Gig lrarclh /la 11 ie1 o ii t,u:ostallcrro r111cen:o i!\ l.ap11oni Guido U Garilioldo J,or,•11 :n 8!1 tìig lio Gioacchi110 87 Guemrro F,-.mcfscO Sii l,arizia 1•,et,·o 83 C,arneri llm·lo1t1m,o 301 /locro f,.~ f.ui,la S<1lvatore 86 l,a Ro t,11111a /111ff,1ele 66 Gasra. Ettore 81 Gilardoni Rnrico Jtltluidarclli Gìoc,mul 81 Lasagna PM,-,, 89 tlasole ,Iulo 16 t;,11on~ Carlo 30 Cuirtl Domenico KI l,a Sco la fra11resco i9 (,aspa rì Pio 68 Gim,·lli Buge11io 'U Gio. llallialn &8 La Selva luiui 8.3 Ga!!parini /yiu io !8 GhlTredt Crtrl•i ì!8 r.uri:•1 Acl,W e Ili La Torrd Ago,liuo 6~ I.lassi Frnnuun 75 Giordano (iiulìo 861Cl nerrieri Raff,1tle lii I.a tteri frrdi11a11clo 81 1 Gatrni Riccardo 77j Gi1u171pe H 1Gnstiw•lli Coi-n1elo 111 laurc111.0na Du11nta11· Sagliauo Fra11ce1co Gagliardi Donalo Eflore Gaibissi Adolfo Gaiotllno Cnrlo Gajaschl Ca111ilto Galante Gitutppe
L
,11,11,110,11 84 Guuarcli l uigi :H1 Ionio 83 Vinrenzo ;,, •laurin, ({lrlO iO (itult}IJ'C f.3 Giovinazzo GtusrpJJI' 81 Lazw rl Augu1lo i9 Gauuerli Giovanni 87 Gtraldl Pif l1·0 77 Le,·cia P,uquale 80 Gay Ghmppe 83 Giro, Emanuele 81 11.enttm Diego 63 Gayno Ore,te fol,GiulTr,•di Alfrtdo l~ lricoli Zt(fì,·o 81 l,enzl Armattào 40 Gazz• Aleua ,1clro Giuffreclo es ln~ono Francesco ~s Leonarù1 /Jeuedl'llo 7!\ Cielmettl Arlc1ro 11 GlulTrida l1<iq1 ti !endolo Cosla111i111, 76 Leone Baldamrr, 79 Gelminl Pietro 79 Giulianl f'nmctsco l! l uigi 87 Rocco 63 Gelormlnl 581r.iupponl /,'milio ~ 9 laniµro Alfo11w 88 1,epori Vi lloria 81 Generali Frn,.cuco SII 1,ohbl Tancred, ~9 lannrlll F1·,11ac . .~ 1110- Lepri Gtuliu 63 Genesosl Ore.te R5 Gorrcta Carlo 7t 11 io 8~ l,eurini f'ra11ctsco 75 Genco M11.1·,oiw 85 Gottardi /,uigi 8n lan11111ì Parq,wle BO l.eYI IJ011aj11to 77 Gentile 1/affael e 77 Gozzano Ft-n11cesco IO la11ni1.zotto C11,.111elo 'oi Salvatore 8~ 85 r.01.zi Celulino 46 lanuoni Cesa,·e 83 Liherati li,ca 4' Gentili S,smowl.o GorlJaldl Giovanni IO Graclo Paolo !I lapoce A•1t,mio r.i l.ibroi:o luigi 86 68 Gramoli Tommn~o 8! 1aros;i Gennaro lii LibunH Baldoua,.,.e 63 GerbiO'l l'ìllo rìo Gerbino -Promis luigi 87 Hran~t;, Snverio 48 lmbriaco Pietro H Licarl Vince,.zo 7' Germino Alfredo ~l!Grande Antcm,nn lii Im periale Cl1111·e f.3 Licastro Gi,utppe !4 Gemili A1'drm 3i Gra,sa Antonino 11, Imperiali Gitti/o 3(1 Licciardello McJrio 81 Gerundu Giull,rno li! Grassi Giu,eppe ,o tuclelir ato Giuuppe 5 ~ 1.iec,ard1 M11rg11 rili111J 8 c,alli Angelo D1011io,
79
,s•
I
40!
