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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE 1908

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IORNALE DI

Cilornal• di IMdlclna millt8N 1 IBIIt-1884 _,.,.... IMdloo del RacJ'o K.arolto • della R••• Martna : 18811·18111 Ellornela madloo del R.lo Eaaiclto · 18116-11101

ANNO LVI -

1908

SOMMARIO •••eaiB eai~IIW.&I.I . auute dilll'anllltell mldollare • . . • • . . Sall'lllaa6 ftlaena&e .:Sella pistola GI~U

llll~·l==~dllfafeuaa1e eoli • llaelllo dellifo • • • • • • • • • • del "Sellrllnol,. • . . • • • • .

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CUUISTICA CLINICA.

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N•l!ltld a ,.,.._to rtvoJpni eiOltlll~ Il ,......A - IIIL••o, w. .PI.IIfm

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INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI RIVISTA MEIJICA. -Con qonll m:tlalliA •i può r,lln rn hrlAr~< la (Ahhre di Malia. . . . , Germani. - Intorno a• metodi piu comnn i llf'r lo sturlio rtiologico della pleurite ....._ . Stetanelll. - Sull'ezi<>logia delle afTr7.ioni polmonari nella febbre Ufoide G~bl.

Pao.

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RIVISTA 1>1 NEVROPATOLOGIA. Stata. - Sopra il significato tlella sindrome di Cl. llernard-l:lorner neRii epilettici. .

RIVISTA. DI CIHRUI\GIA GENERALE.

Hodcllok. - Sul tratlamAoto rtell'ahbnssamento della pres~ione sanguigna perìtoueale con . • le iniezioni endovenose do adrenalina e di cloruro dJ sodio . Pollnl. - La cura chirurgica della tuiJercolosi mesente rlca. . . . . Rorslng. - Provocatione Indiretta del clolore t iplço nel punto di Mac Burney. Hammer. - Sul trattamento rlelle fratture dello drta • . . . . . . • . DI Gfli.CGmo. - Contributo alla o:ura chirurl(ica delle nelriti p:trenchimatose croniche Voaer.- Altre esperienze sull 'effetto dell'inielione .'!Ottocutanea di Usostigmina per eccitare la peristalsi . . . . . . . . • . . . . . . Hippel. - Sul t rnttamento prima c dopo la laparotomia. . . . . • . Shetly. - Aprendicite assoc.ìatn a slrerttocoecemia . • . . . . . . Rlvl6re. - Emuvi e scintille d'alta fr equenza per la cura razionale dei tumori maligni

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HIVISTA U'IGIRNE MILITARE. Pag.

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Pag. Bat1eglla. - I gameti semilunari. . . . Montetusoo. - La morrologia del bacillo dìfterico in· r apporto alla suà virulenza cd allà Jlrugnosi del croup. . Remllnger. - l microbi filtranti Baaohlerl. - Sulla diagnosi rapida della rabbia . . . . . . . . . Strong. - Considerazioni sul valore del metodo tl'inocolazione colle aggresslno nella va cci· nazione contro la peste.- Streng.- Vaccinazione c.mtro la peste.- Kltuato, Shlba· saburo. - La peste nella guerra 11iapponese. - . Clelancl. - gtudlo sopra un caso di p~sto. - Cuamlan. - l..a tonsìlltt. via di pen6trazione del bacillo pastoso, l'an&ina pastosa particolarmente nelle forme dette polmonarl primitive • • . . . Serra. - Sulla nllrabilita del virus del mollusco contagioso d"ll'uomo

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Profilassi della febbre tifoide nell'esercito fr~nccsc. .

RIVlSTA D'IGIENE GENERAI.E E BATTERIOLOGIA.

NECHOLOGIO. IUcofa Senn

MOVIMENTI AVVENUTI NEL COBPO SANITARIO E NEL PERSONALE FARMACEUTICO

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Pubblicazioni vendibili presso l' Amministraz. del " Giornale di medicina militare , VrA XX SKTTE~ong, PAJ.AZ7.11 l>KL ~hN~<T>mO nslti.A GUEkiiA

Anlropometria mili tare. - Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle classi 1859-18~3; due volumi in 4° con atlante Vol. I (Dati antropologici ed e tnologici) con Atlante della geografia antropologica dell' Italia. - Roma 1896. . L. 18 Vol. ll (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 6 B.&.noE'FIO e SII'ORZA. - Compendio di chirurgitl di guerra compilato sulla storia medico-chirurgica della guerra. di secessione d'America. - Roma. 1888, 4 volumi, pre:<~zo ridotto » 5 ISO B:JtRNA.Jtt>O e BnEzZJ. - Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra. Memoria premiato. a l concorso Riberi. Un vohtme di pag. 276 con molte .figure e tavole grafiche. - Roma, 1905 . . . . 1 S ISO CuSA.Nt. - Esposizione sommaria dell'ordinamento e fun.z ionamento del servizio sanitario in campagna pres!IO l'esercit.o italiano. - Roma, 1906 • 1 l DE CEsARE. - Studio sulle mediastiniti (modia.stiniti suppurative, a.scesso mediastinico). - Roma, 1900. Un vol. di pag. 144 . • 1 2 H YRTL. - Onomntologia anatomica. Storia e critica del moderno linguaggio anatomico. Traduzione libern italiana dei dottori C. Pn:ETTI e C. SJ'ORZA.. Roma, 1884. (Edizione r nra) 1 6 L e ferite ca~Uate da/le armi d<• guerra. Sintesi della relazione sanitaria sugli eserciti tedeschi durante lo. guerra franco-gen:nanice. 1870-71. - Roma. 1889. Un volume di pag. 348, prezzo rid~tto. • 2 M.J.NA.YR.&. - S~udii storico-critici sulla meningite cerobro-epine.le epidemica in Italia e particolarmente nell'esercito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prez.zo ridotto . • l 50 SA.LINA..BI. - Lo lesioni traumatiche dei centri nervosì. Memoria onorata del premio Riberi. - R"Oma, )900. Un volume di pag. 320. Prezzo ridotto. • 3 ISO


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GIORNALE DI

MEDICINA MILITAR~E (Giornale di medieioa militare: 18:.t.t8Sl- Giornale medieo del Regio esercito edella Regia marina: 1885-189;; - Giornale medico del Regio esmilo: 1 ~QG-190i)

ANKO LVI

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1!108

ROMA TIPOGRAFIA ENRICO VOGHERA

1908


MEMORIE

ORIGINALI

OSPEDALE MILITARE PRlXCIPALE DI RQ)[A

:STA'l'O ATTUALE DELL'ANE~TESIA ~IlDOLLARE t:O.:'lTRIBUTO CLINICO ALLA RAt:HISTO\"Al~IZZAZI (!..' E

Per il dott. Giuliano Gerundo, maggiore medico

Fino a pochi anni fa il campo delle operazioni chirurgiche era di'Viso fra due metodi di anestesia, quella generale ottenuta per mezzo deil'ètere o del cloroformio, per la quale l'operatore si propone di agire ·sui centri nervosi. mediante sostanze anestetiche per ottenere l'insensibilità generale e quella locale ottenuta per lo più con la cocaina iniettata nei tessuti o con gli agenti refrigeranti. B enchè la prima nei suoi 60 anni di vita sia stata sempre oggetto di preoccupazione e di discussione, pure in questi ultimi anni sembra che vada destando interesse maggiore nei chirurghi per l'aumentato numero degli anestetici e per le maniere diverse di usarli, tendflndo così a sanare quella specie di endemia psichica, che secondo un · clinico medico illustre, invase finora i chirurghi, per la quale si era troppo poco preoccupati degli effetti nocivi delle anestesie generali. Ma pur lasciando in lotta fra loro l'ètere ed il cloroformio per contendersi la vittoria, bisogna convenire che gli effetti di essi sopra i diversi individui sono di forma molto variabile, relativamente alle diverse condizioni dei vari orga · nismi e sono incestanti nelle manifestazioni e nella successione dei fenomeni, di modo che non si può dire che rispondono perfettamente allo scopo e molti sono gli inconvenienti, ai quali danno luogo, non escluso l'appannaggio necrologico. La seconda, perfezionata specialmente per opera del Réclus e dello Sehleih, i quali costituirono speciali metodi di tecnica, ebbe una larga diffusione dovunque, non solo adoperando la cocaina, ma sostituendole altre sostanze analgesiche, e veramente rappresenta un vantaggio grande nelle operazioni di breve durata. e nelle controindicazioni della narcosi generale. Stando così le cose, si comprende come questa parte tanto importante della chirurgia. aveva ancora da percorrere molta strada e come


STATO ATTUALE DELL'ANESTESIA MIDOLLARE

ogni giorno si vadano perfezionando apparecchi, si escogitino meto!li: nuovi e nuovi mezzi pii1 adatti. F u il Bier che circa otto anni or sono proclamò l'anestesia midollare, partendo dal concetto che l'iniezione di una piccola dose di cocaina nel canale rachidiano trovava le condizioni favorevoli per agire su gran numero di cellule gangliari, di radici nervose e di nervi sprovvisti di guaina, in modo da sopprimerne temporaneamente la funzione. Egli era stato preceduto dall'americano Coru i ng, da, Odier e da Si card, i quali coi loro studi e colle loro esperienze tastavano il terreno sulla possibilità di provocare l'anestesia con un'iniezione sottoclurale di. cocaina, mentre il Bier ini~ttò a sei ammalati di lesioni tubercolari ed osteomieliticbe degli arti inferiori per la via lombare una. soluzione acquosa di 5 a 15 milligrammi eli cocaina. Constatò dopo pochi minuti insensibilità al dolore in modo da permettergli di eseguire s\"ariati atti operativi. In seguito a tali iniezioni, anche di dosi piccole, ebbe a rilevare postumi sgradevoli, come il vomito, la cefalea, vertigini, che durarono parecchi giorni. Gli stessi fenomeni provò su se stesso e sul suo assistente Hildebrand. Nel fare la prima comunicazione alla Società chirurgica tedesca uon potè dire perciò gran che di bene del suo metodo e ne segnalò i pericoli, ritenendolo non ancora utilizzabile. L'accoglienza fatta alla scoperta di Bier fu troppo entusiastica.... e vi furono dei morti!. .. Il metodo fu st1bito messo in pratica da Zeidler di Pietroburgo ~ Sieldowitsch con le stesse conseguenze, ci oè vomito, cefalea, vert;igiui, eccitazione nervosa. Con tutto ciò Sieldowitsch se ne mostra forte ammiratore. Ma. l'entusiasmo maggiore fu portato dal Tuffier, il q uale liYeYa già cominciato a sperimentarlo prima della comunicazione fatta da Bier e sebbene gli accidenti, fra i quali qualche caso di morte, fossero stati sempre gli stessi, pure il suo entusiasmo non ne resta scosso e la sua tecnica perfezionata acquista grande importanza. Egli raccomanda di far uso di un ago di platino della lunghezza di nove centimetri, del diametro esterno di undici decimi di millimetro, del diametro interno di otto decimi di millimetro. La sua puata dev'essere tagliata a sbieco poco obliquo, perchè gli aghi a sbieco lungo e molto obliquo presentano l'inconveniente che il loro orifìcio allungato può trovarsi a cavallo della membrana e mentre una porzione pesca nel liquido sottoaracnoideo, l'altra resta al di fuori e l'iniezione si fa in parte nello spazio sottoaracnoideo e parte fuori. La soluzione aùoperata era generalmente titolata all'uno o al due per cento, iniettandosi uno fino a due centigrammi di cocaina. Il pa


STATO ATTUALE DELL'ANESTESIA. MlDOLLARE

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ziente è seduto con le due braccia portate in avanti e le gambe pen·zoloni; si cercano le creste iliache, si uniscono con una linea trasversale, la quale passa in corrispondenza dell'apofisi spinosa della quarta vertebra lombare e la puntura vien fatta immediatamente al di sotto di questa linea e quasi un centimetro a destra della linea delle apofisi spinose. L'autorità del nome e la perfezione della tecnica valsero ad assi-curare al metodo una grande diffusione. I· lavori e le comunicazioni. al riguardo si andarono in breve tempo moltiplicando e la rachicocainizzazioue ebbe gli onori della discussione prima all'Accademia di medicina e alla Società di chirurgia di Parigi, poscia in Svizzera, nel Belgio, in Romania, iu Russia ed in altre nazioni per opera specialmente di Cadol, Leguen e Kendirdjy, Raeoviceano e Pitesci, Doleris -e Mary, Rouville, Han, Dumont ecc. In Italia fu lo Schiassi il primo che adoperò la rachicocainizza:zione, ed a lui seguirono il Durante, il Postemspki, il Cavazza.ni, il Fioretti, il Micheli ed altri. Fra i lavori sperimentali sono importanti quelli del Nicoletti, del De Nigris, del Carini. Fra i medici militari il capitano Santoro diede un resoconto delle sue osservazioni, dichiarandosi fautore del metodo, . · specialmente nella chirurgia di guerra. Benchè la rachicocainizzazione presentasse sempre gli accidenti spiacevoli, più o meno attenuati, che si erano verificati fin dall'inizio della sua applicazione, specialmente la grave cefalea e le vertigini e benchè si fosse verificato anche qnalche caso di morte, che da alcuni si cercò di spiegare come dipendente più dalle condizioni speciali di salute dell'individuo, anzichè quale effetto diretto dell'anestetico usato, pure tutta questa. schiera di chirurghi valenti tendeva colle statistiche -e colla discussione in seno alle Accademie a dichiarare vantaggioso questo metodo di anestesia. · È bene a tal proposito far rilevare che forse le vittime della co-caina sono state in numero maggiore di quelle che risultano ufficialmente dalle statistiche e ciò perchè ordinariamente si è più propensi .a p n bblicare statistiche con risultati favorevoli. Allo scopo di sopprimere o per lo meno attenuare gli accidenti del~a rachicocainizzazione furono eseguiti importanti lavori da Guinard e dai suoi allievi Ravaut e Anbourg, lavori, che per brevità, non riporto e che ebbero per risultato il metodo delle soluzioni concentrate e quello -delle soluzioni isotoniche. Questi lavori rappresentano una fase di capitale importanza nella storia della ra.chianestesia e costituisèono un reale progrflsso, del quale oggi si avvantaggia la racbistovainizzazione.

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STATO ATTUALE DELL'ANESTESIA MIDOLLARF.

Il Bier in un'altra sua comunicazione alla Società chirurgica t edesca ammoniv~ di non accogliere senza discussione le affermazioni troppo entusiastiche di coloro che consideravano l'anestesia midollare come metodo innocuo e sicuro; nello stesso tempo raccomandava di non arrivare all'esagerazione opposta di lasciarsi imporre dai primi insuccessi, ma. di lavorare al miglioramento del metodo. · Tale miglioramento si poteva conseguire o con la. sostituzione alla cocaina di una sostanza meno tossica o con l'aggiunta di un farm nco· destinato a !imitarne l'azione tossica. Vennero perciò sperimentati vari succedanei della cocaina., fra l'H i· l'eucaina e specialmente la tropococaina., la quale per un certo tempo· incontrò anch'essa molto favore e sembrava destinata a sostituire completamente la cocaina. Il tenente medico Caccia in un suo contributo clinico di 43 casi ne vanta le buone qualità ed i vantaggi della sua applicaz~one nella chirurgia di guen-a. Ma in seguito si dovè constatare che gl'inconvenienti erano press'a poco gli stessi e le tavole mortuarie della tropococaina sono lontane dall'essere vergini!. .. Fra le sostanze aggiunte alla cocaina per !imitarne l'azione tossica è da notarsi l'adrenalina (Bier) e la morfina (Schiassi), ma con :-isul• tati non molto incoraggianti. Dopo tanto entusiasmo e malgrado la perfezione raggiunta le idee· di alcuni chirurghi, come lo stesso B ier, il Réclns, il Milner, il Laùorde, in breve periodo di tempo si modificarono al punto da rinunziare quasi del tutLo alla rachicocainizzazione. II R éclus in un rfl.pporto all'Accademia delle scienze in Francia, fa la storia di questo metodo, parla degli inconvenienti ed aggiunge come esso abbia un passivo ben più importante e p9sante. Sono 7 casi di morte :m 200 operazioni fatte colle iniezioni. subaracnoidee di cocaina, proporzione enorme iu modoassoluto, se si pénsa. che }E) statistiche danno l morto su 2300 cloroformizzati e l su 7300 eterizzati e nessun morto su 7000 cocainizzazioni localizzate. La q uistione dunque della rachicocainizzazione si dibatteYa sn questo terreno ed il suo impiego trovava sempre maggiore ostacolo in quelli stessi, che prima l'avevano lodata, quando colla scoperta della stovaina fatta da Furneau nel HJ04, si riapri un nuovo orizzonte alla anestesia cosciente.

.;:** Constatato da R éclus il potere analgesico della stovaina ed il suo grado di tossicità minore rispetto alla cocA,ina, lo Chaput fu il primo chirurgo che ebbe l'idea ed il merito di sostituirla alla cocaina nella


ST.I.TO ATTUALE DKT.T.'ANF.STRS TA llllDOLl, ARR

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rachianestesia.. Egli nel maggio 1904 prefìentò le sue statistiche innanzi alla Società di biologia e nell'ottobre dello stesso anno alla Società di chirurgia. Esse, oltre l'enumerazionq dei casi contenevano uno st udio clinico dettagliato dei fenomeni, che accompagnano o che seguono l'anestesia, che costituivano una eloquente apologia del mfltodo. La dose adoperata non oltrepassò i 4-5 centigrammi. Seguì a breve periodo di tempo una prima Rtatistica del Keudircljy di 6± casi, alla quale tenne dietro una aeconda di 140 casi, poi UU1\. terza di 121 casi, una quarta di 150 ed una quinta anche di 150 casi, in totale 625 casi nel periodo di 3() mesi a partire dal l • settembre 1904. Il Kendirdjy considera questa statistica globale come particolarmente importante ed istruttiva, perchè è rimasto fedele alla stovaina priva di qualunque miscuglio, servendosi soltanto di fial ette Billon al 10 per 100 . di stovaina e cloruro di sodio e perchè non ha portato cambiamento alcuno alla tecnica. Non ha osservato un solo a ccidente, che gli sia sembrato utile di rilevare. La serie dei lavori e degli esperimenti sull'argom ento in appena tre anni di tempo è andata sempre crescendo, specialmente in Francia, in modo che io non mi provo a riunire una lett eratura completa, ma invece mi limito ad esporre quanto è risultato dall'applicazione del nuovo anestetico. Non posso però tralasciare di accennare che alla diffusione della racbistovainizzazione vi contribuirono in gran parte i progenitori della rachianestesia, Tuffier e Bier, il quale ultimo nel Congresso dei chirurghi tedeschi tenutosi a Berlino nell'aprile 1905 a ffermò la superiorita della stovaina sulla cocaina. Un gran numero di chirurghi tedeschi e non dei mediocri si associarono a q nesto modo di vedere ed i casi di rachistovainizza.zione nei paesi d'oltre R eno, oggi si contano a migliaia. · Lo stesso Bier, in un'altra comunicazione, dice di aver impiegata la stovaina per via intrarachidea in 102 interventi e di questi solo ot to presentarono fenomeni concomitant.i spiacevoli, consistenti sette volte in vomiti transitori e una sola volta in leggiero collasso. Come azione secondaria, degna di essere ricordata, si manifestò in soli 10 casi la cefalea, che scomparve costantemente entro i primi due giorni. In rapporto ai pericoli del metodo, egli credeva ancora precoce ogni giudizio, però devono essere ricordati due casi di morte, uno comunicato da Chaput ed uno da Sonnenburg, nei quali si constatò all'autopsia una meningite spinale, esito che può essere riporta.to ali una causa infettiva preesist.ente sulla quale l'iniezione di stovaina agì come coefficiente determinante la localizzazione e finalm ente nn terzo


eas0 di grave collasso comunicato da Chaput, che potP. sfuggire all'esito letale, mediante la respirazione artificiale, e le iniezioni di caffeina, di etere e eli siero artificiale. Ad onta di questi tre risultati sfavorevoli Bier ritiene giustificato l' insistere nell'applicazione del metodo e nello studio dell'anestesia m idollare stovainica. In seguito, dopo aver aggiunto alla stovaina J:>reparati soprarenali, hR. consigliato il metodo misto, talchè esprime l'opinione che h~ stontina unita con la paranefrina o con la soprarenina rappresenta il migliore mezzo ùi rachianc:>tesia. 'l'aie opinione però venne in massima rigettata, specialmente dai chirurghi francesi . •-\.nche in Il,alia la nwhistovainizzazioue trovò proseliti, fra i quali nm ricordati lo :-\chias:>i ed il Cavazzani, il quale ultimo spinse le dosi fino a 12-li, centig rammi ed in 110 casi gli esiti furono sempre identici, con perfetto risultato per quanto riguarda l'analgesia e senza inconvenient·e alcuno ùa parte dell'anestetico e cioè non malessere generale, nessun colh~sso, nessuna irrequietezza. Un altro contributo clillÌco fn portato dal Casctti. :Jia l'impul:;o maggiore fn dt\to a LJne:sto metodo nelle diniche degli ospedali di Roma, dove ebbe vasta applicazione pèr opera d egli iusigni chirurghi della capitale e dove fu oggetto di perfezionamento e di studi importanti spccialmcute dal dottor Sleiter, il quale int,raprese i suoi esperimenti nell'lsLitnto di patologia chirurgica diretta dal prof. Alessaudri. Il risultato di questi studi veniva cosi comunicato dallo stesso Alessnndri al Congresso di chirurgia di Milano del 190G. L'inconveniente osser vato da tutti gli operatori per g li altri anestetici e ripetuto anche per la stovaina i n modo da rendere questo prezioso metodo di auestesia infido e diminu irne il va.lore, è che molte volte l'anestesia o manca ovvero dura troppo breve tempo e costringe a metà operazione a ricorrere ad un ane::;tetico generale. In u ua prima serie di 48 opcntt:loni PAlessn,ndri adoperando soluzioni pure di stovaina l : 10, in iettamlo secondo i casi da -! a 7 centi ~ra.mmi di anesLetico, ebbe 8 amdge;:;ie mancate t\ 2 incomplete (p i il del 20 p. 100)- In altri 42 casi volle prontre la solnzione di stovaina e cloruro di sodio (l: l: 10) ebbe pure H anestesie mancate e;, incomplete (più del l() p. 100. Per determinare la ragione di q uesti t'!ttt.i fece c;ompiere dello ricerche dallo Sleiter, dalle q n ali risulti) cho mccogl ieudo i n provette il liquido cefalo-rachidiano ed aggiungendovi delle soluzioni di stovaina, questa dava un precipitato, la cui qua.utità era magg10re o minore s~conrlo il grado di alcali-


STATO ATTUALE DELL'AXESTESIA MIDOLLARE

nità del liquido stesso e questo si riscontrò costantemente 111 ragione inversa dell'anestesia ottenuta. Naturale sorgeva l'idea di provare, se acidificando leggermente la soluzione di stovaina, si toglieva questo incon>eniente ed il dottor Sleiter, dopo ripetute ricerche chimiche per determinàre l'acido più adatto ed esperienze sugli animali per assicurarne l'innocuità, formulò una soluzione: stovaina l, cloruro di sodio l, acido lattico una goccia, acqua 10. L'Alessandri adoperò costantemente questa soluzione e se ne trova contentissimo. Non solo i risultati sono eceellenti e sicuri, ma l'anestesia è di più lunga durata e anche il livello a cui giunge 'è spesso più 11.lto. Si avverta, sempre per le ragioni anzidette, che è bene sterilizzare la siringa e l'ago in acqua distillata o in soluzione fisiologica e non nella soluzione alcalina di carbonato di sodio. In questa terza serie di anestesie midollari (circa 200 operazioni) colla soluzione di stova.ina acidificata ha avuto due soli insuccessi. Questi, che tennero dietro ad una larga sequela di successi costanti, lo meravigliarono e dopo il primo non seppe darsene soddisfacente spiegazione. Nel secondo caso

però notò che il liquido cefalo-rachidiano ottenuto colla puntura era leggermente ematico, ed allora sorse l'idea, che questo appunto spiegasse l'insuccesso, dovuto cioè all'aumento di alcalinità del mezzo per la. presenza del sangue. Ed a conferma fece eseguire dallo stesso S leiter degli esperimenti in vitro con liquido cefalo-rachidiano normale, siero di sangue e liquido cefalo-rachidiano e siero di sangue insieme, aggiungendo nelle tre provette una eguale quantità di soluzione di stovaina acidificata. Il risultato fu dimostrativo, rimanendo nel primo caso il liquido limpido intorbidandosi negli altri due, più fortemente nel secondo, ma anche evidentemente nel terzo. Crede che la conclusione pratica di queste ricerche e della sua esperienza clinica. sia, che adoperando la soluzione di stovaina acidificata secondo la formola accettata, può il -chirurgo agire sicuramente e con piena fiducia di successo. Anche l'Hohmeier aveva già osserva~o 4 insuccessi su Gcasi, nei quali l'iniezione era stata fatta mentre fuori usciva liquido sanguinolento. Analoghi esperimenti vennero fatti anche da Varvaro, il quale propose l'acidificazione della soluzione stovainica con acido acetico e statistiche importanti pubblicarono Sabatucci e Perez tutti appartenenti agli ospedali di Roma. Da tutti i lavori pubblicati e specialmente da quello del Kendir-

djy, relativamente all'azione della stovaina sulle radici spinali, risulta quanto segue:


lO

STATO ATTUAt,E OELL'A:-JESTESIA AIIDOLL..\RE

L'iniezione sottoara.cnoidea. di stova.ina provoca una paralisi mista. di senso e di moto, ciò che non si osservava colla 'Cocaina. L'anestesia nella maggior parte dei casi deve dirsi analgesia poichè scompare la sensibilità al dolore, mentre è conservata, benchè più affievolita del normale, quella di contatto. Subito dopo l'iniezione l'ammalato avverte formicolio agli arti inferiori, il quale comincia quasi sempre prima nell'arto con·ispond.ente al lato, dove venne praticata la puntura. Questo fenomeno è molto fugace si avvera dopo 2 a. 5 minuti per dar luogo subito all'anestesia. Questa comincia dagli organi genitali esterni e dal perineo e si irradia più o meno rapidamente, da una parte, negli arti inferiori dove sale dai piedi alla radice delle ~osc ie e dall'altra parte nel tronco dove il suo limite superiore è variabile. L'estensione dell'anestesia varia secondo i soggetti e quindi non è in rapporto diretto colle dosi più o meno alte di anestetico usato. In tesi generale si può affermare che colle dosi minime (4 o 5 centigrammi) il limite superiore è rappresentato da un piano trasversale che passa per l'ombellico. Con dosi più alte tG a 8 centigrammi) arriva quasi sempre all'apofisi ensiforme e qualche volta la sorpassa, ma nella quistione de'll'altezza alla quale può arrivare l'anestesia bisogna tener conto della sensibilità del soggetto. Chartier ha studiata l'azione della stovaina sull' utero in travaglio di parto ed ha constatato la scompar:>a completa della sensibilità uterina al dolore spontaneo e al dolore provocato, in modo che gl'interventi manuali o istrumentali sull'utero non sono percepiti dalle. pazienti. A.nche la. durata dell'anestesia è variabile, ma si può affermare che in media è da 40' ad un'ora e molte volte anche di più. È interessante il fatto osservato in alcuni individui della persistenza dell'anestesia spontanea, mentre era scomparsa l'anestesia chirurgica, ciò che ci spiega come un certo numero di ammalati non soffrono delle loro ferite durante le 24 ore dopo l'intervento. L'anestesia qualche volta può mancare, benchè la cifra di questi casi sia ridotta al minimo col perfezionamento ùella tecnica e specialmente coll'uso delle soluzioni acidulata. Questa assenza dai più si ritiene dipendente dal fatto che alcuni individui sono refrattari all'azione della stovaina, altri, come Kendirdjy, il quale non ha mai avuto insuccessi, la ritengono dipendente da difetto di tecnica. La quistione quindi non è definitivamente risolta. Dopo l'iniezione di stovaina contemporaneamente all' anestesia si osserva la paralisi di tutti i muscoli compresi n ella zona anestesica.


STATO ATTCALE HELf}ANgSTESI..\ MIDOLLAR.E

11'

La paralisi totale e completa degli arti inferiori è costante con la dose di 4 centigrammi, al di sotto di questa dose può mancare, ovvero essere incompleta o parziale. Nello stesso tempo sono aboliti. tutti i riflessi, gli sfinteri sono paralizzati e forse vi può essere concomitante la paralisi della muscolatura intestinale, poichè il retto è anestetizzato. Anche la vescica è paralizzata e la ritenzione d'urina sipuò prolungare per parecchie ore o per qualche giorno. Relativamente al rapporto tra l'anestesia e la paralisi si può ammet.tere, che, quando vi è paralisi, vi è anestesia, ma non sempre avviene l'inverso, giacchè con piccole dosi di stovaina, si è avuta anestesia profonda con incompleta paraplegia. Teoricamente quindi si potrebbe ammettere che l'azione della stovaina si fa sentire prima sulle fibre sensitive e poi su quelle motrici. Riguardo alla tecnica è da osservare, che di massima viene dai più praticata quella del Tuffier, cioè posizione seduta dell'i~fermo con le ga.mbe penzoloni. Alcuni preferiscono la posizione di decubito laterale con forte incurvamento della colonna vertebrale e lo Schiassi fa coricare l'ammalato sul ventre. La puntura ordinariamente viene fatta tra la 4a e Da vertebra lombare, v'ha chi la pratica tra la 5• ed il sacro, e chi tra la 3~ e la 4 • e qualcuno la pratica tra la 2• e la 3'. Sono modalità di tecnica, che possono acquistare importanza solo in determinati casi e che hanno per scopo o di ottenere una estensione· maggiore dell'anestesia, puntura più alta, ovvero di evitare qualsiasi disturbo, puntura bassa. La superiorità della stovaina sulla cocaina è ammessa dalla grande maggio~anza degli esperimentatori e ne è prova la sua grande diffusione in un periodo ùi tempo relativamente breve, benchè a ciò abbia certamente contribuito il fatto, che la sua apparizione ha trovato un ter· reno già preparato e cioè una tecnica perfezionata, indicazioni. e contro indicazioni . già nettamente stabilite :!arante il periodo della rachi. . . cocam1zzaz10ne. Le qualità che la fanno maggiormente apprezzare sono: la sua debole tossicità, la sua azione tonico-cardiaca ed il suo potere anestetico· ed è la riunione di queste tre qualità principali, che costituisce la sua superiorità sulle altre sostanze anestetizzanti attualmente conosciute. La sua debole tossicità è dimostrat-a dagli esperimenti sugli animali e dall'osservazione clinica. Vi sono infatti chirurghi che iniettano 10-12 ed anche lo centigrammi di stovaina (Kronig, cavazzani) senza avere accidenti. Per principio non si potrebbe certamente approvare l'uso di dosi così alte, perchè m~ntre sono inutili, potrebbero riserbare spiacevoli sorprese per le differenti suscettibilità indi-


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STATO ATTUALE DELL'ANESTESIA I>IIDOLLARI!:

viduali, ma queste sono obiezioni teoriche e le imponenti statistiche di Cavazzani e di Kronig provano che la tossici tà della stovaina è debolissima e che a potere anestetico uguale nessuna sostanza può esserle paragonata. L'azione tonico-cardiaca è rile>abile d allo stato del polso, il quale rapido all'inizio per l'emozione che prova l'ammalato, presto si regolarizza e resta eccellente per tutto il tempo dell'operazione. Questo fatto è stato osservato dalla maggior parte dei chirurghi, che hanno usato la stova.ina e qualcuno di q uelli che hanno esperimentato altre sostanze, come Busse, ha avuto l'impressione che il polso era migliore col! a. stovaina. Infine, il suo potere anestetico è eguale a quello della cocaina e tutti son d'accordo per dire, che cou i perfezionamenti della tecnica, la proporzione degl'insuccessi è diminuitM. al punto dn. essere ~rascnrabile . In questo accordo di vedute sulle q uali ti~ della sto\aina vi ha pure .qualche nota scordante, che viene specialmente dalla Germania, per. cui un ristretto numero di chirurghi rim proverano alla stovaina di -essere più tossica e di esercitare un'azioue paralizzante sui muscoli respiratori e di provocare qualche volta paralisi una o bilaterale del muscolo adduttore dell'occhio. Altri le riconoscono qualità uguali e .adoperano indifferentemente la stovaina, la no>ocaina o la tropococaina. In materia di rachianestesia è una necessitit fare la distinzione tra gli accidenti immediati del periodo anestetico e gli accidenti consecutivi nel periodo post-anestesico. I primi sono imp utabili solo alle sostanze iniettate, gli altri dipendono d all'irri tazione meningea provocata sia per difetto d'isotonia tra il liquido cefalo·rachid iano ed il li-quido iniettato, sia per l'infezione del mezzo sottoaracnoideo, sia per q nesti due elementi uniti insieme e si possono osser vare anche dopo u na semplice puntura esplorativa. Se non si tiene conto di questa d istinzione si attribuiscono alla stovaina degl'inconvenienti, dei q uali non e responsabile, così nel fatto di K unig, diffuso con un ·certo scalpore, è inammissibile che una iniezione di stovaina possa per -e stessa, osserv andosi le leggi dell' isotonia e dell'asepsi, produrre lesioni di meningo· mielite conii corteo abituale di paraplegia, di disturbi sfìnterici e trofici, terminando dopo un periodo più o meno lungo con la morte. Ciò premesso torniamo ai capi d'accusa. della stovaina. Essa darebbe luogo a gravi accidenti d'intossicazione fino a produrre la morte e provocherebbe la paralisi del muscolo retto esterno dell'occhio. In verità q uesti gravi accirlenti non sono segnalati nelle statistiche più conosciute sia in Italia che in Francia e la spiegazione di q uesta .accusa, seri ve il Kendirdjy, de,'essere certamente ricercata nei d et-


STATO ATTUALE OELL'AXESTESIA MlDOLLARE

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tagli della tecnièa, specialmente i n riguardo alla m iscela delle diverse varietà. di adrenalina colla stovaina ed all'uso del piano inclinato, ele· vando il bacino. L'adrenalina si unisce alla stovaina per le sue proprietà vaso-costrittive, ora la stovaina si preferi:>ce alla cocaina appunto per la sua azione neutra, se non dilatatrice sui vasi. D'altra parte la compos izione dell'adrenalina è variabile e perciò il suo impiego non è esente da dan ni. Non si p uò ammettere quindi che la sua aggiunta dia nn'auestesia migliore, giacchè l'anestesia con la stovaina pura è perfetta ed i fenomeni morbosi sono n ulli o insignificanti. Tilmann rigetta la miscela di stovaiina e adrenalina, ritenendo la. per lo meno inutile, poichè dalle esperienze di Sikemeier risulta che l' adrenalina, pur restringendo incontestabilmente i vasi e ritardando perciò l'assorbimento della cocaina, non ne diminuisce gli effetti tossici, nep· pure aumentando il suo potere anestetico. Ciò evidentemente si applica anche alla stovaina. L'uso del piano inclinato coll'elevazione del bacino, che alcuni, seguendo il consiglio di Kader, raccomandano per ottenere un'anestesia più estesa, è condannato da Heineke, da L awen, da Kummel, da Veit, da Bier e da altri, perchè non corrisponde allo scopo, mentre non è scevro di pericoli. Veit dice esplicitamente che le paralisi respiratorie sono evitabili se non si fa uso del piano inclinato, nel quale bisogna riconoscere un'a· zione dell'anestetico sul bulbo e sui centri respiratori o per lo meno un brusco disquilibrio nE'Il mezzo cefalo-rach idiano. Le ipotesi form ulate non sono molte soddisfacenti, ma il fatto è sufficiente per condannare una manovra, la di cui utilità è contestabile, poichè non è provato che il campo di anestesia sia notevolmente più vasto dopo l'inclinazione. Il fatto della paralisi del muscolo retto esterno dell'occhio è esatto e di difficile spiegazione, ma è raris<>imo, poichè non se ne trova cenno nelle statistiche più conosci ute. Adam di 1\'Ionaco, nel riferire il suo caso personale di paralisi dei due adduttori dell'occhio, mette fuori un'ipotesi poco attendibile e 0ioè attri.buisce il f.momeuo ad una eventuale piccola emorragia, del nucleo dell'abducente, da rottura vasale, consecutiva alla diminuita pressione per la fuoriuscita del liquido spinale e dice che dopo avere raccolto 1700 rachistovainizzazioni non ha tro· vato simile osservazione; al contrario l'ha notata ancora più con la tro· pococaina e la novocaina. N ei casi riportati da Roeder, Deetz, Beker la stovaina era sempre ~ssociata a preparati soprarenali. :{:Iermès, assistente di Sonnenburg rimprovera alla stovaina la para· l isi motrice degli arti inferiori, mentre essa, lungi dall'essere nn punto


STATO ATTt:ALE DELL'ANEST E!'IA MlDOLLARE

·debole dGl metodo, costituisce un vantaggio apprezzabile specialmente negl'interventi sugli arti i nferiori e contrasta coi mo>imenti d isordinati ·e violenti dell'inizio della narcosi generale e con il tremore esagerato della ra.chicocainizzazione.

*** Non mi resta cha l)assare in rassegna le principali sostanze, che at- ·tualmente si contrappongono alla stovaina. Esse sono l'alipina, la tropococa'ina e la nococaina. Sono ancora poco note le osservazioni sull'alipina; si sa che essa è più tossica della. stovaina nella proporzione di 7 a 20. E raccoman·data da Zeller e secondo Schiassi darebbe un'anestesia più pronta e du· ratura, ma provoca facilmente fenomeni tossici bulbari. \Vayne Babcock di Filadelfia sopra 11 casi di a11estesia lombare con l"alipina ha avuto nn morto. La tropococaina esiste>a prima della stovaina e >i fu un momento, nel quale rimpiazzò con \antaggio la cocaina, ma i risultati ottenuti in ultimo la fecero abbandonare, perchè ritenuta inferiore a questa. Per qual ragione dovrebbe ora essere superiore alla stoYaina? Bastaso1o osservare che essa possiede al suo attivo quattro casi recenti di morte. Uno citato da Kroner e trn da Urbano L ing, il quale inol tre riferisce che le cefalee sono generalmente violente. Meyer assistente di Tren·delenburg racconta che dopo le prime iniezioni di tropococaina E>bbe un collasso gravissimo seguito per quattro giorni da vomiti, da eccita· mento e da violenta cefalea, per cui è ritornato alla sto"t"aina. Anche Kronig ed altri, dopo avere sperimentata la tropococaina sono ritornati alla stovaina. In ultimo sembra. che la novocaina debba sopportare meglio il paragone. I suoi partigiani >antauo a prova la sua debole tossicità, ciù che è ver~, ma la differenza è m inima e raggiunge n,ppena uu quinto. Ma quello che gli stessi partigiani non dicono, ma che risulta certo, è che la novocaina ò tre o quattro volte meno a nestetica della stovaina, in modo che Hermés inietta 5 o G centigrammi di stoYaina e 10, 12 e fino a 15 di u0vo~aina. Allo stesso modo si regola il Sonnenburg. Baisch rigetta. la novocaina, perchè ce ne bisognano delle closi enormi e percbè dà luogo a molti accidenti, principalmente al collasso. La paralisi dell'adduttore dell'occhio, <lhe si >olle imputare alla stovaina, ~stata osservata colla novocaina. in d ue casi da La ng, da Landow, paralisi bilaterale, da L oeser, da Miihsan e da altri. Heineke e Lawen constatano che le speranze,'che a>eva fatto nascere la novocaina non si sono realizzate, perchè le conseguenze spiace,oli


STATO ATTUALE Dr:LL'ANE::IT~SIA MlOOLLARE

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ed anche pericolose, come il gra>e collasso: sono troppo frequenti con essa. I disturbi accessori, sia leggieri, come nausea, vomito, che gravi, quali l'arresto del cuore, sincopi, sono due volte e mezzo più numerosi che con la stovaina. Risulta quindi anche per la novocaina che essa non possiede, allo stesao grado, nessuna delle qualità della stovaina e che i suoi inconve· n ienti sono incomparabilmente più· grandi. D'altra parte è bene notare che dei chirurghi reputati, quali il Sonnenburg e Friedrichs, hanno adottato l'anestesia lombare colla compal'$a della stovaina. Fritz Konig trova che con la stova.ina i disturbi immediati e consecutivi sono meno pronunciati e l'analgesia migliore; Busse ha l'impressione che con essa 'il polso è migliore; Tilmann la considera come il migliore degli anestetici conosciuti; Pochhammer nnta i suoi meriti in un articolo elogiativo; Penkert assistente di Rronig con una statistica di molte centinaia di casi insiste in nn recente articolo sulla superiorità della !!'tovaina sull' alipina, la tropococaina e la novocaina; Kendirdjy esprime le stesse idee e la proclama superiore a tutte le sostanze finora usate; Saxtorph di Copenagheu dopo aver praticato 280 rachistovainizzazioni si dichiara incantato del ~etodo; a Strasburgo Bouckel e Madelung esprimono le stE>sse opilllOni. Tale è rapidamente discussa la situazione attnale della rachisto· va_inizzazione, cioè un plebiscito di approvazione della maggior parte det chirurghi di tutte le nazioni. Il metodo che data appena da tre a?ui si può dire che ha risposto alle speranze, che si erano fondate su dt essa al primo apparire. La sua innocuità è ancora più rimarchevole, perchè contrasta con la gravità della. rachicocainizzazione, per cui ha Potuto dissipare la penosa impressione lasciata da quest'ultima. Essa ha potuto arditamente sostenere il paragone con l'anestesia generale in tutte l'età. e nelle condizioni morbose le pii1 diverse, per cui la rachistovainizzazione ha definitivamente il suo posto assegnato nella pratica chirurgica tni l'anestesia generale e l'anestesia locale.

** . In mezzo a tale plebiscito di *approvazione. si può affermare che fra. noi sono ancora scarse le statistiche pubblicate sulla rachistovainizzazione e perciò credo doveroso e non del tutto inutile concorrere col mio contributo clinico ad allargare il campo delle osservazioni in una materia tanto interessante nella pratica chirurgica per fa1· scomparire dalle coscienze ancora titubanti lo scettiéismo sistematico su qualunque nuova. applicazione. Tale contributo acquista importanza maggiore, se


lG

5TATO ATTUALE DELL 1 AXESTESIA ~llVO LLARE

si considera che questa è la prima statistica di rachistovainizzazion i praticate nella chirurgia militare. Già fin dal1905, q uando per quasi una ininterrotta seriedi Ia , ori,la rachistovainizzazione si andava d iffondendo, feti i primi tentativi nel reparto chirurg ico di questo ospedale, iniettando 4 centigrammi di s ton.ina e cloruro di sodio, secondo la formula <li Chaput, ma in quei pochi casi l' ins uccesso fu quasi compfeto, tanto che fui obbligato a ricorrere alla narcosi cloroformica per menare a termine le operazion i. Nella convinzion e di non aver commesso errore a lcuno di tecn ica, cominciai ad avere dei dubbi su quanto si a11clava pubblicando in favore del nuoYo anestetico, per cui mi ferm ai, non volendo t rasformare le applicazio ni cliniche in semplici esperimenti ed aspettai che u lteriori osservazioni cd esperienze avessero confe:.rmato le decantate buone qual ità della sto>aina, specialmente il suo deb ole potere tossico, ovvero l'avessero det ronizzata, come era a vvenuto per la cocaina. L'aspettativa non fu d i lung a durata, poich~ il metodo acquistava di giorno in giorno diffusione maggiore e veni>ano int rodotti p erfezionamenti di tecnica e di dosaggio. Facendo quindi tesoro d i quanto si era fatto pel perfezionamento del metodo nelle cliniche di Roma, ripig liai le iniezioni e dal 1° gennaio a t utto agosto 1907 furono eseguite nel reparto di chirurgia 125 rachistovainizzazion i, per le seguenti operazwm. 58 Ernie inguinali (12 bilaterali). N. J Ernie crurali . ,, l Laparoceli. » :3 A ppendi citi a freùdo (resezione dell"appendice) " :3 Appendiciti acute con ascesso . » );) Emorroid i . 7 .b, istole anali e periana!i " l ti Varicoceli . , ;~ Idroceli. » 2 Orchiectomie . • 14 E muleazioni di glandole ingnino-crnrali » 2 Seni fistolosi ]Jrofondi » JJeQ:atura dell'arteria poplitea . » l l uo;po estraneo (ago} n ella co eia. » • l Osteotomia del calcagno . » Ost,eoma degl i adduttori della coscia » l ~ntura metallica p er fratt ure (~<li rotu la, l di tibia) » 3 Totale N .

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{l ) l ' nn parte di qurstc opcrnzfon i nmne esef!uÌtn ùni miei assistenti t cn Pnl i mcù ici dott. F nlcN ti o dott. Cnccia. dnl nlUII'!?ÌOre Jll(•dico d o tt. Cnndolli c dol cupi· t nno medico d ott. l'i mpinclli, che te nn<'ro In- di•ezion<' del rcporto nelle mie n~srn?.e.


STATO ATTUALF. DELL'A"'ESTRSIA llfiOOLLAR.F;

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A scopo di. confronto furono usate due soluzioni, una allO p. 100 di stovaina e cloruro di sodio e l'altra al lO p. 100 di stovaina, cloruro di sodio e acido lattico secondo la formola del dott. Sleiter. L a quantità di stovaina iniettata oscillò. fra i 5 e gli 8 centigrammi ed in pochi casi si .arrivò a lO centigrammi. Le dosi pii1 deboli furono usate negl'interventi sul retto, ano e perineo. Le soluzioni furono prepataté dietro richiesta dalla farmacia centrale militare. (l) La soluzione di stovaina e cloruro di sodio fn adoperata in 29 casi e si ebbero 4 esiti negativi (13,7\:l p. -100), quella acidulata con acido lattico fu usata in 96 casi con 3 esiti negativi (3,12 p. 100). In complesso l'anestesia venne a mancare in 7 casi, cioè in 4 casi di operazione di ernia, in 2 di varicocele ed l di enucleazione di glandole inguino-crura.li. È da notare però che in due dei casi, nei quali mancò l'anestesia, il liquido cefalo-rachidiano era ancora leggermente ematico ed in altri due casi restò il dubbio se fosse stata iniettata tutta. la quantità della. soluzione per l'incompleto combaciamento della siringa coll'ago. Jn altri 5 c11.si l'anestesia apparentemente si mostrò incompleta., ma non è assodato, se il dolore avvertito dal paziente, fosse effetto di un'auto suggestione, trattandosi ,!;li soggetti nevropatici, ovvero di mancanza. di discernimento fra. sensazione dolorifica o di semplice contatto, trattandosi di individui poco intelligenti. Dico questo perchè interrogati ad operazione compiuta, non potevano recisamente asserire se avessero veramente sentito dolore e ciò potrebbe ammettersi anche se si consideri che in 4 di questi casi si potè compiere l'operazione senza ricorrere alla narcosi generale ed in uno solo bastarono poche goccie di cloroformio per ottenere l'insensibilità. A.uche nei 7 casi di mancata anestesia la quantità di cloroformio usato fu di pochi grammi. Le osservazioni fatte sui nostri giovani soggetti· mi autoriz:;r,ano ad esprimere la convinzione, che per ottenere l'effetto sicuro bisogna inspirare nel paziente fiducia completa nel metodo. Ad ogni modo volendo tener conto di tutti i casi negativi senza le attenuanti risulta che la percentuale di essi colla soluzione acidnlat~~. è più di 4 volte inferiore a quella della soluzione senza ·acido. Ciò conferma quanto è stato comunicato dall'Alessandri e che rappresenta l'applicazione pratica degli esperimeuti eseguiti dallo Sleiter. L'età. dei nostri operati, trattandosi in massima di giovani militari oscilla nella maggior parte tra i 18 e 23 anni. Vi figurano però (l) Ogni fialetta di stovaina acidulata preparata d'o.Jia fnrmncia centralo ha In seguente composizione: Stovaina e cloruro di sodio ana centigrammi 10, acido lattico goccic 0,2 ncqun ùi· stillata grammi l. ~ -

Giornale di meditina militare.


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STATO ATfUALK DELL'ANESTESIA .MIDOL I.A RP~

p~recch i carabinieri e guardie di finanza e di città oltrepassanti il BO' anno, 6 operai del polverifìcio di Fontana Liri venuti per farsi operare di ernie inguinali ed un maresciallo delle guardie di città che avevano dai 40 ai 55 anni ed infine un vecchio di 80 anni operato di lega'tlrra della poplitea ricoverato d 'urgenza, perchè, investito da nn carro nelle. adiacenze dell'osredale, aveva riportato gravi lesioni. J,a tecnica usata fu la seguente : come armamentario una siringa di Yetro del Liiel' della capacità di l o di 2 centimetri cubi ind ifferentemente, ed nn ago lungo e sottile d i acciaio, in mancanza di quello di p latino, che non avrebbe altro vantaggio, se non la durata maggiore. Tanto la siringa che l'ago si sterilizzavano con la bollitura in soluzione fisiologica. La posizione preferita è stata quella del decubi to laterale destro, con la testa, il tronco e gli arti inferiori in flessione forzata in modo da otte11ere un'accentuata convessità posteriot·e della porzione lombare della. colonna vertebrale. Bench ~ a. questa posizione sia stato fatto l' addebito di favorire la devia?.ione laterale r estringE-ndo gl i spazi intervertebrali, per cui aumenterebbero le difìicoltà della puntura, pur e vi si è data la preferenza, perchè si è constat ato che il soggetto in detta posizione reagisce più ditricilmente coi bruschi movimenti del t ron<'J) all'atto della puntura. I n qualche caso per ragione di opportunità si è adottata la posi:>:ione del Tuflier. Dopo un'accurata d isinfe?. ione della regione lombare. riconosciuta l'apofisi spinosa della 4:' vertebra lombare, mercè !A. linea orizzo ntale che unisce le due creste iliache, quasi l centimetro al di sotto e un poeo a destra di detta apofisi si è fn tta la puntura, corrispondente cioè a l 4= spazio lombare. I n qualche caso d i difficoltà di penetrazione la puntura è stata praticata uello spazio immediatamqnte al di sopra. Att,raversati g li s~rati muscolari s'incontr a una marcata resistenza ~livello del legamento giallo e nel vinc;erla si ha una sensazione speciale, come la puntura di una cisti a par eti spesse. Quando si è acquistata 1m po' di p ratica nell'apprezzare q uesta sen· :;azione, si può affermare d i essere arrivati nel canale rachideo, anche ~e non si vede fuoriusc ire il liquido, il q uale ordinariamente comincia a sgocciolare appena sorpassato il legamento giallo e qualche vol ta vien fuori a getto. L'iniezione è stata sempre praticata dopo esserci assicurati della. fuoriuscita del liquido e dopo averne fatto prima uscire dalle 15 a lle ~O goccie. Mentre si eseguiva la puntura un assistente preparava la siringa, aspirando la soluzione di stovaina dalla fialetta. Terminata l'iniezione si ritirava contemporaneamente siringa ed ago, chiudendo il piccolo foro con ovatta imbev uta di collodion.


STATO ATrUALE DELL' A~ESTESIA M!DOLJ,ARE

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Quando non si è avuto fuoriuscita di liquido si è constatato che dipendeva sempre da otturamento dell'ago, poichè introducendo uno sti!etto il liquido compariva e qualche volta si è ottenuto l'effetto ricorrendo all'aspirazione con una siringa. Si è qualche volta osservato fuoriuscita di sangue ed alloh si è atteso che illiq uido divenisse chiaro e se ciò non avveniva, si è fatta una seconda puntura. Prima di pungere si è sempre avuto cura di prevenire l'ammalato, a.cciò conservasse l'immobilità e dopo l'iniezione gli sono stati bendati gli occhi con una compressa di garza per evitargli di assistere all'esecuzione dell'.a.tto operativo ed ai preparativi di esso. È questo uno <legli addebiti fatti dagli oppositori all'anestesia cosciente. Fatta l'iniezione l'infermo si faceva coricare, senza praticare al<:un innalzamento del bacino; procedutosi quindi al saggio della sensibilità, si cominciava l 'operazione, avendo sempre provveduto in pre<:edenza. alla toilette del campo operatorio. Questi dettagli di tecnica non sono inutili, po.icbè la trasgressione di un particolare anche il più piccolo può essere causa d'insuccesso. L'~Mstesia nella massima parte dei casi si verificò da 2 & 5 minuti dopo l'iniezione, in qualche caso ritardò fino a 15 minuti. È stata sempre preceduta da formicolio agli arti inferiori, il quale si è iniziato sempre al lato destro corrispondente al decubito laterale destro, nel quale si trovava il paziente. La durata di essa fu costantemente in rapporto colla quantità di stovaiua iniettata, in modo che con 5 centigr. ebbe la durata dai 40 ai 50 minuti, con 6 e 7 centigr. durò in media un'ora ed un quarto e con 10 centigr. quasi 2 ore. All'anestesia si associò sempre la paralisi di moto, che s'inizia>a <J.Uasi contemporaneamente a quella di senso. Circa l'estensione dell'anestesia, si constatò che essa nel massimo numero dei casi giunse fino all'apofisi ensiforme ed in 3 casi fino all'altezza dei capezzo!~. Nei casi, in cui si usarono le dosi di 5 centigr. raggiunse in 8 le regioni inguinali ed in 3 la linea ombelicale. Gli accidenti verificatisi nei nostri operati furono pochi e di nessuna gravità. Durante l'atto operativo in 12 casi si ebbero nausea, pal· lore del viso e sudore freddo, fenomeni che cessarono subito con somministrazione di alcoolici; in 7 casi si ebbe vomito fugace ed in l caso perdita involontaria di feci • .Come accidente postopera.torio quasi costante si è constatata l'ipertermia, la quale in pochissimi casi ha sorpassato il 38° e qualche volta


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STATO ATTUALE DELL',DIESTI::SIA J\I.IDOLLARE

si è protratta per più di 2 o 3 giorni, iniziandosi dopo o o 6 ore dall 'atto operativ o. La paralisi vescicale fu osservata in 20 casi; in pochi si protrasse fino a 2 giorni dopo l'operazione ed in uno ebbe durata maggiore. Ho potuto constatare con frequenza una ostinata costipazione e meteorismo addominale, il quale in 10 casi è stato accentuato al punto dSJ produn-e forti dolori, che scomparvero con l'applicazione di una cannula. retta.le e con clisteri di glicerina. Pochissimi furono i casi, nei quali comparve la. cefalea poche ore· dopo l'operazione, ma fu sempre di breve durata. In genere si può affermare che tutti hanno mostrato uno stato di benessere generale dopo l'operazione subita, sviluppandosi anche presto lo stimolo dell'appetito, in modo da far tollerare con molto sacrificio la dieta rigorosa, alla quale dovettero la. maggior parte essere sottoposti pel genere dell'operazione. In complesso dunque si può affermare che il risultato dei 125 casi di rachistovainizzazione rappresenta la. conferma di quanto finora è stato constatato dagli altri sia in riguardo all'azione anestetica della stovaina., come per gli accidenti di poca. importanza, ai quali ha dato luogo. Gli accidenti immediati osservati in una proporzione esigua. relativamente al totale degli operati si potrebbero anche spiegare coll'ammettere in alcuni dei nostri soggetti la prevenzione per l'atto operativo e quindi quello stato di animo in angoscia, per cui può aversi nausea, pallore del viso, sudori freddi ed anche vomito, fenomeni tutti molto fugaci e che lasciarono subito dopo l'operazione l'individuo in stato di completo benessere. La prova di questa spiegazione la trovo sul fatto di aver osser \ato in qualcuno questi fenomeni già in atto prima di fare la puntura. Con questo non intendo certamente negare che essi siano anche prodotti dalla stovaina, come possono verificarsi soltanto con una semplice puntura lombare, ma quanta differenza con quelli che si hanno colla cocaina e col cloroformio! !. .. Anche gli accidenti secondari verifìcatisi nei nostri casi non assumono tale gravità du. farli ritenere pericolosi. La cefalea, che rappresenterebbe uno dei più gravi, fu limitati\. a pochissimi casi, leggiera, di breve durata e non associat,a ad altro fenomeno morboso. L'elevazione termica non è una proprietà esclusiva della sto>aina, poichè con altri anestetici si osserva quasi sempre una ipertermia. n elle 24 ore successive ad un atto operativo.


STATO ATTUALE DELL'AN.I!:STESIA MIDOLLARE

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La paralisi vescicale, che a prima vista sembra molto -p1u frequente nella. ra.chistovainizzazione, non e poi di suo esclusivo dominio; .essa si osserva anche facilmente dopo la clorona.rcosi e nei casi nei quali ebbe una. durata più protratta, si trattava di operati di emorroidi ~ di fistole a.na.li ed è a. tutti noto quanto questo fenoméno sia co.-r.~'-. ' l i ~/-'.> stante in tali interventi, oome pure sia frequente l'iscuria. nelle ope-~~ ": -~ (,. razioni di ernie, che rappresentano gran parte dei nostri operati. ::~'j -F Il bilancio quindi dei nostri casi si riduce a questo: inconvenie~~ /< :~ ·,,f minimi, vantaggio notevole. C.:."' ~ ';~\ Poco proclive ai facili entusiasmi non voglio apparire strenuo di- ·> ' -i · · fensore della rachistovainizzazione, devo però confessare che il risul- ' ~ ta.to ottenuto ha distrutto in me il dubbio primitivo e mi ha indotto \ ~· .a considerare la. rachistovainizza.zione quale un prezioso metodo di · anestesia, meritevole di essere applicato particolarmente nelle operazioni sul retto, sull'ano, sul perineo e sugli organi genito-urinari, nei ~asi di pronto intervento d'urgenza, quando si ha penuria di personale di assistenza e nei casi di controindicazione della narcosi cloroformica. Benchè ridotti ad un numero esiguo i casi d'insuccesso, pure per me rappresentano il punto debole del metodo, il quale d'altronde presenta vantaggi notevoli sul cloroformio, specialmente per gli effetti postumi di questo e merita di tenere il suo posto tra l'anestesia locale e quella generale. Constato però non senza meraviglia il pochissimo favore incontrato da questo metodo di anestesia nei nostri ospedali, nei quali, per quanto è potuto venire a mia conoscenza, finora non risulta che venga praticato (1). Non saprei trovare la r agione di questo fatto se non forse in una malintesa responsabilità, ovvero nel non ammettere la rachianestesia -senza lo spauracchio di un eventuale danno, che può produrre la puntura. lombare sui centri nervosi. La storie. della. ooca.inizzazione fino ad un certo punto può giustificare questo timore. Constata-ta dall'esperienze. clinica l'innocuità. della stovaina, il danno non potrebbe .avvenire se non per un'infezione, la quale può verificarsi anche in seguito ad una puntura esplorativa. Ora la puntura lombare oggigiorno è di pratica comune nelle sale di medicina, dove l'asepsi e lungi dall'essere di un rigore assoluto ed intanto non si verificano casi d"infezione. (l ) Nello scorso mese di agosto, trovandomi a dirigere interioalment.e l'ospedale militare di Cagliari, foJci praticare la rochistovainizzazione in 4 casi con pieno successo. tanto che .i colleghi di quell'oapednle ne rimasero entusiasmati e debbo credere che se· guiteranno ad applicarla.


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STATO ATTUALE DELL'ANESTESIA MIDOLLARE

Nel raccomandare la rathistovainizza.zione io suppongo un'asepsi perfetta del chirurgo, dei suoi a.ssi!>tenti e del mezzo nel quale si opera, asepsi indispensabile non solo per la puntura e l'iniezione, ma. anche per l'atto operativo, che le fa seguito. La pratica della rachistovainizzazione negli ospedali militari dovrebbe costituire un avviamento alla sua applicazione nella chirurgia. di guerra, dove potrà arrecare vantaggi superiori alla narcosi generale pel risparmio di tempo e di personale e per la nessuna controindicazione, sia riguardo allo stato patologico dei diversi organi, sia allo shock traumatico. Dal complesso dei risultati ottenuti sono autorizzato ad emettere le conclusioni seguenti: l" La rachistovainizzazione può oramai considerarsi di pratica comune e finora non esiste altro anestetico che la possa impunemente sostituire nella rachianestesia. 2' Che essa, eseguita con una tecnica rigorosa, con un'asepsi scrupolosa e con un dosaggio esatto, non dà luogo ad accidenti gravi, sia immediati che consecutivi, ed ha. perciò un vantaggio notevole sngli altri metodi di anestesia. 3° Che la soluzione di stovaina acidulata con acido lattico riesce indubbiamente di effetto più sicuro e dà luogo ad una. percentuale minima di anestesie mancate. 4° Che essa. potrà. avere un'applicazione utilissima nella chirurgia di guerra, specialmente per la minore perdita di tempo nelle operazioni e pel minor numero di assistenti occorenti. Roma, ottobre 1907.

N. 8. - L'argomento d ella ra.chisto,·nini?-znzio ne appassiono. n l present.e talmente i nostri chirurghi che n e l pe rioùo di to:-mpo traHco rso dalla pr<'scntaziono di questo la· voro a lla correzione delle bozze di stampn, sono stati pubblicati tre importanti lavori al riguardo, nei quali, sia per i fenomeni osson•ati come pe r i ris ultati ottenuti. le con· s idcrazioni fatto dagli autori collimano in complesso co lle mie. Il primo (Clinica Chi· rttruica, Scttombl'o 1907) è del Dottor Las io d oll'ospetla.le :llngg iore di i)!ilano. con 52 casi di rachistovainizzazione nella. chirurgia delle \'ie gcnito-urinarie; il l!ccondo (Po· liclim:co, Sezione Chirurgica. fascicolo lo, 1908) è del Dottor Galletta d ella. Clinica Chirur· ;!ica ùi i\fessina, con 207 casi. ed il terzo (PoliclinU:o, Sezione pratica, fascic olo 7, 1!108) P. d e l Dottor F l•lizi•mi dcll'ospL' dale Ch·il o di S. Giacomo di Roma. con 203 cosi.


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STATO A'l'TOALli: DELL AXESTESIA :'<11DOLLARE

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STATO ATTOAf,E DELL1ANgSTESIA l!IDOLLA RE

24

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\ - AII\'.\RO.-

Z Emr.ER et SEr,oowJTSCH. -


25

SULL'AZIONE VULNERANTE DELLA PISTOLA GLISENTI Pei doHori Be nede tto Alloatl , maggiore med ico e Ello Tlr e lli , tenente medico

Le pistole in uso nei \ari eserciti, benchè di tipi svariatissimi, sono di piccola o di gl'ande portata, a seconda che esse vennero adibite alla difesa. vicina, o a quella a distanza. In questi ultimi tempi cominciarono ad essere assai apprezzate le pistole automatiche, . cosi <lette, perchè, in seguito allo sparo e per effetto di questo, si compiono automaticamente, e cioè senza il diretto concorso del tiratore, tutte le operazioni relative all'apertura della culatta, alla estrazione ed alla espulsione del bossolo sparato, alla introduzione nella camera di una nuova cartuccia, ed alla chiusura della culatta. Queste armi automatiche costituiscono presentemente l'ultimo ritrovato della tecnica in fatto di costruzione, e rappresentano effettivamente il massimo progresso finora ottenuto nel funzionamento delle armi da fuoco. Si è creduto beue raccogliere nella seguente tavola, per ohi desidera conoscerli, alcuni dei dati più importanti di queste armi attualmente in uso nei principali eserciti. In Italia, fin d.al 1896, venne adottata per la R. marina la pistola automatica Mauser, la quale possiede indubbi pregi balistici ed una grande azione vulnerante, IJ?.a non sembra possa essere favorevolmente impiegata in campagna, e ciò probabilmente pel suo volume, peso e difficoltà di maneggio: si volle fare un'arma che servisse come pistola e come carabina, e riuscì imperfetta all' uno e all'altro scopo. Con R. decreto 2() marzo 1906, contenuto nell'Atto 78 del Gi01·nale Militm·e del 31 detto mese parte 1•, si è stabilita la sostituzione, per gli ufficiali del R. esercito, della. vecchia. rivoltella. d'ordinanza, ormai ri~ conosciuta inadatta allo scopo, colla pistola. automatica Glisenti (fig. l) . Pesa, senza fondina e scarica kg. 0.700, ha calibro di rom. 7.65, velocità. iniziale di m. 330, angolo di tiro di oo, 17', 16'', angolo di rilevamento di - 0°18' 46", e gittata wa.ssima di 1500 m. Il serbatoio è situato nell'impugnatura ed è capace di 8 cartuccie racchiuse in un caricatore: la. cartuccia. pesa g. 10.5, dei quali 0.37 per la polvere che è di balistite in piastrelle e 6 pAl proiettile, che è di piombo rivèstito di maillechort. È di semplice costruzione, presenta gran::le facilità di


SULL 1AZIO:-IE VULXE R ANT E DEJ.LA PISTOLA GLISENTI

-~n mero

Peso

delle Calibro cartuccie del

o! e Ila

~Io-

S f ATI

arma sr..aricn

S ISTE"A

dello

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se rbatoio

------

l 1878 l Cloamelot - De lvi- l .000 10 .4

-f 1882

0 .7;:;()

7. 5 7 .li-i

8

l 1878 Rmith o \\'esson .. , l . 10() 10 .66

(i

Schmidt Borc hnrdt - Lucgcr

IUOO

0.83.",

' l 1895

l

Franc ia

Ch~tmclot

1873 1892

l

l

~ .(

Belgio .

0. 840

Ide m f'

\\'esson

1807

~

6 8

-

!)

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-

l 7.6-5 '

7

Senza fumo

!)4.j

Browning (mode llo piccolo ).

l

O. GI.5

~ 188!) l 18\Jij

v ozia Ola nda

.

188G 18!12

gne. Bodeo . :llauser

- . . l 0.910 1() . 3.:;

~ationnle

-

l

r.

Balistite

7.63

6 IO

·l 0.770 -

7 .:i 9. 4-

() (l

-

9.G

6

l

l

I!HJ5

Germani,, lngh il tcrr(l

IRR3 Commissiono 1 88~

\\'èb lt'Y

0 .!)00 l () . ii 0.9\12 1L 2

Spagnll Turchi11 (ndottu t.~ !Ul· che la ) lnuser),

1884

Smith c \\'esson flore h n l'd-t

0.820 l l l .275 7 . (j,j

l

'

r.

l

'

Il

-

l

'

Idem W olf d i W alsrodo (quasi infume)

--

li

6

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l

Stnti u niti d ' America.

IS!I:I

X ern speciale

6

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l . ISO

. • Chamelot - D<>lvigne. Col t

'

l

l Lofnucheux - ' 0.!100 10 .9 . l 181!2 1886 ldc rn . o. suo tl l 187+ Chamelot - De ld - 1.150 10 . 35

Jt,.Jia

-

(l

l . 335 l l L

l 0.050

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6

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Da nima rca

l

iumo

R

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1878

7

~nzn

l

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1889

7 .11 19

- Dch-i-1 l -200 ' IL

gne.

l 1877 Smith

l 'l

Austria

0 .780

~ngnnt

-

6

l

l

-

6

gne - Smith.

\

Russia

ddla polvere

o dol

(in kgo

Svizze ra

Quali t/i

cHi ndro

:

\\'a!SI'Od<l (sem.a fum o )

l l

' l


27

SCLL'AZl O.YE VUL~EJU.)ò'TE DELLA PISTOLA GLlSJ::XTI

---Sistema

Carocantento

di

de il"a r ma

ripelltione

l

Movin1ento

l

Estrazione deibossnli

de llo ecntto

Yelocitl\ inizia le (m.)

1

:-uccessi\·o

.\ cilindro

Idem Automa tiro

Idem

Successivo l dc m

Idem

l

l

l

Continuo ed intt!rmittente Idem l

l

Idem Idem Idem

)lultiplo (COn CMiCII) di 7 cartucce)

-

-

Truppa

lu0111

-

223 3J()

-

Sottufficiali

18.4

-

-

Truppa Uftìciali e truppa

l

-

I J a 20

Idem

Continuo ed intermittento l Idem

Tdem

-

-

)lultipla

234

-

l

Idem

SucC<'Sbivo 1 Idem

Succcssi,·n

27J

l 210 -

--

Idem

21-!

-

:-iuccessiva automatica

284

Idem Idem

Idem Successiva

Idem

l

l

l l Idem Idem

I dem Idem

Successiva Jdem

Idem

Idem

Idem

Idem

2;)0

Idem Automatico

Idem

Idem

Idem

248

l l

l

Truppa Cfficiali

l Truppa l:fficiali e truppa Sottufficiali trombet tieri di cavalieri o conducenti d'ar ti lierin. Uflìciali

Truppa t:"fficiati

42.J

l

che ne è armalo

l (cm )

Idem l de m

Idem Idem

Personale

l a !5 m,

lntrrmittcnte 1 Idem

Idem

l

Pene· trulon & nell"al!rte

Idem Idem

l

Idem

-

l

l

Truppa l !l

l "fficiali e truppa, R. )!ari.na

1ifficioli hlem ·

Idem Idem

Idem Idem

l rlem Idem

Idem

Idem

)l ultiplo

258

)!orina

Successivo !de m

Idem I dem

Intermitl('nte Continuo

Successiva ~!ultipla

2 18

'C'fficisli e truppa t:lllciali

Idem Aut<)matico

I dem

1

inter.::ttentel Idem Jclcm Automatico

11)2 40(1

Successivo .\utomntico .)fultiplo

le òUCCC6SiVO i fcon carica

J1 t;rortucce)

l

Jdcm :.?1),.3


SULL' A.ZIO~E VOLNERAN'rE DELL A PISTOLA GLISENTI

caricamento, di maneggio, possibilità di caricare l'arma a mano quando, per caso straordinario, il ser batoio non agisca; è dotata di un arresto .automatico ed istantaneo del meccanismo appena il serbatoio è vuoto, <li un congegno di sicurezza efficace e di facile maneggio, e di notevole resistenza, forza viva e di penetrazione~ celerità e precisione di tiro. Premessi questi dati che riteniamo indispensabili, perchè il l~ttore possa farsi fin dal principio un concetto dell'arma, pur rimandandolo, se desidera un'ampia. descrizione, ai ~ Dati sulle armi da fuoco portatili italiane ed estere » pubblicati per cura della Scuola centrale di tiro per la fanteria, passiamo ad esporre senz'altro i risultati da noi -ottenuti da esperienze su bersagli inanimati eù animati alle distanze ·di m. 25 e 50. ES!IBrienzc su mez:d inanimati . ..4). LAlllNA DI CAUCCiù dello spessore di 6 m m. - Foro d'entrata circolare puntiforme, circondato da a nello nerastro di 5 mm. foro d'uscita grande come una capocchia di spillo, con margini irregolari e occluso da frammenti del tessuto .elastico (fig. 3. n. 9). BJ. Q u&RC!A. -

a ) Tat·o!é dello spessore d i 40 nw~.

l'una, addossate.

l 0 Il proiettile colpendo nel senso della sua lunghezza, produce un fot·o ·d'ingresso ed un tragitto di 4 cm. di lunghezza e di forma elittica. Il proiettile .appare deformato nella sua faccia hterale (fig. 2. n. 5); 2<' Colpendo di punta, produce un foro d'ingresSQ ed un trngitto del dio.metro del proiettile stesso. Il tragitto è lungo cm. 10 1/~ a 25 m. di distanza, 7 a 60 m., ed il proiettile presenta lieve deformazione di punta e schiacciatura ·laterale (fig. 2. n. 7). b) Tronco di quercia. - Il proiettile ha percorso un t ratto di 10 cm. a 25 m., 7 a 50, producendo gli stessi fatti sopra ricordati. C). ABETE IN TAVOLE dello s pessore di 40 mm., addossate. - Foro d'entrata ·circolare ed elitt ico, di dimensioni un po' minori di~quelle del diametro del proiettile, a contorni netti, tra m iti cilindrici con pareti Jegget·mente cincischiate, il che si rende più man ifesto verso il foro d'uscita, il quale ha contorni sempre .meno regolari a seconda delle distanze. Il tragitto ba un percorso di 14 cm. a 25 m., 11 a 50, e il proiettile presenta lieve deformazione di punta .(fig. 2. n. 9). D). 0 A RTO;>E CO~IPRESSO in tavole di 50 mm. di spessore addossate. -

Fori

·d'ingresso circolari, netti, introflessi, con lie,·e alone brunastro. diametro inferiore .al calibro del proiettile, tragitti cilindrici, fori d'uscita irregolari, estroflessi. Il proiettile perfora circa 9 cm. del mezzo a 25 m., G a 50, f.' presenta lieve deformazione di punta (fig. 2. n. 8). E). LAS'l'R& .llETALLfCHE. - a) Lamine di piontlJo dello spessore di mm. 2 '[., ·dispos te parallelamente l'una dietro l'altra coll'intervallo d i 3 cm. e fissate in modo -da formare un sistema rigido di circa 13 cm. di lato. . Si hanno perforazioni nette, circolari, ed elittiche, d i diametro aumento.nte dalla prima all'ultima lastra. Yengono perforate 3 lastre e deformata l a quarta .a 25 m., 2 a 50 m.


SULL' AZIO!'(E VULNERA)ITE DELLA PiSTOLA GLISE~TI

29

b) Lastra eli ferro battuto dello spessore di 4, rum. - Raramente è perforata.; più comunemente si formano depressioni a. scodellino con schiaccia.mento e irammenta.zione del proiettile in tutta la sua lunghezza (fig. 2. n. 1). F ). LASTRE or VETRO dello spessore di 7 rum. - Foro irregolarmente circolare del diametro di 12 calibri del proiettile, circondato da un alone, dovuto a scheggiatura nel vetro, di profondità decrescente man mano ci si allontana dalla perforazione, e avente un diametro di 6 cm. Dal foro si d~partono. come tanti raggi, numerose fenditure, limitanti delle scheggia irregolarmente triangolari con base verso la periferia, di lunghezza variante dai 3 ai 10 cm. Alcune di dette fenditure attraversano il vetro in tutta la sua lunghezza, percorrendo un tratto di 2-2 cm . Una di esse è particolarmente interessante in quanto che ci sta a rappresentare il meccanis mo, pel quale si possono formare nelle ossa scheggie a distanza dal punto colpito. G) SosTANZE PLASTICHE. - a) 1'at·olette di para/fina 'dello s pessore di 3 cm. Foro d'entrata circolare con diametro leggermente inferiore a quello del calibr() del proiettile, sormontato da un cercine di paraffina ammassata, alto un centimetro e dal quale si vedono dipartire in forma raggiata, numerose lince di ira t· tura. Il tragitto è cilindrico ed ha pareti regolari. Al foro d'uscita si hanno le stesse particolarità descritte pel foro d'entrata (fig. S. n. 6). b) Ta-r;oletta di sapone molle dello spessore di 4 cm.- Fori d'ingresso circolari, regolari. del diametro di 2 cm. con grosso cercine di sostanza saponosa. proiettata in avanti, alto da 4 a 6 mm. Il tragitto ha pareti liscia, forma conìca con base verso il foro d'uscita, il quale ha un diametro di 3 cm. e presenta esso pure un forte cercine di sostanza saponosa proiettata in avanti, alto circa da 7 a 9 mm. (fig. 3. n. 7 A). Ciò a 25 m. A tre metri si ha la produzione di una perforazione avente gli stessi caratteri generali, però differisce dall'altra, inquantocbè ha dimensioni inferiori e cioè un foro d'ingresso di mm. 12 e foro d 'us.:ita di mm. 18 (fig. S. n. 1B!. A 50 m. si hanno gli stessi caratteri generali, ma dimensioni maggiori. e cioè foro d 'ingresso a 18 mm. e foro d'uscita di 2'i (fig. 3. n . 7C). · c} Sapo1·e dm·o. - Le stesse particolarità generali che pel sapone molle; solo le dimensioni sono notevolmente inferiori, inquantochè a 25m. il foro d'ingresso ha 10 mm. di spessore e il foro d'uscita 15 (ftg. 3. n. 8) . Anche il cercine di sostanza proiettata. è più basso, raggiungendo essa B o 4 mm. d'altezza. H) TIRI SU CASSETTE DI LATTA (dello spessore di mm. l 1/ il. - a) Cassetta t ' IWia. Fori regolarmente circolari con bordi introflessi se d'entrata, estroflessi se d'uscita, con diametro uguale a quello del proiettile. b) Cassetta piena d'acqua. -Foro d'ingresso circolare, con margini introflessi del diametro del proiettile, foro d'uscita (fig. 3. n. 4) irregolarmente quadrangolare con pezzi di metallo accartocciati e diametro massimo di cm. 2 •;., minimo l '/<t· La cassetta presenta lievi deformazioni e rigonfiamenti. c) Cassetta. p iena di segalttra bagnata. - Foro d'ingresso coi soliti caratteri, foro d'uscita con diametro di poco s uperiore al calibro del proiet tile e mar· gini leggermente frastagliati ed estrofl.essi. Il proiettile presenta lieve deformazione di punta (fig. l n. S). d) Cassetta con sabbia asciutta. - Il proiettile pt·odnce il solito foro d'entrata e rimane infisso nella sabbit• dopo un tragitto di 8 a 10 cm. deformandola come al n. 9 della ~g. 2.


.so

SUT,L'AZIONE VULXEllANTE DELLA PISTOLA GLISEX1'1

e) Cassetta di latta con sabbia umida. - Stessi fatti con un percor;;o di ·6 cm. proiettile con lieve detormazione di punta. f) Ca.~setta con fango. - Il proiettile ha colpito verso il bordo superiore della cassetta, ed ha prodotto intensi fenomeni di scoppio, sia laterali, che al fon· d ello d'uscita (fig. 3 . n. 2). Si osservi però, c he questi fenomeni di scoppio sono infinitamente minori, se il proiettile, invece d i colpire come nel caso attuale, colpisce la scatola nel suo ·centro. Cassetta di ll'ffllO dolce dello spessore di cm. 2, contenente ghiaia. - Es~a appare spaccata in vario senso e scoperchiata, con vari pezzi di ghiaia frantumati, ed il proiettile, dopo un percorso di circa S cm., si a rres ta frantumato completamente (n. S, 4 della fig. 2).

Conformemente a quanto autorevoli sperimeutatori (Busch, Bircher , Koker, Imbriaco, ecc.) ebbero già ad osservare in consimili esperienze sulle armi di piccolo calibro: possiamo raggruppare i dat i più importanti in quattro categorie e cioè: l. Sui be1·sagli elastici. - Si hanno perforazioni sempre assai minori delle dimensioni della sezione trasYersale del proiettile. La ·differenza è in rapporto colla elasticità dell'oggetto colpit-o e colla -distanza di tiro. 2 Sulle sostanze lJlasticlte. - Si hanno fori e tragitti tanto più larghi quanto più coll'aumentare delle distanze viene ad aumentare nel proiettile l' aizone laterale e a diminuire quella di penetrazione. 3. Sui be1·sagli duri e (1·agili. - Si sono prodotte delle altera. zioni nette, regolari, circoscritte e di dimensioni pressochè uguali a quelle della pallottola. Sui corpi fragili (vetro) si ebbero fenditure e frammenti più o meno estesi: non potemmo riprodurre, come il K oker, ·dei fori semplici e con poche e limitate fessure. 4. Stti liquidi e corpi wn~idi contenuti in r ecipienti a pareti rigide, non si ebbero in generale fenomeni di scoppio, o questi furono .assai limitati. Solo nel caso in cui il proiettile colpì una cassetta verso la periferia, detti fenomeni apparvero in modo evidente. Credemmo utile, prima di procedere oltre, riassumere questi dati, poichè ci apparivano assai impor tanti, corrispondendo essi a quelli che 'Verremo esponendo nelle esperienze sui bersagli animati Esperienze su dl un cavallo vivente. LESIONI DELLE PARTI MOLLI.

Ad ogui dis tanza sono rappresentate da ferite a canale, con foro d'entro.ta Totondo o lineare, a bordi iutroflessi, regolare, piccolissimo, con diametro minore -del calibro del proiettile e foro di uscita di dimens ioni uguali al calibro del pro·


SULL'AZIOXE Vl:LNERAXTE DELLA PISTOLA GLlS~;NTI

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iottile, rotondo, regolare e con bordi estroflessi. A 50 m. di distanza si ebbero le s eguenti lesioni: A ) Le due regioni glutee furono completamente attnwersate dal proiettile, il quale andò a conficcarsi nel parapalle. B) Un proiettile colpi a circa 3 cm. al disotto dell'orecchio des tro, attraversò, contornandola, la scat{)la cranica, le masse muscolari, e dopo un tragitto di 27 cm. si fermò sotto la cute del collo. C) Un terzo proiettile colpi al petto, e dopo aver attraversato tutto il torace, si andò a perdere nella. cavita addominale, ove non fu possibile rintracciarlo. Questa ferita che fu la prima, deve essere stata di per sè stessa mortale, perchè il cavallo morì pochi minuti dopo, avendo riportato solamente una seconda ferita al ginocchio destro. D ) Colpito l'addome e il torace in vari punti, questi vennero attraversati in tut.ta la loro totalitil. LESIONI VL'SCERAL.J. - 1° Ctwre. - Foro d'entrata all'orecchietta destra, e d'uscita al ventricolo sinistro, con diametro pari a quello di una moneta di 2 cm . .bordi irregolari e circondati da grosso alone emorragico, estendentesi su di una superficie pari a quella di una moneta di cinque lire. 2° Polmone. - Perforazioni piccole, lineari, con margini addossati, simili ~ quelle prodotte dal proiettile del fucile di piccolo calibro. 3" Intestino. - Perforazioni multiple, piccole, mantenute chiuse da un cercine di mucosa estroflessa. 4° Fegato. - Foro d'entrata di poco superiore al diametro del proiettile a margini irregolari: tragitto che va allargandosi sensibilmente verso il foro d'u-scita, che è irregolare, grande quanto una moneta d'argento da cinque lire.

Lesloul delle parti scheletriche. (Distanza m. 50) A) TESTA.- Foro d'entrata netto, circolare, del diametro del proiettile. Questo, -dopo avere attraversato tutta la sostanza cerebrale producendo limitato spappolamento di un emisfero, usci, mediante un foro pure circolare, a margini pressochè regolari, di poco superiore a quello d'entrata, e venne trovato conficcato nei muscoli del collo. Non si osset·vavano linee di frattura dipartentisi dai due fori. Leggerissima deformazione di punta nel proiettile (fig. 2. n. 9). Un colpo di rimbalzo produsse un foro d'entrata cutaneo ovale, quasi circolare nelle ossa della fronte, grande quanto una moneta da un centesimo ed un tragitto a fondo cieco nella sostanza cerebrale. B) LESIONI DIAFISARIE. (Terzo medio della diafisi del femore destro). - Focolaio di frattura completa. di circa 10 cm. di lunghezza, con grosse e multiple scheggie in prevalenza lunghe e aderenti al periostio ed alle parti molli. Lievi~­ sima deformazione di punta nel proiettile (fig. 2. n. 8). C) LESIONI EPIFJSARIE (Testa del metacarpo dtlstro).- Foro d'entrata rotondo con margini leggermente frastagliati delle dimensioni della moneta di un centesimo, seguito da un tragitto attraversante l'osso in tutto il suo spessore, e terminante con un foro d'uscita alquanto irregolare, di dimensioni pari due o tre volto al calibro del proiettile. Diverse linee di frattura si dipartono come raggi, da ambo i fori, e si prolungano dopo un tragitto variabile da 5 a 10 cm. nella com,pagine dell'osso.


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St:LL'AZIO:SE VULNERANTE DELLA PISTOLA GLISENTI (Distanza m. 25). · A) TESTA. -

Le stesse les ioni descritte nel capitolo precedente. 11) LESI0::-11 DIAFISARIE. (Terzo medio del femore sinistro) (fig. G. nn. 2 e 3). -Evidenti fenomeni di scoppio. Attorno al foro d'entra ta e d"uscita, che sono irre· golari, a margini frastagliati, si distaccano schegge prevalentemente piccole, limitate da fendjture raggiate, a decorso irregolare. ~el focolaio traumatico o;i os· servano piccoli frammenti della camicia del proiettile e questo appare notevolmente schiacciato nella sua lunghezza. La sua punta è appena coperta da un cappelletto d'incamiciatura che si è s taccata dall'anima del proiettile (fig. 2. n. 6). C) LESIONI EPIFISARIE. (1). (Testa del metacarpo sinistro). - FDro d'entrata ro:.ondo, g rande quanto una moneta dn. 20 cm. da cui partono diver~e fessu re divergenti, che circoscrivono grosse scheggie, con foro d' uscita assai più ampio e irregolare, con numerose scheggie commin ute e aderenti alle parti molli. (Distanza m. 10). Le stesse fratture comminute, ma con scheggia ancor più num.:-ro;;e e piccolo s i ripetono su una d iafisi del metatarso destro. (Dis tanza m. l). Svuotamenti epifisari e fratture comminute, es tese, con distacco e proiezione dei frammenti, sono le lesioni che si originano a que;;ta distanza. Il proiettile si mostra schiaccia to nella sua lunghezza.

Esperienze su ossa di cnallo fl'P!Wh t>. (Distanza m. J5). A) L EsiONI El'H'ISAIUE. - 1° Faccia anteriore dell'epifis i superiore femorale si·nistra. Foro d'entrata circolare con diametro di poco superiore a quello del calibro del proiettile. Da esso si irmdiano diverse linee di frattura variament~ intrecciantisi e limitanti scheggia l unghe da 4 a 7 cm. e leggermente proiettate in avanti (fig. 4. n. 1). Foro d'uscita post~ ne lla faccia postero-interna del detto osso, di forma irregola rmente q'tadra.ngolare, lungo circa cm. G ' '• , largo c m. 2, da cui partono parecchie linee di frattura che limitano numerose scheggic di varia dimensione, da piccol issime fino a:i un massimo di 6 cm. el i lunghezza., parecrhie delle qua li proiettate a distanze (fig. 4. n. 2). 2<> Fem01·e sini.~tro (epifisi inferiore). - Vasta. d istruz ione di forma in·egolare, rappresentata da una cavitl.i. lunga 8 cm., larga 4, profonda 5 '.'t. e colla mas· s ima parte dei tessuti osse i proiettata a distanza. Rima ne un piccolo ponte di tessuto osseo, esso pure attraversato da grosse fenditure (Hg. 4. n. 1). 11) LESIONI DIAFISARIE. - Frattura comminutiva diafisaria del radio destro con numerose scheggie proiet tate a distanza di dimensioni variabili e fessure che s i propagano lungo tutta la diafisi dell'osso (fig. 7.). Le stesse si osservano nella fig. 8. n. 3.

(Distanza. m. 50). A) L ESI0::-11 Ji:r-a·tsAIUE. -

1o Radio clest1·o.- P erforazione con foro d'ingresso

rotondo, r <:>golare, diametro di poco superiore a quello del proiettile (fig. 8 n. 1) e foro d'uscita elittico con diametro massimo di 2 cm. (fig. 8 n . 2). Dai detti fori partono diverse linee di frnttura limitanti grosse schcggie aderenti. (l) Si omettono le fo tograf:it> di queste <'SP•' rie nze pN·chò mal riuscite. Esso però sono uguali o. quello riportate nella fig. ;j. nn. l , 2, 3 e che si riferiscono a i tiri. fatti su ossa di cavallo fresche.


SULL'AZIO~E VULNERANTE DELLA PISTOLA GLIS~~NTl

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2• Jfetacarpo (di mttlo). - Perforazione avente gli stessi caratteri su ricordati (fig. 8. n. 1). B) LEsrom DUFrs,uue. - Sono le stesse studiate a 25m.: solamente frammenti sono più aderenti al periostio. Es1~erlmenti su pezzi di

cadaTer·o umano.

(Dista.nzà m . 2!i).

..4) TEs·u DI DONNA ADULTA. -

FÒro d'ingresso cutaneo, posto circa in cor-

rispondenza della glabella, a mo' di fessura, con bordi int;roflessi e dello stesso

diametro del proiettile : foro d'uscita cutaneo in corrispondenza della nuca con diametro di 2 cm. di forma circolare, bordi irregolari ed estroflesst. Sulla scatola cranica il foro d'ingresso è posto a 2 cm. dtllla bozza frontale sinistra, ha forma ovale, diametro di 2 cm. (fig. 9. ). In corrispondenza della sutura parietoparietale e a 5 cm. cit·ca dal À, vi è il foro d'uscita (fig. 10.), rappresentato da una vasta. apertura irregolare, grande quanto una moneta da 5 cm. con margini frastagliati e con proiezione di piccoli frammenti ossei o di sostanza cerebrale. Diverse linee di frattura si dipartono dai detti fori e attraversano in vario senso la scatola cranica limitando e sollevando grosse sclJCggie e scomponendo le suture ossee. N. B. - Il proiettile dopo aver perforato il cranio, })ercorse r.irca 8 cm. attraverso due grosse tavole di legno dolce. · B) LESIONI DIAFISARIE. - Frattura comminuta del ttlrzo inferiore della tibia e del perone di destra, numerose scheggia libere e fessure sopratutto in corrispondenza del foro d'uscita; focolaio di frattura lungo circa 9 cm. (fig. 11. n. 1). l fori d'ingresso e d'uscita cutanei sono piccoli, regolari, con diametro inferiore a quello del proiettile, e nel primo con margini introflessi e alone nerastro: nel secondo con margini estrofiessi. Nella fig. lt., n. 2, si vedono gli effetti di un colpo tangenziale su di un femore umano, consistenti in una vasta perdita di sostanza ossea, pari a due calibri del proiettile, dalla quale si dipartono diverse fessure che si estendono per un tratto da 8 a 12 cm. sull'osso stesso delimitando grosse scheggie aderenti e producendo una frattura completa. C) LESIONI n:PIFISARIE (Estremo superiore della tibia destra). -Nella fig. 11., n. S, appare come uua perforazione semplice. In realtà tutto il capo articolare è ridotto in un ammasso di piccoli fmmmeuti tenuti in sito dai tessuti circonvicini e delimitanti un foro d'entrata rotondo del diametro del proiettile, contorni regolari, un tragitto di forma conica con pareti cincischiate e base al foro d'uiSCita, che ha forma irregolare ed un'ampiezza. <lei diametro di una moneta da 10 cm.

D) LEsiONI DELLE OSSA PIATTE (Osso iliaco). - Perforazioni semplici senza estese linee di frattura. Le stesse lesioni ottenute esperimentando ad una distanza di 25 m. si riprodussero a W m. Se ne omette quindi, pt:r brevità; la descrizione.

I tipi principali delle lesioni ottenute cogli esperimenti descritti, si possono riunire nei seguenti gruppi. 3 - Gio1'11ale tU medicina mllilare.


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SULL'AZIONE VULNI!:RANTE DELLA PISTOLA GLISE!'ITI

.1) PARTI MOLLI. - 1l" Le ferite cutanee sono rappresentate da. fori regolari di dimensioni minori (massime pel foro d'entrata) di quelle della sezione trasversale del proiettile. 2° L e ferite degli organi interni, ~ono pur esse rappresentate da semplici perforazioni, tranne che pel fegato e pel cuore, se colpito in . diastole, in cui si possono osset:vare anche fenomeni di scoppio, ma sempre in grado moderato.

B) SULLE ossA. ~ 1° Perforazioni semplici, nelle ossa. piatte e nellé . epifisi delle ossa lunghe. Per queste ultime a distanza di 50 m . ' 2, Fratture comminute della dia.fisi delle ossa. lunghe, con frammenti grossi e aderenti ai tessuti, se a grande distanza,· e con fra.m• menti più piccoli e proiettati a distanza, quanto più il proiettile col~ pisce in vicinanza. 3, Fenomeni di scoppio, ma sempre limitati, alle brevi distanze nei grossi capi articolari e nel cranio umano. A questo propo!:!ito è bene ricordare come nel ~ra.nio i fenomeni di scoppio siano moderati, se, come nelle figure 9 e 10, il proiettile colpisce nella. metà. o verso la base. Sono pel contrario più evidenti, se colpisce in vicinanza della volta, e questi stessi fatti si riprodussero pure sui bersagli inanimati (fig. 3, nn. 2 e 4). La scarsità dei fenomeni di scoppio, che si verificano soltanto a quelle distanze in cui il proiettile è dotato della massima velocità iniziale, non deve sorprendere, inquantochè essa. venne già constatata dal generale medico I mbriaco nelle sue esperienze sulle armi di piccolo calibro, e da lui spiegata col fatto che l'aumento della velocità non compensa abbastanza la diminuzione della superficie di sezione del proiettile, ed inoltre l'esperienza delle guerre ha provato che gli effetti esplosivi si verificano con poca frequenza. Per ultimo è da rilevarsi, che le lesioni sulle ossa lunghe, sono assai più estese in quelle di cavallo che in quelle umane, e ciò probabilmente in rapporto colla resistenza. delle medesime, maggiore nelle prime per la ricchezza in sale di calce. Nel cranio invece, i fenomeni di scoppio furono costa..ntemente assenti a qualunque distanza nel cavallo, mentre, sebbene in modico grado, si riprodussero nell'uomo. Tutte le dette lesioni, indu bbiamente di grande gravità, e tali da met tere senz'altro fuori combattimento, alla distanza a cui si è esperimentato, un uomo od un cavallo, pur conservando quel carattere di . relativa benignità che venne già riscontrato colle armi di piccolo calibro, i n di pendenza anche della poca deformabilità. del proiettile, fanno della pistola Glisenti un'arma di grande valore balistico.

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SULL'AZIONE VULNERANTE DELLA PISTOT,A GLISE:\TI

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1.16

BACTERIUM COLI E BACILLO DEL .TIFO Lono DI>F..RSO CO)frO.RT.nlE='TO NEl. f!ÌtODO ADDIZIONATO DI SALI SODTCl D I .~ClDI OROAX!Cl ArPARTENENTl ALLA Sf:RIE OR"SS.-'L.

Ricerche sperimentali del dottor •llbcrlo Allobe lli, c:tpitano medico (l)

L'ipotesi messa innanzi, parecchi anni or sono, dalla scuola dr Lione per opera di Rodet e G. Roux anche oggi viene validamente· sostenuta da alcuni i quali affermano di essere riusciti, mediante ben~ condotte esperienze, a trasformare l'una nell'altra specie batterica~ In altri termini, del b. coli e del b. del tifo essi vorrebbero fare una specie sola, che, a seconda. del mezzo ambiente, si presenterebbe sotto diversi aspetti; si tratterebbe, a loro dire, di due varietà della medesima specie, le cui condizioni biologiche anormali possono modificare il tipo originario normale. Che tra il b. coli e il b. del tifo vi sieno analogie nei caratteri morfologici e in quelli biologici non può negarsi; ma ciò non basta per concludere che essi costituiscano una specie sola. Se da un lato si banno evidenti analogie, dall'à.ltro si trovano spiccatissime differenze. Dallo studio comparativo dei due suddetti germi, al quale tengo dietro da più tempo, sono venuto nella convinzions che il b. co1i e il b. del tifo formano due specie assolutamente distinte, ben differenziabili, fisse e non trasformabili l'una nell'.altra. Praticando delle ricerche intorno a tali microrganismi, a me è ca· pitato di rilevare una nuova proprietà del b. coli la quale, io credo, merita di essere presa in seria considerazione. Sì sa che il b. coli è capace di decomporre il levulosio, illattosio, il saccarosio, il maltosio, il glucosio, l'er itrite, la mannite, producendo idrogeno, anidride carbonica, alcool etilico e degli acidi (formico, acetico, butirrico, lattico) ; ma che il b. coli, a. differenza del b. del tifo~ abbia il potere di tra$for mare in carbonati alcuni sali ottenuti dnlla combinazione del Na con acidi organici appartenenti alla serie grassa ancora. non è stato messo bene in luce. (l) Dei ris ult.1ti di queste ricerche fu gia data cornunic.11.ione alla R..~ccatlemia dei Fisiocritid in Siena, nelradunanza dAl 4 lul lio l905.


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BACTERIU~l COLI E BACILLO DEL TrFO

Il Maassen (l) si occup0 dell'argomento ; ma forse pP-r la diversa costituzione e preparazione dei mezzi nutritivi, di cui mi sono avvalso nelle mie esperienze, io sono giunto a risultati non conformi a quelli ·riferiti dal citato autore. Ecco brevemente in che consiste il mio procedimento: Triturata finamente della carne di manzo, l'aggiungo a doppio peso ·di acqua distillata, e poscia tengo il tutto all'autoclaYe a 110° C. per Un quarto d'ora. Dopo avere diligentemente filtrato a freddo con soluzione d' idrato sodico purissimo, ne rendo neutra la reazione, indi aggiungo tartrato bisodico ordinario (Na, H, c. OJ nel rapporto del 2 o del 5 %. Riscaldo per quindici minuti a bagnomaria, e filtro ancora. Distribuito il brodo nelle provette, sterilizzo all'autoclave. Nel descritto mezzo nutritivo il b. coli e il b. del tifo crescono egualmente bene e nello stesso spazio di tempo che nell'ordinario brodo -di L offier. Se si fanno contemporaneamente colture di b. coli e colture di b. del tifo, lo sviluppo è completo per tutte le colture, e la reazione si mantiene pressochè inalterata. Ottenuto lo sviluppo, se con una pipetta si lasciano cadere nelle -colture alcune gocce di un acido minerale diluito, p. es. di H, SO., in quelle del tifo non manifestasi alcun fenomeno degno di nota, in quelle del b. coli invece vedesi la formazione di bollicine di gas, che raccogliesi alla superficie della massa liquida come uno straterello di schiuma. Nelle colture di ventiquattro ore, e meglio ancora di due o tre :giorni, massime se fatte in brodo addizionato di tartrato nel rapporto del o 0 0 , la. quantità del gas che si svolge è maggiore, e raggiunge periìno l'altezza. di parecchi centimetri. Il gas che cosi producesi, come si è potuto dimostrarti con adat te proTe, è CO•. Ho voluto vedere se un tale fenomeno abbia luogo anche in assenza di O; e perciò ho fatto delle colture anaerobiche nei tubi di Griiber, ·e-straendo l'aria mediante pompa. In principio, cioè nelle prime ventiq_ uattro ore, agitando le provette senza aprirle, si ha. spontanea produzione di gas; dopo un giorno o più, aggiungendo Hl SO, si ha svol-gimento di CO, in discreta quantità. Si deve dunque ammettere che il b. coli, a differenza. del b. del tifo, possegga. la proprietà di trasformare in carbonato il tartrato aggiunto al mezzo nutritivo. Però ho creduto necessario di non limitare ( l ) ~ASSKM. -

Dle Zer$el:amg der .\"itrat~ u. der 1\"it.-ile du1·ch die Balilerien. -

<r.u. Ami. 1901. l o. - Be«rtige ~u•· Di(feren;ierung tic. - l biti. 1893.

l o. - Beitrage zur ErnàArnllglphyaiotogle cm- Spa/lpilze. - l bld. 1896.

Ar~.

kais.


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BACTERII.iM COLI E BACILLO DEL TIFO

le mie esperienze al solo tartrato; molte altre esperienze bo istituiter addizionando al brodo di versi sali sodici di acidi organici a ppartenenti alla serie grassa (a. acetico, priopioni('o, M.~alico, st~cci'llico, malicor citrico). Da tutte le mie ricerche è risultato che il b. coli, a differenza del b. del tifo, si comporta verso il malato e il citrato nell'identico modo che verso il tartrato, trasformandoli in carbonati; e che invece non esercita alcuna azione sugli altri, cioè sull'acetato, propionato, ossolato e succinato. Allo scopo di accertarmi che il fenomeno sia costante, e non subisca eccezioni, bo voluto pure estendere le ricerche a pan.'cchi campioni, sia del gruppo del b. coli, sia del b. del tifo (dodici per ogni specie) di provenienza diversa. In tutti i numerosissimi esperimenti da me eseguiti ho avuto a constatare sempre gli stessi risultati. I risultati delle mie esperienze si possono riassumere così: 1° Non si ha mai sviluppo di CO, aggiungendo un acido minerale ad una coltura in brodo di bacillo del tifo, se al brodo si addiziona uno di questi sali sodici: acetato, propionato, ossolato, succinato, malato, tartrato, citrato; 2° Il b. coli, messo nelle stesse condizioni del b. tifico, si comporta come quest'ultimo, cio~ senza sviluppo di CO, se al brodo s i addiziona acetato, propionato, ossolato e succinato sodico; in ve..;e dà sviluppo di CO. , se al brodo si addiziona tar trato, malato e citr11.to sodico. Intanto è bene fissare l'attenzione a questi fatti: a) l'esperienze non furono limitate ad un solo campione di b . coli e ad un solo campione di b. tifico, ma furono estese a 12 campioni dell'uno e a 12 campioni dell'altro microrganismo di diversa p rovenienza; b) i sali sedici adoperati, richiesti appositamente alla casa Merck1. erano punssun1; c) l'idrato sodico usato per la neutralizzazione del brodo era n uch·esso puro e assolutamente privo di carbonato. Come si spiega dunque il differente comportamento del b. coli rispetto ai sali sodici degli acidi tartarico, malico e citrico e rispettoagli altri sali sodici degli acidi acetico, propionico, ossalico e succinico? In altre parole, perchè il b. coli ha la proprietà di decomporre le molecole del tartrato, malato e citrato sedico con formazione di carbonato. sodico (che a sua volta viene decomposto con l'agg iunta di un acido minerale), mentre non esercita. az ione alcuna sui sali sodici degli acidi acetico, propion ico, ossa lico e succi n ico?


•

BACTERIUll COLI E DACI LLO .DEL TI'FO

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Qui è il caso di tener presente la costituzione chimica degli acidi organici che furono impiegati nell'esperienze. E ssi appartengono tutti alla serie grassa: alcuni contt;ngono un solo carbossile (C O O H) , come l'acido acetico (C H, - C O O H ), l'acido propionico (C H 1 C H, - C O O H ), sono cioè monobasici; altri sono bi basici, come: l'acido ossalico

l'acido succinico

~ COOH

t dooH, ~ ~H,· COOH

l CH,-C 00 H, ( ~OOH

l'acido malico

) Cl:!,

l

~FIOH COOH,

' COOH

l'acido tartarico

\ dHOH

l ~HOH (

COOH,

' OH - COOH

\ l il solo acido citrico

2

OH

C< OOH l ( 'CH, - COOH

conciane tre carbossili. Di più, circa. la. costituzione di questi acidi è da osservare che alcuni di essi contengono sola.mente ossidrili carbossilici, ed altri contengono anche ossidrili alcoolici, sono quindi o3siacidi. Appartengono alla l a categoria l'a.. acetico, propionico, ossalico, succinico; alla 2• categoria., l'a. ma.lico, tartarico e citrico. Ora se si pone ·mente al modo di comportarsi del b. coli rispetto a tutti questi acidi, si rileva subito che la presenza di uno o più gruppi carbossilici negli acidi sperimentati non ha importanza per l'interpretazione del fenomeno; poichè lo sviluppo di co~ si ottiene con acidi 8."Venti diverso numero di gruppi carbossilici, come l'a. malico e l'a.


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DACTEIUU1tl COLI E BACILLO DEL TIFO

tarta.rico che ne hanno rispettivamente due, e l'a. citrico che ne ha tre. D'altra parte il fenomeno non avviene, neppure con acidi monobasici come l'a. acetico e l'a. propionico, n è con 1!-cidi bibasici, come l'a. ossalico e l 'a. succinico. Invece la spiegazione del fenomeno si ha., prendendo in esame la presenza di ossidrili alcoolici in a lcuni degli acidi studiati. Come in· na.nzi si è detto, degli acidi sperimentati contengono ossidrili alcoolici l'a. tartarico, l'a. malico e l'a. citrico; tutti gli altri ne sono privi . I nfatti si verifica lo sviluppo di C o. con l'aggiunta di un acido minerale (in seguito alla decomposizione del CA,rbonato) solamente colla s.econda categoria di acidi, a. tartarico, malico, citrico, cioè con quelli conteueuti ossidrili a lcoolici. Questo fatto induce a pensare che vi sia un intimo rapporto fra lo sviluppo di co~ e gli ossidrili alcoolici, e precisamente che dalla presenza di questi ultimi nella molecola dell'acido derivi al b. coli la proprietà biologica di decomporre il sale sodico, con la formazione di carbonato sodino. I numerosi esp.e rimenti eseguiti, sia su acidi contenenti ossidrili alcoolici, sia su acidi che ne sono privi, avvalorano questa ipotesi. Nondimeno devo notare che se sono riuscito a provare che la presenza dell'ossidrile alcoolico nell'acido è indispensabile, affinchè il fenomeno avvenga; pure al punto delle mie esperienze non posso spiegarmi ]'intima essenza del fenomeno stesso, cioè a dire l'influenza che il b. coli esercita sull'ossidrile alcoolico o viceversa. È fuori dubbio che le sostanze che si trovano a contatto col b. coli sono molteplici, e quindi non è facile poter seguire le reazioni che eventualmente si verificano • per effetto dell'azione del b. coli. ':Putto al più è lecito supporre che l'entrata dell'ossidrile alcoolico nella. molecola dell'acido organico, trovandosi in quel dato ambiente, possa indebolire i legami fra carbonio e carbonio, così da rendere agevole a l b. coli il suo lavorio di decomposizione, oppure che la fun zione alcoolica dell'acido abbia influenza nel senso di produrre un ambiente favorevole a.l b. coli per la decomposizione del sale sodico dell'acido organico e per la consecutiva formazione del carbonato. • Comunque sia, rimane stabilito un fatto che è da considerarsi come una legge biologica assai interessante, ossia che il ù. coli, nelle condizioni sopra descritte, &compone quegli acidi, i quali contengono m1 ossidl·ile alcoolico (a. malico, tartarico, cit1·ico); ment?·e e..~so non è in g1·ado di dar luogo al detto (enorneno, quando gli acidi (acetico, propionico, ossalico, Sltccinico) non contengmw un tale osS'idrile.


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L'AZIONE DISINFETTANTE DEL "SEU'FENOL ,, Ricerche del dott. Alberto Altobelll, capitano medico.

Come disinfettante per latrine, orinatoi, pavimenti, sale anatomiche, scuderie, ecc., viene largamente usato nell'esercito il cresosol (so·Juzione di sapone di resina, resinato sodi co, nell'olio medio di catrame), il quale si prepara presso la farmacia centrale militare, secondo. il metodo del farmacista militare signor E. Baroni, perito-chimico igienista. Il cresosol,. che ordinariamente va in commercio sotto la denominazione di creolina ed anche sotto le altre di cresolina, rnicrobina, di.~in(ettina, cresyl, sapocarbol, può ben paragonarsi per la sua azione alle migliori creoline, come risultò da opportuni esperimenti istituiti in proposito presso la scuola d'applicazione di l:!anità militare e presso l' ospedale militare di Roma. Ma da un anno a questa parte la preparazione del cresosol incontra difficoltà; perchè sulla piazza o non si trova olio medio d i catrame, o quand'anche si trova, esso è di qualità scadente e di prezzo considerevolmente più elevato che negli scorsi anni. Per ovviare a un siffatto inconveniente lo stesso Baroni ha pensato di sostituire al cresosol uu' altra sostanza, che per la sua azione battericida non sia inferiore al cresosol; e, dopo varie esperienze, da lui compiute con quella istancabile attivit.à che tanto lo distingue, è riuscito ad ottenere un nnovo di· sinfettante, che presenta sotto il nome di seiffenol {sapone fenolico liquido). «<l seiffenol ha reazione alcalina; è un liq nido bruno-rossastro della densità di 1030 a 15° C. Mantenuto a 0' per qualche tempo non manifesta tendenza a solidificarsi. c Si può unire all'acqua in tutte le proporzioni; t uttavia mentre le miscele fatte con quantità di seiffenol superiori a p. 3 ogni 100 p. di acqua sono vere soluzioni limpide, trasparenti, quelle in cui la per· .centuale del seiffenol diminuisce, o ciò che è lo stesso, quando aumenta la percentuale di acqua, si fanno opaline; e però si ottiene un' emulsione che è tanto più lattiginosa quanto più la. soluzione è diluita.


L'AZIONE 'orSl~FEITANTE DEL'' SEIFFE:-IOL,

((Del seiffenol si hanno due tipi: A e B; ma la loro composizione, a) pari della percentuale dei fenoli, è pressochè la stessa. La differenza consiste semplicemente in una lieve modificazione nel metodo di preparazione:.. Un disinfettante, che ad un'azione pronta e sicura aggiunga anche il pregio del poco costo, è degno di nota, e merita per la sua applicazione d'essere portato a conoscenza degli ufficiali medici. :Ma come per un nuovo medicamento, così pure per un nuovo disinfettante, prima che lo s'introduca nella pratica, occorre uno studio completo, dirò, sistematico, mediante il quale si accerti, se esso veramente possegga i requisiti che gli si vogliono attribuire. In altri termini, prescindendo dalle considerazioni d'indole economica le quali non sono da trascurarsi, l'uso di un disinfettante dovrà essere aro-· messo, solo quando rigorose esperienze di laboratorio ne abbiano confermato l'efficacia; e sono quest'esperienze che più specialmente hanno importanza non solo scientifica, ma anche pratica.

*** Non credo sia il caso d'insistere per rilevare quale differenza passi tra disinfezione e sterilizzazione. Come si sa, si è convenuto di disegnare col vocabolo disinfezione la distruzione o l'allontanamento di microrganismi patogeni, e d'indicare col vocabolo sterilizzazione l' uccisione o l'allontanamento di qualsiasi germe sia oppur no patogeno. A me basta fissare il concetto che in pratic::. dù;in(ettare vuoi dire applicare una sostanza, un mezzo, che sia capace di uccidere i germi patogeni e le loro spore, quand'esse esistano. È ormai noto a tutti che, oltre ai mezzi meccanici e fisici, si hanno a disposizione nnmerosissimi composti chimici , i quali agiscono sui batteri come veleni, sia coll'impedirne lo sviluppo, sia col distruggerli addirittura. A tali sostanze, che costituiscono il gruppo dei disinfettanti chimici, appartiene precisamente il seiffenol preparato dal Baroni. Forse in nessun altro genere di ricerche, come in quelle che si sogliono istituire per determinare il valore di un disinfettante, si possono avere risultati contraddittori e per conseguenza trarre conclusioni discordi, qualora non si tenga esatto conto delle condizioni, in cui si compiono le esperienze, condizioni le quali possono modificare in ma.niera sensibile gli effetti del disinfettante. Con altre parole, nell'eseguire lo studio di un disinfettante è assolutamente n~cessario, se non · si vuole incorrere in errori, por mente alle condizioni delle esperienze, e mantenerle sempre costanti durante le prove.


L'AZIONE DISINFETTA~TE DEL "SElFFRNOL,

43 -

L'azione di un disinfettante può variare in larghi limiti. Così non è indifferente, se il disinfettante sia sciolto in nn liquido piuttosto. che in un altro, a mo' d'esempio nell' acqua, nell'alcool, nell' olio o nella glicerina. E del pari: non è indifferente che il disinfettante agisca ad una. temperatura alta piuttosto che ad una temperatura bassa, sui fili o lastrine di vetro, ovvero sui fili di seta o sui quadrettini di carta bibula artificialmente inquinati, piuttosto che s~lle diluizioni in brodo· o sui materiali infetti, quali si riscontrano in natura.

D'altra parte il valore di un disinfettante contro una data specie non può applicarsi a tutte le specie batteriche, cioè a dire i risnltatir ottenuti sperimentando su una specie sola di microrganismi, non si. possono estendere alle altre. Infine è pure provato che un numero maggiore di cellule bat· teriche richiede maggiore quantità di disinfettante, e che per quanto è più forte il titolo della sol uzione di un disinfettante altrettanto più. pronta ne è la sua azione. Riassumendo adunque, in queste ricerche come è stato dimostrato dagli studi di Koch, Bebring, Henle, Buchner e Nissen, hanno grande importanza. la quantità e la reazione del mezzo, la durata d' azione, la temperatura e il grado di concentrazione del disinfettante, il numero ossia la. quantità delle cellule batteriche. Da ciò che si è detto, ne segue che non è superfiua, anzi è indispensabile, nel riferire intorno allo studio di un disinfettante, la descrizione delle condizioni dei varì esperimenti e della tecnica che si èseguita ; poichè solo così è lecito di trarre criteri esatti per il giudizio e per le applica.~ioni pratiche. Finalmente per poter paragonare i risultati delle varie esperienz& occorre che le condizioni delle stesse siano tra loro perfettamenteeguali.

•• ~ueste r i cerche sono state eseguite nel laboratorio d'igiene dell'Ispettorato di sa.nità. militare, ed hanno avuto per iscopo di studiare: l o L'azione del seiffenol, sia del tipo A, sia del tipo B, sulle. spore di carbonchio e su vari microrganismi; 2' L'azione del seiffenol nella disinfezione delle urine e delle feci,, delle latriue e degli espettorati. I batteri sui quali ho fatto agire il seiffenol, oltre le spore di carbonchio ematico, sono stati: sta.fìlococco piogeno am·eo, st1:eptococco pio-


L'AZIO!'E DlSINFETTA!\TE DEL "SEIH'E:> OL .,

geno, b. coli, b. del tij'o, v. del colera asiatico, b. della peste bttbbonica, b. della difterite e b. della 11101'/.:Q.• Per la preparazione delle spore di carbonchio mi sono avvalso di colture su patate secondo il metodo di Esmarcb, avendo cura d'emulsionare la patina di sviluppo con acqua distillata sterilizzata e di nltrare l'emulsione su carta sterilizzata per togliere gli ammassi, che -ordinariamente si formano. Per gli altri germi mi sono servito di colture su agar solidificato a becco di clarino, per lo più di 24 ore (al massimo di 48 ore, quando il loro sviluppo, si addimos'traYa tardo), emulsionando anche in questo ·caso la patina di sviluppo con acqua distillata sterilizzata sempre nelle stesse proporzioni ( 5 cc. per ogni tubo di coltura). Per portare a contatto della soluzione di seiffenol i germi scelti per l'esperienze ho preferito fili di Yetro conformati a cavaliere (Simonetta); ma qui non devo omettere di dire che in alcune esperienze, compiute sulle spore di carbonchio, ho adoperato anche i fili di seta greggia ritorta; e ciò per la ragione che, volendo io saggiare la \i· rulenza delle spore sulle ca\ie ( prima e dopo l'azione del seifff}nol), i fili di vetro male mi si sarebbero prestati per le inoculazioni. Le spore di carbonchio sono state preparate da una coltura di car· bonchio, facente parte della collezione del laboratorio. La loro resistenza all'azione del Yapore fluente È' stata pro"ata seguendo la tecnica descritta. dal Simonetta. Così ho potuto vedere che es~e r estavano an<:ora vive dopo 5 minuti; ma mori,ano dopo 6 minuti al vapore fluente. Infettati i cavalieri nella loro parte inferiore e fatti prosciugare, li sommerge\O completamente nelle varie soluzioni di seiffenol; trascorso il tempo stabilito li estraevo uno per uno, li lavavo ripetuta· mente in acqua sterilizzata tiepida, che rinnovavo ad ogni saggio, indi l'introducevo nei tubi di brodo. Vi sono sperimentatori che procedono in altro modo: fatta l'emulsione batterica, aggiungono ad essa una data quantità di soluzione disinfettante nelle determinate condizioni di esperimento. Dai campioni così ottenuti prelevano a vari inten-alli di tempo un'ansa calibrata di platino, e la diluiscono p. e. in l cc. di acqua sterilizzata, e da questa fin almente fanno le colture. , Per quanto da alcuni si ritenga che, operando nel modo sopra de· scritto, cioè portando il materiale batterico liquido a diretto contatto del disinfettante col mescolare questo e quello, l'esperimento abbia luogo in condizioni ide!l.lmente favorevoli: pure io non ho creduto di adottare sifTatto procedimento, perchè se esso offre il vantaggio di es·


L'AZIONE DISINFETTA:STE DEL "SEIFFENOL,

sere molto più spiccio, ha poi l'inconveniente o di trasportare parte del disinfettante nelle colture sì da impedirne lo sviluppo, o viceversa di diluire il disinfettante in modo che i primitivi rapporti non sempre rimangono inalterati. Per un solo dei germi presi in esame, ho dovuto fare eccezione, e precisamente pel vibrione colerigeno. Come si sa, questo microrganismo non è capace di sopportare il disseccamento. Quindi, per vedere l'azione del seiffenol sul vibrione del colera, vale a quanto dire, per provare la resistenza del vibrione al seiffenol, ad una data quantità di emulsione batterica aggiungevo una determinata. quantità di soluzione del disinfettante, tenend0 conto, s'intende, del rapporto in cui venivano a trovarsi emulsione e soluzione, dopo fatta la diluizione. Trascor.so il tempo fissato per Fazione del seiffenol, immergevo un agodritto di platino nella miscela, e così venivo a prendere una quantità veramente piccola di materiale, costituita da moltissimi vibrioni e dà pochissimo disinfettante, e la passavo nei tubi di brodo. Per essere nelle condizioni di esperimento per quanto più fosse possibile affini a quelle della pratica ordinaria, ho preparato le varie soluzioni di seiffenol non con acqua distillata, m a con acqua comune (l'acqua che si usa in laboratorio). Ho compiuto le ricerche alla temperatura della stanza del laboratorio, che in media è stata di 18° C. Hofatto le colture sempre in brodo, e le ho messe a sviluppare in termostato a 37° C, tenendole in osservazione non meno di 12 giorni.

I. A) In una prima serie di esperienze ho saggiato l'azione del seiffenol sulle spore di carbonchio. È noto che le spore dei batteri, organi di conservazione delle specie~ oifrono una grande resistenza sia agli agenti fisici, sia agli agenti chimici, resistenza la quale è dovuta alla spessa membrana. che le riveste e alla speciale costituzione del protoplasma. Ed a questo proposito giova ricordare che la resistenza delle spore di un medesimo microrganismo può essere diversa a seconda della provenienza. Dalle ricerche di Esma.rch è risultato che vi sono spore di carbonchio che sopportano l'azione di una soluzione acquos'a di acido fenico al 5 % perfino quaranta giorni, e resistono per dodici minuti nel vapore d'acqua a 100° C. Come ho detto innanzi, le spore di carbonchio da me adoperate, sottoposte all'azione del vapore fluente non morivano primadi 6 minuti, ed uccidevano le cavie del peso medio di gr. 350 in 50 a 60 ore. Nelle due tabelle che seguono riferisco i risultati Qa me ottenuti:


4G

L 1AZIO::-iE DISINFETTANTE DEL 11 SEI FFEKOL,

I. ('")

TABELLA

Azione del t~ellfenol A sulle spot't' di carbonchio. Solu zione di ·8eiffenol

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(') N. l . - In questa, come nelle tabelle successive, re•ta con,·enuto che il '"l'" O + indica svi· luppo nel meuo nutriti,·o (br odo); il se.,no - indica mancato n iluppo.

II.

T ABELL A

Aziono tlel seUrenol D sulle SI)Ore di carbouC'hlll.

-

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l-

-

-

;un fatto, degno di essere riferito, è che lo sviluppo delle colture, dopo .che l'azione del seiffenol si era. protratta per parecchie ore, avveni~a . assai tardi, ordinariamente non prima di 5 o 6 giorni. Inoltre, praticando l'esame microscopico, allorchè il seiffenol ave~a .agito lungamente, si rilevavano con relativa frequenza numerose forme involuti ve. Ho voluto vedere pure come si comportasse il potere patogeno delle spore dopo aver risentito per 24: ore l'az ione del seiffenol in soluzione al 3 e al 5 • •. Per queste esperienze, come feci osserYare fin da prin.ci pio, sono stati adoperati dei fili di seta, e ad ogni ca via se ne sono ino-


47

L'AZIONE DISIXFETTAl\TE DEL" SKIFFI!:lS'OL,

-cula.ti due nel connettivo dell'addome. Dallo specchietto, che segue, se ne rilevano gli effetti:

.Animali

Do.t~ tlella

Mnteri:de inoculato

Esito

Ossen·:u:ione

inoculazione

Cavia

,.

)}

))

Controllo (l filo di seta con spore di carbonchio).

28 XI ore l()

Morta dopo 52 ore

Autopsia: carbonchio e matico

2•

Controllo (2 fili di seta con sporc di carbonchio).

Id.

Morto. dopo 58 ore

Id.

3•

Id

:M orta ill 0

Id·

.,

2 fili di seta con spore, dopo l'n· zione della soluzione del seiffenoi A al 3 11 / 0 •

.

4•

Iù.

J',forta. il 5 XII

Id.

..,

2 fili di seta con spore; dopo l'nzione della soluzione del seiffenoi A al 5 0 •

aa

2 fili di seta con spore, dopo l'azione della soluzione del seiffenoi B al 3 "/ 0

Id

Morta i14 Xli

Id.

))

G•

2 fili di seta con spore, dopo l'azione della soluzione del sciffenoi B al :) " .,.

Id

Morta

Id.

°

xu

i~ 4 XII

Prima. di andare oltre nell'esposizione degli esperimenti, merita di -essere richi~ma.ta l'attenzione sul fatto che mentre le colture con spore :attaccate ai fili di vetro, dopo essere stati sottoposti per 24 ore all'azione -ò.el seiffenol in soluzione al 5 •,t,, rimasero sterili, le cavie invece ino-culate con fili di seta, anch'essi trattati allo stesso modo e per egual tempo, morirono, ma con un certo ritardo in paragone ai controlli. Ciò -dimostra che il seiffenol sulle spore attaccate ai fili di seta aveva eser· -citata un'azione nociva, tale da impedirne l'ulteriore sviluppo nei mezzi di coltura, ma senza ucciderle. In questo caso, rigorosamente parlando, 1.1 seiffenol aveva agito come un antisettico, e non come un vero di-sinfettante. Ed a questo proposito cade in acconcio il riferire ~a distinzione che ·si fa da. alcuni autori tra asepsi e antisepsi. Secondo Hiippe, nell'asepsi s'impediscono lo sviluppo e la moltiplicazione dei germi senza ucci-derli, nell'antisepsi invece si uccidono le forme vegetati ve dei g~rmi, ma non le. forme sporali.

*** . B).In una. seconda serie di espenenze ho studiato l'azione del seiff'enol a varie dosi sopra lo stafilococco piogeno aureo, che tra i germi a


48

l..'A.ZIO:SE DISDIFETTA.:STE DEL "SEIFFE:SOL,

forma vegetativa è quello, che si addimostra. il più resistente ai disinfettanti. Anche per lo stafilococco piogeno aureo è stata constatata dal Grii ber una considerevole varietà di resistenza nelle colture di differente provenienza. Il campione di sta:filococco piogeno aureo, di cui mi sono avvalso nelle mie ricerche (della collezione del laboratorio), era molto resistente. L'azione del seiffenol sullo stafilococco piogeno appare da queste altr& tabelle:

III.

'l'A llELJ.A

Azione del seilfenol A snllo stafllooocco 11logeno aureo. Solutione di seitTen o l

l

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6

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ore

ore

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-

-

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-

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l

5 ore

l

IV.

TAllELLA

,\zfone del selffenol B sullo stafllococco plogeuo aureo. ' :Soluzione di seitfen o l

IO Il o 5 "l o

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3 2 o,o

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l

l

3 ore

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-

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4

l

ore

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-

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-

-

6 ore

-

-

-

• ** CJ Nelle ricerche, che ho praticato sopra gli altri microrgani smi~ ho adoperato il seiffenol in soluzione a 0,50 °/0 • Oltre che sullo stafiJococco piogeno aureo, come dicevo, ho esperimentato su questi germi:


L 1 AZIONE DISINFETTANTE DEL ' · SF.J FFENOT. 11

49

streptococco piogeno, b. coli, b. del tifo, b. della peste bnbbonica, v. del colera, b. della difterite e b. della morva. Ne espongo i risultati: TADF:LLA

v.

Resistenza al seilft>uol A. In !!oluzlone tleJ O,i) ".',. Microrg nnismo su cui ai ò iallo a giro il seilfe nol

5'

IO'

2

3\J'

20'

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ore

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Ortl

ore

ore

ortt

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l

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St.a6lococco aureo . Streptococco piogeno B. coli

B. tifo

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+ + + + + +

+

+ +

+ +

B. peste bubbonica V. colera .

+

+

+

B difterite

+

+

+

+ +

+ + +

B. morva

Reslsteuza al solft'e nol B In solnY.iono del O,u "lo

- )ficror gaoismo su cui si è fano agire il seifreool

Stafilococco aureo .

streptococco piogeno B· coli B · tifo B. Jlilste bubbonica V. colera .

B difterite B . rnorva.

5'

•

IO'

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In genere, come per le spore di carbonchio, così pure per gli altri germi il loro sviluppo nelle colture rispetto ai controlli si verificava tardi, dopo avere subito l'azione del seifft'nol. Assai frequenti si riscontravano le forme degenerative, specialmente pel b. del tifo. 4 - Giornale di mtdfcina mflllare.


;:,o

L.AliO:\K lH!:il:\FE'fTA::\'fE DEL " SEtr'.FE!\"OL,

IL Nella seconda parte delle mie ricerche ho saggiato l'azione del seiffenol nella disinfezione delle urine e feci, delle latrine e di un espettorato. L'azione di un disinfettante può essere profondamente modificata dalla qualità chimica dell'oggetto o della sostanza da disinfettare, cioè a dire dal mezzo nel quale il disinfettante agisce. Ora volendo constatare l'cf.ficacia del seiffenol applicato all~t pratica, oltre alle esperienze già esposte mi occorreva istituire altre prove, intese a studiare il potere battericida del disinfettante non solo sui batteri artificialmente preparati, ma anche sui germi come si trovano in natura.

*** A ) Per studiare l'azione del seiffenol sulle urine e sulle feci procedevo a. questo modo: in una piccola bottiglia di Erlenmeyer immettevo 10 gr. di urine e !i gr. di feci, e le mescolavo bene bene. Dalla miscela così preparata facevo innanzi tutto colture di controllo su agar in capsule Petri; indi aggiungevo la. soluzione di seiffenol nella proporzione di 10 cc. per ogni Erlenmeyer contenente i gr. 10 di urine e i gr. 5 di feci. 'l'rascorso il tempo da me stabilito, prelevavo con la stessa ansa. calibrata di platino, di cui mi ero servito per le colture di controllo, il materiale per allestire le altre col tu re. Dal seguente specchietto si possono rilevare i risultati: ~un1er o

~!nlerialo

{;rino o feci

So lu zione di seitfeno1 e durata d ':uioné

Controllo .

.

.

.

.

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delle c o l oni e

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Jnnume rt'vo li

Id.

Trattato con soluzio ne di sciffc nol A ol 3 11 11 dopo l ora

5,j7

Id.

sciffcnol n al 3 11/ 11 dopo l ora

,j29

ltl.

soiffc nol A n l 5 ~ 0 d o po l ora

37 3

Id.

sciffcnol B a l 5 u 11 d opo l ora

45()

Oltre all'azione <.leodorante, si è avuto a notare una spiccata azione disinfettante. Infatti. mentre nelle colture di controllo il numero delle colonie era tale da. non potersi contare, nelle altre esso trovavasi sensibilmente ridotto.


51

L'JZIONE DISINFETTANTE DEL" SEIFFENOL,

<-

** B) Per studiare l'azione del seiffenol nella disinfezione di unii. htrina. seguivo questa tecnica: strisciavo più volte un tampone di cotone idrofilo sterilizzato sul piano e sul pavimento di una latrina; emulsionavo il materiale raccolto in una capsula di Esmarch con 5 cc. ·di brodo, e da questo facevo le colture a piatto in agar. Poi con un litro ·di soluzione di seiffenol al 5 •:. disinfettavo la latrina, e dopo un'ora -con lo stesso procedimento ripetevo le colture su agar. Eccone i risultati:

l.llOJ:!O

dlsinl'ettnto

LaLrina:

Soluzione di seifl'enol adoperata e durata d'll<ione

(lontvolle .

.

.

.

Numero tielle co lon ie

(nmunere,·oli

.

•(pa\"imento e piano)

Id.

Seiffenol A al 5 " 0 dopo l orA.

593

hl.

Seiffe11ol B al 5 " '0 dopo l ora

784

Anche in ·questi esperimenti si riscontrava. una notevole diminu-zione nel numero delle colonie, diminuzione che non deve attribuirsi alla diluizione portata dal liquido disinfettante; perchè con altre colture di controllo, fatte impiegando acqua sterilizzata, ho constatato che il numero delle colonie era sempre considerevolissimo.

*** C) Infine, per studiare l'azione del seiffenol sugli espettorati, mi sono servito di uno sputo pneumonico emesso da 12 ore, nel quale l'esame microscopico aveva dato reperto assai ricco di diplococchi (1). In due piccole capsule di Esmarch, conLenente ciascuna 6 cc di soluzione di seiffenol al [) •;., ho aggiunto rispettivamente 2 gr. di espettorato. Dopo l ora di azione del seiffenol, tolto l'espettorato e 1avato ripetutamente in acqua sterilizzata, ne sono stati inocnlati i ·conigli.

( l) ::\li l'iserbo di stl'ldiare, in seguito, l'azione del seift'enol sull'espC'ttornto tubor-cola re.


52

Animali

Data

l

)late riale Inocu lato

Esi t<>

Osservazione

:!!l XI o re \l

l\forto il 1° Xli

Autopsia: setticPmill diplococcica

Sputo pne nmonico, trat.tato con soluzione d i seiffenol A al 5 u ,, pe r l ora..

I d.

Svpravvissuto

30 Sputo pneumonico. trattato con

Iù.

Id

de l la 1Uoculazione

l

. l"10 ] o Sputo pneumonico ((',,ntt·ollo) . Comg

2•

l l

soluzione d i se iffeno l B al 5 "/11 per l ora

*** Dai risultati ottenuti helle mie ricerche sperimentando sul seiffenoi, messi anche in confron to C0!1 quelli ottenuti da altri, sperimentando con l'acido fenico e col cresosol, si possono trarre le seguenti

CONOL USIONI I. Il seiffenol esercita un'azione disinfettante abbastanza energica sia sulle forme sporali sia sulle forme vegetati ve dei ba~teri. Alla temperatura media di 18' C. in soluzione al 10 •; . uccide le spore di carbonchio (in queste esperienze per maggiore esattezza è meglio dire, ne impedisce lo sviluppo nei mezzi nutritivi) do]JO 3 ore di azione; in soluzione al 5 •;. dopo 18 ore; in soluzione al 3 " .,_ dopo 2 giorni; in soluzione al 2 •; . dopo 3 giorni e in soluzione all'l % dopo 4 giorni. In soluzione al 2 •, . uccide lo stafilococco piogeno auteo 111 meno· di 30 minuti, e in soluzione all'l % lo uccide in 3 ore. Finalmente il seiffenol in soluzione molto debole, cioè al 0,50 •;. uccide il vi brione colerigeuo in 5 minuti; lo streptococco piogeno, il b. del tifo, il b. della peste bubbonica, il b. della difterite, il b. della m01·va in 30 minuti, e il b. COli in ;) Or e. II. Nella disinfezione delle urine e feci e delle latrine, in soluzione al 3 e 5 % il seiffenol, oltre all'azione deodorante, manifesta uno spiccato potere disinfettante, ri(1ucendo notevolmente il numero dei microrgauismi. III. Nella disinfezione dell' espettorato peumonico, in soluzione al !) 0 , 0 , agisce in modo indubbiamente efficace, determinando in un'ora la morte degli pneumococchi.


L'AZIONE DISINFETTANTE UEL "SEI:E'FEXOL,

53

IV. Il seiffenol per la sua azione d isinfettante non è inferiore all'acido fenico ed al cresosol (creolina). V. Nella. pratica ordinaria delle d'i sinfezioni il seiffenol può essere ·usato al titolo del 3 al 5 % in soluzione acquosa. VI. Non esiste sensibile differenza per l'azioHe disinfettante tra il -seiflenol t.ipo A e il seiffenol tipo B .

BIBLIOGRAFIA . Manuale tecnico di microscopia e batteriologia. applicata all'igiene. - Torino C. Clausen, 1902. BoRoo:;x-UvrnEuuzzx G - I microparas~iti nelle malattie d'infrzione - Milano, F. \·allardi, 1907. 'Sx:.tO:'ir::tTA L . b~tomo alla tecnic:~ per ùwestigare il 7Jotcre ger~nicida dci fluidi. (RiL·ista d'igiene e sanitcì pr•bblica, Anno IX, 1898). ·Orrou.:.'Wlll D. - I batteri patogeni in rapporto ai disinfettanti. - T orinc, R osenberg e Sollier, 18!>9. .8.\no:;x E. - Creol·ina. Sua analisi e prP.para.~ione. - (Giomal~ mr.dico del R. Mercito, 1902). BARO:;r E. C reolùlCt comune e creolina solida. - (Giornale eli chimica, di famwcia e scienze affini, luglio 1902). ) h ct E. - Traité pratir:ue de bactériologie. - Paris, Baillière, 1904. KocH. - M itth. a. cl. Kais. Ges.-Amte, Dd. I, I SS I. BEHntxa. Bekàmfun~ der Jnfectio1ls l:rankllcitcn. In fection 1md dcsi?rfe~tion . Lcipzig, G. Tbierne, 189-*. ~ Bt:Hnx:;a , Deutsche militiiràrztl. Zeitscltr. 1 8~8. BF.HRI:-<G Z eitschr. f. H yg ., Bd. 9, 1890. \'. Es)aRcrr. - Z eitschr. /. H yg., Bd. G, 1888. GniiBEn. - VII iltl. Congr. f. Hyg. 1t. Demogr. - Lond ra, IS!Jl. BOER. - Z tii$Chr. f. Hyg., Bd 9, 18!JO. A BE:'iLE. - Arch. /. Hyg. Bd. 9, 1880. B I:C RNER. Cmtralb . f. Bakt., Bd. G, 1889. XrssEx. - Z eitsch r f. H yg .. Bd.. G, 1889. GErPERT. Ber/. klit~. Wochcnschr., 1889. <lEPPE:RT. - D~•ttache meà. W ochenschr , I S!l l. DR.v:R ·- Hygieniache R rmdschau, 18!>G.

.A BBA F. -


CASUISTICA CLINICA SULLE INIEZIO;-.l'l DI STROFANTINA. NELLA CURA DELLE CARDIOPATIE, pel tenente medico D e ~apoU • ·ei-din a ndo, addett.o allo Os pedale militare succursale di Udine. La Gazzetta degli ospedali e delle cliniche (nel n 80 del 4 luglio 1007) pulJIJi icaxa tma lezione clinica del prof. Guido Baccelli sulla tachicardia parossistica essenziale. I n questa lezione, raccolta da A. Crispolti, l'illustre maestro si occupava principalmente della terapia di tale atfezione, e dalla cattedra, onde tanta luce >e nne sempre alle mediche discipline, proclamava i risulta ti veramente meraYigliosi ottenuti dalle iniezioni endovenose di strofantiua da lui prnticate per la prima, volta in un caso di tncbicardia paross istica presentatosi nella s ua clinica. Allorché quelht lezione fu pubblicata, trovavasi degente in questo ospedale un infermo di cui più avanti riporto la storia ed io. indotto specialmente dal meccanismo di azione che la strofantina avrebbe sui gangli del cuore e per essi s ul muscolo c:udiaco, volli usarla in quell'infermo, che da ogni altro rimedio precedentemente s omministratogli e per via orale l'l per via ipodermicn, nessun giovamento aveva r itratto. E ciò feci, pur trattandosi nel mio caso evidentemente di mÌocardite da influenza. Ed ecco in breve la storia clinica : Gerardo Pozza, brigadiere dei carabinieri reali, non ha p1·ecedenti morbo:-:i ereclitad degni di nota. nè gentilizi, né personali. Egli nel febbraio u. s. ha sotl'erto di. influenza, che curò in caserma, riprendendo, dqpo qualche settimana, regola re servizio. Però ben pres to, oltre alla debolezza, che attribui alla pregressa infezione acuta, incominciò ad accusare affanno di respiro e senso di cos trizione doloro>:a alla: regione precordiale, per cui dovette rico•erare in ques to stabi limento. Vi fu accoltoil giorno 18 maggio febbricitante, in preda a dispnea intensa. e nelle prime ore della sera fu colto da un accesso di asma; presentava polso frequentiss imo, fi liforme ed aritmico, aia cardiaca aumentata nei vari diametri, icl1ts non percepibile, ton i netti con ritmo di galoppo, turgore delle vene del collo, cia nosi del volto ed oligu riu. In seconda giomata a completare ques to quadro si manifestA.rono edèmi che, crescendo rapidamente, resero in pochi giorni addirittura informe il povero cor po, e contemporaneamente si manifestò ascite e idrotorace. Gli furono sommin i~trati dapprima la tintura di strofanto, la digitale ed i soliti diuretici, senza il bench èminimo vantaggio e senza che la marcia dell'idrope e la ins ufficienza cardiaca fossero arrestate. Altra difficoltà nella cura s i trova,·a nell'infermo stesso ch e aveva una spiccata idiosincras ia per il latte. Il caso sembra\"a Yeramente disperato, al!orchè gli a mmaes tramenti del Baccelli giunsero a salvare l' infelice. Pochevolte infatti la terapia ha potuto giovare co~ue nel caso attuale. Sebbene dunq ue i n questo caso si trattasse di una miocard i te, forte dell'azione del rimedio proclamato rlal clinico di Roma, io non esitai ad applicarlo, col parere favoreYole del direttore di questo os pedale, ecl il giorno 16 luglio prat icai la !prima iniezione, che, per le di llìcolti1 dipendenti dall'edema, non riuscì endovenos a, ma ~emplice­ mente ipodermica. L'efl'etto però, s ebbene lieve, fu istantaneo, perchè fin da q uesta


CASUISTICA CLINICA

prima iniezione il polso della radiale, che era impercettibile, incominciò n l'entirsi ~me debole ondulazione. In seguito e ques ta prima inie:>:ione ipodermica di 1 , di milligrammo, ne praticai nei giorni alterni altre f>ei enùoveno.~e di 1 .'~ milligrammo ognuna, e l'esito fu invero sorprendente. Dopo quindici giorni dall'inizio della cura l11. diures i I"Ì rinttivò, l'edema scomparve e si ebbe il totale riassorbimento del trasudato delle cavitil addominale e pleurica ; l'ictus cardiaco incominciò a percepirs i piuttosto val ido nella sede norma lo ed anche il polso si regolarizzò alquanto: allo stato angoscioso dell'infermo su bentri> una completa euforia, e dopo pochi giorni egli venne inviato in licenza di convalescenza_ Per essere ancora piu sicuro dell'ellicacia del d medio, ho voluto attendere prima di pubblicare questa nota, il ritorno del brigadiere Pozza dalla licenza di COD\a]escenza, ed ho avuto il piacere di COnSt:ttnre c he la flln7.ÌOne C:trdinca è tornata normale, tanto che egli pres ta regola"re sm·,·i:do. Dal quadro suesposto succintamente, dct·i,·ano due conl"idera;:ioni: 1° che le iniezioni di strofantina, efficaciss;ime per la da endove no<;a, dimostrano la loro benefica azione anche se praticate ipodermicrnnente, come accade allorchill'edema vistoso preclude o rende difficile In •in. endovenosa; 2° che, dato il modo di agire del rimedio che s i e~plica, come ha s tabilito il clinico di Roma, eminentemente sui gangli del cuore, esso possa giovare non solo nelle nevrosi del centro della. circola?.ione, come ha Oi>pcri mentn.to il maestro. ma nelle cardiopatie in genere, cosa del resto provata dal :E'riinckel. (Vedi n. 15 della.

Riforma medica). E dopo tali considerazioni, non saprei finire meglio queilta breve nota clinica, che riportando testualmente le parole con le quali l'illustre maestro chiude\·a la sua lezione: « Tenete adunque sempre vivi gli ammnestm.menti che oggi avete udito da me, perchè potrete giovarvene a beneficio dell'umanita soiT"erente, qun.ndo, scendendo nella pratica. privata, vi trove rete dinanzi a casi come questi graviss imi, per i quali s arete invoca ti a soccorrere un morent$l cho può ancora salnll';;i ».

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVIS'rA MEDICA l'rot'. U MnERTO GAHIH. - Cou quall mala.Ule •l può ooufon4ere la febbre eU Jllalt&. Diagnosi dill'eren ziale_. - (Cor1·ie1·e sanitario, Milano, 14 novembre 1007, n. 01, anno XVIII).

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Lo scambio più facile e più frequente è tra la febbre di Malta e la febbre tifoide. )fa se la distinzione non è facile nel primo periodo di evoluzione, perché non è molto frequente il catarro bronchiale si n tomatico ne!l'in fez ione tifosa, e che manca sempre nella febbre di Malta, in seguito si può evitare l'errot·e diagnostico, osserv;.~.ndo che lo stato tifoide, la. cefalea intensa, l'epistassi, la lingua arida. e nera, la diarrea, il dolore e gorgoglio allR. fossa ileo- cecale sono eccezionali nella febbre di Malta, ed eccezionalis sime le enterorrasie; mentre d'R.ltm parte il dolore all'e· J.ligastt·io, le ai·tralgic, i sudori profusi, la sudamina sono eccezionali nella febbre tifoide. La differenza si ha pure n el decorso e durata della febbre: le facili ricadute spontanee, i muhtmenti di om nelle e levazioni termiche, la duplice o triplice elevazione quotidiana, che talvolta si os:<erva nella febbre di Malta, la lunga durata della coda febbrile non fanuo pnt·te della sintomatologia tifosa. L'A. dice, che quando la febbre oltrepassa tre mesi di decorso, e non è sostenuta da complicanze, non è più di natura eberthinna. Le difl'e renze sintomatiche hanno una conferma nei meni diagnos tici del le siero-reazioni del \\'right e \Vidal: ma queste non sono alln portata di tulti. . La febbre di Malta può essere cont'ttsn con la tllbercolosi ad andamento acuto, come nella gran1tlia, nelh~ forma ti(oide della mcningite, nella tifo-bacillosi di Landouzy, o con quella ad andamento cronico, come nella flogosi s pecifici\ di s ie · rose o g landole, o nella tisi inc ipiente. Il tipo f ebbrile continuo remittente ed inegolare ù comune cosi alla febbre tu· bercolare come a quella di ì\Ialta; nm la di;;;;ociazione tra polso, respiro e tempo· ratura ò caratte ristico della fobbt·e tuben;olare, e la differenzia dall'altrn.: il respiro in i~pecie, anche sem:n importanti les ioni polmonari, ù assai ft·cquentc e peoo~o nelle forme febbrili tubercolari. Nelle quali del resto il sensorio e libero, la cefalea non è intensa, il delirio o manca o e modemlo. n è si hanno sussulti ·tendinei, car· pologia. llÒ cofosi, come nella febbre di }!alta; l'appetito manca, la sete è viva, le feci solide. Quando a ques ti sin tomi s i uniscono dati di anamnes i e di eredita· riet:'t tubercolare, con note morfologicbe speciali nelle glandole peribroncbiali o pi'C· senza di tubercoli miliari nel fondo dell'occhio, la diagnos i non ò duhbia. Nella tifo-bacillosi la febbre per tipo si somiglia a quella di )Ialta,·anzi è anche associata a profusi :;ndori: ma la dill'oronza è nella durata, nel decorso, nella dis· sociazione funzionale del polso, r espiro e t e mperatura, n ell'eredità, e nelle note mort'ologiche negn.LÌ\'C, collie !':treblJero l'asse~tz:a di ros eola, di artralgie, e di tu· !llOl'ù splcnico appro;,;,abile.


RlVIS'IA lfEDIOA

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La forma maligna della febbre di Maltn è molto simile alla variata tifoide della meningite tubercolare; sono comuni la febbre a rapida insorgenza, la cefalea intensissima, il vomito, un accenno di rigidità al collo, iperestesla generale, stipsi; ma in quella manca il tumore splenico, l'ipofonesi speciale prodotta dalle gla11dole toraciche, l'eredità e le note morfologicbe speciali. Se la febbre di Malta assume il tipo di {eb~1·icola ò difficile distinguerla da quella prodotta dalla poliorromenite specifica, non avendosi iu questa neppure l'alterazione di rapporto fra P. R. e T.; ma in questa si notare dolenzia addominale diffusa o circoscritta, alternative di stitichezza e diarrea. Ciò in primo tempo. A decorso un po' avanzato, il dubbio nella diagnosi non è piLt possibile: bastano la tumefazione prog ressiva delle glandole inguinali; il versamento ascitico ecc. Con la tubercolosi incipiente il dubbio è eliminato dalla tosserella secca e s tizzosa e dall'esame attento del torace. Neppure con la febbre sifilitica è possibile il dubbio, che viene toliminato dall'esame delle glandole nei focolai clinici della sifilide, dei diversi e tipici !iiintomi di forma terziaria (dolori notturni, osteocopi ecc.) e dalla storia anamnestica. Neppure con la malaria è possibile il dubbio: l'esame del sangue, e l'inefficacia dei sali chinacei bas tano per eliminarlo. Ma t da considerare, che nella febbre di Malta l'accesso febbrile si svolge sempre nelle ore del pomeriggio, ed il brivido di rado è unico, e non è mai cosi intenso come nella febbre malarica. l dolot·i vaghi eù il senso di peso all'epigas trio possono fllr confondere la febbre di Malta con un ascesso latente del fegato ; ma l'anamnesi prossima, l'esame fisico .attento del fegato possono fo.r evitare l'errore. Del resto, segno sicurissimo per differenziare la febbre di Malta da tutte le febbri suppurati ve è la leucocitosi con polioucleos i, che si osserva in queste, mentre in quelle c'è leucopenia. con mononucleosi. A. ME.s:->ELLA. Dott. A. GERUANl -

della pleurite. -

lo.torno al metodi più oomuDl per lo studio etlologtoo (Il ltf01·gagni, anno XLIX, parte 1", archivio n. ·tO).

.Mi pareva, che l'A. volesse affrontare la discussione sull'origine della pleurite ·

-e mi saltò all'occhio subito la scarsiti~ dei casi, Il che non avesse scelta la strad;

buona per opporsi alle affermazioni assolute del Landouzy, Berubeim e Stri.impell s ull'origine tubercolare della pleurite; giacche il dott. Germani su 19 casi ne presenta 11 di pleurite primitiva e tutti a. forma tubercolare, e 8 di pleurite seconà~ria a polmonite e quindi ad infezione diplococcica. Ma egli si ritrae pres to da questa discussione, e s i occupa dei mezzi diagnostici per la ricerca etiologica, e ricorre all'esame batteriologico e cultura~ del liquido pleurico, alle iniezioni .di esso s ugli animali, al saggio del potere di assorbimento della pleura, iniettando nel cavo pleurico una soluzione all'l p. 100 di biflu di metilene, alla citodiagnosi ed alla reazione del Mnyer applicata a questa. e persino alla tubercolina, per scopo diagnostico. Ed è giunto a queste conclusioni. Tra· queste ricerche ha grande importanza la citodiagnosi: giacchè, quando noi liquido pleurico esistono molti liufociti e scat'Si polinucleati, s i deve senz' altro .ammettere, che la sierosn. s ia affetta da· processo tubercolare; mentre la prevalenza di questi è sintomo di procesii flogis tici da diplococco, streptococco, stafilococco ecc. Cosa del resto già affermata da molti autori, e da oltre otto anni. L'A. cerca la ragione di ciò in diversi pareri d i svariat i autori, ma rimanda la s piegazione a -studi ulteriori.


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:RIVISTA )lEDICA

Aggiu nge, eh~ la ricerca batteriologica, culturale del liquido, uonchè la prova sperimentale sugli animali, devono essere messe a profitto, quando i; possibile, come mezzi d'iDdagine di grande valore. L a reazione chimica del :\!R.yer merita anch'essa u na speciale attenzione. Conclude inoltre, che il saggio del potere di assorbimento, eseguito coll'iniezione di bleu di metilene nel cavo pleurico, può non solo esser di guida per il criter io diagnostico, ma anche per l'indiri;.:zo della cu r a, sulla opportunità o meno della toracentesi. Nei casi dubbi, dice l'A., la prova della tubercolina rende grandi servi;d troppo sconosciuti dai pratici e dai c linic i illustri. Conclude infine, che lo studio morfologico e a namnestico hanno una grande importanza nella diagnosi etiolÒgica. E credo che nessuno sia, nè s ia mai stato di parere diverso dall'A. A. ME:o~:SELLA. STEI·'A~EtLI. -

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suu·e:dologl&delle aft'eztonl polmonart nella febbre Uf olde. (Uicista critica di clinica medica, anno VII, n. 45).

L a locali;r;:z;a;:ione, che i tifosi fanno ossen•are n elle vie 1·espiratoric, per o.lcuni sono dovt1te a l solo bacillo di Ebertb; per altri ai comuni agenti, che producono le bronchiti, polmoniti o bronco-polmoniti, e nella maggioranza dei casi a l d iplococco del F runkel; per a ltri a lla simbiosi pneumococcicn- ebertbiaua. Il dott. Stefa nelli si è accin to a risolvere la questione nella clinica medica diretta dal pro f. Grocco; e da esatte e rigorose indagini bacterio logiche, p raticate sul sangue e sugli escreati di 15 tifosi con localizzazioni bronco·polmonari, è giun to a questi risultati. In 14 malati ba dimostrato circolante nel sangue il diplococco del Frankel, (mentre era in atto la localizzazione nell'apparato respiratorio), dei quali in 9 era SQlo, in 6 associa t o a.! bacillo tifico. L a siero- reazione d iplococcica fu positiva in tutti i casi, a nche in uno, in cui non fu possibile dimostrare diplococcemia. L a reazione del \ \" ida.l rimase pos itiva. in tutti i ca.si, anche durante il denor~o dell'a ffezione a ll'apparato respira torio. Nell'e'creato s i sono sempre trovati diplococchi sia con l'indagine c ulturale, che col metodo del G raham. • Nell'espettorato, sei volte su quindici, è stato isolato anche il bacillo di Eberlh. Una volta anzi esso era anche nel sangue circolant.e. Da queste esperienze, a dir vero troppo esigue, e lo riconosce lo stesso A., si può trarre la conclusione, che nelle loclllizza zioui bronco- polmonari dei tifosi con grande frequenza esplicl1i la sua azione il diplococco del F r iinkel, al quale non di rado si associa il bacillo eberthiano. È probabile, come s i ò visto sper;mentnlmente su animali, clte il bacillv di Eberth determini fenomeni congestivi nelle vie res piratorie, preparando il terreno })Cl' l'inne.;;to dell'infezione diplococcica. E questa interpretazione patogenetica. t rova riscon t ro in altri casi, in cui il dip lococco complica ed aggrava altri processi dovuti a batteri i, che portano lesioni (talura lievi) di oq;~ani, in cui il microrga• nismo del Frankel si trova ospite normale (difterite , angine s t reptococciche, tubercolos i, infiuenza. ecc.). E d è pure probabile e razionale ammettere nella sintoma tologia In prev11lenza di uno o dell'altro agente patogeno. · E l'A. crede, che la presenza del bacillo ti fico dia ragione dell'andamento torpido, l ento del processo brouco-polmonare e della sua tendenza alla form~t astenica,


RIVISTA. Dl XEVR01'AT01.0GIA

emorragica ed alla migra?.ione. Infatti queste estrinsecazioni cliniche l'A. le ha osservate in quei casi. in cui all'esame batterioscopico ha potuto osservare col di· plococco anche il bacillo tifico. Invece con la prevalenza dt~l diplococco il decorso~ come nelle polmoniti lobari classiche, era breve, e pronta la risoluzione del processo . Aggiunge l'A. che, come aveva osservato altre volte, e contrariamente alle osservazioni d~:~l Krauss, la reazione del \Vidal è pos itiva, anche, quando vi è concomitanza di siero-reazione dij>lococcica; ed è di aiuto per distinguere un processo.. polmonare genuino a tipo astenico, da q\tello che complica una infezione tifosaA.. ME:SNF!LLA.

RIVISTA DI NEVROPArfOLOGIA Bopra U •lgnUloato della •lndrome di Cl. Bern ardBorner n e gli epllettlol. - (.\fo1·gagni, anno XLIX, Parte I; archivio n. 10):

Dott. CARLO :BESTA. -

L 'A. ha fatto ricerche e studi per dimostrare l'emilateralità delle manifestazioni funzionali negli accessi di epile3sia essenziale, e dell'asimmetria, che dopo l'accesso si osserva nei riflessi cutanei, tendinei, e nella fono. m uscolare. L'accesso convulsivo negli epilettici, secondo l'A., s arebbe il rivelatore di un'asimmetria funzionale, laten te prima, o appena accennata, degli emisferi cerebrali. E da queste ricerche, che trovano conferma anche' in casi di epilessia trauma-· tica, egli è giunto alle seguenti conclusioni: 1° Nella. maggioranza degli epilettici esistono segni non dubbi di asimmetria funzionale, c!he si rileva nei periodi, phe intercedono tra un accesso e l'altro, con differenza più o meno spiccata dello stato di innervazione dei muscoli facciali, della forza muscolare, e del modo di presentarsi dei riflessi tendinei e cutanei. Le asimm etrie possono essere isolate o associate in vario modo per numero ed intensiti1. 2° In molti casi l'accesso convulsivo s i svolge secondo questa asimmetria, in modo che le convulsioni, precedute dalla perdita improvvisa di coscienza, possono limitarsi ad una sola. metà del corpo (sempre la stessa nel medesimo individuo), o estendersi in seguito da q uel lato all'altro, o esservi prevalenza da un lato, specie nella fase tonica. So L'accesso convulsivo ha sempre per eff'etto di a ccentuare, per un periodo più o meno lungo, i fenomeni di as immetria. fun zionale, o di rivelare asimmetrie che prima non appari vano. 'i 0 Il grido iniziale si osserva in quasi tutti i ca si, in cui esis te asimmetria funzionale nel lato destro del corpo. E co1ne il Lattes, che ha fatto studi speciali s ul ma11cintsmo degli epilettici, il R edlich ed il Tanzi, anche l'A. negli epilettici vorrebbe ammettere una pregressa. lesione cerebrale, che, colpendo uno degli emisferi, ne abbia diminuita l'attivi ti\ funzionale, rendendolo più sensibile dell'altro all'agente epilettogeno. Però allo stato attuale degli studi scientifici dell'argomento ques ta ipotesi, a dir vero, razionale non può essere considerata come la causa determinante d ell'epilessia., la. quale per quasi universale co!lsenso è considerata effetto di un processo di auto-intossicazione. Continuando in quegta serie di ricerche, l'A. è stat<>


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RIVISTA DI CHI·RORGIA GE~ERA LE:

indotto a rivolgere le sue osservazioni sulla sindrome oculare del Cl. BernardHorner, studiata prima negli epilettici dal Negri. e che è caratterizzata da -questi sintomi: miosi pupillare, con iperemia. congiuntivale, restringi mento della rima palpebrale, impicciolimento del bulbo con ret l'llzione verso il fondo della cavitil oculare. Ed ha potuto notare, che questa sindrome oculare è sempre associata a fatti -di minore attività f unzionale del lato opposto del çorpo, e che si manifesto. anche -con incapacità alla chiusura isolata della rima palpebrale, cioè con paresi dell'orbicolare. Essa è sempre associa ta ad altre manifestazioni emila.terali; ed esclu"o con istillazione di soluzione di cloridrato di cocaina l'intervento del simpa tico cervicale, si deve attribuire questa sindrome ad una lesione corticale. a somiglianza

-dell'epilessia I nksoniana; cioè anche per questa, come per tutta la sindt·ome epilet· tica, l'A crede necessario ammettere un focolaio cerebrale, a localizzazione ignota. Tanto è vero, che questa sindrome oculare si osserva con completa corrispon· <lenza in casi di lesioni cerebrali non dubbie, come nelle emiplegie, ccrebroplegie ecc. Negli epilettici adunque è abbastanza frequente osservare minore attività. funzionale dell'orbicolare con incapacità alla. chiusura isolata della palpebra, e anche con maggiore ampiezza della. rima palpebrale. Questi sintomi sono quasi sempre nello stesso lato del r.orpo, dove si nota minore attività fu nzionale; raramente al lato opposto. Negli epilettici, aggiunge concludendo l'A., è par::~o abbastanza frequente osse r· ·servare asimmetria pupillare in modo che di solito sia più ampia dal lato meno .attivamente funzionante. In qualche caso si può avere l'associazione dei due fatti accennati sopra e cioè maggiore ampiezza della rima palpebrale (co:n impossibilità alla chiusura isolata dell'occhio~ e maggiore ampiezza della pupilla. Ciò produce dal lato opposto un complesso sintomatico simile a quello di Cl. Bernard-Horner, il quale eccezionalmente può ess ere cosi s piccato da s imulare vera ptosi palpebra.le. Anche qui si ha un riscontro completo 'con quanto si osserva in casi di lesioni cerebrali indubbie. I fenomeni funzionali. che gli epilettici presentano a carico de i muscoli oculari. costituiscono perciò un dato di più, che si coordina con leggi costanti agli altri ,per fa1· supporre in essi l'esis tenza di una p1·egres:<a a lterazione cerebrale.

una

A. MF::-;NELLA.

RIVISTA DI CHIRURGIA. GENERALE Bul trattamento dell'abba••amento della preBdone 1angutgna perttoneale con le tnle:r.tonl endovenue d1 adrenalina e d t cloruro dl1odto. - ( Uber die Behandlung dl!1· pe1'itoniti~clten Blutàl"!tcksenkutlg mit intraveni.isen Adrenalin·kocltsalzin (usionenì. - (CentralblaU f Clli1·., n. 41).

Dott. H ,o. :-;s H ooou.:K. -

Per una pubblicazione di Kothe « Sull'azione analettica dell'estratto di cap· s ule s urrenali nei gra vi collassi ncuti cardiaci " il prof. Heidenhain incaricò J'autore di riferi1·e sull'esperienze fatte colle iniezioni endovenose d'adrenalina e


RIVISTA DI CHlRORGIA GENERALE

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di cloruro di sodio per combattere l'abbassamento di press ione in seguito aiJAc sepsi peritonitica. L'autore riferisce di servirsi di tale metodo da due anni precisi e di averne avuti risultati soddisfacenti in numerosi casi di grave peritonite diffusa. L'occasione di usare tale metodo l'otrri un caso di p~:~ritonlte da appendicite assai g rave in un collega, il quale, alcuni giorni dopo l'operazione coi sintomi di grave abbassamento della pressione sanguigna, cianosi, sudoro. polso piccolo, cadde in collasso. Dice l'autot·e che Romberg e P ii.ssler hanno dimostrato che i disturbi circolatori nell'acme delle malattie inf.,ttive acute, C'aratterizzati da debolezza e vuotezza del polso e d a abbassamento della pressione sanguigna, non dipendono da lesione primaria del cuore, ma da paralisi del centt·o circolatorio nel midollo allunga to. Ed anche Heineke sostiene che l'abbassamento della pressione s anguigna nella peritonite èo causato da una limitata paralisi vMomotoria centrale con forza cardiaca non ancora lesa. Furono fatti tentativi per combattere l'abbassamento della pressione sanguigna, che minaccia la vita, anche da "Wiesinger in Amburgo. Egli iniettò per via endovenosa grandi quantità di soluzione fisiologica ,Ili sale d i cucina, e ne ottenne eccellenti risultati, in casi di ulcere del duodeno e dello s tomaco aperte nella cavità addominale. Anche l'autore ha s perimentato le abbondanti iniezioni di soluzioni di cloruro d i sodio nella. peritonite, ma non ha avuto risultato degno di nota. L'innalzamento àella pressione sanguigna consecutivo ad iniezione di liquiti.o dipende semplicemente da maggior riempimento meccanico del sistema vasale, e non da un migliorameuto d ella funzione vasomotoria. L'iniezione intravenosa di cloruro di sodio solamente non è dunque bastevole a combattere direttamente ed efficacemente l'abbMsamento peritonitico della pressio11e sanguigna causato da paralisi ;asomotoria e minacciante la. vita. La cosa, invece è del tutto diversa, con l'iniezione intravenosa di S/4-1 litro di soluzione fisiologica di cloruro di sodio con 6-8 gocce di adrenalina. Questa iniez ione, s'intende riservata ai casi gravi di peritonite generale; negli altri casi d i leggera peri toni te siero purull'nta, la canfora, la caffeina, e la soluzione di cl o .. 1·uro di sodio per via. sottocutanea, dice l'autore, furono sufficienti per combt~t­ tere l'esistente disturbo circolatorio Certo però che col metodo che propone l'autore non s i sal vano i casi disperati e non si richiamano in vita i moribondi. A con t'torma. di quanto ha l\Sserito, l'autore presenta una statistica assai lus inghiera dei risultati avuti coll'iniezione in travenosa di soluzione di c loruro di sodio con andrenalina in alcuni casi di peritonite epitiflitica generalizzata, ed in altri eli peritonite consecutiva a ferifa o rottura dell'intestino, o ad endometrite puerrale o ad ulcera perforante dello stomaco. P er fars i un'idea dell'efficacia del procedimento consigliato dall'autore, questi consiglia in qualche cMo )>iù o meno grave di peritonite, me~z'ora prima dell'o· perazione, iniettare nelle vene 3. J-1 litro di soluzione fisiologica di <Cloruro di s odio con 6-8 gocce di adrenalina (soluzione l p. 1000). Se l'incisione per la laparotomia si fa in un peritonitico non trattato prima con l'iniezione' la vuotezza di sangue ed il colore bleu oscuro del poco sangue sgorgante risalgono all'occhio. Al cont rario se l'incisione si fa dopo l'iniezione, i vas i tagliati spri?.zano vh·a.cemente sangue rosso vivo. L'autore riferisce d'av.er fatto in g~erale l'iniezione dopo l'operazione, eccezionalmente prima nei casi disperati nei quali si procedeva all'opcm-zione solo se il polso migliorava in modo sensibile. Circa alla tecnica dell'operazione nell~


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.peritonite peritiftitica l'autore fa. notare che per allontanare il pus dalla caviti1 addominale non la•a mn. adopera batuffoli asciutti, evita l'eventramento, anzi. cerca. -di non spostare l'intestino e di non danneggiare il peritoneo con pezzuole troppo -ruvide. In questo modo si riesce ad allontanare tutto il pus dal cavo addominale. Dopo si tampona con garza semplice sterile, o con garza. al iodoformio, e i tam poni estratti dopo 6-8 giorni, sono quasi del tutto puliti e asciutti. L'iniezione intravenosa di cloruro di sodio e adrenalina deve usat·si quando, -come spesso avviene. dopo l'operazione di una graye peritonite, l'ammalA-to torna . ·dal letto operatorio con polso appena percepibile, piccolo ,e frequentissimo, con colorito pallido e cianotico al volto, con occhi infossa t i, coperto di sudore freddo, ·coi segui cioè di grM' issimo dis turbo della. circolazione L'efficacia dell'iniezione è allora. sot·prendente. Già dunnte l'iniezione s i può seguire chiaramente, col -controllo dell'arteria radiale, il graduale rialzamento dellfl pressione sanguigna.. Dopo l'iniezione il polso, malgrado la quantità relativamente esigua del liquido iniettato, è forte, pieno, e per lo più meno frequente. Sorprendente è il -cambiamento nell'aspetto del malato. La cianosi del Yiso e delle labbra lascia il .posto ad un colorito fresco, i lineamenti decaduti si risollevano. P er controllare la pressione sanguigna. ne fu fatta la misurazione coll'appa· recchio di Recklinghausen, e cosi obbiettivamente fu determinato un sostanziale aumento della. pressione sanguigna. Non in tutti i casi di peritonite, dopo l'operazione, è necessaria l'iniezione. •Essa h~t dato segnalati vantaggi quando, nell'acme dell'infezione settica, malgrado la canfo1·a, la cafl'eina e l'iniezione sottocutanea di cloruro di sodio, l'ab· 1Jassamento della pressione sanguigna assume carattere minacciante. Per l'iniezione si utilizza uua· vena che scorre nel sottocutaneo al di sopra -della piega del gomito tl nel solco bicipitale interno. Essa è costantemente presen te ed è cosi g1·ossa che un ago da iniezione può essere facilmente introdotto. ..Comprimendo il braccio nella sua parte superiore si può facilitare la ricerca della vena. La quantità di 3/4-1 litro di soluzione fisiologica di clomro di sodio con G-8 gocce di adrenalina a ~uo deve arrivare dall'arrigatore in 20-30 minuti. J~ sufficiente per lo più un'iniezione per rialzare il collasso e per tenere alla -desiderata. altezza. la press ione sanguigna. con l'aiuto di canfora e cafl'eina. È no·tevole che anche dopo 6-12 ore dopo l'iniezione si può riconoscere in questi casi il polso adrenalinico dalla sua tipica tens ione. Varie volte per minacciante debolezza di polso do,·ette essere ripetuta l'iniezione. Nei casi favot·evoli sono bastate due iniezioni, in quelli nei quali dopo la · 2" iniezione l a press ione sanguigna si abbassò, e l'iniezione fu ripresa, l'esito letale fu protratto ma. non impedito. Sicchè l'autore ritiene possedere nella de· scritta inie?.ione di cloruro di s odio e adt·enalinl\ un pbtente mezzo, meglio della -caffeina e della C<Lnfora, lJer combattere l'abbassamento della pressione sangui~na minacciante la vita e dipendente da. pares i del centro va:;omotorio del bulbo. E opinione dell'autore che l'adt·enalina eccita direttamente il centro vasomot.o· rio del midollo allungato. Per dimostrare ciò, e per dare b~t~e teorica all'esperienze, dice l'autore, occorre provare la funzione del centro Yasomotorio, in un perito· nitico con turuamento circolatorio, prima e dopo l'iniezione. Prima dell'inezione, -dice l'autore, se la funzione dell'apparato ..vnsomotorico il lesa, non an·errà con una sensibile eccitazione l'innalzamento della pressione sanguigna. Se im·ece il -disturbo funzionale è tolto in tutto o in pu.rte dall'iniezione di ndrennlinn e cio·


RIVISTA OI CHIROHGIA GE:)IERALh:

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ruro di sodio, il centro Yasomotorio risponderà dopo riniezione ad un eccitamento periferico per riflesso con un innalzamento piu o meno grande della pres• sione sanguigna. Dopo ciò a conferma delle sue ricerche l'autore vorrebbe riprodurre le storie degli ammalati ma se ne dispensa cedendo il posto al prof. Keidenhain che ha intenzione di pubblicare tutto il materiale in un particolareggiato la\·oro. G. 8AN'f0UO. La oara ohtrurg lo& della tuberoolo• l me.enterloa. intemazionale di Mediciua, n . 35-36).

POLINI. -

(Gazzetta

Premesse alcune notizie sulla letteratura relativa alla tubercolosi mesenterica, l'autore tratta la questione sulla patogenesi di essa, cioè se l'infermità si debba ritenere 'Primaria o secondaria. A questo proposito, raccolte le opinioni di diversi autori, ritiene assodato, per unanime consenso, che la tubercolosi mesenterica si può avere primariamente, se non a intestino ir:tegro, indubbiamente in seguito ad una soluzione di continuo della mucosa intestinale. Eccezionalmente la tabe meseraica primaria si può avere per penetrazione del bacillo di Koch attraverso le vie linfatiche o sanguigne, o per propagazione per la via della c ute o delle altre mucose vicine. Il bacillo di Koch, giunto nello stomaco cogli alimenti infetti, o col latte di vacche tubercolose non sterilizzato, resiste all'azione del succo gastrico almeno nelle prime dodici ore, e, giunto nell'intestino, invade i gangli sviluppando m·dinariamente, a seconda della virulenza, tre forme patologiche. t• Sclerosi o degenerazione fibrosa; 2• Rammollimento con focolai di degenerazione caseosa; 3° Fusione purulenta completa. Ciò posto,· la modalità dell'intervento varia a seconda della forma patologica. Trattandosi di semplice scleros i, diagnosticabile dopo il taglio laparotomico, si riporranno i gangli nel vcnt1·e senza intervenire su di essi in alcun modo, c ciò perchè, osserva il prof. Ceccherelli, quei gangli potrebbero cooperare come focolai di reazione specifica a mantenere in un certo grado di immunità. l'organismo e difeuderlo contro aggressioni tubercolari provenienti da altri focolai che eventualmente si andassero a sviluppare. Nella 2• forma il Corner consiglia lo scucchiaiamento dalle g landole della massa caseosa. Nella s• forma morbosa, della fusione purulentn, l'autore è d'avviso si debba praticare l'esportazione completa, purch,j il ganglio non abbia rtlpporti o aderenze con vasi, nervi od intestino. Ciò premesso l'autore, dichiarando che l'argomento ù ancora giovane ed abbisogna ancora di controllo clinico, riferisce su di un caso occorsogli nel quale intervenne chirurgicamente. Trattavasi di una. donna la quale 10 anni fa ammalò di graye pulmonite della quale guarì perfettamente. Due anni fa. ammalò di catarro intestinale a cui t enne dietro deJJerimento generale progressivo. Sul principio del 1D06 fu coltA. da annessite, e per successiva endometrite fu dall'autore operata di raschiameuto. In capo a 5-6 mesi ricomparvero i disturbi gastro-enterici e contemporaneamente si manifestarono ingorghi glandolari all'inguine destro COI1!6 nocciuoli di datteri, ed :1.lla regione ombelicale si scoprì profondamente un tumore come una mandorla duro, poco s postabile. Esclusa, coll'esame del sangue, la leucemiA., s i decise l'autore pH la laparotomia.


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RIVISl'.-\ DI C HIRCRGI.-\ GENER.A.LF.

'l'ra la 2 1 e la s· vertebra lombare s i trovò un ganglio lintatico grosso quanto u n uovo di piccione, mammellouato. duro, senza tracce d i deg•merazione. ~on riconosciuta la necessità di asportarlo fu riposto in cavità, e l'ammalata in 37• giornata lasciò l'ospedale guarita o per lo meno in condizioni generali piut· tosto buone ed avente il tumore rimpicciolito nell'a ddome. Da allora l'inferma non ha più ><nitO i dis turbi di prima. an7.i ha seguitato a migliorare giovandosi molto della cura. generale iniziatasi dopo l'operazione. Dopo ciò l'autore fa le seguenti osservazioni: 1o L'annessite e s uccessiva e ndometrite f urono secondarie alla. tubercolosi mesenterica ; 2° La laparotomia nella tabe meseraica spiega azione curativa alla stessa g uisa che nella peritonite tubercolare, pur dando una giu~ta. importanza anche a lla. cura genel'lde. G. SANTORO. TuoRKILD RonsDH:. -Provocazione Indiretta del dolore tlploo nel punto dl

lllao Burney - ( lncli1'Cl.'te.~ Hen·m·ru( en des typischen Schmerzes an J,fc Jturney's Punkt). - (Centralblatt (ii,· Chirurgie, n. 43). - Contributo alla dia· gnosi di appendicite e di titlite. Riferi~ce l'autore d'a\'er 1·icen•to nel s uo reparto, nel 2° semestre del 1904, due ammalati. i quali avevano gli s tessi sintomi morbos i: fcllbre, dolore nella fossa iliaca destra e pre-sen:r.a i vi di una tumefazione diffusa e molto dolente, della quale, per la difesa muscolare ern molto difficile stabilire il limite ed il punto d'origine. Fu diagnosticata appendicite, e, siccome entramhi gli amma lati erano cosi straor· d inariamente sensibili alla palpa zione della regione, che da una. parte era imposs ibile ri cercare il punto di Mac Burney, e d'altro era posflibile I'Ol]lpere recenti ade renze peri toneali, venne in mente all'autore di provocare il tipico dolore pre· mendo colle maui sul colon d iscendente nella fossa iliaca s inistra, e continuando la pressione in alto verso l'angolo sinistro del colon collo scopo di ri cacciare verso il cieco i gas intestinali. Questi, a. modo di vedere dell'autore, non potendo sorpassare la valvola del Bauhino eserciterebbero pressione sul cieco, e per essa penetrerebbero 'nell'appendice infiammata determinando il dolore carnttel'ifltico. L'autore tale mezzo diagnostico non lo ri teneva i n principio cosi s icuro e pr(.>zioso come lo ba riconosciuto successivamente in più d i cento casi. Nei d11e ammalati su riferiti, dice il 'l'horkild, il suo processo diagnostico diede risultati diametralmente opposti; in un pazien te la energica pres~ ione sul colon discendente in senso anti peristaltico non pro\•ocò il menomo dolore nella fossa iliaca destra, nell'altro invece una semplice compressione nel mez7.o de l colon diF<cendente provocò rapidissimamentA un dolore folgorante nel punto di .Mac Burney. Con tutto ciò, non dubitando l'autol'e, che in ambedue gli ammalati s i trattasse di appendicite, procedi: alla lapnrotomia col ta~lio lungo il lato estemo del muSC'olo retto. Ebbene nel cnso in cui In pres~ionc sul colon d iscendente aveva provocato nella fossa iliaca destra il violento dolore, s i tro\'Ò u na peritonite appen· dicolare, nell'altro nel quale la diretta pressione in sito ave \·a provocato un dolore piÌI !'orte che nel primo caso, e che non ave\':1. atl'atto reagito alla pressione indiretta, ave\·a, con g t·an sorpresa, appendice e ciet·o <·om pletamente s ani, e solamente aveva il 1·olon sollevato da un essudato retroperitoneale. L'operatore chiuse s ubito la ferita lapl\rotomica, la coprì <'OD o\·atta e C'Ollo~lio, e, mediante incisione lombare


RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

dette esito ad un flemmone peritonenle, d'origine oscnra non avendo rurina offerto nulla di anormale. Da ciò il Thorkild deduce l'importanza del suo m etodo d'esame r·he non Yolle applicare nei suoi due sopradetti pazienti: succe:ssivamente inve,·e avendolo >perimentato efficace s'è sentito in dovere di puhblicarlo invitando <'Oll<'r:;hi a provarlo. In conclusione il s ignificato del metodo ù di duplico natura: I. È importante dal lato diagnostico difl'ercnziale in molti ca!'i di appendicite acuta o cronica, giaccbè la tumefazione e il dolore nella fos~a iliaca possono essere causati da malattie renali, da calcoli dell'm·etere, ùn. ureterite o da salpingite ecc. ed anche da un'appendicite, ma la pressione ~ ul colon discendente provocherà. il dolore s olo nella malattia dell'appendice o del l'ieco: II. E importante dal Jato anatomo-patologico giacchù la palpazione nella fos~a iliaca destra è in pl\rte pericolosa in parte impossibile a cau~a della difesa muscolare e dell'estrinsecaz;ione del dolore da parte del paziente, mentre invece 1:1 palpazione del colon discendente sano non urta contro dilfkoltà, e provoca rapidamente e senza pericolo il dolore tipico al punto di ~!ne Burney . G. 8 .\NTOIW. HAli.MER. -

Sul trattamento delle fratture delle dita . - ( Uebe?· die nellan-

dlung :Pingerbri icllen). -

(Centmlblatt fii?• Clti?·m:giP, n. ·lO).

Il medico militare Ha.mmer aft'erma che i t ratta ti spendono poche parole s ul trattamento delle fratture delle ossa delle dita, giudicandosi facili la riduzione e la. fissazione, e senza. importanza un moderato spostamento. Praticamente invece In giusta posizione dei frammenti ò ostacolata dall'azione preponderante dei tendini, ·e nessuno · negherà. l'importanza di una perfetta guarigione delle fratture del113 mani. D metodo della fissaziont1 del dito rotto al dito vicino non è pratico, gincchè il dito sano non e rigido, ma ha dellt1 articolazioni che potrebbero essere situate -.icino al punto di frattnro. i inoltre con questo bendaggio 1:\terale non è possibile vincere la deviazione dal lato della flessione o della e~ tens ione i e da ultimo non è opportuno esporre un dito sano con una lunga fìs~azione al pericolo della rigidità. Anche il bendaggio con stecche strette è insufficiente, non potendo le bende trovnré conveniente presa nelle ossa rotte. E di più nelle fratture complicate, ad ogni cnmbiamento di fasciatura, avviene un movimento dei frammenti nsl'ai doloroso che influisce sfa.vorevolmt>nte sulla guarigione. Da ciò si spiegnno i molteplici metodi di cura ideati. L'A. rammenta il metodo di estensione originale di Schmidt (Rivislnmedicet settimanale di Monaco. 1895, n. !3VJ, mediante tiranti elastici cho hanno punto di nppoggio alle unghie traforate delle d1ta, ed il metodo di e~Lensione di Bat·denhetll'. Questo è bno~o. ma. non e pratico, g iacche pel forte allontanamento dei frammenti. è facile avere la pseudartrosi e la necrosi delle superficie fratturate. Ciò premesso l' .d. descrive un p·rocesso suo, confermatosi efficace nella pratica. Esso consiste nel fissare in linea retta le dita rotte a. una ster.ca strettn, possibilmente di nlluminio, mediante striscio circolari di cerotto ades ivo. lr. questa guisa si costringono i frammenti ad una g iusta posizione, e n runutenerli fermi, n è bisogna. temere danni ·per la forte costrizione, se s i colloca il primo bendaggio dopo trascorso il primo gonfiore. 5-

G'ornale di medicina militare.


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JUV!S'rA DI Cll!RCRG!A 0~:\ERALE

ll timore dei danni ca usati dai giri circolari di cerotto, é giustificato dal di:sgraziato caso di Paget di gangrena dell'osso, ormai scongiurati dall'introduzione della tecnica di Bardenheut·. La stecca deve essere tanto lunga da tenere ferme le articolazioni e raggi un· gérc quella del carpo ove JlllÒ essere efficacemente fissata. Per prevenire lo spostamento sul dorso della mano. si mccomanda l'artifizio di avvolgere la striscia di sparadrappo una volta attorno alla stecca prima di applicarla sul carpo. L e s tecche hanno per lo più unu larghezza di 1-2 cm. e possono essere costnute di qualunque materiale rigido, le più appropriate sono quelle di alluminio di Stendel. Esse si lasciano piegare a livello de ll'articolazione n ella posizione di flessione che appare in ogni caso la più uLilc, e, se è necessario, si lasciano piegare nel punto di frattura in senso opposto ,~no spostamento. E di piil., se, dopo la fasciatura delle dit-a sembra necessaria una correzione, si può eseguire per una certa estensione attraverso il metallo senz~o. libet·are il dito. La stecca è per lo più messa dorsalmente, pe rò se il caso lo ri chiede, nd es. nelle ferite dorsali, è situata dal lato volare. Negli s postamenti unilaterali si raccomanda di aggiu ngere da quel lato una stecca più piccola. L' imb~ttitura della. stecca si fa avvolgendola 4-8 volte in garza. Como materiale adesivo s i raccomauda il leucoplast in strisce strette, o lnrghe tutto al pii1 2 cm. li dito rotto riceve 2 giri d'empiast ro d'ambo i lati della frattura, gli altri diti t>ouo avvolti in modo da stare fermi sulla stecca. Su tutto si pone per protezione una benda di garza oppme un largo ditale. Le altre dita restano libere. n bendaggio si tione in sito tre settimane. Dopo questo periodo la guarigione di regola, e compita: in caso contrario deve essere fatta una nuova fasciatura. Il bendaggio tog lie s ubito i dolori e disturba molto poco. Questo metodo nelle fratture complicate l1a fatto ottima prova. Si possono le stris cia mettere attraverso la ferita. se s i lascia. sufficieute scolo alla secrezione. L'assoluto riposo opem eHicacementc s ulla guarigione. Il bendaggio con stecca si lasci(~ ugualmente in sito 3 settimane: s u di esso si mette nelle ferite secernen ti uua. fasciatura aSSorbente, d ella ')Uale il cambio può fars i a piacere, senza prcgiudicnre la immobilizzazione delle articola;.:ioni. In 'JUesto caso la stecca di alluminio deve esse re prima :;te rilizzata ed avviluppata in garza sterile, badando che l'alluminio non sopporta la cottura in soluzione di soda, e perciò la. stessa o d eve essere sterilizzata co n acqua pulita bollente, oppure a vapore coi materiali da fas(·iatura. Il qu i des.:ritto bend>~ggio \l molto rnccomandabile nel trattamento consecutivo alle suture dei tendini, come se si trattasse di tenere immobili singole a rticolazioni di .d itn, senza immobilir.zare troppo la mano col bendaggio. .Votfl . -La. JiSSiLzione di piccole s tecche alle dita fratturate con liste circolari di spuntd rappo dice il Konig averla imparata dal suo maestro Roser, e ne parla ne l s uo tra.ttnto (Ba edizione, So volume, pag. 308). G. SAXTORO.

Dott. LuiG I D1 G!Al:O~Io. -

Contributo alla oura ohlrurgtoa delle nefrttl parenohlmatose oronlohe. - (Rivista 1·eneta di. scienze 111ediche, 11nno XXIV,

fase. III, 16 ngosto I U07). Nella clinica chirurgica della R. Univers ità di Padova, diret ta dal prof. E. Bass ini, in un ma lato di nefrite parenchimatosa, che dopo due anni non aveva tratto vnutnggi notevoli e duraturi d n.lle cure mediche, fu tentatR. l'operazione, che fu


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RIVISTA DI CHIRURGIA GE~ERALE

ideata e sperimentata dal dott. G. Edebobls di New-York, cioè la decapsulazione -del rene. Prima di lui gl'interventi chirurgici miravano a cure palliative, non a guarig ione delle nefriti croniche, p er sedare dolori, frenare eventuali emorragie, combattere l'anuria ecc., e si ricorreva a nefrectomia, nefrotomia, nefrolisi. L'Edebohls ideò la sua operazione in base ad un concetto particolare sulla patogenesi del processo anatomico. Egli ha ammesso, che i disturbi della s;ecrezione renale dipendano da insufficiente irrigaz[one sanguigna e non da ipertensione Tenale. La capsula reuale nello stato normale, e più nelle condizioni patologiche. ·è una barriera insormontabile per i vasi peri-reuali. T<>lto questo ostacolo, i nuovi va:i!i, che si formano nelle aderenze cicatt·iziali, mmificandosi, possono penetrare n el parenchima, e, secondo l'Edebohls, favoriscono il riassorbimeuto progressivo dei prodotti flogistici interstizia.li ed interlobulari, liberano i tubi e glomeruli dalla compressione esterna, e permettono il ristabilirsi della circolazionè. Di conseguenza si riforma un nuovo epitelio, che riordina la funzione secretiva. Questi concetti furono combattuti e dlfesi, come avviene a tutte le ìdee nuove .ed ardite. Ma l' Edebohls ha ottenuto dal suo processo eccellenti risultati, con delle statis tiche sorprendenti. Altri chirurgi sperimentarono il metodo, ma i risultati furono contradittorì, con tendenza a diminuire l'entusiasmo per l'atto operativo. Anche nella clinica chirurgica di Padova il dott. Di Giacoino ha tentato la de· cnpsnlazione dei reni, ma operando in due tempi, prima sul rene destro, e tre mes i ·dopo sul sinistro, 11-llo scopo di valutar meglio l'effetto terapeutico. E fin dalla prima operazione si è notato, che l'albumina nelle urine è dimi.nuittt. in modo progressào e graduale, mentre di pari passo aumentavano le sosta nze escrementizie, urea, fos fati, cloruri. Frattanto al microscopio si notava tma lenta, ma progressiva diminuzione di cilindri ialini e di epitelii renali. Dopo un mese, le condizioni generali migliorarono sensibilmente, con aumento di appetito, miglioramento del 'l:isus, diminuzione della midriasi e della cefalea. Dopo la decapsulll.;(ione del rene sinistro i miglioramenti continuarono nello ·stesso modo, al punto da avet·e, tre mes i dopo la seconda operazione, appena tracce di albumina, di cilindri e dì epìtelìì nelle orine. Il malato era aumentato di g chilogrammi, e, nonostante una vita laboriosa, -seutiva ricrescere giornalmente le forze, ed il vistts era tornato al normale. Dopo un risultato cosi lusinghiero, riconformato da esame clinico e rnicrosco,pico, nella clinica di Padova hanno tratto incoraggiamento a ritentare la pro,·a. La guarigione, nei due atti operativi. fu pet· prima intenzione. A. MEXXELLA.

Altre es perienze sull'effetto 4ell'lnlezlone sottooutanea 41 ft•os Ugmin& per eoottare la perllt&bl. - ( Weiter(} Erfahrungen iiber die Wi1·- . k ung der subkutanen Inieklion von Physostigntin zur Erregung der Peristallick). - (Ct:ntralblatt f Chir., .n. 4:J.).

Y oG EL. -

Uno dei mezzi più importanti per impedire le aderenze peritoneali, dopo le laparotomie, consiste nell'eccitare la peristalsi più precocemente che sia possibile. E s iccome i purganti dati ~ tale scopo ordinariamente falliscono, o perchti vomi· tati dopo la narcosi, o perchè l'assorbimento dei medicamenti è disturbato, cos i l'introduzione sottocutanea di un rimedio che ecciti la peristalsi ha particolare ;alore.


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RIVISTA DI CHIRl'lWI A GE:\ERALE

Il Vogel ha u.~ato la li,;ostigmina dopo pa recchie Japarotomie producen do subit o evacuazioni di gas e di materie fecali, ed impede nùo cosi dopo l 'impiego det rimedio la comparsa di ileo post-operatorio. Particolarmente egli cita tre casi che sarebbero stati mol to ada tti per la forma zione di aderenze ~ 1° operazione d'ernia ombelicale dopo appendic ite purulen ta, nella quale do· Yeva esser e intr apreso un esteso sbrigliamento di inte;;t ino ad er ente; . 2<> peritonite purulento. diffusa consecutiva ad a p pendicite con abbon darne secrezi one; 3<> sbrigliamento d i a derenze consecutive ad uu calcio -sull'addome. In ogni caso si r iuscì a togliere il timpanismo, a produrre uscita di feci e di gas, e .ad impedire la forma.zione di n uove aderenze. li rimed io lm inoltre prest ato eccellenti servigi in vari casi di meteorismo con· secutivo a contusione del tronco. La seguente prescrizione si è con fer mata la mi· gli ore : i niez ione di l mg. di fìsostigmina, ùopo un'ora. iln clistere di g licerina entrambi r eplicati dopo un'ora, lie l'efl'etto non fu sufficiente. In concl usione \'ogel mette in guardia con tro la cura purgativa in tensi1·a e continuata per più gio t·ni prima delle Japarotomie, perchè r.on ciò l'intestino viene rilasciato e si fa cil itano le aderenze. È suJficient e prima dell'operazione li bera re l'intestino dnlle vecchie m asse. fecali, e n elle operazioui sull'intestino tenue sommini~tmre in una sol 1·olta olio di ricin o due giorni p r ima dell'operazione. G. SANT ORO. H IPPEI •• m~d

8 ul trattament o prima e 4opo l a laparotomla. -

Voròehandlung bei Lapal'otomien). -

(Xm· Xach· (Cenfl·alblatt {ii1· Cltii'Vl·gie, n. 4G' .

Nelle ..:omunicazion i di medicina e di chir urgia \"ogel riferisce sugli'eccelle nti risultati cl1e egli ha otten uto, nel t r attamento post-opern.tor io d ei laparotomizzati mediante iniezioni sottocutanee di fìsostigmina p er eccitare la peristalsi intesti· naie. Egli vetle n ell'eccitamento ph\ precoce po~si bile della peristalsi, dopo l'operaz ion e, il pit'1 sicuro mezzo pet· prevenire le ade renze. E siccome per ragioni o,· vie i purganti n on possono essere usati n tale scopo, il Vogel ha sperimentato in molte laparotomie la fisostigmina per via sottocut anea, ed ha con ciò ottenuto molto presto l' evacna7.ione dei gas e delle materie fecali sen?:a pil1 vedere l'ileo post- operatorio. II dott. Hippel in base all'es perien?:e person ali d i ci rca 60 laparolomie, trat tate dopo l'operazione coll' iniezione sottocutanea d i fisostigmina, aderisce con piena convinzione all'opiuione di Yogel, raccomandando nnc il'egli l'uso della predetta sostanza. Hippel, r iferendos i alla conferenza fatta sulla peritillite e suo tratta· men to e divergendo in qualche cosa dal \"og-el, inietta . subito dopo l'ope razione l mgr. di fi~ostigmina. e ripete l'iniezione tre volte l 'ora fino a che sopraggiungono i movimenti intestinali, che si m:mifestano al paziento con u n senso di pizzicore nl ventre. Subito poi intr oduce un tubo intestinale e lo lascia. in sito un'ora per l'uscita dei gas, il c be avviene nel giorno dell'operazione. Hipptl dice aver ott en u to l'effetto con una sola in iezione, ma., per lo più sono n ecessa r ie 2-4 iniezioni, le quali sono sopportate senza drtnno. Il giorno dopo l'ope raz ione s i ot t iene sen>:a fatka la prima evacuazione con un clistere di glicerina. I vrtntaggi di questo p roce· dimento, secondo l 'A , sarebbero molteplici : in primo luogo coll'eccitamento deli:l peristafsi s i e1·it tmo l'aderenze, e per esse, l'ileo post-opcrntorio; inoltre ev itando-


RIVISTA Dl CHIRURGIA l.fENERALE

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:il meteorismo, è senza dubbio diminuito i l pericolo delle ernie addominali, e finalmente è scongiurato l' innalzamento del diaframma con la sua dannosa azione sul ·cuore e sui polmoni. Olt1·e a ciò il precoce eccitamento della funzione intestinale permette la precoce ed in tensiva alimentazione dei laparotomizzati, e questo è ·della massima importanza, giacchè colla rinunzia al digiuno si evita l'indebolimento delle forze e con la nutrizione razionale e precoce si favorisce la convalescenzn ed il consolidamento della· cicatrice addominale. L'alimentazione intensiva è sopportata senva. difficoltà. dagli operati, i quali si trovano molto bene se s i ha cura di provocare, più precocemente che s ia possibile, con fisostigmina e glicerina, uscita di gas e di materie fecali. Assieme al Vogel l'A. reputa dannoso l'uso delle evacuazioni for~ate prima della. laparotomia, peì"chè ciò favorisce l'atonia intestinale post-operatoria, ed ostacola gli sforzi per avere un precoce eccitamento della peristalsi dopo l' operazione. D'altra parte senza le preliminari evacuazioni i pazienti si accostano in migliori condizioni di forze all'operazione e si rimettono quindi più rapidamente. Da ultimo l'A. esprime la certezza che altri chirurghi trattino i loro Japarotomizzati secondo i suggerimenti da lui dati, ma, per le sue favorevolissime esperienze raccomanda caldamente l'iniezione di fisostigmina an·che negli usi generali. G. SA!>TORO . DAvlD SHETLY.- Appeudlclte associata a

s treptoooooemla. - (M edical Re-

cOI·d. vol. 72, n. 18, novembre 2, 1907).

L'A. premette che la setticemia, secondaria ad appendicite non è rara e che ordinaTiamente avviene per mezzo della propagazione del processo flogistico alle vene me· -senteriali, con formazioni di trombi e consecuth·o distacco di emboli, che propaga no l'infezione al polmone ed al fegato, dando luogo secondariamente a sepsi: ma il caso rhe egli descrive assume importn.nza e fisonomia diversa, essendo la setticemia sopravvenuta all'appendicite per immissione diretta nel sangue dello -streptococco, senza un processo di flebite trombotica intermediaria, caso di cui l'A. non trovò alcun altro esempio in letteratura. Egli fa precedere alcune considerazioni sulla frequenza, con cui lo streptococco Ju trovato, sia nell'appendicite, sia allo stato normale, come ai.Jitatore dell'intestino. Esso può pet· varie cause acèrescere la propria virulenza, e le perdite di continuiti~ della mucosa ne possono costituire una via di passaggio nei linfatici o direttamente nel sangue. L'A. non crede che la funzione protettiva del fegato sia sufficiente nei casi d'infezioni virulente, e cosi pure nei casi, nei quali esiste un'anastomosi fra il sistema portale e le vene epatiche: nell'appendicite l'A. crede che si possa spie· gare la diffuRione diretta dell'infe:done in quei casi dove esiste un'anastomosi fra ]fi! vene nell'appendice e le ileo-lombari, pelviche e spermatiche: ma. che ness una di queste spiegazioni è valida nel caso presen.te. Si trattava di una donna che, a mmessa all'ospedale con diagnosi di febbre tifoide, presentò poi sintomi di settico-piemia, che fu creduta di origine uterina per sospetto di aborto. Al tavolo anat.omico, oltre il reperto comune nei çasi di settico-piemia, fu trovata ttn'ap.p endicite con presenza. di pus, le cui culture mostrarono numerosi streptococchi -assieme a bacilli indift"erenti. L'esame accurato del sistema venoso portale e mesenterico escluse in essi .anche la traccia di trombosi.


IO

R!Vl STA D'wn::NE MILlTARE

L'A. conclude col dire che, a suo modo di vedere, l'assenza di trombos i nei sistemi meseuterici e portali, e di t'ocolai secondarii nel fegato, ed il fatto, chenon fu trovato alcun altro focolaio che potesse cons iderarsi come primario, giu · stificano la classificazione di ques to caso, come uno di d iretta infezione del san· gue da appendicite. E. FlORE:>'l'tNt. Rtvn':HE. -

Eftluvl e •ollltllle d'alta frequenza pè r la oura razionale del

ta.morl mallglil. - (Gaz. dts lì•ìp. civ. et u;il., 1-! novembre 1007). L'A. rivendica a sé il met·ito d 'aver dimos trato l'azione citolitica delle .~cin­ tille d'alta frequenza per la disorganizzazione curativa e la dis integrazione dei, neoplasmi. Non approva certe modificazioui apportate al !'UO m etodo, col far, j)er esempio, inten·enire sempre la. chirurgia in un sist ema di cura, clte, in alcuni casi, d e\'e r estare essenzialmente naturale (e piteliomi esterni superficiali). Si possono curare anche neoplas mi profondi, acce;:sibili a speciali elettrodi (,;tomaco, vescicn); i non accessibili possono essere trattati a dis tanza con le g randi scintille e i grandi etJ!uvi bipolari. L'attività terapeutica dell'al ta frequenza è facili;osima n r egolarsi, prima di tutt o perchè le citolisi da elliuvi rispetta sempre i t essuti s:~ ni, poich& l'eritema radiotermico, quando si forma, è piuttosto favorevole alla guarigione. Fin dalle prime sedute le cellule neoplastiche superficiali si mot·tifìca,,o: le eliminazioni si f:umo dalla periferia al centro. L'A. spiega il processo, d icendo che la cellula cnuccrigna, autonoma, isolata, sottratta all'azione del s is t ema nervoso ?'ettore e di1·ettore, avente, perciò, tendenza all 'esau~imento ed alla atrofia, non resiste al potere degli effluvi e delle s cintille che la bombardano, mentre nel tenitorio patologico si r i· stabilisce un influsso nervoso normale, con risyeglio di un'a zione trofica e fagoci· t aria di buona lega. L'alta frequenza è un metodo conservatore, che dà :<pe:.so la guat·igione nei cancroid i e negli epiteliomi ordinarii, apportando remissioni con· siderevo li ed anche guarigioni nelle forme ulcerose, disperate, a decorso terebrante o galoppante. É, inoltre, un metodo preventh·o della recidiva e d'elezione nei casi. inoperabili. VEHour.n·A.

RIVISrrA D'IGIENE MILITARE Profllual della febbre tlfolcle nell'e•erolto fraa.oese - (J1a semaine w :d., Parig i, 1903, n. 3, 15 genna io) . L'ileo-tifo è oggi considerato come uua malattia evitabile: perciò uno Sta to~ nel chiamare alle armi, in tempo di pace, tutti coloro c he risultano idonei, contrae l'obbligazione morale di invigilare sulla loro buona s nlute, onde prt!servarli dalle malattie e res tit uire poi alla società persone valide ed atte al lavoro. I l go ,,erno ha "dunque l'obbligo di combattere con ogni mezzo r azionale la difi'us ione della febbre tifoicle uell'eser ci to. · Il sottosegretario di S tato francese della guerrn bn. perciò recentemente im·into alle autorità m ilita ri una serie di norme protilattiche contro il difl'ondersi della dotiene nteria nella collettività militare, le quali appaiono del più alto lntere;:se· pe rché basate sopra recenti vedute etiologiche e patogenetiche.


71 In questo documento si riconosce nnzitutto la maggiore frequenza del tifo addominale nella popolazione ~nilitarc francese, in confronto di quella civile. Esso, a fianco della tu1·bercolosi, rappresenta una delle precipue <·ause di morte dei militari. L'agente della dotienenteria può infettare l'uomo non soltanto per via idrica, con l'acqua. di bevanda; ma si propaga nnchc secondo le leggi dei contatti, dando luogo al contagio così detto interumano, in form del quale i casi di tifo si innestano l'uno sull'altro e danno luogo ad epidemie speciali, be11 caratterizzate dal modo di originarsi, dalla lentezza e dall'irregolarità dal loro evolversi e dalln tenacia della loro persistenza nel tempo e nello spazio, non ostnnte i provvedimenti adottati al riguardo delle acque. Le ricerche del Koch e della sua s..:uola hanno dimostrato infatti che il bacillo d'Eberth persiste anche molto a lungo nelle feci e nelle nrine di persone gi;\ guarite d'un'infezione tifosa e si riscontra nelle escrezioni di ;:o~getti che ebbero contatti con dotienenterici, pur rimane ndo indomni dalla malattia. Questi por-· tatori cronici di bacilli rappresentano il veicolo di trasmissione dei casi ùi febbre tifoide nelle epidemie da contatto. Del resto, e non infrcquentemente, l'infezione ebertiana si presenta sotto forme cliniche atipiche per localiz?.azione e modnlit;\, nella sintomatologia. delle l{Unli possono anche mancare i fenomeni intestinali. Tnli sono l'imbarazzo gastrico, febbrile ed api.rettico, certe forme di bronchite e di bronco-pneumonite, di stati febbrili, di diarree apparentemente comuni, di angine, di ittteri, di colecistiti, d i coliche epatiche, di leggere nefriti, di stnti infiammatori dell' appendir.o o del ceco o simili. Ora tali forme, appunto perché atipiche, ;;f,lggono spesso alla diagnosi e ad una razionale profilass i e sono fomite perciò di nuove infezioni. • Donde la necessità di attuare, nell'e;;;ercito, nuove nonne profìlattiche oltre quelle già note. Il medico ispettore Vaillard e la commissione consulente superiore d'igiene e di epidemi'>logia militare le hanno infatti concretate particolareggiatamente. Sono necessari anzitutto, anche poi tifo, la pronta ospitalizznzione degli infetti, l'isolamento, la sorveglianza. dei sospetti e dei vicini di letto, le frequenti visite sanitarie, la disinfezione den prodotti di escrezione, degli effetti letterecci, clel vestiario, della biancheria e èei locali, la manutenzione rigorosa e la disinfezione delle latrine, degli orinatoi e delle loro vicin11.nze. E d'uopo sorvegliare attentamente le acque destinate all'alimentazione e rendere edotti i militari dei pericoli inerenti all'uso di acque non potabili. Il la.tte può essere parimenti veicolo d'infezione per mezzo dell'acqua che spesso gli si aggiunge a scopo di adulterazione, o di quella in cui si lavano i recipienti, ovvero a cagione delle mani di chi lo manipo·la. È conveniente perciò esigere ch'esso venga bollito prima tl'essere venduto ai militari. · Gli ortaggi non debbono essere mangiati crudi se non dopo laTaggio : in tempo d'epidemia è meglio sopprimerli. I convalescenti di febbre• tifoide devono es;;ere trattenuti negli ospedali fino a che ritorni negati~o il reperto dei bacilli d'F.IJerth nelle feci e nelle orine. t necessario esaminare ogni ex tifoso che ritorni al corpo dopo una licenza di convalescenza, per stabilire s'egli ancora ospiti nel proprio organismo gli agenti dell'ileo-tifo ed in . caso affermativo lo si deve rinviare in licenza. Xelle cucine, vivanderie e mense non dovranno mai essere impiegati militari che abbiano superato nna dotienenterla.


IHVJ i;'l'A li'IGm:\1': (: J~NERALI:: E BA'J'T K RIO LOGIA

0\·e incomba un'epidemia tifì.ca, si impiegh erà gran cura nella ricerca e n ella diagnosi delle forme ebcrtiaue atipiche, servendosi a tal fine della s ierod iagnosi, d ell'emocoltura e delle feci. Occorren'• invigilare in came rata s ui vicini di letto del tifoso, anche se in ·Ottima salut e. poich è è dimostrato che il bacillo d'Eberth può essere ospitato. senza d is turbi di sorta , <b chi coabita con un infermo. È bene avere sempre presente la eventuale esistenza di ques ti ins idiosi portatori di bacilli, di cui d evonsi pertanto éSaminat·é ogni t autò i prodotti d'escrezion e. Ove all'atto della chiamata d 'un:~ cla:<sc sotto le a r mi, l'ileo-tifo infierisca in 'lu:dche corpo di truppa, sarà molto oppot·tuno il so><pendere l'invio delle reclute ad e~so o di mandarle invece pre;;so qualche a lt m ,;uam ìgione del corpo d'armata. • Se in una ca serma e~istono soltaJJto dei ntsi isolati di dotienenter ia, sarà cosa assai utile l'evita re che le reclute v•~dauo a coabitare con gli anziani nei locali infetti, disponendo invece per essi camerate, latrine e r efettorì speciali, fino a -che non siano trascors i al m eno venti giorni dall'ultima manifestazione d i tifo. Durante la vh;ita, all'atto d ell'atti vo delle reclute, i m edici dei corpi dovranno indagare qua li fra essi ebuero n superare un ileo-tifo, onde farne esaminare le e:.crezioni. .-\Ilo scopo d'impejire c he truppe partite sane d a una guarnigione imm une, si conta g ino nel recars i a manovre o a tiri, s ia i n un accantonamento infetto, sia per acque inqu inate, s i dovranno ispeziona re in precedenza. le condizioni igieniche e sanitarie delle locll.liti• da percorrere e c iò a mezzo d' una rigorosa. inchiesta condotta sul luogo da un n1ed ico militare, che assumeri~ le informazioni occorrenti ftai medici locali, dai municipì e da g li abitanti pi ù r agguardevoli. Con queste indngiu i ci si render•\ conto dell'orig ine e delle cond izioni delle a cque potabili del paese, dello stato dei pozzi p ubblici e privati, e delle condizioni sanitarie a bitun.li del luogo, dell'e~isteuza att uale o rt:cente dell'ileo-tifo e d'ogni altra malat tia infettiYa. PASSERA.

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA ::\L H.\TTAGLIA. - l gameti semllanarl - (Gior11ale internazionale delle scienze mediche, anno-lDOS, fa-se.:. l ). L e for me di r ecidivA. 111alarica R lu nghi intervalli, nei masi freddi (sotto i 1-i• cen tigradi), ,.;opra ba~timenti lon tan i dalla costa e in })!lesi dove non esiste n è mn.i i; e~istita In. m alaria, r en dono fi n':.nco d uùbiosi, cou.e giustamente fa osservare l'A., alcuni clinic i sommi sull'importanza della zanza ra per la malaria umana. P er spiegare questi accessi a lunghi p eriodi di la.tenza il Thayer ed il Manneherg su ppongono che i parassiti per un certo tempo s i moltiplicano in modo così scarso da n on g iungere a produrre la febbr e, il Bignami cd il Marchiafava pensano che alcune spore (me rozoiti) acquistano u ua membrana per la quale divengono tanto re· :;i,;t-enti lla collSeJTar:;i vita li per lungo tempo, ed infiuc il prof. Griissi ha emesso la ipotesi della parlcnogone;;i ùcllc semi! une.


73 I risultati degli studi del capitano medico Battaglia, se confermati da altri -osservati, come vogliamo augurarci, verranno a dare una spiegA.zione definitivA. su tali recidive, sostituendo cosi alle varie ipotesi una vera dimostrazione sperimentale. L'A. ha preso in esame il snugue di casi di mafaria grave dove si osservano le forme semi_lunari, tenendolo in camera umida ali!\ Briicker e preparando la goccia pendente alla Schrvn. Allestita la goccia con sangue che non conteneva alcuna forma ameLica. la osservava, come egli si esprime, di sei ore in sei ore e cosi vedeva uscire da alcune semilune corpicciuoli amebiformi, mobilissimi; da altre semilune corpicciuoli nmebiformi flagellati o piriformi, poi questi ingrandirsi, perdere il fiagello e così di seguito fino a che non si vt>dono più le semilune ma s olo lè forme amebiche libere e numerose. ][n tal guisa si avrebbe una vera riproduzione per gemmazione ·come si avvera nel sangue della cavia e del coniglio per il Tripanosoma vespertilionis sempre, come si osserva qualche volta nel sangue degli uccelli per gli emosporidi dei volatili (Mac Callum). L'A.. conclude che con una certa approssimazione al vero si può ritenere che i gameti semilunari iniziano, oltre il ciclo sessun.lc nella zanzara m:tlarigena un ·ciclo sessuale anche nel sangue dell'uomo date le opportune condizioni di ambiente interne ed esterne a noi ancora ignote (emozione, bagno, colpo di freddo).

à. Mol{TE~·u:-;co. -

La morfologla del baolllo dlfterioo lo rapporto alla sua vlruleoz.. ed alla prognoaldel oroup. - (Giornale internazionale delle scienze

mediche, anno 1908, fase. 11.

Descritte le tre va~ieti• mol'fologicbe del bacillo della difterite note coi nomi -di bacillo lungo, bacillo medio e bacillo corto, l'A. accenna alle ricerche di Mnrfan, per le quali sembra oramai dimostrato che il vero bacillo della difterite può assumere anche la. forma di bn.cillo corto ed essere sotto questa forma virulento come il bacillo lungo, e alle osservazioni di Concetti secondo il quale detto bacillo ·della difterite neil& condizioni di vita saprofìtica sarebbe un esemplare della grande . fa miglia delle streptotrix. Espone quindi le proprie esperienze sulle cavie circa. la virulenza dei tre tipi di bacillo e conclude che può considerarsi un quindicesimo di centimetro cubo di brodicultura come la dose minima letale tanto pel baciUo corto ·quan to per quello medio, ed un quindicesimo di centimetro cubo pel tipo lungo. Premessa la circostanza oramai bene assodata, specie pe)· le ricerche di Concetti e Memmo, che nelle culture in brodo del bacillo difterico vecchie di un mese sempre e costantemente le forme bacillari grandi a clava. sono le uniche ad esservarsi qualunque sia. stata la forma bacillare primit!vn. colla quale il brodo era stato inqui.nato, insiste sull'osser vn.zione sua per:sonale che il bacillo del tipo corto molto 11etto nei 11reparati. aìlestiti dalle pseudomembnme si è sviluppato poi nelle culture · di 24 ore, sia in siero che in brodo e agar, formando dei bacilli molto lunghi e con clave enormi, cara tteristiche. Intrattenendosi poi sul rapporto tra le dimensioni del bacillo difterico e la gravezza dell'infezione avvenne alle conclusioni, non più attentibili, di Martin pe r il (!Uale le forme benigne sarebbero date da bacilli rnedii e corti e le mortali dai lunghi, e riferisce il risultato delle osservazioni di Concet.ti e Memmo, secondo i quali nella. prognosi deJia difterite non solo non può servire come criterio


RIVISTA D' I GlEN~; GJJ:.:\E.RAT.. E E DATTERIOLOGlA

della mitezza o della gravità del caso clinico la morfologia del bacillo ma nemmeno il grado di tossicità dei prodotti del bacillo stesso, dovendosi tener conto oltre che dell'importanza delle associazioni batteriche anche dell'influenza dell'organismo sulla tossicità del bacillo di Lotller e sull'esito della cure. specifica. l'A. espone poi le sue osservazioni su 72 casi di croup curato nell'ospedale Cotugno di Napolii ed accertati con la diagnosi batterioscopico. Di essi 17 fur~no seguiti da morte dovuta per lo più a. polmonite complicate. Egli conclude infine che i tre tipi di bacillo difterico non si distinguono t ra loro per difl'ercnze molto spiccate circa la virulenza; che la dive1·sa circostanza e la diversa morfologia del bacillo difterico non presentano rapporto colla gravitA della forma. clinica; e che la diversa gravità che ass ume il croup sta in rapporto •!oll'associazione al bacillo difterico dei diplococchi e degli streptococchi, i quali per l'azione della tossina difterica diventano più virulenti e determinano complicazioni bronco-polmonari, che hanno spesso esito letale o grave setticemia, che~ causa della morte.

I mtorobl tlltraa tl. vista s intetica).

REMLJ:SOER. -

(Bollettino degli annali Pastcur, 1900, Ri-

L'A. passa in rivista tutti i germi studiati fino ad oggi, capaci di passare attraverso gli usuali mez:r.i filtranti. Al principio d~:~l W03 le malattie dell'uomo e degli animali date da germi filtranti erano le seguenti: la febbre aftosa, la peripolmonite dei buoi, la peste bovina, la mixomatosi del coniglio, le nwsaique du taòac, la IIQ1·se sil.-ness, la peste aviaria, le febb:re gialla, la schiavina, il mollusco contagioso degli uccelli. Ora si aggiungono: i virus della rabbia, del vaccino, dell'acne varioliforme, dcll'agalassia contagiosa. delle pecore, della setticemia dei merli, della febbre catarrale dei montoni, della malattia dei cani giovani, dell'anemia perniciosa del cavallo, dell'llog-colera. A questo proposito è da notarsi che il bacillo dell'hog-colera fin qui ritenuto specifico sembra, dalle ricerche di Dorsct, Bolton e Bryde, essere un semplice agente d'infezione secondaria. Tutti questi germi oltre ad essere invisibili, in_c oltivabili e mobili, hanno altri caratteri comuni; sono cioè poco resistenti agli agenti di attenuazione, la malattia . si p1·ende quasi sempre per contatto, le altera~ioni anatomo-patologiche hanno grande analogia. P1·obo.bilmeute si tratta in molti casi di protozoi. Il Marino ha tentato, con discreto successo, di applicare per il solo s tudio morfologico il bleu azzurro sciolto nell'alcool metilico. TESTI. BAscm&nr. - Sulla 4lagao.l rapida della rabbia. - (Bollett. delle scienze ?ne(lil:lle, 2-! aprile 1906, fase. V). Si prende uu piccolo framo1ento di como d'd.mmone e lo si schiaccin. legget·mente fra due vetrini, quindi colla costola di \ID vetrino intriso di materiale si eseguisce uno striscio sopra un altro, cet·cando di ottenere in istrato unirorme la minor quantità poss ibile di materiale. Si immerge subito il prep11.rato in alcool assoluto per 2 o 3 minuti. La colorazion~ si fa nel seguente modo_. Dappriroa si traLtn. il preparn.to per u minuti colla seguente soluzione; Eos ina. gram. l ,. 100 Alcool assoluto Acido acetico glaciale. » O,fl ossiR gocci e J X,


RIVISTA D'IQIE:s'E GE~ERALE E BATTERIOLOGIA

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la quale si prepara a caldo, si lascia raff'reddare e si :filtra; poi si lava con acq ua per 10" a 20' e si colorisce per l minuto circa con soluzione acquosa di bleu di metilene medicinale in acqua dislillata 0,3 p. 100. Si lava ancora per 10'' 20', si differenzia con a1cool a D0-95 per 130"-40''. poi si tmtta cona lcool assoluto, xilolo, balsamo. II metodo ~ applicabile anche alle sezioni. Le celhtle prendono un colore piu o mene bleu; i globuli rossi prendono l'eosina: i corpi di Negl'i si coloriscono in rosso violaceo e eontengono dei gran~li colorati in bleu. TES'n - Con•lderazlool 1ul valore del metodo d'lnooulaalone oolle agg re••lne nella vaoolnazlone cont ro la peste. - (The Phi lippine Journ. of science, vol. l, Manilla, 1906). - STRO~C . - Vacolnazlone c ontro l& peate. - (The Philippine .Jotm~. of Sc ience, Manilla, febbraio 1006). - Kr· TASATO, SHIBASABURO. La peste nella guerra giapponese. - (New J ork and Boston llled. Journ., luglio 1906). - CLEIJA:SD. - Studio 10pra un ou o dl peste. - (I.ancet, 1906, n. 43135). - CAzAMTA:s. - La tonsilla via dl penet.ra zlone del baolllo pe1to1o, l 'angina p..to1a particolarmente nelle forme dette polmonarl primitiv e. - ( A1·chives dc médecine 11avale, 1906, sett. n. 9, ottobre n. 10, V. l'A,·chiv . Sclliffs wtd Tropen lly·'Jiene, 1907, fase. 10, 11, 12, 13).

S TRO:-<G.

Riassumiamo i risultati di alcuni studi recenti sulla peste bubbonica, studi che riguardano la profilassi, le manifes~azioni morbose, )•epidemiologia. Circa la profilass i lo Strong ha fatto osservazioni paragonando il 'valore immunizzante delle inoculazioni di bacilli pestosi !~virulenti con quello di un estratto 1 aggressinico ottenuto secondo il metodo Wassermann. In una serie di ricerche praticò una sola iniezione di:2-4 eme. di liquido nelle cavie, di 1-5 eme. nelle scim-· mie; l'immunità. verso l'infezione pestosa non andò al di là del14° giorno. In una altra serie di ricerche con 53 animali non ottenne alcuna immunità nelle cavie e delle scimmie rimase immune soltanto il 25 p. 100. L'A. ricercò ancora se le inie:r.ioni ripetute di estratti o di essudati animali, come raccomandano Hueppe e Kikuche abbiano un'azione migliore. Dagli esperimenti fatti ritenne che il mezzo. migliore per l'immunizzazione dell'uomo sia sempre l'inoculnzione con colture pestose attenultte. Volendo ottenere !'aggressina di \Vassermann si opera in ques to modo: Si sospendono in acqua dalle col'ture in agar di 24 ore di germi altamente virulenti sviluppati a 3()<> C. si agitano per 5 giorn i con agitutore elettrico, si scaldano per l ora a 4~1iQ e si aggiunge acido fenico al 0,5 p. 100; dopo 24 ore di riposo si centrifuga con una velocità di 4000 giri al minuto il liquido chiaro, di color giallo ambra, sterile, cbe nella quantità di 5 eme. produce nelle cavie dei crampi i quali scompaionò dopo l ora e sono da riferirsi piuttosto all'azione dell'acido fenico che a quella'dei veleni batterici. I n un altro lavoro lo Strong ha riferito sulle inoculazioni antipestose nell'uomo con colture di bacilli vivi a virulenti provenienti dall'Istituto per le malattie infettive di Berlino ed ottenute attenu:ando le o.:olture in brodo con alcool a dosi crescenti (0,1 fino a 10,0 p. 100) per 3 settimane e poi coltivando per più generazioni su agar a 41 fino a 43•. I risultati furono discreti; 42 persone trattate coll'inoculazione di una intiera coltura (sospendendola in l eme. di una soluzione di cloruro sodico a l 0,85 p. 100 e praticando l'inoculazione nel muscolo deltoide) r.imasero per 2 mesi in perfet ta salute. Notevole è la reazione dell'organismo


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Rl \'ISTA. D 'lG lE:\ E GENERALE E DA TTI!:RIOT,OG lA

<juando si usano grandi dosi. L'A. ha ottenuto però una immunizzazione piti altu inoculando invece delle colture aYirulenti, culture virul enti e contemporanea iuie· :ziouc di siero a ntipestoso. K itasato osservò che la peste non si difi'onde princi palmente r·ogli ammalati uHt piulto~to cogli oggett i, con ogni utens ile possibile; con ciò s i infe ttnno i ratti i qua li poi d ifrondouo ulterior mente la malattia. Se s i ammalano prima gl i uon1in i, e iò è un segno s icuro che l'epidemia ha preso salde rad ici nella r egione col pita. Le epidemie inve rnal i si difl'ondono lentnmente m<~. in molta estenrione e s i diffond ono s pecialmente per mez?.o dei ratti; lè t>pide mie esti,·e hanno u n caratt.e re più acuto e i mtti infet t i si trovano di raòo. Cleland descrive un ca~o di peste rapidamente leta le nel qua le si poterono di· mos trare ucl sangue periferico molti tific i hacilli bipolari (circa ll":>,OOIJ per ogni ~entimet ro cubico) e sul bubbone iniziale form e d-egenerate enormente numerose. Secondo l'A. l'infezione si fa quas i scmpro per la pelle. Essa può farsi però per altre Yie giacch è alcune vol te n on si l1a bubbone. La linfa ngite n ella pes te è rara J>erch è i b1tcilli pes tos i non hanno azione tossica, ma soltnnto producono uno stimolo meccan ico. un'ossen·azione interessaute & quel la del Ca:lamiau i l quale ammette come imponante via d i penetra zione del ge rme le comuni tonsille e anche In tons illa faringea. L'A. osservò in un'epidemia in Indo-Cina l:i casi ti p ici di polmonite pestosn primaria i quali apparvero tutti n ella s tagione f •·ed da . Egli n ou credette far dipendere dal vento l'entrata del germe nelle vie polmon ari pel fatto dcll!'l poca resisten za che esso off'•·e agl i a gen t i astemi; p.iù ,·eros imile gli pan·e incolpare di ciò i l predominio di'Ile a ffezioni degl i organi r espiratori in questa stagione per cCUi i germi possono facilmente entrare n elle tons ille a lt'ett e ammettendo con Métin ' che il germe pestoso possa ancl•e a llo stato a virulento vivere a l ungo nelle tonsille. In questi 8 casi le tons ille furono trovate costantemente arrossate, in 3 casi si os.~ervò angina, i n !) ingrossn111ento di tutte le altre g laudule liufatiche. Interessante fu un caso n e l quale l'anginR precedette di due giorni la febbre e);\ comp~n·sa dci feuomeni iufiammatori polmona ri. L'idea ch e le ton sille possano rapp resentare una via d'entrata del genne pes toso f u gi;\ ventilata da H. Albrecht e A. Ghon n e lle l oro ossen~azioni a Bombay nellSV'ì; essi cou\·alidarono le loro asserzioni con reperti nec roscop ici e dimostrarono anche che le tons ille-sono una po rta d'entrata per le infe?.ion i secondarie d a te da s tafilococchi, s treptococch i. diplocor:chi. 'l'EST! . SEIW.~. -

Sulla flltrabllltà del vlru11 del JDollaaoo oontagloao dell'uomo. (Estr. dal JJollett. della Soc. fra i rullo,·i rlelle scienzP medie/t~ e natm·ali, Cag liari, n. 2, 1!107).

L'A. riprende in esame la questione della fìltrabili t i1 del vi rus del mollusco -contagioso studiato da l Casagrandi. da Iuliusberg, dal De Bl:~ si .• ser vendosi di iiltrati ot t enu ti con una t ecnica s pecin le a ttravers o la cande la Berkefeld W, coi quali hn fatto inoculazioni s pe rim entali s u quattt·o donne degenti nella clinica dermo-sifilopaticA. ed ha eseguito ricerche microscopiche. Dagli s t udi fatti l'A. conclude: che il contenuto dei noduli del mollusco con· tagioso, o pportuna mente triturn to e dil uilo, filtrato attravet·so !11. Berkefeld V\" Jn~ci a p assa re il virus, giacchè il filtrato, bntte r iologicamente s t e rile. inoculato <l.legli indi>idui snni riproduce n el pu nto d'i noculazione t ipici n od uU di moll usco


)IECROLOGIO

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cont'lgioso; che il p eriodo di incn bazione deve ritenersi superiore n quello di c inquanta giorni trovato dnll'Iuliusbcrg, potendo potrarsi anche a novanta giorni; che nel filtmto si trovano, come ha Yeduto il Casagra.ndi, dei corpicciuoli colorabili in bleu col Gimsa, i quali .;ono identici a quelli esist enti nella polpa dei noduli di mollusco; che nor1 è p o,;sibile pronunciars i con s icurezza sull::t. natura di questi corpicciuoli, sebbene le apparenze morfologiche e il comportamento colle sostanze coloranti stieno piuttosto a favore della natura protozoicn. 11 vir·us del mollusco contRgioso è dunque s icuramente filtrabile ; non si può j)erò con egual certe zza affermRre che s ia invisibile, g iacchè tutto fa credere che, pur trattandosi di un germe estremamente piccolo, esso raggiunga, non so1·passandolo però, i l limite della visibili ti,. TESTI

NECROLOGIO NICOLA SENN. Il 2 gennaio 1908 è morto a Chicago, all'età di 64 anni, il rinomato chirurgoprof. llllcola S enn. Noi abbiamo il doYere d i ric01·dare il Senn non soltanto come un grande maestro di eli n ica chirurgica, un grande operl!tore, ma anche come uno dei più sapienti e benemeriti chirurghi militari. Sin dal 1008. g enerale medico della G. N. prima nel \Visconsin, poi nell'Illinois, si rilevò abile organizzatore, procurando specialmente di portare il servizio sanitario della G. N. alla stes;:a a ltezza di quella dell'esercito r egolare. :Nella guerra. degli Stati-Uniti americani colla Spagna, egli fu dapprima capo del serviz io sanitario del 6° corpo d'a rmata, e poi chirurgo capo ciel corpo di s pe dizione in Cuba. In tali circostanze egli rivelò non solo le s ue eminenti qualità di chirurgo, ma. anche q uella di militare, affrontando sereno ed intrepido i pericoli ed i disagi della guerra. Il Benn 'fu uno dei più s trenui fautori d ell'in(' rcrne nto del servizio sanitario militare; ed è a ]ui don1to il merito di aver contribuito efficacemente ad elevare lo spirito di corpo fra i medici militari americani propugnando la costituzione, nel 1891, dell'.'lssociation o( J{ilifar!J Surgeous o( l.lte United States, di cui fn il primo presidente e che doveYa assumere un cosi grande s viluppo in questi ultimi anni.

Come professore di chirurgia. all'università di Chicago, tenne nuche corsi re· golari di lezioni sulla chirurgia di guerra, ed in particolare sulla cura delle ferite penetranti dell' addome: argomento di sua s peciale competenza, a vendo llgli appu nt o nel campo d ella chirurgia addomi nale ottenuto i piu g randi successi. lllloola Ben n fu uomo di aspetto e di modi simpaticissimi: nella s ua patria era una delle figure più popolari: ed in tutti i paes i che Yis itò n ei suoi numerosi viaggi, lasciò amici ed ammira tori. Ed io che ebbi la fortuna di conoscerlo personalmente al Congresso internazionale dei medici militari tenutosi a St. Louis nel 100!, ho ancor viva nell'animo l'impressione della festosa a ccoglienza che fu fatta alla sua proposta di un congresso internazionale permanente tli medici militari, e serbo di l ui il più grato ricordo. P. htBRiA CO


Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Oi>ren;;c n. t 11 tO del Dollettmo uflìcialf delle IIOIItine).

Utflolal1 ln •ervlzlo attivo permanente . ll. decl'elo 2 1 novemb1·e HI07.

\' Ar,t.E cav. .Anyelo, capitano medico 6 artiglieria ca m pngna.- Collocato in posizione ausiliaria, per ragioni dì eti1, con decorrenza per gli assegni <lnl 16 dicembre 1!l07. R . dec1·eto 28 ?I.Ot:emb?·e 1007. PAt.U)IBO Tommaso. sottotenente medico 11 fanteria. - Promosso tenente m edico, con anzianità 28 ottobre 1007, continuando <"Ome sopra. R . dee reto 22 d icembYe 1Du7.

I seguenti ufficiali medic i sono promossi al grado superiore, con la desti· nazione vc1· ciascuno indicata. Capitano medi co promosso maggiore medico: NoCELLI rav. Domenico GiuRep,.e, direzione sanità VIII corpo umata. nato ospedale Firenze (dichiarato promoyiuile a scelta).

Desti·

Tenenti medi ci promossi CRpitani medici: MA:\Cl :\1 An!lelantonio, 19 a rtiglieria campagna (C"omandato ospedale Roma). Destinato ospedale Raveuna, continuando comandato come sopra (dichiarato promovibile a scelta). GILLO:\E Carlo, 60 fanteria. - Continua come contro. Bosco J'ietro, 7 alpini. - Destìuato 18 fanteria (a scelta). SA'I'TA·PUI.ETTO .Salvalo1'e, 73 fanteria. - Continua l'Ome contro. B~;;sso E~t!Jenio Mm·io, SI'Uola cavalleria. -Id. id. (dichi:n·.. to promovibile a scelt:1). DE)tUI\TAS Comelio, ospeda:e Cagliari (comandato legione 1·ara binieri Caglìnd). Des tinato legione carabinieri Cagliari (dichiar ato pr omo1·ìbile n· scelta).

R. clec1·eto 5 gennaio Hl08. VoCATI.:IlO Ge11iale, tenente medico ospedale CatanF.aro. - Promosso cnpitnno me· dico (a scelta), c·on anzianitil SO dicembre 1907 c con der orren7.a per gli assegni dal 1° gennaio 1908, continuando c·ome sopra.

Delerminazio71e milliste1·ialt· 26 ye11naio 1908. DAimA cav. l'itto1·io, rapìtano medico, direzione sanità\ corpo armata. - Tra· s ferito ospedale Ve rona. GAnNI!:Rl flarfolomeo, id. scuola cavalleria. I d . id. Sa" igliano. FIOilE:"'l'IXI Emilio, id. IS fanteria. - Id. direzion e sanità ì'Ili corpo armata. Axz.À. Salvalol'l!, tenente medit-o ospedale Genova. - Id. 135 fanteria. TA!! Guglielmo, id. id . Torino. - Id. S('llOia ca1·allerìa. ZAI!A Silvio, id. id. Padova. - Id. 20 artiglieria campagna.

B. dec,·eto 1:2 dicemb1·e 1007. CARDI cav. Pra1~cesco, capitano mediC"o 40 fanteria - CO)!OLA Giulio, id. ospedal e Cntanu.~·o. Collo1·ati in posizione au~ilinrìa, a loro domnnda, con decorrenza per gli assegni dal 1° gennaio l!J08.


MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SA:'\IT • .E :SEL PERS. FAR~IACEUTI CO

79

R. dec1·eto 23 gennaio 1908. Giovanni F1"a?1cesco, maggiore ge nerale medico ispettore capo di s aniti1 militare. - Promosso tenente generale medh:o con decorrenza per l'anzianitit e per gli assegni dal 1° gennaio 1908 s~·oazA cav. Claudio, colonnello medico is pettore di sa nità militare. - Id. maggiore generale medico id. id. id. RANOO:SE cav.

R. decreto 2G dicemlwe 1907. C us:.~ANO ca,·. Em·ico, capitano medico ospedale Messina: - Collo<·ato in postztone

ausiliaria, a sua domanda, con decorrenza per gli assegni dal lo g ennaio 1908.

r.. decreto 5 gennaio 1U08. VEt'EZlALE Alfredo, tenente medico ospedale Ca va dei 'l'irreni (Salerno). -

Collocato in aspettativa per motivi di famiglia per la durate~ di un anno, dal l G gennaio l UOS.

UFFICIALI IN CONGEDO. UtBo~U ID po•lslone dl •ervlzlo an.tUarlo.

U. dec1·eto 21 not:e·mbn~ 1907. APROSIO cav. R oberto, capitano meùico distretto Alessandt·ia. - CoJIÒ,·ato a riposo, per anzianità di servizi<>, t•on decorrenza dal lG dicembre 1907 ed insnitto nella riserva.

L'. dec1·elo 29 dicembre l!.J07. Capitani medic i promossi mag giori medici : ]'ER.:'IAKDEZ cav. Timoteo, distretto Roma. - RuGGEHI •·av. Giusepp e, id. Messina. SIRIGNAKO cav. Felice, id. Nola. - LEONAUDI cav. llenedetto, id. Roma.ScmRRU cav. Gu!flielmo, id. Cagliari. - SEYERICO cav. Giuseppe, id. Cremoon

R. decreto 12 dicemb1·e 1907. .FRJOOLI cav. Leo1wrdo, capitano medico id. Sa\·ona. - Collorato a riposo, n sua domanda, per anziani ti! di s erdzio, con decorrem:a dal 1° gennaio 1!!08; inscritto nella riserva.

Farmaol•ti mtUtarl. R. decretCI 21 novembre 1907.

:C.\STELLJNI cav. Giuseppe, farmac is ta di J• r:lassc, farmacia centrale militnre(adis posizione Ministero finanze). - Promosso farmacista capo di 2• cln~se (a scelta) continuando <·ome sopra. FEUR.lRI Claudio, id. l " id., ospedale Ramn. - Id. id. di 2" id. (n scelta) e destinato ospedale Piacenza. R. decreto lo dicembre 1907. LA URi :>l Ca1·lo, farmacista di l" classe, in aspettativa per motivi di famiglia J>er la. durata di un anno. (R. decreto 1• agosto 1007). - Richiamato in scrvi?.io, a sua domanda, a decorrere per gli assegni dal 16 dicembre 1907, con anzi:<· nitll 28 giugno 1907 e destinato ospedale Ba.ri.

Dete,·minazioac ministeriale lG oennaio 1908. .JBozzOLA ca\·. F.ugenio, farmacista capo di 2' <:!asse, ospedale Piacenza. sferito farmacia centrale militare.

Tra-


MOVI.ME:\TI AVVENUTI ~EL CORl'O SA ~IT. E NEL I'ERS. FAR:II~CEUTIOO

80

ll. dec1·eto o (licemb1·e 1907. Sot,A caL Giuseppe, farmacista capo di l" classe, farmacia centrale Torino. Collocato a riposo, a sua domanda, per infermiti• indipendenti dnl servizio, con decorrenza dal l• gennaio 1008. R. dec1·eto 12 dicemb1·e 1901. l\IIROJ,LJ dott. Ro1neo, farmaci!lta di 2• classe, ospeda le SU('cursale Parma. -Col· locato a disposizione del M iuister o degli affari esteri, dal quale percepirà gli assegni e le indennità s pettantigli a datare dal 29 dicembre 1!)07, in sopra.n· numero al corpo di R. truppe colonia li e destinato al Benadir. Prese imbarco a Napoli il 29 dirembre 1!!01. R . dec 1·eto ::!'2 dicembre 1D07. :ME:sEOH.b:LLO cav. Giovanni, farmad:,ta capo di 2• classe, ospedale Bari. - Promosso farmacista capo d i 1• clas;;e, continuando come sopra. PmtPETA:SL Ca1·lo, farmacista di t • id., id. Bari. - I d. id. id. 2" i d., e destinato ospedale Novara. NJCOL-\1 Angelo, irl. 2" id., ospedale s uccursale Parma. Id. farmacista di l ' id., con tinuando come sopra. R. dec,·eto 16 gennaio 1008. l<'RA:-<CESCONI cnv Giaconw, farmacis t a capo di 2• cla:>se, ospedale militare No: var a . - Collocato a r iposo, per •·agio ne d i etil, <'on decor renza da l l • feb· braio 1!)()8. OliO RIFICEliZE

nell' Ordine del 81. • a urlzlo e L&zsa.ro, concesse per la ricorrenza della festa di San Maurizio i908. ( 15 genna io).

R. dec,·eto 12 gennaio 1908 l:-; CO:S:>IDERA:ZIO:-IF. DI Ll,;l\GIII F. lli,;O:SJ

il~:RvlZJ.

U/fiziale. FERREI10 m CAvALr.EHLEo~a: cav. Luigi, maggiore generale medico is pettora to di ~anità militar e.

Camlie1·e. RoSA:-itC•> cav. .Alberto, colonnello medico direttore san iti~ militare V corpo d 'armatA. l:s CO:'<'SIDERAZI O:\E DI SPECIALI DE:\EUERF~:SZE. Camlie1·e. GntECO cav. Giusl!'ppe, maggiore medico ispettorato di sanitit. mili tare. CARTA )!ANTIGLIA cav. Filippo, id. os pedale militare Torino. ZOPPJo~I.LAJtr cav.

-

Defunti. Pompeo, maggiore medico di riserva, distre tto Reggio Emilia.

Morto a. Lendinara (Rovigo), il 19 dicembre 1907.

SIRAVO Be11iamino, ma ggiore medico di r iserva, distretto Campobasso.- Morto a.

Venafro (Campobasso) il 27 gennaio 1908. I l H e de.LLorn

D.r Rn>OLFO L tvi, maggiore medico. I l D i r <"' l Lorc· P IETRO h mRtA.co, maggior generale medico ispettore. (7!81) -

Roma, 1908 -

Tip. E. Voghera.

GrovA!'INt ScoLAftt, G4rtnle.

I_J


8J'OBZA e Gtou.rnELLI. - La malaria in Italia. Opera onorate. del 1° premio al concor so R~beri. U':l volume con 7 grandi tavole cromolitogra.ficbe. Roma, 1gg5; prezzo ndotto. . L 3 ToKI!:LI.INI. - Delle malattie più freqWlntemente simulato o provocate dagli inscritti. - Boma, 1g75 . » 3 6(' !W. B. - Per racqulato delle opere aopralndloate Inviare oommlsslonl e vaglia aii"Ammlnlslrazlone del Glomsle di medi cina militare via XX Settembre Roma.

A..U-re 1ntbblicazloni medico-?nilitfwi: CASALI PmTJto, tenente medioo. - La chirurgia conservatrice nei suoi rapporti con la traumatologia e la legge concernente gli infortuni snl lavoro. Trattato di eeegeei clinica in rapporto alla Propedeutica cbirurgica. generale e alla legislazione sociale italiane.. - Roma, 1901. Società editrice Dante Alighieri. (Vendibile preseo l'Autore, via XX Settembre g!) p. 1°, Roma) . . . L ID. ID. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - Milano, Asaocia.zione tip. priv. 2• ediz., 1900. (Vendibilo presso l'Autore, via XX settembre, gg p. 1°) DE F.uco 1\None:A, tenente colonnello medico. - Patogenesi unica delle ma.• lattia vascolari, aecretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini. Un vol. in go di pag. 240 con g tavole fuori testo. - Napoli, Società commerciale libraria, 1905 . • h&BA.llt Ll:LLI FlusCEsoo, tenente medico. - Manuale di bromatologia poi m&dici militari. _.: Firenze, 1906. Un vol. in 16° di pag. 4g4, (Vendibile preeeo l'Autore in Firenze, scuola d'applicazione di sanità militare) . • bi:BRIACO Pu:Tao, generale medico. - Sull'azione dogli attuali fucili da guerra e s~clalmente del fucile italiano di piccolo calibro, ln conrronto con quello di medio calibro. !Studi sperimentali, con 15 tavole di fotografie e radiografie riprodotte in fototipogra.fia). - Roma, 1903. (Vendibile presso la Tipogra.fia E. Voghero,). . » ID. m. - Le operazioni più frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure intercalate nel testo. - Firenze 1898. (Vendibile presso la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . ~ J ANDOLO CoSTANTINO, colonnello medico. - Oftalmoscopia ed ottica oculistica. ManuA.le teorico-pratico. Un vol. in go con g2 figure e 12 tavole. -Napoli, stabilimento tipografico F errante, 1905. (Vendibile presso l'Autore, Roma, via Principe Amedeo 47) » M.\NGIAN'l'l Ezro, tenente colonnello medico Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po ( 1gg9, 1R9g, 1905). Testo e progetto con illustrazioni, premiati con diploma d'onore all'Esposizione interna2.ionn.le di Milano 19011. (Vendibile presso l'Autore, piazza Sant'Ambrogio, Milano) » !D. ID. - Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profilassi attuale. - Età della chiamata. - Ferma biennale. - Abbaasamento della statura). Relazione al congresso nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.} . • 8ABELL1CO URBANO, tenente medico. - Fasciature ed apparecchi, fratture e Iussazioni. - Firenze, tip. Barbòra . . l ~ SALINA!li SALVATORE, capitano medico. ·- L'anatomia e la chirurgia operatoria della mandibola e delle parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un vol. in 8• di pag. 130, con 5g figure intercalato nel testo. (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli) • ID. ro. La chin1rgia delle vie biliari. Memoria onorate. di un attestato di lode della Società medico·chirurgica di Bologna. - Bologna, 1903. Un vol. in 16° di pag. 19g, (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 3g6, Napoli} . . , . • 8urruCOI STEFANO, capitano modico, libero docente di oftalmologia e di clinica oculietica nella Regia Università. di Torino. Studio scientifico pratico sui traumatismi oculari. Vol. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 microfotografle e con prefazione del professor C. REY!IIOND, direttore della Regia clinica oculistica di Torino. Roma, Enrico Voghera 1906. (Vendibile presso la tipografia Enrico Voghera, Corso d'Italia, Roma) , • • TEsn FRANCESCO, maggiore medico. - Ricordi di microbiologia pura ed applicata. -Un vol. in 16° di pag. 40g. Firenze, 1906. (Vendibile presso l'Autore, seuola d'applicAzione di sanitè. militare, Firenze) . • » ID. m . - Le malattie infettive diJiusibili più frequenti nel soldato italiano. Nozioni di epidemiologia militare. Un vol. in go grande di pag. 29g. Firenze, 1907. (Vendibile presso l'Autore, aouola d'applioi\Zione di sanità militare, l .renze) . . . . . . . . . • . , . • VmDu ToMMA.so, capitano medico. - TI Consulente Sanitario. Guida pratica per conoseere e.curare le malattie in assenza del medico. m Edizione. Un voL di pag. j 10; elegantemente rilegato in tela. Rocca San Casciano. L. Cappelli 1899. (Vendibile preBSO l'Autore, via Napoleone n. 70, Roma)..

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INDICE DELL.\ RI\TJSTA DI GIORXAI..I 1TALIA)<I ED ESTERI IIIVISTA MEUICA. erower. - La tubercolosi polmonare e i rag:;i llùntgen . . . . Pag. t36 sereni. - Contributo allo studio del sangue dei malarìc1: nuovo motod<> 'wcnico per là ricerca dei parassiti. . . • . . . . . . . 137 PaAt. - Lo sdoppiamento del i" tono della sinOsi cardiaca . . t 3S llendlnl. - A proposito di talnne febori estive o febbri da canape. . . . . . 13!1 Maturi. - 1.'1drotorap1a nella t ubercolosi e nella t1si polmonare . . . . • . 1311 Crlspolll. - Il segno aogolo-scavola1·e del Daccelll nei processi morbosi latenti del polmone, con particolar e riguat do ai processi specifiei tuLercolari . . . . . uo Colombo. - La cura_ llsica dell'arteri~sclerosi giu.>tific:lla dalla nuova ìnterpretaziOile:detla sua patogene~t . . . . . . . . • HO \. Lemolne. - IJel massaggio contro la dilataz1one dello stomaco w RIVISTA DI NEVIIOPATOI.OG IA. Coombs Knapp. - L'eredita nelle malattie del sistcn1a nervoso con SIJecialo riguardo all'e. . . . . . . . . . . . . . Pag. 14! redita uell'epilessia. IIIVIS'f.'. DI CHIRUHGIA Ul GU&FI IIA. Brantz. - Intossicazione saturnina !la JlrOieUili . . . . . . . . . Pag. 143 Hlldebtand. - Fer1te d'arma aa fuoco a el torace e tensione delle puniti addominali • 143

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lltVtSTA DI CI1 111UIIGIA GE;Nto;tiALt:.

Vannuccl. - Contributo alla casistica rlelle ferite dei visceri a<ldomi nall Pag. 144 Bllsell. - L'incisione e il tratl.r•monto dol moncone nell'appendicectomia l" lottkowltz. - Sul tr;lltamento delle rrattnre delle dita . . . . . . • . 146 . . . • . . . . . Marangonl. - Sulle cisll dermoidi <lello scroto . 147 Cipolla. - R1cerche sperimentali sulla pre~enz.a del bacilli tubercolari nelle ~quame della p1tvrlas1s versicolor . . . . . U1 Trevlsan. - Cisti cmalica surronal~ aestra . . . . 148 MuotU. - Contributo alla cura della rratLura d~lla rotula . . . . 149 Masottl e Angeleltl. - La rachiana lgesia lombar~ con la tropacocaina . . 1511 Plcqué. - FerttEJ dell'orecchio per arm i rtn fuoco . . . . . . 15! Kut et Meltzer. - Della scnsib1lita degli orgaol addominali. ed atione sugli ste~si 'delle ìnl~tioni eli cocaina. . . . . . . . . . . . . . t5t Smoler. - Resezione sottoperio~tea della diansi nell'osteomlelile rtolle ossa lunghe . . tM Deutschlandt r. - IJell'iperdmia passi,·a quale mezzo curativo della tullercolosi ossea ed . . . . . . . • . . . . . . • articolaro . · ·5~ Erohlentz. - Rottura dell'esofago avvenuta SIJOUtaneamente . . . . . . . 153 Pollmantl. - Come agiSCO!JO la pres;ione sanguigna e la respira:lione nell'intossicazione acu ta per cloro!or mto • • . · • . . . . • . . . . 153 Schumburg. - La disinfezione delle mani col solo alcool . . . . . . . . 154 aurei e Taddel. - Contributo sperimen ta le allo stud1o degli eiTetti ed alla sorte delle suture nelle rerite del rene · 15~ RWJSTA 01 OTO·IUNO-LARINGO IATII IA. Mori. - Metodi e processi operativi per la cu ra del varicoccle Pag. 155 4)uercloli. - lolervento nelle otiti mertie purulente . . . 156 RIVISTA 0 1 ANATOMIA E FISIOLOGIA .NOR ~I ALE E PATOLOGICA. Bellzke. - Sui rondamentt anatomici dèll'astenia ~1rdiaca Pag. 157 IIIVISTA Ul TERAPIWTICA. Bovari. - Sull'inll uenza dei sali di cakto sul cuore e su lle arterie. Pag, 1!18 RIVISTA D'IGIENE GENEfiALE E BA TTER!Ol.OGIA. Casagrandl. - Sulla Oltrabilit.a del v1rus pertossico . 159 CONGIII!SSI. Xli Congresso lntornaziouale di medicina, 1909 . • Pag. 160

.

0ag.

Pubblicazioni vendibili presso l'Amministraz. del " Giornale di medicina militare , VtA

xx SKTTK>IOR&, I'ALAZ'l.U I)KL MlNI3T~HO OKLLA GUKIIIIA

&ntropomlltria militare. - RisuJtati ottenuti da.ll~ spoglio dei fogli sanitnri delle classi 1859..1863; due volumi in 4° con atlante ' Vol. I (Dati antropologici ed etnolog;ci) con Atlante della geografia an· tropologica dell'Italia. - Roma 1896. . L. 18 Vol. II (Dati demografici e biologici) - Rome., 1905 • 6 B AnOFFIO e SFORZA- - Compendio di chirurgia di guerra compilato sulla storia medico·chirurgi.ca della guerra di secessione d'America. - Roma, 1888, 4 volum i, prezzo ridotto • 5 50 BERNARDO e BREZZI. - Lo sgombero d egli ammalati e feriti in guerra. Memoria premiata. al concorso Riberi. Un volume di pag. 276 con molte figure e tavole grafiche. - Roma, 1905 . • 3 150 Cus.un. - Esposizione sommaria dell'ordinamento e funzionamento del servizio sanitario in campagna prea~o l'esercit-o italiano. - Roma, 1906 . • DE CESA.lU:l. - Studio sulle mediastiniti (rnedìastiniti auppurative, ascesso m&dia.stinico). - Roma, 1900. Un vol. di pag. 144 • • 2


M E MORIE

ORIGINALI

Ospedale militare di Roma - Reparto di ebirorgia

FERITA D'ARMA DA PUNTA ETAGLIO PENETRANTE NEL TORACE CON

LESIONE DEL PERIOARDIO E DEL CUOR~~F~-. GUARITA

~~,~~-:: .

SENZA INTr~ RVENTU CII : RURGICO

Considerazioni anatomo-clìniche del dott. Umberto Riva, capitano medico

'-·

-·

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Appartiene oramai A.lla storia di un passato lontano la credenza che le ferite del cuore e pericardio fossero sempre 'e d inevitabilmente mortali. Già il Morgagni reagì con~ro questa leggenda tramandata dagli antichi, e riconobbe sin d'allora che la causa della morte em in generale dovuta alla compressione esercitata sul cuore dall'emopericardio ed alle complicazjoni settiche. Ai nostri giorni sono note molte guarigioni spontanee ed operatorie di tali ferite, che non hanno più del meraviglioso dacchè studi sperimentali e l'ardimento chirurgico dimostrarono la tolleranza del cuore verso insulti traumatici di varia natura, e la poss~bilita di trattarle con intervento operativo, come nn altro organo quals~asi. Ed il merito di questa nuova chirurgia è in gran parte vanto itabano, non so se più per la abilità. dei nostri chirurghi o la mala abitudtne delle classi basse della nostra popolazione dei centri più grandi di maneggiare il coltello con una facilità i m pres3ionante, che offre così frequente occasione di ferite al cuore. La ferite non penetranti sono naturalment-e meno gravi di quelle penetranti nelle 'Cavità cardiache, ma sappiamo che queste ultime permett~no ~uttavia una certa sopravvivenza che può arrivare da ore sino a glOr~t ed anche mesi, mentre, secondo recenti statistiche, la morte immedl~ta non si avrebbe che nel 20-25 p. 100 dei casi : si sono visti di questt feriti percorrere luoghi tratti di strada o rifiutare il trasporto nella ~amera del pronto soccorso. D'altra parte l'Elsberg, Salomoni, ecc. sono _nusciti a manten3re in vita animali a cui ave vano praticato ferite multtple del cuore o resez10m · · parzta · 1·1 d e1· ven t n· eo1·1 con snccess1va · 6

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Gio~"alc ùl medicina militare.

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FERITA D' ARMA DA PO::\TA E 'rAGLIO

sntura; il Wehr è arrivato perfino, collo stesso esito, ad asportare.grau parte di ;m ventricolo. Queste conoscenze permettono oggi di non sentirei impotenti di· nanzi a traumi di tal genere, e di considerare nn ferito al cuore come suscettibile di unaterapia e d i una salve?:za. Il caso occorso in q uesto ospedale non ba rivestito una gravità tale da richiedere un interven to : perciò la diagnosi di ferita del cuore non è stata suffragata dall'accertamento de visu, quale poteva. dare un atto operativo; tuttavia la sindrome osservala depone, come cercherò di dimostrare, per una lesione di detto organo. Ed è }Jerciò che ho stimato non inutile i l farlo conoscere. Soldato Nuz1.i Luigi del ,it:i• fanteria, clo.sse 1885; di professione minatore; immune da precedenti morbosi eredita ri e personali d' importanza. L a not.te del 30 a gosto ultimo scor so venin~ d'u,·genza. ricoverat o in questo ospedrtle per una ferita d'arma da punta e taglio al torace, in condizioni pi uttosto gravi. La sera di detto giorno il Nuzzi, in qtuiniere, men t re con un coltello s tava mangiando una fetta di cocomero, scivolò i mprovvisamente e cadde ; ed il col tello che aveva in mano si conficcò n el terzo ~pazio intercostale deiitro, rimanendovi infitto. Egl i dice di avere avuto subito la sensazione di essersi ferito gravemente, rnn. ebbe la presenza d i s p irito di estrane da sé dal torace la lama dell'arma ferit1·ice, e s'ne· corse cl1e ad es~a mancavano circa 2 cen timetri di punta, di cui non s'e trovato più t raccia. Quasi immedit~tamcnte dopo fu col to da. deliqu io, e dt~.i compagni accors i v enn e trasportato all'infermeria.. Quivi s i r iebbe, ed il medico del r eggimen to, che per primo lo >isitò, dubitando trattarsi di ferita penetmnt e per i s intomi osserva ti a.d un esame sommario - prostrazione di forze, pallore, pols o f requente, piccolo, irregolare, un certo grado di dispnea - , lo fece trasportare suhito all'ospedale ove, Jnedic"'to convenient emente, trascor se senza sofi"m·cur.e allarmanti la n otte. All'esame obbiettivo p raticato il matti no susseguente, Gl, s i notò quanto segue: I ndividuo d i buona costitur.ione fisica; mantiene n el letto un decubito indiffcr eute, ba pallore del viso, aspetto sofl'er ente, lieve dispenea, sudori profus i e tendl\n7.a allo. lipotimia se si mette seduto o, peggio, se t enta d'alzarsi. Temper atura 38, polso 120, piccolo, eritmico. Non accusa n essun dolore, ma avverte senso di o ppressione precordiale, d i restriug imonto e di peso r e troste rnale. Al torace rilevasi n el terzo spazio intercostale destro, ad uu centimetro dal margine sternalc, una piccola ferita di un centimetro c irca da cui geme ançora poco sangue rutilante. La es plorazione cauta con uno specillo indica che la d irezione del suo trag itto va da destra a sinistra per un tratto di circa 4 cen timatri, giungendo contro il corpo dello sterno, ed un poco Jall"alto io basso ; non si spinse più oltre l'e~plorazione pel timore d i produrre danni all'infermo. L'aia cardiaca s i presenta in limiti normali, l'itto della punta è affievolito e non si percep isce bene, i toni sono un po' v elati Nulla da parte dell'apparecchio r espiratorio. Si ordin:L immobilità. a ssoluta a l paziente, e dopo opportuna- medicazione della feri ta, s i ap· p lica sulla r egione cardiaca una vescica d i ghiaccio a permanenza; s i da tintura

di strofanto.


PENETRANTE NEL TORACE CON LESLONE DEL PERIOARDIO E DEL CUORE .

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Nel pomerìggio il ferito s i mostra un po' agitato, avverte di più il malessere generale, il senso d'ambascia precordiale: temperatura 38°,5. Nella. notte le sofferenze si accentuano e si deva. tagliare la fasciatura, che al ferito pare gli op· prima il respiro; non ha mai dormito. 1° :Jettembre. -- Stato generale piuttosto depresso; insonnia, polso 112-120, piccolo, irregolare, che si modifica facilmente nei piccoli movimenti del ferito; p!rsiste leggera dispnea e costrizione retrosternale. Nulla di nuovo si t1ova all'esame del cuore e del torace in genere tempemtura RS0 • 2 settembre. - Ha dormito un poco durn.nte la notte Le condizioni genern.li sono un po' più migliori, polso 110-116, un po' piu sostenuto ma sempre aritmico temperatura !37°,9-38•. Nell'inspirazione il ferito avverte vivo dolore in corrispondenza dell'estremo inferiore del corpo dello sterno. 3 settembre. - Vedo pe r la prima Yolta il ferito, prendendo in consegna il reparto. Condizioni generali stazionarie. Si nota ingraudireeuto dell'ottusità cardiaca, che si allarga in posizione seduta: l'itto della punta è scomparso nel quiuto spazio intercostale: invece si vede un leggero battito nel tet·zo in dentro della papillare: st ascolta un dolce sfregn.mento pe t·icardico alla base del cuore. Continua la irregolarità e frectu6!lza .-lei polso, che è molle e compressibila ed è variabilissimo noi cambiamenti di posi1.ione dell'infermo. Le giugulari esterne so!lo turgide e pulsanti, particolarmente la destra. UuR radiografia non fa riscoutrare alcunn traccia dell!L punta del coltello feritol·e, ma invece dimostra un notevole ingrandimento dell'aia del cuore: cosicchi: misura in larghezza circa Hl centimetri. Temperatura 37°,5-37°, 7. La ferita toracica cicatrizza rapidamente. · .J setle1nb1·e. - L'aia cardiaca sembra ancora un po' aumentata, giungendo adestra a quattro centimetri dalla marginale dello sterno; in alto al primo spazio intercosta.le, a sinistra a due centimetri all'esteruv delln. papillare. Termometro S7°,-1-B7o,7. S tato generale invariato e cosi pm·e dicasi dei si ntomi funzionali elci cuore. 5 settembre. - Sintomi gene rali e cardiaci leggermente migliorati. 6 settembre. - Il ferito si sente meglio, è meno molestato dal senso di oppressione precordiale; ha dormito bene nella notte. Temperatura 36°,9-37•,4. L'aia cardiaca accenna. a ridursi, lo sfregamento pe~·icard ico è più distinto e diffuso. Persiste la pulsazione nel terzo spazio sinistro o la ondulazione delle giugulari. Senza. trascrivere qui tutto il resto del diario, che lllOD presenta più note interessanti, basterà dire che lentamente nei giorni sur.cessivi il Nuzzi ha riacquistato s enso di benessere generale, la. temperatura è scesa al normale, l'ottusità cardiaca è andata rientrando nei limiti fisiologici, 'l'itto della punta è riapparso nel quinto spazio intercostale in dentro della papillare, i toni sono ridivenuti netti e distinti, il polso ha ripreso frequenza, tensione e ritmo normale, rimanendo però facilmente accelerabile per piccole cause, lo sfrega.mento pericardico. mano mano, s'è fatto incostante e più dolce; ed al momento in cui fu compilata la presente storia (10 ottobre) non si avvertiva, se non fugacemente, lievissimo. verso la base del cuore e comprimendo fortemente collo stetoscopio. Il Nuz~i ora si alza e cammina senza mostrare alcuna sofferenza. Una radioscopill praticata lo stesso giorno (10 ottobre) ha permesso di confermare il ritorno a dimensioni pressochè normali della area pericardica.


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FERITA D"AR~JA DA PUNTA E TAGLIO

Questa storia clinica merita alcuni commenti e considerazioni. Evi· dentemente, data la sede della ferita toracica e la sua direzione, i sinto~i rilevati nel N uzzi immediatamente dopo il trauma e nei primi esami fatti all'ospedale, deponevano non solo per la penetrazione in cavità. toracica, ma richiamavano l'attenzione sull'organo centrale della circolazione e sulla possibilità di una sua lesione. Tuttavia la sindrome appariva incert!l-, le condizioni del ferito non molto allarmanti nè quali si sogliono vedere o si pretende di constatare nelle ferite del cuore o del pericardio; e d'altra parte non riusciva facile discernere con sufficiente precisione quanto di sintomi doveva attribuirsi alla. emozione provata dall'individuo ed allo schock provocato dal trauma. toracico, e quanto poteva invece essere dovuto ad un supponibile ma non accertabile ferita di tali organi, cosicchè il collega che ebbe primo in cura il ferito, si trovò nella necessità di tenere sospesa la dia-gnosi, ed in attesa di qualche segno più decisivo, si attenne con savia. prudenza ad una Mpettati va attenta. Ciò malgrado un'analisi e critica minuta dei sintomi primari osservati aveva fatto assegnare ad essi un giusto valore come indizi di una lesione, per lo meno, del pericardio con raccolta ematica nel suo· cavo. Particolarmente il senso di ambascia ed oppressione precordiale, la tendenv.a ai sudori spontanei ed alle lipotimie per piccoli sforzi enei cambiamenti di posizione del corpo, la incertezza dell'urto della. punta, la irregolarità e frequenza del polso, avevano attirato il sospetto, perchè sono fra. quei sintomi che non mancano mai nelle ferite di tal genere, e che possono solo, ma non sempre e non tutti,. manifestarsi in lesioni molto gravi di altri organi toracici, di cui però nel Nuzzi non esisteva affatto traccia. La irregolarità e frequenza del polso sono specialmente segnalate come criterio quasi caratteristico,. e lo Spangaro in ricerche sperimentali recentissimamente pubblicate (Archù:es internationales de chirurgie- Gand -· 1907. Compo1·tamento· {1mzionale del cuore (e1:ito), ha veduto come appunto la frequenza del polso, l'abbassamento della pressione arteriosa e l'aritmia siano una conseguenza inevitabile e costante di un ostacolo ai liberi movimenti del cuore, quale precisamente si osserva in caso di raccolta ematica nel" cavo pericardico. La funzione cardiaca è danneggiata dall'emopericardioperchè questo tende ad opporsi al caricamento del cuore, impedendo il libero movimento attivo, diastolico, specie nelle orecchiette che sonopiù compressibili. Mancava tuttavia l'aumento dell'aia cardiaca, che iu generale si dà. come sintomo cardinale delle ferite del pericardio e del cuore, e questa assenza giustificava i dubbi sulla diagnosi; ma non perciò si de>e de-


PENETRANTE NEL 'l'ORACE CON LESIO::-IE DEL PERICARDIO E DEL CUORE

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durre che mancasse l'emopericardio, compagno costante di tali ferite, perchè chi ha estesa esperienza al riguardo fa con ragione notare, come piti spesso di quel che non si creda, i segni fisici di una raccolta emopericardica facciano difetto, pel motivo che il pericardio, per la sua struttura fibro-sierosa., è poco estensibile e solo cede alla pressione lent.a d'un liquido patologico. Mentre invece se la raccolta è improvv.isa, come nel caso di ferita., non si allarg11. e non può contenere che 150-200 grammi di sangue, che non danno aumento clinicamente apprezzabile dell'aia cardiaca (ne .occorrono dai 300 ai 4:00 c.c. per manifestarsi all'esame fisico), e intanto possono essere sufficienti per comprimere, tampona1·e, come si dice, il cuore, e disturbarne sino all'arresto i moti. Anzi in prove sperimentali si è constatato che anche relativamente scarse quantità di sangue nel pericardio bastano a provocare gravi conseguenze per la meccanica cardiaca. D'altronde una ferita del solo pericardio non da per sè sintomi, ma solo si manifesta per il concomitante emopericardio o per la pericardite successiva. Infatti si è visto che la compressione, il taglio lo sfregamento della superficie sia interna che esterna di questa sierosa non inducono alcuna modificazione d'importanza nell'attività cardiaca {Spangaro - loco citato) .. E p:>ichè il peri card io fu nel Nuzzi certamente ferito, è duopo, per spiegare la sintomatologia presentata in primo tempo, ritenere anche che una raccolta emat\ca si sia formata nella sua cavità, essendo inammissibile che un essudazione d'altra natura abbia potuto seguire i~mediatamente al trauma. I sintomi- secondari apparsi nel ferito confermarono l'avvenuta lesione della sierosa cardiaca, e dimostrarono altresì la esistenza di un versamento abbondante nel suo interno : lo sfregamento pericardico, l'ondulazione e dilatazione delle giungiÌ.lari, le qualità del polso, e specialmente l'allargamento della ottusità cardiaca parlano in tal senso. Ma si trattò dell'aggravamento dell'emopericardio e di sopraggiunta pericardite? La risposta non è facile, in assenza del dato sicuro che avrebbe fornito una puntura esplorativa, ma a rigore di logica scientifica sembra. poco probabile che l'emorragia intro-pericardica abbia. potuto continuare ad accrescersi per quattro giorni, fino a distendere in modo palese all'esa~e clinico il pericardio, senza aggravare contemporaneamente di più lo stato del ferito; e poi essa avrebbe dovuto essere lenta e quindi leggera, ciò che contrasterebbe con così lunga durata. Sembra invece che debbasi più verosimilmente ritenere che l'emorragia interna, non molto copiosa, si sia arrestata spontaneamente, e che una flogosi pericardica., provocata dall'agente vulnerante e favo-


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Jo'ERITA D 1AllMA DA PUNTA E TAGLIO

rita dalla raccolta di sangue primaria, abbia portato ad una essudazione la quale ha aumentato lentamente il J;q uido endoperìcardico, distendendo il sacco sieroso sino al punto da dare segno di se all'esame fisico. Può sembrare strano che parallelamente ai sintomi di a ccresciuta raccolta liquida si sia avuto lieve miglioramento nei sintomi generali, stazionarietà di quelli funzionali del cuore ; ma ~i rifletta che l'attività cardiaca è specialmente influenzata ed alterata. da ostacoli improvvisi ai suoi movimenti, da u ccolta. rapidamente formatasi, ment re il cuore, come tanti ll.ltri organi, si adatta ad una compressione lenta e dispiega mano mano la sua forza di riserva a. vincere la crescente resistenza che incontra e com piere il maggior lavoro che gli incombe. Adunque il pericardio fu certamente offeso dallo strumento vulnerante, ma fu esso solo interessato e non vi furono invece altri organi lesi, particolarmente il cuore; e donde venne l'emorragia che produsse l'emopericardio!' A prima vista, la lesione isolata del pericardio sembrerebbe dover essere una eccezionale, S'J1 non impossibile evenienza, se si pensa che gli anatomici moderni (Poirier, Testut) lo clescri vono come un sacco morbido, floscio che si addossa perfettamente al cuore e lo segue nei suoi movimenti di sistole e diastole: contrariamente agli antichi i quali ammettevano che esso fosse teso, r esisl;ente e meno mobile del cuore, essendo aderente in alto alle aponevrosi del collo ed agli 'organi del mediastino, ed in basso al centro frenico del d iaframma. Ma i fatti cl inici non mancano a dimostrare tale possibilità, confortati anche dal reperto necroscopico od accertati.al tavolo operatorio, percui non lasciano alcun dubbio. Del resto se noi ci riferiamo all'anatomia della ragione possiamo spiegarci come una simile lesione possa verificarsi. L'aia pericardica, cioè la proiezione d el pericardio sulla regione condro-sternale, colla quale la sua faccia an terior e è in rapporto, corrisponde in alto ad una linea che unisce la seconda articolazione sterno-costale destra colla p rima sinistra; in basso segue una linea orizzontale che passa per la base del processo xifoideo; a sinistra è obbliqua e sta a 15 millimetri dal margine sternale a livello della seconda costa, e, deviando in fuori, è a 7-8 centimetri in corrispondenza della quarta e quinta costa; a destra è verticale, parallela al margine sternale e da questo distante circa 2 centimetri. Clinicamente fl Uesta. superficie d i proiezione del peri card io si confonde con quella. del ctwre, ma anatomicamente la sorpassa uu poco ; inferiormente è situata un dit.o trasverso più bassa e forma un cul di sacco ove si può raccogliere liquido e pungere il solo pericardio, sui lati sconfina alquanto e for ma un piccolo seno che uno strumento può interessare senza toccare necessariamente il cuore, in alto risale di più per avvolgere i grossi \asi. •


PI!:NETRANT\ NEL TORACE CON L ESIONE DEL PERICAROIO E DEL CUoRE

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Nel nostro caso però non si può accettare l'eventualità di cosi semplice e rara lesione, sia perchè la ferita esterna situata ad un centimetro circa dalla marginale destra dello sterno aveva Ja. direzione obliqua verso la linea. mediana, sia ancora e specialmente per Je r agioni che hanno indotto ad ammettere la produzione di un emopericardio. I nfatti donde provenne il sangue che si effuse nella cavità pericardica? Non dai vasi stessi di questa sierosa che sono esili e di poca importanza, ma o da un vaso parietale del torace, la mammaria interna, o dal cuore ferito (escludo il polmone, perchè non vi furon::> segni clinici a suo carico). Se la prima eventualità si fosse verificata, a prescindere che la ferita ha avuto sede e direzione più interna a detta arteria, che corre nel terzo spazio intercostale a 13 millimetri dal margine sternale (Mignon e Delorme), avremmo dovuto avere un'emorragia. abbondante anche dalla ferita esterna, e nn' effusione sanguigna parietale o nella pleura destra, che, come vedremo, deve essere rimasta lesa contemporaneamente al pe· ricardio: ciò cbe non avvenne. Rimane come più probabile dunque l'altra ipotesi, che cioè l'emopericardio abbia avuta la sua ragione in una ferita del cuore. Nulla di più naturale infatti che la punta del coltello, attraversando il pericardio, . 11.bbia leso il mu scolo cardiaco a cui quello strettamente si addossa. Ed allora vien fatto di domandare se la ferita del cuore sia stnta o pur no penetrante: al che bisogna subito rispondere di no. Una ferita penetrante avrebbe provccnto tale emorragis. rapida e copiosa da dare, se non pure la morte, una sindrome più imponente e grave di quella presentata dal Nuzzi; una ferita parietale invece armonizza meglio colla relativa benignità dei sintomi, ed è più che sufficiente a spiegare l'emopericardio. Egli è ben vero che è possibile che alcune ferite del cuore, anche penetranti, sanguinino poco o niente, ciò che qualche volta è stato osservato .in quelle del ventricolo sinistro, ma questa è una eccezione: la regola. è che tuf.te le ferite del cuor e sanguinano fanilmente, sebbene non con uguale abbondanza, essendo più grave l'emorragia nelle lesioni delle orecchiette, meno in quelle del ventricolo destro e meno ancora in quelle del ventricolo sinistro. Or bene nel caso in discussione, tenuto conto dei rapporti topogra.fici delle varie sezioni del cuore con la parete toraci~a anteriore e della situazione della ferita esterna. (benchè non ;;i possa essere assoluti, essendosi visti il pericardio ed il cuore offesi a grande distanza dalla. ferita toracica.: influendo sulla. localizzazione la dirt:zione del tragitto, la. mobi· lità del cuore ed il tempo della. sua rivoluzione), è duopo !'lcartar l'ipotesi della lesione del ventricolo sinistro e pensare in vece che sia stato colpito il ventricolo destro o, forse, l'orecchietta. destra. Si deve ricordare che il solco atrio-ventricolare si proietta sulla parete sterno


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FERITA D'ARMA DA PUNTA E TAGLIO

costale secondo una linea che va dalla inserziono sternale della q uinta. cartilagine destra a q nella della terza cartilagine sinistra, cosi che al disopra di tale linea corrispondono gli atrii, al di sotto i ventricoli, ed il sinistro' non lascia sporgere in avanti che una sottile striscia. sul lato sinistro dell'area cardiaca. · D'altro~de l'orecchietta e più il ventricolo destro, sono parti superficiali del cuore (Iamain); l'orecchietta corrisponde alla terza articola.zione condro-sternale; ed il ventricolo costituisce gra.n parte dell'area ventr icolare in a'anti. L a fisiopatologia delle ferite del cuore, messa in luce da studi sperimentali (Eisberg, Bode, Spangaro, ecc.), tende a confermare il fatto clinico che esse per sè sono in generale ben sopportate, ed a dimo· stra;e che agiscono come stimolo meccanico provocando prima arresto momentaneo del cuore, poi rallentf:lmento transitorio del pulso, sistoli valide, arimitche, lieve diminuzione della pressione, sintomi tt1tti che possono scomparird in pochi secondi e che ad ogni modo cessano presto per lasciare che l'organo riprenda funzione norma le. Più pericolose sono invece le conseguenze della lesione cardiaca, cioè l'emorragia e l'emopericardio, se prevarrà questo, entreranno in iscena i segni che già si sono ricordati (acceleramento, aritmia del polso, abbassamento della pressione arteriosa), e che sono l'espressione dell'osliacolo ai movimenti del cuore: se al contrario sì avrà gran perd ita di sangue, perchè questo può sgorgare facilmente all'esterno, si m.anifesteranno i sintomi dell'a· nemia acuta (abbassamento rapido della pressione, anemia dei centri nervosi, ecc ...). Nel Nuzzi i sintomi presentati subito dopo il trauma deliquio, polso aritmico e piccolo - potrebbero interpretarsi come espressione della reazione immediata del cuore ferito; e ad essi se· gllirono poi nettissim i q uelli dell'emopericardio. Che poi i segni della reazione del cuore all'insulto traumatico siano provocati da un riseutimEinto dell 't~.ttività propria della fibra cardiaca, come vorrebbe la teoria miogena della meccanica del cuore (automa· tismo), o nell'innervazione iutra. od extra cardiaca, come sostiene la. teoria neurogenn., è questione ancora controversa. e che qui non è il caso di discutere. Basti a ccennarla e dire che secondo il lavoro recente dello Spangaro, già citato, pare che sia la. fibra per se, il miocardio, che reagisce, almeno· prevalentemente. Anche il Biondi ha trovato, che la lesione dei gangli e nervi cardiaci non sembra abbia gran peso nella fenomeno logia delle ferite del cuore (Policlinico - Sezione pratica 1906 pag. 492) . A questo proposito conviene ancora aggiungere come E:ronecker e Schmey abb1a.no descritto un centro coordinatore dei movimenti car-


PENETRANTE NEL TORACE CON LESIONE DEL PERIOARDIO E OEL CUORE

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diaci, messo in dubbio da altri, c~e starebbe nel limite del terzo superiore col terzo medio del setto interventricolare, e la cui lesione provocherebbe un disordine e l'arresto del cuore ; così si spiegherebbero morti improvvise, istantanee, osservate, per lesioni : apparentemente lievissime del cuore. Resta ancora a vedere se qualche altro organo toracico possa essere stato interessato dalla ferita : intendo parlare della pleura e del polmone. I loro rapporti col pericardio e col cuore sono tali che fanno ritenere in generale che in ogni ferita di questi anche la sierosa pleurica. sia attraversata, a meno che lo strumento feritore non passi in un piccolo triangolo interpleurico che ha per apice la quarta articolazione condro·sternale sinistra: per b&se la settima cartilagine costale per un'estensione di 15 millimetri circa e per lati lo sterno ed una linea obliqua che congiunge i due punti superiori ed esterno. L'arratomiac'insegna infatti che gran parte della superficie anterio:·e del pericardio non ha che rapporti mediati colla parte toracica, essendo coperta dai seui pleurici anteriori, o costo mediastinici, e dal margine anteriore dei due polmoni: ed il piccolo triangolo, ora descritto, nel quale il pericardio è scoperto e direttamente accèssibile, è la porzione non coperta di un altro triangolo, un po' più grande, limitato dai seni pleurici che si avvicinano a brevissima. distanza tra la seconda e la quarta arti<:olazione condro-sternale, divaricandosi in alto e in basso in modo da delimitare una superficie ad X, in cui il triangolo superiore contif\ne il timo e i grossi vasi; l'inferiore il pericardio ed il cuore. Quel triaugoletto è piccolo ed è a sinistra, la ferita del N uzzi è stata a destra, per cui, pur tenendo conto della variabilità dei rapporti fra il pericardio, pleura e polmone tanto fra soggetto e soggetto che f1·a ispira-· zio ne ed ispirazione, si deve ri te n'e re che anche questi organi siano stati traversati dall'arma. Però dell'avvenuta lesione non si è avuto nes;un sintomo importante : non pneumo, nè emotorace, nè emoftoe, non preumo-pericardio, ma solo tardivamente e fùga cement.e un dolce fregamento pleurico in avanti verso lo sterno, in corrispondenza. ed in vicinanza della ferita toracica; adunque clinicamente è stata di nessuna entita e noi quindi la trascuriamo. Dalla storia clinica risulta un particolare di cui finora non si è pnr· lato : il ferito cioè, stra ppatosi l'arma ~al petto, si è accorto che mancavano 2 centimetri di punta. É naturale perciò il dubitare che il frammento sia rimasto in cavità. Ma l'esame radiografico non ne ha svelato alcuna. traccia. Può essere adunque che la punta del coltello si sia altrimenti perduta.• Ma anche se il primo dubbio fosse realtà, siccome il corpo estraneo non ha dato nè dà sentore di sè con disturbi funzionali,


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FERITA D'ARMA DA PUNTA E TAGLIO

non aggrava. le condizioni del ferito e la. relati va prognosi, giacchè la. tolleranza. del cuore per corpi lltranieri è grande, e questi riescono generalmente indifferenti, purchè non rechino ostacolo alla meccanica cardiaca. (ad esempio: rapporti contemporanei col cuore e colìa parete toracica, ecc... ). La critica finora fatta ci porta dunque a concludere che nel Nuzzi non solo si è avuta ferita del pericardio ma che fu in pari tempo leso parieta.lmente il cuore e interessato il seno pleurico destro, se non anche il lembo polmonare, con dubbia permanenza. in cavità della. punta. dell'arma feritrice. Una lesione gravissima. e che pur tuttavia è stata seguita da spontanea e graduale risoluzione dei fatt i generali e di quelli a carico del cuore e del suo involucro sieroso, tanto che ora l'infermo si può consid~rare decisamente avviato a g uarigione. Questo è pertanto un nuovo caso di guu.rigione medica di una. ferita del pericardio e del cuore, il quale viene a ricordare l'opportunità del quesito che anche in recenti discussioni alcuni chirurghi, non sospetti di mancanza d'abilità e di ardimento, banno posto sulla indicazione di un intervento attivo in siflatte lesioni, Jata la certezza che talora si può ottenere la guarigione senza cura chirurgica e per la considerazione che è molto grave per sè l'azione d~l chirurgo pel cuore, compiuta in condizioni di assoluta urgen za e spesso di imperfetta asepsi. Di fronte alle difficoltà della diagnosi, la quale potrà giovarsi della mdioscopia. o radiogmfia per riconoscere l'esistenza di un emopericardio, e per la mancanza di una dottrina chirurgica sulle feri te del cuore, il quesito purtroppo è finora senza risposta precisa. Da tutti è ammesso che a. diagnosi certa., l'intervento immediato si imponga, ma dai più si riconosce che non tutti i casi di lesione del cuore, solamente probabile: debbono essere operati; anzi quando la stato del ferito è discreto, a diagnosi dubbia., è forse più utile l'astensione, e di tale opinione si è dichiarato recentissimameute anche il Fra.nke (Deutsche merl.ll'och., settembre Hl07). In ogni modo se si decide l'intervento, è sempre buona pratica, prima di aggredire il pericardio ed il cuore, quella di sbrigliare in primo tempo la ferita. esterna, mezzo sicuro per stabilire la diagnosi esatta. Coll'astensione però non s'intenda. d i lasciare il ferito alle sole..risorse della natura e dei rimedi interni, dovendosi esercitare un'attenta ed assidua sorveglianza c tenersi pronti ad intervenire appena nuovi sintomi rischiarino la diagnosi di ferita del cuore, o ad evacuare una raccolta pericardica sanguigna o flogistica, se dovesse portare grave ostacolo alla funzione cardiaca o altrimenti minacciare la vita dell'infermo: deve essere inso m ma un'aspettati ~·a armata.


PENETRANTE :-<EL 'lORAOE CON LESIONE DEL PERICARDIO E DEL CCORE

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Nel Nuzzi la cura. aspettante adottata è stata. coronata da successo, e non vi fu neppure bisogno di ricorrere, come si fu tentati, alla puntura del pericardio, perchè: quando l'esame fisico e la radiografia fecero rilevare l'esistenza di una raccolta pericardica notevole, le condizioni generali del ferito e quelle funzionali del cuore erano soddisfacenti, e poi migliorarono rapidamente. Se la puntura si fosse dovuta fare, si sarebbe praticata a preferenza infiggendo l 'ago nel triangoletto suddescritto, cioè, come consigliano Delorme e Mignon, nel sesto o quinto spazio intercostale rasente il margine sternale sinistro:. piuttosto che come indica il Dieulafoy, nel quinto spazio sinistro a 5-6 centimetri dal detto margine, perchè espone a ledere la pleura. A questo proposito anzi non è forse inutile ricordare come autori recenti (Rehn - Elsberg- Vo"initch) sostengano che un versamento intrapericardico non allontani, come si crede comunemente il cuore dalle pareti tora.ciche, ma che questi rimanga in contatto col quinto s_pa.zio intercostale e non sia mai spinto indietro. Cosicchè anche la semplice paracentesi deve essere.fatta con molta prudenza. L'esito fortunato potrebbe dispensare. dal parl11.re della modalità del tra.ttarp.ento chirurgico della fe.rita del perica.rdio e del cuore, ma per l'importanza dell'argomeuto credo valga la pena di accennarne per sommi capi i dettagli più interessanti. La tecnica per aggredire i suddetti organi è assai varia, specialmente nella confezione della breccia toracica, e non di rado il chirurgo ha dovuto ricorrere ad nn processo, per così dire, estemporaneo, suggerito dalle esigenze del caso, dalla sede e direzione della ferita. C'è chi ha trovato sufficiente resecare una (per lo più la quinta) o più costole, e chi una semplice incisione arcuata a convessità inferiore in modo da scoprire il qu~nto spazio intercostale e da potere uncinare e divaricare in alto la quinta costola, che all'oc.correnza si mobilizza incidendone la cartilagine (Spanga.ro); ma in genere si sono praticati lembi toraco-plastici sia a base o cerniera esterna (Fontan-Giorda.no), che a base interna (Ninni-Rotter), ad H {Del Vecchio), a base superiore od inferiore, ad L (Parrozza.ni) ecc., sempre, s'intende sulla parete toracica anteriore .sinistra. Alcuni vi comprendono anche porzione dello sterno (Marion). Preferito è il lembo a base esterna, che da buon spazio ed è di facile e rapida esecuzione; ma l'inconveniente di questi processi a sportello, inevitabili, è l'apertura più o meno larga della cavità pleurica, col conseguente prodursi delpn.eumotorace ed il pericolo di una pleurite purulenta, tanto vero che molti operati muoiono di questa complicazione. Delorme e Mignon nel loro processo di pericardiotomia hanno studiat.o il modo di eliminare siffatto grave danno: essi cioè, dopo rese-


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FERlTA D'ARMA DA PU:STA E TAGLIO

cate le cartilagini costali, distaccano le inserzioni alla. faccia. profonda. deìlo sterno del muscolo tra.sverso dèl torace, al quale aderisce il seno pleurico anteriore, che a sua volta. è separato dal perica.rdio da tessuto cellulo adiposo lasso. È possibile, perciò spingendo lateralmente il detto muscolo, di allontanare dalla superficie perica.rdica. sottostante il seno pleurico. Il -distacco del muscolo traverso, o triangolare dello sterno, si compie per via ottusa, primo colla sonda poi col dito. Io ho provato sul cadavere _-questo procedimento coi comuni lembi toracoplastsci, come consigliano del resto anche Terrier ~ Reymond (Chirurgie du coeur e d1t péricarde. Rapporto al 15° Congresso di chirurgia francese, 1902) ed il Guibal (Chirurgie ducoeu1·. Revtte de chi-mrgie, 1905), e mi è riuscito di eseguirlo abbastanza facilmente, pur essendo di tecnica piuttosto delicata ; ma dovendosi distaccare per via subpericondrica e subperiostale, le cartilagini costali ed i tratti di costa ·che debbono essere compresi nel lembo, si prolunga alquanto l'atto operativo che, per l'urgenza del caso, il chirurgo è spinto a compiere con .J.a massima speditezza. Tuttavia mi pare che non convenga, di progetto, sacrificare alla rapidità i vantaggi che possono venire al ferito da una. operazione -compiuta con metodo e coll'intento di attenuare i p_ericoli di complicazioni immediate o postume: perchè si potrebbe allora ripetere a tale proposito ciò che il Guibal osserva giustamente èirca la trascuranza dell'asepsi, cioè che se il chirurgo per arrivare più presto sul cuore non si preoccupa dei danni che può portare coll'intervento mal disciplinato o condotto con troppa precipitazione, non potrà dare al ferito che la pro· babilità di una sopravvivenza di qualche giorno od ora di più, giacchè più o meno presto complicazioni settiche o d'a.ltra natura. faranno soccombere l'operato. L'urgenza in caso di ferita del cuore non deve far dimenticare le regole chirurgiche più essenzial i, e come si va Ol'Illai formando nei chirurghi il convincimento che quei ferit i che possono da una operazione essere salvati sono in condizioni di poter attendere i necessari preparativi, solleciti ma scrupolosi, aiutandoli anche colla paracentesi per attenuare i sintomi minacciosi dell'emopericardio (Franke), così sembro. logico pensare che nell'esecuzione dell'atto operativo si debbano lasciare i grandi gesti operatori per seguire la tecnica più semplice, più prudente e meno aggressiva, anche se richiede maggior tempo, perchè questo sarà. largamente compensato dal minor danno immediato e del beneficio successivo che risentirà il ferito. Così l'asepsi quindi come il maggior rispetto possibile della pleura sono due condizioni di successo che devonsi osservare nella chirurgia del cuore: e quanto alla prima tutti o quasi sono d'accordo. Ma nol! da


PENETRANTE NEL TORACE CON LESIONE DEL PERICARDIO E DEL CUORE

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tutti è riconosciuta la possibilità di mantenere la integrità della pleura durante l'atto operativo, anzi qualcuno (Casapinta., Ca1·dio-emostasia e ca1'diorrafia. Giornale medico del R. esercito, 1905 - Spanga.ro, Tecnica degli interventi chirwrgici pe·r ferita del cuore e nuo·w p1·ocesso di toracomia. Cl1'nica chirurgica, 19013) la ritengono un obbiettivo non raggiungibile in pratica e perciò credono preferibile decisa.rùente l'apertura. larga delle pleura, anche per la speciosa ragione chs questa è già lesa. dal trauma.. Tuttavia parmi che l'indicazione di tentare la via extraplenrica esista. egualmente, perchè se anche le manovre operatorie non rispettassero la com p l eta integrità della sierosa pleurica ciò nondimeno i danni sarebbero sempre minori della ampia ed incondizionata . aper tura. della sua cavità: si tratterebbe infatti di piccole lacerazioni della sierosa. che si aggiungerebbero alla ferita gii~ esistente, non mai molto grande, e che sarebbe possibile riparare immediatamente, mentre poi una eventuale ferita del polmone od una raccolta ematica del caso· pleurico potrebbe essere trattata o attraverso la ferita stessa della pleura o per un' altra breccia toracica più appropriata. È del resto, questa, presso a poco l'opinione di Terrier e Reymond, accettata in parte anche dal Rhen (36~ Congresso della Società tedesca di cltirlt1·gia). Il Mauclaire, per casi speciali, ha proposto la via addomino-transdia.frammatica, cher isparmia certo la pleura.. Arrivati sul cuore, dopo avere allargata la ferita perica.rdica e fissatine con pinze i margini, si deve subito praticare la emostasia provvisoria., se il cuore sanguina: chi introduce un dito nella ferita, chi passa a. mano sospesa uno o più punti che attraversino a tutto spessore i labbri della ferita, chi ricorre a pinze (Salomoni - Longo - Casapinta). Sembra miglior partito quello di applicare un dito dall'assistente sulla ferita, o addirittura, se si tratta del ventricolo destro o di una orecchietta, di afferrare, come hà fatto il Milesi (Satltra del ventricolo destro del cuore. Policlinico - Sezione pratica, 1904), e str inger fra dito indice e pollice i due margini della ferita, tirandoli in fuori. S consigliabile sembra di afferrare e sollevare il cuore colla mano sinistràt perchè si è visto sperimentalmente che se ne possono arrestare i moti (Spangaro), ciò che da altri è negato (Rehn). · Fatt~~o la emostasi provvisoria., si pratica la sutura, che può esserea pu nti staccati, ad U, a sopraggitto, con aghi Haghedom e filo di seta. o catgut, prendendo molto spessore affi.nchè i punti non lacerino, ma evitando di interessare l'endo-cardio, avvertenza che per alcuni non ha importanza. Sembra. indifferente il tempo della rivoluzione car· diaca durante cui applicare punti, benchè si consigl i da ta.luno di. metterli in diastole.


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.I!'I!RITA D 1 ARWA ))A l'UNTA E 'l'AGLIO, ECC.

Indispensabile complemento è la toelette del pericardio, ed utile è riconosciuto, per la facile infiammabilità delle sierose toraciche e par la poca asepsi, il drenaggio, sebbeno qualcuno tema ehe attraverso di esso avvenga un'infezione ·dell'esterno verso l'interno. Lo Spangaro raccomanda, e mi pare nn buon procedimento specialmente quando si sia seguita la via. transpleurica, di fissare l'angolo inferiore della ferita pericardica alle parti molli del torace e da quello condurre all'esterno un tubo a drenaggio: così il deflusso del sangue e degli essudati è facile e v'è minor pericolo di diffusione di un processo flogistico alla pleura. Guibal dà un consiglio analogo, di suturare cioè il bordo posteriore dell'incisione pleuro pericardica al foglietto est.erno della incisione pleurica. in modo dl:l. isolare la grande cavità di questa sierosa. In ùgni caso drenaggio pericardico e, se occorre, drenaggio pleu rico debbono essere indipendenti.


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OSPEDALE MILITARE PRIKCIPALE DI NAPOLI DLRETIO DAL TEN. COLONi'. DOTT. A. flAT. DANZA

GABIN ETTO

o· !S T O LOG !.'\.

SU DI UN CASO DI CONDRO-ADENO-CARCINOMA DEL LABBRO SUPERIORE Contnt.uto alt"anatomi:J. p.< tolvgica ed atl"istogenesi dei tu mori complessi ~l fJHesta regione per Il ilOlt . ;\lfredo llevae<jUU, tenellll' mediCO

l tumori che hanno sede nelle labbra possono essere i p i tl svariati : così vi si riscontrano tutte le forme di tumori connettivali, vascolari, gla.nrlolari ed epiteliali, i qua.li ultimi sono i più frequenti. Una varietà che si può riscontrare nelle la.bbra è r appresentata da tumori r isultanti dalla combinazione di varii tessuti, fra i qua li entrano quasi sempre in proporzioni variabili l'epitelialE:' ed il connettivale, che coi loro derivati }JOssono formare tumori molto ~omplcssi . La sede pressochè costant.e di questi è il labbro superiore, q uasi mai i l labbro inferiore, che invece è il luogo prediletto delle cisti salivari, le quali, allA. loro volta, rarissimamente si riscontrano nel labbro superiore: prendono origine ad una certa distanza dal bordo libero e lateralmente, non fanno sporgenza nell'orifìcio boccale, ma sospingono in avan ti il labbro, imprimE:'ndo a ll'ammalato una c~rta fisonomia speciale, così come quando si introduce una mandorla t ra le labbra e gli incisivi. Sono generalmente piccoli, non sorpassando pe.r lo pii1 il volume di u na nocciuola o di una mandorla, quantunque qualche volta abbiano r aggiunto la grossezza di un arancio, come nel caso descritto da Francis • Mason (l) ed in quello di Padieu (2). La loro forma è rotonda od ovoide, con superficie alcune volte uni-

forme e liscia, spesso leggermente mammellonata, di consistenza dura, (Il Tumore glana~tlare nel labbro l ttperiore, datante da 41 a,1ni (Britisll med. J oun1al, i86~, iO otto!Jr e, p. 389). SI tratta Ili una donna a 45 anni con un tumore delta grosseua di un arancio, situ~to s ulla meta sinistra del labbro suveriore, comparso fio dall'eta di 4 anni. Tumore indolente e di fari le asport..1zione. V e:nme istologico dimostrò un ammasso di piccoli noduli ghiandolari che ripetc•·ano la struttura normale delle l!landole labiali, con qualche sottile placca calcarea nel centro. Guarigione. ( t ) Gtu. méct. Picardie, i 886, p. i 65. Riferisce un caso -In cui Il tumore •lei labbro $Uperiore ave•·a invaso la gusncla, la bocca, e si era ulcerato dando luogo ad emorragie ed a sintomi di sotrocazione.


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SU DI UN CASO

qualche volta a contenuto cistico, quasi sempre incapsulati e facilmente isolabili; mobili sotto la mucosa. Sono per lo più indolenti, a decorso benigno e lento, quantunque qualche volta in secondo tempo possono prendere un'evoluzione maligna. Al taglio non mostrano aspetto omogeneo, presentando p.arti dure e friabili, dipendenti dalla differente natura dei tessuti che li costituiscono, la cui proporzione varia da un tumore all'altro. Lo studio microscopico di questi tumori dimostra che le diverse produzioni che li formano sono legate tra loro, procedendo da una origine comune, ed offrono a studiare una trama interstiziale e delle masse cellulari, ordinariamente epiteliali, che formano dei tubi irregolari, variamente disposti, ora ammassati ed ora. isolati. Come non è raro trovare nei fondi di tali tut.i, dei piccoli calcoli verdastri, di origine salivare. Lo stroma è formato da tutte le varietà di tessuto connettivo, alcune volte riunite insieme, spesso rappresentate da una o più varietà; predomina quasi sempre il tessuto fibroso, il ·quale di frequente si associa al cartilagineo, costituendo la varietà più comune dei tumori eteromorfi delle labbra: il condroma. Questo però raraments si riscontra puro, come hanno potuto notare P érochaud (1), Malherbe (2), Rumphry {3), Robinson (4) ed altri che hanno descritto degli adeno-condromi, Malherbe (5) in un Epitelioma poli-11w1-(o del lab(Il Pérochaud nPIJa sua U!si per Il dottorato, 188:i, Rttht.-cllts w1· le1Lummrs mixlt~ ctes gla••du &11Li •·ail'tt, riporta tlue osserva,.loni di a•leno-condroma del lahbro superiore: la pmna riguarda un iDlllviduo dell'eta di trent'anni. con uo tumore della grossezza di una (Jiccola mandorla, con tre anni eli d~corso. operato dtcl 11r0f. lieurtnux. Al l"esame i<tolo;tico tale tumore ri.; ulla form•to da una trama. di tessuto OIJr0$0 e cartolag>neo e da ammasso di cellul e ep itel iah. la maggior parre cilindriche. che riempiooll numeroso ca vita. t 'autore melle in confronto le glandole labiall con la parotode, per la tendenza rtella loro trama a trasformarsi in rartila;:ine; ed esitan~o s~ il suo tumort> fos~e uo condroepitelioma od un aclcno- conolroma conclude per I)Uest• ultim•J, quanlunqne dal13 descrizione seonhri ttattarsi rJi un coroctro ·aderou·curcinoma. (!) La secon.la osservazione ri~uaroa pure un individuo rli cirettrent"ann i, Ol•rrato dal profess~r llalhube, per un tum:>re del laiJhro superiore, del la grandezza di una m~odorla, indolente, sporgente ::olio 111 muro~a lal!>ale, da rlo••e fu C<tirpato colla m:t;;sima racilita. hlo l o!(ir~>me oto risulta formato da cellule ep iteliali poliedrlche, dispr.ste in tubuli , e •li una trama rartllagmea che In alcuol punti avrva aspetto mu;omatoso, pel quale ult imo te<suto l"autore non rimase convinto della vera natura. 13) C11mbndge me<l. $OC. i mags:io 1880 tRias,unto nel B•·itish mect Journal 1 8~0. !9 magg•o. )l. 816) Tumore rl••l volume rli una oocella. che occupa la met.1 rlestra del lahiJro surorlore. 311Jlarte· uente a donna 111 33 anni. Pelle c mucosa della re;.:ione ~)lostabill. fo:surpa7.>oue, con taglio ,, V comprrnolente tutto lo spessore del labllro. t'esame microscopico fa notaru nume•·osl e lerneuti glan!lolari tld la rq:•one in uno stromn cartolagiueo ialmo. (I l Cumtro>~la ctrl l abbro supe~io•·t. Am~o·ic. Oerm. A ~snciat.. ISS6. Uomo t1i 3G nnni, con tumore del l:ohbro superoore. della ~:ro<sczza cti circa un piJII•.:r, in~ap,ulat o muhlll'. Ali" esamo lstolog•co si ri;cnntrano tutte le varoeta della carL>Iag-me: la ialiua. la llhrosa. l• reticolata. e quella a eellnlc ramollcate, chr si osserva nella lt!>l~ del cclalopodo. In mct.7.0 ati cs<n si riscontra del t~ssuto glaudolarc a cn ratt~re embrionario. (5) MHn~nns. Ar</1. t.le .lféct. ( 885. sotto il nome oli E p lttlinma polimor{o, nel de~crivere una varieta dJ t'folteltOma carallenz7.aiO ola polimorlìsmo degli clementi epi telia li e dèllo stroma. del tumore, cola una os,crvaziouc lli Trel.ot <L•jars. Arch. t.le Afect. (8~51 di nn neoplasma appartenente ad un


DI CONDRO·ADENO·CARCINOMA DEL LABBRO SUPERIORE l

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bro, è Collet (l) in un tumore misto del labbro superiore. Paget (2) e Goodha:::'t, (3) in un tumore misto estirpato da ciascuno di loro, hanno riscontrato del tessuto osseo; Hodenpyl (4) ha descritto un condromixo-sarcoma, Heurtaux (5) un cond1·o-adenoma a trama mucosa., D. N. Eisendrath (6) un caso di ma.crochilia da adenoma del labbro superiore. In sostanza, i tumori delle glandole labiali ripetono la medesima struttura ed i medesimi caratteri di qnelli della parotide e delle albre grosse glandole salivari, vale a dire sono tumori quasi sempre misti, · come hanno dimostrato P erochaud (7) per la glandola parotide in ispecie; Terrier, Broca, Hartmann (8) per le altre glandole salivari, De Lala.brie (9), il cui lavoro fu riassunto da Monod (10) per le glandole della mucosa boccal"l, e finalmente Collet nella sua tesi, in cui tratta ampiamente questo capitolo sui tumori misti delle glandole salivari delle labbra, dal punto di vista anatomico, clinico e storico.

*"'* Da queste scarse osservazioni che ho potuto raccogliere si può argomentare come i tumori misti delle labbra, se non sono addirittura. uomo di 39 anni, con quattro anni di decorso, sito nel labbm inreriore, sulla linea mediana, ad un cm. dall'orlo mucoso, del volume di una noccluola, indoleute, secco, duro, che all'esame lstologico risulta co•tltnito Ila uno stroma 111 tessuto ooonettivo adulto ed embrionario, di cartilagine reticolare e sostanza Ojsea e da ammassi epitelmli, ora sotto rorrna di cavilli piene dl ~quame epidermiche, c<.me nelle cisti sehacee, ora di cordoni analoghi a quelli dell'epitelioma tubulare, ora di caVità simili a quelle dall"epltelloma cilindrico. (l) C~LLY.T nella sua tesi Dtt tumeurs t1dxle1 dcs olande• 1alivaires de• lévret, t895. riporta nn caso di tumore misto \Ielle glandole lablali del labbro SUJlPriore, situato alla faccia interna di questo tumori', eh~ al taglio fa notare soslanza ossea. Esso apparteneva a donna dt 30 anni di età, operata <la l dott. Sour<lille nell' Hòtel Dieu, ed era della grossezza di una nocell~. L'esame microscopico dimostra essere formalo da tessuto epiteliale cilindrico, disposto io rorm~ tubulan>, ~on <lep;enerazione cistl~a. e da uno strom~ che presenta tutte le varietil del connettivo: fibroso. mi~omatoso, sarcomaloso, cartilagineo, osseo. Predomina però il tessuto cartllogineo. che assume ora la forma ialina, m~ pii! frequentemente qnPI liJlO tli cartilagine a cellule ramillcate proprie del condr oma. St trattA di un tumortl molto complesso. nl quale, come ~i esprime l'A., si potrebbe dare il bar· baro nome di: adeno-epitello-:~arco-Hbro·cont1ro-osteoma delle glandole lahiall. (!) f>AGRT. - Leclures dtlivered at lite Ro11al College o( Surgeont tSSt , London, rirerisce tre osser· vaziom ~l adeno condrmni, in una delle Quali si nota la pre~enza di tessuto osseo. 13) GoootURT. - Palh Soc. o( London, 17 ottohro 1876 ('fhe La,.ctt 18i6, t. Il, p. 674) In uno del due casi da lui osservati di t umori misti, ratti da cartilagine, tessuto mu~oso, lll!roso, elastico e glan11olare, ha riscontrRtò !Iella sostanza o~sea. (l) l/n calo di coudro-mixo-sarcoma d•l l abbro. (11 roc. N. l'o,·k, P<llll. 1oc IS!Io). (5) Usservazlone puhhlicata Ila VovRR (These <le Paris, 18~1) sotto il titolo: Bpithéliome, type OdtnOmt a trame muqueult de la /évre 3Upt;,.Ìtllrt . ( 6) Adenoma delle glandule muccolt dPII~ labbra come causa di macrochllia. A•m. o{ Surgery IP.)l t. 1!104. (7) l.oco cii. (8) :1/an..el de p,Jthnl. f:&lerne 1888, t. 111, p. 681; 1889, 1. IV, pp. ~O'l e 266.

(9 • Arch. Gen. de .lltd. 1~90, t. l. Jlp. 537, 677 e t. Il, p. 34. !tu) Bull. 't mé.-n. de l tJ Soc. dt Chir. Pari1 18~0. n. 3, t. XVI, p. 48. 7 -

(iiornnle di medi cina militare.


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SU DI UN CASO

ec..:ezionali, non sono poi tanto frequenti, per cui non credo cosa superflua lo arricchire la lE>tteratura sull'argomento di un'altra. osservazwne.

L 'interessante tumoretto, che mi accingo a descrivere brevemente, appartiene a una giovine donna di 20 anni di un paese vicino a. N a poli, la. cui storia è semplicissima: nessun precedente gentilizio nè personale; donna. di casa, nubile, di eccellente costituzione fisica, ben nutrit.a; si presenta a me con una evidente tumefazione nella metà destra del labbro superiore. La cute di questa regione, su cui si nota. un piccolo porro, è di colorito normale; il palpamento fa notare, immediatamente al disotto dell'impianto della pinna nasale sul labbro (solco naso-labiale), un tumoretto della grossezza di una mandorla, a limiti non bene distinti, di consistenza dura, di forma rotondeggiante, poco spostabile sotto la cute, non aderente alla mucosa sottostante, la qu~tle scorre facilmente sul tumoretto medesimo. Nessun accenno d'ingorgo nelle glandole !infatiche prossimiori e del collo. Di esso l'inferma si era accorta cinque mesi prima che si presentasse alla mia osservazione; lo aveva visto crescere lentamente, ma in modo progressivo senza averne molestia alcuna i primi tempi; ma in seguito cominciò ad avvertire dolori trafittivi, che nell'ultimo mese le davano molto fastidio, e mi chiese di . esserne liberata. Questo modo di crescere del tumore in soli cinque mesi, i dolori lancinanti, la mancanza di reazione infiammatoria da parte della cute e dei tessuti vicini, mi fecero pensare ad un tumore maligno della regione e più che ad altro, data la giovane età della donna, ad un sarcoma, per cui le consigliai subito l'estirpazione del tumore, che venne eseguita dal prof. Longo. Il tumoretto si potè estirpare facilmente, giacchè era avvolto da una specie di capsula, da cui fu sgusciato senza alcuna. fatica. L a fflrita suturata guarì per prima intensione dopo pochi giorni, e la donna fu liberata da ogni fastidio. STORIA CLIXICA. -

EsAME ANATOMICO. Il pezzo è della grossezza di una piccola nocciuola. irregolarmente rotondeggiante, giacchè sulla superficie si notano delle piccole tuberosità, da conferire al tumoretto l'aspetto moriforme (fig. l): di consi:;tenza dura, acquista consistenza condroidea. in corrispondenza di queste escrescenze.


DI CONDRO-ADENO-cARCINOMA DEL LADDRO SUPERWRE

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Spaccato in due metà, alla superficie del taglio (fig. l B) presenta una struttura come a zone concentriche; contorno irregolare, colorito grigio, perlaceo, e molti punti splendenti che risaltano per la maggiore rifrangenza. e che formano la maggior parte del tumoretto.

*** Delle due metà di esso, una viene fissata in alcool a 70~, l'altra nella soluzione idro-alc<1olica. acetica di su blimato, e dopo le consuete manipolazioni, ambedue sono incluse in paraffina.. I tagli al microtomo sono colorati variamente: al litio-carminio ed indaco, al piero-carminio, - ;

~'ig. l. -

A) Tumore di grandezza naturale, superfic•e esterna di esso. - B) Superficie del tumore spa ccalo per mola. - C1 Aspollo di una seziono microscopicJ, vista ad occhio nuuo.

all'emallume ed orange, al carminio ed ematomuceide p~r la colorazione del muco, al Van Gieson per la colorazione dello stroma e della sostanza mucosa e colloide; al bleu di toloidina per la reazione del muco, al Weigert per mettere in evidenza le fibre elastiche. EsAliE ISTOLOGICO. Osservando ad occhio nudo le sezioni diversamente colorate, vi si possono agevolmente notare due sostanze (fig. l C) diverse per forma. e per colorazione; nettamente distinguibili, quantunque fra di loro irrogolarmente e senza alcuna disposizione frammischiate: una sostanza più rifrangente, che nel mezzo del tumore si dispone in piccole masse rotondeggianti, di grandezza variabile da una testa di spillo ad un acino di canape, che assumono sempre una colorazione più chiara e trasparente, mentre alla periferia assumono forma irregolare, giacchè formano i mammelloni osservati sulla superficie del tumore; ed. una sostanza meno trasparente e meno abbondante, più intensamente colorata, che non assume forma alcuna, ma che si in-


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SU DI UN OASO

fra.mmette fra le piccole masse dell'altra. In queste si distinguono pure dei punti più colorati e dei punti completamente incolori. A ·debole ingrandimento (Koristka. oot,. ~), dando uno sguardo d'in:1 sieme a tutto il tumore, si può confermare quanto si è osservato ad occhio nudo, che cioè esso è formato da due sostanze diverse, una. più rifr-angente ed omogenea, con riflesso bluastro, che sembra formare lo stroma del tumore; l'altra viceversa più differenziata, a caratteri strutturali ;;ostanzia.lmente diversi, che si dispone· sottoforma di ammassi tnbula.ri e cellulari informi, sostanza. che corrisponde per forma e per disposizione a quanto si è osservato sulle sezioni ad occhio nudo. A tale ingrandimento si può notare inoltre come il tumore sia avvolto da una capsula all'intorno. Cosicchè dobbiamo studiare dal punto di vista microscopico: la capsula, la trama interstiziale o stroma., le formazioni tnbulari e cellulari. CAPSULA. -Questa forma al piccolo neoplasma un rivestimento quasi completo; è però abbastanza sottile e non del medesimo spessore in tutti i punti; risulta di connettivo fibroso e fascicolare, con abbondanti fibroblasti. Dalla capsula, in qualche J>Unto, si dipartono dei fasci connettivali che concorrono a formare lo str-oma del tumore. Non ·presenta nel resto nulla di speeia.le che meriti particolare descrizione. TRAMA ISTERSTIZIALE. Lo stroma del neoplasma consta in minore parte di tessuto connettivale fascicolato o fibroso e di tessuto osteoide con qualche frabecola ossea.; in massima parte di tessuto cartilag ineo; tranne nella periferia, dove l'impalcatura è costituita quasi esclusivamente da connettivo. Predomina qui il connettivo fibrillare comune, i cui fasci partendosi dalla faccia interna della capsula. del tumore ed intersecandosi fra loro, lasciano degli spazi a guisa. di alveoli, riempiti dalle formazioni cellulari e tubulari già accennate innanzi, e che descriveremo in seguito. La cartilagine poi assume vario tipo a seconda. dei punti in cui si esamina il tumore, in ogni punto del quale si possono studiare e seguire tutte le varie forme e varietà di cartilagine, dalla embrionaria, reticolare e fibrosa, alla ialina. È appunto tale tessuto cartilagineoche, disposto in lobi disuguali e più o meno irregolari, dà alle sezioni quell'aspetto che abbiamo precedentemente descritto. Queste masse di cartilagine presentano fra. loro differenze strutturali, diguisacchè meritano essere d escritte particolarmente. A lcune di esse, specie quelle ch e octupano la parte centrale del tumore, sono formate solamente di cartilagine; però non mai è un


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solo tipo di questa che le forma: vi si riscontra prevalentemente la ialina (fig. 2-b) bene distinguibile per le capsule cartilagine e, con le rispettive cellule sempre bene evidenti, e per la sostanza intercellulare omogenea; in discreta quantità. la cartilagine reticola.ta., con numerose :fibre elastiche, messe in evidenza dalla colorazione di W eigert. In qualcheduna prevale una forma di cartilagine che non esiste normalmente, in cui le cellule non hanno capsula e sono ramificate, con dei prolungamenti che non si colorano e che formano un reticolo a ma-" glie molto larghe e lunghe; in altre paro) e la cartilagine assume l'aspetto di quella che si riscontra. nella testa dei cefalopodi (1). Queste masse più centrali sono avvolte e divise fra loro da fasci di <lonnettivo (Fig. II a) fibroRo, reso ben evidente da tutte le colorazioni doppie, specie dal V an Gieson, i quali fasci formano una specie di capsula propria ad ognuna. Presentano spesso nel mezzo, delle sezioni di tubuli, ora tagliati trasversalmente, ora longitudinalmente, che si riscontrano pure alla periferia come se da questi fossero trapezzate. Le masse cartilagine~ più periferiche sono formate in minima quantità da cartilagine ialina; predomina invece la cartilagine embrionale caratterizzata da cellule rotondeggianti, senza capsule distinte, e sepa· rate da sostanza fondamentale ialina., poco abbondante, che in altri punti assume l'aspetto fetale, vale a dire le cellule diventano strette, lunghe, fusiformi o triangolari, sempre senza capsula con sostanza ia-lina. abbondante. Nella periferia del tumore i lobi cartilaginei più piccoli e più irregolari contengono numerose sezioni tubulari, diguisachè la sostanza cartilaginea propriamente detta è meno abbondante; qui essa acquista un aspetto completamente diverso: è costituita da cellule rotondeggianti; raramente se ne trovano provviste di capsula giacchè quasi tutte ne sono sprovviste ed emanano dal loro contorno dei prolungamenti che (tl Queste celluls a prolungamenti sono state desc1·itte però anchs normalmente dal Ranvier nella carlilagloe di Santorlnl e nel legamenti rotondi dell'articolazione coxofemorale. Anzi qualche autore (Hénocque, Vander Stricht) per la presenza di tali prolungamenti In qualche cellula cartilaginea, ne ha tratto la eoncloslooe che tolte Il' cellulA cartila~:inee sono provviste di ramoflcazioni molto manifeste in alcune, In altre meno VISibili, che servirebbero alla circolazione dei succhi nutritivi. Tale interpretazione Co in sAgolto dimostrata erronea, lfiacché si é visto che colla potassa, racen· dola agire su di una lamina di cartilagine la lina, si scioglie la sostanza fondamentale, e si hanno te cellule cartilaginee senza alcun prolungamento. Recenterroente il Fusari, trattando delle sezioni di carllla~ine ialina Cresca con una soluzione rli nitrato d'argento t p. tOO per ~4 ore, ed esponendola, previo lavaggio in acqua e montatura in balsamo, alla luce del sole, vide come le cellule cartilaginee colorate in nero, sono munote di llnissimi prolungamenti a struttura granulosa simile al protoplasma. i quali si distaccano rtal contorno delle cellole e terminano l più al di fuori di essa, pochissimi attraversano la sostanza fondamentale e raggiongono le cellule ,·lc!ne. Evidentemente tali canalicoli servirebbero alla nutrizione della cartilagine.


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formano un reticolo a larghe maglie ed irregnlari, in mezzo ad u:ua sostanza fondamentale uniforme. (Fig . .II c) . Quantunque qui la cartilagine acquisti l'aspetto di tessnto mixomatoso, pure non oserei affermarlo giacchè ad un minuto esame nè gli elementi cellulari, nè i prolungamenti hanno i caratteri di questo tessuto, come coi vari reagenti del I:Duco, Van Gieson, Tionina, bleu di · toluidina, ematomuceide, non dà. mai la reazione mucosa.

Fig. Il. - a ) Teuutn fibroso. - b c) Muse c arlilaginee - d d') Tubi ed epitelio cilindrico alto. {) Masse cellulari epiLe llali a tipo embrionario. Da un preparato colorato coll'em , JJume ed oung•. Fiss. in sublimalo Koristka. oc. 2, obb. 2.

Spesse volte, specie alla periferia dalla cartilagine ialina si passa ad un tessuto osteoide, che a poco a poco assume l'aspetto chiaramente osseo presentandosi sotto forma presenta sotto forma di trabecole piì1 o meno sottili, laminari, che si inframmettono fra le masse tubu!ari (Fig. III a) le cui sezioni rimangono divise da quelle, che ne formano qui la. vera sostanza interstiziale. FORMAZIONI TUBULARI E CE LLULARI. L'altra sostanza presenta forma, aspetto ed aggruppamento diverso, a seconda che si riscontra


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nel mezzo delle masse cartilaginee, oppure al di fuori di queste. In mezzo alle formazioni cartilaginee assume sempre forma di tubi più o meno numerosi, che si presentano ora in sezione trasversale, ora longitudinale, ora obliqua, a seconda del modo con cui son capitati al taglio, (Fig. II) e sono divisi tra loro da abbondante sostanza cartilaginea. Questi, osservati a più forte ingrandimento, ordinariamente sono costituiti da una membranella basa!e, in rapporto immediato con la sostanza interstiziale, e da uno o più ordini di cellule ora cilindriche ad epitelio alto con protoplasma :finamente granuloso e nucleo _vescicolare, brillantemente colorato dai colori nucleari, disposto verso la base della cellula; ora da un solo ordine di cellule cilindriche a ciglia vibrati li; ora da cellule cubiche, disposte ad una o più filiere: questi elementi ' chiaramente epiteliali, circoscrivono un lume hone evidente, di va.rio diametro, che non fa notare quasi mai alcun contenuto mucoso o colloideo nello interno, tranne qualche vegetazione cellulare, nè delle vere trasformazioni cistiche. Ma non sempre tali elementi conservano forma e disposizione così regolare, che anzi spesso in alcuni punti i tubi epiteliali sono più stivati, anastomizzandosi fra loro; gli elementi epiteliali si stratificano irregolarmente; rompono le barriere proprie, infiltrandosi nel tessuto circnmambiente, o invadendo il lume del tubulo che circoscrivono, assumono la forma ora rotondeggiante, ora poligonale e si dispongono sotto forma di masse epiteliali informi (Fig. II(, Fig. III c). Queste ultime, numerosissime al di fuori delle masse cartilaginee specie alla periferia, sono meno numerose nel mezzo delle masse cartilaginee stesse. L'elemento epiteliale che predomina nell'interno dei lobi cartilaginei centrali è d unque l'epitelio cilindrico alto, quasi sempre a ciglia vibrati li; ordi~ariamente disposto ad un .s olo ordine di cellule, spesso a due, con un nucleo disposto verso la base, colorate splendidamente specie coll'emallume ed orange, con cui si possono vedere tutti i dettagli (fig. IV A); alle volte però assume forma. più bassa e tapezza delle cavità tubulari, sulle cui pareti spesso si stratifì.ca. Osservando diligentemente questi tubi epiteliali, che ora possiamo chiamare, eenz'e.ltro, ghiandolari, avendone con evidenza tutta la. forma strutturale,lsi può vedere come, nella maggior parte dei casi, le cellule cilindriche che li formano sono impiantate verticalmente sulla membrana basale. Esse sono costituite da un protoplasma fìnamente granuloso e striato nel senso della lunghezza, con un nucleo ovalare verso il mezzo, fornito di uno o due nucleoli. Nell'estremità che guarda il lume sono impiantate poche ciglia vibratili.


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In molti tubuli, dove l'epitelio cilindrico sembra stratificato, si notano, al disotto del primo ordine di cellule, due o più file di elementi cellulari che riposano sulla membrana basale (fig. IV A). L'epitelio cilindrico così descritto ha molta. rassomiglianza coll'olfattivo, e le cellule situate al di sotto mi ricordano la disposizione delle cellule basali dello strato epiteliale della mucosa olfattiva.. Accanto a questi, ma molto più rari, si notano delle sezioni di acini costituiti anche da uua. membrana basale, che presenta però delle cellule connettivali allungate, a scarso protoplasma., con nucleo allungato, che s1 anastomizzano fra loro: su tale membrana sono applicate

~ a ___•.. ~·

Fig. 111. - a ) Lami ne osteoidi ed ossee . - b i Tubuli ad epitelio cilindrico alto. - c) Masse cellul•ri ad epitelio polimorfo ed embrionario. Da un preparato colorato coll'amaloosllina ed il \'an Gieson. Fiu. In al~ool " 70". 1\oristkA oc. 3, obb S. tubo ali. 16.

delle cellule voluminose, coniche, stipate le une contro le altre, in modo da lasciare al centro dell'acino uno spazio appena percettibile (fig. IV B ). Hanno protopla.sma finissimamente granuloso, da assumere un aspetto molto chiaro, essendo; granuli diffusi egualmente in tutto il protoplasma cellulare, con nucleo evidente e disposto verso la. base della cellula.


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Tali elementi mi richiamano alla. mente quelli delle glandole saliva.ri e precisamente la struttura dell'acino delle glandole sierose {parotide), colle quali hanno grande somiglianza. Inoltre, vicino a queste formazioni si possono osservare delle sezioni di tubi ad epitelio ora appiattito, pii1 o ineno basso, ora conico {!On la base applicata sulla parete propria del tubo e l'apice verso il centro. Il protoplasma. di questi elementi lascia intravedere struttura di'Versa a. seconda uhe si osserva. nella sua parte interna od esterna: in questa, presenta aspetto striato molto chiaro nel senso longitudinale, ossia secondo l'asse della cellula; mentre, nella parte interna, più scuro e granuloso: tali ultime sezioni tubulari ricordano la struttura dei canali escretori delle grosse glandole salivari normali. Le formazioni epiteliali che si riscontrano al di fuori delle masse cartilagenee, assumono due forme: la forma tubulare ad epitelio spesse volte polimorfo, ma prevalentemente cilindrico più o meno alto; oppure la forma massiva, con elementi rotondeggianti, poliedrici, senza uno stroma. intermedio, elementi che non infrequentemente si dispongono ad alveoli. I tubi epiteliali hanno qui disposizione molto variabile; alcuni sono isolati, disseminati qua e là nel campo del preparato; altri al contrario, e sono i più, si aggruppano, si giustappongono ed in certi punti si agglomerano talmente, da apparire separati solo .da sottili fasci fibrosi, acquistando così un aspetto areolare. Hanno inoltre forma. molto irregolare: quelli che si presentano in sezione longitudinale sono per lo più molto lunghi, ramificati; si dispongono spesso immediatamente allo intorno della capsula connettivale che riveste i lobi cartilaginei, in modo che gli orli dei due lobi contigui sembrano tapezzati da epitelio st1·atificato alto, e divisi fra loro da uno spazio allungato chiaro, che iu nn dei conti non è che il lum~ del tubo ghiandolare (fig. II d). Spesso questi tubi si dividono e suddividono anastomizzandosi tra loro, mentre l'epitelio diventa. a poco a poco piatto, poliedrico; perdono la. membrana basale, i loro contorni diventano non bene limitati per l'epitelio che, diventato piatto, poliedrico, rotondeggiante, ed infine a caratteri embrionali, s'infiltra uel tessuto interstiziale, formando delle gittate ed ammassi informi, così come si osserva negli adeno-carcinomi dell'utero, dell'ovario, ecc. Come non è infreq ~ente vedere l'epitelio cilindrico di un tubo ghiandolare in sezione trasversale, diventare poliedrico, polimorfo a carattere embrionale, e formare delle vegetazioni che occupano buona parte del lu~e del tubo, c.;osì come si osserva nell'adeno-cistoma. papillifero del-


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l'ovario, mentre l'impalcatura della vegetazione è fatta da scarso tessuto connettivo e cartilagineo (fig. IV C, a). Qui, nella periferia del tumore, più che le formazioni tubulari, predominano masse epiteliali senza. alcuna disposizione regolare, i cui elementi irregolarmente poligonali, assumono la. forma a racchetta., rotondeggia.nte, embrionale. Spesso questi si Rmmassauo intorno ad un lume ghiandolare, stratifìcandovisi a guisa di mantello, per giustapposizione, in modo da ricordare la disposizione del peritelioma; altre volte si tro-

Fig. IV. - A) epitelio cilindrico vibratile. - E) sezione di un acino ad epitelio identico a quello d-.11• parolide. - C) ''egetazione epiteliale, nel cui strorn:l si osservano elementi carlilagin"i a). In un lubulo. Korialka oc. 4 comp. obb. 9".

vano ammassati senza serbare alcun contatto fra di loro, cioè disgiunti, liberi, senza alcuna trama interstiziale, formando degli alveoli, come avviene nei carClnomi. Misurano in generale da 12 a 20 Jl, hanno protoplasma. abbondante a limiti netti, nucleo vescicolare bene visibile, con diversi nucleoli da tre a cinque. In ess~ si possono facilmente notare i segni di eccessiva proliferazione, presentando moltissimi delle fasi cariocinetiche, specie atipiche: in brevi parole il polirnorfismo, l'ipergenesi, la mancanza di alcu.na trama ìnter.<;tiziale rappresentano i tre caratteri essenziali di questi elementi. o

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I vasi sanguigni sono molto scarsi, si trovano preYalentemente nel connetti vo della capsula ed in quello che concorre a formare lo stroma del tumore: non offrono alcuna particolarità anatomica. Non ne ho riscontrato mai nelle masse cartilaginee, nè in quelle epiteliali.

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Dopo questa descrizione troverei superfluo spendere altre parole per giustificare il titolo del tumore di condro-adeno-carcinoma emi si potrebbe aggiungere l'aggettivo osteoide del labbro, se, come si vedrà in seguito a proposito della istogenesi, non vi fossero dei punti vulnerabili da mettere in luce. E difatti, in base alla struttura esposta, si tratta evidentemente di un tumore che risulta dalla combinazione di diversi tessuti: il fibroso, il cartilagineo,· l'osseo ed il ghiandolare, cb e in moltissimi punti si allontana dalla semplice disposizione adeno-matosa per formare degli ammassi cellulari che si anastomizzano e che si infiltrano nel tessuto" vicino irregolarmente come avviene nel carcinoma; a nessuno dei quali tessuti possiamo attribuire una priorità bene evidente nel processo neoformativo, ed alcuno dei quali non trova riscontro normalmente nel labbro (cartilagine osso): di un vero teratoma nel senso di Vichow, di un tumore misto come lo chiamano Cornil e Ranvier, di un tumore a. tessuti multipli, Bard ; di un tumore complesso, Dnplay e Reclus; di un epitelioma polmiorfo, Malherbe. Se si confronta il tumore descritto cogli alt.ri r accolti ed accennati precedentemente, . si può notare una grande rassomiglianza sia dal punto di vista strutturale, che da quello clinico. Se non che nel nostro caso troviamo qualche cvsa di caratteristico, per cui esso acquista uu certo interesse; cioè: lo spiccato polimorfismo cellulare degli elementi epiteliali; la presenza di sezioni ghiandolari ad epitelio cilindrico vibratile; l'età della paziente, in cui non è troppo frequente osservare tale tipo di neoplasma (adeno-carcinoma). Riguardo all'etiologia. di questi tumori, rimaniamo sempre nel campo delle ipotesi. Possiamo soltan to, dalle osservazioni passate in rivista, dire che i tumori misti delle labbra sono più frequenti nelle donne, come del resto i tumori misti delle glandole salivari in genere; come pure cbe essi si sviluppano nell'età media della vita dai 30 ai 55 anni, senza poter mettere in campo nessuna causa. determinante sicura. Riguardo alle patogenesi, possiamo fare due ipotesi: o che tali tumori sono congeniti, come ammettono i più, e quindi da rassomigliarsi da questo punto di vista ai teratomi, alle cisti dermoidi, per la spiegazione della genesi dei quali bisogna invocare le varie teorie della eliETIOLOGIA, PATOGENESI ED ISTOGENESI. -


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plogenesi, dei germi aberranti di Cohnbeim e Durante, quella dell'enclavement di Verneuil, la te01-ia della cellula nodale di Bard, che credo superfluo ripetere, essendo oramai ad ognuno note; o che i tumori sono acquisiti e si svolgono per modificazioni e trasformazioni dei tessuti preesistenti. Ed a questo proposito esistono due diverse correnti: una ammette Ja duplicità. di origine dei tessuti che formano tali tumori, secondo la quale teoria epitelio e tessuti connettivali deriverebbero dalle glandole e dal connettivo preesistente, da cui si avrebbe la trasformazione in tessuto cartilagineo, mixomatoso ed osseo: Planteau (1), Perochaud (2), Malasset (3), Berger (4), Casanello (5); l'altra invece una origine unica per i varii tessuti neoformati: Kolaczec (6), Kauffmann (7), . Volkmann (8), ecc. Farò a meno eli svolgere le opinioni dei nominati autori, riguardo a questi due ultimi modi di interpretare l' istogenesi dei tumori misti salivsri, essendo tutto questo esposto in modo chiaro ed esauriente nel lavoro del Casanello (9) e riassunto in seguito dal dottor Magni (10). .Accennerò soltanto rapidamente alla teoria di Volkma.nn e della scuola tedesca, la quale pare abbia avuto, in questi ultimi tempi, il sopravvento su l'altra, sostenuta dai francesi, che ammette la duplicità di origine dei tessuti, epitelio e connettivo, che compongono tali tumori. Secondo il Volkmann e seguaci, il voluto epitelio glandulare, dimostrato nei tumori misti sia delle grosse glandole salivari, sia delle labiali e palatine, si originerebbe dall'endotelio e peritelio vasa.le e da quello che riveste le fessure e gli spazii linfatici, di guisa che questi tumori misti sarebbero dei veri · connetti vomi (endoteliomi, periteliomi, angio.çarcomi plessi{01·mi); e gli elementi cellulari che li formano, avrebbero soltanto la parvenza di epitelii, ma in sostanza non sarebbero che endoteli, assumonti forma e disposizione svariate, da simulare per fino l'aspetto di tubi ghiandolari. E la principale obbiezione che H Volkmann muove ai sostenitori della natura epiteliale di tali elementi e della loro origine dalle glandole preesistenti, è che nessuno degli autori, che si sono occupati dei tumori misti salivari, ha mai dimostrato (Il Conlrlbulion 11 l'élude des lnmturs de la parotide. - Thò<e de Pari.• 18;6. 1 ~1 Lncn ctlalo. (31 Sur lt Cy li•<d1·ome. (Arch. de P/oy$iOI, 1883). 1\) Turrtwrs mixles dt& voile du 11atats. (Rev tu de Cmr.). 13! Sutl'lstogrneli lit i tumori c~si. detti mi.! li delle qhiM>dole sllllvari. (La Clinica Chlrng., 1901) . (6) Ueber da< Allgio M>'GIWI (Deul.<ehe ZP.ilse>·ifl {ùr Chirurgie. Danrt IX. vol. l, 18;8. 17) DM Pa> olis Sot·com. (Arclliv. ftlr ~·!in. Cllintrple. Oand XXVI, 1881). (8) Ue'l'r endotltelìald r.e.!thwullle :upteiclt e in Beilrag zu de•t Spl i clteldrusen 111111. (iallmenlttm oren. ( Orut. Z•ilscllri/1 {U.r Chi!·., D ulcl XLI, 1~95). (9) l.oco citalo. (IO) Slrutl ura ed i•to~e11esl d i un lilt{O·/ibro-ade~~oma cistico congtnlto della parollde. (Policlinico, .1·z. Chir., ''ol. IX, rase. Il, pag . 48;;).


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la continuazione di queste masse epiteliali dai cul di sacchi ed acini glandolari preesistenti (1). Nè vale l'aver messo in evidenza in tali tumori delle sezioni di tubuli ad epitelio cilindrico, cubico, conicc, riproducente l'aspetto, la disposizione morfologica dell'epitelio che riveste l'acino delle ghiandole salivari od i loro dotti escretori, giacchè la cellula sarcom~tosa., secondo l'autore tedesc9, può assumere forma e disposizione simile all'epitelio. Cosi chè, secondo le idee del "\Volkmann e della scuola tedescat al tumore da noi descritto si potrebbe fare la medesima obbiezione, cioè che esso sia un endotelioma, ed avrebbe così origine mesenchimale. Per difenderci da tale possibile attacco, non possiamo fare a meno di apporre a tale abbiezione su per giù le medesime argomentazioni messe innanzi dal Cassanello, per dimostrare l'origine ghiandolare dei primi tre tumori misti sahvari da lui pubblicati. In primo luogo, se non ho potuto dimostrare la immediata provenienza delle masse epiteliali e dei tubuli dai cul di sacchi ghiandolari ~orma.li, non ostante avessi a tale scopo eseguiti i tagli in sene di tutto il tumoretto, ciò è dovuto al fatto che il nostro tumore era capsulato e quindi isolato ed indipendente dal resto delle glandole labiali normali, tanto che fu facilissimo al chirurgo l'enucleazione. Secondariamente non è di poca importanza, per l'origine epiteliale del nostro neoplasma, checchè ne dica il Volkmann e tutta la scuola tedesca, la identità morfologica tra gli elementi di alcune se- . zioni tubolari descritte in esso, e quelli delle glandole salivari normali, specie della pa.rotide e dei dotti escretori, come pure la striatura longitudinale che molti di essi presentano nella parte esterna del loro protoplasma, così come avviene nei canali escretori della pa· rotide i e le ciglia vibratili che presentano la maggior parte degli epi· teli cilindrici che tapezzano i tubuli, da rassomigliare all'epitelio alfattivo. Giacchè si comprende quanta. difficoltà s'incontra molte volte per differenziare un enàotelioma da un epitelioma i che gli elementi endoteliali possano prendere aspetto, forma e disposizione come nell'epitelioma i si può ammettere anche che possano diventare cubici e perfino cilindrici; che proliferando attorno ad. uno spazio linfatico possano assumere parvenza di un tu bo ghiandolare i ma. il volere poi arrivare ad ammettere che tali elementi possano anche diventare conici, poliedrici, acquistare un protoplasma ora molto chiaro, ora con striature alla parte esterna di esso, disponendosi in modo da assumere (f) Solo Il Casanello avrebbe ~!mostrato in clue dei suoi cinque c.1si la dlretla dipendenza delle waue neopl:ullehe llagll aelni e cui di sacchi ghiandolari normali.


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lo stesso aspetto degli acini e dei dotti escretori delle gi&ndole salivari; diventare cilindrici e fornirsi di ciglia vibratili, assumendo identica forma dell'epitelio olfattivo o bronchiale, il negare in altri termini, in simili diagnosi microscopiche, la specialit~ morfologica. di' alcuni elementi cellulari, mi sembra voler distruggere alcuni fatti fondamentali dell'istologia normale e patologica.. Giacchè, con tali criteri si potrebbe mettere anche in dubbio l'origine di molti tumori metastatici ; uon basterebbe in un cancro cilindrico dello stomaeo o dell'intestino dimostrare la. stessa struttura morfologica in un nodulo metastatico del fegato o del polmone, per ammettere l'origine di questo tumore dl3.l pr imo, e così di seguito. Di · più, non sono criteri sufficienti tra endotelioma. ed epitelioma la presenza in quello di un reticolo connettivale interelementare finissimo, che mancherebbe nell'altro, come abbiamo visto nel nostro caso, in cui si notano dei cumuli cellulari perfettamente divisi e li· beri tra lcro ? Inoltre, il fatto di non aver mai potuto riscontrare prolifera~ione degli endoteli e dei periteli vasali o linfatici, l'avere potuto seguire le proliferazioni adenomatose ed epiteliomatose degli elementi cellulari di moltissimi tubuli, specie dei periferici, crediamo che siano criteri sufficienti per poter confermare la natm·a epiteliale del nostro tumore, a stroma prevalentemente cartilagineo. Stabilita casi la natura epiteliale del neoplasma, possiamo dire di ·aver anche indirettamente stabilita la sua genesi gla.ndolare, sebbene non in modo completo ed esauriente. Giacchè, se, dopo la breve discus· sione fatta, noi possiamo spiegarci la genesi dei tubi ad epitelio cubico, poliedrico, o cilindrico e l'origine delle masse epitelioma.tose dagli acini e cui di sacchi delle ghiandole labiali, non potremmo spiegarci in egual modo l'origine dell'epitelio cilindrico a ciglia vibratile, il quale non La riscontro normalr::1ente nelle glandole salivari, a meno che non volessimo ammettere una modificazione degli altri epitelii trasfùrmantisi in questi. Così per le masse cartilaginee non ci sembra poter ammettere una genesi locale, dal connetti vo cioè che concorre alla formazione dello stroma del tumore, per un processo di metaplasia, giacchè in esso non abbiamo mai potuto sorprendere alcun accenno di passaggio di fì. bre connettivali in elementi cartilaginei; mentre le masse cartilaginee stesse presentano limiti molto netti col connettivo fibroso che fa loro da capsu}a, rimanendt> così isolate e divise una dall'altra, come se si fossero sviluppate indipendentemente da diversi nuclei di cartilagine. Ed allora in nessun altro modo possiamo spiegarci tutta la genesi


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del nostro tumore, se non ammettendone l'origine congenita, per la teoria Conheim-Durante. Ed a questa sono anche ricorsi molti autor i francesi, non escluso il Collet, fissando come punto di partenza il fatto che la maggior parte dei tumori misti delle labbra hanno sede per lo più nel labbro superiore, parti laterali, dove avviene il saldamento dei bottoni laterali col mediano nella vita embrionale. Questo dato non è privo ·d'importanza per la p a togenesi di simi! i tumori, e trova piena analogia nel fatto che i vizì di conformazione delle labbra. hanno anche per sede il labbro superiore1 come il labbro leporino, dovuto alla mancanza di saldamento di questi bottoni membranosi tra loro, vizio che rarissimamente si riscontra nel labbro inferiore, dove la riunione delle parti embrionarie. è più precoce. Diguisachè si può ammettere come la maggior parte dei tumori misti del labbro superiore siano dovuti ad inclusioni di tessuti embrionari a livello dei punti di riunione dei bottoni laterali col mediano, nella vita intrauterina, dalla quale inclusione poi si svilupperebbero, per cause a noi sconosciute, tali tumori misti. Nel nostro tumoretto il punto di partenza dei germi bisognerebbe ricercarlo, con ogni probabilità, nell'epitelio olfattivo, che ha la più grande rassomiglianza coll'epitelio cilindrico vibratile descritto, e nella cartilagine nasale, come quella che è più vicina, con cui sarebbero nmasti impigliati ed inclusi degli acini di glandole salivari labiali.

*** Conclrtdendo colla. presente osservazione possiamo di1·e di aver dimostrato un tumore misto del labbro superiore di natura chiaramente epiteliale a stroma prevalentemente cartilagineo, di origine glandolare, iu cui per la presenza di epitelio cilindrico a ciglia vibratili e di nodi cartilaginei, si potrebbe invocare, riguardo alla genesi, la teoria Conheim-Durante; il che potrebbe essere un contributo, per quanto modesto, in favore di quelli che ammettono la natura epiteliale dei tumori misti labiali, e la loro origine embrionale.

*** Nel finire rendo infinite grazie al stgnor colonnello Baldanza per i mezzi e gli incoraggiamenti di cui ci è sempre prodigo in ogni nostro modesto lavoro, ed ai nostri maestri O. von Schron e Pianese per la. cortesia di aver osservato i preparati microscopici.


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SUL VALORE DINAMOGENO DELLO ZUCCHERO Nota sperimentale per il dott. Arturo Casarlnl, tt>nente medico

Le vivaci disci.1ssioni sorte in questi ultimi tempi intorno al valore aliment11.re dello zucchero ed all'influenza che può esercitare sull'energia muscolare non assumono soltanto un'importanza strettamente biologica, ma offrono un particolare interesse per l'igiene militare. Non m'e sembrato perciò del tutto inopportuno rendere palesi alcune ricerche che ho avuto occasione di fare sull'argomento nel laboratorio fisiologico dell'Università. di Modena, diretto dal prof. P atrizi, ove da parecchi anni mi vado occupando con qualche interesse della fatica nei soldati. Non sarà superfluo esporre anzitutto sommariamente lo stato at· tuale della questione. Sono note le classiche esperienze di Claudio Bernard, il quale :fin dal 1850 riuscì a dimostrare la presenza dello , zucchero nel sangue, indipendentemente dal genere d'alimentazione, concludendo con una frase espressiva. che tutti i nostri elementi cel· lulari c: vivent dans un sirop •: lo zucchero· fu trovato in scarsa qua.n· tità nella vena porta, in proporzione maggiore nelle vene sopra-epat iche e costantemente nel fegato, qualunque fosse• il genere d'alimen· tazione. Più tardi, nel 1856, lo Chaveau, analizzando il sangue ar· terioso che arriva ad un organo e il sangue venoso che ne esce, per quanto riguarda il contenuto di materie zuccherine, provò che tali sostanze non erano distrutte nei polmoni, come ammetteva il BernaJ:d, ma passavano intatte in circolo per essere utilizzate nelle combustioni intramuscolari e nello· sviluppo delle forze vive indispensabili al lavoro fisiologico dei tessuti viventi. Ricerche successive del Kauffmann sul muscolo massetere e sulla glandola parotide del cavallo vivo confermarono inconfutabilmente il fen omeno della distruzione della so· stanza zuccherina durante la contrazione muscolare, ed in seguito l'Albertoni, studiando l'azione e il contegno degli zuccheri nell'organismo, potè dimostrare che esso rinforza l 'energia del mioca.rdio. \Veiss in un muscolo affat icato ebbe a riscontrare una perdita del 25% di glicogeno, Morat e Dufourt in muscoli tetanizzati e privati della circola· zione poterono accertare una diminuizione dal 40 all' 80', o : oltre a dò dagli studi del Sanson, del Nasse, del Kulz, del Chandelon, del Manche


RUL VALORE DINAMOGENO DELLO ZUCC'JIERO

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è risultato che il contenuto di glicogeno nei mnscoli è in rapporto inverso col lavoro compiuto, e le ulteriori esperienze di Verechtchaguine e Nosenko, Zirkounenko e Tcherna.rvkine, Conteyean, Schipiloff e Cavazzani non hanno fatto . che avvalorare tali conclusioni. Recentissimamente il Polimanti, facendo lavorare un muscolo staccato dall'organismo ed immerso in una. soluzione di idrati di carbonio (glicogeno o zucchero), ha. potuto ottenere un maggiore rendimento di lavoro superiore a quello ricavato quando il muscolo era immerso in una soluzione · di sostanze albuminose. Sappiamo altresì che la trasformazione ultima delle sostanze albuminoidi in zucchero per opera specialmente delle secrezioni pancreatica e salivare è stata recentemente contermata anche pei grassi dalle ricerche di Chaveau, Tissot, Laulanié,De varigny, i quali dimostrarono la partecipazione di detti alimenti allo sviluppo dell'energia museolasa col trasformarsi in idrati di carbonio, ed in seguito dal Bouchard, il quale ritenne però che i grassi si modificano non in glucosio, che sarebbe la forma sotto la quale la materia zuccherina. trovasi in circolo ed è utilizzata. pei bisogni dell'organismo, ma in glicogeno che ne rappresenterebbe la riserva. Riconosciuta adunque l'importa.nza. dello zucchero, sia come fonte d'energia muscolare, sia. come alimento prezioso, in quanto favorisce l'assorbimento delle sostanze grasse ed albuminoidi e difende per contro il nostro organismo dai processi di disassimilazione, economizzando l'albumina dei nostri tessuti, non ci sembreranno del tutto esagerate le affermazioni del Dastre, quando osserva che l'animale è un motore animato che consuma la materia zuccherina, come la macchina a vapore, motore inanimato, consuma il carbone, e che lo zucchero rappresenta. quindi il carbonè dei muscoli. E ci sentiremo quasi indotti ad accettare le note conci usioni del Laulamié : « Pas de glycose, pas de travai l intérieur dans les muscles, pas de production de chaleur, refroidissement et mort! ,. D'altra parte un gran numero di fatti della vita comune viene a confermare il valore dinamogeno dello zucchero. Cosi il colonnello Browne riferisce che i taglialegna dei boschi del Canadà debbono lo straordinario sviluppo muscolare e la non comune forza all'assorbimento di grandi quantità di melassa; Bourke ha osservato che le razze nere preferiscono fra gli alimenti lo ~ucchero di canna, specialmente quando debbono sottoporsi a lunghe marcia od a gravi fatiche, \Vray cita il caso dell'equipaggio d'una nave, trasportante un carico di zucchero, che dovette ricorrere per mancanza di altre provvigioni a tale alimP.nto, senza risentirne alcun disturbo ed ottenendo altresì la scom· 8 -

GIONialt di medlcma miiUart.


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SGL VALORE DINAMOGEXO DELLO ZUCCHERO

parsa dello scorbuto; ilVoit narra che gli Indiani delle Anti!le si mantengono forti e robusti consumando 150 grammi di zucchero al giorno; Schumburg scrive che i battellieri di Giava. si nutrono quasi esclusivamente di sostanze zuccherine; Morin afferma che l'alimentazione degli indigeni dell'estremo sud dell'Algeria è fatta unicamente a base di frutta e che gli Arabi si cibano preferibilmente di datteri, i quali contengono il 47 p. 100 di glucosio; Simonin riferisce che i soldati giapponesi, i quali hanno dato recentemente una prova irrefragabile della loro meravigliosaresistenza, preferiscono in campagna ilkatapm~, una specie. di biscotto dolce, nel quale lo zucchero entra in non lieve proporzione e viene notevolmente ad elevare il valore nutritivo della farina; Iava.l, studiando la diet.a di persone centenarie, ha rivelato un largo uso per parte di queste di sostanze zuccherine; Leroy de Mericourt durante una navigazione sulle coste del Madagascar ha potuto constatare i benefici effetti della polpa di banano nella. nutrizione di lattanti, che erano rimasti senza alimento per l'improvviso arresto della secrezione lattea delle nutrici; finalmente Oagny racconta di aver potuto resistere 25 ore, non prendendo altro cibo che qualche pezzetto di zucchero; ed ancor più convincente è l'esempio del Jacquer, il quale, essendo stato bloccato per sei settimane fra le forze boere e q nelle inglesi, fu costretto a nutrirsi durante tutto questo t('mpo con dello zucchero mescolato a segatura di legno, senza perciò risentirne grav i d isturbi. E se passiamo nel campo dello sport, non mancano gli esempi che vengono vieppiù a confermare i benefici risultati dell' alimentazio11e zuccherina. Già fin dal 18DO al fisiologo Giorgio Kolb non era sfuggito il fatto che gli individui che si allenano in alto grado hanno una speciale tendenza agli idrati di carbonio, e nel 18D7 ebbe modo di provare sopra sè stesso l'azione dinamogena dello zucchero durante un'escursione in montagna. Mosso riferisce nella« Fisiologia dell'uomo sulle Alpi» che Alessandro Sella, il quale nella. vita quotidiana in città non era mai uso di prendere zucchero, sulle Alpi preferiva volentieri questo vegetale agli albuminoidi, stabile.udo così un regime nuovo pel ristoro della fatica. Fick e \Viuslicenius fecero. una faticosa ascensione, sostentandosi esclusivamente collo zucchero. Janssen ai visitatori del suo osservatorio sul monte Bianco offriva delle bevande molto zuccherate per donar loro, egli dicen1. « des jambes à la descente ,., e il capitano Steinitzer, uflìciale dell'esercito bavarese, afferma di avere ottenuto un beneficio meraviglioso dall'uso dello zucchero nel superare le vette del Tirolo e dell'alta Engadina, tanto da concludere: « qu'il ne s'est ya.mais senti plus dispos et plu-. apte à monter que durant cette semaine, pendant la quelle il a mangè 5 kilos de sucre ~> .


SUL VALORE DINAMOGENO DELLO ZUCCHERO

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Così le società dei canottieri di Berlino per iniziativa rlel Kolb e <J.Uelle olandesi per consiglio del Birnies non adottano altro mezzo di .allenamento che lo zucchero, dal quaie ricavano nelle loro faticose esercitazioni una resistenza quasi inesauribile, contrariamente ai risultati avuti dagli inglesi coll'alimentazione carnea. Ed oggigiorno lu zucchero troqa un largo consumo in ogni genere di sport : dalle gare ginnastiche e dalle marcie podistiche alle corse in bicicletta ed alle escursioni alpine. Anche nella spedizione polare del Duca degli Abruzzi venne fatto un uso abbondante di latte condensato e zt1cche · rato per parte dell'intero equipaggio. Risultati favorevoli si sono pure ottenuti dalle esperienze sugli animali, colle quali si è venuto a togliere il dubbio che la suggestione potesse entrare in non piccola parte nel determinare un aumento dell'attività muscolare. Infatti Grandeaux ed Aleka.n hanno potuto dimostrare la superiorità. degli a limenti feculenti e zuccherati sulle materie azotate nella razione di foraggio dei cavalli della Società dei trasporti c!i Parigi, col diminuire 'oltre a d ue terzi la quantità di so· stanze azotate ed elevando proporzionalmente quelle zuccherine, ottenendosi con ciò un maggior rendimento d'energia. Ad analoghe conclusioni sono pervenuti il Muntz in seguito ad esperimenti fatti su larga scala nelle scuderie della Compagnia degli omnibus di Parigi, il Wolf in Germania ed il Nosotti, direttore del mattatoio di Roma, i quali tutti hanno confermato che i quadrupedi nutriti con razioni ricche di zucchero e povere di materie azotate producono una maggior somma di lavoro. Non essendo però possibile l'impiego dello zucchero dal punto di vista economico, è stato consigliato nella preparazione dei fornggi l'uso dei sotto prodotti utilizzabili dall!!. fabbricazione dello zucchero, quali le melasse. Ma v'ha di più: Lée e Harvold hanno fatto digiunare dei cani, ai quali era stata somministrata della florizina, sostanza che ha la proprietà di distruggere la materia zuccherina; esaminando la contrattilità muscolare qualche ora dopo che erano stati sacrificati detti animali, hanno constatàto che essa era tanto più affievolita quanto maggiore fu la quantità di florizina ; iniettata, mentrechè era quasi normale negli animali ai quali era stato fatto prendere dello zucchero dopo tale iniezione. Del resto è osservazione comune che le api, le quali allo stato di larva, cioè durante lo stato d'immobilità, si nutrono di sostanze albuminose, compiuta la metamorfosi ed entrando nello stato a tti "'0 consumano esclusivamente miele e sostanze zuccherine. Maggior interesse hanno per noi le ricerche fatte sull'uomo, misurando il lavoro muscolare a mezzo del noto ergografo brachiale.


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SOL VALORE DINAMOGENO DELLO ZUCCHERO

Nel 1893 U. Mosso e Paoletti furono i primi <.1. studiare nel laboratorio fisiologico dell'Università di Torino l'infhrenza dello zucchero sulla. fatica. muscolare, calcolando il lavoro muscolare dei flessori supArficiali delle dita della mano, e si proposero di stabilire: l 0 la dose minima di zucchero che introdotta nello stomaco manifesta un'azione efficace sull'energia muscolare; 2° le dosi-limite per ottenere un dato effetto; 3° la quantità n'acqua più conveniente come veicolo; 4• il modo più opportuno di somministrazione. Gli A. A. conclusero che le dosi medie di 30-60 g rammi di zucchero in un peso d'acqua dieci . volte maggiore esercitano un'azione benefica e producono un notevole miglioramento dell'energia muscolare; però i risultati migliori si ottengono con le dosi minime da 5a 20 grammi, che determinano una pronta restaurazione del muscolo affaticato. Tale effetto è di breve durata, ma può essere mantenuto ripetendo l'ingestione dello zucchero: per ottenere anche il massimo di lavoro meccanico occorre di inghiottire ogni dieci minuti delle piccole dosi di 5-15 grammi l'una. L'anno seguente nello stesso istituto Vaughan Harley intraprese nuove ricerche ottenendo sotto l 'azione dello zucchero (200 gr.) un aumento dell'attività muscolare del 26 al 33 p. 100. Schumburg con altre esperienze condotte nel laboratorio del professore Zuntz a Berlino, allo scopo specialmente di eliminare ogni influenza della volontà, non ricavò dapprima che risultati insignificanti, ma sottoponendo in seguito i soggetti in esame ad un intenso lavoro ebbe a confermare, con una dose di 30 grammi, l'azione dinamogena dello zucchero. Il Feré, il Fraentzel, il Frey, l'Helsten, la Yoteyko, il Trautner e il Sowaner hanno pure ottenuto per l' ingestione di tale sostanza un sensibile aumento d'energia. Prantner e e Stowasser hanno parimenti rilevato sopra sè stessi che anche una. pÌCllOla dose di zucchero può accrescere notevolmente la resistenza. dei muscoli alla fatica e r isparmiare una certa quantità .d'albumina. Inoltre la Kipian al VI Congresso internazionale di fisiologia del Hl04 a Bruxelles ha riferito che il muscolo affaticato può essere capa~& di nuovo lavoro, mediante . la somministrazione di piccole quantità di glucosio. I nfine recentissimamente Pieraccini e Ceui, a mezzo della tetanografia faradica e somministrando a lO soggetti dai 30 ai 45 grammi di glucosio in 120-160 di acqua distillata, hanno potuto dimostrare che lo zucchero è un d iretto e forte conburente del muscolo, capace di rendere più efficace l'azione muscolare stessa. Anche nel campo clinico numerose esperienze vengono a suifragare il valore dinamogeno dello zucchero e la sua importanza nell'ali-


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mentazione. Ricorderemo anzitutto le ricerche del Bossi, del Keim, del Payer, del Mandlener, del Marquis e del Lop, i quali hanno somministrato con successo lo zu,cchero alle partorienti in casi d' inerzia uterina: una. dose di 3() grammi in 2n0 d'acqua era sufficiente astimolare le contrazioni. 11 Mayard l'ha usato efficacemente in casi di idrQpisia da affezioni cardiache per aumentare l'energia del miocardio ed in vista anche della sua azione eminentemente diuretica, confermata altresì dali(\ ricerche del Lamy e Mayer, del Brault e dell'Achard. D'altra parte lo zucchero è stato raccomandato per la sua proprietà di servire come alimento di risparmio del grasso e dell'albumina nel regime dei febbricitanti, come hanno dimostrato le interetlsanti esperienze dell'Uffelmann, del Catholineau e Lebrasseur, del Polin e Labit, del Boas, del Sée e del Ragot su militari affetti àa polmonite. Anzi Munk ed Ewald affermano che lo zucchero rappresenta il principio nutritivo di maggior ,importanza negli stati febbrili acuti. Infatti tale alimento è stato raccomandato dai clinici in tutti i casi di nutrizione deficiente, e grave deperimento organico. Toulouse e Demay lo pre· scrivono per combattere il dimagramento dei neuropatici e degli alienati, Huchard lo trova efficacissimo negli individui colpiti da Iùalattie consuntive, Budd, Corfe Sloane, Burresi, Rigodin, Ferrt\nnini, Arnheim l'anno usato con successo nell'alimentazione dei diabetici, Strauss, Deuker e Lenhartz lo consigliano per via rettale nei casi di ulcera gastrica, gastrorragia ed ogni qualvolta l'alimentazione orale è . i possibile; finalmente Plicq ue, Knopf, De Nittis, To.u tulis, Laufer hanno confermato la sua utilità nell'alimentazione dei tubercolosi, e Massalengo alla sua volta l'ha sperimeD.tato nell'iperalimentazione dei tisici non feLbricitanti, ottenendo un aumento di peso rapido e notevole, senza provocare per giunta disturbi di sorta sull'apparato digerente. Ma più di questi risultati assumono per noi una speciale importanza. le osservazioni fatt~ su larga scala nella collettività militare, vale a dire su un gran numero ài individui sottoposti ad un medesimo la-çooro, ma aveuti ciascuno resistenza e capacità diversa. È bene ricordare che fie. dalla guerra franco·prussiana non era sfuggito a.i medici militari tedeschi il fatto che battaglioni interi, occupando villaggi privi di ogui risorsa, avevano potuto nutrirsi con delle riserve di zucchero requisite durante l'assedio. Al qual proposito ci sovviene la storica frase del Moerkel, detta il 6 marzo 1898 al RJ!ichstag. «:I pomeraniesi sarebbero arrivati una mezz'ora prima a Gravelotte se avessero potuto avere dello zucchero :.. Nel 1896 lo Schumburg, assistendo a delle manovre molto faticose venne nella determinazione di proporre pei soldati

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una razione supplementare di 30 grammi di zucchero: tale sommmlstrazione bastò a rianimare l'energia ed a ristorare le forze delle truppe, che furono in grado di compiere felicemente le esercitazioni. L 'annoappresso il Leitenstorfer ebbe modo di spet·imAnta.re sn vast.a scala in un reggimento di guarnigione alietz, durante un periodo di 35 giorni di grandi manovre, nelle quali le truppe furono affaticate da marcia di 50-60 chilometri compiute sotto pioggia dirotte miste a calori eccessi vi. I risultati furono sorprendenti: i soldati scelti per la prova in numero di 10 tra i più deboli di ogni compagnia., ed ai quali venne distribuita, oltre la razione ordinaria, una quantità di zncchero prima di 30 grammi e poi di 60 grammi in altrettanti quadretti, sopportarono le fatiche del ca mpo meglio degli altri camerati che non furono sottoposti a tale trattamento. Infatti nel peso del corpo si notò un sensibile aumento, e dopo una lunga marcia si potè rilevare che il polso si presentava meno frequente, il cuore meno concitato e più valido, la respirazione meno precipitata e più calma, il senso della fame e della sete meno imp,~rioso che negli individui ai quali non era stato distribuito lo zucchero. Il L eitenstorfer ritenne perciò questa sostanza un ottimo eccitante per rendere il soldato più resistente alle marcie ed alle fatiche in genere, e ne consigliò l'uso tanto come complemenr.o alJa ra· zione ordinaria che in quella di guerra, quanto come dotazione di riserva per le fortezze, navi, o~pedali ecc. Nel 1898 il Leistikow riprese dette ricerche, in occasione dAlle manovre del 1-J::)' regimento di fanteria, ma non ebbe a riscontrare, sia nella variazione del peso che nel ristoro della fatica, alcun sensibile miglioramento. Allora il ministro della guerra, con disposizione in data 24 marzo· 1900, ordinò nuovi esperimenti, ed a reparti di truppa furono somministrati, una volta alla. settimana nella circostanza di marcie di 20 chilometri, delle razioni supplementari di zucchero. Il Letz, che fu incaricato della sorveglianza di queste prove~ espose i risultati alla società di medicina militare di Metz nella seduta. del 6 no>embre 1900, riferendo che tale snperalimentazione, mentre in tempo normalenon offriva. alcun vantaggio positivo, in periodo di manovre era sufficiente, nella. dose di 130 grammi, a deLel'minare un aumento di peso del corpo, con attenuazione ed anche scomparsa dei fenomeni della fatica. Perciò le autorità militari tedesuhe, favorevolmente impressionate da questi risultati soddisfa~nti, vennero nella determinazione di assegnare allo zucchero una parte notevole nella. com posizione della razione alimentare delle truppe.


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Altri esperimenti del genere furono iniziati presso l'esercito fran· cese. Il Bonuette nel settembre del 1808, durante una marcia da Bel· Albès a Sa'ida ebbe a constatare che la distribm. ione di 15 chilogrammi di zucchero aggiunto nel caffè ad una colonna. marciante di 400 uomini costituì un eccellente mezzo preventivo contra i colpi di calore e contribuì notevolmente a migliorare la resistenza alle fatiche della marcia.. Il Drouineau, da osservazioni fatte su reparti del 67' e del 72° fanteria e del 2° squadrone del treno, ha potuto rilevare che soldati sottoposti per tre mesi ad una iperalimentazione quotidiana di zucchero con dosi da 100 a 300 gr., si trovarono in condizioni di esplicare durante questo periodo, senza sforzi eccessivi, nè con. pregiudizio della loro salute, un lavoro muscolare di gran lunga superiore all'ordinario. Anche il Marotte ba avuto occasione di fare delle interessanti ricerche sugli zuavi di Sa.thomay durante la così detta « marcia dell'armata». Per mezzo di un progr~ssivo allenamento egli ha potuto fare una rigorosa selezione dei 70 concorrenti, riducendoli a 14, e soltanto su questi ha. sperimentato l'azione dinamogena. dello zucchero, somministra.ndone 50 grammi in pezzi da consumarsi nella seconda metà della marcia. Di ciascun individuo, tanto in condizioni normali, quanto dopo le marce che si effettuavano iu media colla velocità di 7 chilometri all'ora, furono registrati il peso, il numero delle pulsazioni e dei respiri, fu esaminato lo stato dei riflessi e venne fatto l'esame delle urine. Ora si constatò, dal momento dell' ingestione dello zucchero, un arresto nella. perdita di peso che si era fin allora. regolarmente osservata (anzi in tre soggetti fu notato ~n ricupero di 500 grammi); di più si notò una diminuzione nel numero delle pulsazioni, in media di 13,5 al minuto priruo e delle respirazioni da 24,4 a 23, una maggior vivacità dei riflessi e più scarsa quantità di fosfati nelle urine. In base a tali risultati il Marotte ritiene lo zucchero un alimento d'alto valore nutritivo e dinamogeno per la sua azione immediata sulle fibre muscolari. Recentemente il Joly ebbe occasione, durante le manovre autunnali del 1906, di fare nuove esperienze su due compagnie del 94° fanteria di linea che non avevano subito alcuna selezione preliminare, della forza rispettiva di 142 e 149 uomini, e potè constatare che una dose giornaliera di zucchero, variante da 60 a 165 grammi, somministrata alla truppa per un periodo di 20 giorni, non determinava alcun disturbo, n è segni d'intolleranza, e che si potevano sostituire nella razione alimentare 120 grammi di zucchero a 100 grammi di carne fresca. Con tale trattamento egli osservò una diminuzione nell'acceleramento


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dei battiti cardiaci e del ritmo respiratorio per effetto della fatica ed un aumento notevole della resistenza fisica., tale da. ridurre al minimo la cifra. degli indisponibili e gli accidenti imputabili al calore eccessivo ed all'esaurimento delle marcia e delle manovre. Ricorderemo ancora la proposta di Ricoux di sostituire nella razione giornaliera. in tempo di pace una. parte degli idrati di carbonio insolubili che si trovano nel pane e nei legumi sotto forma. di amido o fecola. con dello zucchero di canna., che rappresenta un idrato di car· bonio solubile, gradito al gusto e di pronta. assiillila.zione. Anche il Lemoine riconosce nello zucchero una risorsa preziosa, la quale permette di immagazzinare nell'organismo una certa quantità di energia latente, senza provocare alcun disturbo per parte del tubo gastroenterico. Non dobbiamo ip.fine dimenticare che anche nel nostro esercito furono fatti !in dal 1804, quantunque in forma limitata. e parziale, degli esperimenti sopra soldati del G9° R. fanteria, sotto la. direzione del sottotenente medico De-Benedictis con esito favorevole; ma disgraziatamente non ebbero alcun seguito1 nonostante che l' ispettorato di sanità militare si fosse pronunziato per la. loro continuazione e per un più rigoroso controllo. Non sono mancati però gli oppositori, per quanto non numerosi, a questa corrente favorevole sorta ad affermare il valore dinamogeno dello zucchero nella razione alimentare. Citeremo fra gli altri il Von Budge, il quale ha attaccato vigorosamente l'importanza dello zucchero come alimento, basandosi più che altro sulla povertà di detta sostanza in sali di ferro e di calce. Davy avrebbe segnalato un improvviso e rapido elevamento della temperatura in seguito a.ll'ingestione di zucchero in quantità eccessiva. Per altra via il Guinard muove alla critica, sostenendo che negli a.~imali inoculati di tubercolosi e nutriti collo zucchero, la morte avviene più rapidamente che non in quelli sottoposti ad alimentazione ordinaria; e nello stesso concetto concorda il Tourtoulis-Bey, il quale riferisce che presso gli Egiziani, grandi consumatori di zuc-;hero, la tubercolosi polmonare decorre con sintomi più gravi, contrariamente alle conclusioni del Plicque, il quale afferma che l'Inghilterra, ove si fa. largo uso di zucchero, è la. nazione che dà il minor contingente di tubercolosi. Così Stokvis e la sua. scuola ritennero che l'aumento d' energia muscolare rilevabile all'ergografo sotto l'influenza dello zucchero era dovuto più alla. suggestione degli individui sottoposti a tale regime che non a reali effetti dinamogeni della sostanza ingerita. Fraentzel peraltro, ripetendo le ricerche er· gografìche di Schumburg, ha potuto constatare che dosi equivalenti


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d'albumina agiscono come lo zucchero, ma in modo più durevole, ed anche il Langemeyer, il Lechensen e il Marotte con ricerche analoghe non hanno rilevato effetti molto sensibili. Altri fatti sono stati portati dal Boigey, il quale, sottoponendo 20 soldati al trattamento giornaliero dì 40 grammi di zucchero in due volte. ebbe a riscontrare bensì un aumento di peso in 16 individui; ma di questi, 2 accusarono disturbi gastrici ed altri 5 astenia. In un'altra serie di esperienze ottenne risultati presso a poco analoghi ai precedenti; anzi gli individui si lagnarono per la sete intensa ed in due fu riscontrata. la presenza di glucosio nelle urine: e l'A. fini per concludere « nous donnions du sucre à nos hommes, pensa.nt leur infuser c: une vigueur musculaire plus grande; an réalité, nous les affaiblissions c: et nous en faisions, par surcroit, des malades et des dyspeptiques • · Però a questa critica severa non possiamo a meno di obbiettare che qui si tratta di esperimenti fatti su individui robusti ed in condizioni normali di lavoro, n è sottoposti a fatiche eccessive, per le quali l'influenza dinamogena dello zucchero avrebbe potuto più facilmente rivelarsi. Finalmente un ultimo colpo è stato portato da coloro i quali avanzano il dubbio che l'uso dello zucchero possa. indurre col tempo alterazioni dell'apparato digerente: le osservazioni fatte però nell'esercito francese dal Drouineau su oltre 500 individui, i quali per un tempo vario da quindici giorni a tre mesi ingerirono delle dosi dì zncchero da 40 a 300 grammi senza risentire, all'infuori di due, disturbi di sorta, proverebbero Ìuminosamente che tale azione dannosa non sussiste. Altri hanno tirato in campo la glicosuria, ma ii dottor Maginell ha dimostrato che per la manifestazione della glicosuria. alimentare occorre ingerire una quantità di zucc)lero tale da. eccedere il limite d ì assimilazione dell'organismo, 'la quale cifra oscilla dai 300 ai 350 grammi. Esposti così obbiettivamente i fatti e le ricerche intorno all'importante argomento, veniamo senz'altro ad espon-e le nostre osservazioni, le quali riteniamo non siano del tutto prive d'interesse, poìch~ non ci consta che sia stato finora misurato nei soldati il lavoro muscolare artificiale e naturale degli arti superiori ed inferiori sotto l'influenza dello zucchero. I muscoli sottoposti all'indagine furono per l'arto inferiore destro l'insieme dei fasci del quadricipite estensore riunentisi verso il tendine rotuleo, e le contrazioni vennero misurate a mezzo dell'ergografo crurale del Patrìzi, tanto coll'irritazione diretta e indiretta del muscolo, quanto coll'incitamento della volont&, utilizzando il movimento pen-


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"SUL VALOR~~ DHiAMOGENO DELLO ZUCCHERO

dolare della gamba flessa ad angolo retto sulla coscia. Per le contra· zioni delle cnrve volontarie sì u.dottarono il ritmo di 2" e il peso di chilogrammi 20. Per le curve artificiali il ritmo era il medesimo: si ricorse all'applicazione d'una corrente indotta gener11.ta da sei elementi Leclanché e da un induttore Du Bois-Reymond; la corrente elettrica prima di passare alla slitta attraversava un metronomo, l'asta del quale pescava ogni 2'' per un filo d i platino in una vaschetta di mercurio funzionante da chiave elettrica, cui metteva capo l'altro estremo del circuito. L? stimolo elettrico dal rocchetto indotto era portato sulla regione muscolare in esame mediante due eccitatori, risultanti da piastrine metalliche con spugnette ricoperte di pelle scamoscia.ta, i quali venivano premuti da giarrettiere elastiche sulla massa. del quadricipite nei punti indicati a tale scopo dai trattati di elettroterapia (irrit.azione diretta), oppure alla regione crurale sul tronco nervoso che mvia rami di moto ai capi dell'estensore (irritazione indiretta). La. distanza fra i rocchetti della slitta fu di centimetri 9 15 per ciascun soggetto: il peso da sollevare fu di chilogrammi l compreso la scarpa del soldato. Del resto il ritmo, il numero delle pile, la. durata dello stimolo ed il numero delle interruzioni furono sempre tenuti costanti per ogni singola esperienza. Per l'arto superiore destro si presero in esame i muscoli flessori superficiali delle dita, valendoci del noto ergografo del Mosso, ed uniformandoci per la tecnica a quanto avevano consigliato i numerosi sperimentatori e suggerito la nostra non breve pratica di laboratorio. Per le curve volontarie si adottarono il ritmo di 2'' e il peso di chilogrammi 3; per quelle artificiali la distanza fra i rocchetti della slitta. fu di 8 centimetri e il peso da sollevare di l chilogrammo. Le ricerche, per circostanze indipendenti dalla. nostra volontà, furono limitate a lO soldati: però il numero esiguo dei soggetti ci con· sentì di esercitare uno scrupoloso controllo sulle esperienze. Allo scopo di meglio accertare gli effetti dinamogeni dello zucchero le osservazioni furono fatte durante il così detto periodo di istr uzione delle reclute, vale a dire in un'epoca nella qnale si richiede per parte dei nuovi giunti alle armi un consumo straordinario d'energia. Non riteniamo superfluo ricordare che queste esperienze furono iniziate soltanto dopo un lungo esercizio di prove e di addestramento, in modo da. rendere famigliari i soggetti a. tal genere di indagini e ad evitare, per quanto possibile, le molteplici cause d'errore. Gli ergogrammi furono scritti negli stessi momenti della giornata, 4 ore dopo il primo rancio, da soldati sottoposti ad uniforme metodo di vita, sia per l'istruzione di quartiere che per il genere d'alimentazione:


SUL VALORE DINAi\JOGENO DELLO ZUCCHERO

123

di ciascuna esperienza. fatta. sotto l'azione dello zucchero fu preso a tMmine di confronto il tracciato normale del giorno precedente e della stessa ora, come pure si fecero ricerche separate tanto per l'incitamento elettrico, quanto per quello della volontà. La quantità di zucchero di canna ingerita fu di 30 grammi sciolti in 200 d'l\cqua distillata, come quella che dai precedenti sperimeutatori era. stata riconosciuta più efficace: e le curve furono registrate dieci minuti dopo la somministrazione.

Fig. l, - · L'azione dello zucch~ ro su l ln,·oro c rurale Corve de li~ fatica. involootoria dell ' gamun destra. Soldato Dondi: l Gamba lnormnle). Altezza mm. 14:10. Lavoro meccanico 1\grn. 1,45~ . 2 Gamb:1 (dopo l'lngestione di 20 gr. di zucchero). Altezza. mm. 2283. Lavoro mecca-

nico Kgm. 2,238.

Riporto, poichè la brevità rui impedisce di riprodurli tutti, alcuni tracciati riuniti nelle figure l" e 9", ottenuti coll'incitamento artificiale, vale a dire all'infuori del dominio della volontà, senza che il soggetto potesse per nulla influire colla propria suggestione. L'iscrizione grafica della fatica si legge da destra a sinistra, ed è rappresentata da una serie decrescente di linee dim.ostranti le varie altezze alle q~ali il soldato in esame solleva il peso ad ogni contrazione involontaria,


12i

SUL VALORE DINAMOGENO DELLO ZUCOHERO

prodotta ogni 2'' dallo stimolo elettrico, e che vanno successivamente decrescendo col manifestarsi della stanchezza nel muscolo fino a scomparire affatto: la. somma. di tutte queste contrazioni corrispondenti all'altezza. totale raggiunta, moltiplicata. per la massa. sollevata, ri produce in chilogrammetri il lavoro muscolare eseguito. Nella fig. l a l'ergogramma. superiore rappresenta l'immagine normale della fatica. della. gamba destra: quello inferiore fu scritto il giorno appresso dalla stessa

Fig. 2. -

L·uione dello zucchero sul lavoro brachiale. Curve dells falic.a oovolontaria dell'avam~raccio destro. Soldato Don di: l Avambraccio !normale) . Altezza mm. 1339. Lavoro meccanico 1\gm. 1,339. 2 Avambraccio (dopo l' ingeslione di 20 gr. di zucch»ro). Allena m m. 2531. Lavoro mec· canico 1\gm. 2,5:;1.

persona, stesso arto, coll'impiego del medesimo peso e dello stesso stimolo elettrico dopo la somministrazione di 20 grammi di zucehero. Nella fig. 2' invece sono raccolte le curve ergografìche dell'avambra~cio destro, sia in condizioni normali che dopo l' ingestione di detto ali· mento. Ora chiaramente si vede che la d1fferenza. per :fisonomia. ed altezza delle contrazioni fra i pod<:>ergogrammi e i chiroergogrammi

scritti normalmente e quelli registrati sotto l'influenza dello zucchero


SUL VALORE DI:-IAMOGEI\0 DELLO ZUCCHERO

12&

è abbastanza sensibile, e va a tutto vantaggio di questi ultit;ti, nei quali l'altezza di ogni singola contrazione è maggiore e l'esaurimento del sistema neuro-muscolare si determina più lentamente, senza che l'intervento della volontà possa esercitare qualsiasi influenza. Prendendo ora la differenza che passa tra il lavoro meccanico normale della gamba e quello ottenuto sotto l'azione dello zucchero e confrontandolo colla differenza fra lavoro artificiale normale dell'avambraccio e quello registrato dopo l' ingestione di detti alimenti noi vediamo che l'aumento d'energia muscolare è più spiccato nell'arto inferiore che nel superiore. · Ed a prova di ciò ci riferiamo alle tabelle I e II che raccolgono i valori degli ergogrammi crurali e brachiali, registrati in condizioni normali e sotto l'influenza dello zucchero, tanto collo stimolo elettrico che coll'eccir.amento volontario, i quali dimostrano costantemente in • tutti i soggetti un sensibile aumento nella resistenza. dei muscoli alla fatica, più accentuato per la gamba che per l'avambraccio. Tali risultati non ci sembran9 del tutto trascurabili per l' igie:r!e militare. È noto infatti che le sostanze ponogene generatesi per il 8twrnenage d'un~ qualsiasi regio né muscolare si spandono per tutto l'organismo: ma l'azione debilitante che inducono si fa sentire più prontamente sulle -piastre motrici e sul protoplasma di quei muscoli che vengono particolarmente e immediatamente esercitati; oltre a ciò la materia utile alla contrazione verrà prima che altrove esaurita localmente, quindi per l'una e per l'altra ragione il decrescere della capacità agli sforzi sarà più rapido nel distretto affaticato. R icordando la parte preponderante che hanno le marcie nella preparazione del soldato alla. guerra, e di cui l'importanza è compendiata nel motto famoso del Conte Maurizio di Sassonia: « c'est dans les ga.mbes q n'est tont le secret des combats :., non possiamo a. meno di segnalare la speciale azione dinamogena dello zucchero a vantaggio di q nelle regioni muscolari che più comunemente nella vita militare sono sottoposte a maggior dispendio d'energia. Non ci sembra infine superfluo il ricordare che l'esame delle urine, praticato volta. per volta. su ciascun soggetto in esame, è riuscito negativo per la ricerca degli elementi anormali. Ma le poche esperienze praticate, se ci permettono di affermare indubbiamente che lo zucchero all'infuori del dominio della volontà e della suggestione ha un effetto favorevole sulla produzione del lavoro muscolare, tanto da. non demeritare l'appellativo di c carbone bianco dei muscoli •, non ci consentono d i applicare incondi%ionatamentt} i favorevoli risultati ottenuti alla grande collettività degli eserciti,


126

!':UL VALORE DINAlfOGENO DELLO ZUCCHERO

e tanto meno di proporre una. radicale sostituzione di detto vegetale nella razione alimentare del soldato. Altre circostanze, altri E'lementi intervengono a modificare le condizioni d'esperimento1 e non sempre l'indagine fisiolog ica riesce a sceverarli e ad assegnare a ciascuno di essi il valore reale. Limitiamoci intanto a queste conclusioni, in attesa che esperienze fatte su più larga scala vengano a gettare nuova. luce su questo in· teressante capitolo della fisiologia del lavoro: a noi basta di avere additato con questo nostro modesto contributo una tecnica più rigo· rosamente scientifica di quella che si limita in tali delicate esperienze a determinare le variazioni del peso od a calcolare il numero delle pulsazioni e dei respiri.


1~7

Sl'L VAI,ORE DINAMOGENO DELLO ZUCC HERO

T ADELLA

I.

Azione dello zncl'bero sul l uoro crurale e br achia le. A) lnclta•ento artlllcla le : Ritmo 2• - Ecc. c111. 9,5 - Puo Kg. 1.

A YA~ O R A CCIO

GAliOA DK> T RA

GRUPPI

Normale

delle esperienze altezza ll.ovoro

l t Soldnto Durio

Solto l'a1ione

Uf iiO zucch~ro

$otto J 'aZIOOO deliO 1UCChùrO

alt,PZz.'l l lavoro all.rzza lavoro alt.••un ~l~voro

mm.

111

1\~m .

! mw. "'

1\gm.

1372

t,372

1725

'"

- - - -l l l Norma.le

IIP.STM

m

mm.

m

K;.:m.

m

mm.

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1,72.>

12 16

1,2 10

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•

14 12

I.-l t 2

t 6~7

1.687

13:12

1,332

1478

1,478

:l

l.i27

1.527

1896

I.SH6

10 18

1,0 18

122.1

1.22-

..

•

BrlUOni

,,

..

13!1(;

1,39{i

1766

1,760

1182

1, 182

1307

1.307

.i

• • • •

Cucchi

1302

1,362

1910

U l!O

122.>

1.22.>

1.10()

t,.>Uo

•

1436

1,436

1843

1.843

1360

1.360

IGtW

I ,GS (\

Lucchini

1.312

J.,j12

1901

1.901

1281

1.28 1

l.i31

l.,j31

6

7 l'>

.

•

138.)

1.38.)

1602

1.602

1122

1.1 22

1382

1,3$2

Cinicoln

142.)

1.425

IS3.>

l. 3.3

132!1

1,32!1

167.)

1,07

H•

•

•

1-IS!l

1,488

1760

1.760

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1,28 o

Il

•

Donùi

1531

J,.i3 1

l!) H

1.944

1407

1,407

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12

•

•

14.)11

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2.288

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1372

1.372

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1,:?0:;

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l .li/1.-

14

•

..

1421

1.421

1607

1,1107

1347

1.347

1702

1.70 2

15

•

~lnrtini .

1.>0:;

t,uor.

2006

2,096

020

0,920

l 3-14

1.34 4

IG

" • • • •

"

1477

1.477

1842

I.S-Io2

1147

1, 147

l.i!l(l

J.,j(j(i

C: rnzinno

1302

1,302

1G.32

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1305

1,30.>

102!)

l,(i2 ()

!l

17 18 IO

20

"

1421

1,4 21

1303

1,503

1272

1.272

1;;07

(..j() 7

DRI Ben

1417

1,4 li

1734

1,734

1300

1,300

14!1.)

1,4!1.

•

1382

1,382

IG87

1,687

1289

1,28!)

1027

l,(i2 7


128

SO L VALORE DJ NAMOGBNO DELLO ZUCCHERO

TABELLA II.

Ad one dello zueehero sul tu oro crurale e brachiale. BJ laaitamento nlaatarlo : l'lllmo f ' - PtiO: Kg. te pmlla, Kg. S aY..IIIraoolt .

A VA liBRACCIO DBST kO

GAliBA D&STkA

GRUPPI

delle esper ienze

l

1'\ormale

l Sotto l'a7ione de Ilo 7.Ucchero

Sotto l'azione dello zucchero

Nor male

l

i'""u l''""" [,,.,.,1'""'" l In rum.

in 1\gm.

altezza lavoro allezza lavoro on In In in mm. Kgm. mm. 1\gm.

1!l92

37,84

1372

in 1 In Kgm. mm.

l l Soldato Du.rio

2

•

3 4 5 6 7 8 9 lO Il

1576

31,52

3,816

1465

4,395

16 12

32,24

1910

38,20

1416

4,248

1512

4,536

•

Bazzoni.

1682

33,64

2:.!50

43,00

1267

3,801

1386

4,158

»

»

1421

28,42

1835

36,70

1380

4,140

148 l

4.443

•

.

Cucchi

1514

30,28

2231

44,G2

1303

3,909

1390

4,170

1980

39,60

1266

3,798

1325

3,975

" •

»

"

1561

31,22

Lucchini

1625

32,GO

2!75

43,50

1342

4,026

1378

4,134

»

1620

32,40

1910

28,20

1386

4,158

151ì0

4.680

))

Ci nicola

1548

30,96

1875

37,50

1392

4,176

1496

4,488

• •

•

148 7

39,74

1727

34,54

1382

4,146

1512

4,536

Don d i

1601

32,02

230 1

46,02

1!365

4,095

1487

4,461

"

12

•

•

168 7

33,74

2404

48,08

1277

3,831

1379

4,137

13

»

Stcfnni

1572

31,54

201G

40,32

1236

8,708

1486

4,45S

14

"

•

1604

32,08

2401

48,02

1242

3,726

1491

4,473

1.5

•

~l artini .

1575

31,50

2004

40,08

1365

3,095

1525

4,575

16

•

30,96

1992

39,84

1342

4,026

1515

4,545

17

• •

1548

C raziono

1590

31,80

2214

44,28

1372

4,116

1488

4,464

18

•

•

1476

39,52

1961

39,22

1343

4,029

1502

4,506

19

• •

Dal Ben.

145 1

20,02

1982

28,64

1325

3,975

1507

4,521

•

1512

30,24

2024

40,48

1284

3,8b2

1391

4,173

20


SUL VALORE DI::-<AMOGE:\0 DELLO ZOCCHERO

129

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L~ULA:\IÉ. -


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CASUISTICA CLINICA <CONTRIBUTO ALLO STUDIO CLINICO DELL~ ANGIONEVROSI DELLE ESTREMITÀ, pel tenente medico Zaflìro Antonio. (Lavoro letto nella conrerenz.1 sclenlillca pre~so l'oSPNlale militare principale di Vene7.ia Il giorno tG del mese di maggio t 90i).

Se l'acropatologia ancora oggi, malgrado gl'innegabili prog1·es.si delle rice1·che istopatologiche. cliniche e sperimentali, può dirsi un capitolo per quanto esteso, appena abbozzato, della moderna neuropatologia, quel gruppo di sindromi mor· bose, in cui predominano le alterazioni vasomotorie e trofiche, ha fatto dire re· centemente al Cnssirer che in nes~un altro campo della patologia nervosa s'incontrano maggiori difficoltà nel delimitare le singole entita nosografiche, tanto sono numerose le forme di passaggio e le combinazioni dei sintomi secondari che si raggruppano attorno ai più salienti e costanti, vale a dire alle turbe vnsomo· torie e trofiche. Nè maggiore è l'accordo t ra gli autori sulla patogenesi, etiologia e sede dalle alten\zioui anatomiche, che ne formano il sostrato. P artendo, più che da altro, da preconcetti fisiopatologici, si misero a tutta prima le sind1·omi in parola costantemente alla dipendenza di alterazioni organiche o funzionali del gran simpatico. Ma ricerche ulteriori, se confermarono da un lato la presenza in questo sistema di &:angli la cui funzione fu dimostrata autonoma (gangli intrinseci del cuore, plesso mienterico, uteri no ecc.), fatti sperimentali bene accertati, c'inducono ad ammettere l'esis tenza nel bulbo di un grande centro, il c ui eccitamento restringe tutte le arterie, e aumenta la pressione sanguigna; centro da cui dipendono le vie vasomotrici che si trovano nel simpatico, non che i rispettivi gangli vascolari, parenchimali ecc. E dagli studi più recenti del Langley, del Lewaschew e del Lapinsckicn, si sa che ~or mezzo dei rami comunicanti e in massima per le radici anteriori partono dai centri della sostanza grigia del midollo gli impulsi motori, vasomotori e trofìci che agiscono sulle cellule della catena gangliare, e da questo giungono al secondo neurone, che li trasporta alla periferia. Data questa molteplice comunanza d'origine, di rapporti e di decorso tra i due sistemi, che ne implica necessariamente quella funzionale, mentre da un lato riesce chiara la coesistenza di disturbi trofìci, vasomotori e secretori vicino a quelli di moto e di senso nello svolgersi di malattie organiche del midollo e del bulbo (tabe, siringomielia, sclerosi a placche) ci spiega dall'altro l'opinione di quegli autori, che riconnettono alcune delle forme di angionevrosi dell'estrernitiL a lesioni organiche o funzionali del midollo o del bulbo; anzi tale ipotesi dal Lewin e dal Benda viene estesa a tutte le angiotrofonevrosi delle estremità, cho ~onsiderano sempre quali esponenti di una lesione dell'asse bulbo midollare. Da altri autori fu emessa l'ipotesi che il sostrato anatomico delle acrotrofonevrosi potesse consi.:;tere in a lterazioni dei nervi periferici, ipotesi confortata, per


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quan to riguarda l'eritromelalgia, da. reperti necroscopici positivi, e sostenuta. per quanto riguarda l'asfì!>sia simmetrica. delle estremità (morbo del Raynaud) dalle osservazioni cliniche pnbblicàte dal Lanceraux e dal Pitres. Ma contro tutte queste ipotesi sta l'affermazione autorevole del Cassirer, il quale da un'attenta disamina delle pubblicazioni in proposito, non che dai casi occorsi alla sua personale osservazione, conclude che, almeno sino ad oggi, non può dirs i provata la reale esistenza di un sostrato nevritico. Non sono mancati infine degli autori {Sacbs e Wiener) che fanno risalire la causa delle suddette sindromi ad alterazioni delle arterie periferiche, mentre AJtri, senza il sussidio di alcun reperto, anzi per l'assenza totale del medesimo, inclinano per l'esistenza di una nevrosi funzionale dei cosi detti nervi vaso costrittori. La ragione delle citate discordanze e delle svariate ipotesi enuncia~ fa logicamente ritenere che questo complesso di s intomi possa venir prodotto non da un solo, ma da diversi processi patologici (affezioni organiche, infezioni, intossicazioni 1 con localizzazione tanto sul sistema nervoso cerebro-spinale (bulbo, midollo, nervi periferici), quanto sul s istema del gran simpatico, i cui elementi hanno in parte funzione autonoma e in parte di semplice trasmissione. Premesse queste brevi considerazioni generali, quale modesto contributo allo studio clinico delle angiotrofonevrosi delle estremità.. ho creduto opportuno d'illustrare un caso occorsomi di recente, che, se non rischiara i complessi problemi dia nzi accennati, può, per quanto in limitata misura, concorrere a rendere ]più evidenti i rapporti di passaggio tra le s ingole forme morbose dal punto di vista diagnostico e clinico. · B. Enrico di anni SH, impiegato presso un ufficio militare di Venezia, perdè il padre in seguito ad ictus apopletico all'età. di 60 anni, e la madre in seguito a. complicanze meningtle nel decorso di un ileo-tifo. Ha due fr atelli di et!\ inferiore alla sua, che godono ottima salute. Il paziente all'età di 16 anni ammalò d'ileo-tifo, da cui gua.ri senzn. reliquati. All'età di 18 anni s i arruolò in un plotone di allievi sergenti, e durante il servizio, a tacere di lievi indisposizioni, contrasse ripetute volte la Qlenorra.gia., complicatasi una volta ad epididimite sinistra, ma di cui guari sempre senza altre complicanze a. carico degli organi prossimiori. Nel febbraio del 1905 s'accorse della presenza al labbro inferiore di una lesione di continuo, che curata in modo incongruo ritardava a guarire. Ma essendo in progresso di tempo apparse delle placr.he biancastre sulla mucosa ora le, richiese il parere di un sanitario. il quale diagnosticò una sifilosclerosi iniziale al labbro inferiore con placche mucose orali, con!'igliando una cura specifica, mercè la. quale scomparvero in breve tempo l'ulcera e le placche e si ridusse notevolmente il conseguente ingorgo delle ghiandole sottomascellari. Da quell"epoca sino a.l marzo u s. il B. si sottopose a. cure, per quanto irregolari, d'iniezioni di sublimato, e prese per via interna. dosi notevoli di joduro, godendo di completo benessere nell'assenza di manifestazioni della contratta infe-

zione. Nella prima. metà. del marzo u. s. ammalò d'influenza con cefalea, elevazione modica di temperatura e dis turbi gastro-intestinali. Quas i contemporaneamente però cominciò ad avvertire molesta e continua sensazione di formicolio a i polpastrelli delle mani e alla pianta dei piedi, ai quali sintomi si aggiunsero nei giorni successivi dolori terebranti, che si acuiva.no-


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~uando il paziente stava in ambienti riscaldati, ovvero n. letto e s~mtpre nell'am-

bito deUe parestesie. ~\l formicolio alle mani si sostitui dopo pochi giorni una sensazione d'intorpidimento con abolizione quasi completa della sensibilità. tattile, tanto che, come il paziente riferisce, non era capace di percepire la presenza e la forma di piccoli oggett i tenuti in tasca, trovando difficoltà a tenere tra le dita il portapenne, mal!fl"ado la motilità dei flessori ed estensori delle falangi si mantenesse pressoché normale. La cute delle mani nella regione estensoria, dal carpo alle falangi ungueali, se-condo il paziente asserisce, appariva di colorito bluastro. Le singole falangi, segnatamente nelle interlinee articolari, apparivano alquanto ingrossate, succulente, mentre, il madore che di solito ne umettava la faccia volare per modica iperidrosi, era sostituito da insolita secchezza. . Disturbi analoghi il paziente non avvertiva ai piedi, dove però permanevano sempre i formicoli e, nelle ore vespertine, le caldane. In tali condizioni, sfiduciato per l'inutilità delle cure consigliategli, venne a richiedere il mio aiuto, anche nei riguardi di eventuale provvedimento medico legale. STATO PRESENTE ED ESAME OBBIETTIVO. - I l B. è individuo di originaria buona -costituzione organica con scarso sviluppo delle masse muscolari, con cute e mucose visibili di colorito pallido. Si mostra preoccupato dei suoi disturbi, ma risponde a tono a tutte le domande -e senza tendenza all'esagerazione. Ha buona memoria e fa con chiarezza la storia del suo male. All'esame nevrologico si riscontrano i seguenti fatti: Sporgenza, tono, movimento dei bulbi oculari e visus normali. Niente di spe>()iale all'esame delle congiuntive. Le pupille sono d'ampiezza normale, regolari i loro margini, integro il riflesso alla luce, al dolore e all'accomodazione. All'esame oftalmoscopico si riscontrano, tanto a destra che a sinistra, le vene papillari alquanto turgide. Normale il campo visivo. Integra la motilibl. dipendente dal facciale superiore ed inferiore. La lingua è protrusa diritta, ed è regol~rmente mobile in ogui senso. Normali la fonannzione, l'articolazione della parola e la deglutizione. ARTI SUPElUORr. Notevole ipocstesia tattile, termica, barica, dolorifica estereognostica della ente delle dita, segnatamente sui polpastrelli ed estendentesi sino alla linea articolare radiocarpica. Le masse muscolari, per quanto scarsamente sviluppate; sono toniche, e la motilit!i. sia attiva che passiva è conservata nell'ampiezza fisiologicA.. Solo i movimenti delle dita sono alquanto lenti ed incerti s pecie quelli complessi, nec~sari ad esempio ad abbottonm·si la giubha a

raccogliere da ter'ra un oggetto ecc. La forza sviluppata al dinamometro dà 30 a. destra, 25 a sinistra. Non s i provocano riflessi tendinP.i nè a destra, nè n. sinistra. La cute delle mani appare in grado leggero di colorito cianotico, più accentuato verso l'estremo distale delle falangi, e nell'ambito della cianosi è diminuito pure il termotatto. L'indagine elettrica dà spiccata ipoeccitabilità dei muscoli delle eminenze tenare ed ipotena.re di ambe le mani, non che degl' interossei, ipocr.citabilità più spiccata per l'eccitazione diretta che per quella indiretta. ARTI INFERIORI. Nessun fatto morboso si riscontra a carico della motilità e sensibilità. Il riflesso rotuleo è conservato; assente il segno di Babinscki. Nulla ·di notevole nell'andatura. Normale il senso statico e dinamico dell'equilibrio .


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L'esame degli apparati respim.tol'io e cardiovascolare è negativo. Nessun componente patologico si riscontra all'esame delle urine. Mancano disturbi del mitto, della defecazione e del senso genesico. Non avendo l'infermo ricevuto alcun vantaggio dalla cura specifica iodo-mercuriale praticata di recente, stimai opportuno di non insistere, e tenuto conto delle poco lodevoli sue condizioni generali, consigliai un'opportuni\. dietetica e deUe iniezioni di glicerofosfati di ferro con stricnina. Contemporaneamente s ottoposi l'inferwo ad un trattamento elettro-terapico consistente in applicazioni trascorrenti col pennello faradico per quindici sedute, cui fec i seguire l'applicazione di deboli correnti galvaniche, ponendo l'elettrode indiffet·ente alla piegatura del gomito e strisciando coll'altro dalle falangi ungueali delle dita s ino al carpo. Dopo un mese di questa cura riesaminai l'infermo, e potei constatare ron soddisfa7.ione come la s intomatologia s uddescritta s'era.. modificata favorevolmente. s~omparsi i dolori spontanei e i disturbi vasomotori delle dita, i cui movimenti erano ritorn11.ti spediti o disinvolti. Scomparsa la sens azione d'intorpidimento, che, secondo l'espressione del paziente, sembra\·a ri\·estisse come un guanto entrambe le mani. Obbiettivamente s i poteva cons tatare ancora una leggera ipoes tesia tattile s ulla cute della t'a ccia volare delle dita, che per altro era tornata a l colori to normale, non che una lieve ipoe<'citabilitl\ elettrica diretta. dei piccoli muscoli delle mani, fenomeni morbosi q uas i del tutto sc-omparsi ad un esame ulteriore praticato nei primi giorni del rorrente mese di giugno. Dnto tutto r.iò, da quale malattia diremo nffetto il nostro paziente? Dovendo necessariamente proceù~re per esclusione, possiamo affermare intanto che i dati desunti dall'esame nevrologiro ci fanno concordemente escludere l'esistenza di una lesione orgnnica. bulbo-spinale, anche incipiente, esclusione questa tanto più necessaria ad essere affermata in quanto c-he il nostro soggetto ha contratta la sifilide, della quale solo in quest'ultimi tempi s'è curato s istemntiramente. Ma n essuna delle s indromi della sifilide spinale, pe r quanto caratteristi camente proteiformi (potendo a volta a volta assume re l '11.spetto di una meningo-miel i te, di una tabe, di una siringomic lia, di una scle rosi rombinnta ec<'.) può per un tempo non breve decorrere con i sintomi de~critti nel nostro infermo. nell'assenza cost.1.nte di fenomeni, d'irritazione o <li pt11·esi delle vie di moto, di ogni disturbo dei riflessi, del mitto, della defecazione. delle fu nzioni genitnli ecc. Il decorso poi rapidamente favorevole, l'nssen7.a di ogni dolo1·e alla pressione dci tronchi nervosi del plesso brachiale tanto a destra che a sinistra, la perfetta simmetria della localizzazione dei disturbi scnsiti\"i e vasomotori alle mani, sono criteri sufficienti per farci escludere una forma anche incompleta d i polinev1·ite. Ed è pure da escludersi l'isterismo, giacchè a parte og ni a ltra considera,.ione, s ia nell'eroditariet:i, sia negli a ntecedenti personali, sia nella personalità. psichica del soggetto, mancano i cara tteri della nevrosi in parola. Non rimane quindi che ad amn~ettere una forma delle così dette angiotrofonevrosi delle estr emità.. e tra queste quelle che più s i :wvicinano nl caso nostro sono : l'acropm·estesia, l'eritromelalgia, l'asfissia simmetrica dell'estrcmitil. o morbo del Rajnaud. Nelle forme tipiche del morbo di Rajnaud l a diagnosi in gener e non è difficile. Secondo i patologi più recenti l'a!=:fissia locale, or iginatasi o no con pareste.~ie all'estremità degli arti. decorre ad accessi, in ciascuno dei quali si possono distinguere tre fasi : Uno di cianosi, uno di sincope ed uno di gangrena, che s i annunzia di solito con l'eruzione sulla cute d i piccole macchie n ere oppure con delle


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vescichette piene di siero sanguinolento, che scoppiando lnsciano uno. cros ta ov-

vero un'ulcerazione, che cicatrizza lentamente. Ma di fronte a questi casi altre ve ne sono, in cui i disturbi circolatori non sono di tale entità. da arrivare alla gangrena, e in cui allo stadio sincopale segue una completa restitutio ad integrum. In questi oasi la malattia rimane caratterizzata da fortissimi dolori accessionali, da forte diminuzione della sensibilità in tutte le sue varie forme, da limitazione dei movimenti che va in qualche caso sino all'atrofia dei piccoli muscoli delle mani. Neil'acroparestesia invece i sintomi sono, almeno nel maggior numero dei casi, di naturn. subbiettiva e i pazienti avvertono sulla punta. delle dita formicolii, prurito, sensazione di tramor~imento; pares tcs ie che s<>lo di rado raggiungono ta le intens ità da divenire veri e propri dolori Raramente sulla cute delle dita s i determina un pallore a ccentuato, e all'infuori di una leg gera ipoestesia sui polpas trelli, non si riscontrano al t ri dis turbi obbiettivi. La malattia è più freque nte nelle donne e predilige soggetti nevropatici. L'eritromelalgia infine, uhe tra le forme citate è la più rara s pecie quando non è l'esponente di un'affezione organica bulbo midollare, è caratterizzata dal fatto che i disturbi subbiettivi (dolore e ptHestesie, non che q uelli dipendenti da alterazioni circolatorie, gonfiore, arrossamento, ecc.) si localizzano quasi costantemente agli arti infe riori, e anche ne i rarissimi casi, in cui s i ebbe contempo· ranea diffus ione agli arti s uperiori, i disturbi SLtdde tti rimasero più intens i nella localizzazione iniziale. Ln. malattia è molto ostina ta, lenta nel decorso, res istente ad ogni terap ia. Se ora. vogliamo paragonare· i quadri suddescritti alla sindrome présenta ta. dal nostt-o infermo, possiamo senza difficoltà escludere che s il\s i t1·attato di eritromelalgia. La presenza poi di alterazioni oiJbiettive della sens ibilità, i lievi dis turbi di moto, l'ipoeccitabilità diretta e indiretta dei muscoli delle eminenze tonare e ipotenare, farebbero escludere una delle forme comuni di acroparestesia.' Ma d'altra parte l'apparire di un unico a ttacco con esito dopo breve decorso in g uarig ione,

i lievi disturbi della motilitl\, l'assenza di atrofie, dell'invers ione della formula nella eccitabilità galvanica e di altre a lterazioni tronche a carico della cute, all ontanano l'ipotesi di una forma banale dell'asfissia s immet rica dello estremità. In conclusione s i può con ruolta approssimazione al vero affermare che nel nostro paziente si sia trattato di una forma di passaggio tra l'acropa res tesia e l'asfissia simmetrica delle estremità., che mette ancora una volta in evidenza come in clinica più che in patologia non si possono tracciare limiti definiti, che pe r· mettano di differenziare netta mente entità morboso ai un medesimo gruppo. Venezia, 16 giugno 1907.

BIBLIOGRAFIA. D~: CtOVA lOII. Patologia del simpatico, 187 6. RA'I.' MO:SD. Anatomie pathologi que du système n ervcra, t SS\i. LA N DOis . F iaiclogia dell'uomo, vol. 2°, pa.g. 78 2. V E RDELLI. L'acropatologia con specia le r ig11ardo alla malattia del Rainrm<l (nol Trattato cl~ medicin" d·~ Oharcot, Brmcha~d e Brissaud, vol. VI, p. II). S c rAU.A.NNA, Patologm e terapia del gran s impatico (nel Trattato i taliano di pato-

logia e terapia m ed ica, vol. II, p. IV). Trattato di patologia e terapia, vol. IJI, pag. 748. ÙPPENHEnr. Trattato delle malattir nervose. DE BoVE. - Asfissia s immetrica d~>lle estrem ità (n . 18 della R iforma m edicCL ù ol l !li l7). ElC HBORST. - ·


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVlS1,A MEDICA La tuberoolosl polmonare e l raggi BOntgen - (The lloston medical and Surgical Journal, vol. CLVII, ·n. 18, 26 settembre 1907).

PEncv BnowER. -

L'A. dopo avere accennato ad un'arma formidabile di lotta contro la tubercolosi, la segregazione dei tubercolotici, ed avere de tto che fra i benemeriti di questa lotta bisogna porre i n p rima linea Lo.enec e Koch, si accinge a parlare di un'altra arma offerta alla scienza d t\ un altro grande, il Rontgen. Dice che l'applicazione dei raggi X alla diag nostica polmonare non puossi dire fatto nuovo, e. dopo avere accennato a tutti coloro che di tale argomento si occuparono in Europa ed America, afl:"enna che il Williams di Bos ton j) UÒ chiamarsi ora nn classico per tali ricercl1e. Studi ultimi d imo.:;t1·arono la possibilità dell'esame schiascopico dei pulmoni ammalati (Claude, Ziemssen, Rieder, Pfahler, Hickey). L'A. accenna al modo con cui s i forma l'imagine radiografica, risultante da ombre, rhe alla loro volta dipendono dalla varia resistenza dei tessuti al passaggio dei raggi, ~ dice che in n essuna regione anatomica le ombre sono più chiare che in q uella del torace. I polmoni sono facilmen te penetrati, e dil.nno due ti pi di impressione, uno in relazione del movimento respiratorio, e quindi di og ni anormalità. dello st esso, l'al t ro in rapporto colla varia dens ità del parench ima polmonare nelle varie .sue malattie. Per mezzo dello schermo fluorescente si possono avere proiettati non solo i vari organi endoooracici ed i loro rapporti, ma. anche i loro movimenti ritmici. Sulle lastre fotografiche invece s i hanno esemplari permanenti dei visceri s tessi, ed a mez?.o di essi, pres i nei diversi periodi di una malattia, se 11e può ricostruire il decorso ana tomico. A questo punto l'A. istituisce un paragone f ra i due procedimenti: accenna ai vantaggi de llo s chermo fluorescente, che permette di potere discernere le Rlterazioni dell'espansione polmona.re per il proiettu.rsi d i ombre di grandezza ed in· tensiti1 ineguale fra i d ue lati ovvero in diverse ?.One dello stes!lo lato. Venendo ora. a p».rlare d,ei vantaggi, della fluoroscopia e della b~tra fotog rafica, l 'A. pur negando la possibilità di usare almeno per ora la fotografia istantanea in ralliografia, riconosce che oggi la posa può essere abbreviata fino a. ridm·la al tempo nel quale il paziente può trattenere il 1·espiro, e che quindi po~sono aversi i magi n i per manen ti del polmone nelle varie fasi respiratorie : ammette i vantaggi di ta le processo, ma. sostiene che esso non potrà mai soppiantare la fiuoroscopia : 1° perche colla fluoroscoj>ia noi possia mo scoprire le differ em:e di espansione del!"apice polmonare col paragone diretto dei due lati i 2° perchè noi possiamo nell'esame Huoroscopico aumentare o diminuire a volontà la forza penetratrice dei raggi R ontgen i 3° percbè colla fotografia ogni cambiamento di posizione ha bisogno d i nuova posa, venendo a. cambiare così molte condizioni e s pecialmente il grado di penetrazioue dei raggi X . VA. per trattare ogni lato dl:lla questione, riconosce che la fluoroscopia ha lo S\"antaggio di essere fugge-

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vole, e di non dar la possibilità di confronti in diversi periodi. e presenta finalmente grave difficoltà per un esame minuto ed accurato. Conclude col dire che bisogna usare in uno stesso caso ambo i procedimenti, per avere risultati concludenti. Risolta cosi la questione di tecnica, l'A. passa a trattare ciel secondo argomento, se cioè il metodo Rontgen abbia o no vero valore nella diagnosi dei casi iniziali di tubercolosi polmonare. Premette che egli intende per casi iniziali quei casi, in cui mancano i segni fisici e nei qual i, non essendovi espettorazione, è difficile avere il reperto dei bacilli. Sono questi per l'A. i casi nei quali non si ha alcun risultato dalla fotografia, e se ne hanno invece dei più brillanti dalla ftuoroscopia: l'osservare nn affievolimento dei movimenti diaframmatici, una mi. nore espansione delle pareti toracicbe ed una leggiera modificazione nella trasparenza usuale dell'apice, in un focolaio che può essere anche misurato io centimetri, daran!lo quella certezza che non possono darci i mezzi ordinari di indagine clinica. Nei casi di tubercolosi conclamata, il metodo Rontgen è utile per conoscere l'estensione delle lesioni. L'A. accenna da ultimo al metodo ortodiagrafìco, cioè il disegno delle immagini fluoroscopiche, che a suo giudizio riunisce i vantaggi della fluoroscopia e fotografia, soggiungendo anche che non sarebbe impossibile la combinazione della radiografia colla cinematografia. L'A. conclude che radiografia e .tiuoroscopia trovano applicazione razionale nella diagnosi di tubercolosi pohnonare e c he la loro (tpplicazione è preziosa nei casi iniziali, nei quali è maggiore la speranza di una lotta vittoriosa. ·

E. FIOR.ENTJNJ. S. SEREN I . - Contributo allo studio del sangue del malariol: nuovo me todo tecnico per la rtoeroa del parassltt. - (Policlinico, sezione medica, n. 10, ottobre 1907). L'A. servendosi d'un metodo speciale, che minutamente descrive, di centrifugazione e di setlimentazione meccanica e spontanea. del sangue dei malarici, ba potuto accertare che la presenza dei parassiti nell'in terno de i globuli rossi, siano es<i estivo-autunnali o primaYerili, giov11.ni o aùul ti o sporulanti' pigmentati o non, modifica, aumentandolo. il peso specifico delle emas ie, e, al contrario, la pre· senza delle forme semilunari lo fa diminuire. Para che anche i leucociti, carichi di pigmento melanico, siano più pesanti d i quelli che ne sono privi. Il metodo della centrifugazione permette di aver rapidamente dei risultati, che, usando gli altri metodi, si avranno con grande dispendio di tempo e difficoltà maggiore, specie quando sia scarso il numero di ematozoi esistenti nel sangue circolante periferico. Basta, in tal caso, raccogliere poche gocce di sangue, centrifugarle, ed esaminare quegli s trati del sedimento globulare, nei 1uali, in prevalenza, si raccolgono le cellule s anguigne rosse o bianche, parassitifere o pigmentifere. In pari tempo dato un reperto negativo, si avrebbe già pronto del siero sanguigno, per procedere alla sierodiagnosi per alt-ri agenti morbigeni (bacillo eli Eberth, micrococcus m.elitensis, ecc.). L'esame si può praticare anche dopo alcuni giorni, perchè i globuli sanguigni rossi e bianchi si conservano pressochè inalterati, nella forma e nella colarabilità, pe1· un tempo lunghissimo. Crede l'A. cht~ col suo metodo, nel periodo interepidemico, si possa meglio studiare il legame tra un'epidemia di febori


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estivo-autunnali e la successiva, poiché, con esso, si ha una raccolta di sangue maggiore di que]la, che si ottiene col metodo dei preparati per Rtrisciamento, e riesce, inoltre, più facile veder riunite tutte o quasi tutte le semilune, ancorché scarsissime, nella zona del sedimento g lobulare più vicina e.l siero, dato che i gameti delle febbri estivo-autunnali s iano il vero anello di congiunzione fra le due epidemie..Siccome l'esame del sangue centrifugato può essere eseguito molto tempo dopo l'estrazione di esso dal torrente circolatorio (sino a 1-S mesi), cioé quando deve ammettersi che i parassiti abbiano perduta più o meno completamente lo. loro vitalità, ba potuto l'A. convincersi, in tal modo, che quel vivace movimento dei granuli di pigmento melanico, ra n ·hiuso nell'interno dei parassiti, in alcuni stadi del loro sviluppo, paragonato dal Laveran all'acqua in ebollizione e che è d istinto da quello dovuto ai movimenti auleboidei, debba ritenersi di natura brownian11. e non di origine vitale. La diO.erenza di peso specifico deve anche avere la sua parte importante nella distribuzione degli eritrociti parassitiferi e dei leucociti pigmeo· tiferi nei diversi distretti del sistema vascolare dei malarici. La. proprietà, che banno le emasie contenenti parassiti, specie adulti, di essere meno adatte alla c ircolazione e meno spostabili, ("Ome si osserva evidentemente in un preparato a fresco d i sangue estivo- autunnale, de\·e dipendere oltre che dalla diminuit a elasticità del discoplasma e dalla maggiore viscosità della su perficie, come nota il Bignami, anche dal peso specifiro aumentato. Allo stesso modo deve spiegarsi il loro accumolo nelle reti ra pillari di n.lcu ni organi, specie del ("ervello. E così si comprenderebbe pure perché i leucoriti melaniferi, che sono meno pesanti, più raramente vi producano ristagno (trom bosi fagoc itarie). L'A. fa seguire al suo studio una ricca bibliografia. VERDOLIVA.

D. PACE.- Lo •dopplamento del 2 ° tono della •lnfilll oardlaoa. - (Giornalt internazionale delle scienze mediche, anno 1907, fase. 23). L'A. dimostra coll'esposizione di casi clinici stud iati presso In Clinica medica della Reg ia Unive rs itil di Napoli, diretta dal prof. Cn.rdarelli1 e qualche volta seguiti da autopsia, che lo sdoppinmento del 2° tono, sia alla base che alla. punta, ritenuto universalmente uno dci segni più importanti, e per qualcuno patognomouico, della s tenosi mitralica, può dipendere nuche da u n.a sinfìsi cardiaca. Riporta per esteso un primo caso, in cui un persistente e net.t o sdoppiamento d el 2• tono alla punta con ipertrofin cardiaca e fatti da stasi, aven~ autorizzato appunto la diagnosi di stenosi mitralica, ed invece l'nutopsia dimostrò l'esistenza di tma sinechia completa del pericardio e la mancanza di vizi valvolari e di le· sioni degli os tii. Riferisce anc he un caso osse1·vato dal Durand, perfettamente analogo al proprio, dove si aveva ipertroHa di cuore, anasarca, a scite, tumore di fegato e sdoppiamento ne tto e costante del 2° t ono sia allf\ bnse che alla punta; anche qui era stata fatta dingnosi di stenosi mitralica e la necroscopia invece dimostrò parimenti una sintisi cardiaca. L'A. poi si domanda : nella sinfisi pericardica. è proprio· u no sdoppi:unento del 2> tono che noi ascoltiamo ? ed in tal caso q naie ne ò la patogenesi ed il Yalore diaguostic:o? Secondo le antiche idee di Po ta in, che per il primo rilevò il fenomeno (l ooG), e secondo Friedrei<:h, Lm:zatto e Lipari, piuttos to che uno sdoppiamento del 2° sarebbe un tono sopnt nmwtuario,w~ tono .~opragyiunto dovuto :di'urto diastolico della punta del cuore c p ropriamen te alla vibrazione della pare te toracica, nell'atto che ri torna alla sun primiera posizione.


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Secondo l'A. questa interpretazione non è ammissibile, perchè in alcuni casi di sinfisi pericardiaca ha osservato sdoppiamento del 2<> tono senza impulso diastolico, e perchè nei casi con anasarca « la presenza di edema nella. parete tol·acica avrebbe dovuto ·modificare le condizioni acustiche del tono e renderlo pit't sordo, ed invece le due parti del 2° tono si sono ascoltate sempre con ugual forza e nettamente"· In quanto alla patogenesi del fenomeno, accennate le varie teorie, egli trova preferibile la dottrina di Baccelli, secondo la quale ogni raddoppiamento riconosce per causa una menomata sinergia di azione tra il cuore destro ed il cuore !'inistro. « Invero le aderenze pericardiche, comunque estese, portano sempre, a lungo a ndare, una s proporzione anatomica nei due ventricoli, la quale spiega la. mancaj!a simultaoeiti1 dei movimenti "· Circa il valore diagnostico conclude che « nel mèzzo dell' n;;istolin confermata il trovar persistente per lunga pezza lo sdoppiamento del 2~ tòno devo essere un segno bastevole a fare scartare In diagnosi di stenosi mitralica ». Ax::-:uw.

G. M&:mtNr. - A propo•lto 41 talune febbri utlve o febbrl d& canape. - (Bulletti11o delle scienze mediche, giugno 1D07). L'A. ebbe ad osservare come tutti gli anni a Bologna si manifestino delle febbri non contagiose, ma epidemiche, con temperature che talvol ta raggiungano e superano i 400, associate a rachialgia, cefalea intensa, dianea, vomiti e talora faringo-amigdali te. La malattia guarisce in quattro o cinque giorni la~ciando il convalescente in preda a grave prostrazione di forze, attaccando di preferenza gli operai che lavorano in campagna e più gli uomini che le donne. Eliminate tutte le cause cl1e potrebbero dar luogo a tale malattia (miasmi, cloache, canali). l'A. è convinto esse!' essa dovuta alla canapa e precisamente alla disseminazione del polline e non alla macerazione della pianta. Difatti il periodo di sviluppo di tali febbri coincide con la fioritu ra della (~a­ napa ed è tanto più intenso per quanto è più bella e promettente la fioritura, colpendo a preferen?.a gli individui che vivono in vicinanza dei campi di canapa. Aggiungasi che nel decorso di tale malattia notansi dei fenomeni d·orticaria in tutto somiglianti a quelli che osservansi nel corso di tal une intossicazionj. Quali misure profilattiche, l'A. consiglia di teners i lontani dalle piante di canapa in fiore e di tamponare le narici degli operai addetti alla mietitura di detta pianta. G. BEnN UCCI.

E. MATURI . - L'idroterapia nella tuberoolod e nella tt•l polmonare. (Giomale internazionale delle scienze mediche, anno 1D07, fase. 24-). Il lavoro pubblicato dal dottore Maturi è degno d'essere preso in considerazione, perchè da alcuni medici non è data alla idrotempia tutta l'impçrtanza che merita, e spesse volte essa è rutinariamente praticata, come ben dice l'A., o Insciata in mano di bagnini più o meno inesperti. L'A. sostiene con largn. copia di pareri di autorevoli specialisti e con numerose osservazioni cliniche e scientifiche personali la utilità delle applicazioni idria ti che nella tubercolosi e nella ti si polmonare tanto considerate per se stesse, quanto in confronto colla cura dell'aria montana, che non a tutti i tubercolotici è consigliabile per avanzate condizioni del male (t-ubercolotici ospitalizzabili) o non facilmente accessibile per difficoltà


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HfVISTA ~tr:DlCA

finanziarie. L'A. d imostra in maniera esauriente che l'azione dell'acqua fredda tonizza lentamente ma sicu1·amente il polmone; che per essa si ba aumento dei globuli r ossi e delremoglobina , dei leucociti e del cloruro di sodio; che si ba aumento della pressione sanguigna; che si attenuano l'insonnia, la tosse ed i sudori, migliorano l e funzion i gastro-enteriche e si e leva il tono dei npn·i e dei muscoli. q I buoni risulta ti ottenuti per l'idroterapia, come dice l'A., nella cura della tisi e della t uber colosi polmonare, !'ono dovute alle applicazioni fredde di breve durata: lozioni parziali o generali con acqua fredda: frizioni col lenzuolo bagnato e bene spremuto; doccia fredda di corta durata ed energica; fomenti freddi al torace; apphrecchio refrigera t<> re !'Ul cuore. Migliori risultati egli assi eu m di avere ottenuto associando all'azione del freddo quella del cauto massaggio delle regioni torac-iche ed addominali :.. La lunga e!'pericnza ~el l'A. infine lo induce a stabili1·e che per i tubercolotici il bagno per immersione, sia l>ure tiepido. de,·e essere in generale proscr itto. AssJ:-0.

c. A . CntSPOJ.TI. - n •egno angolo- soapolare del Baooelll nel prooe••l morbo•l latenti del polmone, 'oon particolare riguardo al prooe••l•peolfl.ol tubercolari. - (roliclinico, sezione medica, 11. 9, settembre 1907). L'A .. nel riferire un caso clinico, in cui gli fu pos;ibile intuire la diagnosi d'incipiente processo specifico all'apice polmonare destro, mentre tutti gl'indizi !'eruiotici locali erano assenti e solo si rist'ontnt,·a il segno angolo- .>capolare del Ra~c-elli, dice che questo è prezioso io tali c,·enienze ed espone in che cosa consistll. E<so si basa sul movimento dell'angolo superiore intemo dell'omoplata, durnnte le escursioni respiratorie. Kelle for me di tubercolosi apicale si solle,·a m eno l'angolo corri!'pondente all'apice affetto o più dell'altro compromesso, e questo M'· v iene anche nelle lesioni ini?.ial issime, quando non si r iscontrano altri segni ohbiettivi. Si ossen·a mentre l'infermo sta seduto, col capo leggermente fles>o, con gli arti superiori addotti in guisa, da rilasciare nel miglior modo i muscoli delle spalle. P er fal'ilitare l'indagine, è bene segnare con due crocette i due nu goli su· periori interni delle scapole. tirare una linea tras,·ersa a l ivello della 5A o G• vertebra dorsale si no alle ascelle, un'altra breve in corrispondenza della 7" cen·icale, tagliate ad angoli retti da una Yerticale spondilea. Si ri leya più chiaramente se il ritmo respirato rio è ampio e profondo; meglio nel sesso femminile, nell'età giovane, nella costituzione gracile, n el torace allungato. e sempre che ne l'ap parato scheletrico. n(, le ma<;se muscolari, nè gli organi ent1·ostanti siano stati uuihtteralrnente o bihtteralmente lesi da 11regre.sse a tfezioni. ì 'ERDOLI\'A.

La cura fislor. dell'artnlo•oleroal glnstlflo..ta da.Ua nuova interpretazione d &llr. B\1& pa.hgeue•l. - (Ri(orm(! M ed., 29 giugno 190i ).

C. CuJ.Oltno. -

L'A. dice fallita anche la teoria di Hucbard, che ricoqosceva nell'ipertensione la causa e1lìcien te dell'arterio~clerosi : si è visto, int'ntti, che in questa non solo l'ipertensione può mancare, ma può finan co riscontrarsi una ~·e•:a angio·ipotonia. L':\rteriosclerosi, frequeute ncll'art1;tismo, ~.pertanto, spesso ereditaria, e, come questo, sembra dovu ta ad auto- intossicazione organica. E,·itando3i le concause lnbuso di carne, di alcool, irregolarità di funzioni inteatinali, strapt~zzi mentali e fis ici), se ne può impedire la manifestazione n ell'eta


RIVISTA MEDICA

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giovanile e finchè i reni funzionano bene. Ma, divenuti questi insufficienti, le so· stanze tossiche, che hanno un'azione analoga a quella di certi veleni metallici (piombo), si accumulano nel sangue, fino al punto che l'organismo se ne libera riversandole nei tessuti più disposti a ricettarle, donde le svariate manifestazioni dell'artritismo. L a prima a risentir l'effetto di questi successivi accumuli di tossine è l'intima. vasale, poi le altre tuniche, passandosi gradatamente dalle piccole placche di degenerazione ialina alla rigidità diffusa; vi contribuiscono i repentini e fugaci aumenti della pressione sanguigna (come colpi d'ariete, non come ipertensione costante), dovuti a sforzi muscolari, ad intensa eccitazione morale, e, principalmente, a rapido assorbimento di tossine intestinali vasocostrittrici ed ipertensive. Per la profilassi, giova, in chi vi è predisposto, il regime latteo-vegetariano, l'uso dei lassativi, l'astenersi dalle sostanze alcooliche, il supplire col sudore alla deficiente eliminazione renale. Per la terapia, bisogna preoccuparsi non della sola ipertensione, ma assai più dell'intossicazione del sangue, ed eccitare, pertanto, la funzione emuntoria della cute, dei polmoni, dell'intestino, facendo uso, al mattino, di sali di Carlsbad, di acque purgative; restando in ambiente riscaldato, ad uso di tepidario, ecc. Inoltre : r egime latteo-vegetariano ipoclorurato; abolizione assoluta degli alcoolici; scarse e leggiere acque minerali; poco tabacco; esercizio moderato. Se >i son turbe circolatorie cerebrali, piediluvi caldi (T. 38-40° C, per 10- 15 minuti). È effimera la darsonvalizzazione. VEnDOI.IVA.

G. L E.UOINE. - Del ma11agglo oontro la cUlataslone dello 1tomaoo. (Jou1·nal de médecine, ottobre 1907). Il massag~~:io, metodicamente praticato. dà degli eccellenti risultati nelle dilatazioni atoniche dello stomaco. Prima di praticarlo si farà prendere al malato circa trecento grammi di una bevanda calda, ad esempio the o latte caldo. Coricato il malato ~ul dorso, con la bocca semiaperta. e le coscie leggermente flesse sul ventre, i muscoli della parete addominale presenteranno il maggior rilassamento, indicato per eseguire il massaggio che compiras~i in tre tempi: a ) previa unzione di vaselina di tutto l' ipocondrio sinistro, si praticher!\, per !a durata di due minuti, il tapotement dei muscoli retti anteriori; b) sfregamento discontinuo profondo alternativamente col pollice della mano destra e con quello della sinistra, partendo dalla grande tuberosiM. dello stomaco e dirigendosi obliquamente a destra.. Durata cinque minuti; c) nel terzo tempo l'operatore mantiensi sempre a sinistra., mà girato in modo. da prendere a rovescio il corpo del malato. Allora l'operatore pone i suoi due pollici sotto le false costole sinistre, deprimendo energicamente e progressivamente la parete addominale; avanza poscia i due pollici allontanandoli l'uno dall'altro, riunendoli successivamente per dirigerli verso il piloro e verso la grande curva dello stomaco, ritorna in seguito sui suoi passi eseguendo gl i stessi movimenti. Sotto l' influenza di tale pressione uguale e dissociata, si avverte lo stomaco contrarsi energicamente, mentre i movimenti di ritorno provocano spesso all'infermo dei rutti gazzosi che gli riescono di grande sollievo. Durata di tale periodo, otto minuti. Terminato il massaggio, l'a mmalato dovrà, per la durata di mezz'ora. mantenere un assoluto riposo in decubito dorsale, con la. testa leggermente sollevata. Il mas-


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JUVISTA DJ NEVROPA'l'OLOGIA

saggio dello stomaco dovrà. essere continuato finchè esso abbia ricuperata la normale motilitil. Mentre tale metodo curativo non può riuscire di alcun vantaggio agli ammalati di dilatazione di stomaco d'origine pilorica, riesce invece perfettamente negli atonici a lenta digestione e sopra.tutto nei pletorici obesi affetti spesso da stitichezza causata da atonia intestinale che nello stesso tempo presentano congestione epatica. In tali infermi il massaggio addominale deve rappresentare il trattamento di elezione. · G. BERNUCCI.

RIVISTA DI NEVROPArrOLOGIA L'eredità nelle malattie del •l•tema nervo•o oon •geol&le riguardo all'eredità nell'eplle••ta - (He1·edity irt Disease of t!Le

PlHLLP CoOMBS KNArP. -

ne1·vous System. with e.~pecial R e{e,.ence to Fieredity in Epilepsy). ( Tlte Boston Medical and SU?·gical Journal, vol. CLVII, n. 15, 10 ottobre 1907). L'A. espone le teorie più a.ccettate circa l'eredita: quella di \Veismann, ~econdo cui si trasmette solo la predisposizione dei tessuti ad ammalare: quella di Gal ton, il quale dimostrò che certe caratteristiche, comuni in alcune famiglie, tendevano a sparire e formulò le proporzioni secondo le quali i vari ascendenti inf'iuivano sulla progenie, concludendo che, nel succedersi di varie generazioni, l'immissione di clementi sani poteva correggere le tare ereclit11.rie. L'A. è contrario alle idee di Galton e dice che i fatti ereditari possono spiegarsi meglio colla teoria di .Mendel, secondo il quale ogni cellula del discendente è il risultato della fusione di due cellule germinative. e quind i le caratteristiche della prima sono il risultato della fusione· di quelle delle altre due, od in eguali proporzioni o con predominio di una di esse: quest'ultimo caso spiegherebbe lo s parire o l'affermarsi stabilmente eli una data carattedstica. L'A. divide l'eredità in similare e di~similare: quest'ult ima manifesta.ntesi come eredità neuro-ps icopatica di gran lunga più comune. L'interpretazione dell'eredi t:\ similare, presentantesi pressoche solamente in certe rare malattie, che prima si basava sulla teoria dell'atavismo, oggi cade di fron.te alla teoria di Mendel; l'atavismo può spiegare il manifestarsi ereditario, ma non l'insorgere per la prima volta in un individuo dopo lunga serie di progenitori immuni.: pl:lr questi casi invece l'A. crede più attendibile la spiegazione del De Vries, che, cioè, nuove varietà e quindi nuove caratteristiche possono prodm·si per subitanee mutailioni e divenire costanti. Ad ogni modo, secondo l'A., non si tratta in questi casi di vera ereditarietà, ma solo di apparenza di eredità, per il fatto che ~ono necessarie parecchie generazioni intermedie prima che si abbia completo il processo rige nerativo. Molto più freq n ente della precedente è la erediti< dissimilare, e q n indi la predisposizione neuro-psicopatica. A proposito di essa l'A. mette in guardia contro le statistiche s in qui istituite a l riguardo della p:tzzia, sotto il qual nome vanno comunemente comprese malattie etiologicamente le più disptnate. Venendo a parlare particolarmente dell'epilessia, l'A. crede che l'errore più importante in cui sono caduti i vari scrittori, è di avere considerato )'epil('ssia come uno. malattia, e non come nna sindrome dovuta a svariate affezioni del cervello.


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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

Egli cita varie statistiche che, mentre a tutta prima sembrano appoggiare la credenza essere l'eredità neuropatica il principale fattore determinante l'epilessia, esaminate sottilmente mostrano notevoli discrepanze, che metterebbe1·o in dubbio {j_ttesta reale prevalenza. L'A. esamina minutamente tutto quanto occorre ammettere od escludere per poter dichiarare un caso di epilessia come idiopatica e come veramente dipendente da. eredità, e viene alla conclusione che, secondo lui, la predisposizione neuro-psicopatica deve interpretarsi come una debolezza generale costituzionale della progenie, cui danno luogo i cambj.amenti avvenuti nel plasma germinativo per una eausa patologica qualunque esistente nei genitori al momento del concepimento. Questo modo di vedere spiega, secondo l'A., il perchè si vede in una famiglia presentare disturbi nervosi il figlio concepito nel momento in cui tali condizioni si sono avverate, mentre la progenie concepita prima o dopo ed i genitori stessi per il rest.o della loro vita possono esse1·e sani. È necessario perciò, soggiunge l'A., in -ogni singolo caso di epilessia studiare tutto quello che può ave1·e alterato il germe e dete!"minare quindi quanta parte debba imputarsi alla difettosa organizzazione e quanta ad altre cause estrinseche ed occasionali. L'A., conchiude il suo studio col dire che le teorie attuali dell'ereditìt sono troppo pessimistiche, e nutre speranza che ulteriori investigazioni sull'argomento potl-anno spesso darci il mezzo di rassicurare gl'individui che una malattia nervosa o mentale avveratasi in loro od in altri membri della famiglia, non~ indice di eredità neuro-psicopatica o similare nè in loro nò nei loro discendenti. E. FroRE!\Tr:o;r.

RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA G. BRANTZ. -

lnto••loaslone •aturDlna da prolettW. -

(M'ii.nchenel· med.

Wochenschrift, giugno 1907). L'a utore ebbe ad osservare sei casi di proiettili aventi dimora nel corpo, cl1e, dopo un periodo di tempo variabile da qualche settimana n diciotto anni, provocarono intossicazione saturnina manifestantesi come una vera e propria intossicazione professionale con coliche, stitichezzll, anemia, dispepsia, tremori, paralisi, nevralgie, ipertrofìa cardiaca, nefrite, encefalopatia ecc. Da principio la diagnosi è difficile; potrà esser facilitata dalla ricerca di granulazioni basofile dei globuli rossi che mostransi prima di qualsiasi sintomo clinico. Pertanto tale ricerca dovrà farsi sistematicamente tratto tratto nei sog· getti portatori di un proiettile e riscontrando le granulazioni si interverrà chirurgicamente per estrarre il proiettile. Dopo l'estrazione, i fenomen i d'intossicaG. BER;:-(UCCI. zione, quando ne è ancor tempo, subiscono una regressione.

l'ente d' arma da faooo del toraoe e tenalone delle paTetl addom.lDaU. - (Be?·line1· klinisclle Wochensclwi(t, maggio 1907).

H. HxLDEBRAND. -

L'A. osservò in seguito a ferite d'arma da fuoco del torace, e mai dopo ferite del torace stesso dovute a strumenti pungenti, una tensione dell'addome, senza che mai, come venne ripetutamente dimostrato all'autopsia, fosse lesa menomamente la cavità addominale.


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RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

Egli spiega tal fa tto con una lesione dei nervi intercosta.li la di cui metà inferiore innerva i muscoli dell'addome; l'irritazione o l'eccitazione della parte sensi ti va di un nervo intercostale inferiore, _provocherebbe dei dolori o delle contrazioni dei muscoli dell'addome. Pertanto tale tension~ non indica. affatto una lesione diretta dell'addome e non costituisce in verun caso un'indicazione per la l,aparotomia.. L'A narra di chirurghi che tratti, in inganno da tale tensione dopo ferite di arma. da fuoco del torace, specialmente delle sezioni inferiori, procedettero ad interventi laparotomici perfettamente inutili. G. BEU!'IUCCI.

RIVISTA DJ CHIRURGIA GENERALE I . VANNuccr. - CoDtributo alla oul•ttoa delle ferite del vt•oert addomln&ll. - (La Clinica modema, anno 1907, n. 38). L'A. presenta una. brillante statistica., sebbene poco numerosa, di interventi in casi di ferite da punta. e taglio con penetrazione nella cavità 11ddominale. Di 13 operati di laparotomia in uno solo si ehbe esito infausto per peritonite purulenta diffusa; gli altri guarirono, ed anche sollecitamente. In due casi non fu eseguita la. laparotomia percbè si trattava di «. piccole ferite che datavano da diverse ore ed i pazienti non presentavano stJgno alcuno di risentimento peritonea.le :.. Negli altri invece si aveva vomito, s inghiozzo. polso piccolo e frequente, e fìnanco facies addominalis ed addome meteorico, dolentissimo alla palpazione. È interessante questa serie di operati perchè le ferite si ebbero nelle parti più svariate dell'addome con lesione di organi vari (fegato, milza, colon, tenue, arteria epigastrica, epiploon, diaframma, stomaco) con emorragie e versa.meuti di contenuto gastrico e intestinale. L'A. riferisce anche sopra un altro successo operatorioavuto in una ferit.1. da punta e taglio nella parte alta della regione crurale sinistra con recisione del legamento di Falloppio e fuoriuscita di un'ansa intest!nale lesa. Egli afferma che nei suddetti casi di ferite penet~anti con lesione dei visceri ad-

dominali, fat.ta. un'accurata toilette peritoneale, ha costantemente seguito la pra· tica dello zaffo alla Mikulicz, come usa il suo professore Nannotti dei R R. Spedali di Pistoia, e lo riconosce utile perchè o: oltre al fatto di drenare fuori della. cavità addominale i prodotti. de.Jla infiammazione esso circoscrive i processi di i nfezione nelle sue vicinanze mercè una benefica peritonite adesiva». Traendo infine ammaestramento da.lla esperienza dei fatti conclude che «non bisogna rifiutare il beneficio del nostro intervento anche ai feriti più gravi e nelle condizioni le più disperate-.. ANNINO.

L'IDot.lone e U tratt&meDto del monooDe DeU'appeDdloeotomla. - (Medicn.l R ecord, vol.· 72, n. 14, ottobre 5, 1907).

JosEPR P. B1sSELL. -

L'A. dopo avere premesso che numerosi sono i metodi operativi nell'ap· pendicectomia, per quel che rigua.rd;~ l'incisione delle pareti addominali, e che quasi ogni chirurgo ba il s uo metodo, accenna ai caratteri essenziali che una buona incisione deve avere: (spazio sufficiente, minimo possibile danno alle pareti


RIVISTA DI CRIRURGTA GF.XERAL8

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addominali ed ai suoi varii strati, minima predisposizione all'ernia, facilitl\ d i drenaggio) ed agli svantaggi di molte di tali incisioni. L'A. classifica i casi di intervento operativo in 3 categorie: 1° Intervento fra un'attacco e l'altro, c he egli chiama operazione con intervallo. 2° Intervento per svotamento di un ascesso o in presenza di una peritonite purulenta. s• Operazio'ne precoce. Scarta i casi della seconda categoria, nei quali si incido là dove vi è il pus, e d ove il drenaggio è più facile. Esistendo e sospettandosi una peritonite estesa, l'incisione di elezione è la me· diana che però, tranne che in questi casi, non presenta alcun reale Yantaggio. L'A. ps.ssa rapidamente in rassegna i metodi d'incisione più conosciuti, del Fowler, del Roux, del Sonnemburg, del Morris, del M. Bnrney, do! Ma~-o con con troapertura posteriore pel drenA-ggio, del Deaver, dell'Howard Relli cbA pratica due incisioni, una sulla linea semilunare, ed una sulla massa del muscolo retto o laternlmPnte ad essa. S'indugia finalmente a descri,·ere minutamente l'incisione semilunare, che con ,.,u·ie modificazioni è stata mes3a in pratica da. diver;.i chirurgi. L'A. personalmente è partigiano della modificazione descritta dal Battle nel 1895 e messa in pratica dal Kaumet·er. Si tratto. di unn incisione verticale, della lunghezza di m m. 62-75, sopra il muscoio retto destro, il mezzo della. q uale co.de sull'appendice: ·si apre l'aponevrosi del muscolo retto destro clae viene scartato dietro il sinistro: eseguita l'operazione si pratico la sutura a triplice s trato ponendo f1·a i due strati posteriori il retto. il che assicura grande ~tabilità alla parete arldominale. Tale metodo presenterebbe questi vantaggi:· facite accessibilità all'appendice. esame agevole degli altri organi pelvici, faciiità di drena~gio, nessun pericolo d'ernia, esecuzione in un tempo non più lungo degli altri metodi, piccole7.7.a della cicA.tricA resirluale. Venendo a parlare del trA.ttamento del moncoue appendicolare, l'A. dice essere questo uno dei dettagli più importanti, spechlmente per preset·vare il paziente da dolori e da infezioni peritoneali postoporative. Egli s i occupa del caso tipiro. operato a freddo, dove l'appendice è poco aderente e normale per forma, grandezza, posizione. L'A. crede che la inversione del moncone non i<olo richieda molto tempo, ma possa dar luogo a gravi inconvenienti ( peritoniti localizzate, fistole fecali); come pure è convinto che sia un perdere tempo il fate intrig~tta e tediose suture di lembi e manichetti, lega ture e tagli. Il metodo da lui preferito è il seguente: Per mezzo di un ago d11 aneurisma passa il capo di un filo alla base delle meso appendice. mentre passn ed annoda l'altro capo intorno all'appendice. immediatamente vicino al cieco. Afferra l'appendice con una pinza d'arterie un centimetro e mezzo fuori di questa. legatura.: immediatamente all'interno dellA. pinza contorna e brucia l'appendice eol cauterio. distruggendo tutta la mucosa. Annoda i due capi del filo. e . taglia le parti sopra-avanzanti. Il pezzo più "icino del mesentere è posto a ricoprire il moncooe, senza sutur~>: lascia ricadere in questo posto le sierose vicine, l'omento, l'intes tino tenue: l'A. ritiene che basti solo qualche ora perché si abbiano delle aderenze. Occorrendo il drenaggio lo si ferma con un filo di catgut ad uno dei due capi del filo passato a l principio dell'opernzione: dopo J8 o 72 ore un.a piccola trazione lo libero. dal Catgut disorganizzato. L'A. non usa lavaggio di sorta, e solo pratica con go.rza delicnti~sime strotinazioni sulle superficie peritoneali. E . FroR~~X'l'ISl. IO -

Giornale di medicina m alitare.


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RIVI STA D I CHIRURGIA OENF.RALE

Dot.t P.t.UL lO'l'TKownz. - Sul trattamento delle fratture delle dlta. (r.;eber di e Beflandl uny t·on F in!lerbriicflen). - ( Cenfralblettf fiir Chi rm·gi e, n. -lo). L'autore, dopo aver ricordato rh e il dott. Hammer di Karlsruhe impiega nel trattamento delle frattur<' delle dita piccole stecC'he ;·on str isl'e di <·eretto adesivo sog· giunge che sebbene Hammer suppone che tale metodo non sia generalmente conosciuto, pure con ragione molti pratici si servono d i un metodo simile. Ciò premesso, il I ottkowitz, a titolo di con tributo, e per lo !'t~so scopo, oft're un metodo straordinariamente facile che ha appreso dal suo defunto prof. dottor \Vagner, il quale t•on!>istc neil'impiego di una f,tsr iatura ron f·hiusura del pugno. Egli dice che nel ricco materiale di les ioni t raumatiche del lazzaretto della fonder ia reale erano frequentemente ossen·nte fratture della I falange delle dita. Lo spostamento, d1o in tali casi si mettevn, in e"idenzà, era sempre tale che i frammenti for mavano un angolo aperto dal lato estensorie del dito, e questa ossernt;r.ione egli ha s empre trovnto confermata nel dare giudi~do di antiche fratture delle dita giil. g·u arite. per cui, pennnnendo ht d~t'ormitù, ne ern evideutemente disturbata la chiw;um del pugno. Gli inconvenienti che derivano da taio deformitit non abbisognano di dimostrazione. Primieramente la frnt t ura lasda, come rel iquato, un callo osseo, più o meno acuto, che s porge contro la superficie fl essoria del dito. I nolt1·e lo spigolo osseo urta contro i tendini del flessore superficiale e profondo del dito, e. m11ntre questi t endini sono trsi sul punto di frattura come le corde di uu violino sul ponticello, naturalmente gli es tremi del dito sono rnv\'iC'iuati, cioè si ha una pos izione di flessione dell'articola7.ione di me?.zo, e, in modo meno pronunc iato. an ~he dell'articolazione della terza falange. Contemporaneamente la difettosa posi?.ione del fram· mento dis tale ha por c tl'etto un'apparente iperestensione delln prima falange nel l'articolazione pross imale, c corris pondentemente a ciò il dito resta indietro nelln chiusura. del pugno, anf' he so la l:lessione nell'a 1·ticola?.iono della ]Jrim:t falange il normale. P erò anche que~ta è per lo più impedita. Si tratta dunque di evitare completame nte lo s postamento. Secondo le es perienze dell'autore ciò non riesce quas i mai se s i fissa con stecche il dito estc~o nella prima fa.Jange, specialmente •1elle fratture che non hanno la loro sede nell'arti r·olazione pross imale. Anzi una po~i?.ione di Hcss ioue in modo giusto 1\ n ecc~sa ria; con q ue..;ta si può per~ ino correggere il gra,·e s po<tflmento successivo, e questo, per ~~~ funzione, non è più tard i un incon,·enie nt.e. Se s i dì. però al d ito que;;ta posi?.ione di flessione non re~ta po~ Lo per l'applica;doue d elle s tris cie di s paradmppo adesivo ;:ulln. s uperfic ie pal· mare de lla prima falange. Si può ottenere una fissazione ne lla pos izione des ider h la semplir·emente fa•"·ia!!dO il dito fratturato col pug no chiuso ; ('d adattando con una benda un cuscinetto di o vatta nel palmo de lla mano, l'articolazione dell'ultillla falange resta est.e~a. Anzi, se il c uscinetto u a\·volto a ba~ tanza saldam<'nte, s i può pet·.~ino eser citare uua certa azione d i t e ns ione sulla. prima falange fn•t~ura la.

Il dito o l e di ta ,·iciuo souo fasr· iate a ssieme ed esse pre,·en gono una tle \•iazione laterale. Le s vantagll;iose conseguenze di una s iffa tta fissat.ione per le dita vi,·ine, dice l'a utore, si vossono evitnre cambiando In fa~ciaturn prima ogni settimann. e più t.a n li due vol te la s elti m:tua. L'a pplicazione del t t·attamc nto proposto tlallott.kowitz lt:l d ato buona lH'OY(\ e ciò i: conform a to dalla s· ed izion e d e l Manuale di c hirurg ia pra t ica (Volume YIU, pag. i.s:J7• (Cla mann). G. SA:S:TOHO.


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-G. MARAKGONr. - Sulle olstl dermolcU dello •oroto. - (Uivisla veneta di scienze mediche, BO novembre l!l07). Il caso di cisti dermoide, os;;ervato presso la eli n ica diretta dal pro f. E. Bassi n i, ~ importante non solo per la sua localizzazione nello scroto, essendo fino al 1905 solo 21 i casi pubblicati (Mermet, Englisch, Aievoli) ma anc he perchè l'A. ci dà notizil:' dettagliate s ui caratteri clinici e microscopici di essa. L'infermo presentava la metà destra dello scroto maggiore del doppio della sinistra. In essa notavas i una tumefazione indipendente dalla cute, di consistenza pastosa e che non permetteva. di palpare il testicolo; sopt·a il tumore appari va negli sforzi un'ernia di medio volo rne. Siccome il paziente aveva già. sofferto nello stesso lato dello sc1·oto un ascesso guarit~ in seguito a s paccatura, s i diagnosticò un processo s pecifico d el testicolo e dell'epididimo e si esegui contemporaneamente l'operazione dell'ernia e l'esportazione del tumore. Alla dissezione si vide che testicolo ed epi·didimo erano normali e che il tumore, dell~t grossezza di un'arancia, pastoso cosi · da assnmere l'impronta delle dita, era aderente ma indipendente da essi. Aperto ne fuoriusci u na sostanza di colorito biancastro, del l n consistenza de lla creta, un· tuosa al tatto, insolubile in acqua ed in alcool, solubile in parte ne ll'etere, ed in mezzo ad essa s i trovarono dei peli di colorito biondo-rol!snstro. All'esame microscopico si notò che la parete interna della c isti era rivestitn di epitelio, differlln· ·ziato quasi come nella cute normale , e chtl vi immette\•ano numerose glandole sebacee con condotto b1·evissimo e largo. L '.d. esposto il caso riassnme i s intomi princ ipali che possono condurre ad una d iagnosi, pure riconoscendola abbastan:r.a dilli cile, data la rarità del processo morboso: .1° Quantunque sin generalmente ammesso che i teratomi in genere iniziino il loro :;viluppo fin dall'infanzia, osservazioni recen ti s tabiliscono che · questo nccrescimento può avvenire pure in etit avanzata e che può essere d eterminato da un trauma o da un processo infiammatorio, come avvenne nel caso illustrato. 2° La cisti det·moide dello scroto è prevalente nel lato destro; è indolente alln palpnzione mentre il tes ticolo conserva la sua sensibilità !;pecifìca, specialmente qunndo non è conglobato dal tumore ; essa s ubisce aumento all'epoca della pubertiL ed ha una pastosità de l tutto caratteristica qu~tsi patoguomonica. Considerando c hA come i dermoidi delle altre regioni anche quelle dello scroto possono degenerare in tumori maligni, l'A. ne cons iglia l'asportazione 1necoce ne lla speranza che, non essendosi ancora verificati pt·ocessi infiammatori tanto contigui quanto de l tnmore ~tesso possa riuscire più facile rispettare la ghiandola. A:\:\1~0.

M . CIPor.r,.~. -

Ricerche sperlmentall sulla presenza del baollll tubercolari nelle squame della pltyrlasls verllcolor. - (Giornale in/e?·nazionale dP.lle scienze m.ediche, anno 1907, fase. 2-1).

L 'A. premette il risultnto delle esperienze che Pièr\' e llenoux comunicarono il 13 dicembre 1905 alla ~ Societé des Sciences méd icalc~ » di Lione tende nti n stabilire se la pityl'iasi;; vers icolor frequente nei tubercolosi non fosso una dcrmatomicosi tubercolotica o meglio ancora se il micrOSì!Oron furfur non fos!';e uno stadio evolutivo del bacillo di Koch. Basandosi su ·1 esperimenti, dc i quali uno !iolo pos itivo, i predetti osservatori s i credettero nutorizzati a concludcro c he de·


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vesi la pityriasis versicolor considerare come una dermato-micosi tubercolare probabile e che quindi forse esistono dei rapporti genetici tra bacillo di Koch e micro~porou furfur. L'A. aggiunge che le obbiezioni fatte da Homnd, nella stessa seduta, furonosufficienti per abbattere l'edifizio costruito su bas i poco solide, avendo egli ricordato che esiste una difi'erenza morfologica molto grande tra un bacillo ed un ifomicete per ammettere il passaggio di una di queste forme nell'altra, e che si sarebbe dovuto iniettare una cultura di microsporon e non delle squame cutanee in sospensione, come fecero Pièry e R enoux, per poter venire a delle illazioni legittime, tanto più che l'unico caso positivo potevtt spiegarsi coll'intervento del sudore. L'A. quindi si intrattiene sopra un suo lavoro sperimentale, eseguito presso la clinica dermosifilopatica di Napoli, non allo scopo di controllare le esperienze suniferite, già poco attendibili, ma piuttosto per accertare se nelle squame di pityriasi di tubercolotici si trovino bacilli di 1\:och. Orbene le inoculazioni ùttte a numerose cavie colle squame prese da sei ammalati di tubercolosi, furono co- · stantemente negative e quindi implicitamente \'engono ad escludersi in modo definitivo le n.sser.zioni formulate da Pièry e Renoux, che cioè la pityriasis versicolor sia p:-obabilmente dermatomicosi tubercolare. A nessuno sfugge l'importanza del presente lavoro sperimentale, quando si consideri che data la friabilità delle squame e la loro sospensione nell'aria, esse avrebbero rappresentato, come dice giustamente l'A., un veicolo di diffusione non trascurabile della tubercolosi. ANNI NO. N. TREVI SAN . - 011Jtt ematlo& surreuale de•tra. -(Rivista 'lleneta di sciwze mediche, agosto 1907).

In una donna sana, robusta, giovane, senza alcuna causa apprezzabile, manifestossi rapidamente uno. voluminosa tumefazione liscia, tesa, elastica, fluttuante, leggermente mobile in senso trasvt-rsalo ed antera-posteriore, occupante tutta la metti. destra dell'addome, confondendo in alto la sua ottusità con queUa del fegatoe terminando in basso con un' estremita\ liscia, rotondeggiante, due dita sotto la linea biiliaca, senza che nè milza, nè reni presentassero alterazioni notevoli nè di volume, nè di fede. Intervenuti chirurgicamente, si rilevò trattarsi di un'enorme cisti ematica con pareti spesse da uno a quattro millimetri, a superficie liscia e lucente, riempita. internamente di masse cruoroso in via di disfacimento, mentre ad un polo era ricoperta da una formazione che appariva essere evidentemente una capsula surrenale. L& capsula t>ra conservata nella sua totalitit, ma schiacciata in modo da essere ridotta ad una larga e sottile lamina di tessuto snrrenale affatto indipendente dalla parete cistica sottostante e che, su sezione trasversa, lasciava ancor rironoscere una fessura lineare centrale, rappresentante l'originaria cavitit CE'ntrale del l'organo. Nè l'esame della struttura della parete, ne quello del conte'?uto, poterono fornire alcun dato sulla possibile origint' della cisti in parola da un organo viscerale, mentre il contenuto nppnriva dato da coaguli abbastanza recenti in rapporto alla parete della cisti ed alle sue aderenzE'. Tal fatto dimostrerebbe che i' versamento sanguigno ebbe ad avvenire in più

riprese ed in epoche diverse.


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L'A. ritiene che l'eziologia della vasta e rara cisti ematica da lui osservata, -debbasi ricercare nei vasi brevi esistenti fra capsula e rene e la vena centrale surrenale i tale supposizione sarebbe suffragata dal fatto che durante l'atto operativo, verificatosi un copioso gemizio, questo non cessò che dopo la legatura della vena. cent1·a le surrenale L'A. opina che la cisti ematica in parola siasi venuta formando in più periodi in forma lenta, in modo da passare completamente inosservata, dando adito all'incapsulamento della raccolta ed ai fatti di schiacciamento della ghiandola surrena.le. Un trauma inosservato deve aver necessariamente lesa in qualche punto la parete della vena centrale surrenale in vicinanza della sua terminazione nella ghiandola, formando una prima piccola raccolta, cui tenne dietro tutto il_ resto. G. BRR~UCOI. P. MASOTTI. - Contributo alla oura della frattura della rotula. - (Rivista veneta di scienze mediche, 15 dicembre 1907). L'A. premette alcuni cenni s ulla etiologia. della frattura della rotula (azione muscolare o violenza esterna) sulla sintomatologia di essa (dolore, tumefazione per ema rtro, impossibilitit di estendere lll. gamba, diastasi dei frammenti fino a 4 cm.) e sulle cause che ostacolano lo spontaneo avvicinamento dei frammenti (contra-.r.ione del quadricipite estensore, stra. vaso intrart icolare, frammenti staccati di periostio tra le superficie di frntturn) e che pro,·ocano perciò la formazione di un ponte connettivale. Fa quindi un confronto tra la cura incruenta e la cruenta e riferisce su sei casi di frattura di rotula curati nell'ospedale civile di Venezia. ln quattro di essi si adottò la cura inoruenta e in due la cruenta; uno di questi ultimi era avvenuto d!!. due mesi ed era guarito con callo fibroso, gli altri cinque ·e rano di data recente. La cura incruenta fu cosi esegnita : subito dopo il trauma applicazione di una ferula con fasciatura contentiva dell'arto in estensione, lasciando allo scoperto il ginocchio, dove era applicata la vescica di ghiaccio. Verso la so~ giornata, essendo cessato il dolore e diminllita la tumefazione, veniva adattato un apparecchio contentivo con striscia di cerotto disposte a cifra otto, in modo da' avvicinare e te· nere a contatto i frammenti della rottlia. In 40• giornata circa, esseudo avvenuto l'avvicinamento di questi, si iniziava il massaggio. La guarigione si aveva in media dopo 80-00 giorni con i monconi riuniti saldamente per callo osseo. La cura cruenta fu praticata con sutura. sottocutnnea nel caso recente, e, previa apertura dell'articolazione, nell'altro. La sutura sottocutanea dei monconi fu fatta dopo svuotato l'emartro, usando seta di Firenze, sterilizzata in autoclave. Dati tre punti fn applicato nn apparecchio amidato immobilizzante. In 20• gior- · nata si tolse l'apparecchio e si levarono i punti i in soa si iniziò il massaggio e dopo 60 giorni si ebbe la guarigione con monconi perfettamente a contatto e consolidati. L'altro caso non è meno importante. La frattura. come si disse, era avvenuta due mesi prima, e si aveva un callo fibroso, per cui i due monconi si spostavano per circa S c.m. e l'arto era nell'impcssibilità. di flettersi. Fu praticata un'incisione trasversale in corrispondenza -<iella regione rotulea; fu estirpato il callo fibroso e, messi bene allo scoperto i monconi, con punti di catgut grosso e resistente furono strettamente avvicinati


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interessandoli a tutto spessore. Il connettivo prerotuleo, la capsula e i tegumenti cutanei furono riuniti a strati con punti staccati; indi l'ar to fu immobilizzatocon ferula e fascia. amidata. In 30• giornata si cominciarono i massaggi e in so• l'infermo lasciò l'ospedale colla rotula bene consolidata. Dopo la esposizione de i casi l'A. conclude che il primato spetta al metodo cruento con apertura dell'articolazione per la innocuità di esso e per !A. rll.pidità. con cui si raggiunge il perfetto consolidamento, oltrechè alla sutura dovuto al completo a llontana.mento dei coaguli sanguigni e dei lembi di periostio che ostacolano l'avvicinamento dei monconi. I o credo però che nei casi in cui non è possibile assicurare l'asepsi e non è dato disporre della cooperazione di uno o più colleghi, come può succedere nelle formazioni sanitarie di prima linea, è da adotta re piuttosto la cura incruenta, e precisamente quella sopradescritta, che ha dato ottimi risultati, quantunque la guarigione s ia stata meno sollecita che colla cura cruenta. AN N DIO.

P. MAsoTTr E s. ANGELETTJ. oalna. -

La raohtanalgesia lombare con la tt-opaoo-

(Rivista veneta eli scienze mediclze, lo novembre H)()7).

Gli A. A. banno potuto sperimentare su 135 cas i la rachianalgesia lombare colla tropacocaina; quindi è evidente l'importanza delle loro osservazioni e delle seguenti conclusioni, alle quali sono venuti in base a si abbondante materiale di studio: L'iniezione di tropacocaina alla dose di G centigt·. determina in 7 od 8 minuti una anestesia delle regioni, che sottostanno ad una linea circolar e tirata sotto l'1u-cata costale, quindi passante tre dita sopra l'ombelico; è cosi che sotto siffatta analgesia, che si prolunga completa per un'ora, più o meno completa per un'ora e mezzo, furono es~guite laparotomie d'ogni specie, operazioni eli ernie e svariati interventi sugli organi genito-urina.ri e sugli arti. Si ebbe esito negativo solo i~ una ragazza nevrastenica; però dopo le iniezioni di tropacocaina in essa si ottenne la narcosi con pochissime gocce di cloroformio. L'età dei pazienti oscillò fra i 14 e i 7,t anni; non si sperimentò sui bambini quantunque il Preleinter ne assicuri la tolleranza. Gli A. A. non lamentano inconvenienti d'importanza; solo in 10 casi insorsero A-ppena raggiunta l 'anestesia, pallore del volto e lentezza del polso con sudori e vomito; tali disturbi pero scomparvero completamente dopo iniezioni di etere e calfeina ed inalazioni di ossigeno. I n qualche raro caso si ebbe rachialgia, riferibi le alla puntura degl i strnti muscolo-aponevrotici, ed elevazione termica fino a 3SO, 5, dovuta veros imilmente ad una fugace reazione della piameninge (Marchesini). Alcuni degli operati furono rivisti dopo parecchi mesi in ottime condizioni. L'analgesia progredisce dalle regioni pii.t basse del sacro verso i segmenti dors a li e scompare in senso inverso, d i guisa che la regione ano- genitale è la prima e l'ultima a presentare i segni dell'analgesia. Gli A.A. raccomandauo la dose minima eli 4 centigr. eli tropacocaina nei soggetti assai giovani, ad esempio al di sotto dei 18 anni, e in casi di operazioni di poca durata ed entità, come le emorroidi, e consigliano di n on sorpassare le dosi di 8 centigr. Ritengono opportuno, seguendo l'esempio del Bier, di impiegare per la. soluzione altrettanti centim. cubi di liquido cerebro-spinale, che si deve inietta re. quanti sono i ceutigr. di tropar.ocaiua che si a doperano.


RIVJS'l'A DI CHIRURGIA GE:\ ~èRALE

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Infine gli A..A. fanno voti, perchè la analgesia colla. tropacocaina, non presentando alcun pericolo, venga aaoperata con maggior sicurezza della anestesia generale, s pecialmente per quei pazienti, che sono affetti da cardiopatie, da nefrite, da diabete e da malattie croniche dell'apparato respiratorio. A)INJNO.

R. PtcQuÉ -

Ferite 4eU'oreoohlo per &rml 4a faooo. - (:·<ociéte de Chirw·gie,

ottobre 1907). L'autore prende in esame soltanto le ferite d'arma da fuoco prodotte da piccoli proiettili,· lasciando da parte le ferite prodotte da armi da guerra, ferite c he quasi sempre sono penetranti nel cranio. Finora. nelle ferite prese in esame dall'au tore ora di massima la cura aspettativa, mentre oggidi l'intervento deve essere il metodo d'elezione, si possono considerare due cntegorie di fratture dell'orecchio per colpi d'nrma da fuoco, l'una nella. quale il proiettile s'arresta. nell'orecchio medio, contro la parete interna, l'altra nella quale il proiettile penetra. nell'orecchio interno é può colpire llt. carotide o penetrare nella fossa pterigo-mascellare oppure seguire un tragitto obliquo in esso, attraversando la cassa e penetrando nel cranio. In ques ta seconda categoria il tragitto seguito dal proiettile c le prodotte lesioni trasformano tali ferite in ferite penetrauti nel cmnio. Al tre volto sonvi delle fessure multiple, un vero scoppìo della rocca petrosa. che possono avere per conseguenza. di porre la rupe in comunicazione con l'esterno e con la cavità cranica con la possibilità di produzione di access i, meningo-encefaliti, ecc. Tali condizioni anatomiche rendono necessario l'intervento che prima di tutto consisterà. in un accurata disinfezione del tragitto percorso dal proiettile, mentre la posizione di questo ci verrà rivelata, in secondo tempo, dalla radiografia. Fissata la posizione del proiettilt~, per arrivarvi sonvi due strade, una anteriore od anteauricolare, l'altra posteriore o retroauricolare. Da. preferirsi la via posteriore che dall'autore viene praticata scoprendo la mastoide, scollandola, aprendo l'antro, giungendo sulla piramide, formando cosi un vasto triangolo di cui la base è alla. ente e la sommità in corrispondenza della piramide. Cosi ottiensi un largo accesso alla cassa. Per giungere al proiettile dalla via anteriore, l'autore, a difl'erenza del Gangolphe che vi arriva abassando e scartando il parietale, lussa il condilo in avanti arrivando cosi facilmente sulla piramide dopo un considerevole slabbramento. n Picqué preferisce a tale strada la posteriore ùa.lui moditicatJ.. G. BERNUCCI.

W . KAs T ET lliLTZER. - Della aenalbllltà degll organi addom.lnall e4 azione •ngllateul delle lnle:doni 4l cooalna.- (Berliner l.:linische Wochenschri(t, aprile 1907). Generalmente ritiens i che gli organi tutti cont<lnuti nella. cavità addominale sieno insensibili al dolore tanto allo stato nom1ale come ullo stato infiammatorio, soltanto il peritoneo purietale sarebbe accessibile al dolore. Ora gli autori mediante numerosi studii sperimentali, ed in alcuni casi nei quali dovettero inter· venire d'urgenza chirurgicamente su visceri addominali, poterono constatare come stomaco, intestino, milza, fegato, reni, n1esenterio, vescica, s ieno perfettamente sensibili al dolore e come tale sens ibilità aumenti quando questi organi per caso trovinsi allo stato d'infiammazione.


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Tale sensibilità scompare, quando si pratichi un'iniezione con dose relativa mnte debole di cocaina, o sottocutanea od intramuscolare, tanto se l'organo è normale come se travasi in preda ad uu processo flogistico. L 'anestesia degli organi interni, riscontrata dai chirurgi in modo costante adoperando il metodo dell'anestesia per infiltrazione dello Schleich, è dovuta alla cocaina contenuta nella soluzione, mentre l'iniezione di una debole dose di tale rimedio esercita un'azioue calmante sullo stato di eccitazione degli animali addormentati ed operati. Le constatazioni degli autori possono avere una certa importauza. dal lato chirurgico pratico. G. BERNUCCI. W. SMOLER. - Re1eslone 1ottoperlo1tea della dlabl nell'o1teom!ellte d elle 011a 11lllghe. - (Berliner kliuische Wochensc1wift, giugno 1907).

L'A. ricorse alla resezione sottoperiostea della diafisi in otto casi, dei quali due erallo osteomieliti acute e sei osteomieliti croniche; le ossa colpite erano il femore, la tibia ed il perone. P er se stessa l'operazione è facile; avrassi sopra tutto cura di rispettare le epi fis i, mentre la rigenerazione delle ossa resecate potrà essere coadiuvata, met tendo al posto della dinfisi asportata, una. piccola sbarra d'alluminio che toglierassi appena la neoformazione ossea parrà sufficiente. Naturalmente lungo è il trattamento post-operatorio, occorrono talvolta fino a sei mesi di tempo per ottenere una discreta guarigione, ma vengono, in casi gravissimi, conservate delle membra che, senza tale intervento, erano irrevocabilmente destinate ad essere amputate. G. BER:-IUCCJ.

Dell' lperemla puliva quale mezzo ouratlvo della tuberoolo1l 011ea ed artlool&re. - (.llfiinchene1· 1nedic. 1Vocl!ensc1wift, aprile,

G. DEUTSCHLA:-<DElt. 1907).

L'A. ebbe a sperimentare su larga scala l' iperemia da stasi, consigliata dal Bier, nella cura di numerosi casi di tubercolosi ossea ed articolare, ritraendone risultati soddisfacenti; anzi, in forme di simil genere, dove la cura conservatrice ed aspettativa v iene generalmente consigliata, egli ritiene il metodo preconizzato dal Bier come il migliore fra tutti. Le norme cui dovrassi inspirat·e il chirurgo curante, saranno le seguenti: l" li periodo di s tasi passiva, cui verril. sottoposta la parte malata di tuber· colosi ossea od articolare, sari~ sempre molto breve; dovrà durare da una a due ore per giorno e dare l'impressione di un'infiammazione forte ed acuta. 2• Mai dovrà esser dolorosa, nè dovrà mai provocare degli edemi. s• Dopo che tale metodo curatiYo sarà stato applicato per due o tre settimane di seguito, sarà utile intercalare parecchi giorni di riposo. 4• Le ttÌbercolosi ossee complicate da fistole ed ascessi, verranno curate con l' iperemia aspiratrice combinata con l'iperemia da stnsi, che dovrà essere pre~oce e di lunga durata, protratta. inoltre dopo la scomparsa dei fenomeni infiammatori, in modo da prevenire le recidive. 6• Gli ascessi c.-1.ldi don·anno essere incisi il più presto possibile, mentre i freddi verranno punti applicando quindi l'iperemia aspiratrice; saranno inutili le iniezioni di iodoformio.


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6• Contro il parere della massima parte dei chirurghi, l'A. ritiene superflua un'assoluta immobilizza2:ione; riscontrò invece utile una modernta ginnastica, costituita da limitati movimenti atti a conservare la nutri2:ione e la fun2:ione dell'arto. 7° Da ultimo, ottenuta la guarigione, sarà. necessa1·io adoperare molto moderatamente le articola2:ioni preredentemente malate, evitando i traumi di qualsiasi specie e la s tanchezza delle stesse. Fra tutti i metodi di cura di lesioni tubercolari ossee ed articolari finora adoperati, l'A. ritiene che attenendosi alle norme da lui consigliate, questo sia fra tutti il migliore, ottenendosi con esso la conservazione di arti capaci di funzionare · ed evitando inten'enti chirurgici mutilanti. G. BEttNUCCI. G. ERCULENTz. - Bottura dell'e•ofago avvenuta •pontaneamente. - (Allgemeine medie. Central Zeitung, luglio 1907).

Un uomo di 46 -anni, affetto da disturbi gastrici, dopo ripetute lavature dello st{)maco, durante una d'esse, ebbe bruscamente un violento accesso nauseabondo, espellendo il tubo, risentendo poscia un intenso dolore ed avvertendo un enfisema sottocut.aneo. La laparotomia imrnediata. mostrò come lo stomaco fosse intatto. L'ammalato mori, ed all'autopsia si riscontrarono due rotture dalla parte inferiore dell'esofago con aderenze pleuriche. Trattavasi di rottura spontanea occasionalmente provocata dalla lavatura ~dello stomaco. Tale accidente può esser causato dal vomito quando il contenuto stomacale non viene espulso con rapidità uguale a quella con la quale esso abbandona lo stomaco, sia per la presenza di una quantità anormale di liquido, sia per un'ostruzione dell'esofago. Nel caso in parola, essendo l'esofago più o meno fissato da aderenze con gli organi vicini, il vomito portò un aumento di pressione su d'un canale cosi fissato, ostruito inoltre dalla sonda, donde a umento di sproporzione fra la quantità di liquido da espellere e la larghezza del canale da superare. Pertanto, nel caso in parola devesi incolpare soltanto la causa meccanica coadiuvata da antecedenti patologici. Nella letteratura chirurgica contansi finora soltanto 21 casi di rottura spontanea dell'esofago, mentre i vecchi autori li attribuivano ad una lesione traumatica o ad un supposto processo di esofagomalacia. G. BEHNUCCI.

Oome agboono la preutone •augulgna e la re•ptrazlone nell' lato••loaztone aouta per oloroform.lo. - (A1·chivio eli (a1·macologia

G. PoLnlA.NTI. -

speTimentale, maggio 1907). F inora ritenevasi che nell' intossicazione acuta per cloroformio l'arresto della respirazione precedesse di circa due minuti quello del cuore, invece l'A., mediante ripetuti esperimenti su degli animali, potè constatare che la vera causa ·della morte ·era l'arresto simultaneo del cuore e della respirazione. Questa seguirebbe costantemente le varie fasi della. pressione sanguigna e dei battiti del cuore e si estinguerebbe con essi. Secondo l'A. tal fatto si spiegherebbe con la grande quantità di cloroformio introdotta nel torrente circolatorio che porterebbe la morte della fibrn muscolare e dei gangli del cuore. La respirazione artificiale riuscì sempre inutile, .avendo il sangue avvelenato prodotta la morte del cuore.


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RIVISTA DI CHIRURGIA GENERAJ,E

Le esperienze praticate dall'A. confermano pienamente quanto ebbe a rilevare il Tissot in un antecedente recente studio, nel quale un tracciato indiCOJ. come la. r espirazione si abbassi gradatamente mano mano che diminuisce la tensione sanguigna, avvicinandos i di pari passo alla linea dello zero che significa morte. G. BERNUCCJ. L& cUUDfesloDe delle maDI ool 1010 alcool. - ( Deutsche medizinische Wocllenschri{t, n . 8, 1908.

St..:llliMBvRG. -

Col lavaggio delle mani, oggidi in nso nella pratici\ chirurgica, mediante spazzola, acqua calda e sapone e successiva disinfezione con alcool e su blimato viene allontanato dalla cute soltanto un es iguo numero di germi, inol tre si produconofacilmente fessure e screpolature cutanee, le quali offrono un ottimo teneno di cultura ai batteri patogeui. P erciò l'A. raccoroanda l'uso della sua miscela composta di alcool assoluto(o retti6catissimood anche denaturato) e di acido nitrico nella proporzione di 1/2 p.lOO o formalina risp.l p 100; 200 ccm, di alcool sono sufficienti per un lavaggio, il quale si esegue mediante energiche frizioni delle mani con batuffoli di cotone sterilizzati. Quale mezzo disinfettante, in luogo del sublimato, si può usare una soluzione a 10 p. 100 di acqua ossigenata, la quale ha il vantaggio di non alterare la cute. Questo metodo è fondato sulla proprietà che ha l'alcool di coarta re la cute & la membrana involgcnte i batteri, :Siccbè questi posso~o essere facilmente staccati colle frizioni, laddove il sapone e l 'a cqua calda ne aumentano l'adesione, favorendo il rigonfiamento dell'involucro batterico e della pelle. Nel XIV Congresso internazionale d'igiene e demografia a Berlino i l prof. Kolledi Berna riferì gli splendidi risultati ottenut i con tale metodo dal prof. Tavel n ella sua cl in i ca e confermati da numeros i controlli batteriologici, e concludeva che per la sua semplicità e brevi ti~ esso merita di esse re specialmente raccomandato nella chirurgia di guerra, tanto più che, pure col suo uso prolungato, rimane integra la cute. LoSCHI.

OoDtrlbuto sperlmeDtale allo 1tudlo degli efl'ettl ed alla •orte delle suture Delle ferite del reDe. - (l.o SJ>er imeutale, luglio-

BuHCI e TADDEI. agosto 1907).

Dai loro studii sperimentali gli A. poterono rilevare come nella nefrorafia i processi di rigenerazione sieno molto più importanti di quelli finora a mmessi, mentre, al contrario, i processi di degenerazione sono sempre molto limitati, anche poco tempo dopo l'intervento operativo. Dal punto di vista pratico, tale studio, dimostm sovratutto il valore della sutura d~Jl rene ferito, tanto importante dal punto di vista della chirurgia conservRtrice, mentre apresi un larg o campo ad altre operazioni economiche su di un viscero, .la. di cui conservazione ha uni\ cosi grande importanza biologica. G. BERXt.:CCI.

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QIVISTA DI OTO~RINO~ùARINGOIATQill A. Monr.- •etodl o processi operativi per la cura del varloooele. -(La clinica chirt,rgica, n. 10, 1907).

L'A., dopo Rver ricordato sommariamente le alterazioni principali del varicocele, passa in rassegna i molteplici metodi e processi operaton escogitati dai chirurgi per la cura di quest'all'azione da Gelso, del primo secolo dell'era volgare, ai nostri tempi. Scartando quelli cbe non hanno più che un valore storico, passa ad esaminare quelli che attualmente sono più usati dagli OJ)eratori e che distingue in quattro gruppi: l. Nel primo gruppo riunisce tutti quei processi operator,.ì che attaccano direttamente l'elemento patologico principale, cioè il plesso veuoso, determinandone una modificazione profonda, quindi la legatura semplice dello vene (.Reclus, Monod-Terrillon), la legatura multipla (Durante~, la sperruato-flebectomia (Volkmnnn, Bennet, Narath ecc.). 'futti questi processi non impediscono la recidiva, secondo la statistica operatoria, e possono determinare gravi disturbi nutritivi del testicolo. 2. Nel secondo gruppo trov(mo posto quei processi in cui il chirurgo ricorre alla resezione dello scroto per creare una specie di sospensorio naturale al testicolo (processi Reclus, Henry, Lucas -Champiounière, L ejarsj. Anche la scrotectomia non costituisce una vera cura radicale del varicocele, perchè essa pure dlt le sue recidive, ed ha i suoi inconvenienti, potendo sopratutto determinare emorragie moleste, l'ematoma. ritardo della guarigione se la cicatrizzazione non_ avviene per Jlrima, sia per un difetto della sutura, sia per una· infezione della ferita. 3. Il terzo gruppo è costituito dai processi misti, in cui si unisce alla modificazione dell'elemento vascolare la resezione sc rotale (proc. Horteloup modificato da Le Dentu, Grugnoo, Brault ecc.). Anche la scrotofiebectomia non è in realtà che una cura palliativa che, se ha i vantaggi dai due processi, che in se riunisce, ne ha pure gl'inconvenienti, cui si aggiunge una tecnica. più lunga e più complicnta. 4. Al quarto gruppo infine appartengono tutti quei processi, di data affatto recente, informati al concetto di ottenere un sollevamento ed tm accorciamento degli elementi del cordone (orchidopessiaj collo scopo d'influire cosi favorevolmente, sebbene in modo indiretto, sul disturbo della circolazione venosa, L'orchidopessia, ch'è divenuta oggi l'operazione di elezione. può effett uarsi sia portando in alto il testicolo col cordone spermatico per fissarvelo in un modo artificiale (pro· cessi Phoca;,, Ruggì, P arona, Bonomo ecc.), sia accorciando, mediante resezione, le varie tuniche involgenti gli elementi del funicolo e della glandola testicolare (Carta, Vince, Barile). Anche questi processi non sfuggono alla critica: alcuni, come quello di Phocas e di Ruggì, sia perchè fissano troppo in alto il testicolo il quale in certi casi viene posto in vera ectopia inguinale, sia perch~ la ripiegntura ad ansa degli elementi del cordone e l'inversione del testicolo che ne deriva non può contribuire


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RlVIS1'A DI OTO·IHJ"O-LARINGOIATRIA

a migliorare ed a favorire la circolazione ref:lua. Al processo Parona, a quelli di Longuet, e di Grimaldi, si fa prindpalmente carico di esporre il testicolo posto fuori della sua cavitì~ vaginale ad alterazioni macro e microscopiche. Sia i primi che i secondi non permettono di 11oter aggredire il plesso venosa ·anche quando le sue gravi alte razioni consiglierebbero un intervento attivo &u di esse. Al processo Vince si fa l'appunto di essere insufficiente, a quello di Barile di essere troppo unilaterale, avendo solo di mira l'indebolimento del muscolo m·emastere ch'egli solo cerca di rafforzare con u na. plastica muscolare. A molte di queste critiche sfuggono i due processi di Bonomo e di Carta. Il Bonomo procura la. elevazione e la sospensione del t esticolo per mezzo di un accorciamento artificiale delle tuniche involgenti gli elementi del cordone spermatico, accorciamento che egli ottiene con una sutura speciale, colla quale si determina per cosi àire un increspa mento di esse: il Carta invece ottiene il medesimo risultato con un modo più radicale, colla resezione di una porzione di dette tuniche, quanto e necessario per fissare il testicolo in buona posizione. L'A. propone in ultimo un nuovo processo operativo per la cura del varicocele, molto simile a quello del Carta. Ne difrerisce solo l'er la regione in cui cade l'inllisione cuèanea., la quale è praticata lungo la direzione del canale inguinale per 6 centimetri scendendo fino in corrispondenza della rlldice dello serata, in modo che possa permettere di porre bene in evidenza l'anello inguinale esterno, e per il modo diverso col quale ottiene l'orchidopessia. Questa si effettua per un accorciamento del muscolo cremnstere e delln. tunica vaginale comune che si determina, non con la escisione di un tratto muscolo-fibroso come nel pt·ocel'lso Cn.rta, ma sezionando circolarmente le tuniche involgenti il cot·done e raddoppiandole con l'invaginamento e sutura dei monconi. L 'A. usa il suo processo da un anno ed afferma che gli ha col'l"isposto piena· mente in quei pochi casi in cui ha avuto l'occasione di adottarlo. SE!tTOLl.

V. QuERCIOLI. - Intervento nèlle otlti medie purulente. - ( La clinica cltinwgica, n. 11, 1907). Dallo studio di 67 casi di otite m~Jdia purulenta quasi tutti con mastoidite e altre complicanze pilt gravi, trattati con opet·azione più o meno estesa sul temporale nella. clinica del prof. Biondi e con esito sempre fa\•orevole, l'A. trae le seguenti conclusioni: La mnstoidotomia semplice raramente è indicata. Si può praticare solo se si è sicuri che s i tratti di fatti flogistici della mucosa di rivestimento del trabecolato mnstoideo, senza osteite, e solo nei processi acuti. L' antrectomia. è indicata in tutti i casi di processi acuti anche con osteite, purché non vi sia ragione di temere il ristagno nella cassa e la. presenza di nidi nascosti di osteomielite del temporale, specialmente nella cassa, epitimpano, condotto, pavimento cranico. L'ant roatticectomia e indicntJ\: a) in t utte le forme croniche, compresa la tubercolare, anche se non vi sono fatti evidenti di mastoidite o fatti di acutizzazione; b) in tutti i casi di otiti sub-acute che hanno tendenza a farsi croniche; c) in alcuni casi di otite acuta purulenta. q uando si temono fatti di ristagno nella cassa o focolai osteoruielitici che rimarrebbero nascosti agli interventi meno -demolitivi, o quando il processo tende a passare allo stato cronico. SEHTOTA.


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RIVlSTA DI ANATOMIAE nSlOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA Sul foa4ameatt anatomtol4ell'asteala oarcllaoa. - (BeTline-r klin. Wochensclw, 1907, n . 47).

BErr zKE (Berlln). -

Sotto il nome di astenia cardiaca, il Krebl ha designato l'impotenza del miocardio a reagire agli stimoli determinanti la sua funzione. Nei casi di una certa gravità i disturbi si manifestano già nello stato di riposo; nei meno gravi dopo compiuta una certa fatica. Non è verosimile che un cuore sano possa manifes ta1·e sintomi di insufficienza, perchè ha in se stesso una meravigliosa facoltà di adattamento come nessun altro organo; dopo grandi fatiche quasi immediatamente ritorna allo stato di funzione normale: le sue cavità possono ancora svuotarsi sotto una pressione arteriosa sei volte maggiore dell'ordinaria, come sperimentalmente si può ottenere negli animali. È giustificata perciò l'opinione che l'astenia cardiMa abbia per fondamento una malattia. In qualche caso questa è facile di rilevarsi; sono le gravi lesioni delle coronarie, le estese infiammazioni del pericardio e dell'endocardio, gli ascessi, i turbercoli, le gomme: ma nella grande maggioranza dei casi come nelle infezioni e nelle intossicazioni le alterazioni sono poche o nemmeno visibili, oppure si tratta di un esito, cioè di un cuore già. ipertrofico e quindi di un cuore apparentemente forte. Nelle intossicazioni acute per alcool, etere, cloroformio, morfina, il reperto anatomico è completamente negativo; nelle croniche si trova un leggiero grado di degenerazione grassa ma non tale da giustificare l'astenia del cuore, percbè uguale reperto si riscontra in mior,ardi a. funzione perfetta. È però da osservare che una degenerazione adiposa per intossicazione ha per sintomo una sensibilità forte alla diminuzione dell'ossigeno, la qual cosa ha un riscontro nel cuore degli anemici gravi dove la povertà in ossigeno del sangue conduce ad un minore lavoro di contrazione. Nelle infezioni si verificano le stesse condizioni che nelle intossicazioni; in molti casi di sepsi, di erisipela, pneumonite, meningite, influenza, si risr.ontra in leggier grado una degenerazione grassa, oppure piccole isole di infiammazione interstiziale. Queste sono più frequenti nel tifo addominale e nell'artrite reumatica dove i contorni dei vasi sono s tipati da piccoli nidi cellulari special men te alla punta del ventricolo sinistro, e nei grandi musc9li papillari. Una miocardite grave, estesa, d.i carattere intestiziale, senza alcun segno Yisibile di complicanza o relitto di malattia. diagnosticata può essere dovuta ad una sepsi decorsa latente. Ma non sempre si trova una lesione che giustifichi la diagnosi di astenia, onde si dtve ammettere che le alterazioni degli elementi del cuore non' sempre sono rilevabili coi nostri mezzi, oppure che la causa risiede al di fuori del miocardio stesso, cioè in uno stato di paresi dei nervi va.r;omotori.


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RIVISTA DI TERAPEUTlCA

Nelle ipertrotie di cuore la spiegazione dell'astenia neppure essa riesce facile, nè per le necrosi o callosità nell'ambito delle coronarie, nè per l'assenza. di ogni apparente lesione come nelle ipertrofie diL enfisema o da bronchite cronica. Ultimamente Albrecbt mise fuori una teoria secondo la quale la ipertrofìa del cuore è considerata per se st essa una miLlattia. la quale ha una certa analogia con l'infiammazione pareuchimatosa degli orgo~ni glandolari. · L'iperplas ia dei fasci muscolari corrisponde all'iperplasia degli elementi epi· teliali; ogni elemento contrattile si arricchisce di sa.rcoplasmn, mentre gli elementi fibrillari di sostegno gradatamente scompai ono. L 'ipertrofìa di cuore è cosi uu processo progressivo che hiL in sè qualche cosa di utile per l'organismo; ciò non di meno rimane ancora sempre aperta la. questione percbè un cuore ipertrofico facilmente si scompensi e sia di minore vitalità che un cuore sano. Qui s i po· trebbe trattare di una pregressa malattia del 1niocardio che non cessò di evolve1·si m entre procede,·a la formazione dell'ipertrofìa. oppure la causa dell'ipertrofia. si andò agg ravando e generò lo scompenso. (Nefrite, arterio-sclerosi etc.). Ma l'as tenia cardiaca in ogni caso, t anto da ipertrofia che da intossicuzione od infezione, non ha un fondamento anatomico di definita causa. Rimane perriò tuttora insoluta pei clinici ogni conseguenza pratica in riguardo alla profilassi .e t erapia Dom~!'\ICO Bo :;;o.

RIVISTA DI 'TERAPEUTICA Dott. Pumo Bov&rn. Sull'iuflueuza del aalt dl oaloio aul cuore e aulle ar· t erle. - (Clinica medica dell'Hòtol-Oieu d i farigi, diretta. d al prof. Dieulafoy). Dopo gli studi sull'azione dei sali d i calc io nelle tuber colosi polmonari, è ve· nuta la volta di studiarne L'azione sull'apparecchio c ircolatorio. È noto che il muscolo cardiaco. allo stato n ormale, contiene da ·l-10 volte più Cc' in confronto d egli altri muscoli p eriferic i. Ciò premesso, l'A. col dott. Loeper nella clinica medica del J>rof. Die ulnfoy si ò indotto a far ri cer che sull'azione di questi sali sul cuore e sulle arterie, e ne riferisce i risultati. 8 risaputo, che i sali di calcio banno azione eccitante s ul miocardio, ed i fis io· logi ne hanno dato evidente dimostra?.ione, immergendo un cuore di rana in una solu?.ione ricf'a di sali di calcio. . Nell'uomo essi portano aumento d e lla pressione arteriosa e ralle ntamento dei battiti cardiaci. Il Boveri sui conig li, C"ui h:~. somministrato per u n m ese 1-2 grammi di cloruro d i calcio e 2"'1·8 grammi di carhonato e fosfato di Ca, ha. osservato notevole aumento del peso del rnore; al punto da raggi unger e 8 o più di 9 grammi, mentre n ei conigli di controllo il p eso del cuore osc illa. va da 5 a 6 grammi circa. Ma il B overi e il L oeper hanno cercato uu'altra prova. Si sa che l'adrenal ina induce un cer to g rA do di ipertrofia card iaea; ed hanno istit uito per confronto due


RlV[STA D'IG IENE GE!o1ERALE E BATT E RIOLOGIA

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gruppi di conigli, sottoponendo il primo all'azione della sola. adrenalina, ed il se<:Ondo ad associazione di questa con sali di calcio: ed hanno osservato n.,! secondo gruppo iper trofia cardiaca di gran lunga. maggiore a quella. prodotta nel primo gruppo. All'esame diretto del cuore si osserva evidente l'ipertrofia della fibra musco· !are, con un certo accumulo di sali di Ca nell'organo, ma gli sperimentatori non sanno dire se si produca nella fibra muscolare una vera moltiplicazione di nuclei. Perciò il Boveri giunge a ques ta conclusione: I sali di calcio determinano ipert rolìa notevole del cuore, ed in notevole quantità si fissano nel miocardio. Sulle arterie i s:tli di calcio agiscono provocando lu, calcifica;r,ione, che del resto è più frequente normalmente negli animali erbivol'i, come i conigli, nei qmdi presto si determina un'associazione di sostanze t ossiche (adrenalina, tabacco, er· gotina, piombo) ; mentre le stesse sostanze rimangono senza e ffetto sui cani e gatti sottoposti ad alimentazione di sostanze, che contengono sali rli calcio. Le el!perienze di Boveri e Loeper giungono ai medesimi risultati, avendo osser..-ato nulla in conigli sottoposti ad iniezioni di adr<'na lina sola; mentre in quelli sottoposti a somministra?:ioni di adrenalina e sali di calciò le placche di calcificazione nell'aorta erano molto numerose. Però i sali di calcio non formano l'ateroma arterioso, ma vi creano una s ingolare predisposi1.ione. Bisogna però notare, che l'ecces~o d el Ca alimentarli non sempre determina lesioni calcaree più o meno estese, perche bisogna tener conto della capacib\ di accumulazione d ei t essuti, capacitit, per esempio, che ò enorme nell'animale giovane e nella femmina gravida, per lo sviluppo delle ossa e del feto. È a notarsi che nell'organismo adulto si può avere eccesso di t essuto caicare nell'appar ecchio cardio-vascolare, indipendentemente dall'ali~entazione ricca di sali di Ca: per chè può essere prodotta da dissolu?:ione del Ca delle ossa, come avviene sperimentalmente per mezzo d ell'acido latt ico, che tanto favori;;ce la de<:alcificazione del t essuto osseo. A . Mh:NXELLA.

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA CA~GitANDt. -

Sulla 8lnabllltà. del vlrua pertoatlco. - (l:jstJ-. del llolletl. lla Soc. fra i wlto1·i delle scienze mediche e nat1uali, Cagliari, n. l , I!J07).

s . Il Casagrandi già in una comunicazione precedente alla Società. dei cultori delle ;tle~z~ ~nediche e naturali in Cagliari e in una nota preventiva comparsa nel o tcltntco• aveva rt'fen'to su a l cune espen. enze re lat .tve alla filtrabthta . . . del vtrus . dell a pertos-;e. In questo nuovo lavoro esso riassume lu esperienze già praticate 1 col risultato di nuove ricerche e ne trae delle conclusioni concrete l; qeuaco 1~"~"e_da rtguardano t auto .l' eststenza · · · · · ' d1· un vtrus ultratmcroscoptco, q uanto le 1nda-

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CONGRESSI

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gm1 batteriologiche eseguite sullo sputo filtrato o no degli ammalati di pertosse e su cani infetti. Le conclusioni più salienti che risultano dalle osservazioni e dalle ricerche eseguite dall'A. sono: che i filtrati ottenuti dagli sputi di malati recenti di pertosse possono contagiare i giovani cani o i cani adulti a mucosa nasofaringea lesa, purchè ottenuti colle piccole Berkefeld comuni o colle W; che nei medesimi avviene spesso il pass aggio del b. pertussis del Iochmann costan temente esistente nello s puto; che l'infezione dei giovani cani è uua broncoalveolite determinata dal detto bacillo; che il bacillo però sia perchè provoca nei cani e nell'uomo un~ aifezione che non ha i caratteri tipici della tosse convulsa, sia perchè può inocularsi nell'uomo a faring e ammalata senza produrre alcun fenomeno morboso, sia percbè può trovarsi nell'apparato respiratorio di malati non di pertos se, non può rappresentare l'agente eziologico della tosse convulsa. Perciò, il virus esistente ne llo sputo dei pertossici filtrabile a t tra verso le piccole candele Berkefeld comuni e \V, capace di provocare nei giovani cani la tosse trasmissibile da cane a cane e forse dal cane all'uomo, non è il virus della tosse convulsa; esso devfl riferirsi ad un batterio agente causa!e di una broncoalveolite. TESTI.

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XU Cougreaao lnternulou&le 41 medtotna, 1909. Quesw Congresso s11rà ten uto a Budapest dal 29 agosto a l 4 settembre 1909. 11 solerte comitato. ordinatore pres ieduto dal prof. C. Miiller lavora alacremente per far s i che anche questa riunione non sia seconda per risultati alle precedenti. Il congresso sarà diviso in 21 sezioni, come segue: l • AnatomiA. ed embriologia, 2" Fisiologia, 3 ' Patologia gene~ale e sperimentale, 4a Microbiologia, anatomia. patologica , 5" T era.peutica, 6' Medicina. interna., 7• Chirurgia, 8" Ostet ricia e ginecologia, 9" Oftalmologia., 10• Pediatria, 11" Nevropatologia, 12· Psichiatria, 13" DermR.tologia e malattie veneree, 14• Urologia., 15" Rinologia e laringologia, 16' Otologia, 17• StomR.tologia (odontologia}, 18• Igiene e profilassi, 19' Medicina legale, 20' Servizio s anitario militare e marittimo, 21" medicina navale e mailattie tropicali. La quota per l'ammissione è di corone 25, da mandarsi al tesoriere generale del Cong resso prof. d e Elischer a BudR.pest . P er informazioni riguardanti il Con· gresso in generale rivolgersi al segrfltario generR.le prof. E . de Grosz. Pe r quelle che riguardano !R. sezione di medic inA. militare in particolare rivolge rsi al presidente del comitato sezionale sig. dott. I. Kepes, Esterh1'lzy-utcza, 7 Budapest.

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I l H cd a t toro

D.r RIDOLFO LIVI, maggiore medico. Il Dire ttore

(7323) -

PIET RO bmntAco,. ma ""t fluma, t~08 - Tl[l. E. Vv

.,.··

gior generale medico ispettore. GIOVANNI S coLAHI, Gn ·tnlt.

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8ro&ZA e GIGLIARELLI. - La malaria in Italia. Opera onorata del 1° premio at· concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitografiche. Rome., 1885; prezzo ridotto. . L. Tol4ELLINI. - Delle malattie più frequentemente simulate o provocate dagli inscritti. - Roma, 1875 .

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Altre Jntbbllca.::ioni. medico- militm•t: CAH'LI PtETRO, tenente medico. - La chirurgia conservatrice nei suoi rapporti con la traumatologia e la logg~ concernente gli infortuni sul lavoro. T rattato di esegesi clinica in rapporto aUa Propedeutica chirurgica generale o alla legislazione sociale italiana. - Roma.. 1901. Società. editrice Dante Alighieri. . L. 3 (Vendibilo presso l'Autore, via XX Settembre 8() p. 1°, Roma) . ID. 10. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - ll'lilano, Associazione tip. priv. 2• ediz., 1900. (Vondibilo presso l'Autore, via XX settembre, 89 p. 1°) 2 DI'! F .uco AND.aru, tenente colonnello medico. - Patogonesi unica dello m alattio vascole.ri, secretivo e nodulari degli occhi e degli organi vicini. Un vol. in 8° di pag. 240 con 8 tavole fuori testo. - Napoli, Società. commercialo libraria, 1905 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 8 h.imARI LEL'LI F&.I.~OE:sco, tenente medico. - Manuale di bromatologia pei me· dici militari. - Firénze, 1906. Un vol. in 16° di pag. 484. (Vendibile presso l'Autore in Firo112e, scuola d 'applicazione di sanità. roilito.re) . . . . . • 5 lxsau..co Pt.ETao, generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili da guerra o specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di "?edio cali~ro. IStudi sperir:nentali, con 15 tavole di fotografie e radiografie nprodotte m fototipografia). - Ror:na, 1903. (Vendibile presso la Tipogri!Jia E. Voghera). . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 4 Io..ro. -- Le opeYazioni più frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure Intercalate nel testo. - Firenze 1898. (Vendibile presso la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . . . • . . . . . . . . • . . . . . . . . , 8 ·JANt>MOLO CosT.u:"TrNO, colonnello medico. - Oftalrnoscopia ed ottica oculistica. an.u~le teonco·pmtico. Un vol. in s• con 82 figure e 12 tavole.- Napoli. s~abili~ento tipografico Ferrante, 1905. (Vendibile presso l'Autore, Roma, llivm Prmoipe Amedeo 47) • • • • . • • . . • • . . • . . • » 8 NG I ANTI Ezio, tenent6 colonnello medico - Lo sgombero. ncq ueo dei feriti 1 1 ne a .v~le del Po (1889, 1898, 1905). Testo e progetto con illustrazioni, r;em~~t~ con diploma d'onore all'Esposizione internazionale d i Milano l90ti. ID en lblle presso l'Autore, piazza Sa.nt'Ambrogic, Milano) . . . . • • 4 · ~· - Esercito e tubercolcsi. {Notizie. - P rofilassi attuale. - Età. della ~ tamata. - Ferma biennale. - Abbassamento della statura). Relazione SA.BI!: co?gresso nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. , id. id. ) . . . • 2 LLI~ 1?'aa.u 1o, tenente medico. - Fasciature ed apparecchi, fratture " IU . B ar bA.,ra . SALlNSSIIZIOQJ· - F'tronze, ttp. • de~nr S.u.v.A.TORE,' capitano medico. ·- L'ano.tcmia e la chirurgia operator ia vo! a. Inand1?ola e delle parti molli che In rivestono. - Napoli, 1906. Un l'A~: 8• dt pag. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile prOB8o ID. r.o. :e,LCors~ Vittorio Em~nuel~. 3~6, No.pol~) • 3 lode d a chtrurgia delle Vle b1liart. Meroorto. onorata di un attestato di 1 1 in ISo e ~ Società. medico-chirurgica di Bolcgna.. - Bologna, 1903. Un vol NP.pol')d~ pag. 198, (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, 1 'S Uintccr s • · · · • · · • lnica '~~ANo, capitano medico, libero docente di oftalmologia e di elisui tOCUlisttca. nella Regia Università di Torino. Stòdio scientifico pratico crcio:;:"umatismi cculari. Vol. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 mi· gia c~afi.~ e con prefazione del professor O. REYM'OND, direttore della Represso ca.. oculistica di Torino. - Roma, Enrico Voghera 1906. (Vendiuile 1 "Tzsn F~ ttpografia Enrico Voghe.r a, Corso d'Italia, RomaJ , • 4, cata. _ ~sco, maggiore medico. - Ricordi di microbiolcgia pura ed appli· toro se n vol. in 16° di pag. 408. Fire112e, 1906. (Vendibile presso l'Au· ID, TD. ·~a. d'applicazione di sanità. militare, Firenze) . . . . . . . • 5 Nozion·1 d' malattie' infettive diffusibili più frequenti nel soldato italiano. 1 epidemiologia militare. Un vol. in 8• grande di pag. 298. Firenz0 ·v tnilitar~ ~9~7. (Vendibile presso l'Autore, scuola. d'applicazione di sanità. IBDIA. To' ~re.ttze) . . . • • • . . . . .. . . , . . . . • . • 7 J>or co llt~<t&o, capitano medico. - Il Consulente Sanitario, Guida pratica. voi, dinoe ~ere e curare le malattie in assenza. del' TT?edico. Ili Edizione. Un CappenPa.g. 410; ol~g•.mtemente rilegato in tela. Rocca San Ca.&-iano. L. 1899. (Vendtbile presso l'Autore, via Napoleone III n. 70, Roma). • 3 -


GIORNALE DI

l\IIEDJCIN A

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ORNALE DI

31 MARZo

SOMMARIO Ptlg

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~*taGQ~·;t!lb AKMINISTRAZIONB

J!Wiiiì• .e.ò Wla Gurn, VIa n Sett.e.llre • BOJIA . . . . . .. rDolpral IIClaaiftmate - mt.UO, V1a PieUo V.nt, N. tSl.


INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI RIVISTA MIWICA tllcolardl. - La Rontgenteratlia nella malaria cronica. - Etrelti sul tumore splenico e sulla •screziooo dell'nctdo urico . . . . . . . . • . llonnlar. - Le ipo termoe duraots la febhro tifoi~e . . . . . . ftodet e Jeanbran. - tnnueu7..a dei traumi sulla tor~'liZ7.azione della tubercolosi

PaQ. JOO !O'! !Ot

RIVISTA DI NEVBOPATOL.OGIA. Schalber. - Contributo alla stMia e alla patologia d~ll"cpilessia jacksonlana con tre casi della medesima

[ \ !03

RIVISTA 01 t:HIRUrtGIA GENERALE Cohn. -

L'operazione ilell"ennsema polmonare .

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RIVISTA 01 AN.~TO.III A E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA.

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Coronedl. - Studio intorno alb fi•iologia fletta glanrlola tirol te e ilelle glandole para tiroidi

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RIVIS fA Ili MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE Mlchall e Boralll. - Sulla ~inrodiognosi fiPlla siOiide . . . . . . . . Sungmann. - Indicazioni della cura del lupos dal punto di vista dello st.ato attuale della scienza

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RIVISTA BIBI.IOGil~PlCA. Prlfa. -

La via 111la forza (educazione O;ica e :~orale dcll"esercito)

Maggiorino Coccooe .

NECROLOGIO.

CONFERENZE SCI~::I"TIFJCHE OEGI.I OSPtr.nAll MII.ITARl. MOVI~ENTI AVVENUTI NEL CORPO SA~ITARIO E NKI. PERSOI'\ALE FARMACEUTICO

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LA SIMULAZIONE DELLA EPILESSIA E SUO RAPPORTO COLtA DEGENERAZIONE E J)ELJ t h .l .

Per il dott. Pietro Gianl, capitano meùico

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<;.. ·" >7. In una memoria pubblicata nel Gi01·11ale medicb -~l· R. ese1·cito

(anno 1904, pag. 605) sulle alterazioni di sensibilità riscontrate in uomini di truppa inviati per cause diverse in osservazione all'ospedale militare di Parma e presunti come esageratori, se non simulatori di malattie; facevo notare come in molti casi si trattasse di vere forme epilettiche larvat.e, ed in altri, di fatti degenerati vi in anomali. 'Aggiungevo inoltre che questi simulatori non starebbero a rappresentare, come vuole l ' Ingenieros, specialmente nei soldati, un grado di elevazione intellettuale per la coscienza di essere obbligati ad un servizio in contrasto colle loro idee e cognizioni moderne ; ma bensì un ritorno atavico degenerativo, essendo spesso la simulazione l'esponentè della epilessia e sempre in relazione all'imbecillità e delinquenza. Siftàtta convinzione che da molto tempo avevo acquistato, mercè le osservazioni fatte negli ospedali militari ed in manicomi, e delle quali una più specialmente mi aveva colpito per le peculiari modalità in cui si è svolta; venne non solo rafforzata dagli esami sopracitati, ma più ancora da casi occorsi in questi ultimi anni all'ospedale mili tare di Parma, e che grazie alla bontà e cortesia del dottor Bonatti vice direttore e dottor Ugolotti assistente, bo potuto seguire nel manicomio provinciale di Colorno. E questi casi mi sembrarono tanto pi ù meritevoli di esser e ricordati, in quanto che molti si svolsero contempo· raneamente i n determinati reggimenti ed in breve periodo di tempo: un anno circa. A chi sia venuta fra le mani detta mia pubblicazione, potrà far meraviglia come non abbia. accennato allo scritto sulla simulazione, lasciato dal compianto prof. Penta, e potrebbe forse. tacciarmi di plagiario; ma tengo a dichiarare che prima. d'ora non mi fu dato di leggerlo, e che se da un lato mi fu di soddisfazione non poca l'aver notate condivise molte idee, dall'altro ho potuto trarne valido aiuto nella disamina degli esempi che sto per riferire. Uno rimonta a. molti anni or sono, H -

Giornale tU medkitta milìlare.


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~~·A SIMuLAZIONE DELLA EPILESSIA

ed ebbe sua comparsa nell'ospsdale militare di Alessandria, e più tardi suo epilogo nel manicomio provinciale di Voghera, diretto allora dal prof. A. Raggi. Si trattava di un soldato del reggimento cavalleggeri di Saluzzo (12"'), certo P ... L ... , nativo di Napoli, di a~iata famiglia, che si era arruolato volontario all'età di 19 anni, per istigazione ed insistenza dei parenti, i quali non sapen· do più a qual santo votarsi, credevano che unico mezzo per modificarne il carattere ed i cat ti vi i:;tinti fosse la disciplina militare. Datosi per tempo a vita licenziosa, con tendenza precoce alla venera, fu parecchie volte condannato e rinchiuso in carcere, donde ne uscì peggiorato, per gli ammaestramenti dei suoi compagni di vizio e di pena, dai quali fu sottoposto anche a lungo e laborioso tatuaggio, dimo~>trando così che la sua insensibiìità fisica, procedeva alla pari con la insensibilità morale. Sul torace portava scolpita una iscrizione che ne occu· pava tutta l'ampiezza anteriore, protraendosi in basso fino all'ombelico unitamente a numerosi fregi che dimostravano quanto l unga e paziente ne fosse l'esecuzione. Sulle due braccia altre figure simboliche, t1 sulla parte inferior-posteriore dell'avambraccio destro, un cuore tra· :fitto da una spada. Sul dorso del pene alcune iniziali, delle quali non ha voluto svelare il significato e che certo nascondevano rapporti di .amicizia troppo int ima. Costui, punito un giorno di prigione perchè si era assentato dal quartiere in ora insolita e senza permesso, cade in ismanie, rompe i vetri della cella, si fa minaccioso ed è portato all'ospedale militare in preda


E SUO RAPPORTO OOLLA DEGEN ERA ZIONE 1!: DELINQUENZA

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a vero accesso maniaco. Quivi dà in escandescenze, rifiuta il mangiare, riesce pericoloso cosi da doversi ~tssicurare alletto e sorvegliarlo. A. poco .a poco si calma, ritorna in se stesso, conservando per alcun tempo uno stato confusionale con disturbi di sensibilità, non ricordando per nulla la cr!si da cui era stato colpito. Dimesso dall'ospedale come sospetto di simulazione, e ritornato alla sede del reggimento di stanza a Voghera, un'altra volta, non so per quA.l ragione, fu colto da identica forma ac<:essuale e ricoverato d'urgenza in quel manicomio donde, dopo una protratta. os!!erva.zione, venne sottoposto a riforma con diagnosi di epilessia psiclticet.

Questo caso in concomitanza di q nelli che più tardi ho potuto descrivere, mi indusse nella convinzione che l'epilessia sta alla simulaz ione, come la degenerazione sta alla delinquenza, e che, invertendo i singoli termini della proporzione, la loro eguaglianza non cambia.. CAso I. - I. C... , soldato nel 43~ reggimento fanteria, di anni 23 nati vo di Santa Maria, circondario di A vezzano, di professionE~ domestico. ~ulla si conosce dai suoi precedenti: da informazioni assunte, si è rpotuto sapere che era ben noto alla questura di Roma, nella qual città. -aveva preso domicilio colla sua famiglia, per borseggio, risse, rivolte ed era tenuto in conto di soggetto cattivo e pericoloso, cosicchè ebbe a subire varie condanne e passò lungo tempo nelle carceri e nel reclusorio. Venuto al reggimento, oltrechè mostrarsi insofferente della disciplina, ac-e n sa va, per esimersi dal servizio, malattie di v erse, e fu perciò ricoverato 111ell'ospedale militare, come affetto da nevrastenia. Qu1vi, in contatto· con altri che esageravano le loro sofferenze e di uno che era realmente .affetto da. mala-ttia. mentale, un bel giorno diede in ismanie, facendosi minaccioso, sparlando e lagnandosi di tutto e di tutti. In;viato al manicomio si mantenne per alcun tempo con tal condotta, pronunciando-discorsi sconclusionati, affettando una completa deficienza di memoria dei fatti più _remoti e.più importanti della sua. vita. Ma. in tal ambiente ben presto si orientò e cangiò sistema, avviandosi gradatamente a calma e domandando di essere ammesso al lavoro, al solo intendimento di potere aumentare il vitto, perchè attendeva alla sua oc-cupazione di malavoglia e cO!! pigrizia. Di carattere però eccitabilissimo, prepotente, incorreggibile~ per un nonnulla è pronto a reclamare, altruista per egoismo, non sente affezione per la famiglia e si atteggia a vittima innocente per le punizioni .avute e ostenta. di fare bella mostra dei tatuaggi che porta su di un braccio, e fatti durante il periodo in cui fu in carcere, con simboli di rapporti amorosi e di amicizia.


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LA SUI ULAZIO~E DELT,A EPILESSIA

Benchè non vi siano caratteri soroa.tico-degenerativi spiccaLi, pure per quelli psichici abituali nel delinquente nato viene dimesso da l manicomio come criminale pericoloso, e sotto qz,esto 1·iguardo è eliminato clalle file dell'esercito. Diagnosi.- Simulazione in un criminale. CASO IL - P ... A ..., di anni 21, 11ati vo di Roma., soldato nel 55° reggimento fanteria, di professione decoratore. Dalle informazioni pervenute dal sindaco di Roma, appare che egli è figlio di soggetto assai eccitabile, ~he soffre di crisi violente durante le quali si abbandona ad atti inconsulti e pericolosi non solo per g li altri, ma anche per la propria persona, e che tali crisi sono precedute da vertigine. La madre è spesso obbligata al letto per accessi di emicrania insistente, dolorosa; uno zio paterno morì in manicomio. Subì una condanna di sei mesi di carcere per furto. Chiamato sotto le armi cominciò ben presto ad accusare disturbi emorroidari, ma i nocluli erano così piccoli che nell'ospedale militare di Parma non si credette di addivenire ad atto operativo, il che fu poi limitatamente fatto nelro~pedale civile di Reggio Emilia, dove venne ricoverato. Dopo d'allora la scusa fu trovata per rifì.utarsi a qualunque servizio accusando dolori; ricoverò per questo nuovamente nell'ospedale militare d i Parma, in osservazione. Si era allora in periodo in cui si trovavauo nell'ospedale altri sospetti di malattie mentali e che richiamavano l'attenzione dei medici per la loro condntta e per l'atteggiamento pitl o meno strano ed ecco che un giorno il P ... è colto da un accesso da far credere ad una. assenza psicbica seguita da stato comatoso, dopo la quale aven:io dato in ismanie con discorsi incoerenti e rifiutando di prender alimenti, fu inviato al manicomio di Colorno. In esso, dopo alcuni giorni in cui si mantenne confuso, disordinato, si fece calmo, tranquillo, rispettoso, riacquistando a poco a poco la memoria del passato, ma rimanendo paramnesico in riguardo ai fatti di recente occorsigli. Non si f:arebbero osservati fenomeni pupillari ed alterazione della sensibilità. Diagno.r;i.- Epilessia p.~icltica (simulazione in epilettico). Con tal diagnosi venne dimesso dal manicomio e sottoposto a rassegna per riforma. CAso ITI. -D... F ... , di anni ::!1 nativo di Luco de' Marsi (Aquila), soldato do! 4i3° reggi melito fanteria.. Va soggetto di quando in quando, non appena venga contrariato, ad accessi di collera, tanto da abbandonar3i ad insulti e miuaccie contro Je persone e sè stesso, giungendo persino a tentare il suicidio. Tali momenti sono tal volta accompagnati da disordini motori con offuscamento temporaneo della coscienza, ed appunto in una di tali crisi venne in-


E SOO RAPPORTO COLLA DEGENERAZIONE E DELINQUENZA

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viato al manicomio, crisi che aveva motivato il ricovero all'ospedale militare e dovuta a punizioni per atti di indisciplina verso superiori del reggimento. All'età di 12 anni per una caduta dall'alto, riportò una frattura dell'osso frontale, in corrispondenza della gobbt~. frontale destra, che lasciò una depressione ossea rilevante, ed avendo abbandonato la casa paterna in ancor tenera età, condusse vita avventurosa e randagia, dandosi alla venera ed associandosi ad altri nel commettere rapine e furti . Di valida <!Ostituzione fisica e ben nutrito, presenta asimmetria-facciale; l' impianto degli orecchi e la loro forma vanno di pari passo con l'aspetto della faccia, caratterist.ico dell'epilettico descritto dal 'l'rousseau. La sensibilità dolorifica è alquanto diminuita, esagerato alquanto il riflesso rotuleo, mentre manca l'addominale e faringeo. Durante la sua degenza, nel manicomio si è sempre mostrato calmo, rispettoso e senza idee deliranti, con attività mentale e volontà perfettamente normale. Viene mandato in patria riformato con diagnosi di epilessia p8ichica in simttlatore. L'irrompere improvviso dell'accesso fece pensare alla simulazione s ia perchè comparso temporaneamente ad altri due in cui essa era manifesta e per la mancanza di molti sintomi propri delle forme epilettiche, ~ da ultimo per la causa speciale determinante. CAso IV. - I... G ..., di anni 21 contadino, distretto di Siracusa, soldato nel43° reggimento fanteria. Individuo con labc ereditaria manifesta e con precedenti di malattie nervose non ben precisati. Un suo fratello fu alienato. Egli di carattere irascibile va soggetto ad anamnesia che si accompagna a periodi di eccitamento con offuscamento della coscienza. Dal suo comportarsi al reggimento prima, all'ospedale militare poi, ed in seguito a l manicomio, ps.re trattarsi d'una forma freuastenica per lo speciale suo atteggiamento, per i discorsi puerili privi di senso comune, facilità al riso e mancanza quasi assoluta. di affettività. Egli va soggetto, di più, a turbe episQdicheJ le quali ne alterano la coscienza e inducono una depressione psico-motoria con diminuzione della sensibilità, delle forze e del respiro, associato a perfetto mutismo. Passa sovente le notti insonni, mostrando analgesi~t transitoria, abbassamento costante del tono affettivo, e di più sono aboliti i riflessi addominale, cremasterico, congiuntivale, mentre è esagerato il rotuleo. Vientl dimesso con diagnosi di deficienza mo1·ale intellettiva e volitiva <!On simulazione di pazzia, e cosi in v iato in patria riformato.


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LA SHtULAZIONE DELLA El'lLESSIA

CAso V. - De... D ... di anni 21, nativo di Scurcola de' Marsi provincia di Aquila, soldato nel 43~ reggimento fanteria.. Durante la sua. permanenza nell'ospedale militare, si mantenne in lungo periodo di mutismo, tentando talora colla violenza di imporsi agli infermieri. Sulle prime rifiutò il cibo e nou fu possibile ottenere· alcuna risposta alle domande rivoltegli. Anamnesi. -Le ricerche fatte negli ascendenti e collaterali riuscirono negative, solo si è potuto venir in chiaro che, causa il disaccordo che regna dalla più tenera età co' suoi genitori, egli non conserva per essi alcun senso affettivo e cosi egli abbandonò presto la famiglia per recarsi a Roma in cerca di lavoro. Quivi fece ben presto conoscenza col carcere, avendo in rissa ferito con coltello un compagno; dopo andò vagando per la Germania e la Francia senza più far parlare di sè fincbè lo colse la coscrizione e fu arruolato nel 43° reggimento fanteria. Nei tre mesi di sua· permanenza fino all'entrata nell'ospedale, poco si conosce del suo comportarsi e della sua vita speciale. Al suo ingresso in manicomio, essendo in preda a grave eccitazione e causa la violenza de' suoi atti, dovette essere assicurato alletto. Con sguardo truce, fisso, non rispondeva che a monosillabi non comprensibili, ed in tale stato perdurò alcuni giorni, dormendo poco ma perònutrendosi sufficientemente, fìnchè componendosi nella fisonomia e nei suoi atti potè essere lasciato libero nella sezione agitati, dove si appartòdagli altri, chiudendosi nella più completa apatia e non rispondendo alle domande !lla fissando con sguardo inebetito. Si mantenne ancora muto per alcun tempo, ma a poco a poco col ritorno della percezione e della coscienza, cominciò ad emettere dei suoni corrispondenti a vocali, rifiutandosi di pronunciàre le consonanti ed eccitandosi se non si credeva a questa. forma. strana di linguaggio; all'appesto la. scrittura. si presentòsempre normale sì come carattere che come espressione di concetto. 6orpreso a parlare con pronuncia esatta, sulle prime si mantenne riella simulazione, ma cedette in seguito, anzi divenne fin troppo loquace. All'esame somatico presenta cranio con submicrocefalia congiunta a scafocefalia, zigomi ed angolo del mascellare inferiore pronunciati, occhio profonò.o, piccolo, con arcata sopra-orbitaria marcata, sguardo freddo, tetro, lobulo dell'orecchio aderente.. ensibilità al dolore completamente abolita; ottusa la. termica, alterata la gustativa più dell'olfattiva; reazione pupillare al dolore quasi nulla, e per conversoi pereccitabilità muscolare allo stimolo elettrico. Riflessi tendi nei esagerati; però manca: il cremasterico, leggero clone> del piede.


E SUO RAPPORTO COLLA DEGBNERAZIONE E DF,:T,JXQOENZA

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P assato il periodo di eccitazione, la sensibilità specifica venne di contro trovata all'esame normale, come pure i riflessi, permanendo solo la. ipereccita.bilità a llo stimolo elettrico. Si ha sempre deficiente il senso di affettività verso la famiglia, volontà fiacca ed inerte. Non ricorda n è come n.è quando fu trasportato all'ospedale militare e di là. al manicomio. Un particolare che più specialmente crede di ricordare si è quello di non aver potuto articolare bene le parole per un nerto intoppo alla gola. Dai sintomi suesposti, e dal modo loro di succedere come dallaamnesia e parlar strano, dal suo contegno si può dedurre che il D ... non sia che un uomo pericoloso, insofferente di ogni disciplina e quindi un vero criminale sirmtlatore. Con tal diagnosi appunto venne allontanato in modo permanente dall'esercito. CAso VI . - E ... G ... di professione calzolaio, di anni 32,. nato a. .Marino, soldato nel 55° reggimento fanteria. Inviato in osservazione all'ospedale militare di Parma per forma. mentale presumibilmente simulata, conta più anni di carcere per omicidio: arruolato nel 1904, poco dopo veniva condannato a due anni di reelusione per insubordinazione con vie di fatto. · Asserisce che il suo ricovero nell'ospedale militare lo doveva al fatto di poter riscuotere il danaro di una cambiale dovutogli dal suo reggimento, di aver passato due notti insonni in preda a grave ambascia ed agitazione che si manifestava specialmente su1la mezzanotte, dovuta a sensazione come se cani lo mordessero ai polpacci. Le risposte che dà spesso sono assurde e non si può att.ribuire loro alcun valore (sintorna del Granzer). Non si è potuto avere nPssuna notizia sulla anamnesi remota e sui precedenti ereditari famigliari. Entrò in manicomio come intontito, confuso e stuporoso, tiene lo sguardo fiso, non parla non si muove; sembra un automa. Alle interrogazioni risponde con monosilla1i e con voce fioca: soffre d'insonnia. In capo ad alcuni giorni va riacquistaudo la coscienza e la percezione delle persone e delle cose, cosi da ritornare allo stato normale. La memoria è perfettamente conservata anche nè suoi minimi particolari; mostra carattere eccitabile, insofferente di correzione, pronto a. vie di fatto. All'esame somatico si rileva fronte stretta, sfuggente, leggero grado di microcefalia, pupille miotiche e torpide all'azione della luce. La sensibilità dolorifica è alquanto diminuita. Riflessi: assenti il cremaeterico ed i l conginntivale, normale il tendineo; affettività scarsa.


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LA SIMULAZJO:-;E DELLA EPILESSIA

Invitato a firmare il mod. 46 di rassegna: col quale dichiarava la sua malattia non essere di pendente da cause di servizio, si fece d'un tratto agitato, diede in ismanie, diventando rosso in viso e con gli occhi i niettati, pretendendo un'indennità per la sofferta malattia. Diagnosi. - Simulazione in c1·iminale. Viene rimpatriato in seguito a riforma. CA~o VII. -- M... A ... di anni 21, contadino, nativo di S. Giorgio Morgeto, provincia di Reggio Calabria. .Anamnesi 1·emota. - ' Ha uno zio dal lato materno epilettico, un altro zio morì nel manicomio di Napoli. La madre soffre di convulsioni epilettiche. Egli flt per tre anni nell'America settentrionale e per notizie di persone che Io conobbero sì sa che va soggetto ad attacchi di epilessia tanto da cadere dal letto. Anttmnesi pros.~ima. - Si presenta spontaneo come renitente della classe 1885, timpatriando. Nella sera del primo febbraio, ma.ncanLe alla chiamata, vien condotto in caserma dai RR. carabinieri che lo trovarono alla stazione ferroviar ia, preso dal vino e con intenzione di allontanarsi dal presidio. Punito di prigione, già conoscendo che pochi mesi prima altro suo compagno avea. ottenuto la riforma perchè in manicomio riconosciuto con malattia mentale, diventa il giorno dopo agitato e furioso, rispondendo ad ogni domanda : « Filadelfia, vado via, vado via :.. Si chiude poi in mutismo e rifiuta di prendere cibo. In tale stato è condotto all'ospedale militare di Parma, dove permanendo i descritti sintomi ed un certo grado di insensibilità, non però accompagnata da disturbi di reazione pu pillare, dei riflessi, ed alterazioni nelle orine, viene trasferta al manicomio. Lvi si mantiene per alcuni giorni in tale st<l.to di confusione, passa le nott.i insonni, ma a poco a, poco si riduce a prender cibo, diminuisce la cefalea frontale, la coscienza si fa più chiara finchè ritorna normale, ricordando in modo non chiaro gli ultimi avvenimenti o mostrandosi perfettamente amnesico rispetto ad alcune circostanze di essi. Però cade in frequenti contraddizioni, e nol parlare si mostra circospetto e guarùingo quasi che avesse paura di cadere in fallo. La cefalea perdurò ancora a lungo, a la memoria mostrò spesso lacune : lo preoccupa,ano ancora le possibili conseguenze per i fatti accadutigli. All'esame somatico, si osserva fronte stretta e bassa, cra.nio piccolo, mani tozze~ orecchi con Iobulo aderente, sensibilit(L termica e dolorifica. alquanto diminuite. Diagnosi: EpileR.~ia larvata Ùl-~orta in siumlatore.


E SUO RAPPORTO COLLA. DEGENERAZIONE E DELINQUENZA

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CAso VIII. - G ... F... soldato nel lf)0 reggimento artiglieria di professione contadino, d'anni 21, di San Pietro in Amantea, provincia di Cosenza. Poco si conosce dell'anamnesi remota e de' suoi precedenti ereditari. Emigrato a New York e rimpatriato, per soddisfare i suoi obbli· .ghi di leva, fu sempre in ottimo stato di salute. Si sa che nel lasciare il paese per raggiungere il reggimento ebbe a dire che presto sarebbe tornato colla riforma, non volendo saperne ·di fare il soldato. Dopo alcuni giorni di permanenza al corpo, cominciò a zoppicare; fu perciò inviato in osservazione all'ospedale militare di Parma, dove i dolori si sarebbero accentuati tanto da non poter;~i reggere in piedi, e per ciò tenne il letto per più di tre mesi. Va da sè che localmente non si trovò ragione di tali sofferenze, non riscontrandosi che un leggero grado di piede piatto congenito; non valsero esortazioni, ammonimenti, cure intraprese, minaccie. All'esame somatico presenta cranio ben conformato, dolicocefalo, fronte bassa, stretta, orecchi piccoli, con lobulo aderente; sguardo mobile, parla ad alta voce ed a monosillabili, interrompendosi spesso; è sospettoso di tutto e di tutti, paventando di cadere in contraddizione. Tutto n ega, anche l'evidenza, come ad esempio di essere stato in America, mentre i documenti sono li per attestarlo. Questo persistere mostra quanto sia limitata in lui l'intelligenza e come giudichi da sè gli altri. La sensibilità è normale; la eccitazione elettrica cuscolare alquanto esagerata, così il riflesso patellare, mentre sono assenti il cremasterico -e l'addominale. Notizie di recente avute confermano che nessuna ereditarietà è a suo carico, che i parenti sono contadini ignoranti, ed in esse si insiste nella millanteria di aver affermato in un crocchio di amici che presto sarebbe tornato in patria riformato. Diagnosi. - Sinwlazione in un imbecille. CAso IX. - M ... A ... soldato nel 43° reggimento fanteria, nativo ·di Noto (Sicilia) di nessuna professione, figlio di ignoti, classe 1884. Prima del suo arruolamento andò vagando per l'Italia, fu a Roma, a Genova, in cerca di occupazione e nessuna trovò mai confacente ai suoi desideri, perchè suo scopo era di non far nulla e viver~ oziando. Così subì diver;~e condanne per rivolta alla forza pubblica. Venuto sotto le armi, per reato di diserzione subì oltre nn anno di carcere militare e dopo attese di malavoglia al servizio, ed entrò nell' ospedale militare parecchie volte per malattie veneree.


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LA SIMULAZIONE DELLA EPILESSIA

Sorpreso alla stazìone ferroviaria in ora insolita e coll'intenzion& di partire, non si sa per quale destinazione, essendo fra l'altro privo di denaro, venne condotto in caserma e punito di prigione. Allora egli si denudò completamente, pronunciando parole ~:~trane, schiamazzando e rifiutando ogni alimento. Condotto all'ospedale militare e minacciato di farlo entrare in manicomio, si fece tranquillo, sottomesso; assicurava che aveva tutt'altra intenzione che quella di pr.ssare per mentecatto e difatti non diede mai luogo a lagnanza; solo non tollerava <•sservazioui, mostrando una certa quale indipendenza ne' suoi· atti, ed ogniqualvolta veniva richiamato alla disciplina si indispettiva e rifiutava per quel giorno il cibo. Nessuna stimmata somatica-degenerati va spiccata, integra la sensibilità ed i riflessi. Dal quadro delle punizioni subite che fanno rilevare il suo carattere intollerante di freno e impetuoso, e dalla sua vita ra.udagia, oziosa, facile ai piaceri di venère, si può concludere trattarsi di un criminaloide. Dall'insieme de' casi sun·iferiti, la prima cosa che colpisce è il momento, la data comune dell'insorgere delle forme mentali, secondariamente l'uniformità delle manifestazioni e la causa che l'ha prodotte; in terzo luogo la sua limitazione speciale a due reggimenti, a due focolai isolati per così qire, mentre uon hanno, in confronto di aHri corpi, reclutamento speciale. • Questi dati di fatto potrebbero quindi far .;upporre più che altro, una forma collettiva di simulazione, che abbia avuto sua origine in qualche esempio venuto a conoscenza per la sua impunità e per peculiari condizioni d'ambiente e di disciplina. Ma se da una parte non si può dare gran peso alla notizia propn.gatasi in uno d i questi reggimenti che un soldato dei dintorni di Parma, menava vanto di aver carpita la riforma per simulazione di malattia mentale, perchè troppo frequente si affaccerebbe questa possibilità come causa occasionale; dall'altra il su bstrato ambiente non offre una impronta tanto speciale fra i vari reggimenti, da costituire una discordànza di trattamento od un elemento caratteristico per l'irrompere di malattie simulate od infrazioni della disciplina : benchè a mio credere non si possa negare del tutto l'influenza che esercita più o meno su di una massa un indirizzo diverso nell'interpretare le mancanze commesse e quindi nell'applicare le punizioni. Fatta astrazione pertanto di quello che può essere considerato quale momento causale per la determinazione dell'accGsso, a quella guisa che la goccia fa traboccare il vaso, (ed in molti casi basta una piccola quanti t;'t. di be>anda alcoolicR, una emozione, un ~t contrarietà;) è facile


E SUO RAPPORTO COLLA DEGE:\ERAZIONE E DELINQUENZA

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notare che per lo più si tratta di forme d i epilessia larvata, o di altre· a questa affini, che ebbero per movente una punizione, donde la. simulazione, equivalente psichico che ne rnascltera i sintomi ed ill01·o svol-gersi e li sostituisce; la simulazione stessa, non starebbe a rappre-· sentare sempre ed in ogni caso che una reazione dell'organismo contro una forza su periore che non sa vincere o per mancanza di coscienza., di adattamento o per deficienza di senso critico. Nè parmi si possa accogliere del tutto il concetto del Penta, di non credere cioè allacon~ pleta identità fra epilessia e delinquenza, perchè in moltissimi casi il criminale nato, il pazzo morale simula più spesso l'epilessia; mentre in seguito soggiunge che la epilessia è assai frequente fra i criminali nelle carceri di Napoli, ed i rapt;us cui vanno soggetti assomigliano molto alle crisi epilettiche. Nè certo è facile compito il saper delimitare dove finisce la epilessia e comincia ·la simulazione, tantopiù che la menzogna è propria del carattere dell'epilettico, anzi parte integrante, cosicchè le. forma dell'accesso di per sè non fornirebbe un. criterio sufficiente per escludere od ammettere la epilessia. Il carattere morale inoltre, debole, esclu;;ivamente emotivo, puerilee privo di freni inibitori, fa suppolTe che gli accessi cui spesso vanno soggetti, e caratterizzati come strani e morbosi, e nei quali non manca q nasi mai l'amnesia, siano da considerare assai vicini alla natura epi lettica. Sappiamo difatti che negli equivalenti epilettici l'amnesia è completa solo in picco! numero di casi e che il grado maggiore o minore di> essa è in rapport;o col maggiore o minore obnubila.mento della coscienza e come varia si dimostri a seconda che gli accessi si seguono a. distanza più o meno breve. Basta ricordare che spesso gli epilettici continuano a. compiere dopo cominciato l'accesso o l'equivalente, azioni complesse incominciate a mente lucida, perchè l 'immagine inibitrice mancando nello stato incosciente, il processo presta.bilito non trova più ostacolo ad effettuarsi. Negli stati cr~puscolari per l'a.ltera?:ione dello stato psichico si ha la tendenza a mentire, carattere speciale dell'epilettico. Una gran par~e di questi epilettici, come osserva. il Penta, appartiene per lo più alla setta. della camorra, anzi vengono in essa accolti con ispeciale predilezione, potendo fare assegnamento su delitti truci e crudeli, che esigono insensibilità morale, e per i quali, avuto riguardo alla morbosità dell'atto, restano impuniti e vengono rinchiusi in luogbi dove è possibile deviare facilmente le traccie dell'associazione a delinquere. E tanto più tengono in conto questi ammalati inquantochè la simulazione, loro carattere abituale, è esempio agli altri ad accrescere il numero dei simulatori e così il contagio coll'esempio.


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LA SDIULAZIONE DELLA EPlLE!';SJA

Ora come dice il Lasègue, non si pnò simulare che quello ohe già. -si possiede, quindi l 'affinità o meglio l'identità fra simulazione, epilessia e delinquenza. Ma non sempre l'atto simulato riveste la parvenza del vero, ma è talora. rappresentato così grossolanamente ed in modo così sformato, da . potersi giudicare a primo aspetto; e così mentre in taluni casi il simulat.ore appare un artist;a di cartello per la truccatura, per la finezza ed .accuratezza posta anche nel più piccolo dettaglio, qui è l'assurdo e l'abbozzo, il rudimento ls. forma prima, a quella guisa. comportandosi come lo struzzo che, i nseguito, cerca di sfuggire ai suoi nemici, nascondendo la testa nella sabbia. Ma non è tutto: è tanta l'abitudine in essi di simulare, che da ultimo finiscono per credere di essere realmente ammalati, il che deriva dallo scarso e labile pu.trimonio ideativo che resta fa-cilmente sostituito per la apposizione di altro con contenuto più c:on-sono alla natura dell'individuo. Questo appunto si ebbe a notare nel caso VIII, il quale dimostrerebbe il legame che esiste fra simulazione e degenerazione, intendendo per questo il ritorno alla forma atavica primitiva della coscienza. Il criminale nato, l'epilettico ed il degenerato non sarebbero che gli anelli di una stessa catena, in cui la simulazione colle sue varie est;rinsecazioni e modalità non rappresenteTebbe che l a materia più o meno grezza della quale sono formati questi .aneli i. La simulazione, aggiunge il Penta, è un'arma inferiore nella lotta per l'esistenza, un fenomeno di sopravvivenza più o meno fisiologico, -e9- anche da questo lato, i criminali si avvicinano a selvaggi ed agli -animali : anche la simulazione pertanto, come la organizzazione psico· fisica del delinquente nato, costituisce in loro un caso di atavismo. La -simulazione nell'epilessia non starebbe in vero che a rappresentare uno cd ei tanti modi proteiformi della manifestazione del processo ed avrebbe una ragione nel carattere proprio dell'epilettico, carattere che spesso si manifesta nella impossibilità di conseguire un dato fine e che si traduce in equivalente psichico quaudo la tensione nervosa raggiunge un tal grado da terminare, in altri con l'accesso carat.teristico. E come questo non sl;arebbe a rappresentare che la forma ordinaria, comune dell'epilessia, così sarebbe della simulazione nel delinquente od essere inferiore, ment.re invece esse si ~restano a difficile interpretazione man mano che l'educazione ed il progresso hanno schiu!le nuove vie ai pro~essi psichici; processi però che dimostrano nell'epilett ico e nel delinquente un squilibrio per cosi dire sistematizzato, continuo, dnrante la. vita e nei rapporti sociali e che nel ca. m po somatico si traducono con alterazioni gravi di sensibilità, come si ebbe già a d imostrarP.


E SUO R.t.PPORTO COLLA DEGENERAZIONE E OELIXQOENZA

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L a simulazione, comune tanto all'epilettico che a l cr iminale e deficiente è costituita perciò da una mancanza, da un sentimento anomalo dell'io; di qui una personalità in cui fa difetto l'armonia. degli atti e che si esplica colla instabilità e disordine della coscienza, a quella guisa. che l'asimmetria che si rivela nel cranio, negli arti, riel torace, nella forza muscolare fii appa.lesa con debolezza, insensibilità ed altri di sordi n i nel caro po somatico. Come poi nella epilessia e nella delinquenza si procede per gradi, così della simulazione, la. qua.le in tal uni casi si affaccia· solamente alla coscienza, ma non trovando un subl MJ.~CHE strato per affermarsi anOli che a causa dei freni iniGREVE bitori che ancora funzionano, si esaurisce e cede . facilmente alla paura fJT della pena, alla persua- L. E~ VIE OE CHIE~ sione, come avviene ap- 1"\E FAIT punto negli epilettoidi e (0VRRo l1. l criminaloidi. ' ' Di tali casi di passaggio, se ne osservano moltissimi e noi lo abbiamo riscontrato nel caso IX. Il "Lom broso, rendendo più armoniche le linee dell'affinità tra. l'epilessia e la pazzia morale e quindi della delinquenza, ha emesso il concetto Tatual(gio in criminaloide. che nella epilessia si trovino tutti i caratteri dei criminali nati ingranditi e che l'epilessia non rappresenterebbe che l'esagerazione della linea della delinquenza; tale concetto non solo è avvalorato dali~ frequenza dell'eredità similare, dal carattere somatico della degenerazione

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LA SIMULAZIO~E DELLA EPILESS IA

atavica, ma anche dalla simulazione che è fenomeno più atavico che degenerativo e morboso comu ne a queste forme ; come comune e frequente in esse troviamo il tatnaggio; benchè si presenti con maggior frequenza. nel criminale che nell'epilettico. Esso infatti non dimostrerebbe che un ritorno atavico agli usi primitivi dei selvaggi, un'insensibiEtà dolorifi ca propria agli individui arrestati nella evoluzione ed anche nn istinto automatico di imitazione che è segno non dubbio di inferiorità intellett'u ale; oltrechè esso offre un esempio di quella scrittura ideografica che adoperavano.gli uomini selvaggi e primitivi ; un fenomeno q uindi di minorità psicologica. · Altro carattere che spiega fino a un certo punto, l'irrompere in determinato tempo di molte forme di simulazione, come si avverò appunto nei casi occorsi, è in questi individui l'istinto della imitazione, contagio che si propa~a e che è proprio degli esseri inferiori e che nasce dalla mancanza di un determinismo cosciente, dalla facile suggestionabilità ed impressione, sinonimi di debolezza ment.a.le: condizioni che si osservano appunto nei· degenerati. Tutti questi caratteri della simulazione si incontrano con speciale frequenza dove la statistica segna 'u n maggior numero d i epilettici e . criminali, in q nelle regioni in cui queste due forme si appalesa.no sotto aspetto bruto e selvaggio; in rapporto quindi coll'arresto di sviluppo educativo e morale che, per ciraostanze speciali, ha infinito sulla loro evoluzione economica-sociale. Se a tale intento consultiamo l'atlante di demografia e geografia. medica dell'Italia, pubblicato nel 1906 dal Raseri, questo maggior numero dei casi si incòutra appunto nella Calabria e nella Sicilia, il che concorda con quello che bo potuto notare nel tempo di mia permanenza nel presidio di Parma. In un periodo di circa sette anni, sono stati eccezionali gli esempi di epilessia, specialmente larvata e di delinquenza o pazzia morale, (che vanno quasi sempre congiunti a simulazione) in soldati provenienti da alcuni distretti di reclutamento che fanno capo ai reggimenti di stanza in detta città, in ispecial modo di quelli d i Milano, Torino, Alessandria, città che rappresentano centri industriali impor tanti e dove, secondo l'Ingegnieros, donebbe essere più facile e frequente la simulazione; perchè uomini più evoluti e più coscien ti della inutilità e svantaggi del servizio militare. Invece chi ne fornisce il contingente maggiore sono quelli reclutati in regioni dove il progresso e la civiltà si sono inceppati nel loro cammino e dove la società. mantiene forma, usi e costumi del passato cristallizzt\tO e si rappresenta . con una struttura morale che ricorda tempi primitivi proprii alle civiltà inferiori.


E SUO RAPPORTO COLLA. DEGENERAZIONE E DELINQUENZA

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Un altro fatto che vale sempre più a confermare che la simula2ione è retaggio di questi anomali, può esser facilmente constatato dai medici militari, in particolar modo ai consigli di leva. Interrogando i vari inscritti che si presentano, se abbiano ad accusare malattie e difetti fisici, si può star sicuri che non cesseranno mai di far sentire le loro querimonie tutti quelli che per la condotta ebbero dei conti da aggiustare colla giustizia, gli epilettici, i criminali e loro affini, tutti quelli insomma che somaticamente e psichicamente portano scolpiti caratteri degenerativi. SeguendoJi nel nno>o ambiente militare, li vediamo che non appena incorporati nei reggimenti, sospettosi e guardinghi sulle prime, tutto osservano e di tutto diffidano, come se si trovassero sperduti in mezzo a nemici, ma ben tosto si orientano a ciò che torna lor comodo e d'interesse. Alle prime controversie, si ÌIJ?.puntano e ricorrono ad ogni espediente pur di riuscire nel loro intento; e siccome la più facile via è quella di simulare una malattia, divengono sordastri, zoppi, passano dall'infermeria all'ospedale, e sempre fermi nei loro propositi, non cedono fìnchè non raggiungono il fine proposto. Il loro esempio è contagio e vanno così originandosi quelle forme collettive di pazzia di simulazione, che talora infestano i reggimenti e che . occorre siano oggetto di attenzio~e speciale. Il che è tanto più da temersi oggidì da quelli che emigrati, specie nell'America del nord, trovano colà. una massa cosmopolita dalla quale .subiscono la suggestione di idee di emancipazione e di indipendenza sociale, non certo alla portata della istruzione ed educazione loro; donde ne originano teorie che facilmente sono trasmesse al loro ri· torno in patria a. quei sempliciotti di spirito che ue subiscono il fa:~cino. In questi ultimi anni appunto molti casi di simulazione si vanno osservando tra. costoro che rimpatriano solo per paura della legge e che hanno preso a pretesto l'emigrazione, non per migliorare le loro condizioni economiche ma sibbene per sfuggire a ricerche da parte della polizia e poter compiere, sconosciuti, nuove gesta, dandosi alla mala vita. Altra cosa che merita considerazione è che i casi appunto di simulazione di epilessia e di criminalità ::~i verificano rararuente in centri vera.menti industriosi, evoluti, dove la educazione è forza per il giusto conseguimento di un alto ideale ed il lavoro, è unico mezzo per tradurre in atto la propria indipendenza; mentre all'opposto occor~ rono frequentemente nelle città jn cui l'attività si succede per così dire a sbalzi e non ordinata, in relazione a stati effimeri per avvenimenti determinati da speciali condizioni, venendo a mancare così il lavoro continuo, alimentato dall'industria. Questo genere di occupa-


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LA SIMULAZIONE DELLA E PIJ,ESSIA

zione, in certo qual modo para.ssitario, ed i lunghi riposi danno luogo all'indolenza, al dolce far niente che è il primo gradino al mal fare. Non solo la epilessia e la delinquenza nella. loro espressione abituale, rappresenterebbero un fenomeno d'atavismo per l'insorgere in anomali con fenomeni convulsivi ed atti d'istinto egoistico a sanguinario ; ma ancora avrebbero origine dallo stesso c·eppo per rispetto a. manifestazioni più com p lesse; colle quali ha proceduto di pari passo la simul&.zione. Così ad esempio fra gli uomini primitivi ve ne debbono esser stati alcuni, i quali, presi prigionieri nelle continue lotte che avvenivano fra tribù e tribù, per sottrarsi alla schiavitù od alla morte, si fingevano pervasi dalla divinità, e ballando e cantando si eccitavano di maniera da cadere estenuati a terra, in preda a movimenti convulsivi. In questo stato o per forza di volontà o per lo esaurimento nervoso apparivano insAnsibili alle tortur1-1 loro inflitte, di qui lo stupore e la meraviglia dapprima degli astanti, che si cambiava poi in protezione e venerazione perchè credu ti esseri soprannaturali. Ecco quindi, da una finzione che si ripeteva ogni qual volta si stimava propizia e che si è fatta in seguito abitudine, sorgere una casta. che si differenziò a poco a poco ed acquistò una forza e fisonomia tutta propria. Di questi ereditari nevropa.tici, quelli sopravvissuti alla selezione naturale, li troviamo poi presiedere ai responsi degli oracoli, responsi ottenuti mercè allucinazioni p rocurate con gas esilaranti che si facevano svolgere durante le cerimonie; e li vediamo ancora in altri tempi adattarsi all'ambiente, mau mano che la natura umana. andò evolvendosi e conquistando collA. educazione ed istruzione, nuove cognizioni e nuovi indirizzi ; ma t radendo sempre nella loro esplicazione la for~a originaria, primitiva, degenerativa. Di q ui nn aspetto multiforme di casi tanto da esserne alcuni attribuiti a manifestazioni di genio, che in questo caso starebbe a rappresentare uno stato patologico della squisita. ed eccezionale sensibilità nervosa. Un'altra forma studiata di recente ed in cui il simulare ne è per così d ire la maschera abituale, è quella che si svolge nei . collegi, nelle case di reclusione, nelle caserme, la cos i d~tta epile8sia pa.s.çivnale. S i riscontra in giovani tra i 15 e i 20 anni d atisi per breve tempo all'alcool, e che si presenta con sintomi somatici speciali come iperalgesia, alterazioni vaso-motorie, dermografìa e colori to anemico per una d isposizione speciale del loro sistema nervoso. Vengono essi per lo più designati come epilettoidi con stati crepuscolari, non in relazione ad attacchi di epilessia vera, ma di epilessia passionale in cui praticamente non ò possibile la conoscenza. di accessi speciali e precoci.


~. SUO RAPPORTO COLLA DEGENERAZIONE E DELINQOE:-IZA

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Concorderebbe q n est a forma con la descrizione fatta dal Klnge dello stato mentale di alunni conigendi psichicamente anormali. Siffatta manifestazione, che appare nell'età propria della coscrizione, per i suoi sintomi si confonderebbe colla sindrome ebefrenica, sindrome complessa che d eri va da uno stato mentale originariamente insufficiente per i bisogni intellettuali, donde la sua facile esauribilità e la facilità. alla demenza. Bench~ oggidì sia entrato nella convinzione della maggior parte degli specialisti che la simulazione costituisca una forma morbosa tipica ed il Siemens col Saher dica che la dimostrazione della simulazione non esclude l~t esistenza di una malattia mentale ed il Vingtranier che ogni simulatore se non è pazzo è per diventarlo; a me pare, riferendomi agli esempi citati ed a quelli che oggidì frequentemente occorrono, di potere con un certo fondamento stabilire che la simula· zione è un attributo della imbecillitù e delinquenza e spesso l'equivalente psichico della epilessia. Riesce quindi difficile farne un entità clinica a sè, perchè il quadro \a.rierà a seconda delle circostanze e dei vari momenti. Nello speciale ambiente della vita militare, i nasi che ordinariamente si affacciano, sono quelli della simulazione negli epilettici sotto qualunque aspetto essi si presentino, nei delinquenti e negli imbecilli, e ciò è in armonia al reclutamento, trattandosi per lo più di contadini in cui la intellettualità. è scarsa, e di operai che per l'età non hanno ancor avuto modo di esplicare le loro tendenze ed il carattere. Si aggiunga che appunto in questo periodo della vita in cui la psiche non è ancor bene affermata per la incompleta organizzazione cerebrale, le estrinsecazioni che da essa ne derivano, sono le più adatte a mostrare le deficienze sia somatiche che intellettuali, derivanti dall'asimmetria originatasi dalla degenerazione ed atavismo. La disciplina, l'uniformità del vivere sono coefficienti sia per dimostrare la bontà dei freni inibit0ri che cominciano ad agire, sia per dimostrare se le idee di contrasto abbiano facile presa sulla loro personalità, oppure al contrario non esercitino alcuna influenza per la paralisi che l'eccitazione esercita sul mantello cerebrale, donde la irresponsabilità degli atti. . Non bisogna peraltro confondere la simulazione occasionale che, pur rivelando i resti embrionali dell'atavismo, tosto scompare all'affacciarsi dell'idea del dovere cosciente: con la simulazione vera, originm·ia che si afferma e si.costituisce all'io pensante e della quale sempre ho i nteso parlare trattando dell'argomento. 12 -

Giornau di medklna mllilar6.


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LA S IMULA'ZIONI!: DEL"IA EPILESSIA

Fra i provvedimenti che più specialmente riguardano l'esercito e -che bisogna mettere in opera, l'unico è di eliminare al più presto cosiffatti simulatori, perchè come il contagio è causa della malattia fisica, così è di quella morale che fa sentire sua azione più sulle masse perchè suggestiona e fa proseliti, come si vede appunto nelle caréeri, nei collegi, nelle caserme, case di correzione ecc. È stata opera quindi veramente ed altamente benefica:, l'aver provveduto finalmente di incorporare i meno magagnati di tara ereditaria in compagnie speciali, perchè così l'infezione sarà più facilmente cir-coscritta e domabile. Ma pur troppo poco o nulla vi è da sperare in miglioramento e tutto si ha da temere perchè la pianta dà. i suoi frutti, -ed il volerne tentare l'educazione non servirà che a mascherare meglio le loro tendenze. Presso altre nazioni e specialmente in Germania si dà molto peso, per una conveniente preliminare epurazione, ai certificati rilasciati dai maestri ed educatori, dai capo-fabbrica ed officine, da tutti quelli in una parola che li ebbero sottocchi nella prima infanzia, in base ai quali si puo ricostrurre la storia dell'individuo ed emettere un giudizio abba· stanza sicuro sul suo stato mentale. Da noi negli ospedali militari difettano reparti speciali dedicati ad accogliere malati di. mente, come si sta invece organizzando presso alt1·i stati, e pochi sono ancora i medici che si specializzano in una branca tanto importante di medicina militare, cosicchè questi ammalati o supposti come tali, sono mandati ai manicomi provinciali dove son perduti com pietamente di vista e nulla pit\ si sa. delle varie fasi e dell'esito della malattia stessa. È una lacuna assai grande per il rapporto sempre maggiore che va acquistando questo ramo della medicina, il quale nel nostro caso speciale oltre ad eliminare dei non valori, ser· virebbe a prevenire seri pericoli, che non >:olo minacciano la vita degli individui, ma rovinano le istituzioni. Necessiterebbe quindi che, como si è fatto per il chirurgo, il medico, l'igienista, si provvedesse anche per un conveniente indirizzo per le malattie mentali, malattie che crescono ogni g iorno e sono in relazione colla crescente attività mentale per la lotta coll'esistenza cbe si fa maggiormente sentire. Il voler presentemente tutto abbracciare è impresa da Sisifo, e dà ragione all'adagio: plttribtts intentus rninor est ad -~ingula sensus. Un altro compito assai più importante è riservato in questo tempo all'esercito, ed è quello dell'educazione del soldato, compito che s'im· pone sia dal lato fisico che morale, perchè se da una parte l'esercizio muscolare è necessario per rendere robusta. e gagliarda la. fibra, dal-

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E SUO RAPPORTO COLLA DEGENERAZIONE E DELINQUENZA

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Pa.ltra non è m'eu doveroso indirizzare la mente perchè si serva con ·opportunità. e con giudizio della vigoria acquistata. La storia. del Giappone ne è di utile ammaestramento: ignorato fino a ieri, oggi è alla testa del progresso, progresso frutto di lunga e continua preparazione, ·di uno studio indefesso, profondo, col quale ha appreSI) tutto il buono, trasformando e modificando vecchie abitudini e conservando e· promovendo quelle che eccitano l'alto sentire di sè stesso e della patria. Eliminati una volta quelli che non sono suscettibili di miglioramento, ·i deficienti, gli anomali, e resi innocui i. meno pericolosi, converrà che quello che è preposto alla istruzione del solda.to, sia scelto con cura e possegga tutte le qualità e requisiti necessari a tale bisogna; non basta • -che egli abbia intelligenza, buon volere, ma deve, conscio della responsabilità che si assume, mostrarsi in ogni sua parte di carattere equilibrato ed acquistare tale ascendente sull'inferiore da essere riconosciuto ·veramente da questo come superiore, e ne nasca da ciò quella fiducia e confidenza che costituiscono la base e la saldezza della disciplina. Nè è certo facile impresa quella di educare il soldato, perchè differenti sono i caratteri, differenti le tendenze, differenti le abitudini che, specialmente 'per il nostro paese, derivano da condizioni di clima, di istru·zione, di storia, cosicchè mentre da un lato bisogna reprimere, ammorzare, arrotondare le angolosità, dall'altro eccitare e persuadere, perchè ne derivi un accordo completo tra elementi così vari e disparati. Nè queste son cose nuove, pàrcb.è vediamo tuttodi, quante variazioni subisca la disciplina a seconda di chi è preposto al comando, e le mancanze commesse costituiscono, per cosi dire, il quadro nas·sunti vo dal quale si può dedurre la vita interna della caserma. Un altro coefficiente a mio credere che può essere di un certo momento per l'in<:orgere di forme speciali è il prolunga.rsi soverchio della guarnigione in uu dato luogo, perchè il ricordo di fatti ivi a.v· venuti, induce ad un istinto di imitazione, senza contare che le relazioni all'esterno con gente di mala. vita, promuovono quella comunanza pericolosa facile a stabilirsi fra po:~rsone delle stesse tendenze ed istinti, mantenendosi così vivo un focolaio che è bene soffocare sull'inizio. Si era voluto da alcuno che incombesse specialmente agli ufficiali medici l'ufficio di educatore, fossero come sempre il cuscino di a.mmorzameuto degli attriti che potessero nascere negli ingranaggi della vita militare; e ciò perchè conoscendo meglio il carattere, la natura del soldato, da esso ne potesse trarre quel quanto di ·buono necessario al funzionamento regolare e sistematico di tale organismo. Se questo può essere ovvio sino ad un certo punto per le cognizioni da esso .acquistate collo studio e perfezionate coll'esperienza, che deve met-


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LA SIMULAZIONE 'oELLA EPILESSIA

tere sempre a profitto per la scelta e conoscenza dei singoli elementi, allo scopo di eliminare in tempo i non valori e prevenirne così i pericoli; parmi stretto dovere invece di chi vi ve sempre a. contatto col soldato, di rilevarue i difetti per correggerli o m od ificarli a. seconda dei vari temperamenti, delle abitudini, dei momenti di tempo e di luogo, ·delle esigenze, d el carattere speuiale dell'individuo, delle inclinazwnL Questo, che è dovere dell'educatore, non può certo essere affidato al medico, e cosi ognuno assumendosi il carico che gli spetta, il soldato non troverà nell'accondiscendere degli uni, n el tentennare, nella. resistenza degli altri, quelle scappatoie cbe accrescono il suo ardire a. tutto tentare pur di riuscire nel suo scopo, scopo cui intende appunto · la schiera dei semi-anomali, d egli indecisi, dei deboli. È su costoro che deve esser rivolta l'attenzione perchè la loro organizzazione e costituzione psichica. è tale da subir facilmente l'influenza altrui, modellandosi sull'esempio e ben presto diventano fa· lange se trovano un terreno adatto allo sviluppo dei loro intendimenti possedendo essi una volontà mobile e cosciente adattabile. È ·appunto nelle caserme, nei collegi, nelle carceri, dove l'istinto di imitazione è cosi pronunciato, dove la suggestione è facile per la facile adattabilità della psiche evolventesi. La simulazione non è che una imitazione di atti con riproduzione di sintomi speciali, che servonç a mettere in evidenza la personalità scadente dell'individuo; e tanto più riuscirà conforme al vero, quanto piil. detta personalità. rappresenterà il carattere ambiguo, incerto, debole, proprio dell' epilettico, del deficiente, e quindi del degenerato. Questo mimetismo non starebbe o m p presentare che una i pertrofìa dell' istinto di conservazione e .non renderebbe perciò necessaria l'at· tenzione dei centri psichici superiori; donde ne nasce che la. tendenza ad imitare è perfezionata nel selvaggio, nel bambino. Gli individui superiori sono poco imitatori, sono invece originali. La simulazione non è quindi che un mimetismo, quindi è come legge nat urale di d i fesa biologica e sociologica. Da tutto quanto si è detto ed in base alle osservazioni fatte, le conclusioni che ne possono derivare sono : l. Che la simulazione è spesso un equivalente psichico della epilessia, un sintomo com une al delinquentE~ nato, al degenerato, q uindi il risultato· di una forma atavico-degenerativa; 2. Che vi sono forme proteiformi della epilessia, alle quali la simulazione si accom pagna, ma sempre si appalesano per sintomi quasi sempre di facile constatazione ;


E SUO RAPPORTO COLLA DEGENKRAZlONE E DELINQUENZA

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3. Che l'eliminazione dei grandi, vari simulatori, costituisce una necessjtà perchè con essi vengono conglobati epilettici, delinquenti, imbecilli; 4. Che per le altre fotme di simulazione propria a criminaloidi, epilettoidi, deboli di mente è necessario un ben inteso indirizzo edu· cativo, coadiuvl\to dagli altri mezzi che valgano ad impedire il propagar si di un contagio p~ichico. Parma, giugno 1907.

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SUL GIUDIZIO D'INABILITÀ AL SERVIZIO MILITARE E FgRROVIARIO PER AFFEZIONI DELL'ORECCHIO Criteri e proposto di Aatonlo Nieddu, cupi tu no medico

Nell'anno scorso ho fatto alcune proposte concrete sul modo che a me pare più razionale di considerare le affezioni dell'orecchio in rapporto al servizio militare ed al servizio ferroviario (1). Per quest'ultimo ho in seguito aggiunto poche speciali considerazioni (2). Le mie pro· poste erano la conseguenza e l'applicazione pratica di lunghi studi sull' esame funzionale dell'orecchio, al quale avevo portato un contributo, trattando dell'uso della parola in acumetria e compilando una scala ototipica (3), e di minute investigazioni sul modo di comportarsi delle malattie dell'orecchio nei militari, specialmente del nostro esercito (4). lJ argomento è di grande importanza, poichè tocca. vitali problemi di medicina sociale, di medicina legale, di medicina. militare, e nell0o studio di esso si è manifestato un nsveglio, cui sono lieto di aver contribuito. Ma l'argomento è anche per sua natura complesso e difficile, per cui in alcuni punti sono ancora diverse le vedute personali fra gli otologi. SoJtanto sottoponendo alla prova e alla discussione le singole proposte si potrà avviarsi all'accordo, vivamente desiderato, perchè necessario a colmare le lacune della legislazione. Con questa. speranza riprendo la parola sulle mie proposte, per esaminare e discutere qualche obbiezione e per riferire sulle conclusioni di un altro anno di studio. 1° La possibilità e l'opportunità da me propugnate di fissare anche nel nostro, come è gia avvenuto in a ltri eserciti, il minimo (cosidetto limite minimo) di potere uditivo. compatibile col servizio militare prendendo per base l'audizione per la voce afona, pare vengano riconosciute. Anche per il servizio ferroviario su ciò si è pronunciato esplicitamente favorevole il Ferrari (5) e del resto il principio era stato già adottato nelle Norme del 1905. Sulla cifra di q uesto minimo, sia per il servizio militare in genere, sia per il servizio nelle varie armi dell'esercito e categorie di ferrovieri, le mie vedute non differiscono da quelle degli altri e più specialmente esse sono quasi identiche a quelle di Ostino (6) in q nanto riguarda il servizio militare e nelle linee fond~~omenta,li a quelle di Ferrari e delle Yorme in quanto concerne il servizio ferroviario.


SUL GIUDIZIO D'I~ABfLITÀ,AL SERVIZIO MILITARE E FERROVIARIO, ECC.

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2' Nessuna obbiezione è stata ancora mossa al mio modo particolarmente largo di considerare gli esiti di otite purulenta e Fotite catarrale cronica, come pure alle mie considerazioni sulla sordità unilaterale. Al riguardo debbo anzi ritenere che circa il servizio militare siano identiche alle mie le vedute di Ostino; il quale ha dichiarato di sottoscrivere alle mie proposte, colle eccezioni che esporrò, e ci1:ca il servizio ferroviario quelle di Ferrari, il quale ha specificnto che alcune categorie di ferrovieri non devono presentare alterazioni all'esame otorinoscopico e che, come è già sancito nelle Norme, sono da escludere i monosordi nelle visite d'ammissione e da destinare a ~ervizi accessori gli agenti riconosciuti tali nelle visite di revisione. Il collega Ostino (6-7) però dissente da me in tre puuti: relativamente all' otosclerosi, ad alcune forme di otite purulenta, alla notazione acumetrica. 3• L'indeterminatezza nei caratteri e le difricoltà diagnostiche della otosclerosi, per le quali non la si YOlTebbe menzionare, vanno sempre più diminuendo col progredire della otologia. Le nozioni otologiche vanno sempre più diffondendosi anche da noi e particolarmente nel Corpo sanitario militare, per gli insegnamenti delle Università e della Scuola d'applicazione. Non mi pare quindi di aver presunto troppo del sapere degli ufficiali medici, ammettendo che, come nei tedeschi, si possa fare la diagnosi della otosclerosi anche nei nostri ospedali militari. Si tratta, del resto, di una questione più che altro di opportunità e sulla quale mi rimetto al parere di quelli che sono più di me in grado di giudicare in proposito. :M:a non posso ammettere che sia considerato giusto trascurare il carattere di progressività di questa malattia ed il danno derivante a chi ne è affetto dall'acceleramento del suo decorso neìla vita militare. Qui si tratta di uno di quei problemi sui rapporti fra Stato e individui su cui i concetti sono oggi essenzialmente modificati ed in omaggio ai quali, profondamente convinto come sono del loro valore, non esiterei a sosten.ere eguale t.rattnmento per qualsiasi a l tra malattia sulla quale la vita militare esercitasse una speciale influenza direttamente dannosa. · 4° L' otite media purulenta cronica, a mio parere, è ugualmente inabilitante al servizio militare sia o non sia associata a complicazioni. La legislazione presso gli 9serciti stranieri è in favore di questo concetto. A maggior ragione va adottato per i ferrovieri lo stesso criterio, che giustamente Ferrari ha proposto di introdurre nelle relative Nm·me, proposta alla quale mi sono associato e mi associo. Ostino vorrebbe fare nei militari un'eccezione. per quei casi in cui la suppurazione ha perdurato per cause estrinseche (mancanza di cura od anche di sem-


lt;!l,

SUL GlUOIZIO D'lNABlLITÀ AL Sl!:RVIZIO MI~lTARoE ~:FERROVIARIO

plice pulizia) où è ricomparsa per i disagi e le cause reumatizzanti cui vanno esposte le reclute nell'entrata in servizio, casi nei quali si avrebbe la guarigione in pochi giorni di cura, con esito di perforazione asciutta, compatibile col servi~io. Precisamente p<>r queste otiti, che durante

molti anni di servizio ai Corpi avevo seguito dopo che erano state curate con buon risultato temporaneo, ho istitLlito da uu anno a q uesta. parte studi speciali nell'ospedale di Firenze sui presunti guariti dell' ultima classe. Ed ho dovuw deporre le ultime illusioni al riguardo. Ecco, infatti, le conclusioni cui sono venuto: Nella maggior parte dei casi l'otite rimonta ai primi anni dell'infanzia od alla fanciull ezza. ~ei casi in cui la :mfJpura;r.ione si è ripresentata al primo giungere ùi q nes ti otopatici alle armi, in generale lmnno preceduto altre recidive della suppurazione e sussistono quelle condizioni locali o di vicinanza o costituzionali facilitanti le recidi\·e le quali ho ritenuto sufficienti a giustificare un apprezzamento di incompatibilità col servizio militare iu certi cctsi di cosidettA. perfora;,:ione asciutta. Seguendo que· sti soggetti si accerta che le recidive si susseguono nelle speciali con· tingenze della vita militare o lJer cctuse dalla medesima favorite e che tanto la prima quanto le seguenti guarigioni, ottenute spesso con lunghe cure, a volte in diversi ospedali, non erano durature; la spedalità su pera spesso il servizio, per lo più molto relativo, di questi individui, che si è costretti ad aliminare tardivamente. Dei casi, in numero pitl ristretto, uei ttuali a prima giunta le lesioni sembrano · 1eggiere e la suppurazione apparisce dilegua bile con un po' d i cura e di pnli;r.ia, per taluni ci si convince presto che il processo .;uppurativo uon ha mancctto, per la sua lunga durata, di pro· durre aJt.erazioni importanti, che richiedono una lunga cura, tauto più che q uesta è a volte all'inizio seguita da fenomeni di riacutizzazione, per altri più fortunati è necessario provvedere a che l'infermo trascorra •m l u11go periodo d i tempo al riparo dalle cause che apporter ebbero una recidi va, quali q nelle inerenti alle istruzioni militari. Pertanto non si guadagna. niente a trattenere in servizio chi è affetto da otite media purulenta cronica. ~e a ciò si aggiunge la ditlicoltà. in cui si troverebbero i non specialisti nel g iudicare sulla più o meno facile amovibilità delle cause che la sostengono e la diversità di giudizio che ne deriverebbe, non si può disconoscere la giustezza del criterio pru.tico di considerarla. sempre inabilitante, come lo è in realtà generalmente, anche se in qualche caso la cura di un provetto specialista e le buone condizioni di aru bi ente possano condurre alla scomparsa più o meno duraLura della suppurazione in un tempo non lungo.


PER AFFEZJO:-ll DELL'ORECCHIO

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5c Ostino, dopo molte prove, ha riconosciuto che la. mia. scala acumetrica. italiana per l'esame dell'udito colla parola è la più esatta sotto i punti di vista fisiologico e clinico. Il valore fisiologico di questa scala è confermato dalle risultanze <li altri esperimenti che bo praticato da un anno a yuesta parte. In clinica me ne servo con tutta sicurezza, ottenendo rapidamente una diagnosi sempre convalidata dagli altri esami. Più di una. volta -è occorso che in pochi minuti ho riconosciuto con essa l'inesattezza <lell' esame coi diapason praticato da principianti e qualche volta uno scambio accidentale di scheda personale. Ho già altrove a:vvertito che nella pratica clinica si può in generale fare soltanto uso delle parole <Iella 1• e della 3• serie, perchè nella 2a una vera importanza diagnostica l'banno solo i fonèmi i ed f, sopratutto l'ultimo. L'uso a.nche della. 2• serie è necessario nelle ricerche scientifich~ e medico-legali. Un validissimo aiuto ritraggo dalla mia scala in medicina legale, in militari nei rari casi di simulazione e nei frequentissimi di esagerazionE\ del difetto acustico. In un discorso che interessi il visitando, tenuto senza mostrare intenzione di fare un esame, mi è per lo più facile ottenere la prova che è udita qualche parola, qualche lettera della mia scala a una certa distanza e ciò mi ha spesso dato motivo a pretendere e ad ottenere la confessione che arlche i diapason erano per-cepiti per una durata fisiologicamente corrispondente. Così pure la mancata o difettosa audizione della mia scala ha spesso costretto i dissimulatori, colti in contraddizione, ad essere più sinceri nell'esame coi diapason. Perchè, per il valore fisiologico e clinico, questa scala offre il mezzo per cui la prova con la. pa.rola e quella coi diapason e con altri -strumenti si sorreggono, si controllano e si completano a vicenda e coll' esame obbiettivo. La sua utilità in medicina legale nei sopradetti .casi è perciò tanto superiore a quella delle altre scale quanto maggiore è il. suo valore clinico, che le deriva dal valore fisiologico, I sopradetti vantaggi della mia scala nei casi su riferiti sono già rilevanti, anche se l' uso di essa rendesse il metodo acumetrico da. me proposto al q nanto complicato, non potendo per ora pretenderai che un -esame dell'udito in casi di dissimulazione, ecc., sia un esame molto ~em p lice. Ma ciò non è. In medicina legale, specialmente militare, gli esami debbono essere, almeno nei casi ordinari, più semplici che si può. Ora bisogna non dimenticare che il mio metodo acumetrico è reso il più semplice e il più pratico unicamente perchè l'uso della prova .con la voce afona mediante una scala fisiologica come la mia rende superflue in via generale molte delle prove che, necessarie cogli altri me-


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SUL. CHUDIZIO D'INABIL.ITÀ AL SERVIZIO MILITARE E FERROVIARIO

todi, erano motivo per cui si dicesse e si ripetesse che l'esame dell' udito non può essere che complicato ed accessibile solo allo specialista. Infatti la prova con la parola, fatta con la mia scala, perchè esplora sistematicamente a zone tutto il campo tonale fisiologico dal

limite inferiore fino al sol', assicura che ohi ben la percepisce non ha. difetti all' infuori che per la parte più alta del campo tonale fisiologico. Perohè nella mia scala tutti i fonèmi del nostro linguaggio sono~ relativamente alla loro percepibilità, ridotti a tre categorie, essa con tre sole serie di parole accerta se vengono udite tutte le parole del vocabolario ~d in qual misura. Invece nelle altre scale, in cui le parole di prova comtano di fonèmi di diversa percepibilità ed il principio della semplificazione è applicato senza. base fissa, oltre a non aversi determinata corrispondenza fisiologica nè esatte indicazioni diagnostiche, le determinazioni acumetriche sono speciali a date parole e non generalizzabili, onde i risultati non sono attendibili se non si moltiplicano grandemente il numero e la variata delle parole di prova. nèla parola meno udita ba, come indice del dif~tto acustico, valore rea}& fino a che restano ancora parole del vocabolario da esperimentare. La. determinazione del limite minimo .di audizione per il servizio militare e ferroviario, che si è ,·oluta fare in base alla parola meno percepita di queste scale, appunto perchè esse sono poco fisiologiche e poco clinicLe, ha condotto al doppio errore, fisiologico e clinico, di abbassare per i toni acuti il limite suddetto fino agli indici di gravi alterazioni funzionali e di innalzarlo per i toni gravi fino al di sopra dei poteri fisiologici. Tale è, per esempio, la proposta che l'aspirante ferroviario possieda nn udito di 8 metri per tutte le parole. Il metodo a cumetrico da mc propoato ha inoltre l'innegabile vantaggio di togliere l'attuale indeterminatezza nel metodo e quindi nel g iudizio. Ricordato ciò, passo a considerare la mia scala a sè, in .via. asso-· Iuta ed in via relativa alle altre scale, circa questi due punti della semplicità e della determinate:~.za del giudizio, cui si riferiscono le obbiezioni di Ostino. Nella mia scala l'esame si svolge, come in ogni altra, per le tre serie di parole, in modo continuo dalla serie di maggior portata. a quella d i portata minore. E ssendo le parole d i ogni serie eqnointensive, non si hanno da fare che tre Bpostamenti in avanti verso l 'osservando, senza necessità di andare a sbalzi avanti e indietro, come quando si usano promiscuamente parole di diversa portata. Perchè le parole in ogni serie sono parecchie, è tolta l'incertezza che si ha quando ci si basa su una. sola parola, che essa sia stata indovinata o viceversa non sia st11.ta-


PER AFFEZIONI Dll:Lf}ORECCHIO

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sentita perchè mal pronunciata o per momentanea distrazìone dell'osservando, incertezza. ohe nell'uso delle altre scalé induce spesso a ripetere più volte la stessa parola, rendendo facile che venga indovinata_ La mia scalllo inoltre è breve e può esser tenuta a memoria dall'osservatore, il quale durante l'esame ne intercalerà le parole caratteristiche ad altre indifferenti di sua scelta. La tripl ice annotazione richiesta dalla mia scala sarebbe però, secondo Osti no, troppo complicata. Ma non vi ha chi non veda che questa complicatezza si riduce a scrivere od a tenere a mente tre numeri, uno per serie di parole, anzichè uno solo. E ciò è certo ben piccola cosa rispetto ai vantaggi che la scala ba sotto i punti di vista fisiologico, clinico e medico-legale ed al vantaggio grande· di esser unica per tutti gli esami. Di ben altri complicati procedimenti e formule è ricco l'esame funzionale di altri organi. Del resto questo è quanto di più semplice si può avere attualmente nel metodo acu·metrico, senza sacrifizio, come sopra ho' detto, della necessaria esattezza, ed anche nella. mia scala può usarsi la notazione unica, indicando il potere uditivo in frazione di quello fisiologico per la parola,. da me fissato. Non comprendo poi, francamente, come il giudizio possa esser reso· indeterminato dall'uso delle scale a tre serie di parole. Ostino afferma ciò perchè ha osservato che nelle varie malattie dell'orecchio è spessorotto il rapporto fisiologico di percepibilità fra i gruppi di parole delle~re serie, come è rotto quello fra le diverse qualità di voce. L'osservazione è esatta e conferma le mie precedenti osservazioni (3, pag. 75· e seg.) e altre che ho raccolto in seguito, in base all'esame completo· di 120 otopatici, nei quali, notisi, era. possibile l'isolamento dell'orecchio in esame. Il fatto è clinicamente di grande importanza. e la sua. spiegazione, di cui mi sono occupato nel lavoro su citato e di cui con-· tinuo ad occuparmi, è difficile e tocca punti oscuri della. fisiologia e della patologia dell'orecchio. Oltre l'intervento dell'altro orecchio, i caratteri fisici della voce, non tutti ancora. bene analizzati, da. un latore la data, la. sede e la qualità della malattia da altro lato, colle loro· variazioni fanno variare negli otopatici il rapporto di percezione fra le diverse serie di paro.le. L'esame colla voce, specialmente quello colla voce afona, praticato colla scala fisiologica da me proposta., ha dunque avuto il merito di svelare tutto un campo 1i alterazioni funzio· nali che erano 'sfuggite agli altri esami, compreso l'esame coi diapason, perchè l' audizione della voce afona, voce che è stata da me definita. l'acumetro più sensibile per la prova del linguaggio, è già compromessa quando ancora i diapason vibranti sono percepiti per una durata, che può apparire presso che eguale a quella ritenuta fisiologica per la


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SUL G I UDIZIO D'INABILl'fÀ AL SERVlZIO MILITARI:!: E FERROVIARIO

difficoltìt di' fissare esattamente il momento in cui cessa l ~t percezione di essi. - Ma se pei' le accennate discordanze la triplice annotazione risulta necessaria in clinica, essa non produce in medicina legale al-cuna i ndeterminatezza di giudizio. Il perito n on deve affatto risol-

vere secondo le sue idee tanti quesiti quante diverse discrepanze trova; -egli h a un criterio unico e ben determinato da seguire, sul quale Ostino, io e tutti siamo d'accordo, che ho chiaramente espresso nelle mie proposte: « Per il giudizio medico-legale militare la distanza di audizione per la voce sarà estimata in base alla d istanza massima a cui sono sentite le parole della serie della scala ototipica che è stata meno per.èepita, considerando cioè come diminuito in tal g ui sa. tutto l'udito, percbè tale è infatti all' atto prati\lo il difetto funzionale :.. 6, L e parole della mia scala sono poche ed essa può essere imparata a memoria anche dal visitando che abbia interesse a dissimulare, -come nelle visite di ammissione dei ferrovieri e negli arruolamenti volontari d i militari (Ostino, 7). Non è invero molto difficile mandare a memoria anche le altre scale, a meno di prolungarle eccessivamente rendendole troppo complicate e com poste di elementi ancor piu promiscui. :Ma, oltre a ciò, faccio notare che nell' uso della mia scala il visitando ha da fare un'acustica differenziazione di a.lcutle parole caratteristiche dalle a.It.re parole del vocabolario, a molte delle quali quelle vengono i ntercalate. Cosi l'elemento caratteristico è fi sso ed ha valore determinato, l'indifferente è variabile ed estesissimo, mentre ne lle al-. t re scale quello è indeterminato e q uesto fisso e poco estec;o. La differenziazione ha quindi maggior significato ed è meno facile colla mia scala. Che il visitando conosca in precedenza qual' è l'elemento fisso <iella mia scala non è dannoso, al con trario è utile, perchè così la differenziazione è solo o prevaltmtemente acustica e per nulla. o meno intellettuale. In conclusione la mia scala anche per la pratica medico-legale ha .grandi vantaggi su tutte le altre e costituisce un reale progresso per la determinazione dell'udito nelle visite di ammissione al personale militare e ferroviario. (l ) Come conclusione generale poi di quanto ho detto, risulta la poss ibilità e l'opportunità di colmar e, almeno iu parte, le lacune della n ostra legislazione . ..b'irenze, agosto H10T. ( l ) I pregi d i questa scola, in pnt'llgono nlle oltre, furo no chiaramente dimostro ti nell'ultimo Cong resso della Società itnlio.no di lo ringologia. ecc , in uno dottissima. -conferenza., che s i sta pubblicando a speso d e lla. Societ·à. stessa. per , ·oto unanime dei congressisti. doll'illustre Prof. Cradenigo, che, npportandovi q uokhe modificazione, mi fece l'onore di ch inmarla scola Nieddu·C:rndcnigo.


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PER AF],'EZIONI DEJ,L'oRECCHIO

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BIBLIOGRAFIA. (l) A. Numoo- Le affezioni dell'orecchio incom.patibiÌi col sfrvizio militare (Giornale med·ico del R . esercito, 1906, fRscicoli 10-ll. - Atti del X Congresso della Societii italiana di laringologia, d·i otologia e di rinolog;a. - Archivio italiano di ot.ologia, rinologia c laringologia, vol. XVIII, fascicolo 3). (2) A. NlEDDU - Sull'esame dP.ll'11dito nei ferrot'Ìeri (Archivio suddet.to, vol. XVIII fascicolo 3). {3) A, NIEoou -Contributo all'eRame dell'udt'to coll-:~ parola. Propo~ta d·i u na scala ototipica (Archivio suddPtto, vol. XV, fascicolo 6 e vol. XVI , fascicoli 2, 3, 4). (4) A. Nn:oou - Contributo allo studio delle malattie dell'orecchio nei milita~i (Gior-

nale suddetto, 1905, fascicoli 5, 6). (5) G. F'ERRERI- Sull'esame dell'udito nei ferrovieri (Archivio suddetto, vol. XVIII, fascicolo 2). {6) G. OSTINO - Recension e del lavoro indicato al n. l (Oiomal• suddetto, 1907, . fascicolo R). (7) G. OSTrNo -La notnzùme ncumetrica dell' esame dell'udito de; ferrovieri e dei militari (Archivio suddetto, vol. XVIII, fascicolo 4).

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CONTRIBUTO ALLA

DIAGNOSI DEl TU~IORI PULSANTI DELLA. BASE DEL COLLO Nota clinica d el clott. U111berto Riva, capitano m~dico

Questo caso clinico capitato nel reparto osservazione di questo ospe· dale militare è sembrato interessante per le difficoltà diagnostiche che ha presentato, e d ebbo alla cortesia del generale medico Imbriaco, che lo studiò in occasione degli esami del passato novembre, il gradito incarico d'illustrarlo. Bersagliere Pud. Angelo del distretto di Cagliari, classe 1885, di professione contadino. Ha goduto sempre buona salute, tranne un'infezione malarica di breve durata, sofferta parecchi anni or sono. Ha padre e madre viventi, ed altri otto fratelli sani. Non ha avuto malattie veneree, non è fumatore, è bevitore moderato. Un anno e mezzo fa, in un g iorno che non sa precisare, durante le esercitazioni di ginnastica, nel salto della eava.llina., dice di essere caduto battendo sul terreno la spalla sinistra. Avvertì subito intenso dolore alla base del collo nel lat.o corrispondente alla spalla con tusa e difficoltà a muovere sia questa che quello, mentre ogni tentativo di movimento era accompagnato a formicolìt• in tutto l'arto superiore sinistro. Fu visitato dal medico, che pare non abbia riscontrato nuHa nel. l'esame obiettivo, e dopo 20 g iorni di riposo egli riprese servizio: il dolore si era allora molto calmato tanto che poteva servirsi liberamente dell'arto superiore sinistro e non avvert iva pÙt sofferenze nel collo ma, comandato a portare dei grossi sassi, dopo mezz'ora di lavoro risentì nuovamente dolore, c he si circoscrisse in un punt.o della base del collo che il malato i n dica nella parte media della fossa sopraclavicolare e ne l braccio corrispondente. Il giorno dopo ebbe febbre alta cl1e durò per D giorni e fu seguita da pleurite sinistra, per la quale entrò nell'ospedale marittimo della Maddalena, ove gli venne praticata la toracentesi e da cui dopo 76 giorni di degenza uscì con licenza di convalescen:r.a di g iorni DO.


CONTRI BUTO ALLA DIAGNOSI DEI TUMORI PULSANTI EOO.

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F u d urante la permanenza in quell'ospedale che fu notata per la prima volta l'esistenza di una tumefazione nella regione sopraclavicolare suddetta, che fu diagnosticata, al dire dell'infermo, come un .a.neunsma. Tornato al corpo non .potè riprendere servizio regolare per il Rolito dolore, e fu ricoverato nuovamente nello stesso ospedale militare di Maddalena, ove si ammalò, durante la sua degenza, che si protrasse per 91 giorni, di pleurite destra secca. Ottenne poi una licenza di 6 mesi, ultimata la quale, stette per circa 5 mesi degente nell'ospedale militare di Cagliari, giacchè il tumore persisteva, pur non avendo più subito alcun aumento o modificazione, ed il dolore impediva al Pud. di riassumere servizio. Proposto finalmente a rassegna per la riforma, si rifiutò di firmare la dichiarazione di non provenienza da causa di servizio della sua malattia, per cui subì prima una visita collegiale sul posto, poi entrò all'ospedale di Roma a disposizione àel direttore di sanità pel giudizio di appello. EsA~lE OUIETTIVO. Portando l'attenzione sulla regione affetta si nota che la fossa sopraclavicolare sinistra si presenta più piena di quella del lato opposto per la esistenza di una tumefazione circoscritta, coperta da cute d'aspetto normale, situata nella parte media dE.Illa. regione: essa. sormonta la clavicola nel senso verticale fino- a:d arrivare in alto ad una linea orizzontale che passi per l'apofisi t rasversa della settima vertebra. cer:vic11.le, ·senza sorpassare in avanti il piano frontale della clavicola stessa. Colla palpazione si rileva che la tumefazione è ovoidale, coll'asse maggiore dirett.o in senso verticale, di consistenza duro-ossea uniforme, a superficie un po' irregolare, non aderente alla. cute, fissa ai piani profondi del collo, non alla. clavicola, e non spostabile; riesce difficile misurarne le dimensioni, ma all'incirca il suo volume è quello, di una noce di media grandezza. Nella sua parte media questa bozza presenta una netta pulsazione, visibile anche alla semplice ispezione, niente nelle sue parti laterali; si ha l'impressione come di un nastro pulsante che la. ricopra, largo l cen· timetro circa a direzione dall'alto al basso, dall'interno a.ll'esteruo e che si può spostare in dentro col dito senza difficoltà : l'ascoltazione di questa zona pulsante fa sentire un soffio, se si preme alquanto collo stetoscopio. La tumefazione non solo non è mobile alle manovre palpatorie, ma neppure risente dei movimenti della clavicola, menbre sembra invece impercettibilmente influenzata dai profondi movimenti respiratori; e nei movimenti di sollevamento della clavicola. (eleva-


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CONTRIBUTO ALI.A DIAGNOSI DE! TU~IORI PULSANTe

zione del braccio) se ne riesce a palpare indistintamente, al di dietro di questa, l'estremo inferiore. Nei movimenti del collo con resistenza si nota che il tumore si delinea meglio nei suoi contorni, quasi come se i egumenti si addossassero di più ad esso, ma non modifica affatto il suo volume nè la consistenza. L'atteggiamento dell'arto superiore sinistro e del collo è normale, e così pure quello della spalla. La clavicola è ugualmente sporgente ed ha. la stessa. direzione e posizione ùi quella. dell 'altro lato: la spalla non è deformata ed è eguale la distanza fra la punta dell'acromion dei due lati e lo sterno. Il muscolo deltoide e gli altri muscoli dell'arto superiore suddetto si presentano a. l q nanto i potrofici, e le misurazioni com parati ve danno 2 centimetri in meno della. perimetria del braccio e l centimetro circa sull'avambraccio. I movimenti del collo e dell'arto superiore si compiono con ampiezza normale in ambo i lati: a sinistra. però sono meno rapidi e pronti, specie quelli di elevazione del braccio, e se sono esagerati o vio.lenti appare intenso dolore nella regione sopraclavicolare nel punto ove esiste la bozza. descritta, e s'irradia. contemporaneamente alb spalla, con senso di formicolio e torpore a. tutto l'arto. Nel quale non si rilevano disturbi apprezzabili nella. sensibilità genera-le e speciale, come non esiste alterazione dei riflessi nè del trofismo della cute. Il polso è sincrono ma. un po' più piccolo a sinistra in paragone del destro. Nella. meta destra della base del ccrllo non si rileva alcuna. anomalia obbiettivamente apprezzabile; solo ben e percepibile all'esplorazione digitalp l'apofisi trasversa della settima vertebra cervicale. EsAME G~:KERALE. Individuo di buona costituzione fisica, con colorito pallido della cute e mucose visibili. Nulla nel sistema linfatico. Organi toracici ed addominali sani, salvo qualc he fatto residuale della sofferta pleurite sinistra, consistente in modica retrazione toracica, minore espansione !)Olmonare, lieve riduzione di suono, dolce sfregamento alla base posteriormente. Negativo l'esame delle orine. E S,IME RADIOGRAFICO. Si fecero diverse prove radiografiche e tutte in modo da far coi nei d ere sulla lastra sensibile le parti ornologhe di ambo i lati simmetricamente, cosi ùa. poterla mettere a confronto. Riporto qui una posa fatta. in posizione supina (fig. n. l ) ed un'altra. col malato bocconi (fig. n. 2). All'esame d i questi radiogra.mmi non si trova


DELLA DASE DEL COJ.LO

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corrispondere, come si poteva suppoiTe, al tumore sopraclavicolare alcuna ombra anormale. La prima costola sinistra non si mostra affatto alterata. nè nel suo corpo nè nella sua estremità vertebrale; la sua curvatura è normale, a differenza della destra che si vede dirigersi più direttamente, quasi verticalmente in basso 111 ambo le radiografie, ciò che fa ritenere che si tratti di una dire?.ione reale della costola e non apparente per cattiva posizione del malato o del tubo. Così pure si "9edono normali le apofisi trasverse delle ultime vertebre cervicali e delle prime toraciche, salvo una sporgenza un po' maggiore in quella di destra, per una leggera rotazione verso sinistra del corpo sul proprio asse verticale. Però, guardando bene, colpisce il fatto che l'apertura costale superiore appare più alta dell'ordinario sul piano orizzontale che s'immagini passare per la cintura scapolo-eia vicolare, e nella fig. 2 si nota l'esistenza di una lunga apofisi anormale, a direzione verticale, che sembra originarsi dalla spina della scapola rsinistra, ecl interseca l'ombra della clavicola, dietro cui si trova, all'unione del terzo esterno col suo terzo medio, sormontandola di circa. mezzo centimetro. Qualche altro dettaglio, per non ripetere, sarà rilevato nella successiva analisi cri ti ca del caso. Che le sofferenze dolorose e gli altri sintomi a carico dell'arto superiore sinistro siano in rapporto causale diretto col descritto tumore cervicale, è fatto evidente e mi sembra inutile di portare in discussione altre possibilità meno probabili. Ma le difficoltà sorgono nell'interpretare la natura ed il significato del tumore stesso. . Il malato stesso ci dice che da principio fu ritenuto per aneurisma, e difatti ad nn primo e superfìciale esame tale potrebbe essere la diagnosi che si presentasse alla mente. Ma il complesso del quadro sintomatologico esistente nel Pud. la fanno escludere; la pulsazione non prende tutto il tumore, ma lo copre sotto forma di striscia eguale in tutto il suo percorso, al di qua e al di là della quale il tumore è immobile, nè dà fremito e di più il nastro pulsante è spostabile e si sente benissimo al di sotto, o meglio al di dietro di esso, la massa .del tumore di consistenza duro-ossea, fisso ai piani profondi, non riducibile nel volume nè modificabile nella forma colla compressione, e che non lascia percepire alcun fremito. Inoltre l'esame radiografico è riuscito negativo. Evidentemente si tratta invece di nn grosso vaso spostato in avanti e la direzione del nastro pulsante dall'interno all'esterno e dall'alto al basso, le sue dimensioni e la sua situazione indicano chiaramente che ·si tratta dell'arteria succlavia : nessun altro vaso vi è in quella. regione con cui possa essere scambiata., la vertebrale è verticale, più interna 13 -

Giornale d i medicina militare.


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CONTRIBUTO ALLA DiAGNOSI DEl TUMORI PULSANTI

e ptu piccola, le scapolari trasversa e superiore sono orizzontali e di .calibro assai più ristretto. Adunque l'arteria succlavia si è resa più superficiale e più evidente, non solo alla palpazione ma anche all'ispezione, perchè spinta dal ·di dietro dalla descritta produzione abnorme, e questa propulsione del va so all'infuori spiega il dolce soffio che collo stetoscopio si avverte in corrispondenza della zona pulsante e il polso alla radi.ale un po' pi ù piccolo dallo stesso la.to. Ma che cosa è quel tumore":' Si scarta senz'altro la possibilità che si tratti d'una massa di gangli Enfatici iperplastici, tubercolari o non,, o neoplastici, per la ragione della c0nsistenza o fissità del tumore e principalmente perchè i gangli stanno al davanti e circondano l'arteria succlavia, non al di dietro, per cui questa dovrebbe dalla massa esser e spinta indietro o non in avanti. E gualmente non si può ammettere una neoplasia a carico di altri organi profondi, particolarmente della l " costola, perchè la tumefazione non aveva sviluppo progressivo ·o per lo meno da lungo tempo era stazionaria. : e per la durezza della consistenza di esso, i raggi X avrebbero dovuto trovarvi un certo ostacolo e dare un'immagine meno nitida. od un'ombra leggera nellr~ radiografia, anche se non si trattasse di <>steoma. La diagnosi differenziale si dibatte quindi fra altre possibilità. più attendibili e precisamente fra una frattura della 14 costola con callo esuberante e deforme, una miosite ossifìcante degli scaleni, una esostosi della l • costola o della apofisi trasversa della 7• ~ertebra cervicale, una <:ostola cervicale. La prima ipotesi diagnostica trova u n appoggio nell'affermazione del malato, il quale riporta le sue sofferenze ad un t rauma, ad una caduta cioè violenta sul moncune della spalla sinistra, e la frattura della. l• costola potrebbe soddisfare anche perchè chiarirebbe la patogen;si della pleurite sinistra insorta pochi giorni dopo l'accidente; un moncone di. frattura infatti avrebbe potuto ledere la cupola pleurica contigua e provocare :liogosi della sierosa. Ma anche ammessa la verità dell'~ffermazione del P ud. non è facile poter pensare che un simile trauma indiretto possa avere cagionata cosi rara frattura, senza d'altra parte lasciare sulla spalla contusa o nella clavicola, che protegge la l• costo!a, ~lenna traccia di lesioni di una certa entità, che non furono nemmeno riscontrat~ dal medico poco dopo l'infortunio. Con quale meccanismo può una cadut11. sulla spalla giungere a tale effetto, se la cintura ossea· scapolo clavicolare non ha alcuna soliùarietà. e101la 1• costola e solo .i n a va n ti si unisce allo sterno?


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DELLA BASE DEL COLLO

Il solo raziocmJO quindi fa escludere nna tale lesione, cosi come il reperto perfettamente negativo dell'esame radiografico che non lascia vedere alcuna alterazione, anche minima, nella struttura. e forma della costola stessa.. Si potrebbe è vero pensare che il callo fosse fibroso e non .avesse proiettata sulla lastra alcuna ombra, ma però dovrebbe palesarsi una qualche discontinuità od irregolarità nel profilo della. costa, che qui si presenta normale. }J la pleurite sinistra sia. per l' abbondanza del versamento e per il suo decorso, che per la recidiva a destra è da ritenersi sia. stata di natura tubercolare, e solo può essere dubbio se la contusione non possa aver favorito, come causa occasionale, l'insorgere della malattia. La. miosite ossificante traumatica degli scateni, anzi dello scalano posteriore, è stata oggetto di lunga discussione. Se noi pensiamo che questo muscolo sta precisamente al di dietro dell'arteria succla.via, concorrendo a formare coll'anteriore e col tratto intermedio della l costa il triangolo in cui passa l'arteria., può sembrare possibile che un tumore, un'ossificazione nata nella parte inferiore del muscolo abbia a spostare superficialmente il vaso. 'ruttavia, a. parte la pregiudiziale che non è stata mai trovata, per quanto mi consta, un11. tale localizzazione del processo di ossifìca.zione traumatica, se si esamina più davvicino quest'ipotesi e si considera che lo scaleno posteriore è bensì posto più indietro ma è anche esterno alla succlavia, la quale non poggia su di esso, ma sulla costa per discendere dal collo nel r.avo dell'ascella attraverso la regione sottocla.vicolare: se si riflette ancora. che un tumore qualsiasi, nato a spese o fra le fibre di quel muscolo deve intra.lciarne alcun poco la funzione, godere una certa. mobilità passiva od attiva (movimenti d'inspirazione forzata.) quando non abbia contratto aderenza collo scheletro, permodochè il quadro clinico in tal caso dovrebbe dare l'arteria spostata in dentro ed in avanti, non direttamente in avanti, come nel caso nostro, e limitata spostabilità del tumore; considerato tutto ciò, ripeto, l'idea della miosite ossifìcante non soddisfa e non convince, anche se per spiegare il reperto negativo della radiogratìa, si voglia ammettere che il processo d'ossifìcazione muscolare non avesse ancora raggiunto, al momento dell'esame, la sua completa evoluzione. La ipotesi di una. esostosi della .1• costola o della apofisi trasversa della 7• vertebra cervicale troverebbe un suggestivo appoggio nella conformazione e situazione speciale del tumore e nella sua consistenza, nonchè nel quadro dei sintomi a carico dell'arto superiore sinistro, potendo tale affezione indurre fenomeni di compressione sul fascio vascolo nervoso; ma l'ipotesi cade, in seguito al responso della. A


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CONTRIDOTO ALLA DIAGNOSI OEI TUMORI PULSANTI

radiografia che rivela. l'assenza di una. produzione ossea o cartilaginea. iu corrispondenza. della zona occupata do. l tumore avvertito clinicamente, ed il lungo osteofito che sembra partire dalla spina della scapola è troppo al difuori del campo per poter essere tirato in questione. Resta la possibilità di una costa cervicale: si tratta di una anomalia. di sviluppo e di conformazione della cassa toracica non tanto rara, ed oramai si è potuto formarne una statistica aubastanza numerosa. Pubblicazioni, in Germania ed in America specialmente, sono apparse su tale argomento in questi -..ltimi tempi, e la descrizione che gli autori ne danno, nonchè dei disturbi conseguenti, collima in gran parte con quelli accusati e rilevati uel Pud ... ; di che ho potuto convincermi in questi giorni personalmente, avendo avuto occasione di osservarne un caso dimostrativo a.ssai in una giovane donna, che fu poi operata, nella R. clinica chirurgica di R oma. La costola cervicale rappresenta una. malformazione congenita, la. quale trova la sua ragione in un abnorme sviluppo del processo costale delle vertebre cervicali e più comunemente della 7•: può essere completa e giungere fino allo st.erno, ma più spesso è incompleta, li· bera o fissata con tessuto fibroso od osseo alla l" costa toracica, può essere unilaterale ed anche bilaterale. E caratteristico il fatto che lo scaleno anteriore vi piglia le sue inserzioni, come pure in p~trte il posteriore, e l'arteria succla.via che passa. tra i due muscoli vi poggia sopra, donde la sua maggiore su perfi· cialità ed il forte rleviamento angolare che essa è costretta subire e cbe può essere causa di disordini più o meno gravi nello stato anatomico del vaso (aneurisma== trombosi) e nella in·orazione sanguigna dell'arto superiore corrispondente (cianosi- cangrena); e coll'arteria anche le radici del plesso brachiale subiscono la stessa sorte, coi conseguenti disturbi fnn?.Ìon ali e anatomici nell'arto. Il quadro a cui dà luogo è sostanzialmente una. sporgenza ossea. anormale nella regione sopraclavicolare, nella sua parte media, di forma variabile, per lo più t ondeggiante o allungata in senso verticale, fissa e coperta da una pulsazione arteriosa netta.; talora la base del collo, dal lato affetto, è più larga. Parallelamente il ma lato avverte delle sensazioni di formicolio di pesantezza nei diversi segmenti dell'arto dello stesso lato, dolori nevr~tlgici, d isturbi trofici dei muscoli e nella cute delle dita, che si accentuano ne lla stagione fredda e che il lavoro muscolare aggrava. : alterazioni n elle varie forme della sensibilità possono pure esistere, nei rillessi e nella eccitabilità elettrica. Il polso può mancare o essere più piccolo del normale, e pnò variare i suoi caratteri a seconcla che l'arto è in posizione elevata o abbassata.


DI;;LLA BASE DEL COLT,O

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Nei gradi estremi l'arto può essere cianotico, freddo, e talora osservarsi placche di cangrena sulle parti più distali. Le sofferenze compaiono' molto spesso in seguito ad un trauma, e la malformazione scheletrica fino ad allora rimasta inavvertita, viene riconosciuta; del resto in genenl.le l'inizio dei sintomi avviene nella giovinezza, fra i 15 e i 30 .anni, e la ragione ne è che i disturbi compaiono quando la costola anormale ha raggiunto notevoli proporzioni nel suo sviluppo, e agisce comprimendo sull'arteria e sulle radici brachiali. Si sa che l'ossificazione della costola si completa fra i 16 e i 25. Pei casi ad inizio ancora più tardivo (se ne citano a 5~, a 62 anni), si è pensato alla arteriosclerosi, quale fattore che risveglia la. sintomatologia della costola cervicale, che silenziosa talvolta rimane per sempre. Se noi ora rivediamo la storia ed il reperto dell'esame obiettivo nel Pud ... non si può non essere colpiti dalla grande somiglianza che esiste, .almeno nelle grandi linee, col quadro clinic0, sommariamente ora esposto (]ella costola cervicale; i disturbi subietti vi od obiettivi nell'arto superiore sinistro del Pud... sono di grado lieve, ma presentano tutte le -car atteristiche descritte a p roposito della detta anomalia, cosi come I~~. tumefazione duro-ossea., fissa della regione sopraclavicolare sinistra, intersecata al dR-vanti da un grosso vaso pulsante, ricorda in modo suggestivo la sporgenz~ che dà una costola soprannumeraria. Senonchè la radiografia, come si è visto, non ha rivelato apparenti -differenze nello scheletro fra le due metà dell'orifizio superiore della gabbia toracica, se si eccettua la produzione osteofitica già ricordata. Le due prime costole sembrano complete e solo la destra discende più direttamente verso lo sterno che la sinistra, la quale fa una curva più pronunciata. Val quanto dire che si debba eliminare la diagnosi che si sta discutendo? Non credo, perchè mi pare che sia prima da escludere che la prima costa che noi vediamo nella radiografia non sia appunto la anormale, la cervicale. In tal caso noi dovremmo, è ben vero, se il numero delle altre co· stole fosse norm11.le, contarne 13 per Jato, ed invece la radiografia non ci dà su tale riguardo alcun ragguaglio, perchè non potè esservi compresa tutta la gabbia toracica, e l'esame obiettivo ci la>;cia incerti perchè nella conta che io mi provai di fare sul soggetto, mi fece bensì avvertire solo l'esistenza di 12 coste, ma tutti sanno quanto sia difficile in simile ricerca evitare errori. Eppoi non è forse noto che la 12" co· stola manca spesso od è rudimentale e difficilmente percepibile all'esplo-razione?


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CO.NTRlllUTO ALLA DIAGNOSI DEI TUMORI PULS ANTI

Dei dati indiretti ci possono illuminare, desumendoli dai rapporti iopogrs.fici del tumore sopraclavicolare e del contorno osseo dell'aper· tura superiore del torace normale. Un primo dato ci è fornito dalla disposizione del tumore anzidetto, il quale col suo polo superiore si è veduto raggiungere esattamente l'apofisi trasversale della 7" vertebra. cervicale, apofisi che solo rara· mente è perc~pibile, e che quando si riesce a. sentire, significa che esiste una costola cervicale (Dupla.y; Demoulin, Rocbard, Diagnosti~: chirr(,rgical). Nelle radiografie si vede inoltre che la 1~ costola si articola con una. vertebra provvista di un'apofisi spinosa che ba dato un·ombra più mar· cata delle altre, e che quindi è più grossa. e spessa.: ora si sa che per lo · più è quella della 7a cervicale che è più voluminosa e sporgente. Un altro elemento ci è possibile trarlo dalla proiezione orizzontale del margine superiore dello sterno sulle vertebre dorsali : normalmente esso corrisponde al margin~ inferiore della 2• od alla 3• di dette vertebre (Merkel), mentre invece nelle radiografie del nostro caso è facile constatare che sta a livello della 4' vertebra fornita di costola, e perciò la cupola costale sormonta il piano cla.veo-sternale per un'altezza maggiore del normale. La posizione dell'individuo e la direzione dei raggi X possono, è ben vero, modificare sulla lastra. la proiezione dell'orlo su periore del torace sulla colonna vertebra le, anche in condizioni normali, ma non si può negare il grande valore del mutato rapporto rilevato nel caso speciale, e l'importanza della deduzione clinica chese ne può trarre, che cioè la vertebra la quale si articola colla l a costa sia non la l • dorsale ma la 7• cervicale: percbè, durante la posa, il malato fn tenuto in posizione orizzontale ed i raggi. si fecero incidere verticalmente sulla regione, e perchè lo stesso rapporto anomalo si rileva in ambo le radiografie qui riportate. A. maggiore conferma della giustezza di tale interpretazio:r.e, basta e~aminare la. tavola n. l dell'Atlas d e1· orthoptidischen chirurgie in Rongenbildern di Hoffa e Rauenbusch (1906), in cui è rappresentata la radiografia di una costola. cervicale bilaterale, la quale ha una rassomiglianza evidente colla n. l del presente caso. A.ncora nn indizio avrebbe potuto desumersi dalla constatazione del numero della vertebra dorsale con cui si articola l' ulttma costa, se cioè sia l' 11• o la 12•, ma tale indagine non potè essere praticata con sufficiente precisione. In comples30 però mi pare che sufficienti dati si abbiano per ritenere come unica diagnosi accettabile quella di costola cervicale bilaterale, la quale non potri~ sembrare conclusione ardita se si consider~


D.ELLA :BASE D.EL COLLO

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che e in perfetta armonia col quadro clinico osservato dal Pud... e trova valido appoggio nell'analisi critica dei fatti obiettivi. Ed una maggiore attendibilita a questa diagnosi ci è alt1·esì data, a mio avviso, dalla produzione osteofìtica che la radiografia, e non l'esame clinico, hanno rilevato dallo stesso lato affetto, in quanto dimostra nel soggetto la tendenza alle anomalie di sviluppo scheletrico: come pure e fornita dalla constatazione obbiettiva della pal pabilità dell'apofisi trasversa della 7• vertebra cervicale, anche dal lato destro, dove, per le ragioni dette, questo reperto è da ritenersi sintomatico dell'esistenza. di una costola cervicale a. sindrome latente. PercM poi da un lato l'anomalia si sia resa clinicamente manifesta e nell'altro no, io penso che la ragione possa ricercarsi nella violenza patita dal Pud ... a sinistra e nella diversa direzione e curvatura delle due coste cervicali. È affermazione concorde degli autori ~nfatti che un trauma segna generalmente l'inizio delle sofferenze di costa cervicale, e si comprende facilmente che a destra ove la costola è diretta verticalmente in basso, l'arteria aucclavia e le radici del fiesso brachiale possano rimanere più profonde e seguire un decorso meno angolare che a sinistra, dove la costola ha direzione obliqua a curva più ampia.

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVIS1,A MEDICA P. RIC<.:IA IWJ. -La B.ontgenterapla nella malaria oroDloa. - Eft'ettlsul tll· more splentoo e Blllla. escrezione delraotdo urloo. - (Giornale intm·nazionale di scienze nuHlich~, 30 settembre 1!!07). L'A. ebbe già a riferire sull'argomento nell'ultimo congresso italiano d i medicina interna (1906), ed assieme ai due casi che formarono in quel tempo oggetto della sua comunicazione, ne pub blica ora altri due, nei quali i risultati non furono discordi da quelli ottenuti nei rreccdenti È noto dalle ricerche sperimentali di Heineke il potere rapidamente distruttore che i raggi X esercitano s ugli clementi anatomici costituenti il tessuto splenico. Già dopo un'ora dall'espos izione si inizia la frammentazione dei nuclei dei linfociti nei corpuscoli di Malpighi; poi, con minore prontezza, restano a ttaccati e via via distrutti gli clementi propri della polpa splenica, i cui detriti vengono in ultimo eliminati col meccanis mo della fagoci tosi. [ tentativi t:brnpoutici cho furono diretti sulle varie forme morbose accompa· gnantisi a tumore di milza condussero, almeno nella leucemia, a risultati favorevoli, per quanto solo relativi. P er la malaria, le ricerche di Maragliano, di Demarchi e di Zanier si rivolsero di preferenza alle forme a cute, riuscendo a conclus ioni in parte disparate o addirittura contraddittorie circa l'efficacia di quest<> trattamento sulla febbre e sul parassita, ma concordi per quanto si riferisce alla costante diminu;-.io ne del tumore splenico sotto l'azione d ei raggi ed al miglioramento eli tutti i fatti generali. Non potendosi tali eil"etti favorevoli attribuùi..ad un'azione qualsiasi sul parassitn, cui l e ricerch e del Demarchi han riconos~oo del tutto refrattario all'azione dei Ragg i Rontgen, se mbrava naturale riferirne la causa a lle altera;r,ioni anatomiche prodotte dalle radiazioni nella milza, ed alle modifica;doni che per conseguenzA- debbono ,:;tabilirs i nel ricambio. Ris\tlta\"a quindi del massimo interesso lo sperimentare l'efficac ia dei Raggi X nelle forme di mal:u-ia assolutamente croniche, dove da un lato non è pià questione dell'ama· tozoario, mentre dall'altro la milzn, sempre notevolmente ingrossata, raggiunge non d i rado dimensioni tali da imporre nn a tto chirurgico grave diretto a. scon· giurare i pericoli che dalla per manenza dell'organo iperplastico derivano pel resto dell'organismo, e specialmen~e pel fegato. I (jltattro infermi studiati dall'A. non erano della stessa gravità, nè la loro malattia di identica data, variando questa da. un minimo di tre anni ad un mass imo di oltre 2 1. Il t umore di milza varia va per vol ume in modo corrispondente, sì che, sporgendo di sole due dita trasverse dall'arco costale nel caso più recente, giungeva, nel più in\·eterato, ad occupare una gran par te dell'addome· spingendos i verso destra fino alla l inea alba ed in basso fino alla. linea che unisce le spine iliache anteriori superiori. Tutti gli infermi e rano completamente apirettici all'epoca della cura, e senza parassiti nel sangue: furono alime utati in modo uni-


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forme per tutta la durata del t rattamento e pe1· ciascuno si seguirono, per quanto possibile, i medesimi dettagli nelle applicazioni. Si presero ad indice degli effetti ottenuti sulle condizioni generali e sul ricambio le variazioni quotidiane del t asso dell'urea. e dell'acido urico, guardando inoltre alla quantità giornaliera delle urine ed alle modificazioni del tumore di milza e della funzione digestiva, sempre più o meno compromessa. L 'esame preliminare delle urine, ne rivelò sempre scarsa la quantità. totale, l'urea quasi normale - meno che nel malato più grave -e l'acido urico notevolmente aumentato. L'esame microscopico del sangue notò oligocitemia, leucopenia o tendenza alla medesima, senza alterazione del rapporto globulare. In seguito alle ap plicazioni dei raggi Rontgcn si ebbero i seguenti risultati: 1° La quantità. di urina emessa nelle 24. ore andò man mano crescendo, col p rogredire della cura, fino a ragginngere- come ad esempio nel primo malatoun volume triplo di quello iniziale. 2° TI tasso dell'urea pure amnentò costantemente, sebbene in grado assai meno rilevante. 3' L 'acido urico invece diminuì sempre, Jino a. portarsi molto vicino al tasso normale - a lmeno nei due casi meno antichi - con questo costante particolare, che cioè nei primi tre o quattro giorni della cura lo. percentua le aumentava al<}Uanto, per poi decrescere progressivamente fino alla fine, a.rr-estandosi però ad un certo limite. 4. I l tumore di milza si ri dusse costantemente, in modo assai notevole nelle forme recenti, e meno accentua to- ma pur sempre rilevelabilissimo- in quelle più antiche; e con esso, nel più dei casi, si ridusse anche il vol ume de l fegato. 5° Le funzioni digestive, ed in conseguenza lo stato generale, la nutrizione .ed il peso del corpo migliorarono costantemente. Da tali risultn.ti è lecito concludere per un effettivo miglioramento rlel ricambio, prodotto dalle irradiazioni, quale si deduce non soltanto dal migliorato rapporto fra l'urea e l'acido urico emessi con le urine, ma. a.ltresl dai vantaggi ottenuti nello stato generale degli infermi. Inoltre è da segnalare l'azione diretta -spiE:gata dalle radiazioni sul tumore di milza, e quella indiretta sul volume del feg"ato. L'A. non riferisce il risultato dell'esame del sangue a cura espletata, nè fa conoscere se i risultati ottenuti, specie quelli riferentisi alla secrezione urinaria, abbiano avuto carattere di sufficiente stabilità; dubbio questo che e giustificato dalla disamina del S• dei suoi casi, nel quale le 21 sedute radioterapiche furono divise in tre periodi uguali separati da due soste di cinque giomi i le tabelle mostrano come durante le sospensioni la cifra dell'urea, e più ancora quella -dell'acido urico, tendevano a tornare rapidamente al loro valore iniziale. Quanto al particolare contegn.o dell'escrezione dell'acido urico, che, come si è detto, consiste i::l un lieve aumento del tasso nei primi giorni di cura, seguito .p oi da una progressiva discesa, fino a raggiungere in qualche caso la cifra normale, l'A. fa giustamente notare che non si può spiegarlo - come parrebbe a prima vista giustificato - soltanto con la maggiore quantita di prodotti nucleinici entrati in circolo nei primi giorni in seguito alla maggiore distruzione dei l infocit i, poichè allorn., cessata o diminuita tale pletora, il tasso dell'acido urico dovrebbe, dopo l 'aumento transitorio, ritornare tutto al piò alla cifra iniziale, a quella cioè che si riscontrava prima d'incominciare il trattamento i ma poichè invece la diminuzione raggiunge gradi ben pii1 cospicui fino ad accostarsi, come si è detto, al tasso normale, bisogna credere che i raggi X producano nella milza malarica qual-


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che altra modificazione, capace di esercitare un'azione favorevole sul ricambio materiale. Tale azione egli crede possa consistere nella distruzione di +.al une sostanze nocive contenute nella milza malarica, delle quali se non si conos~e la natura, è universalmente ammessa l'esis tenza, poiché la clinica dimostra quale sfavorevole influsso eserciti un grosso tumore cronico di milza su tutta l'economia e specialmente sul fegato; ed i miglioramenti che in quest'ultimo ot·gano si ottennero per via indiret ta sono prova della giustez:>:a della spiegazione proposta. Bosco.

Le lpotermle durante la febbre ttfolde Nantes, 2 marzo 1907).

M oNN rER. -

(Gazette médicale dt:-

All'infuori degli improvvisi abbassamenti della temperatura febbrile che riconoscono cause ben note, quali l'enterorragia, la perforazione ed altre complicazioni della febbre tifoide, l'A. h~ osservato delle crisi di ipotermia, nelle quali non pare possibile stabilire clinicamente un plausibile momento causale. Oltre alle crisi di questo genere. leggere per durata e sintomatologia, quali già erano state segnalate da Jaccoud e Wunderlich, l'A. ha potuto osservarne due di assai gravi, in (;ui il quadr·o s i avvicinava marcatn.mente a quello di una sincope~ viso pallido, labbra cianotiche, occhi infossati. polso piccolo, battiti cardiaci oscuri ed irregolari, con ritmo fetale. Nulla da parte dell'addome. L'accidente può presentarsi tanto all'inizio quanto alla fìnll della malattia, e può durare, col corteo dei fenomeni accennati, d a 12 a 24 ore, terminando sempre fa vorevolmente con una abbondante emissione di orina. Questo esito costantemente feli(:e, basta da solo a far escludere l'idea di collasso per dilatazione acuta del cuore in seguito a mioca rdite o per paralisi bulbare. complicazioni che sogliono stabilirsi in modo meno brusco e conducono, pres.to o tardi, ad esito letale Quanto alla cura. l'A. consiglia le solite iniezioni eccitanti del cuore, il ghiaccio sulla regione precordiale e le frizioni stimolanti. Internamente somministra dell'a cetato di ammoniaca. Bosco.

InAuenza del traumi aulla looallzzazlone del la (Atti della accademia delle scienze d i Francia, 30 decem-

A. RooET - G JEANBRAN. -

tubercolo•l. bre 1907).

Gli AA. riprese ro gli esperimenti numerosissimi fatti in antecedenza da altri per determinare l'importanza dei traumi nella produzione dei tumori bianchi, ed a tale scopo utiliz?.arono esclusivamente dei conigli giovani. in periodo di crescita, con epifisi non ancora saldate, in modo da avvicinarsi alle condizioni che riscontransi neiiH. clinica umana. Le loro esperienze, praticate su due seria d'animali, vennero praticate tubercolizzando gli animali (conigli) per via digestiva, mediante colture di bacillo di Koch attenuate, culture che da pit't anni venivano conservate nel laboratorio. Gli esperimenti d'ambo le serie riuscirono perfettamente nega tivi. Nei conigli della prima serie, rappresentata da animali in periodo di crescita, traumatizzati nelle giunture, si potè constatare che, dopo quattro settimane dall'introduzione di bacilli attenuati per via digestiva, nessuna lesione tubercolare erasi prodotta nelle giunture stesse.


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Nei conigli della seconda serie, tutti adulti, l'inges tione dei bacilli attenuati di tubercolosi umana, per la via digerente, determinò negli stessi un'infezione non grave a localizzazione polmonare. Malgrado tal fatto, che chiaramente dimostrava come i bacilli tubercolari. ad un dato momento, s iouo stati trascinati nol torrente snnguigno, ambo gli AA..,.

dopo sei mesi, non poterono cons tatare la menoma traccia di una localizzazione articolare su di giunture sottoposte a traumatismi chiusi. G. BERNUCCI.

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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA Contributo alla s torla e alla patologia 4 ell'epll e s•la j aoksoDlana c on tre oa•l della m e4e•1ma. ( Wiener meclìzinisclleWochenschrift, 1907. dal n . 3J fino al n. 41 incluso, 18 agosto fino al 5 ot ~

Dott. S. H. ~ CHEIBER. -

tobre 1907) . L'A. fa una erudita espos1z1one della storia dell'epilessia jacksoniana, detta anche unilaterale, parziale, corticale, emiplegica, a cominciare dal Bra.vais, che pel primo la. descrisse nella sua. tes i di Parigi nel 1827; accenna ai poco noti ma importanti studi i del Bright, e concbiude che la esatta conoscenza di questa malattia devesi a Hnglings Jackson, il quale in una serie di comunicazioni pubblicate dopo il 1860 fino al 18i0, basate sulle osservazioni cliniche e sui reperti anatomo-patologici, dimostrò che essa cons iste in una les ione circoscritta dalla corteo.;cia cerebrale, a diflerenza dell'epilessia genuina, che è da interpre tarsi come un'affezione dell'intero cervello. P erò una ne tta dis tinzione di ques te duè forme morbose è appena possibile soltanto fra i casi tipici. L'epilessia. Jacksoniana deve esser considerata come una sindrome, che può dipendere da diversi momenti etiologici, come tumori, sifilide, traumi, uremia, isteria, meningite, ecc.; laddove l'epilessia idiopatica è da ritenersi come malattia essenziale, di cui ancora non è stata scoperta la base anatomo-patologica, per quanto alcuni au tori vogliano g ià mettere in dubbio il suo carattere di neurosi. Dopo avere accennato alla triade sintomatica dell'epiless ia tipica genuina, l'A. spiega la patogenesi delle due diverse forme convulsive. esponendo il risultato dei geniali esperimenti di Heiden· baio e Bubnoff, di Ziehen e ultimamente di Semaja, secondo i quali le convulsioni cloniche si s,·olgono in dipendenza Ji alterazioni della corteccia cerebrale, le toniche invece da alterazioni dei gangli subcorticali. All'inizio d'un accesso di tipica epilessia jacksoniana l'infermo non perde la coscienza e quindi non cade a terra.; le convuls ioni, sempre cloniche, sono unilaterali e nella magg ior parte dei casi permangono tali 6no al termine, non attaccano in una volta tutti i mus coli, ma soltanto par~ialmente e progressivamentt>, in guisa che dapprima è attaccato un s olo muscolo o un gruppo muscola re p. es. di uno o di più dita della ma no, di un braccio, della metà della facci>~ , ov..-ero della gamba, e quindi o pers istono in questo g ruppo muscolare, o nt>lla porzione del membro attaccato, o dal punto di partenza progrediscono a tappe ~ ugli altri muscoli dello stesso lato, secondo una determinata. s uccessione funzionale corrispondente estttamente all'ordinata localizzazione dei s ingoli centri nella sfera


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motoria del cervello. Se p. es. incominciano nei muscoli della metà. della faccia del lato opposto al focolaio, si estendono ai muscoli delle dita e della. mano, poi -a quelli dell'ant1braccio e del braccio e, ove non si arrestino ancora, invadono i .muscoli della. gamba sempre dello stesso lato. Soltanto nei casi gravi vengono at· taccati i gruppi muscolari dell'altro lato, ma in senso inverso, cioè se nel primo lato la successione era: faccia, braccio, gamba., nel secondo sarà : gamba, braccio, faccia Solo in quest'ultimo caso la coscienza va perduta (convulsioni bilaterali generalizzate), ma. ritorna immantinenti col cessare delle convulsioni· senza coma .::onsecutivo. Fa d'uopo quindi ammettere, che l'eccitamento morboso, che sul principio dell'epilessia. parziale agisce solo in una circoscritta porzione della cor· teccia (sfera. motrice), in certe condizioni si estende all'intera cCJr teccia cerebrale, come Rvvieue subitamente sin dall'inizio dell'accesso nei casi tipici di eFilessia idiopatica. Le due forme presentano altresl gli stessi sintomi di aura, cioè tanto nella sfera sensitiva. e sensoria, quanto nella sfera motoria, vasomotoria e secre-toria.. Natban \Veiss osservò il grido iniziale anche nell'epilessia jacksoniana.. L'A. riferisce poi un caso clinico di atipica epilessia idiopRtica in una donna multipara dell'età di 46 anni, la quale era colta da improvvisi. accessi in cui ella con grande velocità veniva girata intorno all'asse longitudinale del corpo, senza perdita ùi coscienza, e dopo alcuni secondi si fermava di botto senza risentire alcun malessere. Tali accessi avveni vano nella. stazione eretta, nella deambulazione e anche giacendo a letto, quando l'inferma veniva rivoltolata e sarebbe rotolata a terra, se qualche ostacolo non la tratteneva. In seguito l'inferma andò aggravandosi, in modo che i moti giratorii rappresentavano poi una specie di aura. motrice di gravi accessi e persino di uno status epilepticus, che durò tre giorni senza compromettere però la sua esistenza. 11 numero e la frequenza degli accessi jacksoniani e sva.riato: Lowy ne notò -da 67 fino ad 8! al giorno, Lowenfeld 100 al giorno, Bayerthal e H. Schlesinger 200, \Vassilief 221 e E. Sept. Reynolds ben 275 access i in un giorno! L'A. annette grande importanza nell'epilessia par'ziale ai cosiddetti equivalenti, dei quali generalmente nei trattati e nelle monografia sono noti soltanto quelli della epilessia larvata, dell'epilessia psicbica. Nella maggior parte dei casi gli equivalenti si estrinsecano sotto la medesima forma d ell'aura consueta, in guisa che manchi il crampo e si abbia la sola aura, la quale però allora dura. più a. lungo dell'ordinario, cosi a lungo quanto l'attacco convulsivo stesso. Spesso l'equivalente ha. un r.arattere diverso dall'aura. Poco è noto sugli equivalenti psi·Chici nell'epilessia. jacksoniana. La forma più comune è la sensitiva, e consiste in parestesie (sordità, formicolio, prurito, s~nso di gonfiezza, più rar~tmente aneste>:ie. a.lgie, cromntopsie, visioni di stelle, amaurosi, zufolamenti agli orecchi ecc.), od anche la forma secretoria {scinlorrea, iperidrosi), o vasomotoria (sensazione di freddo locale o generale, batter di denti, fenomeni angioparalitici, come eritemi circoscritti, sensazione di caldo e cosi via). Charcot pel primo richiamò l'attenzione sugli equivalenti paralitici, di cui più tardi pubblicarono varii casi Pitres, Lih~enfeld, Higier. Mac Connel menziona un caso di eq uivalente motorioparalitico in una dor;na nubile di 37 a.nni, la qual9, avendo sofferto accessi epilettici, con diversi l unghi intervalli, fin dal suo nono mese d'et.à , ebbe infine paralisi del braccio o della gamba sinistra o di entrambi, della durata da alcuni secondi fino a parecchi minu ti senza perdita di coscienza; come aura precedevano parestesie; niente afasia, non amnesia, nessuna scossa. Casi analoghi sono riportati da BinS\\"aoger, il quale li designa non come epilessia nhOrtiva o stati epi-


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lettoidei, ma col giusto nome di equi valenti epilettici, analoghi agli equival'enti psichici. .Anche Feré menziona tre casi di equivalenti nell'epilessia idiopatica: nel l o s i trattava di un individuo sedicenne con tam neut·opatica, che in seguito a parotite era colto repentinamente da generale esaurimento con mialgie, e dopo 10 minuti ritornava in pieno benessere; dopo parecchie ripetizioni di questi stati venne un grave tipico accesso epilettico ; il 2• di una. paziente di 26 anni, epilet· tica da 12 anni: ùopo una paura più lunga\ delle solite insorsero vari! attacchi di stati di grave esaurimento genocale, che si dileguarono dietro amministrazione di estratto di belladonna ; il 3° caso con stati di completa apatia. e indifferenza, insorgenti frequentemente e quasi ogni giorno, della durata di pochi minuti, in una donna trenta.dnenne, che presentò poi accessi epilettici pronunziati. Féré conchiude che 1~ C?"isi apatiche affettano la sensibilità ~il se11timento e in pm·i tempo la rnotilità, m entre le C?"isi di eccessiva stanchezza dol01·osa (cotwbatm·e) non affettano elle la motilità. Leo comunica un ca:so di equivalente sensitivo nell' epilessia, in cui in luogo di accessi insorgevano dolori, che perduravano per giorni interi per tutta la persona e si esacerbavano ad ogni movimento in maniera insopportabile. Questo autore nota uaturaltoente, che in tali casi debbono accuratamente poters i escludere tutte le malattie, che decorrono con algie, come tabe, polineurite, nevTastenia, isteria ecc. per dichiararli equivalenti epilettici. L'A. pertanto conchiude essere sua. opinione che debbano designars i come forme epilettoidi, o rudimentarie, o abortive di epilessia soltanto quegli accessi, in cui si hanno negli epilettici fra gli elementi essenziali (incoscienza. crampi, amnesia) soltanto l'uno o l'altro por sè soli, o combinati diversamente; e per contro tutti quegli accessi, che presentano sintomi affatto eterogenei ai detti elementi essenziali, debbono, al pari dei psichici, essere considerati come veri e propri equivalenti dell'epilessia idiopatica, cosi come già. da lungo tempo sono stati ritenuti nella epilessia jacksoniana. In quanto alle localizzazioni dell'epilessia jacksoniana, fino a qualche tempo fa si credeva, che questa fosse un segno diagnostico abbastanza sicuro per la localizzazione di un focolaio nella zona motrice e quin·di un sicuro appoggio per un intervento operativo ; ma l'esperienza clinica ha dimostrato, che ciò non sempre è vero, poiché non di rado nella. tmpanazione non si rinvenne il supposto focolaio (tumore ecc.) e nell'eventuale autopsia lo stesso venne constntato o nell'imJnediata prossimità della zona motrice (nella corona raggiata, al disotto della corteccia delle circonvoluzioni centrali, nelle porzioni frontali anteriori) ovvero in siti più lontani (talamo ottico ecc.). Drivet ha raccolto 85 casi della letteratura, in cui la lesione esisteva in 9 casi fuori della. zona motrice, come nel talamo (Bramwell, Bayerthal), nei C'.orpi quadrigemini (Sorgo), nel cervelletto (2 casi) ed in altre parti del cervello. Negli ultimi tempi Collier ha comunicato, che più di una volta nello stadio avanzato di tumori del cervelletto e del peduncolo ha. osservato accessi jacksoniani e li crede dipendenti da idrocefalo da compressione della vena magna Galeni. Dehio è dell'opinione, che l'epilessia c·.orticale parla per un'aft"ezione a focolaio della zona motl'ice, soltanto se ~ collegata cou evidenti paralisi mono od emiplegiche, il che è però contrario a parecchie esperienze cliniche di Bayert hal (Neurol Z ent1·alblalt HJ03)· Charcot ha distinto nell'epilessia jacksoniana, riguardo al genere e alla propagazione, c rampi ordinariamente di nntura cianica e con sede emiplegica, ed anche crampi prettarnente tonici e menoplegici, che però si presentano molto ra-


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rawcule Von Bechterew, \\'assilief e Lewis desc rissero casi simili, ma ness uno

era di tipo decisamente tonico come il primo caso clinico descritto dall'A.; il -quale è notevole non solo per la grande varietà degli equivalenti, ma sepratutto pet· una fortissima emic rania concomitante, della durata massima di 24 ore, fenomeno invero piuttosto unico che raro. Caso di epilessiajacksoniana, c·m violenta emicrania, a tipo puro di crampi touici e brachiali. - J. .B., trentanovenne, vedova, sarta, ebbe nel 1898 una polmonite da influenza, della quale si ristaLili con difficoltà. Ndl'autunno dello stesso aliDO, in seguito ad un improvviso disastro, ebbe un grande spavento e tre giorni dopo il trauma psicnico risenti un forte dolore lancinante alla tempia destra, che tosto si estese a tutta la metà destra del capo. e iu pari tempo si presentò un crampo tonico al braccio sinistro, con formicolio alla mano sinistra. Questo fatto al braccio durò un'ora, mentre l't~micrania persistette per 2-! ore, con grave malessere e frequenti vomiti. Tale accesso si ripetè dapprima con intervallo da uno a due mesi, e in seguito sempre più spesso, finché nelle ultime settimane insorgeva ogni dne o tre giorni. Il fatto morboso durava da un anno e mezzo, quando l'inferma ricorse alle cure dell' A. La malata é la più giovane di 12 figli, dei quali vivono ancora 7; una sorella mori nel manicomio, due fratelli sono dediti all'alcoolismo. Non si sa di che malattia mori il padre, c be non conobbe neanche, la madre mori ad 83 anni. Ella quando era nubile, soffriva ad ogni periodo mestruale emicrania, che dopo il matrimonio divenne più rara. Ha una figi h. di 20 anni, che soffre anc he emicrania ad ogni mestruazione. Suo marito mori tisico. Stato pl'l~sente. - L'inferma è di media statura, di mediocre costituzione, con colorito pallido della cute. La lingua è sporta fuori diritta e senza tremore. Il suo braccio sinistro e la mano sinistra sono da un anno molto deboli, tanto cbe non può con essa sollevare neanche una bottiglia; il dinamometro viene compresso fino a 10 chilogrammi colla mano sinistra e colla destra fino a 25 chilogrammi. L'antibraccio sinistro misura un centimetro di circonferen?.a meno del destro; la mano sinistra è notevolmente più dimagrita e più sottile, il che l'in· ferma spiega col fatto cl1e da. un anno non lavora con questa mano. Sul lato destro del capo, alla tempia e alla regione parietale. è straordinariamente sensibile, specie in prossimità della sutura sagittale e dietro la sutura coronaria, seb· bene in questi siti nulla si rileva di anonunle, nè tumefazioni, nè ispessimenti cutanei. nè cicatrici, nè avvallamenti. All'antibrnccio e alla mano sinistra la sensibilità tatti le, termica ed elettrica è minore che a destra, la dolorifica diminuita solo al lato radiale degli stessi segmenti. Tutto il resto risulta sano e normale, tranne profuse menonagie, pe rò a periotii regolari. Mancano affatto stigmati isteriche. L'accesso incomincia sempre senr.a aura, senza preventivo malessere e senza alcuna causa (accessi d'ira ecc.} con repentina emicrania a destra. insorgente con dolore puntorio al zigoma, che con rapidità fulminea risale in direzione obliqua fino alla regione t emporale e parie tale verso il vertice fino ad 1 mezzo centimetro al disotto della sutura sngittale, dove è il sito più sensibile alla pressione e alla percussione, e quindi si estende a tutta la metà destra con tale intensità, che la paziente teme che le scoppi il cranio. In pari tempo s'inizia il crampo tonico al braccio sinistro, che dura 1-2 ore, mentre l'emicrania dura per lo più 18-24 ore. I l braccio sinistro era fissato rigidamente col gomito ad angolo retto e non pote\·a essere n è abdotto nè sollevato; la mano fissata nella direzione dell'antibraccio orizwntalmeute, coJU'erauo fissate orizzontalmente le prime fa·


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Ia.ngi nelle articolazioni metacarpo-faln.ngee, mentre le altre falangi erano flesse e rigide nelle loro articolazioni interfalangee contro la palma della mano. I movimenti passivi non erano possibili, neanco col massimo sforzo. In nessuna altra parte del corpo vi ~ra mai alcuna specie di crampo. L'inferma rimase quasi un anno e mezzo sotto le cure dell'A., ed in tale periodo ebbe in tutto 49 accessi ad inte rvalli irregolari: talora quotidianamente per 2-S giorni consecutivi, talora ogni 2-3 giorni, un'altra volta coll'intervallo di 1-2 settimane, o mancavano infine per 4-8 settimane. Ordinariamente in un giorno vi era un solo accesso, una volta. sola se ne verificarono tre, ciascuno però di tipo diverso Per lo più avveni·:auo nelle ore antimeridiane, più raramente nel pomeriggio, rarissimn.rnente nella notte e questi furono i più gravi. Il crampo durava 1-2 ore, mentre la emicrania durò una volta due giorni ed un'altra tre giorni interi (3 volte 24 ore); 10 accessi durarono ciascuno 18-24 ore, 12 da 10 a 17 ore, .e 13 meno di 10 ore. Fra questi non sono compresi quelli abortivi che furono in nume ro di sei. I primi notati 18 accessi furono tutti gravi, quelli della durata di 10-17 ore in parte gravi in parte di media gravità, e quelli che durarono meno d i 10 ore furono tutti quanti leggeri. L'inferma vomitava più volte, dGveva tenet·e gli occhi chiusi a causa della fotofobia e il minimo rumore le riusciva sgradito. Testa pesante e confusa, qualche ·volta vera incoscienza, che non durava mai più d.i 1-2 ore. Ordinariamente emi·crania e crampo erano simultanei, eccezionalmente prima crampo e poi emicrania ·O viceversa; iii rari casi mancò l'emicrania, in un solo accesso vi fu emicrania senza crampo. Si ebbero equivalenti sotto le forme più diverse: l. nella sfera sensitiva, p arestesie svariate e aqestesie; 2. nella sfera motoria, paresi e paralisi; S. secretoda, profusi sudori; e 4. nella sfera vasomotorìa, congestioni al capo, vertigini, scotomi, brividi con batter di denti, asma. Essi duravano sempre quanto il crampo, cioè 1·2 ore, erano congiunti ad emicrania di durata varia, come gli accessi convulsivi. Gli attacchi abortivi consistevano in scosse cloniche, ovvero in disturbi vasomotorii della durata. di 1-10 minuti. Incominciarono nelle ore antimeridiane 33 accessi, nel pomeriggio 12 e 4 nella notte I gravi furono 28, i Jeggieri e di media intensità 15 e 6 gli abortivi. Gli equivalenti si verificarono nel seguente modo: in 5 casi, invece di crampi, parestesie nel braccio e nella mano sinistra; 2 volte parestesie con paresi; in 4 anestesia; in un caso r.ompleta paralisi del braccio sinistro con anestesia; profuso sudore nel braccio e nella mano sinistra in 6 casi, di cui 3 con anestesia. La perdita della coscienza vi fu 3 volte, e cioè 2 nel decorso dell'emicrania, in cui pnò il crampo e rispettivamente l'equivalente era cessato da lungo tempo, e soltanto una volta durante il crampo, cioè nell'accesso che l'A. caratterizzò per epilessia genuina. · Dopo la comunirazione del diario con la descrizione degli accessi gravi, leggieri e abortivi, fa un accenno alla terapia. Bagnoli ft·eddi sul capo, antipirina, fenacetina ecc.; bromuro di potassio e di sodio. bromuro con ioduro di potassio, solo ioduro potassico; frizioni mercuri ali fino all'insorgere della scialorrea e del vacillamento dei denti. In tutta la cura si consumarono 600 grammi di pomata mercuriale e 500 grammi di ioduro di potassio. L'inferma non volle sottoporsi alla trapanazione. Diagnosi. - L'A. ammette due antita morbose, l'epilessia jacksoniana e l'emicrania. secondaria complicante, entrambe malattie cerebrali di cui la seconda ad ignota anatomia patologica, la prima invece, ad eccezione di poche forme ·(uremica, isterica, riflessa) dipendente da alterazioni anatomo-patologiche del cer-


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RIVISTA Dl ~I!:VROPATOLOGlA

vello o dei suoi involucri. Sebbene l'emicrania, per il suo impetuoso insorgere, per la. violenza della dolorabiliti• e per la sua lunga durata, domina apparentemente tutto il complicato quadro morboso, non ne rappresenta che la cornice, anche modesta, mentre l'epilessia jacksoniana, a causa della sua base anatomopatologica molto impor tante, del suo cangiante proteiforme decorso, costituisce il morbo principale, ciò che è comprovato altresi dal fatto, che negli accessi abortivi mancò sempre l'emicrania od esistevano soltanto il crampo o i suoi equivalenti. Che qui si tratti poi di emicrania perfettamente sviluppata (Mobius) risulta: 1° dalla sua gravita, 2° dal suo camttere n ettamente intermittente, So dal suo carattere strettamente unilaterale. 1l 0 per la coesistenza del!~~. nausea e del vomito ripetuto e infine 5o per la risultante tara ereditaria. Krafft-Ebing ammette sempre, che nella <'Oesisten7.n delle due forme l'emicrania è da ritenersi secondaria. Gli accessi di crampi t onici, con disturbi della sensibilità ed i loro equivalenti, il punto doloroso alla percussione, anche negl'intervalli degli accessi, in corrispondenza del!~ :r.ona motrice, non spiegabile coll'emicrania (che non ba punti di Valleix), 11è con alcuna lesione dei comuni tegumenti o delle ossa craniche, e la paresi con atrofia e l' iperestesia par:r.iale del braccio sinistro e della mano, sono tutti sintomi, cbe parlano ch iaramente per un'affezion~ organica interna o delle ossa craniche o dell~ meningi od anche della corteccia cerebrale della. zona. motrice e quindi per un'epilessia jacksoniana. L'A. ammette l'esistenzn. di un processo flogistico cronico, cioè di una meningo-encefalite circoscritta in prin- cipal modo dell1\ regione corrispondente alla circonvoluzione centrale destra. In relazione alla diagnosi differenziale l'A. scarta dapprima f~cilmente tutte le forme funzionali della epilessia jacksoniana, e fra le malattie organiche del cervello esclude l'ascesso p er la manc~<.n za di un trauma cranico o di un proco."So suppurativo in altra part11 dell'organismo, da cui si fosse ver ificata una metastasi e relativa infezione, con i suoi fenomeni gennrali. Esclude poi anche il rammollimento e l'emorragia cerebrale pel carattere circosc1·itto del dolore, per l'età della inferma, la qun.le inoltre non è affetta n e da cardiopatia, nè da arteriosclerosi, nè da sifilide. Ancora meno si può pensare a pachimeningite emorragiCR, che suole presentars i nell'alcoolismo ed in rari casi nella sifilide. Rimane in discussione un tumore cereb1·ale; a parte che in tal caso i dolori non raggiungono mai un alto grado come nei processi flogistici, un neoplasma nel corso di tre anni sarebbe cresciuto 11otevolmente e per ronseguenza tutti i s intomi avrebbero guadagnato in estensione, i crampi si sarebbero estesi 1llla faccia e agli arti inferiori, la monoparesi si sarebbe cambiata in emiplegia ecc. ecc. Ammessa pertanto con grandissima verosimiglianza una circoscritta meningoencefal ite c roni<'a, come base anatomo-patologica dell'epilessia jacksoninna, non si può con sicurezza nulla affermare sulla sua natura. PotAndosi escludere sifilid~ ed alcoolismo, ed ancho tubercolosi, non esistendo nell'organis mo alcun altro processo tubercolare, e d'altra parte una meningite tubercolare (che è poi della base) non potendo durare tre anni; nè potendosi ancora ammettere una meningite sierosa perchè non produce mai una dolorabilità. strettamente localizzata alle ossa craniche, nè dura tanto; noi dobbiamo !imitarci ad ammettere una semplice meningo-encefalite infiammatoria. c ronicn. E d'altronde, con clude l'A., non è poi da meravigliarsi se. è dilli<·ile determinare la natura dell'affezione senza craniotomia e senza autopsia, quando con entrambe queste risorse molte volte non si riuscì allo sropol Informi in fine il caso di Nonne, in cui in 'lCcasione di una. crnniotomia fu rinvenuta come cansa della epilessia jacksoniaua una meningite !oca-


RIVISTA DI NEV.ROPATOLOOIA

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lizzata, la cui natura non si potè accertare neppure colla ricerca microscopica accurata. Sarrailhé ricercò le cause occasionali ddl'epiles~ia jncksoniana in 70 casi, e trovò che in 37 erano costituite dalle perturbazioni emotive dell'animo, cioè più della metà di tutte le altre cause (dolori, eccessi alcoolici, coito, mestruaziouo, disturbi digestivi, influenze atmosferiche). Poichti dunque un trauma psichico causa talvolta nel cervello disturbi circolatorii considerevoli, è possibile che in singoli casi eccezionali, specie se la perturbazione dura a lungo, insorgano in alcuni siti del cervello e dei suoi involucri una speciale flussione, un'ipcremia e forse persino emorragie capillari, conseguenza delle quali può esser poi una flogosi a lento sviluppo, che si diffonde lentamente alle parti adiacenti. Cosi l'A. spiega, come nel caso descritto uno spavento abbia potuto causare un'affezione morbosa orgapica. Come supplemento, il dotto autore riferisce di avert~ n.vuto sei mesi dopo occasione di rivedere l'inferma e di essere rimasto sorpreso nel sentire, che da 4 mesi le erano scomparsi gli accessi convulsivi e i loro equivalenti, che persisteva ancora soltanto l'emicrania, ma • in grado molto lieve, ed obbiettivamente non si constatavano più quei punti dolorosi del cranio, anche con forti pressioni. Ella confessò, che si era fatta curare da una ciarlatana, la quale le ordinò delle frizioni alla metà destra del cranio con un olio, che odorava fortemente di senape, e poteva possibilmente contenere anche olio di cotone. Tali frizioni, nei giorni alterni, erano sulle prime talmente dolorose, che ella pel tormento correva: di qua e di là. per la camera e temeva d'impazzire, ma le riuscirono sempre meno dolorose. Rivide infine l'inferma nel novembre 1905, cioè circa 4 anni e mezzo dopo, in ista.to di perfetta salute. L'A. s'indugia a lungo per discutere le cause di tale guarigione. (Setoue, punt& di fuoco?) Caso di epilessia jacksoniana con crampi tonico-c?·onici. - Teodoro V., di 16 anni, senza tara neuropatica, deve nella infanzia aver sofferto molte febbri intermittenti ed una malattia febbrile con pe1·dita di coscienza. Nessun trauma, non lue, nes.!'una stigmate isterica. Da un anno soffre frequente cefalea, sempre localizzata alla regione sopraorbitaria sinistra, con dolore anche al globo oculare. Parimenti da un anno va incontro ad accessi convulsivi ad ambi gli arti e alla metà della faccia del lato sinistro, i quali dapprima insorgevano 1-2 volte al giorno e da 3-4 mesi si verificano 5-G e più volte al giorno. Immediatamente prima dell'accesso, il paziente risente alla gamba sinistra uno stato di debolezza., che dura 2·3 secondi, dopo di che il colto repentinamente da crampo violento e tumultuario a tutto il lato sinistro; la gamba s'irrigidisce (crampo-tonico), la mano è serrata spamodicamente, il braccio esteso e sollevato viene ripetutamente spinto in avanti e poi addotto con forza (movimenti schermistici) i le palpebre hanno scosse e l'angolo labiale è stirato verso sinistra. L'accesso dura 8-10 secondi, e l'infermo è pienamente cosciente, non prova vertigini, nè parestesie, nè malessere i mentre dopo risente stanchezza con debolezza gene· rale e un senso di tristezza. È degno di nota., che l'accesso si ;erifica soltanto nella deambulazione o quando s i alza rapidamente da. sedere; di raro stando fermo, non mai stando seduto o coricato. L'accesso non gl'impedisce di andare avanti, trascinando la gamba. sinistra. irrigidita, ciò che dimostra. esser l'anca libera da crampo. 14 -

Gtornale di medicina milUare.


RIVISTA 01 N~; VnOPATOLOGIA

L 'infermo e basso di st<Lturn. di debole costituzion e, oligoemico. Il cranio è <li l orma regolare, sul vertice, in corrispondenza della metà posteriore della sutura lambdoidea, si p11.lpa un avvallamen to a guisa di doccia, reliquato della ma!R.ttia. febbrile sofferta nell'infanzia, e in tal punto il cranio è molto sensibile non s pontaneamente, ma. solo alla perc ussione e alla pressione; ciò che però avv iene in grado mino.re anche in ambo i lati e all'occipite, e soltanto durante la cefalea f rontale. La .:ompressioue s ull' incis ura sopraor bitale suscita dolore in ambo i lati, mapiù a sinistra. P upi lle eguali e di media ampiezza, reagenti alla luce e all'accomodazione. Normali il V. ed il reper to oftalmoscopico. I rami medii del facciale eviden temente paretici, il solco naso-lnbiale sinistro spianato. La lingua è protesa diritta. Nessuna paresi agli arti, nessuna. a nomalia nel la sfera sinistra e sensoria. Esa· gerato il riflesso patellnre, specie a sini.~tra, quello ar hilleo e del tricipite deboli. No r mali le funziot\i vegetati,·e e intellettuali. · D iagno/ii. - Dalla storia è da 1·iconoscersi agevolmente trattarsi di epilessia jacksoniana con c rampi violen ti, sempre limitati al lato s inistro, prima tonici e poi clonici e senza perdita. di coscienza. Esistè a ura motrice. L'insorgenza di crampi solo nel cammin11.re o n ell'alzarsi improvvisamente da sedere, cioè quando g li arti sono in attivit~~. dimostra che la causa cra.mpigena è localizzata. n el terzo superiore della drconvoluzione cen trale anteriore destra, donde l'eccitamento si estende al centro motorio del hraccio e d ella faccia. Dovendo scarta.r::;i la n atura funzionale, a causa dell'assenza d i isteria, di uremia ecc., ed anche l'esistenza d'una l esione nervosa. periferica, e di tutte le alt1·e cause provocanti crampi riJiessi (alfezioni del naso, dell'intestino ecc.), ed infine non essendovi stati nò sifilide nè traumi (il piccolo avvullamento descritto rimonta alla più tenera infanzia e non ha m a i provoc(~t.o per lo innanzi convuls ioni); bisogna pensare ad una meningite, circoscritta alla cil'Convoluzione centrale d estra con partecipazion e della corteccia, ovvero ad u n piccolo circoscritto neoplasma a lento sviluppo. od anche ad un cisticerco nella 'parte corticale del centro destro della gamba. La lesione più '7eros imile ò la meningi te circoscritta, complicata a nevralgia sopraorbitaria, frequente nei fa n ciulli deboli ed oligemic i. È di speciale interesse, che nel nostro caso trattasi d 'una. d elle forme più rare òi crampi ton ico- clonici, i q uali ordinariamente sono frammisti in modo disordinato, mentre qui s i ripartiscono in modo costante 1:1 r egolare a lle singole parti del corpo e d elle membru, coll'inizio fino al teru1ine di ogni acces~o. D ue anni dopo l'infermo aveva ancor a i mede;;imi accessi, ma con sintomi abbiettivi alquanto mutati : non esis teva pill la sen~ibilità de l cranio a lla pressione e alla percussione, e la nevralgia e r a svanita. Ee;li riesce a tag liare l'accesso, rimanendo seduto, serrando le ma ni e comprimendole forte mente fra le coscie. Tali nuovi fatti non possono modificare la prima diagnosi di verosimiglianza, m a ri· bndiscono l'esclu:;ione d'un neoplasma, o autorizzano a concbiudere per un probabile cisticerco, giiL calcificato, ov,·ero per una meningo-oncefalite cronica c~ coscritt a, con esiti di scler osi, senza purtroppo chiari re la natura d i tale processo.

L 'A. finalmente riferisce in breve un altro c>1!<0 clinico da lui pubblicato nel 1564, cioè in uu tempo quando encora nulla em noto della dottrina di Jackson. Era \l ll giovane di iS anni, robusto, di media statura, con la temperatura del


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RrYISTA DI CHIRU R GIA GI!:NERALE

-eorpo alquanto elevata, polso 72, viso turgescente, ambo lo pupille un po' dilatate, cornea splendente, pelle disseminata di un'eruzione ma.culosa; sulla corona ·del ghiande una piccola cicatrice a base alquante dura. La metiL sinistra della faccia paretica., la lingua patinosa è protrusa diritta. la mucosa faringea era arrossita. Ha dolore compressivo al capo, vertigine, cefalea, bagliori agli occhi, zufo lamenti negli orecchi, nausea ed eccitamento al vomito. La mano e la gamba sinistra sono deboli. Organi toracici e addominali normali. Sedici giorni dopo im·provvisamente insorsero crampi clonici alla metà sinistra del cor po, che s' ini.ziarono dall'art.o superiore sinistro, q uiadi si estesero alla metà sinistra della faccia e poi all'arto inferiore dello stesso lato. Duravano lo-30 minuti e si ripe-tevano 2 volte al giorno per un tempo indeterminato. In ,:eguito alla cura antisifilitica, in poco ternpo l'individuo fu dimesso guarito. E così l'A. termina la sua splendida monografia, che lumeggia in modo esauriente il quadro clinico dell'epilessia jacksoniana, come fin ogki non ci è dato di leggere in nessuno dei moderni tn.ttati di neuropatologia. SPJSA .

.RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE COHN. -

L''Operazloae dell'enfisema polmouare. -

Woc"M-Mch1·i(t, n. 10,

(D eufsclte medizi11ische

o. marzo 1908).

\V. A. Freuad., dopo un decennio di studi, ba proposto l'operazione dell' enfisema alveolare polmon:1.1'e, partendo dall'ipotesi che in un ce1·to numero di casi questa malattia dipende da un'affezione delle cartilagini costali, la quale provoca una deformazione del torace e prepara il terreno per l'enfisema polmonare. L'operazione, che consiste nella re~ezione di parti osseo-cartilaginee dalla 2• fino alla 4• costola, ha., secondo Freund, per effetto la mobilizzazione del torace e la libera funzionalità dei polmoni, dianzi compressi. I pocbi AA., che finora banno riferito su tale intervento, vorrebbero limitare l'indicazione ai casi di enfisema stabiliti da Freund, a n zi sono d'avviso che in .altri casi possa riuscire dannosa.. Il malato, operato dall'A., d'anni 45, soffriva di enfisema dall'età di 25 anni. Da circa mer.zo anno em divenuto inabile al lavoro per una terribile dispnea. ribelle a. tutti i rimedi interni, e solo alquanto allevia.ta mercè la Rontgenternpia. ·Cuore destro molto dilatato, forte pulsazione all'epigastrio, segni d i stasi venosa al ventre e al capo. I limiti polmonari inferiori posteriormente giungevano a Ji. vello della. 1• vertebra lombare, all'avanti sul margine inferiore della 6• costa., non s postabili nella respirazione: sintomi d1 bronchite secca, diffusa. L'1~utore eseguì J& resezione della. 2•, 3•, 4• e 6• cartilagini costali destre col seguente processo: incisione curvilinea della cute e dell'aponevrosi, penetrazione per via ottusa attraverso le fibre del lll pettomle, taglio luugo 5 cm. sulla su•perfìcie anteriore delle costole, che vennero isolate dal pericondrio e dal periostio, indi a;;portazione colla forbice ossivora delle c. costali per un tratto di 2-3 cm. ·ed escissione dei contorni posteriori pericondro-periostati, a prevenire la neofor-


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RIVISTA DI ANATOMIA E l>'IS IOLOOIA NORMALE E PATOLOGICA

mazione ossea. Emorragia di poc a entità; introduzione di striscia di garza all'iodof'ormio n egli angoli superiore ed infet·iore della s utura. L'operazione, non difficile, fu eseguita nell'abitazione del malato. L'es ito f u sorprendente; scomparsa la dispnea, il paziente si alzò dàlletto dopo due giorni. I margini pohnonali diventarono più mobili e scompar ve la stasi v enosa. I frammenti di costole resecate presentavano dei focolài calcarei e chiazze gialliccie nella sostanza car~ilaginea. Nulla per ora si può dire sulla durata dell'es ito. È certo però che, colla giusta cernita de i malati, s i può mediante una lieve operazione migliorare anzi rimuovere l~:~ loro gravi sofferem~e, contro le quali riesce impoten te la terapia interna. Non si può per ora enunciare un giudizio definitivo sulla t eoria di Freund, il quale fa derivare una speciale forma di enfisema da una deformi t à del torace. Però è duopo rilevare èhe, n el caso pres ente dopo il taglio delle costole, queste assunsero la posizione espiratoria: mentre, secondo il concetto prevalente sulla patogenesi dell'enfisema, queste avrebbero dovuto conservare la medes ima posizione, se è vero che il polmone enfisematoso spinge innanzi a sè la parete toracica. Quanto alle indicazioni l'A.. è di avviso, contrariamente a molti altri, che oltre all'enfisema di Freund con rigidità. toracica primitiva sia suscettibile di miglioramento mediante l'intervento operativo anche quella specie di enfisema secondario con disordini circolatori, che deriva da frequenti accessi d~ asma n ervoso. Riguardo alla tecnica l' A.., che ha voluto rinunciare alla operazione bilaterale per un piccolo incidente (perforazione della pleura1, rileva che la r esezione costale da un S'ilo lato può bastare p er il buon esito della cura. Infatti anche il torace sinistro s i sollevava meglio di prima e la dilatazione della parte superiore della cassa durante una profonda inspirazione, era salita da t cm. a 6 cm. dopo l'atto operativo. Loscm.

RIVI~TA DI ANAT~mA Efi~IOWGfA N~IDIAU E PAT~LOGICA pro f. G. - Studio Intorno alla 1lalologla della glandola tlroldt~ e delle glandole paratlroldl. - (• 'tudi sassaresi, anno V, sez. II, fase. I, II,

C o ROXF.D l

1908).

Con q uesto studio, che rappresenta il lavoro di circa uua diecina d'anni, l'A.. ha portato un contributo origi nale alla fisiologia della g landola tiroide e delle paratiroidi. All'estirpazione completa dell'apparecchio tiroparatiroideo nel cane e nel CO· niglio, che sono i più comuni 11nimali d 'espe rienza. succede regolarmente u n quadro morboso gravissimo, in cui, f ra numeros i sintomi di secondaria importanza, spiccano due f6nomeni principali che sono: la tetania e la cachessia strumipriva. Gli animali a limentati preventi va mente con il grasso alogenato, di r egola, o sopporta no fin da principio senza nlcun danno l'ablazione completa dell' aJ)j)llrato tiro-paratiroideo, o, dopo un periodo transitorio iniziale con \lll qundro morboso generalmente atte· nuato, si rimettono poi iu pe rfetta salute: si ottiene in tal modo una vera e propria immunitli. contro gli eff'etti della tiro-para t iroidectomia completa. 11 grasso alog enato tende a depositars i per la massima parte n el t essuto adiposo, e in questo


RIYISTA DI MALATTIE YENEREE E DELLA PELLE

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tessuto va cercata la sede centrale degli agenti chimici capaci di sostituire l'azione -dei principi a ttivi propri della secl'ezione interna glandola re. L'A. inoltre ha osservato durante la feno.menologia tiro-paratireopriva la costante presenza d'albumina nelle urine; e l'albumin uria è tanto pio notevole, quanto piu predominanti sono nel quadro i sintomi acuti d'eccitazione neuro-muscolare. Inoltre, dalle esperienze ampiamente riferite, risulta che in seguito alla sottrazione della -secrezione interna del tessuto glandolare tiroideo e paratiroideo, si verifica una diminuzione dell'attività fisiologica depuratrice del rene caduto in preda ad alterazioni morfologiche gravi. Mentre da una parte aumenta 1a sommà di lavoro necessaria per depurare l'organismo, vien meno alla glandola depuratoria il suo stimolo fisiologico, nutritivo e funzionale: la sua resistenza diminuisce, e quelle stesse sostanze orinose, che normalmente t\ abituata ad eliminare, diventano materiali abnormi, capaci di intaccare e di •leteriorare i suoi elementi anatomici, i quali a più forte ragione debbono r isentire le conseguenze dannose del passaggio di prodotti regressivi anomali. Mediante l' introduzione, a ~mpo debito, dei composti alogeni· organici naturali o a r tificiali, si riesce ad a.rrestare la dissoluzione distrofica cellulare, e se i l rene non appare•ancora alterato al segno, da non risentire più l'efficacia di una stimolazione fisiologica sui generis, (che cioè migliora la nutrizione dei suoi elementi secretori, mentre lo sospinge ad u11 lavoro utile per l'economia), l"equilibrio può essere ristabilito. L'A conclude cercando di interpretare questi risultati colla prolungata infiuenza rallentatrice nel ricambio azotato, operato dai composti alogeno-organici in espe· rimento, per modo che in questi organismi sia talmente ridotto il lavoro destinato al rene, da mancare i sintomi acuti coincidenti con la più forte produzione di prodotti regressivi del metabolismo ed insieme con la deficienza funzionale massima. -del rene: e finisce coll'accettar.e la teoria del Vassale basata sul concett? d'indipendenza funzionale relativa fra tiroidi e paratiroidi: alla prima. spetterebbe l'ufficio di preparare una sostanza attiva nel metabolis mo (funzione trofica), mentre le seeonde sarebbero destinate a preparare una sostanza attiva sulla funzione renale <funzione antitossica). CASARINI.

RI VISTA DI MALATTIEVENRRRRE DElU PRUE e BoRELL J. - Sulla alerodlagnoal della alflllde. (Reazione di Wassermann). - (Giomale della R. accademia militare eli ToriM, anno LXXI, nn. 1-1908.

MrcREr.I

Il noto concetto a cui si informava la siero-diagnosi della sifilide, stabilito dal Wa!>'Serman.n e collaboratori, sulla proprietà che le sostanze contenute nel siero dei luetici determinano, in presenza ùi un estratto organico, la deviazione del com· plemento, ha subito un nuovo orientamento dopo le ricerche di Marie e Levaditi, Landsteiner, Miiller e Potzl, \Veil, etc., le qu.ali hanno accertato che la deviazione del complemento, che segue al miscuglio di 1UU estratto di organi luetici con s iero <>liquido cefalo-rachidiano di siplitici, può avvenire, con differenze semplicemente quantitative, anche quando si sostituisca all'estratto sifìlitico l'estratto acquoso di .organi normali o patologici non sifilitici.


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RIVISTA DI ?tUJ.ATTlE VENEREE E DELJ,A PELLE

Per consiglio del loro maestro prof. Bozzolo, gli AA. hanno instituito numerosissime ricercl1e intorno 1\lll\ sierodiagnosi del la lue, col duplice intento di sta· bilire la specificità e il significato clinico della reazione e di penetrare più addentro, per quanto fosse possibile, nell"essenza del fenomeno. Furono esaminati i :;ieri ùi oltrtj 110 ammala t !, ùi cui c irl.'a 70 si!Hitid o fortemente ~;aspetti ùi :;ifìliùe:

detti sieri furono saggiati pamllelamente con 3 estratti alC'oolici differenti di linfo· sarcorna, di bile ess iccata di Jue, privata in gran parte di lecitina, e di fegato di feto umano non sifilitico. I sieri furono adoperati constantemente alla dose di 0,1: dosi superiori sono inutili; dosi inferiori a 0,05 sono spesso inattive, fatta eccezione di alcuni sieri in cui il potere anticomplementare è straordinariamente forte. Le osservazioni degli AA. dimostrano che la reazione di Wassermann, condotta con le neressarie cautele e con gli oppo1·tuni controlli, è strettamente specifica. La. sieroreazione fu costantement.e negativa col siero di ammalati di svariate afre-. zioni non sifiliticbe: fa. eccezione un solo caso riferentesi ad una. ragazza conva· lescente di tifo; fu positiva invece in un buon numero di casi anamnesticamente e clinicamente accertati di sifilide. La reazione è con maggior frequenza positiva nelle sifilidi floride di tutti gli staùi, compreso quello del sifiloma primitivo, e par· ticolarmente intensa nelle manifestazioni secondarie e in quelle meta-sifilitiche (tabe-paralisi progressiva•. Assai oscuro e ancora il meccanismo della reazione. A questo riguardo gli AA. hanno stabilito in generale che i tre estratti si comportano in modo corrispondente, compreso l'estratto di bile, privo o quasi privo di lecitina: solo eccezionalmente fu osservato che un siero è attivo con un estrntto e inattivo con l'altro, c iò c·he dimostra l'be d iversi principì attivi sono contenuti nei medesimi. Gli A4.. infine banno controllato l'interessante comunica?:ione che Porges ba fatto recentissimamente s ulla precipitabilitiL di solu?.ioni tenui di lecitina in presenza di siero sifilitico, confermando l'esattezza dei fatti, ma non potrebbero dire finorn. se il metodo della precipitazione praticamente più semplice, sia sempre sicuro, quanto a specificit:i. e cosi f<~.cilmente ed esattamente n.pprezzabile nei suoi risultati, come quello della deviazione del complemento, e se i due metodi si corris pondano sem pre. Comunque la siero-reazione del Wassermann fondata sulla deviazione del complemento, costituisce una conquista clinica di altissimo valore, cui si riannodano moltissimi problemi diagnostici e scie ntific•i. CASAIUNI. A. Ju:-~o~rA:sN. -

In4toazlonl della cura dellupu• dal punto 41 vt•ta dello •tato attuale della •olenza. ( Wie11er medizinische lVocl!enschrift, n . .tS, 1907).

L'Juugmann descrive dapprima il successo ottenuto, per lungo tem po col suo esemplare trnttamento operativo e lo dimostra con numerose figure. Quando i casi si prestino ad esser operati per la possibilit<\ di operar sul sano, devono essere sottoposti a cura chirurgica. I casi, in c ui ciò non è possibile, s pecialmente quando si tratta di punti di passaggio dalla cute alla mucosa, devono esser sottoposti alla cura Finseo o a uoa combinazione di entrambe un itamente anche a mezzi caustici (jodo, resorcina, a cido lattico, galvnno-cau~tica). Giustaroente l'A. dà gran peso al fatto che i pa;:ienti, per quanto è possibile, sieno riuniti in istituti di cura, essendo altrimenti impossibile ch'essi 1\bbiano un tr!\ttamento adeguato. Egli propugna perciò saldamente l'impianto e il mantenimento di sitfatti stabilimenti dove tutti i metodi possono essere impiegati. E. CosT.~ .


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RIVISTA DI MEDICINA LEGALE PETRò. - Sulla delinquenza, pa-rzla ed lnadattabWtà al ••rvtzlo mUltare

e loro prevenzione. - (Rivista sperimentale eli freniatria e medicina te.rtale delle alienazioni mentali, vol. XXXIII, fase. I V). È uno studio sopra 60 militari e m ilitarizzati (gu~rdie di finanza. e di città), che l'A. ebbe occasione di osservare durante il quadricnnio 1!!03-1006 al manicomio di Como, ciove erano stati ricoverati come affetti da alienazione mentale, o sospetti di esserlo. L'A. fa rileYare che mentre il numero dci soldati tro,·ati di competenza manicomiale e pari a quello trovato non di competenza (lG contro 15), il llllmero dei militarizzati che furono inviati al manicomio e che non furono riconosciuti di sua competenza à di gran lunga superiore a quello trovnto di sua competenza. (20 contro 9). Qucstn sproporzione tra gli alienati militari e militnrizzati l'A. attribuisce al migliore ambiente morale che il soldato trova nell'esercit.o, in opposizione a quanto accade nei corpi militarizzati, fra. i quali si troverebbe un ambiente tutt'affatto opposto, tanto che, per sfnggirvi, molti degli incorporati ricorrono alla s imulazione, quando, come acutamente osservò il Ferrin.ni, non si rendono colpevoli di un reato comune (furto) allo scopo di venir riformati prima dello scadere delJa ferma : in parte però la sproporzione sarebbe data anche dal cnttivo sistema di reclutamento in uso pre><so i corpi militarizzati stessi. La simulazione, osserva l'A., e com'è peraltro opinione oramai uuiversaln1ente accettata, i.: di per sè una. manifestazione morbosa che s i riscontra ~oltanto, per norma, negli individui più o meno alterati od anormali nelle facoltà mentali. J~ comune difatti cosi alla delinquenza congenita o follia mo1·ale, che all'epilessia, donde la teorin. lombrosiana dell'identit<\ di queste due fòrme morbose. S' intrn.ttiene quindi di quella triste categoria d' indiYidui non ancora s viluppati non solo psichicamente, ma t~<lvolta. anche somaticnme11te, rimasti, malgrado gli anni trascorsi, in uno stato d'infantilis mo: nevras tenici, frE<nastenici di lieve grado, squilibrati, ecc., che il Maudsley pone in quell'immensa zona. media, che sta tra i nonfìni della pazzia e e della normalità psichica, e costituiscono quella. dolorosa schiera d'impulsivi, che abbandonandosi talvolta a folli atti di distruzione e di manifestazioni scomposte e tumul tuose - veri uragani pantoclastici - dettero origine a ciò che il Sa porito volle compiacers i di bollare sotto il nome di epilessia. milita1·e. Tali individui, nella loro maggioranza, potevano, osserva l'A., trovare un pos to nella società, mentre si dovevano assolutamente ritenere incompatibili alla vita militare, non essendovi per nulla adatti od adattabili. A proposito dell'importantissima quis tione d ell'adattabilit>'L o meno al servizio militare, l 'A. dice, com'è per altro risaputo, cbc vari sono i pareri e gli studi nell'argomento, e cita l'opinione del Saporito, che distingue l' inadattabilit;'l in p1·imaria, in quanto che si svilupperebbe sopra individui aventi difetti psichir.i preesistenti all'arruolamento, ed in secontlaritt in quanto che si svilupperebl;e soltanto in causa del servizio militare.


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RIVISTA DI MEDICIXA LEGALE

Quest'ultima si svilupperebbe soltnnto assai di rado nel nostro esercito, o piuttosto eccezionalmente; ciò che non potrebbe dirsi per i corpi militarizzati. Fat· tori della sua manifestazione, sarebbero la vita psichica. diversamente orientata da quella precedentemente condotta, ed il SU1'menage fisico, che eserciterebbe azione autotossica e disintegratrice· su tutto l'organismo, agendo specialmente sugli organi che presentano minore resistenza Il sono di natura più delicata. L'A. infine, alla stregua dei casi di militari da lui osservati, e che illustra partitamente, viene alla conclusione, che la psicopatia nell'esercito, col corteo rattristante di episodi spesso fu-gesti, dolorosi sempre, anzichil alla vita militare, debba imputarsi alla cattiva organizzazione del servizio di leva, sebbene egli stesso non possa non riconoscere, che qualche volta la malattia sarebbe, forse, insorta ugualmente, anche se gl'individui colpiti non fossero stati chiamati alle armi, e che agli uffici di leva quindi nulla si potevo. fare per .prevenirla. L'A. passa quindi in ras-;egna i vRri mezzi all'uopo proposti dagli studiosi, e si ferma ed accerta particolarmente la proposta del nostro Scarano, tendente ad ottenere l'istituzione, R.nche nel nostro esercito, di una milizia ausiliaria, alla quale si possa assegnRre la categoria di quelli tra i soldati, che non possedes~ero l'in· tiera idoneila al servizio armato, e pei quali fosse prudente, sia di non sforzare la resistenzR oltre il giusto limite, sia dimetterli in condizione da non poter nuocere, convenendo ancora con lui circa la necessitiL di ammette1·e per l'esercito una revisione dei casi di esclusione per indegnità, comprendendovi talune condanne per reati di sangue con recidiva s pecifica. L'A. accennando infine a certe tendenze di esagerare o in un senso o in un altro. guai, esclama, se dovessimo prendere alla letterR. In legge della eredita~ietà e non pensassimo, che accanto alla legge della degenerazione vi può anche stare quella della selezione rigeneratrice. Tutto il mondo non sarebbe allora cl1e una folla di degenerati, e, d'altro canto, guai a noi se dovessimo !imitarci a ricercare nelle note degenerati ve di un indi vid:\0 il segno certo dell'anomalia psichi ca. Trove· remmo ben pochi normali, perchè il tipo veramente, idealmente normale non esiste, e la simmetria si può ritenere la eccezione, piuttosto che la regola in tutta l'organizzazione. Espone infine il proprio parere che alla visita di leva ogni giovine debba venire accompagnato da un foglio recante indagini biografiche retrospettive, assunte per opera di una commissione composta da un rappresentante dell'autorità comunale, da uno di quella di P. S. e dal sanitario del luogo di provenienza dell'inscritto, e che, di ogni commissione di leva debba far parte anche uno specialista; e qun.tH.Io sia del caso, anziché negli ospedali militari, ove non sempre ritiene l'A. s i trovino degli specialisti ed i mezzi e I'Rmbiente necessari per un sereno(?) ed esatto giudizio di ques ti speciali ammalati, essi debbono essere, senz'altro, inviati in quello speciale luogo di osservazione, che è stato tastè stabilito dalla nuova legge sui manicomi e sngli alienati. È confortante pertanto che l'A. che è piuttosto Rbolizionis ta dell'esercito, riconosca falsa, tanto la leggenda, per la quale si riteueva un tempo e si ritiene forse ancora adess.> da 1dcuni, che l'esercito sia un organismo t·efrattario, che non mutR. nelle sue leggi e nei suoi ordinamenti, mentre la società progredisco a passi di gi~ante, quanto quella che i medici militari siano chiusi ad ogni soffio di vita scientifica, ment1·e egli riconosce che essi sentono la loro responsabilità. cosi di fronte alla voce del proprio dovere, che a quella della scienza. G. GA~BINO.


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RIVI~TA DI TECNICA ESERVJllO MEDICOM ILITARE FLUTEAU. -

L'iUumlna'&lone del oampo 41 ba ttaglia. - (The military Surgeon,

vol. XXI, n. G, dicembre 1907, p. 640). Ammesso che un buon . Rpparecchio d' illuminRzione del campo di battaglia, oltre al fornire luce sufficiente a scoprire con facilità i feriti nascosti nei burroni o nei cespugli, debba essere resistente, leggero, poco ingombrante, di semplice meccanismo e maneggio e alimentato da sostanze illuminanti non pericolose e facili a trovarsi ovunque, l'A., prima di esporre il risultato delle ultime esperienze fatte in proposito in Francia, passa in rivista tu tti gli apparecchi fino ad ora in uso, onde dare u n concetto esRtto della condizione attuale dell'argomento. In Francia, ricorda la piecola lanter!la del portaferiti e quella a riflettore in uso negli stabilimenti sanitarì che sono facili maneggiarsi, poco ingombranti, alimentate da una sostanza facile a trovarsi (olio), ma che si guastano facilmente -e dànno poca intensità luminosa. La luce al magnesio, per qualche anno venne accolta favorevolmente ed anzi, dopo le prove fatte nel 1893, fu adottata negli ospedali da campo divisionali, ma già nel 1901 abolita, perchè l'apparecchio forniva una luce che variava continua· mente d'intensità, e perchè err. pesante, ingolllbrante, difficile a maneggiarsi e a ~egolare, e facile a guas tarsi. Speciale importanza ha oggi assunto l'uso del carburo di calcio, e le esperienze .f atte nel 1908 cogli apparecchi dei dottori Seycheron e Fouque, e nel 1~04 con una correzione dei medesimi, diedero un risultato veramente incoraggiante circa i'intensità di luce; però i medesimi si dimostrarono troppo voluminosi, pesanti e difficili a maneggiare. Prove piu soddisfacenti si ebbero nell'anno decorso colle lampadine da biciclette e le lanterne da automobili, che giàfin dal1903 avevano riscosso l'approvazione del chirurgo maggiore di l" classe Vornecke, che le aveva usate nelle esperienze sul servizio sanitario fatte dal XII corpo d'armata. In Austria, ogni compagnia ha due portaferiti muniti di una piccola lampada iLd olio di tipo comune, e le organizzazioni sanitarie di qualche importanza. si servono delle lampade a. gas acetilene del luogotenente generale Ziegel. I medici militari inglesi non danno molta importanza alla illuminazione del campo di battaglia ed il colonnello Firth sostiene, in seguito ad esperienze perso-. nali, che sarà un caso eccezionale quello di cercare nel campo di ba.ttaglia i feriti dopo il tramonto del sole. Perciò in detto esercito non vi è un mezzo regolare d' illumina.zione del campo di battaglia; soltanto negli ospedali e nelle compagnie di portaferiti vi sono lampade a gas acetilene, il di cui r isultato pratico ~ancora ignoto non av~ndo qllasi mai funzionato. · Nell'anno decorso Withaterm fece un tenta~ivo d'illuminazione colla luce elettrica fornita d!~- un motore ad olio trascinante un vagone contenente l'apparecchio. Apparve di facile trasporto e maneggio pel campo, ma si constatò che era troppo deficiente l'intensità luminosa. Da ciò il ritorno alla luce acetilenica. Ultimamente a Parigi, si ripresero le esperienze in questo senso servendosi di -due modelli del cartou checharge Bleriot (sono due comuni lampade acetileniche .a rifiettore, che però hanno il vantaggio di caricarsi a mezzo di cilindri già. pre· parati e pieni di carburo di calcio), colla lampada Brenot-Mareschal (simile ad

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RIVISTA D'I GIENE MILITARE

un termo cauterio Paquelin, che produce luce anziché calore), e coi fanali di automobile, arrivando ai seguenti risultati: 1° Cb e il primo tipo d i lRmpada acetilenica. Bleriot, pr oduce una luce vivissima, cl1e permette di scoprire facilmente i feriti nascosti, come s ul campo di battaglia; 2° che la secon da l11mpada Bleriot, pur essendo un ottimo generatore di luce, non è consigliabile, perché troppo grande, facile a guastarsi e difficile a ripararsi; 3° che la. lampada Brenot·Mnreschal e semplice, luminosa, non pe:;ante, ma richiede, per farla funzionare, l'uso, come il tel'mo cauterio del Paquelin, di un bulbo di gomma elastica, che afl'atica assai e non permette un lungo u so e per di più è molto facile a. guastarsi. Du. quanto sopra l'Autore conclude che a tutt'ogg i si deve ritenere che la lampada acetilenica di Bleriot costituisca i l migl ior mezzo d'illuminazione del campo di battag li a. T ! REr.t, I.

RIVISrrA D'IGIENE MILITARE CnARLE;; E . WoooRUt't'. - L 'igiene del moderni aooampamentl - ('l'lte military Surgeon, Jourunl of the association of Military Surgeons of the U n ited States . vol. XXI, n. 6, dicembre 1907, p. 1). L'autore descrive le importanti riforme ig ieniche che coll'adozione del campo modello del capita no Jobn Smith, sono gia state introdotte nell'esercito degli Stati Uniti, ed insist e s ulla necef:Sità di altre m:sure sanitarie a complemento delle prime. (Jueste riguardano in :::pecial modo la sorte de i rifiuti della vita, ed in questo campo si può asserire che la latrina inceneratrice del dott. J . Mc. Cali adottata nei campi semi permanenti ed in quelli perman enti, senza conduttura, risolve completamente l'importante problema delle latrine. Consta di una fornace sulla quale sta un'ampia padella e su questa una seggetta. Quando la padella è p iena di feci, si toglie la seggetta; alla padella s i applica un coperchio spec iale e si fa fuoco fino ad ottenere l'incenerimento completo delle feci. La combustione secondaria dei vapori e dei gas organici si pratica attrave rso ad un fuoco di carbone coke. Le ul'ino s i raccolgono in se rbatoi separati e di là. scorrono lentamente nella pa· della, O\e evaporano. Ogni battagl ione ha otto di questi apparecchi funzionanti sotto la direzione di un apposito personale sanitario. Pei campi di breve durata, il capitano Percy L Jones ha pensato a un impianto più semplice, basato sul principio dell'apparecchio del Mc Call. E un semplice fosso lungo quattro piedi, largo due e mezzo e profondo tre e m ezzo, pos to preferib ilmente in un pendio e con unn. estremità aperta in modo da lasciare uno spazio sufficiente per a ccendervi il fuoco. Le padelle di ferro riposano su due scalini tag liati a metà delle fian cate del fosso, e su ciascuna di esse sta una seggetta; il tutto e circondato da frasche. Quando la padella è piena, si t olgono le sogget te di leg no e si accende il fuoco. Le urine si eliminano colla evaporazione. Se l'impianto de>e durare a lungo, è bene rivestire il fosso con ma~ t oni di terra re frattaria. Nello stesso modo si bruciano tutti i rifiuti della cucina. Puro ottimo s i è addimostrato un forno crematorio già usato dagli inglesi nella g t.crra boera, tanto c he ora viene dat o in dotazione nd ogni brigata. È pro· fondo 5 p ied i, con 16 di diametro e con un con o centrale alto 6 e di cir ca 4 di diametro. È foderato di mattoni. o ~ass i e può essere costrutto in 8 ore da. 12 uomini. Il f uoco si accende nel teno o n ella metà inferiore, u sando legna disposta.


HIVISTA D'IGIE:\E :MILI'fARE

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a graticola: quando il forno 6 ben caldo vi s i butta dentro tutto quello che si vuoi bruciare. In un pomeriggio si potè incenerire una carcassa di cavallo. I forni di Gretna e di J. Conly, provati nello scorso anno, non diedero risultato soddisfacente. Coi detti apparecchi vengono c remati tutti i rifiuti d ella vita a l campo : il letame dei cavalli, se non vien ,Jato ai fittavoli, lo si a.bbrucia dopo averlo imbevuto di petrolio. Le acque di lavaggio de i soldat i, dei bagni e dolle cucine, med iante appos ite condutture vengono trasportate a distan za. Pericolosis><ime sono le mo.<che, assa i numerose ne i campi americani, causa l'abbondanza di feci seminate sui terreni circostanti. Da ciò la necessità di difendere le cucine e le tenete da pranzo con carte, o polveri moscbic id<l. Assai Importante è la protezione contro le zanzare. S i costrinsero i soldati ad usare le reti z.anzariere sotto pena di gravi punizioni, ed il Pant>d, coadiuvato

dalla squlldrn sanitaria del capitano J ones, per un miglio circa attorno al campo, fece raccogliere le immondezze, colmare le pozzanghere, stendere s ulle acque degli stagni uno strato di petrolio e fare un'ost.inata caccia alle larve de lle zanzare, attenendos i la quasi completa scompnr•R delle zanzare, poicht, in apprel'so si vidoro soltanto c u\ex, qualche anofeles, mai stregomie. Problema d i non minore importanza per tutti i paes i è quello delle acque di alimentazione È, prescritto prima l'anRlizzarle. Si distribuiscono le potabili e solo in casi eccezionali anche le non potabili, però previa e puraz ione col calore, o nelle caldaie da campo, o meglio col bollitore del capitano Jones (consiste in una caldaia chiusa con un coperchio a ScA.tola c he può essere scaldata a fuoco libero e tras portata sui carri che seguono le truppe in marcia). Altra riforma da farsi riguarda le tende ospedali attualmente disadat~e agli aUl· malati. La parola os pedale d eve essere abbRndonata e !<ostitni ta con quelle di dis pensari di bri gata, di reggimento e di squadrone o di batteria. perchò soltnuto un t rattamento temporaneo deve essere permesso al campo. Il d ipartimento medico

deve iuve~e impiantare ìn og ni campo un ''ero e proprio ospedale che sarà mobile e temporaneo lungo le linee di comunicazione, fisso alla linea di base e fornito di mezzi di trasporto immediato pei malati I d ispensari di brigata corrisponderebbero agli ospedali da campo; sono 20 forniti ciascuno di 10 ambulanze, o vagoni di scorta, apparati medici, brande, muli da tiro, cavalni da sella e personale surliciente e questi in casi eccezionali possono anche funzionare come veri e propri ospedali. Quivi i malati e feriti Vflngono soccorsi e quindi immediatamente en1cuati nel primo vero· ospedale posto sulle linee di comunicazione, avendo estremo bisogno della sua massima. mobilità. DR questo lato i nostri regolamenti sono assai difettosi, poiche tendono a convertire gli ospedali da campo in fissi e cosi il nostro ospedRle da campo colle s ue a.mbuhmze ed ospedali sezionn.li diventa troppo pesante. Le tende p-er i "dispenSali di brigata » sono ventilate dR i cosi detti comignoli bleu; varietà tropica le ideata dal maggiore !IIunson e Knight e dal capitano Gilchri.st (i due lati in declivio del t.e tto sono formati di tela. bleu in modo da formare un piccolo attico, il quale nel piano e nella voltn ha tanti fori per la. ventila· zione) Le prove furono soddis facentiss i•ue, sia per In. ventilazio ne nell'interno oielle tende tl sia per il riparo contro la troppa illuminazione. Però i ricoveri di q ual unque s pecie fatti in tela sono ammis.sibili solo nei campi mobili, ma in quelli di qualche fiss ità è necessario che gli uomini siano alloggiati da una parte ed i ca-


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RIVISTA D'IG I ENE MILITARI!:

valli da un'altra, per evitare i danni derivanti dalla saturazione del terreno colle orine e colle feci di que3ti ultimi. Nell'avvenire l'A. pensa. di mettere i cavalli al coperto e le tende dai soldati nelle strade, come già fece il 12• cavalleria. Lo stesso reggimento ha già disposto per le lavanderie e lavatoi per uomini, onde prevenire l'inzuppamento del suolo con acque saponose, mediante truogoli lineari di zinco e piccole cisterne per compagnia. Occorrono per ultimo locali per bagni, come venne luminosamente dimostrato nella guerra spagnola. Altra importante modifica7.ione l'iguarda l'adozione dei forni da campo del Mid-deleby dati ad ogni briga ta.. E>~i constano es.,enzialmente di una. grossa scatola di ferro foderata. di mattoni refrattari. Diversi di questi formano una divisione di panetteria e l'A. attribuisce l'assenza di disturbi digestivi nei soldati Nord A me· ricani, all'ottimo pane fornito con questo mezzo dal capitano commissario Kilian. Impianti Ji questi campi ideali hanno già ripetutamente dato risultati veramente insperati: però a rende rli più sicuri occorre, oltre a l regolare conveniente· mente le istruzioni e le ore di passeggio, impedire che i soldati vadano a cibarsi nei res taunnts improvvisati che più di una volta provocarono gravi epidemie da cibi guasti ecc., che i medici borghesi siano obbligati alla denuncia di tutti i casi di mnlattie infettive loro ocr.ors i e a prendere le necessal'ie misure preventive, e non a tenerli celati, come spesso bo. constatato sia per noncuranza, che per imperizia {39 residenti n Filadelfia ritornarono alle loro case col tifo ed i l 50 p. 100 dei casi mnnit'estatisi a Chicago vennero cos ì importati). · Però, perchè i risultati s iano ottimi, occorre che l'ufficiale medico. anziche essere alle dipenden7.e di combattenti, abbia assoluta indipendenza di nzione e che il suo giudizio in materia di igiene militare debba per legge venire accettato ed applicato, punendone severamente i tra~gressori. Solo in casi di comprovata necessità tattica dovrebbe essere permesso al comando generale i l diritto di impiantare un accampamonto in luogo non consigliato dal medico, assumendo egli la responsabilità di qunlunque evenienza. · TtRELLI. \V. S. HAnruso~.- L& febbre tlfolde Jn guerra. - (Joumal of the Royal Army ltledical Corps, dicembre 1907, n. 6, vol. IX, p. 1).

Dalle statistiche del comando del Bengala sui risultati della profilassi delle malattie idriche al campo, ris ulterebbe che mentre la morbosit1i. per colera da11'5.86 -p. 1000 nella decnde 1860 -1869, sarebbe scesa a11'1.26 p. 1000 nella decade 1890-1899, quella per tifo dal 2.88 per 1000, sarebbe salita nl 7.86 per 1000 negli stessi due periodi. Ques to fatto dimostra. secondo l'A., che le misure profilatt,iche al campo, re· lalive a lle a cque, latrine, alloggiamenti e vitto, se banno dimostrato una vera efficacia contro Il colera, si sono pcl contrnrio dimostrate inutili contro il tifo: ciò si spiegt\ colla resistenza grandiss ima d el b. di Eberth agli agenti esterni, il che fa pensare, come non solo alla via. idrica ed al contatto personale si debba attribuire, come pel colera, un gnmde valore, ma bens ì come non s i debbano dimenticare altre vie di tras missione, quali p. es. polvere, fango, mosche ecc., tanto più che non è poss ibile riconoscere e quindi e liminare tutti coloro che possono essere causa di trasmiss ione della. infezione, quali i casi di tifo ambulatorio (causa dello scoppio di epidemia nellfl guerra del Sud-Africa nel 188-i-85), d ' itterizia da. bacillo di Eberth (Blumenthal-Etienne), di presenza del bac illo tifoso nelle feci e nelle urine d'in· -dividui che hanno sofferto ln malattin parecchi mesi ed anni addietro (25 p. 100


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di convalescenti, secondo Goulstonian) ed anche di quelli che non ne furono mai colpiti (commissione tedesca) ecc. Ciò premesso, egli ritiene sia necessario raccogliere tutti i sospetti in un campo speciale, ove possono essere esaminati ed ove · possono contin.uare a vivere, con certi riguardi, la vita militare e procedere per tutti indistintamente alla vaccinazione preventiva, che, seeondo l'A., si deve considerare la sola misura profilattica di vero Vhlore, come lo dimostrano i risultat~ ottenuti negli ultimi sei mesi dell'anno decorso nell'esercito inglese nelle Indie, dai quali appare che su 2207 inoculati si verificarono 15 casi di malattia (.68 p. 1000) con tre morti (1.36 p. 1000), mentre su 8113 non inoculati si ebbero 173 casi (21.3::?. p. 1000) e -!2 morti (o.lR p. 1000). TmEJ.Ll.

AnaUal ohlmloa dell'acqua lo oampagna. Prog etto 41 ooatttuzlone d'una caasetta apeolala dl anallll per le prime formazioni sanitarie. - (Archit.es ck .1\fidecine et de Pllm·macie-

M. RoPP, farmac. capo di 1• classe. -

Militatres, n. 2, febbraio 1908). L'A. rilevando la necessitù, già riconosciuta da parecchie nazioni, di controllare la. bonti~ di un'acqua destinata all'alimentazione delle truppe in campagna mediante rapida analisi chimico. nelle prime formazioni sanitarie, deplora che in Francia nulla finora siasi fatto (tranne che per le truppe in Algeria) per soddi· sfare a tale necessità. I ncaricato dall'ispettore sanital"io Strauss di concretare un progetto all'uopo, egli brevemente espone i criteri segui ti nella scelta dei metodi e del materiale, ridotto al minimo possibile, per l'esigenza dell n. rapidità e del facile trasporto. Dà secondaria importanza alla determinazionè d~lla durezza di un'acqua in campagna, perché bisognerà spesso utilizzare l'acqua stessa come si trova, scarsa o carica di sali calcarei o silicei, n on avendo mezzi e tempo per correggerla: nondimeno la con oscenza della dm·ezza totale e della permanente, potrà talvolta giovare per l'opportuna indicazione di mezzi valevoli a rendere l'acqua più gradita. al palato, più digeribile e più atta ai varì usi domestici. Ma più che il valore alimentaJ·e occorre precisare il valore igienico dell'acqua, ricercando in essa gli elementi nocivi, attestanti un inquinamento da materie organiche di origineanima le. Non sempre è possibile praticare a tempo debito l'esame batteriologico, e d'altra partti, secondo le comunicazioni di Loefler e Grimbert al congresso di Bruxelles del 1903, la pt·esenza del coli- bacillo in un'acqua avrebbe valore, iuquantochè l'analisi chimica rivela contemporanP.amente .un tasso elevato di ammoniaca libera.. e combinata o di acido nitroso, con eccesso di cloruri. La presenza di nitrati, indicando un inquinamento più o meno remoto, uon dovrà far sottrarre l'acqua all'immediato uso alimentare. La determinazione delle mater ie organiche col metodo del permanganato potassico in soluzione acida o alcalina è operazione assai delicata. e di risnltato non sempre esatto: occorrerà inoltre ricercare l'ammoniaca e i cloruri per stabilire la natura vegetale o animale delle medesime. L'A. p r eferisce quindi la determinazione dell'ammoniaca libera e combinata. secondo il processo di \Vanklyn e Cbapmann abbastl\nza preciso, e ritiene con essa sufficienti allo scopo qnella dei cloruri e la. ricerca dell'acido nitroso. Queste operazioni e la determinazione della durezza. totale e permanente richiederebbero in complesso meno di un'or a.


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RIVISTA D'JGIENE ~llLITARll:

Partigiano dell'opinione di M. Bonjau che i metodi d'analisi dell'acqua basati sull'uso di rea t li vi in com presse o sul cambiamento di colore dei medesimi dà ono risultati inesatti e conclusioni azz~trdate, il 1\.opp sostiene doversi in campagna seguire gli stessi procedimenti analitici da laboratorio, con qualche modificazione imposta dalla riduz ione del materiale e dalla rapiditit delle ricerche. Le soluzioni titolate non si possono rulli ottenere esatte, adoperando sul posto le compresse o dosi già pesate, e d'ail;ro can to non è possibile trasportare una fJ IIantità. sufficien te di esse soluzioni in antecedenza. prepamte. Per ovviare a tale inconveniente l'A. propone l'uso di fial~tte in ,·etro saldate alla lampada, ripiene delle varie soluzioni titolate conceutrate in quantitit superiore a quella che occorrerebbe per una data ricerca. Al momento opportunv, aperta la fialetta, se ne versa il contenuto in un bicchiere, e con una pipetta graduuta si aspira la rpHtntitit di liquido voluta per fare una determinata soluzione in una boccetta graduata : co~ i non si verifica alcuna perdit.'l e le soluzioni riescono esattis~ime. Le compresse sono consigliabili quando trattisi di ottenere ri~tdtati approssimati\'i e per i renttivi solidi. Saril necessaria una piccola provvista di acq ua stillata per le soluzioni, e in caso di bisogno si potrà preparare subito per mezzo del piccolo apparecchio distillatore indispensabile per il dosamente dell'ammouiaca. Determinazione <lell' ammoniaca col JHoce~so JVanl•lun e Chapma1m. - Nel matraccio dell'apparecchio distillatore, capace di 250 c•, si mettono 100 c 3 di acqua con nua coro pressa d!. gr. 0.60 di carbonato sodico puro e si agita dolcemente con fil di platino a spirale per evitare scosse. I primi 20 c' di liquido distillato con· teiTanno l'NH• libera e quella proveniente dai Sfdi ammoniacali. Si continua la distillazione, previa aggiunzione all'acqua del ma traccio di 2 compresse da un grammo di EOH e l da gr, 0.10 di pt>rmanganato potassico. raccogliendo in u n secondo tubo altri 20 c• di li•1uido e in un terzo tubo altri 10 c'; questi ~O c• conterranno tutta l'NH3 proveniente dallrL d istruzione degli albuminoidi. La determinnzione nei tre tubi (graduati solo a 20 c 3 e 10 c 3, e stretti e alti per potere apprezzare con chiarezza la colora:done) si farà per comparazione con la soluz;ione di cloridrato di ammoniaca, impiegando soltanto 1, i c 5 di reattivo Nessler per tubo. L'acqua stillata esente d'ammoniaca si preparerà ridistillandone una piccola q uan· tit:\ con una compressa di soda e una di permanganato, e di essa si butta. via il primo e ultimo ter7.o.

Clorttri.- Si doseranno Yolumet-ricamonte con soluzione di AgN03 a 4.79 p.. 100 (l c• =gr. 0001 di cloro). trattando 60 o 100 c• di acqua in cui si è già disciolta, com~ indicatore. uua compressa contenente gr. 0,005 di cromato neutro di potassio.

Nitriti. - Si ricercheranno col metodo Tiomann e Preusse, avvertendo di pro· parare al momento d ell'uso la soluzione di metafenilendiammina (compressa da gr 0.01 in 20 c" di acqua stillFLta) e trattando 60 c• dell'ncqua in esame con •,. c' di dettlt. soluzione e ' t c• d i H• SO' diluito ( l : 3). P or il 5aggio idrotimetrico, non essendo facile in campagna riportare all'esatto titolo la soluzione saponosa facilmente n ltetabile . cooYerri~ sempre provaroe il titolo prima doli' uso e tenCiro poi conto della difl'erenza riscontrata nelle succcs· sive operazioni. Infine il K opp fn l'elenco dei realtivi necessari nella quantità approssimati;a per un centinaio d'analisi, e degli oggetti di clinica indispensl\bili: !300 c' di reattiYo Nessler, in 5 boccette. 200 compresse da g 1·. O,lO di permanganato potassico.


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HlVISTA D'IGIENE MILITARI':

300 pastiglie da g1·. l di potassa caus~ica. 100 compresse da gr. 0.50 di carbonato sodico. 10 fialette contenenti 3 c3 di soluzione di cloridrato d'ammoniaca (3.15 p. lOOU), di cui si misurerit l c3 per ottenere 100 c 3 di soluzione conispondente a '1,011 di mmgr. di NH3 per litro. 100 gr. di H 2S0' diluito (l: 3j. 25 compresse da gr 0.10 di metafenilandiammina. 100 compresse di lattosio e cromato neutro di. potassio (con gr. 0.005 di sale, ~iascuna).

20 ampolle, contenenti ciascuna circa 12 c~ di soluzione di AgN0 3 (gr. 47.88 p . 1000), di cui si misureranno 10 c" pet· ottenere 100 c3 di soluzione, eorrispondente a gt·. o.<xn di cloro per l c 1• l litro di soluzione saponosa in 4 boccétte. 10 fiale con 2 c", ciascuna, di soluzione baritica (gr. 59' p. 1000) per preparare il l iquido di prova, diluendone l ca in 100 di acqua stillata. l litro d'acqua stillata. l apparecchio distillatore con la1npada, tubo di stagno e matrnccio di ricambio, 12 tubi graduati a 20 e 10 c3 ; l suppol"to per sei tubi; 4 pipette graduate (una da lO c3, una da 6 e due da l c"): l pipetta da 50 ca graduata in due tratti; 2 burette di Gay Lussac da 25 c;;; l buretta idrotimetrica; l boccetta idrotimetrica; l provetta con piede, graduata e bocca a smeriglio da 100 c•; l provetta con piede, beccuccio e graduata a centimetri cubi 60 da c 3 ; l boccetta smerigliato. o gra· duata da 100 c 3 ; l termometro da -o a 200 gradi ; 2 bicchieri da p1·ecipitato; 4 tubi d'ns;;aggio; l cerchietto di paglia; l matraccio di vetro con relativa pinza in legno; l imbuto di vetro; 4 bacchette di vetro, di cui l affilata; l lampada ad alcool con supporto e tela metallica; l fil di platino a spirale; 2 pacchetti di carta da filtro, da 100 fogli l'uno; alcool da bruciare. L'alcool per le lampade potrebbe in gran parte esser provvisto dalla formazione sanitari•~ cui viene assegnata la cassetta, e forse converrebbe sostituire ad esse un fornellino a petrolio, potendosi questo combustibile trovare più facilmente ovunque. Al materiale bisognerà aggiungere alcune boccette vuote per le soluzioni da farsi sul posto. Ogni cassetta poi sarebbe munita di dettagliata istruzione per l'uso e per l'interpretazione dei risultati ottenuti. G. M ASSARJ.

+

Y. HA VAno. - L'tde&le del aarvlzlo aa.nttarlo l n oampagna.- (The Military Surgeon, novembre 1007, Vol., XXI, n. 5).

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L'A. ritiene che il medico milita.re, più che un bravo medico chirurgo, debba essere un eccellente igienista. A prova di ciò riporta i risultati della guerra l"US~o­ giapponese, dai quali appare un aumento in genere. nt. L rapporto t.·a combattenti e morti o feriti (20 p. 100) ed una. relativa diminuzione nella operosità chirurgica specialmente di prima linea. Infatti distinguendo i traumatismi secondo che vennero prodotti da proiettili d'artiglieria o da armi da fuoco portattli, ne appare in paragone colle guerre passate, &el primo gruppo un notevole aumento della percentuale tra morti e feriti (da l a 3,22 pei Russi e da l a 2,25 pei Giapponesi) e dei feriti i n genere (lO a 20 p. 100 anzichè da l a lO p. 100) ma questi, che rappresentano i casi piti gravi, poterono essere trasportati a grandi distanze con un semplice apparecchio primario: e nel secondo gruppo, unaumenropure grandissimo, ma anche una enorme proporzione di piccole ferite, tanto che due terzi dei feriti


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RIVISTA D'rGIE!\E MILITARE

poterono da soli recarsi alla retroguardia pei soccorsi del caso ed un terzo ritornò dopo un mese a combattere. Da ciò l'utilità del pacchetto di medicazione. Qui l'A. ricorda quello in uso nell'esercito degli Stati Uniti, che ritiene assai pratico e antisetticamente sicuro, essendo racchiuso in una scatola metallica a chiusura ermetica e contenuta in una borsa di canavaccio fissata a lla cartucciera. L'assenza poi di epidemie castrensi, che, fino ad un certo punto, se si può attribuire alla minore ricettività dei belligeranti, sta però in massima parte a dimostrare il meraviglioso lavorio degli igienisti. Le epidemie castrensi rappresentano il più ternibile nemico degli eserciti ed il prevenirle, lo scopo precipuo del medico militare. Non è durante le marcie o nei crtmpi mobili, ma piuttosto in quelli permanenti o semi permanenti che comincia il pericolo massimo pel tifo: a Santiago di Cuba nel 1908, e tra gli Inglesi a :Bloemfontein dopo la resa dei Boeri, le epidemie si iniziarono, quando le truppe, ammassate e in ozio, cominciarono a dedicarsi agli accessi del bere e del mangiat·e, mentre pel contrario, durante la. campagna pt·ecedente, col lavoro duro e col bnono e moderato >itto. non si erano manifestate. Altro fattore è l'agglomeramento, ed è appunto alla grande sottigliezza della linea dei combattenti ed al loro suddividersi in tanti piccoli campi di reggimenti, o anche di battaglioni, che si deve attribuire l'assenza di epidemia nei Russi e nei Giapponesi nella loro recente guerra. Evitate le cause predisponenti, si ri-volga l'attenzione alle vie di trasmissione. Le acque vengono volta per volta chimicamente esaminate, usando la cassetta reagentario in carico ad ogni ospedn.le da campo e negli ospedali di base; essendo essi forniti di un gabinetto batteriologico, se le circostanze lo permetteranno, ver· ranno sottoposte anche a quest'ultimo esame. Per la loro epurazione si ricorre alla filtrazione, soltanto in casi eccezionali, data la sua poca sicurezza e si preferisce l'ozonizzazione, o m eglio ancora il calore coll'apparato costrutto da Forbes e Co. Circa l'al tra via di trasmis:>ione (acque luride-feci-urine-rifiuti di cucina ecc.), si provvede sostituendo, fin dove è possibile, e cioè nei campi di qualche fissità, n.lle fosse uso latrine ed ai troughs sanitari (casse con calce che poi vengono seppellite) i forni crematori e 1' inceneratore di Mc. Cali, i di cui risultati si addìmostrano <tempre più soddisfacenti. Occorre insegnare al soldato l'igiene personale, e cioè la pulizia dei vestiti, del corpo e delle m11.ni : fornirlo di carta pe1· toilette di sapone e acque antisettiche, onde pulirs i le mani dopo defecato, o, in mancanza di questi, di spazzola e sabbia, come fece la Germania nella sna grande campagnn. del Sud-Africa. Scoppiato qualche caso di tifo, oltre l'isolamento e le disinfezioni, si ricorrerà. con ottimo risultato alle vaccinazioni antitifiche, già praticate favorevolmente in questi ultimi tempi negli eserciti inglese, francese e tedesco. Contro la malaria, grande vantaggio ne è derivato dall'uso di reti zanzariere, cbe oggi fanno parte del corredo del soldato. Si cerca di p1·evenire le malattie veneree colla registrazione, coll'esame sistematico di tutte le prostitute, nonchè coll'esame sistematico di tutti i soldati ed il i oro isolamento in quartieri od ospeda li. se ammalati. È indispensabile che l'esecuzione di tutto questo piano sanitario sia affida t<> interamente al dipartimento medico, togliendo al dipartimento del quartier mastro anche l'incarico che tuttora gli riman~ di fornire il materiale e gli uomini di servi1-io.


R I VISTA D'IGIE::-i"E GENERALE E DATTERI OLOGIA

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Un problema tanto complesso, come quello della salute del soldato, per essere risolto ha bisogno di molti apostoli: da ciò la necessità di scuole, non solo per i m edici (scuola medico-militare), ma anche per i combattenti (ufficiali e soldati), n elle quali, questi ultimi indistintamente possano apprendere le regole igieniche, per imparare a rigorosamente osservarle e per inculcarle ai più ignoranti, o ai più riottosi. Pe r far ciò, è indispensabile disporre di un personale numeroso e ben istruito, ed il pun to nero della organizzazione sanitaria degli Stati Uniti risiederebbe appunto, a parere dell'A., nell'assoluta deficienza di numero dì ufficiali medici etl'ettivi e nella troppa fidanza che s i fa, in caso di guerra, dei m edici volontari, i quali, potranno essere anche ottimi medici pratici, o chirurghi, ma non saranno nemmeno passabili igienisti militari. Inoltre si aggiunga da parte di quest i ufficiali medici volontari, l'indifferenza verso i regolamenti e la rilasciatezza della disciplina, e si arriverà. indubbiamente alla conclusione, che è necessario disporre di una completa e sufficiente organizzazione sanitaria, con materiale adeguato e personale numeroso e ben addestrato non solo nella cura medica e chirurgica, ma pìu specialmente nella. profilassi de lle malattie infettive e che sia. convinto che questa profilassi sia solo possibile colla educazione sanitaria di tutti gli ufficiali e soldati. TmELLI.

RIVISTA D'IGIENE GEN[RAU EBATTERWWGIA La profi.lual apeol8oa e la oura della dissenteria batterica.- (Jou?'ltal o(the Royal A1·my Medical Co1-ps, n. 6, dicembre 1907, vol. I X,

GEORGE DEANE. -

p. 672).

L'A. riporta i risultati ottenuti colla vaccinazione e colla sieroterapia contro la. dissenteria bacillare, tipo Shìga Kruse. Primi tentativi di vaccinazione furono fatti dal Shiga, iniettando sottocute una sospens ione in agar di bacilli tenuti per 20 minuti a 60°, ma l'A. stesso ne dovette sconsigliare l'uso, causa la troppa violenta reazione locale e generale. Ritentò un nuovo vaccino iniettando nell'uomo prima. mezza dose di cultura in agar unita con eme. 0.6 di un immunisiero d'alto valore e poi, dopo tre o quattro giorni, doppia dose di cultura, senza s iero ln questo modo la reazione locale e generale fu molto scemata e ottenne una. immunità. che durava 1!0 a. 30 giorni. Vennero fatte 10.000 vaccinazioni, pare con risultati soddisfacenti, ma sfortunatamente di quest-e, non essendo stata fatta una statis tica si cura. non se ne può tener conto. Ottima. prova hanno dato, sia il s iero del Shiga. (preparato coll'iniettare nel cavallo culture giovani: avrebbe uno SJliccato potere antibatterico), che quello di Todd, Doer r e Kraus (iniettano nel cavallo una tossina solubile estratta da vecchie culture: tale siero sarebbe dotato di un alto potere antitossico tal che l p. 1000 di eme. di siero protegge completamente un coniglio contro 20 dos{ letali). Iniet15 -

Giornale rli mtrlicfna m il i lare.


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CONGRESSI

tando agli a mmala ti 20-40-0-60 eme. di detti sieri, secondo la gravità dei casi, Shiga, Kruse, Rosenthal, Korentchewsky, Barikin, Vaillard e Dopter videro la mortalità, che coi sussidi terapeutic i ordinari era circa del22 p. 100, scendere a l 4-5 p.100, ed anche a meno. L' importanza di una s imile scopertA. ~ indiscutibile, massime per noi militari che conosciamo quanto si debba temet·e tale malattia e a prova di ciò basta r icordare che nella guerra d i secessione degli StRti Uniti d'America, morirono per dis· senteria 37,794 soldati (37 p. 1001; tra i prigiooieri ad Anders9nville la mortalità fu del 68.7 p. 100; e nella ultima guerra franco-prussiana si constatarono 38.662 casi (J9 p. 100), con 21380 morti (6.20 p. 100). T!RELI.I

CONGRESSI Relazione •ul XIV congre••o internazionale d'igiene e demogr&1l& (Berlino, 23-29 settembre 1907), per il generale medico dott. C L AUDIO S FORZA. ln questa mia relazione riassumerò brevemente i lavori più importanti, aventi a t tinenza con la medicina militare e col ser vizio sanitario militare.

I. - Sulla pron lsta d'acqua 11er nn esercito in campagna. Prof. BISCUOFF.- L'acqua deve essere priva di ge rmi infettivi, di buon gusto, abbondante. Ciò può ottenersi da acque del sottosuolo. Se invece è necessario fare uso di acque superficiali, ques te devono essere depurate con la bollitura. 1\feno sicuri sono i filtri ed i mezzi chimici di disinfezione. Nè grande assegnamento può fa rsi attualmente sul la steril!zzazione con l'ozono. Dott. J. RoUGE'J'. ..-. Se le acque che si usano in campagna sono sospette, bi· sogna depurarle e, secondo le circostanze, ricorre re ora ai mezzi meccanici (filtra· zione su candele di porcellana, att raverso s Rbbia, ecc.), talora ai 63ici (sterilizza· <~:ione col calore o con l'ozono), altre volte ai chimici (bromo, iodo, composti del cloro, come ipoclorito di calcio, perossido di cloro, permanganato di potassio, di calce, ecc.).

Il. -

Esperienze d' lmmnuizzazione r ontro la febbre t ifolde fatte nell'esercito gct·manfco.

Finora sono stati immunizzati contro la febbre tifoide, secondo il metodo di Kolle e Pfeitfer, alcuni militari destinati al sud-ovest dell'Africa, col loro consenso. I risultati ottenuti sembrano incoragg ianti e forse, in date circostanze, l' immunizzazione potrà essere largamente generalizzata, se s i riusciri~ ad eliminare alcuni inconvenienti, che essa attualmente presenta.


COXGRESSI

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ID. - Giudizio r el ativo all'Idoneità degli utllclall e del soldati al servizio nei (mesi t ropicali. Dott. G. R!!:INAUD.- L 'esame scrupoloso, ripetuto, sarà all'occorrenza congiunto alle misurazioni e agli esami clinici. Nei casi dubbi si riconedl a r icerche microscopiche del sangue, delle escrezioni delle feci, alla siero- diagnosi e alla radioscopia. I periti medici saranno, se necessario. assistiti da specialisti.

IV. - Allontanamento dei materiali dl rlfluto nei campi militari e In cam1)agna. SFORZA.- Base dell'igiene dei campi militari permanenti è l'allontanamento <lei materiali di rifiuto di ogni specie ed il loro possibile incineramento. D r E lJDONNf:. - - Anch'egli ritiene necessario di allontanare dai campi militari permanenti e al più presto possibile, i materiali di rifiuto. Se abbondano le acque, egli propone di praticare nel campo una canalizzazione ~ompleta, a. sistema unico o separato, se poi le acque faranno difetto, l'A. pro-

pone la disinfezione delle acque di fogna mediante la filtrazione biologica o con la fi ltrazione interrotta nel suolo con bacini filtranti. Se non saranno possibtli impianti completi di depurazion.e si potrà ricorrere alle fosse mobili bene costrutto e vuotate pneumaticamente o semplicemente alla mescolanza dei materiali di rifiuto con la torba. V . - Delle malattie In ntassa nell'esercit o cagionate dalla nntrlzlone. PFUllL. - L'infezione in massa, ad esempio, di febbre tifoide, può aver luogo <quando le cucine dei reggimenti o le cantine forniscono alimenti contene nti germi patogeni. . I germ i tifoidei possono e~servi traspol'tati col latte e coi legumi; oppure da persone in buona. salute, da mosche, dall'acqua, o da persone legge rmente malate {).i tifo addette alle cucine o alle cantine. È necessario di premunil·si, pe_r quanto e possibile, contro la tras missione della febbre tifoide nelle cucine e nelle cantine militari J. Hr.AD!K. - Ritiene assai diffi r.ile la scoperta della vera causa di una malattia, che colpisce masse intiere di militari. Sarebbe necessario che nelle relazioni sanitarie statistiche fosse introdotto un .capitolo s peciale sotto la rubrica : ~Malattie in mRssa prodotte negli eserciti dall'alimentazione ~. percha tali notizie potrebbero riuscire assai proficue.

VI.- Affezioni di t uber colosi polmonar e ht rapporto a l dlstnr hl delle runzlonl Ilei cnoro, S11eclalmente nel ~oldatl.

Dott. K. FRANZ. - Nelle affezioni tubercolose dei polmoni o;i pos,sono osservare sintomi d'insufficienza del cuore od alterazioni della sua frequenza e talora del ritmo delle contrazioni cardiache. Nelle forme iniziali è l' ipoplasia, che sotto l'influenza delle fatiche militari spiega la sua azione principalmente s ull'aorta. La tt1bercolosi polmon are è spesso congiunta alla dilatazione della metà. destra <l.el cuore. La tachicardia è assai frequente nelle aff'ezioni tubercolose polmonari e d i. pende specialmente da processi riflessi, da prodotti tossici della tubercolosi, dalla


22H

CO:'\GRESS!

distruzione del tessuto polmonare, da concre7.ione delle pleure e del pericardio, da compressione del nervo vago, da glandole linfatiche ipertrofìche, da a ffezioni infiammatorie o specifiche di questo nervo, infine da infezioni mis te. Rara è la b radicardia e dipendo da aftèzioui anl\loghe. L a prognosi è gene· ralmente aggravl\ta da un'accelerazione continua dell'attività del cuore. Essa di· viene piLt seria in casi d i bradicardia perseverante. L a diminuzione della pressione del sangue è pet· lo più, nei casi avanzati di tisi, un segno fu nesto, mentre che i casi, che tendono a guarigione, presentano una pressione del sangue relativamente grande.

VII.- La malattia del so~tno.- Sulla diagnosi della trlpanosomlasl umana. Dott. A. LAvERAN (l'aris). - La diagnosi della tripanosomiasi umana presenta un grande interesse, non solamente per i medici esercenti nelle regioni dell'A· frica iotertropicale, ove questa malattia è endemica, ma aucho pei medici europei. La malattia del sonno, che non è che una forma terminale del1a tripanoso· mil\si umana, non domi nn. solamente, come si credeva un tE>mpo, negl' indiYidui della razza nera; que~ta grave endemia non ris parmia gli europei . . I mezzi di diffusione devono necessariamente continuare a svilupparsi ed è da temere che i nostri medi<' i ettropei ahbiano occasioni sempre più frequenti di os· servare la tripanosomiasi. È dunque indispensabile che imparino o. fare la dia· gnosi di questa malattia. La provenienza dei malati fornisce un'indicazione esatta. l. Sintomi principali. - Nel primo periodo della malattia i si ntomi p!U oostanti sono: g l i accessi febbrili, gli esantemi, la. tachicardia, l'astenia, l' ipersplenia e la poliadenite linfatica. Il secondo periodo è carattori7.Zato dal dimagramento, dai progressi di astenia, dai sintomi nct·vo<;i (sonnolenzn in particolare) e, alla fase terminale, da una febbre etica, dalla letargia, dal coma e dalla morte. Per confermare la diagnosi è sempr e necessario riscontrare la presenza. dei tri· panosomi. 2. Rice1·ca dei tripanosomi. . a) Esame del sangue. direttamente o dopo cernrifuga?.ione. Autoagglutinazione delle emazie, suo valore sotto il punto di vista diagnostico. b) Esame della linfa presa nei gangli ipertrofìci ; importanza di quest' indagine, che si raccoma.nJa. inoltre per la sua semplicità. c) Esarne. del liqnido cereb,·o-spinale. - Quest'esame s'impone soprattutto nel secon do periodo della malattia. . d ) Animali da esperimento.- Le cavie, le scimmie (eccettuate le cinocefale) e i cani devono essere scelti come animali da esperimento di preferenza ad altre specie che s' i nfettano più difficilmente col tripauosomo. gtunbiense, o n elle qual ~ questo tripl\nosoma si moltiplica poco nel sangue.

VIII. - Lotta contro la malaria. RosAL D Ross (Liverpool). Riferisce sulla lotta antimalarica nelle vari& colonie inglesi e ritiene ne.::.essario che sieno pubblicati rapporti regolari e particolareggiati sull'esistenza della malar ia e sui mezzi di combatterla e sulla neces· sit/\ di nominare una commissione speciAle per invigilare questo lavoro.


COXORI!:SSI

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GALI,I- VALEUIO (Losanna).- Ritiene che la lotta antimalarica non possa essere fatta con successo pex· una sola via, ma che debba comprendere: 1° la distruzione dei protozoi bpecifìci nei ma larici; 2<> l"immunizza.zione dei sani contro i protozoi; 3° la difesa dei malati e dei sani contro la puntura di anofeli; 4° la lotta contro le anofeli; 0° la lotta contro le cause che favoriscono la diffusione della malaria. CELLI (Roma). - Riferisce sulla malaria in Italia e nelle contrade limitrofe e in base alla sua esperillnzA. di mol ti anni conchiude che il miglior rimedio contro la malaria è il chinino, che potrebbe net miglior modo essere fornito a mit~ prezzo dallo Stato sotto forma di tavolette facilmente assorbibili o di pasticche di cioccolato. Mediante la profilassi col chinino e con la contemporanea osservanza di tutti gli altri validi mezzi economici e sociali. può l'uomo mantenersi sano anche nelle contrade eminentemente malariche. SA VAS (Atene). - Ritiene che duo me;r.zi sieno necessa~·i per ottenere la scomparsa o almeno la diminuzione della malaria in Grecia: la diffusione delle conos cenze relative all'etiologia, alla difl'usione, alla profilassi e alla cura delle affe:doni malariche. L'obbligo legale di prosciugare le pi~cole raccolte di acqua, che si trovano nell' in temo di localita o in loro vicinanza. L'introduzione della vendita del chinino di Stato per somministrarlo puro e a mite prezzo. La seconda. categoria comprende il prosciugamento di paludi molto grandi, la sistemar. ione dei l etti dei fiumi per evitare le inondazioni, il rimboschimento delle foreste. RouoE. - È di accordo coi precedenti oratori sulla lotta antimalarica e ritiene che tale lotta non abbia dato sinora buoni risultati nei tropici, perchè i medici tropicali sono sopraccarichi di lavoro e perché è assai difficile di ottenere il chinino buono ed a mite prezzo. DJF.SLNG (Baden). -Propone che si adoperi lo zolfo contt·o la malaria in quei malati, che non tollerano il c hinino, o in contrade, in cui non si trova questo specifico. La proposta dei 1·elatori fu approvata con 2U voti su 30. Con la stessa maggioranza fu pure approvata la proposta di Ziemann sulla ne.cessità di centraliz~are la lotta antimalarica nelle colonie e di aumentare l'influenza dei medici sui governi.

IX. - Snlla dill'oslone e solla lottn contro la peste. }; stato confermato che la. pulce trasmette la peste dal ratto all'uomo. Occorre <:onoscere esattamente nei nost ri porti la dì!fusionP del mtts 1·attus, poicbè questo è molto adatto per la propagazione della malattia. La presenza di ratti morti di peste sulle navi è un indice della presenza della malattia, e il generatore di gllS ossido di carbonio, usato in Amburgo è il miglior m ezzo per la distruzione dei ratti (GumsA). Nelle province dell'alto Egitto è frequente la polmoni te da peste e per conseguenza diviene là possibile la diffusione della malattia da uomo ad uomo. I prov-


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CONGRESSI

vedimenti sanitari adottati in Egitto banno reso ivi la peste più rara che nelle Indie (BlT'l'ER- Cairo). In Francia tutte le navi provenienti da porti infetti di peste sono disinfettate per legge con vapori di anidride solforosa. (BonEL- Le Havrel. TJADEN (Brema) afferma che casi di morte si sono verificati per le disinfezioni delle navi con l'ossido di carbonio ed osserva inoltre che questo gas non u ccide le pulci. Ritiene percio che per la varietà. delle merci debba usarsi anche l'anidride solforosa. GIEMSA risponde al sig. Tjaden, facendogli notare che i casi di morte avvenuti non sono da ascriversi all'apparecchio generatore del gas. ma all'imprudenza. dei relativi operai, che non si attennero alle norme prescritte. Quando una nave è infetta di peste e giunge in un porto, bisogna tenAre in osservazione tutti i passeggeri malati; esaminare batteriologicamente tutti i ratti trovati morti a bordo e p1·ocedere alla suffumigazione della nave in cui esistono ratti malati di peste. Per assicurare meglio il serVIZIO sanitario sarebbe necessaria la presenza di ispettori tecnici·, c he funzionassero sulle navi provenienti da regioni infette (NocuT di Amburgo). RUFYER \Alessandria) accenna ai pericoli provenienti dai peJiegrini musulmani, non esistendo nei porti turchi stazioni sanitarie ed ospedali. Altri pericoli porterà con sè l'apertura della stazione dell'Heggias. MARI't (Trieste) vorrebbe che tutti i ma.rinari malati fossero accolti in un ospedale senza tener conto della provenienza della nave e che tutti i ratti fossero, possibilmente, distrutti in tutte le navi. STEKONI.IS (Costantinopoli) riconosce esatte le osservazioni di Rufi"er sui porti turchi, ma dice che essi presto saranno migliorati.

X. - La lotta contro la febbre gialla. 1. La febbre giaHa non può essere trasmessa che dalle zanzare (st"901nya calopu$), che si sono prima infettate in contatto di persone malate oppure che, eccezionalmente, nascondono in esse il germe che una madre, infettata dall'uomo, aveva loro trasmesso. La trasmissione della febbre gialla non può aver luogo che da uomini affetti da questa malattia e ciò soltanto nei primi tre giorni della malattia, o da zanzare infette. 2. Opporsi all'introduzione della malattia e combatterla sono cose ben difficili a reali7:zare (popolazione fluttuante, incapace di essere illuminata, diagnosi resa difficile nei neri, disseminazione di focolai infettivi. impossibilità di eseguire l'isolamento in m an iera efficace e di disinfettare con l'anidride solforosa le case abitate, deficienza di personale e di mezzi, ecc.). Si può impedire con una certa sicurezza per le vie di navigazione (esame medico ed osservazioni di passeggeri e dell'equipaggio, distruzione di zanzare a bordoì. 3. Ne segue da ciò che per non esaurire tutte le risorse bisogna limitarsi: a) a bonificare i centri europei ed assumere in servizio un medico. che abbia conoscenza della febbre gialla; alla denuncia obbligatoria (almeno per gli europei) di ciascun caso nuovo di febbre durante il periodo del pericolo, in cui imperversa ordinariamente la febbre gialla; alla. istituzione di case d'isolamento con mezzi


CONGRESSI

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protettori contro le zanzare, alla separazione delle case degli europei da quelle degl'indigeni. In primo luogo è posta la lotta contro le stegomie: squadre ben organizzate per distruggere le zam;are, pro ciugamento di tutte le raccolte superficiali di a cqua superflua e mezzi di protezione per impedire alle zanzare di entrare nelle acque, di cui non può farsi a meno. Istruzione perenne degli europei e degl'ind igeni ( riunioue di capi, scuole, case protette contro le zanzare o, almeno, impiego di zanzaric idi durante la notte). Deposito permanente di depositi di 7.olfo, di carta zanZftricida, di piretro, di stoffe zanzaricide formate da fili metallici e fil i di cotone (con maglie di un millimetro e mezzo al più); b) istruzione speciale e particolareggiata per gli europei dimoranti o viaggianti nella brousse; in particolare, consigli sull'impianto del campo o sulla scelta del luogo di riposo; p1·otezione del campo contro le zanzare, zanzaricidi, soggiorno lontano dai luoghi sospetti, specialmente durante la notte. Il solo mezzo, dal quale si possa attendere sicuramente un risultato, è la lotta contro le zan7.are. AGRA)IONTEl (dell'Avana) giunge alle stesse conclusioni, soggiungendo che gli individui immunizzati, i casi benigni o poco chiari o nei fanciulli, sono capaci di conservare il contagio nei comuni molto lontani dai centri abitati. La profilassi si basa sulla. diagnosi, sempre diflìcile, nei primi casi, e sull'uso di gas i nsetticidi.

XI. - Vaccinazione nelle colonie. Con~lnnioni : KGrz ('rogo). l. Il vaiuolo costituisce nei paesi tropicali una malattia endemica, che periodicamente cagiona epidemie spaventevoli. Di tntte le malattie infettive il vaiuolo cagiona il maggior numero di morti nelle colonie tedesche. 2. La vaccinazione è la sola anna elti~:ace che possediamo nella lotta profilattica e bisogna tentare di generalizzarla fra gl'indigeni. S. Nelle colonie, in cui si trovano mandrie di buoi, sarà utile di raccogliere la linfa pel vaccino nello stesso paese. 4. Quale primo elemento di coltura pel va.ccino è il contenuto delle pustole del vaiuolo umano, che è considerato a ragione pel più efficace ; sotto questo rapporto è il vaccino umanizzato, che possiede In principale azione. 6. La protezione contro il vaiuolo, ottenuta negl'individui colorati, con una vaccinazione, non è durevole (in apparenza è anche più passeggera che negli europei). Ne consegue che gl'indigeni devono essere rivaccinati e che la vaccinazione deve essere eseguita in modo regolare nei fanciulli. G. Oltre i medici delle colonie, che non possono bastare da. soli per vaccinare tutta la popolazione, occorre che gl'impiegati di stazione si dedichino alla vaccinazione nei distretti che sono loro sottoposti (in casi di bisogno con l'aiuto di indigeni destinati a ciò), secondo un'ordinanza di vaccinazione stabilita dal medico. 7. La vaccinazione da braccio a braccio non deve essere permessa, avuto riguardo alla grande diffusione di malattie contagiose fra gl'indigeni, a meno che non s i usino certe misure d i precauzione. 8. Se in un territorio scoppia un'epidemia di vaiuolo, allora bisogna eseguire con tutte le forze disponibili fin dal principio la vaccinazione di tutta la. contrada. colpita, quindi impiegare col più grande rigore tutte le misure necessarie (isola-


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CO:-l O RESSI

men to dei malati, sospensione delle comu nicazioni) per impedire la diffusione del male. Anche Kermorgat (Parigi) ed il prof. Ziemann (Kamerun) insistono sulla ne· cessità della vaccinazione con linfa vaccinica e, in defìcenza di questa, da braccio a braccio. Mediante l'azione di adatta. temperatura si può ottenere un linfa secca, efficace, con l'aggiunta della: !anolino. i n luogo della glicerina <Ziemann). Discussione. ZIE :IIANN (Kamerun ). - Riconosce nel vaiuolo una delle più importanti malattie tropica li, per combattere la quàle occorrono rigorose misure igieniche. Egli vorrebbe che s'ins tituissero medici ambulanti per le vaccinazioni nelle colonie; raccomanda l 'erezione d'istituti vaccinogeni in o~ni colonia e fa voti perchè si continuino le ricerche per ottenere una linfa durevole. Anche VOJGT (Amburgo) raccomanda vivissimamente la preparazione di llnfa vaccinica nei tropici per i:nezzo degli stessi medici. Essa È' la migliore e sopporta pure il calore. E u LERS (Copenagheu). - Dice che la linfa è manda ta alle isole danesi nell'interno di patate e in tal modo resiste meglio a l calore. .Kout..BRUGGB: (Utrecht). - Raccomanda l'invio di l infa in piccoli rami di banana chius i in iscatole metalliche. FCLLEBOR:\ (Amburgo). - Non ba incon traw nell'Africa orientale alcuna diffi· coltà nella vaccinazione dei negri.

XII. Alla sed uta plenaria, che ebbe l uogo i l 2G settembre alle ore 9,25 nella grande sala del Reich.stag, il prof. CuAN'rEltESSii: parlò sulla terapia della febbre tifoide. Su 6621 malati di tifo, curati dall'aprile 1901 al luglio 1907, ne morirono 960 vale a dire 17 p. 100. Su 1000 malati di tifo, curati dal prof. Chantemesse con la balneo-terapia e con l'a.ggiunta di un'iniezio ne ò i siero, la mortalità. fu di 4,3 p. 100. Non si può dunque negare l'azione benefica del siero an ti tifoso. Gli ammalati curati col siero non presentano l'aspetto di malati gravi; anche i tessuti, e parti· colarmente il sangue, dimostrano chiaramente le fa,-orevoli influenze delle inie· zioni. Per la diagnosi precoce della malattia ricor re all'azione della tossina dei ba· ci Ili del tifo; ma la preparazione della tossi n a è molto delicata e l'applicazione di essa in dosi minime di '/ 1 - ' /, di milligrammo sulla congiuntiva oculare richiede prec11.uzioni e tecnica speciali. P er prepar·are il siero l'A. adopera IJacilli tifosi colti,,ati nel brodo di milza di bue, ellltro recipie nti piatti di F ernback, inoculati ne i cavalli. Per ottenere un buon s iero, l'immunizzazione dei Cll.val li deve essere prolungata di parecchi anni. Alla siero terapia l'A. unisce la cura, già da lungo tempo riconosciuta efficace, dei bagni freddi. Il dott. HA r. DA :SE (O.x ford) riferisce sopra alcune recenti ricerche nell'igiene dei la v ori sotterranei e subacquei.


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

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Il relatore descrive dapprima le influenze nocive, a cui sono sottoposti i palombari, gli operai ai cassoni e i minatori per l'aumento della pressione atmosferica, il dimostra che nella rapida diminuzione della pressione il pericolo non corrisponde alle differenze assolute fra i l principio e il fine della pre;:sione, ma al rapporto fra queste due pressioni. Di eguale grande importanza per la salute s ono le gt:andi differenze di tempe· ratura, alle quali gli operai sono sottoposti in certe circostanze nei lavori delle miniere. Gli animali sono più sensibili degli uomini a queste differenze di pressione e di temperatura. Le ricerche del relatore dimostrano, che è necessario ed anche possibile, tanto con adatte ricerche scientifiche, quanto col progresso della tecnica, di ov-çia1·e ai pericoli che questi lavori presentano, adottando speciali provvedimenti igienici. Prof. dott. SCHATTENFROH di Vienna per le ricerche igieniche delle acque.

Il relatore parla dell'importanza dei saggi chimici e microbioìogici delle acque potabil i ed es11mino. le reazioni specifiche biologiche, che possono avere importanza nell'esame di acque contaminate. Propone che tali rice1·cbe ed analisi sieno eseguite con tecnica e con metodi uniformi e conchiude insistendo sulla nec-essità di cm;tituire una commissione internazionale per pone le basi delle ricerche igieniche uniformi, relativo o.lla quaHtà deHe acque potabili.

RIVISTA BIBLIOGRAFICA. La vla alla forza (educazione tlaloa e morale 4elreserolto) -:Modena, Unione tipo-litografica, 1907.

BAR'rOLOliEO PREVE. -

Con questo libro l'A.. che è maestro di ginnastica alla scuola militare, si è proposto di mettere in evidenza l'importanza dell'educazione fisica e morale nella preparazione degli eserciti alla guerra e di segnalare l'allarmante decadimento cui va incontro oggigiorno la nos~rll' ra?.za. Secondo l'A. la via che conduce l'esercito alla perfeziòne ed alla forza non il nè facile uè piana: in altrettanti capitoli egli illustra esaurientemente con validi argomenti e coo una ricca serie di cita· zioni e di dati i fattori principali della g randezza di un esercito, quali la robustezza e la resistenza, il coraggio e il valore, 1... volontà. e il carattere, la disci.p lina e la raorale. Dopo aver accennato nlle attuali condizioni dell'educazione fisica nel nostro paese, per verita non molto lusinghiere, il Preve viene alla proposta di istituire anche in Italia, come si è fatto in Francia, in Germania e al Giappone, una scuola di g innastica, allo scopo di preparare degli ottimi istruttori con un unico indirizzo, e pi1'1 ancora dei veri maestri ed educatori, sui quali si possa contare i)er un razionale riunovamento. CASAmNI.


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NECROLOGIO MAGGIORINO COCCONE. Il giorno G mar~o u. s. moriva. . in Roma, rapidamente spent o da grave accesso di influenza, ment1·e anco ra perduravano le conseguenze di una infezione tifica sofferta due mesi prima, il cav. Mag giorino Coooone, farmacista capo di 2• classe addetto all'Ispettorato. Il Coccone era tra i più d istinti ed istruiti farmacisti militari, e la sua morte, oltre cl1e un lutto per il corpo farmaceutico militare è una perdita per il servizio sanitario ma in s pccialmodo, per l'Ispettorato di sanità, che aYeva nel Cocoone un collaboratore intelligente, efficace, laboriosissimo e nello stesso tempo devoto ed affezionato. Il Coooone nacque n Tor ino nel 1852, e conseguito in quella università il diploma di farmacista, venne nominato sotto farmacista r.ggiunto presso l'ospednle militare di Milano. Fece quindi passaggio alla Farmacia centrale militare, finchè nel 1895, dopo avere percorsa buona parte della carriera nei princi pali ospedali militari, tra cui quello d i Roma, fu chiamato all' I spettorato di sanità militare. Durante la sua permanenza a Romn. compì il corso di perfezionamento di Igiene pubblica, istituito dal ministro Crispi presso la Direzione generale òi sanità del Regno riportandone i l titolo di pP1·ito-chimiro -igienista con splendidissima votazione, tanto che il Ministero della guerra lo inviò quale suo rappresentante e del Ministero delle fìnanze al Congresso di chimica applicata in Vierma del1898. All'Ispettorato il Coooone collaborò col chimico farmacista ispettore cav. Pon:d a lla compilazione della farmacopea militare; concorse n ella redazione del progetto di laborntorio òel chinino di Stato presso la farmacin centrale militare: e fu in particolar modo incaricato delle nnalisi. in cui era molto versato. Addetto inoltre al· l'ufficio del materiale sanitario prestò un'opera vemmente utile nella riduzione delle vecchie formazioni :>anitarie di mobilitazione a tipi più moderni e più corrispondenti alle esigenze del servizio sanitario in cam pagna, portandovi il contributo di un non comune senso pmtico ed una particolare attitudine a risolvere questioni di dettaglio e di ordine tecnico. E della perfetta conoscenza che il Coooone aveva di tutto il materiale per il servi?.io sanitario dell'esercito. compreso quello svarintissimo degli ospedali militari in tempo di pace, è una prova che ogli potè in breve tempo condurre a termine il Nomenclatore di tutto il materiale sanitario in servizio dell'eserci to comprendenteben 5000 voci. A tutte queste molteplici e fra loro assai diverse funzioni il• Coocone dedicò sempre un'attività che s i potrebbe ben d ire meravigliosa, al solo scopo di compiere serenamente e nobilmente il suo dovere, per il bene del soldato e per sentimento di decoro e di dignità personale senza alcuna mir a di vantaggio e di più rapida carriera Scrisse pure il Coooone vnri articoli scientifici pubblicnti nel nostro giornale, primo tra i qun.li quello suJla ra~ione alimentare del soldato in tempo d i pace, ap· prP?.zato non solo tra di noi, ma citato con onore in giornali esteri e le di cui concl u~ioni sono pienamente cc•nformi alle ultime vedute circa l'importante argomento. Di animo profondnmente e sinceramente buono, di carattere molto equilibrato, tollerante, serio, d i fine criterio, queste belle doti erano in parte velate da una eccessiva modestia e da molLa riservatezza dì modi. Ma ben poterono rllevarle in tutto il loro valore coloro che ebbero con l ui consuetudine di lavoro o di relazione e specialmente intimita di amicizia. La sua memoria vivri~ quindi sempre fra di noi cara e gradita. RANDOJo."E.


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CONFERENlE ~CIENTIHCHE DEGLI OSPEDALI MILITARI SOIIARIO DEGLI !BGOIIENTI TR!TI'ATI (DAI PROCF:SS! VERBAI.I l'ERVE:-IUTI ALl.'ISPETTORA'rO Dr SANI'r-\ mUTARE DAL 1° OEN:-IA!O AL 31 MAltZO 1908). ALESSANDRIA (gennaio). - Sottotenente medico di complemento SORDI Gm-· SEPPE : Malattie chirurgic he· dell'orecchio, escluse le complicazioni mastoideeIo. (febbraio). - Tenente medico CASTAGXONE PtETUO: Presentazione di uno specia:e sistema di ottotipi, c he possono servire come mezzo di sorpresa. ANCONA (gennaio). - Capitano medico M!!:LA)IPO Gws r::PI'E : Patologia sintetica. Io. (febbraio). - Tenente medico Ooor OooONE: Un caso di flemmone acuto dell'arto suvcriore sinistro. BARI (gennaio). - Sottotenente medico di complemento SUSANNA CATALDo: Sulla cura dell' ipertrofia della prostata.. lo. (febbraio). ..:.... Sottotenente medico di complemento TnrcAnJCO NICOLA: L'influenza e la depressione nervosa postuma. BRESCIA (gennaio).- Tenente medico FoRESTI ALBEIITO: Un caso di anisocoria di origine auricolare. CASERTA (gennaio). - Tenente medico CoTRONEI Tom.tASO: Sulle condizioni di vita e sulle malattie che r endono fisicamente fiacca la razza abissina. Io. (febbraio).- Sottotenente medico di complemento BILANCIA CoSTANTil!IO: Su di un caso di ascesso cerebrale del lobo frontale sinistro. CAVA DEI TIRRENI (gennaio). - Sottotenente medico di complemento SANSONE Vrro: Un caso di alterazione dei muscoli del braccio durante un'infezione tifoidea. Io. (gennaio). - Sottotenente medico di complemento IANDOLI RAf"lo'AELE: Sull~ miosite bleno~ragica.. ID. (febbraio).- Sottotenente medico di complemento SANSONE Vno : Delirio nella. polmonite lobare. · GENOVA (gennaio). - Sotto tenente medico di complemento PETRlLLI GIAXO ~ Sulla cura dell'idrope ascite tubercolare in genere, ed in ispecil3 per mezzo dell' iniezione endoperitoneale d[ iodoformio a forti dosi. Io. (febbraio).- Capitano medico CANXAS N1COJ,A: Modificazioni al processo operativo della ptosi della palpebra superiore. LIVORNOXfebbraio). - Capitano medico Mm:-~NELLA AnCA:-IGELO: Sulle febbri estive. NAPOLI (febbraio). - Tenente medico PALUMBO LuiGI: Sul servizio di primo soccorso e salvataggio durante l'eruzione del Ves uvio dell'aprile 1906. Io. (gennaio). - Tenente medico SCALIA RosARIO: Sull'anatomia e fisiologia del neurone. NOVARA (gennaio). - Tenente medico VIRGir.r LUIGI: Un caso di paralisi dell'accomodazione associato a paresi dello sfhltere pupillare. Io. (febbraio). - Capitano m edico LAXzA TO}I:I.IASO: Sugli interventi d'urgenza per ferite del pericardio e del cuore. PADOVA (gennaio). - Tenente colonnello medico BARBA'CELT.I ETTORE: Presentazione di una recluta inviata in osservazione per allegata diminuzione del visus.


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MOVIME:\TI AVVJ~:\UTI :\EL COR PO SA::-ilT. E XEL PER!>. FA RMACEUTICO

P ADO\ A (febbraio). - Sotto tenente medico di complemento MA FERA GJUS.EPPE: Sull'n.limentazioue artificiale. P ALERMO ( febbraio). - 'l'eneute colonnello medico BERNARDO L t:!Gr : U n caso di frattura delle ossa craniche per caduta da cavallo. RO ~A (gennaio).- Capitano medico RI\' A u~r BEHTO: Sulln. terapia. conserva.th·a e sugli iotcn-enti economici nella tuLercolosi del testicolo. Io. (febbraio). - Capitano medico ÀfAiliOTTr-BrA:\Clll G. BATTISTA : Sulla natura dei reni policistic i. SAVI GLIANO (gennaio). - Tenente colonnello medico Gwr, rANI FRANCEsco : Pre· sentazione d'un ammalato inviato per sospetto di simulazione di malattia. 'TORI NO (gennaio). - Sottotenente medico di complemeuto BustAOLl!\0 AuousTo: Ricerche sul valore semeiologico dell'oftalmo-reazione. Io. (febbraio). - Sottotencnte medico d i complemento P~;JtttO:SE FHAXCESCO: Presentazione di un ammalato ricoverato per meningite cerebro ·Spina le YERONA (febbraio). - Sottotenente medico di complemento LOVAGLIO Rocco: Bre\·i cons iderazioni sulla etiologia e fisiopatologia d ei tumor i del cervello ed in par·ticolare di que lli dei lobi p refrootali : influenza del traumatismo nella loro genesi; intervento chirurgico e suoi risultat i stati1<tici.

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Oi;pen~e n.

Il a 16 rlcl Bollelt•no uflicinlt dtlle t~omlne).

Ufflolall ln • e rvhlo attivo p e rm a nente . R. decreto 1o marzo HlOS. B1:<1 Guido, sottotenente medico in aspettativo. per motivi di famiglia per la durata di sei mesi, a Roma. (R. decreto 2 settembre 1907). - L'aspettativa di cui sopra è pror ogata per il periodo di quattro mesi. R . decreto lo nwt·zo 1908. MA7.ZACCAHA Piet1·o, tenente medico in ni<p<Jttatim per motivi di fnmiglia per la durntn di tra anni, a :l'inpoli. (Regi decreti Hl marzo 1905, lo marzo 1906 e 3 marzo 1907). - Dispensato, per sua dornanda. dal servizio attivo permanente; inscritto col suo grado e ron anzi:mit.à 13 maggio 1902 nel ruolo degli ufficiali medici di complemento ed a~~egnnto distretto Kapoli. R . dccl'eto 2fì gennaio 1908. Mrxrcr cav. Eugenio, tenente colonnello medieo, direttore ospedRie milit a re Bologna. - Esonemto dalla enrica indicata e nominato d irettore ospedale militare Messina, dal l • gennaio 1908. SAVIANO cav. R affaele, id. id . id. Cava dci Tirreni (Salemo). - Id. id. Id. Cagliari, dal l • id. I seguenti uffic iali del corpo sanitario militare in servizio attivo p"'rmanente sono promossi 111 gn\do superiore, con decorrenza per gli assegn i e per l'anzianità dal l• gennaio 1908, e con la 'lesti nazione per ciascuno indicata: Tenenti colonnelli medici pr0mossi c6lounelli medici: BARLETTA cav. Nico!ÌJ, direttore ospedale Messina. - Komiuato direttore s:o.uitlt militare YII corpo armntn.


.\IOVI1lE='ìTI AVVE='ì UTl :SF:I. CORPO SANI T . E ::-!EL P ERS. FARMA CEGTICO

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GRJOCI MONTÙ cav. Amedeo, direttore ospedale Torino. - Continua come contro. MA:sGIANTI cav. Ezio, id. id. )filano. - Id. id. PARIS! cav. Felice, id. id. Roma. - Id. id. BER!'ARDO cav. Luigi, id. id. Palermo. - Id. id. Maggiori med ici promossi tenenti colonne lli medici: CERV!GNI cav. Giovanni, ospedale Roma. - Nominato direttore ospedale militare Bologna. GR!ECO cav. Giuseppe, ispettore sanità. militare. - Continua come contro. VtCEDOMINI cav. 1lfatleo, ospedale Padova. - Nominato direttore ospedale· Cava dci Tirreni (Salerno). TA!,LARICO cav. /Joni(acio, id. Cava dei Tirreni [Salerno). - Conti nua come contro C.t.vrccurA cav. Francesco, id. P erug ia. - Id. id. PJCENI cav. Giulio, id. Milano. - - Id. id. BREZZ'l cav. Giuseppe, comando COl'po stato maggiore. - · Id. id. CAm:so cav. Tommasino, ospedale Palermo. - Id. id. SOALD.\ltA cav. Giuseppe, id. Messina. - Id. id. LIVI cav. llidol(o, ispettore sanità. militare. -Id id. GAMUINO cav. Gaetano, ospedn.le succursale Parma. - Id. id. Rrzzo cav. M ichelangelo, ospedale Messina. - Destinato ospedale succursaleMantova. YIVALDA cav. Corio, id. Savigliano. - I d. ospedale Torino. CADROLA cav. Giuseppe, id. Napoli. - Continua come contro. Capitani medici promossi maggiori medici : Oli: SIMONE cav. Z etfi1·ino, ospedale Caserta. - Continua come contro (a scelta). MAnnocco cav . .Achille, scuola applicazione sanità. - Id. id. (d ichiarato promovibile a scelta). DELLA VAt.LE cav. l!'rancesco, ospedalo Roma (comandato Minist.ero guerra). Continua come contro (a s celta - art. 25 della legge d'avanzamento). PETTI cav. V incenzo, ospedale Ravenna. - Id. id. VJTTADJNI cav. Camillo, -23 artiglieria campagna. - Destinato infermeria presidiaria Pa.via FtiLL0!\1 cav. Adeodato, ospedale Bologna. - Continua come contro (a s.:elta). VmGALLITA cav. Mario, 13 artig lieria campagna. - Destinato ospedale Roma {dichiarato promovibile a scdtn.). :MAGGESI cav. Tom.maso, 7 id. id. - I d. id. Genova. FATTORI cav. Giovanni, 16 id. id. - Id. id. Brescia. PmPINELl.l cav. Pietro, ospedale Roma. - Id. id. Cava dei Tirreni (Salerno) (a scelta). GAETA cav. Antonio, 41 fanteria. - Id. infermeria presidiaria Gaeta. DE L ucA cav. Costantino, ospedale Caserta. - Continua come contro. CocOLA cav Vincenzo, direzione sanità IX corpo armata. - Destinato o;;pedale Roma {dichiarato promovibile a scelta). SANTORO cav. Giuseppe, ospedale Livorno. - Id. id. B rescia (a scelta). GtANl ca\·. P ietro, ospedal& succur;;ale Parma. - Continua come contro. "l!ARCUE!!E cav. Gio. Battista. ospedale Ve nezia. - Id. id. GnoT'rl cav. Carlo, 17 artiglieria campagna. - Destinato ospedale Novara (di chiarato promovibile a scelto.).


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MOVDIE:\TI A V VENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARMA CEUTICO

FARINA cav. GiuseTJ'pe, scuola applicazione artiglieria e genio. - Continua come contro (a scelta). BARLETTA cav. Salvato1·e, 22 artiglieria campagna. - Destinato ospedale Pa· lenno. MENNELLA cav. Arcangelo, ospedale Livorno. - Id. id. Firenze (dichiarato pro· movibile a scelta). MORINO cav. Francesco, id. Torino. - Continua come contro (dichiarato promovibile a scelta) . ..CJACCIO cav. Audrea, id. Roma. - Id. id. (a scelta) - (dichiarato promovibile a scelta - art. 25 del!a legge sull'avanzameuto). T enenti medici promossi capitani medici: VIRGILI Luigi, ospedale Novara. - Destinato 24 fanteria. MAccmA Emesto, 51 fante ria. - Id. 1° b'ersaglieri (dichiarato promovibile a scelta). CACCIA Filippo, l • id. (comandato ospedale Roma). ---Id. os pedale Roma (a scelta - art. 25 della legge sull'avanzamento). FALCB:'t'tl J,uigi, ospedale Roma. - Id. brigata specialisti genio (dichiarato pro· movibile a scelta). GERULLI And1'ea, 3 genio. - Id. ospedale Firenze (a scelta). SJRECJ Giuseppe, 3 artiglieria fortezza. - Id. id. Palermo (dichiarato promovi· bile a scelta). D'ALOIA Giovanni, reggimento cavalleggeri di Padova. Continua come contro. ROMELU Francesco, 7 bersaglieri. - Id. id. POMPONI Enrico, 5 fanteria. - Id. id. (a scelta). CAPEDDU Albe1·to, os pedale Cagliari. - Destinato 58 fante~ia. ' ToncUJo Ernesto, 5 genio. - Id. l• artiglieria fortez;r.a (dichiarato promovibile a scelta). MESSINIW Gi'U-seppe, 92 fanteria. - Continua come contro. C.,;nzA FTancesco, reggimento oavalleggeri di L od i. - Id. id. (a scelLa). TE~IPRS'I'A Francesco, 5 alpini. Destinato 23 artiglieria campagna (dichiarato promovibile a scelta). BERNA!Wl Lttigi, 1° artiglieria fortezza. - I d. 16 fanteria (dichiarato promovibile a scelta). SAMPEili Gaetano, ospedale Bologna (comandato ospedale T orino). - Continua come sopra. TECCE rasquale, 3 fanteria (comandato ospedale Napoli). - Destinato ospedale Na poli (a scelta) - (dichiarato promovibile a scelta- art. 25 della legge sul· l'avanza mento). B URA'f'ti A1·isticle, R. corpo di truppe coloniali {a dis posizione Ministero affari esteri). - Continua come sopra. 'ITRELLI Elio, ospedale succursale Parma. - Destina to scuola militare (dichia· rato promovibile a scelta). SARTO Vittorio, ospedale Milano. - I d. 12 bersaglieri (dichiarato promovibile a scelta). SENNI BuRATTl Ugo, 3G fanteria - Continua come contro (a scelta). TRUFFI Etto1·e, ospedale Milano (comandato infermeria presidiaria Pavia). - Id. id. (dichiarato promovibile a scelta). PIERUCCI cav. Goffredo, 7 artiglieria campagna. - Destinato 3 bersaglieri (di· ch\arato promovibile a scelta).


MOVIMENTI AVVENUTI ~EL CORPO SANlT. J;; NE L PERS. FARMACll:UTlCO

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F ERRARJ·LEI, Lt Fra ncesco, scuola applicazione sanità. - Continua. come contro (a scelta - art. 25 della leg gtJ s ull'avanzamento). GrA~NELLI ..4.l11Ssandro, 14 artiglieria campagna. Id. id. TENTONI Raffaele, reggime nto cavalleggeri Umberto J. - Destinato direzione ~a­ nità IX corpo armata (a scelta). GJLARDONI E nrico, ospedale Milano. - I d. G8 fanteria (dichiarato promovibile a scelta). P OLESTRA Gi11seppe, R. corpo di t ruppe co loniali. - Id 63 fanteria. BAl.LTANO Enea .&rturo, os peda le Torino. - Id. Sl id. (d ichia rato promovibile a scelta) · Fu~ATOL! Gaeta no, id. Firem.e. - Id. 62 id. (a scelta ). MASSARI Gi·u sepp e, id. Caserta. - Continua come contro. AltATI Giuseppe, id. Padova. - Destinato os pedale Venezia. MAZZAGLIA Giovanni, id. :Messina. - Continua come con t ro. BARBARO Nicolù, 8-t fanteria. - Id. id. (a s celta). MOLI::iARI Mario, 10 bersaglieri. - Destinato direzione sanit/\. V corpo armata. PE~NETTA cav. !tfa1·io, os pedale Bologna. Id. os pedale Ravenna. BORtWSO Pietro, id. Caserta. - Id. 40 fanteria. BA.ItZOT'l"l Vincenzo, 81 fanteria. - Continua come contro (a scelta). TRULLI Gabriele, os peda le Bari. - Id. id. COLlillBA Cesare, 4 artiglieria rampagna. - Destinato infermeria presidiaria Cremona. RtGHl ..4.lberto, reggimento lancieri di Milano. - Id. reggimento cavalleggeri Guide. Oom Oddone, ospedale Ancona. - Continua come contro (o. scelta·. MONA Pietro, reggimento p;_emonte Reale cavalleria. - Destinato reggimento Genova cavalleria. PAOLINI Adolfo, os pedale Roma. - Continua come contro (dichiarato promovibile a scelta). CASAPINTA Giovanni, id. Palermo. - Destina to 8 be rsaglieri (dichiarato promovibile a scelta). TRIULZI Giacinta, 7 alpini. - Id. 79 fanteria (11 scelta ). NAPOLITANl Melchiorre, reggimento lancieri di Aosta. - Id. reggimento lancieri Vittorio Emanuele II. ANZÀ S a lt:awre, 35 fanteria. - Continui\ come contro (dichi11rato promovibile a scelta). SABEf.LlCO U1·ùan o, scuola applicazione sRnità militare (Creta). - Destinato 51 fanteria (dichiarato promovibile a scelta). SER'rOLI ..4.lfonso, 77 fanteria (comandato 7 artiglieria campagna). - Continua come contro (a scelta). Promozioni con decorrenza per gli assegni dal 1° febbraio 1908. Tenente colonnello medico promosso colonnello medico: BALDANZA cav. Andrea, clirettore ospedale Napoli. - Continua come contro. Maggiore medico promosso tenente colonnello medico: ÀlALAVASl cav. Enrico, os pedale succurs ale Parma. - Continua come contro. R. dec1·eto 29 1na1-zo 1908. LIOT'l'A Giuseppe, tenente medico 5 alpini.- Colloca to in aspettativa per motivi di famiglia per la durata di un anno.


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l .

MOVJMENTl AVVENO'fl :::.. L CORPO SAN!T. E NEL PERS. FARMACEU1'100

FronENZA Ignazio, sottotenente medico 3 artiglieria costa. - Promosso tenente medico con anzinnità 21 mar?.o 1908, continuando come sopra.

Farmaol•tl mtllta.rl.

R. d ec1·eto 2 f ebù?·aio 190-J. G n; FPREDI Giuff?·edo, farmacista di l • classe, ospedale militare succursale Parma. - Promosso farmacista c11po di 2• classe, con decorrenza per gl i assegni dd 1° febbraio 1908, continuando come sopra. P OLO Lm·enzo, id. 2• id., ospedale militare principale Caser ta. - Id. farmacista di l " id., id. id. dal 1° id. id. Determinazione m inisteriale 20 ftbbraio 1908. DE PAOLI cav. Antonio, farmacis ta capo di 2" classe, farmacia. centrale Torino. - Tras ferito ospedale militare Milano.

Determinazione m inisteriale 19 mm·zo 1908. AMonoso cav. Vincenzo, farmaci;;ta capo di l' classe, ospedale Verona. - Tra· sferito farmacia centrale militare. R o nEI{TJ Giuseppe, tarmacista di l" clas!'<e, os pP.dale succursale Udine. - Id. ospe· dale Verona. CEX1'A cav. Attilio, id. l ' id. ospedale Venezia - Id. id. Roma G&IUIINO Vittorio, id. l' id., ospedale succursale Manto,va. - Id. id. Brescia. RE:xsr Pìet1·o, id. l" id., ospedale Brescia. - Id. ospedale succursale Odine CELLI Vincenzo. id. 1• id, id. Roma - Id. ispettorato sanità militare. DEL P IERO Giovanni Battista, id. 2• id, id. Verona - Id. ospedale Venezia. BonLI~ETTO dott. 01·este, id. 2• id., id. Torino. - Id. farmacia centrale militare.

Determinazio;te mùtisteriale 26 marzo 1908. PAC:-IlELLO dott. Al(1·edo, farmacista di 2• classe, ospedale Verona. - Trasferito ospedale Venezia. R. decreto 29 marzo 1908. R ouERTl Giuseppe, fa.rmr.cista di l' classe, ospedale Verona. - P romosso fanna· cis ta capo di 2' classe, contirtua ndo come sopm. ~!AREl<CO dott. lfifto,-io, id. 2• id., farmacia centrale militare. I d. farmacista di l • id., id. Defunti. 'rE::ìTA cav.

Pasquale, maggiore medico ospeda.Je Caserta. -

Morto a Napoli, il

2 febbraio 1908.

"Nicor.&·rTr cav. Vincenzo, te'n ente colonnello medico di riserva, distretto Foggia. - Id. a Lucera (Foggia), il 14 id. Cocco:xE cav. M a!J!JÌO?'ino, farmacista capo di 2" classe, is pettorato di sanità mili· t are. - Id. il G mnrzo 1908. I l fl cc:l attorP.

D.r RtDOLFO Ltvr, tenente colonnello. Il Di r e L te> l'C

PmTRO htnntAco, m_~ggior generale medico ispett~re.

Voghera.

GIOVANNI ScoJ.Anr, Germll.


M.INAYtu.. - Studii storico-critici sulla meningite cerebro-spinale epidemica in I talia e particolarmente nell'esercito. - RomP · 883. Un volume di pe.g. 262 con 2 t avole grafiche. Prezzo ridotto . L l 50 SALINABL - Le lesioni traumatiche dei centri nervosi. Memoria onorata del premio Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Prezzo r idotto . • 3 150 Sro&u e GIGLIA.RE't.Lt. - La malaria in Italia. Opera onorata del l 0 premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitogrnfiche. Roma, 1885; prezzo ridotto . • 3 ToMELLINI. - Delle malattie più frequentemente simulate o prov·ocato dagli in8critti. - Roma, 1875 . • 3 50 l't". R . - Per l'acquisto dalle opera sopralndlcate Inviare aommi..lonl e vaglia a ii' AmminlafraziOna del Glomale di medicina militare via XX SeHembre Roma.

Alt·r e prtbblicazloni mecUco-1nilita.1•i: CASJ.LI PDtTRo, tenente medico. - La chirurgia conservatrice nei suoi rapporti con la traumatologia e la legge concernente gli infortuni sul lavoro. Trattato di esegesi clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgica generale e alla legislazione sociale italiana.- Roma., 1901, Società editrioe Dante Alighieri. (Venclibile presso l'Autore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) . , L. 3 ~ ID. ID. L'ipotesi dell'evoluzione. Studì e ricerche. - Milano, Associarione tip. priv. 2• ediz., 1900. (Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, 89 p. Io) 2 DE FALCO ANDREA, tenente colonnello medico. - Patogenesi unica. delle malattie vascolari, escretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini. tTn vol. in 8° di pag. 240 con 8 tavole fuori testo. - Napoli, Società commerciale libraria, 1905 . . . . . . • 8 F!:BR.UU LELLI FRASOESCO, tenente medico. - Manuale di bromatologia poi me-. dici militari. - Firenze, 1906. Un vol. in 16° di pag. 484. (Vendibile presso l' Autore in Firenze, scuola d'applicazione di sanità militare). » 5 lHBRIACO PIE'rRO, generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili da guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. (Studi sperimentali. con 15 tavole di fotografie e radiografie riprodotte in fototipografìa). - Roma., 1903. (Vendibile presso la Tipografia E. Voghera). . · • 4 ID. ID. - Le operazioni più frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure intercalate nel testo. - Fireru;e 1898. (Vendibile presso la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . ' 8 J.umoLO CosTANTINo, colonnello medico. - Oftalmoscopin ed ottica oculistica. Manuale teorico-pratico. Un vol. in 8° con 82 figure e 12 tavole. -Napoli, stabilimento tipografico Ferrante, 1905. (Vend.ibile presso l'Autore, Roma., via Principe Amedeo 47) • 8 'MANGIANTl Ezto, tenente colonnello medico - Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po (1889, 1898, 1905). Testo e progetto ~ illustrazioni, premiati con diploma d'onore all'Esposizione internazionale d• Milano 1901!. (Vendibile presso l'Autore, piazza Sant'Ambrogio, Milano) » 4 Età della I o. ID. - Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profilassi attuale. cb.iamata. - Ferma biennale. - Abbaasamento della statura). Relazione al congrQSSo nazionale d'igi~me 1006 Milano. (Id. id. id.) , » 2 BABELLICO UnaANo, tenente medico. - Fasciature ed apparecchi, fratture ~ lussRzioni'. - Firenze, tip. Barbèt'a . . . 8A.LtNARI SALVATORE, capitano medico. ·- L'anatomia e la chirurgia operatoria della mandibola e delle parti . molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un vol. in 8• di pag. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli) . . . . . • 3 ID. ID. - La chirurgia delle vie biliari. Memoria onorata di un attesto.to di lode della Società medico-chirurgica di Bologna.- Bologna, 1903. Un vol. in 16° di pag. 198, (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli). • l SANTUcOI STEEANO, capitano medico, libero docente d i oftalmologia e di clinica oculistica nella Regia Univdrsità di Torino. Studio scientifico pratico 8'Ui traumatisml oculari. Vol. di 242 pagine con 1G tavole contenenti 63 microfotografìe e con prefazione del professor C. REYMOND, direttore della Regia clinica oculistica di T orino. - Roma, Enrico Voghera 1906. (Vendibile presso la tipografia Enrico Voghera, Corso d'Italia, Roma) . , • 4 TESTI FltANOESCO, maggiore medico. - Ricordi di microbiologia pura ed applicata. - Un vol. in 16° di pag. 408. Firenw, 1906. (Vendibile presso l'Autore, !cuoia d'applicnzione di sanità militare, Firèw;e) . . . . • 5 ID. ID. - Le m~ttie infettive diffusibili più frequenti noi so\dat;o italiAno. Nozioni di epidemiologia militare. Un vol. in go grande 'di pa.,g. 298. Firenze, 1907. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicaziope· di sanità militare, Firenze) ;' .. 7 -


GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Direzione e Ammlnlstraz.: Via Venti SeHembre (Palazzo del Mlnistrro della guerra)

l

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO.

~

1° Il Giornale di medidna militare si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fog-li di s tampa . l ' 20 L'abbonament0 é sempre a nnuo e decorre dal i 0 gennaio. 3o li prezzo dell'abbonamento é:

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IORNALE DI

Qlotflllle di .-liolna militare ~

t8111-1884

meclloo del R-.10 E~to e della Reale Mt.rlna • 18811·18811 81or~~alo

moclloo del R•io

~Ilo

ANNO LVI -

t8ee-te07

1908

SOMMARIO . . . . . . . . . . .u ........

, ... ~te dell' qeulomotore comune da llltoaleulone p

. . .. . . . . . .. . . . . . . . . . . . . .

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r

INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI RIV'ISTA MEI.IICA. 1'orster. - Dei rapporti esistenti Cra la febbre tiCoide, il paraliCo e le vie biliui. Mancini. - l poteri biologici rlcl sangue nella polmonite Obrioosa . ZltmsMn. - La guarigione .1ella selatica

Pag. t85 ~

t87

RIVISTA 1>1 NEVIIOPATOLOGJA. luglato. - Glicosuria e levulosuria alimentare, in alcune r~~rme di malattie mentali • Rossi. - l'renosi sensoria In soggetto frenaslenico .

~

m

l\1

fi!VISTA 01 CHI RURGIA GENKRALE AnachQtz. - Della resczione J•arzlalc del fegato 4:ohn. - Della rottura spontanea dell'esofago. . Madlener. - Ooll' uso del nto di ramia in chirurgia

11\11

m m

RIVISTA U' IGIENE MILITAR& Oelorme. - A rroposito doll'impie"o dell'ortalmoreazione nell'esercito. Testi. - L'esercito e l'alcoolismo

193 195

RIVISTA IJ' IGIENE GJo.:NEIIALE E BATTERIOLOGI.\ S forza. - La difesa contro la tubercolosi • lllerer. - Di un caso di carbonchio maniCestatosi per una rarissima por ta d'entrala.

196 313 ~:

RIVISTA BIBLIOGRAFICA. TrombeUa. - Manuale di medicina legale milltnrc lllenu. - Trattai~ delle malattie dei p.tcsl lrupicali .

31' 3U

CùNFEilENZE SCIE:'lTIFJCitE OKGLI OSI'EU.H.l MILITA.I\1.

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l\IOVIMEriTI AVVENUTI NEl, COIIPO SAN ITARIO E NEL PERSONALE FARMACEUTICO

31j

Pubblicazioni vendibili presso l' Amministraz. del u Giornale di medicina militare , VI~

xx. SKTTBliOII~, I'ALAZ7.0 OKL ~11Nt $TEHO I) BLLA GUI!nHA

Antropometria milii<Jre. - Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle claasi 1859- 1863; due volumi in 4° con atlante Vol. I (Dati o,ntropologici ed etnologici) con Atlante della geografia an· tropologica dell'Italia. - Roma 1896 . . L. 18 Vol. II (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 • 6BAnOB'FIO e Sronz.a.. Compendio di chirurgia d i guerra compilato suUa storia medico-chirurgica della guerra di secesaione d'America. - Roma, 1888, 4 volumi, prezzo ridotto • li 60 BERNARDO e BB.EZZI. Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra. M&moria premiata al concorso Riberi. Un volume di pag. 276 con molte figure e tavole grafiche. - Rom11, 1905 . . . . . . . . . . . • 3 60 <:.a.sA.Bl'NL - Le malattie e gli infortuni nello vita militaro. Memoria premiate. al concorso Riberi 1905-1906. Un volume di pag. 402 con tavole grafiche e statistiche. - Roma, 1908 , . » 8 ()ug.a.m. Esposizione sommaria rlell'ordinamento e funzionamento del a«· vizio sanitario in campagna pres~ l'esercit.o italiano. - Roma. 1906 . • l DE CESARE. Studio sulle mediastiniti (media.stiniti suppurative, asoeaso m&diaatinico). - Roma, 1900. Un vol. di pag. 144 . . . • 2 HYBTL. - Onomatologia anatomica. Storia e critica del moderno linguaggio anatomico. Traduzione libera italiana dei dottori C. PRETTI e C. Srosz..a.. Roma, 1884. (Edizione mra.) . . . . . . . . . 6 Le fui~ causate dalle armi da guerra. Sintesi della relazione sanitaria sugli eserciti tedeschi durante la guerra frnnco·germanica 1870-7 1. - Roma, 1889. Un volume di png. 348. prezzo ridotto. . . . . . . , . • 2 MANAYBA. Studii storico-critici sulla moningite cerobro-spinale epidemica in Italia e particolarmente nell'esercito. -Roma, 1883. Un volume di pa.g. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto . . . . . . . . . . . • l 60 S .u.nu.:ar. - Le lesioni traumatiche dei centri nervosi. Memoria onorata del premio Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pa.g. 320. Prezzo ridotto . • S 60

.·: .....,

......

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MEMOR I E

ORIGINAL I

ANALGE~L\ PER

I ~ I EZI ONE SUBARACNOIDEA IJ0 ~18 A I\ E DI TI\OPACOCAINA(I l Co ntributo clinico per il d o tt. Evar isto Sagglnl, capitano medico

Tecnicismo. Risultati e considerazioni prat iche su 14 3 casi.

L 'anestesia generale, quasi di pari passo coll'antisepsi e l'asepsi, ha reso possibili i più sorprendenti ardimenti d(llla chirurgia moderna.; ma i mezzi usati per ottenerla mostrarono coll'esperienza gli inconvenjenti gravi a tutti noti. Perciò gli operatori da alcuni anni seguono con grande aspettazione l'introdti.z.ione di nuovi metodi che, pur rendendo l'operando insensibile, li liberino, per quanto sia possibile, dall'uso degli anestetici generali, e non per sole operazioni di poco momento. Fra i più recenti metodi di soppressione locale e regionale del dolore a scopo operativo, quello che, per semplicità e per imponenza di effetti, ha ·aperto l'adito alle maggiori speranze, ha suscitato i pit1 cald i entusiasmi e, dopo aspra lotta, è venuto mano mano affermando la propria importanza, è il metodo dell'anestesia, o più propriamen te dell'analgesia midollare. Quale interessamento debbano prestare all'esperienza, che eli es;;o metodo si va ormai facendo ovunque, quanti possono essere chiar..1ati acl esercitare l'arte fuori dei grandi ospedali, è superfluo dimostrare: primi fra essi i chirurg i militari cui, in una lunga, triste giornata campale, non sarà riservato forse un solo ain to per prestare cure ad un'impari schiera d i caduti. A llorchè pertanto nella clinica si riprese ad esperimentare l'analgesia per via lombare, riuscì a me beu gradit o l'incarico di raccogliere note ed osservazioni in proposito: ed oggi credo di non fare opera vana esponendo quanto potei osservare, pur cono( l) Que!>to lnvoro fu <'SCt!llito nell' [s tituto tli c linica chi rur::!;icn d nlln. Rc:;in univcr~it•\ di P ad ova mentre l'A. v i era as~istt'nte o norario. Ldto ag li utricinli medic i d el p re· ~idio di B ologna n e lla. conferenza scio n l ifica d ol moso d i otto bre. non potù osso re pub blica to primu d ' ora por circost a nze intlipcnùen t i t.lslla ,-olont-ì< d ··ll'. \u lom. 16 -

Giomale di mtùiclna mililtlt'e.


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A!S"ALGJ::S IA

scendo come, per parte di parecchi operatori, si vada giorno per giorno accumulando larga messe di osservazioni e in Italia e più fuori . Se non potrò dire quindi cose nuove, sarò abbastanza pago di confermare, col mio modesto contributo, fatti già a cquisiti alla scienza ed

alla pratica. Intendo così di segnare i ristretti confini della mia oomunicazione~ dai quali uscirei subito se volessi, non dirò fa.re uno sfoggio di storia critica, per la quale rimando ad autorevoli pubblicazioni vecchie e recenti, ma appena accennare per quali vicende e dopo quali alternative il metodo di analgesia lom bare venga oggi conquistando il suo posto nella moderna chirurgia. Ho appena bisogno di ricordare come, messe ormai da un canto le disparate so~tanze (acqua, soluzioni fisologiche, antipirina, adrenalina, ecc.) che, per via sperimentale, avevano dimostrato a contatto dei tronchi nervosi e di varie sezioni del midollo

un'azione paralizzante della sensibilità e in parte della motilità nei corrispondenti territori periferici, la pratica chirurgica si fosse oramai soffermata, alla cocaina, per abbandonarla più tardi solo in vista dei suoi succedanei. È relativamente recente l'epoca in cui il Tuffier (1) sosteneva ancora la poca importanza delli spiacevoli accidenti complicanti l'analgesia per via rachidiana mediante l'idroclorato di cocaina: mentre invece gli accidenti medesimi, onestamente rilevati dallo stesso Bier, (2 ) avevano smorzato improvvisamente gli entusiasmi della grande lllaggioranza delli sperimentatori. Fu perciò con estrema prudenza che mano mano i chirurgi consentirono a. ritentare la prova, e~igendo da altri anestetici che la chimica farmaceutica veniva intanto offrendo con processi di sintesi allo stato di maggiore purezza e di composizione fissa, quella mino1·e tossicità, quella co.çtanza maggiore di effetti, quella più este.~a applicazione, che sole avrebbero potuto deciderli a nuove prove e a giustificare innanzi alla severa critica moderna l'abbandono, per gran numero di operaz.ioni, della narcosi cloroformica od eterea, i cui scon· fì.nati benefici non era più permesso discutere. Come è noto le sostanze introdotte nell'uso dopo la cocaina, furono la. t1·opacocaina, (3) le e"caine, la ntovaina, la novocaina, l'alipina più recentemente, ed al tre meno note. (l) TOFFIY.n.- J:'analg<;sie chirurgicale 1>ar t·oie rachidicnn~. - Paris, !\lasson, 1901 (o vario seguent.i~. (2) BrER. lVeilerc llfitteiltmgen iiber R iicke mwlrk.•anastheBÌ'l- (Arch. f. kli11. Ollirurg., 1902. - Ueber de n iahrigen Stand der Riickenmarksami~theaie. (Arrh. f. klin. Chirur(J.• 1905. (od al tre varie C'OmLmicazio ni alla societi• di chirurgia tedesca e aliIl s o!'ietà di medicina berlinese). (3r Ba'T:TISTINl. - Rimedi Nuovi, V. I, p. 390, Torino.


PER INIEZIONE SUBARAC!\OIDEA LOMBARE DI TROPACOCAL'l'A

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La prima, che l'egregio prof. Spangaro, anima e guida delle nostre -esperienze, chiamò la. sorella buona della cocaina, era, aggiungerò io, -destinata fra le sorelle proprio alla parte di cene1·entola. Nota.già nella. ·sua azione anestetica pochi anni appresso alla cocaina (Giesel 1891) e riconosciuta assai meno tossica, fu largamente applicata, specie in Germania., nella pratica dentaria, e nel1900 usata per primo dallo Schwarz ·di Agra m in chirurgia generale per iniezione spinale. (l ) Introdotto anche in Italia il metodo di analgesia midollare (Schiassi 1900) la t ropacocaina veniva sostituita alla cocaina già nel successivo .anno nella clinica e negli ospedali di Roma e più tardi sperimentata da qualche altro chirurgo italiano, come nel 1903 nell'ospedale militare di Alessandria dal Caccia. Questi riferendone dettagli.atamente nel Giornale medico del R. esercito (gennaio 1904) ne segnalava gli in·comparabili vantaggi sulla cocaina, accennando nelle conclusioni come -per essa il metodo di analgesia lo m bare potesse di venire di elezionE.' nella chirurgia di guerra in molte operazioni. Ma dal 1904 nella stovaina sorgeva un nuovo astro. Sostenuta per iniezione subaracnoidea dai chirurgi tedeschi (Sonnenburg particolarmente) mentre la scuola francese con Reclus l'accettava e raccomandava nelle anestesie locali per infiltrazione, essa decideva molti diffidenti a rin unziare alla cocaina e nuovi operatori persuadeva al metodo di anestesia lombare. Sola, o associata alla adrenalina, la si indicava come assolutamente innocua, e di pari, anzi più co::;tctnte azione che la cocaina. Ma furono notate anche per l'uso di essa le cefalee gravi, i vomiti e più le paralisi, le convulsioni: e ritornò il dubbio, anche perchè dimostravasi l'incostanza degli effetti ar:estetici nelle mani dei diversi sperimentatori. Nè miglior sorte, sebbene sicuramente meno tossiche, . ebbero finora le eucaine, la novocaina, e l'alipina, o almeno occorre attendere per questi più recent'\ preparati l'esito di una più larga espe· ·r ienza. (2) Alla buona sm·ella però aveva taluno serbato fede, e i pochi che ·l'avevano per un momento abbandonata per la stovaina, come coloro i quali dalla cocaina, dalla stovaina, dalle eucaine e novocaina avevano provato i più amari disinganni, ne preparavano intanto una giu· stificata riscossa. Oggi che lo Schwarz può riferire su ben 1000 analgesie ottenute personalmente, in un periodo non interrotto di 6 anni, esclusivamente (l) SCHWARZ. - Zur Frc,ge der m edull(lren Narkose, etc. tCe11tr. f. Chirurgie. l !lO l, !l). .Erjahrungen iiber 100 medullar~ Propacocain Analgesien, lllunch. Jl.'ocliwschrijt, l!l02, 4 ). (2) Vede1·o recentomonto: ~Ou!ASSI. - Lo stato presente dell'anestesia del miclollCI -t<pinale. Società italiana di chirurgia.


AXAI,GESIA

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mediante la tropacocaina (l ), oggi che il Bier (2) può, dopo esperimentate tutte le altre sostanze, proclamar~i colla tropacocaina riconciliatodel tutto col suo metodo, cosi da usarla esclusivamente e raccomandarla vivamente, è a meravigliarsi che la si abbia dimenticata o trascurata per così lungo tempo, la povna cenet·entola, e ancora molti non la conoscano. "'Fu quindi all'idroclorato di tropacocaina (prodotto originale Merck)· che deliberatamente si ricorse in Clinica per l'analgesia lombare, e passosenz'altro a riferire la prova fattane dal principio di gennaio alla fine d'agosto. Tr::aNICA DEI.LA ANALOE"tA srr:\ALF:. Incomincerò dalla tecnica adottata in Clinica ehe, fondata sul risultato complessivo delle esperienze e studi altr ui, ha raggiunto a parere nostro, con un qualche carattere di originalità, la massima semplicità, non scampagnata dalle dovute garanzie. A taluno potranno sembrare minuti i particolari che io verrò accur atamente esponendo, ma è solo per il complesso di essi che noi crediamo di avere raggiunto queste garanzie. PnEPARAZIO~E

DELLA so~TANZA A ~ESTETICA . - In una scatola di cristallo, modello Soika, del diametro di centimetri 8 a 9, vengono posti un certo numero di fogliettini di buona carta bianca delle dimensioni tlirca di centimetri 7 X 5. Scatola e foglietti vanno alla stufa a secco per ore l a 140' circa, insieme ad un foglio intero di carta bianca arrotolata. Qnindi con una pinza sterilizzata alla fiamma, io tolgo dalla scn· tola due fogli etti e li dispongo sui piat tini di una bilancina sensibile: controllo l'equilibro e passo a pesare l'idroclorato di tropacocaina nella quantità corrispondente a 10 dosi~Nelle prime 20 analgesie lombari si usò la dose di 6 centigrammi; qualche lieve incertezza nei risultati, dovuta forse piuttosto a defi cienze iniziali di tecnica e a disper· sione per istrument i non molto prat,ici (come vedremo in seguito per gli aghi) ci spinse per qualche tempo ad innalzare la dose a 7 centigrammi, ritornando infine a 6 centigrammi (optimnm). (3) ( l ) Allo Schwarz er nn o no to co m plos;;i,·~m rmte n oi m~:n!io lllrllì oltre n :!1100 nnal· s pina li t rnp ncora inic hC'. 10(10 m•dttlltire 'l.'r-:-J>'Ikokn iwma/~fe.•ien. ll'i•n•r H in. ll'och 1\IIHi. 30. (2) B t f:R . - l?iickrnrwtrkll'lllt/.•thr.!ie ( M rrl. klin . l !106). (3) Holo una piit l un~R. p ratica pc rmet ton\ {orso di n bb 11ssnre ulterio rmont,fl 1<. dose. nlmon o p!'r •d cuno Of)('rnt.ion i. P or ttnc idflnt.nliLì\ nvve nno di iniottnre dns i ro· d o t te : Re li\ l u no nn<>~t~o;ie l"'rr'iò riu,.ciro no impor iotl e. altrfl ìnr<>no nn n pr> r·to ntn .,,.. ct>l ltmti. P:l'RÌO


PER DHI':ZlOXE SUBARACNOIDEA LOMBARE DI TROPACOCAlXA

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Involta la scatola in due fogli di carta da filtro, l'uno in direzione perpendicolare all'altro, riporto alla stufa a secco, regolandone, la fiamma in modo da mantenere per un'ora quanto più esattamente possibile la temperatura di 120°. E qui cade acconcio avvertire che, mentre in principio andai guardingo nel riscaldamento dell'alcaloide, temendon~, come per molti altri ·(compresa la cocaina) un'alterazione, e quindi limitandomi a 110° per nn quarto d'ora solamente, avuta in seguito notizia della sua particolare stabilità chimica (punto di fusione 260°-262' ) bo creduto di garentirne meglio la sterilizzazione. La sostanza con quel prolungato riscaldamento non mostra alcuna. alterazione e la nostra esperienza ci ba provato che la sua azione non è per nulla attenuata, neppure dopo .essere stata nello stesso modo, sterilizzata per sei e sette volts; d'altra parte la sostanza conservata anche per parecchi giorni nelle ..:artine, si mantiene inalterata nel suo aspetto cristallino, e perfettamente .attiva senza acquistare proprietà tossiche. PnEPARAZIOXE DELL'OPERANDO. L'operando avrà la cute al dorso ugualmente preparata c0me nel campo operativo, e cioè con rasura, prolungata saponatnra a caldo, lavaggio con soluzione di soda (l p. 100) e quindi con soluzione di sublimato corrosivo (l p. 1000 nella nostra 'Clinica).

IsTRUMEXTARto E scA STERILIZZAZIOXE:. - Per l'iniezione si usano, ·al solito, lunghi aghi tubulati di acciaio nichelato (non pare necessario il costoso platino iridato) provvisti rli stiletto o mandrino a chiu'lura. Ne abbiamo avuti di vario modello, (l) tutti generalmente della lunghezza di 9 a 10 centimetri e di diametro variante da millimetri ·0,5 a 1,5. Di preferenza si è cercato di usare la misura di circa un mi llimetro; ma, per accidenti troppo facili ad avverarsi (specie compiendo varie operazioni di seguito), si sono adoperate indifferentemente altre IDlSUre. In una piccola pentola di ferro smaltato devono essere appunto di.sposti su di una compressa di garza, tre o quattro di detti aghi, una -siringa (iaccoma.ndabile il modello Record) di vetro della capacità di 11 a 12 cm.' a stantuffo metallico (che si lascia smontato per evitare (l) Sono da scartare, a nostro parere, quelli nelln cui imboccatura è intagliata una fessura, o incastro a baionetta, c ui corrisponde un dente della testa dello st.iJetto, fessura che, durante l' iniezione è quasi sempre cPusa di dispersione di liquido.