/,,.,o,
(Srgue) INOIC:E AL~ Al.lliTICO
6
Licitra Gfo,·glo Lieto Salva tor e Li:;uori Vi11ce11::o l.iooli Girolamo Lippi lll>ald.o Liscia Httudo Ultardi Nicolao I.ivi Ridolfo I.I Vlri;h, Saivalu• e t,o IJianco luigi LvlTr<'Clo Alfredo Lo Giudice Paoto l.oj:,00110 ,f11lo11 o
85 ~,.,~11avarcl11 Paolo 8\ Mariolll-Dianchi Gio. 1·"a1.2occone Perdi83 Yagnetta ri11ce11zo 83 Balla. ~O nando 83 1 88 Magni ..tnlonio 87 Marotta Filandl'O i8 Camlllo 00 30 Magnini Geremia 4! Gaelo110 46' Mcdugno Francesco i9 8? Magno n11m1 10 &. Marrapese Gùicomo 80 Melampo Giuseppe 75 83 Magri Bmilio 8:! Marras Raffaele 10' Mele Aaca11io i9 !!<l Ft lir.e 79 ~lar ri Biio !!6 li1ova1m1 8t u Malocc hi Tis i T erzo bi Mau.i Uscar 89 Meli~oro liiairype 78 18 Malorano (;11briele sa Marrocro Achille 16 MPl7.i Urbano 84 ~6 Mai,to P11&q1wle ~~ Marsani~h Ar/lO"o 75,l' Mommo Giova,mi !!8 18 Mala!Jarba Pieh'o ,, Martieflo G11dn11n 74 Menalli Atlllio St si llalanga o ,,,,~to 48 Martlna?.zi /.o.Jo.,.ro ;71lt,:n ~e- Guido 38 51 11nla testa f"derico 81 .1tarti11elli Gi1u,p,ie ~I Men,lini Gi•ul'ppt i8 /'1eh'o 81 Mala,·a<i Enl'icu Martlni A1llo11iu 80 Menichin? Fr,mcuco i 8 Lornl,arrti Afa.t11io H Giust/J/>e i9 t;tov111111i iO•Mrnnella Arca1111tlo l ti Viucenzo 81) ~la lr,nni lnigi 8Jl Gio. JJ1111i1tn 85,Mcnniti ~fic/1ele 74 l.ombardo t111lonio is7 l laietti .1 11tonio 87 \lart,no l,uyl,elm o SÙ lllerratelli Vincenzo St L, onida 31 \lalpieri Giu 8 11 tli•l11 88 ~Jartinotti Carlo 70 lilereu Ro,o lino 56 Longarì Jlodolfo ~t \lancin,'lli Auni/mle 38 Martire An lo11io 8•• luigi &i Longo Oruzio 4! llancini A11gela11toli J(I MartoglioF't1·di11a11!Merlo Luci1111 0 79 Lu Presti Fra11ce,c,1 id luigi 61 do 3~ \le<rhinell i Comino 84 Gaetano 8! \lanconl Micl,el t 63 '.llartnne A llilio 61 Messrr0Ui-Be11 ,·enut i 51 ' Girueppe l.ori,lo GirueprJ, 7~ \lancn<o Roberto U lil•rul li AU>et·lo t8 Lo Rns,o C(lmi/lo 81 \lauo,..alclti /,1tdov. ;r, ~larzano Fra11ce.•co 80,.lle.sir,a Fi'ippo 88 1.oscalw V1lo 20 ~l:in,rnna ,o Cflf 111,,11, :;o Marzari (iiovannl Giuseppe 8.\ 85j Loschi Piell'o 18 Mangian li E:io Hl Marzoechi Pabiu 83 tn, <mo(1·io 3i Lovadina ,lfa,.co r.6 11an;m11 lifoacchh10 83 )1ar-w llo lfichelc 82 Mc,sineo Gi11uppe l.ovagliu R/Jcco 4!l )la1111a S11fo(lfOl'C ~8 \lasaccl Be111•ddt1, 89 Menadri Giuseppe ifi Lozzi l'i11ce11:o 80 Ma111,aj~ni (,io v,rnni 6A Ma<ella Roccu S.~'\l ia 'onna ,f11lonio 56 Lucan11eli Giovan,1ì GI )tannino f ,rd iu1111,fo 8ll Masc1t, ll1 Guglielmo 81,~lirchini Antonio 68 l, ncci Americo 5 1 ~lantir~ liiov11 n11i 06 Massa Gi,ut/JJJ• il 1)hceln Sal vatore i8 Lucciola Gio. /;iacnmo ;g ~larcac<'i Fmnre.1co 79 Go/Trtdo 74 381~lkhirli l11ioi 1.ucaanl la vh1io ~o ,\larcite,eGio Uatt~ta l 6 Mas,a longo Robe1·10 791)h;:11:,cci Giovarmi 44 Michele 80 March<•so r.i«li11 83 ~lassari Giust/!pe 3~ Mi~llnccio Ro m<1110 56 Lucia110 h'm(tnuele 81 }larchctt, 1r.mi.<locle 77 11a~saro Gio. Balt~ 5\lli~lìardi Oomer,ico 611 L.udovisi Romeo in }lamlli F,·a11resco 80 Mas,arolti Gi,ut ppe ~ \li :(lillri Dnme11 i co 89 Lu putto flore.. zo 87 Marco-lii11,,·p11e Achil· Ma.