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.AN.ALO ESI A

rotture del vetro; e uno o due bicchierini di cristallo cilindrici bassie larghi (diametro cm. 4 circa, altezza 3-4) . Qui viene la questione della bollitura. Ad evitare la presenza della. soda, noi abbiamo in principio fatto bollire questi oggetti nell'acqua. distillata per un'ora. Ma ci siamo trovati cogli stiletti chenon scorrevano negli aghi, collo stantuff0 che percorreva a scatti la camera della siringa, e con traccia· di ruggine nell'acqua. Perciò siamo ritornati aiJa. ordinaria soluzione· di carbonato sodico (l p. 100) che serve per tutti gli istrnmenti e in cui si fanno bollire per un'ora. .A.l momento di usare gli oggetti abbiamo solamente l'avvertenza di allontanare, meglio che sia possibile, con compresse di garza. ste· rili e asciutte, i resti della soluzione alcalina in cui banno bollito. PROCEDHIENTO PER L'lNIEZIOXE SPDIALE. - Gli oggetti non sono, ben. si comprende, toccati che dall'operatore, o dal suo assistente, allorchè le loro mani sono già pronte per procedere all'operazione; (l ) ed è bene che le mani siano anche prosciugate con garza sterile (e meglio a.ncora credo, provviste di guanti) ad evitare sgocciolìo di soluzioni antisettiche, e particolarmente di sublimato, che potrebbe alterare la.. sostanza, come pure per poter prendere, senza bagnarla, la cartina. dalla scatola, che un inserviente, con mani lavate, svolgerà dagli involucri di carta ed offrirà, sollevan done alquanto il coperchio. La polvere cristallina si versa direttamente nel bicchierino, naturalmente evitando di }asciarne aderente alla carLa. Intanto il paziente, tt.iutato da un inserviente alle cui spalle si appoggia, prende, sedendo da un lato del letto operatorio, la nota posizione a dorso ricurvo. Pre\enuto l'ammalato di quanto si sta per fare, raccomandandogli l'immobilità, chi fa l'iniezione cerca lo spazio intt>rspinoso adatto ed insinua l'ago armato del suo stiletto; oltrepassata la r esistenza dei legamenti gialli e della dura madre, rit ira. lo ;.;tiletto e lascia colare il liquido cerebro-spinale nel bicchierino. Dopo le prime prove fatte da ciascuno di noi, abbiamo assai presto imparato a risparmiare inutili e pericolosi contatti per la deter( l ) La scrupolosa asepsi propria alla Sc·uoln, e le speci~tli precauzioni adottate· nelln preparazione della sost.anza, non ci hanno mai permesso di dubitare che le no stre iniezioni lombari potessero essere causa di un' infezione delle rneningi. A chi an cora potesse temere una simile complican•a. ricorderò c:iò che dice lo Schwarz: • Quandonoi vediamo g li intA>rnisti che non hanno consuetudine colle pratiche antisettiche.. praticare impunement~ n Sf'opo diAg nostico e curativo lo puntura lombare. dovremo· noi chirurg i per tale lontnno S<>spelto tratt.enorci dal metodo? •


PER IN"IEZIOXE SUBARAGNOIDEA LOMBARE DI TROPACOCAINA

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minazione dei punti di repere (l) scegliendo ad occhio e fissando coll'apice dell'indice sinistro, a. spina fortemente incurvata, uno degli spazi interspinosi lombari, generalmente fra 3" e 4' vertebra, ma anche indifferentemente uno più sopra o uno più sotto. I nsinuiamo l'ago in direzione leggermente obliqua. in alto e all'innanzi, nella linea perfettamente mediana e nel mezzo dello spazio. Abbiamo abbandonato l'anestesia locale e, una vol ta avvertito, il paziente raramente si risente della piccola ferita cutanea, come dello inoltrarsi dell'ago. (2) Questo senza difficoltà r aggiunge presto lo spazio interlaminare, e spesso penetra senz'a.ltro nell'ampolla meningea con quel noto lievfl scatto dato dai legamenti gialli in uno alla dura madre, e dalla successiva mancata resistenza. (3) Senza potere a priori prevenircene (siccome colle sue distinzioni sullo sviluppo della colonna vertebrale e della muscolatura, vorrebbe ottenere lo Schwarz) ciascuno d i noi si è trovato alcune volte (specie quando, secondo Tuffier, ci si teneva da un lato della linea mediana) acl incontrare le superfici ossee. Allorchè, con brevi spostamenti in su o in giù della punta dell'ago, non si penetra, e cvsì pure, ove talvolta avvenga che l'ago, oltrepassati gli osta0oli, non lasci colare liquido acracnoideo, n è si ottenga il getto (4) coiJ altri spostamenti dell'a.go in avanti o indietro (mai laterali) o rotando lo: o infine coli solo del sangue, si ritira decisamente, senza perdere il tempo, lo strumento, e si tenta altro spazio interspinoso più sopra o più sotto. Finora non è mai avvenuto in Clinica di dover rinunciare alla puntura; è cer to però che occorre tal volta pazienza, e sempre una grande delicatezza. di mano nei tentativi per scansare gli ostacoli che even(l) Linea biiliaca di Jacoby tangen~iale all'apofisi spinosa della quarta. vertebra. lombare. (2) Per giustificare l'espedionto a cui ricorre l' Hackenbruch (in Witzel- W en:e/Hackenbruch, - narcosi èterea e anestesia chirurgica locale) di sco!Jrire con apposita. incisione, le apofisi spinose, devesi veramente credere ('ho egli abbia avuto a che faro con soggl'tti eminEintemente pingui. o c he si serva di a~hi·cnnnula troppo corti. (3) La particolare senMziono di Roatto ò sufficiente gcnornlmente per a~!'licurare · c•he si è penetrati nello spnzio nrncnoidl'o, mentre può fnllil·e, per ostruzione della cannula, la pratica usata da Donitz o da Bier di ritirare il mandrino a metà strada, per ~pingere la cannuh~ Rota più oltre e vcderne ·S):(Occiolare il liquid'o appena sia pone· trata in cavitÀ.. (4 ) A p roposito del getto e della sua maggiore o minore velocità, d ,·anno iatto di notare con quanta poca attendibilità taluni internisti pretendono di stabilir·e da una puntura lombare la preBf!io ne endocranica, per indun-o concetti diagnostici e ter·apeutici. La rapidità. del getto è troppo varia da soggetto a soggetto, o forile por dire meglio, dipende un troppe circostanze per meritare nn reale valore; ~olo il getto <:Opioso a zampillo dico positivamente che l'ago pesca colla s ua punta in libaro sacco an•cnoid eo, e ha p,er noi il valore di assi<:urore, con tutta probabilità, un'uqua dititribuzione della Rostanzn che s tiamo per inie ttare e quindi uni\ buona analgesio (Tuffier, Don it:t., Tiackenbr·uch).


Al\ALGI::SIA

tualmente si possono incontrare ; continuando 11d urtarvi iuconsideratamente si spunterà. l'ago (o peggio si romperà) e cresceranno le difficoltà. Nella quasi totalità dei casi abbiamo subito raccolto liquido perfettamente limpido, molto scorrevole, che non spumeggia. Alcune poche volte allbiamo invece raccolto liquido leggermente tinto di sangue (che allora spumeggia). Sebbene dalla sua iniezione a. noi non sia stato dato di notare alcun fatto particolare, tuttavia è forse prudente, e vari autori raccomandano, di evitare tale inquinamento; quando si giunga in tempo si scosti nel caso il bicchierino, lasciando perdere le prime goccie, che trascineranno quel poco di sangue; e ciò tanto per evitare che minuti grumi possano occludere nell'iniezione l'ago, quant,o ad allontanare il sospetto, emesso da ta luno, che il sangue possa. modificare la composizione e l'azione della. sostanza anestetica e dare luogo alle. cefalee ed alle piressie. La sostanza anestetica si scioglie subito (l) e tutt'al più a. favorire la mescolanza perfetta del liquido, che viene raecogliendosi nel bic· chiarino, si agita collo stiletto. Vista colare la quantità di liquido necessario circa 10 cml (2) si rimette lo stiletto o maudrino all'ago, oppure l'assistente ottura con un dito temporanea.meJ\te l'imboccaturu. dell'ago cannula; si aspira colla siringa tutto il liquido, ed espuls11. qualche accidentale bolla d'aria, si inietta con una certa lentezza la soluzione. Siringa ed ago vengono iufin~ ritirati d'un sol tratto (e rimessi a. bollire, insieme al bicchierino, se si deve successivamente usare l'ane· stesia spinale per altro paziente). Tosto con una compressa bagnata. nel sublimato si soffrega e si fa perdere il parallelismo alla piccola ferita, vi si applica una compressa asciutta,, che un inserviente fissa con una larga. striscia di cerotto adesi v o.

=

POSIZIONE SUCCESSIVA DELL'OPERANDO. Eseguita l'iniezione si fa , riprendere al paziente la posizione supina sul letto, si rialzano gli arti inferiori, e si dà al piano del letto una posizione leggermente elevata corrispondentemAnte al bacino, in modo che la soluzione iniettata viene

(l) Il cloridrato di tropacocaina è indicato come aolubiliaaimo nell'acqua (Batti· atini); la soluzione nel liq uido cerebro,spinala riesco limpidissima e tale la potei con· servare p er lungo tempo, anche con reazione leggermente alcalina causnta dalla bollitura in soda degl'i~trumenti. ( 2) Noi, fino dalle primo aneste sie, abbiamo fissato In diluizione d ello. sostanza tr& i 9 e 11 cm• e cosi indifferentemente furono praticate tutte le op erazio ni - Se, come vedremo in st>guito, la diluizio ne dove sse essere r egolata in rapporto alla operazione

da compiersi, parrebbe opportuno provvedersi di un hicchiorino g raduato a centimetri cub ici,


PEH J NIEZIO:-lE SUBARAC:s'OIDEA LO~IBARE DI THOPACOCAI::\A

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a diluirsi nel restante liquido cere bro·spinale e svolge la sua azione a.neatetica sulle radici di paia nervos~ più alte. (l) Il capo può essere in vece tenuto un poco solle,·ato, con un cuscinetto, o rialzando l'apposita sezione del piano mobile del letto : evitando così in parte l'azione del farmaco sul bulbo e sull'encefalo. Quindi -si proceda agli altri preparativi dell'operazione, im piegando quegli 8 -o 10 minuti che sono necessari e sufficienti generalmente per lo stabilirsi dell'analgesia. SvoLGIMENTO ne:r~L' AZWNE ANALGESICA. IxmcAziONI E CO::\TROTXDICA·

DISTURBI E COMPLICANZE. - L 'analgesia per via rachidiana fu provata su 143 pazienti come è esposto nel quadro statistico. Da esso appare che nel numero relativamente piecolo, (2) il metodo è stato sperimentato con una certa varietà. opera.tiva. Indifferentemente per maschi e femmine, non c i siamo peritati di farne la prova in quasi tutte le età, in atti operativi per gravità e durata diversi, e con estensione varia del campo d'azione. Per riguardo al sesso e all'età non avrei alcuna nota speciale che non sja quella relativa a lla pusillanimità del ~ogge tto che costituisce, si può dire, per tutti gli autori l'argomento principe di discussione sulle controindicazioni dell'analgesia spinale. È certo che conviene studiare il soggetto col quale si ha a fare, e prima di tutto, se è persona che abbia il bene della ragione, si do· vrebbe fargli spontaneamente scegliere fra la nar cosi generale e l'ane· stesia parziale di cui trattiamo, esponendo spassionatamente quei vantaggi, o svantaggi dell'uno e dell'altro metodo, che possano interessare l'operando : e se le condizioni intellettuali di lui lo permettono, met-tere alla prova, direi quasi, la sua forza d'animo, spiegando che, oltre ad assistere in piena coscienza a i preparativi ed al pr o<:edimento dell' intera operazione ascoltando il rumore degli strumenti ed eventuaimente .quello (sopratutti impressionante) del segare e scarpellare le ossa, ovvero le parole scambiate fra operatore ed assistente, potrà ancora avvenire egli si senta toccare, urtare, premere, pizzicare, ma ciò sarà senza alcun dolore. (3) ZIONI.

(l} Sono a ricordarsi a tale riguardo le disposizioni anl\tomicho del midollo e d elle radici nervose per rispetto al canale osseo, come dei nervi spinali per rispetto ai ter· ritori innervati, espobte molt<> benfl m TESTUT- Trottato di anatomia . - N~vrologi11, parte 1•, pag. 38, e pRrte 2•, pug. 123, 127 e seg. V. particolarmente il cBpitolo: L o· calizzazioni funzionali nelle raa1:ci ~tpina!i, dagli studi interes~antissimi sulla m e ta mena sensitiva di Sharring t on , Thornbourn, d'Alleo Starr, Head, Brissa ud. (2) Nella clinica furono in quest'anno operati 304- indi\"idui. (3} \r. TuFFIER. - Op. cit.. nota a pag. 15.


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ANALGESIA

:Xon per questo è da lusingarsi di indovinare i soggetti che meglio. si prestano alla anestesia parziale (alla maniera. che una pur lunga. pratica del cloroformio non permette mai di garantire se un paziente avrà una narcosi generale tranquilla o meno}. Abbiamo avuto uomini robusti, in età matura, contadini ed operai rotti ad ogni fatica, poco curanti magari anche delle sofferenze causate dalle loro malattie, che, senza provare alcun vero dolore, hanno disturbato l'operazione con una. inconsulta eccitazione psichica, agitandosi ad ogni rumore, reagendo ad ogni lieve tocco, mostrandosi intol· leranti della posizione, ecc. Donne invece deboli e veramente sofferenti, hanno, con perfetta serenità, persuase di fatto dell'assenza d'ogni dolore, sostenuto senza. un lagno e senza un movimento, lunghe e gravi operazioni. Così i due bimbi, affetti da estrofia della vescica, cui venne pra.· ticato il trapianto del trigono vescicale nel retto alla Maydl, stetteroperfettamente tranquilli per quasi tutta l!\ durat~~o dell'operazione gravissima; e solo qualche goccia di cloroformio fu data sul finire. Un altro fanciullo decenne operato di tenotomia tripla al piede e artrodesi del ginocchio (con resezione a sega delle superficie articolari) stette perfettamen'te t ranquillo per gran parte della lunga operazione (un'ora circa), poi si pruvò a lagnarsi, stanco della. posizione, ma, rimproverato, si acquetò nuovamente fino alla fine dell'operazione ; e dell'azione persistente dell'anestetico fu prova la perdita di feci verificatasi verso la fine, inavvertita dal paziente. Non vi è dubbio che alcuni pazienti, semplicioni, o abitualmente esagerati, si prestano male a tale metodo di analgesia, poichè non sanno scindere dalle sensazioni dolorifiche le semplici percezioni di ordine tattile, e solo nel procedere dell'atto operativo si persuadono e si calmano. D'altra parte si diffidi di coloro che si atteggiano fino da principio a valorosi, a parole, e nel fatto tremano di tutto : avendo invece un benevolo compatimento per coloro che, intimamente convinti di non provare alcuna sofferenza, assumono più tardi volentieri questa parte di forti abbandonandosi ad una. chiassosa millanteria. È forse assai difficile per chiunque si disponga a subire un atto ope· rativo la completa indifferenza. La poca notorietà poi del metodo di anestesia, e una certa incredulità negli effetti suoi meravigliosi, ci parve spesse volte infl uire sensibilmente anche sull'animo di persone evidentemente di seri a educazione e di elevata intelligenza; molte di esse col pallore del volto (che si esagerava anche alquanto in generale subito dopo l'iniezione) tradivano l' intima emozione coll'occhio sospettoso,


P.li:R INil!:ZlON.E SUliARAONOlDEA LOMBARE D l T.ROPACOOAlNA

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colla preoc"cupazione, colla nitubanza nello scambiare il discorso coll'operatore od altri presenti, mentre poi si calmavano subito appena inizia.t11. l'operazione e fini vano per dimostrare la loro piena soddisfazione. Io tradurrei a modo mio un pensiero dello Schwarz, (lj dicendo c:he accademicamente l'ideale sarebbe quello di potersi abbandonare ad un sonno natnrale e ad un dolce risveglio trovarsi operati e non avere più nulla a soffrire. Comprendesi che molti chirurgi mal volentieri si adattino ad operare col paziente desto: ma il sonno che finora noi possiamo ad esso procurare è ben lontano dal sonno naturale, e il risveglio non sempre dolce e facile. Fra gli altri pazienti operati in Clinica quest'anno, cui, per un motivo o per l'altro, non fu applicata l'anestesia-spinale, ve ne furono· parecchi i quali mal volentieri assai subirono la narcosi cloroformica, mentre erano stati tanto lusingati dal racconto di coloro che la prima avevano subito con così piacevole risultato finale. Solo una don11a cui, per una breve operazione di fistola vescico-vaginale, essendo molto pingue, era stata con una certa insistenza proposta l'anestesia tropacocainica, volle assolutamente essere addormentata per non vedere e non sentire nulla. Fu l'unico. caso. . Quelli poi che manifestarono la maggiore soddisfazione del nuovometodo di an'algesia furono rinque individui. i quali, per altri interventi operativi, avevano in precedenza subito la cloronarcosi. Quanto dissi più sopra può essere comune a tutte le eta maturere perciò siamo d'accordo collo Schwarz che, se nei bambini è forse un po' meno consigliabile di avventurarsi nel metodo, non esistono certamente limiti nella vecchiaia: oso dire che l'anestesia ha, in genere, meglio corrisposto nei vecchi, dei quali abbiamo veduto taluuo placidamente assopirsi per buon tratto dell'operazione. Per riguardo allo stato generale dei pazienti, non crediamo invece, per quanto riverenti alla vasta pratica dello Schwarz, di associarci al suo parere, neppnre condiviso dagli altri principali chirurgi, che l'analgesia lombare possa riuscire pericolosa (specie in via: secondaria) alle persone molto anemizzate e prostrate di forze per. lunghe malattie esaurienti, e così nei cardiopatici e nefritici. È forse a dirili che per queste persone sia meno pericolosa la narcosi cloroformica, o et.erea, o peggio la scopolaminica ?! È qui invece da ricordare il dubbio espresso dal Sonnenburg a pro· posito di un caso di morte per meningite purulenta, che la puntura (l) Op. ci t., pag. l.


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lombare possa essere causa determinante di una localizzazione meningea quando il soggetto si trovi in preda a sepsi generale. Se collo Schwarz, dobbiamo porre a.lquanfo in dubbio una simile accidentalità, pensando con quanta facilità nel corso di varie malattie infettive, con dubbie localizzazioni all'asse cerebro-spinale e suoi involucri (per dirne una il tetano) si ricorre da.gli internisti, senza tante cautele, sia a semplice scopo diagnostico, sia a scopo curativo, alla puntura lombare, dobbiamo del pari convenire che c se ciò avesse ulteriore conferma, la sepsi generale dovrebbe essere posta come una controindicazione d ella analgesia lombare :.. (l) · In quanto all'intervento operativo propriamente, la nostra piccola statistica conferma ciò che ormai, con più estesa esperienza, hanno d1mostrato Tuffier, Sohwarz, Bier, Donitz ed altri molti che, al ò.i.~otto del diaframma (e non solamente al di sotto dell'ombellico), qualsiasi operazione è per messa, anche su organi sensibilissimi. È forse da accettarsi una raccomandazione dello Schwarz, nel senso che nelle laparotomie, e particolarmente nelle operazioni laboriose sull'utero ed annessi, occorra una certa sicurezza pratica e grande rapidità di manovra, per non avventurarsi a varcare il noto limite medio di durata dell'anàlgesia (un'ora) . Il risveglio della sensibilità dolorifica e particolarmente dei riflessi è, in simili circostanze, piuttosto temibile perchè la contrazione delle pareti addominali, che tosto interviene, impedisce, coll'espulsione anche delle anse int.estinali, qualsiasi manovra ulteriore, a meno di ricorrere subito decisamente al cloroformio. Nella maggior parte però delle laparotomie noi avemmo campo di apprezzare meglio il grado della ane.~tesia (non è più sola analgesia) indotta dalla puntura lombare: la quale anestesia è accompagnata. quasi sempre da una completa risoluzione muscolare (di cui pare che taluno dubiti); anestesia e risoluzione muscolare assai superiore a quella ottenuta generalmente colla cloronarcosi, a quel grado almeno cui si è soliti di spingere q uosta in Clinica. Abbiamo veduto condurre a termine senza provocare dolore o contrazioni, indaginose e relativamente luugba opera~on i sul tubo digerente (stomaco, teftue, crasso) nelle quali l'azione traumatizzante, specie pet· trazioni su rami del plesso celiaco, è sempre grave: abbiamo as· ::.istito alle violente manovre per la enucleazione trans-vescicale della prostata nel più completo abbandono. (l) Sebbene non possa parlare di ve ri e asi di sepsi generale, ricorderò che la ra·Cbiancstesia fu da noi praticata, senza la minima complicazione, in due donne le quali

ernno senza dubbio in preda a cnratteristica febbre di nssorbimento, uni\ per g ravissima polvi-pcritonito suppurativa, l'altra per cancrena dA. torsione dell'utero fibromatoso.


PKR INIEZIONI!: SUDARAC:\O ID EA l.OMilARI!: DI TROPACOC AINA

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Però la nostra soddisfazione raggiunse il maximum in occasione didue gravissimi interventi per annessite e pelviperitonite suppurate, in cui spessi essudati e tenaci aderenze portarono a gravi · traumatismi dell'utero, della vescica e dell'intestino, e nei quali la più completa anestesia e più la risoluzione muscolare profonda, insieme alla indifferenza delle pazienti, (entrambe esauste dal lungo processo infettivo) permisero una precisa ricompostzlOne delle parti ~ una 'accurata toeletta, quando già. doveva ritenersi di molto oltrepassato il limite di durata dell'azione della tropacocaina. Una osservazione strana si sarebbe fattfl. invece in occasione delle tre amputazioni sugli arti inferiori eseguite in Clinica sotto anest,esia lombare (1). La sezione cioè dello sciatico alla coscia, e del suo principale tronco terminale, il tibiale posteriore, alla gamba, fu avvertita dal paziente, nonostante l'azione manifesta della tropacocaina nel restante dell'operazione, con intenso, fulmineo dolore; e inoltre dopo continuarono ad essere alquanto sensibili i tessuti e in particolare la ente, nei punti prossimi al tronco nervoso. (2) L'indicazione operativa dipende manifestamente dalla questione della durata e della estensione dell'azione analgesica della tropacocainica. Se noi dobbiamo ammettere collo Schwarz, e a quanto pare col Bier, che è questa la sola sostanza che, con una tecnica rigorosa, permette nella iniezione lombare i più costanti effetti anestetici, possiamo fissare che lt1- durata di questi, utiltl per operazioni al di sotto del dia· framma, è di 50' ad un'om, in via generale; che solo eccezionalmente tali effetti possono attenuarsi o cessare prima, e questo con tutta probabilità. si deve ascrivere a qualche inavvertito errore di tecnica come in seguito vedremo. Riguardo alla durata maggiore di un'ora, e all'estensione dell'analgesia al torace, al collo, agli arti superiori, per quanto noi pure, come altri, abbiamo veduto protrarsi operazioni fino a ore 1,40 dall'iniezione, e abbiamo potuto in vari casi constatare anestesia fino quasi alla davicola, e posteriormente fino al bordo del cucullare, non abbiamo sufficiente pratica per confermare, ma riteniamo a priori attendibile ciò che asserisce, colla indiscntibile autorità, il Bier :. e· cioè che il segreto stia tutto nell'innalzare a tempo giusto e per quanto occorre il bacino di( l) E così puro in un'nmputa.ziono o~e~uita nello. diviiione chirurgica del l'iYico ospedniA, siccome a me fu gentilmento •·iferito. (2) Gli studi. gin citati, sullo locnlizz11:>-ioni funzionali nervo~o. purticolnrmento per le radici ~pinali aensitive, renderebbero molto intC~res~anti lllt,f'riori più precise OS<f'rvnzioni del genere di questo, e avvierebbe ro a ~h inrire mP!!lio il mf'ccnnismo di nzi one della analgesia lombnre. la cui progressione motf\mPricr< intnnto non sarebbe quollu g ros -

solana corrispondente alle varie sezioni degli arti inferiori, ma quella particolnro dei t~rrìtori di innervazione

per ciascuna rndìce.


ANALGKSIA

luendo contemporaneamente e proporzialmente in maggior quantità d i liquido cereb~o-spinale la dose tropacocaina, senza necessità di aumentare questa. dose. Ed è a supporsi che tale regolarità. di azione sia assicurata adl una appropriata tecnica, con una più estesa esperienza; in modo che, anche per questo lato, possa darsi alla tropacocaina il primato sulle àltre sostanze anestetiche. :8 infatti a credersi, pf}r quanto è finora avvenuto, che, a differ enza di essa, non impunemente o con animo tranquillo si possa fare agire e la cocaina e la stovaina sulle sezioni di midollo più elevate. (l) GRADO E DURATA DELL' A~ALGESIA . Venendo ora a parlare più particolarmente degli effetti della iniezione nei 110stri operati, è a notarsi in primo luogo che l'azione analgesica non si potè mai dire assolutamE>nt e mancata.

A~ALOEsiE I'AI{ZIALMESTE ~l.\:"OATE . Fu però deficiente in alcuni casi, come ora esporrò, e si dovette ricorrere alla cloronarcosi, o fino dal principio, o ~ un dato momento della operazione, A due soggetti, eminentemente pusillanimi, i quali accusarono insopportabile dolore(?) appena incisa la cute (cura radicale dell' ernia ingui nule) facendosi molto irrequieti, ftt subito somministrato il cloroform io; (2) essi asevano presenta.to, come tutti g li alt;ri, ·marcata debolezza ed ipoestesia degli arti inferiori durante i dieci minuti di preparazione del campo operativo, e fu sufficiente che le prime goccie di cloroformio confondessero loro la coscienza, parchè si rivelasse il potere analgesico della tropacocaina, onde fu continuato in perfetta calma l'atto operativo, con qualche altra rara goccia di cloroformio. In a ltri due casi l'operazione (cura radicale ernia) potè iniziarsi in perfetta anestesia ma dopo 15' o.16' dall'iniezione ricompan·e quasi repentinamente, la sensibilità a. segno da dovere ricorrere alla cloronarcosi: a proposito dei quali 2 casi vedremo in seguito quale difetto di tecnica abbia probabilmente causata la deficiente analgesia .

che l'ul tima analgo~ia. midollore in Cl;oicu fu ottenuta in modo in un caso di toracotomia per empiema (resezione di cm. IO delle costole B• e 9') con una dose di 6 centigrammi di tropacocaina in 12 cent. cubi d i liyuido ed innalzando fortement.e il bacino e p:li arti inferiori. 11 pa:zciente, che già respirava stentatnme nte pe r la vasta raccolta. non ebbe a so!Trire maggiormente dnlln. posizio ne e dali· azione della sostanz/\. L' anestesia si eleva,·a a ll' ioide e alle maBtoid i ; il polso si mantenne buono. si llbbc un po' di sudore e un colpo di vomito a lla fine dell'operazione, poi più nulla, nè cefalea, nè rac hia lgia, nè DllUBN\. (2) « Il ne faut pas s'acharner à vouloir persuader l'op.:·ro: on perdrait son tumps et on n'aurait pns la quietud e pnrfnite », etc. 'l'LTFFIF.J{. (!) Riferirò qui

soddisfacentis~imo


PI!:R !~lEZIONE $UBARACNOIDEA LO~!BARE DI TSOPACOOAINA

2o5

In 2 altri soggetti si intervenne col cloroformio ad operazione inoltrata. Trattavasi, per un bambino di anni quat.tro, di innesto del trigono vescicale per estrofia, e l'azione della tropacocaina (ridotta alla quantità approssimativa di 3 cg.) fu per 35 minuti ottima, in modo che il bimbo si addormentò, ma risvegliato da movimenti impressi al letto, incominciò a piangere e ad agitarsi, onde parve prudente passare senz'altro all'anestesia generale. A questa si dovette ricorrere pure in altro caso per cura alla Bassini pe1· ernia ?"ecidit·a, 40', dopo l'iniezione di tropacocaina. Finalmente il cloroformio fu usato in 4 casi, per continuare·opeTazioni che erano state condotte nella più perfetta analgesia per oltre un'ora. È a notarsi che 6 dei soggetti (adulti) di cui parlo, ricevettero solo 6 egr. di tropacocaina; 4 infatti appartengono al primissimo pe · riodo delle nostre prove, allorchè si usava quella dose con una tecnica ancora difettosa; mentre per 2 appartenenti al periodo più perfezionato, si verificò un lieve errore di calcolo nella preparazione della sostanza. La cloroformizzazione aggiunta alla racbicocainizzazione, come fu già da altri osservato, non diede mai luogo ad inconvenienti particolari, nè parve aggravare i disturbi inerenti alla analge~ia lombare. In tutti i pazienti, come bo già accennato, per proseguire l'operazione, furono usate quantità relativamente t enui di narcotico, molto inferiori cioè a quell<:~ che sarebbero state necessarie, se agli individui stessi non si fosse precedenteménte somministrata la tropacocaina. ANALGESIE DISTURBATE LIEVEMENTE. - !n altri 8 casi si SOnO avuti -da parte del paziente lamenti per vero dolore in dati brevi momenti dell'atto operativo: come fu alla sezione del tronco nervosò principale dell'arto nei 3 amputati di cui già d issi, e come in 3 operati di -ernia inguinale furono avvertite le trazioni profonde, mentre la cute si mostrò quasi insensibile affatto; in due laparotomie poi, àopo oltre un'ora di perfetta analgesia., si risvegliarono dolori per stiramenti sul mesenterio e sul peritòneo pa.rietale. Non pertanto tutte queste operazioni furono condotte a termine senza cloroformio. Abbiamo poscia una serie di pazienti i quali, durante l'atto operativo, ebbero qualche sofferenza di altro genere che non disturbò affatto il regolare andamento dell'atto operativo medesimo. Senza tenere conto delle banali lagnanza per la posizione delle braccia, o per la immobilità prolungata sopra il rigido tavolo (ragazzi e giovani donne) .sono a notarsi fra essi casi: dolore vivo, raro però (4 casi), alla regione


256

A~ALOESlA

lombo sacrale; un poco più spesso senso di leggera costrizione a. fascia. della base del torace con bisogno di profonde inspirazioni ogni qual tratto (G casi); brividi o tremori p~sseggeri (5 casi); fugace vertigine, o sbadiglio, o nausea (10 volte) infine vomito (7 volte). Ciascuno di questi fenomeni (spesso accumulati in q ualcbe soggetto) non ebbe mai lunga durata, in modo, come dissi, da turbare l'andamento dell'operazione; il più sgradevole, il vomito, si limitò generalmente a una o due boccate di mucosità o saliva ing hiottita; solo nna donna operata di salpingectomia, vomitò ripetutamenr.e fino alla fine dell'operazione; ma tratta.vasi forse di un riflesso per trazioni e pressioni sugli annessi u terini, e la paziente ebbe poi anche a confessare che aveva ingerita. molta acqua prima dell'operazione. PARALISI SE:'\'SITIVA INDOTTA DAr,LA sosl'ANZA. Ricordando che la limitata sensibilità cutanea della regione lombare e sacrale permette sempre di piantarvi l'ago-cannula. senza. preventiva anestesia al clore· tile, quando si avverta. il p1.1.ziente : occon·e (m·vi una pt~ntum., non vi movete, dirò che la penetrazione dell'ago nel sacco meningeo, o per dire più esattamente il suo urto contro l'uno o l'altro filamento della coda equina, è invece abbastanza freq uentemente avvertito dal paziente con una irresistibile fulminea scassa del treno inferiore, pitt spesso unilaterale, oppure altre volte con rapido brivido generale, ed eccezionalmer;te con tendenza a li potìmia. Al l'iniezione segue istantaneamente formicolio, più o meno intenso, mai molto molesto, agli arti inferiori, generalmente propagantesì dalle natiche alle coscia, alle sure, alle dita dei piedi, ma talvol ta avvertito isolatamente in corrispondenza di questo o quel gruppo muscolare, o limitatamente alle ginocchia o al tallone. Rimane poscia generalmente quel particolare indefinito seuso di ottundimento, che alcuni par!!-gonano all'effetto di una bastonata o caduta sulle 11aticbe, altri di congelazione1 sebbene la sensD>zione più propria sia di leggero calore: per taluno piacevole. Contemporaneamente si osserva (fu in modo quasi costante per noi) paresi di moto, accompagnata da perdita del senso muscolare, onde se !come a noi avviene per la pratica eli passare una tela gommata bagnata al sublimato soito al paziente steso supino)) lo si invita a r ipiegaru le g inocchia e puntellarsi per sollevare il bacino, ovvero ad alza re l'nno o l'altro arto inferiore, i complessi movimenti muscolari egli non riesce a com p iere affatto, e occorre l'aiuto di un infermiere: o\·vero egli li compie in modo disordinato, a f"ncressiYe brusche contrazioni, cercando di gltiJarsi, sollevando il capo per vedere ; poscia. i1 pa· zi<:: n te si ablmndona pe>:a.ntemente e stende senza. indirizzo gli arti.


I'ER INIEZIONE SUBARACNOIDEA L (H!BAIH: DI TliOPA COCAINA

257

Lo stato di insensibilità e di abbandonò che si avvera dai fianchi in g iil è tale che alcuni pazienti affermano che, se loro non avesse soccorso la vist.a , avrebbero avuto la illusione, come in nn fan tastico sogno, di essere per metà morti o troncati. Ritornando ora agli effetti d ell' analgesfu. t ropacocainica durante l'atto operativo, dirò che appuuto tale illusione continuò nella maggior par te dei nostri operati, in modo che, anche se taluni ebbero ad avvertire, come è già noto, le sensazioni di! ordine tattile, e quelle affini di pressione o stiramento, distinguendo talvolta. persino se queste erano superficia li o profonde, o precisamente nell' interno del cavo ari domina le, tutto ciò dico essi riferiscono ad una parte quasi a dire idealmen te collegata con una specie di sdoppiamento della personalità fisica. Uno degli amputati di gamba potè seguire l'incisione delle part.i molli strato per strato, indicando esattamente, l' altezza alla quale era. stata fatta: ebbe dolore acuto alla sezione del nervo tibiale posteriore: poi sentì nettamente la segatura delle ossa senza alcuna sof· ferenza, notando che era stata fatta un poco più su dell'incisione dei t essu ti molli. Vari altri operA.ti per ernia, e uno· in particolare per varici, parago narono l'incisione delle parti molli, alla sensazione che provocherebbe il taglio di una maglia o calzone aderentè alla cute. Coloro i quali a queste illusioni non soggiacciono e, per ignoranza, o per abituale esagerazione di ogni minima sensazione, reagi:~con o senza sapere distinguere le i m pressioni tatti!i dal dolore vero e proprio, e si lasciano impressionare, quasi direi traducono per suggestione il rumore degli strumenti nell'effetto dolorifico ad essi attribuibile, quelli fanno credere di avere immensamente sofferto. Con frase voig a re affermano di ave1·e .sentito tntto cui è proprio il caso di ribatteTe . c sì, cogli orecchi :. ; infiLtti invitati a spiegar;;i con q ualche particolare, a precisare, per esempio, nelle snture il momento in cui avvertivano il dolore, e il genere del dolore, questi individui dimostrano sempr101 con vaghe o contradditorie risposte la loro poca sincerità. ANALGESIE PERFETTE- AxESTESIE. Ai vari casi finora esposti fecoro invElce riscontro nella nostra pratica un bel numero di soggetti, i quali, o per distrazione, o per vera e propria soppressione di ogni ser1· sibilitiì ebbero a dichiarare di c non a vere sentito nulla affatto _. neppure pressioni o·st iramenti o urti.

STATI~TI C A (Vedi

Tabella pag. 258 -25'J). - P ossiamo per rig uardo a ll'a tto operativo segnare come otlime l.) analgesie ottenute pPr i nit> · t i - f;iornale dì mrdid11a m•IILJ•·e.


A~ALGESIA

258

uJ>ERAZiòNI

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Cura radicale alla Bassini per ernia uni-laterale . Id. Id.

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complicata ad ectopia del testicolo id. a idrocele

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crurale unilaterale

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bilaterale . 6

dell'idrocele del varicocele

3

Cistotomia soprapubica per prostatectomia . Id. tumore del fondo della vescica Cistectomia per extrofia vescica le- innes to del trigono nel retto

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2

Dilata2:ione del collo vescicale Operazione della fistola vescico-vaginale 4

Orchiectomiu Colpopla.'!tica Estirpazione di emorroidi

2

3

Laparatomia per appendicectomia Id. per gastro digiunostotn.ia Id. per rescziono intestinale. Id.

per salpingo-ovariectomia

Id. Id.

per amput.a7.ione sopra-vaginale dell'utero por fissazione parietale del grande omento

Id.

per sarcomu della parete addominale

Id. per cura della perit<mite tubercolare Enucleazione di cisti sobacea alla coscia Esoissione di vene varicose

2

Amputazione della coscia per artrosinovite del ginocchio

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Id. d e lla gamba per id. del piede Artrodosi d ol ginocchio e tenotornia tripla per paralisi infantile.

2

T oracotomia per empioma . 109 (l) RecidoVB. -

(:t) l nncbe con ectopi:>. -

t3) Orcbiectomia. -

(4J Cgr. 3,:>. -

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(51 Sorpre!o dn ''omito con


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PER INIEZIONE SUBARAONOIDEA LOMBARE DI TROPACOCAINA

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ANALGESIA

z10ne subaracnoidea di tropacocaina in 95 ca.•i (dei quali ben 70 a.ppartengono all'ultimo centinaiò) come buone analgesie 31 (ivi compresi quegli operati che ebbero senza vomito, o leggeri stati lipotimici; come mediocri gli 8 casi in cui si verificarono dolori in certi momenti

·dell'operazione; comprendendo infine nel termine analgesie incomplete i 9 casi in cui fu necessario il cloroformio, comunque usato per la maggior parte dell'at to operativo o per ultimare atti prolungati si oltre l'ora. PARALISI l40TORIA1 INDO'l'TA DALLA TROPACOCAINA. -Come per i fat,ti paralitici sensitivi a ccennerò a quelli motorii. Quando fu completa, l'anestesia si accompagnò al più spiccato abbandono muscolare; non si p uò però d ire viceversa, perchè osservai alcune volte individui con paresi degli arti inferiori evidentissima, persistente anche fino al termine dell'operazione, i quali tuttavia si lagnarono degli urti e pressioni, o di vero dolore in qualche momento speciale. P er quale meccanismo intervenga q uesto rilassamen to muscolare,. che fu particolarmente notevole per noi nelle pareti addominali e nello sfintere anale, è questione assai complessa, difficile a risolversi del tutto con prove sicure, e io neppure tenterei per ora di entrarci. È noto che il Tuffier afferma (ed altri consen tono) che la contrattilità muscolare è conser vata nell'anestesia midollare coliti. cocaina pur ammettendo la scomparsa della tonicità; onde non parrebbe che fossero da lui ammessi veri fatti paralitici. Egli cerca di dare una spiegazione aùbastanza originale al rilassamento dello sfin tere anale, con consegnante perdita di gas e feci, da lui piu volte notato (3 o 4 volte da noi) invocando in parte< l'insensibi lità del retto, dalla cui inucQi!a parte il riflesso che normalmente mantiene la tonicità. dello sfintere.:. D'altra parte alcuni, sperimentatori avrebbero notato appunto come controindicazione alla laparotomia, lo .Qtato di tensione deUe pareti addominali, e la facile eccitazione dei riflessi per manovre sul peritoneo parietale e sugli organi contenuti. Ciò che noi inutilmente tentammo varie volte, mentre solo q ualcbe rara volta ci parve di osservarla nelle trazioni sui sacchi· erniarii e sugli annessi femminili. E perciò coi f atti certi, io p referirei ammettere per ora che la tropacocaina. {non dico nulla delle altre sostanze) per iniezione lombare determini, oltre ad analyesia e talvolta AXESTES IA un grado maggiore o minore d i vera I'ARAr.r.o;r di moto. Impegnato quasi sempre ad assistere direttamente l'uno o l'al tro operatore e tah·o!La operando io stesso, non ho potuto fare assidue OS· servazioni sui ri.Aessi cu~ane i, mnscolo-tendinei, ecc., nè posso quindi cl ire se la loro scomparsa sia un sicuro iudice dell'azione della t ro-


PER INIEZIONE SUBARACNOIDEA LOMBARE DI TROPACOCAINA

261

-pacocaina. Quante volte però noi li abbiamo potuti cercare, li abbiamo -trovati . mancanti uno o due minuti dopo l'iniezione. Non si dimentichi però che v~trie cause d'errore, nel fatto speciale degli operandi, possono togliere valore alla esplorazione dei r~essi e all'apprezzamento di qualcuno in particolare. Io avrei poi anche notato che, a confronto di essi, la sensibilità dolorifica ritardi un po' più fl. scomparire. AziONE DELLA TROl>ACOCAINA SOL STMPA'l'JCO E SUI NERVI S PLANCNICI IX

Non osservai fatti costanti in ordine allo stato ed al riflesso della pupilla agli stimoli, ma solo raramente una certa midriasi, quasi ·sempre in coincidenza ai leggeri fatti di lipotimia o al vomito : la sen·sibilità congiuntivale, e la corneale particolarmente, parvero invece frequenti volte attutite: quando si dovette intervenire colla cloronar.cosi si notò il piccolo inconveniente. Alcuni pochi soggetti, senza vera disfagia (e solo una donna accusò senso di costrizione al collo) · mostrarono il bisogno di deglutire fre· .quentemente saliva, la cui secrezione parve leggermente aumentata; (1) u no o due solam~nte chiesero da bere. A titolo quasi d i curiosità, noto che, ad anestesia inoltrata, qualche paziente cadde in un passeggero stato emotivo, lasciando correre la·Crime senza poterne dare spiegazione. Mai avemmo delirio, neppure in alcoolizzati, dei quali col_metodo in parola furono operati parecchi. Fu nei momenti, già altrove accennati, di depressione, che di solito si andò ad esplorare il polso e lo si trovò allora alquanto lento, poco espanso, ma di ritmo uniforme. Qualche altra volta, specie nelle prime prove, se ne seguì l'andamento, ma non fu fatta alcuna particolare osservazione, e parve generalmente del tutto regolare. In riguardo all'apparato circolatorio, }}armi invece utile rilevare il fatto che (corrispondentemente all6 osservazioni di Seifert, Sonnen'burg ed alle e~perienze sui cani di Hallion e Tuffier sull'azione vasomotrice della tropacocaina in confronto alla cocaina ed alla stovaina) a vemmo a notare vasodilatazione all'incisione delle parti molli. Onde l e boccucce, tanto delle vene che delle ar terie, beanti, lasciano fluire gf:.neralmente con poca pressione (v. Tuffi.er) il sangue nella ferita da .ogni parte :· è necessario applicare numerose pinze emostatiche, anche a sottili venuzze sottocutanee: e non rare volte si ebbe a notare che GENERE. -

(l) Così senza fa:-ne ricerca apposita. si è da noi confermata durante g li atti ope·· r ativi, la persistenza, oltre alla sensibilità tnttile e barica, della calorifictL, con rea· zione vasomotoria evidente: ciò che posto a raffronto d ella non dubbia paresi museo· :!are lascia. oscu ra. molto l'azione fisiologica dellaso3tnnza introdotta con questo me todo.

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2G2

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ANALGESIA

la va.soparesi insiste, onde, allorchè si crede di poter togliere certe pinze superficiali con una semplice torsione, il sangue rifinisce subito,. ed è giocoforza applicare a. tutti i ramuscoli legature, anche nei sog· getti giovani. Sarebbe questo uno dei pochi inconvenienti per l'atto operativo· in sè: e segno il fatto perchè solo per questa via di una eventuale non. perfetta emostasi, e delle sue conseguenze, ovvero per via di una. possibile minorata. attività circolatoria. nelle prime ore dell'operazione, potrebbesi, a. mio giudizio, lentamente arrivare al curioso sospetto· emesso da Kocher e da Cushing che la cocainizzazione lombare disturbi il decorso delle ferite. Ma quante al tre vie non hanno il cloroformio e l'etere per influen· zare il decorso posto pera.ti vo! Sta il fatto che nei nostri pazienti non abbiamo osservato decorsi differenti fra cloroformizzati e t ropacocainizzati: la prima intenzionefu la regola. L'operazione termina generalmente i~ uno stato di enforia, di cui non è poca parte per molti soggetti la soddisfazione di sentirsi, con così poche sofferenze, o quasi per incanto, inaspEittatamente dire « è finito • e non uno ebbe a mostrarsi ing rato che gli si. fosse risparmiato· quello spauracchio della narcosi generale, (l) anchE." se aveva avutoqualche piccola sofferenza. DECOTlSO POSTOPF:RATIYO. -

ALTRF: COS~IDERAZIONI SUGLI EFFETTI OF.L-

L' ANESTETICO. E il benessere è del tutto definitivo in un gran numerodi casi; quel benessere, quella completa calma che non è uno dei risttltati meno interessanti del metodo (Tuffier ). · Se per altri non è definiLivo, esso è per lo meno assicurato a molti: per 'ç'ttrie ore dopo l'operazione. Pur volendo essere scrupoloso, io horaggruppato 93 casi di assoluto benessere, tenendo separati quelli in cui . si verificarono anche lievissimi disturbi, come trascurabili cefalee, opasseggero brivido, o qualche conato di vomito; e noto subito che, quando in seguito segnerò il numero dei casi per ciascuno dei così detti inconvenienti secondari del metodo, esso non sarà da prendere in senso assoluto, perchè gli inconvenienti Rtessi si sommarono in molti soggetti. Qualche rara volta, (9 casi) e più nella stagione fredda, l'operato· appena posto a letto (per quanto bene riscaldato) fu sorpreso da bri·

( l) La minaccia di una narcosi ci ha poi sorvito alcuno volte a tenero calmi i.: pusillanimi, come due o tre volte bustò simulare la clo roformizzazione per ridurre ali silenzio gli irrequie ti


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vido, o semplice tremore nella lj2 inferiore del corpo, che nonostante l'aggiunta di coperte e di bottiglie di acqua bollente, cessava solo col ristabilirsi della sensibilità e della. motilità. negli arti inferiori. Queste in generale vennero poco per volta. facendosi normali nel limite massimo di 2 ore, e per la ma~gioranza dei nostri operati, in l o o 20 minuti, quasi sempre senza disturbi, o con un lievissimo formicolio o sensQ di bruciore. Eccezionalmente tale ritorno allo stato normale fu accompagnato da. più importanti fenomeni: e cioè in 3 casi da contrazioni e scosse muscolari non dolorose: in un caso da vero crampo doloroso alle coscie ed ai polpacci, in uno da un particolare rapido e ripetuto serpeggiamento sulla cute, in due altri da sensazioni paragonabili al passaggio di una corrente elettrica di. media energia. Non ho potuto con tutta regolarità prendere nota sulla ripristinazione della sensibilità più o meno pronta. da. un Jato in confronto dell'altro; generalmente (e gli ultimi 30 operati in Clinica furono appositamente interrogati) i pazienti affermarono che la ripristinazione della funzione motoria normale avV-eniva negli arti inferiori in modo simultaneo o quasi. Però per un certo numero di operati, fu notato che l'uno o l'altro degli arti i'nferiori aveva tardato di più « a ritorn11.re :. come l'uno pitl che l'altro arto era st9.to sede di speciali sensazioni. Così non ho potuto decisamente fissare una correlazione fra l'inizio e la fine dell'azione anestetica. in un lato piuttosto che in un altro: la. cosa. può essere interessante, q ua.nto l'investigare la dirozione e la progressione, come accennai già, dell'anestesia e della sua scomparsa, su cui non è detta l'ultima parola. · Non tutti i pazienti sono poi iu grado di prestare attenzione a fatti simili, e la. prova metodica non si può fare quando si deve operare, nè si può ottenere un risultato ~ttendibile con qualche pizzicott.o o· colpo di spillo dato qua. o là. Occorrerebbe determinare vere sensazioni dolo. rifìche, e perciò le conclusioni in questo senso sono, io credo, riservate ad una lunga pratica. del metodo e a. statistiche di numerose e variate operazioni. Tuttavia, siccome parmi di avere notato fra i nostri operati una certa relazione di a.nesttlsie incomplete con inizio o cessazione dell'azione della. tropacocaina. prima. in un lato che in un altro, così esprimerei qui il forte dubbio che la causa di qualche insuccesso possa essere talora. questa unilateralità dell'analgesia. midollare. Questa unilateralità, o non equa distribuzione dell'anestesia può avverarsi, secondo il mio modo di vedere, in due differenti maniere.


A:SALOESIA

L'ago che inavvertitamente (o a studio, secondo prescrivono Tuffìer ed altri) devia dalla lin•?a mediana, può avvenire che si impegni fra le radici nervose di un lato della coda equina, ed eYentualmente spinto anche lateralmente al di là del legamento dentato. si insinui fra le radici anteriori, ~:~.nziehè fermarsi fra le posteriori sensitive. È chiaro allora che gran parte della soluzione anestetica svolge la sua azione localmente e di preferenza ne rimangono paralizzati i nervi di quel lato, o i soli nervi motori, e tarlli\·ameute l'azione raggiungerà quelli opposti. Onde se il terr itorio di operazione non corrisponde al lato auestetizzato, e peggio se l'operazione non è limi tata al disott o dell'ombellico e contemporaneamente si trascuri , come a noi a>veniva in pri ncipio, di solleYare e mantenere rialzato il piano d el bacino, ecco un insuccesso, o una anestesia per lo meno disturbata da lagnanza per lievi sensazioni moleste. Devo in particolare modo insistere su questa posizione alquanto elevata del bacino, che non è da tutti osser vata o ritenuta nece:ssaria, o forse convenientemente mantenuta: onde anestesie imperfette, o di breve durata. È forse, a mio modo di veaere, preferibile di lasciare il paziente in tale posizione, per la. intera durata. dell' atto operativo, come noi abbiamo sempre fatto (anche sacrificando un pochi no di comodità per l'operatòre) dopo le prime incomplete anestesie, che usare dell'e~ped iente per troppo pochi minuti, come fanno tal uni. In caso si r isparmieranno -alquanto gli effetti spiacevoli dell'anestetico sui cent.r i cerebro- bulbari, tenendo proporzionalmente sollev.ato il capo. D'altra parte non è necessario esagerare, anche per operazioni alte, la posizione declive dell'operfl.ndo fino alla Trendelenburg; ci si espone a deficiente anestesia delle sezioni inferiori del si:stema midollare e il paziente, che e sveglio, non tollera la posizione. È anzi probabile che si debba alla posizione elevata. del bacino rinunciare, quando si d~bba opera re sugli arti inferiori, nel qual caso l'ammalato giacerà orizzontale. Solo una lunga pratica permetterà di g raduare anche tale modalità dPl metodo e di g iudicare quale possa essere il momento opportuno per rimettere il paziente m posizione orizzontale, per ogni singola operazione. Una modalità poi di oui parm i che, a priori, si dAbba ditlidare. per quan~o intesa a diminuire gli spiacevoli effetti secondari della rachicocainizzazione, è quella cl1e leggo consigliata dal Parrozzani e da taluno provata con incerti risulta ti: ol tre alla perdita di tempo non trascurabile del tenere J4 a 16 minuti il paziente seduto, si r ende certamente più facile l'anemia cerebro-bulbare, gia notata per inibizione emotiva del momento; e temerei ancora più considerando come risul-


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PER lNIEZIO~~ SODABACNOIDEA LOMBAR E DI THOPACOCAJNA

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tino generalmente favorite le intossicazioni cocainiche d·alla posizione verticale: intanto si perderà nell' estensione e durata dell'anestesia, e taluno potrà sentirsi trascinato all'altro grave errore di aumentare perciò la dose della sostanza. Tuttavia, pur avendo l'avvertenza di sollevare il bacino in modo . che la corrente favorisca l'equa e più alta distribuzione dell'anestetico, la sua azione può risultare manchevole non pertanto da un lato; e ciò quando avvenga che la corrente influenzi più rapidamen te le radici nervose di un lato, e meno q uelle del Jato opposto. (l) Verrei con c iò alla conclusione che a scanso di qualsiasi incertezza di successo, l' ago-cannula deve assolutamente penetra1·e nella precùa linea mediana e mantene1·e p1·ogrcdenclo questa direzione. Il legamento sopraspinoso e l'interspinoso HOn oppongono ap.prezzabile resistenza : il punto più largo dello spazio inter-arcuale, una volta incurvata bene la colonna vertebrale, è quello mediano, potendosi anche incontrare lateralmente, con relativa facilità, le spine ossee sopra e sotto laminari (Robison, Semaine m. ed., 20-3-07) segnalate dagli anatomisti, come può esistere una eventuale fu:.>ione delle lam ine; mi sembra quasi che le due apofisi spinose, che sono orizzontali, debbano fare da guida all'ago; infine, ammesso che i legamenti g ia lli possano presentare una. certa durezza. specie coll'età, essa sar~L certamente minore nel punto in cui i loro margini interni vengono a con tatto. (2) · Oserei persino affermare che, con un perfetto tecnicismo, non dovrebbe avvenire mai che alla penetrazione dell'ago nello speco vertebrale rispondesse il midollo con quella scossa unilaterale cui già a ccennai; ovvero sia, chi fosse posto sull'avviso da questo fenomeno, dovrebbe, se vuole premunirsi da un possibile i nsuccesso, ritirare un poco l'ago e correggerne eventualmente la direzione (i:>) prima di iniettare il liquido. ( Il Oltre al legamento dentato, è n ota la presenza sulla linea med ian a di pi ù o meno larghe espansioni fibrose, le quali tl\nto anterior men te ch e posteriormente riuni'· acono la pia alla dura madre. · (2) Veda.ai in proposito l'interessante: Topograph ie de la region lombcu'm en vue de la poncti.on du canal rachidien del d ottor J uvARA (Semaù1e méd., 2G-2-02). s ebbene l'auto re n on approfitti d el tutto dello sue o><sorvazioni p!.'r pungere e dirig<'n· l'ago come noi fnccia.mo. l (3) In quanto ho qui e altrove esposto s u d eficienze dell' nzione anc~tetica della in iezione su barucnoidca in taluni soggdti. ho SPmpre r itenuto che. a tnPn O di eventuali dis p ersioni d ella d ose, nulla siasi dovu to addobit.are alla sostanza per se stessa: ed & la mia convinzio ne, pe rchè quasi s~>mpre a.ve mmo m odo di controllnro !!li effetti in altri soggetti che furono o pe rati nella stessi\ m attin a. o colln stessa sc·ntola di co r tine di troptlcocaina, i q uali ebbero al con fronto (di quelli') atlPSI<'~ie lodevoli.


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ANALGESIA

ALTRI DISTURBI POSTOPERATORII CAUSATI DALL'INIEZIONE. Come ho detto, dopo l'operazione, il paziente rimane generalmente, tranquillo per una o due ore almeno e spesso in modo definitivo. Il ritorno della sensibilità m~lla parte operata è talvolta alquanto esagerato. Al dolore della ferita possono accompagnarsi enteralgie diffuse con· borborigmi (persiste la paresi intestinale) che rendono un poco irrequieti per qualche ora tal uni pazienti (15 casi). Ricordo nn individuo operato di emorroidi (cauterizzazione) che pareva infuriare dallo spasmo improvvisamente insorto dopo 10 minuti che trovavasi nel suo letto, ment,re non aveva avvertito neppure il minimo tocco durant& l'op~razione: non si calmò che dopo tre iniezioni di morfina (l centgr. ciascuna). Il fatto è però noto anche per i cloroformizzati, onde in seguito riprendemmo la buona consuetudine di praticare sul letto stesso d i operazione una iniezione di morfina. Esigettero pure q ualche iniezione di morfina i tre amputati, per insistenza del dolore, cui già feci cenno. A proposito di ritorno della sensibilità, devo dire che mi sembrò di notare invece in alcuni casi u na certa persistenza di anestesia della. vescica., traducentesi in lieve paresi muscolare con r itenziooe per 5 o 6 ore di notevole quantità di urina non avvertita generalmente. In talune operazioni sull'addome e sugli organi genitali nei maschi it . fatto si verifica anche pei cloroformizzati, ma questi provano dol<;>re. E che si tratti di. Ì11semibilit.à, estesa anche a tutta l' uretra (già notata da Tufner, Donit.z, Ohapnt ed a ltri) risponde il fatto che alcuni alla siringazione, non avvertirono l'introduzione del catetere, come altri si bagnarono talvolta la medicazione, per insensibile sgocciolìo alla fine della minzione, sa questa era spontanea; però mai osservai incontinenza vera. Complessivamente sotto il termine generico di temporanea paresi vescicale ho riunito 18 osservazioni tutte senza importanza. Venendo al vomito io lo trovo segnato, successivamente all' atto operativo, solo per 12 individui. Intervenne nelle prime ore dall'operazione in 8 casi; si presentò tardivamente in 4 casi, e cioè anche alla fine della seconda giornata. Pii1 spesso trnttasi di nausea o conati cui, a lungo andare, segue gettosemplicedi saliva; altre volte si hanno due o tre boccate di mucosità amarognola: vero vomito abbondante raramente. Questi fatti avvenivano piuttosto allorchè, al principio delle nostre prove, si credeva di poter permettere agli operati di bere ed anche mangiare qualche ·piccola cosa. Tenuti invece a digiuno assoluto per le prime 18 a 24 oret alla stregua dei cloroformizzati, i .vomiti diminuirono di frequenza. Noto


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per incidenza che generalmente, a differenza dei cloroformizzati, gli individui di cui tra.tti~mo soffrono meno la sete, quindi i più non chiedono neppure da bere. (l) In 3 casi fu osservato singhiozzo per alcune ore, o ripetuto in vari periodi, ma non è escluso che si dovesse all'atto operativo (gastro-digiunostomia. o entero-anastomosi). Dei nostri anestetizzati alcuni (18) si sono, fiuo da poche ore dopo l'operazione, !agnati di racllialgia, raramente intensa, e di non lunga.. durata. (2) È però a<l essa ra.chialgia che ho osservato seguire generalmente la cefalea in quei pochi casi (24) in cui si verificò questo di· sturbo, la cui frequenza e la. cui intensità ccm altri anestètici è causa.. d i discredito del metodo. Nessuno dei nostri operati ebbe l'insopportabile cefalea segnata a carico della cocaina e della stovàina.; per pochissimi durò alcune ore, nei più fu del tutto fugace, ripetendosi talvolta in 4: o 5 sere sue~ ces!:iive: spesso si trattò di semplice pesap.tezza frontale, e generalmente i pazienti la accusarono solo perchè da me interrogati. A nessuno naturalmente di essi fu necessario somministrare antinevralgici. Ho piuttosto notato anch'io il fatto che, in alcuni soggetti, questa cefa.la.lgia è tardi va, e cioè, com ineia a manifestarsi nel 3° o 4:0 pomeriggio dall'operazione. Con q':lesta tanto temuta complicanza secondaria delle anestesiespinali chiuderei già. la rivista dei disturbi notati nei nostri operatit St:l non dovessi accennare a lle osservazioni negative o quasi negative. Tutte le memorie o relazioni statistiche sulle analgesie mediantela cocaina e la stovaina. parlano pure di iperterm,i e verificatesi negli operati, e alcune volte notevoli a 39° o 40°, anche ripetute per alcuni pomengg1. Ed i pertermie ebbe pure in 17 casi su 4:3 il dottor Caccia usando come noi della tropacocaina, mentre a 4 soli casi accenna il dottor Sc hwarz per la sua numerosa statistica con la medesima sostanza. Noi non abbiamo avuto a notare per alcuno dei nostri operati colla tropacocaina. temperature elevate, e se taluuo (in particolare fra. gli operati per ernia) raggi uuse nelle prime 24: ore, e più spesso nella 2• ( l) Anche noi abbiamo assolutamente vietato l'uso di alcoolici dopo l'anestesia tropacocainica: è forse da concedere in alcuni casi e favorire piuttosto l'uso del t'affà come probabile ant"a gonista di eventuale lieve intossicazione. Abbiamo anche provato il cloralio idrato (Gioffredi, Grimaldi) in un caso di vomito ostinato, e in uno di forte rachialgia, con esito buono. (2) N on sono f,o rse meno frequenti queste rachinlg ie fra i cloroformizzati: sonodovute alla posizione e forse ad ingombro per pAresl del colon trasverso (tanto è ciò vero che g enerA.Imente ces~ano dopo evacunto l'alvo in 3• giornata, mediante In. purgl• oleosa).


A:\A LGESI A

giornata i 37°.5, o 37° 8, il fatto rientra, per la nostra Clinica, nella norma, poichè fu da molti anni osservato colla stessa frequenza nei cloroformizzati, ed è probabilmente a riferirsi (oltre ad altre cause) più che tutto alle condizioni dell'intestino, e cessa anche questo colla purga oleosa che regolarmente si usa somministrare a tutti gli operati nella 2" mattina successiva. ~a.rebbe questa una prova della. scrupolosa asepsi del nostro metodo? O sarebbe la conferma delle osservazioni che condussero il Guinard a consigliare la soluzione diretta. nel liquido cerebro-spinale come noi rigorosamente pratichiamo? (l) O infine è proprio la tropa.cocaina che ha questo altro vantaggio sulle consorelle? Vengo ora a fatti che mi pare rivestano la maggior gravità; conseguenze veramente deplorevoli della anestesia con cocaina, e più di quella con stovaina; al cui confronto e il vomito e la cefalea e le ipertermia passano in seconda linea: fatti che se si fossero verificati per qualcuno solo dei nostri operati, ci avrebbero fatto, credo, abbanòonare senz'al tro il· metodo. Voglio dire i gravi collassi con minaccia. .di sincope (ammesso volentieri che i vari casi di morte non siano da imputarsi al metodo) le paralisi, gli spasmi e le contratture persistenti, le convulsioni e il delirio, le anestesie e le paraestesie e infine le nefriti. Noi non abbiamo assolutamente avuto nulla di tutto ciò, a meno che, per non mancare alla scrupolosa obbiettività. che m1 sono imposta, non d€1bba. ricordare una donna la quale, dopo una operazione di breve durata in perfetta anestesia, ebbe ad accusare nel giorno stesso dell'operazione e per tutta la sua degenza {14 giorni) formicol io insistentt>, i poestesia. e debolezza muscolare dell'arto inferiore sinistro: e quanùo lasciò il letto mostrò lievissimo strascicamento del piede; ripresentatasi però in Clinica. alcuni giorni pitt ta.rdi, ogni di· sturbo era. sco m parso com pletameu te. ALIWMIKURIA. E CILINDRURIA XELLE RAC IIIANALGES IF:. Il dottor Scbwartz, assistente del Sonnenburg, nella. cui clinica, come già accennai, è molto in favore la stovaina, tanto per anestesia locale, come

(l) R ealmente il dottor Caccia,. all' uso di fiier, diluisce una minim11 quantità di soluzione tito lata acquosa in l o 2 cm. cubi di liquido spinnle: ma ha avuto la prova che la soluzione titolata d opo lun~a conservazione e ripetute sterilizzazioni, ha dato t cmJ>crature mo lto elevate e cefalea intensa. T untu alh•rchè parlai d<'llll steriliz7.67.ion e d ella sostanza quanto ora. ho mostrato c.Ji tc>n11re a ssni poN> conto ùoll"ufT•·rmozit>nl' d f'i f..rmat~olo.:(i (V. Battistini) che latro· p neocninfl nubin propri<·t il untis.-tti<.-hc e che lt• su!' solu'l.io ni si conservino pe r quo· s t o innltcrntc: i chirurgi fnuno hunu o premunir~i d 'ogni dubbio : d'ultra pnrtc il Bnt· l istini st "Ssn <•rt•do utile sn~.uriun~tor!l c he lo snhllioni possnnn es~ore sterilit.zote senzn. scumpursi. " qucstn •u•rehu<;> lt1 n<~'l.i,,nc velltrnente utile se 11ssvlutamente certa (1)


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per anestesia midollare, dalla fine di marzo u. s. nel fascicolo n. 13 del Zentralblatt f. Chiru.rgie, aveva richiamata l'attenzione sulle alterazioni renali che susseguirebbero all'anestesia lombare mediante quel prodotto, già cosi sospetto 1Jer altre ragioni, Piti recentemente, e cioè nel fascicolo n. 26 del medesimo perio· dico: egli, in base ad una statistica di 60 casi, riferisce dettagli molto importanti, e mi permetto dire anche, discretamente allarmanti. Facendo uso per iniezione di una dose costante di 4 centigrammi di stovruina (prodotto Riedel) trovò che in 47 operati (78,33 p. 100) le urine,. precedentemente riconosciute normali, dopo l'analgesia lombare, druvano il reperto patologico caratteristico della nefrite; e ciò per lo più 4 o 5 ore dopo l'iniezione, ma talvolta anche solo dopo due o tre giorni. La presenza nel sedimento di cilindri d'ogni specie, su cui fu fondata. principalmente la diagnosi di nefrite, si sarebbe manifestata in limiti da 4 a 60 ore dopo l'iniezione e sarebbe stata constatata in certi casi anche per parecchi giorni di seguito. Dei 47 casi di nefrite, 28 fnrono leggeri, con mediocre numero di elementi patologici e co·n quantità minima di albumina, o più spesso· (venti volte) senza presenza di questa (?) fatti che cessarono dopo 2 a 5 gior ni. In 15 casi, un poco più gravi, si ebbe circa mezzo p. 1000 di albumina con cilindri più abbondanti ; le urine in questi ridivennero normali fra i 6 e i 12 giorni. In 4 casi _la. nefrite fu ·grave, e in 2 le urine non sarebbero ritornate normali che, rispettivamente, dopo 3 o 4 se'ttimane (raggiungendo un tasso del 7 p. 1000 di albumina). Appena avuta conoscenza della osservazione del dottor Schwartz ho creduto utile accogliere l'invito che egli faceva perchè altri procedesse ad a naloghe ricerche, onde stabilire specialmente se, dopo l'uso di altre sostanze analgesiche, si abbiano uguali reperti. Le urine dei pazienti essendo di regola nella. Clinica. sottoposte, prima di qualsiasi operazione, ad esame, ho creduto nel caso speciale, e dovuto per ristrettezza di tempo, }imitarmi a ripetere sistematicamente tale ricerca nelle urine degli anestetizzati per via lombare, per alct1ni giorni dopo l'operazione, osservando poi al microscopio il sedimento centrifugato delle urine risultanti sospette. (l) (l) È noto per(ettamentfl che la presenza dei cilindri n elle urine può eccozional· mente scompagne.r!ti da quella dell'albumina: in pratica se altri sintomi non ne dartno indizio, si è indotti nlla diagnosi di nc-frite dfllla preS(>nza di albumina ne llo urine, e solo dopo ~i pn~~a genemlmente all'esame microscopico del sedimento. ;\lontre quindi p osso ammettere che lo Schwartz abbia trovato noi sedimento g ra nùo qu11n-


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ANALGESIA

Prendendo campioni da. poche ore fino a 4 o 5 giorni dopo la operazione, ho adunque fatto le mie · ricerche su 80 cas1 operati colla. tropa.cocainizzazione lo m bare dal l 0 aprile in poi, e il risultato saTebbe il seguente: • In due soli casi, nei quali le urine eransi mostrate prima del tutto normali, si ebbe una. manifesta comparsa di albumina dopo l'ane.stesia lombare, con corrispondente presenza di cilindri, non abbon-danti (ialini ed epiteliali o granulosi), pochi leucociti e rare emazie. Trattavasi uel primo caso di una donna assai pingue di 53 anni, affetta da cistocole vaginale, a cui fu praticata la colporafia anteriore ; nel secondo caso di un uomo, di 68 anni, in cui, per lapa.rocele da deficienza ed adiposi degli strati muscolo-aponevrotici della regione inguinale, fu praticata la cura radicale alla Bassini da ambo i lati. PE.'rsone adunqu€1 a.venti una minorata resistenza organica, e pelle -quali non si potè escludere che in tempo passato avessero sofferto disturbi a carico dell'apparato uro-poietico (cistite catarrale e blenorragia) per quanto le urine prima dell'operazione risultassero normali.

"Tanto nel primo che nel secondo caso però, il reperto uroscopico di nefrite, non a.coom pagna.to, s'intende, da alcun altro sintomo di maggiore importanza., fu del tutto fugace; e cioè nella. donna l'albumina., da. scarse traccie apparse nell'urina. circa 8 ore 4opo l'ope1·a.zione, salì a 0,4 p. 1000 (albuminometro Esbach) nelle 24 ore successive, e raggiunse solo il massimo di 0,8 alla sera del seconào giorno, per ridiscendere a 0,4 a. distanza di 48 ore e scomparire affatto dopo 60 ore, per non più rivelarsi in successivi saggi. Gli scarsi eleD?-enti patologici microscopici fùrono riscontrati nel sedimento solo a. partire dall'acme dell'albuminuria e scomparvero al cessare di essa.. Nell'uomo l'albumina non raggiunse progressivamente che un tasso del 0,4 p. 1000 a 36 ore dall'operazione, ed era del tutto scomparsa. dalle urine emesse la mattina del terzo giorno. D reperto di cilindri fu leggermente più copioso fino dapprincipio (3 o 4 per campo) e si riscontrò ancotta discreto nelle urine d~lla terza. giornata., allorchè, come è detto, più non appariva l'albumina; esso mancava. poi del tutto a. distanza. di 72 ore ed in seguito. È a. notarsi invece (a prova forse tità di cilindri (fino a 30 per campo) sonza affatto, o con scarsa albumina, mosso dnl concetto pratico or detto. io non m i rimproverai di avere curato l'esame del sedimento solo dopo avere riconosciuto la presenza dell'albumina. Alla ricerca di questa ho sempre usato, volta per volta, tutte le rea7.ioni pio1 sensibili, perchè non me ne sfu~tgissero anche minime tracce; e sono persuaso che eventualmente alterazioni renali, della gravità. segnalata dallo Schwartz. non mo ne sarebbero sfuggite. In ogni modo, per una trentina circa di operati nogli ultimi tempi in Clinica e nelle divisioni ospit aliere, ho sempre esaminato il sedimento centrifugato por IO minuti : e la provs, unita alle .altre, mi convinse maggiormente dellA mia. idea.


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maggiore della floscezza organi(}& del soggetto) che, nel giorno in cui lasciò la Clinica., a. guarigione completa per prirnam, fatto per controllo un ultimo esame delle urine mi trovai, con meraviglia, in presenza di sensibile quantità di glucosio, continuando ad essere asseuti e l'albumina e gli elementi patologici microscopici. In tre altri casi osservai tracce di albumina appena per le prime 48 ore dall'operazione: non cilind1·i, 110n elementi -mo1'(ologici importat~ti nel sedimento. Infine noto che in due donne, le cui urine, per probabile preesistente tossiemia, rivelavano all'esame prima dell'operazione tracce di .albumina, questa non aumentò affatto coll'iniezione lombare; non -comparvero cilindri nel sedimento e, rimossa la. causa morbigena (sup· purazione degli annessi e cancrena di un mioma dell'utero), l'albumina scomparve nelle prime 48 ore cir 0a dall'operazione. In altra donna, la cui operazione fLt sospesa per alcuni giorni finchè -cessassero piccole tracce di albumina, dopo l'aneste~ia lombare, queste tracce r icomparvero, ma per sole 48 ore, e senza alcun elemento patologico nel sedimento ripetutamente e accuratamente esaminato. Per gli ultimi 15 nostri operati e per 14 altri operati collo stesso metodo di analgesia fuori della Clinica., ho centrifugato sistematicamente le urine a cominciare dalla prima quantità raccolta dopo 5 o " ore, sempre per 10 minuti, e ho ripetuto gli esami mattina e sera per 5 giorni. Da tre sole urine ho avuto il reperto di 2 o B cilindri per vetrino {18 X 18) ialini o finamente granulosi, per le prime 48 ore. Le urine appartenevano a persone di una certJ. età, ma apparentemente sane per generale costituzione, e che continuarono a stare bene dopo l'operazione (cure radicali Bassini), ~ guarirono per primam. Qualche raro -cilindro renale si trova forse con relativa facilità nelle prime ore da un'operazione, qualunque sia il metodo di anestesia, come cilindri ialini {e lo accenna lo stesso Schwa.rtz) si possono trovare anche nelle urine di persone del tutto sane. Oltre al fatto già ricordato pel glucosio, merita forse di essere segnalato, per eventuali ulteriori ricerche, quanto mi occorse in uno degli ultimi operati per ernia: le urine, la sera innanzi all'operazione, mi parvéro normali (non posso dire in precedenza essendo l'individuo -entrato tardi in Clinica), l'analgesia lombare colla tropacocaina cessò repentinamente poco dopo iniziata l'operazione e si dovette ricorrere al c loroformio; ebbene nelle urine subito dopo l'operazione si presentarono grandi quantità di glucosio, che si elevarono nei giorni successivi fino a. circa 30 p. 1000, e persistettero fino al licenziamento del


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ANAl,GESJA

soggetto, senzachè fosse per nulla disturbata la. guar1g10ne della ferita operativa. Le urine stesse non presenta.rono mai albumina, e l'esame del sedimento centrifugato riuscì sempre nega.l.ivo. Naturalmente i l soggetto, di età avanzata, di abito pletorico, fu consigliato a. intraprender e opportuna cura. Aggiungerò infine, che, coll'uso della tropacocaina., mi è sembrato di osservare generalmente le urine assai meno sedimentose che non in seguito a somministrazione di cloroformio, e che la loro quantità totale nelle 2± ore fosse un po' maggiore. Dunque anche per il sistema. urinifero i disturbi e le alterazioni anatomiche sono rarissimi colla tropacocaina. o di minima. importanza, a differenza della stovaina e forse di qualche altro surrogato, come certamente del cloroformio ed altri anestetici generali. Conclusioni. Fino dalle prime righe di questa mia relazione, mi sono prefisso di non addentrarmi troppo nella discussione su lla bontà del metodo che, a soppressione del dolore in gran numero di operazioni, si è potuto quest'anno introdurre nella Clinica cui ho avnt.o l'onore di appartenere. Modesto allievo, noto semplicemente che il Maestro, permesso dap· prima, ad ispirazione del suo degno Aiuto, che fosse esperimentata l'analgesia per via rachidea mediante la tropacocaina, ne segui poi con vivissimo interessamento la. vasta applicazione, per adottare in· fine personalmente il metodo stesso nella maggior parte degli interventi operativi al disotto del diaframma, comprese perciò le lapa.rotomie, a preferenza della anestesia. generale col cloroformio, dal111. quale egli non si era finora giammai discostato. (l) Solo eccezional mente mi sono permesso, nella esposizione dei fatti osservati, qualche considerazione, ma per giungere o. deduzioni pra~ ti che. A me, come a chiunque si addentri per poco nell'argomento e nella vasta letteratura relativa, rimangono appunto nel campo pratico molti interessanti quesiti da discutere, molte curiosi tà da soddisfare. Certo (l) Il Bassini ha ofTottivamen te avuto sempre nel potente narcoti<.'o grande fiducia, e sa inspirarla anche in tutti i suoi discepoli, grazie al prudontissimo tecnic ismo, me· dionte il qualo. a dosi frazionate, si vedono ottenere nello Istituto chiru rgico di Padova, col c loroformio. le più tranquille anestesie gencmli. Ond'è cho se io porto con m11 un ~iustificnto entusiasmo per la tropucocnini7.ZB7.ione lombarP, non potrò dimon· ticare. frn. tan lt' e tante belle cognizioni 1\C(jUistato. In speciBio tccnic11 nppresa e se· guita in un gran numero di cloroformizzazioni praticate.


PER INIEZ10:0m SUBARAONOIOEA LOMBARE DI TROPACOCAIN.I.

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una ripresa di esperienze di laboratorio, particolarmente colla sostanza da noi usata, potrebbe dilucidare il meccanismo di azione, spiegare tal uni fenomeni, rendere attenuabili, se non del tutto evitabili, taluni inconvenienti. I risultati più persuasivi però si avranno solo da una più estesa applicazione del metodo. (L) Le notizie, però, spassionatamente raecol te dalle molte pubblicazioni, e particolarmente i dati forniti dalle grandi statistiche, unitamente ai fatti obbiettivamente osservati da. me e scrupolosamente riferiti, panni c be permettano già le segnenti conclusioni: P Il metodo di analgesia per iniezione subaNcnoidea lombare di sostanze anestetiche, 111~ già meritato un posto non secondario nella pratica chinugica moderna per la maggior parte delle operazioni, e deve es:;ere più diffusamente ancora. conosciuto, e più largumentu e con maggiore fiducia esperimentato. 2' I particolari tecnici introdotti a modificazione, e a perfezione diremo, del metodo primitivo, e in ispecie l'applicazione di sostanze meno tossiche della cocaina, ne fanno un metodo, per lo meno, altrettanto innocuo (o viceversa non maggiormente pericoloso) che la anestesia generale con cloroformio, etere, ecc. 3° Il fatto della cosciente presenza del paziente non può seriamente controindicare il metodo, meno casi eccezionali (bambini e soggetti eminentemente eccitabili). 4° I metodi di anestesia locale o regionale rispondono al sano concetto di medicina pratica, di proporzionare i mezzi allo scopo, pH quanto sia possibile, e di risparmiare tutt.o ciò che può essere causa di una lesione non necessaria. L'H.nalgesia per via s~inale, che non è che un metodo regionale piit esteso, e in cui si ha anche il vantaggio di una maggiore o mino1·e paralisi di moto, non fa che rendere pos· sibili più importanti interventi operativi. È pertanto, io credo, a pn~· ferirsi al cloroformio poichè si risparmia, insieme al tossico sonno da taluno desiderato, un non dnhbio tossico inquinamento degli organi la cui integrità funzionale è massimamente reclamata per il buon andamento successivo, appunto delle grandi operazioni. '5° Fra i molti prodotti, o miscele di sostanze, esperimentati nella. analgesia spinale, la tropacocaina sembrami essere quella che finora, (l) È assai confortevole il favore con cui banno giò. accolto o ripreso il metododi anestesia midollare varii operatori della cittò. e regione, dopo avere seguito le provefatte noll~t Clinica chirnrgica di Pnrlova. Xella sola divisione chirurgica ospitaliora, diretta dl\1 chiar.mo prof. Alessio, sono state pratict\te, in poco più di due rçesi, 3() analgesie spi nali, mediante la tropacocaina e coll'identico nos&ro tecnicismo, in isvariate operazioni; il risultato fu. come già altrove ho accennato, eccellente sotto ogni rapporto. t8 -

Giornale di medicina mili lart.


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A:\ALGESIA

con prova abbfl-stanza estesa, abbia dato i migliori e più tranquillizzant i risultati. Se è v ero che questa sostanza ha un v:dore anestetico alquanto inferiore alla cocaina ed alla sto\·ainR. (per parlare dei principa li competitori) essa ha pure 1 a l confronto di entntmbi i prodotti, un valore tossico molto inferi ore, con effetti quasi costantemente Yalutabili graduandone le dosi e la concentrazione delle soluzioni. Portata quincli a l minimo la 4uantità di tropacocaina 11ecessaria, osservate le dO\·ute cautele truniche, ad una buona analgesia non si associano generalmente che disturbi di minima importan za e eli minima du1·ata. G' Degli insucces;-;i, dei possibil i a llarmi, degli inconvenienti un poco più sgradevoli, g euPralmente si riesce a ric·ono:;cere la causa in qualche accidentale errore di tt.>cnica ; corrf'Lta b tecniea, SI p uò pro· cedere sempre pitt tranquilli nelle successive applica zioni del metodo. Per il cloroformio, e l'etere, invece, se gli insuccessi sono re laLivamente eccezionali, gli a lla.rmi, no11ostante la massima prudenza ed una lunga pratica, sono ancora relativamente troppo frequenti ed imprevedibili (qual cuuo d eve aYer detto che la n a.rcusi piLI perfet ta è u na se1'ie di rninimi allcw111i), ~li i11con>enienti pui SOJIO ine\i tabili; in più abbiamo COJlsegueuze immediate o tardi ,·e n on ancora bene conosciute in tutt.a la loro gravità. 7~ P er noi medici m i li tar i in fine dirò: L 'analgesia midollare si ottiene con mezzi. relativamente semplici, non ingombranti, poco costosi; permette la soppres.-;ione di un as<>i stente medico n ell'atto de1l'operazione, non ne ri chiede la ~-.igilanza successi,·a; riduce al minimo l'assi;;teuza rli infermieri, stan te lo stato di coficienza e la calma (o le m inime sofferenze) del paziente: ciò <.:be può permettere anch e l' immediato trasporto a distanza di una g ran parte degli operati (coricati). Esprimo i miei più vi vi ringraziamen ti al prof. senatore Bassini per la cortese ospital ità accordatami nella sua Olinica 1 per gli insegnamen ti ed i consigli ri.volt imi, ed al p rof. Spangaro, d i ltti aiuto, J'E'r l'interessamento e la generosa sua prestazione dUl·antf\ le mie osservazionJ. . Agosto 1!107.

X. B . -

Si ome tto l"lndice bibliog rafico por ragione di spazto.


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'NEVI\ITE OTTICA 1çN~VIUTE DELL'OCUIJOnlOTORE CU ~IllNE DA INTOSSICAZIONE GONOCOCCICA Per il Dottor Felice Bar ile, tenente medico.

È nn importante per quanto raro caso clinico d i nevrite ottica e ·di nevrite parziale dell' oculomotore comune di sinistra, d i natura periferica, da intossicazione gonococcica, con secutiva a congiuntivite blenorragica dell 'onchio corrispondente. L'argomento delle intossicazioni prodoLtesi i n seguito a morbi infettivi, aucora nuovo ed incompleto, schiude un'alt ra via alla medicina p ratica, che trova in esso la soluzione di vari problemi, giacchè molte affezioni la cui diagnosi e la cui patogenesi erano prima q nasi dE·l tutto sconosciute, riescono ad avere oggidì un'inter pr etazione razionale , specialmente dal punto di vista terapeut.ico. Sovente n elle mal attie infettive capita d' incontrarci con fenomeni morbosi assai complessi, i quali non en t rano nella sintomatologìa speciale comune di quelle affezioni. T<'.lvolta perciò restiamo -sviati, e s'insinua il dubbio di avere a che fare con nna infermità a !:1è, coesistente o sorta posteriormente alla malattia infetti va, mentre che in rea ltà non si tratta, come il più delle vol te avviene, ch e di una complicazione, una consegnenza dell'infeziono, provocata, d'ordinario, dall'azione dei veleni o tossine trattenute n ell'organismo, le quali altro n on sono ch e dei prodotti deleteri dell'attività m icrobica e del l'attività dei t essut i organici reagenti. Nel corso del tifo addominale, e qualche volta anche d urante il periodo di convalescenza dell'ammalato, non d i rado osserviamo forme di nevropatie o di psicopatie escl usivamente dovute ad un manifesto potere venefico sull'organismo, e sopratutto sul sistema n ervoso, delle tossi ne. Così le nevralgie, massime nel campo del trig~m ino e dei nervi occipitali, le paresi e le paralisi di taluni muscoli, come quelle del deltoide e del grande dentato, le prosoplegie, le paraplegie, l e emiplegie, l' afasia, la paralisi spastica delle gambe; e poi infine le nevrosi e l e p~icosi, n elle loro svariate forme cliniche, ed i disturbi m entnli, quali; per e!;empio, la depre;;sione malincon ica, gli stati d i eccitamento, ecc.


27u

Nl!:VRITI!: OTTICA E NEVRIT~: DELL.OOULOMOTORE OO~!Ul\1::

Una difterite, dopo che è decorsa felicemente, può nella convalescenza provocare malattie nervose diverse, dovute principalmente a. vere e gravi intossicazioni. Molto frequente è la paralisi del palatomolle; ma talora possiamo riscontrare la paralisi unilaterale o bilaterale delle corde vocali, la paralisi dei muscoli dell'occhio, la paralisi dell'esofago, la paresi della vescica, i disturbi della. favella, ecc. Anche l'influenza ed il morbillo possono produrre analoghe alterazioni, e circa d!le anni addietro, in questo stesso ospedale, abbiamo· curato un caso di emianopsia, emiparesi ed emianest.esia postmorbilloso. Dopo la scomparsa. dell'influenza sono frequenti i dolori nevralgici nel dominio del quinto paio dei nervi cranici, nel decorso dello sciatico, nei muscoli oculan, ed alt,re volte non sono difficili a stabilirsi financo gravi nevropatie. Le tossine batteriche non sempre agiscono alla. stessa mauiera. variando esse in ogni singolo c~so clinico in qualità ed in quantità ed esplicando la propria azione deleteria conforme al maggiore o minore grado d i eliminazione dell'organismo, al più o meno elevato potere di reazione organica a l veleno, alla maggiore o minore disposizione dell'ammalato a contrarre date affezioni. È naturale che se durante il decorso di un morbo di natura infettiva vi sia stata un'esagerata elaborazione con una incompleta e molto scarsa eliminazione di tossine, contemporaneamente ad una deficiente reazione dell'organismo, per altro sofferente o propenso a soffrire disturbi nervosi, dopo guarita la infezione ne potrà seguire, molto faci l mente, uno speciale stato morboso del sistema nervoso. Ed è proprio sul sistema nervoso che si esplica l'influenza nefasta dei veleni batterici, i quali si riversano dapprima nel circolo sanguigno, e poi col sangue raggiungono le diramazioni nervose periferie:he, spiegandovi quasi un'azione elettiva, e provocandovi, talora, sem}llici e transitorie alterazioni flogistiche della guaina e del connettivo interstiziale, altre volte infiammazioni pa.renchimat.ose con vera e diffusa degenerazione nevritica. Le numerose ricerche dell'nltimo ventennio (Dumenel, Geoffry, Leyclcn, ecc.) ci hanno insegnato che nessun'al tra parte organica, ed in ispecie del sistema nervo~o, sia esposta alle possibili influenze dannose delle tossine quanto la fibra nervosa periferica, mentre gli elementi ct>llulari e le fì bre centrali vi oppongono una mal!gior resistenza. Le ne vriti tossiche, nel decorso o alla fine delle malattie acute da infezione, sono dunque assai frequenti. Le influenze morbigene però possono estendersi anche oltreilneuroue periferico, danneggiando nelle intense azioni tossiche la cellula gang i iare o centrale.


DA INTOSSICAZIONE GONOCOCClOA

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I nervi colpiti si pre!:!entano rigonfiati, di colorito fosco con nual microscopio si rileva una ricca infiltrazione delle guaine· nervose e del connettivo interstiziale. Nei casi ,gravi (paralisi periferiche) tale neoformazione connettivale raggiunge un alto grado, fino a distruggere e sostituire completamente le fibre nervose. Fatt.o questo breve cenno sulle intossicazioni post-infettive: en·triamo in materia. trattando il caso clinico da noi recentemente studiato e seguito, a differenza di quelli sopraccennati, ad una infezione puramente locale, ciò che ne aumenta, s' intende, la sua rarità e la sua importanza. Olori Fulvio, soldato nel reggimento cavalleggeri di Lodi (15°), appartenente alla classe del 1885: nativo di Ascoli Piceno. Il padre soffre tuttora di asma, ed una sorella di nevrastenia, uno zio paterno fu parecchi anni fa colpito da alienazione mentale. Stando alle di lui affermazioni, risulta ch'egli non abusò di fumo e di .alcoolici, non si espose mai alle cause reumatizzanti, nè contrasse la sifilide. Racconta che prima di venire alle armi, in seguito ai continui di·spiaceri di un amore contrastato si ammalò di nevrastenia con sintomi di insonnia, cardiopalmo, tremore generale, lieve spasmo nelle min·zione. Non appena arruolato ebbe, nel dicembre 905, a contagiarsi di blenorragia, che curò presso l'infermeria del corpo. Senonchè il 16 gennaio successivo dovè ricoverare in questo ospedale per congiunti vite blenorragica bilaterale, con prevalente localizzazione alla congiuntiva tarsea superiore dell'occhio sinistro. Nel registro nosologico del riparto troviamo che l'affezione andò poi mano mano migliorando, e, dopo un mese di cure, ne residuò solo una ptosi della palpebra superiore di sinistra, proprio dove il processo morboso era decorso con maggiore gravità. Ma guaritosi di detto disturbo . ·Con poche applicazioni elettriche, fu fatto uscire ed avviato al proprio ·reggimento con 15 giorni di riposo. Il 24 aprile successivo però lo vediamo di nuovo comparire in que·sto riparto " oftalmici • per miosi, abbagliamento e diminuzione dell!l vista all'occhio sinistro. Lo si sottopone alla cura iodica, in seguito all!l {].ua.le la funzione visiva. migliora notevolmente; sicchè il4 giugno stesso -anno viene di nuovo dimesso, e questa volta, avuto riguardo ad un lieve .grado di oligoemia, in lui riscontratosi, con proposta d'invio in licenza, ·di convalescenza per la durata di 60 giorni. Ma durante la licenza, gi~sta come egli stesso ci assicura, fu tor· liilentato nell'occhio leso da un senso continuo di annebbiamento, cui ·me~rose emorragie puntiformi:


2/8

NE:VRlT~: f)T'r!CA li: :O:I<:VRIT.€ DKLL'OCULO~I OTORE COMUNE

più tardi si associò una dolen?.ia nei movimenti d~:~l globo oculare. Questo, d'altra parte, mano mano acquistava, a dire dell'i nfermo, un aspetto vitreo, dovuto for.;e alla limitazione dei movimenti oculari, resisi per di più anche dolorosi. Rientrato al corpo, fu messo ad un servizio special~ di camerata, al quale potè per qualche tempo accudire senza altri fenomeni d'im porta!17.a o che avessero riehiamata la propr ia attenzione. Essendo stato poi nel settembre comandato i n servizio ài pubblica sic;urez7.a a Napoli, ed avendo dovuto in conseguenza espor$i a disagi ed a strapazzi, si ammalò di nuovo, allo stes~o occhio, di crmgiuntivite dapprima catarnde, purulenta snqcessiv,l.mente. Il 22 ottobre perciò ricoverava J n' n.ltm volta in quest'ospedale, ove fu riconosciuto affetto da gravissima congiuntivite blenorragica all'occhio sinistro 00n forte chemosi congiunt.ivale, iuteusa tumefazione palpebrale ed abbondante secrezione purulenta. .:-\.pro qui una parentesi, acquistando il caso Ol01·i, da questo momento, una certa impon.anza. Pur non riscontrando traccia di uretrite blenorragica, esaminammo il secreto congiuttti>ale, nel quale si rinvenne la presenza di gonococchi. Ci ò av\aloro:roube sopratutto la opinione, secondo lA. quale talune blenorree non souo che la met.astasi della gonorrea. Eu il Ricord ed altri autori hanno iu propQsito descritte delle blenorragie compli<,a.tesi a congiuntiviLi gonococciche per via. metastatica, ed in questi casi hanno pure amme~so che il virus gonorroico sia pervenuto nel circolo sanguigno, e per mezzo ùi es,;o in quel le regioni più predisposte a ri· cettarlo. Sebbene nel nostro ammalato si potrebbe azzardare fìnauco il dubbio che alcune colonie di gonococco, rimaste nella congiun ci va, dopo la prima infezione, latenti ed inattive, nelle speciali condizioni di diminuita r esistenza organica, per causa della polvere, del sole e degli altri sLrapazzi fi sici, ai quali il militare fu cosLretto ad esporsi, abbiano riacqmstata la primiti\·a virul~nza, ridestandovi l'antico processo infiamma torio. Bisogna del resto essere molto circospetti nell'ammetr,ere simili opinioni, essendo oramai fuori dubbio che Ja congiunti vite blenorragica è prodotta dal trasporto diretto di pus virulento sulla. mucosa. congiunti· vale. Che se nell'esame microscopico della secrPzione uretrale non furono rintmcciati gonococc!Ji del Neisser, questo fatto non de\e aflatto me· ravigliarci, potendo tale esame, come d'ordinario succede, riuscire por ben più volte negativo nelle uretriti croniche posteriori ed in quei casi , nei quali l'infiammaz ione gonococt'\ca latente s'intovi esc lusival•lente nelle lacune del .hlorgagui o nelle ghiandole del Li ttré ed m


DA lt\TOSSI C AZIONE GU:\ OCO\ C JC A

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ispecie nelle ghiandole bul bo-uretrali del Cowper e nelle vescichette spt!rmatiube. L'Oiori rimase in questo riparto oftalmici circa due mesi ed il 16 dicembre, spentasi la grave affezione congiuntivale, mercè le cure energiche prodigategli, venne d imesso erl avviato al cor po con proposta di licenza di con valeìicenza di giorni 40. P erò l'annebbiamento della vi sione all'occhio sinistro, lli cui spesso si lamentò durante la sua deg enza in quest'ospedale, continuò a Lormentarlo anche duraute la sua licenza, e più tardi, com'egli stesso narra, a questo disturbo si associarono un vago senso di dolorabilità. accessionale a l bulbo oculare ed alla arcata soprorbitaria di sinistra, fotofobia e feuomeui di diplopia., nonchè dimiTinzione progressiva dC'lla vista. Per tali futti, allo scaàere della lice nza, fu costretto a ricoverare nuovtl.mente in questo stabilimento, e, dopo u n tentativo di r:ure con magri risultati, fu sottoposto a rassegna di r imando e poscia inviato in congedo ill imita.to per antici pa zione. _Riferisco intaut.o il risultato delle nostre osservazioni e dei ripetuti esam i, ai q uRli lo abbiamo ripetntamente sottoposto, d'accordo .::ol capo-riparto clte lo ebbe in cura, signor maggiore medico Perassi. È individuo di originaria buona costituzione fisi ca, ora alquanto deteriorata per un lieve grRdo di oligoemia e d i denntrizione generale. Presentasi alquanto ecuitabile è fn.cilmençe snggestionabile, ma nel sistema nervoso ceutrale e periferico non v:i riscont.riamo importanti al terazioni; se non che i r iflessi ascel lare e piantare sono assenti, piuttosto torpidi i cremasterici, leggermente acl·eutuato il rotuleo. Si nota anche, coll'estesiometro di \Veber, ipoestesia nelle regioni dorso-lombari. l\Iancauo prrò zone isterogene e >;t.immat.e isteriche di sorta. All'esame degli altri orgaui ed <tpp:1rati non rileviamo !ipprezzabili lesioni, nè l'analisi delle urine ci fa notare elementi pt'l.tologici. Portando in vece tutta la nostra a ttenziOne sull'organo della vista., osserviamo: A Il 'occhio sinistro : Palpebra superiore lievemente ptosica con p lica e solco orbito-palpebrale meno appariscenti ed alquanto appianati. Leggiero grado di strabismo convergente, facile lagrimazione e blefarospasmo all'azione diretta della luce intensa Discreta iniezione congiuuliva.le e pericheratica con maggiore partecipazione dei vasi della parte superiore del bulbo oculare. La camera anteriore appare un po' aumentata. La. pupilla enormemente e permanentemente dilatata, non reagisce affatto allo stimolo luminoso. Sono parimenti assenti in q nest'occhio la reazione accomodativa e la reazione consensuale.


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NEVRITE OTTICA lt NEVHITE OELL'OCULO){OTORE CO~I UN B:

La tensione dell'occhio sembra aumentata. La pupilla resta midriatica, e non si modifica minimamente sotto l'influenza dei colliri di eserina e di pilocarpina; nè si dilata maggiormente con l'uso dell'atropina. La visione è ridotta alla semplice percezione luminosa~ non distinguendo l'infermo, con quest'occhio, neppure il contorno della mano. Tale visione, che non migliora con le lenti positive, negative e cilindriche, migliora appena fino alla distinzione dei semplici contorni degli oggetti di gran mole col forarne steuopeico, eliminando questo tutti quei fasci di raggi luminosi i quali, penetrando nel fondo oculare, a causa della midriasi, abbagliano. la vista e ne sbiadiscono le immagini sulla retina. L'esame ottalmoscopico "riesce perfettamente negativo sia per quanto riguarda i mezzi trasparenti che per il fondo dell'occhio. Kell'occhio destro, alla semplice ispezione ed all'ottalmoscopio, non riscontriamo alterazioni ài sorta. Esistono i riflessi pupillari luminoso e di accomodazione; esiste pure la reazione consensuale, la quale cpn· siste nel restringersi e dilatarsi dnlla pupilla mantenuta occultata dietro il palmo della mano di accordo con i cangiamenti di luce e di oscurità, cni l'altra è esposta. Quando la reazione esiste, l'arco diastaltico, costituito sopratutto dall'anastomosi tra i nuclei centrali dei due oculomotori e dei nervi ottici, è integro. Il visus in que8t'occhio è uguale ad uno, però l'infermo per leggere e fissare gli oggetti piccoli in lontananza, adatta lo sguardo inclinando la testa verso destra e ruotando l'occhio in fuori . Ciò pel fatto, come egli assicura, che, tenendo lo sguardo in avanti secondo la comune posizione di lettura, non riesce a distinguere che nna semplice metà delle lettere o degli oggetti fissati potendo percepire solo le immagini visive che cadono sulla porzione destra o temporale della retina. In quest'occhio il senso cromatico è conservato ma il campo visivo sia per il bianco che per i colori risulta ristretto circolarmente in tutti i settori, specialmente verso il lato temporale. Riaesumeudo, i sintomi principali dell'infermità oculare dalla quale trovasi affetto il nostro soggetto, possono ridrusi in breve, all'occhio sinistro: ad una p tosi parziale della palpebra su periore, ad un lieve grado di strabismo convergente, ad una permanente e grave midriasi e ad una profonda ambliopia; mentre nell'occhio destro non riscontriamo altro che emianopsia temporale. Tale sindrome fenomenica insorse dopo l'affezione oculare blenorragica; e, manifestatasi appena dopo il primo contagio, con la p tosi palpebrale, miosi ed ambliopia unilaterale dell'occhio sini:;tro, si ripre·


DA INTOSSICAZIONE GONOCOCCICA

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sentò, e questa volta. con maggiore intensità, dopo il secondo e più grave <:ontagio dell'occhio. La malattia è da ritenersi perciò consecutiva al contagio e senza -dubbio esclusivamente dipendente da uno stato patologico provocato sopra.tutto nell'innerva.zione dell'occhio dalla intossicazione, che noi diremo gonococcica., perchè prodotta da una congiuntivite di nat-ura blenorragica. Siamo davanti, pur ttlttavia, ad un inviduo nevropatico a reperto ottalmoscopico normale; entra quindi in discussione l'isterismo. L'ambliopia isterica però nel caso nostro è, a priori, da scartarsi, perchè oltre a mancare le vere stimmate isteriche, mancano molti da ti caratteristici di questa affezione. Essa difatti attacca a preferenza le donne, si estende comunemente ad ambedue gli occhi, e non presenta mai assenza dei riflessi pupillari, specie di quello luminoso. Si accompagna poi molto di sovente alla anestesia totale od a chiazze della congiuntiva bulbare con ipoestesia corneale, ed il più delle volte fa n otare .il campo visivo per i colori assai ristretto concentricamente, talvolta più, talvolta meno, secondo che l'occhio che si esamina è più o meno stanco, ciò che non si verifica nel nostro soggetto. Nè può mettersi l'affezione a carico di lesioni nucleari, avendo rinvenuto integrità dell'arco diastaltico e delle anastomosi tra i nuclei di origine dei due nervi che presiedono alle fanzioni più importanti dell'occhio. Non ci resta, adunque, che ammettere una profonda alterazione nevritica del nervo ottico lungo il suo decorso, nonchè di alcuni rami dell'oculomotore comune di sinistra. A rendere più chiara la interpetra.zione della localizzazione pre<:isa del processo morboso, crediamo opportuno un breve e schematico cenno anatomico. l due nervi ottici dalle orbite attraverso i forami raggiungono il chia.sma, ove le fibre mediane, provenienti dalla metà nasale della retina, si decussa.no e s'incrociano, portandosi nell'opposta bandeletta., mentre la rimanente porzione di fibre, che in ciascun nervo ottico deriva dalla metà esterna. della. retina., si addossa. ai lati del chiasma. e passa direttamente nella corrispondente ba.ndeletta.. Le bandelette ottiche risultano perciò costituite dì fibre, dirette, provenienti dalla. metà temporale della retina dell'occhio dello stesso lato, e di fibre incrociate provenienti dalla. metà nasale della retina. dell'occhio opposto. Dalle ba.ndelette poi le fibre ottiche vanno, le brevi ai centri ganglionari (corpo genicolato esterno, pulvina.re e tubercolo quadrigemello anteriore), le lunghe alla. corteccia cerebrale, dando contemporaneamente


diramazioni ai nn<:lei clell'oc:nlomotore comune, con cui for m a il su ripetnto arco diastaltico. Sicchè una. nva sensazione v isiva, che arriva. per m ezzo di quest'ultimo fascio di fibre nel nueleo dell'oculomotore, vi suscita la reazione pupil lare, n on soltanto nell'ocehio d i g ià i mpressionato, ma ancl1e nell'altrv; e ciò per l 'a;;sociazione e l 'anastomosi nervosa, che esiste tra i nuclei dei d ue oculomotori comu ni, dando luogo così all<L snn uomimttà reazione consensuale. Ciò posto, il nostro infermo" presenta profonda diminuzione visiva. n ell"ocdlio sinistro ed em ianopsia laterale destra. Stant~ l'i ntegri tà d~ll'arco ùiastalt ico nelle rea:1.ioni pupillari, non possiamo ammettere iu lui una localizzazion-e nucleare, che d'al t ra parte avrebbe quasi certamente prodotto una completa degenerazione disC'endente delle fibre oLt.iche con a bolizione della funzione visiva nell'occhio sinistro ed emiopia. laterale destra. Dobbiamo quindi ritenere che siano stati compromessi tanto il nervo ottie0 di sinistra fino a.l chiasma, per tutta l'e:;teusione deJ fascio d i fibre dirette d i sinistra e d el fascio di fibre incrociate, q uanto la bandeletta otti<:a corrispondente, appeua dopo i l suo inizio (]al chi11snm medesi•oo. Nè qui si fe r ma l'alterazione prodotta · dal l' infl uenza de.lle tossine gonococcicbe, avendo esse, come risulta dall a storia clinica da noi raccolta, interessato anche altri mmi ner vosi. di pertinenza dell"oculomotore comune di >iÌ.n istra.. Il n ervo oculomoto1·e, il cui nucleo di origine sta al disotto dei corpi qnadrigemclli n.ntcriori, e perciò in graude vicin;l,nza dei ganglii del nervo ottico, innerva nell'occhio il muscolo ret.Lo superiore, inferiore, interno, il piucolo obliquo e l'elevacore della pal pebra superiore, dando rami altresì, per mezr.o del ganglio ciliare e dei nervi ciliari, allo sfin tere dell'iride ed al mu scolo ciliare. 1'enuta presente la sintomatologia cl inica pre,;:ent;•.ta dal nostro paziente, dobbia,mo ritenrre impegnati i filett.i di tale ne rvo pel retto inter no, per l'elevatore della palpebra supE-riore, per lo s fi utere pupill are e p el cor po ciliare. Escludiamo pertanto una localizzazione centrale e delle vie iutracerebrali , non riscontrando nell'affezione i nteres~ati i rìma n en t i rami dell'oculomotore medesimo, d'ordinario lesi, quando la sede dell'alter<tzìone è centn:de e risiede nei nuclei d'origine. Sorgerebbe ora la clinìooltà. se la midriasi debba attribuirsi a paral isi dei rami dPll' ocnlomotore per lo slìntere della pupilla., oppure a semplice ecciLtzione del tlilatatore della pupilla dato dal si mpatico. Ma n el caso uostro non vi è all.!un dubbio cl1e si tratti di una mi-


DA 1:\TOSS l CAZivNE GO:'\O(.;OCCI CA

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driasi paralitica, n on r iuscendo noi a vincerla, o per lo meno a m odificarla, con la istillazione dei col liri di eseriua e di pil ouarpina, nè ad aumentarla coll'uso dell'atropin a, la quale, paralizzando le diramazioni periferiche dell'oculomotore, f<tvorirebbe naturalmente l'azione midriat ica del si mpatico. Nevrite ott.ica adunque e nevrite parziale dell'oculomotore comnne dell'occhio si nistro, da intossicazione gouococcica, segu ita a grave e recidivata congiuntivite bleuo rragica. Aggiung iamo però che il proue-<so morboso non trovasi, attualm~nte,. al medesimo stadio in tutti i ramu seoli nervosi intaccati dalle tossine m icrobiche, giacchè nel fi letto dell'oculomotor e, pel retto interno, la alterazione istologica può .dir~i tuttora nella fase flogistica aeuta con iperemia ed infiltrazione parvicellula rè delle guaine n ervose e del connettivo interstiziale, mentre n egli altri rami sarà g ia avvenuta la degenerazione delle fibre n ervose con l a consecutiva sostituzione di tessuto connettivo interstiziale neoformat.o. El l è questa la ragione perchè diversi sono g li effetti, aveudo, nel primo caso, svio un'eccitazione di funzionalità, e nel nostro infermo qna ld risultato ultimo, lo strabismo convergente dell'ot!chio sinistro, mentre la.duove il proce,so ò p iuttosto avanzato, si vèri:fiea una vera e p1ù o meno completa interruzione delle fibre, e con segnentemente, nell' Olori, Ja semiptosi della palpebra superiore, la midriasi ed una profonda ùiminnzione della vista che rasenta quasi l'amaurosi. Stabilita la diagnosi e la sel1e dell'affezione, la prognosi risulta abbastanza riservata per quanto riguarda la fnnzioue visiva, potenào in seguito la distruzione degenerativa nervosa più oltre propagarsi. In tal caso il reperto ottalmoscopic0 ci fornirebbe quasi certamente dei risultati positivi, facendoci rilevare l e gravissime alterazioni che mano mano appariranno nel fondo oculare. Ma potrà pure, com'è più p:·o bL~b ile, verificarsi l'arresto della malattia, e più tarJi anche la guarig ione della po linevri tt~, con parziale o completa rigenerazione delle fibre nervose distrutte, fatto questo n on infrequen te ad avvenire nella neuropatologia, data la grande eapacità rigenerativa del sistema nervoso periferico. (l) (l) Dn ulteriori ·informazio ni aBRunt~> e ds unn lettem pervenutnci nello scorso febb r aio dnii' Olori, che, rico nosct"nte, c i ring razinvn dolle cure e d e llo prescrizioni fattegli, risulta che nell'affezione oculore si sono verificati, in questi ultimi tempi, notevoli o sempr e progre~ivi miglioramenti, n vendo l'infermo ricuperato, ne ll'occhio s in istro. un sen s •b ile grado di visione, con q nasi scomparsn della $t>nliptosi pa lpebrnle e con liove· ma. evld<'nto diminut.iono d e llo strab ismo o della midriasi.


~8-.1:

NEVR ITE OTTICA E NP.VRITE DELL 1 0CULOMO'l'ORE CO ~IU:'\E, ECC.

Col trattamento tera.peutico poi si cercherà di coadiuvare quest'ultima e sperabile risoluzione, avendo di mira: l " Di opporre una barriera. alla ulteriore invasione del morbo, con l'allontanare tutte quelle cause che debilitano la resistenza dell'organo .della vista all'influenza dei veleni batterici; 2' Di favorire e vieppil1 aumentare la eliminazione delle tossine gonococciche; 3° Di riattivare il ricambio materiale dell'organismo ip. genere, -e del sistema nervoso in ispecie. L'infermò quindi dovrà proscrivere l' uso del vino e degli alcooi.ici, eviterà di esporsi alla poi vere, alla. luce intensa ed alle cause r eumatizzanti ; prenderà. grande quantità di latte e di ioduro, mentre -che gli si praticheranno instillazioni nell'occhio di collirio d i piloca.rpina, iniezioni ipodermiche di stricnina. ed applicazion i di corrente .costante alla tempia.

Caserta, 20 aprile 1908.

BIBLIOGRA.FIA. Trattato di ofta!moiatria. Trattato di medicina. I DEM. Leçons cliniques. E. EIHIJORST. Trattato di Patologia c Terapia speciale mP.dica. P ARI NAUD.- Anesthésiede la rétine.- Oontrilmtitm à l'étwle de la sensibil.té rétinien~. Communication à l'Académie de m6decine de Bruxelles, 1886. L. Locu.m. - Fisialogia dell'uomo, volume 2°. A . STaiiM:PELL- - Trattato di. patologia speciale medica e terapia. E. ZIEOLER. - Anatomia 1Jatologica speciale. "'l'ESTOT. Anatomia dell'uomo. HITlER. - De l'amblyopie liée à l'hémia.neBthéai.> Pt Bpécialement rk l'amblyo;oie hyatérique. P. Sanosso. - Oualmologia. 'W. SPALTEHOLZ. - Atlante 1nanuale di anatomia umana. E. Fuoas. -

·CaARCOT. -


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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

I . FOnsTER. - Del rapporti elliltenti fra la febbre ttfolde, t1 paratlfo e le vl• blllarl. - ( Miinchene1· medizinische Wocltensrhrift, gennaio 1908). A Il' inizio della febbre tifoide, i bacilli d' Eberth non si sviluppano nell'intestino~ Vi giungono portati dall'acqua e dagli alimenti, penetrando nell'organismo, fors'anco per la faringe, invadendo sempre precocemente la circolazione sanguigna ed eliminati dal fegato, giungendo allora soltanto con la bile nell'intestino tenue. Lit essi non si moltiplicano affatto o lo fanno in modo insignificante; possono bensì ritrovarsi nelle materie fecali se anteced~ntemente eruno numerosi nella bile o se l'intestino vuotasi rapidamente. Perciò non è rara la mancanza di bacilli nelle feci all'inizio della malattia, doude l'impo!<sibilità in taluni tifosi di mai sco prire l'agente specifico nelle feci. In un periodo avanzato della malattia, ai bacilli contenuti nella bile aggiungonsi quelli provenienti da ulcerazioni intestinali. Altro fatto importante si è che non solo i bacilli passano dalle vie biliari ma che hanno anche una spiccata tendenza a moltiplicars i nella vescichetta bili11re, d eterminandovi delle lesioni, cont inua ndo spesso a proliferarv i anche dopo la guarigione della febbre tifoide. Ordinariamente non rinvengonsi più bacilli del tifo nelle feci da due a sei set· timane dopo la guarigione, e gli infermi si possono allora ritenere pe1· batterio, logicamente guariti, ma taluno di tali malati continua per dei mesi ad emettere bacilli con le materie fecali; essi, secondo l'A. costituirebbero una percentuale del 2 p. 100. Ormai non havvi alcun d\lbbio sull'intimo rapporto che esiste fra la vegeta~ zione dei bacilli tifici e paratifici e la formazione dei calcoli biliari; il primo inizio della litiasi biliare è spesso dato dall'invasione della vescicola biliare da parte del bacillo tifoso nel corso d i una febbt·e tifoidc, e la presenza del bacillo dell'Eberth n ella vescicola, spiega il persistere dello stesso nelle fed di portatori di bacilli. L'esistenza di portatori di ba cil li viene cosi a spiegare diver s i punti importanti dell'eziologia della febbre tifoide. Eso;i sono i provagatori della malattia, ed in talune abitazioni. che l'A. chiama: ca~e della febbre ti{oicle, l'A. riscontrò sempre esser tal fatto dovuto ad uno di tali portatori d i bacilli che trasmetteva successivamente l'infezione ad uno dei novelli ospiti. Pat"imenti nP.lle epidemie di tifoide che col piscono gli individui che con<~umano del latte proven iente dalla stessa origine si potè sempre scoprire l'esistenza d'uno di tali portatori di bacilli che occup a vasi del latte prima tlella sua distribuzione. • La. nozione dei portatori di bacilli e della moltiplicazione degli stessi nella veacichet~ biliare fanno n aturalmente pensare ad una nuova profilassi della mala t ti a. in puola. Occorre far comprendere ai portatori d i bacilli qu:!.le minaccia essi r apprescu tino per la collettività, inculcando loro tutte le precauzioni possibili quali minn·


28G

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Rl VISTA ~1IWICA

ziosa 1g1ene corporale ed aecu rtl. ta pulizia dljlle man i. P erò uua vera p1·ofilassi n on si otteniì che !'<.lpprime ndo l ' e liminazione de i bar.illi d'Eberth, problema di ben ditri"i le ri;;olut.ione, e-sendo impos-;ibile rendere nstttica la vescichetta biliare con me1.z i medicamento.- i. Perciò talu no come' il Dt1hle1· ricorso perfino all'apertura ed al drenaggio d elle vie bilinri, metorlo di c ura q uesto }Jratic amente imposs ibile nel lllll,g~ior nu mero de i cttsi, dovenrlo tu tt'al più e~ser risen ·nto per i soggetti che son·,·ono di liti nsi. :hlerl ical mente dov rM~si fa 1· d i tutto per impedi re, nei ti fosi, un'infezione cr onica delle v ie hilia,·i, pericolo che potra~si cercar e di e"itàre soltanto pro,·ocando llU aumento della secrezione b iliare che mecca'1ica1nenle tras porti fuori della vescicola il mnggior numero di germi. Fra i colago~;h i l'A. r~ c,.omand a spec·iRime;1te là bile o sotto forma di bi le dissec<;:tta o sotto forma:d i Sftli bilia r i Tuttavia, malgrarlo tale trattamento, egli vide. in un C'erto nume1·o d'infermi, il ba('illo d' Ehc r th per:>i ~te re n elle feci. Lo scopo che oggidi deve pro por!>i l' ig ieuista ed il tnedico curante è di t rova re del!(' sostam:e che impecl i:;cano lo ;;\·il uppo del bacillo d'l!;berth n ella b ile e nell' inta no <iell'organi>'mo stcs;;o. poichè ~e l'i !l:iUJli-(CSSe a gtuu·iro i po rtatori d i b~cilli, p er q uesto solo fatto ri,lu rras~i di molto b prop~p-:n~ ionc dc·lla fel>hre tifoilie. G. B E ~t:\ t:Cl'l.

S. ~[A1\CI:-; J. I potel'l blologlol del saugue nella. polmonite ftbrlnosa . (lli1•. critica eli Clin. mr~d., ottobre 1907). In una p iccola ep ir!emia d i polmoni te che infìeri ne lla scor:>a primrtve ra in provincia cii Siena . l' A. ponemìo a contribu to i prog rn~si p1u r ecenti della chimica patolog ica, ha stndialo iu Hl suoi amma lati le mod ificazioni che s i producono n el saugue durnute il detto p roces~o iul'ettivo. Egli ricercò. spesso ri petnte vo ite in cin~'<c un >Lnllnalato ed in varì momenti del decorso clinico, l 'a~iofl.e antilmltel'ica del siero rispetto al d iplococco, l'ay[Jlllli nazione, la ?'eazi.me op.~o11ica ( Jwe.;e nzfl. di s~stanze spe(·ial i - op:uwine - capaci di agire sui batter ì in modo dn. ren.lerli nda tti all'ing lo bamento fagocitario), la ,Q ottra~ionc dPl <:ompl~<m~11to (mcci iante la· quale è svelata In pre~cnza contemporanea. nel s ie 1·o de ll'autigPno - prodotw dal germe - e dell'anlicm·po prodot.to p~1· r eazione dall'o rganismo. n elle loro rispettive quantitil, ) e finalmente il potere im.mt!nizzante pa~si1·o sul con iglio. · I ris u ltati a cui l'A. i: giunto son l ungi dall'esser a sso l n t i, pur appoggiando in comples~o quello clte la scienza ritiene o~gi per stabilito, che c ioè la guarigione della poh uoni te s ia opem di sostanze immun izzanti accu mulantisi nel corpo dur ante la mRlattin, fino a neutralizz-ar e de l tutto il materi ale patog eno, donde la crisi e la r isoluzione de l p1·ocesso. Così ad esempio. se il potere immunio:zante, dedotto da l pt·e valere om di que.;tn. orn di 'lllell'altra delle a cc,ennate r enzioni, si vede 11egli infermi clt·l Mancini d i regola nume ntare ve rso la H ne clelln ma lattia. non mnn,.ano ca,.:i i n cui, proprio vici no alln. (•ri::;i esso !<i trova sin gola rmE>nte ba ~so o nddiritt.um as~entc. Il fatto può !=Opicgar»i, secondo l' A., col supporre c he le sostan7.e immunizza nti sono state in gra n pa1·te o totalmente n t>u tm.li zzat~ dalm:lt~­ l'iale patog('uo, analogfl.nH•nte a qua u to a ccad <' in primo t empo. dopo un!l.•va-:dnn1'-Ìouo sperimenw le. pel potet·c opsonico di un s iero nonnale (fase negativa. di \\'right). A ltre volte il potere Immun izzante è accentuato precocemeute, e l'A. ce res~ d i spiegarsi il fntto con l'ammettere o un luugo p et·iodo di laLCnte iucuba-


.. RIVI STA lllEOICA

zione, o, e meglio, u'na p1·egressa lie,·o loca.lizza;,ione diplococcica (bronchiti, ecc.) ·che, precedendo di poco la polmonite, abbi:~. in a nticipo provocatn. la formazione di sostanze immuniz1.anti. Nesmche fra la gmvità del decorso "clinico ed il grado del poter e imm u niz:~;ante del s iero v'è un rapporto costante : s i possono infatti av'lre ca~i· gravis,;imi con alti poteri biologici n el sangue, e vi cevers~t casi a deco rso benigno con p oteri as.:;ai bassi. Pare assodato nondimeno che in ogni complicazione del processo (a>lcessi, em p iemi, ecc.) v enga a scemar e il potere im munizzante passivo del !'l iero di Srlngue dell'ammalato, don de ri sul tereub~ per In clinica l' indica?.ione in tali casi p er un intervento oper at ivo il più pos.~ibile pronto. Finalmente .fu osset·vnto che i vari poteri b iolo~ ici non decorrono fra lor o par al leli per grado nello varie fasi de lla malattin., ed in modo speciale r esta d1tbbio ·che il potere opsonico s i m a nten!!a, come vorrebbero ~;li sperim ontatori, ad una a.ltezzl\ esattamente corrispondente alla. gmvità de l male. Dalle ricerche sugli ammalati l'A. è poi passato ad una serio di vaccinazioni spet·imentali cosi s ull'uomo come sugli animali, nonchè a prove in t:ill·o, p er investiga re la di ffer enza d i reazione d ell'organismo a seconda. cl1e &q!!o s'i mm n nizzn. durante l' infe::don e o 'fuori di esc;a, tenendo conto altresì della rnpiditit. di compat·sa dei principi attivi nel sangue in ra ppm·to nl ln breve dm·ata tipica ilella. p o lmonite. R a voluto inoltre vedere se la sostanza immunizzante dello pneu mo· rocco pos~ieda o meno p•·oprietit a,qyressini•·lte (o p redisponenti) per potc t· giudicare Sfl la. vacciml zione praticati\ durante una polmonite pot r ebbe o non a ggravarne il decorso. Come vaccino fu adoperata un a. stomosina pneumococrira prepar ata. dal prof. Centanni, la qu a le, per il modo di preparazione. deve ri tenersi una sostanza vaccinante a s;:ni viciua 11.lla coltura. nRtura.le in seno ai tc~suti. D ai ril'lll t Rti ottcm1ti, l'A. ri cava le SPguenti conclus ioni: 1° Che il nos t1·o organ ismo è capace di rimanere mpid :\mente vaccinato con p 1·odotti de llo pneurnococco conten uti in materiale fl.degunto; 2° Che la vaccinazione nell'uomo sano dii, con minore quantità d i mate riale a pari tempo , un potere immunizzante maggiore che non nel polmonitico; so Che il prodotto v11.ccina.nte non ha potere aggressini co onde è lecito praticllre la vaccinazione durante la malattia, senzn. aggravarne il decorso. E' però a notare che ne i due infermi in cui si fecP.ro va ccinazioni con s tomosina, nessun effetto favorevole s i potè rilevare s ul decorso, in confronto con altri ammalati non sottoposti a tale trattamento. Bosco. D ott. O. ZIEltSSEN - La gaadgtone della •oiattoa. w oclumsch?'ift. n. 2, 1908).

(TVi e11eJ· medizi1~ische

L'A. prende argomento dall'ultimo congresso di mC'dicinl\ in terna tedesco dove il pri o c ipal tema di discussione fu la. nevralgia e snn cura, per afl'e rmare che nonos tante il gran numero di oratori il punto principale per la terapia. di tale afi'ezione non fu in esso toccato. Perciò egli scelse come oggetto della. sua esposizione l'ischialgill, semb::andogli la. nevralg ia dello sciatico e suoi ram i il miglio r paradigroa d'una. nevralgia., sia perche per la sua fre'l uenza ofi're un'ottima occas ion e di studio per la terapia, s ia perché questo nervo e, quas i in tutto il suo deco rso, a.ccesf'ibile al dito palpatore. R eputa, poi, nssolutame ute necessario. per il trattamento, di far.e la specializzazione e l'esattissima di agnosi di causa d'ogni s ingolo caso. R e cis amcnte, non basta dire : si tratta di sciRtica bisogna cumrla con questo o -quel mezzo; a ccanto alla diagnosi di scia ticn bisogna. porre quelln. di causn. Cosi,


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RIVISTA MEDICA

fatta ecce?.ione per la. ischia.lgia sostenuta da trauma. o neoforrua.zione, si trova che l'irrompe1·e della nevralgia ha sempre per causa. fondamentale una malattia o predisposizione generale e unn. causa determinante locale. Serva d'esempio ciò che si legge spesso in campagne di guerra, Due soldati, dall'aspetto perfettamente sano, vestiti allo .stesso modo, dormono al bivacco nel la fracida umidita d ' una. notte· piovosa. Al mattino uno si sveglia fresco e sano, l'altro è colto da. una violenta ischialgia. Perchè? Perchè accanto alla causa locale, agi su quesL'ultimo la diate><i reumatica in lui precsistente e favori lo sviluppo della nevralgia. Cosa analoga succede nel reumatismo articolare; accanto alla causa locale deve esistere la diatesi reumatica.. L'A. vide sparire in poc he ore la tumefazione e il dolore d'una articolazione sotto una forte dose di 5, G, 7, 8 e pers ino 10 grammi di salicilato di sodio, il cui effett.o dura 1-3 giorni e, se la dose non vien ripetuta, l'articolazione 1·itorna gonfia e dolente. Anche n ella sciatica r eumatica cessa il dolore e il gonfiore sensibile nei singoli punti del nervo sotto un'appropriata dose di salicilato é o tornano do]JO alcuni giorni, se questa non è ripetuta. L'A. spiega il fatto chimicamente. Sotto la. saturazione del salici lato di sodio l'organismo si mette in condizione di ridisciogliere e conservar sciolte le combi nazioni chimiche formate dalla. diatesi r eum atica e completate dalla causa. locale, sinche col la 'g raduale oli mi nazione del farmaco esso perde di nuovo tale potere solvente. Analoghi fatti trovanlli nella gotta, dove gli attacchi ischialgici son pure frequenti. Ha v vi anche li• una causa generale, la diatesi uri t'a, e una causa. locale la p recipitazione dell'urato acido di sodi o, che bisogna far riassorbire, proi bendo JJe!lo stesso tempo l'alimento che favorisce la sovrabbondante forma?.Ìone di a cido urico. Simili osserva"zioui s i possono fare nella tabe da s i filide, dove pure sono fr~quenti le n evralgie nel territorio del!~ sciatico, che spllriscono, com"' gli altri sintomi specifici. sotto un'energica cura di frizioni. ricompaiono, in lel'l'ompendo la cura troppo p1·esto e cedono d i nuovo riprendendola. Chiaro emer ge dunque che ben poco o nulla si può sperare dai me?.zi locali nell'isch ialgia so non si combatte in pari tempo la causa generalo. Ess i agiscono troncando o attutendo il dolore o alterando l'estasia del nervo, quali lo stiramento e le inie?.ioni intraoervose. Già il gran numero che di essi si vanta depon e per la loro fallacia. l primi infatti son segui ti s pesso da rec id ive, i Se!:ond i, diminuendo la vital ità del nervo, portano spes:so a debole7.za e a n otevole atrofia dell'arto colpito. Havv i un solo metodo locale atto a mitigar l'iper estesia e liberar il nervo senza contemporaneamente danneggiarlo. È la doccia calda con massaggio in bagno caldo. È qu1•nto si pratica ad Aix-les-Bains e che fu introdott.o dall'A. a \\"iesbaden Un 111a... seur t'n agire In. docci tl c·aldn. ~u tutto il d ecorso de llo sciatico, m entr e opera conterupomne:~mente il massnggio e l 'ammulRto st-a immerso in uu baguo caldo. Ma i successi terapeutici ottenu Li e che han reso celebri quei bagni per tutto il mondo, più che alla cura locnlc son da attri bui rsi al benefico influsso genera le che essi esercit11.no sull'ischialgia. Nè si ponga, come molti medici fanno, quale conditio ,;ine qua non, il riposo per la guarigione della sciatica. Succede per essa ciò ehIl avviene n elle distorsion i e contusioni: se invece di lasciar immo bilizzato l'arto l e~o, lo s i tratta con doccia caldu e massaggio è m eglio e più presto l'llggiunto il suc1:esso; ed è n aturale. Col riposo a ssoluto riesce più dif ficile all'organismo d i riassorbire ed e liminare gli iofiltrnli e i depositi. che uon se queste due f unzioni sieno favor ite dalla doccia calda, drd massaggio e dal movimento mns•·olare. Concludoodo, per ottenere un reale successo n ella sciatica., alla docc ia. t:aldn. c al massaggio locale bisogna accoppin.re un'appropriata cura.. generale; lo stesso dicasi pe r le altre nevralgie. K Cos'l'A.


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RIVISTA DI NEVROPA'fOLOGIA Dott. L. L UGIATO. - GUoosarta e levuloaurla aUmentare, la aloane forme di malattie mentali. -(Rivista sperimentale di freniatl"io. e medicina legaTA delle alienazioni mentali, vol. XXXIII. fase. IV). ·

È già noto come spesse volte si possono osserv·a re forme psicopatiche e nevropatiche associate a diabete mellito; questo dato di patologia clinica contribui a convalidare un altro dato di patologia sperimentale,. vale a dire la stretta. parentela esistente fra influenza del sistema nervoso ed emissione di glucosio per le orine : è noto pure che una tale condizione morbosa è relativamente facile a riscontrarsi anche nelle cosidette nevrosi trawnatiche. Ebstein per il primo, nel 18l:l5, illustrò due casi di nevrosi traumatica con diabete, e approfittò di questi per fare alcune considerazioni sulla legge d'assicurazione per gli infortuni, e, nello stesso anno, Bond sopra 182 infermi di psicopatie diverse, trovò glicosuria in 24 di essi: assolutamente negativa riuscl laricerca n egli epilettici e nei maniaci. A costoro fa seguito un'eletta schiera di osservatori, che, trattando dell'argomento, ottennero costantemente gl'identici risultati. . Quali sono, si domanda l'A., i rapporti fra i due fenomeni (nevropatia e glicosuria)? L'insufficienza epatica e pancreatica devesi considerare come effetto dello !'lquilibrio nervoso o ps ichico, o ne costituisce (o ne contribuisce a costituire) la causa? · L a natura diabetog;ena. di una psicosi verrebbe dimostrata. secondo l'A. sopm tutto dalla guaribilitil. in conseguenza di un regime antidiabetico. Per risolvere tale questione . molti AA. pensavano di ricorrere alln. cosl detta prova della glicosuria n.liroenta.re, che doveva mettere infallibilmente in evidenza (almeno cosi si credeva un tempo) anche lievi alterazioni dell'attività. glicogenetica del fegato; ma la prova della glicosuria A.limentare comincia ora a risentirsi alquanto delle critiche, che le furono mosso da pnreccl1i esperimentatori. ed il Lépiue, basandosi sul fatto che l'integrità perfetta del fegato è indispensabile perchè il levulosio sia assimilato. mentre il glicosio può esserlo ancora da un fegato ammalato. propose la prova della levulosuria per mettere in evidenza l'insufficienza epatica. Marie e Robinson descrissero una sindrome speciale, che essi chiamarono col nome di levulosurica, caratterizzata da grave malinconia con idee di piccolezza e di suicidio, insonnia ostinata, impotenza, poliuria, peso specifico dell'urina quasi normale, presenza di una sostanza sinistrogira con o senza destrosio; rapido miglioramento dopo la sospensione di idrati di carbonio. In base a queste premesse, l'A. ha voluto iniziare un'indagine sulla validità.. funzionn.le del fegato nei malati di mente, basandosi, per un criterio iniziale,. sopra la prova della glicosuria alimentare, confortata dalla prova della levulosuria. Le ricerçbe furono praticate sopra un numero piuttosto scarso di soggetti, ecioè tre individui normali, sei dementi paralitici, cinque pellagrosi, sette dementi 19 -

Gi ornale di medicina militare.


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RIVISTA Dl ~EVROP.ATOLOGIA

precoci e sei epilettici, ma i risultRti ottenuti non gli hanno permesso di risponder e esaurientemente alle quistioni che egli s i era. proposte all'inizio del suo lavoro. Essando l'argomento d' ind•scutibile importanza clinica. perchè la patog enesi delle malattie mentali potrà aspettarsi m olto da questa ricerca, e specialmente la patogenesi di q nelle ma lattie ment ali che dipendono da momenti tossici od auto- tossici, è a far voti che più accurati studi possano, in un non lontano avvenire, portar nuova luce sull'argomento , che nella marcia invadente. in questo secolo d i febbrile attività, delle psicopatie, sarebbe di non lieve interesse, anche dal Jato de lla medicina legale militare. G. GAMBJNO.

Freao•l . .u•orl&ln •oggetto t'ren&ltenloo. - (Rivista spe?'imentale di (l'elliatria e m ed1ci1ta legale d elle alienazioni m entali, v ol. X XXIII,

Prof. E. R os.-;1. fase. lV).

È una perizia p~ichiatrica sopra un soldato di cavalleria, deferito al tribunale militare di Milano pet· fu rto. L'indagine anamnestica mtse in ri lie\·o che il soggetto, ancora pr ima di entrare n ell'esercito, aveva. sofferto, benchè di raro, di accessi convulsi vi, di non ben d efinita natura, che il di lui padre e nonno avevan o dimostrato fatt i di abnormitll !"lervosa e che la madre era andat a soggetta. ad a ccessi convulsivi d'indubbia natura epilettica. I rilievi antropologici misero in l uce quanto le leggi di ~n-iluppo si fossero al· lontttnate nell'organismo del paziente daUR media fisiologica. presentando egli. per tacere di altre anomal ie mol'fologiche minori, cnpacità. cmnica molto piccola. propria di un microcefalo, con plagiocefalia a sinistra. ed oxìrefulia nella linea mediana rispondente alla sutura sagittale: anomalie che, dimostrando un'evoluzione difettosa dello schele tro con tenente l'organo della mente, potevano anche a priori far prevedere la mancata armonia di sviluppo dell'organo contenuto: le orecchie piccole e di diversa g randezza, le mascel le pt·ognatc, con un angolo fac ci,dc di 69 grl.\di, essendo altr·e tta.n te stigmn.te di lo•·o natura ataviche e rcvcrsive, additavano l'individuo come un t ipo di dt!generl\to ereditRrio. Alle antro pologiche facevano ris contro le anomalie patologiche, quali il decadimento generale della nutrizione. la deficien te energia nervosa. ecc., e quest'ultima ottusa n.l punto, ch e neanche la corrente indotta d' intensità tale da tetaniz· zare i muscoli, produceva nel paziente un'apprezzabili\ sensazione dolorosa: condizione morbosa questa, che specializza l'abito congenitamente nevropatico del sogget to, proprio dei degenerat i: mentre, dal lato ps ichico, la deficiente mentalità e conseguente asSAnza di giudizio e del poter e critico. le manifestazioni a llucinatorie e le idee deli ran ti, il mutismo quasi assoluto e la passività e torpore degli atti, la sitofobia., l'insonnia, il negatiYismo, ecc., completavan o il quadt·o desunto dn.ll'esame antropologico. Il soldato fu perciò ritenuto aff<!tto da {1·eno.5i sensoria, svoltasi sopra una <·ostituzione degenerativa psico-tis ica, in seguito ad improvvisa e violenta com•nozione morale, e ri tenuto perciò afflitto irresponsabile del furto commesso a òatmo dell'ammin istrazione militare, e n on potere essere curato e custodito meglio che in u n manicomio. TI tribunale milit are, accogliendo tale giudizio, dichiarò non farsi luogo a pro· <'Colere con tro il soggetto, che, uello s tesso tempo, venne cougedato per vizio ed inl"t!rmitit di mente. G. GAMBJl'\0.


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RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE W. ANSCHGTZ. -

Della reaezlone parslale del fegato. - (Archiv fiir klillische

Chirurgie, luglio 1907). Di tali operazioni, certamente non troppo comuni nella prati/la chirurgica, l'A. , potè sturliare venti cas i co~i distinti: Tre cas i di resezione per tumori; uno per cancro dello stomaco con aderente una porzione di fegato; otto casi di resazione di parte del fegato con aderente la vescicola biliare colpita da colecistite cronica o da cancro: sette casi di estirpazione di cisti idattidea col tessuto opatico cir-costante; da ultimo un caso di resezione di un lobo del fegato erniato dall'an~llo ombelicale. La maggiore d ifficoltà che presentano gli interventi sul tessuto epatico ò l'arresto delle emorragie. Tuttavia l'A. ritiene che coi perfe~ionamenti introdotti dalla t ecnica odierna sia possibile operare ~u l fegato s enza perdere unR sol goccia di sangue. Dovendosi resecare una piccola porzione di fegato.sezionatorapidamente il tessuto epatico, i vasi beanti verranno presi c legati sul sito mediante seta fine ed i bordi della ferita suturati col catg ut. Mentre è fA.r.ile isolare i vas i d:dla guaina cellulare che li divide dA.] tessuto epatico, trattandosi di un taglio netto, tale pratica riesce difficili~sima quando i Yas i romponsi in p ieuo te~suto epatico lontani dalla ferita, non riuscendo 111lora più po~sibile b loro ricerca e la successiva prensione degli stessi con pinZl' emostatidte. Puossi anche prendet·e provvisoriame nte il peduncolo epatico fra le branche d'una larga pinza mun ita di caontc;houc e proceclere quindi con tutta tranquillità alla resezione prima. quindi n.ll'cmostasi. Per resecare vaste porzioni di fegn.tc:> occorre prevenire l'emorragia imponente mediante tma speciale tecnica operatori!'. che r.on~istedt nel divide re la zona del fegato sulla quale cadril il taglio, in una quantiti1 d1 piccoli ped uncoli che verranno legati isolatamente; ciaschedun peduncolo verril legato in massa ed il filo stretto lentamente e fortemente, in modo da schiacciar" il tessuto epatico, facendo si che nell'ansa annodata non rimangano che i vasi più res istenti, sezionando da ultimo i peduncoli cosi resi esangui. Per quant<> è poss ibile la superficie opatica taglierass i a cuneo onde rende·re possibile l'affrontamento e la sutura delle due labbra. Ii moncone esangue, con superficie peritoneale ricostituita, viene abbandonato libe ro e senza drenaggio nella cavitit peritoneale Si riesce facilmente ad aggredire la .faccia inferiore ed il bordo anteriorfl del fegato, con quals ias i incisione. verticale, parnllella alle co~tole false, ecc. ; in vec"' riesce più difficile scoprirne la faccia s uperiore. mentre é difficilissima la via trnn· s pleurale che per giunta presenta un accesso insufficiente. Offre invece un campo abbastanza vasto, la resezione del bordo toracico, scnz:~. apertura della pleura, campo che renclerassi ancor pitt vas to seziourtndo i lega· menti peritoneali che mantengono il fegato. Così la sezione d'a vanti indietro del


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RIVISTA DI CHIRURGIA GENEBALE

legamento superiore permette d'abbassare il fegato a tal punto che puossi arrivare ad operare senza fatico. sulla sua faccia posteriore; sezionando invece i legamenti coronario e triangolare destro, il lobo destro potrà esser portato fin nella. breccia parietale, ed il sinistro in maniara identica. Nè devonsi temere inconvenienti da te.le mobilitazione, giacchè la ptosi dell'organo è dovute. più a rilasciamento addominale che a deficienza delle sue pieghe peritoneali, onde, praticando delle buone suture, ed evitando un'eventrazione postoperatoria, non dovrassi temere la ptosi, mentre ben presto la linea di suturar del tessuto epatico aderisce al peritoneo parietale, t·istabilendo cosi nuovi efficaci legamenti di sostegno dell'organo operato. G. BERNUCCI. F. ConN.- Della rottura 11p0ntauea dell'esofago.- (GTenz!Jebieten v. allyem. .. Med. und Cliirurgie, ottobre 1907).

L'A., prendendo le mosse da un caso d i rottura dell'esofago osservata nella sua. pratica, viene a studiare tutti i casi finora conosciuti e d escritti dalla letteratura. chirurgica, di lesioni di simil genere. Prescindendo da parecchi che non dovettero essere che la conseguenza di preesistenti infermità, quali ulcerazioni dell'esofago per corpi stranieri, tumori, aneurismi, ecc., i casi di vera e propria rottura spontanea dell'esofago riduconsi in tutto a soli ventidue. Vennero sopratutto oss~>rvati. negli uomini specialmente bevitori, e la rottura avvenne sempre bruscamente durante uno sforzo di vomito con i seguenti sintomi: dolore vivissimo al cavo epigastrico; presenza di sangue nelle materie rigettate e da ultimo l'impressione marcatiss ima, provata dagli infermi, di una violenta lacerazione. · Tale sintomatologia ben tosto è accompagnata do. colasso, dispnea e cianosi ~ quasi sempre do. enfisema sottocutaneo iniziantesi alla base del collo, mentre la morte avviene poche ore dopo, od al più dopo qualche giorno. Eziologicamente, due teorie vengono invocate per la s piegazione di tale lesione;.. la prima, che puossi anche chiamare teoria meccanictt, spiegherebbe la rottura spontanea dell'esofago con l'aumento di pressione, durante forti conati di vomito,. é sempre la più probabile, mentre la seconda non ammette che un organo come l'esofago possa scoppiare per dei semplici sforzi di vomito, ma che tale lesione sin invece resa possibile do. lesioni antecedenti qullli antiche cicatrici, ulcerllztoni, diminuita resistenza delle pareti esofagee per azione digestiva del succo gastrico. Nel caso speciale studiato dall'A., al tavolo anatomico egli non potè riscontrare alcuna delle lesioni suaccennate, nè l'esame istologico d ell'esofago presentava nulla di anormale, soltanto s'ebbero a ri~contrare i postumi di un'antica pleurite,. che i mmobilizzando parzialmente l'esofago, poteva, in qnalche modo, aver contribuito alla rottura dello stesso. O. BERNUOCI. llf. MADLENER. - Dell'uso 4el tllo tU ramta tu ohlrurgla. - (Manche11er ?nedic. Wocl~enscltri(t, dicembre 1907. La r nmia, urtiea nit·ea, (J pianta analoga alla nostra Ol't.ica ure11s, e cresce in India, nelle isole della Sonda eù in China, ed in genere in molte regioni della zona tropicale. Liberata dalla cortecci1L1 le sue fi bre imbiancate presentano un a!<petto lucente s imile alla seta e da qualche anno vengono impiegate in Europa per fabbricare d ilf<>renti tc~suti imitanti la seta stes!<a. Ora il fllo di ramia distinguendosi sovratutto per la sua gmnde solidità, di due volte superiore a quella del lino, allo stato secco non prèSenta resistenza pari n..


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-<J.Uella della seta, ma le e invece di molto superiore se umido. Parimenti la sua superficie non presentasi liscia come quella della seta, ma bensì ricoperta di barbe finissime mentre è molto più leggiero del filo di lino e dello stesso filo di seta, ·subendo inoltre . u na tensione quattro volte minore di quella della seta, costando -<la ultimo molto meno di questa. Per le sue innegabili qualità viene. attualmente usato in parecchie cliniche te. -<!esche preparato nel seguente modo: Si pone successivamente il fì.Jo di ramia nell'etere e nell'alcool a 96• e ciasche·-duna vol ta dura nte dodici ore. Lo si arrotola quindi su tamponi di garza in matassine da otto a dieci metri, facendole quindi bollire per la durata di un quarto ·d'ora in una soluzione di sublimato all'uno per mille. Cosi preparato il filo di i'amia può essere, con tutta sicurezza, impiegftto in qualsiasi operazione chirurgica. Commercialmente trovasi pt·eparato in sei differenti grandezze e vendesi sotto -due forme: 1• Per l'uso in grande, in matasse preventive.mente trattate con alcool, etere -e sublimato che si faranno bollire in una soluzione di Aublimato durante quindici =inuti, donde verranno ritirate al momento di adoperarle. 2• Per i bisogni correnti del medico praticante, in iscattole di cartone steri-iizzate ed in matassine da due metri e mezzo a dieci metri, antecedentemente •.trattate con etere, alcool e sublimato e stel'ilizzate a secco. Prima di servirsene .basterà umettarle in una soluzione di sublimato·, giacchè il filo di ramia impregnato dn una soluzione acquosa è molto più solido che se impregnato nell'alcool. G. BER~UCCt.

RIVISTA D'IGIENE MILITARE lDELonr.rE. - A propo1lto dell'impiego 4ell'oftalmoreadoae aell'eaerolto. ( Bullet. de l'A ca d. de médec., seduta del 21 gennaio e dell' 11 febbraio 1908),

È legge si può dire quasi fatale che una scoperta nel campo scientifico pas·sando dal campo puramente sperimentale a quello pratico e tanto più quanto più :grande è il valore dello scnopritore trovi nel mondo medico dei pedissequi o peggio dei fanatici, i quali, allargando soverchiamente e senza quel giusto criterio ·che è tanto necessario negli appr.ezzamenti di ogni specie la portata della scoperta ·stessa, ne esagerano o ne alterano il significato stesso a. grave detrimento della -scienza. Cosi è avvenuto a proposito della prima tubercolina di Koch quando me-dici militari stranieri la usarono come mezzo diagnostico nelle tubercolosi cosi ·dette latenti durante le operazioni di reclutamento, cosi forse stava per avvenire .a proposito di una geniale scoperta recente dovuta al Calmette, il fenomeno cioè ·dell'oftalmoreazione,come altro mezzo diagnostico delle forme suddette tubercolari. Se non che spiriti illuminati, scevri da ogni preconcetto, eminentemente pra·tici, a. quando a quando insorgono contro le dette esagerazioni, ed è questa la volta -di un'illustrazione del corpo sanitario francese, il Delorme, testè promosso dall'oworifica carica di direttore della scuola di applicazione di Val-de-Gràce a quella •ben meritata di capo supremo del corpo sanitario militare francese, il quaJe in -4ue comunicazioni. tenute all'Accademia di medicina con un corredo di fatti e con


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ragionamenti del più alto valore prati<:o mette in guardia il pubblico medico militare contro l'impiego dell'oftalmoreazione quale mezzo di diagnosi nel servizic>c· militare. Nella prima sua comunicazione il Delorme comincia coll'esporre le idee del Calmette c he riassume in tal gui~a: «nell'esercito come nella marina si può utilizzare con gran profitto l'oftalmodiagnosi por scuoprire le tubercolosi realmente latenti o · quelle insidiose e non clinicamente diagnosticate le quali provocano a distanza dei disturbi funzionali d'eziologia indecisa. Il suo impiego permetterebbe di eliminare, almeno provvisoriamente, nelle operazioni di reclutamento i soggetti affetti da dispepsia, da palpitazioni di cuore, da disturbi neurastenici mal definiti, da dimagramento progressivo non spiegabile; il medico militare deve essere autorizzato a utilizzare la. prova aella tubercolina. per istillazione oculare ogniqualvolt:'. sia utile per aiutare la diagnosi >~. Ora il Delorme combatte strenuamente questo modo di vedere facendo la critica dei due punti principali sui quali do-· vrebbe basarsi l'importanza di questo nuovo metodo diagnostico, ossia sulla sua impeccabilità e sul suo valore non come mezzo generale di diagnosi di tubercolosi ma come mezzo speciale atto a fissare la diagnosi locale della tubercolosi ossia. della les ione polmonare. Le osse rvazioni che ormai sono numerosissime fanno toccar con mano che dal lato dell'impeccabilità l'oftalmorea.zione non è tale perchè osservasi in molte altre affezioni non tubercolari, dal lato della diagnosi locale può dar luogo a errori non in"differen ti conducendo a riforme nmnerose non giustificate con gravi danni del contingente militare A questi inconvenienti poi si deve aggiungere la possibilità di accidenti qualche volta gravi. Il Delorme riassume in tal guisa i risultati delle sue inchieste e dei suoi studi in proposito: l• all'entus iasmo della prima ora segui ·per l'impiego della tube rcolina (eu- · tireazione. oftalmorea2:ione) un sentimento di riserva assai generale (Netter); 2• scientificamente veri questi metodi non potrebbero essere impiegati da soli. . .Non a vendo valore se non nel senso che completano una serie di sintomi concordanti, espongono spesso aù errori di interpretazione; go in apparenza preziosa. per la diagnosi, nei soldati, delle tubercolosi polmonari iniziali, l'oftalmoreazione dil. luogo comunemente a delle interpretazioni eli-· niche e sopra tutto medico-legali erronee, tanto numerose che ne controindicano . l'impiego nella medicina militare; 4° gli accidenti locali che essa provoca da. parte dell'occhio, per rari che ~iano, impongono ancora delle ris-erve nel suo uso; 5• in un mezzo come l'esercito dove, pel Tispetto che si ha verso l'individuo :;i domanda In soppressione delle diagnosi scritte sul biglietto d'entrata. negli ospedali, non sembrerebbe permesso a. un medico militan.> d'infiiggere all'ammalato · l'angoscia di una diagnosi terribile, della. massima evidenza, vista da In i e che or· · mai incomberebbe sul suo morale. Nella :seconda comunicazione fatta a pochi giorni di distanza dalla prima, il Delorme ribatte ancora ulteriori ragioni esposte dal Calmette citando l'autorità di Ar- · loing le ricerche del quale restringono assai il valore specifico dell'oftalmodiagnosi ed nllargandonncorll. la lista. degli accidenti che possono seguire a tale pratica colle osservazioni raccolte dal Debomcourt e con quelle di Lautier, Lapersonne, Brunetière, Ni· <~olas e Gauthier. Respinge inoltre l'idea del Calmette di voler assimilare l'ofta.Imore- · azione colla puntura lombare e colla radioscopia, giacc hè la prima oltre ad e~­ ""re un me:r.zo diagnos tico e anche, St1 non più, un mezzo di cur11., la seconda non.


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ba mai procurato accidente di sorta. ad onta del suo uso corrente. Fa poi un'altra considerazione che dal lato medico· legale militare non deve essere trascurata. ed è questa; la. facilità cioè colla quale, dato il non breve periodo di tempo che decorre frR. l'istillazione della tubercolina e la reazione, degli ammalati incompletamente sorvegliati possano ot tene1·e una reazione positiva con frizioni, coll'istillazione di un irritante banale, con un mezzo qualsiasi per carpire una riforma, una pensione, ecc. Infine il Delorme ritorna sulla idea della g rave responsabilità che ba il medico sulle condizioni morali dell'individuo al quale con un mezzo diagnostico non sempre specifico si è data la ter ribile sentenza di una infezione tubercolare. Le conclusioni di questa seconda comunicazione sono le medesime di que lle espresse nella precedente. Il Del orme aggiunge però la seguente proposizione :

L'esercito non ha mai servito e non t~ fatto per sen;ire come campo di studio alla m edieina spel"imentall'. E noi, pure ammirando le belle ricerche del Calmette le quali aumentano sempre più il Cll.mpo di studio dei fenomeni biologici e non negando che in qualche caso difficile può questo metodo, insieme ad altri, illuminare una diagnosi, piandiamo all' illus~re capo del corpo sanita rio militare f rancese il quale con vero spirito d'osservazione e di praticità cerca di fronteggiare una tendenza oggigiorno for~e troppo difl"ul'a a generalizzare in nome della. scienza delle ricerche parziali e ad e,;agerarne soverc hiamente l'importnnzo. pratica. TEsTI. Dott. FnA~CESCO 'I ESTI , maggiore medico. - L 'u erolto e l 'alooollamo. - (Atti d ella. Società toscana d'ig iene 1° semestre 1008). Questo scritto fa parte di una serie di comunicazioni fatte alla Societil toscana d'igiene da una commissione incaricata dello studio de lla prolilnssi antialcoolica. Dopo aver dimostrato, con conft·onti statistici, che il nostro esercito è il meno danneggiato dalla piaga sociale delL'alcoolismo. l'A. osserva come l 'alcoolismo è più frequente anche da noi ne i militari anziani, nei sottufficiali e in genere negli individui a ferma p·ermanente, che non fra gli uomini di leva, e come i militari nativi delle provincie settentrionali del R egno sono assai più disposti a ll'alcoolisrno dei meridionali. Passa in dvist11 i provvedi menti tmtia lcoolici, tan to diretti come indiretti, persuasivi o antorita.rii, adottati o proposti negli eserciti europei : soppressione o sorveglianza delle cantine reggimentali: istituzione delle sale di convegno (foyers) nelle caserme, pubblicazioni. ecc. Pel nostro eserci to egli giustamente sostiene una profilassi indiretta e persua~ iva. Non P.roibizione del vino, ma soltanto raccomandare la moderazione; e questa s i otterrebbe benissimo. aumentando mKgari da una parte il numero di distribuzioni regolamentari di vino, conseguentemente di vino buono e giustamente alcoolico, e sorvegliando dall'altra lo s paccio di viui e di liquori nelle cantine. E un fattore antil\lcoolico importantissimo dovrebbe essere il miglioramento delle caserme inteso a far di esse non l'uggios a prigione da cui il soldato, appena libero dagli obblighi del servizio giornaliero, è felice di allonta narsi al più presto, ma una casa dove egli trovi locali adatti per conversare, leggere, scrivere, dove possa dedicars i a divertimenti istruttivi, a giuochi onesti, e passare p iacevolmente le ore di li bertà, lontano dalle tentazioni del vizio e delle osterie.

R. L.


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RIVI~TA D'IGIENE GENERALE E BATTERWLOGIA C. SFOHZA. - La 4ifua oontrq la tuberoolo•l. - (Rivista ~intetica). Dopochè Roberto Koch, il 24 marzo 1882, ebbe fatto conoscere alla Società di fisiologia in Berlino che la tubercolosi è prodotta da un minimo essere vegetale, cessò ogni dubbio sulla. possibilità della trasmissione della malattia da uomo ad uomo. Da quel tempo ad oggi è stato inoltre chiaramente dimostrato che nessuna parte del nostro organismo (organi, visceri, membrane che li avvolgono, glandole, lu·ticolazioni, ossa. cute, ecc.) è inattaccabile da questo tremendo microbio. Anche parecchi animali sono suscettibili di contrarre lo. malattia ed alcuni, come le vacche e i buoi, la possono trasmettere, coi loro prodotti alimentari, all'uomo. Di mano in mano che le osser•azioni e le esperienze, su tale argomento, s i moltiplicarono, un enorme sgomento invase i popoli civili, perchè si venne a conoscere che, se rarissimi bambini nascono tubercolosi, quasi tutti gli uomini possono contrarre la malattia dJJrante la loro esistenza; essendo pochissimi i refrat· tarii; anzi moltissimi nascondono nel loro organismo focolai specifici che in circostanze favorevoli possono esplodere e spegnere la vita, mentre un grandissimo numero di volte i germi rimangono inattivi e consentono al portatore di essi il godimento di una lunga vita in condizioni di salute apparentemente buone. Dalla nascita alla più tarda età moltissimi uomini muoiono per malattie non tubercolose, sebbene siano già invasi da focolai caratteristici, come fu potuto riscontrare in vita con la radiografia e dopo morte con le autopsie. Conosciuto bene il nemico nei suoi più minuti particolari, tutto il mondo cl vile ha bandito una crociata per distruggerlo all'esterno, attenuarlo e ridurlo all' impotenza quando è penetrato nell'uomo. Congressi internazionali della tubercolosi, che si succedono di triennio in triennio e nazionali di anno in anno, associazioni, dispensarii antitubercolosi, colonie di vacanze, sanatorii sorgono in tutto il mondo civile. È una gara nobilissima di scienzia~i, di n1edici, di governanti e di popoli per mitigare le sofferenze dei malati, per preservare quelli che sono disposti alla malattia, tantochè, a conforto della nos tra specie, si può esclamare col sublime poeta. di Recanati, non però contro la matrigna natu1·a, rna contro questo tenibile morbo, che: « L'umana. compagnie. • Tutti fra sè confederati estima « Gli uomini, e tutti abbraccia « Con vero amor, porgendo u Valida e pronta ed aspettando aita • Negli alterni perigli e nelle angosce " Della guerra comune ».


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Sulla superficie terrestre, oltre i vegetali e gli animali visibili ad occhio nudo, minimi esseri visibili soltanto con l'aiuto ~i potenti microsco'pii ed altri neppure visibili, almeno finora, con tutti i mezzi -ehe la scienza possiede. Questi minimi esseri. vegetali od animali, sono cosi necessari, sopra tutto i primi, .alla circolazione della. vita, che senza la loro presenza la terra diverrebbe uno :squallido deserto di roccia, di sabbie e di acque. Le complesse molecole organiche delle piante e degli animali morti, i materiali di rifi uto del regno vegetale ed animale sono dai microbii decomposti e ridot ti in elementi chimici più semplici e questi servono poi per lo s viluppo di piante novelle e per la nutrizione di quelle adulte. Altri batterii. al contrario, trasformano prodotti chimici meno complessi in altri più complessi, come s i osserva in alcuni mi-crobii delle leguminose Le .messi dei campi, l'uva delle vigne, le frutta. dei pometi, i variopinti fiori -campestri e dei giardini, le verdeggianti erbe dei prati, l'innumerevole famiglia degli alberi e delle piante e in generale t utti i vegetali devono la loro es istenza .a questi benefici ed invisibili lavoratori, che vivendo procurano ad altri la. vita. Perciò olt re il regno vegetale ed animale esiste l'impero deg li esseri invisibili :a~solutamente indispensabili alla vita dei primi. È impossibile di formarsi un con-cetto esatto sulla rapidità di riproduzione e moltiplicazione di questi batterii, se oon si vede il fenomeno coi propri occhi. Basti dire che se due soli di questi milllimi ess~>ri vegetali si. pongono entro un recipiente con brodo sterile e s i tengono jn istufa, per 24 ore alla temperatura di 25-30 c., il loro numero diviene infinito. Ma non tutti questi microbi i vivono allo stato libero. Alcuni penetrando nelle !Piante e negli animali possono s vilupparsi e rimanervi quali innocui od utili paTA.ssiti come s i riscontra in certe specie che vivono nella bocca. e negl'intes tini .dell'uomo e degli animali; altri invece, penetrati nell'organismo umano o degli .anim~li e moltiplicaodovisi dà.nno origine in generale a veleni potenti (tossine) e ;per conseguenza a gravi e pericolose malattie. Il numero di quest e s pecie però è ~fortunatamente piccolo. Il ruicrobio della tuhercolosi appartiene appunto ad una specie che vive, s i s viluppa e s i riproduce entro l'organismo dell' uomo e degli animali. È certo che pure -esso in principio ha vissuto allo s tato libero ed 11.nche ora s i riesce artificialmente .a. ricondurlo nelle condizioni primitive; ma nell'uomo e negli animali vivi trova lt> migliori condizioni di sviluppo. Anzi si osserva che i bacilli tubercolosi, i quali vivono nell'uomo, trovano in ques to le pit1 adatte condizioni di vita e trasportati nei buoi vi si sviluppano, ma non cosi attivamente e rigogliosamente come nell'uomo. Anche quelli, c he trovansi nelle vacche e nei buoi tubercolosi, trasportati nell'uomo, non vi germogliano io modo cosi attivo e rigoglioso come nei bovini, In altri termini i germi tubercolosi dei buoi malati che penetrano nello stomaco dell'uomo adulto col latte, col burro e con la carne non hanno in generale, perchè non mancano eccezioni, quell'azione deleterica, che spiegano i bacilli tubercolosi dell'uomo malato, i quali penetrano, si s viluppano e si riproducono nel cor po di un uomo sano. Il nemico terril>ile ha la forma di un piccolissimo bastoncino molle con le due es tremità. arrotondate, lungo circa due millesimi a quattro millesimi di millimetro e largo tre decimillesimi a cinque decimillesimi di millimetro. Sebbene non sia fra i più piccoli germi patogeni, pure è tanto leggero da poter rimanere sospeso nell'aria, specialmente se polverosa.

~si s tono altre numerosissime specie di


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Esso trovasi negli sputi dei tisici, nelle orine, nelle feci di alcuni tubercolosi e negli oggetti imbrattati da questi; non ba movimento proprio; si coltiva in laboratorio e con le colture, nelle quali si sviluppano veieni attivissimi, si può riprodune la malattia negli animali suscettibili (scimmie, C'avie, conigli, gatti, porci, ecc.). Fuori dell'organismo non si riproduce, ma può t·estare in vita per un tempo· abbastanza lungo (nei campi d'irrigazione e nei canali delle fogne per alcuni mes i, negli sputi disseccati dei tisici per circa tre mesi). I raggi diretti del sole l'uccidono in poche ore; anche la luce diffusa. del giorno è ad essi nociva; i raggi radiografi di Rontgen lo fanno morire in un'ora. I bacilli degli sputi, mescolati a ll'acqua, muoiono dopo cinque minuti di ebollizione; però al calor~ secco resistono alla temperatura di cento gradi centigradi pe1· un'ora; esposti ai vapori fluenti dell'acqua. bollente sono invece disfatti dopo trenta minuti. Nella carne di animali tubercolosi res istono alla cottura. incompleta., (carne sanguinante degl'inglesi), ma sono distrutti a cottura completa; nel latte e nel burro muoiono a 70° centigradi in dieci-venti minuti. Fra i mezzi chimici, l'acido fenico, in so· luzione al 3 o a.l 5 p. 100 è su periore a. tutti, compreso il snblimato conosivo. Il malato di tubercolosi polmonare aperta, cioè che tosse e sputa, è il più pericoloso, perché emette in media 7200 milioni di bacilli al giorno con gli sputi e con piccolissime bollicine di muco, che sono espulse quando egli parla o tc>ssisce. Se si considera che nella sola Germania sono circa duecentomila i malati di tubercolos i polmonare aperta, si comprende facilmente qnanto sia diffici le di: provvedere alla cura razionale di essi in luoghi adatti (sanatol'ii) e alla difesa. dei sani. Rara è l'infezione nell'uomo per mezzo degli alimenti (latte, borro, carne di animali tubercolosi), frequenti ssima e quasi esclusiva quella per inalazione di germi sospesi nell'aria. col pulviscolo atmosferico e con piccolissime bollicine di muco difi'use intorno dai tisici quando parlano o tossiscono. Si può ritenere in g enerale che su circa li'iO uomini di ogni etti. viventi, ve ne sia uno malato di tubercolosi polmonare. Per gli adulti il r11.pporto è di l tisico su 85 uomini e di l su 109 donne. Negli ambienti dei piani superiori delle case, ben illuminati e ventilati, anchese in essi vive un tisico, è relativamente piccolo il pericolo che corre l'uomo· sano di contrarre la malattia coabitando con esso. perché la luce diminuisce la vitalità del bacillo; invece nei quartieri degli operai e dei poveri, ove gli ambienti sono angusti, assai affollati, male illuminati e ventilati, il pericolo è grande. Sino a. 2-S anni di età la ma.lnttia è relativamente frequente; da S anni in poi, qua.ndo cioè il fanciullo trascorre buona parte del suo tempo all'aperto, la. malattia diminuisce, risale invece repidamento dai 16 sino quasi ai 70 anni per i continui rapporti che gli uomini hanno fra loro, dopo i 70 anni ritorna alle pro· porzioni de lla. prima infanzia. In conclusione, i tisici infettano i luoghi in cui dimorano e l'uomo sano, cheha rapporti di lunga durata. con essi, può contra.rre direttamente la maliittia, od. indirettamente per mezzo degli oggetti infettati dai malati. È credenza popolare antichissima che da genitori tubercolosi nascano figli tu· bercolosi, percht- l'osserva?.ione ba. dimostrato cbe in certe famiglie questa tri~tissirun. malattir~ mena strage su vasLissima scala e talora le distrugge completamente; però tutte le rice rche scientificl1e mod lrne banno accertato che la tubercolosi ereditaria è un'infezione di fnmiglia e che non solo i g enitori tuberco-


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losi possono infettare i figli, ma talora sono questi che diffondono la malattia ai genitori. In modo assoluto non può negarsi che un ha~bino nasca tubercoloso, cioè coi germi specifici nel corpo, ma. questi casi sono rarissimi e l' infeziontl allora a v. viéne all'atto della riproduzione, q durante lo sviluppo del feto nell'utero materno per gravis:~ima tubercolosi della madre e talora anche per quella de l padre. Di questi casi però, bene accertati, la scienza non ne registra che venti, cifra insignificante di fronte al gran numero di tubercolo;;i, che popol!lno il mondo. È però indubitato che, esposti alle stesse influenze morbose, i figli d i tuber-colosi contraggono la malattia più facilmente di altri provenienti da genitori s2ni; i primi non nascono adunque tubercolosi, ma tubercolizzabili. Que~ta predisposizione ereditaria che consiste in una diminm:ione di resistenza dei tessuti e degli umori e in generale di tutto l'organismo, si osserva pure nei figli degli alcoolizzati. Se un figlio proveniente da genitori tubercolosi, e perciò debole, cresce nella propriu. casa, ove il padre e la madre o uno dei due è malato di tubercolosi polmonare aperta, respirel'il. a permanenza un'aria infetta finchè, o presto o tardi,. cadrà vittima della malattia. Se invece lo stesso bambino, appena nato, fos<~e trasportato in una campagna salubre, per t<Sempio in montagna o sulle spiagge del mare ed affidato alle cure di sana e robusta nutrice, diverrebbe forte e robusto e sfuggirebbe con tutta probabilità alla tubercolosi. .Ma anche un bambino di genitori sani potrà divenire tubercoloso, se si svilupperà in meo~zo alla miseria che è la sorgente prima di tutte le malattie. Per diminuire il numero dei bambini ereditariamente disposti alla tubercolosi, è stato più volte proposto di vietare. il matrimonio ai ti~ici. Questa restri:lione della libertà umana, applicata ad una classe di persone colpite dalla sventura, non potrebbe essere giustificata che dall'antica sentenza: salu.s p11blica suprema lex esto; ma raggiungerebbe essa lo scopo? È lecito dubitarne, perchè i figli non nascono solamente dalle donne unite agli uomini col vincolo del matrimonio, ed anche approvata la legge, una moltitudine d'innocenti, maggiore d i quella attuale, andrebbe ad aumentare i ricoverati nei brefotrofi, ed accrescerebbe il nu· mero dei morti e con essi la vergogna dell'uomo, che abbandona spietatamentela propria prole, ciò• che non fanno gli animali superiori a lui pil'l vicini, ad ogni sorta di umiliazioni, di_ f;off'erenze e di patimenti Perchè occorrono grandi virtù, anche nelle classi pil\ evolute, per sottrarsi alla legge universale della riproduzione della specie, che l'uomo ha fatalmente in comune con tutti gli esseri vegetali ed animali, visibili ed invisibili. Parziali risultati potranno ottenere in casi isolati i consigli amorevoli dei genitori e dei medici dissuadendo dal matrimonio i tisici più o meno gravi. I polmoni degli uomini e dègli animali che ne sono provvisti hanno bisogn~ di una ventilazione continua per introdurre negli organismi rispettivi gas sem· plici vivificatori ed eliminare corpi chimici più complessi, prodotti dalle varie. funzioni della vita. Con l'aria atmosferica però penetrano anche polveri, microrganismi e fra questi eventualmente i bacilli tubercolosi, che si depositano sulla superfici& dell'apparecchio respiratorio, dalle aperture del naso alle piccolissime e numerosissime vescichette polmonari, ove terminano i sottilissimi e microscopici bronchi. Se tutti i germi speci6ci, cosi depositati, attecchissero e si moltiplicassero, da molti secoli la razzoa umana sarebbe stata spenta dalla tubercolosi. Ma fortuna-


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RIVISTA D'IGII!:NB GENERALE B BATTERIOLOGIA

ta.mente tutta la superfice del detto sistema è tappezzata da. un pavimento continuo, spalmata da sostanze liquide, prodotte dalla. presenza di numerosissime glandole e provvista in molti tratti da. fittissimi filamenti in perenne movimento vibra.torio; cosicchè le polveri, i microrganismi e in generale tutti i minimi corpicciuoli, che vi si depositano, sono involti dalle de~te sostanze e spinti fuori · ·<l alle cilia vibratili pavimentose. Coloro ·che respirano polveri carboniose ce ne porgono chia.ro esempio. A molti uomini avviene di espettorare al mattino sostanze mucose nerastre, se dormirono in ca.mere, ove l'aria. fu inquina.ta, durante la notte, da. lumi a. combustione incompleta. o da famo. Il pericolo di contrarre l' infezione incomincia. quando catarri ed infiammazioni ·delle vie respiratorie, tanto frequenti nelle stagioni fredde, distruggono gli epitelii e lasciano in qualche punto scoperte le parti sottostanti. Quante volte non si sente che una tosse t rascurata ha. prodotto in un individuo la tisi? L'osservazione popola.re ha purtroppo reale fondamento scientifico. Per l'a.ttecchimento della. tubercolosi nella bocca e nel naso concorrono altre cause e sopratutto l'inquinamento diretto. I bambini, e non di rado anche ta.' luni adulti, ha.nno il cattivo vezzo di ficcarsi nelle narici le dita, che, se inquinate con materia.li tubercolosi, possono dare or igine, per irritazioni ripetute, a.l lupo nasale, malattia cho rende l'uomo deforme, e alla tubercolosi interna. del .naso. Il lupo nasale può essere anche prodotto dall'uso di fazzoletti inquina ti da tisici. I bambin i poi, durante la prima dentizione e gli adulti per denti caria.ti o altre ma.lattie, introducono spesso nella bocca le loro dita, le quali, se infettepos·ono produrre tubercolosi, specialmente delle gengive. Anche le tonsille, la. fa, ringe e la laringe infiammate possono divenire sede di tubercolosi. I tisici pos. SOnO inoltre inoculare direttamente la malattia coi baci Sulle labbra esCOl'iate di bambini ed anche di adulti. Altre volte l'infezione ha. luogo per l'intestino, specialmente nei bambin i, per mezzo del latte di vacche tubercolose o per la. cute, mediante ferite inquinate con materiale specifico. La malattia può svilupparsi direttamente sullo. sed& d'innesto, ma molto più spesso invece si trasporta nelle glandole linfa.tiche superficiali (collo, ascelle, inguini), o profonde [petto, ventre, ecc.). Le glandole linfatiche oppongono gra nde resistenza alla. ditfusione della malattia e il più delle volte i germi tubercolosi trovano in esse la loro tomba, donde il grandissimo numero di guarigioni spontanee, dovute a lla difesa naturale del nostro organismo. Altre volte invece qualche glan·dola. è disfatta dal lungo processo morboso, ed allora i germi, diven uti ltberi , inondano con la lin fa e col sangue tutto l'organismo e dànno origine alle più variate forme di tubercolosi, cioè, dei bronchi, dei polmoni, d~lla. laringe, delle pleure, del peritoneo, delle meningi, degli organi genitali, del fegato, della milza , :dei reni, degl'intestini, delle articolazioni e delle ossa, agevolate qu~ste ultime dalle lesioni traumatiche (distorsioni, lussazioni, contusioni e f1·atture). La tubercolosi delle gian iole, contratta nel!a prima infanzia, rimane spesso latente per molti e molti anni, e si manifesta poi nell'età adulta.. Ma su tutti gli ammalati, il più infelice e il più pericoloso è il tisico, il quale -con l'escreato dei suoi polmoni infetta mag~iormente se stesso (laringe, tonsille, naso, orecchi, bocca ed intestini degl utendo gli sput.i) e gli a ltri, cl1e gli sono -compagni di dimora e di lavoro.


RIVISTA D'IGIENE GENEftALE E llATTERIOLvGIA

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La preservazione dell'infanzia è il mezzo più efficace per combattere la. tubercolosi, malattia sociale. Ma per raggiungere lo scopo è necessario di mantenerela casa. in istato di salubrità e di nettezza. perfette, di far bolli!"& o sterilizzare·· il latte, che serve all'alimentazione dei fanciulli. Se la casa è contaminata dalla presenza di un tisico, è necessario di allontanare da esso il fanciullo ancora sano al più presto possibile. I fanciulli poveri saranno affidlati a buone ed agiate famiglie di contadini sino all'età di tredic.i, quattordici anni sotto la vigilanza dei medici condotti (Grancher). Le società di mutuo soccorso, di assicurazione contro l'invalidità e le malattie, coadiuvate dall'opera benefica degli Stati, devono dirigere i loro sforzi pure alla preservazione dalla tubercolosi, con l'igiene individuale, con l'alimentazione ra~ zionale, con l'abitazione aereata e soleggiata. ~isogna preservare il fanciullo alla scuola assicurando l'igiene dei locali e dei mobili, generalizzando possibilmente le refezioni scolastiche, aumentando le colonie di vacanze, insegnando gli elementi d'igiene al fanciullo stesso e facendogli · comprendere come sia. necessario di vivere in mezzo all'aria pura, abituandolo agli esercizi fisici, alla nettez;r,a del suo corpo. .Pe i fanciulli ricoverati negl'istituti d'istruzione occorre assegnare un tempo sufficiente per la loro vita all'aria aperta e agli eserci zi fisici saggiamente misurati. È necessario pure di scovare la tubercolosi nelle scuole con un accurato esame medico (Grancher) e di curare il fanciullo sospetto come già malato, e per il mag. gior tempo poss ibile con un'alimentazione migliore ed inviandolo alle scuole in , campagna. Queste misure di preservazione devono essere completate con i diversi modi di assicurazione del f11nciullo Inalato, specialmente con la cura di altitudine. Conviene sopratutto fare largamente uso degli ospizi marini, la cui azione sui pretubercolosi e sulle tubercolosi esterne e ganglionari è veramente efficace. I dispensari ed i sanatori a.ntitubercolosi sono altri mezzi efficaci della difesa. contro la terribile malattia. I dispensari, accessibili a. tutti, banno per oggetto essenziale la profilassi, l'educazione igienica., e l'assistenza. Costituiscono inoltre preziosi elementi d'informazione. I sanatori sono stabilime11ti ospitalieri riservati ai tubercolosi polmonari, su· scetttibili di guarigione o di miglioramento durevole. E ssi sono egualmente elementi di profilassi e di educazione popolare. Oltre i sanatori pei tubercolosi incipienti s'impone la necessità. di erigere in campagna ospedali pei tubercolosi chirurgici ed ospedali d'isolamento pei tubercolosi polmonari gravi. Tutte queste istituzioni benefiche devono esser e co1legate fra loro ed in relaziollle con laboratori ed istituti batteriologici, con "le amministrazioni ospitaliere e d!i beneficenza, con le opere di mutualità, con le casse di assicurazione, le leghe anti-alcooliche, ecc. Anche l'ass istenza pubblica dovrebbe prendere un carattere più preventivo ed occuparsi maggiormente d'igiene. La statistica generale dei morti per tubercolos i deve essere redatta su dati uniformi per tutti gli Stati. Egun.le uniformità statistica deve essere adottata pel movimento d.,i sanatori popolari. Obbligatoria in tutti gli Stati dovrebbe essere la denuncia dei malati di tubercolosi aperta, e la disinfezione delle abitazioni relative dovrebbe essere eseguita con metodi e processi efficacemente sanziona ti.


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RIVTSTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIO LOGIA

Le abitazioni devono essere salub1·i, abbondantemente aerente, illuminate e soleggiate e devesi evitare in esse un accumulo soverchio di u omini non propor zionato a lla quantita fi~iologica di aria pura continuamente rinn ovata. Gli Stati, i poteri costituiti e la benuiicenza pubblica devono mettersi d' ac-()()tdo e gareggiare di nobile entusiasmo n ella costruz ione di case economiche ed igieniche, per le classi lavoratrici meno agi!~te. Conviene inoltre far conoscere alle massaie le norme per la regolare amministrazione della casa, l'alimentazione razionale economica, l'igiene e la prolilassi delle m alattie evitabili e in particolare d ella tubercolos i. La lotta antitubercolosa non deve essere d isgiunta da quella anti-alcoolica. Nelle riunioni di uomini dev'essere invigilata l'igiene del corpo, raccoman dando sopratut to l'uso dei bagni a doccia (scuole, istituti, opifici, esercito, ecc.). Negli c;ercit i e ne lle armate i militari devono essere tutelati con adeg\)ati provvedimenti igien ici e profilattici e quelli affetti da tubercolosi polrnonare aperta devono essere denunciati alle autorità. competenti. Anche nella mArina me rcantile bisogna evitare che s i difl'onda la malattia, eliminando senza dilazione tutti i tubercolosi, migliorando le condizioni d ell'allogg io, dellll nutri zione, de l riposo e d el sonno fiei mari11ai e lottando e Jncl\ce me nte contro l'alcoolis mo. Le ab•tazioni insalubri devono essere risanate per legge. I dispensari antitubercolosi, le altre opere antituber colose, le associa:doni e le societa flla.ntr opiche devono ri cercar le e cooperare perché siano risanate. Da u ltimo occorre sviluppar e e proteggere le assicura?.ioni antitubercolose, affìncbè ogni malato abbi 1~ i mezzi n ecessari por es<~ere igienicamente assistito e c u rato nella propria abi tazione, o negli stabilimenti sanitl\rì di beneficenza. Questo è il s unto dei voti emtJssi n el Congresso della tubercolosi, che ebbe luogo a Parigi nell'ottob re del 1905. Da essi si comprendi! come la lotta cont ro la pericolosa. malattia sia comple"SlL e di di ffir.ile attuaz ione, molto più perchè secondo Espiua. y Capo in Europa non esisterebbero meno di quattro milioni di tis ic i, per curare mzioualmente i quali, a ccorrerebbero mig liaia di sanatori (non accogliendo in media ciascuno di questi più di 120 malatil e parecchi miliardi di lire per la loro costruzione, costllndo og n i letto da 5.250 a lire 6,!:;75 u ei sanato ri in pianura e da lire 8,125 a lire 8,750 in quelli di montagna. Sarebbe pe1·ò nece~sario che n elle cittiL grandi e piccole il fuoco !!acro d ella lotta umanitaria fosse sempre acceso e che la carità pubbl ica provvedesse con ben emeriti comitati di patrone;;se alla preservaz ione dell'infanzia e al funzionamento di dispensari antitubercolosi, lasciando ai poteri costitui t i. ed alle società di a ssi curazione l' incarico per la cosbruzione di abitazioni igien iche a buon m ercato, d i sanator i per i t ubercolosi polmonari inc ipienti e d'isolamento per i tisici gravi. Nelle seguenti pagine riassumerò le conferenze fatte da divers i scienziati in occasioue dell'ultimo Congresso intemazionale della tubercolos i tenutos i a Parigi.

Il tubereoloso è una vittima dell'ambiente sociale; per ch è la società non ha saputo o n on ha potuto prendere le misure neces.~arie per non farlo contaminare . Ma ciascuna vittima della vita sociale diviene a sua volta una causa di peri~olo mutuo fra l' iudividuo e la societit, a cui è necessario di apportare rimedio ·con una previdenza reciproca e solidaria, con un'ass ic urazione contro il flagello della t ubercolosi.


RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA

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La malattia è sanabile quando incomincia, ma per una cut·a razionale ed igie· -uica. occorrono: riposo, aria, alimentazione, condizioni a cui possono soddisfare -1!olamente l'uomo agiato e ncn il povero operaio. Occorre perciò che la società procuri con uno !l forzo comune dell'immensa maggioranza degli uomini di assicurare ai predisposti e ai malati poveri i mezzi di preservazione e di cura. La salubrità. dell'abitazione, o meglio dtlll'esisteoza, triouferil del pericoloso nemico, poi·chè val meglio. spendere molto per evitare che l'uomo divenga malato,. anzichè spendere di più ancora quando sarà divenuto tale senza poterlo guarire. ' Bisogna difendere l'individuo sano contro l'ambiente, che può contaminarlo, ·quindi l'ambiente ancora sano contro l'individuo già contaminato. La società. int~;~ra deve completare l'opera dell'iniziativa prh·ata per preservare il fanciullo nella casa paterna, alla scuola, ove il maestro, divenuto igienista, deve invigi lare sulla conservazione della salute dei fanciulli. A tutti i maestri e a tutte le maestre bisogna impartire sode cognizioni igieniche. E quando un maestro ne ll'esercizio della sua nobile professione cor1trae la malattia bisogna allontanarlo dalla scuola e provvedere al suo mantenimento. Obbligo poi di tutti gli Stati, in cui esi~tono eserciti ed armate, è di provve·d ere dia salute dei militari e dei marinai, impedendo che essi si ammalino di tubercolosi, e divenuti tali è loro dovere di restituirli alle famiglie nelle migliol'i condizioni po!i>;ibili, provvedendo loro, all'occorrenza, i mezzi di sostentamento. Nelle officine, negli opificii, nei l aboratori la società de~ difendere gli operai con l'igiene dei locali evitando che vi siano ammessi i tubercolosi ed eliminando tosto quelli che divenissero tali. Dispensarii e sanatori i ~ervono n due scopi diversi; i primi per iscuoprire i tubercolosi, consigliarli, aiutarli con medicamenti ed alimenti normal i o speciali, i secondi per curare i malati inci pienti e snnabili. Per difendPre l'ambiente sano contro l'individuo malato, sono necessari i provvedimenti legislativi contro gli alloggi insalubri e la dichiarazione obbligatoria délla m11.lattia. Questo secondo desiderato si otterrà gradatamente cominciando nell'esercito, nell'arm;~ta e nelle scuole; per ciò che riguarda l'abitazione è necessario che la legge dia ai poteri pubblici il diritto e i mez?.i di espropriare tutti gl'immobili pericolosi per la salute degli abitanti. Per determinare l'indennitil deve tenersi conto del valore !:lanitario dell'immobile. Con tale prc.vvedimento economico gl'Inglesi hanno demolito quartieri intieri di abita?.ioni insalubri nelle città industriali e nei porti, e la tubercolosi polmonare è diminuita in Inghilterra del 4& p. 100. Tutte le società di mutuo soccorso devono avere per iscopo principale di aiut are i malat.i, ma pei tubercolosi la spesa è cosi grande che le casse di assicurazione tedesche hanno trovato più economico e più utile di costrurre i sanatori per curarvi i tubercolosi assicurati, anzichè continuare a sussidiarli a domicilio sino all'esito della malattia. Le società di mutuo soccorso, invece di limitarsi a sovvenire i malati per un tempo più o meno lungo, ma che in t.otnle non oltrepassa il limite di 90 giorni, dovranno -prendere parte attiva alla difesa contro la tubercolosi, prevenendo la malattia., con reciproca vigilanza dei soci, aiutati dai medici delle società, per ri-conoscere i tubercolosi nelle forme iniziali e sanabili. Un operaio malato cederà facilmente ai consigli di un suo collega mutualista per ricorrere alla visita del medico e curarsi in tempo. Nelle societl~ di mutuo soccorso non troverà ostacolo la dichiarazione o meglio la rivelazione della malattia a quelli che aiuteranno il


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RIVISTA D'IGIENE GE.SERALE E BATTERIOLOGIA

socio a guarire. Dalla. cordialità. e fraternità. dei mntualisti sari1 facile ottenere l'isolamento relativo del malato e dei membri della sua famiglia. Tutti i consigli igienici e profìlattici divengono possibili ed anche facili nella vita fraterna delle.. mutualità. Col benevolo accordo poi fra le società di mutuo soccorso si r iuscirà. a poco a . poco a cacciare, secondo la espressione di Fuster, il terribile male dal focolajo· popolare. Ciascuna società di mutuo soccorso non potrà certamente sostenere le spese· cospicue, che s'incontrnno per assistere i tubercolosi sino all'esito tinale della loro. malattia e nello s tesso tempo per aiutare le famiglie, che tlllora rimangono privO" del loro capo. Per provvedere a tali enormi spese è necessario che a ciascun socio sia aumentata proporzionatamente, sebbene di poco, la quota di versamentoper istituire le casse delle unioni de lle varie società., le casse di lunghe malattie, le casse antitubercolose, che formeranno 1Ìna specie particolare di c~sse di riassicurazione. La cassa federale di soccorso ai tuBercolos i, fondata dall'unione delle· società mutue di soccorso di ·Anve rsa o dei suoi sobborghi, funziona ottimamente, procurando aiuti ai tubercolosi, specialmente in na tura, somministra.ndo loro buon latte, uova, ecc., provvedendo al mantenimento dei malati in campagna, in un ospizio o in un SRnatorio, e procurando un sollievo alle sofferenze morali di ess i con soc<·o rsi in danaro 111le loro famiglie. Con umanitari a ccordi fra la federazione antitubercolosa e la. federazione della. mutualita sarà possibile di fA.r curare razionalmente negli stabilimenti spec iali i soci mutualisti malati n! principio della loro mala.ttia. I capitali nec~>ssarì potranno essere forniti alle opere antitubercolose da lotterie,. da sovvenzioni dei poteri pubblici, dal patrimonio personale delle casse d i risparmio. Nell'alta Italia, a Milano, a Bologna, a Parma i fondi d elle casse di r isp:umio sono egregiamente impiegllti non solo ad accreditare, ma anche n. soccorrere un certo numero di opere sociali, come ebbe a dimostrare a Bourgeois l'illustre eco· nomista Luzzatti, in una visita che fecero insieme a lcuni anni fa all:t cassa di ris parmio di Milano. « Con quell'eloquenza meravigliosa, sorretta da cifre e da fatti innumerevoli, 1\he diffonde sui problemi più comples.ii una luce vivissima, Lui_qi Luzzatti gli mo!<trò tutto ciò che ba prodotto quell'istituzione di risparmio e di pre••idenza, con la quale il credito popolare è stAto, s i può dire. creato in ItAlia -.. La F1·ancia, con la scomparsa precoce di tante vite umane per tubercolosi, perde og:1i anno un capitale corrisponde nte a un miliardo. Impiegando una parte del risparmio per opere destinate ad impedire che tale capitale umano si perda, dal punto di vis ta. economico sarebbe un buon nfl'ftre, da quello sociale sarebbe la migliore delle buone nzioni. Lo Stato in tutteque~te opere di beneficenza deve aiutare l'iniziativa privata, non assorbirla, perchè l'uno e l'nltra sono duo forze, che producono il mass imo effetto qunndo s ono associa te, o meglio mutualis te. Da tale unione s i otterranno i due s copi del dove1·e sociale : protegge re il più lung o tempo po.~s ibile gli uomini contr o le malattie in generale e i pericoli della mo1·te, ed nss icurare ai vecchi la pace e la digni tà dei loro ul t imi giorni (L. Bourgeois).

Dalla salubriti~ dell'abitazione dipende del tutlo la preservazione antitubercolos a, po icbè il f a nciullo s'infetta, nell' immen:;a maggiomnza dei casi, nel domicilio s tesso materno.


RIVISTA D'1GIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA

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Nei primi due anni di vita i fanciulli contraggono più facilmente la ~dattia, che poi si manifesta. nell'adolescenza e nell'età. adulta.. L'infezione avviene adunque nel periodo, in cui il bambino è sotto la diretta. vigilanza della madre, la quale è la. legittima sovrana della casa. Nelln scelta dell'abitazione non bisogna tenere conto soltanto delle comoditiL e della disposizione dei locali, ma più specialmente della loro salubrità. Bisogna scegliere un alloggio sano, cioè aereato e soleggiato, perchè l'antico proverbio non falla: <Là, ove non · entrano aria e sole, entr& spesso il medico :.. La legge non consente, per ora, che si pubblicbiuo le guide delle abitazioni salubri ed insalubri, ma non si può sbagliare nella scelta., perchè sono salubri gli alloggi nei quali l'aria e la luce penetrano in abbondanza. Le case sf'parate da vicoli, da lunghi cortili stretti costituiscono di sovente nelle città focolnj tubercolosi. In queste stesse abitazioni i piani terreni e i primi piani danno un numero di tubercolosi maggiore di quello dei piani superiori meno umidi e più soleggiati. Bisogna nettnre i pavimenti con panni inumiditi, rimuovere la polvere da' mobili con pannilin\ soffici e bruciarla, ma non spostarla rispettivamente con gr!lnata allo stato secco e con spazzolini di piume. Bisogna poi invigilare affincbll i bambini non abbiano contatto con la lingeria sudicia, che le latrine siano nettiss ime, che il cuoco o la cuoca non infettino gli alimenti con le loro mani sudice o gustandoli La casa deve avere un aspetto gajo, attraente pel marito, come nei primi giorni di matrimonio, per ritenere il consorte in seno della propria famiglia, evitando che si rechi abitualmente alla taverna, al caffè e al liquorista, fonti perenni di sperpero di denaro, di viz:ì, di miseria e di malattie. Le associazioni di beneficenza devono soccorrere !e famiglie degli operai pof'o agiati quando nasce loro il primo figlio, piu tardi il male è irreparabile; la rovina della salute e la rovina morale potranno essere in appresso ritardate, m.'\. non evitate. Con un es empio si può dimostrare quale straordinario potere preventivo possegga la casa salubre contro la tubercolosi. Nel quartiere df'gli .àlbane,;i della città. di Havre la mortalità per tubercolos i era di 92 su 10 mila abitant i ; dopo la costruzione di case economiche ed igieniche discese ad uno l Nell'uomo ogni giorno i polmoni eliminano 500 grammi d'acqua, i reni 1400 e la pelle, per traspirazione insensibile, 1000. Con l'acqua la cute allontana alcuni· materiali di rifiuto come alcaloidi, tossi ne ed urati, l'accumulo dei qual i ha gran parte in certe form~ di reumatismo. Negli esercizi violenti, nella corsa, nelle ascensioni ed in certe fasi di alcune malattie (congestiono polmonare. tubercolosi), nelle crisi sudorali di febbri in tarmittenti e di talune malattie infettive, la quantiti~ dell'acqua eliminata può giungere a tre, quattro chilogrammi al giorno. Anche nel dia bete lo zucchero, oltrechè con l'orina, può essere anche eliminatodalla. cute; come pur€' cer·ti veleni: mercurio, piombo ed altri, sono espulsi dn i. reni, dal fegato e dalla pelle. Se questa non funzionerà regolarmente in certe malattie, potn\ comprometterne la guarigione, aumentando il lavoro dei polmoni e dei reni. In alcune lesioni e malattie, come nelle scottature cutanee alqua11to estese, nell:~. convalescenza. della scarlattina e del vajuolo e di altre, sopravveugono spes~o !O - Giomale di medicirra mililat·e.


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RIVISTA D'IGIE:SE GENERALE E DA'M'ERIOLOOIA

reuma!i!smi, perchè la pelle non fu~ziona bene. La mancanza di nettezza produce inoltre altri ioconvenit:mti. Le secrezioni cutanee delle glandole del sud·o re e del sevo ricuoprono la pelle di un intonaco formato da una mescolanza di grasso e di squammette della cute che si distaccano. Il grasso irrancidisce e produce un odore nauseoso, cl1e si avverte specialmente nei luoghi di riunione in cui si accumulano molte persone. I germi rotondi della suppurazione riuniLi a grappolo (stafilococchi), e quelli pure rotondi della risipola, riuniti a catenelle (streptococchi), e moltissimi altri si annidano in questo strato di sudiciume, che inton11.ca la cute o per piccole lesioni prodotte dal grattamento delle unghie e da tutto ciò che può escoriare la pelle, essi possono produrre foruncoli. risipole con fenomeni di avvelenamento generale, paterecci, giraditi, ecc. ecc. D'onde scaturisce il precetto di disinfettare, ad esempio, con soluzioni di sublima to all'l p. 1000. le scalfiture e ferite, anche inszgnificanti, e di ricuoprirle con garza sterile. La trascurata nettezza della pelle produce ancora numerose malattie locali, tenaci, dolorose, deformanti, taluoe delle quali, aprendo la via ad infezioni secon· darie, possono minacciare ed anche spegnere la vita degl'infermi. Per apprestarvi rimedio, occorre abituRre il fanciullo al culto della nettezza non solo del viso, del naso, della bocca e delle mani, ma di tutta la superficie del corpo. A ciò potrà provvedersi con la generalizzazione dell'uso dei bagni d'acqua tiepida 11. doccia nelle case, nelle scuole, negli opi6cì, nelle officine, nelle prigioni e in generale in tutte le riunioni di uomini. Ciascun bagno a doccia costa in media, compreso il sapone, da 15 a 25 centesimi. I bagni a doccin. rendono inoltre più robusti e per conseguenza più resistenti i fanciulli alle malattie. Anche con le vesti e con gli abiti sudici e con le coperture del capo si possono trasmettere molte malattie infettive (vajolo, morbillo, scarlattina, tifo esantema· tico, petecchiale, tigoa ed altre). Diceva J. Simou: bisogna tenere la pelle netta, perchè non si può cambiare, ma bisogna invece cambiare le vesti e nettarle quando sono sudice ed infette. La nAttezza dtoll'abitazione e la nettezza del corpo sono le due condizioni indispensabili per la salute; ad esse deve andare unita un'alimentazione sana. con acqua assolutamente pura, latte, carne, uova, formaggi, ecc., ed economica. Sarebbe inoltre necessario di istituire corsi per giovanette dai 17 ai 20 anni, nei quali s'insegnassero loro i futuri doveri di madri di famiglia; cioè: allevare e far vivere i loro figli, preserva.rli dRlle mRlattie, sopratutto dalla tubercolosi, e s 'im· parasse a fornire alle loro rispettive famiglie> un'alimentazione sana ed economica. Gli scienziati non possono nulla senza il concorso delle donne, col loro aiuto possono vincere. La sorte dei fanciulli, prodotti sublimi delle donne, è nelle loro mani (P. Brouardel).

Il prof. Grancber si propone di allontanare dai tuguri parigini i fanciulli nn· cora sani, ma in pericolo di contagio, p~rchè o il pHdre o la madre, o i fratelli sono tubercolo~i e infettano l'alloggio. I detti f•nciulli sono affidati a famiglie di buoni contadini, fisicamente e moralmente sane, ove resteranno per tutto il pe· riodo sr-olastico sino all'età di tredici o quattordici anni. Essi diverranno in tal modo forti e robusti, come i contadini e le contadine.


RIVISTA D'IGtENE·GE~ERALE li: DATTEIUOLOGIA

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Nel 1865, quando il prof. Grancher studiava con Gernez e Duclaux la mala.ttla. -dei bachi da seta, Pasteur· scopri la s~guente VArità. tanto semplice, altrettanto feconda: quando una razza è decimata da. una malattia. contagiosa., non esiste l'lle ·un rimedio cioè di scegliere il germe sano e di salvare la. razza, salvando il germe. E cou questo consiglio, dato ai Se1·icu \tori, si salvarono i bachi da. sel.a e con essi si conservò Ir, sericoltura in tutto il mondo. Prendendo un fanciullo in pericolo di contagio, ma ancora sano, e trasportan· -dolo in campagna, in mezzo ad una famiglia sana, si fa la scelta del germe e si .applica il metodo Pasteur. Negli ospedali di Parigi furono interrogati i genitori tubercolosi per sap~re se .avrebbero affidato i loro figli sani Ad una commissione di medici, che ne avrebbe preso cura e li avrebbe fatti allevare all'aria libera della campagna. Le madri e i parlri in massima parte risposero: noi amiamo i nostri figli più di noi stessi e li affideremmo assai volentieri ad un'associazione che li curasse e li allevasse bene. Per la scelta delle famiglie di contadini bisogna fare assegnamento sui me-<iici di campagna. All'invito del prof. Grancher in data 7 novembre 1903 per fondare l'associa:zione di prec:ervazione dell'infan7.ia risposero 227 aderenti. fra cui Rothschild, che donò 50,000 lire, e cosi nel mese di agosto 190! furono collocati 27 fanciulli nelle campagne di Chabris e Couture. Dopo due anni il loro numero è salito a 50, e il prof. Grancher spera che l'opera diverrà sociale e nazionale proteggendo centinaia e migliaio. d1 fanciulli; ma per raggiungere tale scopo occorre molto denaro, ·occorrono molti amici, molti protettori e molte patronesse. L'inizi~ttiva. privata ·dovrà poi esseN sostenuta dal Municipio di Pa.rigi e dRllo Stato. « Ma i nostri sforzi saranno vani, esclama il prof. Grancher, - so non avremo con noi il medico di campagna. Questi è un essere votato al sacrificio ·che, senza dubbio, metw in primo luogo la cura d ella sua famiglia, della sua moglie e dei snoi figli, ma che fa sempre il bene. spesso senza. retribuzione e senza. neppure pensar vi. Egli è qua l'li il re del paese; i suoi clienti lo amano e gli obbediscono pbrchE< gli sono obbligati; è l'amico di tutti, del sindaco, del mae: stro di scuola, del curato, dci consiglieri comunali, dei notabili. Egli può tutto e, ~uando prende a cuore una caus·a, si può essere t.ranquilli. Possiamo adunque af· fidargli i fanciulli con la certezza cha non potrebbero essere in mani migliori~. Ai medici di campagna, ai quali fu deferita la scelta delle famiglie di contadini e la vigilanza su i fanciulli, si unirono amministratori, medici illustri e si. gnorA patronesse, che visitarono le dette famiglie, accompagnarono ad esse i fan. ciulli assegnati e li visitarono in appresso periodicamente. Le famiglie di contadini. fra. quelle designate, furono poi scelte dalle famiglie naturali dei bambini. Alla famiglia adottiva la Società. c0rrisponde per le spese ·20 a 25 lire al mese. I fanciulli si affezionano presto alle famiglie adottive, con le quali vivono in rapporti affettuosi e si sviluppano tutti, senza distinzione, re. golarmente e in buona salute. Ogni fanciullo costa in media meno di una lira al giorno e con questa tenue spesa, mentre egli è pres~rvato dalla tubercolosi, si contribuisce indirettamente al refiusso umano dalla metropoli della Francia alla campagna, cosa nece~saria per salvare la razza. e si giova indirettamente a due famiglie, a quella p~trigina. il cui alloggio diviene meno ingombro e le cui spese sono attenuate, e alla famiglia del contadino. E i paesi scelti sono cosi contenti del sussidio mensile di 20 e 25 lire, che tutti dimandano i piccoli parigini!


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RIViSTA D'IGIENE GENERALE E llATTEHIOLOGIA

Uu H.ltro ceuLro è staLo formato a la. JoncLère, viciuv a Limvges, sotto il ~~~­ tronato della signora Demone. Tali l"isultati si sono ottenuti molto economicamente, perchè in questa associazione di beneficenza tutti collaborano gratis. Essa non ha bisogno nè di ar- · chitetti, nè di fabbricati, nè di spese di mantenimento, nè di amministrazione. La società non ha nè ispettori, nè direttori, nè direttrici, ma buone volontà e · cuori ardenti. La signora Pasteur presiede al comitato delle patronesse parigine. L'opera adunque ideata dal prof. Grancher è scientifica, pratica, benefica ed. economica.

La casa popolare deve essere salubre ed attraente. Per ottener ciò occorre che· nereata, illuminata; che le sia assicurata la provvista di buona. acqua potabile l'eliminazione di acque i mmonde, e dei materiali di rifiuto ; la.. lavatura e il prosciugamento della bianchel'ia. · Inondate di luce e di ~~.ria, talora circondate da verdura, sempre in vigilate con amore dai loro proprietarii, le piccole case isolate presentano in generale ottime condizioni di salubrità. Le diflicoltll grandissime per la igiene della. casa. s'incontrano nelle abitazioni collettive dei vasti casamenti nelle grandi città. In questi enormi fabbricati sono necessarie numerose scale, largamente illuminate e •entilate, che diano accesso· ciascuna a due o tre appartamenti e che sembrino quasi il prolungamento delle· pubbliche vie. Le stanze di ciascun appartamento devono corrispondere ai membri della famiglia in modo da separarne i sessi; devono avere altezza. e capacità sufficienti,. ricevere il sole, essere illuminate e ventilate direttamente dalla pane della strada, o almeno da vastissimi cortili. La cucina e la. camera da pranzo possono essere riunite o separate. A Parigi. le famiglie di lavoratori agiati preferiscono di averle separate. L'acqua di buona qualità deve essere introd.otta. in ciascun appartamento e· largamente distribuita. · Per f11.vorire le famiglie dei lavoratori, la città di Parig i concede agli operai" l'acqua potabile al prezzo di sei centesimi al metro cubo invece di trentacinque centesimi. Per eliminare poi ogni controversia sull'eccedenza dell'acqua usata d a ciascuna famiglia, occorre che sia inventato e costruito un contatore individuale· semplice, la cui tassa annuale non superi cinque lire. Ogni famiglia. deve poi avere una. latrina separata e provvista di acqua in abbondanza. I materiali di rifiuto devono essere subito eliminati dall'abitazione, versandoli per mezzo di tramoggie verticali in botti situate al pian terreno da vuotarsi ogni ll)attina. Occorre poi che ogni c&sa sia fornita preferibilmente al pinnterreno di una lavanderia, a cui ogni famiglia possa accedet·e per turno e con provvista di locali separati e chiusi per riporvi i propri utensili. Le terrazze e le soffitte dovrebbero servire pel prosciugamento della biancheria. Si po~rebbe fare pure ri corso a lavanderie locali e collettive, come si pratica.. nel dis pensario antitubercoloso del dottor Calmette a Lilla. es~a. sia spaziosa,


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Sarebbe inoltre necessario un sis tema di n sca:damento ad aria calda, di cui po·tesse far uso ogni famiglia, pagando in ragione diretta del calore utilizzato. Lo • ·stesso calore potrebbe servire per prosciugare la biancheria nelle soffitte. Un g rande progresso igienico segnerà. nelle abitazioni il riscaldamento degli ·ambienti mediante correnti di aria calda, provenienti da un'officina centrale e distribuite separatamente a somiglianza di quanto si fa ora per la luce elettrica. Al carbone per gli usi di cucina sarà. utilmente sostituito il gas a prezzi equivalenti. Per l'illuminazione della casa popolare bisogna usare attualmente il gas, che a Parigi costa venti centesimi il metro cubo; per ùn'illuminazioue intensa ed ecornomica si farà uso di reti celi~ ad incandescenza; al gns si sostituirà. la luce elet·trica, quando questa nelle grandi cittit. costerà. meno. I proprietarii delle case e le società per l'illuminazione dovrebbero eseguire gli impianti relativi nei singoli appartamenti. Questo sistema d'illuminazione, combina.to col riscaldamento collettivo, sopprimerehbe assai utilmente l'uso del carbone e della legna per il riscaldamento e per la cucina. Pel paJ?;amento del gas s i potrebbe ricorrere ai distributori automatici, che gi:i. ·funzionano in alcune città della Francia e di altre nazioni, e sono analoghi a ·quelli che trovansi sullt~ pubb~iche vie e che servono per la distribuzione delle tavolette di cioccolata. Mettendo una. moneta di 10 centesimi nella fenditura del·l'apparecchio si ottengono 500 litri di ga>, quantitìL sufficiente per a.limentare un becco Auer per alcune ore, od un fornello di cucina. I mobili economici ed artistici rendono la casa attraente ed ospitale; essi po·tranno essere utilmente acquistati nei magazzini con pagamenti a rate men!.ili. Gli specchi, i fornelli, i ripos tigli, g li armadi per la biancheria, per il vasellame e per gli altri oggetti domestici dovrebbero far parte d elle abitazioni ed ·essere posti in opera per conto dei proprietari. Sempre allo scopo di rendere più gaia e più bella la casa sarebbe utile la coltivazione dei .fiori nelle finestre, come si pratica in Germania, in Inghilterra e in Italia. Recentemente a Bruxelles la direzione del giardino botanico ha deciso di offrire ·.gratuitamente agli operai piante di ornamento per le loro case. Un poco di poesia ·e d'ideale giova a mitigare l'austerità di queste vite ammirande curvate sotto il lavoro continuo. Le pareti verticali dovrebbe•·o essere coperte di mattonelle di maiolica o con -ripolin. IL Touring Club raccomanda di sostituire nei muri la pittura alla carta. Il pavimento dovrebbe essere ricoperto con mattonelle di grès, ceramica, che ·sono igieniche e possono essere lavate a grandi acque. I bagni a doccia, ad uso dei pigionali, dovrebbero essere collocati a pian ter -reno, accanto alla lavanderia. I cortili dovrebbero essere spaziosi ed acces:sibili al vento e al sole. Una parte -di essi dovrebbe essere riservata alla terra e ad uso di giardino per passatempo dei fanciulli, che hanno bisogno di spazio e di aria libera per difl'ondere la loro vivacità e soddisfare il bisogno di muoversi. Alla vista del cielo, della verdura e dei fiori essi si rallegreranno e faranno buon sangue. Sarebbe pure utile nel cortile una piccola rimessa per le biciclette e per le cnr·rozzine dei bambini. Le case modello erette a Lione dal compianto signor Manzini sono provviste di ·una t rattoria, ove i frequentatori possono ottenere un'alimentazione sana, abbon..dl\nte e a mite prezzo.


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Per un certo numero di case dello stesso quartiere potrebbero istituit·si: una-. società cooperativa di consumo, una società di mutuo soccorso contro le malat-• tie e la vecchiaia, una sala di riunione e di conferenze con biblioteca. In queste costruzioni economiche ed igieniche, variabili nei particolari secondo i casi, dovrebbe predominare l'eterno principio umanita rio, cioè di fare agli altri ciò che si vorrebbe fosse fatto a noi stessi. I capitalisti filantropi dovrebbero essere guidati dal nobilissimo scopo d'impiegare i loro fondi in rendite poco elevate, trovAndo un complemento del divid~ndo nella soddisfazione di aver compiuto un dovere e di aver reso un servizio. Certamente non deve umiliars i la clientela pOJ>olare offrendo ad essa quasi per elemosina, case la cui pigione ha un equivalente molto inferiore a quello· della rendita, ma nello stesso tempo non sono punto encomiabili le economie che· si ottengono a spese dell'igiene e · della salute dei pi gioo~o.li. Quando si esamina il bilancio di una. famiglia di lavoratori, oltre l'articolo della pigione propriamente detta, si osservano pure quelli del riscaldamento, del-l'illumiuazione e sopratutto, purtroppo, quelli del medico, del farmacista e del liquorista. Se un modico aumento di prezzo della pigiono di casa farà diminuire le altre-spese esterne, non solamente si otterranno indubbi risultati morali, ma si avrà. in totale un reale beneficio finanziario. Lo scopo principale dei filantropi è di soddisfare le legittime aspirazioni degli operai e di moderarle con l'affezione ai loro focolari domestici, d'ora in poi salubri e confortanti. Bisogna perciò sperare che gli architetti, gl'igienisti e gli amici della pac& sociale gareggino a vicenda fra loro e risolutameute per risolvere il problema. delle nuove abitazioni igieniche e a buon mercato pet·le classi operaie (Cheysson).

*** Medici, legislatori, architetti, scienziati e filantropi sono intimamente uniti pel bene dell'umanitit soff'erente. La concordia più serena regna fra loro, dimentichi delle lotte politiche e delle nazioni alle quali appartengono. Nel Grand Palais de l Congresso non penetravano i rumori esterni, i mille piccoli coufiitti della. vita. con le sue difficoltà; non entrava ::he il grido delle solferenze e la volontà tenace di rispondere ad esso con parole di speranza. Ma le conc lusioni profilattiche e sanitarie non divermnno benefiche, se non quando saranno attuate col concorso benevolo di tutti. La crociata contro la tubercolosi non sarà realmente efficace, se non quando tutti e specialmeule le donne diverranno propagandiste, con la parola e con la azione, dei progressi ottenuti; è sempre dolce una lezione, cl1e congiunge alla. forza della persuasione il fascino della bontà. Perchè la lotta intrapresa divenga veramente utile è necessaria la unione delle società d i assistenza e d'igiene. Di tutte le malattie, che decimano la razza umana, la più mic idia le è certamente la tuberco losi. Multiplo no sono le cause: la vitt~ in cotnune agglomerata, la insufficienza. dei salarii, l'insalubrità della casa, l'ignorauza delle nozioni prolilnttiche, ecc Le stragi della. tube rcolosi hanno commosso le anime generose; tutti. secondoil grado delle loro tendeuze e della loro Aducazione, si sono gettati nella lotta


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Alcuni hanno osservato che la mortalità infantile è considerevole e, fondandosi sulla teoria della tubercolosi ereditaria, si sono inchinati sulla culla del fanciullo debole. I medici hanno perciò preconizznto i sanatorii dei fanciulli sulle rive dei mari e gli ospedali marini. Altri hanno immaginato le colonie di vacanze, che hanno preso un rapido sviluppo; 'molti incolpano, quali cause della malattia, la casa inst\lubre, l'alcoolismo, i salarii, specialmente delle donne, assai spesso irrisorii. Bisogna certamente encomiare tutti questi precursori, ma, se di fronte alla enormità del pericolo non s i sono ancora ottenuti risultati soddisfacenti, se ne deve incolpare il metodo adottato nella lotta, senza piano premeditato ù senza direzione. Bisognerebbe, ad eesmpio. provvedere con rimedii radicali alla sistemazione ed occorrendo alla soppressione della casa malsana all'annunzio del primo infermo di malattia infettiva e non aspettare che sia dichiarata maledetta pel grande numero di malattie trasmissibili, che vi si producono. Fuillerat, dal 18fJ3 ad oggi, ha classificato 80,COO case di Parigi secondo il loro valore igienico in più categorie, le prime delle quali sono costituite da quei foco!ai tubercolo~i, da cui emanano malattie e soft'erenze. Tutte le città dovrebbero avere il casiere sanitario, perchè, conosciuto il valore igienico di ciascuna casa, sarebbe possibile di migliorare, ed occorrendo di espropriare quelle malsane. Ma nello stesso tempo che si cercher1\ di bonificare le abitazioni antigieniche, non bisogna trascurare la costruzione di abitazioni a buon mercato. E il denaro? gridò un uomo, che assisteva a Nantes ad una caloroso. confer enza. di Siegfried, presieduta da Casimir Périer. Il denaro verrà quando il legis latore conceder!\ a.i costruttori di tali case. in modo assai largo e liberale, esenzioni da i mposte, facilitazioni di credito: quando come in Germania e nel Belgio le società di assicurazioni, le casse di risparmio e di rivalsa daranno le somme necessarie. Le casse di asiicurazione tedesche agiscono con molta intelligenza, poicbè, conservando la salute dei loro assicurati, si premuniscono contro i pericoli di una pensione precoce o di una. cura prolungata. Sarebbe inoltre neces;;ario che gli ufficii d'igiene delle città, con più di 20,000 abitanti, creati con la legge del lo febbraio HJIJ2 per l!t protezione della salute pubblica, s i ponessero in relazione con gli altri uffici analoghi e costituissero così la federazione degli uffici d'igiene, ove si centralizzerebbero tutte le indicazioni sanitarie utili. Io ho voluto, conchiude l'oratore, indicare rapidamente quali punti deboli pre~enti l'organizzazione dei nostri servi1.ii d'igiene e di assistenza e come sarebbe facile rimediarvi con una coordinazione metodica e con un'intesa feconda. Tornate ai vostri focolari; continuate a pensarvi; ripetete che davanti alle malattie evitabili siamo tutti solidali; diventate gli apostoli convinti di un'unione necessaria, ed avrete compiuto il dovere di uomini e di cittadini e prosciug11.ta forse la sorgente di molte lagrime (Strauss).

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La tubercolosi è il più grande flagello moderno dei popoli civili; in Francia spegne ogni anno cirCJa 160 mila persone, cifra molto superiore a quella delle vittime del colera nelle sue epidemie più micidiali. Colpisce di preferenza l'infanzia e In giovinezza, cioè le speranze delle generazioni future.


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Il bacillo tubercolos o è diffnso da per tutto e ogni giorno ciascuno dj noi corre pericolo di esserne attaccato. Trovasi negli angoli oscuri dtdle case, nei cortili, nelle cucine, nelle case, nelle botteghe, negli ufficii pos tali, nei teatri, n.elle chiese, nelle· vetture pubbliche, ove. i malati urtano coi gomiti i sani, nelle carro?.ze ferroviarie ove esgo si a ccumula ed ove una famiglia si adagia se nza diffideuza, forse dieci minuti dopo che un tisico l'ha infettata con la sua to,;se e con la sua espettorazione. Nessuno perciò ha ragione di disinteres~arsi della lotta contro la tubercolos i; la s ua diffus ione nelle. classi popolari e povere minaccia l'intiera sociPtÀ. e ciascuno di noi in particolare. Qui riuteress e individuale è d'accordo con quello generale ed è perciò necessario che tutti conoscano i mezzi posti in opera per respingere il fla· gel! o e che ognuno con la persona, o almeno col d enaro, entri animosamente nella lotta. Il mezzo più efficace di questa sarebbe la guarigione dei tubercolosi. ma la scienza attualmente non pos...;iede nè vaccini. nè sieri specifici e se fra i medicamenti ve ne sono a lcuni che contribuiscono alla guarigione di certe forme di tubercolos i, non ne es iste alcuno che sin capace di distruggere il ger·111e morboso nell'organismo. La mala~tia, nel pe riodo iniziale invece, g uarisce spesso da sè col riposo, con l'aria pura e la buona nutrizione, d'onde l'erezione dei sanatorii, ove su 100 t.ubercolosi di primo grado, dopo tre o quattro mes i, 70 almeno guariscono, o sono in via di guarigione. Nella Germania, in gra7.ia de i sanatorii, la m ortalità per tu· bercolosi da. 22 p. 10.000, nel 1893 è disce~a a 14 p. 10 000 abitanti. Anche in Francia esis tono, sebbene finora non molto numerosi, sanatorii per adulti. ma sopratutto per fanciulli tubtlrcolosi d'ambo i sessi. In Valle pinte ue esiste uno per fanciulle e in Ormesson un altro per fanciulli, che da oltre venti anni funzionano beui~simo ed ove si ottengono risultati migliori che s ugli adulti. P er le forme d( tubercolos i locali, dette un tempo s crofolose (mal di Pott, tumore bianco. adenite tubet·colare), la Francia possiede numerosi sanatori[ marittimi pe r fanciulli, in cui l'arla marina con le sue emanaz ioni loda te e saline è più effi· cnce della cura chirurgica. Complemento utilissimo dei sanatorii sono i dis pensa rii antitubercolos i, che si propongono d'impedire la diffu~ione della malattia, ricercando atti va mente tutti i malati, dirigendo ai sanatori i quelli suscettibili di guarire, facendo ricoverare negli ospedali i malati gravi e i più poveri, ass istendo con l'op~ra bene fica e coi consigli igienici. per mezzo de!Re signore patror.esse, coloro che prefe riscono di essere curati nelle proprie case. Compito dei dis pensarii è d'isolare il tubercoloso dai suoi vicini, di procurargli, s e non una camera per suo uso. almeno un le tto, ove sia solo e protetto da. un paravento, d'imparargli a servirsi d'una. s putacchiera munita di coperchio a riparo dalle mosche ; a dis infettare la biancherta, a difende re gli utons i li domestici e le ·vivande dalle polveti sospette; di cons iglia rli a far bollire il lat te, ad allontanare dalla casa gli anima li domestici (cani, gat ti), espo~ti anch'essi a divenire vittime dell'infezione : di prote ggere infine qn •lli che a v \'ici nano ilmal:tto con un'antisepsi ·m edica delle fosse nas ali e della gola, ad esempio, con vasellina solforata (solfo·rinolo del dottor Fayés). Oltre la vigil'lnzn. i gienica, il dis pen<;a ri o procura al malato la nutrizione o i medicamenti di cui hn bi~ogno, gli fa somminist:-are i l latte, la c arne cruda, l'olio di fegato di merluzz O>, s piega s u lui una s pecie di patronato m orale e, se è ca· pace di lavorare, gli procura un lavoro adatto alle s ue forze. I vincoli cosi stretti


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fra il dispensario e la sua clientela durano quanto la vita dei tubercolosi e permettono di fare eseguire dopo la loro morte una seria disinfezione della casa. per proteggere i nuovi inquilini. .Molti dispensarii funzionano già utilmente nei vari quartieri di Parigi e in ~uello del sobborgo di Plaisance, diretto a.mmirabilmente dalla signo;:a Captai, <>ve la mortalità per tubercolosi è discesa da 90 a 49 su lO,OUO abitanti. Già fu dimostrato di quali pet·icoli sia fonte perenne la casa insalubre e come possa ad essa arrecarsi rimedio. Se non sarà possibile costruire case popolari igieniche nelle grandi città, si concedano almeno agli operai tutte le facilit~zioni e tutti i comodi di servizio per raggiungere le abitazioni rurali. Occorrerebbe che in Parigi fosse organizza to un servizio razionale e completo di tram,vays urbani e suburbani a mit;issimo prezzo, servizio simile a. quello che esiste in tutte le grandi città delle nazioni vicine. L'operaio francese mangia troppa carne, beve troppo vino, troppi liquori; non consuma in quantità sufficiente zucchero, farinacei, frutta; si nutre male, disturba il suo stomaco e per di piu si alcoolizza. Inoltre spende inutilmente una par te del salario che, messa in serbo, potrebbe servirgli per la vecchiaia.. Un'alimentazione economica e razionale non deve essere disgiunta dalla. lotta. eontro l'alcoolismo, che rovino. la nostra razza e ne fa una facile preda della. tu·h ercolosi. Alla riforma dell'alimentazione deve andare unita quella del lavoro. Le scuole sono migliorate, ma radicali provvedimenti igic~ici richieggono i laboratori degli <>parai. È sopratutto 11ecessario di sopprimere il lavoro notturno delle donne. Occorre che i municipii concedano aree libere per i giuochi dei f11nciulli, ottima è l'istituzione delle colonie di vacanze, della durata di alcune settima.ne, pei fanciulli aneniici e denutriti all'ada libem, al mare, in montagna. e l'opera di pre· servazione dell'infanzia del prof. Grancher. Provvida pure è l'istituzione dei giardini per gli operai adulti, ove ciascuno coltiva fiori e legumi con sollievo dell'animo e con vantaggio della propria salute. Non mancano adunque i mezzi per lottare contro la tubercolosi; quello che finora ha fatto difetto è> sta.ta l'educazioue antitubercolosa. Il popolo francese, conchiude •l 'oratore, nutrito di vana politica, è rimasto per lungo tempo ignaro e noncurante -dei gra.vi problemi sopra accennati. Ora comincia ad aprire gli occhi: si tratta. -quindi d'illuminarlo del tutto. I o invito tutti coloro, cui sta a cuore il bene pubblico, di aiutarci in questa. grande opera {Barth). (Continua).

H. MErEu. - Dl un ouo dl oarbonohto manlfuta.to•l per una rarb •lm& por ta d'entrata. - (Deutsclze ?ne<liz. Woclzenschrift, gennaio 1908). In un uomo di quarantacinque anni l'infezione carbonchiosa iniziossi con un'angina seguita ben tosto da meningite e morte. Tal caso, diligentemente studiato istologica.mente e batteriologicamente, dimostrò chiara.mente come, quantunque molto raramente, l'infezione carbonchiosa possa .avere le amigdale per portll d'entrata, provocando un'angina specifica, mentre la meuingite e l'encefalite consecutive non debbonsi attribuire ad un'infezione secondaria ma bensl allo stesso bacillo carbonchioso. Però la meningite può prodursi anche secondariamente per trasporto nel torrente circolatorio. G. BERNUCCl.


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RIVISTA BIBLIOGRAFICA. Dott. E. TRO:YBETTA. maggiore medico.- ••nuale 41 me4lolna legale miUtare: - Milano. Hoepli 1908. Un volume di pag XVI-4SO (manuale Hoepli) legatoin tela, L . 4. Esauriti e divenuti già troppo vecchi 'i manuali, del resto pregevolissimi, del Bonalumi e del Quinzio, si rendeva necessario un nuovo libro di medicina legale militare, di ques to ramo della nostra specialità, che è il piu originale, il piu caratteristico, quello che differenzia di piu l'opera e la missione del medico militare. Il nostro maggiore medico prof. Trombetta ha sodddisfatto dn. par suo a questo desiderio, dettando un libro completamente originale, denso di dottrina e nello stesso· tempo essenzialmente pratico, un libro cl•e per l'armonica trattazione dei singoli argomenti, per lo stile chiaro e persuasivo, per le elevate considerazioni di ordine morale e sociologico di cui taluni capitoli sono arricchiti, può dirsi piuttosto che un libro di consultazione, un libro di lettura. La ripartizione che il Trombetta ha dato ana sun opera ha tutta la nostra approvazione Lo. prima parte tratta del reclutamento. Contiene quindi le nozioni pre-· liminari sulle condizioni di attitudine al servizio, ettlla robustezza e la sua determinazione, la descrizione delle vnrie opernzioni del reclutamento: visite alle leve, rassegne, osservazione negli ospedali; un dettagliato commento degli articoli dell'Elenco delle infermi t•\ esimenti dal servizio milito.re. La seconda parte parla delle· malattie late11ti e delle malattie larvate nella lruppa. In essa, dopo un breve accenno a certe particolari formo morbose che, decorrendo senza manifestare alcun sintomo veramente caratteristico, esplodono il pit\ delle volte con grande gravità. e con esito letale, ed t. quelle che per la variabilità ed oscurità dei sintomi sviano l'osservatore da una dingnosi esatta, quasi dissimulando il loro essere, l'A. tratta largamente delle nevros i e ps icosi larvate, cosi importanti pel mfldico militare, e ne tratta con profondith e nello stesso t empo con chiare~za, dando largo e minuto conto d<>gli studii e lavori altrui, specialmente degli italiani, e nell<>stesso t~mpo segnnndo sempre la impronta sua propria originale. L a terza parte, quella che nel conc"tto antico della medidna legale militare ere. giudicata la più impo• tante, anzi l'unica costituente di questa dottrina, il trattato cioè delle malattie simulate, è la più breve di tutte. L'A. non disconosce anche l'importanza di questo studio; ma osserva che più che la simulazione occorre stu-diare il simulatore, nel Quale, oltre alla froìe, si troveranno pur sempre quei fattori o biologici, o sociologici, o patologici da cui essa dipende, e d'altra parte la base di ogni serYizio deve essere l'esame clinico del pttziente. La quarta pa1 te del volume è costituita da una esposizione ragionata delle norme regolamentari concernenti le varie specie di perizie medico.militari e della.. loro interpretazione. Essa termina con alcuni modelli pratici di dichiarazioni medico legali che saranno molto utili specialmente ai giovani medici che si trovin<> da soli a dirigere il servizio sanitario di un corpo o di un presidio. '


RIVIS'l'A BIBLIOGRAFICA

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Dovremmo noi ora analizzare piu minutamente il contenuto di questa opera~ mettere in rilievo i punti piu importanti, più nuovi, piu originali? Contentiamoci di dire che a tutti gli argomenti il •rrombetta ha dato un'impronta sua personale, che le pagine in cui dalla minuta indagine diagnostica l'A. passa a cousiderazioni di alto interesse etico e sociale, esposte con stile seducente ed efficace, sono frequentissime. U n copioso indice alfab~<tico delle materie e degli autori rende facile la ricerca degli argomenti, taluni dei quali sono infatti trattati, sotto diffet·ente aspetto, in differenti parti dell'oper~r. A un tal libro, veramente indispensrt.bile al medico militare. è ben facile pro· fetizzare una prospera fortuna, vale a dire un rapido esatt?·imento. E per la prossima edizione, esprimiamo il voto, poichè un po' di critica bisogna farla ad ogni modo, di vedere questo bel lavoro arricchito di opportune figure, delle quali ora manca affatto. R. L. Dòtt. CARLO MENSE. - Trattato delle malattie del}laeal troploall.- Torino, Unione tipografico-editrice, 19(18. La solerte Unione tipografico-editrice torinese si è resa ancora una volta ben emerita per il volgarizzamento della. sciem:a pubblicando questo trattato collettivo di Malattie dei paesi tropicali diretto dal Mense, tradotto da distintissimi medici della R. marina e completato con noto, aggiunte e capitoli nuovi per cura del prof. Bertarelli e del colonnello medico delh R . marina prof. Rho, al quale fu affidata la parte direttiva. Anche un semplice sguardo all'assieme dell'opera ce ne fa subito vedere l'importanza. Essa può considerarRi una vera enciclopedia di patologia tropicale, nella quale tutti gli argomenti relativi sono discussi a fondo ed esaurientemente trattati, un'opera da biblioteca In quale potrà essere convenientemeute consultata non, soltanto nelle speciali contingenze di stud1o rispetto a peculiari mo.lattie esotiche, ma anche in molti casi per lo studio delle malattie nostrali: basti citare i bel· lissimi capitoli riflettenti la febbre di Malta, le febbri malariche. L'opera, messa al corrente di tutto ciò che vi è di più moderno nella specialità, è corredata da utili nozioni relative al contributo che la geologia, la botanica, la biologia, la chimica hanno recentemente portato sui diversi argomenti di patologia esotica. Numerose figure e tavole colorate sono intercalate nel ·testo e grandemente contribuiscono alla chiarezza della trattazione. Come dice il Mense nella prefazione all'edizione tedesca, il principio direttivo della trattazione é stato fatto, nei l imiti del po11sibile, partendo dalla eziologia. L'opera. é quindi divisa nelle seguenti parti: 1° Malattie da intossicazione; 2° Malattie infettive ari agente ignoto e malattie infettive da forme batteriche note; 3° Malattie causate da protozoi. Le mRlattie della pelle sono state raccolte subito al principio del primo volume; ad esse seguono le malattie dei nervi e degli apparecchi dei sensi. Il nome degli autori che hanno contribuito alla compilazione di quest'opera è assoluta garanzia della dottrina colla quale l singoli capitoli sono svolti. Sono tutti specialisti in malattie tropicali, ben noti nel mondo scientifico, quali ad esempio il Plehn, il Ruge, il Mac Callum, il Liihe, lo Ziemann, il Martin, il Krause,. il Rumpf, il Calmette ed altri.

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CON.FERE~ZE SOIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI

1\IILITARI

Le note poi e le aggiunte dei professori Rho e Bertarelli aggiungono una. i mportanza. somma all'opera per la dovizia di nozioni che forniscono al lettore, il primo nel campo delll\ patologia esotica. e dell'igiene, il secondo in quello della. batteriologia. e della protoz;oologia. Il prof. Rho poi ha anche aggiunto interi ca-

pitoli di somma importanza sul colpo di calore e l'insolazione, sulle intossicazioni da veleni esotici., d'origine vegetale, sulla psitlaoosi, sull' iUero infettivo a ricaduta febbrile ed a. l tri.

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Al giomo d'oggi lo s pirito di colonizzazione, i rapporti se mpre più lltretti colle regioni tropicali, in conseguenza delle migliori e più rapide comunicazioni colle mede>~i me, conducono a conoscere il più profondamente possibile q uei paesi non soltanto dal lato geografico, topografico, climatico, etnografico o da quello della loro produttivi~à, ma anche sotto il punto d i vista eminentemente p ratico d elle loro condizioni nosografiche. Aggiungasi poi il servizio medico per l'emigrazione che si va sempre più intcn->ificando e che richiede cognizioni vaste, esatte, prec ise sugli argomenti di patologia. es otica, e ciò trmto per la profilassi di coloro che vanno nelle regioni tropicali quanto per la eve ntuale cura di quelli che ritornano e per la eveotuRie difes a delle regioni nostre dalla possibile introduzione e diffusione di gravi in1'ezioui esotiche. Raccomandiamo frattanto, per le ragioni suesposte, quest'opera veramente magistrale all'attenzione di tutti i medic i in genere, ma di quelli militari in ispecie. Tli:STJ.

CO~FERE~LE ~CIENTifiCllE DtGLI O~PEDAU M ILITARI SOWRIO DEGLI ARGOIENTJ TRA'l'l'ATI ( 0A( PROCESSI VERBALI PERVENUTI AT, t.'!St>fi:'fTORATO DJ SANITÀ ?IULITARE A TUTTO IL 30 ,\PRI LIO

1908).

-ALESSANDRIA lma.rzo). - Sottotenente m~dico di complemento Rli:llAUDt ULtsss : TI Tre ponema pallidnm è l'agente specifico dellR sifil ide? 1 CAVA DEI TIRRE~I (marzo~ - Tenente medico di complemento MALINCONICO En:-~ I~STO: ~ulla ft·eq uenz&. delle nPfriti primarie e secondarie date dal diplococco di Fraenckel. GENOVA (marzo). - Sottotenente m-3dico di comple mento Lorrns:oo Fe>RT!JNATO: Sull'ofto.lmo-reazione di Calmettc e la sua a.pplrca.zione, come mezzo profilattico, nella lott'l. sociale contro la tubercolosi. LIVORNO (marzo). - Maggiore medico GALLI GIANDOMENICO: Disposizione sulla m')bilitazione dell'eserci Lo in genere e rlei servizi sanitari in i~pecie. ME')SlNA (gennaio, febbraio). - Tenente medico D 'AMOR& FRANCEsco : Il permanganato di potassio quale antidoto negli avvelenamenti per alcaloidi in genere e per fos foro in i:<pecie· NAPOLI (marzo). - CapitRno medico GUALDI CARLO: Sull~t importanza. della ematologia ndla. diagnos i delle malattie in ~enere e di quelle del sangue in ispecie· .PALERMO (marzo). - Capitano meiico GrusT!NA CASTHENZE: Un caso di afasia ass ociata ad emiparesi d63tra e scompMsa dopo breve dimora nell' ospeiale.


MOVIMENTI AVVENUTI .NE L CORPO SAN IT. E NEL PERS. FARMACEUTICO

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ROMA. (marzo). - Tenente medico Pli:RNA A.UIWEO: L'odontoiatria nell'esercito_ SA.VIGLI ANO (marzo). - Sottoteneute medico CHtSCIONE GAI-~TANO ; Circa la dia· gnosi delle psicosi s imulate. TORINO (marzo) - Colonnello medico GozzANO FRANCr.:sco: Il servizio sanitario sul camp<> di batta~lia. VENEZIA. (marzo). - Tenente medico GA~GI SALVA'I'ORE; Contributo allo studio· dei disturbi nervosi ne i sifilitici.

Movimenti avvenuti nel ~or~o Sanitario e nel Personale ~arma~cutico (Dispense n. 17 !l ! l del Bnllctlino 11{ficlalt delle t~omlne).

Uftlolall ln a ervlz io attivo permanente . R. decreto 2 aprile 1908. R AvA cav. Ernesto, colonnello medico direttore sanità militare VII corpo armata. - Collocato a. riposo, per auzianità di sex:vizio, con decorrenza dal lo febbraio 1908 e inscritto nella riserva.

Determinazione ministeriale 9 arn-ile 1908. ABDATB cav. Donato, maggiore medico infermeria presidiaria Pavia. - Trasferito ospedale N a poli. GELMETTI cav. .Arturo, id. ospedale succursale Mantova. - Id. id. Verona. GAGLIANO cav. Francesco, capitano medico ospedale Verona. - Id. ospedale suc· cursale Mantova. GASOLE cav. Itala, id. 58 fanteria. - Id. ospedale Cagliari. TREVISAN cav. Eugenio, id. scuola militare. - Id. id. Padova. SuLLIOTTt cav. Efisio, id. 1° artiglieria forte:r.za. - Id. id. Torino. FANCBIOTTI Eugenio, id. 92 fanteria. - Id. id. 39 fanteria e comandato ospedale· Torino. PACE cav. J,uigi, id. ospedale Firenze. - Id. ospedale Livorno. NAnDINI Giulio, id. r~ggimento Savoia cavalleria. -- Id. 7 artiglieria campagna. MARSANICH Arturo, id. id. lancieri Vittorio Emanuele. - Id. 11 id. id. GJAQUIN1'A Salvatore, id. o.~pedale Brescia. - lrl ospedale Havenna. 'VINCI Francesco, id. 14 artiglieria camp11gna. - Id. infermeria presidiaria Trapani. CoSTA Quinto, id. 12 bersaglieri - Id. 17 artiglieria campagna. LICASTRO Giuseppe, id. 8 id. - Id. 22 id. id. RESTIVO PANTALO:SE Gi1tseppe, id. 33 fanteria. - Id. infermeria presidiaria Girgenti. . CBELESCBI cav. Camillo, id 79 id. (Creta). -Id. ospedale Livorno (Creta). ZonZOLI Giovanni Enrico Luigi, id. reggimento cavalleggeri di Piacenza. Id. 6 artiglieria campagna. PANTANO .A?-tu?·o, id. ospedale 1fessina. - Id. ospedale Livorno. T noVANELL! Luigi, id. id. Brescia. - Id. 16 artiglieria campagna. BoNO Giovanni, id. 1° bersaglieri (comandato ospedale Torino). - Id. ospedale Savigliano continuando comandato come sopra.


318

MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FABMAOBUTICO

ToarA cav. Arturo, capitano 3 bersaglieri.- Trasferito 13 artiglieria campagna. FARRONI Enrico, id. 84, fanteria (comandato ospedale Roma). - I d. ospedale Ancona, continuando comandato come sopra. PROCACCI A1·tu1·o, id. 68 fanteria. - I d. 3 fanteria. MESSERO"l"l'l Bl'l:-:VE:SUTI Giuseppe, id. 35 fanteria (comandato ospedale Torino). Id. ospedale Piacenza. continuando comandato come sopra. GnrxoNr Giovanni, id. 15 id. (id. id. Firenze). - Id. id. Padova id. id. BALESTRA Duilio, tenente medico 48 id. - Id. id. Roma. MANCUSO Robe-r to, id.. 24 id. -- Id. id. Milano. FALCIIl Lui.·titto, id. reggimento lancieri Vittorio Emanuele II.- I d. regg;.mento lancieri di Aost~~,. GA:-<Gl Salvat01·e, id. o~pednle Venezia. - Id. infermeria presidiaria Catania. MoLJSANI Alfredo, id id. Chieti. - Id. ospedale Ancona. ALBANO Luiyi, id. 21 artiglieria campagna. - I d. id. Caserta. CASELLA Sante, sottotenente medico 57 fnnteria. - Id. id. Parma. R. decreto 15 marzo 1908. I seguenti sottotenenti medi d di complemento sono nominati sottotenenti medici in servizio attivo permanente con le anzianità sottoindicate e con la destinazione per ciascuna segnata: 6 ottobre 1905. PrANTE!,t.l Giuseppe, distretto Savona, in s ervizio tempora~eo osped.ale Novara.Destinato ospedale Novara. 25 ottobre 1905. BusCAGLINO Jht.gu.sto, distretto Casale, in servizio temporaneo ospedale Torino.Destinato 3 alpini. 5 ottobre 1906. RASRRO Riccardo, distretto Torino, in servizio temporaneo ospedale Torino. -Destinato 7 alpini. 19 ottobre 1906. AcconrNTI Vincenzo, distretto Catanzaro, in servizio temporaneo 2 granatieri. Destinato ospedale Perugia. 5 dicembre l DOG. MAROTTA Gaetano, distretto Salorno. - Destinato ospedale Chieti. 14 gennaio 1D07. DE MARZO Vincenzo, distretto Foggia. - Destinato ospedale Ravenna. 6 marzo 1907. SFERRAZZO Filacldfo. distretto Siracusa. - Destinato 1° lllpini. RESEGOTTI Enrico, id Pavia.. - Id. ospedale Venezia. GJA.RRUSSO. G~UJualdo, id. Catania. - Id. 5 alpini. 14 aprile 1\107. DoNATI Giuseppe. distretto Roma. - Destinato ospedale Perugia. 20 a!JOSto 1007. DEMURTAS .A.meriyo, distretto Cagliari, in servizio temporaneo 45 fanteria. -De· stinnto ospedale Bari. .CIARLA Erne:;to, id. Frosinone, id. 2 granatieri. - Id. R. polverifìcio sul Liri.


A~OVUIENTI AVVENUTI NEL CORPO SANlT. E :NEL PERS. FARMACEUTICO

319

BERTELL! Enrico, distretto Brescia, in servizio temporaneo 41 fanteria. - Destinato ospedale succursale Parma. DE PoRCELLtNtS Carlo, id. Napoli, id. 1D id. -Id. 80 fant.eria. FADRIZ! Nicola, id. Orvieto, id. reggimento cavalleggeri Umberto I . - Id. l'eggigimeuto lancieri Milano. Ftu.u Giuseppe,· id. Cagllari, id. 27 fa nteria. - Id. 6 alpini. ·GOZZI Celestino, id. Mantova, id. 5 bersaglieri. - Id. 9 artiglieria ca.mpo.gna. RoMBOLÀ. Antortio, id. Catanzaro, id. 83 fanteria. - Id. ospedale Catanzar o. Sotto! Giuseppe, id. Ancona, id. 71 id - Id. 2 alpini. MALANGA Donalo, id. Barletta, id. 35 id. - Id. 7 id. D'ANNA Giuseppe, id. Palermo, id. 3 1. id. - Id. 33 fanteria. BILANCI.!. Costantino, id. Foggia, id. 42 id. ·GA'I'TI Dionigi, id. Pinerolo, id. 4 bersaglieri. - Id. 4 alpini.

, 14 olloln·e 1907. .Domlllil Mich•le, distretto Napoli, in servizio temporaneo O bersaglieri. -Destinato ospedale Verona. 25 novemò1·e 1907.

'Tosr Ricca,·do, distretto R eggio Emilia. -

Destinato 5 alpini.

Deter11~inazion.e ministe1'iale 16 ap1·ile 1908. .M !CELA Salvatore, capitano medico inft~rmeria presidiaria Girgenti. - Trasferito ospedale Mes•ina. ·DI LALLO Carmine, tenente medi l'o 40 fanteria. - Id. infermeria presidiari a Foggia. -<JASAORAND& Glauco, id. o~peflale Catanzaro. - Id. id. Siracusa. ·CONCIATOR!i: Domenico. id. 6 alpini. - Id. ospedale Padova. TALLA n reo GhtsPppe, id. 9 artiglieria campagna. - Id. infermeria presidiaria Pavia. SunDI Dt}menico, id. os pedale Verona. - Id. ospedale B ari. .D RI.OOU Gino, id. id. Venezia. - Comandato pel servizio sanitario a Creta. Prenderà imbarco a Napoli il 24 aprile 1908.

ll. dec:1·eto 15 mm-zo 1908. . ABATE cav. Alfonsò, maggiore medico ospedale Palermo. - Collocato in posizione ausiliaria, a sua domanda, con deconenza per gli assegni dal l• aprile 1908.

R. dec1·eto 16 aprile 1908. Sottotenenti medici promossi tenenti medici con le anzianità sottoindicate, continuando nell'attuale loro destinazione: 4 aprile 1908. ·CnrnONI Pietro, 18 artiglieria campagna.

n aprile 1908. M!GNACCA Pietro, ospedale succursale Mantova - MoNouzzr U1nberto. 17 artiglieriacampagna - LANDRIANI lloberto, ospedale Piacenza- BR!OUGLIO Santi, id. Novara -- LIBERATI Luca, 2 alpini. D&JANA Oreste, 58 fanteria.

9 ap1·ile 1908.

•

Deter-minazione ministeriale 23 ap,.ile 1908. •L oNOO Orazio, tenente medico 89 fanteria . -Trasferito R . corpo truppe coloniali. Prenderà imbarco a Napoli il 15 maggio 1908.


320

MOVIME:-ITI AVVENUTI NEL CORPO SAN IT. E NEL PERS. FARMACEUTICO

R. deC?·eto 15 matzo 1908. Tenenti medici promossi capitani medici: ZuCCARl Federico, 80 fanteria (coma ndato ospedale Roma). - Destinato 2 fanteria, continuando comandato come sopra (dichiarato promovibile a scelta). AME!\TA cav. Antonino, ospedale Palermo. - Id. 33 id. (dichiarato promovibile a.. scelta). R . decreto 26 gennaio 1908. SA~IORY

cav. Postu?nio. capitano medico ospedale Firenze - PALERMO-PATER." cava liere Stanislao, id. infermeria. presidiaria Trapani. - Collocati in posizioneausiliaria., con decorrenza per gli assegni dal 1• febbraio 1908.

R. decreto 2G aprile 1908. SAONOTTI Augusto, tenente medico ospedale Perugia. per moti vi di famiglia per la durata di sei m esi .

Collocato in aspetta ti ve.

. R. decreto 9 aprile 1908. ScALERE Giorgio, capitano medico 20 fanteria- BunA J?rancPsco, tenente medicoospedale Messina - NACCIAROXE Amleto, id. l O bersaglieri. -Collocati a di· sposiziono del Ministero degli affari esteri dal quale perciperanno gli assegni e le indennità loro spettanti a datare dal 13 aprile 1908. Partiti da Napoli per il Benn.dir il 13 aprile 1908.

UFFIOIALI IN OOliGEDO. tJftlolaU la po•tztoae 41 aervtsto aasUlarto. Determinctzione m inisteriale 2 aprile ll:I08. POLISTINA cav. Domenicantonio Rasile, maggiore medico distretto Reggio Calabria_ -

Trasferito distretto Messina per cambio di residenza. T enente colonnello medico promosso colonnello medico:

TE:uPO cav. Luigi, distretto Torino. Maggiori medici prvmossi tenenti colonnelli medici; V IGORELLI cav. Achille, distretto Padova- lNZlTAIII cb v. Giuseppe, id. CasertaVITA cav. Gaetano, distretto R eggio Calabria. Capitn.ni medici promossi maggiori medici: SIGILLO cav. L eUel'io, distretto Mess ina - L uccJOr,A cav. Gio. Giacomo, id. Bari - CornrAOl cav. Gi·u seppe, id . Catania - TAPPARJXI cav. Cesare, id. Lecce - Iomo cav. Luigi, id. Campobasso - GASSI cav. Francesco. id. Bari -Coll'ENNA cav. Vito, id. Caserta - D'A~tA'N cav. Cm•melo, id. So.lel'tlo - MELE cav. Ascanio, id. Benevento - PAsCALE cav. Albe?·to, id. Napoli.

ùeruntl. G IVOGnE cav. Gio. Battista, mn.ggiore generale medico in

posizione ausiliaria, distretto Casale, morto a. Pegli (Genova) il 24 aprile 1908. PALUMBO Tornma.~o, tenente m edico 11 fantè1·ia, ·morto n. Montecorviuo Pugliano (Salemo) il 27 febbraio l!JOS. ---~

•

11 H<"df<ILtorri

D.r RIDOLFO L1v1 tenente colonne llo. Il Dire ttore

Pun.'RO IMBRLwo, maggior generale medico ispettore. (7513) -

Kuma, l 908 -

T iJl. 1!:. Voghera.

GouvA~NI ScOLARI, ~tfllt


8J'ORZA. e GIGUABELLl. - La malaria in Italia. Opera onorata del 1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitografiche. Roma, 1885; prezzo ridotto. . L. ToiUIOLLIHL - Delle wala.ttie più frequentemente tsimulate o provocato dagli inscritti. - Roma, 1875 . •

3 3 ISO

rw. a . - Per l'acquisto delle opere aopraindloate Inviare commissioni e vaglia aii"AmmlnlslraziOU del Giornale di medicina militare via XX Settembre Roma. A..lt~·e 1)Ubbticfu:;or~i 'med~co-'militf.wl:

tenente medico. - La chirurgia conservatrice nei suoi rapporti con la traumatologia e la legge concernente gli infortuni sul lavoro. Trattato di esegesi clinJca in rapporto alla Propedeutica cbi.rul"gica generale e alla legialazione sociale italia na.- Roma, 1901. Società editrice Dante Alighieri. (Vendibile presso l'utore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) . L. 3 _..: ID. ID. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - Milano, Associazione tip. priv. 2a ediz., 1900. (Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, 89 p. 1°) 2 DE FALCO ANDREA, tenente colonnello tnedico. - Patogenesi unica delle malattie vaecolari, secretive e noduJari degli occhi e degli organi vicini. Un vol. in 8° di pag. 240 con 8 tàvole fuori testo. - Napoli, Società. commer· ciale libraria, 1905 . » 8 Fli:BltARI LELLI FRA.:~OEsco, tenente medico. - M&nuale di bromatologia pei medici militari. - Firenze, 1906. Un voi, in 16° di pag. 484. (Vendibile preeao l'Autore in Firenze, scuola d'applicazione di sanità militare) . » 5 brBRIAOO PIETRO, generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili da guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. /Studi speriment.a.li, con 15 tavole di fotogru.fie e radiografie rip r odotte in fototipografìa). - Roma, 1903. (Vendibile presso la Tipografia E. Voghera). .. 4 l.o. ID. - Le operazioni più frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure intercalate nel testo. - Firenze 1898. (Vendibile presso la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . , 8 JANDOLO CosTA.NTINO, colonneUo medico. - Oftalmoscopia ed ottica oculistica. Manuale teorico-pratico. Un voJ. in 8° con 82 figure e 12 tavole. -Napoli, stabilimento tipografico Ft~rrante, 1905. (Vendibile presso l'Autore, Roma, via Principe Amedeo 47) u 8 MANGIANTI EziO, tenente colonnello medico - Lo sgombero acqueo dei feriti nello. valle del Po (1889, !S98, 1905). Testo e progetto con illustrazioni, premiati con diploma d'onore all'Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile presso l'Autore, piazza Sant'Ambrogio, Milano) . 4 ID. m. - Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profilassi attuale. - Età. della chiamato.. - Ferma biennale. - Abbassamento della statura). Relazione al congresso nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . • 2 8ABELLICO Uns.uw, tent>nte medico. - Fasciature ed apparecchi, fratture ., lW!Sazioni. - Fironze, tip. Barbèra . ~ . . • .SALINA.RI SALVATORE, capitano medico. -- L'anatomia e la chirurgia operatoria della mandibola e delle parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un vol. in s• di pag. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile preaeo l'Autore, Corso Vittorio E manuele 386, Napoli) . . • • 3 ID. ID. - La chirurgia delle vie biliari. Memoria onorata di un 'attestato di lode della Società. medico-chirurgica di Bologna. - Bologna, 1903. U~ vol. in 16° di pag. 198, (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli). • SANTUCOI STEEANO, capitan o medico, libero docente di oftalmologia e di clinica oculistica nella Regia Università. di Torino. Studio scièn'tifico pratico sui traumatismi oculari. Vol. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 rnicrofotografie e con prefazione del profeesor C. REYMOND, direttore della Re· gia clinica oculistica di Torino. - Roma, Enrico Vqghera 1906. (Vendiuile presso la tipografia Enrico Voghera, via Po 3, Roma, . . . . , • 4 TEsn FRANCESCO, maggiore medico. - Ricordi di microbiologia pura ed applicata. - Un vol. in 16• di pag. 408. Firenze, 1906. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicA.zione di sanità. militare, Firenze) 5 ID. ID. - Le malattie infettive diffusibili più frequenti nel soldato italiano. Nozioni di epid~miologio. militare. Un vol. in S• grande di pag. 298. Firenze, 1907. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicazione di sanità militare, Firenze) . • . . . . . . . . . . . • . . . • . . • 7 VmDu TOUl!Aso, capitano medico. - D Consulente Sanitario, Guida pratica per conoscere e curare le malattie in assenza del medico. III Edizione. U n vol. di pag. 410; elegantemente rilegato in tela. Rocca San Casciano. L. Cappelli 1899. (Vendi bile presso l'Autore, via Napoleone ID n. 70, Roma) . . L. 3 -

CASALI PIETRO,


GIORNALE' DI

1\IIEDICIN A

~Il L l TAR}-::

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ANNO LVI -

1008

31 MAGGIO

SOMMARIO •••eaiB eaUURI&I.I . l'Di· -ttl 3111

~i~~-o.N'Jl Btl A)ULINISTRAZIONB P!!i!~,...._......... GMrra. VIa u Se&tealn -JlOJU.


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INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI IUVISTA MEUICA . Pag. 3:i3 Burzagll. -Gli ultimi studi sulla tuhorcolosi polmonare. . . Gentili. -Contributo ~Ilo studio doll'oLiologia e della patogenesl del i-e.uniatismo artico: 356 !are cronico. . . • . . . . • . . . . • . . . m Marlanl. - Patogeoe•i o terapia dolle il.t~Ti7.ic . . . . . . . . • . 358 Halm. - Sulla •1uesL1one dell'appcn~lcite da causa batterica c speclalmenteda streptococchl. IIIVISTA DI CHIRURGIA GENKRAI.K Mlnguzlnl. - Contributo allo stud10 clinico delle paralisi consecutivo ,,Ila raeh isto•·ai3l9 ntzza7.•one. . . . . . . . . . • 360 Blum. - R1snltati di ricerche radlogrnflchc di calcoli rcnali . . . . . . • Bossi e lardlnl. - Cootnlluto ali& conoscenza della anastomosi e delle supplenze funzio3GO nsli dei nervi, a pro(loillo di un caso d1 paralisi per1ferlca, curata col Lra(Jiaoto nervoso. 36t Barth. - Sulla 1\sìolog•a •Ielle tons•lle e >Ull' mdh;.uione per la lo1·o esportaz•one . . 361 . . . • Scnltlck. - Cura llelle feme con uoa nn•c~la di cloroformio cd alcool. RI\' ISfA Ul MAL.\TTIE VENEIIEE E DELLA PELI.E Oppenhelm. - Ulteriore CI)Dlnhuto alla quPstione d~lla rosra.turia Ilei blenorragici . . 36t Frtcke. - To~1derm1a eonsucutiva all'aZione tlm ral(gi Runtgen. . . . . . . 363 Arnlng e Kleln. - Ricerca sollecita o llratlca della >IJirochete llalllll:~ nel movimento d'un 361 ~rande spedalo . . • . . . . . • . . . . . 364 Strauza. - kisultati rlella cura colla luco u1trav10letl.a nell e malattie dclln pollu fllVISTA DI ~IEDICII'IA. LEGAI.E. 364 Franck. - Costa cervicale o infortunio Pagnler e Ferraton. - Auca a .;calto . 365 niVISTA D' IGlEì'iE Gt:liERAI.E E DATTERIOLUGJA Sloru. - La difesa contro la lUIJercolos• . . . . . • . . . . . 366 Geslo. - Studi sulle b•oroozionl dell'nrsun1co, telhtrio c selenlo o loro appliea:t1on• pratiche 38:1 Qoalt e Paladino. - Contnbuto alla diagnosi della pell.lgra con partlcol;ue riguardo ai suoi >tad• imziall . • . . . . • . • . . • . • . • 387 ltiVISTA BIIJLIOGRAFICA. Mtndlnl. - Intorno alle cause del oortlomutismo w CO:'IGRESSI. Randone. - Il salvataqgio c l'opera eli primo soccoroo nel d1snstrl Je1 terremoti o dello . . • . . . . . • eruzioni ,·uleamche . 389 11 11 Cougresso medico In ternazionale per gli IDfortuni del 1,1voro n5 NOTIZIE. Nonuna a libero docente In ll;teue nella Regia uni\•erslta di Siena del capi t. med. Altobelli 39~ NECROLOGIO. -Giovanni Battista G1vogrc . . 39l Pror. F~denco AUJ D>to \'. Ksrnarch. . 398 Dott. Pasquale Testa, magg<ore medico. 399 ~OVIliE:'\TI AVVENUTI :'iKL COIU>O SA:'IlT.\ RlO E NEL PI!!RSO~ALE FAIUIACEUTICO 399

Pubblicazioni vendibili presso l' Amministraz. del " Giornale di medicina militare 11 \ 'lA X:\ S&TTI!.IIIIRI!, PALAZZO on Ml~t.TtlKO DiLLA GUERRA

Antropometria militare.- Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle classi 1859-1863; duo volumi iu 4° con atlante Vol. I (Dati nntropologici ed etnologici) con Atlanto della goografia antropologica dell'Italia.. - Roma. 1896 . • L. 18 • • . . 1 6 Vol. Il (Dati domograflci o biologici). - Roma, 1!105 BAROFFIO e SroRZA. - Co mpendio di chirurgia. di guerra compilato sulle. storia medico-chirurgica dolla guerra di seccssiono d'America. - Roma, 1888, . . . • . . 1 5 60 4 volumi, prezzo ridotto BJmNARDO e BREZZI. Lo sgombero degli ammalati o feriti io guerra.. .M&moria premiata al concorso Ribe ri. Un volume di po.g. 276 con molte figure e tavole graficbo. - Roma, 1905 • . . • . • . . 1 3 60 CAs.uti;:.;T. - Lo malattio o gli infortuni nello vitA militero. :.\femoria premiata al concorso Ribori !!105·1 !106. U n volume di pag. 4 02 con t nvole grafiche o statistiche. - Roma, HIOS . • . . . . . . . . . . . . • , • . • 8 CusANl. - Esposizione sommaria doll'or-dinamonto c funzionamonto del ser· viz.io sanito.rio in co.tapo.gno. prosso l'esercito italiano. - Roma, 1906 . • DE CESARE- - Studio s ulle mcdio.stiniti ( modi astiniti s uppurntive, D8e&sso mo· diastioico). - Romo., 1900. Un v ol. di pag. 144 . . . . • • . • , 2 HYRTL. Onomatologio. nnatomica. Storia e critica del moderno Jin.guo.ggic anatomico. Traduzione libe ra italiana dei dottori C. PmtT'l'l o C. SFORZA. Roma, 1884. (Ediziono rnra) • 6 -

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SOIULAZIONE E DISSnlliLAZIONEDELLA SORDITÀ lN RAPPORTO

CON ALCUNI RECENTI :METODI D'ACUMETRIA Per il dottor Tonlettl. capitano medico, assistente onorario

Lo spirito di progresso e d'umanità dei nostri tempi ha dato ori· gine ad un complesso di disposizioni legislative tendenti a considerare la vita dell'uomo con quella importanza che i suoi alti fini le assegnano e ad innalzare la umana dignità colla doverosa protezione di coloro, che nel lavoro e pel lavoro logorano il fiore della loro energia. Di fronte alle nuove disposizioni legislative si è andato svilup· pando e perfezionando quel ramo della Hcienza medica che riguarda le lesioni e malattie da. infortuni e da cause professionali. La medicina. militare non poteva rimanere indifferente all'indirizzo progressista della nuova legislazione. Questo movimento altamente civile, questo progresso scientifico e morale ha determinato anche per noi il sorgeredi nuovi criteri, che d guidano ad affrontare e discutere da. un punto di vista più alto e più scientificamente liberale, i molti problemi riflettenti l'interpretazione di concet,ti legali, nei quali il legislatore aveva con somma. sapienza lasciato arbitro e giudice il medico perito. I n questi ultimi tempi, da una parte con circolari e disposizioni regolamentari tendenti a far applicare in senso più lato, più equo e p iù scientifico le leggi, dall'altro con l' interpetrazione esatta e l'applicazione ben intesa delle disposizioni emanate, da ogni parte con studi, scritti e lavori su molte e vitali questioni, si è seguita con nobile iniziati va la via tracciata dal progresso scientifico. Già il generale medico Randone in due suoi pregevoli lavori (l) fn uno dei primi ad entrare in quest'ordine d'idee prendendo a considerare il problema delle ernie noi militari, alla stregua di nuove e geniali considerazioni, in base ad nn ponderato esame delle cause etiologiche, che le rendono piit (l) RA.-roo:-~E. -La questùme delle ernie da scr~izio nei militari. (G iom. Jledico d el R. esercito, IIJ04). · Io. - L e riforme per ernia e la sua cu ra radic'lle >ull'esercito (Giorn. M edico del R . esercito, l!JOG). 21 -

Giornale di medici na molitare. -

Fase. V.


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SIMuLAZIONE E DISSIMULAZIONE DELLA SORDITÀ

frequenti nei militari, v~nendo a conclusioni che rappresentano, da un punto di vista tutto moderno, la più equa i.nterpetrazione dell'entità di qu~sta malattia e delln. valutazione di questa. infermità, in armonia coi futuri rapporti sociali dell'interessato. Così pure dalla cattedra e cogli scritti il Trombetta avanza idee e formula considerazioni di alto valore pratico e morale, che noi possiamo leggere ed ammirare anche nei capitoli c sulle malattie simulate:. e nell'altro sulle c Perizie medico-legali:. del suo recentissimo trattato di medicina legale (1). E quasi ciò non bastasse, dalla suprema autorità del nostro corpo viene opportunamente aperto il concorso pel premio Riberi su ru:gomenti del genere, deri>a.ndone lavori di reale intere!:se scientifico. Anche nella nostra specialità si presenta il caso di considel'are alcune lesioni, che fin ora apprezzate solo in quanto rendevano il soldato · più o meno idoneo alla vita militare, oggi si affacciano ad esigere una interpretazione a loro favore alla stregua, ora di essere considerate lesioni da. infortuni, ora. malattie ptofessiona.li, o in ogni ìllodo lesioni incontrate per causa del servizio militare. Ostino in una sua recente monografia ne parla diffusamente e JJOn tralascia di lumeggiare tutti i lati delta questione (2) ; dando quei consigli ed indicazioni che valgano a prevenire le lesioni auricolari da detonazioni e a mettere il perito in grado di affrontare la difficile questione. Non è dunque fuori di luogo perciò richiamare l'atten7.ione sulla necessità di portare a conoscenza dei periti sanitari militari t'ntti i mezzi di cui si avvale la semeiotica auricolare per stabilire la diagnosi della sordità, onde possano servirsene quando se ne presenti il caso e quando possano disporre di mezzi appropriati. Sebbene valenti cultori della specialiui. e trattatisti di Iilt:dici n!l. legale militare, come il Cerrutti (3), il Tomeliini (4), il Bonalumi (6), il Quinzio (G), l'Ostino (7) e il T rom betta (S) nei loro scritti abbiano in(l) TnoltnETTA. - Sulle malattie oculari simula t~. (Gior n. 11/edico d <l R. cscr· cito, 1906). Io. - "'lant~ale di m eclicina milit<Jre. - Hoepli, Milan() 1008. (2) OSTINO. Le le$ioni dell'organo dell'udito 1ur detona::ioni delle armi e delle bocche du fuoco . (Giorn . •11 t•rlico dPl R. e.•ercito. 190-!). (3) CERRUTTr. - Brevi t1orme per l'e,.am~ d,;i soldati e gl'i11acri11< di l cua ù~ os· scnaziofle 1n r sordità. - T orino, ti p. Favale e C., 1807. (4) TOl!E:t.r,Hil. - Delle malattie più fre qtlentem~Me simulate o tJrot·oc r~te dagli scritti. - Roma, 1875. (5} RONALUm. - Manuale eli m edicina lega/p militare. - Firenze. 1801. (6) QurNZIO. - .llanuale pratico rli mcdici1ta /egnle m ilitare. - Firenze. 18!19 (7} O STIKO. La medicina le:~ale m i litare dell'orecchio, dr/ 71Clso e della golu. Firenze, 1904. (8) Tno.uBETI'A. - Manuale di med~eina lega le mil itare, l 008.


IN RAPPORTO CON ALCUNI RECE~Tl METODI D'ACU)IETRIA

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sistito sull'uso dei mezzi ed apparecchi speciali di semeiotica otologica per la diagnosi delle malattie d'orecchio, purtroppo fin ora non possiamo vantare di possedere quella ricchezza di mezzi, di cui dispone l'oculista negli ospedali militari. Ora, nuovi metodi d'acumetria essendo stati escogitati, ed essendosi le nostre discipline arricchite di altri mezzi d'indagine, credo opportuno insistere sull'enumerazione di quelli che possano all'occasione soccorrere il perito nella diagnosi della simulazione e dissimulazione della sordità. E poichè, per l'andazzo dei tempi e col progresso della civiltà e della scienza, la lotta sta per rendersi più difficile ed aspra, così ritengo che per poter rispondere ai quesiti, che non solo riguardano le questioni sull'arruolamento~ ma anche tutte le alt.re, che si riferiscono a lesioni incontrate in ·servizio, o come che sia aggravate dal medesimo, occorra una più estesa conoscenza dei mezzi d'indagine e la necessità di ricorrere a tutte le finezze della semeiotica auricolare. Nello stesso modo come le altre armi e corpi si forniscono degli strumenti migliori .e pii1 moderni per l'esito vittorioso del conflitto, così è necessario che anche noi cerchiamo di fornirci di quei mezzi, che rappresentano i nostri cannoni, e per i quali solo ci sarà possibile lottare con la speranza della .vittoria. E basta conoscere le difficoltà che si presentano al perito in materia di funzione uditiva, per comprendere come questi, senza la forza e l'efficacia dei mezzi semeiotici, rimanga completamente disarmato. D'altra parte il lasciarsi sopraffare da un simulatore riesce doppiamente demoralizz&.nte, da un lato per la dignità professionale manomessa, dall'altro per il colpo che riceve il prestigio della disciplina. Poichè, sia che intendasi per simula.tore un furfante, un essere nella pienezza. delle sue facoltà intellettuali e morali, che tenta di sopra.ffa1·e il perito per sottrarsi all'adempimento di un proprio dovere, sia che esso rappresenti, come con idee più moderne si tenderebbe in certi casi ad ammettere (1), un psicopatico, nn malato del sistema nervoso, è obbligo del perito decidere soltanto in base ai resulta.ti d'indagine, messi opportunamente in armonico rapporto colle attuali perfezionate llonoscenze scientifiche; lo · che non potrà essere possibile senza l'uso dei mezzi d'indagine adatti e completi. A termini dell'art. 50 dell'Elenco delle infermità non .ancora modificato, la sordità dev'essere notevole e bilaterale, per questa disposizione l 'otoiatra si trova di fronte al simulatore in migliori condizioni dell'oculista, che deve decidere della funzione visiva di un sol occhio (art. 44). (l} R rvaLTA.. sciano, 1908.

Malattie professionali e infortuni del lavoro. -

R oeca S. Ca-


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S IMOLAZlO:-IE E. DJSSI:\!ULAZIO:>IE DELLA SORDITÀ.

Poichè per noi, già subito per il fatto che uno ode la voce parlata e risponde alle domanJe che gli vengono fatte, non può esimersi da. dare risultati positivi agli esami cogli altri mezzi di acumetria, senza per questo essere tacciato di simulB~Zione . Udendo la voce parlata dovrà almeno in parte corrispondere alle nostre indagini e sui confronti successivi dei risultati baseremo il nostrogiudizio. Fu propost11. giustamente una modificazione a quest'articolo (Nieddu [1]), ma fìn'ora come esso è si presta, p er chi sa usare con scienza e intelligenza i mezzi dì cui disponiamo, a facilitare il perito nel formarsi un concetto diagnostico del grado della facoltà uditiva residuale. Così noi siamo, in confronto dell'oculista, come faceva osservar& l'Ostino, a parità di condizioni e sotto certi punti di vista forse anchein migliori, poichè la nostra inferiorità non di pende che dalla. scarsità.. o mancanza dei mezzi da usarsi nei luoghi di cura, che servono a rendere interessanti e persuasive le nostre indagini, anche pei profani, eapprezzato il nostro giudizio. Oltrechè per la difficoltà dell'esame, resa più sensibile dalla scarsezza dei mezzi, ciò che rende titubante il perito nella decisione iu· merito alla nostra specialità, è il preconcetto che serpeggia nei profani~ di credere con facilità a chi simula un certo grado di sordità. Fare iL sordo, cominciare a farlo per prepararsi il terreno e continuare dopo di! essere stato in seguito a l"d.Ssegna dichiarato idoneo, è cosa abbastanza facile; per cui il simulatore finisce con lo stancare i suoi su pe.riori immediati, che lo rimandano dal medico del corpo, il quale lo rimanda poi. nuovamente in osservazione. Contro quest'ostruzionismo noi non abbiamo profilassi; l'unico realmente convinto di nna simulazione od esagerazione è il perito, ma probabilmente è il solo; non ha quindi nessun appoggio morale, perciò non pnò giungere che a proposte conciliativee seguire il consiglio del Boisseau giudicando favorevolmente all'individuo sospetto. Non vi è profilassi, perchè appun'to in certi casi, anzi al giornod'oggi in molti, anche per altre malat.tie (nevrosi traumatiche, malattienervose in genere e affezioni funzionali dell'apparecchio visivo) (2) in cui non À risolllta che una parte del problema, rimane ancora al simulatore una minima circostanza dietro cui si nasconde; ripugna al medico il provvedimento estremo della compagnia di disciplina e degli altri procedimenti giuridici molto gravi, e forse non più in armonia (l) XlEDDU. - Le aUe:ioni dell'orecchio i.'1wmpati~ili col scn·i=io militare. Gior nale .ì/rdico dt l R. C8ercito, HlOG). (2) RIYALTA. - .ìlalai!ie proje88ionali ecc.


l~ RAPPORTO CO:s" ALCU:s" f HEOEXTI METODI D' ACt:METRIA

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coi tempi, nè con quanto si pratica in altri paesi (l): ed è così che il dubbio lo pervade,_ lo disanima e lo porta per un complesso di cause concomitanti a seguire il consiglio del Boisseau. Si potrebbe credere <Che in simili casi fosse opportuno ricorrere alle informazioni segrete per mezzo dei RR. carabinieri; ma quale perito coscienzioso potrà fare 11ssegnamento su di esse e prendere una qualsiasi decisione, mentre non conosce nè da chi furon fatte, nè come si svolsero le indagini~ nè in base a quale formula si effettuarono, nè con qual rigore furono condotte? In ultimo una maggiore libertà potrebbe essere data al perito quando si mettessero con maggior larghe:r:za in pratica i passaggi di corpo, specialmente i passaggi alle com paguie di sanità, non per riem· pirle così di sordi e d'invalidi, ma per' potere nei casi difficili tenerli in osservazione per un periodo di tempo alquanto piil lungo, adihen· doli intanto a quei servizi cui potessero facilmente attendere, per ten· tare quei mezzi d'esame scientifici o di sorpresa, che o valessero a farli capitolare, o a: convincersi dell'entità della loro malattia. L'insistere sull'applicazione di mezzi d'indagine scrupolosi o scientificamente esatti, nonchè di apparecchi speciali, ha la sua ragione di essere oltrechè nelle molteplicità delle circostanze, in cui il perito è chiamato a dare il suo responso, anche nel fatto di un'altra non lieve difficoltà che gli si presenta, per decidere se l'individuo che egli esamina sia un simulatore o un dissimulatore; potendo nei due casi variare il responso medico legale, come anche i criteri nel valutare il grado di sordità. Il simulatore noi lo conosciamo; ne parlano tutti i trattatisti e nella sua monografia lo delinea l'Ost.ino (2) COJl chiarezza tale, quanto basta a farlo riconoscere e sventarne la malafede. Il dissimulatore difficilmente si presenta all'osservazione del perito. Chi può essere? Non un militare, che deYe disimpegnare l'obbligo di leva; forse il volontario ordinario, il surrogato di fra tel!o, il sottufficiale, il carabiniere, la guardia di finanza e di città, ma tutti questi pure raramente. In generale simulano per esser prosciolti dal servizio, non dissimulano per r imanervi. D'altra parte con le garanzie che offrono gli attuali reclutamenti, difficilmente può un individuo tarato infiltrar;;i nelle armi e cor pi dell'esercito. 1\.Ia tuttavia esso può esistere, È un volontario di un anno od ordinario, un surrogato di fratello, un allievo ufficiale, un sottufficiale a cui è riuscito eludere l11 perspicacia del perito e che ad un dato momento viene scoperto per sordo, mentre egli cerca di sostenere il contrario. Se ne sono accorti dopo l'arruola(l) Tno~tBETrA. -

(2) OsTmo. -

prir/a.

S1•lle malattie oculari simulate.

Sulla BÙnulazione della sordità bilaterale e suoi m ez=i per sco·


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SIMOLAZI0:-1 8 E DISSIMOLAZIO~E DELLA SOHDITÀ

mento. Da principio ha saputo sfuggire posizioni diflicili, ba evitato dt rispondere, si è messo in guardia da ogni possibile sorpresa. Ha. vigilato i cenni dei suoi superiori, li ha eseguiti; ha tenuto d'occhio le azioni dei compagni, le ha ripetute con esattezza. Egli ha una certa cultura, ha intelligenza, è di buon aspetto, è pieno di buona volontà; acl un tratto una, due, tre volte egli si tradisce, il superiore lo rimprovera, egli ne rimane afflitto, vede i suoi progetti naufragare, ie ne preoccupa, di viene taciturno e distratto; egli prende fatalmente l'aspetto del simulatore. Intanto eccoli tutti contro di lui: il comandante la compagnia insiste nelle sue domande e determina maggior confusione nell'esaminato, aggTava la sua. posizione anche perchè comincia a ritenere trattarsi di simulazione. Così in buona feò.e, parte per autosuggestione, parto per evitare osservazioni, sente il bisogno di affermare, che l'ammalato solo da qualche giorno presenta disturbi d'udito e non trascura nel suo rapporto, o verbalmente al superiore diretto, o per iscritto, di accennare alla presumibile simulazione. Se il superiore non è calmo, non è obiettivo, spassionato, arriva a svisare fatti e cir· costanze, finchè l'individuo dopo questi incres~evoli precedenti viene inviato alla visita del medico del corpo. L'ufficiale medico: che lo ha visitato, o l'ha trovato a reggimento iu seguito a visita d'arruolamento praticata da a ltri, conoscendo che per due o tre mesi ha prestato bene servizio, che ha imparato a fare gli esercizi regolarmente, sapendo che ha un certo gmdo di cultura, non può fare a meno di cadere uell'errore del comandante di compagnia, d i crederlo un simulatore. Fa l'esame obiettivo e trova la JJI. T. normale, tenia qualche esame funzionale ed ha resultati contraddittori, che lo confondono e lo convincono che l'ammalato si prende giuoco di lui. Così è inviato all'ospedale militare. Là il perito procede a più esami e trova in ciascuno dati contraddittori; specialmente per la voce questi sono talora addirittura incredibili. È proprio dei sordi sostituire le lettere, le sillabe, posporle e cambiarle, come pure rendere intere parole per altre (scambio di fonemi), con cui talora hanno, tal'aHra non hanno alcuna affinità (Bezold e Schm~egelow). • Cosicchè il dissimulatore, pel desiderio di far vedere che ha com preso, replica subito la vostra parola, così come l'ha intesa, più o meno esattamente. Se per caso il perito si trova nel limite della percezione incompleta, cioè nel limite della. zona dei fonemi di media tonalità, accadrà che l' ammalato ripeterà alcuni fonemi esattamente, altri invece li dirà sbagliati, o addirittura li sostituirà ; sostituzione che varrà maggior-


I~ RAPPOUTO C0:-1' ALCUNI RECE:\Tl ~IETODI D'ACUMETR!A

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mente a trarre in inganno il perito, che· crederà, che con quegli et• rori grossolani l'esaminato si burli di lui. Però in simile errore non potrà cadere il pebto otoiatra, il quale dopo un primo sommario esame potrà accorgersi della differenza fra il « cachè l> del volto del dissimulatore da quello del simulatore; tenendo il dissimulatore il contegno del realmente sordo; potrà procedendo ad un esame sistematico riscontrare, che una volta entrati entro la distanza limite della sua potenzialità uditiva, circondandosi delle comuni garanzie (occhi bendati, ambiente adatto, esame di un orecchio alla volta, ecc.) otten·à resnltati esatti e fra loro confrontabili in modo da non lasciar più dubbio sul valore dell'udito dell'interessato. Così si accorgerà del suo giuoco di disl'>imulazione, criterio che potrà magari . suffragare con opportuno interrogatorio, compulsando documenti che lo riguardano, o richiedendone i necessari, atti a svelare le condizioni del · militare in esame e gli speciali interessi, che lo hanno a ciò determinato.

*"'* Non è mio compito illustrare tutti i mezzi che possono essere messi a disposizione del perito, per stabilire l'esistenza. e il grado di una sordità.; mi limiterò semplicemente a enumerare quelli già· noti, e a parlare un po' più estesamente di quelli più utili, o più recenti. Noi sappiamo intanto che dati importanti si possono desumere d~l­ l'anamnesi, dal contegno dell'ammalato, dalla pr ofessione cui abitualmente attende, dall'esame completo delle fun~ioni del labirinto non acustico, dall'esame della reazione elettrica, sia del ramo cocleare, come del ramo vestibola.re dell'VIII paio e dall'esame obiettivo e funzionale dell'orecchio. Questi criteri, che servono per sta bi! ire un'esatta diagnosi, valgono anche per scoprire una possibile frode: perchè per es: una. facile esauribilità. dell'acustico, una reazione acustica al passaggio di una corrente elettrica di frazioni o di pochi M. Ampère ci persuaderanno, nella maggior parte de' casi, che noi ci troviamo di fronte a reali condizioni patologiche. Così pure il comportarsi di un orecchio in modo anormale di fronte alla legge che regola il determinarsi della. vertigine voltaica, offre subito un criterio di probabilità nell'interesse dell'esaminato. Si sa, che una corrente d'intensità. da 0-SM ampère, che a.ttrav:ersa la testa mentre i due reofori sono situati sull'apofisi mastoidi o nelle regioni pretragiche, determina una vertigine con tendenza a cadere verso il lato, dove si trova il polo positivo; in caso invece di malattia di orecchio l'ammalato tende a cadere verso il lato dell'orecchio leso. Que>:ta.


SBll"LAZIO~m E DISSIM ULAZIOK E DELLA SORDl'rÀ

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legge rit ro,ata da Rabi nski, fu conferma.ta dal Cros de dal Delherm~ (l): per conto mio in una serie d i ricerche pr11.ticate nell'ospedale militare di Firenze sopra otopazienti dovei riscontrare l'esa ttezza dei suoi postulati. Ne consegue che la \'ertigine o la caduta che l'accompagna, che si può verificare insistendo nell'esperimento dal lato opposto a l lato do,-e si trova il polo positivo, sarà sempre un dato favorevole ad ammettere una molto probabile lesione nell'orecchio situato dal lato, O\e l'ammalato tende a cadere. Altri criteri sia per la diagnosi, come per ammettere l'esistenza o meno d i una simulazione, possono ricavar,;i dalle !3fO\'e di Weber, Alt, Bonnier, Bing, Schwabach, Rinne, Gellé (2): dalla ricerca e dalla riuscita positi'a dell'esperimento del Masini (3) d el diapas.ou a.ppoggiato sul mascella re inferiore, nonchè dall'esperimento d ella pe1·cezioue incrociata del d iapason, appoggiato col suo piede sui parietali, possono pure fornire indizi abbastanza sicuri sulla buona fede dell'esami nato (4). · Così pure si ricorreni all'alternata chiusura e apertura dei condotti uditivi, mentre vibra il dinpason vertice (Moos-Chimani, Ostino) (5) ; all'uso di tubi d i cautciù, pei q uali, disposti in difl'erenti maniere, si fanno giungere all'una o all'altra o ad ambedue le orecchie le onde sonore provenienti da svariate sorgenti; all'uso della voce afona e di quella di coll\· ersazione; alla comparazione di resultati ottenuti con diffe renti acumetri e di q uelli ottenuti con uno stesso acnmetro. Insieme a tutti questi mezzi va pure segnalato l' uso dei risnonatori Hel tmholtz recentemente modifica ti e resi pratici da Edelmann. Egli infatti ha costrui to cinque risnonatori d i differ ente grandezza, rappresentati da sfere di ottone, cui e stata tolta una ca.lotta sfericn, avente una base di va ria grandezza, proporzionata alla grandezza del risuo· natore, da:1ùo così luogo ad un'apertura . che può esser chiusa a mezzo di una serie d i diaframmi, pelforati. al centro con u n foro circolare di differente d iametro, dispositi'o che permette al risuonatore di rinforzare un numero molto esteso d i suoni semplici corrispondendo ad ognuno di essi un apposito diaframma. (l ) Cnos. -

Des modi(ìcation, dtL vertig·~ t·oltaique dM18 les otopathirs. -

T ou·

lo use l !lO l. D E LHEIUJE. -

(!:!) E SCAT. -

Le v<rtig~ voltaigue pathologigue. (A nnalce d'i.lectrobiologie, l !102). T •clmiquJ oto-rino·/aringo/ogiquc sémiotique et tl rapcutiquo.. - Pa -

ris, l !l08 (3) )[Ai'l:"'l. Su!la pPrcczion~ -lei ~11011':1 del dia7mann a7>plicato tulla mandibola. ( Bollettino elci/P. malattie d~ll'orecchio, Jo luglio 1888). (4) To:-tu::rn. - C:irc:• IIIW 1wo•·a forma di parac~t.,ia ùrcrociatn. ùr so~getti nor· mali. (Arch. l/al. d'otolog, 1\102). (o) OsTr:<o. - Guida alla cliagnoei m edico-legale della sordità. - Fire nze, 1000.


1:'\ RAPPORTO CO~ ALCUNI RECENTI liETODI D'ACUMKTRlA

• 3'29

I suoni che per mezzo di questi strumenti si percepiscono ~;ono molto intensi, specialmente quelli a. bassa tonalità che sono anche i più rin· forzati, per cui sono intesi anche dai molto sordi, e l'ammalato o il fa lso sordo non potrà a. meno di convincersi e di affermare, ciò che in realtà deve -essere, di udirli, e così cominciando dalla. serie che dà i toni p iù bassi e venendo a quella che dà. i toni più alti, si potranno eff ettuare delle ricerche, come quelle che ::;i fanno cogli altri metodi d'indagine, ricerche che potranno essere confrontate fra loro in esami successivi. Per essi intanto venendo l'n.mmalato a percepire un suono dell a -serie più bassa dei toni potremo stabilire e misurare il suo limite inferiore d'udito. Inoltre si potrà. anche procedere ad un esame analitico della proprietà. acustica dell'orecchio in esame, in modo da stabilire se vi siano lacune, diminuita o mancata percezione pElr alcuni suoni semplici dd. giustificare l'affermazione dell'interessato. Potranno infìne le resultanze dell'esame coi risuonatori essere confrontate coi resultati f~:~.tti direttamente sia con i diapason, sia con la voce che con gli altri metodi d'indagine comunemente usati nella semeiotica auricolare. L'uso -dei risuonatori acquista oggi anche maggiore importanza in seguito alle ultime ricerche d'acumetria con il campionamento dei diapason. Uno strumento, che potrebbe riuscire ugualmente utile, più che per l'uso clinico, come mezzo di sor presa, non solo per svelare la simu· lazio ne, ma anche per misurare il grado d'udito posseduto dall'indi-vid~o in esame, è il g rafofono. Fu sttÌdiato oltrechè da Schwabacp e Ma.gnus (l) ultimamente dal Rugani (2) il quale venne alla conclusione che il grafofono riproduce bene Ja voce di conversazione abbastanza intensa e ne consigliava. l'uso. Egli però vagheggiava nel gra· fof'ono un acumetro tipo, unico nei vari ospedali, eguale per la. costru · zione, pei dischi, per la scala. acumetrica. che doveva riprodurre. Ora considerando che il g rafo fono riproduce la voce di conversazione riducendola. nei limiti di una comune camera di osservazione, esso a mio modo di vedere non deve essere considerato, che come uno strumento che emette un suono qualunque; suono che, essendo la riproduzione <iella. voce parlata, l'ammalato può ripetere. I suoni possono modificarsi per un complesso di cause inerenti all'apparecchio, all'ambiente e nel caso, alla voce di chi ha. inciso il cilindro; perciò non si può fare a meno, nell'iniziare ricerche acumetriche, di provare praticamente su uno o d ue individui di nota normale ac utezza uditiva gli effetti dell'acumetro a. seconda dei :fini che ci si propone. ( l ) SOHWABACII und )IAGNUS. - Uber Hiirpriifungund ei11h~itliche Bczt iclmung der H iir/dhigkeit. ( irchiv fii.r Ohr., vol. XXXI, 1890. pag . 8 1 e seg.). (2) RuGANI. - Contributo all' acrtmetria militare. (Oiom ale m edico del R. eser· -cito, 1902•. .


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SiliO LAZIO~ E E OISSIM ULAZI O~E DELLA SORDITÀ

Allora il grafofono si riduce ad nno strumento, che può essere differente in ogni ospedale militare (ove pure sono differenti gli ambienti ove si praticano le osservazioni), a cui fa correào una serie di cilindri, parte incisi con parole di varie scale acumetriche, Ostino, Gradenigo, Nieddu e altri (l), e parte non ancora incisi e su cui il perito, OQn le rE~gole indicate dal Rugani, può imprimere frasi o fonemi a suo piacimento. Ciò fatto per l'ambiente, ove dovrà praticare l'esame, farà. delle riprova su individui normali, poi sui patologici, e dal rappor~ fra la distanza cui è udita la frase di prova dal normale e dall'ammalato deduce il valore della facoltà uditiva del paziente. Finchè un ammalato è in buona fede, può bastare l 'esame con la voce afona; ma in caso di frode l'esame col fonografo e con cilindri di cui si conosce il valore, in uno stesso ambiente, sompre previo controllo su normali, servirà a ricavare dati esattamente confrontabili fra loro. V'ha di più; il grafofono può servire come strumento atto a tentare mezzi di sorpresa per risolvere il doppio problema di accertare l'esistenza di una diminuzione di udito e di misurarne il grado. Parlare di mezzi di sorpresa di fronte ai progressi attuali della scienza può sembrare una superflua dichiarazione d' impoten.za, perciò contro questo mezzo, a cui nel passato si ricorreva con tanta facilità, si è le\"ata la moderna medicina. legale, che rigetta giustamente ogni empirismo nell'esame degli ammalati, esami in cui sono in lotta cosi complesse questioni e interessi individuali e sociali. Ma purtroppo noi sappiamo come la maggior parte dei problemi riflettenti una funzione si risolvono mediante il concorso della volontà (buona o cattiva) dell' interessato, vagliando ed eliminando nelle sue risposte il loglio dal grano, l'inesperienza e l' ignoranza dalla malafede. Ciò accade tutte l& volte che si debba interrogare l'estrinsecarsi fisiologico di una. qualsiasi funzione dei sensi. Il simulatore talvolta (fortunatamente di rado) può obiettare a tutte le nostre prove il suo ritmico ritornello: c non sento • t pronto d'altra parte a. sentire la nostra voce di conversazione, senza. che per questo possiate arrivare a stabilire la sua idoneità o meno al serVIZIO. Accade talora. che nel perito si sia già formata la perfetta. convinzione che un dato ind ividuo simuli, ma non potrà in neasun modo dare, come gli è prescri tt.o, la prova della reale condizione dell'udito nell'esaminato, se non ril!orrendo all' uso di mezzi di sorpresa. A questi saremo costretti a. ricorrere non come primo esperimento, che fallito può mettere in guardia l'ossen·ato con effetti disastrosi per le conse(l) 'l'o~IE'M'I.- S11ll'uame ftmzi:male dell'orrcchio CO!l la t:oc~ afona in rapporto. all'uso di alcune principali scale ac11mttriche i taliane. - (.4rcltiv. it. d'ot. J 90!1).


IN RAPPORTO CON ALCU~J. RECENTI METODI D'ACU:UETRIA

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cutive indagini, ma quando dalle altre prove sia derivata la persua· sione di essere di fronte ad un si m n latore; allora il perito intelligente e pratico potrà a suo piacimento escogitare tutti quegli esami, che circondati di tutte. le garanzie, che la scienza consiglia, valgano ad assicurargli quei dati 0he gli vengono rich!esti. Naturalmente sono da proscrivere i mezzi giustamente condannati della. caduta delld monete, del suono dei bicchieri, del rumore della sciabola (l) sia perchè possono essere uditi per semplice sensazione tattile, sia perchè possono essere realmente uditi, benchè l'individuo sia sordo a grado inabilitante (affezioni dell'orecchio medio)~ sia infine perchè essendo suoni che si sentono a grandi dist.anze, specie in locali chiusi, non potrebbero, anche se udit-i, fornire nessun criterio sulla reale quan· tita d'udito posseduta dall'esaminato. Esperimenti sapientemente preparati, la conoscenza del valore di uno o più suoni o rumori percepiti sempre con esattezza, potranno indicare~ la natura e il grado della sordità in esame. Ora il fonografo disposto per l'èsperimento e collocato in apposito locale, usato col cri· terio che si richiede per ricerche cosi delicate, funzionante all' insaputa dell'ammalato, potrà am:he offrirei il destro di potere, più che sorprendere un simulatore, misurare la reale quantità d'udito che egli possiede, ed emettere il giudizio quale è generalmente richiesto. Il procedimento potra avere i suoi inconvenienti, ed è perciò che va usato da mani pratiche, ma anche questa speciale applicazione potra concorrere insieme agli altri soprariferiti vantaggi, per consigliare e generalizzare l'uso del fonografo. Più sopra abbiamo detto, che fra i mezzi atti a svèlare la sordita vi è anche quello della comparazione dei resu)tati ottenuti mediante l'uso di differenti acumetri. • A tal fine il prof. Gradenigo si propose due problemi: ~o quello di poter trovare il mezzo di eccitare i diapason della. sua serie tonale in modo c-he risultassero matemattcamente esatti i re· sultati dell'indagini e quindi logiche e categoriche le conclusioni emer· genti dal loro confronto; 2 " queHo di mettere in relazione fra loro, in modo che si potes· sero facilmente confrontare, i resultati ottenuti non solo dei diapason, ma anche della voce afona e dell'uso dell'acumetro Stefanini, di cui mi riserbo di parlare. A tale scopo stabilì di valutare i campi uditivi a centesimi e a millesimi della facolta ~ditiva normale, in base al rapporto fra la soglia fisiologica e quella. patologica ritrovate coi tre metodi d'acumetria an(1) 0STI~o. -

Guida alla diagnos~ .-l ella sorditc) (op. cit.).


SIMULAZIO~E E DISSBtl:LAZIONK: DELLA SORDITÀ

-332

zidetti. Cosi per la voce egli stabilì due scale, una numerica (l ) e l'altra di pa-role facili gradatamente crescenti per tonalità., parte delle quali tratte dalla scala ototipica del Nieddu (2). Divise i fonemi di ambedue le sc~:~.le in quattro gruppi, cioè in un primo gruppo di fonemi di bassa tonalitit cui assegnò una portata massim~:~. di metri 5, un se-condo gruppo di fonemi di media tonalità cui assegnò una portata massima di metri 15, un terzo gruppo di fonemi pure d i media tonalità. cui assegnò una portata massima di metri 35· e infine un quarto gruppo di fonemi di alta tonalità con una portata di metri 50. La portata massima ammessa dal Gradenigo pei vari fonemi rappresenta la percezione normale di essi in fa,orevoli _condizioni d'ambiente, e ogni numero di m etri sta ad indicare il valore de:la facoltà ud itiva normale per.quel dato fonema. Così, p. es., se un ammalato percepisse il n. 6 della scala numerica Gradenigo a 50 cent imetri, la sua facoltà udit iva sarebbe misurata dalla frazione ra11presenterebbe

l

0

5~0- cioè l'udito del soggetto m esame l

- dell' udito normale per quel dato fonema. Così 100

per le singole malattie ed alterazioni delle varie pa,rt,i dell'orecchio egli con la voce afona ricava campi uditivi speciali, che può valutare alla stregna di semplici calcoli cent.esim.ali. Con l' uso delle scale ototipiche costruisce cosi campi uditivi identici a quelli che si possono ottenere con l 'uso dei diapason e dell'acumetro Stefanini e può metterli in confron to fra loro. Consideriamo p. es. un caso d i otite media catarrale cr onica, in cui l'ammalato sottoposto all'esame con la voce afona ci dimostri di sentire i fonemi del pr imo gr uppo a 0,60 centimetri, i fonemi del secondo gruppo a 2 metri, quelli del terzo a 3 metri , e q nelli del quarto a 5 metri, mettendo questi valori in rapporto con quelli che s.i ottengono presso i normali . . ..f . . 60 200 300 - d. d 1 u 1to, avremo 1 seguent1 numen razwnan: GOO , 1500 , 3500 '

1

500

1

.. !"l soggett o m . esame lH\. l' u d 1to " n"d ot to a 1:0, l , l2 , c10~ 13 50000 1 , rispetti va mente per il primo, secondo, terzo e quarto gruppo. Ora 10 i numeri trovati presi in esame così nei loro valori astratti direbbero che in una simile forma i toni bassi sarebbero uditi peggio dei toui (l) GitADE~!Go. -

Un m f torlo Bemplice tl'acumetria colla voce. (Atti R eg. accad-

d i medie.• T o rino, 1907). (2) GitAnE~JGO. -

l t. cl' ot. l no ).

Sull'acwn rtria . Proposta di mtovi m ~todi d'acumetria. (Archiv.

..


I:S RAPPORTO CON ALCUNI RECES1'I METODI D'ACUMETRIA

333.

acuti, mentre in realtà considerati nei valori centesimali derivati dal rapporto colla facoltà uditiva normale, l'A. viene a dimostrare che questa differenza non esiste, ma che i toni bassi sono uditi proporzionatamente come i toni acuti; .così come in un recente studio ebbi a. riscontrare a proposito di confronti fatti fra varie scale ac::umetriche (l). Per poter procedere alla costituzione di campi uditivi con i diapason il Gradenigo ideò un mezzo speciale di campionamento dei diapason stessi, di cui dirò in appresso, così da poter stabilire sia dei campi uditivi completi con la serie tonale dei diapason Gradenigo (metodo Hartmann-Gradenigo), o con la serie di Bezold e i cilindri di Koenig per il limite superiora d'audizione; sia· $eguendo il metodo di Zwaardemaker procedere a cinque sole ricerche, di cui quattro fatte coi diapason e la quinta col :fischietto di Galton-Edelmann. Il metodo di Zwaardemaker (2) è semplice e comodo per la determinazione dei campi uditivi e perciò è consigliabile per le varie ricerche cliniche; mentre si presta benissimo per la costruzione di diagrammi confrontabili a. colpo d'occhio fra loro e con quelli che si ottengono con la voce afona e con l'acumetro Stefanini.

Zwaardemaker costruisce i suoi campi uditivi così: stabilisce il limite inferiore col diapason Do. =: 16 v. d., quindi la durata di perce-· zione del Do (64 v. d.) poi quella del do, (256 v. d.) e del fìs~ 2880 v. d. e quindi il limite superiore col fischietto di Galton-Edelmann, cui è annessa una. tavola, ove di fronte al numero àelle vibrazioni si può leggere la nota, che loro corrisponde (3). Risultano cosi campi uditivi variabili per le varie malattie. Quando usando il metodo Zwaardemaker, si scrivono i risultati a valori centesimali in una tavola, in cui sulle ordinate siano rappresentati i diapason usati e sull'ascisse i valori centesimali ottenuti, e si congiungon(} con una linea i vari punti d'incontro si avranno figure geometriche, che staranno a rappresentare con le più svariate forme l'espressione grafica dei va.r'i vizi uditivi presi in esame. Ciò che pel passato po· teva dare dei risultati discordi pei vari esaminatori e quindi non confrontabili fra loro, oggi mercè il metodo di campionamento dei diapason ritrovato dal Gradenigo, si possono avere campi uditivi cor· rispondenti fra vari esaminatori e confrontabili esattamente fra loro quelli ottenuti in sedute successive da uno· stesso soggetto. Con questo (l) ToNIE'l'Tl. -

Sull'esame /tmzionczle, ecc. (op. cit.).

(2) ZwAARDEMA'ItER- Sprachgehòr wul generelles Tongeh6r und die M esstmg des-

ù tzeren durch das Gradenigo' sclten H orfeld (Zeitschrif: fiir Ohr, Vol. XXV, 18!)4, png ._ 232 e eeg.). (3) Gn&nxmoo. Patolo!Jia e terapia dell' orecchio e delle p r ime vie aeree. Torino, 1903.


334

Si:..lULA7.10:-1E E DISSIMULAZlOXE DELLA SORDITÀ

nuovo metodo di campionamento vengono anche a cadere le questioni, che riguardano l'interpretazione del rapporto fra la soglia normale e patologica, e se essa debba cioè essere espressa in base al quadrato delle cifre indicanti il rapporto dei ~empi (l) della durata di percezione dei diapason, o in base alla radice quadrata delle cifre stesse (2). Il prof. Gradenigo in unione al prof. Stefanini ideò e rese pratico un nuovo metodo di campionamento dei diapason e di consecutiva misurazione della facoltà. uditiva, per mezzo della quale venivano ad esser tolte tutte le incertezze, in cui, sia coi metodi ottici, che con quelli microscopici, facilmente si poteva incorrere. Il metodo fu presentato a nome dei due AA. dal Gradenigo nell'ultimo congre~so della specialità tenuto in Roma nel decorso autunno e consecutivamente illustrato in varie comunicazioni (3). Riepilogo bre>emente in che cosa esso consiste. Fin ora i diapason erano stati >ariamente eccitati; ora battendoli su pezzi di legno dolce, ora comprimendone le branche fra il pollice e l'indice facendoli quindi scattare, ora introducendo a forza fra le branche e quindi togliendola con violenza una ta.Yoletta o cilindro di legno, ora facendovi cadere sopra un oggetto pesante da un'altezza misurata, ora percuotendoli con apposito martell etto a mano (Edelma.nn), o spinto dall'elasticità di una molla (Lucae-Conta; Quix); ora eccitandoli, stringendone le branche con uu anello elastico che veniva tolto repentinamente (Corradi ), 0ra infine facendoli entrare. in '\'ibrazione a mezzo della corrente elettrica. Con tutti questi mezzi si hanno moltaplici cause d'errore, che non permettono di stabilire esattamente il punto di partenza; perciò rimanendoci ignota l'ampiezza iniziale d'oscillazione del corpo vibrante, non possiamo stabilire il valore dello stimolo per confrontarlo con altri valori eguali, dai quali è presumibile che si ottengano identici resultati. Esami com parati>i fatti coi diapason non erano fino a poco tempo fa possibili; fu il prof. Gradenigo (4), che risolse per il primo clinicamente il proLlema per i diapason a bassa tonalità col suo metodo ott ico, mediante speciali figure applicate sulle branche dei diapason; Sprachgehiir 1md generelles etc. (op. cit.). H or/eld. un d H6rscharf. (Zeitschrij f iir Ohr, 1875, pag. 1G3

(l) Zw.u.noD!AKER. -

(2\ GnAOE:>JGO. .,. seg.).

(3) GRAI'ESIOO. - Aui della Re!lia Accademia di m edicina di Torino, 1908. STEt'.ANINI e GrtAOEN!OO. Suovo cimento, IGul! GnAOE!>IGO e STEFA..'ill'I. Conjeren=a sui nuovi metodi d't:cumetria, tenuta io occasione del Cong resso della soc ietà. ita liana di Otologia e Laringologia. - Roms, ottobre l GU7. (4) GR.i.DESIOO. l.'n nuot'o m <,todo ottico d'acwnetria. iArchit•. l tal. d'Otol. etc.,

Vol. IX, a. 18GG).


I~ RAPPORTO CON ALCUNI RECENTI METODI D'ACUMETRIA

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leggendo in esse il decremento delle oscillazioni dello strumento. È <:hiaro che da osservazioni fatte in successivi esami, sì potrà stabilire .sotto certi punti di vista e con alcune riserve nell'interpretazione dei resultati l'esattezza o meno delle risposte di un indiviquo in esame. .Però il metodo ottico non può servit·e che per certi diapason a bassa tonalità,; con buoni resultati ·fino al do (128 v. d.), mediocremente per ·quelli alquanto più alti. Pei toni alti nessuno ave~a ancora ideato un metodo· pratico ed ·e satto di stimolare i diapason e anche il Quix ultimamente nel pro· -cedere alle ricerche per un suo pregevole lavoro sopra il potere uditivo (l ) usava eccitarli mediante un martelletto del tipo Lucae-Conta perfeziohato, senza però raggiungere l'esattezza richiesta per potere -con sicurezza confrontare i resultati ottenuti. D'altra parte praticamente è necessario ricorrere a metodi di per sè stessi facili, esatti e -sicuri, senza bisogno che l'esaminatore si debba iu alcun modo preoc· <:upare delle troppo minute particolarità d'esperimento. Gli AA. perciò escogitano di potere, come disse con frase scultoria il Gradenigo, pesare la quantità di udito, applicando all'eccitazione dei diapason l'uso dei pesi. Ecco come procedono: Mediante un'ansa sottilissima di filo (cotone a preferenza) sospendono un peso X ad una branca del diapason tenuto orizzont,almente, quindi bruciano il filo in prossimità della branca del diapason, ln modo che il peso cadenqo trasporta seco il resto del filo e il diapason già deformato -dal peso, lasciato libero, entra in vibrazione per un tempo più o meno lungo a seconda del peso usato. Non riferirò tutte le particolarità del metodo, nè parlerò del modo di eccitare il diapason su ambedue le branche (doppia eccitazione) mediante un semplice ed ingegnoso si-stema di carrucola. Per questi particolari si potrà con vantaggio consultare la memoria degli · egregi autori. In ogni modo dirò, che per ognuno di .q uesti esperimenti, sia per l 'eccitazione semplice, come per la doppia, essi usano anse di filo, cbe per ogni esame devono avere nna determinata lunghezza, fatte con iìlo sottile e facilmente combustibile, bruciato in prossimità del rebbio -del diapason, senza che la fiamma lo investa. Abbruciato il filo, guardano un orologio a minuti o fanuo scattare un cronometro, ed applicano il diapason all'orecch io del soggetto con .u dito norma1e, che serve al campionamento, o al proprio, solo quando presuppongono di e11sere arrivati press'a poco alle ultime vibrazioni .ancora percepibili come suono, e ciò per evitare gli err ori dovuti alla ( l ) Qms:. - Die Stimmgabel als To11quclle in der Oto/ogie uml Physiologie. (Zei· 4Bch. f. Chr, 1904, Vol. X LVII).


336

SIMuLAZI ONE E OISSIM OLAZIONE OI::LLA SORDITÀ

stanchezza dell'organo. Ciò riesce facile nelle seconde e successivE.' esperienze p~r un dato peso. Questo fatto, che nel campionamento presenta una certa difficoltà, non ha importanza alcuna. negli esami medico legf).li, in cui si suppone che i diapason, che si posseggono,

siano stati g ià campionati. lnfatLi già in una prima prova si calcola la quantità di udito, che possiede un ammalato per quel dato- diapason, di cui si ha il campionamento, e con altra prova successiva ci possiamo mettere nella condizione sopra indicata.

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Figura t•. - - Linea indicante la retta logaritmica del sol Edelmann 3$~ tl. d. · - Unea indicante la retta logarltmica del do 1 2-10~ v. d. - + - Line a indicante la rotta lop;ar•tmica del ~ol, 1~>3t) ~.d. ':'t" Sogl ie d'eccitaodone normnli per ciascun diapason. l numt:ri Indicano du~ Sttrie di pesi s tabiliti in ~rtunmi, di CIIi sono riportati i lognrihnl sulla rettA longitnJinalo ciao parte d:o 0 '' io hMe a l dato COO\'enuto di log: 2 rapprCSdn t ..to da 30 millimetri d•ll3 cartn milliml:ltrata l punti per l& p!'ima retta logaritmica: 1e croce tto per 13 sccondn; i circoli per la. Ler~a. indicnno. l valori svcrimentali1 che, coms si ved ono. s'aggirano attorno alla retla log-aritmica, o ,..i sta ono sopra.

Si abbia p. es. il rliapason 2048 (v. fig. 1') stimolato con un peso eli òOO grammi e s'avvicini all'orecchio dell'individuo in esame; ora, se esso è sentito per 12'', allora nelle prove successi ve, dopo averlo eccitato col solito peso,, lo applicheremo. all'orecchio solo quando siR.no trascorsi G"-7''. Nei casi poi eli diapason ad a lta tonalità è consigliabile avvicinare e allontanare alternativamente il diapason nei primi momenti, per


IN RAPPORTO CON ALCONI RECENTI METODI D'ACUMETRIA

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tener vicino all'orecchio con opportunità di movimento nell'ultimo istante delle sue vibrazioni. Dall'orecchio dovrà distare pochi m illimetri, sempre gli stessi in ogni esame e del diapason dovrà presentarsi al meato uditivo la parte laterale esterna del rebbio nella sua porzione terminale. Intanto dall'insieme dei resultati ottenuti da moltissimi campionamenti fatti dagli AA. stessi e da altri sperimentator i è resultato quanto si sperava, che cioèr iscrivendo con determinato metodo grafico i dati ottenuti con vari pesi e per uno stesso diapason, e congiungendo con una linea i vari punti indicanti i risultati ottenuti, si avevano due, tre, quattro linee, quanti erano gli sperimentatori, parallele fra loro, se rette, o nei loro segmenti, se spezzate. In genere le linee poi che risult~vano dall'unione dei vari punti espr_imenti i dati di percezione del diapason per i vari pesi, erano delle linee spezzate, che si aggiravano attorno ad una retta, resultante dalla sostituzione d ei punti reali (ottenuti nella maniera, che dirò in appresso per l'iscrizione delle rette logaritmiche) con punti determinati dai logaritmi dei pesi medesimi. Cioè sopra della carta millimetrata si riportavano come ascisse i logaritmi dei pesi adoprati, e come ordinate le durate corrispondenti del suono, attenendosi cosi dalle riunione dei punti d'incontro una retta, come q uelle indicate nella fig. l • pei diapason sol Edelmann 384: v. d; sol. i536 v. d; e do~ 20-18; che veniva detta retta logaritrnica. . D'altra parte gli AA. compresero che, se si fossero iscritti con un metodo grafico comune i valori trovati, si sarebbero dovute usare delle tavole troppo estese e quindi non pratiche; come pure se si fossero volta per volta dovuti fare dei calcoli laboriosi, resi necessari dalla risoluzione di formule matematiche, il metodo sarebbe riuscito non pratico; perciò ricorsero all'uso di una retta logaritmica per ogni campionamento per definire la prima questione, e all'adozione di una tavola di valorì, gia previamente calcolata, per trovare volta per volta le percentuali della quantità d'udito residua. nei soggetti in esame. I punti per i quali passano tali rette logaritmiche ci danno i valori teorici, che corrispondono non solo ai pesi adoperati, ma anche ad un peso qualunque; così tirando le ascisse fra i grammi 200 e grammi 500 della fig. 1, si potranno trova.re i valori di durata di ciascunò dei tre diapason usati per i pesi di 300-400 grammi e intermedi. Dagli esperimenti è resultata la legge, che basta trovare la durata di percezione di uu dato diapason per 3-4 pesi, perchè dato in 2000 grammi il massimo d'eccita-mento, si possa tirare la rispettiva retta logaritmica.; questa, come ho detto sopra, non è che una retta teorica che u - Giornale di medicina mililart. -

F~sc. V.


338

SIMULAZIONE E DISSBlULAZIONE DELLA SORDITÀ

rappresenta la linea spezzata, che congiunge i punti sperimentalmente ottenuti col campionamento del diapason e iscritti sulla carla millimetrata in corrispondenza dei valori logaritmici dei vari pesi. Nella fig. l i tre n che si osservano cadere in corrispondenza del primo secondo, cioè a 3 millimetri al disopra dell'ascissa di O''stanno a rappresentare il valore della soglia d'eccitazione nor male per ciascuno dei tre diapason, soglia che corrisponde al peso capace di eccitare il diapason in modo da dare un suono percepibile solo per un secondo. Riuscendo quasi impossibile determinare detta soglia sperimentalmente si è ricorso al metodo grafico, prolungando la linea logaritmica trovata sperimentalmente fino ad incontrare l'ascissa corr ispondente ad un secondo: qui si dovrà segnare il peso relativo a questo punto, che è il peso corrispondente alla soglia normale per q nel dato diapason. La. soglia. d'eccitazione patologica poi sarà data da. quel peso capace di eccitare il diapason in modo da dare un suono percepibile dall'ammalato solo per un secondo: vedremo più innanzi come possa essere praticamente determinata. N ella rappresentazione grafica delle rette logaritmiche gli AA. stabilirono il logaritmo di 2 in 10 millimetri della carta millimetrata; (o in 30 millimetri della medesima quano si voglia una. maggior precisione come nel caso della fig. l ) cioè stabilirono la distanza fra i punti relativi ai logaritmi dei pesi, che formavano la serie geometrica 2,0·5-10-20-40 ecc. in 10 millimetri, o in 30 millimetri come nel secondo èaso. Così prendasi p. es. il campionamento nel diapason do 2048 v. d. fatto come nella fig. l: mediante la serie dei pesi di grammi 5-10-2050-100-200-500-1000-2000, si ottenevano i valori sperimentali della durata del suono per ogni eccitamento rispettivamente in 10-12-1-±-2 328-34-41-44-50 secondi, mentre la. retta logaritmica, su cui ci baseremo sui futuri calcoli per la. determinazione delle soglie patologiche ci dà per gli stessi pesi i valori di 8,5-13,5-18-24,3-29,2-34-4.0,5-45,1-50 : come si vede con differenze minime, che possono attribuirsi ad inesattezza di esperimento. Sia ora la serie geometrica. dei numeri e si compia. l'esperimento pei pesi 10-20-40-S0-1G0-320-640-1280-2::i60 i logaritmi di questi numeri disteranno fra loro della quuutiLà. costante stabilita in 10 o in 30 millimetri; da questi punti si inalzano le ascisse, che incontreranno le oràinate dei tempi di durata del suono corrispondente ad ogni peso; pei pu!lti d'incontro passa ln.'ret.ta.logaritmica, espressione del campionamento di quel dato diapason usato. Se poi ci serviamo di pesi progressivamente crescenti in ragione dei numeri 2,5-5-10-20G0-100-200-500-1000-2000 data la distanza fissa. di 10 millimetri, o 30


IN RAPPORTO CON ALCUNI RECENTI METODI D ' ACUi\lErRIA.

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millimetri, fra i rispettivi logaritmi si avranno le çlistanze corrispondenti in 0-10-20-30-43-53-63-76,2-86,2-96,2. Nell'altra. scala. più grande con log. di 2 stabilito in 30 millimetri, anzichè in 10, tutte le quantità. suddette dovranno naturalmente essere triplicate. Gli AA. insegnano nei loro pr~giati lavori a. trovare, mediante calooli matematici, il modo come misurare la quantità. d' udito di un paziente, che ode un dato diapason eccitato da un peso X per un periodo di tempo t. Per non addentrarmi troppo nelle difficoltà dei calcoli, che potranno a suo tempo essere riscontrate nelle opere degli AA. preo

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Fig. 2 . Lln•a che circoscrive Il triangolo A N C ch e s ta ad indicare Il primo metodo per la ricerca della soglia d'eceltszione patologica. - - - Linea che circoscrive il triangolo A lJ P che sta ad indicare il secondo me todo per la ricorcn de lla soglia d'eccitazione patologica. - · - • Linea che cireosorive la figura trapezoldale AB' Il ' p• c he sta ad indic are il terlo metodo per la ricerca della soglia d'eccitazione patolog1ca. 1 numeri n sinistra dell'ascissa indi.,.oo l secondi. -

d.etti, 81

mi limiterò ad esporre i tre metodi pratici, per mezzo dei quali

Può misurare la facoltà uditiva di un paziente. A tale scopo si

Prenda. in considerazione la fig. 2 e di questa il triangolo AN C. Si ecciti con un metodo comune qualsiasi un diapason e si ponga all'or ecchio dell'esaminato; quando questo cessa di udire, l' esaminatore accosta. al suo orecchio il diapason ancora vibrante e stabilisce col cronometro alla mano per quanto tempo egli continua. a percepire il suono, questo tempo egli lo riporta. sulla retta. logaritmica. del diaPason. adoprato e se cade p. es. in N si costruisce abbassando la per-


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SIM.ULAZlONE E DISS IMULAZIONE nELLA SORDITÀ

pendicola.re NC il triangolo ANC, nel quale sono inscritte le dn& soglie dell'osservato e dell'osservatore rappresentate in .d e in C; il rapporto dei pesi corrispondenti ai due valori logaritmici segnati in A e in C ci dà il potere uditivo dell'esaminato. Ora chiamando la 80· glia dell'osservatore n, e quella del paziente r.', si avrà la facoltà uditiva (A) dell'esaminato pari a

avvertendo che per il calcolo dovranno sostituirsi i valori dei pesi a. quelli dei rispettivi logaritmi iscritt i. • Un altro metodo consiste nel determinare la durata della percezione sonora per l'orecchio in esame, quando il diapason è eccitato c011 un peso (P) determinato. Sia p. es. tp il tempo per il qualn detto diapason sia udito dall'orecchio in esame e questo sia rappresentato c riportato in M della figura iscritta dal triangolo .d.BP. Sull'ordinata. che parte dal punto JI così ottenuto, si conduce Jl L perpendicolare all'asse dei tempi fino ad incontrare la retta Iogaritmica AB, e quindidal medesimo punto M la retta MC', parallela ad AB; è chiaro che il punto C' cosi ottenuto corrisponde al logaritmo del peso n' che è quello relativo alla soglia d'eccitazione e corrisponde alla soglia patO·· logica per quel dato orecchio. P er trovare il potere uditivo basta in ambedue i casi citati, conoscere la lunghezza del segmento A C della. grafica del primo caso e del segmento iliL (o A C' cui è eguale) del secondo caso e cercare in apposita tavola. il potere uditivo corrispon·· dente, sempre in base alla formula · r.

A== -r. ,. Se dal campionamento del diapason usato risultasse una linea. spez· zata e formata. da più segmenti rettilinei come ad es. AB' B'' facenti parte della figura trapezoidale A 13' B'' P' della fig. 2, si avrà che, usando il primo metodo, niente verrà modificato dalla forma più o meno spezzat.a della linea logaritmica, poichè il rapporto fra la soglia dell'e· saminatore e quella dell'esaminato non subisce modificazioni, ma ri1 mane sempre costante. Quando invece ci si debba servire del secondo metodo (eccitazione con nn peso determinato (P') allora trovato il tempo ' tr, e riportandolo sull'asse dei tempi cada in Jl', si dovrà costruire la. grafica indicata dalla fig. 2 per il terzo metodo, in cui invece d i mi· surare J/' N' si misurerà. JI' V, essendo V il pnuto di mezzo fra .~.V' S.B. - Lo zero do. cui pnrte l'ordinata. su cui cadono i pesi A C'' C'P' P dello. fig. 2 de ,·o considerarsi egunlo n un ~<ccondo, e ciò in b11se nlla definizione che più sopra. nbbiumo dntu ùclln soglia d"eccitazione normolR.


IN RAPPORTO CON ALCU:-11 RECENTI METODI D' ACUMBTRIA

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-ed L' determinato come dice la. fig. 2 e cioè tirando la M'N' e fa·cendo passare per la metà della }.""'L' la A V per avere un valore medio fra. il valore di AB' e quello di AB". E come nella grafica. del secondo metodo è indifferente misurare ML od AC', così in questa ~ indifferente misurare Jli' V o (da M' tirando una parallela. ad A l') la AO''. Da quanto è stato detto apparisce chiaro, che, per valutare il potere uditivo di un orecchio, basta costruire, secondo i casi, una delle grafiche indicate nella fig. 2, e poi misurare i segmenti AC- ML - l'tf' V- e servirsi di apposite tavole costruite in base a calcoli lo_garitmici e nelle quali in una. colonna a sono riportate le lunghezze •· in millimetri dei segmenti AO - M L - M'V - trovati volta per volta e nella colonna A il corrispondente valore del potere uditivo -espresso in centesimi o millesimi della. percezione normale. Traducendo quanto sopra in esempi pratici si ha quanto appresso. Si usi il diapason sol (384 vd); l'ammalato ad un dato momento afferma di non ml.irlo piit, mentre da quell'istante l'osservatore lo percepisce ancora per 50'' ; dunque a 50" noi troviamo la soglia patologica del paziente: dal punto in cui l'ordinata di 50" incontra la retta logaritmica si abbassi una perpendicolare sull'a,sse dei logaritmi dei [pesi, la quale cadrà per l'appunto in corrispondenza. del logaritmo -del n. 200 (v. fig. l) lo che vuol dire, che per ottenere la soglia patologica del paziente, per fargli avere la minima percezione di cui è .capace il suo orecchio per quel dato diapason, occorre eccitare il diapason con un peso di grammi 200. Inoltre avendo come tii è detto stabilito il logaritmo 2 in 30 millimetri, si avrà che contando da d es tra verso sinistra troveremo che fra il n.· 200 e la soglia fisiologica ~ intercorrono 288 millimetri; cercando nella tavola, di cui ho già. detto, sulla colonna a il n. 288, troveremo che gli corrisponde nella colonna A il n. 0,0013, cioè l'ammalato ha un'acutezza uditiva pari a 0,0013 della normale. In altro modo: si ecciti il diapason sol 384 v. d. con un peso di grammi · 500: per un orecchio normale il suono cosi ottenuto dovrà essere udito per 58" (vedi fig. 1). Ora se l'ammalato lo percepisce solo per 34'' si può costruire la grafica. indicata da A B P della. fig. 2 riportando prima sull'asse dei tempi il tempo trovato, indi sull'ascissa. tirata 00.1 logaTitmo di 500 fino ad incontrare la retta logaritmica., e dal punto d ' incontro M, tir!\ndo la. parallela alla retta logaritmica stes~a. Nel fattispecie il segmento delimitato viene ad essere di 138 millimetri, numer o a cui nella tavola corrisponde un'acutezza d' udito pari a 0,042 d ella normale.


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SU!ULAZIO~E E DISSI11.ULAZIONE DELLA SORDITÀ

Se la t·ettalogaritmica. fosse una. spezzata, al solito si costruirebbe la grafica del terzo metodo della fig. 2 e quindi si misurerebbe il segn;tento MV, cercando poi sopra apposita. tavola. il valore corrispondente di A. ·Dopo ciò non occorrono maggiori dettagli per comprendere a q uali conclusioni si possa giungere, negli esami funzionali in individut sospetto di simulazione, dal confronto dei campi uditivi ricavati con diapason preceden~emente campionati col metodo sopra. indicato.

Fig. 3. A Solenolde noulro ; IJ inserlloro; C serraftli (n. 51 pe r l Ire vibralori por la pila o il soccorrilo re; . D apparecchio pe r la chiusnra del circuito ; E leva per s tabilire la comunicazione coi Ire vibratori; F moltiplicatore; G millamporomelro; Jl. reoat~lo; l soccorr itore; J( laslo inte rruttore; /, telefono; ;lf serraRli per l'inse rzione del telefono.

Noi sappiamo che dal confronto dei resultati ottenuti con lo ste~~,() acumetro in parecchi esami successivi si può venire a capo di svel~~ore una sor dità. simulata; ora. è appunto usando una sorgente sonora. d' i ntensità. costante, come si può ottenere specialmente con gli acumetri telefonici ed elettrici, che possiamo raggiungere lo scopo. Un simile resulta.to non si può ottenere in altro modo e neppure coll' uso della. sola parola, siccome quella che è soggetta a. influenze individuali e a. variare a. seconda della forza d'emissione della voce (1). A tal fine perciò è stato da qualche tempo adottato in questa clinica l'acumetr() Stefa.nini, che giustamente si raccomanda e i cui vantaggi possono facilmente intendersi dalla descrizione dell'apparecchio e dei suoi usi, di cui intendo parlare. ( l ) TR.Ol!BETTA. -

Manuale d~ mtdicim:; legale militare. - H~epli, M ilano, 1908.


IN RAPPORTO CON ALCUNI RECENTI METODI D'AC'UMET.HlA

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L'acumetro Stefanini si compone, come dimostra la fig. 3, di un tavolo rettangolare in legno di 40 X 50 centimetri circa di lato, che può essere posato su qualsiasi sostegno, sul quale si solleva di circa 10 centimetri; è leggero, facile ad essere spostato e maneggiato. Le parti principali costituenti di esso sono: un solenoide neutro A, nel quale si fa passare la corrente di una o più pile (si usano e. pre· ferenza le pile a tipo Bazzi) interrotta da un vibratore. Il solenoide neutro è costituito da una spirale avvolta sopra nn toro (anello) a sezione ovale. L'anello è in legno, cioè il nucleo del selenoide non è magnetico, per cui la intensità della corrente indotta in un circuito secondario avvolto sopra il toro è rigorosamente proporzionale al numero delle spire del circuito indotto, lo che non si potrebbe altrimenti ottenere, se non dando ad un nucleo metallico dimensioni tali che renderebbero incomodo l'uso del rocchetto, che ne resulterebbe (1). Una serie di resistenze opportunamente disposte fra i contatti del moltiplicatore F permette di mandare nel solenoide A tutta la corrente delle pile o soltanto una decima parte. L' inseritore B ha due giri concentrici di mano>elle, per mezzo delle quali si possono introdurt;e nel circuito del telefqno ricevitore L quel numero di spire indotte che si desidera, da l a 500 spire per ogni giro: e siccome le spire dei. due giri a mezzo di opportuna disposizione di leve possono sommarsi, così possiamo introdurre nel circuito 1000 spire, cioè 500 del giro interno e 500 del giro esterno. Perchè la corrente indotta passi uel telefono occorre che sia chiusa. la corrente colloca.ndo a posto la spina dell'apparecchio di chiusura D, che sia aperto il circuito col moitiplicatore F, che sia messo in movimento uno dei tre vibratori C della fig. 3 e che iÌ tasto K sia abbassato. Girando la vite che fa da impugnatura al tasto K si può tenere il tasto sempre abbassato; allontanandola essa funziona come un manipolatore Morse. Qualora la corrente che si usa non fosse sufficiente a far entrare in movimento- i vibratori si può introdurre nel circuito un'altra forza elettro-motrice, rappresentata da una o più pile, mediante la leva I; pila cui si dà il nome di socco~-ritore, perchè serve a vincere l'inerzia dei vibratori, e che può esser tolta non appena essi ~nc~minciano a funzionare. I serrafili segns.ti in C lasciano passare 1 fìh dei tre vibratori, delle pile e del soccorritore. Un reostato regolatore della forza della corrente, che va ai tre vibratori, viene rappresentato dalla figura in li. In AI si attacca il telefono L, che nella (A i~) S'l'EFANINI. - Sulla mis11ra dell'intensità del suono e dfl potere uditivo. re w. 1 t. d'ot, 1905, vol. 16).


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SIMULAZIONE E DISSIMULAZIONE DELLA SORDITÀ

figura appare sospeso al reostato H. Infine in G è un millamperometro per la misurazione della corrente. La frazione più piccola di corrente si chiama i che, per mezzo del moltiplicatore F, portando la manovella verso destra fino all'ultimo dischetto, diviene dieci volte più intensa, cioè uguale a 10 i. Completano l'apparecchio tre vibratori, di cui uno a bassa, uno a media, uno ad alta tonalità., che vibrano in un ambiente lontano da quello ove si fa l'esperimento, e il cui suono è ascoltato per mezzo del telefono L. Nella figura non apparisce che un sol telefono, ma. si possono in.s erire due o tre telefoni in modo che uno o due osservatori registrino le risposte dell'individuo in esame. I telefoni possono esser resi più o meno sensibili col muovere opportunamente la vite, che fa spostare il magnete rispetto alla lamina vibrante. Si comincia col mettere nel circuito del vibratore quel numero di pile o di piccoli accumulatori che occorrono perchè, stando i corsoi del reostato H a metà. della loro corsa, posizione d'equilibrio normale potendo di qui essere sposta~i in avanti e indietro e dare aumenti o diminuzioni d'intensità. eguali, e quindi col moltiplicatore F facendosi passare la corn~nte in i e con l' ins~ritore B introducendo 10 spire, regolandosi in modo col reosta.to, eventualmente aumentando o diminuendo il numero d'elementi, si possa percepire al telefono appena il suono col periodo del vibratore, cioè riconoscere che si ha la soglia di eccitazione per un orecchio normale. In questa prova preliminare è conveniente mettere un numero maggiore di spire per poi, togliendole gradatamente, giungere a trovare esattamente la soglia, la quale si fa corrispondere a 10 spire; cioe regolando opportunamente la corrente in modo, che solo per 10 spire l'orecchio normale sia alla soglia d'eccitazione, per potere usare l'acumetro anche nei casi d' iperestesia. L'esattezza di quest'aggiustamento è necessario che sia controllata volta per volta che s'incomincia un esperimento. . Ottenuta con la corrente i e con 10 spire la soglia, si nota qual'è l'intensità della corrente segnata dal millamperometro G, osservazione che, fatLa volta per volta, ci permette di regolare la corrente per mezzo del reostato, usandola sempre in successive prove nella stessa misura segnata dall'amperometro. Servendosi della corrente i, ammesso la soglia a 10 spire si comprende che introducendo 500 spire l'intensità. del suono debba. essere cinquanta volte maggiore della soglia e perciò uu orecchio, che avrà la sua soglia patologica a 500 spire a.vra un'acuità uditiva secondo la forr. . lO l d el la normal e. mu Ia A== -r. , pan a -l>ÒO ::: 50


IN RAPPORTO CON ALCUNI RECENTI METODI D'ACUMETRIA

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Servendosi di una corrente pari a 10 i l'intensità del suono sarà dieci volte maggiore, di modo che usando una corrente pari a i e 500 spire sarà lo stesso come usando una corrente 10 i e inserendo 50 spire. Per l'uso di q uest'acumetro bisogna tenere presente che dovendosi studiare l'acuità uditiva. di un ammalato, è conveniente inserire o togliere ]e spire tenendo il tasto K rialzato; per cui l'ammalato passa <lal silenzio alla percezione di un dato suono che può essere maggiore o minore del precedente, senza accorgersi dei passaggi in meno 0 in più. Rendendo così intermitt.ente il suono per mezzo del tasto K si rende più facile la percezione di esso e quindi anche la ricerca della ~oglia fisiologica di percezione. Dalla descrizione dell'apparecchio appa.risce chiaro a quanti importanti problemi risponde l'a.cumetro Stefanini, il quale prima di· tutto non ha. gP inconvenienti dei principali acumetri elettrici, poichè esso -è animato da. pile che danno un'energia elettrica costante, energia. superiore a quella necessaria. per l'apparecchio e che può essere misurata col millamperometro e graduata a mezzo di apposito reostato, eh~ manca negli altri tipi, per ottenere così a. mezzo di esso aumenti e diminnzioni graduali dell'intensità. della corrent.e, · pur mantenendo costante la. forza elettromotrice; e quale importanza abbia specialmente nella semeiotica auricolare tanto per la diagnosi clinica di alcune malattie, quanto per la risoluzione di questioni medico-legali che ad esse si collegano. Intanto esso abbraccia per mezzo dei suoi tre vibra.tori press'a poco una scala tonale compresa fra le 128 e le 512 vibrazioni circa e permette, entro certi limiti. l'esame dell'orecchio tanto per via aerea che per vja ossea, potendo il telefono essere aderente al padiglione o di• staccato da. esso senza l'intermezzo di oggetti estranei; ed .è infine fa<lile ad essere usato. Allorquando il telefono, e questo è l'uso più frequente, viene applicato direttamente all'orecchio, i rumori esterni hanno sui resultati dell'esame un'influenza molto minore che non si abbia in tutti gli altri metodi di esame uditivo usati per via aerea. Mentre esso serve per la sua speciale costruzione come strumento atto a impiegare i mezzi di sorpresa, d'll.ltra parte ci dà una misura esatta del potere uditivo per le tre sorgenti ~onore dei suoi vibratori. L 'applicazione di due o più telefoni, l'uso che si può fare del tasto E, la. facilità con cui si può cambiare ora le sorgenti sonore, ora l'intensità di ciascuna di esse e misurare con esattezza matematica. (millamperometro) le condizioni di esperimento di una seduta e delle altre successive, lo rendono strumento prezioso e di alto valore semiologico.


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SJ:\ICLAZIOXE E DISSIMULAZIONE DEJ,LA SORDITÀ

La celerità con cui si succedono le varie fasi della complessa funzione di q uest'a.ppareccbio, disanimano il simulatore, lo confondono con facilità, lo obbligano a capitolare nell'impossibilita in cui si trova. dirispondere con celerità ed esattezza a stimoli, che non ba il tempo di valutare, nè il modo di confrontare fra di loro. In questi ul timi tempi il prof. Stefanini, dietro consigli del professor Gra.denigo, modificando a pià riprese un suo primitivo mod~llo d' acumetro, è riuscito a costruirne uno, di cui la fig. 3 rappresenta un esempio, che nel genere può ritenersi perfetto. E sso non ha nient& che Yedere cogli acumetri elettrici i più conosciuti finora usati, quali q uelli di Hartmann (l), Dalby, Urbautschitsch (2), Cozzolino (3), chefecero costruire apparecchi basati sul principio dell'acumetro di Hugues, nonchè quelli di Jacobson (4), Cbeval (5) e Gradenigo (R), (due modelli, uno con pile, l'altro con correnti stradali) migliori e più perfetti dei precedenti, perchè con la applicaziont3 di un solenoide neutro, di pilea corrente molto costante, di un reostato e eh un millamperometro, & riuscito a dirimere gl'inconvenienti ri scontrati nella maggior parte di essi, inconvenienti f~tti risaltare dallo stesso Gradenigo in un suo studio di confronto fra alcuni di essi (7). L'acumetro Stefanini in questi ultimi f,empi è di esteso e proficuo uso in questa clinica con resultati più che soddisfacenti, e in prova di ciò credo opportuno riferire la storia di un caso clinico, in cui con l'a.c umetro suddetto si potè stabilire esattamente la diagnosi. Angela V., da Mondovì, e una giovane di circa 30 anni, nubile, di buona costituzione organica, senza tare indi vidua.li od ereditarie d' importanza. Verso i primi di giugno del decorso anno cominciò gradatamente, senza. causa occasiona.le manifesta, ad avvertire confusione mentale, · incertezza. nei movimenti (specie alla deambulazione) debolezza generale e disturbi gastrici; fenomeni che la costrinsero ad abbandonar& ( l ) H AR'r)IANN.- Ein~ ne11e MethiHle der H òrpriifung mit Hulfe elcctriaclur Strome. (Ref. in Archiv. fii. r Ohr., vol. XHI, png . 297 e BCj:g. ). (2) UnBAXTSC niTSCH. - Lehrbuch. 1890, p ng. 39. (3) Cozzo Lr"!"O. - Sezione d"otologia del X II CongreJJBO m edico di Pavia. Sed u ta. 21 sett. 1887. 14) J ACORSON. - Ein neuer t~l•phon;scher Appnmt zur Un tersuchrm(/ unà BehanrlluT~ de$ Gehòrorgans. (Deut~che mediz. WochenJJcri.ft, 188ii).

(.3) CHEVAL. -

Elrctro acumétre, norwelle m~tlrode ponr la recherche cù la 8urditi dans

lea Conseil de M ilice et de R éviaion. (Bulletin de l" Académie R. de Jl fédeçine de Brlgiq~tr, marzo 18\JO). Il\) GRA oes-roo. A rchillfa f. Ohrm , vol. 30. png. 240. IoF.~t. Atti della R. Accademia di Torino, 190 1. (7 ) GRADEXIOO. - A p roposito di un nuovo moddlo d'acu.m etr? elettrico. (Archiv. intem. di lariny. ot rin. ccc., anno VI, fuse. 5).


IN RAPPORTO CON ALCUNI RECENTI )lltTODl D' ACUMETRIA

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il lavoro e consult11re nn sanitario, dal quale furono prescritti alcuni medicamenti. Prima di farne uso però fu sorpresa da improvviso vomito incoercibile, che l'afflisse per circa sette ore accompagnandosi ad un grado maggiore di confusione mentale, a cefalea e diplopia; fenomeni che parzialmente si dileguarono con ingestione di chinino. In questo tempo non ebbe vertigini, soltanto avvertiva rumori d'orecchi a bassa tonalità., specialmente a. D, tenendo la stazione eretta, rumori che diminuirono stando a letto. Circa 6 giorni prima di presentarsi alla nostra visita, che avvenne il giorno 6 luglio 1907, avverti seuso di peso alla, gamba destra e al braccio dello stesso lato, che ben presto si tradusse nell'impossibilità di camminare senza essere sorretta, nella difficoltà di movimenti dell'arto superiore destro, con assoluta mancanza di adduzione e abduzione delle dita; mentre la. confusione mentale, a detta dell'ammalata, era andata aggravandosi notevolmente. Le altre funzioni organiche si compievano regolarmente. In queste condizioni fu inviata a questa clinica per l'esame della funzione uditiva con la diagnoE"i di probabile tumore del cervelletto. Essa infatti si presentava facendosi sostenere per non cadere, (11 invitata a camminare da sola, incedeva con andatura barcollante avente i caratteri della tit.ubazione cerebellare. Raccolte le poche note etiologiche di cui sopra, si procedè all'esame obiettivo e funzionale degli orgàni :Iella nostra specialità, e non riscontrando niente a carico del naso, faringe e laringe, passammo all'esame dell'orecchio. Le M. T. di ambo i lati presentavano un leggero opacamento anulare periferico con accorciamento del triangolo luminoso; lieve grado di retrazione. All'esame funzionale si aveva il seguente resultato: W==

A. D.- o o o R H Ht Hm v

60

A. S.+ 100

20 100

+ + - -·

Media fra i fonemi di varia tonalità della scala numerica Gradenigo {l).

Limite inferiore a D= Do 32 v. d. Diminuzione notevole degli acuti dallo stesso lato. Nistagmo spontaneo più accentuato con lo sguardo rivolto a sinistra; provocandolo (l) Notazione proposta dal Gradenigo: W = prova. di Weber - AD; AS. auris dextern, a.. sinistra; R. prova. di Rione; H = Ot'ologio; H t orologio alla tempia; Hm orologio all'apof. mastoide; v voce afona.


SIMULAZIONE E DISSIMULAZIONE DELLA SORDITÀ

con 6 giri a destri\ ed a sinistra non presenta differenze notevoli fra i due lati. Equilibrio statico mediocre ad occhi aperti, impossibile ad occhi chiusi. Barcolla nella deambulazione ad occhi aperti, cade se cammina ad occhi chiusi. L'esame dei riflessi è negativo. Fu inviata alla locale clinica oculistica per l'esame obiettivo e funzionale. Non furono rilevati fatti da stasi, il campo visivo ampio e normale, normale pure il campo di sguardo. Ripreso qualche giorno appresso l'esame dell'ammalata, si riscontrò il diapason vertice .uettamente lateralizzato a sinistra, il nistagmo indifferente in tutti i sensi. Con irrigazioni d'acqua fredda nell'orecchio {metodo di Barany) si ebbe un aumento del nistagmo spontaneo, più accentuato nella posizione dello sguardo dal lato opposto a quello dell'orec_c hio stimolato. L a corrente galvanica trasversale fra le due apofisi mastoidi è sopportata senza reazione speciale, sia. a. riguardo della stimola.zione del ramo cocleare, che del ramo vestibolare dell'VIII paio. Pochi giorni dopo si verificò diminuzione d'udito anche dal lato sinistro; l' orologio fu percepito solo per

1~ del nor~ale, il campo

uditivo fatto con una serie di diapason a tonalità gradatamente crescente, dimostrava per l'orecchio destro mancata percezione pei diapason a bassa tonalità e diminuzione per quelli ad alta tonalità; per il sinistro una uniforme leggera diminuzione di percezione per i vari diapason; soltanto uno dei diapason della scala media, c ioè il sol1536, non era udito. La voce afona non era più percepita da ambo i lati. A questo punto fui incaricato di esaminare l'ammalata con l'acumetro Stefanini. Fu con l'uso di questo strumento, con le differenti interruzioni nel passaggio e nell'intensità di corrente, colle sostituzioni di spire, col sospendere e poi riprendere l'esame, che potei in breve convincermi dell'incertezza delle risposte, dei dati contraddittori, della percezione ta lora pitt spiccata. ora pei toni bassi, ora per quelli ad alta tonalità che per quelli di media; che i toni che prima erano stati uditi nou lo erano più dopo, mentre in un terzo esame venivano nuovamente percepiti. In base alle mie ricerche con l'acumetro, che possono essere praticate con molta celerità., senza che l'ammalato si stanchi troppo come nel fare i campi uditivi con la serie dei di,lpason, si venne nella convinzione di essere di fronte ad un caso d ' isterismo.


IN RAPPOI!TO CO.N ALCUNI RECE:STI METODI D 1AOUMETRIA

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Il fenom~no del transfert della facoltà uditiva fra i due orecchi, la. voce afona udita meglio che la voce di conversazione, come fece ris~ltare il prof. Gra.denigo, confermarono la diagnosi. Qualche giorno dopo l'esame funzionale dette risultati completamente cambiati con marcato accenno al ritorno delle facoltà. uditive. .d. D.

15 20 l + ioò + + 100 1Media. fra i fonemi di varia tona-

H Ht Hm v ). lità della scala numerica Grade50 50 nigo. A . S. 100 100 Il campo uditivo pei diapason dava una. diminuzione qnasi uniforme con poche differenze fra i due orecchi. Furono praticate alcune sedute di elettrizzazione preauricolare con buon risultato: diminuzione della claudicazione, ritorno dei movimenti di adduzione e di abduzione delle dita. In base a questo fu consigliata una cura ricostituente e la perma· nenza. in camp11.gna.. Due mesi dopo ritornò da noi completamente guarita, in condizioni generali straordinariamente migliori (aumentò di peso di 10 chilogrammi). Ma dopo qualche tempo cominciò ad accusare ambliopia, e per questo ricoverò alla clinica oculistica locale. Ho avuto più tardi occasione di rivedere l 'ammalata guarita dalla sua ambliopia e di tutti gli altri disturbi funzionali. L'esame di questo caso clinico c'insegna come nella quasi assenza della maggior parte delle stigmate isteriche, con fenomeni che simulavano totalmente una lesione organica del cervelletto da convincere p er questa diagnosi il vario numero dei sanitari, che l'avevano precedenteménte esaminata, sia stato possibile solo coll'uso di quest'apparecchio lumeggiare l'abbastanza oscuro quadro fenomenico. Così resulta chiara l'utilità di questo strumento, che al modico prezzo e alla facilità d'uso accoppia vantaggi non indifferenti per la precisione e praticità dei resultati che se ne ottengono. ' Da. · quanto sopra. emerge, che il perito potendosi trovare non solo da. vanti ai soliti casi di simulazione e dissimulazione, ma nello stess<> modo come i consulenti delle società d' assicurazipne, maestranze ed affini, di fronte anche ad un certo numero di malattie professionali e di lesioni determinate da infortuni·, dovrà imparare a conoscerle e a T"al uta.rle, lo che non o-li sarà. possibile .di fare se non con l'uso di • t:> ' mezzi appropriati. L'esame in simili casi dovrà essere condotto con tecnica speciale, con ~etodo scrupoloso ed esatto e per mano di periti che conoscano bene iJ. meccanismo d'esame, in modo che non lascino trapelare o esilV =

R

+

+ +


350

SIMULAZIONE E DISSIMULAZIONE DELLA SORDITÀ, ECC.

tanze d'indagini o contrarietà di resultati; onde non avvenga, che dopo un succedersi di esami l'individuo col:I!inci a. conoscere quel tanto di tecnicismo, cha forse prima non conosceva, e di cui può avva.nta.ggiarsi nella sua. resistenza ad oltranza. Il possedere squisitezza. di modi nei rapporti con l'esaminando, conoscenze scientifiche complete e sicure sul caso che si offre alla sua. osservazione, ricchezza di mezzi diagnostici idonei mettono il perito in grado di affrontare con tutta sicurezza ogni difficile giudizio e di regolarsi con scienza. e coscienza nelle conclusioni finali.


3iil

RAPIDISSmiO ~IETODO DI DIAGNOSI DELLA 1\INOSTENOSI Per il dottor Pietro Casali, tenente medico

La maggior parte dei rinopazienti batte alla porta del rinologo quando le vie nasali sono chiuse o quando diventano imponenti gli effetti della respirazione difettosa. Spesse volte questa dannosa consuetudine è un portato della ignoranza degli ammalati, ma ben sovente la colpa è dei medici generici, i quali o trascurano di praticare gli esami rino-faringoscopici per mancanza di tempo e di strumenti: o non danno all'ostruzione, che è il fenomeno più frequente nelle malattie nasali, quella importanza in rapporto alla patologia generale dell'organismo che la scienza ufficiale ha oggi riconosciuto e s11.nzionato. Non è qui il momento di esibire la intera falange di disturbi e di alterazioni cui l'impedita r espirazione nasale può dar luogo, e che dalla secchezza della· gola allo svegliarsi, dai fenomeni più semplici -e di solito incomprensibili al paziente per rapida marcia conduce per gradi ai più alti disturbi della circolazione, alle cefalee violenti e persistenti, alle vertigini, alla depressione psichica fino ad una vera perturbazione delle idee, all'impotenza ad un lavoro mentale (apro-

sexia.), alla diminuita resistenza contro le eccitazioni del sistema. vasale, alle nevralgie parossistiche, al « pavor nocturnus • , all'enm·esi per rilasciamento riflesso dello sfintere della vescica, all'epilessia rinogena, alle dac;iocistiti purulente e svariate malattie oculari, alle deformazioni del torace, alle cloroanemie, alla sordità, alle i nfezioni generali, alla morte per cachessia dei lattanti che, bisognosi di respirare colla bocca poppando, rifiutano fatalmente il seno o il biberon . E si perviene ancora alla ostacolata circolazione della base del -cranio pel ms.ncato effetto evacuante sulle vene etmoidali e per esse .sul seno longitudinale e sul plesso cavernoso, dando così nelle meningi iperemie venose talora gravi, e spiegando quei fenomeni cerebrali seguìt.i talora da morte, su cui stende un pietoso velo la diagnosi di motu, proprio del. medico perplesso ! E buona cosa però far noto a. chi lo ignora e insistere con i dubbiosi, che gli stessi pericoli cui si va incontro essendo affetti da ostru-


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RAPIDISS iliO METODO DI DUG:'\OSI DELLA RINOSTENOSI

zione nasale si corrono, quantunque un po' piu limitati, quando l'ostruzione nasale non è completa, e noi per tacere di più gravi malattie generali siamo in grado di assicurare che molti bambini sono affetti da gravi disturbi auricolari, oculari e cutanei di difficile guarigione per il semplice fatto che ?·espirano male dal naso. I nfatti quando l'otturamento nasale non è completo la. tuba eustachiana si apre lievemente e permette la ventilazione dell'orecchio medio; ne consegue che i bambini soffiandosi il naso fortemen te nel decorso di catarri o di esantemi facili in queste condizioni, si producono degli stati iperemiC'.i dell'orecchio medio, e venendo talora direttamente introdotto materiale infetto dalle secrezioni nasali, insorgono otiti me.die, e in seguito alla propagazione dell'infezione si possono avere quei disturbi oculari e cutanei che non guariscono anche se curati, come q uasi ;;empre accade, con tutt e le regole dell'arte.

Sono appunto queste incomplete stenosi le meno avvertite dai pazienti, le pii1 trascurate dai parenti dei bambini, le meno diagnost icate dai medici per mancanza di tempo o di istrumenti necessad. Molti metodi vanno per la comune per giudicare della. maggiore o minore pervietà. del naso, alcuni più o meno bnoni, altri praticabili solo in clinica e non rispondenti alle esigenze della pratica. Nessuno è indenne da gravi cause d'errore e sono tutti fondati sulla espirazione. mentre il metodo che noi proponiamo è fondato sull'inspirazione e può quindi ser vire da unico esame o come controllo anch~ in quei casi in cui un corpo solido (corpo estranoo, polipo, ipertrofia delle mucose ecc.) occluda la coana a guisa di valvola, in modo da precludere la. via all'aria. solo o prevalentemente nella espirazione o nella inspirazione. Alcuni comprimono con un dito un'ala. nasale contro il setto o fann(} pr aticare questa manovra al paziente che poi deve respirare per la cavità rimasta libera per dare l'idea della assoluta impe~vietà o del maggiore o minor grado di stenosi secondo la tonalità. del rumore che fa n el passaggio l'aria, rLlmore di soffio tanto più basso quanto più è pervia. la coana.

Secondo il nostro modo di vedere, oltre che in questo metodo appare causa di errore il fatto che dovendosi praticare l'esame per una ca>ità. nasale alla volta la pressione digitale del medico o dell'ammalato può meccanicamente indurre delle modificazioni di diametro nel lume di respirazione, v'è a notare che ben spesso essudati o croste che trovansi nella. coana. mutano la. tonalità del rumore di soffio, traendo in inganno l'ossen ·atore, il quale dEiva anche tener conto che trattandosi di tessuto erettile !"ostruzione può variare di considerevole g rado ad ogni momento.


RAPIDISSBIO METODO DI DIAGNOSI DELLA RINOSTENOSI

353

l

Zwaardemaker pone contro al labbro superiore uno specchio frontale concavo e dopo aver fatto inspirare profondamente l'esaminando,

lo invita ad espirare. L'aria che esce carica di vapor acqueo incontra la superficie gelida vitrea e vi si deposita sotto forma di piccole goccie di vapore condensato, in forma di due chiazze a farfalla, dalle cui dimensioni si ritrae l'idea del volume della colonna d'aria che ha attrav,e rsato ciascuna cavità nasale. Ma a parte la lontana approssimatività a cui si può pervenire con tal metodo, questo ha anche il difetto di essere alla mercè della temperatura dell'ambiente, che le chiazze di vapore scompaiono rapidamente, che non è pratica neppure la modificazione di spargere di polvere la superficie del vetro affinchè l'umidità ne fissi i granelli e le chiazze divengano più visibili, e poi ohi ha

a disposizione uno specchio frontale ha molto probabilmente a portata di mano uno speculum nasale e la capacità di giudicare colla vista lo stato della coana meglio che con le macchie fuggenti. Cou·rtade nel 1!)02 modificò il metodo Zwaardemaker collocando sotto il na::.o e davanti alla bocca due lastre di vetro e fissando rapidamente le dimensioni delle chiazze respiratorie appoggiando alle superficie vitree dei foglietti di carta cosparsi di polvere di safranina. o di tannino misto a sali ferrici, onde l'umidità macchia la carta nella superficie corrispondente alle chiazze. A. Jacobson nel 1899 enunciò un suo nuovo metodo consistente nel fare espirare dall'esaminando dalle due narici in vasi di vetro graduati ricolmi di acqua e capovolti in recipiente contenente un liquido. Il nostro metodo non offre alcuna difficoltà tecnica, non abbisogna di istrumenti, di meccanismi, di aiuti altrui e lo può usare anche un profano, ponendosi avanti a una specchiera, quantunque il solo medico, per la propria esperienza potrà formulare un giudizio veramente esatto del grado di rinostenosi. Ecco come si procede: Il medico, dopo aver guardato attentamente la forma esterna del naso dell'esaminando, si pone a lui di faccia e lo invita a chiudere la bocca e ad inspirare fortemente l'aria dalle narici. Se le coane sono normali, vedrà 1e pinne nasali addossarsi a1 setto in ambedue le parti e il naso in una parola restringersi. Se la rinostenosi è monolaterale vedrà dalla parte pervia la pinna nasale addossarsi al setto e la narice chiudersi; dalla parte stenosata invece o la pinna e la pA.rete nasala resteranno immobili e allora la stenosi sarà completa, oppure si avvicineranno al satto più o meno a seconda del grado di steoosi. 113 -

Giornale ai meaicina militare. -

F'a~c. V.


8j!

RAPID!SSDlO METODO DI DlAGlWSI DELLA RJN'OSTENOSI

Se la rinostenosi è bilaterale le pinne nasali non collabiranno mai col setto, e a questo si avvicineranno in differente misura a seconda del maggiore o minor grado di stenosi preponderante o a destra o a. sinisera, tenendo come norma insomma che più la stenosi è forte, meno la pinna nasale si aderge al setto e la narice resta. sempre più aperta.

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Sarebbe quindi desiderabile che t utti i medici generici, specie chi co me~ pure gli ufficiali medici nelle operazioni .di le va e· neJle visite delle reclute ai corpi, adottassero questo nostro metodo che, specie per chi ha l'occhio addestrato, unisce al pregio di una grande sicurezza diagnostica quello di una rapidità. eccezionale d'esame. ed è appunto nelle suddette speciali circostanze che io e colleghi distintissimi, a cui raccomandai la prova, ottenemmo risultati veramente molto apprezzabili. è deputato alle visite di comunità scolari,


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISrrA MEDICA G. B BuRzAGLI.- GU a ltlml s ta4t sall& ta.beroolosl polmoa&re. - (Rivista critica di clinica medica).

Le conclusioni del Baccarani, appoggiate dalle successive ricerche dello Cbauvain, sull'esistenza di un certo rapporto fra lo stadio o il decorso in genere di una tubercolosi polmonare e le note variazioni morfologiche presentate dal bacillo di Koch all'esame microscopico dello sputo, non sono confermate dagli studi del dottore Tumminia sull'espettorato di 50 tubercolosi, nei quali egli, tenendo conto della data d'inizio, dello stadio della malattia e del grado delle lesioni polmonari, constatò l'abituale prevalenza delle forme lunghe granulose sulle altre: anche nei pochi casi da lui osservati in cui i bacilli omogenei od i granulos i corti erano i più numerosi, non esisteva alcun rapporto tra la forma clinica e la forma dei bacilli. Rimane assodato soltanto che il numero di essi diminuisce se si verifica un miglioramento, anche temporaneo. Era. nota dagli studi di Bartel e Neumann l'a<!ione attenuatrice che esercita in vitro sul B. di Koch la polpa della milza e delle ghiandole linfa ticbe; essa però non impedisce- a quanto è risultato recentemente dalle ulteriori ricerche del Neumann stesso e di Hartmann - che i detti organi vengano rapidamente invasi dal germe, se esso è iniettato nell'animale per la via endovenosa, mentre si è riscontrata. la refrattarietà. delle ovaie ed assodata. quella del fegato, già. segnalato da Maffini e Sirleo come un organo capace di attenuare la virulenza dei bacilli tubercolari iniettati per la vena Porta. Quanto al pulmone, la sua spicèata disposizione alle prospere localizzazioni del B. sarebbe dovuta, più che alla ricchezza della rete vascolare, alla grande quantità di ossigeno che il germe trova in quest'organo a propria disposizione. La teoria del Weigert sulla pa.togenesi dt>lla tubercolosi miliare, che consisterebbe in una improvvisa invasione di numerosi bacilli nel circolo da un focolaio preesistente, è oppugnata dal Ribbert, il quale, bas andosi soprattutto sul fatto che i tubercoli milia.rici presentano varia grandezza e fase di sviluppo, opioerebbe piuttosto per una. penetrazione lenta, ma. co11tinua dei bacilli, provenienti in speciaJ modo dal progressivo disfacimento di eventuali tubercoli dell'intima dei vasi arte· rios i pulmonari. Fra le cause più frequenti di trasmissione, il Bernheim segnala la lavatura delle biancherie infette, che d'ordinario si pratica senza la previa. necessaria. disin· fezione e trascurando di tenerle a parte dalle altre non infette; ne è prova l'alt..... percentuale di tubercolose che si riscontra. fra le lavandaie. Sull'importante argomento della diagnosi precoce, è menzionato il recente metodo p roposto dal Boeri, consistente nel massaggio degli apici eseguito coi pollici ap· plicati nelle fosse sopra.clavicolar i; operazione che permette, se praticata contem· por a.neamente nei due lati, di rilevare una più squisita dolorabilità dell'apice in· fer mo, mentre col favorire il passaggio della. secrezione dagli alveoli nei bronchi,


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RIVISTA MEDICA

fa apparire even tualmente dei rantoli o crepitii, là dove in antecedenza l' ascoltazione non poteva riscontrarli. Un nuovo s intoma, segnalato dal Longo, consiste in un rumore dolce e continuo~ in tutto simile al rumore di trottola che si ascolta s ulle giugulari, e che si rileva all'ascoltazione dello. regione scapolare dal lato del polmone leso. Esso é appunto~ secondo il Longo, il r u more di trottola che verrebbe trasmesso dal tessuto polmonare infiltrato e reso q uindi miglior conduttore del suono che si produce nella vena~ la quale è a contatto più o meno diretto con la superficie anteriore dell'apice. Ed infatti questo segno si riscontra appunt o in individui oligoemki, nei quali il rumore di trottola si può rilevare direttamente sul bulbo della giugulare. Oltre ai gangli tracheo-bronchiali, peri-ed interbronchiali, hanno importanza per la diagnosi q ueili intrapolmonari che accompagnano i bronchi fino alle ramificazioni di quarto ordine. Secondo Piéry e Jacqutls, essi sarebbero tanto più ing rossati quanto più grave é il processo morboso; si rilevano soltanto con l'esame radioscopico antero- posteriore del torace, sotto forma d i una linea scura diretta con legg iera obliquità. in basso ed in fuori, a lato della colonna vertebrale. Il Fagart, infine, ha annunziato un nuovo mezzo per giudicare se una pleurite siero-fibrinosa primitiva sia o non d i natura tubercolare (se quindi esiste o meno· una tubercolosi pohnonare latente). basato s ul fatto che la pressione arteriosa si riscontra costantemente abbassatd. nelle tubercolosi incipienti del polmone ed anche nei casi in cui una pleurite s i manifesti\ durante il corso di una tubercolosi polmonare già riconosciuta. Siccome nelle pleuriti cosidette p7'imitit;e la pressione si riscontra a. volt(j normale ed a volte abbassata, appare logico conchiudere in questo secondo caso per l'esistenza di una tubercolosi latente del polmone. Un'importanza anche maggiore acqu ista lo studio della pressione sanguigna per rispetto a lla progoosi. Con ricerche recenti il dott. Boschi ha potuto infatti pienamente confermare le già note conclusioni del Potain. Mai nel tubercoloso vi è ipertensione, bensl quas i sempre ipotens ione, e tanto maggiore quanto più grave è il processo: e nei casi ove la pressione si riscontra normale , s i può conchiudere, se non proprio per un arresto, per lo meno che ai fatti distrutti si a ccompagnano e non di rado in prevalenza - dei notevoli processi di sclerosi. È degno di menzione, nel capitolo della cura, il costante successo che il Pouliot . afferma di a ver ottenuto col nitrito di amile per arrestare l'emottisi. Se ne inalano 1-2 gocce versllt e su di un fazzoletto. Nel tempo stesso - consiglia il Neumannsi raccomanda l'astensione, quale p rofi lattico, dalle copiose ingestioni di liquidi, tanto più che l'emottis i coincide n on di rado con una eleva?.ione abnorme della pressione sanguigna. Bosco.

Contribu to &llo •tndlo dell'etiolog ia e dell& pa togene• l de l reu-matl•mo artlool&re oronloo. - (n Morgayni, gennaio-febbraio 1908;.

GENTILI. -

L'argomento del reumatis mo a1·ticolare cronico è s tato molto s tudiato, ma è ancora poco conosciuto; tanto che fino ad un tempo non molto lontano. s i raccoglievano sotto tale denominazione le piu svariate lesioni articolari e perinrticolal'i purchè avessero un decorso cronico. . Presen temente, basandosi sul dato etiologico, dal ceppo comune del reumatismo articolare cronico sono sta te sta ccate le lesioni articolari e peria.rticolar: consecu tive a nHLlattie infetti ve (tifo, piemia, blenorragia ecc.); quelle che hanno relazione colla gotta o con intossicazioui di veleni esterni (piombo, arsenico, mercurio); ed


RIVISTA MEOIOA

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-infine quell~ che si accompagnano con alcune malattie del sistema nervoso (tabe -dorsale, siringomielite, emorragia cerebrale, nenriti). Malgrado tale separazione rimane sempre una. quantità grandissima. di artro· patie che è difficile classificare, attenendosi al solo conce't to anatomo·patologico o -clinico, poichè il reumatismo articolare cronico non è una forma morbosa stabilita e fissa., ma l'esponente di diversi dati etioliogici capaci di dare lo stesso qua· <ho clinico t~d anatomico. È stata perciò t entata una classificazione basata sulla ezio· logia, ed i reumatismi articolari cronici sono stati divisi in qnelli che sono con· secut1vi a reumatismo articolare acuto, in quelli che sono in connessione con stati dis crasici, e final mente in quelli cbo con molta probabilità dipendono da. lesioni non ancora dimostrate del sistema nervoso centrale o pel"iferico. Vi sono poi delle forme croniche di artropatie che non possono essere comprese in nessuna delle tre categorie descritte, avvicinandosi ad una per certi caratteri ..ad un'altra per altri, e scostandosi da tutte per caratteri propri. Queste formano il gruppo misto delle artropatie croniche e rappresentano il punto più oscuro di questo argomento già molto a1·duo per sè stesso. Ad ogni modo la classificazione eziologica è quella che oggi è universalmente accettata. Circa alla sintomatologia tre forme di artropatia cronica danno q uadri clinici bene distinti, cioè: il reumatismo cronico deformante, quello consecutivo ad at· -tacchi .di reumatismo articolare acuto, e quello dipendente da discrasia urica, vale a. dire da una vera braditrofìa. A quest'ultima classe sono da. ascrivere : l'artrosinovite secca (Besnier), il reumatismo vago (Leveillé), il reumatismo cronico osteo· algico, la retrazione dell'aponeurosi palmare, le nodosità di Heberden, la compto·dactilia del Bouchard, (noduli che s i sviluppano ai lati delle a rt;.icolazioni falango· falanginiche in individui affetti da dilatazione di stomaco), l'osteo·artropatia iper· trofizza.nte pneumica, il reumatismo cronico nella nefrite interstiziale. Q•la.nto alla patogenesi, essa è facile ad essere compresa per il reumatismo ·cronico consecutivo a reumatismo articolare acuto; poichè è logico ammettere che in esso tutte le alterazioni morbose siano in rapporto coll'agente morbigeno in· fettivo che in primo' tempo ba determinato l'insorgenza dei fatti acuti. Più grave e controversa è la questione per i gruppi nervoso e discrasico delle .artropatie croniche. Tuttavia. non si è certamente molto lontani dal vero quando si asserisce che anche nella forma nervosa ba un'importanza non indifferente il fattore discrasico. Anzi probabilmente il fatto nervoso non è che una conseguenza -del fattore discrasico latente, in modo che questo gruppo di artropatie deve es-sere più limitato di quello che non s ia presentemente. Al contrario deve essere più ampliato il gruppo del reumatismo articolare cronico che trae le sue origini <!alle discrasie. GUALDI.

F. 1!ARl ANr. - Patogeneal e terapia delle ltterlzle.- (Il Tonunasi, n. 41908). Fra le varie teorie sulla patogenesi dell'itterizia occupa il primo posto in or· <ii ne di data quella. del Gubler, il quale emise l'ipotesi dell'ittero emafeico, dovuto -ad una distruzione dei globuli rossi del sangue producentesi sia nelle discrasie, sia. nel riassorbimento degli stra vasi emorragici. Tale ipotesi però ora non è più accettata dalla generali~\ degli osservatori. Ad essa dunque venne sostituita la teoria <ii Stadelma.nn, secondo la quale poteva prodursi ittero per aumentata. densità della bile, la. quale per tale fatto non poteva più scorrere liberamente nei vasi biliari. Oggi si ammette che itterizia. possa J>rodursi e per aumentata quantità di bile -e per difficoltato scorrimento di essa per le vie biliari. Generalmente l'ostacolo


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.tHVISTA ~U!:DlCA

al deflusso della bile è d'origine meccanica, quale un carcinoma dell'ampolla del Vnter, una compre::sione qualsiasi ese rcitantesi sui gt·ossi o sui più fini canali biliari. Ma esso può anche venire determinato da una infezion~; i batteri cioè, penetrA. ti nelle vie biliari, provocano l'insorgenza d'una colite catanale, e la produzione di uno zaffo mucoso che impedisce lo scorrimento della bile. Non deve necessariamente amn:!ettersi che tale za.ffo mucoso debba sempre formarsi nel coledoco; anzi molto soventi esso si trova nelle vie biliari più alte e ciò spiegu. i casi d'itterizia con feci colorate. Può anche avvenire che le tossine batteriche, ed i bacilli stessi giungano ai capillari biliari e vi determinino lesioni anatomiche tali da produrre l'ostruzione col conseguente ristagno ed infezione ascendente. Cado cosi la classificazione sistematica delle itte rizie in leggiere, medie e gravi, poiché la gravità di tale sintoma dipende dalla maggiore o minore integrità della cellula epatica.. Una patogenesi diffe rente da quella sopra esposta è da invocare nelle seguenti malattie: 1° nell'ittero infettivo O malattie di vVeil, probabilmente dovuta al bacillo del tifo; 2° nell'ittero dei neonati che oggi viene posto in r~lazione colle alterazioni del funicolo ombelicale; 3° nell'ittero emottivo da Oddi attribuito ad uno spasmo del coledoco, e da altri ad uno squilibrio fra la pres:;ione dei vasi sanguigni e biliari. Vi sono poi quelle forme d'ittero che insorgono in seguito ad avvelenamento per fosforo, piombo ed alcool; ma esse sono in rapporto coll'alterazione della cellula epRtica di cui è già stata fatta menzione. On tempo si parlava dell'ittero urobilinico, ora completamente d i'menticato; finalmente Liebermeister parla di un ittero catecbitico in cui i pigmenti biliari, appena formati, si versano direttamente nei vasi sanguigni invece di pas!iare nei canali omonimi. La terapia sarà, secondo i cas i, chirurgic·a o medica. Quando l'intervento operati vo non sia. ind ìcato, sarà da regolare la d i eta; se cioè non esiste Rcolia s i potrà permettere al malato un'alimentazione regolare mista, evitando le sostanze che hanno un potere tossico; se esiste acolia i grass i sarn.nno da escludere dall'al imentazione. Come cura medicamentosa sono consigliabili il bicarbonato d i ;;oda, il calomelano, le polveri dello Ziemssen, i clisteri d'acqua fredda, in dose di 1-2 l itri, r ipetute volte durante il giorno. GUALOr

Sulla. questione d ell'appen41olte da causa batterlo& e •peol&lmente da •treptooooohl. - (Wie/11.'1" medi~inische Wochenschri(t, n . 52, 1 907).

HADI. -

. Dacchè per mezzo dei lavori di .Kretr. noi abbiamo imparato rt conoscere l'infezione ematogena quale preva.lente cn.usa delle forme gravi di appendicite, spetta alla batteriologia decidere le molte e ancora controverse questioni su tale argomento. Haim, come in precedenti lavori, fa rii!:dtare che nei casi gravi di peritiHite è per lo più negli streptococchi che s i d~vono ricercare i piu virulenti eccitatori della malattia; nei casi leggeri, invece, q uesti sono i colibacilli. L'infezione streptococcica irrompe epidemica in cert.i mes i (aprile, maggio, ottobre, novembre). Essa manca completame nte in talune regioni. Haim vaglia le diverse opinioni dei medici su tal fatto. Chi osserva soltanto leg2:ere infezioni da bacterium coli non comprende radicalmente il caposaldo della. questione. E. CosTA. ==,..---,---.,.:

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RIVISTA DJ CHIRURGIA· GENERALE G. MI :>:GAZZTNI. - Contributo allo •tuc'llo ollnloo delle parall•l oon• eoutlv e alla raohl•tovatnlssas tone - (Ret:ue NeurolOtJique, Paris , 15 marzo 1908). L'A. riferisce il caso di un giovane che, operato il l ' maggio 1907 di varicocele, previa J'achistovainiz7.azione accusa per alcuni giorni cefalea. Esce dall'o· s pedale con guarigione per 1JTimam della ferita operatoria, dolori alle ginocchia, debolez?.a alle gambe. Tredici giorni dopo l'operazione compaiono disturbi oculari a s inis tra, poi a destro., sempre piu accentuantis i. Il 23 gennaio l'infermo presenta : oftnlmoplegia esterna bilaterale, completa a sinistra, pressochè completa a dritta : conservata la reazione pupillard alla luce e all' accomoda7.ione ; pares i del velo palatino, degli slìnteri delle palpebre, de i m. mastica tori e specialmente de l massetere sinistro; _ipoestesia s ensitivo-sensorinle a s inistra. La detta sindrome è apparsa acutamente, in modo lento progressiva, a tappe, e, a volte, remittente. Nessun muscolo è atrofico salvo il massetere sinistro che mos tra diminuita l'eccitabilità galvanica e farndica. Nulla a car!co del nervo ottico. Per tutto ciò, per altri particolari, speciaroente pei caratteri della ptosi, corrispondenti a quelli della paralis i bulbare as tenica. l'A. ritiene che il complesso sintomatologico corrisponda alla malattia conosciuta dopo Erb·Goldflam sotto il nome di miastenia grave TJSeudo-paralitica. La spessa ta.ra nevropatica ereditaria nei rami ascendenti e collaterali del soggetto o la presP.nza in lui di una leggiera. ipertrofia tiroidea confermano la diagnosi. L'A. es clude la diagnosi di paralisi bulba?·e at?·ofica (inizio acuto dell'affezione, paresi del facciale inferiore e dell'oculomotore mentre mancano l'at rofia e la reaz. deg. dei muscoli, assenza di ogni traccia di s pasmo nelle membra) i di sindrome isterica (caratteri della ptosi i manifes ta tens ione secondaria del m. frontale la quale tnanca nell'isteris mo nel quale non -si è mai osser vata una oftalmoplegia bilaterale pressochè completa e raramente s i hanno turbe bulbari ne tte come nel caso in parola) i d'oftalmoplegia o di paralisi o{talmobulba?·e d'o1·igiue tos.~i-in{ettiva in cui s i rileva esplos ione dei s intomi, appars i invece lentamente e con lenta progressione nel caso riferito, nel quale neppure si hanno paralisi pupillare e turbe atassiche proprie dell'altra forma. Vengono pure escluse la diagnos i di poliencefalomielite in cui sintomo capitale è l'atrofia musc. progr. con pronunciata diminuzk>ne dell'eccitabilità elettrica, indebolimento dc i rif:less i rot ulei; quella d i labe ereditaria (assenza di sifilide e di sintomi tabetici nei parenti, dei caratteri propri delle paralisi oculari tabetiche) ; que lla del tipo facciale deU'at?·ofia muscolare in cui, a parte l'andatura progressiva, sono risparmiati i muscoli della lingua e degli occhi (meno l'orbicolare) che sono i piu colpiti nel nostro caso. L'A., stabilita cosi la di~tgnosi di mi~tsteni a grave, ne attribuisce la genesi all'azione della s tova.ina per la comparsa quas i immediata di s intomi che possono considerarsi espres!'lione di una intossicazio ne del s istema nervoso (cefalea, vertigini); il periodo di latenza antecedente alla compA.rSa delle turbe oculo-rootrici trova riscontro nell'es perienza clinica: nella paralisi post-stovainica dell'abducente la durata d'incubazione oscilla tra nove e tredici giorni (Roeder, Landmann, Loeser, Muhsam, Feilchenfeld, Schoeler). Dalla. letteratura l'.A. rileva che a nche i n.


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RIVISTA DI CRIRURGIA GENERALE

spinali possono andare incontro a paralisi stovainica (Lang e Sanger), che certi elementi nervos i possiedono una speciale sensibilità di fronte alla s tovaina, che le vie dell'atti vitA riflessa sono all'azione del tossico più sensibili di quelle sensitivo-motrici. Il meccanismo d'azione della stovaioa s ui n." motori d el cervello, specialmente quelli oculari, è diversamente interpretato dai vari AA. (Adam, Landon, Salomonsohn ecc ) ma esso non si può neppure analogicamente enunciare, poichè i risultati d egli stud i microscopic i praticati sui centri nervosi dei miastenici pseudoparalitici sono t utt'altro che uniformi e quas i nessuno ha riscontrato evidenti alterazioni. Non potendo accordare nessuna importanza ai reperti del Marinesco (cromatolis i), di Buzzand (linforragie), l'A. accorda favore nll' ipotesi che la paralis i dei n. cranici sia dovuto ad un processo ne vritico che si propagherebbe alle cellule d'origine senza ivi produrre costautemeote lesioni irrepar11.bi li. A. Buc ciANTE.

Btsultatl 41 rioerohe r&dlografl.ohe di oalooll reaalt. - ( lVien.er Klinische Wochenscl!ri{t, dicembre 1907)

W . BLuM -

Premesso che per ott.enere d egli utili ris ultati diagnostici da radiografie d i calcoli renali occorre una tecnica inappuntabile s ussidiata da potenti apparecchi, l'autore conclude che la semplice ombra nel campo renale non presenta alcun valore probatorio se non è sus~idiat~t dagli altri mezzi diagnost ici, <;nali cateterismo dell' uretere, stereo-radiografia; radiografia dell' intestino allo stA.to .di vacuitÀ. e della vescica insufiata d'aria, che faranno scomparire qualsiasi dubbio sulla natura dell'ombra interpretata come calcolo. . D'altronde il ris ultato negativo della radiografia non indica affatto che debba assolutamente mancare il calcolo, giacchè, ad esempio, i calcoli d'acido urico puro o risiedenti in un rene colpito da pione(rosi o da idronefrosi, sfuggono completamen te alla radiografia. Presentando 1' infermo i sintomi di un calcolo renale unilaterale, non bastera radiog rafare il rene c he sembra malato, ma occorrerà sottoporre a simil processo anche il rene s uppos to sano, poicbè i sintomi possono esser dovuti ad un calcolo esis tente nell'altro rene, fatto comunemente conosciuto col nome di riflesso renorenale. • Trattandosi di piccoli calcoli, non dovrassi pensare alla nefrolitotomia se non dopo ottenute prec ise indicazioni radiogr~fìche, immediatamente prima dell' intervento ope rativo. G. BERNUCCI.

Coatrlbnto alla OODOII08DS& della &D&8tOm08l e delle supplenza f'nazloa&lt dal aervl, a proposito dl nn oaso dl parall•l perlferloa, oar&t& ool tr&pl• ato aerv·o•o. - ( Atti clella Soci età 11filanese d i •M edicina e Bioloyia, vol. I, 1906).

B OSSI e lAROINl. -

In una ragazza. di 23 anni gli AA. ebbero a diagnosticare una paralisi del f accittle di destra da otite media suppurata cr.o n ica cariosa. Siccome i dati dell'esame clinico e quelli elettro-diagnostici dimostravano che la paralis i non era comple ta gli AA. s i accinsero all'innes to del facciale collo spinale. Pe r anomalie anatomiche però non essendo s tato possibile avvicinare i due ne rvi senza reciderne uno, fu sezionato il facciale il più vicino possibile al foro s tilo-mastoideo,


RIVISTA DI OHIRURGIA GENERALE

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il l'estremità del moncone

venne immessa in uuR. bottoniera praticata nello spessore del nervo spinale. Em dopo ciò da aspettarsi la scomparsa di quella lieve contrattilità che era rimasta. nei muscoli della metà destra della faccia; invece con meraviglia. degli AA. tale contrattilità fu trovata eguale a quella che esisteva. prima dell'att-o operativo. Escluso che essa fosse dovuta. al trapianw nervoso, non restava. chtl da attribuirla al nervo facciale del lato opposto, il che venne confermato dall'esame -elettrico. Questo infatti mise in evidenza un fatto abbastanza strano, e cioè: che portando l'elettrode sul tronco del nervo facciale del lato sano si osservava nei muscoli del lato paralizzato una contrazione viva. associata a. quella che si pro-duceva. nel lato sano, e che la contrazione dei muscoli del lato paralizzato ottenuta in tal modo era più vivace di quella. che si produceva eccitando direttamente i muscoli. Per spiegare il fatto gli AA. ammettono come verosimile che in qualche caso -ed in certe epoche cl.ello sviluppo esistano delle anastomosi latenti f1·a i due nervi facciali non dimostrabili con nessun esame, ma. che pure in date circo~tanze possono assumere sviluppo sufficiente per creare delle vere supplenze funzionali. Praticamente poi è da. consigliare a chi vorrà intervenire chirurgicamente in -casi di paralisi periferica del facciale di ricercare prima se per caso l'eccitabilità -dei muscoli del lato paralizzato non derivi da una supplenza funzion1lle del fac·ciale del lato sano. GUALD!.

E. BARTB. - Sali& biologi& delle tonsille e aull'lndloaslone per l& loro aaporir.zlone. - (Wiene1· medizinische Wocliensclirift, n. l, 1908). Le tonsille non hanno soltanto il prezioso compito di filtrare materiali estranei -çome le altre ghiandole linfatiche, ma presentano anche u na corrente linfatica. diretta verso la superficie e destinata alla eliminazione, non solo di linfociti, ma anche di germi d annosi. La frequente infiammazione della superficie della tonsilla si deve perciò considflrare non come infezione della superficie stessa, ma -çome espressione d'una infezione secondaria portata dalla corrente linfatica verso l 'esterno. A causa di sifl'atta accresciuta funzione la tonsilla si ipertrofizza. Mal.gra do ciò, non vi sarebbe alcun ostacolo ad allontanarla se la sua grossezza provocasse dei disturbi locali. Se poi essa contenesse focolai necrotici o ascessi la sua .asportazione si renderebbe incondizionatamente indispensabile per impedire il pericolo dell'infezione generale. E. CosTA.

G. SCBLEICK. - 011ra delle ferite con una ml•cel& di cloroformio ed alcool. - (Allgentein.e medie. Zentral-Zeit'ung, dicembre 1907) . Da lunghissimo tempo e con pieno successo l'A. adopera nella cura delle ferita miscela composta di venticinque parti di cloroformio e settantacinque di alcool. Tale medicazioJ!e si basa. sul concetto che il cloroformio combinasi con le materie albuminoidi delle ferite formando dei compos ti inattaccabili dai bacteri, mentre scioglie le sostanze grasse la di cui decomposizione forma un ambiente dei ]>iù propizii allo sviluppo di elementi settici. Tale miscela viene sopportata benissimo dai tessuti d'ogni specie e viene applicata mediante tamponi che doVI·annosi spremere completamente prima di metterli a contatto delle ferite. Essa può riuscire parimenti utiliss ima nella disinfezione chirurgie~> delle mani dell'operatore. G. BEn:-;uccr. Ullll.


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RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE Ulteriore contributo alla questione 4elll. foaf&turla n el blenorra.gl ot. - ( Wiene1' me<lizinische Wochenschri(t, n. 48, 1907).

Dr. M. ÙPl'E:SI:IEtM. -

L'A. ha per mira di segnalare un nuovo fattore per la spiegazione della frequenza della così detta fosfaturia nei blenorragici. Dall'osservazione che alla prova dei due bicchieri si danno spesso differenze nella quantità dei fosfati, cioè nella intens ità dell'intorbidamcnto, che si rischiara. all'azione dell'acido acetico, dift'erenze talvolta cosi notevoli che, a una prima parte di urina chiara, ne può seguir& una seconda torbida per fosfati, o viceversa, egli ne in ferisce che ci troviamo davanti a una contraddizione palese colle attuali teorie sul modo di originarsi della fosfaturia. Infatti, tanto accettando quella che ammette una nevrosi di secrezione dei reni, come sintomo singolo di una nevrastenia generale, con o senza connessione di causa colla gonorrea, quanto quella che la fos faturia dipenda da un riflesso pe· riferico proveniente dall'uretra malata, non si riesce a spiegare perchè l'urina non debba trova•·si unif.:>rmemente torbida in vescica. Nè s i può spiegare la differenza dell'intorbidamento col fatto dalla sedimentazioue in vescica, perchè l'aumento di esso concerne ora la rrima, ora la se conda porzione di urina. l\la altt·i dRti stanno contro l e anzidette teorie. Cosi si riscontrano ca si di chiarati di fosfaturia senza tracc ia di nevrastenia sessuale o genen .le, come d'altro canto s i osserva lo scomparire d'un' urina fosfatica alla completa guarigione d'uua blenorragia, senza cha una nevrastenia in atto si sia m igliorata. Infine, la fosfaturia ne lle donne, che sono in genere più nervose, è assai piLI rara che nell'uomo. Quando in un' urina la reazione diventa alcalina, il fos fato ac ido terroso solubile si ca m bia in fos fato basico insolubile, donde l'intorbidamento, fosfaturia. Ma come succede tale alcalinità? B isogna pensare ai prodotti della blenorragia, alle secre?.ioni, cioè, dell'm·etra e delle s ue ghiandole e sopratutto a quella della pros tata malata. che hanno r eazione alcalina. Specialmente impressi restarono all'A. i casi di fos!'aturiR, in c ui alla fine dell'atto della minzione venivano emes'li piccoli fram menti cretacei e ammassi ripiegati, che avevano forte reazione alca l ina e che, mescolati all'urin a, potevano ce1·ta mente determinare una diminuzione della sua reazione a c ida. Lll prec ipitazione, poi, dei fos fati per mezzo dell'aggiunta all' urina. di secreti, che hanno reazione alcalina, dipende dalla reazione e quan· titl\ dell'urina, dalla reazione e quantità del ~ecreto addizionato e dalla tempem.turn.. Per cui la precipitazione dei fosfat i è meglio favorita quando la mescolanza dell'urina e dei secreti avviene alla tempe rat ura d el corpo, che non più tardi in vitro, quando i d ue liquid i s i s ien o completamente r a ll'redd ati. Ciò esposto, l' A. pa'<sa :\Ila secon da pa rte delle sue indagini e vaglia l'ipotesì se una parte dei casi di fosfaturia nei blenorrag ir:i non possa forse dipendere da un aumento di eliminazione del calcio, cioè da una calciuria, come sos tiene Sendtne r. A tale scopo procedet t e all'analis i qua ntitativa di dieci casi di urina fosfatica in gonorroic i, mettendoli a confronto con altri tre di urina normale. Determi n ò con rigoro3a esattezza il \'Rlore lin1ite mass imo e minimo del calcio,


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del magnesio e dell'acido fosforico. Senza escludere, a priori, in qualche raro caso la possibilità "d'una calciuria, nei dieci casi da lui esperimentati non trovò alcuna e~senziale differenza nei rapporti delle sostanze minerali, rispetto alla normale, epperciò deve conchiudersi che la fosfaturia nella blenorragia altro non è che la necessar ia conseguenza d'una reazione alcalina dell'urina, la quale così si spiega: L'urina nei blenor ragici, per il regime dietetico ch'essi assumono, astenendosi da cibi piccanti, a romatizzati e acidi, bevendo spesso acque minerali alcaline, a dottando un vitto molto vegetale, viene ad avere notevolme nta diminuita la sua acidità, se pure non è resa addirittura alcalina. Come tale, incontra in vescica e nell' uratra i prodotti della blenorragia, che sono secrezioni catarrali a reazione alcalina e con esse si mescola alla temperatura. del corpo, donde più forte aumento ancora della sua. alcalinità e precipitazione dei fosfati alcalino-terrosi in modo corrispondente al grado della stessa. E . COSTA.

Dott. F.nlCKE. - To••ldermla ooa•eouttva aU'azloae del raggi ROatgeD. (Wiener medizinische Wocllenschri f't, n. 8, 1908). L'A. si sente autorizzato ad ammettere che in un cnso da lui osser vato si trattava di uno. tossidermia consecutiva all'azione dei raggi R ontgen, caratterizzata da un esantema psoriRsiforme con ipercheratosi palmtne e piantare. Gli effetti generali consecutivi ali e irradiazioni coi raggi Rontgen, dacc.hè s'intraprese la rontgenoterapia degli organi interni. divennero notevolmente più frequenti. Quale causa è da ritenersi il fatto che per tali irradiazioni si usano quasi esclusivamente, tubi duri, che danno raggi duri, epperciò la. maggior parte dei raggi che hanno azione supe1·6ciale vengono ad esser filtrati dalla lamina di stagnola.. Si può ben cosi immaginare che si provocano profondamente delle alterazioni, delle quali difficilmente si può renders i conto e per le quali manca il controllo per mezzo dell'osservazione della cute. E. CoSTA.

G. ARNING e H . KurN.- IUoeroa •olleolta e pratloa della •plroohete pallida ael movimento d'ua graade •pedale. - (DetttscTte medizinische lVochenschrift, settembre 1907). Gli AA. ricercarono metodicamente la spirochete pallida in un nume.ro grandissimo d'infermi dell'ospedale A"enerale di Amburgo, cercando di dare alle loro ricerche un reale valore diagnostico. semplificando contemporaneamente, più che fosse possibile, la tecnica operatoria. Pertanto essi consigliano di ricercare la s pirochete in malati che mai nbbiano s ubito alcun trattamento di mercurio o d'iodio, mentre gli elementi sospetti saranno previamente accuratamente puliti con un tampone d'ova tta i mbevuto d'etere di petrolio, raschiandoli quindi con un vetrino in modo da raccogliere del sangue o del siero mescolato 1\ sangue. La presenza. del sangue è assolutamente necessaria. Talvolta gli AA. t1·ovarono 1'pirocheti nelle •1lcere dure guarite penetrando cÒn un bistori fino a mezzo centimetro di

profonditi, mentre gli strati J!Uperiori non ne presentano affatto. Fatto, della sierositl\ mista a S1mgue, un preparato. questo verrà colorato col processo rapido Roux-Preis, consistente nel versare quattro o cinque volte, sul vetrino porta-oggetti, alcune goccio della seguente mistura: Acqua distillata . . . . IO centimetri cubici Soluzione di Giemsa . . 10 a 16 gocce, riscaldando ogni volta ~eggermente. Il prepa rato verrà montato con olio di cedro ed osservato con obiettivo ad immersione.


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RlVI Sl'A DI MEDICINA LEGALE

Per ricercare le spirocbete vi;enti, g li AA. depongono su d'un vetrino porta· oggetti una goccia di soluzione fisiologica. di cloruro di sodio, prelevando poscia dall'ulcero sospetto, con ansa di platino, una goccia di sierosità Sttnguinolenta, mescolandola alla goccia fisiologica. Si ricopre il preparato col vetrino copri-oggetti proc urando non vi restino bolle d'aria, lutandone quindi i bordi con paraffina. Gli AA. poterono conYincersi esser veritiera l'asserzione dell'Hoffman.n che s imili preparati, conservati nt~ll'oscu rità ed alla temperatura della. stanza, potevano durare in vita fin quattro settimane. Dovendo ricercare le spirochete nei tagli, adoperarono il metodo di Le'l"aditi. Ottennero i seguenti risultati : Le$ioni primitive esaminate H l), risultati pos itivi 136. Les ioni second:u·ie . 2-!7, ,. ,. 235. Fra. i malati esaminati, 32 volte era impossibile la diagnosi clinica, e soltanto la scopet·ta della s pirochete permise d'affermare trattars i di s ifilide, ciò che ebbe -<:onferma col tempo. Invece in 18 ca~i dubbi, l'assenza della spirochete, fece far diagnosi di ulcera molle. L'ulteriore decorso della malattia confermò tal diagnosi, tranne in 2 casi nei quali l'appari~ione di manifestazioni secondarie di sifilide dimostrò l'errore ~ella primi ti va indagine. G. B&RSUCCI.

Bt•ultatl della cura colla laoe ultravioletta nelle m&lattle della pella. - ( ll'iener med izinische lYoch~nsclll·i(t, n. 48, 1907).

A. STJtAt;zs . -

Le esperie.uze dell'A. si basano s opra circa 800 casi di malattie diverse della pelle. S i può fare un largo impiego della lampada u ltraviolet ta, perché non porta effetti dannos i secondari, neppure la formazione di bolle e rénde cos i possibile l'irradia zione di gran di tratti di s uperficie. La s ua luce è assa i ricca. di raggi ultravioletti che banno una f;piccata azione terapevtica. Le malattie, secondo anche l'esperienza personale di Ehrmanu, in cui più si espl icherebbe un indubbio, benefico effet to curativo sarebbero : la p sorinsi, In pityria.~ is vetsicolor, l'eczetu:t cronico, l'ulcera perforante de l piode e l'alopecia areata. L'A. trovò, poi, che i raggi hanno la proprietà di penetrare traverso certe sostanze grasse e soluzioni, s icchè nella cur'l, queste potrebbero anche esser usate contemporaneamente. E. CosTA.

RlVISrrA DI MEDICINA LEGALE O. .l!'nANCK. - Ooat& oervloale o lnfort..nlo. schri{t, n. U, 2 aprile HIOS).

~Deut~clte

medizinische Wocllen ·

Riferi.-<ce il caso di una ragazza che nel tra<;po rtare in bilico sulla spalla sinis t n t. due rec ipienti pieni di latte, SCÌ \'Oiò e cadde riportando una contus ione nella reg ione del collo corrispondente. Seguirono intens i do'lori e senso di intorpidimento nell'arto superiore omonimo, s i c he venue ricoverata nell'ospedale, ove s i riscontrò una costola cerdcnle s inistra, contusione della medesima e les ione del plesso cer vicale. Poiché i distu t·bi aumentavano e si e rn manifestMa una notevole atrofia


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dell'arto fu eseguita l'estirpazione della costola mediante una ine~s10ne longitudinale fra il margine del m. cucullare e la v. giungulare esterna, e distacco successivo dei due estremi ossei dalla prima costa e dalla colonna vertebrale. Guarì· gione per primam. Qualche tempo dopo il suo licenziamento dal luogo di cura la paziente reclamò una indennità per l'infortunio. L'atrofia dell'arto era diminuita, ma non scomparsa, e perduravano in forma più mite i disturbi accusati prima dell'operazione. Poichè -la donna prima dell'accaduto notoriamente nulla sapeva della sua deformità, noa si poteva contenderle il diritto di tale richiesta. Nella perizia medicolegale fu espresso il parere che la esistenza di una costola cervicale costituiva bensì un'anomalia congenita, la quale per la sua ubicazione era esposta ai pericoli d i una lesione, ma che però la pazieu~. se non fosse sopraggiunto il trauma, sasebbe rimasta presumibilmente indenne da disturbi, come è occorso in altri simili casi. L 'indennità le fu accordata. Quantunque le costole cervicali nel corpo umano non siano una rarità, però i di· sordini funzionali che esse arrecano sono generalmente di poca entità., sicchè la massima parte dei soggetti sfugge all'osservazione medica. Così si spiega l'esiguo· numero dei casi citati nella letteratura; nel 1805 il Kuester ne raccolse 27; nel 1898 il Fick registrò 12 casi di operazione; in questi ultimi anni il numero è· raddoppiato. I sintomi sono di varia specie e in relazione colla posizione delle costole in pros· simità. della succlavia, del plosso brachiale e della pleura, e cioè lievi formicolii, senso di torpore all'arto, assenza del polso, ed anche gangrena dell'arto. Fra le cause che influiscono sulla. comparsa e sulla intensit(l. dei perturbamenti funzionali, che si associano a questa anomalia dello scheletro, una delle più importanti è il trauma. Karg riporta il caso di un soldato, che, dopo una fati-· cosa marcia, risenti dolori e intormentimenti nel braccio destro, dipendenti da una. costola cervicale contusa in.seguito all'attrito della cinghia dello zaino. Speciale interesse presentano queste complicazioni traumatiche nell'attuale periodo di legislazione dtlgli infortuni. Il caso già descritto è, secondo l'A.. il primoin cui viene avanzato il diritto ad una indennità. Loscax.

Ano& & •oatto. - (Bulletin de la soc. de. méd. militai?·efrant;aise, Parigi, n. 19 del 30 dicembre 1907 e n. l dello gennaio 1908).

PAGNIER e FERRATON. L

Il Pagnier, medico aiutante maggiore nell'esercito francese, nell'ottobre 1907 ha avuto occasione di osservare un caso della così detta anca a scatto (hanche à ress07·t),descritta per la prima volta dal Ferraton nel1905 e quasi contemporaneamente dal Guermonprez, e poi riscontrata ancora da qualche altro autore. Si tratta. d'un militare, già. meccanico, che molto prima del suo arruolamento, nel 1903, sarebbe caduto, a suo dire, mentre portava un peso di 120 chilogrammi sulle spalle, urtando con la regione glutea destra, nel tratto compreso fra il gran trocantere ed il sacro, contro delle lastre di pietra. Dopo tale traumatismo avrebbe potuto continuare il suo lavoro, lagnandosi solo d'un certo imbarazzo nel camminare e nella stazione eretta. Non s i manifestarono nè tumefazione, nè ecchimosi della parte, ma soltanto un curioso t1 strano fenomeno di scatto, apprezzabile sul trorantere nel movimento di semiflessioue del femore sul bacino. L'esame obbiettivo e quello radiografico sono totalme;te negativi. Tutti i movimenti sono possibili, 11111. durante la flessione a 46° della coscia, nella rotazione interna ed esterna e nel


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ritorno all'estensione, si produce uno scatto, apprezzabile con la mano e con l'udito, dovuto al passaggio d'una striscia fibrosa sul gran trocantere, allorquando questo passa sotto il margine del grande gluteo. Tale s triscia è compresa fra quest'ultimo ed il tensore della fascia lata. Il soggetto in esame può provocare volontariamente lo scatto in parola collocando la coscia in leggera adduzione: il fenomeno scompare nei movimenti passivi e durante la risoluzione muscolare. I l caso fu dapprima d iagnosticato per una lussazione recidivante dell'anca ed e importante di fronte alle q:1estioni odierne che tanto spesso ~engono sollevate per inde nnità civili o militari, in seguito a tmumatismi. Il Ferraton, medico principale di 2• classe, a propos ito della comunicazione del Pagnier, mette anch'egli in evidenza il fatto <'be il fenomeno in parola non è ÒO · vuto già ad una. les ione della giuntura coxo-femorale, ma ba sede invece nelle parti molli superficiali. Non dipende da una malattia delle borse sierose peritrocanteriche, non è uno scricchiolio, nè uno sfregamento, nè uno. crepitazione. Trattasi invece d'un vero scatto del grande gluteo sul trocantere. Kel caso da lui osservato, i l Ferraton lo credette dipendente da una soverchia lunghezza del collo femorale e da un' ipertrofia del gr·an tr·ocantere. Il Guermonprez, iu\"ece, nel suo soggetto, aveva trovato una speciale e ben netta rileva tezzn, una s pecie d i protuberanza, sul gran trocantero. Con tutto questo, peraltro. è sempre in facoltà del soggetto di produrre lo scatto a proprio piacimento, mettendo in contrazione volontaria il g rande gluteo ed il tensore. Ad ogni modo trattasi d'un disturbo Renza gravità, compatibile col servizio militare e coi vari: mestieri e che non può in alcun modo dare diritto a pensione O a indennità. PASSERA.