~sarotto b'rntsto 81J}1t,;na~ca Pietro 1,usardl Camillo 8~ le 78 ~lassei 1'i11cerizo 811 ~li~ncmi Fl'll llCC$C// 58 8t 18 llilano Francuco Lutrario Giacomo 18 Marcoue ::;Jef,1110 30 Massora no Giulio S.1 Ln1.1.atti l'illo.-io 80 }lare l'inc,,,.;11 88 Mastrengelo M111"eo 81 ~lll~tli ,llichele t6 5~ \lilitcllo Umilio Luzziani Luciano 63 ~lau uco r,1101·io 70 Mastro, iti Nico tu Marcn,1u /.ore11;0 30 Mat;,razzo Costabile 83 ~ ili,.ia \'i11c,11 zo 61 80 Minerv,ni R11tr,1el,· 88 Mar:iara Cesal'e 38 Gaetano .llar;:a rl:1 Giuufl t111i 78 }latùmcci linric11 63 ~tinelli llinaldo 83 ~r, llinlcl t: 11gt11fo 10 M:or;::,lltn <:es,.re ti llattia Michele Mac.1luso ,1/icllelon;s 11lnned Ha, <11'Jo 82 Marian i /!urico !I Matt,oli N-tst ore gelo 81, Alirl,et, 83 .\ laltoli Corradi110 t ~!i1ira1Zlia ,l11/011iuo 79 Maccagno Gi11con10 74 M;orinrlh Mirh,•le H E,utachio ~ 83 Matu,: ci Giuseppe lllaccanti Giova1111i S8 Marini A11ni/Jo le 84 Maugeri Francesco I! Mlran,la .llicheta11ge!ols.~ Macchia b'rt1e$IO C,,..to 7t .\'icol ò 5! \lirolll flomeo 7~ Macchi Stba,tiano Bmilfo Pallio 6 \ Mirone Giu$eppe 19 ~6 l'la cid o Madia Gi1Ul'pJ)e ~, Mortc,tlni P11olo 41 E,.,,eslo t8 'daurl /.11igi Ma Ileo l 1<igl 81 llolln ari Mario 31 fi8 Mazza Altsscmclro France.<eo Maffl Giusrppr s, )lolìnaro Salva1<t1·e 80 5t F1·a ncescu 86 Giuseppe Mag)o?esi T ommaso 16 5! Pil'f1·0 6:, Maz,aglia Giova1111i 31 Molino u1rlo Mai?i:t•lta .idmo11,l o 41 Pio ~~ Mazzarella Bruilio 80 Molisan i Alfrtdo 38 1 Maglio Gius,p7ie 81 Marin11 Cfro 81 Maz1.~ro11e Alfon so 1H ~loltisantl C,rrmelo 84 M:1f(iloli A11lo11io 7i Momhello Br,wto tR ~ Sa Iva/,..,, 81 }la1.Zci Giova11,ii Maglm lo L u igi ~rom,na~o ;~ }la netti la 1·/0 liO Monaco Arhu·o MaJmaJ.dti Gui1lo :\8 Mttrinono c;iou 1 ,uui St .1ta1.ieui L orelo 40 C.01ta11tino )lag11aoi C11,11illo 81 )l :1 rin1 rei ,l/11ri110 63Maz7.0ca t11 Augullo 77 Monelli Hrnefl o
,4
"
M
l
s,
i Stgue) INhlCB AI.FAUr. fl~u
H Nicolosi r:actnno ll8 Niedrlu A 11l o11io 8i Nicrl i\'lcolao .w Nizzoll Achille Luigi 8H Noce Giov at1nl Montano Cresce1uo 81 Nocclli Domellico Montechiari Gi,.,rppe 8 1 No,lori />i el l'O i\lonLi r.iusep]le fi4 Nonis G1t·ol1w10 Rober lo 86 /l afT11elt Moramarco Giaciuto 83 ~osadl nl l'nlenl1110 lllorello /Ja1·lolom1'0 89 Nota ~/io Morgaotini Cnmillo St Novelli l'ttlro Mori Umberto 81 Noru Safoalot·t. Morluo Domenico IO France,co 16 Moro T,to :JI 1,iorosin1 Marco 77 74!Od,l,:r(I f ,uigi Morossl Giovarmi Morpurgo Giacumo 7Gl0c!di Oddo11e Morseletlo Gillsepf)e l!i ;OfTredi Pietro 78 oi:~ero r.,mre Moscati Tommaso Mo~chini B"rico u l ogi;iano 1:iova,111i Mosci F rancese, 86 Ol1tlli Fosola Uiol'tlozz~ na Carlo it va1111i Mo1.1.ctti 8tisco t8 Oliva Fer ài11auào Muggio Riccardo 811 Fra ricerco Mun<1a Caloyero 82 Oliva ri Pietro Munllula Giuseppe 7~ On~,,ro Gmaeppe SJ u11orati l or en:o Mura Giovanni 1 56 ureini G,uu p pe Muratori Carlo 1 i6 0rlaudi Giovanni Musizzano L uigi Mussi Gi11,3eppe s~1 l'i11crn.::o 70 Orru lla/Toele Muzzioli Ant onio Ostino Gioon,mi
Mooguzzl Umbtrln Monl3 Placido )lontalto l'incenzo illont:1nari Allilio
81. Palombari .\'a:;zu~
rmo
i9 Pallrinierì 1; mbtrt o 88 l'ahunho Gitueppe 58 l itigi
U7
/Pennelli Ce1Me 80 Pepe llatdam11"·re
31!
ijt
'!'3 Fra11ce1co 89 75 Perassi Giovanni AII-· 4~ Ion io t4
63 Perchinunoo l 'i11ceu?iO zo 81 AA PcrPgo l'lllorio 18 1, Porfctti Prtrncesco ;i 89 1;,,et,1110 08 P erilll Giov111111i :;g " Panichi f.onn ; o 8 1 PeriIlo Frnncuco 87 80 llodotfo ijJ Pcrna A m,deo 40 83 11:inni litigi ili Peroni Felice i8 l':ullano Arlu ,-o i6 Peroltn Gualauo 68 PaolP.lti l"el'ecu11do IS Pcrozzi Gatla,io 82 P:1nlini .,i(tol(o 31 l'errolli Crlslo(oro 63 Paune Wuseppe 8~ Perrl Rfl/T<•ele S! lii Papald /111 n itro ,IO Perrier Sl ,fat10 50 31 Pappnlar <loSulraloreSO Perris Fra11cttco 77 ii Parente P,•rdi11111,do 56 Perrone Gi111eppe 88 51 Parigi Gìu,ef)f)t 82 Perroni Gfovant1i 36 16 Paris Andrl't, sr. PersichelLì 1Vichele 8~ Parisi Feli ce IO Pcr,,co Tommaso 89 83 ri11cen;o f\8 PP.sa,lori Egidio 74 81 ParlaU />aoto 18 Pelra~cone ,llichel t ,8 81 Parmip;iani Frn11ceseo s., Pelrcccn Miclttle i5 30 Parozzani 1;iu/io i! Petrella A ntonio 80 75 Pascalo Al be,·to 70 Potrelll ltigoberto 81 80 Pascali Sih>io 81 Potrilll Ra/Tilt /e Si l!9 Pas~helto l-'tr<li11a11 l'elrone A11d1·~ ::!il 74 do tt Pettlnari Adriano I':! 56 l'.Hino h'Uoi o 75 Pellinolli Filo~1e110 t4 74 Pasquale Ferdit11111Pettitl Pas,,11ale 58 18 do 77 Peviani Gi1m1,pe 8'! Oteri Rdoflrcli, 77 Pasqualigo Pell,•(l•·iPen ali R•>bPl·lo .\8 H IIC(' IIZH 5n 110 Si Pìacquad io lla/Taele 80 S7 l'ns,p1alueci /yt1<1::io 81 Pia ntelli Gw.uppt 44 Ollo leng hi Davide Otlnnello E11rico 83 Passamonti Gaela110 38 Piazza Be11lamfoo 38 Passarella Ugo 2t Ca., itlo 88 Nacc;irato Giovanni sri Passera Ercole 30 l'icardl A11to11 io iS NnceiaronP AmMo 36 Tat1credi 6~ Pica1.io Antonio 58 Napolitanl Melchiorre 34 Passeri Bi,agio 84 l'icchlni l11igi 78 Na11olit11no Miehel anl'astore Vince11::o 81 Piccinmi b'l to,·e 87 gt lo 77 Pahi, Hmìlio 76 Pastorello Gi11,eppe 86 1: go 54 Narcisi Ettore r,3 Roberto 76 Liborio !4 Plccinino Gius,.pfJe 8 1 Nardacchiono Dol'ace /.uìgi ~ Patella Fra11. Paolo 77 Piccione i\'icol ò 81 ,in.lo 83 Pacilio l1rne,to 83 Gl ova11nl 81 Piccoli Gio11anni fi3 Nardinl Giulio tt Pacinolli Gi,ueppe 79 Pavia Cnli111an '!8 Piceni Giulio 7' Nardò Dommlco st i>a~ano lla1i:io 83 Pazzi Brma11 no ,~ Picone /Jat·/olo111eo 42 Nardono Carlo 88 Pai:liuso Al(,wso 63 Pecello Giovan>1i 11 Piergianni hncen;;o 18 Narrlonl A ntoniq 711 Pa!{uiHllo Alfredo 70 Petlrazzi Alf,-eào 77 P lerucci Go,r,·,do 3i! Nannini Pio 83 Pagnozzl A11 toJ1 io 89 Pèllegrini Pn111cuco 48 Pignatari Sntvator t. 79 Na$cimbeni AleunnPaladrno Domeraico 40 Ori·st, "~ 11ignntelli Filippo 30 drn 75 Palazzolo /\'lcoliJ 80 />t lte{}rlflo 56 Pilato Adnl fo 56 Nasi Sie/ano I¼ Paler1110-Patora StaP c 11 es r i II l·Trh'sle Pllella Aleuandro 63 Nastri 1;iuse11pe 81 >1i&lav 75 Giulio 77 Pilli Giuseppe 119 Natale Luigi 68 l':ollarllnl .J forio 70 Pellegrino l Clì'CIIZO 63 Pimpinelli P ielro 16 Natoli Francuco H Palt11ier1 F11111eeseo D Mudarùo11 io 63 Pintacuda Salonto5t Ncgro Ernulo 28 Paolo 89 Pollerino Andre11 i4 re i6 Giureppe g1 Pelosini F rame,co Si Piolo Antonio Ne,·iani Pio 76 Nicolai At1gelo 70 Ra/Taete 30 Pennetta .Ilario 34 Piraccin i /,1dgl 78
o
N
p
16
I ìncmzo 14 Pana,::ia A1tl1>11i110 70 Panara /'0.11/ilo 68 Paudolll Amut(o