RIVISTA D,IGIENE GENERALE E BATTERIOL~GIA C. SroRzA. - La dl.f eaa contro la tuberooloal. - (Hivisla $intetica). <Cu,.linuoo.i•,ue e flue. •fili rase. IV. pall. ! 96).

La polvere delle città è la principale causa d'insalubrità. Essa fra vari germi morbosi può contenere i bacilli tubercolari, i quali penetrando con la respirazione nei polmoni, in date circostanze favorevoli, possono i vi attecchire e moltiplicarsi. I nostl"i polmoni sono costrutti per la vita natura!e, per la vita delle cam· pagne ; essi non sono abbastanza protetti contro la vita artificiale delle città. La polvere delle campngne e quella delle abitazioni sono essenzialmente di· verse; la prima è una mescolanza di residu i vegetali e minerali, sot toposti all'azione dei raggi del sole e lavati dalla pioggia. Essa non contiene germi morbosi; può essere molesta, ma non nociva. Cammin11ndo sulle strade polveroso non s i d i venta tubercolosi.


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La polvere delle città invece è ben diversamente temibile. Anche essa è un prodotto di consumo; consumo dei marciapiedi cagionato dai pedoni. delle carreggiate, originato dai ferri dei cavalli e dalle ruote delle vetture; continui residui minimi di vestimenta, di tappezzerie, di aiimenti, di fumo delle officine, di tutto ciò che non pesa quasi nulla, di tutto ciò che può essere sollevato da un soffio e che danza in moto continuo dalle stanze nelle s trade, da queste nelle stanze, e di tutto ciò che in questi movimenti continui si trova mescolato, rimestato, confuso coi prodotti organici animali od umani e cc•n quelli degli sputi dei tubercolosi, di altri malati e di sani, sparsi per ogni dove. Ma soprattutto le camere dei tubercolosi soprab bondano di bacilli specifici, che sono pure riversati sulle strade, quando si scuote la polvere da certi mobili, che sono per lo più spazzolati e battuti fuori delle finestre. A tali çause si aggiunga "la spazzatura delle case e delle strade allo stato secco e si avrà. una lontana idea delle impurità che sono sospese nell'aria che respiriamo. I nostri antenati, dirà alcuno, non prendevano le precauzioni, che ora ci cou· siglia la scienza ·e la salute umana non era in condizioni peggiori delle attuali. Ma in quei tempi la razza era più forte; la vita meno rude, meno febbrile, più sana; l'operaio lavorava in casa o in piccoli laboratol·ii e non beveva i va.rii ve· leni, il cui danno è adesso cosi chiaramente conosciuto. I n quei tempi l'Europa era spesso flagellata dal colera. e dalla peste, adesso quasi del tutto domate, e che. mietevano migliaia e migliaia di vittime nmane. Eppure quei liagelli paragonati all'attuale della tubercolosi si possono consideraro <:ome fuochi di paglia. E poi i nostri antenati erano scusabili, se rimanevano inoperosi davanti a. un pericolo di cui non conoscevano la natura, ma noi non avremmo scusa imitandoli, ora che conosciamo la causa e l'importanza del male, contro cui è necessario lottare con tutte le nostre forze e con tutti i nostri mezzi. Bisogna far conoscere a tutti indistintamente le leggi elementari dell'igiene, ma con tale mezzo si riuscirà soltanto a diminuire la diffus ione dei germi mor· bosi, non a sopprimerla. La polvere delle città sarà sempre terribile e perciò bisogna tentare di eliminarla. Esaminiamo se paratamente la polvere delle etrade, dei grandi stabilimenti, delle abitazioni. L a polvere delle straile si eviterebbe, se si avesse a disposizione una. quantità sufficiente di acqua per lavare i marciapiedi, le cnrreggiate, sopprimendone la spazzatura. Disgraziatamente però nella maggior parte dei municipii ora l'acqua e insufficiente per un tale servizio, e si stanno studiando diversi processi per economizzarla. Nei grandi stabilimenti, nei locali p'ubblici sono n ecessari provvedimenti energici per evitare che si sputi sul pavimento e che i recipienti, destinati a raccogliere gli escreati, non abbiano uno scopo semplicemente decorativo. l pavimenti <:aperti di mattoni, ma~tonelle di cemento o di bi tu me devono essere facilmente lavabifi. Le granate e le spazzole di piume devono essere soppresse, sostituendo ad esse pannilini umidi. Le camere delle abitazioni devono avere il pavimento impermeabile e facilmente lavabile, le pareti bianche e Jiscie, il tappeto amovibile, i mobili con ornamenti semplici. Un modello di tali camere fu messo in mostra all'espos izione del Congre3so dall'Associazione del To•ning Club. Il pavimento, ricoperto da mattonelle di cemento, o da linoleum, o da certi impasti con polveri di legno, o da


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assicelle di legno, deve essere liscio, uniforme, senza fenditure. L e pareti devon<> e3sere ricoperte o da pitture con lacca, o da carte liscie sulle quali non aderisca h polvere. Le tappezzerie, le ter;.de e i tappeti devono essere ridotti al minimo. Prima di occupare una casa · bisogna disinfettare, ad esempio col formolo, le ::.tanze e i mobili in esse contenuti. Le polveri devono essere eliminate con la lava.tura dei pavimenti, con pa.nnilini umidi, con spugne umide, o con encaustici · adesivi. Difficile è raggiungere la mèta, ma quando la vita umana ò in pericolo non esistono più difficoltà (Claisse).

*"'* La tubercolosi è per eccellenza malettia sociale. Solidali sotto la minaccia del contagio, dobl>iaÌno essere solidali contro di esso; d'onde l'esistenza delle societa di mutuo soccorso. L'igiene e la mutualitA si completano a vicenda. In Germania, ove la concordia fra i governanti e il popolo per la. lotta antitubercolosa è completa, ed ove 15 milioni di operai e contadini sono assicurati . contro l'invalidità, la mutualità. generalizzata prorluce ottimi frutti. Nel triennio 1896-18::19, su 315,806 invalidi e pensionati in Germania (dei quali -! 0 mila dell'età di 20-40 anni), il 13 p. 100 spettava alla tube rcolosi polmonare e su 100 individui riconosciuti invalidi all'età suddetta, 40 erano tubercolosi. Per la. cura. di 40877 tubercolosi e 14304 tubercolose le casse tedesche per la invalidità spesero dal 18tl7 al 1902 quasi 25 milÌoni di franchi. Con l'istituzione dei sanatorii le casse germaniche di assicurazione hanno ot· tenuto grandi vantaggi. perché, su 100 tubercolosi curati, 72 a 78 p. 100 sono migliorati in modo da ritoruare al lavoro. Dopo cinque anni dall'uscita dal sanatorio un terzo dei curati resisteva ancora. Con tali provvedimenti la Germania assiste, isola ed educa i tubercolosi. Completano o s ostituiscono il sanatorio altre istituzioni benefiche delle casse di malattitJ con l'assistenza dei tubercolosi incipienti, con la. cura di aria. nelle vicinanze delle città, con la. educazione dei loro pnrenti, con inchieste sullo state> delle loro abitazioni, con i loro pareri sulle questioni d'igiene pubblica. Le casse d'invalidità, dal canto loro, ha nno migliorato il loro sistema assistendo la. famiglia durante la cura del tubercoloso al sanl\torio, allontanando ~ fanciulli ancora. sani dai focolai contaminati ed avviandoli in campagna, o curando in tempo nei sanatorii infantili i fanciulli già. tocchi. La cura nei sanatorii è completata per opera. delle casse d'invaliditit. con soccorsi tmnsitorii, con le colonie agricole, con le istituzioni pubbliche e privat& che si adoperano pe r agevolare al tubercoloso la ripresa della. vita attiva., la ricerca di un impiego adatto e nello stesso tempo rimuneratore. In Germania inoltre s'is tituiscono dispeusarii an ti tubercolosi sul tipo di quello Calmette e concorrono alla lotta tutte le opere di assistenza municipali e' pri· va.te, si utilizzano i servigi delle sorelle della Croce Rossa, le quali divengon<> visitatrici e assistenti e pròpagatrici di consigli igienici, tanto nelle campagne cbe nelle città; s i modificano i policlinici ecc. Protezione e Yigilauza benefica si spiegnno a favore del tubercoloso aiutandolo quando è costretto ·a. lasciare il lavoro in tempo utile, quando disgraziatamente dive nisse di nuovo pericoloso. Le ca~se d'invalidità, a scopo sociale, rimet tono in circolazione a vantaggio degli operai assicu rati, una parte delle somme provenienti dai loro vp,rsamenti.


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Prestano perciò capitali alle società. per le abitazioni operaie, alle associazioni filantropiche di ogni specie, ai municipii e dipartimenti, che per mancanza. di danaro non possono continuare i loro lavori sanitarii. A tali scopi le casse, alla fine del 1903, avevano investito più di un terzo dei Joro capitali, cioè 457 milioni di lire, ripartite nel modo seguente : 87 milioni imprestati pel miglioramento della nettezza puhblica e per trasporti rurali, 147 per la costruzione di case operaie, 187 date ad imprestito ai municipii e alle associazioni per la costruzione di ospedali, sanatorii, per i lavori sanitarii e per le is tituzioni filantropiche di ogni specie; infine 36 milioni per costruire direttamente sanatorii, ricoveri di convalescenza. asili per invalidi, incurabili, ecc. QLteste ultime s pese dirette, come pure i 25 milioni versati dal 1897 al 1902 per la cura, non rappresentano più che un modesto impegno di fronte agli stanziamenti sociali sopra enumerati. Tali saggi provvedimenti influirono sulla diminuzione della mortalità per tubercolosi, cosiccbè mentre nelle città prussiane di più di 15,000 abitanti, nel periodo 1877-1886 morirono 350 tubercolosi circa all'anno su 100 mila abitanti, questa proporzione discese dal 1897 al 1901 a 2l8,7. In Francia, invece, nelle città di più 10 mila abitanti tA.!e proporzione è di 349,81 Le società frances i di mutualità dovrebbero perciò seg uire l'esempio della Germania. mettendo a disposizione degli igienisti le loro risorse. . Le società francesi e le casse germaniche sono aggravate pesantemente e inutilmente dalla tubercolosi ed il soccorso e l'esame medico dei malati è attualmente inefficace, perchè le società. intervengono troppo tardi e li assis tono troppo debolmente e per troppo poco tempo. Per rimediare a ciò occorre che la previggenza preceda l'assistenza, la profilassi la ~rapia. Non bisogna aspettare che il mutualis ta sia malato per accorrere in suo aiuto. Occorre che il medico divenga il consigliere più che il curante, scovando in tempo i malati incipienti, perchè siano curati o nei sanatorii, o nelle loro fa miglie, eotto la vigilanza e protezione dei dispensarii antitubercolosi. Per ottenere i fondi occorrenti è necessario un accordo fra le società pel se rvizio di riassicurazione antitubercolosa e l'accordo delle mutualità così organizzato con le opere speciali di lotta antitubercolosa, ad esempio, coi dispensarii. Le casse di riass icurazione antitubercolosa per ottenere utili e sicuri risultati dovrebbero aiutare efficacemente i dispensarii antitubercolosi nell'opera loro umanitaria. Un comitato regionale dell'alleanza d'igiene sociale dovrebbe servire quale mezzo d'unione fra le opere antitubercolose e la mutualità per le disposizioni relative alla cura dei tubercolosi. Una cassa di riass icurazione amminis trata dall'Unione, o dalle societa d: mutuo soccorso, od occorrendo dal comitato dell'Rlleanza si occuperebbe della ripartizione e riscossione dei contributi. Con tali provvedimenti le società, sollevate dal peso di soccorrere i malati, rivolgerebbero le loro forze e il loro denaro all'educazione igienica. alla nettezza, alle vacanze dei lorò fanciulli ed anche dei loro membri, al migliommento delle abitazioni e dell'alimentazione, e potrebbero fare un giorno della mntualità, costituita un tempo col comune pensiero di aiutarsi in caso di malattia, il mezzo per ecc.e llenza del mutuo soccorso contro la malatt ia. (Fuc;ter)

*~* Il sanatorio offre ai tubercqlos i sanabili, o capaci di. migliorare, le condizioni più adatte per la cura di aria, di riposo e di alimentazione, che e la sola veramente efficace: U -

Giornale di medieina m i litare. -

Fase. V.


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Quest-a cura deve essere incominciatn in tempo utile, eseguita con metodo con rigore, energicamente e per lungo tempo. Per guarire una tubercolos i occorre primieramente il ,·olere, secondariamente il volere per lungo tempo (Grancher). Un malato, l asciato a se stesso, anche sotto una direzione medica perfetta., molto difficilmente avrlt la forza di volontà neces:;a. ria. per eseguire. durante settimRne e mesi, scrupolo~ameute e senza interruzioni, il metodo di vita, al quale deve .;ottostare. se v uole l?alvarsi. D'onde la ragione di esistenza del san11.torio. cioè de lla casa d i cura in campagna, nella quale i malati, in grazia delle prescrizioni loro imposte e sotto l'iufl ueuza immediata J el medico, si curano metodicamente, regolarmente e pel tempo necessario. Pei tubercolosi ricchi ed ag iati non vi è discussione, il sanatorio ha dato e eontinuerà. a dare buoni frutti, ma pei malati appartenenti alle classi sociali meno privilegiate, le cose cambiano di molto. Per gl'impiegati modesti, per gli uomini che vivono di giorno in g iorno col l oro lavoro corrispondono bene i sa.natorii popolari. A Bligoy ogni malato paga lire 4,14 al giorno per cura e mantenimento com· pleto; negli os pedali d i PRrigi invece, un malato di medicina costa lire3,&0 a li re 3.SO al giorno; un malato di chirurgia, o una partoriente quasi lire 6 al giorno. La diffe· renza di s pesa mininaa ò tutt a a vantaggio del sanatorio popolare, o,·e la cura e l'nssis teuza sono senza confronto assai migliori di quelle dei grandi ospedali nelle cittil. ~[a n~i sanatorii non dovrebbero essere ammessi che i malati d i tubercolos i polmonare incipiente suscettibile di guarigione. Diagnosi precoce e cura precoce sono le due condizioni necessarie per !11. guarigione, ma non ostante tal i verità indiscutibli, a Bligny. su 313 tubercolosi rico· verati, 63 erano malati di primo grado, 67 di secondo e 183 di terzo. E dimostrato adunque che tnrdi s i risolvono i malati ad intraprendere la cura in campagna. Il sanatorio si può pMagonare ad una g rande casa di famiglia in campagna, ove, sotto la dire7.ione medica immediata, sono attuate tutte le norme igieniche e profilattiche necessarie a lla cura di aria, di riposo e di alimentazione. L 'infermo trova a Bligny tutti i conforti morali e materiali, superiori a quelli che potrebbe avere nella propria famiglia e prende paa·te, sotto l'amorevole vigi· .ùlnza del medico, all'at ti vitìt e al funzionamento d el sanatorio. I mal11.ti si levano di letto alle 7.30 e si coricano alle 21 (alle 20,30 nelle sere d'inverno). Le ore del giorno, fatta astrazione da quelle dei pasti, si ripartiscouo fra le sedute di cura a.ll'aria libera, le passeggiate e i passatempi rli versi. Le s~­ llute per le cure d i aria hanno l uogo sulle logge, ove i ma:ati, bene coperti e di· stes i sulle lunghe i'edie. trascorrono almeno sei ore al giorno; a quelli che facil· mente sono febbricitunti, si raccomanda un riposo anr.he più luogo. Il vitto si somministra in 5 pasti, cosi divisi; l" coluzioue 7,30, 2' colazione 10.30; prn.nzo ore 13 (minestra, tre piatti, fnatta); merenda ore 16; cena alle 19 (minestra, tre piatti, frutta'. Occorr e sopratutto 1\UIIIC nt~re la nntrizione del malato, la qual cosa. non s i ot· tiene con l'abbondanza d e' c ibi, tua cou J,, loro qualità, cioè con alimenti di facil e digestione ed a ssimilazione. A tnle scopo corrispondono bene i pasti numerosi e :poco abbondanti per non affaticare soverchiamente lo stomaco. Bis ogna determinare l'attivitil e la capacità dello stomaco di ciascun malato ed occorrando modificnroe il r c!gime alimt!ntare. Le stesse modificazion i individuali si applicano all'orario giorna l iero, all'ae:reazionc, all'ape rtura delle finestre, alle passeggiate, alle ore di cura, ecc. ecc.


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Inoltre il sanatorio educa il malato insegnandogli, teoricamente e praticamente <lome debba regola.r,si durante la cura per riacquistare la perduta salute e quali norme igieniche debbano guidarlo per conservarla ritornato in seno della propria famiglia. 'In tal modo quest'infermi, restituiti agli opificii, ai magazzini, alle famiglie di· vengono propagandisti coscienti della lotta contro il flagello. Nell'interno del sanatorio di Bligny si è costituita pure un'associazione dì amici, con borse di salute per evitare possibilmente agli usciti una ricaduta e per n1igliorare le loro condizioni igieniche ed economiche. Dal gioruo 8 agosto 1903 al giorno 8 agosto 1906 fecero la cura ed uscirono -dal sanatorio 48 malati di primo grado, 4-1 di secondo, 132 del terzo e si ottennero 94 esiti favorevoli. Eliminando dal computo quei malati, che si presentarono troppo tardi al sanatorio, e pei quali la cura non poteva essere più efficace, si ot· tiene una media di 69,12 p.lOO di risultati" soddisfacenti. Si può obbiettare che questi dati sono troppo rP.centi e perciò poco decisivi; però confortano le nostre previsioni quelli più antichi ottP.nuti nel sanatorio di Friedriohsheim e di Hauteville. Nel 1900 uscirono dal primo sanatorio 628 tubercolos i, cosi ripartiti: 1-19 di primo grado, 137 di secondo e 2-12 di terzo. Di questi 628 malati, sottoposti ad in· -cbiesta, erano in completa attività di lavoro 85 p. 100 di primo grado,63 p.lOOdi se· <londo,21 p lOOdi terzo. Erano incapaci rli lavorareregolarmenteGp. 100di primo grado 13 p..IOO di secondo; 9 p.lOO d~ terzo. Erano morti 7 p.lOO di primo grado; 23 p.lOO <li secoodo; 69 p.lOO di ter7.o. Erano stati perduti di vista. 2 p. t OO di primo grado: l p.lOO di secondo e di terzo grado. È notevole che dopo più di cinque anni dal· l'uscita dal sanatorio 85 p. 100 degli antit:hi malati di Friedrichsheim erano an· -cora in perfetta salute e in pieno lavoro. Nel sanatorio di Ha11teville, dopo 3 o -t an n ~ si avevano ancora buoni risultati -nella proporzione di 81,1 p.lOO degli usciti non divisi per ~;radi. Si può dunque a~er grande fiducia non solo in quellQ che si può ottenere immediatamente coi metodi di cura nei sanatorii, ma anche nei benefìcii che essi assi· -curano ai malati docili negli anni futuri (Guinard).

*** L'abitazione igienica è la prima r~ondizione necessaria per la conservazione -della. salute; la casa antitubercolosa è quella ideale. La tubercolosi infatti uccide annualmente 12 mila parigini e rappresenta più di un quinto del numero tot!!-le dei morti. Essa è più micidiale di tutte le altre ma· lattie infettive riunite e non risparmia alcuno. Come i più volgari delinquenti, il bacillo della tubercolosi si compiace dell'ombra, perchè i raggi solari lo uccidono. Nelle case oscure predomina la tuber· -colosi, in quelle allietate dal sole, la salute. I popoli, che adorano il sole, sono istintivamente igienisti ed anche ai giorni nostri una tribù dell'Arisona, gli Hopis, proibiscono la costruzione di case che tolgano il sole ad altre già esistenti. Perciò bisogna scegliere una casa, che sia ogni giorno visitata dal sole in tutte le. sue ~arti•. ~e fosse possibile in una grande città di raggiungere tale mèta su· blun.e, ~ bactlh tubercolosi non vivrebbero più che negli organismi dei m~<lati .spectficr.


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A Parigi tali case sono relativamente e disgrnzintnmente rare. Ptlr riconoscer lebisogna porre mente alla loro orientazione. Se le case banno una sola facciata.. conviene scegliere quelle orientate ad est, ovest, sud ed evi~re quelle a nord. s~ invece ne hanno due, queste devono essere ol"ientate ad est ed ovest. · Nelle strade strette, di 12 metri, e nelle case con cortili di 5 o 6 metri di larghezza, solamente gli a bitanti del 4° piano e quelli dei piani superiori, anc he· nelle abitazioni meglio orientnte, possono rirevere a sufficienza il sole. Per otte· nere questo risultato pei piani inferiori, occorrono vie di 15 a 20 metri di larl?hezza e cortili di larghezza eccPzionnle, specialmente nelle costruzioni moderne. E necessario che la grandezza delle finestre sin proporzionata alla superficie degli ambienti da illuminare. Il !lole deve penetrare sopratutto nellA. cucina. Se questa è oscura può divenire un focolaio ò.' infezione perchè i bacilli tubercolo'.li trovano i vi tutte le condizioni favorevoli per conservarsi lungam.ente vivi ed il pericolo aumenterà. di molto, se una domes tica tubercolosa, la cuoca ad esempio, che i vi dimori, diffonda, tossendo e sputando per ogni dove n. milioni i germi specifici. L'infezione contratta dai domestici nella cucina, può diffondersi facilmente a tutta la casa. I n un'abitazione salubre l'aria deve es.>ere sempre nuova e sempre pura; deve proteggere gli abitanti contro le variazioni esterne di temperatura ed in essa . nessuna. emanazione malsana deve contaminare l'atmosfera. Gli Rppartamenti di tale specie nelle case moderne non sono rari. Vi si tro~ vano ambienti vasti, apparecchi quasi perfetti pe l s6Jiec ito allontanamento dei materiali di rifiuto, acqua pura. in abbondanza. Il riscaldamento invece lascia nlquanto a desiderare. Bisogna soprattutto evit.are i caloriferi ad aria calda e gli apparecchi di riscaldamento a combustione lenta, perchè ambedue i sistemi diffondono nell'aria l'ossido di carbonio, sempre nocivo, anche in piccole dosi. Un buon caminetto, munito di valvola ed a limentato da legna secca, è il più commendevolE". Riepilogando: conviene scegliere un appartamento ben aereato, di facile ris caldamento, provveduto di vaste finestre, orientato in modo che il sole penetri ogni giorno per alcune ore in tutte le stanze e che la cucina sia grande e largamente soleggiata. È n~cessario invece evitare gli appartamenti tristi, le cucine oscure, le case riscaldate con caloriferi ad aria calda, o con apparecchi a combustione lenta e in tal modo si allontaneranno le principali cause di contagio della tubercolosi. Nelle stanze mobiliate le tende alle fines tre e le persiane non devono impedire o limitare l'abbondante penetrazione del sole nella casa, çccettuate le ore più calde della giornata. Certamente il sole sco!OI·isce i mobili e le tappezzerie e per conseguenza deteriora gli uni e le altre; ma bisogn11 scegliere fra la conservaziona dei mobili oppure della salute e della vita umana e la scelta non può essere dubbi& neppure per un ist..nie. Conviene pure, c.ome già fu detto, evitare la spazz~ttura a secco e la conseguente diffusione della polvere. Se uu domestico lascerà la casa converrà disinfettare la s tanza da lui abitata e la cucina, come pure occorrerà disinfettare tutto l'appartamento prima di andare ad abitan·i. Goethu vic ino a morte, - couchiude l'oratore, - g ridava ~l a luce! la. luce! ,._ Che il grido del grande filosofo morente sia la vostra insegna nella scelta di una abitazione. Yoi tutti che avete a cuore di allon tanare le malattie, le sofferenze e


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1a dipart~ta precoce degli esseri che vi sono cari, faLe entrare largamente il sole nella vostra dimora; questo il il mezzo migliore per evitare le malattie, il lutto ~ le pene (Juillerat).

L'insuffic ienza e l'insalubrità dell'alimentazione banno la parte principale nella manifestazione e nello sviluppo della tubercolosi. L'alimentazione popolare parigina è molto spesso irrazionale, insufficente, insalubre e dispendiosa. L'inchiesta fatta dal Labbé su 125 tubercolosi di ambed:~e i sessi dimostrò, ad eoempio, che un fuochista di 43 anni spendeva pet· la sua nutrizione lire l per gli alimenti solidi e lire 1,40 per le bevande. Egli beveva in media da un litro e mezzo a due litri di vino, un bicchierino di acquavite e qualche volta un aperitivo. Inoltre lavorava a digiuno, restando a stomaco vuoto dalle ore 4 alle H!; mangiava carne ad ogni pasto, ma pochi legumi ; non mangiava nè paste alimentari, nè dolci, d'onde alimentazione difettosissima che col tempo rese quest'uomo alcoolizzato e tubt~rcoloso. Uu secondo esempio riguarda una ragazza di 16 anni e mezzo impiegata come piumaiuo!a. in un grande opificio, la quale lavorava 11 ore al giorno e la sua alimentazione era insufficientissima. Ella ·mangiava poca carne, poco pane, pochi legumi e, non avendo fame, cercava sopratutto i cibi che potevano eccitare il suo appetito, com~ sostam:e crude, insalata e faceva ~nlora colazione con pane condito con citriuolini all'aceto, non s pendendo in tutto più di lire 1,25 al giorno. La. s ua nutrizione era insufficiente e mal diretta per ignoranza e misero salario. Non guadagnava che lire 12,50 per settimana e con ques ta somma doveva pure soccorrere sua madre. Qùesta povera giovane, stanca, mal nutrita, chiusa troppo lungamente in un laboratorio, cadde in uno sta to di prostrazione, che la rese vittima della tubercolos i polmopare. Quasi tutti gli operai in genernle si nutrono male, alcuni perchè guadagnano poco, la maggior parte, perché la loro alimentazione è diretta. dall'ignoranza, dalla consuetudine e dal pregiudizio. Un litro di vino contiene in media 80 grammi di alcool assoluto, corrispondente ad otto bicchierini di cognac di 27-28 grammi l'uno. L'operaio beve molto vino nella erronea convinzione che l'alcool dia forza e sia indispensabile per eseguire ·lavori penosi, mentre in realtà non produce che un'eccitazione passeggera e non conisponde punto ad un reale aumento di energia fisica. Mangia inoltre troppa carne e pochi legumi, percbè s'immagina che la carne dia forza e sia necessaria per formare i muscoli. · Egli ignora che i popoli vegetariani, come gli operai piemontesi, che vivono principalmente di polenta., i turchi che si nutrono sopra tutto di pilao al riso, di fichi e di limonate zuccherate, i giapponesi, grandi mangiatori di riso, sono fa mosi per la loro energia e resistenza. Certi esempi dimostrano che il regime vegetariano predomina nella produzione dell'energia. I vegetali pure contengono albumina assimilabile e i legumi secchi a peso eguale, ne contengono più della. carne. . I .P.iatti dolci sono trascurati, ma a gran torto, dal popolo parigino, essendo costttu1t1 essenzialmente di farina, burro, uova, latte, zucchero; di sostanze cioè eminentemente nutritive.


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Del tutto ingiustificato poi è il disdegno che l'operaio ha per lo zucchero, JUentre la scienzR ha dimostrato che per eseguire lavori faticosi 'da mattina a sera, s viluppa maggior energia qualche pezzo di zucchero che mezzo litro di vino o una bi"tecca. Utili sono pure, durante il giorno, gli sciroppi e le limo!late in vece dei vino. L'alimentazione dello donne è insufficiente per la meschinità dei loro salaTii e per la cattiva scelta degli alimenti. Per eccitare·il loro debole appetito molte donne mangiano insalate, salse verdt con a ceto, citriuolini, radici, cipolle, frutta a cide, salumi; ma trascurano i cibi veramente nutritivi, come carne, legumi, paste alimentari, paste dolci. In tal modo non si nutrono, r.ffaticano il loro stomaco e spendono tt·oppo. Difetto comune ai due sess i è d'intraprendere il lavoro a digiuno, d'onde diminuzione della loro res istenza, distruzione dei loro tessuti e produzione di un lavoro insufficiente e di cattiva qualitiL. Nè migliore dal lato economico è l'alimentazione dei lavoratori parigini. Sopra. un salario medio di lire 4,87 al giorno, gli uomini spendono liro 2,38 e le d o nne sopra un salario medio -di lire 2,40 spendono lire 1,22. I dno sess i spendono t roppo, perché mangiano molta carne e poclti legumi. Di fatto, per ottenere una somm'a di energia equivalente a 100 calorie, la spesa e s enza confronto maggiore, se esse si ottengono con la carne anzichè con le patat-e, il pane o i legumi secchi. Il lavoratore farà almeno tre pasti al giorno: 1° il pasto del mattino (costituito da latte con pane e burro, da cioccolata con latte o da zuppa, minestra) non dovrà essere per alcun motivo tralasciato; 2<' la colazione, nella quale il lavoratore mangerà un piatto di carne, un piatto di legumi, un dolce e beverà il cafl'è con zucc hero; 3° il pranzo, composto per lo meno come la colazione con la minestra in più. Gli operai addetti ad un mestiere faticoso e che hanno bisogno di un'alimentazione piu abbondante, aggiungeranno ai tre pasti alti·e d ue colazioni, da fars i nel mattino e durante il giorno, con pn.ne, formaggio o con cioccolata. Di tutte le bevande la mig liore, la sola necessaria è l'acqua pura; ma potranno nsarsi pure le bevande n.lcooli<;,h e, il vino, la birra, i l sidro. Per l'alcool la sagge zza. s ta nella moderazione, perchè in piccola dose esso è bruciato nell'organismo e sviluppa energia, ad alta dose sfug ge alla combustione, pnssa nel sangue e s pie ga un'azione toss ica. La dos e del vino non deve essere superiore a un litro al giorno per gli operai addetti a lavori faticosi. La birra e il sidro, meno alcoolici, possono essere bevuti a dos i superiori. G li aperitivi, l'ac(Junvite, i liquori devono essere proscritti. L'alimentazione normale del lavoratore a domicilio costen\ in media per l'impiegato sedentario lire 1,10, per l'operaio che esegue un lavoro moderato l ,35, per l'operaio che eseg ue un lavoro faticoso 1,80, per la donna che esegue un lavoro moderato 1,05. Per condimenti e combus tibili converrò. aggiungere centesimi 20. Però, s iccome la m11ggior parte degli operai ed impiegati lavorano lontano dal loro dom icilio, ess i saranno cos tret ti di fare almeno col11zione in una trattoria o in un'osteria ed allora i prezzi diverranno: Per l'impiegato sedentario in media lire 1,80, per l'operaio c he eseg ue un lavoro moderato 2,20, per l'operaio che esegue un lavoro faticoso 2,!15, per la donna c he eseg ue un lavoro moderato 1.70. L'uomo può sostenere la s pesa giornaliera media di lire 2,:&6 al giorno, purchè diminuisca le bevande alcooliche ; la donna in,,ece col suo tenue salario non potrà. ali mentarsi com·enientemente.


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Sarà necessario aumentare perciò per le operarie le trattorie economiche, le tra't• torie di temperanza, le trattorie cooperative, ove esse possano trovare una nutrizione sana e a mite prezzo, non superiore alla spesa per i cibi preparati a domicilio. A coloro, che p~r la tenuità dei loro salarii non possono nutrirsi bene, bisogna. ra.mmenta.re che il regime carneo è un'alimentazione di lusso, mentre col regime vegetariano, a più mite prezzo, si può ottenere una nutrizione sana e riparatrice. Bisogna dunque insegnare ai lavoratori come si può ottenere una nutrizione sanR, fortificante, economica. e facilitare ad essi i mezzi per procurarsela; perchè l'igiene dell'alimentazione forma, con quella dell'abitazione, la. base della profilassi contro la tubercolosi (Labbti).

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L'igiene dell'infanzia e della giovinezza deve avere un posto elevato nella lotta contro la tubercolosi e nella profilass i contro il terribile flagello. Per preparare generazioni vigorose, metterle a riparo del contagio e per do· tarle dei mezzi di resistenza, bisogna rive.dere tutto il sistema dell'igiene degli scola'ri, cioè di tutti i giovani francesi. In tal modo diminuiranno le stragi della tubercolosi e nello stesso tempo si eviteranno altre malattie. Nella. circolare-programma della Unione dei medici e delle famiglie per l'igiene :!elle scuole sono espressi i seguenti voti. I. Sviluppo fisico. È necessario che gli scolari rimangano ogni giorno per un tempo sufficiente all'aria libera e che eseguano esercizii fisici saggiamente re· golati. Quando le condizioni atmosferiche non lo permetteranno, essi eseguiranno esercizi manuali in locali adatti. L'orario del lavoro intellettuale sarà. alternato con le ore di aereazione, di ri· poso e di esercizi fisici in modo da assicurare il normale sviluppo corporeo e da evitare lo strapazzo cerebra.le. Nei convittori l'alimentazione sarà semplice, s ana, sufficiente ed in armonia con l'età dei fanciulli e con le esigenze del loro sviluppo. II. Un libretto individuale di salute per gli esterni, un tacc uino sanitario per gl'interni permetteranno al medico d.'invigilare più esattamente e più facilmente lo sviluppo degli allievi. Gli scolari saranno sottoposti a frequenti eS!\mi medici per fornire alle famiglie notizie sulla s11.lute dei loro figli e sulle cure particolari che essa richiede e ai proft~ssori indicazioni indispensabili sotto il punto di vista pedagogico. Il libretto sanitario individuale fornirà inoltre agli stessi scolari notizie utili per la scelta della loro vita intiera. Per raggiungere tale scopo occorrerà la collaborazione amichevole delle fami· glie, dei loro medici e dei medici delle scuole. I libretti sanitarii apparterranno alle rispettive famiglie e saranno suggellati col più rigoroso segreto medico. Hl. È necessario di migliorare ancora i locali e i mobili delle scuole tanto pubbliche, che private. I fabbricati degl'istituti dovrebbero sorgere in vaste aree libere, largamente aereati e soleggiati, essere sufficientemente spaziosi, bene illuminati e bene riscal· dati. I bagni e le docce dovrebbero essere di uso giornaliero. I mobili sono frequentemente difettosi anche in quelle scuole nuoYe, nelle quali il denaro è stato speso a profusione. Tavoli e banchi cattivi producono gobbi e miopi.

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IY. Per ottenere )"attuazione di tali voti occorre che la prescr itta ispezione medica delle s cuole funzioni regolarmente tanto nelle grand i città quanto nelle pro,·incie e nelle campagne per invigilare sulla profilassi delle malattie contagiose. per verificare lo stato dei locali e dei mobili delle scuole, l'esecuzione degli esercizi fisici e in generale le condizioni materiali della vita nelle scuole. A queste visite sanitarie d evono sot tosta re a nche le scuole private, essendo del resto nel loro interesse di possedere un di ploma di buona tenu t a !;anitaria. Il medico d elle scuole dona in certi casi esaminare, d'accordo coi pedagogbi di professione. l'attitudine i ntellettuale degli allievi. V. I padri di f amiglia devono pretende re che il program ma degli studii e degli esami sia" concepito con spirito largo, libeJ·ale, abbastanza moderno. E ssi devono esigere che i metodi d'insegnamento s 'inspirino al progresso della pedagogia naturale e che la progressione degl i studii si adatti all'età d ei fanciulli ed alla loro individualità cerebrale. La pedagogia è l'arte di allevare i fanciulli e d'istruirli, s~nza n uocere alloro sviluppo 6 '-ico, prepara ndoli efficacemente alla lotta per la vita. I padri soprattutto. molto più assai delle madri, dovrebbero molto piu attinmente, chP. non haouo fa tto sino ad ora, occuparsi dell'educazione fisica ed intell ettuale dei loro figli P!atbieu).

• •• L a tubercolo~i è uo problema sociale di altissima importanza, perchè abbraccia la maggior parte dei problemi penos i, di cui l'umanità moderna cerca febbril mente la soluzione. Il flagello della t ubercolo,;i è il piu spa\·entevole di tutti, poicbè produce da solo più vitt;me umane che tutti gli nitr ì riuniti, non esclusi la pes te, il colera e la guerra. Al suo a t tivo ha in Francia 150 mila vittime all'anno e questa cifra non rappresenta che un miuimo molto inferiore alla realtà. Tre grandi città.: Tours, Dijon, Orleans annientate in uno stesso anno. Quale sgomento invade rebbe il mondo, se cosi grande moltitudine di uomini scomparisse io qualche incredibile e mostruosa catastrofe! E la tubercolosi compie questa s trage m modo cosi ins idioso, che appena desta la oostm attenzione. A Parigi dal 1803 al 1897, s u 48,557 morti dai 20 ai 40 anni, 30,123, c ioè quasi i d ue terzi s petta no a lla tubercolos i. Questa spegne la vita uman11 in piena eftlorescenza e dalla cifra dei morti argomentando quella dei malati, si può ritenere che più di 500 mila francesi s iano tubercolosi. T~tli perd ite corrispondono in denaro a più di mezzo miliardo, senza contare le perdite morali e intellettuali. :F ra le cause principali s i a noover!lno l'abbandono dei campi, l'invas ione delle città , g li accureuli umani, l'atmosfe ra malsana, la vita a vapore, la lotta ardente ed aspra, nella q uale molto spes~o l' uomo è stritolato corpo ed anima. Su 431 tuben~olosi pa r igi ni, che s i presentarono all'ospedale Bichat, 309 cioè G!l p. 100 e rano contadini giunti alla metropoli da poco tempo e quasi tutti alcoolizzati . Nelle ~rraudi ci t t:\ c.;istono t uttora soOìtte, ove le vittime umane si addensano e vi perdono la salute fì~ica e morale. Mentre nella P arigi elegante dei Campi Elisi muoiono 11 tubercolos i, nella Parig i miserabile di Plais ance, sopra una popolazione equivalente ne muoiono HH, (JUasi HJ volte ùi pitJ.


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Il mezzo più semplice della lotta contro la malattia è di curare bene i tuber-colosi. E le cifre sono su ciò assai eloquenti: quando in Francia muoiono 30 tisici, in Germania non ne muoiono che 22 e in Inghilterra 13! I focolai d'infezione sono sparsi dappertutto: all'Hotel Di eu di Parigi su 112 -suore agostiniane, i vi morte in 24 anni, 82 più dei due terzi, furono Yittime della tisi per contttgio. Per una profilassi antitubercolcsa completa occorrerebbero in Francia, 8i5 milioni all'anno, mentre lo Stato dispone appena del sesto di detta somma per -alleviare la miseria pubblica in tutte le suè innumerevoli manifestazioni. Però anche il problema della cura dei tubercolosi adulti, appartenenti alle classi dei lavoratori, è arduo, e spinoso e dal lato economico spesso insolubile, perchè cessato il salario per mesi e Jorse per anni, bisogna provvedere al mantenimento delle rispettive famiglie. Che la Società se ne occupi, è utopia tanto ge· nerosa quanto inattuabile! L'opera di Ormesson spiega la sua azione sui fanciulli tubercolosi, li toglie in tempo utile dai focolai domestici, li cura negli ospedali ed in seguito li invia -alla colonia sanitA.ria. agricola per dirigere la loro esistenza, per sottrarli alle re-cidive, per preparare l'emigrazione in senso inverso a quella che cagiona il male, facendo del piccolo cittadino tubercoloso un contadinello sano e ripiantando in --aperta campagna, ove potranno rifiorire, gli ultimi rampolli esili di una razza di campagnuoli. Dal 31 dicembre 1900 al 1905 furono curati 15,625 di tali fanciulli rappresentanti in totale 81,795 consultazioni e 528,428 giornate di ospedale. Nell'anno 1905 come nei precedenti si ebbero in media 27 p. 100 di guariti, con una mortalità -che non raggiunse il 12 p. 100, ed 11 giovanetti, ricoverati già come tubercolos i, erano nell'ottobre 1905 sotto le armi. L'opera di Ormesson, sorta. nel 1838 senza altre risorse che la sua convinzione -ottenne col soccorso di tutta la Francia nel 1900 un dispensario a Parigi e tre .grandi ospedali in campagna aperti tutti gratuitamente. Laici, medici, sorelle di ospedale si- unirono tutti in una volontti. unica senza ·distinzioni di parti, di credenze o di religione nel terreno sodo della tolleramm -caritatevole e della bontà utile ed a quest'unione, superiore a tutte le piccole mi- serie ur:nane, si deve il segreto della riuscita. A. suor Oandida, che ha compreso la grandezza della missione ed ha saputo "farla sua ed alle sue valorose sorelle di Sant'Anna, l'oratore invia, in nome dell'intero corpo sanitario, l'offerta della sua riconoscente ammirazione. (L. Petit).

••• Non solo nelle città. grandi e medie, ma anche nelle campagne e nei villaggi mena strage la tubercolosi. In una sola strada di un comune di 1250 abitanti, in cui dimoravano 134 di questi, ne furono trovati 17 tubercolosi! Se contro questa terribile malattia esistesse, come contro la difterite, un siero curativo e preventivo, sarebbe possibile liberarci da tanto flagello, ma finora siamo impotenti contro il nemico e dobbiamo limitarci a rinforzare l'organismo dell'infermo col riposo, con la cura d'aria, con l'alimentazione supplementare razionale e con la medicatura. . . . Uom1n1 e an1mali tubercolosi, insetti special mente le moscJ1e, le s:gnore stesse coi loro lunghi abiti disseminano dappertutto le polveri bacillifere con microrgn-

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nismi specifici, che attecchiscono nei predisposti ed in coloro che esercitano professioni insalubri, fra le quali predomina quella dei lavandaie delle lavandait~. Causa potente di contagio è poi nelle grandi città l'accumulo straordinario degli nomi n i "nelle case. A Parigi, per esempio, 80,000 abitazioni servono di ricovero a 36!,000 persone; 30,321 case non hanno che una sola stanza e sono abitate da 178,00() persone. E, cosa meravigliosa, esistono inoltre in FrAncia 200,000 case senza. finestre, perchè i proprietari non vogliono pagare la tassa sulle porte e finestre. Gran numero di tubercolosi s'incontrano poi negl'immigrati dalle campagne alle cittA. Nell'ospedale Tenon, d11l 1879 al 1003, due terzi di morti per tubercolosi spettavano agli immigrati. Da tutto lo studio di J uillerat sul casellario sanitario de!le abitazioni di Parigi risulta evidentemente che la tubercolosi è più micidiale particolarmente in quelle case. in cui fa difetto l'aria buona e la luce. Per ridurre nei più angusti limiti possibili la diffusione della malattia è necessario raccogliere gli s puti dei tubercolosi in recipienti speciali e sterilizzarli; render& asettiche le biancherie usate tlai malRti: disinfettare periodicamente le loro abitazioni; rendere innocue pure le loro urine e le loro materie fecali. Solamente con tali provvedimenti profìlattici il tubercoloso potrà vivere in mezzo alla società, altrimenti per l'orrore che desta il timore, forse esagerato, del contagio, egli sarà. costretto di tener celata, per quanto gli sarà possibile, la sua malattia, per non vedersi allontanato e fuggito da tutti. I dispensari i antitubercolosi. i sanatorii, gli ospedali speciali con riparti separati per tubercolosi aperti e chiusi ed un'ispezione rigorosa degli animali da macello e delle vacche lattifere potranno diminuire la difl"usione della malAttia. Bisogna inoltre aumentare la r esisten?.a dell'organismo, frenando l'alcoolisme>e le altre intossicazioni e provvedendo alla salubritÌl. dell'abitazione. Sarebbe utile che per legge fosse proibita in Francia la vendita dell'assenzioe dei liquori fortemE>nte aromatizzati, come è stato fatto nel Belgio, e che nelle> stesso tempo, per non cadere nell'estremo opposto, si facesse conoscere ai bevitori sobrii e moderati che l'uso di un poco di vino, di birra, di s idro non dispone alla tubercolosi. EgL1ale lotta deve essere intrapresa contro la sifilide e le altre intossicazioni umane. Per ciò che riguarda la salubrità delle abitazioni è nell"interesse dei proprietarii di poter affiggere sulle loro case la nota ufficiale del casellario sanitario, che le dichiari immuni dalla tubercolosi. In tal modo sarebbe possibile di prendere a_ pigione un'abitazione s~~olu bre e di evitare quelle contaminate. Due sono adunque le condizioni capitali della difesa sociale contro la tubercolosi: la sterili z7.azione umana del focolaio tubercoroso e il miglioramento della resistenza organica. La. lotta contro la tubercolosi, come pure le altre contro l'alcoolismo, le malattie veneree, la malaria, la anchilostomiasi sono state finora intraprese dall'iniziativa privata e sono state sostenute principalmente dai medici, i quali sacrifìcane> volontariamente il loro interesse privato per quello pubblico generale, sostituende> la profilassi nlla terapia. ed educando il popolo perchè viva. Guida naturale dell'igiene popolare, consigliere nello stesso tempo di energi& private e delle buone volontà pubbliche, il medico deve essere il gra.n direttore del combattimento contro l'infezione bacillare per i l massimo vantaggio della socieu\_ ~[a anch'egli deve poter vive;.e traendo i mezzi di sostentamento non solo dalla. medic ina. curativa, ma anche dalla profilass i e perciò, quando rende determinati servigii alle amminis trazioni pubbliche, deve ottenerne adeguata ricompensa.


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Tale attualmente è il piano di difesa della soci~tà contro la tubercoiosi in a t· tesa del benefattore implorato, che liberi il mondo da tanto flagello, distruggendo il nemico nel corpo degl'infermi, senza loro nocumento (R énon).

••• Per resistere alla tubercolosi bisogna essere forti. La vera forz~~> non consiste in una corporatura di atleta, in una .grassezza esagerata, ma in una resistenza s ufficiente e ne~essa.ria. ai ripetuti assalti delle difficoltà pPr l'es istPJlza, difficoltà. materiali, fisiche e morali. Per essere forti occorrono buoni polmoni, sangue attivo, buone glandole !infatiche, buona nutrizione e digestione, con fegato ben funzionante e conseguentemente la perfetta elasticità del sistema nervoso. Al bambino conviene soprattutto il latte materno, invece del ln.tte artificiale. il cui uso si estende sempre piti ed è inoltre s pesso male scelto. È grande errore di nutrire, dopo l'allattamento, il fanciullo come un adulto e spesso i genitori si vantano dei loro piccini, cht> mangiano e bevono come loro, mentre il vino, anche a piccole dosi, non dovrebbe somministrars i prima di 'lette a nni di età e dai sette ai quattordici non dovrebbe essere dato tutti i giorni. Il pane, il latte, le uova, i legumi e le frutta, un po' di carne e un poco di vino biiStAno per l'alimentazione normale ,lell'uomo. L'alcool è un falso alimento ed A \m alimento che fa male. È quasi impossibile determinare per ciascun individuo la dose di vino. di sidro e di birra, che non nuoccia all'organismo, è bene in ogni modo di usarne la minore quantità. possibile. Per l'alcool invece si può sicuramente affermare che non solamente è inutile, ma che è indubbiamente nocivo per la lotta contro le malattie. Negli ultimi cinquant'anni. in cui si è introdotto e sviluppato il consumo dell'alcool industriale, è aumentato il numero dei tubercolo>:i nelle città e nelle campagne. Mentre prima la tubercolosi colpiva più donne che uomini, ora. essa è più frequente negli uomini (dott. Lavarenne). In un dispensario popolare il terzo dei tubercolosi è dato da~li alcoolizzati. La consumazione degli alcool aromatizzati (assenzio, bitters, ecc.) favorisce lo sviluppo della malattia (Lancereaux) specialmente negl'individui di 20-40 anni. Si abbietta però che molte persone possono consumare giornalmente grandi dosi di alcool senza divenire tubercolose, specialmente in campagna, ma i fatti bene esaminati dimostrano il contrario e gli stessi vecchi beoni passano dnl li'luorista all'ospedale e all'asilo. I figli degli alcoolizzati muoiono frequentemente nella prima etA. e quelli che sopra vvivono sono più disposti a contrarre la tubercolosi. Innumerevoli pro\•e cliniche dimostrano che l'alcool prepara il terreno alla malattia, indebolisce i forti, uccide i deboli. Anche gli animali nutriti con l'alcool contraggono più facilmente la tubercolosi. In una malattia l'igienista prende in esame ciò che giova e ciò che nuoce. Nella tubercolosi ignorasi qual vantaggio arrechi l'alcool, si conosce bene invece il male che fa. Per abolire la sensazione della fame il selvaggio mastica le foglie di coca, l'uomo civilizzato beve invece il suo bicchierino di alcool. Lo scopo e il risultato sono gli stessi. Ma chi si nutre in modo insnfficieute e malamente è disposto più degli altri alla tubercolosi e alla nevrastenia Bisogna mangiare per vivere e non viver~ per bere.


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RIVISTA D 'IGIEXE GE:-IERALE E BATTERIOLOGIA

Come per l'igiene alimentare dei poppanti sono state fondate latterie igieniche con distribuzione di latte sano, cosi è necessario di sostituire ai micidiali li· quoristi trattorie con nutrizione sana. Esistono g il!. tali trattorie ig ieniche a Pa· rigi, all'Havre e in Inghilterra. ove sono più numerose ~be altrove. Ottimi modelli ed esempi i ci porgono il Belgio e la Svizzera con le loro scuole di »cienza domestica per le giovani, ·alla cui base trovasi l'arte della cucina. È Ol)eta altamente umanitaria di ritenere in casa il capo-famiglia, a ttraendo· velo con l~ buona nutrizione e nello stesso tempo col relativo benessere. In conclusione l'alcool attacca i nostri elementi di resistenza individuali e minaccia l'avvenire dei nostri figli , resi meno vigorosi dal regime alcoolico dei .genitori e delle famiglie. (Triboulet).

••• La tuberr.olosi è i,n progressivo aumento in generale nei villaggi e nelle campagne francesi. Di tale aumento sono cause la mancanza di nettezza e il sudiciume generale. Nelle case gli abitanti sani o malati sputano dappertutto, dormono in l etti, chiusi entro alcove e non fanno disinfèzioni d i sorta. Anche nei piccoli opificii l'igiene è trascuratissima. Nessuna p1·ecauzione igienica è presa durante il corso della malattia. nessuna dii<i nfezione è eseguita quando partono o muoiono i tubercolosi, e i malati poveri, cangiando spesso abitazione, trnsport.ano l'infezione di luogo in luogo e ne molti· plicano i focolai nelle loro abitazioni successive. I mobili, le vestimenta, gli oggetti letterecci dei tubercolosi sono venduti o trasmessi per eredità senza disinfezione di sorta. Le pol veri regnano sovranamente per ogni dove; la spazzatura a secco si pra· t ica pure nelle scuoltJ ; l'insegnante t.ubercoloso e conservato in carica; i libri delle biblioteche popolari passano di mano in mano dall'uno a ll'altro malato; la. bino· cheria sudicia d ei tubercolosi è lavata con quella di tutto il villaggio in bacini comuni; dappertutto in breve è l'infezione che regna e governa. Il latte e la carne di animali tubercolosi si vendono liberamente nei piccoli paesi, mentre è ben noto quanto sia frequenLe la tubercolosi negli animali domestici. T re sono le cause principali per la propagazione dell'infezione tubercolosa nelle campagne, un tempo risparmiate dalla malattia: il servizio militare, la migrazione verso le città, lo sviluppo industriale col relativo afflusso di elementi estranei al paese. Durante il servizio militAre si manifestano, nei militari, per lo più sotto forma di pleuriti, tubercolosi latenti, oppure essi contraggono la malattia nelle città pei loro rapporti coi borghesi. In F rancia sono eliminati ogni anno per riforma e con· gedo 4-5 mila tubercolosi, i qunli divengono altrettanti fomiti di contagio nelle cittiL e piLJ specialmente nei villaggi e nelle campag ne. Impiegati. apprendisti, operai, domestiche, nutrici, allievi di collegi, di educatorii, d i l'lemina ri, di conventi emigrano ()alle campagne nelle città e di\' enu ti tuber· colosi ritornano nei loro rispettivi luoghi di provenienza, ove diffondono la malattia. •rutte le. nuove fabbriche e le industrie <:he si ~viluppnno nei paesi e nelle cam· pagne attn1ggono operai raccolti dappertutto. In tali luoghi chiusi, in cui la'i'Orano in comune contadini ancorn. sani e cittadini già malati, la tubercolosi si esalta e si d iffonde nei villagi!i vic ini. Ìnfine le città versano sulle campagne i loro malati tubercolosi, i quali vanno ivi a cercare l'aria, che loro manca e divengono altri focolai di contagio.


RIVfSTA D'IGIENE GE:-IER.I.LE E DATTERIOLOGIA

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Gli abitanti delle campagne e dei piccoli paesi per l'abuso enorme delle bevande alcooliche (vino, alcool, liquori) a cui partecipano pure le donne e per le case insalubri ;;uperano quelli delle città. Nelle campagne assai ~pesso vive accumulata in una sola stanza l'intiera fa· miglia a contatto degli animali, che trovansi nelle stalle sottoposte. Sono i comuni più piccoli, che hanno maggior bisogno di .essere ricondotti al sentimento e all'osservanza delle norme piu elementari pe1· la protezione della sal~te pubblica (Waldeck Rousseau). Da un'inchiesta fatta, su proposta del prof. Landouzy, nelle campagne oO± mjldici risposero che la tubercolosi era in aumento, 3<!5 stazionaria, lUi in diminu:t.ione. Quest'ultimo risultato si ottenne in quei villaggi, in cui furono attuate le norme profilattiche consigliate dalla moderna igiene, poichè tanto in città quanto in campagna la lotta contro la tubercolos i richiede le stesse armi, ed ormai ètempo di sapersene servire. (\Vei!I-Mantou).

• •• Lo studio relativo alla differenza dei temperamenti, delle a ttitudini fisiche ed intellettuali dei fanciulli è d.i grande importanza per utilizzare e dirigere nel miglior modo possibile le disposizioni naturali di ciascuno. Per tali scopi corrispondono assai bene i giardini d'infanzia. Fénelon affermava. che bisogna seguire ed aiutare la n atura invece di contrariarla. Rousseau nella vera psicologia dell'infanzia fu il grande precursore di }'roehel; questi rese popo. !are e pratica l'educazione dei fanciulli nella prima infanzia, cioè dalla culla alla. età di 6-7 anni. · Come i fiori vegetali adornano la terra, cosi i teneri fiori umani, rappresentati dai fanciulli, dall'aspetto vermiglio, formano l'ornamento delle scuole all'apertoche Froebel introdusse ad imitazione di quelle dell'antica Grecia, ove sotto l'ombra degli alberi sempre verdi, e al mormorio dei ruscelli, parlò, fra gli altri, il divino Platone. Il giardino annesso alla scuola è la migliore guida dell'educazione, perchè a3sicura il libero esercizio degli organi del fanciullo, desta in lui la gioia, gli offre generosamente l'icca materia di osservazioni ed una base sicura per tutte le s ue conoscenze ulteriori. In mezzo all'osservazione esatta delle leggi naturali, s piegate gradatamente e progressivamente, si sviluppa il corpo e il cervello del fanciullo senza arresti e senza precipitazioni, co3tituendo cosi l'ideale dell'educazione della giovane pianta umana, di questa delicata rosa pensante, secondo la bella e forte espressione di

Paseal. Artificii ausiliarii naturali di questo me todo razionale sono i canti e le danze, i regoli, le piccole bandiere di carta colorata, i piccoli quadrati, i piccoli cuoi di legno, il lapis, la matita e la lavagna. Nei giardini d'infanzia ben ordinati s i distinguono 3 periodi: 1° p~rioùo, da due anni e mezzo a cinque anni e mezzo, il vero .giardino d'infauzia. Esercizio dei sensi, contemplazione degli oggetti, passeggiate e giuochi: 2° periodo, da cinque anni e mezzo a sei anni, classe media, contatto col mondo esterno, giuochi scientifici; So periodo, da. sei anni a sette anni, classe elementare. Unione del soggettoe dell'oggetto con la lettura e la scrittura. Sviluppo della riflessione e dello. pers onalità.


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RIVISTA D'IGIEXE GE:SERALE E .BATTERIOLOGI A

A. q uesta di\isione in tre periodi corrispondono pure tre gradi nello studio e nella pratica del giardino: il fanciullo impara dapprima a contemplare e a conoscere le piante e i legumi, quindi a fare egli stesso prove di piantagioni nei vasi; infine coltiva, a modo suo, un piccolo tratto di terra, che diviene sua proprietà. Agli stessi tre periodi corrispondono pure le canzoni di Froebel, cioè al l 0 ca n· zoni ginnastiche congiunte allo sviluppo corporeo del fanciullo; al 2o canzoni educative, che lo iniziano alle leggi necessarie della natura, o lo mettono in comu- . nicazione direttissima con essa; al 3° canzoni più complicate e più istruttive, prin· cipalmente canzoni di mestiere che introducono il fanciullo nel camPQ d.ella.. vita giornaliera. Canzoni e giuochi scientifici, adatti alla prima educazione, costituiscono la novità più interessante del metodo froebeliano. Con tali canzoni variate e divertenti si esplicano i diversi modi dell'attività infantile, ordinariamente separati, e s i richiama l'attenzione delle madri sulle giovani piante umane, la cui coltura è loro affidata e che non tutte richieggono egualmente nè le medesime spllcie di cure, nè gli sttlssi terreni di coltura (Wolft').

••• Come la mortali ti' generale è discesa in Italia da 21,99 (anno 1887) a 20,05 (anno 1904) per ogni 1000 abitanti; cosi la mortalità per malattie tubercolose di ogni specie è diminuita da 2128 (anni 1887-89) a 1657 (anno 1904) per ogni milione di abitanti. Nell!l04 morirono, in cifre effettive 552!7 tubercolosi e cioè: Per tubercolosi polmonare . . . . . . . . . 35486 » tabe mesenterica . . . . . . . . . . . 7291 ,. meningite tubercolare e idrocefalo acquisito 6465 » tubercolosi disseminata. . . . . . 3666 ,. sinovite e artrite fungosa tubercolare delle ossa . 1773 ,. scrofola disseminata. 1039 ,. morbo di Pott 421 " lupo . . . 106 Totale

652!7

Nei vari compartimenti, i morti per tubercolosi polmonare disseminata e sue manifestazioni locali dettero, nel triennio 1902-1904, p. 100 mila abitanti le proporzioni seguenti: l. Basilicata 97 p. 100 mila abitanti 2. Calabrie. 99 id. 3. Sicilia. 111 id. 127 4. Camp.nia id. 6. Marche . 130 id. 13.3 id. 6. Umbria 133 id. 7. Abruz7.Ì e :\[olise 8. Pu~litl lo l id. 9. Snrdegna 162 id. 10. Piemonte 171 id. 11. Emilia 178 id. 12. \eneto 179 id.


RIVISTA D'IGIE:-11!: GE:-IERALI~ E DATl'!èRIOLOGIA

13. Lazio . 14. Toscana 15. Lomba1·dia 16. Liguria

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182 p. 100 mila abitanti 187 id. 208 id. 215 id.

Relativamente a.lle varie etil, il massimo dei tubercolosi in Italia si osserva · nel gruppo da 20 a 3V anni. Dal 1897 al 1904, su l 00 maschi morti in età di 16 e più anni p<:r qualsiasi malattia, morirono per tubercolosi disseminata e polmonare: Di qualsiasi professione . . !:ì.6 p. 100 Filatori e tessitori 11,5 id. Muratori e imbianchini 11,6 id. Facchini . . . . . 11,6 id. 12,7 id. Mugnai e fornai 12,7 id. Macellai e _pizzicRguoli 12,8 id. Caffettieri, trattori e vinai. 14,3 id. Operai in genere . Minatori e cavatori . 15,2 id. Falegnami ed ebanisti 15,4 id. Sarti . . . . . 16,2 id. Calzolai . 17,4 id. Fabbri, maniscalchi e meccanici 18,0 id. Cameri~ri di cuffè e di albergo 20,7 id. Barbieri . . . . . . 22.0 id. 23,1. id. Commessi di studio e di negozio Tipografi e li togra fi . . 32,2 id. Studenti . • . . . . 42,7 id. Anche in Italia le proporzioni più elevate di morti per tubercolosi si osservano nei comuni più popolosi ed importanti, a.uzichè nei piccoli comuni, nei villaggi e nelle campagne.

••• Nel periodo 1896-1904, su 29 comuni che contano più di 60 mila abitanti, si ebbero fra i morti per tubercolosi disseminata e sue manifestazioni locali le pro· porzioni seguenti: L Trapani 2. Marsala 3. Catania. 4. Bari 5. Perugia. 6. Ravenna 7. Taranto 8. Palllrmo 9. Modena 10. Messina 11. Ferrara. 12. Napoli 18. Reggio E m ilil\ 14. Pistoia

..

;

11,1 p. 60 mila abitanti 13,9 id. 14,8 id. 17,-1 id. 17,8 id. 18,0 id. 18,1 id. 19,3 id. 19,4 id. 20,6 id. 22,5 id. 2U,l id. 23,7 id. id. 2!,6


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RIVISTA D'IG I J:::\'E GEl\EIU LE E: D.\TTKRIOLOGIA

15. Spezia 16. Roma 17. Livorno 18. Torino 19. Verona 20. Ales3andria 21. Milano 22. Bologna . 23. Venezia 2-t Lucca. <>-0· Genova

25,0 p. 60 mila abitanti 26,2 id. 26,5 id. 26,6 id. 27,3 id. 27,4 id. 28,2 id.

2f!,2 29,6 29,9 30,6 31,0 31,4 32,3

2G. ~'irenze 27. Brescia 28. Pisa 29. Padova

s~

o

id. id. id. id. id. id. id. id.

CONCLUSIONE.

È possibile di evitare l'infezione tubercolosa, come pure non è rara la guarigione d i essa nelle forme iniziali e genuine. Nelle infezioni miste invece a focolai multipli e disseminati la guarigione completa, definitiva è sommamente difficile. Veri rimedi e cure specifiche contro la malattia ora non esistono, nonostante i nobilissimi s forzi eli R. Koc h, di Behring, di Maragliano e di moltissimi a ltri scienziati. Non può però aff~rmars i che non possa sorgere in appresso il fortunato scuopritore. Auguriamocelo per il bene dell'umanità. niB LIOGRAFIA. Congr~s Ìl~temational

de la tuberwlose tenu à Paris, du 2 au 7 octobre 1905.- Paris ..

l\fasson et C. éditeurs, 1906. LtoN Bouaor::oJs. - La m11tu:~lité et la lutte contre la tuberculose. P. BaOUARDf::L. - La tuberculose t t la mère de familk Ga~NCilEn. L'oe~tvre de préservatio1~ de l't~>/ance conwe la t~tbcrcu!use. Car::Ysso:; -- L'Hygwn.•· du logement p~p11laire. STRAtrss. De. l'union. rtes owvres d'assietance et d'Hygièn.e. BAnTn. - - La mberculo$e et les moycM de la combuttre. Cutssr::. La lutte corttre la JJoussière deB villes. FUIITf:R. !fful!~alité et tuberculose. GoiJ>ARD. - Oe qu'est vmim•mt le ·•an,toril~m et cc que l'o1~ y /ait. .TutLLE RAT. Lr. ch?i:x: d'~tn logernent., son am~n:~gement., son. eMretien. LADD É -

L'édt,catiort alimentaire d:ms BtB rapport3 avec la propllyla,ie de {a tuberculo11c.

Lea principau:c desiderata de l'hygièn.e sco/aire. Une oeuvre sociale. R f:soN. -La dé/cr~ .•e sociale contm la tub•rmlosc. T!U DOULET. Alcool·tuberculose . WEILL-)1.~-s-Tou La tt~berwlosc au t·illage. \\'o LFF. E d11cation et psycholo'}ie de l'enfance. MATiliEO. -

Lf:oN-PETIT. -


RIVISTA D'IGIE:\E GENERALE E DATTERIOLOGIA

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Studl IUll& bloreulonl 4elh.nenloo, tellurlo • aelenlo e loro &p· plloutonl pratlohe. - Roma, tipografia. delle Mantellate, 1906.

Gosw. -

L'onore del gran premio internazionale della R. Accademia medica di Torino testè • accordato al chiarissimo direttore del laboratorio di batteriologia e microscopia della direzione generale della Sanità pubblica è certamente il maggior elogio che si possa fare di questo poderoso lavoro il quale compendia tutte le ricerche fatte nel corso di parecchi anni e t ratta dottrinalmente di tutta la complessa questione delle bioreazioni. Il seguire nei suoi dettagli gli argomenti trattati e discussi nel presente lavoro ci porterebbe troppo )ungi, ma crediamo tuttavia del massimo interesse riassumere i punti principali i quali, tanto se si consideri il lato puramente scientifico degli studi fatti quanto se si esamini il risultato pratico dei medesimi, sono della più alta. importanza e dimostrano ancora più, se ancora è possibile, l'alta competenza nelle questioni biologiche, la scrupolosa diligenza nella metodica batteriologica, l>i finezza di acume critico che sono doti indiscutibili del prof. Gosio. La parte prima del lavoro riassume dal lato storico le più importanti ricerche sull'arsenicismo domestico e le varie teorie colle quali si cercò di spiegare il meccanismo col quale certi oggetti, ma specialmente le carte, le tappezzerie, possono rendersi nocivi anche a riistanza. e tratta la q uestione della priorità nella risoluzione della que· stione, priorità che il Gosio dimostra luminosamente essergli dovuta. La reazione biochimica dell'arsenico è funzione specifica non di tutti i germi, non di tutte le muffe, ma di alcune muffe soltanto che egli isolò e coltivò e colle quali potè com· piere i suoi esperimenti diradando così il confusionismo che regnava ancora sul· l'argomento e che vagava incerto fra coloro che negavano un arsenicismo fermen· tativo e coloro che l'ammettevano, appunto perchè mancava la nozione della specificità, la ·n ozione cioè che esistevano speciali muffe capaci di agire per sintesi sull'arsenico producendo speciali composti organico-metallici dotati di speciali proprietà, i cosi detti arseniO'Iniceti od arseniomuffe. Ben a ragione dice il Gosio esistere in questo fatto una stretta analogia con quanto avviene in patologia a proposito delle malattie infettive sia nella loro spiegazione eziologica, sia nel loro modo di diffondersi. Segue una rassegna delle esperienze personali le quali furono eseguite col Se· guente indirizzo prestabilito: a) dimostrare se dR. terreni di coltura arseniferi es posti all'inquinazione spontR.nea di diversi ambienti possano svilupparsi composti gassosi d'arsenico ; bi nell'affermativa, isolare i germi che si presentano. capaci di questa trasformazione e caratterizzarli; c) ricercare per quali composti d'arsenico questa attività degli arseniobatteri si presenta più spiccata; se eliSa. sia da esten· dersi a nche ai prodotti arsenicali utilizzati dalle arti e dalle induatrie, ed, in ogni caso, quali condizioni la facilitino, quali la ostacolino; d, studiare i composti vo· latili che si sviluppano, utilizzando colture pure in terreno arsenifero ; e) indagare il meccanismo con cui questi gas si producono sotto l'energia biologica dei microrganismi. Ed il Gosio si accinse con questo programma al lavoro dimostrando che tre muffe: il Penicillium brévicaule, 1'..4spergillus clavatus e 1'..4spergillus fu n· gat us sono in grado di convertire l'arsenico fisso in arsenico gassoso e che ques to com· posto gassoso, oltre a minime quantità di idrogeno o.rsenicale, è il probabile risultato dell'associazione del metalloide a radicali alcoolici ed aldeidici, una dietilarsina (Biginelli). Le esperienze misero in luce altri fatti importanti relativi ad alcuni rapporti fra questa. specifica energia biosintetica e la produzione di principi fe· !5 -

Gior11ole di mtdicìna mi/llnrc. -

Fase. V.


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HJV!:5TA D'tOIE:\E GENERALE E DATTERIOLOGIA

nolici dello zucchero, e si estesero a studiare un altro fatto interessante, la ga.-<. siiicazione ifomicetica cioè del i ellurio e del selenio già messo in rilievo dal Maassen dimostrando che è possibile conchiudere per l 'analogia dei fatti osservati e per le prove eseguite, trattarsi di un'unica costituzione organometallica a termine variabile per il metalloide; a seconda cioè che all'ifomiceta si espone arsenico, tellurio o selenio, si otterrà rispettivamente la dietilarsina, la dietiltellurina, la dietilse· lenina. Tali fenomeni rispetto all'arsenio. al tellurio e a l selenio vennero più in· ti mamen te studiati; se ne ricercarono le difl'e renze sia. ris petto alla diversa quantità dei reattivi viventi, sia rispetto alla varia prontezza con cui si manifesta il fenomeno alla varia sen>:ibilità, ai vari rapporti di tollerl\nza degli ifomiceti colla tossicità dei composti, all'odore dei gas, alle reazioni colorate. A proposito di questi fenomeni coloranti il Gosio ne indagò la causa intima e dimostrò che la fase iniziale del processo si estrinseca cun un processo ridutth·o il quale conduce ad immagazzinare nel corpo i n forma granulare l'arsenico, il tellurio e il se leni o anfl logamente a quanto n v viene nelle beggiatoe ris petto al 7.olfo. colorandosi cosi le bianche ife delle mu(fe studiate in modo diverso tanto da pot ere sufficientemente caratterizzare di qual corpo si tratti: la tinta del t elluri o varia cioè dal viola più o meno carico fino al net·o-carbone, quella del selenio varia dal giallo-rancia.to fino al rosso- ranc iato. Tutto il fenomeno è poi conseguenza dell'attività vitale dell'ifomiceta avendo le esperienze dimostrato che la decomposizione dei telluriti e seloniti ba sede nel corpo cellulare, che la massima reat· tività della cellula microbica coincide colla fase di massimo r icambio materia le, cbll vi è la possibilitit di scomporre t elluriti e seleniti, anche fuori di un terreno nutritizio, cioè in un mezzo del tutto indilferente , che la cellula. microbica è inerte quando i telluriti e i seleoiti le sono offerti in dose tossica, che l'indice di energia riduttrice varia secondo le varie specie di mic rorganismi, che sopprimendo la vita del microbo si sopprimono le sue energie riduttrici, che i filtrati di colture o di infusi microbici non riducono i telluriti e i seleniti, che i fenomeni ri· duttivi prllvocabili cogli schizorniceti sui telluriti e sui seleniti si accompagnano a speciali e~alazioni gravi ricordanti taluni gas putrefattivi, il microrgan ismo cioè dopo avere sequestrato in punti specifici del suo protoplasma il selenio e il tellurio, provvede man mano a liberarsene eliminandoli in form a gassosa. La seconda parte del lavoro ò r ivolta a dimostrare l'impor tanza pratica di queste sco perte, importanza pratica la quale scaturisce dal duplice contegno che hanno i microrgnnismi di fronte nll'nrsenico, a l tf>!lurio e al selenio, un processo di biosintesi, cioè per parte d,,] la vita ifomicetica, tlll proces~o r iduttivo esteso a tutta la vita microbicn. Il primo risultato pratico è dato dal metodo biologico per la ricerca dell'a rseni co, il quale permette di pronunciarsi con sicurezza ed in bre· vissimo tempo (anche in poche ore) por un numero grandissimo di campioni in esame, non ha bisogno di reatlivi e manipolazioni lunghe o difficili, ha u n carat· tere dinamico per cui, otwonendo ad esempio convincere in un g iudizio merlicolcgn.le, si possono seduta " tante provo!'>H<' fenomeni constatabili anche dai profani. Come è noto non si Ù\ che preparare dell<J patate alla Roux, praticare un foro nel· !"asse longitudinale o deporvi il materiale in esame, oppure metter questo in una spaccatura della patata fnt~a in senso longitudinale, sterilizzare il tutto e semi· naro la nHoll"a; dopo poche ore di permanenza in termostato, l ovnndo il tappo del tubo ùi coltura e annu-;ando si percepini. l'odore cnrMteri:;tico agliaceo dell'at·senico. Le applicazioni pratiche di questo metodo sono innumerevoli. Il Gosio l'ha esvotimentato sui colori del commercio, s ui visceri di animali avvelenati, sui


• RIVISTA D ' IGIF.::\1:: GE t,EitAI.E E BATTERiuLuGJA

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farmaci, sul latte, su pelli da concia arsenifere, su acque minerali arsenifere, ecc.. sempre con esito soddisfacentissimo; la reazione inoltre è di un'estrema sensibilità, anzi è la più sensibile di tutte. Un altro risultato pratico molto importante è dovuto al fenomeno riduttivo -che presentano i microrganismi ris petto al tellurio e al selenio; tale fenomeno che, come si è visto, si manifesta essenzialmente con reazioni coloranti, è un punto ·d'appoggio per isvelare un inquinamento batterico, può costituire la spia della. non sterilità. di un determinato liquido e perciò dei pericoli a cui questo esporrebbe qualora trovasse impiego nella medicina ipodermica. É perciò che la principale .applicazione del metodo fa rivolta alla constatazione dei cosi detti vaccini morti o vaccini alla Ferran (vaccino antipestoso, antitifoso, anticolerico) rispetto alla morte realmente avvenuta dei rispettivi germi. Il Gosio dà la preferenza per queste 1·icerche ai telluriti (tellurito potassico), i quali determinano in cnso di scpravvivenza di germi un precipitato nero caratteristico. Il reattivo è inoltre sensibilissimo e rispat·mia l'aggiunta di sosta01:e antisettiche, le quali o sono dannose o inutili. Una. estesa. bibliografia, alcune tavole illus trative completano questo lavoro ve· ramente magistrale, del quale abbiamo voluto fare una breve recensione, dispiacenti soltanto che la limitazione dello spazio e In natura del nostro Giornale non ci permettano di estenderci più oltre in una minuta analisi di così importanti ricerche. TESTI. <iosto E PALADINO. Contributo alla dlag noal della pellag ra oon partico· lare riguardo al auol s tadi lnh.lall. - Roma, Tip. delle Mantellate 1907. Gli AA. dopo aver passato in rivista i principali concetti sulla eziologia della -pellagra. i quali si possono distinguere in questi tre principi fondamentali: I o azione specifica di un elemento infettivo (Ceni, Tizzoni e Fasoli,1 ; 2° azione specificn di veleni o. preformati nel mais per lo sviluppo di ordinari suoi parassiti, od ori· ginatisi nell'intestino per trasformazione di sostanze ovvie ad introdursi col mais guasto (Lombroso, Neusser); 3• azione specifica dei prodotti di ricambio del bac· terimn coli o autointossicazione di origine fermentativa intestinale (De Giaxa), :C dopo aver fatto la critica a taluni di questi concetti in seguito al risultato di osservazioni ed esperienze personali. si dichiarano convinti che (direttamente o indirettamente) una grande probabilità di certezza stia ùalla parte dei tossicozeisti. Essi però trovano ancora dei punti dubbi sui quali non sembra ancora possibill'l fondare una diagnosi eziologica la più positiva nella conoscenza dei processi morbosi. Fatte queste considerazioni d'ordine generale gli AA. si sentono costretti ad ammettere la necessità, venendo meno il svstegno di un esatto e definitivo apprez-zamento analitico della. causa della pellagra, di cercare di riconoscerla su via in-diretta. riferendosi ai successi avuti, anche con questo metodo, per altre malattie · ~ual i In. scabbia, il vaiuolo, la malaria.; l'idea di ricorrere a questo metodo era -confortata altresì dal fatto che sebbene ancora non risolto il problema eziologico, vi sono nello studio nella pellagra due capisaldi i quali rappresentano il filo con,duttore, il termine « mais :. e il termine .. tossicità ~. Le ricerche sul proposito furono indirinate a studiare l'autotossicozeismo d.a b. coli ricercandone le reazioni immunitarie ed il tossicozeismo, emminandolo ~>in iu rapporto alla reazione fenolir.a dimostrahile nelle orine, sin in rapporto 111la to.~ · .sicità del siero di sangue ùei pellagrosi, si11 in rapporto alla proprietù preci pitnnte


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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

del siero per gli infusi di mais. Dagli studi relativi si ricava che mentre le prime ricerche offrono dei punti aperti alla critica, le ultime riflettenti la possibile formazione di precipitine specifiche hanno grande importanza tanto da servire come fondamento per una diagnosi dello. pellagra anche nelle sue forme iniziali. Le conclusioni di questo i mpor tantissimo lavoro sono che la diagnosi della pellagra. là dove i sintomi clinicamente apprezzabili fanno difetto, può illuminars~ colla ricerca delle mais·precipitine nel siero di sangue e secondariamente colla ricerca della tossicità dello stesso siero (inoculazioni endoperitoneali nei topi o meglio inoculazioni endocraniche nei piccioni). Il metodo ha il vantaggio di una facile attualità. Si procura il sangue necessario (6·6 eme.) con un piccolo salasso fatto aspirando il sangue da una delle vene del braccio, a livello della piegatura del gomito, dal quale atto non si è da temere alcuna conseguenza. L'infuso di mais può essere preparato da qualunque medico di can1pagna che disponga di un imbuto e di un poco di carta da filtro, e aggiungendo ad esso un poco di acido f enico (0,3 p. 100) possono anche essere trascurate tutte le precauzioni necessarie che debbonsi usare lavorando col diagnostico preparato asetticamente. Qualche piccione e una siringa di Pra.vaz rappresentano infine un corredo reperibile dovunque senza.. T ESTI. difticoltà.

RIVISTA BIBLIOGRAFICA. Dott. G IUSEPPE MENDJNI. - Intorno alle oau•e del • ordomutt.mo. - Atti della clinica oto-rino-laringoiatrica della. R. Università di Roma, 1908. Le cause più comuni del sordomutismo, come generalmente si ammette, sono la eredità, e la consanguineità dei genitori. Seguono a queste, ma i n molto minor grado di probabilità, l'alcoolismo dei genitori, la infezione celtica, gli avvelena· menti cronici, i traumatismi e le emozioni nella gra~idanza, l'adenoidismo. L'A. fa un esnme statistico critico di queste influenze e trova. che ess e non valgono a ri-. sol vere se non una parte del problema. Esse non possono infatti spiegare la varia distribuzione geografica del sordomutismo; il quale è molto più frequente nelle regioni montuose che nellE' pianeggianti. È evidente un'azione sfavorevole generale dell'ambiente montanino, la q uale è parallela colla stessn influenza che produce il gozzo e il cretinismo nell'alta montagna. L'A. dà. la massima importanzA. nella produzione di questa complessa azione sfavorevole alla insufficienza della illu· minazione solare; il sordomutismo, come il cretinismo ed il gozzo, sono molto più freq uenti nelle regioni più alpestri, nelle valli profonde, dove il sole spunta tardi e t ramonta presto, e dove le nebbie e le nuvole ne intercettano troppo spesso i raggi. A nostro a vviso la diminuita azione calorifica ed illumina.nte del sole non è certo un elemento da trascurars i tra i tan t i sfavorevoli della montagna. Ma. per attribuire proprio a questa causa il principale merito della abbondanza dei sordomuti nelle montagne occorrerebbero prove molto positive, e bisognerebbe spingere l'analisi s tatistica fino alle condizioni individuali di vita di ciascun sordomuto. L'A. cb e ci ha. dimostrato in questo, come in alt l'i suoi scri tti, acume c ritico e serieU. d i metodo, potrà darci con ulteriori ricerche, maggior luce sull'argomento. R. L.


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CONGRESSI Il •lv&taggto e l"opera 41 pdmo 100· oono uel dllaatrl del terremoti e delle eruzloul vulc&Dlohe. - (Rap-

RANDONE G. F., tenente generale. -

porto presentato al Congresso internazionale di salvataggio e primo soccorso, tenuto a Francoforte S. M. nel mese di giugno u. s.) (1). L'ordinamento del salvataggio e del pronto soccorso nelle catastrofi prodotte dal terremoto e dalle eruzioni ·dei vulcani non può prender no rma da. quanto è possibile di prevedere e di disporre nei comuni infortuni. Le estension i delle zone colpite dal disastro, il numero dei morti, la dispersione dei feriti in punti distanti tra. di loro e molte volte da centri popolosi e manifatturieri e quindi privi di ogni ri;;orsa, l'urgenza di sottrarre i feriti ai pericoli del ripetersi o del perJurare dei fenomeni tellurici, le perturbazioni atmosferiche eh~ li accompagnano e sopra tutto le pioggia ininterrotte e torrenziali, il bisoguo di provvedere immediata mente i superstiti d i alimenti, di luoghi di ricovero, degli stessi indumenti rendono difficile, complicata, e talvolta ancl1e tardiva l'opera salvatrice, per la qua le occorrono mezzi adeguati. Non deve quindi recar mernviglia, se nei due terrtlmoti della Calabria del 1905 e 1907 e nella eru?.ione del Vesuvio del 1906, il compito di prestare i primi soc· corsi ai feriti e di attendere al salvataggio dei rimasti sotto le macerie sia stata affidata a quell'istituzione, che, per copia di me?.zi e per la preven tiva loro preparazione, per l'ordine e la disciplina che ne informano il funzionamento, per la quantità. del personale di cui può in ogni circostan?.a disporre, dava sicuro affidamento di potervi meglio e con maggiore prontezza soddisfare, cioè l'e~etcito. Ad esso si unì la potente associazio11e delb Croce Rossa Italiana, chiamata a prestare, a fianco de l servizio sanitario ufficiale, l'assistenza e la cura ai feriti in guerra; mentre tutte le regioni d'Italia con ammirabile slancio di fraterna solidarietà., mediante la costitu1.ione di comitati di soccorso, concors ero a completarne l'opera. Di tal modo, non solo le vittime di quegli immani disastri trovarono soccorso e conforto immediato, ma i superstiti i mezzi di ·riparare alle perdite subite.

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Non appena dall'autorità civile fu comunicato al comando del l!l divisione mi· litare di Cat.anzaro l'avviso che fortissime e ripetute scosse di terremoto, con epicentro a Monteleone, nella notte dell'8 settembre 1905 avevano distrutti o devastati interi paesi, il comando impartiva immediatamente l'ordine che portaferiti infermieri e aiutanti del distaccamento di sanitil del locale ospedale militare, condotti da un corrispondente numero di ufficiali medici addetti ai corpi del presidio, si recasset•o più celeremente che fosse possibile sui luoghi maggiormente danneggiati, portando seco il materiale sanitario in dotazione ai corpi, borse, 1:aiui e cofani di sanità, barelle, carri per malati e feriti e inoltre medicinali, materiale ( l) Questo rapporto fu compilato in base alle relazioni gentilmente favoritemi. dietro mia richiesta. dai colleghi maggiore medico Citar>na dott. Nicola; capitano lllP· dico Romeo dott. Francesco e tenente medico Palumbo dott. Francesco; nonchè alle informazioni e ai dati inviatimi dal colono. medico De Furia e capitano medico Pizzuti. A tutti gli egregi colleghi i miei ringr11ziamenti. . R,\.:OOOO:>E.


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di medicazione, apparecchi per fratture e viveri di conforto prelevati dall'ospedale militare. Contemporaneamente, il predetto comando disponeva che questi drappelli di sanitA. fossero seguiti da altri di truppe di fanteria e del genio, muniti di attrezzi e :::trumenti da. zappatori e con copia di tende e di coperte da campo. Pertanto lo stesso mattino dell'S settembre, e cioè poche ore dopo il disastro, a Zammaro, Piscopio, Stefanaconi, S. Onofl"io, Triparni, PMghelia., Martirano potè iniziarsi l'opera di salvataggio e di primo soccorso, e il di seguente n elle località più distanti. Anche l'associazione della Croce Rossa, appena avuta partecipazione del disastro, faceva spedire dai sottocomitati regionali di Napoli, Roma, :Firenze, Torino, medicinali, sostanze disinfettanti, materiale di medicazione e tende dei suoi ospedali da guerra, mettendo il tutto a disposizione dell'autorità militare. A sua volta. la Direzione generale di sanità sedente in Roma inviava sui luoghi un ispettore medico, e il Ministero dell'interno il personale di pubbl ica stcurezza per il servizio di ordine. Intanto, si costituivano in luogo commissioni locali per ricevere i soccorsi di ogni genere che pervenivano dai comitati di soccorso formatisi in tutte le citt à d'Italia, e per curarne la conveniente ripartizione. Allo scopo di assicurare al servizio di salvataggio e di primo soccorso l'unità. di direzione, indispensabile al suo regolare funzionamento, vi fu posto a capo S. E . il comandante l'XI corpo d'armata (Bari), con alla dipendenza il comandante la. divisione militare di Catanzaro e le altre autorità militari. L'opera delle autorità civili dei luoghi fu regolata in conformit:\ delle disposizioni emanate dalla autorità militare. Una tale organiz:r.azione del servizio, se ha potuto dar luogo a qualche inconveniente, ha validamente contribnito a che la sna attuazione seguisse ordinata, pronta, efHcace e quindi pari agli imperios i bisogni del momento. Prima cura della direzione suprema fu quella di costituire tre reparti del servizio stesso, con attribuzioni ben definite, a ognuno d ei quali fu assegnato un personale proprio. che non ne potesse essere dist-olto per altri incarichi, con il materiale corrispondente al servizio da compier>:~i. 1° reparto: assistenza sanitaria ai feriti ed eventualmente ai malati. 2° reparto: diseppellimento dei feriti e dei morti di sotto alle macerie e riconoscimento e interramento di questi ultimi. flo reparto: soccorsi immed iati e mez1.i di ricovero ai superstiti. La di rezione dell'n~<sistenza sanita ria dei feriti fu affidata ad un ufficiale su· per io re m ed ico (maggiore (l )). che ebbe alla !>Ua dipendenza, dopo pochi giorni, 20 medici militari di grado inferiore con i medici civili del luogo. Il materiale sanitario, oltre quello portato dai drappelli di sanità. il giorno 8 .settembre, venne ri fornito dall'associazione della Croc~ Rossa, e da due depositi stabiliti uno a Catanzaro e l'altro a Monteleone, ai quali confluivano tutti i mezzi di soccot-so inviati dai comitati provinciali di soccor~o. dall'amminist1·azione militare. dalla direzione generale di sanità pubhlica e dai sottocomitati regionali della Croce Ros~a. Si provvide tosto per l'impianto di posti di medica?.ione il giorno stesso dell'arrivo dci primi dmppelli di sanita, nella maggiore prossimità dei luoghi più colpiti dal disastro, con personale medico e inservienti proporzionale al loro raggio Ji azione, ai quali fu rono tosto portati o condotti i feriti, e specialmente quelli (l) Il maggiore medico cav. Citann" dott. Xicola.


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che man mano venivano estratti dalle rovine delle case. Convenientemente me, dicati, i feriti più bisognevoli di cura erano trattenuti ai posti stessi e ricoverati sotto le tende osped~tli, erette in loro prossimità, fornite o dall'amministrazione militare o dalla Croce Rossa, poichè la maggior parte di es•i rifuggiva spaventata di riparare sotto fabbricati, per il frequente ripetersi delle scosse di terremoto. Questi posti di medicazione hanno anche fu:JZionato quali ambulatori per la visita matitinale dei malati e feriti non trattenuti sotto le tende. Il loro rifornimento di materiale sanitario, mezzi di conforto, medicinali ecc., era fatto come si è detto, dai due depositi di Catanzaro e di Monteleone. L'opera dei medici ai posti di medicazione fu in principio piuttosto laboriosa e difficile, poichè molti feriti, esterrefatti dallo spavento. erravano quasi inconsci per la. campagna, cosi che si dovettero rintracciare e quasi medicare a forza in sito. Il numero dei feriti curati e medicati in tal modo fu di circa 560. Tm le lesioni figurano in prima linea le estese ferite lacero-contuse, poi le fratture degli arti, delle costole, del capo, accompagnate queste, per lo più, da gravi fatti di commozione. I posti di medicazione rimasero in funzione sino alla fine di settembre; i feriti che vi si trovavano ancora a tale epoca, ricoverati sotto le tende, si evacuarono negli ospedali civili dei luoghi o in quelli viciniori. Per il trasporto dei feriti servirono le barelle e carri per feriti delle dotazioni san itarie di mobilitazione; alcune volte si ricorse anche a mezzi di trasporto improvvisati. Il disseppellimento dei morti e dei feriti dalle macerie fu affidato alle truppe del genio e delle compagnie alpine sotto la direzione dei rispettivi ufficiali e coll'assistenza del medico. Le operazioni riuscirono lunghe e difficili per le precauzioni necessarie onde evitare lo sfranamento e il crollo delle mura rimaste in piedi, e il conseguente aggravamento delle condizioni dei seppelliti sotto le macerie. I morti, riuniti in un luogo appartato, dopo constatatane e fatta risultare legalmente l'identità personale, furono trasportati al cimitero e seppelliti in fosse contenente ognuna da 15 a 20 cadaveri, tra i quali venivano interposti strati di calce viva. Si estrassero circa 270 cadaveri, onde la proporzione dei morti ai feriti nel terremoto del Hl05 si pnò calcolare al 00 p. 100. Dalle macerie vennero pure estratte le carogne di animali, che, se gili. in istato di putrefazione, erano, invece che interrate, cosparse di petrolio e abbruciatf'. Nell'eseguire le operazioni di disseppel· limento, quando il fetore delle esalazioni indicava già avanzato il processo di de· composizione cadaverica, si facevano precedere copiose irrorazioni delle macerie con soluzioni disinfettanti, per lo piit di lisoformio e fenolo. Al termine delle operazioni il personale che vi era stato addetto subiva le opportune pratiche di disinfezione I cadaveri giiL in via di putrefazione venivano subito l'avvolti in lenzuola hagnate nelle soluzioni di lir;oformio e fenolo. . . A_l terzo riparto fu affidato l' inoarico della distribuzione ni superstiti dei mezzi Pn• Indispensabili alla vita e di procurare loro un ricovero temporaneo. . Al primo scopo provvidero le commissioni di soccorso formatesi nei luoghi del dt~astro~ col concorso delle autorità e delle persone di condizione più elevata. Gli ahmentt erano preparati in comune e distribuiti due volte al giorno, per opera d elle suore di carità. Si fecero pure larghe distribuzioni di indumenti, di lingeria, di copel'te ecc.


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In prinetpiO, per il ricovero dei rima5ti senza te~;to si utilizzarono le tende comuni per l'accampamento della truppa. In seguito, appena giunse in luogo il legname necessario, si procedette alla costruzione di baracche. Attualmente si stanno rifabbricando i paes i distrutti; e iu tale benefica opera concorrono tutte le regioni d'Italia. Già per cura dei due comitati Piemontese e Lombardo, e coi denari raccolti per pubblica sottoscrizione, sono stati ricostruiti i due nuovi villaggi di Favelloni Piemonte e d i Martirano, risultanti di sane ed igieniche case in cemento armato, genere di cost ruzione che re~is te alle scosse del terremoto senza sfasciarsi e crollare.

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Presso a poco secondo le stesse norme è proceduto il servizio di salvataggio e d i primo soccorso ne l tP.rremoto del 23 ottohre 1907 con epicentro a Reggio Calabria, che ha distrutto completamente Ferruzzano, paesello situato sopra un masso di roccia, facendolo precipitare nei burroni ;,ottostanti (1). La notizia arrivava a Reggio nella notte del 23: si parlava di 200 morti e di altrettanti feriti. Immediatamente il comando militare fa partire per quella località drappelli di truppa di sanitil. con ufficiali medici e materiale sanitario dei corpi, zaini, cofani. barelle, cassttte di medicinali e disinfettanti. Lo spettacolo di Ferruzzano è terrificante; non vi è più una casa intatta, i superstiti vagano pet· le campagne. Si impianta tosto un posto di soccorso nell'atrio di una casa non atterrata ed in un magazzino alLiguo si rico,·erano i feriti. Arrivano subito dopo i drappelli di truppa del geuio e di fanteria, e si inizia il disseppellimento dei morti e dei feriti. Tutta la truppa è ripartita in squadre, a ciascuna delle quali è assegnato uno speciale servizio. Anche questa volta l'alta direzione del servizio è affidato alla autorità militare. Si costituisce tosto a Reggio un comitato di soccorso, a cui giungono le oblazioni di ogni genere da tutte le parti d'Italia. Il Ministero della. guerra vi mandò le tende degli ospedali da campo; l'aso;ociazione della Croce Rossa, tende ospedaliere, medicinali, disinfettanti e materiale sanitario. I cadaveri estratti dalle macerie sommarono a 160, con più di 100 carogne di animali. Pel r icovero temporaneo dei superstiti servirono da principio le tende e poscia si costrussero baracche in legno. Dei feriti raccolti i più leggeri furono curati sotto tende, i più gravi traspor tati s u carri militari pe r · feriti, all'os pedale di Reggio 11 posto di soccorso di medicazione ha funzionato per circa SO giorni. Anche ne ll'eru;>:ione del Vesuvio dell'aprile 1906 l'opera del salvataggio e del pronto soccorso si esplicò per mezzo dell'esercito, sotto la direzione dell'autorit;\ militare e col concorso delle associazioui della Croce Ro.~sa, e in seguito mediante uo comitato governativo a cui fecero capo tanto queste che gli s peciali comi~at: di soccorso· costituitisi nelle varie cittù. della penisola. Le conenti di lava colla pioggia dì cenere. di scorie e di lapilli a>e>ano de vastato interi pnesi della ridente plaga. vesuviana, seppellendo uomini e animali, d istruggendo fertili campagne, provvigioni ed ogni altro mezzo di sussistenza, ( l) Il capitano medico Romoo dott. Francesco, a cui fu nffidatn In direzione del servizio snmtnrio con nltri ufficiali medici, tra cui il capitano medico Pizzut i e il fi.Ot totencnte medico di complemento Caruso, i cui nomi si trovano nel rapporto del co. pitano Romeo.


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intercettando, rendendo impraticabili le strade, ostruendo le ferrovie e facendo per cosi dire impossibile la vita. Tutta la popolazione di quei paesi era emigrata riversandosi su Napoli, cosi ehe nei luoghi del disastro o in loro prossimità non erano rimasti che gli impotenti a fuggire. Ond'é che l'opera di salvataggio e di primo soccorso fu lunga, difficile, gravosissima e anche non priva di pericoli per chi la compiva. Si dovettero infatti dissep· pellire dalle macerie i morti e i feriti, pur troppo i primi in maggior numero dei secondi, libsrare dall'eccessivo peso delle ceneri e dei Japilli i tetti e le mura delle case, puntellare quelle minaccianti, riconoscere ed interrare i morti, praticare le disinfezioni, medicare i ftlriti e traqportarli fuori di pericolo, per vie quasi impraticabili. Ma sopra tutto s'imponeva urgente, imptlrioso il bisogno di trovare ricovero e rifugio per le masse emigranti in massa verso popoli e luoghi circonvicini. L'alta direzione del servizio fu posta nelle mani di S. A. R. il Duca di Aosta, eoma.ndante il corpo d'armata di Napoli, con sede nel palazzo Reale. Tutto il territorio invaso o minacciato dall'eruzione venne ripartito in varie zone a cui fu preposto un generale o un alto ufficiale superiore. La direzione tecnica dei lavori di salvataggio fu atlidata a un generale del genio;· per i lavori si adibirono le trl!-ppe di fanteria e del genio e i pompieri di _Napoli, i quali rima· sero per parecchi mesi accampati nelle località d.evastate, in mezzo a disagi di ogni spe-cie per l'implacabile violenza eruttiva del vulcano, per la mancanza di ogni risorsa. locale, per l'aria fatta quasi irrespirabile dalla polvtlre e dalla cenere; vi fu anzi un giorno in cui si verificò fra i soldati qualche lieve caso di asfissia pro-dotta dai gas emanati dal vèsuvio e trasportati al pillnO da correnti di aria. Ma sul finire di aprile vennero le piogge ad aggravare la situazione, che convertirono le strade e i luoghi declivi in torrenti di fango, aumentando le difficoltà dello sgombro delle macerie e i pericoli' della demolizion~ degli edifizi minaccianti rovina. All'assistenza sanitaria si provvide oltre che dai medici militari addetti alle t"t"uppe. e da altri· appositamente spediti vi dalla direzione di sanità militare diNapoli (l) con il necessario personale inserviente e dotazioni di materiale sanitario, -dalla associazione della Croce Rossa italiana la quale si ebbe anzi la parte principale. Già nella notte dall'8 al 9 aprile, mentre più furiosa imperversava la pioggia di materiali vulcanici, dietro invito del prefetto di Napol i e per cura Ji quel sottocomitato regionale, dalla detta aS3ociazione venivano impiantati due posti di -soccors o alle porte di Napoli, lungo la riviE'ra cond ucente ai luoghi devastati, i quali poterono subito funzionare, curando e medicando i feriti che s i affollavano s u quella via verso la città. Nei giorni successivi furono inviate a S. Giuseppe Vesuviano e ad Ottaiano le tende degli ospedali da guerra della Croce Rossa e due baracche sistema Doker, così che anche colà s'impiantarono due posti di soccorso meglio designati col nome di posti sanitari che servirono non solo come posti di medicazione c di ricovero dei feriti, ma quali punti di riunione dei medici e del materiale sanitario. Da resoconti pubblicati dal Comitato centrale della Croce Rossa in Roma si rileva che in Ottaiano ~ a S. Giuseppe, dal 10 aprile al 15 luglio dacchè rimasero in funzione i pochi sanitari, furono in c iascuno curati o medicati circa 2 mila tm fet·iti e malati, -oltre le visite praticate a domicilio. . (l) ;ra ques~i il tenente medico Palumbo dott. Luigi dalla relazione del qual<l si rileva _1 opera _chll'urgica da lui prestata. in ca<>i anche difficili ed importanti, q uali frat· ture da ostrematà, ampie ferite per strappamento, luasazioni, ecc.


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Ma dove specialmente apparve più proficuo l'intervento e l'opera dellll Croce Rossa, fu nel soccors o materiale ai d~tnneggiati.A tale scopo vennero costituiti in ~a­ poli comitati di soccorso per opera delle dame asct·itte a quel sot tocomitato regionale della Croce Rossa, le quali oltre a concorrere con copiscue sommesi adoperarono a raccogliere otfo.!rte in denari ed effetti ed a farne la distribuzione sia ai profughi ri1ugiati in Napoli, come ai rimasti sui luoghi dell'eruzione, dove esse stesse si recarono personalmente. Per opera di questi comitati s'impiantarono pure cucine gratuite, del c ui funzionamento furono incaricate le suore di carità; esse poterono fornire ben 0000 razioni giornaliere. S'intende che al sottocomitato regionale della Croce Rossa d i Napoli arrivarono le contribuzioni di altri sottocomitati regionali, e specialmente Roma, Torino, :M il ano. Firenze, Pale1 m o, Ancona, ecc. Cessato col finire dell'eruzione il periodo agitato dei soccorsi d'urgenza venne regolarmente cos tituito in Na poli un Comitato governativo centrale presieduto da. S. A. R . il Duca di Aos ta, al quale hanno fatto Cllpo coi sottocomita ti regionllli della Croce Rossa anche tutti gli altri liberamente costituitisi per la circostanza nelle città d'Italia per raccogliere le obl11zioni a favore dei danneggiati dal Vesuvio. Ques to Comitato sussiste tuttora e attende per mezzo di speciali delegati alle ricostruzioni dei paesi distrutti dalla immane catastrofe.

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Le conclusioni che si possono trarre per l'ordinamento del servtzto di s~tlva­ taggio e di pronto soccorso negli infortuni dovuti al terremoto e alle e ruzioni dei vulcani sarebbero le seguenti: L'optlra dol salvataggio e del pronto soccorso nelle catastrofi dei terremoti e delle eruzioni vulc>Lniche uon può modellarsi su quella dei comuni infortuni; per e~..a è necessaria un'orgllnizzazione ben più ampia e l'azione delle istituzioni di pubblica assistenza e della caritlt privata in unione a quella dei governi. Nei terreLnoti della Cal11.bria e nell'et·uzione del Vesuvio si deve all'esercito, se collR cooperazione d e lla associazione della Croce Rossa e dei comitati di soccorso costituiti in tutta l'Italia l'opera salvatrice ha potuto essere pari A.!la grandezza dei disaatri L'e~tensione delle zone colpite dalle scosse di terremoto o invPse e minacciate dalle eruzioni vulcaniche richiede non solo l'abbondanza dei mezzi di soccorso e del personale, ma la. possibilità della loro pronta ripartizione e del facile trii.Sporto in punti distanti ed eccentrici. Non essendo possibile nella massima parte dei casi prevedere i luoghi delle catastt·ofi, manca ogni opportunità di stabilire in antecedenr.a. posti di soccorso, e d i concentrarvi mnteriale sanitario, personale ecc. La meclica~ione dei feriti non solo è ri tardata dalla loro dispersione, ma osta· colata dalla necessità del loro disseppellimento di sotto alle macerie e dalla demolizione d egli edifici minaccianti rovina ; non devono mancare le sostanze ed i Dlezzi disinfettanti. È necessario provvedere con mezzi estemporanei, tende, baracche ecc. ·al ricov<;: ro dei feri ti, non potendos i u tilizzare g li edifiz i o pericolanti o sottoposti a l1'\:venienza d i nuove scosse o di eruzioni. Nel terremoto di Calabria del 1905 le scosse si sono protratte, con maggiore o minore intensità, pe r circa 40 giorni. L'opera dtll pronto soccorso si deve pure estendere ai superstiti, provvedendoli di r icovero e dei mezzi indis pensabili alla vita.


CONGRESSI - NOTIZIE - 1\ECROLOGlO

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Il U Ooogreaso medloo lnternaztouale per gll lntortuDl del lavoro. Continua. alacre per opera del Comitato esecutivo il lavoro di prepa1·azione del II Congresso medico internazionale per gli infortuni del lavoro, che, come e noto, si terrà i n Roma nel maggio 1909. • Dagli i s ti tuti scientifici, dalle Camere d i commercio, casse d 'assicurazione, dai consorzi operai e dai più importanti i ndustriali d'Italia, nonchè dall'estero, giungono con tinuamente adesioni e contributi, tnlchè si può ritenere assicurato l'esito felice di q u esto Congresso. Sono in formRZione all'estero i Comitati nazionali ed in I talia i Comitati lo· cali. La segreteria, nel rammentare che il Congresso è esclusivamente medico, fa noto che i suoi uffici in Roma, via Borgognona 38, sono aperti tutti i giorni dalle 18 alle 20 p er qualsiasi comunicazione. Del Cox:ni t ato esecutivo, di cui è presidente etfet.tivo il prof. Salvatore Ottolenghi, ordinario d i medicina legale a Roma, fanno pa rte come uno dei vice-presidenti il nostro ispettore capo, tenente generale medico comm. Randone, come uno dei membri il :maggior generale medico comm. Ferrero di Cavallerleone. e come uno dei segreta. ri il tenente medico Dott. Casari n i.

NOTIZIE Con decreto del 29 m~>ggiv il nostro egregio collega e collaboratore, capitano medico A l tobelli, è stato nominato libero docente in igiene nella Regia univer· sità di Siena., nel cui istituto d'igiene egli ebbe già la carica di aiuto ouo1·ario. ~l concor so ebbe luogo per titoli; e veramente il dott. Altobelli ha una serie di un~or~nti pubblicazioni, ad alcune delle quali ci compiacciamo molto di aver dato ospttahtà. ne) nostro giornale. _La lezi one di prova, che ebbe il plauso della commissione, ebbe per tema: Cl·iten per YiUdica1·e della polabilità dell'acquu. · . Dalla. Prova sperimentale, per parere una nimA della commiss ione, l'A.ltobelli fu dtspensa.to, avendo egli già d~tto troppe prove della sua abilità tecnica.

NECROLOGIO GIOVANNI BATTISTA GIVOGRE. . . Chi ha assistito a.lla funzione della inauguraF.ione della lapide commemora· ~l~a agli ufficiali medici morti in guerra, compiutasi il 18 marzo l!JOO nell'OSJ.le. a e del Celio, e ne rievoca la memoria nel mentre Egli leggeva il suo discorso 1 ~aug~ra.le i nnanzi alle LL. MM., rivede il generale Givogre, che noi oggi rim~~~nguuno estinto, in uno degli atti più solenni del suo ufficio di is pe ttore ca po e corpo sanitario militare. Quando egli passava in rivista la storia del nostro cor:.o. dal suo inizio modesto alla su!t gloria dell'oggi, quando egli inneggiava con no th ed elevate parole, con lirica apostrofe, ai nostri eroi caduti sotto il ferro


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NEOROLOGO

nemico o nella lotta contro morbi ferali, vittime dell'adempimento modesto ma sublime del loro santo dovere, il suo volto irradiava tutta la fierezza che sentiva l'animo suo di rappresen tare questo corpo, e l'alto compiacimen to di dirne le lodi, di evocarne i tanti titoli di onore non abbastanza conosciuti. Quella infatti deve essere stata una d elle più grandi soddisfazioni della sua carriera. Perchè fra i tanti titoli che Egli ebbe di benemerenza, uno dei più salienti forse fu quello dell'intenso amore pel suG ..:orpo. Egli viveva per cosi dire della sua vita, e sull'animo s uo si ripercuotevano, più che se fosse1·o stati personali. i disagi, i disinganni, le sofferenze che quello pativa, come le gioie che potevano confortarlo. Dell'alto sentire pel suo corpo fu difatti altra splendida manifestazione la sua commemorazione del generale medico Cortese, fatta nell'anno seguente, per l'inl\u· gurnzione del suo monumento all'ospedale militare di R oma, deplorando in quella occasione ed in presenza della massima autorità dell'esercito che « purtroppo i gradi e gli onori nelle stesse nazioni a regime liberale non sono sempre distribuiti a ~>econda del vet·o merito,., poichè non erano state conferite a quell'uomo illustre, · presidente del comitato di sanitil militare, quelle alte distinzioni cui gli davano diritto e i preclari titoli di scienzato, e i g ravi sacrifizi di patr iota e tutta la sua ]unga e labori osa vita spe~a a pro dell'esercito nella difficile e grave missione di medico militare. Di q nella commeu.orazione va ricordato però, non meno ad onore del Givogre, lo s tudio critico sulle principali opere del Cot·tese, in rela zione spt!cialmente della medicina milita re, che ad essa va congiunto, studio che dimostra il valore scientifico del Givogre. Stutlioso sempre fi n dagli anni univers itarì. i cui cors i compiuti durante il suo servizio all'ospedale militare di Parma, coronò con laurea a pieni voti assoluti, sempre si distinse per doti d'i ngegno, per capacità. professionale in tutta la sua carriera, e nel 93 fu incaricato d ell'insegnamento di medicina legale alla scuola di applicazione di sanità militare. insegnamento cl1e dettò con somma lode. Pub· blicò anche nlcuue memorie, delle qu:tli giova specialmente accennare a quella sulla Eziologia e profilassi della tubercolosi in genere e specialmente nell'eserc ito, memoria p resentata al Congresso della tubercolosi tenutosi in Napoli nel 1900. In essa egli dimostrava q uali e quante fossero le misure già adottate nel· l'esercito per prevenire il morbo fatale ed eliminarne i colpiti alle prime manife· stazioni, constatando come il corpo sani tario non s olo segue sempre il progresso della scienza ma ne sia soventi l'antesignano. Ma, oltre che l'uomo di scienza emerge n el Givogre l'uomo di azione, e non meno dei suoi lavori scientifici giova di lui rammentare l'npera s ua costante spesa a pro del servizio e l'abnegazione con t inua di se stesso nel compimento del suo dovere, gli alti sentimenti di patriottismo che sempre lo Animarono. L'avere egli chiesto insistentemente nel 18G6 di poter prende t·e parte alla campagna, il coraggio e la calma che mostrò a Palma nova durAnte le storiche cariche di cavalleria, medi-. tlando imperterrito i feriti per molte ore della giornata sotto il fuoco dei combattenti; i disagi sopportati, ed i pericoli aft'routati sempre co n animo sereno du· rante un lungo periodo di tempo nelle repressioni del brig~tntaggio, la sua assi· s tenza indefessa amorosa nel 188! ai colerosi d i Napoli, che gli valse la medaglia pei benemeriti dell~t salute p ubblica , sono l~ ad attestarlo, e lo fanno degno di ogni maggior l ode.


MISCELLANEA

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Nè meno preclare furono le doti gentili del suo cuore e dell'a.n imo suo. Egli seppe sempre cattivarsi l'affetto dei suoi eguali e dei suoi inferiori cosi come sempre meritò la stima dei superiori, ed a .Pralormo, piccolo comune del Piemonte, ove egli nacque nel 1838, conservò tutta la vita calde simpatie ed amicizie sincere, cosicchè lA, come a S. Michele d'Asti, seconda sua patria di adozione,- pel suo carattere bonario, per le cure che prodigava, per la larga generosità.. verso i poveri, per la munificenza verso le opere pie era idolatrato dai suoi compaesani, che più e più volte gli diedero dimostrazioni calorosamente affettuose. E affetto anche più intenso egli raccoglieva, a conforto della sua vita, dai nipoti cui aveva dedicato ogni maggiore s ua cura. Là Egli ritornò a ricercare la tranquilla serenità dei primi anni dopochè, pei limit;i di età, si era chiusa la sua fortunata carriera, della quale tanto meritatamente aveva raggiunto l'apogeo, e or vi riposa in pace. Là vada il nostro estremo saluto. Alla sua tomba onorata ;itorni sovente il nostro pensiero ricordando il nobile esempio che ci ha lasciato di virtù militare e civile. L. PERRERO di CAVALLERLEO:\E Il generale Givogre mori il 2! aprile a Pegli, dove si recava annualmente a passare la stagione invernale, dopochè la sua salute si era fatta cagionevole. Appena avutane notizia, l'ispettorato di sanità militare delegava a rappresentar!<> ai funebri che si celebravano a Pralormo, dove la salma venne trasportata, il colonnello medico Gozzano, il quale pronunziò il seguente discorso: « Delega~o dall'ispettorato di SAnità militare a rappresentarlo in questa mesta.. funzione, compio il doloroso ufficio di rivolgere l'estremo saluto alla muta salma del compianto generale medico comm. Giovanni Battista Givogre, rapito troppocrudelmente dalla fatale Parca all'affetto de' suoi conterrazzani, congiunti, amici e colle.g hi. · «Mi dis penso dal tessere la storia della sua. vita laboriosa quanto modesta, piena. di abnegazione: il vivo dolore che sento nell'animo mio in questo momento me lo impedirebbe. D'altronde il generale Givogre fu sempre universalmente apprezzato ed amato da quanti lo conobbero per l'animo suo mite, per il carAttere costantemente gioviale e per i suoi sentimenti generosi verso tutti. La s ua figura, tutta espressione di dolcezz,a e di generosità. d'animo, è di quelle che rimangonoperennemente scolpite nella memoria. « Del corpo sanitario militare poi, egli fu altam.ente benemerito: fece parte di esso per lunghi anni e ad esso dedicò la sua attività, intelligenza e dottrina. Elevato a reggerne le sorti col grado di ispettore capo. il generale Givogre ebbe suo principale obbiettivo aumentarne il prestigio promovendo l'istituzione di speciali corsi di perfezionamento per i medici militari. <~ Nè la sua attività si applicò soltanto nei periodi di t;anquillità. della patria. ma anche sul campo di battaglia, alla prova del fuoco, sotto i-1 grandinare dei proiettili e lo scoppio degli obici e delle granate, e cosi pure in calamità nazionali. il generale Givogre dette mirabile prova del suo animo altamente filantropico. «Ora, del compianto generale non rimane che il nostro ricordo, ma « Sol chi non lascia eredità. d'affetti · poca gioia ha dell'urna » dice il poeta. « E ciò non può dirsi di te, amato generale: la tua ultima dimora sarà metA. del pellegrinaggio del pensiero ed oggetto di afi'etto di quanti, aveudoti cono-sciuto in vita, ne apprezzarono le virtù, ne conserveranno con amore la memoria.


3!JS

NECROLOG I O

« Dormi in pace, amato generale, l'eterno riposo nel sacro avello che sta per accoglierti e al quale noi tutti vorremmo dare oggi i fiori ideali del nostro cuore. Che il tuo spirito aleggi sempre in mezzo a noi per eccitarci al dovere, al quale coll'esempio ci hai educati e per guidarci nel raggiante cammino dell'amore, della bontà e d ella scienza. Vale 1>.

Diamo qui sotto un estratto dello stato di servtzto del gener ale Givogre: Nato a Pralormo, circondario di Torino, il 10 settembre 1838. Soldato nel corpo d'amministrazione, 17 luglio 1859. Laureato in medicina e chirurgia nell'università di Parma, 20 luglio 1861. Medico aggiunto nel corpo sanitario militare e destinato all'ospedale militare di Parma, 20 luglio L862. ~ed ico di battaglione, BO luglio 186 t Medico di reggimento, giugno 1873. Capitano medico, 11 dicembre ll:$73. Magg iore medico, l • lugtio 1882. Tenente colonnello medico direttore dell'ospedale di Brescia, 7 ottobre 1887. Id. id. id. Bologna, 1° ago~to 1891. Tale, vicedirettore della scuola d'applicazione di sanità militare, 18 maggio 1893. Colonnello medico, direttore di sanita del IV corpo d'armata, 13 dicembr e 1804. 'Iale, ispettore di sanità, 27 ottobre 1897. 1[aggiot· generale medico, 1° marzo 1899. Nominato ispettore capo di s anità militare, 16 febbraio 1000. Collocato in pos izione ausiliaria, 14 agosto 1903. Id. in riposo, 29 dicembre 1907. Medaglia d'argento ai benemeriti della s alute pubblica per essersi distinto nell 'epidemia colerica di Napoli 18St - Campagna del 1866 - Utficiale dell'Ordine dei Ss . Maurizio e Lazzaro - Grande Ufficiale della. ·corona d'Italia - Croce d'oro con corona per quaranta a nni di servizio.

Prof. FEDERICO AUGUSTO V. ESMARCH. 11 giorno 23 marzo p. p.. ueiiH. grave età di 86 anni, cessava di vivere in Kiel, o,·e era da lunghi anni professore di Clinica chirurgica, f fderlco Augusto von Esmarch. uno di quella eletta. schiera di chirurghi militari che, con a. capo il Langeubeck e lo Strornayer, erano andati formandosi all'esperienza delle frequenti e sanguinose g uerre della seconJa metà del secolo passato. L'Bs march infatti prese parte a.lle quattro guerre dello Schleswig-Holstein, a quella di Boemia. del 1866 e alla franco-tedesca, quantunque in quest'ultima, per le mal fe rme condizioni di salute, abbia dovuto limitare l'opera. sua alla orgH.nizzazione de i S(lccorsi volontari in Amburgo e nei ducati. E della a cq uistn.to. pratica nella chirurgia militare sono ampia prova. le nu· me rose sue pubblicazioni, fra rui basti c itare le seguenti: sulla resezione della .~palla; sull'antisepsi

sul campo di battaglia ; sui primi soccorsi da 1n·estarsi a (.·riti; sulla prima medica.~ione s ul campo eli battaglia ecc. :\[a l'opera s ua principale è il trattato di tewica chirU?·gica di gtm·m, disti nto col premio s tabilito. dopo la guerra del 1870-71, dalla fu imperatrice .Augusta e di cui è superfluo far rile \•are l'utilibi. per il medico militare in campagna. Uno d ei meriti attribuiti all'Esmarch è l'introduzione, nelle operazioni, dell'i· .:;chemia preventiva ottenuta mediante la sua fascia elastica, ma, per la verità,


MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO

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è da osserva.rsi che il principio già era stato proclamato e addottato da un chi· rurgo italiano, il Grandesso Silves tri di Verona, per cui rimarrebbe sempre la que· stione de Ila prioritù. fra i due eh irurghi. È poi una grande benemerenza dell'Es ma rc h verso tutta l'umani tà l'istituzione delle Scuol e Samaritane, che un c osi notevole sviluppo hanno preso in Germania, tanto cb e in nessuna famiglia, si può dire non vi sia un membro che non sia capace di prestare i primi soccorsi nei casi d'infortunio, e di impartire ai com· ponenti della medesima 1' istruzione per ciò necessaria L'Esmarch era parente dell' imperatore di Ge rmania, avendo in seconde nozze sposata la principessa Enrichetta. di Sch\eswig Holste iu zia dell'imperatrice. RANDONE .

Dott. PASQUALE TESTA, maggiore medico. Abbia.mo anche il dolore di registrare la morte del maggiore medico dott. Pasquale Testa avvenuta in Napoli il 2 febbraio scorso. E ra nato a Jelsi (provincia. di Campo basso) il 1° luglio 1852. Entrato in servizio come sottotenente medico il 3 febbraio 1878, fu promosso tenente il 21 marzo ll:l80, capitano ill8 ottobre 1884 e maggiore (a scelta) il 3 marzo 18!J8. Prossimo alla promozione a tenente colonnello, che gli sarebbe spettata anche senza i nuovi miglioramenti avvenuti nel nostro corpo, fu colpito dalla gr.ave malattia nervosa che fu causa della immatum sua morte. Era un uHiciale medico molto stimato, specialmente per la sua abiliti~ chirurgica, e amato molto dai colleghi ·e dagli ammalati per la s quisita bontà del suo cuore.

JforiDJenU avvenuti nel Cor~o Sanitarioe nel Personale Farrnaceutito (Dispense n. 21 a u del Bollettino u{ficiole delle nomille). Uff'lolall ln •ervlzlo atUvo permanente . Detenninazione ministeriale 14 maggio 1908. LmE HAT1 Luca, tenente medico 2 nlpini.- Trasferito R. corpo di truppe coloniali. R.. decreto 14 maggio 1908. CASTELLO F·rancesco, capitano medico ospedale Savigliano. - Collocato in as pet· t~tiva per infet·mità temporarie non provenienti dal servizio per la durata dl un anno. R. decreto !ll magyio 1908. Pt.~~TELLl Ghtseppe, sottotenente medico ospedale Novara- BUSCAGLl.NO .dttgusto, Id. 3 alpini. - Promossi tenenti medici con anzianità 15 marzo 1908, continuando n e ll'attuale destinazionE'.

UFFICIAU IN CONGEDO. Uf1lctaU ID po81s.tone di aervlzlo anltUado. M Determinazione ministeriale 21 maggio 1!!08. ICH!ELI cav. Luigi, tenente colonnello medico dis tretto Sacile. s tretto V P.rona per cambio di residenza.

Tr:ts ferito di-


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MOVIMB!'ITI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. R NEL .PERS. F ABMACEOTICO

11fllcl&ll 41 rl•erv&. ll. decreto 10 maggio 1908.

D t.: FRANCESCO ca. v. Francesco, tenente colonnello medico distretto CatanzaroCatARI cav. N icola, maggiore medico id. Napoli. - Cessano di appartenere a l ruolo degli uffic iali di riserva per rRgione d i età. conservRndo il grado con la relativa uniforme. R. decreto 14 maggio 1908. CtAI.DEA Pietro, t enente m~dico distret to Roma. - Accettata la dimissione dal grado. ONO RIFIOENZE

concesse per la ricorrenza della festa nazionale l 508. R. dec1·eto 4 giuguo 1908. Ordine del Ba lllaurh:lo e Lazzaro. In considerazione di lunghi e buoni servizi. Ulfiziale. SFORZA cav. Claudio, maggiore generale medico ispettore di sanità militare. Cavaliere. Grw;Gr Mos·r(; cav. Amedeo. colonnello medico direttore ospedale militare Torino. MASGIANTI cav. Ezio, id. id. id. Milano. BKHN•IRDO cav. Luigi, id. id. id. Palermo. Ordine délla Corona d'Itall&

In considerazione di lunghi e buoni servizi. G·r and' U!fi.ziale. RANDOSE cav. Giovanni Francesco, tenente generale medico isp11ttore capo di sa· nità militare. Ulfiziale. DE FURIA cav. Ettore colonnello

medico direttore snnitù. milit:ue X corpo ar·

mata. Cat·al iere. ConRADI Angelo, capitano medico 52 fante ria.

In considerazione di speciali benemerenze. B ~ti GXOSE

Cat:aliere. F'.mlina ndo, capitnno medico o artiglieria campagna.

In considerazione di mIlitar l benemerenze Cat:alitn-e. SEVERI P1·ospero, maggiore medico di riserva. bef'llntl. Por.INI Giot:anni, tenente medico- di riserva, dis tre tto Ascoli Piceno. - Morto a. Carassai (Ascoli Piceno) il 9 maggio l 008. = ==-=====-==··==

Il H e ù a ttorA

D.r RtDOLFO L tvr, tenente colonnello medico. Il Dire ttore

PI ETRO lMBRtAco, maggior ~~ medico ispettore. _ _ -------------------!l~~ .~.fl:€,~.;.:_

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L e ferite Wlt$a le cù:llle aNni cù:l guerra. SintEljli della relazione sanitaria sugli eserciti tedeschi durante la guerra franco-germanica 1870-7L - Roma, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. . L. 2 M..I.N.&vru.. - Studll storico-critici sulla meningite cerebro-spinale epidemica in Italia e particolarmente nell'esercito. -Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto ~ l 50 SALINARL Le lesioni traUtnatiche dei centri nervosi. Memoria onorata del premio Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Prezzo ridotto . • 3 50 SroRZA e GIGLIARELLT. - La malaria in Italia. Opera onorata del l 0 premio a l concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitografiche. Roma, 1885; prezzo ridotto. 3 'fO:MELLINI. - D elle malattie pi,if frequentemente simulate o provocate dagli inscrittL - Roma, 1875 . ~ . . . . . . . . . . . . . . . . • 3 50 JW. u . - Per l'acquisto delle opere sopralndlcate Inviare aommisslonl e vaglia aii'Amminlslraz lont 1111 Giornale di medicina militare via XX Settembre Roma. A..lt 1•e Jn.tbb Uca..zioni medico-mWtart: tenente medico. - La chirurgia conservatrice nei suoi rapporti con la traumatologia e la legge concernente gli infortuni sul lavoro. Trattato di esegesi clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgica generale e alla legisla:l.i.one sociale italiana.- Roma, 1901, Società. editrice Dante AJighieri. (Vendibile p resso l'utore, via XX Settembre 80 p. 1°, Roma) . • . • L. ID. ro. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - Milano, Associazione tip. priv. 2• ediz., 1900. (Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, 89 p. 1°) DE FALCO ANDREA, tenente colonnello medico. - Patogenesi unica delle malattie vi\Scolari, secretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini. Un vol. in so di pag. 2\iO con 8 tavolo fuori testo. - N!lpoli, Società. commerciale libraria, 1905 . • FERRARI LELLI FR.L'iCESco, tenente medico. -Manuale di bromatologia pei medici militari. - Firenze, 1906. Un vol. in 16° di pag. 484. (Vendibile presso l'Autore in Firenze, scuola d'applicazione di sanità. militare) . . L. hlrutuoo PIETRO, generale medico. - Sull'azione dogli attuali fucili da guerra. e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. !Studi sperimentali, con 15 tavole di fotografie e radiografie riprodotte in fototipografia). - Roma, 1003. (Vendibile presso la Tipografia - 'E. Voghera). . . .fD. :m. - Le operazioni più frequenti nello. chirurgia. di guarra con 112 figure intercalate nel testo. - Firenze 1898. (Vendibile presso la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . , .JANDOLO CosTANTINO, colonnello medico. - Oftalmoscopia ed ottica oculistica. Manuale teorico-pratico. Un vol. in 8° con 82 figure e 12 tavole.- Napoli, stabilimento tipografico Ferrante, 1905. (Vondibile presso l'Autore, Roma., via Principe Amedeo 47) • • MANGIANTI EziO, tenente colonnello medico Lo sgombero acqueo dei feriti nella. valle del Po (1889, 1S98, 1905). Testo e progetto con illustrazioni, premiati con diploma d'onore all'Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile presso l'Autore, piazza Sant'Ambrogio, Milano) . l . . . » I o . ID. - Esercito e tubercolosi. (N9ti?.ie. - Profilassi attuale. - Età. ·della chiamata.. - Ferma biennale. Abbassamento della statura). Relazione al congresso no.zion alo d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . » SABELLICO UnB.L..,O, tenente medico. - Fasciature ed apparecchi, fratture Il lussazioni. - Firenze, tip. Barbèra . • S.&LINARJ SALVATORE, capitano medico. ·-- L'anBtomia e la chirurgia operatoria della mandibola e delle parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un vol. in 8• di pag. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli) • lo. ID. - La chirurgia delle vio biliari. Memoria onorata di un attestato di lode della Società medico-chirurgica di Bologna.- Bologna, 1903. Un vol. in 16° di pa.g. 198, (Vendibile presso l'Autote, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli). • SANTUCOI STEFANO, capitano modico, bbero docente di oftalmologia o di eli· nica oculistica nella Regia Università di Torino. Studio scientifico p ratico sui tra.umatismi oculari. Vol. di. ~42 pagine con 16 tavole contenenti 63 mi· crofotogre.fie e con prefazione del p'rafèssor C. REY:UOND, direttore della Re· gia clinica oculistica di Torino. - ~orna., Enrico Voghera 1006. (Yendibile presso -la tipografia Enrico Voghera, via Po 3, Roma) . , • 'TESTI FRANCEsco, maggiore medico. Ricordi di microbiologia pura ed applicata. -Un voL in 16° di pag. 408. Firenze, 1906. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicazione di aanità. militare, Firenz()) CASALI PrETao,

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1908

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INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI RIVISTA A!IW it:A 'Magi. - :'ull '. Z IOIIc olell' ipQdermùrllòl d• siero artlilclal•· ll<->~~cnato nella lebbre t1loide. Boaohl e franchinl. - lut<lrno ~Ifa r•·,<'ione 111 alcu11l tn:o l•ti d1 mente alla prova congmntivole di C.~lluett•• . . . . . . . . . . . . . • . Sllveatrl. - V~ h>rè progno.tico della Lnme(a7.ione della milza nella febbre tiroide . . Bon l. - Un mPtodo scmpl1co e scllolh li!ssimo l••·r la n~erca de1 pigmenti biliar1 nelle urine Allsa . - JA1 sea cziune <li acido clori•II"IC.O oelle rF·frill . . • . . . . Rallajoll. - Sul valora diagnoslir.o·llroOintti~l) <1111 smtom~ di 1\oplik nel morbillo . . Vfaentini. - U;~crva>.ioni sol comport... nt nto delle i.i ole del IAnl!erhans nel <lìabele cd In aflri òt.~ll ~atolo~ici . luccarelll. - Nefralgia . fiiVlSTA 01 CHIIWRGIA 111 GùERRA. tlolt. - Sulla convenienza di operar,: le ernio rc·clt11Yate nei m1lilarì . . . . Bler. - L'anestesia degli arti per la vlt• enaovPnO<a, a~soclata all' ischl·mìa arlìltciale BIVISTA IJI CIIIRUHGIA GENKflAI.K Gli accidenti ddlo rachi-lovai"inazione . . . . . . . . fiossi. - Sulle rotture traum.~liche sottor utanrc del 1u!Jo ~astrico lulcitmale Pini. - Alcuni casi oon rre<Ju eutl di paralisi perifer iche di origine l ra11mat1ca. Slgurtti. - La tubercoloSI ronal e nella chirurgia noo•lerna . . . . . . . KrUger. - J)lagno~i della p<>sizione d'anpcnlhce a li., s latu ~culo e rci~til i crilerii por l'in· crsione da praticarsi . . . ·. . . . . . . . . . . . fHVISTA IJI UTO-RINO-LARINGOIATfliA. Casali. - li • hruit ~ ~~ diaòlc •' auricolare nella circolazione anomala . Rl VlS l'A B!BLIOGfiA FICA. fiossi. - !.a Croce Rossa it:lt.ana e la sa ni t.~ milllare nel sorvì?.io di prima lioca in guerra

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.CONFERE:>IZK SCIE:VTIFlCIIE IJIWI, I USPIWAI.I Mll.lTAI11. NECROLOGIO. Michele Lombar<lo. colonnello u)edir.n Oolt. Viucento Petti, mal!g1ore rncdtco .

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MOVIMENTI AVVENUTI NEL COHPù SAN ITARIO E NEl. l'EIISO~ALE FAJ\M ACEUTICU

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Pubblicazioni vendibili presso l' Amministraz, del '' Giornale di medicina militare " VIA

xx s~Tn:u unK, I'A C.AZl(J l)U ~lll't.>THIIO Ol!lLA G~I!RIIA

.dntropometria nlilitare.- Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle classi 1850-1863; duo volumi in 40 con atlante Vol. I (Dati o.ntropologici ed etnologici) con Atlante della geografia an· tropologica dell' Italia. - Roma 1896. . L. 186Vol. II (Dati demografici o biologici) - Roma, 1005 \BA.ROFFIO e SFORZA. Compe ndio di chirurg ia di guerra compilato sulla stor ia medico-chirurgica della guerra di s ecossiono d'America. Roma, 1888, 4 volumi, prezzo ridotto . . . . . . . . . . . . • . • li 50 BERNARDO e BnEzzr. - Lo s go rnboro dogli nmmalati e feriti in guerra. Memoria pre miata al con cors o Riberi. Un volume di pag. 276 con molte figuro e tavolo grafiche . - R om11, 1905 . . . . . . . . . . . • 3 60 •CAsARnu. - Le malattie o g li info rtuni n e llo vita militare. Memoria premiata al concorso R i bori 1905-1906. Un volume di p !Lg. 402 c on tavolo grafiche o statis tiche. - Roma, 1908 . . , » 8CusANl. - Esposizione som m aria d ell'ordinamento e funzionamento del ser viz.i.o sanitario in campag na. pros~o l'esercii-o italiano. - Roma, 1906 • 1DE CESARE. Studio s ullo m ediastiniti (mediru;tiniti suppurative, OBcesso mediastinico). - Roma, 1900. Un · vol. di pag. 144 . » 2HYRTr.. - Onomatologia anatomica. Storia e critica del moderno linguaggio anatomico. Traduzione libera italiana dei dottori C. PRETTI e C. Sros:u.. Roma, 1884. (Edizione rara) • 6.Le ferite calJ.8ate dalle arm,; da guerra. Sintesi della relazione sanitaria sugli eserciti tedeschi durante la guerra franco.germanica 1870-71. -Roma, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. . . . • » 2:ft:UNAYRA. Studii storico-critici sulla. meningite cerobro·spinale epidomicu in Ito.lia. e particolarmen te ne ll'esercito . - R oma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole g rafich e . Prezzo ridott o . » l 50 SA.LINARI. L o lesioni traum atiche d c i centri ne rvosi. Memoria onorata del premio Ribe ri. - Roma, 1000. U n volumo d 1 pag. 320. Prezzo ridotto. ,. 3 60


MEMORIE

ORIGINALI

OSPEDALE :MILITARE DI ROMA

LA TERAPIA CONSERVATIVA E GLI lNTERVENTI ECONOMICI NELLA TUBERCOLOSI DEL TESTICOLO Contributo clinico per il dott. Umberto Riva, capitAno medico

Benchè siano pochi, mi sono deciso a comunicare alcuni casi di tubercolosi testicolare da me trattati in ospedali militari COI+ metodi conservativi, per portare un modesto contributo sull'argomento e rivedere lo stato attuale della questione riguardante il trattamento chirurgico di questa speciale localizzazione dell'infezione tubercolare. Perchè, sebbene oggi si tenda ad un accordo, la tubercolosi del testicolo è ancora un éampo in cui i chirurgi si trovano divisi, sia per ciò che ha tratto colla patogenesi che col modo di curarla più convenientemente; e mentre molti sostengono i vantaggi della cura conservativa cruenta od anche incruenta, noi vediamo altri essere decisamente partigiani di una cura demolitiva della glandola genitale, cioè della castrazione. Questione apparentemente modesta, assurge nella pratica ad una importanza grandissima per la nobiltà delle funzioni cui è destinata la glandola spermatica, la cui influenza si riverbera non solo sulla vita sessuale quanto anche, e non poco, su quella sociale e sull'eq nilibrio psichico del malato. Cosicchè il chirurgo, che in omaggio alle tendenze conservatiye della chirurgia moderna ha per obbiettivo principale la guarigione col minore sacrificio anatomico e funzionale possibile, trovasi non di rado dinanzi al quesito se, quando e come egli possa, senza danno o pericolo, accondiscendere al desiderio vivissimo del malato che insiste affinchè gli sia conservata la soddisfazione di possedere ancora il suo testicolo, anche se questo avesse a rimanere, come si credp da taluni, semplicemente morale. 'l'ale quesito negli ospedali militari, dove affluiscono tutti giovani soggetti nel fiore della vita sessuale, trova una frequente occasione di presentarsi. 26 -

Giornale di mediGina mililar6. - Fase. V1.

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LA 'l'ERAf'IA CONSERVATIVA E GLf l);;TERVE:\TI ECONO~IICI

*** È nozione comune che l'apparecchio genitale nell' uomo è un luogo di predilezione della tubercolosi, specialmente nell'adulto: ed è di questa che qui intendo parlare, la tubercolosi genitale nel ba.m!.>ino avendo un quadro a.na.tomo patologico e clinico generalmente diverso. Se dessa sia una tubercolosi primaria nel ser~:so di una localizzazione iniziale, unica, dell'infezione, essendo il resto dell'organismo sano1 ovvero invece secondaria a qualche focolaio latente o manifesto in altro organo, è una q uestioue, che, intesa in senso generale, è evidentemente comune con le altre tubercolosi chirurgiche: e la patologia generale ci dice che, contrariamente a quel che si sosteneva un tempo, la tuber· colosi non è di regola primitivamente una infezione generale, ma bensì locale, e non è da oggi che ò in modo indubbio dimostrato come il bacillo tubercolare possa lungamente rimanere localizzato, annidato in nn sol punto dell'organismo (è nota la preclilezioue pei gangli linfatici), talora senza dare sentore di sè, fìnchè una causa occasionale qualunque non provoca un esaltamento dell'infezione in loco od una sua diffusione a distanza. D'altra parte le ricerche anatomo patologiche· mostrano che se talora la tubercolosi genitale coesiste con una tubercolosi di altri organi, specie del polmone e dell'apparecchio oriuario, non sempre rilevabile clinicamente, e quella sembra seguire a questa, esistono tuttavia casi in cui l'affezione genitale .è la sola lesione specifica che si trova nell'organismo, realizzandosi così una vera tubercolosi primaria, locale. Il l~eclus dice anzi che il testicolo sembra essere un organo pre· ferito per queste forme solitarie di tubercolosi, ed ammette che non sia sempre fatale la invasione successiva di altri organi. Su 30 ossen·azioni cliniche egli t rovò 16 casi di contemporanea tubercolosi polmonare e genitale e 14 in cui questa era :sola; su 64 autopsie constatò in ..!5 casi associazione delle due localizzazioni, ed in 19 solo tuberco· losi genitale. Arrou riporta una statistica più severa da tllli risulta che 4 volte su 5 la tubercolosi genitale segue o precede quella polmonare. Bouley e 'l'horndike su 75 osservazioni cliniche hanno rilevato che 23 volte l'apparecchio respiratorio era sano, 13 interessato, e in 39 casi non e indicato in che stato fosse. · Si è osservato che se i r eperti anatomo patologici danno una proporzione molto minore di forme locali che quelli clinici, ciò può dipen· dere non solo dalla latenza d.i altri foco lai tubercolari , non consta.-


NELLA TUBERCOLOSI DEL TESTICOLO

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tabili coll'esame fisico, ma anche dal fatto che i malati tardano spesso a venire sul tavolo anatomico, per modo che la malattia ha avuto tutto il tempo di svolgersi e di diffondersi. Ma ognun vede quanto sia diffi0ile in pratica discernere i casi di tubercolosi primaria, quando pensi che in individui perfettamente sani in apparenza si t~ovano tanto spesso nell'autopsia gangli peribronchiali o mesenterici tubercolizzati, o focolai spenti o ancora in via di evoluzione in organi svariati. Cosicchè, pur ammettendo queste forme primarie, perchè dimostrate dall'esperienza, sembra prudente di non esagerarne la frequenza; e ben dice il Lejars che quando si parla di tubercolosi locali, pel fatto che non si trova alcun altro focolaio, non si può escludere in modo assoluto che la malattia sia tutta lì, e se anche è realmente tale non bisogna dimenticare che l'infermo è in p0tenza di una infezione tubercolare. Importanti sono i rapporti che esistono fra tubercolosi genitale e tubercolosi urinaria, la cui frequenza fu un tempo così esagerata da far credere che l 'associazione di queste due forme fosse un fatto abituale. È certo però, ed i reperti anatomo patologici lo dimostrr.no, che è tutt'altro che rara l'eventualità di una tubercolosi genito-urinaria: secondo Arrou sì osserverebbe nella metà dei casi, e per Audry la lesione ·epididimaria sarebbe pressochè costante negli affetti da tubercolosi urinaria avanzata. L'infezione avverrebbe per le vie escretrici, e potrebbe essere discendente dal rene verso il testicolo, ovvero ascendente dal testicolo verso la. vescica, ureteri, rene. Però, benchè da talnni ammessa, è molto discussa la infezione tubercolare ascendente dai genitali fino al rene, essendo le pr~ve sperimentali riuscite negative (Banmgarten); ad ogni modo~ certamente rara, e pare sia favorita dà ritenzione dei secreti fisiologici. Allo Hansen è riuscito solo di ottenere una tu?ercolosi renale iniettando bacill~nel­ l'uretere legato al disotto del punto d'iniezione, ma dalle sue ricerche sperimentali ha rilevato come le lesioni tubercolari della vescica non · abbiano alcuna tendenza a propagarsi attraverso l'uretere fino al rene, e che i bacilli trovano difficoltà a ·penetrare in quest'organo per via ascendente; e ciò è qu~nto ha osservato anche il Kraemer. Vi~eversa la infezione discendente è certa e frequente; l'Hansen ha potuto osservare in 9 su 12 conigli maschi, nei quuli aveva provocato una tubercolosi renale, delle lesio:ç.i specifiche dell'apparecchio genitale, specia.lmente a livello dell'otricolo prostatico, della prostata, e qualche rara volta anche nei testicoli: egli spiega questa tubercolizzazione prostatica ammettendo che i bacilli tubercolari provenienti dalle vie urin arie possano penetrare nel tessuto glandolare di detto organo attraverso

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LA TERAPIA COXSERVATIVA E GLI I~TERV E~Tl ECO~OMICI

i dotti escretori che sboccano nell'uretra. posteriore. Che la infezione non si fosse diffusa per via. ematogena, lo.dimostra il fatto che non ha mai osservato difl'usione ai genitali quando ha legato l' uretere, e l'ha ottenuta invece quando ha provocato una stasi urinaria bassa. Tuttavia le idee del c~~.yla, dal q uale si ammette che tubercolosi vescicale o renale coesista sempre, meno rare eccezioni, con qul'lla genitale e questa sia conseguenza di quella, sono riconosciute esagerate e troppo esclusive. Noi vediamo infatti dalla statistica di Saxthorph, di casi di tubercolosi genito- urinaria, che risultano nel 23 p . 100 lesioni primitive del rene, nel 10 p. 100 rlel testicolo, nel 9 p . 100 della prostata, n el 2 p. 100 delle vescichette e nel O p.lOO della vescica: Bouley e Thorndike, nella statistica già c itata, notarono in 9 casi sintomi urinarii e in 59 niente. Anzi il Bruns e la sua scuola arrivano a sosr.enere che la tubercolosi genitale è indipendente dalla tubercolosi urinaria. ed il più spesso è primitiva rispetto all'apparato uro-genitale. Sta il fatto che tubercolosi urinaria. e tubercolosi genitale possono esistere isolate e che tra di loro non vi sono rapporti obbligati : quando le due forme sono associate si vede generalmente che la prostata, o meglio la reg ione vescicolo-prostatica, forma il tratto d'unione o di pas· saggio dalle vie urinari e alle spermatiche, o viceversa, ciò che nel primo caso non è ammesso dal Bruns. Ed i vi può l' infèzione restare lo· calizzata per un tempo più o meno lungo : non di rado infatti si vede prostata e r ene essere i soli organi genito urinari tubercolosi, rimanendovescichette seminali e testicoli integri (Hansen-Collinet). Del resto la frequenza delle lesioni tubercolari del confluente uro·genitale è confermata anche dai dati anatomici e clinici; così Hallè e Motz ritengono siano un ·fatto quasi costante, e su 72 osservazioni anatomo-patologicbe di tubercolosi g enito-urinaria, in 59 rilevarono lesioni prostatich e. Il Guisy su 86 casi di t ubercolosi genito-urinaria isolata ne ha osservato· 41 di tubercolosi prost.ato-vescicolare con tubercolosi del deferenteepididimo o testicolo, 10 di sola tubercolosi prostato-vescicolare primitiva, 5 di tubercolosi della sola prostata, l di tubercolosi delle sole Y"escichette. È interessante di vedere dove si effettui d'ordinario la localizzazione iniziale dell' infezione nell'apparato genitale stesso, cioè se la prima. lesione ttnaLomica si abbia nelle vie spermatiche a lte (regione vescicoloprosLatica), come si osserva nelle forme secondarie a tubercolosi urinaria, ovvero nell'epididimo o testicolo, perchè su di essa s' impernia la questiont~ della patogenesi. Clìnicamente è un fatto indiscusso che l'affezione epididimaria. di mas· si ma è la prima a richiamare l ' a ttenzione del medico, ed anche deL


NELLA T UDERCOLOSI DE:L TESTICOLO

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malato, con alterazioni caratteri~tiche talora alla testa, talaltra alla coda, secondo il Legueu sempre alla coda; ma è pure \ero che molto spesso si trovano 0ontem poraneamente, coll'esplorazione rettale, delle lesioni della prostata, ed anche del deferente. Le opinioni sull' interpretazione di questi fanti sono discordi. P er il Guyon, Legueu, H. K unig, Arrou e molti altri le lesioni prosta.tiche precedono q nasi sempre le epitlidimo-testicolari, (per il L egueu 8 volte su 10 si hanno alt.erazioui evidenti); in quelle sta il focolaio iniziale, e l'infezione del testicolo si compie per via discendente; ·ciò asseriscono non solo in base a dati anatomo-patoh)gici, ma anche clinic i, in quanto che generalmente si riscontrano alterazioni più o meno avanzate della pr ostata, mentre nella glandola genitale non si trova che un piccolo nodo epidi<limario, e se quelle non si rilevano clinicamente non significa che non esistano anatomicamente. Aozi le lesioni prostaticl1e possono venire constatate prima ancora che il testi~olo sia preso dalla tubercolosi, per cui in tali casi si è autorizzati a predire la imminente t,u bercol izzazioue della gian dola genitale. Il Guyon su 127 malati trovò infatti 5G volte la sola prostata presa dal processo, 11 volte la prostata e le vescicole seminali, senza che nel defe· reu te o nel testicolo si riconoscesse all'esame clinico, alcuna alterazione: 'si è giàaccennatoprima comela tubercolosi prostato-vescicolare sia frequente in caso di infezione uriuaria discendente. Per altri in,ece, fra cui il Bruns, il Beck, il B.eynier ecc. la lesione testicolare è primitiva e locale, e ad essa segue per via; ascendente quel h\ delle vie sper.ulatiche. . Il Bruns cita a sostegno di quest11 opinione, considerazioni d'ordine clinico e le ricer che sperimentali del Baumgarten, il qualE> non ha mai potuto provocare una tubercolosi del testicolo colla iniezione di colture di bacilli di Koch nell' ~retra o vescica, anche allorchè riesciva a produrre Ulla tubercolosi della prosta.ta, dell'n· retra o della vescica: l'ha ottenuta invece coll'iniezione diretta nel testicolo, ed ha visto allora acl essa seguire lesioni specifiche del deferente, vescicole seminali e prostata. Secondo il Banmgarten anche colla inoculazione del canale deferente la diffusione avverrebbe sem· pre per via ascendente verso la prostata., lungo il deferente, o anche pei linfatici nei quali lfl. corrente avrebbe la stessa direzione di quella spermatica d 'accordo, in ciò anche cogli studi di Ghedini e Mazzagalli e del Bobbio, non mai discendente (l) verso il testicolo: ed egli per di 1

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(1) A rigor di termine dovrebbe dirsi discendente nel primo coao, pet·chà seguo

~r~~';e~te spermaticA, che va dal testicolo alle vescichette, nscondente nel secondo monttt. la corrente stessa.


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LA TERAPIA COXSERVA'flVA E GI,I INTERVENTI ECO~OMICI

più non avrebbe mai osservato, sperimentalmente s'intende, la propagazione della tubercolosi all'altro testicolo, nè trovato una relazione d'autopsia favorevole alla opinione contraria. L'immobilità del bacillo tubercolare spiegherebbe, a suo modo di vedere, la impossibilità di rimontare la corrente spermatica, come non può risalire quella dell'urina per gli ureteri, tanto pitl che non è in grado di svilupparsi nè nello sperma nè nell'urina. . Senonchè il Paladino-Blandini in ricerche precedenti ha. riscontrato la presenza del bacillo tubercolare nell'epididimo, qualche volta anche nel testicolo, 30 ore dopo l' inocnlazione di colture pure nell'uretra di animali: reperto che riesciva invece negativo dal lato ove prima dell' inoculazione aveva tagliato il deferente. Per cui la marcia del bacillo non sarebbe ostacolata dalle ciglia vibra bili dell'epitelio epi· didimario, nè dalla direzione opposta della corrente sperma.tica, che non è continua.; i germi migrati sono stat.i trovati nell'interno dei canalicoli dell'epididimo, senza tracce di flogosi, ed ivi pa.r~ che possano rimanere latenti o scomparire, ovvero attecchire, se insorgono circostanze favorevoli (traumi, disturbi circolatori, ecc.). E successivamente lo Hansen in casi di tubercolosi renale sperimentale ha osservato non solo, come si è accennato, una o due volte localizzazioni specifiche nel testicolo, contemporanee a lesioni della prostata e dell'otricolo prostatico, ma ha potuto anche provocare uua tubercolosi genitale coll'iniettare bacilli tubercolari in vescica, legando in pari tempo l'uretra, od una grave tubercolosi del testicolo e dell'epididimo colla inoculazione nella parte inferio.r e del deferente. Cosi pure il Delli Santi in altre esperienze ha ottenuto risultati analoghi a quelli del Paladino-Blandini. • A parte la considerazione che non sempre è giusto di riportare in patologia umana quel che si osserva nelle esperienze sugli animali, bisogna convenire che gli esperimenti nel Baumgarten non sembrano abbastanza decisivi per fornire un solido appoggio alla teoria sostenuta dal Bruns; in favore della quale stanno tuttavia la reale constatazione di forme primitive epididimarie e testicola.ri, il miglioramento dello stato generale, dei disturbi urinari e delle alterazioni vescicoloprostatiehe verificato dopo la castrazione, e la relativa benignità della. tubercol(•si genitale in confronto delle altre manifestazioni della tubercolosi. Ma dal canto suo la teoria del Guy'on ha in appoggio, oltre i reperti clinici ed anatomo-patologici sopra riferiti, la freq_uente integrità del fascio vascolare del cordone e del cordone stesso, montre il deferente è leso, ciò che escluderebbe una diffusione per le vie linfa-


::>ELLA TUBERCOLOSI DEL TESTICOLO

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tiche (Kocher), il molto facile passaggio del processo da un testieolo all'altro, l'abituale sosta della malattia nell'epididimo prima di arrivare nel testicolo, e lo iniziarsi delle lesioni morbose generalmente nello interno del canale del deferente e dei canalicoli dell'epididimo (Ma· lazzez ed altri). Infatti secondo questa teoria la infezione essendo situata da principio in alto, nella prostata e vescichette~ si diffonderebbe per via canalicolare, scendendo pel deferente, per raggiungere i canalicoli del- . l'epididimo, e da questo passare poi al testicolo pei tubuli seminiferi o per via linfatica (per cui le lesioni di questo potrebbero essere anche pericanalicolari, come da tal uno si sostiene) ; i bacilli così potrebbero, sia contemporaneamente sia snccessivamente, rimontare le due correnti spermatiche. E tale possibilità appare in armonia non solo colle idee del Cayla e colle esperienze di Pa.la.dino-Blandini, di Hansen e di Delli Santi, ma anche con quanto si osserva in patologia umana: io ho visto in un uf-. ficiale affetto da. tubercolosi polmonare, insorgere una epididimite spe· cifica., prima da un lato poi dall'altro, dopo la comparsa di disturbi nella minzione (tenesmo, dolori, ecc.) dovuti ad evidenti lesioni della prostata. E le lesioni dell'epididimo che precedono quelle del didimo rappresentano un fatto suggestivo da. interpretarsi nel senso che il.bacillo tubercolare debba giungervi per le vie srermatiche, se si ferma e si sviluppa all'origine di esse, là dove per le curve fortemente angolari dei canalicoli che costituiscono l 'epididimo si ha facile stasi del l~:~. secrezione, condizione evidentemente favorevole per l'attecchimento dei germi in sito. Colla teoria del Baumgarten-Bruus, per spiegare la :diffusione del processo tubercolare dal testicolo malato a quello del lato ' opposto, si invoca. la via ematogena o la via. linfatica, per lo incrocio esistente fra i vasi linfatici delle due va.ginali testicolari attraverso il setto dartoico o per cammino retrogrado: ma. in ambo -i casi la lesione dovrebbe cominciare dal didimo e non dall'epididimo. Altrettanto dicasi per. la via venosa, da alcuni messa in campo. Cosicchè la questione non si può dire risolta, e conviene non essere esclusivi, ma ammettere tanto la possibilità che la tubercolosi genitale s'inizi con una lesione anatomica specifica della i·egione vescicolo-prosta.tica, quanto la reale esistenza di localizzazioni primitivA nell' ~pididimo o testicolo, talora senza compartecipazione di altri organi (polmoni, reni, ecc.). Tale è anche l'opinione del Durante, il q ~al e _Però ritiene più frequentemente primiti-ça la affezione epidid imarJa.


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LA TERAPIA CO:\SERVATIYA E GLI L'ITERVEKTI E COSOMICI

P erchè poi il bacillo tubercolare si fissi ora in un punto ora in un a ltro dell'apparecchio genitale non è neppur ben chiaro: in caso di tubercolosi epid idimaria unica, o primitiva, almeno rispetto all'apparecchio uro-genitale, si è ammesso che preesistano in loco, anche eredita riamente, dei bacilli Lubercolari, e la presenza di questi nello sperma di te;;ticoli sani pare sia stata i n q ualche caso a ccertata; ovvero che l' infezione avvenga per via. ematogena. Ma se si pensa che l'epididimo è un tubo ceuto volte ricurvo a gomitolo, poco ricco di ele1nenti cellulari e poco ,~asc olarizz ato rispetto a l testicolo (1), non si comprende fac ilmente perch€J proprio lì d ebba fissarsi un' i nfPzione ematogena, malgrado il }[urphy ritenga condizione favorevole la piccolezza e tortuosita dei '\"asi epididimari, mentre nel testicolo dovrebbe a preferenza t rovare terreno acconcio, così come si osserva d 'ordinario nelle infezioni ematogene, quali la sifilide, g li orecchioni e anche nella t ubercolosi genitale dei bambini. Nell'adulto u na tubercolosi primit iva del did imo è piuttosto rara, etl. allora solo la via del sangue e l a più probabile, a meuo che non si sia propagata l' infezione attraverso il canale vagiuo peritoneale per,io; come lo è pure quando la tubercolosi è localizzata solo alla testa dell'epididimo, perchè questa ba comune col testicolo la irrorazione sanguigna, e casi del genere sonp stati osser vati e stud iati (Lecène). La. spiega zione della loca lizzazione primith·a epididimaria si è cer· cata nella teoria uretra le sosten uta dal Verneuil e dal Conheim, che il Reclus ed ilLegueu respingouo ed il D uraute invece ritiene probabile, se· condo la q uale l' iufe?.ione arriverebbe, come la blenorragica, ùall'uref.ra al la g landola genitale in seguito al coito con donna malata d i tubercolosi genitale : si tratterebbe d i migrazione di bacilli tubercolari attravérso le vie escretorie, a corso discendente, per arri>"are all'epididimo. U na dimostrazione sperimentale di questa via si può cercare nelle ricerche g ii ricordate del PnJadino-Blandini e del Delli Santi, e vi è pure ch i pensa che la inerzia del bacilJo possa esser vinta dall'attività degli elementi ce llulari, per cui i ba;:illi sarebbero trasportati da cellula. a cellula nell' interno del deferente, o n ella fi ne rete Enfatica sotto api· tcliale. Queste stes3e ragioni ora det.te, fauno anche se mbrare possibile che in qualche caso i bacilli di una tubercolosi urinaria possano giungere fino all'epididimo, ed ivi provocare lesioni prima che nella parte pit1 alta all'apparecchio genitale. ( l ) Il t C"sti(·olu C:, irrnrRII) tlull'nrtC>ria ~pcrmoti<'n <'h<> manda i s u oi rami attravcrs.) l'albuJ,:irwn sul bordo posteriore o sulle facrio l.atrrali ciel la f!lnn doln m e ntre l'epididimo ha In (('Sta nutrita òn un ramo ~poc inl<· della spcrmt~ti<•tr. e lu coda .,-d rl corpo dall'III· t e rin dPfr>rem.inlo, che s i anastomizza col mmo d ella t esta.

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SELLA TUBERCOLOSI DEL TESl'lOOLO

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Quando poi si tratti di lesioni vescicolo-prostatiche primitive, a cui ~eguono q nelle testicolari, la localizzazione può spiegarsi sia colla teoria

ora esposta, sia con quella del Cayla, che amm~tte la dipendenza per via canalicolare da una tubercolosi urinarìa, anche se clinicamente questa non sia dimostrabile, ovvero ritenendo, col Legueu, che l'infezione vi arrivi per via sanguigna e ivi si fissi per il terreno favorevole ohe vi crea la circolazione venosa lucale complessa1 che permette facile stasi, od anche per v ia transparietale dal ret~o, così come si osserva per il bacillum coli.

*** Queste incertezze che ancora esistono circa la patogenesi della tubercolosi genitale, si ripercuotono sulla terapia chirurgica d i questa affezione, cosicchè anche oggi alcuni, e principalmente il Bruns, vo· gliono che :~i usi sistematicamente la castrazione per toglieru il foco l a io, secondo loro, primitivo, ed impedire ulteriori invasioni nel resto dell'apparecchio genitale e dell'organismo, disposti anche a sacrifi care ambo i testicoli in caso di tubercolosi bilaterale: così come si faceva più di quindici anni fa, ai tempi in cui il radicalismo era metodo quasi universalmente seguito. Al contrario per altri non v'è ragione di asportare tutta la glandola genitale una volta che la lesione primitiva è vescicolo prostatica, giacchè non si fa colla castrazione che sopprimere il focolaio.secondario e l'operazione riesce q n indi incompleta: mentre la estirpazione con· . temporanea della :orostata e vescicole seminali è operazione grave, che non dà sienrezza di asportare tutti i tessuti morbosi e di non praticare innesti. Per cui preferiscono in generale limitarsi ad operazioni economiche, già preconizzate dal Malgaigne nel 1851, dal Reclus nel 1876 e dal Ba.rdenh~uer nel 1880, che valgano ad alloutanare le parti malate della glandola genitale, cioè per lo più l'epididimo, rispettando l e sane, cioè il testicolo; od. anche se m plic e~ente agire su di q nelle con sostanze medicamentose, od altri mezzi incruenti, che permettano ai tessuti sani di prendere il :::opravvento contro l'infezione locale. Così pensano ed agiscono il Guyon, il L ejars, Legueu, Quénu, L onguet, Villeneuve, Humbert, Audry, Tuffier, Delbet, Reclus, Bazy ecc., in genere tutta la Scuola. francese, e fra i tedeschi il Bardenheuer, il Lanz, l'Alhert: il Bier, M. Kònig, Schlange, ecc., fra gli americani il Murphy ecc. In Italia. il Durante, mentre nel suo trattato si mostra piuttosto fautore della. demolizione, oggi è divenuto sempre più caldo conservatore e preferisce di usare una cura locale modificatrice riserbando la castrazione solo ai casi estremi. '


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LA TERAPIA CONSERVATIVA E GLI INTERVENTIICCO XOMI0I

A dirimere la questione è molto importante lo studio delle statistiche presentate dai diversi ch irurgi: riporterò, per essere breve, le più importanti. Il Bruns porta 111 éasi operati di castrazione coi seguenti risultati: in 78 di castrazione unilaterale ha osservato il 46 p. 100 di guarigioni accertate dopo 3 anni, 1'11 p. 100 di morti nello stesso periodo di tempo pel' tubercolosi uro-genitale, e il 15 p. 100 per tubercolosi polmonare; in 33 di castrazione bilaterale ba avuto il 15 p. 100 di m orti p er tubercolosi uro-genitale, il 24 p.' 100 per tubercolosi generale, il 53 p. 100 di guarigioni definitive. Nei casi di tubercolaRi e castrazione unilaterale ba visto il processo colpire successivamente l'altro testicol o n el 26 p. 100. Il Simon in 27 anni d i clinica ad Heidelberg ba raccolti i seguenti dati: su 107 operat.i di castrazione unilaterale o doppia è riescito ad avere notizie di 92, e di questi G9 vivevano tuttora, 33 erano morti, 26 dei quali per tubercolosi; dei 59 viventi, 54 erano affatto immuni da recidiva dopo m olt i anni. Ha potuto poi vedere in 10 casi r etrocedere una tubercolosi polmonare già. esistente, ed in altri 10 l'arresto nell'evoluzione di una tubercolosi ossea; in 29 casi in cui fu fatta la castrazione bilaterale, o.ttenne 21 guarigioni ed ebbe 8 morti. I n totale ha constatato i l 66,3 p. 100 di guarigioni radicali. Di fronte a questi risultati veramente buoni della castrazione, i fautori delia conservazione por tano delle statistiche altretta.nto socldisf~tcenti. · Il ~erthel ot su 17 operati di epididimectomia ha osservato l caso di recidiva nell'altro testicolo, 1 caso di recidiva locale, 15 di guarigioni confermate in Ull periodo che va da un anno ad undici anni. Il Bogoljuboff raccoglie una statistica globale di 178 osservazioni, d elle q uali 12 personali, da cui risulta che nella maggior p erce ntuale dei casi si osservò completa guarigione: in 39 operati di resezione ti piea dell'epididimo la guarigione fu confermata da una osservazione durata dai 2 ai 12 anni; "solo in 5 casi si è verificata recidiva. I n 22 casi l'asportazione dell'epididimo fu combinata con una parziale resezione del testicolo, ed in 15 di essi si ebbe guarigione che potè essere seguita da l fino a 10 anni: 3 volte si ebbe recidiva nel testicolo. Negli operati di epid idimectomia. atipica i risultati furono meno brillanti e su 61 casi si trovarono sani i t,esticoli operati 14 volte, dopo un periodo di osservazione variante da 1 a 12 anni. La recidiva nell' altro testicolo si osservò n el 13 p. 100 dei casi, e dopo circa 14 mesi in media~ cifra assai inferiore a q uella dei casi non operati in cui la tubercolosi


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bilaterale ammonta al 36 p. 100 e la propagazione dell'uno all'altro testicolo avviene all'incirca in 4 mesi e mezzo. Su 42 casi nei quali esisteva contemporanea o pregressa lesione della prostata e delle vescicole seminali si osservò nel 45 p. 100, dopo l'epididimectomia, un miglioramento o la guarigione dell'affezione stessa; e lo stesso risultato si ottenne in 8 su 16 casi di contemporanea tubercolosi urinaria. In 32 malati nei quali era. col testicolo ammalato il polmone, si potè constatare 8 volte, dopo la detta operazione, guarigione del processo polmonare. A questi dati non sembri pretenzioso se aggiungo i pochi miei casi, giacchè credo mi sia lecito affermare che essi non hanno smentito i buoni risultati ottenuti dagli altri, come emer.~e dalle annesse storie cliniche. Quanto ai risultati della cura conservativa non Ojlerativa, non mi è riuscito di raccogliere una statistica, perchè i casi numerosi sparsi nella letteratura rappresentano solo i successi e non si conoscono i easi sfavorevoli. Il Finocchiaro ha potuto citare ultimamente 12 casi di guarigione ottenuti coll'uso dell'iodio nella clinica chirurgica di Roma, e di 3 di essi ha riferito le storie cliniche. Il Biondi di Siena nel recente Congresso (1907) della società italiana di. chirurgia ba comunicato 10 casi di orchiepididimite tubercolare trattati con esito favorevole con iniezioni intradeferenziali, associate ad iniezioni endotesticolari, di diverse soluzioni medicam: ntose; degno di nota è il fatto che in 4 di essi, dopo la cura, riescirono negative le inoculazioni in animali, mentre prima erano state positive. E mi piace qui riportare l'autorevole parere del Durante, il quale recentemente comunicò all'accademia medica di Roma i brillanti esiti della sua terapia iodica, di cui affArmò la superiorità sull'intervento demolitivo. Si può aggiungere che altri chirurgi, pur usando rimedi diversi, sono della stessa opinione: così il Nicolich, il Calot, che nel Hl02 dichiarava che da 10 anni non si serviva più del coltello, ecc. Cosicchè la efficacia del metodo conservativo nella tubercolosi testicolare resta praticamente dimostrata in quanto che esso non si mostra. inferiore nei risultati alla castrazione, la quale al contrario sembra. preservi meno delJa epididimectomia l'altro testicolo da una successiva lnva.sione del processo: forse percbè la conservazione del testicolo operato mitiga nel sano l'eccésso di funzione che gli incomberebbe qua!ora. avesse a rimanere il solo superstite, eccesso che si risolverebbe m una minore resistenza all'infezione. Nè d'altronde la razionalità delle operazioni conservative è così strettamente legata. alla patogenesi come a taluno ha potuto sembrare.


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LA TERAPIA CO:'\SERVATIVA E GLI lNTRRVE:'\TI ECOSOm C I

Giustamente osserva il Lejnrs che l'appunto mosso dal Bruns alla epididimectomia di non soddisfare che alla meta del bisogno non è in alcun modo dimostrato; il nodo della. questione si basa precisamente sullo st.ato del testicolo che ha il suo epididimo malato, cioè se sia sauo od anc:h'esso colpito dal processo. · I l Heclns presenta nna statistica di 68 osservazioni necroscopiche da c ui risulta che in soli 20 casi la t ubercolosi si trovò circoscritta nell"epididimo, mentre ne>gli altri interessava anche il testicolo, ma son dati che hanno un valore molto relativo perchè è da pensare naturalmente che al momento ùell'autops1a le lesioni dovevano essere antiche e che perciò l' infezione aveq. avuto agio di propagarsi. Difatti le biopsie pratirate nel corso delle operaziom fanno spesso trovare sano il diclimo, e mostrano che quando questo è tubercolizzato lo è puro! l'epididimo, che le sue lesioni sono meno gravi di quelle dell'epididimo stesso e che infine la par te del didimo prima colpita è il corpo dTligmoro, c ioè la parte in diretta continuità. coll'epididimo (Legueul. Cosi il Delbet su 17 casi, 3 ~olte sole trovò presenza di lesioni tubercolari nel te!>ticolo : nei miei 6 casi questo fu trovato sempre risparmiato. L'Haa'l riporta uua statistica di 13-:!- casi operati nella clinica di Brnns, da cui risul ta ('he la compartecipazione del testicolo si >erifì cò 62 >olte e che diviene sempre più rara quanto pitl precoce è l'intervento; così nei primi 2 mesi dell'affezione epiùidimaria '2G , oJte il corpo del testicolo era sano, in 7 malato : nei primi 3 mesi 37 volte era sano, in 132 malato; u ei primi G mesi 51 volte sano, è)2 colpito, e dopo questo limi te di tempo 21 volte fu trovato sano, 30 malato. Ed il Bruns ba calcolato che al a~ mese la tubercolosi passa dall'epididimo alla glandola spermatica nel 2-:1: p. 100 dei casi, dopo 6 mesi nel 40 p. 100, e al di la di questo periodo di tempo nel 60 p. 100. Si aggiunga che Bouley e Thorndike hanno trovaLo affetto il solo epididimo ±2 volte, e iu 32 orchiepididimite. Il Bardeuheuer è ancora pitl ottimista. e dice che dopo 6 mesi la tubercolosi dell 'epididimo in generalo non ba ancora invaso il testicolo, e che perfiuo dopo 10 anni q nesto può mantenersi sano. Per cui, ammessa la possibilità. di troTare integ ro il didimo, spe· cialmente nelle forme iniziali, recenti, se anche la t eoria del Bruns fosse i n ogni caso vera, l'asportazione del solo epididimo, quando nel corso dell'intervento si sia accertar.o che il t esticolo è incolume, apparirebbe atto più logico che non l'inutile sacrifizio del testicolo sano, che la castrazione impone. Anzi in tal caso l' epididimectomia precoce >elTebbe ad assumere valore di cura radicale, come l'operazione demo·


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litiva, perchè estirperflbbe il focolaio primario ed unico esistente nella glandola genitale. E così facendo la. condotta del chirurgo sarebbe inspirata agli stessi criteri che si seguono nella cura di tubercolosi chirurgiche i n altri organi; si amputa forse una gamba. solo percbè la tibia presenta. nn focolaio tubercolare, un processo circoscritto di carie, od un braccio perch& vi è un tu m or bianco del gomito"? Ma a. sostegno della chirurgia conservativa militano anche altre ragioni; cosi. la possibilità di provocare, al pari della. castrazione, una involuzione nelle lesioni prostato-vescicolari od anche d'organi lontani, preesistano o susseguano esse al proces3o tubercolare della glandola spermatica, e di attenuare la tendenza alla propagazione ùel processo specifico da un testicolo all'altro: effetti 'benefici che le osservazioni specialmente del Bogoljuboff confermano, anzi si è visto che dopo la resezione dello epididimo la recidiva nell'altro testicolo si ha nel 13 p. 100: mentre dopo la castrazione si verifica nel 26 p. 100 e nei casi non operati nel 36 p. 100 e più. E non v'è ragione di dubitare che lo stesso esito favorevole non si verifichi anche nei casi curati senza in· tervento operativo, q uanclo è ormai certo che il proeesso morboso speci:fico testicolare può anche così rimanere annientato, vinto. N è infine è da trascurarsi, nei riguardi della cura conservativa, l'alto 'Valore della secrezione interna del testicolo, pei snoi effetti sull'organismo, e la prospettiva di mantenere la funzione sessuale, la poientia coeundi, che in caso di castrazione bilaterale vengono completamente soppresse, e colla unilaterale seriamente compromesse per il pericolo di nna riproduzione del processo nel testicolo superstite. La ~mportanza della secrezione interna del testicolo, scoperta dal Browu-Sequard, è ormai così nota che non ha. bisogno di essere qui discussa, benchè non ancora ben conosciuta nella sua intima essenza: questa secrezione è un prodotto non dei tubuli seminiferi della glandola spermatica ma delle cellule inter3tizia.li (ghiandola interstiziale di Bonin e Ancel), ed avrebbe un'azione. dinaroogena, tonica sul ricambio materiale in genere, sul sistema nervoso in ispecie : rivela la sua esi· stenza colle modificazioni fisiologiche e morfologiche a tutti note. Ed è alla sua. m_a.ncanza che è dovuto lo stato di malinconia, i gravi fenomeni psichici, neurastenici che spesso susseguono alì a ablazione di ambedue i testicoli, malgrado che Brnns, Simon, Brama nn, ecc. dicano di non a"Verli mai osservati. Quanto alla c~nservazione della potenza virile, essa costituisce evid~n~emente uno dei coefficienti più validi per preferire., anche a parità d1 r1sultati, un intervento economico o la terap'ia modificatrice alla.


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LA TERAPIA CO::\SERVATIVA E GLI JNTERVE~""TI ECO~OMICI

castrazione: e che la pot.entia coeundi si mantenga generalmente negli epididimectomizzati lo dimostrano le statistiche e l'osservazione giornaliera. Il Bogolj uboff non l'ha trovata mancante che in 4 casi della sua. sta!.istica globale, comprendente epididimectomie uni e bilaterali, e per cause estranee all'operazione (vecchiaia avanzata, distruzione succes· si va dei testicoli per recidi va del processo ecc.): ne i miei casi essa ha persistito, anche nei due primi, benchè operati bilateralmente, ed il Biondi l'ba pure vista permanere nei suoi malati curati e guariti con iniezioni intradefereuziali. Nè è sicuramente provat;o che il testicolo per l'occlusione delle sue vie d'escrezione o per estirpazione dd deferente, ovvero resezione dell'epididimo, si atrofizi e si sclerotizzi, come tendono a. dimostrare esperienze di taluni autori (Alessandri-:Malazzez e Terillon ecc.), e quindi Yengano necel'lsariamente annientate tanto la funzione spermatica che la secrezione interna, perchè questo esito è contestato in gran parte da altri lavori sperimentali (Marassini, Fabrini, Godard, Brissaud, Gatti, ecc.). Macroscopicamente nella maggior parte dei casi il testicolo epididimectowizzato si conserva normale nell' ·uomo, e tale si è constatato lungo tempo dopo l'operazione cioè da 3 a. 12 anni. (Bogoljuboff-Legueu); la stessa. constatazione clinica ho potuto fare n ei miei operati dopo più di un anno. Il Fabriui, sperimentalmente, anche dopo molti mesi non ha mai trovato atrofia del testicolo, benchè la spermatogenesi r imauga per lo più alterata. I stologicamente pare si abbiano fatti involutivi, degenerativi negli epiteli germinativi dei tubuli seminiferi, dovuti o a lesioni del plesso d~ferenziale (Marassini) ovvero alla interruzione delle vie escretorie: ma si è notato che se si formano delle cisti a spermatozoi, la glandola r esta generalmente sana lTournade), e la funzione di queste cisti potrebbe i n patologia nmana essere rappresentata dalla dilatazione delle vie spermatiche soprastanti al punto obliterato, o comunque interrotto, cl1e è stato. constarata in molti casi. Altri anzi negano alterazioni nel didimo pel solo fatto dell'obliterazioue o sezione delle vie di escrezione spermatica (Marassini, Gatti, Simmonds); si sono infatti trovati spermatozoi all'indietro del punto obliterato in individui che da pitl anni erano azoospermici per esiti di epididimite blenorragica (Jiartin). La glandola interstiziale si mantiene sempre inalterata, anche se le vie escretorie sono obliterate o interrotte, o addirittura si ipertrofizza (Bonin e Ancel): ciò che si spiega per l'indipendenza vascolare


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fra epididimo e testicolo fra secrezione spermatica e secreziOne, interna. Ed è bene ricordare che è alla secrezione interna e non alla funzione spermatica, come finora si è ammesso, che sembra dovuto l'ardore gen-:!sico, perchè animali a cui si è estirpato un testicolo e legato e sezionato il deferente del lato opposto conservarono la loro attività genitale (Bonin e Ancel). D 'altronde colla epididimectomia non pare perduta la speranza di poter reintegrare anche la funzione spermatica, perchè l'epididimo non partecipa alla spermatogeaesi, essendo il primo segmento delle vie escre· triei dello sperma, ed è dimostrata la possibilità di rigenerazione dei tubuli seminiferi (Griffini-Sanfelice), nonchè di mantenere con un'anastomosi testicolo-deferenziale o interiesticolare la normale struttura del testicolo (Scaduto-Gatti). Il Fabrini inoltre ha constatato che, anche dopo lungo tempo, se le vie di emissione spermatica si ristabiliscono, l a glandola testicolare torna a funzionare. E la stessa speranza non è esclusa in caso di guarigione con cura semplicemente medica della tubercolosi testicolare, perchè se il risultato finale è la formazione al posto del tessuto morboso di una massa fibrosa, cicatriziale, la quale occlude inevitabilmente le vie di escrezione, è possiqile, analogamente a ciò che si verifica talora nei postumi dell'epididirp.ite blenorragica, il ripris.tino di dette vie per neoformazione di nuovi canali: così come le esperieftze citate tendono a dimostrare(Fab rini ecc.) e l'esperienza clinica del Durante in qualche caso ha potuto confermare nell'uomo.

*** Dai fatti fin qui esposti e per le premesse considerazioni, il metodo conservativo nella tubercolosi genitale, sia o non operativo, ap· pare seducente d i risultati, perchè dà al malato maggior garanzia di guarigione, e quale un perfezionamento, un progresso nella. terapia, giacchè, come osserva il Legueu, ha il triplice vantaggio di sopprimere la lesione, di mantenere la forma e l'integrità anatomica, almeno re~~iva, del testicolo e di salvarne in tutto o in ~arte la funzione. S i sp1ega. così il favore sempre crescente che br. incontrato presso i chi-rurgi, tan-to che per molti che ho già ricordati e per altri che ometto per brevità, è divenuto "il procedimento ordinario. Anche nei nostri ospedali militari la epididimectomia per la prima volta, a quanto mi risulta, praticata dal generale medico Randone nel 1895-9 7, va da. qualche anno figurando nelle statistich~e opera-


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torie, cioè mentre nel Hl03 non ne è fatto alcun cenno, nel 1004 se ne contano 3 di fronte a 16 castrazioni, nel 1905 sono riportate 3 epididimectomie su 8 castrazioni, nel 1906 ammontano rispettivamente a 2 e 8. Da queste cifre si vede anche che, considerate complessivamente, le operazioni demolitive e conservative sul testicolo per tubercolosi sono andate diminuendo, ciò che ritengo sia prova dell' accentuarsi delle tendenze conservative, per cui un maggior numero di malati, anzichè colla castrazione sistematica, si trattano in vece colle cnre modificatrici o con piccoli interventi parziali, che non risultano nelle statistiche. Ma, come di leggeri si comprende, la conservazione non può essere applicata sistematicamente in caso di tubercolosi genitale, essendo necessario tener conto, come dice il Lejars, della forma clinica, che è tanto variabile, della sua evoluzione, nonchè dell'indice di resistenza vitaledell'organismo. Le sue indicazioni vennero discusse e stabilite da parecchi chirurgi, fra cui il Murpby, il Longuet, il Lejars, il Bogoljuboff, il Sebileau, ma ancora non s0no bene fissati i confini da assegnarsi ad es ·a e le modalità con cui eseguirla. Esistono.fra i chirurgi delle gradazioui nell'estrinsecazione pratica delle rispettive tendenze conse::-vati ve, e si va dalla limitata l~pplica­ zione di esse a poche e determinate forme, fino ad un conser vatorismo spinto al massimo : e fra gli stessi conservatori vi sono, quelli che usano sempre interventi economici, altri che ricocrono ora a questi ora a éure locali incruente, ed altri infine che, come si è visto, vogliono trattare sistematicamente la tubercolosi genitale colla. sola cura modificatrice locale e ricoslituente generale. · Se il conservatorismo ad oHranza di questi ultimi può sembrare a tal uno eccessivo e troppo assoluto, è tuttavia praticamente fuori discus· sione la possibilità, sapendo scegliere bene i casi, di guarire molte forme d i tubercolosi testicol11re senza operarle, tsmto piu che la malattia mostra non di rado tendenza. alla guarigione spontanea. E credo che forse pochi siano i chirurgi che non contino nella. loro pratica, anche senza essere conservatori convinti, qualche successo di tal genere. Che poi un tale trattamento non sia semplicemente palliativo, r4)me lo chiama il Murphy, lo dimostra la stabilità di molte guarigioni cliniche, cosi ottenute, non diversamente da quE>lJo che si verifica collostesso trattamento nella cura delle linfadeniti e nelle affezioni ossee ed articolari, specialmente sinoviali, tubercolari: ed ha il vantaggio di poter essere fatto a m bula,toriamente, ciò che non obbliga il malato ad una lunga permanenza all'ospedale, e di essere alla portata di ~gni medico~


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In generale si ammette che, nel caso di tubercolosi genitale, può giovare e guarire specialmente quando esistono noduli ben circoscritti, epididimari non rammolliti, non fistolosi, che non progrediscono, in individui in buono stato g9nerale di nutrizione: ma non' si può negare che anche casi più progrediti nel processo, od anche testicoli fistolosi, non possano trarne vantaggio, ed io ne ho visto guarire nella Clinica chirurgica di Roma, sebbene l'associazione dei germi piogeni renda molto meno attiva l'azione benefica degli agenti modificatori all'uopo usati. Pel Durante ed altri chirurgi anche la esistenza. di focolai rammolliti non controindica la cura conservativa incrnenta, specie se l'infezione sia ppra: la maggioranza però preferisce in tali casi di intervenire con atti operati vi, come pure ritiene conveniente, anche nelle forme solide, di non prolungare di troppo i tentativi di cura modificatrice per evitare una maggiore diffusione del processo 11pecifico. Ed. è allora che l'epididimectomia tipica ed atipica trova le sue indicazioni, associata generalmente all'asportazione di una porzione più o meno estesa del deferente, qualche volta anche a quella della prostata e vescicole seminali, nei rari casi in cui le lesioni di questi organi fossero insolitamente gravi e minacciose. Condizione precipua per. la epididimectomia À che il solo epididimo sia preso, e perciò è necessario, per quel che si è detto, intervenire presto onde non compromettere coll'aspettativa la integrità del testicolo: se vi sono ascessi: alcuni si limitano ad aprirli e raschiarli, salvo poi a praticare in seguito l'epididimectomia quando il focolaio si sia deterso e la flogosi acuta. risolta (Murphy), altri resecano senz'altro l'epididimo, parzialmente o totalmente. In generale preferibile1 per i migliori risultati che dà, sem bra la resezione totale. Queste indicazioni operative non soffrono per lo più eccezioni in favore di un intervento più radicale, la. castrazione, la quale entra ancora in discussiòne quando non è più il solo epididimo che è tubercolizzato, ma anche il didimo, ciò che meglio che col solo esame obiettivo si potrà constatare, occorrendo, con una orchidotomia esplorativa. In questa eventualità c'è chi vuoi resecare solo la parte o le parti ammalate della glandola spermatica lasciando quelle sane (Lejars-A.rrouLegueu ecc.), ma è un modo di procedere che non sembra possa dare la sicurezza di asportare tutto quanto vi può essere di morboso e di non praticare innesti, nè di lasciare residui glandolari di qualche utilità (Reclus-BramannJ. Altri castrano, ma altrettanto bene, ed anche meglio, in tali casi sembra possa rispondere la cura modificatrice lo· cale, a. meno che la glandola genitale non sia distrutta dal processo ~7- G(ornale d l medicina m• /ilare. -

Fase. VI.


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LA TERAPIA COXSERVATlVA E GLI DITERVENTI ECONOMH.a

e le condizioni del malato gravi : ed è pure indicata in caso di bilateralità dell'affezione, quando un testicolo si debba estirpare: o fu già. estirpato e l'altro abbia il didimo interessato, dovendosi evitare la ca· strazione bilaterale. Invece, malgrado il parere opposto di taluni che vantano egualmente guarigioni con cure conservative, è tuttora la castrazione che si ritiene più indicata, anche da chirurgi conservatori (Le Fiir ecc.), nei casi di tubercolosi orchi-epididimaria ad evoluzione rapida, acuta, probabilmente di origine emat.ogena, nei quali spesso se non si fa un e~ame anamnestico ed obbiettivo accurato può esser fuorviata la diagnosi e mentite affezioni genitali da flogosi acuta comune. Perchè bisogna non dimenticare che si tra.tta d i forme diffuse a. gran parte della. glandola il cui tessuto viene rapidamente distrutto, e non perdere di vista il fatto che se un moncone testicolare atrofico può riuscire di grande soddisfazione morale al malato, interessa sopratutto d i liberare questi da un focolaio pericoloso per tutto l'organismo. L'esistenza di segn~ che attestano contemporanea affezione di altri organi, quali polmoni, reni, vescica. ecc., non sembra costituisca una controindicazione alle operazioni conservative, giacchè si è visto che queste non di rado influiscono favorevolmente su tali complicazioni; come non lo sono, per la stessa ragione, lesioni delle vescicole seminali e della. prostata.

**... Circa le modalità di tecnica della terapia conservati va della tubercolosi genitale, non v'è da insistere molto su quella da seguire nel trattamento locale incruento; sono dettagli semplici e noti, benchè di non poca importanza nel successo finale. RA.mmeuterò come il Durante raccomandi di circondare il focolaio morboso · con iniezioni della sua soluzione iodo-iodnrata, in modo da infiltrare i tessuti morbosi e da esaltare .così la attività biologica proliferati va degli elementi connettivali, che debbono costituire una barriera insormontabile a l focolaio e soffocarlo o sostituirlo coll'invasione successiva degli elementi stessi, e loro trasformazione in tessuto fibroso. Le iniezioni vanno fatte giornalmente o a giorni alterni facendo girare l'ago attorno al f0colaio e spingendo mano mano a gocce il liquido medicamentoso: se si ba dolore e gonfiore per intensa reazione locale si sospendono, per riprenderle quando questi fenomeni abbiano ceduto. In caso d i focolai ascessuali si aspira colla siringa il contenuto di essi, e vi si inietta la soluzione iodo-iodurata, facendo anche iniezioni attorno al focolaio. Se 30-40 iniezioni non danno risultato soddisfacente il Durante stesso consiglia di non insistervi più oltre.


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Altri chirurgi, invece dello iodio, usano allo stesso scopo l'emulsione di iodoformio, ovvero una soluzione di cloruro di zinco, di naftolo canforato ecc. • Quanto alla cura generale gio\eranno molto le stesse iniezioni iodoiodura.te o iodo·guaiatolo-canforate, fatte nelle regioni glutee, spesso superiori nèll'efficacia a tutti i numero3i rimedi ricostituenti più o meno vnntati, fra cui l'arsenico ed i cacodilati, la. lecitina, il ferro, l'olio di fegato di merluzzo, i glicerofosfati, gli i pofosfiti ecc., ed il traLta· mento sarà completato da vittitazione sostanziosa, azotata, da cure idroterapiche, dalla '"ita alla grand'aria in .campagna, sul mare, in modo da. eccitare i poteri fisiolog ici di difesa d ell'organismo. I Francesi raccomandano molto le acque clorw·o-sodiche. · Un'idea originale e razionale è q nella d i iniettare nel deferente una sostanza modificatrice, in modo da agire sui tessuti morbosi per la via che l'infezione segue por diffondersi, come ha fat to il Biondi; il quale ha visto che queste iniezioni, se fatte in direzione centripeta, di.s tendono la vescicola semina.le corrispondentE!, penetrano nei dòttì eiaculatori e, se il liquido supera i 3 c.c~ inondano la prosta.ta, la vescica, l'uretra: se fatte in direzione centrifuga, il liquido si distribuisce alla coda dell' epididimo, e giunge fino ai còl!Ì efferenti, che non supera. L'iniezione, nell'uomo, !lÌ può fare sia scoprendo il deferente nella sua porzione inguino-scrota.le, e facendovi una piccola bottoniera in cui si fa penetrare un ago smusso montato su una siringa di Pravaz, sia fissando il deferente fra le dita. sotto la pelle tesa, e penetrando nel suo lume con un ago aguzzo diretto tangenzialmente alla direzione del dòtto, ciò che richiede una tecnica delicata. Il Biondi ha usato la. gelatina. ioda.ta, la soluzione di iodo-guaiacolo, la. iodipina, soluzioni di sublimato l p. 1000 ecc., e da queste ultime ebbe i migliori risultati: la quantità di liquido da. iniettare è di 3-6 c.c. A queste iniezioni endo-deferenziali si possono associare quelle intratesticolari. · . • Basti ricordare la cura radiotera.pica e quella colla stasi alla Bier, perchè rappresentano un trattamento che richiede una tecnica tntt'affatto speciale ed i cui risultati sono ancora discussi. Quando, sia. da soli che associati alla cura locale medica, si praticano piccoli atti operativi economici che hanno lo scopo di aprire cavità ascessuali, scucchiaiare, cauterizzare, asportare noduli caseosi, si entra nel campo della epididimectomia., la quale può essere tipica od atipica, secondo che è l'epididimo che viene resecato con una tecni ca metodica, o che invece si estirpano o si distruggono solo i singoli focolai morbosi con la. porzione di epididimo sulla quale sono piantati.


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LA Tf:RAPIA 00:\"SERVATIVA E GLI I~TERVE:\"Tl ECONOMICI

L a epididimectomia atipica che è il metodo seguito fin dai primi tempi in. cui si tentò la cura consen·ativa (Dupuytren, Boyer ecc.) ha anco1·a oggi molti fautori (Bazy, Verneuil, Kocher, Quénu eco.) : si usa in caso di focolai rammolliti, o suppuranti, o per asportare noduli induriti, limitati di tubercolosi grigia (enucleazione). N elle forme rammollite si può usare il coltello, il cucchiaio, ovvero i caustici, preferibilmente. il termocauterio; il Quénu usa. l'acqua bollente e la marsupializzazione della cavità ascessuale, fissandone le pareti alla pelle in modo da aversi una superficie pianeggiante, che si medica con garza iodoformica: il Duplay ed il Lejars sogliono estirpare il focolaio e la membrana tubercologena col coltello, isolandolo dai tessuti sani, come un tumore. Il Durante ammette che si aprano ascessi da infezione mista per intervento di piogeni, onde·far attenuare. i fatti di flogosi armta e potere iniziare poi la cura iodioa. In caso di noduli circoscritti di tubercolosi cruda, iniziale, è la excisione o la enucleazione che si usa generalmente (Lejars, Duplay,. Quénu, Berard ecc.) tanto per la via anteriore che per la posterioret come nella epididimectomia ti.pica; ma a differenza che in questa, è migliore la via posteriore perchè l'operazione si può· praticare senza aprirela vaginale, tanto più che le aderenze fra i suoi due foglietti la isolano dai focolai epididimari, mentre seguendo la via anteriore si deve attraversare la cavità della vagina!e, col pericolo d'inocnlarla. Si afferra con la mano sinistra la metà dello scroto corrispondente al testicolo. malato, che si rivolta in modo da portarlo con la sua faccia posteriorein avanti, così da far sporgere l'epididimo ed i suoi noduli sotto la. pelle: lo si mantiene fisso in questa posizione e si incidono i tegumenti fino ad arrivare sul focolaio; si può allora aprire la capsula. che lo circonda ed enuclearlo per via smussa o con un cucchiaio, poi raschiare e cauterizzare; oppure, meglio, tagliare sui tessuti sani estirpando capsula e nodulo senza aprirli - sutura per prima. La ~a anteriore è da preferir;;i in caso di idroceie con pachivagi· nalite, per poter vedere lo stato del testicolo (Longuet) . La epididimectomia tipica può essere eseguita dalla via anteriore o transvaginale e dalla via posteriore od extravaginale. È l'operazione conservativa classica, ed estirpa tutto o gran parte dell'epididimo, secondo i casi, senza n.prire i focolai i n modo da evitare inoculazioni. La epididimectomia transYaginale è il procedimento uaato dal Vii-. leneuve ed ora seguito da molti chirurgi (Lejars, Hartmann, l\Ionod e Vanverts, Humbert ecc.). Essa ha il vantaggio di permettere un'esplorazione diretta del testicolo e di renderei conto del suo stato d'integritù anatomica; conviene specialmente nelle forme solide di tubercolosi.


!\ELLA T UllERCOLOSI DEL TESTICOLO

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La sua tecnica è descritta nei. p itt recenti trattati di chirurgia. Fissato tra il pollice e l' indice sinistro il testicolo, che si fa sporgere in avanti, si pratica u na incisione larga sulla parte antero-esterna dello ::;eroto, ed a. strati si apre la vaginale. Si est~·ae il testicolo e si

agg redisce quindi l'epididimo, cominciando indi fferentemente dalla coda, dalla testa o dal corpo: il compito è facilitato distaccando p rima il corpo dell'epid idimo dal testicolo, spingendo le forbici chiuse, come consigliano Lejars ed Humbert, nella specie di meso che la vaginale forma a quel li vello. Poi incidendo col bis tori la vagina le sul lato -esterno dell'epididimo si separa la testa, la quale è unita al testicolo pel corpo di Higmoro, tenendosi sempre, nel dissecare sul lato interno, a ridosso dell'epididimo, per rispettare i vasi ed i nervi che vanno alla ghiandola. Si procede poi cau tamente di alto in basso, si giunge alla coda eù infine sul deferente, che si isola per via smussa per quel tanto che si ritiene necessario, e poi si r ecide. Il tempo più delicato è la dissezione dell'epididimo dal suo lato interno, perchè è indispensabile la conservazione del fascio vascolo·nervoso spermatico, che lo costeggia, senza d i che il testicolo resterebbe senza vitalità e lo scopo -dell'operazione resterebbe frustrato; a tal uopo, dopo distaccata la iesta, è prudente usare una sonda scaualata o forbici chiuse. Se si scoprt:~ un focolaio I!.el cor po d'Higmoro, ta.lu ni lo resecano con incisione a cuneo, che poi si sutura al catgut, e si è già accennato che cosa si debba pensare di t~tle procedimento. E cosi pure nei casi d ubbi di contemporanea lesione del testicolo, il Poncet, L ejars ed altri ricorrono a lla spaccatura di esso; ed il Lejars non vuole che questa orchidotomia esplorati va si limiti all ' incisione dell' albuginea e degli strati corticali ghia1_1dolari, ma che sia spinta fin nello spessore del corpo d'Higmoro: e se esistono, egli ne usa p raticare l'excisione, invece che ricorrere a lla castrazione. C'è però chi non accetta la orchidotomia esplorativa (Audry) perchè un sol taglio, anche a tutto spes · so re, può non scoprire piccoli granulomi parenchimali: e veramente l'ardita manovra ha mol ta probabilità d i recar non lieve danno alla vitalità. del testicolo, g ià ~altrattato per l'epididimectomia. Resecato l 'epididimo si può cauterizzare col P aquelin la superficie di d isinserzione t esticolare, poi, dopo aver chiuse le aperture che fossero avvenu te nell'albuginea, si sutura la vaginale, di cui pri ma si excidono le pa-rti sospette, se ve ne sooo.; i ndi la pelle. Non è in generale necessario il drenaggio. La via posteriore, od extravaginale; è q nella indicata dal Bardenheuer ed ha particolarmente l' intento di estirparA l'epididimo senza a p rire largamente la vaginale. S i sa infatti che quest'organo non è


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LA ·rER.~PIA CONSERVATIVA E GLI 1:\TERVEXTI ECO:SO?diCI

interamente coperto dalla sierosa testicolare e che l'intera coda, il margine interno del corpo e della testa sono sprovvisti di tale rivestimento (Testut). Dopo aver lim itato colle dita _il solco che sta fra epididimo e testicolo, si rivolta l'epididimo in avanti ed in alto, indi con una incisione fatta sul lato esterno dello scroto in corrispondenza del solco suddetto, si giunge fino sull'epididimo, che si attacca. nella sua parte extra vagina le e si comincia a isolare dalla sierosa, prima a livello del corpo, poi della' coda ed infine della testa, coll'avvertenza pel fascio vascolo nervoso già indicata; ed in quest'ultimo tempo la vaginale viene per breve tratto aperta. Il deferente va pure isolato e resecnto come si è detto. Si finisce col chiudere le aperture della vagina!~ e, se si ritiene necessario, si lascia un piccolo drenaggio, suturando il resto. Questo processo è meno usato del precedente perchè non lascia sempre bene orientarsi, e quindi è meno facile rispettare il piano vascolare e nervoso che dà. i suoi rA.mi al testicolo, piano é.he sta alPindentro dell'epididimo e lungo il bordo posteriore del testicolo, ed occupa precisamente la zona non coperta della vaginale. Vi si ricorre per lo più quando la massa epicìidimaria ha aderenza cogli in>olucri scrotali, rammollimenti ecc. Tanto coll' uno che coll'altro processo la resezione del deferente dev'esser per lo più generosa e tanto più se il dotto si mostra tutto malato: viene allora in discussione la deferentectomia sola od anche come si è detto, accompagnata alla spermatocistectomia od alla prostatectomia, se anche questi organi siano presi. Non è qui il caso del parlare del modo come praticare queste estirpazioni, che del resto sono finora, per affermazione del Lejars e di altri, di indicazione eccezionale, benchè il Guisy e il Roux caldeggino .tali interventi sulls prostata e vescicole semiuali tubercolizzate, mentre il Baudet ed il Kendirdiy li ri tengono indicati solo in caso di lesioni avanzate o progredient.i malgrado la castrazione o le cure mediche. Ma per quanto riguarda il deferente è bene aggiungere che l'isolamento di esso dagli elementi circostanti del cordone e della sua guaina connettivale dev'essere molto accurata, per risparmiare particolarmente i plessi nervosi la cui lesione, come hanno dimostrato lavori sperimeutali, specie del Marassini, provoca sclerosi testicolare (plesso spennatico) e gravi alterazioni negli elementi e nella secrezione spermatica (plesso deferenziale). Come pure non è fuor di luogo di accennare alla pratica del Blingner, il quale raccomanda di strappare il deferente con trazioni lentamente crescenti di forza, mentre contemporaneamente si scolla dai tessuti circost.anti ed in particolar modo dall'arteria deferenziale che gli è addossata; è manovra bru-


NELLA TIJBERCOI,OSI DEL TESTICOLO

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tale, se s1 vuole, e tale la d ice anche il Lejars, che la rigetta, ma si riesce così a portar via i 4.j 5 dell'organo e non si hanno, a quanto par e, i nco:n v enienti. Io l'ho eseguita in due casi e l'ho vista praticare in di vers i a ltri, e posso confermart- della sua innocuità, per cui nou ~i sembr a un procedimento da rifiutar·e a priori. L'Audry ed il Murphy 3.a.nno mo l ta importanza, al trattamento del moncone deferenziale che i l pri mo consiglia di recidere col termocauterio dopo averlo legato: il secon do di cauterizzare coll'acido fenico puro fin entro il suo lume e poi l egar l o; ciò per evitare inoculazioni. U n a l tro punto da considerare, a proposito dell'epididimectomia, è i l trattamento della vaginale. La maggioranza la lascia in posto o si limita a. reseca.re quei tratti che sembrassero sospetti, altri la asportano sistemati camente tutta come pratica l' Audry ed ho visto fare da tal uni chirt1r gL Benchè questo modo di procedere sia evidentemente radicale ed appai a r a zionale, si potrebbe tuttavia oppone che il testicolo riposto nel~a. l oggi a. cruenta degli involucri scrotali, non abbia ad essere. più fam~xn.en te soggetto a fatti degenerativi, che si sono osservati anche in te:stico] i sani pel solo fatto della vaginalectomia . I l Ma u cla.ire infine ha. proposto ed usato contro la tubercolosi testicolar e l a l €"ga.tura in massa del C'ordon e, onde ottenere l'atrofia dell'orga~o :mal ato e con essa la guarigione del processo morboso; ma i r isultatl sono r iu sciti poco soddisf,~centi e, per quel che mi consta, la propo~ta n on ha trovato seguaci. Il Legueu invece suollegare il deferente ~r;, a. . che si stabiliscano lesioni epididimarie, quando si può accert.are d al ~Zl.on e della prostata., onde impedin·e la propagazione dell'infez ione a Ond o "Verso la superficie.

***

zio~adepididirnectomia, interrompendo la continuità delle vie di escrese pe r

e l testicolo, rende inutile la funzione sperma.tica di esso, anche

la attivi tà. conser vata vitalità dell'organo possa non esserne soppressa la E . . secretiva. in mo~l.a a l Bardenheuer balenò l' idea di aprire nuove vie allo sperma I n seo- ~ da permetterne la emissione, ma. il suo tentativo non riuscì. ent'?U.I.to si sono escogitati e provati allo stesso scopo diversi procedi0 delle neo-anastomosi tra deferente . e testicolo, e fra e co10nde stabilire . OW!;>k. e testicolo, particolarmente per opera dello Scaduto, Razn· re l "'!' :Pascale, Gatti, P enzo, :Martin; e non vi è ch i non veda. come 1 a. ad~ . z z a.zione di tale intento renderebbe maggiormente perfetti e 1 ~eilu. a l Inalato gli inter venti conser\'ativi, tanto più che il ristaJ:)ilito l:>so d ello sperma darebbe una. garanzia maggiore della conserva-

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LA TEilAI'lA CO~SC:IlVATlVA E G LI 1:-ITEIIVI;;~TI RCO~OUICI

zio ne della atti dtà nutritiva e secernente della glandola (Scaduto-Fa· brini). l\[a queste anastomosi non potranno forse avere un campo molto largo eli applicazione nella epididimoc tomia per t ubercolosi: in un pro· cesso morboso che si ùiffonde, almeno nella g ran parte dei casi, per via. canalico lare, il deferente non può non esserne interessato più o meno >isiuilmente, od almeno contenere nel suo lume germi specifici, cosicchè un innesto del suo capo perifer ico n.lla ghiandola seminale operata può fa,orire una successiva invasione di es.sa dei detti germi, specie se la prostata e vescichetta sono malate, e q nind i nuocere anzicLè giovare al risult1HO definitivo. E l'anastomosi intertesticolare può presentare a mio modo d i vedere gli stessi pericoli; o presso a poco, non potendosi sem-

pre ave1·e la as:;oluta certezza che il testicolo disepid idimizzato sia perfettamente immune dall'ittfezione; coll'aggravante che se quest'organo contenesse q nalc:he focolaio latente si metterebbe in serio pericolo anche l'alt ro testicolo. Migliori e pitl brillanti applicazioni questi processi possono tro\are nell' interruzione ùelle vie sperma tiche per obliterazione persistente cousecutiYI\. a fiogoR i ep i d idi m~tria da germ i comuni o gonococchi, come pure per discontinuità o perdita di sostanza di origine traumatica, accidentale od operato·ria ; e nella p rima eventualità. il Martin ba provato un'anastomosi speciale tra il deferente e la testa dell'epididimo. Il procedimento dello Scaduto fu usato dall'autore solo esperimen· talmente ed è stato praticato nell'uomo dal Pascale, che l'abbandonò per il processo proprio; consiste essenzialmente nell'eseguire dopo l'epid id imo-deferentectomia, una piccola asola d i circa 2 cm. 11elle pareti del moncone deferenziale che si anesta a pochi millimetri dall'estremo re· ciso, che va poi legato, e nel fissare con sutura al catg ut. i margini d i tale fend itura all'albuginea in modo che si metta la mucosa a contatto colla rete canal icolare del testicolo in conispvlldeuza del corpo d'Hig· moro. Il Razumowsky, in modo più semplice, fende da un lato l'estremo reciso del deferente, che d istende poi colla. sua superficie mucosa. sulla r ete mimbile testis scoperta col rlistacco della testa dell'epididimo ; i vi lo sutUJ·a con punti non perfora nti la mucosa al catgut, e poi ripiega l'albugi n ca sul moncone del deferente innestato, manteneudo,ela con punti tli catgut in modo da affondare il moncone stesso nel tessuto testicolare. Se la epididimectom ia fu limitata alla porzione inferiore dell'organo egl i introduce il deferente, pnre fenduto, in una spaccatura che pratica col bistorì nella testa dell'epididimo, ove si fissa con qualche pun to di stttura. Questo processo è stato a ppliuato nell' uomo dal Razu-


NELLA TUDERCOLOSI DEL 'J'ESTlCOLO

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roowsky e da altri con ottimi risultati anatomici, e la prova che la reintegrazione delle vie escretive sia avvenuta è stata desunta da prove sperirn.en tali positive. 11 Penzo, dopo legato con un. filo di ca.tgnt il capo periferico del defereiJ.te reciso, lo isola per breve tratto ed in questo pratica con una -picco1a. :forbice delle aperture avendo cura lli asportare il meno possi bi1e di mu.cos:J.: poi infilato il catgut in un agoretto grosso, attraversa con que::,sto i l testicolo in modo da introdurre nel canale formato dall 'ago la porzione di deferente bucherellata e destinata all'anastomosi, -che viene così circondata da parenchima test.icolare. Il filo poi è assi-curato a l polo inferiore del testicolo. L'an toro· ha usato il suo processo solo sperimentalmente, ed assicura di avere ottenuto ottimi risultati: pare che la proliferazione dell'epitelio della mucosa dP.l deferente dia origine a gettoni che si metterebbero in rapporto coi tubuli seroiniferi e si canalizzerebbero, cosicchè a·nebbe potuto in tal modo ripristinare l a fecondità di cavie operate. Il Pascale ed il Gatti invece non si preoccupano di ristabilire la -c~ntin.ui tà del le vie naturali di escrezione nel lato operato, ma cercano -d 1 deviare l a secrezione spermatica del testicolo disepididimizzato verso l'altro testi co l o, col quale creano nuovi rapporti intimi: sperimental~e~te l e an.astomosi canalicolari fra i due testicoli si sono ottenute, e s 1 e osservata. conservazione non solo della vitalità di essi ma anche -della sper.,..,..,. . .......... a t ogenes1. Il Pascale a tal uopo unisce, attraverso il setto intertesticolare aperto, ~a. rete Vasco l osa del corpo di Higmoro del testicolo operato colla faccia 1nterna dell 'altro, privata nel punto d'innesto dell'albuginea. Questa .anastorn.os · ..>.. ~ ~ stata usata anche nell'uomo, e pare con successo, ma finora non. ha . . Il G . . t rovate molte app l'Icazwm. . I:~·tt~ ~nnesta il testicolo privo delle sue vie di em issione spermatic~ s~, . a ltro sano, mettendo a mutuo contatto le due faccie interne eli eSSlj • . . d . l d 1' ~ o puo essere eseguito Sia asportan o un piCco o cuneo . d llJ.n.e"'t .gh 1an o 1a d . . . t ' opo aver aperta l'albugmea e suturando poi questa e la va1 g1na1. e a torno alla superficie di unione; sia aprendo l"albuginea con tag lO d.a l e r o ce, d'1 cm. 1. quattro l emb'1 tr1ango . l an,. cos1. f,ormat1 s1. stac· canlob·s: ,t essuto glandolare, la cui superficie si abrade leggermente co t.1 d or~ d.l suturand O g 1·l ango1·l opposti· d el· l emb'l rovesCiati · · SUd . ' 1....... -LA. d et; ;.1. d l'l. e testicoli. A parere dell'autore è preferibile il secondo 0 'JUO t" l. fa~e perchè col primo il traumatismo maggiore che subisce il tes \1.co1 · · c11e pare b 0 . 1?orta come conseguenza d e1· f att1· d egeneratiVJ 1 8 non: ~ bl.ano coll'altro. Condizione essenziale è che il trauma operatono Sl.a. ro.1.·U1mo, · ed e· per questo pro b ab1·1mente c h e 1·1 processo G atti·


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LA TERAPIA CON SERVATIVA E GLI INTERVENTI ECONOMI CI

non ha avuto applicazioni nell'uomo, salvo, ch'io mi sappia, il caso operato dal Sotis per tubercolosi dell'epididimo, nel quale il risultato non fu dimostrat.ivo perch è la suppnrazione distrusse il testicolo operato & anastomizzato. P er conchiudere mi sembra che i teJltativi dì reintegrazione della canalizzazione spermatica, pur essendo promettenti, non abbiano ancora avuto una sanzione pratica decisiva, e che in caso di tubercolosi sia. prudente applicarli, per le ragioni dette, con molta riserva, solo quando cioè si abbia la certezza di non aver lasciato tessuti morbosi e che il testicolo operato, il deferente e le vescichette siano perfettamente sani: in tal modo si potrà evitare il pericolo di compromettere, per queste anastomosi i baoni risultati della epididimectomia, come ha potuto constatare il Bogoliuboff nella clinica del Razumowsky.

Casi clinici personali. Ri ferisco brevemente le storie degli operati di epididimectomia. alle quali aggiungo quella di un altro malato in cui ottenni, colle sole iniezioni iodo-iodurate, guarigione clinica che dura da circa. un anno e mezzo. Il d ubbio che potrebbe esser mosso sulla diagnosi di tubercolosi, per la mancanz!t1 meno in un caso, del reperto istologico o ba.cteriologico, mi pare possa, nei ca!'Ì operati, essere tolto dalla constatazione di evidenti lesioni specifiche macroscopiche che ho potuto fàre nei pezzi asportati. Ed ometto altri casi in cui la cura modificatrice, già be ne avviata, per volere dei malati rimase incompleta, aggiungendo che il generale medico prof. Imbriaco mi ha riferito di un caso di affezione bilaterale, in cui con epi:lidimectomia tipica da un lato ed atipica. dall'altro ha ottenuto g uarigione che dura da parecchi anni. l. B. L., ufficiale d'artiglieria. - Senza precedenti morbosi perso· nali ed ereditari. Nell'aprile 1899 fu operato nell'ospedale militare di Torino di orchiectomia sinistra per tubercolosi testicolare, insorta., al dire dell' infermo, in piena salute in seguito a trauma. Nel marzo 1900 r ecidiva nel testicolo superstite. Stato generale soddisfacente, nulla a. carico dell'apparecchio respiratorio ed ur:inario: epididimo duro, bernoccoluto, in un punto aderente alla pelle, ed ivi la consistenza è molle, fluttuante; il deferente è grosso, moniliforme : prostata un po' ingrandita e di superficie irregolare : nulla nell'm-etra e nelle urine. Il testicolo ha consistenza e volume normali. L'ufficiale rifiuta assolutamente un'operazione demoliti~a, e perciò il 17 maggio nell'ospedale militare


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di .Ancona prati~o la epididimodeferentectomia per la ,;ia posteriore, cauterizzando la breccia col termo-cauterio. Guarigione rapida per granul azione. Si prescrivono iniezioni iodo-iodurate a distauza. Riveduto l'operato un anno più tardi si trova la guarigione mantenuta, il test.icolo sano, le condizioni generali migliorate; il giovane ufficiale è soddisfatto del suo stato ed assicura di conservare il pieno possesso cLelia po· tenza virile. Disgraziatamente dopo un altro anno circa si è manifestata una tubercolosi polmonare che in poco tempo ha èondotto il malato alla tomba. 2. T. D .: carabiniere della legione di Ancona. - Ha sofferto di ascesso freddo al collo di origine gangliare e di blenorragia uretrale. Entra nell'ospedale militare di Ancona nel novembre 1901 per epididimite tubercolare sinistra, di cui già un focolaio caseoso si è aperto all'esterno lasciando nn tramite fistoloso. Stato generale discreto; epididimo grosso,'irrego!tue, noàoso, duro; deferente ingrossato, a rosario nella sua parte iniziale; prostata leggermente aumentata di volume e irregolare, testicolo apparentemente sano. Niente da parte dell'uretra. e delle urine. Organi respiratori integri. Il 12 dicembre pratico la r esezione dell'epididimo malato e di parte del deferente dalla via posteriore; sutura per prima. Guarigione dapprima regolare, ma in secondo tempo si apre un piccolo ascesso alla radice dello scroto, e si stabilisce ·Un seno fistoloso poco profondo che si riesce a far chiudere definitiva· m~nte colla estirpazione di gran parte del deferente rimasto dopo la prima. operazione. Cosicchè il T... potò essere dimesso guarito ed in ottime condizioni' di nutrizione, tanto da poter riprendere servizio. Da notizie ass u nte successivamente risulta che il testicolo operato si è mantenuto sano e vitale, ma che però nell'aprile 1903 è comparsa reQidiv~ a destra per la quale venne operato da altro collega di emicastr azwne e poscia, guarito, inviato in congedo per fine di ferma. Ed ora so che il D. che è emigrato in America, continua a gocler e buona sal ute e conserva la funzione sessuale. 3. P . P., corazziere. - Ha sofferto di blenorragia e di varicocele. Entra nel 1905 per idrocele sinistro che si riconosce sintomatico di una affezione tub e r colare dell'epididimo, localizzato specialmente alla testa, che è dura, b e r noccoluta, non aderente alla cute; testicolo, deferente, prostata, uretra cliniClamente sani. Costituzione robusta, stato generale buono: nulla si rileva a carico degli organi respiratori. Il 28 lugl io eseguo per via t ransvaginale la resezione parziale della vagina.le e dell'epididimo con anastomosi della porzione residnale di questo col corpo d'Higmoro. Guarigione per prima con risultato ot· t imo e l'operato esce nell'agosto con licenza.


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LA TERAI'IA COXSEf{\'.\1'1\'"A F. GLI INTERVE.'\Tf ECOXOMICI

Il P. ha ripreso poi regolarmente servizio senza risentire più alcuna. molestia nella parte operata e nelle diverse contingenze del suo ser>izio speciale: nelraprile 19UG fu inviato in congedo per ultimata ferma, e mi consta che ora gode ottima. salute. J. P. B., soldato 48' fanteria. - Ha sofferto, pare, di pleurite, mai di malattie uretrali. Entra nel settembre 1006 nell'ospedale militare di Roma per epididimite tubercolare destra, insorta subdolamente con noduli duri, multi pli, di cui uno grosso nella testa, non aderenti allo scroto. La prostata è ingrossata ed aumentata irregolarmente di consisteHza; il testicolo ed il deferente se mbrano normali e cosi pure l' ur etra; nulla nelle urine. I ngorghi ~landola ri al collo, di cui uno è ram· mollito; organi r espiratori in tegri. Stato generale soddisfacente. Il 29 dello stesc;o mese lo operai per via transva.ginale di epididimectomia con strappamento di gran parte del deferente, che si mostra interessato del processo : il testico!? in vece si accerta essere non attaccato. Guarigione per prima. Quando l'operato nell'ottobre usci per essere in v iato in congedo illimitato, le sue condizioni di nutrizione erauo molto migliorate, il testicolo si p resentava perfettamente con sen ·ato: la linfa<.lenite cervicale era guarita; da allora in poi la salute si è mantenuta sempre ottima, e anche attualmente, dopo circa un anno e mezzo dalla subita opera?.ione, so che il P ... continna a stnr bene e attende indefe:;:;amente ai lavori di ca m pagHa ; il testicolo opE>ra.to non gli ha dato più alcuna molestia ed è sano. 5. T. Z., soldato nel47° fante ria. Entra nel marzo 1007 nell'ospedlJe militare di R oma per epididimite tuber colare destra. ,Sono negati>i i precedenti ereditari. Ha sofferto di malaria e di orchite bilaterale da paro t i te. Individuo di buona, ma alq uanto deperita costituzione fisica. L'epi· diclimo è tutto molto ingrossato, ha consisten:t.a d ura fibrosa, superficie in:egolare, bernoccoluta ed è indolente; il deferente inspessito, rigido, ma senza nodosiLà, nella prostata nulla di notevole, è sana l' m·etra. Il testicolo appare integro) e così gli a lt ri organ i. Il l() marzo si procede, con rachisto,·anizzazione, alla epid idimectomia e successivo inne:;to del moncone periferico del deferente, sano, col testicolo. Guarigione per prima. (l) L'operato esce il 9 aprile guarito e viene inviato in congedo illimitato. Notizie avute in questi ultimi giorn i mi assicurano che il T... dopo il suo congedamento è stato, e sta tuttora benissimo; egli lavor a in cam pagna ed attende a lavori facicosi colla solita attività senza risen(l) Op~rntorl' fu il maggiore med ico cav. Gorundo, che ringrazio sentitamente per a \'Ct·u'ti fornito il caso.


NELLA TUDERCOLOSI DEL TESTICOLO

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t ire il menomo disturbo. N el testicolo operato non avverte alcuna sofferenza, nè modificazione di forma, volume o consistenza. 6. F. A., carabiniere della legione di Roma. - Entra all'ospedale· militare di Roma l' 11 dicembre 1907. Ha sofferto tre anni prima di un'ulcera venerea. ai genitali, che guarì in pochi giorni senza alcun postumo nè immediato nè tardivo, e di blenorragia uretrale nel dicembre· 1906 che curò ambulatoriamente. Cinque mesi dopo però si è accorto. della comparsa nell'emiscroto destro di una bozza dura, indolente, che è andata mano mano crescendo, ed a cui non ha dato importanza benchè contemporaneamente anche il testicolo si fosse ingrossato e deformato. Individuo robusto ed in ottime condizioni generali. Apirettico. L'epididimo destro si p resenta molto aumentato di volume e consistenza, irregolare di superficie, poco dolente alla palpazione: il testicolo s~ palpa male perchè coperto in gran parte dall'epididimo e da una tumefazione che gli sta al davanti ed un po' sopra, ben circoscritta, sferica, del volume di una piccola noce, molle-elastica, non dolente; colla.. puntura esplorat.iva se ne estrae un liquido puriforme, tenue, biancogiallastro. · Deferente apparentemente sano, prestata ingrossata e un po' bernoccoluta, e col massaggio se ne spreme una secrezione torbida n el quale non si riesce a trovare gonococchi nè bacilli di Koch. Apparecchioresfci~·atorio sano: negativo l'esame dell'urina. · 81 fa. la diagnosi di probabile tubercolosi dell'epididimo, diagnosi che all'operazione da me praticata con rachistovainizzazione, il 24 genn aio 1908, si riconosce esatta e fu confermata dalla constatazione dei bacilli tubercolari nel pus dei focolai epididimari. La descritta tumefazione è una sacca cistica purulenta extravagina1e, che trae origine da focolai caseosi dell'epididimo prevalenti alla testa, misti a numerosi tubercoli grigi; il testicolo è sano, perciò si pra- • tica l 'epididimectomia per la via extravaginale, e contemporaneamentesi estirpa la saccA. ascessuale. Il deferente che non presenta lesioni macroscopiche importanti, sì lascia strappare con grande facilità. Sutura della ferì ta scrotale, lasciando un piccolo drenaggio di garza. Guarigione per granulazione avendo fallito in parte la sutura. Ho riveduto il F .. _ in questi ultimi giorni reduce da licenza di convalescenza ed era in ottime condizioni generali, il testicolo conservava volume e sensibilità specifica normale, e la prestata si era notevolmente ridotta eli volume. 7 . B. F., soldato VII compagnia sussistenza. - 1\Ia.i ammalato e senza. precedenti ereditari. Entra una prima volta all'ospedale militare


430

LA TERAPIA CONSERV ATlVA E GLI INTii:RVENTI ECONOMICI

di Roma nel 1906 per un'affezione fiogistiéa cronica a carico dell'epididimo destro, che per l'assenza di lesione uretrale, per il lieve ingrossamento della prostata, che è pure un po' deformata, pei caratteri obiettivi dell'epididimo, che è duro, ingrossato e bernoccoluto, più specialmente alla coda, si diagnostica di natura. tubercolare. Il deferente è alquanto indurito e irregolare nella sua parte iniziale. Il testicolo appare sano: nulla a carico degli organi toracici ed addominali. Individuo linfatico ed in condizioni generali piuttosto scadenti. Dopo una lunga cura di iniezioni iodo-iodura.te, alternativamente locali e generali, il malato è molto migliorato e viene inviato in licenza di convalescenza di un anno. Alla fine di questa rientra nel settembre 1907 all'ospedale suddetto e si trova nel B ... acceutuato il miglioramento: è diminuito il volume dell'epididimo, che ha superficie meno in-egolare e consistenza di poco aumentata a.lla coda: la prostata, tranne una lieve in-egolarità. di superficie, non presenta altre alterazioni: il testicolo ed il deferente si mantengono sani. Lo stato generale è buono. Si riprendono le iniezioni iodiche, che il B ... assicura di av~:~r praticate anche durante la licenza, e quando il 28 ottobre venne inviato in congedo illimitato egli poteva considerarsi guarito. Ed ora sta ottimamente e non risente nel testicolo affetto più alcuna molestia.

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NELLA TUBERCOLOSI DEL TESTICOLO RRt:;NS. -

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L EJARS. -


.J32

LA TERAPIA CO NSF:RVATl\'A E GLI INTERVE)ITI ECONOMIOI 1 ECC.

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-±33

J/ AZIONE DELLe\ LUCE OSCILLA NT~ SULJ/ OCCJIIO Ricerche del maggiore medico Edmondo Trombetta e del tenente medico Alberto Santa Marìa

Lo scopo di queste nostre ricerche, che c' i:ndncemmo a intraprendere per il numero insolito di militari del '3' rel!gimento del genio (telegrafisti) presentatisi in un triennio all'ambulatorio oculistico di questa scuola accusando dis·turbi oculari diversi, fu innanzi tutto quello di stabil ire quale influenza esercitasse la luce oscillante del telegrafo otti co sulle varie parti dell'occhio e in special modo sulla funzione accomodati -va e su quella d'adattamento della retina: in Hecondo luogo, di ripetere, per altra via e con altri mezzi, le ricerche del Sulzer e del Broca sulla sensazione visiva in funzione di tempo e sulla persistanza delle impressioni luminose sulla retina. Diciamo però subito che questa seconda serie delle nostre ricerche non è ancora com pletal;a n è lo sarà pri ma d'un anno: perciò, riservandoci a renderne noti i risultati i n altra occasione, ci restringiamo ora a riassumere quelli dt~lla prima serie, la cui i mportanza, non trascurabile, è essenzia:lmente clinica. TELEGRAFo OTTICO. - Quesl;o si distingue dal telegrafo comune per il fatto che i segni dell'alfabeto Morse (segni convenzionali uditivi) si traducono in esso in altrettante alternative di luce e d'ombra; ossia, in Regni convenzionali ottici più o meno estesi, secondo che si voglia indicare una linea o un punto. La luce adoperata (ossidrica, acetilenica, ossiacetileni ca) e molto intensa, giacchè la. sorgente luminosa si trova al fuoco d' u na forte lente biconvessa.. Si avverta che i militari del genio, dopo a-ver appreso il meccanismo e l' inl;erpretazione dei vari segni per mezzo d'apparecchi schematici non luminosi, vengono addestrati quasi giornalmente agli esercizi di telegrafia ottica, non già alla distanza corrispondente alla portata dell'apparecchio, ma a brevi distanze (non oltre i 30 metri) e nella sl;essa caserma: il quale fatto è degno di nota percha i disturbi oculari più accentuati s'accertarono appunto in questo primo periodo d'istruzioni. I disturbi, che rilevammo in tali individui, si possono dividere in t r ansitori e persistenti. · 28 -

Gior 7&ale di medicina militare - Fase. VI.


434

L'AZIONI!: DELLA LUCE OSCILLANTE SULt.:ocCHIO

DISTURBI TRANSITORI. - Consistevano in iperemia congiuntivale, lagrimazione, foto fobia, iperemia retinica di grado leggiero, senso di stanchezza oculare. Questi disturbi si dileguavano ordinariamente col semplice riposo in quei militari che, in seguito al nostro consiglio, veni.vano dispensati dalla telegrafia ottica : in quelli, invece, che proseguivano gli esercizi, si facevano persistenti e s'accompagnavano con altri disturbi più gr avi. DISTURBI PERSISTENTI. --: Consistevano per lo più in astenopia accomodati va, in spasmi del muscolo ciliare e dell'orbicolare, in un senso di grande stanchezza oculare, in un annebbiamento della vista, in un leggero g rado di discromatopsia, in nistagmo, e talvolta nella comparsa e nella persistenza d' uno scotoma scintillante. Ma il fatto >eramente singolare accer tato da noi nella maggior par te dei milit11-ri sottoposti ad esame, fu quello dell'insorgenza ora rapida, or a addirittura improvvisa, di viz i à i refrazione statica e dinamica in individui apparentemente emmetropi e - si noti bene -dell'età. di 20-22 anni: insorgenza, cioè, non soltanto di miopia da spasmo, che poco ci avrebbe sorpresi, ma di astigmatismo nelle sue varie for me e di una vera e propria presbiopia, che si dovette sempre correggere con adatte lenti con vesse per rendere possibile la lettura da vicino; senza contare poi i casi di aggravamento d' ipermetropia manifesta dopo un periodo di sopracorrezione accomodati va tale da trasformare persino un' i permetropia in una miopia di una o di d ue diottrie. Codeste alterazioni di refrazione statica. o dinamica- quantunque dipendenti, insieme con lo spasmo dell'Ol·bicola.re, col nistagmo e coi fenomeni pupillari - da una stessa causa (disturbo dell'apparecchio centrifugo d i protezione oculare e d'accomodazione, in dipendenza d iretta dell'azione protratta della luce oscillante), corrispondono però a due periodi ben dis.ti n ti di quest'azione, e cioè: la. miopia da spasmo, certe forme d'astigmatismo e la sopracorrezione dell' ipermetropia, a un periodo di stimolo o d'irritazione: le alter azioni della refrazione dinamica, alcune forme d'astigmatismo e l' aumento dell' ipermetropia manifesta, a un periodo d'affaticamento o d'esaurimento, che notammo insorgere molto più presto in quegl' individui i quali presentavano qualche tara nevrop<ttica. Per quanto concerne la miopia da spasmo e la presbiopia., che rappresentano i due effetti estremi della luce oscillante (irritazione ed esaurimento), non ci sembra che sia necessaria alcuna parola di commento essendo il fatto di per sò abbastanza chiaro : per q uanto si riferisce, invece all'astigmatismo1 che vedemmo insorger e con eguale frequet~za tanto uel primo quanto nel secondo periodo, occorre aggiungere


,L'AZIONE DELLA LUCE OSCILLANTE SULL'OCCHIO

435

<}he la sua comparsa è, a nostro avviso, dovuta esclusivamente all'influenza dell'accomodazione, nel senso inteso dal Javal e dal Miche!: vale a dire, si tratterebbe, nel primo periodo, di contrazioni asimmetriche del muscolo ciliare, che modificano parzialmente la curvatura

-del cristallino dando origine a un astigmatismo puramente lenticolare i n ttn occhio non precedentemente astigmatico; nel secondo periodo si t ratterebbe invece della cessazione di quelle contrazioni asimmetriche, le quali permettono agl'individui affetti realmente da un astigmatismo <!orneale di mascherarlo parzialmente o totalmente ì come1 del resto, avviene nella paralisi dell'accomodazione consecutiva alla difterite, nella convalesc~nza di lunghe malattie e nell'anemia. In altri termini: ci si troverebbe dinanzi a un astigmatismo che da latente s'è fatto manifesto. E s AME FUNZIONALE. -Non facemmo mai più di una o due prove per .ogni individuo, nella considerazione che gli esami ripetuti avrebbero potuto infirmare i risultati di questa serie di ricerche, tendenti essenzialmente a stabilire la natura. e il g rado dei disturbi transitori. La prima prova venne eseguita, avanti l'esercitazione ottica, in occhi in riposo da oltre 24 ore; la seconda, immediatamente dopo l'esercitazione stessa. l. Acutezza v-isiva centrale. - La lettura rapida e precisa degli ottotipi del de Wecker riscontrata nella prima prova, diveniva lenta ed ·esitante nella seconda: il quale fatto veniva attribuito dai pazienti ora .a una nebbia, ora a un velo che pareva stendersi dinanzi ai loro occhi : ma il senso della forma rimaneva integro, e tutto si riduceva a nn ritardo di percezione e agli effetti delle immagini subbiettive recentemente studiate dal Broca. 2. Visione periferica. - I campi visivi presi nella seconda prova si presentarono quasi invariabilmente ristretti (da 5° a 10°). 3. Senso c-romatico. - Le prove concord~rono perfettamente con .quelle del sen so della forma; vale a dire, si notò sempre un leggiero grado di discromatopsia transitoria. 4. ~enso luminoso. - I disturbi del senso luminoso apparvero, fin dalle ncerche iniziali, della più grande importanza, come .risulta dalla seguente tabella, che abbiamo scefta a caso fra quelle che pubbliche.remo nel lavoro completo e che son tutte concordi nei risultati :


43G

L ' AZIONE DELLA LUCE OSCILLANTE SULL'OCCHIO

Tabella Indicante l risultati delle determluazlonl del « senso luminoso,.. (fotoJnetro del Forster). (l)

Occhio a riposo

r.um e r o

rla

d'ortline

ol!re 24 ore

- --

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l Oopo mezz'ora tti re· r et.ion e 11i

t~lc}tram-

rno nltori •Il:~ iloslanz• dr 6 cholornrtrl. j!~ammrollocr;l ll:~ oIl' B .• Ques ta nel~rmi•l 1st.~ n z a th l o nazion~ fu fatta in metro. 1-(iorno diverso ~alld prcce-lente.

Ooro .rn•zz ora rlo rec,•zoor.o o dr _to•l••-

l l

l

2,2

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2

3,2

6,0

3

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G,O

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Annotnioni

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Durante l'e."tlr· c itazione di tele· grafia. ottica era munito d ' occhiali. affumicati.

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(l) Le cifre della ta loella indicano in mi llimetri i diversi diametri del foro del diaframma per cui passa la luce nell 'ioterno del fotometr o.

iri•1at~

Conclusioni. I . S ulla funzion e accomodativa, l'azione della luce oscillante ha un duplice ordine d'effetti: a) I n un primo periodo (d'irritazione}, la detta funzione di viene eccessiva: qnindi spasmo del muscolo ciliare, miopia da spasmo, sopracorrezione dell' ipermetropia, contrazioni astigmatiche che modificano parzialmente la curvatura del cristallino; b) In un secondo periodo (d'esaurimento), l'accomodazione va. rilassandosi più o meno rapidamente: q uindi astenopia accomodati va, aumento d' ipermetropia manifesta, trasformazione d'un astigmatismo latente in un astigma tismo manifes to. II. Direttamente sulla r etina., e per quanto riguarda più specialmente la sua funzione d'adattamento, la luce oscillante produce nel modo più spiccato tutt i i fenomeni della fntica e, in un periodo ulteriore, quelli dell' inerzia: il che si spiega facilmente quando si pemi


L' AZIONE DELLA LUCE OSOILLANTE SULL'OCCHIO

437

1:lhe gl'intervalli di luce vivissi.ma e quelli di luce meno viva (diffusa, ma giammai d'oscurità completa) si seguono con una tale rapidità, che non v'è tempo bastevole per la ricostituzione delle sostanze fotochimiche ·e per la migrazione del pigmento; nè è sufficiente la fase di riposo degli ~lementi retinici.

III. Abbiamo potuto accertare che l'uso degli occhiali. protettivi (affumicati) attenua di molto l'azione della luce oscillante, più per quanto riguarda i suoi effetti sulla retina, che non per quello che si riferisce alla funzione accomodativa. IV. Lasciando impregiudicate le altre questioni, su cui torneremo a lavoro compiuto, ci restringeremo a dire che i due primi risultati pratici di queste nostre ricerche sono i seguenti: innanzi tutto, i pericoli (sia· per gl'individui, che per il servizio) risultanti da una prolungata telegrafia ottica, in special modo in tempo di guerra, in cui non mancano davvero, quali fattori aggravanti, altre cause di fatica e d'esa.urimento: in secondo luogo l'inopportunità della proposta già ventilata in parecchi congressi e sostenuta da alcuni oculisti, di so~tituire la luce bianca alternante alla segnalazione colorata nelle ferrovie e sui piroscafi. Firenze, giugno del1908. ·


438

CASUISTICA CLINICA

GIUDIZIO MEDICO-LEGALE DI INSUFFICIENZA PSICHICA IN lJN DELINQUENTE A RIPETIZIONE, per il maggiore medico Antonio Perassl, dell'ospedale militare di Caserta. Pavesi Pasquale, soldato nel 42" reggimento fanteria, del distretto militare di Milano, della classe 1887, alle ore 24 del 1• novembre 1907 p. p. veniva d'urgenza. accompagnato a questo ospedale per s ospetto di alienazione mentale. Ris ulta. che egli rientrava quella sera nella caserma di Falciano con ritardo di un'ora., e che richiamato per tale fatto dal graduato di servizio, ris pondevo. di non ricevere imposizioni da nessuno, e tanto meno da un capora.l maggiore. All'ingiunzione di passare alla prigione, egli annuuziaval'i ammalato. Senonchit trascorsa un'ora e mezza, mentre tutti dormivano, il Pavesi, in camicia, in mutande e con lo zaino addosso, si presentò alla porta del quartiere, insistendo presso il piantone per voler uscire. Malgrado l'intervento del maresciallo di servizio, egli nori solo non obbedi, ma reagì con pugni, calci e morsi, dati ai militari accorsi per tradurlo in prigione. E poichè quivi continuava a dar segni di esaltazione mentale, l'ufficiale di is pezione, all'uopo richiesto, ne ordinò l'invio all'ospedale, ove fu ricoverato in camera di sicurezza. . . L'ufficiale medico di guardia che gli praticò un'iniezione di morfina e lo esa-

minò ripetutamente in quella notte, esclude che si trattasse di un delirio acuto da intossicazione alcoolica, ammette invece l'insorgenza di una eccitazione psichica, in indh·iduo degenerato con stigmate di delinquenza, rivelate da numerosi tatuaggi cutanei. Durante un periodo di osservazione di oltre un mese, trascorso in locale segregato, il Pavesi ha conservato ognora la piena coscienza. dei suoi atti. Non mancarono manifestazioni, in forma più lieve, di crisi nervose. In una di esse, pure di notte, impulsivamente aggredi l'infermiere di servizio, ma questi avendo reagito prontamente ed efficacemente, lo r idusse alla calma. Anzi nel matt.ino successivo il Pavesi rammentava cosi bene il fatto, da presentare formale reclamo contro chi aveva agito per legittima difesa. Altra. volta, trovandosi degente con un militare più debole di lui, lo percosse senza plaus ibile motivo. Una terza manifestazione sintomatica si verificò, in seguito all'ordine datogli di tener compagnia ad un epilettico. Egli allora coll'att eggiamento caratteristico di chi è incolto dalla paura, invocò la concessione di restar solo; e la sua. pusillanimità fu, in quell'istante, autentica. Ad inte rcorrenza si è !agnato di cefalea temporale ed occipitale, quale si osserva nei soggetti nevrastenici. Frattanto si richiesero informazioni s ui precedenti dell'esaminato, che asseriv~~; di avere già. s ubito, dai 17 ai 20 anni, tre condanne per furto ed un'altra. più obbrobriosa a ncora per maltrattamenti verso !a propria madre. Asseriva inoltre


•

OASUI!'>TIOA Ol,INIOA

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di essere stato colto da un accesso epilettico mentre trovavasi rinchiuso nel carcere giudiziario di Parma. Dall'informazioni avute dall'Arma dei Reali Carabinieri risultarono vere le asserzioni del Pavesi; risultò pure che egli, causa il disaccordo in famiglia, condusse abitualmente vita randagia. Invece l'accesso convulsivo, da lui presentato nel suddetto stabilimento, fu ritenuto simulato. Il Pavesi è individuo che non ha precedenti morbosi ereditari e personali. È dotato di buona costituzione organica con regolare sviluppo scheletrico-mus.:olare. 'Ha la statura di metri 1.69 1/,, il perimetro toracico di centimetri 89. Sulla regione dorsale degli avambracci presenta tatùaggi i a destra è disegnato un marinaio ed un'àncora, a sinist1·a un cuore trafitto, le iniziali D. M . (per ricordare la fidanzata morta) e al disotto una croce e la data 1904. Ha la conformazione del cranio regolare, la sua circonferenza misura centimetri 55. Il visus in ambo gli occhi è ridotto a due terzi della normale; integra è la percezione dei colori; il campo visivo è ristretto in tutti i settori, specialmente in quello superiore, sia pel bianco che pei colori. La refrazione statica, ipermetropica in ambo gli occhi, è correggibile con lenti positive di D. 3. Sono no1·mali gli altri organi dei sensi. L'esame delle varie sensibilità. fa rilevare che quella tattile, termica e barica sono fisiologiche, invece quella dolorifica è notevolmente attutita. Volontariamente può trafiggerai le parti più sensibili della cute, dimostrando di non avver· tire alcun dolore. I riflessi plantari ed oculari sono normali, invece sono assenti i cremasterici. Più vivace si manifesta. il riflesso patellare a. destra, in confronto di quello di sinistra. Circa le sue abitudini prima di venire alle a rmi, il Pavesi afferma di avere molto abusato di bevande alcooliche, di essere stato un appassionato fumatore, moderato invece nei rapporti sessuali. Appare di intelligenza comune, ha il nesso logico delle idee, la memoria si conserva discretamente, benchè esplicitamente afl'ermi di rammentare per nulla la. causa che determi-n ò il ricovero in questo stabilimento. Mostra una. affettività. assai scarsa ed è poco sensibil!l ai richiami; per contro, abbonda in sollecitudine nel domandare quanto lo avvantaggi nel suo benessere. In sostanza, merita speciale considerazione il dato di fatto, relativo alla esistenza di vaste zon,e cutanee ipo-estesiche, fenomeno questo os~erva.bile nei sog· g_et~i nevropatici e specialmente negli affetti da isterllimo. Di tale natura, verosn~ulmente, ha potuto essere la forma di eccitaz.i one nervosa da lui presentata P?m~ _del suo ingresso all'ospedale. Siffa.tta. ipotesi non esclude la manifestazione dt Crlst convulsive simulate, intervalla.te da altre involontarie, o per lo meno provoca t~ d~ cause comuni, stimolanti la sfera psichica, non moderata nel Pa.Teei da suffic1ent1 poteri inibitori. Conclusioni medico legali. Si ritiene: 1

· Che il nominato Pavesi sia affetto da insufficienza psichica, strettamente r.onnessa alla su 8 d 1. e Inquenza a ripetizione. 2 lui in;.10Chel non ~i è constatato un vero squilibrio mentale, da giustificare il di a mautcomio viciniore 3. Che la ev t l . plina non t . en ua e proposta di trasferimento ad una compagnia di d.iscirovl nel fattispecie un appoggio sicuro, esistendo, nel cn.so in esame,


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CASUISTICA CLINICA

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note somatiche degenerative, quale sub -strato delle osservate manifestazioni psicopatiche e nevropatiche. 4. Che l'esclusione del Pavesi dall'esercito, sia neppure discutibile trattandosi di soggetto con senso morale deficiente e bisognevole di un regime discipl.knare s peciale. o. Che per salvaguardare le compagnie reggimentali dal contagio morale di simili elementi, morbosamente anomali, sia necessario., sino a nuovi provvedimenti legislativi, dichiararli inabili al servizio militare, a senso dell'articolo ·:s dell'elenco delle infermità (1). (l) La pr-ogettata istituzione di reparti speciali pei pregiudicati servirà ad eliminare preventivaruente tali soggetti, quasi sempre irreducibili cogli ordinari mezzi educativi e disciplinari.


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RIVISTE GENERALI

I CANI SANITARI, rivista sintetica per il tenente medico Casru•lnl Arturo.

In tutte le guerre il numero dei feriti rimasti irreperibili ha quasi sempre raggiunto una proporzione allarmante: basti ricordare che )\Ila battaglia di Resonville ammontarono a &472, a St. Privat furono 4420, ad Adua 640, a Mukden "2050, e nel solo scontro di Spion-Kop, durante la guerra del Transwaal, su 739 colpiti, non fu possibile avere traccia di 81. Aggiungasi a. ciò che le recenti lotte hanno dimostrato come la ricerca dei feriti trovi una mag~iore possibilità di esplicazione nelle ore notturne; ora, per -quanto siano potenti i mezzi moderni d'illuminazione, non è possibile, date le ac-cidentalità del terreno, la presenza di ces pugli, siepi, fossati, trincee, od altri ingombri, rischiarare in modo uniforme tutta la zona di ricerca, senza calcolare che -quanto più la luce è viva, tanto più le ombre si fanno intense: e purtroppo non sono pochi i caduti che rimangono abbandonati sul campo e privi di soccorso. L'istituzione dei cani sanitari, la quale, per merito di appassionatissimi cinonli, ha preso in questi ultimi anni un largo sviluppo :gresso tutte le nazioni, è venuta in parte a riparare questi gravi inconvenienti, e i risultati ottenuti dall' utilizzazione dei cani nella ricerca dei feriti dispersi, per opera specialmente -del Lilliehook e dell'Ask in Svezia., del Bungartz, dello Stephanitz e dell'Hecher in Germania, del Laska in Austria, del Melentief in Russia, del Quanjer in Olanda, -del Bichelonne e Tol, Castaing, Iupin, Rudler e Domruanget in Francia, del Berdez e dell'Hotto- Rham in Svizzera e del Ciotola, del Parona, de,l Ferliga, del Montini, del Guidi, in Italia, possono ritènersi veramente sorprendenti. Per cortese invito del signor direttore di questo giornale, ho cercato di raccogliere quanto finora è stato fatto presso i vari eserciti intorno all'organizzazione -di questo umanitario servizio, e non mi è sembrato del tutto privo d'interesse l 'esporre un cenno sommario nei limiti consentiti da una breve 1·ivista sintetica. I cani, per l'istinto di affezionarsi al padrone, per la pronta intelligenza, per la non comune attitudine all'addes tramento, associata ad una grande agilità., ad un finissimo odorato, ad un sensibile udito e ad una squisita acutezza visiva, sono stati adibiti nei servizi di guerra a molteplici mansioni. Così furono utilizzati -come staffette per mandare ordini od avvisi, e come esploratori, per la loro f&.cilità di frugare ogni accidentalità, di fiutare le piste battute, di avvertire i più piccoli rumbri e la presenza di gente nascosta, salvaguardando in tal modo le t ruppe da qualsiasi sorpresa dell'avversario. Sono stati al tres! sperimentati come portatori di cat·tuccie sulla linea di fuoco, equipaggiandoli di appos ite bisaccie, per il vantaggio che essi ofi'rono della maggiore velocità e della quasi invisibilità. a l nemico: sono stati inoltre posti come vedette nelle guardie al campo ed a custodia del carreggio, per la facilità che essi hanno di segnalare i più lievi rumori, anche a grande distanza. Finalmente sono stati adòestrati alla ricerca


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RIVISTE GE:-IERALI

dei feriti, .a quale operazione, se implica non poche difficoltà nelle condizion ordina rie, è resa ancor più difficile e penosa durante la notte e nelle zone montuose ed accidentate. Non tutte le razze si prestano per il disimpegno di queste delicate mansioni: i cani di Terranova e del S. Bernardo non sono a bbastanza agili, i levrieri sono poco intelligenti e di scarso odorato, i danesi sono troppo pesanti, i mastini indocili, i barboni col tempo diventano svogliati, e i cani da caccia possono da un momento all'altro riprendere il loro antico istinto e trascurare quanto non ha attinenza colla selvap;gina. Gli esperimenti, già da anni iniziati, hanno indotto a ritene re che il cane da pastore, specialmente quello di razza scozzese che va sotto il nome di Collie, è quello che per la costituzione fiRica, per la resistenza. alle fatiche, per la. prontezza nell'apprendere'dà maggiore a,ffidamento di buona riuscita. Dobbiamo a Giovanni Bungartz, pittore, l'iniziativa. di aver fondato fìn dal 1893 in Lechenichs il c Deutscbe Verein fiir Sanitiitsbund :., s otto l'alta protezione del Gr11.nduca di Baden, avente per iscopo di addestrare i cani alla ricerca dei feriti sul campo di battaglia. Già nel novembre del 189l il Bunga.rtz aveva potuto convincersi della bontà dell'istituzione in seguito a diversi esperimenti fatti ::.u un Collie, il quale era riuscito in una notte sen:r.a luna. a scovare dei suppostr feriti appiattati in cespugli, in fossati, in località ove non sarebbe stato possibile, nonostante la più accurata attenzione, la ricerca per mezzo dei portaferiti. Tali esperienze furono ripetute su più larga scala a Dresda. nel maggio del 1895. in occasione di una mostra internazionale canina.; ed i risultati furono cosi soddis facenti che nell'ottobre dello stesso anno a Neuwien fu bandita. la prova ufficiale: nonostante le condizioni più difficili del terreno, per la. presenza di numerose strade e sentieri che si incrociavano in tutti i sensi, la cagna Sani ta riuscì a scoprire le traccia di otto supposti feriti, nascosti in località. ove l'occhio più vigile dei soldati di sanità non avrebbe potuto certamente arrivare. Nè minor successo ebbero gli esperimenti fatti il 28 giugno 1898 nella piazza. d'armi di · Oels, ove venne indetta una gara alla presenza del colonnello von Arnim, alla quale parteciparono i migliori cani da guerra. dei battaglioni cacciatori: gli animali, con una sicurezza sorprendente, riuscirono a rintracciare la pista dei soldati che simula vano i caduti, battendo nella vel~cità un recm·d di 3',3" al chilometro. In segu:to a questi felici risultati la Germania sanzionò ufficialmente l'impiego dei cani sanitari nel servizio in campagna, e nel bilancio della guerra fu prevista la somma di 3000 marchi per l'allevamento e l'addestramento dei cani presso i battaglioni cacciatori, in numero di due per ogni compagnia, e con uD personale ridotto ad un u fficiale per ogni reparto, a qualche istruttore scelto tra i graduati che più s i distinguevano per pazienza, perseveranza., carattere fermo, e buona. volontà, nonché a pochi soldati. Venne inoltre approvato un apposito regolamento, tuttora in vigore, che non dà nessuna tassativa prescrizione circa l'addestramento dei cani, ma raccomanda un trattamento dolce, basato sullo sviluppo delle qualità intellettuali ed a ffettive dell'ani male. Il metodo d'ammaestramento osservato è fondato s ul principio di dividere qualsiasi eserci:r.io in tante fas i preparatorie, per modo che il cane viene ad acuire gradatamente l'intelligenza., passando dagli esercizi più facili ai più complicati. Terminato questo periodo d'istruzione, si sottomette l"animale ad una. prova. pra· ti ca s ul terreno, secondo un raggio d i perlustrazione che va progressivamente da. 200 metri ad l chilometro, e lo si abitua a portare un a. tasca impermeabile contenente una. bottiglietta. di cordiale ed un pacchetto da medicazione. Per assicu·


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rarsi del buon addestramento, l'animale deve eseguire le sue mansioni nelle località. più frequentate, dove è facilmente esposto al pericolo di e~sere chiamato e fermato. Attualmente esiste a. Oberdollendorf sul Reno un deposito speciale destinato alla produzione ed all'allevamento dei cani SIU!itari. Successive esperienze eseguite nel luglio del 190l in Carlsrucbe alla sede del XIV corpo d'armata., durante le esercitazioni dei porta.feriti, hanno confermato la preziosa collaborazione dei cani da guerra nella ricerca dei dispersi, specialmente nelle ore notturne, impiegando essi soltanto un terzo del tempo necessario ai portaferiti per eseguire tale ricognizione. Cosi hanno avuto una speciale rinomanza il cane Blitz del V battaglione cacciatori, Grimgerde von Gmfrath del I, da cui na<'.que "Nelly, che alla recente esposizione internazionale canina del 1906 a. Berlino, ed al concorso del corrente anno a Parigi, ha superato le migliori aspettA.tive, dimostrando una meravigliosa attitudine nella ricerca dei feriti, associata ad una resistenza non comune. In Austria l'istituzione dei cani sanitari ha trovato uno atrenuo sostenitore nel capitano Laska, del II reggimento cacciatori del Tirolo, il quale fece le prime prove in una piccola guarnigione della Carinzia, ed in seguito, per ordine del mi· nistro della guerra, institul dei depositi di allevamento e di addestramento, presso due reggimenti cacciatori, dei quali uno a Vienna. D metodo seguito dall'esercito austriaco· per l'educazione dei cani sanitari com· prende due periodi: uno di pochi mesi fatto in caserma, e l'altro, che varia da sei ad otto, svolto in campagna. Dapprima si mira. a rendere il cane docile, paziente ed affezionato; in seguito lo si conduce all'aperto e gli si fa ripetere quanto ha appreso in camerata, esercitandolo a correre· dall'addestratore all'aiutante e vi· ceversa, coll'aumentare progressivamente le distanze, ed a segnalare gli individui nascosti, emettendo un lugubre lamento caratteristico, ben conosciuto sotto il nome di: 7'odt e1·!Jellen 1 I nfine si ripetono \ vari esperimenti nelle condizioni più diffi· cili di illuminazione e di terreno.

In Svezia ha ottenuto risultati eccellenti il maggiore medico Fritz Ask con due cani: King e Sultan. Gli animali furono abituati prima, al guinzaglio, a riconoscere i supposti feriti e ad abbaiare in loro presenza ; poi furono condotti in aperta. campagna, e si addestrarono a percorrere tante volte la strada fra il ferito e l'istruttore, fino a che questi non ne avesse scoperto le traccia. In Inghilterra, in Sflguito all'ottima prova fatta dai cani sanitari nella guerra del Sud-Africa, si è dato un largo s viluppo a questa. provvida istituzione per cura specialmente del maggiore Richardson, il quale ha potuto conseguire eccellenti risultati coi suoi cani Blodhund. In Russia è stata. parimenti riconosciuta l' importanza di provvedere le formazioni sanitarie avanzate di questo indispensabilt3elemento di ricognizione, e il Melentieff ne fu un caldo fautore. In !svizzera tal& innovazione ha ricevuto un forte impulso per opera del capitano di stato maggiore Berdez; una cagna, dal medesimo addestrata., venne inviata. assieme ad altri 60 cani del Deutsche Verein filr Sanitlitshund presso le truppe tedesche nel Sud· Africa, ove potè rendere i più segnalati servigi. In Olanda l'idea dei sanitèllshund e stata pure accolta con entusiasmo per merito particolare dell'infaticabile attività del Qnanjer, ed anche negli Stati Uniti ha ass unto in questi ultimi anni una notevole diffusione. . In Francia l'istituzione dei cani sanitari ha trovato un vero apostolo nel capitano Tolet, del 16° squadrone del treno, il quale fin dal ~894 s'era fatto strenuo


RIVJSTE GEl'/F.:RALI

propugnntore, n mezzo di conferenze, della possibilità. di utilizzare i cani pastori nella ricerca dei feriti. Sotto lo pseudonimo di St. Laurent egli aveva già in pre. cedenza redatto un'interessante memoria sull'allevamento e sull'addestramento dei cani da guerra; l'anno scorso con la collaborazione del maggiore medico BicheIonne ha pubblicato una pregevolissima monografia sull'impiego dei cani nei ser· vizi sanitari in campagna, riportando inoltre i brillanti risultati da lui ottenuti colla cagna Nelly. Le prove furono fatte in occasione delle manovre di Bequet e successivamente di Bordeaux del 1907, sia di giorno che di notte: parecchi sol· dati, nascosti nei cespugli, aei boschi, nei fossati , furono rapidamente scovati dal· l'animale, che dopo di essersi impadronito d'un oggetto di equipaggiamento, ge· neralmente del kepl del supposto ferito, faceva immediato ritorno all'istruttore per condw·lo poi sul posto. · Il metodo d'addestramento adottato dà! Tolet a noi sembra abbia maggior ef· ncacia che quello tedesco, che si limita. ad insegnare al cane di abbaiare semplicemente, una volta. scoperto il ferito. La voce dell'animale, dati gli iuevitabili rumori del campo di battaglia, non sempre può essere avvertita, specie se il ferito è lontano e il vento spira in direzione contraria, senza contare che di notte è estremamente difficile potersi orientare da. qual parte provengono i lamenti. Col metodo francese invece il ça.ne riporta all'istruttore un oggetto di corredo del supposto ferito, e, se non riesce a portargli qualche segno che possa indicare la presenza del caduto, lo avvisa tuttavia con un monotono abbaiamento di avere scoperto un individuo, e lo guida e lo dirige sulla buona strada. Tolet e Bichelonne preconizzano per la diffusione dei cani sanitari nell' esercito un'organizzazione diretta presso i reparti di portaferiti, che saranno dotati di un numero di cani corrispondente alle varie sezioni di sanità alle quali forniscono il personale, ed una organizzazione indiretta sotto la sorveglianza delle a.utol'ità sanitarie militari, la quale faccia appello all'iniziativa privata individuale, alle società canine, alle associazioni della Croce Rossa e di pronto soc;:'orso, stabilendo dei premi ai singoli proprietari da elargirsi in occasione di gare an· nua.li ed agevolando l'allevamento coll'esenzione da. qualsiasi tassa. Il dott. Rudler, medico aiutante maggiore al4• reggimento fanteria ad Auxerre, ha portato un notevole contributo in materia., eseguendo degli interl'ssanti espe· rimenti sul cane da pastore Stop, e ne ha fatto oggetto di una recentissima pubblicazione. Egli è riuscito in soli due mesi ad addestrare l'animale in modo che in tutte le ore, di giorno e di notte, e nelle più difficili condizioni del terreno è capace di scoprire qualsiasi persona nascosta, ed allora abbaia lugubremente, senza abbandonare il ferito, sino a che non sopraggiunga l'istruttore. Il Rudler propone l'is tituzione di un deposito speciale per l'istruzione dei cani, la quale sarà in seguito completata. ai reggimenti per cura dei porta.feriti, che condurranno gli animali in campagna. nell'occasione di manovre di presidio o di esercitazioni notturne. Il maggiore medico Castaing s'è occupato anch'egli attivamente della questione dei cani sanitari. In u n notevole articolo, comparso nel settembre scorso nel Bul· letin de la Société canine de NOJ'mandie, dimostra i grandi vantaggi che può recare il cane sanitario nei servizi in campagna, e tali da trasformare, secondo una sua caratteristica espressione, il fido amico dell'uomo, io un vero « chasseur de blessfs :.. Il Cas taing avanza la proposta di stabilire un reclutamento regionale dei cani di sanità e dei loro istruttori, (i quali poi saranno requisiti in caso di manovre o di mobilitazione), sotto la sorveglianza delle autorità. sanitarie militari,


RIVISTE: GE:\ERALl

Coll'appoggio d el Ministero della guerra e col concorso delle grandi società canine. Nessun cane potrà essere classificato sanitiilshund, se non ha ricevuto uno speciale brevetto rilasciato in seguito ad una serie eliminatoria di prove. La questione dei cani s anitari fu in J..'rancia, or non è molto, portata alla Camera dei deputati dall'on. Adolfo Girod, il quale richiamò l'attenzione del ministro della guerra su quanto era già stato adottato al riguardo presso gli altri eserciti, e proponendo l'istituzione di un deposito ad Auxerre, sotto la direzione del dott. Rudler, nouchè la creazione di una società nazionale per l'addestramento dei cani alla ricerca d ei feriti. Il ministro Picquart', fra le approvazioni dell'alto consesso, fece sua la proposta, e promise l'appoggio morale e materiale per parte del governo. Dobbiamo infine ricordare che a Parigi il giorno 11 gennaio n. s., al Bosco di Boulogne, ebbe luogo un concorso di cani sanitari, al qunle parteci parono la Frau· eia, la Germania e la Svizzera, e nonostante i rigori della stagione e le malagevoli condizioni del terreno per il gelo sopravvonuto, i risultati supe~arono le più ro:1ee previsioni.. Il programma d ella gara era stato formulato in questi termini: il cane, accompagnato dal proprio istruttore, dovrà fare una perlustrazione del terreno per un raggio da 150 a 200 metri e rintraccinre i soldati nascosti, simulanti i feriti, nel minor tempo possibile. Tutti i metodi d'adùestrumento furono ammessi: sia quello dell'abl1ainre in presenza dei s upposti caduti, come quello di portare all'istruttore il kepi o q uniche oggetto di equipaggiamento degli individui ritrovati. Dei 9 cani che presero parte alla gara, riportò il primo premio Grittly, cagna da pastore, di S anni e mezzo, di razza svizzera, che gill. avèva ottenutosple ndide vrttorie nei precedenti concorsi di S. Gallo, %1anfingen, Langcuthal e Vittel: il secondo premiato fu Stop, presentato dal Rudler, di cui gi:i. abbiamo avuto occasione di segnalare le eccellenti qualità. Recentissimamente a. Nancy, il 23 giugno u. s., fu indetto un secondo concorso di cani sanitari, organi7.zato dalla societìt canina dell'Est. Il programma della gam comprendeva. tre prove: la prima in teneno boscoso all11. distanzr• di 100 metri, la seconda in terreno a ccidentato per un raggio d'azione da 100 a 160 metri e la terza in terreno pianeggiante, ma a notevole distanza. Chiudeva il concorso una prova d'assieme d'un gruppo di cani sanitari alla dipendenza di una squadra d i porta· feriti: questa utilissima innovazione permetteva rli rendersi conto dei reali vantaggi r.be potevano i saniUitshund rendere sul campo di battaglia. I cani·concor· renti furono 11, ed i risultati ùella gara superarono le o1igliori aspe ttative, tanto che il presidente della giuria, maggioro medico Castaing, nella sua relazione cosl concludeva: < Félicitons publiquement la Société canine de l'Es t et ses competents J>rganisateurs, qui ont inanguré un concours nouveau et très réussi, susceptible de mettre au point la ques tion du chien sanitaire ». Nel dare infine un cenno sull'istituzione dci cani s:mitari in Italia dobbiamopremettere che fin dal dicembre 1893 il mini~tro della guena :Mocenni, in una circolare diretta al comandante del I corpo d'armata. aveva pres o l'iniziativa di indh·e in piccola cet·chia degli esperimenti sull'utilizzazione dei cani in campagna. Le prime prove, intraprese a l riguanlo nel gennaio del 180o presso il 71° fanteria di stanza a Torino, e il 7° bersaglieri in Acqui, non furono davvero confor· tanti; due anni dopo il ministro Pelloux indisse nuovi esperimeuti presso il 6° fanteria a Pistoia e il 33° fanteria a Gaeta, prescrivendo altresì che fossero reclutati cani da pastore nostrani o acclimatat i noi paese. Però, staute le poco l ie te condizioni della razza, non fu possibile disporre di un ottimo elemento : gli ani·


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RIVISTE GENERALI

mR.li erano fiacc hi e svogliati, gli istruttori, per quanto volonterosi, non avevano alcuna idea di addestramento, e non contribuirono certo a togliere quel naturale scetticismo che va inevitabilmente creandosi intorno o.d ogni innovazione. Si tent{> in parte di riparare a questi inconvenienti col valersi, invece della razza puro sangue, di un incrocio con cani setter, ma le prove, allora intraprese, non approdarono ad altro risultato che a dimostrare la possibilità e l'opportunità. d.e ll'im· piego dei cani d i guerra limitatamente nel servizio di guardia ai forti. Col capitano Ernesto Ciotola, del 600 fanteriA., la questione dei cani sanitari entra in un11. nuova fase più attiva e proficua. Dobbiamo a questo appassionato ed instancabile ufficiale la lodevole iniziativa di essersi recato nell'estate del1901 a Lecheuichs ed inscritto socio presso il Deutsche Vel'ein fUr Sanitlitslnmd per apprendere dal Buugat·tz il metodo usato nell'addestramento de i cani di snnitil. Il C"oncorso di S. M. il Re e la concessione del Ministero della guerra di trattenersi a ll'estero per parecchi mes i agevolarono naturalmente al Ciotola il conseguimento del s uo nobile scopo. D'altra pnrte il Bungartz non solo fu IR.rgo di fa-Cilitazioni e di benevolo 1~ppoggio, ma, da ç•ero apostolo di ques ta nuova istituzione, volle offrire, senza alcun compenso, una cagna, nominata Asta, di razza pastore scozzese, che in due mes i a ppena d'addestramento aveva dato non duhbie prove della sua non comune capacità 11elle funzio ni di sallitiitshund. Il Ministero de lla guerra. in seguito determinò che si iniziasse nel presidio di R oma, sotto la guida del Ciotola, una serie di esperimenti, sia di giorno che di notte, per assicurarsi del grado d'addestramento di detta cagna nella ricerca dci feriti, o nominò una s peciale commissione compos ta dal colonnello dei bersaglieri Gotti, dal maggiore medico BernR.rdo e dal capitano medico 'frovanelli. L a prima prova venne infatti eseguita il 2-! febbraio 1002, alle ore 21 e mezza, fuori porta Pia al Monte Sacro, in serata di luna.. I militari presce lti per la simulazione J e i feriti furono 10 bersa glieri, che vennero nascosti ad intervalli da 160 a 400 metri in terreno ncciden tato, fra cespugli, nei fossi e dietro gli alberi, e con l'ingiu nzione di mantenere il più assoluto silenzio, per modo che la campagna sembrava completamente deserta. Condotta la cagna dall'attendente del capitano Ciotob nel luogo ove si sarebbe potuto impiantare un posto di medica· zione, fu invitato l'attendente stesso a. procedere coll'n.iuto dell'animale alla ricerca dei feriti nel supposto campo di battaglia. La commissione potè assicurarsi che gli· ordin i dati dal soldato al cane erano semplicissimi : Asta, cerca ferito l .Asta qui l Asta n iede1· l Al comando : cerca (e1'ito l l'animale si slanciava alla ricerca., dirigendos i sempre verso le posizioni più elevate per scrutare intorno la zona di ricognizione : ri t ro\·ato il supposto ferito, g li si avvic inava, lo· annusa\·a, o quindi faceva ritorno verso il solJato istruttore, il quale per conoscere se l'~ nimale e ra riuscito nella ri cerca lo interrogavn cosi: Hai t1·ovato Asta ? A tale domanda la ca::;rna, se aveva scoperto il fe rito, tornava nuovamente a lui, correndo innanzi e indietro tra l'istntttore e il supposto caduto fino a che non li avesse avvicinati; in caso negativo prendeva una d irezione trasversale e proseguiva nella sua perlustrazione. Con tale sistema furono rintrncciati in breve pet·iodo di tempo tutti i dieci soldati. Il secondo esperimento ebbe luog<> il !J marzo dello stesso anno, alle ore 1-!, a \'illa Glori, con 10 militari appartenenti ai vari corpi del presidio, nascosti in l uoghi frequentat i, allo scopo di accertare se Asta rimaneva indisturbata nelle 1·icerche dai r umori dei carri e dal viavai di gente: la bes tiola riuscì anche in questo coudizioni a scovare rapidamente tutti gli individui.


RIV1S1'E GEXERA.LI

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Finalmente una t~;~rza esperienza fu ripetuta a. Casale dei Pa.zozi la. notte del 22 marzo, senza chiaro di. luna, per riconoscere se la cagna disimpegnava con uguale sicurezza le sue mansioni al buio, e se potesse essere disturbata da apparecchi di illuminazione, di cui fossero per· caso provvisti i portaferiti. Asta si comportò anche i n quest'ultimo saggio inappuntabilmente, nè si mostrò per nulla preoccupata o distratta dai raggi luminosi che venivano proiettati dall'istruttore a mezzo di una lampada, tipo Marechal-Brenot. Dal complesso degli .esperimenti svolti la commissione tras>e il convincimento .che la cagna del capitano Ciotola era perfettamente addestrata per la ricerca dei feriti, e che lé prove fatte davano sicuro affidamento di una pratica applic!lzione -dei cani sanitari al servizio delle truppe in campagna. Il Ministero della guerra, con dispaccio n. 72L3 del 3 ottobre 1902, visto i buoni risultati ottenuti, ordinava che le esperienze fossero riprese verso la fine di detto mese in quella larga misura che consentisse di poter d ed une fondati criteri, ci1·ca l'opportunit;\ del reale impiego dei cani in guen-a. Dell'addestmmento venne incaricato lo stes3o capitano Ciotola, al quale furono aggregati un sottufficiale e 5 soldati istruttori: venne inoltre instituito uno speciale deposito presso la batteria di porta Furba e vi furono installati 22 cani. Di questo primo canile militare itAliano ha fatto un'interessante relazione il tenente V. Ferliga nel n. 10 della rivista "Il cane,. del 1906. Le istruzioni furono impartite con continuità e regolare progressione, in varie .ore del gio1·no e della notte ed in qualunque stato atmosferico. l n principio la ricerca fu limitata ad un solo ferito, poi a poco a poco venne aumentato il numero fino a 10, allargando la zona di ricognizione ed eseguendo contemporaneamente la perlustrazione con 4 animali. Tali esperimenti non ebbero minor s uc-cesso allorchè furono ripetuti al campo di brigata a 'fivoli in più vasta zona e su terreno più accidentato. Edotto dalla lunga. pratica, il Ciotola ha saguito uno speciale sistema d'istru~done, combinando felicemente il metodo d'addestramento che si limita ad insegnare ad abbaiare in presenza del ferito con quello di abituare il cane a rifare tante volte la strada tra l'istruttore e il supposto disperso, fino a. che quello non lo abbia raggiun to; ed è riuscito in questo intento coll'avvezzare l'animale, una volta scoperto il ferito, a portarsi in qualche elevazione del terreno, e quivi ab-baiare fino a che l'istruttore non sia arrivato sul posto. Alle grandi manovre del Veneto nel 1903, un gruppo di 5 cani sanitari, sotto la direzione del Ciotola, coadiuvato da un sergente e due istruttori, fu 11ggregato ad una sezione di fanteria del partito rosso, allo scopo di poter sperimentare la resisten1.a della razza ai nostri climi e stabilire l'ampiezza della zona che poteva essere utilmente perlustrata da un cane, per concretare il numero necessario di animali da assegnarsi a. ciascuna sezione per i bisogni dell'accurata ricerca dei fer iti. Anche in questa occasione si ebbe modo di constatare la bontà dell'istituzione: .si ritenne però che i buoni risultati non fossero in proporzione delle spese sostenute, e che per fornire le grandi unità di cani sanitari s.p. re bbe occorso una preparazione su vasto. scala con un aggravio tt-oppo fo1·te nel bilancio. Un'epidemia di cimurro, sviluppatasi nel 1904, venne in parte a paralizzare gli ottimi successi otte11uti sino allora, e si cercò di ovviare o. tale inconveniente -col proporre l'acquisto di una coppia Aireclale-ten·iers: però nel successivo 1905 i cani fecero buona prova al campo di Bracciano presso il 2° granatieri ed alle ,grandi manovre nella Cam1Jania. In seguito a proposta del capi.tano Ciotola di


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RIViSTE: GF.:I"ERALl

riunire in clima più freddo i cani di razza Collie, il Ministero della guerra con circolare n. 96, in data 10 giugno 1906, venne nella determinazione di sopprimere i l deposito di R oma e trasferire i cani sanitari ai reggimenti alpìni ed al 13° fan· t.~ria, a Padova, ove fu inst1tuito un nuovo deposito sotto la direzione dello ste..oso capitano Ciotola, colit trasfcrto. Le ultime notizie che abbiamo potuto raccogliere sull'argomento si riferiscono allo svolgimento di un corso riguardante l'istruzione sul governo e sull'impiego dei cani da guerra. D:~.i reggimenti alpini vennero pertanto inviati al deposito sperimentale un sottufficiale ed un soldato per un periodo d'istruzione sull'oti]izznzione dei cani snnitari, cl1e durò circa un mese, compiuto il quale e>:si fecero ritorno alle proprie sedi, recando una coppia di collie addestrati: venne inoltre acquistnta una coppia Airedale·te?·riers. e furono iniziate trattative per l'acquisto di cani snnli che meglio si prestano di altre razze all'addestramento. Nel chiudere queste note non possiamo a meno di ricordare che anche nelle r ecentissime guerre i cani sanitari hanno dato indubbia prova della loro pratica utilità.. Durante l:t guonn anglo-boera i collie hanno salvato la vita a del!e cen· tinaia di feriti, che l'occhio vigile dci solda ti di sani t/t non aveva potuto rintrac· ciare, e nella battaglia di Cha-Ho, durante l'epica lotta ru sso-gia pponese. tre cani sanitaJ·i, inviati dalla benemerita Jlresidcm~a ùel Deut:;cl!e V erein {iir Sanitiilshund, riuscirono a scoprire 23 feriti r imas ti completamente abbandonati e privi di qual· siasi soccorso. Sicchè, anche per l'umanitaria istituzione del servizio sanit~trio in guerra, po;:;sinmo conclude!·e che n on è forse del tutto esagerato il noto elogio del Bull"on: l! cane è tutto zelo, tutto ardore, tutta obbedienza l

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RIVISTE GI:!::-:ERALI

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l\IETODICA E RISU LTATI PRA'l'WI DELL'ESAME DEL SANGUE NELLE DIVERSE MALATTIE, per il dott. p rof. 'l'esU, maggiore medico. Nel fascicolo IY, aprile 1007, di questo Giornalt', riassunsi in una rivista generale le cognizioni pitt importanti e piu pratiche che oggigiorno s i hanno sull'esame batteriologico del sangue nella diagnosi delle malattie infettive. E~se costituiscono, s i può dire, l'ulti mo capitolo. non ultimo però per importau:r.n, di una delle sezioni in cui p uò div iders i l a diagnotitica delle malattie merce l'aiuto delle ricerche dì laboratorio, la quale ha raggi un to uno s vil uppo dei più notevol i. Era mio intendimento, fin da quando scrissi la rivista in parola , d i completarla colle no;doni più recenti che si hanno sulla morfologia del sangue nelle m alattie infettive e sui rapporti qunntitativi che esi'>tono fra i divers i elementi del medesimo c sullo loro variazioni qualitative, e l'avrei fatto subito, se rag ioni indi pendenti dalla mia volontà non mo ne avessero im pedita l'esecu7.ion<l. Ritorno ogg i volentieri sull'a rgomento e tanto più volentiet·i vi rito rno, inqnantochè edotto dal desiderio s pesso manifestatomi dai colleghi du rante i cors i p reparatori per gli esami d'avam~amento in questa scuoln. di saniti~ militare, di avere in un riass unto pratico e il più possibilmente completo, senza essere però eccessivamen te esteso, una guida por le ricerche sul sn.ng ue nelle diverso malattie, specie nelle infettive, mi sono persuaso che un lavoro di tal genere potrit. riuscire di qualche utilità ai colleghi nelle ord inat·ie contingenze della pratica specialmente di quella ospedaliera. In tal modo la precedente rivista, sebbene cronologicamente f\n teriore, viene a completare q uesta che oggi presento. Non intendo fare una esposizione completa di d iag nostica delle malattie coll 'esame del sangue; vi sono manuali e trattati che scientificamente ed esaurientemente si occupano d ella materia. Qui inte ndo soltanto d i riferirmi alle cognizioni piu utili, ai metodi piu pratici e semplici di ricerca, e a tale scopo non trovo di rueglio che seguire nelle linee geuemli l'ordine tracciato in un prezioso c apitolo del dott. Nickel sull'esame d el san!JUe, il quale fa parte dcll'ottimn. pubblicazione medico-militare germanica annuale che è il Militiiriirzlliches Vadem.ecum (Hatnburg, ed. Gebrii:ler Lii:lering), e le principa li nozioni che si ricavano d a un ottimo tra ttato recente del Lenhartz: La microscopia e la chimica al lello d ell'a1nmalato.ln tal modo sono convinto d i rimunero in quei giusti limit i che la pratica e specialmente la pratica. medico-militare il pit't delle volte ci impongono. Nel presente lavoro passerò in rivista le principali ri'!erche sulla detenninazione dell'emoglobina, sulla numerazione de i globuli rossi e bianchi, sulla determinazione delle diverse formole ematologiche nello più i mportanti malattie ; di rò dei met odi di ricerca. più importanti sia per l'esame del sang ue allo stato fresco, sia per l'esame dei prepara ti colora ti, facendo precedere poi. per maggiore chiarezza, nn breve cenno s ulle parvenza morfologiche del sangue norma!~.

I. -

Il sangne norntalc.

Il sangue è un liquido opaco, colorato, a reazione a lcalina, con peso specifico variante da 1.043 a 1.075, composto di una parte lictuida, il plasma, e di elementi anatoMici (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine). Il plasma è perfettamente omogeneo, consta d i a cqua (90 p. 100), di sieroalburoina e sieroglobulinn, e contiene gt·assi neutri ed acidi, lecitina e colesterina, tracce di glu'cosio, di creatina, di urea, di cloruro e di carbonato sodico. !!9 -

Gior owle eli mellicina militare -

F'nsr. VI.


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RIVISTE GEXERALI

I corpuscoli rossi od eritrociti hanno la forma di dischi circolari, appiattiti, biconcavi, sono privi di nucleo, appaiono sotto al microscopio di color giallognolo quando sieno in sottile strato, d~ color rosso se lo strato ha un certo spessore. Il diametro massimo è di 7.f> )J., il minimo di 1.6 IJ.· Con tutta probabilità hanno una membrana, la quale racchiude un delicato reticolo protoplasmatico o stroma le cui maglie sono ripiene di pigmento sanguigno o emogÌobina. Hanno tendenza, se trovansi in uno strato di un certo spessore, a formare le cosi dette pile o rotoli di monete. Coll'evaporazione si raggrinzano ed assumono una forma spinosa caratteristica. L'acqua, specialmente se distillata, l'etere, l'alcool, il cloroformio e molte altre sostanze estraggono dagli eritrociti l'emoglobina e li rendono quasi invisibili avendo lo stroma quasi lo stesso potere di refrazione del liquido in cui essi nuotano: lo stroma. può però mettersi in evidenza con un poco di tintura di iodio. I globuli rossi contengono emoglobina, globulina, lecitina., colesterina, sali di sodio, di potassio, di magnesio. Il numero dei globuli rossi è di circa 5 milioni per millimetro cubico. I eorpnscoli incolori o globuli bianchi sono cellule di origine mesodermica. che trovan si anche nella. linfa; hanno forme svariatissime tanto per la configurazione e la dimensione del nucleo quanto pei rapporti fra la. massa protoplasmatica e quella nucleare. Sono di color bianco, sferici, a superficie legget·mente granulosa, di diametro variabile fra o e 12 )J.. Aggiungendo una goccia d'acqua o meglio dell'acqua leggerissimamente acidulata con acido acetico, il protoplasma si rigonfia e diventa trasparente; allora si vedono i nuclei, i quali o sono conici, rotondi o leggermente ovali, oppure allungati, lobati, ravvolti su se stessi, o in numero di tre, quattro o più. Nel protoplasma nnota.no molti granuli, la maggior parte di natura albuminosa, alcuni con contorni marcati e di aspetto assai brillante. I granuli hanno spesso un vivace movimento danzante. Esaminando un preparato di sangue fresco sul tavolino riscalda.bile si notnno spesso. specie in alcune forme o. più nuclei, distinti mo,•imenti ameboidi. I globuli bianchi contengono acqua, un albuminato simile alla miosina, sieroglobulina, fermento di fibr ina, peptone, glicogeno. colesterina, grasso, acido solforico e cloruro sodico. Il loro numero varia, rispetto ai globuli ross i, nel rapporto da l: 300 a l: 500 a l: 750. In media il sangne normale contiene 6000 g lobuli bianc.h i per millimetro cubico con oscillazioni d!l .t a 7000. Le piasl1·ine (o lrombociti o ematoblasti di Hayem) sono rappresentate da piccoli dischi incolo1·i tondi o tondcggianti, appiattiti, facilmente disgregabili, del diametto di ' 13 o di '/, di quello degli eritrociti. Alterandosi facilissiJuamente appena uscite dal sangue occorre, onde vederle isolate, procedere a speciali me· todi di fissazione. Se ne contano da 180000 a 250000 in l millimetro cubo di SRngue normale (Fu~ari). Un esame più dettagliato delle diverse apparenze dei globuli bianchi si impone per poter comprendere il valore delle cosi dette (01·mole emoleueocitarie, le quali sono state studiate nelle più svariate malattie ed hanno spesso un' iuoportanza diagnostica del piu alto grado. I globuli bianchi si distinguono specialmente per la g1·andezza, per l'aspetto del nucleo, per la presenza noi protoplMma di granulazioni diverse, le quali rea: giscono in modo speciale verso alcuni colori di anilina. Notiamo fin d'ora che l'e· same .microscopico a fresco può bensì d11.rci qualche idea sommaria. sulle diverse forme principali di globuli bianchi, ma non è sutnciente a farci riconoscer<;~ le più minute dill'orenze le quali solo dall'uso di metodi speciali di colora:iioue dei pre·


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parati secchi potranno esserci svelate. Vedremo più innanzi quali siano i processi più in uso per l'esame del sangue allo stato fresco e per l'esame in preparati colorati, e vedremo anche a quali ri,;ultati nella diagnosi citologica si può giungere coll'uno e coll'altro metodo. Orà è necessario, riunendo i caratteri desunti dall'uno .e I'Rltr<F esame, mostrare in uno schema generale i principali <:aratteri che servono a differenziare le varie specie di globuli bianchi. Notisi a questo proposito che già Rnche nei semplici preparati per la numerazione dei leucociti coll'aggiunta del violetto di genziana o del bleu di metilene, come vedremQ, si riconoscono diverse specie di leucociti. Un principio di divisione nella specie da leucociti è dato da una parte dalla forl'l!a del nucleo e dall'altra dalle proprietà del protopl&.sma e specialmente delle sue granulazioni. I leucociti ad un nucleo solQ o mononttcleari che trovansi nel sangue normale, hanno quasi sempre un protoplasma omogeneo, quelli a più nuclei o polinttcleari hanno delle gram1lazioni. Le espress ioni monomtcleare e polimtclca?·c richiedono però una spiegazione. Mentre nei leucociti mouonucleari il nucleo presenta la figura di una massa 1·otonda, ovale, o tutt'al più leggermente reniforme, nei polinucleari esso si di-vide in pitt sezioni, le quali in parte sono completamente separate fra. loro, in parte, ·e molto di frequente, stanno in unione fra loro mentre le singole sezioni presentano una tignra ovale, o nastriforme o a nodo: è meglio quindi, come fanno molti autori, sostitnire alla denominazione di leucociti polinuclea·r i quello di leucociti .PolimO?·fonuclem·i. La granulosità. del protoplasma dei leucociti polìnucleari mostra spesso un comportamento ottico diverso nei prep~trati incolori, una diversa affinità pei colori neutri, acidi, o baeici nei preparati colorati. Infine si nota nei 1eucociti una diver~ità di grandezza, la quale, anche se!lza ricorrere alle misura· .zioni, si può paragonare con quella dei globuli rossi, la grandezza dei quali, come .s i è detto, è in media di 7,6 iJ.· • Nel s angue normale si di!;tinguono cinque specie di leucociti: A . LEUCOCITI MO~ONUCI.EARI : l. Linfociti. - Leucociti con nucleo grande, rotondo, ovale o leggerissi·mamente r eniforme, che riempie quas i totalmente la cellula; il protoplasma è ri· dotto a uno stretto orlo omogeneo. Nei preparati non colorati i linfociti appaiono opachi, il nucleo è nettamente riconoscibile. Il nucleo si colora molto intensamente ·coi colori basici d i anilina quali i! bleu di metilene, il violetto di genziana, il protopiasma st colora alquanto più debolmente. La grandezza di questi elementi ·è di 6 -~ M. circa como un globulo rosso. Nel sangue normale si hanno 22-25 !in· .fociti su 100 globuli bianchi. 2. Grandi leucociti mononucleari (Macrofagi dei francesi). - Hanno nucleo ·rotondo o appena lobato. non limitato nettamente. Protoplasma omogeneo, ' più abbondante c he nei linfor.iti. Il nucleo si colora coi colori basici di anilinfl, meno intensamente che nei linfociti. ll protoplasma ha una debole affinità. basica e si colora soltanto debolme=tte. Gnmdezza 12-16 !J.· A queste t'orme sono molto vicine ·e generalmente s i comprendono ins ieme, le cos i dette fotme di passaggio di Ebrlicb, rappres entanti, secondo questo autore, uno s tadio intermellio fra i gn·ossi mononuclea~i e i l eucociti polinucleari neutrofìli; hanno nucleo lobato, tanto il nucleo che ti protoplasma si colorano coi colori basici di a nilina anche rneno inteusame.u~ della. forma precedente; esiste nel protoplnsma una lieve tendenza ad una li.ntSSlroa granulosità. Quantità totale di queste due specie d i leucociti prese in:Steme 2-5 p. 100.


4-o-<>

IliVISTE G E~F:RAJ,I

A que$ta classe di globuli bianchi appartengono anche i mielocili, grosse cellul!l mononucleari provvedute di gmnulazioni neutrofile, i quali compaiono quasi esclusivamente in alcune detP.rminate forme morbose. JJ. LEt:COClT! POJ.lNU(' !.EA Rl O POT.D!O R~'O:\t;CU;AH I ( Jlficrofa!JÌ dei f~·ancesi):

3. L!•urociti polinucfcari neuiJ·ofili. - Il nucleo presenta una grande varietil. di forma. n protoplas ma è pieno d i granulazioni fisse, le qual i n ei preparati a fresco appaiono poco rifra ngenti a lla luce, mentre in quelli colorati prendono il tono d i contra~to dei colori neutri. Grandezza 10-12 !J.· Loro numero nel sangue normale Go-7:? p. 100. Nume ro ~~~~oluto in l millimetro c11bico da 4- 5000. 1. L eucqciti polinw:leari eosillofili. - l:l.anno granulazioni g1·o~se, molto· splendenti nei preparati a fresco, le quali fissano te na<·emente i colori acidi. (cosina, ornnge, fucsi na a cida) ma specialme nte l'eos ina, donde il uomo. Il nuc leo è di media grandezza, meno d if\ere nzi:1to che nei leucociti neutrofili. Grandezza 12-15 !J.· Nc,J sangue normale 2·4 p. 100 di leucociti, circa HI'I·'200 in l millimetro cubico. 5. ;1[ast::ellen. - L eucociti polinucleari con granu lar.ioni gross e. Quest e nei preparati a fre.>co sono appena visi bili; nei preparati colorati possiedono una forte niTi nitit. pei colo1·i basici in modo che questi ultimi spe~so mutans i nel loro tono di color e (metacromas ia', i rolori violetti colorando i granuli in r osso, i bleu colornudoli in violetto. Il. nucleo è generaltnc nte di forma più semplice che nei l eucociti neutrofìli. G raudezzn in m edia lO ;J.. Nel sangue normale sono scarsissime . al massimo l p. 200, c spesso mancano del tutto. II. -

Alte razioni principali dogli elementi del sangue nello malattie.

P rima di scendere ai particohtri daremo col Leuhartz uno sguardo generale alle principali alterazioni og gigiorn o conosciute n egli elementi costitu tivi del sangue, sin in rapporto a quelli giit esistenti s ia in rapporto a lla comparsa even· tuale di nuovi elementi. Ques to sguardo generale ci aiu terit n m eglio ritenere quelle peculiari modificar.ioni che vennero osservate n elle singole malattie.

I. Enrmoc rn. IJ.) Nei p reparati a f resco s i nota spesso un'al terazione denominata da Quincke p oi chilocilo:<i. Si hanno cioè forme a pera, a fiasco, a croce, n stelle, con appendici, alcune assai piccole, altre piuttosto grandi. Sono ri ten ute come forme d egenera· ti ve e mor tali dei globuli rossi (Marag l iano) o come forme di divisione degli eritrociti vecchi, matUJ·i (schistocili di Ehrlich). Solo Hayem ritiene che s i tratti di forme di passaggio dei suoi ematoblasti (piastr ine di Bizzozzero) in cell ule sanguigne sen7.a. pe rò che a bbiano potuto arr ivare al vero corpuscolo ross o. Compaiono nelle gr avi anem ie, n ella leucemia, n el la cachessia cancerosa, di rado nelle anemie semplici. ~) In altri cas i si ha la comparsa. el i .globuli ·?·o,;si mtcleati. E ssi son o di due forme: s i hanno cioil i nonnobfasti o forme colorate n uclea.te della gran dezza dei comuni er itrociti, e i m eyal obla:;ti o gigantoùlast! che sono eritrociti nucleati fl.6 volte più gt·andi dci comuni. Il nucleo dc i normohlasti, non di raclo in divisione, è di regolo. centrale, q ualch e volt:~. anche pe!'i ferico, e si distingue p er la sua forte colorahilità, la quale ò alquanto più debole nei megaloblast i, ma è sempro superiortl a quella dci nuclei dei leu<:ociti. Tali nuclei si colomuo coll' ematossi· linn-eosina in n e ro, col triaciùo di Bhrlich in b leu o i n verde-bleu. Tali globuli r ossi nuclcati non si o~servano normalmente che nei n eona ti. Sono quasi esclusivi dell'anemia pc micios tt e della leucemia.


RIVISTE GENERALI

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Forme simifi ai nuclei dei normolllasti si trovano spesso anche liberi senza al~una apparenza di stroma; sembra che si tratti di nuclei espulsi i quali, secondo

Ehrlich, sarebbero anche capaci di rigenerazione. y) Di molto valore diagnostico è la presenza di grandi eritrociti, privi di nucleo, detti megalociti o corpuscoli rossi giganti. Hanno un diametro di 10-14 JJ. -e mostrano un contenuto di emoglobina molto variabile. Sono caratteristici delle forme di anemia perniciosa. ò) Di minore importanza è la comparsa di forme piccole, da 2 a 5 JJ., rotonde, somiglianti alle piastrine, corpuscoli sanguigni nani o microciti. Sono da considerarsi come cellule di neofonuazione perchè si osservano specialmente dopo le le acute gravi perdite di sangue. •) Importante qualche volta è la. così detta polic1·omato{ilia dei globuli rossi o degenerazione anemica. Essa. si distingue da ciò che nella colorazione con e>matossilina-eosina. o con eosina. e bleu di metilene non si ha colorazione omogenea dell'emoglobina, ma un tono di colore violetto slavato. È ancora incerto se tale -alterazione <·.romatica dipenda da fatti degenerativi della cellula sanguigna o Sill invece l'espressione di una rigenerazione forzata del globulo rosso. Anche incerta -è la spiegazione dei globuli rossi punteggiati di Ehrlich caratteriz-zati, colla colorazione al bleu di metilene; da punticini numerosi di color bleu, e che trovansi non di rado nelle anemie e specialmente in quella malarica. II. LEUCOClTI.- Qui, più che a vere alterazioni dei leucociti o a comparsa di -elementi nuovi, ad eccezione forse delle mastzellen (le quali del resto si sono ~ualcbe volta trovate anche negli individui sani) e dei mielocili, si tratta di vedere come si comportino e che significato abbiano le tre principali varietà. di Jeucociti -caratterizzate dalla diversità delle reazioni microchimiche delle rispettive granu· lazioni. Abbiamo quindi da considerare: le cellule eosinofile, le neutrofile (l le basofile. cc) Cellule eosinofile. - Contengono dello granulazioni che si differenziano dalle basofile soltanto nei preparati colorati. I granuli eosinofili prendono avidamente i colori acidi e compaiono colorati -coll'eosina come piccole sfere di color rosso brillante. Le prove microchimicbe banno d i mostrato che non si tratta nè di granuli di grasso nè di gocciole di emo· globina. L e cellule eosinofìle hanno sempre la. grandezza dei comuni leucociti poli· nucleari e mostrano al tavolino riscaldabile vivaci movimenti ameboidi. Il loro numero negli individui sani va soggetto ad ampie oscillazioni. In genere queste cellule son o scarse nelle gtavi anemie e nelle malattie acute da infezione, sono in aumento in altre anemie, nell'asma, nell'elmintiasi comune da ascaridi, da tenia, da ossiuridi, ma specialmente nella trichinosi, nell'anchilostomiasi, nella fil ariosi, nella dissenteria amebica, inoltre si è riscontrata una eosinofilia blenorragica (Giorgi) -più frequen te, secondo alcuni, quando il processo infiammatorio colpisce l'uretra posteriore. Io stesso ho osservato più vol te questa specie di eosinofilia nelle uretriti blenox·ragiche subacute. Infine l'eosinofilia si è osservata di frequente o come ricomparsa o come aumento durante la convalescenza delle malattie infettive; ·qualche volta nella polmonite e nella scarlattina si può avere una v.era crisi ilOsinofila.

. e!

Cellule neutrofile. - Contengono delle granulazioni cl1e col miscuglio tria-cldo dt Ehrlich prendono un caratteristico color violetto. I leucociti con granuli ne~trofili hanno figure nucleari variabilissime. Il maggior numero dei leucociti pohnucleari che trovansi nel snngue appartengono a questa specie, per quanto senza


45.,1,

RlVJ STF: UE~ERALI

dubbio si trovino anche granulazioni neutrofile nelle cellule mononucleari {Len· hartz). Orig inano dal midollo osseo e dalla milza, e costituiscono la gran massa delle cellule di pus a granulazioni violette. Il loro aumento costituisce la cosi detta polinucleosi la quale osservas i nella maggior parte de lle 'infezioni acut-e e delle infiammazioni s uppurati ve. Spesso si può a ffe rmare una diagnosi incerta spe· cialmente nei cliSI di appendicite, di suppurazioni polvicbe, d i ascessi epatici. y) Cellule basofile o mogizellen. - Hanno· granulazioni che si colorano forte· mente coi colori di anilina basici e molto vivamente con una soluzione acquosa di bleu di metilene cl•e agisca per 6-10 minuti. L e granulazioni basofile non sono in generale cosi abbondantemente distribuite ne l protoplasma come gli al tri gra· nuli. Secondo Ehrlich si hanno granuli di dufl specie. più grossi e più fini, spe.<>o però mescolati assieme nella stessa ce llula. Nuove r icerche hanno dimostrato che scarse cellule l)asofile si possono trovare anche nei snui. E sse trovansi spesso nello sputo deg li asmatici. Oltre a queste principali vnrietà di cellule bianche possono poi nei casi pat<~­ logici trovarsi al t re variata. Tllli ad esempio le cellule a reuzione ioclofila nelle q ua li si potè dimostrare la presenza di glicogeno (Ehrlich, Pieraccini, Crisafi) per mezzo della ren.zione colorante color rosso-mogano a. contatto dei vapori di iodio, e che furon trovate frequenti in molte malattie infettive, specialmente in quelle settiche e nelle anemie gravi progressive; le cellule a ,qramtlazioni rnelaniclte che osset·vansi nella neoplesia melanica e nella malaria, i cosi detti rnielodti o forme di passaggio di Ebrlich. Per ria~sumero quanto attualmente si conosce sulle alterazioni dei globuli bianchi nelle diverse malattie diremo che nel corso d i alcune di esse possono com· parire n uovi e lementi anotmali, gli uni derivanti dal midollo osseo, tali i rnielo· citi a g ranulazioni varie (eosinofile, neutrofile, basofile\, ma specialmente ne utrofile, che rappresentano le cellule madri dei leucociti polin ucleari, gli altri derivanti dal tessu to connettivo (Plasmazellen, llfastzellen e così cellule iodofile, cellule me· lanif"ere ecc.); che le singole specie di leucociti a granulazioni diverse banno rap· porti spesso notevoli colle diverse affezioni; che le diverse formule leucocitnrie d el s ang ue riguardano però più s pecialmente i rapporti numerici fra. le diverse s pecie di l cucociti e si possono raggruppare nelle seguenti, le quali meglio di ogni altra distinzione corrispondono ai fatti di comune e pratica osservazione. 1° Polinucleosi (infezioni a cute in genere) ; 2° Iperleucocitosi con m onomicleosi (vaiuolo, pertosse, orecchioni), predominante linfocitosi n elle infezioni croniche (sifilide, tubercolosi); 8° Ipoleucocitosi o lenco}lcnia (febbre tifoide, malaria); 4° E<~­ sinofilia (malattie para.ssitarie). La formola. emoleucocitaria. può essere di gran valore in certe d iagnosi come nel caso di focolai suppumtivi, di polmon iti, di febbri e rutti ve, di malaria. Certo non bisogna esagerarne l'importanza, giacchè ad es. nel caso di associazioni microbiche il valore è quasi nullo. Altre volte può avere importanza prognostica rappresentando uno dei mezzi di difesa dell' orgsnismo; cosl la leucopenia nella difterite, l'assenza di reazione mielocitaria nel vaiuolo, una eccessiva. l eucopenia nella febbre tifoide sono segni importanti di pro· gnosi gravo (Ca.rnot ). I n uno sguardo generale alle altera'l.ioni che può presentare i l sangue nelle diverse malatt ie, sono anche da ricordars i olt re alle variazioni qualitative di cui sopra. e alle quantitative, di cui s i parlerà, rispetto agli elementi morfologici, l& alterazioni che s i riferif'cono alla isotonia C:ei globuli ?"ossi il comportamento cioè deg li erit rociti verso alcune soluzioni saline dette isotoniche, tali cioè da avere


RIVISTE GE:\ERALI

45G

\lD grado di concentrazione che impedisce l'uscita della emoglobina dallo stroma globulare, l' emometria e misura del contenuto emoglobinico, l'analisi spettrosco)lica, il colore, il peso specifico, la reazione, la determ,inazione de/t'emoglobina disciolta, dei cO'I·pi alb111ninoidi, dell'urea, dell'acido urico, dello zuccheTo. Alcune di queste ricerche hanno un'importanza subordinata o ricbieggono determinazioni non sempre facil i al lett.o dell'ammalato. Le trascureremo quindi per meglio fis· sarei alle più i1~1 portanti.

III. -

MetodJca per l a presa del sangue.

Per le osservazioni cliniche comuni del sangue bastano poche goccie del medesimo. Esse s i prelevano colla puntura del polpastrello di un dito o meglio del lobulo di un orecchio. Dopo sterilizzazione del lobulo dell'orecchio e lavatura con etere si fa una rapida e profonda puntura con uno strumento pungente o con una lancetta. sterilizzata. L' uscita. del sangue deve essere relativamente abbond11.nte quando si tratti di prelevarlo per il conteggio dei globuli; in questo caso si deve evitare eli fare pressioni per agevolarne l'uscita giacchè colla mescolanza della sierosità dei tessuti si altera la composizione del sangue. Cessato lo stillicidio di sangue per la forma.zi<'ne del coagulo, non occorre fare nuove punture giacchè basta praticare delle energiche frizioni con ovatta sterile per avete nuovo sangue. Dovendo procaccintsi grandi quantità. d i sangue (fino a 100 eme. e più), s i ricorrerà alla puntuta. delle vene.

IV. -

Ispezione della goccia di sangue.

Con un certo esercizio si può già. da semplice esame della goccia di sangue trarre q ualche pratica conclu~ione. Il sangue normale forma alla superficie del lobulo dell'orecchio una goccia rotonda; se il sangue è povero di cellule la goccia tende ad estend(lrsi. Il colore della goccia permette a.nche \lll giudizio sonlmario sul con tenuto di emoglobina, come anche su alcune alterazioni della sostanza colorante del sangue per eccesso di acido carbonico (cianosi) o per azione di alcuni veleni (color rosso- ciliegia del sangue ricco di ossido di carbonio~.

V. -

Determinazione dell'emoglobina.

Deter mi n azioni esatte si fanno con apparecchi special i come quelli di Fleischl, di Gowers, ed altri il cui principio è basato sul paragone con date soluzioni colorate, col c?·omoeitometro di Biz?.Ozzero, tutti a pparecchi ai quali si rimprovera di rendere la r i cerc a troppo subordinata all'elemento subbiettivo, ma nei quali l'ahi· tud.i ne serve in buona parte ad ovviare a tale inconveniente. In condizioni patologtche qua li le anemie primitive e secondarie, la carcinomatosi, le nefriti, le c~rdiopati e, la diminuzione di contenuto emòglobinico può raggiungere alti. gradi discendendo talvolta fino ad un terzo e più del normale. ~n mezzo di ricerca semplice per gli usi pratici è la determiuazione deìl'emoglo.bJ~a .secon do Tallquist. Una striscia di carta da filtro la quale è presa da piccolt hbnccini che trovansi in commercio è umettata col sangue in esame. Paragonando l'intensità di colorazione con una seRia centesimale annessa al libriccino la quale c orr1spon · de ad un contenuto · di emoglobina del sangue norn1ale aumcn-


456 tante di 10 in l O p. 100, si può d eterminare l'emoglobina del sangue in es ame. Un recen te appa recchio basato s u questo principio e comodo per gli usi pratici è 1'emocromomel1·o Mnrucelli.

VI. -

Numerazione ciel col'lmscoli l'ossi.

L'apparecchio più comunemente usato è quello di Thoma-Zei&s. Sarebbe fuori posto il descriver e minutaruonte ques to apparecchio che tutti conoscono. Ci ba8ti ricordare che la camera di v etro per la nume razione, è fatta da un portoggetti a cui è attaccatA. com balsamo di Canada una. laminetta di vetro rotonda n ella quale é seg nato un s is tema di linee ad angolo ret to, fra loro racch i udenti uno s pazio di l millimetro quadrato. Questo campo è, con linee paralle le in lunghezza e larghezza, diviso in 20 parti eguali formanti altre ttanti quadratini corris poudenti ciascuno ad 1/ , 00 di millimetro quadra t o. P er a ssi('urare una più esatta visione d ell'ins ieme d ei quad r:~. t i, ad ogni cinque quadrat i in lu n go e in largo vi è segnata una linea doppia. L'altezza fra la lamina nu meratrice e il coprioggetti che s i mette sopra é di 0.1 mm. Siccome il sa11 g ue è troppo ricco di globuli rossi per poter essere direttamente numemto. così lo si deve conveniente mente diluire. Come liquido di di luizione se rve una s oluzione isotonica, unn. soluzione cioè di cloruro di sodio al 0.9 p. 100 alla quale è bene a ggiunger e qualche poco di bleu di metilene per mettere in evidenza i leucociti. Si può anche usare la soluzione di Hnyem ( la quale pe r·ò non è colorante), ossia: bidoruro di mercurio 0.5, solfato di sodio 5.0, cloruro di sod io LO, a cqua dist illata 200. Per preparare le d iluizioni s erve il piccolo strumento che è nell'apparecchio. il quale cons ta di un tubo capillare con divisioni da 0.1 a 1.0, da un Jato appuntito, dall'altro termiJ~ante in un allargamento tondeggiante che porta il segno 101 e di un tubo di gomma col quale si fa l'aspirazione. Appena fuoriuscita la goccia dalla punturn c!cl lobulo dell' oreccl1io vi si mette la punt-a del tubo capillare evita n do d i toccare I n pelle. Se l'inte ns ità di colorazione della jl'Occia

di sangue è t a le da escludere una troppo forte diminuzione del contenuto d ei glo· buli rossi, s i a spira soltanto fino al s egno 0.5 del tubo capillare; nei cas i di s upponibile forte dim in uzione si arriva uno al segno 1.0. Fattasi l'aspirazione esattamente al segno volu to, al che s i g iunge colln. pratica, si leva la. punta del tubo d a lla g occia. di sangue senza levare l a bocca dal tubo di gomma, e se nza più suee h iare, s i chiude la punta coll'indice della mano sinistra, si netta es ternamente il sangue aderente, poi ::Ji immerge il tubo n el liquido diluitore aspirando lentamente fino a l s egno 101. Rag giunto questo segno si chiude di nuovo coll' indice s inistro la punta, s i agita per qua lche minuto per ottenere una miscela uniforme, ;;i allontanano le prime gocc ie per vuotare il capillare e valutare così a 100, e si riempie la camera di numerazione <'On una goccia non troppo grande della miscel:l.. .Bisog na avore alcune precau;~i oni anche nel!!\ chiusura 'della camera di numerazione col copriogget ti. Come criterio per una buona pos izione del coprioggetti, In quale a ssicuri una esat ta. dis tanza. di 0.1 mm. fra il medesimo e la piastra nu· merat rice, serve la comparsa dei cos ì detti anelli colorati di. N ewton. P er impe· dire la formaz ione di bo lle d'aria si deve met tere il coprioggetti prima con uno spigolo e poi. inclina ndolo s uccessivamentt>, !ascia rlo cadere. li pre parato s i es,. mina con un fo rt e obbiettivo a secco, e nume rando ogni singolo quadrntino cd annotando man mauo che s i va di quad rttto in quadrato, op· pure e numer a ndo i grandi q uad rati limitati dalle do ppie linee, e ai quali corri-


RlVJSTffi GENI<:RA LI

457

-spondono 20 dei piccoli. Più grande è la superfici~ numernta e minori sono le ~ause d 'errore.

Il calcolo si fa in questo modo: il campo totale della d ivisione in quadrati è di l millimetro quadrato e con t ie ne in ciascuna direzione 20 piccoli quadrati in una serie e tutti insieme 20 X :20 :::: 400. La somma ottenuta delle cellule sang uigne .de ve essere perciò moltiplicata per una frazione il c ui numeratore è 400 e il cui d enominatore è il numero dei piccoli qua drati numerati. Siens i p. es., numera ti . l"1 qua d ra t"1, oss .ta 4 seno, . S .L d eve mol tlp . l"tcare 1"l nume ro trovnto per J OO 80 p1cco 80 ossia per 5 per ottenere il contenuto di globuli rossi per la s upe rficie di l millimetro quadrato. Coll'aggiunta di uno 7.tlro, giacché l'altezza della camera di operazione è di 0.1 mm. si ottiene il contenuto per l millimetro cubico. Infine si d eve fare il calcolo con·ispondeute alla di luizione fatta. Avendo t·iempito il tubetto fino .al segno 1.0 si deve moltiplicare pe1· 100; avendo a spirat o fino a 0 .5, si m oltiplica per 200.

..

VII. -

Numernzlone del leucocltl.

Il prinCipiO sul quale si basa la numerazione de i globuli bianchi è uguale a Occorre però osservare che essendo molto minore il numero de i leucociti rispetto a. quello dei globuli rossi, si r ende n ecessaria una maggiore diluizione del sangue. Nell'apparecchio Thoma-Zeis s es is te a tale uopo una seconda pipettn la quale permette una diluizione al decimo. Occorre inoltre rendere il più poss ibilmente visibili i globuli bianchi, e perciò si usa una soluzione di acido ace tico al '/cl p. 100 la quale serve a s ciogliere l'emoglobina dei corpuscoli rossi r endendoli incolori, alla. quale si aggiunge d el bleu di metilene o del violetto di genziana, per colorire i globuli "bianchi. Una buona formula e la seguente di Tlirk: 8t.Cido acetico parti l, acqua distillata parti 100, soluzione di violetto di g enziana acquosa all'l p. 100 parti l. E ssendo proporzionatawente scarso il numero dei glolmli bianchi occorre numerare tutta la superficie quadret tata d ella camera numerat rice. Il calcolo dei leucociti è a ssai se mplice. E ssendosi numerato l millime tro quadl·ato di sangue, la somma ottenuta deve, in causa dell'altezza d ella camera numeratrice, moltiplicarsi per 10 e, in causa della diluizione, mo ltiplicarsi ancora per 10, in tutto quindi per 100. Molto adatta. per la numerazione dei leucociti è> la camera numeratrice di Ti.irk. Si può anche eseguire una numera:.:ione indiretta dei leucociti. Si procura con un conteggio il piu possibilmente accurato de lle cell ule rosse e bianche per mezzo <.!el micrometro a. rete di Zeis!l in un preparato a secco colorato, di determinare il rapporto fra le due specie, e si calcola secondo il procedimento di Thoma-Zeiss il numero totale dei globuli rossi in 1 millimetro cubico. Non resta che dividere semplicemente il numero degli eritrociti , esattamente calcolato per millimetro cubo, pel denominatore della frazione che indica il rapporto fra bianchi e rossi. Essendo ad es. il numero dei globuli rossi uguale a o,OOO,OCO ed il rapporto dei l globuli bianchi ai rossi uguale ad ?oo , il numero dei leucociti in l millimetro ~uello precedente.

5,000.000

eu b o s a.rà ~

(Continua).

= 7142.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERl

RIVIS'rA MEDICA A. i\JAGr . - Bnll"at.lonedell'lpodermooll•l dl•lero artlfiolaleo..tgenatonell& febbre tlfolde. - (Rit"ista c1·itica di clinica medica, febbraio 1908). In alcuni casi d' ileo-tifo l'A. ha sistematicamente adoperata l'ipodermoclisi con soluzione fisiolo~ica di cloruro di sodio coll'aggiunta del 5 p. 100 di acqua ossigenata a 20 V, allo scopo di combattere i gravi fenomeni d'intossicazione presenti~ti dagli infermi, pe r promuo"ere la diuresi e rinforzare l'attività cardiA.ca notevolmente diminuita. La quantitil della soluzione fisiologica iniçttata era di 400 c. c. coll'aggiuntA. di 20 c. c. d'acqua ossigenata; tale volume di liquido veniva introdotto in du~ volte, cioè una metà al mattino, e l 'altra. metà alla sera; e ciò per quindici o venti giorni consecutivi. I n altri infermi, nei quali per la minore graviti\ dei sintomi generali, non era ind icato un inte1·veuto diretto come quello delle iniezioni sotto cutanee di siero artificiale, l'A. ha ricorso alle iniezioni intraretta li della stessa soluzione fisiologica ossigenata, iniettandone 500·800 c. c. al giorno pe1· 2-3 set~imane, ed introducendo il liquido a dolce pressione nella porzione più alta del grosso intestino per mezzo di un grande catetere di Nelaton. Con tale pratica curativa l'A. non ha avuto da lamentare mai nessuno inconveniente; sono stati anzi molteplici i vantag gi ottenuti. Infatti le i niezioni sottocotanee di siero fisiologico ossigenato hanoo esercitato un'influenza fa vorevole: t • sul sistema circolatorio p1·ovoca.ndo maggiore attività dell'energia cardiaca, elevazione della pressione sanguigna, regolarizzazione del polso; 2° sul s istema nervoso, esercitando un'at.ione tonica generale e ris vegliando le funzioni psichiche intorpidite; So sul sistema -dei grandi elnuntori determinando profusa diaforesi ed elevazione d ella diuresi; '.lP sulla temperatura esplicando azione antipiretica; o• sullo stato d'intossicazione generale promuovendo una più intesa eliminazione dei veleni per l'orina e q uindi aumento della tossicitl\ urinaria. La sola. controindica?.ione per l' i m piego delle iniezioni sottocutanee di siero artificiale nella febbre tifoide può essere data dal forte aumento della pressione arteriosa in certi casi accompagnati da congestioni viscerali, ed in certi altri dalla tendenza a lle enterorragia. È però sempre da tenere conto che gli effett i della ipertensione sono subito ed in buona mis ura compensati dalla diuresi abbondante promossa dal procediml'lnto tera.peutico. GUALDI. B <JsCHI r,: F~tA:>~CHr~r. -

Intorno alla reazione dl aloa.nl malati dl mente alla prova. oongluntt vale dl Oalmette. - {Note e riviste di Psichiatria.

}fanicomio di Pesaro, n. 2, l :JOS). Premesso un cenno sulla frequenza della tubercolosi negli alienati, gli AA. si sono proposti di studiare l'utilità dell'esperimento semiolog ico del Calmette. Di 8'2 soggetti sottoposti nll'oftalmo-renzione, 47, cioè il 57,31 P 100, banno dato reazione


RIVlS'l'A ~li!DICA

Positiva. Fra questi, che hanno cosi reagito, vi sono molte costitu~ioni indubbiamente robuste, nelle quali l'osservazione attenta e prolungatis~ ima, che è possibile solo nei manicomi, autorizza ad escludere con la pit't grande probabilità ogni tabe t u ber~olare. D'n l tra parte soggetti indubbiamente tubercolosi, e non certo in avanzato stadio di infezionl', hanno reagito negativamente. In quanto poi all'innocuità della prova gli AA. non possono vantarla come a l tri fecero. Non di rado nelle ricerche, e talora anche in individui sani e sicuramente immuni, provocarono reazioni congiunti vali violentissime con forte iperemia e sect·ezione catarrale, edema palpebrale, fenomeni irritativi vari che durarGno anche due settimane. . Concludendo, l'oftalmorenziooe di Calmette non porta alcun sussidio diagnoStico: l'applicazione di essa non permette quindi nessuno di quei rilievi che pos5?00 ricercarsi circa la fn~qutonza di le~ioni tubercolari , la costituzione, e le particolari suscottibil:ta dei de menti precoci e dei maniaco-deprps=:ivi. d Questi risul tati vengono a confermare quelli negs.tivi ottenuti dal Bourilhet. al Marie, dal Cornu, dal Raviart e la sua scuola nella pratio:-a manicomiale giornaliera, e dimostrano l'insufficienza dell' oftalmoreazione 11raticata allo scopo di. selezionare gli alienati tubercolosi da quelli che non lo souo. CASARDH.

G. S ILVES'l"nt. - Valore prognostloo dell& tumefazione della milza nella febbre tlf"oide.- (Ri1;il!la C?'itica di clinica m edi éa, dict>mbre 1007). L 'A. ebbe ad esaminare 1<17 malati di febbre tifoide; di essi 130 presentavano um~t·e. sp1enico; constatato con la percussione e la palpazione, mentre nei riman~~tt dtciassette non riscontravasi tumefazione di sorta. 01·a dei primi 130 infermi e e a soccombere uno soltanto, e questo per complicazioni di bronchite capillare, ~ent.re dei diciassette del secondo gruppo, ben sedici morirono. Parimenti in tutti d cast nei qUali la tumefazione era ben manifesta, ebbesi a constatare come la q ura~a della malattia, le recidive, le complica;,ioni, fossero sempre meno gravi i uan erasi primitivamente riscontrato forte tumor di m ilza, quindi in ragione nversa dell p o sviluppo della milza stessa. ve ertan t o l'A. ritiene che nella febbre tifo id e la splenomegalin. rappresenti un m:o-~ proprio indice misuratore dell'infezione ed in pari tempo sia la più etricace gen:~ esta.zion e della reazione di difesa dell'organismo di fronte al1'1~gente patoG. BErtNUCCJ• t

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.A. BoNc

btlt · -

"t:ru metodo semplice e senslbllt•simo per la ricerca dAli pigmenti

a.rl n.eue urine. - (L'Ospedale maggiore, dicembre 1907). Per la ~i cerca d et. ptgmentl . . b.t l.1an. ne11e urme • SI. conoscono mo l t1. me t od"1; 1. ptu .. di facil~ Però sono piuttosto complicati e non adatt.i per la pratica, mentre liuelli biliari i l:\ so danno reazioni bene manifeste solo quando l'urina contiene i pigmeuti todo se n._ "Un. a certa quantità. i altrimenti danno reazioni i ncerte o negative. Me\1()\'.\'.<;)nn.stbile è quello del cloroformio, ma non sicuro, perché anche altri pigmenti o d.a . t-'Il~ si o t _ "l:"e all'estratto cloroformico una colorazione giallastra identica. a quella d' ioda. _t l e:ne nelle urine itteriche. Inoltre la scarsa sensibilità dei metodi comuni per la. : ln e "Viene in alcuni casi aggravata dalla cosi detta latenza di reazione i anche Uale talora non si riesce a svelare la presenza dei. pigmenti biliari nell'urina, <!Uando sono in notevole quantità, per l'a~ ione di speciali sostanze, special-

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1 sensi bi!-


4uO

xiVISTA MEOl 'JA

m~nte dell'ur obilinn, che nascondono la reazione. In <'.Ousidorazione di ciò l 'A. r.onsi· g l ia per la ricerca dei pigmenti biliAri nell'urina il metodo seguente che gli ha dato sempre buoni r isultati. Agita fortemente 15 c. c. d ' urina con alcuni c. c. di cloroformio; dh·ide l'estr a t to cloroformico in due meta , delle quali una ser ve di confronto e l'altra per il proseguimento della ri cer ca. In questaseconda metà versa unagocci& d'acido awtico puro, poi aggiunge due goccie della seguente soluzione ; nitrito potnssicogr. 0,2o ; alcool di lu ito g r. f>O.Ag i ta, cd in presenza di pigmenti biliari scompare la tinta gialla dell'e<>tratto c loroformico, e compare u na colorazione verde se i pigmenti sono in notevole quautitfL, bianca se sono scarsi, con tutte le gradazioni i ntermedi e. Tale r eazione va in gran parte attribuita nllo sviluppo di acido nitrico allo stato nascente, presentando cosi chimicamente molta annlogia colla reazione di Gmelin. Ciò che è importaute s i è che l'A. con molteplici esperimen t i si è ass icurato che eò:la, qunndo esiste, è realmente dovuta a lla presenza dei pigmenti biliari, che è cos tante, caratteris tica, e mo!to più sensibile della reazione di Gmelin, di quella del Rosembach , del metodo d i Maréchal, di quello del Guerra, e di quello dell' H uppert. L'A. col suo metodo, agg iungendo all'urina quan t i tà. s uccessivamente minori d'nna soluzione clor ofot·mo-alcoolica di bilirubina, è riuscito a rilevare in modo evidentissimo la presenza dei bilirubinati alcali ni format i da gr. 0,00001 di bilirubina sciolti in lO c. c. d 'urina. Gt;ALDI.

Axis A. - La seorezlone dl &oldo olorldrloo nelle nefrltl. inn. M edizin, febbraio 1908).

(Zent l'alblatt f.

Nel decorso di unll nefrite, allll dimi nui ta secrezione renale si accompagna una minore secrezione clorica nel ventricolo. Ne i casi di nefri te gravtl >i può essere anacloridria completa ; nei meno gravi per contro qualche volta vi appare uua gast ro succorrea. Nei giovani i ndividui che hanno superato u na nefrite senza r elitt i di sofferenza da parte dei r eni venne osservata una ragguardevole ipercloridria. Tutto questo fu ben osservat.o da Henquez ed Ambard, e dipenderebbe da un disordine d ella funzione renale per un rapporto d i sinergia fra stomaco e reni. L.~ inte rpretazione di tale correlazione non è però di accordo unico e completo da parte di ogni clinico; cosi il Sen a tor considera la subacidità come per nulla caratteristica del moi'IJo di Bright, ma come conseguenza di una qual unque dispepsia che inte rcorre in molte al t re malattie a decorso cronico, come nelle c irro5i del fegato, nelle cardiopatie, nel diabete, n elle anemie. S i può trattare perciò o di un acciden t aÌ e catarro cr onico, o di un catarro da st11s i come abbastanza di frequente avviene nelle ncfriti. I sintomi rli le.<m. funzione cls.. p!l.rte dP.l vP.ntri rolo vengono riferiti nll'imhibi· zione s ierosa. della mucosa gastrica, od ai prodotti tossici del rene elimin.a.ti vi· cariamento dallo stomaco, oppure ancora ad uno s tato d' intossicazione uremica del sis tema nervos o. Mosso da quests discrepanze di vedu t e patogeniche l'autore studiò la. funzione gastrica in 45 ammalati di nefrite e sperimen tal men te in cani operati di nefrectool ia unilaterale. Da. q ueste ricerche venne a stabilire che in verità esiste un rapporto tra funzione gastri<'a. e funzione renale, e che una nefrite senza compii· cnnza di vizio cardiaco o po:monare è cnus« per se stessa di una diminuita se· erezione clorica ne l ventricolo all' infuori di ogni combinazione tra l'ac ido clori-

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RIVISTA MJo:OJCA

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drico delle ghiandole peptiche ed j prodotti Ul'ici di ritenzione per l'insufficienza renate. I.a diminuita secrezione clorica è perciò un sintomo pljncipale di un processo chimico leso che si svolge nel ventricolo, non conseguenza di un catarro. La subaciditil. qualche volta compare già all'inizio di un sintomo nremico per ua dis turbo qualunque della funzione rennle. Non è quindi esclusivamente caratteristica della nefrite, ma qualche volta. ancora ùell'nremia. D O)I EN!CO Bo:-:o. RA BAJOLI C. REGOLO. - Sul valore diag no•tloo-profilattloo dd •lntoma di Ropllk nel morbillo. - (Rivista medica, Milano, n. 3, marzo 1908).

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Nell'esercito, come del resto in qualunque colletti vita di persone che menino 'l'ita

1

~ comune, è della più alta importanza la diagnosi quanto più precoce del mor-

btllo e ciò allo scopo eli poter intervenire assai p resto con le misuro profìlattiche. E quindi naturale che gli studi e le osservazioni sui siutomi precoci del morbillo e ~peciu.hnente s u quello di Koplik, che semurn. avere maggior valore di tutti gli altri, lUtel·essino a ssai da vicino i medici militari. L'A., in questa s ua. nota, porta un ragguardevole contributo allo studio del valore del seguo in parola., sul quale, com'è noto, non e:;iste ancora perfetto accordo di vedute. d X:gli ha avuto occasione di studiare un'epidemia morbillo;:a a ca.r~ttcre panen:llco, veri ficatasi in Rio mari11a (Elba), con p;crecchie centinaia di casi. L'.d. potè o~servarue oltre l -bO. Egli, in quella circostall7;n, r icercando sistematicamente il s~n.toma di Koplik in persone all'ctte da malessere generale, da disturbi gastro-eute~c~, da l ievi tonsilliti, corizze e simili, e nelle quali si poteva sospettnre un morbillo 1 ~ Incubazione, ebbe n constatarlo in 102 casi, ne i quali da tre a. cinque giorni dopo, 51 a~verò poi l'eruzione morbillosa. In altri IO futuri morbillosi trovò invece, ben mnntfesto · d'c 1. • • · no . • il S~IJtoma 1 omuy, ossta una stoma.to-gengt• VIte po 1tacea e ne Il e nma101t1 osservazioni, invece, nulla poti! constatare. ro seguo d i :h::oplik, com'è noto, è costituito da piccole areo irregolari, di tolodto tr:e~: c~e POrtano, nel mezzo, tula mnccbia bianco-bluastra, che varia, in dia.me111 1 mu' 0,2 ed i 0,6 millimetri. Sifl'attn. manife:;;tazione ha. sua sode preferita sulla ~~~~~ de}] e guancie, in corrisponden~a dei denti molari superiori ed iuferiori. con ., PU-r non attribueudogli una speciHci ti~ nssoluta, conclude anch'egli col risemoscetd·e :Uel segno di Kopl ik un buon sintoma. premonitorio del morbillo, che • · · · d'tagnos t'tco e pro filatttco, · più pre h evesl.· :rmtt·a.cc1are, come 1unon aust'l'lfll'lO t a nto c e assai semplice e molto faci le è la sua ri<"erca. PASSERA. A. Vtss:-.:-r

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di.x~r · - O••ervazlont sul comportamento delle l8ole del Langerhans

abete ed in altrl8t&U patologtol. - (Il Morgagni, marzo 1908). Dopo dche 1\.{enng · u· 1 · · d' b Il' · pazione e 1u111 'o"',; k' ·1 nusctrono a provocare un vero 1a ete co csttrterna es e l Pancreas fu ammesso che quest'organo, mediante una socrezioue intardi 't~l : :r: i t a "a un'azione regolarizzatrice sul r icambio degli idrati di carbonio. Più 1 souo cono "?0tetica funzione fu attribuitn. a. quei peculiari ammassi di cellule che ~Wtù\, s i t. se,~ ti col nome di isolo Langerhans, costanti in tut te le classi dei vel·teÒ.\:>.\.\uti d.\l.at 1 nell'interuo del pancrca:", fm gli acini glandolari, ma. perfettamente ticì, e daa l tess uto a cinoso che li circonda, indipendenti dai dotti escretori paocrearicerche collsiderarsi come ghiandole vascolari sanguigne. Furono intraprese d(;\ le Pancreat~e:r stabilire come questo isolo s i comportano nel diabete, nelle malntlie ressat 0 ~c~e senza diabete, e ntJlle infermità nelle quali il ptmcreas non è iute1 18 . \l.l tati però di tali ricerche fino ad ora non sono concordi poichè so la .


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Jli VlSTA MEDICA

maggioranza degli os servatori, nel complesso, s i mostra favorevole all'ipotes i che le isole del Langerhans abbiano importanza nella patogenesi del diabete mellito, molti altri rimangono indecisi od avversari di q uesta. teoria Tale disc repanza. di pareri ha indotto l'A. a praticare delle ricerche sis tematiche sul pancreas, valendos i del materiale e dei mezzi di cui dispone il Laboratorio d i Pll.tologia generale ed Is tologia della R. Univers ità di Pavia (prof. C. Golgi). Egli ha cosi esaminati settantacinque pancreas appartenenti ad individui morti per le piu di diffe renti malattie, quali arteriosclerosi, malattie polmonari, cardiopatie, tubercolos i, c irrosi epatiche, carcinoma del pancreas, nefrite, a:fi'ezioni gastro-in· tes tinnli, diabete, mellito ecc. Risultato di tali ricerche furono le seguenti conclusioni: 1o mancano alterazioni d,elle isole del Langerhans nei casi in cui manca il diabete ; 2° nei pan• rcas, con les ioni proprie del parencbima acinoso, dette is ole s i pre-sentano not·mali, quando non è insorto il diabete; go esis tono alterazioni delle isole del Langer hans in casi di diabete bene a ccerta ti, e talora que3ta lesione delle isole è l'unica che si riscontra. cogli organi de i diabetici. Gt;ALDI. V. LuccARF.LLJ.- Nefr&lgl&. - (Il Morgagni, p. 1", marzo 1908).

Una donna di 39 anni, da c irca dodici mesi, veniva colta, a vari intervalli di tempo, da un dolore accessionale che dalla regione lombare destra si estendeva an· teriormente fino alla regione iliaca, assumendo le par venza delJa colica nefritica. E ssendo riuscite vane le cure mediche, l'inferma. fu sottoposta alla nefrotomia; ed .essendo risu ltata solamente l'esis tenza d i una congestione renale, fu praticata la de· caps ulazione del viscere. Dopo alcuni mesi di apparente guarigione, essendo r icomparsi i dolori cogli stessi carat teri di prima, fu eseguita lanefrectomia e q uesta volta il rene fu trovato piccolo, duro, lobulato e con deposito di sàli urici nel parenchima, mentre erano imn•uni il bacinetto e l'uretere. L'A. trae argomento da q ucsto caso per esporre le ragioni che bene spesso ren.dono difficilissima una diagnosi d ifret·enziale fra nefralgia pura e dolore renale s in· toma tico di altre les ioni. Propone quindi di distinguere tra nefralgia vera, o idio.patica o essenziale, e nefralgia s econdt\l·ia o deuteropatica. Nel primo gruppo anno· vera quei casi in cui nessuna l esione anatomica è dimostrabile per spiegare il do· loro; e nel secondo g ruppo pone tutte quelle forme dolorose del rene che sono dovute ad aderemr.e, compressioni, tors ioni del pcduncolo, spostamenti, od a stati .infiammatori. L'A. indica. i seguenti s intomi come probativi d'una nefralgia essen· zia) e: ema tu ria profusa non accompa.gnata do. coliche, mancanza ne ll'urina di sedi mento color mat tone o di fosfati in ecccs!lo, rarità e relativa minore intensità e d urata degli a ccessi dolorifici, l'al buminuria lieYissima e trans itoria, l'impossibi· Jiti1 di palpare il rene anche ne i periodi di calma, la scomparsa costantemente lenta .del dolor11, ed infine la nessuna influenza de lle scosse brusche e degli affatica· men t i nella det erminazione degli accessi dolorifici. Qua nto alla cura, l'interve nto chirurg ico, che non si propone di as portare l'or· gano i utel'l\meu te, nella massima parte dei cas i è inef'licace ne lla nefralgin essenzinle, nllo s tes~o modo come s pesso non ot t iene lo scopo n.,Jie nevralgie del sistema nervoso periferico. His ulta ti molto migliori esso otterrà nelle nef1·algie dc uteropatiche, e speci:tlmente in q uelle Òo\·ute a tors ione del peduncolo, a spos tamenti o .'ld ndcrenzc rennli. G u,\l.DJ.


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RIVISTA DI CHIRURGIA DJ GUERRA Dott. RoLT. -

Sulla oonvenienza dl operare l e ernie reoldlv ate nel mlll·

tart. - (Joumal of the Royal Anny Meclical Corps, febbraio 1908). L'A., maggiore medico dell'esercito inglese, si propone di combattere l'opinione ·che non sia conveniente operare un soldato affetto da ernia recidivata per la pro· ba.bilità di nuova recidiva. Dopo considerazioni di ordine sociale ed economico sia in rapporto all'amma· l~to che allo stato, egli afferma che tale operazione offre la probabilità di buona Ti uscita in non meno dell'SO p. 100 dei casi. . ' Al!o scopo di ben giudic~re dell'opportuuitiL d'un nuovo intervento egli prende "~n. esame i fattori che più comunemente conducono alla recidiva. Di questi, il fruno ed il più frequente è l'infezione della ferita operatoria, vengono in seguito a cnttiva scelta dei casi, gli errori di tecnica e l'erroneo trattamento postopeTatorio. Stanno co ntro un secondo intervento oltre le condizioni che lo controindicano ·nel primo, quelle che dipendono dalla recidiva stessa. In generale sarà possibile "Una. seconda operazione ogniqualvolta. le con<lizioni delle pareti addominali ci per· tne~~ranno u na buona riunione dei téssuti. . !Corda che l'ernia, sia primitiva che recidiva, implica non solo una protru. •Sione dei m usco l'1 sotto 1. co lp1. d"1 tosse ecc., ma ancora un sacco a·1stmto, non Hnporta se Ptccolo, · N ed un contenuto che perstste anche a s f orzo cessato. tlna 0 .n cornprende come si possa operare uno sventramento costituitos i attraverso .nal ctcntrice laparatomica e sia invece da riteners i inopera.bile un'ernia ingui· 0 di e crurale recidivata. Certo una cicatrice molto estes a offre poche s peranze <lic=~tccesso•. Però non sempre dalla estensione delln cicatrice cutanea si può giu· e se :a~ Prl.ori delle condizioni degli strati muscolari ed aponeurotici sottostanti, buo ?ra all'àtto pratico si deve riconoscere che esse danno poco affidamento di . n es1to • a 1tre volte le cose vanno mversamente. Tll:C!HCA, . • cicatri :Ot;:LI.'OPFJnAZIONE NELLA ltEC!DIVA . Anzttutto SI deve asportare lA. curata ce c.u tanea comprendendola in una incisione el ittica, indi s i disseccherà ac-e noiosllJen. te tutto i l tessuto cicatriziale degli s t1·ati profondi. Il processo è lungo 0 -dnntelll e t.·ichiede molta pazienza. n tessuto fibroso cicatriziale sanguina abbonrazione e~ te. e con insistenza. Il miglior procedimento è quello di iniziare l' ope,preceden :-Cl.d.endo all'infuori della cicatrice. Il do tto deferente, s e l'operazione cutanea e fu eseguita col metodo di Halstod, s i troverà compreso nella cicatrice rettamen.: Pe.rò sarebbe facilmente vulner.a bile qualora si ten tasse di cercarlo didella spi e l:l.el tessuto cicatriziale. Converrà cercarlo nei tessuti sani al disotto "tetM. PU.bica e di qui isolarlo dal basso in alto fino all'anello inguino.le inll.\\'Ì\I()\a"nl.Cce$s i v a mente e sempre incidendo sopra e sotto la cicatrice. si procederà -del trasv entQ accurato dell'aponeuros i del grande obliquo, del piccolo obliquo e tare il t er!So, :mettendo bene in evidenza il ligamento di Poupart. Prima di as por· anatico ;;~u.to cicatriziale si completerà, se del caso, l'isolamento del funicolo s pe t·,: Cedendo ancora dal basso all'a lto.

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!{!VISTA DI <' HIIICRG!A DI OUERRA

Rimosso tutto il tessu to cicll.triziaJe. specie se la prima operazione fu seguita da s uppttrazione, ne res id uerà tale una breccia da impress ionare il chirurgo che fosse alle sue JWime pt·ovc in t a le sorta di interventi. Bd invero n on vi sono Ct\si più d ifficili da operars i di quelli nei quali il primo intervento fu s eguito da suppu razione. Qun.ndo In. d istruzionA rlelln p"-rete arlrlom in n. lAsaril stn.tn. ec~A?.ion:~ l mente este<a, sarÌL impossi bile procedere ad una q ua ls ivoglia oporazione tipica di cura radica le. Si cet·chr.rit allora di supemre le dillicolt.à abhassnndo fasci muscolari del rt:lto antel'iore e suturandol i all'arcata; meglio aucom. secondo l'A., si libererà l'obliquo interno dall'aponeurosi del G. O. scollrmdone le 11.d erenze per via ottusa e quiodi s i potri, sen;.:a troppa trazione, abbassarlo unitamcnte al m. trasver~o e s uturarlo ·•ll'a.rcata di Poupart. Qualora anche q uesto procedimento non bas tasse a colml\re la vasta !~tenna noi suo angolo interno, si ricorrerà ancora all'abbas.;amento di alcuui fasci muscolari del retto anteriore. Succe~sivameute sar à. poss ibile mobilizzare le due sezioni dell'aponeuros i del G. O. e suturarle a ccuratamente assieme, cos i da otl'rira un buon sostegno allo strato sottosta.nte. L'A. ha operato con questo proces~o quattordici casi di r ecidiva. con pieno s ucccs;oo. Uno era conseguente a prolungatt\ suppurazione e due erano già recidivnti una seconda volt a. Concludendo, l'A . pensa che quantunque l'operazione per la cura radicale dell'ernia r ecidiva presenti talvoltl\ mol te difficoltà c quindi non possa esser e consigliata al chirurgo che non aLbia acquistata famigliarità nelle operazioni radicali di ernia primitiva, pure ritiene che sia questa unf\ meta da. prefiggersi dai P' edici militari nell'interesse del set·vizio e d ella dignitil professionale. CAJ,EGARI.

L 'ane1teala degli artl per la via eudovenol&, &IIOolata all'llohe• mia artlflol&le. - ( XX.\ VII conç1resso della società tedesca di chiruryia, Berlino, 21-2i ap1·ile l ::'JOS)

.l3 i EH. -

Il Bier l1n. ideato un nuovo metodo di anestesia degli arti. Supponendo di dover inter venire sull'articolazione del gomito o del ginocchio, egli, anzitu t to, a ppl ica s ull'nrto, a cominciue dalle dita, una fasciatura elastica espulsiva, cen· tripeta, nlla maniera del von Esmarch. Ottenuça cosi l'ischemia artificiale della parte , egli applica. una fascia di cRoutchouc al di sopra e, quindi, una al d i sotto dell'arttrolazione, strette entrambe a sufficienza per mantenere interrotto il circolo sanguig no Cosi predisposto l'arto, il Bier ottiene i'nnestesia del campo operatorio introducendo in una vena sottocutaneo., per esempio la mediana o la. safena, nna soluzione di uovocaioa 1\l 0,25 p. 100. Pe l gomito non devesi impiegarne oltre a 100 centimetri cubici, pel ginor.chio a lEO. B eninteso occorre attendere qualche minut.o, prima d ' in izin1·e l'atto opl'rativo e ciò per ottenere cl1e l'anest es ia sia totale. Allo scopo di evicnre qual unque possiiJilitil. d'intossicazione, prima di chiudere la feri ta operatoria egli slaccia In fasciatura elastica superiore ed ottiene cosi un'ctnon agin venosa suflìcientemente abbondante, la quale agisce irrigando i t essuti e slm.razz:llldoli dai rimasugli dell'anestetico. Si può anche, per maggiore. anzi, totale sicurezza, in trodurr e ne!lo. vena una cannula ed effettuare un la-rnggio con arqu~t salata. PA SSEitA.


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RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE GU -aootdentl della raohl•tovalnlzzazlone. - (La Semaine Médicale, n. 12, marz o 1908). Essendo senza dubbio il cloroformio e l'etere !ungi dal rea!i?.zare l'ideale della narcosi chirurgica, si comprende come un gran numero di chirurghi si lasci tentare dalla speranza di trovare un modo di anestesia che, senza essere meno efficace dei duE> primi, non abbia. di essi gli inconvenienti. Trascorsa l'ora di favore per la cocainizzazione rachidiana, viene quella di entusiasmo per la stovaina per la quale R eclus cosi scrive : « Priva ancora di ~gni inconveniente, la stovaina. non deve trascinarsi dietro il martirologio che tmpesantisce il cammino della cocaina e le impedisce di prendere lo slancio ». . _Leggendo il resoconto della penultima seduta della Società di chirurgia di Pa· r 1 ~ 1 si vede che di questa verginità non resta più nulla e la considerevole no;tu~à della rachistovainizzazione risulta evidente dt\lte comunicazioni lette alle Octetà di Berlino, Heidelberg, Monaco, Pietrobut·go, Bruxalles, Bucarest ecc. t L 'A. tral asciando gl'incidenti relativamente poco importanti nel corso dell'inen•ento, passa rapidamente in rassegna gl'incidenti io seguito all'impiego del nuovo mezzo di a nestesia e fa prima 1·ilevare che le nausee, i vomiti, ecc., non s?no cosi ra:t"i come pretendono alcuni partigiani; si deplorano inoltre accidenti Sin copali, tu rbe respiratorie talora abbastanza gravi. Cosl, sono registrati casi di arreshto respi:t·atorio eli breve durn.ta (Bonn, Resse, Greiffeohagen, Sandberg) e nnane e di p! C:tn.que ore (Federov) con perdita della coscienza (Hesse), arresto come~ del cuore per 20 minuti (Oelsner). ca olto Più f requenti sono gli accidenti post-anes tetici e, sopratutto, le complitat:d i ve ~ in più della metlt dei casi sussegue cefalea in modo particolare, Nc.e, _n beli e, persistente. fino a piLt di ;;ei settimane (Dectz); l'insonnia non è rara. (Cb e tondata risulta l'affermazione che la sto~tvina non provochi albuminuria raz:~~t) i ~alle ricerche di Schwarz si ri leva che nel 78,33 p. 100 si hanno alte1 So ~e f :ri ti che, dalla semplice ciliodruria alla nefrite grave. •'l henno_l l:l.ol tre registrati casi di emorragie pareochimatose, eccessiva mente difficili poi le Ili e. _attribuite all'azione vaso dilatatrice della stovaina. Frequentissime sono paio, a v-a~e paralisi, specialmente quelle oculari, e ft·a queste la paralisi del 6° tnccia :Pt egare le quali invano il Cbaput tira i n campo la sifilide di cui alcuna scotupai Stata, rilevata in tanti casi pubblicati. Queste turbe oculari compaiono trebberoono. 'Precedute da dolori più giorni dopo la. rachistovo.inizzazione e poVi 8 Perciò avvicinarsi alle paralisi tossiche come le difteriche. di kaccouo . iuoltre casi di paraplegia (BO!';se), di nevrite radicolare con permanenza S\)Ì:nale ~~ 1 i nitazione spinale anche dopo tre mesi (Trantheurotb), di meningite \\v~\\o d l 0 h l:Xieier) di paraplegia come per Se7.ione trasversale delle midolla a biti ecc.)e la 7 • vert. dorsale finita in mezzo a fenomeni midollari (cistite, decu· spinale . t :t"e mesi dopo con la morte (Konig). Sono pure notati casi di meningite Pt\rulenta. da. interpteta rsi quali probabili metastasi purulenta di focolai

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?-nQle d i medicina militare. - Fase. V I .


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RIVI STA Dl ClllRufWIA GEXEB.ALE

preesistenti, avendo la puntura d eterminato un locus m inorìs resistentia.e [Son· nenburg, Milko). Non mancano casi di morte per asfissia, controllate all'autopsia (BosseJ, per degenera?:ione cardiaca (Backer, Urbau) ed altri nei quali la rachis tovainizzazione, pur non potendo essere categoricamente incriminata, ha stretto legame cori resito fatale (Veit1 Birnbaum). Risulta. evidente quanto sieno gravi gli addebiti che si fanno contro un tale metodo di anestesia, anche lasciando in disparte i casi mortali sui quali mancano informazioni precise, quelli in cui non é stata fatta l'autopsia, e quelli nei qWIIi s i può invocare una tecnica difettosa. A proposito della tecnica n'A. ossern, che a torto diversi chirurghi elevano a dogmi certe regole di tecnicismo, le quali in· vece sono variabilissime. Cbaput insiste sulla utilità della posizione di Trendelen burg e della f uoruscita prelimin:~.re del liquido cefalo-rachidiano, pratiche da molti considerate quali cause dirette di gravi a ccidenti. Chaput è pe rsuaso del· l'eccellenza della stovaina pura che, secondo Tuffier, non si diffonde, mentre lari· cerca di Kronig, d i Gauss stabiliscono che la stovaina pura per la minore den· sità. del liquido cefalo-rachid., s i eleva. verso la parte superiore del midollo. L'A. conclude, che appare manifesta la ragione per c ui un gran n umero di chirurghi dopo le prime disgrazillte prove abbiano rinunciato a questo metodo di anestesia che conta già tante vittime. A . B uccaxu;.

Sulle rotture traumatlohe 1ottooutanee del tubo ga1trloo iD· te1tluale. - (ltforgagni , n. 11- 12 del 1907).

R ossr A. -

La. diag nos i nelle rotture sottocu~nee dello stomaco e dell'intestino deve farsi preccce e sollecita e per riuscire a ciò bisogna anzitutto studiarne la. ca.usa.. Se questa è diretta bisogna indagllre lo. modalità dell'azione traumatica e cioè tener presente: forma. e ampiezza d ella superficie contundente, violenza dell'a.zion·e trau· matica, direzione d ell'urto (se i visceri vengono spinti contro la colonna vert.ebrale si ha più f acilmente la rottura da schiacciamento), punto dell'addome ool· pito (maggior frequenza della rottura del tenue intestino), stato del tubo digerente (lacerazione da scoppio), stato delle pareti addominali, età del pa ziente ecc. Le rotture poi da causa indiretta sono alquanto rare: importante un caso rifer ito dallo s tesso A., in cui un individuo affetto da. ernia inguinale destra, nell'atto d i compire un eccessivo sforzo muscolare per sollevare un peso, ebbe lacerata un'ans a intestinale cacciatasi f uori dall'orifizio inguinale interno. L'A. espone quindi sette cas i a lui occorsi e cioè sei casi in cui la rottura del tubo gastro-intestinale avvenne per causa. diretta (urto di stanga, calcio di fuci le, calcio di cavallo, compressione contro il muro e con tro il suolo) e l 'altra )Jer la causa or ora detta. Cinque non presentavano all'esame esteriore delle pareti addominah traccia alcuna del trauma., uno una superficiale abras ione della ~ute; uno solo presentava uo ematoma all'epigastrio. Tre ebbero shok addominale, e tutti, dolore circoscritto fisso e permllnente nel sito della lesione esacerbantesi alla pressione normale e associato a contrattura permanente dei muscoli addominali. Doi sette casi, due non furono operati e motirono, cinque furono operati e cioè due nelle prime tre ore, due dopo venti ore e uno dopo ven totto ore. :1\e soprav\·isse soltanto uno, il quale, del resto mori dopo un mese per affezione pro· babilmente secondaria (asccs~o endocranico).


RIVISTA DI CHIRURGIA G~NERALE

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In sei dei sette casi trovò rottura del tenue, nell'altro, rottura dello stomaco. L'A. rileva quindi, che anche senza lesione cuta.n ea e senza lo shok addominale, si riscontrano spesso, in simili traumi, vere rotture degli organi interni, specialmente dell'intestino tenue e dello stomaco e che sintomi, i quali rendono meno dubbia la diagnosi, sono invece il dolore localizzato e persistente, il respiro prevalentemente toracico (da ritenersi come indice di stimolo duraturo peritoneale), il polso frequente, il meteoris mo esterno. Questo però non è costante e non è sintomo facilmente riconoscibile, specie quando la quantità di feci fuoriuscita del tubo intestinale è scarsa. L'ottusitd' iliaca è sintomo poco importante, poichè raramente è indice di versamento del contenuto del tubo digerente in cavità.. Lo stesso vomito, secondo l'autore, non è fenomeno costante, nè patognomonico: esso, se c'è, sta spesso in rapporto con lo shok, e se viene dopo due o tre giorni è fenomeno peritonitico, La coprostasi non può ritenersi come sintomo precoce, poichè la sua constatazione si ha solo dopo due o tre giorni. Tutti gli altri fenomeni generali: irrequietezza, dispnea, pallore, sete ecc., sono prodromi di sepsi peritoneale. In complesso quindi la diagnosi di rottura dello stomaco e dell'intestino precoce e sollecita è tutt'altro che facile. L'A. si domanda quindi se una simile lesione possa spontaneamente guarire : risponde egli recisamente no non accettando come veri i pochi casi di guarigione spontanea, descritti nella letteratura come quelli del Petrj. Bisogna intervenire in tutti i casi dubbi: i risultati sono tetri, egli dice, ma bisogna intervenire e presto, poichè le probabilità di successo diminuiscono col ritardo. Sventuratamente si è sempr11 chiamati un po' tardi, anche perchè spesso l'evoluzione della peritonite settica è ritardata da perforazione tardiva della parete gastrica e intestinale, da ristrettezze della perforazione, da retrazione della tonaca muscolare, da scarso potere settico del contenuto, dalla resistenza peritoneale, dalla sede della rottura (porzione sprovvista di peritoneo) dalla terapia oppiacea. Di fronte poi ad una. peritonite settica, egli dic~, bisogna spingere i limiti dell'operabilità il più oltre possibile, a.nche perchè possiamo trovare in taluni organismi una resistE-nza vitale inaspettata. Descritto quindi rapidamente l'atto operativo ed il trattamento successivo, con.clude coll'affermare ancora: 1° Che la. diagnosi precoce sollecita della rottura. sottocutanea del tubo ga.stro-inte;.tinale è sempre di probabilità e che si desume <iai sintomi gia esposti; 2o Che la prognosi è riservata; 3° Che di fronte a sintomi dubbi di rottura viscerale bisogna tosto intervenire; 4° Che anche avendo la sindrome peritonitica si può con un sollecito intervento modificare la prognosi, la quale, nell'astensione, resta fatalmente infausta. • R. ÙRESCIMONE.

Dott. Pr...·n. -

Alo1Ult cast non frequenti 41 paraU.l perlferlohe dl origine (Mor[Jag_n i, parte 1•, n. 11, 1907).

tr~umattoa. -

l• Un operaio avendo avuto impigliati in una cinghia di trasmissione i due arti superiori, riportava a destra paralisi completa di senso e di moto con reazione degenerativa. in tutti i muscoli innervati dal 5° all'So nervo radicolare del

plesso brachiale, più restringimento della rima palpebrale e della pupilla destra


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RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALK

per partecipazio:1e dei rami comunicanti del l• nervo dorsale, e a sinistra para· lisi parziale a tipo Erb con reazione degenerativa incompleta nei muscoli d ella 5" e 6• radice (delt~ide, bicipite, lungo supinatore). Queste paralis i sono per lo più dovute a cause traumatiche (frattura dell'omero e della c lavicola, lussazione della spalla) e talora anche a cause infiammatorie. Secondo Budinger, dipendono da schiacciamento d('lle radici superiori del plesso brachiale fra clavicola e prima cos tola e, secondo altri, per stiram ento o meglio per strappamento dei nervi medesimi come sembrerebbe nel caso descritto dall'A. ., La prognosi di esse è riservata, poichè il decorso è quRsi sempre s favore>ole. tanto da potere in. ultimo obbligare all'amputazione dell'arto: ora che la chirurgia ha apert.o nuove vie col tr~tpianto dei tendini e con le cosi dette < greffes nerveuses » nei cas i di p~tralisi parziale del plesso, s i potrà. applicare qualcuno di questi metodi, quantunque i Iis ultati avuti da Harris e Low col trapianto di una parte della 6• radice nella 6• siano finora neg ativi (1). 2° Altro operaio, il quale, caduto dnll'altena di un 4° piano, riportò parali~i dell'arto s upe riore des tro, che colpiva specialmente il deltoide ed il tricipite (as· sociazione rara) con re:1zione degenerativa completa e in minor grado il lungo supinatore ed il bicipite. Hiportò ancora paralisi di senso alla faccia esterna del braccio e scomparsa de i riflessi del lungo supinatore e del tricipite, ciò che rende più evidente la diagnos i di paralisi d el plesso e non di paralisi terminale. 3° Un giovane meccanico in seguito a operazione di adenite inguinale i n cui venne clorotormizza to e legato al lett o ope1·atorio risentiva dolori al bracc io de· s tro; dopo una ventina di giorni notò di non pòtere abdurre lo stesso braccio : si vide infatt i atrofia de l deltoide c de ll'infraspinato, con r eazione degenerativa com· pleta per paralis i del nervo ascellare e sopra sc11.polare (ancho ques ta associazione mol to rara). Dopo pochi mesi si ebbe la restitutio ad integrum. 4° Un muratore per cadu ta dall'a lte?.za di due metri riportò ecchimos i e gonfiore alla spalla s inistra e consecutivamente diminuzione di forza di tutto l'arto. A t re mes i da l trauma g li s i riscontrò para lis i d el circonflesso con atrofia del delto ide e completa reazio ne degene rati\'& di esso; abolizione del riflesso del l ungo s u pinatore e i poes tesia a tu tto l'arto. fio Altro meccanico, il qua le in s eg uito a f tlri ta del brA.ceio des tro, terzo m edio della faccia interna, Gbbe para lis i di senso dell' :t ccessorio brachiale cutaneo inte rno e del cubitale: egli mostrava una larga zona di 11.nastes ia alla faccia interna di detto braccio, al 4° e 6° metacarpo, al 4° e 6° dito. Quantunque la les ione iiia s tata tan to in alto al cubitale, in punto c ioè in cui ancora. sono commiste le fibre di s enso con q uelle di moto, pure si ebbe solo paralis i di senso, ca so rarissimo. trova ndosene solo altri due d escritti in un recen· tissimo lavoro di Head e Sherren. L:~. paralis i scompa rve in sogltito a. riaper tura della ferita pura e semplice 6° Una diciotte nne setniola di Olegg io cadde da uno sgabello abbas tanz a a lto, rima nendo col piede impigliato in esso e battando il fianco sinistro, dove n otò. dopo poche ore doloro e g onfiore che scomparvero con cure locali, ma a cui segui

m.

( l ) Gaudier in vero nella relo:z;ione al XX congresso francese di chirurgia. rift!rì che per qmm to riguarda il trapianto nervoso nolle paralisi de~li arti inferiori su 12 c!lSÌ otto volte i risultati furono sod:lisface nti (scomparss. della deformità, ritorno della fllrza muscola ro) e all'arto superiore due risultati eccellenti e uno incerto. (Policlinico n. 3, 1908, sezione pratica).


RIVISTA DI OlURURGIA DI GUERRA

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indebolimento dell'arto e diminuzione di volume di esso. In. seguito, ancora non potè estendere la gamba per paralisi del crurale. Questa paralisi isolata è rara, ed è ancora piu ral'a quando essa è dovuta allo stiramento del nervo, come pare all'autore che sia s uccesso in questo caso. Anche questa inferma ebbe guarigione completa. R. CnESOnt:ONE. ·G. B. SLGURTÀ. - La tuberoolo•l renale nella ohlr urg la moderna. della. Società Milanese di medicina e biologia 1907).

(.Atti

L'A. trae argomento dalla narrazione di cinque casi di tubercolosi renale ca·duti sotto la sua osservazioue per riassumere quanto è necessario sia saputo ùal medico e dal chirurgo per risolvere praticamente il problema diagnostico e curativo della tubercolosi renalo. Di tale lesione egli si occupa solo della forma primitiva, di quella cioè che è data dall'attecchimento del bacillo nel parenchima renale; escludendo quindi la nefrite dei tubercolosi dipendente dal passaggio delle tos~ine provenienti da focolai tubercolari esistenti in altre parti del corpo. Nella tubercolosi renale primitiva le vie d'accesso del bacillo al rene possono essere la circolatoria, la linfatica e la uretr~>ole o ascendente. La prima via è quella che dà il numero maggiore; l'ultima il numero minore dei casi. La via linfatica si limita a portare nel rene ii processo tube,rcolare dagli organi più vicini, 'e piu particolarmente dalle vertebre affette da male di Pott. Secondo le statistiche dell' Israel, Vigne1·on, Tuffier questa lesione è più frequente nella. donna che nell'uomo; preferisce gli individui da 20 a 50 anni quantunque non sia infrequente anche nei bamb1ni. Quanto ai sintomi della tubercolosi renale è da convenire col Tuffier che nessun'altra affezione del rene è piu fertile di onori diagnostici. Il piu delle ''olte si tratta di un individuo di media età che accusa forti disturbi della minzione consistenti in una eccessiva frequenza, con teuesmo, dlolore terminale, e con urine limpide ma. molto abbondanti. Tale poliuria dal Robin è stata chiamata. pretubercolare. e probabilmente è dovuta ad uno stato congestivo premonitorio del rene; mentre i disturbi disurici non sono spesso che l'effetto di un riflesso nervos o reno-vescicale. In prosieguo l'ammalato presenta urine alquanto torpide o contenenti qualche piccolo coagulo sanguigno. Piu tardi insorgono dolori vaghi ad un fianco, aumento di volume di un rene, dolore alla palpazione nella regione renale, leggiera febbre vespertina, progressivo deperimento dell'amma1ato il quale finisce col soccombere per insufficienza renale o per altri focolai tubercolari. Come si vede, la sintomatologia è molto vaga e si presta a. deduzioni diagno· stiche diverse. Nè possono servire i precedenti specifici del malato, dal momento che l'esperienza ha dimostrato che il rene può essere colto da. infezione tubercolare diretta perchè è sottoposto ad una infinità di cause perturbat~·ir:i che lo predispongono all'attecchimento del bacillo di Koch. Ha invece un valore diagno· stico d~cìsivo la constatazione del bacillo specifico nelle urine, purchè essa sia circondata dalle migliori gal'll.nzie per quanto riguarda il modo di raccogliere le urine, la tecnica adoperata, e la possibilità di enonee interpretazioni. Dopo di questa ricerca l'elemento piLt importante per la diagnosi è fornito dalle ricerche cistoscopiche, comprendenti l'esame della vescica, il cateterismo ureterale e la divisione ex;dovescicale delle urine. E di facile intuizione tutto il vantaggio c he il medico può trarre da questi metodi di ricerca.


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RIVISTA DI ORIRURGI A GENERALE

Circa l'apprezzl\mento della funzionalità renale h anno poi un certo valore, specialmente di probabilità, le prove dell' eliminazione col bleu di metilen e, quelle della glicosuria fluorizinica, la crioscopia, la percentuale di urea elimin.a ta da ciascun rene separatamente. Quanto alla cura, quella chirurgica s'impone poichè l'esperienza ha chiaramente d·imostrato che è cosi rara la guarigione per via medica della tubercolosi renale da non potersi fare affidamento su di essa. P recisata la diagnosi, assicu · rata l'unilateralità dell'affezione, accertato il sufficiente potere funzionale dell'altro rene, la. nefrectomia. s'impone in modo assoluto ed urgente. In tali circostan~e la sola controindicazione all'intervento operativo può essere data dalla coesistenza nell'organismo d'un altro e grave focolaio tubercolare sia nelle vie urinarie inferiori, sia altrove. GUALDr.

G. KnDOER. - Dlagnod 4ella poalzlone 4ell'appen41oe allo atato aouto e relativi ortterll per l 'l.nolalone da pratloaral. - (Deutscl!e Zeitsch1·i(t fiir Chirurgie, ottobre 1907). I vari sintomi clinici che accompagnano e segnalano l'apparizione dell'appendicite sono soltanto in pn.rte comuni a tutti i processi di simil genere, mentre per un'altra buona parte sono in rapporto costante con talune posizioni ben (ieter· minate dell'appendice stessa. Col:IÌ vomito e nausee riscontransi sopratutto quando l'appendice è più o meno sporgente nella grande cavità peritoneale in modo che buona parte della vasta sieros11 rima ne compromessa per propagazione appendi· colare infìam matoria.. Quando vomito e nausee sono mancanti devesi ammettere che l'appendice non sia in rapporto con il peritoneo, ma bensì · sepolta in mezzo ad aderenze o collo· cata dietro del cieco e del colon ascendente. Parimenti il sintomn dolore presentasi in condizioni identiche al vomito ed alle nausee; se fin da principio mostrasi locnlizzato corrisponde direttamente al· l'appendice aderente o sepol ta, ma mano mano che l'infiltrazione aumenta, il dolore alla pressione perde il suo valore, estendendosi in superficie nè più corrispondendo soltanto al punto dove trovasi l'organo malato. Il ballottamento del ventre dovuto alla paresi infiammatoria od alle aderenze delle 11.nse intestinali, appare ben presto quando l'appendice ba. sede nel mezzo dell'addome o nel piccolo bacino, molto più tardi invece se tratta.si di appendi· cite retro-cecale. Il tenesmo ves cicale che talora associasi agli altri sintomi appendicalgici in· dicn un'appendicite pelvica, con aderenze infiammatorie della stessa alla vescica. I n simili casi è perfino possibile di riscontrarne la presenza col riscontro retta.le. Avvertendo dei dol01·i nei movimenti della gamba destra e nella flessione di tale arto, ciò indicherà la presenza di aderenze infiammatorie dell'appendice con l'aponevrosi del muscolo psoas iliaco. Parimenti dei dolori durante inspi?·azioni p1·o(oude, in corrispondenza del bordo costale destro o della regione lombare, sono consegLlenza di aderenze appe ndicolari con la superficie inferiore del fegato o col diaframma. T utti questi sintomi mentre permetterebbero di fare un'esatta diagnosi di sede dell'appendice prima dell'operazione, clinicamente hanno sempre valore solta.n to nei casi recenti e per conseguenza nell'appendicectomia precoce. G. BERNOCCI.


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RIVISTA DI OTO-RINO-LARINGOIATRIA CASALl, tenente medico. - D « brutt du 41able :. auricolare neJla olr· colazione anomala. - (Atti clella Clinica Oto-rino-laringoiatrica cleUa R. Uni-

PIETRO

t;ersità eli Roma, 1908).

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Nella sintomatologia antesignana della sordità hanno il triste primato i rumori auricolari che a volte essendo deboli infastidiscono e impensieriscono il paziente, a volte invece si presentano con tale insistenza. e intensità da spingere gli infermi al suicidio. Sono talora rumori soggettivi che si riscontrano presso a poco nei due terzi delle affezioni auricolari e non si producono per eccitamento specifico del nervo acustico, cioè per l'azione del suono, ma traggono origine da svariate irritazioni dell'apparecchio nervoso uditivo. Il sovraffaticamento intellettuale, le intossicazioni, le affezioni del labirinto, del nervo e dei centri uditivi ne possono essere causa ed anche nascono in seguito a fenomeni riflessi, pure essendo integro l'orecchio, come nella nevralgia del trigemino, nei lavacri auricolari, nello spasmo del facciale e ancora, possono osservarsi nello spasmo del muscolo tensore del timpano e nei disturbi dell'apparecchio circolatorio dei quali.peouliarmente si è occupato l'autore. Sono generalmente rumori acuti, simili al tintinnio delle campane, a ronzio di insetto, o al gorgoglio d'acqua che bolle o precipita. Quando è ostacolata la trasmissione del suono, i rumori in genere si mantengono bassi, fra Do,. e do'. Nell'eccitamento centrale dell'udito i pazienti odono canti d'uccelli, melodie, f\ccordi: rapp1·esentano questi la transi:T.ione dai rumori alle allucinazioni uditive. I rumori cndotici invece derivano da suoni la cui genesi è nell'orecchio o nelle regioni contigue. Traggono loro origine oltre che da varie cause, dal circolo sanguigno normale od anomalo, nei vasi della cassa timpanica, nella vena e nel golfo della giugulare, nella carotide, nel seno trasverso. Anche il muscolo tensore del velo palatino, contraendosi, può produrre per quei pochi attimi che impiega. a dilatare la tuba il rumore che si fa nel caricare un orologio da tasca. Nella. gran messe d'infermi che apprestano agli studi gli ospedali e le cliniche di Roma e in ispecie quella Otorinolaringoiatrica il Casali ha potuto seguire le alterazioni auricolari che si riscontrano nei pazienti affetti da turbe circolatorie e in questi come fenomeno parallelo pressoché costante l'autore precisò un rumore auricolare mono o bilaterale che fu determinato nella dilatazione dei vasi dell'orecchio medio, nella sporgenza del golfo della giugulare nel pavimento della cassa, nella situa?.ione superficiale del seno laterale, nell'aneurisma. della carotide entro la cassa, ma che fu notato con maggiore evidenza e costanza nei cloroanemici. Il Casali riporta molte osservazioni ed esami clinici e perviene a queste conclusioni: 1° Esiste \lD vero e proprio rumore (bruit du diable) auricolare nella circo· !azione anomala, specie nella cloroanemia, dovuto all'ip.erestesia del nervo acustico e all'anemia labirintica. 2o Suoi caratteri sono: il presentarsi sotto forma di rumore dato da piccolo motore azionato, di comparire al mattino nel porsi in stazione eretta, di esacerbarsi col movimento della masticazione, nel passare per strade rumorose, di scom-


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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

parire nella. posi:.~ione supina e nella quiete silenziosa. Il paziente li nota ora. nel me<;zo del capo, ora verso l'esterno, p iù spesso dentro l'orecchio. Questi rumori hanno dunque oscillazione di intensità. e di localizzazione. 3o I rumori s i a ccompagnano a ipoacus ia svolgentesi con parallela. gravità. Si può dire che i rnmori si percepiscano mediante l'otoscopio, per chè quandQ il paziente è in preda ad essi si osser va un raccorciamento del triangolo lumin oso e compaiono aritmiche pulsazioni della membrana; 4o La doccia. d'aria, il massaggio elettrico e i revulsivi cutanei periauricolari, la faradizzazione sinusoidale aumentano i rumori; 5° Cura. eccellente è la somministrazione di un potente ristauratore dell'organismo a.. hase d i cianuro d'oro, acido fosfo-glicerico e succhi ot·ganici di cui il Casali ha dettato la formula sotto il nome di Auros permil, e dello joduro ferroso nella proporzione ai venti a tre nta cen tigrammi pro die, a ss unti in due volte. Au·l'ourAssuxTo.

RIVISrrA BIBLIOGRAFICA. Dott. cav. Guwo Rossi. - La Crooe Boaaa ltaltana e la Sanità. mllltare nel aervlzlo dl prima ltnea In guerra. -Un volume in l Go di 103 pagine, con due tavole grafiche. - S tabilimento tipografico F. Manini-Wiget, Milano, 1908.

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Il dott. Rossi ha avuto il felice pensiero di studia re, in questa. sua importante e pregevole pubblicazione, in qual modo e in qual misura l'Associazione della Croce Rossa italiana potrebbe e dovr ebbe concorrere a lla. pres tazione del servizio sanitario in guerra. Prendendo occas ione da un'affermazione di un chirurgo russo, il Veliamineff, e cioè che i posti di soccorso piccoli e grondi t POSti di medicazione e sezioni di sanità) devono essere riservati esclusivamente ai medici militari e la Croce Rossa deve cogliere i suoi a llori sulle retrovie, e da un periodo contenuto in una mia modesta pub· blicazion e, il qua le suona precisamente cosi: ~ Ù a v viso d i molti competenti. fondato sull'esperienza de lle ultime guerre, c he non si possa e n on si debba fare m olto assegnamento sulla cooperazione delle società di soccorso n el servizio sanitario di prima li n ea, ed io mi permetto di dividere questa opinione • . il dott. R ossi è tratto a di re che esiste una palese ostili tà. verso la Croce R os sa, ed in tale ostilità. E'gli trova il motivo del la s ua pubblicazione; n ella quale s i è proposto d'indagare .-il perchè del dualismo esistente fra la. SanitiL m ilitare c la Croce R ossa, e, analizzando i fatti , cercarne il rimed io ,., Il f atto è che il dott. R ossi è un f:1utore convinto dell'idea ch e le Associazioni di soccorso d ebbano spinger e !11. loro azione sin nella prima linea, s iu sul campo d i batlaglia ; i l vero scopo q uindi del s uo lavoro è quello di dimostrare la. convenieuza che nel nostro esercit.o la Croce Rossa intervenga nei ser vi zi di prima linea, accanto al corpo sanitario uffici1lle. A tale scopo l'A. fa ceuno, dapprima, dell'azione estesa ed efficace spiegata dalla Croce R ossa nella guerra. rus~o-giappo nese, e della parte che essa p rese, massiiue n ell'eserc ito russo, nol servizio sanitario di prima linea.


RIVIS1'A BiBLIOGRAFICA

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Esamina, poi, in uno speciale capitolo, le formazioni sanitarie di prima linea del nos tt·o esercito, e ne pone in rilievo le imperfezioni e le deficienze, citando spesso, e, per verità adattandole al suo assunto, le idee e le considerazioni espresse, al ri· guardo, dallo scrivente. In un altro capitolo tratte. delle formazioni sanitarie della Croce Rossa, cl1e potrebbero funzionare in pri~a linea (ambulanze da montagna, ospedali di guena. da 50 e da 100 letti), e, naturalmente, ne esalta i pregi, ricordando anche le buone prove fatte e le lodi riscosse da alcune di esse nella campagna d'Africa ed alle grandi manovre. Nt:ll'ultimo capitolo l'A. espone gli apprezzamElnti che crede poter dedurre dal parallelo fra le unità sanitarie di prima linea dell'esercito e quelle della Croce Rossa.. Sembran,p, in proposito, un po' troppo ardite tal une affermazioni. Cosi, per es., l'A. dir.e che dal confronto suaccennato appare subito evidente una maggiore ricchezza di materiale nei riparti sanitari della Croce Bossa; che, scoppiando una guerra, le forze della Croce Rossa, per il maggior concorso della carità cittadina, verranno triplicate, quadruplicate, mentre la Sanità militare non potrà contare che sulle proprie risorse, e perciò è necessario stabilire sin dal tempo di pace un servizio concordato fra tutte le formazioni sanitarie sia dell'eset·cito, sia della Croce Rossa, in modo che la carità cittadina torni a vantaggio anche della Sanità militare; la Croce Rossa deve essere una. vera. e propria dépendance dell'esercito, una istituzione militariz.zata anche in tempo di pace, come il corpo delle guardie di finanza e quello delle guardie di città. Interessante è la. parte di ques to capitolo che si occupa dei miglioramenti desiderabili nella Croce Rossa: personale direttivo accuratamente selezionato in medici e chirurghi, con grande prevalenza di questi; corsi d'istruzione speciale non solo pel personale d'assistenza ma anche per quello direttivo: per quest'ultimo presso taluni ospedali militari o presso la scuola d'applicazione di sanità militare; unità tipiche di medicazione sotto forma. di pacchetti da medicazione di varie dimensioni; mezzi di riscaldamento delle tende degli ospedali di guerra; cucine mobili con apposite compagnie di cucina; colonne di trasporto, che l'A. vorrebbe di due tipi, l'uno per il trasporto dei feriti dal campo di battaglia al posto di medicazione, l'altro per il trasporto dai posti di radunata dei feriti alle sezioni di sanità ed agli os pedali da campo. Indi l'A. espone quale dovrebhe essere il funzionamento delle colonne· trasporto e delle relative unità. sanitarie; funzionamento informato pienamente alle idee espresse dal Randone nella sua relazione intorno alla conferenza di Ginevra del 1908, cioè: « incorpora7.ione effettiva delle unità sanitarie della Croce Rossa in quelle ufficiali; dipendenza tecnica, amministrativa e disciplina1·e del loro per!lO· naie dagliufficiali medici posti a capo della formazioni sanitarie ufficiali-. . N è è trascurata la questione finanziaria; che anzi, l'A.. se ne preoccupa a tal segno da invocare l'aiuto del legislatore, perche sia impos ta. una piccola. tassa s ui biglietti ferroviari di l" e di 2• classe a favore della Croce Rossa. Eppure nelle pa· gine precedenti non ha mancato di far ri levar11l'ins ufficienza delle uni tà sanitarie militari, a. cui dovrebbe provvedere colle proprie !a Croce Rossa, quas ichè l'aro· ministrazione della guerra. non potesse, essa stessa, provvedervi, e non con t roppa difficoltà, coi s uoi fondi! Infine l 'A. così conclude: • I. Ciascun posto di medicazione viene rinforzato da un'ambulanza. da mon· tagna della Croce Rossa, munita di una tenda-ospedale, e da una colonna. di tra· sporto del 1° tipo. I componenti la colonna. di trasporto sono m uniti, come i por·


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RIVISTA BIDLIOGR AFICA

taferiti dell'esercito, di pacchetto da medicazione individuale, di borracce, di tasche e di zaino di sanità. Sia il personale dell'ambulanza, che la colonna trasporto sono sotto l'immediato comando del direttore del pos to di medicazione e in marcia stanno alla coda del reg gimento. II. Ciascuna sezione di sanità viene ri::~forzata con un'ambulanza da m ontagna della. Croce Rossa, costituita dal solito materiale (capace, come in Africa. di circa 200 medicazioni), più una tenda ospedale, tipo Croce Rossa, come la precedente, ma diretta invece da 2 medici assistenti con l sorveglìaote e 8 uomini di truppa. Inoltre una colonna ciclistica di trasporto, equi paggia ta come s'è visto più sopra. Tutto questo personale è sotto il <'ornando del direttore della sezione di sanità, e in marc ia segue immediatamente la sezione stessa. m . Infine a fianco di ciascun ospedale da oOletti della Sanità. militare fun· ziona un nostro ospedaletto da 60 letti someggiato e attendato ». L'opuscolo del dott. Rossi è, come ho detto in principio, un lavoro pregevole, e che non può non esser letto con interesse da coloro che s i occupano dello s pinoso argomento dell'organizzazione e fun7.ionamentodel servizio sanitario in guerra. Ciò non s i può disconoscere, anche qua ndo non si sia pienamente d'accordo coll'A. su tutti i punti trattati. E, per verità, su parecchi io sono in disaccordo con lui ; non intendo però d i rilevarli, giacché non mi sono proposto di fare della sua pubblicazione una rivista critic~, ma una semplice recens ione . Solo, non mi posso esimere da una b reve e benevola osservazione. La. questione della partecipazione della Croce R ossa ai servizi san itari di prima linea non è questione n è di fiducia, nè di os tilità. È una questione tutta obbiettiva, la quale non s i riferisce soltanto alla Croce Rossa italiana, ma a. tutte le Associazioni volontarie di soccorso : è questione di principio, e il principio Èl che

in prima linea non dovrebbe·ro anda?·e .~e non militari. Niuoo può met tere io dubbio il sentimento di abnegazione ed il coraggio del personale delle Associazioni di soccorso, e che quindi anche quest{) personale farebbe il proprio dovere f;u\ ca.mpo di battaglia, come l'ba fatto e lo f a nelle epideni ie e nei disastri. Ma. si può ed è conveniente obbligare chi s i è arrolato o si arrola in qllleSto pers onale per uno scopo pu ramen te ed esclusivamente tl mani tario, a sottostare al rigore del regolamento di disciplina e del codice penale militare, anc he in tempo di pace, e tanto più al pericolo di espor re la propr ia vita sul campo di battaglia duran te il fuoco delle mic idiali armi moderne? E ciò. senza con tare la n ecessità. che può presenta1·si nelle guerre coloniali, e che si è già. presentata nella nostra colonia E ritrea., di dover talvolta, d eporre il bistori pe r impugnare la sciabola. N è è a dire che i l pericolo sia di poco conto o lontano: bas ta ricordare i nostri 14 ufficiali medici morti s ui campi africani, i 19 medici militari giapponesi uccisi e 10 1 feri t i ed i 4i'i0 uomini della. truppa di sanità. pure d ell'esercito giapponese , morti o feriti sui campi della Manciuria. È ora necessario dire che, specie nel nostro paese, non si può parlare nè di ostilità n è di dualis mo? I buoni rapporti di fratellanza e di cameratismo fra il corpo sanitario militare e la Croce Rossa italia na s i sono sempre a ffermati nel modo più sodd isfacente, in tutte 1e circostanze in cui ufficiali medici dell'esercito ed u fficiali della benemerita Associa~.ione si sono trovati in contatto; ed io che sono, in particolar modo, chiamato in causa, posso con sicura coscieo;>;aa.ll-


CCN!'ERENZE SCIENTIFICHE DLOLI OSPED.~LI MILITARI

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serire che alle cortesie sempre -ricevute dal personale della Croce Rossa non ho certo corrisposto con manifestazioni di ostilità o di duali$mo. Ed è appunto in grazia di questi buoni rapporti che mi permetto di esprimere il voto che lo scambio di idee e di vedute fra noi e la. Croce Rossa intorno ai vari problemi che concernono il servizio sanitario in guerra, si renda sempre più attivo e frequente: ci guadagnerà quella buona preparazione che è tanta parte del successo. Dopo ciò, ritornando, ancora per un momento, al servizio sanitario di prima linea, è forza conchiudere, quali che siano le convinzioni personali al riguardo, che, se la Croce Rossa è stata autorizzata od incoraggiata a costituire unità sanitarie, le quali non possono essere impiegate se non in prima linea, non si può rifiutargliene il funzionamento accanto agli analoghi reparti sanitari ufficiali. Ora, io ho voluto estendermi un po' più dell'ordinario nella recensione del lavoro del dott. Rossi, appunto perchè, a mio avviso, egli ha studiato il problema. con molto criterio e con sereno e ponderato giudizio. Le sue proposte potranno essere discusse e modificate nei loro dettagli, ma. non nel principio informatore, il quale è condizione indispensabile per una regolare, utile ed efficace cooperazione delle Associazioni di soccorso nel servizio sanitario in guerra; e fa veramente piacere che tale principio sia stato riconosciuto e propugnato anche da un distinto collega della Croce Rossa. P . IMBRIACO.

CONFERENLE ~CIENTifiCHE DEGLI O~PEDALI MILITARI SOIIARIO DEGLI ARGOMENTI TRATI'ATI (DAI PROCESSI VERBALI PERVENU"ri ALL'ISPETTORATO DI SA~ITA MILITARE DAL 30 APRILI<: AL 30 GJUG~O 1908).

ANCONA (giugno). - Tenente medico BuccrANTE AU'REDO: Un caso di polmonite lobare sinistra quale espressione di gonococcemia.. In. (luglio). -Tenente medico BuccrANTE ALFREDO: Su tre casi di s tafilococcemia.. CASERTA (giugno). - Capitano medico MASSA RI G rusEPPE: Panèreas e diabete mellito. CAVA DEI TIRRENI (aprile). - Sottotenente medico di complemento !.{ALINCONroo ERNESTO: Sulla. necessità di un pronto intervento chirurgico nelle lesioni traumatiche del capo. GENOVA (maggio). - Sottotenente medico di complemento BONAVENTURA GruSEPPE: Ricerche sperimentali sulla secretina, l'enterochinase, il potere secer. nente del pancreas e l'attività proteolitica del succo pancreatico nell'anemia acuta sperimentale. In. (giugno). - Tenente medico GRosso VITTORIO: Valore clinico e medico-legale della nevrastenia come sintomo precoce di tubercolosi. LIVORNO (giugno). - Farmacista. di 2• classe CoNTI CARLO: Intorno alla reazione dell'iodio sugli acidi tannici del caffè e del vino.

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NECROLOGO

NAPOLI (tuaggio). - Tenente medico MM'-ZE TTJ L ottll:TO: Su di un raro caso di perforazione gastrica do. tifo. Io. (giugno). - Tenente medico MAZZE'l'1'1 LonETO : Sui valori delle ric~rche di gabinetto nella diagnosi della febbre tifoide. NOVARA (giugno). - Capitano medico LANZA To~otASO : Presentllzione di un s oldato d'artiglieria alletto da processo infiammatorio specifico alla cresta iliaca destra ed alla parete addominale. PALERMO (maggio). - Tenente medico CiAURr ROSOLINO: Un caso di polmonite fibrinosn. con curva termica intermittente . RAVENNA (maggio). - Capitano medico DE SARLO EuGENIO: Sulle alterazioni istologiche del gHnglio di Gasser in seguito alla neurorrexi secondo Tbiel'sch dei rami sottorbitali di'l trigemino. ROMA (giugno). - Capitano medico FAIIItOXI Er>n1co : Difficoltà diagnostiche iu alcune malattie epatiche. Casi clinici. TORINO ( maggio). - Capitano medico SULLIOTTI EPlSIO: Un caso di autointos· sicazione intestinale cou sintomi coreici.

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NECROLOGIO

.l MICHELE LOMBARDO, colonnello medico. Il 24 giugno mori,·a a Solo.rino (Siracusa), suo paese natale, il colonnello me· dico in posizione aus iliaria, com m. Michele Lombardo. Era nato il 14 agosto 1843. Entrato nel corpo sanitario militare il l li giugno 186G, col grado di medico aggiunto, il 21 luglio succes:;i vo fu promosso medico di battaglione di 2• classe. Conferito poi il grado effettivo ai medici militari, il Lombardo venne nominato tenente medico 1'11 di cemure 1873; il 27 gennttio 1878 fu promos;so capitano me· dico; il 4 novembre 1889, maggiore ; il BO aprile 18 U6, tenente colonnello ed il 4 giugno 18!J!), colonnello medico, e con tale grado fu dir()ttore di sanità de l II, XI e XII corpo d'armata; nell'agosto W05, raggiunti i limiti d'età, fu collocato in pos izione d i servizio ausiliario. Prese parte alla campagna d el 18GG; si distinse durante l'epidemia colerica a )lessina nel 1oG7, e per tal fatto ebbe la medaglia di bronzo dei benemeriti della salute puhblica; era decorato della Croce di ufliziale dell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lnzza1·o, e della Croce di commendatore dell'Ordine della. Corona d'Italia. Il colonnello medico Lombf~rdo appartenne a quella eletta sch iera di medici militari, di c ui fortunatamente non si è perduto lo stampo, che adempiono il loro dovere scrupolosamente, esemplarmente, ma in silenzio, senza ostentn.zione e senza iattanz11. Credo che non abbia puhblicato alcun lavoro scientifico; ma col forte intelletto, collo studio e coll'osservazione assidua, si mantenne sempre all'al tezza delltl s ua di!Ticile e delicata mis:;ioue, e fu medico stimato, des iderato e ricercato. t,!uel s uo aspetto serio e talvolta un po' accigliato poteva dargli forse la parvenza di una certa rigidcr.za e severitit. di carattere. P er poco, però, che lo si conoscesse, In prestan7.a della persona e soprattutto la bontà dell'animo e la nobiltà e squis itezza d el sentimeuto, che presto si rivelavano, gli creavano subito intorno una corre nte di simpatia, di fidu cia e di all'etto_


MOVIMENTI AVVENUTI NEL OORPO SANIT. E NE L PERS. FARMACEUTICO

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La mot·te i mmatura di Michele Lombardo è stata , dunque, appresa con sincerorimpianto dai numerosi amici ed estimatori che ha lasciato nel nostro corpo sani tario e nell'eser cito. Ed io che lo conobbi sin dai primi tempi della nostra carriera, che gli fui compagno per molti anni, e che ebbi sempre per lui una calda e sincera amicizia, bo ora il magro confor to di mandargli, dal profondo del cuore, l'estremo saluto. P. I~IBJUACO.

Dott. VINCENZO PETTI, maggiore medico. Dopo lunga e penosissima malattia spegnevas i il 28 giugno scorso in Ravenna il maggiore medico, cav. Vincenzo Petti. Per l'uomo. che fu s ingolarmente schivo in tutta la s ua carriera di ogni vuoto suono di lodi, riteniamo che l'omaggio forse piu gradito alla sua cara m emoria sia quello di parlarne il pi ù brevemente possibile. Entrato nell'esercito ne11881, venne l'anno seguente nomitato sottotenente medico, e poscia nel 1884 fu promosso t enente. Prese parte nel 1885 alla campagna d'Africa, che condusse alle dolorose giornate di Dogali e S!lbati, sopportando se· renllmente i disagi del clima, che g li cagionarono una malattia intestinale, da <;Ui non potè liberarsi se non dopo parecchi anni. Nel 18l:JO fu promosso capitano, eprestò servizio per molti anni al 5° r eggimento bersaglieri, ove sep pe raccogliere, colle sue doti preclari di mente e di cuore, un vero plebiscito di stima e di affetto. Nel1S99 fu trasferto all'ospedale militare di Ravenna, e l'anno dopo venne nomi· nato aiutante maggiore, carica che egli degnamente copri fino alla promozione al grado superiore, conseguita con Jecreto del 26 gennaio u. s., pur continuando nell'attuale destinazione. A. me, cui toccò la for tuna di averlo per oltre quattro anni, più che superiore, amico, incombe il dovere di r icordare più che il suo intelletto, nativamente robusto e con lungo studio nutrito, più che la vastissima sua colt.ura professionale, non disgiunta da una squisita predilezione delle classiche discipline, sopratutto <il cor ch'egli ebbe "• cosi dov iz ioso di sentimento, sia al letto degli infermi, sia co· me padre amorevole verso i suoi dipenò.enti. Questo solo a me sembra posso. bastare per comprendere quale pos to si è fatto diserto nelle f:ìle dei dotti e dci buoni colla perdita del maggiore medico Petti, il quale, per vero. modestill, non ebbe altra asCASARJNI. sidua preoccupazione in vita che di restnre ignoto ad al trui.

Movimenti avvenuti nel Cor~o ~anitario e nel Personale Farma.ccutico (Dispense o. 26 A 31 rtel llolletlino ttfliciule delle nom ine).

Ufflolall in servizio attivo permanente. R. decreto 7 maggio 1908. LEURINI cav. .Fmncesco, capitan o medico ospedale militare Catanzaro. -

Collocatoin posizione ausiliaria, a sua domanda, con decorrenza pe1· gli assegni dnl lo giugno 1908. R . decTeto 4 givg11o 1008. · TORTORA Giovanni, capit~~ono medico in aspettativa per infermità. temporarie non provenienti dal servizio per la durata di un anno. (R. decreto 26 aprile 1007). -L'aspettativa di cui sopra è prorogata per il periodo di sei mesi.


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MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS, FARMACEUTICO

R. decreto 28 maggio 1908. Capitani medici promossi maggiori medici con la. destinazione per ciascuno indicata: GAsor.E cav Jtalo, ospedale Cagliari. - Continua come contro. SALI~ARI cav. Salvatore, id. Napoli. - Id. id. (a. scelta- art. 25 della leggo d'avanzamento) OGGlANO cav. Giovanni, id. Verona.- Destinato ospedale Ancona (dichiarato promovibile a scelta) ÙH'Er. ISE cav. Giuseppe, 9!l fanteria. - Id. id. Messina (id. id. id.). TAVàZZANI cav. Cesa1·e, infermeria presidiaria Ivrea. - Continua come contro (a scelta). SCHIZZI cav. Piet'Y'O, ospedale Verona.. -Id. id. TREVISAN cav. Eugenio, id. Padova. - Id. id CALEGARI cav. Gio. Battista, id. Milano. - Id. id. (dichiarato promovibile (a scelta) DE RosA cav. .Michele, reggimento lancieri di Firenze. - Destinato ospedale Ca· serto. (a scelta). SCLAv o cav. Luigi, 1° alpini. - Id. id. Savigliano. DAnnA cav. Vittorio, ospedale Verona. - Continua come contro. Guaoo cav.-Achille, id. Savigliano. - Id. id. BoCCIA cav. Salvatore, id. Napoli. - Id. id. (a scelta). ,PEREGO cav. Vittorio, id. Milano. - Id. id. (dichiarato promovibile a scelta). ABELLI cav. Vittòrio, 66 fanteria. - Destinato ospedale Ravenna. SOTJS cav. Andrea, infermeria presidiaria Gaeta. - Continua come contro (dichia· rato promovibile a scelta). CUBANI cav. MaTtino, direzione sanità I corpo armata.- Destinato ospedale Torino (a scelta). SULLIOTTJ cav. Efisio, ospedale Torino. - Continua come contro. DE CESARE cav. Edv.a1·do, S artiglieria costa. - Destinato ospedale Livorno. TOMBA cav. Gittseppe, b id. campagna. - Id. id. Venezia. Rossi cav. Alf?·edo, infermeria presidiaria Terni. - Continua come contro (a scelta). Tucçr cav. Filippo, ospedale Perugia. - ld. id. OSTINO cav. Giovanni, scuola applicazione sanità militare. - Id. id. (a scelta art. 25 della legge d'avanzamento). VIRDIA cav. Tommaso, S artiglieria fortezza. -Destinato ospedale Roma (dichia· rato promovibile a scelta>. CANT&r.u cav. Mariano, 45 fanteria. - Id. id. Napoli (id. id. id.). DELOOU cav. Gaetano, infermeria presidiaria Siracusa. - Continua come contro (a scelta). Mozzl!lTTI cav. Eliseo, R . corpo di truppe coloniali (a disposizione Ministero esteri). -Id. id. CALOUE cav. Giovanni, ospedale Padova. -Continua come contro (dichiarato pro · movibile a scelta). D'ET'l'ORRE cav. .J.lfredo, id. Chieti. - Id. id. CEINO cav. Achille, infermeria presidiaria Lecce, - Id. id. (a scelta). F URNÒ cav. Giacomo, direzione sanità XII corpo armata. - Destina to ospedale Palermo. VrALE cav. Angelo, infermeria p~esidiaria Novi Ligure. -Continua come contTo.


MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SA!'<IT. E NE L PERS, Ji'A.IUfACEOTICO

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DELlliNIO cav. Orazio, ospedale Piacenza. - Destinato ospedale Livorno (dichia· rato promovibile a scelta). RoSSINI cav. Tommaso, accademia militare. -Continua come contro (a scelta).

R. dec1·eto 1l gitr!J1IO 1908. SAVIAXO cav. Raffaele, tenente colon:uello medico direttore ospedale militare Cagliari. - Collocato in aspettativ~~o per infermità temporarie non provenienti dal servizio per la durata di ~f mesi.

Determinazione ministel'iale 25 giugno 1908. CuTRì cav. Fe1·dina1Ulo, maggiore medico ospedale Messina. - Trasferito ospedale Caserta. GAETA cav. .Intonio, id. infermeria · presidiuia Gaeta - Id. reclusorio militare . Gaeta. PAcE eav. Luigi, c~pitano medico ospedale Livorno. - Id. 45 fanteria. GIUWFRIDA Luigi, id. 48 fanteria. - Id. 3 artiglieria costa. BFmNUCCi Hodol(o, id. reggimento lancieri di Montebello. - I d. 8 id. campagna. DE MARIA Nicol'ò, id. id. cavalleggeri Umberto I. - Id. reggimento lan.:ieri di Firenze. NAPOL!'rAXI .1\(elchiorre, .id. id. lancieri Vittorio Emanuele II.- Id. id. id. di Montebello. CALII>NDO Enrico, tenente medico, reclusorio· militare Gaeta. -- Id. inferme ria presidiaria Gaeta. MAsSA Goffredo, id. R. corpo di truppe colon iali. __: Id. ospedale R oma, dal 22 luglio 1908. PIAZZA Beniamino, id. 22 artiglieria campagna. - Id. id. P alermo. GRIPPO Donatantonio, id. 2 id. fortezza. - ld. 29 fanteria. MONGUZZI Umberto, id. 17 id. campagna. - Id. ospedale Genova. PrANTELLI Gi~t-seppe, id. ospedale Novara. - Id 17 artiglierin. campagna. RrsrcATO Emmanuele, sottotenente medico rPggimento cavalleggeri di Lodi. - Id. infermeria. presidiaria Aquila

R. dec1·eto 28 1naugio 1908. CEvAscm cav: Catullo, capitano medico ospedale Brescia. Collocato in posizione ausiliaria, a sua doma nda, a datare per gli assegni dal 1° giugno 1908.

R . d.ec1·eto 14 giuono 1908. BURATTI Aristide, capitano medico R . corpo di truppe coloniali (a disposizione Ministero esteri). - Cessa di essere a disposizione del Ministero degli esteri a datare dal25 g iugno 1908 e destinato 3 artiglieria fortezza. R. decreto 18 giU{Jno 1908,

1u JYI'Oposta del ministro degli aDari esteri. SABELLrco Urbano, capitano medico 51 fanteria. - Nominato cavaliere nell'Ordine delia Corona d'Italia.