lii Quassnlo Luiui 83 Rltucci•Chiool AgoSte(,1110 Glovam,i OK fjuer,ngl,i Frrrncuco SO di110 Piro li Amedeo 311 Quiriro Giovanni iS Riva At1lnnlo Pisani Giacomo 81 Umbtt'lo Rivai t.1 Ra(Tat lt Pisano Gio. On/lista 86
l'iraino Gi1ueppe
R
l'ispiro Gioummi Pispoli l ln/TMllo P1, t,>no Ren11, Pitrelli ll'i cula Piltalul(a B11rico
Piv•tti Frnnce.tco Pizzillo Nirolll Pizzini Powµ,·o Pinocaro Clm1eu/e P inncolo 011nibe11e Plai1,1 Gerurdo PofTn A 11rPlio Pt)itgl Afarco
Polr~lra llttt3ep11e Polltloro Gi1uepp•
81
Rivera Giu,eppe Rlzl Luigi 85 Rizzo Cornelio
8t 81 RabitU AuQu,<to 50 Bacchi Gio. /J11Hi!111 i9 Michel a"llgelo 7Y Ratlaclli />tric/e So llìzrnti Giu1cppe 61 Ra•llet, Pani" 8:t lloh!!rli G111seppf 80 nano l>ai:i d,·
x~
V1tinli110
SY flal(aZ?.i ,;io. 8 ,111,s/11 8l Rvcca Ceho ~ llagnin l llnmolo i5 T•re11zio i l Rai mondi Ca"' i I/ o 'l'iln 81 Giuu. 81 llrcrnvilla Slr(,11111 87 Rai11eri Gaelrmu 77 Rocrh i c,,m,llo Si ll,ti11one E,·rolt Xli Ro 'ella f'go Jt llainu•so f:'mihu fi3 Roll:i Fr1111cesco
~t Rnmrlla />frh·o Poli,Hina /)omr11ictrn· Ram pi Piefro t on,o fJos,l e 74 l\anrl:1cio Jirnest,1
10 11a11rlacr10 p,ior,, 54 llanfal.JI A11to1110 U 11a111eri F,·1rnrcsr,, i'ornpci:1111 Cado 6k lla~erv fliccardo l'ompo11i l,'11rtru :1! ltavn Brrr esto fi6 Ha,·a l,1i nl Lenpnl,1(, Ponzi Erasm u Porrai:, f<id.oro :\~ lla vaz>.a l'lllm-fo Porc~lli An111111ziolu 8~ 11av11.ma11i G11<.<rJ'/•e Polo l orn,zo Po los:, Viflcen:o Pomini (;uirln
ferdi11a11dv Porlezza L11i91 Porro f;1rl<• Porru f>i,lt·o
Q (J11ad10
Crlio
Ou:.irt,nltt Agoslw o
llt~h i A(l,pr/o llilt11i111 l'io b'l lor, n,11aldi C11111i11,, 81 1;;,;vurmi 4(, 11,nal,ti 1;i1•."'t•P•· ss 1\"icnd,111 n
lurìuuo 87 Quar,•ll.1 r:io. IJ111fi, $!11
011o fr10 Scipio11e !;Il lli,,c.ito l:.ma1111ele
86 38
Il Ru:znni Luigi :ti Ruggcri Anlo11ìno
~
58
Giuuppe
78
Gl111t·p1,;, 30 llu11giero Gi«.<cppe 63 Auini Ca•nillo i I flu~cica Gnelat10 30 llussi Errle<r
81
30 P4
Salvnlnrt ~8 Il u~sO Ett l"iCO ~4 Russo (I0111er11co 79 Buia Sebasti1uw f,6
80 14 113 8:!
8$ 66 61 18
58
s
~9 81 80
70 Sahnlini ,t,17elo
63
~7 Sahhadi111 Arn<'.11<10 ~ ~· Sabellico U,·bano 3' 14 Sarc"rello h1gelo 79 ,;~ sa,·rlii cario St ~3 Gi,urp7ie ~; :;a.ceomanl ,;ioryio o, ~I 1"\"lrn/11 !\I :,;.,era 1/rrico 83 16 /',,·trii fi3 ,ia~gini lJval'i!lo 't6 i6 l /11 //111'/l' 8~ l·ra11ce.<co 86 83 1tnm,.nurr1 Fnmc,•.ir,, &ti ~ai:110111 Attg1ulo 40 8\1 1101111,y Pt1ulo 5< 1 Sa•ja Paolo 46 tll llv111h11ia A111-011fo Salern Aluwndro 48 t4 l\0111eo Frn11ce,.tco ~o Sa linari S11 lv11to,·e t6 ,u (.;l11111bt1t'lol" M ,;alvacnrr Domenico 31 il l\<1111111 G,1gl1elmo n L uigi 61 r.311lo11ralli F'ra11ctsc11 80 Snl\·a luri Giuseppe 1i S4 f\u11d Livio lllS :-al ,·e tci /trtlo 79 r.:1 llonrlininr f;i11c,1mo 8:1 ,ah'i A,l,,l(u 83 r.,lnon~n l'iure11~11 ~$ S1111h:\taro G11ueppe 63 ~I ll11111.a11i Giflcomo ; s ;¼mon · /!u.t11.1nio iG 16 llo,;a11igo Albe,·to i n S11npe~I Gaet1111c1 3t SI llos1r.a Al{,.,do 61 ~anras•ani Ambrogio 113 F~l"d11111nd11 ~O llom~no B11rico iS Prance.<eo 56 1;ei.,111ro
ij\ l\nm~
,r.