R. dec1·eto 25 giugno 1908. BrNr Guillo, sottoten~nte medico in aspettati va per motivi di famiglia per la durata di dieci mesi, a R oma. (Regi decreti 2 settembre 1907 e 1° marzo 1908). - Ammesso, a datare dal 2 luglio 1908, o. concorrere per occupare i due terzi


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MOVIMENTI AVVENUTI NEf, CORPO SANIT. E NEL PERS. PARlLAOPlUTICO

degli impiegbi che si facciano vacanti nei quadri del suo grado e corpo, come gli ufficiali contemplati dall'art. 11 della legge 25 maggio 185~ Bnn Guido, id. in aspettativa a Roma. - Richiamato in servi:;~io a datare dal l • luglio 1908 e destinato ospedale Firenze

Determinazione ministeriale 23 luglio 1!108. GARABELLI cav. Luigi, maggiore medico ospedale Milano. - Trasferito ospedale Piacenza. SL'IEONI Alessandro, tenente medico id. Roma. - Id. 56 fanteria. UFFICIALI IN CONGEDO. UtllolaU In po•lzlone dl • ervlzlo audUarlo.

R. decreto 24 maggio 1908. -~l~ ~

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TAPPAJUNl cav. Cesare, maggiore medico distretto Lecce.- (JQilocato a riposo; per anzianità. di servizio, con decorrenza dal 16 giugno 1908; inscritto nella riserva, ed insignito della croce di Cavaliere nell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro.

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Tenente colonnello medico promosso colonnello medico:

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Maggiore medico promosso tenente colonnello medico: ARDUJNO cav. Fortunato, distrt>tto Torino. Capitani medici promossi maggiori medici: DE'rTORI cav. Angelo, dis tretto Sassari- S'fiCCO cav. Antonio, id. Perugia. Farmacl•tl mtllt&rl.

R. decreto 7 1naggio 1908. MARTl.liO'I'Tl cav. Ca1·lo, farmacis ta di 2" classe, farmacia centrale militare (a disposizione Ministero finanze). - Promosso fa rmacista di l' classe, continuando come sopra. R. decreto 25 giugno 1908. CESARI Carlo, farmacista di 2• classe, in aspettativa. per motivi di famiglia. (R. decreto 30 maggio 1907). - Cessa di far parte del personale fannaceutico militare o. datare dal 1° giugno 1908.

D et'Untl . CARLOTI'o Giov. Battista, capitano medico riserva, distretto Vicenza.- Morto aLongare (Vicenza), il 19 gennaio 1908. PETTl cav. Vincenzo, maggiore medico ospedale Ravenna. - Id. a Ravenna. il 28 giugno 1908. LOMBARDO cav. Michele, colonnello medico in posizione ausiliaria, distretto Sira· cusa. - Id. a Solarino (Siracusa), il 24 giugno 1908. 11 R cdatt.ol"0

D.• RIDOLFO LIVI, tenente colonnello medico. I1 D irettor e

PIETRO IwmlA.co, maggior generale medico ispettore.

(7i00) - Ruma, {908 - Tlp. E. Voghera.

GIOVANNI SCOLARI, Gertnla,


Sronu e GtoLL\REtLl. - La malaria in Italia. Opera onorata del l • premio al concorso Riberi. U n volume con 7 grandi tavole cromolitografiche. Rom~. 1885; prez~o ridotto. . L. 3 ToMl!LLINI. - Delle malattie più frequentemente simulate o provocate dagli i1111oritti. - Roma, 18 75 . 3 50 !'f. R. - Per l'acquisto delle oper a sopr alndloate lnvlare commissioni e vaglia aii'Amminl slrazlone del Giornale di lllldlclna militar e via XX Settembre Roma .

.d.Ut•e pubbUcaz6oni medlco- militm•i: C.uALI P IETRO, tenente medico. -

La chirurgia conservatrice nei suoi rapporti con la traumatologia e la legge concernente gli infortuni sul lavoro. Trattato di esegesi clinica in rapporto alla Propcdeutica chirurgica generale e alla legisla.zione sociale italiana.- Roma, 1901. Società editrice Dante Alighieri. (Vendibile presso l'utore, via XX Settembre 89 p. l •, Roma) . . . . L. ID. ro. ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - Milano, Associazione tip. priv. 2• ediz., 1900. (Vendibile pre88o l'Autore. via XX «ettambre. 89 p. 1°) Dx FALco AlriytEA, tenente colonnello medico. - Patogenesi unica delle roalattie vascolari, secretive e nodulari degli occhi e degli organi v icini. Un vol. in go di pag. 240 con 8 tavole fuori tosto. - Napoli, Società commerciale libraria, 1905 . • .Fn.&.uu LELI.I FRA..·wEsco, tenente medico. -Manuale di bromatologia poi medici militari. - Fire=e, 1906. Un vol. in 16° di pag. 484. (Vendibilo presso l'Autore in Firenze, scuola d'applicazione di sanità. militare) . . L. lvasuco PII!lTRo, generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili da guerra o specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di ~ed.io calibro. (Stadi sperimentali, con 15 tavole di fotografìe o radiografie nprodotte in fototipografia) . - Roma, 1903. (Vendibile presso la Tipografia E. Voghera). . ' " Io. _ID. - Le operazioni più frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure mterca!ate nel testo. - Firenzg 1898. (Vendibile presso la Lib. Bernardo Seober Firenze) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ~ J.umoLo CosTANTINO, colonnello medico. - Oftalrnoscopia ed ottica oculistica. Ma.nul\le teorico-pratico. Un vol. in go con 82 figure o 12 tavole. -Napoli, stabilimento tipografico Ft~rrante, 1905. (Vondibile presso l'Autore, Roma, via Principe Amedeo 47) . . . • . . . . . . . . . . . . . " MANGIANTI Ezro, tenente colonnello medico - Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po (1889, 1898, 1905). Testo e progetto con illustrationi, premiati con diploma d'onore all'Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendlbile presso l'Autore, piazza Sant'Ambrogio, Milano) . . . . . " ID. ID. - Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profilassi attuale. - Età. della chiamata. - Ferma biennale. - Abbassamento della. statura). Relazione S al congresso nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . . . » AllBLL:tco URBANO, tenente medico. - Fasciature ed apparecchi, fratture " lussazioni. - Firenze, tip. Barbèra. . . . . . . . . . . » SA.LIN,uu S.u.vATORR, capitano medico. -- L'anatomia. e la. chirurgia operatoria della. mandibola e delle parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un rol. in 8• di pag. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile presso Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli) . . . • . . . . . o Io. dm. - ~a chirurgia d elle vie biliari. Memoria onorata di un attestato di lode ella Soc1età mcdico·chirurgica di Bologna.- Bologna, 1903. Un vol. in 16° di pag. 19g, (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli). • 8~CCI STEFANO, capitano medico, libero docente eli oftalmologia o di cliru<:& oculistica nella Regia Università. di Torino. Studio scientifico pratico sru t trsumatismi oculari. Vol. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 mi· ~o 0~~fìe e con prefazione del profosaor C. REY~toND, direttore della Re· l:l& cluuca oculiatica di Torino. Roma, Endco Vog he ra. 1906. (Vendiuile TF;~esso la tipografia Enrico Voghera, v ia Po 3, Roma ) . , • taFBANCI!.sco, maggiore medico. - Ricordi di microbiologia pura od nppli~ · -Un vol in l6o di pag. 40g. Firenze, lll06. (Vendibile presso l' AuID ;,e, Beuola d'applicazione di sanità. militare, Firenze) . . . • ·N · .-. ~ malatt ie infettive diffusibili più frequenti nel soldato ita.li!IDO. ~zloru d1 epidemiologia. militare. Un vol. in so grande di pag. 298. ~:.:'· 1~07. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicazione di sanità. Vr:a re, Fire~e) . · , o : Towuso, capitano medico. - D Consulente Sanitario. Guida pratica voi ~~noacere e curare le malattie in assenza del medico. Edizione. Un pelji ~j ag. 410;. e~egant.eme~te rilegato in tela. Rocca San Casciano. L. Ca p· 1 · (Vond>blle presso l Autore, 'l(ia Napoleone III n. 70, Rorna) . . "

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GIORNALE DI

MEDlCINA MILITARE Direzione e Amlllnlstrat. : Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. 1• Il Giornale di me<licina militare s i pubblica l'ultimo giorno di ciascun. mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. 2• L'abbnnamt>nl'l è sempre annuo e decorre dal t• gennaio. 3• Il prezzo dell'abbonamento è: Per l'Italia e la Colonia Eritrea . . . Per l' Estero. . . . . .

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NUMERO DI!:LLE OOPIB

Gli estratti minori di un foglio S<i contAno come foglio intero per le ordinazioni c.li 10U estratti o me1iò. il Per quelli che superano un foglio, le fruzioni in più, che non sup~ra.n~ mezzo foglio, si contano come metà, purehé però l'ordinazione non s ra Hl eriore a flO copie. . arsoPotranno aversi estratti in carta e formalo di versi, previi a ccord 1 P nali tra gli Autori e la Tipografia. 9• l manoscritti non si r estituiscono.


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INDICE DELLA Ri VISTA DI GIOHNALI ITALIANI ED ESTERI IIIVISTA MEUICA. Goggla. - Sulla variabili tà di sede d'ascoltazione del solllo di insumclenza organica della mitrale . . . . . . . . . . . . Pag. 538 Job e Ballar. - Patogencsi della meningite cerebro-spinale cp•demica . . 539 Coste e Pluaaan. - Considerazioni sulla menLP;::ute cerebro-spinale epidemica 539 Bra un. - l disturbi 'funzionali del cuore c I:Ctu borcolos1 nei soldati . . . 5~0 . Masainl. - La ~emeiologia della reazione af!gluLinante nella tubercolosi 54l Raba)oll. - Sul valore dia~nosllco prolllatllco del sin torna di ICoplik nel morbillo 54~ . . . . Mart1neau. - L•ella dìlataz10ue dello stom••co 541 Caull. - Contributo alla casulstica della emoglobinuria nel malariei 513 RIVISTA DI NEVItOPATOLOGJA.

Panslni. - Sulla malatti:1 di Thomsen .

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RIVISTA DI CHIRURGIA 01 GUERRA.

Pfhll. - Ferita d'arma da fuoco del torace. • Merz. - l.esioni dell'occhio pur arma da fuoco ..

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RIVISTA 01 CHfRURGIA GENERALE

Tomlta. - Riccrcloo sperimentali sui trapianti ossei . La disinre~ione della pelle

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RIVISTA 01 UTO-IliNO-LARINGOIATntA.

Melzl e Cagnola. - Contributo clinico alla cura delle stenosi croniche laring<rtrachcali col la laringost.omla . . . . . . . . . . Casali e BruneHI. - Il fibroma eav~ruo>o-rìuo-epìfaring~o

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RIVISTA DI ()CULISl'IC.\ ,

Axenfeld. - $ulla Jlatologia del cosid,etto catarro primaverile della coug.inntiva RIVISTA DI ANATO~I.\ E F'ISIOLOGIA. NORMALE E PATOLOGICA. ' Cevidall l e Leonclnl. - Ricerche sulle alterazioni cadaveriche del pancreas . . . . Watzold. - Contrihuto all'anatomia Jlatolog•ca dell'appendice vermlforme con speciale riguardo ai processi dl guarigiOne <JCII'appcull•clle acuta . . . . . .

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RIVISTA 01 MALATTIK VENEREE E DELLA PELLE

Spatz. - Cura comparativa della siOiide sulla l>ase della coostata>.ione del mercurio . ltnsen e Delbanco. - Le modillcaz•oni b tologiehe del lupus vulgaris souo la cura della luce Finscn . • . . . . . . . . . . . .

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RIVISTA O'IGIENK MILITARE

Vincent. - Sull'impiego della liscivia di soda nella dislnfc1ione delle camerate.

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RIVISTA BJnLIOGI\AFICA.

Rivalta. - Malattie professionali ed infortuni del lavoro nella vita civile e nella vita militare NOTIZIE MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARlO •E NEl. PERSONALE F.i,RMACEUTICO .

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'Pubblicazioni vendibili presso l' Amministraz. del " Giornale di medicina militare " l"•• XX SsTn:MUHK, PALAZZo) n•L MII'\HTEIIO OKLLA GUEliHA

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.Antropcnnétria militare. -

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Risultat-i ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle classi 1859-1863; due volumi in 4° con atlante Vol. I (Dati antropologici ed etnologici) con Atlante della geografia. antropologica dell'Italia. - Rorua 1896 . . L. 18 Vol. II (Dati demografici o biologici). - Roma, 1905 • 6 B..utOFEIO e S•onzA. - Compendio di chirurgia di g uerra compilato sulla storia medico-chirurgica della guerra di seccssiono d'America. - Roma, 1888, 4 volumi, prezzo ridotto . . • 5 50 BERNARDO e BREZZI. Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra.. Memoria premiata al concorso Riberi. Un volume di pag. 276 con molte figuro e tavole grafiche. - R oma, l !l05 . . . • • 3 50 C.isA.BINr. - Le malattie e gli infortuni nella vita militn.ro. Memoria premiata. al concorso Riberi 1005-1906. Un volume di pag. 402 con tavole grafiche o statistiche.- Roma, 1908 , . . » 8 CuS.&.b'l. Esposizione sommaria dell'orditULmonto e funzionamento del servizio sanitario in campagna presso l'eacrcito ito.liano. - Roma, 1906 • • DJO: CESA.RE. - Studio sulle mediastiniti (mediastiniti suppurntive, ascesso mediastinico). - Roma, 1900. Un vol. di pag. 144 . • .. 2 HYllT.L. Onomo.tologia o.natoroica. Storio. e critica del moderno linguaggi o anatomico. Traduzione libera italiana dei dottori C. PnETTI e C. SJ'0112.A. Roma, 1884. (Ediziono mra) • 1 6L e ferite cau.sate dc.l/e armi dc. (JUUra. Sintesi della relazione sanitaria su,;li eserciti tedeschi durante ID> g uerra franco-germanica 1870-71. - Roma, 1889. Un volume di psg. 348, prezzo ridotto. . . • • , 2 MANAYnA. - Stuclii eterico-critici sulla meningite cerebro-spinale epidemica in Italia e partlcolarmel\te n ell'esercito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto . . . . . . . . . . . • • » l 50 SALmAltl. - Le lesioni traumatiche dei centri nervosi. Memoria onorato. del premio Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Prezzo ridotto. ,. 3 50


MEMORIE

ORIGINALI

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OSPEDALE MI LITARE PRINCIPALB DI TORINO

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SOPRAUiOCASI DI CURA CHIRURGICADI VARICOCELE Modificazione al mio primitivo metodo di sospensione del testicolo per la curo. radicale.

per il dott. Filippo Carta, maggiore medico, libero docente

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Dal 1903, data. in cui pubblicai il mio metodo di operazione radicale del varicocele (l} ad oggi, ho praticato alt.re 150 operazioni radicali, tenendomi fn parte al primitivo processo e recentem~nte portando ad esso una variante, di cui seguirà. la descrizione, che credo adatta a. risolvere le difficoltà che in alcuni casi complicati si presentano per la completa esecuzione del metodo curativo; cioè la sospensione col rispetto della vitalità dell'organo e della cosmesi della parte. La cura della sospensione che è, dirò così, intuitiva, risponde in apparenza ad una indicazione sintomatica; ma io ritengo che abbia. anche efficacia curativa causale provocando un arresto della ectasia venosa e forse anche un restringim~nto del territorio vascolare che, ri_pi~gato ed aggomitolato verso la regio~e dell'inguine, si trova mod~camente compr~:~sso dai diversi involucri che noi suturiamo sopra. d 1 esso. Questo fatto mi parve dimostrato dall'andamento di un certo nu~ero di casi che ho potuto avere in osservazione dopo trascorsi anm dalla subita. cura. Nei casi favorevoli io ho osservato che il grappolo venoso caratteristico coi suoi nodi turgidi e pesanti è scom · parso non solo, ma non si manifesta più, anche dopo fatiche prolungate _e pesanti. Anche quella certa turgescenza degli elementi funicolan che subito dopo. l'operazione era abbastanza marcata in corri:pon~enza dell'anello inguinale esterno, dopo un tempo variabile, dai re at sei mesi, scompariva per lasciar posto ad una, forma e volume perfettamente identiche a quelle dell'opposta parte. Pare dunque che non solo sia stato arrestato il p rogredire della 1 p e~or~ venosa, ma sia intervenuto un processo atto a ristabilire nella. regione l'equ1'l:b . . l . 1 no cu:co atono.

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(Gi;~ll Nuo-co_ m etodo di sottpen8ionR. del teeti~olo nella cura radicale del varicocele. e m ed·tco del R. esercito, d icembre 1903). 31 - G· lO~·IIa/e di medicina mi/ilare- Fase. VII.

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SOPRA 150 OASI DI CURA ORIBURGIOA DI VABICOCELE

l metodi chirurgici che raccolgono i migliori suffragi sono tspt· rati all'obbiettivo della sospensione. Il metodo Durante che altro è se non un sollevamento in pieghe del funicolo ad un accorciamento dei vasi col finale risultato di mantenere il testicolo sospeso? Il metodo Ruggì con l'increspare il cremastere senza dissecarlo, e col fis· sarlo all'anello inguinale esterno non fa cosa molto dissimile, nella sua finalità, dalla mia. Senonchè può esservi luogo a discutere se, pari al mio metodo, quei due siano estetici e radicali. Ed è un metodo di sospensione anche quello di resezione scrota.le che da molti si esegue in Francia ed anche in Italia e che io giudico detestabile. Ma perchè la sospensione sia efficace è necessario che sia fissa, perchè per tal modo soltanto io credo che possano verificarsi quelle favorevoli condizioni al ristabilirsi dell' equilibrio circolatorio. Il Vince (l) nel 1904 pubblicò un metodo di operazione radicale del va· ricocele il quale in sostanza riproduce i diversi tempi della mia ope· razione, con la differenza che, invece di fissare il cremastére all'anello inguinale, egli, dopo averne resecato un tratto, cerca di ricostruirlo su turando il moncone centrale al periferico. Io credo che la reinte-

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grazione del cremastere, in una guarigione ideale ·per p1•imam, signi~ fìcherebbe lasciare al cordone la sua mobilità e con essa la capacità ad allungarsi nuovamente a sua posta se una causa sufficiente ve lo costringa. Ora, permanendo le condizioni primitive che generarono il progressivo dilatarsi delle varici funicolo-testicolari, è facile prevedere come andranno le cose; il nuovo cremastere cederà, assottigliandosi, nè si potrà evitare la recidiva. Nè vale l'argomento che il cremastere sia necessario perchè con le sue contrazioni faciliti il movimento circolatorio, inquantochè, se esso non fu sufficiente a ciò fare prima dell'operazione, forse sarà meno idoneo a tal compito dopo essere stato mutilato.

Ma seguenrlo il mio primitivo metodo non tutti i casi ebbero esito fa \"Orevole, e l'avere voluto costringere in breve tratto e ristretto sospensorio elementi molto allungati e tortuosi, mi diede qualche volta risultati che si allontanavano dall'ideale della cura con conseguenze di incomode e voluminose turgidità alla radice dello scroto con poco ( l ) l\"ou t·eau 1Jrocide d e cure chirurgica le d• la Sor. 13clge dc chir., 1904, scptembre).

a,; 11a1'icoccle. (Jonrnal dr chir. et am1-al.


SOPRA lf>Q CASI DI CURA CH IRURGICA DI VARICOCKLE

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-o nessun vantaggio nelle sofferenze risentite dai pazienti.· Mi convinsi che quel metodo non rispondeva a tutte le indicazioni e studiai il modo più efficace per provvedervi, il che ottenni portando la. so-· spensione all'anello inguinale interno colle modalità. che descriverò in ;appresso. Ma prima di procedere alla. descrizione del metodo . mi sia permesso esporre alcune considerazioni e dettami pratici sull'atto opera.t.ivo; quali li ho tratti dall'esperienza ormai lunga fatta. al tavolo ·di operazione. Credo di primaria importanza il distacco dal fondo dello scroto -del ligamento scroto-testicolare acciò la trazione elastica che esso può -esercitare non vinca gli effetti della sospensione fatta dal cremastere, t-alvolta un po' tenue. Il testicolo, e per esso le sue tuniche, deve -contrarre nuovi rapporti ed aderenze nel sito che gli è stato assegnato dall'operazione. Riguardo la resezione vascolare sono molto più conservatore che .non lo fossi nel 1903. Rarissimamente, e solo quando ciò si imponga. -per l'eccessivo volume del vaso e P impossibilità di contenerlo entro i limiti coucessigli dall'involucro sospendente, mi decido a resecare -qualche vena. con molta cautela per quelle che sono in vicinanza del canala deferente. È cattiva pratica spogliare troppo il canale deferente dei suoi involucri intimi, ove si trova. la sua arteria. Vi è una vena extra·cremasterica. che si trova· nella parte posteriore del funicolo, fa parte del suo plesso ed ha. anche anastomosi 0ol plesso pampiniforme, la quale è sempre molto ectasica e viene spesso a farsi palese attraverso lo scroto con nodi tortuosi ed abbastanza grossi. La rese:zione di questa vena si può eseguire senza. preoccupazioni ed è quasi -sempre inevitabile. L'emostasia deve essere accurata .

... ** Una delle più frequenti complicazioni che mi fu dato di osst'rva.re nei casi da me operati fu l'idrocele cistico della vaginale de l -testicolo (20 volte). La. quantità del liquido libera è raramente moltu abbondante; spesso il liquido è citrino e la sierosa appare normale, ma talvolta. è torbidiccio, mentre la superficie della vagìnale ha per{Ìuto la sua. levigatezza. splendore. N el primo dei casi, il più frequ~nte, trattasi, io credo, di un trasudato da inceppamento circolaton?; mentre è una vera. vaginalite di ignota patogenesi la seconda -e Ptu rara. varietà. Credo che questi spandimenti concorrano a pro-vocare le sofferenze che accusano i pazienti, massime quel senso di

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SOPRA 150 OASI DI CURA CHIRURGI OA. DI VA.JUCOOELE

tensione e di gravame al testicolo. I o opero i casi semplici con l'in· cisione e sutura della vaginaJe ed i casi di vaginalite con la rese· zione o eversione della sierosa secondo il metodo di Vautrin. In un caso- ho osservata la manifestazione di un idrocele voluminoso quattromesi dopo l'operazione del varicocele. Durante la prima operazione non si diede ,importanza ad una piccola raccolta endova.ginale; ma, dopo quattro mesi, l'individuo ritornò da noi temendo una recidiva perchè le borse si erano tumefatte; sentiva molestissimo peso al testicolo sinistro e l'incapacità al lavoro costante. L'esame accurato fec& rilevare l'esistenza dell'idrocele da cui liberammo l'individuo medianteoperazione radicale con lo svaginalamento. Pare che il traumatismo prodotto durante la cura del varicocele fosse stato causa stimolante di un processo di vaginalite che era stazionario. Un'altra complicazione non rara del varicocele, sulla quale richiamò l'attenzione il maggiore medico Vigliardi (1), è la punta di ernia inguinale. Il più delle vol te è facile riconoscerla con la solita indagine per l'ernia inguinale, ma talvolta, sia pel volume enormedei vasi, o per la presenza di lipomi inguina.li, può essere misco· nosciuta o può a torto essere ritenuta presente. Accade infatti che nelle grandissime ectasie di vene funicolari si percepisca talvolta.. col tatto ·la presenza. di un tumore molle inguinale che si riduce di volume con la pressione, mentre che gli sforzi del ponzare o tossire lo fanno ingrossare con sensazione di fremito al tatto. Ciò può allora esser~ interpretato come dovuto all'esistenza di un sacco erniario con movimento alterno di contenuto addominale, mentre ad altro non si deve che ad un fenomeno ~draulico prodottosi per il vuotarsi ed il riem-pirsi di grosse vene spermat.iche. Così, per converso, in un canale inguinale ingombro per grossi fasci venosi e connettivo funicolare o lipoma possono mancare i sintomi dell'ernia alla pressione e propulsione e pure esservi il sacco peritoueale già bene formato. Il mio secondo metodo, che deve essere applicato in tutti i casi in cui la. infermità è molto pronunciata, ed esteso anche a tutti qnelli meno gravi, ma sospetti di concomitante ernia, provvede sicuramente a chiarire ogni dubbio. Nelle 150 operazioni di cui riferisco, io osservai ernia. inguinale, più o m eno pronunciata, 6 volte e sempre procedetti facendo prima. la plastica alla Bassini per l'ernia, e indi sospendendo il testicolo a mio modo all'anello esterno talvolta, ma., da un certo tempo in qua, sempre all'anellointerno. (l) Oiorrw.lll meclico del R. esacito, 1905, pag. 727.

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hOPRA 150 OASI DI CURA OHIRURGICA DI VABICOCELE

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...*... · Descrivo ora la variante apportata al mio primitivo metodo, o :meglio il nuovo e pii1 radicale processo che mi ha ottimamente servito in 20 casi e che io spero si generalizzerà presso cqloro che spas~iona.ta.mAnte vorranno applicarlo e valutarne i risultati. L'intento che io mi proposi di raggiungere fu quello di evitare la permanenza alla regione inguino-scrotale di quel gomitolo funicolare -che risulta inevitabilmente nei casi di grossissime ectasie. Si rifletta che la porzione inguinale del cordone contiene vasi pur essi grossissimi ed il cui contenuto gravita su quelle anse radunate alla apertura -del canale. Nei casi leggeri io ho v isto sempre le cose normalizzarsi presto, ma in casi rimarchevoli il tum·ore rimane a lungo ed è spesso causa di sofferenze. Io ho pensato di portare questo gomitolo in uno spazio quasi libero, lontano dal contatto esterno e in tal posizione da potersi a sua voglia dilatare e restringere senza dar noia. a chi lo porta. Mi è parso che lo spazio sottoperitoneale in vicinanza· dell'infundibolo inguin,a.le fosse il punto adatto per ospitarlo. E l'esperienza mi ha dato ragione. Ecco come procedo : l' Incisione dei tegumenti (pelle, aponeurosi superficiale), che -dal punto della regione inguinale corrispondente all'anello interno <iiscende sulla faccia esterna dello scroto sino a quattro cEintimetri -della sua radice. Incisione dell'aponeurosi del grande obliquo addomi· na.le come nell'operazione della ernia; isolamento del cordone sperma.tico e sollevamento del testicolo col suo involucro fibro-sieroso stac-candolo dal gubernaculum (fig. l a). . 2' Preparazione ciel cremastere a contatto dell'anello inguinale l~terno ossia del piccolo obliquo e trasverso e arrovesciamento in basso dt esso per un tratto di due o tre centimetri (fig. la). . 3• Ora, stirando in basso ed all'esterno il cordone sperma.tico, lU alto ed all'interno il muscolo piccolo obliquo, si mette in evidenza. la .fascia trasversalis nella. quale, stando vicini all' infundibolo in.gulnale, mediante due. pinze da dissezione, si pratica. una. breccia non ~olto grande, ma. abbastanza ampia da lasciar passare il polpastrello -d1 un dito medio. Si vedrà apparire i vasi epigastrici adagiati sul ~sso sottoperitoneale, in seno al quale noi metteremo quella parte -dl funicolo che ripiegheremo colla sospensione (fig. 1•) . . Assicurata la temporanea. apertura di questa. breccia. mediante una. Plnza Kocher che uncinerà al margine tutta la parete (il cosidetto


486

SOPRA 150 CASI DI CURA CHIRCRGICA DI VARlOOCELE

triplice strato) si passerà un'ansa mediante ago, la quale, attraversand~ da una parte questo triplice strato e dall'altra. il margine posteriore del ligamento di Pouparzio, servirà a chiudere la breccia. stessa come ultimo atto dell'operazione in se stessa.. 4• Si passa quindi all'accorciamento del crema.stere; e qui è necessario prendere bene le disposizioni perchè non si ecceda. in più nèin meno. Bisogna assicurarsi che, riposto il testicolo entro lo scrotor la. ooda dell'epididimo sorpassi in basso di poco l'altezza della metà.. dello scroto !:Stesso. Mediante due fili ad ansa si assicura il marginedel cremastere resecato al margine dell'anello di cui si attraversanocoi fili tutti gli strati, facendo in modo che la guaina cremasterica vada a.d . incunearsi sotto lo strato muscolare. Risulta da questa. sospensione un ripiegamento in alto degli elementi del funicolo il qualefa ressa verso quella breccia da noi aperta. nella fascia. trasversale, attraverso la quale noi facilitiamo il suo passaggio mediante moderata. pressione con strumento ottuso (fig. 2•). Il testicolo è sospeso, il varicocele da inguino-scrotale si può dirediventS:to n.cldomina.le; serriamo i nodi di quell'ansa preventivamentepassata e l'operazione fondamentale è eseguita (fig. 3•). Sutura dell'apo-neurosi del grande obliquo, qualche punto di sutura sulla faf!cia superficiale dello scroto, sutura della pelle. Gli individui sinora operati da nie col presente metodo sono in numero di 20 scelti tra i pazienti i quali presentavano rilevante tnrgore e tortuosità delle vene e accusavano dolori molto insistenti edinceppamenti per ogni lavoro prolungato, od avevano una disposizione della parte da far dubitare che esistesse ernia. Eccone l'elenco:


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Pnnto ATI'O nELL'OPERAZIONE. 0

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1 ~lu~oli piccolo obliquo e troaverao.

b) F88C1a traaversalis già. lacerata. t) Margine po~teriore del ligamt>nto di Pourpnrt. (È già stl\ta po.ssata l'ansn

oh11 chiuderà la brf'ccil\ della fwc:-in trasver:llllis). dj <'remMtero dis.'!ecato ed arrovescillto.


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Il cremastere è ripo rtAto verso l'anello inp:uinale dalle due nn:<e di seta (a). Il gomito vascolare del ct~rdone (b) è introdotto sotto In fascia trasversalis ntt ra · verso l'apertura praticatavi.


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Il testicolo è rimesso entru lo scroto; a, a', a• anse di fissuziono dol c romeetere o chiusura della fa!K'ia.


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SOPRA 150 CASI DI CURA ORlRURGIOA DI VARICOCELE

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Data

COGNOME K NOMK

Forma dol varlcocelo

Binda Angelo, caporale nel 59 fan-

Varicocele m o l t o 15 giugno Tre mesi dopo l'operazione per·v olumjnoso, c o n 1907 ~istono nodi ectneici all'opi· nodi tortuosi al didimo i quali si tumefanno cordone ed al dopo le fatiche. Dopo eei plesso· pampini- l mesi questi nodi sono ridotti forme. - Punta di volume e non subiecono d'ernia inguinale. roodificazioni in aeguito a fatiche. - Stato soggettivo buono.

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487

c!PIIa opera1.ione

0SSP.R VA Z IONI

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teria.

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21Forneris Mario, ca· Varicocele volumi- IO luglio L'osito fu completo immediaporale 5 genio.

3

noso con colllliderevole allunga- l mento funicolare doloroso.

B. "Luigi, capitano Varicocele volumif~teria.

4

noso di antica 1 data doloroso ed inceppante.

Guerriero Aniello, soldato l 0 arti- ~ glieria.

1907

15 luglio 1907

l '

tamente per la sospensione e scomparsa dei sintomi dolorosi. - Rivisto dopo tre mesi in condizioni ottime.

Esito completo soddisfacentiesimo. - L'individuo è rivisitato periodicamente e conferma la sua piena soddisfazione.

l

Varicocele volumi- 30 agooto Esito immediato buono sotto noso e doloroso. 1907 ogni rapporto. - Non fu . visitato perché invinto in congedo.

l

5 1 lfangano Nat ale, Varicocele volumisold. 92 fanteria. nOI'O.

30 ottob. 1907

Risultato completo; ha ripreso regolare eer vizio.

- etti ~ntonio, ~-V ari-c-o_ce_l_e_v - ol_u_m _i_--:--4-g_e_n_n_ru _·_o_I;-R - iaultato ottimo. Rivisitato 6 -Mago soldato 4 alpini. noeo 1908 il 30 marzo si constata la 1 completa sospensione, l a ecomparaa del Vl\ricocele. R egolare servizio.

l

7

Alee.ndri 1\larceUo, Varicocele funicolo 25 genD~io Ritultato come sopra. soldato a Il le v o teaticolare molto 1908 in servizio regolare pronunciato'o dolente.

È


488

SOPRA 150 CASI DJ CURA CHIRUB GI CA DI VARI COCELE

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COGNOME E MliE

..,

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Da t a della opera l ione

For ma del varicoceie

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OSSER V AZIONI

-

8

l ,

l Cacciatore Salvatore solda to fanteria.

Varicocele volumi- 1 29 febbr. DOSO molto tnO· j 1908 lesto. Punta d'ernia.

91

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-

--· 9

Aversa Vito. gnar- l Varicocele volum idia di città. noso funicolo .testico lare, m o lto doloroso ed inceppante.

l

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l

a ggregato scuola d'applic.; soldato 9 fanteria.

l

l 28 marzo .

l

Risultato immediato e lontano ott.imo. - Ha ripreso re· golare servizio.

1908

l l

Varicocele volumin oso funicolo te· et icolare, m o l t o doloroso ed inceppante.

l O Spinelli D omenico,

16 aprile Risultato completo. -· È in l 1908 regolare servizio.

l

-,!

-

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l

Risultato ottimo. - Ha ripreso regolare servizio.

11 Zuliani Bernardo, Varicocele volumisoldato 5 artiglionosissimo a preria; ag g regato valenza funicoscuola d'applic. lare.

8 giugno 1908

12 Merlini Lopanto, Varicocele volumi· soldato 4 bersanoso dolente. glieri.

13 giugno Risultato immediato completo. 1908

Risultato completo.

- -- - 13 !ovine Aniello, soldato scuola d'applicazione.

Varicocele volumi- 17 giugno DOSO. 1908

Risultato immediato completo.

l

14 De Santis Pompeo, Voricocele volumi- ~ 20 giugno Riaultatoimmediatocompleto. soldatol 0 fortezza. l nosissimo. 1908

~~ C a n o n i c o Gio- Varicocele volumi- 123 giugno Risultato immediato completo, 1

vanni, caporale 92 ;

funteri~

nosissimo.

l

1908

l ~-------------------

16 Tribolati Giacomo, Varicocele volumi· soldato 26 fan- l nosissimo. tetia.

27 ginp:no Risultato immediato completo. 1908 l •


SOPRA 150 CASI DI CURA CHIRURGICA DI VAR:CoCELE ~ l

~o

D <i t a COGNOliE E r\0\IE

Forma del varlcocele

della operazione

l7 Pistoia Domenico, soldato 6° artiglieria.

V ar icacele m o l t o voluminoso e dolente.

27 giugno Risultato immediato completo. 1908

18 Soldarelli Mario, allievo accademia.

Varicocele molto voluminoso ed inceppante.

l luglio 1908

Risultato immediato completo.

19 Gattinoni Valeriano, saldato 92~ fanteria.

Varicr.cele voluminoso.

l luglio 1908

Risultato immediato completo.

.20 Barbisino Eva rio, soldato l " compagnia sanità.

Varicocele voluminaso dolente.

8 luglio 1908

Risultato immediato completo

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0SSERV41.10NI

I risultati di queste operazioni, che per alcune, già datanti da pal'ecchi mesi, si possono ritenere definiti vi, sono per me soddisfaceutissimi e mi fanno ritenere che con questo secondo- processo si è sicuri -di · ottenere la guarigione radicale del varicocele qualunque ne sia il volume. L'aspetto della parte, a guarigione completa, è ritornato normale e non vi si scorge nessrma differenza tra l'uno e l'altro lato dello scroto e dell'inguine, o pochissima. Gli individui attendono .alle loro abituali occupazioni senza accusare sofferenza alcuna, contenti che non si ripeta l'allungamento leno scroto con le molestie -che vi sono annesse e lieti dell'operazione subita. Il testicolo non ha .sofferto alcuna modificazione nel suo volume. Io mi credo autorizzato a conchiudere: l • Il più efficace mezzo di cura radicale del va.ricocele è la sospensione :fissa del testicolo praticata in modo da rispettare la integrità di esso e dei suoi annessi senza. pregiudizio della forma. e della -disposizione della parte. 2• I metodi da me proposti rispondono in modo completo a tale intento: Colla sospensione. all'anello inguinale esterno si può provvedere ai casi di leggera estensione dell'ectasia dove predomini l'elemento dolore. Ma per tutti i varicoceli con notevole r ilasciamento delle parti e dilatazione voluminosa. ed estesa, il secondo metodo qui descritto ha la. sua indicazione, giustificata dall'efficacia che :finora gli ho riconosciotà nei casi non semplici che operai.


49V

IL DECORSO DELLA FATICA NEI SOLDATI STUDIATO IN RAPPORTO ALUERGOGRAFIA TORAC.ICA E BRAC HIALE Per il dott. Arturo Casarlnl, tenente medico

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•

Da qualche anno nel laboratorio fi siologico della R . Università di Modena ho intrapreso una serie di ricerche, coll'intento di portare un modesto contributo allo studio della fatica nella vita militare; ed i risultati più importanti di queste esperienze ebbi occasione, a suo tempo, di raccogliere in una memoria presentata al concorso Riberi 1904-1905. Già fin dal 1900 (1), servendomì dell'e?·gografo crU?·ale del Patrizi, ideato per tracciare e calcolare le contrazioni elettriche e volontarie del quadricipite estensore della gamba, aveva instituito numerose ricerche allo scopo di esaminare la fatica crurale in condizioni, sia normali che patologiche, e con particolare interesse m'era proposto di analizzare più diffusame~te gli effetti muscolari della. marcia, della. corsa, del salto, delle gite in bicicletta ecc. Negli anni in cui prestai servizio ai corpi non mi è mancata. l'opportunità, dopo marcie, tattiche, manovre di campagna. ecc., di applicare questo nuovo metodo ergografic01 allo studio della fatica nei soldati, associandolo al ben conosciuto appar~cchio del Mosso. Avendo interesse, per q"Uanto ·rifletteva l e marcia collo zaino, di estendere le mie ricerche non solo ai muscoli delle braccia e delle gambe, ma anche ai muscoli toracici, il prof. Pat rizi (2) mi consigliò e mi fece costruire uno speciale strumento per l'ergografia respiratoria, cui diede il nome di ergostetografo (fig. l ). Questo apparecchio è ispirato ad uno strumento assai noto in Fisiologia., al collettore o tota.lizzatore (Arbeitssammle1·), ideato da Fick per studiare i rapporti tra. calore e lavoro nei muscoli isolati di rane (3). (l) A. CASARINL L'erqographie crorale (é~ctràque tJ volontaire dan.t certat:nu conditiona normale11 ee pathotog~quu (0. R. V. Congré11 ineernationalde Phyaiologie. Archi~ou ital,ennea de Biolopie ; T. XXXVIII, p. 2 11). (2) M. L. PATRIZI. - Uno atrum<nw (ergostetografo) per mi.mra re nell'uomo la fatica dei muscoli res piratori.· Memorie della R. Accademia di scien;e lettere ed arti in M o· dena. Serie III, vol. V 1905, p. 159 . (3) A . FrcK. -

Wien 1869, p. 5.

Untersuchungen aus dem physiol. Labor. der Ziircher HocT.acht<le. -


IL DECORSO DELLA FATICA :NEI SOLDATI,- ECC.

491.

Consta essenzialmente di uno stetometro, al quale è stata applicata una penna scrivente per tracciare ingrandi te sulla carta àffumicata le· singole escursioni respiratorie e di un piccolo contatore per calcolare· il numero di queste; può inoltre essere caricato di un peso variabile, il quale viene a gravare su alcuni muscoli respiratori soltanto nel periodo attivo, vale a dire nella fase inspiratoria.. L'asta verticale dello stetografo presenta inferiormente uno zo.ccolo di legno, il quale dE.\ve riposare sul manubrio sternale del soldato in esame, corico in supinazione, men. tre in alto si articola colla .porzione anteriore di un telaino a rettangolo, girevole attorno ad un asse orizzontale, sul quale s'impernia una rotella metallica massiccia del diametro di circa 7 centimetri e si avvolge una funicella, che porta. il reso da sollevare: sul lato corto del telaio rettangolare, al davanti Fig. 1. e superior mente, si snoda un nottolino, che pogg.ia. coll'estremità libera sullm circonferenza della rotella. L'asta. dell'apparecchio e il segmento anteriore del telaio sono·spostati dal basso in alto per il ritmico sollevarsi dello sterno nella in-· spira.zione, e il nottolino fa. presa. sulla. rotella, obbligando] a. a girare nel senso delle sfere del contatore: d i conseguenza un po' della. fune si avvolge attorno all'asse della ruota. e di tanto si inalza il peso che· ne dipende. Al contrario, quando lo sterno nella. fase passiva dell'espirazione si abbassa, l'asta stetografica e il davanti. del telaio lo accompagnano colla loro inerzia, ed il nottolino, scivolando sull'orlo delle.. rotella, non la. fa girare affatto indietro, cosicchè il peso nella. espira· zione e nella succedente pausa mantiene il livello raggiunto nella pre-· cedente inspirazione, per tornare a;d ascendere nella futura: in tal modo i muscoli toracici vengono gravati del peso soltanto nel periodo di energia. crescente, e non nella fase ài rilasciamento e nell'intervallo· tra una contrazione e l'altra.


-492

IL DECORSO DELLA FATICA NEl SOI,DATI

Il soldato in esperimento giace supino su una branda, (fig. 2), colla consegna di non muovere nè arti, nè torso, e, colla base dello stetografo sempre nella. stessa precisa. regione dello sterno, sta. attento àlle oscillazioni di un metronomo, graduato in modo da battere un ritmo di 2~ -od e.ltro, simile a quello medio della respirazione naturale: ad ogni intervallo stabilito fa una. massima inspirazione, lasciando poi andare da sè stessa l'espirazione, e cosi di seguito colla pausa costante fra un ~tto respiratorio e l'altro fino al completo affaticamento.

Si ottengono in questo modo delle curve molto simili a quelle che si -ricavano cogli ergografi, brachiale del Mosso e crurale del Pa.trizi, e che si possono chiamare ergostetogrammi. In questi nuovi tracciati della. fatica. il computo del lavoro meccanico non si fa. come per gli altri er-gogra.mmi, essendo i solleva.menti della. penna. scrivente proporzionali, non già. equivalenti, a quelli del peso; si calcola. invece la lunghezza della. funicella a.vvoltasi attorno all'asse della rotella., che rappresenta. il totale dell'altezza. a. cui fu sollevato successivamente il carico e che viene esattamente segnata dal contatore. Tale cifra moltiplicata. per la. massa sollevata. traduce in chilogrammetri il lavoro compiut9 dai .muscoli respiratori.


STUDIATO IN RAPPORT<) A!,I.'I·:Rr.O:;J:A.Io'!A 'I'OR.ACICA E BnACHIALE

l. -

493-

Esame della curva ergostetograflca.

M'interessa. subito accl!lnnare che l'ergostetogramma non è l'espres· sione grafica. della. sola fatica. dei muscoli respiratori, ma rappresenta. altresì l'ima.gine della resistenza. al lavoro dell'apparecchio della. respirazione in toto, vale a dire delle terminazioni nervose intra.muscolari,. dei centri nervosi e degli ordegni motori muscolari. :Ma, siccome nell'ergogra.fia. volontaria col nome di fatica e lavoro si compr-ende tutto· il complesso fenomeno psico-nerveo-muscolare, così anche per la fatica.. del respiro non è fuor di luogo attenersi a tale consuetudine. Mi preme ancora. risolvere anticipatamente alcune obbiezioni eh~ potrebbero sorgere circa il modo di funzionare d-ell'apparecchio. Una. prima. considerazione sarebbe addotta. dal fatto che coll'e'llgostetografo· verrebbe ad essere sottoposto all'esame non un semplièe t'ascio o un gruppo, ma addirittura. un blocco di muscoli. Se pensiamo però che· tutta questa. massa. muscolar~ converge all'azione di inalzare la. superficie dello sterno, su cui posa· l'asta dello strumento, possiamo rappreseutarci il tronco tora.cico come un unico muscolo, del qual~ si..debbano· scrivere i mutamenti della curv!" di spe;;sore: Altri potrebbero vedere una causa d'errore nel succedersi di diverse categorie di muscoli nei passaggi dalla respirazione tranquilla. alla forzata, ma anche questo inconvenient,e è eliminato. dal fatto che ciascuna esperienza comincia. e termina con atti inspiratori forzati e volontari .. Finalmente una terza obbieziolle potrebbe essere mossa· dalla. circostanza che il movimento d'espansione inspiratoria può opporre una forza ineguale man mano· che si avvicina. al colmo possibile, di guisa. che il torace offritebbe una. diversa. resistenza nei differenti gradi della sua dilatazione: al che si può rispondere che Pistrumento è stato ideato per ricerche comparative, per paragonare cioè con uno stesso mezzo due individui O· due condizioni di verse dello stesso individuo. I tracciati della fatica. respiratoria che si ottengono coli'ergostetografo non Rono molto dissimili da quelli già noti della fati ca brachiale e crurale (fig. 3). Gli sforzi d i inspirazione e le fasi espiratorie sono tradotti in altrettante· linee arcuate, le quali vanno gradatamente diminuendo di altezza. col progressi vo manifestarsi della fatica nei muscoli toraci ci. Ma. ciò che più ferma l'attenzione è il fatto costante in tutti i tracciati: che le singole contrazioni non prendono punto di partenza da un'unica ascissa, come si verifica nelle curve otten ute cogli ergografi crurale e brachiale, ma. vanno soggette ad oscillazioni più o meno· accentuate: in altri termini la complessa. massa muscolare della gttb·


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IL DECORSO DELLA FATICA NKI SOLD ATI

bia toracica e del diaframma fin dalle prime contrazioni non ritorna allo stato di tonacita normale, ed in conseguen7'a di ciò nel rilasci arsi passivo ·della espirazione lo sterno non arri va sempr<~ alla precedente posizione di riposo, ma ora si arresta più in b.asso, ora più in alto per • una specie di contrattura manifestatasi nei muscoli affaticati. Le inspirazioni forza.te vengono q uindi ad ondeggiare lungo una curva. che r!).ppresenta appunto il variare ài tono dei muscoli.

Fig. 3.

Questo particolare comportarsi dei muscoli toracici nel decorso della "fatica fa assumere all'ergostetogmmma la forma grossolana di un trapezoide irregolare, avente per base la prima contrazione: nel quale il decrescente numero delle singole contrazioni sarebbe per la maggior parte determinato dal manifestani dell'esaurimento nei muscoli tora.cici ed in parte anche dalle variazioni della loro tonicitR.. Tali risul-· tati ottenuti nei soldati coll' ergostetografia sono suf!ragati anche dalle recenti ricerche del Mosso (l ) sui movimenti respiratori del torace e del diaframma: provocando una asfissia artificiale su diversi individui col tu.mponamento delle narici, egli avrebbe riscontrato coll'applicazione di un pneumografo attorno al torace, che l'altezza delle inspirazioui rimane q oasi costante, mentre varia la tonici t&. e la. posizione espiratoria. del diaframma.. (l) A. :\!osso- l movimenti respiratori del tora .:'e e del dinframma- (Memorie d~lla Reale Accadcmi~ delle Scienze di Torino, Serie H , Tomo Lili. 11!03).


1

STUDIATO JN RAPPORTO ALL ERGOGRAFIA TORACICA E BRACHIALE

II. -

495

Influenza del peso sulla curva ergostetografica.

Una prima serie di ricerche fu instituita. allo scopo di studiare sui soldati l'azione esercitata dal peso sul lavoro ergostetografìco. Già il Maggiora (l), determinando le leggi della fatica nei muscoli dell'uomo, aveva potuto accertare che la curva della fatica dell'arto superiore variava di forma a seconda che i muscoli flessori del dito sollevavano dei pesi di 2, di 4, di 8 kg.: infatti il lavoro meccanico compiuto sollevando 2 kg. ogni ~" era. superiore a quello compiuto dagli stessi muscoli col peso di 4; e que!lto alla sua volta era superiore al lavoro che si otteneva coll'impiego di 8 kg. Egli inoltre ha studiato l'influenza del peso nel decorso della fatica sotto un altro punto di vista, facendo cioè lavorare i muscoli alternativamente con carico variabile, iniziando nell'uomo €sperienze analoghe a quelle che già Kronecker aveva condotte sul tri cipite della rana. I risultati ottenuti furono che il muscolo, allorchè sembra aver eonsumata tutta la propria attivita, sollevando una determinat.a. massa, può dare ancora nuove contrazioni, nuova energia, semprechè si diminuisca in modo adeguato il peso. Analogamente Broca e Richet {2) studiando la fatica dei muscoli flessori dell'indice a mezzo del collecteu1· du travail, hanno constatato che le migliori condizioni di lavoro si ottengono con un peso di un chilogrammo e mezzo e col ritmo di 2''. Ad identici risultati sono pe~venuto io pure, calcolando il lavoro mu~colare dell'arto inferiore a mezzo dell'ergografo crurale (3). Le nuove esperienze fatte sui soldati coll'ergostetog1·a(o mi hanno -confermato che anche i muscoli del torace sono soggetti alle medesime leggi della fatica.: infatti l'ampiezza delle escursioni dei muscoli respira· tori va. progressivamente diminuendo coi l'aumentare del peso; però la fìsonomia della curva toracica non presenta quelle marcate differenze che comunemente si verificano negli ergogrammi brachiali. Una caratt~ri­ stica particolarità che si osserva in tutti i tracciati coll'aumentare della massa è la diminuzione del grado di tonicità dei muscoli respiratori per ~ffetto della fatica.. Altre ricerche sono state intraprese, assoggettando i detti muscoli ad un lavoro con un determinato peso fino ad aversi l'e· sauri mento completo; se al manifestarsi della stanchezza. si alleggeriscono della metà, di un quarto della. massa sollevata, si osserva subito un ricupero dell'energia, ottenendosi una nuova serie di contrazioni più elevate. (l) A. l\!A.oOIORA. - Le leggi della fatir.a studiate nei muscoli dell'uomo. ACCtJdemia dei Lincei), Vol. V, Seduta del 4 novembre 1888).

(Reale

• (2) BROCA e RrcHET. Fatigue. Dictionna·ire de Physiologie di C. RichP.t. Vol. V, 1901, p . 522. (3) CASARINI. - Loc. cit., pag, 213.


4!:16

IL DECORSO DELLA FATIOA NEI SOLDATI

Così in 5 soldati ho potuto accertare che sottoponendoli all' ergostetografo col peso di l kg. essi compiono coi muscoli respiratori una serie di contrazioni che vanno gradatamente scemando d'altezza fino ad un punto in cui pare abbiano consumato tutta la loro energia di riserva: ma., se in questo momento alleggeriamo il carico della metà., i mnscoli diventano capaci.di nuovo lavoro fino ad un secondo affievolimento; riq.ucendo ancora la massa a 250 grammi, si possono ottenere nuove contrazioni fino all'esaurimento completo.

III. -

Curve respiratorie o volontarie e curve riflesse.

È cognizione comune che nelle ricerche ergografiche possiamo serivere le contrazioni dei muscoli .dell'avambraccio e della gamba., tanto sotto il dominio della volontà, quanto coll'eccitamento elettrico applicato indire-ttamente sul nervo o direttamente sulla massa muscolare: naturalmente questo secondo metodo non può trovare una pratica. appli-

Fig. 4.

cazione per i muscoli respiratori. Tuttavia ho tentato coll'e,·gostetogl·a(o di scrivere delle curve che chiamerò natttrali o Yiflesse, per distinguerle da. quelle scritte volo1~tariamente, facendo il massimo sforzo inspira.torio. Finora abbiamo fermato l'attenzione su ergostetogrammi scritti volontariamente eseguendo una forte inspirazione ogni 2", ma come è pos-


llTUDIATO IN RAPPORTO. ALL1 ERGOGR.AFU. TORACIC.A. E BRACKIALE

497

sibila modificare il peso, cosi si può anche variare il ritmo, allungandolo in modo da ottenere approssimativamente quello medio della respirazione naturale (3 1/ 1 - 4"). In questo modo si possono ottenere nuove curve, volontarie che non si differenziano dalle precedenti se non per l'intervallo di tempo fra. una contrazione e l'altra, intervallo debitamente regolato e segnato da nn metronomo posto vicino al soldato in esperimento. D'altra. parte, invece di provocare artificialmente con forti inspira.zioni la fatica dei muscoli toracici, collo stesso peso e collo stesso ritmo si possono abbandonare detti muscoli a lle leggi della meccanica e del respiro e lasciarli funzionare, in guisa da sottrarli per quanto è possibile al dominio della volontà. Con tale metodo d'indagine sono riuscito ad ottenere due tipi di curve ergostetografiche : curve voùmtarie o respiratorie e curve involontarie o riflesse. Le figure 4 e 5 dà.nno un esempio di queste due serie di curve ottenute sul torace del soldato Lucchini: l' ergostetogramma vplontario (fig. 4) non differisce sensibilmente da quello scritto col ritmo di 2", se si eccettua un'estensione maggiore dei muscoli respiratori, rappresentata da una più ampia escursione della.penna, ed una diminuzione della tonicità. del diaframma, che si traduce con nn allineamen~o degli atti respira.torii su un'ascissa quasi oriz~ontale, non essendo così marcato il fenomeno della contrattura, come nei tracciati scritti col ritmo di 2' Nelle curve scritte invece involontariamente (fig. 5) le escursioni ven1

•

o

Fig. 5.

gono a ridursi notevolmente d'ampiezza, ma l'altezza delle singole contrazioni rimane pressoch.è costante: soltanto la tonicità e la posizione espiratoria del diaframma si modifica alquanto per ristabilirsi in seguito. In questo nuovo tipo di curva l'esaurimento dei muscoli toracici tarda a. manifestarsi in modo evidente: si direbbe quasi che il peso gravante sullo sterno non induca sensibili modifica.zioni sui movimenti del torace e le contrazioni scritte dopo una lunga serie possono paragonarsi a quelle tracciate allo inizio dell'esperienza. 31 - GJornalt di mtdicina mUU4re -

Fase. VII.


498

IL DECORSO DELLA B'ATlOA NEI SOLDATI

Dal modo di comportarsi dei muscoli tora.cioi nelle curve involonta.rie o riflesse possiamo tra.rre una. prima. conclusione circa la. grande resistenza. che essi presentano alla. fatica., quando sono regolati dalte note leggi della. meccanica. respiratoria.: soltanto quando si obbligano a lavorare smoderatamente sotto forti inspira.zioni si riesce ad ottenere palese il fenomeno della stanchezza.. E della. resistenza. dei muscoli toracici all'esaurimento potremmo trarre nuove prove da.i risultati esposti nel seguente capitolo.

IV. - La fatica del musci»li toraclci in rapporto alla fatica dei muscoli brachiali. Maggiora, nel citato studio sulle leggi della fatica. nei muscoli dell'uomo, ha dimostrato che il periodo di ·riposo sufficiente per rendere al muscolo la. sua. energia normale e per evitare l'a.ccumula.rsi dei fenomeni della. fa.tica. è quello di due ore. Ha osservato inoltre che, se ad un muscolo, il quale abbia scritto sotto il dominio della volontà l'ordinaria curva della. fatica con un dato ca.rico e ritmo, si concede un breve periodo di riposo (20' ad es.), e quindi si assoggetta. di nuovo al lavoro

col medesimo peso e ritmo, esso può.nuovamente produrre un certo nu· mero di sforzi massimi, i quali rappresentano un lavoro meccanico inferiore a. quello prodotto primitiva.mente. Concedendo di nuovo al muscolo un periodo di riposo della stessa durata., esso è capace di eseguire per fa terza volta. una nuova serie di contrazioni, meno alte naturalmente delle•precedenti e che finiscono coll'esaurimento. Sottoponendo i muscoli del torace e dell'avambraccio a tal genere di fatica, con intervallo di 20', mi sono proposto di vedere come si comportano le suddette masse muscolari all'esaurimento. In una prima se· rie di ricerche su otto soldati si registrarono gli ergogra.mmi volontari, facendo sollevare al torace un peso di kg. 1 ed all'avambraccio uno di kg. 3 col ritmo di 2''. In un successivo gruppo di esperienze, per assoggettare i muscoli respiratori e dell'arto superiore ad un identico lavoro con uno stesso peso e ritmo, si aumentò il carico per il torace a 3 kg. La tabella I riproduce in chilogrammetri i valori ottenuti: dalla meàia delle cifre ricavate nella prima serie di ergogrammi risulta. per il torace un lavoro meccanico di kg. 0,075, che dopo 20' di riposo discepde a kg. 0,064 e dopo uguale intervallo a. kg. 0,059, tnentre per l'avambraccio si ottengono nei tre gruppi d'esperienze i valori rispettivamente di kg. 4,381; 3,471; 2,183. Nella seconda serie di ricerche dai dati numerici si ricavano le seguenti medie: kg. 0,187; kg. 0,179; kg. 0,160 per il tora0e, e kg. 4,273; kg. 3,2:35; kg. 2,596 per l'avambraccio. In


1

STUDIATO IN RAPPORTO ALL ERGOGRAPU. TORACICA E BRACHIALE

499

altri termini per i muscoli toracici fra il primo e il terzo ergostetogramma esiste nella. prima. serie di esperienze una. differenza. di soli kg. 0,018 e nella. seconda. di kg. 0,027, laddove per i mu- ~ / ." SPriP. scoli dell'avambraccio si ha .u toor-:--.--.---,.--~.-.,....-,---,.--, l'ispettivamente una. diffe~ __:___ - ~ ___ ;__ l'enza di kg. 2, 198 e di ' , r-.. : : : 90

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due diagrammi le medie otr-...... :--.. tenute riai due gruppi di ri· •- ·- - ·-·- -- ~~ ~- ~- --L~erche, disponendo sulle or'10 ' ::n, , dinate in centesimi di chi- -:- - · .:. - - - ~ - - - ~-logrammetro il lavoro mec· ~anico, (avendo ridotto ad • r - - -1-l i valori ottenuti nei primi ém~ 6--'-:-t'4~J-:....;~--'-~f-'-l~~.af-'-'-~ ergogrammi) e sulle ascisse ~o·uaci":".- - - .. " i tre distinti periodi nei ~U~~.C..:! -- - -6 -quali i muscoli sono stati Fig. · sottoposti alla fatica. (Fig. 6 e 7). Dal che risulta in modo evidente che i muscoli dell' avambraccio si stancano piu facilmente di quelli del torace. Anche da un esame somma rio dei singoli tracciati risulta a colpo d'occhio che, mentre negli ergostetogra1nmi scritti ogni 20' non si osservano accentuate differenze - .J - nella. fìsonomia della curva, IO negli ergogrammi brachiali ' •' ' ' • .J . . . -,. - ~-- ~ -si rilevano sensibili variazio1 ' ... 'fO ni, tanto nell'altezza. quanto : ... l - .l - - .... nel numero delle contrazioni. 60 Nè tale differenza pnò essere l ' - -4 - - .,. - .,' . - - - rascritta a le speciali condiziol ' l ' J\'b~ . ni di esperimento, poichè è bene ricordare che le curve ~0\AU~ .__ __ _ dei muscoli toracici e braFig. 7· chiali furono sempre registrate pa.rtita.mente in giorni diversi, e ciò per evitare che l'influenza. della. fatica manifestatas( nei soldati in seguito al lavoro all'ergostetografo potesse ripercuotersi sulle curve scritte coll'ergografo del 1\Iosso -o Ticeversa.. l

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500

IL DECORSO DELLA FATICA NEl SOLDATI

TABELLA

Rapporto In Kgm. tra la fatica del muscoli toracici e braeh lali.

L Puo

1• Snnt. -

SOGOETTI

= Torau kg. l. - Awmòraccio kg. 3. - Ritmo = 2'

l

A~AIIDRACCIO

TOIIACil

~-.,....--- ----:~

Il

l

Cinicola P ..

0,059

2

Luccbini O.

0,064

l

0,062 0,,058

Ili

l

Il

111

0,038

3,009

1,527

1,176

0.053

4,335

3,387

2,166

3

Togni O.

0.072

0,067

0,064

3,071

2,925

2,229

4

Colombo C.

0,064

0,061

0,062

3,996

3,357

1,!168 3,159

5

Colombo A.

0,076

0,067

0,053

4,584

3,945

6

Stefani U . .

0,068

0,066

0,064

6,646

4,575

2,87 7

7

Durio E.

0,099

0,083

0,080

5,574

4,221

2,64(}

8

Martini F ..

0,098

0,069

0,068

4,839

3,834

3,25l)

2• SEB.IE. -

N.

l

Puo.

= Torace kg. 3. - Awmbrat'cio kg. 3. - Ritmo = 2'

1

TORACI

AVAAIOR•CCIO

SOGGETT I

l Stefani U.

Il

Ili

Il

111

3,228

0,228

0,222

0,174

5,376

4,131

2

Cinicola P ..

0,243

0,219

0,201

3.810

2,388

1,887

3

Martini F . .

0,204

0,207

0,174

3,102

2,877

2,271 3,822

l

4

Togni O.

0,153

0,160

0,144

5,739

4,656

5

Durio E.

0,168

0,171

0,153

3.915

3,435

2,640

6

Graziano E.

0,165

0,150

0,144

3,048

2,619

2,139

7 8

Togni O.

0,141

0,135

0,123

5,577

3,261

2,907

Colombo A.

0,183

0,177

0,165

2,229

2,004

1,488

o

Luccbini O.

0,198

0,183

0,171

5,664

3,474

2,985

Il fenomeno della maggior resistenza dei muscoli toracici alla fatica. potrebbe da alcuni essere interpretato dalle condizioni in cui viene a trovarsi durante l'inspirazione la complicata. massa muscolare della gabbia tora.cica. all'esame ergostetografico, per modo che ad un gruppo di muscoli in cui si siano manifestati i fenomeni della stanchezza.~ possa. subentrare UJ! altro in cui le fibre non abbiano consumato completamente la loro energia. Io ritengo però più conveniente riferir&


l

STUDIATO IN RAPPORTO ALL1 ERGOGB AP'IA TORAOICA E BBAOR.I ALE

501

questa minore sensibilità. all'esaurimento allo speciale allenamento in cui vengono a trovarsi permanentemente i muscoli toracici per le funzioni del respiro, in confronto dei m uscoli brachiali, di guisa!che in quel territo'rio muscolare, più che altrove, vengono a verificarsi le condizioni migliori per il ristoro dei muscoli alla fatica: la provvista cioè di nuovo materiale contrattile da un lato ed il r apido allontanamento delle sostanze di rifihto, dei veleni e delle scoria del lavoro dall'altro. V. - Influenza delle marcie sulla fatica del muscoli toracici. Per l'interesse speciale che aveva di renderm.i conto delle influem:e che lo zaino affardellato (kg. 25) poteva indurre nei muscoli respiratori per effetto delle marcie, delle tattiche, delle manovre, ecc., ho dato largo campo a queste ricerche su numerosi soggetti e con molteplici esperienze. Il Thurnwald è del parere che il soldato non debba essere gravato di un peso che sia superiore di un terzo a quello del proprio corpo: cifra. questa che oscilla intorno ai 20 kg; ladòove la Commissione, nominata in Inghilterra fin dal 1865 per riferire sull'equipaggiamento degli eserciti, è venuta alle conclusioni che il carico non riuscirebbe pitt vantaggioso alle truppe, se, escludendo le vesti ed i viveri di riserva, raggiungesse un peso inferiore ai kg. 21,319. Il Baills ha fat-to il calcolo che un soldato del peso di 64 kg., camminando per otto ore, colla velocità. di 4 km. all'ora, viene a compiere un lavoro corrispondente a 512000 kgm., se non è gravato di alcun peso e di 768000 kgm. se porta un equipaggiamento di 32 kg.: risulta da questi dati che ogni kg. di peso portate in dosso nelle sopraindicate condizioni implica nel periodo di un'ora un lavoro di 1000 kgm., il che corrisponde a. 250 kgm. al km. Il Lefevre da uno studio metodico sul passo di stradla è pervenuto ad identici risultati. Analogamente il Bezy ha stabilito che un soldato, di forza media, può portare un peso di 35 kg. razionalmente distribuito, marciando colla velocità di m. 1,50 al m'' e lavorando 10 ore sanza. alcun detrimento della sua salute: aumentando invece il carico di 6 kg., le ore di resistenza al lavoro devono essere ridotte a. 7. Il Kirn ammette che un razionale equipaggiamento deve essere ridotto ai 23-25 kg., e che ogni kg. alleggerito dalle spalle del soldato rappresenta. un km. in più di resistenza per le sue gambe; jl Laveran porta questo limite massimo ai 23 kg, lo Zunts a 27 e il Morache arriva sino ai 28. D'altra parte Sewal calcola ad '/ 1 la diminuzione della mobilità. della troppa. dovuta al peso dello zaino, e von Ploennies ritiene che la massima potenzialità su cui


602

IL DECORSO DE.!:.LA PATICA NEI SOLDATI

si può fare assegnamento in un soldato di fanteria, equipaggiato di una. sessantina Qi libbre, corrisponda ad una marcia di 6-7 ore al massimo su terreno favorevole e pianeggiante. Non è qui il caso di insistere sui danni che il porto ·dello zainor così come è ora, può recare al soldato; basti ricordare che il Barthélemy ha constatato che le reclute nei primi tre mesi di servizio presentano un aumento di peso, ma., non appena si comincia ad allenarli a portare lo zaino, offrono un dimagramento, talora cosi spiccato, da rilevare una diatesi tub'ercolosa. Il Parkes avrebbe altresì dimostrato nei soldati inglesi dopo una corsa di 500 m . senza zaino una frequenza del polso di 124 al m', mentre dopo una corsa in pieno equipaggiamento si contavano 148 pulsazioni al m'. Marey ha potuto accertare mediante

Fig. 8.

l'odografo che la lunghezza del passo nella marcia va proporzionalment~ aècorciandosi coll'aumentare del carico. Meritano pure di essere ricordate le interessanti ricerche instituite da Znnts e Schumburg sugli al'lievi ufficiali dell'Istituto Federico-Guglielmo, studiando l'influenza dell'equipaggiamento sulle marce di 25-28 km.: Con un carico di 22 kg., nelle condizioni normali di temperatura, non si sarebbe riscontrata alcuna. azione deprimente; solo una marcia. compiate. durante forti calori avrebbe indotto dei disturbi di nessuna gravità., che scomparivano dopo qualche ora di riposo; con un peso di 27 kg. si sarebbero avute, in giornate molto calde, delle modificazioni relative alla capacità vitale ed alla. frequenza del polso e del respiro che perduravano fino a.l giorno seguente; finalmente con un equipaggiamento di 31 kg., nonostante le

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... .,

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STUDIATO IN RAPPORTO ALL'.BRGOGRAFIA TORAOIOA E BRACHIALE

503

migliori condizioni di marcia, si sarebbero manifestati dei notevoli disturbi, con una riduzione della capacità. vitale a. 500 eme., con un aumento della frequenza del polso e del respiro associato ad un allungamento della sistole ca.rdia.ca ed un accorciamento della. diastole che ri· duce il rapporto ~ fra questa e quella sino a scendere al di sotto dell'unità., (la.ddove in condizioni normali esso è rappresentato dalla cifra. 3), con stasi epatica e diminuzione del tono ::::mscolare, mentre l'ergografo avrebbe rivelato segni manifesti di esaurimento muscolare. Colle mie ricerche all' ergostetografo ho cercato di portare un modesto contributo all'ardua questione dell'equipaggiamento del soldato di fanteria, proponendomi di dimostrare che lo zaino a ttuale, che rappresenta poco meno d ella metà del ca.rico imposto alle truppe, non corrisponde affatto per il peso, per la struttura e per il modo di sospensione, alle norme m o· . derne della fisiologia e d ell' igiene.

Fig. 9.

Così sono andato raccogliendo per parecchi mesi le curve ergostetografiche di una. ventina di soldati, tanto in condizioni normali di riposo che immediatamente dopo le marcia d 'allenamento, ed ho sempre riscontrato i~ queste ultime modalità. d'esperimento una. spiccata diminuzione nella resistenza alla fatica. Le fig. 8 e 9, riuniscono, come esempio, le curve del lavoro dei musooli respiratori del soldato G. Togni: il tracciato della fig. 8 è stato scritto in istato di assoluto riposo; il tracciato della fig. 9, di ritorno da una. marcia di 25 km., su strada fangosa, e con lo zaino affa.rdella.to. Le 38 ampie inspira.zioni volontarie registrate in cohdizioni normali si riducono dopo l'esaurimento della marcia e del porto dello za.i'no a 25 sforzi, ciascuno dei quali offre un'altezza minore di quelli fatti ordinariamente.


o04

IL DECORSO DELLA FATICA NEI SOLDATI

Per un parallelo fra. lo stato dei muscoli delle membra e quello del torace, specia..lmente affaticato sotto il carico dello zaino, ho saggiato inoltre su ciascun soldato volta per volta, prima e dopo la marcia, la capacità al lavoro dei muscoli dell'avambraccio, ricorrendo al noto er· gografo del Mosso, e colla. tecnica e le cautele già consigliate dalla numerosa serie dei precedenti sperimentatori. Or bene la differenza che si osserva. fra i due ergogra.mmi brachiali, scritti prima. (a) e dopo (b) la marcia, dal soldato Togni non. è cosi spiccata come quella. che si nota. fra i du~ ergostetogrammi registrati contemporaneamente sullo stesso individuo (fig. 10).

(a)

(b)

Fig. IO.

Allo scopo infine di stabilire quale parte diretta. avesse lo zaino nei fenomeni dell'esaurimento, ho stabilito un altro piano di ricerche prendendo le curve coll'ergostetografo, sia in condizioni normali, sia dopo ma.rcie d'uno stesso percorso fatte con o senza. zaino, ed ho potuto convincermi che l'affievolimento dell'energia che si ha dopo una marcia in pieno assetto di guerra è di gran lunga più acçentuato di quello che si verifica nelle marcie senza zaino. In prova. di ciò ho raccolto


STUDIATO IN RAPPORTO ALL'ERGOGRAFIA TORACICA E BRACHIALE

505

nellai fig. 11 tre ergostetogrammi (r:idotti per ragione di spazio della. metà.) scritti dal soldato Graziano; il primo (a) in uno stato di riposo, il secondo (b) alla. medesima ora dopo una marcia. di 25 km., fatta. senza. zaino ed il terzo (c) di ritorno da una. marcia. su identico percorso ma. collo .zaino. Ad un esame sommario si vede subito che le 28 grandi in"Bpira.zioni del primo tracciato si riducono a sole 19 nel terzo, scelllando altresì grandemente d'altezza, mentre le escursioni scritte al seguito di una. marcia. senza zaino, pur essendo per numero e (a) per ampiezza. inferiori all'ergostetog-r amma normale, non offrono una differenza. molto sensibile. In tutte le curve di ergografi a toracica. segnate dopo la. marcia, ho potuto riscontrare evidente il fenomeno, già. rilevato dal Mosso (b) (1), della diminuzione di tonicità dei muscoli toracici per effetto ~ella. stanchezza., e quelle oscillazioni del tono muscolare della {)assa toracica. cosi bene illustrate dall'Aducco (2) sui cani, nei quali (c) aveva indotto la. paralisi del bulbo {)Olla cocaina.

*"'* Fig, li.

Una. volta dimostrato esaurientemente i notevoli effetti che le gravi fatiche prodotte dalle marcia ooll~ zaino possono indurre nei muscoli respiratori, non mi è parso del iutto privo d'interesse l'este-çtdere l'ergostetogra.fia ad altra serie di ricer-che, studiando ad esempio la. diminuita resistenza dei muscoli tora.cic i al lavoro nei graduati, per la. fatica del parlare ad alta. voce per un'ora durante l'istruzione delle reclute, oppure il grado di affatica.bili tà. che si ma.(l) A. Mosso. -

Loc. cit., p. 420.

(2) V. ADucco.-Sur l'ezi1Unce d 1ur la nature du centrerupirato~re bulbaire -(Archi· .,., Ital~nne1 de Biologie. T. XIII, p. 116).


506

IL DECORSO DELLA FATICA NEI SOLDATI

riifesta nei soldati trombettieri per il suonare d'uno strumento a fiato ..Fra le tante esperienze scelgo i tracciati (ridotti pure della. metà), riuniti nella fig. 12, del soldato trombettiere Martini, scritti in condizioni normali e di ritorno da una marci a. di battaglione di 25 km. dopo aver suonato per la. maggior parte de1 percorso. A colpo d'occhio si .os(a) serva una spiccata differenza, per numero e altezza. di escursioni inspiratorie, fra. le due curve·: infatti nell' e rgos te togramma scritto in condizioni di vita ordinarie (a) si contano 28 grandi inspirazioni volontarie, mentre do(b) po l'esaurimento muscolare della marcia -collo zaino e dell'aver suonato durante il percorso (b) se ne registrano soltanto 18, e !=altezza delle contrazioni scema q nasi della metà. Effetti così Fig. 12. deprimenti non si riscontranoinvece nei muscoli dell'arto superiore, assoggettato all'ergografo collo stesso ritmo e col medesimo peso.

Riepilogando i paragrafi di questa nota: l ) La. fatica nei muscoli respiratori è regolat·a dalle stesse l.eggigià verificate pei muscoli degli arti: l'attività muscolare varia. col mutare dei pesi e coll'alternarsi di questi. 2) L'esaurimento dei muscoli tora.cici, che lavorano secondo il ritmo respiratorio, tarda1sensibilmente a. manifestarsi, se il lavoro si compie all'infuori del dominio della. volontà. 3) I muscoli delle membra. assoggettati ad identico lavoro, sia rispetto al ritmo che in rapporto al carico, si stancano prima. e più intensamente dei muscoli respiratori.


STUDIATO IN RAPPORTO ALL'ERGOGRAFIA TORACIOA E BRACHIALE

50'Z:

4) Le ma.rcie con lo zaino inducono nei soldati un marca.~o indebolimento nella resistenza. al lavoro dei muscoli toracici, differenza che· non risulta. così evidente pei muscoli brachiali. 5) Le marcie senza zaino, pnr diminuendo l'attività muscolare· respiratoria, non determinano le sensibilis.s ime variazioni causate dal. porto dello zaino. 6) La diminuita resistenza alla. fatica dei muscoli tora.cici nei· soldati è resa ancor più manifesta, se al lavoro indotto dal carico del· l'equipaggiamento si accoppia anche quello del suonare uno strument()· a fiato.


508

DELLA FEBBRE ESTIVA Per il dott. A. Mennella, maggiore medico.

In cinque anni di guarnigione a Piacenza. ho avuto agio di fare ()Sserva.zioni e stuài sopra una forma d'infezione epidemica e contatagiosa, che nella valle Pa.dana ed altrove è chiamata febbre estiva. Essa è stata anche detta febbre climatica, ed erroneamente inflt,enza ~tiva ed influetlza rnalarica. Ne descrivo subito i sintomi, per presentare questa forma morbosa nella sua essenza, proponendomi di far cenno in seguito dell'epidemiologia, della causa etiologica, ed in ultimo della profilassi e cura. Questa infezione ha uno stadio d'incubazione di .due o tre giorni, come ho potuto bene osservare in truppe provenienti da luoghi immuni, e che rientravano nel periodo d'infezione. Altre volte ba prodromi, che consistono sempre in disturbi delle ~ie digerenti, associati a dolori vaganti per muscoli, ossa, articolazioni, ma a preferenza ai lombi ed agli arti inferiori. Ma più spesso irrompe .di botto, somiglian.do molto in questo all'influenza. Questa f~se prodromica individuale si manifesta anche sulle masse. L 'epidemia, prima di assurgere alla. forma più virulenta, comincia. a manifestarsi per alcuni giorm con catarri gastro-intestinali apiretici. E cco il quadro sintomatico solito. La febbre si manifesta quasi di botto, senza brividi, o talora prece-duta da lievi orripilazioni; s'inizia con grande tendenza al sudore, sonnolenza e prostrazione enorme. La temperatura oscilla fra i 37°,51 e 40o in media; ed in tanti anni ho ossèrvato, che i più forti febbricitano debolmente ; più altamente i deboli: ma. la prostrazione è enorme per tutti, anzi talvolta. è in ragione inversa della temperatura febbrile. I febbricitanti hanno il viso arrossato, alle volte congesto, con iperemie congiuntiva.li ed intensi dolori ai bulbi oculari. Molte -ç-olte banno tinta sub-itterica., e qualche volta ma.rcatissima. itterizia. Fanno 03serva.re sempre e consta.ntemente iperemie faringee alle volte con ipertrofia tonsillare; però gli infermi non ne ricevono moSI:\TOYATOLOGIA. -

lestia.


DELLA FBBBRE E STIVA

609

H&nno dolori per ossa. e muscoli, ma. più intensi alla regione renaie, di dove come fascia dolorosa. cingono l'addome. Immancabili la.. cefalea. e le localizzazioni delle vie digerenti. La lingua. è coperta da.. patina. biancastra, talora fuliginosa e secca, con margini arrossati econ senso di amarezza. e sete. L'infermo ha inappetenza., che continua.. anche dopo l'infezione, ha. nausee e frequenti vomiti, gastralgie ed enteralgie con frequenti ed intense diarree. È tale la. costanza di queste localizzazion~ che talora. la. febbre manca, ma esse vi sono; ed assu-· mono forme più gra.vi in quelli già. affetti da catarri cronici di quelle-. vie, o che abbiano commessi errori dietetici. Quando la. temperatura.. febbrile è alta, su' 40~ e più, ho osservato sub-delirio e coma. vigile. Allora. i disturbi delle vie digerenti sono così accentuati, da. simularel'irrompere virulento di una. infezione Eberthiana, con l'aggiunta di meteorismo, gorgoglio e borborigmi alla valvola. ileo-cecale. In tali casi la. cefalea. è più intensa, e risolve e sparisce con abbondante-· epistassi. Il polso è ampio e pieno ; ma, cessata la. febbre, diviene lento, come il polso addominale degli antichi. Il processo febbrile rimette con sudore dopo 24 ore, raramente dopodue o tre giorni. Per una. settimana invece durano lo stato dispeptico e la prostrazione. Facili le recidive; ma, recidivando. la temperatura. febbrile rimettepiù presto. Sono così frequenti le recidive, che nella 7• compagnia. del s• geniol'anno 1906 su 80 uomini ho avuto 10 immuni e 70 colpiti. Gli immuni però fra. quelli esenti da. istruzioni. Dei 'iO colpiti, 20 recidivi, dei quali 4 per due volte. Insomma 70 individui hanno avuto 94 accessi febbrili. Come le febbri, anchele recidive sono più frequenti nei deboli. D Mendes nel suo pregevole lavoro sulla febbre estiva dice che essa. non sempre è accompagnata da. disturbi intestinali, mentre costantemente presenta disturbi a carico. del sistema nervoso. A me risulta, inveèe, che i disturbi delle vie digerenti 'èono immancabili, e penso che i disturbi nervosi siano una dipendenza. di quelli. Le intossicazioni gastro-enteriche si ripercuotono sempre sul centronervoso cerebrale, e, come dice il Bouchard, gli effetti sono spesso in ragione inversa della causa. E infatti ohe una. toxiemia. gastrica. possa produrre e produca. prostrazione, fiacchezza, specie negli arti inferiori, è cosa ohe osserviamotutti i giorni su malati e su noi medesimi. Quand.o le funzioni gastroenteriche non sono in ordine, la fiacchezza ci prende, e risentiamo-


DELLA FltBBBE ES'fiVA

una stanchezza. insolita nel marciare o nella stazione eretta.. Sono tos·~ine circolanti, che i più recenti studi localizzano anche nei muscoli,

.-ed io aggiungerei in glandole ed articolazioni, in tutto l'organismo insomma. In quanto alla cefalea il ragionamento è diverso, ma la causa. è identica. È noto, che il trisplancnico, che s'inserisce al ganglio cervicale inferiore, sia la strada, che mette in diretto rapporto il di.stretto vascolare cerebrale col viscerale. Lo stimolo delle tossine ga--stro-enteriche in casi leggeri per via riflessa provoca. effetti circolatori di costrizione nell'ambiente endocranico; ma in casi di intossicazioni gravi dà luogo a vaso-dilatazione, quindi a. stasi venosa; tanto è vero, -che quegli ammalati hanno il viso congesto, le congiuntive iniettate, cefalea intensa. e sonnolenza. Conseguenza di questa. sta.si endocranica è la frequente epistassi; e quel benefico deflusso fa attenuare di molto ·-<> sparire del tutto la cefalea. e gli altri sintomi nervosi. Questo ragionamento è basato sull'assioma. del Fra.nk: c Azione leggera, costrizione; azione più forte, dilatazione~ E che io sia nel vero, lo prova. anche un argomento ex-iuvantibus. La cefalea cessa sempre nei malati di febbre estiva sotto l'azione di un purgante; appunto perchè, tolta. la causa stimolante auto-tossica, cessa l'effetto sulla circolazione cerebrale: e cessa non· solo col prin·-cipe dei disinfettanti intestinali, il calomelano, ma anche con qualche drastico, come l'olio di ricino, che vi unisce l'azione rivulsiva, richiamando sangue nell'addome, e scarica.ndone l'encefalo. Di tal che tutti questi sintomi nervosi sarebbero conseguenza indiretta dell' infezione, cioè effetto di stimoli, che dalle vie digerenti, vanno ai centri nervosi, e specialmente sul centro va.so-motore. E una conferma si ha nella vaso-dilatazione periferica. del febbricitante, che ha. facile e spontaneo il sudore, e nell'eruzione eritematosa, a. tipo di roseola, che il dott. Cevaschi ha osservato a Bologna nei ma1ati di febbre estiva.

Dunque, riepilogando e riassumendo, quasi tutta la. sintoma.tologia di questa infezione è basata in un grave stato dispeptico, in una toxiemia gastro-enterica. Prima di parlare delle cause, due parole di epidemiologia. Ho constatato, che l'infezione apparisce in tutta ia valle Padana. dal I al VI corpo d'armata, ed è comparsa. anche nell'VIII e nel IX. Seppi della sua presenza nella valle dell'Arno, del Tevere ed anche a. Palermo. Dalla bibliografia di questa. infezione speciale ho rilevato che essa si manifesta anche nell'esercito fran· EPIDEMIOLOGIA. -


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cese ed anche nella Colonia Eritrea, dove è stata. studiata benissimodal Rho, dal Pasquale e dal Petella, egregi nostri colleghi della regia marina. Dallo studio delle zone d'Italia invase da questa epidemia si rilevano due fatti costanti ~ Che essa. dura due mesi circa., dal giugno all'agosto; e che essa si

manifesta in regioni irrigate da acque, in luoghi bassi ed umidi. Nella stessa. va.lJe Padana, mentre l' epidemia infìerisce a. valle, nelle vicine colline non si manifesta. alcun caso; o se ve n'ha. qualcuno importato, resta. senza ~eguito. Ho osservato molte volte, che le truppe attaccate dall'infezione quando partivano per distaccamenti, o per campi, in luoghi elevati ed asciutti, presto si liberavano dall'infezione. Le compagnie pontieri, che andavano a Cassano d'Adda., partivano. da Piacenza coll'infezione; ma, giunte colà., dopo pochi giorni l'infezione si attenuava e spariva; invece le compagnie, che tornavano immuni, giunte a Piacenza, erano colpite dopo due o tre giorni, dando luogo a. gran numero di casi. Però se rientravano quando l'epidemia. era. sul finire, cioè quando aveva. perduto molto di virulenza, per es. in agosto, i casi giornalieri erano attenuati e minori di quelli soliti e. manifestarsi nel forte delJ..Iepidemia. Il Mendes per la diffusione dell'epidemia dà gran conto all'agglomeramento della truppa, e poco o nulla. alle influenze locali. Ed a me pare, che si debbano invertire i termini. È fuori dubbio, che Fe.gglomerazione sia il più facile e più potente mezzo di contagio per tutte le infezioni, quindi anche per la febbre ~stiva; ma io ho osservato per anni in Piacenza, che non solo l'infezione era diffusa. egualmente tra la popolazione civile e la militare, ma <:be il numero dei colpiti era assai maggiore nella. parte bassa della <:ittà più vicina al Po, così nelle case private come nelle c.aserme. Minori invece i casi negli alloggiamanti più lontani. L'umidità dell'ambiente è il vero indice della diffusione dell'infezione, essendovi grande corrispondenza tra l'una e l'altra.. L'agglomeramento in que.sti casi non ha che una importanza secondaria. E ricordo una, prova dijfa.tto. In lu· glio 1906, nel forte dell'infezione, vennero nella caserma del 4° genio 120 richiamati. Temevo molto per essi. Dormirono agglomerati, sulla paglia, senza spogliarsi e quindi senza raffreddarsi durante la notte. Rimasero ben 5 giorni in quartiere, e fra loro non si è verificato alcun caso di febbre estiva e neppure uno di toxiemia gastro-enterica apiretica.


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DICLLA ll'BBBRE ESTIVA

Dunque è a temersi più l'umido e meno l'agglomeramento·. Invec& le fatiche contribuiscono alla diffusione, non solo per le intemperanz& provocate dal sudore, ma per sè stesse. Nel distaccamento del3° genio i febbricitanti giornalieri erano uno o due. Il giorno dopo una marciA furono 25; e nei giorni successivi rimasero sulla quindicina. Ho parlato di contagio. E ne ho tratto il convincimento dall'aver& osservato, che la malattia si diffondeva per dormitori; ne colpiva qualcuno mentre altri restavano immuni; finchè si manifestava in questi, perdendo virulenza nei primi. Osservavo una. specie dì turno nelle com· pagnie. Dove ho visto evidente il contagio è stato nel carcere militare pre· ventivo. In quel luogo, chiuso al conte.gio, fino al 15 luglio la febbre estiva non aveva fatto ancora la sua apparizione. Si manifestò in un soldato del 56> reggimento fanteria proveniente da luogo infetto, Cremona, due giorni dopo il suo ingresso; e dopo qualche giorno si manifestò in un soldato, che era nel carcere da parecchi mesi. Isolai i due malati, disinfettai le feci, nè più si verificò ~lcun caso. Nelle infermerie del 3• e del 4o genio, ripiene ò.i simili ammalati, dopo l'inizio dell'epidemia sono stati sempre colpiti il caporale di sa· nità. ed i piantoni addetti; e quelli, che di urgenza li sostituivano, presto erano anch'essi colpiti a loro volta di febbre. Da queste osservazioni ho tratto il convincimento, che la febbre estiva sia infettiva e contagiosa. Dagli specchietti di morbosità. febbrile estiva nel 4c reggimento genio a Piacenza si rileva una rapida ascensione, con forti discese e risalite per tre o quattro settimane, e poi per altre tre o quattro l'infezione si mantiene bassa ed attenuata finchè sparisce. Però, prima che sparisca, spesso si manifestano pochi casi d' infezione molto simili al tifo, che poi si attenuano e spariscono a loro volta. ETioLOGIA. - Molte ipotesi sono state ventilate sulle cause. Si cercò di trovare dei punti di contatto coll'infezione influenzale; infatti fu chiamata. pure influenza estiva con localizzazioni gastroenteriche. Ma a parte l'esame bacteriologico, che non ha mai dimo· strato il bacilio di Pfeiffer nei malati di febbre estiva, dirò che essa. è sempre comparsa. qualche mese dopo che erano scomparsi gli ultimi strascichi primaverili dell'influenza.; mentre questa faceva la sua ricomparsa parecchi mesi dopo che era cessata l'epidemia di febbre estiva. Il dott. Visentini nel Corriere sanitario del novembre scorso ha. pubblicato sull'argomento una nota clinica per riassumere un lavoro


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del dott. Mendini, ·che, a somiglianza della febbre da :fieno e del favismo, vorrebbe ritenere questa infezione come una intossicazione da polline della canape. Ma la febbre estiva comincia prima della fioritura della canape, e finisce molto dopo; e poi si manifesta in tanti posti dove non si semina la canape. Anche il dott. Visentini non ammette l'ipotesi etiologica del Mendini e pensa invece, che la febbre estiva sia una forma d'influenza a localizzazione gastro-intestinale; però egli lo dice, ma non lo dimostra. Ed è naturale. È cosi facile dimostrare il contrario! La febbre estiva presenta nelle sue manifestazioni il quadro sintomatico della febbre gastro-reumatica degli antichi medici. Nulla è mutato. E la febbre estiva climatica esiste da tempo immemorabile come quella, che è stata osservata anche in passato sotto forma epidemica. Lo affermano il Kelsch e Kiener, i quali hanno osservato, che le febbri estive, o gastro-reumatiche, seguono la curva delle epidemie eberthiane, anzi è fatto provato, che dove la febbre estiva si manifesta, si nota un proporzionale aumento di casi tifoidei. E chf> tra l'infezione eberthiana e la febbre estiva vi siano rapporti di somiglianza etiologica, lo affermano il Griesinger, che considera questa infezione come un tifo abortivo (come il Cantani considerava l'effimera), il Brouardel e Lorrain, che la chiamano tiplloideflte, e il Rho e Pasquale, che la considerano come febbre di natura tifoidea o P<l.· ratifoide. Indeciso per anni sull'etiologia di questa infezione, quando nel fìnir8' dell'epidemia del 1905 tra gli attaccati vidi apparire dei casi di tifoide, la luce apparve ai miei occhi, e mi parve di aver trovato il baudolo della matassa . Ed al professore Zoia, col quale spesso avevo parlato su questo argomento, dissi che mi sembrava assai probabile, che la febbre estiva potesse dipendere da batterii tifo-simili o coli-simili; ma eh& mi ,riserbavo di fare ricerche nell'istituto di clinica a Parma. Trasferito da Piacenza, non ho più visto febbri estive. Frattanto è venuto a11a luce il pregevole lavoro del Mendes fatto all'ospedale del Celio ed all'istituto del Celli col: Memmo ed il De Blasi. Prima del 1\Iendes anche il Lazarus e Brieger avevano osservato con ricerche batterioscopiche la natura tifoide o paratifica del bacillo ri~ trovato nelle feci di ammalati affetti da simili processi febbrili. li Cha.ntemesse4presume che il germe patogeno delle febbri estive sia di natura eberthiana. Il Mepdes dai caratteri culturali e dalle inoculazioni sperimentali su cavie ha tratto il convincimento che questo bacillo, trovato nel retto dei malati colpiti da febbre estiva, debba seuza dubbio considerarsi come un campione della « grande famiglia 33- G' orrtale di medici na molilare. -

F3~r. VII.

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"' dei coli-simili, campione però che dalla maggior parte di essi si dic stingue per spiccati caratteri, primo fra tutti la assoluta mancanza c di sviluppo d i gas in tutti i terreni, la mancanza o assai tardiva « coagulazione del latte, lo sviluppo tifomorfo sulla patata., l'assenza c nelle culture della reazione dell'indolo ed il comportamento negli c animali, che si avvicina per alcune qualità al gruppo dei bacilli pac ratifici •· È interessante rilevare, che il Mendes ha osservato agglutinazione d el get"me nel siero di malati nelle proporzioni di 1,50. L'attenuazione facile e rapida nella virulenza del germe, mediante passaggi nelle cavie, sniega la breve durata del processo morboso ed anche dell'epidemia ; g iacchè la malattia è quasi sempre effimera, e la epidemia in due mesi circa compie il suo ciclo, e sparisce. Non mi sottoscrivo all'apprezzamen to dell'egregio collega, quando dai fenomeni nervosi convulsi vi, c he riscontrava nelle cavie inoculate,

t rae la conferma del predominio dei fenomeni nervosi nel quadro clinico della febbre estiva. Ho già detto, che nella sintomatologia del processo i fenomeni a carico del sistet'la nervoso sono effetto della toxiemia gastro-enterica; e poi, anche ammesso diversamente, il Meudes non ha pensato, che nelle cavie egli inoculava la coltura direttamente nella circolazione sanguigna, con iniezioni sottocutanee, mentre nell'ammalato il germe hA. sede e sviluppo nelle vie digerenti, e di esso nel sangue egli non ha mai visto traccia. Le condizioni e l'ambiente sono molto diversi e mutati, e quindi diversi debbon o essere gli effetti; perciò non se ne possono trarre conclusioni cliniche. . Ammesso dunque col Rho, Patella, Chantemesse, Lazarus, Brieger e :Mendes la natura simil-tifica delle febbri estive, rimane ora a vedere, perchè essa si manifesti in date epoche ed in date località. Dopo anni di osservazioni ho tratto la convinzione, che l'apparire di questa toxiemia gastro-enterica in giugno sia provocata e favorita dall'umidità. dell'ambiente; e mi spiego. Con i primi forti calori si evapora dal so'ttosuolo una quantità

enorme di vapore acqueo nella . massima proporzione, che si abbia in tntto l'anno. Esso non si sente, ma colpisce; e colpisce con efficacia, perchè in quell'epoca il corpo umano è poco coperto, e quindi poco difeso. Quell'umido colpisce intensamente non solo tutto l'organismo, dando luogo a sintomi reumatici, come dolori vaganti muscolari ed ar· ticolari, iperemie faringo-laringee ecc., ma anche le vie digerenti, producendo disordini digesti vi, dispepsie, gastralgie, enteralgie, con frequenti e facili diarree. L a causa è unica, ed intorno ad essa si aggrup-


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-pano benissimo i sin.tomi diversi. E che sia questa la causa, lo prova nn fatto molto evidente ed indiscutibile. Quando i calori estivi tardano ..a v'3nire, la febbre estiva non apparisce; se anticipano,. anche la infe-zione anticipa. Onde nelle località' umide la febbre estiva si manifesta. ora a. principio, orà a metà, Ol'(lo alla fine di giugno; ma il suo ciclo non muta: è sempre di circa due mesi. Che le località abbiano poi un'importanza speciale, si rileva dal fat to che vi sono luoghi immuni, ti alle volte anche in mezzo a località infette: basta che essi siano in altura, e che il sottosuolo non sia. umido. L'intensità dell'infezione è in ragione diretta delle condizioni del suolo; ed è maggiore nei terreni alluvionali, nelle località percorse ·da fiumi ampi, a lento decorso; dove vi sono stagni, risaie, avvallamenti riempiti da. piogge, da. nevi; dove sono facili le inondazioni, gli allagamenti. · Ma non basta. Vi ·è una prova evidente. Si sa per leggi metereo.logiche, che facendo le prime soleggia.te, specialmente se intense, evaporare grande ·quantità. di vapore acqueo, questo si accumula., e dopo parecchi giorni dà luogo a temporali. Or bene ho osservato constantemente a. Piacenza, che due giorni dopo un temporale il numero delle feb·brì estive aumentava a dismisura, e forse ad un punto non mai raggiunto. Ho visto salire gli ammalati giornalieri da 10 a 20 e da 9 a 25. Questi sbalzi rapidi e forti si manifestavano due giorni dopo il temporale, quando col calore, che presto ritornava, l'evaporazione ridiventava altissima. Se l'abbassamento termico persisteva, i casi. di febbre aumentavano a gradi e con ritardo. Ciò si rileva chiaramente dai diagrammi di morbosità. da. me compilati. Dunque a me pare sia indiscutibile, che l'umido del suolo e sottosuolo abbia. un'importanza grandissima nello sviluppo dell'infezione, la quale sparisce quando il sole ha prosciugato in parte il suolo co'n i suoi raggi cocenti, cioè nel forte dei mesi estivi. Il periodo di queste febbri è propizio per i disordini dietetici. È nota l'influenza, che l'alta temperatura ha. sul ritardo delle funzi()ni digerenti, sulle dispepsie. A queste circostanze esterne, si uniscono i di sturbi prodotti da. bevande ghiacciate, dal sonno dopo i pasti, dall'abuso di frutta e verdura. A queste intemperanze, fra i soldati se ne aggiungono altre an9ora più gravi. I soldati, oltre all'essere poco coperti, si sdraiavano sul suolo, che pareva asciutto ed era umidissima: dormivano quasi tutti nudi o senza l enzuolo, o sotto di esso teso a piano inclinato dai ganci delle plance (1), (l) Monsole, sulle quali i soldati poggiano gli oggetti di corredo.


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cui era affidato, ai piedi delle brande. Nelle camerate dormivano con finestre aperte, che lasciavano penetrare ampiamente l'umido, e chedoveva colpire inesorabilmente quei corpi completamente indifesi: Nell'anno 190?> la distribuzione di una coperta ha fa~to subito diminuireil numero dei febbricitanti. In date epoche, ·a principio di primavera e di autunno, si manifestano delle forme di raffreddore sotto forma. epidemica. Vuoi dire che· il microrganismo, che ne è causa., trova_in quell'epoca il momento op· portnno al suo sviluppo nelle condizioni dell'ambiente e dell'organismo, che offre il terreno di cultura. Analogamente il batterio della febbre estiva. trova condizioni opportune nell'ambiente esterno ed interno nei mesi di giugno e luglio per assumere uno stato di virulenza con una sintomat~logia speciale e tipica.. Alcuni microrganismi allo stato saprofitico, ospiti abituali dellevie digerenti, aspettano un momento occasiona.le per divenire patogeni: Già. bene disposti dt\lle intemperanze, trovano la. causa. determinantenella eccezionale umidità dell'ambiente e della stagione. Le feci infette da questo microrganismo a loro volta andrebbero ad infettare il suolo e sottosuolo. Quale potrebbe essere il veicolo del contagio? Non so perchè, ma dalle prime osservazioni su questa infezione mi è sempre tornata in mente con insistenza la teoria. del Pettenk ofer. Infatti l' influenza del suolo varia per tempo e luogo. I terreni immuni, il periodo fisso dell'infezione rendono possibile l'ipotesi. E come il suolo è la principale culla degli schizomiceti del tifo.. secondo il grande igienista di Monaco, così potrebbe esserlo per i tifosimili. • Egli ha sempre osservato col Buhl e altri batte~iologi il grande r apporto, che esiste fra le oscillazioni delle acque del sottosuolo e la. frequenza dei casi di tifo: livello a lto, pochi casi; viceversa allorchè è basso. Ora ciò avviene appunto in seguito ai calori estivi, tantochè le infezioni eberthiane sono rare nei luoghi e m esi freddi. Ed ho sempre pensato, e penso : o non potrebbe l'abbassamen to di livello delle acque, in seguito ad intense evaporazioni, offrire un adatto· terreno di cultura al bacillo delle febbri estive? Inquinato il sottosuolo, potrebbe ammetterai che si in quinassero anche le acque potabili. :Jia questa ipotesi non mi sembra molto soste· n i bile.. Perchè l"infezioue dovrebbe manifestarsi più generalizzata fin dal principio, e non in modo parziale per dormitori e caserme. Ho anche pensato alle zanzare ed al Phloebotomu.~, detto comunemente papjJntaci, che in questa stagione abbondi-l..


DELLA. FEDDRE ESTIVA

517

Ma il phloebotonms apparisce in maggio, e sparisce alla fine di lu:glio, mentre le febbri continuano anche in agosto; le zanzare invece vivono e si riproducono fino all'ottobre ed oltre, mentre l'epidemia finisce circa due mesi prima. E poi con questa ipotesi la via di penetra·zione del germe sarebbe la corrente sanguigna, mentre sembra che sia piu naturale quella delle vie digerenti. Certo finora è ignota la. via ·del contagio, nè presumo di risolverla. Questo sarà compito di altri studi e di altre osservazioni. Qualunque sia il veicolo dell'infezione, posso affermare, in base a fatti, che l'umido è il grande fattore, la grande causa determinante. Sottratto il corpo dalla sua influenza, l'infezione non si manifesta. E la sua azione riceve grande aiuto dalle inte~peranze, dagli errori dietetici e dallo stato dispeptico abituale nella stagione estiva. Nei malati di semplice toxiemia gastro-enterica sono riuscito apre>'enire l'accesso febbrile, mettendoli a dormire. con una coperta di lana. CURA. - Ciò pre,messo, è facile proporre dei mezzi preventivi. Tra quelli fisici importantissimo è quello d'i non alleggerirsi troppo presto ·di panni ai -primi calori, specialmente di sera, e dormendo. Evitare le fatiche. Avere molta cura. delle vie digerenti, evitando l' uso di ghiaccio e di bevande ghiacciate, specialmente a corpo sudante, ~gli errori dietetici per qualità e quantità di cibi. Disinfettare energicamente le latrine nei quartieri e nelle case, e le feci degli ammalati. Tra i medicinali ho esperimentato su larga. scala i sali di chinina, m!!' senza. alcun risultato. Mi è parso, però, che essi riescano a rendere più breve la convalescenza. È inutile l'isolamento rigoroso nei primi casi. Il grande rimedio, il piu efficace è il purgante; esso spazza il tubo digereo.te, lo disinfetta, solleva moltissimo l'ammalato, e presto lo guarisce. Di sudoriferi non v'ha bisogno. Date le condizioni ipertermiche, la stagione e l'uso di una coperta di lana, il sudore viene abbondante ~ spontaneo, producendo negli ammalati euforia ed ìpotermia.. Anche ·di antipiretici ho fatto uso, a scopo preventivo e curativo i ma. sono perfettamente inutili. La cura. semplificata è in due parole: purgante e sudore; ed è la cura, che i nostri maestri, ignoranti dì bacteriologia, ma sapienti in ·clinica, adopra.va.no contro queste febbri, che essi chiamavano giustamente gastro-reumatiche, preconizzando i grandissimi rapporti di causa -ed effetto, ~he passauo tra le toxiemie gastro-enteriche e le svariate forme di reumatismo muscolare ed articolare.


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Specchietti numerici del malati glornaUerl per febbri e!!tlfe nel IV Reggimento Genio a Piacenza. A NN o 1904. Data

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Annotazioni p el' il 1S05. Temporali in luglio al 18 e 24, con successivo aumento di malati. :.._ C68i di t ifoidi: l il 15, l il 21, l il 27 agosto.


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CASUISTICA CLINICA SULL'ASCESSO DE.L LA FOSSA ILIACA. A meo ta Antonin o, capitano medico.

Contributo clinico pel dottor

La diagnosi dei processi infiammatori che si possono svolgere nel t-essuto lassocellulare che circonda il peritoneo, specie nei due quadranti inferiori dell'addome, è spesse volte oscura anche a chirurgi molto espert~ come oscura ne è l'etiologia ed il loro modo di svolgersi, per quanto le conoscenze anatomiche debbano rischiararci molto in proposito. . · Riferi~;co pertanto la storia clinico. di tre casi di ascesso sottoperitoneale della fossa iliaca, quasi identici, che ho avuto occasione di curo.re, il primo in quest'o· spedale e gli altri due nell'ambulatorio di Kalepa (Canea). I CAsO. - Il soldato A. S. del SSo reggimento fanteria, entrò nell'ospedale militare il 18 dicembre 1906. .il.uamnui. - Nulla d'importante nei precedenti ereditari morbos i e personali, salvo che l'infermo asserisce di esser stato affetto all'età. di 12 anni dalle febbri malariche. Sin dagli ultimi di dicembre 1906 cominciò ad avvertire nella regione inguinale destra, proprio al disopra dell'arcata crurale, una piccola tumefazione dolente alla pressione e durante il cammino. Esame obbiettivo. - È individuo di mediocre costituzione organica, di temperamento linfatico, con discreto "sviluppo muscolare-scheletrico. Alla regione inguino.le destro. notasi una tumefazione della grandezza d'un limone, di consistenza elastica, ricoperta da pelle normale a limiti non ben distinti, specie nella profondità dove si perde il senso del volume e della estensione; dolente alla pres· sione e un poco anche nei movimenti di deambulazione. I movimenti dell'articolazione dell'anca destra sono liberi, n è l'infermo assume alcun atteggiamento speciale. Non si notano gianduia inguinali nè cro_rali ingorgate. Eseguita una puntura esplorativa in corrispondenza della parte più sporgente della tumefazione con ago lungo, vien fuori pus denso. Dopo una discussione clinica, 'Vien fatta diagnosi di ascesso profondo e si decide d'intervenire. n signor maggiore medico Carino il 10 gennaio 1907 eseguisce al di sopra del tumore e parallelamente alla arcata crurale una incisione lunga o centimetri e profonda fino ai muscoli. Da essa vien fuori abbondante quantità. di pus denso e col dito esploratore si arriva a toccare l'osso iliaco. Si lava. abbondantemente la cavità. ascessuale con liquido antisettico •e si zaffa con garza. al iodoformio. L'infermo dopo praticata l'incisione avverte un senso di benessere e cessa la dolorabilità dianzi notata. La cavità ascessuale andò lentamente restringendosi e colmandosi di granulazioni e si stabili una buona. ci('atrice tanto che l'infermo fu dimesso il 4 giugno 1907.

II CASO. - Riguarda una bambina dell'età di 10 anni circa che fu condotta dai genitori, riferendo che da più di un mese essa era affetta da febbre continua,


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CASUISTICA C LINICA

esacerbantesi alla sera, da dolori al basso ventre, che era andato tumefacendosi negli ultimi giorni, da inappetenza, nausea e qualche conato di vomito. La bambina difatti era notevolmente pallida, febbricitante : la lingua era coperta da patina fuligginosa; l'addome teso, dolente alla pressione. Nel quadrante inferiore sinistro si notava una tumefazione ovoidale a limiti non ben definiti. che dall'arcata crurale si estendeva sino alla estremità délla 2• costola occupando la fossa iliaca e parte del fianco sinist ro, a superficie liscia di consistenza elastica, ma non tale da potersi constatare chiaramente la fluttuazione. La cute non era nè calda nè arrossata. Durante le escursioni respiratorie la detta tumefazione non si spostava affatto ed era dolente alla palpazione. La piccola inferma teneva !11. coscia sinistra addotta e contratta come fosse affetta da coxite; essa 11.ppena si poteva reggere in piedi e non poteva. camminare a causa del vivo dolore che si destava. La percussione addominale era tim· }Janica; la milza lievemente ingrandita e dolente alla pressionf:. III CAso. - G. P., bambino dell'età di 7 anni circa, fu portato all'ambulatorio d i ](alepa, dai genitori, che riferirono che da 15 giorni non aveva potuto p i l'l camminare per un dolore che accusava lungo la piega inguinale s i n i stra. All'esame obbiettivo si notava in quella regione una tumefazione che sorpassava di circa 3 centimetri l'arcata crurale, di consistenza elastica e dolente alla pressione, con aumento della temperatura locale; immobile durante i movimenti respirato·r i. Il bambino teneva la coscia sinistra addotta e rotata in dentro e flessa sul vetltre L'esame della colonna vertebrale era completamente negativo, e così pure sane er.ano le ossa del bacino. Quanto ai precedenti morbosi, i genitori asseri vano che il bambino era stato affetto da febbre e da disturbi intestinali, che oramai erano cessati. Discussione clinica. - Una tumefazione in quelle condizioni anatomiche e con quel decorso non poteva essere molto probabilmente che un ascesso, quantunque non fosse ben evidente la flu ttuazione. Si sviluppano anche nella fossa iliaca le

adeniti acute o croniche idiopatiche o tubercolari, ma esse si presentano come una massa piuttosto voluminosa, dura, bernoccol uta, composta di piccoli corpi ovoidi, della grandezza di una mandorla sino a quella di. un uovo di gallina. Le adeniti iliache determinano, per la. compressione che esercitano sui nervi dolori "locali interni, specie di notte, talvolta vere nevralgie, ciò che assolutamente mancava nei nostri casi. Quanto a veri tumori essi sono rarissimi, e provengono per propagazione dai visceri pelvici e dalle ossa. I tumori primitivi nati dal tessuto cellulare della cavita ischiatica sono molto rari: la diagnosi più probabile era quindi quella di ascesso. Ed infatti eseguita la puntura esplorativa con una lunga cannula ed infiggendola profondamente, vennero fuori delle gocce di pus citrino, denso. Donde proveniva tale raccolta? Era esso. delle pareti addominali o non proveniva piuttosto dalla cavità addominale? Era essa in comunicazione con qualche organo interno? La diagnosi era interessantissima, perchè pur imponendosi lo svuotarneuto, questo avrebbe dovuto farsi in diverso modo, secondo l'una o l'altra ipotesi, ed il timore di provocare una peritonite suppurativa generalizzato. con nn intempestivo intervento, imponeva la massima riserva. Degli ascessi che si possono sviluppare nei quadranti inferiori dell'addome alcuni sono mediani, altri laterali. Tra i primi sono quelli che si sviluppano nello


CASUISTICA CLINICA

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spessore delle fibre del m. retto e quelli che si sviluppano nel cavo peritoneale di Retzius. Tuttavia la distinzione tra questi due gruppi di ascessi non è facile, anche pel fatto che siccome in basso cessa la guaina posteriore del retto, un ascesso che si è originato nel suo spessore viene a diffondersi in fine nello spazio di Retzius. Questi ascessi che diconsi preperitoneali appunto per la loro vicinanza al peritoneo, si mantengono bensì mediani, ma possono risalire in alto più oltre l'ombellico, ed in basso possono occupare lo s paz.io descritto da Retzius, pieno di connettivo cellulo-adiposo e limitato in avanti dalla faccia postet·iore del muscolo retto, in dietro dalle porzioni di peritoneo e fascia trasversale comprese tra la vescica e la linea semicircolare del Douglas, ed in basso dal fondo della vescica. Tali ascessi si originano. spes>eo dopo un trauma, una rottura del retto o da infiammazioni metastatiche del muscolo retto e si aprono o sulla linea mediana, nell'oml>ellico o verso il peritoneo con consecutiva peritonite rettica. Nei nostri casi però tale varietà di ascesso era da escludere perchè l'ascesso ~ra la.teralizzato, posto lungo e al disopra dell'arcata crurale: inoltre la pnlpazione rettale combinata con quella della parete anteriore nell'addome avrebbero fatto sentire la fluttuazione, mentre q_ui con tale metodo non se ne sentiva affatto. Era piuttosto importante la diagnosi dilì"erenziale fra due altre varietà di ascessi che si svolgono nei quadranti laterali dell'addome, e cioe gli ascessi perine(ritici s quelli sottosierosi della fossa iliaca. Tra gli ascessi pe1·ine(1'itici erano da escludere anzitutto quelli provenienti da. una pietite o da calcoli renali o dnll'uretere, percht\ i nostri infermi non ave·vano .avuto alcun dolore lombare e le urine erano perfettamente normali. Non era poi da parlare di quelli che si sviluppano attorno ai reni in seguito a contusioni o sforzi muscolari, e dopo avere abbandonata la regione renale, seguendo il qu.adrato dei lombi, si fanno strada. in alto ed indietro presso la colonna vertebrale o piu frequentemente in basso fra le ultime costole ed il bacino. Raramente essi si fanno strada nella cavità del petto, dando luogo ad una pleurite purulenta. Evidentemente nei nostri casi non si tt·attava di essi. La topografia, il modo d'insorgere, ed il decorso deponevano piuttosto per un ascesso sottosie·1·oso -della fossa iliaca. Gioverà. forse all'interpretazione di esso un breve cenno anatomico. Il foglietto parietale del peritoneo arrivato in basso nella fossa iliaca è in contatto con un tessuto cellulare lasso abbondante, cosparso di piccoli lobuli di grasso, che nella -donna si continua con quello contenuto nei legamenti la1·ghi. 'l'aie tessuto si. con· tinua. anteriormente con quello posto al di dietro della parete addominale anteriore insinuandosi fra la sierosa peritoneale e la fascia trasversaiis ed indietro fra la sierosa peritoneale e la fascia iliaca. Tn basso poi esso non si arresta all'arcata ct·urale, ma si continua col tessuto cellulare lasso ch~:~ contorna i vasi -crurali e li accompagna insino alla coscia. Esso involge le glandole linfatiche prevertebrali, ed attraverso ad esso si fanno strada i vasi linfatici che provengono dalla coscia. Va facilmente incontro ad infiammazioni che. possono restar limitate o diffon· -dersi a tutte le sue propaggini: con ciò si spiega come un ascesso determinatosi in esso, s pinge in alto .i) peritoneo, il quale libero da qualunque aderenza, vien oSollevato più o meno in alto verso l'arcata crumle e più su, dietro le pareti ad-dominali secondo la quantità di pus che si sviluppa. Con ciò viene a crearsi una


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OASUI&TICA CLINIOA

cavità che in una sezione antero posteriore dà. luogo ad une. figura triangolare limitata anteriormente dalla fascia trasversa.lt>, in alto dal peritooeo sollevato, posteriormente dalla fascia iliaca con l'apice in basso costituita dall'incontro della fascia iliaca all'arcata crurale. Esso quindi clinicamente si manifesta con una tumefazione al disopra dell'arcata crurale, più o meno manifesta, di consistenza elastica, fluttuante, ricoperto dallo spessore delle pareti addominali che possonoconservarsi sane, o essere attaccate anch'esse dal processo infiammatorio ed anche venire usurate. Etiologia. - L'etiologia di tali ascessi è piuttosto oscura. Nella maggior parte dei casi sono in relazione con processi puerperali (para-metrite) che dai legamenti larghi si diffondono alla fossa iliaca, o da processi infiammatori del cieco, o del processo vermiforme (appendiciti) peri-appendiciti. .Moltissime volte come nei nostri casi la causa prima sfugge o con tutta la probabilità pare si tratti di infiammazioni glandolari. Ciò si avvera di frequente nei bambini, ed in favore di tale opinione sta il fatto, che non di rado tali infiammazioni insorgono dopo una lesione traumatica al piede o all'arto inferiore. In tal caso è chiaro che i liofatici profondi hanno trasportato i germi pato· geni sino alle glandule prevertebrali, dalle quali l'infiammazione s i è diffusa al tessuto cellulare lasso della fossa iliaca. Qui intanto noi escludiamo tutti gli ascessi provenienti da processi tubercolari e da carie delle vertebre toraciche, dorsali e lombari, perchè appunto nei nostri casi l'esame obbiettivo rigoroso faceva escludere qualunque lesione ossea. Tuttavia ricorderemo come appunto da una lesione ossea si possano sviluppare ascessi che rassomigliano molto per la sintomatologia e per i rapporti anatomici agli ascessi da noi trattati. Infatti ricorderemo: . a) L'ascesso ileo femorale di Bouvier, prodotto da lesioni di vertebre toraciche; il pus in questo caso lascia il mediastino posteriol"e coll'arteria aorta e penetra nell'addome dove, seguendo il decorso dell'iliaca comune, arriva al bacinoe compare nella fossa iliaca come un grosso tumot·e che ha i caratteri dell'ascesso sottosieroso da noi descritto, e finalmente passando ordinariamente avanti ed eccezionalmente indietro ai grossi vasi, arriva alla coscia e qualche volta al ginocchio. b ) con la stessa etiologia abbiamo poi l'ascesso ileo-addominale, se il pus lascia l'arteria iliaca esterna per camminare dietro la parete anteriore dell'addome, avanti il peritoneo, e può arrivare nello scroto, seguendo il cordone spermatico; c) altre volte il pus segue l'iliaca interna e va nel piccolo bacino dove perfora la vescica e l'intestino o l'ano: in questo caso si avrà una fistola anale; d) infine il pus può seguire il nervo grande sciatico ed uscire dall' incisura ischiatica, ascesso ischia-femorale Le affezioni delle vertebre infer{ori toraciche, o superiori lombari. possono dar luogo ad ascessi del m. psoas. Il pus proveniente dalle carie delle vertebre lombari può seguire le vie suddescritte se riesce a rompere il forte legamento anteriore, ciòche è difficile. Più facilmente il pus prende. una via la~rale e si insinua. nella guaina dellopsoas. L'ascesso allora comparirà sotto il legamento di Poupart: qualche volta il pus s' insinua nella guaina del m. quadrato dei lombi ed allora l'ascesso si vedrà. nella. regione lomuare.


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L'ascesso dell'ultima vertebra l<nnbare decorre coll'arteria. ileo-lombare sotto lopsoas, per comparire fra il muscolo retto anteriore della coscia ed il muscolo tensoredella fascia-lata ed anche lateralmente al sartorio. Facendo esclusione di questi ascessi provenienti da. carie- vertebrali, il Duplay classifica gli ascessi della fossa iliaca in quattro gruppi: 1° ascessi da causa generale infettiva.- Essi sono causati da microbi piogeni che portati per la via sanguigna si arrestano nella fos.<ia iliaca determinandovi una. infiammazione suppurati va; 2° asce11si per propagazione.- Provengono da. un ascesso perinefritico o flemmone periuterino: anche una infiammazione del cavo ischio-rettale può pr9pagarsi attraverso allo strato cellulare del mesoretto ed arrivare al cellulare della fossa iliaca; 3° ascessi da cause angioleucitiche ed adenitiche. - Sono i più frequenti e provengono dall'infiammazione suppurativa del gruppo linfatico _c ollocato al lato· interno della. foSi!a iliaca. Anche gli ascessi post-puerperali devono molte volte essere considerati come provenienti da propagazione di uu'angioleucite uterina e periuterina al tessutolinfatico della fossa iliaca ; 4° ascessi da causa intestinale. - Si tratta sopratutto di ascessi consecutivi ad alterazione del cieco e dell'appendice ileo-cecale: la parete posteriore di esso si lascia perforare e contraendo aderenze col peritoneo della fossa iliaca determina nel tessuto cellulare sottostante uno spandimento di materie fecali. Cosi n&~:~cono i flemmoni stercoracei della fossa iliaca. Accennerò infine ai cosidetti ascessi sttb-(1·enici (Leyden) che sono quei tali ascessi ehe, d erivanti dali' infiammazione dell'appenàice ceca!e si diffondono in alto seguendo il tessuto lasso del quadrato dei lembi sino ad arrivare nello spazio compreso tra il diaframma ed il fegato: essi in tal caso perfo1·ano il diaframma e dànno luogo a pleurite purulenta destra. Sintomatologia.- L'ascesso della fossa iliaca si rivela con sintomi funzionali e fisici. Tra i primi è il dolore ed i disturbi digestivi. Il dolore, che si presenta quasi nella totalità dei casi, dapprima è sordo, gravativo, non ben determinato: a poco a poco esso si fa più intenso, diventa lancinante a trafittura localizzate all'ipogastrioed all'inguine, poscia si delinea nella fossa iliaca. Si irradia al basso ventre, alla coscia, agli organi genitali: e determina la flessione della coscia sul bacino, ma non al grado della psoite. I disturbi digestivi consistono in nausee, inappetenze, stitichezza, e qualche· volta vomito per irritazione peritoneale. À tali disturbi funzionali si aggiunge la febbre, leggera, ma continua, con esacerbazioni serotine, e brividi. Tra i sintomi fisici abbiamo la manifestazione di un. tumore che però dapprima è poco evidente, come poco evidente è l'arrossamentodella pelle. Solo quando la raccolta purulenta è abbondante, essa diviene evidente nella regione dell'inguine, al di sopra del legamento crurale e nella sua metà esterna. I limiti non son ben definiti: dapprima è duro, resistente, senza pulsazione, a poco 'a poco eomineia ad assumere una eerta pastosità, si rammollisce al centro, fìnehè diviene evidentemente fluttuante, con arrossamento dei tegumenti sovrastanti. Allora determinando compressione negli organi sottosta.nti (intestino) provoca stitichezza, o edema dell'arto inferiore (compressione della vena iliaca) o irradiazioni nevralgiche (compressioni 1:1ervose).


!>24.

OASUISTICA CLINICA

I dolori si diffondono alla. coscia, al ginocchio, determinando claudicazione o ad<iirittura impossibilita di camminare. Colla percussione si limiterà nettame.n te il limite superiore dell'essudato e colla. ispezione si rileverà un sintomo importante e vale a dire l' innalzamento della linea di respirazione dell'addome, che è quella alla quale si estendono i movimenti respi· ratorì dell'addome, e s'intende come essendo dall'essudato spinto in alto il peritoneo al di sopra. del legamento crurale, è diminuito lo spazio libero della cavità addominale e quindi in essa si arrestano i movimenti respiratorì. Et:oluzione. - L'esito ordinario del flemmone della fossa iliaca è la suppurazione: tuttavia esso può terminare anche colla risoluzione, coll' induramento e colJa cancrena. La risoluzione è tanto rara che è stata negata. dn, molti autori. L' indurimento è più frequente: esso dà luogo alla presenza nella fossa iliaca e presso la parete addominale ad una massa solida, resistente, più o meno grande, che può 1·isalire verso la cicatrice ombellicale: tale indurimento rimane stazionario per lunga pezza, ma termina infine con la risoluzione. La cangre1U1 si sviluppa nei flemmoni eminentemente settici, e termina costantement-e colla morte. J..a suppumzione è l'esito più frequente: il pus può farsi strada verso l'esterno o nella cavità addominale. L'apertura nella parete addominale si osserva in t/ , dei casi. L'ascesso si manifesta al disopra dell'a.I·cata. crurale, presso la spina iliacauntero-superiore e scollando in alto il peritoneo può arrivare sino all'ombellico. Qualche volta comparisce nel triangolo di Scarpa, e ciò quando il pus segue i vasi iliaci e la g\Iaina dello psoas. Altre volte il pus si spinge verso la natica e arriva s ino al trocantere: esso scollando il peritoneo della regione pu bica, può passare nella fossa iliaca opposta. L'evacuazione del pus si può fare negli organi sani dell'addome: nel retto, S. iliaca, cieco, più raramente nella vescica, nel collo uterino, ecc. Quando si apre nell'intestino, la tumefazione cessa di un tratto, e l'infermo avverte un senso momentaneo di benessere, che può essere anche mortale. Nei casi in cui l'ascesso si apre nelle pareti addominali, la guarigione è lenta. e a volte incompleta. La mancanza di facile declivio al pus e la distanza dei vari

piani aponeurotici e muscolari fan sì che spesso si determina una fistola, quando non ne consegue un'ernia degli organi addominali. Ma accanto all'ascesso tipico della fossa iliaca descritto, e la cui prognosi è benigna, di rado si manifesta una infiammazione della fossa iliaca, il cui decorso è sovente mortale. Esso ba luogo quando per una causa ignota o in seguito a febbre tifoidea, s'infiamma il connettivo che in volge il muscolo ileo-psoas, e che è situato sotto la fascia iliaca, o addirittura s'infiamma tutto il muscolo e si tratta di una psoite: caratteristica. è la posizione dell'arto inferiore di chi viene affetto dalla psoite: rotazione adduzione e flessione della coscia quasi fosse affetto da coxalgia: e sarebbe facile l'errore qualora la clinica non c'insegnasse che in quest'ultima la posizione suddetta viene in ultimo tempo, quando si sono avverate gravi lesioni nella testa del femore e nell'arcetabolo, mentre nella psoite avviene in primo tempo. Questo ascesso sotto-aponev1·otico segue un decorso ben diverso da quello sottoperitoneale: racchiuso nella guaina dal muscolo e dalla robusta fascia iliaca non può diffonde1·si anteriormente, nè sollevare in alto il peritoneo: ma è obbligato a 5oguire le fibre del muscolo stesso, e andando in basso esce dal bacino col tendine


CASUISTIOA CLINICA

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del muscolo stesso, andando al piccolo trocantere, alla parte superiore ed internadella coscia, Esso quindi è situato profondamente, e difficilmente se nE' può sentire la fluttuazione. Una g rave complicanza di tale' ascesso è la produzione dell'artrite coxofemorale, per lo più a dècorso leta le. Bas ta pensare che sulla testa del femore e dietro al mu· scolo psoas sta una borsa sierosa che molte volte è in comunicazione con la sierosa articolare. È quindi facile comprendere come il pus rompendo la guaina del muscolo si faccia strada nella borsa sierosa, e per essa nella cavità articolare, determinando un'artrite purulenta. Fatta la diagnosi di un tale ascesso per quanto difficile è ur· gente aprirlo perchè è il solo modo di salvar l'infermo; bisognerà esplorar bene la fossa iliaca e contorni della cresta iliaca, la regione del piccolo trocantere ed anche la regione lombare. Se l'ascesso non oltrepassa la foss1~ iliaca, è indicato di aprirlo dalla fossa iliaca esterna, trapassando l'osso iliaco, ovvero si farà un'incisione lungo la cresta iliaca, attaccando le inserzioni muscolari e scollando il peritoneo fino ad arrivare nell'ascesso. Diagnosi. - Da quanto abbiamo esposto risulta che la diagnosi dell'ascesso iliaco può essere a volte difficile. Un esame incompleto potrà far pensare ad un tumore dell'ovaia, della milza, dei reni, del cieco o dell'iliaca. I tumori fecali sono meno resistenti alla pressione, e assieme agli altri sintomi di disturbata canalizzazione scompaiono dietro la somministrazione di un purgante, o dietro un clistere. Non è facile la distinzione con gli ascessi ossifluenti di Ol'igine t:e?·tebrale e con quelli perinefrilici di cui abbiamo parlato, percbè il pus può rompere le barriere anatomiche e invadere varie regioni contemporaneamente. L'ascesso int·r aperitoneale è più superficiale, più accessibile alla palpazione ~ inoltre vi dominano i fenomeni peritonitici, tra cui il dolore vivo puntorio. Nella psoite, di cui abbiamo anche parlato, caratteristica è la. deviazio ne del· l'arto iuferiore che si manifesta sin dai primi giorni, ed il pus tende piuttosto a · farsi strada nel triangolo di Scarpa. Nell'ascesso sotto-periosteo il dolore è più vivo o profondo, il tumore è poco ma· nifesto, lo stato generale molto grave. Quando il flemmone occupA. il lato destro vi sono disturbi digestivi intensi, vomito e febbre, s i penserà piuttosto ad una appendicite: in tal caso la tumefazione è più in alto ed all'esterno (Punto di Mac Bumay). l'rognosi. - E ssa è sempre riservata e subordi nata alla causa, alln. s~de ed al decorso. Gli ascessi post-puerperali e stt.rcoracei sono i più infausti, mentre quelli provenienti dalle adeniti e dalla suppurazione delle glandole linfatiche della fossa iliaca, come nei nostri casi, sono più benigni. In ogni modo il decorso è ptuttosto lungo ed incerto. ' Cura. - Quanto al t rattamento di tali ascessi, ciò dipenderà dal momento in cui si interviene. In primo tempo, quando cioè ancora non s i è formato il pus, si cercherà d'impedirne lo sviluppo con la medicazione antiHogistica: applicazione di ghiaccio, vescicanti, sanguisughe, frizioni mercurial i. (Jn seguito quand() la rac· colta purulenta è in via di formazione bisognerà age volarla con impacchi caldi, ed aprirla sollecitamente prima che essa s i apra la via in qualche organo esterno). L'incisione si pratica nel punto p iLI evidente della tumefazione. di solito a l di sopra e parallelamente all'arcata c rurale, all'esterno dei vasi femorali. Essa deve essere larga. Si inciùe a. strati la pelle, il sottocutaneo, la fascia aponeurotica, i


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CASOl!'\TlCA CLINICA

mus coli obliquo e trasverso compresa la fascia trasversale, in modo da dare libero adito al liquido ascessuale, che fuoriescirà. rapidamente data la pressione soprastante. Non c'è pericolo di ledere il peritoneo che è ~pinto in alto dalla raccolta purulenta. Sarà opportuno fare un lavaggio antisettico della cavità. ascessuale e quindi applicare un lavaggio. Il s ig. maggiore medico Carino incise il primo caso, e la cavità ascessuale fu lavata abbondantemente con soluzione di sublimato e quindi la ferita fu drenata con garza al jodoformio. L'infermo uscì completamente guarito. Anche gli altri due casi incisi da me guarirono piut tos to rapidamente. In casi rari s i sarà. obbliga. ti di fare una r:ontro apertura nella rEjgione lombare, nella vagina, nella coscia. Ma l'incis ione sopra inguinale è l'incisione d'elezione. Pale rmo, 28 genna io 190S'

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RIVI ST E GE N ERA LI

:METODiéA E RISULTATI PRATICI DELL'ESAME DEL SANGUE NELLE DIVERSE MALATTIE, per il dott. prof. Testi, maggiore medico. rConlinuaz,one e {il1e, vpcli r~sc. VI, pag. 4.~9).

VIII. -

Il pre11arato di sangue f resco.

Per tutte le ricerche sul sangue occorrono vetrini coprioggetti perfettamente puliti, sgrassati il che si ottiene tenendo i vetrini nuovi o anche usati ben puliti precedentemente con acido solforico e acqua, in un recipiente largo, ben chiuso, contenente una miscela di alcool ed etere, asciugandoli prima dell'uso con uua sottile pezzuola di liuo e prendendoli sempre per gli angoli, mai per la superficie. Con questi vetrini si tocca la sommità di una goccia di sangue senza toccare la pelle· e i medesimi si depongono su di un porta oggetti ben pulito. L'esame si fa. subito con obbiettivo a secco a forte ingrandimento. Nei preparati un po' abbondanti si vede la formazione delle cosi dette pile di monete per parte dei globuli rossi. Nei preparati più sottili si osserva il contenuto di materia colorante dei globuli rossi, la loro grandezza e la loro forma, la quan· tità e la fo,rma dei leucociti. Nella diminuita quantità di emoglobina (con indice di colorazione 0,7 e anche meno) i glòbuli ross i appaiono straordinariamente chiari. Nelle anemie si possono osservare poichilociti, macrociti, microciti. Soltanto quando le variazioni numeriche sono di alto grado si può far diagnosi di leucocitosi o di leucopenia. Le specie di leucociti si distinguono tenendo calcolo della grandezza della cellula, dell'aspetto del nucleo, dell'apparenza dei granuli. Naturalmente coll'esame a fresco riesce abbastanza difficile il differenziare con precisione le diverse specie di leucociti, specialmente le mastzellen. Bisogna quindi riconere il più delle volte alla color.azione del preparato.

IX. -Il preparato di sang oe colorato. Si pone sul coprioggetti una piccola goccia di sangue, si fa cadere il coprioggetti su di un secondo, e, dopocbè la goccia. si è distribuita. per capillarità fra le due superficie, si allontanano fra loro, senza premere, i due vetrini e si fanno essiccare all'aria. Il preparato completamente essiccato all'aria si fissa. La fissazione col calore per mezzo del passaggio attraverso alla fiamma non è raccomandabile. Volendo ricorrere a questo mezzo è bene controllare il grado eli temperatura e la durata del riscaldamento; pe rciò o si mettono i vetrini in una stufa a secco nella quale sia unltermometro, oppure si pongono sopra una lamina di rame scaldata al clisott.o dalla fiamma di un becco Bunsen determinando la tempe:·atura


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RIVISTK GI!:!'>ERaLI

col far sgocciolare sopra la lamina acqua, toluolo (punto di ebollizione U()o C.), <> xilolo (punto di ebollizione 136-137° C.). Il grado di riscaldamento è diverso a seconda dei diversi metodi di colorazione. Per la. colorazione col triacido Ehrlich si scalda a 1100 da mezzo minuto a un minuto. Sop,ra i 135° i preparati molto facilmente ab bruciano e prendon male la sostanza colorante. Per la fissazione chimica si usano l'alcool assoluto che si fa agire per mezz'ora e meglio per un'ora, o una mescolam~a di alcool assoluto ed etere privo d'acqua, o la formalina. In quest'ultimo caso si impiega il fo.rmolo del commercio o soluzione al 40 p. 100 di formaldeide in alcool metilico e acqua. Una parte di formolo è anzi tutta diluita in 10 volte d'acqua e di questa miscela si tratta di nuovo una parte con 10 volumi d'alcool; la. fissazione avviene in l minuto. Il principio delle colorazioni dei preparati secchi con miscugli coloranti grandemente favorito dagli studi di Ehrlich riposa sul fatto che dalle soluzioni le quali contengono un miscuglio di sostanze coloranti acide e basiche alcune parti delle cellule prendono per sè le bas iche altre le acide, altre una unione delle due. I metodi di colorazione sono diversi. Passeremo in rivista i principali; 1\ meno recente, ma che dà ancora sufficienti ris ultati a scopo diagnostico è il metodo di I enner. La preparazione della sostanza colorante è alquanto complicata. ma non è difficile. Oggigiorno però la casa Grubler e .C. a Lips ia mette in commercio la solu:done gill 'preparata, come del resto mette in commercio anche il triacido di Ehrlich e le altre mescolanze coloranti per l'esame del sangue. È una solllzione di eosina e di bhm d i metilene in alcool metilico. La colorazione si eseguisce in 2-3 minuti, poi si lava per 20 secondi in acqua dis tillata. Con questa soluzione le graiiUlazioni appaiono particolarmente nette. Essendo contenuto nella mescolanza dell'alcool metilico si può colorire subito il preparato essiccato all'aria, senza bisogno di fissare. Il medesimo effetto che colla soluzione di Ienner si ottiene anche, come raccomanda Tiirk, con colorazioni in due tempi di eosina e bleu di metilene. I preparati essiccati all'aria si fissano almeno per 3-5 minuti in alcool metilico, poi si mettono pel medes imo tempo in una soluzione di eosina al ' '1 p. 100 in alcool a 60°-7()o, si lavano, si essiccano all'aria o riscaldando leggermente, poi si trattane> s ul coprioggetti con soluzione acquosa di bleu di metilene all'l p. 100, si lavano, si essiccano, si montano in balsamo di Canadà. La mescolanza triacida di Ehrlich è molto più complicata della soluzione di I enner. Come sostanza. colorante basica si impiega il verde d i metile il quale ba tre gruppi basici coi quali può saturare t re gruppi acidi; di qui il nome. La combinazione dei gruppi basici avviene con due sostanze coloranti acide, l'orange G e la fucsina acida. La preparazione si fa mescolando successivamente una dopo l'altra le seguenti sostanze : acqua distillata 100, orange G 1135, fllcsina a cida 6ò, acqua di->tillnta 100, alcoolas;;oluto 100, verde di metile 1'25. acqua distillata 100, alcool assol uto 100, glicerina 100. La mescolanza è impiegabile soltanto dopo lungo riposo (Lenhartz). Come si è detto sopra, il miscuglio trovasi però gitl preparato dalla casa Grubler. I preparati s i debbono prima fissare o col calore, secondo le raccomandazioni di Ti.irk, o coll'immersione in alcool assoluto per uu'orn. I prcpara\i s i fanno nuotare capovolti per 6-8 min uti sulla soluzione, poi s i lava abbondantemente con acqua, s i essicca, si include. Nelle colorazioni ben riuscite, le quali dipendono molto da una buona fi~saz ione, s i ba il seguente as petto del sangue : i corpuscoli rossi


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RIV!STE GENERALI

sono di color orange, i nuclei da un color vei·de chiaro ad un colore bleu verda.stro, le granulazioni neutrofi.Je rosso-violette, le t:osinofìle rosse splendenti, i granuli delle mastzellen rimangono scolorati. n Lenhartz raccomanda anche la colorazione di Chenzinsky-Plehn la quale serve tanto per l'esame del sangue nelle malattie costituzionali, quanto per la ricerca dei parassiti. Essa e data dal seguente miscuglio: soluzione acquosa concentrata di bleu di metilene grammi 40, soluzione di eosina n l 0,6 p. 100 (fatta in alcool a. 7Qo) grammi 20, acqua distillata grammi 40. Si può far agire il calore per 24 ore alla stufa, oppure farlo agire per 10 minuti riscaldando. I corpuscoli ross i assumono il colore dell'eosina, le granulazioni eosinofile prendono un colore rosso splendente, i nuclei si colorano in bleu. Colorazioni simili sono date dai miscugli coloranti di Giemsa, di Reuter ecc. Un nuovo metodo di colorazione dell'Ehrlich e il seg uente. I preparati essiccati all'aria si colorano in una miscela di soluzione I centimetri cubi 2,05, soluzione II centimetri cubi 0,6, per due minuti; si lava brevemente fino a colorazione rosea in alcool a 96° e poi rapidamente in acqua distillata. La soluzione I è cosi composta: eosina. extra B. A. 0.6. alcool metilico 100.0, acqua distillata 10,0. La soluzione II ha la seguente composizione: bleu di metilene medicinale Hochst in eccesso in acqua di~tillata. Infine. ottime colorazioni si hanno coll'uso dell'eosina ed ematossilinn.

X. - Numerazione del leucocttl neutroflli in raJlporlo al numero delle divisioni nucleari secqudo ArneUt.

Il Nickel nel suo citato lavoro riporta i risultati delle osservazioni di Arnetll sul comportamenco del nucleo nei leucociti neutrofili in condizioni normali e pa· tologiche deducendone alcune leggi impoJ·tnnti. Credo opportuno riportare in esteso l'interessante capitolo il quale può invogliare ad approfondire ulteriormente l'ar· gomento. L'd.rneth parte dal principio che nei diversi loro gradi di sviluppo i leucociti neutrofili ad uno o due nuclei rappresentano forme giovani, quelli a. cinque o più forme vecchie, quelli a tre o quattro nuclei e s pecialmente quelli a. tre, rappresenta-no il grado più perfetto di loro sviluppo. Ciò posto enumera in un preparat() colorato con soluzione triacida di Ehrlich 100 leucociti neutrofili e li distingue a. seconda del numero dei nuclei in cinque categorie avvertendo che nella. prima rategoria, la q un. le comprende i leucociti ad un solo nucleo, i nuclei sono distinti in tre sottodivisioni a seconda che il nucleo è perfettamente rotondo oppure più () meno lobato. Per il sangue normale si ha come media di parecchie numerazioni la seguente tavola: Ad un nucleo

A due nuclei

A tre nuclei

M

JV

T

2K

2S

l KlS

2K

3S

2KlS

2 S 1K

-

0,2

5,0

0,27

23,46

11,6

2,27

5,6

16,66

16,4

---.-.---~---------

5,2 0fo 34 -

-

-35,33 o "

Giornale di medicina militare. - Fa<c. VII.

40,93 o"

--


530

RIVIST E G E :\ 8 RALl

A quattro nucl··•

4K

4S

3K ! S

3S!K

3,8

0,07

6,4

1,6

16,60 "/o

-=-l

A cinque o pou nuclei

2K2 S

5K

4.73

l.O

14K! S 3K2 S 4K2S 3K3S

l

0,4

0 ,4

1,94

0,07

0,07

- --- ---Ofo

In q uesta tavola ~~ indica i miclociti ossia i leucociti neutrofili con un nucleo rotondo, W i leucociti mononucleari con nucleo poco lobato, T con nucleo fortemonte lobato, K le porzioni nucleari roton de, S le forme a. nodo. I numeri 1·a.ppre· sentano il contenuto per cento. In alcune infezioni, per es. nel tetano, il comportamento dei leucociti neutrofili non cambia.; in altre come nella polmonite. n el tifo, nella tuber colosi miliare cambifl in modo tipico anche non essendovi complicazioni. Generalmente col pro· grediro del processo morboso si ha diminuzione dei leucociti a. tre o quattro n u· clei con contemporaneo aumento d i quelli a due od anche ad un nucleo. Col mig l ioramento della malattia s i l"ipristina il rapporto dei leucociti a t re o quattro nuclei. (V. Arneth. Die neutl·opllilen weis~en Blulkurpe1·chen bei lllfektions!rmnk· heiten, Fischer , I ena).

XI. -

Lo JJrinCIJ)all fMmol o omatologlcho nello mala.t t.le BJ)oelnll.

l. ANE~IIE. - L e anemie si possono d ividere col Lenbartz in tre g ruppi : a) anemie semJJlù:i pl'imarie ; b) anemie secondaTie; c) anemie g1·av i pe1"1liciose. a) ClO?·osi o anemia semplice p•·imarìa. - 11 sangue già. microscopicamente appn·isco pallido pt<r ridm:ione notevole del contenuto emoglobinico (da 30-40 p. 100 e fino n 16 p. 100). Il numero degli eritrociti è di r egola normale, la forma loro rim ane invariata, il numero dei leucoc iti non è aumentato. Nei casi gra"'i si può però avere una diminuzione più o meno grande del numero degli eritrociti e s i può anche osservare un discreto g rado di poichilocitosi, qualche corpuscolo nuclento e relativamente abbondanti i globuli rossi giganti e le M a stzellen. Tali reperti sono molto importanti per la prognosi. b) Anemie .~emplici secondarie. - L e alterazioni del sangue sono più o meno se11sibili a seconda della durata maggiore o minore della malattia (tisi, carcinoma., uefrite cronica. malaria ecc.). Quasi sempre si ba dimi nuzione degli eritrociti e d i minuzione del contenuto emoglobinico. Il numero dei leucociti spesso è abbastanza aumentato. L a forma dei globuli r ossi gP.n eralmente è normale; qualche volta verò si osservarono poicbilociti e g lobuli nucleati. E ssendo in questi cas i dirninuito nnchc il numero d ei globuli rossi si possono avere dei d ubbi nella. diagnosi di queste anemie. In tali casi è importante studiare il compor tamento numerico de i leucociti e la speciA dei corpuscoli r ossi nucleati. Se i primi sono aumentati e gli ultimi sono in predominio della gmndczza d ei corpuscoli r ossi n ormali, s i tratta gcnernlmente di una forma secondaria. Il pa ssaggio in una forma perniciosa, seb bene rnra, p uò avvenire. c) A m· mia penticiosa progressiva. - Il sangue può essere di colore nor male, oppure st,·aonlinari:l.meute chiaro, o anche più scuro del normale; spesso è molto


RIVISTE GENE.R ALI

531

1iquido. Il numero degli eritrociti è diminuito in modo notevole e non sono rari i casi in cui se ne hanno appena 400,000 per millimetro cubico. L'emoglobina è ridotta anche al12 p. 100. Si ha poichilocitosi in alto grado, piccola tendeu:>.a dei .globuli rossi a disporsi a pile, frequenti microciti, numerosi megalociti, generalmente anche globuli rossi nucleati e speciali forme degenerative (policrome). Per il differenziamento fra le anemie essenzillli e quelle dipendenti da neo~lasie maligne è importante notare che in quest'ultimo caso si ha generalmente un aumento dei leucociti polinucleari: si possono però avere ecce,.ioni. Le piastrine souo in genere molto diminuite, qualche volta mancanti (Hayem). Per la colorazione dei preparati servono assai bene il triacido di Ehrlich e la soluzione di eosina ed ematossilina. Colla soluzione triacida i globuli rossi appaiono di color giallo-scuro, i nuclei degli eritrociti nucleati sono di color bleu, i leucociti, in prevalenza polinucleari, hanno granulazioni neutrofile di color violetto. Le cellule eosinofìle sono grandi in media da 12 a 14 p.. Si possono anche tro\·are grandi leucociti mononucleari con granulazioni neutrofile. I nuclei dei leu· cociti si presentano di colore bleu pallido. Colla soluzione di eosina ed eruatos silina i globuli rossi sono di color rosso fragola, il nucleo delle forme nucleate nerastro. I leucociti hanno il protoplasma di color lilla chiaro e il nucleo di color lilla scuro, il qual e nei grandi mononucleari ha forma reticolata. Buone figure si hanno anche colla soluzione di Ienner e con quella di Chenzinsky. I globuli rossi nucleati si osservano in t utte le gravi anemie. La loro gran· dezza ba molta importanza prognostica giacchè la presenza di uormoblasti depone per una prognosi migliore. È da ricordarsi che negli anemici il reperto del sangue offre molte oscillazioni; occorre quindi ripetere parecchie volte l'esame. 2. LEUCEMIA. - Spesso basta un semplice sguardo al preparR.to microscopico per fare la diagnosi. Nondimeno vi sono casi in cui occorre la numerazione delle cellule rosse e bianche. non solo, ma anche l'allestimento di preparati colorati. La caratteristica del sangue leucemico consiste in un aumento notevole dei leucoci ti (spesso perfino nel rappot·to coi globuli rossi di l: 2 e anche di l: 1). La goccia di sangue prelevata, ora appa1·e normale, ora rossastra. chiara, raramente di color bruno-rossastro. Ilt·eperto del sangue nei preparati freschi è spesso variabile. In genere si banno accanto a leucociti piccoli e mezzani, alcune forme a fine granulazioni ed altre a granulazioni gro>;solane fortemente rifrangenti. L e cellule rosse sono chiare e non di rado di grandezza variabile. Le pias trine sono più abbondanti del normale. Coll'esercizio si può stabilire se le forme globulari speciali dipendono dalla milza, dal midollo osseo o dalle glandule linfaticbo. fn genere se s i osserva un a.umento di forme scolorate grandi circa quanto gli eritrociti normali si tmtta di derivazione dal sistema glandulare (lwccmia linfaiica), se i nvece si hanno in predominio grandi cellule, s i deve pensare alla derivazione dal midollo osseo e dalla milza ((o1·ma mielogena e fo·r ma lie11ale). Per la distiuziouo poi di queste due ultime forme è da osservarsi che nella prima prevalgono le cel· lule grandi mononucleate, per la seconda le cellule ricche di granulazioni lucenti. Volendo ricorrere ai preparati colo1·ati, i quali molto 111eglio assicurano la dia· gnosi, si useranno la colorazione rapida usando successivamente l a soluzione dl eosina e quella di bleu di metilene, oppure il liquido di Cheminsl\y, la colorazione col ttiacido di Ehrlich, la colorazione con eosina ed ematossilina, la colorazione col liquido di Ienner. Non sempre la diagnosi della leucemia è facile; s i possono incontrare difficoltà uellrl nu1uerazione dei leucociti e si po :sono :n·cre .risultati morfolog ici in·


632

RIVISTE GENERALI

certi. Secondo Ehrlicb un carattere importante è dato dalla presenza delle grandi cellule mononucleari neutrofile (mielociti), specie quando vi siano insieme celluleeosinofile e cçrpuscoli rossi nucleati. Nelle cosi dette l eucemie acute si trovano di preferenza abbondanti i leucociti mouonucleari piccoli, grossi e medi mentre i polinucleari diminuiscono di nu· m ero. Dalle più recenti osservazioni sembra che specialmente i linfociti sieno in prevalenza ad onta che accanto al gonfiore glandolarc si osservi spesso un enorme aumento del fegato e d ella milza. S. P SEUDOLEUCElllA. - LINFOliATOST. - SpeSSo vi è molta somiglianza clinica fra queste due forme morbose e la vera leucemia. Importantissima in tali casi è la diagnosi ematologica. Ad onta della iperplas ia spesso notevole delle glandole linfatiche non caseose, dell'ingrossamento non di rado notevole della milza e della sensibilità alla pressione del midollo osseo, l'esame microscopico del sangue o no11 presenta, almeno in principio, che una piccolissima deviazione dalla norma, o, più tardi, una diminuzione degli eritrociti corrispondente al grado dell'anemia con un aumento soltanto piccolissimo degli elementi incolori. Anche nei casi molto cr onici si è sempre trovata una diminuzione dei globuli bianchi (fino a 8000). 4. LEUCOCITOSI OD IPERl.EUCOCIT0$1. - Più che una forma morbosa speciale è un sintomo di parecchie e diverse malattie, alcune di carattere discrasico o costituzionale, altre, e in prefer enza, di natura infettiva. D el r eperto pitl o meno caratteristico del sa n gue in queste ultime malattie parlerò più a lungo in u n capitolo speciale. Innanzi tutto è da ricordarsi che si può avere anche una leucocitosi fisiologica, cosi n el periodo della digestione (dopo S-4 ore dal pasto al massimo), dopo un bngno o un esercizio muscolare un po' ·violento, nella gravidanza, nei neonati. È da notars i però in questi casi che il rapporto fra polinucleari e mononucleari rimane inv ariato. . L a leucocitosi patologica s i osserva di regola nelle cachessie croniche, nelle gravi perdite sangu igne, nelle infiammaz ioni su ppurative ; si ha quindi una Jeucocitosi cachcttica ed una infiammatoria. Nella prima il sangue è idremico, vale a dire s i ha aumento della linfa. e aumento dei leucociti i quali possono oscillare fra i limiti di 20,000 e 30,000 in un millimetro cubico. L'aumento dei leucociti prende ora i polin ucleari ora i mononucleari; la leucocitosi polinuclea.re è la regola nella cachessia carcinomatosa. L a leucocitosi infiammn.toria è di studio recente. Le lesioni infiammatorie terminan t i colla produzione di pus, come ad es. nell'append ic ite, sono quelle che pre· senta no le p iù s piccate formole emoleucocitarie in questo sen so. Nei flemmoni, n egli ascessi profondi degli organi parenchima.tosi, n ei versamenti purulenti delle sierose si osserva. leucocitosi. · Quest'ultimo poi segue l'andamento della fase suppurati va, gincchè s i innalza durante la produzion e di pus, s i abbassa quando il focolaio purulento si vuota, m entre ritorna a salire quando vi è ritenzione (Afalassez). Negli stati settici la leucocitosi non manca quasi mai. Si hanno eccezioni soltanto nelle forme estremamente miti o estremamente gravi. In questo secondo caso però, anche se non è aumentato il nu mero assoluto dei g lobuli bianchi, i polinucleari sono r elativamente più mnneros i m entre g li eosinofili sono diminuiti o mancanti. I chirurg hi hanno studiato in modo speciale questi fatti coll'intento di provare l'esistenza di una raccolta purulenta n ei casi un po' dubbi e dedurne cosi l'indicazione per un intervento operativo. I primi studi più importanti fu rono-


RIVISTE GE:-IERALI

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fatti a proposito dell'a'Jlpendicite, specialmente dali'Rayem e dal Cur.~chmann. Ricerche r ecenti dimostrarono complessivamente che lo. leucocitosi è abbastanza frequente in tutti i casi di appendicite acuta e resta in limiti modesti ed è passeggiera nei casi che si risolvono senza ascesso; nelle forme schiettamente suppurati ve e i n quelle n ecrotiche la leucocitosi è permanente e raggiunge anche le cifre di 25,000-30,000 leucociti per millimetro cubico. Non bisogna disconoscere però che questo mezzo diagnostico non è sempr~ decisivo, che devi\ considerarsi piuttosto come un valido mezzo coadiuvante giacchè bisogna sempre escludere prima di tutto la coesistenza di altre malattie capaci di dare leucocitosi, come ad es. la polmonite, e bisogna ricordare che non sono rari i casi di formçl e inverse, assenza cioè di leucocitosi e ascessi peritiflitici. Così dicas i in caso di affezioni chirurgiche degli annessi e del pararoetrio (Ferrio). Noteremo ancora che il Curscbmann ammette trattarsi di ascesso quando la cifra dei leucociti sorpassa i 22,000. Il Lenbartz ba fatto impol'tanti s tudi in proposito su diverse infiammazioni suppurati ve, ed ha trovato le seguenti cifre: nell'ascesso tonsi!lare 26,000, nell'empiema 30,500-35,700, nell'ascesso subfrenico 42,900•16,000, nell'ascesso epatico 24,000 e più, nell'ascesso parametrico 28,000 e pit~, nella tromboflebite puerperale 70,000. Nella maggior parte delle infezioni, come vedremo n el seguente capitolo, si ha iperleucocitosi e siccome l'aumento ha luogo q nasi setopre nei leucociti polinucleari, si parla più frequentemente di ipernucleosi. In tesi generale si può coll'Hnyem ritenere che i leucociti cominciano ad aumentare al principio della malattia per !'Aggiungere il massimo nell'acme della medesima e diminuire nella convalescenza andando fin sottò la norma. In alcuni casi si può anche avere una mononucleosi da C\Onvalescenza. Ricorderò infine che si può avere ipernucleosi nell'ittero, nelle nefriti acute e croniche, nella gotta, nelle infiammazioni gastro-intestinali, in alcuni avvelenamenti. 6. MALA1'T1E IN~'E'l'TIVE. - Polmonite. - Nella polmonite franca, la curva Jeucocitaria e quella termica si seguono parallelamente nel modo il più tipico. Dal momento del brivido il numero dei leucociti sale a 18,000-24,000 e si mantiene tale durante tutto il periodo febbrile, oppure presenta due massimi, l'uno al primo giorno, l'altro .il giorno primo o il giorno stesso della defervescenza. Al momento della crisi si abbassa rapidamente e non ritorna normale che nei giorni successivi. Nella scomparsa della febbre per lisi, anche la scomparsa della Jeucocitosi è graduale. Se la risoluzione e ritardata, oppure se compaiono delle complica.,ioni, la leucocitosi persiste. Alcune osservazioni dimostrerebbero poi che si può trarre qualèhe elemento per la progMsi osservando il decotSo della leucoèitosi, il numero dei lin foci ti e delle celltile eosinofile. In qualche raro caso si e osservata comparsa di mielociti neutrofili. Erisipel.a. - Come per la polmonite si ha concordanza quasi perfetta fra la curva termica e quella. leucocitaria. Importante per la prognosi è la insistenza. della polinucleosi; essa indica. un andamento grave (Chantemesse). Difterite. - Nella difterite diminuiscono i globuli rossi e diminuisce anche l'emoglobina (Quinquaud) la quale non ritorna normale che dopo la scomparsa delle false membrane. I leucociti aumentano di numero senza però che abbiano rapporto colla gravità della malattia (Gilbert e SchlOsinger). Altri autori invocano il parallelismo della leucocitosi col grado di intossicazione (Mariottini) per sta-l>ilire dei dati prognostici. Il Mya però non accetta tale interpretazione. Engel


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trovò spesso aumento dei linfociti, nei casi mortali mielocitemia, altri au tori trovarono quest'ultimo fatto anche nei casi benigni. Secon do Mya. nei difterici si trovano cifre emometriche e citometriche di poco inferiori a l normale; soltanto n ei casi di g ravi complicazioni si può avere uno s tato di cachessia sanguigna non dovuta direttamente alla tossina difterica. Besrcd k:\ osser vò che nei ca-.i che deb· bono gunrire spontaneamente o dopo iniezione d i siero, i polinuclenri sorpassano il 60 p. 100 e talvolta ra~giungono il 70-80 p. 100. Se si ha soltanto il 50 p. 100 il caso è gt'a\·issimo; è mortale se si ha un numero inferiore a questo. , 'ca?·laltina. - L'iperleucocitos i appal·isce rapidamente fra il 2• e l'So giornodella malattia, nei casi gravi fino a cifre di 30000-40000. Consiste essenzialmente in aumento di poli nucleari ncutrofìli. I l in foci ti subiscono una diminuzione di: numero rela tivamente ai polinucleari. Gli eosinolili scompaiono del tutto. Secondoa ltri (Bowie) non scompaiono del tutto; diminuiscono però rapidamente per poi ritornare alla norma; quand o l'aumento ritarda il caso va considerato come grave. In un caso di diagnosi Ù'a scarlattina ed esantema scarlattinifor me da iniez ione di siero di cavallo, si deve pensare che la polin uclPosi è più accentuata. nella scar· lattina che nell'esantema sieroterapico. che nella scarlattina è più rnra la eosin ofilia, e che nell'eritema scarlattiniforme si t ro\•ano delle forme Ieucocitarie anomale cb e mancano nella scarlattina ( vVurtz). Mo1·billo. - Nel periodo di incubazione s i ha iperleucocitosi dovuta ai poli· nucleari neutrofìli. Quando compare l'eRantema si ha piuttosto leucopenia n carico dei polinuclenri neutrofili e dei li nfociti. Se du rante l'esantema compare e persiste l'iperleucocitosi si ha u n probabile indizio di complicazione, Tn genere si può dire che la formula emoleucocitnria ser ve specialmen te nd periodo iniziale quando vi l'in duhbio fra il ruorbillo ed il vaiolo (rash miolosi). lt1,beola o 1·o~ofia. - Come pel morbillo. Vait1olo. - Dalle ricerche di Versbriiten, Pick, Ha.yem, Courmont e ~i ontagardr \\'eil risultr• che nel vaiolo vi è sempre ipcrlem·ocitosi già po~sibile nel periodo dei rash ed anche prima. Essa. aumenta colla vescicolazione, poi,.; In stn.r.ionaria.. Aumenta. o scema a lquanto durante la pu!<tolazione; ritorn>~ alla 11orma. dopo la caduta del le croste. Nei casi di vaiolo suppurato mortale senza complicazioni s i ha una rapida diminuzione del nume ro dei le uco.::i ti. Nello forme emorragiche la leucocitosi e meno intensa, servo però sempre a distinguere il vaiolo emorrRgicoda certe porpore. L 'iperleucocit<lsi vaiolicn. è sempre una mononucleosi. I polinucleari neulrofìli sono sempre meno numerosi che normaln1ente (J0-50 p. 100), e possono d iscendere anche a 20 -14 p. 100 come in alcuni casi di vaiolo emonag ico. I mononucleuri grandi arrivano fino n.l -1-10 p. 100, i medi a 30·•1 0 p. 100 (Roger ). Si h a anche comparsa di forme analoghe ai cosi detti mielociti.' ossia g rosse cellule con un sol nucleo e con granulazioni neutrolile, nella proporzione del 2-10 p. 100, n l tre dello stesso genere, ma con granuli eosiuofili, ed uno speciale leucocito mononu cleare il cui protoplasma non granuloso presenta affini t à fra i colori nucleari (Roger). Si trovano anche forme di transizione e cellule eosinofìle. La speciale leucocitosi descritta ha grande importanza diagnostica (Surmon t ). Finora non fu riscontmtll. che nella leucemia m id.ollare. Se nella convalescenza avve11gono complicazioni si ha aumento della leucocitosi preesistente, ma allo ra. si tratta di poliuucleosi. ' Nel momento dello sfebbramento il numero delle emazie· scema rapidamente (fino a 2 milioni). La cifra delle piastrine e esagerata n e l periodo de lla suppurazione, è molto lm.~sa nelle forme emor ragiche. L'emoglobina si.


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distrugge rapidamente nel periodo d'eruzione, durante In suppurazione e nei primi giorni dell'essiccamento. ma poi si rifà assai più presto che nel tifo (Quinqnaud). Varicella. -Aumento di mononucleos i come nel vaiolo. Colla mononucleosi esiste anche mielocitosi; nulla di ciò nelle altre febbri esantematiche e nelle d ermatosi comuni (Roger e Weil). Parotite epidemica.- Secondo Sncquepée esiste sempre iperleucocitosi moderata dovuta specialmente ai mononucleari, mentre il numero dei polinucleari è scarso. Comparendo l'orchite, il numero di questi ultimi aumenta notevolmente. Le osservazioni però non sono concordi. Alcuni autori infatti (Pick, K1·ets nikow) non trovarono iperlencocitosi, ed anzi il Pick troverebbe nell'aumento o meno dei polinucleari un elemento diagnostico importante fra l'orchite da pnrotite e quella gonococcica (sempre accompagnata da leucocitosi). In un caso di Allaria complicato da nefrite emorragica acuta i leucociti raggiunsero il numero di 27,800 ; ciò forse spiega la diversità dei risultati, n seconda cioè che furono studiati casi semplici o con complicazioni. Coloro che negano l' iperleucocitos i sono però d'accordo nel ritenere modificati!- In formola leucocitaria nel senso di un aumento proporzionale dei linfociti sui polinucleari. Tifo adciominale. - Le numerose ricllrche ematologicho in questa malattia hanno spesso portato a discordi risultati. Probabilmente il fatto è dipeso, come del resto per molte altra malattie infettive, dal fatto .che non si tenne sempre esatto conto delle mol teplici possibili complicazioni, le quali con molta facilità. modificano i risultati. In genere però prevale il concetto della leucopenia la quale perdura per tutto il tempo della malattia e scompare colla convalescemm. Più èoncordanti sono i risultati delle ricerche s ull'equiliurio leucocitario, ossia sulla proporzione relativa delle varie forme di leucoriti. In principio, malgrado la diminuzione totale dei leucociti, predominano ancora i polinuclen.ri ed anzi in proporzione maggiore della norma con relativa diminuzione dei linfociti e scomparsa delle cellule eosino6 1e; più tardi il numero de i mononucleari e sopratntto dei' linfociti va crescendo a s pese de i polinucleari, sempre meno numerosi. L'eosinofilia annuncia la guarigione. Se avviene una compli<;azione infiammatoria, si produce in genere un aumento rn.pido dei polinucleari. Nelle complicanze furono anche osservate qualche volta delle granulazioni iodofile. 1 leucociti polinucleari neutrofili non ritornano al tasso fìsiologico che molto lentame nte. Gli studi italiani di Piccini, A porti e Redaeli, di Ciechi e Pienacini, di Az· zurini e Massort, di Genn11ri con fermano in gran parte questi risultati. Si può quindi ritenere dal lato diagnostico come importante la manca.nza di leucocitosi giacchè se questa esiste si può quasi con certezza, a meno che non si tratti di qualche speciale complicazione, escludere la diagnosi di tifo. La leucopenia, specie se a spese delle forme . polimtcleate, ha pure importanza notevole pere h è, se pure si manifesta in altre malattie febbrili a cute (p. es. nella tubercolos i acuta), in queste è meno frequente che nel tifo. L'importan7.a dell'esame ematologico è auche aumentata dal fatto che la leucopenia precede spesso la compars a della reazione di Widal. Febbre di Malta. - Recentemente l'Axjsa ha segDalato in questa malattia una diminuzione dei leucociti. Il Bassett-Smith però ha riscontrato un aumento soltanto relativo, mai assoluto a meno che non trattisi di complicazioni; anzi il Orocco, a proposito di alcune difficoW~o diagnostiche colla tubercolosi miliare acuta, fa notare che nna leucopenia piuttos to fissa nella sua formola leucocitada con predominio dei polinucleati parla. iu favore della infezione tubercolare.


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RIVIS1'E GE~ERALI

.Reurnalisrno articolare acuto. - È una delle malattie più deglobulinizzanti e si accompagna a forte diminuzione dei globuli rossi (l milione nelle forme acute, 1,1>00,000 a 2 milioni nelle for me a lungo decorso e nelle ricadute). La crisi ematica che conduce alla. ricostituzioue del sangue e cioè l'aumento delle cifre dei globuli rossi nucleati segna esattamente il corso delle complicazioni e della temperatura . Vi ·è iperleucocitosi in ragione diretta della gravità dell'attacco; l'aumento è do· vuto specialmente ai polinucleari. Anche qui gli eosinofìli mancano nei primt stadi della malattia per ricomparire più ta1·di. Talora durante il periodo febbrile si ha qualche.mielor:ito. È da temersi qualche complicazione da parte del pericardio o del polmone, se il numero totale dei leucociti va al di là di 20,000. Pertosse. - Fin da principio si ha aumento dei leucociti e specialmente dei polinucleari (Meunier e Carrière), il quale aumento cresce ancora nel periodo di stasi, mentre diminuiscono il numero dei globuli rossi ed il tasso emoglobinico fino alla convalescenza. Nelle fot·me gravi la leucocitosi è debole; si accresce notevolmente qua.ndo esistono complicazioni. Nella couva:escenza diminuisce la leucocitosi e si ha leggera eo~inofìlia. Altri pediatri (Cima e alcuni clinici an~lo­ americani) hanno trovato mononuclcosi a carico specialmenfe dei l~nfociti. Secondo De Amicis e Pacchioni nei primi periodi prevalgono i linfociti. nel terzo si ha leucocitosi con tipo misto leuco-linfocitario. Crisafi trovò nell'SO p. 100 dei casi leucociti con reazione iodofìla. Colera. - Jl sangue veuoso nel pel"iodo algido è nero, spesso, appiccaticcio. La ma~sa totale del sangue è diminuita. Il numero delle emazie varia da 6,200,01.10 n G,oOO,OOO. In generale si ha iperleucodtosi precoce la quale raggiunge il massimo nella fase algida, poi diminnisce. È tanto più elevata quanto più il caso è grave. Si tratta di poliuudeosi neutrofila; le cellule eosinofilc sono quasi completamente scomparse. .Afo?·va. - Chistot e Kiener os~ervarono aumento dei leucociti. Q11inquaud osservò nel farcino cronico una debole leucocitosi, ma una notevole iperglobulia (2,970,000 globuli rossi col 5.o p. 100 di emoglobina). Carbonchio. - Chauffard in un caso di edema carbonchioso, che è la forma più grave, cd in uno di pustola maligna. senza infezione grave generale e guarito, trovò nel primo leucocitosi notevole e rapida a spese dei polinucleari, inoltre più di o milioni di globuli rossi con un tasso di emoglobina llB p. 100, risultato pa· radossale spiegabile solo coll'enormità dell'edema che produceva la concentrnzione dc:l sangue; nel secondo leucocitos i minore a spese dei polinucleari neutrofili; dal 4° a l 5° giorno osservò eosinofilia. T'etano. - È stata notata una Jeucocitosi con un quantitativo va~iante da lo,OOO a 20,000 lencociti. Rabbia. - :E stata dimostrata una leucocitosi che può comparire insieme ai primi sintomi, oppure più tardi alla vigilia della morte (Courmont e Lesieurl. 1\(alaria. - Dalle numero~e ri cerche in proposito sembra a ccertata la leuco· penia durante l'accesso febbrile e 1'11.umento dei mononucleari a spese dei polinucleari. Alcuni !tmmcttono che la leucopenia sia preceduta nel periodo del bri· vido da iperleucocitosi. Il Dionisi nega questo fatto ed io mi associo completamente a tale parere pei risultati delle numerose ricerche praticate sul sangtte malarico nei più svariati momenti dell'infezione. Se<:ondo Krauss la formolo. leucocit~tria serve a d iffc rcuziare la malaria ed il tifo addominale dalle sepsi, daila. polmouite e dal r eumatismo articolare, mentre l'assenza dei grossi linfociti nella


.RIVISTE GENERALI

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prima settimana di malattia giustificherebbe una diagnosi preliminar~ di febbre tifoide (Ferrio). È notevole nella malaria l'anemia pt·ecoce per la quale il numero dei globuli rossi, anche dopo un solo accesso, è diminuita di '/ 5 o di t;,. Alla fin~ degli ac·cessi si possono osservare leucociti me!t\niferi. Nella. ca.ches;ia malarica si ha diminuzione notevole dei globuli ross i. Per contro non sono aumentati i leucociti ad onta del tumore splenico. SptoSso nei preparati di sangue malarico si osserva la presenza di emazie con granulazioni basofile e con policromatofili. Usando il metodo Rom·nnowsky più o meno modificato, le cellule policromatofìle invece che rosse appaiono grigiastre. 1'ubercolosi. - Sembra in complesso che questa malattia non alteri molto la formolo. emoleucocitaria finché l'infezione è pura. Insorgendo infezioni miste per l'intervento dei comuni piogeni può compttrire l' iperleucocitosi. Nel caso di meningite, l'assenza di iperleucocitosi parla piuttosto in favore della forma tubercolare che di quella non tubercolare. Sifilide. - Non si ha una formola caratteristica. Nel primo periodo sembra essere in predominio la mononucleosi; negli stadi più avanzati ,;i osserva ora mononucleosi, ora poli nucleosi. 6. ALTR& MAT,ATTJE. - Fu specialmente, come abbiamo visto, nelle malattie infettive che si fecero i piu importanti studi delle alterazioni ematologiche. In altre malattie o tossiche o discmsicbe, come nelle nefriti, nella gotta, nei 1·eumatismi cronici, nelle alterazioni croniche dell'apparato digerente, si notarono in genere una rapida diminuzione del numero delle emazie e del tasso emoglobinico, qualche volta una. polinucleosi, spesso anche vnt·iazioni nel numero delle cellule eosinofile. Così nel reumatismo discrasico e tossico s i hanno cellule eosinofìle abbondanti (fino al 13 p. 100) come nell'asma e nella psoriasi. Esperienze dt:l Francini ed osservazioni sull'uomo avrebbero dimostrato che nel caso di fratture ossee il midollo entrato nella sua attività formativa: può produrre ne l sangue s peciali elementi morfologici che ne rendono abbastanza caratteristica la formola ema.tologica. Si ha comparsa di ema.toblasti, aumento notevole di eritrociti a contenuto cromofilo, di elementi'leucocita.ri immaturi di origine midollare, polinucleosi in principio, eosinofilia. Più studiate furono le alterazioni ematologiche nelle malattie parassitarie. Così nella filariosi (Lancereaux) sembra èbe il liquido sanguigno subisca delle modificazioni importanti, relative però più alla composizione del siero che ad alterazioni d.ei globuli i nella trichhwsi si osservò leucocitosi (Brouardel) i nell'anchilostomiCUJi si notò diminuzione notevolissima. delle emazie (fino &Q l milione), -e del tasso emoglobinico, poichilocitosi ed una eosinofilia caratteristica che può -elevarsi fino al 72 p. 100. Firenze, giugno 1907.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA Dott. C. P. GoGGIA. -

Bulla varlabllità 41 ae4e 4"uooltazlone 4elaotflo 4a lnauf11olensa organica della mltrale. - (La Liguria medica, anno II, n. 5).

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L'insufficienza organica della mitrale è caratterizzata serneiologicament e da ll'aumento del diametro trasverso del cuore, dal soffio sistolico alla: punta, e da ll'accentuazione del 2° tono sulla polrnonare. Il soffio sistolico, che sostituisce il primo t ono ed il primo silenzio e si propaga all'aia gastrica, all'ascella. e alla. regione inter3capolare sinistra, sarebbe do· vuto a lle vibrazioni del le vene liquide che si generano nel forn ice più o meno stretto e profondo, for mato dalla parete ventricolare e dalla faccia parietale delle valvole ispessite, raggrinzite o coi tendi n i accorciati e induriti. Le molecole sanguigne arrestate bruscamente dal fornice suddetto nella loro corsa verso l'orifizio mitralico insufficien te, refluiscono verso la punta dèl cuore, dove, ur t a ndosi, d etermin&no quelle vibrazioni che all'or ecchio d ann o l'impressione caratteristica de l soffio. L'eccezione alla leg ge di Boppe e Chauveau è dunque soltanto apparente. Ques ta teoria del soffio sistolico alla punta nell'insufficienza mitralica, comu· nemente accettata, non s piega in qual modo il ·soffio suddetto possa avere t alvolta il suo massimo d'intensitk in una sede diversa dall'urto della. punta. (Pota.in), nel mezzo della regione precordiale (P eters), e dalla regiont> interscapolare s inistra (Bacc{llli). L'A. ba voluto spiegarsi la r:tgione di questo fatto e ne dà un'interpretazione semplice, chiara e convincente. 1° Caso: Al momento della sis tole si formano tre correnti liquide nell'interno del ventricolo s inis tro: una sfugge attraverso l'ostio atrio- ven t ricolare r i masto pervio, le altre due, rifrnngendosi nei fornici formati dalle pareti del ventricolo e dalle va lvole incontinenti, refluiscono verso la punta del cuore. Componendo queste du e ultime correnti, uguali e dello stesso segno, secondo la teoria d el parallelogrn.mma delle forze, si ottiene una risultante diretta precisamente verso la punta del cuore. Questo nel cnso che la lesione vnlvolnre abbia.• interessato egualmente le due valvole. ;!• Ca.<;o: Supponiamo che la lesione val volare abbia interessato specialmente il pizzo m itro.lico JlORteriore. Anche in questo caso, al momento della sistole, si formeran no tre correnti; una s fugge verso ·l'orecchietta, l'altre due refluii.ranno verso la punta: di queste due, l'rmteriore, non incontrando in corrispondenza del pizzo valvolare anteriore una cavità fornicolare ris tretta, come la cor rente pos t eriore, refluirà con minor f orza ver·so la punta, sicchè la risultante delle du& correnti (d ello stesso segno ma d i valore ineguale) sarà diretta non già vers o l& punta, ma invece più o meno verso la reg ione mesocardica, ossia più indent ro ed in al to dellfl sc:le d ell'urto della punta.


1UVISTA Ml::OICA

3' Caso: La lesione valvolare ha interessato specialmente il pizzo mitralico anteriore. In questo caso sarà la corrente poster·iore che refluirà con minor forza verso la punta. sicchè la risultante delle due correnti sarà diretta posteriormente verso la regione interscapolare sinistra. Si può perciò concludere con l'.d..: La sede di massi1na intensità del so/fio sislolico da · insufficienza mitmlica 110n coincide invariabilmente con quella del· l'ICTUS CORDJS, bensì: invece col punto in etti il prolungamento della ?"isultante ottenuta. cmnz)()nendo geometricamente le correnti sa.,guigne endoventricola ridi ?"eflusso interseca la parete tm·acica. Logicamente ne consegue: 1• Il soffio sistolico o.lla punta è indice di una lesione endocardica inte· ressante egualmente i due pi:r.zi valvolari della mitmle; 2• Il soffio più o meno all'indentro ed in alto dell'ictus cordis, è indice di una lesione cndocal"dica interessante specialmente ·il pizzo vah·olare posteriore; 3• Il soffio specialmente intenso tdla regione interscapolare sinistra, è indice di una lesione endocardica interessante specialmente il pizzo val volare ante· ri01-e della mitra le. Sarebbe interessante vedere se l'esame anntomo·pntologico confermÌt le ingegnose ipotes i del Goggia. ALFOXZO.

Patogenell della me11lnglte oerebro-•plnale epidemica. - ( Echo midical, n. 587, 1908).

Jos e BATIER. -

Fino a poco tempo fa si riteneva dni più (Weichselbnum, Netter, Lagor ecc.)· che la via di penetrazione del meningococco nell'organismo fosse In cavitt\ nasale. Il germe raggiungeva le meningi traverso la lamina cribrosa dell'etmoide; sulla mucosa. nasn le quindi era diretta la profilassi dell'infezione. Oggi però. dopo aver consto.tato che il meningococco, come il diplococco, il bacillo del tifo ed altri microbi, si può trovare nel sangue circolante s irL prima. che dopo la comparsa dei !lintomi di localizzazione morbosa, s i pensò che altra potesse esser la strada seguita dal batterio per invadere l'organismo, e che il sangue potesse essere il veicolo che trasportava il meningococco su i centri nervosi. Lo studio accurato, compiuto in occasione di un'epidemia svoltasi in S lesia, mise in evidenza che la porta d'entrata è, anche per questo microrganismo, rapprese ntata dalle tonsille. Di qui il cocco di \Veichselbnum raggiunge le moningi seguendo la via sanguigna e non q nella nervosa o linfaticn come in principio si. era propensi ad ammettere. Gnrxoxr. C osTE e PJUSSAN.- Oon•lderazloDl •uUa menlnglte oerebro-•plnale epide-

mica. - (ATcl1ives dc méd. et de pllannacie milita.ire.~, n. 6. 1908). Gli AA. hanno seguito attentamente tre epidemie di meningite cerebro-spinale epidemica, nel sud-ovest della Francia, svoltes i fra In popolazione civile e militare; perciò sono degni di menzione i rilievi da essi fatt i. Essi constatarono che l'infezione meningea si stabilisce con maggior facilità. in individui convalescenti di altre infezioni (morbillo, intluenzs, pnrotite), e che colpis<}e a preferenza nelle famiglie i bambini, nelle c11serme le reclute, senza però poter mai aver le prove, nè all'ospedale nè fuori, della possibilità. del contagio diretto.


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.RlVlSTA MEDICA

Nella. eintoma.tologia essi dànno una notevole importanza. diagnostica alla cefalea frontale intensa, gravati va, ribelle a qualsiasi trattamento che colpisce allo inizio gl'infermi, i quali, solo in seguito, presentano il sintoma più costante e più caratteristico dell'affezione: la rig idità dolorosa della colonna vertebrale. Negano, come già molti altri autori, valore patognomonico al sintoma di Kernig, e ne dànno uno non eccessivo alla comparsa dell'erpete, ed ai disturbi sensoriali da parte dell'occhio e dell'orecchio. · La puntura. lombare ha giovato spesso a con fermare la diagnosi, e talora è valsa da sola a stabilirla. Naturalmente si tenne conto non solo dell'aspetto macro e microscopico del liquido estratto, ma ancora della formula citologica e del risul· tato delle ricewhe batteriologiche. Anche la prognosi può esser rischiarata dall'esame del liquido cefalo-rachidiano; l'aumento del numero dei meningococchi, l' intorbidamento del liquido, la variazione di pressione aggravano il prognostico. All'infuori dei sintomi generali, di per sè stessi imponenti, hantio significato infausto: la dissociazione della temperatura e del polso, il ritmo respiratorio di Cheynes.Stokes. I bagni caldi a 38° C., pur non influenzando l'andamento della malattia, eser~itano una non dubbia azione calmante e diuretica. La puntura lombare, praticata all'inizio c!.ella malattia, dà risultati eccellenti nelle forme comatose, specie quando vi è ipertensione del liquido, ed inoltre costituisce il miglior rimedio contro la cefalea violenta. Di essa non bisogna però far uso troppo ripetuto. Molto utili riescono le frizioni mtlrcuriali sulla nuea. In casi molto gravi s i ebbero risultati favorevoli provocando ascessi di fissazione secondo il metodo di Focbier. Quali misure profilattiche gli AA., in base agli studi batteriologici recenti che banno stabilito come il meningococco all'infuori dell'organismo sia. dotato di debole resistenza. specie all'essiccamento, come viva nel muco naso-faringeo dei sani, <>ve resta vitale per circa 9 giorni, tenuto a nche conto che l'incubazione della malattia è in media di 4 giorni, e che l'affollamento aumenta la virulenza del germe adottarono con profitto: l'isolamento immediato dell'infermo, e, per quanto è possibile, quello delle unità tattiche in locali ampi e ben aereati; la disinfezione del rino·faringe degli uomini contaminati e dei loro vicini; la disinfezione accurata di tutti gli oggetti che possono esser venuti a contatto dol muco naso-faringeo; l'aereazione frequente dei locali; l'allontanamento protratto dei guariti da tale infezione; la sorveglianza attenta degli individui che si lamentano di vomito, cefalea ecc. Data la fragilità del germe all'infuori dell'organismo, la dis infezione -dei locali è di secondaria importanza, lo sgombero poi è una misura del tutto ecGmxoNt. cezionale.

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I dlalturbl f11nzlonall del ouore e la tuberoolo1l nel 10ldaU.- (..!l?·chives de m éd. et de pharmacie m ilitaires, n. 4, 1908).

'BRAUN. -

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Le più recenti statistiche mettono in evidenza l'aumento notevole delle malattie di cuore nei soldati, per cui il numero degli individui riformati per questo motivo diventa sempre più elevato. II fenomeno pllrò non è limitato alla milizia, nè quindi -dipendente da essa, poichè identica constatazione fu fatta anche nelle collettività operaie e nelle s cuole. L'A. indaga quindi se questi disturbi cardiaci non siano in rapporto con una infezione tubercolare latente, e se anzi essi non siano per avventura solo un esponente della malattia infettiva. Perciò, dopo aver fatto un esame rapido della fìsio-


RIVISTA MEDICA

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logia e patologia del cuore, si intrattiene s ull'importanza della tubercolosi nella eziologia delle malattie funzionali di cuore. Esclusa l'antica teoria che attribuiva agli sforzi ed allo strapazzo la causa dell'ipertrofìa cardiaca nei soldati. egli ammette che questo fattore professionale può mettere in evidenza delle lesioni antiche, latenti o ben tollerate, mn non può crearle. A sostegno delle sue vedute ricorda la precoce sintomatologia cardiaca in iodividni che in seguito divennero tubercolos i conclnmati, e le statistiche che pr0r' vano come negli infermieri militari la morbositli. cardiaca funz ionale e la mor·bidità per tubercolosi decorrono parallele. GRixo~r. MASSINI. -

loat. -

La semetologla della reazione agglutinante nella tuberoo (Il Policlinico, fase. 4, M. 1908).

L'aver constatato che la reazione agglutinante di Arloing e Courmont mentre talora manca o è tenuissima in casi di tubercolosi conclamata, è in\"ece positiva in mala ti non sicuramente tubercolosi o in individui sani, aveva scosso la fiducia sul valore diagnostico di questo mezzo. Ma i perfezionamenti della tecnica e .lo studio delle leggi biologiche che regolano i processi organici reattivi contro le azioni batteriche, misero in evidenza che non ~cmpre nè tutti .i ricercatori seppero eseguir e il metodo con rigore, e meno ancora interpretare l'importanza se· meiotica dei risultati. La reazione agglutinante non s vela solamente e sempre le infezioni in atto; essa non dimostra soltanto che l'organismo è colpito dall'infezione attivn, ma prova ancora che questo è impregnnto di sos tnm:e, le qunli sono il risultat o delle azioni tossi-infettive passate e delle reazioni organiche tuttnvia permanenti. Cour" mont ritiene che nell'uomo il potere aggl utinante può essere prodotto tnlom dall' impregnazione dell'organi~mo di tossi ne elaborate di germi tubercolari, i quali non abbiano ancora causato apprezzabili lesioni strutturali, nè d~:>terminato ri le· vanti localizzazioni e focolai tubercolari n ell'organismo colpito. Q\tindi la reazione ngglutinante sarà sintoma probalit:o ogni volta ch e apparirà positiva in un paziente, la cui sindrome ft-nomcnica corrisponde al quadro nosografico dei processi tuber colari. Mentre sar>\ probabile sintonw premonitore se dimostrato in un soggetto ad al>parenti buone condizioni di salute. In quest'ultimo caso potrebbe essere anche sintoma postumo di un lieve processo infettivo specifico passato e guarito, ovvero domato e circoscritto. Le tubercolosi localizzate, circoscritte, le esterne o chirurgiche appaiono per lo più dotate di u n potere agglutinante minore rispetto alle tubercolosi viscerali ed alle sierose, specialmente pleutiche e peritoneali. La r eazione agglutinaute mani· festa un minimo potere a partire dai primi anni della vita, s i mantie ne scarsa nella prima etl~, raggiun ge il suo massimo nell'età adulta, per diminuire nell'età senile. La reazione agglutinante è tanto meno intensa, quanto piL't grave, virulento, rapido si dim'ostra il processo infettivt>. Si manifesta invece alta nei casi benigni facilmen te trattabili. Nelle adeniti tubercolari diffuse fu per lo più trovato. una ~carsa e quasi nulla siero-reazione, mentre che n elle forme circoscritte, special· mente di adenite cervicale, fu notata evidente ed intensa.. All'inizio di un processo tubercolare appare minima, mentre va poi aumentando col pr ogressivo miglioramento delle condi~ioni locali e generali, raggiungendo un potere massimo nei momenti della guarigione: diminuisce fino a ~essare coll'aggravarsi della malattia.


.tUVISTA M~~DlCA

L'intensità. della reazione a gglutinante è quinJi segno di vivace reazione organica ed espressione di resistenza contro l'infezione, per quanto non significhi vittoria noale sul decorso della mRlattia. La scarsa e decrescente reazione agglutinante può da una parte significare che l'infezione è virulentissima ed intensa, .dall'altra che l'organismo ofl're una resistenza deficiente e fiacca. GRIXONl.

C. REGOLO. - Sul valore dtagnostloo-profllattloo del alntoma dl Jtopllk nel morblllo. - (Rivista medica, Milano. n. 8, marzo 1908).

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Nell'esercito, come del resto in qualunque collettività di persone che menino vita in comune, è della più alta importanza la d iagnosi quanto piu precoce del morbillo e ciò allo scopo di poter intervenire assai presto con le misure profilattichc. E quindi nat urale che g li studi e le os-;ervazioni sui s intomi p recoci del morbillo e s pecialmente su quello di Koplik, che sembra a ve re maggior valore di tutti gli altri, intore•sino assai da vicino i medici militari. L 'A., in questa sua nota, porta un ragguanlevole contri buto aJJo studio del segno in paro!:\, sul quale, com'è noto, non esiste ancora a ccordo di vedu te. Ee:li ha avuto occa~ ione di studia re un'epidemia morbillosa a CM3.ttere pandemico, \'el·ificatasi in Rio Marina (Elbal, con parecchie centinaia di casi. L'A. potè o~Sel·,· arne oltre l-lO. Egli, in q.uella ci 1·costanz:~. ricercando sistematicamente il s intoma di ]\oplik in persone affette da malessere generale, da disturbi gastroenterici, da lievi ton~illiti, cori7.ze e simili, e nelle quali si poteva sospettare un morbillo in incub:tziono, ebbe a constatal'lo in 102 c!lsi, nei quali, da 3 a 5 g iorni dopo, s i avverò poi l'eruzione morbillosa. In altri 10 futuri morbillosi trO\'Ò in· ,·ece, ben manifesto, il ~intoma di Comb~·. ossia una stomato·gengivite poltacea e nelle rimanenti osservazioni, invece, nul la potò constatare. Il seguo di Koplik, com'è noto. è co>tit uito da viccole ar!le irregolari, di colorito 1·o•;eo, che portano. nel mezzo, una macchi~< bian ro-bluastra, che Yaria, in diamet~;o, fra i ·o,2 ed i O,ll millimetri. Siffatta manifestazione ha sua sede prefe. rita sulla mucos a delle guancic, io col'l'ispoudenza dei denti molari superiori ed inferiori. L'A., pur non attribuendogli una specificitl\ assoluta, conclude anch'egli col ri coooscere nel segno di Koplik un buon s intoma premonitorio del mbr billo, che sempre devesi rintracciare, come buon au:>il iario diagnostico e profilattico, tnnto piu che assai semplice e molto facile è la sua ricerca. PASSEHA.

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G. MARTINF.AU.- Della dll•ta.zlone dello stomaco. marzo 1908).

(Jow·nal de midecine,

.A.Ìlo staLo normale lo stomaco osservato con la radioscopin ha la forma di un tubo cur vato inferiormente ad nngolo retto. Puo~si decomporre in t re segmenti : uno superiore o camera d'ari~; uno medio, i l corpo; ed uno inferiore o reg ione ius ta piloricn. Quest'ulli1na porzione, più o meno ricurva ad angolo. forma con le due prime un !lngolo r etto. I l punto più declive è ordinariamente s ulla regione iustapilorica all' altezza dell'omhclico. Lo ~tornaco, visto rne,lia ute i rag~i X, difl'erisce da quello che ordinariamente c i mostra la clinicn, dal punto di v:sta della sua forma e delle sue d imensioni, e ciò


RlVlSTA YEDIOA

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perchè differiscono i mezzi d'esame, visitando taluni l'infermo in piedi ed altri coricato. AJlo s tato di vacuità le pareti stomacali sono accollate, salvo nella regione superiore che è distesa da gas. Allo s tato normale, 50 eme. di latte con sciolto del bismuto bastano per riempire uno stomaco, sa lvo la camera d'aria ove s'accumulano i gas. Aumentando la dose, lo stomaco normale adatta costantemente le sue pareti nl suo contenuto. Il passaggio dallo stato di vacuità a quello di replezione -è senza azione sulla situazione del limite infe riore. Lo stomaco dilatato, con la radioscopia, rilevas i esser quello il di cui riempimento non è normale. Non esiste più l'adattamento delle pareti al contenuto. In tutte le donne che presentano gli ordinari segni clinici di dilatazione per insufficienza della. motilità. stomacale, tipo che puossi chiamare dilatazione atonica nevrastenico. presentante. ol tre i segni fisici ordinari di ptosi, dei fenomeni generali numerosi (vertigine, astenia, tachicardia, palpitazioni, debolezza della pressione arteriosa ecc.), segni dovuti a disturbata innervazione centrale ed aumentati dallo stato d'inanizione cui si condannano tali infermi, s i trova, alla radioscopin, una dilatazione più o meno accentuata, sempre legat-a ad una ptosi considerevole dell'organo. Al contrario nell'uomo, il tipo che os.servasi più di frequente è la dilatazione a

forma artritica, con fenomeni congestivi e sintomi epntici. Nell'uomo la dilatazione è quasi sempre dovuta :td eccesso di lavo1·o cui venne -sottoposto lo stomaco. e la ptosi dell organo, che tanto di frequente osservasi nella donna, è invece molto rara. ;;,LG. Br-:RN l!CCI. t

Contributo alla caBtllatJoa d ella emoglobinuria nel ma(Gazzetta medica eli Roma, anno XXXIV, fase. 3°).

Dott. G. CAULI. -

larici. -

Un vecchio malarico viene colpito a distanza di due anni da due accessi feb· brili preceduti da brivido iniziale, e durati due o tre giorni: pn•se chin ino, cadde la febbre, ma subito "dopo ebbe vomito, affanno, edema agli arti inferiori, urine scure rosso-malaga. La seconda volta fn fatta diagnosi di emog:obinmia da. chinino. Due mesi dopo l'ultimo accesso il paziente fu nuovamente preso da febbre con gli stessi caratteri delle altre due volte, e, pur non avendo preso chinino, le urine si presentarono scure. All'esame chimico e microscopico di esse si trovò albumina ed nn' enorme -quantità di granuli di emoglobina e qualche emazia deformata. Dopo sei giorni le urine erano normali. Nel sangue non s i trovarono mai p:trassiti malarici, solo qualche rnro laucocito pigmentato. All'esame obbiettivo nulla di notevole. Ora, mentre i primi due accessi di emoglobinuria si possono classificare tm quelli di emoglobinuria temporanea da chinino (temporanea perchà l'accesso emoglobinurico non seguiva ad ogni ingestion& di chinino, ma si verificava una volta su t.ante) l'ultimo a quale fattore sarebbe legato? E scludendo l'influenza delle cause occasionati dell' emoglobinuria, l'azione determinante della malaria (in base ai ripetuti esami del sangue)edelchinino, l'A. conclude mettendo il caso tra l'emoglobinnrie spontanee o le postmalariche. Però, e l'A. stesso ne conviene, manca la· prova di ciò che potesse produrre il -chinino durante o dopo l'attacco d'emoglobinuria, come pure sono insufficienti le


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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

notizie circa lo condizioni epatiche e rena.li fornite dall' esa.me clinico; è 1 supporre che il rene di un bevHore, che ha sofferto quattro polmoniti, è lungamente ma.larico e ha avuti accessi di emoglobinuria non sia un rene malissimo, per quanto l'esame delle urine non autorizzi ad alcuna conclu: perchè finito l'accesso non si trovò in esse alcuna alterazione. ÀLFO~.

RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA Balla malattia 41 Thomsen. - (Rivista sperimentale di fren ic e medicina legale delle alieMzioni mentali, vol. XXXIII, fase. IV)s

PANSINI. -

L'A. espone il risultato dell'esame clinico da lui fatto coi migliori mezzi dagine, sopra quattro casi di miotonia congenita, presentatisi alla sua ossE zione in breve giro di tempo. Trattandosi di malattia. che, sebbene piuttosto rara, giacche dall'anno cui risale la sua scoperta, a tutt'oggi, non se ne contano che circa 200 cas i, è però infrequente nell'esercito, non sarà. forse inopportuno riferirue per so capi le conclusioni, alle quali è venuto l'A., costituendo esse una confero quanto gill si conosceva intorno alla malattia stessa. Emerge da questo studio: Io Il carattere di sistemopatia muscolare della malattia in parola, e l'l dimostra con numerose miografìe, le quali, mentre mettono in rilievo l'altA eccitabilità dei muscoli allo stimolo meccanico ed elettrico, sino ad avvicit alla reazione degenerativa incompleta, la eccitabilità. meccanica ed elettrica nervi motori rimane inalterata; 2<> Il disturbo miotonico volontario, che con un confrOllto curioso, ma tamente felice, l' .A.. paragona n.gli sforzi che deve fare un arto, all'inizio del viment<>, per liberarsi, in un periodo più o meno breve di tempo, da una rete d ben tesi, nella quale si trovasse impigliato. Una volta rotta la rete, i movimenti · quistano la loro completa funzionalità, da non potersi piu riconoscere lo s miotonico. Cosi avviene che l'infermo può fare il soldn.to, ed in un caso del anche il ferroviere; 3• Il carattere famigliare della malattia, ciò che è dimostrato dal fatte quattro infermi osservati. Tutti e quattro avevano parecchi fratelli mioto: anzi tre di essi appartenevano appunto alla medesima famiglia. G. GAllBI~

RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA Ferlta d'arma da faooo del torace. - (Archives de Médecine vale, gennaio 190t:>).

PFHJL. -

Riassumendo la discussione avvenuta alla Società di chirurgia di Parigi luglio 1907, sull'intervento nelle ferite del polmone il dott. Quenu conclude: !\ l'intervento chirurgico è pe rmesso solo in cas i ecce;r;ionali e però « il non 1n·


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vento ·immediato è la regola ». Nello stesso senso si esprimeva il dott. Lucas Championniére in un suo articolo del 25 luglio dello stesso anno. « Se nessuna esplorazione intempestiva, egli scriveva, se nessun sondaggio viene ad infettare la ferita, tutte le probabilità sono per l'arresto della emorragia e per la guarigione: in qualche caso una. puntura secondaria od una apertura della pleura saranno il complemento eccezionale del trattamento:.. L'A. porta una osservazione di ferita del torar.e per arma da fuoco di piccolo calibro. che conferma tale giudizio e che di più fa risaltare i vantaggi del metodo di Bier nel tr'!.ttamento delle fistole pleuriche conseguenti ad operazioni di empiema. Un capo meccanico di 32 anni si ferisce con un colpo di rivoltella calibro 8 al torace sinistro a livello del 7° spazio inte rcosta.le. La ferita è seguita dopo qualche giorno da. emotorace sinistro con spostamento a destra del cuore ed elevazione della temperatura. Una pleurotomia transcostale dà esito a grande quantità di pus. Trascorso oltre un mese dall'intervento operativo, persistendo la. fistola toracica, si applicò per una mezz'ora al giorno l'aspirazione alla Bier, mediante ventosa. In. 25 giorni il polmone riprese la. sua normale posizione e la fistola cicatrizzò completamente. Un'ulteriore radiografia mostrò che il proiettile si trovava all'altezza della undecima vertebra. dorsale a.l davanti della massa. sacro lombare, e non essendo esso causa di molestia nè di perturbamenti funzionali fu lasciato in sito. CALEGARI.

Le•loal 4ell'oooh1o per armi 4 &fuooo. - ( Klinische Monatsbllitter fiir Augenheilk., 1907, fascicolo supplementare).

A. voN MERZ. -

Negli ospedali della Croce Rossa a lrkus tk, durante la guerra russo-giapponese, il von Merz ha potuto studiare clinicamente 45 casi di lesioni oculari per armi da fuoco, la cui statistica appare molto istruttiva.. Soltanto 13 volte il globo oculare venne ferito da solo: in. 15 casi, invece, coesistevano lesioni delle parti molli del volto ed in 17 anche di un osso vicino, per lo più del temporale, dell'etmoide, delle ossa nasali, del frontale e del parietale. 2-2 volte la lesione aveva colpito l'occhio destro, 19 il sinistro e 4 entrambi insieme. L'atrofia del globo oculare figura ben 17 volte nella. statistica del von Mer:r., 7 lo scollamento della retina, 5 la cataratta traumatica, 4 le emorragie del corpo vitreo, 4 la commozione retinica, 3 i leucomi corneali, S l'atrofia del nervo ottico. A questi fatti cosi gravi è naturale s'accompagnassero esiti funzionali non meno infausti, cosicchè, mentre 4 soli di quei feriti non ebbero in modo apprezzabila danneggiata la. funzione visiva (trattas i peraltro di lesioni dei muscoli estrinseci dell'occhio, come l'orbicolare delle palpebre, l'elevatore della palpebra superiore, il retto esterno), 9 riportarono un indebolimento progressivo della vista, PASSRR.A.. 29 divennerq ciechi da un occhio e S da entrambi.

35 - Giornale di medicina militare. -

Fase. v 11.


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RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE C. TOliJTA.- Rloerobe 1perlmentaU 11ll traplt.'litl o1ael. - (Be1·liner Klinische Wochenschri(t, gennaio 1908,.

Le n umerose ricerche sperimentali intraprese dall'autore, .furono limitate al modo di comportarsi dei trapianti ossei e cart ilaginei nel cavo peritoneale, rit-raen done conclusioni teoricamente e praticamente importantissime. Secondo queste, un pe:.~zo d 'osso intatto, trnpiantato ne lla cavità peritoneale, può mantenere la propria vitalità fino al novautacinques imo giorno, ma tale vitalità è pa rziale , influenzando l'aderenza precoce dell'osso col tessuto vicino. Il riassorbimento dell'osso trapiantato compiesi in seguito a. comparsa di cellule giganti e eli lacune, ma riscontras i pure un processo di riassorbimento puro e semplice che sopra tutto rilevas i alla superficie dl:llla diafìsi do! frammento. Le cellule ossee non posseggono affatto il potere di fo rmare il nuovo osso; taio formazione compiesi sempre per parte delle cellule d el periostio e da parte di quelle del midollo; quindi per eseguire dei trapianti occorre impiegare porzioni d'ossa prov>iste di elementi nutritizii (l)lidollo e periostio). Da ultimo, midol lo e cartilagini epifìsarie vivono molto più a lungo della sostanza ossea. G. BER:-iUCCI. La disinfezione della pelle. - ( Dai resoconti del XXXVII COII!Jl'esso della soei etti. tedesca di clli1·urgia, Berlino, 21-24 aprile 1908). Nella disinfezione delle mani del c hirurgo il von Brunn dà la preferenza all'alcool puro e concentrato. E sso non ha certo il potere di al lontanare tutti i microbi che pullulano nella cute delle mani, però, almeno, ha l a vi rtù di fissarveli e di metterli fuori causa per un te mpo sufficientemente lungo, bastevole per condurre a termine l'operazione. Cosicchè esso in pratica corrisponde in modo soddisfnceute Le mani, peraltro, non debbono essere prima lava te con a cqua calda e poi coll'alcool, ma subito con questo, poichè cosi la pelle se ne imbeve a ssai meglio e s i coagula nei suoi strati s uperficiali. I nvece di immergere le mani nell'alcool, è più conveniente s trofìnarle con un tampone bagnato di questo liquido. Occorre ricordnre che la perfetta asepsi della cute non è fìnorn realizzabile. La sol uzione di iodio nella ben:r.ina è assai comoda e di rapida azione, ma attacca l'epidermide delle mani dell'opet·atore. Il JOapp s i disin fetta le mani, dapprima lavandole con sapone ed a cqua calda e con alcool e quindi polverizzando su di esse una soluzion e di cera in teti-acloruro di carbonio. La pelle della regione su etti si deve operare viene lavata con alcool contenente 2 p. 100 di formalina. L'Heusner usa tutt'ora la sua benz ina iodata all'l p 1000 (v. Gionwle m.eclico del R. esercito, 190G, pag 8JO): essa pulisce assai bene !s. cute d egli operai, così. inquinata quando questi g iungono di rettamen te da l lavoro, ed anche le mucose. Tale soluzione scioglie i corpi grassi a ssai meglio dell'alcool. L'ideale della perfetta disinfe?.ione de lle mani, in senso assoluto, non sembra che s i possa giammai conseguire. Del resto, dice il Bru nner, la realizzazione d i


RIVISTA DI OTO-RINO-L ARlNGOIATRIA

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-essa non è, in pratica, indispensabile, perch6 ogni giorno noi otteniamo risultati {)perativi soddisfacenti, pur disponendo soltanto di una disinfezione relativa. La soluzione dell'Heusner corrisponde assai bene in pratica, ma ha il difetto di attaccare l'epidermide. Invece l'Edler non è favorevole ai metodi di disinfezione della. cute, basati sopra una sostanza che la rivesta e formi su di essa uno strato protettore che in-tercetti la. traspirazione e la fuoriuscita dei microbi. Infatti, qualunque sia la solidità di questo intonaco della pelle, la traspirazione. durante l'atto operativo, trova sempre modo di sgorgare alla superficie delle mani, apportando nel campo -opera torio una miriade di ·germi. Val meglio dunque praticare un'accurata toeletta. Dopo numerosi esperimenti l'Heidenhain ed il Kausch sono ritornati all'alcool saponato del von Mikulicz, che è bene usare senza far precedere lavaggio PASSERA. alcuno con acqua.

RIVISTA DI OTO-RINO-LARINGOIATRIA Contributo oUnloo alla oura delle stenosl croniche Iarlngo-tracheall colla larlngostomla. - (.Arch. ital. di otol., 1·iuol. e la1·ing.,

MELZl E CAGNOLA. -

fase. del 1• marzo 1908).

La tracheo-laringostomia nella cura delle steuosi cronic he laringo-tracheali pare destinata ad un brillante avvenire. Sargnon e Barlatier di Lione hanno pub ·blicato, nell'agosto del 1907, 8 casi di stenosi della laringe da loro curati, dal 1905 in poi, mediante la laringostomia, che uno di essi aveva avuto occasione di vedere praticata a Freiburg dal prof. Killian. Ma questa operazione fu eseguita la prima volta nel gennaio del 1898 dal Ruggì, che in seguito la eseguì altre due volte. Xell'XIa riunione della Società. italiana di laringologia ecc., tenuta in Roma nell'ottobre scorso, i dottori Melzi e Gagnola hanno comunicato i felici risultati da loro ottenuti colla laringostomia in un caso di stenosi sottoglottica post-tifosa (novembre1901>) ed in un caso di atresia laringea completa post-difterica (maggio 1007), e contemporaneamente il prof. Canèpele ha riferito su nn altro caso di steuosi della laringe ribelle alla dilatazione endolaringea e guarito colla lariugostomia da lui praticata nel 1904. Aperta la laringe (laringofìssnra), s i colloca in posto una cannula trachea le cl i Trendelenburg o semplicemente una cannula tracheale fasciata con striscia d i garza sterile. La sutura della mucosa laringea alla pelle, consigliata da Killian quando non è impedita dai saldamenti cicatriziali, è da Melzi e Cngnola ritennta inutile ed a nche inopportuna potendo impedire la libera distensione dei tessuti nelle manovre destinate a vincere la stenosi. Se esiste tessuto cicatriziale, il IGIlian ne pratica la sezior;.e mediana completa, senza fare escisioni di esso, mentre hlel'l.i e Cagnola lo hanno esciso. Per la dilatazione progressiva del lume laringeo il Killian usa tubi-drenaggio di gomma aumentandone gradatamente il calibro, Melzi e Cagnola preferiscono tamponi cilindrici di garza jocloformica e Canépele tamponi fatti di un grosso e lungo cuneo di cotone ricoperti eli guttaperca laminata. Le medicazioni devono essere frequenti, molto accurate e con tutte le precauzioni asettiche. Ottenuta la stabile dilatazione del l ume Jaringeo, ciò che


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RIVISTA Dl OTO·Rl~O-LARI!'IGOIATRIA

richiede parecchi mesi, si chiude la breccia operatoria oon sutura a due pianir muscolo-connettivale il primo, cutaneo il secondo. Le indicazioni della laringostomia s i allargheranno senza dubbio. Essa ba reso possibile a Mclzi fl Cagnola di cruentare, suturare e condurre a guarigione una fistola esofago-trachea! e esistente nell 0 dei due operati da loro. Ma il campo d'applicazione più vasto verrà offerto dai tumori intrinseci della laringe. Nnmou. Tenente medico dott. PiETltO CASALI e dott. FEDERICO BRU:-!ETTI. - n fibroma . oaverno.o rtno-eplfartngeo. -(Atti della R . Clinica Oto·?"ino-lm·ingoiatrica della R . UniJ;ersità di Roma, 1908).

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Gl i autori in questo loro s tudio banno esaminato istologicameute i tumori dell'endo-naso e dell'epifaringc da loro operati nella R. clinica di Roma e nelle loro cliniche private onde stabilire la no.tura precisa dei neoplasmi benigni, anche se clinicamente maligni, delle suddette reg ioni. Il Casali e il Brunetti partono dal principio che anche i più frequenti tumori benigni, i cosi detti polipi, non debbano oggi più riguardarsi come mixomi ma come fibromi edematosi, perchil non sono per lo più formati da vero tessuto mucose, ma risultanti dall'infiltrazione edematosa di segmenti di mucosa ipertrofica. Il microscopio infatti li ha mos trati formati da uno strema di tessuto connettivo alveolare che trattiene nelle sue maglie cellule rotonde e siero albuminose. L' epitelio di tali polipi motamorfosandosi si ri.vela costituito, massime nei punti a vvallati. da cellule calici formi e l'epitelio cilindrico s i tramuta in piatto. Un'altra categoria di tumori endonasali, i grmwlomi, che sono legati per lo più ad affezioni purulente dell'etmoide, si organizzano costantemente col tempo in fibromi. I cosi detti polipi sanguinanti s ono costituiti istologicamente in modo vario a seconda della prevalenza dello s trema fibroso o del sistema va.sale. Ta lvolta riscontrasi una forte infiltrazione parvicellulare intorno ai vas i, spessissimo il tumore il ricoperto da epitelio piatto stratifìcato. Gradenigo e Calamida spiegano questo fatto tenendo conto che ln sede d'impianto del tumore il presso al vestibolo del naso, dove il is tolog icamente varia la linea di demarcazione fra. cute e mucosa e invocano anche la meta.plasia che di frequente subisce l'epitelio da cilindrico in pavimento~o in seguito ad agenti esterni. Il Casali invece nota che questi tumori non sviluppano che nello regioni dove esistono papille : la loro rarità nelle fosse nasnli dove mancano le pnpille ne il una prova. Ora. egli ha osservato che questi neoplasmi si s~·iluppano quas i costantemente nel locus Val.<ialJ;ae, regione cosi riccamente vascolarizzata e cosi esposta alle infezioni e alle irritazioni dell'esterno, e qui per prodursi è facile una proliferazione dell'epitelio in profondità, cosi che viene alterato il tessuto basale avendos i, come in un caso studia to dal Casali s tesso nella clinica di Roma, una proliferazione profonda atipica dell'epitelio superficiale con una i pertrofia pa pillare del tessuto connettivo. Dopo aver .discusso sul mixo-fibroma rino(a1·inyeo c sul .flb?·oma ?"inofaringeo gli autori passano a descrivere un intereS8ante caso di fibroma cavernoso rino-epifariugeo da essi operato e s tudiato istologicamen te e dal complesso dei loro esami pervengono a questo conclu:;ioni: l neoplasmi istologicamente benigni, a nche se clinicamente maligni dell'endonaso e dell'epifariuge, sono pressochè tutti di natura. fìbromntosa. Il fibroma semplice di queste regioni il però ra ro a riscontrarsi. La etiologia dei fi bromi puri è più oscura di quella degli altri n eoplasmi e sarebue errore il volere stabilire sempre la loro origine irritntiva, quantunque si possa propendere per il fatto che in un t essuto predisposto nlla neo-formazione come la mucos a dei turbinati bnsti anche lo stimolo nutri tivo per determinare la produzione del neoplasma.


RIVISTA DI OOOLISTICA

Nell'endonaso e neWepifaringe come negli organi parenchimatosi in genere, il fibroma semplice si osserva mol to di rado e si trasforma qui frequentemente in papillare e cavernoso. Si inizia con un paradigma nosologico dei più strani e su· bisce poi facili regressioni e degenerazioni. Spesso sono unici, il Casali però nel rino·faringe del cadavere di un marinaio ne trovò ventisei. Alcune volte si è dimostrata con sicurezza la loro ereditarietà. AU'l'OIUASSUNTO,

RIVIsrr A DI OCULIS~10A AxEN~'ELD, Freiburg. ~ Bulla patologia del oosldetto

della oongluo llva. -

oatarro prtma-.erlle

(Ve1·handlungen de1· Deutschen Pathologiscllen Gesell-

schaft, Jena, 1908). L'autore studiò sopra un ricco materiale clinico questa malattia ed espose i suoi risultati nell'ultimo congresso dei patologici tedeschi in Dresda. L'afi'ezione è quasi esclusiva dei giovani individui ed incomincia nella primavera ~on fotofobia, prurito, poca secrezione catarrale od anche con un biancore diffuso delle congiuntive tarsali come se fossero cosparse di latte. Nei casi tipici sull'orlo palpebrale appare come un mosaico di granulazioni di grandezza diversa, dure, glabre, che si estendono ora a gruppi, ora uniformemente su tutto l'ambito delln. congiuntiva e qualche volta anche inton1o al limbo corneale: quivi formano un'eruzione densa a gmnuli puntiformi rosso-bruni che solo eccezionalmente invadono' la cornea. Qualche volta nelle forme limitate od alla congiuntiva tarsale o a quella bulbare la malatti~ si può confond,ere con il tracoma, ma clinicamente si può distinguere dnccLè i follicoli nel catarro primaverile non sono mai esulcerati e microscopicamente la loro secrezione è ricca di cellule eosinofile sempre mancanti in quella del tracoma. Le alterazioni aumentano di gravità nell'estate, diminuiscono nell'autunno e nella stagione fredda scompare ogni sintomo. :;\la ogni primavera porta una recidiva come ogni inverno un miglioramento, fi nchè dopo il 20' anno la malattia cessa di per sè stessa con un'apparente integrità della éOngiuntiva. L'esame con la lente binoculare d! Zeiss dimostra però che nei casi guariti permane ancora sotto l'epitelio della congiunti.va una formazione di aspetto vitreo particolar mente vascolarizzata in dipendenza d i un'alterazione del tessuto aùenoide delle mucose per lungo tempo rimaste in stato di flogosi. Anche sul limbo corneale si vedono dei piccoli ispessiruenti bianco -vitrei della stessa natura di quelli della congiuntiva del '!arso. Quali sono le cause di questo singolare pt·ocesso? La batteriologia non diede che i soliti saprofiti, e qualche reperto di micropa· rassiti patogeni non ha resistito alla critica. Cobn e Stock provocarono nei conigli una congiuntivite con secrezione di cellule eosinofile, ma questa decorse come una comune infiammazione granulare ben differente dal catarro prima,erile. Per osservnr.ioni concordi, specialmente di Kreibic e Dimmer, e per la concomitanza della malattia in parola con il prtwigo aeslivalis, con l'Hyd·1'0a, con l' Elcze?na solare, un'altra patogenesi venne posta in campo, ed è l'azione dei t·aggi ultravioletti sopra un occhio particolarmente ;predisposto (malattia della luce). Quali elementi costituiscano questa predisposizione è difficile affermare: non la


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RIVISTA DI AXATOMI.\. E FISI OLOGIA NORMALE E PATOLOGiCA

scrofolosi, roligoemia, non un piccolo ingrossamento dei Enfatici: anzi Kreibic· ritiene questa iperplasia g h iandolare come conseguenza dei raggi. Il quadro anatomico della malattia è caratterizzato da una proliferazione del· l'epitelio e del connettivo; le g ra nulazioni polipoidi che'ne derivano sono fatte da un connettivo che ins ieme ad un tessuto collageno si espande con ramifica· zioni nel tessuto epitarsale, onde l'affez ione venne detta anche malat tia del tarso. Contro questa interpretazione stanno le Ticerche di Thaler le quali d imostrebbero che l'inizio della malattia è nel tessuto adenoide della congiuntiva con un·infi]. trazione di plasmncellule e non di linfociti come avviene nel tracoma. A questa tien d ietro una sclerosi connettiva molto intensa, sotto-epiteliale, omogenea, qualche volto. precocemente formata che vale a dare il colorito bianco diffuso alla coli. giuntiva e alle granulazioni. All' iperemia la quale clin icamente inizia il processo corrisponde una neoforma· zione sottoepiteliale di delicati rami vascolari circondati da plasmacellule e che qualche volta si possono seguire nel tarso. In queste neoformazioni vascolari avviene una proliferazione dell'endotelio c he prestamente degenera ed allora il loro lume resta occupato da una sclerosi, indizio di u na infiammazione cronioa. Nella patologia non vi è un processo infettivo che dia un simil quadro anatomico; esso ha una certa analogia con il rinoscleroma E>d in parte anche con la m icosis fungoides. Le dermatosi da r!\ggi Rontgen sono veri plnRmomi: ammessa l'azione dei raggi, non è possibile un simigliante efietto sopra la congiuntiva di certi ind ividui? Alla domanda dell'oculista patologi Aschotr e 1\.raus hanno risposto a ll'ennativamente. Dol!E:SICO Boxv.

RIVI~TA DI ANAT~JIIA EFISIOWGfAN~lt~JALE E PAT~W~ICA

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Bloerohe s111le alterazioni oadaverlohe del panorea•. - (Lo Sperimentale, ottobre 1007).

CEviDALLI e LEo:sc1xr. -

Fra gli orgnni parenchimatosi il pancreas è uno di quelli dove le alte razion icailaveriche sono più pronte e profonde, comparendo prima a ncora di quelle di organi considerati fra i più delicati, come le capsule surrenali, a tal punto che qualche ora dopo la morte, si può trovare nel pancreas una necrosi completa. L'epoca dell'apparizione e la rapiditfLdell'evoluzione di tali alterazioni variano secondo i casi, nè vi è alcun rapporto fra la r!\pidità del loro decorso e la temperatura dell'ambiente, l'età del soggetto ed il genere di morte. Tnlora nello stesso soggetto le altera;:ioni cadaveriche variano da un punto all'altro dell'organo, in modo che si possono trovare dei focolai necrosati circondati da tessuto ancora relativamente conservato; perciò le alterazioni pancrea tiche danno dei risultati incerti s ull'epoca dellll. morte. Primo colpito è il tessuto epiteliale, pescia il tessu(,o congiuntivo interstizia le · e le pareti vascolari. Nella parte epiteliale le altera?.ioni cominciano e camminano parallelamente nel tessuto glnndul!u·e propriamente detto e nelle isole del Lnogenhaus; talvolta ii


RIVISTA DI ANA.TOMlA E FISIOLOGIA NORll ALE E PATOLOGICA

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protoplasma di queste ultime è colpito da alterazioni precoci. Nelle cellule secretive, le granula zioni possono essere ancora. conservate ventidue ore dopo la morte. Nel tessuto congiuntivo le alterazioni colpiscono prima le cellule, poscia i fasci delle fibrille e da ultimo le fibre elastiche, e nei tessuti alterati trova.nsi sempre dei batteri. Però le alterazioni non sono per nulla dovute soltanto a questi, mll bensl a. fenomeni d'a.utodigestione e d'autolisi. G. BERN UCCr.

Contributo all'&Datomla patologtoa deU'appendloe vermiforme oon speolale riguardo at prooe..ldt guarigione dell'appendlolte aouta. - (Ziegler's Beitrtige z. path. Anat., 24, 1907).

W.ìi.TZOLD. -

lo una forma morbosa ancora oggi così disc\lssa per la sua patogenesi e per la varietà delle sue manifestazioni anatomo·patologiche, non parve inutile all'A. lo studio sistematico di 170 casi di appendicite acuta raccolti dalle cliniche chirurgiche di Rotter, di Kronig e di Panckow. La disvarità delle vedute di molti ricercatori nell'interpretazione delle vat·ie lesioni appendicolari fu dovuta certamente all'esame del materiale non fresco, dacchè lo studio comparativo ha potuto mettere in rilievo che le alterazioni cosi dette patologiche, come le emorragie inframurali e le soluzioni di continuo fm le tonache, sono fenomeni puramente cadaverici o dovuti al tratta mento della parte come la pressione, la modalità dell'escissione ed in generale alla tecnica d'esame. Con tali riserve l'A. divide le lesioni dell'appendicite acuta in due gruppi che possono però variare nelle loro combinazioni: l o le forme ascessuali flemmonose; 2° le forme necrotico· pseudomembranose od ulceroso·difteriche. Ambedue si iniziano dai follicoli linfa.tici per l'abbondanza dei quali ha potuto imporsi la similitudine di tonsilla appendicolare all'appendice vermiforme anche per rispetto alla facilità. di ammalarsi simultaneamente doi due apparati (tonsilla ed appendice) con esito di ipertrofìa e di forme ascessuali dei riS]Jettivi elementi linfa ti ci. Come decorre l'infiammazione flemmonosa ascessi forme? Il suo inizio procede dall'ultima porzione dell'appendice j)erchè quivi è ptu ricca di elementi linfatici, e le pieghe fisiologiche della mucosa più abbondanti favoriscono ·la. stagnazione del contenuto fecale e la moltiplica.zione dei batteri piogeni. Quivi difatti nei primissimi stadii ilell'attacco flogistico è facile trovare una soluzione di continuo nell'epitelio con un coagulo di fibrina che la ricop1·e dal quale si inizia un'infiltrazione leucocit.aria attraverso le tonache fino al!a si erosa. Xon è infrequente la formazione di ascessi miliari inframurali con una mucosa. affatto normale, ed allora il processo è dovuto ad una linfangioite o ad una pllrilinfangioite non da infezione, ma da causa tossica endocavitaria. Una tale formazione miliare ascessuale può condurre ad una perforazione nel mesenteriolo o nella libera cavità del peritoneo onde ne viene un ascesso sterile locale che può gradat.amente essere riassorbito, od anche la fusione purulenta di alcune tonache dell'appendice come la sottomucosa e la muscolare che guariscono in progresso di tempo per una. cicatrice connettivale adesiva. La seconda forma dell'appendicite acuta, pseudo-membranosa, necrotica, o difterico-ulcerosa, si inizia con un essudato fì br in oso diil"uso sopra tutta la mucosa,


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RIVISTA DI ANATOMIA E l:'ISIOLOGIA NORMALE E P.o\.TOLOGICA

il quale con la necrosi dell'epitelio e la emorragia conseguente, da una parte oc· cupa fittamente il lume cavitario, e dall'altra gradatamente, senza limite definito passa nella sottomucosa. Anche qui il processo infiammatorio s'accompagna ad una infiltrazione leucocitaria o fibrinoso-purulenta fino alla fusione della parte od al suo distacco necrotico. Tuttavia in molti casi che Ribbert e Zuckerkand hanno valutati a 25 p. 100 il processo infiammatorio pseudo-membranoso può limitarsi a segmenti per cui allora si riscontra un tessuto di granulazione con resti ghian.dolari ed epitelii della mucosa che ocdude il lume dell'appendice. Questi sono i casi in cui è verosimile la supposizione che la diagnosi sia sfuggita al medico, sia perchè i sintomi vennero localizzati in altre parti, come al ventricolo od alla regione epatica sia )>erchè vennero falsamente interpretati (Sprengel~. Un batterio speciB.co dell'appendicite non esiste; si tratta per lo più di simbiosi di streptococchi con un coli od un pneumobacillo, talvolta in fagocitosi che possono localizzarsi nell'appendice att raverso due vie : o per la via enterogena in seguito ad ingestione di materiale infettante; o per la >ia sanguigna come succede per un attacco di angina tons illo.re. Quest'ultima modalita appare ttittavia eccezionale, ed un'infezione, come an.gina, difterite, pneumonite può benissimo fissarsi nell'appendice per deglutizione piuttosto che per un'embolia non sempre dimostrabile. I momenti predisponenti si trovano nella natura stessa della parte anatomica come le piegature sull'asse che favoriscono la formazione dei calcoli fecali e l'esaltamento dei germi ivi contenuti. Nel decorso di tali infezioni un attacco di appendicite acuta è molto più frequente di quello che possa far supporre l'anamnesi porchè i sintomi clinici alle volte sono di piccole proporzioni o possono anche mancare, mentre il reperto .istologico dimostra sicuramente una preg rcssa flogosi con i caratteristici segni della guarigione. In altri casi possono manifestarsi i sintomi clinici di un'appendicite a. distanza più o meno lunga di un attacco gii1 passato in guarigione anatomica, ma con un'abbondanza di infiltrazione cellulare fra i muscoli e fra la sottomucosa. Si parla allora di appendicite cronica. Un'appendicite cronica nel senso stretto della parola non esiste; s i tratta per lo più degli esiti di una passata infiammazione, come si parla di una pleurite e di una pericardite cronica negli ispessimenti pleurali e nelle placche tendinee del pericardio. In tale significato nell'appendice vermiforme hanno valore di relitti di guarigione le cicatrici callose degli strati muscolari, le stenosi, le òbliterazioni, ma non di append icite cronica obliterante. Come attacchi appendicolari sono ancora da comprendersi quei casi i quali decorrono con i sc;ni clinici evidenti di una flogosi , mentre l'esame microscopico dell'appendice la esclude nel modo più completo. Si tratta qui di un grande svilu pr>o dell'apparato linfatico, una specie di ipertrofia dei follicoli con cellule eosinofili e mieloblasti tale da simulare un tessuto mieloide, con rete vascolare abbondante, con cellule ga ngliari e nervi. Con tale costituzione è da supporsi un aumento di sensibilità. in circostanze che non sempre si possono valutare come cause elìicienti. Forse la presenza di un <'alcolo fecale è cagione di ogni sintomo doloroso e la diminuita pe ristalsi dei mus<'oli per l'ipertrofia dell'apparato linfatico è suflìciente a spiegare il quadro più che l'invocata cris i isterica. D OMENICO BoNO.


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RIVISTADI MALATTIEV~NER~E EDELLA PELLE Cura comparativa della aUlllde sulla baae della oonatata:done del merourlo. - (Wiene1· medizi.nische Wochenschri{t, n. 49, 1907).

A. SPA Tz. -

Il fatto dimostrato da Metschnikoff e Roux, che il virus s ifilitico inoculato non infetta l'organismo, se sul punto d'innesto s i strofina, o semplicemente si applica, una pomata al 30 p. 100 di calomelano, indusse l'a. a impiegare tale forma di medicamento contro la sifilide acquisita e a instituire delle esperienze parai· lele con quasi tutti gli altri metodi di cura sin qui indicati. Per gli esperimenti si scelsero soltanto casi di sifilide florida. Ogni cinque giorni fu praticato in tutti la ricerca dell'albumina, dello zucchero e del contenuto in mercurio nell'urina. l medicamenti impiegati furono: una pomata di vasogeno e calomelano al 20 p. 100 per frizioni e, parallelamente ed essa, l'ung uento cinereo. le inie7.ioni intramuscolari di sublimato in soluzione al 2 p. 100; il mergal (colato basico di mercurio e tannato di albumina); il tannato di Hg. e i sacchetti mercuriali di Welander. Zucchero e albumina furono sempre assenti. · Quanto al mercurio, si venne ai seguenti risultati: dall'urina mccolta nelle 24 ore e mescolata insieme furono sempre presi 60 eme. ed esposti per 2,1 ore alla corrente elettrica. Dopo cinque giorni di frizioni con la pomata di vasogeno e calomelano al 20 p. 100 furono in media riscont rati O,OOOJ-O,OlJOS mg. di Hg. Dopo la st~sa cura con unguento cinereo, 0,0005-0,0016; dopo l'ingestione di 20 Cllpsule di mergal 0,0002-0,00025; dopo 50 capsule 0,0004-0,0005 ; dopo 100 capsule 0,000.1-0,0006 mg. Colle iniezioni di sublimato al 2 p. 100 la quantità. di mercurio oscillò tra {),0005-0,0007 mg. Nei casi trattati éon tannato di Hg. e coi sacchetti di Welander non si poterono, per cause estrinseche, effettuare le ricerche del mercurio. Quelle eseguite nei consecutivi cicli di cinque giorni sino alla fine della guarigione non diedero differenze degne di nota. Se riportiamo le sopra cennate quantità di Hg. alla quantitit mediA. giorni\· liern. di urina di 1500 eme., si vede che il totale del mercurio eliminato giorna lmente per le urine fu, dopo l'impiego della pomntn al calomelano, d i 12·24: dopo <juello dell'unguento cinereo, di 15-48; dopo il mergal, di 12-15; dopo, infine, le iniezioni di sublimato, di 15-28 mg. Da tali quantità eh iaro risulta che lndividui della stessa professione, di quasi la stessa età e costituzione, di circa identico grado d'infezione, benchè trattati colle stesse dosi dei me desimi preparat i mercuriali, reagirono quasi costantemente in modo dive rso al Hg. L'assorbimento susseguito ad ogni specie di terapia, stette nello stesso rapporto colla eliminazione e, rispettivamente, col successo terapeutico. La ricerca, quindi, del mercurio nell'urine di pazienti sottoposti a cura antiluetica costituisce un imprescindibile po· stulato, s ia per aver facilitata !a prognosi, ~ia per possedere un indirizzo più sicuro alla scelta di questo o quel metodo di cura mercuriale. Gli speciali vantaggi· della pomata al calomelano sono: assenza di stomatite, anche dopo 80 frizioni, riduzione si notevole delle ghiandole linfatiche, quale non fu dall'A. osservata con nessun altro mezzo di eu t-a antisi6litica; essa costituisce, in flue, la più


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RIVISTA D'IGIENE hliLITARE

discreta forma d'una c ura di frizioni. Ma quanto a lungo deve durare il trattamento mercuriale? Sigmund e la sua scuola insegnano che si deve usare ancora un terzo della quantità del mercurio occorso per far scomparire i sintomi in atto, e su questa base anche trattatisti insegnano che S0-40 frizioni bastano per formare una cura. Secondo l'A. occorrono dalle SO alle 100 frizioni per la guarigione dello stadi<> secondario della sifilide acquisita e protratte per un tempo relativamente lungo. 1::\olo così si può prevenire una recidiva, anche tardiva, e ovviare alla cosi detta cura cronica intermittente. E. COSTA. JENSEN E DELBANCO (Dal

laboratorio dell'istituto della luce Finsen in Copenhagen).

- Le modlfloa zlonl latologlohe del lupu vulgaria aotto la oura della. luce FlnaeD. - (Wiener medizinische Wochenschrift, n. 48, 1907).

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Gli AA. dopo un diligente lavoro conchiudono che la cura della luce consiste in una distruzione a strati degli elementi patologici, cui segue una att iva rigenerazione. La cura della luce è, in fondo, una cura caustica, ma la luce al contrario degli altri mezzi caustici agisce in certo grado ~lettivamente, risparmiando il tessuto collageno ed elastico. Ciò in unione colla rigogliosa neoformazione di tessuto connettivo giovane dà. luogo a11a cicatrice, ben nota per la sua bellezza, che consegue alla cura Finsen. Quanto ai bl\cilli, quelli che stanno alla superficie restano pitì o meno completamente uccisi e sono eliminati collo strato distrutto. Quelli posti piit profondamente, nello strato fortemente edematoso, un millimetro circa, sotto la superficie, non possono esser direttamente colpiti dalla luce. Essi possono essere indirettamente uccisi per effetto dell'ess udato sieroso e per causa delle loro alassine. Ma non è improbabile ch'essa raggiunga un'azione battericida profonda più spiccata nelle forme sperimentali e non sperimentali di tubercolosi della cute. ricche di bacilli. Per il trattamento curativo colla. luce del lupus è condizione favorevole il fatto che il lupus è una forma morbosa povera di bacilli. La cura della luce non è dunque unJ. disinfezione, ma essa agisce distruggendo gli elementi malati è già al terati dei tessuti e promovendo contemporaneamente la formazione di altri sani. E. CoSTA.

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RIVISTA D'IGIENE MILITARE 8aU'1mplego della llaolvla d1 aoda Della dldDfezlone delle camerate. - (llullefin de la soc. de m éll. milit. franç., P arigi, 1907, seduta

H. VINCENT. del 5 dic.).

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L'A. distingue due casi di dis infezione della camerata d'una caserma, quali si presentano nella pratica: quella totale e quella parziale, limitata al pavimento ed ai muri, fino 1dl'altezza di un uomo. _:llon crede che, pe1· la disinfe:r.ione totale di una camerata, esista fìn'ora miglior agente del formolo, la cui efficacia è ammessa da tutti gli sperimentatori. Il ba-


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cillo della tubercolosi, quello del tifo ed i microrganismi d~lla supj>Urazione vengono in ogni caso uccisi dal formolo, cui resistono soltanto le spore del Bac. subtiti.~.

Questa sostanza:ha, è vero, alcuni inconvenienti, tra i quali primeggiano l'odore assai spiacevole ed il potere irritante sulle mucose, ma a ciò si può ovviare vapo. rizzando, successivamente, nel locale, una soluzione di ammoniaca al 25 p. 100 in quantità. pari alla metà. di quella di formaldeide precedentemente impiegata:. Ma, nella pratica corrente della profilass i delle malattie infettive, conisponde assai bene ed è sufficiente la disinfezione parziale della camerata. Lo Stern, infatti, ha provato a polverizzare a secco in un ambiente, in c ui l'aria sia tranquilla, il Bac. megateri1.tm e lo ha visto depositarsi assai rapidamente sul pavimento, tanto che dopo quattro ore e mezzo non se ne trova più traccia nell'aria. I microbi d'una stanza, dunque, si depos itano princ ipalmente sulle pareti inferiori di essa, le quali, perciò, dobbiamo specialmente togliere di mira. nella disinfezione. D'altronde il soldato non entra in rapporto con gli scarsi microrganismi aderenti al soffitto o ai muri, al di sopra di due metri. Inoltre la disinfeziono· parziale è semplice, facile e rapida e permette la pronta riabitabilità della camerata, e ciò all'opposto di quella totale. Poichè i mez7.i fisici, compreso il calore, non hanno fin'ora trovata una pratica applicazione, dobbiamo rivolgerei a quelli chimici. Il Vincent dà la preferenza alle soluzi<~ni di cloruro di calce, recente, al 60 p. 100f). di cresile, al 20 p. 1000, di cresilolo sodico, al JO p. 1000 ed, infine, di soda caustica, dal 10 al 20 p. 1000. Queste sostanze possiedono alto potere microbicida, costano poco e sono assai solubili. Peral tro il cloruro di calce, il cresile ed il cresilolo sodico non sono troppo, convenienti nella pratica, pet· il loro pessimo odore e debbono perciò essere riservati per le latrine, le materie fecali, le scuderie, i cortili e simili. Egli perciò crede assai conveniente la soluzione di soda ca.ustica ca lda, che è molto efficace, stabile (1), inodora, poco costosa, e ripulisce inoltre assni bene i pavimenti. Essn può applicarsi ugualmente anche ai muri, alle suppellettili di legno, alle porte, agli assi da pane, alle rnstrelliere per le armi. ecc. Serve nncheegregi.a.mente per sterilizzare certe materie organiche, quali gli sputi, le macchie di sangue, e simili, che aderiscano ai pavimenti. Gli uomini che attendono alla disinfezione d'un locale con la soda, a cagionedell'azio ne assai caustica di questn, debbono ricoprirs i la testa con un cappuccio e il volto con una maschera ad occhiaie, indossare un abito di tela forte e i guanti di cao·utch9uc e calzare zoccoli. L'operazione deve prnticarsi con spazzole di radica forte, fregando vigorosamente e con diligenza tutte le superficie. Il Vincent vonebbe che le camerate fossero cos i trattate non solo in caso di malattie infettive, ma anche, sistematicamente, almeno una volta all'anno, un po~ prima dell'arrivo delle reclute. PA sSE HA. (l) Il Rusconi, dell'istituto d'igiene del Sormani, ha recentemente dimostrato, invece, che lo solu7ioni di soda caustica, sia per la loro facile alterabilità in carbonato, quanto anche solo per sè stesse, non spiegano alcuna azione sui bacilli della tubercolosi (vedere nel Giornale medico del R . E8ercito, fase XI-XII del 1907. la. rivista del lavorodi A. RuscO)':!: La 1oda cau8tica come nolu,ralizzante il bacillo della lt•bercolosi).


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ltiVISTA BIBLIOGRAFICA. Balattle professlonaU ed lDforlunl 4el lavoro nella vlta olviJe e nella vlta mlllt&re. - Memoria di·

Dott. RàFFAEL" RrvALTà, capitano medico. -

stinta con menzione ouorevoie n el concorso Riberi. Un volume in So, d i 333 pagine. - S tabilimento tipogmfico L. Cappelli. R occa S. Casciano, 1908.

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Altre due importanti e pregia te pubblicazioni sono venute, d i recente, ad arric.chire la nostra letteratura medico-militare. Trattano ambedu~ un argomento che s i può dire veramente di a ttua lità, le malattie e gl'i nfor tuni del lat:aro; e sono il libro suaccennato del capitano m edico R i valta, e quello del tenente medico Casnrini, intitolato« Le mala ttie e gl'infor tu ni nella ,·ita mili tare ~. :Moti\·o ai due lavori fu il conco rso al premio Ribori, i ndetto nell'anno 1905, p er gli ufficiali medici del R. esercito e della R. marina; e l'uno e l'al tro furono asi-ai favorevolmente giudicati dnll'l. commissione co,.tituita dall'ispettorato di sanità militare, come si può vedere d al le parole stesse della r elazione : «entrambi gli autori han no ben compreso lo spil'ito del lema, e lo hanno svolto in modo commendevole e che ne dim ostra il l ungo ed amorevole studio. E sse (le memorie) sono due bei lavori, i quali confermano che i medici militari seguono i prog r essi e il m oderno ind irizzo della medicina e della legislazione sociale, per poter conformare ad essi i loro giudizi med ico-legali "· Del libro de l Casari n i non occorre fare la presentazione ai l ettori del nostro giornale, essencto stato pubblicato a cura d el giorna le stesso e distribuito a tutti gli a bbonati. ~i l imiterò a dire bre,·emente solo di quello del Rival ta. Gia, una buona r accomandazione sta nella menzione onorevole conferitagli dalla commissione giudicntrice; ma un'al trA. raccomandazione, certo d i non minor valore, deri,·a della prefazione del generale m edico Bandone, di cui è n ota la speciale competenza in mnteria, e che, dopo a\·er fatto degli apprezzamenti molto l usinghieri in merito, conclude col dire che la pubblicazion e del capitano medico Rivalta non solo riesce utile al medico militare, ma viene a portare un buon contributo a lla questione tutto1·a agitata delle malattie professionali. Il libro è di,·iso in t re parti, precedute da un' introduzione, nella quale l'A., con rapidi tratti sintetici, pone in ri lie,·o il lavoro come fattore di salute e di malattia, scconilochè si svolge normalmente e moderatamen te, oppur e iu modo eccessivo ed antifisiologico, e mostra come è sorta e s i è svil uppata la m edicina sociale . La prima parte è d edicata allo studio della re lazione f ra le professioni e le malattie che possono deri,·arne; f ra illavo1·o e gl'infortuni che possono avvenire durante il lavoro stesso. Sono speci~tlmente degni di nota: il primo capitolo, in cui frn gli altri a t·gomenti, è trattata con un'i mpronta di vera originalità, l'influenza delle professioni sullo sviluppo e sulla morfologia del corpo umano ; il secondo, nel quale sono studiati i tre elementi etiologici delle malatt ie professiona li, secondo l'A.: eccesso, ambiente e mate1·iale di /(lvoro; il quinto, nel quale è trattata l'influenza che i traumi esercitano sulle malattie. l\ella seconda parte, dapprima è fissato, in un notevole capitolo, il concetto del rischio p r ofessionale, nel cui ambito si fanno entrare, giustamente, ancbe le malattie e gl'infortuni causn,ti da n egligenza, imperizia, imprudenza dell'individuo che lavora. È espostrL poi la r elativa legislazione civile e militare, e sono pure accennate le lacune che quPst'ultimn presenta r ispetto alle esigenze d ei nuovi tempi. Infine


NOTIZIE

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l'A., facendo risaltare le difficoltà della perizia medico-legale, tratta talune que· stioni attinenti al punto di vista, medico e giuridico insieme, sotto cui il rischio· professionale dev'essere riguardato. Tali sono: l'attenuazionedegl'infortuni, lasi· mulnzione, il rapporto etiologico, cronologico e topografico fra infortunio e lat:Oro, l'influenza delle malattie preesistenti ed intercorrenti, l'obbligo del trattamento curativo; e su tutte q ueste questioni porta con molto criterio il suo apprezaamento. Nella terza parte sono studiate le malattie e gl'infortuni che possono dipendere dalla vita militare. Ed in tale studio l'A. riguarda non soltanto il rischio pro· fessionale ·specifico, inerente alla specialità del servizio militare, ma anche quello generico, in quanto questo si può trasformare in specifico per le peculiari contin· genze del servizio militare, e cosi una malattia comune può rivestire il carattere di una malattia professionale. Questa parte è, senza dubbio, la più completa e la meglio condotta, ed ha quella impronta di criginalità che deriva dalla conoscenza diretta dell'ambiente e da Ilo studio pratico, personale, di molti punti del tema. I capitoli più notevoli, a mio avviso, sono: il primo, nel quale l'A. dimostra lu· minosamente l'esistenza di una vera. e propria patologia militare; il secondo, segnatamente nel paragrafo che riguarda le malattie dell'apparecchio circolatodo, ed in que)Jo delle ernie (che, per a ltro, l'A. aveva già precedentemente e con molta di· ligenza, studiate nei loro rapporti coi traumi); il capitolo terzo nei paragrafi sulle lesioni da marcia, e l'ultimo nel paragrafo sul colpo di sole e colpo di calore. Nella conclusione l'A riassume, molto abilmente, i punti più salienti del libro, e termina. col voto che, come i medici civili mirnno a proteggere i lavoratori contro i danni derivanti dal lavoro, i medici milita ri facciano conve1·gere le loro energie allo studio dei punti tuttora oscuri della patologia. del servizio militare, nel nobile intento che l'adattamento dei cittadini alla vita del soldato costi sempre menO" sacrifici di salute e di vita. Devo in ultimo dire che anche per la forma corretta e per lo stile semplice e piano la pubblicazione del Rivalta merita lode. Concludendo : senza. far confronti, giacchè i confronti sono odiosi, i lavori del capitano medico R ivalta o del tenente medico Casarini saranno letti con interesse e con profitto da tutti coloro, e sono molti, che si occupano dell'importante argomento degl'infortuni nel lavoro e delle malattie professionali; e per la grande parte fatta alle malattie ed agl'infortuni inerenti alla vita militare, e per il modo veramente commendevole ed in molti punti esauriente, con cui questa parte è svolta, l'uno e l'altro libro, che si integrano a vicenda, non dovrebbero mancare nella piccola biblioteca. del medico militare. P . lMBlUACO.

NOTIZIE

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Il giorno 12 luglio scorso a Chianciano, nell'occasione della visi~a. del prof. Baccelli a quelle Terme ed agli stabilimenti balneari, ebbe luogo un sontuoso banchetto, al quale parteciparono, come invitati, molti professori e medici venuti espressamente da Roma, Firenze, Pisa, Siena e Perugia. Si notavano i professori Romiti, Burci, Tonelli, rettore dell'ateneo romano R uata. e Silvestl"ini direttore tecnico delle Terme, il generale medtco hnbriaco: il conte Bastùgi ed ~!tre notabilitò..


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MOVIMENTI A V VENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FAR~!AOEUTICO

Il generale medico Imbriaco rapp resentava l'ispettore capo di sanità militare, il quale, invitato, fu impedito per ragioni di ufficio di prendere parte a quella simpatica festa. Scusarono pure la loro assen~a i professori Grocco, Mazzoni, Mar.chiafava, ecc. Nella circostanza, in onore dell'illustre clinico romano e per il futuro incre· mento delle Terme, furono pronunciati brindisi dal prof. Silvestrini, dal generale medico Imbriaco, dal conte Bastogi, dal prof. Tonelli, il quale portò il saluto del sindaco di Roma e da altri. Il prof. Baccelli, accolto da fragorosi applausi, rispose a tutti commç>sso: rievocando che venti anni fa egli aveva visitato quelle Terme e che fin d'allora. aveva. preconiz?.:ato il loro splendido avvenire, bevve alla fortuna delle Terme, al valore d i chi le dirige, a chi le protegge e incoraggia e a tutti coloro che traggono bene· ficio da queste acque meravigliose. Il generale medico Imbriaco nel suo brindisi colse l'occasione per riaffermare presso i colleghi civili quei sentimenti di stima, di simpatia e di fratellanza che non possono non esistere fra persone, le quali banno comuui gli intenti e i nobili idenli e comuni gli studi, le fatiche e le difficoltà per raggiungerli; ed espre:se a nome del corpo sanitario militare la propria riconoscenza ai professori delle facoltà mediche italiane per il modo Yeramente paterno col quale gli ufficiali medici assistenti onorari sono accolti negli I stituti sci eu ti fiei delle nostre uni versi tà· e per la costaute ed affettuosa premura con cui viene curato l'incremento della loro Istruzione tecnica. Inueggiò infine all'eminente clinico di Roma, ricordando le alte benemerenze di lui verso il corpo sanitario, sia nel difenderne in Parlamento i legittimi iute· ressi, sia. nel promuovere l'istituzione degli assistenti onorari ed affermando che il nome di lui non è scritto soltanto a caratteri indelebili nel libro d'oro della scienza italiana, ma altresì in quello piccolo e modesto dei fasti del corpo sanitario militare e nel ettore di tutti i medici militari. Chi use bevendo alla salute di tutti presenti ed alla prosperitit delle Terme.

Movimenti avYenuti nel Cor~o ~anitario e nel Personale ~armaceutico (Dispense n. 3~ a 34 del Bollettino u{ficìl).le delle t lomine).

Ufflolall ln •ervhto attivo permanente .

B. deo·elo 7 luglio 1908. ·TALLAmco cav. Bonifacio, tenente colon'nello medico ospedale Cagliari. nato di rettore osptJdale militare Cagliari dal 1° luglio 1908.

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I seguenti ufficiali medici sono promossi al grado superiore con anzianità e con decorrenza per gli assegni dal l• luglio UJOS e con la destinazione per ciascuno indicata: Maggiore medico promosso tenente colonnello medico:

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Buoxo:uo cav. LOI'Crlzo, ospedale 'Firenze. -

Continua come contro.


MOVll1E~l AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PE:RS, ~'ARMACEUTICO

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Tenenii medici promossi capitani medici: DE NAPOLI Ferdinando, ospedale succursale Udine. - Destinato 6 bersaglieri (dichiarato promovibile a scelta). ZicCARDl Giuseppe, ospedale Cagliari. - I d. 61 fanteria (a scelta). SALVATORE Domenico, id. Bari. - Id. 10 bersaglieri (dichiarato promovibile a scelta). Aums10 Piet·ro, id. Genova. - Id. 76 fanteria (id. id ). GRIPPO Donatantonio, 29 fanteria. - Continua come contro (id. id.). VOLPE Mazzini, ospedale Cava dei Tirreni (Salerno). - Destinato 46 fanteria (a scelta). .ZANU'l'TINI Primo, 79 fanteria. - c .o ntinua come contro. RICCI Serafino, ospedale Alessandria. - Des tinato reggimento Savoia cavalleria (dichiarato promovibile a scelta). -GASTAGNONE Pietro, id. Savigliano. - Id. 2'> genio (id. id.). LoMBARDO J,eonida, id. Genova. - Id . 41 fanteria (a scelta).

Determinazione m inisteriale 12 tuglto 1908. SA:-i'I'INI Fede1·ico, capitano medico 61 fanteria. - Trasferito 48 fanteria. DA llBE~"E Filippo, id. 78 id. - Id. direzione sanit.à I corpo armata. •rnlULZI Giacinto, id. 79 id. - Id. 78 fanteria. CUTELESSA Alfonso, id. 6 bersaglieri. - Id. 94 id . FORTUNATO Carlo, id. 46 fanteria. - Id. ospedale Napoli. ZORZOLI Giot:anni, id. 6 artiglieria campagna. - Id. id. Verona. A:s:-:t:s-0 Beniamino, id. 76 fanteria. - Id. reggimento lancieri di .Milano. PENNETTI Cesare, tenente medico ospedale Napoli. - I d. 20 fanteria. .QuzzARDI Luigi, id. id. Messina. - Id. 56 id. VECCHIONE Adolfo, id. 20 fanteria. - Id ospeda.l~ Cava dei Tirreni (Salerno). SCARZELLA Michele, id. reggimento cavalleggeri Guide. - Id. id. Cagliari. .Qnosso Vittorio, id. l• bersaglieri.- I d. reggimento lancieri Vittorio Emanuele II. BILANCIA Costantino, sottotenente medico .Jb fanteria. - I d. ospedale Caserta.

R. decreto 9 luglio 1908. IDELLA VALLE cav. Francesco, maggiore medico ospedale Roma (comandato Ministero guerra). - Incaricato delle funzioni di capo sezione al Ministero della guerra dal 16 luglio 1908.

R. decl'eto 17 luglio 1908. BrOLCHrNI Francesco, tenente medico in aspettativa. per motivi di famiglia per la durata di un anno. (R. decreto 19 l nglio 1907). - L'aspettativa di cui sopra è pror.:lgata per il periodo di sei mesi.

Determinazione ministeriate 2 luglio Hl08. FANCBtOTTI cav. Eugenio, capitano medico 39 fanteria (comandato ospedale Torino). - Trasferito ospedale Savigliano cessando di essere comandato come sopra. MELA~rPO Giuseppe, id. ospedale Ancona. - Id. id. Perugia.


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COPPOLA Nicola, capitano medico 29 fanteria (comandato ospedale Roma). - Cessa. di essere comandato come sopra. To:srE'I'TI Pietro, id. ospedale Novara (id. id. Torino). - Trasferito ospedale Livorno cessando di essere coma ndato come sopra. FARRO:SJ Enrico, id. id. Ancona (id. id. Roma). - Cessa di essere coma.ndat<> come sopra. MANCI:SI A llflelantonio, id. id. Ravenna (id. id . Roma). - Trasferito ospedale Roma. 0LIVARI Piel1·o, id. reggimento lancieri di .Milano. - Id. ospedale Brescia. D'ELIA Antonio, tenente medico, id. cavalleggeri di Foggia. - · Id. reggimento cavalleggeri Umberto I. SL'iTA MARIA Alberto, id. scuola. applicazione sanità militare. - Id. ospedale Na. poli. CoTUONO Piet1·o, id. id. id. -

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l\lOVIliENTI AVVENUTI ::\EL CORPO S ANIT. E NEL PERS. FARYACEOTIOO

Id. id. Bologna.

R. decreto 14 gi11gno 1908.

CAOW:SE cav. Fabl'izio, capitano medico ospedale Napoli. - Collocato in posizione ausiliaria, a sua domanda., con decorrenza. per gli assegni dall0 luglio 1908.

FarmaolaU mWtarl . Dete1·-minazione -ministeriale 12 luglio 1908.

FALCHI Emilio, farmacista di 1• class e, ospedale Chieti. - Trasferito ospedale Bari LAUR!NI Cm·lo, id. l" id., id. Bari. - Id. id. Chieti.

Ufilolall 41 rlaerva. R. decreto 2 lttglio 1908. Maggiori medici promossi tenenti colonnelli medici: PECETTO ca v . G iovanni, distretto Torino - ARCANGELI cav. Alfonso, id. Ancona -- 0FFREDI cav. Piet1·o, id. Bergamo - C!AMPJNI cav. Cesare, id. Firenze TERZAGO cav. Gittseppe, id. Alessandria. Determinazione m inistC?·iale 30 luglio 1908.

0FFRF:tH cav. Pietro, tenente colonnello medico distretto Bergamo. - - Trasferito distretto l:, irenze por cambio di residenza. 1JAROARIA cav. Giovanni, maggiore medico id. Savona. - I d. id. Piacenza id. id. PORTIOLIOTTI Stefano, tenente medico, id. Novara. - Id. id. Vercelli id. id.

Def'ulltl.

DE PASCALE Achille, tenente colonnello medico riserva, dis tretto A velli.no. - Morto a Salza Irpina (Avelli no), il 23 luglio 1908.

11 R c ùat. t.orc."

D.r RtDOLFO LJvr, tenente colonnello medico. Il Di r ct.toro

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PIETRO !M.BRlAco, maggior generale medico ispettore. pa8) - Bo ma, 1908 - Ti11. ~- \' oghcr~ .

GIOVANNI Sc o LARI ,

Gerente.


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GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Giornale di medicina mHIIaro ' 1851-1884 medico del Rogio Eoorcllo e della Regia Marina , Giornale modico del Regio Eosrcilo · 18116-11107

Giornal•

ANNO LVI -

1908

FAso. VIII

'31 AGOSTO

SOMMARIO Il • : 111 O B l E

5111

O B l G l Il .t. r, l ,

:~!ri; La Pratica odierna dell'anestesia secondo i ri!ultali dr lla <cicnza e della nza con contributo personale:

. . . . . . . .

Pog.

561

ha..e. Gennarl. ..: Osservazioni salle conrlizi<,nl del cuore e del circolo sanguigno nei . . . . . . . . . . .

573

'""'"• 0 Plroll. - Su ll' inrezione mnlarica in Creta . . . .

588

P

militari in a tti vii a eli ser vizio

Ostino e Balla

n

.

CASUISTICA CLINICA.

l' · - end1eonto detl'ambulatorlr~ otortnolarinJColop;ico llc lia scnoh oli apP orazione di .'lanLià militare . . . . . . . . . _ . . . . . . . . .

596

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I ND I CE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITA:(..IANI ED ESTERI

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RIVISTA MED ICA. PaQ. 6t9 61!

Kornteld. - Coliuria e coli-tossiemìa . . . Potlte. - L'Influenza dei raggi solari sul sangue

RIVISTA IJI r<EVROPATOLOGIA. ~· Rusl. - Contributo allo studio del • sieri neorotossici • e delle tossi ne da essi provocate

sul sistema nervoso. - Siero •soneuroto:~sico Benon. - Le amnesie

·

913 6!3

RIVISTA DI CHIRURGIA Ul GUERRA. 6U 6t5

Ptlhl. - Ferita del torace per colpo d'arma da fuoco . . . . . . lonneH t. - Mortale frattura del cranio !Jer colpo di palla rotonda lanciata a mano. RIVISTA Di CHIRUIIGIA GENERALE

6!6

Nitah. - l'renta casi di appendicite con peritooiLe cJiiTosa RIVISTA 01 OTO· RINO-I.ARINGOJATRIA.

6t8

l..a reazione iO!Ionla nelle larlngiti dHterlche . • Cllelll. - Nevrite ottica retro-tmlbare per ~ìousite sfenoidale. M111101fl. - Di un caso liptco di asma d• origme nasale .

110• n l. -

MS

618

RIVISTA 0 1 ANA'fOliiA ~ FISIOLOGI A NORMALE E PATOLOGICA. Ctrnezzl. - Sopra un nuovo rererto ematologico nelle innammal ioni purulente lllfterd. - Dell'indipendenza del lo Ili del legato . . . . . . . II IVISTA 01 TI!.RAPI!.UTICA.

6!9

619

630

Regnler. - Della novocalna e sue applicazioni . RIVISn IJI TEC~IC! E SERVI7.1U MEDICO MI LITARE. Lavai. - l nuo•l pacchetti da m~llic.olione completi e g•a !Jr&paratl per il tempo di guerra Legrand. - Lo sgombro aei rertti nella campagna del Marocco. . . . . ,; · RIVISTA D' IGIENE MILITARE Leni. - Gli ospedali da guerra Ilei giapponesi

63l

633

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635

l 'allm!\(ltazione Idrica degli esercili iu campagna

RIVISTA BIDLIOGRAFICA.

638 618 640 64?

Caratta. - Della infezione malarifa .NOTIZIE CONFEIIENZE SCIE~TIFICHE DEGLI OSPIWA ll MILITAill. . . • . . MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NI!.L PERSON'ALE FARMACEUTICO

Pubblicazioni vendiblll presso l'Amministraz. del " Giornale di medicina militare "

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MEMORIE ORIGINALI

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LA PRATICA ODIERNA DELL'ANESTESIA

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SECONDO l HISU LTATl DELLA. SC IEXZA E DELLA ESPERfti'i'i(:-:·~~~1·;'/ ...~- 'r';:-

CON CONTRIBUTO PERSONALE (l)

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Per il dott. Salvatore Salinarl, mo.ggiore modico presgo l'ospednlo militaro di Napoli

Il problema dell'aneste8ia che colla scoperta del cloroformio e dell'etere parve :risolto ai nostri padri, paghi di avere co:;Ì realizzato i l sogno di tanti anni, tornò di bel nuovo ad occupare le menti degli scienziati allorchè, col trionfo dell'asepsi ridotta l a mortalità operatoria a minimi termini, le morti per narcosi, quantunque rarissirue, cominciarono .a chiamare direttamente in campo la responsabilità. degli operatori. Di qui il bisogno sentito di cercare e di sperimentare nuovi metodi di anestesia e n uovi anestetici; e sia degli uni che degli altri il numero è andato sempre p iù aumentando. Disgraziatamente però le conclusioni degli sperimentatori su di essi sono cosi discordanti, così incerti i risultati, cosi variabili le norme di applicazion e che chi entri nuovo nell'agone ed abbia b isogno d i trarre profitto dall'esperienza altrui, mal saprebbe orizzoutar5i e si troverebbe imbarazzato nella scelta. Non credo quindi inutile esaminare in tutti i suoi aspetti l' importante quistione e, mettendo a profitto il contributo personale, rica~are .le norme più semplici, più sicure e pitl efficaci che guidar debbano 11 chnurgo nella pratica dell'anestesia. Prima intanto di stabilire quale sia in ciascttn caso il metodo da prescegliere, occorre, secondo rue, che l'operatore si rivolga queste due dom~nde : l a che cosa ci proponiamo di ottenere dall'anestesia.? 2" come possl.amo ciò conseguire col mi nor danno dell'organismo? A. l primo qu~s1 ~0, rigorosamente pa.rlando, mal risponde l'cmestMia generale, dappOJch~ questa presenta una sproporzione enorme tra l'imponenza dei mezzl adoperati e l 'effetto utile che si vuoi ra<,.ginncr'3re. Ed in vero o o rer :endere anestetica una regione più o meno limitata essa elide l a unzJOne nervosa nell a sede stessa della percezione centrale. l\[al ridi p~~b~~o la pubblicazione di altri due lavori sull'anestesia, rite niamo conveniente apprezzam ro•.anch~ questo pe r dare modo ai lettori di fare i relativi confronti cd CUoi, (N d, D.) 3G - Gior,.ate d i •• . meufe&lla militare. - Fase. VIII.


562

LA PRATICA ODIERNA DELL'ANESTESIA

sponde eziandio la 1·achioane.~tesia, la quale, quantunque in minor proporzione, supera tuttavia del pari coi suoi effetti lo scopo desiderato, perchè rende insensibile più che metà del corpo. Risponde invece in modo soddisfacente l'anestesia locale che spiega la sua. azione esclusivamente nel territorio malato. E questa limitazione netta e precisa dell'anestesia al puro necessario racchiude in sè la soluzione del secondo quesito in quanto che essa esclude la possibilità che serio danno no derivi all' individuo, mentre che dalla esagerata azione anestetica degli altri metodi traggono origine tutte le altre conseguenze perniciose per la vita e la salr:.te del medesimo. Ogni qualvolttt adanqzte ci è dato colla semplice anestesia locale ope1·are senza dolore, è ad essa che bisou1w ricor1·e1·e. Questo precetto, tradotto in pratica, realizza grandi vantaggi che non possono essere disconosciuti anche dai pitl entusiasti dell'anestesia generale. Prescindiamo dalla economia di t empo e di personale, la quale per altro, se è trascurabile in una clinica ove si di;:pone di grandi mezzi e di molti aiuti, riesce di sommo valore invece nella pratica privata e più ancora nella. chirurgia militare in genere ed in quella di guerra in ispecie. Ma il vantaggio maggiore che, a parer mio, si consegue coll'anestesia locale, è la tranquillità di animo ch'essa assicura all'operatore. Credo infatti che non vi sia chirurgo che durante una narcosi non si senta dominato da una certa inquietudine e dal bisogno invincibile di sorvegliare da sè attentamente il procedere del sonno; come non ve ne ha alcuno di certo che non ricordi con orrore i casi - fortunatamente rari- di morte improvvisa verificatisi all' inizio dell'anestesia, nonchè quelli - assai meno deplorevoli, ma pur tuttavia impressionanti di minaccia di asfissia miracolosamente scongiurata coi tentativi di r espi1·azione artificiale. Del resto la possibilità di questi dolorosi ac· cidenti non può essere val utata in antecedenza con esattezza; e la loro minaccia tan to più avrà peso, quanto meno pericolosi sono, come tali, per la vita il male che si vuole combattere e l'operazione che si sta per eseguire (hli1:ulicz). Nè bisogna tenere in minore considerazione gli effetti dannosi tardi vi cl1e sugli organi interni e precisa mente sul cuore, sul fegato e sui reni eser cita l'anestesia generale. La intensità di tali danni, più ehe da una tecnica malpropria di somministrazione del narcotico, dipende in parte dal qnautita.ti >O di esso ed in parte eziandio da preg resse alterazioni degli organi stessi non facilmente diagnosticabili, nonch è dal male in sè e da altri moment i patogenetici accidentali, in nessuna g nisa eliminabili, q uali la perdita notevole di sangue,· lo shock operati vo violento e >ia d icendo.


SECONDO I RISULTATI DELLA SCIENZA, ECC.

563

Parimenti bisogna. non dimenticare le pneumoniti post-operatorie, che rappresentano un coefficiente non lieve di mortalità da. narcosi, sovra.tutto in seguito ad interventi sull'addome, quantunque non ancora siasi detta l'ultima parola sulla vera loro patogenesi e si siano esse riscontrate anche in seguito ad operazioni praticate coll'anestesia locale. In fine si devono aver presenti alcuni effetti postumi immediati, val dire la cefalea, la nausea, il vomito, che sono talora così accentuati da. generare nei pazienti un vero orrore per il cloroformio e che si protraggono in alcuni di molto: ost.acolando il regolare prouesso di guarigione. Provvidenziale adunqu~ deve ritenersi il diffondersi dell'anestesia. locale; ed occorre che il chirurgo avendo la scelta. del metodo non esiti un ista.n te a. decidersi per essa, eccitando il paziente colla forza dello esempio e del ragionamen to - l'esempio sovratutto esercita una influenza sorprendente sugli animi tituba1;1ti dei pusillanimi, suggestionandoli a meraviglia. Non si può parlare di anestesia locale senza rico1Tere tosto col pensiero alla cocaina, sostanza che giustamente merita le benedizioni dell'umanità sofferente. Essa è stata usata in quattro modi: come infltillazioni , come pennellazioni, come iniezioni e come infiltrazioni . Le instillaz ioni inaugurarono un'era novella nella chirurgia oculare, come le pemzellazioni nella rino-laringologia ; e sia le une che le altre furono usate tanto in soluzioni deboli. all'l p. 100 per rendere tolleranti le regioni da esaminare, come anche in soluzioni più forti (al 5-10 p. 100) per eseguire degli atti operatorii di poca importanza. Le instilla zioni hanno risposto anche assai bene in urologia per il cateterismo a scopo diagnostico e per la estraz ione di corpi estranei rlall'uretra e dalla vescica come le pennellazioni si sono eziandio utilizzate per anestesizzare le mucose del retto1 della vagina e dell'utero.

Ecco, ad es., come io procedo per ottenere l'anestesia uretro-vescicale. Inietto direttamen te con un catetere 40-46 centimetri cubi di una soluzione di cocaina al 5 p. 100, metà in vescica e metà nella. parte posteriore, più sensibile, dell'm·etra; quindi, ritirando gradatamente il catete1·e, fo pervenire anche nel tratto anteriore dell'uretra 5·10 centimetri cubi della detta soluzione chiudendo l'orifizio esterno del catetere medesimo. Dopo pochi minuti porto via l'eccesso del farmaco mercè lav ande con soluzione borica all'l p. 100. (Fr eudeuberg). ~mpiegando la cocaina nei dne modi suaccennati, occorre aver presenti due fatti: l o che con essi l'anestesia non oltrepassa la mucosa: 2 ' che anche usando solnzioni deboli, si possono avere fenomeni ùi


LA PRATICA ODIEUXA DELL'ANESTESIA

'llvvelenamento, specialmente agendo su mucose che hanno rapporti diretti coll'apparecchio digestivo e su quelle che comunicano con sierose, come ad es. la mucosa uterìna. che, mercè le tube, si continua col peritoneo. Era però riserbato alle iniezioni il merito di rendere stabile e diffuso il dominio dell'anestesia locale in chin1rgia ed al Reclus quello di sottoporle a tecnica rigorosa. Egli adopera. una soluzione sterilizzata all'l p. 100 di acqua e dà in proposito le seguenti norme : l o praticare le iniezioni nello spessore del derma secondo la linea. che deve seguire l'incisione, spingendo lo stantuffo con pressione leggera e continua; 2° se l'ago non è sufficientemente lungo da percorrere di un sol tratto tutta la linea, ritirarlo; e, ricaricata la siringa, infiggerla un po' più in alto del punto ove si è arrestata. l'iniezione, perchè codesta regione è già auestesi;:zata; 3~ iniettare, subito dopo, l o 2 grammi di soluzione nel cellulare sottostante; 4° aspettare, prima d 'incidere, 5 o G minuti perchè l'anestesia sia completa, ed, una volta giunti nellA. profondità, ripetere all'occorrenza la stessa iniezione nello spessore degli altri tessuti. :llolti appunti furono fatti al processo Recl us, tra cui il più serio parve quello di non essere esso applicabile se non ad atti operativi che cadono su tratti limitati e superficiali, perchè in inten·enti su regioni estese e profonde col ripetere le iniezioni nella concentrazione consueta si raggiungono ben tosto i limiti massimi e si va incontro ai pericoli di un avvelenamento. A ciò evitare lo Schleich introd usse-

il processo della infiltrazione, col q n a le, diluendo di molto la soluzione, ottene\a potere usare più centinaia di grammi di essa prima di raggiungere la dose massima di rimedio capace di provocare un a.\velenamento. Io sono st.ato un tempo grande fautore dell'anestesia alla Schleicb, ma in seguito ho dovuto di molto !imitarne l'impiego, e ciò per vu·ie rag ioni. Anzitutto 1o riconosciuto che il processo in parola richiede molto tempo ed, a meno di ricorrere all'anestesia preliminare della pelle col cloretile (ciò che complica sensibilmente la bisogna), tormenta di soverchio i pazienti rendendoli diffidenti, mentro occorre n.verli calmi e fìdncio:si. In secondo luogo bo constatato ch'esso deforma di molto la regione e, spostando i rapporti dei vari elementi, rende malagevole l'atto o rorati vo, s pecialmeute qnando questo riguarda asportazione di tumori o richiede mano,re dilicate in mezzo a produzioni anatomiche che vanno attentamente rispettate. In terzo luogo (e questo è, secondo me, l'inconven iente pii.1 grave), il processo per infiltrazione edemizzando sovercùiamente i tessuti ne altera la trama e ne menoma.


SECONDO I RISULTATI DELLA SCIENZA, ECC.

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la resistenza. Ne consegue che, pnr usando tutte le cautele possibili a che il processo di riparazione si svolga asetticamente, assai spesso al togliere i punti Ol:Corre vedere le labbra della ferita divaricarsi e fuoriuscirne fi li di seta profondi, o, quel ch'è peggio, insorgere talora suppurazioni 'più o meno tardive. no11 ahrime!~ti spiegabili se non ammettendo una diminuita reazione contro gli elemeuti flogogeni da. parte di quei tessuti imbibiti e minati nella loro intima struttura. Tutti g li inconvenienti anzin.ccennati mi hanno indotto a dare la preferenza al processo Reclus, che mi sembra il pitl semplice, il più rapido ed il più innocuo e cl1e ho potuto applicare con opportune varietà di tecnica alla maggior parte dei casi, in cui l'anestesia locale è indicata. Con ciò però non ho crellnto dare l'ostracismo agli a,ìtri processi. Di quello originario di Schleich, ad es., mi sono servito nei casi in cui l'atto operativo doveva car1ere su di un campo assai esteso e per giunta profondo ed anfrattuoso. In altre evenienze sono ricorso alla cosi detta an e.,·tesi a cil·colm·e eli IIacken bruc, a ve n t~ lo scopo d i mettere a contatto dell'anestetico tutti i filetti nervosi decorrenti nel· l'ambito dell'operazione e d'interromperne l:OSÌ la conducibilità. All'uopo, in quattro punti opposti della regione da anestetizzare, a due ùita di distanza dal tratto prefisso per il taglio, inietto il liquido introducendo l'ago parecchie volte per lo ste;;so punto, ma in direzioni d iverse, in guisa da costituire una specie di ci rcolo intorno al sito della incisione A ltre volte infine, e specialmente negli interventi sulla mano o sul piede nonchè sull'estremità della verga, ho fatto volentieri tesoro del prOC('$SO a dù;trmza di Oberst-Pernice, con;;;istente nel costringere con un laccio elastico il segmento clol membro in un punto lontano da quello su cui si deve intervenire e nel pratiuare le iniezioni al davanti del laccio sul decorso dei principali nervi. Ciò prova ad evidenza la necessità che il chirurgo possegga la pratica di tutti i processi di anestesia locale pe:r potere di ognuno lli essi valersi secondo i casi senza nutrire preconcetti e senza essere esclusivista in una quistione di cui non tutti i fattori sono ancora ben conosciuti e H ella quale la miglior guida dev'essere l'esperienza propi'ia ed altrui. Quanto alla scelta dell'anestetico da iniettare, chec<·hè si sia detto e scritto in contrario, io sono rimasto fedele alla cocaina, in considerazione dei grandi servizi ch'essa mi ha reso. L'ho nsata infatti in uu migliaio e più di casi senza aver mai deplorato alcun dispiacevole incidente e pur riuscendo con essa ad operare senza dolore ernie ài ogni specie, idroceli, varicoceli, orchiectomie, fistole, empiemi, amputazioni e resezioni delle estremità degli arti, tumori superficiali d i -ogni grandezza e sede e via dicendo. Ho visto col suo impiego i pa-


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LA PRA'l'ICA ODIER1\A DELL'ANESTESIA

zienti conservare per lo più la. calma abituale, o, pur perdendola per il momento, riacquistarla ben tost0 in sul finire dell'atto operativo. Ben pochi banno presentati lievi disturbi, come pallore del viso, ansietà precord iale, picciolezza del polso, senso penoso di angoscia; disturbi che si sono sempre dissipati prontamente e senza conseguenze di sorta. In qualcuno, è vero, l'anestesia non è riuscita completa, nè ò stata duratura; ma giammai son dovuto ricon-ere per terminare l 'operazione al cloroformio. Io non intendo con ciò distruggere l'entusiasmo suscitato da altre sostanze, e sovratutto dalla storaiua., di cui non si possono disconoscere i pregi; intendo solo stabilire, in base ai fatti, che il dominio della cocaina nel campo dell'anestesia locale non è per nulla tramontato e che sono f:sagerati i rimproveri che le si fanno ed ingiustifieati i pericoli che le si attribuiscono. Non è esatto, ad es., ch'essa sia diflicilmente sterilizzabile e che si alleri colle forti temperature. L'Rérissey infatti ha ultimamente dimostrato che tale sostanza dopo essere stata in autoclave a 115"-120" centigradi conserva intero il suo potere analgesico. Quanto ai pericoli, posso attestare averne spinta spesso la dose a 15-20 centigrammi senza che sia mai insorta neppur la minaccia di un avvelenamento. L'ho somministrata a stomaco pieno ed a stomaco vuoto, in individui dx ogni età ed in qualsiasi stato di nutrizione e di sanguificazione, stando il paziente in posizione supina o seduta od eretta, e giammai ho verificato una spiccata intolleranza od una vera idiosincrasia. Del resto oggidì si è di molto affievolito, per lo meno nel campo dell'anestesia loca.le, il coro di lodi innalzato alla stovaina. Si è infa.tti riconosciuto che questa per la sua proprietà vaso-dilatatrice giunge talora a disturbare l'atto operativo ed a far temere persino una emorragia; e quand'anche a ciò non si arrivi, è per lo meno causa di un persistente gemizio sanguigno, che finisce per favorire la succulenza anormale dei tessuti, testè lamentata nel processo di Schleich. :I;: per questo che molti sono stati obbligati a ricorrere alla miscela etdrenalina-stovaina; ma l 'adrenalina, se combatte per il momento l' in-fluenza vaso-dilatatrice della stovaina, può in secondo tempo per sè stessa causare un'emorragia secondaria, Jtonchfl facilitare lo sviluppo di processi necrotizzanti. Si è anche rimproverato alla stovaina di provocare nella pelle e nel connettivo sottocutaneo dei perturbamenti nutriti vi elle in alcuni casi possono menare persino alla cangrena. Tutti infine banno clovuto convenire, R eclus e Chaput compresi, che l'analgesia stovainica è meno sicura, meno eguale, meno estesa, meno· rapidE~ e meno duratura di q nella cocainica.


SECONDO ! RISULTATI DELI,A SCJE~ZA, ECU.

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Ho detto che l'anestesia locale rappresenta il metodo ideale di anestesia.; però essa in molti casi non è assolutamente applicabile. Infatti non è indicata nelle operazioni fortemente traumatizzanti, di lunga. durata ed interessanti un campo assai esteso, come anche in quelle che cadono su regioni difficilmente accessibili e non interamente dominabili ed infine nei casi in cui, oltre l'attutimento del dolore, si richiede anche il maggiore rilasciamento dei muscoli e la massima calma da parte dell'operando e dell'operatore. A questi casi appartengono, per es., le riduzioni di lussazioni, le amputazioni e le resezioni in segmenti di arti di maggior conto che non siano le dita, le operazioni gravi sui mascellari e sul cranio e la maggior parte delle laparotomie. Il volersi ostinare in questi casi a ricorrere all'anestesia locale equivale a compromettere assai probabilmente l'esito dell'operazlOne. Con ragione quindi si gridò alla vittoria, quando Bier divulgò il metodo dell' aneRtesia rnidol/.are, geniale scoverta degna senza dubbio di far concorrenza ali'anestesia incosciente e di essere ad essa. preferita. Se non che la poca fiducia che inspirarono la cocaina ed i suoi succedanei stava per far cadere il metodo nell'oblio, quando venne a dargli nuovo credito e diffusione la scoverta della stovaina, i cui pregi più che nell'anestesia locale furono apprezzati nella ra.chio-anestesia, essendosi sostenuto possedere essa con una tossicità tre volte minore della cocaina un potere analgesico pressochè eguale, nonchè un'azione tonocardiaca, antitermica ed antisettica. Cresciuta così la fiducia nel metodo, si moltiplicarono ben presto i seguaci di esso e molti ne divennero ammiratori convinti. L'entusiasmo però non si è mantenuto nè costante nè generale; da ogni parte voci autorevoli e spassionate hanno fatto presenti gl'inconvenienti e sovratutto i pericoli di un metodo, di cui non si può padroneggiare l'azione; e, nonostante il concorso di numerosi sperimentatori, non si è potuto ancora stabilire un accordo nè sul modo di preparare la soluzione, nè sulla tecnica da seguire per inietta.rla nello speco vertebrale. Circa la soluzione infatti alcuni si servono dell'acqua semplicemente sterilizzata, altri à.el liquido fisiologico, altri di questo coll'aggiunta di 3 a. 6 gocce di soprarenina, altri ancora di questo acidificato con acido lattico (10 gocce in 100 gmi), ciò che varrebbe ad impedire che la stovaina sia precipitata dal liquido cefalo-rachidiano. Circa. la concentrazione della soluzione, essa varia dal 2 al 10 p. 100; e circa infine la dose del medicamento, essa oscilla da. 3 a 10 centigrammi, affermandosi da alcuni che quA.ntità anche piccole sono sufficienti a produrre un'anestesia perfetta e che d'altra parte anche dosi


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LA PRATI CA OOlER:'\A DELL'A:oll~STESIA

di 5 centigrammi possono provocare la morte, come successe i n nn caso al Donitz; ed altri invece, come il Chaput, sostenendo che più si aumenta la dose, più s' innalza il li vello dell'anestesia. Vi è poi chi per ottenere quest'ultimo scopo p referisce elevare la posizione de~ bacino e chi invece consiglia diluire l'anestetico in q uantità proporzionatamente grand i di liquido cefalo-rachidiano. Circa la t e<;nica della iniezione, alcuni la eseguono stando il paziente in posizione seduta col corpo chinato in avanti, altri stando l'infermo sul fian c.:o, a dorso e gambe :flesse. Vi è chi pratica la puntura da un lato dello speco vertebrale, altri la praticano sulla linea mediana. In fine akuni infiggono l'ago tra la 2j e la 3• vertebra lombare, altri tra la 11·• e la 4• ed altri eziand io tra la 4a e la 5>. 'l'utte queste varie!ià di procedimento portano per sè stesse il discredito al metoùo in quanto che inùicauo che nella esecuzione di esso si va ancora a tentoni e senza norme fisse e definite. Le ragioni del discretlito poi aumentano sensibilmente quando si considerino per poco i risultati incerti in rapporto all'azione analgesica ed i pericoli che se ne lamentano. Circa i primi si citano da q uasi tutti gli sperimentatori casi in cui non si ò riuscito, nonostante ripetuti e pazienti Lentativi, ad imbroccare il canale rachideo, nonc!.è altri nei quali, p ur essendo penetrati in cavità (ciò che \eniva accertato dal li bero gocciolio del litJUÌdo cefalo-rachid iano), l'azione anestetica è mancata del tutto od in parte. Difficilmente tali inconvenienti possono essere evitnti con una tecnica più accurata, perchè le cause determinanti sono varie e per lo più si sottraggono alle investigazioni ed al dominio dell'operatore. Ad ogni modo si può ad e,;se rimediare col ricorrere all'etere od al cloroformio. Pi ù preoccupami invece sono le manifestazioni mor bose, talora letali, che si acùOmpagnano o sns.~eguono all'anestesia. 'l'ra queste la piu comune è il meningismo caratterizzato da cefalea, capogiri, vomito, elevazlone termica, dolori rachialgici, rall entamento del polso, collasso, ecc. Non sono mancati anehe casi di vere meningiti circoscritte, spinali o radieolari, do,·ute, a quanto pare, più che ad infezione dallo esterno, a p resenza nell'organismo di focolai settici, da cui emigrerebbero per via liufat.ica od ematogena i germi flugogeni attirat i sulla meninge dal piccolo trauma esercitato su di essa dalla puntura. Si sono citati casi di emorragie fastidiose a nappo durante l 'operazione, noncbè formazione di ematomi ed emorragie p iuttosto graYÌ ìn secondo tempo. Spesso poi si sono lamentate ·paresi o paralisi pi ù o meno transitorie degli arti in· feriori, dei mu~coli oculari, dello sfintere anale con perdita di gas e di fecci e del detrursore della vescica. con riteu zione di urina. Quest'ultima


SECONDO I RISULTATI DELLA SCIENZA, ECC.

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-è piuttosto frequente e talvolta ostinata. in guisa da reclamare inter venti speciali, quale la divulsione del collo della vescica, e da determinare, a causa. dei ripetuti cateterismi, cistiti muco-pur ulente fastidiose. In alcuni casi, per altro rari, si sono avute ematurie più o meno abbondanti di varia durata e che si sono per lo più arrestate spontaneamente. Ma l'accidente più serio e più impressionante è la paralisi òei muscoli respiratori i, la quale senza un pronto intervento mette in grave pericolo la vita. Ad essa infatti ed all'arresto del cuore sono per lo più da attribuirsi i non pochi casi di morte lamentati in seguito alla rachioanestesia. Nè vale in appoggio di questa il sostenere ch'essa è indicata in individui arteriosclerotici, cardiaci e sofferenti di malattie pulmouali o renali, perchè numerose osservazioni cliniche esperimentali attestano il contrario, sovratutto per quanto riguarda l'apparecchio r enale. Esistono invece per il metodo controindicazioni ben confermate. Tali sarebbero, ad es., l'età infantile e la vecchiaia; le infezioni settico-piemiche; le malattie anche sospette del midollo; la tubercolosi, che potrebbe dar luogo a metastasi menìngee; la obesità, che rende diificoltosa la tecnica: il diabete; l'alcoolismo ; l'isteria e la neuroasteuia. È adunque ben lontano il giorno in cui si potrà realizzare il sogno da molti vaghegghiato di vedere l'anestesia cosciente prendere il posto di quella incosciente. Certamente il metodo di Bier è seducentissimo e merita tutta la considerazione dei chirurghi; ma cosi come attualmente si presenta non può infondere grande fìducia, nè conquistare il posto cui aspira (1). D'altra parte non bisogna dimenticare che l'anestesia midollare ha nelle sue applicazioni un limite per così dire naturale in quanto che non risponde se non nei soli casi di operazioni che cadono sulla metà inferiore del corpo e non al eli sopra della linea ombelicale · trasversa. Come pure è da tener presente ch'essa divide coll'anestesia locale il torto di essere incompatibile cogl' individui molto eccitabili ed impressionabili, in cui la esclusione della volontà e della coscienza è una condizione essenziale per l'a tto operati vo. Quest' individui non vogliono vedere o sentire nulla di quanto accade intorno e su di loro; ed il non addormentarli sarebhe, oltrechè inumano, pericoloso per lo shock gravissimo che ne potrebbe derivare. · (l) Avevo già trasmeASo il manoscritto alla direzione del G iornale. quando ho letto nel n. 12 della Srmaùte méàicale di questo anno il r·esoconto della discuMionc fnttn dalla società di chirurgia di Parigi nelle sedute del 4 ed Il nHlrzo s ulla rnchisto,·ai nizzo.ziono; ed ho rilevato con piacere che chirurj::hi come Hartrnann. Le Dcntu. Rocard. Schwartz, Cuinard, Nelaton, Labbé. hanno anch'essi unanimomente combattuto tal ge· nere di anestesia, insistendo non tanto sugli actJidenti immediati cui dà luogo. ma sovrattutto su quelli tardivi, assai piu serii ed impressionunti, dci quali non si fa alcun cenno dag li apostoli com·inti dello. re.chistontinizz!lzione. (N. d d l'A.).


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LA PRATICA ODiERNA NELL'ANESTESIA

Si credette intanto di aver trovato il mezzo di conseguire gli effetti benefici della narcosi, pur ovviando agl'inconvenienti di essa, col ricorrere alle iniezioni di bromidrato di scopolamina associato all' idroclorato di morfina (metodo dì Schneiderlin). Di una soluzione composta. di 6 centigrammi di morfina, di 6 milligrammi di scopolamina e d i 6 centimetri cubici di acqua distillata, filtrata e bollita, s'iniettavano sotto cute 3 siringhe di Pravaz: la l o, 4 ore; la 2•, 2 ore; e la 3', l ora prima dell'operazione. Ma il metodo fu ben presto condannato, perchè, oltre a non dare una vera e propria anestesia, era quasi sempre causa di dist urbi circolatorii e respiratorii cosi gravi da cagionare non di rado la morte (l p . 100 secondo accurata statistica). Nè fu trovato esatto, come si era sostenuto, ch'esso riuscisse indicato negl'individui affetti da malattie ca.rdio- puhnonari, epatiche o renali. Il De Stella invero colle sue esperienze ba dimostrato che la scopolamina può determinare, al pari del cloroformio e dell'etere, degenerazione grassa del miocardio, del fegato e dei reni; ciò che del resto si potè constatare in due ammalati di Israel ed in uno di Zahle. Nello stato presente delle cose adunque due metodi hanno il diritto di contendersi il campo: l'uno che dirò di elezione, val dire l'anestesia locale comunque applicata; l'altro che chiamerò di necessità, cioè l'anestesia per inalazione. Io mi auguro che i continui conati della scienza sorretti e guidati dagl' incoraggiamenti e dal controllo della clinic~ giungano a. perfezionare ed a rendere sempre più innocui i metodi esistenti, ovvero ad escogitarne altri che raggiungano il tipo ideale vagheggiato ; ma ritengo per fermo che sino a quando si ha da. fare coll'uomo vile dinanzi al dolore, non si potrà rinunziare del tutto alla anestesia per inalazione, metodo per quanto vecchio per aHrettanto ricco di gloria a che ha permesso ai chirurghi tante audacie e procurato loro· tanti trionfi. Ritengo inoltre che questo metodo, adoperato ·con prudenza e C!J.utela. somma, solo eccezionalmente può es::ere causa. di accidenti mortali. Pur troppo infatti sono stati per lo passato addebitati al cloroformio ed all'etere molti casi di morte, ch'erano d'ascrivere ad altre cause; e ciò perchè si è partiti dal falso principio che, essendo la morte avvenuta duPante la narcosi, la si debba senz'altro far dipendere dalla narcosi medesima. Quante volte invece non è stata essa originata o da una rilevantissima perdita sanguigna, o dallo shock operatorio, o da aspirazione di sangue e di contenuto stomacale nelle vie aeree, o da altri consimili fattori? Ma ammesso pure che il decesso sia da attribuirsi esclusivll.mente al narcotico, non è giusto domandarsi se esso fosse davvero inevitabile, o se lo si sarebbe potuto sfuggire usando una maggiore vi·


SECONDO I RISULTA'TI DELLA SCIENZA, ECC.

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gilanza? Se, p. es, si applica davanti al naso ed alla bocca del pazienter in massimo grado eccitato, la maschera riccamente imbevuta di cloroformio, cosiochè egli riceva di botto un senso di soffocazione e ne segua la morte per shock, di chi sarà la colpa, dell'anestetico o del cloroformizzatore mal pratico ed imprudente? Eppure la ma&sima parte dei decessi allo inizio della narcosi sono dovuti a questa trascuratezza. È vero che possiamo trovarci dinanzi a persone naturalmente poco resistenti al narcotico; ma a tale inconveniente, che per altro non è esclusivo dell'anestesia per inalazione, si può porre rimedio prendendo i n considerazione i primi sintomi della narcosi, tastando per così direil terreno ed essendo in conseguenza più parchi nel sommini!ltrare il rimedio. Del resto in tutte le cloroformizzazioni che ho eseguite e fatte ese· guire sotto la. mia sorveglianza, mi sono scrupolosamente attenuto alla somministrazionedell'anestetico a gocce, cominciando con 20-30 a minuto e salendo, col progressivo stabilirsi della tolleranza sino a 50-60, per ridiscendere, ottenuta la narcosi profonda, e quindi sospendere del tutto. Durante la narcosi profonda, che si rivela specialmente coll'abolizione del riflesso corneale e col restringimento massimo delle pupille, un'altra causa di morte è data dal rallentamento improvviso del respiro e dell'attività cardiaca. Occorre quindi che il narcotizzatore personalmente sorvegli l'andamento delle due funzioni e che al primo insorgere di un pallore repentino del volto e delle labbra, allo impicciolirsi del polso, al ridilatarsi della pupilla, al rilasciarsi del bulbo ed oscurarsi della cornea, dia subito l'allarme, perchè allora si è ancora iu tempo di salvare il paziente1 ricorrendo alla respirazione artificiale ed al massaggio del cuore. Se queste manovre riescono infruttuose, si ricorra alla tracheotomia e nei casi disperati si tenti anche, secondo consiglia il Prus, il massaggio diretto del cuore, previa scovertura del medesimo: tutto è giustificato nell'imminenza della morte. Intanto per evitare più che è possibile i pericoli anzidetti bisogna bandire il pregiudizio che ogni narcosi per essere efficace debba raggiungere non solo l'abolizione della coscienza, ma ancl:e quella dei riflessi. Vi sono operazioni non molto traumatizzanti e di breve durata, in cui una mezza narcosi risponde assai bene all'intento. Con essa si ottiene anche un facile risveglio e si evitano gl'inconvenienti post-operatorii del narcotico; come puro, trattandosi d'interventi che cadono sul viso o nelle pertinenze della bocca, si scongiurano i danni dell'aspirazione del sangue. Invece, dovendo procedere ad atti operat.ivi molto dolorosi in cui si teme la possibilità di una sincope, come ad es. la cauterizzazione di nodi emor-


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LA PRATICA ODIERNA DELL 1AXESTESIA

roidttrii previa dilatazione forzata dello sfìntere, è precetto attendere per operare che l'abolizione dei riflessi sia completa. Ed ora occorre definire l'importante quistione dcllascelta dell'anestetico da inalare. Mettiamo da parte quelli di minore importanza, quali il gas esilarante (protossido di azoto), il bromuro di etile, il cloruro di etile, il pental, il sonnoformio ed altri consimili, perchè non possono applicarsi ad opera:t.ioni di lunga durata, essendo in genere di difficile somministrazione, mal tollerati e, se dati in copia soverchia, oltremodo noci'i agli organi interni. Non entrano quindi in discussione che i due anestetici più vecchi e più sperimentati, i quali figurano tuttora e forse fignreranno indefinitamente come i capisaldi della narcosi : il cloroformio e l'etere. Oggidì si sono alquanto acuite le discussioni tra i sostenitori dell'uno e dell'altro farmaco e si è. cercato far riacquistare all'etere il dominio che il cloroformio gli aveva conteso. Si è detto eripetuto che una tenue sopraeccedenza del massimo dEllla dose necessaria a mantenere una narcosi profonda può riuscire per il cloroformio assai più pericolosa che per l'etere; che l'uno deprime l'attività cardiaca. mentre l'altro, almeno in principio, la stimola; che quello, a preferenza di qnesto, esercita un'azione nociva sul cuore, sul fegato, sui reni; che infine gli effetti postumi immediati alla narcosi si presentano più costanti ed intensi nella cloroformizzazione, anzichè nell'etero-narcosi. Ma in verità, all'in fuori d eli 'azione stimolante sul cuore in confronto di q nella deprimente esercitata dal cloroform io, nessun altro dei privilegi attribuiti a ll'etere è stato sin oggi conclamato. Al contrario sono da tutti ammessi e ritenuti di somma utilità i seguenti vantaggi che il cloroformio presenta rispetto al suo rivale : l" è di più semplice e di più comoda somministrazione; 2' produce la narcosi con · una quantità di Yapore tre vvlte ci rca minore che non l'etere; 3° non irrita, come questo, la mucosa delle prime vie aeree e non dà luogo perciò in egual misura alle bronchiti ed alle pulmoniti post·operatorie. Nei casi adunque in cui per le ragioni anzidette non è realizzabile l'anestesia locale e non vi sono controindicazioni speciali per quella generale, è preferibile di massima ricorrere al cloroformio. L'etere sar ebbe solo riserbato ai casi molto rari, in cui si ba da fare con individui a cuore debole, perchè estenuati ed intossicati; ma questi casi, rigorosamente parlando, entrano nel novero di quelli pei quali l'anestesia. per inalazione è controindicata ed in cui è preferibile contentarsi dell'ane· stesia locale od operare addirittura senz'anestesia. Si usi del cloroformio pnro e preparato di fresco, si mettano ·rigorosamente in pratica le norme anzi esposte e, sovratutto, si affidi la narcosi ad aiuti intelligenti e pratici, e la si vedrà compiersi senza incidenti e senza pericoli anche


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nei casi, m cui a prima vista, sembrerebbe imprudente il ricorrervi. La scelta del cloroformizzatore è stata la mia cure precipua nelle molteplici cloron arcosi eseguite in individui di ogni età e per atti operativi svariati; e tutto è sempre proceduto favorevolmente anche quando il sonno si è dovuto prolungare di molto. Ho rinunziato perciò d i proposito alle svariate miscele raccomandate in Germania: in Inghilterra ed in Francia, nè mi sono mai avvalso della somministrazione alternata dell'etere e del cloroformio, noncbè degli altri svariati espedienti, cni senza. freno in questi ultimi tempi si è abbandonata la mente umana, attratta dal miraggio del meglio. A che pro infatti complicare la tecnica di un procedimento che intanto è piu innocuo in quanto è piu semplice e naturale? Ciò che i nvece non bo mai trascurato di fare è stata la iniezione di l centigrammo di morfina mezz'ora prima di procedere alla narcosi, avendo per esperienza constatato che q nella calma le ansie e le preoccupazioni pre-operatorie dell'infermo, rende pit\ breve e piu mite il periodo di eccitamento cloroformico, facilita Ja produzione del sonno limitan do per conseguenza il consumo del rimedio, ed infint' evita o per lo meno rende tollerabili e fugaci le nausee ed i vomiti postoperatorii. Quando mi sono imbattuto in alcoolisti, ho portato la dose di morfina a 2 centigrammi, mentre ne ho soppresso l'uso i n infermi al di sotto di 15 anni, nonch è in quelli malandati o col sensorio già ottuso. I n du(l morfinomani poi mi sono servito, quale coadiuvante della narcosi, del veronal, somministrandone secondo consigliano Stranch e Putzu, un grammo in due carte, 6-3 ore prima dell'operazione. Non mi resta che chiarire alcuni punti circa le controindicazioni della narcosi. I n nanz i tutto è bene stabilire che non ogui malattia. di cuore ne controindica l'uso. Ve ne sono di quelle come i vizii valvolari ben compensati, che la tollerano assai bene e ve ne sono altre che addirittura la reclamano, come le nevrosi cardiache. potendo l'ulteriore aumen to dell'azione m uscolare, occasionato dal dolore, menare al collasso. Invece quella riesce pericolosissima nei v izii valvolari con scompenso, nella art;erio clm·osi avanzata e piu specialmente nelle affezioni primitive del miocardio. Parimenti non basta riscontrare nell'urina tr acce di albumina, o scarsi cilindri ialini, o piccole dosi di zucchero per rinunziare alla narcosi, occorre bensì che la malattia renaie sia conf(lrmata in guisa da far supporre un'al te razione del parenchima o che il diabete sia avanzato a segno da indurre nn notevole perturbamento nutritivo dell'organismo. L e gra-ç-i malattie settiche, invece, sia acute che croniche, de>ono sconsigliare senz'altro l'uso dei narcotici, perchè in esse è da ammettere che il virus circolante insieme ai batterii abbia alterato profondamente i visceri ; in questi casi per


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LA PRATICA ODIERNA DELL'ASESTESIA, E CO.

altro è tale d'ordinario l'ottusità del sensorio che si può fare a meno dell'anestetico o contentarsi di un semplice stordimento. Infine controindica assolutamente la narcosi il così detto stato timico o linfatico, su cui molti hanno richiamata in questi ultimi tempi l'attenzione e

che consiste in una iperplasia giovanile dell'apparecchio linfatico in genere e del timo e della milza in ispecie, accompagnata da congenita picciolezza di calibro déll'aorta e d'anemia generale cou notevole sviluppo di adipe. Disgraziatamente però tale stato sfugge spesso alle nostre indagini e non costituisce che un semplice reperto necroscopico. Riepilogando quanto sopra si è detto, possiamo concludere: 1° che ogni qualvolta ci è dato colla semplice anestesia locale operare senza dolore, a q uesta bisogna ricorrere, usando preferibilmente il processo delle iniezioni alla Reclus e sen·endoci come sostanza da iniettare della cocaina, che rimane l'anestetico locale per eccellenza ; 2• che nei casi in cui non si può mettere in uso l'anestesia locale, è bene attenersi al metodo antico dell'anestesia morfìno-cloroformica, la quale nel maggior numero degli operandi risponde meglio di quella morfìno·eterea e che adoperata con prudenza e caut.ela solo eccezionalmente è sorgente di pericoli; 3o che gli altri metodi più recenti di anestesia, quali la rachistovainizzazione alla l3ier e le iniezioni morfìno-scopolaminiche alla Schneiderlin, per le i m perfezioni di tecnica, per le incertezze di risultati e per i pericoli d'intossicazione e di complicanze, non possono per il momento e forse non potranno giammai sostituire del tutto l'anestesia -da inala7.ioue.


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OSSERVAZION I SULLK

CONDIZlONI DEL CUORE E DEL CIRCOLO SANGUIGNO MI LITARI IN ATTIVI'l'A DI SERVIZIO Per i dottori Domenico Bono, capitano medico e Carlo Genna.rl, assistente di medicina nell'os peda le di S. Giovanni di T,rino

L'argomento che noi siamo venuti svolgendo in una serie di ricerche sistematiche sopra un g rande numero di militari è di tutta attualità e di v ivace discussione nella trattazione della fisiopatologia del lavoro; e ad esso si sono rivolte le osservazioni dei clinici e le illazioni degli anatomo-patologi per spiegare al0une forme morbose frequenti dell'apparato circolatorio, come l' ipertrofia di cuore e l'arterio-:;clerosi. Sono noti gli effett.i che la fatica e lo strapazzo hanno sulla funzione del cuore, e la questione fu largamente studiata in questi ultimi tempi da Leyden (l ) e da Krehl (2) i quali os.ser varono che il cuore nella fatica può diventare acutamente insufficiente; ma per quanto r iguarda le conseguenze che un lavoro prolungato per anni ha sul miocardio, le nostre cognizioni sono ancora incomplete, cosicchè Romberg (3) nel suo recente trattato sulle malattie del cuore dice che «pochi capitoli di questo speciale mmo della patologia meclica sono tanto oscuri e si (anelano sopra co.~ì incerte ba.~i ». Per contro, furono oggetto di notevoli osservazioni le modificazioni immediate del cuore e del circolo sanguign.o per un determinato lavoro : si sottoposero degli individui sani od affetti da varie malattie del circolo a lavori di varia natura, sia face.ndo loro sollevare dei pesi (Dehio (4), Masing (5), Moritz (6) ), sia con la prova dell'ergostato ( l ) LEYDEN. Herzmuskelerkrankungen infolge vo11 Ubcranatrengungm. (Zeil lchr, f. Klin. Meà., 11, 150). (2) K.RERL. - F isiologia patologica, 1898. -- Trad. itnl. di Morpurgo e T rambusti. (3) RoMllP.:ttG. - Lehrbuch der Krankhei~n dea HerzenJJ mul der Blu tgr/dsse. Stuttgart, 1906. (~ ) DEmo. Cit. in l\Iasmo op. cit. (5) 1\L\siNG. - Uber das Verhalle1l des Blut4ruckeB dea iungen undbejahrten M en lchen ber Muskelarbeit. (Dtuts. Arc/1. f. klùtisch. M cd., 1897). (6) MoniTZ. - Der Blutdruck bei K 6rperarbeit gesw1der wtd hcrz/.:ranken I wiiui dm n. ( Deu.1Bcl1. Arch. f. in nere M ediz in, Bd. 77, l !)03).

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O:;SP.UVAZIO:SJ SUI..LE CO~OlZIO~I DEL CUOR E

(Seeling (1), Monte (2), Buttermann (3), Grautner (4), S iegel (6) ), e le conclusioni complessivamente furono che un cuore sano risponde ad un lavoro muscolare con l'accelerazione del polso e con l'a.umenro della. pressione sa:1guigna in maniera progressivamente proporzionale: che oltre ad un certo limite di affatiramento, come nei grandi sforzi, la pressione cade repentinamente. Xegli individui sani, cessata la fatica, la pressione ed il polso ritornano presto allo stato normale; nei cardiopatici invece e nei vecchi il cuore tosto si esaurisce e la pressione deeresce anche d urante il lavoro. Parimenti nei giovani e n·ei sani la frequenza del polso e la pressione hanno un aumento para.lJelo e rapido; nei 'l"'ecchi cresce più rapidamente la pressione e meno il polso. 'l'utte queste esperiAnze, come g iustamente osserva lo Janowskì (6), hanno però un valore molto relativo cbe è in dipendenza dell'esercizio :fisico dell'allenamento e di quello della volontà individuale; e la ragione è facile a comprendersi: in \ero anche nel campo della patologia, noi vediamo dei facchini cardiopatici esercitare g iornalmente il loro duro mestiere porcltè allenati, menLre altri inùividui meno gravemente lesi possono a steu to salire le scale. 'l'utto questo viene a.d affen.uare che nn lavoro sistematico, prolungato, induce ne] le resistenze del cuore e del circolo delle modificazioni permanenti elle lo r endono più resistente. Sotto questo punto di vista interessa\a a noi di studiare quali fos,;;ero queste modifìeazioni negli i n di vidui giovani posti nelle stesse condizioni Ji vita, soggetti ad un lavoro continuativo e datante da un lungo periodo, in ambi enti sani con escl usione perciò di ogm causa di avvelenamento o ùi deterioramento. A questo scopo abbiamo praticato le nostre 1·icerche in militari di parecchi reggimen ti epperciò di varia. complessione individuale e sottoposti a ft~.ti l!h e ù i v erse (bersaglieri corridori, bersaglieri ciclisti, alpini, artiglieri da montagna e fanti di mrdia. fatica.). Di ciascun reggimento abbiamo visitato molti i ndividui di t.utte le classi, da.lle reclute appena g iunt e ::t quelli che avevano già compiuti i tre anni di servizio . Per ogn i soldato abbiamo misurato la. statura, il peso, il numero delle pulsazioni, la pressione sanguigna C'it. in .TA~O\\'SKT, op. {'it. ( :!) :\lo~nE. Ci t. in ,J ANO\\' SKI. op. <"i t . p) B u 1 'rEIDtA:<:<r. flcr lilutllruck bri Jien.~rhw und Thieren ( 1) Sr-:Er.I:>l'G. -

(Deutscll. <4rch. f . klin . .1/rcl., 74 , s. 111). (4) (: RAOT:<r<t~ nnrl !"IEGEL. (ber di" {/ !ttersueh. d er Hcr;arbeit t·PrmiUelst clol!ierbare J'fu •kellrl ti gl.:r it. (7-Pil ,•ch. /t~r exprr. l'atilol. 1mà Thr rap., 3, l !lLIS). (f.) SJr::or;r•. Vcd. GR.\UT:< E t<. op. cit. (.)) J ,,:-;ow!!Kt. l•.",r<m•en /o>H'tionncl du cowr. - Pari.s. LOOS.


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con lo sfigmomanometro del Ri va-Rocci modificato dal Sahl i ; abbiamo inoltre determinata l'area c<~.rdiaca e praticata metodicamente l'ascoltazione del cuore. Riguardo alla pressione sanguigna ci siamo limitati a determinare la pres~;ione rnas.~ma così dletta sistolica percbè gli altri calcoli della pressione diastolica e sistolica. con i vari metodi ed apparecchi di cui è così frequente la produzione in questi giorni, sono soggetti ancora a troppe discussioni e critiche perchè dovessimo valerci a trarre deduzioni pratiche in così g rande numero di casi. Abbiamo determinato l''area cardiaca così detta assoluta che segna il limite fra il cuore e i polmoni, non perchè si possa da essa dedurre dei valori assoluti, definitivi sul volume del cuore, ma perchè ci servisse di controllo nelle eventuali particolarità che si andavano riscontrando. Giova notare che ad 1witare possibili errori che potessero v ariare i reperti di sfigmomanometria e di ascoltazione, g li individui venivano visitati in condizioni di completo riposo, in periodo lontano dalle ore del rancio e dopo cessato l'orgasmo emotivo che il metodo clinico impiegato poteva destare in molti di essi. L e ricerche in questo senso sono davvero scarse, e, per quanto si conosce dalla letteratura, furono solamente opera di Sieffert (l) e di Grober (2). Sieffert con l'ortodiagramma radioscopico d i 1\Ioritz osservò che il volume del cuore nei ciclisti da oltre tre anni in esercizio era notevolmente aumentato in confronto di quello trovato da. Dietlen (3) negli individui di pari età e condizione non esercitati. Grober fece degli studi di anatomia com parata nei conigli e nelle lepri, animali filogeneticamente a ffini, ed osservò che il peso e il volume del cuore sono più grandi nelle lepri fortemente affaticate nella corsa che non nei conigli allevati inerti n ella schiavittl domestica. À questa i pertrofia prenderebbe parte massi vamente ogni sezione del cuore, ma in proporzione più il ventricolo destro che non il sinistro a causa dell'altera::r.ione di pressione nel circolo polmonare. Dalle nostre osservazioni segnate in 3G tabelle (4) possiamo trarre (l) SIEFFERT. -

Uber dt:e H erzvergrùsserung infolge Radfahrens. (Dcutsch. Arei..

f. klini11cl•. Med. Bd. 91, 1907). (2) GRollER. - Untersuchtmgcn zur Arbeitshypertrophie de8 Herzen.~. (Deutsch. Arch. f. klinisch. M ed., 01. 1905). (3 ) DrETLP:N. Die Perkuasio•~ der wahren H er::gren:en. (Arch. f. e:cper. Pathol. tmd Pharmakol., 55, 1905). ( 4) Alla. memoria d el capitano medico Bono c del d o tt. 0Pnnnri ornno annesso n. 35 tabelle nominative dei m ilitari sottoposti acl osscrvazi.oni, che non s i ri portnno per economia. di spazio . (N. d. D .). 37 -

Giurnale di m ectir fna m.l1larc. -

Fase. Vili.


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OSSERVAZIONI Sl'LLE CONDIZIONI DEL CUORE

qualche dato comparativo intorno alle modifìcazioni che le condizioni del circolo subiscono nel decorso di qualche anno per un lavoro di adattamento fisico . .Malgrado le differenze grandi ch e la pressione arteriosa può presentare nei diversi individui, pure per ciascuno di essi vi è una costante normale di fissità notevole.

Questo si verifica pure negli animali. Ma se ciò ba un valore di legge per uno spazio limitato di tempo, noi abbiamo veduto per contro ch e sono possibili negli anni delle vm·iazioni che attestano delle modifìcazioni certe nelle a1·tm·ie dell'organismo per un fattore assolttto di azione costante ed esclusivo pe1· ogni altro, che è l'esercizio fisico. Difatti com parando le medie delle pressioni, noi possiamo riferire queste a tre quozienti relativi alle tre classi esaminat.e : Sf. m. rom. Hg. 130 per le reclute ; Sf. m. mm. Hg. 145 per la classe intermedia; Sf. m . mm. H.g. 150-170 per gli anziani di 30 mesi di servizio. Anzi specificando meglio i risultati dei singoli corpi, le cifre più alte appartengono agli uomini di pi~ affaticante lavoro, e progressivamente in ordine decrescente, dagli artiglieri di montagna, agli alpini, ai bersaglieri, alla fanteria dove si incont.rano le cifre più basse. Questi risultati parrebbero in contraddizione con quelli ottenuti dal Potain (1 ). sopra una centuria di soldati del forte di Nogent nei quali riscontrò che la pressione era più bassa per gl'individui ginnasti e negli anziani di servizio che non in quelli da poco giunti alle armi; ma è da osservare che le misurazioni venivano fatte allora poco tempo dopo gli esercizi ginnastici e quindi in condizione di vaso-dilatazione, concordemente a quanto venne già da altri ricercatori confermato che un lavoro esauriente tende a diminuire la pressione sanguigna. Un altro fatto che risulta dalle cifre è che la pnçsione non ha alcun rapporto con la statura e con le masse rnuscola1·i: in altri fattori che non in questi si deve ricercare l'energia delle sistoli, il volume dell'onda sanguigna, l'elasticità e la. tonicità dei vasi. Forse nelle varietà istologiche di struttura delle arterie stesse vi è la causa delle variazioni sfigmomanometriche, e nell'iperplasia delle loro toniche muscolari vi è quella dell'ipertensione per l'esagerazione protratta e ripetuta del tono arterioso. 1.Y. eppure vi è un mppm·to fra il nume1·o delle pttlsazioni e il grado della pres8ione artm·io.•.a. In massima, ad esclusione degli emotivi e degli etilìzzati dove questi due fatti possono raggiungere delle grandezze (l) POTA IN. -

Paris, l !)02.

La prcssion artériellc de L'h9mme à L'état norma/ et pathologiqr,e. -


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patologiche, il polso è un po' più frequente nélle alte pressioni che non in quelle ba.sse: ma in ogni parte si hanno delle cifre disparatissime, per modo che con una media di 60-80 pulsazi<mi per ogni individuo noi vediamo delle pressioni varianti da 120 a 170 mm. Hg. Era interessante l'esame dell'area cardiaca per ciò che si riferisce allo sviluppo del cuore nelle pressioni sorpassanti una media normale, e per la prova d1 una condizione universalmente creduta come è quella di :ana ipertrofia cardiaca da crescenza. Ora l'area assoluta nei nostri esaminati è contenuta nei limiti oscillanti press'a poco nelle stesse cifre, oscillazioni in gran parte dipendenti dallo sviluppo del torace e dei polmoni ; e l'urto della punta si è trovato sempre nei limiti normali: onde non si può affermare che per ogni alta pressione vi sia un aumento notevole dell'area cordis. Lungi dall'essere più voluminoso, il cuore si è semp1·e trovato nei limiti di 7 X 8 cm. 7 X 9 crn. Ma su tale argomento ritorneremo per altre considerazioni nella seguente trattazione. Questi sono i risultati generali che abbiamo dedotti in massima dai nostri esami: ma passando ad una questione concreta dobbiamo domandarci: Come, pe1·cltè aumenta la p1·essione sanguigna nei singoli casi' Non è semplice rispondere alle domande imposte, dacchè i fattori <:he possono modificare la pressione sono molteplici e vari. Anzitutto il fenomeno può avvenire per l'aumentata tonicità delle arterie, o per ~l maggior impulso del cuore, o per entrambi i fattori di azione sinergica. 1 I fisiologi in tale aumento della pressione sanguigna stabiliscono <:ome prima condizione una tonicità dei vasi la quale può essere acCl·e· sci uta da uno stimolo diretto, poscia l'altra dell'attività del cuore; ma. i due fenomeni sono collegati fra di loro da reciproca dipendenza. La pressione si eleva quando la forza di propulsione del cuore, o le resistenze periferiche, od entrambi questi due fattori aumentano; diminuisce nelle condizioni inverse. Non è dunque l'espressione nè dell'uno n è de1l 'altro, ma di entrambi gli elementi e per essa sola non si po· trebbe apprezzare nè la forza del cuore, nè l'energia delle resistenze periferiche. In tale concetto del meccanismo della circolazione sotto lo stimolo del lavoro muscolare sono entrati pure i clinici nell'applicazione della ginnastica come mezzo di cura di certe cardiopatie, e l'Hasebrock (l) in (l) HASEBROCK.- Versuch einer Theorie der gymnasttch en T/terapie cler C irCI<lation· st6rungen auf Grund ei·ner neuen Darstellung des 1\.reislaufcs. (Dw tsch. Arch. f. k l i · nische M ed., 1905).


oSO

OSSERVAZIONI SULLE CONDIZIO.:n DEL CUORE

una sua dissertazione eristica illustra ampiamente questo punto di fisicoterapia. Secondo questo autore esistono due forze nel circolo rappresentateda una parte dal cuore e dall'altra dai vasi periferici. All'uno appartiene il compito di spingere il sangue: alle arterie una forza propulsi•a fino ai capillari dove cessa il lavoro attivo di circolo ed interviene un. succhiamento di sangue che all'origine dei capillari venosi si riduce ad una cifra negativa. Iu molti casi patologici i disturbi n on sono dovuti all'attività del cuore ma ad una diminuita forza sistolica e diastolica delle piccole art.erie: in ta li casi il cuore con un aumento della sua attività compensa la mancanza di propulsione del sistema periferico alterato. In altrecondizioni, per contro, nei quali la lesione prima risiede nel cuore, il compenso a vviene per una maggiore attività del sistema periferico, onde un m aggior lavoro muscolare può agir e beneficamente sulla forza diastolica e sistolica dei vasi e stabilire così un compenso. L ' effetto quindi della ginnastica secondo Hasebrock si ridurrebbe soprattutto ad un'azione sui vasi nel senso di uno stimolo della. loro attività: migliorando la circolazione periferica ed intensificando i processi vitali dei tessuti, per le leggi sue di dipendenza con i vasi, o per un'influenza reciproca di azione d i territori vascoln.ri , il cuore n e può trarre una migliorata funzione.

*** Con questi dati di fa tto noi possiamo spiegarci come un lavoro prolungato, un esercizio quotidiano e metodico possano intensificare l'azione e lo sviluppo di tutto il sistema d(llla circolazione periferica e per questa via au mentare certamente il lavoro del cuore. Le condizioni delle nostre ricerche valgon o per questo senso uu esperimemo il quale ha d elle analogie con quelli sopra. ricordati di Griiber e con i risul tati di Moritz per i r eperti rad ioscopici del cuore nei ciel isti, e vengono a dA.r valore alla supposi zione che nei casi nostri si abbia. pure realmente u n aumento della massa del cuore come di un'iper trofia da lavoro. Ad uua tale alfermazione si può rivolgere l'obiezione che l'area. cordis n on varia :sensibilmente nelle giovani reclute e negli anziani d i servizio militare, completamente a llenati e di circolo molto attivo; ma per nu certo numero di reperti necroscopici nei soldati, esclusa la contrattura agonica o post-mor tale delle fibre cnrdiache, si può rispondere cou certezzil. q uasi assoluta che l'ipertrofia del miocardio si fa gener;tlmente concentrica, la robustezza delle sue pareti avviene col restringersi degli spazi ca.vitari uon con l 'aumento assoluto dei diametri.


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Tuttavia questo punto della patologia sfugge ancora ad un controllo perfetto e le attive indagini "d'oggigiorno dimostrano l'insufficienza dei metodi, le disaccordi interpre.tazioni di fatti clinici, la negi~zione <li dati che parevano assiomatici nell'anatomi!l. patologica del cuore. Il Knhl (l) avendo esaminato un grande numero di operai soggetti a fatiche gravose non ha mai riscontrato un'ipertrofia di cuore ed egli pensa che« la mancanza dell'ipertrofia ad onta di grandi fatiche .~i post:a solamente intendere e spiega1·e ammette11do che illavo1·o muscolare si debba (Me sop1·attutto per effetto dell'abitudine, cmzi t•enga esegnito senza un cm·rispondente awmento delta circolazione o meglio con tm lavoro del cuo1·e 1·elatz:vamente piccolo ". A prescindere da ogni affermazione troppo assoluta a questo riguardo, q nello che di certo si può con c:! udere è che nel la'Voro muscolare p1·olungato -Yi ha un attmento di attivittì e di funzione del ci1·colo sanguigno che è segnato da un aumento costante della p1·essione.

*** Una serie di autori costrett~ certamente allo studio frammentario di pochi casi, aderente alle rigide definizioni di von Recklinghansen (2) e di Ottofried Mi.iller (3) che assegnano come limite fisiologico d i ogni pressione 110-120 rom . Hg., hanno detto che oltre il limite di 130 mm. Hg. esiste uno stato di ipertensione arteriosa Jurevole la quale precede od accompagna lo sviluppo della lesione organica vascolare. Tale stato di ipertensione pre~clerotica sarebbe dovuto al lavoro mec· canico funzionale, donde una serie di modificazioni anatomiche che si svolgono nelle pareti delle arterie e finiscono nel processo involutivo, degenerativo della sclerosi. Se ci lasciassimo guida!e da. queste vedute aprioristiche noi dovremmo considerare come ipertensivi e fatalmente condotti ad una decadenza precoce dei giovani nel vigore della salute e nella massima esplicazione delle loro attività. Ad. una affermazione così p recisa, che cancella ogni legge di adattamento funzionale ed organico, noi possiamo con tutta ragione con-trapporre che il concetto di ipertensione va inteso nel senso relativo non assoluto della parola, in correlazione di fattori molteplici che s'accompagnano ad essa per ogni esaminato, come la costituzione, il genere d i vita, le malattie precesse od in atto. Perchè l'ipertensione vera -'>l ha q nasi es cl usivamen te nelle nefri ti in terstiziali cro11iche dove la (l) KREHL. - Op. ci t. (2) RF:~LINOIIAUSEN. - Versuch der Kreislau{es. 1903. (3) .àfilLLER 0TTFBIED,- Ergelmisse f. allg. Physiologie, 1907.


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OSSERVAZIONI SULLE CONDIZIONI DEL CUORE

pressione sanguigna raggiunge sempre e qualche volta oltrepassa i 200 mm. Hg. anche negli individui meno forti. Non è quindi possibile definire come condizione patologica ogni aumento di pressione e, nella fattispecie dei nostri casi descritti, sarebbe più logica l'interpretazione di un tale stato come un effetto di compenso e di migliorato circolo sanguigno per il fattore dell'esercizio fisico continuato. Esiste certamente un'arterio-sclerosi che si forma nel tempo e che si potrebbe perciò dire fisiologica perchè 1·eta.ggio di ogni vita prolungata in dipendenza della vita stessa. Ma l'arterio-sclerosi patologica è solamente tale quando anticipa la vecchiaia di un individuo od anche disturba profondamente la funzione dell'organo in cui si svolge. Alla sua patogenesi si è riferito, come momento quasi assoluto di causa, l'aumento della pressione endovascolare di qualunque origine essa sia: esclusivamente renale, o da secrezione delle capsule surrenalir o da secrezioni interne {ipertensione sine causa) o finalmente da angiospasmo. Vi è dunque fra i clinici la concordia a riconoscere nella patogenesi dell'affezione due fattori: uno meccanico ed UJl altro chimico-biologico che insorgono nei disordini della vita, nelle grandi emozioni, nei pia· ceri ed ebbrezze, negli avvelenamenti cronici da piombo, da alcool, da. sifilide, da pellagra, Ma non così sicure ed affermative sono le moda lità. dell'inizio del processo patologico nella parete arteriosa e le risulta.nze anatomiche che ne conseguono. Noi dobbiamo accettare le formule della scienza. attuale. La lesione segue vari e diversi stadi, e ad essi si connettono i concetti che la spiegano e ne creano le teorie. P iù comunemente è un processo flogistico dell'endotelio dell'intima. che avviene per alterata crasi sanguigna o per veleni circolanti con esito di metaplasia del connettivo in placca mucosa o gelatinosa: altre v olte è nei linfatici come nelle arterio-sclerosi post-tifiche, in quelleda scarlattinat da v aiolo, da influenza: in altri casi è nel dominio dei vasa-vasorum dell'aventizia come avviene per sifilide o tubercolosi. Ma n elle forme çhe si potrebbero dire essenziali per l'esercizio della. vita, per fatiche o patemi d'animo, è molto verosimile la dottrina di Thoma (l) che vale a spiegarle ed alla quale s'accostn. pure l'Huchard. Secondo questa t eoria l' inizio della sclerosi è dovuto ad un affievoli(l) Tao:.~A. Vber die Abhci.ngigkcit der Bindegewebsnwbilclung von den mekani3cllen Bedi>•gungen, ( VirchfJwB' Arch. 93. 95·1 0 4.


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mento dell'elastica delle arterie per un crampo ripetuto dei piccoli vasi e per l'aumento immediato che ne consegue della dinamia del circolo anche senza una lesione dimostrabile nei visceri. L'arterio-sclerosi sarebbe perciò l'esito della stanchezza ripetuta e protratta dei vasi. In verità in molti cadaveri di soggetti si trovano questi casi di angioectasie senza ateromi\ (Foà) con aorta molto vasta e sottile con arterie dilatate a pareti flaccide e pieghevoli perchè povere d'elementi elastici e muscolari. Ribbert (1) ritiene pure sufficiente l'aumentata pressione del circolo a determinare l'arterio-sclerosi, ma nel corso della vita, lungamente per mesi ed anni. Il momento meccanico porta la distensione dell'intima, ii plasma sanguigno ne ~n tra fra le fibrille allontanate e distese e forma un coagulo senza che la tonic.a media per la sua elasticità ne porti danno. L'entrata del plasma nell'intima succede gradatamente nel corso degli anni ad ogni diastole pulsatoria del vaso, non in grande estensione, ma con un minimo di lesione che si somma a formare in ultimo delle cavità piene di coaguli ialini dalle quali dipendono tutte le alterazioni ulteriori. Fin qui le teorie: ma. da esse si può già vedere come la questione ai presenti vasta e complessa, e per certe eccezioni, non ancora defi-. nitivamente risolta. Vi sono dei casi di nefrite cronica interstiziale con decorso di una i pertensione durevole, nei quali il reperto necroscopico non rileva tra.ccie di sclerosi nei vasi: onde si dovrebbe ammettere che al suo insorgere, oltre il lavoro e l'affaticamento, sono necessarie altre cause che ancora ci sfuggono. Non è compito della presente trattazione lo svolgimento ulteriore di questo programma; tuttavia per esso è lecito dalle nostre ricerche trarre un contributo di negazione alle teoriche dominanti delle cause per quanto spetta al lavoro nella patogenesi dell'arterio·sclerosi. In condizioni igieniche, esclusi i momenti eziologici di infezioni o di tossici, l'aumento della massa del cum·e e della pre.~sione vascolare in colm·o che nella vita hanno esercitato il muscolo, non è altro che un fenomeno di compenso necessario e salutm·e.

* *.

Esaminando semioticamente il cuore di molti individui, abbi~mo per un certo numero di essi riscontrato all'ascoltazione dei fenomeni che deviano dalle norme tracciate dalla clinica. propedeutica e dalla fisiologia per il cuore sano. (l) RmBERT.- Uber àie Gene8e der Arteriosklerose. (Vtrhandlungen der Deutsch. palhologischen Gesell11ckajt, 1904).


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OSSEHVAZIO:\ I SULLE CONDIZIONI DEL COOI!E

Era di una certa frequenzlL lo sdoppiamento del II tono alla punta ed alla base, ed un rumore accidentale come di tono impuro. Questi reperti vennero largamente discussi e variamente interpretati dagli autori di semeiotica medica; così Leube (l) crede errore l'attribuire allo sdoppiamento del secondo tono un significato ed un valore diagnostico i Potain (2) lo ritiene affatto fisiologico i Krehl {3) p~r contro, in p resenza dì questo sintomo, pensa ad una diminuita resistenza del cuore, non per il puro fatto in sè, ma in base all'anamnesi, alla funzione cardiaca, al polso, al respiro. In molti trattati si dà. come sufficiente a spiegarlo la teoria della dissociazione di funzione dei due ventricoli per cui avviene una chiusura asincrona dt>lle valvole sigmoidee dell'aorta e della polmonare. Riguardo alla frequenza con cui si manifesta lo sdoppiamento del secondo tono, a lcuni come L andgraf (4), che allo scopo esaminò 5!.>4 soldati, nega,addirittura la sua presenza nelle persone sane; il Galli (o), d ella clinica di Roma, per contro lo riscontrò quasi costantemente in 120 allievi carabinieri dopo gli esercizi militari d ella piazza d'armi, e, senza eccezione, nelle convalescenze delle malattie da infezione, nelle clorosi, nel marasma, nella tisi polmonarei onde g li attribuisce il va· lore d i stanchezza del miocardio e lo ritiene come indice del potere funzionante cardiaco. Nei casi di nostra. osservazione gli individui erano da parecchie ore in stato di completo riposo, per cui possiamo escludere l' influenza immediata della fatica come cagione del suo insorgere e dare di esso un'al tra interpretazione. Nel caso concreto, quello che pare debba essere sopratutto osservato si è che la comparsa dello sdoppiamento era di gran lunga più frequente, per non dire esclusiva, nei bersaglieri, giovani fortemente esercitati alla corsa e al salto, epperciò di elasticità polmonare inten samente cimentata. Vi è per certo un rapporto tra il manifestarsi dello sdoppiamento e le condizioni particolari del circolo polmonare in questi soggetti, che conferma. le osservazioni di Pota.in sul significato del sintomo in dipendenza delle fasi del movimento Fespìratorio. A dare all'interpretazione nostra q nasi una prova di fatto, noi Speciclle Diagnose der innercn Krankheitcn, 1891. Olini que m édicale de la Oharité, 1894. Erkrankungcn dee H erzmttskels in Nothno.gelt' Pathol. (4) LANl>OllAF. Uber gcspaltcn e Her~trme bei qcsunden P ersonen (Deutaclte militiiriirztlicho Z d tschrift, 1895). ( 5) G ALU - Intorno al potere /unzion.cmte r:lcl cuore (Policlinico, s. m. 8, 1902). (l) LEURE. -

(2) PoTAIN. (3) KREUL. -


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:vorremo ricordare ancora le ricerche di Grober (l) sulle lepri ed i reperti anatomici di Beneke (21, i quali hanno concordemente trovato che le orecchiette ed il ventricolo destro crescono nell'esercizio e nella giovane età, più rapidamente che non il ventricolo sinistro, e su questa base affermare che vi debba esistere nei soggetti corridori e ciclisti una maggiore tonicità del ventricolo destro stimolato dall'esercizio e ·costretto a spingere con più forza il sangue nell'arteria polmonare. Questa ipotesi tuttavia non dice ancora. per quale stimolo avvenga l'aumentata pressione del cuore destro, ed in quali condizioni, per il numero abbastanza ristretto dei casi, si manifesti il sintomo dello sdoppiamento. Forse ad esso non è estraneo l'influsso nervoso. Per questi fatti uon possiamo ritenere come patologica una mani· festazione che è piuttosto l'esp1·essione di una condizione di ci?·colo nei soggetti allenati. La sua presenza non può mai in nessun caso essere fondam ento di prognosi di una possibile degenerazione del miocardio quando si vuole escludere per questa grave lesione un'altra patogenesi, per es. una malattia intercorsa anche di non grave entità anatomica apparente, come una bronchite. L'altro fatto dei rumori accidentali merita in particolar modo la nostra attenzione. Sono rumori che si presentano sopratutto negli anziani del servizio militare ed in quelli con pressione vascolare più alta. II carattere dei rumori negli esaminati era vario ; in taluni si manifestava come un'asprezza speciale del I tono alla punta che non variava nel ritmo respiratorio nè cambiando la posizione di oriz· zontale in seduta, con una tendenza ad accentuarsi nei movimenti. I n altri era un vero soffio che si ascoltava talora alla punta, talora alla base, ma di natura schiettamente sistolica, non influenzato dal respiro nè accompagnato dall'accentuazione del II tono sulla polmonare. I n altri pochi casi si notò un soffio pure dolce di carattere mesosistolico che scompariva. nelle profonde inspirazioni e diminuiva nella. posizione seduta (soffio cardio-polmonare di Potain). Ora. fra. le varie i potesi emesse nei trattati a spiegare i rumori accidentali nessuna è sufficientemente provata, onde con ragione il Krehl (3) dice che è meglio attendere l'osservazione di nuovi fatti piuttosto che fare delle semplici considerazioni teoriche. Probabilmente ognuna delle cause clate a spiegare la formazione <lei rumori accidenta.li, potrà essere verificata nei singoli casi, ma non .sarà la stessa per tutti. (Sahli (4) ). ( 1) GnoDER. - Op. cit (2) BENE!l:E. - Uber der Volume» der H erzens, 1879. (3) KREilL - Fisiologia p11tologica, l8!l8. (4) SAHLl. - Dei metodi clinici. - :Milano, trad. Caatollino.


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OSSERVAZIO~I

SULLE CONDIZIONI DEL CUORE

Nei nostri esaminati intanto non si poteva parlare di insufficienza. funzionale dei ventricoli, o delle valvole, o di un'aumentata fluidità. del sangue i nè di concomitanze di lesioni polmonari e pleuriche che il Potain afferma necessarie alla produzione del sintomo. È verosimileche la patogenesi dei rumori e dei soffi riscontrati s'acr.ordi meglio con le ipotesi del Sa.hli, del Weber e de-l Krehl: secondo questi autori i rumori proverrebbero da un'aumentata celeriJ;à della correntesanguigna nei ventricoli, la qual cosa spiegherebbe appunto la ragionedel loro manifestarsi nella sistole e non nella diastole. Ed il Sahli a questo riguardo osserva che se si pensa alla superficie interna dei ventricoli irregolare per le colot.ne carnose, ed s.gli attriti che ne devono derivare; come pure al cambiamento di diametri nel punto di passaggio tra i ventricoli e l'aorta e l'arteria polmonare; e come tali circostanze siano teoreticamente fondamentali. per la produzione dei rumori, si comprenderà come paia più stranoche il sangue in condizioni fisiologiche attraversi il cuore senza produrre rumori che non il fatto che si possano produrre rumori senza. alterazioni del cuore. Ad appoggiare queste vedute vengono appunto le nostre osservazioni le quali dicono che i fenomeni di cui è questione si verificarono negli individui a pressione sanguigna più elevata. Sono dunque l'aumentata energia e l'accresciuta massa. del cuor& le cause determinanti degli attriti e dei vortici più intensi i e la maggiore contrazione miocardica è pure il principale fattore dell'accentuazione del I tono. Nulla perciò di patologico in queste manifestazioni, ma solta.ntol'esp?·essione di una condizione fisiologica che si stabilisce nel cuore stet;sc;. . sotto lo stimolo del rnigliorato circolo. Non ci fermiamo ad esaminare i reperti di extrasistoli del polsoe di talune pararitmie del cuore perchè non sono state da noi sufficientemente studiate con le curve sfigmografiche. In via tutto a-ffattoipotetica, perchè tal une di esse compari vano negli atti del respiro enegli emotivi, si potrebbero ascrivere a temporanee deviazioni idrauliche ed a pause compensatorie del ritmo cardiaco. Dal complesso delle nostre osservazioni ne risulta un fatto fondamentale che il lavoro e l'esercizio fisico prolungato lungi dal ledereil cuore, lo rendono anzi più vigoroso sviluppando i suoi apparati;.. solamente lo sforzo troppo frequentemente ripetuto in persone non. allenate può in q ualche modo ledere la funzione cardiaca.


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Conclusioni. l. Il lavoro muscolare prcluugato e metodico nei giovani ha per risultato un aumento durevole della pressione sanguigna. 2. Questa condizione si spiega per un aumento della tonicità del sistema vascolare periferico e dell'energia. delle contrazioni ca.r· diache che ne consegue. Forse si ha. pure un aumento della massa. del cuore. 3. Questi fatti sono da considerarsi come espressione di migliorato circolo non come conseguenze di fattori patologici insorti per l'esercizio. 4. Lo sdoppiamento del II tono, i soffi e rumori e gli altri feno· meni speciali trovano pure la. loro spiegazione nelle stesse variazioni migliorate del circolo.

Torino, 31 luglio 1908.


SULL'INFEZIONE MALARICA IN CRETA Per il capitano medico Mario Pennetta e per il tenente medico Amedeo Piroli

Nel 18!:l9, quando ebbe luogo l'occupazione internazionale dell'isola di Creta, una compagnia di bersnglieri fn inviata in provincia di Hissamo; fu decimata dalla malaria e nella quasi t.Jtalità fu dovuta t iro patria.re. Nell'ottobre 1905, al cadere dell'insurrezione di quell'anno, fu colà nuovamente inviata una compagnia di soldati, senza profilassi chininica : due mesi dopo l' 80 p. 100 dei soldati era stato colpito dall'infezione. A noi, giunti nell'isola in quel torno di tempo, testimoni della intensità. dell'infezione e della indubbia efficacia della profilassi chininica, fu d uopo riconoscere la necessità di notizie precise sulla distribuzione geo-

grafica della malaria nel nostro settore di protezione, sull'epoca del suo sviluppo, sulle sue manifestazioni cliniche; ognuno riconosce di quale importanza esse siano a scopo profilattico e curativo. Il modesto frutto delle osservazioni da noi fatte durante quasi due auni di permanenza laggit\ ci a p prestiamo a far conoscere ai colleghi che ci sono succeduti e ci succederanno in Creta, paghi se ciò varrà a preservare per ]'avvenire chi dovrà soggiornare nelle località infette dell'isola. L'isola di Creta, situata nel bacino orientale del .Mediterraneo ha molti pnnti di contatto con la no<;tra Sicilia per la latitudine e per il clima. Sarebbe però in grave errore chi la credesse ugualmente progredita, ed una vera disillusione proverebbe chi, come i sottoscritti, salpando da Catania colla bella visione delle verdeggianti colline inten samente coltivate e delle prospere città, cullasse la speranza di rivedere in Creta una natura così riccamente abbellita dall'arte. Quest"isola montuosa, fertilissima, già culla di civiltà vera. antichissima, che gli archeologi italiani ed inglesi quotidianamente rivelano, ricca di un clima e di un suolo, che sono veri doni di natura, fu sempre, perciò, e per la sua posizione geografica, conquista agognata. d i vari }Jadroni, che se ne contesero il possesso. La dominazione turca, l'ultima, la più lunga, fn sempre trava.gliata da insulTezioni patriottiche ripetentisì a. periodi quasi decennal i, con distruzioni di uomini e di cose,


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feroci al punto da. condurre nel 1807 all'occupazione internazionale delle potenze. Questo stato di agitazione perenne ha impedito fino ad ora e, continuando, impedirà ancora per molto tempo all'isola di sviluppare tutte quelle energie che la natura prodigalmente le ha date. Sono laggiù un pio desiderio le strade carrozzabili di comunicazione, cui sono invece dodicati sentieri alpestri e letti di torrenti; le campagne, nell'incertezza del domani, sono poco coltivate, i capitali per imprese portuali, per industrie minerar ie, agricole, non vi affluiscono per le incertezze della politica; la pubblica sicurezza deficiente; e su una superficie di 8618 chilometri quadrati vive poveramente solo una popolazione di circa 310000 abitanti. L'isola è tutta montuosa; una catena l'attraversa da ovest ad estt che ne forma l'ossatura e culmina nello Psiloritis (antico monte Ida metri 2457). Da questa catena partono numerose diramazioni verso nord e verso sud, avviantisi verso il mare a costituirvi i promontori. Questa catena principale di monti divide l'isola in due versanti: il· nord più profondo ove i contrafforti assumono gradualmente l'aspetto di colline, man mano degradan!;i verso il mare; il sud molto più corto, ove le elevazioni conservano l'aspetto e l'altezza à i mont;i fino al mare Libico ove terminano a picco. Il versante sud perciò è brullo e pocoabitato, perchè poco coltivabile; nel versante nord invece è la vita: è piì.t esteso dell'altrQ in profondità, termina in una spiaggia arenosa, spesso acquitrinosa, interrotta di quando in quando da scogliere e da promontori; ha tre città (La Canea, R etimno, Candia), parecchi grossi villaggi e molti piccoli. Dalla configurazione dei dne versanti, si scorge a prima vista come nel versante sud non possono esservi che torrenti perenni solo d'inverp.o, alimentati dalle nevi e dalle pioggia: in quello nord, al contrario, v'è luogo allo sviluppo di fiumi a percorso discretamente lungoetutLol'anno perenne; nel nostro settore, che è all'estremi ti!. occidentale dell'isola, ve ne sono tre, il Tifios in provincia. di Kissamo, il Tavroniti, il Platanos in provincia di Cidonia; questi fiumi spesso escono dal proprio letLo impaludando le campagne circostanti. Anche in questo versante i torrenti sono assai numerosi e perenni solo d'inverno; nell'estate si diseccano rimanendo solo delle polle d'acqua di varia estensione, alimentate da vene locali, e che si ricoprono d'intensa vege·tazioue acquatica. Il sotto suolo è impermeabile, e ciò ha molta importanza, essendo ad esso dovuto lo stato di umidità permanente dell'humus che, ove il terreno è piano e manca perciò alle acque uno scolo da declivio, là resta melmoso où acquitrinoso a seconda dei vari punti.


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Il clima è temperato: vi si fruisce di una anomalia termica positiva, giacchè d'inverno si ha una temperatura media di 10-15 centigradi e -d'estate una temperatura media di 25-30 centigradi. Esiste una vera stagione di pioggie, che va all'incirca dall'ottobre all'aprile, mentre dall'aprile all'ottobre esse mancano completamente: in questo secondo periodo, di siccità, l'agricoltura. si avvantaggia di numerose sorgenti sempre perenni, alimentate dalle nevi, che rimangono a coprire i monti fino al maggio, e forse anche da serbatoi sotterranei naturali: queste sorgive, oltre che per usi domestici, sono anche utilizzate alla irrigazione dei caro pi e dei prati; stagnano spesso e formano dei !aghetti, marnite, acquitrini. Le pioggie cadono a periodi brevi di alcuni giorni consecutivi, seguiti da periodi più lunghi di bellissimo sereno: cadono a forma torrenziale in dipendenza dei venti di sud e sud-ovest, violentissimi e pregni di umidità, che, a contatto delle alte terre dell'isola essi abbandonano in copiose precipitazioni. Le pendenze forti, la vegetazione scarsa, fan si, che le acque, non trattenute da ostacoli, scendono velocemente per i pendii, senza essere che in piccola parte assorbite, ed a grandi masse vanno ai torrenti ed ai fiumi che si gonfiano e straripano: si formano paludi e stagni, che tali rimangono, fin chè il sole primaverile ed e stivo non li prosciuga, quando cioè è cessato il periodo delle piogge. Gli acquitrini sono frequenti lungo la costa marittima; la presenza di dune di sabbia impedisce alle acque piovane di scendere a l mare: esse in vece vi ristagnano in mezzo ad una vegetazione acq natica fi uo alla prima vera. N all'estate la ventilazione è costa. n te per i venti di nord-est, che atte.nuano assai l'ardore del sole. L 'umidità dell'aria è sempre in grado elevato lungo la. costa e si ri vela specialmente di sera. In simile ambiente l'iufezione maln.rica non può far difetto, se si ricorda l'assioma : l'infezione malarica è legA-ta all'umidità del terreno e alla presenza in esso di raccolte d'acqua (Marchiafava e Bignami: « Sull'infe?:ione malarica »). Esiste infatti infezione malarica lungo i letti dei torrenti e dei fiumi, luogo la spiaggia ove questa è acquitrinosa, a qualunque altezza sul mare ovunque sono prati irrigati, stagni, paludi ovunque !{acqua, non avendo un éleA nsso nè potendo filtrare, mantiene il suolo in uno stato di perenne umidità. Ecco il perchè lo troviamo nella località di Elos (lìOO melri sul mare) sito in col lina, ma COli terreno permanentemente umido per n umerose sorgenti: qui un tedesco che si recò a far raccolta d'insetti, vi contrasse una infezione estivo-autunnale gra\e e


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protratta.: ecco perchè esiste a Limni (circa. 620 metri sul mare), ove le a.cq ue formano un laghetto (limuos); a Siricari, pittoresca valle fra i monti, verdeggiante di erba e di piante su terreno umido: lungo la spiaggia. della baia. di Kissamo, tutta limitata da. una. distesa. di acquitrini: lungo .la. baia di Suda. ecc. Nou sappiamo se il nostro settore tenga il primato sul resto dell'isola: certamente nel nostro settore vi sono località intensamente infette. La provincia di Kissa.no è la piu infetta, e specialmente il capoluogo, Cast.ello di Kissamo, ove contrassero l' infezione i nostri soldati; tutta la costa è- infetta, le valli di Siricari, di EnneR.corio, del Tiflos, di tutti i torrenti: Elos e dintorni, tutta la valle del Travoniti, in ispecial modo Voucoliés colle sue paludi: sulla spiaggia occidentale Sphenari coi dintorni. In provincia di Cidonia. la spiaggia è infetta da malaria lieve, tranne che alla foce del Pla.tanos, il quale è infetto gravemente in tutto il corso; (il paese di Pla.tanià costruito su uno scoglio a picco sulla foce del Plata.nos è saluberrimo): è infetta. la valle di Therrisso ed in parte la valle lungo il Malaxa. In provincia di Apocorona domina l'infezione nella baia di Suda e nella spiaggia fino Kalives: oltrepassata. la scogliera., in dipendenza. del monte Drepano, si ritrova l'infezione molto grave sulla spiaggia fino a Giourgioupoli, ove si possono osservare delle cachessie gravi in per-sone di ogni età e di ogni sesso, quali non è dato di vedere altrove nel settore italiano. Nell'interno dell'Apocorona sono infetti solo i villaggi di Armenos e dintorni. Le due provincie di Selino e Sfakià sono immunit eccetto che a. Paleocora. e dintorni, a Muri e dintorni. Sono due provincie poco popolate. Vanno epidemico in Creta s'inizia. dopo il cominciar del periodo piovoso, e l'incostanza di questo, che può andare da.i primi di ottobre al mezzo novembre, si riflette sull'apparire dei primi casi d'infezione. Questi compaiono dopo le prime tregue alle pioggie, sono a tipo estivoautunnale; aumenta. il numero dei colpiti nel novembre e dicembre, diminuisce nel gennaio: si ha una. tregua nel febbraio: col marzo fan comparsa le forme primaverili terzane semplici, doppie, rare le qua.rta.ne, con molto recidi ve dell'infezione che chiameremmo autunnaleinvernale piuttosto che estivo-autunnale: con varia. intensità, queste forme si protraggono durante l'estate: nell'agosto e settembre si ha tregua. . Questo schema. subisce variazioni, variando assai spesso in Creta le condizioni climatiche e politiche. Sicuro, le condizioni politiche vi influiscono: ed è frutto di lunga esperienza che le perturbazioni iu-


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surreziona.li sono eseguite da un rincrudimento nell' intensità dell'infezione palustre, nè ciò reca meraviglia se si p en sa da un canto ai. disagi fisici e morali enormi che accompagnavano queste lotte senza. q nartiere che rendevan o gli org anismi più recettivi, e dall'altro allo stato di abbandono in cui venivano lasciate durante questo tempo cas& e campagne. Le condizioni climatiche anch'esse vi influiscono; nell'inverno 1906·1907 si ebbe una stagione rigidissima; la neve scese fino ai con· trafforti e dal dicembre all'aprile le pioggia si seguirono quasi sen za. interruzioni: s i ebbe una infezione lievissima.. Invece nell'inverno 19051906, che seguì il periodo insurrezionale del 1905, la stagione fu a ssai· mite, con temperature primaverili, poca pioggia e poco vento : l' infezione fu assai più grave e diffusa. Ricercammo a ccuratamente le zanzare del genere anopheles nelle località più colpite, e le loro larve; però dobbiamo dire che le nostre. ricerche, ripetu te nelle varie località m alariche, riescirouo assolutamente n egative : numerosissimi invece riscontrammo i culex ed i pappataci, e nelle acque non t rovammo che larve di queste specie : scar· sissime durante l' inverno; aumentavano straordinariamente di numeron ella. primavera e n ea 'esta.te. L 'infezione ma.larica senza anopbeles d'altronde non costituisce una. novità; all'incontro è stata oggetto di numerose ed autorevolissime osservazioni: in Grecia è frequente e ricordiamo di aver letto n el Galeno, giornale medico greco, di una epidemia gravissima. del 1904 a Larissa in Tessaglia senza la parvenza di una zanzara. P erò nell'isola è convinzione popolare, che l' infezione palustre si trasmetta per mezzo delle zanzare : ci diceva un uHìciale inglese, che i suoi a Candia (città e dintorni) fecero cessare le febbri palustri uccidendo le larve zanzarigene col gittare petrolio in tutti gli specchi d 'acqu a ; ma neanch'essi riscontrarono larve di anopheles. In Creta la malaria non ha caratteri spiccati di gravità nè per gli indigeni nè per g li stranieri : non a bbiamo ri ~contrata una immunità n ella popolazione, che da 1.aute decine d'anni abita nelle local i tà. infette: tutti vi vengono indistintamente colpiti, uomini, donne, bambini, colla dilferenza riguardo a questi ultimi che la manifestazione del brivldo, come spesso abbiamo Yisto è sostituita da un vero accesso con ,·u lsivo. Una constat.azione certa abbiamo fatto rig uardo ad una relativa immunit~L data dall'ah:ool : fra i nostri soldati l'infezione· palustre colpì 11ella proporzione dell'oO p. 100: fu rono salvi tutti gli alcoolisti, e fra i colpiti, q uelli che di frequente ftbusavano di v ino ebbero eccessi lievi


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e senza recidive. Una inchiesta fatta con qualche medico cretese in alcuni paesi ci confermò l'osservazione fatta nei nostri soldati. La forma malarica acuta non dà frequenti accessi perniciosi: nessun caso osservammo nei nostri soldati e soli quatt1·o casi nella popolazione cretese: proporzione dunque assai scarsa. Li accenniamo per sommi capi: un caso di perniciosa comatosa, guarito ; una perniciosa pneumonica in fase agonica, che non si riuscì in temp0 a salvare; due casi, in due fratellini uno di nove e l'altro di tredici anni, con fenomeni meningitici così imponenti da renderei dubbiosi nella diagnosi: con trazioni alla nuca, opistotono, vomiti, pupille miotiche, delu·i, spasmi: le iniezioni di chinino ebbero rapidamente ragione dell'accesso. In tutti l 'esame del sangue dette esito positivo per le forme estive autunnali con la colorazione al bleu Marini. La infezione malarica cronica nella maggior parte dei luoghi non dà la cachessia grave : questa esiste soltanto nella spiaggia nord orientale del nostro settore, che fa capo a Giourgioupoli, ove le genti di ogni età e di ogni sesso, del colore dei cacbettici gravi, con ventre a.batrace, con milza euorme, destano un senso di profonda pietà. Ma nel resto del settore si manifesta come da noi l'infezione cronica cou febbriGole che fanno la loro comparsa dopo le perturbazioni atmosferiche. L a popolazione cura da sè queste indisposizioni con un preparato chininico a forma fioccosa, di marca tedesca, a troppo buon mercato perchè contenga nn tasso elevato di alcaloide: nelle rare· volte che chiama il medico, si riscontra sempre un discreto tumore di milza. Durante l'inverno si hanno, come già si è detto, le febbri a tipo estivo autunnale: gli accessi si svolgono regolarmente, cosicchè relativamente facile riesce l'aver ragione di essi; il brivido è sempre intenso e prolungato e si raggiungono sempre temperature elevate: rare sono le forme subentranti e subcontinue. Nella primavera e nell'estate, oltre le frequenti recidive, predominano le terzane benigne semplici e doppie; rare sono le forme quartanarie, che si distinguono per la mag-

giore intensità del brivido. Una forma morbosa, frequentissima in Grecia, ma rarissima in Creta, è l' emoglobinuria uei malarici. Malgrado le più acctuate ricerche, non si ba notizia di questa forma morbosa e l 'unico caso di cui si ha notizia si deve al dott. Fonmis, che ne fu affetto, q uando egli esercitava qnala medico a Voucolies. E gli, dopo nn mese da che aveva sofferti 1!-lcnni accessi malarici, di cui era guarito, fu improv•isamente, nel pieno benessere, colpito da febbre 39 centigradi, con. dolore alla regione epatica; dopo circa un'ora ebbe vomito bilioso ed in seguito ittero ed urine sanguigne. Il dott. Maris, chiamato d'urgenz11 , 33 -

Gio•·nale dl medici11a militare -

Fase. Ylll.


SCLL.1INFEZIO:SE MALARIOA r~ CllETA

non volle somministrare chinino, secondo che usasi in Grecia e l'affezione in quattro giorni guarì, residuando un lieve staio anemico di cui l'infermo guarì emigrando in località più salubri, a Kandanos; nè in se;;uito come egli stesso ebbe a. riferirei, si sono questi attacchi emoglobinurici ripetuti . L'emoglobinuria \era da chinino si verifica tal volta in Creta; qui in genere le alti dosi di farmaci, in uso da noi, dànno luogo spesso ad intollerarJza: ma abbiamo anche viste emoglobinurie da chinino anche per piccole dosi. "Xe omettiamo le storie per brevità, !imitandoci a riferire ill\·ece il caso della sorella del dott. :Jiaris, medico chirurgo a Kastello Kissamo, importante pel metodo curativo. Essa era affetta da terzaua. benigna : le più piccole dosi d i chinino producevano in lei delle forti emoglobinuria: allora, ricordando aver lett.o che l'oppio è un eccellente tonico dei globuli rossi, provammo ad accoppiarlo al chinino in una formula cosi concipit;a: Blicoridrato di chinina centg. 50 Oppip purissimo di Smirnp, :. 8 Fu divisa questa dose in quattro carte e fu somministrata ripetute volte nelle ore precedenti gli accessi, con effetti insperati; mai siripetè l'emo~lobinuria. Non avemmo campo in seguito di esperimentare l'azione benefica dell'oppio in altri casi consimili. Non era allora, a no ·tra conoscenza che il li:lemperer, al congresso medico intemazionale di Vienns., affermanrlo chè l'alcalinità del sangue aumenta il numero dei globuli rossi e li fa più resistenti alle tossine, disse che somministrando prima. 15 grammi di bicarbonato di soda, si può dare chinino senza paura; e narrò la prova di un bambino curato i n tal maniera : e ci d uole che questa comunicazione non fosse da noi conosciuta perchè avremmo potuto farne oggetto di esperimento. Per la cura dell'infezione malarica nulla abbiamo a dire di speciale. Abbiamo già, accennato come neg li indigeni le forti dosi sono m n. l tollerate : tutLa \ia le dosi modiche d i mezzo g rammo, date in tempo, riuscirono sempre efficaci. Noi facemmo un largo uso delle iniezioni ipodermiche: riuscendo diflicile lo stabilire a quale ora sarebbe venuto il nuovo accesso, e, chiamati sempre, anche dai nostri soldati, ad accesso iniziato, attende\amo il suo declinare per praticare una iniezioue di O,!JO- l grammo di chinino: è questo momen to propizio, dicono i dottori Marchiafava e Bignami n el loro trattato La infezione malarica, perchè allora si trovano nel sangue parassiti giovani sPnza pigmento; infatti noi ott.enemmo sempre, o assenza de1l'acc<:>sso snccessi,·o, o se venne fu tenue.


SULL'INFEZIONE lfALARICA IN CRE1'A

Usammo anche largamente la mistura del Baccelli con ottimi effetti. La profilassi chininica fu indubbiamente efficace: noi non potemmo attenerci alle dosi quotidiane di 40 centigrammi per ragioni politiche e militari, che portavano spesso uno spostamento continuo di gruppi di soldati, sottraendoli al nostro controllo; ci attenemmo in vece alla somministrazione bisettimanal,e di un grammo di bisolfato o di bicloridrato di chinina ora. in polvere ora in tavolette; si somministrava la sera, mezz'ora prima del rancio, sotto la noslira immediata serve· glia.nza. Possiamo dire con coscienza, che dopo iniziata tale profilassi non lamentammo alcun nuovo caso di infezione palustre, ma solo qualche recidiva.


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CASUISTICA CLINICA

RENDICONTO DELL'AMBULATOR IO OTORI NOL ARI NGOL OGI CO DELLA. SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILIT.d.RE (26 OTTOBR E 1900 20 LUGLIO l!>G7), - per il maggiore medico Ostino Glo,·anoi, professoretitolare, e per il tenente medico nana Albe rto, assistente (1). L'ambulatorio di otorinolaringologia della scuola venne impiantato allo scopo di fornire materiale clinico per l'insegnamento agli allievi ufficiali medici. Cominciò a funzionare il 2G ottobre 1900 e prestò le sue cure non solo ai militari di truppa ed agli ufficiali d€11 presidio, ma ancora agli impiegati dipendenti dal Ministero della guerra, ai corpi armati al servizio dello Stato, alle fa miglie degli ufficiali ed impiegati. In determinate circostanze, e specialmente nei corsi accelerati ai tenenti e capitani medici, quando vi era penuria di materiale clinico delle specialità sia nell'ambulatorio che nel locale ospedale militare, si ricorse alla gentilezza dei colleghi specialisti della città, prof. Toti e dott. Monselles, per modo che l ' ambulatorio fu sempre in grado di presentare agli allievi ed agli ufficiali medici. comandati alla scuola per il corso di preparazione agli esami d'avanzamento, le principali forme cliniche della specialità otorinolaringologica. L'ambulatorio fu diretto dal maggiore medico Ostino prof. Giovanni, e vi furono addetti come assistenti effettivi i tenenti medici Tonietti dott. Pietro, Rugani dott. Luigi, Anna.ra.tone dott. cav. Carlo, Balla dott. Alberto, e come assistenti straordinari (per un a nno) i tenenti medici GUardoni dott. Enrico, Santamaria dott. Alberto, Tnm dott. Guglielmo, Della Cioppa dott. Angelo e Modestini dott. Paolo. La produzione scientifica dell'ambulntorio durante questo periodo fu abbastanza rile,,ante, come ris ulta dal seguente elenco: Os1'1 :-;o. - Un nuo~;o metodo di cateteJ·ismo del!a tromba d'Eustachio. (A?·chivio italiano di otologia, 1900). Io. Un caso di crampi clonici dei muscoli palatini. (Ib. 1900). lo. Guida alla dh1gnosi medico-legale delta sordità. J.!'irenze 1900. Iu. (col dott. 'rno~m&'l'TA ). - I sensi ed il lol"o compenso nei sordomuti e n ei ciechi. (:'\11nali di oftalmologia, 1900). Io. - J,e stenosi nasali in raJ>fJOl'lo al se1·~;izio milita1·e. (Giomale medico del H. e.~e,·cito, sette mbre 190!). Io. l crile?'i odie1·ni eli cm·a de!l'otite media pm·ulenta C?'onica. (Ib., f eblwaio UJOl). (l) Crodinmo opportuno avvertire i nostri collaboratori che solo in via eccezionale abbinmo consentito a IMcinre nel testo l'elenco delle pubblicazioni scientifiche fattesi prc>;So il ga binetto di oto-rino-l.uingologia della Scuola, invece di riportarli in una nota. a piò di pngino., o alla fu1e del lavoro. ( Nota deltq Direz~onc)


OàSUISTICA CLINICA

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Nistagmo riflesso di origine nasale. (Ar~hivio italiano di otologia, vol. XIV, fase. 1). Io. - Tubercolosi ulcerosa del condotto uditivo esterno. (Ib.). ID. (col dott . GILABDONI). - La varietà morfologico-adenoidea. (Giornale me· dico del R . esercito, febbraio 100'2). lo. - J,e vegetazioni ade11J)idi d el1'inofaringe e le lesioni auricolari. - Relazione a l VII Congresso otologico italiano. I o. (col prof. TROMPETTA). - Ulteriori esperi·m.enti sulla genesi del nistagmo. - Comunicazione al XVI Congresso oftalmologicc italiano, 1902. Io. (col dott. SANTAMARIA). - Pa1·alisi del facciale e dell'acustico llestro per sifilide secondaria. (Giornale medico del R. esercito, febbraio 190!). I n . - Le lesioni dell'organo dell'1tdito per detonazione delle armi e bocche a fuoco. (lb., maggio 1904). ID. - Die Erk·ranTcungen des Ohres in der italtenischen, franzosischen, deutschen und osterreicllisch-ungm'ischen Ar1nee. (Internationales Central· blatt fur OhrenheilTctmde, Bd. II, Heft. 8). Io. - La medicina legale militare dell'orecchio, del naso e della gola. Fi· renze, 1904. lo. - Sul sordolnutismo endemico. - Comunicazione all'VIII Congresso otologico italiano, 1904. In . - Sulle sifilidi latenti ed igno'rate dell'orecchio, del naso e della gola. (Gim'1UJlP. medico del R. esercito, novembre 1905). ID. - Novità lerape1ttiche nel campo dell'oto1'i11J)la1·ingologia. (lb.). In. - Isterismo ed islerotra1tmatismo dell'01'ecchio. (lb .. giugno 1906). I n. - Malattie chi1-urgiche e lesioni traumatiche del naso. (Fa parte del Trattato italiano di chirurgia. Ed. Vallardi, 1906). In. (col prof. T ROMBETTA). - Nistagmo e canali semicircolari. (La clinica moderna, 1901 ). In. - Sulla meningile otitica. (Giornale medico del R. ese?·cito, 1903). I o. - Sulla notaz·ione acumetrica nell'esame dell'udito dei ferrovieri e mili· ta1·i. (Archivio italiano di otolo[Jia, 1907, fase. 4). Io. - Metodo di bibliografia otorinolarin[JOlo[Jica. (Ib.). ID. (col dott. MooESTINI). - Un nuovo sintomo delle ?nalattie dell'apparecchio di percezione dei 81Wni. - Comunicazione all' .Xl Congresso otologico italiano, 1907. 'TONIETTI. Un nuovo metodo di diagnosi della sinusite mascellare. (Archivio italia11J) di otologia, vol. XII, fase. 4, 1902). ID. - St1tdio critico di alcune recenti esperienze destinale a svelare la sordità bilaterale. (Ib., vol. XIII, fase. 2, 1902). In. - Di 1ma nuova forma di paracusia incrociata in soggetti 111)1'1nali (lb. vol. XIII, 1902). .RuGANI. - Der feinere Bau der Schleimhat~t der Nase und ih1'61' NebenhOhlen. (Internationales Centralblatt fur Ohre?!Milkunde. Bd. II, Heft. 10). Io. Cont·ributo all' acumetria militare. (Giornale medico del R. esercito, novembre 1902). I n. .A.lterazioni pneumo e sfigmografiche della balbuzie. - Comunicazione al VI Congresso otologico italiano, 190:3. Io. Contributo alla fistola « auris congenita~. Ed. Vallardi, Milano. I o. - L'ipersalivazione negli stenotici nasali. Ed. Vallardi, Milano. .()sTINO. -


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OASUISTICA OLL'UCA

Contributo allo studio istoloyico della ln?.lcosa cleUe cavità 1tasaU e cao:ità act:essorie. Nola p1·eventiva. - Comunicazione al VII Congresso otologico italiano, UIOS. I o. - Contributo spe?·itMntale alla fisio-patologia deUa respi1·azione nasale. (Archivio italiano di olologia, vol. XIII, fascicoli 3 e 4, 1902). I o. Co,ttributo SJ~l·imenlale all'anatomia patologica della stenosi na.sal~. (!b., vol. XV, fase. 2, 190!). I o. l distw·bi uditit>i nella febbre. - Comunicazione all'VIII Congresso otologico italiano. (!b., vol. XVI, f!lsc. 3, 1005). Io. - Di un caso inle1·essante di paralisi del facciale e dell'acustico sinistro. (Bollettino delle malattie dell'orecchio, anno XXITI, fase. 5, 1905). A~NARATO!m. Co11tributo alle malattie pt·ofessionali dell'o1·eeehio. ~Giornale medico del R. esercito, ottobre Ul05). BALLA. - I movimenti ?"espiratori anormali d ella membrana timpanica. (Archirio italiano di otologia, vol. XVII, fase. 6, 1906). Io. - Clima marino e bagni di mat·e in rappm·to colle mal.aUie dell'orecchio. (Giomale 1nedico del R . esercito, lugl io 1906). Io. - .Suovi metodi di CtLI"a nell'oto?·inolaringoloyia. (lb., ottobre-novembre

Rt:GA:\t. -

1!)(!6).

ID.

Men~brana congenita della fa1"inge nasale. (Archit"io italiano di otologia,

vol. x nn, fase. 3, 1907). Sulla stenosi con!Jenita delle coane. (A1·cltivio italiano di la1·ingotogia, anno XXVII, fase. 3, luglio 1007). SANTAYAR!A. - Le qlt,!razioni dell'organo dell'udito negli operai degli arsenali. Comunicazione a l VII Congresso otologico italiano, lUOS. (Gio?"Jtalc m edico del R . e.~ercilo, febbra1o 190-i ). MooESTJ~I. - Uu caso della sindrome del G?·adenigo. (Archi!:io italiano di otologia, 1D07 fase. 5). Io. - Il metodo del Pignet negli adenoidei. (Gio?'Jtale medico del R. esercito, ott<>bre U107). A queste pubblicazioni va asgiunta una dell'allievo ufficiale medico (o ra tenente med ico) Dr~ NAl' OLI dott. ANT0 :\10: Il mio ?"'!WW?"e entotico t:olontario (Gazzetta internazionale di m eclicina, febbraio 1905).

Io.

Sta t lstlea . Il numero dei malati che frequentarono l'ambulatorio fu di 1412, cosi ripartiti: 1. Inscritti di leva; soldati, caporali e sergenti; carabinieri; poche guardie di finanza (età media: 20- 2-1 anni) : ti95. 2. Allievi uffic iali medici di complemento (età media: 2~-26 anni) : 257. 3. Sottufficin.li (tranue i sorgenti) ; ufficiali in attivit1~ di servizio ed a riposo; g radua ti dei reali carabinieri e delle guardie di finanza (età varia: dai 20 anni in su) : 2~8. 4. Borg hesi (itu piegati delle amministrazioni militari, pa renti di uJTìciali) (età variabil is~ima) : 2:.>2. In questi 1 1l2 pazienti si s ono 1·iscontratc 2181 affezioni della specialità, così. riparti te:


CASUISTICA CLINICA

A. -

Nevralgia del n. auricolo temporale. . . Fistula auris congenita unilaterale bilaterale . ,. ,. Fistola mastoidea (da roastoidotoroia) • • Cisti del padiglione Flitteno del padiglione Foruncolosi del padiglione Ascesso del padiglione. • Linfangioite del padiglione. Pericondrite del padiglione . Eczema del padiglione. Eczema del cond. uditivo esterno Ulcera:r.ione )) Ferite Atresia traumatica del c. ud. est. Esiti di fratture » Tamponi di cerume unilatertlli » bilatera.li . Corpi estranei del c. ud. est. (da un lato) Corpi estranei del c. ud. est. (dai due lati) • Otite esterna circoscritta unilatenlle • Otite esterna desquamativa unilaterale. Otite esterna desquamativa bila· terale Otite esterna emorragica unilaterale . Otite esterna secretiva unilaterale Otite esterna secretiva unilaterale con poliposi del condotto. Otite media acuta unilaterale. » » bilaterale » cat. cron. unilaterale » cat. cron. unilaterale riacutizzata . • Otite media cat. cron. bilaterale » cat. cron. bilaterale riacutizzata .

l 5 l l l l

l 1 l l .9 3 l

2 ·1 l 79 79

8

3 38

20 6 l

4

6 88 9 26 8 29 2

599

Orecchio.

Otite media cat. cron. unilaterale con retrazione . Otite media cat. cron. unilaterale con retraz., riacutizz. Otite media cat. cron. bilaterale con retraziono . Otite media cat. cron. bilatet·ale con retrazione, riacutizz. da un lato . Otite media cat. cron. bilaterale con retrazione, riacutizz. dai due lati Otite media pur. (pcrfor.) acuta uni laterale Otite media pu.r . (perfor.) acuta bilaterale. · . Otite media pur. cL·on. unilaterale Otite media pur. cron. unilaterale riacutizzata . Otite media pmul. cronica. bilate· rale. Otite media purul. cronica unilaterale con mastoidite Otite Il!erlia purul. cronica unilaternle con poliposi, colesteatoma Otite media purul. cronica bilate· rale con poliposi unilaterale. Esiti di otito media purul. un ilaterale Esiti di otite media pmul. unilaterale con ris.cutizzaziol!e Esiti di otite media purul. bilaterale. Esiti di otite media purul. bilaterale con riacutizzazione da un lato . . . . . • Esiti di otite media purul. bilaterale con riacutizzazione dai due lati Tube1·colosi dell'orecchio medio e carie del cond. ud. esterno Otosclerosi bilaterale • • Esiti di opera:llione radicale.

60 4 93

l

4

47 6 67 24

33

2 36

2 71 6 40

l

l

l

2

1


600

CASUlSTICA CLINICA

Otite interna unilaterale . • bilatemle . • unilaterale da dato· nazione bilaterale Autofouia Paracusia I perestcsia acustica

16

Diplacusis aurium.

l

,.

16 6 7 l 6 l

Vertigine di :Menière tipica Isterismo dell'orecchio Paralis i del facciale e dell' acustico di origine sifìlitica . Sordo mutità • Sordità. congenita Simulazione ed esagerazione di R~M

2 4 3 l l

H Totale

. 100!

B.- Naso.

Contusione del dorso del naso •.rrico6zia delle vib1·is~;e . Ulcerazione delle narici Follicoliti delle narici Foruncolosi delle narici Rinite secco anteriore Epistassi . . . . Rinite catarrale acuta , » croni..:a » purulenta cronica , atrofica non ìetida. :. , fetida (ozena) , ipertrofica unilaterale » » bilaterale . Polipoòi nasale . . Malformazioni del setto (deviazioni, creste, spine) • . . .

C. -

:Macrochilia Sifìloma iniziale del labbro sup. Ascesso del labbro sup. Epulide . Ulceraz. della lingua (non si fili t.) Glossite papillo.matosa. 8ifìlide della lingua L eucoplachia o1·i• Ascesso della parotiJe lpersalivaziooe ritlessa

l

Ulcus septi.

l l

Ascesso del setto Sublussazione del setto . Perforazioni del setto (non sifilitiche) Sinusite mascellare acuta unilat. :. cronica » ,. bilaterale. Sinusite frontale acuta unilat. • cronica » Etmo!dite cronica Polisinusite Sifilide nasale. Sinechia. nasale • Cefalea. e nistagmo d'orig. nasale Anosmia, ipoosmia da trauma

2 7

53 28

55 11 5

s 17 38 58

17

Totale

l l 2

2 l l

2

s 2 2 l l

2 2 386

Bocca, faringe.

l l l

s 2 :3

l l 2 l

Artralgia. temporo-mascella.re. Ascesso del palato. Sifilide terziaria del palato molle Erpete del velopendolo I pcrtrofia dell'ugola Cisti sier9sa dell'ugola Papillomi dell'ugola. Aderenza (sifilitica) dell'ugola al pilastro pal. posteriore sin. Papilloma dei pilastri palatioi •

l 1

9 l l l 4

l l


601

CASUISTlCA CLINICA

Faringite catarrale acuta 115 » cronica 36 » riacutizz. 26 Faringite granulosa . . . . 45 .,. riacu tizz. 5 Faringite laterale ipertrofì.ca 8 Faringite secca . . 9 Tubercolosi della faringe . . l Sifilide della faringe . . . . l Lesione traumatica della. faringe l Ipogeusia da trauma. . l Balbuzie . . . . 6 E sagerazione di ba.lbuzie l Blesità . . . . l

"Tonsillite catarrale acuta 83 » lacunare 23 » flemmonosa 5 Peritonsilite flemmonosa. 2 lpertrofia cronica delle tonsille pala t ine . . . . . . . 41 ·Cisti suppurata » l Sifìloma delle tonsille palat 2 Angina (tonsillite) sifilitica 3 lpertrofia della. tonsilla linguale 14 Papilloma :. Ipertrofia. della tonsilla faringea (vegetazioni adenoidi) 176 .Membrana congenita della rinofaringe . . . . . • . . . 1

D. -

Totale

. 637

Laringe

Laringite catarrale acuta . . . 101 » cronica • . 13 » riacutizzata 9 Laringite secca 2 l Laringite ipoglottica . Pachydermia laryngis diffusa l » circoscritta (papillomi) . . 2 l .Nodulo dei cantanti

Carcinoma. della laringe. Laringite tubercolare La.ringite sifilitica. Spasmo glottideo Paralisi delle corde vocali Ictus lnringeo Asma riflesso (d'origine nasale) Tosse riflessa (da affezione delle tre tonsille) Totale

.

l

2 7 2

2 l

3 5

164

'

Volendo ora raffrontare le diverse forme morbose dell'orecchio, troviamo Malattie dell'orecchio esterno. 28,03 °/o » medio . 67,14 .. interno 4,83 .. La proporzione di malattie dell'orecchio esterno è alquanto superiore nellanostra. statistica a quella delle statistiche di Wasmund e di Chauvel e si avvicina. .a quella della statistica austro-ungarica, ciò che noi attribuiamo all'esame metodicO degli orecchi degli allievi, a scopo didattico, per cui J·ilievia.mo alterazioni -dell'orecchio esterno e specialmente tamponi di cerume incompleti ignorati dagli stessi pazienti. È quanto hanno notato i medici militari, i quali, come Bartb, Ostmann, Claoué, St>xe, sottoposero ad esame otoscopico tutte le reclute di un reggimeqto o tutto un reggimento.


G02

C.-\!SUISTlCA CLINICA

Le. opera:>:ioni fatte fu rono Go, cosi ripartite : Spaccatura di nscesso del padiglione Esportnz. di polipi dell'orecchio Operaz. d i sinu:;ile mascellare per via endonasale Turbinotomie. Escissione ùi s inechia nasale Esportaz. di polipi nasali . Spaccature di asce,:so del labbro s u p. Esportaz. di epulidi . . Spaccatura di ascesso del palato . ~ d i c isti s uppurate di tonsilla pal~<tina » di ascesso peri tonsillare Tonsillotomia palatina . . Spezzettamento delle tonsille pa latine U golotomia . Incisione della borsa faringea . Esportaz. di vegetazioni adenoidi

l 7 l

5 1 11 l

2 l l l l

15 .

l l

. lo

Storie e couslclerazloni cllnlcbe. Nelle seguenti pag ine rendiamo conto delle storie cliniche più interessanti, che commenteremo colle considernzioni pratiche più opportune, lasciando da parte quelle che gii~ furono ogget to di particolari p ubblicazioni. 1. -

COnt'l ESTHA:\El DEL COSD. UD ITIVO ESTERNO.

S i sono osservati da un solo lato in S pazienti e precisamente : in l, un noct:iuolo di ciliegia; in 2, reste di avena; in l, l>uccia di patata ; in l, pezzetto di ramo d'•\ lbero; iu l , un insetto morto (cimice); in 2, tamponi d i ovatta. Si svno o~sE'r vati da a mbo i lati i 3 pnzienti, cioè: in 2, tnmponi bilaterali di cotone; nel t erzo, da un lato, tm tappo di ovatta, da.ll'nltro lato, un chicco di granturco, rim a~to nel condotto per più di 10 anni senza che il paziente avesse alt ro dislurbo, ha1mc una lieve ipoacus ia. 2. -

0T!TE ESTER~A ElJORJtAGI CA.

25 marzo 1\.107. Sold. L. F., d'anni 21, del 27 Fan t. Madre morta di affezione cardiaca. Da bambino solfri di tosse canina, a !G anni di polmonite, a 17 di orchi te, non si può Saper di qual natura. Ieri (24) fu colto da violenti dolori, con emorragia abbondante, all'orecchio destro, forte d iminuz. d'udito dallo stesao lato, febbre (fl8o,5) e malessere generale. Esame obbiettit:o : Il cond. udit. destro è ri· pieno di masse epidermoidali, biancastre, esportate le quali si notano a l terzo medio del condotto ~t11sso, due vescicole, grosso ogn una come un piccolo fagiuolo, violacee, di contenuto liquido; l'una s ita sulla parete anteriore, l'altra sulla parete p osteriore, entrambe vengono a contatto, lasciando pervio il condotto solo nella sua parte superiore, attraverso la quale In porzione visibile eli mernb. timpa.nica. e:i mostra 1·icopcrta di squame epidcrmoidali. Naso, oro e rinofaringe, l aringe normali. EiirWte f'lwzionale: A destra : voce afona per nulla percepita, voce di conversazi one percepit a a 10 ceuti1netri. (sessanta, uno) : a sinistra : voce afona pcrce-


CASUISTIOA CLINICA

603

pita a 6 metri (sasso, ucrro). A destra l'orologio non è percepito nò per via aereo timpanica, nè per via osteo timpanica; a sinistra l'orologio per via aereo timpa20 d l . a BO<f . ossea tlmpamca . . è percep1to. . w. ca e. percep1to c nonna l e, per v1a

Oura : Lo zaffamento del c. u. e con garza idrofila imbibita di alcool borico al 2: 50 produce la rottura delle vescicole, da cui !'!gorga dis!'reta quantità di sangue. Le emorragie si sono ripetute pe1· qualche giorno durante le medica tu re e sono cessate coll'appiattirsi delle bozze, ricopertosi dippoi di epitelio normale. 10 aprile 1907. Cond. uditivo normale. A destra voce afona percepita a 2 metri (sasso, uno) . 11 giugno UJ07. Il paziente si ripresenta con una comune foruncolosi del cond. ud. destro. L'otite esterna emorragica è r::tnSs1ma e quali cause di es•a sono stati citati trnllmi dell'orecchio, la stnsi transitoria dei vn~i dal cnpo e del collo, le malattie generali (scorbuto, diabete, nl'frite), le infiammazioni dell'orecchio medio, le malattie infettive, come ad es : l'influenza (Ba1'). Nel no:::tro caso siamo costretti a vagare nel campo delle ipotes i. L'ammalato ha avuto la sera innam~i ele\'a:~<ione dt>lla temperatura (S8o,5) t t'orso questa un siutomo di mnla.ttia generale infettiva, come la supposta influenzA.? Ci accostiamo a questa idea, cl1è l'influenza (Bat·, Gradenigo) spiegherebbe l'otite esterna emorragica ed anclte l'otite media. acuta, causa. l'una e l'altra del forte dolore, causa specialmente la seconda della spiccato. ipoactlSiR. 3. -

StP!LIDE AURICOLARE.

All'ambulatorio capitarono due casi di sifilide ereditariA. e :::ei di sifilide acquisita. Merita d'esser rifel'ito il s eguente caso di otite media purulenta acuta da. sifilide ereditaria: 12 dicembre 1901. - Elisa R. di mesi V Padre sifilitico. Madre app~rentemente sana. Cinque fratelli morti, ces~o.to il periodo dell'allattamento. Dall'orecchio sinistro della bambina sgorga pus fluido. Sulla membrana timpa.nica. punto pul:<ante. Rinite purulenta, pleiade ganglionare. - Guarita colla cura specifica. De Ila sifilide ereditaria, l'otite media purulenta è ma nifestazjone molto frcq uente. (Guastoni). Il caso suaccennato può quali ficar;;i p reco ce, se ammettiamo con Gunstoni una forma di otite sifilitica ereditaria precoce che si manifesta durante la vita t'etRle e nei primi 3 anni di vita extrauterinn, od una tardiva, che appare dai 3 ai 28 anni, eti• massima, ques t'ultima, di tal: manifesta:>.ioni, secondo Habermann. La patogenesi del nostro caso cl inico si spiega coll'ipotesi, avanzata da Cozzoli•10, della frequente di !fusione dell'infezione (rinite purulenta sililitic1\) dal c1:wo nasofaringeo all'orecchio medio attraverso la. tuba. di Eustachio, nei bambini corta, larga ed a. direzione non angolarA. 'rale forma, secondo Gradenigo e MargRria, ò grave ed ha tendenza n diffondersi all'orecchio interno e nd assumere tnlvoltn i caratteri della malattia di 1\Iénière. Il nostro caso è degno di nota perchè oltre di esser straordinariamente precoce, si riferisce ad una b~tmbinR, e siamo luogi d~tll'accordo tra. gli autori circa. la maggiore morbidità dell' uuo o dell'altro sesso por le otiLi da. sifilide ereditaria: infatti Marga.ria ha rinvenuto una l ieve prevnleu:r.a nei maschi


CASUISTICA CLINICA

(56 p. 100) sttlle femmine (44 p . 100), mentre Gradenigo calcola che siano affette .O femmine su 2 maschi e Minos 5 femmine su l maschio. Le diagnosi dell'otite media purulenta da sifilide ereditaria- che, per la sintomatologia, non dift'e risce dalla. comune-si fa. basandosi sull'anamnesi famigliare (compresi i nonni ed i collaterali) e sull'esame somatico dell'infermo. Rammentiamo, oltre all'affezione uditiva. (sordità.), la cheratite in terstiziale e la speciale conformazione dei denti (Triade di Hutchinson), specie degli incisivi mediani superiori ~ colle parte mediale del margine libero ..... abnormemente sottile, cosicchè per la mastica.zione e per la carie esso s i logora più facilmente che le estremità. laterali di detto margine » tGradenigo, Patologia. e terapia dell'orecchio, ecc., 1903, pag. 61i5), sicchè il dente acquis ta più tardi un margine libero ad aspetto falcato caratteris tico. Citiamo dipoi altri sintomi, coadiuvanti la diagnosi: la corizza sifilitica dei neonati, manifestazione frequente della s ifilide ereditaria. precoce (Gradenigo), l'in.fantilismo. la cattiva conformazione del cranio, dello scheletro delle estremità, ecc. I sei casi di sifilide lluricolare acquisita, di cui per brevità non riportiamo le storie, anche perchè alcuni furono già oggetto di precedenti pubblicazioni (Ostino .Sulle sifilidi latenti ed ignorate dell'orecchio, ecc. Gio1·nale 1ned~co del R. esercito, .novembre, 1901i), presentano i caratteri della otite interna acquisita; ipoacusia diminuzione di percezione os teo-timpanica per l'orologio ed i diapasou, spiccata diminuzione di percezione per via aerea dei toni acuti (diapason) per rispetto ai .gravi; ronzii ed anche vertigine (come in due dei nostri ammalati). Se la diagnosi fu facile, per i risultati dell'anamnesi, in 5 casi, e per l' ipertro:fia caratteristica dei turbinati e la pregressa malattia oculare (irite), nel sesto caso la malattia fu sospettata e diagnosticata ex juvantibus. La sifilide acquisita dell'orecchio colpisce specialmente il sesso forte, si manifesta a di~<tanze di tempo variabili dalla manifestazione del s ifiloma iniziale ed è tanto più grave quanto più è precoce. E sono tanto più gravi le lesioni dell'orecchio .interno, chè possono produrre una sordità rapidamente progressiva, quando non si intervenga per tempo coll'adatt-a cura specifica. Diciamo « sordità rapidamente progressiva • chè la repentina non è frequente e meno frequente ne è l'esito in ·guarigione. Rosati ha riunite le seguenti alterazioni anatomopatologiche, cause della. sordità rapidamente progressiva.. Modificazioni del nervo acustico (Hutchinson); -lesioni del4° ventricolo (Krupp ed altri); les ioni vascolari (Fournier, Lanceroux, Manzia.c) che prod ucono uno stato anemico del laberinto e processi degenerativi ed atrofici delle ultime terminazioni dell'acustico (llfonad)o atrofia delle cellule nervose del ganglio spirale (Politzer); processi di periosti te e d'infiltrazione parvicellulare del labirinto :Moos). Trova qui il suo posto un altro caso di paralisi associata del facciale o dell'acustico di sifilide, che non commenteremo, rimandando il lettore alle memorie di Ostino e Santa maria (Giontale medico del R . ese?·cito, febbraio 1904) e di Rugani. (Bollettino .delle malattie d ell'm·ecchio, maggio 1901i). 19. febbraio 1906. Soldato M. S., d'anni 28, del 27° Fanteria Nell'anamnesi familiare, polimortalità di fratelli in tenera età. Il paziente non ha sofferto le malattie esantematiche. L'anno addietro (1905) ammalò di otite media purulenta sin., guarita -con residuo di notevole ipoacusia dallo s tesso lato. S'infettò di s ifilide nel luglio 1905; fece li5 iniezioni di sublimato corros ivo e di poi iniziò cura. di ioduro potassico, ..che continua t uttora Dagli ultimi giorni dello scorso gennaio ha ipoacusia pro.gressiva e rumori snbieteivi all'orecchio destro, vertigini leggere, senso di peso a


CASUISTIOA CLINICA

600.

tutta la metà destra del capo: come un senso di gonfiore alla guancia destra; dippiù non può chiuder~ completamente la corrispondente rima palpebrale. Esame obbiettivo:. il paziente è di buona costituzione t>rganica e nutrizione generale.; ha anemia di grado leggero ed ingorgo discreto del sistema ghiandolare. La piega naso- geniana destra è scomparsa; la rima boccale stil·ata verso sinistra, la. lingua è sporta dil'itta, nè presenta movimenti fìbrillari; la rima. palpebrale destra non può essere totalmente chiusa, sotto l'azione della volontà. Tonsille pala.tine ipertrofìche, sporgenti dagli archi palatini; velopendolo normalmente mobile, ugola non deviata, rinofaringe normale. Rinitf. acuta muco-purulenta. :Membrana timpanica destra opacatn, retra.tta. Membrana timpanica. sinistra opacata con una perforAzione asciutta,. poco più che puntiforme nella zona di Sbrnpnell. An isocoria con dilatazione maggioredella. pupilla destra. Le pupille reagiscono alla luce ed a.IJ'ac<X>modazione. Nista.gmo· rota torio provocato. nello s guardo in abduzione verso sinistra. E same funzionale : Voce afona per~epita. a pochi centimetri dal padiglione da ambo i lat i. Orologio, per via a ereotimpanica, percepito solo a contatto dei padiglioni. Dal lato destro vi è diminuzione di percezione, di grado spiccato, sia. per i toni gravi che acuti; dal sinistro diminuzione forte per i toni acuti, ed abolizione per i gt·avi: Do., Do. 'Weber non late rizzato; Schwabach molto accorciato. Rione negativo a destra, 6clatant ne· gativo a sinistra. Ei.telberg negativo dai due lati. 4. -

Go~ntOZlONE LABIRJNTJCA DA ·rnAu~rA.

!° Caso. 25. aprile 1902. Tenente R. A. d'anni 28, del 04° Fanteria. Il 12 marzo1902 cadde da cavallo battendo dell'occipite, con consecutivi sinlomi di commozione,

cerebrale. Più tardi si constatò anosmia ed ipogeusia.. L'assa fetida., il timo lo, Ja.. canfora, l'essenza di menta, il pepe non dsvegliarono la menoma sensazione odor osa. L'esame del gus to fu negativo s ulla punta della lingua e sul palato coll'acido c lo.. rid.r ico diluito, col chinino, col sale, collo zucchero, in sostanza ed in solu:>;ione; fu positivo sui lati della lingua. col sale e <X>ll' acido. Esame obb. auricola1·e: a. dest1·a esiti di otite media purulenta; a s inistra, ol tre ad un eczema intercorrente del padiglione e del coud. ud., un arrossamento ti mpnnico, limiLato alla regiO'De· di Shrapnell ed al plesso malleolare. L'esame f'nnzionale dell'auditus: r iveln. esiti di commozione labirintica. bilaterale, perchè mentre per la parola l'udito è buono da ambo i lati, all'esame coi diapason si ha una. diminuzione bilaterale di percezione · per gli acuti, oltre ad un notevole abbassamento del limite superiore di percepibilità per essi. (Fischietto di Galton-Edelmann). 2° Caso. 8 marzo 1903. Appunt11to P. N ., d i anni -23, del So Cavalleria . Il 23 febbraio 1903 egli cadeva da cavallo, battendo in terra col lato destro del capo e rima-

nendo poi privo di coscienza per circa 45', con simultanea ed abbondante otorragia e leggera rinorragia. Al s uo ingresso all'ospedale, il P . era fortemente stordi to, aveva. il polso raro, piccolo, aritmico, miosi spicca ta ed a ccusava dolori specie a lla metà destra del capo ed al braccio omonimo per contusione ad esso riportata. 13. marzo 1903. Esame obbiettivo auricolare: Ali 'orecchio destro n essuna secrezione di qualsiasi natura. L a membrana timpanica des tra, oltre ad una perforazione nel quadrante postero-inferior e, presenta varie eh in.zze emorrag ich e sparse ed un'iniezione vasale lungo il manico del martello o nella membrana di Sh rapnell. Esame funzi onale: a destra voce afona percepita a 5 ceutimotri (sasso, fu mo), orologio non percepito nè per v ia aereotimpanica, nè per via. osteotimpanica. "\Vebet· lateralizzato all'orecchio s inistro (sano), Scbwabach non prol ungato; dal lato destro diminuzione di percezione dei toni gravi ed acuti (diapason). Orient azioni statica e dinamica assai d is turbate. Lieve nistagmo provocato nello sguardo in abduzione.


GOG

CASUI STICA CLI:s'J CA

Nei cn~ i nostri s i è trattato di trauma dirett-O ciel labirinto attraverso le ossa craniche. I"el secondo caso poi la membrana timpanica si è perforata nel quadz·ante postero-inferiore, luog o di elezione per la sua rottura t rauma tica (Politzer); dippiù la i poacusia notevole. la diminuzione di per cezione dei toni acuti e gravi. la non percezione dell'orolo~;io per via aerea ed ossea dimostran o che sono stati offesi l 'o· racchio medio e l'interno: questo assai pill, co•ne dimostz·ano i disturbi della orien· t azione statica e dinamica. In ambo i cas i si può escludere la frattura della r occa petrosa e del iegmen timpa11i, per la mancanza di del'lu,;so di liquido cefalorachideo o di perilinfa labirinticA. dal cond. ud. esterno. L a otorra.gia, nel secondo caso, si può spiegare con stnti iperemici od emorragie della porzione ossea del condotto e della membrana ti m panica, stra.vasi sanguigni timpan ici «che vengono riassorbiti molto difficilmen te e sono ancora dimostrabili dopo molti mesi,. (Rhese. Zeitsch. f. Oh1·enh, LII. B d., pag. B2tl). La lieve rinorragia si può spiegare colla rottura di qun.lche vaso della pituitaria, od anche s i può rife rire a s angue, proveniente dalla cass:.. tim· panica e da quest'ulti ma fuoriuscita per la tu ba ùi Ez.;stach io. Nelle commozioni labirintiche tr11.urna tiche le modiHcazioni della facoltà uditiva variano da una leggera ipoacusia acl una. sordi ti~ completa o quasi; od ancora per emorragie la1)irintiche circoscritte si ha l'abolita percezione dei toni musicali cor· rispondt>T:ti a determinate ottave, come ad esempio in due casi d i Gradenigo, nei quali « la lesione uditiva em ri feribile solo agli elemen t i di percezione corrispond entt alla 4• e 5" ottant-& (loc. ci t., pag. 861). T alora l'irri tazione del labirinto acu· stico si manifesta con ipernc11sia, r umori subbiettivi, ecc. Altre volte, come nel secondo dei casi surriferiti, la partecipazione a l processo del labirinto non acustico si manifesta con d isturbi notevoli dell'equilibrio e dell'andatum. Ed ancora, ben soventi, si ha il quadro della sindrome di Ménière (sordità, vomito, vertigine), che dura più o meno a l ungo. Secondo le ultime ricerche, le lesioni anatomo-p9.tologiche s:uebbero alquanto differenti nei casi di sordità. o forte ipoacusia traumatica, e nei casi in cui l 'audifus sia poco leso. Nei primi s i tratterebbe di processi degenerativi del n ervo acustico, specie nel territorio del ganglio spirale; nei secondi, laddove anc he la capsula ]ahi· rintica siA. intatta, di stravasi sanguigni nel territorio d elle mac ule e nei canalicoli ossei ch e dan no passaggio ai ramuscoli del n ervo vestibolare, alle macule ed alle cr este acustiche e dippoi nella map:giornnzn. dei casi, stravasi snnguigni nel tronco dell'ncustico e nella rampa. timpa.oicn tBarnick). Lo spazio endolinfatico, quando si tratti di sola commozione- ed a capsula labirintica. intatta. - non pre· senta alcun stra vaso san guigno. 5 . - ESITI DI !JT!Tt~ )!EDIA l'UilULlo:XTA D ESTRA- E:llOilllAGlA TJ:\fi>A:s"ICA DESTRA E SOilDIT A (TR~IPOilANEA) DA DETO NA ZIONE.

G luglio l OOG. Soldato ::ILG., d'anni 23, dol3° Genio. Non rammenta d i avere sofferto otopatie. La sora del 24. \'I. lBOI..i, assistendo ad una festa di fuoc hi d'ar t ifizio, una bomba eli questi st·oppiò io vicinanza del s uo orecr.h io destro, ferendolo alla. regione rnastoidea ed alla co~;cia omonima. Tosto risenti dolori di ll"usi al capo, sordità e con· comi tanti ronzi i dall'orecchio destro. Questi fe nomeni si attenuarono nei giorni successivi, puz· non scomparendo del tutto. Esame obbiettivo ::piccola abrasione cutnnen, quasi cicatrizzata, del tliRtnetro di 3-5 millimet•·i, sulla, mastoide destra. A ll'otoscopia, il cond. nel. c. de,;tro è tortuoso e stretto si da non lasciare vedere il quadrante nntcro·inferiore del t impano, per la cui atrofìa sui quadranti posteriori si


CASUJSTICA CLI~ICA

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scorge l'incudine e la brancA. posteriore deliA. s taffa : dippiu vi è iniezione vasale lungo il manico del martello ed una chiazza emorragica all'ambo, chiazza trasveJ·sale, del diametro m n.ssimo di 3 millimet ri. E.<ame funzionale : orecchio destro : voce afona = metri 8 (novantasei), metri 7 (sessantatre), metri 4 (fwno, te1Ta, ovo), orologio per via aereotimpRnica ~u;,0 del normale, orologio p er via osseo-timpanica percepito. Weber lateralizzato all'orecchio destro (ammalato), Schwab1lch n ormale. L'udito per i diapason gravi è diminuito, normale p er g li acu ti, Orientazione statica disturbata: la stazione eretta è diffi cile, ad occhi chiusi, sull'uno o, sull'altro piede. Orientazione dinamica normale. Nis tagrno orizzontale provocato n ello sguardo in .abduzione verso i due lati. Senza dubbio la lesione u ditiva, se pure passeggera, a'•utasi nel suddetto caso, è da identifica rsi a quella prodotta dalla detonazione delle armi e d:tlle bocche da fuoco. Mn. poichè su questo argomen to il prof. Ostino bR ampiamente scritto in altra memoria (G.jornale medico del R. esercito, 1UOJ,, p. !3-t:1), ci limitiamo a fare le volute cons iderazioni, basandoci s u t a le memo ria. Quale causa predisponente della lesione uditiva ha agito la sot t igliezza della membrana timpo,nica pet· il pregresso processo suppurativo - non r a tnmentato dal paziente, ma p eraltro i nùubbiamente preesistito - qual t'ausa determi nan te lo scoppio delb. bomba presso l'orenchio, scoppio che ha agito non tanto per la compres~ione dell'aria, quanto p er le improvvise e rapide vibrazioni sonore, dn.llo scoppio m edesimo prodotte . Non ò compr.rsa vertigine, che, del resto« compare di rado nella fenomenologi~t immediata degli effetti da detonazione» \Ostino). r"noltre l'effetto d eli n. ipereccitazione sonora non sl il localizzata all'organo ud itivo, ma. per la contemporanea diretta eccitazione dei nuclei centrali del.l'acnstico, ha pr odotto una propagA.zione di azione al trigemino, e quindi i forti dolori di capo, accusati dal paziente. 6. -

ÙTlTE INTF.RXA B[L.\TRRALE DA ){Ar.AIHA.

12 gennaio 1903. Caporale R. N., d'anni 23, del3° Cav. Ne!<sun otopatico in famiglia. Non ha sofferto di sifilide o di altre malattie d' importanz~t, prima della sua venuta alle arm i. Nell'agosto 1902, durapte il decorso di un'infezione malarica, cominciò ad avvertire diminuzione progressiva d'udito, specie dal lato destro. In tale occasione prese molto chinino. Es . oòb. : le membrane timpaniche sono normali; normali sono il r e perto laringoscopico ed il rinoscopico antet·iore. Rinosc. post.: tonsilla faringea. mediocremente sviluppata. Palpabili poche ghiandole cervicali, pi:}cole. Dolenzia alla. palpazione della r egione splenica; non tumore di milza &pprezzabile. Es. funz.; a destra voce afona percepita solo a r i dosso d el padiglione, a sinistra a 2 metri. Orologio, per via aereotimpanica, percepito ad concham dal lato destro, dal sinistro = ;: del normale. Orologio per via. osteotimpanica appena apprezzabile dai due lati. Diminuzione bilaterale di p erce:r.ione per i toni acuti (diapason). W e ber laterali1.zato all'orecchio destro (peggi01·e). Campi uditivi: . _ 23 _ 50 _ 57 , _ Dl , _ 50 _ _ 50 l ) destro. Do- 1 , , Do , do , do , do , do3 100 100 100 100 100 100 do· = 22 , do~ = 31 ; 2) s inistro : Do - 1 -- 30 , Do - - 75 , d o -- 71 , do ' -- 100 , 100 100 100 100 100 100 t _ 71 d S! d , _ Sl d ~ _ fH O .· . . 3 do 100 ' o - 100 , o - l OO , o - JOO . uentaztonl statica e d inamica normali. Cam po vis ivo ed acute1.zn \"isiva normal i.


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CASUIS 'l'ICA OLTNIOA

Le complicazioni auricolari della. malaria colpiscono quasi esclusivamente it labirinto ed il nervo acustico, di rado l'orecchio medio. Nei paesi ove la malaria è endemica, tali complicazioni possono manifestarsi sia dipendentemente ed in. connessione agli accessi febbrili, sia a nche in mancanza di questi ultimi, costituendo così una vera forma larvata della malaria medesima. Nella rapida trattazione di quest'argomento, s pecie dell'otite interna da malaria, ci serviremo d ellapregevole memoria del prof. F errari c Sulle lesioni dell'orecchio da malaria » (Arcltivio italiano di otologia, VIII, pp. 186 e 290). Weber-Liel distingue un processo infiammatorio (otite intermittente) ed uno non infiammatorio (otalgia intermittente), in entrambi i casi sarebbe interessata. la terza branca del t rigemino, l'otalgia essendo una nevralgia malarica, pura e semplice, mentre la otite sarebbe da considerarsi come una flogosi, prodotto di. nevros i trofica vaso-motoria. Quindi l'influenzi\ irritante del «veleno,. malarico s i es trinsecherebbe ora con un dolore parossistico, ora con un' ~niezione dei vasi sanguigni timpanici ed una consecutiva raccolta d i secreto siero-mucoso nella cassa. Secondo Feneri, l'otite media suppurativa non è diretta conseguenza della malaria, ma bensì l'espress ione di una infezione, propRgatasi a ll'orecchio medio per la tromba di Eustachio, dovuta a microrganismi della rinofaringe, esaltati nella. loro virulen?.a dal decorso della malaria. Egli bens ì ammette l'otalgia intermittente, l' iperemia dell'orecchio medio, le lesioni del labirinto, dell'acus tico, de' suoi.. nuclei. l sintomi della labi rintite malarica. sono : la sord ità - talora intermittellte e talvolta unico s intomo a uricolare della malattia, in paesi di infezione palustre endemica (GE~llé) -, il tinnitus auriwn (Frauk), la vertigine ed i dis t urbi. di locomozione (Cornet). Le lesioni anatomopatologiche dell'orecchio interno (labirinto, nervo acustico) e dei nuclei dell'VIU paio sono emorragie, anche minime, ma multiple. Per le embolie da plnsmodi entro le strettissime tuterie dell'encefalo, si spiega. il ralle ntamento della circolazione capillat·e, le alterazioni delle pareti vasali e quindi la. fac ilità delle emorragie (Marchiafa.va e Bignami) - e morragie che si possono pure produrre nel labirinto e ne lf'acustico - od anche la semplice congestione passegg iera localizzata nell'acu!jtico dà a lterazioni degenerative neniticbe di questo s tesso nervo. Può essere diffici le la diagnosi della lnbirintite malarica e la s ua differenziazione dalla s iu tomatologia auricolare per intossica zione chininica, tal volta susseguente alla cu ra della stessn malaria. Del resto s pel'imenta.lmente F errari produsse, in gntti giovan i, colle iniezioni di chinino, l abirintite e neurite acustica. emorragiche e \Vittmaak, nelle oovie, sordità rilevante, !'piegata all'autopsia con n eurite degene rativa dell'acus tico, neurite iniziat11.si nel gangl io spirale e spiutasi. talora nei ramuscoli ne rvos i !'ino a liv<>llo del cribro spiroide de lln base della chiocciola. ì\'i ttmaak uon r iscon t rò lesioni dell'organo d i Corti. H otz ritiene cho s i debba far diagnosi di lesione a uricola re rnalarica: l ) quando. l'infermo provenga da uu paese palustre ; 2) qunndo la lesione organica auricol a re s ia in<.uHiciente a s piegare i fenomeni nervos i: o) quando essa sia intollerante della cura loc:d e ord inaria; 4 ) qunndo si ottenga In g uarig ione colla cura cb ininica. Politzer si g iova, per In. ding nosi, dell11. prcse11za del tumore splenico. A ditl'e rom iare i dis turui utlitivi malarici da quelli dovuti al ch inino, s i osservi cheben sovente i p1·i mi compa iono prima de ll' uso del farmaco, la cui continua ~;;om­ miois tra zione produce il loro miglioramento e scotn)Jltrsa, e non H loro agg ravamento.


OASOISTIC.-\ OLINICA

7. -

G09

LAD!IUN1'1TE DA ORECCII10NJ.

1° Caso. 24 d icembr e 1906. Soldato P . S., d'anni 21. del 19• Artiglieria. A 10 a nni sofFri di parotite, con consecutiva sordità. Esame obb.: retrazione timpanica bilaterale. Esa>1~e funz.: voce afona percepita, a destra, a centime tri 50; voce parlata ed afona, orologio per via aerea ed osteotimpanica non affatto percepiti a sinistra. Schwabach = O (!). Nessun diapason della s erie Gradenigo è ndito a sinistra. 3 6 "8 !H H Cnmpo uditivo destro: Do- 1 = , Do = , do = - , do' - Tt>O , do~ = , 100 100 1 00 100

12 d l - 45 d $ - 15 d ol -- - 100 ' o - 100' o - 100 . Notevole abbassamento, dall'orecchio destro, del limite s uperiore di percezione dei toni acuti. Disturbi delle orieutazioni statica e dinamica. Nistagmo orizzontale provocato nello sguardo in abduzione. 2° Caso. 20 maggio 1907. Soldato :\L N., d'anni 22, del 27" Fanteria. Due fratelli morti in tenera. c tÌI., di malattia ignota. Il paziente, calderaio di profess ione non è bevitore nè fumatore. Da quattro giorni, in seguito a corizza acuta e qualche movi· mento di temperatnra febbrile, ha dolori e sordità quas i totale all'orecchio destro. Esame somatico: ghiandole inguinali sin .• epitroclea ri, in~rossate; mancano esiti di cheratite iuterstiziale e «denti di Hntchinson :.. Es. obb.: Membrane timpanich e re tratte; la destra è biancastra. Catarro nasale. I pertrofiadel turbinato medio d estro. Non aden oidi. Tumefazione della regione interaritenoidea. Le tube di Eus tachio sono pervie al cateterismo, le membrane mobili al Siegle. Esame funz.: a destra voce afona non percepita., voce parlata a 10 centimetri (sasso, uot"o, urw, b·ent.1 ); a d estra voce afona percepita a 4 met1·i (osso), 3 metri (1wvo). Orologio per via aereoti m panica ed osseo timpanico non percepito da du o lati. Diapa~ol_l gravi pochis · s imo p ercepiti a destra, poco a sinistra. Eit elberg negativo da ambo i lati. Orientazione statica normale. Orieutazione dinamica dis turbata : ad occhi chiusi deviazione della linea di marcia verso sinis tra. Lieve nis tllgmo orizzontale provocato n e llo sguardo in abduzione v erso destra. 25 m aggio 1907. Mari t'estasi, con esacerba;dono dei dolori, moderata tumefa7.ione della r egione parotidea destra. R e perto otoscopico immutato. Ness una lesione al cuoio capelluto. :Non os taDte le opportune cure, sordità d. immut ata.

La l abirintite da orecchioni s i manifes ta di solito nel 3• o 4.0 g iorno di malattia, in modo rapido, quas i repentino, con dimiuuziono d'udito, as~ociata talvolta a r o nzii, ed altri sintomi della sindrome di Mèniére tvertigini, vomito, andatum barcollante), diminuzione d'udito che può giungere alla sorditi• completa, e c he n onos tante t utte le cure penuane quas i s empre immutata, mentrechè la vertigi ne ed i rumori subbiettivi per lo più rcgr ediscono spont11nenmente. Colpisce di JHOf ere nza i bambini e gli individui g iovan i, è più spesso unilaterale. Talvolta l a tu mefaz ion~ parotidoa è appena accenna ta, o può aucLe mancare, come in un caso di G r adenigo : di un bambino d i 4 anni e mezzo. i l cui fratellino era ammala to di parotite tipica, mentrechè eg li stesso non ebbe che orchite, ma lnbirintite bi· h \c rale. Tuttavia, In sordità da orecchioni n on de,·e esser tanto rara, che gii1 nel 39 -

Gior11ale dt medicina ml!ilare -

Fase. VIli.


610

OASUISTIOA OLI NIOA

1SV:2 Gradenigo ne contava. 38 casi. E Chapellier parla di una costante ipoacusia transitoria nel decorso della pa.rotite. È duplice la patogenesi della labirintite da parotite, contradistinta ana.tomo· patologiramente da un'infiammazione s ierosa od emorragica del labirinto od anche del nervo acusticos L'infezione giunge all'orecchio interno: l J per la via sanguigna (labirinti t., pura); 2) da) l'orecchio medio; a) per l'influenza della concomitante angina (Chn.pellier); b) per la propagazione della infiammazione paro ti dea alla cassi\ del timpano, attraverso le incisure di Santorini del condotto uditivo interno (Roosa), o attraverso la scissura di Glaser (Gruber).

8. -

ESITI DI OTlTE M"J;!DIA PUIWI,EXTA illLATERALE.

~(A')'I"OlDALGlA DKSTitA lSTEIUCA.

23 maggio HJOG. Tenente C. V., d'a.nni 33, del 27° Fanteria. Gentilizio puro. Sino a 25 anni non ebbe malattie dl.'gne di nota. Da allora sofhl ripetutamente di febbri infettive e consecutivo catarro gastro-intestinale; dippoi ebbe otite secretiva destra e nello scorso inverno influenza. A q nesta seguirono nevralgie multiple, inoltre ipoac:u;;ia, sussurri, ronz:ii n.d ambo Je orecchie e vertigini. Bs. obb.: membrane ti m paniche retrl\tte ed opaca te. Naso, faringe, laringe normali. Bs. funz. : dai due lati considerevole diminuzione d'udito pet· le parole a tonalità bassa ed alta e per l'orologio per via nereotimpanicn. Orologio per via osteotimpanica percepito. l giugno 1906. A.lcune sedute eli cat~teri smo migliorano l'udito, Mn cosl i t•umo:ri subbiettivi, a cui si associano dolori all'n.pofisi mastoidea destra e lungo il fascio nerveo- vascolare omonimo· Obbiettivamente nulla di speciale. All'esame del senso tattile e dolorifico si ha un ritardo del l::~. percezione nella metà sinistra del corpo mentre si ha unn. spiccata iperestesia. della. metil destra. l riflessi rotulei, ct·emasterici, addominali sono quasi aboliti. I campi visivi presentano queste particola· ri tà: Nel destro i colori bianco, ros~o, az~.urro si sovrappongono, inoltre il campo del v erde è ristrettissimo, non oltrepassando i lQ<>. Nel sinistro vi è inversione dei colori (tenente medico Santnmaria). Si prescrivono le ctoccie sul capo e sulla regione mastoidea: la mastoidalgia scompare come per incanto. Quando il medico si trovi in presenza di un ammalato, il quale s i lamenti di vi vi dolori alla regione mastoidea, e q uandò manchino sintomi di infiammazione, egli dovrà s empre pensare ad una manifestazione isterica. L'esame del paziente, diretto in questo senso, farà evitare soventi un deplorevole errore di diagnosi ed un intervento inutile su di una regione anatomicamente sana. Secondo Voi's tale mastoid!\lgia - come del resto altre manifestazioni auricolari dell'isterismo - può esf'ere provocata da traumi sulla regione m!\stoiden. mcdesim:~ . o su altre parti del corpo (per caduta), da forti impressioni morali. Spcs:;o si accompagna ad anestesia cutanea della metà omonima del corpo, come iu uu caso d i Sotis. La iperestes ia cutanea «in nna serie di casi, non s i limita all'antro o alla punta, come n ella mastoidite, ma si estende per tutta l'apofisi, si spinge talora sino alla mammeii:L e sulla linea mediana del collo ed indietro raggiunge la linea mediana della n uca » (Ostino, Giomale medico del R. esercito, 1906, p. 446). Per Gellé un carattere degno di nota e la. superficialità del dolore e la sua intensità


OASUISTICA CLINICA

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sempre maggiore nelle forme isteriche che in quelle con reale substrato intiammatorio. Nel nostro caso, sebbene il paziente avesse esiti di otite media pnrulenta, anche -dall'orecchio destro, non crediamo tuttavia che la mastoidalgia omonima sia da mettersi in diretta relazione con essi esiti, benché sia riconosciuto che i sintomi auricolari dell'isterismo hanno quasi sempre come snbstrato lesioni organiche dell'orecchio. Infatti l'anamnesi è totalme11te negativa sulla ipotetica presenza di mastoidite nel decorso della. preesistita otite media. dippiù all'esame obbiettivo le due mastoidi sono perfettamente normali ed identiche l'un l'altra. nella loro conformazione esterna ed isterici erano i cnratteri della. nevralgia ed il campo vi!'ivo ; finalmente l'esperimento curattvo (doccia verticale) fece scomparire totalmente il sintomo dolore. Più su si è detto che la giusta diagnosi di mastoidrdgia isterica eviterà talora un'operazione sulla. mttstoide sana, però allorquando la suggestione, la cura dell'affezione nervosa primaria non avranno alcun effetto, purtroppo non rinmrrà. che fa1·e l a trapanazione della mastoide, come nella sua comune infiammnzion&, per lo meno si dovrà. praticare l'incisione della cute della regione, nella na1·cosi (Lin~eberg, Liaras e Bouyer, Gradenigo, Miiller). Invece Voss opina senz'altro che in ogni caso di mastoidalgia isterica la trapanazione sia assolutamente controindicata! 9.- RtSll'OLA FACCIAI,E RECIDIVASTE PER RINITE SECCA ANTERIORE. Non è nostra intenzione di portare i soliti vasi a Samo, venendo ad affermare l'origine nasale della risipola. Ma è per i-nsistere sopra un punto importante di pratica, che riportiamo come specimen la seguente storia: 4 aprile 1901:. Soldato R. A. d'anni 22, del W>Artiglieria. Anamnesi familiare e personale remota negative. Dopo l'arrnolamento sothi una volta di malaria e ben -quattro volte di risipola facciale. Si constata ora l'inizio di una quinta recidiva, chè la metà sinistra del naso e della parte più interna della guaucia corrispon~ente sono arrossate e tumefatte, al pari d ella palpebra inferiore omonima: il solco naso-geniano è scomparso. La narice sinistra, e più special mente il ?·ecess7tS apicis nasi, è occupata da piccole ragadi e da croste ematiche. La rinoscopia anteriore non rivela nulla eli patologico nell'interno -iella fossa nasale. Subbiettivamente oltre al senso di tensione della guancia, l'nmmalato prova come un senso di secche7.za e prurito alla narice s inis tra. Adatta cura, espletata giornalmente per circa tre settimane, oltre a. produrre la regressione dei primi sintomi delta risipola facciale, ha portata la guarigione completa della rinite secca anteriore. Il quadro clinico che abitualmen te ri!'contrano i rinologi è il seguente : L'ammalato ricorre al medico per un arrossamento limitato alla punta del naso ed un senso di puntura, di tensione nella. stessa r egione. La rinosco pia anteriore eseguita coi comuni metodi trova un n aso perfettament(3 normale, salvo un po' di muco raggrumato sulla testa del turbinato inferiore o medio o sul la parte infet·iore d el setto. E~;! i è che la les ione, per lo più una piccola ulcerazione od un foruncoletto, si localizza nel recesstts apicis nasi, punto accessibile alla vista per me1.zo dl"l11\ rinoscopia media od esterna, cioè guardando su uno specchio lnringoscopico applicato al davanti dell'orifizio nariuale e s u cui si riflette con allro SJlecchio collettore la luce di una lampada.


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OASvlSTlCA CLl~lCA

Una buona medicatura. eseguita a tempo fa scomparire in 24-48 ore ogni feno· meno morboso; lasciata invece a sè, la ris ipola si estende alle guancia, alle palpebre, ma n on ha ca rattere molto invadente, restando per lo piò limitata ad una metà della faccia. La medicatura che noi applichiamo con ottimo risultato cons is te : 1°) nel dist.acco delle croste per mezzo di tamponi bagnati in acqua tiepida; 2") a pposizione, nel recesso del naso, di un tampone di cotone o di gar za bagnata nel sublimato corrosivo a ll'l p . 1000, che viene lasciato in sito per circa un quarto d'ora; 3°1 applicazione biquotidiana s u tutta la superficie dell'aditus d elle narici di pomata al precipita to bianco al lO p. 100, specie nel recesso apicis nasi. L a cura deve es,;ere continuata per uua settimana dopo la guarigione della risipola.

10. -

EPISTAS!<I.

I casi curati di epistassi furono 28, dei quali 21> in militari, e 8 in borghesi. Cons iderando solo i primi per rispetto alla stagione in cui s i sono prodotti, lì abbiamo riscontrati : in g ennaio O, in febbraio l, in marzo 8, in aprile 2. in maggio 5, in giugno 5, in luglio l, in agosto O, in settembre O, in ot-tobre 2, in n ovembre 2 ed in d;cembre 4. In 15 è indicata l'ubicazione del punto sanguinante, e cioè nel lorus Valsalme in 12, in al t ro punto del se tto in l, nel vestibolo nasale in 1, sull'estremità anterior e à e\ turbinato inferiore in l. In un sedicesimo caso, più che di epistassi. si trattava di fario gonagia, poichè il sangue proveniva dalla filnas ale. 11.- A:-10S111A ED li'OGEUS IA DA 'l'RAUll.-1. DEL CAI'Q. Il pa;den tc il quale hA. presentato ques ti disturbi è il primo dei due, dei quali sono ri ferite le storie cliniche, a propo~ ito della « Commozione lnbirintica da trauma ». Rimandiamo quindi il lettore ad essa storia, !imitandoci a fare le conside ra~ioni ~<ul meccanismo dell'anos m ia da trauma sul capo. L'a nos m ia o l' ipoos rnia da trauma sul cranio non si osserva frequentemen te. :\elle frntt ure c1·aniche Ziem ritiene cl1e si abbiano disturbi dell'odorato n el più <lel 5 p. 100, come vorrebbe Ki.iuig. Il meccnnesimo si riferisce di solìto a frntturn. delle ossa dE'Ila ba~e. colla le~ ione di continuità dei nervi e dei bulbi olfatti vi. La fra t t ura è dir•'tlfl. se il trauma ha co lpita la t·egione anteriore d el cranio (come nel caso di H nhn), od indi1·etta - -e qu esto si ha nel p iù grau numero di ca si - quando son o state colpite le r eg ioni occipitale, parietale e t emporale: fratt ure indir e tte della base d el cranio, che pos~o no colle lo ro fes sure lede re , oltre gli olt"at tivi, anche gli altri ne n· i di sen.:.o : ottici ed acu~ tici tcome n el caso di Ca1·bone). Ed a n che iud ipendente mente da fratlure, Carbone ritiene che s ia piuttosto da atteners i nl1' ipot esi di B e rg mann, i l quale «amme tte che n el momento d el trnuma per contracolpo si npm la fess ura olfat ti va, che , per la sua elasticità, riprende il suo pos to primitivo, s i richiude cd iu que~to mo(lo i n et·vi olfat tivi vor r ebùero dapprima. d ih\cernti, po i con tus i. com pressi, s trozzati, t agliati di n etto in corris pondenza de i fori de lla lamin a c ri brosa » (Gaz z. cliniche, 1905, p. 3!1) od auro ra che po!<sa succedere u no smin uzzamento del la clelicn ta lamina cribrosa con son-a pposizione de i fra mmeut.i o scldacciame nti e comprc!>sio ne delle fibre olfatti ve. Noquet r itiene che in un certo nu mero di ca-si di fratt ura della bn.;;e d el m·anio, con s uccessiva anosmin, si t ra tti solo d i emorra~ia. attorno a i J1 et"Yi olfat ti \"l od in essi, come opiua. Broecha er t cl1e sia av venuto in un s uo cn~o con temporan ea anosmia.


CASUlSTICA CLINICA

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Secondo le teorie di A.ran, Trélat, Féli~et, la lesione della lamina cribrosa dell'etmoide si può avere per trauma sulla regione f rontale o sulla regione occipitale, chè in quest'ultimo caso, a trauma considerevole, si può produrre una linea di frattura che percorra la fossa cerebellare, i piani med io ed antl.eriore della base del cranio, segttendo la sutura petrobas ilare, la sella turcica, la lamina cribrosa dell'etmoide (frattura sagittale paramediana della base del cranio di Quénue Tesson). Però ancorchè in linea generale non sia più ammessa l'antica teoria di Sancerotte e Sabourand, i quali spiegavano la frattura indiretta del cranio- da essi paragonato ad uno sferoide- per l'uniforme propagazione a tutti i punti di questo sferoide delle vibrazioni prodotte, con consecutiva frattura delle. parti ossee meno resistenti; resta a vedersi ~;e nel caso s pec iale di anosm·ia da trauma sull'occipite non si possa produrre per contracolpo esclusivamente la fratttna delln volta orbitaria, di quella superficie, cioè, la meno resistente della base cranica, senza altre lesioni di continuo delle altre superficie ossee. Nel nostro caso, dunque, due ipotes i possono essere poste, onde spiegare l'anos mia; o quella appoggiata sulla teoria di Sancerotte e Sabourand, o quella di Bergmann, cond ivisa da Carbone. Riesce invece assai difficile lo spiegare i disturbi del gusto nel caso speciale. Piuttosto è a domandarsi se essi non preesistessero al traumR. per lesione della corda del timpano destra, per l'omonima prcgressa otite media purulenta. 12. -

ASCESSO DELLA PAROTIDE.

Jo Caso. 21 gennaio 1901. Soldato C. G. d'anni 21, del 33° Fanteria. Il padre ha sofferto di affezione aut·icolare, da cui residuò ipoacusia bilaterale notevole. Il paziente ebbe, a 7 anni, la scarlattina, decorsa apparentemente senza complicazioni e, a 13 anni, polmonite. D'allora in poi ha spesso sotft~rto, specie ne i cambiamenti d i s tagione, tosse, corizza, dolori alla gola. R ussa di notte ed ba avuto enures i notturna sino ad 11 anni. Il 10 dicembre 1!:100, mentre egli era di sentinella, fu improvvisamente colto da forte dolore alla gola, all'orecchio sinistro ed al capo per cui ricoverò all'ospedale militare di Firenze, ove ebbe fuoriuscita di pus dall'orecchio medesimo. Dopo 5 giorni di degenza colà, gli si manifestò nella reg ione paro tidea s inistra una tumefazione, premendo la quale sgorgava pus dal condotto uditivo esterno. Esame obbiettivo : fa cies adenoidea caratteristica, condotto uditi;o esterno 'Pieno di pus. A circa un centimetro dal meato si nota un tumore di colo rito roseo, che collo specil!o cede facilmente alla pressione e che si riconosce prendere attacco alla parete inferiore del condotto lasciando libera la parete superiore. Tons illa faringea, di consistenza pastosa, c he riempie tutta larino faringe.

Diagnosi : O ti te media purulenta subacuta s inistra, ascesso della parotide, carie "' polipo del condotto, vegetazioni adenoidi. 2° Caso. Gfe bbraio 1904. 1\faggiore X. Uno zio pateruo mori di cancro della lingua. Nel Hl~2 il paziente contrasse due ulceri, di natura dubbia; non fece mai cure .specifìr.he. E bevitore moderato, ma fumatore sfrenato. È di costituzione e nutrizione gene rale mediocri. Da un anno ha tumefazione della regione parotidea sinistra, la cui cute, non arrossata, è alqunnto tesa; la palpazione non è dolorosa. S ia col massaggio della regione, sia facendo aprire la bocca al paziente e stirando un po' in avanti la guancia si vede ·1scire dal dotto di Stenone la saliva, con cons ecuti ..-o afHosciamento della tum~fazione, che ricompare dopo alcune ore. La re-


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CASUISTJOA CLINI CA

gione parotitlea destra è apparcntemen.te normale. Si palpano piccoli ganglii nelle due regioni cervicali laterali. 11 cateterismo del dotto di Stenone sinistro si fa bene: la sal iva apparisce quasi limpida., con qualche fiocchetto di muco. Da culture in agar, brodo e gelatina si isola lo streptococco couglomerat.o; alla prova biologica, due conigli iniettati con tali liquidi culturali non muoiono; l'esame microscopico della saliva dimostra corpuscoli di pus (tenente medico Rizzuti). L'esame chimico della saliva parotidea dà. una reazion~ debolmente acida, rodanato potassico in

quantità. normale, albumina in discreta quantità, traccia di acido nitroso. L'importanza del nostro primo caso sta nella sua estrema rarità : di fuoriuscita del pus dell'accesso parotidco nel condotto uditivo esterno. Politzer riferisce il caso di un uomo di 25 anni, nel cui condotto uditivo destro (porzione ossea della parete inferiore) eravi una fistola , da cui fuoriusciva della saliva della corrispondente parotide, specialmente nella mastica'lione. E Prota cita. un caso di parotite epidemico bilaterale suppurata con apertura nel condotto uditorio esterno. Null'altro in letteratura, almeno a nostra conoscenza. Pure rarissime sono le flogosi parotidee di natura appm ·en.Lemente primarie; quelle in cui non ha v vi la benchè m io ima affezione, generale o locale, rileva bile. Briquet cita un caso di parotite s uppurat.'l. in un neonato; Ewing un caso di parotite ricorrente, p11r 10 anni, in un ragazzo godente altrimenti ottima salute; Mer lo un caso d'infiammazione purulenta di tutte le glandole salivari; Carr un caso di pa.rotite primit iva suppurata, i n un uomo di 79 anni, gottoso, dopo uno sforzo non comtme, e con esito letale; Lavrnnd un ca!';o di ptuotite cronica su p· purata ed infine R emouchamps un caso di parotite cronica muco purulenta (pioscialorrea benigna della parotide) in un uomo di SG anni, il quale ne era affetto sino dall' infam:ia, sPnzachè la sua sa.Ju.te avesse per altro sofferto, ed il cui padre ne era stato pur egli ammalato. li nostro secondo caso si approssima a. quello di R omouchamps; certo si differenzia dalla ritenzione snlivare per calcoli, dalla parotidite canaucolare di Cnss aignac, che si manifesta con secrezioni "' ad accessi » e dalla parotidite canalicolare fibrinosa di Kussmaul, che s i manifesta colla periodica. espuls ione di tappi f:ìbrinosi e successivo scolo di saliva purulenta, diminuzione della. tumefazione parotidea, specialmente per ln. masticazione a l momento dei pasti. La patogenesi dei nostri casi è oscura. Verosimilmente s i tratta di un' infezione streptococcica, ascendente dalla bocca, lungo il dotto di Stenone. Nel secondo caso l'agente p~Ltogeno è stato soffoc>\to dalla res istenza dell'organismo - v irulenza. negativa sugli animali da esperimento - siccbè la sua. azione s i è esplicata con una maggiore attività. degli acini lJarotidei, con ipersecrezione di saliva, mista. a pochi g lobuli di pus. Il secondo paziente è stato rivisto negli anni successivi (1905, 1906). Benchè · nessun'altra cura fosse stata istituita, t ranne il massaggio metodico locale, la tumefazione della. rcgioue parotidea e la ipcrsecrezione snlivare sono scomparse. Lo stato generale è semj)re stato ottimo, uè localmente vi è mai s~ato il menomo · sintomo di reazione infiammatoria., con tendenza a suppurazione.

13. -

BALBUZIE El VEGETAZlONl ADENOlDl.

Riferiamo questo caso di concomitante balbuzie e ipertrofìa della. tonsilla. faringea per dimostrare l'i mportnnza. dell'esame rinoscopico nella valutazione medico·legale della balbuzie:


CASUISTICA CLINICA

G15

18 aprile 1901. Inscritto B. C. d'anni 20, del 54° Fanteria. Afi'erma di essere balbuziente dall'infanzia e di ris enti re, _parlando, un senso di costrizione alla gola. Obbiettivamente, d•uante la fonazione, si notano contrazioni cianiche del muscolo orbicolare delle labbra e dei muscoli facciali, che vi convergono, e specialmente nella pronuncia dell'r. Non è in caso di gridare «all'armi,., Il difetto diminuisce nel cnnto. L 'esame della bocca e della faringe rivela. un palato ogivale e l'ipertrolia delle tre tonsille.

Kafeman.n su 151 balbuzienti trovò il 46 p. 100 all'etti da vegetazioni adenoidi; Bra t negli scolari balbuzienti ne trovò il 45-50 p. 100 e Zwillinger il 28 p.lOO. Indipendentemente dalla presenza di vegt.tazioni adenoidi Gutzmann ha rilevato che, nei balbuzienti stenotici nasali, la balbuzie peggiorava per l'aumento del difetto Rasale, p. es. per sopravvenuto raffreddore e che non appena colla cocaina si ristabiliva la permeabilità del naso; la balbuzie si nttem1ava o scompariva; dippiu in alcune persone già. balbuzienti, egli potè riprodurre nuovamente il difetto, ostruendo il naso con tamponi di ovatta. Però il rapporto tra vegetazioni adenoidi e balbuzie non è un rapporto diretto di causa ad effetto: le adenoidi agiscono solo come causa predisponente (Winkler, Zwillinger). E difattì gli autori sono be11 lontani dall'accordarsi sulla patogenesi della balbuzie. Taluno ritiene questa come una neVl'osi spnstica di coordinazione, che s i manifesta spesso nella prima . infanzia in persone nevropatiche per eredità, in seguito ad emozioni improvvise. Ma non è meno clinicamente dimostrato cl1e la esportazione delle vegetazioni adenoidi ha spesso portata la guarigione della balbuzie, spccio quando l'operazione fu fatta prima dei 15 anni (Gavello, Arslan, Zwillinger, Grossard, Kafemann, Boisviel). 14. -

VEGETAZIONI ADENOlDI ED ENF1SEMA POL~ONARE.

4 dicembre 1905. Allievo ufficiale medico V. L, d'anni 26, delln. Scuola d'Applicazione di 8anità militare. Gentilizio puro. Non ha avu te le comuni malattie esantematiche. Riferisce che sino dall'infanzia ha sofferto di accessi asmatici, di lunga durata, specie di notte. Nove anni fa fu operato di turbinotomia inferiore destra e di es.portazione della tonsilla farjngea ipertrolica; con consecuti va dim inazione di frequenza e d'intensità dei suddetti acceasì. Ora questi, in seguito alle prime fatiche della vita militare, sono ricominciati in modo subcontinuo. La rinoscopia anteriore e posteriore rivelano le traccia degli nccenn::.ti atti operativi. Non v'è dilatazione del cuore; però evidente enfisema polmonarc. Riformato.

L'interesse di questo CllS<> sta. nelln coincidenza. ra.rissima. delle vegetazioni ndenoidi coll'enfisema pohnonare. Per quante ricerche noi abbiamo potuto fare in letteratura, non abbiamo trovato che il caso di Peano in un ragazzo di 4 anni e 7 mesi. Ed è tanto più curiosa questa rarità di coincidenza, quando si pensi che sperimentalmente colla chiusura completa ·del naso negli ammali (cani, conigli) gli autori sono riusciti a riprodurre l'enfisema (B1ùlara, Coustenu, Cervello, Rugani). Del res to Abram~ aveva trovato l'eDfisema dipendente da affezioni !llasali,


(ij(j

C.~ SUJSTlCA CLINICA

l\[arfan, Baginsky e \"irchow contestano tuttavia l'origine diretta nasale o nasofarin~en dell'enfisema, ne ammettono invece l'azione indiretta per l'asma prodotta d!lll'afl"czione nasale o faringea. Nel nostro caso pare che effettivamente la cosa si s ia cosi passata. 16. -

ICTUS LARIXGEO.

5 novembr11 1V03. Furiere maggiore S. S ., d'anni 29, del 33° Fanteria . TI padre è Yivente e sano La madre è soggetta ad a ccec:si netTosi; ,·erosimilmente isterici, m auifcstaiisi, pare, in seguito a malattia utet·ina. Una sorella soffre di oligoemia. Il paziente, da bambino, soffri di vertigini, di poca dmata. per le quali cadeva a terra. Non è sifìlitico, ma bevitore e fumatore smodernto. Sette anni addietr o, cominciò ad avYertire disturbi della. loque la, consistenti nell' impedimento della giu;,ta formazione delle parole: cosl, nd es : invece di dire « pane,. pronunciaYa « uape :.. Tali disturbi, che ogni volta duravano da. me7.z'ora a.d una mezzn giornata si presentarono dapprima a lunghi intervalli di tempo s ino a due anni e mezzo or sono, allorquando si fecero più frequenti. In que~to periodo di tempo, in cui tr11. l'altro riposava pochissimo per recarsi di notte a convegni amorosi, un ~io1no, mentre leggent., improvvisamente avve rtÌ un se n~o di costrizione alla gola, assoluta impossibilità di parlare e venne preso da vertigini, onde cadde a t enn, con perdita completa della coscienza. perdita della durata di cir·ca mezz'o ra . Tali accessi si ripete rono ad intervalli più o meno lunghi. Il paziente ne a\·verte la comparsa, per una sensazione di tntfit tura alla testa ed alla nuca; talora. evita il loro manil'estnrsi con movimenti del capo . Gli acce~si ins orgono di solito dopo l'abuso di bevande alcooliche, dopo stt·apazzi e lunghe espos izioni al sole. Da un anno il S S . ba senso d'irritazione alla i;Ola, emette molta sali,·n cogli sforzi di tosse. Negli ultimi t e mpi le ditHcoltà d ella pronunziA e rano più frequ enti UnA. cura di pennellnzioni di acido lattico, di glicerina iodica. come pure In sospensione del fumare, ed il bere moderato h anno prodotto un migliornmento, d imin uendo la du rat a di ogni singolo accesso. Attunlmente all'esam e obbietti,~o, le condizioni generali del pazien te sono abbastanza buone : la t ons illa linguale è rappresentata da ammassi di follicoli nelle fosse glosso epiglotticlte. Si presc ri ve una curn interna di bromuro potassi co, a dosi alte rnativamente crescenti e decrescenti ed una cura locale di pennellazioni \lelln faringe e del dorso della lingua con protnrgolo al 4 p. 100. / dns faryngis di Cartaz, «vertigine laringen » di Charcot, "'sin•:ope laringea,. di Annstrong, «sincope dn to5se » di Eichhor,-t, è nfl'czione relativamente rara ed il rui primo caso noto fu desc.ritto da Chnrcot. Nel 1897 Lermo)-ez e Boulay ne contavano appena una cinquan t ina di casi. A questi, percon·endo la letteratura, pos:::iamo a ggiunge rne altri 31 I casi pubblicati in Italia sono quelli di Bianc hi, ;,[assei, D'Aguauno, Grade nigo (3 ca s i), Sgobbo. È affezi one propria degli uomini (47 sui 50 raccolti r\a L ermoyez e Boulay) e dell'età. matura, dai 30 ai r.o anni, ma più specialmente ancora dai 40 ai 50. Grndenigo (Atti del V Coug. della Soc. i tal. di l aringologin, p 5o) descrive cosi la sindrome dell'accesso: «Un prurito d eJla. laringe provoca alcuni colpi di tosse ed il tnalato perde ad un tratto la. conoscenza in modo d<\ cadere in terra, se uon viene sostenuto; la perdita della coscienzn. dura u n tempo brc\'issimo, t a lora pe r alcuni secondi, » non si manifestano sintomi di spasmo glottidco ; si n ota invece una congestione rapida della faccia, seguita da in-


CASUfSTICA CLINICA

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tenso pallore_ Non raramente, durante la perdita di coscienza, si osservano dei veri movimenti convulsivi clonici di solito bilaterali e preferibilmente della faccia e -delle braccia: vere trepidazioni (Lermoyez e Boulay). Subito dopo il breve accesso, che talora assume la parvenza di una così detta ... assenza epilettica, • il paziente non osserva. alcun disturbo e c<>ntinua per lo più nelle sue occupazioni. La frequenza degli accessi è estremamente varia; men· ~re talvolta si ha un unico accesso; altre volte si hanno accessi ad intervalli brevissimi: 12-16 in una giornata ; al tra. volta ancora ad intervalli lunghissimi -di tempo: 15-20 anni. L'ictus si osserva in modo rudimentale anche nei soggetti normali, maggior· mente nei soggetti: A) con esagerata eccitabilità. della. mucosa delle prime vie aeree per fenomeni infiammatori acuti ed alterazioni catarrali croniche del naso, -della faringe, della laringe e dello. trachea: asma (Moncorgé, Gare! e Collet, Bartels, Burcbard), tosse asinina fA.vellis, Adler, Gleitzmann, Massei, D'Aguanno), -enfisema (Bédos), tubercolosi laringca (Sgobbo), tubercolosi polmonare (Mort) i 13) con alterazioni del sistema nervoso: epilessia (Gray, Bianch i, Schwarz), tabei C ) con alterazioni del sistema vascolare: arteriosclerosi (Schonfeld, Mort), mvgiua pect01·is (Hampeln), aneurisma dell'arco dell'~orta (Via!) i D ) con affezioni del ventricolo: catarro gastrico (Masuccil; E ) con manifestazioni artritiche: dia·bete, gotta, reumatismo, ecc.: F ) alcoolisti. È perb indubbio che in certi cas i la laringe è perfettamente normale, nè sono -dimostrabili cause predisponenti apprezzabili, nel qual caso si parla di « ictuil essenziale :1)1 a differenza dell'« ictus sintomatico», distinzione che Lermoyez e Boulay ritengono per altro di interesse affatto mediocre dal punto di vista St'· miologico, non permettendo i caratteri dell'accesso di stabilire di per sè soli se si ha a fare coll'una o coll'altra. varietà. Patogenesi : l ) Charcot paragonava la sindrome dell'ictus laringeo alla. vertigine auri-colare di Ménière, ma tale paragone non r egge perchè nell' ictus non si banno .nausee o vomiti. 2) Bianchi ha considerato l'ictus quale manifestazione epilettica, cosi pure Schwarz, Bart-els e London Ca1·ter Gmy, il qua le lo considera come una epilessia jacks oniana, limitata ai muscoli laringei e Schtinfeld, il quale ultimo autore ri. tiene che nell'ictus laringeo s i tratti verosimilmente di un accesso epilettico ad aurea laringea . Contro questa ipotesi di diretta relazione tra. epilessia ed ictus, -come di causa. ad effetto, Lermoyez e Boulay fanno notare che «il solletico dell' inizio avrebbe un'origine centrale e non periferica, l'irritazione del pneumo.gastrico si trasmetterebbe al bulbo e di là. ai centri moderatori e eccitomotori -delle protuberanze, dei peduncoli, e per le fibre emananti da questi ultimi, alla -corteccia cerebrale, origine dell'epilessia ... I malati colpiti dall'ictus sono di solito giunti all'età. media senza alcuna precedente manifestazione epilettica, le convulsioni delle membra mancano nella metà dei casi, la congestione precede di solito il pallore, al contrario di ciò che suc· -cede nell'epilessie., dippiù, un carattere dell'ictus è l'assenza dei d istinti fenomeni -di depressione e spossamento costanti dell'epilessia, anche larvata • · (T1·aité de pathol. gén . de BoucHARD. T. IV, p. 477). 3) Mac Bride spiega la sindrome dell'ictus colla teoria « circolatoria» cioè -con una iperemia passiva momentanea del cervello, causR.ta dalla tosse, dalla quale ipe remia ris ulta un offllscamento intellettuale passeggero.


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CASUISTICA CLINICA

4) Teorie ~ meccanico-riflesse ,., Garel e Collet, Schadewalt ritengono trattarsi di un'eccitazione del 11ervo laringeo superiore, che agisce s ui centri superiori sia per mezzo del cuore, eccitando il suo centro moderatore, eia agendo sul centro espiratorio, provocando così. scosse violanti di tosse che modificano contemporaneamente l& pressione int1·atoracica e la circolazione cerebrale. Gradenigo, basandosi sugli intimi rapporti del fascio respiratorio del ricorrente coi nervi cardiaci, rapporti dimostrati da Onodi, esprime l'ipotesi che l'eccitazione possa seguire la via dei ricorrenti e che cosi possa trasmetters i direttamente un'azione inibitrice sui nervi cardiaci, senza la partecipazione diretta dei centri bulbari. Nel nostro paziente, v'era evidentemente eredità nervosa. dal Jato della madre; dippiù la caratteristica dogli accessi era la lunga loro durata.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVlS'rA MEDICA F. KoRNFELD.- Collurla e ooli-toulemla. n. '22, 23 e 2·!, maggio e giugno 1908).

(Wiene-rmedizinische Wochenschri(t

Ril<3vando l'importanza a,;sunta in questi ultimi anni, tanto in urologia che iu patologia medica e ginecologia, dallo studio della batteriuria e nel senso stretto urologico co1iuria, sorto e svoltosi in poco più di lo anni, l'A. in base ai suoi re. centi lavori si propone di trattare sinteticamente del comportamento dell'urina in tale forma morbosa e del complesso sintomatico relativo. La pura batteriuria vescicale o colibatteriuria è contrassegnata dalla presenza di un'enorme quantità di b. coli nell'urina emessa di recente, la quale è sempre di reazione acida e, pur contenendo pochissimi leucociti, manca degli elementi figurati e dei principi chimici patologici che possano giustificare il sospetto di una affezione infiammatoria delle vie urinarie e dei reni. Ben difl'erenti sono invece quei casi di batteriuria dove nell'urina si rinvengono streptococchi, stafilococcbi isolatamente o assieme al b. coli più di rado al b. tifico, n _quello della. tubercolosi e ad alt1·i microorganismi; casi che rappresentano una transitoria eliminazione di germi i quali hanno esplicato la loro azione patogena. in organi o sistemi già affetti o che lo sono tuttavia. E devesi distinguere anche la colibatteriuria dalla pielite, cisto-pielite o cistite con presenza nell'urina di b. coli, inquantocbè questa nelle dette afl"ezioni contiene gli elementi propri del processo flogistico che assolutamente mancano nella prima forma, dove l'urina ~ppena emessa oltre alla spiccata reazione acida, già notata (che persiste lungamente anche pe1· mesi o in recipienti scoperti) presenta sgradevole odor~ speciale come di sostanze organiche in !ieve grado di decomposizione mai però ammoniacale, e marcatissimo intorbidamento. Mancano pure i prodotti della fermentazione ammoniacale (ammoniaca, fosfato ammonico-magnesiaco, carbonato d'ammonio), perchè il b. coli in questa circostanza non solo non provoca flogosi della vescica e scomposizione dei principi chimici nell'urina, ma. ostacola. lo sviluppo degli altri germi capaci di decomporre l'urina, per le sostanze acide che esso produca in abbondanza. Si riscontrano però di sovente alla superficie di tale urina fiocchi biancastri di muffe, specialmente se il recipiente o il turacciolo non erano ben puliti. La vera batteriuda vescicale non si propaga alla sezione superiore delle vie urinarie; sorge in vescica e iv i si localizza per anni e decenni senza interessare pelvi e reni, sicchè, come si è potuto constatare in molti casi, mentre l'urina tratta dalla vescica è torbida e ricchissima di b. coli, quella raccolta dagli ureteri è limpida e assolutamente sterile. L'urina torbida per b. coli, lasciata a. sè per un certo tempo, mostra sul fondo del recipiente un sedimento biancastro o giallastro che in alto assume aspetto di nubecola o fìoccoso a spirale (specialmente agitando il &ecipiente).


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.Rl\'lSTA MEDICA

~on di rado s i scorgono così masse di b. coli agglutinati, e in fondo al vaso grumi di color pot·porino per la presenza del cosidetto rosso batterico (indigorot). L 'intorbidamento non scompare col riscaldamento. nè r.on gli acidi e la. soluzione potassica; i bacilli ri11contrati al microscopio non resistono al Grato e possiedono le proprietà culturali caratteristiche del b. coli (coagulazione del l atte, fer men tazione del lattosio, produzione di acidi, r eazione dell'indolo). Circa la loro virulenza. si è visto che l'inoculazione negli animali non riesce pericolosa: se n?.a gra>i conseguenze furono talvolta iniettati 2 c.l di materiale, tal altra si ebbe formazione rli a scesso con presenza del b. coli uel pus. raramente però setticemia mortale per flogosi da embolia. Della. colibatteriuria, considerata qua le afl'e zione dell'apparato uro·genitale, si dis tinguono varie forme e di vasta iute nsitA (f. lie vi e t.ransitorie, f. subacute egra· viss i me, forme con decorso lunghissimo) Può insorgere secondariamente nelle malattie reuali e della pelvi a sintomi a"sai miti, come pure può dt>terminare primariamente una cistite con successiva propagazione del processo flogistico agli ureteri e ai reni: in altri casi di catarro vesc icale, come ad es. negl'i ndividui con ipertrofia prostatica o soffereuti di ritenzione incompleta d'urina da lungo tempo per cui devesi ricorrere al cateteris mo e ai lavaggi, il b. coli può impiantarsi secondariamente nella vescica, dando luogo cosi ad una i nfezione mista. Ben distinto da questo e l'altro gruppo di forme della colibatteriuria, di origine emalogtna, nelle quali rene, peh·i e vescica sono il sito d'invasione. Un terzo gruppo e rappresentato dai casi di origine enterogena, e in essi i germi restano localizzati nella vescica senza mai r isali re per le vie s uperiori uriIlaria. Questa coliuria ,-escicale pura ba durata lunghissima (da 10 a 20 anni), e nella maggior parte dei casi l'invasione ha luogo per migrazione di masse abbondanti di b. coli dal colon in vescica attr·averso il connettivo e gli spa.d lacunari del cellulare prerettale attorno aiiR prostata e alle vescicole seminali, fors'anche direttamente per i l infatici mai però per via sanguigna, avendo !e ricerche di R. Kr~<us, Markus e altri escluso recis:unente quest'ultima possibilità in tali casi. Bas ta spremere la prostata per aver e noteYole intorbidamento dell'urina: il succo prostatico, ottenuto con la s premitura, sui mezzi colturali dà s viluppo a numer ose colonie di b. C'oli. Per quanto risu lta all'A. da ricerche proprie, il b. coli in questi casi invade la vescica immune da flogosi e tale coliuria , pur non essendo in coincidenza medi a ta o immediata con la blenorr11gia, si riscontra quasi sempre su indi vidui che soffersero una o parecchie volte detta affezione e relative complicazioni che ne prolungarono la durata. Di solito l'affezione blenorragica è già guarita da 10·1& anni, quando nell'urina si rilev!l l'abbondante quantità. di b. coli migrata in vescica certamente attra vc t·so i tessuti prerettali, alterati evidentemente e presumibilmente nella loru struttura da l processo gonorreico che si svolse in organi t anto vicini. Occorrendo un periodo di molti anni dal decorso d i una blenorragia con o senza complicazioni prima che si manifesti la pur!l coliuria vescicale, si spiega facil mente perchè s i registri solo qualche raro caso di questa entità morbosa tra la nu n~erosissima falange di blenorragici che frequentano gli ambulatorì e i clispensarì celtici, e la si consideri come un'affezione casuale, rara e tr~tscurabile e appunto per ciò as,;ai di frequent e misconosciuta. Nelle donne durante la gravidanza e il parto, come anche nel decorso di alcune affezioni dell'utero e annessi, può a\·ersi la batteriuria vescica le, non di rado ema-


.RIVISTA MEDICA

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togena, con propagazione dell'infezione dalla pelvi renale lesa primariamente e dove furono riscontrati focolni embolici ed infarti della mucosa. Dopo avere riferito brevemente un caso di coliuria in una ragazza sedictonne che nello stato di completo bene!;sere fu presa da febbre e sintomi imponenti generali della durata di circa 2 settimane, l'A. fa rilevare che nel decorso della batteriuria si verificano di tempo in tempo intercorrenti alterazioni dello stat o genera le che dipendono esclusivamente dalla medt>sima e ricordano l'inizio d i una grave malattia infettiva (malessere, pros trazione, dolentia alle membra, senso di freddo, brividi, el€vazione rapida di temperatura, inappetenza, vomito frequente). Questi disturbi allarmanti però dopo 12 ore, al massimo 20, cessano con s udore e, talvolta, con una o più evacuazioni diarroiche, lasciando l'infermo fortemente s pos· sato come il malnrico dopo l'accesso febbrile. La funzio11e gastrica è per alcuni giorni alterata; ma dopo breve tempo torna a riacquistaTsi il senso di benessere generale, pur continuando l'emi~sione di urine cariche di b. coli. Tali attacchi non sono assolutamente costanti in ogni caso di colibatterimia, nè si manifestano sempre con fenomeni d'intensità e reazione organica uguali nei diversi ammalati, ma pos3ono anche esplicarsi in forma. abortiva. (forte brivido, inappetenza, pesantezza al capo, sonno agitato, e in altri casi sensazione di freddo, disturbi digestivi, irrt>golarità dell'alvo, spossatezza accentuatissima). Avendo agio di seguire per più di lo anni il decor.·o di taluni casi sin dal loro inizio, riesce facile risolvere parecchie questioni mercè accurate ricerche batteriologiche, chimiche e fisiche; e l'A. tra i numerosi soggetti (15) tenuti in osservazione riferisce, come esempio, la storia clinica di un solo, un medico che, affetto dalla malattia, ne notò diligentemente le manifestazioni su sè stesso. Degli altri casi molto simili al precedente l'A. ~egnala soltanto uno che presentava accessi della durata di 14 giorni come In ragazza sopra menzionata. 11 modo brusco d'insorgere e il quadro sintomatico degli attacchi in questione dimostrano trattars i di una form a morbosa toss ica, e la loro breve durata con il ritorno relativamente rapido del bene~~ere gentJrale fan pensare ad una. tossina di virniE'nza assai limitata e presto esauribile. La febbre della coliuria somiglia moltissimo alla reazione febbrile d etta in urologia. febbre t1retrale o da cateterismo, con la diA"erenza che la prima sorgo spontaneamente e suole accompagnarsi a fenomeni allnrmllnti cbe mai si notano nella seconda. Si differenzia dalln f. ri corrente per l'assenza degli spirilli e dalla malaria per quella del plasmodium nel sangue e per la lunghezza degl'intervalli tra un accesso e l'altro (da 2 a 6 settimane) : gl'intervalli più lunghi si l1anno quando, nella f~tse terminale del proces!"o morboso, gli acce~si tendono a scompllrire. La piemia gonococcica e ln febbt·e settica dei processi suppurntivi più o meno gravi nulla di comune hanno con la febbre da coliuria. Manca anzitu tto In. secrezione·uretrale e costantemente la presenzn di gonococchi, ancl1e con prova culturale nella secrezione ottenuta s premendo la prostnta e le vescichette seminali : l'infezione gonococcica poi è di durata più lnn ga e dA l uogo a metastasi e A. complicazioni nrticolllri, muscolari. a tenosino\·iti. ad infia mrna?.ione delle sierose (endocardio principalmente). Nè ò da supporre che gli a ccessi febbrili delln coliuria. a così lu.nghi intervalli dipendano da assorbimento di tossine dei piccoli focolai lacunari purule nti della prostatite che talvolta decorre senza s intomi e non ;.empre si riscontra nella coliuria quale esito di preg ressa blenorragia. Dovendo quindi ammettere una. toss iemia da b. coli, di che natura sarebbe In. tossina in questione? L'A. opina c he sia rappresent:~ta dagl i a cidi prodotti dnl


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RIVISTA MEDICA

b. coli, e la colitoss iemia sia. quindi un'intossicazione acida analogamente a quanto si constata nel diabete, qunntunque si possa obiettare a. tale ipotesi che difficilmente in un'intossicazione simile verificnnsi intervnlli in cui è pochissimo o per nulla alterato lo stato generale, come avviene nella colibatteriuria. Sembra trat-

tarsi di un acido molto affine all'ippurico e formante grossi cristalli: se desso si

produca nell'urina o nei tessuti. non e ancora possibile stabilire. Il Kraus ha paragonato le colture di b. coli ricavate dall'urina con quelle ottenute dalle feci di uno stesso soggetto circa il loro potere di a gglutinazione, e cou il Biicke1· s ta ricercando la determinazione dell'indice o psooico del snngue e la variabilità del medesimo. l risultati non sono ancora noti e altri studi su ll'argomento sono tuttora in corso. L'A. ricordando un caso, già da lui pubblicato, di un coliurico che nonostante la sospensione di ogni cura per più di un anno e mezzo, cominciò ad emettere urine limpide, fa nota re che la guarigione è rr..ra e che di solito nelle urine ridiventnte limpide s i vedono fiocchetti in sospensione come sfìlaccichi, i quali in t en eni di cultura danno s viluppo a colonie di b. coli. Queste urine dopo 24--18 o1·e ridivon tano torbide. aumentano grndntam\lnte d'acidità e riacquistnno i caratteri .dell'urine proprie dei coli batteriurici. Couclude infine che il complesso s intomatico febbrile dipe ndente dalla coliuria co~ti tuisct> m1'entità. morbosn. autonoma, la coli-tossicmia, che d cv'e!'sere staccata d:d capitolo insufficientemente chiaro e poco illustrato ancor o ggi della setticemia criptogeneticn che perciò fm·se verr<Ì. a subi re una notevole limitazione nella casuisticn clinicn. G. hlASSA RI.

L'tll1luen:&a del raggi solari sul sangue. - (Gazzetta intern.azionale di medicina, ecc., Napoli, 2G luglio 1008, n. 28).

Dottor. G. PoLt'I'O. -

L'A., dopo aver rapidarnente accennato alle ricerche, non molto numerose, che per l'addietro furouo fMte s ull'argomento pa.rla dei suoi esperimenti coi quali ha cercato di conoscere quali modifìcn.zioni si possono ottenere nel sangue di animali esposti per di verso tempo ai raggi diretti del sole. Gli t~ nimal i scelti per le esperienze furono i conigli, il te mpo della esposizione da 45 m inuti ad un'ora e la. temperatura al sole variabile da S:l' a -!::l'. l conigli esposti ai raggi di retti sola ri mostrano un notevole aumento di corpuscol i rossi da 6 ad 81.!0.000 per un mmc. di s angue, un moderato aumento del ~asso emoglobinico e dei lcucociti, i mononucleati si riscontrano in proporzioni maggiori che non no1·malmente. Tali modificnzioni sono fugaci e la durata d ell'applicazione nou ha irnportnnza sugli elfetti di essa. L'A. crede che por proJurre tali etl'etti sugli animali da esperimento la luce solnre o.~isca come luce e come calore, ma più specialmente come lure, ed a conf orto di questa sua opiuione cita il fatto cha nella sue esperien1.e un coniglio nero, che pcl colorito della sua pelliccia mcuo risente lo stimolo luminoso della luce, pur risentendo quello del calore nou ha presentn.to variazioni di rilievo nei diversi e>atni ùi sangue praticati nel le s te:;sc condizioni d i esperimento degli altri animali. L. ~lAZ ZE:TTl. -

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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA '0. Rossr. - Oontrlbuto allo •tu4lo del « •lerl neuroto••lol » e delle toasine da eaal provooate •ul alstema nervo• o - Siero laoneuroto88loo. - (Rivista di patologia nervosa e mentale, Firenze, settembre 1907, fase. 9). L'A. riprendendo gli studi del Centanni, Delezenne, Ravenna, Armaud-Delille 1\d altri, iniettò in cavie emulsioni in siero fisiologico di sostanza cerebrale di cane e trovò che mentre le iniezioni per via endovenosa riuscivano innocue, quelle per via. endopel"itoneale producevano intensi fenomeni tossici e che dal sangue degli animali che sopravvivevano, si poteva estrarre un siero dotato esso pure, se iniettato intracerebre.lmente nel cane, di alto potere tossico. Questo, alla dose di 0,18 a. 0,80 eme., produce una. sindrome caratterizznta da. un immediato periodo stuporoso, susseguito da un secondo convulsivo e. tipo epilettico e per ultimo da morte. I fenomeni apparvero sempre più intensi, più gravi e più rapidamente mortali (da 2 a 4 ore) se il siero neurotossico era il derivato di iniezioni nella cavia di sostanza. cerebrale grigia di cane, anziche di sostanza cerebrale bianca (morte da 6 a 8 ore). Inoltre l'A. potè rilevart~ che, iniettando nelle cavie siero neurotossico, pei cani si poteva estrarre un siero capace di privare del]a sua tossicità. una dose mortale del primo e cioè si formava un s iero antineurotossico. Tentò poi la produzione di sieri isoneurotossici ed osservò che, iniettando alle cavie emulsione di encefalo dì cavia, si produce un siero neurotossico per le cn.vie; che il medeaimo non ha azione del tutto specifica, potendo, come il siero prepa· rato dall'A., produrre fenomeni abnormi, tanto nella cavia, che nel cane, e che non tutte le proprietà. di questi sieri concordano con quelle che possiede il siero -èicolitico tipico, cioè lo siero emolitico. Importanti npparvero per ultimo le alterazioni anatomiche, le quali si dimostrarono sempre costanti e assai manifeste. Le più gravi interessano il sistema nervoso, ove si notano principalmente numerosi fatti d'infil trazione vasale e pinle, rappresentati dalla prese n:>. a di polinucleati, linfociti, forme di passaggio e plasmazzelen, inoltre da vera lisi dell'elemento cellu !are nervoso. Detti fenomeni mancano, iniettando negli animali siero normale di animale della stessa specie, il che fil pensare come il siero neurotosaico agisca come una sostanza tossica qualunque; o cioè-producendo uru avvelenamento dell'organismo in primo tempi), e secondariamente le lesioni del sis tema nervoso. G. GA.M.DI~O. BENON. -

Le amnesie. - (Gazette des H iìpitaux, giugno 1908).

L'A., dopo aver data una definizione della. memoria, ed aver affermato che essa non è nel suo insieme che un complesso di memorie parziali, distingue nel suo meccanis mo più tempi: 1° La conservazione o fissazione di certi sta.ti mentali. 20 La loro riproduzione o evocazione. So Il loro riconoscimento o localizzazione.


624

RrviSTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

È l'alterazione di tali proprietà diverse, che costituisce le varie amnesie, eh& possono appunto e~sere a. di conservazione, a. di riproduzione, a. di localizzazioue; (parnmnesie). Riassunta poi la clas<;ifica.zione, che delle amnesie ha dato il Garnier, l'A. espone una classificazione propria essenzialmente clinica. In essa le amnesie sono distinte in rapporto: al loro modo di progredire (a. retrograde, anterograde ecc.): alla loro localizzazionE' in relazione alla vita del paziente (a. limitate ad un periodo di tempo, diffuse. disseminate); all'alterazione quantitativa della memoria (a. estese in superficie, a. estese in profondità): alle alterazioni qualitative della memoria(a. qualitative): alla sistema tizzazione delle amnesie: alla loro evoluzione: alla loro durata : alla loro patogenesi. Co:1 tale classificazione lo stnd io clinico doll'amnesico è assai semplificato e, con un po' di metodismo, sarà facile formarsi un'idea esatta dello stato della sua mentalitil. al riguardo. L'articolo del dott Benon termina mettendo in guardia gli studiosi contro i possibili errori di apprezzamento dei sintomi amnesici, errori che possono esser causati dall'automatis mo della memoria, dalla tendenza alla fabulazione, dalla suggestionnbilità del soggetto e dagli stati di confusione mentale. G. ME~ES.

RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA PFIHL -

Ferita del torace per colpo d'arma da faooo. - (Archives de méd".

navale, Parigi, 1908, n. 1).

Un capo operaio meccanico della llln.rina, uomo di 32 anni, si spara a bruciapelocon la mano destra uu colpo di rivoltella del commercio, di 8 millimetri di calibro ~ nella regione precordiale, praticando cosi un foro d'entrata nernstro, regolare, tagliato a stampo, nel settimo spazio intercostale sinistro, a un dito trasverso dalla

linea mammillare. Nessun forarne d'uscita. Il ferito viene trasportato all'os pedale in stato di shock, con polso piccolo, profusi sudori, pallore del volto, temperatura a 36°,7. Si esclude una lesione del cuore, per la topog rafia del foro d'entrata, per la direzione del tragitto e percbO i toni cardiaci~ benchè deuoli, sono regolari. Non s i avverano nè emoptoe, nè emate!llesi: non singhiozzo: non esis tono ~egni addominali, come dolori, meteorismo, feci od urine sanguino lenti. La ferita., ben dis infetta.ta, viene perciò chiusa co·n un tampone di cotone collodionn.to: s i somministrano b1·omuro di potassio ed inalazioni d'etere per calmare l'infermo, elle viene immobilizzato in buona posizione. Due g iorni dopo, elevazione leggera della temperatura e segni di versamento nella pleura. s inis tra posteriormen te, cui si accompagna spos tamento della punta del cuore fiuo al margine s ternale sini.~tro. Con punture esplorative nel nono s pttzio inte rcostale sinis tro, s ul la linea sca polnre, si es trae soltanto sangue. In seLtima giorn a ta lo stato generale si aggrava: polso a 100, ·!O atti respiratori. tempera tura a :38°,2, aumen to del ve rsamento pleurico fino a met!\ altezza del torace. aullleuto dello spostamento del c uor" tin dietro lo sterno: insomma i sintomi di un


RIVISTA DI CIIIRUR<HA DJ GUERRA

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empiema. Il quale viene oper>\to con resezione dell'S• costola, per un tratto di 6 centimetri, sulla linea scapola re: si ottiene cosi l'esito d i molto sangue. Un profondo drenaggio viene !:asciato in posto. Segue un decorso soddisfacente, cosicchè 46 giorni dopo il trauma si decide di ricorrere al metodo dell' iperemia da stasi alla Bier, applicando sulla fistola. pleurale una ventosa aspiratrice. Ciò allo scopo di combattere l'ateletta.sia polmonare . e di evacuare il pus che ancora si formasse. Ad ogni seduta si estrae cosi del sangue, mentre, giorno per giorno, l'esame fis ico dimostra i progressi dell'espansione del polmone che si va dilatando e ritorna a' suoi confini normali. In 26 giorni di ta.le cura la fistola si cicatrizza e l'inferMo e:;ce guarito, in perfetto stato di salute, con leggiero affievolimento residuo del murmure respiratorio nel terzo inferiore del polmone e con ritorno della punta cardiaca al suo posto. La radiogro.fia mos tra il proiettile nella doccia vertebrale, verosimilmente innanzi alle masse muscolari sacro-lombari, tr11. la 10" e J'H• costola. E sso è dunque situato troppo profondamente perehè sia prezzo dell'opera il tenta. re di estrarlo, d'altronde in ta.le posizione è )ungi da ogni organo importante e non può cagionare disturbi funzionali. Questo caso, descrittoci dal Pfihl, medico capo di 1• classe della marina, viene in appoggio dei precetti che, nel1907, dopo esauriente discussione in seno alla società di chirurgia francese vennero cosi riassunti dal Quenu, in conformità dei parl:lri della maggioranza degli oratori: nelle ferite del polmone l'intervento chirurgico è lecito, ma solo in casi eccezionali. Di regola non si deve dunque iutervenh·e imme· dintamente, poichè tutte le probabilitiL sono in favore dell'emostasi spontanea e per la guarigione, sempre che non si pratichino esplorazioni intempestive, nè son· daggi, ta.nto facili a recare infezioni pleurali (J. Lucas-Championnière). Al caso, eccezionalmente, si potrà in secondo tempo ricorrere ad una pleurotomia. PASSEI~à.

Mortale frattura del oranto per oolpo 41 palla rotonda lanolata a mano. - Fraoture du orione mortelle par ooup de boulet rond lanoè à la maln. - (.il.rchit;eS de ilfédecine et de Pharmacie militaires, lu-

M. BONNETTE. -

glio, 1908).

L'A. rife risce, che il mattino del 14 giugno 1907 il sottotenente R, mentre sorvegliava l'esecuzione dei giuochi orgnnizzati per la festa del suo reggimento, venne colpito dietro l'orecchio sinistro sulla linea curva occipitale a li vello dei seni cerebrali posteriori da una palla lauci>1ta con falso movimento da un cnporale. Caduto a terra e r ialzato dai compagni, potè raggiungere la vicina infermeria sostenuto soltanto per le braccia. Non si constatò nè commozione cerebrale, nè fenomeni core.brali, nè scolo di sangue dall'orecchio e dal naso, non echimosi sottocongiuntivali, non oft"uscamento dell'intelligenzn.. Il ferito si lamentava solo di ccfalalgia frontale e di vivo dolore alla pressione nella regione colpita. P. 60, T. A. 3.6.6. Trasportato al suo donricilio alle ore 11 ebbe vomito alimentare abbondante. Alla sera P . 102, T. A. 38.6. Leggero stupore e sonnolen?.a. Nessun disturbo della sensibilità. e mobilità. Al mattino del 15 giugno. Liugun leggermente paralizzata. P upilla destra un po' dilatata. Edema sottocutaneo nella regione lesa. Non delirio, non convulsioni. P. 108, T. A. 38.8. '0 - Glor11ale di medicina mililat·e. - Fase. Vlll.


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RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

A sera. R espirazione di Cheyne-Stokes, lingua paralizzata, pupilla destra dilatata. Coma. P. 120 , T. A. 8~.6. Alle ore 2'2 respirazione di Che:rne·Stokes accentuata, cianosi progressi va del viso. T. A.. 40.7. Minaccia di sincope vinta con iniezioni, frizioni e res pirazione artificia:e. Alle ore S dopo mezzanotte T. A. 38.7. Morte. Cos i il sottotene nte in 42 ore mori per trauma al cranio con compress ione e ini· bi?:ione de i pneumo-gastrici. L'A. riferisce il caso non tanto per le circostanze di fatto, quanto per la curva ipe rtermicB.c, che accompagnò q ues ta lesione. 1:lillroth segnalò per primo il fatto dell'elevazione d i temperatura in un caso di f essura del cra nio con contusione cerebrale seguito da morte in 2,l ore. Charcot comparò gli etl'etti t e< rmiri ùei traumi sul cranio a quelli dell'emorragia cerebrale e degli attacchi apoplettic i. Duret nei suoi esperimenti sui traumi del cranio ins istè sulle brusche elevn,zioni di tempet·atura nei schoc gravi. Battle e Rorsley c redono che l'elevazione d i temperat ura !';t ha solo nelle lesioni della fltccia infe riore del cervello. Guyon figlio ha dimostra to, che l'elevazione d i temperatum si può avere anche quando la lesione occu pa un'altra regione, e che quando compare ne11e prime ore dopo il trauma è un segno molto probabi le d i lesione cerebrale e questo ha impor· tanza reale per la prognosi. TRo rANI.

RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE C. N I T CII. - Trenta oa•141 appencliolte oon perltou1te 4Uf'u•a. - ('l'he Lancet, gi ugno 1908).

È stato dis cusso quale s in il migliore trattA.mcnto della pcritonite consecutiva. ad appendicite, se la s pugnntura a. secco del focolaio in fin mrnato, unito, se occorre, a parzia li inigazioni locali, ovvero il la\"a~gio generale della C!Lvitil. intera. del peritoneo. Se s i tien con to che il bacillo coli è l'agente })atogenetico della appendicite perforante, con peri tonite consecutiva diffusa; che tale microorganismo provoca una ra pida ed cste.~a fagocitosi ; che esso determina pure una rapida degenerazione dei leucociti (Dntlgeon et Sargenl), ne consegue che col lavaggio s i porta via una enorme massa di fagociti, mentre si tras portano in punti remoti della cavità nuovi bacilli vivi, crtpaci d i infettare la sierosa sana. L'esperiem;a c linica corris ponde perciò al concetto scientifico, e il trattamento a. secco, senza lavaggio genernle, dà i ris ultati mig liori.

Lavag!JiO gene1·ale. Opcrntori

Necmero elCI <'JSI

Morti

Mortalita p. 100

I chirurghi del S. Thomns-Hos p Sargen t .

100

80

80,0

Hl

l~

V-!,7

ll!J

HS

8Z.3

'rotali.


G27

RIVISTA Dl CHIRURGIA GENERALE

Spugnalure asci·utle e irrigazioni locali. Operatori

Morton. Sorgent. Burgess. Nitch Totali.

NomPro dei casi

14 6 33 83 83

Morti

Mortali la

2

14,2

l

3 ,03 10,0 7,2

o -

o 6

J•. !()()

o

Dei 30 di tali casi operati dal Nitch e riassunti in questo lavoro, ne furono operati "tre casi entro le prime 24 or-3 dall'inizio con un morto : lO casi, fra le 2! e le 48 ore, ~ 9 tra le 52 e le 66 ore, tutti guariti: 6 casi al 3° giorno con l decesso, e l caso nel 4o giomo, riuscito ad esito letale. Nella maggior parte dei casi, 21, la malattiu non ebbe prodromi, e fu annunziata da violenti dolori localizzati verso l'ombelico. In sol i tre casi, il dolore corrispose a u.n punto della parete addominale, avente rapporto colla sede dell'appendice. In due casi si potè precisare una causa traumatica. In venti casi la minzione era dolorosa, sintomo importante come indizio di diffusione della pel"itonite. Molto variabile l'andamento della febbre e del polso. Circa i fatti locali, per lo più si ebbe rigidità muscolare, specialmente della mett\ inferiore del retto destt·o. Movimenti addominali limitati, talvolta assenti. Quanto al dolore presentò molta variabilità : talvolta difJ"uso, generale; a ltre volte -era limitato alle parti piu basse dell'addome; tal'altra si limitava alla fossa iliaca destra, e in qualche caso si concèntrava nella regione del fianco destro. Rara la ottusità spostabile. L'esplora zione xettale, meno in quattro casi, cagionava dolore spingendo il dito in avanti e verso des tra. Nella generalità. dei casi, che ehbero insorgenza violenta, l'nppeodice ftt trovata perforata: la peritonite, pil• intensa nelle immediate vicinanze dell'appendice. L'intervento consistè nella incisione in corrispondenza del muscolo retto, spo· standolo indentro. Tal'altra dividendone per lungo le fibbre, si isolavano con cura l'omento e le intestina dal ceco, avendo cura di isolare bene il focolaio dalla pelvi, e dalla. doccia renalo. Cercata l'appendice. e tirntala fuori, contenendola. in compresse di garza, se la sua estremità prossimale er11. sana, veniva afferrata con un cla.mp, in caso contrario veniva resecata e la ferita intestinale chiusa con uun sutura a borsa di tabacco. Tutti gli essudati aderenti alle paret.i delle intestina, venivano rimossi con strisce di garza. sterilizzata, detergendo con cura il fondo della pelvi, e le adiacen:r.e del reue deatro. Veniva applicato un tubo da drenaggio nella fossa iliaca, facendolo passare per un'apertura praticata nel fianco a un centimetro sopra la cresta dell'osso iliaco, a livel lo del co~on ascendente. Uu secondo tubo da drenaggio veniva infossato nella pelvi dalla ferita addominale, cbo veniva sutuTata. a strati. I drenaggi venivano cominciati e ritirati gradatamente dopo le prime 2J ore, e levati del tutto entro una settimana. Il trattamento post- operativo consisteva nella posizione del Fowler, cou cuscini messi in modo da sostenere il fianco destro, e poi regolato quanto alle cure a seconda <lei singoli casi. Generalmente il decorso successivo fu buono, e la convalescenza regolare e lJront:t. lJELOG U.


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RIVISTA DI OTO-RINO . LARINGOIATRIA B. T . !soNNI. -La reauoDe lo4oflla Delle larlDgltl difteriche. - (A t li delle& Società Milanese di Medicina e Biologia, vol. II, 1906-07). Ehrlich e Frerichs hanno da tempo indicato che talora i leucociti contengono una sostanza la quale coll'iodo assume una colorazione speciale che va dal rosso-mogano al rosso-scuro. Le esperienze poi di Gabritschewsky hanno assodato che esiste uno stretto rappor to f ra glicosuria, iperglicemia e reazione iodofila dei leucociti. D'altro Jat~ è noto che alcuni stimoli localizzati al sistema nervoso, come al verme del cer vellet to, ai talami ottici, ai peduncoli cerebellari, al ponte di Varolio, al moncone centrale del vago producono glicosuria. Da tali premesse l'A. è stato indotto a studiare la reazione iodofìla nel sangue e la glicosuria negli ammalati di laringite difterica, avendo speciale riguardo alla laringostenosi. Frutto de' suoi esperimenti sono state le seguenti conclusioni: l• che le lesioni laringee dovute a difterite, a morbillo, a granulazioni post-operatorie, ad ulcerazioni da decubito, od alla presenza del tubo in laringe non possono essere per sè sole causa di reazione iodofila e glicosuria; 2• clJe la reazione iodofila positiva ed intensa può non essere accompagnata da glicosuria anche quando la respirazione sia stata per qualche tempo insufficiente. GUAl..Dl.

Nevrlte otttoa retro-bulbare per siDuslte sfeaol4ale. - (Bollettino dellt malattie dell'orecchio, della gola e del naso, n. 2, 1908.)

CtTELLI. -

I rapporti anatomici del seno sfenoidale spiegano perchè le sue malattie danno frequentemente luogo ad affezioni oculari. La cuusa. più comune è la sinusite sfenoidale purulenta e la complicazione oculare osservata con maggior frequenza è la nevrite ottica. retro-bulbare. I casi riferiti sono oramai in discreto numero. L'A. ne comunica. uno, in cui la sinusite sfenoidale sinistra, non diagnosticata per due anni e nella. quale egli trovò due sequestri e riconobbe la distru1:ione delle pareti inferiore ed anteriore del seno, aveva causato dal lato corrispondente nevrite ottica retrobulbare con atrofia della papi Ila e perdita irreparabile della vista. Il Citelli ritiene che analoghe osservazioni sarebbero più numeross se nelle nevriti ottiche, specialmente unilaterali, si praticasse sempre l'esame delle fosse nasali e giustamente fa osservare che ques tn complicazione cosi grave potrebbe beniss imo venir scongiurata qualora fosse conosciuta e curata io tempo la lesione causale. NIEDDU.

D1 un caso tlploo dl asma eU orlglDe Dasale. di otol., rinol. e lari1lg., fase. dello marzo 1908).

ME:>GOTTI. -

(Arch. ilal•.

Una donna, di anni 41, soffriva da lungo tempo di accessi d'asma. ritenuti d'origine bronchiale e come tali inutilmente curati anche all'ospedale. Essi scomparvero colla resezione della mucosa del turbinato inferiore siniF:tro, ipertroficn, e coll'a~portazione di polipi nasali. Questo caso tipico di asma riflesso d'origine nasale couferma l'indicazione di non t rascurare l'esame rinoscopico in quelli che accusano accessi asmatici, sia in clinica., sia quando è richiesto un parere medico-legale. Xumou.


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RIVISTA DI ANATOMIAE FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA Sopra un nuovo reperto ematologloo nelle lnJlammazlonl jlurulente.- (Atti della Società Milanese di Medicina e Biologia, vol. II, 1906-07).

.A. CKRNEzzr. -

Il prof. Cesaris-Demel è stato il primo ad indicare che nel sangue di animali aventi un focolaio suppurativo chiuso. per quanto minimo, s'incontrano forme leucocitarie che hanno tutti i caratteri di veri globuli di pus. Per mettere in evidenza tale reperto è da osservare la seguente tecnica: si striscia su un vetrino portaoggetti un lievissimo strato d'una soluzione alcoolica di Sudan III (Sudan III grammi 0.20, alcool assoluto grammi 100), e si lascia evaporare lentamente l'alcool. Si raccog}je una piccola goccia di sangue su un vetrino coprioggetti ehe si capovolge sul portaoggetti quasi asciutto. Si fanno passare cinque minuti e si osserva con obbiettivo ad immersione. Osservando tale tecnica. l'A. in 45 pazienti affetti da processi suppurativi di diversa sede ha constatato la presenza costante di globuli morfologicamente identici ai globuli di pus, di solito piuttosto scarsi, con nucleo poco visibile, e con gocciole rossastre (sudanofile) piuttosto voluminose, irregolarmente distribuite dentro al globulo Ev~ntualmente ins ieme a tali forme l'A. ha osservato anche globuli bianchi piccoli e pieni di finissime granulazioni sudanofile nelle infezioni gravi e nelle elevate piressie. È quindi da distinguere fra. la. presenza di una degenerazione grassa dift'usa nei leucociti circolanti e la presenza di leucociti rispondenti in tutto ai caratteri dei globuli del pus. Tuttavia non bisogna nascondere che siamo ancora all'oscuro sul significato e la provenienza di queste ultime speciali forme leucocitarie. Difatti alcuni credono che si tratti di fenomeni degenerativi determinantisi per cause numerose nei leucociti entro il torrente circolatorio; mentre a l tri inclinano ad ammettere la possibilità. che tal uni dei globuli a granuli sudanofili circolanti siano effetto di fenomeni fagocitari. Almeno in parte anche il Cesaris si accosta a questa opinione, pur ritenendo che siano necessarie ulteriori ricerche per svolgere l'argomento con maggiore ampiezza. Ad ogni modo alle cellule sudanofìle è da attribuire un valore diagnostico se non assoluto certamente di notevole importanza per l'accertamento dell'esistenza di un processo suppurativo non dimostrabile C'>n altri metodi d'investigazione. GUALDI.

R. GLENARD. - Dell'Indipendenza del lobi del fegat o. - (Progrès Médical, febbraio 1908). Intuita dal Brissaud fin dal 1890 l'indipendenza dei vari lobi del fegato nell'esplicazione della loro funzionalità., e ciò sopratutto durante n umerose ricerche cliniche sul fegato di diabetici, tale concezione andò mano mano sviluppandosi appoggiandosi sovratutto sulla. natura. mono, bi o trilobare delle ipertrofìe epatiche, -e sulle diverse evoluzioni delle ipertrofie ed iperestesie localizzate. Oggidl puossi asserire esistere una semiologia lobare, ed alla pressione dei varii lobi notansi reazioni diverse.


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RIVISTA DI TERAPEt;TICA

Parime nti, mentre l'alcool colpisce il lobo destro, le emozioni colpiscono it sinistro al pari della dispepsia gastrica, mentre invece nP.l diabete avvertesi ipertrofia del lobo s inistro. D'altronde esiste una semiologia lobare: cosi, ad esempio, la prcs:sione del lobo· d estro genera un dolore a livello dell'appendice scifoide, dolore affatto caratteristico che soltanto p uossi rassomigliare a quello provato in talune forme dispeptiche due ore dopo il pasto. Fisiolflgicauwnte è d imostrato es istere due distinte zone vascolari una gastJ·oepatica s inistra , l'altra entero-epatica destra : il fegato sinistro corrisponde alì o stomaco a lla milza ed a ll' ul tima porzione dell'intestino crasso, mentre il lobo destro è in r appor to COJl il tenue in testino e contribuisce sopratutto ai proces.;i nutritivi. Anatomicameltte, la direzione del ramo destro della vena porta, che s egue quella del tronco venoso, e l'angolo acutissimo che fanno le vene sovrnepaticbe destre con la vena cava, indicano una maggiore velocità di circolazione nel lobo destro in confronto del sinistro. Dal punto di v ista anatomo-patologico citasi la nccros i del lobo sinistro del fegato dopo legatura della vena epatica sinistra, ed un ascesso del lobo destro del fegato dopo ulcerar.ione dell'appendice. Parimenti l'istologia patologica mostra. notevoli diffe renze de i vari i lobi t anto allo stato sano come in quello pat ologico cosi ad esem pio cirrosi sin is tra accentuatissima complicata con cirrosi soltanto incipiente a de:>tra. Sperimentalmen te, è noto il differente tasso glicogenico dei vari lobi e la diversa quantità d'arsenico n egli stessi dopo inges tione tossica, come pure la produzione e anemia localizzata al lobo sinistro pe r eccitazione sia. dei nervi che attorniano l'arteria epatica sia del fascio che par te dal ganglio celiaco e rimonta verso il lobo sinistro del fegato. G. B EIU\UCCI.

RIVISTA DI 'rERAPEUrfiCA P. R EO:S IE R. -

Della novooalna e sne applloazlonl. - (Jou1"nal de llféclecÙI",

febbraio 1908). Questo nuovo anestetico, lungamente sperimentato dall'autore, r isulterebbe superiore agli altd congeneri quali la cocaina, la ston~ina, l a nirvanina e l'eucniua. Difatti esso sarebbe, ris petto al suo potere anestetico, molto meno tossico della. cocaina, punto irritante, non provocando nò lesione dei tessuti ne 1peremia, essendo le sue soluzioni, anche se coucentrat e, affat to neutre ed inoffensive. A.g· g inngasi che tlll p1·odotto, solubilissimo ne ll'acqua e nell'alcool, e facilmente sterilizzabile, tanto con l'ebollizione come nell'autoclave senza s ubire a lterazione d i sorta, ciò che i nvece non accade per la cocaina. Da ultimo la novocaina combinasi con l'adrcaclina senza cbe per ciò diminuisca :il potere vaso-costrittore d i q oest'ultimn. Aggiungasi esser essa dotata di debolissimo potere tossico. Come la stovaina e altri succedanei della cocaina, il potere anestetico delln. novocnina e alqnanto minore di quel lo della cocaina, ma però essa è notevolmente meno tossica di q uest 'ultima ed al piccolo inconveniente del minore potere anestetico potrassi rimed iare aumentando a lquanto le dos i delle soluzioni da inje t tare.


RIVISTA DI TECNICA E S ERVIZIO MEDICO MILITARE

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L'autore con l'anestesia locale novocainica eseguì numerose operazioni d'alta chirurgia ottenendo una completa. insensibilità, della media durata di trentacinque minuti. Con l'aggiunta. di adrenalina s'ebbe un manifesto aumento del potere aneste· tico e della durata dello stesso, superiore a quello ottenuto con la semplice cocaina. Le soluzioni adoprate furono conformi alle seguenti formule: Novocaiua grammi 0,10 Acqua bollita » 10 oppure: Novocaina grammi 0,25, ovvero 0,50 Siero fisiologico » 100 Adrenalina al centesimo 5 goccie. Tale anestetico venne adoperato con successo in urologia per combattere gli spasmi uretrali e vescicali e per anes tetizzare la mucosa nelle uretrotomie interne; con uguale buon successo venne usato anche nella. pratica odontojatrica. lnve.::e in oftalmologia non regge il confronto con la cocaina che in superficie, produce un'anestesia più rapida e più sicura di tutti i succedanei sorti finora a. combatterla, mentre l'uso della novocaina sarà sempre da raccomandarsi per injezioni sottocutanee a scopo anestetic~ a preferenza della cocaina e di qualsiasi altro succedaneo della stessa. G. BERNUCCI.

RIYI~TA DI TECNICA E SERYILIO MEDICO MILITARE Dott. Eo. LA VAL. - l nuovi pacchetti da medloazlone completi e già. pre· parati per li tempo di guerra. (Les uouveaux paquets de pansements complets et tout pr~parés de la gue1Te). - (Le Caduc~e, 22 agosto 1908). Riportiamo quasi integralmente dal Caducée le seguenti notizie fornite dal Laval, intorno alle unità tipiche di medicazione, preparate s in dal tempo di pace, e con recente disposizione adottate nell'6sercito fran cese. Il Lavai nota, anzitutto, che da. più a.nui la questione dei pacchetti di med icazione già preparati, destina ti ad essere sostituiti agli oggetti disseminati nei depositi di materiale sanitario, era all'ordine del giorno. E cita in proposito il libro di Nimier e Lavai, Truitement de,: blessU?·e:; de guen·e. Alcan 1901, nel quale s i proponevano lire tipi di siffntti pacchetti: « uno grande che permettesse d'involgere il tronco, il bacino, la radice degli arti inferiori; un secondo, medio, per gli arti inferiori; uno piccolo per g li arti s uperiori ». Ora, egli dice, abbiamo il piacere di constatare che il principio delle nostre proposte è s tato adottato. I pacchetti sono di un tipo unico e di forma cilindrica; ciascuno comprende : 1° un involucro di garza senza appa1·ecchio (non appretée) contenente della. stoppa purificata; 2° due quadrati di materiale di medicazione, l'uno dei quali composto di ga.rza. contenente stoppa purificata, e l'altro cons istente in sedici q ua.drati di garza sovra.pposti senza l'interposizione di stoppa.;


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RIVISTA DI TEC:-IICA E SERVIZIO MEDICO MILI TARE

so due fasce in cotone tessuto fino (tranne per il piccolo modello, che ne con tiene una sola); 4° nei modelli grande e medio, l'una delle 'due fasce è fissata all'estremità dell'involucro, l'altra è libera; nel piccolo modello, la fascia unica è libera; 5° sei spilli di sicurezza per il grande modello, quattro per il medio, due per il piccolo. Queste unità di medicazione sono asettiche. I. Grande modello, tipo A (torace, addome, bacino, anca). Lunghezza = 30 cm. Diametro = 65 mm. Peso 880 gr. E sso contiene: 1° Una falda di stoppa idrofila rivestita di garza di m. 1,20 X 30 cm. 2° Due medicature, delle qual i una .:omposta da garza contenente stoppa e l'altra costituita da 16 strati di garzo. sovrapposti, senza interposizionedi stoppa, di cm. 30X25 cm; S0 Due fasce di cotone tessuto fìno d i m. 6 X 10 cm., di cui una fìssata all'est remità. del l'involucro di g::trza; 4° Sei spilli di sicurezza sotto l'estremità della fascia libera. II. Modello medio, tipo B (testa, collo, spalla, coscia e parte superiore della gamba): Lunghezza = 25 cm. Diametro= 47 mm. Peso = 115 gr. Esso contiene : 1° Una falda tH stoppa idrofila rivestito. di garza, di cm. SO X 25 cm. 2o Due quadrati di materiale di medicazione, l'uno dei quali composto di garza contenente stoppa, e l'altro consistente in 16 quadra~i di garza sovrapposti senza

=

l 'interposizione di stoppa, di cm. 25 X 25 cm.;

so Due fasce di cotone tessuto fino, di m. 5 X 10 cm., di cui una fissata all 'estremità dell'involucro di garza; 4° Quattro spilli di sicurezza sotto l'estremitù. della fascia libera. III. Piccolo 1nodello, tipo O (arti superiori, collo del piede, piede): Lunghezza = 15 cm. Diametro = 47 mm. Peso = 115 g r. Esso contiene : 1° Una. falda di stoppa idrofila rivestita di garza di cm 60 X 16 crn.; 2° Due quadrati di materiale di medicazione, l'uno dei quali composto di garza contenente stoppa e l'altro consistente di 16 quadrati di garza sovrapposti senza. interpos izione di stoppa, di cm. 16 X 16 cm.; S0 Una. sola fascia di cotone di rn. 5 X 8 cm., libera; 4° Due spilli d i sicurezza sotto l'estremità della. fascia libera. Il La val si riserva di dare un giudizio sul valore re ale dei nuovi pacchetti da. medicazione, dopo di averli esaminati e sperimentati. l o, che sin dal 1894 (V. L'asepsi e l'antisepsi nella chiru.rgia di guerra pel dottor P. l mbriaco, maggiore medico, Giornale medico del R. Esercito e della R . .Ma· rina, anno 189±) ho sempre d esiderata e propugnata l 'introduzione nelle formazioni


RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE

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-sanitarie di prima linea, delle tmità tipiche di ?nedicazione, di varie dimensioni, a seconda delle dimensioni e della. sede delle ferite, non posso che vivamente compiacermi del provvedimento testè 1\dottato nell'esercito francese, esprimendo il voto che non si tarderà ad attuarlo anche nel nostro esercito. P. lMBRIACO.

G. LEGRAND, médecin major. - Lo ••ombro del feriti nella oamp&IJD& del •roooo. - (Le Cad-ucée, mars 1908). Il pensiero che deve predominare sopra tutti gli altri ed inspirare gli atti del medico di reggimento nei conflitti in terra marocchina, come probabilmente in tutte le guerre coloniali, è quello del trasporto di tutti i feriti e di tutti i morti. È questa. una questione d'umanità ed un obbligo militare. Abbandonati sul terreno, i feriti e le loro spoglie diventeranno preziosi ed eccitanti trofei dei sel· va.ggi nemici, e fra i nostri soldati il pensiero di oltraggiose mutilazioni potrà essere causa di angosciosa trepidazione. Il compito non ò molto difficile quando l'azione si svolge fra grossi reparti di fanteria. formati in quadrato, al centro del quale trova protezione e riparo il servizio sanitario. Diventa. invece oltremodo scabroso per le truppe di cavalleria e pei pier-oli reparti di fanteria che si staccano dal grosso per operazioni isolate e che si espongono di conseguenza a sanguinosi parapiglia.

Avviene quindi che il pensiero d'un opportuno trattamento della. lesione lasci il posto a quello JPÌÙ pressante del trasporto del ferito. I marocchini sono maestri nell'arte di trasportare lontano dal campo di battaglia i loro feriti ed i loro morti. È merll.viglioso vedere questi arditi cavalieri nelle loro furiose cariche, ghermire con rara abilità e, posati sul collo dei cavalli, trafugare i loro caduti per portarli lontano dal combattimento. Così è ben raro trovare sul terreno dei cada· veri e pressoché impossibile dei feriti marocchini. È con altrettanta abilità e destrezza che noi pure dobbiamo studiare di impadronirci dei nostri feriti e portarli al s icuro. I cacolets, le lettighe e le barelle someggiate da muli servono al trasporto finchè il servizio si esplica al riparo del quadrato. Ma pel trasporto dei feriti e dei morti caduti fuori di questo occorrono mezzi più semplici più sicuri e più rapidi. Occorrono esclusivamente uomini e barelle. Sarà necessario quindi disporre di molte barelle e d'un personale numeroso, forte, agile e deciso; capace insomma di approffittare di ogni istante e di ogni mezzo per ruba re al nemico i nostri caduti. Anche gli ufficiali medici dovranno essere nel numero maggiore possibile. Essi, e specie quelli che assumono la direzione del servizio, dovranno conoscere ed intuire tal volta i movimenti e le intenzioni dei combattenti ed esplicare una grande iniziativa ed attività. Si sa che il comandante delle truppe, abituato dalle manovre di pace ad oc· cuparsi esclnsivamente delle armi combattenti, non penserà menomamente al servizio sanitario da. lui dipendente nei momenti critici ed emozionanti di un vero combattimento. Cosi il medico sarà in tali frangenti lasciato pel solito alla sua propria iniziativa, e tutta la sua previdenza ed attività non saranno mai troppe per sopperire a tutti i bisogni e prevenire ogni dolorosa deficienza del servizio a lui affidato anche nei combattimenti mediocremente gravi. Si avrà allora modo di apprezzare tutto il grande beneficio della neutralizza-2Ìone dei feriti. CALEGARl.


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RIVISTA D'IGIENE MILITARE J. LEVA L -

011 ospedalt da guerra del giapponesi. - (A.rchives y én6·ales de

médccine, 4 aprile 1905).

A realizzare il principio di evitare l'impianto di ospedali da campo e per trasportare !ungi dal teatTo del combattimento i feriti e gli ammalati, i giapponesi ap pena conquistato Dalny, fecero di questo il punto di partenza delle interminabili carovane di feriti, che caricati sui battelli della Croce Rossa, ve nivano rimpatria ti, per essere ammess i negli os pedali, che in previsione di una guerra, R.Vevano impiantato fin dal tempo di pace. Ma questi, sia pel numero enorme dei feriti, che d egli ammalati, massime per beriberi, ben presto divennero ins uffic ienti e perc iò fu necessario provvedere alla costruzione di os pedali temporanei, che venne ro ripartiti un po' dappertutto al nord, al centro e al sud ed in poche settimane improvvisarono d ei v illaggi di bttracche in legno, capaci di ri coverare 4 5000 malati. Il dott Levai descrive l'o~pedale baracca di Shibouya e l'annesso ospedale militare di Toyama, imp;antato vicino a 'l'okio, in nno splendido parco apparteuente alla Croce Rossa e destinato ai soli ufficiali. Venne costrutto su di un terreno argillo!:o, n dolce decli,·io per lo scolo delle acq1.1e, circondato tutt'attorno da boschi di pini. Lo baracche, tutte uguali fra loro, variavano sol tanto per la lunghezz~ di ogui s ingolo pad iglioue, oscillaute tra i 60 ed i 100 metri. Il pavimento era costituito dal suolo stesso, ben battuto prima di iniziare la. cos truzione; e su di esso fu posto, a 45 cm., un ass ito, che, verso l'esterno s i raccordavi\ perpendicolar mente col suolo, per diminuire l'eccessiva ventilazione, cho si sarebbe determinata nell'interstizio. L'altezza delle baracche era al massimo di 10 metri ed il tetto coperto cou latta o tela catramata. Le pareti venuero costrutte in abete e doppie: l'estoma formata con a<;si di 2 cm, lievemeute embrica te le une sulle altre, per evitare le infiltrazioni delle acque piovane; l'interna liscia e senza sovrnggiunti: tra le due pareti vi era una inte rcapedine ri piena di paglia. I pavimenti d i nuete s i mantennero sempre pulit issimi, essendo d'obbligo deporre le scarpe entrando nei pad iglioni. In t nluni ospedal i le pareti inte rne vennero formate, anzi chè di assi d'abete, di bambou e argilla, ricoperte da un lieve strato di mas tice. Tramezzi d i legno dividevano ogni padiglione in camere lunghe 18- 20 metri, lrtrghe 8 metri. alte 5 metri da l soffit to (fatto di nssic.,lle, ricoperte di paglirt) e comunicanti fra di loro a mezzo di ampie porte a scorrimento e fornite di numerose fines tre alte m . 1,60, pro vvis te di vasistaS di Clll. ,15 X80. Il riscaldamento, invero assni primitivo, si pratica ,·a a mezzo di grandi bracieri. che di notte veuivano ritirati, ed il mobiglio constava di letti, fìnchè fu pos!:ihile, quindi di telai di s upporto per materassi, od anche di soli materassi poc:ti sui pavimento e ciò pel grande numero d'infermi, che in talune stanze arrivarono a BG: iu esse però la cubatura nnn ~cese mai a l disotto dei 20 mc. per individuo. Inoltre, in ogni baracca vi ora a un estremo un'anticamera d'ingresso, dalla quale s i poteva accedere al gabinetto del mectico, alla camera del capo infermiere


RIVISTA D'IGIENE MILITARE

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al magazzino e alla cucinetta; all'altro estremo la sala da bagno, il lavabo e le latrine, molto simili alle tinette mobili, sistema Goult, però }n generale, seD?.a materiale assorbente e soltanto vi mettevano calce viva per gli ammalati di forme infettive. I padiglioni baracche erano raggruppat i in numero di 12-15, riunite a mez?.o di una galleria coperta, non protetta lateralmente, e separati gli uni dagli altri da uno spazio corrispondente ai 2j3 dell'altezza dei medes imi. Gli ammalati venivano divisi coi crite ri che reggono gli ospedali; avevano l'obbligo, anche, per sole ragioni igieniche, di prendere tre bagni la settimana e ad egs i fu sempre corrisposto un regime ottimo e sufficiente e, a quanto riferisce l'.d., non mai ebbe a difettare il latte sterilizzato. T!RELLI.

L'alimentazione idrlo& degli ueroltl ln campagna. -

(Ri-,;ista 'd'i11geyneria

sanita1·ia, n. 6 e 16 del 1907). Nelle due memorie che riassu:no, un autore anonimo ed il maggiore medico nell'esercito tedesco Baker, riportano una ser ie di osservazioni fatte nelle ultime guerre, che valgono a mettere nei suoi veri termini !11. questione dell'alimentazione idrica degli eserciti in campagna. Presenta eSS!\ aspetti diversi, s ia che si· tratti di· grosse masse belligeranti, per le quali si può t'are uso anche di appa· recchi alquanto voluminosi, e sia che si tratti di piccole colonne in marcia, massime in terreni assai accidentati e specialmente in paesi tropicali, ove è condizione essem:iale ridurre al minimo il carico del soldato. Cosi, mentre nel primo caso si può far qualche concessione, relativamente al111 semplicità. e mobilità. dei mezzi usa.ti, pur di ottenere una sicura steri liz7.azione delle acq11e senza alterarne la loro costituzione chimica, nel secondo o"ccorre concedere qun.lche cosa su quest'ultimo punto, onde aniva.re allo scopo colla maggior fa.cilitil. e semplicità possibile. Seguendo la divisione dei mezzi di epura7.ione delle a cque in fis ici, meccanici e chimici, fanno una critica minuta dei risultati avuti nelle ultime guerre, potendosi cosi dedurre il valore reale chs ad ognuno spetta. MEZZI l:'ISICI. Oltre ai recipienti comuni, sono stati proposti una infinità di apparecchi, basati, o sulla vera. e propria ebollizione dell' acq u.n, oppure sul suo· riscaldamento sottopressione (tipi inglesi), per evitare l'eboliizione e quindi non privare interamente l'acqua dei s uoi gas. Questo secondo tipo offre dei reali vantaggi, ma si pt·esta male ai rapidi trasporti ed alle più rapide installazioni. Buonissima prova diede nell'ultima guerra anglo-boera il Water Steriliser. Ciò che occorre si è, che gli apparecchi siano di facile trn.sporto e maneggio t che sieno collegati ad un corpo di pompa, per alimentarli sufficientemente di acqua. Del primo t ipo sono gli apparecchi Siemens e Schuffema.nn, i quali però nell'ultima guerra cinese si dimostrarono poco pratici pei gross i corpi di truppa in marcia. La casa Sietschel e Hennebe1·g ha preparato uno sterilizzatore tras portabile su apposito carro, abbastanza leggiero, che rende più di 300 litri l'ora e che diede Qttima. prova duran te la suaccennata campagna. La stessa casa ha costrutto un.. altro piccolo apparecchio destinato n piccoli corpi di truppa nelle colonie, del


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peso di 45 chilogrammi, e che può anche dividersi in due pezzi di chilogrammi 22,500, cosi da rendere più facile il trasposto. L e acque da sterilizzarsi s i versano in un recipiente di tela impermeabile, provvisto di un piccolo filtro di lana, per trattenere i materiali eterogenei più grossolani. L'acqna passa quindi al refrigerante e da esso alla caldaia, ove è riscaldata a 105° e solo a detta temperatura può defluire, determinandosi l'apertura del tubo di efUusso. L'acqua scorre passando al r efrigerante, ove è raffreddata, ma però non completamente, avendosi sempre una temperatura di 10°- 16• s uperiore a quella primitiva. È questo il solo inconveniente dell'apparecchio, il quale per altro funziona ra.pidamente, potendo in meno di 20 minuti dare acqua sterilizzata e fornirne non meno di 100 litri all'orn. In conclusione, per ora, i vari sistemi di sterilizzazione col calore danno buoni risul tati, ma con essi riesce difficile avere un'acqua sufficientemente fresca pei comuni bisogni alimentari, senza attendere uo ulteriore raffreddamento. MEZZI MECCANICI. - Pel rifornimento delle truppe in campagna, non si possono prendere in considerazione, se non i filtri portatili, sotto forma di candele porose filtmnti (Chamberland-Berkefeld - candela di porcellanll. d'amianto e simili). Nelle ultime guerre hanno avuto larghissima applicazione, massime pei piccoli reparti di truppa e nei paesi tropicali. Assai adoperate furono le comuni candele Be:rkefeld, per lo più raccordate ·(mediante manicotto metallico di sostegno) con una. pompa, per la loro diretta ulimentazione. L'acqn!l. filtrata si raccoglie n ell'interno delle candele ed esce poi pel bocchino di scarico. Sono stati costrutti diversi tipi, molti dei quaU vennero esperimentati nelle campagne annuali dall'esercito tedesco. Piacque il modello 1906, perchè di facile maneggio, e perchè, per la. sua leggerezza, può essere portat<> come sopraccarico allo zaino. Però dai risultati che questo sistema, sia in grande, che in piccolo, ha dato nella campagna cinese, non si resta troppo incoraggiati ad adottarlo ul· teriormente, poichè non assicura la amicrobicità delle acque, ed inoltre le candele si guastano facilmente e dopo un po' di tempo il loro reddito reale scende a meno della metà del teorico. Perciò taluno ha preferito per gli eserciti in campagna i mtri a sabbia, massime quelli non sommersi, ma in pratica, anche in ques ti, il procedimento non reggo pei piccoli corpi in marcia. Il trattamento della filtrazione, quindi, non può servire se non in casi limitati, nei quali, o necessita poca acqua, o non urge provvederla rapidamente in copia: in ogni caso poi, anche per una piccola quantità di acqua necessita sempre un grande consumo di energia. MFJzZI CUIM!CJ. - A capo di tutti sta l'ozono. La casa Siemens e Halscke ha preparato un tipo di ozonizzatore trasportabile, montato su Rpposito carro (non sono mancati anche gli apparecchi speciali, montati s u carelli automobili) e facilmente trasportabile. Un apparecchio rende 8·5 metl'i cubi d'acqua l'ora, non pesa con tutto l'attrs zzaggiooltre i 900 chilogrammi e può essere trasportato anche in montagna. P01: l'ene rgia elettrica necessaria a lla produzione dell'ozono s i fa uso del piccolo motorino a petrolio, che viene pure utilizzato pel trasporto dell'apparecchio. Il tipo di ozonizzatore non differisce in nulla da quelli che s i hanno negli impianti molto importanti. Si hanno, cioè, delle colonne di ozonizzazio ne (ridotte di formato) e l'ozono viene prodotto nei soliti ozonizzatori a cassetta.


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Questi apparecchi, adottati dall'esercito russo, funzionarono egregiamente sotto possono · servire pei piccoli reparti di truppa in marcia, specialmente nelle prime linee, sia perchè sono sempre dei carri di discrete dimensioni, sia. perchè, quando sono montati, le colonne ozonizzanti formano sempre un certo bersaglio; ma. tolto questo inconveniente d'indole pratica, essi tornarono utilissimi pel rifornimento idrico di grosse masse belligeranti. Nel 1905 Gerard·Simon e Shneller presentarono altri apparecchi più semplici e capaci di sterilizzare 10 mc. di acqua all'ora ed ormai si può affermare, che l'ozonizzazione rappresenta il metodo dell'avvenire per la sterilizzazione delle acque. Circa poi gli altri mezzi chimici, dei quali sono ancora da ricordare il bromo (metodo di Schumburg); l'ipoclorito di calcio; il fluoruro d'argento; il perossido di cloro (metodo di Bergé); il iodio ed il permanganato potassico; è bene non dimenticare che essi presentano non piccoli vantaggi pratici, essendo applicabili agli eserciti in marcia in qualsiasi condizione di ambiente e di località, non esigendo mezzi di trasporto ingombranti, o delicati; nè lunghi impianti, nè abili tecnici, nè spesa considerevole; bastando piccole quantità di reattivi per sterilizzare ingenti quantità di acqua. Non vi ha dubbio che negli eserciti coloniali, per le piccole colonne in marcia e per tutte le occasioni nelle quali deve essere scartata: l'idea di trasportare apparecchi voluminosi e pesanti, il metodo (\himico può essere vantaggiosamente applicato, ma oon si debbono neppure dimenticare le critiche al riguardo e cioè che molti di essi modificano profondamente i caratteri dell'acqua e ne mutano sostanzialmente la fisonomia, mentre altri richiedono un'accurata sedimentazione ed altri ancora si valgono di materiali non privi di inconvenienti. Però è pure vero che di fronte alla praticità e alle leggi della necessità, molte di queste obbiezioni perdono assai del loro valore e perciò si potrà. ricorrere in detti casi a quei mezzi che, o per profonde modifìcazioni chimiche, o per alterazioni fisiche non modificano l'acqua, in modo da ronderla sgradevole e che pei precipitati, che producono, non richiedono la filtrazione delle acque prima del loro us o. Fors e a ragione di logica si dovrebbe parlare ancho dei trattamenti fisico·chimici, usati nei filtri americani, ma si tratta di metodi troppo lunghi, richiedenti un impianto piuttosto voluminoso e che q uindi nc.m possono essere presi in considerazione nel nostro caso. Concludendo si deve ritenere, che, i mezzi chimici debbono essere presi in considerazione pe1· ciò che valgono; sono cioè dei metodi rapidi, estemporanei, non privi d'inconvenienti e che hanno però un grande vantaggio, la comodità e la ra· pidità d'applicazione, ma che debbono essere usati solo in casi speciali e cioè pei piccoli reparti di truppa e nei paesi tropicali. In generale poi quando si tratta di grosse colonne armate colla possibilità quindi di accrescere gl'impedimenti della colonna stessa, munita di carri e di uomini ed in grado di provvedere a buoni set·vizì Jogistici, il metodo più pratico e più sicuro rimane indubbiamente quello della ozonizzazione. TmELLI. ogn~ aspetto in Manciuria: soltanto questi grossi corpi ozonizzanti non


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l~IVISTA

BIBLIOGRAFIC.A

Dott. Vn;cc::;zo CA RA~'FA.- Della lnfezlone malarloa. - (Gazzetta medica di Roma, anno XXXIV). Ad accrescere la numerosa serie di lavori comparsi in questi ultimi tempi intorno all'importante argomento della malaria vieue non inopportunamente la recentissima pulJIJlicazione del dott. Carafi'n, assistente alla cattedra di patologia medica presso la R . università di Roma. E diciamo non inopportunamente, perchè l'A. è riuscito ad esporre in modo piano e conciso le nozioni più importanti che possono interessa.re il medico pratico sul capiLolo della malaria, facendo uno studio esatto sullo sviluppo ciclico e sulle proprietà biolo~iche del parassita, in modo da offrirei una facile interpretazione circa il ritmo dei vari tipi febbrili e re nderei ragione se non di tutti, almeno della maggiore parte dci sintomi che accompagnano l'infezione palustre. Premesso un quadro ge nerale e s intetico, in cui l'A. riassume brevemente l'etiologia, i sintomi, il clecorso, le com plicazioni e le successioni morbose dell'infezione, egli Yiene ad e~porre uno studio completo del parassita mnlarico nelle tre differenti specie, analizzando le varie fas i che esso compie entro l'emazia per raggiungere il suo completo svi lu ppo e per riprodursi, nouchè le alterazioni di ordine chimico e fisico suhite dai g lobuli rossi per In sua presenza, ed accenna in seguito alla fine struttura rlel parassita cd ai caratteri microscopici dill'erenziali fra le vario specie nel sangue umano. Si occupa estesamente nei successivi capitoli dell'anopheles e del ciclo ses!'uale compiuto dal parassita nel corpo della zanzara, dell'azione patogena., in parte nota, in parte oscura, del parassita malarico n elle sue due propriet:\"_fondamentali: piogena ed emolitica e delle più importanti altemzioni anntomo-patologiche riscontrate nell'infezione. Svolge quindi la parte pitì importante del lavoro con una descrizione chiara ed efficace dei vari tipi di feiJbre, delle forme cliniche, intrattenendosi spe· cialmente sull'accesso febbrile tipico: illustra luminosamente la diagnosi microscopica e clinica con riguardo particolare alle affezioni che po~~ono essere accompagnate da febbri intennittenti, r emittenti o continuo·remittenti. Espone infine la profilassi meccnnica e chim ica dell'infezione e l a tc t·apia, indicando le nor me per b somministrazione razionale del chinino, con un cenno sulla cura endovenosa. col metodo del Baccelli. Trnttnsi in complesso di un'ottima pubblicazione, che risponde pionumente ai fini proposti~i dn.ll'A. nella prefazione, di riuseit·e cioè di pratica utilità. CASAn t :>r.

Perugia antloa e P erugia moderna, del dott. RAKIERO Gt G LIARELLt , tenente co· l onnello medico nella riserva.- Perugia, Unione Tipografica Coop. Edit,. lDOS. È un'opera archeologica imponente, a cui l'autore aveva pos to mano da. par ecchi anni, fino da quando cioè andava rovistando con pazienza ammira.bils gli archivi di Peru~ia per la preparazione dell'altro suo impor tante racconto storico del secolo Xlv intitolato l'enere.


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NOTIZIE

In questo lavoro il dott. G igliarelli si occupa di Perugia dalla sua prima origiorni nostri e con sommo acume rende conto di tutte le trasformazioni ed amplific~~ozioni architettoniche in essa avvenute dalle mura e porte primitive ai tempi\, alle chiese, ai forti, alle torri, ai campanili, ai palazzi, alle piazze, alle strade, ecc. ecc. La parte archeologica è completata a sua volta da ricordi storici ed anche in questi l'autore, con sintesi felicissime, rammenta le imprese militari gloriose e le sventure della nobilissima citt!'L sino alla resa del H sett~mbre 1860, in cui si riunì alla risorta Italia. Magistralmente redatte sono le biografie degl i uomini illustri, specialmente dei -capitani di ventura, fra i quali primeggia quella di Biordo Micbelotti, assai lodevole per veri t/l storica e per cieduzioni sopm documenti inediti. Originale è pure i l capitolo sulle torri. Come savio. guida, il cav. Gigliarelli conduce il lettore per tutte le vie di Pe<rugi~~o e per le emanazioni di esse pit'l misere e minuscole. Non un angolo della città è rimasto dimenticato; e, di mano in mano ch'egli procede, fa menzion~ degli is tituti scientifici, letterarii ed industriali, descrive i monumenti e i palazzi, .ricorda le dimore di uomini illustri e eli quelli, che col lavoro si elevarono di sopra alla loro condizione di nascita. Come in tutte le !!Ue quattordici pubblicazioni scientifiche antecedenti l'autore fu guidato unicamente dall'amore della scienza, cosi in questo attraentissimo lavoro di lusso, che conta più di mille pagine con ol tre quattrocento illustrazioni il cav. Gigliarelli fu ispirato soltanto dall'amoT di pa.tria. S. M. il Re e S. M. la Regina Madre si degnarono di gradire rispettivamente "llDa copia dell'opera. C. S••onzA.

~ine storica ai

Riceviamo dal tenente colonnello medico comm. Lombardo, e di buon grado pubblichiamo la seguente lettera;

P1·egiatissimo signor direttO?·e del« Gionwle di medicina militare ,.. Sento il dovere di portare a conoscenza del corpo sanitario ital iano che troV!I.ndomi di passaggio a Corfìt (Grecia) ricevei l' invito di visitare quell'ospedale militare e di procedere all'esame di alcuni ricoverati affetti da malattie di petto, Fui accolto con mol ta cordialidt e con sincere espressioni di vera amicizia. Il giorno dopo il medico principale (t.'• col.) dottor Eglalidés, di residenza in Atene, e temporaneamente in Corfù, in unione al medico maggiore dottor Leonidas Sambotis direttortl dell'osptldale ed a tutti gli ufficiali medici, farmacisti e contabili del presidio, mi onorò di una visita attestandomi i sinceri sentimenti di stima e di cameratismo che il corpo sanitario militare ellenico ha per quello italiano. Alla mia volta ringraziai gli egregi colleghi della loro cortesia, ed espressi lot·o i sentimenti di amicizia e di stima che i medici militari italiani nutrono per i colleghi Greci, e credo di aver interpretato così il pensiero dei miei coll eghi del corpo sanitario militare italiano. Roma, 31 agosto 1H08.

•

Devotissimo Dottor ANTO;<;TO LoMBARDO tme111c colollnello medico 11 ,.,,,o.<o.


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CONFERENlE ~CIENTIHCHE DEGLI O~PEDALI MILITARI SODARIO DEGLI ARGOMENTI TRA'l'l'ATI (DAI PROCESSI V.&HBALI PERVJ<:~UTI ALL1 1SI'ETT0RATO DI SANITÀ MILITARE DAL 30 GIUGNO AL 31 AGOSTO). ANCONA (agosto). - Capitano medico 0DDI 0DDONE: Cura radicale del ''aricocelemediante il metodo del maggiore medico FILIPPO CARTA, modificato in due · suoi tempi. CHIETI (luglioì. - Sottotenente medico MARO'll"l'A GAETANO: Lo spirochete di Schaudillu. Rivista sintetica. delle più recenti ri cerche sull'etiologia della sifilide. ROMA. (giugno). - Cnpitano medico PAOLJNI ADOLFO: Su dì un caso di isterismo simulante la siringomielia. ID. {luglio). - Capitano medico ZuccARI FEDERICO: Valore dell'indice opsonico e della vaccinazione nella cura dell'artrite tubercolare del ginocchio. VENEZIA ragosto). - - Farmacista di 2• classe PAG:StEI.LO dott. AU'REDO; Nuovometodo di rinverdimento e di brillatura dei piselli secchi.

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\ · ·.'· Jl~imenti avvenuti nel Cor~o Sanitario e nel Personale Farmaceutico ' • l ; .,

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(Dis rcnse n. 35 n 36 del Bollellino "{fìciale delle ttomine).

Ufflolall ln •ervlzlo attlvo permanente . D eterm.inatione ministeriale 6 agosto 1908.

DE RosA cnv. ~Michele, maggiore medico ospedale Caserta. -

Trasferito ospedale Cava dei Tirreni. DI LALLO Carmine, tenente medico infermeria presidiaria Foggia. - Comandatopel servizio sanitario a Creta. DEr.oou Gino, id. ospedale Venezia (comandato a Creta).- Cessa. di essere comandato come sopra. Determinazione ministeriate 27 ar1osto 1908. SAJ;TORO cav. Gi11seppe, capitano medico 87 fante1·ia. - Trasferito 9 fanteria. RUGANl L11Ì!JÌ, id. 9 id. - Id. 87 id. Fmnno llficliele, tenente medico 4 alpini - MIGNACCA Piel1·o, id. ospedale succursale Mantova. - Trasferiti R. corpo tJ;uppe coloniali. Prenderanno im barco a Napoli il 4 settembre 1908.

NOTIFICAZIONI. Arrlvt e pàrtenze da e per l'Afrloa. PrAN'rELLt Gi11seppe, tenente medico.- Partito per la colonia Eritrea il 7 agosto 1908~ I l RcdF\ ttorfl

D.r RH>OLFO Ltvr. tenente colonnello medico.

.,.

Il DircLLoro

PIETRO I::unntAco, maggior generale medico ispettore. l7SO(J) -

llullla, t~OS - Tip. E. Voghcr.1.

GtOVAIINt ScoLARI, Gerente:


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INDI CE DELLA. RIVISTA. DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI HIVISTA MEUICA. Erre. - Sulla sett1c:emia melilense (febbre mertiterranea o di Malta). Devoto. - Le latente nefritiche . . . . . . . . . . • . . Fiorentini. - Ricambio matenale. nel reumallsmo polinr Ucolare acuto . Calandra. - Delle necessita del reperto batteriologico per la diagnosi di dìrtcrite Kelsch. - Il freddo e le malattie • a fngore • . . . • . . . . Lénlez e Mlramond dt la Roquette. - Un caso di morte improvvisa In un soldato Jerlnlcl. - Presenza d'ascaridi nel tubo dlgcrento dei uros1 • De Renzl. - Arterio-sclerosi . RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA. Antelo. - Tiri perforanti cranioenc:efalìci con proiettile :.&auser (modello Argentino) • RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE Malocohl.- La cura doUe losioni violente del polmone . . . . Giordano. - La questione della rachlane.;tesia guardata dal lato o~curo. . . . . Rotler. - Nuovo metodo operatorio (ter la cura delle fr.Ltture antiche !Iella rotula . • . Quercloll. ~ Conslrterazlonl clin iche su tli un caso di frattura isolata comminuta simmetrica tlell'atlante senza lesioni roidollarf in seguito a caduta ~ul capo Gruget. - La fr;~ttura rtel Dupuytren . . . . . . . . · Morlson. - l..a Toracostomla nolle malatti~ di cuore. . . . . . . . • Cuonf. - Ricerche sperimentali sulla modincaz1oue della crasi sanguigna nella emostasi • . . . . . . preventiva degli arti col meto,lo Esmarch -Sih·e~lri Palnter. - Circa tre r.a.si di ~utura del legamento patellare . Bottelli. - Due casi di carcinoma delta tosta dal pancreas . RIVISTA DI OTO-RINO.-I..ARINGOI.HRIA. Hajtk. - Sulle indicazioni della cura oper.~ tiva nel lo ~inuslll front.1 ll croniche Wllson. - Nuova indicazione per la operazione nella otite media suppurata RI VISTA 0 1 MALATTIE VENEREE E DELLo\ PELLE Spatz. - Il sublimato nella terapia endovenosa della sifilide. Warll. - l..'atoxll e il suo valore nel trattamento della sifilide . . . . . · Ehrmann. - Sul rapporti della spirochcta palli!M colle vie linfatlchc e sanguigne e s ulla fa~ocitosl nel periodo primario e secondario . . . • • .· . . · Councllman. - Ulteriori studi s ul cytorrh yctes va.riolae . . . . . . • · Hoffmann. - Sullo stato attuale dellr n ostre conoscenze circa la parassitologia della Slflllde Abbe. - Il rad10 nella tempia dermatolog1ca • • . . . . . . . · Sterne. - JlaJ{gi llontgen o eorrc.nti d'alta frequeuza In dormatologia . . . . · Taylor. - Ultimi studi sull'eredosifllide . . . . . . . . • . · Gauoher. - SiOIIde qunternarl:. o ercdosiOiicJe attenuata dei tessuti reti col ari (appendicite, ve,;etaziooi adenoidi, scrofola). . . . . . . . . Ware. - Il reperto raf!iograOco nelle lesioni sllllillchc delle ossa lunghe llotz. - Arteriti sìfilitlche periferiche • . . • • • . . RIVISTA DI MEDICINA LEGALE. Dleulafoy. - Escare multiple e recidlvaotl per due anul o mezzo sulle braccia c su un piede d'un simulatore . . . . . . • . • Blnet e Slmon. - Le développement de l'lntelligence. RIVISTA 01 TECNICA E SERVIZIO IIIEDICO MILITARE. Jacob. - Esperienze sull'illuminazione del campo di hntta~~:lla eseguite nel l 906 nelle esercitazioni specl~li del serYI7.io di sanità nel gov11rno militare di Parigi . . · Seoherron. - Illuminazione In camp:~gna ; Illuminazione dopo Il combattimento • · Donegan. - Osservazioni sulla nuova convenzione di Ginevra . . . . . • RIVISTA O' IGIENE MILITARE Herlltrt. - Un efficace metodo di distruggere i residuJ animali ed i rlOutl della cnclna mo· dJante l'incenerimen to sotto il fornello da campo . . • . . . . · Testi. - Smaltlmento del materiali di rilluto nelle casemle L 'msegnamento d'Igiene nell'esercito Inglese CORRISPONDENZA . NECROLOGIO. Pror. Leopoldo Baruchello, maggiore veterinario .MOVIMENTI AVVENUTI NE!- CORPO SAN ITARIO E NEl. PERSONALE FARMACEUTICO

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XX SnTKI!lJRK, I'At.AZZ•l ou ~IINIHgno o8t.LA tòUKAR A

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MEMORI E

ORIGINA LI

ANCORA St.; L L&

ALTEI\AZIUNI ISTOLOGICIIE DEL GA~GLIO DI Gr\SSEI\ l ~ SEI~llT O

ALLA NE\" IW I\HEXI ~ECO.\IH) TJ-HEitSCi l DKI

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RA::III SOTTORniT.:\.LI DEL TRlGE:\fELLO - - _._

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R icerche sperimontRli del d ott. Eugenio De Sarlo, capitano medico (l)

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Dall'epoca in cni il Nasse diede per la prima volta allo sturlio delle degenerazioni dei ner\i 1 sepamti da i centri, nn indirizzo basato su ricerche istolog-iche, dalle quali scaturirono poi le importanti e note scoperte del w·aller, e dall'epoca in cui il Nis::;l dimo:strò, in se~uito al taglio di un nervo motore, le fini ed in time altorzioni delle cellule di origine eli tt-.tte le fibre reciso (reazioue a distanzct di Nis1"1) il numero dei ricercato:ri, grazie alla tecnica sempre pitl perfezionat.a, è andato aumentando in modo che sarebbe arduo sin tetizzarli in una breve nota.. n[l\, se le ricerche di questi ultimi tempi ci hanno senza dubbio fornito molte ed ut ili cognizioni intorno alle minute alterazioni dei ncuroni e degli elementi cellnl <Lri, molti problemi non sono lì.n()ora completamente risoluti. Così non è stato ancora del tutto stabilito con esperienze a lu!lgl\ scaùenza il destino finale ùi quelle cellule nervose colpite, non in grado leggiero ma assai profodda.mente, da (1uelle caratteristiche modificazioni del citoplasma e del nucleo che v:tnno sotto il nome di cromatolisi ().[arinesco) o C1"0?nolisi (\an Gehuchteu) . .Dalle numerose ed interessanti esperien:~.e, delle quali si ò arricchita la patologia sperimentale della cellnla nervosa, risulta in modo · certo che la 1·eazion e a distcmza di Nissl si h a costantemente, allorchè sul processo ce llulifugo o su quello cellulipeto, dei nenroni r ispettivamente di moto o di senso, agiscano i più svariati traumi, dai più leggieri (legatura, compr essione, distensione) fino a quelli più gravi (taglio, resezìone, strappamento). Inoltre la gravezza e la durata del processo di (lì Questo ricerch e (urono [atto noll'ist it.uto d i patologia generalo della R. uni\'cr· sità ùi Pisa, diretto dal prof. G. Cuamiori. 41 -

GiOrllalt d i medicina mllilart -

Fase. IX.


Al'CORA SULLE ALTERAZIONI ISTOLOGICHE

cromolisi sono in diretto rapporto coll'intensita del t rauma stesso. n van Gebuchten infatti constatò che le alterazioni delle cellule di origine del nervo ipoglosso sono, in seguito alla resezione di detto nervo, molto più accentuate di quelle che si hanno dopo la semplice e momentanea allacciatura del nervo stesso. Ed ancor più gravi esse sono in seguito allo strappamento, come dimostrarono il Ballet, ill\Iarinesco, il Foa e lo stesso va.n Gehuchten in collaborazione col proprio allievo De Baule. Ballet e Marinesco, dopo lo strappamento dell'ipoglosso, constatarono la completa scompa1·sa delle cellule nervose di origine, e lo stesso rilevarono pure il van Gehuchten ed il De Baule. Sicchè per le cellule di origine del nervo i poglosso se m bra. accertato che ,dopo lo strappamento di detto ner vo non segua in esse la f ase di ripamzione a q uella di reazione (.ù farinesco). • Riguardo ai neuroni periferici sensi ti vi, diversi sperimen tatori hanno. ricercato le alterazioni cell ulari in seguito al taglio del prolungamento cellulipeto; però i nsultati di det.te esperienze non sono concordi. Il Lugaro, dopo la sezione del nervo sciatico nel cane, con:>tatò notevole diminuzione numerica delle cellule gangliari corrispondenti ed nu· mento del tessuto connettivo; tali fatti vennero riscontrati pure dal van Gehuchten in seguito alla recisione del vago nel coniglio. Invece il ::\Iarinesco, sei mesi dopo il taglio del vago, avrebbe assistito alla completa reintegrazione di tutte le cellule del ganglio nodoso, e la me· de:>ima cosa avrebbe constatato pure il Cassirer, controllanùo dette esperienze. Infine il Nelis, dopo 153-186 giorni dal taglio del nervo vago nella regione cer vicale del coniglio, non rilevò una sensibile diminuzione numerica delle cellule ner vose. Come :ri vede adunque, intorno alla sorte ultima degli elementi in preda a grave ed intensa cromolisi le varie ricerche non sarebbero con· cardi per i neuroni sensitivi periferici, sebbene il van Gehnchten nel suo recente lavoro .: Centra::; nerveux :. (1908) parli assolutamente di atrofia delle cellule corrispondenti. Tale fatto ha indubbiamente, specie dal punto di vista chirurgico, ,il più vivo interesse.

"'** Allo scopo di portare un contributo sperimentale su tale argomento tuttora dibattuto, e sopratutto per ricercare a. quale processo istopato· logico si debbano i benefici effetti della. nevrorre.vi secondo Thiersch nella cura delle nevralgie del 5" paio, intrapresi alcuni esperimen~i, nei quali mi proposi lo studio delle alterazioni istologiche del ganglio di Gasser in seguito alla nevrorrexi dei ra.mi sottorbitali del trigemello.


DEL GANGLIO DI GàSSER 1 ECC.

643

Il Cosentino, in una serie di esperienze oltremodo interessanti, potè constatare che, dopo la semplice distensione dei rami suddetti, si svolgono nelle cellule del ganglio di Gassar alterazioni leggiere di cromolisi, le quali non producono giammai la necrobiosi del corpo cellulare, ma. finiscono costantemente colla restitutio ad integ1·ztm. L' operazione di Thiersch, com'è noto rappresenta un traumatismo molto p~i1 intenso della semplice distensione: esso consiste nella torsione e nello strappamento di una branca nervosa, in modo da produne l'asportazione di un tratto assai esteso di essa. Pensai quindi che gli effetti sulle cellule gangliari dovessero esser più gravi. Di una prima se1·ie di esperienze, riguardanti animali sacrificati 10-15-25 e 40 giorni dopo l'intervento operativo, riferii già alcune conclusioni in altra mia pubblicazione, nella quale fec~ rilevare pure i van. taggi e l'innocuità dell'operazione di Thiersch rispetto ai gravi e difficoltosi interventi intracrauici nella cura chirurgica delle nevralgie facciali ribelli. E d ora, avendo posto termine alle mie ricerche sperimentali, credo utile di riassnll?-ede brevemente in questa seconda nota.

*** Le mie esperienze furono fatte su conigli e cani giovani ed adult.i. Seguii come tecnica operatoria quella descritta dettagliatamente nel mio lavoro citato e che per amor di brevità non starò qui a ripetere; aggiungerò solo che, essendomi in seguito provveduto della pinza di Thiersch, ebbi agio di constatare che qnesta risponde benissimo allo scopo, realizzando un'asportazione assai estesa del tratto nervoso. Dei rami periferici del trigemello prescelsi quelli sottorbitali, che costituiscono nei suddetti animali un cordone nervoso abbastanza robusto, il quale si oresta assai bene alla torsione ed allo strappamento. La ferita operatoria guarì costantemente per prima intenzione, in modo che nessun processo infettivo venne ad aggravare le alterazioni istologiche da me riscontrate e di cui fra breve terrò parola. Gli animali furono · sacrificati per dissanguamento rapido (recisione delle carotidi) rispettivamente do;po 1-3·5-7-10-15-25-40-50-60 e 111 giorni dopo l'intervento operatorio. I pezzi anatomici vennero con ogni diligenza raccolti subito dopo la morte degli animali. Rivolsi le mie ricerche principalmente sul ganglio di Gasser, fa-cendo, per ogni esp~rienza, dei preparati di controllo sul ganglio sano. Studiai pure in modo sommario le alterazioni del moncone centrale dei rami sottorbitali residui alla nevrorrexi. Come tecnica istologica, tenuto conto dello scopo delle mie ricerche, tendenti a. studiare le alterazioni intime delle cellule ner vose, preferii


GU

A~ CORA

SCL LE ALT.l-:flAZIOSil:,;TOLOGICIIE

per tali elementi il metoclo di Nissl: il quale dà anch e l e magg iori garanzie ~d è uni~er:;almente aùoperato. Usai come liquido fissatore una mescolanza a parti uguali d i una solnzionc di suùlima.to all 'l p. 100 e rl i un'altra di bicromato ùi potassio al :.l p. 100, cl1e mi corrispose in maniera eccell ente. P er la colorazione usai una sol uzione satura di tionina. P er lo studio delle fibre nervose, una parte d e l mon ~o n e cen· trnle fu tnes:::a in soluzione ùi aciJo osm ico all'l p. 1()0: a.Jcuui przzettini \ennero di lace rati in glicerina eù A.ltri, col orati successivamente con car minio alluminico, furono dilacerati in olio di garofani. Un'filtra p;nte \ enne t ratLata col metodo ùi Marchi o con quello dell'impregna· zione argenti~.:a di Ru.mon y Caja l.

Oltremodo interessant i sono le a ltera;,ioni che avvengono nel ganglio di Gasser in segnito nlla torsione eù a llo strappamento dei r ami sottorbitali del i)0 paio. D opo sole 2± ore i~fntti alcune cellule si trovano già in preda ad un proce>lso in iziale di cromolisi; la sostanza tigroide, in a lcu ni elementi verso la perife ria, in a ltri n el la zona p erinucleare, ha perduto il suo aspet.lo caratteristico, in modo da presentare una colo· razione quasi u n ifo rme (CI'omo(ilia ). Il nucleo, alquant o spostato verso la parte periferica, ba limiti sfumati e pot·.o n otti. .A.ltri gruppi cellulari sono perfettamente nor mali. D opo 3 giorni si constata, che tali a lterazion i sono ancor più acceut nate : la cromofìlia è più evidente e diJfLtsa a quasi tutto il citoplasma, il nucleo maggiormente spostato ver..;o la periferia T'ali cellule alterate sono riunite evidentemente in gruppi . Dopo 5 e 7 giorni il processo di cromolisi ha assunto maggiore svi· lnppo : a lcune cellule souo aumentate di volume per rigonfiame nto del citoplasma, il quale, colorato in m odo uniforme, presenta una t inta assai t enuè (acrom!ttosi) ; il nucleo è spostato interamente verso la pe· riferia e non lascia più d istinguere i s uoi contorni. Dopo 10 e 15 giorni l e alterazioni sono assai gravi e manifeste : molte delle cellule alterate presentano un'acrom ~tto:.ì diffusa a tutto il citoplasma e sono notevolmente rigonfie, altre hanno contorni assai irrPgolari, qualcnna d i esse ha assunto forma stel lata. In m olte cell ule si ri leva nn'e,iùonte vacnolizzazioue del ci toplasma, il quale allora si presenta come crivella.to da tante pi ccole cavità. Il nucleo in alcuni element i sporge fuori del protophtsma, determinando una specie di pro· trusione alla superficie; in altri è rappresentato da residui sparsi n el protoplasma stesso in segui to alla rottura della v esci cola nucleare; in


DEL GA~WLIO Dl GASt'ER, ECC.

altri, pur essendo sempre spostato alla periferia, è retratto, ha margini irregolari, per cui presentasi noteyo]mente deformato. 'l'ali elementi alterati son disposti a gruppi e corri,;pondono ad una sezione del ganglio. Dopo 25 giorni la fi.!Se di ì'eetzivne (:Jiarinesco) e nel suo l)eriodo di massimo sviluppo : molte ce1lnle rigonfie presentano la vacuolizzazione del citoplasma; altre sono notevolmente deformate, come ritorte su lorv stes::;e, con contorni irregolaris;;imi e prive di nucleo; a ltre infine sono più piccole ed intensamente colomte (stato picnonw1'(u). L e gravi alterazioni nucleari già. descritte si e:-Lendono ad nn numero ancor più grande di cellule nervose. Dopo 40 giorni, l'osservazione del ganglio dimostra che, mentre un numero rilevante d i cellule nervose è ridotto evidentemente di volume ed altre sono scomparse, si dctòr~ina contemporaneamente un aumento del tessuto connettivo inter.::;tiziale. In alcuni elementi non si ha. più traccia. di nucleo, ovvero esso è rappreseutn.to da corpi informi dall'a.spetto eli zolle di varia grandezza. Dopo 50 giorni l'atrofia. cellult+J.·e è ancor più cospicua : essa col pisce molti elementi raccolti in grup_pi, i quali si mo.::;trano limitati da una specie di capsula connettivale, che manda dei fitti tramezzi fra cellula e cellula. È verosimile l 'ipotesi che queste zone atrofiche siano in rappor-to con relativi fasci di fibt·e nervose al terate. Altri elementi, itl numero assai scarso in vero, presentano tuttora le note classiche della cromo lisi (rigonfiamento del citoplasma, cromofllia, cariolisi e cariorexi). Dopo 60 giorni l'atrofia è più marcata ed estesa ad un maggior numero di elementi; il tessuto connettivo interstiziale è maggiormente aumentato, Poche cellule presentano ancora in atto il processo di ero~ m o lisi. Infine dopo 111 giorni una sezione del ganglio si presenta evidente~ mente atrofica: in essa. gli elementi cellulari sono rarissimi ed il tessuto connettivo interstiziale ba i) massimo sviluppo. Gli elementi ancora esistenti sono piccoli e manifestamente atrofici ; essi non presentano in quest'ultimo periodo, alcuna modificazione, che possa far pensare ad un ripristino anatomico e quindi a Yera rigenentzione di elementi.

2" -

Mo:-~coNB CENTRALE.

Anche nelle fibre nervose, appar tenenti al moncone centrale residuo alla nevrorrexi, ho riseontrato importanti alterazioni che riassumerò brevemente. Dopo 24 ore dall'atto operativo quasi tutte le fibre nervose sono normali; solo in alcune di esse si rileva una leggiera torbidezza della guaina mielinica. Del resto nessun'altra apprezzabile alterazione.


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ANCORA SULLE ALTERAZIONI ISTOLOGICHE

Dopo 3 giorni il processo degenerativo è più accentuato : molte fibre presentano la guaina mielinica meno colorata dall'acido osmico ed in alcuni punti divisa in zolle più o meno irregolari. Dopo o giorni accanto a fibre perfettamente normali si notano alcune aventi le stesse alterazioni or ora descritte, altre presentano nettamente l'inizio della classica degener azione walleriana. con divisione della guaina mielinica in frammenti elissoidi ed ovoidi, e frammentazione di questi in sfere e gocciole mieliniche più o meno grandi e fortemente annerite dall'acido osmico. Nei punti in cui è possibile vedere il cilindrasse, questo si presenta rigonfio e debolmente colorato. Dopo 7 giorni tali alterazioni sono ancor più marcate sia per intensità del processo, che per numero delle fibre colpite. Dopo 10 giorni moltissime fibre nervose sono in quasi completa degenerazione wa.lleriana, la quale si trova evidentemente nel periodo di massima intensità; molte fibre presentano delle bozze contenenti grosse gocciole di mielina colorata intensamente in nero. Dopo 15 e 25 giorni, mentre un d.screto numero di fibre si presenta

normale, le altre mostrano la guaina mielinica frammentata in granu· !azioni nerastre. Dopo 40-50 e 60 giorni si notarono delle fibre costituite dalla sola guaina di Schwann, altre assottigliate ed evidentemente acrofiche. In un'epoca ancor più avanzata, e propriamente dopo 111 giorni dalla nevrorrexi, si rilevano dei fatti oltr~modo importanti: mentre si assiste agli ultimi stadi della degenerazione walleriana, si constata la rigenerazione abbastanza inoltrata di un numero limitato di fibre. Infatti, accanto a residui di mielina, che si presentano sotto forma di minuti granuli nerastri, si notano delle fibre assai sottili, forpite di nn· merosi nuclei nevrilemmatici, con tutti i caratteri delle fibre nervose giovani. Diverse altre sono evidentemente atrofiche ed altre infine perfettamente normali. Come si vede, a tale epoca si hanno le note di un nervo il quale, dopo di aver subito un processo grave di atrofia e di degenerazione, ha, almeno parzialmente, una 1·estitutio ad integrum.

* ** Riassumendo adunque i risultati ottenuti dalle vane esperienze, credo di poter venire alle seguenti conclusioni: I n seguito alla torsione ed allo strappamento dei rami sottorbitali del trigemello, si producono indubbiamente delle gravi e profonde alterazioni nel moucone centrale residuo e nel ganglio di Gasser. In questo si svolge un gravissimo proce:-;so di cromolisi; in molte cellule si ha.


llEL GANGLIO DI GASSER, ECO.

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addirittura la espulsione del nucleo, il che mena fatalmente alla morte di esse. Dopo 111 giorni, infatti, l'aspetto di una sezione del ganglio dimostra una evidente atrofia e diminuzione numerica delle cellule nervose con aumento del connettivo interstiziale. Ciò fa ritenere che in molti elementi cellulari le alterazioni reattive si tramutino in veri processi degenerativi, che finiscono colla necrobiosi e successiva scomparsa degli elementi stessi. Ed. anche quelli, che giungono a superare il grave processo morboso, non ritornano mai in condizioni perfettamente normali, giacchè rimangono in uno stato di manifesta atrofia. La interpretazione di tali fatti rientra evidentemente nella reazione a distanza del Nissl, la quale, allorchè ~l processo di cromolisi è prodotto da traumi leggieri, come la semplice nevrotenia, decon-e in forma mite e finisce colla completa t·estitu,tio acl integrltm delle cellule corrispondenti alle fibre traumatizzate; mentre la dissoluzione degli elementi cromofìli, in seguito ai traumi •gravi, conduce fatalmente all'atrofia ed alla morte delle cellule stesse. Lo stato picnomor(o di alcune può essere interpretato, senza dubbio, come uno sforzo rigenera.tivo; se non che tali elementi non raggiungono mai la grandezza. primitiva e restano atrofici, epperò sono inclinato a ritenere che, con ogni probabilità, anche la loro funzione debba essere seriamente compromessa. I n quanto poi al moncone centrale residuo alla nevrorrexì, in molte fibre si svolgerebbero due ordini di faf.ti: già 2-± ore dopo l'operazione appaiono in alcune di esse le note di una nev1·ite pm·enchimale di origine traumatica, la quale sembra condurre le fibre stesse alla completa atrofia, come si rileva nelle mie esperienze a lunga scadenza. Altre fibre, 5 giorni dopo l'operazione, cominciano a mostrare le note di una clasijica degenerazione walle1·iana, che assume il più grande sviluppo nelle esperienze successive. In queste ultime fibre si notano, dopo 111 giorni dall'intervento operativo, dei tentativi di rigenerazione; dette fibre, insieme COn quelle che si pTes~ntanO normali, Starebbero, COn ogni probabilità, in rapporto con quei pochi elementi cellulari, i quali nella sezione atrofica del ganglio rimangono diminuiti di volume e circondati da notevole quantità di con~ettivo interstiziale. Nel moncone centrale adunque si svolge la così detta degenemzione retrograda, la quale, com'è noto, fu messa in evidenza la prima volta. da Friedlaender e Krause in opposizione al postulato negativo della legge di Wa.ller. I suddetti autori, per dare una. spiegazione di tale fatto, ammisero che le fibre degenerate del moncone centrale di un nervo misto avessero il loro centro trofico negli apparati terminali della. perìferia. Ma oggi, siccome è accertato che le fibre sensitive hanno il loro centro trofico centralmente, tale teoria è caduta del tutto. È ammessa


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AXCORA DEI.T,J<: AI.'PERAZ I O~ I I STùLOOICllE

iuvece la spiegazione pa.togenetic.:a. data dal ForeL il q naie ritiene trattarsi di un vero processo .~econclario do\'uto alle gravi le:>ioni ùelle cellule centrali corrispondenti, per cui il nome di degenerazione ?·etrog1·ada, secondo le vedute moderne, non risponderebbe alla realtà, trattando,:;i sempre di un processo cellulifugo o di d egenerazioue walleriana indiretta (van Gehuchten). La teoria sudtleLta tro>erebbe una. riconferma anche nelle mie esperiellze: infatti ln degenerazione wn.lleriaua appare nel moncune centrale G giorni dopo la nevrorrexi, cioè qnn.ndo le alterazioni morfologiche delle cellule nervo::;e sono ben manifeste.

Ammesse dunque le gravi lesioni anatomiche del ganglio di Gasser e del moncone centrale, residuo alla nevrorrexi dei rami sottorbitali d el 5~ -paio, sono inclinato ad ammettere che esse abbiano la maggiore influenza sui benefici effetti che l'opNazione di Thiersch, come risulta dalle più recenti statistiche cliniche, produce nella cura chirurgica. delle nevralgie del trigemino. 'l'aie opera?.ione potrebbe considerarsi aJdirit-. tura come vero intervento radicale a11che in quelle forme ostinata di nevralgia facciale aventi sede centralmente, nel ganglio di Gasser. In tali c11.si bisognerebbe rivolgere, come giustamente vorrebbe il van Gehuchten, l'atto operativo sulle varie branche periferiche del trigemello, iu modo da produrre in tutto il gangl io un grave ed esteso processo degeIlerati vo. I vantaggi dell'operazione di Thiersch trovano adunque una eloquente riconferma, oltre che nella clinica, anche nella patologia sperimentale. l chirurghi quindi saranno in avvenire maggiormente i ncoraggiati a praticare come metodo di elezione, per la cura delle nevralgie facciali ribelli alle risorse mediche, !11. detta operazione, ricorrendo solo in casi eccezionali ai complicati e pericolosi inten·enti intracranici, che attaccano direttamente il ganglio d i Gasser. Prima d i porre termine a questa mia nota, seuto il dovere di rivolgere i miei più vivi ringraziamenti all'ill ustre prof. Guarnieri, il quale, dandom i cortese ospitalità nel suo istituto, rui fu largo di utili consigli. Ringrazio pure il prof. Marmssini ed il prof. Anzilotti, il quale ultimo mi coadiuvò premurosamente in tutte le mie ricer che. BlBLIOGRA.FIA. l. BALL~~T "t:'IJ.\RII'll'Sco.- Y otc .our Ics lesions de l'ltypog/os.•e conséc•lli~·es à l'arrarhcmmt d11 >u•rf'. (111111. mem. S oc. m éd. H<ipita11x, Paris, 1898),

2. Bro:-B~If. - L' d<•gr~~rra:ion.i ,orc?llriarir dr/ sisfrma nrrvo11o. (Pnvin, tirografìa e l1•g. coop,•rativa, l !!07).


m,:L GA~(lJ.IO DI GASSELt, ECC.

G1D

3. C"'ssrRE:n. - Ur/.rr Vtrdlldtnmrtrn drr 8pit~alganylienzcll• n und ih rrr crntralrn Forurltze nach Durchsclwridm1g da Zll[fl'hòrigr117Jtriphtrrll Seru n. (/)cutsclw Z<·itsrh. f iir N ervmlailbmdc, 18fl8). 4. Cn iPAULT. - tmt actuel dè la Chirurgie w •rvrnsl', 1902. 5. Cos!:NTJ NO. - Lt•sioni dci centri >lf1T0.9Ì in rapt:JOI'Io con lo stiramcnto cntt'lliO dri nrn•i. (Clini~a chin~rrlica, 3 1 luc:lio 1!)02). G. DE Be:ur.E. - Contribution à l'élllrh d••s l fsiuns d rs cdlu/e.i de l'J.ypogloesc après l'urrachemcnt dn nerf. (Le Nét·mn, , ..,1. U I , liJO 1). 7. DE S.utLO . - Snlle altera:itmi i8toloyirhe dr/ ganglio di (!asser in 8rguito alla ne· t·mrrrxi Brronllo Thù·rsch d••i 1·ami sol/orbitali dd tr;{ll'ln••llo. (Glinira modcnw,l906). 8. FO<\. - Sulle a!tr1·a:ioni di'ile crllulc del nucleo di oriyine in eeyuito a taglio e ·•trappamento dl'it'ipoglos.w. (Ri•·· patol. 1<erv. moti.. 1899). 9 FoREL. Ucbr r dcts Verhiilmiss der e.rperimcntrllrn Atrophi••-und D••grnn·ation8· metodr =ur Anatomie tatd Histologie d, s Cnllralnervrneystrms. Ur8pnmg des l X, X, Xli H irnnrrven - .Tttbilell m d.•r Hrrrm Pro{. Ndgrli t•. Kòllik cr. (ZuriC'h. 1891). 10. L oGARO. - Sulla patologia drlle rfilolc dei gangli sm,,itivi. (Riv. pat. n ervosa e mentale, 1900). l i. lo. - Sulle altaazioni dr/le cel1111c nrn·osc d • i rrcmgli spinali in 8'[fl<ilo al taglio cldla branca periferica o cntlralr dd loro prol~tnyamrnto. (Ri>.:isla eli pato/Offia nrn·osa e mentc•lc, H!!J(\). 12. Io, - Anatomia pntologir.a !ICIIeralr 1/l'llr fibre nrn•ou. (.\lan>wle di Auatomia ?Ja· M logica del sistema 1W'V080 eli F IMcw, J acobsolm c 11! in or, 190G). 13. M-"RI :>ESCO. - Sur lcs phénomè•H'S dt• réparation dana lex Cl'nlres n rn·r11.:c après la B<'rliOil des n erfs périphériq11es. (La PrtsRe méd. 1898). 14. NISSL. 1l1.ittheilungen zur A11atomie da Nrrvt•nzrllnt. (A llgcm r ine Z eitschrift fiir P81Jchiatrie, 1894). 15. Iro. Die Bczielwngen der Nrrvenullc•nRttbstrutzen z~t den thàtigrn, ruht•nden tmd l'l'· m iidcten Zellzustiindm. (Al/g. Z ritschr. f. l:'sychiatrie, 189li). 1(). I o. - NervN<tcllrn tmd r;raue SubMcwz. (· 'cparMctbdr. aus da M iinche"fr rntclicinische Wochenschrift, 1898). 17. RAS\' lER . - L cçone su.r l'histologic du 8Y~<l. nere. IS. THIF.RSCH. Ucber E:ctrctction von Ner~:o•, mit Vor;:cig1mg von Proparotcn. ( Verhancll. d. llrut.9ch. Ocs..ZIRch. / . Ghir., Rd . 18, 1889, I, S. 47 ). IO. VAN GEaocuTEN. - Lt> tra'Ìiement chirur[tiral dc ln nevralgit> trifaciale. (Lr Nét·raxe, vol. V, 1903). 20. I o. A propos du phénomène dc chronwwl.lfsr. ( n,u. dc l'Ar(l(l. royalr de méd. de 1Jrlgiqt1r. 1898). 21. Io. - .tlnatom·ia 11atolor;ic<• drlle c!'llulr nr~.,.o.~e. (Manuale di Anatomia patologica di Flatau, Jacobsolln e Minor. 1906). 22. In. - LPs centrl'8 ~<rruru.~ cérébro-spilla><x, 1908. 23. VA)l GEFrUCHTEN et VAN B rEHVLl ET . Le IIO.IJC•u dc t'oculomotrur commun Ili, 1!), et 2 1 mois après la ré!lectiOII dtt n rrf. (Le Nhra:.u, \'Ol. li, 100 1). 24. ~-AN G EH UCHTEN et NEUS. - Qwlqurs poÌitiR crwcrrnant la structure tles crilu/cs dt·s yanglions spina11X. (Bui/. dr I'Acad. de Jll ~cl!•cinr de Brlgiqut>, 189S). 25. \ VALLE R. - Nouvell11 méthodc a natomique pour l'inustiyation du B.IJR/ème IICrt'I' II.C. (Comptes rtmdus de l'Ac. de Scienrt'"• 1852). 26. I o. - Expéricnces s1<r la s ection drs nrrfa. (Onze llr m éd ., 1856).


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CIRCA UNA REAZIONE BiOLOGICA DEL

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VELENO DIFTERICO NEL SANGUE DEGLI AMMALATI (l) Per il dott. Guido Mendes, tenente medico

Nella Mii11chener ·meclizinische Woclwnsclu·ift d el 14 agosto· 1906 è stata pubblicata una comunicazione di A lberto U ffenbeimer sulla ricerca, a scopo diagnostico, della tossina difterica nel sangue degli ammalati. L'autore dopo aver lamen tata l'incertezza della diagnosi batteriologica della difterite e dopo aver constatato quanto siano infidi molti dei criteri differenziali fondati cui caratteri morfologici e cultura li del bacillo difterico e degli pseudo difterici, riferisce alcune sue ricerche r ivolte allo scopo di distinguere l'infezione d ifterica dalle altre infezioni che possono m entirla, basandosi sulla facoltà che ha il bacillo di Loffier, di produrre tossina e sulla possibilità di constatare tale veleno nel sangue circolante degli ammalati. L'idea e la rice rca sono veramente originali perchè i lavori d i Do· nitz, Behring, \Vassermann e Proskauer, Bornstein, Croly e Brunner, e degli altri che han trattato l'argomento dalla sorte della tossina difterica negli organismi, si sono tutti svolti sugli animali, sia che essi esperimentassero la neutralizzazioue della tossina difterica iniettando dosi di antitossina, sia che studiassero g li effetti della tossina estratta dal sangue degli animali infetti sui sani. P er vero dire le esperienze fatte hanno sempre concordato circa la rapida scomparsa della tossina dal sangue circolante e questa cognizione, secondo l'Uffenheimer, sarebbe stata la causa che nessuno, fino ad ora, avesse pensato a ricercare il veleno difterico nel sangue d ell'uomo ammalato. , Eg li ha pertanto esperimentato iniettando nel tessuto sottocutaneo addominale delle cavie, delle piccole quantità di sangue o di siero di difterici, diluito con soluzione fisiologica.. ( l) Queste ricerche vennero eseguite nel reparto di isolamento del Policlinico Umbert.o l in Roma.


CIRCA UNA REAZIO~E BIOLOGICA, ECO.

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Dopo l 7 ore circa, in sei casi fra i dodici studiati dall'Uffenheimer, era già manifesto e palpabile un rilevante edema della cute ventrale degli animali in prova. Nel giorno seguente, sempre secondo il predetto autore, l'edema si estendeva e, sacrificando l'animale, si poteva accertare la natura siero emorragica di tale essudato gelatinoso.· L'esame microscopico avrebbe dimostrato che tale liquido conteneva dei leucociti, ma non il !bacillo di Loffier, ed analoghi resultati avrebbe dato l'osser\"azione del succo di un pezzo di cute addominu.le edematosa, nonchè quello della lavatura di un coagulo sanguigno, rimasto dopo l'estrazione del liquido. Anche le colture fatte con tali materiali sarebbero restate sterili. Gli organi interni degli animali, che presentavano tali fatti locali non avrebbero mostrata alcuna alterazione anatomo patologica notevole. Convinto dell'importanza pratica che avrebbe una sicura reazione dell'infezione difterica, tanto più se di così semplice. e facile esecuzione, come quella descritta dall'Uffenheimer, a vendo spesso occasione, nel reparto di isolamento 4el Policlinico Umberto I, di curare dei bambini affetti da difterite, volli su alcuni di questi malati, ripetere le sue esperienze. Ho cosi sperimentato su sei casi di infezione difterica, di diagnosi bene accertata. e confermata. dall'esame batteriologico. Il materiale veniva. da. me prelevato dai piccoli malati per mezzo di un salasso dell'avambraccio o del piede e solo dopo aver fatto ciò, iniziavo il trattamento sieroterapico. Mescolavo poi un certo numero di goccie di sangue o di siero in pochi centimetri cubici di soluzione fisiologica sterilizzàta ed iniettavo il tutto nel sottocutaneo .addominale o pettorale di cavie di media grandezza. Faccio seguire un breve e schematico resoconto dei risultati ottenuti: l a EsPERIENZA. - 3 dicembre 1906. S. Cesare, di anni due. Difterite delle fauci e del laringe (placche bianco-giallastre spesse sulla superficia interna di entrambe le tonsille e sulla parete posteriore del faringe. - Th·age soprasternale, sopraclavicolare e costale. - Esarpe batteriologico positivo pel bacillo di L offier). Quattro goccia di siero, ottenuto mediante la. centrifugazione del sangue, estratto con salasso dall'avambraccio, vengono diluite entro 4 c. c. di soluzione fisiologica di cloruro di sodio, ed iniettato il tutto nel sottocutaneo della regione pettorale di una cavia di circa 150 grammi.


C IRCA llXA REAZlO~f: BlOLOGlCA

Dopo 12 ore nessuna reazwne nè locale nè generale. Dopo 2-! ore id. id. Gion~i ::;eguenti id. id. 2' E~PERIEXZA . - 7 dicembre lfiOG. P . Gaetano, di anni due. Difterite del laringe. (Sem p! ice arrossameute del faringe, gra\Te fl· ?·aye sopra e sottosteruale e sopraclavicolare. - Esame batteriologico positivo pel bacillo di Lol11er). Otto goccie di sangue, ottenuto come nel c. precedente dal sala~so di un avambraccio, vengono diluite in sol uzione fisiologica ed i nieLtato il tutto nel sottocutaneo addominale di una cavia di circa 150 grammi. Dopo 12 ore nessuna reazione, nè locale nè generale. Dopo 2-± ore id. id. Giorni seguenti id. id . s· EsPERlE:'\ZA. - 16 gennaio 1U07. B. E lena, di anni quattro. Difterite del laringe. (Arrossamento del faringe e delle tonsille. Notevole tirage soprasternale, sopraclavicola.re e costale. - Esame batteTiologico positivo pel bacillo di Loffier). Otto goccia di sangue vengono diluir.e in 4 c. c . di soluzione fisiologica sterilizzata ed il tutto, come nell'esperienza precedente, iniettato nel sottocutaneo addominale di una cavia di 120 grammi. Dopo 12 ore nessuna rea:r,ione, nè locale nè generale. Dopo 24 ore id. id. Sacrificato l'animale, non si rmviene alcuna alterazione a.natomo-patologica. a carico degli orgaLi interni. · Nello spessore del sottocutaneo addominale, là dove fu fatta l'inie· zione si osserva solo una lieve soffusione sanguigna, probabilmente dovuta alla lacerazionE:' di qualche vasellino sottocutaneo. 4• E s r.ERLENZA. - 20 gennaio 1907. M . Mario, di anni sette. Difterite delle fauci. (Placche bianco-giallastre spesse sulle tonsille, sul velopendolo, e sul faringe. -Esame batteriologico positi>o pel bacillo di Loffier). Dieci gocr.ie di sangue estratto col salasso di un piede vengono dil uite in 4 c. c. di soluzione fisiologica sterilizzata ed iniettato il tutto nel sottocutaneo addominale di una cavia di 120 grammi. Dopo 12 Or'!l nessuna reazione, nè locale nè generale. id. id. Dopo 24 ore Nei giorni seguenti id. id.


DEIL VELJ;:NO DIFn:RICO .);EL SA.);GUE DEGf.l A~IMALATI

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5' EI"PERIE!'ZA. - 10 febbraio 1!)07. A. l\Iaria, di anni due. Difterite del laringe. (Arrossamento del faringe e delle tonsille. Discreto tirage soprastemale e sopraclavicolare. - E same batteriolog ico positivo pel bacillo di Lufl-ler). Dieci goccie di sangue! e:>tratto col salasso dell'R,vambraccio, vengono diluite i:n 4 c. c. di soluzione fisi0logica steri lizzata ed il tutto iniettato nel sottocutaneo pettorale di una cavia d i 150 grammi. Dopo 12 ore nessuna reazione, nè locale uè generale. Dopo 2± ore id. id. Nei giorni seguenti id. id. 6" EsPEIIliE~zA. - 6 marzo 1907. A. Ernesto, di anni tre. Diftente delle fauci e del laringe. (Placche bianco-giallastre sulle tonsille e sul faringe, tirage sopra e sottosterna]e, e sopraclavicolare. Esame batteriologico positivo pel bacillo di U>iller). Dieci goccie di sangue, estra.tto col salasso dell'avambraccio, vengono diluite in 4 c. c. di soluzione fisiologica sterilizzata ed il tutto iniettato nel sottocutaneo pettornJe di una cavia di 120 grammi. D opo 12 ore nessuna reazione, nè locitle nè generale.. id. id. Sacrificato l'animale nou si riu viene. Dopo 2-± ore alcuna alterazione auatomo-patologica a carico degli organi interni. La completa neg11.tivi!ià dei resultati ottenuti in questi casi di infezione difterica, nei quali pur era beu accertata la diagnosi clinica e batteriologica. non può fare a meno di raffreddare al q uanlio gli entusiasmi, per la. reazione biologica del veleno difterico, circolante nel sangue degli ammalati. N uove e più numerose esperienze dovranno seguire alle mie percltè si possa pronunziare un definitivo giudiZio sul valore del metodo: frattanto però, quando nella diagnosi della difterite il criterio climco sia ineerto, e riesca dubbio il resultato del semplice esame batterioscopico delle pseudo-membrane, sarà bene, ancora, ricorrere ai caratteri colturali, alquanto diversi nelle due specie d i germi, per differenziare il bacillo difterico dallo pseudo-difterico. Si sa infatti, a proposito d i quest'ul timo, che il suo più rigoroso sviluppo nelle culture, e la persistenza pii1 lunga della reazione alcalina primitiva nel suo mezzo di coltura, rivelabile con il brodo alca· lino tornasolato preconizzato c1all'E3cherich, possono servire abbastanza bene per farne la diagnosi.


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CASUISTICA CLINICA

SULLE FANGATURE E SUL MASSAGGIO COME ULTIMATUM DELLA CURA DEI POSTUMI DI TRAUMATIS~fi E DELLE AFFEZIONI RETI· MATICHE, per il dottor O•·azio Longo, tenente medico. Essendo stato comandato in qualita di assis tente allo stabilimento balueo-mi· litare di Ischia, durante una stagione balneare, ho avuto agio di poter studiare largamente l'effetto delle operazioni balneo-termali, associate, o meno, alla ginnastica medica ed al massaggio, su 870 tra ufficiali e truppa. E, data la importanza che hanno acquistato in questi ultimi anni questi mezzi di cura, non mi pare fuori luogo riferire alcuni casi importanti caduti sotto la mia osservazione, eriportare le statistiche dei risultati ottenuti. Le cure idrott>rmali che si praticano nello stabilimen to balneo-milita1·e sono le seguenti: 1° Bagni caldi. 2• Fangature 3• Stufe. · 4• Doccie. Le a cque hanno una temperatura che oscilla tra un minimo di 60° ed un massimo di G5•, e sono alcaline, contenendo sopra tutto una grande q\tantità di sali alcalini e ~tlcalino- terrosi ed acido salicilico. . La base principale delle operazioni balneo-tenna li è costituita dalle fangature: il fango ha una temperatura che oscilla intorno ai 48• C., temperatura che varia a seconda della profonditlt a cui si prende nei d epositi, essendo più caldo, quanto più si v a in fondo, cioè quanto più ci si avvicina alle sorgenti, e che varia tanti.' volte per certe condizioni atmosfericho e telluriche, che sono sfuggite alla mia osservazione. Studiando quello che si avvera nella parte dove è st.'\to applicato il fango, il fatto che principalmente colpisce è il rossore spiccato e limitato al punto di applicazione, espressione di una iper·emia intensa: sotto l'azione della fangatura si

lu1. un atRusso di snngue considerevole, pe1· cui la parte è ben nudrita. ed UJùrttivazione della circolnzione l in fatica. Subbiettivnmente l'infermo avverte durante la fangat ura una diminuzione della dolorabilitù.. là dove esiste dolore, ed una liberta maggiore nell'articolazione, i cui movimenti sono ince ppati per a lterazioni delle parti costituitive della articolazione, o dei tessuti periarticolari. Le modifìcazioni d ella circolazione del sangue e dt>IIa linfa prodotte dall'applicazione delle fangature hanno un diverso effetto n ..lle diverse affezioni: se tra.ttasi di atrofia muscolare, l'accresciuta sanguificazione fa si che il muscolo si nutrisca maggiormente, e quindi l'atrofia viene a modificarsi, se trattasi di versamenti articolari, specie per !11. cre-sciuta attività. dei linfatici, si. ha l'assorbimento in modo più o rneno completo a seconda della gravitai. della lesione e della cura più p meno prolungata.. P er la .-;tessa ragione si vedono scomparire degli ispessimenti peri-articolari, dei fatti col-


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OASUISTIOA OLINIOA

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laterali nelle fratture: ed a proposito di queste è bene ricordare come per l'attività circolatoria possa aversi la consolidazione d'un callo, come è avvenuto nella guardia di finanza S. C., ricoverato per postumi di frattura alla gamba sinistra· nello scorcio della stagione invernale e poi nella stagione estiva: in questo caso, al momento dell'entrata nello stabilimento, si notava che i frammenti s i spostavano considerevolmente, mentre man mano durante la cura per il consolidamento del -callo i frammenti non erano più s pos tabi li. Un'azione intensa modificatrice della cirnolazione, ed eccitatrice dei sistema nervoso, l'ha la doccia alternata a forte pressione: osservando la parte dell'infermo, o ve più s i dirige la doccia alternata, s i osserva l'iperemia intens a della parte (parte arrossata), e se il getto a cololllla si dirige su di una massa muscolare, osservando attentamente si può scorgere la contrazione dei muscoli: un'azione molto più blanda, ha la doccia.: scozzese o a scheletro: questa ha un'azione generale e non locale, e si impiega quando si vuole agire sul sistema nervoso. Le stufe, o bagni a vapore, hanno un'azione intensa modificatrice della circolazione periferica, per cui s i ha vaso dilatazione e consecutiva diaforesi. Gli individui dopo che hanno praticate le s tufe avvertono un.senso di benes~ere generale, associato a maggiore liber til dei movimenti. Prima di prescrivere le stufe si è osservato attentamente il cuore per accerta re le suo condizioni normali, e ciò per evitare en·etti dannosi, date le modilicazioni inten::;e della circolazione periferica. Le stufe sono state praticate in individui di cond izioni ge•:erali buone e si sono scartate in quei deboli deperiti. • La durata è stata da 10' a 15' n. seconda dell'intensità delle lesioni, e della tolleranza degli individui. Mentre l'infermo praticava la stufa, si sono applicate delle compresse fredde sulla testa per impedire od attenuare quel senso d i oppressione e di vertigine che si avYerte durante il bagno a vapore. Nella scelta del tnetodo curativo ci si è attenu ti alle seguenti norme: l" Negli indiYidui afft:tti da lesioni traumati<'he genemlmente si è praticata la fangatura alla parte lesa : il fango si ò applicato p iu o meno freddo a seconda dello s tato delle parti molli: nei cn.si in cui queste erano poco nutrite per la distensione esercitata da un callo esuberante o dèforme, oppure in quei casi in cui s i a vevano delle cicatrici sottili, recent~ si è applicato non tanto caldo ed in strato sottile; e tante volte si è dovuta ricoprire la parte con un sottile strato di ovatta, temendo che la cute non potesse s ubire delle alterazioni. Alla fangatura si è fatto seguire o non il massaggio ad acqua, per mezzo della piccola doccia, o per mezzo della doccia a forte pressio!le calda, od alternata tiepida e ciò a seconda delle condizioni locali e generali degli individui. Gli stessi criterii sono stati tenuti a pprossimativamente per gli individui affett i da lesioni articolari: solo à da avvertire che nei casi di alterazioni recenti delle articolazioni, o dei tessuti circostanti, la doccia a forte pressione non fu prescritta. l criterii terapeutici seguiti negli individui con affezioni reumatiche sono stati svariati, e oiò per la varie tà. de lle alterazioni, e la maggior frequenza di complicazioni da parte dei vari organ:. I fanghi, e per la loro temperatura, e per la costrizione che esercitano sulla parte, e per i sali che contengono, hanno, come si è detto, un'azione revulsiva eh e non può ottenersi con nessun a l tro mezzo; i cas i che s aranno in seguito citati dimostrano questo asserto: ed infatti dei versamenti articolari, che non si erano

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C ASUIS't'ICA CLINICA

assorbiti per quante applicazioni revulsivc fossero state praticate, sono scomparsi in seguito alle fangature. Tenendo sempre presente questo principio della rivulsione locale e g enerale per mezzo dei bt1gni, t utte le operazioni ir!rotermali furono prescri tte ùi versameute com binate a seconda la varietà. delle lesioni. Il bagno, le fangature estese, le stufe fu•·ono impiegate soprattutto per ottenere le moditicn:d oni geuerali della c il'<.: olazio ne, l 'ipercines i cardiaca, la vasodilrttnzione periferica e la consecutiva diaforesi: in una parola la reazione intensa di tutto l'organismo, e furono trattati cosi i cas i di reumatismi articolari e muscolari dill'usi. I casi di affezioni reumatiche limitate ad una, due articolazioni od a pochi gruppi muscolari furono tmttati con le fangature loC"ali, seguite il più delle 'I"Oitc dal mnssaggio ad acqua calda, e dal bagno ad immer.>ione a temperatura variabile tra i !30° e i 3oo C. A tutti i reumatici poi fu prescritta la doccia R forte pressione, salvo i casi di cont roindicazioni da parte del cuore o di eretismo nervo.~o generale. I fanghi cvme si è ùeLtv, p tlr ltl modiCica~iooi circolatorie c he apportano, banno un'azione speciale sulla nutrizione dei tessuti e sulla tonici tà d ei muscoli. E questa azione tonica sui muscoli si rende ancora più spiccata allor q uando alla fangatma s i associa la Cinesiterapia, la quale comprende la ginnastica 9nedica ed il ma!'~a~gio.

Questi metodi di terRpia fis ica sono antichi quanto la storia: solo però in questi ultimi tempi sono u~citi da.! campo empirico, ed a pplicati in n1odo razionale, entrarono a far parte della te1·apia, che potremmo chiamare meccanica. Gli ant ic hi popoli orientali, Ind i e Cinesi possedevano, come si ri\e,·a dagli scritti sacri, una serie di esercizi a scopo curativo, che costituivano un v ero sis tema di ginnasti('u medica, da cui s i crede che il Ling abbia tolto il fondamento della sua ginnastica s vedese. Dngli scri tti Eli Erodoto si ri le va come g li Egiziani conoscessero tali cure; e dagli Egiziani pare che le appresero i Grec i e l'Oriente i e noto come ancora nell'Oriente, il massaggio venga regolarmente escrcitRto durante il bngno. I h1d i atletici d ei Greci e dei Romani mostrano l'importam:a che essi d ettero all'esercizio corpornle: ed i11f'a tti i g randi med ici rlell'n.ntichit:\. quali ippocrate, Galeno, Celso, parlano a lungo nei loro scritti dell'a~ ione curnti va del movimento e delle fri?.ioni del corpo, descrivendone le modalità e s piegandone il meccanismo d'azione. Nel medio evo i sistemi di cura fisica fnrono completamente dimenticati, il massaggio e h ginnastica medica erano, come sembra, neglett• afl'atto o t utt'al più esercitati dai }Jrofani (massatrici). Solo al princ ipio del secolo passato toma· rono in o nore gli esercizi corporali pe r me?.zo di Jahn in Germania, che nell819 fonùò la p l'ima palestra. ginnastici\; per mezzo dell' Amoros in F rancia che nel 1821! fondò la ginnRstica medica i e s pecialmente per opem di P. H . ling in s\-ezia (177G-1839) . Il Ling, con la sua gi nnastica, aveva per scopo di rinfonmre i deboli, di ristabilire nella loro normalitil. le funzioni degli organi depres;;i, in modo che i fan· ciulli diversamente costituiti, s i formassero degli uomini ugual mente sani e robusti. Dalla ginnastica di Ling, che, come si è detto, era diretta ad accrescere la ro· bustezza ed n prevenire le alterazioni delln. salute, ne è scaturi ta In gimw.stiw medica che lm per scopo di curare le malattie gia manifestat.-esi nell'organismo.


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Nell'applicazione della ginnastica medica, si deve avere come concetto fondamentale che non si devono fare eseguire degli eserci!r.i violenti, o superiori al limite medio delle forze muscolari e della resistenza. alla fatica di cui son capaci gli organi affetti, perc hé altriment i si ha la stanchezza di essi. Infatti il Lagrange (La m~d ication par l'cxercice) dice: il fuu:.r.ionamento regolare e progressivo di un organo qualunque f ortifica quest'organo, alla condizione espressa di non passare i limiti della sua resistenza e di non andare fluo al « surmenage. ,. La ginnas tica medica fu per molto tempo praticata per me:.r.zo delle mani senza l'aiuto di apparecchi s peciali: solo ve rso il 18G5 il dott. Zanter studiò il modo di sostituire alla forza dell'uomo, l'energia meccanica, e fondò il s uo sistemo. di ,qinllastica medico-meccanica. Si hanno varie specie di ginnastica: la ginnastica attiya in cui il movimento è il risultato della contrazione di un muscolo o di u n gruppo muscolare messo in azione dalla volontà; la.,qinnastica passiva q uando il movimento è;provocato da un agente esterno, uomo o macchim\. l movimenti, sia attivi che passivi, possono eseguirs i come movimenti di ?'ll.~i­ stenza, o, come si dicono, duplicati: cioè, i movimenti s i effettuano pe1· resistenza del paziente o dello attore - così per esempio, mentre l'ammalato vuoi flettere l'avambrA.ccio sul braccio, il med ico vi oppone resistenza: l'ammalato vincenrlo questa resistenza oppostagli, impiegando la forza muscolare dei muscoli flessori riesce a compie re il movimento. - In queste caso si. ha il movimento duplicato concentrico. Si h~t poi il movimento duplicato eccentrico, allorquando il medico vuol flettere l'avambraccio mentre il malato si oppone a che questo movimento s i compia (impiegando i muscoli estensori). Questi movimenti duplicati concentrici ed eccentrici possono eseguirsi mediante macchina secondo il metorlo Zanter della g innastica medico-meccanica. Gli effetti fisiologici della ginnastica attiva e passiva si ma.nifestano sui muscol i, sulle articolazioni, sui nervi, sulla circolazione sanguigna ecc. ecc. Il muscolo, quando per un periodo più o meno lun go non l avora, diventa atrofico (atrofia da inerzia) : invece quando il muscolo lavora ha maggior quantità di sangue (iperemia da lavoro), mentre che la formazione della linfa si ravviva, e decorre di continuo da tronchi linf:.ttici (Lud\..-ig). Ora siA. la ginnastica che i l massaggio, facondo lavorare i muscoli, aumentando la loro nutrizione, hanno per iscopo di prevenire e curare l'atrofia da inerzia. L e articolazioni vengono con la ginnastica ad essere mosse e vengono ad essere evita ti inconvenient i derivanti dalla loro inerzia: i nervi vengono ad essere stirati, ciò che influisce sulla loro eccitabilità.. Il massaggio si può cousiderA.re come una varietà di ginnastica passi va : esso può essere manuale q uando viene eseguito con le mani con o senza aiuto della macchina. Comprende svar iate manipolazioni, le pl'incipali delle quali sono: Io lo sfioramento (effle urage) ; 2o la frizione (friction); go l'impastamento (pétrissnge); Jo la percossione (tapotement) ; 5o lo scuotimento (vibration). Il massaggio primieramente agisce attivandola, sulla circolazione sanguigna e linfatica là dove viene ad essere esercitato, e di quanta importanza sia l'azione U -

Giornale di m edicina milita•·e -

Fase. IX.


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del massaggio sulla circolazione li nfatica, è dimostl·ato dal noto esper imento del 1\losengeil: questi iniettò una leggiera soluzione di touche nel le due articolazioni dei ginocchi di un coniglio : in una articola;\ione venne esercitato il mRssaggio, nell'altra. no. Ucciso l'animale, nella cavità articolare della parte massata, n on si trovò più alcuna traccia di touche, che fu riscontrato nei tessuti intramuscolnri della coscia: i vasi linfatici e le ghiandole inguinali ne erano ricol mi. Il massaggio, come la ginnastica medica, per le modificazioni della circolazione sa n guigna e linfatica agisce grandemente sui muscoli: sotto forma di percussione ne eccita la contmzione. Oltre agli cft'etti locali, sia la ginnastica med ica che il massaggio, hanno degli effetti generali : infaLti si riscontra che la press ione sanguigna aumenta anche al massaggio di piccole parti. Dai brevi cenni dati sull'azion e delle operazioni balneo-termRli e sull'azione dellR ginna«tica e del massaggio, si vede come e l'uno e l'altro mezzo tera.peutico, hanno un meccanismo d'azione consimile, e si comprende facilmente quali eff~tti portentosi potrebbero dare, qu~tlora fosse ro a ccoppiati sapientemente. Il nos tro stabilimento balneare non è provvisto d'una vera sezioue di apparecchi di ginnastica medica: però con apparecch i semplici si son fatti degli esercizi di ginnastica, e i risultati ottenuti sono stati soddisfacenti. Così pure è stato praticato il massaf;gio manuale n elle sue varie forme tutte le volte che si è reputato neccssnrio, e dalla osservazione d ei molti militari c11rati nello stll.bilimento durante la stagione balnen re, mi sono convinto della grande importanza t erapeut ica delle operaxioui balneotermali. specie se si accoppiano con la Cinesiterapia. Le affezioni reumatiche e loro reliquati curati in questa stagione balneare sono stati piutt osto numerosi (59 uJiiciali e 102 uomini di truppa). Le forme articolari sono state lo più frequenti I d isturbi subiettivi accusati dngli infermi generalmente erano: i dolori che s i ride::;tavauo n e i cambiamenti atmosferici e nell'esagerato lavoro muscolare, specie dopo prolungato cammino, e u elln stazione eretta prolungata, trattandosi di alterazioni agli arti inferiori. Come d isturbi funzionali si aveva limitata libertà dei movimenti, dovuta al dolore che suscitavasi ed alle lesioni delle parti componenti le articolazioni. i-ielle articolazioni obiettivamente s i è notata tumefa?:ione dovuta a versamento di liquido endnrticolare o ad ingrossamento dei capi ossei o ad imLibizione d ei tessuti periarticolari : spes!io si è notato pure lo scTiccl!iolio nei movimenti indotti o spontanei, talvolta udito anche a distnnza.. Prima di praticat e la cura, si è esaminato attentamen te l'apparato cardio-vascolar e degli individui con atfezioni r eumatiche; quei }Jochissimi in cui si è ril evato qualche legge ra alterazione dei sintomi cardiaci tali da non controindicare la. cura termale, sono stati oggetto di accurata. vigilanza, e la cura è stata fatta in m odo piuttosto blando. L'esito terapeutico sulle affezioni r enmatiche è stato piuttosto buono; dei 2'22 individui curati, 3 sono stati dimessi com pletamente guariti, 189 migliorati e solo no senza alcun effetto. È importante rifer i re il caso del soldato del So bersaglieri P. S . i egli raccontava che nel febbraio scorso, sen?:a causa apprez?:abile, fu colpito da feb· bre, nello stesso tempo che il ginocchio destro si gonfiò: fu ricoverato all' ospedale maggiore, dove fu curato con mezzi opportuni: la fehbre scomparve, mentre il gonfiore persistette, e resistette alle diverse rivulsioni locali pratica te (pcn-


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nellature iodiche-vescicatorii) ~ fu fatta d ia.gnosi di gonidrarto destro di origi ne reumatica. Al momento dell'entrata nel nostro stabilimento presentava notevole ingrossamento dell'articolazione, per versamento endo·articolare, nonché per ispessimento dei tessuti periarticola.ri~ limitazione dei movimenti, specie di q uello di flessione della. gamba sulla coscia ~ i movimenti erano dolorosi. Praticata la cura locale con fangature g iornaliere, seguite col massaggio ad acqua, con doccia altei'Date, con massaggio manuale, il gonfiore a ndò man mano diminuendo; i movimenti divennero sempre più liberi, e non dolorosi, tanto che quando l 'infermo fu dimesso, poteva bene piegat·e la gamba. sulla. coscia ; persisteva solo un lf'ggiero aumento di volume del ginocchio per l'ispessimento dei tessuti periarticolari e leggiera dolornbilitr\. Gli individui affetti da reliquati eli l esioni traumatiche, rappresentarono la. parte preponderante dei ricoverati, in tutto 556 (:57 ufficiali 3B!J uomini di t ruppa). Le fratture costituiscono un gru ppo numeroso di lesioni traumatiche, e i reli· {\uati di esse sono stati curati in 123 militari (19 ufficiali e 10! uomini di truppa). Gli infermi, come disturbi subiettivi, comunemente accusavano dolori più o meno intensi nei punti ove si aVV·Jrb la frattura, specie iu corrispondeuza ùei cambiamenti atmosferici, pe~antezza dell'arto, specie nelle fratture degli arti in· feriori, che sono state le più frequenti. Come disturbi funzionali i fratturati agli arti iuferiori presentavano disturbi della deambulazione (deam bulazione cbudicante, facile stanchezza); quegli agli arti inferiori, difficoltà. nella prona:done e supina.zione (frattura del radio o delle due ossa in:-;ieme): limitazione dei movimenti di elevazione, adduzione, abduzione ciel braccio (frattura del la c lavicola); e spe;;so si notava una diminuzione della forza m uscolare della mano, nei frattu rati agli arti superiori. Obiettivamente quasi tutti presentavano una diminuzione di volume d ell'arto f1·attnrato per l'ipotrofìa più o meno spiccata dei muscoli. In alcuni fu riscontrata tumefazioue dei tessuti molli in corrispondenza della frattura, ed in pochi infermi si notò un ea.1Jo osseo deforme speci11.lmentè nelle fratture della clavicola, ed in quelle pros3ime a lle varie articolazioni. Spesso si è notato nei frattu ra ti degli art1 inferiori, inceppamento della cir colazione, per cui specie dopo lungo cammino a stazione e retta prolungata si notant. leggiero edema. ai piedi. I reliquati delle fratture come si è detto precedentemente per le for me t raumatiche in genere, fu rono pure curati coll'applicazione locale dei fanghi, con la docciatura, e col massaggio manuale e con gli esercizi di ginnastica medica nei casi in cui si reputarono necessari. I risultati ottenuti sono stati piuttosto buoni, specie per la nutrizione dei muscoli, e per l'inerzia funzionale delle aritcolazioni p rossime al punto leso. Restarono nella massima parte immutati i casi di callo deforme complicato o n o ad anchilosi delle articolazioni più vicine~ in complesso i n 123 fratturati ne s ono guariti S, ne migliorarono 15, e su 45 non si riscontrò notevole vantaggio d elle cure praticate: nessun vantaggio ricavarono per esempio gli individui con fratture alla c!avicola, nei quali si aveva un callo deforme con spostamento dei frammenti; come pure, non era da aspettarsi nessun risultato nei casi con callo deforme: in questi se si può ottenere qualche miglioramento in rapporto ai fatti collaterali è già t roppo. Fu dimesso guarito il brigadiere dei Reali Ca rabinieri della legione di Napoli, C. G. B., ail"etto da reliquati di frattura al radio destro, per cui i movimenti di


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pronazione e di supinnzione nou erano completamente liberi ed erano dolenti: all'uscita dello stabilimento detti movimenti si compievano normalmente e senza dolore. Fu pure dimesso guarito il soldato C. A. d ell'll0 cavalleggeri .di Foggia, affetto da frattura al So medio della tibia destra: presentava al principio della cura callo lievemente sporgente, senso di pe<;o a ll'articolazione e dolentin nei movimenti, per cui la deambulazione era inceppata: all'uscita invece In sporgenza del callo era ins ignificante, il senso d1 peso era scomparso. cosi pure scomparve il dolore nei movimenti, per cui la deambulazione si compiva norrortlmente. Un notevole mi~lioramento ottennA l'allievo ufficiale della scuola di cavalleria. D. P., affetto da reliquati di frattura d'ambo i nmlleoli del piede destro, consistenti in callo piuttosto voluminoso, in infiltrazione dei tessuti molli periarticolari, limi· ta;r.ione dei movimenti di estensione e di flessione. Dopo la cura l'infiltrazione dei tessuti periarticolari scomparve: i movimenti di fleRsione e di estensione erano possibili, ed il dolore era scomparso, per cui il D. poteva ben camminare, mentre prima la deambulazione era inceppata. Le distorsioni rappresentano il gruppo più nume roso d elle lesioni traumatiche curate (n. 16G). Le articolazioni più spes~o affetto sono in ordine di frequenr.a: 1° Articolazione tibio-peroneo-astragalica n. 118 2° Ginocchio ,. 2S :. 12 8° Polso Subiettivamente negli individui affetti da reliquati di distorsione si notava: dolorabiliti~ spontanea, che aumentava dopo protratta stazione eretta e prolungata deambulazione, o dopo sforzi muscolari, trattandosi di articolazioni degli arti superiori. Come disturbi funzionali si notava spesso la menomata libertà di tutti o di parte dei movimenti di articolazione. In a lcuni affetti da distorsiene al piede od al ginocchio, il fatto principale c he si notava si era un senso d1 stanchezza all'articolazione affetta, ohe si tumefaceva dopo lungo cammino. Obietth·a.mente si è rilevato ~eneralmente tumefazione dei capi articolari, e ispessiment-o dei tessuti periarticolari; in alcuni esisteva ancora versamento liquidoendo-articolare. Nelle lesioni articolari e specialmente nelle distorsioni, s i sono potuti notare gli effetti migliori ricavati dalle prati<'he idro-termali, accoppiate colla ginnastica medica e col massaggio. Infatti d ei 166 individui afletti da distorsioni (47 ufficiali e 119 uomini di truppa), 11 sono stati dimess i guariti, lS! migliorati e solo 21 senza effetto. Il risultato più costantemeate osservato dopo la cura è stata la diminuzione notevole s~ non la scomparsa completa della dolorabilità, e la maggior li berti\ oripristinamento dei movimenti articolari, per cui la deambulazione avveniva. normalmente e non si notava più In. stanchezza dopo lungo cammino e dopo sforzi muscolari, 11è il gonfiore delle articolazioni. A prova di quanto si è detto sopra., citiamo il caso del carabiniere della legione di Napoli F. G., aft'ctto da reli<Jnati di distorsione a ll'articolazione tibio-peroneoastragal ica destra; al momento dell'entrata, presentava una lieve tumefazione all'articolazione: i movimenti n.ttivi e passivi erano limitati per dolore che suscitava. dopo lungo cammino, l'arto si stancava"tanto che l'iufenno era costretto a riposarsi. Dopo la cura praticata fu dimesso guarito perche la tumefazione scomparve, i m o-


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vimenti si attivi che pasSlYl erano possibili e non s i suscitava dolore, e la deambulazione protratta non producevo. stanchezza. Simile a questo sono gli altri casi di guarigione. Sono stati curati 33 individui con postumi di lussazione (l5 ufficiali e J8 uomini di truppa). L'articolazione piu colpita fu quella della spalla (18 casi): di poi quella del piede (!l casi), e quella d el gomito (9 casi). I sintomi a ccusati dagli infermi erano quasi gli stessi di quelli menzionati per le distorsioni: in tutti i ca.si la lussazione era stata bene ridotta . In queste lesioni s i è ottenuto un discreto giovamento, perchil solo 5 individui furono dimessi senza alcun giovamento, mentre 28 furono dimessi migliorati. È importante riferire il caso del sottotenente dei Reali Carabinieri F. sig. F., il quale nel mese di marzo scorso, cadendo da cavallo, riportò grave lussazione al piede destro, (per cui questo si portò all'interno, formando angolo retto con la gamba): le parti molli della regione este rna dell'articolazione tibioastmgalica, si lacerarono, per cui da quella parte l'articolazione rimase all'aperto La lussazione sotto la cloronarcosi fu ridotta all'ospedale militare di Roma, dove il predetto ufficiale fu curato in seguito. Praticò pure del le cure di ginnastica medica e di massaggio n1.1llo istituto Cinesiterapico di Roma. Con la o• muta fu ricoverato nel nostro stabilimento: al momento dell'entrata si notava tumefazione dei capi articolari, ispessimAnto ùei tessuti periarticolari, cicatrice debole all'articolazione, residuo della lacerazione subita dalle parti molli, limitazione spiccata dei movimenti attivi e passivi, percui la flessione ed estensione del piede non erano quasi possibili affatto; i movimenti erano dolorosi: la deam · bulazione era zoppicante e possibile solo per breYi tratti. Il predetto ufficiale, a causa della grave lesione, fu oggetto di speciali cure: si praticarono dapprincipio delle fangature a sottile strato, ricoprendo l'articolazione con ovatta per difendere la debole cicatrice; il fango dopo qualche giorno fu applicato in strato più s pesso e più caldo: la doccia alternata fu praticata a pennello anziché a colonna. Immediatamente dopo la fangatura giornaliera, si praticava il massaggio manuale e qualche poco di ginnastica medica. Il F. fu trattenuto per due mute consecutive (o• e G') e fu dimesso notevolmente migliorato, poiché la tumefazione dei capi articolari era diminuita; era scomparso l'ispessimento dei tessuti periarticolari, e, quello che è più, i movimenti di ftessione e di estensione del piede, già molto limitati, si compievano quasi normalmente; la dolorabilitlt era quasi scomparsa, cosicché quando fu dimesso aveva solamente nn leggerissimo grado di claudicazione; però poteva camminare a lungo senza che intervenisse la stanchezza. Questo è uno dei casi splendidi che dimostrano l'efflcacia delle operazioni balneari che si praticano nel nostro stabilimento : il risultato che ha ottenuto il tenente F. con le fangature non aveva potuto ottenerlo con altri mezzi, compresa la cinesiterapia; mentre che questa associata con la idro-termo-terapia ha dato dei risultati eccellenti. Dopo le fratture e le distorsioni, i r eliquati di contusione e di ferite contuse, rappresentano il gruppo più numeroso d i lesioni traumatiche cur·te. Sono stati Ticoverati per dette lesioni 120 individui (-! 2 ufficinli e 78 uomini di truppa). Le contusioni sono state piu frequenti agli arti, specie in quelli inferiori: ed jp questi piu frequenti alle ginocchia e poi ai piedi.

Esse ha.nno colpito regioni diverse, ed i sintomi che presentavano gli infermi variavano a seconda della parte che era colpita, e della intensità del trauma.


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Dal semplice ispessirnento dei tessuti, accompagnato da dolorabilitll, s i sono osservati come rei iquati di con tusione dei versamenti articolari (articolazione del ginocchio), delle rotture delle guaine dei m uscoli, con pt·oduzioni di ernie muscolari, degli ematomi estesi che hanno lasciato delle altera;doni notevoli. In generale si è ottenuto uu discreto risultato dalle cure idro-termo-minerali praticate, poicbè dei 120 ricoverati, due furono dimessi completamente guariti; !J2 migliorati e solo 26 senza alcun effetto. Fu dimesso guarito il soldato B. G. dell'H fanteria , afl'et to da contusione al giuocchio destro; all'entrata nel nostro stabili mento p resentava il ginocchio suddetto gonfio, e per infiltrazione dei tessuti periarticolari e per versamento endoarticolare, tanto che si costatava benissitno il ballottamento della rotula. P raticò le fangature giornaliere seguite dal ma::;sa~gio m anuale, la doccia 1\1tern!lta per minu ti l 12 e In gin nastica medica. F u d imesso guarito, poichè il gonfiore al ginocchio era scomparso, essendosi il ver.~nmento endo-articolare as>;orbito, ed i movimenti che e rano inceppati si compievano normalmente. È da r icordar" in due parole nn caso, per gli etretti ottenuti, <1uan tunque si trattas~e di r eliqnati di una grandissima con tusione e di vecchia data. Il capo fuochista di 2• classe (R. equipaggi) K. G. B nel 1888, cadendo a bordo, riportò forte contusione alla natica destra, pet· cui detta regione s i tumefece, per i l considerevole ematoma formatosi. Per quante cure praticasse, il gonfiore non scompariva, t anto che l'anno succe"sivo furono praticàte di verse incisioni profonde. Al momento dell'entrata nel n ostro stabilimento si notavano: cicatrici infos.;ate in corrispondenza delle incisioni praticate ed atrofia dei muscoli della natica: menomata liber tà di flessione e di rotazione della cosoia, dolorabilità spontanea e provocata alla pressione in corrispondenza del grande trocantere, andatura daudicante. Praticate le fangature alla n atica destra ed a lla coscia, la doccia alternata a forte p ressione per la du rata di due minuti primi e la ginnastica medica, l'infermo non avver tiva più dolore in corrispondenza d.el gran de trocantet·e, e quel che è più importante, la coscia aveva acquistato quasi completamente i movimenti di Hessione e di rotazione, la deambulazione era quasi normale. Questo caso c i viene a dimostra re come si possa avere un utile etl'etto dalle operazioni balneo-termali, anche nelle lesioni di a n tica data. Sono stati curati 84 individui affetti da artrosinovite t raumatica (2G ufficiali e 08 uomini di t ruppa). L'articolazione ])iù colpita è stata il ginocchio. Le alterazioni presentate consistevano prevalentemente in a umen to di volume delle articolazioni lese : diminuzione di contatto tra le superfici articolari: aderenze tra le medesime o scabrosit··~ ed aspre~ze delle cartilagini rilevate dal rumo1·e di scricchiolio, che spesso si suscitava nei movimenti attivi e passivi e da dimi nuzione più o meno cos picua della fun zionalità motoria, ch e in alcun i raggiunse i d iYe rsi gran i di anchilosi; in rtuasi tutti s i riscontravano sofferenze s u biettive più o meno a ccentuate. Con le cure pmticate uno fu dimesso completamente guarito, 66 molto miglio;.ati, e solo 17 senza alcun effetto. I miglioramenti avuti consistevano : in ditn inuzione del volume, maggior li bertà dei movimenti, diminuzione del dolore. Rammentiamo come caso importante, quello del soldato del 17 artig lieria, C. G., all'etto da sinovite traumatica al ginocchio destro, cousecutiva a caduta da ca \·n.! lo.


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Osservnto all'atto dell'inizio della cura, faceva notare il ginocchio destro tumefatto. e per l'infiltrazione dei tessuti peri articolari, e per un discreto vet·sa • mento di liquido entro l'articolazione derivabile dal ballottamento della rotula; i movimenti dell'articolazione erano alquanto limitati e dolorosi. Praticate le operazioni balneo-termali insieme con la Cinesiterapia, l'infel'mo andò progressivamente migliorando, sino a che fu dimesso dallo stabil imento guarito, essendo scomparso il vers~tmento articolare, essendo tutti i movimenti dell'articolazione possibili e non dolenti; è residuato solo un leggicro ispe;.simento dei tessuti periarticolari. Da quanto sono venuto esponendo sin qua. risulta l'importauza delle operazioni balneo-termali associate aHa Cinesiterapia: Esse danno splendidi t·isultati nelle affezioni articolari, siano esse di natura reumatica o traumatica: si è l)Ot uto rilevare che postumi tal voi ta gravi, delle contusioni articolari, delle distor~ion i, lussazioni ecc., possono ricavare un utile effetto dalle sopradette cure; come pure si avvantaggia gr1mdemente l'ipotrofia da inerzia che si avvera negli n.rti, che in seguito 1\ traumatismo sono costretti all'immobilità per lungo tempo.

SFREGAl\fENTO PLEURICO E ASCESSO PERIRE~ALE.pcr il dottor. A . ' ;ia lc, maggiore merlico.

Il sold11.to C. Vincenzo, della classe 1886, del 63° reggimento fanteria, entrava il giorno 4 maggio 1907 nella infermeria di' presidio di Novi Ligure. Immune da note morhoso ereditnrie, t·ifel'isce di avere all'età di 17 anni sofferto di febbre malarica a. tipo irregolare e per lo spazio di circa due me:;i : d'allora in poi godette buona salute. Solo una. diecina di giorni or sono cominciò ad avvertire malessere generale, facile stanchezza, iunppetenza, disturbi che presto si accompagnarono a febbre: veniva per questo dapprima ricoverato all'infermeria reggimentale e, dopo tre giorni, a quella presidiaria. Stato attuale. - Il C. è di regolare conformazione organica. e trovasi in buone condizioni di nutrizione generale. L'esame del cuore è negativo, come negativo è l'esame dei polmoni; su tutta la loro area notasi respiro vescicolare. L'area della milza è leggermente ingrnnditn, non oltrepassa però il bordo costale: il fegato è nei limiti normali. Il ventre è alquanto tumido, ma cedevole, dolente alla pre~­ sione : alvo di11.rroico, liugul\ arida e coperta d11. patina biancastra, cefalea non

molto intensa. La temperatura s.i mantiene a aso per due giorni, sale a 39°,5 al terzo giorno e arriva a 41° il quarto; in seguito si mantiene tra 39•,5 e 40• sino a l giorno quindici, e con leggere oscillazioni discendenti dapprima, indi con carattere intermittente continua sino alla fine del mese. In questo secondo periodo l 'infermo era afebbrile al mattino e alla sera a.vea temperatura di 38•-38•,5: nella notte avveni va lo sfebbramento che s i accornpaguava a profuso sudore. Si somministrò calomelano, benzonaftolo e si tenne il malato a dieta liquida. Sin dal giorno llla lingua cominciò a detergersi, il polso si fece più valido, le scariche diarroiche erano due o tre nella giornata; in complesso lo stato generale migliorava, si aveano però s udori profusi e l'individuo accusava senso di dolore gravativo alla base del polmone sinistro.


G64 ~ei primi giorni si avvertiva chiaro il respiro vescicolare su tutta l'area poimonale, non a ccompagnato ad alcun rumore bronchiale o pleurico. Solo il giorno lo, undicesimo dopo l'entl"l\ta, s i cominciò ad avvertire sulle linee ascellari sinistre e in basso, sfregamento pleurico, non aspro, piuttosto circoscritto, senza che si rilevas~e traccia di versamento. Lo sfrega.mento persistette mantenendosi presso a poco coi caratteri sopra indicati. Intanto i fenomeni intestinali miglioravano. la lingua si faceva rosea e umida. ma persis teva il dolore gravativo alla regione lom bare sinistra e la febbre assumeva. andamento intermittente. Nell'esame ripetuto di questa regione, n è colla percussione nè colla. palpazione si ebbero mai risultati positivi; solo il 23 dello stesso mese ebbi oscura sen~azione di maggior tensione a sinistra che a. destra, per cui praticai una. puntura esplorativa sotto l'arco costale e sulla linea paravertebrale, puntura che mise in chiaro la presenza di pus. Alla sera dello stesso giorno, gentilmente assistito dal dottor Vacca, sottotenente medico del 63° reggimento fanteria, feci una incisione alla 1·egione lombare sinistra, dando cosi uscitn al pus. Per sei giorni si mantenne il drenaggio capillare e si praticarono lavaggi con soluzioni boriche. Tolto il drenaggio man mano andò chiudendosi l'incisione e il C. entrava in piena convalescenza. Solo il 17 e 18 giugno, forse a causa di qual.:he disordine dietetico, si riaccese la febbre, ma, con un po' di calomelano e qualche disinfettante intestinale, a ccompagnati da opportuna modificazione della dieta, la couvales.:enza non veniva gran fatto disturbata e, dopo cinquantasei giorni di degenza., il C. era inviato in licenza di convft!escenza. La persistenza del dolore grnvo.tivo alla base del polmone sinistro, la poca tendenza a formarsi d el ve1·samento, la scarsa accentuazione dei fenomeni bronchiali mi misero presto in guardia per non !asciarmi sviare dallo sfregA.mento pleurico e mi fecero tenere d'occhio la siutomatologia dell'ascesso perirenale. E allo scopo mi giovò un'osservazione fatta nell'ospedale militare di )!antova in un caso cons imile. Si trattava di un artigliere, che rimase in cnra per parecchio tempo e in cni un marcato sfregamento pleurico suggeriva la diagnosi di pleurite secca. E siccome non mancava la febbre vespertina, nè il sudore profuso. si dubitava fosse di natura tubercolare, il dubbio non si dileguò che quando la comparsa della fluttuazione alla regione lombare venne a cambiare il nesso etiologico dei sintomi l'ilevati. Questo caso figura fra le incis ioni lombari per ascesso perirenale nel rendiconto statistico delle operazioni e>:egui te negli stabili menti mil itari nell'anno 19CU. Questa prima os~ervnzione mi fu di e fficace aiuto per il secondo caso in cui, stabilita presto la diagnosi, si pote presto seguire l'indicazione terapeutica necessaria. Come si è sviluppato quest'ascesso perireuale? Il punto di partenza\. deve essere stato l'intestino e di fatti la prima parte della curva termografica è propria delle febbri di origine tifosa o colibacillare: nel secondo periodo, quando l'infezione tendeva ad esaurirsi e le condizioni intestinali miglioravano, la temperatura assumeva carattere intermittente ed era accompagnata da sudore, ciò che era devoluto ad un processo pioemico. .A.sces~i consecutivi ad infezione tifosa si verificano con qualche frequenza e in molti è stato riscontrato il bacillo dell'Eberth. Anche gli ascessi epatici e sottodinfrnmmatici non sono rari nei tifosi, e in essi pure venne riscontrato il bacillo del tifo, lo staphilococcus aureus e streptococchi. Oltre lo stabilire quale sia stato il bacillo provocatore, sarebbe stato utile in questo caso l'esame citologico del sangue. ma questi non sono esami permessi dagli scarsi


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mezzi d'indagine clinics, di cui sono dotate le infermerie di presidio. .Ed è perciò ehe, se questo lavoro ha qualche interesse, si è solo dalla parte semeiologica. Nei due casi da me osservati era manifesto i l rumore di sfregameuto tauto, che nel caso del HJ04 la diagnosi di pleurite fu tenuta valida per molto tempo, tanto più che il modo di comportarsi della temperatura uen s i accordava colla diagnosi allora fatta. E ques to sintomo de ve essere stato ben manife~to nell'infermo, di cui -è :riferita sommariamente la s toria clinica nel rendiconto statistico delle ope razioni chirurgiche eseguite negli stabilimenti sanitari militari nell'anno lUO!, e in cui si fece l'apertura di un ascesso sottodiafra.mmatico des tro per via transplouric a. Questo ammalato entrava all'ospedale pe r pleurite, per la quale malattia era giù stato in altri ospedali e aveva 0ttenuto licenza di couvale.~cenza; iu ultimo lo s tauilire un'esatta diagnosi dovea essere più difficile e ciò solo dove va avvenire a ll'atto operatorio magis tralmente eseguito dall'allora capitano medico Carta e coronato da pieno successo. La cavità pleurica fu trovata normale. Ab tmo disce omnes, e da ques to c11so si può comprendere come subdolo sia l'insorgere d i questi ascessi sotto-diaframmatici, come accuratamente occorra vagliare ogni sintomo e ogni nota anamnestica per non essere tratti su falsa strada. Il G1·occo nelle sue splendide lezioni di clinica medica nota come nella colelitiasi come in altre affezioni implicanti comunque una flogosi del fegato e del periepate, e poss ibile una propagazione flogis tica alla pleura sovrastante. Questa pleurite è secca o siero-fibrinosa e il G rocco la chiama meta-epatica. Qualche volta è la pleurite che induce il malato a chiedere la. visita del medico e, se non si è bene avveduti. può sfu~gire la genesi di questa pleurite, tanto più cbe altri sintomi possono concordare con questa diagnosi. << Il trapianto della Hogos i, nota il clinico fiore ntino, fu nei miei casi es clusivamente a destra cd anche per ciò, non che per una serie di a ltre osservazioni ed argomentazioni, è da credersi si trasmettano i germi flogoge ni dall'epate pet· il diaframma alla sierosa torac ica, tramite i vasi linfatici -.. Ancora per la grande a nalogia ricorderò alcune considerazioni che il Giordano fa a proposito dell'ascesso della milza nel suo «Compendio di chirurgia operatoria italiano», «L'ascesso della milza è, senza paragone, meno frequente che non quello del fegato, tuttavia per entrambi se ne ripete l'origine dalle stesse cause morbose; e allo stesso modo che l'ascesso de l lobo destro del fegato può complicarsi e tradit·si pe r il sovrapporsi di una pleurite des tra, cos ì l'ascesso della milza facilmente si accompagua a lesioni del torace sinis tro, bronco-polmonite, pleurite s ierosa o purulenta. Bisogna tenere a mente questa :,;indrome morbosa e non fermarsi alla affezione pleurica secondaria che, in un caso, fece dire al Turretta, essere piu difficile la diagnosi di ascesso della milza per la coesi~tenza della pleurite». Ora q uali criterii possiamo ricavare dalle osservazioni fatte per servircene di guida nello stabilire quanto più presto è possibile un'esatta diagnosi.? L'iusorgere dell'ascesso perirenale, come di tutti gli asc essi sotto-diaframmatici è subdolo, ins idioso: i sintomi non sono ben definiti, per cui al più atten to esame p uò sfuggir e l'esatta connessione sintomatologica ed e tiologica. Il dolore gravativo alla ba s e "del torace, il suo carattere ottuso e costante. non soggetto n grande variazione d'intensità, l'intermittenza della febbre serotina non molto elevata, specialmente quando sia stato negativo l'esame batteriologico per il bacillo tubercolare, ci devono, tutti questi sintomi raccolti, far procedere guardinghi per non dare


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!<overchio pe~o allo sfregamento ple urico, che ad essi s i accompagni. E nell'andll.mento della febbre giova discerne1·e le modificazioni che ad esso può portare una malattia concomitante, s pecialmente l'infezione tifosa o colibac illare; il caratte re continuo della febbre può in tali cas i mascherare un s intomo di grande importam:a, quale si è l'intermittenza febhri le. Non occorre aggiungere che ripetuti e delica_ti devono essere gli esami dellA. regione renale. Rite ngo ancora conveniente ricorda re la poca tendenza a formarsi dei versamenti tanto che, nel caso riferito sommariamente dal pi"Ot". Carta, la cavità pleurica fu trovata normale benchè In. malattia non fosse di fresca data. L'esame citologico del sangue potrebbe essere di grande aiuto. Insomma, l'ossen ·azione scrupolosa e la valutazione rigorosa di tutti que:<ti !<intomi ci possono presto mettere sttllll. via di un'esatta diagnosi e di una efficace indicazione terapeuticn. CON~rRTBUTO

ALLA C.ASUISTICA DEI RESTRINGIMENTI DELLA LARINGE PER VI ZIO DI CONFORMAZIONE, per il dott. Luig-i • · r·nnc hi. t·apitano medico 17° fanteria.

II caso f"he mi accingo a descrivere mi pare che meriti, per la sua rarità (la letteratura ne cita pochissimi), di essere pubblicato. ì\1. G., soldato del 17' fa nteria, de l distretto militare d i Bergamo, fu arruolato nel decorso mese di maggio. Al suo arrivo al corpo, cb iestogli se avesse malattie, o difetti da allegare, ris}'ose negativamente. Non riscontra ndosi fatti obiettid degni di s pecia le attenzione in alcun organo, o viscere, venne dichia ra to idoneo. Compi regolarmente le prime istruzioni, ma appena iniziate le esercitazioni esterne dichiarò di non sentirs i in grado di proseguirle. Se gli veniva coma ndato di correre, doveva poco dopo f~rmarsi perchè o.vvertiva grave senso di oppressione a lla goln, difficoltà grande ne lla res pirazione, cardiopalmo, vertigini. Ha pndre e m~tdre, e quattro fratelli, di lui più giovani, v iventi e s ani e che godettero sempre buonn snlut o.

Esclude, in •nodo assoluto, che nella sua fa miglia alcuno pre:>enti qualche. imperfe zione dell'a p parato della fonazione. Non sofferse i t:omuni esantemi dell'infanzia; però a ll'età di tre an ni ammali> di grave crup. a cui il l\.f. attribuisre gli attua li disturbi. Non ricorda di altre malattie d i importanza; nega di essersi contagiato di sifilide, o di afi"ezioni veneree. Non è bevitore, nè fumatore. Sentì raccontare dai suoi genitori che fi n dalla nascita a veva la voce rauca; non poteva piangere forte perchè e ra tosto colto da tosse. Da ragazzo non fu mai in g rado di correre coi suoi coetanei, o compiere sforzi fisici faticosi, perchè poco dopo sentiYa serrars i la gola e gli mancava :I respiro. 1\fai ha potuto pa rlare a lungo e a voce alta ; se lo tenta va, non solo non gli ri usciva, ma lo coglieva la tosse e dive ntava maggiormente rauco. Nonostante ciò egli ed i s uoi d i casa non dette•·o mai molta importanza a tali disturlJi. Ha scelto un'arte elle non rich iede gravi sforzi fisici; da pa recchi anni a Parigi fa il modellntore di statue. Il ì\1. è apparentemente d i sana e robusta cos ti tuzione, con scheletro regolare, pannicolo adiposo discretamente abbondanìe, masse muscolari ben sviluppate e di tonicità normale, cute e mucose visibili di colori to roseo.


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All'esame obiettivo nulla si rileva a carico dell'apparato ghiandolare linfatico, dei visceri toraco-addominali e dei sensi specifici; cosi pure normali sono le varie forme di sensibilità e le varie specie di riflessi. ESM1E DELL1 APPARA'l'O DELLA FONAZIONE.- Normali SODO le labbra, la lingua, il palato duro e le fosse nasali. L' ugola. è biforcata all'apice colla metà destra un po' più lunga della sinistra. Le due metà del velopendolo sono asimmetriche, . perché l'arcata sinistra è di qualche millimett·o più alta della destra. Coll'esame laringoscopico si osserva che le false corde sono alquanto più sottili del norma!~. Nulla vi è da notare circa l'apertura dei ventricoli del Morgttgni. Ma ciò che colpisce tosto è la viziosa conformazione della rima glottidea. Questa infatti. invece di avere la forma di un triangolo isoscele, il cui vertice corrisponde all"l\ngolo formato dalla cartilagine tiroide, e la. base ad una linea fittizia condotta da una all'altra apofisi interna delle aritenoidi, s i pre~enta a forma di un piccolo trapezio a base posteriore e cogli angQli anteriori arrotondati (vedi figura). Tale spazio non eomprende tutta la rima glottidea, ma solo il terzo posteriore della glottide interlegamen· tosa e tutta quella intercartilaginea. La rimanente parte anteriore della rima glottidea è occupata da un setto di colorito biancoroseo, a forma di triangolo coll'angolo anteriore smussato. Concavo, colla concavità. ri voi ta in alto, è orizzontale nella sua metà. posteriore; nella sua metà anteriore assume invece una direzione inclinata dal basso all'alto e dali'indietro in avanti, così da formare nel punto in cui cambia direzione una s pecie di sfondato. Si possono in esso considerare tre margini e due faccie. Dei tre margini, quelli laterali si continuano senza liuea di separazione colle corde vocali; il posteriore, concavo, sottile, si continua. col margine interno delle corde anzidette. Nel punto di unione di tale margine con quello delle corde vocali, a destra e a sinistra, notasi un piccolo nodulo cartilagineo, coperto di sottiliss ima mucosa, che forse sta a rappresentare la cartilagine fusiforme che normalmente si riscontra nel punto di inserzione anteriore delle corde vocali. Delle faccie, una è inferiore e non è possibile esplora l'la ; lA superiore, liscia, concava più nel senso antero-posteriore t>he nel trasverso, presenta sulla linea mediana un rafe che la divide in due parti. Risalta quindi dalla descrizione testè fatta che la rima glottidea è formata in avanti dal margine posteriore concavo del setto, posteriormente ~alla linea fittizia condotta da una all'altra apofisi interna delle aritenoidi, e ai lati da. quella porzione del margine interno delle corde vocali che non ha rapporti col setto. Come giit. si disse J)er le false corde, la porzione libera delle corde vocali ha uno spessore più piccolo del normale; si presenta sottile, nastri forme; il suo colorito, invece di essere bianco come tendini, è roseo. Nelle profonde ins pirazioni il setto resta disteso ed immobi1e; solo il suo margine posteriore si abbassa lievemente nella inspirazione, si innalza nella espi· razione. Tale membrana è costituita da mucosa, prolungamento della mucosa laringea, a. cui sono incorporate fibre muscola ri ; infatti essa si contrae nella fonazione, mentre si rilascia quando la glottide è in riposo.


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P er il descritto vizio di conformazione in M. sopravviene la disfonia e la dispnea laringea ogni qualvolta fa uno sforzo. Non gli riesce inoltre cantare, o gridare, od emettere suoni acuti; se lo tenta, senza riuscirvi, gli si manifesta un a ccesso violomto di tosse. Se si fa correre collo zaino e fucile, dopo circa un minuto si ferma senza poter più proseguire; diventa cianotico e dispnoico ed è preso da un accesso di soffocazione con respirazione rumorosa, fischiante per spasmo della glottide, mentre il cuore affretta il s uo ritmo per l'insorta tachicardia.. Numerate allora le respira· • zioni. si sono trovate Jo5, e le pulsazioni 170 al 1uinuto; però il polso, sebbene frequentissimo e piccolo, si mantene va regolare. Praticato, in tali condizioni, l'esame laringoscopico, non si riscontrarono ma· difica?.ioni apprezzabili al quadro gii~ descritto. E ora una domanda: l'anomalia in parola è congenita o acquisit1.? Pot1·ebbe c ioè essere consecutiva al grave crup soll erto da M.? lo credo di poterlo escludere. perchè come conseguenza di un crUJJ si dovrebbe avere una stenosi laringea e non già la formazione di un setto. E che sia un setto muscolo-mucosa congenito ce lo dice an7.itutto l'anamnesi; il M. fino dalla. nascita ha avuto la voce rauca. La regolarità poi della s ua dis pos izione, la mu('osa che lo ricopre identica a quella che tappezza. la superficie interna delia. laringe, il rafe mediano, il contin uarsi senzn. linea di separazione colle corde vocali, il contrars i insieme a queste, sono fatti tutti che stanno a dimostrnre essere non già una imperfezione acquisitn, ma sibhene un vizio conge nito di conformazione. Riferito cosi il caso che mi s i è presentato, mi sia ora. permessa. una bre,·e considerazione. Se mi fu possibile scoprire e illustrare l'anzidetta anomalia lo debbo all'avere faLto dotare l'infermeria reggimentnle degli istrumenti per i principali esami s peciali. A mio parere tutte le infermerie dei corpi dovrebbero essere fornite di laringoscopio, otoscopii, speculum pel naso e anche dell'oftalmoscopio. Nè si dica che per le attribuzioni delle infermerie tale dotazione costituirebbe un lusso, poichè oltre ser·vire a tenere iu esercizio g li ufficiali medici, se ne avvantaggerebbe anche il servizio; un primo dettagliato es ame fatto ai corpi faciliterebbe di molto il diffic ile e faticoso lavoro di osservazione all'os pedale. Prima di finire q uesta mia. breve notA. sento il dovere di ringraziare il modestissimo quanto valente dott. cnv. Cas11.vecchia, primario all'ospedale civile di Spezia, c he mi fu largo di consigli e di aiuto. Spe7.ia, l uglio 1908.


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LA. TERAPIA. OPSONICA NELLA .PRATICA CHIRUR GICA. -Rivista sintetica per il dott. S . Ruta, capitano medico. Col progresso costante delle scien7.o m ed iche in questi ultimi anni, si s tanno svolgendo continuamente nuovi metod i di diagnosi e di cura. ì\lolti di essi sono stati riconosciu t i di immenso valore pra tico non solo per lo scien7.iato ma anche pel medico esercente. Ogni metodo nuovo però dovrei.> be s empre essere sottoposto ad una lunga e completa serie di prove, per a ccertare il suo valore diagnostico e terapeutico, e cosi definire nettamente le sue indicazioni. I nfa.tti la troppa fretta di parecchi sperimentatori ha discreditato per sempre qualche rimedionuovo, laddove una critica più calma avrebbe potuto dargli il suo gius to valore. Nessuna cura è assoluta in medici n&: la chinina non guarisce tutti i casi di malaria, n è il mercurio tutti i casi di sifilide. D'altra parte, il condannare a prio·ri, scetticamente, ogni cura nuova priverà per molti anni ancora i l medico pratico- che si aflida come guida agli scienziati da laboratorio - di parecchie valide aggiunt,e al suo armamentario terapeutico. Uno di questi casi è quello della tubercolina. Dapprima annunziata come cura specifica infallibile da una quantità di persone che non avevano imparato i limiti in cui era applicabile, cadde ben presto in dimenticanza completa, per averne preteso troppo. Ed oggi solo, dopo 15 anni e più di abbandono, s i è cominciato ad apprezzare che valido mezzo abbiamo in essa per la diagnosi e c:ura di molte forme di tubercolosi. Cosi sta verificandosi col metodo ops onico del Wright per la cura delle infezioni con vaccini batterici ; il voler pretendere, come fanno alcuni, che con ques to metodo si debbano guarire indifferentemente e pres to tutti i casi di cistite, è lo stesso che discreditA.rlo prematummente; perciò è opportuno studiarne bene i particolari e la tecnica per poterne discutere a ragion v ed "ta. Nei giornali ingles i ed americani vi è t u tta una fioritura di lavori sul metodo opsonico. e gli autori presentano già d elle s tat is tiche brillantissime, mentre n elle pubblicazioni di a ltre nazioni si nota una specie di congiura del silenzio. Nella speranza che i nostri spet·imentatori vogliano prendere in serio e benevolo es ame questo metodo, segnaliamo alcuni recenti lavori, che sono davvero degni di nota. Cleaveland Floyd e Arthur Worthington hanno s perimentato la1·gamente il metodo al Massacbusset Generai Hospital ed a l Samaritan Day Camp per più di un anno, curando con l1\ tubercolina molti ca s i di tube-~·colosi pulmona1·e, i1·iti, adeniti e prostatiti lttbercolm·i e lupus, e col ,·accino stati lococcico vari casi di acne, infezioni cutanee gene1·àlizzate, fanmcolo:;i, sepsi pue1-pe1·ate, ant1·aci, osteoutieliti, empie·mi ed i1~fezioni seco11darie del polmone, tutti con es ito più o meno soddisfacente. Nello stesso ospedale Mark Richardson, dopo a ve re ottenuto ris ultati incoraggianti in 40 casi di febbre tifoide (avendo una proporzione di recidive in rag ione


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del 5 p. 100, mentre nei casi trattati coi metodi ordiuarii a.veva il 21,4 p 100 di re· cidive) ha continuato le esperienze in altre malattie batt.ericbe chirurgiche, e cioè asces11i Cffl"t:icali pro(oncli, setlicemia puerpe1·ate, lttpus, acne, (1tnmcoli e tube-l'colosi a1·licolari, ottenendone sempre benetici efl'etti. Identici risultJ.ti hanno antto R og e r I. Lee deli'Ilart:ard Medical Sclwol di Boston, Artbur Whitfield di L ondra (1). Von Eberts di Montrénl (2J, F. Scham· l.Jerg, N. Gildersleeve e H. Schoemaker di Filadelfia (3). A. Ha vogli di Cincint1ati (4), S. Taylor di Liverpool (o), e finalmente T . 'Beebe e L . Mednlia del TaftsCol· lege :U:edical Sclwol (6) i quali ultimi due hanno studiata l'azione del metodo specialmente nnlle lesioni chirurgiche do. stafilococco, pncumococco, bHcillo tubercolare, bact.erium coli e gonococco. Da tutto questo n!Jbondante materiale s i può in coscienza stabilire, che i vaccini batterici sono realmente un nuovo agente terapeutico tutto differente da qualsiasi altro finora impiegato. 11 principio, che guida la vacciootempin. opsooica., è sempre quello di \Vrigllt, vale n dire «lo ;;fruttamento scieutilico per us i terapeutici del meccanismo di pro· tezione di cui è fornito l'organismo ». Lo scopo, cbe ci proponiamo, pertanto, è quello di mettere in moto questo macchinario in tutta la sun. potenzialità. A quesìo scopo s i deve provocare un'attiva stimol!tzione di quelle officine che p roducouo sostanze autibaLtetiche 110 1 siero del sangue, e cosi aument.ue l'attività leucociticH. In tal modo l'organismo si protegge contro l'invasione batterica, e, quando e R\'• venuta. l'infezione, questa •iene più prontamente superata. Fra queste .sostnnze protetti,·e del sangue vi sono le balteriolisine, le agf!l!lti· nine, le OtJsonine. Quest.e ultime sono per ora le sole, di cui possono essere accertate la quanti là e le modificazioni in seguito all'inoculnzione. L'indice Op11011ico di un siero è la nostra guida circa Ja, quanti t,\ di opsonina cir· colante, e que!'to indice è più o meno esatto, secoudo i metoùi di tecnica e l'e· spcrienza indi dduale. Però la guida del m edico pratico 11011 versato nella tecnica da laboratorio dovranno essere piuttosto i sintomi clinil'i, che sono di gran valore nel regolare il dot;aggio del vaccino. Ln composizione di una sospensione batterica è tanto i1nportantc nel determinare i ri~ultl\ti ottenuti in un caso, qnnnto lo e la composizione di vnrie droghe negli efi'etti da esse prodotti, 11 vaccino batterico 5i com11one dei microrgnnismi specifici isolati io cultura pura e, previ11. d is truzione col calore, sospesi in soluzione salina normale. Per p re· parRrlo, si coltiva il microrganismo in mezzi adatti a S7°o e per il tempo necessario; quando si è ott enuto uno sviluppo abbondante, si mescola alla soluzione salini\, e si sterilizza a G0°. Que~ta tempera tura lJasta ad ucciderei! microrganismo. ma non R produrre alterazioni chimiche nel protoplnsma. Paragonando il numero di rnirrorg:wismi iu soluzione col uumet·o di corpuscoli rossi per eme. nel sangul;j normale, si detet·mioa la forza del vacc ino batte1·ico. Allor a si aggiunge una certa q unntiti1 di q aesta sospensione nd una soluzione sl\lina, in modo da avere la. soluzione (l) Il metodo opsoniro nelle malattie cutanee (VI Cong. intero. di dormatol. Doston se t t. l :107). (2) l nocula::iolli batb·richc nella ctaa di malattie puralen/(• e tuberwlosc della cute co l meto(lo di ll'right. (Jbid.). (3) lnirzio~<i l•attuichr w ·lla r11ra d elle malatti~ eli pelle. (lbid.). (·l) Atti dd V l Omty. b ot,·m. rli Dermatol. \ 5) lbid. (G) Applica::.io11i pratiche d ella tcra{lia op~o•tica. (llos/Oil 1>11'd.GIHl Sury.Journ., !l e

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titolata. Quando non possiamo procurarci direttamente il microrganismo dalla lesione, ed abbiamo tutte le ragioni per credere per es. che si tmtti di stafilococco, si può usare un vaccino già preparato, se l'indice opsonico mostra una diminuita resistenza dell'organismo verso questo parassita. La quantità di vaccino necessaria, per aumentare In. resistenza o produrre l'immunità artificiale, varia secondo l'età, le caratteristiche personali del paziente eri il microrganismo in ques tione. Il bambino richiede una dose molto più piccola. dell'adulto, ed il meccanismo immunizzante di alcuni individui viene messo in moto molto più rapidamente di altri individui. Sono pure importanti fattori per determinare la quantità di vaccino da inoculare: il tipo dell'infezione, la sua durata, estensione e gravità. Quando la lesione è in comunicazione coi grandi spazi linfa ti ci dell'organismo, essa cede facilmente i suoi prodotti tossici nella circolazione generale, e cosi ba luogo più o meno costantemente l'assorbimento ed autoinocula1.ione. In questi malati vi è molto maggiore sensibilità all'inoculazione artitic iale. Quando le condizioni generali del paziente sono buone, la risposta alla inoculazione è molto più efficace, che, quando l' e!'aurimento del meccanismo protettore r ende quas i impossibile lo stimolo. Non vi deve essere mai associazione di due metodi di stimolazione, cioè quello per assorbimento tossico e quello j)er vaccinazione artificiale. Il 1° dev'essere ridotto al minimum col ripos o e con la protezione della parte dalle irritazioni, e cosi i ri~ultati delle iniezioni ùi vaccino possono detel'Ininarsi più accuratamente. Il tipo d'infezione a decorso acuto non è molto favorevole per la cura vaccinica: in questi casi la malattia è breve, e si limita da sè, e tutto quel c he si rich iede per la guarigione è la stimolazione generale de l corpo per mezzo della tossiemia. Nei casi d'infezione generalizzata, può aversi qualche vantagg io dalla cura vacciuica, mentre qui l'intera massa del sangue dilui::<ce lo s timolante tossico, e se ne richiede quindi di piu per l'aumento e la produzione di opsonine dal connettivo sottocutaneo. Wright ha riportato vari casi di endocardite guariti con la vaccinoterapia. In questi casi· le culture di sangue indicavano il microrganismo pnt.ogeno. Quanto più presto si incomincia l'inoculaziono, dopo cl1e si sono arrestati i sintomi acuti, migliori sono i risultati. U na lesione localizzata offre le condizioni pit\ favorevoli per la guarigione, ma, se le si permette di rimanere troppo a lungo in ntto, la spessa membrana piogenica e le granulazioni ritardano il corso de lla l infa nel focolaio infetto, ed il sangue carico di sostanze antibatteriche è ostacola to nella sua mdone locale. Il pus contiene una quantità d i opsonina molto minore del siero circolante; perciò, evacuandolo, e permettendo cosi un afl1usso di linfa nel focolaio, possiamo affrettare la guarigione. Quando il microrganis mo è molto virulon to, e può ottenersi facilmente in cui tura pura, si produce un vaccino più forte, ed il corpo risponde alla cura con più rapidità ed efficacia. l risultati negativi di alcuni autori son dovuti probabilmente al non aver usato culture pure e quindi alla perdita di potere tossico dei vaccini aùoperati. La. dose e l'intervallo tra le successive iniezioni dipendono dal microrganismo. La doso media dello stafìlococco nell'adulto è di 600,000,000 di microrganismi ripetuta ogni 4 giorni. Al principio della cura è bene di dare metà dose, ed aumentarla poi prog ressivamen te. Lo studio del flusso e riflusso della corrente opsonica ha dimostrato


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che l'onda di aumentata resistenza du ra c irca 3 giorni, e, per prevenire il rifl usso successivo, bisogna. ripetere la dose. Lo stesso dicasi. di altri batterii, ma ad un g mdo minore, poichè quasi tutti richiedono intervalli più lunghi e dosi più piccole. P e r le lesioni tubercolari Floyd e Worthington si sono serviti della tubl'lrcolina T. R. di Koch o d ell'emulsione bacillare di Trurleau, cominciando da 110 di mg. ed 'autnent:mdo progressivRmente la dose. Con questo metodo, ed osservando attentamente i s intomi clinici, si possono evitare fatti di reazione e otteners i un certo grado di immunità per la tubercolina: così i pazieuti potevano assorbire 10--W mg. di tubercolina senza disturbi generali. Quando si è data una dose eccessiva, si verifica una re azione o fas e negatit:a, caraiteri.~zata da febbre, dolori gcuerali. vomito o dianea. In que~ti casi si sospende la tubercolina per l set timana o 2, e poi si ricomincin. con '1~ dose, per risalire di nuovo gradatamente. L e iniezioni si praticano sotto la cute del dorso (regione iuterscapola re) o dell'addome. L 'effetto di una buona dose di vaccino in generale si mostra dopo 2! ore: vi è talora ma.les.;;ere, lievi dolori muscolari, e cefalea - ra rissimnmente elevazione termica con n ausea, vomito e diA.rrea, e ciò nei bambini. Questi sintomi cessano rapidamente , e sono seguiti da un senso di benessere molto gmdevole, che d ur:l. parecchi giorni. La necessità di coltivare i l microrgauismo pntogeno dalla lesione s tesSI\ non solo è di aiuto ne lla cut·a ma anc he nella dinguosi. È intere!'sante il caso riportato da Floyd, di un bambino già. operato da vario tempo di empiemA. postpneumonitico con esito in fistolA.. Appena entrato all'osped•\le, f'u fatta una coltura col matet·iale segregato dalla fistola, mentre contemporaneamente veniva praticata llU'iniezione di antito•s ina difterica di 1500 u ni tà a scopo :profìlattico, come è UiO r utinario in molti osped~tli di bambini. Ebbene, all'esame batteriologico del materiale della fis tola si trovò una cultura pura di bacilli difterici, e Quindi l'un ica indicazione terapeutica era l'inoculaziono di antitossina. già praticRta. Infatti il seno fistoloso si c hillse in pochiss imi giorni, senza altro tmttamento. Uu altro eseUtpio classico trovo nella casistica di Lee: si t rattava di un a scesso cen, icale, che datava da varie settimane. Supponendo c he fosse dovuto a stafilococco aureo, il Lee fece al ma lato 2 inoculo.zioni r e lati ve, ma senza risultato. .à Ilo ra fece una cultura, e trovò unicamente lo stafilococco albo. Fatte 2 iniezioni in quest'altro senso, l'ammn.lato er·a guarito. Accade talvo~ta di o•servare qualche caso, che tutto a un tratto ha presentato un peggioramento : !'i fanno le culture, e s i trova un'infezione misti\. Bisogna nllora decide re qun.l'è il mi<' t'organis mo che é responsabile di questo pegg ioramento: Per es. in un fle mmone settico dellR mano troviRmo poche catenelle di streptococchi miste a mol ti s t Rfilococchi aurei e albi, ovvero in un caso di appendicite o di infezione puerper·ale pochi streptococchi con gran q un.ntità di col ihar.illi. Ora con tutta probabilità lo stre ptococco è causa del peggioramento dell'infezione Può riuscire itnpossibilo o troppo lungo di ottenere lo str eptococco in cultura pura in modo da 110U potersi prcpamre il l'acciuo autogeno. Contemporaneamente può 1\Y· venire che falliscano i vaccini aut istl'eptococoi~i che si trovano in commercio. Que!'ti sono i cas i in cui ci troviamo con le mani legate. Negli stati settici acuti più o me no generalizzati (piemin, infezione puerperale. set ticemia ecc.) la q uestioue della 1·accinoterap ia. è ancora sub judice. Però :tuche


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m questi casi le inoculazioni col vaccino possono tal volta far traboccare la bilancia dal lato gius to, stimolando, nel momento buono, le risorse naturali. Spesso, dopo che banno cominciato ad agire le difese naturali, non sono più necessarie altre inoculazioni. D'altra pa rte, se le inoculazioni non riescono a guarire, sono ce?"tarnente innocenti. Inoltre non sono incompatibili con qualsiasi at.t?·o gen&re di cu1·a, che si voglia adottare contemporaneamente: è semplicemente una corda di più che si ha al proprio arco. Tutto sommato, poss iamo dire, che il valore dell'indice opsonico come mezzo diagnostico nelle affezioni chirurgiche e molto considerevole, specialmente quando sorge la questione se si tratti o no di tubercolosi. L'importanza di una diagnosi precoce nelle tubercolos i incipienti di qualsiasi forma è inestimabile. Per conchiudere, allo stato attuale della questione possi!lmo dire, che, se prima dell'uso dei vaccini, la batte1·iologia era di poca utilità alla pratica chirurgica (giacchè la cura operativa è sempre la stessa, qualunque sia il microrganismo specifico), ora almeno sembra entrata in un periodo di pratica utilità, poichè il detenninare con precis ione il microrganismo patogeno e il fare delle inoculazioni in tempo, prima che si stabilisca qualche infezione secondaria, possono essere di capitale importanza per il decorso della malattia. E forse non è tanto lontano il tempo profetizza to da lla dottoressa H elen Putnam, in cui i chirurgi ricorreranno ad appositi la boratori centrali, che serviranno a fllre l e diagnosi batteriologiche, ed a fornire quindi, caso per caso, il relativo vaccino.

BJBLIOGR.\f'IA. l. Ct.EAVELAND FLOYD and AnTHU R W o n TRINOON. - The valu11 of t'(lccin.e thcrapy lo ùtc

Jen eral practitioner im the trPA;Jtment of baC/I'rial diseases. (T !te Boston M ed. and surg. Journ., 2 january 1908). · 2. MAlt.K. W. RIOHA.RDSON. Some personal expel'icncPs ·toith spcci(ie vaecines in the trcatment ot bacterial diBrase.~. (lbid. ). 3. ROElR I. LEE.- Certa in aspects of tlie treatmcnt of infections with bacterial t.-accines . (lbid.).

3. lntemationat àermatological congrcss held at the al'ademy of m ed ecine N ew York (B. m ed. and surg J ourn., 19 del'ember 1907). 5. TR&ODORE C. B REBE a nd LEON S. :\IEDALIA. - Practical application.s of opsonic therapy. (B. m cd. and. 8 1trg. Journ. , 4 january 1908). 6. HELEN C. P o ·J:NA>t. Vaccin c 'l'ilcrup y : u rrport 01> Bir A lmrotq E . Wright' s L o ndon Clinic. (B. m cd. and sury. Joum., 2 january 1008).

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Giornate df medicina m•lilare. -

P~sc. !X.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA J. \\". H. Em.E. - Balla nttloemla meUteue (febbre mediterranea o dl llll&lta). - (The Lancet, giugno 1908). Con tutta la polinomin J.!;iiL esistente s ulla febbre mediterranea, febbricola, febbre di 1\lalta ecc. l'A. di 1ueste conferenze adotta il nome di selticemia meliten~e, di sua creazione, come capace di evoca1·e in un tempo la natura della malattia. e l'agente s pecifico, il micrococco, che ne è il fattore pa togenetico, scoperto nel 1886, dall'allora capitano medico della marina. inglese dott. Bruce, nei preparati di polpa s plenica i dn.ta culminante nella storia della diffusissima piressia. Difatt i, contro l'opinione di coloro i quali credettero tale infezione esclusiva quasi all'isola di Malta, 1\SSa non. solo si estende ai paesi litoranei del mare Mediterraneo, Austria, Grecia, Italia, Spagna (Gibilterra) e Turchia, ma si estende in _1\sia (Arabia, Asia minore, Assam, China, India); in Africa, oltre alle regioni litoranee do! :i\Jed i terra neo, ai possedimenti europei del sud; in America, al nord nell11. valle del Mi s.~isipi, e nel sud al Bras ile, al Vene zuflla, a Moutevideo i alle grandi isole del golfo del Messico. Nell'oceano Pacifico alle Filippine, e nello Atlantico alle i sole Canat"ie.

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Le condizioni di clima [almeno in l\falta), hanno una deeisa inliuenza sul decorso del le epidemie della febbre i in modo che, in termini generali, riproducendo in un grafico la curva annuale delle temperature, la curva. della morbilità e la cun·a pluviometrica, si può osservare una stretta coincidenza. tra le prime due, temperatura elevata e morbilitil, e invece una decisa opposizione tra morbilità e coefficiente pluviometrico; la mo1·bilità perciò s i mostr~ direttamen te proporzionale nlla elevazione della temperatura atmosferica i inversamente invece a ila quantità di acqua piovuta. Ciò è in relazione coi mesi in cui la febbre predomina, che sono quelli caldi ed asciutti, luglio, agosto e settembre, con un minimo in febbraio, marzo e aprile, mesi delle alte pioggie. In Malta la malattia è ]l iù frequente nella zona suburbana, parzialmente fo· gnnta, quantunque le condizioni della popolazione non differiscano da quelle della r egione urbana, e da quelle rurali i e in quella zona si supera di quasi il 2 p l (){JU la media dell'isola intera. In generale, t rascumndo la zona urbana, la morbilità, per tale febbre, cresce col crescere dell'addensamento delln. popolazione. Per i forestioeri i l maggior numero di casi è dato dai giunti entro il primo anno [-17 p. 1000) : e, per coloro che vi abi tano per più anni, va decrescendo man mano. tinchè gli abit,anti immig rati da ol tre dieci anni non dànno che il 10,7 p. l OOIJ di malati cii febbre. La malattia attacca. i due sessi indifl"erentemente in uguale proporzione, ma a preferenza i giovani fra gli 11 e i 40 anni.


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Si s uoi ritenere, anche dal ceto medico di Malta, elle la malattia colpisca più largamente le classi agiate anzichè quelle lavoratrici; ma forse ciò dipende da errore di apprezzamento, perchè è probabile che gli operai non chiamino i medici nei casi almeno leggeri. Tuttavia anche nell'elemento m ilitare è provato chiaramente che gli ufficiali sono colpiti più s pesso e più gravemente della trupp:t. Manca una statistica relativa a l rapporto della morbilità per profess ioni in Ma lta: però nell'ambiente mili tare, da un quadro tratto da.! lavoro dello Johns tone, appare che il maggior numero di casi era dato, ne~li ospedali, dagli infermieri, e nei corpi d ai cuochi, dagli attendenti d i uf6ciali, dai !J?'Ooms, dai serventi di laboratorii, i q uali tutti davano un quinto dei casi forniti dalla. intera gùarnigione. La malattia è dovuta al micrococco melitt nse, che l'A. descrive nei suoi at· tributi e negli efl"etti che produce per inoc ulazione negli animali inferiori, parte .çhe il Lancet ha creduto di sopprimere. La febbre di :\!alta non h11. sempre un tipo costante, potendo presen tarsi coi caratteri della continuità, della remittenza, della intennittenza. S pesso una forma succede all'altra; m olto comune è la interpolauza del decorso a periodi febbril i, alternati da periodi di apiressia. Ciò non di meno si po;;sono stabilir" tre forme principali della malattia ; la forma acuta, la subacuta e la c 1·o nica. La forma acuta s i annuncia con brividi, e con febbri alte da 38,5 a 40 e 41,&, cefalea, dolori vaghi al dorso e agli arti : t u rbe gastrointestinali, con lingua pa· tinosR e diarrea, seguita da stipsi; polso forte, frequente, non propor:donale alla temperatura; urina scarsa, de nsa, ricca di acido m·ico. P uò finire colla morte per insufficienza del cuore; ma può anche finire per d efervescenza critica, o passare nella forma subncutn. La forma subacuta è preludiata da malessere, cefalea, e si inizia con temperature miti, gradatamente crescenti, con remissioni mattutine, e massimi serotini, che possoao raggiungere i 39,5 fino a '11,6, ed è seç;uìta da una graduale declinazione, sino a ridurre al normale la temperatura del mattino. L'ammalato suda n elle defervescenze giornaliere. Ad un primo pet·iodo di febbre, che può durare da una a cinque settimane, e ad un primo interva llo d i apiressi1~ di 10 a 15 giorni, può s uccedere una prima, una seconda, e ulteriori ricadute, per lo più decrescenti per al tez7.e febbrili .. In tal modo la febbre si è vista durare por mesi e mesi; e l'A. riferisce di ayerne visto un caso durato due anni, ed un altro tre anni con acce.~si tipici, costituendo un vero stato di c ronicità. DoYe ricordarsi in ultimo la forma ambulatoria, in cu1 1 sintomi o mancano del tutto, o sono ridotti a pochi giorni di febbre leggera (37,o), e la sola prova della mRlattia è la presenza di agglutinine, e tah·olta dello stesso mic rococco nel sangue, mentre questo ultimo si trova soventi molto virulento e abbondantissimo n e lle urine, fino a 22,000 per cen t imetro cubico . I principali s intomi della febbre mal tese, per s is temi, sono : SrsTEYA TEOUMENTAruo: carattecistico l'odoro del sudore. che suole accompagnare le defe rvescenze notturne, e che ò del tutto s peciale ( l). Le unghie e i ca( l) Tomasclli lo disse odo re di pugl ia fermentala.

(Nota del rece'!sorc) .


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pelli perdono di consistenza. Quelle si seguano di strie trasversali, corrispondenti A.i diversi attacchi della febbre, questi possono incanutire, o cadono nella convalescenza, sebbene non sempre, per ritornare. Così anche si possono avere emorragie s ottocutanee, a forma di porpora, nei casi gravi. Durante la convale· scenza avviene desquammazione, di solito estesa, talvolta limitata alle mani e ai piedi. SISTEMA DlOEit&:'\TE. - L ingua patinosa, rossa e umida ai margini, alito nau· seabondo; fauci e tonsille arrossate; talvolta le ghiandole cervicali e sottomascellari. tumefatte. Alvo stittico, cl1e può diventare diarroico durante i periodi di febbre molto alta, in casi gravi ed acuti. L'appetito è scarso e capriccioso all'insorgere di un attacco, ma nel decorso della malattia, dando attenzione allo stato

delle intestina, si rialza, e il vitto solido vieu digerito prontamente anche durante i periodi di febbre . Il fegato è spesso ingrossato. La milza, tranne in pochissimi casi, lo è alquanto, e può palparsi sotto l'arco costale: è molle e dolente durante gli elevamenti della fe bbre; ma più resistente nei periodi di apiressia. SJSTEMJ\ NERvoso. - F1·equenti le affezioni dei nervi periferici, circa nel bO p. 100 dei casi, a forma di neuriti dello sciatico, dei nervi peronei e circonflesso, che si s tabiliscono bruscamente, ma passano subito allo stato subacuto, durando· tal'7olta nella convalescenza ed oltre, particolarmente inHuenzabili dalle variazioni atmosferiche. È comuue l'aumento dei riflessi cutanei e profondi - formazione di zone d i iperestesia, specialmente in corrispondenza dei nervi colpiti da neurite. Nei casi lunghi sono comuni l'insonnia, la cefalea, la prostrazione nervosa e la incapacitit. intellettuale. API'AREccmo RESPIRATORIO. - Di solito resta illeso. Si è notato casi rari di conge-;tione, qualche polmonite, seguita da empiema, dove fu riscontrato il solo micrococco melitense. APPARECCUJO RESPIRATOHIO. - Si nota irregolarità. di polso, e palpitazione per lievi motivi; la forza del cuore è, sebbene di poco, rialzata. Quast costante ipo· globulia, con aumento dei globuli bianchi, quasi esclus ivamenre dei linfaciti, e delle cellule ialine. 8JS1'E~JA ARTICOLARE. Versamenti nelle articola;doni, specialmente della spalla, ùel ginocchio, del piede: tenosinoviti; suppurazione delle articolazioni condro stcrna.li, con reperto d i solo micrococco mclitense nel pus.

SIS1'E)!A UROGE~I'l'AI.F:. I reni per lo più illesi; qualche volta tmcce di albumina si associano a lll-ioe scar~, dense, fosche, negli accessi della febbre. Nella apiressia. l'urina suoi essere normale. ll'l'itabilitil degli organi genitali con priapismo. Non rare le orchiti ed epidi· dimiti, catarri vagina! i, dismenorrea, a.menorren; le menorragie sono rare. La gravidanza non resta influenzata, e cosi pure la virilità., e la fecondità. nella donna. AXATomA PATOLOGICA. - Nelle poco numerose necroscopie, eseguite per tale malattia, pochi fatti importanti furono registrati or qua or là. Miocardio flaccido, pallido, di rado con degenerazione grassa. Qualche alterazione circoscritta della struttura delle pareti dei vasi, causa di piccole emorragie nel connettivo sottocutaneo. Nel pericnrdio, nelle pleure, piccoli trasudtlti sierosi. EdcmfL e congestioni circoscritte, più rari focolai limitati di bronco polmonite. nei polmoni.


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Ne1 canale digerente piccole aree d i congestione, limitate alla mucosa e alla sottomucosa, con piccoli stravasi sanguigni. In qualche raro caso è stato trovato degenerazione dell'epitelio, fino a:l'ulcerazione nel colon. Il fegato si trova. congesto, e con degenerazione grassa appena marcata, nella periferia degli acini; lieve ipertrofia. La. milza sempre ipertrofica, più o meno seco::tdo l'acutezza e la durata della malattia. Qualche volta. si e trovata. con gestio ne dei reni ed ipertrorla, rassomigliante il grosso rene bianco del morbo di Bright. :F requente il reperto di ghiandole mesenteriche ingrossate. Aumento frequente del liquido cerebro spinale. Il mic rococco si suo! trovare nt~l sangue del cuore, nel liquido pleurico pericardic·o, ce1·ebro spinale; nel tessuto epatico, nella milza, nei reni, nell'urina, nelle ghiandole mesenteriche, nel midollo delle ossa. Le alterazioni principali notate nei diversi organi si riassumono nell'aumento del tessuto linfoide della milza, e, nel midollo delle ossa, un marcato aumento delle cellule rosse nucleate e delle cellule linfoidi, cioè le cellule giganti, le mono nucleari, i linfaciti, con diminuzione considerevole delle cellule granulari, vale a dire i mielociti e leucociti polimorfo nucleati; tutte queste alterazioni costituiscono un tipico midollo linfo-eritroblastico, in marcato contrasto col midollo le ucoblastico che si associa alle infezioni pneumococciche. Un punto ammesso da tutti i ricercatori italiani, eome il più notevole reperto in queste sezioni, è quello del ritrovo, non solo nella milza, ma anche nel fegato e nel :rene, di numerose cellule, da essi dette globulifere, derivate dall'endotelio dei reni e contenenti da 15 a 20 globuli rossi sanguigni. La. diagnosi delle piressie essenziali, o sintomatiche di altri processi, non può farsi se non sulla base: 1° del fenomeno della aggltttinazione delle colture di micrococeo; 2• dello isolamento di esso dal sangue della circolazione periferica ; 3• dell'isolamento dello st~>sso dalla polpa splenica; 4o dell'isolamento del mierococco dagli escreti, urine e feci . L a reazione agglutinante si può osservare macroscopicamente nei tubi di assaggio, o in pipette capillari, o al microscopio in goc-cia pendente; suoi comparire dal 5° giorno in poi; di rado appare dopo alcune settimane. La reazione è molto intensa per la grande q uantitil. di agglutina specifiche, capaci di produrre il fenomeno nel rapporto di l a 100, di l a 1000 nella prima settimana; e in periodi più inoltrati si sono trovati sieri reagenti in soluzion i anche di l a 500,000. Pure in individui guariti da lungo tempo la reazione pet·dura, e s i ha con dissoluzioni di l a 100 e l a 50, persino 3, 5, 10 anni dopo la. guarigione. Finalmente sieri presi da individui malati di altre malattie, o da sani non da.nno mai una. reazione cornplet r~ provandoli in soluzioui da l a 10, o una reazione parziale in diluizioni da l a 20. La prova si esegue stemperando la presa di coltura vivente in agar contenuta in un'ansa di platino (due milligrammi) in ognuno dei diversi tubi, contenenti ciascuno un centimetro cubico delle vari e dissoluzioni di siero, ed osservando in quale dei tubi avviene lo. precipitazione dei cocchi. Meglio si fa aspirando in un tubo, ti. guisa dei comuni contagocce, con la rispettiva gomma., una piccola quantità di emulsione di coc.:hi viventi, e di siero diluito, saldandone dopo la punta alla fiamma, e attendendo che sedimenti per


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24 ore, dopo averlo tenuto ritto, colla punta saldata all' ingiù, e dopo avere preparato in egual modo un tubo vergine per il controllo. Nulla d i speciale per l'esame del fenomeno in goccia pendente. A scopo diagnostico l'A. ritiene buona la reazione positiva dii una soluzione di l a 30, o l a 50; questa ultima preferita, verificata entro mezz'ora nella goccia pendente, e11tro tre ore nei tubi da saggio; e in 24 ore se si adoperano le pipette capillari. La puntura della milza è relativamtlnte scena di pericolo, se fatta con i dovuti riguardi. Sterilizzata la pelle sulla milza ingrossata, si penetra fino al centro dell'organo con un ago sterile da esplorazione di airca due millimetri di calibro. con la relativa siringa. e se ne aspira una piccola q uantità di sangue e di polpa molle, che tosto si trasporta sulla superficie di una piastra di agar, previamente preparata; e dalla quale s i fanno s uccessivi innesti. La serie delle culture è inoculata a 37' C. per tre a sette giorni, al termine dei quali, se vi è, il mic1·ococco si sviluppa senza fallo. Nel sangue periferico il micrococco s i tro va, ma non molto numeroso, dR. l a 300, o, 400 cocchi per centimetro cubico. Quindi la ricerca non è facile. Il metodo da adottare consiste nell'aspirare cinque ceutimett.f cubi di sangue da una vena <le! braccio, in una s iringa sterile già con~nente poche gocce di una soluzione 10 p. 100 di citrato di sodio; trasportaro il sangue citrato in un tubo da saggio, o in nn fiasco.

contenente 45 centimetri cubi di brodo nutritivo, e mettere a lla stufa. n 37 gradi. Dal 3° allO• giorno si praticano innesti in a gar dalla preceden te cultura in brodo, e si torna a tenere questi alla s tufa a 37°, prima di dichiarare negativa la cu!Lura in brodo. Nelle urine il micrococco pas,a fin dR.l 15' giorno ed oltre, e durante la convalescenza in quantità tanto grande da non richiedere la centrifugazione del liquido ; e per la ricerca basta innestare un centimetro cubico della secrezione presa col catetere, in culture a piatto. Eyre dice di essere riuscito otto volte a isolare il mic1·ococco dalle feci . In sette di queste s i trattava della forma cronica della febbre, e le feci erano consistenti. Prognosi. - La mortalità per tale febbre è minima, 2 p. 100, stando alle statistiche militari. Quanto alla probabilità della durata del la malattia in generale si può dire c he gli a ttacchi che incominciano con s intomi acuti, u no o due attacchi recisi di febbre, accompagnati dR. alta reazione aggluti nante e da un aumento gra· duale delle agglutinine s pecifiche nel sangue, saranno di durata più breve di quelli che incominciano con febbri leggere e che presentano debole e decrescente reazione agglutinante. La malattia s uoi d urare nel 10 p . 100 de i casi circa un mese, nel 50 p. 100 due mesi, nel 25 p. 100 tre mesi, e nel 15 p. 100 oltre tre mesi. È oggetto di controversi~~. se un attR.cco di febbre di Mtllta possa conferire immuuit:\ contro nuove infezioni. L'A. s i dichiara convinto in senso negativo anche per esperienza fattane in persona sua, che ne soffrì due volte, avendo confermato la diagnos i coi metodi scientifici riferiti in questo lavoro. Cura. - Non vi è a lcun t rattamento specifico. L'idroterapia a tempo e luogo; cura sintomatica. Il cambio di clima pare che promuova la convalescenza. Immunità e sie1·oterapia. -L' inoculazione di c ulture morte del micrococco me· litense, non conferisce alcuna immunità agli animali da esperimento, anzi pare che ne aumenti la suscettibilità alla infezione. Un esperimento di tal genere eseguito in un uomo da Birt e Lamb d iede un eguale risultato.


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Ciò non di meno Eyre ha praticato una serie di vaccinazioni con culture morte sul personale militare dell'esercito e della marina, in Malta, e ne riferisce dettagliatamente in questo lavoro. Egli inoculava dai 200 ai 400 milioni di cocchi, nel tessuto sottocutaneo di individui sani, che erano ben tollerati, non producendo che minimi e fugaci fatti locali, e, qualche volta. sulle ghiandole vici ne, e un lieve innalzamento di temperatura nelle prime 24 ore. Degli uomini che ebbe disponibili tra marinai e soldati, ne vaccinò 61, parte con una iniezione sola. di 200,000,000 di cocchi, parte con due iniezioni, e ne tenne 68, che non vollero ricevere le iniezioni, come controlli; ed il risultato sarebbe che dal mese di aprile, all'agosto del 1906, quando fu fat:-.o l'esperimento, dei vaccinati non si ammalò alcuno, mentre si ebbero tre casi di febbre mal tese nei controlli. Ma nel settembre dello stesso anno si verificarono due casi anche fra g li individui vaccinati. L'A. avrebbe sperimentato che il portamento individuale verso la vaccinazione, per quanto si riferisce alla produzione di anticor pi del gruppo delle agglutinine, aimostra un potere attivo molto breve, per cui la vaccidazione si dovrebbe ripetere · dopo tre mesi. Però egli, pure tenuto calcolo di altri fattori che possono avere influito sull'esperimento, esprime la personale convinzione che le inocula:doni profilattiche abbiano un distinto valore. Esperimenti di sieroterapia sono stati tentati in animali, cercando di immunizzarli con siero di cavallo e di capra, trattati con iuoculazioni di colture mot·te, e poi con colture vive del diplococco. U n caso con metodo analogo è stato trattato anche nell'uomo: ma tali esperienze non hanno dato finora 1dcun convincente, proficuo risultato. DELOGu. DEVOTO. -

Le latenze nefrltlohe. - Comunicazione alla società. milanese di (Gazzetta medica lombarda., n. 23, 1~).

medicina e biologia. -

I processi nefritici sogliono essere diagnosticati soltamo nella fase di stato o in un periodo ancora più inoltra.to, quando le alterazioni rt>nali sono già. fortemente stabilite. E ciò mentre da una parte i reni possono agevolmente sottoporsi a controllo, dall'altra le osservazioni anatomo-patologiche e cliniche ci dimostrano la grande frequenza. delle alterazioni flogis tiche più o meno gravi dei reni. Come all'autopsia si riconoscono dei processi nefritici ignorati in vita, cosi nel riconoscimento in vita di una nefrite sia. acuta che cronica si tratta di regola di forme ignorate e non diagnosticata per qualche tempo. In questi casi non può parlarsi di nefrite latente, ma piuttosto di nefriti ignorate per incoscienza del paziente, o per eventuale deficienza di controllo da. parte del medico. Per nefriti Intenti D latenze ne(?·itiche doQ.biamo intendere invece una condizione infiammatoria. del tessuto renate non riconoscibile cogli ordinari: mezzi d'indagine che mirano alle urine e a llo stato attuale del paziente. L'esame del malato e delle sue urine è una specie d'instantanea dello stato attuale, e non bas ta per negare l'esistenza. di un processo nefritico. Un risultato positivo di questo esame ci rivela non una nefrite latente, n1n una patentissima, come un risultato negativo non può bastare a farci escludere un processo nefritico. Naturalmente qui non si parla dei segni ultranefritici che


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da soli possono promuovere :a diagnosi di nefrite cronica indurativa, anche se manca l'albuminuria. Sicchè siamo condotti ad ammettere: a) Che l'assenza. di albuminuria e di cilindruria non esclude una lesione renaie modesta; b) Che l'osservazione anatomo-patologica e clinica non nega la frequente ocCIJrrenza di lesioni renali lievi. circoscritte e unilaterali. Esiste una frazione nefritica (nei riguardi cronologici ed anatomo·patologici), che non suole essere raccolta, la cui importanza è evidente per gl'inevitabili riflessi successivi, e che misura la. potenza. diagnostica de l medico. Vien fatto perciò di domandarsi: a ) questo stato di latenza sintomatica che può coprire lievi e circoscritte alterazioni rena.li, non può lasciare scoprire qualche fenomeno rivelatore? b) È scomparsa la. particella. nefritica che si è constatata? c) Si sono accese i perples ie connetti vali? d ) Si stabiliscono supplenze funzionali? e) È rimasta una. efféttiva. decadenza del rene? Molte e svaria te sono le cause che possono agire dannosamente sul rene, specialmente sul suo epitelio. Cosi tutti gli stati discra.sici e le anomalie della nutrizione. le condizioni della cute o delle vie digestive, l'uso di taluni rimed'l, le forme infettive ecc. E di tali alterazioni molte volte non restano tracce apprezzabili coi metodi ordinari:. Viene perciò autorizzato il sospetto che dato in un individuo un tale stato di lentezza nefritica, per l'associarsi di un nuovo fattore morbigeno il rene possa andare incontt·o a vere e proprie alterazioni capaci di dare i noti fenomeni: albuminuria, cilindruria. cefalee, oligoemia, mutamenti della pressione arteriosa, ecc. fenomeni che pos~ono restare o dileguarsi. Cosi un'albuminuria con cilindruria, che insorga in seguito ad una fa1·ingite, ad una tonsillite, ad una forma d'influenza, ad una forma reumatica, se può essere l'espressione di uno stato creato ex abrupto dalh~ insorta forma morbosa, può anche non essere altro che un reattivo tossico o batterico che scopre e rende patente una situazione latente e silenziosa. Lo stesso potremmo dire di certi rimedì (cr-eosoto, guaiacolo ecc.) usati in dos i moderate. E quindi consigliabile l'uso di espedienti e di criteri semiologici che valgano a far riconoscere le forme di nefrite in quella fase preparatoria che certamente esis te, e di cui non abbiamo che vaga ed incerta contezza. E tale accertamento è della massima importanza pratica, perchè una lesione flogistica renale pAr quanto lieve non deve essere abbandonata a. sè, sol perchè non si presenta con fenomeni di gravezza. Ogni fenomeno che in un organismo a rene ritenuto normale dà albuminuria o altri fatt i paralleli insegna qualc;.he cosa. L'analisi critica deve s tabilire se fu il fenomeno morboso particolarmente gravt>, o se viut tosto il re ne non era in grado di mantenersi resistente dinanzi ad un attri to lieve. Cosi un'al bu minuria con cilindruria cbe si presenti nel corso di una faringite lieve. di un disordine dietetico, di un trauma, di uno spavento ecc. costituisce un segno rivelatore di un'anomalia del tessuto t·enale s pecialmente vulnerabile o per condizione ereditaria o per ragione costi t uzionale o per precedenti risentimenti rtonali.


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Dinanzi ad un organismo sospetta.bile circa. l'integrità dei suoi reni p. es. per UJla malattia pregressa, il Devoto consiglia, anche se mancano i dati positivi attuali delle urine, di applicare uno o più dei seguenti accorgimenti che divide in tre categorie: I. Influenze di 'TICltura meccanica. Il moto, il riposo eccessivo, strapazzi fisici e professionali eccessivi, bagni caldi -o freddi od altre procedure di terapia fisica possono determinare albuminuria e cilindruria, e depongono per un rene non perfetto.

IL Cause alimentari e tossiche. Somministrazione di albume d'uovo, di grandi quantità di liquidi, o la. riduzione notevole delle materie liquide, una dieta prevalentemente carnea, il lavoro mentale intenso, libazioni alcooliche eccessive, l'uso di certi rimedi (mercurio, balsamici, veleni protoplasmatici): sono tutte cause che agiscono nello stesso senso.

JII. Circostanze accidentali. Atti operativi, narcosi, soggiorni in alta montagna, io climi umidi e secchi; lavoro in ambienti ad aria compressa, lavoro in industrie insalubri, cure protratte -con acque purgative o diuretiche, uso di rimedi a eft'etto diuretico, gravidanza. G. GRASSI.

P. FIORENTINI.- B.loamblo materiale nel reumatismo pollartloolare acuto. -(Gazzetta internazionale di medicina ecc. n. 21-22, 1908). Uno studio sistematico s ul ricambio materiale nel reumatismo articolare acuto è importante sia dal punto di visita. patogenico che etiologico. È stata ammessa una predisposizionl\, forse ereditaria, ad ammalare di reuma· tismo, ed alcuni autori sostennero un'eredità diretta mentre per altri sarebbe ere-di-tario soltanto lo siato diate.•ico, lo stato generale che costituirebbe un terreno propizio allo sviluppo dei germi della poliartritide. Cosi Bouchard fa rilevare quomto frequentemente negli antecedenti ereditari dei reumatici si trovi l'obesità., il diabete, la gotta, la litiasi biliare, tutte malattie della serie a rtritica. Questa trasmissione ereditaria nel r eumatismo, da alcuni riferita senz'altro

all'artritismo, per altri sarebbe rappresentata solo da una speciale $UScettibilità agli agenti esterni, quali il raffreddamento e i cangiamenti atmosferici. Qualche autore poi .xitiene unica causa della malattia la trasmissione di abitudini in rapporto al modo di vestire, temperatura ecc. Effettivamente l'artritismo è frequente ne i precedenti dei reumatici, ma non costante; ed è il reumatismo cronico quello ch'è specialmente legato alle forme artritiche, ed esso i progressi della scienza vanno sempre più separando dal reumatismo acuto. Sappiamo ancora che facilmente gli attacchi di polia.rtrite si ripetono nello stesso individuo; .ciò che alcuni vorrebbero spiegare con la persiqtenza dello stato artritico, altri con la minor resistenza, e quindi maggior ricettivitll. dell'organismo e dei suoi organi, quando hanno già subito le azioni patogene. Tutte queste interpretazioni non spiegano i fatti; e soltanto uno studio completo del ricambio può dirci. se nel reumatismo esiste una speciale diatesi. Le ricerche fin ora fatte in proposito riguardano quasi unicamente la compo~izione dell'urina. Si constatò diminm:ione della diuresi, aumento dell'urea, talora a l buminuria o albumosuria. aumento dell'acetone. diminuzione dei fosfati e dei sol-


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fati, aumentata tossicità urinaria, au mentata acidità, p resenza di acido acetico. eccezionalmente la diazoreazione: i cloruri da alcuni autori trovati in diminuzione da altri furono riscon trati normali. P er Noorden invece il comportamento rispettivo dei singoli gruppi azotati resta presso a poco normale Anche l'acido urico fu trovato in cifra normale, L'iperacidità del sudore per presenza dell'acido lattico o di aciào urico ammessa da alcuni autori e stata negata da altri. È st ata anche constatata u robilinutria, peptonuria, qualche volta emoglobinuria. Il Fiorentini ha sottoposto a studio sei reumatici, tre uomini e tre donne, durante l'acme del male. tenendoli a dieta costante. Teneva conto dei residu i dei pasti, e raccoglieva gli escreti, mentre gli infermi conservavano il più r.ompleto riposo, e non prendevano alcun farmaco. Ha determinato nelle urine o nelle feci l'a7.oto totale, quello urico, i cloruri. i solfati totali, i fosfati, il .l Ili crioscopio, l'acidità delle urine, e ha stabilito i princ ipali rapporti urologici d i ricambio con~igliati da :llercier. Ha inoltre determinato nelle urine l'albumina, ove ce :1'era, e il glucosio; ha ricercato quaJitatio;amente l'urohilina e l'acetone. Non ha mai rinvenuto l'albnmosa, il peptone e l'acido lattico: d'indacaoo soltsmto tracce. Nelle feci deter mina ta l'acqua e il residuo secco, ha do~ato l'azoto, i l grasso, gl'idrati di carbonio. H a pure determinato la compo,i:~.ione chimica degli alimenti costituenti il vitto quotidiano. Le ricerche furono continuate per dieci giorni in media. Tutti i soggetti sottoposti !ld esperimento vennero esattamente pesati ogni giorno alriste~sa ora e nelle identiche condi:~.ion i . Il Fiorentini ba cosi constatato D8i reumatici un basso potere di assimilazione. La perdita di sostanze solide con le feci si aggira attorno alla norma. L 'assorbimento intestinale non ~tppare compromesso, solo sono meno agsorùiti i sali. La d eterminazione d ell'azoto urinario, qua le indice della scomposizione della albu mina, ha mostr~tto che il comportamento rispettivo dei singoli gruppi azotati resta presso a poco normale, se non esistono complicazioni speciali. Solo riscontra.si lieve aumento di eliminazione di acido urico, ciò che trova spiegaziono sia con lo stato febbrile, sia con la leggierll Jeucocitosì con polinucleosi, notata nei reumatici. Cr~sciuti appaiono i fosfati, raggiu ngendo valori presso a poco doppì in rapporto all'azoto ureico e allo azoto totale, ciò che dimostra distruzione di tessuti molto ri~amente fosforati. I cloruri risultano in diminuzione, la cifra dei solfati diminuita. L'azoto r esiduo, legato ad ammoniaca, creatinina, xantina ecc. è aumentato. In alcuni infermi si è trovata albumina in tracce, in un solo glucosio, cornEI" pure eccezionalmente tra('ce di acetone o di albumose. L'u robili na f u constatata in tutti gl'infermi. Non peptone, non emoglobina, non acido lattico. La diazoreazione si rinvenne solo in due casi. L'acidit à totale è stat a sempre 1·iovenuta superiore alla norma, come p ure più basso del normale il Il il che sta ad indicare che le urine dei reu ruatici presentano più alto grado di concentrazione molecolare. · Il bilancio dell'azoto si chiude costantemente in avanzo negli infermi: è perciò logico ammettere che nei reumatici v'è bisogno di trattenere azoto. Il bilancio delle calorie dimostra che i reumatici assim ilavano una quantita di calorie che non giungeva a coprire il fabbisogno {28 cal. per chilogralllma) mentre la cifra stabilita da Rulmer per il sano in condizioni n ormali e in r iposo corrisponde a cal. 32 per chilogramma.


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Quanto al bilancio dell'acqua si è notato che la qua ntità di acqua fecale è stata sempre elevata; quella delle urine ha presentnto delle larghe oscillazioni, dalla cifra normale (81,7 p. 100) ad una cifra notevolment.e bassa (41,3 p. 100); ed analogamente assai variabili sono le cifre di H! O eliminata per la cute, pulmoni e residuo nell'organismo, t.anto che s i va da uu minimum di 6,9 p . 100, ad un massimo di 46,5 p. 100. Il Fiorentini ba anche ricercato l11. composizione chimica del contenuto endoar· ticolare in tre infermi. Ha. trovato reazione acida, contenuto di albumina assai elevato, albumose; non acido m·ico, ne acido lattico, presenza invece di acido sar· colattico, che possiamo ritentJre collegata ad una insuiTicienza dei processi ossidati vi dell'organismo. Conclusioni. - Il Fiorentini dalle sue ric e re h e c1·ede poter dedurre: L'assortimento delle sostanze nutri tizie è scn.dente, inferiore alle med ie fisiologiche. Specialmente deticiente è l'nssorbirnento dei sali, non raggiungendo neppure la metà della media fisio:ogica. L'azoto totale è alquanto diminuito, però il s uo coefficiente di ossidazione non presenta profonde alterazioni. Evvi aumento de ll'azoto residuo, crescono i fosfati, dimin uiscono i cloruri e i solfati Complessivamente nei reumatici abbiamo quasi normale il consumo di albumina e di carboidrati. diminuendo il consumo dc i g rass i e dei sali. In tesi generale dobbiatno ammettere che il ricambio materiale è alq uanto ritardato. G. GR.A~S r. Dott. A. Car.ANDRA. - Della n e oeaaltà del reperto batteriologico per Ila diagnosi dl difterite. - (Gazzetta internazionale di medicina, ecc. Napoli , 26 lu· g lio 1908, n. 28).

L·A. sostiene la necessita assobtn della is tituzione di g abinetti intercomunali atti alle ricerche batteriologiche ~ di chimicn. clinica ; a corredo di ciò cita vari casi di angina che decorrono ben ignamente e che non potrebbero essere diagno sticati come dipendenti da l bacillo di Lolller senz11. l'esame batteriologico c ulturale. Ques te forme sono sommamente interessanti a conoscers i dal punto d i vista della profilass i, in qua nto che l e angine difteriche senza false membrane non curate o non isolate sono particolarmen te temi bi li e per l'ammalato. in c ui la ma· lattia può ad un tratto evolver& rapidamente letale, e per la socie tà, per !11. dilTus ione epidemica della malattia. L . MAZZE1'T!. Il freddo e le m alattie « a frlgore "· méd., Parigi, 1908, n. 8, seduta del 25 febbraio).

KELSCI:I. -

(Rulletin de l' Acad. de

La teoria. dell'influenza patogenn de i raffreddamenti è ant ica quanto la scienza. Essa è tuttavia assai radicata presso il popolo. In ques ti ultimi anni è s tata com· battuta e fatta oggetto di critic he, cbe il Kelscb, l'illus tre medico ispettore militare francese, crede del tutto i nfondate. Riferiamoci anzitutto a ll'osservazione s passionata dei fatti. Vedremo allora come la morb idità dell'esercito. che è garantita da esatte s tatistiche, raggiunga per lo più il suo massimo fas tigio in g ennaio, si abbassi quindi progressivamente fìno al giugno, s ubisca una frequente, ma leggera recrudesceo:-.1\


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in luglio, per raggiungere il suo minimo in settembre e rialzarsi poi di nuovo fino al gennaio. Siffatta curva grafica richiama dunque, con la costanza delle sue oscillazioni, la regolarità dei fenomeni astronomici ed e manifestamente in rapporto con i cambiamenti che dal succedersi delle stagioni sono apportati alla costituzione atmosferica. Il primo posto tra le inHuenze meteoriche è occupato dal freddo, cui furono e vengono attribuite le recrudescenze dei catarri acuti delle vie respiratorie superiori (corizze, angine, bronchiti, broncopneumoniti) ed i reumatismi. Questo gruppo da lungo tempo venne perciò designato coll'appellativo di malattie " a (rigore ,. e la loro subordinazione manifesta ed evidente agli abbassamenti di temperatura ed alle perturbazioni meteoriche ha rafforzato attraverso i secoli la credenza nel potere patogeno del freddo. Le scoperte batteriologiche fecer·o poi a loro volta attribuire ad infezioni tutte le antiche malattie da freddo e la teoria " a (1·igore » venne considerata come un non senso, come se le osservazioni di secoli fossero lettera morta. Il Kelscb, fin dal 1892, aveva affermato che le malattie co~i dette « a frig01·e » dipendono dall'azione combinata dei microbi e del freddo; quest'ultimo, sussidiato da qualche causa debilitante, predispone all'attecchimento dei germi, di cui è sempre provvista la mucosa delle prime vie aeree. Il norve~;ese Magelsen, per aver sostenuto l'influenza delle meteore nell'etiologia delle malattie popolari (18!!4) venne, con incredibile intransigenza, dal collegio accademico di Cristiania dichiarato indegno di portare il nome di medico. Il Chodounsky di Praga. in un'opera assai docmnentata e corroborata da molte -es perienze, sostiene ardentemente la teoria dell'infezione contro quella del raffreddamento. Così il Ruhemann. È certo però che pochi medici militari dividono le loro opinioni. Gli esperimenti hanno dimostrato al primo di essi che conigli, cani, cavie e topi, infettati sperimentalmente, resistono di più alla morte se immers i in acqua gelata o esposti a correnti d'aria fredda; ma la pratica zooiatrica ci fa sapere come, in cava lleria ad esempio, i quadrupedi, nei bivacchi freddi e piovosi d'autun11o, si ammalino con grande frequenza di catarri delle vie respiratorie e di flussioni reumatiche. Lo Stab~arzt dell'esercito germanico, Menzer, in un s uo poderoso lavoro del 1907, sostiene giustamente che l'infezione è incapace a produrre una di quelle malattie catanali senza il concorso del freddo. Egli stima che questo agisca ini· bendo l'attivitil. fagocitaria delle cellule migratrici delle mucose dei potenti apparecchi protettori posti a guardia dell'ingresso delle vie respiratorie, e ciò perchè sottrae ad esse molto calore e vapor acqueo, non solo, ma aumenta anche la viacosità del sangue. Esso inoltre agisce anche ische1nizzando, al tempo stesso d~lla pelle, la mucosa faringo-lari&gea e ricacciando il sangue verso il centro della circolazione. Il Vincent inoltre ba dimostrato l'importanza del freddo sulla genesi del tetano. I raffreddamenti adunque, come l'esperienza di secoli ci dimostra, rappresentano un importante coefficiente patogenetico, di cui a torto non si vuole oggi te· ner conto. Accado ogni gioi'Do ai medici militari di dover rendere giudizi sopra un allegato nesso tra una data infermità e le influenze meteoriche. Il Kelsch crede che il ratl"reddamento possa essere incriminato come fRttore morbigeno se· gli effetti che gli vengono attribuiti si adatt~tno, medicalmente parlando, a questa causa per


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la loro natura. e per il rapporto cronologico che li unisce a quest'ultima. È ques ta una formola assai vaga, è vero, ma non si può pretenderla più precisa in una materia in cui tutti i casi costitui~cono altrettanti fatti a sè, speciali. Il còmpito del medico militare è dunque qui assai delicato, poiché la sua mente può rima-

nere ~ssai perplessa: si t·icordi egli però che il dubbio scientifico deve sempre andare a profitto dell'interessato.

PASSE itA.

L:E:NrEz e MmA~to:>o DE LA RoQVE'l'n:. - Un ouo dl morte hnprovvl•a lD DD •oldato. - · (Bull. de la Soc. de 1néd. militai re (ram;., Parigi, 1908, u. 14, 31 luglio), La cas uistica d elle morti improvvise tra. militari ri chiami\ sempre, con vivo interesse, l'attenzione dei medici dell'esercito, giacchè tali luttuosi avvenimenti, mentre des tano nell'opinione pubblica. un profondo senso di pietà o di compianto, mettono sempre i medici in una posizione inc re'3cevole e talora anche pericolosa. Ad essi perciò riuscirà sommamente istruttivo ogni nuovo <'aSo (V. anche Giornale m edico R . Es&~·cito, 1907, pag. 853) che rechi un contributo al capitolo d elle m~>.lattie latenti nella truppa, illustrato dal Trombetta ne l suo manuale di medicina legale militare. U n soldato, cavaliere di rimonta. comandato alla scuola speciale militare di Saiiot-Cyr, al mattino, a l momento della sveglia, viene trovato dal brigadiere di settimana inanimato nel proprio letto, giacente sul lato sinistro. La respirazione artificiale a mezzo di trazioni ritmiche della lingua., a lungo protratta, le iniezioni sottocutanee di etere, cafftoina ed olio canforato e le energiche frizioni s ul corpo, rimasero senza alcuna utilità. Il soldato in parola non s'era mai presentato alla visita medica, nè mai era caduto infermo dal giorno del suo arruolamento, all'atto del quale non aveva dichiarato a lcun antecedente morboso. Negli ultimi giorni della sua es istenza le attitudini, il carattere e le a bitudini di vita non s'erano punto modificate. L'autopsia rivelò un focohlio di meningo-encefalite tubercolare e una conseguente trombosi del seno longitudinnle s uperiore. Sulla sostanza. grigia del lobulo va racentrale sinistro. si rinvenne un tu m oretto, pari in volume ad una piccola avellana, ramollito e casE>o~>o nelle parti centrali e più consistente alla periferia. Le meningi, d'ambo i lati della scissura interemisferica, avevano contratto aderenze, non troppo solide, colla corteccia rioi due emisferi cerebrali, su una zona lunga 8 centimetri e ll\rga. uno. Esse, nelle vicinanze, mostravano dE>gli i;;olotti di circa un centimetro di diametro, costituiti da inspessimenti fibrosi. La porzione mediana. del seno longitudinale superiorE>, obliterata per un tra tto di 4 centimetri, era trasformata in un cordone spesso, indurito e trombizzato. I polmoni erano molto congestionati, con pareccl1i voluminosi gangli linfatici inte rtracheo-bronchiale. Congesti del pari tutt i i visceri dell'addome, compreso il fegato, cbe mostrava segni di pariep>ttite. Il medico maggiore Léniez richiama l'at tenzione sulla circostanza. che siffa tte lesioni encefaliche possano aver cagio11ata la. morte senza che alcun sintomo importante abbia. spinto l'ammalato a richiedere l'opera del medico. Benchè tale d ecorso non sia eccezionale, è assai probabile che anche il diuico più avveduto, esaminando questa persona ne ll'ultimo giorno di sua vita, non l a anebbe g iudi-


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cata cosi gra \·e mente inferma. Se per avventura quindi un medico l'avesse VISI· tata prima della morte, non sarebbe poi sfuggito all'accusa di imperizia, da parte di gente malevola. Il l\liramond de la Roquette, a p roposito del caso riferito dal Léniez, mette in rilievo la grande tolleranza del cer vello alle lesioni tubercolari, che possono decorrere, come è noto, senza apprezza bi li reazioni fu nzionali. E gli rammenta due casi di morte improvvisa in militari di truppa che non avevano precedenti morbosi, nei quali !"autopsia ri\·elò ascessi cerebrali di antica origine otitica. Assai stra no, nel caso del L Einiez, è il fatto che la lesione, pur occupando il l obulo paracentrale, sede universa lmente ammessa dei movimenti dell'arto infe1·iore cont1·olaterale, non abbia in questo det'irminato alcun d isturbo. Segno forse

che, per anomal ia, la sede di tal i movimenti aveva nel soggetto altra localizzazione, ovvero potè essere pienamente supplita nella s ua funzione da altro centro corticale o profondo. P ASSERA.

D. J&nt;-.;Icl.- Presenza d'a•oarldl nel tubo digerente del tlfo•l. - (Comptes 1·endus llebd. des séances de la Soc. de biolog. ; rcunio1~ de Bucarest; P arigi, 1008, n. 27).

L'A. riferisce quattro serie di o;servazioni cliniche e anatomo-patologicbe di ca::;i d'ileo·tifo, praticate durante quattro anni consecutivi nell'ospedale d i Roznoved ed in questo lavoro mette in rilievo il rapporto tra febbre tifoide e vermi intes tinali, oggi soggetto d i speciale attenzione (V. anche il lavoro del \Veinbe1·g a. pag. -!0 del Giom. 1ned. R. };sel·cita, 1907). In un primo gruppo di 19 dotienenterici, osservò 17 guarigioni e 2 esiti letali. I n uno di questi ultimi tro,·ò 8 g randi ascaridi vivi, fissa ti alla mucosa dell'intestino tenue, che era ul.cerata in n111nerosi punti, ma senza perforazioni. Nell'altro cadavere ebbe pure il reperto di numerosi ascaridi vivi impiantati s ulla mucosa. del tenue e, oltre le tipiche lesioni d el tifo addominale, un'ulcerazione de ll'append ice, da cui si em generalizzata una peritouite purulenta. Due dei malati guariti emisero coi ~·omiti lo stesso parassita. Nell'anno successivo il Jerinici portò le sue osservazioni sopra una serie di 39 tifos i, di cui tre morirono. Anche qui molti di quegli elminti egli ebbe a trovare nel tenue di due di essi, che r.vevano d ovuto soccombere a peritonite general izzata dA. perforazioni. Sopra altri due gruppi. l'uno di 62 e l'altro d i 10 dotienenterici, ebbe a studiare 110 solo caso di emissione di ascaridi vivi col vomito, poicbè nell'unico caso mortale non potè eseguire la necr oscopia. L 'A., dun que, in 5 autopsie di ileo-tifici, t rovò quattro volte ascaridi in quanti tà nel tenue: in qu~sti '1 casi rinvenne tre volte delle perforazioni con peritonite generalizzata. Inoltre osservò tre volte l'espuls ion3 col vomito di quegli elminti. I n 39 autops ie di morti di altre infe rmità, nelle s tesse circostanze di tempo e di luogo, rinvenne in\·ece dogli ascaridi solo una volta, in un bronco-pneumonitico con pleuresia siero-fibrinosa. Questi reperti d 'asca1·idi vengono in appoggio delle osservazioni, già numer ose. d i q uegli autori ch e a lla presen~n di vermi intestinali attribuiscono un potere condiuvn nte dell'infezione tifìca e ritengono abbastanza frequente la coincidenza tnt le perfora7.ioni intestina li segui te da peri tonite mortale e la presenza. di quegli elminti. PASSI!lRA.


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Prof. E. DE RENZI. - Arterlo Solero•l. (Lezione raccolta dal dott. U. Masucci, coadiutore). - (La nucva rivista Clinico-Te1·apeutica, luglio 1908, n. 7). In questa lezione, splendida come tutte quelle che suole dettare l'illustre clinico napoletano, prendendo le mosso da due ammalati ch'egli presenta alla studentesca, si diffonde a parlare di quella proteifonue malattia che è l'arterio-sderosi. Dopo aver brevemente accennato alla identicit~~ dei due processi morbosi, ateroma ed arterio sclerosi, entra subito in argomento presentando un'inferma. la di cui storia clinica può riassumersi cosi: (r3 anni, ba abusato di alcoolici ed htt da poco tempo cominciato a soffrire di affanno al più piccolo sforzo, palpitazione, senso ni oppressione, cefalea, vertigini. Il cuore è ipertrofìco e dilatato, il primo tono è piuttosto muto ed il secondo accentuato e metallico. segno questo quasi patognomonico dell'ipertensione vasale: l'arco dell'ao~-ta, pulsante e rigido, si spinge in alto verso il giugulo, onde, affondando il dito nella fossetta soprasternale, con facilità. si può palpare; il polso e inegua,le nelle due radiali mostranrlosi più piccolo in quella di sinistra. U na. particolarità. importante mostra la curva del polso, rnccol ta con lo sfìgmografo del :Marey, in essa si nota una linea ascendente, rettilinea, un plateau assai lungo ed orizzontale, ed una linea. discendente, obliqua e prolungata. L'arteria, infatti, avendo perduta una. gran parte della sua elasticitit, si lascia. bruscamente distendere dall'onda sanguigna, rimane distesa per un certo tempo, incapace -com'è di reagire immediatamente, ed infine lentamente ritorna sopra se stessa. Collo sfigmomanometro del Riva-Rocci la pressione cardio-vascolare si mosh·a alquanto elevata. sintomo questo importantissimo nell'arterio sclerosi. Il secondo degli ammala~i. che il professore presenta, è uu uomo ereditariamente disposto alle a ffezioni vasali e che mostra le note cliniche classiche dell'a.rterio sclerosi. Egli, diverso tempo addietro, nel levarsi da letto, notò che non pote\·a affatto muovere l'arto s uperiore destro, e che l'arto inferiore dello s tesso lato si muoveva a stento solo trascinando il piede sul suolo; l'ammalato ebbe ancora lieve difficoltà della parola, senza preseutare n essun disturbo della coscienza.; in seguito i movimenti lentamente si resero di auovG possibili e dopo poco si ripristinarono quasi completamente. Evidentemente questo infermo, già. affetto da ateroma~ia., fu colpito da un processo di rammollimento o di emorragia cerebrale affezioni entrambi che molto spesso sono causate dalle lesioni vasali ateromasiclw. A questo punto il professore parla della diagnosi differenziale tra emorragia. embolismo e trombosi. Siccome l'embolo oblitera istantaneamente il vaso, così l'insorgenza dei sintomi è brusca. L'embolismo si differenzia dalla. emorragia. per il suo inizio fulmineo, per la coesistenza di affezioni capaci di produrre emboli, per"lamancanza di ipotermia iniziale, per l'età a preferenza giovanile, per la frequenza dell'afasia e per la presenza di emiplegia comunemente a dest.ra per la prevalente localizzazione dell'embolo nell'arteria s ilviana di sinistra. La comparsa lenta, graduale e progres'>iva dei sintomi è piuttosto caratteristica della trombosi: r ammalato comincia a. soffrire di stordime.nto, i.i cefalalgia, vettigini formicolio alle dita. parola iro-, barazzata, la bocca devia, si ha emiplegia raramente completa. Nell'infermo di cui si discorre la rapidità. dell'attacco e la consecutiva. rapida miglioria ottenuta fanno pensare che si sia trattato di embolismo cerebrale. Qui il De Renzi si diffonde a. parlare della. claudicazione intermittente, fenomeno questo di grande importanza. diagnostica percbè può rappresenla1·e il segno di una arterio-scle1·osi latente.


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Cbarcot, poi Snbom·in, e recentemente Goldfiam ed Erb descrissero nell'uomo uno. forma. morbosa giit stata osservata da Bouley, Gult ed Hervig nei cavalli. L'ammalato, che nel riposo non avverte nessun disturbo, dopo breve cammino comincia o soffrire di debolezza doloros a accompagnata o1·a da sensazione di t ens ione, ora da impressione di freddo ad uno od a mbedue g li arti inferiori, e se, malgrado ciò, egli persiste a camminare, arriva un momento in cui un crampo doloroso viene ad i mmobilizzargli l'arto. Questa sindrome fenome nica è di origine ischemica e dipende dal fatto che il s angue che giunge ai muscoli diviene, col movimento degli arti, insufficiente e determina un progressivo indebolimento della motilità. Parla in seguito il De Renzi delle turbe cerebrali, r enali e gastriche dell'arterio sclerosi. e delle alterazioni che il miocardio subisce in seguito alla difettosa nutrizione delle sue pareti. A questo proposito il De Renzi accenna all'angina pectoris ed a quella sindrome fenomenica che costituisce il morbo di Adam-Stokes, alla bradicardia cioè accompagnata da accessi apoplettiformi ed epilettiformi cha si ripetono l"pesso senza la~ciare sintomi d i paralis i. Per quanto la malattia che ci occupa sia comu nissima nella vecchiaia, pure non mancano casi in cui fu osservata a nche nei bambini. Le cause produttrici di questo stato morboso sono diatesiche, tossiche ed infettive e quindi la gotta, l'erpetismo, l'ereditarietll, l'alcoolismo, il tabagismo, il saturnismo, le emozioni violente, le preoccupazioni morali, lo strapazzo muscolare, molte malattie infettive acute ed alcune infezioni croniche, tra le quali soprntutto la sifilide e la malaria. Come cura occorre che gli infe rmi seguano un metodo di vita ordinato, ten endosi lon tani da ogni eccessivo lavoro; l'alimentazione deve essere nutriente ma povera ùi sostan ze estrattive e priva di elementi tossici; i vini ed i liquori sono assolutamente da proscri versi. Gli ammalati tengano sempre ben regolate le funzioni del ventre e cerchino di neutralizzare i veleni conten u ti nel tu bo gastro enterico mediante l'uso degli antisettic i in testi n ali. Come cura medicamentosa l'uso dei ioduri (l gr., l gr. e ' ., al giorno) che con le opportune soste deve essere continuato per lungo tempo, associandovi, quando il cuore comincia ad indebolirsi, il solfato di Rpar teiua e l'estratto di strofauto. Per combattere In cefalea, gli accessi dispnoici, il cardiopalmo, ecc. si ricorre alla t rinitrinR o al tetranitrol, che è di azione più lenta ma più lunga. e che, come la trinitrina. diminuisce la pressione, dilata i vas i ed aumenta l'energia del cuore. Nell'ultima fnse, quando insorgono i Sl'gni dell' iposistolia, la cura non differisce da quellu dei vizi cardiaci non compensati. L. ~IAZZETTI.

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Dott. Nrcom:o1·:;; r\:sTELO. - Tiri perforanti or&ntoencefa llol con proiettile

llrlauser (modello Arg entino). Gli esperi menti sono stati eseg uiti nell'Istituto di psichiatria della facoltà di scienze mediche. L'A. premette r:he solo il campo di battaglia somministra un materiale sottoposto alle condizioni reali di a?:ione, per quanto esso serva più a. risolvere i problemi clinici di questo importan te capitolo d i t raumatologia, spe-


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cialmente per il diagnostico e la terapeutica; giacchè essendo materialmente impossibili gli esami microscopici, nelle prime formazioni di guerra, ed effettuandosi in soggetti che muoiono dopo qualche tempo, le lesioni sono gii~ alterate da processi secondari. Il poligono invece permette l'osservazione dell'alterazione prodotta dal proiettile nel cadavere con i caratteri propri ed originali, e per sopperire alla mancanza di pienezza vascolare dell'uomo vivo, per l'influenza che essa può avere in alcuni organi come il cervello, è sufficiente lo studio comparntivo in cervelli di animali vivi. Nel poligono di tiro lo sperimentntore, col mezzo dei tiri ridotti, è padrone di causat·e lesioni a volontit, come in un campo di battaglia. Tributa a Delorme il merito di averpensato ai tit·i con cariche ridotte e, come questi fece, cosi per gli esperimenti dei quali riferisce, una commissione tecnica formulò una tabella delle cariche ridotto per il fucile Mauser. L'A. si è servito di soggetti forrnolizzati, e vanta molto questo processo, che mummifica progressivamente il cadavere, conservandone la forma ed i rapporti to· pografici, e fissandone la struttura istologica. Dopo avere esposti dei ricordi di anatomia cranioencefalica, l'A. si dichiara contrario ai principii formulati da alcuni chirurgi s ulla inutilità del diagnostico regionale delle les ioni cerebrali, data la facilità della emicranictomia per l'esame oculare di mezzo cervello. Mentre da oltre un secolo si sono determinate con abbastanza precisione (Larrey) le alterazioni dei tessuti pericranici e della volta ossea, solo in questi ultimi anni, grazie ai lavori di Tillmanu e di Nimie r, è stato possibile uscire dallo stato congetturale e ipotetico eirca le alterazioni prodotte dal fucile moderno nella massa nervosa centrale. Regnava finora, seuza opposizione, la teoria della pressione idraulica, con la quale si spiegava l'effetto esplosivo dei tiri sopra il cranio. V. Colere Schjerning per i primi dimostrarono l'inesattezza di questa teoria, parziale e limitata, dovendosi anche tener conto della t1·asmissione e trasformazione della forza viva del proiettile. Tillman ha confutato con molta evidenza la teoria della pressione idraulica, riuscendo ad ottenere dai nastri cinematografici del corso della pallottola all'entrata ed all'uscita del cranio, misurando il tempo che durava il suo tragitto interno, e potendo comprovare le relazioni e~istenti tra i cambiamenti sofferti dal cranio e certi momenti del passaggio del proiettile. Questa teoria del Tillmann r A. si è proposto di controllare con le esperienze cui si è accinto. Fa quindi una sommaria relazione delle ricerche importanti di Koch, di Filehne e di Duret sulla commozione cerebrale per assegnare la giusta parte che disimpegnano i diversi fattori causanti i fenomeni locali e a distanza. Ammette la tradizionale divisione in effetti semplici ed elfetti es plosivi sul cranio, la cui causa è da attribuirsi al maggiore o minore grado di forza viva che ha la palla nel fare la perforazione. L'effetto esplos ivo si produrri~ nei tiri a piccola distanza, quando il proiettile ha il suo massimo d i forza viva, cosi come alle grandi distanze le lesioni sono più semplici e possono limitarsi anche ai soli forami di entrata e di uscita. Descrive la potenza dei tiri alle brevi distanze, e come dalla possibilità che il cervello sia proiettato lontano dal ferito ; aumentando la distanza, gli eJl"otti 44 - Giorllale di medicina 111ililare. -

Fase. IX.


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sono meno evidenti, meno rari casi; segnala peri:> che i tiri antero-posteriori pro· ducono maggiori guasti che non i tl"as versi, per cbè pongono in movimento magg ior massa di tessuti, che mppresentano proie ttili secon dari. Konostante sia registrato il contral'io nei trattati classici, ba riscontrato che l'oriflcio di entrata è stato sempre maggiore del diametro del proiettile. La forza viva della. palla, se questa incontra qualche res istenza nella sua cot-sa, s i tl'astorma in calore e lavoro meccanico, vale dire azione distruttiva, appena tocca il bersaglio cranio Se la resis t enza aumenta per la durezza del bersaglio, dura di più il contat to tra bersaglio e proie ttile; si aggiunge cosi un secondo fattore che facilita la trasmissione de lla forza v iva. Ecco percbè è difi'erente l'a· zione vulneraute nei tessuti molli e n ei tessuti duri. Nei tiri cranioeucefn.lici intervi6ne un altro fattore, il ce rvello, che si può rassomigliare ad un mezzo molle e semiliq u ido. Mentre un cranio vuoto è pel'forato con fori netti, senza fessure o schegge, un cerve llo libero e un cervello chiuso nel cranio presentano le stesse les ioni; ciò prova che è le. reazione del cervello la causa delle rl.iverse fratture craneali; rea?. ione che è proporziona ta alla for za viva d el proiettile. Si è potuto comprovare l'a!largamen to eccentrico della massa cerebrale lino a 4 millimetri, senza fragmentazione della sua sostanza. Questa proiezione è stata con r igore stabilita da Hildebrandt, Titlmann e Ni· mie r a mez.-.o del cin ematografo. Considerata ques ta espansioi!e e l'intimo contatto della massa cerebrale con la volta, di cui sono prova le stesse impr essioni endo· craniche e le cognizioni embriologiche oggi accettate, deve ritenersi che, mentre una palla animata da g ran forza viva. a ttraversa il cranio pieno, la corteccia gri· gia e obbligata a percuotere con più o meno energia contro la parete interna d el cranio, dando origine ai disturbi clinici corrispondenti alle funz ioni corticali. Questo concetto concorda con la opinione di Bergrnan sulla patogenesi della commozione nei tmumatismi ordinarii. Tutte le gradazioni sono possibili da una commozione lievissima fino agli scoppi nei quali l'encefalo vola a gran distanza. L'A. enu mera poi g li altt·i elementi esistenti p rima del trauma, i quali posscono aumentare la intensità della les io11e; quali la varia resiste nza del tessuto nervoso e l'at.,romas ia. delle arter ie. Accenna poi alle due teorie nelle cause della commozione (K och e Filebne) (Duret) : per i primi essa il risultato di un'azione t raumatica diret t a sopra la. massa nervosa, macroscopicamente inapprezzabile; per il secondo deve principalmente intervenire uno spostam ento del liquido cefalorachidiano. Nel caso d i tra.umatis mo per proiett ile, secondo l'A., intervengon o e l'azione diretta sul t essuto n ervoso e l'azione indiretta per la dislocazione del li· quido, e la contus ione de lla corteccia cerebrale. Dall'esame de lle les ioni della massa ce rebrale l'A. le riassume cosi schematicacamente: 1• Un condotto fusiforme pieno di poltiglia cer ebral E>; 2• Una zona di contus ione iuvolgente il tragitto, da varii millimetri fin o a due centimetri di spess ore; So F essure che si irradiano eccentricamente dal tragitto ; 4° Emorrngie disseminate, puntiformi o a chillzze, la cui topografia non è possibile preveder e. Nonostante tali lesioni è s piegabile la sopravvivenza del ferito, giacchè possono n vers i ques te due poss ibilità: l" Pel'fornzione cranioen cefalica con sopravvivenza del soggetto. Perdita di una o varie funz ioni cerebrali;

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RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

2~ Perforazione r:ranioencefalica con sopravvivenza del soggetto e ristabilimento funzionale del cervello fino a limiti praticamente normali. Questi fatti sono dovuti al piccolo calibt·o che permette les ioni limitate e la {iiminuzione del coefficiente della mortalità, come dimostrano le osservazioni pubblicate della guerra del sud-Africa e russo-giapponese. Riferisce infine, come concordanti con ia prova cinematografica di Tillmanu, le con futnzioni di v. Colar e Scbjerning t~lla teoria della pressione idraulica: 1o Mentre la pressione idraulica si fa sentire in tutte le direzioni con uguale intensità, l'azione del pt·oiettile è pronunziata soprattLtto nella cli1·ezione del suo j)6t'CO I'SO ;

2<> La press ione idraulica non pub sviluppa1·si in recipienti ape1·ti, mentre i -disordini ~sservati sono sensibilmente uguali in me;(zi liquidi aperti o chiu3i; 3• La palla non funziona come un semplice stant uffo di pompa idraulica, perchè quella produce una distensione che si vuò calcolare flOO volte le s ue dimensioni. -!• La forza di proiezione di un liq uido lanciato per una palla, che a t travers a un recil,iente aperto o c hiuso, r.on potr,·, attribuirs i al solo sviluppo della forza idraulica. . o• Il proiettile che perfom un rec ipiente con liquido fora la parete di uscita

p1·ima elle questa abbia sofferto l'azione del contenuto. Queste osservazioni s ono state comprovate dagli esperimenti cinematografici di Tillman e Nimier, i quali hanno provato che la pa lla perfora la tes ta prima che si produca. l'effetto es plos ivo e che il proiettile sta già lontano quando le pa rticelle cerebra li, agendo come proiettili secondarii, vincono la resistenza della cavità ossea fratturandola. Il lavoro del quale ~<.bbiamo voluto fare una breve recens ione è corredato da. uumerose tavole illustrati ve e da estesa bibliogmfia, nella. quale figura il nome -dell'illustre genera le I mbriaco, e fa dis piacere che la. limitazione dello spazio e la natura del nostro Giornale non ne permettano la. completa pubblica~ioue. RONGA.

RIVISTA DJ CHIRURGIA GENERALE 'Dott. .A.NonEA MAIOccur. -

La oura delle lesioni violente del polmone

(La clinica chirw·giw 1908).

L'A. divide le lesioni del polmone in p enet1·anti e nOJl penetranti; esamina le c ornplicazioni delle non penetranti e le distingue in: 1° Commozione toracica.2<> E nfisema sottocutanea. - go Emoptoe - 4° Emotorace e pnewnot01·ace. - 5• Pol· monile traumatica simile alla cntpale. In quelle penetranti le complicazioni pos· son o essere: 1° Commozione toracica.- 2° Emoptoe. go - Enfisema sottoc1ttaneo - 4° P1·olasso polmonare. - o0 Presenza d i corpi st1·anieri. Comuni alle lesioni penetra nti e non penetran ti sono la soluzione di continuo e l'e?noN·ogia colle loro conseguenze: emotOrace e pnaumotorace. S uccessivamente l'A. tratta della terapia delle les ioni polmonari, dividendo la ~u ra immediata e tardiva. Si occupa anzitutto dei mezzi chirurgici che mirnno


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ad arrestare l'emorragia, occludendo direttamente il vaso leso. Secondo l'A. nella maggioranza dei casi, in cui dopo la toracotomia si era praticata l'allacciatura del vaso, o del polmone in massa. si ebbero esiti poco felici per le difficoltà che insorgono spessissimo durante gli atti operativi sul polmone e cioè: l'infezione e il pneumotorace (chirurgico). Riguardo a quest'ultimo, che si produce all'atto dell'apertura della pleura. parietale e che si manife>t& con un quadro grave che ter· mina spesso colla morte, l'A. desc:rive i vari mezzi esagitati per prevenirlo. Alcuni di questi mi rano ad occludere all'aria la via d'entrata e cioè, o tirando ( Delagenière) rapidamente il polmone nella breccia toracica in modo che l'aria trovi preclusa la via alla penetrazione nel cavo pleurico; oppure provocando aderenze fra i foglietti pleurici con iniezioni di cloruro di zinco (Quinke) o coll'ignipun-

tura (Godlee) o mediante l'elettrolisi (Qu enu) o con s uture dirette dei foglietti pleurici; ma tutti questi mez7.i sono poco o punto pratici. Altri metodi invece propongono d'impedire il pneumotorace, equilibrando l'elàsticitti polmona1·e in modo che il polmone non si afflosci I principali sono: o a umentare la pr~:~ssione dell'aria is pirato ria 1Tuifier) mediante un apparecchio ( Bramar) simile ad un. elmo da palombaro chiuso ermeticamente al collo del pa· zieote. che contiene ada ad elevata pressione, oppure diminuire la pressione ambiente in modo da equilibra re l'elasticità polmonare, una volta aperto il vaso toracico(Sauerbruch).Equesto mediante un apparecchio formato essenzialmente di una camera, in cui l'aria è rarefatta al grado voluto e che contiene gli operatori e il corpo dell'operando, la cui testa trovasi all'esterno alla pressione ordinaria: un colletto di gomma impedisce il ristabilirs i della pressione atmosferica ne lla camera. Secondo !'.A. questi metodi non sono pratici, perchè spesso è leso anche qualche bronco e in tal molo viene ad immettersi nella camera aria esterna. oppure possono essere pericolosi, perchè possono venir smossi dei trombi gil\ formatis i e quindi aggravarsi la les ione . In seguito l'A. tratta degli altri accidenti che possono accadere dopo ferite al torace e cioè il Jmeumotorace che, se rilevante, deve essere evacuato d'urgenza, il prolasso polnWilare cbe va r idotto opportunamente se in buone condizioni o resecato, previa allacciatura, se è in cattivo stato. Riguardo alle complicanze tardive, come ve~·samenti secondari endoplettrici infezioni pleuriche o polnwnari, presenza >eli corpi stranier·i in ca.t:ità ecc. va nno trattate secondo i soliti metodi che si praticano in simili cas i. L'A. presenta una estesa casuistica propria (41 cas i di lesioni violente del polmone) di cui 28 sono lesioni pene tranti. Alcune, anzi la maggior parte (26 casi) vengono trattate con cura aspettante s ussidiata dai mezzi medici; in 5 casi si ricorre alla p un tura as piratrice per mancato assorbimento dell'emotorace e si ebbero 3 guarigioni pronte e due empiemi che g uarirono s uccessi.vamente. In altri 5 casi ricorse all'apertura del cavo toracico per praticare o la pneumorraffia, o il tamponamen to della fe rita polmonari o il drenaggio del cayo pleurico ed ebbe 3 guarigioni e 2 esiti infausti (u no per s incope, l'altro per infezione) . Iu questi cinque cas i l 'intervento chirurgico era. stato consigliato o da g rave, infrenabile emorragia o per ovviare ali" as fissia pro· dottn dal pneumotorace. L'A. poscia si pone la domanda: Conviene operare nelle lesioni violente del polmone e quando? Una volta si riteneva che in questo caso si dovesse praticare la. cum asp~ttante; ora si teude ad intervenire con mezzi chirurgici ma (secondo l'A..) non in via immediata, ma solo quando i s intomi s i vadano aggravando pro~


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gressivamen te dimostrando cosi che le difese organiche individuali non sono sufficienti a combattere il morbo. Infine l'A.. desr.rive la tecnica dell'intervento tot·a.-;otomico. Le conclusioni principali alle quali arriva l'A. sono che: 1° La terapia aspettante deve costituit·e la regola; 2° L'intervento chirurgico diretto non deve essere fatto se non quando i sin· tomi, si vadano progt·essivamentè aggravando; e ciò in base all'osservazione che nelle lesioni polmonal'i c'è grande tendenza alla riparazione, possibilitt\ di emostasi spontanea e facile assorbimento del versamento endopleurico e che esistono molte difficoltà. che inc·eppano il t rattamento chirurgico. A.. GJAN~ELLI.

D. GIORDANO. - La que•tlone 4ella raoblaneJtula guar4ata dal lato o•ouro. - (Rivista vsneta di scienze medie/te, maggio 1908). Il distinto autore non mostrasi troppo eatusiasta della cosidetta anestesia cosciente e ciò per esperienza propria e per inconvenienti provocati dalla stessa e riferiti anche dai più fervidi partigiani della rachianestesia. Cosi fa rilevare come il Masotti e l'Angeletti abbiano riscontrato nel 20,7 p. 100 dei casi disturbi immediati, quali sudori profusi, pallore, lentezza del polso, vomito, incontinenza di orina, rilascio di sfintere anale, movimen ti di reazione e grida, rachialgie. Nè sarebbero i n minor numero i dis turbi tardivi, qual i cistoplegia e stipsi ostinata eia atonia intestinale (Perez), l'ematuria (Feliziani), la nefrite emorragica, l'an uria, l'albuminaria, la nefrite con albuminuria e cilindrica (Baisch, Schlesinger, Dreyfuss, Schwarz). Ritiene sia miglior condizione per l'operando la incoscienza e che più di u n caso di col\ass<1 gravissimo registrato a carico della rachianestes ia abbia da ascriversi all'orgasmo dell'operando. Rileva come i partigiani della rachianestesia escludessero da prima dal beneficio dell'<~.nestesia cosciente soltanto i b11.mbini, le persone isteriche, i timidi, gli alcoolisti, ma come in seguito abbiano dovuto aggiungere i sifilitici, coloro che sono in potenza di affezioni nervose, cardiache, epatiche, renali, i settici, nonché g li a.rterosclerotici. Resterebbero pungi bili soltanto quei casi piani e semplici della chirurgia della parte inferiore del corpo nei quali ncn si vogli a ricorrere all'anestesia generale. Sicché non sarebbe più il caso di dire esser l'anestesia rachidea indicata ove la generale sia impossibile, risultando invece perfettamente il contrario. Ricorda come parecchi medici militari si sieno venuti occupando della rachia· nestesia, Ira questi : Pastega, Santoro, Caccia, Gerundo il quale dice che: lapra·

tica della rachistovainizzazio11e negli ospedali militm·i dovrebbe costituiJ'C un av· via mento alla sua applicazione nella clti1'U1'gia di g1te1Ta, dove potl·à an·eca?·e vantaggi superiol'i alla na1·cosi yene?·ale p el ?'ispm·mio di tempo e di personale e per la nessuna controindicazione, sia allo stato patologico clei cliversi organi, sia. allo shock traumatico. Non trova vi possa essere gmncle risparmio di tempo se l'analgesia a volte compare soltanto dopo dieci o quindici minuti e talora dopo che si dove tte ripetere l'iniezione rachidea, nè cl1e permetta risparmio di pe1·sonale, se l'operando può esser preso dai collassi fo1·midabili con sospens ione del respiro, tanto da richiedere, corne avvenne in qualche ca!:;o, fin tre o quattro ore di respirazione artificiale, onde taluno dei rachianestizza tori esige pur sempre la presenza di un assistente di compagnia, di un medico vigilante (Pedeprade). Quanto all'affermazione che nessuna conaizio11e patologica possa controindicare la rachia· nes tesia., ritiene pro;ato aver tale asserzione ormai fatto il suo tempo.


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Pertanto, secondo l'autore, resta provato mancarci ancora un anestetico sicuro-, fedele scevro di pericoli, e se vuolsi pensare all'eventualità di un anestetico pratico in chirurgia bellica ritiene che sovente, meglio che all'anastas ia midollare si potrà ancora domandare soccorso efficace a quella generale ~ella clinica dell'autore gli operaodi vengono portati in camera d'operazione, assopiti grazie ad un'iniezione di morfina, atropina e bromidrato di scopolamina. Se si pensa che quest'ultimo ipnotico viene impunemente e correntemente adoperato come sedativo nelle malattie mentali e per calmare l'irrequietezza e le con· vulsioni dei colpiti da apoplessia e che la sua azione dura per alcune ore, l'autore ritiene possa davvero riuscire bene indicato per rendere meno doloroso il trasporto di feriti gravi che abbiano da venire avviati, talora per vie disag.,voli, ai posti di operazione. Conclude, ritenendo non parergli elle, allo stato attuale delle cose, s ia in pace che in guerra, lo schizzetto del rachipuntore possa fugare ancora la maschera. G. BERl'\l:CCI. del narcotizzatore.

G. RoTLER.- Nuovo metodo operatorio p er la oura delle fratture antlohe della rotula. - (Deutsclle med. 1Vochensch1'iit, aprile 1908). Per curare radichlmente le fratture della rotula di antica data con grave allontanamento dei frammenti, l'autore ebbe ripetutamente ad applicare il seguente metodo. In un primo tempo pratica. una sutura dei due frammenti, cercando di avvicinarli più che sia possibile, mediante fili d' argento, ed in un secondo scolpisce, sull'aponevrosi del quadricipite estensore della gamba, un lembo d i tre centimet ri di larghezza e di sette centimetri di lungher.za, la di cui sommità sia in t.lto e la base in basso presso a l frammento rotuleo SLtperio.te. Il lembo cosi disecato viene ribattuto in modo che la sua faccia anteriol·e venga ad applicarsi sui frammenti e sul legamento rotuleo propriamente detto, al quale ed al frammento inr'eriore rotuleo viene da ultimo suturato con punti di catgut. In tal modo le .:ontrazioni del quadricipite estensore della gamba vengono trasmesse al frammento rotuleo :nferiore, e l'apparecchio d'estensione dell'articolazione del ginocchio presentnsi perfettamente ristabilito. Gli infermi, in tal modo curati dall'autore, dopo qualche mese dall'atto operativo, furono tutti in caso di camminare senza sostegno di bastone e di salire e scendere comodamente le scale. G. BERNUCCI. Dott. V. QuEnctOLl. - Coastder&zlonl olln.lohe su dt nn oaso 41 frattura bo-

lata comminuta almmetrloa dell'atlante senza le•loal mldollarlln seguito a oaduta sul oapo. - (Policlinico, giugno 1908). L' à. riferisce di un uomo ùi GO anni caduto da. un oli \'O, battendo a terra il vertice del capo e che venne a. morte in 13• giornata per broncopolmonite ab inge..•tis, dopo aver presentato la. seguente sintomatologia : Perdita. immediata della coscienza per mezz'ora, dolore a lla nuca, impossibilità di estendere e ruotare il capo. cl1e rimaneva inerte, abbassato verso lo sterno, difficoltà di articolare le parole, di deglutire e di espettorare. Obiettivamente si riscontrò sporgente e depressi-


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bile il tubercolo· anteriore dell'atlante e perce?.ione di scricchiolio ai movimenti passivi del capo; lingua paralizzata e bronco-polmonite bilateralt>. Necroscopia. L egamento sospensorio della nuca interrotto fra la l a e 2• vertebra cervicale. Raccolta di sangue nel canale ve1·tebrale fino alln. regione dorsolombare, nessuna traccia di sangue fra le meningi. Cervello, midollo allungato e midollo spinale normali. Legamenti fra l' occipitale, l'atlante e l 'epistrofeo non scontinuati. Tutti due i nervi ipoglossi in parte lacerati avevano il nevrilemma infarcito di sangue. specie al punto di uscita dal cranio. Mancanti in vita paralisi, anestesie, fenomeni pupillari, alterazioni dei riflessi. Dopo macerazione si confermò l'integrità della base e della volta cranica. L'e· pistrofeo presentava le superficie articolari marcatamente inclina.te e l'apofisi odontoide più breve del normale. L'atlante era diviso in quattro frammenti a due a due simmetrici e che avvicinati combaciavano esattamente; gli archi anteriore e posteriore erano distaccati dalle masse laterali nei quattro punti di minore resistenza. L'A. spiega quindi il meccanismo di frattura ed all'erma che la violenza fu trasmessa all'atlante mediante le sue connessioni con le ossa vicine, cioè mediante le superficie articolari dell'epistrofeo o dell'occipitale, mentre gli archi anteriore e posteriore non vennero a contatto con le ossa. vicine; e siccome la. frattura fu s immetrica, la violenza fu trasmessa in modo egmde tanto dalle superficie arti · colari di destra che di sinis tra. Dappoichè le superficie articolari sono obUque, la forza disgregante agi da. dentro in fuori sulle masse laterali a. gl!isa di cuneo, e questa forza di cuneo ebbe maggior efi'etto per l'inclinazione delle superficie articolari dell'epistrofeo maggiore dell'ordinario. Nel momento dell'urto il centro di gravità del corpo, il vertice del capo, l'asse del cuneo epistrofeico, la parte centrale dell',\tlante e del foro occipitale si trovarono nella medesima linea retta, il che si verifica a testa orizzontale, cioè non flessa, né estesa, né lateralizzata. Il capo non poteva essere iperesteso, altrimenti non si sarebbe rotto il legamento nucale; non poteva essere ipediesso, poichè si sarebbero lacerati tutti gli altri legamenti, si avrebbe avuto lussnzione anteriore del capo, compressione del bulbo e morte rapida. Dunque al momento dell'urto la base cranica era perpendicolare alla colonna cervicale diritta e irrigidita.. Se i legamenti trasverso e occipito-odontoidei fossero stati rotti, le masse laterali si sarebbero maggiormente spostate e il dente dell'epistrofeo per la. flessione del capo in seguito a lacerazione del legamento sospensore, avrebbe schiacciato il bulbo per lussazione del capo ip avanti. Lo spostamento delle masse laterali spiega l'ematoma perivertebrnle, la compressione e la parziale lacerazione degli ipoglossi. La paralisi linguale per lesione degli ipoglossi spiega la difficoltà di articolare la parola, di deglutire, e la polmonite ab ingestis, senza di che la fra t· tura non sarebbe stata mortale. L'A. riferisce casi simili ma non identici di lesioni dell'atlante e dell'epistrofeo senza compressione del midollo. Ritiene che In frattura. rimase isolata, perché )'azione del cuneo epistrofeico sull'atlante fu istantanea per lo spostamento del centro di gravità del corpo sul lato ventrale, e cosi non si ebbe nè frattura della base nè frattura dell'epistrofeo, anche perchè, essendo l'apofisi odontoide più breve del normale, non potè premere contro il contorno del foro occipitale. Conclude, ritenendo questa una frattura tipica indiretta per schiar.ciamento. TROIA N!.


RlVI.STA DI CRIRGROLA GE.)!ERALE

Dott. A.. Gnt;G&T. - La frattura del Dupaytrea. giugno e luglio 1908).

(Gazette des H opitatJJ',

L'A. fa una ri\'ista sintetica della frattura del Dupuytren, c he gli AA. moderni con Tillaux e Duplay dicono: frattura òimalleolare per abduzwne forzala del piede. J . L. Petit (1723) per primo scrisse, che le lussazioni del piede si accompagnano quasi sempre a fro.tture malleolari. I primi studi del Dupuytren sull'estre· mità inferiore del perone datano dal 1803. Tillaux rifece la storia delle fratture del Dup uytren e ne fece una classifica· zione ancor oggi ammessa. Con l'adozione dC' l metodo antisettico si eseguirono numerosi atti operllti \'Ì per coTI·eggere le fratture mlll consolidate. Infine l'applicazione dei raggi X pose in grado d1 giudicare lo stato esatto delle lesioni più complesse e di mettere in relazione le difficoltÀ del la riduzione con le cause che l'ostacolano. Espone quindi le t eo1·ie eme;;se circa il meccanismo di detta frattura. 1° ~Iaisonneuve, Boyer, Nelaton ammettono, che per una deviazione forzata della punta del piede in fuori, si ha prima frattura del perone pe r pressione dell'astmgalo s ul malleolo e~tcrno. men t re la faccia interna dell'astragalo preme sul malleolo ti!Jiale, producendo o Jacernzionll del legamento la terale interno, o strnp· pamcnto del malleolo stesso. zo Secondo Tillaux invece per un movimento d'abduzione fonatn si ba: 1• strap· pamento del malleolo interno per m ezzo del legamento latet·ale interno; 2• continuando lo sforzo la faccia esterna dell'astragalo preme contro il pero ne, che si fr attura n el p unto piu debole a 6-7-10 centimetri dall'apice del malleolo. Talora invece i legamenti tibio-peronieri inferiori cedono e si ha una diastasi; oppure i legamenti stessi strappano la porzione di tibia o più raramente di perone, su cui sono impiantati. !lo Secondo Souligoux dopo strappato il malleolo interno, l'astragalo col suo margine esterno, divenuto superiore, lacera i legamenti tibio-p~ronieri, penetra tra le due os'la e r ompe il perone nel punto piu debole. li che non può essere, poichè, se è frequente la diastasi tiLio-peroniera uella frattura del Dupuytren, è !ungi dall'e.-;sere coststnte. Riassume quindi l'anntomia patologica. Sulperone la linea di frattura comincia a 6-10 c~ntimetri dall'apice del malleolo, e di,;cende obliquamente in basso, in avant i e in dentro fin anche a ragg iungere l' art.icolazione. Il frammento infe· riore si pone indietro e infuori, il superiore fa sporgenza sotto la cute. Sulla tibia la linea di frattura a l centimetro dall'ap ice del rnalleolo, ta lora alla sua base è per lo piìt ori7.zontale, netta e a margini taglienti. Tillaux nelle sue esperienze ha spe3so constatato, che i lega menti tibio-peronieri in vece di lacerarsi, strappano un frammento triangolare sulla faccia esterna della tihia o più raramente s ul perone. La capsnla a1·ticolare è sovente s tirata e lacerata, donde emartro con le sue conseguenze. Si hanno inoltre fenomeni di distor,:;ione violenta delle guaine e dei tendini. Mancano le lesioni n ervose e vascolari, s e si eccettu i la rara lacerazione della safena interna. La pelle è per lo più intatt a, ma può essere lacerata da dentro infuori dal frammento tibiale, oppure cade in gangrena secondar inmenoo per compressione.


R1V1STA DI ClURlJRGIA GENERALE

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Sintomatologia. Deforma~ioue. Il piede è portato infuori e indietro, e non è più malleolo esterno si ha la caratte· ristica deprtl;sione a colpo d'ascia. Il collo del piede è allargato in senso trasver· sale, il piede è come sublussato indietro. Sul lato interno il frammen to superiore fa un rilievo netto, tagliente. Diagnosi riservata quoad vitam nel p~:~riodo preantisettico per le eventuali complicanze settiche. • La prognos i quoad functionem è sempre seria. nonostante l'ottimismo del Dupuytren. È una frattura articolare con distors ione violenta, con lesioni d i guaine, tendini e muscoli, cui segue impotenza funzionale piu o meno lunga. La riduzione è difficile per l'interposizione di legamenti, di scheggia ossee, o per l'incuneamento dell'astragalo tra le due ossa. Lo spostamen to si riproduce con facUità anche con un apparecchio ben fatto, e tende a r iprodursi anche dopo, che l'ap parecchio è stato tolto definitivamente s ia perché il peso del corpo vince l'azione dei muscoli e dei legameuti divenuti insufficienti, s ia perché il callo non i> completamente ossifìcato a causa della debole vnscola rizzazione de i frammenti inferiori, e a causa della prolungata immobilizzazione. Ricorda quali complicanze: le atrofie muscolari, i dolori locali e a distanza, la ri giditil. articolare e l'anchilosi, i disturbi trofici e la tubercolosi articolare. Cm·a. Come trattamento immediato la riduzione della frattura dev'essere sollecita, prima che l'emartro sia appariscente, l' se riesce difticile ;;i r icorra all'anestesia. Tillaux per vi ncere la contrattura muscolare Hette la gamba sulla•coscia e la collcia snl bacino, porta quindi il piede in dentro e in rotazione interna se'Condo l'asse della gamba, facendo un'ipercon·ezione. L u deviazione indietro si corregge, portando il calcagno prima in basso poi in avanti e quindi mettendo il piede in adduzione forzata e infine ad a ngolo retto. Si applica poi un apparecchio immobilizzante a preferenza gessato; e l'essenziale è che la riduzione s i mantenga, finchè l'apparecchio non s'è consolidato. Sorvegliare che la riduzione s i mantenga nei g iorni seguenti. Lucas·Championnière dopo 16-20 giorni inizia la mobilizzazione e il massaggio. La maggior parte dei chirurgi toglie l'app::u·ecchio dopo 40-60 giorni, e fa camminare il malato dopo altri 16- 20 giorni, quando s i sono assicurati della solidità del callo. Certe deformazioni leggere si correggono con adatta calza tura. L e deforma zioni gravi richiedono un trattamento chirurgico: Osteoclastia, osteotomia lineare o cuneiforme, sutura ossea e inchiodamento, resezione tibio-tarsica, astragalectomia. TROIANI. ~ull'asse della gamba. A 5-8 cm. dall'apice del

A . i\IoRiso;.;. - La Toraoostomta nelle malattie dl onore. luglio 1908).

(Tile Lancet,

Il Morison dà. il nome di toracostomia alla s tessa opera:done, che per consiglio .del Brawer fu eseguita dai professori P etersen e Simon fin dal 1902, sotto il nome di cardiolisi. Egli però rivendica a se s tesso la priorità della concezione teorica di un simile intervento, avendolo preconizzato fin da l 1897, nel s uo libro sulla Insuffl'Cienza cardiaca, quantunque allora preso da a lcuni in dispregio. Prefe risce il nome di toracotomia. perchè quello di ca1·diolisi starebbe a significar e la dis truzione delle aderenze pericarditiche; mentre nella operazione non si distrugge alcuna aderenza; ed invece non si tende ad altro scopo che a quello


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RIVISTA DI CHIRURGIA GE:SERALE

di dare al cuore ipertrofizzato un ambiente maggiore per liberarlo dalle strettezze nelle quali lo rinserra la parete ossea inestensibile, contro la quale urta, rimanendone in diversi modi danneggiato. Tale intento si ottiene praticando la resezione di un adeguato numero di costole in giusta estensione, unita, se occorre, alle resezione di una porzione dello sterno. Per decidere sulla estensione da dare alla demolizione della parete di osso, gioverebbe molto la diagnosi sulla esistenza o meno di aderenze del pericardio. Diagnosi difficile, e per la quale il Mackenzie ha consigliato di fare in via preliminare la resezione di una porzione della cartilagine della o• costola; levata la quale, se si scopre libera l'area intrapleurale, la diagnosi di sinechia del pericardio è accertata in pochi minuti. Non trovand-o l'area intrapleurale si riconosce che vi sono aderenze. La presenza di tali aderenze costopericardiche, dalle quali si può argomentare nel caso di ipertrofia card iaca che si associno aderenze vi;;cero pericardicbe, può indicare la asportazione di una porzione di sterno, insieme a quella delle coste. Ma, secondo Morison, bisogna andar cauti e regolarsi piuttosto dalla estensione dell'itto, swza eccedere nell'ampiez?.a dell'ambiente che si crea al cuore, e la sola esportazione dt=>lle coste può essere sufficieute ad ogni bisogna. Con questi precedenti e con questi criterii egli ba fatto operare dal dott. Stabb un suo ammalato affetto da. antica insufficienza aortica, con ipertrofia, accompagnata da forte dolore a forma di angina pectoris, in persona di un chierico di 19 anni, più volte ricoverato nel G1'eat No1·thern Cm1tralllos7'ital, e che in questo ultimo aprile. quando fu decisa ed accettata la toracostomia aveva un'area di ottusità cardiaca di centimetri 13 X 13, l'itto della punta a centimetri 12 e mez.zo dalla linea mediosterna.le nel 6° spazio intercostale; l'area occupata dal battito cardiaco s i estendeva da ti a 10 centimetri, ed era coperta dalla o• e dalla s• costola, ed esistevano i fatti stetoscopici della insufficienza aortica.: gli accessi di dolore anginoide erano spesso gravi e variavano per frequenza. La pres~ione endovasale, misurata col Riva-Rocci, era a 170 (sistole) per 100, millimetri (d iastole). Morison pronosticava non lontana la definitiva asistolia e decise l'intervento. Incisione ad U, con la gamba discendente nel centro dello sterno, a partire dall'attacco sternale della 3• costola; l'altra gamba, pa:>sando intorno alla 7• costa, fu portata fino a livello del principio de ll'incisione dell'altra gamba. Sollevato il lembo cutaneo musco lare, cosi formato, fra compresse calde, furono scavati il 4" e il l)o spazio intercostale fino alla pleura, e della o• costola così isolata, e distRccata dalla pleura, ne furono as portati 12 centimetri' col relativo periostio e pel'icondrio i nella stessa maniera furono asportati circa 13 centimetri della 6.. costa.. Occonn:t tlovt~r lt:gartl la mammaria in t.erua e dare qualche punto a un occhiello pn\ticatosi nelln pleura. Quindi il lembo cutaneo muscolare fu riapplicato con punti di catgut e di pelo di cavallo, lasciando un drenaggio all'angolo esterno. Non esistevano aderenze, ed il cuore dopo l'asportazione delle coste, scivolava con un movimento dolce, ed oscillante. Traune un forte aumento delle respirazioni, verificato nei primi giorni dopo l'operazione. il decorso post-operativo è stato molto regolare. L'efl'etto dell'operazione soddisfacentissimo. É degna di nota la diminuzione del bnttito carotideo e sopr!\Sternale, la. diminuzione della pressione endovasale che è scesa fino a llo millimetri: l'aumento della capacità respiratoria salita da 60 pollici cubici, quale era prima dell'operazione, a 63 pollici i la forte atte-


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nuazione degli accessi dolorosi, il benessere generale confermato dal paziente, l'acquisto di un confortevole riposo durante la notte, la regolarizzazione della. rotazione cardiaca confermata dal paragone fra i tracciati sfìgmografici fatti prima e dopo l'intervento. DELOGU. ToMMASO CASONI. B.loerobe •pertmeatall aulla modlfl.o azloae della ora•l u.agulgna nella emo•ta11l preventiva degli artl ool metodo Eamarob-Sllve•trl. - (Policliltico, sezione chirurgica, 1908).

Dott.

Dopo un rapido esame dei varii metodi di emostasi preventiva e dei varii !Lr· gomenti pro e contro di essa, l'A. pal'la delle modificazioni della. crasi sanguigna ottenute sperimentando su conigli. Esse si riassumono: 1° Aumento dei globuli bianchi di pari passo colla paralisi da compressione cui soggiace l'arto e cioè, nelle prime 48 ore forme adulte, in seguito forme gio· vani di origine midollare; 2° Aumento dei globuli rossi che va di pari passo con qtlello dei globuli bianchi, ritornando nl normale dopo 2, !3 settimane. (Al microscopio si nota aurnento dei normoblasti - La resistenza dci globuli rossi alla soluzione di Na CL ò diminui ta): 3° Diminuzione dell'emoglobina in coincidenza dell'aumento dei globuli rossi. 4° Nel midollo osseo infine si nota iperattivitll del midollo stesso, che l'A. spiega. colla vaso-paralis i derivata dalla costrizione e causa un atBusso sanguigno maggiore appena tolta la causa. 6° La temperatura del corpo non ha. che leggerissime oscillazioni; 6• Lo stato di nutrizione dell'organismo non subisce alcu na. modificazione A. GIA NNEJ.Ll.

Cu. F. PAtNTr~R. -

Olroa t re oa•l dl autur& del legamento patellare. -

(Boston med. and su rg..Joln·nal, giugno 1!'108).

Meno frequente della rottura. del tendine del quadricipite estensore. quella de l legamento patellare suole essere provocata da violenza dirotta: e, dei casi riportati in questo lavoro, in uno era dovuta a ferita con arma. tagl iente; negli altri due ad urto della. regione contro il suolo, col ginocchio flesso, e perciò, forse, in stato di contemporanea. contrazione del quadricipite. Di questi ultimi uno de i le sionati era un vecchio più che sessanteuoe; l'altro invece un giovane in pieno vigore; ciò che lascia s upporre, che la rigidità senile dei tessuti non debba concorrere a facilitare tale rottura. L'incapacità funzionale, prodotta dalla rottura. del legamento patellare, é maggiore di quella data dalla rottura del tendine del quadricipite, nella quale una. frazione della funzione è conservata dalle in~erzioni dei due vasti alle ossa della gamba, e alla capsula articolare. I sintomi capitali sono la impossibilità di estendere la. gamba; e una interruzione del\1\ continuità. del tendine sensibile al tatto, quantunque talvolta maschera ta dal forte gonfiorE.' locale. È molto interessante esaminare bene le ferite della regione, a scanso di sconoscere la es istenza di unu se:done del tendine sottostante. Per la diagnosi può giovare anche la mdioscopia laterale, dopochè sia mitigato il gonfiore e lo stra vaso sanguigno, tenendo il ginocchio a riposo, e in adntti apparecchi di contenzione.


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RIVISTA DI CHIRURGIA GE~ERALE

Per l'operazione l'A. si serve di una incisione retta longitudina.le, dal tubercolo della tibia alla met!l. della rotu l11.. Quindi si regola a seconda dei cas i. Trovando un forte divaricamento dei capi, con aderenze, si serve del metodo di Lange, facendo la sutura a distanza. cioè formando un poute di fili di seta, tra il capo infllriore e il superiore, se occorre fissando da questo lato le anse al m11.rgine patellare, opportunamente forato. Se i capi recis i sono vicini, e non v i è retrazione, li sutura. direttamente. Gli occorre s"mpre di dovere applicare i punti superiori direttamente &l margine ro· tuleo, data la vicinanza della rottura a questo osso. Il trattamento consecutivo consiqte nella immobilizzazione in completa estensione dell'arto proteggendo la parte con plast~;r di Parigi. Alla sesta settimana leva i punti cutanei, e poi per due settimane permette <li poggiare il peso del corpo s ulla gamba estesa, e contenuta nell'apparecchio. Alla fine del secondo mese, o dopo 10 settimane, pratica movimenti di flessione fino all'angolo retto, e finalmente permette di camminare senza apparecchio, servendosi per sei settimane delle grucce, e poi clel bastone. I risultati funzionali avnti furono soddisfacentiss imi, avendo avuto una limitazione massima di estensione non superiore ai o gradi, il che non sembrò recare dis turbo funzionale. Nel caso operato col metodo di Lange, una porzione della seta affiorò alla pelle dopo c irca sei mesi. e obbligò a intervenire praticando una accurata diss ezione, per rimuovere la porzione della seta; ma diede modo di vedere come si era riformato il tendine, con tessuto fìhroso, che in volgeva le anse di seta in tutta la loro lunghez:r.a. DELOGIJ. G. BoTTEI,LI. - Due oasi dl oarolnoma della testa dal pancreas SJ.edale Maggio1·e, novembre 1907).

(L'O-

A proposito di due casi di carcinoma della testa del pancreas, da lui studiati minutamente, l'autore illustra e commenta la s intomatologia dei cancri di tale organo. Il decorso di essi é rapido e progress ivo, ed in media, la loro durata non su· pera i sei mesi, partendo dal momento in cui, con una certa sicurezza, si potti stabilime la diagnos i. 'rale decorso puossi divide re in tre periodi, durante i quali bassi un'assoluta apiressia. Tali periodi sarebbero: l• Il periodo de lla fnse latente, carat terizzato dalla mancanza di sintomi ben chiari: periodo uel quale è diflìr.ile formulare una diagnosi esatta; 2• Periodo caratteri?.zato da fenomeni d'ostruzione biliare, quali ittero prog ressivo, fegato a lquanto aumentato di vol ume, retro-dilatazione della vescichetta biliate, e da nevralg ia de l plesso celiaco, talvolta associata a glicosuria; So Il terzo periodo è caratt·e rizznto da itte ro intensissimo, con le conseguenze che sempre l'accorupagnano, quali fegato retmtto e vesc ichetta biliare molto dis tesa, mentre manca la glicosuria. 1'alvolta invece esiste dolore pancreatico co11 s intomi di cachessia caucet·osa (grave dimagrame nto), ed altre eventuali compliG. BEitSUCCI. cazioni.


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RIVISTA DI OTO-RINO-LARINGOJATRIA Sulle tn4toaziont della oura operativa nelle •lnu•ltl: frontaU oronlohe. - (Wiener medizinische lVochenschri{t, n. 2G, 1H08).

Dott. M. HAJEK. -

L'A. premessa la giusta. considerazione che in rinologia, mentre i metodi ope-

rativi sono stati ben descritti ancho nei dettagli, si sente ancora il bisogno di precis& indicazioni per illot·o impiego, tratta di quelle relative alle sinusiti frontali e spe· cialmente delle indicazioni per l'operazione radicale, sulle quali i dati statistici dei. diversi autori dimostrano grandi differenze di veduto. 1° Si1msiti frontali acute. - Per queste n on vi può essere diversità e~sen­ ziale di opinioni. La maggior parte guariscono spontaneamente, alcune con l'aiuto di medicinali (aspirina) o di u n trattamento cndonasale, non operativo, che faciliti, il deflusso della secrezione (aerenzione del mento medio, doccia d'aria, penn ellazioni di cocaina). In un certo n umoro di casi per vincere il ristagno della secrezione è indicata la resezione del turbinn.to medio ed in pochi è necessaria la trapanazion& semplice del seno dall'esterno. L'operazione radicale può e devesi praticare soltanto allorcbè sono interessate le pareti ossee (ascesso periostale, nella. parete anteriore o nella inferiore) o vi è il sospetto di un a complicazione cerebrale. 2° Sinusil'i frontali croniche.- Anche gli AA. dai concetti più conservativi convengono nel parere che quelle in cui vi ha compartecipazione delle pareti ossee, o si sospetta una complicanza cerebrale devono essere operate radicalmente dallo esterno. Ma il preponderante numero di casi di sinusite frontale cronica è costituito da quelli nei quali nè è intaccata l'impalcatura ossea, nè si ha ragione a sospettare complicazione cerebrale, ma tutta la sintomatologia è d ata da cefalea e da secrezione purulenta nella cavità nasale. Sono più specialmente questi i cnsi per i quali occorre precisare le indicazioni. Essi possono venir rnggruppati in tre Clllegorie : a) Poc},j casi, in cui l'usuale cura endonasale apporta la completa g uarigione in breve tempo (da otto giorni a quattro settimane). b) Molti casi, in cui colla suddetta cura si ottiene la scomparsa della cefalea e della dolorabilità alla pressione ed alla percussione nella regione del seno, non però dello scolo purulento o muco-purulento. c) Molti casi, in cui colla cura endonasale non si ottiene la scomparsa nè della cefalea, nè della secrezione anormale. Evidentemente i casi della prima categot·ia non richiedono un intervento ope· rativo. Nei casi delle altre due categorie generalmente è praticata l'operazione radicale, che si ritiene indicata da alcuni già dopo pochi giorni di cura endonasale, da al tri dopo poche settimane. Hajek pensa d iversamente. Egli è di parere che nei casi della: seconda categoria, se cioè la cefalea e la do· lorabi!ità della regione sono scomparse, e anche se sono solo mitigate, conveng a attendere settimane e perfino mesi. Tre suoi malati guarirono spontaneamente dopo


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RIVISTA DI OTù-RlXO-LARIXGOIATRIA

un anno di attesa e la loro guarigione persiste da sei anui, non ostante che essi nel frattempo abbiano avuto alcuni attacchi di corina. Egli ritiene inoltre che anche nei casi della terza categoria. nei quali cioè oltre la sec1·er.ione persiste la cefalea, non si deve aver troppa fretta ad intraprendere l'operazione radicale per il timore delle complicazioni cerebrali. Questo timore ~. a suo parE're, esagerato e, se la cura endonasale ha prodotto un miglioramento nei sintomi soggettivi ed oggettivi, la sinusite non è prossimamente minacciosa ed ammette una dilazione dell'intervento operativo. Ben inteso che il malato deve sapere che non è guarito, che egli deve essere visitato di tanto in tanto, che in caso di aggravamento del suo male deve sottoporsi all'operazione. Non si può precisare in termini generali per quanto tempo conviene aspettare se colla cura endonasa.le non si è ottenuta la guarigione, poichò ciò dipende dalle speciali condizioni del caso. Alcuni malati dell'A. furono operati dopo un anno per aggravamento in seguito a corizza, in altri scomparve la cefalea e l'operazione potè essere tralasciata. P ertanto l'Hajek combatte l'uso prematuro dell'operazione radicale nelle sinusiti frontali senza complicazioni e consiglia di aver maggior fiducia di quella che gene· ralmente s i ha nelre fficacia del hL cura endonasale. rnccoulnndando che, ove occorre, la resezione del turbinato medio s ia praticata in sufficiente estensione, staccandone anteriormente l'inserzione per un buon tratto e che si abbia pazienza se la suppurazione non s parisce in un paio di settimane, poichè non è logico pretendere ciò nelle forme croniche, contro la norma di quanto si osserva p. es. in molte sinusiti mascellari, dopo praticata la via d' uscita alla secrezione, mediante una fistola nel processo nlveolnre o nel meato inferiore. L'operazione radicale della sin usi te frontale non è d'altronde un'innocua ope· razione: in molti casi non complicati fu letale e di questi casi l'A., da private comunicazioni, ne conosce sei. Sfortunatamente i casi mortali per lo più non vengono pubi;Jicati, mentre sono i più importanti per il capitolo sulle indicazioni. N!EDDU.

R. C. Wu.so:-:. - Nuov a lndloa zlone per h. operazione nella otlte m edia IUpporata. - (Dal Joumal of tlle Royal A1•my Med. Co1·ps, luglio 1908). Stando il fatto del maggior pericolo di infezione meningea dall'antro, per la via del labirinto, anzicbè dalla cassa, per la via del tegmen timpani, ne deriva la g rande importall7:a che acquista ogni segno che ci metta sull'avviso di un principio di dif· fusione di un processo infiammatorio dalla cassa all'orecchio interno, attraverso le e~il i p11.reti del canale semi-circolare. L'A., partendo dal noto principio stabilito dall'Ewald sperimentalmente, che il

mol'imenlo degli occhi seyue il mot:imento dell'endolinfa dei canali semici1·cola1·i, trova che se si prende una persona normale, la si invita a chiudere gli occhi, le si fauno fare rapidamente tre giri verso destra sopra una sedia girevole (scanno da pianoforte), quindi la si arresta istantaneamente, mentre la si fa guardare alla sinistra, ne consegue un nistagmo, che ha la durata da cinque a quindici secondi. La ragione del nistagmo sta nel fatto <>he mentre il paziente si arresta, l'endolinfa per inerzia seguita a camminare nel canale semicircolare, e continua a stimolare la cresta. ampollare, determi nando ne)l'occhio la tendenza a mantenere il mo,·imeuto omologo al movimento di rotazione ùol corpo. Lo sforzo volontario invece eho il paziente fa. per Rnnrdare dal l ato opposto, determina. un movimento in senso in verso, che ha per risultante ciò che si chiama nistagmo.


RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DEI,LA PELLE

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Ora nello stato di malattia, quando i c~tnali semici rcolari cominciano a e.~sere interessati divengono di più in più sensibili, e lo stimolo delle cellule d'aria nella -cresta diventa più efficace, e dà. luogo a un nistagmo più prolungato. Percib dalla durata del nistagmo s i può argomentare la condizione dei canali semicircolari, ripetendo l'esperimento come l'abbiamo ora ùetto. E così: l ' un nistagmo che dura da cinque a quindici secondi, è normale; 2° un nistagmo che dura .oltre i quindici secondi, dai 2o ai 60, indica infezione imminente; s~ l'assenza di nista~mo denunzia la pienezza di pus del labirinto. DELOGU.

RIVISTADI MALATTIE VEN~REE E ~ElLA PELLE Ilaubllmato nella terapia endovenosa della aUUI4e. - t TV iener medizinische Wochenscltrift, n. 23 giugno 1008).

A. SPATz. -

Mentre nella diagnosi riella sifilide l atente molto si è progredito per gli studi sperimentali di Neisser e ì-Volf-Eisner che mirano a svelare l'esistenza del morbo mercè la reazione biologica destata dalle iniezioni sottocutanee come p~r la tu. bercolosi, nella terapia, tranne l'impiego di numerosi preparati mercuriali nuovi, nessun passo in avanti d' importnn7.a s' è fatto. L'introduzione dei medicinali nelle vene anche per la sifilide era da tentarsi e faceva sperare i migliori risultati, considerando specialmente che nella terapia della tubercolosi le iniezioni endovenose di e tol avevano ben corrisposto. Baccelli per il primo introdusse il subii malo nelle vene: t·ecenternente Doevenspeck ha. iniettato 2 grammi di soluzione jodurata (1<1 al 5 p. 100) in casi di sifilide maligna, galoppante: Mendel impiegò la sublamina (1:100) da l a 3 grammi senza ottenere però i desiderati vantaggi percbè nel sito dell'iniezione si formarono spesso dei trombi. · L'A., approfittando delle ricerche sperimentali su cani e conigli intraprese nell' Istituto farmacologico ò.el prof. Bokais per st•~d iare gli effetti sul ricambio organico della somministrazione di subblimato, anche per via endovenosa, potè controllate l'azione del farmaco, e rilevò un certo rapporto tra la dose sommini· strata e il peso e la specie dell'animale in esperimento. .t\.cquistò la convinzione che si possono iniettare senza pericolo nell'organismo umano dosi molto superiori a quella ritenuta massima dal Baccelli, usando però soluzioni allungate e badando di verificare nel contempo il peso dell'individuo e di ricercare quotidianamente nell' urina la presenza. eventuale di albumina e glucosio. Con le più rigorose cautele asettiche l'A. cominciò ad iniettare, di re~ola nella vena mediana basilica o cefalica e talvolta nella piccola safen", 2 milligrn.mmi della soluzione all'l p. 100 e ogni tre giorni questa dose venne aumentata di 1 milligramma sino alla media di 10 milligrammi pro die: in seguito usò soluzioni al 2 p. 100. Tale metodo curativo fu adoperato in sifilitici che nessun giovamento avevano tratto dall'impiego dei me1.:r.i soliti. Dei 20 individui cosi curati l'A. dice che solo 6 potè seguire sino a completa .guarigione, avendo dovuto sospendere tale trattamento negli altri 14 o per trom-


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RIVISTA DI MALATT IE VENEREE E DELLA PELLE

bos i so pravvenuta nel s ito d' iniezione o per periflebite facile a manifesta rsi nei soggetti con sistema venoso uon bene sviluppato. Ebb~ agio di osservare che co· st oro ai quali in tutto non piu di 15-20 milligrammi di su blimato erano stati iniettati, migliorarono rapidamente con quals iasi altra cura s uccessi va. R iferisce indi succintamente il decorso clinico e le manifestllzioni morbose (secondarie per lo piu) di questi se i casi in cui applicò la terapia endovenosa sino alla guarigione completa. e alla fine della cura notò un aumento del pe:;;o del corpo, oscillante trA. i 2 e i 4 chilogram m i. Viene in ultimo alle seguenti conclusioni: 1° L a quan tità di sale mercurico iniettata in una sol volta può elevarsi senza pericolo a 14 millig rammi; 2° Nell'urina mai ebbe a riscont rare albumina e zucchero; 3° L'iniezione bene eseguita è indolora; essa fu praticata ogni 3 giorni: 4° Dolore e tumefazione insorgono solo quando l'ago trapassa le sot tili pa reti d ella vena e il liquido viene spinto nella cute; o• Il metodo deve impiegarsi in soggetti con &istema venoso bene sviluppato (vene ampie e a parete spes::a). G. MA SSARI.

w. A. \\'ARO. -

L 'atoldl e U •ao valore nel trattamento della •Ulllde.-

(J ounw.l o{ the Roy<Ll A nny Medical Corps, aprile 1008ì. L'efficacia dell'atoxil contro la malattia del sonno, causata da tlD protozoo, ind usse i clinici a !lperimentarlo anche in a ltre malattie a protozoi, e quindi anche nella si6lide dopo la scoperta dello spirochoeta. pallidum di Scbaudinn : però le dos i considerate su fficienti, i risultati del t rattamento, e, ciò che più importa, le gravi complicanze osservate in seguito alla sommin istrazione del farmaco, diJ:reriscono notevolmente presso i vari sperimentatori. Il prof. Hallopeau ha ricordato vari: sintom i d'intoiJeranza dell'atoxil, dolori gastro-intestinali. naus ee, vomito, males;;ere generale, sensazioni dolorose alle membra e minzione penosa, ch'egli attribuisce a l n umero delle iniezic;ni ed alle dos i. I n un caso, in cui, dopo la somministt·azione di grammi 6,10 di atoxil in ventisei giorni a. mezzo d'inie· zioni intramuscolari, si manifestarono disturbi visivi, seguiti da completa amau· ros i, lo stesso professore Hallopeau volle attribuire la cec ità all'origine straniera dell'atoxil adoperato, a ffermando che in 130 casi curati con atoxil frances e non aveva notato mai a lcun disturbo vis ivo. Anche Laveran attribuisce la cecità a ll'origine tedesca dell'atoxil. Al tri a u tori hanno osservato, oltre ui fatti desc1·itti, quali sintomi d' intolle ran za, bruciore nell'urinazione, secchezza geoflrale delle mucose e della pelle cou formazione d i vescicole pruriginose, rallentamento del polso, raffreddamento ùelle estremità, crampi pettorali. Di fronte ai different i risultati ed a i gravi s intomi rnanifestatisi in seguito all'uso assai vario fatto dell"f\tox il non è fuori luogo indagarne le cause. Anzitutto l'A. fa osservare che è ingius to incolparne l 'ori gino straniera, quando la parola atoxil è proprietà di una ca sa tedesca che ha preparato tale specialità: è doloroso, invece, che, basandosi sui risultati t utt'affatto che concordi dell'analiRi chimica, si siano messi in commercio diversi preparati, che ciononostante portano tutti il nome di a t oxil. È, q uindi, soltanto alla diversa loro composizione che devonsi a ttribuire non solo i d iJI"ereuti ris ul tati terapeutici, ma specialmente le varie complicanze ed i


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fenomeni d'intolleranza constatati. Infatti l'atoxil fu presentnto cinque nnni or sono come un meta-arsenico anilide; successivamente però fu cons iderato come un sale sodico dell'acido arsenioso in cui un radicale idrossilico è sostituito da un radicale anilinico: nella farmacopea britaaoicn l'atoxil figura come un sale monosodico dell'acido anilortc.a.rsenico. L'atoxil preparato dalla casa Burroughs We!Jcome e C.. ed usato nell'ospedale militare di Londra è un aOiino·fenil- arseniato di sodio, col quale l'A. ha cur11.to trenta casi di sifilide ben accertata ed assai grave. I risultati sono stati soddisfacentissiOii oltre che dal punto di vista terapeutico, anche per la mancanza assoluta di sintomi d'intolleranza. I malati han guadagnato rapidamente in peso, e le manifestazioni sifili tiche han presentato un notevvle miglioramento fin dalle prime iniezioni. L'A. riporta alcuni casi molto interessanti, e ci1·ca le dosi, afferma di aver somminis trato per m ezzo di otto o dieci iniezioni intramuscolari, praticate in giorni altemi, e di 9 grani ci~Lsctma, da 80 a 90 grani di amino-fenil-n.rseuiato di sodio, ottenendo gli stessi ri~ultati curativi che si hanno col mercurio, ma senza gl'inconvenienti che spesso a questo si accompagnano. SUJtDt. Prof. S. EuR~IA~N. -

Sul ra.pporU della splrooheta pa.lllda colle vie Un· fattohe e sa.ogalgne e sulla fagocitosi nel periodo primario e secondario. - (Wiener 1ne(lizinisclte lVocheuscm·if't, n. 3, 1908).

Sulla base ~'una precedente ricerca specialmente su preparati eseguiti con iniezioni potè l'A. seguire l'azione della spirocheta nella sclerosi iniziale e nei vasi linJatici. 1'rovò c he le spirocbete si moltiplicano nelle fe;:sure del tessuto connettivo e liL danno origine a un aumento dei capillari sanguigni, i quali sorgono pure nelle vie linfatiche dove le spirochete si muovono. Dai capillari sanguigni fuoriescono i linfociti che inglobano le s pirociete e le distruggono (fagociti). All'infiltrazione precede pure una iperplasin. e ipertrofia delle cellule del tessuto connettivo delle vene e dei vasi linfatici (endoflebiti, endol infangiti). Anche le cellu le connettivali ingrossate inglobano le spirochete e l'annientano. L'A. ammette che la. benignità o malignità dalla sifilidtl dipenda in gran parte dalla capacità delle cellule di distruggere le spirochete. 1' rovò eziandio che nelle sitilidi con roseola a grandi macchie , anche le cellule connettivali perivascolnri possono annientare le spirochete. Egli mise, infine, in connessione l'insorgenza tardiva delle for me nervose a sceudenti colle lesioni che le spirochete produ<'-<>no sui nervi della scleros i iniziale. E. COS'l'A. W. Cou=--crL:uA:-~ (Boston). - Ulteriori studll sul cytorrhyctes varlolae. (Vl congresso internazionale d i dermatologia.- Nuova York 1907, !Joston med. and. Surg. Journ., dic. 1907). L'A. ritiene assodato, che l'agente etiologico del vaiolo è un parassita, che ha. per habitat le cellule epiteliali delle lesioni specifiche della. cute: questo microrgan ismo studiato per l a prima volta dal Guarnieri è il cyton·hyctes variolae. Esso presenta u no sviluppo completo esclus ivamente nella cute, ed a certi suoi stadi evoluti vi corrispondono determinnti periodi dell'eruzione. Il medesimo microrgani.smo, in una data fase del suo sviluppo è stato trovato anche nell'eruzione vaccinica, mentre nelle altre fasi si trova soltanto nel vaiolo. Probabilmente avrà 2 cicli 15 -

Glorrtale di medicina mi/ilare. - fase. tX.


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evolutivi: uno imperfetto (probabilmente analogo al ciclo asessuale dei coccidi i) che è comune al vaccino e al vaiuolo, ed uno perfetto, che rappresenta un ulteriore sviluppo del precedente. e che si trova unicamente nel vai uolo. 11 virus vaiuoloso differisce da quello vaccinico per la sua trasmissibilità senza inoculazione diretta.. La scimia è suscettibile al virus vaiuoloso, ed in essa si ha il ciclo completo del parassita. Invece il coniglio ed il vitello inoculati con virus vaiuoloso, presentano una malattia simile al vaccino ed un ciclo pn.rassitario incompleto. II v11.iuolo da inoculazione della sci mia può trasmettersi da animale ad animale, cosi pure il vaccino nei conigli e vitelli inoculati con virus vaiuoloso. Le scimie però sono suscettibili al vaiuolo solo per iuoculazione artificiale, non potendo infettarsi per se1nplice esposizione come l'uomo. La malattia. inoculata nelle scimie ha lo stesso periodo di incubazione come nell'uomo: oltre alle le· sioni cutanee si rinvengono anc he lesioni specifiche nel midollo osseo e nei testicoli. Tutte le altre lesioni anatomo-patologiche non sono specifiche, e si debbono attribuire o all'azione di tossine o ~~ quella di batterii, sper-ialmente streptococchi. 1'anto il vaccino che il vaiuolo producono una attiva iperplasia dei tessuti linfoidi con la comparsa di grosse cellule, mononucleate, che passano dai nodi linfatici nel sangue. Gary N. Calkins (New York) ritiene, che i l cytorrhyctes appartenga. alla classe dei rizopodi. Di questo rizopodo noi conosciamo una sola fase biologica, cioè l'asessuale o vegetati va caratterizzata dallo sviluppo di cromidii e di sponlle riproduttive (gemmule), che ripetono poi a loro volta i l ciclo citoplasmico. Le forme intranucleari forse appartengono a l ciclo sessuale, e non è improbabile, come dice il Councilma.n, che esse siano un ciclo differente del parassita, che si verifica nel ''aiuolo e non nel vaccino Il Calkin<l in terpetrerebbe le forme vescicola.ri o come organismi dotati di scarso potere di fissazione o come forme degenerative del microrganismo causate dall'accumulo di tossine nella vescicola. In ogni modo le forme intranucleari del parassita presentano una. storia differente da quella delle forme citoplasmiche. S. R UTA.

E. Hon·.u ...NN (Berlino). - Bullo •tato attuale delle no•tre oonoaoenze olroa l& para..itolog1a della aUUlde. - (VI Congresso internazionale di dermnto· logia, Nuova York, 1D07. Boston med. and surg. Jc11rn., dicembre 1907). L'A. assicura che gli spiroceti pallidi s ono stati dimostrr.ti con grande regolarità. nella sifilide acquisita, dove si trovano in quasi tutti i prodotti patologici dello stadio iniziale, e spe,so anche in lesioni più tardi ve (papule, gomme, aor· titi). Si sono trovati tal volLa negli organi interni (milza, capsule surrenali, fegato, polmoni, arterie cerebrali) di ammalati morti nel periodo secondario. Nel bambino e nel feto con sifilide congenita gli organi inte rni sono spesso pieni di spiroceti. Lo spirocebe (1) si dimostra bene nei preparati sia con la. solu<~ione d i Uiemsa ~; ia. col trattamento argentico : nei preparati per strisciamento riesce specialmente il lo metodo, nelle sezioni di tessuti il 2°. Si possono anche fare dei preparati a fresco. Lo spirocete predilige il tessuto connettivo, i linfatici, IEJ pareti dei vasi sanguigni e gli interstizi interepit~linli: ma può tr·ovarsi talora anche n ell'interno ( l) Che non è altro ehi) il trefwnr ma pnllidum di alc uni autori ( \\-'ardol Stilesccc.).


RlVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE

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di alcune cellule; per es. le cellule 11patiche, le cellule delle capsule surrenali e nei leucociti (fagocitosi). Il suo modo di distribuzione nei prodotti patologici è spesso irregolare: non trova condizioni favorevoli di esistenza nel sangue circolante, forse perchè anaerobio. Il fatto, che esso si osserva non di rado nei tessuti sani, deve attribuirsi alla lentezza della reazione dei tessuti in presenza del microrganismo. Lo spirocete pallido è caratterizzato dn.lla. delicatez~a e debole potere rifrangente del corpo, dalla grande lunghezza in proporzione della grossezza, dalla regolarità ed energia. dei movimenti, dalla presenza ordinaria di lunghe ciglia terminali. Così di regola, può distinguersi facilment., da altre forme. La sua moltiplicazione avviene secondo alcuni per scissione longitudinale (come il tripanosoma), secondo altri per scissione trasversale come nei batteri i. Finora non è stato ancora ben dimostrato un ciclo evolutivo completo con forme vegetati ve, ma molto probabilmente appartiene alla classe dei protozoi. Tutti i tentativi di cultura sono falliti: solo sembra riuscito lo svilnppo del microrga.nismo in Sflgmenti di tess uto. Per il che, è ormai accertato che lo spirocete pallido è il vero agente etio· logico della sifilide, ed ha la stessa importanza diagnostica del bacillo della tu · bercolosi. O' Schultz (Cleveland, dopo avere accennat~ nl cytorrhyctes lues preteso agente etiologico della sifilide, concbiude anch'egli col conf.,rmare l'azione specifica dello spirocete pallido. Infatti: 1° lo spirocete ba delle caratteristiche abbastanza marcate da permettere ad un osservatore esperto di distinguerlo da altri microrganismi spirali i 2o si trova in tutte le svariate manifestazioni della sifilide; S• si trova solo nella sifilide e non in altre condizioni morbose; Jo esiste una relazione l.en definita tra esso e le alterazioni anatomo pato. logiche specifiche; 5o con l'uso del mercmrio vanno di pari passo il miglioramento delle lesioni cutanee e la scomparsa dello spiroccte; 6° nelle lesioni sifilitiche sperimentali negli animali, si rinviene lo spirocete con gli s tessi caratteri come nella malattia umana. Possiamo quh1di conchiudere, che, mentre la massima parte de i cas i di sifilide vengono facilmente riconosduti dallo specialista esperto, nei casi dubbi è di gran valore il reperto di spirocete pallido, doven do questo considerars i come prova concludente della natura s ifilitica dell'affezione. S. RUTA. R.. ABBE. ·- Il ra4lo nella terapia 4 ermatologtoa . - (VI congresso internazionale di dermatologia. - Nuova York 1907. - Boston rned. and. Surg. J ou1·., dic. 1907)

L'A. ritiene che il radio deve essere considerato non come un caustico o un antisettico, insomma come un medicinale qualunque, ma addirittura come uno spe· cifico per il cancro o almeno per i noduli di cellule erratiche, che costituiscono alcuni tipi di tessuto neoplastico nei primi stadii di invasione o di moderato sviluppo. .Finora non sono l!'tati studiati completamente i dettagli del modo di usare ques·to nuovo agente terapeutico: cosi la dose e la durata dell'applicazione sufficienti per avere l'effetto curativo sono hncora em.pirìche per così dire. Intanto alcune guarigioni ap parenti di piccoli epiteliomi hanno già resistito per più di 8 anni senza alcun segno di recidiva.


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In quanto all'azione del radio, non si tratta interamente di una forza misteriosa; in parte almeno si tratta di una scarica elettrica principalmente di elementi negativi; onde è lecito azzardare la teorin, che il radio agisca, fornendo all'organismo un elemento di forza vitale elettrica cho è necessario per l'accrescimento normale e ordinario d('Jlle cellule, e la cui perdita causerebbe quell'accrescimento cellulare disordinato e anomalo che forma la base delle masse neoplastiche. L'azione del radio è sussidiaria di quella dei raggi R ontgen ed in qurdcbe caso ha dato 1·isultati positivi dove questi fallirono. L'azione eccessiva del radio ptlrÒ distrugge completamente i benefizi dell'uso moderato. I migliori risultati si hanno nei piccoli tumoretti, con l'applicazione per la durata di l ora di 10 mg. di R. Br, uei grossi tumori di 2-4 ore, con l'intervallo di un mese per controllare gli effetti. L'ischemia della parte durante la cura favorisce grandemente l'azione del radio. I nèi pigmeutarii, i tumori melanici, i sarcomi gigantocellulari, gli epiteliomi delle palpebre, faccia e tronco, sono particolarmente s uscettibili all'azione specifica del radio. L'efficacia nei tumori nevoidi e angioma.tosi è dovuta all'azione irritante del radio, che produce endoarterite obliterante e degenerazione fibroide.

s. R~.;TA.

s. STEn~E (New York). - Baggl Bontgen e oorrentl d'alta frequent.a In dermatologia. (VI congresso interna;-.ionale di dermatologia. - Nuova. Jo1·k 1907. ]Jo.~ton med. and. Surg. Journ.,

dic. l lJ07).

L'A. ha osservato nella clinica di I,ustgarten 80U casi di malattie cutanee cn· rate con i raggi X. Egli crede, che questi raggi agiscano probabilmente per distmzione cellulare e quindi degenerazione dei tessuti elastico e connettivale. I risultati favorevoli nell'epitelioma dipendono principalmente da un'adeguata scelta dei casi; i pii1 favorevoli si hanno in quelli più superficiali: i migliori successi si ottengono con la combinazione dei raggi X con le correnti di alta frequenza. Nei carcinomi situati profondamente vi è beu poco da aspettarsi. .Risultati incoraggianti si hanno in varie forme di sarcomi. Kell'ac.:ne volgare si hanno buoni effetti, al contrario di quanto si · verifica nel· l'acne rosacea. Si hanno sodisfacenti s uccessi nella psoriasi e in svariate forme di eczema. co~1 pure nel lichene cronico, lichene piano ed eczema lichenoide, ai'rezioni tra le più ribelli. Illttpns erifemato.~o. si giova specialmente delle correnti di alta frequenza: con queste s i distruggono p11re varie specie di ve1·ruche e nèi. Nel cheloide bisogna spingere le applicazioni dei raggi X fino a ottenere un ce1·to grado di dermatite. La follicolite decal?-ante cede facilmente nlla Ron tgenter:.pin "osi pure ilp,.n?'Ì!JO. il quale si giova anche molto delle correnti di alta frequenza. La mi cosi fungoide (actino?tticosi) viene arrestata indefinitamente coi raggi X, ma l'affezione ritorna, appena si sos pendono le applicazioni. Nel1·inoscleroma pare che si ottenga una guarigione completa, cosi pure nella sicosi, fat·o, erpete tonsw·ante; in queste due ul~ime affezioni però non si debbono trascurare del tutto le cure ordinarie. Nell'ipeTt?·icosi possono aversi risultati: occorre però una tecnica molto accurata. I ntìne nuche nell'illel'iti,·osi s i ottengono vantaggi sensibili, però ùopo un lungo. periodo di cma. Anche C1\01pana e Terzagbi (Roma) hanno ottenuti buoni risultati dalla Ront· genternpia in 2 casi di morbo di l'ayet.


RIVISTA DI MALATTJil: VE~ERF. E F. DELLt\ PIO:[,LE

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Infine, W . .Allen Pu.~e!/ ha finora una serie di 111 epitel iomi curati coi raggi X, di c ui 80 con es it o favorevole e 31 insuccess i, ciot. avrebb11 avut o il 72 p. 100 d i guarigione. S. R UTA. R. W . TAYLOR (New York). - Ultlml •tudl•ull"eredo•Ulllde. - (VI congresso internazionale di dermatologia, Xuon1. York, 1907. flo~ton med and sw·g. Jom·naf, dicembre 1907;. L"A. c rede, che le nostre prime teorie cii·ca la s ifilide ereditaria e1·ano totalmen te erronee, e c he dagl i ul t imi studi ed osservazioni può desumers i qLututo segue: l• la mancanza d i manifestazioni molto precoci nell'oredosifilide non è crit erio di certezza per la n on iufe1.ione; 2• in molti casi possono mancare ~~~ mani festazioni esantematiche prer oci , mentre più tardi s i mostrano le lesioni specifiche e distrol)che; 3• la curn del bambino infetto deve cominciars i prontamente e con t inuarsi con assiduitll, nè piit nè meno come nella s ifilide acquisita dell'ad ul to; 4• cou l'avanzrtrsi dell'età e con la cura, il bambino tendo a guarire; o• è falsa l'ipotesi che l' iufe;~ione ereditarirt sia dapprima solo superfic iale, e poi d ivenga profonda e v iscerale: invece e certo che fin dal principio è attnccato l' intero organismo; 6• la sifilide e ròditaria tardiva non è t anto rara: può verificarsi ùa11'8• al 1 2• anno e spesso ancheal3(}0 ed oltre. S. Rtt'I'A.

Slftllde quaternarta o eredoalflllde attenuata. del tusatl rettoolart (appendtolte, vegetazioni adenoidi, •orofola). - (V l

E. GA liCIIEJ( (Parigi\. -

congresso internazionale di dermatologia, Nuova York, 1007. Bo~ton merl. and sm·g. J om·1wl, dicembre 1907) . L'A. ritiene, che l'appe ndicite possa essere la conseguen;(a di eredita s ifilitica nella 2• generazione. La desig rul';~ionc di sifil ide qualetJW1"ia s ia n elle forme a cquisit e che in que lle eredita rie corrisponde alla p a r a sijil ide di Foumier. Ques ta origine sìfilitica de ll'appendicite sosten uta dall'A. lìn dal 190! non è accettata da tutti. In 32 ca.si di appendicite il Gaucher tt·ovò 8 vecch i s ililitici e 21 figl i d i s ifiJitic i. Un particolare notevole nella storia dell'appendic ite è il suo carattere fre· quente di malattia familiare Invece d; chiamare re.~ponsabile l'influenza , come si fa com unemente, questo appendiciti di famigl ia dovrebbero attri buirsi alla s ifilide. La s ifilide, congenita o a cquisila che sia, non eh\ origine direttamente all'appeodidte, ma è solo un fa ttore p redis ponente. che favol"isce l 'ipertrofia ed infiammazione cronica del tessuto reticolare dell'appendice, che diviene così un terreno adatto per l'azione di agenti irritauti, infettivi o suppurati vi di ogni spec ie. In altri termini, mentre l'append ic ite può esistere senza s ifilide, l'alterazione del tess uto reticola.re, che nella maggior parte dei ca si costituisce lo stadio preliminare o presuppurativo dell'appendicite, è quasi inva riabilmente una manifestazione d i sifilide quaternaria o attenuata. L'er edità s pecifica, sia dire tta sia d i 2• generazione, è anche causa di ipertrofia d el tessuto reticola re dell'antro, che fin isce con la produ7.ione di adenoidi. Nella maggior parte dei bambirni cou vege~zioni adenoidi da lui ossen·ate, il Gaucher ha trovata la eredosifilide. In quei casi, in cui non s i potette dimostrare


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RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE

la sifilide nei genitori, vi era fondata ragione di sospettarla nei nonni, come nell'appendicite. Vi è nella letteratura una interessante osservazione di Van Huysen, che mostra la coesistenza di appendicite, adenoidi e strabismo convergente negli stessi bambini eredosifilitici di 2• generaz;ione. Se si cercasse più spesso, e si Ticonoscesse più prontamente, questa eredità s pecifica nella 2• generazione fornirebbe certamente la spiegazione etiologica di più di un caso di adenoidi o di appendic ite, che attualmente non viene riportato alla sua vera causa per mancanza d'informazioni sufficienti. E il riconoscimento del. l'origine eredospecifica delle adenoidi è tanto più importante, in quanto che la base anatomica della scrofola deve riferirsi all'esistenza di vegetazioni e consesecutiva s uppurazione nell'antro. Le tossine microbiche formate dalla suppurazione locale ed assorbite dalla mucosa del rinofaringe, vengono prese dai linfatici e distribuite dalla circolazione per tutto l'organismo. I n tal modo, derivando la scrofola dall'infiammazione cronica del rino-faringe, ed essendo le adenoidi a loro volta (secondo ll Gaucber) di origine s i6litic11. più o meno remota, ne segue, che la scrofola è un postumo della sifilide quaternaria. In altri termini la condizione primaria ed essenziale della scrofola consiste nelllll. sifilizzaziono ereditaria. Le affezioni delle glandole cervicali cosi comuni in questi casi non si sviluppano sempre sul terreno della tubercolosi, ma dip11ndono talvolta dalla sifilide congenita. Ha ragione allora il Grindon, quando dice, che il progresso scientifico !;embra talvolta descrivere nn circolo. I nostri padri credevano fermamente nell'origine s ifilitica della scrofola. Noi sorridiamo di questa teoria, ma, se il prof. Gaucher ha ragione, saremmo quasi ritornati al punto di partenza. Però, per stabilire una relazione patogenetica tra la sifilide da una parte e l'appendicite e le vegetazioni adenoidi dall'alt1·a, sarebbe necessario dimostrare non solo che gran numero di casi di queste malattie presentano precedenti sifilitici, ma che la frequenza. di questi precedenti sia sensibilmente maggiore negli individui affetti da esse malattie rispet to a tutti gli altri individui, che non ne sono affetti. S. RUTA.

M. W . WAHE (New York). - Il reperto radlogratloo n elle lellODt 1lfllltiohe delle Oli& 111llg he. - (VI congr. internaz. di dermatologia, 1907. flosfo1~ med. and. s1tr.q. JO'I.n·nal, dicembre 1907). L'A. fa notare come le affezioni sifilitiche delle ossa s iano state solo recentemente studiate con la radioscopia. Egli dice che si riesce ad ottenere dei reperti addirittura caratteristici, i qual t, associati ai dati anamnestici, possono giovare realmente alla certezza della diagnosi. l n oltre possiamo avere un criterio prognostico basato sui reperti e sulla efficncia della cura. val utata dalla regressione delle lesioni ossee visibile dai radiogrammi. Sono molto caratteristiche specialmente le lesioni del periostio, che permettono di stabilire unn net.ta diagnosi differenziale per es. tra la dactilite sifilitica e quella tubercolare. Talora però riesce difficile distinguere le lesioni sifìlitiche da quelle dell'osteomielite cronica purulenta. Il carattere produttivo dell'infiammazione sililitica dell'osso si manifesta con ombre marcate nei radiogrammi : i depositi gommosi con esito in riassorbimento osseo si J)OSSono discernere per le ombre più leggere. ma più comunemente circondate da ombre l' iù forti corrispondenti ad aree di consolidazione ossea. L'atrofia dell'osso peculiare della tt1bercolosi manca assolutamente nelle lesioni sifilitiche delle ossa. S. Ruu.


RIVISTA DI >\IEDICINA Ll.:GAL'E

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H. G. KLOTZ (New-York).- Arteriti slfllltlohe pertferlohe - (VI con g. intero a z. di dermatologia. Boston ~necl. ancl surg. Journal, dicembre 1907). L'A. fa rilevare come le lesioni vasali dell.a sifilide oltre che nelle arterie cerebral i possano manifestarsi non di rado anche nelle arterie periferiche, il quale fatto è stato bensì osservato da altri oratori, ma senza dargli l'importanza che merita. Cosi molti di questi casi sono passati come casi di malattie di Raynaud. Sarebbe perciò inte1·essante distinguere i casi di arterite sifìlitica da quelli della vera malattia di Raynaud. e ciò sia per la prognosi che pet· la cura. Infatti, mentre nella malattia di Raynand si tratta di un'afl'ezione dei nervi vasomotòri, in cui non s i ha alcun giovamento dalla cura joclico-mercuriale, nelle gangrene dovute ad eudoarterite sitilitica si potrebbero avere dei brillanti risultati dalla cura specifica. S. RuTA.

RlVISrrA DI MEDICINA LEGALE DIEut.HOY.- Esoare multiple e reoldtvantl per due anni e mezzo sulle braoola e su un piede. d'un atmulatore. - (Bullelin de l'Académie de m(!de· ciru, Parigi, 1908, seduta del 9 giugno). Un uomo di 30 anni. senr.a antecedenti net·vosi. andava sofl'rendo da parecchi mesi di escare sul braccio e sull' avambraccio di sinist1 a, che fu rono soggetto delle piu disparate diagnos i, finchè, essendosi l'arto ridotto in tristi condizioni, si dovette praticarne l'amputazione al terzo superiore dell'omero. Q11alche mtlse appresso venne segnalato l'apparire di nuove escare sul braccio destro e poi sul piede siuistro. Il Dieulafoy, dopo una minuta analisi diagnostica per via d'esclusione. avendo notato la grande analogia di queste piaghe gangrenose con qnelle provocate dalla. past.a di \qenna, le ritenne prodotte artifioialmente con la potassa caus tica, diagnosi questa che venne sanzionata dalla esplicita confessione del malato. Qu.est'osservazione del Dieulafoy è istruttiva anche dal punto di vista medicolegale militare. specialmente per le considerazioni dell'A. Egli s i domanda in· fatti quale posto, tra i vari generi di s imulazione, si deve assegnare al caso da

lui studiato. Questa persona, che non è un degenerato, nè un alcoolico, ha mentito per d ne anni e mezzo, non solo, ma si è anche procurato delle escare per simulare una malattia. Non trattasi ad~:nque di un semplice mitomane, ma d'una s peciale varietà. di simulazione, che il Dieulafoy definisce con i'appellativo di « patomimia,. dal greco « 7tli0o:; » (malattia) e « !J.tiJ.f'>iJ.:<t » :io simu)ol. Egli distingue le due categorie di patomimi: quelli che simulano una ma· lattia con intenzione fraudolenta, per raggiungere cioè un determinato profitto, quale può essere l'tosenzione dal servizio militare; e quelli che fingono una iufer· mità. senza mirare ad alcun benefizio materiale, ma solo per soddisfare uua loro impulsività morbosa, pet· procurarsi l'intima gioia di rendersi altrui interessanti, di farsi compiangere e di mistificare il prossimo.


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RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO ~l EDICO ltULITARE

La diagnosi di quest'ultima specie di patomimi può fornire in pratica non lievi diffico ltll. al medico-legale. Quanto al loro stato mentale non è dubbio perè. che t a li indiv idui dcbbansi giudicare irres pons abili degli atti che commettono tnacchinalmente sopra sò steSSI. PASSEJtA. :BJ~ll:T e SD1vx. -

Le développement de l'lntelllgence. - (Année psycologique,

quatorzième année. Paris, Hl08). Prendendo occasione da uno studio sperimentale sullo s viluppo del grado d'intelligenza nei fanciulli delle scuole pri marie di P arigi, gli AA. segnalano la grande importanza dell'esame intellettuale delle giovani reclute all'atto dell'arruolame nto. N on infrcquentemcnte succede che g l i ottusi d i wentc, i quali per In lor o debole intelligenza sono r esi as~olutamente jncapnci di apprendere e di com prendere la t eoritt c l'esercit. io del le nrmi e di sottoporsi alla disciplina militare, per l' imposs ibilità di fa re u n esame psichico compl!lto e rigoroso a.l Consiglio di le va, vengono riconosciuti idone i nl set·vizio ed incorpora t i nell'esercito. In Germa nia (l) si sono da tempo preoccupati d i questo inconve niente, e la debolezza mentale delle reclute vieuo sag-giBta durante le vis ite di r ecluta mento a mezzo d' un questionnrio r edatto dal do tt. Schultz, professcre di psic h iatria a lla f:tcoltà di m edicina di Greifswnld: delto qu estionario è stato compila to in modo

che un ragazzo di dodici anni, di int.elligenza media e senza coltura è capace di rispondervi. l n Francia, per iniziat iva del Binet, è stnta segnlllata al ministro della g uerra la n ecessità di prendere provvedimenti per le rec lute defic ienti; ed il min istro ben vole ntieri ha assecondato tale p roposta, incar icaudo gli AA. di uno studio completo sull'argomento. Essi hanno gia cominciato le ricerche e s i ripromettono fra bre\·e di es porre i ri sultati, indicando anche i m c:zzi per svelare le frequenti simu lazioni. CASAIU!>!.

RIVI~TA DI TECNICAE ~ERV/liO M EDICO~HLITAR~ Eeperlenze sull'lllumlna~lone del campo dl battaglia eaeguite nel 1906 nelle esercltnlont speclall del urvlzlo dt s&nltà nel governo mUltare d l Parigi. - (A r·clt. de l\{ed. et de l'hann. militaires, marzo l 907). SE<:HEnw:-;. - lllnmlnazlone ln campagna ; Ulumloazlone dopo Il combattimento. - ( Arcltice:> prodncialcs de cltinl1'f)ie, n. l, g ennaio lUOS).

JA<;on -

Il dott. Jacob m édecin-major di l " c h1sse, profe~sore a ggregato al Val-de-Grf,ce obbe l'incarico nel l!JOB di eseguire alcune e<;perienze sull'illuminazione del campo di battaglia per la ril'er ca dci ferit i.Egli s i rivolse ai principali fabbricanti d'appar ecchi d' illuminazione e cinq ue ris posero au· in vito, inv iando dei modelli dei q uali: o) uno dove \·a esser t rasportato s u d'un carro specia le; b ) due 8u d'una piccola ca rretta. o da due uomini; c) tre potevano essAre trns pot·tflti d» un uomo solo. ( 1) V. anche qunnto è stato pubblica to su questo urgomento in questo stesso gior· n aie, anno HIU7. pag. t)IHì.


RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE

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L'appMecchio sub a ) è rappreseutato dal pToietto,·e elettrico di Gaifl'e. Questo proiettore (lampada ad arco di 40 ampères contenute in un proiettore l\faugin) è portato dall'automobile radiografica inventata dallo stesso Gaift'e ed è 'alimentato dal gruppo elettrogeno dell'automobile stessa: con un montacarichi si può met· tere sul tetto della vettura e può girare in tutti i sensi dando un fascio luminoso dell'intensità di mille candele e delht portata da l a 2 chil"Ometri. Può fun:r.ionare per 4 ore senza bisogno di cambiare i carboni delle lampade : il prezzo ascende a 4500 franchi non compreso quello dell'automobile radiografica, della quale non è che un accessorio e che da sola costa 18,000 franchi. Gli apparecchi della categoria b) furono l'apparecchio .F'ulgw· e l'apparecchio Alplla.

L'apparecchio Fulyur si compone di due recipienti sovrnppo;;ti comunicanti tra ioro con tre tubi: il recipiente superiore contiene acqust. l'infe riore carburo di calcio: l'acqua cadendo sul carburo fst sprigionare l'acetilene, il quale con nn tubo perviene al riflettore messo alla sommità d'un'antenna. La sua portata non sorpas~a i 50-60 metri: il volume non è considerevole (l m. X 0,34 X 0,.~2) il peso raggiunge 105 chilogrammi e il prezzo 300 franchi . L'apparecchio Alpha è un proiettore costituito da un recipiente metallico contenente acetilene sciolto nell'acetone e da un ritlettore: esso si situa su d'un sostegno portatile ed ha una portata di 500 metri: il peso è inferiore a quello 1/ulgw·: costa 500 franchi. Gli apparecchi della categoria c) cioil tra~portn.bili da un solo uomo erano rappresentati da apparecchi forniti dalle note ditte Radiguct e l\fassiot, Bleriot e dal faro Alp!UL. L'apparecchio Radignet e Massiot è a luce ossidrica od ossieterica. L' ttppatecc bio pesa 13 chilogrammi, consuma 125 cc. di etere e 100 litri d'ossigeno e può funzionare per 2 ore senza essere ricaricato: costa 300 franchi. Il faro Bleriot o j'o.1·o ad acetilite impiega per la produzione dell'acetilene, l'aceti· lite (carburo di calcio preventivau:eute immerso nel petrolio e quindi coperto da uno strato di glucosio) può tenersi in mano come una lanterna com une: costa 37 franchi. Il faro Alpha consuma acetilene sciolto nell'acetone. Di piccolo volume, può portar3i in mA.no come il faro Bleriot. Le esperienze coi sunnominati apparecchi furono eseguite la sera del l 0 agosto 1906 dn.lle ore 9 alle 10 Ì!l un terreno nelle vicinanze di Epernay, bene appropriato giaccbè esso presentava delle condizioni fncili a verificarsi in caso vero: vi erano infatti delle erbe alte in cui un uomo in piedi scompariva completament.e, il terreno era molto accidentato con fossi profondi e una strada incassata ecc. Dalle esperienze praticate il dott. Jacob cor.clude che gli unici apparecchi che meritano d'essere p1·esi in considerazione sono quelli portatili Bleriot e Afphn. sia pel loro facile maneg gio e sia, specialmente il Bleriot, pelloro poco costo, sia infine per la loro portata media di circa 50 metri: gli altri apparecchi sono ingombranti, di costo elevato e richiedono un personale speciale bene istruito. Il dottor .Jacob fa poi notare che i suacceunati fttri nle1·iot e A/pila dovrebbero subire piccoli adattamenti essendo essi stati costruiti per l'impiego nelle automobili.

••• Anche il dott. Secheyron d i Tolosa ha studiato la questione dell'illuminazione del campo di battaglia ed anche egli ha ideato un apparecchio cui ha dn.to il nome di Lynx che ha sperimentato a Blagnac nelle manovre d'agosto do! 19ll5 del 12°, 16° e 17° corpo d'armata.


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RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE

L'apparecchio è di due grandezze: una maggiore pel servi~:io d'ambulanr.a e una minore pel servizio di ricerca dei feriti. Le dimensioni dei due apparecchi non differiscono che nell'altezza, 33 e 48 centimetri, la larghezza (30 c.) e la profondità (12 c.) sono identiche. I pesi dei due apparecchi sono: grsnde

piccolo

. chilogrammi 6,700 5 Vuoti . 12 18,700 » Con acqua e carburo :0 1,000 Cornice portabecco e riflettore. Ogni apparec.chio si compone di due parti, il generatore e il portabecco. Il generatore è di zinco abbastanza spesso per sopportare gli urti, il suo aspettoricorda quello d'un polverizzatore, d'una piccola cassa cubica a margini arrotondati. Due porta rubinetti sporgono d'un centimetro sulla parete superiore: uno di questi in rame, s'innesta al braccio portabecco fatto a gomito. L'apparecchio presenta un orifizio alla faccia superiore per cui passa un cilindro contenente un panierino pel carburo: il cilindro contiene 350 grammi di carburo pel modello piccolo, 500 grammi pel modello più grande. Esso è immerso nell'acqua della cassa, la quale raggiunge un determinato livello. ~fediante una disposizione interna molto semplice, un semplice setto stabilisce un livello d'acqua. rendendo cosi automatica la produzione dell'acetilene: un altro setto forma un gassometro: queste particolarità di costruzione rendono regolare il funzionamento dell'apparecchio e costituiscono il suo merito speciale. Il braccio portabecco si fissa alla parte s uperiore dell'appat·ecchio: circonda la spalla s inistra de ll'individuo che lo porta e giunge alla base del torace, s u di esso si avvita un riflettore od una lampada. Mediante questa. dis posizione il portatore, al coperto dei raggi luminosi, può imprimere al becco qualsiasi movimento e, per avere le due mani libe re, può far da portaferiti, può medicare, sollevare il ferito. In caso di bisogno il braccio avvitato sul generat<:>re potrebbe essere sostituito da un'asta rigida fissa sulla cui sommità. potrebbe essere avvitata una lanterna a una o piu faccie con vetri di ,vari colori costituendo cosi un segnale fisso. Le e:>perienze fatte a Blagnac riuscirono completamente : il modello grande con tre bet:chi consumanti ciascuno 15 litri d'acetilene all'ora, do.va una luce intensa e tanto da poter far leggere con facilità: nonostante il vento c he soffiava forte le 6o.mme conserva.vano la loro forma di fa•·falla e la l<>ro bianchezza senza intermittenze. Il modello p iccolo munito di due semplici bretelle fa portato s ul dorso d'un infermiere incaricato d'esplorare un campo pieno di cespugli e di macchie dove stavano coricati 12 ft:riti. Nonost&nte il ch iaro di lur.a, il quale diminuiva l'intensità della luce d ell'acetile ne, l'esperimento dette risultati molto concludenti. Un proiettore parabolico metallioo del diametro, all'apertura, di ~O centimetri rifletteva la luce data da un becco a 5 fiamme divergenti di 5 litri, cioè 25 litr i all'ora. La lettura d'uno scritto era possibile fino alla dis tanza. ùi 5 a G metri. Non s i verificò nessun incidente durante le esperienze durate circa un'ora. Le vestimenta dell'infermiere non si sporcarono nè si bagnarono perchè l'apparecchio rimase stagno. Il maneggio dell'apparecchio no n presenta pericoli e l'inventore ha fatto anche delle esperienze per accertare le conseguenze che avrebbe avuto sull'apparecchio ste~so, l 'esplosione dell'acetilene: quest11,provocata mediante l'introduzione d'un fìammifero nell'apertum destina ta a ricevere il cilindro porta carburo, si limitò a con-


RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO .\lED!CO llllLITA.RE

torcere un setto e a produrre delJe bozze in una faccia dell'apparecchio: queste piccole avarie furono subito ri parate. Il dott. Sech5yron ha perfE>zionato, ·dal 1905, sempre più il suo apparecchio : uno speciale adattamento permette al Lynx d'illuminare uno spazio ristrettissilmo e d_i rendere la luce quasi impercettibile a una certa distanza, cosa questa desiderata dai comandanti di truppa per impedire al netnico di accorgersi della loro presenza. GJUECO.