r.:1 Ile /ii11$f/lP'x~ ller,·1110111• H//ni·e RI ll(•f.(ard /!itt,·u ,~ Hrli•ni 1;1111/v Port1tzholl1 Sl,(11110 84 ll~11tla A'lllonio Pozzoni f{//111·,· 81 lle11z1 f'i/11?•" Poz1.i G11 f l1111u IH llr11si l'i,fro l're~sarro t•a.;q"11le 12 IIPn1.i Al(rP!ln Pr~Lll r,,.,.10 ~lì llc<r'f.("lti ll,,,.;c,, Prinri Al.'orL,o 6l lk<la1rno Giuu11p,· Prorarr.i Arl111·0 ~~ llc,;t1, u-l'a11l,1lo11~ lfln,irni /l1et,·o P rnropio <;11,srl'J,e ~\' Grn <e1111, :li 11, sselti f,uigi Prot,•l!t /,il,o.-i11 r.x fl,•,·rllt S,111,11,1, ii,llossi Af(,-,do Pro11nt 1 Cesni·e 7ri ll1rra Au tn,110 ,; A11tM1io :Il l'ronnllo ll<n,•dello Jlicci !;n.,lori , At11)11•to 3¼ C.:e~111·e .SulJ•i:in H ~et·,1/ìflO f'tdUIM P11rrrnelh Al(l'e,I,, IIO l"i11cmzo 83 ~t Ferr11r.ciu 1'111(11<1 ,lf1 cl1tt1111Rirco b'llo1r• (hJPlau,• gl'lo il llirhr·ri t11rln tlf 81) (i1u~1·ppe Pul•erenli (;io1·r1w ~!• 11wo11i FHwcr.,,·(J m...,,ppe H, ::~ J/111•11.,, ~7
n,~~1.11 r;,1,ilio
Ru lTa luioi 56 Rufo \1inct11~0
i,3 ' '""'C'''Ho 3$ llossi f'idru il 1tossi11i 1'0111111«.<o 85 Hosso o,-e,<te 1 ll:llllost.1111,, Col"lo ~,8 Giu.<el'fJO rn l\otontlo r;wsrpµe 4'.! 11,, , a 11 P,·11t1cescn 141.flovero 1;i1tse11111• 461!lucci Paol u
>O ~a11dre tli l,\1t·rco 14 81 -;a11!1r1ni /',i1òuJo St tS -~n rnllt Ad,·lclli 83 M San~a lìi11sep11e 19 ; .1 :i:r nµivr:!ln Placido 87 7!1 ~.ani.drardi Alesiondro11 R7 Sa11!l11111"1i h'man,.ele 81 M ,;a111-1u111rll Giova1111i ~o
c,,..lo
s~ s~n uia r lìno ll'lcol.o
H
63
88 ,;anna Al/ilio ~6 5! Sa11t;i Maria Alberto 38 ~$ ;:iantanern Giovam,i 86 IH ,;an1in1 F,der·,co '!8 :R Ub11ldn 88 Sfi Sant,,11 Emilio i! ;r. Sa111o rnuuro 8i,ggiero38 83 s,.intoro Jùn111melt 63 87 G111SP-f)/lt 16 66 G,u.s,'/illt Ili ~3 Su11t11rd :,te(an o :!O
(S,gur) ,sn,cB A LrA11t·r1to
Sappa /Jummi co
Sara;;oni t;e,11 n• S.,roelli Robtf'l o
ll6 S['o t,t,o F rn II cesw 8~ :;guani l"iflono 89 Signorino Rosario 87 S1gurtà G,o U,1.lta
~I
1!9
T
Tortarolo A11louw Torto ra Giova1111 i
l!ll
Giu,eppe
H~
84 Tosi 1/icca rdo 4lì 63 T,1 gliero JJ, r11a rdo ii, ~iliotti 1-:r111i11l o 8i Tos ti Vome11ico 30 32 Si lipran li Gioua,111i 8! l'alarico Giacomo 8:t Trafficante Fmu,t-<c0 83 Sassoh Ernest o 50 S1h·est ri Franc1•sro ;~ Talento 1:e,nrr· fiJ Traina Al{Ot/SO i9 Salta Gi,~s,ppe Si Si m,·oui Ale.,s,111•11·0 361Tallari~o llo n1(11c i11 U Traversi l.eopold11 79 :?! Guisrppt ·16 Trn,•osti11i Tommuso 78 Sat ta-Pulello s,,lval':imonl t;wsevpr, u Tn111 Gur1tielmo 101·e ,JO ~imula Ubaldo 3ll T rovlsau B11l)e11i1J rn 5~ Tanghcrunl On 11/e Salti l\'icota i i Sin:opi Vfoctitzo :'1fì Trevisani Gaelauo 9:! 48 Tapparmi Cewre Snv~rino S,01•,rio 56 S111~litico (;i 11.,ep11s iH Triulzi Giaciulo 34 5t Tarorchì Adolfo s..,vin1 r;ualti,•,·,, r.i :i1nist r;uido iS Troia ni /Jfrtro :!li 3! Tatarelli /,11igi Saviu Gi,ueppe 81 Sircci Gi1u,pw 63 Tn,lsio Vh1ce-11:o s:1 i8 Tatnlli P,1111,,1,1111,• 89 Trc mhelta Edm ni1do li Sa, io Rizzi Angelo S~ ~iriiman,, Pelice it Tavnzzani Cesa,·e Sc.1glio11e l 'illof'IO 5'1 Slrou,i.o 1\'<1111/r. lfo l 'rm·ancl li Rdorn ·do 14 :1:1 87 Te,· co l 'a.<1111nle !;ralùsè Gio•·9io !!6 :S11111 rr,1 f'ielro l11igi 3fi 83 .Hcol,, S~al1a Alf,111s,> Rt lSol,, /in,,:sto Al Trucchi Giol'r11111i 79 ~:.! Tedde GiuSPf)JH' nosru·io ,o Solari l'i·s.11 r 4\ 40 Trulli /Jltorr 3t R9 T<'IP<chi Fr1111rrsco 6X Trulli Gabri,t, (;lo. /lotta Srnrpi"rì l'u,,rr 31 so releie Vtncen zo 63 u Soli111c11e Achille .\'ic11/,1 Scarzclla ,1/i cloel, 5t 77 Tcmucsta Cflslcwzo ~6 Tuccl //,'u n o Schil:oni \'inr,·11 00 5& S,,nn1110 V11r ide 81! 