Ouervazlont aulla nuova oonvenslone dl Ginevra. (Journal of the Royal Annes Medical Corps., maggio 1908).

I. D. I. Do~'EGAN

A chi ha dovuto prestare servizio in campagna sotto il regime della. -vecchia convenzione di Ginevra del 1864 la pubblicazione dei nuovi e più espliciti articoli in data 01 dicembre 190G ha dovuto riempire l'animo di ve ra soddisfazione e di gratitudine. Tuttavia essi non vanno del tutto esenti da osservazioni, e l'A. della. presente nota rileva con molta franchezza le utopisticbe aspirazioni di alcuni e l'imprecisa dizione di altri, colle conseguenti d i fnr.oltà d'interpretazione e di attuazione. Cosi all'articolo 1°, cl1e fa obbligo al bell igerante, cost retto ad abbandonare al nemico mn.lati e feriti, di lasciare una parte del personttle e del materiale sanitario occorrente per la loro cura, secondo che le esigenze militari consentono, muove l'appunto di non precisare a chi spetti decidere di tali esigenze, e si domanda: può un esercito in ritirata lasciare malati e feriti senza pe rsouale, viveri e materiale sanitario, coll'evidente intenzione di aumentare le difficoltà. dell'a v versa rio? All'articolo 4, che stabilisce per ciascun belligerante l'obbligo di consegm~re all'avversario le piastrine d'identificazione dei morti, noncbò un ruolino dei feriti e degli ammalati raccolti, e tutti gli oggetti di uso personale rinvenuti, e d'informarsi scambievolmente sui movimenti degli infermi e dei morti che avven· gono neg li ospedali, nota com'esso s ia veramente umano, ma fa anche rile\ra.re l'aggra\·io di lavoro., che procura alle unità sanitarie, spesso assai povere di personale. Dopo aver constat ata l'importanza dell'autorizzazione concessa al personale delle unità sanitarie di essere armn.to per la difesa propria e d i quella degli ammalati e feriti, senza perdere il diritto alle guarentigie stabilite dalla convenzione, si sofferma a considerare la portata finanziaria e morale dell'articolo 13, che fissa per gli ufficiali medici ed assimilati, ca duti nelle mani del nemico, lo stesso trattamento e la. stessa paga stahiliti per gli ufficiali di pari grado avversari, sopratutto tener.do presenti gli assegni assai limitati, di cui fruiscono gli ufficiali di alcuni eserciti (per es. il giapponese): per cui l' A. si augura che l'articolo in parola intenda parlare soltanto degli assegni s traordinari Circa. il trattamento da farsi ai convogli di evacuazione, segnala l'ingenuità delle disposizioni secondo cui il nemieo li dovrebbe lasciar passare attra verso le proprie posizioni senza molestarli. Ai certificati d'identificazione concessi in luogo dei bracciali inte::-naziona.li alle per~one che attendono al servizio sanitario delle armate senz::l avere l'uniforme militare, l'A. propone di aggiungere la fotografia del legittimo possessore o la sua impronta digitale. Infine fa rilevare l'inopportunità d'impiantare le bandiere di neutralità e nazionali sui carri di ambulanza al seguito di unità montate, mentre in guerra. è accaduto di dover tingere i cavalli grigi col permanganato di potassio per renderli meno visibili. SunDJ.


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HlVISTA D'IGIENE MILITARE Un efficace metodo dt dt•truggere t relldut animali ed t rl8utt della ollclna mediante ltnoenedmento •otto 11 fornello da campo. - ( 'l'Ile mitiia,·y s1n·ueon, apr ile lVOt!).

HEHUEitT A. A n:-;oLD. -

L'A .. v olendo concorrer e alla soluzione del grave problema della salubrità degli accampamenti, de~cri ve un sistema a s-;ai semplice di fornello da campo, da lui idea to, il qunle permette al cuoco di distruggere col fuoco i residui della cucina sen za che i materiali liquidi disturbino In combustione od ob blighino ad un mag· giore cons umo d i combustibile. •r ate sist ema fu sperimentato con vantaggio nel campo annuale d' istruzione della guardia nazionale di Pensilvanil~. La co,;tr uzione si esegue nel modo seguente: Si scava una fossa lunga 60 pollici, larga 30, profon da 48 ad un'estremità e 36 a!l'nltra; la s i ~·iempie di pie tre, sorpa~sando di pochi pollici il livello del s uolo: per evitare ch e la fossa sia invasa dall'acqua p io vana, si rialzano g li orli con terreno. Si applica sulle pietre una specie di graticola rettangolare, di cui è fornita ogni compagnia della guardia n•.l:~.ionale di Pens ilvania , e si chiudono con pietre, o zolle i IRti anteriore e postet·iore dello spazioquandraugolare, che ri man e sotto la graticola, lasciando aperti p;li altri due per il tiraggio. S i trova cosi costruito un fornello, il quale circoscrive il fuoco con notevole ri"parmio di com b1.1stibile, e protegge nello stesso tempo il cuoco da un ecce::b ivo c~tlore, n oncht: dalla fiamma e dal fumo. l lati aperti permettono l'introduzione del combu~tibile non solo, ma n.n che di t utti i res idui animali (ritagl i di cnnte, ossa, inter io ra), e dei rifiuti della cucimt (posatura di calle, scatolette di latta, ecc.). Tutti i mn.te ri:\li liquid i s i raccolgono nella parte più profonda del la fossa, e vengon o r apidamen t e evaporati dal calore delle pietre senza. disturbare la com· bustione: lo scatole tte di latta e tu tti gli al t ri materiali incom bustibili sono pron· tamente ri mossi, non appena il fuoco h11. compiuto il suo lavo ro di pur ifica zione. Su1m1. Prof. F . TE.~·n, maggiore medico. -

Smalttmento det materiali dl rl8uto nelle caserme,. -(La Propaganda stmita1·ia, m:tggio Ut08).

L 'A . cousiùcra l a questione de lla rimozione e distru;r.ione dei m~tteriali di r ifiu to non nei rapporti generali dell' i!!iene urbana, ma per ciò cl1e ri g uardn. le sin gole collettiviti1 e specialmente le collettività mili tari, delle quali molte ancora, purtroppo, con tinw1 no a vall'rs i, per tale importante servi;do, d i mezzi iltSufficienti e poco a deg uati. Xegli ambieud colle ttivi mi litari, come del resto in t utti gli a ltri , le mater ie di rifiuto ch e si for mano, possono aggruppar s i in piÒ !'ategorie. A ) Dcie:~.ioni umane ed an imali. iJ) Acque di ri fiuto dt• lle cucine, bagni, lavanderie. G) Acq uo di lavaggio dei locali. D ) Spazzatu t e e r esidui delle cucin e. E ) Acque meteo ri che. J.') ( Por g li ospedali e infermerie). 11Iedicature u~ate.


RIVISTA D'IGlE.:m MILITARE

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Non sempre il mezzo di doposito e di successivo smaltimento per tutti que;;ti materiali è soddisfacente; per lo più lo è solo per quelli liquidi o semi solidi, che se· gaono la via. dAl locale impianto urbano di allontanamento delle mate t·ie fecnli e delle acque di rifiuto. Una quantità iJJvece non inclifl"erente di JOaterinli solid i (spaz· znture, rifiuti delle cucine, med icuture usate, ecc.), capaci di contene t·e ogni sorta di germi patogeni, re:>tano s pesso a. formare. per parecchio tempo, un dannoso deposito, reso ancor più pericoloso dagli insetti, che, numerosi, su esso si moltiplic~tno e da esso s i sollevano. . L'A. ritiene la cremazione come il miglior mezzo per lo smaltintento di questi materiali e la distruzione dei germi che eventualmente vi si tro\·ino e descrive, elo· giandoli, alcuni apparecchi proposti a questo s copo dal dott. Brecbot. U na particolarità di questi apparecchi è di es,;ere composti di due part.i e>sen · ziali e distinte: un forno inceneratore costruito di materiali refrat t:wii ed un brn· ciatore dei gas, formato da un doppio involucro di ghisa. L e due pnt·ti sono riuni te fra loro da un tubo a gomito pure d i ghisa. Per mezzo cosi di ele vata temperatu re, otten ute tanto nel forno quanto nel bru· ciatore de i gas, i materinli vengono distrutti ed i gas decompo.~ti. sonzn. emissione di odori spiacevoli, nè di fumo. ·A. fianco di questo apparecchio fisso, ott imo per l'evacuazione dei materiali di rifiu to delle ca serme, degli ospedali, delle fortezze, il dott. Brechot ne ha propoo;to. uno mobile, facilmente tras portabile, montato s u due o quattro ruote, utile per le formazioni sanitarie di campagna , ed un al t ro, assai più semplice e di minori dimensioni, adattabile per piccole collettività., camere di malat i contagiosi, ecc. G. :i\fE:\DF.S.

L"insegnamento d igiene uell'eseroito lugle•e. - ( Revue mililai1·e des armées étrangb-es, p. 506, n. 966, anno 1908). Dal lo gennaio corrente anno con un « Ordine a ll'esercito» è reso obblig atorio l'insegnamento d'igiene nell'esercito inglese, basato su argomenti svolti in un • Manuale d'igie ne militare » distribuito a. tutti gli ufficiali. Nei corpi di stanza alla sede del comando militare, sar à. annualmente impartito agli ùfficiali d11.l Direttore del servizio sanitario del Comando e nelle altre guar· nigioni da un medico militare incaricato. Gli u tliciali di compago ta e di squadrone debbono insistere continuamente nella educazione e propagRnda dell'igiene ai soldati loro dipendenti e per abilitarli a detta istruzione, l'igiene mili ttHe t'a ora parte del programma d'esame, per l'av~tnzamento dei tenenti al grado superiore ed è !ltata is tituita ad A.ldersbot una scuola d'ig iene militare per: l o) ufficiali (in numero di 2J o più per corso)' l'insegnamento ha la durnta di un mese e termina con un esame speciale; 2°) sottufficiali e soldati ( in numero di 45 o più per corso) , onde fornire ogni reggimento di cavalleria, battaglione di fanteria, o gruppo d'artiglieria di un sottufticiale e di otto soldati, cui verranno affida te le varie pratiche ig ieniche: 3') sottufficiaH e soldati di sanità (i n nutnero di 25 o pilt per corso) per istruirli in modo speciale nell'igiene de l campo e nella sterilizzazione delle acque. Inoltre in ogni s cuola militare (scuola di stato magg iore, di Woolnich e di Sa.odhurst ) è obbligatorio un cors o auuua.le di 12 conferenze d'ig iene, al termino del quale gli allievi dovranno sostenere un esame sugli argomenti svolti nel ma· nuale d'igiene.


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CORRISPO.:\DENZA

Per ultimo all'atto della mobilitazione s i for mer à una « Commissione d'ispezione '3auitaria " • posta alle dipendenze del generale in capo e costituit a da un ufficiale superiore d'arma combattente (presidente), da. un ufficiale superiore del genio e da un ufficiale superiore medico (membri). Serve come commissione consultiva io materia d'igiene ed è incaricata del regolare funzio namento e rifornimento d el materiale sanitario in distribuzione alle truppe, dell'osservanza di tutto ciò che riguarda l'igiene e di aiutare gli Ufficiali generali ed il Serviz io medico J\ mantenere la :,:alute dell'armata, collegando e faci litando non soltanto l'azione d ei diversi servizi S>lnitari, ma anche quella delle divers e organizzazioni sanitarie nei paesi occupati. Può presentare quelle proposte che giudicherà d'utilità dell 'esercito, visiterà tutti i luogh i ove si trova no truppe riunite e s 'intenderà colle autorità locali sulle misure snnitarie che crederà opportune. Una simile innovazione è stata pur e ultimamente introdotta nell'eserci to russo (Nuovo insegnamento nelle scuole militari russe ed in quella di J ounket'l'l - Rewe militaire des armées étran,qères p. 523, n. 966, 1mno 1908), il che sta a dimostrare quanta importanza vada assumendo l'igiene m ilitare, specialm~:nte dopo i meravigliosi risultati ottenuti nell'ultima g uerra russo-giapponese ed è a SJ?erare chP prossimamente anche nelle nostre scuole militari sia reso obbligatorio detto in· segnamento, poichè se l'ufficiale medico sarà coscientemente coadiuvato nella pro· pagando. igienica da tutti gli ufficiali e sot tuf6ciali, ne SRril. assai facilitata l'educazione del soldato con indiscutibile vantaggio de ll'esercito e della società. TIRELU.

CORRISPONDENZA Riceviamo e pubblichiamo: Il maggiore med ico Mennella, nel s uo recente lavoro Della (ebb1·e estiva, testè pubblicato nel Giornale di m,edieina milita1·e, fa alcune osservazioni su quaoto io ebbi occa sione di scrivere nel mnggio 1907 sul medesimo argomento Non sarebbe riguardo!'o, verso l'egreg io maggiore, t r ascura r e tali appunti . .Mi si permetta quindi di fare osservare che l'aver io allora affermato che i fatti n carico de l sistema digerente non sono qualche volta, nella febbre estiva, manifesti. mentre sono costanti i fenomeni di intossicazione nervosa, non infirma aft'atto l'opinione che la malattia in q uestione s ia una tossice min gastro-enterica e che q uindi tutti i s intomi d i essa s iano secondari e dipendenti dalla infezione intestinale. Sono quindi ben soddisfatto di essere iu questo proposito perfettamente del pa· rere del mag~iore Mennella, giacchè se ho detto che talora. le manifestn:~Jioni dei fatti morbosi a carico dell'apparato gastro-enterico non sono apprezzabili, sappiamo che q uesto avviene qualche volta anche nelle febbri intestinali da bacterium coli, e p~rsino in qualche caso d i infezione Eberthiana, e in tal caso, anche in queste malattie, i fenomeni nervosi hanno il sopravvento. Nella infezione tifoidea stess.. le funzioni del s istema nervoso si trovano sempre più o meno pregiudicate, per la natu ra medesima della tossina, tanto da farle confedr e da alcu ni antichi l'appellativo di ( eb1J1·e nervosa; e non è strano quindi che


719 anche nella febbre estiva, che con le infezioni Eberthiane ha degli .nnegabili rapporti di affinità, il s istema ne rvoso presenti CO~>tantemente dei sintomi piu o meno gravi, che vanno dalla intensissima cefalgin, alla ruchialgia, ai dolol"i muscola ri a l collo, a l dorso, ai lombi, alle artralgie ed, in cer ti casi, perfino giungono al subdelirio ed a l coma vigile, notati dallo stesso .Menuella. Ed a proposito dell'interpretazione dei fatti patolog ici a carico del s istema nervoso. presentati dalle cavie inoculate col germe isolato nell'ospedale militare del Celio, debbo ancorR osservare che io ne trassi a rgomento a confortare l'ipotesi che esso avesse una quRlche importanza nell'etiologia della febbre estiYa; non già motivo ad aJf'erma re l'assoluto predominio dei fenomeni nervosi sopra i sintomi gastroenterici, nel quadro dinico della malattia.

G.

)fENDES

lt1Unl ~ m tdtco.

NECROLOGIO Prof. LEOPOLDD BARUCHELLO, maggiore veterinario. Il corpo sanitario militare si associa o.! lutto dei colleghi d el corpo veterinario per la grave pe rdita del mag giore veterinario, prof Leopoldo Baruchello, morto ~ Montecatini il 9 giugno scorso, dopo pochi giorni di mt~lattia. ~ato a Ferrara. il 2& agosto 1857, si laureò a Torino nel 1877, e nello stesso anno entrò col grado di sottotenente nel cor po veterinario. Fu promosso capitano nel 1885, e nel J 902 maggiore a scelta eccezionale : la commissione suprema d'avanzamento aveva. approvata recentemente la sua promozione a tenente colonnello, designandolo come futuro ispettore del corpo. Il Bantcbello c·onseguì ancora nell'univers it:'t di Roma la laurea iu med icina e chirurgia, ed ottenne nella scuola s u periore di Tot·ino la li bera docenza in patologia. e clinica m edica veterinaria : ebbe perciò l'incarico della zootecnica presso la facoltà a graria d i Roma, e dell'epizoozia nei corsi di perfezionamento in igiene ed in seguito fu n ominato, pe1· titoli, professore straordinario di patologia e clin ica medica veterinaria nella università. di Perugia, e successivamente di patologia generale ed anatomia patolog ica n~ll'ateneo di Padova. ma egli rinunciò a. queste catted re per continuare a prestare l'opera sua attiva ed intelligente a vantaggio del corpo veterinario militare. ~el 1005 venne dal Ministero della guerra. chiamato alla direzione del gabinetto di batteriologia veterinaria militare, e nel 1907 fu inviato dal Ministero degli esteri con particolare miss ione nella Colonia eritrea per compiere importantissime rict rche sulla profilass i contro la peste bovina. Fra le n umero!'\e pubblicazioni del Baruchello ricorderemo in particolar modo il trattato sulle malattie del ricambio ma.teriale e del s angue, e quello sulle malattie della cute, che s i distinguono fra i più interessanti volumi dell'Enciclopedia italiana veterinaria., ~ita dal Vnllardi; le ricerche sperimental i s ulla pitoplasmosi


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MOVIME:-.TI A V'VE:-.UTI :-lE T, CORPO SANIT . E NEL PICRS. :F'ARMACEUTICO

e s ull'aden ite eqnina, s ull'etiologia della febbre petecchiale del cavallo, s ulla fase de· S'}uamaliua della psoriasi maligna, sulle manifestazioni della sepsi nella psoriasi ecc. Cosi egli seppe col la potenza dell'ingegno e colla costanza della volontà ac· quistarsi una autorità incon testata. nel campo della battet"iologia, della patologia e della clinica equina. ed e~sere meritamente ap prezza to anc1Je all'estero. Tale lo scienziato : come uomo si disti n se per a lfallilità di modi, per mitezza d! carattere, sopm tutto per ra,ra modes tia. La morte ha colpito il Bantche.llo alla vigi lia della promozione, ma la fama dello scienziato e le s ue doti preclare di mente e di cuore non s i cancelleranno facilmente dall'animo di quanti ellbero la fortuna di conolcerlo e di a pprezzarlo. CASAR!:Sl.

0?:~'::__-;~~ovimenti menuti nel Cor~o ~anitario enel PersonaleFarmaceutico (Oispense n. 37 ~ '! del Bollelhno ufliciale delle 11omi>~e).

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Ufflolall i n aervlz lo a ttivo permanente . R. decreto 19 luglio 1908

liALAVASl cav. Enrico, tenente c:>lonnello medico ospedale succursale Udine. Collocato in pos izione ausiliaria, a sua domanda, a datare per gli ass egni da l to agosto 1908. R. dec1·eto 2 agoslo 1908. BnACCO Ed·ua1·do, tenente medico 28 fan tet·ia. - DELOGU Gin o, id. ospedale Venezia. - LANDRIANI Robe1·to, id. id. Piacenza. - Collocati a d isposizione del

Ministero degli aft'ari esteri dal quale percepiranno g li assegni e le indennità loro spettanti a datare dal 27 luglio 1008. Partiti da Napoli per il Benadir il 27 luglio 1908.

R. decr eto 2fl agoMo 1908. GtAQIJINTA Salt·ato1·e, capitano medico ospedale

Ravenna. - Collocato in aspettativa, per infet·mitil temporarie provenienti d!l. cause di servizio, per 1a durata di un anno.

Delennina.zione m inisleriale 10 sctlem,bre 1908. CAr.ù lìitlorio, tenente medico llrignta artiglieria montagna del Veneto sfcrito R. corpo d i truppe coloniali.

Tra ·

11 R cd attoro

D.r RrDOLFO LIV{, teu&Ute colonnello medico. l l DirC'tLorc

PrETRo homlAco, maggior generale medico ispettore. (7835) -

lh1mn, i 908 -

Tip. E. Vogllcr:•.

GIOVANNI SCOLARI, Gerenl~.


BnN..umo e BREZZI. - Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra. Memoria premiata al concorso Riberi. Un volume di pag. 276 con molte figure e tavole grafiche. - Roma, 1905 . . L. 3 5.0 0ASABINI. - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria premiata al concorso Riberi 1905-1906. Un volume di pag. 402 con tavole grafiche e statistiche.- Roma, 1908 • 8 CusANL - Esp2.11izione sommaria dell'ordinamento e funzionamento del servizio ~~&nitario in campagna presl!O l'esercit-o italiano. - Roma, 1906 • " DB CEs.um. - Studio sulle media.stiniti (mediastiniti suppurative, asce88o media.stinico). - Roma, 1900. Un vol. di pag. 144 " 2 HYRTL- - Onomatologia anatomica. Storia e critica del moderno linguaggio anatornioo. Traduzione libera italiana dei dottori C. PRETTl e C. SroBZA. Roma, 1884. (Edizione rara) " 6 Le ferite cawate dalle armi da guerra. Sintesi della relauonc sanitaria sugli eserciti tedeaohi durthte la guerra franco-germanica 1870-71. - Roma, 1889. U n volume di pag. 348, prezzo ridotto. » 2 MANAYnA. - Studii storico-critici sulla meningite cerobro-spinale epidemica in Italia e particolar!llen~ nell'esercito. - R oma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole graficlte. Prezzo ridotto . • l fiO S.u.nu.BJ. - Le lesioni traumatiche dei centri nervosi. Memoria onorata del premio Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Prezzo ridotto . • 8 60 SI'OBZA e Gtat.U.R~tLt.r. - La malar ia in Italia. Opera onorata del 1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitografiche. Roma. 1885; prezzo ridotto. . . .. . • 3 TOI4BLL1Nl. - Delle malattie più frequentemente simulate o provocate dagli insoritti. - Roma, 1875 • • 3 50 11. H . - Per l'aoqulsto delle opere sopraindlcate Inviare commllllonl e vaglia aii'Amminlafrazlone del Giornale di mtdlolna militare via XX Settembre Roma.

- -- - -·

A.U1·e pubblicnzloni, 1netlico-miUtari: CAsALI PIETRO, tenente medico. - La chirurgia conservatrice nei suoi rapporti con la ttaumatologia e la legge concerne nte gli infortuni sul lavoro. Trattato di esegesi clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgica generale e alla legisla7ione sociale :italiana. - Roma, 1901, Società editrice D ante Alighieri. . . L. 3 (Vend.ibile presso l'utore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) ID. m. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - Milano, Associanone tip. priv. 2a ediz., 1900. (Vendibile preBBo l'Autore, via XX settembre, -89 p. 1°) 2 DE F .u.oo ANDREA, tenente colonnello medico. - Patogenesi unica delle malattie vascolari, seoretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini. Un vol. in so di pag. 240 con 8 tavole fuor i testo. - Napoli, Società commerciale libraria, 1905 . • 8 FlmBAlU LELLI 'F:BA~OESCO, tenente medico. -'Manuale di bromatologia pei medici militari. - Firenze, 1906. Un vol. in 16° di pag. 484. (Vendibile p resao l'Autore in Firenze, scuola d'applicazione di sanità miJitare). , L. 6 hiBBUCO 'PIETRo,' generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili da guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. lStudi sperimentali, con 15 tavole di fotografie e radiografie riprodotte in fototipografia). - Roma, 1903. (Vendibile preBBo la Tipografia E. Voghera). . • 4 ID. m. - Le operazioni più frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure intercalate nel testo. - Firenze 1898. (Vendibile presso la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . . . • . , 8 J4NDOLO Cos-rANTINO, colonnello medico. Oftalmoscopia ed ottica oculiatica. Manuale teorico-pratico. Un vol. in 8° con 82 figure e 12 tavole. -Napoli, stabilimento tipografico Ferrante, 1905. (Vendibile presso l'Autore, Roma, via PriJlcipe Amedeo 47) • 8 MANGIANTI Ezro, tenente colonnello V'edico - Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po ( 1889, 1898, 1905). Testo e progetto con illustroooni, premiati con diploma d'onore all'Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile preaso l' Autore, piazza Sant'Ambrogio, Milano) • 4 ID. ro. - Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profilasei attuale. - Età della chiamata. - Ferma biennale. - Abbassamento della statura). Relazione al congresso nazionale d'igiene 1906 1\lilaDo. (Id. id. id.) . . . . . " 2 84BJ;LLICO UaBANo, teDente medico. Fasciature ed apparecchi, fratture e IWISftZioni. - Firenze, tip. Bar bèra . . SA.LINABI S.&.LVATOBE, capitano medico. - L'anatomia e la chirurgia operatoria della mandibola e delle parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un vol. in s• di P &g. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile preSBo l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli) . • . . . . . . . » 3 -


GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Direzione e Ammlnlstraz.: Via Venti ~ttemDre (Paian o del Ministero della guerra)

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l

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INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI ltiVIS"fA MIWICA Ludke - Contributo clinico e sperimen tAle allo ~tu•11u della r~.azione congiuntiva le • . Valllard e DOJIIIr. - La siçrotPrapi o nella dis•eiHeroa bacillare . . . . . . Janowskl - Sulla rloa(rno.hl dUfcren7ialc fra trasu1lati erl essudati per mezzo di una prova rnu aru1o acetiw forlemente diluito ( prova 111 Rovalta) • . . . . . . . . . • . • . Bioglio - l tentativo <li cura nello emorra)lH< df'l cenPllo. Bonardl - Su Ila form•zlune f' pro pagazloue dei rumori cardio-artel'iosi secondo la dottrina maof'mauca dei flfi.vorloCI. . . . . . Tranquilli. - La s oerolerapia nell:o polu]Qni~ lobare, . , , , , , , , Poz zilli. - l l~>ucocoli a 11ranulaziom sudanonle nelle malattie dell'apparato res1>iratorio, con spocoale rog o~~trdo alla !Jneumonlte crupale . . . . . . Calmaltt . - Le ••lo normali d'infezoone tubet·colare .

Pag. 751 75t

753

75~

7~

7l\9 736 760

R'IVISTA Ul NEVROPATOLOGIA. Con1igllo. - l<:<<ai~ tic criminologie mihtaire. - S11t!Zi rh psico~or.oolol{ia e di scienza c rimonale OPi milotari. - N~vrosi e psieosi ocl militari. - t nuovi problemi di psicosoclolojotla militare. - <Con f la~ola) . . . . . . . . . • • . Raubonl. - Contributo alla ùottnna dello localor.zas ioni cer~brali . Al VISTA DI CHIRURGIA 01 GUERRA. Valentln e Vannrts. - Frattura 11eiiN mastNM da proiettile di r ivoltella. - Ollte purulenta Perrando. - Dirt·zonne ccc~r.lonale df'lla fonta 1wr COifJO aulcida di rll•oltella alla tempia . Ducroquet. - La tNapia ortol>cdira del pi~e JJiatto . . . . . . . . . Bechard . - Traumausmo de l'addome per calelo di c:tvallo. Perforulooe del duodeno. taparato mia. Guarogione •

;~

767 768 769 769 770

RIVISTA lll CRIRUHGI.~ GENERALE Neumann. - 11 trattamAnto rlelle rerote de l fpgalll . . Carmlnltl e Car e re. - Bicerche Pd r~pPrimentl s ul trApianti rim<wlari: Freeman. - Un nu o~o melo so di operare il varicocelo Pagnler e Ferralon. - Anm a scano . . . Toka r skl. - Bouora e rwrfo razloni rlell'inLPSllno . . . . . . Kull. - n1 un c.1so di perltofl)le lraumalica . . . . . . . . Rossi. - La indohPntina at>ploeata a lla s tP.roloz7.ar.oone dei m a teriali di .• utura . . . Bler . - l.'annst-soa tle~<ll Rrti per la voa endovenosa. a_~so riata all'l<chemia arlindale . Churton. - O;servatloni s ulla diagnosi precoce d ! alcune lesioni chirurgiche dell'addome.

171 7j!

Ti!

;;3 i74 775 775

776 776

Rl VIST.\ 0 1 ~IEDICii>A LEGALE. Uhllch.:..... Alcune ossen·azionl sul ricooo~cimenlo ed accdrtamento dell'imbecoll.til estati arnni

ii7

RIVI$H. Ul TEC;-\IC.~ E SER VIZIO MEDICO MILITARE. 7i8 17!1 780

Potare•. - Un nuovo racch~tto onrtol"idu:o le tli medicazione . Stler - I l trattamento de>rli alitJnatl in l(uerm . . . . .

c· l'lelll. -Un nuovo metodll 111 trasporto c!Pi Cerili in campagna Slmon. -

Slndio sul servizio di sanita nell'esercito todes~o

781

RIVISTA U' IGIENE MILITA IlE Sanil(i tshrricht iJbPr rtie Kgl. pre ussisch e ~ rmeP, doe Kgl. Sachtlschen und die Kgl. Wùrt· tembergis che Armcek oq >s fiir 190H905 . . . • . .

ltiVISTA O'IGIK"E Gto::\ERALE E BATTERIOLOGIA Testi - l.a <liffU'Iihillta Mila fo•lobre [dalla • . • . . . . . . . Remtlnglér et Osman Nourl. - Po'S'IliO i pesci trasmettere la febl'ore tiroide ed i l colera 1

Fournler. - AP~arerc·lu per la 11osmrczio ne col forcematoue . G. B B. - Sopra o '""iJI'otLi fra l bntLeo·o tifo e tifosimoll . . . . . . . . Kelsch, Camus n Tanon. - L"immun ota o l"ion mnnozzilzooue vaccinlche, nei loro rapporti co o. l~ ne di peurtrAziou~ citi viro!Jò.- l.'11mnnnir.za7.oone a mezzo o.lelle rivaccinazioni StAtis tica sommaroa delle cau•r rti onnrte n ell'anni.' 19\17 . • • Tlldrige. - L.e rRH•che come mezzrJ (lo tra<porto tlelrlnfezoone lifoirle Alrellt. - 1 termoflli cJelle ac<JUe potabili . . . . .

BIVISTA BIIJLIOGRAFICA. Cuarlnl. - La fatica nr!l:t vita moli lare . . . . . . Ba ccelli. - Pa role dette per la inaugu razione ciel X VI li Conl(nlsso m edico· na1Ùonai~. ottobre 1908.

CùNP&ItENZE SCH.::\TIFICIIE l:lEGLI OSPIWALI MII.ITAill. MOVDIENTI AVVENLlTI NEl, COill-'0 SA:I" ITARIO E N~:l, PERSO~ALE FAitMACEUTICO

'6

i86 781

789 789

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791

''~ i94 i95

i95 796

i'J7 798

Pubblicazioni vendi bili presso l' Amministraz. del " Giornale di medicina militare ., \'lA XX S eTT>:.IInne, I-'AI.AZ1.0 OML MoNI ;To.mo oeo.t.A GO&RRA ~

At1tro-pometria militare.- Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle clWISi 1859-1863; d ne volumi iu 4° con atlante Vol. I (Dati antrnpologici od etnologici) con Atlante della geografia an· tropologica dell'Italia. - Rom!\ 1896. . . . . . . • . . · • L. 18 Vol. i l (Dati demografici e biologici) - Roma, 1905 • . . . · _- 6 BARoFno e SBORZA. - Compeoudio di chirurgia di guerra compilato aulla etoraa medico-chirurgica della guerra di secessione d'America. Roma, 1888, 6 60 4 volumi, prez"~:o ridotto


MEMORIE ORIGINALI

NOTIZIE SOMMARIE SULLA

STATISTICA SANlTAI\IA DEL REGIO ESERCITO PER L'ANNO 1804

MoRBOSITÀ E :MOR'fALITÀ IN GE:\ERALE. - Sopra. una forza media totale di 210,637 individui, si ebbero 149,841 ricoverati negli ospedali e nelle infermerie, e 721 morti: e sopra 77,093,217 giornate di pre· senza se ne ebbero 2,288,942 di degenza negli ospedali e nelle infermerie. Queste cifre assolute dànno le cifre proporzionali esposte nella tabella seguente, nella quale si sono aggiunte anche le cifre dei 4 anni precedenti: -

--==--, ANNI

,P<R ,. .

(l)

i 900 1901

HJ02 1U03

1904

OE<.<~ FORZA ~~ Gfornatr di p. (3) l Morti (~) di presenza ll e~:e nza !Il()()

Knlr:oli nei Juogl11 <li cura

761 7:30 77;3

4.3 3.5

:l3

H

;33

718 711

3.3 :3.4

31

32

31

TI 1904 ebbe quindi tanto per la morbosità come per la mortalità delle cifre bassissime. LuOGHI DI CURA DOVE FIJRONO CURATI GLI AMMALATI. -

individui ricoverati nei luoghi di cura, furono accolti :

72,949 negli ospedali militari; 11,115 negli ospedali civili; 65,777 nelle infermerie di corpo. (l) Esc.lusi gli individui entrati in osservazione. (2) Esclusi i morti io licenza e (jnelli appartonenti al corro invall<h e veterani. (3) Comprese quelle degli Individu i entrati m osservaz.ione.

46 - Gtorn.ale ai medicina militare - Fase. X.

Dei 14U,841


722

NOTIZIE tiOMMARIE SULLA. STATISTIOA SANITARIA

(Gli individui passati dalle infermerie agli ospedali, per proseguimento di cura, sono computati come entrati negli ospedali). La. mortalità dei curati fn : nelle infermerie 0.06 per 1000 entrati, negli ospedali militari 5.2 per 1000 entrati, negli ospedali civili 11.5 per 1000 entrati. Questa differenza d i mortalità è spiegata dalla differente distribuzione delle malattie gravi nelle tre categorie di stabilimenti. Nelle infermerie infatti non si accolgono ammalati gravi, se non in casi assolutamente eccezionali, e, quando si p uò, questi vengono sempre trasferit~ in seguito, agli ospedali. Negli ospedali civili, per contro, la proporzione numerica dei gravi è aumentata dal fatto ohe non vi si accolgono i venerei, e in generale tutti quelli che possono sey;1za disagio fare il viaggio fino all'ospedale militare viciniore. MonBosrr.l E )fORTALITÀ sECONDO LE ARMI. - Ecco le cifre proporziona.li a 1000 della forza, tanto pel1904 quanto per l'intero quinquennio HJ00-904 :

Granatieri Fanteria di linea Bersaglieri Alpini. Cavalleria. Artiglieria da campagna :. da costa e fort.ezza Genio . Carabinieri Legione allievi . :. Legioni territoriali Compagnie di sanità . :t di sussistenza S tfl.bilimenti militari di pena 'Totale generale

_...__.

Mor bosita p. 1000

- ------Mortalità p. 1000

190>

1900-904

190~

1900-904

718 764 SM 499 960 818 613 772 1585 268 463 403 406 712

746 814 885 G62 902 832 707 830 1206 272 531 512 477 739

3.9 3.5 3.6 2.6 3.3

4.6 3.7 3.9 2.7 3.7 3.4

3.8 2.9 4.0

3.5 3.7

1.7 2.2 2.4 3.4

3.7 3.7 2.9 3.5 3.7 1.9 4.8 3.6

Però, nell'apprezzamento di queste differenze di morbosità e di mortalita tra arma e arma, errerebbe assai chi volesse attribuirle interamente alle ùifferenze del servizio, del reclutamento, del clima, ecc. Infatti, i corpi che hanno infermerie e quelli che sono frazionati in piccoli distaccamenti, donde non è facile mandare i malati ad un ospe-


723

DEL REGIO ESERCIT O PER L'ANNO 1904

dale, devono necessariamente, a parità. di condizioni sanitarie, presentare unamorbosità minore. Così ne avviene che vi è una differenza gran-dissima tra la legione allievi carabinieri e le legioni territoriali della stessa arma, mentre la mortalità è di poco differente. Anche le compagnie di sanità, che non hanno infermerie, hanno una morbosità molto bassa.

LA YORBOS I'l'A E LA ì\IORTALITA SECONDO LE DIVISIONI mLITA.RI nel 1904 sono indicate nelle colonne l e 3" delle cifre seguenti. Però siccome, specialmente par la mortalità, che si basa su cifre fortunatamente troppe scarse, i risultati annu!tli possono variare sensibilmente tra loro, giova anche tener conto della media generale del quinquennio 1900-904, che è appunto quella indicata nelle colonne 2• e 4". d

-------------- ------------

Entrati in cura p. tOOO Divisioni

Torino . Novara. Alessandria Cuneo Milano. Brescia . Genova . 'Piacenza "Verona. 'Padova. J3ologna Ravenna .Ancona. Chieti Firenze. Livorno :Roma :Perugia. Cagliari Napoli . Salerno. :Bari. Catanzaro. :Palermo Messina

Morlt p. HJOtl

1904

J90()-904

1904

1900·904

662 640 626 505

739 688

3.98

3.95

2.58

700

1.9'1

G27 722 73R

2.88

3.53 2.94 3.53

631

713 620 757 757 601 821 9!)2 647 685

600 724

731 G32 820

2.71

3.09

3.75 2.85

4.46 3.17 3·66 3.46 3.35 3.03 3.38 4.32 3.55 3.33 3.05 3.39 3.30 3.22

3.25

3.81 3.69 2.72

703

1.97 3.70 3.GO

6~1

3.47

850 634

690 677

682

4.16

831

834

2.95

689 607

748

614

994 810

951 G88

3.41 3.45 4.82 2.84

755

814

4.57

686 710 723

822

748

3.G9 4.6D 3.41

733

4.\)7

3.62 4.3!) 2.62

4.73 3.-17


XOTIZIE SOMl!ARIE SCLLA STATISTICA SANITARIA

11oBOO>;ITÀ DELLA TRUPPA PER PRESIDII. - Nel considerare la morbosità secondo i presidii è da notarsi che, per le ragioni accennate più sopra a proposito della morbosità secondo le armi, i presidii più piccoli figurano sempre di avere una morbosità. minore, come risulta dalle cifre seguenti: Presidi i con forza media superiore a 5000 morbosità 810 °/:.~ l> da 2000 a 4!)99 792 • • » da 1000 a 1999 816 • ,. » da 500 a 999 » 878 • .., ,. da 200 a 499 » 666 ,. l> » di 200 e meno : 583 • Carabinieri reali (legioni territoriali) : 274 • ~

~

))

..

..

R rFOBMATI1 RIVEDI BILI E INVIATI I:s" LICENZA DI CONVAL.ESCEXZA IX SE· GUITO A RASSEGNA. - Non sempre le malattie o imperfezioni per cui i militari vengono sottoposti a rasiiegna di 1·imando sono contratte d urante il servizio o per causa di esso; e, d'altra parte, tra gli individui qottoposti a rassegna speciale, ve ne sono pur parecchi che contrassero le loro infermità dopo l'arruolamento. Perciò la semplice distinzione dei riformati, rivedibili ed inviati in licenza di convalescenza secondo la specie della rassegna a cui furono sottoposti, non ha quasi alcun significato dal punto di vista della statistica sanitaria. A voler indagare quanta azione abbiano sul numero dei riformati le varie contingenze della vita militare, giova dunque meglio distinguere le riforme secondo che avvennero per infermità anteriori o per infermità posteriori all'arruolamento. Ma anche qui non cessano le difficoltà; poichè certe imperfezioni possono sussistere lungo tempo allo stato latente, ovvero senza dare alcuna molestia a chi le porta, di guisa che egli può nasconderle od anche non esserne consapevole. Talune di queste, benchè preesistenti all' arruolamento, possono (come le er nie, le varici, i varicoceli, ecc.) aggravarsi durante il servizio e per effetto del servizio stesso. P er altre infermità, la predisposizione, od anche il periodo iniziale, datano da lungo tempo prima dell'arruolamento, ma la vera manifestazione della malattia avviene sotto le armi. E perciò per esse resta pur sempre impossibile il definire q uanta parte spetti veramente alle influenze della vita militare e quanta alla congenita predisposizione. Perciò, affine di tenere una r egola costaute, si è avuto per nor ma di classificare soltanto come malattie o imperfezioni posteriori all'arruo-

lamento:


725

DEL REGIO ESERCITO PER L'ANNO 1904

a) tutte quelle che hanno dato luogo a riforma, rivedibilità. o invio in licenza di convalescenza. due mesi dopo la data all'ìncorporazione; b) tutte quelle che, pur avendo dato luogo al provvedimento nei primi due mesi dall'arruolamento, sono però evidentemente originate dopo l'arruolamento, quali sarebbero in prima linea i t raumatismi, le malattie infettive acute, ecc., ecc. Il totale degli individui sottoposti a rassegna (esclusi quelli che nella rassegna furono r iconosciuti idonei) fu di 30,134 cosi ripartiti: Per malattio o P~r mal3tlie c Imperfezioni imperfez ioni po~ leriori poslefiOTI allo arruoallo arruolamento lamento

Riformati . Inviati in licenza di convaleseenza o rivedibili

11,745

3395

12,089

2955

In totale .

23,784:

6360

In totale

15,14:0 14,994

---

30,134

In rapporto alla forza media, i riformati per malattie posteriori all'alTuolamento furono il 16.12 per 1000, gli inviati in licenza di convalescenza il 14.03 per 1000. Oltre agli inviati in licenza di convalescenza in ~eguito a rassegna di rimando, vi sono quelli che la ottennero dai comandanti di corpo o dagli ospedali per la durata di uno a tre mesi; e questi furono in numero di 9637, pari al 4:5.53 per 1000. Nella impossibilità di entrare in dettagli per ogni singola forma morbosa, anche per le più importanti, nmandiamo alla tabella V, dove è dato il numero assoluto e la proporzione per 1000 delle malattie indicate nella nomenclatura proposta dalla Commissione internazionale di Budapest. MALATTIE DALLE QUALI FURO~O COLPITI GLI UOMINI DI TRUPPA, -

Entrarono in osservazione negli ospedali militari 5518 inscl'itti di leva e 12,3±6 individui di truppa sotto le armi. Su 100 inscritti di leva si ebbe l'esito seguer.te: INDIVIDUI ENTRATI IN OSSERVAZIONE. -

Uscirono con dichiarazione di idoneità . • con p roposta di rivedibilità .,. con proposta di riforma .

18.8 ~4..6

56.6

La degenza media di ogni ìnscritto visitato fu di giorni 2.5. Sopra 100 uomini di truppa entrati in osservazione l'esito fu il ~eguent~ :


726

::\OTIZIE SOMMARIE SULLA STATISTI CA SANITARIA

Uscirono con dichiarazione l assoluta . . d i idoneità. l condizionata Tiscirono con proposta di rivedibilità. "' con proposta di licenza di convalescenza . . j .in rassegna d'speciale. ,. con proposta dr nforma rn rassegna 1 n· m an . ,. con dichiarazione di simul azione e provocazione. Morirono .

20.3 3.0.

18.& 10.2 21.1 10.6

La degenza media di ogni militare in osservazione fu di giorni 7.9. ~Yei presidi della colonia Erit1·ea, le condizioni sanitarie generali furono abbastanza lodevoli. Sopra una forza media di 598 individui di truppa italiani (esclusi quindi gli indigeni) la morbosità. fu di 458 per 1000, mentre nell'anno precedente era stata di 611. I morti furono 4 (6. 7 per 1000) ; le giornate di degenza per 1000 di presenza furono 28.5.

X elle RR. truppe d-istaccate a Candia si ebbero, su una forza media di 326 uomini, 175 ammalati, ciò che dà una morbosità di 537. Non si ebbero decessi. RR. t1·nppe nell' Estt·etiW 01·iente. - Lo stato sanitario generale di queste truppe fu pure molto soddisfacente, essendosi avuti, sopra una forza media di 416, sulo 215 entrati nei luoghi di cura, ossia 516.8 per 1000. Non si ebbero decessi.

Avvertenze circa le tavole statistiche. Tav. I. - Il totale degli esaminati (n. d'ordine l ) comprende tutti gli individui cadenti sotto la coscrizione, cioè tutti quelli che hanno compiuto i vent'anni, più gli omessi, i rivedibili, i renitenti, ecc. di leve anteriori. Le cifre p ropot·zionali relative alla statura sono riferite, non a 1000 individui trovati abili, ma a 1000 coscritti in genere, abili e inabili. Tav. II e seguenti. F o RZA MEDIA. - La forza. media annuale è calcolata dividendo il totale delle giornat e di ]Jresenza avute durante l'anno per 365. La forza media mensile si ottiene dividendo il totale delle giornate di presenza avute nel mese per 28, 30 o 31. Sono compresi nella forza media: tutti gli individui di truppa presenti sotto l e armi (anche se in servizi isolati); quelli che trovansi negli ospedali e nelle infet·merie e nelle carcel'i militari, quelli in licenza, non superiore a 60 giorni.


DEL REGIO ESF:RCITO PER L'AN:>;O H i04

727

Sono esclusi dalla. forza media: l o Gli ufficiali e gli impiegati militari; 2° Gli invalidi e i veterani; 3° Gli allievi della scuola militare e dell'accademia militare. AMMALATI. Sono considerati come ammalati soltanto gli entrati negli stabilimenti di cura, escludendo però quelli entrati in osservazione, e quelli

entrati negli speciali stabilimenti balneari e termali. Quando un malato passa direttamente da un ospedale all'altro per continuarvi la. cnra., si conta. soltanto l'ingresso nel primo ospedale. Quando un malato passa direttamente dall'infermeria del corpo a uno spedale si conta soltanto l'ingresso nello spedale. Quando un malato presenta più d'una malattia è sempre contato come un solo caso di malattia, indicando la malattia pitt importante. Sono computati tra gli ammalati militari anche gli individui di truppa che, ammalandosi durante la loro licenza, vengono ricoverati in uno stabilimento di cura (militare o civile). MoRTI.- Si comprendono nella mortalità generale non solo i morti per ma· lattia, ma anche quelli per suicidio, omicidio e cause accidentali. Non si comprendono i morti durante la licenza. Gli individui già riformati, che muoiono prima di potere essere inviati alle lo1·o case, sono computati tra i morti e non tra i riformati. ARMI E CORPI. -Riguardo alla distinzione per armi e corpi, è da osser· vara che nella fantei'Ìa di linea sono comprese anche alcune piccole frazioni speciali, come il deposito della colonia Eritrea, il personale di governo delle scuole militari, ecc. N on sono compresi nella statistica g]i invalidi e veterani. Vi sono compresi invece, ciascuno sotto l'arma e cor po cui appartengono, gl'individui dello classi richiamate tempor.aneamente sotto le armi per istruzione. Nelle Tav. III e VI le cifre proporzionali dogli entrati in cura distinti per mesi sono calcolate (anzichè per 1000 al mese) per 100,000 della forza al giorno; e ciò per evitare le ineguaglianze prodotte dal differente numero di g iorni che compongono i mesi.


728

1\0TIZIE SQ)JMARIE SULLA STATISTICA SANITARIA

TA vot.A l. -

~l

J NDICAZ ION I

Piemonte

Numero totale degli inscritti di leva esaminati .

42,506

9,899

52, 90

451

482

366

Liguria Lombardia

Risa/lato dell'esame degli

Veneto

Emilia

~ z. l

a6,885 1 28,082

28,030

Su 1000 eli essi : ' 2 1 F urono dichiar·ati idonei al 1 servizio. 3 F ùJ'OilO dichia rati inabili per deficienza di statura. 4 Furono dichiarati inabili per impe!'f"ezioni , malattie e deformila. . . . 5 F urono mandati rivedibili.

35

607

480

463 28 22G 2tì3

33

3i

17

;H

2R5

243

256

24-2

305 295

195

221 265

6!)

65 t7o 298

71 193

299

2~6

263 107 34 fl

264 141

~65

2!)!)

128 37

HiO

7

45.2

51.9 0.2

181

Stt 1000inscrdti di leca si el•l!ero le seyuent i staw re: 6 7 8 9 10 H 12

Di 1,55 t- rnf>no Da 1,:16- 1.60 » 1,61 -1,65 » 1,6G - 1,70 » 1,71 - 1,75 • 1,76 -1 ,RO » 1,81 e più Cau.~e

l 13 14 15 16 17

18 19 20

21

197 3~1

-11·5

46

62

143

186

6\l

221

2~18 '

50

305 277 126 36

16

8

10

52•2

42.0

41.1'1

1.5 13 .1

1.9 :3. 9

2~14

110

:3x

di r\(orma (e-

sclusi i deficienti di stAtura) per 1000 inscritti

esaminali. Debolezza di cosliluzione. T ubPrr.olosi polmonore. Miopia r eale . . . . Vizi o r ganici del cuore Gozzi . . Va•·ici. EmoJ"J"Oidi Ernie . . . . . . . . Deviazione o rnAla ronfOr· mozione dei piedi (pit~di equini) . . . . . ·1

0.3

1.0

2.5

30.2 8.1

1.0 1 .,

23.3 3.7

61.0

0.1 1.1 1.7 41.2 t:l. 3

2t. 9

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0.5 O.R 1.5

12.0 7.3

0.4 2.3 7. () 0.0

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0.0 11 . ti

LO

2.3

LG

O. l


DEL R E G I O ES E RCITO PER L'A~~O 1904

72!:1

inscr it l i di leoa della classe 11<84.

l

Marche

Umbria

Lazio

12,2}3 7,830

lCamJlania l'u gllo Basilicata Calahrla

~ Molise j

12,855 18,7:>3

TOTALE

Sicilia

Sardegna

del

He.(!'no

39,088

25,136

7,59:~

18,4:r;

4'!,336

11,2}3 3!19,806

499

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616

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240 307

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187 269

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189 297

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14.2

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Abruzzi

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1. 9

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29.0 35.3 0.0 0. 5 2. 7 7.7 4.6

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16. 8 38.7

14.9

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-

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o

1. 1. 4 12. 5 5. 1

o. o


730

NOTIZIE SO:IoatAUlE SULLA STATISTICA S ANITARI A

Mooimenlo degli a-nmalali p er dioisioni nel 1902.

TAVOLA I l. =

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MALATI E:'iTRATI

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4.719

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AI('SSdi1Ùt'Ì8

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22 625 312 1. 2() 1.!18

Cuneo

iO.ORG 2,<104

2,~87

5,0fll

23

Milano

10,93::! 3,249 3,644

6,893

22

Brescia

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4,·186

1!)

29 505 2''>7 2. :28 2.H8 2!) 6321 33i :L02 2.!i5 22 71:11 363 3. 23 3.74

21

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2,056 2,130

372 3.-«ìl 3.!l!l

Genova

9, 128 2,662 2,996

5,U~8

Piacen1.a.

!),:243 3,85G 3,5!19

7,455

Verona

to,:,r.!> 3,61)8 4,:J32 s,ocu

::,

Padova

Il (l:l!l 2.661 -~ 338 '

6,9!19

39

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15

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Bolognu. n a ,·enna.

3!)7 1. 31 1. 96

Ancoua

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12

18 5\7 271 2 . 56 3. 70

Chieti.

6,\HOI 1,111

3,045

4,756

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25l 685 4:.l9 :3 . 0~ 3 .60

Firenze .

7,1901 1,91-3 3,01 9 9,1401 2,19H 3,!l8!l

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21

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Na poli

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Saler r.o .

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4,29 1 1,1 80 1,777

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DEL REGIO l!:SERCITO PER L'ANNO 1904.

TAVOLA I II. -

73~

Mooimento degli ammalati per armi e mesi.

-

CIFRE ASSOLUTE

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ARM I E C OR P l

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o "'" Granatieri Fanteria di linea Be rsaglieri. Alpini Cavalleria Artiglieria da campag na da cosla e fortE-ZZA l d. Genio. Carabinieri Legione allievi . Id. Legioni lerri loria li compagnie di sanita Id. di s uss is te nza . s Labilimenti militari di pena Totale Ge nnaio . Febbraio Marzo Aprile Maggio . Giugno Lug lio Ag osto . Sette mbre . Ottobre. Novembre. Dicembre

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35 37 40 63 59 4!) 67 fl6

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-310,637 H9,841

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Morirono

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- - - 72d~ O.OOiS O.OO!):J.


732

NOTIZIE SOM.HA.RIE SULLA STATISTICA SANITARI A TAVOL A

IV. -

Mooimento dei malati nei presidii più importanti.

(Capiluogo di divisione e pre.sidii super iori a 1000 uomini di forza media).

P RESI D I !

t• Corpù d'armata . .

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Padova. . Venezia . Udine . . Bologna . Modena . Ravenna .

~ Ancona . Chieti . Aquila ~ Fir·enze Livorno · ( S pezia .

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Napoli Caserta.

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l

j

PROPOR7.10l\E per tOOO di foru media

664

1,093 626 761 943

585 610 410

524 669 940

745 564 671

580

7641,001

750

1,157

802 1,1!14

621 724 726 8~5

616

966

634

895 909

746

811

818 792 922 803 1,0\9

595 1,066 1,145 1,086

920

807 1 0'>4 '89\ 1,076 666


733

DEL REGIO ESEROITO PER L 'AX:-10 l!)()!

T AvoL.~ V. -

Mooimento denli ammalali per le malattie piu importanti. (O:;pedalì militari, ospec1nll civili e inrermerìe rli corpo).

...

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MAL A TTIE

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Alcoolismo . Bronchiti acute 3e 4 Colera. 5 Difterite, cr oup Dissenter ia . 6 7 Risipole . 8e9 Infezione malarica acuta e cr onica . 10 Blenorragia (casi di 1• manifes tazione) - blennrragia (recidiva) orchile e artrite blenOt·ral!ica. 11 Ernie. 12 Influenza. o 13 Colpi di calore e a ssideramenti. H Meningile cerebro-spinale epidemica 15 Morbillo . 16 Orecchioni . 17 Pleurite . 18 Polmoniti. 19 Reumatismo articolare 20 Scarlattina . 21 Scorbuto, porpora emorragica e peliosi re urnalica . 22 Sifilide 1• manifestazione S ifilirle 2• manife~lazione 23 Congiuntivite tracoma tosa 21 Tubercolosi polmonare 25 Jd. di altri organi . 26 Ileo- tifo . 27 Dermo-tifo . 28 Ulceri veneree e bubboni 29 Voiuolo e vaiuoloide e varicella :30 Ot1ti 31 Malattie dell'apparato circolatm·io :12 Scabbia - Altr e malattie della peli<>. 33 Frenopati~ . 34 Malattie degli occhi 35 Malattie dell'apparato uro-genilale ~

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134

NOTIZIE SOMMARIE SULLA STA1'ISTl0A SANITARIA

TAv. VI. -

Entrati nei luo]AI

--· DESIGNAZIONE DELLE MALAITIE secondo la t a vola

MALATTIE

Genlllk'

nosologlca Internazionale

1

lAlcoholismus acutus (inclus. Deli- Alcoolism o. rium tremens).

2

Bron chilis acuta .

3 Cholera asiatica 4 Id. nostras . 5 Diphtheria et croup 6 Dysenteria .

7 Erysipelas . . . . . . . . 8 Febris intermiltens (malaria) 9 Febris recurrens 10 Gonorr/wea . 11 Hernia . . . 12 lnfluen:m . . . . . . . . 13 Jnso/atio (Hit;sch/ag, coup de chaleur). 14 Meningitis cerebro-spinalis epide· mica. 15 Morbilli . . . . . i 6 Parotitis epidemica . . 17 Pleur itis . . . • . . 18 Pneumonia crouposa sioe lobaris 19 Rheumatismus a r ticulorum 20 Sca rlatina • 21 Scor butus .

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Bronchiti . Colera Llinerile, croup Dissenteria. . Ris ipola. . . . . . ... Infezione malarica acuta e croni~a . Blenorragia . . • . Ernie. . Influenza . . . . . . • . Co lpi di calore e assideram?clli Meningite cerebro-spinale epide:nica

31 Morbillo. . 19 Orecchioni . 13' Pleurite . . 1· P olmoniti . . . . . 2i Reumatismo articolare Scar lattina . . . . . . . Scorbuto, porpora emorragica e pe· liosi reumatica li Sypltilis . . Sifilide . . . 1 Tracho,na . . . . . . Congiuntivitf! tracomatosa . l Tuberculosis pulmonum. . . . . Tubercolosi polmonare . . Id. creterorum organorum. Tubercolosi di altri organi . Typhus abdomin alis . . . . . . Ileo-tifo • . . . . . . . Id. e:r:antematicus Dcrmo-tifo . . . . . . . . Variolae VAiuolo, vaìuoloide e varicella .w Ulcus molle . Ulceri veneree e bubboni . . 17 Morbi auris . Otiti . . . . . . . . . . . . 16 Id . cordis . Malattie dell'a pparato circolatorio . Id. cutis. . Scabhia e altre malallie della pelle. IOC> l Id . mentis. FrHrropatie . . . . . . . . 27 Id. oculi . . . . . . . . . Malattie degli occhi. . . . . . . l d . systemat. urin et se:r:ual.(e:r:cl. Malattie dell'apparato uro-geoitale . 1 14 oen. et syph).

T otale gen. degli entroli in cura

9.9~


DEL REGIO ESERCITO PER L'A~O 1904

735

di C'IINl distinti per mesi. I ENTRATI I N CURA

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736

lSOTlZit; SOl!UlAJUE SULLA STATISTICA SANITARIA

Segue T AV. V I. -

secondo la Lwola

Entrati n ei luo!J'''

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M AI.ATT J E

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A lcohol ismus acutus (inclus. De li- Alcoolis mo. rium tremens). Bronchiti Bronehitis acuta . . Cholera asiatica . . Cole ra i d. nostras . . Difterite, c r OUIJ Diphlheria et crout' Dissenteria. . Dysenieria . . . . é.. rysipelas . . . . . . . . Ris1pola . . . . . . . . . . I nfezione malarica acuta e cronica Feuri.~ inlermittens (malaria) . F ebris reearrens . Gonorr lwea . . . . . . . . Blenorragia Hernia. . . . . . . . . . Ernie . . . lnjlaen~a . . . . . . . . . Influenza . . . . . . . . . lnsolatio (Hil:zschlag, coup de r:ha - Colpi di calore e assideramenti . . lenr). M eningitis eereùro-spinalis epide- Meningite cAr ebro-spinale epidemica mica. Morbilli . . . . • . . . Morbillo . . . . . . . . . . . Parotilis epidemica. . . . Orecchioni . Pleu r itis . . . . . . . . P leuri te . . Pneumonia erouposa sive lobrcris Polmoniti . . . . . Rheumatismus articulorum . Reumatismo articolare Scar latina Scarlattiua . . . . • . Scorbutus . S corbulo, porpora emorragica e pe· lios i reumatica. Sr;philis . Sifilide . • . . . . . Traclwma . . . . . . 1 Conp:iuntivite tracomatos a . Tubercutosis pulmunum . . . . . Tube!'colosi polmonare . . . /rl. eo:tcro_rum organor um. Tube ~·colosi di altr i org.ani . . Ty[llllt.<l nlulomtnnh~ . . . . . . Ileo-llfo . . . . . . . . . Id. e:ran tematicus . . . . . Dermo-tifo . . . . . . . . Variolae . • . . . . . . . . . 1 Vaiuolo, vaiuoloide e varicella Ulcu.s molle . . . . . . • . . Ulceri molli e bui.Jboni . . . 1Otit1 . . . . . . . . . . . M orbi auri8. Id . cordis Malnllie dell'apparato ci rcolatorio . /d. C((fi.~ . S cabbia e altre malattie della pelle. Jrl. m entis Frenopatie. • . . . . . ! t/. or·ufi. . . . . . . . . Malattie dep:li occhi . . . . . . Id. sistemai. urin et se..l'llal. (e:r!'/ . Malatt1e dell'apparato uro-ge nitale . oen. el ·~!lflh).

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737

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738

NOTIZIE SOMMARIE SULLA STATISTIOA SA~ITARU.

T AVOI.A VII. -

Entrati nei luogh1

IIESIGNAZIONE DELLE MALATTIE secondo la tavola

MALATT I E

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nosologica internazionale

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A lcoholism us acutus (inclus. Delirium tremens). 2 Bronchitis aenta. :l Cholera nsiatica. !t I d. nost ras . . 5 Diphtheria et croup {i Dgsenter ia . . . . . . 7 Erysipclas . . . . . . . . 8 Fe/Jris intermitlens (malaria) . 9 Febris reeurrens 1O Gonorrhoea 11 Hernia . . H In.fluen:m . . . . . . . . . . 13 Insolatio (Hitzschlag, coup de ehalettr). 14 Meningitis cerebro- spinalis epidemica. 1!l Mo rbilli . . . 16 Parotitis epidemica. 17 Pleuritis . . . . 18 Pneumonia croupo.~a .~ire loba ris. 19 Rh eumati.~mus articulor um. 20 Scarlrrlina . 21 Sco rbtdus .

Alcoolismo B•·onchili . Colera . . Difterite, croup. Dissenteria . . Risipola . . . . . . . Infezione malarica acuta e cronied Blenorragia . . Ernie Influenza . . . . . . . Colpi di calore e assideramenti.

Meningite cerebr o - spinale epidemica. Morbillo . Orecchioni Ple urite . P olmoniti . . . . . . Reumatis mo articolare . Scal'latlina . . . . . Scorbuto, por pora emorragica e peliosi reumnlica. 22 Syphilis . . Sifilide . . 2:3 Traclwma . . . . . . Conj:riunlivile lracoma tosa. ::!~ Tuber culosis pulmonum . Tubercolosi polmonar e . . 25 1 Id . Ct'I'Leror um organorum Tube•·colosi di altri OPgani 2() , Typhus abdominalìs . . . . . . Ileo-tifo . Dermo-lifo . . . . . . 27 Id. exancematieus 28 1 Ulcus mulle Ulceri vener ee e bubboni . . 2!) Va riolae. . . Vaiuolo, vaiuoloide e var1cella 30 .!!forbì auris . Otili. . . . . . .... 11 1 / rl. cordis . • 1 Malattie dell'!ipparAto circolatol'io . 3~ Id. cutt.~. . Scabbia e allre malattie della pelle :1:1 Id . m<'nlis . FrPnopalie . . . . . . :14 Id. oculi. . . . . . . . . . Ma lattie dellli occhi . . . . . . 35 1 I d. sy.~lemat. u r i n. et se:rual. (e:rrl. Malattie dell'apparato uro-geoitnle oen. et syph.).

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DEL REGIO ESERCITO I.'E R L'ANNO 1 904

739

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740

NOTIZIE SOMMARIE SlTLI,A STATISTICA SANITARIA

Segue TAVOLA VII. - En trati ne1

1-=

DESIGNAZIONE DELLE MALATTIE

l

MALATTIE

secondo la tavola

nooologica internazionale

1 A lcoholismus aculus (inclus. De/irium tremen.~). 2 Hronchitis accua . 3 Cholera asiatica 4 Id . no~tras Diphtheria et cr oup. 6 Dysen te ria . . . .

5

i J~·r!f.~i[ielas . . . . 8 Febris intermittens (malar ta) . 9 Febrts recurren.~ . 10 Conorrhoea 11 Hernia . 12 I n.lluen;a . . . . 13 lnsolatio (Hitzschlau, c(mp de cllaleur). 14 M eningitis cerebro-spinalis epi"emica. 15 .\1oruilli 16 Parotitis epidemica. 17 Plcn ritis . . . . . . . 18 Pneumonia cronpo.~a sire lobar is 19 Rlieumatismus ariicolorum. 20 S carlat i n a 21 Scorbutu.~ . 22 2:1 24

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Alcoolismo Bronchiti Colera Difteri te, ct·o up. Oi~'<senteria . . . . . . . Risipola . In fezione malari::a acuta e cronica Blenorra gia ErniP. . . Influenza . . Coi!Ji di calore e a sside1·a menti.

Meningite cerebro-spinale epidemica. Mo rbillo Or ecchioni Ple urite. Polmoniti . . . . . Reumat1smo articolare . Scarlattina. . . . . . . . Scor buto, porpor a emorragica e pe· liosi r e uma1ica. S!fphilis Si1il1de . . . Traelwma Congiun ti vite lracomnlosa. Tu f,ercu/osis pulmonum . . . . Tubercolosi polmonat•e. . l tl. crl'tl'rorum organor um. Tubercolosi di a ltri organi. TuJdtu.~ abdomtnrclis . . . . . . lleo-lit'o . /1{. CXI)Tlll!matÌCHS Dermo-tifo. . . . . Ulcus molle Ulcel'i veneree e bubboni . . l'nriolae Vaiuolo, ,·ai uoloide e varicella ,\1orui auris . Oliti . . . . . lr/. cordis MalAttie dell'apparato circolato•·io . )t/. CHl iS • Sn"lbbia e allt·~ malatt1e della pelle lrl. mentis Frennpolic . I d. OCIIIi • . . . . • . • Mal11llie cleg-li occhi Id. S!Jiilemat. urin. ets~.r.ual.(excl. t\IaiAttie dell'appa rato uro-genitale.

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743

RIVISTE GENERALI

LA. SIFILIDE SECONDO LE NUOVE SCOPERTE. vanni l\fcnuuo, capitano medico.

Rivista per il dott. Gio-

L e ricerche tentate fino a tre anni or sono per scoprire l'agente patogeno della. sifilide erano riuscite del tutto infruttuose. I mict·organismi colorati o colt ivati da Klebs, A.ufrecht, 'Birch-Hirschfeld, Morison, non hanno certamente alcun rapporto con la s ifilide. Il bacillo trovato dR. Lustgarten (1$1-1885) nei s ifilomi, che presentava per la sua morfologia e per il modo di comportars i con le sostanze coloranti, stretta analogia con il bacillo della tubercolosi e della lebbra, parve, per qualche teinpo, si potesse considerare come il parassita della sifilide; ma ben presto si è dimostrato che il bacillo di L ustgarlen non è altro se non un conlune s aprofita, della categoria dei bacilli acidoresistenti. Con i progressi della tecnica m icroscopica e batteriologica, alcuni osservatori si erano domandati, se l'agente provocatore della sifilide non rientrasse nella categoria dei germi invisibili, i quali sono capaci di passare attraverso certi filtri d i porcellana. Klingmuller e Baermann hanno inoculato su se stessi con esito negativo i prodotti filtrati, attraverso una candela Berkefeld, di un ulcero di 10 giorni e di un condiloma piatto; e le ricerche sperimentali di 1\Ietclm ikoff e Roux hanno confermato che il germe della sifilide non rientra nella categoria dei germi invisibili. Nel febbraio 1905 Kohler, direttore dell'ufficio sanitnrio di Berlino, nominavi!. una. Commissione per verificare se il Cytorrhictes Juis fosse, come affermava il Siegel,l'agente patogeno della sifilide; e In Commissione era composta di Hoffmann, Neufeld e Schaudinn. Il 3 marzo 1905 lo Schnudinn fu colpito dalla. presenza nel succo fresco di un ulcero !:>ifilitico, di un piccolo spirillo, mobile ed estremameute diiTici le a studiare. I nsieme con Hotfmann si diede a ricercare questo spirillo n oi diversi prodotti sifilitici: e in una nota preliminare i due ricercatori annunziarono la presenza di due s pecie di spirilli nei prodotti sifìlitici. Di queste duo specie, una, lo spirochaete pallida, esiste costantemente nell'ulceri e nei gangli linfiLtici sifìlitici, nelle sifilidi papulose e papulo-squammose, nelle placche anali; mentre l'altro spirillo, lo spi1·ocìtaete ?'e(l'invens, appare non costantemente nelle le,;ioni sifìlitiche e s i può ritrovare anche in altre manifestazioni non s ifilitiche: papillom i, ecc. Metchuikoff e Roux, con larghe ricerche nelle scimm ie confermarono le osservazion i di Schaudinn. Si obiettò c he lo Spirochacte pallida o treponema potesse rappresentare un ageate di infezione secondaria sulle lesioni sifilitiche; ma tale obiezione cadde, quando si riscontrò il tt·eponema in manifestazioni sifilitiche com· pletamente chiuse e nelle manifestazioni cutanee e viscerali dei feti s ifilitici. Centinaia e centinaia di osservazioni ha nno oggi confermato, anche in rapporto alla patologia e all'esperimento, la scoperta di Schaudion e Hoffmann; e sarebbe volere spingere lo scetticismo troppo lontano per non attribuire al trepo-


7-J-4

RIVISTE GEXERALI

n emo. un valore etiologico nella genesi della sifilide, per non considerarlo come realmente l'agente specifico dell'infezione. Il treponema di Bchaudinn h a oggi per la diagnosi della sifilide lo stesso valore che il bacillo della tuber colosi per la tubercolosi. I metodi di osservazione e di ricerca del parassita sono: l. L'osservazione in preparato semplice nel materiale fresco con l'illuminazione in campo oscuro, mediante l'apparecchio ultracondensatore di Reichert. 2. Colorazione mediante il metodo d i Giemsa, con le numerose modificazioni apportate dai varii sperimentatori. 3. Ricerche nei tessuti con la colorazione al nitrato d'argento e diverse modificaF.ioni secondo Bertarelli, Volpino, L evaditi, Hoffmann, Zetnoff.

n treponema pallidum è uno spirillo lungo 4-10 !J. e il diametro trasversale non oltrepassa O 5 !J.; è quindi estremamente sottile e possiede 3-12 ondulazioni. Poco rifrangente, e difficile a seguirsi nei mezzi liquidi, ove !'i muove con una ce rta vivacitlt, descrivendo d ei giri di spirale e spostandosi longitudinalmente. :Mostra spesso un sottile ciglio alle estremità. Non è stata riconosciut!l la pre· senza d i una membrana ondulante, n è la· presenza di un nucleo o di un'apparenza di nucleo; probabilmente la sostanza nucleare è sparsa in forma di piccolissi mi granuli o cromidii. L'aOinità del microrganismo per i colori sono poco marca te. :\folto verosimilmente è anerobio: il sangue non sembra offrire buone condi· zioni alla sua vita. :::!embra che il tre ponema si riproduca per divisione lougitudinale: qualche osservatore ammetterebbe anche una divisione trasversale. Non sono state riscontrate altre forme di sviluppo del parassita. Non si è riuscito a coltivarlo; solo s i è ottenuto un arricchimento del germe su pezr.etti di t essuto o in sacchetti di colloùion, immessi nel peritoneo dei conigli. Lo spirochaete r cfringens si difl"erenzia facilmente dal treponema, perchè è più grande, più ri frangente, hn. ondulazioni più ampie e meno numerose che quelle del treponcma: ritiene avidamente i colori.

***

Quale pos to occt;pa fra gli esseri viventi il treponema de lla sifilide? La risposta uon &. faci le. c, nlle conoscenze di oggi, ogni classificazione si deve ri~;eucre provvisoria: certamente il treponema appartiene al vasto dominio, ove la vita apparo n elle manifestazioni sue più semplici. Il ::'>Iigula divide in quattro categorie:le spirillncee o microrganismi più o meno sottili e ondulati : l. Genere Spiro.; oma; spirilli immobili e sprovvisti di ciglia (spirosoma. na· sale-\\'eibel). 2. Genere Vibrio o Microspira: vibrioni corti, incurvati con una o due o al più tre cig lia alle estremita. 3. Genere Spirillum: microrganismi disposti in spirale, elicoidi e pt·ovvisti a ciascun esti·emo di un ciuil"o di ciglia. 4. GPuere Spirochaete : spirilli molto lunghi con ondulazioni p iù o meno numerose e regola ri, s provvisti di ciglia; alcuni possiedono una membrana ondula nte come i tripnuosomi.


RIVISTE GENERALI

745

Quando si trattò di c lassificare il parassita della sifilide parve che per i suoi -caratteri avesse la più grande affinità con gli spirocheti. Ma è una batteriacea o ra ppresenta un microrganismo più elevato. un protozoo? Più considerazioni sembravano in favore della n atura protozoaria del treponema, anche per una certa analogia della sifilide con la dourine o mal del coito del cavallo, e per certi rapporti che si credeva avessero gli spirocheti con i tripanosomi. Onde Schaudinn ammise dapprima la natura protozoaria delle spirillacee del quarto gruppo. Jl Levaditi ri tiene probabile invece la natura batterica del g ruppo degli spirocheti e vorrebbe distinguere il quarto gruppo delle spil'illacce in 3 divisioni: l. Spirochote con l ciglio terminale: Spirocheta refringens - Spirocheta della febbre ricon·ente. 2. Spirochete con due ciglia terminali. Treponema pallidum. 3. Spirochete con n umerose ciglia lungo il corpo. Hpirochaete gallinar um. Spirocbaete dE:>-Jla Tick-fever. Altri autori ammettono invece nettamente la natura protozoaria del treponema e distinguerebbero : . . 1 Vibrioni. .. . B atteru .. 1 ~ 8 p1r1 11 1. c Spirocheti propria mente detti con membrana. Spirocbeti. .) ondulante: Spir refringens. Protozoi . / Tr~ponema c~n 2 cig lia. Treponema pallidum. ·aae. ~ TTnpanoplasm1. . T npanosonu . .d · npanosomt ae. Il Sambon classifica gli emoprotozoi in quattro famiglie o gruppi : Emogregarinidae - Plasmodid ae - - Spircschaudinnidae - Emoprote!dae. Sotto la denominazione di spiroschaudinnidae raggrupperebbe provvisoriamen te tre generi: a) Leuoocitozoon. b) Spiroschauclinnia o spirocheto. c) Treponema: Trepouema pallidum della sifilide - Treponema per tenuis della framboesia tropicale. Tuttavia dobbiamo ritenere che è prematuro voler classificare il treponema in un gruppo o in un altro : certo è che vi sono dei fatti e delle considerazioni, le quali possono far ammettere il t1·eponerna della sifilide tanto fra i batteriì quanto fra i protozoi. E il Dofiein vorrebue fare dell'agente della sifilide e degli spirocbeti, agenti di altre infezioni, un gruppo di Profla!Jellali, quale tr:J.tto d i unione fra i bRtterii e i protozoi.

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*"'* Lo studio sperimentale della si6Iide non è recente : sono note le inoculazioni di virus s ifilitico, fatte sull'uomo da alcuni clinici; ma per risolvere i numerosi problemi, sollevati dall'o:sservazione clinica, occorreva trovare tlll animale da esperimento, il quale offrisse al virus sifilitico una sensibiliti~, se non eguale, almeno molto vicina. a quella dell'uomo. Alcuni sperimenta.tori (Rlebs, Sperck, Hamonic e Martineau, Nicolle) avevano tentato di tl'asmettere la sifìlide alle scimmie : ma i risul tati oon concordi si devono al fatto che nessuno degli s perimentatori aveva precisato bene la s pecie dello scimmie, sullo quali era stato fatto l'esperi mento, n essuno poi aveva tenuto copto delle a ffinità maggiori o minori, che esistono fra.


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RIVIS TE GENERALI

l e diverse specie d i scimmie e l'uomo, a ffinità cosi bene rilevate dal Neufeld con le reazioni precipi tan ti del siero. B isogn~<va dunque scegliere come soggetto di esperienze l'antropoide piu a ffine11.1\'uomo, lo chimpanzè. Questo fecero ì\Ietchnikoff e R oux nella prima esperienza, ormai classica, sopm. uno chimpanzè fem mina (Trog lodytes niger) di due a n ni, nella quale poterono assistere allo svolgers i di un ulcero duro, tipico, nel luogo di innesto dopo 26 giorni di incubazione. accompagnato da tumefazione indolente delle glandole i ng uinali, e alla comparsa, dopo 30 giorni dall'accidente prima rio, di una eruzione papulosa sulla c ute dell'addome e della nuca. Con le esperienze intraprese sulle scimmie ant ropoidi è stato possibile realizzare in questi a nimali q uasi tutta la sintomatologia della sifilide umana, a d eccezione degli acciden ti terziarii. la cui riprodm:ione n on è possibile per la b revità della vita in prigionia delle scimmie. Le r icerche nelle scimmie inferiori sono interessanti, confrontandole con le ricerche n t:'gli antropoid i. La sifilide ndle scimmie catarrine è molto più lieve che nelle scimmie antropoidi. Lo sviluppo dell'a ccidente primario in generale è limitato: l'nkerazioue non è mai molto profonda, n è notevol mente indurita: la t umefazione d elle glandole l infntiche ma nca o è poco accentuata: e tutti i ricercatori sono d'ne· cordo nell'affermare l'assem:n di mA.uifestazioni secondarie della pelle e delle mucose,. n el corso dell'evoluzione della sifilide nelle scimmie infer iori. L'applicazione di questi dati e le ricerche speritnentali hanno permesso d i delu· cidare un certo numero di problemi d'alto interesse. Una prima questione impor tante era vedere le condizioni che favoriscono la pc· netrazione del vi rus sitilitico n ell'organismo sensibile, questione importante dalla quale dipende la riu;;cìtn dei mezzi profilattici. Si ò veduto che nelle scimmie la deposizione del virus nell'epidermide preceden temen te lesa, determina quasi sicu ramente In formazione di un accident-e primitivo, mentre l'inoculazione dello ste~so virus nel cellular e sottocutaneo ri mane n o n ~olo senza etT'e tto, ma non produce nessuna immunità rispetto a una inocu· !azione ul terio re d i virus a ttivo fatta ne ll'epidermide. E la ste.<;;n. inoocuitu r ispetto alla provocazione di accidenti sifilitic i e rispetto all' immunitil, si riscontra immettendo il virus sia nella cavità peritoneale che nella circolazione generale. Ancora non sappiamo quale è la causa della distruzione del virus introdotto sotto la pelle o 11elle vene: probabilmente l 'agente della sifilide deposto nell'epidermide, tcs,;uto se non SJH·ov,·isto di fagociti, per lo meno molto povero di questi elementi di difesa, r iesce a sviluppar.,;i, mentre, i ntrodotto nel derma, ricco di elementi fngoci tarii. \"iene r:tpidarnente distrutto. Sembra iuoltre che il virus prediliga alcune regioni della ente: cosi l'arcata sopracigliare e le regioni genitali nel le scimmie s i prestano bene alla riproduzione degli uccidenti primitiYi, mentre il rh·estimento cutaneo d ell'addome e petto offre cna certa resisten?.a. La durato. dell'incnbn?.ione, quantunqu~ variabile da una specie di scimmia al· l'al tra, e anche fm gli ani:nnli della stessa specie, e in media eguale o. quella del· l 'uomo, circa BO giorni : nelle scimmie catarrine la durata è inferiore, circa 23 giorni. Sembra che quanto piu lieve è In ;;ifilide nolle scimmie, tanto minore è la. durata d ell' inrul.mzioue, vale a dire l'accidente p rim itivo è più precoce, quando la s ifilide è più lieve. Siccome l'accidente primario non è che l'espressione della difesa del· l'organismo contro l' invasione del virus, si può ritener e che ln. mitezza e la brev1tà dell' infe:~.ione sifilit t.•n nolle ,.;ci m mie inferiori si:\ dovuta t\lla precocità dell'accidente vrimiti\·o.


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Secondo Landsteiner però la durata dell'incubazione dipenderebbe dalla quantità. del virus inoculato: e la lues maligna non sarebbe il risultato di un ricco sviluppo dell'agente d'infezione, ma dipenderebbe da una intensa. e straordinaria reazione degli individui malati. Gli individui che hùnno un ulcero s ifilitico, mostrano una immunità. assoluta. della cute e delle mucose rispetto a una nuova inoculazione di viru!' sia dell'accidente primario dello stesso malato s ia di altri malati: ma a questa imnHlnità non si può attribuire il significato che si accorda comunemente nelle malattie infettive. Infatti nell'infezione sifilitica l'organismo res iste a una ulteriore inoculazione, non perchè è vnccinato e guarito della mnlnttia, ma percbò porta ancora il virus sifilitico. È stato dimostrato nelle scimmie che questa immunità cutanea non appare prima della formazione dell'ulcero e non sembra prodursi nella prima quindicina che segue l'accidente primario, quando cioè l'organismo è già invaso dal virus: non sarebbe quindi che l'espre~sione della generalizzazione dell'infezione sifìlitica. Neisser e i suoi collaboratori hanno potuto constatare nelle scimm ie che l'estirpazione del distretto infetto, praticata otto ore dopo l' i nnes to, non impedisce il manifestarsi dell'accidente primitivo : e ci si può domandare se l'infe?.ione generale dell'organismo non si reAli7.zi prima della comparsa dell'accidente primitivo. Due questioni hanno lungamente preoccupato i sifilografi: l'infeziosità dei diversi prodotti della s ifilide nelle diverse epocl1e della malattia e i luoghi, ove dimora il virus nei periodi di calma, che sepùrano le grandi tappe della sifilide. L'esperienze nelle scimmie hnnno confe rmato quello che l'o~servazione clinica aveva bene stabilito. vale a di re l'infeziosità di tutte le manifestazioni sifilitiche secondarie e del succo delle glandole ipertrofiche vicine alle lesioni prim1trie. II sangue può essere infettante, ma non lo è sempre, e per conseguenza la quanti ti\. del virus, contenuto nel torrente circolatorio dove essere minima. Tutti i sifilografi erano d'accordo nell'ammettere che le lesioni terziarie dalla sifilide non fossero contagiose. E concordi sono state le e~perieuze di Salmon e altri: Neisser però e i suoi collaboratori a Batavia sarebbero qualche volta riusciti a determinare nelle scimmie la. formazione di un ulcere. mediante inocnlazione di prodotti di gomme non ulcerate. Le manifestazioni terziarie non contengono sempre sufficientemente dei germi, perché l'inoculazione A. scimmie sensibili s ia regolarmente seguita da s uccesso. La virulenza di questi germi sembra sopratutto distrutta, quando gli accidenti sifilitici tardivi sono ulcerati, quando agenti di infez ione secondaria si sono sviluppati su queste manifestazioni. Di alto int~resse era la constata?.ione dell'infe?.iosità dello sperma dei sif:ìlitici per la spie~~;azione della legge di Colles, per la quale una madre che procrea un figlio sifilitico, può non contrarre la sifilide e mostrars i immune verso di essa. Finger e Landsteintlr hanno pot11to dimostrare l'es istenza del virus nello sperma con l'inocula?.ione nelle scimmie: è quindi probabile la contaminazione dell'ovulo per mezzo dello sperma. Dove si ritrova il virus sifilitico nei periodi di calma dell'infezione? Neisser e i suoi collaboratori hanno prelevato gli organi a sci m m ie, sacrificate In diversi periodi di evoluzione della s ifilide e li h anno inoculati ad altre scimmie sensibili. Sono sopratutto gli organi, cha possiedono funzione ematopoietica, quelli che si dimostrano i depositari della materia virulenta, p. es. la mil?.a, le glandole l i nfatiche e sopra tutto il midollo delle ossa. Si può supporre che i germi della sifilide si conservino lungo tempo negli organi ematopoietici, inglobati dai fagociti


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i quali non riescono a digerirli, a distruggerli. Anche il testicolo racchiude e conserva lungamente il virus sotto forma attiva. L e ricerche istopatologiche mettono perfettamente d'accordo i dati sperimentali e la presenza del treponema di Schaudinn nelle manifestazioni sifi litiche. Le osser vazioni sono unanimi nell'affermare l'es trema abbondanza dei treponcmi nelle ulceri, attorno a i vasi e nel lume vasco la re dei gangli, nelle macule e papule cutanee. Gl i autori sono d'accordo nel proclamare la rarità del treponema nel sangue : e abbiamo veduto che il sangue non è sempre capace di conferire la. si· .filiùe alle scimmie. Nelle lesioni terziarie la ricerca del t repouema riesce rara· mente ed è delle più di fficili : e questo corrisponde alla debole contagiosità di queste lesioni terziarie. Il trepouema nelle sue localizzazioni nei tessuti sembra preferire i connettivi e le pareti dei vasi : vi è un evidente parallelismo fra i noduli di leucociti mo· nonucleari, che circondano i vas i affetti da endo e periarterite e la d istribuzione dei treponemi. Sembra inoltre che l'obliterazione vascolare sia intimamente legata alla proli t'erazione locale dei micro,·ganismi. Il treponemrt mostro. anche una tendenza ad attaccarsi agli elementi nobili dell'organismo, quali le cellule epiteliali del fegato p. es. e nelle capsule surrenali: e questa esisten:r.n intracellulare permette di comprendere la. conservazione prolungnta del virus nell'organismo infetto, durante i periodi di calma. Sembra che il liquido cefalorachidiano dei sifilitici e d egli individui con ma· nifestazioni nervose ritenute pnrasifilitiche, non contenga il treponema e non sia vi1·ulento. I mezzi di difesa che l'organismo oppone sono i fagociti mononucleari, che inglobano i t1·eponemi e Ii distruggono più o meno rapidamente.

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Per la diagnosi delle mahtttie infettive noi abbiamo oggi due metodi: la l'i· cerca diretta dell'agente patogeno e lo studio delle reazioni, provocate da q uesto agente nell'organismo infetto. La ricerca, diretta del treponema nell'uomo non si può applicare che a lesioni manife<~le, ma di n f\tura dubbia, come ulceri, papule, erosioni degli organi gettitali o delle muco.-;e. Si presta anche molto bene per la ricerca il succo estratto dull~ glandole li nfnti~he ing1·os~nte, ove i l treponema li abbondante e allo stato di purezza. Anche il liquido ottenuto dall'applicazione di uo vcscicante sulla super· ficie di siHiodermi non ulcerati può contenere in discreta quantità il parassitn e può servire a scopo dingnostico~ lra a stabilire la dingno~i di sifilide in casi di infe'lione generale, nei q unii ven:;a n mancare la possibilità di una diagnosi microscopica. \Va.sser ma nn, Keisser, e :Bruck hanno applicato un fenomeno gi:'l, ciescri tto da Bordet e Gengon. È questa la sicJ-oi·eazione p~r mez:r.o delln fissazione o deviazione del complcuwuto. Si mescola iu dPterminate proporzioni un estratto acquoso di orgnno sifilitico (fegato di feto <;ifilitico) con il s iero da esnminn.re e con siero fresco di cavia il quale contiene il complemento, sostanza simile a un fermento. Se il s iero da esaminare appartiene a un sifili~ico, il complemeuto viene solidamente fissato in un legame, cho si forma tra ~ostnnza sifilitica (antigene) e certe sostanze, che si ri· scontrano come prodotto d i reazione nel siero ùei sifilitici (am bocettori). Se i l siero non appartiene a un sifilitico il complemento rimane libero.


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Se ora al miscuglio si aggiungono delle emazie di un animale sensibilL-.zate, vale a dire capaci di disciogliersi sotto l'azione del complemento, nell 0 caso que· sta azione non si avrà, percbè il complemento è già. stato fissato nel legame fra antigene e ambocettori e non si avrà emolisi: nel 2° caso il complemento, essendo rimasto libero, agirà sulle emazie sensibilizzate, disciogliendole e si avrà. l'emolisi. Dall'assenza quindi nel tubo di reazione dell'emolisi potremo far diagnosi di infezione sifilitica. Con questo metodo ingegnoso, ma non di facile applicazione. si è fatta la diagnosi di s ifilide nel 70-80 p. 100 di casi di sifilide, di paralisi generale, di tabe. La. reazione del ·wassermann è molto discussa, per lo meno d!ll lato teorico. È stato veduto che invece del fegato sifilitico anche l'es tratto di fegato normale può provocare, in presenza di siero sifilitico, la fissazione del complemento. Ciò non toglie il valore pratico della reazione, ma non è più possibile ammettere la teoria che la reazione positiva sia prodotta dalla combinazione tra antigene sifilitico e l'ambocettore sifilitico. Le sostan;::e attive dell'estratto di fegato sifilitico o normale sono solubili nell'alcool e anche nell'etere. Si è ottenuta una rea-zione positiva anche con la lecitina con il taurocolato e glicocolato di sodio, oleato di sodio, colesterina e vaselina. La reazione del Wasserrnann è stata trovata positiva nelle tripanosomiasi speriment!lli e nella malattia. del sonno Nella scarlattina sarebbe stata trovata positiva in l O casi su 25 bambini, nei quali non vi era traccia di sifilide congenita, e la reazione comparve nel siero dopo la scomparsa. degli accidenti morbosi acuti. Malgrado questo la siero-reazione del Wassermann JH1Ò fornire buoni dati, quando sia applicata giudiziosamente ed esattamente eseguita. Ricorderò infine che per la diagnosi della sifilide Fornet con Chérécbewsky hanno voluto utilizzare la ricerca delle precipitine sifilitiche nel siero dei malati. In una sottile provett-a si mettono 4 o 5 goccie di siero da esaminare e si fa venire a contatto, evitando la mescolanza, la medesima quantità di siero di un sifilitico in atto. La reazione è positiva so dopo 2 ore si forma un anello torbido nella linea di separazione fra. i due liquidi. Per rendere più praticu la reazione, gli autori hanno cercato di sostituire il siero del sifìlitico in atto, necessario alla reazione, con altre sostanze. Si può impiegare una. emulsione di lecitina rl gr. in a!cool) in 100 cc. di solu;::ione fisiolo· gica. Si aggiunge l cc. di questa emulsione a.l siero da esaminare: si lascia il miscuglio a 37• per 5 ore e quindi per 20 ore alla temperatura. ambiente. Se il siero appartiene a un sifilitico appare allora una precipitazione, che non si verifica con il siero di individui sani. E più specifica ancora sarebbe la reazione im· piegando una soluzione all'l p. 100 in liquido fisiologico di sn.li biliari (taurocolato o glicocola.to di sodio ).

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Numerosi tentativi sono stati fatti per ottenere un mez1.o flieroterapico o vaccinale di cura e di profilass i contro la sifilide, ma tutti gli esperimenti sono riusciti a dimostrare che solo il miscuglio in vitro di virus e di siero, proveniente da scimmie inoculate con virus attenu11.to o ucciso, perde la suR attività. Per il fatto constatato della resistenza a ll'infezione sifìlitica della scimmie in· feriori, si era pensato di ottenere una !lttenuazioue del virus con ripetuti p11.s;;aggi attraverso le scimmie inferiori, e ottenere così un vaccino, come per la mbbia. .lft• anche qui si è urtato contro gravi ditficoltà. e non s i sono avuti risultati upprezr.abili.


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Notevoli risultati invece banno ottenuto Metcbnikoff e Roux nella profilassi della malattia, mediante l'azione di pomate a base di mercurio. La pomata, che si e dimostrata più valida, e quella di 33 gr. di calomelano, 67 gr di lanolina e 10 gr. di vasellina: la vasellina è aggiunta per rendere la pomata più molle, sufficien temente morbida per essere impiegata vantaggiosamente. Gli esperimenti numerosi fatti n elle scimmie dimostrano che questa pomata, impiegata anche qualche ora dopo il contatto infetto, impedisce i l manifestarsi dell'infezione sifili tica. È stata sperimentata a nche nell'uomo : il dott. Maisonneuve è sfuggito all'infezione sifilitica con l'impiego della pomata un'ora dopo l'inoculazione mas~ iva sperimentale di virus. Il M etcbnikoff insiste molto sulle proporzion i, date e fissate sperimentalmente negli animali, dei componenti della pomata: e ba potuto constatare che i risultiti negativi si dovevano all'uso di pomate non esatte, le 'luali contenevano quantit~ minime di calomelano. ~elle infezioni spirocbetiche degli animali, l'atoa_yl o anilide metarsenica o acido arsanilico si è dimostrato molto efficace. Metcbnikoff e Roux banno voluto vedere, se l'atoxyl ha la proprietà di impedire il manifestarsi della sifil ide, somministrato in un periodo di tempo piu o meno lungo dopo l'innesto del virus. Per l e esperienze nelle scimmie banno veduto che una sola iniezione di atoxyl t33 milligr. pro chilo), praticata anche dopo 16 g iomi dalla inoculazione del virus, impedisce sicuramente il manifestarsi della sifilide. Sorge però per l'uomo la questione della toss icità dell'ntoxyl: per un uomo di 60 kgr. accorrerebbero 2 gr. di atoxyl Il dott. Salmoo ha potuto fare in due casi nell'uomo due iniezioni sottocutanee di atoxyl di 50 centigr. l'una, a 2 giorni di inte rvallo senza la menoma intolleranza e senza alcun s intomo d i intoss icazione. I\on s i possono certo trarre da questo conclusioni, ed è a sperare che nell'aYvenire, quando si s~trà in possesso di preparati meno tossici dell'atoxyl, ma come questo attivi contro la s ifilide, si potrà. prevenire la malattia durnute il periodo di incub;lzione, quando la pomata a l calornelnno non è più eflìcn.ce. Dobbiamo concludere che oggi la profilassi della sifilide e semplice e facile con l'uso della pomnta al calomelano. Il più difficile è, dice il l\letcbnikoff, convincere il pubblico: l'igiene razionale impone ai medici il dovere di appr.,ndere alle genti sano il mezzo di conservare intatta l:l loro salute, ed è sopratutto nello mtdn.ttie veneree che questo scopo profilattico si può raggiungere.

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ZAUOLOTNY. D oFLEIN. -

Jd. id. id.


RIVISTA UI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA H. LODKE. - Contributo ollnioo e sperimentale allo studio della reazione oongluntlva lè. - (Zentralblatt fii.r inne1·e .Medizin, n. 28, H luglio 1908). L'A. comincia col presentare un quadro dei resultati da lui ottenuti con instillazioni di vecchia tubercolina Koch in soluzione al 2 p. 100 praticate nella congiuntiva di individui tubercolosi, di sospetti tubercolosi e di non tubercolosi; e moltre un 2<> quadro dei res ultati delle stesse instillazioni in iudividui tubercolosi al 1°, al 2<> e al 3° stadio. · Tali resultati concorderebbero con quelli di Klieneberg. Negli individui tubercolosi si ebbe cioè reazione positiva nel 73,8 p. 100 dei casi, nei sospetti nel 62,2 p. 100, nei non tubercolosi nel19,5 p. 100. L'A. ne deduce non potersi accordare all'oftalmot·eazione il valore di una reazione assolutamente specifica. In prova di tale deduzione egli cita tre casi nei quali la reazione comparve in fortissimo grado, mentre l'autopsia non potè rilevare al· cuna alterazione organica di natura tubercolare (cosi anche in Klicnebergl; in due di questi casi trattavasì di sclerosi multipla, nell'altro di puchimeningite emorragica. .d.l contra;rio cita due casi di pleurite e tubercolosi della base, nei quali erasi trovato il bacillo di Koch nel liquido pleurico e che pure all'oftalmoreazione dettero resultato negativo. Certamente anche la iniezione di tubercolina col conseguente aumento di temperatura non offre, secondo l'A., il mezzo diagnost:co più sicuro desiderabile quando trattisi di individui sospetti o al primo stadio ma solo può avvalorare il sospetto, avendo egli osservato frequenti aumenti di temperatura. dopo iniezioni di tubercolina in sifilitici, in lebrosi, in carcinomatosi, ecc., ma. il valore dell'iniezione tubercolina è tuttavia accresciuto dalla possibilità, nei sospetti e nei tubercolosi al primo stadio, di ottenere una conveniente reazione diagnostica coll'aumentare la dose, ciò che non p1.1ò farsi per la ofta.lmoreazione, giacd1è il fenomeno provocherebbesi (secondo osservazioni dell'A.. stesso) anche in individui notoriamente sani. Secondo l'A., neppure può darsi un valore specifico all'oftalmoreazione nel tifo (raccomandata da Chantemesse), giacchè in cinque casi di tifo ebbe quattro volte il resultato positivo ed una negativo; mentre in sei casi di controllo, dove tifo non esisteva, vide q ua.ttro volte verificarsi la reazione s tessa.. Dal complesso delle sue ricerche l'A. crede poter concludere che un resultato positivo della oftalmoreazione tubercolinica possa deporre il più spesso per la tubercolosi, mentre un resultato negativo non depone contro la tubercolosi con ns· soluta sicurezza. A.d ogni modo, richiamandosi all'identità di carattere tra l'albumosi e la tubercolina, stabilita già da Mathes, egli provò ad usare per lo studio della oftnlmoreazione la deuteroalbumosi in soluzione al 2 p. 100, ottenendo resultato pos itivo


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in un caso tra diciotto di malati val"i non sospetti di tubercolosi, i n tre casi tra otto di tubercolosi incipiente, in nessun caso· tra. sette di tubercolosi al S0 stadio. Usando una soluzione di deuteroalbumosi allO p. 100 in altri sedici casi non tu· bercolotici eùbe una volta un'evidente reazione. Da ciò deduce la conferma della non assoluta specificità della oftalmoreazione tubercolinica i specificità che egli vide negata pure dagli esperimenti sugli an imali dove l'oftalmoreazione comparve solo rarissimamente. Per l'ipotesi del Wassermann la reazione tubercolinica dovrebbesi all'incontro della tubercolina (endotossina, secondo Wolf- Eisner) (l ) immessa, colla antituber· colina (corpo reattivo od ambocettoro) preesistente nell'organismo dei tubercolosi. Ebbene l'A. in trentun casi di tubercolosi trattati con tubercolina solo diciassette volte riuscì a dimostrare l'antitubercolina nel siero di sangue. Ad ogni modo, può verificarsi l'incontro delle due sostanze nella congiuntiva? L'A. cons tatò una sola volta in tre conigli tubercolosi la presenza dell'aotitubercolina nella congiuntiva, mentre ne riscontrò nel siero di sangue in gran quantità. Anzi, secondo lui, proprio a ciò si deve se negli animali !'oftalmoreazione compare più di rado i chè in essi la tubercolina viene rapidamente neutralizzata dall'anti· tubercolina circolante nel sangue, mentre nell'uomo, per la scarsa quantità. di a!l· ti tubercolina in circolo e per le differenti condizioni d i assorbimento, la reazione congiunti vale durerebbe più a lungo e· sarebbe perciò più evidente e piu a lungo visibile. Quanto all'aumento di temperatura esso si verificherebbe sol quando, per favo· revoli condizioni di assorbimento, la tubercolina (portata nell'occhio o instillata in una ferita superficiale della cute) potesse passare nel sangue e quindi nel fo. colaio tubercolare dove una fusione e una reazione infiammatoria locale provocherebbe la febbre. ÙALÙ. VATLLARD e DoPTElt. -

La 1leroterapla nella 41••enterla baolllare.- (Gazette

des HfJpita1tx, giugno 1!>08).

Gli A.A. dopo aver a/formata l'utilità del trattamento sieroterapico nella dissenteria, ed aver dimostrato, con dei dati statistici, e con dei grafici clinici ori· ginali, che tal genere di cura produce etl"ettivamente una notevole diminuzione nella morta.litiL dei malati, allevia la gravità dei sintomi, e riduce il decorso dell<\ m~tlattia, mont1·e l'effetto benefico del siero non si può paragonare a quello delle vecchie cure medicamentose: vengono a trattare dell'azione del siero sopra i differenti tipi di bacilli dissenterici. Tra questi essi distinguono i due tipi principali Shiga·Kruse e Flexner, ma, discordando da molti autori, quali il Cogne, l'Auchè ed altri, che avevano affer· ( l ) Nel n. 75 (Ili sottoml.>ro l90il) deJIG Presse M édicale t- apparsn una comunicazione fntta alla Sociotò. di mediC"ina di Berlino dt• WoJf.Eisner sulla cutireazione tu· bcrcolinica. Egli, in seguito ad esperienze proprie, emet.te l'ipotesi che i corpi baci!· lari e i loro fr·ammonti rocchiudano un prodotto che sotto l'azione di cli'rte sostnnze " litiche • dl.'l l'economia si trovi mcs~o in libertà e determini solo allora un'irritazione d<·i tessuti. Oro, queste battNinliRine, secondo lui, non t rovnnsi che nei sogl(otti che hanno giò. son·erto un'infezione. L'(lndoto&oinn, liberata dai corpi bncillnri, diventerebbe una tossina banale; niente di sorpr<·ndonte quindi cho i fenomeni dt:lln cutiroaziono possano es.~er provocati in ogni individuo snno da una tossinn d'azione genera lo, ad esempio, dalla tossina difterica. ÙALÒ.


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fermato esse1· necessario, per la oura della dissenteria, l'uso di un immunsiero polivalente, i nostri A.A. affermano d i aver adoperato, con ottimi risultati, del siero di cavallo, immunizzato con sole culture di bacillo di Shiga.-Kruse in tutte le dissenterie, tanto che dipendessero da quest'ultimo germe, quanto da quello di Flexner. Pa,;sano poi a descrivere il pratico uso del siero nella profilassi e nella cura. Per ciò che riguarda la profilassi, l'esperienza s ui ratti e le osservazioni cli· niche hanno ampiamente dimostrata l'utilità delle iniezioni preventive; la dose però nell'uomo non deve essere inferiore a. 10 cc., e, se il pericolo d'infezione persiste a. lungo, (il che avviene specialmente nelle epidemie domestiche in case rurali) si dovrà r ipetere l'iniezione ogni 8 o 10 giorni. Le iniezioni curative del siero, preparato nell'istituto Pasteur, si praticano con le consuete precauzioni nel sottocutaneo. L'impiego è regolato dalla gravita dell'infezione e dall'età dei malati. Gli A.A. distinguono nella dis:;enteria una forma lieve, nella quale si hanno pochi o nessun sintomo doloroso e d'intossicazione generale, e gli ammalati hanno da 15 a 30 scariche giornaliere; una forma di media gravità, nella quale le scariche salgono dalle SO a lle 50, C\On frequenti dolori colici; una forma grave con 50 o 100 scariche al giorno, gravi e frequenti dolori colici e notevoli fatti tossici (vomiti, adinamia, polso debole, alter~tzione dei trntti del viso, ipotermia); e finalmente una. forma gravissima (da 100 a 150 e più scariche giornaliere, gravissimi fatti tossici, tendenza al collasso ecc). Nelle forme lievi bastano da due a tre iniezioni di 15-30 cc. di siero in tutto il decorso della malattia; nelle a.ltre forme bisogna aumentare la. dose·di ciascuna iniezione e la loro frequenza fino a giungere. nelle forme più gravi, a 6 od 8 iniezioni ciascuna di 40-GO, e fino 100 cc. (ripartiti in tal r.aso in 2 iniezioni nel corso della giornata). Gli inconvenienti presentati dalla sieroterapia antidissenterica sono i soliti dell'uso degli altri sieri: ortica:·ia, etitemi polimorfi, artralgie, moti febbrili, ma molto passeggeri e mai gravi. Concludendo, secondo gli A.A. la sieroterapia mppresenterebbe veramente il mezzo più razionale e più efficace per combattere la dissenteria bacillare. Volgarizzandone l'uso si r iuscirà a ridurre al minimo la mortalit1\, e a dar rapido sollievo ai malati, e, rendendo più breve il decorso del moruo, s i diminui!'à eziandio il pericolo del contagio. G. MEXDE5.

Snlla diagnosi differenziale fra tra•ndatl ed e ..udatl per mezzo di una prova oou aoldo aoetloo fortemente diluito (prova 41 Rivalta). - (Il poltcUntco, sezione pr~ttica, fa-scicolo 28, lSOS).

W . JANOWSKr. -

Trattasi di un metodo semplice per la differenziazione dei trasudati dagli es· sudati. Si prepara una soluzione di due gocce di acido acetico glaciale in 100 centimetri cubi di acqua. In manca.nza di acido acetico si può invece frw uso di 20 gocce di aceto comune bianco. Facendo cadere in questa. soluzione delle gocce del liquido da esaminare, se trattasi d.i ttn essudato s i ha per ogni goccia la formazione di una stl'iscia bianca o bianco- azzurrognola, che ricorda la stria di fumo di una sigaretta, e discendendo si suddivide in una serie di strisce pitt sottili e sempre più bianche, fìnchè 48 -

Giornale dl meaici11a m•litart. -

Fase. X.


RfVJSTA MEDlCA

in fondo a l vaso si ha un intorbidamento biancastro che scompar e con l'aggiunta di molte gocce di acido acetico glaciale. Se invece trattasi di un essudato, la soluzione acetica rimane trasparente, perchè le gocce subito si sciolgono. Con versamenti tolti dal cadavere la prova r iesce generalmente negativa sia per gli essudati che per i trasudati, ma allora la diagnosi differenziale può farsi con l'ispezione delle re lative sierose. Per altro è bene ricordare che g li essudati a base di neofor mazioni maligne danno risultato negativo oppure un intorbidamento molto debole che rapidamente scompare. D'altra parte nei tru.sudati di lunga durata, allorchè si verificn la minima reazione infiammatoria della sicrosa, si può notare un intorbidarnento molto debole. Tracce di sangue non influiscono sui risultati. Il Janowski ha fatto ricerche comparative fra la prova del Rivalta e gli altri metodi di esame dei versamenti, quali la d eter m inazione del peso specifico, il do· saggio dell'albumina, la crioscopia, la. cis toscopia, la viseosimetris. E fra tutti raccomanda il mt>todo del Rivalta, non solo per la sua sempli<·ità, ma anche per l'esattezza dei ri,;ultati. Con esso le cause di errore sono molto minori che con l'uso di altri metodi. P regio di esso è anche la poca quantità del liquido occorrente per lo esame, É perciò da raccomandarsi sia negli os pedali che nella pratica privata sia di città. che di campagna. G. Gn.!.SSJ. Dottor M. A. B tOGLlO.- l tentattvl dl oura nelle emonagle del cervello . . - (Malpighi. - Gazzetta m edica di Ro"ta, 15 lugl.io HJOS, fase. 14). Irta d i difficoltà pratiche si presenta la diagnosi e la cura delle emorragie cerebrali e la cura aspettante, in massima consigliata dai neuro-patologici, se s'informa in genere al concetto di non nuocere, è pur tutta via un segno e>idente della no<;trn. impotenza. L'A.. accenna a l!a diagnosi differenziale tra sincope ed emorragia e tra queste e la trombosi e l'embolia cerebr~tle e dopo aver brevemente ricordata l'anatomia artt~riosa e venosa del cervello si chiede quale debba essere il compito del n1edico dopo aver diaguosticato, con la maggiore possil.lil~ esattena, un'emorragia del cervello. Ris ponde a que~ta domanda che gli sforzi terapeutici d ebbono sopratutto mirare a combattere il coma, con i suoi fenomeni ed i suoi pericoli, che bisog na ce1·caro di abbre viare e di vi ncere. Sorge quindi naturale l'indicazione di cer care di ottenere, q uauto più pres to è possibile, la formazione del trombo perchè dal "\'aSo rimasto beante non seg uiti a fuo1·iuscire del sangue che aumenterebbe la compress ione eser citata dalla mass a sauguigna stravasn.ta e di conseguenza aggraverobbe il coma. Ciò può mggiungersi cercando di rallentare il circolo cerebntle m r<l iante la comp1·r;;;sione dei grossi t1·onchi arteriosi, compressione r esa facile dall>t loro pos iz ione topografìca nel collo. L'erg ot ina o la s tipt icina, per via ipedermir a, e la g elatina, per viu rettale pot ranno essere degli ottimi coadiuvanti ed accelerando la coagulazioue del liq uido eiTuso conva lideranno la stabilitit d el trom ho. Occorre in S<'guito vuot a re il focolaio emorrag ico il più rn.pidamcnte poss ibile ed a ciò faro po,;sono princi pal me nte conco rrere la posizione del cnpo, la derivazion e intest inale, le soltrazio ni sanguig ne e le iniezioui eccitanti.


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Ritiene che la posizione che agevoli meglio lo svuotamento dei seni cerebrali -sia la posizione supina con un piccolo cuscino sotto il collo, per modo che la nuca venga a trovarsi alquanto più in basso del resto del corpo. Sembra anche all'autore che i presidi terapeuticid el salasso, e del sangnisugio, (che dovrebbero essere praticati m vicinanza delle mastoidi, o sulla giugulare esterna dal lato della lesione cerebrale) le applicazioni di senapismi, di empia.stri contaridati, alla nuca, alla tempia od al collo, di bottiglie calde alle estl'emità e lo svuotamento dell'intestino valgano ad aiutarci, procurando una salutare derivazione. .Frenata in tal modo l'emorragia, attivato il l'io.;;sorbimento per ovviare a ll'anemia di quelle regioni della corteccia che, persistendo le condizioni poco attive di circolo, può essere causa. di dis facimento del tessuto cerebrale, è lecito, solo in ·questo momento, cioè quando il trombo si sia reso sufficientemente valido, ricorrere a tutti quei mezzi che po3sono aumentare l'atll.usso del !<angue ossigenato ai territori suddetti, e le iniezioni eccitanti e le inalazioni di ossigeno sono mezzi L MAZZETTI. che raggiungono perfettamente lo scopo.

Bulla. formazione e propagazione del rumori oar41o· arterlo•l uoondo l a dottrloa matematica del flll-vortlol. - (Rivista critica di clinica medica, Fitenze, 25 luglio 1908, n. 35).

Prof. F . BoNARDI. -

L'A. ·lamenta che la matematica e la fisica siano in I talia troppo trascurate nello studio della medicina e della biologia. Una scienza non si può chiamar tale senza comparazioni, misure, e confronti fatti a mezzo di leggi che Il piu possibile si avvicinino alla precisione matematica. Questo disgrazia-tamente assai raramente s i raggiunge in medicina onde noi possiamo osservare che l'importantissimo capitolo di semeiotica e di clinica delle malattie del cuore è fondato su criteri imperfetti, oscuri od errati addirittura. E cosi ad esempio nei vizi cardiaci si parla ancora di rumori da sfregamento tra la massa liquida del sangue circolante e le parti vasnli alterate. Ora questa interpetrazione è nel campo della fisica sperimentale e matematica un non senso ed infatti dalle ricerche di molti sperimentatol"i è risultalo che fra le pareti di un vaso, sia esso nel suo iuterno liscio o ruvido, non è possibile uno sfregamento quando il liquido, come accade pel sangue, bagni la parete medesima. Se invece insorgono dei restringimenti delle successive dilatazioni si producono pert.urba~ zioni sulle velocità delle molecole, onde insorgono vortici liquidi causa della vibrazione a cui acusticamente corrisponde un rumore. È di qu~sta teor:a deli'Echhorst, dal Conig11.m intravista con felice intuito fin dal 1836, che l'A. nel presento lavoro tratta definendo i caratteri e le proprietà. dei vortici stessi: le loro varietà e le leggi matematiche da cui essi sono regolati. Le es perienze dell'Hageu avevano dato un'assoluta evidenza agli anelli vorticosi che si formano in corrispondenza dolla modificazione del calibro di un tubo. Don delle finissime particelle di segatura infatti, sospese nella colonna liquida e trascinate dai vortici, se ue può dimostrare l'inizio, la velocità, la fine e fino ad un certo punto :mche la forma. Il calcolo ha confermato i dati sperimeutn.Ii, n.mplin.ndoli e ponendo una se rie di casi speciA.li che rendono ragione di parecchi rilievi oscuri, o coutradittori nella ascoltazione semeiologica e clinica del cuore e dei vasi. Dalle applicazioni pratiche della dottrina severamente scientifica dei rumori -cardiaci scaturisce la cond:nnna di alcune recenti vedute con le quali si tende-


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rebbe da una. parte di negare precise e costanti linee di propagazione e diffu!'ione dei rumori endocardici ed endo- arteriosi, dall'altra di dimostrare che la diffusione e propagazione dei rumori di sfregamento per icardico s i efl'ettuano secondo linee ben nette. L. MAZZETTI . Prof. En<.:or.E TRA:sQt;rL r, l . - L& aleroterapla nella polmonlte lobare. (Lezione raccolta dal dott. Farroni). - (Gazzetta medica di Roma, agosto 1!)08, fase. 16). Fino a pochi anni fa, come rea;:ione contro l'impiego del solito salasso, ave\·a regnato quasi assoluta l'astensione da tutte le medicazioni sistematiche; da piu di un decennio contro tale nichili;;mo terapeutico è sorta una nuova rea· zione, e si è proYato che si può intervenire utilmente in fav<1re dei polmon itici sia dal lato della difesa generale e sia da quello della difesa sintomatica. Dopo tanti secoli da I ppoci:ate, che parlò di. febri8 pnewnonica, oggi si t€n de n considerare la polmonite come una localizzazione polmonale della septicoemia d iplococcica; ma non bisogna dimenticare la tossiemia pneumococcica, e riflettere che l'entitil. delle polmoniti varia a seconda dello stato precedente dei colpiti, della produzione delle pneumotossine da parte dell'agente infet tivo ~ delle differenti simbiosi batteriche, e perciò la cura non deve essere uguale in tutti i casi. Ogni organismo si difende dalle infezioni con la formazione degE anticorpi; ma la terapia deve aiutare questa difesa. organica: se nella lieve polmonite può bastare la sola profilassi, nella graYe la cura deve essere diretta a. prevenire gli effetti della t.ossiemia generale. Inoltre la difl'usione del processo è in rapporto non solo del numero e della virulenza dei diplococchi, ma ancora del grado dell'intossicazione dei centri nervosi, della quale l'inHuenza si manifesta con d iversi sintomi. n comportamento anatomico, d'altra parte, non può essere spiegato con le sole reazioni istologiche determinate dalla pre;o;enza dei diplococchi; ma è da ammettere una speciale reazione nervosa da r iflesso pneumo-bul bare, legato per i suoi effetti a l grado della tossiemia. del midollo allungato. Alla tossiemia, alla quale spesso possono riportars i molti sintomi cardiaci, sono legate le insufficienze fun · zionali delle glandole dell'organismo, del rene, del fegato, ecc., per cui s i aggravano le conseguenze dell'intossicazione. P er rompere questo c ir<:olo dzioso si è nella polmonite applicata la sieroterapia. Di questa il primo tentativo fu fatto dai fratelli Klempe rer con iniezioni di siero di conigli vaccinati. Le prove furono ripetute da Foà, Carbone, Bozzolo, Scahia, Janson. In seguito Silvestrini, Baduel, }'oà e Scabia. adoperarono estratti glicerici di visceri di coni~li immuninati o mor ti per septicoemia pueumococcica Da 1\[uragliauo, Silva e Boucbard fu anche usato il siero di sangue di con valesrenti di polmoniti. :Ma una vera sieroterapia antipneumococcica la si deve al Pane di Napoli; e le prime prove furono eseguite dal De Renzi con risultati del 91 p. 100 di guarigioni. Buoni risultati ne ottennero pure 1\Jaragliano, Fazio, ~ias­ salongo, ecc. Ma se ne ebbero negativi da Banti, Pieraccini, Spolverini, ecc. e cosi al primo entusiasmo successe il discreto. Questo, secondo l'.A, e infondato per le seguenti ragioni. Se le diverse polmoniti possono rassomigliarsi dal lato clinico e dal Jato anatomo-patologico, gli agenti produttori invece possono associarsi in vario modo e perciò uno. siero- terapia. unica di risultati contradditorii nei dUferen t i polmonititi. Il siero Pane si dovrebbe adoperare solo quando fosse bene accertata la .:;ala


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-presenza del diplococco di Friienckel; ma ciò, se è possibile batteriologicamente, non lo è al l etto dell'ammalato. Nelle epidemie d'influenza il bacillo di questa può dare polmoniti in simbiosi col diplococco e con lo streptococco; in tali casi il siero Pane dà risultati negativi. Siccbò si può affermare che nella polmonite do. solo diplococco riesce efficace tanto il siero Pane quanto quello, preparato di recente dal R omer o l'altro, ottenuto- nei laboratori i da Lambert, Wilson, Lava, Tyler ecc. Col siero Pane si ba la crisi dopo la t•, 2' od al più sa iniezione e sempre la guarigione; si verifica costante diminuzione della temperatura, della tacllicat·dia e della dispnea con abbondante diaforesi, calma o scomparsa del delirio e degli altri sintomi nervosi. Invece, quando ecu l'esame batteriologico e con quello clinico si dimostri o si sospetti l'associazione di altri batteri (streptococchi, bacillo di Friedlitnder, bacillo dell'influenza, bacillo di Kocb ecc.) dalla siero-terapia non si possono aspettare sempre ed in modo tassativo risultati positivi. La siero-terapia deve dunque essere ado1Jerata nella cura della polmonite, percbè essa è in modo massimo vantaggiosa in quella diplococcica genuina, ma può pure giovare nelle altre con simbiosi batterica. Agiscono neutralizzando in parte le tossine pueumoniche anche i metodi di sieroterapia del Talamon (siero antidifterico), del Baccelli (iniezioni endovenose di sub!imato), del Galvagni (iniezioni endovenose di siero fisiologico). Il Talamon, nei casi, in cui si potesse avere fiducia. assoluta delia sieroterapia diretta. propose il siero antidifterico, che aumenterebbe il potere fagocitario e la. formazione degli anticorpi; e, secondo l'A., in tutte le polmoniti di una certo. gra· vità è buona pratica seguire l'esempio di '.ralamon. Parrebbe che nelle polmoniti, nelle quali vi è associazione del diplococco con lo streptococeo, dovP-sse giovare uno dei tauti sieri antistreptococcici; ma ciò non è, pere h è sono molte le specie di strcptococco e quindi ;;olo qualche volta può riuscire specifico e curati\·o a rigore di parola un s iero adoperato; però, essendo questo dotato d i azione antitossica, è bene, all'occonem:a, adoperarlo per averne solo quei vantaggi che può dare. Sicchè, concludendo, si deve adoperare il siero antipneumonico nelle forme pure da diplococco, il siero antidifterico se vi ha forte into~sicazione. l'uno e l'altro insieme quando contemporaneamente si vuole agire contro l 'infezione e l' into~si~:azione e quando vi è simhiosi del diplococco con uno streptococco, provando eli preferenza i l siero antistreptococcico polivalente del Tavo). Le iniezioni di siero vanno pratic-ate presto. anche in 18 giornata, mai alla fine clelia malattia: nelle forme di dia:;nosi accertabile solo dopo 2-3 giorni (polmoniti centrali), quando i sintomi generali fanno appena sospettare l'affPzione, non è male avvalersi della sieroterapia, perchè, anche se si trR.ttasse di altro mor bo, non si arrel:horebbe a lcun nocumento. Il siero Pane va iniettato nel sottocutaneo rlel dorso, ma meglio neile masse glutee; nelle 2-1 ore se ne inietta uoR. -dose di 10-12 eme. in due volte, ripetendo l'iniezione mattina. e sera fino a che la temperatura non mostri tendenza a vera remissione, s i possono adovenue dosi maggiori fino a loO eme. La febbre cade ùopo 15- 20 ore dall'ultima iniezione, che è spesso la 2" e qualche volta la 3•. Il siero Pane abbrevia ed attenua la forma clinica, mentre il processo anatomo patologico perdura più o meno a lungo come nellR. risoluzione ordinaria senza siero-terapia. Il s iero antidifterico va adoperato come il precedente in t a o 2• giormttR., basta iniettare tutto un tubetto di quei comuni n. 2, una met<'l. al mattino ed una alla sera. I sieri Roux e Behring, riescono, secondo l'A., e determinare per lo più


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un'attenuazione della sindrome clinica ed anche la cr:si. Secondo il Cantù dopo5-30 ore da:l'iniezione si vince la febbre, ma con pseudo-crisi perchè dopo poche ore si riaccende al grado primitivo; quando invece il siero viene iniettato a periodo avanzato della tossinfezione pneumonica o sia adoperato all'occorrenza nei giorni successivi si può avere una cl'isi duratura. In ogni modo si ottiene sempre un 111 iglioramento decisivo come in una crisi s pontanea. Il siero antistreptococcico di Roger e Charrin s'inietta nella polmonite alla dose di 20-fl0-40 eme. pro die, quello di Denys e Leclef nella quantità giornaliet·a di 60-120 eme., quello lfarmoreck a 10-20 eme. ed il polivalente di Tavel a 1(>·20-30 eme. adoperandoli. come nella risipola, anche per via rettocolica. Tutti i sieri non apportano, anche nei casi gravi, alcun dauno al rene nè al cuore, anzi quest'ultimo ne risente giovamento positi,·o. Nelle difese siewternpiche rientrano in qualche modo i diversi trattamenti della pol111onite con le iniezioni endovenose di sublimato corrosivo (Baccelli), di col largolo (Credè), di siero fjsiologico (Gnlvagni) ed anche il metodo delle forti dos i di digitale (Petresku). Il j)rof. Baccelli, partendo dal concetto che co1~tro un'infezione, per cui non si abbin un siero specifico, riescono vantaggiose le iniezioni endovenose di sublimato, le consigliò nella cura dei casi gravi di polmonite; ed i l l\fariani ha dato la con ferma sperimentale di tale pratica. Egli ha dimost rato che con piccole dosi di sublirnllto (1- 5 milligrnmmi) introdotte nelle vene si ha la formazione di un siero antitossico, batteriolitico, agglutinan te, polivalente; però nella p ratica il metodo incontra varie difficoltà e si deve adopernre solo in casi ecce:~;iona li. Il Gal vagni, giudicando che la gravità della polmonite sta nel cuore, nel quale il sangue ha tendenza alla coagulazione, propose di iniettnre anche per via -çenosa un liquido anticoagulante (acqua. 100 -Cl. Na 0,75- bicarbonato·sod. O,uO) a!la dose di 200-BOO grammi pro die in due volte, mattina e sera, allo scopo di dare all'ammalato tempo per esplicare tutte le difese organiche contro la ma· lutti n. Accanto alla tleboclisi del Galvagni va ri cordato l'ipodcrmoclisi di s iero·fi,;iologico !Soluzione di Na Cl. al 7,00 p. 1000), di siero di llayem e di molti altri a costituzione diversa. n siero fisiologico ha potere dinamogeno, eccitaute. antitossico, eliminalore ed e adoperato con risultati f;LVorevoli in tutti i morbi con mi· naccia Ji deprc,siouè e di astenia. I sieri fi,;iologi ci sono stati adoperati o a dosi mn~sime per un'azione prevnlcntemente n.ntitossica o a dosi minime por sollevare l'astenia med:ante nzionll'"~timolatrice del ricambio organico. Nel periodo di stato della poi monito si adoperano le grand i dosi di siero fisiologico leggermente tepido (30'·3!1•), nella convalescenza le dos i minime. Nelle polmoniti a risolu~ione lent,a sono nece<>sarie 2-3 iniezioni Jno die; nelle normali convalescenze una al giorno od a giorni alterni. Nel ]leriodo di stato non si osserva un aumento della tempenttura, che però non manca in piena convalescenza. Ma non deve spave:ltaro questa temporanea ricompnrsa della febbre nei convalescenti ed invece bisogna avere completa uJucia in questo metodo di siero-terapia, che é soprn.tntto ind1cn to nelle stentate convalescenze delle gravi polmonili, che ebbero decorso co11 molteplici e<.l allarmanti sintom i di intoss ica:done. Il siero fisiologico, oltre a migliorare la nutrizione generale e !a fun zionalità dei vnrì orgrmi, favorisce in m odoevidente il rinssorbimento dell'essudato nelle polmoniti a Tisoluzione ritardata. A. Ross1.


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I leuoooitl & gr&Dol&zlODl 8Ucl&Doftle Delle m&l&ttle dell'apparato re.plratorto, oon •peola.le rlgoa.rclo &Il& pneumonite orapale. - (Il Policlinico, sezione meriica, agosto 1908, fase. So).

Dott. P ERICLE POZZILLI. -

Il metodo della colorazione a fresco o colort..~zione t:ilale di Cesaris-Demel, applicato alla patologia ed alla clinica, ha in questi ultimi aoui n.ttirato l'attenzione di molti ins ignì sperimentatori. Il Cesaris-Demel ha il m el'ito d i aver introdotto lo s tudio delle alterazioni degenerative, che il nucleo, il protoplasma e le granulazioni leucocitorie possono pr&sentare di fronte ad elementi tossici cir colanti. Egli nell::J06 rese noti i primi risultati delle sue osservazioni, che gli fecero alfermare come nei leucocit i, con lll colorazione a fresco del sangue, si possono sempre dimostrare delle alternzioni morfologiche o c romatiche nel nucleo, nel protoplasma o nelle gran ulazioni, le quali mppresentano veri stati d egonemtivi; e come n e i leucociti c ircolanti si possono o:;servare, por cause tossiche, vere degenerazioni albuminoidi, dalle quali si arriva al111. comparsa nel protopla~ma lcu(·ocitario d i minu te goccioline di grasso, concludendo col dire che quando le altemzioni sono diffuse a d un gran numero di leucociti circolanti indicano una intossicazione agente perviR ematogena; quando invece interessano pochi elementi, ma in modo più inU!nso, rive lano un proce»so degenemtivo od infiammatorio locale. Nell'n!luo successivo confermò le prime osservazioni, completandole con l'asserir e che per le va-

r iazioni di nspetto nei leucociti concorrono, oltre i fatti degenerativi, anche ifenomeni fagocitnri. L'A. espone gli studi e»eguiti sui leucociti a. granulazioni !!udnnofile da l 'rorri, da. Quarelli e Buttino, da Cinotti,da Comessatti,da De .M:Hchi~, dal l\lichel i, dngli Schifone ecc; e poi passa al resoconto dello sue ricercl1e p,•rsounli. Queste, in numero di 80, furono quasi esclus ivamente r ivol te all'o:::servazione dei leucodti a granulazioni sudanolìle nelle malattie dell'apparecchio respiratorio, e t'ra queste ben SO alla sola pol monite crupnlt~, seguendo i s.udnnofili in tutto il de<·orso della malattia perstabil irne le percentuali all'inizio, all'acme ed al periodo risolutivo. Ha potuto stabilire, seguendo r igorosamen te In tecnica proposta cd adoperata da CesarisDemel, che: 1°) le granulazioni sudanofile si osservano qun.~i esclusivawente nei leucociti polinucleati,qualcho volta nei mononucleati, tnfli nei liut'ociti; 2•) distinguendo le granulazioni sud<cnofilc, in piccole, medie e gros~e. si con~tnta come i loucociti a piccole e medie granula;r.ioni sono indice di un processo to>;si -infotti>o, quelli a grosse granu lazioni sono l'esponente di un vero e proprio focolaio suppurativo. I risul~ati dollt:l ricerche nelle malattie respiratorie banno portato l'A. alle segue nti conclusion i ! Nella polmonite crupale i sudanofìli sono nella med ia del 20-30 p. 100, aument ano nell'acme della malattia fino al ~O p. 100 per poi diminuire e talvolta scomparire nel periodo risoluti v o. È in generale, di favorevole prono,;tico il reperto di sudanofìli ad alta percentuale fio dall'inizio doll'alfezione. Nell'inizio o nell'acme è assai frequente la coesistenza di leucociti a ~;ro:o;se granulazioni con quelli a piccole e medie (che sono sempre prevalenti), nel periodo ri~ol utivo quelli a grosse g ranulazioni scompaiono. L a persistenza di sudauofili varì giorni dopo iniziato uno stato di relati>o benesser e dell'ammalato può indicare la riacceus ione d i un nuovo focolaio pneumonitico Nella tubercolosi polmonale, specie nelle forme in iziali non complicate, il rcpet· to dei sudanofili è s tato assente od in proporzioni basse (5 20 p. 100), con gra-


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nulazioni piccole e medie, mai con coef.istenza di grosse; ed anche n ella tubercolos i sono i leucociti polinucleati quelli che r appresentano l a maggior percentuale di sudanofili. ::\ella bronchite e n ell'influenza a. forma bronchiale raramente si è riscontrate la presenza di le•1cociti a granulazioni sudanofìle, la percentuale. d ei quali non ha mai superato il 15 p. 100. :\elle pleuriti essudativo siero-1-ì brinose il r Pperto del Cesaris-Demel è stato s emp re assai scarso con una media di granulazioni piccole e rp.edie variabile dal 10 p. 100 : ed è da notare che in alcuni casi di tali pleuriti, men tre il reperto ematologico e ra n egativo, il liquido Mtratto da vescitor:i applicati mostrava leucociti a gro~so gra nulazioni sudanotile in totalita. !'\ci cas i di empicma si notnno sempr.a leucociti sudanofili, la n::.assima parte dei qual i a gros5e granulazioni. In base alle proprie osservazioni l'A.. cr ede poter af!'e1·r~are <'he risultò evidente come il rtlperto ematolo~ico di Cesaris·Demel, r.!J' infuori dC'lla p!et<rit c purulen ta, fra le m:llattie d ell'apparato res piratorio è r eso con ma:iSime. chiarezza m.lla. polmonite c r upa.le, d ella quale può ritenersi come J>ro,-n specifica . A. Ito~sr. A. C AL:.JETTE.- Le vie normali d'infezione tuberoolare.- (Écho lllwical du Sord, sett eruhre 1908, n . GUS). In questa confereo;:R, f atta n el mag~io l !'lOS all a Società delle scienze naturali e mediche di Amsterdam, l'A. si propose di esporre i principali fatti sperimentali, sui quali possono basar.-;i le couoscem:e sulle vie normali di pen etrazione d el virus tullercolare n ell'organismo dell'uomo e degli auimali. Dopo che ·13 anni fa Yillcmin ebbe afl'ennato che l& tubercolos i è inoculabile e contag iosa e dopo che da 23 anni, p er opera del K och, se ue ha la dimostrazione della spccificiti~. n onostante i numùrosi lavori publllicati n ell'. ultimo quarto di secolo igno riamo ancora perch i: alcuni animali hanno uua s peciale r·ecettività in rapporto a l lmcillo di K och, m entre altri di specie molto aflini ne sono in modo straor di nario re frattari . Sappiamo però ch e durante le lente tras formazioni eYOl<~tÌ\'C delle s pecie animali il vir·us tu bercolare ha fluito, almeno a rig uardo di alcune d i cs,;e, di acquistare dei pa rticolari caratteri di adattnmento. Si è perciò che o~.;g i s i ammollono tre varietà. d i bac illi tubercolari; differ enziate do.lla loro spcciJicitn e dai C>U"o.tteri di cultura, e cioè : Jo) il bacillo degl i animali a sa ngue freddo; 2°) il bacillo <legli uccelli; 3··) il bacillo dei mammiferi. Fino ad og~i :.~on è stato possibi le di rea li ~zare artific ialmente l'uda Ltamento dr:l primo n ò agli uccelli nè ai nutmmiferi. mentre, sia con l'a iuto di nrtifizi di laboratorio, sia spontaneamente, s i può e fl'ettuare l'adattamento del bacillo d egli uccelli ai mnmmiferi o vi cever:::a. Le tre specie di bacilli hat1no tinito per costituire varietà verosimilmente assai numerose : uon ne conosciamo che a lcune. Fra i mammife r i sembra certo c he dobbiamo cons iderare como vMietà distinte il bacillo bovino e quello umano; p erò i carntl eri di esse sono tuttavia cosi instabili elle è as:;ai facile il loro adattamento a mnmmif~ri d i specie diversa. Lo studio comparato della tubercolosi pre~so i differenti gruppi di mammiferi ci diu10stra che il num ero delle specie suscettil..iE di tuberroliz7.arsi spontaneamente è molto ristretto e ch e n on abbraccia se n on quelle che vivono allo stato di captivit.n odi addomesticamento. L'uomo ed il llovino soli o quas i soli debbono essere cons iderati come i l deposito


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-del virus tubercolare, dal quale gli animali domestici ed i selvatici allo stato di prigionia attingono il bacillo di Koch. In seguito a numerosi passaggi da uomo ad uomo e da bovino a bovino queste due varietà di bacillo si sono costituite con caratteri di cultura e di virulenza un po' differenti. Sarebbe interessante conoscere le origini dell'infezione tubercolare e sapere se il bue è stato infettato dall'uomo o viceversa.; ma purtroppo su tale argomento non vi sono che ipotesi. Alcuni batteriologi inclinano a credere che il bue ha contratto in natura, p. es. sulle graminacee che gli servono di alimento, una forma saprofitica di bacillo. tubercolare, che, privo di virulenza in origine. ha potuto in seguito acquistarla col suo adattn.mento all'organismo bovino e cosi diventare a. poco a. poco tubercoligeno per i bovini e poi per l'uomo. Altri pensano che esistano dei batteri saprofiti del tubo dige rente trasformn.bili in bacilli acido-resistenti, tu'bercoligeni; e che, stnbilitosi un primo ceppo viruleuto di questi bacilli, l'infezione si è propagata da uomo ad uomo e poi dall'uomo al bue ed agli altri animali domestici o captivi per contagio diretto. I fatti, che stabiliscono la possibilità del contagio naturale del bue dall'uomo non sono mri; gli esempi del contagio dell'uomo dal bue sono certamente molto più numerosi e di più facile din;ostrl\zione. L'uomo prende la tubercolosi dal bovino ingerendo il latte delle vacche tubercolose; ed è evidente che i casi di tubercolosi, che si sviluppano in tal modo nei bambini allevati col latte delle vacche tubercolose, dipendono dall'assorbimento dei bacilli attraverso il tubo digerente. Però s i verifica quasi sempre pre~so i fanciulli, che muoiono di tubercolosi, che non s i riscontrano lesioni intestinali: il tubo di.gerente è apparentemente intatto ed i tuuercoli si ritrovano disseminati nei più differenti organi, qualche volta nei gangli meseraici, ma la maggior parte delle volte nei polmoni e nei gangli peri-bronchiali- Risulta dunque che i bacilli ingeriti possono attraversare le pa reti dell'intestino, entrare nella circolazione linfn.tica e sanguigna ed essere trasportati nell'organismo per un tempo pi•! o meno luogo prima di produrre i caratteristici disturbi dell'infezione tubercolare- Presso i mammiferi i bacilli generalmente sono trattenuti nelle mammelle, che in rig uardo alla linfa f unzionano come un filtro quasi perfetto: alcune volte finiscono per essere distrutti, alle volte vi creano delle lesioni tubercolari con tendenza alla caseifica?.ione, versanti i loro microbi nei canali linfatici eJl'erenti -e talora nel peritoneo. Pres;;o gli anirmtli adulti, i gangli mesenterici dei quali sono pitr permeabili, i bacilli sono trasportati con la linfa del cau1de toracico fino nel ventricolo destro del cuore e spinti nei capillari dei polmoni. Le lesioni tubercolari cosi costituite volgono in ~eguito ver;:o la guarigione o verso la caseificazione. N elle sue esperienze l'A. ha sempre constatato la grande frequenzn. dell'adenopatia tracheo-bronchialepresso i giovani animali allorquando i bacilli banno -sorpa~sato il filtro ganglionare meseraico e guadagnato il polmone. Resta dunq ne accertato dall'osservazione clinica e dalla s perirneutazione c be la tubercolos i poimonale detta primitiva. e molte altre forme v localizzazioni dell'infezione tubercolare possono derivare dallo. penetrazione del virus attraverso le vie digerenti_ Ma quRsta maniera d'infezione è la più comune o è da ammettere, come la maggioranza dei medici tende ancora ad aJi'ermare, che i bacilli tubercolari penetrano più ordinariamente per l e vie res piratorie per determinarvi le caratteri·sticbe lesioni della tisi polmonnle? La questione è stata lungamente discussa nel l!J06 al Congresso internazionale di La Haye e nel1907 a Vienna.e nel Congresso di Berlino_ L'A- ha sostenuto per la tubercolosi polmonale la predominanza


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dell'origine digestiva, mentre altri scienziati hanno affermato la maggior frequenza dell'origine aerea. Ma, dice l'A.., gli animali, sui quali si fecero gli esperimenti, erano messi in condizioni {chiusi in una cassa od in un sacco con la. testa. immobilizzata in vicinanza immediata d'una corrente infet.ta) nelle quali non vengono mni a trovarsi gli nnimali, compreso l'uomo, nelle contingenze normali della vtta, salvo i bambini allattati da madre o nutrice tubercolotica, che tossisca o starnuti frequentemente a breve distanza dalla loro bocca aperta in cerca del seno. Gli animali da laboratorio, infettati nel modo sopradt': tto. finiscono per soccombere in breve lasso di tempo, quando non hanno inalato che un piccolissimo numero di bacilli. Ed allora, se basta quest'ultima circostanza. per contrarre la tubercolosi, come si spiega che molti, obbligati a vivere a contatto diretto ed intimo di tubercolotici t oss icolosi e catarrosi, sfuggono al contagio? come comprendere i medici e sopra tutto i laringoiatri che ne sono ra ranoente attaccati? Ciò si veriUca perchè i mez7.i di difesa normale de lle vie respiratorie, dR.Ile fosse nasali e faringe fino a lle ultime cellule epitflliali a ciglie vibratili, che tappezzano la trach ea ed i gro;,si bronchi, sono eRicacissimi per arrestare il cammino de i bacilli e rigettarli indietro. La penetrazione per l e vie aeree è, senza dubbio, possibile, come quella diretta attraverso la pelle fe rita o decorticata e quella per la via genitale, che finisce per tras me tte re il germe pe r eredità; ma ques te sono mn,niere eccezionali. Senza. dubbio s i è es agerat o nell'afl'e rmare l'impor tanza e la frequenza del contagio dell' uomo per mezzo del lattee si deve protestare contro la tendeuza ad identif:icare l'origine tes tinale con l'origine alimentare. Certamente p~r la nostra specie l'uomo D'!alato è i l p1·incipa!e fattore della propagazione della tubercolos i; ma bisogna altamente aff'ormnre rhe, s e l'uomo può in modo eccezionale contrarla mediante n. nalazione d c:i bacilli, specie nella giovane eti1, egli la contrae assn.i più di sovente a me7.zo d E>ll'assorbimento intes ~inale. frequPntemente e per lungo tempo ripetuto. di alcuni degli ste~si bacilli emessi da poco da un tubercolot ico. Al congresso di m e dicina ve terinaria di Casse! dal Behring fu emessa l' idea che la tubercoìosi polmounle deg li adulti ben potrebbe non essere clte la manifestazione tardiva di un'infe7.ione intestinale contratta uella giova ne età. .d.mrne>-so che il contagio per via d igestiva è cos i facile . è da meravigliare che la tuber colosi non s ia per il bestiame una m <tlattia ancora più difl'usa e m icidiale. P er s piegare quest e fatto s i ammelto che alcuni animali ne restano immuni, quantunque per molti anni a contatto di altri ammalati, che alcuni sono s uscet ti bili d i g uarire d' un primo attacco e de vono essere considerati come vaccinati o che altri infine, sogge tti ad una serie di reinfezioni aucce~sive a ssai vicine fra di loro in manie ra da 110 0 aver t empo di gua rire dal primo attacco, sono r esi fatalmente e def:initivamente tubercolotici. La circo~tanza adunque che molti fra. i mammiferi, compreso l'uomo, dopo di aver so n·e rto, ~-< ia nell'età giovane e s i11. nell'adulta, un attacco benigno di tubercolos i g a nglionnre, ne sono rimasti vaccinati o resi pit.l resisteuti in modo da. restar poi immuni in me7.zo ag li infetti, ci porta a guardare con speranza e confidenza alla possibilità di collferire ai bovini, e forse all'uomo, l'immunità contro la tubercolos i. Gli espel'imentatori di tutti i paesi s i sono messi all'opera e, quali che dE>bbano e ssere i risultat i de i loro t entativi e quale diffic ile ed ardua poss a presentarsi la soluzione del prololema, non hanno il diritto di arres tarsi s coraggiati negli studi rivolti alla vaccin:,zione antitube rcolare. A.. RO:'!Sl.


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DI NEVROPATOLOGIA

Dott. P . CoNSIGLIO, tenente medico. - Eaaata 4e orlmlnologte mllltalre (VI. Congrès international d'Anthropologie crimiuelle, in collaborazione col generale medico Ferrero, Torino 1906}. - Sagg i dl palooaoolologta e dl aolensa orlmlnale nel milltarl, con :XVIII diagrammi. (Rivi!ita militare, 1907). - lievroal e patooal nel mllltarl, statistica: 2 comunicazioni al XIII congresso frE>niatrico italiano, (Venezia, ottobre 1907).- I nuovl probleml4l palcoaoclologla militare. (Italia modeTna, gennaio, 19(J8). - Rivista sintetica dell'autore. · Queste poche note, che possono- per l 'argomento che le informa- interessare un po' i colleghi del corpo sanitario sono un breve riassunto di alcuni miei lavori in un campo nel quale specialmente i nostri Trombetta e Scarano mi hanno per una certa parte preceduto. Ricordo, dapprima. quanta sia la nostnl. operosità nell'esercito, dinanzi ai moderni problemi della scien7.a e della vita sociale, diretta in modo precipuo alla profilassi morale dell'esercito stesso. Per cui, da una parte, migliorar..do le condizioni di vita esterna, rimodernando le norme speciali di convivenza, cercando di elevare il valore umano nella collettività, contribuiamo a facilitare il lavoro di adattamento dell'individuo verso il nuovo ambiente e le esigenze particolari del servizio, ed otteniamo in tal modo di scemare le ragioni morbi gene per il coscritto, e di ralrorzarne e svellirne l'orgnuismo in un razionale allenamento: dall'altra parte, con un esame antropologico pit\ rigoroso, veniamo a selezion i pit't ampie par i valori umani scarsi, che nell'attività muscolare aifaticata, nelle cause complesse di e!'laurimeuto, dinanzi alle cresci ute rich ieste di energie psichiche, potrebbero facilmente cedere per insufficienza di poteU7.iale orga.nico. Oltre a che specialmente, ci occupiamo della cernita ampia e scienti fica degli anomali, praticandone uno sgombero più a ttivo, per prevenire le perturbazioni nella regolare progressione di vita e di funzioni della collettività. I. Donde, prima di tutto, il parallelismo fra l'aumeuto delle esclusioni dal servizio per debolezza d i costit u:r.ione e il decrescere continuo de lla tubercolosi polmonare, la cui frequ enza, minore assai nel nostro esercito che- ad esempionel francese (como a nostro onore constata.va i l Ferri in Parlamentoj, sce11de dal· 1'1,28 p. 1000 a l 0,63 per i morti. e dal 2,13 all'l ,O.t p. 1000 nei riformati (compresi vi i morti), per gli anui 1877-1903; e per il complesso delle varie manifestazioni tubercolari nell'organismo si scende dal 2,6 al 0,69 por i morti, e dal 6,82 al 2,6G p. 100 per i riformati. In Francia invece si hanno (nel Hl02) 7 ammalati di tubercolosi p. 1000 d i uomini effettivi, e 0,87 d i mortalità p. 1000 di forza; nell'anno stesso da noi s i 1n·eva

rispettivamente, 1,05 p. 1000 e O,.U p. 1000. Contempoumeamente si avevano, nell.o stesso anno, 1345 riformati per tubercolosi nell'esercito francese, 222 nell'italiano; in quello 226 morti di tubercolosi p. 1000 colpiti, nel nostro 123 p. 100ù (comprendendovi i morti per le varie forme di tubercolosi). (Randone, Sfol'za, Sormani, Casar ini, Testi ccc.) Donde pure la grande diminuzione della morbosità in genere, dal 987 p. 1000 al 718; e della mortalità specialmente, dal 10,56 al 3,3 p. 1000, con riduzione cioè


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RIVISTA. DI NEVROPATOLOOIA

maggiore dei 2 3 in 2o anni (generale Ferrero); n el 1902 la mortalità del nostro esercito era del 3,7 p. lOOO, nel francese del 4,24 p.lOOO (Randone): Yale a dire note\·olissimo migliommento nei due grandi coefficienti demografici che dànno la misum della not·malità di vita e d el progresso nella costituzione e nella struttura di uu aggregato sociale. Naturalmente le migliorate condizioni fisiche influiscono sulle attività psicon ervose e sul potenziale di adattamento; m eno scarti fisici entrano, più elevato è il coefficiente e nergetico dei singoli e minori le probabilità dei dé{at1tes di fronte alle specia.Ji norme di convivenza. Tanto più che noi ci adoperiamo per la cultura morale e per il miglioramento organico nei coscritti che giungono con cosi di''er:<e attitudini, disposizioni, abitudini d i vita e di lavoro, costumi e tendenze f:l.miliari, educati\·e ed etni<'he; e miriamo ad otten ere nn Yin novamento dei metodi di educazione e di istruzione, onde 1n-ere un migliore r end imento utile di lavoro per un mag~iore e più duraturo allennmento psico-f:isico del soldato. II. Dinanzi ai moderni problemi della vita collettiva noi dobbiamo tener conto non piccolo, da una parte, delle nuove esigenze della civiltà, e dall'altra dello agitarsi nel pnese di nuo \~e idee erli nuove lotte; e ciò è doveroso pflr gli educatori di masse dinanzi ni ri;::ultati che desiderinmo ottenere a vantaggio dell'esercito e del paese, dappoichè tali idee e t11li correnti d i vita si infiltrano agevolmente nei varii strati sociali, fonn:..ndo un senso più elevato di responsabilità in tutti, ed una cosdenza più moderna del valore aumentato, non solo della vita, ma della personali LiL tlmana. Ed inoltre il disagio morale e In febbre della lotta economica si riflettono 11el no~tro ambiente per parte di molte reclute, specie delle cittit, e possono ripercuotersi facilmente, ma!'sime in principio. sui rapporti disciplinari, sui modi di adattamento. sulle attività iJHlividuali, sullo motlalit:ì. reattive di fronte alle esigenze del servizio e dell'ambiente nuovo di vita. Quindi è es~enziale, come acC'ennavo, l'opero~ità per cui c01·cbiamodi impedire ad o~ni anomalo, c he n elle prime visite appare evidente come tale, l'ingresso nell'esercito, dove s:\rehbe fermento pernicioso, senza rendimento di lavoro utile; ma specialmente fnc<:iamo, in modo assiduo - tutti i giorni - un complesso lavoro di r,clezionnmento e di epurazione morale, riformando chi risulti, ad un esame minuto del la personali t!\ fisica e psichica. o si s ia mostrato n l contrasto con gli eventi di servizio, un incompleto. nn eccentrico, un impulsivo, un dismorfico in genere della ])ersoualit1\ e del carattere. Cioè, per una concezioi•o psicologica più ln ta e comprensiva delle anomnlie mentnli, non soltanto oggidi noi eliminiamo, appena ci è possibile discoprirli, gli nffetti da malattie ne1·vose o mentali ben definite, m:\ anche tutti quelli che nd una osservn?.ione accurata e protratta appariscono pre.<entar~ disMmonie e\·olutive, od ipostenie psir'hiche, imperfezioni reat~ive del telllperamento o def:icienze morali e Jel carattere, emotività. esagerate o facili ecci· taJJilità Ìmpu1SJV6. Per cui nelle statistiche, sul fondo della nevrosi, della psicastenia o de lla rle· generazione, oltre agli isteri<·i, epi lettici e frenopntici, figu rano in gran numero fra i ri formnti, - e quindi predominano oggi nella percentuale - tutti qu~ti inegolari e refrattari allo adattamento ed al IRvoro m etodico e disciplinato : le cui nnomal ie psico-morali, cioè, hanno fondamento e scnturigine n ella costituzione originaria sminuita o d isarmonica o degradata, o nei gravi errori educativi della personnlit.ll. por ell'etto d i viziose e nocive condizioni d'ambient e fnroiliare e ::;ociale. Noi sistemi non resistenti ed a scarso potenziale, dinanzi alle sempre più


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complesse esigenze della collettività, con gli speciali coefficienti disciplinarì, d i lavoro, di tensione continua, di contrasti emotivi, di responsabilità e di mutualitit, facilmente:dirompono le armonie fisiopsichicho instabili, e si d i svelano le lntenze no· vrotiche e le incompletezza della personali t:\, sino agli episodi che turbano e scuotono, con pericolo e dànno, la normale convivenr.a dello aggregato. (Vedi anche le mie note di psicologia militare - Rivista militare novembre 1005). III. La prima conseguenza cl1e deriva dall'applicazione di questi concetti po· sitivi di psicologia applicata è l'aumento notevole, e continuo, dei riformati per nevrosi o psicosi: le cifre pubbl,icate giungono sino al 1003, ma chiunque abbia. pratica con gli ospedali sa quanto ringrandisca ogni anno il numero delle inadatte personalità sociali, fra gli iscritti di leva e fra i militari. P er brevità, accennando qui solo alle medie triennali. per gli uni e gli altri insieme, abbiamo: (dal 1876) a) riformati per psicosi: 57, 106, 124, 1GG, 15ll, 191, 243, 272, 306, 300 b) per nevrosi: 49, 125, 122, 208, 221, 240, 3BG, 4fl9, 488, 602. Sommando tutti i provvedimenti medico-legali, permanenti o temporanei, per nevrosi e psicosi. cioè per anomalie dtlla pe1·sonalità, e facendo il rapporto della media tricnnale alla forza media bilanciata. d ell'esercito, abbiamo : 0,60 p. 1000, 1,44, 1,62, 2.35, 2,29, 2,4L, 3,39. 3,71, 4,60, 6 09. IV. La parte più importante, e nuova, di questi saggi - derivazione logica delle premesse qui appena adombrate-· è costituita dallo studio della c?·iminalilà militare; riguarda cioè il fenomeno complesso dei reati militari, sia come reati disciplinari, sia come reati comuni (1). Questa ultima specie di reati è certamente dovuta - in principnl modo - alle tendenze anormali dei colpevoli, congeni te od acquisite, nella vita boq~hese, prima del servizio sotto le armi; i reati militnt"i veri traggono dalle condizioni di vita e d'ambiente lo stimolo maggiore, ma anche la r agione di specificità nelle tua.nifestazioni delle anormali od irregolari attitudini psico-nervose dei soldati. Molti di questi soggetti, che commettono gravi mancanze ed infrazioni disciplinari, o che hanno crisi di agitazione, di furore, con fughe, diserzioni o tendenze clastiche ecc., sono da noi ritenuti - secondo gli insegnamenti della scuolil. positiva - appartenere a ll'una. o all'altra delle forme di anomalie della personalitt\ umana (uevrosi, incompletezza mentale, psicostenie, degenerazione morale, paranoidismi ecc.); e a tale stregua eliminati. Come per molte simulazioni di infermitit, cosi per mo lte violenze antidisciplinari, per molte scariche psicoemotive impetuose ed irrazionali, o per parecchie stranezze di condotta, come per molti mancati suicidì ecc., noi riteniamo tratt11rsi di vere manifestazioni psiconevrotiche o di profonde anomalie del carattere. che costituiscono grave ragione di inadattibilità; tanto più con~ideraodo quello che in oggi si richiede dal soldato, e cioè sforzo cosciente di volontà, interessamento, coraggio voluto più che)stintivo ecc. ; onde siamo corrivi a sgom berarne la collettività, prima o dopo la imputazione giuridica. Da qui deriva il notevole significato, e la grande importanza, che quest'opera di profilassi morale può avere nella lotta. contro il degenerato e l'anomalo, e quindi nell'a?:ione di difesa sociale contro la pazzia ed il delitto (2). (l) È noto che le stnt.istiche dell"' dclinqu<:'nza millt!tr(' non sono state mai puLLli· ca te ed anzi tenute segrete per ragioni v~trio ; es~o costituiscono una ricca miniera, ines plorata, di dati demografici, ehe interessa studiare complt'tamento. (2) È noto che, in seguito nl II cong-resso internazionale dc_a:li alirnisti ecc. in Mi· Inno, ottobre 1906, si è istituito un comitato internazionnlo per lo studio della difc~a sociale contro il de litto e Il' pazzi"' : ai"[(Omento posto all'ordine del giorno del con· gresso frcnio.trico di Perugia dell'anno prossimo.


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Infine. pensiamo che ogni collettività, come ogni a mbiente " periodo storico, ha la su11. speciale satwrazione crim.inosa (vale a dire un qttantum di criminalità ~he nei vari anni si mantiene all'incirca al medesimo livello, con scarse oscillazioni, uguali restando le condizioni di vita e di funzionalitit dell'aggregato); e che vizio e delitto rappresentano i due maggiori mali di ogni aggregato sociale, indici delle qualità e modi di struttura e di funzioni di esso. E perciò, se nell'ambiente militare decrescono, e di mclto, i reati comuni come i reati disciplinari, -ciò significa luminosamente che questo nostt·o ambiente si rinn ovella sempre, migliora, si risana sempre p i ti e tale m iglioramento si è ottenuto, specialmente negli u ltimi anni, non solo p er la p iù larga e purazione selezionatrice degli anormal i, ma, evidentemente, anche per i migliorati r apporti nella vita collettiva., ed i mo· derni orientamenti di pensiero e di m etodi educativi in seno all'esercito. Cosi è di molto scemata la possi bile saturazione critnùwsa equivalente alle con· dizioni attuali di questo nostro aggregato, mentre parallelamente si ha un aumento nella criminalità borghese. Da questi saggi di criminologia, che dànuo solo uno spunto sintetico della grande quantità di dati statistici che ho raccolti, mi basta qui riprodurre tre tavole gra· fiche; nella prima di esse si trovano segnate 4 curve le quali, specialmE-nte dal lt:!U4 in poi, presentano tra loro grande somiglianza e netta simmetr ia: in esse bo rappresentato, con A le condarme totali, io apparenza assai in aumento; con B la di~erzione totale; con C la dise1'zione l!elllplice, ed infine con D - che è il fattore comune di queste curve e che dà loro lo speciale profilo grafico- la dise~-zione o:~em· plice dai cli~lretti, costituita c ioè da coloro che non si presentnno all'epoca della chiamata della classe di leva: è questa una infrazione a lle legg i, data quasi del tutto dall'enorme emigrazione, ma le cifre r elative debbono essere eliminate quando si voglia studiare la criminalità. dell'esercito, commessa. cioè da mi litari durante il servizio sotto le armi. Ed allora rimane, come segnacolo e misura della. vera e propria delinquenza n alla spl'ciale collettività, la curva E, che presen ta una pro· gressiva e marcata disce;;:n, cl1e ne l ventennio va da 172V r eati nel 1885, a 922 nel 1005; e cioè con una riduzione as~ai sensibile g el ·ill p. 100. Dallo studio poi di tutte le varie forme di reati, mi limito qui ad accennare, come veri reati militari, alla disobbedienza, alla i11s'Ub01·dinazione ed alla d iserzio1le semplice; come tipo d el reato comune, a l farlo. Nella. tavola li la grafica A di mostra come le condanne per dis11bbidienza scemino continuamente da 208 a 98, cioè con una riduzione del 53 p. 100; la g rafica B che rappresenta le condann e per in.subonlinazione. è pure decrescente io moio marcato e quas i continuo (tranne .due elevazioni nel 18DS e 1902, periodi di c ris i politico-sociali, e con maggiore forza. media sotto le armi) da 312 reati n el 1836 (334 l 'anno prima) a 227 nel !V05, con una ridu·-.ione cioò del 33 p. 100; infine la linea F della tavola I rappresen ta le condanne per diserzione semplice da militari, ed è pure decrescente in modo progressivo e marcnto. dn lGG a 76, con una riduzione cioè del 65 p. 100. D'altra parte la gralica C del diagr. II segna le condanne per f'm·ti. con una diminuzione continua ed acceutuata, specie nell'ultimo decennio, da 4G~ nel l &l5 (l'anno prima 475) ad appena 2Gl, cioè, con riduzione del 45 p 100. La somma di ques ti 4 reati presenta un massimo di llu6 all'inizio, cd un minimo di 722<tllnfiuedel periodo, con una r iduzione dd 39 p. 1 00 - i r eati che rimangono presentano noi loro in· si eme una riduz ione del 53 p. 100. Dunque come prima e massima conclusione abbiamo che nellotole, e in O!Jni suo compoJunfe, la. C1'iminalifù. mililat·e DJ::CJn;fiC E, in modo s pesso progressivo, più o meno evidente, talvolta n:-sni marcato, cnn forti riduzioni che nel venteonio oscillano, per i varii reati, dal 20 al 30 p 100 l


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Tralascio qui per brevità di accennare a tutte le altre distinzioni, riprodotte graficamente, dei reati militari secondo le varie forme di diserzione; secondo i gradi dei condannati, nel tota le e nelle diserzion i; secondo l'indole delle pene inflitte, al carcere o allo. reclusion e, per il totale e per ciascun reato più importante, con tutte le percentuali relative delle varie serie statistiche; secondo le di-verse professioni dei rei; secondo le età, e il grado re!fl.ti vo di istruzione; secondo i varii corpi dell'esercito ecc. Accenno solo ad un problema di grande importanza, ·che cioè la criminalità. diminuirebbe ancora di più se provvedimenti legislativi pensassero a non far penetrare nel vivo dell'esercito i delinquenti precoci, i quali per ciò stesso dimostrano una perversione morale o gravi influenze familiari e so·cio.li, che li rendono fatalmente pericolosi nel nostro ambiente, con minimo ren dimento utile. Invero dal diagr. XI, qui riprodotto nella tavola III , si scorge la grafica D dei 1·ecidivi, la quale dect·esce rapidamente dal 1885 al 1894, da 8!8 a 348 per poi risalire l eggermente, ma in modo pressochè continuo, si da aversi alla I:ÌI;e 5,1 0 condanne; ma. questo aumento è dato in maniera assai chiara dai recidivi per condanne dei tribunali ordinari, cioè che l1anno già avuto condanne da borghesi, avendo11i appunto ,! 75 rei recidivi nel 1885, un minimo di 250 nel 1893, e poi di nuovo 485 alla fine del periodo, la qual cosa indica aumento della delinquenza giovanile nella società borghese e mite7.7.& delle pene col nuovo codice, per cui minor numero di pregiudicati possono essere esclusi dall'esercito, per indegnità, in base alla gravezza della condanna. Invece i rer.idivi per sentenza dei tribunali militari decrescono molto e progressivamente da 435 ad appena 75; mentre d'altra parte il confronto delle cifre di tutti i r ecidivi con le contanne totali dimostra che le recidive stesse ascendono da una percentuale minima. del 35 p. 100 nel 1894, al M p. 100 nel 1905; e le recidive di condannati borghesi nei medesimi termini del periodo aumentano dal 21> al 40 p. 100 nientemeno del totale dei condannati! Si veda da ciò quanto noi otterremmo se potes~imo impedire complessivamente l'ingresso nell'aggregato sano e normale di questi fermenti anomali già provati dal carcere minorenni, questi individui perniciosi alla compagine morale dell'esercito, che vi turbano, deviano e r.orrornpono le normali funzioni. Occorre però che questa nostra opera profiluttica sia integrata da una funzione sociale analoga, rispetto agli anomali, nevrotici o psicopatici che noi additiamo, è ti n viamo alla società, e per i quali nessuna opera di prevenzione, di educazione o di protettorato viene messa in azione.

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Insomma, dinanzi ai moderni rapporti delle esigenze della collettività militare con i problemi pedngogici, educativi e disciplinari, e con le nuove correnti d i scienza psicologica e criminale, o di psichiatria e neuropatologia, l'opera del medico porto. il raggio che illumina e dit risal to al vero, e trova. continua espii· cazione nel suo ufficio di apostolato scientifico ed educativo anche nell'ambiente militare. P. CONSIGLIO. RAzzABONI, -

Contributo alla dottrina delle looaUzzazionl oerebraU. -

(La clinica chiT'Uryica, 1908). L'A. cita il caso di un muratore che, cadendo da un'impalcata riportò uoo. fe· rita alla regione parietale siuistra con frattura della scatola cranica, affonda mento del frammento e spappolamento della sostanza cerebrale in corrispoudem:a .del lobo parietale.


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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

Nel mentr'3 nell'individuo non si trovò alcuna paralisi o paresi motoria, fu verificata un'estesa zona di anestesia tattilo, termica e dolorifica alla regione della coscia e parte della regione gamba destra, che andò man mano diminuendo sin<> a scomparire affatto. L'A. trae dal caso le seguenti conclusioni; .l0 Nelle due circonvoluzioni parietali posteriori (indipendentemente dalle cir· convoluzioni rolandiche) esistono cen tri le cui vie di trasmiss ione sono incrociate destinati alla sensibilità dell'arto inferiore del lato opposto; 2° È presuRlibile l'esistenza di centri sensitivi per l'arto superiore e la metà restante del corpo dell'opposto l ato. 3° La distruzioae di tali centri produce un'abolizione della sensibilità non permanente nelle regioni accennate. A.. GIA~NELLI.

RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA L . VALENTT::-1 ed J. VA~VERTS. - Frattura della maatolde da proiettile di rivoltella. -· Otlte purulenta. - (Le Nord médical, Lilla, 1908, n. 332, 1° marzo). Una donna di circ11. 20 anni riceve un colpo di ?·evolver d'ordinanza, del cal ibro di 12 millimetri, nel capo, n un metro di distanza. L'orificio d'entrata e situato a. due centimetri innanzi dell'attacco del padiglione dell'orecchio sinistro. Con tre interventi successivi, ripetuti in un periodo di circa 20 giorni, si cerca invano di estrarre il proiettile, che si suppone innicchiato a. livello della cassa del timpano. A. questo punto gli A A.., chiamati a curare l'infer ma, l a trovano in un grave stato di prostrnzione, incapace a fornil-e dati anamnestici, con abbondantissimo scolo purulento dal condotto auditivo esterno. Ella non aveva mai sofferto d'otite. Poiché un medico, in seguito alla r adioscopia, assicurava nel modo pit't assoluto cbe la palla dove•a trovarsi a due centimetri circa innanzi e al disopra dell'orificio d'entrata, ossia a livello del pavimento della fossa cranica media, g li A A. t rnpanano al disopra dell'apofisi zigomatica, aprono la dura madre, sollevano il cervello, seguono la faccia superiore della rocca, ma non riescono a trovare il proiettile. Si decide a llora un secondo intervento, diretto verso la fonte del pus, ossia dal lato della ma.stoide. Si apre questa come per la maRtoidite e nella parte posteriore dell'apofisi si tro\'a il proiettile, di piombo., fortemente incuneato nell'osso, mollo defonnato, che si estrae dopo ampliata la breccia. La palpazione diretta, col mignolo, permette d i stabilire che il corpo estraneo aveva depressa la dura madre, facendo ernia nella fossa cerebellare. All'optJrazioue seguono violente cefalalgie, costipazione ostinata, temperatu re non oltre i 138'. La ferita operatoria mnstoidea procede normalmente, non cosi. quella ante1·o-superiore, che era stata chiusa con drenaggio. Verificandosi anche ivi fuoriuscita di pus, si tolgono i punti e si osserva un fungo cerebrale rossnstro, che al quinto giorno si elimina, mentre si appalesa un'emiplegi11. destra. L a tem· peratura cade e l 'ammalata, cosciente, non si lagna, ma è taciturna. Al decim<> giorno lingua saburralo, vomito che s i rende più frequente, indi prostrazione, a ccessi di violento dolore d i capo, inflne singhiozzo e morte al quindicesimo giorno.


RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

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La radioscopia dunque non è in grado d'indicare al chirurgo la sede esatta d'un corpo estraneo nel cranio: occorre una buona radiografia. In caso poi di scolo di pus dal condotto bisogna seguire il precetto di cercare il proiettile seguendo direttamente il tragitto purulento verso il focolaio d'infezione. L'ammalata venne perduta per meningite, a seguito del primo intervento, eseguito sulla falsa strada. PAsSERA.

Dlreslone eooezlonale della ferita per oolpo lllllolda dl rtvolteUa alla tempia. - (Ligu1·ia medica., 1908).

Prof. G. G. FERRANDO. -

L'A. descrive il caso di una giovane, che, trovata ferita di rivoltella nella propria abitazione, asseriva di essersi ferita accidentalmente da sè, nel mentre che il percorso del proiettile dall'alto al basso e dall'avanti all'indietro, faceva piuttosto sospettare un ferimento colposo da parte dell'amante, anche per la posizione normale, in cui in caso di autoferimento, avrebbe dovuta esser tenuta l'arma feritrice . .All'autopsia di essa, morta nel giorno !leguente, si trovò che il proiettile, en-' tra.to a circa due centimetri al disopra dell'angolo es terno dell'orbita destra, si era internato fra le parti cutanee, l'aponevrosi e il crotafite, seguendo un tragitto dall'alto al basso e dall'avanti all'indietro verso la fossa temporale, determinando una semplice depressione del tavolato osseo con infrazione del tavolato stesso, emorragia della meningea, ematoma extradurale ecc. Con esperimenti su varii cadaveri l'A. ha dimostrato che con rivolteila. il cui proiettile abbia debole velocità iniziale. nelle ferite dell'osso temporale molte volte il proiettile stesso, dopo di aver perforato le parti molli, ha tendenza a sgusciare in basso ed indietro sulla superficie dell'osso stesso, perforandolo in un punto più debole di quello direttamente colpito. Dimostra la massima importanza di questo concetto in medicina legale, per le conclusioni differenziali fra omicidio e suicidio. A. GlANNELI,l. C. DucnoQUET. -La terapia oriope41oa del plede platto - Con 32 figure. (Ret.-ue d'h1f!Jiène et de méd. infantiles et annales de la polycl. H. cle Rothschilcl, Parigi, 1908, n. 3). In questa diffusa e interessante pubblicazione l'A. non si limita già a trattare della cura ortopedica del piede piatto, ma, delineando una completa. trattazione dell'argomento, ci parla anzitutto dell'anatomia. patologica e della patogenesi di questa imperfezione cosl frequente e che tanto da vicino riguarda i medici militari. Ce ne descrive quindi la sintomatologia ed infine si diffonde sul trattamento. Il piede piatto dell'adolescenza è il prodotto di un alterato rapporto tra le ossa, dovuto ad un anormale allungarsi dei legamenti articolari sotto l'inHuenza del peso del corpo, che li distende ad ogni passo durante la marcia. Ma questa distensione è conseguenza, a s ua volta, dell'insufficiente azione dei muscoli, ossia dei veri sostegni dell'articolazioni. . La. terapia può essere operatoria (raddrizzamento della volta plantare e sezione del tendine d'Achille), ortopedica. e kinesiterapica. Fanno parte dol trattamento ortopedico le calzature correttive speciali, destinate a sostenere e contenere la volta del piede. Ma un buon coadiuva nte di esse è il metodo kinesitempico, che utilizza, al solito, i movimenti attivi ed i passivi. Coi primi l'operatore cerca di produrre il raddrizzamento manu11.le forzato della volta piantare, fino ad ottenere un'ipercorrezione ed a portare il piede in varismo. &9 - Giornale di medicina militare. -

Fa.~c.

X.


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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

Preferibili però sono i movimenti attivi, coi quali il soggetto, in piedi o, meglio, coricato, cerca di collocare egli stesso il suo piede in varismo, a mezzo di contrazioni volontarie dei muscoli tibiale anteriore e posteriore. Si può ottenere effetto maggiore fissando la gamba con una mRno ed afferrando con l'altra il piede, in modo da opporre resistenza all'azione dei muscoli ora detti. L'A. raccomanda anche gli esercizi di marcia, facendo camminare il soggetto sulla direzione di un filo teso sul pavimento della stanza, in modo che i piedi vengano a trovar si da un lato e dall'altro di esso, ma addotti in varismo e con la punta orientata verso il refe indicatore. Buoni coadiuvanti sono il massaggio e l'elettrizzazione dei muscoli tiuiali anteriore e posteriore e del lungo peroniero. Il lavoro, assai accurato. è munito di 32 figure, trd. schemi, radiografie, fotografie e riproduzioni di impronte plantari durante l'andatura di piedi difettosi. PASSERA.

M . BECHARD. - Traumatbmo dell'addome per oalolo 41 oavallo. Perfora :done del duodeno. Laparatomta. Ouarlglone. - (Archives de Mlidecine et de Plunwwcie militai1·es, luglio, 1908. L'A. riferisce che il cannoniere D. nel pomeriggio del 2-1 aprile fu colpito in

pieno addome da un calcio di cavallo. Pur risentendone vivo dolore, non cadde a terra e potè raggiungere l'infermeria. Verso le cinque di sera ebbe un vomito di liquido verdastro, che si ripetè nelle ore successive. Il 25 alle ore 9 entrò all'ospedale . .Presentava un po' di stupore, i tratti del viso stirati, e tinta s ubitterica delle congiuntivo. RMpiri 40. Polsi 120. All'esame dell'addome non si riscontrò traccia di contus ione. Ventre leggermen te meteorico, duro, for temente contratto. Palpazione dolorosa specie a livello dell'ombelico. In tutto l'addome sonorità. diminuita, ma non ottusità nemmeno nei punti declivi. Sonorità nella regione epatica. Diagnosi. Peritonite consecutiva a perforazione intestinale. Laparatomia sulla linea xifo-ombel icale. Aperto il peritoneo scolò abbandante li q uìdo rossa.stro di cattivo odore. Esaminate e spostate le anse intestinali si arrivò sulla porzione orizzontale del dtwdeno, che a destra presentava una perforazione delle dimensioni di un pisello, rotonda, a margini irregolari e dalla quale usciva liquido fecaloide. La perforazione venne chiusa con doppia sutura. Toletta del peritoneo. Drenaggio tubolare, sutura delle pareti a strati Ipodermoclisi. Nei primi giorni leggere elevazioni di temperatura, che cessano poi con l'emissioni di feci e di gas. In 5• giornata s i rinnova la medicatura imbevuta di liquido di cattivo odore. Si cambia il drenaggio ripieno di pus. Il 6 maggio si tolgono i punti della sutura cutttnea suppumta. Si sostituisce al tubo uno stuello di garza.. Ogni due giorni si r innova la medicatura ono alla cicatrizzazione completa della piaga. I l 5 luglio il f~rito viene inviato in licenza. A livello della. cicatrice i due muscoli retti sono di variati per circa due dita e lasciano fra loro uno spazio, in cni la. parete addominale s i lnscia deprimere facilmente. Gli s forzi della tosse vi determinano un netto impulso. Il ferito viene fornito di un cinto del Glénard con un cuscinetto mediano Prima di farsi rioperare vuoi godere della licenza. TROIA~!.


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RIVISTA DI CHI RURGlA GENERALE A. NEUMANN. - n trattament o delle ferite del fegato. Wocllenschri(t, 1908, 16 gennaio).

(Dentsclle med.

L'ulteriore evoluzione delle ferite e delle rotture del fegato, dice il Neumann, dipendo essenzialmente dalla prontezza dell'intervento chirurgico, daIla natura del trauma.tismo e dalla coesistenza o non di les ioni in a ltri organi. L'A. ne ha raccolto in questi ultimi anni una statistica di 22 casi, nei quali 21 volta potè controllare il diagnostico con la laparatomia. o con la necroscopia. Assai frequentemente il tratlmatismo del fegato è accompagnato da lesioni d'altri organi: tale complicanza il Neumann riscontrò 17 volte. La mortalità ele· vata (12 casi su 10 guarigioni) ci parla della gravezza delle ferite epatiche. Particolarmente istruttivi per la chirurgia militare sono i 6 casi di ferita d'arma da fuoco, 4 de i quali r aggiunsero la guarigione, mentre i rimanenti mo· rirono in poche ore. Ben più infauste sembt·ano le t·otture del ,,iscere, poichè su 14 casi di esse, solo 4 raggiunsero esito felice con l'intervento, mentre le altre, assai gravi, fusono seguite da morte. In un giovane, che era stato preso tra due repulsori e compre.~so alla regione epigastrica, H Neumann trovò, al tavolo operatorio, una rottura verticale del fegato, così estesa e profonda da rendete il lobo sinistro pres· sochè indipendente e solo ancora unito per uno stretto ponte di parenchima. L'ablazione di questo enorme frammento, che pesava 480 grammi, fu seguita da guarigione. Nei trau mi epatici l'as pettativa, secondo il Neumann, è fonte, quasi sempre, di insidie e di guai, e pertanto, innanzi ad una ferita da taglio o da punta o d'arma. da fuoco, dobbiamo subito intervenire. Incisa la. parete addominale sul luogo della ferita constateremo anzitutto se questa è penetrante e, in caso atl'er· mativo, apriremo i l peritoneo per renderei conto della profondità del trauma. L'esperienza dell'A. ci addi ta, fra i più attendibili sintomi di lesione epatica, il pallore progressivo, l'agg ravamento dello stato generale, la debolez?.a. del polso, i vomiti, la tensione del ventre, la ipofonesi iliaca : invece il dolore scapolare e l'ittero in primo tempo sono poco attendi bili. Il meteorismo primitivo deporrebbe contro una lesione epatica. n Neu•uann cons iglia di tamponare diligentemente le fessure del f egato, an· che se molto profonde, per evitare le emorragie secondarie. Egli, in un caso, è giunto ad introclurre una striscia di mussola lunga 11 metd ed alta 20 centimetri. Da ricerche anatomiche esegui te sul cadavere, spingendo nell'arteria epatica adatta massa d'iniezione e poi eseguendone la radiografia, egli ha tratto la convinzione che i l ramo destro e il sinistro di quel vaso non si scambiano tra loro anastomosi. La zona di tessuto epatico che intercede fra i territori irrorati da. tali rami è poco esposta dunque alle t3mo rragie, ma, invece, assai più allo sf<tcelo Jlecrotico, quando ivi sia intervenuta una fessura del viscere. E dunque git1stifl-


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RIVISTA Dl CHIRURGIA GENERALE

ca.ta. la pronta. resezione di queste zone epatiche che il trauma. ha pressochè isolato dal viscere e ciò ad evitare che esse necrotizzandosi diano luogo a gravi fatti d 'infezione. PASSERA. CARlUNJTl e CAREnE. -

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•toerohe ed esperimenti sol trapianti muaoolarl.

(Policlinico, sezione chirurgicn., 1908).

Gh AA., fatto un breve parallelo fra le indicazioni dei trapianti muscolari e quelle dei trapianti tendinei, cominciano col limitare le condizioni dei primi a du& soli casi: l o Perdite muscolari traumatiche od operatorie - Mancanza di tendini nei muscoli brevi; 2•Qua.ndo manchi un tendine s u cui innestare il tendine del muscolo. Nt~gli altri casi di disturbi permanenti fra i vari muscoli destinati ai movimenti di una. articolazione e più specialmente nelle paralisi traumatiche primarie e secondarie, ritengono gli A A. doversi dare la preferenza. ai trapia.nti tendinei sia per la maggior facilità di tecnica operatoria, sia. per la maggior probabilità di riuscita.. Gli AA. passano a parlare dei loro esperimenti compiuti su cani, esclusiva· mente trapiantando pezzi di muscolo libèro, e concludono che le condizioni necessarie a.lla buona riuscita del trapianto sono: a) Asepsi rigorosissima; b) Rispetto dei vasi della regione da cui si toglie la parte di muscolo. Asseriscono che clinicamente le funzioni del trapianto continuano ad essere normali, quantunque non sia certa la fusione delle fibre potendo avvenire la coesione par tessuto di cicatrice. Come dettagli di tecnica consigliano l'i~cisione a scalino od a becco di clarinoper aumentare le superficie di contatto. A. GU.NNELLl. G. J. FHEEMAN. - Un nuovo metodo eU operare U varloooele. - (The 1nilitarysm·geon, maggio 1908.

L'operazione descritti\ dall'A. tende a raggiungere i seguenti obbiettivi: 1° non lasciare alcun m~tteriale di sutura da riassorbirsi; 20 a ccorciare lo scroto mediante la sutura trasversale della cute e degli altri strati profondi incisi verticalmente; 3• eseguire l'operazione senza ricorrere a strumenti speciali; ,to impiegare per la legatura della massa varicosa una specie di sutura amo· vibile, che sia nello stesso tempo una salvaguardia contro l'emorragia.. L'escissione deUe vene varicose è fatta a mezzo del termucauterio. Praticata un'incisione ve rticale di circa 5 centimetri lungo la linea. del cordone spermatico fino a raggiungere la massa delle vene varicose, questa viene isolata e quindi sollevata o per mezzo delle dita o per mezzo di una pinza. Si applicanOallora alla b!tse due speciali punti di s utura, di cui uno comincia sul lato interno ed attraversa i tessuti sul contorno superiore della massa varicosa, l'l\ltro, cominciato pure al lato interno, passa sul contorno inferiore e fuoriesce al lato e;;terno. E ntram bi questi punti terminano con due capi sufficientemente lunghi, ed essendo a pplicati in opposte direzioni, vengono a stringere la. massa ciascunosu tre lati, come una sutura a borsa.


RIVISTA DI CHIRURGIA GEXERALI!:

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Assicurati i capi dei fili in pinze emostatiche, la. massa vadcosa vien costretta alla base fra le branche di una lunga pinza, indi escissa col termocauterio. Rimossa con delicatezza la. pinza, se vi sono dei punti sanguinanti, si stringono le due suture e si tocca di nuovo la superficie col cauterio. Il moncone, cosi residuato, vien portato sotto quello che sarà labbro superiore della linea di sutura trasversale, e quìvi fissato, infilando i capi della sutura superiore in un ago a larga cruna o a cruna tagliata, e poscia perforando la cuto a mezzo pollice dal labbro della ferita, e annodando la sutura su un piccolo rotolo di garza: la sutura inferiore si fa passare invece attraverso il labbro inferiore della ferita e si annoda in modo analogo, L'operazione si termina. colla sutura trasversale della ferita: allo scopo di ben assicurare l'affrontamento dei margini, sopratutto in corrispondenza dei due angoli, si a pplicano tre robusti punti ad un quarto di pollice dai bordi, uno centrale e due laterali, cd in mezzo a questi altri punti più piccoli con seta sottile. La medicazione vien protetta da un bendaggio triangolare, che funziona nello stesso tempo da sospensorio dello scroto. In quinta giornata si tolgono tutti i punti di sutura superficiali e profondi, e la guarigione è assicurnta, non essendo rimasto noi fondo della f~rita alcun materiale riassorbibile, ed essendosi anche ottenuto un se!lsibile accorciamento dello scroto. SuRDI.

Anoa a scatto. - (Bulletin de la Soc. de 1néd. ntilitaire f rançaisc, Paris, n. 19 del 35 dicembre 1907 e n. l del 15 gennaio 1908).

PAG"KIER e FERRATO:-~. -

l Pagnier, medico aiutante maggiot·e nell'esercito francese, nell'ottobre 1907 l1a avuto occasione di osservare un caso della così detta anca a scatto (hanche à ?"essm·t), descritta per la prima volta dal Ferraton nel 1905 e quasi contempora· neamente dal Guermonprez, e poi riscontrata ancora dA. <tualche altro autore. Si tro.tta. d'un militare, g iR. meccanico, che molto prima del suo arruolamento, nel 1903, sarebbe caduto a suo di re, mentre portava un peso di 120 chilogrammi sulle spalle, urtando con la regione glutea destra., nel tratto compreso fra il gran trocantere ed il sacro, contro delle lastre di pietra. Dopo tale traumatismo avrebbe potuto continuare il lavoro, l agnandosi solo d'un corto imbarazzo nel camminare e nella stazione eretta. Non s i manifestarono ne tumefazione, n è ecchimosi della parte, ma soltanto un curioso e strano fenomeno di scatto, apprezzabile s ul trocantere nel movimento di semillessione nel femore sul bacino. L'esame obbiettivo e quello radiografico sono totalmente negativi. Tutti i movimenti sono possibili ma durante In flessione a 45> della coscia, nella rotazione interna ed esterna e nel ritorno all'estensione, si produce uno scatto, apprezzabile con la mano e con l'n· dito, dovuto al passaggio di una striscia fibrosa sul gran trocantere, allorquando questo passa sotto il margine del g rande gluteo. Tale s triscia è compresa fra -quest'ultimo ed il tensore della fascia lata. Il soggetto in esame può provocare volontariamente lo scatto in parola collocando la coscia in leggera adduzione: il fenomeno scompare nei movimenti passivi e durante la risoluzione mu;;colare. Il caso f'u dapprima d tag uosticato per una lussazione recidivante d~ll'anca ed -è importante di fronte alle questioni odierne che tanto spesso vengono sollevate per indennità civili o militari, in seguito a traumatismi. Il Ferraton, medico principale di 2• classe, a proposito della comunicazione del Pagnier, mette anch'egli in evidenza il fatto che il fenomeno in paro la non ~ dovuto già ad una lesione della g iuntura coxo-femorale, ma ha sede invece nelie


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RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

parti molli superficiali. Non dipende da. una malattia. delle borse sierose peritrollft.nteriche, non è uno scricchiolio, nè uno sfregamento, nè una crepitazione. Trattati illvece d'un vero scatto del grande g luteo sul trocan ter e. Nel ca!io da. lui osservato, il Ferraton lo credette dipendente da una soverchia. lunghezza. del collofemorale e da un'ipertrofìa d el gran trocantere. Il Guermonprez. invece, nel suo soggetto, avev a t rovato una s peciale e ben netta rilevatezza, una specie di protuberanza, sul gran troncantere. Con tutto questo, peraltro, è !':empre in facoltà. del soggetto di produrre lo scatto a proprio piacimento, mettendo in contrazione volontaria il grande gluteo ed il tensore. Ad ogni modo trattasi d'un disturbo senza gravità., compatibile col servizio militare e coi vari mestieri e che non può in alcun modo dare diritto a pensione o a indennità. PASSERA. ToKAUSKI.-

Rottura e perfora:r;lonl dell'lnt..Uno . -

(Wiener Medizinische

Wochenschrifi, n. 25, 20 giugno 1908). Riferisce nn caso di lesione traumatica riportata da un soldato il 27 settembre u. s. ver~o le ore 6 del mattino per calcio da cavallo al cavo epig11strico. Al suo ingresso nell'ospedale ùove fu tosto trasportato, l'individuo lagnavasi· di dolore alla regione epigastrica e aveva singhiozzo, aspetto pallido, sofferente, tint11. subitterica, labbra rosso· bluastre, respiro frequente e superfi ciale, temperatura 37•,2, polso debole con 110 battiti· :~l l', lingua patinosa e tumida, addome meteorico con risonanza timprmica. in qualche punto e l'ODI\ cutanea d'arrossimento estesa quanto un uovo di pollo nella r egione epigastrica. Essendo lievi le sofferenze, egli ri fiutò d i sottoporsi ad intervento operativo, e con l'oppio e le applicazioni locali di g hiaccio il suo stato si mantenne q unsi invariato sino alla mezzanotte. Alle 7 del giorno seguente acconsenti a farsi operar e: notavasi p111lore notevole del viso con labbra cianotiche, polso filiforme e f requentissimo (HO battiti), temperatura 36",8, parete addominale distesa e resistente con ombelico sporgente. tendenzn al vomito; ri tenziono di urine, feci e gas. Sotto narcosi fa pvaticata la laparotomia lungo la linea alba. e tanto noi tratto intestinale superficiale ripieno di alimenti quanto nel restante non si riuscì a rintracciars alcuna soluzione di continuo; però nel cavo peritoneale si trovò circa un)itro e mezzo di liquido sieroso torbido, quasi inodoro, contenente fiocchi ginllo- hrunastri e abbondanti frammenti di cibo semidigerito. Lavaggio, drenaggio alla Mikulicz, restringimento delln feri ta. con sutura a strati; :nfus io ni, iniezioni di etere canforato, ecc. Dopo apparente miglioramento l'infermo alle ore 20 moriva improvvisamente in collasso. All'autops ia si constatò nel tratto della parete del digi uno rivolto alla colonna vertebrale, a circa 80 centi rnetd dal piloro, una soluzione di continuo grande qun.nto una mandoda, dis tante circa un dito tra.sverso dall'inserzÌone viscerale del mcsentcrio. Erano evidenti le condizioni favorevoli per la rottura: lo stato di ripienezza dell'intestino e la poca larghezza del mesenterio che aveva impedito al viscerecolpito di spostarsi dallo spazio compreso t ra la zampa. del cavallo e la colonna vertebrale nell'istante del trauma. Brevemente espoue infine l'A. due casi d i appendicite perforativa, guariti con intervento chirurgico. Nel primo l'operazione fu praticata BG ore dopo l'inizio del


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male; nel secondo. operato a. freddo, si trovò nella regione ileo-cecale un aggrovigliamen to dell'amento con anse del colon e del tenue, e nella parete del cieco una perforazione a. bordi piani e a.rro~sa.ti, del diametro di un pisello, in corrispondenza. del sito d'ins<lrzione dell'appendice che non fu possibile rinvenire. Sutura. alla Lembert. Il ripiegamento in alto del cieco e le aderenze in vicinanza alla detta perforazione d iedero ragione della stipsi ostinata con fenomeni accessori sofferta dal paziente durante i due mesi di pausa afebbrile. G. MASS..I.RI. H. KULL . - Dl un oa•o dl perltUllte traumatica. - (D etLfsche mediz. Wochenschrift, ottobre 1907).

I casi di peritiflite tl'l\llmatica di cui parli la letteratura medica e chirurgica. sono ben rari; occorse all'A. di osservarne un caso avendo avuta l'opportunità di controllarne attentamente il decorso. Una giovane di vent'anni che mai aveva presentato sintomo alcuno d'affezione addominale, in seguito a caduta. durante una corsa, batteva sul terreno col ventre con tutto il peso de l corpo. Subito dopo l11. caduta risentiva dei violenti dolori nella fossa iliaca destra.. L'A., che la vide due giorni dopo, constatò tutti i sintomi di una vera e propria peritiflite; ebbe in seguito parecchie cdsi appendic:olari e finalmente soltanto tre anni dopo decise di farsi operare. Vennero riscontrati tutti i s intomi di un processo infiammatorio che aveva attorniata di fitte aderenze la som111ita e la parte terminale dell'appendice, senza traccia alcuna di lesioni d'altro genet·e. Tali fatti, come ben vedesi, possono avere una certa importanza medico-legale specialmente data l'odierna legislazione sulla responsabi lità clegli infortunii. G. BEnNUCCI.

La todobenzlna appltoata alla sterlllz.cazlone del materiali dl •utura. -· (fl Mo1·gagni, marzo 1908).

Rossi. -

L'A. prepara la setll. che egli adopera nella sua pratica chirurgica q nale ma· teriale da s utura, sgrassnndola preventivnmente nella benzina, quindi immergen· dola in un bagno di iodobeozin:t, vale a dire in una soluzione di iodio puro nella benzina rettificata, nella proporzione del 5 p. 1000, !asciandovela pe1· la durata di 15 giorni. Intanto la benzina code alla seta l'iodio in essa disciolto e tal fatto è reso manifesto dal progressivo scolorirsi della benzina. Allora bisogner,i. aggiungere della nuova iodobonz ina fino a completare la quantità primitivamente ·es istente, !asciandovi la seta per un tempo indefinito, seta che senza quals;iasi ulteriore trattamento potrà esser in qualunque circostanza utilmente impiegata. perché assolutamente asett ica e più resistente e solida della seta preparata con l'ebullizione. Aggiungasi esser essa meno scorrevole, mentre data la piccola quantità di iodio da essa contenuto, produce sui tessuti attraversati una leggera irritn.zioue che facilita l'adesione degli stmti affrontati. La preparazione, come ben vedesi è facile e pochissimo costosa. Il catgut invece sopporta meno bene il trattamento con l'iodobeuzinn.; perde della sua. elasticità, diventa troppo secco e troppo rigido, quindi meuo comodo ad esser maneggiato, mentre riesce difficile sen·arne i ,nodi. G. BEJRNuccr.


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RI VISTA DI CRIRURGIA GENERALE

L 'ane•tell1a degll arti per la vla endoveno•a, u•oolata all'leohemla artlflolale. - (XXXVII congresso della società. tedesca di chirurgia, Berlino, 21-24 aprile 1908).

J:!IER. -

11 Bier ha ideato un nuovo metodo di anestesia degli ar ti. Supponendo di dover intervenire sull'articolazione del gomito o del ginocchio, egli, anzitutto, applica sull'arto, a cominciare dalle dita, una fasciatura elastica espulsiva, centripeta, alla maniera del von Esmarch. Ottenuta cosi l' ischemia artificiale della parte, egli applica una fascia di cautchouc al di sopra e, quindi, una a l disotto dell'articolazione, strette entrambe a sufficien za per mantenere interrotto il circolo sanguigno. Così predisposto l'arto, il Bier ottiene l'anestesia nel campo operatorio introducendo in una vena sottocutanea, per esempio la. mediana. o la safena, una sol uzione di novocaina al O,:lo p. 100. Pel gomito non devesi impieg a rne oltre a 100 centimetri cubici, pel ginocchio 150. .Beninteso occorre attendere qualche m muto, prima d'in iziare l'atto operativo e ciò per ottenere che l'anestesia sia totale. Allo scopo di evitare qualunque possibilità d'intossicazione, prima di chiudere la ferita operatoria egli slaccia la fasciatura elastica superiore ed ottiene cos i un'emorragia venosa sufficientemente abbondante, la quale agisce irrigando i tessuti e sbnrazzandoli dai rimasugli dell'anestetico. Si può anche, per maggiore, anzi totale sicurezza, introdurre nella vena una cannula ed effettuare un lavaggio con a cqua salata. PASSERA.

J . J. CuunTo:-.. - 0••ervazlont •ulla dlagno•l preoooe dl alcune le•lonl ohlrurglohe dell'addome. - (Jom·nal ofthe Royal Arm,y Medical Corps, maggio 190f!). Gli esiti l etali verifìcatisi in alcuni casi di mal attie <:hirurgiche dell'addome, per avere atteso a precisare la diagnosi che si fosse costituito il quadro nosologico caratteris t:co descritto nei trattati, hanno indotto l'A.. a richiamare l'attenzione su a lcuni sintomi che possono permettere una diagnosi precoce. Lo stadio iniziale nella maggior parte d i questi casi è rappresentato dallo shock, ri.;ultato di una subitanea impress ione sui nervi splancnici; esso non manca quas i mai, p':lrò t11.lvolta può esser ta.nto lieve, nonostante la gravità della lesione, da sfuggire completamente a ll'osservazione, sopratutto quando sopraggiungono al tri fenomeni più gravi, come la maggior frequenza del polso, il dolore ecc. In istretta connessione con lo shock stanno altri due fatti importantissimi: la facies ippocraticn ed il vomito stercoraceo, i quali però talvol ta si manifestano assai tardi, sicchè, volendo attendere l a loro comparsa per stabilire la diagnosi, si corre i l rischio di rendere l'intervento chi rurgico pressoché inut ile. Ciò può verificarsi specialmente nell'occlusione intestinale, per l a quale l'A.. consiglia, nei casi dubbi, di tenere conto del risultato della somministrazione di purganti, fra i quali precouizza come molto efficace il sapone sciolto nell'acqua coll'aggiunta di olio di castoro e trementina. St.i'RDI.


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RIVISrfA DI MEDICINA LEGALE UaLICB.- Alcune o••ervazlonllul rloono1olmento ed aooertamento dell'lm-

beolWtà e 1tatl af11D1. - (Deutsche militiil'lirztliclle Zeitschrifl, 20 luglio 1908). Avviene spesso ohe l'imbecillità congenita od acquisita s ia riconosciuta relativamente tardi o venga riguardata come manifestazione di cattiveria o di simulazione. Eppure essa è tutt'altro che ra ra negli eserciti; chè anzi vi rappresenta una parte notevole tra le malattie ùella psiche Onde facilitare la diagnosi di tale infermità, e rendere quindi più spedito il provvedimento medico·lega le conseguente, l'A. dà alcune norme, che egli non sempre vede tenute in conto, quantunque s ieno state da tempo suggerite qua e là nella letteratura sper.iale. Prima di tutto non devesi pretendere di giungere a l riconoscimento della malattia col solo esame dell'intelligenza, anche se fatto con buon metodo, perchè talvolta il difetto può trovarsi nel campo dei sensi e della volontà. lasciando libera l'intelligenza. Sì tratterebbe in sostanza di una imbecillità morale, caratterizzata dall'assenza dei sensi etici superiori (amore, fedeltà, gratitudine, ecc.) ed a ccompagnata da note personali degenerative e psicopatiche, nonchè da un malsana ereditarietà (epilessia ed alcoolismo nei genitori); da ciò l'importanza di un'accurata anamnesi retrospettiva riguardante la prima giovinezza, i genitori ed i parenti dell'individuo in esame. L'A. consiglia di osservare il cambiamento iudotto nel carattere dell'esaminando dall'improvvisa entrata nella vita militue, di s tudiarue le azioni (specialmente quelle merite voli di punizione), scrutando se egli perseg ua un determinato disegno, se agisca conformemente ad esso s perando trarne profitto, e se un individuo sano n elle medesime condizioni agirebbe in egual modo. Mette in guard ia contro un affrettato giud izio di simulazione, notando come essa sia per le malattie psichiche non solo poco freqttente, ma anche molto difficile, aggiungendo col Gau;;er che la simulazione, come la menzogna, è di per sè una. manifestazione anormale e può costituire o un sintoma o un modo di essere di una vera. e propria malattia; non essendo raro il caso, dimostrato dal Bonhoeffer, che forme ùi paranoia precedano per mesi ed anni l'esplodere dell'imbecillità. e d ..lle degenerazioni affini (demenza precoce). L'A. cousiglia. inoltre di dare opportunità. all'individuo in esame di metter giù per iscl'itto i propri pensieri senza proporgli domande troppo determinate, ma dandogli solo delle direttive generali, in modo da abbracciare collo sguardo tutta la. vita psichica del malato non badando solamente alla sua capacità intellettuale. R ileva l'importanza delle informazioni esatte da assumersi circa i precedenti di famiglia (sviluppo intellettuale e corporeo, carattere, costumi, ecc.} nonchè circa la sua condotta.; di questa informeranno e compagni e superiori, che spesso stabiliscono con fine intuito la giusta diagnosi o possono per lo meno fornire un buon materir.le di osservazione; allo s tesso scopo s i potrà mettere l'in t'e rmo in una. medesima sala insieme con altri ammalati sottoponendolo ad una continua vigilanza sia di giorno che di notte.


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RIVISTA DI TEC~ICA E SERVIZI O MEDICO MILITARE

Ufficiali e sottufficiali dovrebbero, secondo lui, essere resi edotti delle più importanti m1tlattie ps ichicbe dei militari, specilllmente della imbecillità, per poter rivolgere fin da principio la loro attenzione sulle rec lnte sospette dal punto di vista psichiatrico. Il personale addetto all'istruzione delle reclute deve presenziarne l a visitA. e il medico di truppa. per ogni soldato ripetutn.mente punito e per ogni disertore deve dlll' comunicazione dei dati che gli sembrino necessari (informazioni, visite. osservazioni) e deve eseguire un esame dello stato psicbico per ogni tentato suicidio come pure per i puniti di fortezza, specialmen te su quelli che devono essere adibiti al rEparto lavori. L'A. accenna quindi agli s tati di passaggio esistenti tra. i s..·mi di mente e gli imbecilli (debol i di monte, deficienti), rilevando l'inopportunità per l'utile dell'e· sercito dell'ammissione in esso di elementi intellettualmente insufficienti, mentre si è cosl facili ad allontanarne chi possiede dif.,tti fisici relativamente leggeri. A questo punto ammouisce che, pur lasciandosi impregiudicata. la. questione se debbas i per tali ;:og~etti ammettere una diminuita responsabilità giuridica, il medico avveduto no11 deve trascu rare alcuno di quei momenti che possano aver determinato l'individuo a compiere l'azione malvagia, e che potranno pem1ettere al giudice di vrdutare nella giusta misura la responsabilità dell'accusato. Inoltre, con l'osservazione acc ur~tta dell'indivitluo nell'o~pedale; colla. particolareggiata descrizione dei sintomi da esso pre~entati; collo specchio delle domande e delle rispo;;te; coi compiti scritti in originale o in copia riuniti in incanamento si potrà dare al giudice tanto da poter bene e,;primere il proprio giudizio. Per ottener ciò bisognerebbe che ogni medico militllre si procurasse speciali cogoizioni ps ichiatriche; che si istituissero adatti stnbilimcuti militari di osservazione, e che i medici dei corpi J·iconoscessero o almono avessero in sospetto i l ievi cas i d'infermità della mente. CALÒ.

RIVI~TA DI TECNICA E ~ERYiliO MEDICO MILITARE J. PoTAllCA. -

Un nuovo paoohetto Individuale dl medloazlone. - (Riliista

di chinu·gia, H108, n. 4).

La guPJTa russo-giapponese nell'Asia orientale ha d imostrato In gmnde utilità. del pncchet.t.o di metlicazione. B noto come es~o sia s tato og~('tto, per l'addietro, di assni Jibatt.utc discussioni frn gli. scrittori di chirurgia militare e di servizio sanitario in guorrn e come, fra questi, parecchi, ed autorevoli, attribuissero al pacchetto di modica;done un vn.lore scmpli~.:emente mornle. La camp11gna della Maur iuria ha dimo!'\trato invece como oggi, purtroppo, buona parte dei feriti che non possono camminare debbano nece~sariamente giacere per molte ore sprovvisti di ~occorso. In ta le dolorosa coHtingenza il pn.cchetto di medicazione, nelle mani del ferito e de' suoi commilitoni. ha reso servizi inestimabili, allontanando i gravi pe ricoli <.: ho p1·ovc ngono da meùicature improvvis n.te cou stoffe non atte allo scopo. È quindi cosa n.-<~ni interass!ln te il riportare i perfezionamenti che si vanno tentando in questo tip.:> di rneùicatura di primiss imo soccorso.


RLVISTA DI TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE

Il Potarca., medico militare rumeno, ha ideato una scatoletta clte può essere di cartone indurito o d'alluminio, avvolta in tela leggera, di forma oblunga e di· visa in due scompartimenti verticali In uno di ques ti e collocato un tubo di stagno contenente circa dieci grammi di collodion elastico. Nell'altro si trova un pacchetto di tela e carta cerata, contenente due compresse quadrate di garza idrofila sterile: la p1·ima di esse è costituita da quattro o cinque strati e misura sei centimetri di lato, la seconda da sedici a venti e ne misura quattro. Entrambe sono arrotolate intorno ad una bacchetta di legno di pino, che porta, fissato ad uno de' ~uoi estremi, un po' di cotone, in modo da somigliare ad un pennello. Quando si vuoi medicare una ferita, si sovrappone ad essA. la compressa minore. Al disopra di questa si colloca l'altra compressa, che, avendo maggiori di·

mansioni, la sopra.va.nza, all'ingiro, di un centimetro. Si versa. quindi su di essa il collodion, che viene disteso con il piccolo pennello fatto di legno e cotone, e che, prosciugandosi, fissa tutta la medicatura alla parte ferita. PASSERA.

S·rrEn. - I l trattamento degli alleuatlln g uerra. - (Deutsclze milittirti?·tzliche Zeitschrift, n. 13, o luglio 1908). L'A., dopo aver accennato al fatto che in tempo di guerra il numero degli alienati aumenta notevol mente, che tale aumento perdura anche dopo la guerra, che i predisposti si ammalano più presto risultando predominante nella truppa la forma allucina,.toria acuta, negli ufficiali la forma di indebolimento nevrastenico, e comune a tutti J'alcoolpsicosi, esprime la necessità dell'allontanamento di tutti g li individui nervos i e deboli, i qunli, quantunque possano in tempo di pace disimpegnare le mans ioni del soldato, diventano nulliti~ ed elementi disturbatori in tempo di guerra. Tale allontanamento peraltro risultando diffic·ile, conviene in tempo di pace preparare il trattamento di questi nmmalA.ti in tempo di guerra, tenendo conto del grave disturbo ch'essi arrecherebbero ai compagni non solo, ma anche agli altri ammalati. I deboli di mente e gli epilettici possono faci lmente mandarsi indietro come gli altri ammalati; ma essi rappresentano il minor numero, essendo dimostrato da recenti indagini che gli alienati per lo piu d iventano tali per gli spaventi e gli orrori della guerra. Convenendo toglierli dal disturbare le t1·uppe combattenti, l'A. consiglia di mnnriarli ai posti di medicat~ione, dove si impediranno loro i movimenti con mezzi meccanici (cA.micia rli forza o meglio giacca di sicurezza) o, molto piu opportunamente e con maggior riguardo dei sentimenti umanitari, con mezzi chimici (iniezioni di ioscina o di scopolaminn idrobromica; alla iosciua (in dose da grammi O,OOOG ad 0,001] può aggiungersi anche 0.02 gr. di morfina, per togliere il senso molesto deUa paralisi ioscinicn). Non v'ha bisogno cosi di sorveglian?.a speciale; se l'individuo si sveglia gli si somministri il cibo colla sondA. e quindi lo si riaddormenti. Ciò si può fare pe1· parecchi giorni di seguito senza danno dell'indi vi duo. Ogni ospedale da cl\mpo deve dunque esser provveduto di fiale di ioscina, nonchè di giacche di sicurezza ove la prima venga a mancare. Ove però convenga compiere il trusporto di tali ammalati, conviene, secondo l'A., ricorrere ad altro ipnotico più opportuno (sulfonale o trionale), sotto l'azione del quale gli ammalati stessi potranno anche rimanere seduti.


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RIVISTA DI TEONlOA E SERVIZIO MEDICO MILITARE

L'A. consiglia inoltre di riunire tali a.mmalati nei punti principali di tappa, dove ogni 8000 letti 30 dovrebbero essere ad essi destinati (i Russi infatti nell'ultima guerra ebbero 3.5 alienati per ogni migliaio di feriti ed ammalati) e tenuti in reparti speciali con personale adatto. La costruzione del reparto sia simile a quella degli ospedali e dei manicomi e tale che permetta la necessaria sorveglianza, nonchè la separazione degli ufficiali dai soldati e i quieti dai furiosi (10 letti per ufficiali, 10 pei soldati quieti e 10 pei furiosi). Gli ambienti non dovranno avere maniglie alle porte e alle finestre; quest'ultime e le stufe siano assicurate; l'illuminazione si faccia dall'a)tQ o dall'esterno; si provveda inoltre per un locale di isolamento; cosi si eviterà il pericolo di tentativi di suicidio. Ogni reparto poi deve essere provveduto di a.ppa· recchi speciali per bagni prolungati (6 vasche per ogni reparto) nonchè di letti di sicurezza pei furiosi e gli epilettici anch'essi in numero di 6 per ogni reparto (la Germania adotta a tal uopo letti bassi e con fianchi ·imbottiti; l'Austria letti a griglia con reti metalliche). Quanto al personale, ritiene l'A. necessario preparare fin dal tempo di pace sottufficiali pratici di tali ammalati e del loro trattamento; ciò potrebbe farsi nei reparti d'osservazione per gli alienati, esistenti nei comuni ospedali; inoltre potrebbesi utilizzare l'opera delle suore di carità a degli infermieri che trovansi presso i manicomi civili. Pel trasporto degli alienati in patria l'A. vorrebbe fossero istituiti dei treni spGciali o, almeno fossero adibiti speciali vagoni nei comuni treni,ospedale. Tali vagoni do·vrebbero avere grata interna alle finestre, 1~:~ porte chiuse a tavole $!On doppia po1·t11 interna, il cesso dentro a l vagone, lascili ti fuori tutti gli oggetti pericolosi. Gli ufficiali ammalati dovrebbero vestire l'abito civile, per ovvie ragio11i di opportunità disciplinare. Ogni car rozza dovrebbe contenere tre ufficiali oppure cinque soldati, ad essi dovreb bet·si evitare i ca m bi di vagone. Giunti in ·patria, gli alienati non dubbi dovrebbero, secondo l'.d.., essere ricoverati nei grandi manicomi provinciali; i dubbi negli ospedali militari (reparti alienati) dove potrebbesi esercitare su di ~ssi una speciale sorveglianza anche dal punto di vista medico-legale militare. CALÒ.

J . S. 0' NEILL. - Un nuovo meto4o 41 trasporto 4el ferltl In o&mp&gn&. (Jow·nal of lhe Royal Anny Medical Oorps, aprile 1908. D metodo descritto dall'A. è basato sull'impiego di speciali bande di tela, lunghe 9 piedi e 3 pollici, larghe 4 e 1/ , pollici, e capaci di sopportare una trazione equivalente al peso di 232 libbre inglesi. Tn.li bande possono essere adoperate in tre modi: 1° Una banda è passata sotto le natiche del ferito, indi annodata agli estremi: l'ansa, che ne risulta, viene applicata sulla fronte del portatore, che si carica poi il ferito sul dorso a cavalcioni. 2° Una primt\ banda è collocata nel modo già detto; una seconda banda passa sul dorso e sotto le ascelle del ferito, indi sotto le ascelle del portatore, e viene annodata sul petto di quest'ultimo. 2' Due bande sono riunite per formarne una sola di doppia lunghezza., la quale è annodati\ su due fucili, passando alternativamente dall'uno all'altro a co.minciare d alla bocca della canna fino all'estremità del calcio; risulta cosi improv-


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RIVISTA DI TECNIOA E SERVIZIO MEDICO UII,lTARE

visata una barella, su cui può poggiare comodamente il tronco di un ferito, le cui gambe rimangono penzoloni al davanti. T utti tre i metodi richiedono un tempo brevissimo per l'applicazione delle bande, permettono un facile trasporto del ferito per considerevoli distanzi) (fino a due miglia), e si dimostrano specialmente utili nei terreni accidentati e in montagna. 8URDI. SmoN.- Studio aalaervlzlo 41 aanltà nell'e•erolto tede•oo.- (Archives de médecine et de pharmacie militai1·e.~, n. 6, 1908).

I. -

Sltnazlone 1norale e materiale del medici militari. 1. -

G&RARCIDA -

ÀSSn.LILAZIONE.

I medici militari occupano nell'esercito tedesco, fra gli addetti ai vari Sl'rvizii, una posizione relativamente privilegiata. Sono infatti gli unici, che sono assimilatiai gradi della gerarchia militare, e fanno parte dei combattenti, del soldatenstand. Hanno diritto agli stessi onori e prerogativl' degli ufficiali ai quali sono a.ssisimilo.ti: la loro uni(o1me porta gli stessi distintivi; il modello delle controspalline per la ùivisa giornaliera, quello delle spalline per la grande uniforme non differisce che per l'applicazione del dist intivo caratteristico del corpo sanitario: il caduceo. La loro gerarchia è la seguente: Gradi

Assimilazione

.General-sta.bs-arzt General-arzt » .. General-ober- arzt. Ober-stabs-arzt. Stabs·arzt. Ober-arzt. Assistent·arzt.

Generale di divisione. » di brigata. Colonnello. Tenente colonnello. Maggiore. Capitano. Tenente. Sottotenente.

I titoli sono speciali per ciascun grado, meno per quello di general-m·zt, che comprende tanto gli ufficiali medici assimilati al grado di generale di brigata che a quello di colonnello; ma, nella corrispondenza ufficiale, il general-atzt ispettore è qualificato sotto la doppia. qualifica di general-a.rzt e della funzione che disimpegna. 2. - 8'rtPENDlO E INDENNITÀ. Le tabelle degli stipendi sono stata sensibilmente migliorate nel 1808; il trattamento di ogni grado comporta. lo stipendio propriamente detto (Gehalt) ed una indennità di alloggio (Se1-vis), che varia secondo il grado e la guarnigione: tutte le guarnigioni sono cla.ssificnte in categorie secondo il caro dei viveri, e l'indennità differisce fra i mesi d'inverno e quelli d'estate. Tenendo conto dì questi due elementi, la paga mensile minima e massima per ciascun grado, è la seguente: General- stabs-arzt . General-arzt.. l>

l>

General-ober- arzt

Minimo m

~asimum

2005 fr. 1212 )) 929 » 717

2006 fr.

"

1288 .. 1014 t) 767 ))


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RtVlSTA DI TEONICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE

Ober-stabs-arzt. Stabs-arzt.

l

l " metà.

717 fr.

757 fr.

2• metà.

670 514

55! ..

~l" metà

:.

..

710 ..

.. .. ..

429 .. 389 ~2• metà 215 245 .. Ober-arzt 152 Assistent-arzt. 182 " Fra le var ie disposizioni che dimostran o la sollecitudine collA. quale lo Stato provvede agli interessi materiali dei propri ufficiali conviene segn11.lare l'inden· nità. loro concessa, in caso di trasferimento di sede per motivi di servi:do, corrispondente all'ammontare della pigione che rimane loro d a pagare per liquidar e il contratto di locazione, la quale viene corrisposta senza pregiudizio dell'al tra indennità dovuta per il trasloco Inoltre, per venire in aiuto ai bisogni imprevisti e giustificati, esiste una cassa di soccorso (Darlehnka::~se), alla quale ufficiali e medici possono ricorrere, e ch e può aprir loro un credito di 625 lire per i subalterni, 1250 lire per i capitani, 1875 lire per gli ufficiali superiori. Il rimborso di questi prelevamenti s i efi'ettua in rate mensili eguali al minimo di 1,50 per 100 de) prestito, all'interesse dell'l p. 100.

3. -

RD!O:STA.

In campagna tutti i medici militari sono montati, ma in tempo di pace hanno solamente d iritto .ad un cavallo i medici appartenen ti alla categoria degli ufficiali generali o superiori, come pure i medici appartenenti ai cor pi di truppe a cavallo. Ai capitani e ai tenenti medici delle truppe di fanteria non viene concesso il cavallo che quando sono comandati in accompagnamento del reparto cui sono addetti, alle esercitazioni e manovre fuori della guarnigione. Si debbono prov~·edere in questo caso di una cavalcatura, per la quale percepiscono tlua indennità giornaliera di 10 marchi (ci rca L. 12.50). 4. -

AvA:-IZAME:STO.

Come per gli altri ufficiali è l'anzianit!t che regola l'avanzamento. Le promo· zioni a l grado superiore sono fatte seguendo il turno d'anzianità, ma lasciando però da parte gli ufficiali dichiarati non idonei all'avanzamento. Questa r egola è seguita quas i costantemente, come si può facilmeute r ilevare dall'annuario. Tuttavia, in vi a eccezionale, l'autorità superiore dispone di alcuni mezzi per accelerare, ma con discretezza, l'avanzamento degli uffi cial i cl1e si distinguono per meriti speciali. La constatazione dell'attitudine al gmdo superiore viene stabilita alla chiusura dei corsi di perfezionamento, di cui daremo cenno più innanzi. La questione dell'avanzamento ha subito dal 1875 nll8H8 una fase critica, la quale fu causa di gravi difficoltil al reclutamento del corpo. Il grado di cnpitano medico non si r aggiungeva che dopo Hl o 14 anni, quello di maggiore dopo 10 anni. Attualmente le conclizioni d'avanzamento sono più favorevoli, e il tempo medio passato por ogni grado è di circa 7 anni per i tenenti, 10 anni per i capitani, 6 a 7 anni p er i maggiori,_e 8 a ,l per il tenente colonnello. Gli uffi ciali e:sclusi dall'ava nzamento sono invitati a lasciare il servizio atti,·o e a chiedere il collocamento a riposo. Sono loro all'erti, come compenso, degli im· pieghi in certi ser\'Ìzi della « Landwchr "· Per quanto rigunrda i medici militari ne viene utilizznto un certo numero, :<in nei servizi di r eclutamento o dei consigli di revis iono delh~ leni, sin. nelle sta-


RIVISTA DI TEONIOA E SERVIZIO YIWIOO MILITARE

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-zioni termali o nei depositi di convalescenza, sia nelle scuole militari. Vione loro -corrisposta una indennità, ammontante per i maggiori medici a 1780 marchi, più l'inrlennità d'alloggio spettante pel loro grado. Con questo mezzo lo Stato rimedia alla lentezza dell~ carriera, pur tutilizzando j)er certi servizi elementi non disprezzabili. .

6. -

SPIIH'l'O DI COnPQ.

Lo sviluppo di vitalità del corpo sanitario militare e dei sentimenti di cameratismo che l'animano si all'armano con le frequenti riunioni, nelle quali vengono ad affrawllo.rsi i suoi membri nei vari centri di guarnigione. A Berlino ha luogo una vol ta al mese nella sala d'onore della Kaise r- \\' ilhelm Akademie, sotto la presidenza del generai arzt, vice direttore di ques ta scuola, una riunione generale, a lla quale prendono parte quasi tutti i medici della guar.nigione. L a seduta comporta una o due conferenze sn argomenti interessanti di medicina militar e, sui quali la discussione è libera. Al tre riunioni, a liene da qualsiasi carattere ufficiale, vengono tenute ancora, in ragione di una per settimana, nello stesso luogo ove si ritrovano i mt~dici addetti ai d iversi istituti dell'università che frequentano a scopo di perfezionamento, quelli dei reggimenti e dei loro colleghi di passa~~io nella capitn.le. Una pubblicazione periodica , la Deutsclte militli?·ii?·ztti.clte Zeilsch?"ift, organo llflicil:\le del corpo $!mit11rio !Ililitare, dii. il r esocopto di ogni riunione mensile, nonchè dei vari avvenimenti più interessanti, s ia sotto il puuto di v ista scienti.fico che sociale. II. -

L'organico dt~l corJ>O sanJta rio.

FOIIZ.,\. O!l.AI'CJA"fA E FORZA I!EALJi:.

L'effettivo prescritto dei merlici dell'eser cito tedesco (non compresa la Baviera; ~ di 1950. Questa cifra è sensibil mente s uperiore a quella dei medici dell'esercito francese, di eui l'etfettivo prescritto è di soli 1476. Ciò che importa sopr atutto conoscere, è invece la forza reale, che è quella la quale assicura il funzionamento giornaliero dei servizi: ora, se si paragona questo etfettivo r eale nelle due armate, si rileva invece che i rapporti sono inversi, e che la s uperiorità numerica rimane al corpo sanitario dell'esercito francese. Infatti, in F rancia gli effetti vi bilanciati e reali 11on presPntano fra di loro che una sola difl"erenza numerica di 20 individui, mentre in Germania vi è un deficit di 265 ind ividui. D'al tra parte, mercè l'organizzazione speciale di un corpo di sanità coloniale, il corpo sanitario del l'esercito francese n on provvede più, in tempi normali, che in piccolissimo numero ai bisogni del servizio sanit~trio nelle colonie. Non è cosi nell'esercito tedesco, ove 170 medici circa sono impiegati n el servizio delle truppe coloniali l(Schutz-Trttppen), suddivise nell'ovest e nel sud-Africa, n el Camerun e nell'Estremo Oriente. Di più, conYiene tener conto dei medici fuori quadro e di quelli distaccati dalle loro unitll., per frequentare i cor s i d'is tnt7.ione di lunga durata nei diversi centri scientifici dell'imporo, la d i cui cifra si e levavo. al 1• luglio delranno corrente a 140. Facendo il calcolo con questi vnri elementi, rimangono in r ealtà 1305 medici .addetti al servizio sanitario militare nell'esercito tedesco, mentre il corpo sanita\

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RIVISTA DI TECNICA E SERVIZI O l!EDIOO MILITARE

rio dell'esercito francese, dedotti una ventina di medici destinati alle truppe del Tonkino, in missione od in congedo senza assegno, ha un organico complessivo di 1435 medici, effettivamente addetti al servizio dell'interno e dell'Algeria., Tunisia, con una superiorim di SO ufficiali. Il servizio di sanità nell'esercito tedesco deve provvedere alle esigenze di 20 corpi d'armata (Prussia 17 - Sassonia 2 - \Vurtemberg 1), ripartiti in 42 divisioni di fanteria: (ill0 (Koenigsberg) e il l<!• corpo (Carlsruhe) sono di 8 divisioni). Ogni divisione si compone di 8 a 12 xeggimenti di fanteria, 2 brigate di cavalleria, 2 di artiglieria (di 6 batterie), l reggimento d 'artiglieria a piedi (di 2 battaglioni: l battaglione di pionieri e l battaglione del treno).

III. - Direzioni. l. -

AL MINISTERO DELLA GUERRA.

Il general-stabs-arzt e il capo del servizio medico al Ministero della guerra a Berlino (medizinal Abteilung). Esercita contemporaneamente le funzioni di direttore del servizio sanitario nell'esercito e nella marina e di presidente del comitato tecnico di sanità. Copre pure la carica. di direttore della scuola. di sanità. Il personale della sezione tecnica comprende un tenente colonnello medico, capo della sezione, l tenente colonnello medico aggiunto, 3 maggiori medici e S capitani medici. Alcuni membri esterni, scelti fra i maggiori medici dei corpi di truppa o fra quelli comandati alla scuola di sanità, sono aggiunti alla sezione per l'esame delle diverse pubblicazioni scientifiche o per altri lavori speciali. Il Comitato consulente di sanità (Wissenscllaftlicher Se11at), creato con decreto d el 26 marzo 1891, comprende 16 membri ordinari ai quali il general-stabs-arzt può aggregare, se lo crede necessario, altri consiglieri straordinari. Questo comitato si compone delle personalità più spiccate del corpo medie() universitario nei diversi rami dell'arte medica: chirurgia, batteriologia, igiene, ecc., ecc. (l). Questi consiglieri sono chiamati a dare il loro competente parere sulle questioni scientifiche di qualunque specie, che possono interl'ssare l'igiene dell'esercito e la profilassi, nonché a collaborare sul programma degli studi per gli allievi della scuola di sanità, a sorvegliare all'arricchimento delle collezioni scientifiche dt questa scuola, e al miglior impiego dei fondi che sono assegnati. Una indennitt\ annuale di 750 franchi è devoluta a ciascun membro. Questi consiglieri fanno parte integrale del corpo sanitario militare: 7 di l or() figurano nell'annuario con la dicitura «al seguito,. fra i general-arzt, gli altri 9 sono equiparati al grado di colonnello medico. La deferenza che in questo modo loro palesa l'esercito col pareggiamento onorifico ai gradi più elevati della gerarchia contribuisce, per una parte, senza dubbio, a rendere più intimi i legami che uniscono il corpo sanitario militaro al cor po medico delle università dell'impero. 2. -

Cmco:mARr D'ISPEZIONE.

Dal punto di vista sanitario i 17 corpi d'armata della Prussia sono suddivisi in 4 circoscrizioni d'is pezioni (Berlino, Posen, Casse!, Strasburgo). A capo di ciascuna di esse è posto un general-arzt incaricato della sorveglianza degli stabili(l) Professori Esmarch, Koch, Czcrny, Kuster, Konig, Kohler, dottor Zunker, medico di S. M. l'Imperatore, Renvcsr, medico del cancelliere principe di Bulow, per la Prussia, professori Trendelenbourg e Crédé per la Sassonia, professore Bruns per il " ' urlemberg.


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RIVISTA DI TEO:s'ICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE

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menti e del funzionamento del servizio di sanità della sua circoscrizione. Un capitano medico gli e aggregato colle funzioni di segretario. I due general-a.rzt del quadro non addetti alle circoscrizioni mediche, sono incaricati delle funzioni, l'uno di vire di1·ettore della scuola di sanità. militare, l'altro di direttore dell'ospedale d'istruzione della Cl!aTité.

3. -

NEI CORPI D'ARMATA.

A. capo di ogni direzione del servizio di sani tà di corpo d'armata vi è 1 colonnello medico, a questi viene aggiunto, nelle direzioni più importanti, l capitano o l subalterno medico. 4. -

NELLE DIVISIONI DI FANTERIA.

I n ognuna delle -12 divisioni di fanteria. dei 20 corpi d'armata 1 tenente colonne llo medico, scelto fra quelli della prima metà del quadro, esercita lo funzioni di medico di divisione. Eccezione fatta dei 2 medici di divis ione del corpo d'armata della gnardia. a Berlino, ogni medico di divisione esercita pure Je funzioni di direttore dell'ospe· dale sito nel capol uogo di di\·isione. QueRta carica, che in I<'rancia è ritenuta una funzione eventuale in tempo di guerra, rappresenta in Germania, come del resto in Austria, in Italia, in Svizzera, il funzionamento ordinario e permanente del servizio di srtnità in tempo di pace. L'importanza e la varietà delle sue attribuzioni, senza parlare di quelle che può essere chiamato ad adempiere in campagna, giustifica tale disposizione. Posto fra il generale comandante la di visione ed il direttore del servizio di sanità, egli è fra l'uno e l'altro un agente d'unione e di informazioni, dei più preziosi. Decentralizza il lavoro del direttore, assicurando la trasmissione di tutti i rapporti riguardanti lo stato di salute delle truppe della sua divisione, che egli ba precedentemente notati o compilati. Istruisce sul posto tutte le inchie!>to con maggiore rapidità di quanto potrebbe farlo il di rettore del servizio di sanitti., spesso impedito o lontano. Una grande parte della sua attivit1\ deve occuparla per la direzione e la sorveglianza di tutto il personale medico della sua zona ed in particolare su gli ufficiali subalterni, medici ausiliari, infer mieri, portaferiti reggimentali, come pure sui medici dellt\ riserva. È il medico di divisione che regola il programma dei corsi d'istruzione all'ospedale, che presiede la commissione esaminatrice chiamata a pronunciarsi sull'attitudine professinnale di tutto il personale che concorre al funzionamento del servizio in tempo di pace o in campagna. SERVIZIO MEDICO DI PRESIDIO.

In tutte le guarnigioni più importanti il servizio medico di presidio è affidato ad un tenente colonnello medico appartenente alla metà del quadro dei meno an· ziani, solamente nei presidi di 2° ordine il servizio viene affidato a un maggiore o ad un capitano medico, mai ad un subalterno. Il medico della guarnigione (Garnisonsa?·zt) è incaricato di sorvegliare l'esecuzione di tutte le misure di polizia sanitaria, del servizio medico dei distaccamenti, delle truppe isolnte, dei militari in licenza, infine deve ris pondere alle chiamate degli ufficiali senza. comando di truppa e degli impiegati milit:ni, nor.cbè delle loro famiglie. 5) -

Giornale d i medici•HI militare. -

Fase. X.


RIVISTA. 0 1 IGIE~E :\ULITARE

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SERVIZlO D! REOLUTA:MENTO.

La direzione del servizio di sanità al Ministero della guerra dà moltissima importanza a ciò cl1e questo servizio non venga affidato che a soli medici militari, aventi un numero rilevante di anni di pratica. Per questa ragione non sono ammessi per tali funzioni che i maggiori medici e, in mancanza di essi, si ricorre a dei medici militari a riposo, che per questo servizio ricevono iu più della pensione un trattamento annuo di 1627 lire, con una indennità. d'alloggio relativa al grado. In base a tale ordinamento i regola· menti prescrivono ai capitani e agli ufficiali subalterni, come pure ai medici di complemento, quando però non ne sono impediti dal servi:l;io, di assi~;tere sempre nella loro guarnigione alle sedute doi consigli di leva che vi si tengono, come pul'e alle visite d'arrivo ai corpi cielle reclute. SERVIZIO AGLl STABILIMEN'!'l DI PENA.

Il serv1z1o di questi s tabilimenti viene disimpegnto in via ordinaria dal medico di presidio. Tuttavia i 3 penitenziari di Cologne-Ehreubreitstein, di Spandau e di Dresda sono provvisti ciascuno, data la loro importanza, d' un medico unicamente incaricato di questo servizio. SERVIZIO DELLE SCUOLE MILITARI.

Il ser vuao medico in questi stabilimenti è disimpegnato da medici militari, in numero di 3 a Gross-Licbterfelde, di l o 2 negli altri istituti. In nessuna scuola vi sono addetti medici del grado di general-arzt. (Continua).

RIVISTA D'IGIENE MILITARE Sa.nltitaberloht tlber dle Jtgl. preu•bohe Arm.ee, dle Kgl. 8acui•ohen und dle Kgl. Wiirttembergllohe Armeekorp• fUr 1904-1906. - Bearb. v. KriegsministeriQm. Berlin. Da questa importante pubblicazione rileviamo le seguenti notizie sull' andamento, negli ul timi tre decenni, delle malattie infettive dominanti nell'esercito germanico. Il primo e più importante fatto da notarsi è che mentre le malattie infettive negli a nni 1873·74 toccavano ancora la cifra del G2.7 p. 1000, negli a nni -1904,-05 si ridussero a l 4.2 p. 1000. A questa dimi nuzione pa rteciparono le s ingole malattie, ad eccezione della pioemia, della setticemia e della meningite cerebro-spinale epidemica. Le ragioni di ciò non sono molto facili a trovarsi; i relatori dello studio statistico tendono, per la meui ugite epidemica, a spiegare il fatto colla più esatta diagnosi batteriologica, la quale ne svela un maggior numero di casi. Dove si manifestò un miglioramento notevole fu nella malaria, nelle febbri gas triche, nel tifo, nella dissenteria; nella malaria specia.lmente, la quale, nel primo quinquennio di questa statistica raggiunse le piu alte c ifre fra tutte le malattie infettive.


RIVISTA D'IGIENE GENERAL E E DATTERI OLOG I A

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La diminuzione del tifo e delle febbri gastriche fu dovuta specialmente al motevole miglioramento delle condizioni igieniche; a proposito del tifo è da osservarsi che la frequenza sua nell'esercito, non è dipendente da influenze analoghe a quelle che osservansi presso la popolazione civile, e ciò si desume dalla distribuzione mensile, la qua le mostra le più alte cifre dopo le grandi esercitazioni e

nelle settimane seguenti. Anche la dissenteria è assai diminuita; soltanto in alcuni anni mostrò un certo aumento, come nel 1900-0l, in causa dell'epidemia. di Doberitz. Il vniuolo, nei 32 anni presi in esame, presentò soltanto 19 casi, di cui 13 nei primi 10 anni; negli !Uini 1903-1905 non si ebbe alcun caso. Poca. importanza. ebbero il morbillo e la scarlattina; notevole fu l'abbassamento nelle cifre della difterite, attribuibile in gran parte ai perfezionamenti della diagnosi batteriologica. Il tifo esantematico e la febbre ricorrente furono estremamente rari. Il colera ebbe una grande diffusione soltanto nel 1873-74. Nell'anno del colera. (1892 93) si ebbero soltanto 1ti ammalati e nell'anno 1U04-05 solo J. Il decorso dell'influenza fu oltremodo variabile; la più grave epidemia. fu quella del 1889-00, che colpi quasi 1'11 p. 100 di tutto l'esercito. I n quanto alla tubercolosi è nota la sua continua e forte diminuzione. Molto diminuite furono le malattie veneree, e cosi dicasi delle malattie reumati-che articolari, delle flogosi polmonari, delle pleuriti, delle tonsilliti, dei foruncoli, dei paterecci ecc. Invece non si riscontrò alcuna notevole diminuzione dei semplici catarri delle vie respiratorie. I n forte, continuo accrescimento sono inoltre i processi purulenti delle ossa e dtll periostio, sul qual fatto è difficile dare una soddisfacente spiegazione. Una vera vi ttorio. si ottenne contro il tracoma, il quale, da una. diffusa epidemia qm\l'era, si è ridotto ad una malattia insignificante. In complesso l'esercito germanico è adunque sulla via di una progressiva e marcata diminuzione delle malattie infettive, frutto certamente delle insis tenti, accurate, illuminate misure igieniche individuali e collettive che vennero adottate. Notevoli sopratutto sono la forte diminuzione delle infezioni malaricbe, la quasi scomparsa del tracoma, le cifre insignificanti del vaiuolo, le qauli ultime, checchè ne dicano gli antivaccinisti, debbono certamente gran parte della loro essenza alle accurate e rigorose vaccinazioni. I n quanto ai catarri delle vie respirntorie, i quali più che da cause infettive dipendono forse da fattori puramente fisici e meteorologici, ci sembra difficile, dato il carattere speciale della vita militare, che si possa avere, almeno a corta scadenza, un risultato di notevole diminuzione; lo sanno anche fra noi tutti colleghi dell'esercito che vivono a contatto delle truppe. TE>n.

RIVISTA D'IGIENE GEN~RALE EBATT~RIOWGIA Prof. F. TF:STI, maggiore medico. - L& 4tft'aalbllltà. della febbre gialla. - ~La propaganda sanita1·ia, n. 9, maggio 1908). L'A. esamina l'eventualità di una possibile diffusione della febbre gialla dai paesi nei quali è endemica, specialmente dopo il compimento dei grandi lavori del taglio dell'itsmo di P an a ma e gli accresciuti scambi che ne conseguiranno, non solo in Asia, in Polinesia e nella costa orientale africann, come teme il Manson, ma anche in Europa in generale ed in Italia in particolare.


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RIVISTA D 1 IGIE:-.'E GI':NERALE E BATTE HlOLOGIA

Ricordate le due principali teorie, che si contendono il campo dell'etiologia dell'infezione ama.rillica, )'ipotes i cioè bacillare sostenuta dal Sanarelli, e quella, giil ab ant iquo emessa dal Finley . e ripresa oggi da ricercatori di grande autoritit, quali il Cha.ntemesse, il Bore! ecc., egli s i dichiara piuttosto propenso all'ne· cetta?.ione della seconda, che pur non ]lrecisando la natura dell'agente infettivo, probabilmente ultramicroscopico, fa dipendere l'epidemia dalla trasmissione del virus per mezzo di una speciale zanzara, la Stegomya fasciata, e ciò non solo per il numero e l'autorità dei ricercatori che la. sostengono e per l'importanza degli studii in proposito, ma anche perchè tale idea risponde, meglio di ogni altra, ai resultati proiilattici finora ottenuti. Considera poi le condi?.ioni degli attuali focolai della febbre gialla in America ed in Africa e rileva che tutti s ono compres i in una stessa zona di latitudine (tra 3:3.-!6 di lat. Nord e 22,5-1 di lat. Sud) ed ha nno affini condizioni metereologiche e te lluriche, con una temperatura media d i 26,5 all'incirca, tali da favorire la vita e la mol tiplicazione della Stegomya: che vi esistono casi di malattia che permettono la infe?.ione delle zan:r.are d i quella s pecie, colà assai numerose, e che vi s i trovano delle acque stag nanti utili per le loro condizioni di vita, e visti i punti di somiglianza con quanto avviene fra noi a proposito della malaria, s i domanda come l'epidemia nmarillica non s ia già estesa anche in Europa ed in I talia s-pecialmente, ove la Stegomya fasciata è abbastanza diffusa specialmente nel versanteM ed i terraneo. I nvece sta d i fatto che la febbre ginlla non ha avuto mai tendenza ad acclimatars i in altre regioni fuori dei naturali luoghi di origine e se ta lora ha dato luog(} nd incursioni epidemiche in altri paes i, tali incursioni, anche se note,·ohnente intense, si sono presto osanti te. In EuropA. dopo la pr ima del 1700 i n Ca d ice, si ebbero al tre epidemie nel1730-31 1733-34 e poi nel 1780 nel 1800, nel 1810-19-21-28-70-78 pure in Spagn~t, ~tltre in Portogallo (1757-GO-G.J.-80), in Jnghil tarra (1850-64-65) ed un' un ica epidemia in Italia, quella di Livorno n el 1804, importata da unn. nave infetta, proveniente dell'Avana, che rapidamente difi"ondendos i, colpi ben duemila persone, uccidendooe settecento. Ma tutte queste epidemie si s;ono esaurite a bbastanza rapidamente. Ciò pro"-a, secondo l'A. che manca n ei nos tri paesi qualche cosa per costituire l'endemia, e questo quid ò legato certamente a l clima e specialmente alla temperat ura. Nei nostri climi, a difi'ereuza di quelli tropicali, il germe amarilligeno non può pnssare l'inverno trovandosi nel corpo della zanzara, e neppure, molto proùabilmente, nel sangue dell'uomo in fetto, e n1ancano quindi le condizioni più importanti per mantenere l'enclemicità. locale. Però anche senza che s i costilu iscano nuovi focolai endemici è bensì possibile, vis ta l'es istenza dello Stegomye nei nostri paesi, che con gli aumentati scambi umani e commerciali, si possnoo avere qua e là degli scoppi epidemici, che, per quanto effimeri, potranno pure esser causa eli notevoli danni. Occorre quindi che venga esercitata una Aorveglinnza sempre più severa per impedire che malati di febbre gialla entrino nelle città marittime, che si tuteli l'igiene delle navi onde non vi si formino focolai d i ricatto per le 1a rve, ed infine che si risanino le nostt·e localitiL, onde non vi s i costituiscano raccolte d i acqua, atte a llo sviluppo delle zanzare, che, moleste sempre, possono divenir talora così pe· r icolosamente dannose. G. ME="DES.


R I VISTA D'IGIE~E GE:NERALI!: E BAT'l'I':RIOLOG I A

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RlmLI~GER ed o.~~fA:-1 Nounr. -

Pouono l peaol tra•mettere l& febbre tlfolde ed U ooler&? - (Comples rend1tS hebcl. des séances dc la S oc. de biolo!Jie, Parigi, 190t:i, n . 8, 6 mar7.o'.

I n occasione di una piccola epidemia di colèrn che, nel gennaio di quest'ann o, s i manifestò IL Costn.ntinopoli, escl usivamente tra gli auitanti delle riYe del Bo· sforo, de l Corno d'Oro e del :\farmara, poichè l'opinione pubblica incolpava i pesc i d i traspor tare i germi della malattia, gli AA. volle1·o esnttfunente stabilir e, con esperienze eseguite in quel labor atorio imperiale di batte rio logia, se un pe~ce, che Yive in acque contaminate da. ba tteri patogeni, possa dar r icatto, nell'interno dei suoi organi, a tali micror gani,.;mi, e, in caso afl'ermati'l"o, se questi vengono realmente e s icuramen te distrutti dai diversi generi di cottura, a i qual i sogliono comunemente essere sottoposti quegli ani 1ualì. Gli AA . si procura rono adunque dei ciprini dorati vivi e li posero in va~ti recipienti con acqua in fettata a mezzo di coltu re d i bacilli d'Ebertb, o d i vibrioni colerici o di bacillo prodigioso. U ccisili dopo quarnntott'ore di tale permanenza, con le loro carni da unn parte e con i visceri dal l'nltra praticarono degli in nesti in appropriati te rreni nutritivi. Poterono cosi_appurare che i pesci, sottopo;;ti a siffatto trattamento, contengono sempre i germi ora detti e tanto più numerosi quanto maggiore è il grado di contaminazione dell'acqua. Il tubo digerente, sovratutto, 11e contiene un gran numero. I nvece gli organi centrali d i altri ciprini, infettati a llo stes~o modo e poi cotti in frittut·a, o a lla gmticola, o rdlesso, dettero innesti culturali sempre rigorosa mente sterili. I pesci, debi t<\ m eo te cotti, po.~sono adunq tte essere mangiati senza timore, poiche il calore necessario per eucinarli uccide tutti i germi che essi e\·eutunlmen te contengono, e ciò anche quando quegli animali vengano mangiati senza il solito p reve ntivo svnotamento della cavità torneo- addominale. Assai pericolosa, invece, può essere la cons uma:done d i pesci crudi, come appunto si u sa in alcune regioni della Sv izzera. Da queste esperiem:~ r isulta a ccertato come i pesci vivi pos~ano faci l111ente c ontenere microrgnnismi patogeni. Ciò può fotse spiegare certe epidemie idriche risalenti un corso d'acqua, poichè p esci infettati:>i in un fiume inquinato possono rimont are nuotando fino ad un allluente indenne. trasportandov.i co;:;l g li agenti di una datt\ malattia infettira. PASSI!:ltA.

A ppareoohi per la dlatnfezlono col foroematone . (llull. dc la soc. de méd. m.ilil. f ranç., Parigi, 19\JS, 2t:l aprile, n. 8).

Et.:GI':XIO Fot.:R~J~>R. -

Eugenio Fournier ha ideato un certo numero di app:.u ecchi per la d isinfezione a ba<:e d i forcematone. t questo un prodotto ottenuto con l 'aggiunta de ll'ncetoue a l formolo. In confronto di quest'ultimo es;:;o è ùotato di maggiore di/fus ibilità e penetrazione. Kou presenta, come la fornulldeitle, il grande inconveniente della polimerizza7.ione. 1:; anche nn buou insetticida, cosa che lo rewie assn i pregevole nel la pratica de lle caserme e, in Franc ia, costa fr. O,V5 al chilogrammo. Gli apparecchi del Fournier, attore tecnico della compngnia ge uerale d i risanamento e di disinfezione di Parigi, sono destinati gli uni alla disiufezione in superficie, gli altri per qu el la in profondità. Per agire Stllln superficie dei locttli egli ha idea to d ue apparecchi, cui ha ch\to il nome d i : « d is infettatore" e di « vapori po '>- Il primo viene i mpiogato negli am-


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RIV fSTA D'I GIENE GEXERALE E BATTERIOLOGI A

bienti di cubatura inferiore ai 400 m. c. e consta d'una caldaia a pressione, contenente i l forcematone, riscaldata da una lampada a nafta. Il disinfettante vienè così trasformato in vapore e questo, attraversando un tubo proiettatore, si espande n ella camerata. Questo apparecchio, essendo munito di un particolare dispositivo e di un cesto metallico, può funzionare a nche come autoclave. Il vaporipo, invece, assai più potente, è in grado di corrispondere per locali dai 300 ai 1200 m. c. Infatti è munito di un alimentatore capace di 16 a 18 litri di forcematoue: esso cons uma 12 litri all'o1·a e non richiede che 18 minuti per entrare in funzione. Nella disinfezione degli ambienti occorrono in media 3500 centimetri cubici di forcemA.tone per ogni 100 m. c. Tale quantità, nello spazio di 17 minuti, viene ridotta in vapori e questi debbono soggiornare nel locale dalle 4 alle 5 ore. Questo procedimento importa una spesa di circa ft·. 3,68 ogni 100 m. c.: quando vogliasi f1n· seguire la ùeodorizzazione con il « disofugo », la quale richiede appena 45 minuti e permette di rioccupare, quasi subito dopo, i locali, allora la spe.sa si elem a fr. 4,98 per ogni 100 m. c. Assai convenienti e bene ideati sono pure gli apparecchi per la disinfezione in profonditi~, ossia degli oggetti e dei materiali. A tal uopo il Fournier ci offre dapprima una stufa scomponibile, a in'\'olucro gah·anizzato e rivestito di calorifugo, e della. capacità di 2 m. c. e '/, . Una speciale disposizione permette di ventila rne l'interno, e di togliere cosi ogni traccia d'umiditit e di vapori, in ci rca 20 minuti. La stufa richiede n.ppena l litro di forcematone pe1· ogni seduta: i vapori debbono rimanere a contatto degli oggett i per 75 minuti a 80°. Per il mobilio ed i materiali di grandi dimensioni il Fouruier ha costruito inoltre delle stufe fisse, rettangolari, della capacita di G, 12 e 17 m. c., costruite in robusta lamiera rivestita di calorifugo, munite di due ampie porte contrapposte, delle quali l'una serve per l'inhoduzioue degli oggetti da disinfettare e l'altra per l'uscita dei medesimi ad operazione compiuta. Essa richiede 3,500 centimetri cubici di forcematone, i cui vapori, sotto In pressione di 5 a 6 kg., a 80', devono agire per un'ora e un quarto. PAl:il:iERA. G. B. B. - Bopr& l rapporti fra l batteri tifo e tlfoalmlll.-_ (Rivista critica d i cl i ni ca medica).

Se la bntteriologia, fondandosi su i caratteri morfologici e biologici, è riuscitA. - pur con molte riserve - a s tabilire un numero sempre maggiore di specie nei vari batteri patogeni che son capaci di provocare afl'ezioni morbose enteriche febbrili, In. cliuica dal canto suo non ha potuto seguirla in questo sottile lavoro di differen?.iazione, s ia perchè essa constata ogni giorno come delle forme clinicamente analoghe possano d ipendere da batterì differenti, sia pet·chè non di rado, per la notn variabilità dei caratteri di questi, riesce pratic1uncnte difficile lo stabilire a quale specie nppartenga il germe isolato in un dato caso. P er quest'ultimo fatto è sorta porsiuo la questione se le vario fonue batteriche, !ungi dal costituire specie diJferenti, non ris pondano invece a variata di una stessa specie sviluppatesi in con· di1.ioni diverse di ambiente, e .Rodete lloux sostennero persino l'identità del B. di Eberth e del B. coli, i due tipi estremi della numerosa famiglia: nè tnrdarono a seguirli in tale vedttta osservatori di ogni paese. La sierodiagnosi di Gruber-Vidal, su cui si erano fonèate tante speranze, non ha contribuito gran che a chiarire la situazione. Provata 1n sua assenza in certi casi


RIVISTA D'IGIE~E OENERALE E BATTERIOLOGIA

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di tifo riconosciud clinicamente ed a natomopatologicamente tipici, mentre d'altra parte si è riuscito ad agglutinare, ad es., il B. coli col siero di animali fortemente immunizzati pel B . di Eberth e viceversa, non s i potò più parlare di reazione specifica, pur seguitando -come molti fanno- a riconoscere in clinica al metodo un non trascurabile valore. È la inevitabile presenza di agglutinine secondarie nei sieri agglutinanti specifici che impedisce di ottenere per questa via dei risultati netti e concludenti, onde P feiffer, pel primo, rivolse le ricerche sull'azione batte?·icida specifica che sul B . di Eberth esercita il siero di animali immunizzati mediante le re lati ve tossi ne. Sembra che i tifosimili non risentano da questo siao più di quello che risentirebbero da un siero normale; sicchè con questo mezzo sarebbe possibile differenziare il vero bacillo del tifo da tutti gli altri, tanto pi ù che in modo analogo concluse piu tar..li il Castellani, studiando l'azione del siero immune pel B . coli s ul B. di Eberth. Ma Bordet e Gengon non tardarono a dichiarare che i l siero antitifico contiòoe delle sensibilizzatric i, per quanto in minor grado, anche pel B. coli. La questione rimane sub judice, ed intanto i clinici, come il Ma ragliano, preferiscono abbattere la barriera tra tifoidee pamtifoide, ritenendo questa una forma lieve di quella. Il Livierato (Gazzetta degli ospedali e delle cli11iche, n. l H, 190G) ha voluto riprenderla in esame ricercando, oltre al potere agglutinante ed immuuiz;mnte, anche quello battericida di ciascun siero vaccinato verso uno dei batteri, sopm questo batterio e sopra tutti g li altri; ed ha concluso che: 1° In base al fenomeno dell'agglutinazione si possono costituire tre gruppi: gruppo del B JJarahfo A., gruppo del B. ente·1·itidis di Giirtner e gruppo comprendente il B . di Ebe?·th, il B. coli cd il pamiifo B . 2° In base al potere battericùla, il JJa?·atifo A fa pure g ru ppo a sè, mentre tutti gli altri possono costituire, fino aù un certo punto, un gruppo solo. 3° Basandosi infine sul potere imuwnizzante. il paralifo A seguita a far gn11JPO a sò; un secondo gruppo ò costituito dal B. enteritidis e tutti gli ~tltri formano un terzo gruppo I n conclusione, coi mezzi di cui dispone la tecnica moderna non risulta ancora possibile una sicura differenziazione, quale è 11ecessaria, fra il B. di Eberth dt• un& parte ed il B. coli, i paratifi ed il B di Gilrtner dall'altra. Bosco.

C.uws e TANON. - L 'lmmunltà. e l 'lmmunlzzazlone vaoolDtohe, nel loro rapporti con le vie di penetraztone del vlrua. - L"lmmuntzzaslone a meszo delle r1vaco1naz1ont. - (flull. cle l'Acacl. cle méd., Parigi,

KELSCH,

1008, n. 30, seduta del 28 luglio). Il Kelsch, il chiaro medico ispettore militare frn.ncese, ha comunicato all'Accademia d i medicina un notevole lavoro snll'immunit/\ e immnnizzlbzione vaccinicbe, la cui importan?.a, nei riguardi delb pratica medico-militat·e, giustifica un cenno in questo periodico. Gli AA. hanno potuto stabilire che, allorquando si inoestll. por la prima volta il virus vaccinico in una persona, questa entra gradatamente in possesso dell'immunità verso il sesto giorno. Oggi s i cerca di generalizzare nella pra.tica l'innesto d<illla linfa per via sottocutanea, anzichè epidermica Rubone, il Kelsch ed i suoi collaboratori hanno invece potuto assodare che il germe vaccinico ha una predilezione nssai spiccata per il tessuto epidermico, mentre quello collageno è quasi assolutamente refrattario nl suo sviluppo. Difatti l'innesto sottocutaneo dit. ris ultati troppo iucostanti.


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RIVISTA D'IGIE:-IE GE:-IERAL!l: E BATTERIOLOGIA

L'eritema, le papule, le vescico-papule e le pustole, che si ottengono, clinicamente, a seguito della rivaccinazione, e che sono Sp'.')SSO cosi poco appariscenti e tanto fugaci da passare inosservati al medico, rappresen t ano effettivamente delle rea1.ioni vacciniche specifiche. Tali esantemi, benche non inoculabili, hanno valoro preservativo per la persona innestat a. Tenendo conto di tutte queste varie forme di estrinsecazione cutanea del virus, s i deve ritenere c he le rivaccinazioni procurino una percentuale di esiti pos itivi non inferiore a quella del primo innesto. Ove s i ripetano delle reinoculazioni vncciniche in un determinato periodo d i tempo, anziché andare incontro all'estinzione della recettiviti\. al virus, osserveremo un'esaltazione d i questa, con precocith sempre maggiore della manifestazione rentti\'a. L'organis mo diventa in1<0111ma ipe1·sensibile al virus 'l"accinico, pel q uale, aduuque, esiste nna s pecie di anafilass ia. Tale comportamento ha perfetta analogia con quella che si chiama malattia del siero. Le iniezioni di que:;to provocano talora ac~cidenti che sono tanto più precoci q nan to più spesso vengono rei te rate le inoculazioni del siero medesimo. PASSEHA J\[J~lSTEIW DI AGRI COL1' UHA li>DUSTIHA E CQ)D!EHCIQ. D111EZIO~E GE:-.It.;RALE DELLA

STATIS'l'WA. -

Sta tutloa sommaria delle cause dl morte n ell'anno 1907 .

In at tesa della pubblicazione d ei volumi contenenti le n otizie particolareggiate del movimE>nto della popolazione e delle cause delle morti nell'anno 1!)07, riteniamo di qualche interesse far conoscere il numero dei mort i e le cause più meritevoli di nota che le hamlo deter minate e che sono fra le più caratterist iche per lo studio delle condi?.ion i snnitl\l"ie della popolazione d el regno. Nel 1DU7 morirono 700,fl!lR indi 1•idui : s i ebbero cioè 20,73 morti per ogni 1000 abitanti e GG morti per ogni 101J nati vivi. Questo quoziente è il più basso fra qua.nti ne v ennero regis trati dall8fi2 in poi : i più alti quozienti di mortalità sono dati nel l l.J07 dalla Basilicata. (25.73), Pug lie (\'n.S~I) e Sicilia (22.46), mentre i più bassi s i trovano nel Lazio (18.2!)), Piemonte ed Umbria. (18.71). Fra le cnnse di morte degne di menzio ne ricorderemo anzitutto il v rdu olo con 4:J2 casi. de i quali 213 in Calabria; il morbillo con 8184 casi, ed il massimo d i mortalità in Ua,;ilicatu, netle Cnlnbr ie e nette Puglie; la scarlattina con 29.!0 morti, e con i massimi nel le prede tte regioni. I morti d i febbre tifoide furono SlXJ:'J : l'infezione colpi s pecialmente la Lombnrdia e In Sicilia (·1 morti su lO.OOP abitanti) : la d ifte rite o la laringite crnpnle causarono Gti:~5 mort i. l'ipertosse Gll2, le febbri di malaria ·1230, distribuita per la ma:;sim>L parte, come al ~olito, nella Sicil i<L.Crd abda, B.tsilicata. Puglia e Lazio. I morti di sifìliile furono 17;17, d i pustola malig na 3 14, d i rabbia 56, di pelln.gm lli35, di apoplè.<~i11. o congestione cerebrale} H:1,2t;G, di malattie di cuore 5G,500, d i bronchite a~u ta o cronica 5[>,801, di polmonite crupale e bronco polmonite acuta 80,5:19 e di malattie renati 13,~f!H. L e va rie forme di malattie tubercolari preso a ssieme determinarono 37,325 casi di mor te, e la maggior freq uenza di esse s i ebbe n elle provinc ie dell'Italia seltentrionale e centrale, cd un'analoga distribm:ione geogrnfìca presentano pure i 20,G8:3 morti di tumor i malig ni. Iufìno i morti per cause violenti accidentali furono 11,50::?, quelli per suicidio ~U2 e per omicidio 1280. La st:.tistica delle cause ni morte in tutti i comuni del R eguo fn iniziata soltanto col 1887 : q uind i per stabilire se e quanto le co ndizioni sanitarie dotla popolnziono s iano \·cnute migliorando n on possiamo:risalire per il conft.· onto c he solo a l 18t:i7. Ora prendendo in esame sol tnnto qnetle malattie, che per la loro diff u·


79 3

RIVISTA D'rGIEX E GENERALE E BATTERIOLOGIA

s ione o per altri motivi hanno una specia le importanza nel nostro paese, e ponendo a confronto le cifre proporzionali dei morti per og ni milione d'abitanti nei tre anni 1887-88-89 colle cifre corrispondenti dei t re a nni 1905-l!l06-1907 s i ottiene il prospetto seguente:

M o1·ti 11el B eg110 per ogni milione di abilcmti nei clue triennii 1887-89 e 1905 -907. CAUSE llELI:E ~IU ilTI

l"" l"" l'"' l"" l"" l""

Vaiuo lo .

54()

607

Morbillo.

803

703

Scarlattina

4!>7

303

F ebbre tifoide

4~71

14

5

13

4.)91

202

!!90

242

~~~,

51

SI

87

800

327

2 l

255

Difterite e laringite crupnle.

952

86 1

G631

1 28

127

lG7

I p orto.sse

376

256

4001

173

18 4

182

Influenza

18

128

238

7 10

20 53(;

20G

F ebbri da malaria e cacheRsia pnlustre

53[.1

Sifilide

64

64

6f11

60

23

'!l

9

9

9

29

30

34

Pus to la maligna, carbonchio

171

R abbia .

3

4

F !'bbro puer perale .

85

82

701

1401

Altre m11lnttio di gra-· ida.nza, pnrto e pnorperi<> . T ubercolosi ùi&~em innta e polmonnro 41tro m a la ttie tubercolari

15J ),321 780

:.\fnlu~tio d oi roni

R c umnt.ismo a rtic olare a cuto

36

Peli a g ra

1:13

Tumori malig ni .

1:25

52

2

1331

07

53

57

1,38!'11 1,423 606 737 262 271

1,20!)

1,219

1,2-!3

485

438

455

392

402

394,

2.)

30

29

71

GO

35 48

580

610

GL2

1,027

987

9$.3

117

427

423

Apoplessia e congestione ccrohralo

l ,O!H

1, 123

Bronchi te acuta e <'ron icn

2,156

2,343

2,162

1,(1!)7

1.628

1,652

P o lm<•nite crupalo e bt·()nco p o lmonite acuto.

2.1 54

2.-l-11

2,104

2,190

2, 19.3

2,384

Mnlattie do! cuore .

1,268

1,3:)6

1,288

1,77(;

1,667

1,673

Entc1·ite, diarrea, colera indige no, u lcJra intc»t ina le .

1,05:3

3,147

3, 140

3,081

3,4JS

3,2·15

2,8 75

Alcoolismo cronico .

1.5

14

14

2.)

21

20

Morti v iolenti a ccidontn.Li

378

381

342

394

323

341

Suic idio.

4!1

53

49

71

n

()m ic idio

!i2

4!l

<! 3

G9 39

ToTALE dei morti per qutt18ias i causa.

38

27,903 27,508 25,.172 21,8()1 20,777 20,73fi


794

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA

Da questo specchio risulta in modo evidente che da11887 in poi la mortalità. è sensibilmente diminuita: da un massimo di 27,993 nel 1887 per ogni milione d'abitanti siamo pervenuti dopo 10 anni ad un minimo di 20,'t35. La proporzione dei morti di tubercolosi disseminata e polmonare non p1·esenta però in questo pe· riodo llll notevole abbassamento, e ciò riteniamo possa interpretarsi coll'applica· zione della pratica batteriologica alla diagnosi dell'infezione nelle varie sue forme, generalizzatasi soltanto in questi ultimi anni, mentre prima molti casi di tuber· colosi venivano compresi tra altre malattie, quali le polmoniti, le bronchiti, le pleuriti, le entetiti, ecc. E cosi possiamo spiegare l'aumento dei casi di morte per malattie di cuore e dei reni, e per tumori maligni coi sussidi sempre più perfe· zionati di diagnostica clinica e colla più esatta conoscenza di tali affezioni. Resta invece elevato, senza alcuna confortante gi ustificazione, la proporzione dei morti per alcoolismo cronico: (furono 664 nel 1907, 702 nel 1906 ed 837 nel 1905), e continua l'impressionante aumento dei suicidi (72 ogni milione d'nbitanti). CASARINl. A. R. AT.DRIGE.- Le mo1ohe come mezzo 41 traap.orto dell'Infezione tifol4e. - (Journal o( the Royal Anny 1\Eedieal C01'PS1 n. 6, dicembre 1907, vol. IX• p. 558).

Le mosche si debbono ritenere come elemento precipuo di diffusione della febbre tifoide. Lo si cominciò a sospettare dal fatto. che l'intensi t/t della epidemia appati va massima nelle stagioni in cui era massimo il numero delle mosche (guerra ispanoamericana-truppe inglesi in India), minima nell'inverno (dott. Nother, Tooth e Cal· verley nella guerra anglo-boora-Sandwith nell'Egitto e nel Sudan)i che colla sostituzione delle latrine a secchia coi water-closet si ebbe una diminuzione notevole di mosche nelle latrine e quindi una diminuzione nella intensità. della epidemia (a Francoforte, dal O 24 p. 10UO al 0.8 p. 1000; a Danzica, dal 0.18 p, 1000 a 0.9 p. 1000 i a l\Ionnco, dal 2.-12 p. 1000 a O,:l e nE'gli abbaraccamenti di Bermuda, dal 94.8 p. 1000 a l 16.3 p. 1000) i e che la morbosith. è maggiote nelle armi a cavallo che in quelle a piedi <nell'esercito inglese in India, nel quadriennio 1902·05, la morbosità ora per la cavalleria del 41,5 p. 1000 e la mortalità del 7.76 p. 1000. mentre in fanteria, In prima era del15.6 p. 1000 e la seconda. del 3.32 p. 1000; e nell'esercito degli Stati Uniti, nel settenio 1890-96 la. morbosità. in cavalleria del 15.74 p. 1000 e in fante ria del 4.74 p. 1000). Questi fondati sospetti ebbero poi ultimatnente la conferma ufficiale dalle esperienze del Ficket·, di Firth e Hon·ocks, di Ram il ton e di Buchanan, dalle quali re.:;tò provato che le mosche allen\no cultu re pure di b. tifosi e sono capaci di trasmetterli coi loro escrementi. Per ul timo, dagli s t udi sulla vitae costumi delle mosche fatti da Howard e Dwyor, risulta che nel 98 p 100 dei cn.si si deve incolpare la musca domestica e quindi l'flemtllom.yia eanicularis. E.;se depongono le loro uova nelle feci umane, infettando si: stesse e le larve cho dR esse uova ne derivano. Da ciò l'A. conclude reclamando In : 1° prote:r.ione degli escreti nelle latrine da campo in modo da impedire alle mosche d'infettarsi e di deporvi le uova; 2<> abolizione del sistema di fossi -latrine e di tutti gli altri in cui le feci rimangono allo scopea·to, <·o.;tituAndo questi l'ambiente più adatto allo sviluppo delle mosche o quindi alla propagazione del tifo. T m li1LLI.


RlVISTA B.lBLIOGllAFlCA

795

E. TrRELLI. - l termodll delle aoqae potabW. (Gabinetto d'igiene della Regia Università di Parma dh·etto dal Prof. Gardenghi).- (Rifo,·ma Medica, marzo 1907). L'A. ha isolato due forme sferiche, quattro bacillari e due filamentose, le quali, eccet tuata la prima sferica che non· si sviluppa oltre i 55, ed ha l'optimun oscillante fra i 38• e i f>Oo vivono sino a 70•, alla quale t11mperatura assumono un aspettò gigio o grigio-giallastro umido hwente, pressochè uniforme. Il loro opti m un oscilla tra i oo• e i Go•, essi crescono però bene anche a temperature inferiori, ma già. a 37"' il loro sviluppo è assai più lento ed alla temperatura dell'ambiente può anche per un paio di mesi restare inapprezzabile. Questi germi sono tutti termo-tolleranti1 aerobi assoluti e facoltativi, spot·igeni e a temperatura inferiore a 60•, come nelle vecchie colture, scompaiono il più delle volte le forme vegetative tit,iche e si presentano pressocbù esclusivamente quelle sporali: Col Gram e coi colori comuni di anilina, alcuni si colorano intensameute e uniformemente, altri presentano dei g rossi spazi incolori posti al centro o agli estremi (spore) ed altri mettono in evidenza su di un fondo poco colorato dei punticini rotondi che lo sono intensamente, 1·isultandone un aspetto granuloso e nelle forme a catena, a rosario. Non producono indolo, non sono patogeue pei comuni animali da esperimento. L 'A. non crede che i germi da lui isolati rappresentino delle forme nuove, ma e del parere che siano dei comuni germi acquatici, potendo essi vivere e svilupp1trsi,. sebbene lentamente, anche a temperature ordinarie. È però caratteristica la facoltà di resistere con una costante inaltombilitil. delle attivit!'t vitali anche a temperature elevatissime, la qual cosa non devesi tanto r ipo1·tare a un adattamento a condizioni d'ambiente (trattandosi di germi isolati da acque a temperature ordinarie), quanto verosimilmente a peculiari condizioni non ancora ben conosciute della chimica costituzione del loro protoplasma.

HlVIS'f A BIBLIOGRAFICA. La fatloa. nella. vlta. militare: memoria onorata del 1• premio al concorso Riberi per i medici militari 1904-1!.105. Roma, tip naz. di G. Bertero 1908. - Un vol. in So di pag. 330, con 65 figure. -Prezzo L. 6.

ARTURO CASAR!Nr, tenente medico. -

È il secondo volume cbe in poco tempo vede la luce, dovuto alla penna del dott. Casarini. Più giovane di stampa del suo predecessore Le malattie e gli infortuni nella vita milila1·e, que.~to volume è però di origine anteriore. L'A. lo presentò al concorso pel premio Riberi del 190J-1905, e vi ottenne il primo premio. Per circosta nze indipendenti dalla sua volontà, questo primo lavoro rimo.se inedito; mentre il secondo vedeva la luce a cura di ques to stesso giornale. Ora il Casariui ha ben fatto a rimettere in vita il suo primogenito, natural mente ri\·cdendolo, e ricompletandolo, pur togliendone la. parte relativa al carico del soldato, la quale vogliamo sperare che egli ci darà in a ltro volume. Infatti per dare all'opera


796

RIVISTA BIDLJOGRAFICA

maggiore unità, fu buon consiglio il toglierue la trattazione di un argomento cosi speciale, il quale appunto perché di grande importanza pratica e svolto colla necessaria ampiezza, può benissimo formare un libro a sè. Intanto il presente libro è un vero e completo trattato scientifico sulla fatica, specialmente considerata dal punto di vista militare. Ecco l'ordine degli argomenti trattati: In una prima parto l'A. tratta della fatica considerata nei vari organi e sistemi anatomici : muscoli, nervi, centri nervosi midollari e superiori, organi dei sensi. Nella seconda, cl1t1 tratta della fatica delle funzioni, si esamina prima l'influenza della fatica s ulle funzioni di nutrizione (digestione, circolazione, respirazione, secrezione, calore anima le), poi l' inHuenza sulle funzioni di relazione (movimenti, e vita psichica). Il li liro, come a bbiamo dotto, è un trattato completo. Esso infatti raccoglie, sintetiz?.a e critic.a tutto c iò che dagli osservatori antichi e dagli sperimenta tori mo· dcrni è stato studiato sulla fisiopatologia della fatica : ma è anche basato in buona parte su ricerche sperimental i completamente originali e prop1·ie dell'autore. Sono specialmente notevoli come articoli completamente nuovi, e che richiameranno di certo l' ntten?.ione degli studiosi e la discussione dei competenti, i capitoli relativi alla i nfluenza dell'allenamento sulla fatica, a ll'a?. ione dell'alcool e dello zucchero, alla fatica dei muscoli respiratorii in rapporto al carico del soldato, alle reazioni di moto in seguito all'afi'aticamento. hla si può dire che non vi è capitolo del vastissimo tema, Sp<Jt:ialmente per quel che riguarda la. fatica studiatA. in rapporto alle funzioni, r.he l'A. non abbia fl\tto suo con osservazioni e controlli propri, lavorantlo special mente nel laboratorio di fisiologia dell'Università di Modena, diretto dal })l'Of. Pat rizi. Agg iungeremo che il libro, oltre all'esser denso di scienza, è anche largnment.e condito di erudi?.ione storica e letteraria., cosa in molti capitoli opportunissima, e di cui si ha già dalla prima ispe?.ione un annnn?.io ed un saggio colla riproduzione, che adorna la copertina, di una satira contro le fatiche militari, tracciata su uu mtll·o del Peda,q ogiwn da un soldato romano, appartenente egli puro alla categoria dei fìacconi. Insomma l'A. ha saputo anche elevarsi dali(). aridità delle ricerche di gabinetto, alla considerazione della importanza morale e sociale della fatica. I l co1·po sanitario militare, a cui il libro è specialmente indiriz;r.ato, gli farà di certo buon >iso, giac<'hè riteniamo che esso rappresenti quanto d i meglio si può desid erare, come opera riassuntiva e didascalica da chi è desideroso di studiare la fisiopatologia della fatic11. E i medici militari devono esserlo tutti.

R. L. Gl'l oo BAccgLI.I. - Parole dette per la Inaugurazione del XVIII Congre.•o m ecllco nazionale, 26 ottobre 1908.- Tipografia Labicana Roma, 1908. In poche parole, l'illustre maestro ha toccato molti argomenti scientifici; ma q11el che più importa, ha toccato la corda patriottica, che è bene s ia fatta di tan Lo in tanto vibra re, molto più se da mano m!lestra. È vero che h1. scien7.a è twiverslìle, cl1e non conosce confini, ecc. ecc. Ma ciò non impedisce già che ogni n nzione, come nel cnmpo delle arti e delle lettere, cosi anche nello scientilico, alJ bia un carattere proprio, che si ostl'iuseca, pur nel ragginngimento dell'ideale scientifico comune, con tendenze, con metodi, con attitudini diverse. È giusto quiudi e doveroso che ogni n:l.?.ione vegli alla cou:serva;r.ioue del proprio patrimonio di glorie e di vittorie scientiliche, che vi sia cioè in certo modo anche un patriottismo scientifico.


CCNFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSl'b:D.-\LI MILITARI

7!J7

In Italia questo sentimento e forse meno radicato che altrove. E non è difetto d'ora. Pur ora, leggendo una bella ltlttera di Galileo Galilei, il cui fac-simile è stato donato dalla Biblioteca di Firenze al Congresso de:Le scienze, ci hanno colpito queste parole: et c1-ecla p1t1·e V. S . Ill:lna che l'istesso (cioè di dargli piena ragione) l~avel'iano anco pa1·imenle detto da principio i litemti italiani s'io fussi statoin Alemagna o più, lontano. In questo breve ma efficace discorso, il Baccelli ravviva questo sentimento, raccomandando ai medici italiani, e specialmente ai giovani, onore e gius tizia per i nostri colleghi d'oltralpe e d'oltremare, ma strenua difesa alt.resi dei nostri diritti. Or non è molto, il Pagel pubblicll.va in Germania un libro sull'ossigeno, e passava affatto sotto silenzio che questo gas era stato per la prima volta introdotto in terapia dalle cliniche italiane. E se il Baccelli, come tutti ricordiamo, prolungò, con quel m ezzo, di qualche ora prezio;;a, nel 1878, la v ita del primo Re d'Italia, segno è evidente che da molto tempo egli aveva già. acquistata la sicurezza della bontà. del rimedio. L'errore è tanto più grave in quanto che il Pagel, se non erriamo, tiene a Berlino la cattedra di storia della medicina. U n altro scrittore tedesco si attribuiva di recente i l merito di aver introdotta pel primo la strofantina nelle vene, mentre il primato di questo mirabile presidio spetta al nostro sommo clinico. Altri plagi od omissioni di tal genere cita e documenta il Baccelli. Ma egli non s i ristà. dal raccomandare l'onestà s cientifica, il rispetto ai didtti altrui anche nei rapporti fra italiani e italiani. In medicina la. scoperta di qualche nuovo fatto, di qualche nuova legge, è un fiore che raramente è dato cogliere fra gli sterpi del lavoro pratico e scientifico quotidiano. Non si deve, per ignoranza o per invidia, tacere o peggio sottrarre questo fioredalle mani di chi pl'imo lo ha colto. R. L.

CONFERENlE ~CIENTinCHE DE~U O~PEDALI M ILITARI SOIIARIO DEGLI ARGOIENTI TRATTATI (DAI PROCESSI VERBALI PERVRNUTl ALL'ISPETTORATO DI SANITÀ l\IILTTARE DAL 81 AGOSTO AL 30 OTTOBRE 1908). CAGLIARI (settembre). - Capitano medico VERDURA L UIGI: Un sanatorio por i militari affetti da tubercolosi. CAVA DEI TIRRENI (agosto). -Tenente medico VECCliiONE ADOLFO: Contributo allo stuùio anatomo- istologico dei tumori primari delle borse mucose. CHIETI (agosto). - Maggiore medico PnoNOTTO BENEDETTO: Presentazione d'un malato atfetto da ascesso ai corpi cavernosi. GENOVA (agostoì. - Capitano medico CANNAS N reO LA: Un caso di flemmone dell'orbita secondario a .sin usi te mascella.re, d'origine nasale, trattato col siero antistreptococcico.


'79H

MOVIMENTl AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO

PALERMO (agosto). - Capitano medico LlONTI GIROLAMO: Considerazioni medico-legali sopra un caso di rene mobile. I d. (id.) - Maggiore medico F uRNÒ GIACOMO: Un caso di epilessia traumatica, con sintomi congestivi ed apoplettiformi. Id. (settembre). - Capitano medico L!ONTI GIROLAMO: Un caso di tubercolosi acuta del testicolo. I d. (ottobre). - Tenente medico CIAORI RosOLINO: Un caso di emiatrofia facciale progressiva. R AVENNA. (settembre). - Tenente medico SPADARO GIUSEPPE: Un caso di miosite post-tifosa. I d. (ottobre). - Sottotenente medico di complemento MASSARA DOMENICO: Ricerche is tologicbe sopra un caso di sarcomatos i cutanea. Id. (id.) - Sottotenente medico di complemento FERRO CARMELO: Secrezione interna del pancreas. ROMA (settembre). - Capitano medico MEittMO GroVAN~r: La sifilide secondo le nuove scoperte.

Movimenti avvenuti nel Cor~o ~anitario e nel Personale Farmaceutico (Ui spense n. 4! a 47 ·del Bullellmo uflìcialt d t llt nomine).

UfflolaU ln aervlzlo attlvo permanente .

R. decreto 2 agosto 1908. .CECCHE'I"l'ANr cav. Domenico, capitano medico ospedale Cava dei Tirreni (Salerno). - Collocato in posizione ausiliaria, a sua domanda, a datare per gli assegni dal 1° settembre 1908.

Determinazione ministeriale l o ottobre 1908. FERRONI Giovanni, tenente medico R. corpo di truppe 'coloniali. - Gessa di appartenere al R. corpo di truppe coloniali e trasferito S artiglieria fortezza, dal 14 ottobre 1008. PASSAMONTt Gaetano, id. id. id. - Id. id. id. 5 alpini, dal 16 novembre 1908. MoNACO Costantino, id. id. id. - Id. id. id. 2 id., dal 14 ottobre 1908. BrLO'l'TA Vincenzo, id. id. id.- Id. id. id. reggimento cavalleggeri di Foggia, dal H, ottobre 1903. booGLIA AnloniM, id. id. id. - Id. id. id. ospedale Messina, dal 14 settembre UIOS. R. dec1'eto 27 11ettembre 1908 Sottotcnenti medici promossi tenenti medici, con anzianità. Io settembre 1902 continuando nell'attuale destinazione. SAIJA Paolo, reggimento cavalleggeri di Caserta. SEVEIU Luigi, 3G. fanteria. CASASCO Egidio, l 0 g~nio. RISICA'TO Emmanuete, infermeria presidiaria Aquila. CASELLA Dante, ospedale succursale Parma.


MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E :NEL PERS. FABMACEUTICO

799

"TALLARICO GiU8eppe, infermeria presidiaria Pavia. Bn11 Guido, ospedale Firenze. ·QUAGL!O Celie, 2 fanteria. ·CRJSCIONE Gaetano, ospedale Savigliano.

R. decreto 2'2 settembre 1908. I seguenti ufficiali medici sono promossi al grado superiore, con la destinazione pe r ciascuno indicata: .Maggiore medico promosso tenente colonnello medico: CARBOI'<E cav. Brune, ospedale Venezia. - Destinato ospedale succursale Udine. Tenenti medici promossi capitani medici : ·GurzzARDI Luigi, ospedale Messina. - Destina~o &3 fanteria Vrot.A Pietro, id. Palermo (comando ospedale Roma). - Id. direzione sanità XII corpo armata, continuando comandato come sopra (dichiarato promovibile a scelta). BAUDIZNO:-<E Giovanni, 1° alpini. - Continua come sopra (dichiarato promovibile a scelta). PE~NETTI Cesare, 20 fanteria. Id. id. (a scelta). StMEO~I Ales·sand1·o, 56 id. Id. id. D'ELIA Antonio, reggimento cavalleggeri Umberto I. - Id. id.

Determinazione •ministeriale 22 ottobre 1908. Mo:-<ELLI cav. Ernesto, maggiore medico ospedale Ancona. - Trasferito ospedale Bologna. SmONI Giu.~eppe, capitano medico 83 fanteria. - Id. id. Messina. SrnECI Giuseppe, id. ospedale Palermo. - Id. id. Padova.

Determinazione ministeriale 29 ottobre Hi08. SGuA.ZZI Vitl01'iO, éapitano medico &S fanteria. -

Trasferito ospedale Cava dei Tirreni (Salerool, <:ASTIGLIOLA Orlando, tenente medico ospedale Torino. - Id. 53 fanteria. IA.NIZZOTTO cav. Ca1·melo1 id. 47 fanteria. - Id. ospedale Milano.

Farmaolatl militari.

R. decreto 5 luglio 1908, su proposta del ministro delle finanze. PoNZI cav. Erasmo, chimico farmacista ispettore, ispettorato sanità. militare. Nominato commendatore nell'Ordine della Corona d'Italia.

Determinazione ministe?·iale 8 ottobre 1908. MESEGHELLO cav. Giovanni, farmacista capo di l ' classe, ospedale militare Bari. - Trasferito ospedale militare Novara. POMI'EJANI Ca1'to, id. 2• id., id. Novara. - Id. id. Bari.

R. deCJ·eto 25 agostc 1908.

R ussi Carlo, farmacista di 1• classe, in aspettativa. -

Collocato a riposo a sua domanda, per infermità. indipendenti dal servizio, con la decorrenza dal 16 giugno 1908.


8QC

MOVIM.BNTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARM.AOEUTIOO

Dec1·eto ministeriale 29 ottobre 1908. GRERARDI~I

d utt. Naldo, farmacista di 2~ classe, ospedale militare Ravenna. Trasferito ospedale militare Bologna.

UFFICIALI IN CONGEDO.

UfllolaU 1D po•lzlone 41 ..rvlzlo au.lllarto. R. dec1·eto 18 gi'IV.JnO 1908. Rosso cav. Ore.ste, maggiore medico, distretto Mondovi. - Collocato a riposo per anzianità di servizio, con decorrenza del 16 luglio 1908 ed inscritto nella riserva. I seguenti ufficiali sono collocati a riposo, per anzianità di servizio, con decorrenza dal 16 luglio 190tlr inscritti nella riserva ed insigniti della onorificenza per ciascuno indicata: CoNENNA cav. Vito, maggiore medico distretto Caserta. dei Ss. Maurizio e Lazzaro.

Cavaliere dell'Ordine

R. dw·eto 19 luglio 1908. PtNTO cav. Antonio, colonnello medico distretto Can1pagna. - Collocato a riposo per anzianit~\ di servizio, con decorrenza d al 16 agosto 1903 ; inscritto nella. riserva e nominato commendatore nell'Ord.ine della Corona d'Italia.

R. decreto 12 otto!J.?·e 1908. Tenente colonnello medico promosso colonnello medico. GuARNlElU cav. Pietro, distretto Bari. Uffiolall dt rllerva. R. decreto 25 agosto 1908. DAINELLI ca.v·. Luigi, maggiore generale medico distretto Firenze. - Cessa di appartenere alla riserva, per ragione di età, conservando il grado con la relativa uniforme. Onortlloenze.

R. dec1·elo 21 mag9io 1908, di moto proprio di S. M. il Re. RoMEO .F?·anC'esco, capitano medico 2-2• fanteria. - Nominato ca'\"aliere nell'Ordine della Corona d'Italia per benemerenze acquistate in occasione del terremoto delle Calabria. (Bollettino delle nomine, disp. n. 2-t).

Det'anU. GELORMINI cav. Ridol{o, tenente colonnello medico di riserva, distretto Avellino. - Morto a d Ariano di Puglia (Avellino) il 26 sette01bre 1908. Il H cda t. LOl"O

D.r RxDOLFO Livr, tenente colonnello 1nedico. fl Dir cLte>ro PIETRO IMnRtAco, magg1or generale medico ispettore. (80~1)

- 1\oma, t~08 - Tip. E. VOJhcr.a.

GIOVANNI SCOLARI, Gerenl ll_


Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra. Memoria premiata al concorso Riberi. Un volume di pag. 276 con molte figure e tavole grafiche. - Roma, 1906 . . . • . . . . . . . . • . L. 3 60 CASAJUlU. - La fatica nella vita militare. l\Iomoria premiato. n el con corso Riberi 1904-1905. Un volume d! pag. 330 con 65 figure. - Romo., 1908. 6 Io. - Le mo.Jo.ttie e gli infortuni nella vita wilitare. Memoria premiata al concorso Riberi 1906-1906. Un volume di png. 402 con tavole grafiche o statistiche.- Roma, 1908 . . , » 8 CusANL - Esposi1.ione sommaria dell'ordinamento e funzionamento del servizio sanitario in èampagna presso l'esercit.o italiano. - Roma, 1906 • • DE (!BsA.BE. - Studiq !1Ulle mediaatinitj (mediastiniti suppurative, ascesso mediastinico). - Roma: .-1900. Un vol. di pag. 144 . • 2 HYRTt. - Onomatològia anatomica. Storia e critica del moderno linguaggio anatomico. Traduzione libera italiana dei dottori C. !'RETTI e C. S~roRZA.. Roma, 1884. (Edizione rnra) • 6 Le jerik caruale dalle arm·i da guerra. Sintesi della relazione sanitaria sugli eserciti tedeschi durante la guerra franco-germanica 1870-71. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348, pre<:zo ridotto. • 2 MANAYltA.. - Studii storico-critici sulla meningite cerebro-spinale epidemica in Italia o particolarmente nell'esercito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto • l 60 SAUNAlli. - Le lesioni traumatiche dei centri nervoai. Memoria onorata del premio Rlberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Prezzo ridotto. • 3 60 Sronu e GIGLIARELLT. - La malaria in Italia. Opera onorata del 1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavol& cromolitografiche. Roma, 1885; prezzo ridotto. • 3 TOMELLlNI. - Delle malattie più freq_uentemente simulate o provocate dagli inscritti. - Roma, 1875 . . . • • • 3 50 B&BNABDO e BltEZZI. -

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medtco-militm·i: PrETRO, tenente ,medico. - La chirurgia conservatrice n&i .suoi rapporti con la tra.umatologia e la logge concernent& gli infortuni sul lavoro. Trattato di esegesi clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgica gen.e rale & alla legislarione sociale italiana.- Roma, 1901. Società editrice Dante Alighieri. . L. 3 (Vendibile presso l'utqre, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) ID. m. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - Milano, Associazione tip. priv. 2• ediz., 1900. (Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, 89 p. 1°) 2 -DE FALCO ANDREA, tenente colonnello medico. - Patogen&si unica delle ma-lattie vascolari, secretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini. Un vol.' in 8° di pag. 240 con 8 tavole fuori testo. - Napoli, Società commerciale libraria, 1905 . • 8 FlmRARI LELU FRASCESOO, tenente medico. - hlanuale di bromatologia poi m&dici militari. - Firenz&, 1906. Un vol. in 16° di pag. 484. (Vendibile presso l'Autore in Fir&nze, scuola d'applicazione di sanità militare). • • 5 WBRIACO PIET:no, gen&rale medico. Sull'azione dogli attuali fucil! da guerra o specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. IStucti sperimentali, con 15 tavole di fotografie e radiografie riprodotte in fototipografia). - Roma, 1903. (Vendibile presso la Tipografia E. Voghera). . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 4 Io. m. - L& operazioni più frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure intercalate nel testo. - Firenze 1898. (Venctibilo presso la Lib. B&rnardo Seeber Firenze) . • . . . . . . . • . . . . . • . • • • , 8 JANDOLQ CosUNTUW, colonnello medico. - Oftalmoscopia ed ottica oculistica. Manuale t&orico-pratico. Un vol. in 8° con 82 fìgur& & 12 tavole.- Napol.i , stabilimento tipografico Ferrante, 1905. (Vendibile presso l'Autore, Roma, via Principe Amedeo 47) . . . . . . . . . • . . . . . . . » 8 MA.NoiAll"l't Ezto, tenenti) colonnello medico - Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po (1889, 1898, 1905). Testo e progetto con illustrazioni, premiati con diploma d'onore all'Esposizione int&rnazionalo di Milano 1906. (Vendibile presso l'Autore, piazza Sant'Ambrogio, ·Milano) . . » 4 In. ID. - Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profilassi attuale. - Età della chiamata. - Ferma biennale. - Abbassamento della statura). Relazione al congresso nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . . . ' » 2 BA.BELLIOO UnaA...'lO, tenente medico. - Fasciature ed apparecchi, fratture e lussazioni - Firenze, tip. Barbèra . . . . . . . . . . BALINABI SALvATORE, capitano medico. -- L'anatomia e la chirurgia operatoria della. mandibola e delle parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un vol. m So di pag. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile presso I'Aatore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli) » 3 CASALt


GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Direzione e Ammlalstraz.: Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)

CONDIZIONI DI A.BBONA.MENTO. t o Il Giornale di medicina militare si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. 2° L'abbonamento è sempre annuo e decorre dal 1° gennaio. 3<> Il pr ezzo dell'abbonamento é:

Per l' Italia e la Colonia Eritrea . . . Per l'Estero. . . . . . . . . . . Un fascicolo separ•ato costa ) in ,1tatlia · l a 11 es ero

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IND I CE DELLA. RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI RIVISTA MEt>ICA. Ful cl. - Intorno all'esistenza di un' endocardite da tossine batteriche RIVISTA DI CHIRURGIA G&NERA!.E Urban. - Sulla c:trJivlisl nello aderente cicatriziali pericardio-mediasliniche Marllnelll. - Ernia crurale l.tllater:~lo delhi vescica .

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Pubblicazioni vendibili presso l' Amministraz. del " Giornale di medicina militare , Vu XX SP.TT&Mntte, I~AL.AZ7.0 OKL Mll'\HTtmo oetr.A GtJSRR A

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In applicazione della legge sui limiti d'eta, con H.. decreto del 6 dicembre 1!:108, il tenente gPuerale meJico comm . Giovanni Francesco Randone, ispettore capo di sanità militare, fu collocato nella posi?.ione di servizio ausili a rio. 11 corpo sanitario militare vede con particolare rammarico allontanato dal servizio attivo il suo primo e degnissimo t~?nente generale, e fa caldi voti percbè, a.nche lontano, ~?gli voglia continuare lL prodigargli il suo affetto e i snoi consigli. Il generale Randone, in tutta la sua lunga carriera, non fece che dedicare tutte le sue energie a vantaggio del servizio sanitario, dell'esercito e della scienza, distinguendosi soprattutto nel campo chirurgico. I suoi numerosi lavori scientifici furono e sono dE-gnamente apprezzati non solo iu Italia, ma anche all'estero. Npecialmente in questi u ltimi tempi egli si acquistò competenza e famn. pei suoi studii snlle malattie e gli infortuni del lavoro. Fu nno dei primi insegnanti della. Scuola d'applicazione di sanità militare; e durante tale insegnamento p ubblicò, oltre a diverse memorie, anche un libro sulle fasciature e gli apparecchi chirurgici nella pratica medico-militare, utilmente consultato, anche al presente, non solo dagli allievi della S cuola., ma anehe dai mediei militari. Fra i tanti incari chi onorifici che g li furono affidati qal:M:inistero della guerra, ricorderemo quello di rappresentare il Governo italin,no alla Conferenza internazionale, tenutasi a Ginevrtl. nel 1906, per la revisione della Convenzione per l'assistenzft dei malati e feriti in guerra. Ricorderemo, infine, come uno dei principali snoi titoli di benemerenza. verso il corpo sanitario, quello di essere stato valido e infaticabile sostenitore del nuovo ordinamento del corpo stesso. 5t - Giornale ili m eiliciua militart- Fase. Xl.


802

JT, TENI•:N'l'E GEXERALE ~\IEf>ICO RA::>lOONE 1 ECC.

Pubblicando, in questo giornale, che il generale Randone diresse sapientemente per lungo tempo, la lettera seguente, colla quale egli prende commiato dai suoi dipendenti, crediamo di renderei interpreti del ·entimento unanime assicurandolo che il corpo sanitario dell'esercito gli sarà sempre memore e grato di tutte le sue alte benemerenze.

Ai miei colleghi dell'Esercito, Collor·ato in po.~izioue ousilicu·ia per lim.iti di età con R. decreto del fi det r'OI'1'ente nw~e, debbu .~epaN~J·mi clai miei colleghi dell'esercito, dopo

cù·ca 43 anni eli lrrroro, eli intendimenti, di a.~pù·azioni comuni. Afa, nel dolo1·o.~o distacco, ?·irolgendo lo .~guardo alla l~tngo tia pe?·GOI'.sa, e ?·ifm"n.ando col zien~ie?·o ai primi am1i della mia carrie1·a., i/. mio o nimo è fii'Odilamente commosso pe1· la soddisfazione di avere potnto seyni1•e i l ?'apido mo-cimento a.~ce·n.~ionale del nostro co1·po, nella ronqnista dell' OIW?'evole po.~to, l'a.rJ{JÙmto con trmta tenacit h di propositi, intensitir e .~erenitù di .studi e Mntiuwnto del dovere, 8ia nell'esercito che di froute al pae.~e, e di ave1·vi, forse, nnn indegnnmenfe CO?ltl·ilntito. Co11te pure ascriro a mia pa?·ficolrrre fo?-tuna, se mentre io {tà atl'alta cm·ica di i.~pettnre capo, potè fina./ mente iniziarsi l'attu.azione del rim·dinamento ·e rìJ nn l'O?'?'ispondenfe o?·ganico del rw-po sanitm·iu militm·e, rhe fi'O· vel·h certflmente il 8lto compime?llo nell'opera e nel vettore del mio illu.~tre .~ucces8ore e di quelli clte lo sPgMil·mmo. La.w·io perta11to il ,qe?'lJizt:o nella dolce luRinga., che la mia memOI'Ì(I. non snrà pe1· 1·iesr.ire di8cara ai miei colleghi, mentre io .~erberò, (inchè am·ò t"ita, grnti.~.~ima e con(orteroiP La lo?·o; e coll'angu1·io di ogni felicità, rnando (t tutti l(.n of{dlnn.~o ed o.çsequente .~alnto. Roma. lfi cl icC'mbre 1908.

Dot.t. GtoY. FRANCEsco RAxo o~E ltllff!IP 9nlfl'fli C mPrlico.


M E M OR I E . O RI G INALI

RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE ESEGDrTE NEGLI STABrLL\IENTI SA::-ilT.AlH MILITA TU XELL'A7-iNO 1907

Per il maggiore generale medico ispettore P l et r o l mb r i a C o, libero donente di tra.urnatologia. e di medicina operatoria.

Le operazioni chirurgiche praticate negli stabilimenti sanitari militari nell'anno 1907 furono 2324, con 2G morti, cioè 1,118 p. 1000. Vi sono però comprese 22 riduzioni incruente di f ratture, 22 lussa.zioni, e 117 atti operativi vari: che per la loro minore importanza non si è creduto necessario specificare. Facendo un confronto colle operazioni eseguite nell'anno precedente (2217), si trova un aumento di 107 operazioni. Ma, se aggiungiamo i dati statistici relati vi all'anno 1907 a quelli segnati nello specchietto del rendiconto precedente, concernente il novennio 1808-1906, abbiamo in tutto il decennio quanto emerge dal prospetto seguente : Anni . . . . . . . 1898, 1809, 1000, 1901, 1D02, 1903, 1904, 1905, 1906, 1907, Numero delle operazioni 86 ~. 12:35, 1662, 177 L, 2219, 2006, 2008, 21-!2, 2217, 232+,

Come si vede, abbiamo un aumento progressivo, il quale da 8G4 operazioni nell'l:mno 1898 va a 2!324 nel 1007. Il segllente specchio A rappresenta il quadro statistico delle operazioni coll'indicazione del nome dell'operatore e dell'esito degli att i operativi. Nel successivo specchio B i vari gruppi delle operazioni sono ripartiti per stabilimenti sanitari. Dall'esame di questo specchio si scorge, come fu rilevato anche nell'anno precedente, una notevole sproporzione nel movimento operatorio dei vari stabilimenti aventi un'efficienza pressochè uguale, specialmente nelle infermerie di presidio. Valgono a dar ragione del fatto le stesse considerazioni espresse nel rendiconto dell'anno precedente, e cioè che tale sproporzione non si può soltanto attribuire al diverso movimento dei malati nei vari stabilimenti di cura, ma molto probabilmente dipenderà anche dal diverso modo con cui si esplica l'attività chirurgica negli stabilimenti sanitari stessi.


804

HI·:~DICO)ITO STATISTICO

SPECCHIO

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Qua dro s t a tistico d e lle operazioni .

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OPERA7.10)if s~ OI'ERARATORI

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TRAPANAZIQSI a) del frontale ~lag-giori

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medici: Yigl iardi, Calegari.

b) dell'apofisi mastoidea e antrectomie

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Tenente colonnello medico: Tallarico. ?llaggiori medici : Gerundo 2, Calegari 5, Tom· masi na 4, Pettinar i, Sotis, Gurgo, Bern ucci. Capitan i medici: Trovanelli 3, Saggint, Oddi, Caccia, Pettinetli 5, Santucci 3. Tenente medi co : Casali.

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2 0PERAZIOSI SUGLI OCCHI a) enucleazione .

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Magg;ore medico : Gelmetti. b) exentera tio bulbi

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Maggiore modico : Salìnar i Capitano medico : Loschi c) iridotomie .

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Capi tano med1co: Pellerino. d)

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Tenente colonnello medico: Giu!Tredi. M aJ"I!iore medico: llern ucci . Capitani medici: Santuccl s, Trova n eli i. Tenente medico : Sca~zella. e) per ect ropton.

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28

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Maggiore medico: Belli a

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/l di calazio . hla{rgiori mt>dici: Pag-lìuzzi 2, Calegari 2, Be rnucci, Bellia. Capitani mcd•ci : Rantucci (), Pettinell i 2, Fiorio i, Pelle rino, \'i rgl li, Castagnone 3, Sertoli. Tenen ti m Pdici: M a~na~h i 2, Scarzella. Bar ile c., Terra Abrami, Surdi, Gherardi.

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Da n'portarsi

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D~~LLE OPERAZIONI CHIRURGICHE,

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OPERAZIO!'il ED OPER.~ TORI

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Capitano· m ed ico : Santuecì 2. Tenenti medici : Ba r1le F., Santornauro.

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h) a l tre operazioni.

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CApitano m edi co : Santucci 5.

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O RF.CCHIO li: GOLA

a) asportazìo11C di polipi nasali

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Ma~giori med ici: Dernucci, Gurgo. Capita ni medici: Sa ntu cci, Ricci.

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b) al tre operazioni sul naso

MagA"iore medico: Santo ro. Capita ni medi ci: S a ntucc i, Volpe.

c) mir ing-otomie. Capitani m edici: S antucci 3, Yirg ili. Tenente med ico : Grassi. tl) asportazione

di tonsille

Tene nti colon nrl li m edici: De Falco, Rizzo 2, Carino 5, Cavicchia. ~1al!"~iori m l'di ci: Btl rnucoi 16, Calel!"ari 3, De ViA"iiiis, Galli, Ge rundo 3, Sotis 2. Capitani medici: Snntucci 4. Vnsilieò 4, Sag~;ini, Trovanelli 4, Truffi 3, Loschi. Ricci, Caccia, Pettinelli, Molinari. TenPnti medici: Zaffiro 4, Sautornauro 2, Surdi, Rostagoo.

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TORACK:STES I &

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T v ltACOTO~IIE

a ) torace o tesi

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Magg iori medici: Viglin rdi 4, Sotis 4, Delogu. Capitani medici; Mari a ai, Volpe.

b) toracotomie iotercostali . Mag giori m edici: Perassi, Sellia. Capitani medici: Pettinelli, Yas ilicò, Ricci. Tenente medico: Mig nacca.

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Da ripo1·ta1·si

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806

RE);DICONTO STATISTICO

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Riporto c) toracotomie retrocos tali .

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hl a!:rl!"iori rnE'Ilici : Tomrn<lS ina 3, Gerunùo 2, Bellia 2, Saliunri 2, Calegari, Sotis. Capitano medico: Fiorini.

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0PERAZIO:-il S Ul XERVI

o) nevrorrafle

Ca]litano medico: Castag uone. (j

LAI' AROTOMIE

a) per traumi

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1\lag::iori medici : Gorundo, Caleg ari.

ò) pe r appendicite

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16 -

~lagg-iori m edici :

Carta 8, Cìeruodo 3, Sal inari 2, Caleg-ari :!, Tavazzani. Ca pitani mediei: Di n incarno 2, Sagg io i, Gbera rdi, T rovanelli, Yasil1co. T ene nte medico: Surdi. c) per peritonite settica .

.

.

2

.

Maggiori medici: Carta, S al inari. d) per per itonite tubercolare .

•

.

4

Majlg iori medici: Salinari1 Sotis, Calegari. Capitano medico: Vaailicò.

e) per cisti da echinococco.

.

.

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Tenente colonnello medico: Carino.

7

l

0PRRAZIO:-il R ADIC AI.I DI ~:R~!E VIS CF.RAJ.l

a) ernie inguinali unilaterali .

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447

433

4

9

l

Colonnello medico: Bernardo. T<'nenti coloouell: medici: Ri2zo 2:3, Carino 19, Giuffredi 8, Cavicc hia 8, P uglisi -1. Cametti :3, Dc Falco S, T allarJco. ll.lal!'giori medici: Gerundo 41, Calesra ri 32, SaIiuari 25, Carta ](i, Tomma~111a 18, GaodoW G, Ba rnu cci 7, Pro uotto 8. J?erassi S, GHlli 6. Santoro 9, Giani 4. Pagliuzzi 3, Rmaldi 3,

Da r iporta r si

.

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667 632

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OEU,F. OPERAZIO~I CHIR URG IC'RE, E CC.

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OPERAZIONI KD OPERATORI

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7

R iporto

13 15 l l

Bellìa 4, Nodal"i 3, Caredda 3, Calore 5, Vi· gliardì 4, Citanna 2. De Vi~riliis 2, Falconi :2. Sotis, Sandrettl, Pimpinelli, Tavazzani. Capi tani medici: Trovanelli Hl. Di Giacomo 12, Oddi 9, Vasilicò IO, Riva U. 6, Truffi 6 . Amenta 7, Sa~r~Z"ìni 6, Caccia 9, Demurras 4, Falcetti 2 , Gherardi S. Lanza 3, Pettinelli 4, Castellano 3, Troiani 2, Virgili 2, Dabbene 2, Castagnone 2, Loschi 2 Volpe 2, Paolini 2. Samperi 2, T irelli, Ricci 5, Molioari, Piergianni, Cusroano, Lucciola, Verdura. Tenenti medici: Magnall'hi 9, Barile C. 4, Surdi 3, Cresciroone 2. Ferrabino 2, Zaffiro 4, Yastrolioì, Bucciante, Rufo, Cadeddu, Simula, Berlei, Simeoni . D'Amore, Foresti. b) ernie ìngui nali bilaterali

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Tenenti colonnelli medici: Rizzo 3, Giulfredi. Maggiori medici : Salinari 3, Calegari 5, Carta 2, Gerundo 9, Gandolfl. Capitani medici : T rovanelli 3, Ri va U. , Oddì, Caccia 2, Gherard1, Falcetti 3. Tenente medico: Tramonti.

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c) e rnie crurali .

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10 -

Tenente colonnello medico : Gambi no. Masrgiorì medici: Bellia 3, San toro, Bernucci, Geru ndo, Salinari. Capitano medico: Aroenta. Tenente medico: Mag naghi. d) ernie d~lla liuea a lba

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4

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4 -

Maggiori medici: Perassi, Bellia. ~ Capitani medici : Oddi, Pettìnelli. 8

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PUNTURA LOMBARE

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Capitano medico : Casapinta. 9

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OPERAZIONI DI FISTOLE ANALI E DI EloiORROIDI

a) fistole anali: incisione col bisturi

49

46

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14

Tenenti colonnelli medici: Carino, Puglisi.

Da riportarsi

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RE!\DIC(INTO STATISTI CO

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OPERAZIO~I ED OPER.\TOIII

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Maggiori medici: Bellia 8, Santoro 6, Gerundo 4, Oiani 3, Pagli uzzi, Fah:oni, CaleJ1ari 2, Sallnarl 3. Cit.anna 2, ' ' igliardi 1 Sotis, Galli, Tommasina. Capitani medici: Trovanel li 3, Volpe 2, Saggio!, Vasilieò, Pellerino, Demurt.as. Falcetti L. Tenenti medici: Ferra bino, Buccia n te. Sottotenente medico: Marot ta. b) fistole anali: incisione col termoeauter io

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l 18

11

16

16

1 -

Maggiori medici: Oerundo 2, Perassl, Bellia, Calegari, Calore 2. Capitani medici : Riva U. 2, Falcetti L . 2, Oddi, Vi rgili, C~~:ccia, Demurtas, Ziceardi. Tenenti medici: Magnagb!, Santomauro. c) emorroidi : asportazione colla legatura.

.

-

Maggiori medici : Gandolfl 2, Pagli uzzi, Calegari 2, Gerundo. Capilanl medici: P ellerino, Virglli S, Caccia, Truffi 2, Trovanellt 2, Amenta. d) P morro idi: asportazione col termocauterio

.

.

3 -

Ma~giori medici: Gerundo 7, Carta 5, Sotis 4 1

Bernucci 4 , Calegari 3, Salioari 5, Tomma· slna 2, Gandol fi, Pa.gl iuzzi, Calore, Galli, Snntoro. Capitani medici: Vasilieò IO, Pettinelli 8, Riva 2, Falcetti L., Ricci 3, Amenta 2, Vi r· g ili, Volpe, Oddl, Saggini. Tenenti medici: Magoaglli, Zaffiro. e) ragadi anali .

.

.

.

.

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10

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2

2

Maggiori medici: Gaodolfi, Calegari 2, Parassi 2. Capitani medici : De Sarlo, Virgili 3, Lanza.

f ) altre operazloo i sul retto .

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Maggiori medici : Calegari, Sallnar i. Da riportarsi

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ÙP.!RAZJONI SULL AI'I'~R.ATO \J RO · GRX IT.\l.E

a ) nefrotomie

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Maggiore medico: Bellia.

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b) cis totom ie soprapubicb e

2

Maf!"giori medici : Vil!"liard i, Salinari 2. c) 1) uretrotomie es terne

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2) uretrotomie interne

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9 -

~lnggiori med ici: Calega ri 2 , Gernnùo, Calore. T enente medico: Surdi.

3) dilata zione g ra duale

Il

-

Capi timo medico: Yas ilicò .

-

Tenente colonnello medico: Carino Maggiori medici: Gerundo, Calegari. Capitano medico: Troiani. d) orchiectorn ie .

.

T enenti colonnelli medici: Puglis i, Carino. Maggiori medici : Gerundo 2, Calegari 2, Sotis. Capitano m ed ico: Trovanelli. Tenente medico: Zaffiro.

e) o perazio ni per varicocele

.

.

.

.

.

.

.

348 341

4 -

Tenent i colonnelli m edici: Giuffre di l O, De Falco 5, Carino 5, Rizzo 7, Cavicchia 7, Puglisi 5, Tal1a ri co 2, Camett i 2, Buooomo, Natoli. l\lagj:!iori medici: Caleg31"i 29, S;ili na ri l O, Sot.is 10, Carta 12, Gerundo 12, Santoro 11~ Be rnucc i 15, Gandolfi 5, Galli 3, T ommaeina 4, Calore 3, Falconi 3, Pagliuzzi 2 , Oiani 2, Bellia 2 , Gurl!'o 2, Rina ldl :l, Perego, Proootto, Citaoo a. Ca pitani medic i: DI Giacomo 31 , Virgili 19, Trova nelli 8. Cast~~rnone 4, Volpe 4. Trulli <l, Dabbe ne 4. Truffi 7, Amenta IO, Riva U. l:!, P ettinelli 6, Loschi 6, Troiani 5, Oddi 4, Gherardi 2 , Laoza 2, Ricci 2, Vasilicò 4, Falcetti L. 2, Sa~gini 2 , Cusmano, 'Jerdura,

Da riportarsi

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1251 1199

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Lucciola. Cacci.•, Pellerino. Dd Sarlo, Salvato re, Z icca rùi. T enenti medici : Surdi 12. Crescimone 5, Zaf· tiro ti. s~rrle C. 4, Gras.•i 3. :-;imeoni ~.Co­ tront>i, ~antomauro, Usroli ui, Ba rrle F, :::.eccbi, CoHa utrui , F o resti. Sottoteoenti medici: Pavanioi 2, Adobblti.

f) operazion i per Id rocele l ) idrocele cist ico della va~inale d el tes ticolo

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72

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T eurnti colonnel li medici: Rizzo 3, Puglisi 3, Ca r ino 2, Grufl'redi. Mal!lliori mPdicl: Cale~ari 4. Calo re 2, Santo ro 2, Gnntlolfl 2. Geruodo 'l, Carta 2, Giani, f alconi. Bernucci, Tommasiu a. Ca pita ni mer! ici: T ro,·aoPlli. Demurtas, Troiani, \' ir~rli, Loschi. \'e rdura. Trull l, Di G iacomo. \'oiJX', Ame nta. TPnenti medici: z amro 2, Su rdi, Barile c., Snnula. 2) id rocole cistico d el funicolo l\J ag-~riori mNiici: Tommaeina, Bellia, Calcga ri,

He ruuecl. Carta, Santoro Capitano medico: Cusrnano. T e nente medico: Surdi. 3) idrocele com unicante .

.

T e nenti colonnelli medici : Hizzo 2, Car ino 2, Gi:uTrtdi. Capitani me•lici: Oddi, Virg-il i, Trulli. 4) idrocele doppio .

.

.

.

.

.

~lag-p:iore mC'dico:

S:rlinnri 2. Capitan! med ici : lllccl, Riva U. g ) operazioni per Omosl.

T enen ti colonnelli med ici: C'arino 6, R i:r:zo 3, P uglr si, !\ato ll. ;l.lall'~riori m~dlci : Be r oucci :3, Rossi 3, Sotis 2. Cale~ri 2. Santoro 2 . G el metti, C.!ioo, Delog u, Giani, Galli, Pagli uzzi, Calore Da riportar si

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DELLE 0PERAZION1 OHIRURG ICRE1 E CO.

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Tenente colonnello medico: Giuffredi. Maggiori medici: Sotle, Salinari. Capitani medici: Pettinelli 2, D'Elia, Vasll!cò, Di Giacomo, Trovnnelli, Riva U. ~) rese:tioni articolar i.

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Maggiori medici: Gorundo, Calegari. Capi tano medico: Di Giacomo. c) altre resezioni e rnacb!amenti.

Tenenti colonnelli medici: lllinici, Carino. Maggiori medici: Gerundo, Snlinari, Galli Capitani medici: Pcttinell i, Di Giacomo. Tenenti medici: Barile C., Zaffi ro.

12 SBQUESTROTOMIE

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a ) Resezioni di costo.

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Maggiori medici: De V!rgillis, Carta Capitani medici : Riva u., Loschi. 11

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1885 1328

Capitani medici : Trovanelli !l, Amenta 2, Ti· relli 2, Truffi 2, Caat.agoone 2, De r\apoli, Marini, \'olpe, G herardi, Vlrg ili, Saggi n l, Pettine! li, Loschi, Ricci, Falcetti L, Ziccardi. Tenenti medici: Barile c. Il, Studi 2, G rassi 2, Ba r ile F. 2. P etitto, Cot ronei, Santomauro, Simeoni, Zaffiro, Mignacca. Sottotenenti medici : )l ariani, Giorgiomarr ano. h) varie

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Riporto

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Maggiori medici : Sotls, Snntoro, Citanna.

13 AMPUTAZIO!'II a) di gamba.

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Maggiore medico: Carta. Capitano medico: Ricci. b) di oua metacarpee

Maggiori medici: Calegari, Salinari.

-Da r iportarsi

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Maggiore medico: Galli Capitano medico : Sagglni. 14

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DISARTICOJ.AZIONI.

a) delle grandi articolazioni Capitano medico: Ri"a U. b) delle piccole nrUcolazlonl dell a mano .

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Tenente colonnello med ico: Puglisi. Ma ggiori medici: Bernucci 3, Calega ri 4, Pe· rego 2, Caredda, Salinari, Calore, Allo atti. Geru ndo, Gmni. Capitani medici: Pett.lnelll 3, D' Rlia 2, Yir· (pii, Pellerlno, Gherardl, Ricci. G rippo Tenenti medici: Slmeoni, Zaffiro, ScaneIla. c) dello p iccolo articolazioni del piede.

l

Il j 15

Tenente colonnello modico: Rizzo. Maggiori modici : Tommasloa, Pagliu zzl. Capitani medici : Loschi, Trovanelli. R IDUZIONE K CU RA lNCRURNTA TURE K LUSSAZIONI.

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K CRUENTA DI l' Ro\T-

a) riduzione e cura cruenta di fratture .

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20

17

20

181

Ma gg iori medici: Gerundo 4, Tommasina, Pi mpinelli, Bernuccl, Calegari. Capitani medici: Virgili 4. Caccia 2, TrOVl · n elli 2 , Demurt.as, Gher ardi, Vasilicò, Sllggioi. b) riduzione e cu ra lncruenta di fratture Tenente colonnello medico: Giotrredi. Maggiori medici: GelmeUI 2, Rina ldl, l'ag liuzzl. Capitani medici: S aggio! 5, Pet tineIli 5, Yir· g ill S, Pellcrino 2. c) r iduzione e cura c ruenta di lussazioni

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Ca pi tano med ico: Petti ne Ili.

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Da riportarli

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DELLE OPERAZI0::-11 ORIRURGICRE, ~~CC.

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medici: Perassi 2, Gelmetti, Gandol6, Gerundo 2, Bellia. Capitani medici: Trovanelll S, Virg ili 3 Vaslllcò, Demurtas, Pettinelll, La Cava, Ricci, Saggio!, Ziccardi, Caccia. Tenenti medici: Secchi, Cotronei, Mignacca.

l

l

l

16 ARTROTOWJR RD ALTRB OPBRAZIONI SUGLI ARTI

7

a ) Artrotomie Tenenti colonnelli medici: Rizzo. GiuiTredl. Maggiori medici : Calegari 3, Bernucci. Capitano medico; D'Ella t ) estrazione di corpi mobili articolari

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41

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Maggiore medico: Bernuccl. c) paracenteal articolari .

2

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Teoeotl colonnelli medici: Giuffredi 4. Ca-.iccbla S. Maggiori medici: Bernucci lO, Calegarl 6, Ge· rundo '7. Salinari, Rinaldl. Capitani medici: Truffi 3, Caccia 2, Trova' nelll 2, Orldi, Gberardl. 17 OPERAZIONI SUl VASI SA:SGUIGNI a) allacciatura di a rterie

5

5

Maggiore medico: Peraasl. Capitani medici: Saggio!, Truffi, Virgili Tene nte medico : Barile C. b) operazioni per -.ariel .

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12

Tenente colonnello medico : Pugllsi. Maggiore medico: Ca legar! 2. Capitani medici: DI Giacomo 4, Trovanelli 3, Oddi, Troiani. Da riportar&i

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a) aspor tazione di glandole linfaticbe nellil region cervicale . . . . . . . . . . . . e

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Tenente colon nello m ed ico t Puglisi. M&g-giori m edici: C;l1egari 3 , Geruud o 2, Perego, Perassi, Be rnucci. Capi tani medici : Pettinelli 3. Lanza 2, Tir el li, Truffi, Trovanel li, Cacc1a, Giani. T enenti medici: Barile C . 2, Z. ffiro.

l

b) asportazione d i g landole Jinfaticbe ne lla region e ascel lare . . . . . . . . . . .

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Tenenti colonne lli medici: Cavicchia 3, Pu glisi 2, Tallarico, Carino. lllag~rlori medici: Calegari 2, San toro 2, \" igliardi 2, l;ernucci. Capitani medici: Truffi, Lanza, Virgili,Vasilic ò. Tene nti medici: Barile C., R ufo. c) asportazione di glandole linfatiche nella region 6 eottomascellare . . . . . . . .

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Tenenti colonnelli medici: Pugli ai, Cavicchia. lllaggiori medici: Calega ri, Galli, Santoro. Capitan i medici: Caccia 2, D .. bbene, Pettine lli, Saggiai. T enente medico : Ba rile C.

1:

d) aspo rtazione di glandole linfaticbe ne lla region e inguino- crurale (adenopatie id iopatiche). .

l.

TenPDLi colo nnelli medici: Carino 2, Puglisi 2·, Cavicchia, 1'\atoli. Maggiori rnedlci : Caleg-ari 12, Ga lli 11, Sa D· to ro 9, HPllia 7, Giani 4. Caredda 2, Tom m asina, De \'i Jrillis, Pere;:o, JJe rnucci. P ~rassi , Rossi, Calore. Capitani medici : Caccia 13, Sa~~ini !l, Vas i· licò 11 , \'irg-i li 7, Volpe 4. Truffi 5 T rov anelli U. Tirell i 6, Amenta 10, Pettint>ll i 2. Troiani 2, Gberardi 2, Mariaoi 2, F alcet ti L 3. Hl•a U., !>aolin i, Dtmurtas, Ceron e, ltJcci, Castellano, Lanza.

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Tenenti medici: Barile C. !l, Simeoni 3, Ug:olini 2, Alfonzo 2 . SPcchi. Beòei. :\la!l"naghi,

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2:~

Foce, Santomauro, Rufo, Zaffiro. Sottotenenti medici: Pesce, Maridui, Giorgiomarrano. e) asportazione di glandole

linfatiche neila reg-ione inguino-crurale \adenop11tie ven eree) .

!)()

Tenenti colonnelli medici: Cavicchia 31, ~a­ tali S. Ma):!'~;iori medici: Yi R"Iiardi 6. Ci tanoa 3, Rossi, Pag-liuzzi, ~la~tg-e tta, Giani. Capitani medici: TirFlli 25. Ricci 4, Trovanel li a, Pellermo 2, L~nza, Yolpe 2, Saggini, I>abbene, Col nmha. Tenenti medici: Costanti n i, Giordano. Sottotenente medico: Mattioli. OPERA ZIONI SUl TF.NDINI

a) tenorraHe .

5

.

Maggiori medici: Beroucci 2 , Sotis, Perasei. Teoent<l medico: 1\lag-alli. b) estirpazione di cisti ainov iali (gangli) .

8

8 -

4

4

Tenente colonnello medico: Pnglisi. 1\lagg-iori medici: Tavazzani, Bernucci, Santoro 2. Capi tani medici: Paolin i 2, Ricci. 20

0PBRAZIONI DI PLASTICA

-

Maggiore medico: Calegari. Capitani medici: Tlrelli, Troiani, Virgili. ASI'ORTAZIONF. DI TU ..ORI

a) tumori maligni (sarcomi)

4

Tenen.tì colonnelli mt:dici: Tnllarico, Cavicchia. Capitano medico: Pettinelli. Tenente medico : Barile C. Da ripot·tarli

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b) adenomi Ma~Z~inre medico:

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c) an~iomi

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Tenenti col<,nnelli mrdici : Tallarico, Vicedorniui, De Falco :\Iap:g"iori medici : Calr•jmr i 14, Santor-o 4, Be rnucci 4, (1erundo 3. Cnrta 3. Rossi 2, Citllnnll 2. Carbono 2. Salinar i ~.Gall i 2. T oro· lll&SI n a. Calore. Be li ia. Cnreti<! a, G urgo, Pagliuzzi, Del minio, AbbatP, All oati Capita ni meri ic i: Tro\'anelli 5, Vir~ili 3, Pettine :li 3. Rl\·a U. 2, Yasillcò, C<tccia, Santuc<'i, TroiRni, Demnrtas, !';lol in l, Pil'rj!'ianni, Yolpe. Sertoli, Casta~tnf\ne, Lanza, Peller!Do, Trull;, Loschi , Ricci, Trullì. T enenti medici: Zaffh·o 3. Barile C. 2, Santomauro, Scarzella, Secchi. Surdi, Cost.antini, Fe rrabino, Soprano.

f ) cheloidì.

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Tene nte colonnello medil!o: Ca rino. Ma g:~riori medici: Sao toro, Ca leg-ar i. C;~pi tani medici : Vnsi licò, A me nta.

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T Pn ente colonnello medico : Pug lisi. ~Ja ~$liO ri merli d: Calef.,"llrl 5 , Sotis 2, Gerundo. ~. nt·Oro.

l'erass i.

Capiwni m~dic i : Vas ilicò 2 , Virg-ili. T enente med ico: :\l<l~ua~tbi. Sottotenente m ed ico: C: iorg-ioma rrano . Da nportarsl

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817

DELLE OPERAZIONI CRJllURGICHE, ECC.

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Tenente colonnello medico : Carino. Ma11glori medici : San toro, Bellia, Gian!, Viale, Bernucci, Gerundo, Caiegari. Capitano medico: Volpe. Tenente medico: Surdi 2. i) linfoml . Magg iore mndico: Ca legari 2 Tenente medico : Ser io. l) lipomi Tenente colonnello med ico: Cavicchia. Majlgior i medici: Santoro, Perassi, Bellia. Capitani med ici: Verdura, Santucci, Loschi 2, Pettinelli 2, Yasilicò Tenente medico: Barile C. m) papillomi . Maggiore medico: Salinari 2. Capitano medico: Truffi. n) '"ari . Maggiori medici: Calegari 2, Galli, Gandolfi.

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medici: Galli, Gerundo, Carta, Ca-

legar i Copitani medici: Gilardoni 2, Santucci. Tenenti medici: Ferra bino, Simeoni.

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Maggiori medici: Carta 5, Bellia 4, Calegari 4, Santoro 4, Perassi 4, Tommaain a 2, Gandol ll, Sotia, Cltanna Da ripor ttJr6i St - Glorna/t di mtd1d 11a militare - Fase. XI

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RI EPILOG O. Nurnol'o dello opera zioni :1324. Guar it i . Rrmnsti in cura Esoto n on mdica to

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DELL E UPERAZIO~ l CHIIl.UfWICliE 1 ECC .

S1•Ecm1ro lJ

OPERAZIONI ripartite per stabilimenti sanitari


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RE~DICOXTO STATISTICO

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Sequestrotomie

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Amputazioni. Disarticolazioni

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Riduzione e cura incruenta e cruenta di fratto re e l u ssazlon i Artrectomie, artrotomie, ecc.. Operazioni su i vasi sanguigni Id.

tBUI s istema g-hiandolare linfatico

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sui tendini .

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di plastica .

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Estrazione ùl corpi estranei

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Operazioni per flemmoni ed ascessi profondi

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DELLE OPERAZ IO::\I CJURt:RG!C IIE 1 ECC.

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INFERMKIHE DI PR~:SI DIO" SPECIALI

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RENDICONTO STATISTICO

Come si è praticato negli anni antecedenti, faccio seguire brevi cenni sui casi pi ù importanti; e ciò nei limiti consentiti dalle poche indicazioni e dalle succinte annotazioni che si leggono nelle tabelle nominative degli operati.

Trapanazioni. TR.\PANAZIO);I DEI. FROXTALE. -Ne furono segnate due : la prima sul soldato F. V. della. scuola di cavalleria (infermeria presidiaria d i Pinerolo, maggiore medico V igliardi), in seguito a ferita lacero-contusa verticale nel mezzo della fronte, con frattura del cranio (depressione di una scheggia nella parte m~diana inferiore del frontale); la seconda sul soldato R. L . del reggimento Nizza cavalleria (l~) per frattura del frontale da calcio di cavallo (ospedale militare di :Milano, operatore maggiore medico Calegarì) : entrambe con esito di guarigione.

'l'RAPAKAztost D F;r.r.'.APOf'I" r MA~TOr DEA . - Furono s;,gnate 31 opera?.ioni sulla r egione mastoiclea, quasi tutte per mastoiùiti determinate da diffusione del processo suppurativo dell'orecchio medio. In 13 casi l'atto operativo si limitò all'iucisione alllJ. Wilde: negli altri fu praticata la trapanazione della mastoide. In due, dopo l'apertura delle cellule mastoidee, si procedette a quella dell'antro. In uno, soldato B. U. del 3' artiglieria da cam pago a, a ll'apertura ùelle cellule mast.oidee segui la trapanaz ione esplorati>a del cranio nella regione temporale; ma l'esplorazione fu negativa, (ospech'de militare di Bologna, operatore capitauo medico 8aggini) : si ebbe esito letale per ascesso cerebellare destro, eu all'autopsia si riscontrò raccolta di pus extradurale nella fossa temporosfenoidale destra ed una cavità ascessuale nel lobo cerebellare corrispondente,della grandezza di una noce, con spappolamento e distruzione 1tmpia della sostau?.a cerebell are. Oltre tale decesso se ne ebbe un altro nel sold<\to B. C. del G5° r eggi mento fanteria (ospedale militare di :Jlilano, operatore maggiore medico Calegari). affetto da otite media. pnrulenta acuta sinistra da streptococcbi (morto per piemia).

Operazioni sugli occhi. Fra le molteplici operazioni praticate nell'apparecchio visi>o mi lim i t o a far menzione delle segnanti: Esecu:.\ZIOSE DEL GLono ocuLARE. - Fu eseguita una enucleazione del ~lobo oculare 1n una guardi1\ di città C. S. (ospedale militare d i


DELLE OPERAZIONI ClliRURGlCHE, ECO.

823

Mantova, operatore maggiore medico Gelmetti) per ferita d'arma da f uoco attraversante la cavità orbitaria destra con disfacimento del globo oculare. Esi t o: guarigione. ExENTERATIO DULBI . - Ne sono segnate due: una praticata dal maggiore medico Salinari (ospedale militare di Napoli), in seguito a postumi di congiuntivite blenorragica; l'altra eseguita dal capitano medico Lo· ;;chi (ospedale militare di Udine) per panoftalmite destra consecutiva a trauma, entrambe con guarigione pe1· p1·imam. !RrnEcTmlm. - Giova far cenno di nna ferita della sclerotica dell'O. S. a 2 mm. all'interno dellimbus, penetrante nella camera posteriore, con lacerazione eù ernia dell'iride nel soldato M. N. del 17° reggimento artiglieria. Jridectomia e disimpegno dei margini del coloboma dalla ferita (ospedale militare di Novara, operatore capitano medico Pelleriuo). Guarigione con soddisfacente risultato funzionale.

0PERAzioxr DI l'TErumo. -Vennero inoltre praticate 7 operazioni d i

pterigio, tutte con esito di guarigione, e per la maggior parte col processo ordinario della escisione. 0PE:RAzroxE Dl ECTROPIO~. - Il maggiore medico Bellia dell'ospedale militare di Genova operò un caso d i ectropion cicatriziale parziale esterno <1ella palpebra inferiore destra col metodo di \Vharton J ones: (incisione a V e sua trasformazione in l").

Operazioni sull'orecchio, naso e gola. 0PER.Azron PER !'OLtPI NAsAr.I.- Ne sono segnate 4, tut.te con esito di guarigionè. In due fu praticata la cauterizzazione del peduncolo col termocauterio o coll'ansa galvanica; in uno fu usato l'apparecchio del Labus, ed in un altro il serranodi del De Rossi. ~SPOR'T'AZIONE or TONSII,L!':. - Sopra G4 operazioni per ablazione di tonsille i pertrofiche 18 furono asportate col tonsil lotomo di Fahnenstok! 5 con quello del:ì\Iackenzie, 2 con quello del Mathieu; 5 volte fu pratteato lo spezzettamento, e in 17 fu usato il metodo classico di Celsol • • o~sla 1l b istorì; in 2 fu applicata l'ansa galvanica. In due casi fu pratl.cat.a anche l'amputazione dell'ugola ipertrofìca. In tutte si ebbe esito di guar igione.


82!

R il::\IJ ICOl\TO ST AT ISTICO

Toracentesi e 1oracotomie. TonaCEXTE=-'I. - Il numero d i 11 toraceu tesi riportate nello specchio A è senza dubbio assai minore del n u mero di queste operazioni praticate negli ospedali mi litari, e ciò perchè, come si ebbe a notare nel rendiconto preceden te, e~eg uendos i tali atti operativi d i »olito nei riparti di medicina, si omette d i segnarli ne lle tabelle nominat ive per operazioni chirurg iche . Ne è prova i l fatto c he 10 delle toraceutesi notificate furono eseguite nelle i nfermerie ùi presidio, dove d i regola il reparto è unico eù il <:aporipar to è lo stesso direttore dell'infermeria. S i ebbe in 10 casi come r isultato la guari:;ione : nell ' 11° miglioramento. TonACOTO~IH . Dei 18 operati di toracotomia, i n G fu dato esito al p us mecliarite il taglio intercostale; uegl.i alt ri 12 fu p raticata la toracotomia r etrocoslale mediante l'asportazione di un tratto di costa. S i ebbero l o guariti , 2 rimasti in cura al 31 d icembre ed l mor to, in segui to a lla toracotomia retrocostale . L a durata media della cura postoperator ia fu negli operati d i toracotomia inter costale in media d i giorni 110, i n quelli nei quali fu praticata la toracotomia. retrocostale la d urata media dell a ·cura fu in \ ece di (j() giorni. Non è segnato alcun caso d i toracopla;;tica. Xotiamo in proposito la r esezione di un t ratto della v· costola sinistra con su tura della pl eura, in seguito aferita da p unta e ta,glio penetrante nella cavi tà pleurica (maggiore medico Ger undo: ospedale m ilitare di Roma) , con esito favorevole; ed una resezione della 7.. cost.a sinistra (asporta7.ion e d i scheggia ossee e regolarizzazione dei frammenti) per ferita d"ar ma d 1~ fu oco al torace, a scopo suicida (operatore capitano medico F iorini : ospedale militare d i No>aral, con esito in fa usto.

Operazioni sui nervi. Si fece una sola ueurorrafia dal capitano medico Castagnone (ospedale militare d i Savig liano) per feri ta Jacer o·contusa all'avambraccio sini;;tr o, con esito favorevole. Non è ind icato il nervo sut urato. I~aparotomie.

N e sono rÌJ..!Ortate 32 con 21 guarig ioni ed 11 mor ti. Ne furono praticate due per lesioni t ralllmatiche : l'una per contusione all'ipocondrio sinistro con rottura della milza, in seguito a calcio


DELLE OI'ERAZIONl CHmU RGI CHE, ECC.

825

di cavallo; fu seguita dalla splenectomia: (operatore maggiore medico Gernndo, ospedale milita re di Roma). L 'altra fu praticata per lacerazione e distruzione parziale del fegato da calcio di cavallo (operatore maggiore medico Calega.ri, ospedale militare di Milano): entrambe con esito letale per anemia a cuta. Dello 23 operazioni per appendicite, 7 ebbero esito letale. Notevole un caso di appendicite e peritonite nel soldato P . S. del l ~ reggimento bersaglieri (operatore ma.ggiore medico Carta-l\Iantiglia, ospedale militare di Torino); operato d'urgenza, essentiosi manifestati improv\Ìsamente sintomi d i sepsi peritoneale. Taglio laterale esteso in alto con esito di pus dalla regione dell'appendice e del colon ascendente, resezione parz ia le di epiploon infiammato ed inspessito, drenaggio alla l\Iikulicz, i podermoclisi. In sn giornata dall'operazione si manifestò empiema pleurico a sinistra, poi a destr a, i udi pericardite. L'autopsia confer mò la peritonite settica, con pleurite e pericardite purnlenta. L'appendice necrosata contcnflva noccioli di eiliegia. In un altro caso, soldato S. ì\L dei uavalleggeri d i Foggia (11°), (operatore maggiore medico Sal inari, ,ospedale militare d i Napoli), fu eseguita la laparotomia in 7n giornata con incisione alla Roux, colla q nale fu vuotata una discreta raccolta di pus tenue, ic;,roso, formatasi in alto dietro il colon. Non f Lt possibile rintracciare l'appendice; dopo due giorni circa di a.pìre5sia e miglioramento dello stato generale inson;ero sintomi d i setticoemia e quindi coma mortale. All'autopsia, flemmone settico cancrenoso nella regione pericolica e perirenale destra; l'appendice adagiata sulla faccia postero-interna del colon, aderente a questo, e cancrenata e perforata. In nn terzo caso, capor ale C. G. del 54• reggimen to fanteria, (infermeria p residiaria di Ivrea, operatore capitano medico Tavazzani), coll'incisione alla Roux si svuotò un vasto ascesso, formatosi nella r egione retro-cecale, asportando anche i r esti dell'appendice necrosata e d isfatta. Drenata la cavità. e ristretta la ferita chirurgica ai lati con alcuni punti d i sutura, si ebbe in principio miglioramento; ma più tardi colla riesacerbazione della febbre si manifestarono sintomi di peritonite diffusa e morte al 10° giorno dopo l'atto operativo. Negli altri 4 casi letali la morte avvE>nne per peritonite diffusa: in 2 lo stesso giorno dell'atto operativo, negli altri il giorno seguente. Nei lf> guariti si contano u casi di operazioni a freddo, ed 11 di intervento per appendicite acuta o subacuta e relativo ascesso. Le 4 laparotomie per peritonite tubercolare furono praticate: una ne ll'ospedale militare rli B ologna (operatore capitano medico Vasilicò);


826

RENDICONTO 3TATISTIOO

una nell'ospedale militare di Napoli (operatore maggiore medico Salinari): la terza nell'ospedale militare di Milano (operatore maggiore medico Calegari), e la quarta nell'infermeria presidiaria di Gaeta ( operatore maggiore medico Sotis). Nei primi tre casi è segnata. la guarigione per primam, n el quarto l'esito è segnato coUe parole: gum·igione ope?·cttiva. l<'urono inoltre eseguite due laparotomie per peritonite settica, eutram be seguite da morte: la prima (ospedale militare di Torino, operatore maggiore medico Carta). In questo caso nella relativa tabella nulla è detto circa l'origine della peritonite. L a seconda., (ospedale militare di Napoli, operatore maggiore medico Salinari), era stata determinata da perforazione consecutiva a febbre tifoidea. L'autopsia fece rilevare una perforazione della grandezza e forma di una moneta da 2 centesimi nella )!arete anteriore dello stomaco, poco distante dal piloro. Finalmente fu praticata una laparotomia per cisti da echinococco suppurata al fegato (processo Volkmann), con esito in guarigione (operatore maggiore medico Carino, ospedale militare Palermo).

Operazioni radicali di ernie viscerali. I.~e operazioni per la cura ra.dicale delle ernie viscerali nell'anno H.J07 ragg iunsero nei nostri stabilimenti sanitari militari il numero di 497: delle quali 447 per ernie inguinali semplici, 3o per ernie inguinali bilaterali, 10 per ernie crurali, 4 per ernie della linea alba, con un aumento di 11 operazioni in confronto dell'anno precedente, e con un solo decesso per paralisi cardiaca da cloroformio. Il processo operatorio i m piegato fu: per le emie ingrtinali q nello di Dassini, meno un caso, nel quale fu adoperato il processo di Bottini modificato (operatore tenente colonnello medico Cametti, ospedale militare d i Alessandria). Per le ernie crurali, in 7 casi fu attuato il processo Bassini, iu 2 quello di Ruggì, in 1 quello di Ruggì modificato dal Parlavecchio. Per le ernie della linea alba. in un caso si impi egò il metodo Durante, negli altri q nello orrlinario. Nella grande maggioranza si ottenne la guarigione, per prima int enzione. Aggiungendo allo f:pecchietto pubblicato nel rendiconto precedente, e che comprende il novennio 1898-190G, le operazioni radicali eseguite nel 1007, si ha. nel decennio un totale complessivo di 4i>05 interventi


DELLE O PERAZIO~I CH IRURGICRE 1 ECC.

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così ripartiti: 4773 per ernia ing uinale, 9B per ernia crurale, 33 per ernia della linea alba, con 4805 g uarigioni e 10 morti, ossia con una percentuale del 0,20 p. 100. Come abbiamo già avuto occasione di rilevare, tale proporzione molto esigua concorre, con quelle simili di altri eserciti, a provare come nei giovani soldati le condizioni favorevoli al buon esito d ell'atto operativo siano maggiori che nella popolazione civile, la quale comprende emiosi di tutte le età, d i ogni classe sociale, e soprattutto individui affetti da ernie di ogni specie, grado e dat a. A conferma, ricor-

diamo che dalla statistica del Port, nella quale sono raccolte 235Hl operazioni radicali, emerge una mortalità àel 0,90 p. 100. Le ernie ingninali recidive nel l DOì fu rono fl, che aggiunte alle 57 del novennio 1898-t!)O(j danno un totale di m per il decenn io 1898-1907, ossia :in ragione di 1,32 p. 100. :\Ia per le cons iderazioni esposte nel rendiconto precédente, e che crediamo inutile ripetere, non si può fare grande assegnamento su questo dRto numerico. Si ebbero 21 ernie ingninali bilaterali contro un totale di 185 nsntesi in tutto il novennio 1SnS-1!lO!i. È segnata nel 1907 una. soh1. ernia strozzata inguinale, (oper atore colonnello medico Bernardo, ospedale militare di Palermo): guarigione. Non furono segnalati incidenti notevoli .n è durante l'operazione, nè post-operativi. Notiamo solo le poche par ticolarità sPgnenti : In un caso di ernia inguinale destra l'ernia era a!>sociata a varicocele; furono prati(·ate ambedue le operazioni (operatore ca?itano medico Trovanelli, ospedale militare Broscia). In seconda gior nata si dovettero togliere i punti di sutura allo scroto e lasciare guarire la ferita per seconda intenzione, essendosi prodotto un ematoma endoscrota!e per emorragia. secondaria. In un al tro caso eli ernia inguinale sinistra, preceduta da lipoma presieroso (operatore capitano medico Calore, ospedale militare di Padova)1 si determinò la cancrena cutanea lungo la linea d i sutura, e perciò la guarigione avvenne per seconda intenzione, dopo l'elimina· 7.ione dei cenci di tessuto necrosato. L'operatore attribuisce tale ineidente alla paralisi vasale segui ta alla anestesia tropococainica praticata. colla puntura lombare alla Bier ed accompagnata ad ematoma; perciò egli stesso inculca la necessità di curare la perfetta ed esatta emosta.sia anche dei piccoli vasi, prima di procedere alla sutnra. In un caso di ernia inguinale congenita sinistra con ectopia del testicolo, il maggiore medico Car ta-Mautig lia. (ospedale militare di To· rino) riscontrò un sacco fusiforme che andava sino in fondo allo scroto e le cui pareti erano ricoper te da numerose granulazioni tubercolari :


828

REXDICONTO STATISTIOO

i l deferente formava un'ansa in fondo allo scroto e rientrava entro la cavità addominale, ov'era. contenuto il testicolo, aderente al peritoneo, tempestato anch'esso di tubercoli. Estratto dall'addome i l testicolo, fu asportato cogli elementi del cordone; asportato poi anche il sacco erniario, fu chiuso i l peritoneoa bors;'l. di tabacco e praticat.a al soli to la sutura della parete addomi naie a. strati. In un altro caso d i ernia ingninale sinistra, operato dal capi tano medico Trovanelli (ospedale militare di Brescia), si ottenne la g uarigione per p ri ma intenzione, ma l'infermo era tuttora degente all'ospedale al Hl dicembre per un seno fistoloso a ll'inguine dE~stro, residuo di cura radicale di ernia precedentemente eseguita in altro ospedale . Finalmente in due casi pure di operazione radicale di ernia i nguina.le si eùbe a lamentare infezione della ferita, suppumzione e per conseguenza ritardo nella guarigione, per avere i relativi ammalati im· brattato di urina la medicatura nei primi giorni dopo l'operazione.

Puntura lombare. J·.; segnata una puntura lombare alla Quino.;ke (capitano medico Casapi nta, ospedale militare di Palermo) in seguito a meningite cerebro· spinale. Però il rlecesso dell'infermo, avvenuto 3 giorni dopo l'atto ope· rativo 7 denota cl1e l'intervento riuscì infruttuoso.

Operazioni di fistola anale e di emorroidi. FISTOLE A:\ HL Ne furono operate 67, di cui 49 col processo ordinario dell'incisione col bisturi e 18 colla spaccatura mediante i l termocau terio. DPp:li operati col metodo ordinario 20 guarirono prima del 30' giorno, in H la cura post-operativa non olt repassò i l 45° giorno, ed in 13 si protrasse oltre questo termine: 2 rimasero in cura al 31 dicembre. Fra gli operati col termoca.uterio la guarigione a vvenne prima del HO' giorno in 2, in 8 non sorpassò il 45' , 7 guarirono dopo questo termine e per l l'esito n on fu indicato. EMOHiiOIDI. -Furono pra~icate 82 operazioni per emorroidi, delle quali 1(3 col metodo della legatura e 66 con quelle del termoca.uterio. Dei lG operati colla legatura, guarirono prima del 30" giorno 15; l solo guarì più tarJi, ma non oltrepassò il 45' giorno.


DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE, ECC.

H29

Nei 66 operati col termocauterio si ebbero 47 guarigioni prima del 30' giorno, :!.2 non oltrepassarono il 4o•, 4 superarono tale limite, e per 3l'csito non fu indicato : di questi in un caso la degenza si protrasse oltre il 45• giorno.

Operazioni sull'apparato uro-genitale. NEFROTO~!IE. -È segnata una nefrotomia per rene destro tubercolare suppurato (maggiore medico Bellia, ospedale militare di Genova.): l'atmo· sfera. adiposa circondante il reue era notevolmente ispessita ed infiltrata di tubercoli. Inciso il rene col termocauterio, si riscontrarono numerosi ascessi tubercolari con distruzione di gran parte del tess llto r enale : il bacinetto e l'uretere erano ispessiti ed alterati per una manifesta dif· fusione del processo tubercolare. La m orte avvenne 24 ore dopo l'atto operativo, in seguito a collasso m a.nifestatosi quasi all'improvviso.

CisTOTOMIE SOPRAPUBICiiE. - Dei 3 casi segnati nello specchio A , in due l'intervento fu motivato da calcoli vescicali con cistite concomitante (operatore maggiore medico Salinari, ospedale militare di Napoli): in a mbedue si ebbe guarig ione per seconda intenzione. La terza epicisto!;omia (operazione atipica) fu motivata da frattu ra del bacino, con lacerazione extraperitoneale della ve.:;cica e lacerazione dell'uretra prostatico., n el soldato M. F. della brigata. ferrovieri (operatore maggiore medico Vigliardi, infermeria presid iaria di Pinerolo): come esi to, alla data. della compilazione della t abella nominativa. (2 mesi dopo l'atto operativo), è segnata la permanenza di una fistola vescicale. UJtETROTOMIE. -Delle G uretrotomie segnate, l sola fu uretrotomia esterna, e le altre t) i nterne. URETROTOm E ESTERNE. - Un caso di stenosi uretrale insuperabile (con falsa strada da tentativi d i cateterismo), nell'appuntato dei cara· binieri reali C. R., fu operato di uretrotomia esterna dal capitano medi~o Vasilicò, col metodo classico (ospedale militare di Bologna) e con esito di guarigione. URETROTOMIE INTEJL"E· - Delle 5 operazioni segnate, in 4 fu adoperato l' uretrotomo del Maisonneuve, per l'altra non è indicato l' istrumento. In tutte si ebbe l'esito di guarigione. Da notarsi un caso di r estringimento molteplice, complicato con fistola uretrale immediata-


831)

RESD!COXTO S1'ATISTICO

mente al di sotto del glande e compartecipazione dei corpi cavernosi al processo flogistico dell' m·etra. Ciò' motivò diversi alt ri interventi, ad ont.a dei quali la guarigione completa fu notevolmente r itardata. Guarigione lenta della fistola colle causticazioni successive (operatore capi tano medico Calore, ospedale militare di Padova). Sono segnate i nfine 4 dilatazioni dell'urPtra. : due delle q uali col di>u lsore del ~[onteno v esi, e due graduali colle sonde del Beniquet. ÙRCH t ECTOmE. Su 9 orchiectomie, 6 furono motivate da tubercolosi del testicolo o d ell'epididimo. Sono degni d i menzione i casi seguenti: Nel soldato O. F. d el 47° reggimento fanteria fu praticata la resezione dell'epididimo e l'innesto del deferente al testicolo (maggiore medico Gerundo, ospedale mil itare R oma) : guarigione per p?'imam. Nel caporale F . R. della Scuola di cavalleria, il clidimo e l 'epid idimo dest,ro erano quasi completamente caseifìcati, ed un tragitto fistoloso metteva in comunicazione un ascesso d ell'epididimo coll'e;terno : fu praticata rorcbiectomia còn sezione alta del de!'erente (operatore maggiore medico Calegari, ospedale militare di 1I:ilano). Noteremo infine un caso di periorch ite tlemmonosa, consecu tiva aJ ileo tifo : si svuotò la r ac.:!olt a e quindi si procedette all'emicastrazione. E::~ito favoreYole: (operatore tenente medico Zatnro, ospedale militare di Yenezia).

vAmcocnE. - Anche nel 1907 le operazioni per varicocele gareggiarono per numero con quelle di cura radicale delle ernie viscerali. Ascesero al numero di 3·1 8. ~el maggior numero d ei casi furono adoperati il processo di Car ta Mantiglia t57), q uello del Kahler (4·6), del Kocber (112), del Durante (18). ~eguono i processi del Tillaux (13), del Oooper (11), del Volkmann (R) e del De Falco !5). In 20 casi fu messo i n uso il sistema misto, ossia la resezione parziale delle vene ectasiche, unita alla resezione dello scr oto. Si ottennero 341 guarigioni : 3 operati rimasero in cura al 31 dicembre, e per 4 non fu indicato l'esito. L e g uarigioni avvennero in media in 20 giorni. Ù PERAZIOXl PER

OrER ,\Zto::-<r PER I DRt>CV.LE. Delle 62 operazioni per idrocele riportate n ello specchio A, 42 furono praticate per id rocele cistico della vaginale del testicolo, 8 per idrocele cistico del funicolo spermatico, 8 per idrocele comnnil·ante, 4 per idrocele bilaterale. I processi operatori i mpiegati furono: in 1:3 casi d'id rocele cistico Jella vagiuale del testicolo il processo di Volkmanu, in 10 quello di


DELLE OPERAZJOXI OHIRURG I CUE, ECC.

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Bergmann, in l il processo di Kocher, in l il processo di Kahler, in l quello del Quattrociocchi (puntura con introduzione nella. vaginale di

fili d i catgut). In 6 fu pratic.:ata l'aspirazione del liquido e successi ve iniezioni ioùo-iodurate; ne~li altri il proc.:esso non fu indicato. Xegli 8 casi d'idrocele cistico del funicolo spermatieo fu adoperato una \"Olta il processo di Volkmann, un'altra quello di Bassini, una terza volta quello di Bergmann, e per le altre il processo non venne indicato. Negli 8 operati per idrocele comunicante si applicò in 6 casi il processo Bassini, e negli tdtri 2 non fu i ndicato il proc.:es::;o. Infine dei 4 casi d'idrocele bilaterale, 2 furono operati col proees::;o del B ergmann. Si ebbero 59 guarigioni, l rimase in cura al 131 dicembre, e per 2 l'esito non fu notato. 0PER.!7.IOYI PER FBIO:-ii. Furono 72 con 70 guarigioni ; l rimase in cura al 31 dicembre, e per nuo l'esito non fu .iudic11to. Nel maggior numero dei casi (±·±) fu adoperato il metodo della circoncisione, in G il metodo del Roser, in 4 quello del Campana ; per il rimanente quello del taglio dorsale del prepuzio. Le guarigioni a\·vennero in media in 25 giorni.

Operazioni sulle ossa e sulle articolazioni. REsEzroxr. -Furono prat.icate 10 resezioni di coste, delle quali 8 per osteo·periostite t u ber..:olare. Ne guarirono 8; 1 rimase in cura al ::$1 dicembre ed l ebbe esito letale. Il caso di m orte si venfìcò nel capende G. V. del 41" reggimento fa.nteria, affetto da ascesso sottodiaframmatico destro: fu resecata per 7 centimetri la 7a costola dal maggiore medico Sotis (infermeria. presidiaria di Gaeta). Delle 3 resezioni articolari ricorderemo un caso letale di coxite tubercolare sinistra nel soldato O. l\1 dell' 87° r eggimento fanteria (operatore capitano medico Di Giacomo, ospedale militare di Bn.riì. Fu fatta la resezione della testa del femore col processo di Ltwgeuheck, dopo d'avere in precedenza svuotato un ascesso con gesti zio alla regione trocanterica siHistra. Notiamo inol tre un caso di artros:inovìte carpo-metncurpica destm,pure di natura specifica, nel caporale M. N.del47° regg imento fanteria (operator·e maggiore medico Gerundo, ospedale militare di Roma): ve n ne asportato il capitato, fu fatto lo svuota mento del trapezoide e si resecarono le basi del 3" e del 4" metacarpeo. Esito di guarigione. Vennero eseguite altre 9 resezioni parziali e raschi amenti; tutte con esito di guarigion'e : twa di queste (operatore te neu te medico Zaf-


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R E ~"DlCO::>TO STATISTI CO

fìro, ospedale militare di Venezia) per n ecrosi dell'estremo inferiore del cubito, complicaf;a con tendosinovite dell'e.stenaore del quinto dito e del eu bi tale posteriore. Fu praticata la resezione d eli 'osso necrosato e l'i n cisione, vuotamento e rasch iamento delle g uaine tendinee affette. Altri casi notevoli sono : Un caso d i osteoperiostite dell'osso iliaco destro. Incisione n ella regione dell'anca con asportazione e rascb iamento del focolaio (opera tore tenente medico Barile Cesare, ospedale m ilitare d i Firenze). Guarigione. Tre casi d i osteoperiostite al la til>ia si n istra. R :1scbiamento, (operatori tenente colonnello medico ~fi n i ci, ospedale militare di Bologn a : capitano medico P ett;inelli, ospedale militare di Alessandda; capitano medico Di Giacomo, ospedale militare di Bari) : t u t ti con esito d i guan gtOne. Una resezione di callo sporgente della clavicola sinistra in seguito a f rattura, n el ten en te di cavalleria signor L. E. (operatore maggiore medico Salinari, ospedale militare di Napoli). Guar igione p er p1·imam. SEQUESTROTOMIE. - Ne furono praticate 3, tutte seguite da guarigione; una dal magg iore medico Sotis, (infermeria presidiaria di Gaeta), per necrosi del mt..scellare su ))eriore destro da osteoperiostite sifilitica; un'altra dal maggiore medico Santoro (cspedale militue di Livorno) per n ecr osi dello stesso osso, e l a terza dal maggiore medico Citanna (ospedale m ilitare di Catanzaro) pP-r necrosi del quarto inferiore del radio d estro, consecutiva a frattura ed i nfezione flemmonosa. AMPUTAZIONI. - Furono esegu ite G amputazioni così ripartite : 2 di gamba, di cui l per osteomielite tubercolare alla tibia sinistra (processo del Pirogoff), eseguita dal maggiore medico Carta-Ma.ntiglia dell'ospedale militare d i ']'orino. Morte dopo 5 mesi per riproduzione del pro· cesso tubercolare alla plenra ed al polmone. L'a ltra amputazione f u fatta dal capitano m edico Ricci, nell'ospedale militare d'Alessandria, al terzo m edio della gamba destra in un caso di osteom ielite del terzo in feriore della t ibia ed artrite fungosa del tarso corrispon<ler.te. Gu11.rigirmA. Furono eseguite inoltre d ue amputazioni, l'un a d el dito llledio della mano sinistra, l'alt ra dello sLesso dito nella mano destra, per osteomielite tubercolare, rispettivamente dai maggiori medici Calegari e Salinari negl i ospedali mi litari d i Milano e di Napoli. Guarigione per granulazioni. Finalmente sono segnate due amputazioni di falangi : la prima, della falangetta J el pollice sinistro per ct~-rie susseguit;a a patereccio (ope·


DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE, ECC.

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ratore maggiore medico Galli, ospedale militare di Livorno); l'altra della 2" falange dell' indice sinistro per la stessa causa (la 3• falange era stata demolita in altro momento): (capitano medico Saggini, ospedale militare di Bologna). Guarigione. DrsARTICOLAZIOXI. Ne sono segnate 20 nelle piccole articolazioni della mano, di cui 8 per lesioHe traumatica, 15 per necrosi delle falangi, per lo più seguita a patereccio, 5 per osteoperiostite ed osteomielite tubercolare, ed l per ret.razione cicatriziale. Si ebbero 25 guarigioni, 2 rimasero in cura al 31 dicembre e per 2 l'esito non fu indicR.to. Sulle piccole articolazioni del piede furono fatte 5 disarticolazioni; 2 per dita soprannumerarie, l per dita a martello, 2 per osteoperiostite tubercolare delle fahngi: tutte con esit.o di guarigione. Fu eseguita infine dal capitano medico Riv!l. dell'ospedale mi litare di Roma sul maggiore cav. D. V. del 1° rPggimento artiglieria da fortezza, in seguito a caci uta dall'alto, una disal'ticolazione della coscia col metodo a racchetta (Farabeuf) per frattura esposta del terzo medio del femore sinistro con cancrena gazosa della coscia corrispondente, sorta dopo 24 ore dal trauma e ribelle ai numerosi sbrigliamenti e controaperture ed alle più accurate disiutezioui nel focolaio di frattura. Esito letale il giorno dopo l'atto operativo. HIDUZIOXE F: CUH.\ CRU8::'\TA ED INCRUEXTA D I I;'HATTURE (l). - Si ebbero segnalare 20 riduzioni cruente di fratture, di cui 17 con guarigione; l fratturato rimase in cura al 31 dicembre e 2 morirono. In un caso di frattura comminuta della tibia. e del perone sinistro al 4° superiore, con ernia del gemello interno e del soleo, avvenuta in un vecchio cenciaiuolo, ricoverato d'urgenza nell'ospe\lale militare di Roma, il maggiore medico Gerundo praticò l'allacciatura dell'arteria e vena poplitea nel triangolo inferiore del poplite, la riduzione dell'ernia e successiva sutura e immobilizzazione. L'individuo morì dopo 24 ore per shock. In un altro caso di frattura della 5' vertebra cervicale, in un soldato àel 3° artiglieria da fortezza, il maggiore medico Pimpinelli (ospedale militare di Roma) asportò nn frammento di lamina. e regolarizzò gli estremi di fr11ttur11; indi pntticò la sospensione cou due robusti lacci. Seguì pielonefrite e cistite purulenta. Morte quattro mesi dopo l'ope· razione.

(I) Notiamo, come nel rendiconto precedente, cho le fratturo o le lussazioni segnate nelle tabelle nomin.r1tiue o riportate nello specchio A non ra.pprcscntnno tutte quelle realmente curate negli stabi!imenti sanitari militari. 53 -

Gior11ale !li medicina militare - Fase. Xl.


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RE:\DlCONTO STATISTICO

Furono inoltre praticate 3 riduzioni di fratture delle ossa nasali, l del frontale, 2 della clavicola, l dell'omero, l dell'olecrano, 2 del cubito, l della l" faJange dell'indice sinistro, l del femore, 4 della rotola e 2 della tibia. Si ebbe esito favorevole in 17 casi; l rimase in cura al31 dicembre. Le riduzioni e cure incruente di fratture furono 20: di cui 7 dell11. clavicola, l d elle ossa nasali, l dell'omero, 5 del radio e 6 della. tibia. Si ottenne la guarigione in 18 casi e 2 rimasero in cura al 31 d icembre. RrouzrOSE E CURA. CRU ~:X"TA. E INCRUEXTADI LU:';SAZI0:\1, - È segnata. una sola riduzione cruenta di lnssa.zione antica. del gomito sinistro. Il capitano medico Pettiuelli (ospedale militare di Alessandria) praticò un taglio longitndinale est.erno aprendo la capsula, e ridusse la lussazione, dopo aver reset:ate l'epitroclea e il becco dell'olecrano. Guarigione pe1· primam, con risultato funzionale immediato discreto. Delle 24 riduzioni incrnente di lussazioni, 15 interessarono la spalla, 5 il gomito, l il pollice, l l'anca, l l'articolazione tibio-astragalica ed l l 'alluce. In 21 caso é segnato l'esito di guarigione, per l non é indicato: 2 rimasero in cura al 31 dicembre. ARTBOTOUIR ED ALTRE OPERAZIONI RUGLI ARTI. - Furono praticate 7 artrotomie, di cui 4 al ginocchio. In 2 trattavasi di gonosinovite purulenta, e fu praticata la semplice incisione e svuotamento della cavità. Nel terzo si trattava. di nn emartro traumatico con frattura della rotula. Tn questo caso fu praticato Io svuotamento della cavità articolare e la sutura metallica dei frammenti ossei. Guarigione con soddisfacente risultato funzionale. Operatore maggiore medico Calega.ri, ospedale militare di l\lilano. N el quarto caso l'intervento fu pure motivato da gonoemartro traumatico, complicante la lussazioni3 della tibia sinistra. e con la frattura della test.a del perone, lacerazione del tendine del tricipite e dei legamenti laterali della rotnla. L'infermo, entrato nell'ospedale il 14luglio, era tuttora in cura al ol ùicem bre. Operatore tenente colonnello medico Giuffredi, ospedale militare di Piacenza. La quinta ar~ro tomia fu praticata all'articolazione del piede destro per ost eo-artrite granulo.fungosa. All'apertura dell'articolazione si fece seguire l'asportazione delle fungosità, il raschiamento delle ossa, la causticazione col termocauterio delle parti lese e lo zafl'amento asettico. Guarigione con anchilosi ciel piede. Operatore maggiore medico Bernucci, ospedale militare V erona. N el sesto caso non si trattò veramente di artrotomia, come è seg nato nella tabelliua, ma di un a vera e propria resezione dei capi arti-


DI':LLE OPI!:RAZIONI CRIRURGICRE, ECC.

sau

colari delle due falangi dell'alluce destr·O per osteo-artrite dell'articolazione falango-fa.langea di detto dito. Guarigione. Operatore maggiore medico Calegari, ospedale militare di Milano. Nell'ultimo è segnata un'artrotomia con sutura metallica di un frammento osseo, senza aloun'altra indicazione circa la natura e sede della lesione, nè circa l'esito. È solo notata l'uscita dall'ospedale, un anno dopo l'intervento operativo. Sono segnate 41 paracentesi articolari a l ginocchio praticR.te quasi tutte per gonidrartro o gonemartro traumatico: all'estrazione delliquiùo si fece seguire l'applicazione di un apparecchio immobilizzante. In 3 casi è segnata, dopo la paracentesi articolare, la lavatura. con soluzione fenica al 2 p. 100 in acqua sterilizzata. In un caso di gonartrocace sinistro, (operatore maggiore medico Calegari, ospedale militare Milano), alla paracentesi si fecero seguire iniezioni di glicerina iodoformizza.ta allO p. 100 ed immobilizzazione dell'arto con apparecchio gessato. S'impiegò anche la stasi alla Bier. Si ottenne miglioramento con mediocre risultato funzionale.

Operazioni sul sistema ghiandolare linfatico. Furono assai numerose, come negli anni precedenti, le asportazioni di gangli Enfatici malati (42±), ed in molti casi si praticò lo svuotamento sistematico dell'ascella o della fossa inguino crurale. La maggior parte di siffatti interventi (271) ebbe luogo nella regione inguino-crurale, o per adenopatie idiopatiche (17G) o per adenopatie di origine venerea (95). Si ebbero nelle operazioni per adenopatie

idiopatiche 162 guarigioni, dne esiti non indicati e 12 operati rimasti in cura al 31 dicembre: in quelle per adenopatie d'origine >enerea furonvi 90 guarigioni, 4 esiti non indicati, ed 1 operato rimase in cura al 31 dicembre. • In 22 casi si operò nella regione latero-cervicale con 20 guarigioni; in 20 nella regione ascellare con 19 guarigioni, ed in 11 nella regione sotto-mascellare: in tutti i casi si ebbe esito favorevole. La durata media della cura post-operatoria fu di circa 25 giorni.

Operazioni sui vasi sanguigni. LEGATURE or ARTERIE.- Sono registrate &legature di arterie: 2 della. temporale, 1 della facciale, l della radiale destra, l della peronea anteriore. Di queste, 4 in seguito a trauma e praticate in gre>mbo alla ferita, l per aneurisma. Guarigione in tutti e 5 i casi.


83G

RE::-IDICO:\TO S'rA'ri:STICO

0PERAZION1 I'ER VARICI. Le operazioni furono 1:?, con 12 guarigioni. In 11 casi le vene varicose erano localizzate in un solo arto inferiore, nell'altro in ambe due gli arti inferiori. In quasi tutte fu attuato il processo della resezione delle vene varicose fra due legature, l'una al d isopra, l'altra al disotto del tratto da rese care.

Operazioni sui tendini. Dalle tabelle nominati ve emergono 5 casi di teuorrafìa : l per re· cisione dei tendini del flessore superficiale e profondo del mignolo sinistro, l del cubitale posteriore,l.dei tendini flessori superfìciali delledita, l del tendine flessore e superficiale dell'indice destro, l dell'estensore del dito med io sinistro, l del tendine di Achille. J\'Ieuo un caso, si trattava di lesioni traumatiche. ln 3 si ebbe la guarigione per prima intenzione, in l per seconda: per l non è segnato l'esito. Nel caso di tenorrafia. per affezione spontanea si trattava di necrosi del tendine d'Achille in seguito ad ileo-tifo; l'operazione effettivamente fu una tenoplastica con anse di catgut (operatore maggiore medico Sotis: infermeria presidiaria Gaeta). Guarigione. Sono segua te 8 estirpazioni di cisti sinoviali (gangli) con 8gnarigioni. In 4 casi-la cisti aveva sede nella regione del polso, in 3 al dorso della mano, in l alla regione esterna dell'articolazione del piede.

Operazioni di plastica. Sono segnate: l operazione di labbro leporino fatta dal capitano medico Troiani (ospedale militare di Ravenna) con guarigione per pn'mam: l plastica della palpebra inferiore da ferita lacero contusa, eseguita dal maggiore medico Oalegari (osped~le mi litare di Milano), con esito J>e1' primrtm, l plastica del.l' m·etra per rottura della porzione perineale in seguito ad ascesso del peri neo con esito Ji guarigione: (operatore capitano medico Tirelli, ospedale militare di Ptwma): l plastica del tendine del flessore superficiale e del profondo del mignolo sinistro in seguito a retraziono cicatriziale.Guarigione per primam e completa restitt,tio ad integrnm funzional e: (capitano medico Virgili,ospedale militare di Novara).

Asportazione di tumori. Sni 13± casi di asportazione di tumori con 148 guariti, 2 rimasti i n cura e 4 con esito non indicato, faremo cenno soJ.o di quelli che ci sembrano più importanti.


DELLE OPERAZl0:\1 ClffRUlWJCH~:, ECC.

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Si praticò l'asportazione di 4 sarcomi: uno alla regione sopraspinosa sinistra dal maggiore medico 'l' allarico (ospedale militare di Cava dei 'rirreni), uno al terzo superiore esterno della coscia destra dal tenente colonnello medico Cavicchia (ospedale milit.are di Perugia), uno alla mascella inferiore dal capitano medico Pettinelli (ospedale militare di Alessandria) ed uno alla pian ta del piede sinistro dal tenente medico Cesare Barile (ospedale militare di Firenze}. G-uarigione in tutti e quattro i casi. Degna dì menzione un'asportazione della mammella destra ipertrofica, fatta sul soldato C. B. dei cavalleggeri di Piacenza {18:) dal maggiore medico B ernucci (ospedale militare di Verona). Quantunque nella tabellina non sia ind icata l'origine flogistica o neo plastica dell' a.ffezione, abbiamo cred uto conveniente classificarla fra gli adenomi. Guarigione per prima. Dei 2 angiomi segnati, l (cavernoso) aveva sede al giugulo {operatore capi tano medico Caccia, dell'ospedale militare di Roma), l'altro (papillomatoso) al labbro inf0riure (operatore maggiore medico Perassi, ospedale militare di Caserta). Guarigione per Jn·inwm in entrambi. I 2 ateromi avevano sede al capo, e si ottenne ugualmente la guarigione pe1· JH·i mam. Sono riportate fra i tumori 91 cisti; ma molte di esse, forse la maggior parte, erano per ritenzione. L'aspor tazione d elle cisti fu seguita in ~O casi da guRrig io ne per prima intenzione; per 1 caso l'esito non fu indicato. Nessun caso degno di notr•. Qnanto .alle altre asporta t. ioni eli tumori, ricordiamo solamente : Hì casi di fibromi, di cui '3 al capo, l al collo, l a lla regione sottoclavicolare destra; 10 all"arto superiore, dei quali 7 a lla mano ed l alla gamba : per 15 è segnato l'esito di g uarigione, e per l non è indicato; 11 casi di igroma, 8 de i quali alla regione del ginocchio (in 3 sì praticò l'asportazione della borsa sierosa), l al gomito, l all'articolazione radio-metacm·pica ed l all'ind ice sinistro, tutti guariti per prima intenzione; 12 casi di lipoma in varie sedi, anch'essi guariti. Noteremo infine 3 asportazioni di papillomi: l a l labbro inferiore, l alla lingua, dopo la cui asportazione fn fatta la causticazione della parte col Paquelin (operatore maggiore medico Salinari, ospedale militare di Napoli), il terzo alla regione anale con vasta piaga suppurante al disopra dello sfintere, operato dal capitano m ~clico Trutlì (ospedale milit!:He di Milano), il quale fece seguire anche all'asportazione del tumore la plastica della mucosa ulcerata. È notato l'esito letale a l 25° giorno dall' operazione per meningite tubercoln.re.


838

RENDICONTO STATlSTICO

Estrazione di corpi estranei. Sono segnat.i 5 casi di ferite d'arma. da fuoco con permanenza del proiettile o di frammenti di esso, così distinti: Ferita da pistola. a rotazione alla regione laterale sinistra del collo nel soldato G. P. del 31o reggimento fanteria. Incisione lungo il margine esterno del trapezio ed estrazione del proiettile. Guarigione per 2". Ospedale militare Alessandria, operatore capitano medico Pettinelli. Ferita d'arma d&. fuoco (moschetto) al 3° inferiore della coscia destra nel carabiniere B. G. Estrazione d'una scheggia di pallottola a mitraglia. Guarigione per primr.. Opera.tore capitano medico Virgili, ospedale militare Novara. Ferita d'arma da. fuoco al polso destro nel soldato D. O. del 15, reggimento fanteria. Estrazione di grossi pallini. Guarigione pe1· primam. Operatore tenente medico Magnaghi, ospedale militare Genova. Reliquati di ferita da fucile m od. 1891 al a~ inferiore dell'avambraccio sinistro, consistenti in una cicatrice aderente al tendine del gran palmare ed in una. scheggia di cassa. da fucile fra i flessori superficiali e profondi nel soldato G . P. del 71• reggimento fanteria. Estrazione del corpo estraneo. Distacco ed ablazione della. cicatrice aderente. Guarigione per primant. Operatore capitano medico Petti nelli, ospedale militare Alessandria. Ferita accidentale per distacco di uu cannello da cannone male avv itato ,e penetrazione di esso nei muscoli del braccio nel soldato B. E. del l o artiglieria. da costa. Estrazione del corpo estraneo con esito di guarigione. Operatore capitano medico D'Elia, ospedale militare Venezia. Fra. gli interventi per estrazione di corpi stranieri notiamo: Una esofagotomia. esterna est»guita. da.l maggiore medico Carta (ospe· dale militare di Torino) nel soldato A . C., del reggimento artiglieria da montagna, che durante la. masticazione aveva deglutito u n pezzo di protesi dentaria: estrazione del corpo estraneo, alimentazione colla sonda esofagea. Guarigione. Sono inoltre segnati 4 casi d i asportazione dalla cornea di corpi estranei, i quali in 3 casi erano costituiti da schegge metalliche : iu tutti si ottenne la guarigione. Sono altresì indicati 2 casi di estrazione d i un ago di siringa di Pravaz infitto nella regione glutea, con guarigione Ìll entrambi per p1·imam e finalmente l'estrazione di un frammento di vetro dalla faccia. anteriore del carpo destro, con esito favorevole pe1· primam.


DELLE OPERAZIO~l CID ROHGIC'BE, ECC.

839

Flemmoni ed ascessi profondi. FI.EmWNI. Sono registrati 58 casi di flemmoni, riportati nello specchio A, dei quali 13 alla regione cervicale, 26 aUa mano e3 al piede.

Si ebbero 63 guariti, 3 rimasero in cura al 31 dicembre e per 2 l'esito non fu indicato. Ascessi PROFO ~or. - Fra i 54 interventi per ascessi profondi con 47 guariti, -4: rimasti in cura al 31 dicembre, l con esito non indicato e 2 morti, giova far menzione dei casi che seguono: Un caso di ascesso del fegato nel caporal maggiore F. B. dellO~ reg· gimento fanteria. Epatotomia per via. transpleurica secondo il metodo Israel, con resezione della 9" costa.. Ospedale militare di Livorno, operatore tenente colonnello medico De Falco. E sito letale dopo 6 giorni per la presenza di altri quatt_ro ascessi nel fegato. È segnato altresì un intervento per ascesso della fossa iliaca sinistra, con esito d i guarigione, nel carabiniere G. L. (operatore maggiore medico Citanna, ospedale militare di Catanzaro}: nel corso della cura, per la diffusione del processo al connettivo preperitoneale della parete addominale in corrispondenza della. fossa iliaca, furono necessari altri due interventi. Il capitano medico Trovanelli dell'ospedale militare di Brescia operò un al tro ascesso iliaco destro nel caporale B. S. del 12~ reggimento bersaglieri con esito di guarigione. Sono infine r egistrati due interventi per angina di Ludwig. Il maggiore medico Calegari (ospedtde militare di Milano) praticò, sul soldato G. R. del reggimento Guide, incisioni e perforazioni multiple col termocaut erio nella regione sopraioidea. e nella linea mediana della. regione mentoniera sino al labbro inferiore, con guarigione per g ranulazioni. Il tenente medico Ferrabino (ospedale militare di Torino) praticò un'incisione curvilinea dalla sinfisi del mento al margine anteriore del massetere: sollevamento del lembo e della ghiandola sottomascellare, sezione del musc0lo milo-ioideo, zaffaruento della cavità dell'ascesso con garza all' iodoformio. Guarigione. Un caso di vasto ascesso ossifluente alla. regione glutea fu operato dal capitano medico P ettinelli (ospedale militare di Alessandria) coll'incisione, raschiameuto e cauterizzazione col Paquelin. L'infermo morì 7 mesi dopo l'operazione per tubercolosi generalizzata.


S!O

LI~ OPEHAZIO:-:I CHIRORO ICHE, E CC.

Operazioni varie. In questo gruppo sono comprese 74 operazioni per unghia. incarnata, 17 per spac<.;atura d i seui fisto losi in diverse regioni del corpo, 10 per ematomi, ed altre di minor impor tanza.

Nel dare termine a. q nesto rendicon to, dobbiamo ripetere una osservazione fatta i n quello precedente sull a compilazione delle tabE-lle nominative, mod. 8 . A nche nelle tabelle d i q nest'an no furono rilevate le stesse, e forse anche maggiori, inesattezza e lacune, si a in ciò c he rig uarda la diagnosi della malattia o lesione, :sia nella descriz ione del processo opera t i v o, sia nell' i nd icazione dell'esito. L e annotazioni poi relative ai casi piLl importan ti molte volte, per verità, sono abbastanza preziose per le notizie che forniscono, ma. molte altre, per la poca cura con cui sono compilate, invece di dare delucidazioni, ingenerano maggior confusione. S i richiama pertanto l'attenzione degli ufficiali medici operatori, che sono i pi ù direttamente interessati, e q uella dei direttori d egli ospeditl i e d i sanità, sulla pì ù accurata compilazione delle tabelle no . minative suaccen nate. A ltriment i il rendiconto annuale delle opera zioni eseguite nei nostri stabilimenti d i cura , che pur non manca di importanza. e d i util ità1 non potrà r iuscire una pubblicazione degna del nostro corpo sanitario1 quale deve esser e e tutti dobbiamo procnrare che sia.


84-1

ALLON'l \1\NAMENTO DEI

MATERIALI Dr RIFIUTO NE[ CAMPI MfUTARI E IN CAMPAGNA Per il dott. comm. Cla udio Sforza, mnggioro genernle medico ispettore (l)

Le malattie infettive, che sono più o meno d iffuse fm i popoli ci· vili, non mancano d'imperversare negli eserciti, sebbene questi siano costituiti da reclute sane e robuste e siano in essi adottati i più razionali provvedimenti igienici e profìlattìci contro le malattie di ogni specie. Durante 1'3 varie stagioni. dell'anno si manifestano nelle caserme specialmente il morbi Ilo: la scarlattina, la febbre t ifoi de ecc. Quando le truppe si r ecano ai campi per le manovre militari, o le

grandi armate si mobilizzano per la guerra, d.iminniscouo generalmente tutte le malattie se le truppe rimangono sngli stessi campi per poco tempo; ma le malattie infet.tive, al contrario, a.umeotano molto n ei campi milita:. i per manenti e negli assedii di lunga durata. In Italia, ad esempio, quando le truppe si recano in estate per poco tempo in campagna per i tiTi al bersaglio e per le grandi manovre, la salute dei soldati è, in generale, ottima, poichè diminuiscono o cessano ]e malattie i nfettive, proprie delle stagioni calde, e così pure alcune forme speciali di febbri simili alle climatiche legger e, che pr edominano in estate nelle guarnigioni d i certe antiche città e che fu rono particolarmente studiate in Bologna. N ei campi militari permanen ti, al contrario, tanto in pace che in g uerra, hanno frequentemente dominato la febbre tifoide, la diarrea., la dissenteria, il colera, il vaiuolo, l' iufe zione toalarica, il tifo ecé. I relativi germi infettivi sono portati nei campi dai soldati di guarnigioni o da quelli richiamati alle ar mi od appartenenti alle varie milizie mobilizzate. Tali g ermi attecchiscono pure nei militari pei contatti cibe essi hanno con i borghesi durante le marcie, gli alloggi nelle loro case e n egli accantonamenti. ( l) (~ne&to la.,·oro con pllrt'c·doie m"dificnzion i Prl ngg-iunt e è riprod o tto dal!.~ Relazio ne sul XIV Congr('ssn in tl'rnnzinnale cl' ig i,e ne e dl'lonognlfìn (florli no, 23·29 settemb r e l 907 ), O\'e fu letto ù nll'ou t or·e.


842

ALLONTANAMENTO DEI MATERIALI DI RIFIUTO

Sui campi i microrganismi infettivi trovano condizioni assai favo· revoli di sviluppo e di propagazione per l'enorme accumulo di uomini in poco spazio, e per le fatiche, gli strapazzi, le privazioni e le soffe· renze che rendono i militari meno resistenti alle malattie. A tali cause bisogna aggiungere l'inquinamento dei campi per le piogge meteoriche e per i materiali escrementi, sì degli uomini che degli animali, il cui allontanamento è talora difficilissimo, specialmente in campagna. Il morbillo, la scarlattina, la difterite sono meno frequenti in tempo di g uerra, che nelle guarnigioni . Fra le varie epidemie di guerra predominano, al contrario, il colera, la febbre tifoide, il tifo, l'infezione malarica e la peste. Il colera è fortunatamente raro, però micidiale. Fu osservato nella guerra di Crimea (1854-ùG), nella guerra austro-prussiana (1866) e nella guerra cino-giapponese (1894-95). La febbre tifoidea non è mancata mai in tutte le guerre. Essa dominò nell'armata francese (campagna 1813-14), nell';esercito americano degli Stati Uniti del Nord (1861-65) e nell'eser.cito gE~rma.nico (1870-71). Il tifo dominò in tutte le guerre napoleoniche, nelle guerre di Crimea,di secessione e nella. guerra. russo-turca (1877-78). Il vaiuolo, freq uente nelle crociate del medio evo, fu osservato di nuovo nella guerra americana di secessione (1861-65) e nella guerra franco-germanica (1870-71). La peste, che dominò nelle guerre antiche, fu osservata di n uovo durante la guerra. rus!'o-turca. (18 77-78). In tutte le g uerre le malattie infettive sono state più micidiali delle armi. ·Nel seguente specchio (l) è indicato il rapporto fra le morti per malattie e per l'a.z ione delle armi in alcune guerre. Rapporto dei morti per l'azione delle malattie e delle armi: Guerra turco-russa (1828-2~) Guerra d i Crimea (1854~56): Esercito inglese Esercito francese . Guerra austro-prussiana (1866) : E sercito prussiano. Esercito austriaco . Guerra franco-germanica (1870-71): Esercito germanico . (l) Dott. KNAAK

-

Dic K ranklteitcn i m 1\.ri.cyc. -

4 :l

3,7 :l 3,9 :l 1,4 :l 1,1 :l 0,56 : l Lcipzig, 1900.


NEI CAMPI MlLITAIU E IN CAMPAGNA

Guerra turco-russa (1877-78): Esercito del Danubio 2,5 :l Esercito del Caucaso . 18,8 ; l Guerra cino-giapponese (1804:-96) ; Esercito giapponese . 12 :1 Guerra russo-giapponese (1904-05): Esercito giapponese (l) . 0,37: l. Nelle guerre di lunga durata, aumentando le fatiche, le privazioni e gli strapazzi di ogni specie, divengono pure pii1 gravi e più micidiali le malattie. Nella guerra di secessione (1861-65) la proporzione dei morti per cento malati di febbre tifoidea aumentò d'anno in anno, cioè: Dal 30 giugno 18Gl al 30 giugno 1862, morti p. 100 malati 25,7 Dal 30. » l 02 al 30 ~ 1863 :. » » 32,G Dal 30 » 1863 al 30 » 1864 » » » 44,2 Dal 30 • 1864: al 30 » 18(j5 » • • 59,5 49,2 (2) Dal 30 » 18G5 al 30 » 1966 » » » Ma di tutte le malattie, che predominano negli esercì ti in campagna, la febbre tifoidea è la più comune e la più terribile. Essa infetta gli eserciti vincitori o vinti, dimostrandosi più micidiale del fuoco del nemico (Vincent) (o). Le malattie infettive dei campi si propagano talora dagli eserciti alle popolazioni ci vili, come avvenne pel tifo nelle guerre del XVIII secolo e nella. guerra russo-tur ca (1877-78); pel vaiuolo nella. guerra fran co-germanica. (1870-71); per la dissenteria nella guerra dei trent'anni; pel colera nella guerra. austro-prussiana (1866); per Ja febbre tifoide nella guerra franco-germanica (1870-71) e per la peste in alcune guerre antiche. ?er far diminuire le malattie infettive nei campi militari e in campagna sono necessarie le razionali disinfezioni e l'allontanamento immediato dai campi permanenti di tutti i materiali di rifiuto, cioè : 1 dei materiali escrementizi degli nomini; 2 delle materie escrementizie degli animali; 3 delle anque meteoriche; 4 delle acque immonde dei macelli e delle cucine; 5 delle spazzature dei campi; 6 delle ca· rogne di animali; 7 dei cadaveri umani. 1. Materiali escrementizi degli twmini. - I materiali escrementizii degli uomini (feci e urine) sono una delle cause principali dell'inq uiDettt8ch r m i liuiriirztlicfte Z.·i~•chrift, 1906. La,·oro citato. {3) VJNOENT. - Etioloyi<· et proJ>h!fln.cic d'• la /ìècrc typlw'i<ic da~~~ h.• ctmi<'C<'. (. 1rt·h. d r. méd. et de 1•harm. m i lit. T. XXXV I , Paris).

( l) Koua:. -

(2) Dott. KNAAK. -


ALLO~TANA:\IE:STO D'El MATERIALI DI RIFIUTO

namento dei campi militari e tutti i sistemi finora adottati, per rendet'li innocui, non hanno raggiunto lo scopo. Fra gli altri m icrorga· nismi vi si possono trovare quelli della febbre tifo id e, della dissenteria e del colera, pro\·enienti da malati o convalescenti delle rispettive malattie. R imanendo tali materiali accumulati nelle fosse scavate sul terreo~ e ricoperti da terra mobila, dopo un tempo vario, inquinano, per g li inevitabili mnvimenti di grandi ri parti di t ruppe adder:sati sui campi, e per l'azione degli i nsetti, specialmente delle mosche in estate, g li alimenti, tutta la super ficie dei campi, le tende, le capanne le baracche ecc., per l'influenza delle acque meteoriche, le acque potabili del sottosuolo. In Crimea i soldati inglesi bruciarono i materiali escrementizi (Baudens) e la stessa co:;a fecero i giapponesi nella recente guerra russo-giapponese (l!JO:l:-1005). Viry YOrrebbe, che le latrine fossero possibi lmente del sistema a bottini mobili, poste in buone condizioni, a meno ehe non si potesse attuare il sistema di canalizzazione unica. l botLini mobili, trasportati e Yuotati dagl'indigeni, furono impiegati negli accampamenti del generale Dodds al Dabomey {1). Hichard raccomanda l'allontanamento e preferi bilmente la distruzione col fuoco delle immondizie di ogni specie. ::io:ameute il sistema di bottini mobili può assicurare un così importante ser vizio e, per renderne attuabile il funzionamento, sarà ne<.:essario di ricorrere alle società, che fanno uso di tale sistema per allont.anare i materiali escrem~ntizi dalle cit tà., obbligandole in precedenza a tener pronto per la guerra tutto l'occorrente (2). Seuondo Flilgge (3) ogni uomo emette annualmente 34 c!lilogramrui ùi feui e ·100 chilogramm~ di urina e per conseguenza saranno necessarie per mll le uomini, che emetteranno giornalmente !).J chilogrammi di feci e 1100 chilogrammi d i urine, otto bottini mobili della capacità. di 100 cl1i logrammi ciascuno. Il contenuto dei bottini dovrà essere versato in un lonta no campo d·irrigazione o in un corso di acqua molto abbondante. Quaudo non sarà possibile di adottare i bottini mobili per l'allontanamento delle m<Lterie escrementizie, degli uomini, esse saranno bruciate. 2. j)f nterie e8creme11ti zie degli animali. - Le materie fecali dei cavalli, <li altri animali e le loro urine mescolate alla torba, dovranno p ure essere raccolte gior::almente dai campi militari, allontanate me(l) YmY. -

H t!'}iènc militairc. -

Paris ISO.:;.

(2) YJNCf.XT. Op. cit. (3) FLL'oc~C. - lstilu:ioni d'iyiwc Traduzione italiano ùel dot t. S11ntori. X apuli, J80L.


NE I CAMP I MILITARI E IN CA ~l PAG:s"A

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84ò

diante can-i di campagna, ed utilizzate per concimare i campi. Se ciò non sarà possibile, le dette materie sarau no bruciate. D urante la guerra russo-giapponesé del 190:1:-1905, il letame dei cavalli e tutte le immondizie, che servono alle mosche per deporre le loro uova, furono spesso e al pitl presto possibile bruciate (l). ~- Acque meteo1·iche. Le a cque meteoriche devono essere a.llon· tanate dai campi mediante una cana1izzazione superficiale completa e i mpermeabile, particolarmente attorno alle tende, ca.panne e baracche, come del resto è già prescritto in tutti i r egolamen ti del servizio sanitario in guerra, perèhè le acque meteoriche, stagnando sulla superficie del terreno, produrrebl•ero novelle cause d'inquinamento dei campi e filtrando nel sottosuolo potrebbero infettare le acque potabili. Le vie dei campi militari dovranno essere sistemate come quelle di um~ ci ttà (Viry). 4. Acque immonde dei rnacelli e della cncina. - Le acque immonde dei macelli e della cucina, mes~olate alla torba, dovrebbero pure essere allontanate g iornal mente con materiali escrementizii degli animali e bruciate. 5. Spazzature dei campi. - Le spazzature dei campi, costituite dalle ossa degli animali, dai residui degli alimenti, da vegetali, da. frammenti di oggetti di vestiario, dalle polveri di ogni specie dovranno pure essere giornalmente allontanate e brnciate nei forni crematori o sullo pire. 6. Ca1·ogne di animali. - Le carogne di animali, imp1·egnate di petrolio, o di catrame, dovranno essere brncin.te sul lo pire, o nei forn i crematori. 7. Cadaveri wnani. - l cadaveri, provenienti da ma.1ati morti per malattie infetti ve, dovranno e:;sere distrutti col fuoco, o bruciati nei forni crematori di campf\gna. L'uso d i bruciare i corpi dei morti è d erivato dalle guerre e dalle epidemi!.', per la necessità di difendere i v ivi dai pericoli che porta con sè la putrefazione di numerosi cadaveri e per ri portare in patria i resti delle vittime delle guerre. Così non può recar meraviglia se l'incinerazione fu frequentemente usata dopo le battaglie, o gli assedii, quando la sepoltura dei cadaveri sembrò difficile o impossibile (Viry). Dopo la presa di Tarragona (giugno 1811) furono bruciati 4000 cadaveri ; i Russi distrussero col fuoco i cadaveri che l'esercito fran(l) K ttrze Uebersicllt iiba clie Erfolge des Sanitiitsdicn8lf8 der ;apani8chm Armr-. wàhreml dea iapanisch-r-ussi.~cltc•l P eld=uye8 190-i -905. Von prof. dott. K oiKJi:. (Dculsclle milit(ìréirztliche Z eitsch rift. 1906).


8-J.G

ALLON'f A NAMENTO DEI MATERI ALI DI RIFIUTO

cese, nel 1812, lasciò dietro di sè, senza sepoltura.. Nel 1814, dopo la battaglia di Parigi, \ tedeschi bruciarono a Montfaucon, per quindici giorni, 4000 cadaveri. (l) . Gl'inglesi, nelle guerre indiane, distrussero spesse volte i cadaveri col fuoco. Durante la guerra turco-serba, i Serbi bruciarono spesso i morti. .A.l Dahomey, nel 18!:12, il generale Dodds fece bruciare abitual:nente i corpi degli uccisi durante i combattimonti e nelle rare circostanze, in cui la combustione dei morti non potette essere eseguita, ne derivarono gravi inconvenienti. Heyfelder è di parere che la combustione dei morti dovrebbe essere abituale nelle guerre. Al Congresso internazionale delle società di soccorso ai feriti, che ebbe luogo a Parigi nel 1807 fu proposta la combustione degli uomini uccisi in guerra e, al Congresso internazionale d'igiene in Londra, fu espresso lo stesso voto (Viry). Con uu certo numero di botti di catrame e di petrolio si possono bruciare m(•ltissimi cadaveri (Ravenez). L'ing. Créteur è di avviso che il catrame proveniente da. gazometri renderà possibile la combustione immediata dei cadaveri dopo le battaglie con una spesa media di L. 0,15 per individuo. In una città. assediata, nel campo di un esercito assedit~-nte, soprattutto quando le epidemie o le perdite del nemico avranno ingombrato i cimiteri, di cui si disp·me, potranno essere usati per la cremazione dei morti gli apparecchi perfezionati. Si t;Ostrunanno allora. forni simili a quelli esistenti a Milano, Lodi, Padova, Dresda, Bruxelle:i, Parigi, ecc. (Viry). Sulla cremazione dei cadaveri dopo le battaglie il dott. Knaak (~) scrive : c: Ma i cadaveri di una grande battaglia da bruciare nei forni crematorii tra.sportabili è inattuabile per la grande quantità di cadaveri e pel tempo considevole che occorre per ciascuna cremazione. Nei crematori di Heidelberg e Gotha, nei quali la t emperatura raggiunge gradi molto elevati, occorrono circa due ore per ogni cremazione. Nei forni trasportabili, in cui la temperatura non può salire alla stessa altezza, il tempo sarebbe assai maggiore. Federico H1emens ha proposto in luro ve\'e la costruzione di semplici forni crematuri da campo, da erigersi direttamen te sul luogo. L ' esperienza. non ha ancora dimostrato. se con essi si potrà ragg iungere lo scopo, di cremare cioè in poche ore, dopo una battaglia, numerosi cadaveri umani e carogne di animali. l l ) L a c o·conazi<>ne d e i cnd nv!'ri umani p er oper a d e i tedeschi so<'ondo Froolich e Cho ux è un a leg!!ondo. ln re, ltll. n o n snrebbero st.atc bruci;\te c he le carogne di ~m­ \'a lii. - S PH' K e l 'EnRON. l e (J(Iducér. n. lì, 6 settembre 1908. ( :!) T;r K~ ~ \ .:. - 1Jie K rtm l:h e:tr t> ùn K ri<'ge. - Loipzig , l!lOO.


NEI CAMPI MILITARI E IN CAMPAGNA

847

Il Congresso internazionale d'igiene del 1900 in Parigi : Considerando la superiorità della cremazwne sull' inumazione sotto il punto di vista della salute pubblica; Considerando le migliaia di cremazioni fatte da alcuni anni all'estero e in Francia senza nocumento della sicurezza pubblica, senza. l edere alcuna religione, senza intralciare il culto dei morti; Considerando i voti favorevoli emessi nei Congressi internazionali che hanno avuto luogo dopo il 1880: Il Congres::;o internazionale d'igiene emise il voto che il legislatore abroghi le disposizioni che impediscono ancora la libera pratica della cremazione ed invitò i muuicipii a fornire le città di uno o più monumenti crematorii. In appresso giapponesi Cl hanno fornito- esempi dimostrativi in favore della cremazione (Laveran e Matignon). Durante la guerra cinogiapponese essi ponevano i cadaveri entro casse leggere e li bruciavano in vasti focolari sul campo di battaglia. Nella guerra russo-giapponese, i giapponesi bruciarono unicamente i corpi dei loro connazionali, per rispetto alle idee religiose dei loro a.vversan. Matignon cosi descrive l'operazione. I cadaveri, spogliati dei loro abiti di panno e ricoperti delle sole loro sottovesti, erano bruciati ordinariamente per gruppi di dieci a dodici . Talora facevano una specie di retieolato a canaletti mediante serie di mattoni posti di costa sul suolo. I canaletti, così formati, facilita vano l'arrivo dell'aria e rendevano più attiva la combustione. Sui mattoni si distendeva uno strato di tronchi di sorgo e un poco di legna. Su questo letto si collocava un primo strato di cadll.veri, l'uno vicino all'altro, sul dorso. La serie, da sei ad otto, era ricoperta di paglia e quindi vi si adagiava sopra un secondo strato di cadaveri, in piano perpendicolare a quelli dello str~to inferiore. Vi si gettava sopra nuova quantità di sorgo o di paglia, si bagnava il tutto col petrolio e vi. si appiccava il fuoco. Qnalche volta le pire erano meno bene ordinate per mancanza di mattoni. La combustione, per l'azione del petrolio, che si versava pure sulla pira durante la cremazione, era attivissima-. L'odore della carne arrostita non era ~:~gradevole, ma sopportabile, mascherato in parte da quello del petrolio. I n quattro o cinque ore la cremazione era ultimata (Matignon). Dopo tutto ciò non si possono elevare contro tale processo che obiezioni di puro sentimento. La cremazione entrerà difficilmente nei


818

ALLO~TAN.AJIE~TO

DKl JdATERlALI DI RIFIUTO

nostri costumi; ma sul campo di battaglia l'avvenire delle ceneri, qua· lunque esso sia, sarà sempre migliore di quello riservato ai cadaveri sepolti. La loro sepoltura è lunga, penosa e quasi sempre imperfetta. e basta ricordare le dilìicolt.à che s'incontrarono per la disinfezione del campo di battaglia di Sedan. Nella guerra. r usso-giapponese la sor te dei cada,eri giapponesi cremaLi fu senza dubbio da preferirsi a quella dei cadaveri russi, che sepolti troppo superficialmente nei piani della Manciuria, furono in appresso dissotterrati e divorati da cani famelic;i (l). Per tutte queste considerazioni si può a.mmettere che la cremazione dei morti per malattie infetti ve e presumibilmente per tutti i m orti in guerra, sia attualmente divenuta possibile e in talune circostanze anche attuabile. Dopo la cremazione si potrà dare alle ceneri dei morti gloriosi una onorevole sepoltura.

CONCLUSIONI. l. I materiali escrementizi deg li uomini sarauno allontanati dai campi militari permanenti, in pace e in guerra, mediante il sistema dei bottini mobili o bruciati. · 2. Gli escrementi degli animali e le loro urine mescolate possibilm en te alla torba, saranno allontanati giornalmente dai campi perma-

nenti o bruciati. 8. Le acque meteoriche saranno allontanate dai campi militari mediante una canal izzazione snperfìciale, completa ed impermeabile. 4. L e acq ne immonde dei macelli e delle cucine, mescolate alla torba, saranno allontanate giornalmente coi materiali escrementizi degli animali, o bruciate. ~l. L e spazzature dei campi di ogni specie saranno pure allontanate ogni gioruo dai campi mli tari e cremate noi forni o semplicemente bruciate. fì. Le carogne di auimali saranno bruciate o possibilmente cremate. 7. I cada veri ùei malati morti per malattie infettive, e possibilmente quelli Ji tutti i morti in generale, saranno bruciati o cremati. Nella discussione, a cui tale tema ufficiale dette luogo, il generale medico Viry (Marsiglia), domandò al relatore con quali mezzi pratici (l) SPt cr.: et ::.r. FERRON. Dc la crématio11 <lcB cmlut•reB aur le champ de batail/c. (Le ()(l(tucéc, n. 17, 5 septombre 1908 ).


NEl CA~lPI MILITARI E IN CAMPAG:SA

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si sarebbe ottenuta. l' incinerazione di tutte le mate rie di rifiuto dei campi. Sono necessari i forni crematorii e questi apparecchi, anche perfezionati, agiscono lentamente : occorre più di un'ora per cremare un cadavere umano. Nei campi temporanei non si potrebbero avere che forni crematori mobili trasportati al seguito delle armate, il che non è stato generalmente ammesso. Il relatore ricordò al generale medico Viry il titolo della sua · relazione ufficiale, e cioè : « Allontanament o dei materiali di rifiuto nei campi militari permanenti (e non nei campi provvisori) e in guerra » . Nei campi permanenti è assolutamente ne<.:essario di allontanare le immondezze di ogni specie. E gli non si d issimula le difficoltà presenti per ottenere tale scopo, che ritiene necessario. Difficilissima è pure la cremazione delle carogne di animali e dei cadaveri umani nei campi militari permanenti e in campagna, ma il relatore è di avviso che, se non si allontaneranno o d istruggeranno col fuoco tutti i materiali immondi, non si eviterà mai la. diffusione della dissenteria, del tifo e del colera. che sono i veri ftagelli delle guerre. L'allontanamento completo delle immondezze e la cremazione rappresentano ora un ideale, ma egli spera che sarà possibile di a ttuarlo in avvenire.

5~ -

Giornale di medic~t~a milil<1re. -

Fase. Xl.


RIVISTA DI GIOR:-.JALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA Dott. F. FuL.L:!. - Intorno all"f' abtenza dt un'endooardtte da toaatne bat&ertohe. - (Il Policlinico, Se7.. medica, luglio 1908). Dall'Eberth nel 1872 si ebbe la prova sperimentale del potere infettivo de i germi r iscontrati nell'endocardite ulcerosa inoculandoli nella. cornea dei conigli; l'esperimento del Roseubach contribuì molto a far valutare l'importanza del rapporto etiologico nelle varie forme di flogosi endocardiche. Egli lese le valvole aortiche in conigli con una soudaj introdotta da lla car otide destra e ottenne il quadro t ipico dell"end"cardite ulcerosa, quando con la introduzione dello strumento giungevano al cuore i germi patogeni. Nel 1881 il Netter stabili per il primo che i microbi esistono nel sangue degli ammalati durante la vita, e che l'endocardite non è nna 111rdattia speci>de, ma una delle manifestazioni di mol teplici stati infettivi. Nel 18')5 il Wissokowir.h lei<e asetticamente le valvole aortiche con una ~;ondrt introdott~t dalla carotide destra. ed assicuratosi che con tale operazione si preparava solo il terreno per lo sviluppo dell'agente micotico, riuscì a determinare uua flogosi va]yolare iniettan do in circolo culture pure di stafilococco piogeno aureo, streptococco p iogeno, streptococco di Kico!aier. Non ledendo precedentemente le valvole, o ìniettando germi poco virulenti (come il micrococco tetragono, il bacillo di Friedliinder) o inoculando germi atti\•i non in cir colo, ma nel polmone, nel connettivo sottocntaneo della radice dell'orecchio, non ottenne mai sviluppo di endocarditi. Nel l!:i87 si ebbero le esperienze di Dreschfeld che determinò nei conigli un'endocardiLe con uno streptococco, isolato da vegetazioni valvolal"i e che considera1•a come spt!cific~ della malattia, e l'a.nno sucessivo quelle di Tizzoni e Mircoli, che sostt~nnero di aver determinate in animali, senza speciali artiLizi, forme di pericarditi, endocarditi e miocarditi con la sola iniezione di stt·eptococco, che, pas-<:~to in CÌI"<"olo, dispiegava un'azione elettivn sul cuore. · Nel 18:39 ccmparve l'interessante studio di Weichselbaum, il quale sosteu ne l'origine batterica d i tutte le tlogost a cut e dell'endocardio, e si mostrò cosi convinto dell'unicitr\ dell'infiammazione valvolare, la micotica, da sostenere .che la denominazione di Yerrucosa non èebba espr·imere altro che la designazione del reperto macroscopico. Osservazioni dr altri autori confermarono il dettame di \Veichselbaum e si urrin) cosi al lVOl, in cui il Bartel comin-ciò giustamente a dubitare che le .sole tos~ine potessero determinare le vegctazioui endocarditiche. Nel 1905 colllparve il Ja,·oro del De Vecchi, i l quale sostenne di essere gi u nto in alcuni casi a determ inare spenmentalmentc ur•i conigli l'endo~ardite con la iniezione di sole tossi ne batteriche, c per i suoi espe1·imeuti concluse che la produzione dell"endocardite non è indissolubilmente legata a.lla pr esenza d i batteri circolanti, e dre possono b:~stare i prodotti to~sici di e~si, per dare origine a tale nlterazioue. Recentemen te il Kaufma.nn parve ammettere per a lcune forme di enùocardite la pos~ibiliti• di un'origine tossien (batter ica o chimica). La pos~ibiliLÌl di una flogosi dell 'endocardio, determina ia da sostanze tossiche, e ra stata a m messa timidamente quasi,


IUVI STA DI CHIRURGIA GENERALX

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ma. non provata, e la prova pen!iò di fornirla il De-Vecchi, che può d irsi il solo che a bbia cercato di dimostrare con l'esperienza l 'origine tossica di quelle forme flogistiche. Il dott Fui ci, dell'istituto Ji anatomia pfttologica di Roma si propose ora di controllare q q e~ ti fa H i con esperienze ~u conigli, facendo in essi iniezioni endovenose di diversi batteri, toss ine e sostanze chimiche, previa o no rottura delle va lvole aortiche, legatura dell'UI·etere ecc., e da queste sue belle indagini è venuto alle seguenti afl"ennazioni: 1° Non riuscì con le iniezioni endovenose di sole tossine batteriche a determinare sull'endocardio parietale o VlLh·olare, irritato meccanicamente o chimicarnente o in ambedue i modi ad un t empo, alterazion i da interpretarsi come un'endocardite verrucosa. od ul cerosa.. 2° Notò sul m argi ne libero della mitmle, e talvol ta s u quello de lla tricuspide. la presenza di noduli. assai più piccoli di una testa di s pillo, rosei, più o m eno nu merosi. Però la co:;;tituzione di tessuto val volare perfettame 11te normale, la mancanzll in loro corrispondenza di traccia di alterazion i floe;is tiche acute o cronic he, l'inesistenza di un rapporto costante tra tale reperto anatomico e le iniezioni endovenose fa.tte, fanno pensare a fatti indipendenti dalle e-perienze, ciò che è confermato dalle ricerche del :F' ul ci in molti conigli normali, nei quali trovò noduli u:;uali con identica percentualfi s• Le sole tossine batteri che qu indi uon determinano la tio:;o,:;i eod ocRrd ica, qualunque sia il loro potere tossico e In. quantità iniettata, e anche la. loro eletti vitti. verso l'endocardio, come l'intese il De - Vecchi, non e suflicient e a provocarnela flogosi. I p rodotti tossici dei batteri non posso no tutt'al più c!1e preparare il terre no all'attecchimento dci germi, seu,-;a dar luogo ad a lterazioni is tolog iche dimo<;trabili, pre· d i::>porre alla tiogosi l'endocn.rdio, ma non deter1ninn rla. Dagli studi del Fulci risulta quindi che la cond i ;~ione essenziale por lo sv iluppo di una flogo~i endocardir,a ulcerosa e voi-ruco~a s ia la presenza di germi patogeni, penetrati in circolo e capaci di leder e l'endocard io, specialmente pred is posto o da e .. use tossiche o da irri tazioni traumatiche diverse, il che è confermato d:~l repe rto batteriologi co diJUostrato positivo anche in casi di endocarditi verrucose da vari a utori, potondosi, come vuole il Leube. spiegare la mancan za di germi patogeni in alcuni casi, o con la scom parsa di essi una volta iniziatos i il processo di organizzazione, o con la deficienza dei nostri metodi d i ric~>rca. trattandos i forse de i germi di quelle malattie (scarlattiun., morb illo, corea, polinrtrite re umatica) nelle quali -è frequente l 'insorgere di un'endocardite , germi che non sono ancora da noi co · nosciuti. P. CASALI.

RIVISTA DJ CHIRURGIA GENERALE Sulla oardlollsl nelle adt>renze oloatrlzlall perloardlomedtastlnlohe - ( Wiene1· medizinische Wocltcnscl!ri(t, n. 8, UJOB).

KA JH, UJtBAN. -

La pericardit e lascia di solito die tro a sè ad ere11ze del pericard io, le quali p erò d i ma<Jsima. non -producono disturbi circolatori. Non accade co,;i quando le aderenze sono e.-tese ag li organi circostanti, in avanti alla pa re te toracicn, in basso a.l diaframma, all'indietro ai gro<si vasi ed alla co lonna vertebrale. P e r le ader enze col torace questo v iene s tirato in dentro ad ogni sistole e spinto in fuori n eU:\ diastole. Il grado de! rieutr·amento toracico dipende dalla robus tezza delle


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RIVISTA Dl CHIRURGIA GENERALE

aderen~e, dall'elasticità. del torace e dalla forza ed integrità del cuore. Siccome il cuore ad ogni sistole sopporta lo sforzo di curvare la rigida cassa toracica, col tempo si stanca e sopravviene la degenerazione del miocardio, la dilatazione delle cavità cardiache, l'insufficienza valvolare coi conseguenti disturbi del vizio di cuore scompensato. Tale condizione morbosa gitì. bene conosciuta anche per l'addietro ero. r.urata sintomaticamente coi soliti cardiocinetici, ma. senza efficaciR. Fu nel 1902 che Braun portò un notevol~ incremento a lla terapia di questi esiti di pericardite insegnando un metodo altrettanto ingegnoso qu11.nto sempli~ per liberare i l pericardio dalle sue aderen~e, mediante la rese~ione della. parete costale aderente alla. superficie anteriore del pericardio. Il 13 maggio 19()'2 egli presentò alla associa~ione di storia naturale e mt>dicina. un caso operato secondo suo consiglio da Petersen con esito soddisfacente. Chiamò l'operazione cardiolisi. Egli già allora indicava che l'intervento e1·a utile soltanto quando la degenerazione del cuore non era troppo av~nza.ta ed il muscolo era ancora capace di lavoro. Appartengono a questi, d'altronde, i casi non troppo frequenti, co11 potenti rieutramenti sistolici della parete costale. Braun pubblicò altri due casi dopo il primo, che del pari ebbero con l'operazione un reale miglioramento.

In seguito l'operazione fu praticata in sette altri casi; tre di Beck, uno di Umber (operato da Konig), uno di Meyer-Wes tfeld (opemto da Liudner) uno di Kuttner ed uno di Danielsen. In tutti l'es ito fu favot·evole. A questi dieci casi l'A. ne aggiunge un altro da lui operato il 26 settembre dello scorso anno. Ii 19 agosto 1907, entrava nell'ospedale uno scalpellino senza pr·er.edPnti gentilizi o personali fino a sei anni prima., nella quale epoca si ammalò di reumatismo articolare grave, e guarito risenti aff'a.noo e palpitA~ione di cuore nei lavori faticosi, tanto da costringerlo ad abbandonare la. sua professione. Essendosi manifestati edemi alle gambe ed ascite, ricov11rò all'ospPdale. L'esame fece rilevare principalmente pallore de lla pelle con vi!lo. mRni e piedicianotici, disturbi circolatori polmonari da stasi. forte rientramento sistolico, evidente collasso diastolico alle giugulari, aumento dell'ottusità. assoluta dell'aia. cardiaca. La pun.ta batteva al 4° spazio intercostale tre dita tra.svt>rse all'infuori della mammillare. La determ inazione rndioscopir.a della grandtzzn del cuore diede 20 centimett·i in lunghezza, 18 in larghezza. Sulla punta. si ascolta,·a tiD forte rumore sistolico con tono a$pro. Il 2° tono sulla pohnowne era sdoppiato. Il polso ra<liale, piccolo. irre~olnre, batteva in media 80 pulsazioni. L'addome era prominente con ascite, il fegato e la milza ingross.tti. La pelle della. regione sacrale, delle gambe e degli avampiedi era edematosa L'uri nn, oscura e densa, non conteneva però ele111Cnti patologici. Con as~olulo riposo, caff.eina e diuretina. migliomroroo i sintomi suhbiettivi, specialmente l'a0"!1nno. ~fa, se si eccettua una diminuzione dell'ascite e dell'eJema nessun altro migliornmento fu dato osservare. L'nfì"aruo e le palpitazioni ricomparivano tosto che il pa1.iente cercava di al zarsi. Dopo cinque settimane di trattamento interno senza risultato, l'A. s i deci>:e per la cardiol isi. So tto anestesia combinata locnJe e generale (adrenalina alla Schleich e cloroformio-narcosi), fece uu tnglio aù arco convesso a destr11, che partendo dall'estremità stern11le della ..t• costola, ~corre>a fino a due dita trasverse sopra i l punto d'incroc io della linea mammillare colla 6" costola sinistra. e pmticò la rt>sezione sottoperioslea di 2 centimetri ddla cartilagine e di o centimetri di osso delle co-


RIVISTA DI CHIRURGIA GE!"ERALI':

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stole 6~, G• e 7•. Durante l'operazione il cuore era eccitato, e le contrazioni irregolari, ora forti, ora impressionantemente debol i. Solo dopo l'allontanamento del la ti' costola si fecero regolari e forti. Ritenendo raggiunto lo scopo, dopo l'emostasi esatta, fu suturata la ferita lasciando un piccolo drenaggio. Il 2o giorno dopo l'operazione l'ammalato si sentiva bene, l'attività cardiaca accelerata ed irregolare - 110-120 battiti - esis teYa stimolo alla tosse. Con la digitale (l : 150) il polso s i fece regolare ed al 5° giorno scese a 76-8! pulsazioni e tale si mantenne. Il 31 ottobre fu messo in uscit11.; l'ammalato si sentiva bene, poteva salire facilmente e rapidamente le scale. ed era contento dell'esito. Persisteva il rientramento sistolico delle parti molli, al quale non prendeva parte la parete tomcica. Persisteva pure il rumore alla punta, normnle il 2" tono sulla polmonare, appeua percettibile il polso venoso. L'ascite e l'edema erano scomparsi. Visitato dopo poco te mpo pers is tevano i dati di ascoltar.ione sopra detti, l'aia. a~soluta di ottus ità d el cuore era diminuita per la s comparsa della dilatazione dei ventricoli. Sugli efl"etti duraturi della card ioli;;i, l'A. fa osservt~re che l 'individuo operato da Brauns nel 190:3, ma lgrado il lavoro f a ticoso di capo operaio in una fabbrica di motori, o l'abuso di birra. nel febbraio 19UG e ra an cora capace di lavorare, e che uno di Umuer fino a du e anni e mezzo dopo l'operazione, nella quale epoca mol"i per tubercolosi miliare. n on an·erti gravi dis turbi a carico del cuore. Dal lato operativo si osserva ch o alc uni operatori as portano il periostio I:Lnteriore e posteriore ed anche parte dello sterno ed i mu~coli intercos tali. L'A., seguendo i precetti di K onig, h a e~eguita la reseziono sottoperios tea delle cos tole. Se dopo Ja resezione delle costole si trova lo s pazio tra il cuore ed il periostio ripieno di aderenze spes.~e e sode, come n el caso di Mey er- \\'es tfeld, si può procedere senza pericolo all'asportazione del periostio e delle ad01·enze. Se invece tali a •l erenze mancano, come nel caso de ll'A. ed in quello di Konig, è quasi impossibile portar via il periostio interno senza ferire la p leura, il qual fatto non sar ebbe scevro di pericoli. D el res to non è grande il pericolo di una neoformazione ossea del periostio e della c artilngine aspor·tata. CALJo:GARI. A. MARTINELt.r. -

Ernia orurale bilaterale della vesoloa.

( Bullettino delle

Scie~tze Medichi', Fase. VIII, agos to 1908).

I cas i di ernia bilatt:rale della vescica sono oltremodo rari e nella massima parte di essi si tratta della varieti1. inguiuale; l'A. riferisce di aver·e operato un caso di ernia crurale bilaterale d ella vescica in una donna, in cui la sola vescicf~ costituiva da ambo le p11.rti l'ernia, non essendo essa nccompagnata da sacco erniario d i alcuna s pecie: cistocole ci·uralo extraperitoneale bilatemle. È l'unico cn~o d i taio variet;"t noto probabilmente a tutt'oggi nella letteratura, giacch e, in quello di Souligoux, si trat tava di cistocele paraperitoneale bilaterale. li caso descritto dall' A. presen ta uuo speciale int€'resse por la sua rarità, non chè per c iò che riguarda la patogenesi d i detti cistocel i. Iufatti la veseica nell'inferma si presentava s viluppata sui lati, quasi bicorne, fatto questo che conferma l'Idea dell'A less andri: che cioè le variazioni congenite od acquisite di forma d ella vesc ica debbono avere la massima importanza nella produzione di queste ernie; tanto più che nel caso suddescritto mancava qualsias i traccia di lipocele prevescicale, cosi spesso invocato dagli autori come fattore pa· togenetico, nè l'inferma si era mai assoggettata a sforzi acuti, ripetuti e con tinui, nè soffriva di stipsi. abituale. SEVERI.


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RIVISTA DI TECNICA E SERYiliO MEDICO lllLITARE Studio sul servWo di sauttà Dell'e•erolto tedesoo. medecine et de pha11nacie militai1·es, n . 6, 1908).

Sn!O.li. -

(.J:rcltit;es de

(Conlhlt<•l:lone e fine, Vf'oli fa, r. X. p:t:'{. 1i8o

IV. -

Servizio sanitario del corpi di truppa.

RIPAitT!ZIONE DEI MEDICI E DEL SERVIZIO.

B.Pggimenti eli fant eria. l'ei reggimenti di fanteria il s ervizio sanitario ò regolato per battaglione, e d debbono essere r t-golarmente due medic i per ciascun di questi reparti ossia 4 o H m edici p er 1·egg imento, secon do ch e i reggimenti sono di 2 o 3 ba ttaglioni. In un reggi mento di fanterin. di 3 battaglioni la divis ione de l persona le è la seguente: 1° Allo s tato maggiore d el r eggimento 1 magg iore medico, incaricato della d irexione generale del servizio. 2° Allo stato maggiore di ba ttaglione l maggiore medico per il 1° batta g lione, 2 capitani medici per g l i altri due e l s uhalterno. Il medico di battaglione è p e1·sonalnwnt e incaTical o e il solo ?'esponsabilt dd buoH andamento del ~ervizio sanitario giornaliero per il proprio r eparto ( visita degli ammAlati, vis ita delle r eclute, compilazione dei certificati, della tenuta d ci r egis tri, ecc.). Il s ubalterno IHiSISte il suo s uperiore diretto n ella visita giornaliera, oppure la passa lui s tesso, se ne riceve l'ordine, accompagna la truppa ai servizi es terni e istruisce il personale suba lterno (medici ausiliari (comple mento), infc rmied. porta feriti). L a ripartizione del p ersonale effettivamente presente ne i reggimenti di fan· teria era la seguente, alla data del l• apri le J!J07. Numr ro riti rel!~timenti a 3 baltaghonì a t b~twgloono

Hegg imenti con fl medici presenti. ,. » 5 " ,. 4 " ,. 3 "» ,. » 2

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5 25 60

60 lO

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..» 8

25

S i vede dunque da ques to s pecchio che il maggior numero dei reggimenti hanno a di!'posizione un minimo di 4 medic i; i mancanti del resto sono quasi tutti s ubaltemi che s i poS>lono sos tituire con dei medici volontari di complemento nel :l" semestre di servizio; ciò che permette di concedere con libertà. i congedi a scopo di stud io e di perfe zionamento, che costituiscono una delle caratteristiche più importanti dell'organizzazione del corpo sanitario dell'eser cito t edesco.

Ale1'i corpi di tntppa. Il numero dei medici messi a disposizione degl i altri corpi di truppa è cosi r ip a rtito allo s tato attuale:


RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO MEDICO :MILITARE

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Tutti i reggimenti (cavalleda, artiglieria a piedi o diL campagna) hanno un maggiore medico come capo-servizio assistito da un subalterno. I battaglioni di Jager (cacciatori a piedi) e del genio, hanno un capitano medico; quasi sempre manca il subalterno. I battaglioni del treno hanno invece un tenente medico. FU.SZIONA~IE.STO DEL SERVIZIO SA:SITARIO.

Visita mectica. La visita ha luogo nei 3 battaglioni alla stessa oni. ed in t re locali differenti; la camerata degli uou1ini indis ponibili come pure l'alloggio del medico ausiliario che abita in caserma, non debbono essere d i regola adibite per quest'uso. Essa e fatta di consueto sotto il controllo e la respons,.bibtà del maggiore medico del br,ttaglione, dal tenonte medico o dnl medico ausiliario. Le decisioni che possono esso1·e prese sono le ;;eguenti: esenr.iono totale o parziale dal servizio, ammissione alla. camera degli indisponibili, o invio all'o;o:pedalo. Per principio non rimangono al corpo che gli uomini l«'ggermente indisposti, la di cui guerigione non esige più di 4 o 5 giorni d'intcrru.-;ione di servizio: in linea generale l'ammissione all'oBpedale è data come la miglioro soluzione o la più r11.ccomandata. Tutte le malattie veneree debbono essere cm·ato all'ospedale. Gli scabiosi seno tenuti al corpo e sottomessi alle frizioni di balsamo del P e rù, che è il trattamento di cura regolamentare, il pi1't efficace del resto, poichc sembra che liberi l'ammalato in 2-! ore dal parassita. Il regolamento insiste sull'opportunità dell'entrata. immediata all'ospedale dei malati di reumatismi e specialmente di 'luelli afretti da patereccio. Il patcreccio costituisce una. causa frequente d'inùisponibilità; richiede cure precoci e ben eseguite per evitare conseguenze serie che possono avvenire in seguito specialmente la impotenza. nelle funzioni che rendono il militare per lungo tempo indisponibile e che spesso ne causano la riforma.

Came1·ate per gli incli.~ponibili. È prescritta, in ogni caserma. di fanteria una. camerata per gli indisponibili di battaglione ed una per i reggimenti di cavalleria o artiglieria. La sua capacità dev'essere calcolata in ragione di l '/~p. 100 dell'effetti vo, con uno spazio cubico individuale di 20 metri quadrati. Il mobilio comprende: 1° le brande (ogni ricoverato porta la sua, lasciando in camerata nel suo armadio chiuso a chiave i propt·i indumenti, l'equipaggiamento e le armi). 2° Una provvista sommaria dei med ic inali, oggetti di medicazione e strumenti chirurgici ridotti al puro indispensabile, che può trovare posto in Ull solo armadio di piccole dimensivn i. 3° Vi s i deposita egualmente il materiale di soccorso occorrente per gli esercizi esterni. Un sottufficiale infermiere dorme in questo locale, ed è responsabile d ella disciplina, della pulizia dei malati, dei locali e del materiale.

Invio all'ospedale. Gli uomini inviati all'ospedale vi si recano dopo il ranc io del mattino, accompagnati da u n graduato, oppure sono trasportati in vetture, il cui deposito s i trova all'ospedale della guarnigione; il servizio di queste vetture, la loro manutenzione, e la disinfezione, sono sotto la sorveglianza del medico direttore.


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RIVI STA DI TECNICA E SERVIZIO MEDI CO lHLI TARE

Servizio sanitm·io esterno. I! r egolamento stabilisce, in modo tnssati vo, la partecipa zione del persona le nwdico reggi mentale agli esercizi estemi. Q••als iasi r eparto di un effetti vo eguale o inferiore a un battaglione, che s i trova in serviz io fuori della caserma o della. guarn igione (tiro, marce, servizio in campagna ecr.), e accompagnato da un sottuiTicinle di sanità provvisto del mnteriale d i 11occorso n ecessario (zaino di sanità, oggetti d i medicazione ecc.). P e r qualsiasi forza superiore a un battaglione viene comandato un medico subalterno, oppure (e ciò acrade spesso) un medico au•ilinrio. Per gli eserci1.i delle truppe di cavalleria non viene comandato alcun personale sanitario <~peciale.

V. -

Mhmre 1•rofilnttlchc nel corpi di tr uppa.

80R YJWI.IA :"ZA St; l i'<JGGk:TTI DF:IlULf O SOSPETTI E SUl CO:\ \".\LESl"E:-:Tr. ( PnOPII.A>'SI DEI. I,A 'l'UBEHCOLOS I). ·vi.~ita m Pdica aarruoln.mento. - Il punto di partenza delle misure profilattiche coucementi la tubercolosi o s tabilito dall'esame rigoroso delle recl ute al loro arr ivo al r eggimen to. La clliamnta. del le rec lute ha luogo, per la cavalleria. e g li u omin i addetti a ser vizi non arma t i, nei primi g iorni d'ottobre; per il tr eno ill0 novembre, per l e altre armi a met à. ottobrt>. La visita d'anuolamento è pa.>sata sepa ratamente e nello stesso t empo in ogn i battag lione di fanteria clal maggiore m edico del ba tt11glione, che vi fa assistet·e tulto il suo personale, fnce ud o partecipare altivnu•ente a questa visit a il proprio subaltèrno in modo da impratic hirlo n el serdzio. La cifra an n uale d egli incorporati per battaglione di fanteria è di circa 80 a 100 redute per compngnia, os~ ia da 3:30 a ·WO r ecl ute per battaglione. Il tempo fissato per tale esame e di 3 a 4 giomi, il che corrisponde alla v isi la di c irca 80 a 100 uomin i per g iorno. Così suddivise ]Jer bnttng lione, n elle cond izioni di luogo e di tempo predette, s i compren de faci lmente che le operazioni possono essere condotte con precisione e sicurezza e l'esame di ogni soggetto fatto coscienziosamen te in modo completo, come lo vuole il r egola men to, senza im porre al medico una f atica esagerata. I dati che si debbono raccoglie re s u ogni esaminato non comprendono soltanto le misure antropometri che (stn tu rn, peso, perimetro, tanto n ella fase espil·atorin cl1e inspirato ria) ma ancora e sopratutto lo stato dei d iversi organi (polmoni, cuore,

occhi, orecc hi, ecc.).

Una colonnn speciale è aperta sul r egistro di vis ita per a ccoglit!re, ap pena cons tatato, la di ch inrazioo e sullo stnto d i cia scuno di questi orga ni, in modo da permettere al medico di fìssnro subito in o1·dine m etodico il risultato di questi vari !'~ami.

Un"a ltra colouua ùi de tlo r egistro è destinata a richiamare l'attenzione su i difotti e le imper fezioni già rilev!Lte al momento della presentazione del giovane davanti al consigl io di leva, e questa inscrizione è fatta per la maggi.or regolnriti• del recl utsuuento. ftfisure applicabili a i SO.'J!felti d eboli o sosJletli al l01·o arrivo.- Per q uauto n e l· l 'esercito tedesco s ia la rga me nte praticata la selezione dei contingenti di leva, lC\


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Stato non è meno d'avviso di el"itare una riforma dubbia o incons iderata dei soggetti di attitudini incerte, e cerca contemporaneamente di ottenere al più pres to po;;sibile l'accertamento dei tubercolos i fin dal principio. B a questo proposito che sono emanate le seguenti disposizioni riguardanti questa c!ltegoria di giovani ~>oldati uppeua giunti ·~i corpi: 1° Compilazione di una nota !<peciale dr gli individui sospetti; \l0 Domanda d 'inchies ta presso le autoritr\ civili del luogo di residenza dell'interessato sulle ma lattie sofferte dallo ste.~so o dni mem bri della sua famiglia ; go Rigorosa sorveg lianza medica , consistente in unto. serie di esami e di pe;;;atnre ad interval~i. Per poi evitare d'importunare troppo gli uomini affidatigli, il medico potrà d i ~ovente ricorrete con p1·ofìtto all'opera dei sot t ufficiali infermieri, i quali, vivendo in contatto più di retto con la truppa, potranno, se sono diligentemente diretti, contribuire molto alla rapid a scope1·ta d11i casi di tubercolosi; 4° Assegnazioni! di un supplemeuto nel vitto e di un orario di la>oro ridotto >:econdo il parere del medico; 5• Inv io in una stazione c limatica dei com·1des<:enti. Q ueste precauzioni sono applicabili a i {"On valo~centi, ai deholi, a q uelli che d recente hanno sofferto malattie Rcute delle vie respiratorie, pei quali, quasi sempre, i, necessario un lnngo ripo<;o e delle cure complementari neccssa1·ie. A quelli che hanno la famiglia, che si t 1·ova in condizioni finanziarie tali da assicumre ottime cure, s i potrà concedere un cong<>do, ma, nel caso contrario, debbono essere inviati in un~t stazione climn.l ica. P ROl'!LASSI SUI,T.l'; )1..\I,ATTIE VEl\EREE.

Visite sanitm·ie. - De lle vh;ite generali sani tarie hanno luogo in ogni batta· glione, su proposta del medico di battaglione. La loro frequenza dipende d:dlo stato s ani tario s ia della truppa sia della localiti1. Esse vengono passate in una de lle cam~rate più vaste della caserma e non sono soggette a nessuna di ~c1·etezza. TI loro scopo e quello o.uzitutto di scoprire i mali venerei e la congiuntivite granulosa, poi i soggetti deboli ed in particolare i convalescenti di ritorno al corpo, i quali non sono stnti confermati completamente guariti. Ques ta visita è ob bligatoria per tutti gli uomini di truppa; i sottufficiali non godono a q uesto rig uardo nessun privilegio, e sono tutti assoggettati alla regola comune, eccezione sola per il sergen te maggiore (Feldu:ebel;. Altre mi11ure. - All'infuori delle visite sani tarie la profilassi venerea è oggetto di altre importanti dis pos izioni: 1° Qualsias i mili tare affetto da malattia celtica. cbe non abbi1l dichiarato spontaneamente l'iufezione, d i cui non può ignorare l'esistenza, viene pun ito di p rig ione; 2° Egli i: obbligato a den u nziare la donna che lo ha contaminato, e le informazioni sono deferite alla pol izia; 3° Qufl.l~iasi uomo afl"etto da una malattia venerea deve essere ricoverato a l. l'ospedale e vi rimnrn\ fino a guarigione completa, anche se nel frattempo egli avessedi1·itto al congedo regolare, o per riforma. Nel caso, in cui per ragioni particolari, si dovesse pronunciare l'uscita di un ricoverato dall'os pedale senza che la guarigione fosse cohlpleta, l'autoritU. militare ne avvisa le autorità locali del luogo ove si reca l'interessn,to, aftinchè queste prendano le necessarie misure per a ssicurargli

le cure complementari.


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Questa precauzione, che riguarda sopratutto i sifìlitici, non ba per solo scopò di proteggere la popolazione civile. ma tutela ancora direttamente gli interessi del l'esercito, costringendo gli individui a curars i, quando questi sarebbero invece portati a trascurarsi. L'esercito si premunisce cos i, per quanto gli è possi bile, da cause d'indisponibilità. ed anche d'invalidità a l servizio militare di questi stessi uomini al momento del loro ri chiamo dalla riserva; 4• Il pericolo venereo è oggE~tto di consigli e d'ist:;uzioni frequentemente rinno vate in occasione, sia di visite particolnri, sia d i visite generali: viene segnalato per intero nelle notizie a s tampa che vengono consegnate agli uomini am malati, s ia a l corpo, s ia a!l'uscita dall'os pedale. Solt\'EGI.TA!'ZA SU LI. E BIBITE, LE DERRNfE ALDtENTAIH. - LA BOllATORI DI ASA LI :SI.

L a sor veglianza sulla buona qual itil delle derrate alimentari e dell'acqua potabile è assicur·ata dall'esistenza di varie stazioni di analisi (Unter:mchungsstationsì che sono state organizzate con decreto del 16 maggio 1891. Un laboratorio centrale, dipenden te dal dipartimento sanitario d el Minist ero della guerra, funziona alla scuola di sani tà a Be rlino. In ogni capoluogo di corpo d'armata annesso alla direzione del servizio sanitario s i t rova un laboratorio rt>gior1aie presso i locali dell'ospedale mil itare, sotto la sorvegl iamm del medico capo. Si divide in due sezioni : La sezione batterio· logica d iretta da uno specialista in questa materia, in seguito a pratica acquistata presso una università, e la sezione chimica dirett!l. da un farmacista. Cinque di questi laboratori (Berlino, Bresla via, Altona, M iinster, Carlsr uheì sono im piantati nel modo più completo, "' vi s i possono fare analisi di qualsiasi Rpecie. Infine in ogni sede di divisione, cbeJlon s ia sede di comando di corpo d'ar· mata, esiste pure un laboratorio di s imile genere. L'e:;ercito tedesco dispon~ q uindi per le varie esigenze di 36 a 38 stazioni di analisi, sparso su tutto il territorio, che possono soddisfare, in un tem po breviss imo, a tutte le ric hieste che vi giungono dai vari corpi d i truppa o servizi, concernenti sia l'alimentazione, s ia l'acqua da bere, sia qualunque altra ricerca che int:R.res~i l'ig iene delle truppe o della guarnigione ove si trovano. SEilVJZIO D I DJSISt'EZIOXE.

Allo scopo di evitare le spese necessarie per l'impianv.> di numerose stazioni di dis infezione nelle caserme, l'autoritil. militare ha giudicato preferibile di utiliz· zare, ove era po<>sibile, i servizi urbani di d isinfezione, generalmente bene impiantati e con personale t ecn ico di ind iscussa fiducia. Soltanto nelle località, in cui non è stato possibile stabilire una convenzione con i municipì, oppure ne lle città con numerosa guarnigione, s i sono stabilite delle stazioni di disi nfezione, c he s i trovano generalmente presso l'ospedale del pres idio, ove il loro arredamento, il loro funzionamento si presta di più che in una caserma, data lR necessitil di una accurata manutenzione d el materiale, ecc. OsrEl>ALF: Dl GUARSJGIONE.

I l p ersonale. Qualsiasi g uarnrg1oue che abbia un efl'ettivo normale di a lmeno 600 uo1mnr e dotata d 'un ospodale d i gua rnig ione rga rnison I.azarette) : il numero dei letti d e· v'essere d el4 p. 100 de ll'effettivo. LR direzione dell'ospedale è affidata al medico


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capo, dal quale dipende il personale, nonchè i malati in cura. Negli ospedali situati al capoluogo dei corpi d'armata, e deiJe divisioni, eccezione per g li ospedali militari di Berlino; il direttore è un tenente colonnello medico che disimpegna pure le attribuzioni di medico di divisione. Negli 1dtri ospedali, il medico direttore è il più an · ziano dei maggiori medici o dei capitani della guarnigione, pur disimpegnando nello stesso tempo le attribuzioni di capo servizio d'un corpo di truppa. Do! resto, tutti i medici de i corpi di tJ·uppa concorrono al servizio d'ospedale. La larga dotazione di personale m"'dico nei reggimenti di fanteria, la ripartizione del servizio per battaglione, la mancanza d'infermerie reggimentali, alleggeriscono molto il lnvoro del medico di reggimento e gli permettono di dirigere egregiamente qutlsti due servizi con gran profitto per la sua pratica professionale, non· rhè della salute dei militari affidati alle sue cure. Lo. ripartizione del servizio è la segut.nte : Sono stabiliti almeno 3 reparti di ammalati: uno di chirurgia, uuo di med;cina e uno misto per le malattie veneree e cutanee. Ogni riparto è d iretto da un maggiore medico o capitilno medico, il quale è assistito da un subalterno, o da un medico ausiliario; questi ultimi concorrono fra loro al servizio di g uardia. Il più anziano di questi subalterui è ordinariamente addetto all'ufficio di direzione ed incaricato della sorveglianza generale degli infermieri e dell'igiene dello stabilimento (lw·us-a1·zt). Negli ospedali piu importanti, le nudattie degli occhi, degli, orccchii della gola, la radiog rafia, la meccanoterapia, costituiscono altrettanti re-parti. Il laboratorio hacteriologico, che si t rovo. annesso in tutti gli ospedali di capoluogo di corpo d'armata o di divisione, costituisce pure un servizio speciale. Il servizio farmaceutico ~ inearicato della preparazione dei medic inali e della gestione del deposito del materiale sanitario, del quale si provvedono i corpi di truppa. I: personale è ripartito se<'ondo i casi seguenti: da 71 a 120 letti. da 121 a 140 » da 141 e più ;;

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l farmacista () aSSISti . ·t·1 d a un numero var1a · b'l d'1 1 e 2 » ) militari aiutanti farmacisti.

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Il servizio d'amministrazione è disimpegnato da ispettori d'os pedali (Lazarette fnspecto1·) in ragione di l per ogni 100 malati. Il personale subal terno comprende: 1° I medici ausiliari (Unte1·lirzte, Einjilh1'ig-Freiwillige ...ie'rzt")i 2° Il distaccamento delle truppe di sunità. composto d'infermieri e porta feriti reggimentali (l infermiere e 4 porta-feriti per compagnia o batteria.). Dopo di aver prestato un anno di servizio ntllle file, nel secondo anno vengono suddivisi per metà fra il servizio sanitado reggimentale e quello all'ospedale. Dis impegnano le funzioni d'infenaieri di riparto. 3° Il personale speciale. comprende i piantoni agli ammalati (K1·ankenLriirter) questi appartengono tutti al servizio disarmato e passano i loro due anni di servizio all'ospedale, ove disimpegnan<• i lavori di pulizia interna. 4° Un per:>onale civile di suore, domestici, meccanici, fuochisti, viene aggiunto secondo l'importanza dell'ospedale, al personale militare. L'OSPJ<:DALE ~f!LITARE N. 2 A BERJ,INO.

Questo ospedale rappresenta, nella forma ideale, il tipo regolamentare attuale degli ospedali di guarnigione.


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Costruito nel 1875 per servire a tutte le truppe accasermate o.l sud della Sprea, la di cui forza è normalmente di circa 15000 uom ini ha u na capacità di 600 letti (4 p. 100 dell'effettivo). Le spese di primo impianto si sono elevate a 3125lire circa per ogni letto. L'ospedale è situato a sud di Berlino, abbast&nza lontano dalla città, alla. quale è unito a mez~o di numerose tramvie elettriche, si trova vicino alla maggior parte delle caserme costruite attorno a\ grande campo di manovra. di Tempelhot: Il totale degli ammalati curati nel 1906 è stt.to di 5316, con una media g iornaliera di 350 ricoverati. Il personale si compone di: l colonnello medico direttore, avente alla. sua dipendenza 11 medici e o volontari, studenti in meliicina, suddivisi fra gli 8 r iparti del servizio, cioè, l eli chirurgia (2 medici; 2 di medici na (4 medici), 1 ripm.rto misto (malattie veneree e eutanee) (l medico), l se~ione Rontgen (1 medico) l di meccan oterapia e massaggio (l medico), l per malattie speciali (occhi, orecchi, gola) (l medico), l se zione batteriologica (l medico). Eccezione fatta pel medico direttore, che l'importan~a dello st.abilimen to non permette di distrarre da altro servizio, tutti i medici in sott'ordine a,ppartengono ai corpi di truppa. viciniori. Il servizio di guardia è assicurato dagli studenti in medicina (volontari). Il direttore e un subalterno medico alloggiano all'ospedale. Il personale della farmacia comprende l farmacista-capo e 2 aiutanti il servizio amministrativo 8 ispettori e 5 sottufficiali di sorveglianza; 48 sottufficiali e soldati di sanità (infermieri o porta-feriti reggimentali) ; 26 infermieri (lo·alt/,entrlirle,·), 7 suore, 15 domestici civili; l meccanico, 2 fuochisti completano il personale di qu~sto stabilimento che comprende un totale di 123 persone. I padiglioni del fabbricato souo in numero di 17, di cui 8 sono destinati ai malati e 9 pei vari altri servizi. Queste costruzioni non ricoprono che un quinto del terreno. il resto è riservato a i cortili. La più gran parte di questo spazio è r idotta n giardini molto bene mantenuti, che forman o un bel quadro di verdura attorno ad ogni padiglione, ove i malati possouo rimanere per quasi tutto il gior no e goderE\ del beneficio del moto all'at·ia a perta. I fabbricati ad uso ospedale sono di due tipi ; il blocco e H padiglioue. IL blocco è una costruzione ad un piano e contiene 80 letti. La di,.;tribuzione interna di esso è la medesima, tanto al piano terrouo quanto al piano superiore; cioè: dl\lla parte della facciata volta a mezzogiorno una serie di viccole camere di 3 o di G letti senza comunicazione fr!L loro, ma che danno tutte su di un gran corridoio ben illuminato alle due estremità. Di fronte, guardando la fncciuta settentr ionale, i locali annessi comprendono: l uffi cio, l camera per IR s uora, l camera }Jer la sorveglianza notturna, 1 sala da bagno con 2 bagnar ole e 2 lavamani, l latrina. Questa distribuzione è molto ben disposta; il frazio n a mento in piccole camere assicura a. ogni malato una tranquillità ed un benesse re rile vante, ed offre nel contempo i l meZ7.o facile per l'isolamento dei malati gravi e di tu tti q uelli la di cui presenza può essere dolorosa. o molesta pei loro compagni. Il Padiglione non si compone che di un piano terreno, e la sua distribu~ione è un po' difi'e rente; nella parte ce ntrale trovansi da ogni par te del conidoio piccole camere di 3 letti sempre esposte a mezzogiorno e di fronte i locali annessi g ià. r icordati. In ogni ala una grande Sl\la. di 14 letti della larghezza del fabbricato con una oamera attigua, detta sala pel giorno (1'ages1·amn) vagamente arredata con sedili


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in vim1n1, una piccola biblioteca, dei fiori, disposizioni ottime per sottrarre il malato alla pigrizia, nonchè alla lunga permanenza nelle sale occupate dai letti. Questa camera da giorno si apre su di una larga terrazza, esposta al sole e garantita dalla pioggia da una tenda o da una vetmta. I malati che non possono alzars i vi possono esse re comodamente trasportati senza lasciare il proprio letto, gli altri si accomodano su lunghe sedie di vimini messe a loro disposizione. Qualsiasi facilitazione, come si vede, è accordata a fine di realizzare nel più largo modo possibile le cure d'aria e sole, che pe r qualsias i specie di malato, costituiscono gli ausi liari cosi preziosi del trattamento terapeutico. Le camere dei malati hanuo una altezza di 4 me tri, una superficie di 9 a 10 metri quadrati e uno spazio di 37 metri cubi per ciascuuo d i essi. Presentano un aspetto piacevole con le pareti ricoperte di vernice a smalto di un colore chiarissimo; i l pavimento è ricoperto per intero d i tappeti impermeabili (linoleum), come pure il corrido io. Tntte queste superficie ad angoli rotondi, senza alcun rilievo, s i prestano alla. pulizia, e la sorveglianza. ne è facile. L a ventilazione vi è assicurata dalle imposte mobili delle finestre e da ventilatori disposti alla parte superiore e inferiore dell'ambiente, comunicanti con dei condotti d'aria disposti nello spessore del muro~ Il riscaldamento è dato da termosifoni ad aria calda o a vapore, collocati in tutti gli ambienti del fabbricato. Il mobilio di reparto si compone di regola del let to, tavolino da notte, sedia, il t utto in ferro. La ~ete (modello Scbultze) è formata di uu telaio metallico, sul quale sono tese delle molle in filo di ferro galvanizzato; dalla parte della tes ta del letto, un quadro scorrevole s u di una ma:10vella, permette di alzare il cusdno all'altezza. desiderata; tutto ciò presenta grande solidità. Il materasso si compone di 3 pezzi messi uno vicino all'altro; s i evit.'l. così l'accumularsi del contenuto nella parte centrale, alte rnando le diverse parti di esso; si può pure rinnovare <lOD g rande faciliti~ una di queste parti quando è s porca, senza essere co;;tretti di procedere alla confezione dell'inte ro .mate rasso. • Una tabella metallica fissata a capo del let to, riceve i da ti d P-lla dieta e dei medicinali presc ritti a lla visita. La tenuta. d'ospedale degli <~mmalati, come pure del personale subalteruo, s i compone di un vestito di flanella di cotone a righe bleu chiare e bian ~:he, che contribuisce a dare una nota ga ia all'ins ieme. Non ci sembra s uporfluo accennare altresì ad alcuni particolari riguardanti certe categorie di malati. Co~TAGJosr.

Ciascuno dei S padiglioni dell'ospedale s i pres tere bbe per l'ins tallazione di un ri parto contagiosi nelle migliori condizioni possibili d'isolamento; lo s tesso d icas i per le baracche DUrker, che sono sempre a d is posizione per i bis og ni event uali; ma la loro utilizza zione non è necessaria. La g uarnigione di Berl ino è poco colpita dalle malatt !e contag iose ; la febbre ti foidea (2 enlra~i all'ospedale n . 2 ne l UJOG), le febb•·i eruttive, la difter ite non s i manifestano c he raramente in pochi c1s i, pei quali viene riser vnto i l 1° piano d i uuo de i fai.Jbtica.ti « blocs :.. In ta li. contingenze vengono prese le seguente dis posizioni: 1° Questo rtparto ha un ing t·esso particolare. 2° Dis pone di un person a le s peciale.


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So Gli ammalati sono separati secondo la malattia, e cosi pure vengono separat.i i casi sospetti. L' isolamento è facile a stabilirsi, dato il frazionamento dei locali. 4o Le stoviglie in u so portano come segno di distinzione un filetto bleu attorno ad ogni piatto, tazza, scodella, ccc; questi oggetti vengono lavati sul posto e disinfettati. 5° Nei corridoi !lui quali corrispondono le camere sono disposti piccoli armadi a vetri, ove viene rinchiuso il materiale chil·urgico e di medicatura necessario ai diversi interventi chirurgici che possono essete richiesti d'urgenza (ti·acheotomiA, intubazione ecc.). 6° A ogui estremità del detto corridoio è posta una botte in legno contenente una soluzione disinfettante, nella quale vengono immersi per 24 ore la bianche ria ed il vestiario che escono dalla stanza dei malati prima di essere portati alla stufa di disinfezione. 'i 0 Ona tabella affissa sulla porta di ogni stanza indica la data, la durn.ta delrocc upazione di ogni letto, la s pecie della malattia e le misure igieniche che sono state prescritte. TunsncoLOsJ.

La scelta di tmo dei padiglioni è ind icatissima per riunirvi i tubercolosi, in un "ala provvista di una gra nde sala con came ra da giorno, e terrazze attigue. Ln cura d'aria e l'ipet·alimentazione sono copio>:amente messe in pratica. Questi ammalati hanno infatti cinq ue pasti al giorno; alla sveglia caffè e latte, pane e burro; alle 10 brodo con tuorlo d'ova, alle 11 e mezza minestra, arrosto, legumi, marmellata di frutta, latte o Yino, alle i3 latte, pane e burro; alle 6 lo stesso trattamento delle 10. I tu bercolosi sono chiaramente edotti s ulla specie d el loro male, e la loro educa?.ioue igienica è molto son·egliata: all'uscita d ell'os pedale, pronunciata la. riforM1:1, sono tutti prorvisti d i un notiziario a s tampa, nel quale sono impartite l e istt·uzioni circa le precauzioui c he debbono osservare, sia personali che per le persone colle quali debbono condvere, e portauo con loro la sputacchiera tascabile che hanno ricev uto all'iug resso nell'ospedale. Secondo le norme d'una ci rcolare ministeriale recenti<>si ma. del Ministero d ell'interno del regno di Pruss ia (23 giugno l !IOiì), i tubercolosi riformati dal ser.,izio devono e,:;sere segnalati dall'autori tit militare alle autorità civili comun11li, im•itandole a prendere le disposizioni nece,sarie per nssicurare a ques ti ammalati le cure complementari. Il fun7.ionamento dell'assicurazione operaia obbligatoria crea benefici considere,·o!i, che permettono nella maggior parte dei casi di fare us ufruire ai tubercolos i che offrono qualche speranr.a di gunt·ig ione, di cure climaticl1e noi sanutori. Cos i sono salvagun rdnti gli interessi d ella collettività e quelli de lle società di ass icurazione, il cui scopo è di ridurre anzitutto il nume ro degli infermi che possono river~a t si a loro carico.

Il servi?.io dE'i venerei di~pone di u n locale specialmente ri!>et·vato ai lavaggi ttretrali; bagni locali ecc. Le soluzioni antisattiche, gli apparecchi d'irrigazione vi ~ono disposti nel modo più comodo per gli ammalati.


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SALE DI OPERAZIONI.

Gl'interventi chirurgici si fanno in locali distinti per le operazioni settiche ed asettiche. Alle primo sono riservate 2 sale: una destinata agli interventi d'alta chirurgia, l'altra alle picco'Je operazioni e a lle fasciature e medica tu re ordinal'ie. Per le operazioni asettiche sono allesttte due sale attig ue; una come sala prepa· ratoria., contiene tutto il materiale necessario per la asepsi del chirurgo e dei suoi ass istent i e degli oggetti di medicatura. La sala operatoria molto spaziosa e arredata con lusso in tu t ti i suoi particolari. Una larga invetriata occupa tutto un la to della s tanza, e lascia entrare la luce a profus ione. L'illuminazione di notte è assicurata da un potente rifletto re, che proietta. la luce di 6 lampade elettriche di GO candele c iascuna. P el· ridurre gli s postamenti dell'ammalato al minimo, l'opera to viene trasportato, s ia nell'andata che nPl r itorno ai riparti nel suo proprio letto, che viene disposto su d i un telaio in ferro scorrevole su quattro ruote, di un manegg io semplicissimo. EgH può ricevere in una sala attigua a quella d'operazione tutte le cure per la toilette operativa. Tutto vi è dispos to per fargli prendere i l Lagno completo o locale; 110 inig~ttore rettale (l sedEe di comodo); ed il nec:essario per ri coprido d i panni caldi dopo l'operazione. SAT,A DI liASSAGGIO E DI MIWCANOTERAPIA.

Massaggio e meccanoterapia costituiscono ogg i in Germania un indispensabile s ussidio terapeu ti co per qualsiasi stabilimento o!'<pedaliero; perciò l'ospedale di Tempelhof è provvisto di uua serie di apparecchi tanto ingegnos i quanto utili per il trattamento delle anchilosi, iudurimenti articol ari, ipertrofitl, ecc., che sono i più frequenti reliquati di les ioni traumatiche nell'eserc ito. L'economin realizzata sul numero complessivo di giomi di tratta!llento permette di ricuperare presto le spese di pt·imo impianto. Vi troviamo dei d itali in metallo articolati, <lei guant i, delle manopole in cuoio, collegati con un pe ndolo, le d i cui oscillazioni, facili a graduarsi, imprimono alla parte dei movime n t i a lternativi di flessione o d'estens ione; un apparecchio per remare, per la mobilizzazione del gom ito, della spalla, de lla gabbia toracica, una bic icletta fissa al s uolo, pe r pedalare sul posto ecc. S ALA DI RADIO'l'li:HAI'IA E ~'OTOTERAP!A.

In una stanza. si trovano gli apparecchi necess:1ri alle ricerche radiografiche. Un'altra s ala contiene tutta. una serie di apparecchi fototera pici e eh:ttroterapici, il cui impiego è ora molto in uso in Germania, e che sono destinati specialmente al trattamento di certe forme di reu mati~mo cronico e di a lcune malattie della pelle, speci a lmente l'eczema, sul quale pare abbiano dato ris ultati molto incoraggianti. Un laboratorio batteriologico e chimico è impiantato in un locale annesso a ll'ospedale. Vi si fanno tutte le analisi richies te dai va ri stabilimenti mi! itari d el corpo d'armata. , I servizi sa nitari comprendono: 1° Il padiglione delle macchine, che distribuiscono in tutto lo stabilimento il riscaldam2nto a. vapore, la l uce elettrica., la forza motrice necessaria per l'e·


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levazione de ll'acqua che aUmenta gli attrezzi della cucina e della lavanderia, la stufa di disinfe1.ione, le sale da bagni, l'acqua pei cessi e pe r gli orinatoi, ecc. 2° La cucin,a e i suoi annessi sono comodamente impiantati. All'infuori degli apparecchi di cucina a vapore vi esiste un forno speciale alimentato al carbone per gli arrosti. Due suore ed un sottufficiale sono preposti a questo servizio. Gli annessi compre ndono un lavatoio, una s tanza per il taglio e pulizia dei legumi, una dispensa con armadio frigorifero per la conservazione della ca rne, del burro, delle uoYa, una cantina largamente provvista di vini di qualsiasi specie. 3° La l ava1uleria è pure molto bene arredata; nella stanza principale vi sono ]e macchine per lavare, per scillcquare e per asciugare la biancheria. Il tutto funzic-na automalicamente, e la cernita della biA.ncheria sporca, al suo arrivo, e quella della biancheria pulita, alla partenza, s i e ffettua con molta cura e celeri tà in s pe· ciali scompa rtime nti divis i da cancelli. 4° Bagni. - Oltre le cabine d a bagni unnesse ad ogni riparto, e ad ogni piano, esiste un impianto centrale provvisto di diversi apparecchi per bagni e iflroterapia ; bagni in piscina, bagni nella vasca, bagni di sabbia, do•:cie di ogni specie, a pioggia, a getto, ecc. o0 Stazione di disin(ezio11~.- Le caserme essendo sprovviste di locali di disinfezione, questo servizio è concentrato all'os pedale sotto la sorveglianza del me· dico direttore. Il fabbricato comprende 2 camere con una cabina intermedia, Ulunita. di vasca e doccia per uso del persona le incaricato delle disinfezioni. La stufa di mode llo Rietschel B:enneberg è a vapore finente con forz~ di pressione di 1/5. L'andamento delle operazioni può essere controllato colF interpos izione nel materi~tle da di'infettare di termometri graduati da 60 a 140. Gli oggetti prima di essere introdotti nellR macchina sono avvolti in teli bagnati precedentemente. AJ.'uscita della stufa, sono messi in un angolo della stanza, il cui pavimen to e le pareti sono intieramente ricoperti di quadrelli in ceramica bianca. I materassi sono distesi al s uolo s u appositi sostegni, i vestiti e le coperte sono sospesi a dei ganci e por ta mantelli. L'arredamento di questo lo~ale è molto bene disposto e da piena fiducia dell'efficacia de lle operazioni che vi s i praticano. 6' Rimessa. - I l serviz io delle vetture destinate al tras porto dei malati dalle caserme all'ospedale fR egua lmente capo all'os pedale di guarnigione. Le vetture io uso sono di due modelli: a lcune del tipo delle \'etture omnibus, che possono contenere I O uomini seduti o 4 coricati, ma a pareti intiere; altre che ri cordano molto i carri d'ambulanza, L'ospedale d ispone egualmente di una automobile da t rasporto.

l SANATO~! !'EI.t,' :f,;:;EIHJ lTO TEDESCO. L'esercito tedesco dispone per i suoi bil'ogni di 3 specie di stazioni di cure: 1° Le stn.zioni pe i convalescenti (Genc:nmy:;heim r). 2" I snuator i per i tube rcolosi (ll.arsl atiOIII<). 3• Le s tazioni termali (lùo·stations). l. -

Depositi di c;onmll'scenza.

La concessione d i licenze di conYnlescemr.a ai militari uscenti d all'ospeda le, si effettua in modo ristrc ttissimo nell'esercito tedesco. Essa è assolutamente snbonlinntn. alle segnenti condizioni : 1• Consenso del!· interessato;


RIVISTA D I l'EC:-IICA ~:SERVIZIO Mt:DICO MILITARE

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2° Dichiarazione scritta cielht famiglia di pt·enderc a suo carico tutte lo curo complementari necessarie alla completa guarigione del militare; 3• Attestato delle autorità civili che la faroigli:1. si trova in condizioni tali da fn1· fronte alle esigenze del caso. Esiste cosi una responsabilitlt., alme no mora.le, imposta. alle amministrazioni comunali, che hanno il dovere di non disinteressarsi della salute e del genere eli vita dei militari in convalescenza nella loro località. Se, nel periodo della sua convalescenza, i l militare presenta ag gravamento, deve essere subito trasportato all'ospedale di guarnigione pili vicino. Nel caso clte questo trasferimento ofrra qualche pericolo, può continuare ad essere curato n ella sua famiglia, alla quale possono essere indennizzate le spese che hn dovuto ~or­ portare. In qualsiasi caso il militare, che all'uscita dell'ospedale non ò completa mente ristabilito per riprendere servizio, deve essere tennto al corpo e, ne1 ~'asi particolari che verremo esponendo, deve essere inviato in un dopo.~ito di convalescenza. Condizioni d'ammissione. - L'ammissione, in primo luogo, dev'essere risen·ata ai convalescenti di malattie acute gmvi (febbri t ifoidee, difterite, coliche) e in particolare a q uell i che hanno recentemente sofl'erto di una m:tlattia pohnonare acnta (nella quale però non vi sia alcun sospetto di tubercolo:;i latente). Possono essere pure ammessi i convalescenti di traumatismi accidentali o di operazioni chirurgiche, che danno fiducia di un miglioramento con il massaggio, la ginnastica, e gli èSerci:f.i metodici all'aria aperta. Una terza categoria di persone è pure ammessa in questi depositi, ed è costituita dai giov~tni soldati, la di cui debole costituzione è più esposta a piegare sotto le fatiche del servizio ordinario e pei quali si può sperare di rinvigorire lo stato generale cou u n trattamento molto ac<"urato e specinle. I n ness un caso i depositi di convalescenza, possono ricevere degli affetti da tubercolosi di quals iasi grado, od a nche di malattie nervoso o cutanee, n~ di alcool ismo. Si rich iede pure che gli ammessi abbiano tenuto buoua condotta al reggimento. La durata d el soggiorno in ·queste stnzioni è fissata a 2 mesi; tuttavia può essere prolungatn di l mese, semprechù, in qnest'ultiulo tempo, possa presumersi la guarigione completn del COD\'alesecnte. I'M·sonalc. - Il personale s i compone : 1• Per In d ire:doue e l'amministrazione dello s tabilimento, di u n maggiore medico, che ordinariamente viene comanolat.o dalla vicina guarnigione e che rimnnH in funziono almeno l anno; mancando medici del quadro degli e1fettivi, si utilizzano dei medici militari a riposo; 2° P e1· la disciplina dei militari 1n cura e per Ja sorveglianza. della loro istruzione, vi è pre posto \IU ullìciale del grado di tenente, i l più delle volte convalescente egli s tesso e perciò più in grndo di giudicare e t·flndersi edotto del In.· voro d1\ imporre ali:\ truppa di cui ha la dirc?.ione. II personale di complement o è costitu ito da un sottuflicia le di sanitit, possibilmente ammogliato, la di cni moglie è incarica ta della cucina, e eli l o 2 infermieri :xranl.:entcat·te,·). 1'1·attarnento. - Il regime di q ucsti convalescenti e deboli consi,;te: iu una cura d'aria, un lavoro fis ico convenientemente appropriato alle forze di ciascuno e t;na alimentazione più abbondante che sia possibile. 55 - Giornale d i meclici11a miW are. -

Fase. X l.


lUVl:::TA l)! TEC~lCA E SElt\"lZlO ~lEDJCO MILITARE

Cura dell'm·ia. - La scelta delle località per detti depositi À stata fatta con buon criteri o. La m11ggior parte di essi sono situati in regioni boscose ed alvestri, o ve la cura. clell'al'ia e del moto possono essere facilmente realizza bili: molte d i que~te local itiL .sono del resto, sta?. ioni di villeggiature c di stabilimenti climatici; due di e.ssc, Landeck e Driburg sono s tazioni termali sul fu ree e ferruginose molto

frel')uentnte. Norderney è una piccola borgn.ta marittima situata nell'isola omonima sul mar Baltico; Siiderole, nella foresta Erciuia, G rtimbach nel \-oigtland in Sassonia sono siti rinomati, che rich iamano ogni anno gran numero di fore~tieri. Alirnentazio/11'. - A t;iudicarne df<l uumero e dalla compos izione dei pasti che souo cosi stabiliti l'alimentazione è molto abbonctante: Alla 1.. colazione alln sveglia: caffè, the o ltttte con pane di mu120 gr. n izione . Alla 2" colazione alle 10 : prosciutto, salciccia o arro~to freddo, Sò » 1:20 .,. con pane bianco . 200 .,. e pane di munizione Pranzo di mezzogiorno : 1° un mezzo litro di brodo o zuppa; il brodo contiene pure pastine, riso od orzo, . . • 30 ')) la zuppa contiene sempre pisell i, fngiuoli o lenticchie 75 ~ ~o car11e lessata 100 .. go •~l'I'O$tO (bue, vitella o montone) . 1';'5 » .J.o carne in consen·a 150 gr. con piselli e crauti 2:20 » 5o patate o legumi Yerdi o secchi 300 .. Go frutta di s tagione o secca. La merenda ~ome per la l • colazione. l l pasto della sera come per la 2• colazione. Io totale la razione giornaliera comprende circa 700 gr. di pane, 1)00 gr. di came e l chilogrammo di legumi. Quelli che hauno ancora bisogno d'un supplemento possono riceverlo previa concessione del medico direttore, poi seguenti generi; 50 gr·. d i pane. 40 g r. di pros ciutto. 200 gr. di patate. 5 gr. di burro. Ope1·azioni dP.lla yirl!'nata. - Sono regolace d i comune accordo fra il medicodirHtore e l'ufficiale a<idetto. La scelta degli esercizi è au1.itutto subordinata alle condizioni atmosferiche, nonclaè allo stato fisico di ogni convalescente. Gli esercizi fistci com prendono: 1~ la ginnas tica individuale ed agli attrezzi; 2' Il ti ro al bersaglio e le segnalazioui ottiche; go il servizio di presidio e quello in campagna. TuttQ ciò alternato con escurs ioni ""arie nei dintorni. Come e~ercizi teorici figurano le letioni d'educazione tfpenica; queste lezioni ~ono fissate in numero di due alla settimana e sono sempre impartite dal medicodirettore. Gli uomini sono istruiti secondo i principi di una buona igiene. Si può ril~uere per certo che detti cons igli vengono attentamente ascoltati da questi convalescenti, dato che la loro salute è stata scossa più o meno seriamente, e che rientrati ni l oro corpi ne sono propagandisti convinti, essendo loro stessi esempi con\·incenti d oll'applicaziono metodica di questi 11recetti.


RIVISTA DI '!'ECXICA E SEHVfZlO ~IEDICO MILITARE

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I giuochi, ben inteso, hanno pure la loro p>trte nel programma della giornat:1,

e sono : le bocee, la palla, il tenni!i, per i giuochi all'aria aperta; la dama, il domino, ecc. per l'inte rno. A d is posizione degli uomini ricoverati in detti depositi si trova pure una bi· hlioteca. Tutte le ~pese di primo impianto sono a carico del bilancio della guerra. Le spese ulte rio1·i sono coperte in parte dai diversi corpi cui npprtrtenj!;ono gli uomini e in parte con dei fondi eventuali messi a disposizioue del generale comandante di corpo. In caso di mobilit<tzione, gl i t1omini raggiungono il loro corpo, il pers onale rientm alla propria sede; il solo sottufiiciale rinmne a guardia dello stabilimento, che può essere adibito evEntualmente, ~in come ospedale di risenra, sia come ospedale d i taJ)lHl.. 2. - Srmafol"i pe 1· militari l~tbenolosi. La questione del trattamento dei tubercolosi nell'esercito è stata in questi ultimi anni oggetto di misure, degne del più grande interesse. Lo scopo non è di manter1ere ne lle file dell'esercito dei soggetti che sono incessantemente esposti, da un momento all'altro, alla riacutizzazione della loro infe?.ione, in modo da rappresentare una fonte permanente d'infezione per la collettività. Ad eccezione di pochi sot.tullic:ali, la. di cui auzianitil di servizio olJbligA. a trattarli con riguardi particolari, l'elimina7.ione sollecita dei tubercolosi è una. misura di sicurezza generale rigorosamente osservata. :\Ia per coope rare all'opera umanitaria della profilassi tubercolare, che da ÌO anni è stata oggetto di gr·audi ,;foni in Ge1·mania, l'esercito ha il dovere di non restituire questi malati ai loro centri, se non dopo averli s ufficien temente migliorati e educati per ridurre al minimo i danni del contagio. In questo ordine di idee sono stn,te prese le seguenti di ..,posizioni: l• {~uasi tutti gli ospedali militari sono costruiti in modo dn.otteuere dappertutto la nragg ior provvista d'aria e d i l uco e por permett!lre il soggiorno agli ammalati all'esterno delle sale per il maggior tempo possibile. Tale intento si è rnggiunto coll'impianto d i gianlini, prati rla giuochi, tende, costrnzione ùi camere a giorno, terrazze, e tettoie di riposo annesse ai padiglioni dell'o:speclale; 2o Per gli ospedali, che presentano a questo riguardo d ifetti di costruzione ai quali è difficile poter rimediare, la direzione generale del servizio sanitario può autorizzare il trasferimento clei malati in altri ospe,[ali meglio disposti. A. questo scopo esiste in ogni corpo d'armata uno o pit\ ospeoali situati generalmente nella se<Ìe del comando del corpo d'armata o d'una divisione, intieramente provvisti di tutte le risorse necessarie circa il trattamento igienico, idroterapico ecc., e ove si trovano pure medici militari che hanno avuto una istruzione preparatoria speciale in uno dei numerosi sanatori, che aa 10 anni a questa parte sono sorti in Germania. s· 11 numero di questi stabi limenti, la loro d istribuzione in tutte le pt·ovincie dell'impero, la loro situazione climatica, i l loro arredamento ed il valore tecnico (lel personale sanitario e subalterno cl\e ·vi è addetto, danno risultati tanto favorevoli che il ministro della gue• ra è stato sollecitato a mettere a profitto ques te considerevoli risorSI'. Si sono al riguardo prese anche delle misure per permettere l'ammissione dei tubercolosi militari nei sanatori situati nelle vicinanze di ogni corpo d'nrmata.


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RIVISTA DI TEC~ICA E SERVIZIO ~I EDICO MILITARE

~ello stesso tempo è stnto st.nbìlita l a istituzione eli stazioni di cm·a s-peciale d11. impiantars i a poco a poco vicino agli ospedali di guarnigione, che, per il clima, per la si luazione topogrnfica e i dintorni, meglio ris pondano alle condizioni volute. Queste stazioni sono dirette ùa me•lic i militari specialisti nel t rattamento della tubercolosi; sono costituite da bru·acche che possono ricove1·ore da 12 a H malati e provviste di tutti gli annessi necessari (sale di riposo, sale d a giuoco, sa la per massaggio, d'idrotempia ecc.). Al presente diversi sanato1·i militari esistono g ià a Mi.inden, a Saarbruck a Detmold: :ptest' ulti ma stazione è esclusi va men te riservata ai sottufficiali ; a l tre sono in via di attuazione. In attesa di potere utilizzare q ueste nuove risorse, un certo numero di posti sono n disposizione dei tubercolosi dell'esercito, ne i sanatori civili. Le autorizza zioni sono concesse quando il g rado e la specie della malattia, come pure lo stato generale de l s oggetto. consigliano un trattamento climaterico e pe nnettono d' intravedere un possibile risultato duraturo. Gli uliiciali medici, gli impiegati s nperiori sono pure ammessi in molti sanatori civili, ove sono loro riservati alcuni posti a tariffa ridotta. Di più fin dal 1001 l'Imperatore ha fatto arredare ad Arco, nel Trentino, la Villa H ildeb,·and. Questa villa gentilmente offerta dal s ignor Hildebt·and, uffic iale dell'esercito tedesco, si trova in una posizione meravigliosa sulle rive del C:arda. Essa può ricevere 25 malati e viene aperta dal mese d'ottobre al mese d i m~ggio. J,o stabi limento è affidato e di retto da un medico militare dell'esercito a riposo. Gli ammessi sono e.<oenti da quals iasi spesa. Uno stll.bilimento special mente destimlto a i tube1·colosi delle famiglie dei sottufT:iciali è stato impiantato a Idstein. RJ.:ct~UTA .li E!'\TO DEt :\IEDJCI ~riLlTARr.

La S cuola d i sanità e l'ospedale d'istruzione della Charilè, a Blt'l·lino. I medici per l 'esercito si reclutano per la maggior parte fra gli allievi della Scuola d i sanità mili tare (l(ai/;er Wil11elut Al.:ademie), e per un piccolissimo numero fra i medici civili. Le am m i,;sioni in questa. Scuola hanno luog o due vòl tEl ll.l!' anno, in marzo e in ottobre; per esservi ammes.• i non occorrono n è esami, n è concorsi. Le condizioni ch e si richiedono sono le seguenti; 1• Es:se•·e figlio l egittimo; '.2• .Avcru almeno ~l anni; 3• Possedere il certificato finale deg li s tudi cla><~ici; -!"Avere l'attitudine fìsi,.a necess~tria per sen·ire in un corpo de lla. guardia, c per conseguenza a ye,·e una statur11. di metri 1.70 (pe r tolle ra nza metri l,Gì .) 5o Pro,·are di avere dalla f~tmigli~t un sussidio mensile d i 75 lire per tutto il tempo della rimfl.nenza alla Scuola e di HU li re durante il grado d i sottotenente medico, il di cni stipendio è molto modesto. Lo Siat.o a~sumc a suo ca.rico tutte le spese ~colastiche. Gli allievi non riceYono alcun t rattamento e non por tano l'uniforme. La scuola assicura l'alloggio a 200 di e,.,si, 150 souo alloggiati in cittit e ricevono una indenni tà di GO lire. L'istituto è comandato da nn yeneral- a1·zt che è pure vice direttore, ment re il dire ttore efTett.iYo é il ye11~ml-stab~ a1·r.t.


RiVISTA DI TECNICA l~ SERVIZIO MEDICO :\[lLITARE

Prima di cominciare il. corso clei loro studi in medicina, gli allievi fanno 6 mesi di servizio ordinario in uno dei reggimenti della Guardia a Berlino. Questa chiamata ha sempre luogo in aprile, in !)lOdo da iniziarli uel servizio durante il semestre in cui s'impartisce l'is truzione la pill· inteu;;iva ed hanno luogo le grandi manovre, a Bne di permettere loro di rendersi conto degli sforzi ého si fJ!"étenJono dal soldato. Non sono ria.mm es~ i alla scuola, se non sono provvisti di un certificato del comandante del corpo che garantisca che hanno adempiuto con soddisfazione ai doveri militari. Il corso degli s tudi di m edic ina dura 5 anni, divisi in 10 semestri, così regolati : -

---=---....::=:--..:

1° SE~E'TilE (t'Sta lt')

Fisica 13 parte. Chimica. storia nnturale, osteo- Cl1imica inorganica. logia, istologia. . ) Anatomia. - Eser cizi di disse-

Jo anno

zione.

3°

id.

40 e so id.

.

1

An a t omi01. fisiologia L' ptu·Le •

Fisiologia 2• parto. Fisica. 2" parto. Chimica organico..

Revision& d ello materie ed eSt\m6 d i fisica .

Patolog ia. 6 climcho.

Patologia e cliniche

Patolog ia 6 cliniche.

Dopo di avere ottenuto i l diploma di abilitazione ~ Slaalsiil·ztliche l'l"iif'an:;) sono nominati medici ausiltari (Cnft rarzt) col grado e il soldo del Feldwebel e comandati iu questa qualità. ad un corpo d i truppa: ma vi rimnn!;ono soltanto in forza e ne sono distaccati per uu auuo alla scuola. come llssistauti in prova. nei diO'cr enti servizi clinici de ll'università. Terminato questo periodo, raggiungono il corpo cui sono effettivi e sono messi ,tl corrente del servizio reggimentale. Po,;!<ono, dopo tre mesi. essere propos ti a l grado di sottotenente medico. Nel trasmetter e la proposta, il medico di divisione sottopone il candidato ad un'ultima. prova., quella del voto di tutti i medici militari d ella divisione alla <!u:dc appartiene e che sono chiamati a dec idere se il cand idato è degno pel suo carattere, la sua oduca;lione cd i suoi sentimenti' di essere ammesso fra loro. Ques ta form aliti~ non esiste per nessun funzionario nè impiegato militare dell'l'· sercito tedesco; ess11. è spec iale agli uflìciali e ai medici, e ne sottolinea e ne raf forza maggiormente la C\OlTIHnanzn mor:~.le che caratterizz.a gli uni e gli nltt·i. Durante il soggiorno alla s euola gli allie vi dello stesso corso sono Llniti in uno stes~o gruppo. Esistono perciò 10 gruppi di 30 a 35 allievi ciascuno. Ogui gruppo è alla. dipendonza di un capitano mod ico ( St•nteliterslabsarzt), che ha l'incarico di a.~sisterli nei loro stud i, di sorvegliare la loro presenza ai corsi e cliniche e d i iniziarli nella conoscenza dei loro doveri milita ri. Questo son·egliante è pure un ripetitore, che fa loro conferenze sui diversi temi di medicina assegnati e sul servizio sanitario in tempo di pace e in guerra.


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li! VISTA DI TEC:\JCA E SERVIZIO ~lEDICO MILITARE

u n corso di lingue moderno viene ugualmente impartito in detta scuola: l'insegnamento dell'eq uitazion e occupa un semestre. Gli a llie vi ricevono l'insegnamento clinico ali'O:;pedale della Chm·itè, uno dci più importanti di Be rlino, ch e comprende 13 cl iniche e un istituto patologico. Sono riparti t i fra i diversi servi zi, ove trovano come a~si>;tenti i capitani e rnag· g iori medici che vi sono comandati pe r perfezionare la loro istruzione pratica. Si trovano quindi giornalme nte a contatto coi loro compagni anziani, nelle mi· gliori cond i:>.ioni por essere guidati n ei loro studì. I'er la speciale destinazione agli istituti d' is truzione del corpo sanitario militare, l'Ospedale de lla Cbnritil, quantunque s ia staLilimento civile, hA. per direttore un gene-ral-arzl dell'esercito.

JL PERFE7.lti:>A)!E);T0 D F.LI} lS'l'Rl:ZJOXE DEl ) IEDJCI lHLlTAIH.

Il mantenimento e il p erfezionamento del Yalore professionale dei medici militari son o ass icurati nell'esercito t edesco n mezr.o di una serie di provvedimen ti d'una grande importanza. Conviene ricordare anzi lutto l'e<; un ripnrtizioue del personale, che permette di J)'lanten e re i medici, fino al grr~do «i tenente colonnello, in contatto giornaliero con la pratica di reggimento e quella d'o:-:pednle. Qualunque sia il se:vizio, in grandi o in piccole guarni g ioni, i tenenti, capitan i e ma~~iori m edic i fanno sempr e fronte a questi due ser,.izi, non perdendo co;;:ì mai di visl11. le questioni che inte ressano la vita del solda to in caserma e alle ma no vre, come pure quelle che riguardano il trattamento dci malati all'ospedali'. Le curo che e~<:>i d~bbono rivolgere d'altra parte alle nu nw rose famigli e dei sottuffkiali e impiegati militari li mettono gio rnal1nen te alle prese con una clien tela. variata di donne e fn nciulli, che li ol>Lli!;a a s \·il uppare n oi dh·ers i rami le loro conoscenze professionali. Questa atti,·ith viene del resto stimolata dall'adozione dullc disposizio ni ;;:eg nenli : 1° Una biblioteca medica ò impiautata in tutti gli ospedali di guarnigione ~itunti alla sede del corpo d'ar mata: le opere sono ùnte in prc,;tito, su domand:\ u tutti i lllcdici d ella r egione ; 20 Un!~ tes i d'inre1·no 1. IV inlerm·ùeit) è pre,;critto pei subaltem i m ed id. 11 t ema viene dato dal medico ispettore gcn<'mlc, e si riferi.::ce sin n.l serd zio :;A.nitnrio in campagna, sia a qnnlsiA.s i s tudio cbe int~oressi la m edicina dell"c~è rcito. Un periodo di G mes i è a ccordato per questo lavoro, che dc,·e essere opem personale. Yiene le tto successivamente dal medico di diYisione, dal direttore del servizio san ita r io e trasme>-so a l pr esidente del comitato sanitlltio. t-luesti fa cono~ecre all' interes>oat,o il suo giudizio, osservando In ~te>;sa via gorarchill. e ,;c il lavom vi ene giudicaLo insuflicicnte. ne v ie ne n~segnato un altro. I modici che possono provA.re di a,·er scritto un lnvoro personnll• di un valore equi,·nlente sono talvol ta di.-pen~ati rln qullst'oubligo; :.3° ogni anno si apre n B erlino un corso di per(eziouamenlo tl i -~ settimane. Tre g:·uppi, cia~cuno di 2 medici per corpo d'arma tn, OS!;ia lJlmedici per l' in!'ieme dci l i corpi d'armuta prussi11ni, sono successi ,·n mente chinmati: il primo turno per i sulmltcrni ,·iene ch inwnto in ottobre, alla fine delle ma novre; il secondo, poi ca1oit1mi, in novembre; il ter 7.o, pei maggiori, n ella primn\'em. I medici, destinati a frequentare detti cor-;i, sono indenni zzati pE'r intero dello ;;:pc~e di trasloco, e r iscuot ono durante il tempo del cor~o una indenu ità di 15 lire.


RIVISTA DI TECNICA E SEHVIZIO MEDICO MILITARE

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Ogni gruppo è ripartito in due sezioni che espletano a lternativamente lo stesso p rogramma e cioè: la mattina dalle O a mezzogiorno, clinica (una settimana viene riservata per le cliniche speciali) ; In sera, dalle 2 alle S, medicina operatori!'l. (l gioxno su 2), batteriologia e visita d e i principali stabilimenti scientifici della capitale. Alla fine del corso, questi merli ci d ehbono so:=; tenere una prova innanzi una commissione, delle loro conoscenze chirurgiche, di igiene militare e medicina ope· ratoria; il punto ottenuto viene comunicato al direttore e al medico di divisione. ~essuno può essere promosso a l g rado di capitano o di mag giore se non ha superato quel>to esame. . Tali sono le dis posizioni prese per mantenere elevato il livello del valore pt·ofessionale della massa del corpo sanitario; ma per preparare una scelta, per fa. vorire lo studio delle diverse specia litit, la cui esistenza è necessaria ai molte-

plici bisogni dell'esercito (chirurghi, ocu li~ ti, otoiatri, batteriologi, psichiatri, ecc.) altre risorse sono da tempo messe in uso.

Dei posti di assistenti, di capi d i laboratori, sono annua lmente I"Ìsen >ati ai mc· dici militari in tutti i centri uuivet·s itari, sanatori, ecc., posti che vengono scelti sia negli stabilimenti dello Stato, sia in quelli municipali, sia io quelli di societ:\ di a ssistenza privata. La Germania presenta sotto questo riguardo condizioni specialmente fa\·ore · voli, in causi\ dellr~ grande estens ione del l' insegnamer:.to univers itario e delle risorse scientifiche di cui dispone. TAl. Prussia, In Sassonia, il \Vnrtemberg n on contano meno di 17 uoiversiti( molto fiorenti, provvis te di c l inicbe, istituti di q ualsiasi g enere, con ricche dotazioni, e frequ entate da nume rosi ~t Ilied. In questi ultimi anni poi tre altri nuovi centri s i sono fondati, cioè le accademie di Francofor te, Colonia e D lisseldorf, pnrticolar· mente d estinate ai medici s pecialisti. Lo sfruttamento di queste risorse è largamente con cesso a l corpo medico militare. È per questo che ogni anno vengono votati all>~. Camera dei crediti speciali che permettono di mettere fu ori quadt·o, in sopmnumero agli effettivi, -15 medici del· l'esercito, che sono distaccati alla J{ai~P1' lVilhelm Akademie. Sono scelti pel· la maggior parte fra i capitani medici della metà meno anziana del quadro, e qualcuno pure fra. i snbaltcrni nuziani, fra i m~glio clasc'> ificati in condotta e valore pt·ofessiouale. Diec i di loro sono cl•iamati a disimpegna re alla scuolt~ di sanità le funzioni di assistenti; gli altd sono suddivisi in gra11 parte nei ,.;ervizi clinici dell'ospedale della Charitè a Be rlino por occuparvi- sempre in base ad una uguaglianza assoluta con i loro colleghi civil i - le fum:ioni eli as~ isten t i, di aiuti primari, ecc. La dumta di queste mansioni non è ri go rosamente limitata, però non è mai inferiore a 2 anni. e può essere prorogata a 3 o -t anni; durante tntto que!'tto tem po continuano a percepire In loro pago. come in attività di servi zio, la maggior parte sono alloggiati gratuitame nte, n cura dell'ospedale. In Sassonia quest.i van taggi mate riali sono ancota più largamente concessi : ricevono, in più della paga intera dovuta al grado, un supplemento annuo di lire 1500 con alloggio e pensioue gratuiti (cirr:olare mini~tcrialo 7 agosto 1!101~).


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RIVISTA BIDLIOGRA],'I CA

E;mRCI'l'AZ!0:\1 SUL SE11VI7.10 SANITARIO IN GUERRA.

L'istruzione sul servizio ;;anitario in campagna compendia quattro varie t}t d i e!>ercitazioni. che !<i e!fettunno, in ogni corpo d'armata, nell'ordineseguente : 1o lu inverno manoHe sulla carta, alle quali prendon o parte ufficiali combattenti e medici cltiamati dalle Ya rie p;uarnigioni; 2o In primavera manovro dei quad1·i di una durata d i 2 g iorni, sotto la direzione del medi co di d ivisione, assistito dn. un ufiiciale d i stato mag giore, incaricato di sviluppare la situazione tattica di ogni operazioue. Si compone abitualmente di un g ruppo di 15 m<:dici, tutti montati; 3° In prim:wera o iu estate una esercitazione di 14 g iorni, che h a luogo di solito nella gua migio ne o ve ri,;iE·do il battaglione del treno. A queste esercitazioni prende parte un g ruppo di 10 a lo medici, la compagnia di san itit, formata d'infermieri e port a feriti dei corpi della guarnigioue, e il distaccamento del treuo col suo carreggio. Qui pure è il medico di divis ione che p rende la direzione delle esercì taz ioni. Lo scopo di questa istrm:ione ò quello d'insegnare anzitutto ai port a - feriti e infermieri a mnneggi:ue il meglio possibile i diveJ-.~i mezzi di t rasporto e d i portare i feriti ai medici nel minor t em po possibile. S' insist.e quiudi part icolarmen te s ui diversi metodi di caricamento e sull'uti· liu.azione di tu tte le riso1·s e locnli destinate ad assicurnre uno rapido sgombro. Jo Le grandi mllnovre d'autuuno servono infine ~~ completn,re, ne l modo piu efTicace pe i medici m ilitari, l'istrwdone s nll' impiego delle unità. sanitarie in campagna. (1'rad. di A. CASARI:>!).

BlVISTA BIBLIOGRAFICA. Dott. Emw:-:no TRO.\IBE'L"I'A, mag~iore me;liro, professore alla scuola di applica"ioue di sanitil milit:-1.r e, lihero llocente nella R . Università di Tor ino. - Guida alle perizie medico leg ali per lesioni e malattie proveoleotl da causa di servizio. - Torino, Unione tipog rafico editrice torinese, 1V08.

È !'ultima della seri e di pregia te pullblicazioni, c he il chiaro professore della scuola d i l<'irenze fa, cou si lode\·ole attivitit, seguire una all'altra sopra. i piu importanti argomenti della medici na. militare. Come l'.L ossena n ellA. prefazione, questo llfamwle doveva essere tln semplice commen to al 'l'eslo ·unil·o d"lla le!Jge sulle 11ensioni civili e milita1·i e nlatiro n•golallu:nto in r apporto agli esiti delle ferite in guerra, e fare parte di u n'altra pubblicazione medico- militare, in corso di s tampa presso l'Unione tipografico- editl·ice di Toriuo. :?.In nel porvi ma no, l'A. ha dovuto convincers i, che il suo studio poteva estendPr<>i a tutte le lesioni e malattie d i p<' n den ti da serviz io, e riesci re un vohuue a


RrviS'L\ BlBLIOGRAFlCA

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sè, non soltanto di maggiore utilità al med ico militare ma anche di vantaggio al m ed ico ci v ile. Egli quindi ha compilato la Guida alle )Je?'izie medico legali, ne lla quale, ùo po avere accennato alle nonne g enerali e ai criteri da segu ire per l'accertamento di infermità, lesioni e ferite dipendenti da causa di servizio, ne passa in rapido esame gli esiti s ia t emporanei che permanenti: c cioò le alterazioni anatomiche e i Ji. sturbi fu n lf.ionali cousecutivi ai traumi del cnpo, ùel dorso, (Ielle estremi tà; le nevrosi, le psicosi e le altre malattie del sistema nervoso riferibili alla stessa causa; la tubercolosi traurnrltica e le altre forme infettive, la di cui eziologia può ripetersi da fatti o circostanze di sel·vizio. E dopo averne fatto rilevare con opportuna sintesi i caratteri essenziali, quelli sopratutto che valgono a fare scoprire l'e;;agerazione o la simulazione, ne valuta l'importanza medico·legale per la rimanente idoneità al servizio e quiudi per la capacità a lavoro proficuo, applicando ad ogni singolo caso la categoria in•licata dall'articolo 5o e seguenti del nostro regolamento, corrispondente alla in<lenuit:ì. con•·essa agli operai J.alla legge d egli infortuni sul lavoro. A q uesto proposito l'A. ossen·a nel la pre far.iono, che l'interpretar-ione di alcuui artico li della legge sulle pensioni, e i giudizi propos ti per talune lesioni e per certe malattie, sembreranno un po' arbitra 1·i, o pe r lo meno distordi dai criteri siuo ad ora seguiti dalla mag~iomnza. 'Ma opportunamente soggiungc, cl1e la legge sulle pensioni tnttom vigente e che data ual1895, ba sanzionato un gran numero di disposizioni di legg i precedenti, le q un l i, ben cltù stieno a provare come, prima ass1ti di ogni albore di l egislazione civile, lo St.ato provvedesse ali:\ sorte dei suoi dipendenti divenuti inabili per lesioni o malattie incontrate nell'esecuzione d i un servizio comandato, attualmente non sono più in relazione da una }>~tt·te col concetto odierno della invalidità al lavoro, s ubordinato anche alle nuove esig em:e della vita e dell'ordinamento sociale, e dall'n.] tra alla comprova ta origine traumatica di molte malattie ritenute prima. dipendenti da cnuse comuni. Oltre di cl1e, i meravigli osi progressi dei mezzi di indagine fisica nell'accertamento ed apprezzamento di fatti anatomici e fuu:.~ionn.Ji consecutivi ngli infortuni, hanno validamente contribuito a J.nrne più rettamente g iud icare la portata e l'importanza per l'attitudi ne al la ,·oro. Il nuovo libro ùel Trombet-ta riesce pertanto veramente prezioso al medico milita r e, e quas i s i potrebbe dire necessario, per porlo iu grado di giustamente informare i suoi pareri medico·legali agli odierni principì delln, legislazione civile sugli infortuni e sulle malattie professionali, sopratutto nel rigunrdo della valutazione della risultante inabilitit o dell!L riduzione dellrt captlcitil. al lavoro, e quiudi d ella indennità da corris pondersi all'infortunato, rappresentata dalle categorie stabilite dal regolamento per l 'esecuzione della legge s ulle pen;;ioni civili e milita ri. Basta accennare a questo p unto es;;enziale del IR.voro ùel Trombett a, perchè ne r isalti subito tutta l'importanza. Se poi a un tale merito s i aggiungouo i soliti pregi dei suoi libri, la oppor· tuna ripar tizione della materia, la precis ione e chiarez:.~a dell'esposizione nonostante la forma concisa, quas i a foris tica, e la facile intelligenza di quanto egli vuol dire, non v i è certo esagerazione uell'all'ermnre, che la G11ida alte perizie medico-le!Jali sia destinata a far P'trte della piccola ma sc~lta. biblioteca del medico militare. Novembre 1908. R.". N DO;>; E.


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CONGRESSI . Sunti d l dlscusslonl importa.ntl fatte nel IX Congresso della Società ttallana. dl Derma.tologta, poi socio dott. A~WEL.A:-<'ruNIO MANCINI, tenente mt>dico. Jn questo Congresso cl1e la UOf:tra Sociotl\ di Dermatologia ha tenuto dal 18 al 21 dicembre 1!.107 qui in Roma, in cui si trovarono riunite le più spiccate personalità scientifiche italiane di der111atologia, sotto la presidenza del prof. Tommaso De Amicis, furono discussi molti argomenti importn.nti. Credo utile e dovero~o comunicame alcuni, ai colleghi dell'esercito, nella sicura speranza di far loro non solo cosa gradita, ma anche proficua. Erano ~critti all'ordiue del giomo i due temi seguenti: Sifilide da allnltnmento- P!ltogenesti e cura rlPlln p~o r·i.,,:;i. lli~cn;;!'li que,:;ti, Rl tre comunicazioni furono f,\tto ci rca altri nrgomenti. Chi voglia conoscerle tutte, potril stnrliare gli atti del Congresso, che saranno pubblicati in seguito dalla nos tra Società.

••• R olatori del primo tema, Barduzzi di Siena, Silvestri di Roma. Gli AA. hanno molto erud itamente mc5so in rilievo come questo modo di trasmissione della sitiJide. sia una via insidiosa. di peuetra?.ione del virus della lue s ia ai poppanti sani. mediante balie sitìlitid1e, sia a bnlie sane, mediante bambini sifilitici; e come sia legata all'allattamento mercenario nou ben regolato e rigorosamente controllato da per~one realmente tecniche e ...-ersate io sifìlografìa, la causa principale del dilagare dell'inf'c;r.ione si Gli tic<\, la q unle costituisce una vera piaga nella società, e una causa ùi decadenza fisica. e morale del popolo. Oltre :>l disciplina1·e il balia ti co gli AA. sono d'avviso che nei brefotrotìi s i adotti senz'altro l'allattamento artificinle. e tanto più q unndo si pensa che un allattamento rigoroso artificiale dà il 5° .• solo di mortalità, mentre la ruortalitil in gene re nei brefotrofil oltrepassa il 4.0 o il 50 ",'o; e una. buona parte di questa mortalità. è dovuta a. sifilide. Ad nrres tare la marcia che co~ i lA. si fil id e va facendo nelle ci t tu, nelle campagne, merct: l' allitttA.men to mercenario, la Società ha votato il s egue n te ordine del giorno proposto dagll AA.: « la Società di Dermatologia Itnlinoa riunita a Congresso in R oma fa voto che In Camera dei Deputati VOf!,'lia integrare e miJ?;liorare il progetto di legge. testù npprov11to drd Senato, su ll'assi stem~a agli esposti ed all'infanzia ahbaudonaln, interessrmdone in un modo speciale i deputnti, 1nedici, igienisti, sociologi. 2° Che il Ministero dell'interno p1'0\'Veda intorno alla rigorosa applicazione delle leggi sflnitarie nei brcfotrofii e negli ospedali rispetto alla pro{ilassi delle malattie vene1·ec e silìliticho ed :tlla direzione sanitaria dci brefotro6i, affidandola ai medici elle diano s icum gnbtn?.ia di coltura sifìlog1·alìca e ped inll·icu, e provveda nltrcsì nll'npplicnzione dl.'gli articoli 123 e 128 della lf.'gge sanitaria ed all'i.<pezioue sa11itnrin. nei lattnot i, Jei brefotrofìi e nelle campagne. :~u Che sia incoral!;ginta ed aiutata la divulga:r.ioue nel pubblico, con libri popolari. con conferenze, tlei danni gravi che produce la ;:il1lide dn. n.llnttamento, anche per richiamare al proprio dovere le madri ad allattare i propri figli.-.


OONGR8SSI

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*.* Relatori del tetna « pntogenes i e cura della psoriasi ,.: il Venotti e l'Artmann. Le conclusioni in mexito sono state, che la patogenesi della psorias i è sempre oscura, o meglio, molteplici sono le cause d i una dermatosi cosi ostinata e molte volte cosi r ibelle. 'Tra le di v erse teorie vengo no ricordate quella pcuassitaria, la nervosa, la infettiva o tossica, l' autotossica, alla quale spetterebbe il primo posto. Circa la cura si conferma che, non essendo unica la causa, nemmeno il trattamento può esser unico, ma selllpre diretto a combattere le diverse cause. Il prof. Mazza dell'universitit di Modt>na. riferisce a ques to proposito di aver trattato setto casi di psorinsi colle iniezioni di tiroidiua e di aver avuto quattro

esiti positivi e tre negat ivi per la guarigione.

Circa la cura specifica d ella sifil:de, i l prof. De Amicis nella sua Clinica ed il prof. Berta.relli nel l'ospedale maggiore di Milano riferiscono che hanno sperimentato, i n casi di slfilidi gravi con notevole deperimento e grave cachessia, nei quali il me rcurio non aveva dato alcun benefico tlff'etto, l'atox ile (anilide d ell'a cido metarsenico). Questo medicamento in soluzione di l : 10, alla dose di gr. 0,20, 0,30, 0,50 per iniezioni ha dato nelle loro mani miglioramenti veramente sorprendenti, rapidi, addirittura istantanei. Esso inoltre ba modificato talnwnte i tessuti dell'organismo che questo ba potuto dopo la cura rlell'atoxile ri;:;entire col mercurio quel vantaggio che invano aveva sperato prima dcll'Rtoxile. Il De Amicis ha. anche aggiunto che la iniezione di atoxile ò_di unA. meraviglio~!t tolleranza. Il llertarelli, molto fautore dell'impit>go d ell'atoxile nellA. cura della sifilide, ha a ccennato ad alcuni inconvenienti, che possono diventare sni quando non si controllano e si visitano scrupolosamente gl'infermi, potendosi avere alcuni disturbi visivi fino all'atrofia del nen·o ottico. Gl'intervenuti riconoscono questo gran valore de ll'atoxile nella cura antisiHlitica, che ritengono addiritturn. s pec iuco in alcuni casi, di mancata azione curativa del mercurio, ma non nel senso che esso possa sostituire il mercurio, che rimane sempre il rimC'dio specifico della sifilide.

Il prof. Breda presenta un piccolo apparecchio fatto da l ui costruire per la ri· duzione della parafìmosi. l~ un apparecchio scmplic issimo,-e dav\·ero utile quando s i è davanti nd una parafimosi ostinata, assoc iata a balanopostite settica od ulcerosa, nella quale lo sbrigliameuto non è indicato per la. sicura autoinoc11la:done dell'infe:>:ione, nè sono possibili le comuni manovro manuali per riporta1·e il prepuzio sul glande, inturgidito dal cingolo stro7.7.nnto, e molto dolente. I n tali cond izioni un ritardo potrebbe seriamente com promettere la vi talità de l glan!le, mentre l'appl icnzione dell'i~trumento de l Breda, rende un serio, is ta;.taneo vantaggio. Sarebbe un prezioso apparecchio da introdurs i nei reparti venerei de i nostri ospedali rf\ilitari. È un disco rotondo, piano, di metallo nichelato, che pre."enta. t re piccole finestre rettangolari, nelle qual i sono articolate ad angolo retto, tre lamine sottili, concave nel loro as,;e trasverso e nella loro s uperficie che s i g uardano Queste lamine, mediante il giro, ora fatto in un senso, ora in nn al tro di 11na vite esistente a l centro del disco rotondo, possono essere avvicinate ed a llargate a piacere, tra loro.


CO::>GRE::i::il •

Davanti ad un caso di parrdìmosi, basta far allargare le lamine, introdurre il glande tumel'allo tra di esse fino a l solco coronario e s tringere delicatamente le lamine e s i produce cosi con IR lie,·e costrizione una ischemia la quale fa si che il cin~olo del prepuzio facilmente cede, non appena questo si ~:>piuge leggermente colle dita sulle lamine di metallo. L 'operazione dura pochi secondi ed avviene senza che l'infermo avverta il minimo dolore, e subisca laccrazioni di sorta, f acili ad 11.vvenire colle manovre violente manuali di riduzione.

Sull'impiego del radium in dermatologia. Relatore dott. E;;dm di R oma. L'A. presenta parecchi casi di malattie di \·e•·se cutanee, trattati col radium, uecompagnati con fotografia del loro s tato pri111a della cura, parte guariti e con ri~ultato veramento soddis facente, parto in vin di risoluzione. Tra. i guariti sono due cancroidi, tre angiomi, dei quali uno grosso cavernoso, tiue encondromi (am!Jo i lobuli auricolari) un rinoscleroma, due lupus (naso e collo) un lupus cri· temat.oùes in via di guari gione. Altri cas i trat-tati, nei materni, verruche. - 1'ecuica . L'A. ha u~ato nelle applicazioni un campione di bromuro di radio puro della casa ]3uchler di Brann.;;cbweig, del potere di circa un milione di r adio-at· tidti~, chiuso io unn capsula di ebanite, coperta superiormente da una la~trina di mica. Secondo i val'i c:1si e seconclo l'estensione delle le!'<ioni, ha praticato le ap· plica:T.ioni o dirett amente sulla. parte malata (casi di pelle integra) o proteggendo la lamina di mica, che copre la capsula, con un foglio di baudrucht>. L'applicazione i; semplicissima ; basta di re che l' iufermo stesso tiene colla propria mano appli· cato qucst'apparoccllio di ebnnite sulla parte ali'ett•l. La dur ata d i ogni appl ica· zione è VMia, a seconda dei casi. da un minimo di 10-15' nd un massimo di 140', (media -b:Y-GO'). In genere s i può dire che le sedute più lnnglJo sono le più proficuo, l'endontlo piu rapida la cura. Circa il numero delle sedute non vi è norma costante e due sono le vie da. seg uire. O sospender e la cura dopo ogni applicazione ed attende1·e le modiuca~ioni delh parto, ovvero ripetere le applicazioni a giorni alterni fino ad avere i primi segni di radiodermite, e sospendere ogni cura attendendo l'esito che per lo più è fnvorevole. Anzi egli consiglia d i fare parecchie ap· plicazioui lunghe successiva mente e poi cessnre, anzichè una alla vol ta e b revi. Le applicazioni sono sempre addirittura indolenti e prive d'ogni fastidio, e servono n volt.e a calmare dolori persistenti . La reazione del la parte Yat"ia da unn semplice e lieve rndiodermite cou leggiaro arrossamento, con Jie,•e s enso eli prurito, con lie ve de~qunmazione, alla. formazione di uu essudato giallastro, che si raccoglie iu Ulll\ crostn secca. che cade dopo 20-:?5 applicazioni, Ll sciaudo scoper ta la. pelle alquanto priva di pigmento.

:::** Il prof. Domenico Biondi, diret.tore della clinica chirurgica d i Siena, fa una importante comunicazione, d'interesse chirurgi co. ma attinente alla. venerologia, intorno ad uno sper.inle trattamento d'infermit:i. di determinRti segmenti dell'appr~mlo g enit.o-urinar io. E~li dopo aver osservato: 1° Che it.ier.ioui centripete eudodefcrenziali di solu7.ioui d'inchiostro di chinn e di al tre sostanze colomn ti, distendono nel ca<ia,·ere le vescicole seminali, fuori escono per i dotti ejaculatori, inonclano la prostata, la vescica e fuoriescono da.ll'ure tra an tcriore;


CONGRESSI

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2° Che inie:;doni centrifughe delle stesse sostanze coloranti nel cadavere si diffondono a tutto l'epididimo; 3• Che iniezioni endodeferenziali centripete e centrifughe nei can i, di soluzioni antiséttiche (d< nitrato e lluoruro di argento al '/~ al 3 p. 1000, di cloruro di zinco a ll'l-2 p. 100, di suhliroato), guariscono l'uretrite spontanen e l'uretrite ed epididimite indotta sperimentalmente negli stessi animali colla preceùento initlzione di culture virulenti; 4° Che queste stesso solll7:ioni, quando sono diluite, non inducono obliterazione dei canali vettori del prodotto di secrezione; hn. colle stesse iniezioni endodeferenziali di solu;~.ioni iodicl1e, di soluzioni acquose ed a lcooliche (1 p. 1000) di sublimnto, di protargolo, lnttato di argento ecc., trattato tubercolosi prim1H"ié delle vescicole seminali, d ell'epididimo e del didimo, nonchè cistiti tubercolari, cistiti da piogeni, s enza compartecipazioni renali, ottenendo guarigioni durature. Nel trattamento dell'epididimite tubercolare anche iniziale, alle iniezioni endodeferenziali centrifughe e centripete, ha dovuto combinare quelle parenchimali del testicolo, perche come insegua la clinica e l'anatomia patologica, a tubercolosi iniziale dell'epididimo si associano spesso nodi tubercolari del didimo, non sempre riconoscibili all'esame esterno. Per effetto dell'imbibizione d ella mucosa delle vescichette, della vescica e dell'uretra, l'd.. ha potuto dimost rare nelle orine la presenza di iodio, d'argento e di mercurio persino dopo tre giorni dalle iniezioni endodeferenziali. Dopo questo trattamento, non doloroso e :-:pesso fatto ambulatoriamente, guariscono vescicoliti, funicoli ti e le orchi·epididimiti. Fistole scrotali si chiudono; ascessi si svuotano e cicatrizzano. In seguito alla detta cura, colle prime gocce di orina, dopo la compressione per via rettale delle vescichette, non si raccolgono più fiocchi di muco-pus , spesso di as petto caseoso. In questi fiocchi l'A. dimostrò, prima del trattamento, bacilli tubercolari e, iniettan do lo stesso prodotto nel peritoneo di cavie, el>be tu ber~.olosi s perimentale i r isultn.ti che non si ebbero dopo il trattamento. In niuno di questi malati si ebbe snppurazioue pelvica, ne si notò dolore, seuso di peso perinealH e disturbi urinarii. L' orchi te consP.cuti va si vide risolvere in breve con l'uso dì impaccb i caldo-umidi. Testicoli ed epididimi dopo il trattamento sono piu duri ed indolenti anche alle forti pressioni. Le condizioni generali miglìorll.no. Risultati que"ti che mancano in parte quando coesiste tubercolosi della glandola prostatica. P er ciò che si ti fe risce alla spermatogenesi, l'esame microscopico del prodotto di ejn.culr.ziono prima e dopo il trattamento diede lo s:esso risultato, cioè per lo più assenza di n emaspermi, mentre l'esame istologico di frammenti di testicoli cosi trattati accanto a canaliculi seminiferi col contenuto epiteliale degenerato, mostrò altri con spermatogenesi. Questo risultato, apparentemente contradittorio, dei due esami, facilmente s i spiega perchè il prodotto di secrt>,zione non può pervenir e n elle vesr.icole per l'intercettazione cic;Ltriziale formatasi n e ll'epididimo dapprima per azione del processo morboso. P ermn.rrebbe quindi in questi casi la funzione interna della ghiandola e la p otentia coewnli, mentre mrw rherebbe la. gene1·i:mcli. Per questi risultati l'A. ri Lieue che sia di bandire la cura cruenta n el tr:\ttamonto clelia tubercolosi genitale m aschile e che il s uo processo di cura (che stnà più estesamente pubblicato negli atti della Societi\ italiann. di chirurgia) possa esser altresì appl icato nella cura di alcune fomte di spermatorree, delle mnnifestazioni


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:\IOVUlE~Tl A V \TEXU1'I NEL. CORPO SA:\ fT. E XEL PERS. FARMAOEUTIOO

ter ziarie testicolat"i, come anche sia atto ad impedire la diJl'usione al didimo della blenorrea. d itfu~ic ne cosi spes<o cllusa di sterilità. L a tecnica operatoria è semplicissima : Colle deL ite cautele asettiche ed antisettich e l'A fa una piccola bottoniera in corrisponden,m dell'uscita del corùo:1e sperm~ttico dall'anello inguinale esterno, isola il de ferente e con un ago smusso d i una siringa alla L ibert ripiena di una delle soluzioni suddette, fa l' iniezione ne l lume d~l dolto de ferente ora centripe· t amente ed or a centrifug:uncnte. Ingegnoso in l·ealti• e di n on poca im portanza è appa1·so a noi un tale nuovo m etodo di cura della t ubercolosi delle vie genitali, quando s i pensa che il privare organismi per lo più g iovan i dci t esticoli, tanto imp01·ta n t i per ln. vita riprodntti\•a e per la funzione vi t ale, come dimostrarono il Hrown-~équa rd cd altri, non è fatto che con nn sen~o di dispiacere dal chiru1·go stesso. Nutriamo perciò la speranza che i chirurghi m ilitari vogliano st uùinrlo, e nei casi in cui debbono disgraziatamente procedere 11.1ll\ cn~tra:done totale od n l la emicastra:done, applicarlo ed atte nderne i risulLati cùe auguria mo ~ern pre favorevoli.

R oma, 28 dicembre 1!107.

M ovimenti arnnuti nel rorro ~anitado e nel Pcrsonrrle Farmaceutiro (llo-pens~ n. 48 3

50 del Onllettmo ••fliciale d elle nomi11t).

· Ufftolall in •ervlzio attivo permanente. R. d ecr eto 20 ollobre 1908. Sottoten ent i medici promossi tenen t i medici con l'anzianità per ciascuno indicata, continuaudo nell'attuale destinazione; RAs~~~w Rìcca?·do, 7 alpini. An1.iani tà 5 ot tobre 1008. AccoHlN'J'I l'ince,tzo, ospedale Perugia. -ld. 1!l id. R. d CC l'l'lo 22 oltob1·e l DOS DA FA l.C() cav. A 1Ulrea, tenente colonnello meùico direttore ospedale militare Livorno. - E:<onerato dalla carica sopraindicnta e nominato direttore ospedale militare Rave nna. PUGJ,JSJ cav. J!ichelangelo, id. id. id. Rave nna. - Id. id. id. id. Li~orno S .\ G~OT'fl AllfJ11S[o, tenente med ico in ;\spettativa pe r motivi di famiglia pe1· la dumtn. di sei mesi. a R oma. ( R. decreto 26 aprile 1DU8). - Am mcssp, a datar e d,\1 2G ottobre JHOtl, a concorrere per occupare i due terzi d egli im pieghi cho s i facciano vacanti nei 4uadt·i d el suo grado e corpo, come gli uiliciali contemplati dall'ar ticolo 11 della le((ge 25 maggio 1852. SAG ~OT'fl Allffltsfo, id. in 11spettr•tiva a Ro111a. Richinmato in ser vizio reggimen to lancieri !li Firen1.e, d1Ll 26 ottobre 1908. D eterminazione minisleriale 12 novembre 1908. St·:JA Giacomo, t enent e medico reggimento cn>alleggeri U mberto I . - T ras ferito o~peda l e 'l'orino. 0.\:-;AJ,J Pi<1/?·o, id. ] :3 artiglieria cam pagna. - Comandato comando corpo sta to m:lggiore.


.\IOVlME::-ITl AVYE:-IU1'I Nll: L CORPO S,\Nl'l'. E lSEL l'IWS. I<'AmlA CIWTICO

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R. dee 1·et(l 4 settemb1·e 1008. BE:-!l~f'ASA

Vi ncnzo, capitauo med ico ospedale succursale MantoYa. - Collocato iu pos izione ausiliaria, a sua domnuda, con decorrenza pe r gli assegni dal 16 sette n• bre 1908.

H decreto 7 settembre 190ti. :L\IAH.-<A:-=tcu cav. A1·turo. capitano medico 11 arti glier i:~. campagna. - Collocato in posizione ausiliaria, a !. ma domanda, cou decorrenza. per g li assegni da l Hi settembre 1\.108. R. decreto 10 settemb?·P WOS.

:Michele, t enente colonuello medico direttore ospedale Catanzaro.Collocato iu po~izione ausiliaria, pm· ragione d i eU, con d~:~correnza pet· gli as_,;egni dal 20 set tembre 1908.

:\[E:-1:<1'1' 1 cav.

ll. dec1·eto 1-l sl"ltemb1·e 1908.

COTELLESSA cav. A l(o11so, capita no m edico 9! fanteria. - Co llooato in postztone ausiliaria, a s ua dom anda , con c!ecorrenza per gli nssegui dal l o ottobre 1908. lt. dec reto 4 otto&re 1\.10!).

CAVICl'UIA cav. Fl'(tnccsco, tenente colonntll lo mt~d ico ospedale P er ugia. -Nomiun to direttore ospedale militare Catanzaro, a data re dal l" ottobre 1908.

I seguen ti u fticiali medici sono promossi al grado superiore con anzianità 31) ~ettembre 190S, C·•n decorrenza. per g li nssegui dal 1° ottobre 1908, e con ia destina zione per ciascuno ind ica t a. ~fnggiore merlico promosso t enente colonnello medico: G,utABELLl cav. Luiyi, OS[l\'dale Piace nza. - Continua come con t ro. Tenente medico promosso capitano medico : CALE:-iDOt.J Sa verio, ospedale Torino.- Destinato 6 artiglieria campagna.

B. decreto 6 novtmbre 1908. RuFo Vinctlizo, tenente medico ospedale Novara. - Collocato in as pettativa per infermità tempornrie provenienti da cause di servizi<• p er la du rata di un 1\DnO. DE PoRCELLI~lS Carlo , sottotenente medico SO fanteria . - Id. id. per motivi d i famiglia per la durata d i sei mesi.

R . decreto 12 ·t wvemb;·e 1908. P wrTI:-IELLl l?ilom euo, capitano m edi co ospedale Alessand,·ia . - Collocato in aspettati•a per infermità temporarie provenie11ti da cause di servizio per la. durata di un anno. Determinazione ministe?·iale 2(i novembre 1908. NEGRO~! cav. Antonio, capitano medico 3 nrtiglieria campagna. -Trasferito ospe-

dale Bologna . SmONI Giuseppe, id. ospedale 1\Iess ina. - Id. 83 fa nteria. CATJ>H Alpinolo, id. 26 fanteria. I d. regg1mento cavallegge ri di Catania. DE GIORGI Beniamino, id. 93 id. - Id. 47 fant~ria. STEFANO Umbe1·to, id. regg·imento cavalleggeri di Catania. - Id. B artig lieria campagna. TniPESTA Costanzo, id. 11 fanteria. - Id. O!-:ipedale Cava dei Tirreni (~alerno).


..,. - l"

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MOVDlENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARMACEUTIOO

R UTA Sebastiano, capitano medico 15 artigl ieria campagna. - Trasferito ospe· dale Caserta. Cossu Alberto, id. 4 id. id. - Id. id. Cagliari. :MASSARl Giuse71Pe, id. ospedale Caserta. - Id. 10 artiglieria campagna. CoLUMBA CesM·e, id. infermeria presidiaria Cremona. - Id. 4 id. id. Guzz;~.nnr

I.?tigi, irl. 811 fRnterin. -

Td

o~pedale M'e~f<ina..

Sco-ro Filippone1·i, tenente medico 85 fanteria. - ld. 22 artiglieria c:~.mpagna. Br~I Guido, tenen te medico ospedale Firenze. Trasferito R. corpo truppe co· loniali. Farmaolatl mllit&rl. Determinazione ministe?·iale 12 novembre 1908. ·./, .., ;J/r.~ <~/·.:.' . . .,.c:s ' · · ~~ ·_. GERBINO ll itt()')·io, farmacista di l ' classe, ospedale militare Brescia. - Trasferito ;~ · , -.. ospedale militare Savigliano. ~ Nmus Raffaele, id. l" id., id. Savigliano. - Id. id. Brescia.

:&~ A~?h~~-­ j'

UFFICIALI IN CONGEDO. Uf.llolallln poatstone dl aervlzlo aualllarlo. Dec1·eto mir~istel'iale 2 ottobre 1908. PASCAT,E cav. Alberto, maggiore medico distretto Napol i.- Chiamato in se<vtzto temporaneo e collocato a disposizione del Ministero degli esteri dal quale ri· ceve rà gli assegni, a datare dal 2 ottobre 1908. Determinazione tninisteriale 19 novembre 1908. VIGORF.J"LJ cav. A.chille, t enente colonnello medico distretto Padova. - Tmsferito distretto di Bologna per cambio di residenza.

RICOMPENSE a l valor mi l i tar e. Elloomlo aoleUDe.

Determinazione ministel'iale 16 nove?nbre 1908. MAZZE'I'TI Loreto, da. Nola (Caserta)

tenente medico ospedale principale Napoli. - Cooperò anim0samentc a ridurre all'impotenza un pericoloso forsennato ar· ma.to rli coltello. Napoli, 12 maggio 1908.

D efunti. Zt:t:CO:>I cav. R aul, tenente medico riser;a, distretto Macerata. - Morto a R eca-

nati ( Macerata ), il 17 ottobre 1008. R o)rELLJ Francesco, capitano medico 7 bersa g lieri. - Id. a Brescia, il S novembre 1908. MAONETTA Fe1·di1~a1tdo, id. hl. ll artiglieria campagna. - Id. a Capua l'S id. id. l l H c<..h'l.tLorA

D.r RIDOLFO Ltvt tenente colonnello medico. I l D i rcL Lo r c

PIETRO I mmt Aco, maggwr generale medico ispettore.

<81!8) - numa, 1908 - Tip. E. Voghera.

GIOVANNI ScoLARI, Germlt.


Alt1•e pttbbllcw;i.oni 1n6llico--?nilittt1•,;: La chirurgia ~nservatrice nei suoi rapporti con la traumatologia o la legge concernente gli infortuni suJ lavoro. Trat· tato di esegesi clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgica genemle e alla legisla:rione sociale italiana.- R oma, 1901. Società editrice Dante Alighieri. (Vendibile presso l'utore, via XX Settembre 80 p . 1°. Roma) . . L. 3 Ip. m. - L' ip~tesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - Milano, Associazione tip. priv. 2" ediz., 1900. (Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, SI) p. 1°) 2 DE FALCO ANDREA, tenente colonnello medico. - Patogenesi unica dello malattie vascolari, secr.etive e nodu.l:ari degli occhi e degli organi vicini. Un vol. in 89 di pilg. 240 con 8 liavole fuori testo. - Napoli, Società commer· ciale libraria, 1905 . • 8 FlmRA.IU LELLI FRL'TCESCO, tenente medico. -Manuale di bromatologia pei medici militari. - Fire~. 1906. Un vol. in 16° di. pag. 484. (Vendibile presso l'Autore in Firenze, scuola d'applicazione di. sanità militare) . • 5 ÙIDIUACO PWTRO, generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili da guerra o epecialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di. medio calibro.' rStudi sperimenta.li, con 15 ta-vole di fotografie e radiografie riprodotte in fototipografia). - Roma, 1903. (Vendibile presso la Tipografia E. Voghera). . , • 4 Io. m. -· Le operazioni più frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure intercalate nel testo. - Firenzo 1898. (Vendibilo presso la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . , 8 J ANDOLO Cos:rANTINO, colonnello medico. - Oftalmoscopin. ed ottica. oculistica. ManuA.lo teorico-protico. Un vol. in 8° con 82 figure e 12 tavole. -Napoli, stabilimento tipografico F t:>rrsnto, 1905. (Vendibile prosso I'Autoro, Roma., via Principe Amedeo 47) ~ 8 MANGIANTI Ezxo, tenente colonnello medico - Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del P o ( 1889, 1898, 1905). Testo e progetto con illustrazioni, premiati con diploma d'onoro all'Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendi.bile presso l'Autore, piazza Sant'Ambrogio, Milano) » -tID. m. - Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profilassi attuale. - Età della chiamata.. - Ferma biennale. Abbassamento della statura). Relazione al congress? nazionale d ' igieno 1906 Milano. (Id. id. id.) • . . • 2 SAIIE'LLICO URBANO, t~nente medico. - Fasciatul'e ed apparecchi, fratture <l lusanzioni. - Fironze, tip. Barbèra . . . » SA.LJNAUI SALVATOHE, capitano modico. ·- L'anatomia e la chirurgia operatorie. della. mandibola o delle parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un vol. in 8• di pag. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vcndi.bile presso · l'Autore. Corso Vittorio Emanuele 386. Napoli) . : . . . . . . . » 3 ID. m. - La. chirurgi11 delle vio biliari. Memoria onorata di un attestato di lode della. Rocietà. medico-chirurgica ùi Bologna. - Bologna, 1903. Un vol. in 16° di pag. 198, (Vendibile presso l' Autoro, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli). • l - SA...'TTUCCI STEEANO, capitano modico, libero docente di ofte.lmologia o di clinica oculistica nella R egia ' Università di Torino. Studio scientifico pratico sui traumatismi oculari. Vol. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 microfotografie e con prefazione del professar C. REYIIIOND, direttore della Regia clinica oculistica di Torino. Roma, Enrico Voghera. 1906. (Vendibile presso la tipografia Enrico Voghera, via Po 3, Roma) . , n 4 TESTI FRANcEsco, maggiore medico. - Ricordi di microbiologia pura ed applicata. - Un vol. in 16° di pa.g. 408. Firenze, 1906. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicA.ziono di sanità militare, Firenze) . . . . . . . • 6 ID. m. - Le malattie infettive difiusibili più frequenti nel soldato italiano. N.ozioni di. epidemiologia militare. Un vol. in 8° grande di pag. 298. FU'enze, 1907. (Vendi.bile presso l'Autore, scuola d'applic~ione di sanità militare, F irenze) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . " 7 VmDIA ToM.'ItAsc, capitano medico. - 11 con;;ulcnto Sanitario, Gnid& pr·e.tica per conoscere e curare le malnt·t io in nsson:w del mrdico. IJI Edizione. Un ·Vol. d i pag. 410; elegantemcuto rilogato in tda. Ro~ca So.n Cn~ciano. L. Cappelli 1890. ( Vendìbile prosso l'Au tore, vi n. Napoleono TII n. 70. Roma).' , 3 -

C.UALI PIETRO, tenente medico. -

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I ND ICE DELLA l{IVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI IIIVISTA MIWICA. Pag. 918 Bucclante. - Un caso !Il f'Oimonite da ~ooococco • . . Andò. - Contrilluto allo stlldro delle intusioscezionl intestinali . . . . . . 918 Candola Quadrlo. - Gontrri.Ju~o allo studio cliru~o dd carcinoma primìtrvo della tcst.a del 919 pancrea> . . . . . . . . . · · ~20 Baldi. - Contributo allo stul!lo ùcl rinesso :tdrlominala . . . 911 . . . . . Herz. - PseudoperioslitH augioncurotica . 9!L Vogt. - Emia nopsia bitempora le Jnsorta nel decorso di una epilessia RIVISTA 01 1.'\EVHOPATOLOGIA. 9ft Bletcher. - Un caso di n~urosi traumatica . . . . . . . 9!3 Schlller. - Rlcerdre coi raggi X n611e maJa ttio •Ici cranio e del cervello 914 Sloaud - Cura della n~vralgia facd ale eon l'a leootizzazlone locale. RIVISTA 01 CIIIBUHGIA 111 GUEHR.~. 915 Scheel. - Sulle lesioni degli shrapnells . . . 9!8 Couteaud. - Studio sullo dita !lei p lc!lr a martello . lìiVISTA Ul t.:II IRURGIA G~NEfiAL~ Matatesta. - Contributo allo studio doi falsi drvcrlicoll <tell'armcndicrl 9J!l 930 Gangitano. - n~ llo ulc~ri ~str1 ch n per-ferale . . . . . . . 933 Roblnson. - Frattura di Dennet •lei primo os:;co metacarpeo. Diagnosi e cura 93! Durante. - O~t~omlcllte tubercolare dd ~on•lllr del femore • . . . . . . Prelnr. - ComunicRzione prc1•en11va sulla disuguaglianza patologica delle s uperneie arti· 936 colari . . . . . . . . . • . . . . 938 l'llbry. - Contributo sulla c1uestiou~ tlell"lntcr,·cnto precoce nella tiOite n~ Wllms. - Fissazione del ci••eo mohlle uel casi di appendlcitd cronica . , . 0,0 Southam. - Vopernzione precoce rtoll'appendicite acuta, indicazioni e vantaggi . Slck. - :;nt tra ttamento dcll"infezionr. !fenemlc ~etlica e pìemica . . . , 941 942 Marchettl. - Il valore d~l 111elo<lo •· 1\Uifl!l , nella cura m<hcaie deU'ernia crur3le lllVISTA D' IGIENE G~:\ERALE E BATTERIOLOGI.~ 943 Conradl. - Metodo per la rlimo<t.razionc di baci lli tillci scarsi. . Galvagno e Calderlnl. - Vilalila c virulenza del bacillo tiUco nelle Cogne. nei bottini: 9U nel terreno . . . . . . . . . . . . . . . . Bohna. - [{icerchr baltcriolo:;iche com;mrative sul sangue, sulle feci, sulle urine nel tifo 915 . . . . . . . . . . . . arMnmrnale. • 945 Eller mann ~d Erlandsen. - Oimoslrazione <lei bacilli tullereolari n ello sputo RIVISTA lliOLIOGRAFJCA. 946 May. - Manuale rleli P naalatl rc dell 'occhio . . • . . IM6 Sançhu-Fernandez. - Saggio eli antropologia militare Sflagnuola NECROLO!JIO. Gius •pps Scaldar:r. - lngoglia Antonino.- Arcarisl Giuseppe.- Francesco d' Amore.917 Salvatore Fugazzotto. - Pasq uale Loiacono . 948 CO!'\FEII1U\7.E SCIE!'ITIFICIIE O&GLI OSPWAI.I MILITA III. 919 MOVIM &i'\TI AVVENUTI N~L CORPO SANITA1110 E NEl. PERSONALE FAIIM.~CIWTICO 931 INOIC€ GJ<.:l'IEIHLE DELLE MATEll!E PER L' ANl'\0 1908 .

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Antro-pom.ctria mi/i.tare. -

Io.

Le mala tt ie e gli infort uni nella v ita militare. M:ernoria premiati!. al

concorso R ibl'ri Hl05-1906. Un v olume di p u.g. 40 2 con tavole grafiche o stati· sticho. - Roms, 1908 . , • C usa N I. Esposizione s omrnaria dell 'ordina me nto e funzionamento d el ser· dzio saoit.nrio in campagna p rt.'Sso l'esercito italiano. - Roma, 1906

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MEMORIE

ORIGINALI

VALORE ll~LLK

RICERCHE CHIMICHE, BATTERIOLOGICHE ED EMATICHE NBLLA

DIAGNOSI DELLA FEBBRE TIFOIDEA

P er il dott. L or e t o M azze t t i , tenente medico addetto allo spedale militare di Kapoli

La febbre tifoide è una malattia che per i suoi sintomi clinici e la sua evoluzione è in genere di facile diagnosi nella maggior parte dei casi, però, molto spesso, il medico si trova nell'assoluta impossibilità a l letto del malato di fare una diagnosi differenziale senza ricorrere alle ricerche chimiche, batteriologiche ed ematiche. È noto i nfatti che molte malattie come, ad esempio, la tubercolosi miliare acuta, la malaria, la meningite, la febbre maltese, l'infezione puerpera,le, l'endocardite settica. a forma tifosa, ecc. hanno un quadro clinico presso a poco simile a quello del tifo ed in questi casi la diagnosi differenziale offre talvolta difficoltà non piccole tanto che la clinica deve ricorrere alle ricerche che chiamerò di gabinetto e deve a queste la giusta valutazione, come dice benissimo il Grocco, « tanto di casi di tifoide che sarebbero stati altrimenti qualificati, quanto eli altri .casi che si sarebbero erroneamente qualificati . per tifoidi ». È di queste ricerche, che con un nome generico bo chiamato più sopra di gabinetto, che nel presente lavoro voglio accennare. passandole rapidamente in rivista ed enumerando i loro pregi ed i loro difetti, per fermarmi a parlare più lungamente della ricerca diretta dei bacilli di Eberth nel sangue dei tifosi, della qut~.le mi sono in particolar modo occupato e che, in tal uni casi, è l'unica da cui possa esser lecito sperare una delucidazione. Essa, infatti, d à. agio molte volte di fare una diagnosi che altrimenti non sarebbe stata. fatta., e sopra. tuUo offre l'opportunità di fissare un giudizio diagnostico precoce, cosa questa importantissima per la cura del maJato e per le possibili misure profilattiche da prendersi contro lo sviluppo di u n'epidemia di febbre tifoide. 56 - Gill)rnale di medicina militare. - Fase. XII.


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VALORE DELLE RICERCHE CHIMICHE, BATTERIOLOG I CHE ED E MATICHE

I.

L'acido solfanilico in presenza d'acido cloridrico agisce sui nitriti formando del cloruro di diazobenzolparasulfone che, come, tutti i derivati azoici, è suscettibile di combinarsi a dei fenoli o a delle ammine dando luogo a lla formazione di sostanze azoiche colorate. Ehrlich, nel 1882, ebbe l'idea di ricercare, servendosi della reazione precedentemente enunciata, se, fisiologicamente od in determinate condizioni patologiche, esistessero nelle urine dei composti aromatici spe· ciali capaci di esser rivelati mediante combinazioni colorate. Egli vide infatti che mentre le urine normali davano, in unione del cloruro di diazobenzolparasulfone, delle tinte variabili dal giallo all'arancio, un piccolo numero di urine patologiche producevano invece una colorazione rossa molto intensa. In pratica quando, convenientemente trattate, tali urine danno luogo alla colorazione rossa, di cui dianzi si è accennato, si dice ch'esse presentano la diazoreazione di Ehrlich positiva. Tale reazione si pratica oggigiorno colla formula modificata dal Widal nel seguente modo: Si prepara una. l'soluzione (A) contenente 50 gr. di acido cloridrico, 5 gr. di acido solfanilico e 1000 gr. di acqua distillata, ed una 2' soluzione (B) contenente gr. 0,60 di nitrito di soda in 100 gr. di acqua distillata. Si unisce a 5 c. c. della. soluzione A due gocce della soluzione B, si aggiunge 5 c. c. di urina e si sovrassatura. >ersando rapidamente un centimetro cubico di ammoniaca. Quando la reazione caratteristica è positiva, l'urina si tinge più o meno intensamente in rosso ed anche la schiuma che si ottiene agitando la provetta assume un bel colore che va dal rosa pallido al rosso cupo. Solo nei casi spiccatamente positivi, cioè quando la reazione ha dato luogo alla formazione di un colore rosso intenso, lasciando la. provetta per 24 ore a depositare, si nota un deposito di colorito verda.stro. I corpi aromatici emessi con le urine in determinate condizioni patologiche sono tuttora sconosciuti, però alla diazoreazione si è dato nn valore diagnostico di notevole importanza, poichè mentre essa è sempre negagativa negli individui sani è al contrario quasi sempre positiva in alcune malattie e specie nel tifo. Attualmente però la maggioranza degli autori danno alla diazoreazione una scarsa importanza, poichè mentre in alcune forme leggere in· dubbiamente tifose essa manca, viceversa è presente in molte altre malattie, quali la polmonite, la broncopolmonite, la tubercolosi miliare, la mening ite tubercolare, ecc. ecc., il che le toglie ogni valore come mezzo diagnostico differenziale.


NELLA DIAGNOSI DELLA FEBBRE TIFOIDEA

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Mi si permetta però di citare alcune cause d'errore di cui troppo spesso non si tien conto nell'eseguire la diazoreazione: 1• La soluzione di nitrito di soda s'aliera molto facilmente, specie d'estate; occorrerebbe quindi servirsi sempre di soluzioni preparate d11. non oltre dieci o quindici giorni; 2• L 'ammoniaca che si adopera è molte volte impura; 3" Le urine devono essere emesse di r ecente. Ho visto molte volte una diazoreazione positiva sparire qualche ora dopo quando l'urina, come facilissimamente avviene nei tifosi, cominciava a fermentare. Si aggiunga quindi a ll'urina un po' d 'etere se si vuoi conservarla o non si può praticare immediatamente l'esame; 4~ Taluni medicamenti eliminati con le urine possono diminuire od anche impedire la manifestazione della reazione benzoica. Senza approfondirmi nella questione, cbe ancor oggi è controversa, dirò che sembra indnbitato che i fenoli in genere e particolarmente il salolo, il benzonaftolo, il betolo ed il salicilato di soda possono dar luogo ad errori, e quindi è cosa opportuna ;,opprimerne la somministrazione ventiquattro ore prima di eseguire la ricerca della diazoreazione. Riassumendo quindi, la diazoreaziou~ non ha che uno scarso valore diagnostico e se la sna assenza in una infezione grave non depone in favore d'una febbre tifoide, la sua presenza invece non costituisce che un segno che riunito agli altri può esserci utile per formulare una diagnosi.

IL Un'importanza ben pm grande si deve dare invece allo studio, a scopo diagnostico, della leucocitosi nel sangue dei tifosi. Generalmente in essi si nota, e questo per solito fin dal quinto o sesto giorno di malattia, una sensibile leucopenia, che va aumentando a misura che il morbo progredisce, tanto che, talvolta, si arriva all'esigua cifra di tremila leucociti ed anche meno per millimetro cubico di sangue e persiste, spesso per lungo tempo, durante la convalescenza. Anche la formula leucocitoria è alterata e così all'inizio della ma· lattia i polinucleari aumentano di numero, e tale aumento non è solo relativo (70 p. 100), ma anche assoluto onde, malgrado la leucopenia esistente, il loro numero per millimetro cubico di sangue è più grande uhe allo stato normale; i linfociti al contrario diminuiscono, gli eosinofìli o sono rarissimi o scompaiono del tutto. Col progredire della malattia persiste l'assenza degli eosinofìli, diminuiscono i poli nucleari ed i piccoli linfociti, mentre nello stesso tempo si nota. un aumento dei grandi mononucleari. Al principio d~lla convalescenza ricominciano a comparire gli eosinofili; il numero dei grandi mononuclea.ri che aveva raggiunto la cifra del 30 p. 100: diminuisce,


884 VALORE DELJ,E RICERCHE CHIMICHE, BATTERIOLOGtCHE ED E~IAT!CHE

mentre aumentano i linfociti ed i polinucleari. Progredendo la convalescenza, i leucociti raggiungono il loro numero normale e solo gli eosinofili sono in quantità maggiore del loro numero fisiologico. Per q nanto questa formula ematologica tipica, costituita da una leucopenia con aumento di mononucleati, sia un sintomo eccellente per la diagnosi del tifo, pure essa è comune ad altre malattie quali la febbre di Malta, il morbillo, la setticemia complicata ad anemia, ed inoltre essa può essere modificata o magari invertita da possibili complicazioni che o possono essere facilmente diagnosticate, come una flebite od una suppurazione superficiale, una polmonite, una pleurite, ecc., o possono eventualmente, almeno per i primi tempi, rimanere occulte, quali una flebite od una suppurazione profonda, una pneumonite centrale, ecc. Certo però che, stabilita la diagnosi di tifo ed assodata l'esistenza della formula leucocìta.ria tipica. più sopra enunciata, lo studio della Jeucocitosi ci fornirà dei dati importantissimi: e così dall'aumento brusco dei polinucleari noi avremo la !:'iourez:t:a di essere alla presenza di una complicazione infiammatoria; dalla riapparsa invece degli eosinofili che la convalescenza s'è iniziata.

III. Accennerò molto brevflmente alla fibrina-diagnosi, preconizzata da J\Iarfan, Rosenthal ed altri, e che si fonda sull'antica conoscenza che il sangue tifoso tarcla a coagularsi per diminuzione in esso del fibrinogeno e della globulina, ed il coagulo, che è ricoperto da una lieve cotenna, tende a ridisciogliersi nel siero. In una parola, nel sangue dei tifosi si nota un tenue ed alcune volte solo un tenuissimo reticolo fibrinoso. La prova è molto semplice, e consiste nell'esaminare al microscopio in goccia pendente con un ingrandimento da 300 a 3!?0 diametri una gocciolina di sangue ottenuta mediante puntura del dito dell'ammalato. Il valore però di questa prova è scarsissimo sia percbè alcune volte nel sangue dei tifosi fu osservato un notevole reticolo fibrinoso senza. che vi fosse alcuna complicazione infiammatoria, sia perchè anche in altre malattie, come ad esempio nella tubercolosi miliare, si nota un reticolo tennissimo e quindi, positiva o neg11.tiva, la prova anzidetta nulla può rivelarci di sicuro circa il giudizio diagnostico da emettere.

IV. Di recente Cbantemesse propose un nuovo metodo di diagnosi per la febbre tifoide. Egli precipitava coll'alcool assoluto da una forte soluzione di tossina tifi ca una poi vere biancastra, che, alla dose di '/ 3• di milligrammo di-


NELLA D IAGXOSI DET,LA FEBBRE TIFOlOEA

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sciolta in una goccia d'acqua eù istillata nell'occhio, produceva nei tifosi, e solo in tali malati, una caratteristica ed intensa r eazione congiuntivale. Dalle ricerche però del :Kranss,del L usenberger e del Uuss tale metodo è stato dimostrato di nessun valore diagnostico, poichè la congiuntiva dei tifosi ha una speciale sensibilità per tutte le tossine batt~riche e reagisce analogamente, in seguito ad istilla,zioni di piccole quantità di tossi ne dl31 tifo, del panttifo B, del coli e d el bacillo di Koch .

Y. Or non è molLo (l!J02) venne proposto un processo d iagnostico che, va sotto il nome di emoliso-diaguosi o rea?.ione rli fissazione di \ Vidal e Le Sonrcl. Questo procedimento molto ingegnoso, pnr twendo dato un risultato positivo nella quasi totalità dei CRsi e pnr essendo una reazione precoce che com pare prima ancora che si possa constatare il potere agglutinati vo del siero, non può essere applicato che raramente, per essere di esecuzione molto com p lessa e di tecnica delicatissima. È noto che n el siero sanguigno possono tro\tnsi due sostanM : la prima ch iamata lisina od a lessina, dall'Eh l'lich complemento e dal l\fetschiui koff citasi; l'u,ltra:. ch iamata più comunemente aptina (Ehrlich), a m bocettore o se usi bilizzatrice (Bordet), e che ricevette altresì i nomi di corpo i mmune, corpo intermediario, fissatrice, preparatrice, desmone. In Italia, seguell(lo la deuomina7.Ìone tedesca, souo piì1 usati i nomi di alessiua e di ambocettore. L'alPssina, che è una sostanza termolabile, poichè il calore a 5G0 la distrugge, tro,-asì costantemente nel siero sanguigno: l'ambocettore in vece è una sostanza termostabile, pere h è al contrario delr altra resiste a l riscaldamento, e non si riscontra se non nei sieri di individui immunizzati, e la sua formfLzione viene provocata dall'introduzione nell'organismo dei corpi microbici o della loro tossine. Ora in un tifoso, per l'introduzione appunto nell'organismo del ba· cillo d i Eberth, esiste nel siero, oltre l"alessina, anche un ambocettore specifico od una sensibilizzatrice tifosa, la quale, avendo una g rande affinità per i corpi batterici che ne han no provocata la. formazione, si fissa sui bacilli di Eberth senza però dissol verli. L'alessina invece possiede questa proprietà dissol vente, che esplica solo su quei èotpi batterici che precedentemente fissarono la sensibilizzatrice. Da ciò il nome dato a quest'ultima sostanza di ambocettore, che sta ad indicare come questo corpo sia capace di combinare due sostanze, presentando da una parte affinità per l'elemento cellulare e dall'altra. per l'al essina. Premesso ciò, noi sappiamo che a lcuni sieri hanno uno spiccato pot.ere emolitico, che s1 può produrre od accentuare cercando di generare


886 VALORE DELLE RICERCHE OHIMICHE1 DATTERlOLOGlCIIE ED EMATICHE

in essi la comparsa di una sensibilizzatrice emolitica. E così, per avere un siero fortemente emolitico per il sangue del coniglio, basta adoperare del siero di cavia, alla quale siano state precedentemente praticate 4 o 5 iniezioni di ~;~angue di coniglio. Ora vediamo come si possono utilizzare queste cognizioni per la. diagnosi della febbre tifoidea. Se noi prendiamo ad esempio del siero di un tifoso e lo riscaldiamo a 56 gradi, l'alassina per l'azione del calore verrà ad essere distrutta e rimarrà. solo la. sensibilizzatrice, e se 11. q uesto siero aggiungeremo dei bacilli di Eberth, la sensibilizzatrice si fisserà sui bacilli abbandonando il siero che la conteneva. Ora, se noi prendiamo del siero emolitico e dopo averlo riscaldato lo addizioniamo con dei corpuscoli rossi, avremo che la sensibilizzatrice si unirà ad essi, l'impregnerà, ma, come abbiamo detto, senza produrre nessuna distruzione, poichè manca l'alassina che dal riscaldamento precedentemente fatto subire al siero fu distrutta. Uniamo adesso ai bacilli sensibilizzati del siero normale, che, come sappiamo, contiene solo alessina: questa si fi sserà sui bacilli, e se in seguito aggiungeremo il sangue sensibilizzato, nessuna emolisi si osserverà, perchè l'a.lessina del siero normale, la quale in esso si trova in quantità. limitata, è stata assorbita dai bacilli di Eberth e non può quindi esplicare nessuna azione emolitica sul sangue. Ma. se al contrario l'individuo non fosse stato un tifoso, allora nel suo siero non si sarebbe trovata la sensibilizzatrice specifica, i bacilli non sarebbero stati sensibilizzati e quindi, in secondo tempo, capaci di assorbire l'alessina del siero normale, la quale avrebbe invece esercitata la sua azione sui corpuscoli rossi sensibilizzati producendo emolisi . Ecco come praticamente si può procedere all'esperienza. 1° S'incomincia a praticare ad una cavia 5 o..6 iniezioni intra.peritona.li o sottocntanee di sangue di coniglio (una iniezione di un cen timetro cubico circa al giorno); 2° Si pone in un piccolo tubo di vetro una parte di corpuscoli rossi di coniglio che deve essere ripetutamente e diligentemente lavato in siero fisiologico, e vi si uni:;cono due parti di siero della cavia dopo avere in precedeuza r iscaldato il siero per mezz'ora a 56 gradi ed averlo fatto raffreddare ; Al coniglio, mezz'oTa prima di prelevare il sa11gne, allo scopo d'impedirne la coagulazione, si pratichi una iniezione di soluzione di peptone (da uno a tre centigrammi per chilogrammo di peso dell'animale); prelevato il sangue in un tubo sottile, si diluisca con un po' di siero fi siologico, poscia si centrifug hi; i eorpuscoli rossi andranno a fondo sormontati dai corpuscoli bianchi e dal siero; si decanti in modo da


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lasciare solo le emazie; si aggiunga del siero fisiologico, si agiti, si centrifughi e si decanti ripetendo un paio di volte l'ope1·azione; 3° In un altro piccolo tubo di vetro si fanno cadere nove gocce del siero del supposto ammalato di tifo, si riscalda per mezz'ora a 56 g radi, e dopo aver fatto raffreddare,si uniscono cinque gocce di una emulsione molto densa di bacilli dt!l tifo (cultura in agar, emulsione in acqua distillata) e due gocce di siero di cavia, e si lascia il tutto a riposo per cinque o sei ore; 4° Si uniscono i miscugli. Se la prova sarà posi ti va, cioè se l'individuo era tifoso, 'dopo mezz'ora a. 37 gradi o dopo più tempo, talvolta fino a 12 ore se alla temperatura ambiente, si osserverà, previa centrifugazione, che il liquido è incolore, vale a dire che non si è prodotta alcuna emolisi. Al contrario, se avessimo osservato il liquido tinto in rosso, avremmo dichiarata negativa la prova e di conseguenza scartata l'ipotesi di un' infezione tifoidea.

VI. Gna delle prove p!U in uso, ed alla quale si dà, a ragione, maggior valore per la diagnosi del tifo è la sierodiagnosi del \-Vidal. Questa reazione, che si basa sulla proprietà che ha il siero d'individui tifosi di modificare i bacilli Ebertiani, si pratica in vetro,o molto meglio in goccia pendente. Se in una cultura fresca in brodo di bacilli Eberth si fa cadere in proporzione varia un po' di siero di un individuo tifoso i bacilli si ammassano e cadono in fioccbett.i a l fondo delle provetta, e cosi, se si esegue la prova in goccia pendente si vedono i bP.cilli perdere la loro vivacità. e raggrupparsi immobili in ammassi più o meno grandi. Il potere agglutinante del siero in u n ammalato di tifo >aria, ma in genere le siero-diagnosi si eseguiscono unendo una parte di siero a 40, 50, 100 od anche 200 parti di cultura. Siccome il potere agglutinante si avvera non solo sui bacilli vivi, ma anche su quelli morti, cosi sono stati messi in commercio varì diagnostici che permettono, rapidamente e senza l'ausilio di nessun gabinetto, di tPntare la prova del \Yidal. Il typhusdiagnostikum di Fick.er risponde certamente molto bene, ma ne è ignoto il metodo di preparazione ed è posto in commercio ad un prezzo abbastanza elevato, onde potrébbe, a mio avviso, utilizzarsi il tifo diagnostico del de Rossi che ugualmente bene corrisponde, che sembra più sensibi le delle culture recenti vive e che, potendo es:;ere preparato con estrema facilità, potrebbe anche esser e posto in com-


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VALORE DELLE RICERCHE CIHMICRE 1 BATTERIOLOGIOHE ED EMATJCRE

m ercio a prezzo minimo ed essere in tal modo utilizzato da quei medici pratici che n on hanno un laboratorio a loro disposizione. Ta.le tifo-diagnostico si ottiene prendendo delle cui tu re in brodo d i -:k ore distribuite nella quantità di circa. 10 centimetri cubici in provette, ch e poi si saldano a.lla lampada e si mettono per un'ora in una. stuf<"t ad aria calda, badando che la temperatura rimanga costante sui ()() gradi centigradi sen za superarli. Prima di servirsene lo si agita fortemente per ripartire uniformemente nel brQdo il materiale batterico che col tempo completamente si deposita : si rompe con una linea l'estremo saldato della provetta ed in alt ra, che serve come controllo, si versa la m età. d"}l liquido, si làscia cadere n e lla prima provetta una goccia di siero (le proporzioni verr ebber o per tal modo ad essere circa l su 80), si agita e si tiene in riposo per quarantacinqu e minuti a lla temperatura ambiente, o meglio in un termostato a 37 gradi centigradi. La provetta di controllo rimane torbida, mentre nell'altra in cui si è aggiunto il siero, se la siero-diagnosi è positiva, il brodo andrà facendosi mano a mano più limpido, perchè il materia le batterico riuni to i::J. fiocchetti precipita in fondo. Il de Rossi d ice che il suo tifo-d iagnostico si conserva l ungamente ed è sensibile quasi due v olte di più delle culturo recenti : io l'ho ,;periment:J.to ecl ho t rovato che risponde allo scopo. ~1o lte vol te però, specialmente quando n on si possono conservare le provette in un termostrato a 3 7 gradi, un risultato evidente di siero-pro'a positiva n on si p uò avere dopo tre quarti d'ora ed oc-

corre tah'olta aspettar e 12 e più ore; si capisce qnindi che occorre in tali casi procedere con le necessarie cautele, affinch è un intorbida.meuto prodotto da in q uiuamento del brodo, per germi eventualmente capitati n ella p ro>etta da saggio, non possa t rarre in errore nel dare un responso. Un metodo che dispensa da qualsiasi precauzione è quello consigliato dal \\"ida!. Egli aggiunge un grammo di formolo a 150 grammi d i cul t ura fresca d i tifo; in tal modo uccide i bacilli di Ebe:rth, im· pedisce ogni degenerazione della cultura e si rende inutile la sterilizzazione eli p ipette e provette, poichè l'antisettico unito al brodo è in dose p iù ehe sufficiente per ilnpedire qualunque formazione ba tterica. Esi:>te anche un metodo rapido per eseguire la siero-reazione in vitro; esso però è meno sensibile di quello classico del Widal e delle varie prove coi tifo d iagnostici. cui abbiamo dianzi accennato, onde si può considerare posi ti va la prova quanào l'agglutinazione avviene nelle proporzioni di l a 2::>. Questa reazione ind ieata dall'Asak~va si eseguisce così : In una pro..-etta si fa in soluzione fisiologica, una emulsione di bacilli


NELLA DIAGXOSI DELLA. FEBBRE TIFOIDEA

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<lel tifo e si unisce la quantità di siero nelle proporzioni volute (l a 25) -e si tiene la provetta in una miscela frigorifera composta di due parti d i ghiaccio ed una di sale di cucina, fin chè non' sia avvenuto il congelamento, poscia si lascia disgelare, e se la p rova è positiva, si vedono sospesi nel liquido, che non è piìt omogeneamente torbido, dei piccoli fiocchettiui che si vanno depositando. Per esegui re questa pro\'a non occorre piit di una ventina di minuti . L'esame in goccia pendente, che certamente è molto migliore, si .esegue o con anse calibrate in modo che q uella che sen·e per il siero sia capace di una quantità come ad uno e quella per la cultura di una quanti.t:t come a dieci. Si p1·encle un'ansa di siero e q nattro o cinque di cultura (proporzioni di l a ±0, l a 50) e si mischiano accuratamente insieme in un vetrino da orologio; una piccola quantità di questa miscela si osserva al microscopio in goccia pendente. Invece delle anse si possono adoperare delle pipettine calibrate, e si procede allo stesso modo unendo ±O o 50 gocce di cultura con una di siero. P er ottenere poi il siero ci sono vari modi: Dopo aver punto il polpastrello di un dito, il quale deve essere stato prima convenientemente pulito, sgrassato e disinfettato, si preleva una piccola quantità di sangue che, secondo il metodo di Grtinbaum , viene raccolto in tubi capillari ed i n essi si centrifuga, oppure si abbandona senza alcuna manovra alla coagulazione, e dopo poco tempo si ha che dal coagulo sanguigno si stacca una corta quantità di siero pitl che suffic ien te per il bisogno.

La siero-diagnosi perù, oltre a non essere un mezzo d'indagine assolu tamente e sempre sicuro, non ci permette di fare una diagnosi precoce del tifo. cosa q ueata della massima importanza. \i sono casi, molto rari però, in cui la si~ro-prova può mancare per tutta la durata della malattia, forse perchè l'9rganismo ammalato non è atto:a fabbricare anticorpi e specialmente agglutinine; ve ne sono altri in etti essa appare tardivamente, certe volte quasi a convalescenza. inoltrata. Il Courmont dimostrò che, generalmente, mentre s'abbassa la curva della temperatura, comincia ad elevarsi invece nello stesso tempo la curva del potere agglutinante, il quale si mostra maggiormente sviluppato quando la febbre è eessata e diminuisce in seguito mano a mano che la convalescenza progredisce. Secondo \Vidal la diminu· zione brusca del potere agglutinante, mentre la temperatura rimane elevata, è un segno prognostico grave. La reazione in genere suole apparire al secondo settenario, qual· che voi ta però essa può essere precoce e manifest.usi anche nei primi giorni clelia malattia.


890 VAI,ORE DELLE RICERCHE CHIMICHE, BATTERIOLOGICHE ED EMATICHE

Vi s0no molti casi in cui il potere agglutinativo del siero di individui che superarono il tifo, persiste per anni ed anni, ed allora, per tale ragione, davanti ad una siero-diagnosi positiva, può sempre nascere il sospetto ch'essa non sia dovuta ad un tifo in atto, ma ad una precedente infezione ebertìana che, cosa non difficile, potesse esser passata magari ignorata.. Ad ogni modo è buon precetto eseguire quanto più presto è possibile la siero-prova per varie ragioni : l o perchè talvolta, come abbiamo accennato, essa può esser davvero precoce ; ~" perchè un primo risultato negativo seguito dopo pochi giorni da un risultato positivo, ci permette di affermare la diagnosi di tifo e di scartare l'ipotesi che il risultato positivo dipenda. da una pregressa infezione sofferta; 3° perchè, come dice benissimo il Grocco, « non sempre la data d'inizio della malattia è quella che farebbe supporre il rilievo dei sintomi clinici >. VII. La prova però che per la diagnosi ci fornisce la certezza matematica e davanti alla quale, se positiva, tutte le altre prove devono inchinarsi, e se contra.dittorie, non hanno alcun valore, è la ricerca diretta del bacillo di Eberth nell'individuo che sì sospetta ammalato di una forma tifoide. I bacilli del tifo furono ricercati nelle lacrime, nella saliva, negli espettorati, nel latte, nel liq nido cefalo-rachidiano, nelle unne, nelle feci, negli organi, nel sangue. Alcune di tali 1·icerche sembra. sia n sempre risultate negati ve {liquido cefalo-rachidiano, transudati ed essudati), a ltre furono abbandonate perchè incerte e poco pratiche; altre, come la ricerca a scopo diagnostico dei bacilli nelle feci si praticano qualche volta anche oggidì. Io accennerò solo che, per ricercare i germi del tifo nei prodotti escrementìz1 dei tifosi i batteriologi sì sono studiati di preparare terreni di nutrizione cLe, mentre da una parte ostacolassero lo sviluppo delle innumerevoli forme batteriche che nelle feci si contengono, dessero altresì campo di differenziare i germi del tifo senza impedirne il loro rigoglioso sviluppo. Un numero molto grande di tali terreni sono stati proposti, e tralasciando di parlare dei brodi nutritivi fenicati di Chantemesse, Vincent, Parietti, nei quali il solo bacillo del tifo si svilupperebbe, e dei terreni nutritivi del Piorkowsl.:y, del R othberger, del Marpmann


NELLA DIAO:oìOSI DELLA FEDDRE TIFOIDEA

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e dell'E ndo, la. formula. di preparazione dei quali in qualunque libro d'igiene può esser trovata, accennerò solo ai due substrati nutritivi qui sotto segnati riserbaudomi di parlare in seguito di quello Driega.lski-Conradi. Loeffier ha trovato che il verde di malachite, mentre non ostacola per nulla lo sviluppo del bacillo del tifo, impedisce invece lo sviluppo dei numerosi batteri che sono ospiti abituali od accidentali dell'intestino umano e, cosa importante, anche i coli-batteri non si sviluppano in tal genere di cultura. L 'Elsner ha proposto invece nn terreno debolmente nutritivo, che egli ottiene mescolando ad un litro di gelatina ordinaria, mezzo chilo di patate diligentemente pestate: si riduce ad un debole grado l'acidità di tale liquido con l'aggiunta di una soluzione normale di soda, e vi si aggiunge l'uno per cento di ioduro di potassio. Tale sale permette, sebbene in maniera molto diversa, lo sviluppo del coli e del tifo: e cosi, mentre il coli-batterio vi vegeta rigogliosamente, quello del tifo invece si svilnppa tanto lentamente che àopo ventiquattro ore, le colonie sono quasi sempre invisibili ad occhio nudo, e dopo quarantott'ore appaiono come piccolissime goccioline di acqua, splendenti, finamente granulose, mentre quelle del coli di ugual tempo sono molto sviluppate, di colorito brunastro e fortemente granulose. L a ricerca però del bacillo del tifo nelle feci non viene al giorno d'oggi quasi mai utilizzata a scopo diagnost.ico, perchè altri mezzi di questo assai migliori esistono per stabilire la diagnosi e sopratutto poi per le seguenti considerazioni : P perchè i bacilli di Eberth non compaiono nelle feci che dopo la seconda o terza settimana; 2° perchè le operazioni per l'indagine, l'isolamento o la identificazione delle colonie sono lunghe e laboriose; 3° perchè è indubitato che il bacillo di Eberth può trovarsi, e per lungo tempo, nell'iutestino di persone sane, sopratutto di coloro che ebbero contatti con tifosi (medici, infermieri ecc.), e perciò, la sua presenza nelle feci non ha che un valore molto scarso nella diagnosi della. febbre tifoidea.

*** Tutti gli sperimentatori invece, senza eccezione di sorta, decantano la puntura della milza a scopo diagnostico, ed infatti la ricerca del bacillo di E berth nella polpa splenica dei tifosi ha dato sempre risultato positivo e quasi mai inconvenienti di una certa importanza.


892 VALORE DELLE RICERCHE CHIMlOHE, BATTERIOLOGICHE ED EMATICHE

Si capisce però che devesi delimitare bene l'organo, in modo che la puntura vi cada sicuramente sopra. e che, per non provocare possibili emorragie, sia opportuno asteuer.3i da tale pratica quando not iamo una notevole congestione nella milza, o quando vi sia una diatesi emorragica in corso. Di più P ago esploratore produce con la sua punta libera. delle p iccole lacerazionì nella polpa splenica, perchè, fisso com'è con la sua base n,lle parati toraciche, non può seguire la milza nei movimenti che le fanno compiere le escursioni respiratorie, onde è anche pratica opportuna non approfondire soverchiamente l'ago, ed astenersi altresì dal pungere quando si sia constatata una splenite con eccessiva mollezza dell'organo. La puntura della milza però, per quanto dia a scopo diagnostico d egli· eccellenti risultati, non può esser portata nell'uso comune p~r mol te ragioni, ma sopratutto per essere una pratica abbastanza delicata e, come egregi~tm ente consiglia il prof. Grocco, c per l'impressione sfavor evole che trae il pubblico da una tale indagine fatta a scopo diagnostico anzichè terapeut ico, e per il troppo facile post hoc e1·go p ropte1· hoc, che -viene usato in nostro danno quando l'esito della malattia è sinistro» ,. Inoltre non abbiamo il diritto di far correre a l nostro ammalato un rischio, per q nanto minimo, se egli non possa ritrarne un giovamento più o meno immediato. Ora se si dovesse ricorrere a tale operazione per fissare in modo indiscutibile una diagnosi: il nostro intervento sarebbe giustificato e perfettamente legittimo, ma poichè l'esame batteriologico del sangue ci fornisce le stesse indicazioni con dei risult;ati, come i u seguito vedremo, al trettanto costanlii, q uesta pratica, per esser scevra da qualsiasi pericolo e per non dar luogo a nessun inconveniente, deve essere assolutamente da préferìrsi.

***

Parecchi sperimentatori avevano ricercato e trovato i bacilli di Eberth nel sangue, ma i reperti non erano costanti, e perciò la pratica fu ritenuta una ricerca di lusso e dì conseguenza quasi abbandonata. Questi risultati negativi si devono al fatlio che, essendo i bacilli del tifo tutt'altro che abbondanti nel sangue dei tifosi, occorreva adoperare una quantità abbastanza cospicua di sangue, che per le sue proprietà battericide e batteriolitiche impediva, nei terreni di cultura, lo sviluppo dei bacilli. Il Caste llani, nel 1899, per combattere appunto quest'azione battericida, propose di seminare il sangue estratto in grande quantità di brodo, e con questo metodo i resultati positivi divennero di mano i n mano più frequenti.


NELLE DIAGNOSI DELLA F.E.BDRE TIFOIDEA

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Il Kaiser per il primo dimostrò l'utilità. di usare la bile nella ricerca del bacillo tifoso dal sangue, e dopo di lui il Conradi, ed in seguito una lunga serie di autori, si servirono del metodo che oggidi va. sotto il nome di Kaiser-Conradi per tale ricerca. La bile, la quale è un mezzo nutritivo eccellente per il bacillo dii Ebertb, che rigogliosamente in essa si sviluppa, scioglie i corpuscoli rossi ed impedisce la coagulazione del sangue, cosa questa che permette agli scarsi bacilli del tifo che nel sangue dei tifosi si trovano, di non essere inglobati dal coagulo sanguigno, ed in conseguenza di poter venire a contatto col terreno di cultura e quindi di vegetarvi. Di più tale liquido ha l'importantissima proprietà. di sottrarre a l sangue ogni potere battericida, ed inol tre di ostacolare notevolmente lo sviluppo dei comuni saprofiti. Il Conradi si serve preferibilmente della bile di vitello, alla qut1.le addiziona il 10 p. 100 di peptone ed il 10 p. 100 di glicerina, e la distribuisce, previa sterilizzazione e filtrazione: nella quantità di 10 centimetri cubi per ciascuna provetta. Dopo aver di nuovo steri1izzato, vi si semina da. mezzo a 2 centimetri cubici di sangue per ciascuna. Si tengono le provette nel termostato a 37 gradi, e dopo 12 a 24 ore lo sviluppo del bacillo del tifo è già abbondante. Coi mezzi a tutti noti s'identifica. Il Kaiser trova inu til .:~ J'R,ggiunzione di peptone e glicerina, e consiglia di adoperare la bile pura, ed il Mezerstein, dopo aver sperimentati i vari costituenti della bile, trovò che le proprietà che rendono prezioso tale liq nido per la. ricer ca. dei ba.cilli di Eberth nel sangue si debbono al taurocolato e glicolato di sodio, e perciò ritiene sia preferì bile servirsi di queste due sostanze in soluzione glicerica. Con questi mezzi i precitati autori ottennero un'alta percentuale di casi positivi, poterono in mohi casi fissare la diagnosi sin dai primi giorni della malattia, qnando ancora mancava il potere agglutinante del siero, e stabilire che il tifo è al suo inizio una vera malattia del sangue.

Io mi sono servito nelle mie ricerche sia del taurocolato e glicolato di sod io, sia della bile pura che di quella Conradi. Quest'ultima mi ha risposto meglio e la ritengo preferibile. Dopo aver preparate le provette col me1.zo più sopra descritto, estraggo il sangue con una siringa sterilizzata da una vena della piega del braccio ed immediatamente semino, nella quantità di 2 centimetri cubici e mezzo, in un tubo da saggio contenente 5 centimetri cubici d i bile ; agito diligentissimamente per distribuire uniformemente il sangue e conservo in termostato per 18 ore; poscia esamino ed identifico. Il sangue deve essere assolutamente preso con tutte le cautele per mettersi al coperto da infinite cause d'errore, e così è pratica da scar-


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VALORE DELLE RICERCHE CH IU:ICHE1 BATTERIOLOGICHE ED EMATICHE

tarsi il prelevarlo dal lobulo dell'orecchio o dal polpastrello del dito. Con una siringa sterilizzata si aspiri il sangue mediante puntura da una vena della regione della piega del braccio, regione che deve essere, ben s'intende, pulita in precedenza e diligentemente sterilizzata. Il miscuglio del sangue seminato sulla bile si fascia con tutta la diligenza possibile e magari di tratto in tratto si agiti la provetta e si riponga in seguito nel termostato. Per la identificazione del bacillo del tifo ci si può servire dei vari mezzi nutritivi che abbiamo sommariamente descritti per la ricerca del bacillo stesso dalle feci; ma uno ve n'è che è il prescelto in moltissimi istituti scientifici, e che il Nettar dichiara che non sarà mai troppo raccomandato per la sua precisione e semplicità. Tale terreno di cultura, che va sotto il nome di Driegalski-Conradi, si prepara nella seguente maniera: 750 grammi di carne di bue o di vitello privata del grasso e dei tendini si tagliuzzano e si mettono a macerare per 24: ore in un litro d'acqua, mantenendo il tutto a bassa temperatura. Si filtra attraverso un panno pulito e si aggiunge al liquido così ottenuto 10 grammi di peptone secco di \Vitta, 10 grammi di cloruro di sodio e 10 grammi di nutrosio; si fa cuocere per un'ora nella pentola di Koch, indi si filtra; si aggiungono 4:0 grammi di agar in bastoni, si torna a far cuocere per 2 ore nella pentola di Koch, poscia si alcalinizza leggermente e si filtra. In un matraccio di Erlenmeyer si fanno bollire per pochi minuti 150 grammi di tintura di tomasole (marca Kahlbaum) con 15 grammi di la.ttosio, e si riunisce questa soluzione, prima che si raffreddi, alla massa d'agar ancor calda. Si alcalinizza con una soluzione di soda caustica al l O p. 100, finchè la schiuma non abbia acquistata una bella tinta bluastra, poscia si aggiungono 10 centimetri cubici di una soluzione di recente preparata di 10 centigrammi di cristal violetto di Hochst in 100 centimetri cubici d'acqua distillata. Si aggiunge, per completare l'alcalinizzazioue, un centimetro cubico della soluzione di soda al 10 p. 100, ed il terreno nutritivo è preparato. 'l'ale mezzo si conserva inalterato per parecchie settimane, perchè il et·istal violetto che contiene, mentre non ostacola affatto lo sviluppo del bacillo di Eberth e del coli, impedisce invece che vi vegetino i numerosi germi dell'aria. In questo ten-eno di cultura si pone una grande quantità. d'agar, il che lo rende molto denso, perchè i prodotti derivanti da.ll'~ttività microbica. non si diffondano rapidamente ed alterino la. tintura di tornasole i n loco e non a distanza. Per servirsene si distribuisce tale mezzo, che deve essere perfetta-

mente trasparente e di una tinta violetta molto leggera., in grandi sca-


NELLA OIAGXOSI DELLA FEBBRE TIFOIDEA.

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tole di Petri sterilizzate, in modo che il fondo ne sia ricoperto per una. altezza di 3 o 4 millimetri circa, e su di esso si semina il materiale da. esaminare, strisciandolo in linee parallele coll'ansa di platino, e si CQn· serva al termostato a 37° centigradi. Ora, siccome il coli trasforma il lattosio mentre il tifo non attacca. lo zucchero di latte e si nutrisce dei prodotti azotati del mezzo, dando luogo alla formazione di sostanze alcaline che non modificano la colo· razione del terreno di nutrizione, così dopo 24 ore circa le colonie del bacillo di Eberth, che sono rotondeggianti, di un millimetro appena di diametro, simili a goccioline di rugiada, perfettamente trasparenti e di colorito bluastro, si differenziano da quelle del coli, che sono rosse e del volume di una lenticchia. Con la tecnica e coi metodi sopra enunciati ho praticato delle ricerche su tutti i tifosi entrati in questo ospedale,e dai resultati di queste posso con sicura coscienza dichiarare che la ricerca del bacillo di Eberth nel sangue è un metodo d' indiscutibile ed altissimo valore diagnostico. Nei miei tifosi ho avuto il 90 p. 100 di risultati positivi in prima settimana, e la percentuale è andata mano a mano diminuendo nelle settimane successive. Tali risultati concordano perfettamente con quelli ottenuti dai nn· merosi osservatori che tale metodo hanno sperimentato. Così il Blum dà queste cifre: 100 p. 100 negli ammalati gravi; 75 p. 100 nelle infezioni di media gravità; 50 p. 100 nelle leggere ; questo nella prima settimana. Sthiilern dà il 95 p. 100, Zeidlen il 100 p. 100 e Veil il 70 p. 100. Anche nei casi leggeri il tifo è al principio un'infezione ematica, però la permanenza del bacillo in circolo dura pochissimo ed il trovarlo dipende da un puro caso. Pure ci possono essere anche, molto raramente però, forme gravi in cui non sia possibile aver positiva l'emocultura, e Sthiilern ha, in questi ultimi tempi, dimostrato che nei casi più gravi di tifo vi sono dei periodi di tempo curiosi ed inesplicabili in cùi non si riesce a d imostrare il bacillo nel sangue. Concludendo adunque diremo : r che la mancanza. anche di tutt.e le prove che abbiamo descritte non ci autorizza ad escludere un'infezione tifoidea; 2o che la. sola emocultura ha un valore decisivo per la diagnosi del tifo ed è, come già abbiamo detto, l'unica prova davanti alla quale, se positiva, tutte le altre debbono, inchinarsi e se negative non hanno alcun valore;


896 VALORE DELLE RTCERCRE CHIMICHE, BATTERIOLOG I CHE ED EllATlCHE1 ECCa~ che la probabilità di poter scuoprire il bacillo di E ber th nel sangue è tanto più grande quanto più presto fu tentata l 'emocultura e quanto più grave è l' infezione. La ricerca quindi dei bacilli del tifo nel sangue deve essere, per la diagnosi d' nn' infezione ebertian&, il procedimento di scelta; e perciò è da augurarsi ch'esso entri a far parte della pratica giornaliera allo scopo di delucidare i casi dubbi e permettere una precoce diagnosi con manifesto vantaggio tanto della cura d egli ammalat i come della profilassi .

• ** Nel finir~ rendo infinite grazie al signor colonnello medico Baldanza per i mezzi poeti a mia disposizione e per gl'incoraggiamenti di cui mi è stato sempre prodigo.

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SULL'AZIONE DELLE CARTUCCE DA SALVE (UN CASO 01 MORTK JSTANTA~EA E RICERCHE SPERIMENTALI)

Per il dott. Giovanni Bernuccl, rnnggior·a medico

La sera. del 4 luglio scorso in Vicenza, nella caserma maggiore di cavalleria., mentre il soldato G . L . del r eggimento lancieri di Montebello (8°) toglieva il suo moschetto dalla custodia di cuoio, avendo fatto scattare inavvertitamente il grilletto, esplodeva una cartuccia da salve che, per puro accidente, trovava.si nel serbatoio dell'arma. La scarica. colpiva al capo il soldato Brignoli Biagio del distretto di Siracusa, che trovandosi a brevissima distanza dalla bocca del moschetto, cadde immediatamente a terra fulminato. Il capitano medico del corpo, chiamato d'urgenza, non potè che constatarne la morte av· venuta istantaneamente per ferita d'arma da fuoco penetrante nell1t cavità cranica. All'autopsia, praticata d'ordine dell'autorità giudiziaria, ebbesi a rilevare: alla regione temporo-occipitale destra, c irca quattro centimetri dietro il padiglione dell'orecchio, quasi in corrispondenza dell'asterion, una ferita circolare d elle parti molli, tagli r~ta a st,ampo, del diametro di circa nn centimetro che si approfondiva nei tessuti sottostanti, con attorno un alone nerastro, largo oltre uu centimetro. Dalla ferita era fuoriuscita abbondante quantità di sangue commista a sostanza cerebrale spappolata. Scoperta la scatola cranica, questa apparve parimenti attraversata da un foro del diametro di circa un centimetro, con margini a picco, penetrante nella cavità CPrebrale d opo d'aver lacerato il seno laterale. A. destra le fessure occipito-temporale, parieto-occipitale, temporoparietale e parte della parieto-frontale presentavano un certo grado el i scomposizione, mentre a sinistra riscontravansi segni di identica alterazione in corrispondenza della sutura temporo-parietaìe. Contemporaneamente, dal contorno inferiore del foro suddetto partiva una fenditura interessante l'occi pi tale in tutto il suo spessore, raggiungendo tortuosamente il forarne omonimo. La massa cerebrale scorgevasi soltanto molto congesta, con i seni della volta e della base quasi completamente vuoti; invece il lobo cerebellare destro presentavasi completamente spappolato, ed in mezzo 57- Gior·nale di m•dirina milita>·e -

Fnsc. Xli.


St: LL'AZIOXE DELf,E CARTuCC E DA SAL\' tc

alla m assa dello stesso, molteplici mmute scheggia d'osso e frammenti di cartone, dei quali taluni presentav&.no traccie della colorazione rossa data ai falsi proiettili delle cartnccie da salve. X t-lla mia lunga carriera di medico militare presso corpi di truppa ed in ospedali militari, mai ebbi notizia di soldati mor ti per ferite da. cartucce da salve, e soltanto da colleghi dell' esercito seppi di qualche raro caso di ferite di simil genere, spesso di lievissima. importanza, seguite tal volta da morte, ma per sopravvenuta infezione tetanica (soldato del -±' bersaglieri di guarnigione in Roma nell'anno 1894, soldato del reggimento Geno•a ca\·alleria di guamigione a Yicenza nell'anno 18DGJ. Ci ò spi ega !"assoluto silenzio serbato finora dalla letteratura medicomilitare itali•ma e la mancanza di qualsiasi cenno in proposito nel magistrale esauriente la•oro dell' illustre nostro generale medico Imbriaco: Sull'azione degli attuali fucili da guerra e .specialt~~ente del fucile italiano di piccolo cali!Jro. Im·ece tal une letterature m ed ico-militari straniere, specialmente franr:ese e tedesca, presentano una larga statistica di morti e di lesioni gra...-issime per cartucce da sal...-e, dovute soprat.utto alla quantità degli esplosivi, molto superiore a quella delle nostre cartuccie, ed alla finta pal la che in taluni eserciti Èl di legno dolce incavato (Germania, Rumeuia, Svizzera), in altri eli cartone fortemente compresso (Francia , Bulr.saria, Stati Uniti di America). ( l) Pan·emi quindi degno d' interesse il d isgraziato caso occorso nel presidio di Vicenza, che, nuovo negli annali dell'esercito italiano, ebbe giustamente a sorprendere colleghi e commili toni. (2). Cosi ritenui del caso istituire una serie di esperimenti sul cadavere e su tavolette di sapone duro, affine d i constatare quale sia il potere ( l) :\Ientre le cnrtncce da salve dell'esercito italiano so no caricate con grammi 0,35 di p ol,·ere een>;R fumo (filite), qul'lle dell' eserc ito frnncese hanno una carica variante da grurnmi 1,2.) ad 1,30 di p ol veri' infume, d otata di fortissirno potere esplosh·o, con trllS, <'j:.'111lt a co n le lettere E F, quelle dt>l ginpponeso di grammi 1,40 e d e l rumeno di gmmmi l,!iO. In altri eserc iti europei si hanno cariche nuianti di p:rammi O,GO ad un p:rammo (Austri a , Dnnimar<'n, Svezia, Hulp:arin, No rvegia); f a Roltanto eccezione l'ingles e. che, <·ol SC'nso em:nentem!'nte pratico di tale nazione, possiedo car tnccie da salve contenenti p nr·hi centigmmmi di cordiu, ma SC'nza falso proiettile, co n l'invidiabile risultato di r nrass imc lc·sioni c quasi s conpro di li e ,·e importanza. (2 ) D estano d a vvero m era,·iglia i nutnet·osi casi di sui •idi i, spec ialmente n eU' c· ~err·it o fra ncese, esl·~uit i c on cortucc ie a sul ve, nH,ntre nel!'ese rcit.o tedesco la mania di di~truziono suic ida giunse fino a con o•c•pire il mocabro sist<>ma di soppre~sione e on c·nrtUC'<' ic da sah-c, riempi endo di a cqua la canna d e l fucile (Francke, D eu.teche milit-drùche Zeitsrhrift, marzo J!JOI). ::\el n ost.-o est'rcito, por quant.o mi consta, mai si ebb ero n ,·erifieare t ()ntutid di s imil gen t>re, e ('iò J"itengo dipendn sopratutto dnlla c o nvinzione generalm ente radi<"ata d c ll'nsso luta innocuità, a qualsinsi distanza, dell e c nr tuc·C'ÌC in parola.


SULL'AZIONE D~:LLE CARTUCCE DA SALVE

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vulnera.nte delle cartucce a. salve in uso nel nostro esercito, e come, e fino a quali distanze dal bersaglio esso si eserciti, tanto più insistendo il feritore nell'asserzione, che mi parve fin da principio inverosimile, essergli cioè sfuggito il colpo quando la bocca dell'arma distava circa trenta centimetri dal capo dell'ucciso. I tiri sul cadavere vennero metodicamente eseguiti sulle varie regioni, tanto scoperte, come ricoperte dagli abiti costituenti l' ordinario rivestimen to del soldato, a bruciapelo, a 5 ed a 10 centimetri di distanza, col fucile italiano modello 1891 e con cartucce da salve regolamentari. (l ) Queste, come è ben noto, presentano la stessa forma e le medesime d imensioni delle cartuccie a palla; ne differiscono per la natura del proiettile e per la carica ridotta di polvere senza. fumo (fìlite). Il proiettile della lunghezza di millimetri 34,5, di forma cilindroogi vale, internamente vuoto, è costituito di carta bianca arrotolata, incollata con colla forte; la carta è di fibra poco tenace perchè possa rid ursi facilmente in frantumi sotto l'azioM dei gas della carica all'atto dello sparo. La carica è di filite ridotta in trucioli, del peso di grammi 0,35, e fra la stessa. ed il falso proiettile trovasi un disco di feltro ricavato mediante apposito congegno da un foglio di feltro ordin ario, dell'altezza di millimetri 9 e dello spessore di millimetri 6,8. L'accensione della carica di filit.e è prodotta da una capsula di fulminato di mercurio di dimensioni esterne e con proporzioni degli ingredienti identiche a. quelle date dalle capsule delle cartucce a pall ottola.

Premesse queste brevi: indispensabili spiegazioni, ecco i risultati ottenuti nelle varie prove sul cadavere, divisi per regioni e distinti secondo le varie distanze. CRANIO. Colpi spm·ati 2Je1·pendicolarmente ecl a. brtteiapelo alle 1'egioni frontale, parietale, aU' inion, all'asterion, al breoma, ecc. - Osser· vansi costantemente, quali comuni caratteri, perforazione a stampo della cute della grandezza di circa otto millimetri, circondata da un alone brunastro, poco intenso, del diametro di circa nn centimetro; identica perforazione a stampo delle ossa craniche e della dura madre sottostante e limitato spappolamento della sostanza cerebrale corrispondente, con in mezzo molteplici minuti framme11 ti di ossa della volta cranica, di carta del falso proiettile e del diseo di feltro della cartuccia.

(l) Uno studio v eramente o•auriente s ull' urgomcnto pubblicò tl's tè il cnpitnno m edico fra ncese d ott. B ONNETTI': : Dan(!ers del' tira à blnnc. EUetJI dynamiquc.• et ,~,1n énmta dea cartouchea à fausse balle. (Pnr·is, Malo ine, éditeur, 1007).


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SULL1AZIO:)IE DELLE CARTUCCE DA SALVE

In due casi notaronsi, come nel disgraziato di Vicenza, veri fenomeni di scoppio, caratterizzati da diverse linee di frattura che, dipartendosi dalla perforazione cranica, attraversano in vario senso la. calotta, associate a parziale scomposizione di taluna delle suture poste sul loro tragitto. Colpi sparati pe1·pendicolm·mente a 5 centimetri di distanza. - Si ebbero risultati quasi identici a quelli osservati nei tiri a bruciapelo; soltanto nelle regioni ove è maggiore lo spessore della calotta cranica. non si rilevò lesione della. dura madre, nè spappolamento di sostanza cerebrale, mentre con colpi sparati in corrispondenza della. tuberosità occipitale esterna (inion), mai si riscontrò perforazione cranica, ma. soltanto ferita a stampo delle parti molli ed un certo grado di depressione del solo tavolato esterno. In mezzo ed in fondo al tragitto i soliti prodotti della. carica.. Colpi .~parati p erpenclicolm·mente a 1 O centimetri eli distanza. - N e: n diedero che semplici cincischiature delJa cute (quasi fossero prodotte dal passaggio di forte raspa), del diametro di circa 3 centimetri, con fondo uniformemente brunastro, da combustione dei prodotti della carica, senza che si possa verificare la presenza di verun granello di polvere i ncombusta infisso nella cute così maltrattata. A d istanze maggiori non verificasi neppure il cincischiamento jn parola, ed il falso proiettile di carta ed il disco di feltro riduconsi a semplici residui polverulenti, sen?.a forza alcuna di penetrazione. COLLO. Colpi tirati pcrpendicolm·mente ecl a bruciapelo. - Presentarono costantemente i seguenti caratteri: perforazione a stampo della cute, circondata da un alone brunastro, perforazione delle fascie, dei muscoli e del fascio a er voso-vascolare fino alle vertebre cervicali. Lungo il tragitto e nel fondo dello stesso gli avanzi del falso proiettile e del disco di feltro.

Colpi .~pa mti pe1·pendicola1'1wmte a 5 centimetri di di.çtanza. sultat i quasi identici a quelli ottenu t i con i tiri a bruciapelo.

Ri-

Colpi spa1·ati perpeudicolarmenfe a to centimetri di distanza. - Come a l capo, semplice cincischiamento della cute del diamet.ro di circa 3 centimetri, con fondo uniformemente brunastro. T oRACE. Colpi tù·ati perpendicolarmente ed a bruciapelo sulle o.qsa del casso toraciro.- Su llo sterno, colpit,o fra manubrio e corpo, rilevasi perforazione a stampo del ditlmetro di circa 8 millimetri, interes-


SULL' AZIO!'\E DH:LLE CARTUCCE DA SA LV F.

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!ante tutto lo spessore dell'osso, e lacerazione della parete anteriore del troaco brachio-cefalico sinistro con frammenti d'osso ed i p1·odotti della carica nel mezzo ed in fondo al tragitto. Sulle costole uguali perforazioni a stampo, con foro d'uscita alquanto più grande di q uello di entrata, con lacerazioni piuttosto estese, ma poco profonde, degli organi sottostanti (pol moni, fegato ecc). Risultati quasi identici si hanno con tiri a bruciapelo negli spazi i ntercostali, però con lesioni pitl accentuate degli organi cavitarii. Con th·i a 5 centimetri di distanza, tanto sulle ossa toraciche, come negli spazi intercostali si ottengono risultati presso a poco uguali ai precedenti. Con ti?·i a 1O centimetri, le solite sn perficiali lesioni cutanee. Anoo~tE .

- A brl,Ciapelo, perforazioni a stampo del diametro di circa 8 millimetri (circondate dal solito alone brunastro) delle pareti addominali e del peritoneo sottostante, con i prodotti della carica entro la cavità addominale; due volte rilevasi perforazione di un'ansa intestinale. Risultati quasi identici a 5 centimetri di di.stanza e le solite su perficiali lesioni cutanee a 1 O centimet1·i. Coprendo torace ed addome con gli ordinari indumenti del soldato (camicia di tela e cappotto di panno) questi non attenuano gli effetti dei colpi a bmciapelo e soltanto in lieve misura quelli a 5 centimetri di distanza, mentre gli oggetti di vestiario così colpiti presentano perforazioni circolari con talora tre e tal'altra quattro fessure, partenti dalla perforazione in parola, disposte a T od a croce, varianti m lunghezza da 5 ad 8 centimetri.

M.u•o.- Nei colpi a bruciapelo e fino a 5 centimetri di distanza, le dita della mano vengono quasi asportate, presentando fratture comminute delle ossa falangee con estese lesioni delle parti molli che le ricoprono . .Tir~ndo a bruciapelo contro il palmo della mano, se viene colpito uno degli spazi interossei, questo è nettamente attraversato ed i residtli della carica riscontransi sull'opposta superficie dorsale; colpendo invece le ossa metacarpee osservasi foro d'entrata piccolo, quasi a stampo, con esteso scheggiamento delle ossa in parola e vasto foro d'uscita, fatto indubbiamente dovuto all'eleeata tensione dei gas, che tutto traspo1·ta nel sno passaggio, spingendo innanzi i tessuti e proiettando a guisa di vasto co110 le schegge rnobilizzate. (Bonnette - opera citata).


DO:!

SCLL'AZIONil: DELLE CARTUCCE DA SALVE

ARTI . -

·Nei colpi a bruciapelo, tirati contro i vari segmenti degli arti superiore ed inferiore, s'ebbe costantemente a rilevare perforazione a stampo della cute e delle parti molli fino alle ossa sottostanti, che presentavansi sempre integre n ella continuità, soltanto qualche volta scoperte del loro periostio, con i prodotti della carica lungo ed in fondo al canale. Fecero naturalmente eccezione i colpi tirati a bruciapelo contro ossa relaiiivamente sotliili e ricoperte da uno strato poco spesso di parti molli, quali il radio e l'ulua, nelle quali si osservò frattura comminuta d'ambo le ossa. I dentici risultati si ottennero su di arti ricoperti dei vestiti regolamentari e con tiri a 5 centimetri di distanza. Risultati quasi identici, tauto a bruciapelo, come alla distanza di 5 centimetri, si ebbero con cartucce a salve cui venne tolto il falso proiettile di cartone. Tù··i cont1·o )Jezzi di ~Japone duro dello spe81J01'e di circa 3 centimetri. .d b1·uciapelo, foro d'entrata regolarmente circolare d{\1 diametro di circa 3 centimetri, circondato da grosso cercine di Eostanza. saponosa., con tragitto a pareti liscie; cercine e tragitto presentano tinta brunastra. F oro d'uscita di poco più grande di quello d'entrata, parimenti circondato da spesso cercine extrofiesso di sostanza saponosa proiettata in avanti. A 5 centimetri, foro d'entrata regolarmente circolare del diametro di circa l centimetro, circondato da una zona di intaccature multiple estese per circa l lr2 centimetro. Tragitto parimenti regolare; il foro d'uscita, grande come quello di entrata, è circondato da regolare cercine saponoso, che con la sua m ossa chiaramente rappresenta la perdita. di sostanza. subita dal pezzo di sapone attraversato dalla carica e proiettato in avanti. A 10 centimetri la tavoletta di sapone vieue intaccata superficialmente da molteplici piccole perforazioni profonde al massimo un paio di millimetri, su di una superficie d el diametro di circa 3 centimetri uniformemente brunastra, senza trao0i~ di frammenti del falso proietf.ile, nè di particelle incombnste di polvere infnme. (Vedi annesse figure fotografkhe). l~isnltati quasi identici : > i ottennero con cartucce, cui erasi tolto il falso proiettile. Cosi i risultati ottenuti su tavolette di sapone vennero a confermare pienamente, t:} direi guasi a sintetizzare plasticamente, i dati


l>ULL'AZIONE DET.LE CART'CCCE D.-\ ~.-\LVE

forniti dalle molteplici esperienze, dati che si possono nassumere nelle conclusioni seguen ti: l , Le cartuccia da salve in uso nell'eser cito italiano, a distanze minime, vale a dire da O a. 5 centimetri, tanto su parti del corpo scoperte, come ricoperte dagli ordinari indumenti , producono g li effetti di un vero proiettile, con foro d'entrata circolare, tragitto tubulare, margini tagliati a picco, causando ferite gravissime e mortali, specialmf'nte quando i gas esplosivi incontrano una super ficie ossea scarsamente ricoperta d i parti molli, come sul craniu, sulla regione sterna.le, alla mano. FORI IO centim.

D'E~TRATA.

6 centim.

O centim.

FORI D' USCITA. 5 centim.

O centim.

TIRI CONTRO PEZZI DI SAPO~E D URO.

2' A distanze maggiori, il fascio d ei gas della carica, allargan.dosi, perde rapidamente della sua forza d i penetrazione, e la zona perforat.a centrale è ><ostituiita da una larga contusa, ricoperta di minime perforazioni parcellari, dis<;eminat~C' 1 d'onde lesioni dappertutto lievissime, tranne su delicati organi dei sensi, quali gli occhi.


SULL'AZIONE DELLJ; 0ART1..TCCE DA !';ALVE

3° Gli effetti micidiali delle cartuccie in parola a brevissime distanze, più che al falso proiettile ed al disco di feltro, debbonsi at· tribuire alla som ma dei gas della carica e del proiettile-aria, essendo ben n oto come una carica di sola polvere sparata da un fucile sia sufficiente .a produrre, a brevissime distanze, delle ferite mortali (Du· puytren, Ihelbig ecc.). Cosi questo mio breve studio, originato da una mortale disgrazia, >errebbe a confermare la benignità, fra le congeneri. delle cartucce da. salve in uso n el no;;tro esercito, a distanze appena superiori a i 5 cen· timetri, benignità che tro\erebbe riscontro soltanto in quelle usate dall 'esercito inglese, provata. in entrambi dalla rarità e poca gravità 1n genere delle lesioni da esse prodotte (l). Verona, noYem bre lfl08. ( l ) Il ('api t a no medico dott. Ronnette n e li"ope ra più v ol te citata ( Dangera dr tir6 à blc111c ('te.) ri p orta la ri~posta data;zli d al nostro colles;:a Livi interro~ato in proposito, risposta che nfrorma la relati,·a innocuità. d e lle enrtucce a s11.lve italian(' a parce que celle fuusse balle st. rechdt prrsq11P PII pou8sièrc ci 1<a 80rtic d ~t ca110n •.

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Bo:<:<ETTE. -


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CASUISTICA CLINICA (;ASUISTICA CHIRuRGICA pel dott. P . Gia oi, capitano medico. ~ou sembrandomi dol tutto inutile esporre casi chirurgici, che pe r la r:ausa, natura e sede della lesione mettono >:pesso in imbarazzo e rendono perciò perplesso il giudizio sulla oppo1·tunità di un inte n·ento, ho creduto bene di riferirne alcuni -occorsi in questo ospednle militare, tanto più. che, dato l'esito loro infausto, la diag nosi anatomica ha potuto mettere in chiaro lesioni che per la gravità ed estensione loro possono tornare di qualche ammaestramento.

1° CAso. - Il caporale Giardina Sante, del -l~o reggimento fanteria, veniva ricoverato nell'ospedale il giorno 27 del mese di febbraio, con la diagnosi di conMnoziolle visce1·ale per contusione alla regione epigastrica, che aveva riportata al mattino stesso, verso le ore dieci, causa l'esser caduto sopra una panca, che nell'urto si era rovesciata e l'aveva colpito con uno dei piedi alla detta regione. Al suo ingress o in ospedale presentava i seguenti sintomi. Stato di collasso profondo, cute fredda; non articoln.vn. parola; l'occhio era immobile, il battito alle radiali non percettibile: lamento fioco e continuo. Ses!lanta respirazioni al minuto: itto cardiaco frequente così, da non potersi contn.re. Praticate ripetutamente iniezioni eccitanti, ed applicati tubi d'acqua calda alle estremità e vescica di ghiaccio alla parte dolente, a poco a poco le condizioni s i fecero migliori, tantocbè due ore dopo ricompariva il battito alle ra'iiali, meno frequenti diventavano le r espira;doni; però piu accentuato il dolore e la te m1•erntura saliva a !37•,1. Tale stato di cose andò progressivamente migliorando, fino ad aversi il giorno dopo un relativo benc:<scrc; cosicchò l'ammalato poteva parlare e dare conto parti-colareggiato del caso occorsogli. L'esame obbiettivo della regione, fin dal principio, faceva notn.re leggiero meteorismo, limitato specialmente alla parte mediann. Alla percussione, il margine anteriore del fegato, sulla linea ascellare anteriore, sorpassava di due centimetri circa l'arco costale e l a sua ottusita in alto e posteriormente di circa 3 centimetri la sua pos izione norma le. Nessun segno esterno di hozze, d 'ecbilllosi o di frattura. Alla pressione solamente si aveva una dolorabilità grandissima. L'ammalato nelle pri me 48 oro non ebbe vomito, che però si verificò al terzo giorno con emissione di liquido giallastro commisto a. muco e senza presenza di sangue. Le feci, naturalmente e\':lcuate, non pre~entarouo particolarità degne di nota : non si ebbe mai singhiozzo. Lo stato di miglioramento era però accompagnato da leggiero innalzamento di temperatura, la qt:ale, normaltJ al mattino. si alternava alla sera con un rialzo che da 87•,6 sali. il giorno che precedette l • morte, a 38°,5. Tale rialzo si iniziava con briviò.o; mn essendo il malato onuudo di paese malnrico (Noto) si dubitò potes3e dipendere da febbri di tal natura Il polso r egolare e valido (HO al minuto) e le respirazioni regolari 126) accompagnavano una. diminuzione graduale dei dolori alla regione traumatizzata, la quale, al quinto giorno, non presentando p i io alcun meteorismo, si face,·a sempre piu trattabile; epperciò vennero so~pese le applicazioni fredde, tornnndogli sgmdite e moleste.


()Q(:j

CJ.SUISTICA CLI:-JICA

Alla visita pomeridiana della sera che precedette il decesso, fu riesa11•inato, es i constatò che nessun fatto speciale era insorto; che il polso ed il respiro si mantenevano in rapporto alla temperatura di 38•,5. Solamente spiccava una tinta subitterica, che, data la sede della lesione, non doveva impressionare: tantopiù che l'ammalato, provando benessere, scriveva alla famiglia che non troppo s 'impensierisse del suo stato, sperando di uscire fra alcuni giorni dall'ospedale. Alla controvisita serale ed alla mezzRnotte egli dormiva tranquillamente: ma verso l'unR, cominciò ad accusare dolori che andarono aumentando sempr~ più i fìncbè dopo poco tempo moriva. preannunciando la. sua fine con un grido straziante. Procedutosi all'autopsia 24 ore dopo, all'apertura del cavo addominale si potè constatare fuoruscita di sangue che aveva inondato completamente la cavità peritoneale. Rimossi i visceri, affine di rintracciare la sorgente dell'emorragia, man mano· che si procedeva verso la regione epatica, apparivano grumi sempre più nbbon· danti, ed all'esame del fegat.o si notava la seguente lesione: Ferita-frattura nel terzo esterno e posteriore a direzione verticale che a guisa di segmento ne interessa il pa.renchima a tutto spessore sino a poca distanza dall'ilo; superficie spappolata e ctoperta da spessi e grossi grumi: integro lo stomaco ed il colon trasverso. Il duodeno fortemente congesto i normali gli altri organi. Il concetto diagnostico sulla natura e sede della lesione presentata dal Giardina, non appena fu-ricoverato in ospedale, era che si trattasse di un grave skock addominale, notandosi lipotimia, pallore, perdita della coscienza, respiro superficiale, raffreddamento della periferia; fenomeni tutti che potevano anche stare per una lesione superficiale della parete addominale e determinata da irrita:tione traumatica dei filamenti del simpatico. Un tale sospetto però venne abbandonato per la data io cui aveva agito il tnmma, per il polso che si manteneva depresso, accompagnato da abbassamento termico e da pallore accentuato; per il respiro superficiale e toracico, per il meteorismo localizzato all'epigastrio, nonchè per il dolore e la difesa alla palpazione della regione epaticA.. Si avvalorò perciò l'idea si: trattasse di una lesione del fegato con emorragia. Data questa dingnosi, si era provveduto per un intervento. ma lo fece dift'erir& dapprima lo stato grave del paziente, ed in seguito ne fu abbandonata l'idea pe r la scomparsa relativamente rapida e graduale dei fenomeni, per cui si credette che la les ione fosse limitata e faci lmente reparabile con le risor~e naturali. E sempre discutibile se di fronte ad un grave trauma dell'addome si debba s istematicamente ed immediatamente procedere alla laparatom i a: ma se nei casi d ubbi si deve sollecitarnente intervenire, quando cioè l'asame accurato e reiterato dell'addome riveli la presenza e la pers istenza di s intomi locali ben specializzati e le condizioni del paziente si mantengono gravi; pur tuttavia l'incertezza dei fenomeni osservati e di più lo stato generale del paziente che procede a meglio. fanno s pesso s oprassedere, anche percha la la paratomia esplorativa, pur circondata da. tutte le cautele nece:;sarie e pur eseguita con celerità, non è in ogni caso quella operazione innocuA. che comunemente si crede. 20 CASO. - Fornaro ~icolò, soldato presso la Scuola centrale di tiro di fanteria, venivA. trasportato d'urgenza il giorno 19 aprile 1907 nell'ospedale, perche ferito da colpo di arma dR fuoco alla regione lombare destra, mentre attendeva 1\ ri parare i bersagli in esperie nze di tiro con proiettili frangibili. Tali pt·oiettili non sono di munizionamento pel soldato ma verrebbero adottati })er ovviare alle deficienze di bersl'\.gli di lunga portata, aftine di mantenere eset·citato il soldato e le societil di tiro a segno.


CASU ISTICA CLINI CA

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Le paratoie dei bersagli sono cosi munite di lastre d'acciaio per evitare il rim· balzo che costituisce il magg ior pericolo e contro di esse dovrebbero infrnngers i questi speciali proiettili. Essi sono costituiti da un bossoletto metallico nella cui bocca è fissata un 'ogi· vettl\ di piom.bo ind11rito, del peso di due grantmi circa. Il bossoletto è riempito con un piccolo cilindro d'alluminio e con migliarina (grammi due circa) tenuta a posto superiormeate da una coppa d'alluminio sulla quale poggia pure il fondo dell'ogivetta. Peso complessivo del proiettile gra mmi 7 circa. Carica della cartuccia grammi 1,15 di balistite (v. fig. 1). Nelln fig. 2 è rapprese!ltata in proiezione orizzontale la posizione del soldato nel momento· in cui fu colpito e le varie distanze a cui ero.no situati i bersagli. All'es ame praticato all'ingresso del soldato in ospedale, si riscoutravano, in cor· ri:,pond~nza della decima costa di destra ed in uno spazio limitato interamente dalla linea para-vertebrale ed esternamente dalla ascellare posteriore, pressapoco alla s tessa alte?.za, due fori: il primo a due centimetl-i circa dalla colonna verte· brale, di figlllra ovalare, col diametro di circa un centimetro e mezzo, con margini regolari, dal quale fuorusciva sangue nerastro in discre ta quantità. Il secondo sulla linen. ascellare posteriore, più a mpio, con margini frastagliati e rovesciati all'indietro, col mass imo diametro verticale a forma rotondeggiante di 3X2 cen· timetri dal quale gemeva pure discreta quantità di sangue. Nello spa:<.io compreso frn le du11 aperture e specialmente in alto, nelll\ regione scapolare pos teriore. numerose ferite superficiali rotondegg ianri dovute a miglia· r ina che, come ventaglio, aveva invaso detta regione. A mezzo di specillo !'Ì notava che la prima lesione aveva decorso al:'indentro: però non si sentiva osso allo scoperto; nella seconda invece, che s i protraeva in alto ed all'esterno, si percepiva la decima costn. allo scoperto come scheggiata, ed affondanrl<>si lo specillo nella regione renale si desiste tte dell'esame. Il For· naro presentava di più paraplegia completa, paralisi della vescica e del retto, in· sensibilità ta.ttile, dolorifica e termica che a destra si .i nnalzava s ino allo. piega crurale anteriormente, e posteriormente s i protendeva alla regione glutea; mentre a sinistra giungeva in avanti al terzo medio della coscia, e posteriormente alla piega glutea. Il polso era filiforme, frequente; pallido notevolmente il dso ; il respiro frequente e s uperficiale Medicate le ferite e non giudicando possibile nessun intervento, sia p&r lo s tato dell'ammalato, sia ancora percLè non si sapeva qua nti fossero i proiettili e quale il loro decorso, non possedendo l'os pedale un apparecchio di radiografia, si praticarono iiniezioni d'etere pe r migliorare lo s tato generale depresso dell' ammalato. Addivenutosi più tardi al cateterismo, furono estratti circa CLIO centimetri cubici di liquido, composto per la massiu1a parte di sangue nerastro disciolto, e che l'e· same microscopico ha dimostrato esser dovuto ad emormgia renale. Da quanto sopra, il concetto che si desumeva probabile, avuto conoscenza della costituzione del proiettile adoperato nell'esperienza, era che la parte superiore di esso, cioè l'ogiva, avesse prodotto la prima apertura, e che incontra ndo le vertebre lombari, le avess e perforate dopo aver dis trutto il midollo nel punto del rigonfiamento lomb~t re per perdersi poi nei tessuti molli profondi della parte opposta: che i proiettili minuti, cioè la migliarina, allargandos i a ventaglio, s i fo>:se infissa a varie profondità nella regione dorsale; e che da ultimo, la parte inferiore del proiettile sfor111ato, incontrata la decima costa, dopo ave rla scheggiata, de·


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OASUISTICA CLINICA

Yiando coll'ulteriore decorso, avesse intaccato il rene destt·o nella sua porzione superiore, che in seguito, attra,rersato il diafr11.mma vicino alle sue inserzioni costali e penetrato nel cavo toracico, vi avesse cagionato un'emotorace, come lo dimostrava la percussione e l'ascoltazione. L'ammalato non ebbe mai vomito; il polso al giorno dopo si rialzò, la temperatura dallo stato di collasso, cioè 86°, 8, era salita a 87° e le condizioni generali s i fecero così migliori. Persistevano però la paraplegia, l'insensibilità., la mancanza dei riflessi tendinei, la paralis i del retto e della vescica, e di più al terzo g iorno comparve alla regione sacrale una piaga da deeubito che dapprima superficiale andò in prosieguo sempre piu approfondendosi cosi da raggiungere le ossa. Le orine, divenute meno sanguinolenti ma più alcaline e con odore ammoniacale, facevano notare, nel loro abbondante sedimento, corpuscoli sanguigni in Yia di disfacimento, leucociti, cellule della mucosa vescicale in parte alterate, numerosi c ristalli di fosfato triplo e flora bacterica varia e numerosa. Nei giorni successivi comparve febbre a tipo intermittente dovuta a setticopioemia, febbre che non piu abbandonò il paziente e che complicatasi più tardi ad itterizia ne rendeva gt·avissime e disperate le condizioni. A questo progressivo agg ravamento si aggiungeva da ultimo una cefa.lalgia i ntensa e cosi grave da non cedere ad alcun presidio terapeutico, e la scena dolorosa s i chiuse cosi dopo 20 giorni con una paralisi dell'arto superiore destro di senso e di moto, deviazione coniugata degli occhi a sinistra, seguita da coma. Tale paralisi fu attribuita a processo meningeo circoscritto alla zona rolandica, non escludendo però un ascesso metastatico nella parte superiore s inistra del ponte. Ammessa la diagnosi delle lesioni apportate dai proiettili, nel modo sopradescritto; diagnosi che venne confermata poi all'autopsia., la cura non poteva essere diretta che ad alleviare e lenire i dolori del paziente, e la radiografia, che avrebbe in questo caso confermato la impossibilità e l'inutilità di un intervento, fatta in primo tempo avt·ebbe servito a dissipare ogni dubbio ed a troncare ogni questione. Donde la necessita che ogni ospedale militare sia fornito dei necessari apparecchi. La necroscopia, eseguita 2-t ore dopo, diede il seguente risultato; l o Ispezione eslema. - Il cadavere è tutto coperto di chia1.ze livide da putrefazione avam:ata. Enorme piaga da decubito che a sinistra è profonda fino all'osso ed occupa tutta la regione lombo-sacrale. Posteriormente si riscontrano due fori; uno, il più estemo, è grande quanto una moneta da due soldi, ed apparentemente non presenta nel suo fondo alcun canale di continuazione; è posto a circa 7 centimetri a destra della colonna vertebrale: il secondo è più piccolo. diretto in alto e verso l'interno; si trova a 2 centimetri a destra della colonna vertebrale. Tutti e due questi fori sono situati in uno spazio compreso da due linee tirate parallelamente ed a destra dei corpi della seconda e terza vertebra lombare. 2° 1'esta. - Aperta la te~a cranica si riscontra la dura rigonfia; tagliata, lascia fluire discreta quantità di liquido siero-pumlendo. Le circonvoluzioni cer ebrali di destra sono in gran parte ricoperte da un essudato purulento, e anche a sinistra sta va in iziandosi lo stesso processo. Nulla di particolare nel centro ovale, nei nuclei ottico-striati, nel ponte e bulbo. 3° Torace. - Le pleura sinistra e l'apparato cardio-vascolare non fanno rileYare alcuna lesione, mentre nella cavità pleuricadi destra vi ha considerevole raccolta sanguigna con essudati librino plasLici abbondanti, rece nti, che si addos-


CASUISTICA CLINICA

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sano e stringono il polmone; questo è tutto imbibito, e per la facilità con cui si spappola, non si riesce a stabilit·e la presenza di una possibile anzi quasi certa lesione traumatica. Liberi nel cavo pleurico si trovano dne pezzetti di piombo di dimensioni diverse. 4° Addome. - Aperta la cavità addominale, non si riscontra alcun liquido nel piccolo bacino, le anse intestinali sono distese da gas, la vescica presenta segni di cistite, la milza é grossa, congesta. (si noti che l'individuo fu a lungo malarico), il rene sinistro non presenta. nulla d'anormale, il rene destro offre un solco con spappolamento del parenchima alla sua faccia e margine convesso, all'unione del So superiore coi due teni inferiori: attorno al rene una sacca abbastanza grande distesa. da sangue fuoruscito dal punto della lesione. Il lobo destro del fegato é perforato completamente a tutto spessore dal basso all'alto, e dall'e· sterno all'interno. Uno dei proiettili deve aver fatto questo percorso: dal foro cutaneo pit'l esterno scheggiò il terzo superiore della. decima. costa destra a circa 5 centimetri dalla colonna, perforò il rene, il fegato eù intaccò il diaframma dove venne appunto trovato. L'altro proiettile dal foro cutaneo ptù interno trapanò t'l ruppe l'inserzione dell'l~· costa a destra colla vertebra corrispondente, penetrò ne l midollo e fnomsci dal lato oppos to con apertura rotondeggiante non scheggiata, e si conficcò nelle parti molli; producendo cosi un'emisezioue completa del midollo stesso in corri· spondenza del rigonfiamento lombare. Le lesioni riscontrate al fegato ed al rene, pur essendo gravi cd estese non avrebbero, a mio giudizio, potuto da s ole ca usare la. morte del Fornaro, perchè i proiettili non avevano interessato vas i, nervi importanti, rosicchè l'emorragia si era potuta facilme nte di per sè arrestare: l'infezione dei due organi era assai limitata e già. la reazione dei t essuti mostrava tendenza ad unarapida riparazione. Alla. lesione spinale, alle consecutive lesioni trofiche ed alla cistite è da addebitarsi la causa della morte. 3° CAso. - \'eniva trasportato a ques to os pedale militare, il ma ttino del giorno 10 del mese di l uglio, il soldato Felis i Giuseppe del reggimento lancieri V. E. II (10°1 il quale, nello vicinam:e della stazione ferroviaria, era caduto col cavallo impauritosi per il manovrare di una locomotiva, ed avevn cos ì battuto al Sllolo colla parte laterale sinistra del capo, colle spalle e col gomito. Nel tragitto, a più riprese aveva vomita to sangue nerastro ed il vomito s i r1petè più volte nel primo giorno di s ua degenza. Ad un primo esame si notava grave commozione cerebrale: gli arti pendevano inerti ai lati del tronco, la sensibilità e ra abolita; scomparsi ilritlcsso addominale, e cremasterico, conservato il rotuleo; pupille dilatate non reagenti alla luce, polso regolare, debole; respiro s uperficiale. Al capo una bozza echimotica limitata alla regione temporo-parieta.le di sinis tra senza soluzione di continuo delle parti molli; alla pressione non si avverte alcun senso di crepitio: incipiente echimosi al contorno dell'orbita, specie nella parte inferio1·e es.terna. Dagli orecchi non f uoresce sangue od altro liquido; dal naso continua lo stillicidio in sangue neras tro che, inghiottito dal paziente, è causa di vomito. Difficoltà nei movimenti passivi dell'apertura della bocca; escoriazioni superficiali alla regione deltoide& e del gomito. Le condizioni del paziente a poco a. poco migliorarono ed il ripris tino dell'in· telligenza si fece completo; pers is tt<va invece ecbimos i· all'orbita di sin istra, s tra-


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CASUI~TICA

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bismo interno dell'occhio destro con pupilla rigida, dilatata ed amaurosi; accusava gt·ave dolorabilitil. alla pressione sulla bozza tempo-parietale; difficoltà nei movimenti di masticazione e della deglutizione. Non vi era alcun avvallamento; nessun segno di frattura. Libera e facile la parola; deviato il velo pendolo a sinistra; normale il senso del gusto, dell'udito e dell'olfatto: non paresi ne paraHsi degH arti; temperatura normale, assenza di disturbi vaso-motori. Una tale sintomatologia, che induceva, per alcuni dati, nel sospetto di lesioni della base cranica a sinistra, andò ancora più facendosi scarsa; non restando che lo strabismo e la dilatazione pupillare congiunta a cecità, "d il Felisi, nel giorno successivo alla lesione, scendeva parecchie volte, di per sè solo, da letto; si intratteneva a lungo coi parenti accotsi, e domandava ripetutamente che gli venisse aumentato il vitto. In tale stato soddisfacente durò due giorni; ma al mattino del quarto giorno, dopo una notte tranquilla, egli, d'improvviso, trova impedimento di parlarE' ed a deglutire, il rE>spiro si fa affannoso, talora intermittente, il polso duro, frequente, la temperatma sale a 30°,5; perde la coscienza. Aumenta lo stt·abismo, la dilata· zione pupillare e si aggiunge la paresi del facciale di dec;tra. Precedutosi ad un abbondante salasso, i fenomeni anzidetti recedono in parte, e torna cosi la coscienza e la parola, il respiro diviene normale, la temperatura discende a 38° permangono però gli altri sintomi. Ma egli, dopo tale leggiero miglioramento, ricade a poco a poco in preda a segni di una meningo-encefalite cui si aggiungeva il delirio ed altri fatti più accentuati dipendenti da localizzazione alla base; muore al sesto giorno. REPERTo ANATOmco. -- Sotto l'aponeurosi epicranica, in corrispondenza della curva temporal superiore di sinistra, vi ha un'echimosi che va accentuandosi in basso Yerso la foa<>a zigomatica ove si trovano accumulati grumi di sangue. Messe a nudo le ossa del cranio, si osserva da questo stesso lato una depressione della parte inferior-anteriore del parientale e sulla squama del temporale una frattura raggiata rhe comprende piccole scheggie, spede nella sezione più bassa della fossa zigomatica. Da questa si diparte una fessura. a decorso irregolare che si insinua nella base cranica tra l'apice della rocca petrosa e la piccola ala dello sfenoide, incontra la sella turcica e si rrotende sino alla rocca petrosa del lato opposto,

interessando!& alla sua base con frattura trasversale. In vicinanza delln. sella turcica di sinistra vi ha un'altra frattura irregolare che decorre sino al foro orbitario e in questo tragitto, vicino alla parte posteriore dell'orbita, si troYa un noteYole stra vaso sanguigno. Mentre in questo caso la gravità e la estensione della frattura del cranio hanno oH'erto di per sè scarsi sintomi per rispetto alla regione interessata, merita invece di esser notato l'intervallo abbastanza lungo che intercedette prima della insorgenza dei fenomeni meuingei, intervallo di relati vo bene'3sere che poteva illudere sulla speranza di una guarigione.

Essendosi tentata in parecchi casi, sia dipendenti da lesioni traumatiche, che da processi infiammatori specifici, la cura alla Bier, sì ebbe in tutti un sensibile e progressi\'O miglioramento: anzi in taluni di essi si potrebbe parlare di guarigione, se la specialità della Yita militare non impedisse di pronunziare tale parola, \'incolata spesso da scopi secondal'i.


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In un numero complessivo di nove casi di traumatismo diverso agli arti; cinque <lopo una cura che oscillò dai 20 ai 25 giorni, furono in caso di poter riprendere regolare servizio; gli alti"Ì 4 migliorarono talmente da scompa rire ogni sintomo <>bbiettivo; in un solo persistette a lungo un leggiero aumento di volume, senza che fosse accompagnato da dis turbi funzionali.

In tre casi di adenite, di natura tubercolare, cioè in uno con sede alle parti laterali e superiori del collo, negli altri due agli inguini, si potè aver guarigioue <:om pleta, dopo un periodo c urativo di 20 giorni cil'ca. L'esame del sangue praticato prima e dopo la cura, non ha fatto rilevare variazione importante e degHa. di nota, essendosi mantenuto costante il rapporto tra i corpuscoli rossi e bianchi e normale la quantità degli altri elementi (piccoli e g randi linfatici, basofili ed eosinolìli). Merita inoltre di esser ricordato un caporale del deposito cavalli stalloni di Reggio Emilia, ricoverato in ospedale per artro-sinovite tubercolare al gomito sinistro, nel quale si fu in f<>rse se procedere a trattamento chirurgico per lanatura del processo, o invece di tentare una cura conset'\'ativa alla Bier, coadiu·mndola con quella alla Durante: tantopiù che ancor non si avevano seni fisto-

losi, nè punti suppurati, e la malattin. limitata solo ai capi articolari. Ci si att enne al secondo p11.rtito e difatti, dopo un mese, il gomito diminuì di volume, cosi da essere poss ibili movimenti abbastllnza estesi; cessarono i dolori, e l'amm:tlato, sempre apiretico, aumentò di peso. Ritornato dai bagni di Salsomaggiore in ottime condizioni, non avendo egli mezzi di sussistenza, rientrò all'ospedale, e qui si ins istette nella cura prima, tentata: ma quando tutto dava a sperare in un risultato se non di guarigione almeno di sosta del processo tubercolare al gomito, una tuber·colosi acuta genera· lizzata portava alla tomba il paziente. All'esame dell'articolazione ammalata, si notavano ancora granulazioni tubercolari; ma limitate e scarse e scomparsa delle cartilagini d'incrostazione all'apofisi olecranica. ed all'omero, con successivo rammollimento tubercolare dell'osso; infiltrazione glandolare al gomit o ed all'ascella. È ovvio supporre che il pror.esso tubercolare, dal punto di origine, cioè dal gomito, siasi diffuso secondariamente al polmone ed all'intero organismo. In tal caso la cura alla. .Bier non potè essere causa che determinò la propagazione della malattia ? L'esame microscopico de!Je ghiandole e dei tessuti avrebbe potuto gettare qualche luce. In processo di tal natura è logico pertanto tentare ques to metodo curativo, ovvero procedere senz'altro a mezzi più radic1di? Discordi ancora sono i pareri e poco numerosi sono i casi per avere un responso che solo la clinica con l'esame mic.roscopico può fornire. · A mio giudizio, i casi traumatici sono più specialmente quelli dove tal metodo di cura può trovare la piena sua efficacia; ma esso esige metodismo e costanza, ciò che è difficile potersi ottenere nei nostri ammalati. Parma, settembre 1907.


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LA DIAGNOSI BIOLOGICA NELL E :\IALATTIE I NFETTI\"E, per il dott. Giovanni Mcunuo, capitano medico. Una diagnosi esatta e rapida si impone nelle malattie infettive per i provvedimenti igienici, per l'isolamento del malato, per le disinfezioni opportune, per evitare la diffusione della malattia.

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La diagnosi e.o;atta nelle malattie infetti;e si può ottenere in d ue modi: :o con la diagnosi batteriologica, n t> l senso stretto della parola; <2• con il metodo biologico. La diagnosi batteriologica si fa con la scoperta microscopica o colturale dell'agente specifico della infezion~, come quando si ritro;a il bacillo della tu bercolosi nell'espettorRto di un tubercoloso, il bacLilo del colera n·~lle feci di un coleroso. L'esame microscopico semplice ci può e;;sere sufficiente solo in qualche caso, vale a à iire quando per colorazioni speciali, per la forma e per gli aggruppamenti, noi possiamo itlentificare i germi già per questi caratteri, per es. i germi piogeni, il gonococco, il b. difterico. Tale c riterio sembrava esclusivo per il bacii!o della tubercolosi, ma in ques ti ultimi t~mpi si sono trO\'ati numerosi altri gem1i, che nella colorazione sp~ciale si comportano come i bacilli della t\1bercolosi, i cosi detti germi resistenti agli a cidi, i quali, come i bacilli della tubercolosi, una. volta colorati res istono all~t decolorazione con gli acidi. Nella diagnosi batteriologica quindi delle malattie infettive la ricerca colturale dell'agente di infezione è quella che che ci dà i risultati più attendibili e più esatti. ::\fa anche qui, malgrado i perfezionamenti ne lla tecnica, le diflicolta nella ricerca, nell'isolamento e nella identificazione rlel germe infettivo non ::ono poche e sono contrnrie alla rapidità della diagnosi. Bas ta solo ricordare tutti i mezzi pt·oposti per l'isolamento del b. del tifo, per la diagnosi differenziale colturnle f ttl. il b. del tifo e i b. pnrntiti e il b. coli. Tale diagnosi poi ci tnancava nelle malattie d'infezione, nelle quali l'agente infettivo non erA. conosciuto o non era coltivahile nei nostri terreni di coltura. 11falgrado questi inconvenienti fino :t'non molti anni or sono, il metodo batteriologico era il solo metodo di diagnosi esatta delle malattie infettive.

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Con la scoperta. di Bchring della comparsa di sostanze specifiche nei liq uid i di un organismo sotto l'influenza di una infezione, si è ;enuto sviluppando un :>econdo metoJo di diagnosi esatta nelle mn.lattie infetti..-e, il metodo detto biologico dal "'assennann.


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In questa specie di dia gnosi s i tratta infatti dell'impiego di reagenti, che solo l'organismo vivente ci può dare. II principio della diagnosi biologica è che noi r icerchiamo nei liquidi dell'organis mo malato se determinati prodotti di reazione contro un agente infettivo si trov ino in maggior quantità che nell'organismo sano. Dalle leggi della specificità noi sappiamo che l'aumento di questi prodotti di reazione oltre il normale ba come causa solo un processo infettivo specifico. Cosi noi, quando nel sier o d i un malato, pe r es , troviamo aumentate oltre il normale le sostanze che in fluiscono s pecialmente s ul bacillo del tifo, possiamo con ragione fare la diagnos i che il paziente è in quel momento malato di tifo, quando naturalmente s i possa escludere ch e il paziente abbia da :poco avuto il tifo.

••• Sotto l'influenza di un a g ente infet t ivo s i formano nel s angue del malato div erse sosta n ze, delle quali a noi interessano alcune, e prima le agglutinine. Le agglttlinine sono sos tanze, le quali hanno la propriet à di riunire in ammassolini, di agglutinare le s pecie batteri che, s otto la cui intluenza esse si sono formate nell'org anismo Il siero di un individuo sano o di individui malati di altre malattie non produce ques to f enomeno, o per lo m eno lo produce solo in forte dose. Questo è il princ ipio della siero-diagnos i di Gruber-Widal. La siero-diagnosi h a a ssunto una notevole importanza spec ie nelle infezioni intestinali. Gli agenti infe ttivi nelle malattie intestinali sono molteplici: b. tifo - b. para.tifì - s pecia li bacilli del g ruppo delle intossicazioni da ca J"Ui alimeatari - diversi tipi clel b. dissen terico. In prat ica molto spesso noi riusciamo a distinguere di qua le infez ion e è malato il paz iente solo m ediante la siero-diagnosi. Viceversa noi impieghiamo in laboratorio l'agglutinazione per fare una esatta diagnos i batteriologica, per di fferenziare specie ba t terich e, le quali morfo logicamente e coltura l mente sono molto vicine. Questa ricer ca. è di preziosa uti l ità per il batteriolog o e per l'epidemiolog o. P er es., in un caso sospetto d i colera o di pest e, il germe isolato v ie ne provato con uu 1;ier o di un anima le. c h e s ia st:tto trat tat o precedentemen te con una col t ura sicura di b. del colera o d i b. d ella peste. Se il s iero ha un'azione a gglutinante tipica sul la col t ura s ospetta, no·i possia mo, p er la l eg ge della s pecificit à , afl'errnare c he n el caso esamina to si trat ta di coltura di vero bacillo del colera o della peste e che quind i il malato ò un ca so \"e ro di pes te o di colera. Il fatto poi che le a gglu tin ine s i possono r icon oscer e n el siero ancl1c a lcun tempo dopo superata l' infez ione, è impo r tan t e per l'epidemiologo. Cos i in uua epidemia di colera noi p ossifl mo riconoscere quali pe rsone hanno avuto il cole ra, ricercare le origini e il modo d i d iffus ione della epidemia. E per la profilassi no i potremo riconoscere e isolare gli indivirl u i, che hanno s uperato una malat tia infettiva, ma souo ancora capac i di contagia re, e gli individ ui che avendo avu to contatto con malati portano con loro i germi dell' infezione, senza divenire vis ibilmente malati.

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• • Accanto alle agglutinine s i riscontrano nel siero dell'organismo malato !epre-

cipitine, sostanze molto affini, le quali hanno la proprietà di precipitare le parti disciolte dei corpi b~t.tterici. Sebbene il Fornct abbia cercato di utilizzare le precipitino nella diagnosi delle malattie infettive, tifo per es., la loro ricer ca non 58 - Gwrnale di medicina militare - Fase. Xli.


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rappresenta un vantaggio di fronte alla ricerca delle agglutinine: e quindi il metodo non ha trovato applicazione in pratica. Le precipitine hanno invece a ssunto 1ma grande importanza in un altro campo, specie nella medicina legale.

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• • Oltre le agglutinine e le prec ipitine, un altro gruppo di sostanze immunV.zanti, egualmente s pecifiche, vale a dire che si producono sotto l'influenza. di una determinata specie batterica e hanno sempre e solo rapporti s pecifici con questa ;:pecie batterica, sono i cosi detti ambocettori o anticorpi in senso stretto. Per comprendere l'applicazione del.la ricerca d egli ambocettori alla diagnosi delle malattie infettive con il metodo biologico de lla fissaziont~ o deviazione del complemento, mi sia permesso di ricordare qualche par ticolare sugli ambocettori o an ticorpi. Nei liquidi dell'organismo si trova una sostanza simile nella sua azione a un fer mento, sostanza che con l'Ehrlich chiameremo complemento. Fi~. t•. Gli a mbocettori sono sos tanze1 le quali insieme con il com· plemento hanno il compito di sminuzzare i grossi complessi molecolari penet rati nell'organismo e renderli quindi o utilizzabili per la nutrizione e l 'assimilazione o renderli meno dannosi, se s i tratti di sostanze tossiche. Il complemento (C) ha l'azione di un fermento; l' ambocettore o anticorpo (B) rappresenta invece un tratto di unione perchè da. un lato s i lega al complesso molecolare o antigene (A) e dall'altro Ili complemento. L'azione dell' a.mbocettore è simile a quella di un mordente: come il mordente trasporta l' azione del colore della stoffa, cosi l' ambocettore trasmette l' azione del fermento sul complesso molecolare da digerire, sull'antigene; senza ambocettore il complemento non può !\Vere alcuna azione sull'an tigene. Tra ambocettore e antigene corrono rapporti di specifica avidità: come per es. una chiave corrisponde a una determinata serratura, così un determinato am bocettore si può legare solo a un determinato complesso molecolare, a. un deten ninato antigene e prec isamente a quello, sotto la cui influenza esso ambocettore si c prodotto in maggiore quantità nell'oa·ganismo, éome prodotto di reazione. Cosi per es. nell'infezione tifica, pe1· h\ reazione biologica dell'organismo infetto di tifo, come s i producono le agglutinine tifiche, così si producono anche nmbocettori adatti a l b. del tifo o alle sos tanze chimiche costituenti il suo corpo. Essendo quindi questi ambocettori ~>pecifici per una data infezione possono esset·e impiegrtti esattamente, come le aggluti nine, per la diagnosi biologica delle ma.lattie i nfettive. Il loro ri.:onoscimento però è molto più complicato : diversi metodi di riconoscimento sono stati applicati sia con l'esperimento di Pfeiffer negli animali, ~in col determinare qunntitativamente il potere battericida. sulle piastre di \l n siero, ricco di a m IJocettori. Questi metodi non sono adatti per la pratica medica e non presentano un vantaggio sulle prove di agglutinazione nelle malattie infettive, nelle quali è noto e coltivabile l'agente di infezione. Una applicazione utile invece nelle malattie infettive ad agente ignoto o non coltivabile, ha trovato il riconoscimento degli ambocettori sul principio già da anni stabilito da 13ordet e Gengou. Questi autori partirono dal fatto che tra antigene e ambocettore corrispondente vi è il rapporto di una s pecifica avidità di


Rl\"ISTE GENERALI

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legame, e che avvenendo il legame tra antigene e ambocettore, il complemento presente viene fissato in questo legame. Se quindi mescolando un determinato antigene di natura infettiva, per es. bacillo del tifo, con il siero di un individuo e aggiungendo il complemento, questo viene fissato nel legame, noi potremo dire r.he nel siero vi è un ambocettore, adatto all'antigene tifo e che quindi l'indi· viduo è malato di tifo. La questione si riduce ora a vedere se il complemento è stato fissato oppur no. Per potere riconoscere questo, al miscuglio risultante di antigene, materiale da ricercare e complemento, Bordet e Gengou aggiunsero delle emazie unite ad ambocettori, capaci di discioglierle con l'azione del complemento. Fil(. s•.

Se il complemento era già stato fissato nel primo miscuglio, l'amboccttore unito alle emazie non potrà. esplicare la sua azione emolitica e le emazie rimarranno ·integre. Se invece nel liquido da ricercare non vi erano arobocettori adatti all'antigene . il complemento non s i sarà fissato, sariL rimasto l ibero e allora si potrà unire all'ambocettore con le emazie e produrre l 'emolisi. Y.'ig. J•.

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]6 g 8 CASO

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Le ricerche di Bordet e Gengou furono fatte adoperando come a ntigene i ba· ci Ili del tifo o altre colture batteriche, ma non rappresentavano un progresso pra· tico sulle prove di agglutinazione: e quindi le loro ricerche non ebbero più alcuna applicazione pratica per parecchi anni. È stato merito del Wassermann l'avere applicato il metodo di Bordet e Gengou alla diagnosi delle malattie infettive, il cui agente non è noto o non è coltivabile. Invece di adoperare come antigene i batteri, im· piegò come antigene un semplice estratto acquoso di organi o· di tessuti, i quali contengono certamente l'agente di infezione. Così il 'Vassenn ann potè studiare malattie nelle quali non era stata possibile finora una diagnosi biologicl\: sifi-


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li de, lebbra, >aiuole, infezioni protozoarie: e io queste malattie ha impiegato come antigene un estratto di tessuto umano, sede dell'infezione. Vogliamo per es. fare la sieroreazione di Wassermann in un caso sospetto di sifilide per mezzo della fissazione del complemento secondo Bordet e Gengou. Si prende un es tratto in soluzione fisiologica di organi, preferibilmente di fegato di un feto sifilitico: questo è l'antigene A. Si mescola in determinate proporzioni con il siero di sangue o liquido cefalorachidiano dell'individuo da esaminare, il quale, se è s ifilitico, conterra gli ambocettori B adatti al nostro antigene: se invece non è sifilitico, non li conterrà. Si aggiunge poi del siero fresco eli cavia normale: questo contiene il complemento C. Il miscuglio si tiene per un'ora a 37°. Si aggiunge quindi in determinate proporzioni emazie per es. di montone lavate E e del siero di cavi& contenente solo ambocettori emolitici B' adatti alle emazie di montone. Si mette tutta la mescolanze nel termostato a 3ìo per due ore. a poi si lascia depositare in refrigerante per qualche tempo si vedono quindi i r isultati. Se il liquido esaminato apparteneva a individuo sifili tico, 11 00 si ba emolisi (Caso I ). Se il liquido esaminato apparteneva a individuo sifilitico, si ha emolisi (Caso Il). Le reazioni po~sono essere rappresentate graficamente come nelle figure 2 e 3. La sierorea1.ione del \\'1\Sser mrt.nn non è certo di facile applica?.ione e occorre sia praticata d:1 sperimentatori abili nelle ric:erche di questo genere. Mediante questo metodo di ricerca biologica, si sono avuti notevoli risultati nella dilncidazione di problemi interess:.nti di patologia. nella tubercolos i e nella sifilide.

••• Un altro metodo d i diagnosi biologica delle malattie infettive è fondato sulla grande sensibilità, che appare quasi specifica, delle cellule e d ei tessuti dell'organismo a certi prodotti batterici. Mentre nelle sieroreazion i noi utiliz?.iamo l'azione dei liquidi dell'organismo sui batteri, in questo metodo noi ricerchiamo invece l'azione dei prodotti ba t· terici sulle cellule dell'organismo. Questo metodo biologico s i può dire che deri\"i dal primitivo metodo di Koch delle inie;~;ioui di tubercolina a scopo diagnostico. A seconda dei tessuti che si impieg11no per la reazione, noi pos;>iamo distinguere una cutil·eazione e una o(talnwreazio11e. Il v. Pirquet ha osservato che la cute dei tubercolosi presenta una grande sensibilitiL all'azione di una dose miniru11 di tubercolina. Se in un individuo a ffetto da tubercolosi si produce una piccola scarificazione cutanea e su essa si lasciano cadere alcune g occe di tul!ercolina. dopo 48 ore nel punto della lesione appare un arrossamento con un alone edematoso, e dopo pochi giorni si forma una pustola, simile a quella del ' 'accino: la lesione cutanea in otto giorni guarisce. Se invece l'individuo non è tubercoloso non si verifica nulla, e la piccola lesione cutanea cicatrizza rapidamente, sen;~;a nessuna. complicazione. Questo mezzo diagnostico sarebbe stato trovato esatto dal Vall~e, dal \Yolff. Eisner, ma. il suo valore pratico è stato infirmato da altri ricercatori. Quasi contemporaneamente il Calmette, basandosi sul fatto che le mucose sane, e io ispecie l'oculare, assorbono facilmente i veleni e alcune tossine microbiche, ricercò il comportamento della mucosa oculare alla tubercolina.. Instillando una goccia di soluzione a cquosa sterile all'l 0,'0 , preparata di recente, di tubercolina nell'occhio di un malato di tubercolosi, si determina una.


RIVISTE GENERALI

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notevole reazione infiammatoria con edema, Jacrimazione, fotofobia. Il massimo della reazione si ha dopo G·lO ore, diminuisce o scompare dopo 24-36 ore. Negli individui sani o malati di affezioni nC'n tubercolari non si avrebbe alcuna reazione. Le ricerche sull'oftalmoreazione nella tubercolosi si sono moltiplicnte dappertutto e vi è già una ricca letteratura sull'argomento. Possiamo oggi ritenere che l'oftalmorenzione non si è sempre mostl·ata fedele, nè è scevra di pericolose compi icazioni. Chantemesse ba applicato l'oftalmoreazione nella diagnosi del tifo, preparando molto accuratamente una tossina tifìca. Si immette una goccia della soluzione della tossina ti!ica nel sacco congiuntivale in modo che il liquido vada nell'angolo interno dell'occhio. S e il malato è tifoso, dopo 2-S ore comincia un arrossamento della congiuntiva con un un lieve senso di calore: l'arros!<amento si estende alla caruncola lacrima te e la reazione duri\ 2-3, al massimo G oro. La reazione 111aggiore o minore dipende in parte dal malato per ragioni ancora non bene note e in parte dalla dose di tossina, che s'impiega. La reazione infatti non sarebbe legata a una specificità totale e assoluta, ma a una ditf"ereuza. n ell'intensita: i tifosi e i convalescenti di tifo hanno una sensibilita a reagire maggiore che gli altri malati. Lo Chantemesse in 200 esperienze non avrebbe avuto nessun inconveniente. L'oftalmoreazione sarebbe stata. positiva in casi, nei quali ancora era negativa la siero-diagnosi: e per l'epidemiologia sarebbe interessante, perché si potreltbero diagnosticare come tifose le affezioni febbrili leggere, le quali non danno la reazione del sangue e sono considerate come non eberthiane, mentre invece l'infezione da bacillo tifico è in realtà più estesa di quello che non si creda.

••• Riassumendo, la diagnosi biologica delle malattie infettive è notevolmente progredita in ques ti ultimi tempi : e se i m~etodi ricordati presentano talora incertezze, bisogna. pensare che sono reazioni dovute a fenomeni biologici, ai quali non si può e non si deve domandare l'esattezza di una reazione chimica.

G. .MEMMO.


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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

A. B t:CCJ A:\TE, tenente medico. - Un ouo dl polmonite da gonococco. (Affi della Soci et2t mcdico-cftirur!Jica di Aucona, anno \II, n. l lu glio HI03;.

L'A. illustra un caso di polmonite Jobare sinistra, quale espressione di gonococcemia. Trattas i di un solùato del o• fan teria, ricoverato nell'ospedale militare di Chieti n1:l mar;(O W07 per uretrite blenorragica.. Se m: a che l'individuo si strapaua~se né fos~e sottoposto ad inopportune ntanovre, la blenorragia si complicò con orr·hite doppia: e, senza. l 'interveuto di nlcuna n uo va circostanza. s tando anzi l'indidduo da l l g iorni a letto per l'orchite, il torrente circolntorio venne inva~o dal g onococco, dando gonat·trite con febbre e polmonite s inistra. Il modo d' insorgere della polmonite, il suo decorso, la s intomatologia, che si dis taccò da quella della volgare polmonite, lobare la pt·esenza nell'espettorato di cocchi per lo più intracellulari accoppiat i, di s im metrica grandezza e con i caratteri tintoriali propri del gonococco, senza forme capsulate, la fecero ritenet·e quale altro es ponente della gonococcemia. P er quanto fino ad ora sieno regis trat i nella letteratura medica solo un ('1\SO ùi pleuro-polmonite e uno di bronco-po lmonite da gonococco (Vach e Haury) ma nessuno di polmonite loba re, pure tutti gli autori ne ammettono la possibilità. Di fatti è indiscutibile che da u na infiammazione localizzata gonococcica si possa avet·e gonococcemia (Rege, Tayer, L arcar, Doleris, Colombini, Barbinni, Panichi, Nannotti, Bonelli, Grixoni ecc.). Che s i possano avere localizzazioni polmonari quali esponenti di setticemia è pure un fatto che non attende altre dimos trazioni, anzi il Banti ritiene la polmonite infezione sempre ematogena. Ma, s enza voler trincet·are il suo ragionamento dietro le valide argomentazioni del Banti, l'A. 1·icorda i casi des critti dal Baccarani della forma pneumonitica dell'infezione stafilococcica. P erchè dunque, se il gonococco può dare gonococcemia e, come esponenti d i essa localizzazioni articolari, pleuriche, endocardiche, meningee ecc., non può dare localizza zioni polmonari? Jada.c;sohn, scrivendo delle complicanze della blenorragia, non esclude la possibilità. della polmonite da gonococco, pur notando che il materiale raccolto non permette finora di ammetteme l'esis tenza. Il caso illus trato dal dot t. B ucciante dà la dimostrazione di fatto d i ciò che finom è stata legittima pr·esunzione degli 11.u tor·i. R. L. Dott. A. A:mò. -

Contributo allo •tudlo delle lntu..uoestoallnte•Unalt.

(Policlinico, se7.. pratica, fase. So).

L'A. riporta un caso interessante di invagina zione c ronica della porzione intestinale ileo-ceco-co lica da l ui studiato all'ospedale di S. Spirito in Roma e seguito da es ito opera~orio felice.


llfVISTA MIWICA

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Donna ai 54 anni, sofferente da lungo tempo di ostinata stitichezza e che da un mese e mez<:o prima del suo ingresso nell ospedale andava soggetta a frequenti accessi dolorosi diffusi a tutto l'addome ed accompagnati costantemente da una scarica alvìna diarroica. L'estrema sottigliezza delle pareti pennetteva di palpar& e delimitare nella metà destra dell'addome un tumore oblungo. liscio, duro elastico. molto mohile, cosi da potere essere facilmente portato dalla posizione longitudinale a quella trasversa, rimanendo fisso unicamente nel suo polo superiore corrispondonte all' ipocondrio de;;tro. Durante i maneggi di palpazìone potevasi talvolta percepire rumore dì gorgoglio, e la percussione sul tumore dava risonanza timpanica smorzata. L'ereditarietà negativa in rapporto alla tubercolosi, le condizioni generali del· l'inferma deperite ma non cachetìche, il decorso dell'alfezìone ed il volume del tumore fecero scartare l'ipotesi dì un processo tubercolare o neoplastico dell'intestino e propendere invece per una invaginazione intestinale. In seguito all'ingestione di un purgante oleoso essendo sopravv~>nuti fenomeni di strozzamento intestinale e sintomi di peritonite generale, l'ammalata fu d'urgenza operata di laparatomia, sotto anestesia ra.chiostovainica. L'operazione confermò la diagnosi di invaginnzione intestinale. Le alterazioni delle pareti intestinali e del mesenterio e le fitte aderenze fra le anse rendendo impossibile una disinvaginazione, si procedette alla resezione di tutta la tumefazione, seguita da ente1·orrafìa circolare termino terminale con filo di catgut. Il decorso postoperativo fu norma le tino a completa gLtarigione. Il cilindro intestinale asportato misurava 30 centimetri di lunghezza e 20 di circonferenza. I tre tratti intestinali che lo costituivano erano dati: l'esterno dal colon ascendente, il medio per la meti\ superiore del tenue e per l' inferiore dal ceco, l'interno tutto dal tenue. Si aveva pertanto una invaginazione ileo-tifiocolica. Esaminate le varie teorie che tendono a spiegare il fenomeno dell' invaginazione, l'A. opina che il suo caso più che allo stato di tonicità differente di due tJratt i intestinali contigui ed a prevalenza dei movimenti peristaltici sugli a ntiperistaltici, debba ritenersi dipendente da prolasso del tenue nel ceco e nel colon per indebolimento dei mezzi di sostegno e di Bssazione; non altrimenti di quanto accade nel prolasso dell'utero, della vagina e del retto. Fa rilevare infine l'importanza del caso riguardo all'esito operatorio, inquantochè l'inferma fu operata in preda ad una peritonite generale e con un atto ope· rativo grave, quale la resezione di ~u tto il tratto intestinale invaginante ed invaginato. CALEGARI.

CoDtrlbuto allo •tucUo ollDtoo del oaroiDoma prlmlUvo della teat& del panoreu. - (.Malpighi, gazzetta medica, 1° ago·

REGOLO GANDOLA QuAnRio. -

sto 1908, n. 15).

È uno studio basato su di una serie di osservazioni di casi clinici, in seguito alle quali viene descritta una sintomatologia dell'affezione, mettendo da. parte og ni accenno anatomo-patologico e sorvolando sulle questioni di chimica- clinica. In ordine alla frequenza dell'epitelioma, la testa ne è di preferenza colpita, e la età media è quella che d'ordinario ne dil il maggior contributo. La divisione dei sintomi in tre gruppi riferentisi nel primo a. quelli dovuti direttamente alla lesione primitiva, nel secondo a quelli da compressione e nel


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RIVlS'rA MEDICA

t erzo a quelli da metastasi, non corrisponde al quadro clinico della malattja, perche spesso sono cosi tra loro combinati e sostituiti ds. trarre in er rore; i disturbi della digestione, l'ittcro, i dolori continui paragonabili ad un tenagliamento, l'ascite, la glicosuria sono della massima importanza per la diagnosi. Il fenomeno che non manca mai è il deperimento rapidissimo dell'ammalato, cl1e si traduce ben presto in cacl1essia ; vengono poi l'apiressia ed i segni della deficienza della secrezione pancreatica, che possono essere messi in evidenza J>er via indiretta, ricorrendo all'esame delle materie fecali e delle urine. È facile rilevare nelle feci un aumento ùel contenuto in grasso ed una i po· steatolisi e nelle urine una glicosuria nliment~tre più che spontanea. La reazione del Lovi, dovuta ad ~na midrias i pupillare colle instillazioni di adrenalina nel sacco congiuntivale di animnli privati del pancreas, ebbe esito po· sitivo in due cas i di carcinoma pancreaticoosservati dall'A., e lascia sperare con fondamento di esse1·e di notevole valore per la diagnosi dell'aJfezione. Rias:mmendo. dà come direttive fondamentali per la diagnosi: decorso raJ>i<io della malattia con llacbessia grave e precoce: frequente ipotermia, insorgenza di ittero senza aumento di vohtme della cistifelle a e del fegato; steatorrea, iposteatol isi, glico;ouria alimentare: reaz ione del Lovi. GIA.lU. ALBEitTO BALDI. -

Contributo allo •tudio clel rtJle••o addominale. -

cn l'o-

liclini.co, sezione pratica, 2 agosto 1908). L'A. accenna alla teoria. del Rosenthal11 del Mendelsohn sui riflessi, combattuta poi dal van Gehuchten, il quale dimostrò la indi pendenza assoluta tra i tendi nei e cutanei e per ciascuno di questi ammise : 1° un neurone centripeto periferico sempre unico; 2<> un neurone ascendente midollo-cerebellare, un ueurone cerebello olivare, un ueurone olivo-talnmico che formano col loro ins!eme la via ascendente midollocorticale; 3° un neurone discendente cortico-midollare; 4° uno o più neuroni centrifughi periferici ; L 'A., pass a a parlare del riflesso addominale, il cui centro spinale è situato nel penultimo segmento dorsale del .1\f. S. e la cui zona di riflessione ~ta nei muscol i 1·etto e trasverso dell'addome; ne dimostra la importanza nei vari processi morbosi, nel tifo, nell'appendicite, in varie forme nervose, e lo studia specialmente in rapporto alle smagliature post- gravidiclle, avendo notato che avevano su di esso una grande influenza negativa. L e donne esaminate sommarono a. 2.W. Di queste 180 primipare e 110 pluripare. Considerato l'effetto delle strie gravidiche, allargò il campo delle sue ricerche estendendolo a tutte le cicatrici addominali, qualunque fosse il loro momento causale. Dopo aver a ccennato agli studi recentemente fatti sulla sensibilità delle cicatrici e del ripristinars i di essa a seconda della sede, della irrorazione sanguigna, della gravitit della lesione, passa a spiegame l'alterazione, poichè l'addome, sma· gliato nel caso delle gravidanze e delle lesioni che producono le strie, e cicatrizzato per interventi chirurgici, si de"e considerare come una superficie lE>sa nella sua integrità fisiologica e non suscettiiJile di esser eccitata dove sono interrotte le vie sensibili.


RIVISTA MEDICA

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Dalle sue ricerche ne deduce che aboliscono o rendono meno evidente il riflesso addominale: a) le smagliature addominali post-gravidiche i b) le smagliature prodotte da tumori e da malattie che alterano il volume del contenuto addominale i c) le cicatrici post-operatorie situate sulla parete addominale. G!ANI.

M. REmi.- Pseudoperio1tlte angloneurot1ca. - (Z e11tralblatt /'iir innere Medizin, marzo lfJOS). Col nome di pseudo periostite angioneurotica l'A. d esigna una affezione localizzata alle ossa della parete anteriore del torace, i cui sintomi clinici corrispondono a quelli di una comune periostite, mt\ che pe rò se ne difl'erenzia pel suo cal'attere passeggero e la facilità. alle recidive. Crede di potere assegnare a questa malR.ttia un'origine nervosa, perchè nei suoi casi la vide sempre accompagnarsi a manifestazioni nervose dei grossi vas i e del c uore. Tale pseudoperiostite angioneurotica è caratteri7.zata da una infiltrazione del periostio costo condrale e dello sterno, di cons istenza duro-pastosa, molto dolente al tatto ed accompagnata costantemente da una esacerbazione di sofferenze da parte del cuore. Ritiene che l'afl' ezione non sia stata fino ad oggi ben conosciuta, perchè i suoi sintomi. venivano riferiti ad altre malattie e specialmente a lla stenocardia• .Riporta la s toria di quattro casi da lui avuti in cura e che lo condussero a pens are a ll'origine angioneurotica dell'affezione. Tratta vasi di tre donne ed un uomo tutti a fondo nevrotico. Due donne erano is teriche e la ter za era affetta da morbo di Basedow. L'uomo era morfinomane. In tutti e quattro i casi vi era di comune il presentarsi in modo periodico di dolorose e passeggere infiltrazioni del periostio sternale e delle ossa vicine e di attacchi di sofferenze nervose dal lato del cuore, senza che questo presentasse alcuna alterazione apparente. Tutti cedettero rapidamente all'applicazione loca le di epitemi di acqua calda senza che in nessun caso vi fosse bisogno di intervento chirurgico. CALEGARl. Ar..FREDO V OGT, oculista in Aarau. - Emlanop•l& bltempor&le IDiort& nel 4eoorao eU un& epllesll&. - (Co,·respondcm~·Blatt ( ii1· Schweize-r Aerzte, n. 16, 15 agosto 1903).

È nn caso forse unico per la rarità di una emianopsia bilaterale complicata ad epilessia. Dai reperti di anatomia patologica e dalle osservazioni cliniche risulta cbe la emianopsia bitemporale consiste in una alterazione del chiasma nella suA parte centrale. Venne concordemente considerata come nn sintomn. della acromegalia, la quale suole andar congiunta all'ingrossamento della ipofisi. Nel caso occorso all'A. si trovava insieme all'abolizione della visione centrale dell'O. D. e colla forte diminuzione di quella dell'O. S. una completa cecità della metà temporale dei due lati. Dalla parte des tra l'occhio, che è mag giormente interessato, manca del qua drante inferiore interno del campo visivo; il quadrante superiore interno limita


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RIVISTA IJI NEVROPATOLOGlA

con linea pressochè verticale la metà temporale priva della VJSJone. Soltanto di esso nel distretto della macula sono rimas ti piccoli resti che mi!>urano dai due ai tre gradi; il rnl\ntenersi pe1·ò li bem di un tale distretto venne finora riscontrato j)iù volte. Ciò confermerebbe il fntto che il fascio papulo-maculare è situato nel chiasma più lateralmente che le fibre della metil della retina colpita. Secondo Uhtotf le fibre che escono dalla macula. decorrono centralmente ed all'infuori, nel mezzo di essa si avvicinano alla linea mediana, e posteriormente stanno nella parte dorsale. Esse sono quindi merlo esposte ad un processo morboso cbe interessi la parte mediana del chiasmo.. Il tumore, che, seroudo i dati forniti dalla storia, sarebbe, nel caso oc<'orso, l'al· terazione più probabile, è situato nella porzione mediana del cl1iasma ed avrebbe però fatta. bcntire la sua azione più in unA metà di esso che nell'altra. Il tumore stesso potrebbe dipendere siA. da un ingrossamento della ipofisi, che da una alte· razioni! dell'osso, del periostio, delle meningi cerebrali o dei v~~~;i in corrispondenza della sella turcicn. Tanto !"emianopsia che l'epilessia possono aver origine dalla stessa causa, cioè clal tumore della base cranica, il quale è accompagnato sovente da pl\pilla da ~tasi e da altri s intomi di origine cerobrnle (capogiri, cefalea).

La reazione pupillare emianopsica, che nel caso citato mancava, non ostante l'impie~o acrupoloso del

metodo di Schmidt-Rimpter, non sempre si ottiene, m:\1· grado le diligenti e scrupolose osservazioni sulle eminuopsie, la cui origine, come nel nostro caso, era da ricercarsi in una lesione distale dei tubercoli quadrige· mini. Malgrado le indagini le pitì accurate, si viece alla convinzione che la reazione pupillare emianopsica è un fenomeno incerto e non sicuro ed in dipendenza di numerosi errori subbiettivi ed obbiettivi. GIAXI.

RIVISTA DI NEVROPArrOLOGIA Dott. BLEICBEJ~ - Un oa•o 41 neuro•l tr&1UD.&t1oa. lVochenscrlti(t, n. 11, 1908).

( IViener medizinische

Il presentarsi raramente di simili A.lfezioni fra i militari giustifica la pubblicazione del seguente caso: Il soldato di fanteria S. I., prima del termine delle manovre dello scorso anno in una marcia notturna, precipitò dalla strada in un fosso profondo circa due metri. Egli ebbe un grande spavento. ma non riportò che alcune gratliatm·e alle mani. Alle sue grida fu tratto fuori dai compagni e continuò l'esercitazione notturna, quantunque risentisse dolore al sncro e debolezza alle gambe. E benchè questi dolori aumentassero di intensità. nei giorni successivi, tuttavia egli non volle darsi ammalato, percllè sapeva che dopo due giorni le manovre sarebbero terminate e avrebbe potuto quindi riposarsi. Cosi rientrò in guarnigione il 19 luglio 1907. M11.lgrado il riposo però il suo stato nn dò peggiorando. Il sonno era dis turbato da sogni angosciosi, perdette l'appetito e si manifestarono attacchi di vertigine, cosicchè egli minacciava di cad~re


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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

se si abbassava. Specie gli era in>:opportabile il dolore che dai testicoli si irradiava alla cavità. addominale, e ques to lo costrinse a ricorrere il 4 ottobre successivo, al· l'ospedale. Dal lato ereditario si escluse la sifilide e l'alcoolismo. Nulla si constatò di anormale ai testic!oli. Sorprendente pallore della pelle e delle mucose visib!li, aspetto sofferente, sguardo sconvolto, animo angustiato, vore oppressa; apirettico. Nel raccontare i dati a.uomnestici s i osservano specialmente iuspirazioni profonde simili n sospiri, alle quali ogni volta seguono rumori di gorgoglio nello stomaco. Queste inspirazioni si presentano ad intervalli irregolari. La frequenza del polso in completo riposo ò co~tantemente di 100 · 110 al minuto, e per semplici movimenti si innalza a 120, con limiti cardiaci normali e toni puri. La lingua è impatina~a, il senso dP.l gusto per il dolce ed il salato molto attu· tito da ambo i lati. L'odorato a sinistra è molto compromesso, non sentendo l'assa fetida. A braccia tese s i osservano nelle dita di ambo le mani piccoli movimenti di tremore. Ad occhi chiusi, come pure dopo aver fatto piegare due o tre volte il pa· ;dente in avanti, si osserva un forte vacillamento, e si è cost1·etti a sostenerlo per evitargli una caduta, mentre le palpebre mostrano un manifesto ammiccamento. Evidente derrnografia, che rimane visibile per alcuni minuti. Con una forte press ione sulla pelle s i forma. un ponfo. Esagerati i riflessi patellari e del tendine di Achille. La pelle della metà. sinistra. del tronco, come della estremità s uperiore s inistra, è insensibile per le diverse sensa;lioni. Profonde punture di s pillo sono p01·copite come pressioni; nessun movimento se una spatola. portata al calor rosso si avvicina alla pelle o se gli si tiene il palmo della mano su una candela. Al contra rio il più leggiero tocca mento dei pun ti stessi è percepito ed esattamente localizzato. Il campo visivo molto ris tretto concentricamente, con visus e fondo oculare normale. Acutezza uditiva normale, ma con iperestesia per i r umori. Questa ipe· restesia induceva l'interessato ad evitare la compagnia degli altri ammalati, cosicché se ne stava quietamente assorto e chiuso in sè stesso. La deambulazione è pesante, rattenuta, come se le s uole fossero appiccicate al pavimento. Nessun disturbo dell'intelligenza e della memoria. Dopo cinque settimane lo stato dell'ammalato era poco cambiato. Il dolore che si irradiava dai testicoli era meno intenso e l'appetito migliorato. Le altre manifestazioni persistevano come prima. La terapia consistette in dieta corroborante, bromuro di potassio, bagni caldi e cura psichica, a. mezzo di tranquillità. e conforto. Forse tre mesi di licenza in quieto soggiorno di campagna porteranno la guarigione, poiché la prognosi dell'isterismo traumatico non è assolutamente infausta, quantunque d'altra parte s ia già noto che l'isterismo maschile è pertinace. 0 ALEGARI.

Bloerche col raggl X nelle m&lattle 4el oraulo e 4el (Wiener Medizinische Wocllensch1·i(t, n. 10, 1908).

ARTUR ScaiLLER. -

oervello. -

Nella prima. riunione annuale della società dei neurologi tedeschi, l'A., che ha · pra ticato nello spedale di Vienna 1200 mdiogratie del cranio, prende in considerazione quelle che hanno un interesse neuro-patologico. A queste appartengono più da vicino le ferite del cranio, delle quali però l'A. esclude quelle d'arma da


TIIVIS'l'A DI NEVROPA1'0LOGIA

fuoco s iccome comunemente conosciute, e si occupa soltanto delle lesioni prodotte da corpi contundenti, limitandosi ai radiogrammi in cui si osservano alterazioni l1ella continuitìl d ella s catola cranica, le quali possono dar luogo ad errori diagnostici. Tnli sarebbero le fessure, gli infossamenti, le fratture ed i fori del cranio. L e f ess ure son o vis ibili soltanto quando la ~<upedìcie di rottura è possibilmente perpendicolare alla la~<tra fotografica e ad essa vicine, perciò le fratture della bas 11 non son o visibili con le r:u liogralie, mentre lo sono bene quelle della volta q uantunque appena marcate. L'au tore presenta in seguito alcune radiog rafie di individui epilet.tici, n ei quali le altcn1.zioni erano consecutive a traumi od a sifilide. Mostrn. un radiogramma di un uomo di !36 anni in cui in seguito a d un colpo alla r egione t emporale sinis tra, erano insorti afas ia motoria, disturbi crescenti della coscienza eù attacchi epilettici da l'llr pensnre ad una rotturn d ell'arteria meningca media. La r!\diografia dimostrò invece una fr·attura angolnre della parte anteriore del frontale. I n casi di sifilide con s intomi cerebrali si cons tatò coi raggi R ontgen osteoporos i della volta cranic-a, ins pessimenti circoscritti o difl'usi della scatola ossea, periost i t o oss ificnnte del tavolato esterno. K(•gli epilettici i nvece predominano le as~<im etri e della volti\, la differenza di dens it à tra le due metà della scatola ossea ed infine i tumori della teca ossea, e del contenuto. Prel!!enta nn(·ora r adiogrammi di iperostosi della Yolta cranica, della base (frequenti n egli idioti); tumori della sfenoide e dell'ipofis i con info!':samento della sella turcica (carattor·istici Jell'acromegalia) e del processo basilare. I n s is t e alquanto minutamente sui tumori della scatola ossea e del cervello. l tumori ossei sono visibili direttamente a mezzo dei raggi X, al contr!\rio l'esis tenza d ci tumori delle parti molli si deduce per lo più soltanto dalla distruzione dello scheletro. Sono visibili dirett amente i tumori d elle parti molli, quando in gra nde estens ione sono calc inati, oppure quando spol'gono in una cavità aereata. Nelle ricerche dei tumor i ossei del ta\"olato esterno la radiografia uon dà risultati migliori della palpazione, tuttavia con quella sì può rilevar e so il tumore sporge n ella scatola crauica, come in un caso con esoftalmo a sinistra e paralisi dei muscoli oculari, in cui una esos tosi appar entemente superficiale sulla bozza frontale faceva parte di un os tooma che sporgeva all'interno. Questo tumore venne as portato da Eiselbebg. P er trarre un buon profitto dai R ontgenogr ammi del cranio è necessario non solo che essi sin.no tecrnicamente perfetti e presi con apposita direzione di luce, ma c he si abuia esatti\ conoscenza del cranio norma le. CALEGARI.

Cura della ue vralg la taocl &le oou l'&looollzzazloue looale. (T.a Presse 1/lt:clicale, maggio HJ08).

S1CA UD. -

L 'nutore, in n umerosi Cl\s i di n e vralgia del facciale, ebbe ad usare il m etodo dell'alcoolizzazione preconizzato col nome d i P i tres- Verger-Sch!Osser. A tn.l uopo adopera l'alcool ad 80• pre via anestesia locale mediante stovainn. L'incisione dovrà pmt icars i con la massima es attezza dovendo produrre anestes ia perma nente nella r egione c utaneo-mucosa inn erv!\ta dalla branca nervosa. L'iniez ione verrà pra ticata n l ivello d el forame ovale, ed il dolore che ne consegue, a ssociat o alla s ensazione di prurito e di gonfiore della parte si dileguano ben


RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

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tosto, senzn. dar luogo ad inconvenienti di sorta. Le possibili ferite di arterie non saranno punto gravi adoperando, per l'inizione, aghi molto sottili. I risultati ottenuti dall'autore furono eccellenti; furono meno buoni operando in casi in cui antecedentemente eravi stato intervento chirurgico. Il metodo non è applicabile quando trattasi di nevralgie di nervi misti. Non riuscendo nell'intento, bisognerebbe ricorrere all'alcoolizzazione locale del ganglio di Gasser, senza c01·rere i pericoli della rosezione. G. BERNUCCI.

RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA Dott. SCilEEL. - Bulle lealoul degll 1hrapuella. Zeitsch1·i{l, n. 15, agosto 1908).

(Deutsche militiiriJ1·ztliche

Narra l'autore che il 11 settembre 1907 al deposito di artiglieria di Wilhelmshaven 12 uomini e 12 donne, in un magazzino di legnami riposante su fondamenta di pietra, erano impegnati a scaricare e pulire shrapnells di acciaio da 15 centimetri. Descritto come si compongono e come funzionano gli shrapnells, riferisce l'autore che esplosero accident~tlmente quasi 20 sbrapnells causando ferite le quali, a somiglianza di quello che in una futura guerra. possono essere prodotte su una massa spiegata, meritano di essere pubblicate. Dei 14 operai 5 morirono, 3 furono gravemente fe riti, 3 leggermente, furono ricoverati nell'ospedale dell'arsen:t.!e e 3 si salvarono colla fuga. I 5 morti, secondo il verbale di necroscopia, riportarono le seguenti lesioni: I operaio: Scottatura estesa a tutta qna~i la guancia sinistra con mancanza di ca'Pelli di una metà del capo e delle sopracciglia e di lembi di pelle. All'addome manca la parete anteriore, e rlalla. sottostaute cavità pendono fuori i visceri addominali, o;pccie l'intestino, arso, di colorito nero-verdastro. Dell' epiploon si vede soltanto un resto cnrbonizzato, ai lati delle anse intestinali si veggono tratti di ossa e di muscoli del bacino lacerati e bruciati. II operaio: Alla testa manca quasi la meti~ Rnteriore del cranio e gran · partodelln. faccia Nella scatola cm n ica giacciono mischiati scheggie, resti di cervello, coaguli. In tutto il capo la pelle è uruciata e fatta a pezzi. Del braccio sinistro è rimasto un rnoncone lungo 20 centimetri con l'ornero scheggiato. Al braccio destro manca una gran parte della pelle, annerita nel resto e bruciata. Dieci centimetri sotto l'olecranon si trova un'apertura dalla quale fuoriescono i muscoli e si trovano le ossa rotte. La pelle del petto e del ventre è bruciata. Alla coscia destra manca la pelle per un tratto circolare di 20 centimetri; III operaio: Dal vertice del cranio fino al mezzo del lato sinistro del collo scende una vasta ferita lacera complicata a frattura del cranio. Il cervello manca circa per metà. Al volto le parti molli sono strappate e le ossa scheggiate. Il braccio destro è strappato dall'articolazione della spalla che pt·esenta le parti molli, e le ossa fatte a pezzi. La pelle delle braccia. e delle gambe è bruciata ed asportata in gran parte. Alla coscia destra mancano per 10 centimetri le parti molli, e l'osso è coperto .da avanzi di cute solo posteriormente. Alla gamba. si trovano frammenti di ossa carbonizzati e tessuti molli scoperti.


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RIVI STA DI OH lRUROIA. D I GUER RA

I V operaio: Alla testa i capelli sono brucia ti, la pelle è car bonizzata. Il braccio destro è fratturato comminutivamente, cosi le altre ossa. A.l dorso ed a l ventre le parti molli so.no s trappa te, la colonna ver tebrale è spacca ta. I due terzi inferiori de lla gamba sin istra sono staccati dal resto del corpo. V. Operaio : I capelli sono bruciati. All'esterno del braccio ed a vambraccio sinistro v'è una grande a per tura nella quale giacciono a vanzi di parti molli e di frammenti di ossa. La mano dcslra presenta scottature e 4 dita stacca te. P ure alla gamba destra tro\·asi una vasta ferita complicata a frattu ra. Alla gamba sinis tra esistono la rghe ferite lacere, complicate a frattu ra d i a mbedue le ossa. Fatta q uesta descrizione necroscopica, l'autore a ggiunge che sul luog o della disgrazia osservò nei cadaveri parecchie palle di shrapneU situate nelle aperte cavità o nelle ferite straordinariamente lacere o negli abiti dei disgraziati : tali palle durante il trasporto dei cada veri alla sala anatomica possono essere state perdute. Dopo ciò l'autore descrive le lesioni dei 3 ferit i gravi, dei quali uno morl dopo 6 giorni. L ope raia : Scottature di 1° e 2° grado alla testa e in tutta la faccia. Edema alle palpebre da non potere aprire gli occhi per una settimana. Scottature a tutto il braccio s inistro con decisa limitazione in corrispondenza dell'orlo inferiore della manica. Scottature a lle mani ed all'a\·amiJraccio destro con eguale delimit.azione. II. operaia : Presa dalle fiamme era saltata in una fossa d'acqua sporca, e perciò, spogliandosi, le vesciche aper te si insudiciarono. Scottature estese alla testa, collo, faccia e o;;pecialmente al braceio destro con n umerose flittene. Alla mano destra, la pelle è staccata a pezzi con f rattura di u na falange dell' indict', e fe· rita inte ressante l'articola;don<• del dito medio con strappa mento del tendine esten· sore. Scottature più superficiali al braccio sinistro, petto e dorso, con netta de· marcazione della scotta.tum al pol!io e a l collo pel colletto del vestito e l'orlo della manica III opet·aio: Sul luogo della sciagura per emorragia arteriosa riceve un ben· dnggio di gomma ad ambe le cosci e. P resenta scottatut·e non profonde al volto, agli avambracci ed alle mani. La gamba destra è fratturata nel 3• inferiore con ferite da strnppamento ed emorragie. La gamba sinistra è pure rotta al S• medio con scarsa emorragia. L'in· fermo ha polso piccolo, molle accelerato. Praticata l'amputazione della gamba destra, per lo schok l'infermo mori nonostante l'iniezione di canfora e di siero lisiologico. Alla necroscopia si trovò che la tibia destra era spaccata, che le ossa d i'Ila gamba sinistra erano molto scheg giate e c he la ferita era insudiciata. da brandelli di stoffa. I feriti leggieri presentavano i seguenti caratteri: l operaio: Scottature di 1° e 2• g rado a lle braccia. Capelli e baffi bruciac· chiRli. Scottature di l• e 2'> grado alla guancia sinistra con inn umerevoli pun ti neri. II operaio: Scottature di l • e 2° grado a lle mani. Contusione al g omito sini~tro ed al polpaccio destro. Vas ta ferita lacera a lla piegatura dc ll'avambrac· cio dest ro; l H operaio: Scottnture di 2• grado alla guancia sinistra con numerosi gra· nuli di polvere fissi n~lla pelle. Ferite lacere est-ese alle gambe. Con t usione con ematoma alla nuca, al dorso della mano sinistra, alle natich e e a lla coscia. P erforazione della membrRna timpanica nel quadrante postero·inferiore.


RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

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••• Dopo aver descritto le lesioni, l'autore le confronta con quelle riscontrate nella guerre. russo-giapponese trovandovi uguali caratteri, come se fossero stati spari d'artiglieria. Nella suddt~tta guerra vi furono feriti cosi fracassati che dei loro corpi rimasero piccole parti, e si racconta di un uomo che per un'esplosione di un' arma di grosso calibro, riportò uon meno di 160 ferite. E quali orribili lesioni cagionano gli shrapnells si rileva dall'osservazione dei feriti della Warjag, nella quale dopo una mezz'ora di combattimento furono denunziati 30 morti e 70 feriti. Di più è accerta.~o che gli shrapnells, quasi sempre, hanno prodotto ferite in· fette percbè le pallottole trasportano s udiciume e pezzi di vestito. La prognosi delle ferite da shrapnells è gravissima sia per la loro azione stessa, sia p(lr quella dei singoli proiettili e delle loro schegge che si allontanano come le gocce d'acqua cadono da un apparecchio a doccia. Se si immagina poi di mettere in rotazione l'apparato a doccia e si pensa al rinforzo che ogni palla acquista dalla carica nella velocità di traiettoria, si ha un'idea della direzione indefinita che le parti del proiettile prendono, e delle gravi lesioni da esse prodotte. E nell'esplosione dei grossi proiettili d'artiglieria s i hanno,. oltre alle grandi ferite, intense scottature occupanti più di un terzo della superficie del corpo, come su.:ce<;se nella battaglia di Jalumiindung, ed esteso e permanente ta· tnaggio nel s it.o colpito, dovuto ai granuli di polvere nera entrati nt:~lla pelle Una certa difesa contro le fet·ite e scottature de\!.1. pelle lo dànno le vestimenta, come fu osse1·vato al collo ed al polso, per l'orlo del colletto e della manica.. Ed è perciò che il medico della marina giapponese Souzulci costrinse gli artiglieri ed i fuochisti ad essere coperti in tutto il corpo. Cosi pure una certa protezione contro l'infezione delle ferite, anche secondo il dott. Wada, medico capo della Croce Ros~a in ChemttlJIO, può essere il bagno ed il cambio dei vestiti al principio d'ogni combattimento.

*** Occupandosi della terapia, l'autore è entusiasta della terapia asettica con acqua, sapone, spazzola, senza offendere le vesciche, sgrassamento della pelle con etere ed alcool, & lavatura con soluzione di sublimato. Nelle estese scottature per procedere alla medicazione sarebbe necessaria la narcosi, se non è controindicata dallo Shock. Oltre i metodi asettici v'è un ricco numero di soluzioni e di medi· camenti da usare nelle scottr~ture. L 'autore in un os pedale d'un grosso cantiere nelle scottature ha usato stoffe d 'ogni genere, compreso il bendaggio dis;;eccabile alla Bardeleben, e le bende impregnate di bismuto, specie nelle scottature con sospetto d'infezione. Nelle vaste scottature di 2° grado l'autore, previa. la più scrupolosa nettezza, non ha mai allontanato la pelle delle vesciche, e fasciava con soluzione di acido acetico. Negli ammalati gravi, mezz'ora prima di levare la fasciatura, fu iniettato l j2-1 centigrammo di morfina. Nelle scottature di 3• grado furono staccati i tessuti necrotizzati con un polverizzatore pieno di soluzione di acqua ossigenata al 10 p,lOO, la quale agiva disinfettando, pulendo ed arrestando l'emorragia. Iniziandosi le granulazioni, furono stimolate con soluzione di nitrato d'argento. Le scottature di .l!.• grado furono curate con ponnellazioni di ittiolo liquido.


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niVIS'l'A DI CHIRURGIA DI GUERRA

A compimento del proprio lavoro l'autore rende conto dell'esito della cura d ei dt:~e feriti gravi e dei tre feriti leggieri, di cui se ne omette il riassunto non pre-

sentando importanza nè clinica nè t erapeutica.. Co:;TEAUD. -

Studio sulle dita. del piedi a martello.

G. SANTORO.

(llevue de chiru1·gie,

Parigi, 1908, n. 7, 10 luglio). L a s peciale difformità, conosciuta con tal nome, si localizza per lo più nell'articolazione tra la 1• e la 2• falange del secondo dito del piede. Eccezionalmente o raramente la si riscontra pur e nelle giunttue tra la 2• e lo. 3" falange e , contem poraneamente, in entrambe le articolazioni del secondo dito. Assai dibattu te sono le ipotesi sulla cagione di questa deformità: alcuni pensano a una causa puramente meccanica., a ltri a. una tara. diatesica. Il Couteaud, medico in capo di l" classe n el la marina francese, credo che, almeno nei paesi c ivili, sia più a ttendibile la causa meccanica. A molti medici militari e navali è occorso certo di osservare dita a mar tello in soldati e marina i, che ne erano immuni prima d el reclutamen to, perchè usi a ca mminare scalzi, o con c:J.lzature assai comode (zoccoli). Devesi dunque alle calzature improprie attribuire il manifestarsi di simili dita a martello, specie a quelle già confezionate, cioè non su misura. D'altronde sono ben not i dei casi d' inscritti che si procm r nrono artificialmente, a scopo d'e.,enzione, de lle dita a martello. Il secon do dito del piede in via norma le è alquan to più sporgente ver so l'innanzi delle a ltr e dita: ciò non solo presso di noi e d ei nostd antenat i, come n e fanno fede le sculture classiche, ma anche tra i popoli delle al ti-e parti del mondo. È evidente perciò c he, ove s i adopri una calzat ura t rop po corta, il secondo dito sohanto debba risentirsene, e, raccorcinodosi , piegare ad angolo. L' imperfezione d unque è legato. alla civiltit e, per essa, a l l'nso délla ca.lzatura. 11 Couteaud non ha mai osservato la presenza di d ita a martello in selvaggi, mentre Broca (V. Giornale medico R. ese,·cito, 19ù7, pag. S'il \ afferma d'averla risco11trata in con tadini sem pre scalzi. Solo tra le popolazioni degli altipiani dell'Emirna (Maclngascsu ), che vivono a piedi nudi. egli l1a osserva to molte dita amartello, semplici o complicate ad altre gmvi difl"ormità, non solo d elle dita, ma anche dei pied i e delle gambe, così che l'A., basandosi snll'autot·ità d el Fournie•·, crede que~ta eccezione dovuta alla s ifilide e reditaria. Il Marjolin, il Ke laton, il Malgaigoe, il Vidal de Ca,.:sis, il Yemeui l, il Paulet e il Delorroe negano invece l'influenza escl usiva della causa meccanica, e ne incol pano la gotta ed il r eumatismo. Quanto all'anatomia patologica dell'affezione occorre accennare al le borse siero>;o che si ,;yiluppano sul vertice dell'angolo articolare, a ll' unghia che si dirige in basso a toccare il suolo, alla retrazion e dei tendini flessori, all'accavallamento delle dita vicine. alla defor111azione laterale in valgismo, a lle rigidità At·ticolari, che rarament5 d ivent,\no anchilosi, e, finalment e, alla formazione d'una placc.a ca1·tilaginea tra i l tendi ne Llell'estensore comune e la s uperficie superiore della capsula articolare deformata, rinvenuta. dal Fano durante un'amputazione di dito a martello ed osse•·vata anche dall'A. Coloro che cammina no a piedi nudi sono poco disturbati da questa imperfezione: invece que lli che usano ca lzatur e ne soffrono spesso in modo rilevante, si da r eclamare l'operazione radicale. Il trattamento terapoutico è sempre stato assai va rio. Solo nei rasi leggeri, e nei fanci ulli mediante un apparecchio, può ritornare il dito al normale. Negli adulti


R!Vl!'.TA DI CHIRURGIA GENEI'IALE

invece non si possono avere buoni risultati se non dalla cura chirurgica. La tenot-omia a cielo aperto o sottocutanea d ei fie~sori si è mostrata inefl'icace (Be1·ger) : a l tri ha ten tato (PI!raire) l' incisione delle briglie dell'aponevrosi pian tnre, ma finora soltanto la rese?. ione cuneiforme delle estremitil contigue delle due falangi (Terrier) ha dato buoni risultati, bc nchè, pel Couteaud, tale operazione non riesca efficace nei ca~i assa.i accentuati o complicati con a ltre fom1e di deviazione. Egli pertanto ha voluto pcrfe;,:ionare il metodo Terrier. Di qnesto eseguisce anzitutto i vari tempi, p•·:tticando l'incisione e llittica dorsale, a livello dell'angolo articolare, estirpando Il\ borsa. sierosa, sez.ionando il tendine estensore ed i legamenti laterali e resecaudo a cuneo le estremità delle due falangi. Ciò fatto, egli p rocede ancora alla rec isione dei tendini flessori a cielo scoperto e per evitare cicatrici plantari che possano in seguito ostacolare la deambulazione, attraverso la ferita operatoria dor,;ale, solleva le estremitit delle due falangi resecate e t aglia i tendini del corto e del lungo flessore. In ultimo sutura. Per reseca re con maggior precisione i capi ossei, i l Couteaud, i nvece della tenaglia osteotOJna, fa uso del filo-sega del Gigli. L'operazione, anzich~ sotto cloroformio, si può eseguire con l'anestesia locale, a. mezzo d ella cocaina o della stovaina, o di entrambe insieme, a parti uguali. In ultimo l'A. riporta le storie di 5 soldati e marinni operati col suo metodo. PASSE RA.

RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE Dott. R. MA.LATESTA. -

penclloe. -

Contributo allo atudlo del falal dlvertlooll dell'ap-

(Policlinico, sez. chirurgica, febbraio lfJOS).

In questi anni nei quali molti studiosi si sono dedicati all' indagine delle più minute alterazioni anatomo-patologiche dell'appendice ammalata, furono descritti frn le varie forme patologiche i falsi llivel·ticoli, intendendosi con tale denominazione quelle cavità diverticolari comunicnnti colla principale, ri\'estite d i mucosa, ma p:rive di parete muscolare, che prendono )'a_c;petto di un'ernia della mucosa attraverso una breccia muscolare più o meno estesa. Circa il modo di formazione di questi falsi diverticoli i l Brunn dà la seguunte s p iegazione; i l processo inliammatorio acuto provoca una perfora?.ione completa dell'appendice: se la lesione non interessa la mucosa in modo molto esteso, i lemlJi di questa possono fa r prolasso al di fuori della ped"oro.zione, e nel periodo di ri.so· luzione del processo suppurativo rìvestire la cavità ascessuale attigua, formando una. cavità mucosa accessoria comunicante colla primitiva. Contribuirebbe al meccanismo di estroflessione della muc.o sa, e quindi alla costituzione del fa lso dive rticolo, l'aumanto di pressione i11terna. L'A. nel suo s tudio istopatologico di tm numero considerevole di appendici vermifor mi estirp~tte nell'Istituto di clinica o perativa dell' Università di Siena, parte a freddo, pa rte nel periodo intermedio e parte a. caldo, ho. potuto osservare due forme che crede interessanti e che, pur discostandosi dai oaratted dei falsi diverticoli dell'appendice, servono tuttavia ad illustrarne la genesi . 59- Gi ornale di medicina mil itare - Fase. Xl i.


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RITISTA DI OHffiURGIA G-ENERALE

In un caso si era verificata. la fuoriuscita d' un intero segmento del cilindro mucoso attraverso un'ampia breccia della musculatura. Nell'altro la cavità diverticolare non presentava affatto alcnn rivestimento epiteliale, e non vi era quindi una vera cavità mucosa secondaria. La ragione di tale mancanza doveva dipendere dal fatto che la mucosa, essendo ancora in preda a gravi alterazioni infiammatorie, non aveva potuto proliferare all'interno della cavità accessoria, e l'idrope, mantenendo ampiamente aperta la perforazione e dilatata la cavità ascessuale, ne aveva impedita la obliterazione, la quale si h>t di regola quando non esiste un rivestimento epiteliale. Viene quindi alle seguenti conclusioni : l. Per un processo infiammatorio dell'appendice si può avere rottura della muscolare e non delle. m~cosa: allor& un intero segmento del cilindro mucoso può fuoruscire attraverso la breccia della muscolare; 2. Perchè ciò avvenga sono necessarie le seguenti condizioni: contrattilità della tunica muscolare, integrità del cilindro mucosa, aumento di pressione interna: lassezza della submucosa; 3. Una perforazione completa può dare origine ad una cavità accessoria, comunicante colla principale a guisa di falso diverticolo, priva di tunica muscolare, senza che l'epitelio ne rivesta la superficie interna; 4. Quest'anomalia è determinata da due fattori: perdita da parte dell'epitelio mucosa della sua normale attività proliferativa, e idrope grave del viscere che mantiene dilatate s ia la cavità cent.r ale che l'accessoria. o. Ambedue queste forme anatomo-patologiche rappresentano clinicamente, come i fals i diverticoli, delle condizioni predisponenti alle recidive ed aggravanti l 'esito loro. CALEGARI.

F. GASGITANO. - Delle uloerl gutrlohe perforate. - (Clinica Chinn-gica, n. 7, 3lluglio 1008). L'A. il quale ha operato due casi di ulcera perforata dello stomaco, passa in rassegna quanto si conosce sull'argomento, soffermandosi s pecialmente s ulla questione del trattamento operativo. Tale studio merita di essere breve mente riassunto. S ede dell'ulcera gastrica. - La pA.rete posteriore dello stomaco è la sede pre· ferita dell'ulcera, seguono in ordine di frequenza. la parete pilorica, la piccola curvatura, la. parete anteriore, la grande curvatura, la porzione cardiaca. La per· forazioue dell'ulcera gastrica si verifica con maggior frequenza nella parete anteriore, nella picco~a curvaturA. o in vicinanza del cardias, e si possono considerare come eccezionali le perforazioni in età diverse dalla media. L'ulcera ga.strica. è in genere più frequente nell~ donne. Momenti occas ionali delle perforazioni sono le violenze, i traumatismi, le in· gestioni copiose di cibo ; sono anche però frequenti le perforazioni senza violenze esterne a stomaco vuoto o durante il sonno. Swtomi. - La. reazione del peritoneo per la presenza di contenuto gastrico nel cavo addominale costituisce l'insieme de' sintomi che s i esplicano da parte dell'addome e da pn.rte delle condizioni generali. Da parte dell'adùome si rilevano: a) Dolore, che non ma nca mai ed è caratteristico come di lacerazione di qual· che cosn. ; insorge improvviso, intensissimo. Localizzato generalmente nella regione


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gastrica, può irradiarsi a distanza come al sacro, alle spalle, alle c.>scie Faure dà. grande importanza al dolore che si irradia. verso la scapola, come criterio diagnostico di peritonite al di sopra dt-ll'ombellico. Talora il dolore di perforazione si localizza nella regione del ceco, il che può dare, come vedremo, un indirizzo non esatto alla diagnosi; b) Vo-mito. - Come sintomo di perforazione gastrica è molto discusso, anzi vi è chi ritiene che la. mancanza di vomito nella peritonite sia segno caratteristico della perforazione gastrica; in generale si ritiene che nella. perforazione per ulcera gastrica il vomito suole qualche volta. mancare, mentre nelle altre forme di peritonite rappresenta. il sintomo costante. Perciò dalla mA.ncanza o presenza del vomito non si possono ottenere criteri diagnostici sicuri; c) Retrazioni delle pa1·ti addominali. - Di regola, dopo avvenuta la per· forazione, i retti addominali si trovano retratt~ specialmente sull'epigastrio, pel dolore della porzionR di peritoneo parietale irritato dal processo infiammatorio Non tutti ritengono però costante questo sintomo; d) Mancanza dell'ott~tsità epatica. -Quando esiste, serve insieme ad altri sintomi a. raggiungere la diagnosi. È un reperto però incostante giacché la scomparsa dell'ottusitit epatica dipende dalle condizioni del fegato, se libero o aderente, dalle condizioni degli intestini ed inoltre dalla. quantità di gas fuoriuscita dalla perforazione. Fra i disturbi riferentesi alle condizioni generali si osserva principalmente lo schok, che è legato alla perforazione come il dolore. Diagnosi. - La diagnosi di perforazione da ulcera gastrica non presenta serie difficoltà, tanto più fattibile quanto più precocemente è visitato l'ammalato e più acutamente è avvenuta la perforazione. Essa si basa sui sintomi sopra descritti e sulle notizie anamnestiche positive riguardo alla probabile preesistenza di uloera gastrica. Diagnosi differenziale. - Le confusioni nelle diagnosi di perforazione dello stomaco possono aversi con; a) Le perforazioni duodenali, che si possono confondere con le perforazioni piloriche. L'ulcera duodenale però si esplica con melena, itterizia i il dolore è prevalentemente a destra sull'epigastrio, vicino all'ipocondrio e alla regione iliaca destra. b) L'appendicite, massime quando il dolore alla pressione nell'esordire della malattia invece di essere più intenso nella regione dello stomaco, lo è nella regione ileo-cecale. Anche a ventre aperto la diagnosi differenziale offre talora delle ditficoltà, giacché l'appendice può essere anch'essa coinvolta nel processo peritonitico ed essere ricoperta da essudato i tuttavia. l'odore acidulo e l'aspetto dell'essudato fanno nascere il sospetto che il punto perforato sia. lo stomaco. Prognosi. - È sempre grave ed in stretto rapporto con la precocità dell'intervento, sul quale n essuno ormai mette discussione Proprielù bacieriolo!JiCa del contenuto gast1·ico fuoriu~cito.- Il contenuto gastrico fuoriuscito nel cavo peritoueale è causa d'infezione i le ricerche bacteriologiche dimo~trano cbe il più di sove nte trattas i di poli·infezione e raramente di mono-infezioue. Dominano streptococchi e coli-bacilli. Il contenuto gastrico Tel'.satos i e l'essudato infiammatorio del peritoneo costituiscono il liquido che s i riscontra durante l'operazione ed all'auptosia; non ha aspetto icoroso ed è di odore acido, e solo per decomposizione l'essudato può assumere un carattere icoroso, con odore cattivo.


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Trattamento opuatorio. - I .:asi di ulcera gastrica perforata, guariti spontaneamente, rappresentano delle vere eccezioni, per cui ormai la necessità della cura chirurgica è da tutti ammessa. Manca però ancora un concetto operatorio ben definito, e si può dire c he nel maggior numero degli a utori prevale l'idea del caso per caso. I 1netodi adoperati per ottemperare alla chiusura della perforazione dell' ulcera, sono: sutura d ell'apertura di perforazione con o senza escissione dei bordi dell'ulcera, sutura, previa resezione dell'ulcera, sutura dell'apertura con sovrapposizione d'omento, plastica dell'apertura con omento, affondamento, tamponamen to, gastrostomia. A questi metodi, i quali mirano solo alla chius ura della perforazione, vanno aggiunti altri due, in cui si pratica la gastroenterostomia con sutura della perforazione, o gastroenterostomia con sutura previa resezione dell'ulcera. Nel discutere snlla scelta del metodo operati v o l 'A.. osserva come non sia pos· sibila scindere le due questioni della cura delle ulce ri semplici e d elle ulceri perforate : infatti l'ulcera perfo rata sussegue l'ulcera semplice, l'ulcera perforata può coesistere con altre semplici; quindi la necessita di ricorrere ad un metodo, il quale oltre che sull'ulcera perforata infl uisca benevolmente sull'ulcera in corso di evoluzione. Per la cura dell'ulcera gastrica semplice, le opinioni degli autori sono dil'ise in due: una vorrebbe adottare come metodo di c ura la gas troenterostomia: l'altra la resezione rlell'ulcera; cosi pure per le ulceri perforate, vi è chi sosti eHe la ne· cessità di pra-ticare la gastroenterostomia, mentre per alcuni bas terebbe la semplice sutura d ella breccia e secondo altri la re~ezione L'A. riporta le varie opinioni. riassumendo quanto risulta dai lavori di que-sti ultimi anni, dichiarandosi decisamente partigiano della gastroente rostomia, come cura dell'ulcera gastrica semplice e perforata. L 'A. basa la sua opinione sopra i seguenti concetti : 1° La gastroenterostomia impedisce la stasi e conseguentemente le fenuentazioni; arreca quindi nello stomaco condizioni favorevoli alla cicatrizzar;ione rapida dell'ulcera, tan to iiemplice che perforata; 2o La g astroenterostomia provvede alla scarica immediata del contenuto gastrico, impedendo che s i formino distendi menti per materiali l'iolidi, liquidi o per gas, pericolosi per la breccia sutm·ata; 3o La gastroente•·ostomia ci toglie da lla preoccupazione di dover fare in casi di ulcera con estese infiltrazioni, delle brecce larg he, le quali oltre a richiedere uu tempo lnngo per la chiusura, la~ciauo incerti sulla possibile conseguenza di una d eformazione e susseguente stenosi; 4o La gastroenterostomia nelle ulceri perforate della piccola curvatma si presta a l doppio scopo di lasciare guarire l'ulcera e di rimediare a delle probabili insufficienze di funzionamento dello stomaco che, o sono già. concomitanti all'ulcera stessa, o possono presentarsi più tard i. Invece la resezione, a cui si attribui la pos>ibilità di me ttere al sicuro di com· plicazioni: come emorragia, dolore, perforazioni, cancerizzazioni, espone a degli insuccessi, perchè fa perdere molto tempo. fa perdere del sangue. rende possibile il versars i del contenuto gas trico nella cavità addominale; inoltl·e può riuscire iuefficace in quei casi in cui, e sono frequenti, le ulceri sono multiple. Se poi l' ulcera gastrica, come ammette il Durante, è di origine trofica, la resezione di essa non trova una gius tificata indicazione, poichè asportando l'ulcera


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permangono le cause che l'hanno determinata e che possono ancora determinarla. Per tutte queste considerazioni l'A. ritiene preferibile alla resezione, la. gastroenterostomia accompagnata dalla sutura della. breccia rapidamente fatta nelle ul· ceri perforate. L 'A. da ultimo s i interessa di due momenti della tecnica. operatoria delle ulceri perforate che rig uardano la pulizia ed il drenaggio délla cavità addominale. Fatta la que:stione se convenga per la pulizia della cavità addominale servirsi di lavaggi abbondanti inondant i la cavità peritoneale o se convenga allontauare il materiale estraneo a mezzo di compresse asciutte, conclude che nelle pcritoniti limitate è prcferibile il metodo dell'asciuttamento perchè per lo meno resta limitato il processo che col lavaggio potrebbe estendersi, invece nelle peritoniti ge nernlizz1\te è preferibile il lavaggio perchè più facilmente deterge i recessi che ditlicilmente sarebbero bene raggiunti coll'asciutta mento. In qunnto al drenaggio della cavità addominale neg li interventi per ulcera gastrica perforata, l'A. giud ica debba essere praticato sistematicamente. S&YEUI. ~A~tt:EL RoBINS'):\ _ -

g noal a oura -

Frat tura d l Bennet d el primo oss eo metaoarpeo. D ia(lJoston Medicai cmcl S urgiwl Jou rnal, febbraio 1908).

Si verifìcano alcune fratture dell'estremità prossima.le de l l • metacarpo che, non diagnosticate a te mpo e non convenientemen te trattate, lasciano dietro loro una deformi t<\ c, quello che è peggio, una diminuzione notevole della funziona liti1della mano. J<:sse souo conosciute sotto il nome di fratture di Bennet. L'A. si lli'Opone: 1° di con·eggere l'erronea idea. che ques ta sia la frattura più comune di tale osso : 2" di dimostrare la necessità di radiografare tutte le fratture del pollice per stabilire esattamente se trattasi di frattura di Benne t; 3° di provare come il processo di cura da lui ideato sia in alcuni casi indispensabile per la guarigione di tale frattura. Per frattura d i B ennet si intende queWa che, interessando l'articolazione trapezio· metacarpea, pa:;sa attraverso la base del 1° metacarpo distaccandone la maggior parte d ella superficie articola re unitamente ad un frammento più o meno obliquo de lla faccia palmare delln diafisi. Il frammento dorsale, che è il più grosso, si sposta. lus sandosi e sporgendo all'indietro della linea articolare. Dall'esame di 92 f ratture del l • metacarpo l'A. ha trovato che il 28 p. 100 erano del tipo frattum di Bennet; 6 erano frattu1·e vici ne all'estremo distale, e 5! erano forme varie di fratture de llll base, delle q uali nessuna interessava l'articolazione e nessuna era a ccompagnata da sublussazione posteriore, caratteristica della frattura di B ennet. Per solito questa frattura di Bennet segue a trRuma indiretto, sia che esso a gisca. sull'estremo dis tale del 1° metacarpo come sul pollice in posizione abdotta. La diagnos i differenziale deve stabilire se si tratta di semplice distorsione, di &ublussazione posteriore od esterna, di frattura del collo chirurgico, od invece di frattura o bliqua intrarticolare r.on o senza sublussazione. Una seusibile sporgenza dorsale sulla linea. articolare tmpezio-metacarpea. facil· mente l'iducibile con modica trazione e press ione, accompagna ta da crepitio osseo che si riproduce prontamente non appena cessano la pressione e lo. t razione, faranno sospettare una frattura. di Bennet. Stante però l'incertezza dei sir..tomi sarà sempre necessario radiogrRfu.re ogni lesione dalla b ase del 1" metacarpo.


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accertato tratto.rsi di frattura di Bennet, se la sublussazione ha facile tendenza a riprodursi, sarà indicato il seguente metodo di cura: 1• Si applicano sulle faccia laterali del pollice due strette listerelle di cerotto adesivo, che sopravanzano per venti centimetri, e sono fissate da qualche giro circolare pure di striscia di cerotto; 2• Si fascia il pollice, la regione metacarpica ed il polso con un sottile strato di cotone e con una benda e si soprappongon<> due strette stecche di legno si lati del pollice che lo sopravanzano di tre centimetri; 3° Tenendo il pollice in completa abduzione ed estensione mediante trazione sulle li:<te di cerotto, si applica un bendaggio gessato . che comprende successivamente il polso, la regione metacarpica ed il pollice fiu quasi all'estremo delle stecche di legno. Contemporaneamente il chirurgo terrà rid.otto. la sublussazione ed avvicinati i due frammenti ossei rlorsale e palmare applicando ilJ1ollice e l'indice della mano sinis tra rispettivamente sulla faccia dorsale e palma re, della testa del metacarpo fino a consolidazione della fasC'iatura; 4P Infine ron qualche altro giro di benda gessata si fisseranno al polso due llbbie. Tolte allora le due stecche di legno, le striscia di cerotto tenute sempre beu tese, saranno rovesciate all'indietro sopra il gesso e fermate alle fibbie. In mancanza di fibbie, le striscie di cerotto potranno essere fissate al polso con al tra striscia. circolare pure di cerotto. Durante la prima settimana si rinnoverà ogni giorno od. ogni due giorni una nuova trazione sulle striscia di cerotto, fino a completa risolu?.ione della tonicit;t muscolare. Quattro o cinque settimane di bendaggio non saranno di troppo per la cura. Però dopo tre settimane il bendaggio sarà. rinnovato senza l'aggiunta dell'apparecchio di trazione. L'A. riferisce un caso che dimostra l'importanza di un prolungato ed accurato trattamento di tale ostinata forma di frattura e la grave deHbitazione funzionale che consegue ai casi male curati. La memoria è illustrata da numerosi schiagrammi che mostrano le diverse forme di fratture del primo metaca1·po ed il modo d'applicazione dell'apparecchio da lui CALEGARI. proposto. Prof. DonANTE. Oateom1eUte tubercolare del oon4Ut del femore. - (l'oclinico, Sez. pratica, n. ~. 1908). In una. chiara e dotta lezione clinica, raccolta dall'assistente onorario òott. Guicciardello, il prof. Durante illustra un caso di osteomielite tubercolare dei condili t'emorali senza diffusione di processo all'articolazione del ginocchio. Espone i principali caratteri differenziali, cbe distinguono questa malattia dai tumori dei condili, in quanto possono anche essi iniziarsi con dolori e manifes tazioni flogistiche accompagnate anche a reazione generale. Nel caso speciale, un criterio importante per escludere un neoplnsma era il de· corso lungo del morbo, che si era iniziato da oltre sei anni. Un sarcoma che si fosse iniziato con sintomi flogistici avrebbe avuto un decorso ed una trapiantazione rapida. Dì più un tumore s'impianta ordinariamente in un condilo e poi passa nell'altro, di modo che un condilo è già notevolmente ingrossato quando l'altro è ancora di dimensioni normali. I nfine essi si delimitano da un lato in corrispondenza della cartilagine di incrostazione e dall'altro in conispondenza


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della cartilagine epifisaria se si tratta di bambini, o della corrispondente linea epifisaria se si tratta di adulti. Questo arresto è determinato dallascarsa vascolarizzazione delle cartilagini e dalla mancanza di rapporti circolatori tra diafisi ed epifisi. I sarcomi si rivestono della cartilagine come di un cappello, e soltan to quando riescono a comprometterla, il che succede dopo un periodo piuttosto lungo, si estendono alla diafisi ed all'articolazione. L'osteomielite tubercolare interessa ugualmente i due condili e vi può anche rimanere localizzata. Essi allora s i ingro;;sano, ma non per distensione, come credevano gl i antichi chirurghi, ma per appos izione di nuovi strati ossei che il periostio stimolato pro· duce. Queste neoformazioni ossee periostali vengono poi a. poco a poco aggredi te dalle granulazioni, ed il periostio ulcerato è distrutto. Nello stesso tempo, ed anche prima che sias1 determinata questa distruzione del periostio, il processo tubercolare si diffonde alla cartilagine articolare, che viene gradualmente invasa dalle granulazioni ed incorporata nella massa fungosa. D'altro lato il processo si avanza verso la linea. epifìsaria. Qui vi distruggendo lentamente la cartil!lgine, ovvero sorpassando la linea epifìsaria a seconda che si tratta di bambini o di adulti, le fungosità. si insinuano nei canalicoli di Havers, compiendovi con relativa lentezza. il loro camm ino e guadagnando verso il centro il canale midollare, nel quale il processo si diffonde con grande rapidità. La prognosi in questi cnsi va fatta sempre con una certa riserva, perchè difficilmente con un intervento conservativo si possono raggiungere gli estremi limiti dell'infezione. Nei primi stadi della malattia, ed in quei casi nei quali per motivi diversi non fosse possibile un intervento operativo, sarà opportuno iniziare quelle cure mediche che la pratica consiglia come più efficaci. Si ricorrerà alta immobilizzazione articolare, ai bagni marini e solfoiodici, a11a buona nutrizione, all'olio di fegato di merluzzo, agli ioduri per via interna. Questi mezzi in qualche caso possono arrestare il morbo. Ma il focolaio, nella grandissima maggioranza dei casi, non si estingue, tanto è vero che ritornando gli infermi alle loro occupazioni, il processo torna a riaccendersi. Anche le iniezioni iodo-iodurate danno poco buoni risultati nelle forme torpido centrali delle ossa, tanto che lo stesso professore le ha abbandonate. In questi casi non rimane che la resezione, che nella clinica di Roma, secondo il metodo del prof. Durante, si pratica in questo modo: Previa anestesia r.olla. racbis tovainizzazione ed ischemia dell'arto con la fascia d'Esmarch, si delimita un lembo mediante l'incisione curva di Mackenzie. Sezio· nati il legamento rotuleo ed i legamenti alari, s i solleva il lembo che comprende la pelle, la rotula ed i tessuti fibrosi che ricoprono la parte anteriore dell'articolazione, la quale così si trova largamente aperta. Dall'apice del lembo verso la sua base si escidono tutti i tessuti compromessi dal morbo, avendo cura di impedire nella migliore maniera possibile, l'autoinnesto sui punti cruentati. Si userà grande precauzione nell'escisione dei tessuti situati verso il cavo popliteo per evitare lesioni del fascio nerveo-vascolare. Si sezionano poi obliquamente i due condili del femore disegnando un cuneo colla. base in basso e l'apice in alto corrispondente alla linea intercondiloidea. Dalla. rotula, tenuta ferma con una. pinza. di Farabeuf, viene resecata secondo un piano frontale, la sua porzione cartilaginea.


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RIVISTA D I CHIRURGI A GE:-II!:R ALE

La testa dt·lla t i bia si sega in modo da ridu rla a forma d i cuneo sporgente e di dimens ioni b\li da pote1·s i faci lmente incastrare nello spazio lasciato dalla reseziono ruuei form e inten·ondiloidea. Colla sega s i dista eo.;a i nfi ne, mediante una sezioue frontale, la spina della tibia, in modo da risultarne una piccola su pe rfic-ie piana. (ju!tlora. sulla super ficie di sezione dei condili femorali esis tessc1·o dei fecolai tuuercol:ni, es.~ i s i asporteranno col cucchiaio t agliente. Sciolta la fascia d'Esmarch s i procede alla. emostasi perfetta d ella ferita e quintli si inca,tra il cuneo sporgente tibiale nel cuneo rientrante in tercondiloideo; ed aiJbaRsato il lembo, si fa combaciare la su perficie di sezione della rotula con la piccola superficie piana ott.enuta dalla r cse<(iono della spina della tibia, e vi s i fissa mediante un chiodo, che attraverso la cute e la r otula s i va a d impiantare snlht testa del1a tibia. Questo chiodo sarà estratto dopo avvenula l.t consolidazione. !:)uturato il lembo, l'arto viene immobilizzato in posizione di estensione in una ,;tecca adatta, la stecca d i i\Jacewen. La consen·azione della rotula è d i s peciale importanza, in quanto colla ~ua fisSa7.ione a lla tibia si ot tiene lo scopo di drtre un punto d'attacco inferior e al quad rici1•ite femorale, impedendone cosi l'atrofia e b. conseguente prevalenza dei muscoli t!oJssori, i quali, qualora la guarigione av 1•enisse per callo fibroso anzichè os~eo, porterob bero la gamba in fless ione sulla coscia. Di più la rotula cosi fissata impedisce, a guisa di steccn, un possibile spostamento all'indietro della t ibia, con gmve pericolo d i co mpressione ed ulcerazione dei vas i poplitci. Quando la lesione, per essere troppo avanzata, non permette di conservare la rotula e di resecare i condili a cuneo, s i ricone alla resezione trasver sale, immobilizzando le super fici resecate mediante sutura con fili metallici disposti ai lati ed anteriormente, o, come fa il Kocher, con chiodi che, conficcati nella tibia, vanno a finire nel femore. CA LEGARI. Dott. Gr::ono PREISEn . - Oomullloazlone preventiva sulla dl•ugnagUansa patologica delle 1uperflole artloolarl. (Zentralblatt fiir Clli"rurgie, n. 33, agosto 1008). L'aulore richiama l'attenzione dei medici s u una patologica d isuguaglianza tlelle super ficie articolari, la cui esistenza, secondo lui, è di decisiva import:\nza pel deco rso di certe lesioni articolari, anzi ò la causa d elle stesse, trovandosi in tutti i casi di artrite deformante idiopatica monoarticolare. L 'artrite deformante monoarticola re, che, quando è localizzata all'an ca, vieo dottn malmn co.x;ae senile non è ma i accompngnata. da atrofia. ossea, ma sempre da dcgenern.r.ione cartilaginea, da formazione d i osteofiti marginali, da proliferazioni della capsula (lip oma arborescens); essa, secondo l'autore, compare soltanto come couseguem;a di una sproporzione statica delle parti chE' compongono l'articolnzione, e non è da confondere con l'artrite deformante progre~siva, che si deve ~·itenere come uua malattia costituzionale, e che è accompagnata da atrofia ossea, e da fot·mazione di anchilosi. Secondo gli anatomici esistono articolazioni combacianti (cong?'ttentz) e non com· bacian1i (incongntenti); esempio delle prime, sono l'anca e la. sinfisi sacro-iliaca, esempio delle seconde sono il ginocchio e la s palla. Di questa divisione fisiologica n on s i occ upa. l'autore, mn in vece parla. dt)lla disuguaglian za patologica che


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vuoi suddividere in anatomica e funzionale. Questa comparisco quando in un'articolazione combaciante, ad es. : nella coscia, unn. pat·te della testa d el femore vien messa fuori dell'articolazione per un'abituale deviazione della rotazione, o quando esiste una variazione frontale o laterale della posizione della cavità cotiloide dell'anca, evenienza frequente e gilt dimostrata dall'autore in altri lavori. La disuguaglianza tmatomica invece delle super ficie articolari comparisr.e, ad es. nell'anca, quando in una frattura de l collo dd femore l'e;;trem ità distale del frammrnto viene talmente spo!.tata che una parte della sua superficie cartilaginea esce fl•ori da!l'articolazione. Qul\ndo ciò accade, o per ragione anatomica o per A.!tera;>:ione funzionale di rotazione, la superficie cartilaginea della testa del femore non utilizzati\ finisce per atroliz1.arsi e più tardi la testa presenta. le alterazioni caratteristiche dell'artrite deformante (degener::zione cart.i hgiuea. osteofiti, cisti subcondrali). l[a ~tu che se un trauma colpisce un' articoll\zione non combaciante il decorso saril assai grave, perchù può essere facilmcntfl ferita la superficie cartilaginea non più protetta., e la capsula offre al tra.uma condizioni anormali per la pieghetta tura. Dopo ciò l'autore pa10sa all'esame radiografico degli efT"etti del mancato com· baciamento delle superficie articolari del ginocchio e del gomito. A proposito del primo, l'autore, cousiderando tutto l'arto inferiore. compre~o il bacino, come un'uuiti1 statica, egli dice, se questa unità è alterata in qt<alche punto per frattura, lussazione, ginocchio valgo o varo, piede piatto-valgo ecc., anche la statica delle articolazioni è turbata. Ora, se lo. statica è normale, nell'articolazione del ginocchio colla radiografia ventro-dorsale i condili pn..!!sano direttamente su quelli della tibia, se invece la sta· tica è turbata in qualche punto, l'ombra laterale del condilo della. tibia sporge in fuori sotto il condilo del femore. Questa dis ugungìianza anatomica è la conseguenza di una rotazione esteraa, perch~ essi\ ;;i trova in tutti gli stati n:orbosi che rendono valgo l'arto inferivre. E Siccome l'autore l'ha trovata in tutti i casi d'artrite deformante del ginocchio, cosi egli ripete la causa della ma.le.ttia nella incongruenzt1. delle superficie articolari che si pres11ntR con is pessimento della. capsula. degenerazione della cartilagine, crepitazione, sporgenze dei condili articolari. Ora, come nelle antiche fratture del collo del femore si presenta nell'anca successivamente un'artrite deformante per l'atrofia della cartilagine della superficie articolare uscita fuori dall'articolazione, cosi nel ginocchio la parte di superficie della tibia, che si trovi\ fuori dell'articola:.:ione, si atrofizza o d1\ origine ad un'artrite deformante. Non occorre quindi per questa un trauma in precedenza, ma certo la lesione violenta rende più vulnet·abile la superficie articolare di un'articolazione non combaciante di quella di un'articolazione combaciante. Se quindi eseg-uiamo la raùiogra.fia di un'artrite deformante troveremo sempre la sopradetta. incongruenza, e, finchè si tratta di alterazione della capsula. e di degeneJ·azione della capsula, l'incongruenza è l'unico reperto radiografico, ma, persistendo la malattia, compaiono osteofiti margin!l.!i, s-porgenze, ed aumento della ro· tondità dei condili. .Per tali considerazioni, d:ce l'autore, contemporaneamente al trattamento dell'artrite defot·mante del ginocchio, massaggio·chinesiterapia, aria calda ecc., bisogna stabilire il punto ove !~~o statica è turbata, es.: spostamento del gran trocant6re, piede valgo o piatto e correggere i difetti. A proposito della disuguaglianza del gomito fa l'autore le medesime rifless ioni già dette pel ginocchio, mutatis mutandis, ed anche qui dà grande impor· tanza alle intluenze statiche per la conformazione del braccio . O. SANTOJtO.


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RIVI STA DI CHmUROIA GE~ERALE

Contributo aull& queatlone dell'lnterYento preoooe nell& tlfllte . (Deutsche militliriirztliclle Z eitschrift n. 18 settembre 1908).

FrLBRY.

L'esperienza ha confermato cbe l'intervento precoce nella tif{te, nelle prime 48 ore, ha dato i migliori risultati di guarigione, e l'autore, essendo dello s tesso

parere, e volendo dare il suo contributo personale ha ottenuto: 1° che tutti i cas i, nnche sospetti, principalmente delle guarnigioni lontane fossero a lui assegnati; 2<> che i medici del pres idio ed il personale sanitario inviassero s ubito di notte o di giorno gli a mmala ti, trasportati con barella ; 3° che nella vis ita s anitaria delle reclute quesLe fossero illuminate sui per icoli dell'appendicite, e fossero is truite a darsi ammalate alla prima compar:-a. dei dolori nella parte destra dell'addome, anc he se s i trattasse di malattia lie.,e. Con ciò, di fronte all'inconveniente di un gran nnmero d'ammalati che s i presentano alla vis ittt. per poco o niente. sta il fatto ronsolante che possono ei'sere ope rati llmmalati gra.vi nelle prime .J.S ore. L'autore ammette la necessità e la bontà dell'intervento precoce, anzi, non polrndo sempre dis tinguere i cas i lie vi dai gravi, ò propenso ad operare, risparmiandosi così qualche amara delus ione, anche nelle malattie apparentemente leggiere nelle quali numca aumento di temperatura, acceleramento del polso, tensione addominale, e solo il punto dolente di M. Burney de pone per un'appendicite. In q ues ti cas i l'autore opet·a s ubito, senza aspettare s intomi più gmvi, potendo un quadro clinico lieve nascondere gravi alterazioni dell'appendice. A questo proposito l'autore racconta un classico esempio: un moschettiere ammalò senza nota caus a presentando solamente forte do!ore al punto di M. Burney - temperatura 37°,'1 - polso 66 - s tato generale buono. - Trasportato all'os pedale con barella fu operato tre ore dopo l'accesso. Fu trovata l'appendice tesa, is pessita, libera e fu as portata. Vicino al ceco si trovò uno strozzamen to, in mezzo al pus puzzolente giaceva un calcolo fecale, e sulla punta dell'appendice v'ora un'ulcera da compressione grossa quanto una moneta da un soldo. Chiuso l'addome con sutura a strati, s'ebbe la guarigione con conservazione dell'idoneità al servizio In questo caso i sintomi non stavano in rapporto colla gravità della malattia, eppure l'indugiare sarebbe s tato fatale, potendo il pus cadere nella cavità peritonoale non protetta da aderenze. Passate le 48 ore l'autore attende, e colla cura medica vince lo stato acuto. Se si forma un ascesso questo viene aperto, la ftsrita. il tamponata, e l'appendice non è asportata che a freddo' altrimenti la s utura non tiene, ed assai spesso segue una fis tola stercoracoa. Col tamponamento, anche nei piccoli tagli, nascono vaste e non resistenti cicatrici, o ernie addominali che sono causa di inabilità al servizio, e pochi pazienti ~;e non banno sofferenze, dopo un'operazione si decidono per un secondo atto operativo. L'autore perc iò, seguendo l'tlsempio di Behn·NOtzel, di Bruns e di Rammos tedt, cerca l'appendice, solo se è costretto ad aprire un ascesso, la Mporta tamponando la ferita addominale. In caso contrario anche dopo trascorse le 48 ore porta l'ammalato colla c ura medica fino allo s tadio intermedio, il che, accant-O all'intervento precoce, garantis ce meglio la guarigione e l'idoneità al servizio. Afferma l'autore aver operato dall'ottobre 1905 16 casi, dei quali 12 nelle prime ·lB o•·e, S nel periodo intermedio e l nel periodo ta.r divo. L'ultimo solo mori per peritonite settica, a vendo permesso l'operazione troppo tardi.


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Dei 15 casi d a prendere in considerazione sono diventati idonei al SBT1Jizio: 14 = 93.3 p. 100, secondo Deobbelin 73.4 p.100, secondo Rammstedt 84.7 p.J.OO. inabili al ser~;izio 1 = ~>.7 p. 100 , .,. 18.4 p. 100 , » 15.3 P· too. Dopo ciò l'autore descritto il caso seguito da morte, per peritonite diffusa, accenna alla tecnica operativa Egli apre l'addome con taglio laterale lungo 6-8 cm. ed il pel"itoneo con taglio lungo 3-5 cm. La muscolatura non è taglìata nettamente, ma separata per via ottusa con l'uncino di Langenbeck. Col rilasciamento del la trazione i muscoli si dispongono di nuovo l'uno sull'altro secondo la direzione delle fibre, e così offrono una. sicura garanzia contro l'ernia addominale. L'appendice è isolata. mediante legatura con un grosso filo di seta vicino al cieco, il moncone suturato con una sutura sierosa è abbassato nel cieco. La sutura della ferita addominale è fatta in triplice strato: speciale cura impiega nella sutura delle fasce. La sutura peritoneale è facilitata dall'applicazione delle pinze peritoneali di Miculicz. Come materiale di sutura usa la &eta che dice non avergli dato reazione. Dopo ciò l'autore s i crede autorizzato a dire che nelle condizioni militari si deve riuscire ad operare le appendiciti nelle prime 48 ore specie dopo gli schiarimenti dati alla truppa sui pericoli della malattia. E per far ciò, con la sicurezza di risultati molto soddisfacenti, sMebbe desidera bile che le guarnigioni sprovviste di un chirurgo fossero messe nelle condizioni di averne uno in brevis3imo tempo. Anzi a questo proposito egli propone la seguente condotta. Nei casi che iusorgono tumultuosi, con dolori spontanei, tensione dell'addome, meteorismo, elevazione termica, vomito, frequenza di polso, nei quali il trattamento interno è poco efficace si chieda telegraficamente un chirurgo, il quale possa essere sul posto nelle prime 24 oro; e per ottenere questo bisogna che l'ospedale competente sia in relazione col relativo chirurgo, come si fa nel I corpo d'armata. Nei casi invece non tumultuosi è indicato il trattamento interno, coll'avvertenza di sottoporre all'operazione l 'ammalato a freddo, specie se si è formato l'ascesso. In questi cas i però il risultato non è ugualmente brillante rispetto alla conservazione dell'idoneità a.l servizio. Da una statistica di otto casi operati nelle guarnigioni esterne, dice l'autore da ultimo a conferma della sua. tesi, due furono operati nel periodo precoce: di essi uno riprese servizio, l'altro, nel quale esisteva un ascesso retrocecale, è diven tato inabile, degli altri 6 operati tardivamente uno morì, avendo già. peritonite diffusa con molti ascessi, tre rimasero inabili al servizio, 2 rimasero in cura. Al suo lavoro l'autore fa seguire una tabella ·contenente le indicazioni riguardanti n. 16 operati, la quale rappresenta l'epilogo di quanto ba voluto dimostrare e che per brevità s i omette. O. SANTORO.

Flaaaz.lone Ciel oteoo mobUe nel o ..t 41 appeo4lolte oronloa. - (Zentralblatt fiir Chirurgie, n. 37 settembre 1908).

Prof. WlLlLS. -

I n un lavoro recentemente pubblicato nella Deutsche med. Wochenschrift intitolato Lungo cieco mobile co-me causa di parecchi casi di appendicite cronica fu accennato che in molti casi di appendicite persistono i dolori anche dopo l'appendicectomia. Ciò può dipendere, secondo l'autore, o da errore di diagnosi, o da idea inesatta sulla causa del dolore e conseguentemente da terapia irrazionale.


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Il Wilms è d'opinione che i dolori non dipendono in certi casi nè da appendicite nè da colite, nè da infiammazione del mesenteriolo del processo vermi forme, ma in vece da stira mento di un lungo cieco mobile. L'autore con due chiare figure cerca dimostrare che il lungo cieco mobile può essere causa di dolo1·i per due ragioni : l" o esso stira il wesenteriolo · dell'appendice troppo corto, e allora, sezionando l'appendice, e staccando il mesenteriolo può avvenire la guarigione dei dolori. 2<> o il me:senteriolo dell'appendir.e è troppo lungo e allora il cieco esercita la d olorosa tt·azione verso il suo attacco retroperitoneali; conseguentemente in tal caso coll'asportazione dell'appendice non si ottiene nulla, invece colla fissazione del cieco può a>ersi completo successo. Per rimuovere i dolori nell'appendicite cronica. io circa 40 casi, nei quali si avevano i noti sintomi dell'appendicite, e in cui durante l'operazione non si trovarono uè resti d'intiamma.zione nè anormali aderenze, ma si trovò il cieco e l'appendice completamente mobili, l'autore ha portato l'intestino cieco ad aderire superficialmente a lla parete posteriore dell'addome nell'ambito dell'osso iliaco, e ciò senza. sutura, ma col seguente metodo: L 'incisione della cute e dei muscoli si fa nel modo us uale; l'autore, se 1111 palpllzione fa riconoscere un cieco hmgo, la esegue più vicina alla spina iliaca. an· tflriorc-superiore, indi scolla (come dimostra con una 3• figura schematica) per una certa lunghezza il peritoneo dall'osso iliaco; dopo colle forbici taglia trasversalmente il peritoneo pe r un tratto che corrisponde alla sporgenza della f:accia posteriore del cieco. Il taglio è facile perché s i può tirare innanzi il peritoneo afferrando colle pinze il peritonco già staccato. Si forma cosi una gt"ande cavità. retroperitoueale, la cui ampiezza si vede bene se si colloca una Sp<Ltol:a o un uncino di Langenbeck, in modo che si prema il margine peritoneale libero sul davanti contro il peritoneo della parete addominale anteriore. In questa tasca che s i tiene aperta coll'uncino, viene spinto il cieco mobile, e il lembo peritoneale ' libero viene poi fissato nei pressi della ferita addominale. È chiaro che con questa aderenza superficiale creata, si ottiene una fiss11.zione del ci11co, meglio ancora di quello che il colon è fissato al suo mesocolon. L'autoJ•e conclude che il risultato dell e s ue numerose esperienze è buono, anzi egli afl'erma clae con la fi~sazione del cieco scomparve ro i dolori anche nei pa· ?.ienti operati precedentemente di appendicectomia. G, SANTORO. A. SvUTHA.Il.- L 'opara.zlone praoooe 4ell'appan4lolte aouta., lndloaslonl a vantaggi. - (Tfle Lancet, 16 febbraio 1908).

L' .A.. insiste sul concetto,'oramai generalizzato fra i chirurghi, della convenienza d'una precoce operazione nell'appendicite acuta. Divide le appendiciti in due categorie: la semplice e la distruttiva. Assegna a lla prima categoria le forme catarrali, che passano facilmente a guarigione, per qllanto possano lasciare dietro a loro appigli a ricadute. Alle seconda assegna. le appendiciti che si accompagnano a perforazione od a gangrena con conseguente ascesso pc· riappendicolare o peritonite diffusa.. Distingue, come è d 'uso, gli interventi io precoci, intermedi e tardivi, a seconda che essi cadono nelle prime qua.rantotto ore dall'attacco, dal terzo al qui nto giorno, oppure dopo tale periodo fino al termine della malattia.


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Nella suA. pratica privata ha operato dieci casi entro le prime quarantotto ore, tutti con pieno successo. Ne ha operati ventisei cas i all'ospedale nel periodo intermediario, per esservi tutti stati ricoverati dopo almeno due giorni dall'attacco. ed ha avuti otto morti. Altri cinque cas i ope rati pri vatn.mente pure nel periodo intermedio gli diedero un mo1·to. Otto dei novt~ morti pre:sentavano peritonite gene-

rale suppnrativn. Ammette non essere sempJ"O facile g iudicare della gravità d'una :tppendicite fino dal suo inizio e prevederne il decorso. Sono però oempre sintomi di gra\·e valore prognostico un polso molto frequente ed una t empenttura. elevata nei primi stadi della malattia.; una discordanza fra. polso e tempemtura, un forte brivido ini~dale, un vomito insistente, un vivo dolore alla regione cecale ed una doloros a rigid ità dei muscoli addominali. Un'alta temperatura che cade repentinamente a l d isotto delln nornmle fara pensare ad un A. perfornziont>. A questi comuni sintomi di gravità l'A. ne aggiunge un altro da lui osservato: quello cioè di una respirazione esclusivamente o quasi totalmente tot·acica. P artig iano per esperieu:-:a propria . de ll'intervento precoce, n e proclami\ i seguenti numerosi vantaggi: 1° rimozione del focolaio infettivo dell'appendice prima che ne sia avvenutala suppurazione o la perforazione con una operazione quindi quasi sempre praticamente asettica; 2° se il pus è giit formato esso e ancon~ in poca quantità, e se pure non è incistato, e però sempre limitato alle adiacenze d ell'appe ndi0e; 3° l'operazione essendo eseguita p1·ima c he l'ammalato"sia in preda a tossiemia è bene tollerata; 4° previene e scongiura quasi sempre le numerose compl icazioni; 5° nei primi stadi dell'attacco l'appendice che non sia stnta altre volte ammalata è quasi sempre libera e facilmente !"i movibile. Anche nei casi non accompagnati da suppurazione l'A.. ha impiegato il drenagg io almeno per 36 o .t8 ore. In quelli suppurati ha praticato oltre un largo drenaggio una o più con troaperture, e nei casi di peri ton iLe diffusa r icorse anche A.lla posizione semi seduta dell'ammalato ed a iniezioni saline nel retto. CAr,EGAHr.

P . SrcK. -

Sul trattamento 4ell'lufez.ioue g enerale settica. e plemloa. -

(Zentmlblalt (ii1· Chintrgie, n. 31 agosto Ul08).

Da a lcuni casi gravissimi di flemmone avuti in cura trae argomento l'autore non perduro tempo prezioso colla stasi alla Bier, ma invece a ricorrere alln. vecchia ternpia radicale con energici interventi chirmgici, combn.ttendo contemporaneamente l'infe?.ione generale, cbe rapp resenta il fenomeno morboso più imponente. All'infuori dell'iniezioni intravenose sottocutanee o retta li di .~olur. ione fisiologica, dice l'autore, non v'è un ri medio veramente efficace contro l'infezioni, gia cchè anche il s iero antistreptococcico, i preparati nucleinic i, ed Il collargolo sono s tati recentemente· sperimentati con nessun risultato positivo. Ultimamente i processi purulenti da E . Mlillcr e A. P eiser di Breslau sono stati combattuti col tra.ttamento antifermentativo, ma questo, al pari della stasi alla BiAr, si adatta solo nei focolai circoscritti tendenti nll"ascesso. Invece l'autore dice essersi molto giovato nello scorso anno nelle gravissime setticoemie dell'uso dellajodipina, combinazione chimica di jo<lio con olio di se.9a1nO, in varia concentrazione, avendo avuto abbassamento della. temperatura e stato generale sollevato. Anzi in un caso di gravissi ma sepsi, nel quale sebbene non v i fosse a lcuna reazione sulla ferita suturata al braccio, ad eccezione di u na 1\


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RIVISTA Dl CHIRURGIA GENERALE

patina ricca di strepto<:occbi, esis tevano invece ittero, delirio euforico, infiltrazione polmona.re; con tre iniezioni di iodipina al 26 p. lOO, l di ,1 0 centimetri cubici, le altre 2 di 6 centimetri cubici in tre giorni, lo stato generale fu portato al normale. Anche nei g ravi flemmoni locali, ribelli alle incisioni energiche la. jodipina ha. causato de<:isi JLigliora.menti. L'autore non presenta. una. larga. statistica, però afferma. che con successo usò la jodipina, oltre che nei flemmoni, nell' infezione puerperalé, negli antt-àèi gravi, nella. polmonité postoperatoria, eome pubblicherà. in esteso il dott. Elsiisser nei « Contributi alla Clinica chirurgica di Brun. » Da 2 a. 4 iniezioni sono sufficienti, la. prima di 10 centimetri cubici, e, dopo 12-24 ore di 6 centimetri cubici di iodipina al 26 p. 100, fatte al torace o alla coscia. Ecceziona.lm~nte furono nella settimana fatte altre iniezioni: mai si ebbe in· tossicazione. Dopo poche ore l'iodio appare nelle orine e l'eliminazione continua. per mesi. Secondo l'autore l'efficacia della jodipina. è dovuta. ad una. mobilizza.zione degli anticorpi non a diretta. antisepsi. Conclude l'autore non giudicando la jodipina uno specifico contro i processi settici e piemici, ma invitando altri a fare il controllo allargando all'occornmza le prove. G. SANTORO.

11 valore del metodo (( Ruggl » nella oura ra4loale dell'etnia. onrale. - (PoliclittiM, Fase. SS, G settembre 1908).

G. MAnCHETTI . -

L'A. sostiene la s uperiorità. del metodo inguinale Ruggì, per la cura radicale dell'ernia crurale, in confronto del metodo addominale (La.wson Tait) difficile e pericoloso, e del metodo crurale che sovente non raggiunge lo scopo di abolire l'infuudibolo peritoneale. 'l'ala superiorità è tanto più indiscutibile nei casi di ernia crurale strozzata, giacchè col metodo inguinale ci si mette in grado di esplorare perfettamente per un lungo tratto l'ansa erniata, risparmiando cosi qualunque manovra pericolosa di stiramento in basso su un'ansa che può essere da tempo strozzata e già in preda a processo gangrenoso, e nello stesso tempo si prepara un campo adatto ed aperto per potere agire s ul vist·-ere alterato dallo strozzamento. A maggiore illustrazione del suo asserto l'A. riporta due casi clinici, uno di ernia crurale gangrenosa destra, l'altro di ernia crurale destra strozzata a pizzicotto, operati con esito felicissimo, nei quali si potè, per mezzo del taglio inguinale, valutare esattamente la compromessa. nutrizione delle anse al disopra del colletto, senza ricorrere a manovre di trazione che avrebbero senza dubbio causato !acerazioni e spa.ndimento di ma teriale settico entro il cavo pel"itoneale. Gli svantaggi da alcuni att ribuiti al metodo, quali la probabilità di insufficiente adesione fra il legamento di Poupart e quello di Cooper, e il timore di s uccessiva predispos izione all'ernia inguinale, sono dall'esperienza e dalle osservazioni di parecchi autori dimostrati infondati; an?.i potendo la via. inguinale rimediare non poche volte a. difetti di svilu ppo con. debolezza del canale inguinale, si ba il vantaggio di pro,-vedere con sicurezza e semplicità ad una duplice eventualità morbosa SEVERJ.


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RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA CosRADI. -

Metodo per la 4lmoatraslou.e 41 b&OUli tllol aoaral. - (Freie

Ve1·einigung filr Mikrobiologie, seduta de l giugno 1908). L'A. fa osservare che le colture del bacillo tifico in substrati ricchi di germi sono difficili ad ottenersi specialmente pel rapido svi luppo de lle specie batteriche antagoniste. P er giungervi con relativa facilità bisogna distruggere i genni concorrenti, favorire lo sviluppo dei germi tifici ed avere un mezzo per distinguere facilmente le colonie tifiche. Il terreno di Drigalski-Conradi diede già dei buoni risul tati; ma anch'esso presenta qualche difficoltà allorquando i germi tifici sono scarsi. Si è cercato perciò d i aiutare lo sviluppo de i g ermi tifici (arricchimento) con mezzi speciali come la caffe ina, il cristalvioletto, 11 ve rde-malachite, raccomandati rispettivamente da Ficker e Hoffmann, Lcntz e Tietz, P eabody e Pra.tt. Si è riconosciuto però che questi mezzi im]>erliscono lo sviluppo dci g ermi conco=ita nti, ma indcbol iscono la vita lità del bacillo ti fico. Il fondamento del metodo consiste in ciò che alcune sostanze coloranti di anilina l'Ser·eitano un'azione antisettica elettiva a vantaggio del bacillo tifico. Già fin dal 1901 l'A. ave va fatto esperienze in proposito; più tardi esperimentò 500 sostanze in modo sistematico e trovò che l'acido picrico e il Brillantgriln Kristall extra, della. fa bbrica H ochst erano i mezzi da preferirsi. Ambidue sono colori acidi. Il primo in soluzione di 1/15000, il secondo in soluzione di 1/100000 si uniscono allo agar n utritivo nella. dose de l 3 p. 100. La preparazione del mezzo nutritivo è semplice. Un litro di agar consiste di 900 grnmmi d'acqua, SO grammi di aga.r, 20 grammi di estratto di Liebig e 100 eme. di una soluzione acquosa. di peptono Wilte al 10 p. 100. L'aggiunta. della. soluzione di peptone filtrata e s terilizzata si fa dopo finita la sterilizzazione de ll'a ga.r e la sua. filtra7.ione attraverso l'ovatta Poi si cura. la r eazione dell'aga.r aggiungendo 3 eme. di soluzione sodica normale per 100 eme. d i agar usando per indicatore la. fenol ftaleina. Allo,·a da una soluzione acquosa di Brillanl{fr'iin !(ristall all'l p. 1000 o da una soluzione acquosa di a cido picrico (di Grubler) all'l p. 100 s i fanno cade re 10 eme. in l litro e nH.'z7.o di agar. Dopo ave r mescolato si versa l'agar cos i preparato, di color verd e chiaro, iu grandi scatole di P et r i e vi s i s t t nde sopra, pe r mez:z~o di una spa.to.la di vetro, tanto materialu quanto se ne stende su Ile grandi pias tre d i Drigalski-Conrad i: si mettono poi in termostato a 37°, dove si lasciano per 18-20 ot·e. Le colonie di tifo e di paratifo presentano un caratte ristico sviluppo. Lo colonie di tifo sono grandi 2-3 mm.. con orlo liscio di color ve rde chiaro e trasparenti, piatte, rotondcggianti, nel mezzo però alquanto -più s pesse che a ll'orlo; a luco obliqua. hanno una apparenza opaca; con una lento di ing randimento si vede la fine ~truttura caratteristica. Simili sono lo colonie di paratifo; però sono più grandi e rigog liose e il colore è giallo-verde. Specialmente caratteristica por paratifo è la formnziono d i colonie giganti, le quali si d istinguono per la loro relativa. trasparenza, per la superficie 'rifrangente la luce, per l'orlo ad ansa, per la. mancanza. di un orlo finamente dentato.


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RIVI STA D ' I GIENE GEN EIUIJE E DAT"fERIOLOGlA

Tutto c iò però non è s pecifico al punto da poter servire senz'altro ad una d iagnosi certa. Vi sono batteri del gruppo de l sottile, de l gruppo dell'alcaligeues e di q nello dei protei, le cui colonie non difl"eriscono molto. Una differenza specifica si ha Vl'l'amente colla prova dell'aggl utinazion e, purché però s ieno tolte alcune cause d'errore. Finora ci si contentava, dopo .avvenuta l'agglutinazione con un siero di al to valore i n goccia pendente, di usare come controllo la stessa prova in solu;r.ione salina fisiologica. Questo control lo non basta, giacchè si è dimostrato rhe in colonie, le q unii si sono sospese completamente i n soluzione salina, compat·e una p ronta forma7.ione di fiocch i quando s i aggiunga una goccia di bile sterilizzata. Siccome ora il tifo e il paratifo r imangono vi vamente mobi li n eUa bile ed invece specie batteriche inclinate ad agglutinarsi naturalmente sono maggio1·mente aggl utinate dalla prcseu7.a della bile, così la goccia pendente colla bile offre la poss ibilità d i riconoscere ogni pscndoagglutina;r.ionc. È qnindi nccc~sar io, per avere de i dati su di una agglutinazione pos itiva col s iero-immune ti fico, provn1·e per controllo il comp01·tamcn to dei batteri non solo nella soluzione salina ma anche nella bile. Un fatto importante è che relativamen te poc be specie di germi s i sviluppano n(•lle piastre verd i. E ccetto il tifo e il paratifo, sono specialmen te a lcuni g ermi della Bora p utrefattiva como il b. piocianeo, i protei e alcune specie alcaligene che possono svilu pparsi. Di regola però è facile distinguerli macroscopicamente e microscopicamente, c col mc~zo d el l'aggluti nazione. L'A. cita alcuni dati statistici, dai quali sembra che il metodo in pnrola e le modificnzioni s uggerite c in·a a lli\ diagnosi coll'agglutina7.ione sieno di grande impot·tanza nello s ve lare i casi di tifo, spccia.ltuente latenti, e da rarcom11.ndarsi quindi nella Jlrofìla~si tifira. TESTI.

Vitalità e virule nza del baolllo tUloo nelle fogne, nel botti.Jll, nel terreno. - (Zeifschl"ifl fiir Hygiene, vol. 61•, fase. 2•,

GAr.YAGxo e CALDIWIXt. l!-108).

Gli AA. passfl.no in rivista le diverse origini del l'epidemie locali e generali di febb re tifoide e facendo notare come non sempre trattisi di origine idrica, ma. che spesso sono in questione, nella diffusione di questa malattia, il terreno, gli insetti, il con tagio diretto o indiretto, specialmente per opera dei cosi detti po1·· tato,·.i di bacilli, vengono alla conclusione che è necessari o studiat·e la resistenza del hacillo t i fico in dive rsi substmti. ma specialmente nelle fogne, nei bottini, nel terreno. La maggio r durata di vitalità nelle fogne fu osservata fino a 30 gioru i; nei bottini fino a 25 giorn i, con un minimo di 15 giorni per ciascuno di questi mezzi. Nel materiale tenuto per 10 giorni nelle fogne e nei bottini e trasportato sul terreno, la maggior durata in vita dei bacilli fu di 20 giorni ÌJI superficie e d i 40 nella profonditll. Inoltre fu trovata una pet·ditu. quasi costan te, ma non completa, de lla. virulenza. Questa resistenza discreta del bacillo ti fico nelle fogne e nei bottini è di grande importanza sanitaria, giacchè da un Jato possono i prodotti d i giardino e dei campi difi'ondere il tifo, quando s i pensi a l pericolo dei campi concimati con materie fecali, tenendo calcolo pe1·ò che essi noù penetrano nelle verdure, ma rimangono il p iù delle volte aderenti alla superficie, come le ricerche di \Vurtz e Bourges, di


RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA

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Clauditz, di Biancotti, di Bruini hanno di mostrato, e dall'altro possono aversi estese infezioni per mezzo delle mosche, che si depositano su questi materiali, delle polveri, delle scarpe imbrattate dei materiali stessi. T ESTI.

Bloerobe batterlologtohe oomparatlve.•alu.ngue, •ulle feot, •uUe urine nel tUo a44omlDale. - (Zeitsehrift ('iir Hygiene, vol. 61, fa.sc. 2•,

A. BoHr-;E. 1908).

Per la ricet·ca .batteriologica del sangue l'A. usò i seguenti metodi : l• Il noto metodo di Scbottmiiller : l 1ft-2 eme. di sangue si diluiscono in \lD ma.traccio con 100 eme. di brodo; 20 Metodo di arricchjmeoto colla bile del Conradi : 10 eme. di miscela peptone-glicerina-bile s i uniscono a 9.-b eme. di s angue. La mescolanza consta di bile bovina con IO p. 100 di peptone e IO p. 100> di glicerina ; 3° Arricchimento col metodo di Meyerstein: 2-S eme. di sangue sono me· scolati COil 2-3 gocce di taurocolato sadico e bene agitati; 4° Agar comune, a cui è aggiunto l 'l p. 100 di glicocolato di soda secondo Rosen-Runge. In ogni tubo contenente 10-15 eme. di agar s i mettono 2 eme. di sangue. Per le feci e per le urine si usarono le piastre di Drigalski, di Endo e al verde-malachite. Le piastre furono generalmente allestite nel giorno delle ricerche sul sangue, solo per eccezione 2-l ore dopo. U risultato delle ricerche si può riassumere così : l• Il metodo dell'arricchimento con bile secondo Meyerstein è il più semplice il più sicuro e il più rapido; 2• La coltura di sangue dà. risultati tanto più positivi quanto più pe1· tempo s i fa; 3• Per le colture pure dalle feci e dalle urine sono da preferirsi finora. l'agar Endo e quello Drigal.~ki all'aga.r al vcrdo-malac hite. TEST!. ed EnLANDSEN. - Dlmo•traz loae del baollll tuberc olari nello • poto. - (Zeischl"i(t filr H,~,giene, vol. Gl, fase. 2°, 1908).

ELLEIUJA:-JN

Gli AA.., dopo uno studio molto accumto e paziente sulle cond izioni fisiche che agiscono nei diversi metodi di omogeneizzazione e di sedimentazione per la diagnos i del bacillo tubercolarò neg li sputi, propongono il seguente metodo: t• Un volume de ll'espettorato (10 fino a 15 eme.) è mescolato in un vaso misuratore chiuso con 'lt volume di soluzione di NatCO, al 0,6 p. 100. La me· scolanza. si mette per 24 ore in termostato a 37•; 2• La ma.ggior pa.rte del liquido che sta sopra si versa e il sedimento v ien centrifugato in un tubo graduato; 3• Un volume di NaOH al 0,25 p. 100 si unisce con un volume del sedimento. Dopo accurata mescolanza si fa. bollire; 4• Si centrifuga. TEs·rr.

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GiOTIUJie di medicina militare -

Fase. Xli.


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ltiVISrrA BIBLIOGRAFICA r . E. MAY. -

•anuale delle malattie 4ell'ooohlo. -Traduzione italiana con note ed aggiunte del dott. EDMONDO T&OMBETTA, maggiore medico. Seconda edizione. Torino. Unione tipografica-editrice, 1909.

Non andammo errati pronosticando lieta fortuna a questo bello e buon libro. Eccoci alla seconda edizione italia na; mentre in America ed in Europa le ri· stampe e le traduzioni s i vanno pure moltiplicando. Alla for tuna che questo libro ha avuto in Italia ha molto contribuito l'egregio nostro Trombetta, il quale è stato non solo un traduttore, ma un revisore accuratissimo, per dare all'opera una veste puramente italiana. La. nuova edizione è accresciuta di u na cinquantina di pRgine. Oltre alle aggiunte introdottevi dall'autore stesso, vi sono quelle n umerosissime del traduttore, che tengono il libro a l corrente specialmente per quel che riguarda i progressi dell'oftalmoiatria italiana. R. L. Dott. L. SANCHii:z FER:<A:<DE z - 8aggl o 41 autropologla mUltare •paguuola. - (Avance à la .tntropoloyie militar de Espana). - Guad1tlajara, 1908. Il dott. L . Sanchez, maggiore medico dell'esercito spagnuolo, ci presenta in poche pagine il frutto di una sua lunghissima fatica, basata a sua volta sulla.voro di più che 300 ufficial i medici suoi colleghi. Con Regio ordine del 17 ottobre 19(}"2, portante il riordinamento della statistica sanitaria militare, è stato prescrittv anche per l'esercito spagnuolo di rac· cogliere per ogni individuo arruolato i dati antropometrici elementari: statura, peso, perimetro to1·acico, cliamttro della testa, oltre ai vn.rii caratteri descrittivi Il dottor Sanchez ci dà intanto un saggio basato sopra le rilevazioni fatte sopra ben 119571 soldati delle 4 classi da lfJ03 a 1906. Le notizie statistiche riguardano l~ statura., il peso ed il perimetro toracico come dati anatomiui, e come dato sociologico, il graùo di istruzione. Data la piccola mole del lavoro, il quale lo ripetiamo non è che un saggio, un avance corna lo intito la l'autore, questi dati sono esposti ciascuno separata· mente, e quindi s1rvono soltanto a stabilire la distribuzione geografica di ognuno di essi. Quanto alla s tatura vediamo le popolazioni più alte nelle provincie d i Viscaya e di Guipuzcoa, poi alle Canarie, alle Baleari, e nella provincia di Levida in Catalogna. In generale le provinc ie perife1·icbe, tanto quelle marittime che quelle subpire· ncichfl, hanno più alta statura di quelle degli altipiani centrali, compresa la pro· vincia stes~a di :.radrid, la quale occupa fra le ·! 9 provincie il 33• posto per la s tatura, mentre Barcellona per es. ba il 7•. La geogmfia del perimetro toracico considerata all'ingrosso segue, naturalmente, le grandi linee di quella della statura. ~a l'influenza sfavorevole dell'ur· banismo sopra lo sviluppo del torace, appare già dal fatto che le provincie delle


NKOROLOOIO

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città. piu grandi hanno per riguardo al torace un posto più basso che nella classificazione per statura. Cosi Barcellona scende dal 7• posto per la statura al 26° per il torace, Madrid del 33• per la statura al48• (il penultimo di tutto il Regno) per il torace, Siviglia dal 21° al 28°, Malaga dal 20• al 400. Queste stesse variazioni si osservano pure per il peso. Non possiamo che tributare al: dott. Sanchez i più grandi elogi per il suo vasto lavoro ed augurarci di veder presto questo bel saggio seguito da un'opera più vasta, che gioverà non solo alla conoscenza antropologica delle popolazioni spagnuole, ma anche allo studio anatomico e fisiologico del soldato in genere. R. L.

NECROLOGIO Nell'alba fatale del 28 dicembre, il terribile cataclisma, che non ba. l'eguale nella storia del genere umano, troncò repentinamente le vite di cinque ufficiali medici in effettività di servizio, e di un farmacista militare. Noi ci proponiamo di dare presto un ragguaglio possibilmente completo sull'opera p1·esta.ta dagli ufficiali medici, e sull'organizzazione dei mezzi di soccorso in quella tremenda occasione. Soddisfacciamo intanto al dovere ed al bisogno di registrare qui i nomi almeno dei cari colleghi scomparsi.

*** Il tenente colonnello medico Giuseppe Scaldara. nato nel 1853, entrato in servi?:io nel 1878; trovavasi a Messina dal dicembre 1900, prima in qualità di 1naggiore, poi, dal 1• gennaio 1908 in quella di tenente colonnello. Il suo corpo fu ritrovato dopo lungo lavorio sotto le macerie della sua abitazione, e trasportato a Limina, suo paese natale, fra il compianto di tutta la popolazione. Il tenente medico lngoglfa Antonino, nato il 21 ottobre 1878, nominato sottotenente medico effettivo il 9 marzo 1905, era di poco ritornato dai presidi d'Aifrica e da poco tempo s i era congiunto in matrimonio. Trovavasi a Messina in licenza con la sua sposa. Il letto nuziale fu la loro tomba comune; i due corpi furono trovati cosi avviticchiati che si dovè 1·inunziare a comporli in due bare distinte l Il tenente medico Arcarisl Giuseppe, nato a Caltanissetta il 2 agosto l!:l78 era anche egli in servizio attivo dal 9 marzo 1905. Addetto da p t'ima all' sgu reggimento fanteria di stanza a Messina, passò poi allo s pedale militare. Da meno di un anno era anch'egli ammogliato.


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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MI LITARI

Il tenente medico Francesco d'Amore, era n:a.to a Messina stessa il SO laglio 1873, era tenente dal 14 ottobre 1902. Da sei anni era a Messina, addetto al 3° reggimento a rtiglieria da costa. Il suo cadavere non fu ancora ritrovato.

Il sottotenente medico di complemento Salvatore Fugazzotto, nato il15 maggio 1878, era stato nominato con R. decreto del 25 luglio 1904. Era. in servizio ali<> spedale militare di Messina, e nella notte fatale era di guardia allo spedale stesso.

Il farmacista di l" classe Pasquale Lolacono, nato il 6 agos to 1860, alloggiava anch'egli, colla. numerosa famiglia (moglie e 6 figli), nello spedale. L'imman& cumulo di macerie, fu tomba comune a lui e a d ue figli l

*** A questi lutti che lo colpiscono nelle persone stesse dei suoi componenti il nostro corpo aggiunge quelli che lo hanno colpito nelle singole famiglie, e dei quali non abbiamo per ora notizie complete. Non possiamo però a meno di inviare una parola di compianto all'egregio tenente colonnello medico Eugenio Mini ci, diret-tore dello s pedale di Messina, abitante egli pure colla numerosa famiglia nello spedalll. Sprofondato nella rovina insieme a tutti i suoi cari, rimasto egli stesso gravemente ferito, egli ha avuto il dolore di perdere la moglie e tre figli, rimanendogli, unico avanzo di si lieta corona, la più piccola figl ia. Possa egli trovare in questa pargoletta il conforto che gli è necessario a sopportare la sua sventura. E cosi possano anche le due provincie, cui sorride cosi divino il cielo, e minaccia così terribile la terra, trovare nei pochi superstiti la somma di energia. di virtù, di vitalità, che valga a restituirle ben presto all'antico s plendore !

CONFERENlE ~CIENTIFICHE DEGLI O~PEDALI MILITARI SOIIlRIO DEGU !RGOWTI TR!'l'rATI (DAI PROCESSI VEIUIAL[ PEHYENU'fl ALL 11SPE1'TORAT0 DI SANITÀ MILITARE DAL 31 OTTOBRE Al, S L DIC~MUR& 1908; . BRESCIA (novembre).- Maggiore medico SANTOno GIUSEPPE: Un caso di osteoma traumatico alla regione inguinale s inis tra. - Un caso di fistola branchiale incOIDJ)leta. Td. (dicembre). - Maggiore medico SANTORO GI USEPPE: Note cliniche di casuistica chirurgica. CASERTA (dicembre). - Maggiore medico PEnASSI ANTONIO: La. cura chirurgica dell'enuresi.


MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT, E NEL PERS. B'ABMAOEUTICO

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CAVA DEI TIRRENI (novembre). - Sottotenente di complemento PALUMBO GIUSEPPE: Sull'adeno-carcinoma della mammella maschile. GENOVA (novembre). - Sattotenente di complemento CARBONE VINCENZO: Sull'azione fisiologica e sulle applicazioni terapeutiche della strofantina. MESSINA (novembre). - Tenente colonnello medico•MIN1C1 EUGENIO: Sopra una epidemia di morbillo verificatasi nel presidio. ROMA (dicembre). -· Tenente medico BALESTRA Dt:ILIO: Un caso di piemia da stafi lococco aureo. VERONA (dicembre). - Maggiore medico BElRNUCCl GIOVANNI: Un cnso di mode istantanea per ferita al capo da cartuccia da salve.

Movimenti avvenuti nel Cor~o Sanitario e nel Personale Farmaceutico (Dispense n. 51 a ~4 del Bolletlino u(/iciale delle nomine).

Ufflolall ln •ervhlo attivo permanente . R. decreto 22 ottobre 1908. CrrANNA cav. Nicola, maggiore medico ospedale Catanzaro. - Collocato in posizione ausiliaria, per ragione di età, con decorrenza per gli assegni dal 2 no· vem bre 1908. MELAMPO Giuseppe, capitano medico id. Perugia. - Id. id., a sua domanda, id. id. dal 16 id. R. decreto 20 ?tovemln·e 1908 DoNATl Giuseppe, sottotenente medico ospedale Perugia. - Collocato in aspettativa per motivi di famiglia per la durata di quattro mesi. Determinazione ministeriale 3 dicembre 1908. DEHUlt'I'AS Amerigo, sottotenen te medico ospedale Bari. - Trasferito ospedale Cagliari. R. dec1·eto 6 dicemb1·e 1908. RANDONE cav. Gio. Francesco, tenente generale medico ispettore capo di sanità militare. - Collocato in posizione ausiliaria, per ragione di età, dal 15 dicembre 1908. R. dec1·eto 17 dicembre 1908. lMBRJACO cav. Piet1·o, maggiore generale medico ispettore di s11.nità militare. Promosso tenente generale medico e nominato ispettore capo di sanità militare, a datare per l'anzianità e gli assegni dal 17 dicembre 1908. SCIUMllA'rA cav. GittSeppe, colonnello medico direttore sanità militare IX corpo armata. - Promosso maggiore generale medico e nominato ispettore di sanità militare, a datare per l'anzianità e gli assegni dal 17 dicembre 1908. Determinazione m inisteriale 27 dicembre 1908. TROVANELLI cav. Edoardo, maggiore medico ospedale Borogna. - Comandato direzione sanità VI corpo d'armata. BENATl Alfonso, capitano medico direzione sanità VI corpo armata. Id. ospedale Bologna.


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MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARWAOEOTlCO

UFFICIALI Ili COliGEDO. Ufflola.U in posizione dl aervlzlo aualllario. R . decreto 31 agosto 1908. L \~DOLFI cav. Federico, maggiore ganerale m~dico distretto Rom a. - Collocato a riposo per anzianità di servizio con decorrenza da l 1° ottobre 1908, inscritto nella riserva e nominato commendatore nell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro. Utflol&li di riserva. R. decreto 20 novemb1·e 1908. RUF'l-'A cav. Luigi, maggiore generale medico distretto Alessandria. - Cessa di appartenere alla riserva per ragione di età, conservando il grado con la reJati \·a uniforme. R decreto 10 dicembre 1908. YA);AZZI cav. A ntonio, tenente colonnello medico distretto Bergamo - PonLEZZA Luigi, maggiore medico id. Varese - P ERRONE Giuseppe, capitano medico id. Cas trovillari. - Cessano di appartenere alla riserva, per ragione di etit, conservando il grado con la relativa uniforme. OliOBIFICENZE concesse per la ricorrenza della festa dJ Capo d'anno l 509. Ordine della Corona d'Italia R. decreto 27 dicemb1·e 1908. In considerazione di lunghi e buoni servizi. Commendatori. SCIUliBATA cav. Gimeppe, maggiore generale medico ispettore di sanità militare. GozZANO cav. .Z.'I'ancesco, colonnello medico direttore sanità I corpo armata. Utfiziale. MASS A cav. Giuseppe, colonnello &:~edico di rettore sanità VI corpo armata. Cavalieri. Loscm Pietro, capitano medico ospedale m ilitare ~uccursale Udine. PtERGIANNI Vincenzo, id. ospedale militare Chieti. GrANN!NI Alfonso, id. ospedale militare Genova. CERONE Francesco, id. ospedale militare Genova. In considerazione di speciali benemerenze. Cavalieri. NtEDDU Antonio, capitano medico ospedale principale Firenze. RivA Umberto, iJ. id. id. Roma. Defunti.

PIOVANO Adolfo, maggiore medico di riserva, distret to Torino. rino, il 24 novembre 1908.

Morto a To-

Il H edHtlOrf'l

D.r RIDOLFO LIVl. tenente colonnello medico. Il Dirett.ore PIETRO I:wmt.Aoo, maggiOr generale medico ispettore.

( 8D7) - Roma, t 908 -

Tip. E. Voghera.

GIOVANNI SCOLARI, trlrettU.


951·

INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1908 MEMORIE ORIGINAU. ALLOATl BENEDETTO, maggiore medico e TIRELLI Euo, tenente medico. - Sull'azione vulnernnte d e lla pistola Glisenti. Pag. Ar.TOBELLI ALBERTO, capitano medico. - Bacterium Coli e bacillo del tifo . - L'azione disinfettante del • seiffenol » BA.Bn.E FELICE, tenente medico. - NI'VTite ottica e nevrite dell' oculomotore comune da intossicazione gonococcica . BERNUCCI GIOVANNI, maggiore medico. - Sull'azione delle cartucce da salve (un caso di morte istantanea e ri('.erche sperimentali) . BEVACQUA ALli'REDO, tenente medico. - Su di un caso di condro-carcinoma del labbro superiore . BONO DoMENICo, capitano medico e GENNA.Jtl CARLO, assistente nell'ospedale di S. Giovanni di Torino. - Osservazioni sulle condizioni del cuore e del circolo sanguigno nei militari in attività. di servizio . CARTA FILIPPO, maggiore medico. - Sopra 150 casi di cura chirurgica di varicocele. Modificazione al mio primitivo metodo di sospensione del · testicolo per la cura radicale . . . . . . . . . . . . . . . CASALI PIETRO, tenente medico.- Rapidissimo metodo di diagnosi della rinostenosi. CASARINI ARTURO, tenente medico. - Sul valore dinamogeno dello zucc hero » - n decorso della fatica nei soldati studiato in rapporto all'ergografia toracica e b rachiale . . DE S.&.RLO EuGENIO, capitano medico. - Ancora sulle alterazioni istologiche del ganglio di Gasser in seguito alla neVTorrexi secondo Thiersch )) dei rami sottorbitali d el trigemello . GERUNDO GmLIANO, maggiore medico. - Stato attuale dell'anestesia midollare. Contributo clinico alla rachistovainizza?.ione. GIAN1 PIETRO, capitano medico. - La simulazione della epilessia e suo rapporto colla degenerazione o delinquenza . htBRIACO PIETRO, maggiore generale medico ispettore. -Rendiconto statistico delle operazioni chirurgiche eseguite negli stabilimenti sanitari militari nell'anno 1907 MAZZE'ITI LoRETO, tenente medico. - Valore delle ricerche chimiche, batteriologiche ed ematiche nella diagnosi della febbre tifoidea . MENDES GuiDo, tenente medico. - Circa una reazione biologica del veleno difterico nel sangue degli ammalati. MENNELLA ARCANGELO, maggiore medico. - Della febbre estiva. » NIEDDU ANTONIO, capitano medico. - Sul giudizio d'inabilità al servizio militare e ferroviario per affezioni dell'orecchio. Criteri e proposte. Notizie sommarie sulla statistica sanitaria del R. esercito per l'anno 1904 PENNETTA MAnto, capitano medico, e P JROLI Ali>IEDEO, tenente medico. )) Sull' infezione malarica in Creta . . . . RIVA UMBERTo, capitano medico. - Ferite d'arma da punta e taglio pe· netrante nel torace con lesione del pericardio e del cuore guarita senza intervento chirurgico; , , . » Contributo alla diagnosi dei tumori pulsanti della base del collo

La terapia. conservativa o gli interventi t>conomici nelJa tubercolosi del testicolo

·

25 36

41

275 897 95

575 583 851

112 490 641

3 16 t

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190

. 401


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INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1908

s...GGINI EVAlttSTO, capittwo medico. -

Analgesia per iniezione subaracnoidea lombare di tropacocaina • P a g. SALINARI SALVATORE, maggiore medico.- La pratica odierna dell'twf'stesia secondo i risultati della scienza. e della esperienza con contributo personale • SFOll.ZA CLAUDIO, maggiore generale medico ispettore. - Allontanamento dei materiali di rifiuto nei campi militari e in campagna TONIETTI PJETUO, capitano medico. - Simulazione e dissimulazione della sordità in rapporto con alcuni recenti metodi d'acumetria TROMBETTA EDMONDO, maggiore medico e SANTA l'liABlA ALBERTO, tenente medico. - L'azione della luce oscillante sull'occhio •

SO l

561 841 321 433

CASUISTICA CLINICA. Pag. AKENTA AMTONC..'fo, capitano medico. - Sull'ascesso della fossa iliaca DE NAPoLI FERDINANDO, tenente medico. - Sulle 'iniezioni di atrofantino. nella cura delle cardiopatie. GIAN! PIETRO, capitano medico. -- r.aauistica chirurgica Ona~o LoNGO, tenente medico. Sulle fangature e aul massaggio come ultimatu m dello. cura dei postumi di t raumatismi e delle affezioni reu· mo.tiche. OSTINO GIOVANNI, maggiore medico e BALLA ALBEBTO, tenente medico.Rendiconto dell'ambulatorio otorinolaringologico della scuola di applicazione di sanità militare (26 ottobre 1900 20 luglio 1907) • PEnASsi ANToNIO, maggiore medico. - Giudit.io medico-legale di insufficienza. psichica in un delinquente a ripetizione • ZAFFIRO ANTONINO, tenente medico. - Contributo allo studio delle o.ngionevrosi delle estremità .

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519 54 905 654 696 438 131

RIVISTE GENERALI. CASARINI ARTURO, tenente medico. - I cani sanitari. Pag. «l MEMMO GIOVANNI, capitano medico.- La sifilide secondo le nuove scoperte 743 - La diagnosi biologico. nelle malattie infettive . 912 RuTA SEBA.STIANO, capitano medico. - Lo. terapia opsonica nella pratica chirurgica . 669 TESTI FRANCESCO, maggiore medico. - Metodica e risultati pratici dell'esame del sangue nelle diverse malattie . Pag. 449 e 527

RIVISTA DEl GIORNALI ITALIANI ED ESTERI. RIVISTA MEDICA. Appendicite (sulla questione dell') da causa batterica e specialmente da stre· ptococchi- Haim . Pag. Arteriosclerosi - De Renzi . Arteriosclerosi (la cura fisica dell') giustificato. dalla nuova interpretazione della sua patogenesi -Colombo . A110aridi (presenza de') nel tubo digerente dei tifosi - Jerinici . •

358 687 140 686


953

' INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1908

Carcinoma primitivo (contributo allo studio clinico del) della testa del pancreas - Gandola Qua.drio · Coliuria e ooli-tossiemia - Kornfeld . Diabete (osservazioni sul comportamento delle isole del Langerhans nel) ed in altri stati patologici - Visentini . Diagnosi differenliale fra trasudati ed essudati per mezzo di una prova con a<'ido acetico fortemente diluito (prova di Rivalta) - Janowski . Difterite (della necessità del reperto batteriologico per la diagnosi di) Calandra. Dilata7.ione dello stomaco (del massaggio contro la)- Lemoine Dissenteria bacillare (la sieroterapia nella) - Vaillard e Dopter Emianopsia bi temporale insorta nel d eco rso di una epilessia- Vogt Emoglobinuria nei malarici (contributo alla casuiatica della)- Cauli. Emorragie del cervello (i tentativi di cura. nelle) - Bioglio . Endocarditè (intorno all'esisténza di un') da toMine be.tteriché - Fulci Febbre di Malta (con quali malattie si può confondere la) -Gabbi Febbre tifoide (valore prognostico della tumefazione della milza nella)Silvestri Febbre tifoide (sull' azione dell' ipodermoclisi di siero artificiale ossigenato nella) - Magi • Febbre tifoide (le ipotermie durante la) - Monnier Febbre tifoide (dei rapporti esistenti fra la) il paratifo e le vie biliari F o rster Febbre tifoide (sull'eziologia delle affezioni polmonari nellaj - Stefanelli Febbri estive (a proposito di talune) e febbri da canape - ì\fendini • Formazione e propagazione dei rumori cardio-arteriosi (Sulla) secondo la dottrina matematica dei fili-vortici - Bonardi . Freddo (il) e le malattie « a frigore • - Kelsck Infezione tubercolare (le vie normali d') - Calmette Insufficienza organica della mitrale (Sulla variabilità di sede d 'ascoltazione del soffio da) - Goggia . Intussuaco7.iOni intestinali (contributo allo studio d olio) - Andò Itterizie (patogenesi e terapia delle) - Mariani Latenze nefriticho (le)- De voto Leucociti a granulazioni sudBnofile (i) nelle malattie dell'apparato respiratorio, con speciale riguardo alla pneumonite crupale - Pozzilli Meningite oerebro-spinale epidemica (patogenesi della) - 1ob e Batier . Meningite cerebro spinale epidemica (considerazione sulla) Coste e Piussan. . . :Morbillo (sul valore diagnostico·profilattico del sintoma di Koplik nel) Rabajoli e Regolo . • . Morbillo (sul valore diagnostico-profUattico del Rintoma di Koplik nel) Rabaioli e Regolo . . . . )lorte improV\·isa (un caso di) in un soldato - Léniez e Miramond de la Roquette . Nefralgia.. - Luccarelli Nefriti (la secrezione di acido c'loridrico neUe) - Axisa. Pigmenti biliari (un metodo semplice e sensibilissimo per la ricerca dei) nelle urine - Boni . . . Pleurite (intorno ai metodi più comuni per lo studio etiologico delll\) Germani . . . Polmonite fibrinosa (i poteri biologici del sangue nella) - Mancini Polmonite lobare (la sieroterapia nella). - Tranquilli Polmonite da gonococco (un caso di) - Bucciante Pscudoperiostite angioneurotica - Herz . Raggi soll\ri sul sangue (l'influenza dei) - Polito. Reazione congiuntivale (contributo clinico e sperimentale allo studio della) Liidke. . .•• Reumatismo poliarticolare acuto (ricambio materiale nel) - Fiorentini . Reumati1mo articolare cronico (contributo allo studio dell'etiologia e della patogenesi del) -Gentili

Pag.

919 619

461 763 » » »

D

683 141 752 921 643 754 850 56

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458 202

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INDICI~ GENERALE DF:LI.~ MA TERIE PER L'ANNO 1908

Riflesso addominale (contributo allo studio del) - Baldi Rontgenterapia nella mnlaria cronica (la). - Effetti sul tumore splenico e sulla escrezione dell'acido ll.l'ico - Ricciardi . Sang ue dei ma larici: (contributo allo studio d e l) nuovo metodo tecnico per la. ricerca dei parassiti - Sereni . Sdoppiamento del 2° tono (lo) dell~~o sinfìsi cardiaca - Pace . Segno angolo scapolare del B accelli (il) nei processi morbosi latenti d e l polmont>, con particola re riguardo ni processi specifici tubercolari Crispolti . Setticomin molitenso (s ulla l (febbre mediterranea o di .Malta) - EyrEI. , , Stomaco (della dilatazione d ello ) - i\Iartineau Tubercolo~i (la semeio logia della reazione agglutinante nella}. M:assini Tubercolosi (i disturbi funzionali d e l cuore e la) nei soldati- Braun . T u bercolosi (influenza d ei t raumi s ulla localizza7.ione della) - Rode t e

Jeanbran

Pag.

!)20

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200 137 138

l> l)

D

»

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Tubercolosi (l' idroterapia nella) e ne lla tisi polmonare - Maturi Tube rcolosi polmonare (G li ultimi s tudi sulla) - B urzagli, Tubercolosi p olmo nare (la) e i ragg i R iintgon - 13rowe r .

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140 674 542 641 540 202 139 355 13G

RIVISTA DI NEVROPATOLOGlA. Amnesie (le) - Denon. Pag. Criminologia m ilitare - Consiglio. Epilessia jacksoniana (contributo alla storia e alla patologia dell') con tre casi d ella medesima - Scheiber . Eredità (l') n e lle m a lattie del sistema nervoso con speciale riguardo alla Il eredità. nell'epilessia - Coombs Knapp . Frenosi sensoria in soggetto frenMtenico - R ossi. Glicosuria e levulosuria alimentare in alcune forme di malattie men tali n Lugiato Localizzazioni cerebrali (contributo alla d ottrina della) -· Razzabooi l.l Malattia di Tbomsen (sulla) - Pansini. Neurosi traumatica (un caso di) - Bleicher . " Nevralg ia focciale (cura d ella) co n l'alcoolizzaone locale - Sicaud . Prova cong iuntivale di Calmette (intorno alla reazione di a lc uni malati di mente alla) - 13oschi e Franchini " Raggi X (ricerche coi) ne lle malattie d e l cranio e del cervello - Schiller Il Sciatica (la guarigione della) - Ziemssen . Sieri neurotoBSici (contributo allo studio dei) e delle toasine da essi provocate sul sistema nervoso - Siero isoneurotossico - RoBSi " Sindrome di CL Bemord-Horner (sopra il significato d e lla) negli e pilettici » - Basta .

" " "

" " "

623 76:~

20;1 142

2!)0

289 767 544 922 924

45S 92:J

287 623 59

RIVISTA DI CH I RURGIA DA GUERRA. Anestesia d e gli arti (l') per la via endovenosa, associata all' ischemia ar· Pag. tificiale - Bier. Calcio di cavallo (traumatismo dell'addome per). Perforazione d el duod eno. Laparatornia. Guarigione - Bechard . " Direzione eccezionale della ferita per colpo suicida di rivoltella alla tempia - Pernmdo . Dita d e i piedi n martello (studio sulle)- Couteaud » Ernie recidi vate (Sulla convenienw. di operare le ) nei militari - Rolt. Jl F erita d ('l torace per colp o d'arma da fuoco - Pfìh l )) Ferita d'arma da fuoco del torneo - Ptihl

..

"

464

770 769

928 463 624 544


l"l)JCJ:: GENERALE DELLE MATERIE l'EU L 1 A)IX0 1\.)QS

Ferite d'arma da fuoco del torace e tensione delle pareti addominali Bildebrand Ferite dell'orecchio per armi da fuoco - Picqué . Frattura del cranio (mortale) per colpo di palla rotonda lanciata a mnno - Bonnette . . Frattura della mastoide da proiettile di rivolt.ella - Otite pnrulenta Valentin e Vanverts . Intossicazione saturnina da proiettili - Brantz. Lesioni dell'occhio por armi da fuoco - Jlierz . Piede piatto (la tero.pia. o rtopedica del) - Ducroquet Sbrapnells (sulle lesioni degli) - Scheel. Tiri perforanti cranioencefalici con proiettile )fauser (modello Argentino - Antelo.

95:)

Pag. D

143 151 625

D

768 143 545 769 925

»

688

Pag.

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RIVISTA DI CHffiURGIA GE~"LRALE.

Abbassamento della pressione sanguigna peritoneale (sul trattamento dell' ) cnn le iniezioni endovenose di adrenalina e di cloruro di sodio Hans Roddick . . Addome (osservazioni sulla diagnosi precoce di alcune lesioni chirurgiche dell') - Churton . Anastomosi E' delle supplenze funzionali dei.nervi (contributo alla conoscenza delle), a proposito di un caso di paralisi periferica, curata col trapianto nervoso - Bossi o Iardini . Anca a scatto - Pagnier e Ferraton Anestesia dogli arti (l') per la via endovenosa, associata. eJI'ischemia arti· fìciale - Bier Appendice (diagnosi della posizione dell') o.llo stato acuto e r elativi criterii per l'incisione da pratico.rsi - Kruger . Appendicite (trenta. casi di) con peritonite diffusa- Nitch . Appendicite associata a streptococcemia - Shetly . Appendicectomia (l'incisione e il trattamento del moncone nell') - Bissoli Appendice (contributo allo studio dei fo.lsi diverticoli dell') - ~falatesta. Appendicite acuta (l'operazione precoce dell'), indicazioni e vanta.ggi Southam . Calcoli renali (risultati di ricerche radiografiche di) - Blum . Carcinoma della testa dal pancres (due casi di)- Bottelli . Cardiolilli (sulla) nelle aderenze cicatriziali pericardio-mediastiniche Urban . Cisti dermoidi dello scroto (sulle)- Marangoni. Cisti ematica surrenale destra - Trevisan . Disinfezione della pelle (la) . Disinfezione delle mani (la) col solo alcool - Schumburg EmostMi preventiva degli arti (ricerche sperimentali sull11 modificazione della crasi sanguigna nella) con metodo Eamarch-Silvestri- Casoni . Enfisema polrnonare (l'operazione dell') - Coh n, Ernia crurale (il valore del metodo a Huggi • nella cura radicale dell') - Marchetti . Filo di ramia (dell'uso del) in chirurgia- Madlener Ferite (cura delle) con una miscela di cloroformio ed alcool - Schleick Ferite del ft~gato (il trattamento delle) - Neumann . Ferite dei visceri addominali .(contributo alla casistica delle) - Vannucci. Fisostigmina. (e.ltre esperienze sull'efietto dell'iniezione sottocutanea di) per eccita.re la peristalsi - Vogel . • Fiesazione del cieco mobile nei casi di appendicite cronica - Wilms Frattura del Dupuytren (la) - Gruget . . . FYattura della rotula (contributo e.lla cura della) - Masotti

776 360 773 776

» » » D

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l~DICE GE:...'\I!.!iALE DELL~ MATKHJE: PI!:H L'A:-oXO 1908

Fratture antiche della rotula (nuo,·o metodo operator io per la cura delle) - R~w .

.

Frattura isolata comminuta simmetrica dell'atlante (considerazioni cliniche su di un caso di) senza lesioni midollari in seguito a caduta sul capo Quercioli . Frattura di Bennet del primo osso metacarpeo. Diagnosi e cura Robinson Fratture delle dita (sul trattamento delle)- Iottkowitz. Fratture delle dita (sul trattAmento delle) - Hammer . Intossica1.ione acuta per cloroformio (come agiscono la pressione sanguigna e la respirazione nell') - Polimant' Infezione generale settica e piomica (sul trattamento dell') - Sick. Iodobenzina (la) applicata. alla sterilizzazione dei materiali di sutura Rossi . Laparatomia (sul trattamen to prima e dopo la) - Hippel . Nefriti paronchimatose cronicho (contributo alla cura chirurgica delle) Di Giacomo. Organi addominali (della sensibilità degli) ed azione sugli stessi d e lle iniezioni di cocaina - Ka.~t et i\Leltzer . Ostoomielite tubercolare del condili del femore- Durante . Paralisi consecutive alla radtisto,·ainizzazione (contributo allo studio clinico delle)- .Mingazzini Paralisi periferiche di origine traumatica (alcuni cosi non frequenti di) Pini. Periti6ite traumatiCfl (di un caso di) - Kull. . Polmone (la cura delle lesioni violente del) - Maiocchi . Provocazione indiretta del dolore tipico nel punto di Msc Burney Rorsing Rachianalgesia lombare (la) con la tropacocaina - :Masotti e Angoletti . Rachianestesia (la quoetione della) guardata dal lato oscuro -Giordano. Rachistovainizzazione (gli accidenti della) . Resezione parziale del fegato (della)- Anscbiitz Resezione sottoperiostell della diafìsi nell'osteomielite delle ossa lunghe Rmoler Rottura e perforazioni dell'intestino - Tokarski. Rottura spontflnea dell'esofago (della) - Cobn . Rottura dell'esofago avvenuta spontaneamente - E rchlentz Rotture traumatiche sottocutanee del tubo ga-strico intestinale (sulle) Rossi . Superficie articolari (comunicazione preven tiva sulla disuguaglianza patologica delle) - Preiser . Sutura del legamento patellare (circa tre casi di) - Painter . l:)uture nelle ferito del rene (contributo sperimentale allo studio degli effetti ed alla sorte delle) - Burci e Taddei Tiflite (contributo sulla questione dell'intervento precoce nella) - Filbry Tonsille (sulla. fisiologia delle) e sull'indicazione per la loro asportazione - Barth . . . Toracostomia (la) nelle malattie del cuore - Morison Trnpianti muscolari (ricerche ed oeperimeuti sui) - Carminiti e Ca.rere Trapianti ossei (ricerche sperimentali sui) - Tomita. Tubercolosi mesenterica (la cura chirurgica della) - Polini Tubercolosi ossea ed articolo.re (dell'iperemia passiva quale mezzo curativo della) - Deutschlander . . Tubercolosi renale nella chirurgia moderna (la) - Sigurtà. Tumori maligni (effiuvi e scintille d'alta frequenza per la cura razionale d e i) - Rivitlre. Ulceri gastriche perforate (delle) - Gangitano. Varicocele (metodi e processi relativi per la cura. del) Mori Varicocele (un nuovo metodo di operare il) - Freeman

Pag.

69-1, 694

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933 146 65

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I NDIOE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1907

RIVISTA DI OTO-RINO-LARINGOIATRIA. Asma (di un caso tipico di) di origine nasale - Mengotti . Bruit du diable (il auricolare nella circolazione anomala - Case.li Fibroma cavernoso rino-epifaringeo (il) - Case.li e B runetti . Laringiti difteriche (la reazione iodofila nelle) - !sonni. • . Otite media suJlPurata (nuova indicazione per la operazione nella) Wilson . . . . . • . . . . • . . • . Otiti medie purulente (intervento nelle) - Quercioli Sinusiti frontali croniche (sulle inclicazioni della cura operativa nelle) Haiek . . . • . . • • . . •.• Steoosi croniche laringo-tracheali (contributo clinico alla cura delle) colla laringostomia - Melzi e Cagnola.

Pag.

628 471

~

448 628 702

»

156

»

701 547

RIVISTA DI OCULISTICA.

Catnrro primnverile della congiuntiva (sulla patologia del cosidetto) Axenfeld • • , Nevrite ottica retro-bulbnre per sinusite sfenoidale - Citelli.

Pag. •

549 628

RIVISTA DI ANATOMIA E FISIOLOG I A NORMALE E PATOLOGICA.

Appendice vermiforme (contributo all'anatomia patologica dell') con speciale riguardo ai processi di guarigione dell'appendicite acuta Pag. 551 Wiitzold. . Astenia cardiaca (sui fondamenti anatomici dell') - Beitzke » 157 Fegato (dell'indipendenza dei lobi del)- G l..nard. 629 Glandola t iroide (studio intorno alla fisiologia della) e delle glandole parati212 roidi - Coronedi . . • • . Pancreas (ricerche sulle alterazioni cadaveriche del) - Cevidalli e LPoncini 450 Reperto ematologico (sopra un nuovo) nelle infiammazioni purulente» 629 Cemezzi. .

RIVISTA DELLE MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE.

Cytorrhyctes variolae (ulteriori studi sul) - Councilman • Eredosifilide (ultimi studi sull') - Taylor. Fosfaturia nei blenorragici (ulteriore contributo alla questione della) Oppenheim . • Luce ultravioletta (risultati della cura colla) nelle malattie della pelle Strauzs Lupus vulgaris (le modifica7.ioni istologicho del) sotto la cura della luce Fin· ~Wn- Jenow.n e Delbanco . . • . • Lupus (indicazioni della cura del) dal punto di vista dello stato attuale della scienza- Jungmann. . Pityriasis versicolor (ricerche sperimentali aulla presenza dei bacilli tubercolari nelle squame della) - Cipolla. • • Radio (il) nella terapia dermatologica - Abbe

Pag.

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705 709 362

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3154 454

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214

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a7 707


958

INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER 1..'ANNO 1908

Raggi R éintgen e correnti d'alta frequenza in dermatologia - Sterno . Reperto radiografico (il) nelle lesioni sifilitiche delle ossa lunghe - Ware Sierodiagnosi della sifilide (Sulla) - Micheli e Barelli . Sifilide (sullo stato attuale delle nostre conoscenze circa la parassitologia della) - Hoffmann. Sifilide (il sub limato nella terapia oudoveno""" dellll) -

Pag.

708 710 213 .

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7 06 703

•

553

Spatz.

Sifilide quaternaria o eredosifilide attenuata rlei tessuti reticolati (appendicite, vegetazioni ade.n oidi, scrofola) -- Gaucher . Sifilide (L'atoxil e il suo valore nel trattamento della) - Ward . Sifilide (cura comp~>rativa della) sulla base della constatazione del mercurio - Spatz . Spirochete pallida (sui rapporti della) colle vie linfatiche e sanguigne e s ulla fagocitosi nel pe riodo primario e secondario - Ehrmann. , Spirochete pallida (ricer11a sollecita e prat ica della) nel movimento d'un g rande spedale - Arnin a Klein . . , . Toss.i dermia consecutiva all'azione dei raggi ROntgen - Fricke

705 »

363 363

RIVI ST A DI TERAPEUTICA. Sali di calcio (sllll'influen'l:a dei) Sttl cuore e sulle arterie Novocaina (de llai e s ue applicazioni - R egnier. .

Boveri.

Pag.

158

630

RIVISTA DI MEDICINA LEGALE. Anca a scatto - P~>gnier e .F erraton Co~ta cervicale e infortunio Franck D elinquen2:a, pazzia ed inadatt abilità al servizio militare (sulla) e loro prevenzione - Potrò . Escare multiple e reeidivanti per due anni e mezzo sulle braccia e su llD piede d'un simulatore - Dieulafoy . Imbecillità e s tat i affini (alcune osservazioni s ul riconoscimento ed accertamento d ell') - Uhlich . Intelligenza (lo S\'iluppo d e lla) - Binet e Simon .

P ag.

365 364

»

2 15

711 »

777 7 12

R I VISTA DI TEC::-l'I CA E SERVIZIO MEDICO MILITARE. Alienati (il trattamento d egli) in guerra - Stier . • • • • Pag. Illum inazione del campo di battag lia ,l') - Fluteau). , » Illuminazione del campo di battaglia (esperienze sull') eseguite nel 1906 nelle esercitazioni speciali del ser vizio di sanità nel governo militare di Par igi - J acob e Secheyron. . Ospedali dn guerre. dei giapponesi (gli) - L evai . Osservazioni sullo. nuova convenzione di Ginevra - Donegan • Pacchetti de. medicazione (i nuovi) completi e g ià. preparati per il tempo di » guerra - Lavai. Pacchetto individuale di medicazione (un nuovo) - Potarca.. Servizio di sanità nell'esercito tedesco (studio sul) - Simon . Sgombro dei feriti (lo) ne lla campag na del Marocco - Legrand . Trasporto d ei feriti in cnmpo.gna - O' Neill.

• •

779 217

71 2

63* 715 631

778 781 633

780

RIVISTA D'IGIENE MILITARE. Accnrnpomonti (l'ig ie ne d oi moderni) - Woodruff Alcoolismo (l'esercito e) - To3ti .\.li rnentszione idrica (1') d egli eserciti in campagna

Pag.

218

»

295 635


D59

INDICE GENERALE DELLE :WATERI~ PER L'ANNO 1908

Analisi chimica dell'acqua in campagna. P rogetto di costituzione d'una cassetta speciale eli analisi per le prime formazioni sanitarie - Kopp :Febbre tifoide (profilassi della) nell'esercito francese . . . . . . . . :Febbre tifoide (la) in guerra - Harrison . Insegnamento d'igiene (l') nell'esercito inglese Materiali di rifiuto (smaltimento dei) nelle caserme Testi Oftalmoreazione (a proposito dell impiego dell') nell'esercito - Delonne . Residui animali ed i rifiuti della cucina (un efficace metodo di distrug· gera i) mediante l'incenerimento sotto il fornello da campo- Arnold Sen·izio sanitario in campagna (l'ideale del) - Havard. Statistica sanitaria dell'ese rcito prussiano .

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RIVlSTA D'IGIENE GENERALE E BA'ITERIOLOGIA. Apparecchi per la. disinfezione col forcematone - Fournier. Pag. 789 Bacillo difterico (la morfologia del) in rapporto alla sua virulenza od alla prognosi del croup - Montefusco . . . . . • . . . • 73 Bacillo tifico (vitalità e virulenza del) nelle fogne, nei bottini, nel terreno 944 - Galvagno e Calderini. Bacilli tifici (metodo per la dimostrazione di) scarsi - Conradi . 943 .Bacilli tnrborcolari (dimostrazione dei) nello sputo - Ellermann ed Erlan· 945 dsen . Batteri t.ifo e tifosimili (sopra i rapporti fra i) . 790 Bioreazioni dell'arsenico. tellurio e eelenio (studi sulle) e loro applicazioni pratiche - Gosio . 385 'lrbonchio (di un caso di) manifestntosi per una r arissima porta d'entrata - Me ver » 813 >ingnosi r"apida d~lla rabbia (sulla) - Bo.schieri. 74 Dissente ria batteri<'a (la profilassi specifica e la cura della) - Deane . 225 :Febbre gialla (la diffusibilità della) - Testi • 787 I gameti semilunari - Battaglia . » 72 J:immunità e l'immunizzazione vAcciniche, nei loro rapporti con le vie di penetrazione del virus. - L'immunizzazione a mezzo delle rivaccinazioni - Kelsch, Camus e Tanon. 791 I microbi filtranti - Remlinger . 74 :Mollusco contagioso de!l\10mo (sulla filtrabilità del virus del) - Serra » 76 Mosch~ (le) come mezzo di trasporto dall'infezione tifoide Aldrige . » 794 P ellagra (contributo alla diagnosi della) con particolare riguardo ai suoi » stati iniziali - Gosio e Paladino 387 P esci (possono i) trasmettere la febbre ti[oide ed il colera t - Remlinger 7R9 P est e (lòulla) - Strong . . . . • . . . 75 Statistica sommai"ia delle cause di morte nell'anno 1907 - Ministmo di 792 agricoltur!l industria e commercio. Direzione generale della statistica » T ormofili (l) delle acque potabili - Tirelli 795 Tubercolosi (la difcs!l contro la) - Sforza. . . . . . Pag. 296 e 366 Tifo addominale (ricerche batteriologiche comparative sul sangue, sulle · feci, sulle urine nel) - Bohne . • . . Pag . 945 Virus portossico (sulla filtrabilità del) - Casag•·andi. 159

RIVISTA BIBLIOGRAFICA. Antropologia militare spagnuola. - Fernandez . Croce Rossa italiana (la) e la Sanità militare nel servizio di prima linea in g uerra - Rossi . . . Fat.ica nella vita militare (la) - Casarini . . . . . . Guida alle perizieo medico-legali per lesioni e malattie provenienti da oausa di servizio - Trombetta

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INDICE GENERALE DELLE UAT.ERI.E PER L'ANNO 1908

Infezione mala.rica (della) - Caraffa . . . . . . . La via alla forza. (educazione fisica e morale dell'esercito) - Preve Malattie dei paesi tropicali (trattato delle) - Mense . . . Malattie professionali ed infortUili del lavoro nella vita civile o nella vita militare - Rivalta . . . . . . . . . Manuale delle malattie dell'occhio - May. Manuale di medicma legale militare - Trombetta. . . Parole dette per la ina.ugnrazione del XVIII congresso medico nazionale, 26 ottobre 1908 - Baccelli . Sordomutismo (intorno alle cause del) - Mendini .

Pag. 638 233 • 315

456 946 314 •

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CONGRESSI. Congresso della Società italiana di dermatologia, sunti di discussioni Mancini . . . • . . . . . . . . . . • . . . . . Pag. Congresso internazionale di salvataggio e primo soccorso - R apporto pr e· senta.to dal tenente generale medico Rllndone . . . • . . . . . Congresso internazionale (XVI) di medicina a Budapest . . . . . Relazione sul XIV congresso internazionale d'igiene e demografia- Berlino 1907 - Sforza . . . . • . . . . . . . . . • .

874 389 160 226

NECROLOGIO .

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Baruchello Leopoldo Coccone Maggiorino Esmarch Federico Augusto Givogre Giov. Battista, Lombardo Michele Petti Vincenzo Senn Nicola Testa. Pasquale. . . . . . . Scslda.ra Giuseppe, Ingoglia. Antonino, Ar clll!'isi Giuseppe, d'Amore Fran· cesco, Fugazzotto Salvatore, Loiacono Pasquale . . . . . . . .

Pag.

CORRISPONDENZA .

Pag.

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719 234 398 395 476 4'17 77 399 947 718

CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI :mLITARI Pag. 235, 316, 475, 640, 797, 948

Pag.

NOTIZIE . . . .

395, 557, 638, 801

MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSO· NAL'E FARMACEUTICO Pag. 78, 236, 317, 399,477, 458, 640, 720, 798, 878, 949

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Dx CEsA.RE. - Studio sulle mediytiniti (rnediastiniti suppurative, ascesso mediastinicd). - Roma, 1900. Un voL di pag. 144 .. . L. 2 HYRTL. - Onomatologia anatomica. Storia e critica del moderno linguaggio anatomico. Traduzione libera italiana dei dottori C. PnETTI e C. Sronu. Roma, 1884. (Edizione rnra) • 6 l.e ferite caruate dalle armi da guerra. Sintesi della relazione sanitaria ~ugli esertliti tedeschi durante la guerra jranco-germa.nica 1870-71. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. • 2 MANAYILA. - Rtudii storico-critici sulla meningite cerebro-spinale epidemica in Italia e particolarmente nell'esercito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto . • l 50 S.u.INA.JU. - Le lesioni t r aumatiche dei centri nervosi. Memoria onorata d.e l premio Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Prezzo ridotto. • 3 110 SI'ORZA e GIGI.IARELLT. La malaria in I talia. Opera onorata del 1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitografiche. Roma, 1885; prezzo ridotto. • 3 To~UCLLINI. Delle malattie più frequentemente simulate o provocate dagli inscritti; - Roma, 1875 . 3 50 ~- A . - Per l'acquisto delle opere sopralndlcate Inviar e commissioni e vaglia all'Amministrazione del Giornale di medicina mllllare v11 XX Settembre Roma

.JJ..Ure Jmbblica:~tuui tnefUco-•m ilitlwi:

CASALI PIETRO, tenente modico. - Le chirurgia conservatrice nei suoi rapporti con la traumatologia e la legge concernente gli infortuni sul lavoro. Trattato di esegesi clinica in rapporto al1a Propedeutica chirurgica generale e alla legisla7ione sociale italiana.- Roma. 1901. Società editrice Dante Alighieri. (Vendibile presso l'utore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) . L. 3 ID. m. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - 1\filano, Aasociarione tip. priv. 2a ediz., 1900. (Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, 89 p. JO) 2 DE FALco ANURI';,\, tenente colonnello medico. - Patogenesi unica delle malattie vMcolari, secretive e n odulari degli occhi e degli organi vicini. Un vol. in 8° di pag. 240 con 8 tavole fuori testo. - Napoli, Società commerciale libraria , l !J05 . • 8 FJt.RnAJU LttLLl FRASCESoo, tonento medico. -Manuale di bromatologia pei medici militari. - Firenze. 1906. Un vol. in l6° di pag. 484. (Vendibile presso l'Autore in Firenze, scuola d'applicazione di sani~ militare). " 5 IMo&IACO PIET&O, generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili da. guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. IStudl sperimentali, con 15 tavole di fotografie e radiografie riprodotte in fototipografia). - Roma, 1903. (Vendibile presso la Tipografia E. Voghera). . • 4 l o. m. - Le opernzioni più frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure intercalate nel testo. - Firenze 1898. (Vendibile presso la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . . . . . • , 8 J.umoLO CoSTANTINO, colonnello medico. - Oftalmoscopia ed ottica oculistica. Manuale teorico-pratico. Un vol. in 8° con 82 ~gure o 12 tavole.- Napoli, stabilimento tipografico FtJrrante, 1905. (Vendibile presso l'Autore. Roma, ' via Principe Amedeo 4 7) • • 8 MANGIANTI Ez10, tenent.., colonnello medico Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle d el Po (1889, 1898, 1905). T esto e progetto con illustrazioni, premiati con diploma d'onore all'Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile presso l'Autore, piazza Sant'Ambrogio, Milano) » 4 lo. Io-. - Esercito o tuhercolosi. (Notizie. - Profilassi attuale. - Età della chiamata. - Ferma biennale. - Abbassamento della statura). Relazione al congresso nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.)· . • 2 SABELUCO URBANO, tenente medico. - Fasciature od apparecchi, fratture ., lussazioni. - Fironz.e, tip. Barbè.ra . . . . . . . . . . . SALINARI SALVATORE, capitano medico. ·- L'anatomia e la chirurgia operatoria della mandibola e delle parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un vol. in s• di pag. 130, con 58 figuro intQrcalato -nel testo. (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittoriio Emanuele 386, ~appli) _ . . . , . . • 3 Io, 10. - La chirurgia delle vio biliari. Memoria onoratn di un attestato di lode della Società medico-chirurgica di Bologna.- Bologna, 1903. Un vol. in 16° di pag. 198, (Yendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli). • l ----...;~(.~

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GIORNALE•• DI

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MEDICINA

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