3f. Te111p@sta f'rn,1ce1eo 3~ Schlrru Guglielmo ia Svprano /ùlu,,,·,10 Pilippo t~ 1 5i l uigi Sd1i,zi Pietro t 6 Sorharn B ,11il10 7i l'ulano Gne/11110 87 Sda lfl,1 ,\'1w~io i9 S11r,11 (;i ,,.,,.,,pP l6 Tempo l ui9i 74 1'11 rbil Clnnt>dr l:S3 Tenag lia liiu.,,·p111· Sc1a111an11a (;i11•eJ111e 8~ Sor11c Li h,.ral, '/'ib1, . fi~ l'urcJ Domenico 77 Si l'enton i /111/furle Sc1ho'll,1 Gaet"'w :,() l'io :t3 T11rilli A11!ru1io 48 rnlwrenziu A11setmo Sf"UllCllli /ircr~mo 79 ~01111:1111 (;i,t~f/1/Jf! ,13 T, r.:.ioi(;i,,.f'ra,ut·sro j~ Scinm bata Gi1ue111ie lll1Sorrc11t,e.,1 fl·rtel'irv 88 l'erra·.\ hrami G i 11Sarno Vincenzo Sarra /laffaele 53rto l'illoi·;n
1~ Sor11110 s.. 11•t1l o,·e Sc.·0111m~i113 Aulonio 8! Soli:-. AmJ,·ra Sropin;oro /111(/iul e 1.·,·m•l e. SC1)r11a\·acc,1 Gru,\1'f>pt•SJ ..;pal!;1ro G,ll/<t'/)Jlc Sco lo f'ill11po 41l,:,,p11ol;1cri m11~eppe Scotti rli Urc10 DoS1wcla le Gaeln,10
scia,·o l iu !Jt
811
mtniro
h~ s1,,•rti:u·ci Cm·r,1110
Sebast1a11~1!11;i,111gi11- 1.,µ1cn Anl nnino sep1>c '!6 ;-p1c;,rr1 1;;,.,,1'1•e Secclu 1-'rancesco
Sr~a l'tl'9i11io :-;cgui .i !tairi:.fo St'1a Gi11como s,•Jicorui l'ndo Selli G1ov111mi
Se111phci 1111,n·io s,•n11i-n11ratll lf111J Seq111 l:'mt11111tfr
Serio ,1/ir/lP/,· l'ilo J\'ico/11 Srrra /ig,dio S.•:rano Cnsl1111fmo Si;rrati (;i<10,uuii SPrlllli Alf1111sll S,•r11gl1ì A1491&Slu ~'-'"'~oh'\µo h11 rico Sesto Anlu1t10 SOl'Cri l ,ILÌ!fl
Pro.,pei·u ~everlro (;wsn•1•e Sle1 raa.. f'il,,tlr/fv Sforza Cl11•lll1,,
4:! Sp111a riuceu.:o 82 ;-;p,11,,111 1;11ur1111e li~ SpHlO (ìfar,u111,
401S1a,h·ri11i' Codo 10 :,i(;rnrl11 Stb11staa110 ;;1 :,;.r aucati na;[«l?l,, hfi :-1rf:IP10 U111/Jer lo :i! S1,,n,·11011i Eflort i i Slt•lla. Frt,ut:r.·ffr, 63 \lill c,11:0 10 ,liceo Anl,11110
$2 Sto1·,·adn F nrnrt· 80 sco Ili :,rolli AIPSSIIIHt rn ~I :ilrm;!Ari f 'r,mce.<co ~; Slnra fo'm.»resc,1
811Tabucchi l'lrgilu,
ll8
't/lJ'lt
18 Terrnn,,va Al/io 81 l'r rzai:111 l.i11<l'}')>e H Tcr,.~l(to Gi11 ,ep11c Il i Tesio r.uclfP]•e l!-1 resta An_q,to 83 Tc<fl Fr,rnre-1<<•
r,3
u
Hi
i7 llgatt I Olit·iero ,r,,PS•d1n, A»geto l,()
(;1ttStf)/)f.
i, liras (.i111br,·r,,
Si llrtolr•r 1;i,u,117l1· 89 Tinozzi /JrJmtuir" :-;.o 01.a11 r:1,~,u,11t;, S'i Tinti /;io,·a.11111 .,_ t8 T ir,•I li 6/,n ii Tol11a Arl1u·o ~t; s;; Toolcrn11 r1<1i (: aj!lia rllO rl1s 1°eOdtll'() in1Vaccari /,Ul!JI fì& T•Jdr:scl11111 t;i,J.,eppe R:J Vacr;1rn Fnu,ce-:-cn ~3 Tollu Gi11seppe /Y(II" le ifi T,,ma...,t?lh Auto,,i,, RS V,l+lal.-t. Pìdro lt l'il~ :i~ \'adora F,·1111u&e1J
...
,r
;si
78 T orulia (;,uSPfJT)e :JS T omm:1sina '1111'in i5 Ton1 11rn.• ini Remigio T<rn1111a:<111w lui{)• llO To11ril<J Cn,·mdu Si (;io. llfilliJ/<1 80 Toni lli:lf,ule ll4l Tonielti Pietrn 1
u/ Vaiola Xo::,t,·1>11 1, 14 V~dit ,m eri Ansonn ~(I Gi11 ,, /'/'f $3 l'al,,11te 1;wocchiuo 63 Valenl i Cr11·11vlo i9 Valrrio 1;;11s,p11e
8:l 70
,,o 80 8! 6.\
Si 6:1
58 ~\ ~
;s Snnh /Jome»ito i8 Snsra D~111e11iro •6 l'ilo
Xi V:o llu A11gelo 75 tt: Vailìcelli A11/,,11io n IR To11nnrell ì u ra,selli Vanacorn 11111cmzo 89 !J(t AJicnnio 8i Vanazzi Antonio 87 64 Torchio /Jrn ,110 3! Va11clell1 1;,ooa11 11i 511 ~o,Tr,rdelli P11 olo so Va11n~lh b'ttl'ico n:1 il Torr:1 81111/io St Va nnocri Q1u11lilio 58 IO Torraca A11to11io 63 Var,1<-u E/i,io 1,;
IO Su1.1.1 f'iliJIJ"J
7t) T11rn.'gg1:\ni A1ru'!ll'o M, \13..;1l ir6 r;t,urppe
8t S u llintt, J;'fiii o 5ll :;nma Cosimo ')f. "'un-:eri GluSf)lJlt
'flJ
...
130
(Sfg14t) INDIC& ALFABITICO
81 Viceozooi Glusryl/ r 88 Vi La Gaelono 88 Vicoli Filippo Pietro 86 Franusco 88 Viggiaoo A l(,-edo 58 Vitale Hatriult Vpr,chio Cfro 81 Viglianl F edtrico 56 Vitolo Emanuel e. Vecchione Adolfo 49 Vigllardi Luigi lg11a• Vlttadlni CamUlo Vene1ool C<1rlo 60 zfo Paùrio U Vitu llo Giust:J)pe Venturoll Fra11ce,co 83 Vlgorelli Achille 74 Vivaldr. Carlo Verando Btto,·e 36 Villa Gforgio 8t Vocaturo Geniale Verdoliva lle11iami110 i6 VIiiasanta Gi14,eppe ,t Vo~bera Leone Verdnri Hrneslo 81 Vinci Angtlo 75 Volino Cannl11e Verd111.io Vincenzo 87 Fra11cuco i8 Voi re Mazzini Vergani Giova,mi 88 Vinciprova Antonio 63 Volpi Gh·olamo Vernoccio Pietro 63 Viola .\'a zzar t no 63 Vox Vlnct11zo Verri Luigi IO P ù>ll-o 34 Vertova Agoslitio 80 Violini Marco 86 Vespasiano Dome•1ico fl Virdìa TOfllfllllllO 18 Viale Angelo 18 Vlrdls Pietro 58 Viana Gluse))pe d4 Virg~ S11 lval01't 89 Vinnello A11lo11io t6 Zaffiro A11to1ti110 8t Vir~nllita Alarlo Cacchldl• 30 zambelli Pielro 89 Virgili Luigi V1cedomini Mfltleo i& 7.ambler Adtlclli lj Visalli Paolo Vicentini Si,genio 50 Zam brlnl Antoni o 8i Visconti GIUSt}'Pf
V.1talaro Brnno Vecchi Al(OIUO
z
1, Zampetti Al(on.,o fn Zaochi Dante 84 Zanna Gl1ueppe
80 77
60 Zanotti Blll"kO 18 Zaou!Uni Primo j() Zappai& Glaeomo Il Zapparoli Luig i 30 Zara SIivio 79 Zaltl Gfo1·gio 76 Zawertal Vladl111i,·o 3, 83 Zepponi ,\'r,p oleou~ 66 Zibetti Gi1'1eppe Ziccardi Gi u uppe 7.lngates A71to11i,10 Zoccola Giuseppe Zorzoli <ì iQ11anni Enrico 38 Zorzol II B11rlco 88 Zuccarl Federico 88 Zuccarelli A ngel o 87 7.umrettn Giuseppe
81 34
84
5fi
83 40
80 78 56 !8 34 74
79 2-4 89 8l 3~ 79 36
GIORNA LE DI
MEDICINA MILITARE Direzione e Amministraz: Via Venti Settembra (Palazzo del Ministero d~lla guerra)
CON DIZIONI DI ABBONA..MEN'l'O. 1° Il Giornale di medieina militare si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese io fascicoli di 5 fogli di s lampa. 2° L'abbonamento i· annuo e ,lecorre dal 10 gennaio. 3<> Il prezzo dell'abbonamento è:
..,·
P er l' Italia e la Colonia Eritrea Per l'Estero . . . • • .
L. 12 : -
. . Un fa 8c1colo separ alo costa 1· in ,Italia E l a 11 •s ero.
I
I
•
•
l a,.:... 1 ,25 1,:.0
4° L'a bbonamento non disdetto prima del 1° dicembre 's'intende rinnovalo per l'anno successivo 5° I signori abbonati mi litari in elfettivitè di servizio possono pagare l'importo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). 6° Ai librai si fa lo sconto del 10 °1 0 , ma soltanto per gli abbonamenti delle perttone e degli enti non miliLari, ~he non possono fruire della facilitazione di cui al n. 5. · 7° Le spese per gli estratti e quelle pe r le tavole litografiche, fotografi~ che, ecc.. che accom pagnasser o li> m emoi-ie. sono a carico degli autori. 8° Gli autori delle memorie potranno averne gli estratti facendone richiesta all'atto dell'invio delle bozze corr ette. Gli eslraUi sono di due Lipi: T1Po À. . - Oon coper\ina in bianco, senza frontespizio, e colla impagina· tura e numerazione del fascicolo. TIPO B . - Con copertina stampata, frontespizio, impaginatura e numera· zione speciale. Il prezzo é r egolato dilli& seguente lat'iffa : Pre zzo cl.i oia.AoL--u :1 :fog1io cl.i eta.mpe. T IPI DJ ESTRATTI
NUMKRO DKLL K COPIE 25
- Tipo À. . Tino B .
4.6,60
Per
I
50
100
200
I
6.-
6,60
10,-
7,6,(l
9,-
lS,60
I ogui e&ntin&io oltre 200 I
S,80 4.!30
Gli estratti minori di un foglio si coni.tino come foglio inLero per le ordi nazioni di 100 estratti o meno. P er quelli che superano un foglio, le frazioni in più, che non superano il mezzo foglio, si contano come meta, purchA però l'ordinazione non sia inferiore a ,,O copie. P oLranno aversi estratti in carta e formato diversi, previi accordi per sonali tra gli Autori e la Ti poizrafìa !i- I manoscritti non si restituiscono.
o
•
:::•
~:
-~
.,
.l
:,